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Timestamp: 2017-03-31 00:40:34+00:00

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1 Anno XVIII - N GENNAIO-FEBBRAIO-MARZO 2010 A.N.E.I.S. INFORTUNISTICA STRADALE Notiziario della ASSOCIAZIONE NAZIONALE ESPERTI INFORTUNISTICA STRADALE Presidente Onorario: Dott. Lodovico Molinari Direttore responsabile: LUIGI CIPRIANO Presidente A.N.E.I.S. Direzione e Redazione: Presidenza A.N.E.I.S. - Calle del Gambero n MESTRE Tel Fax Sito web: Aut. Trib. PD N 1313 del 12/12/1991 Stampa Tipografia: GRAFICHE CARRER - Mestre Le opinioni espresse negli articoli pubblicati, impegnano esclusivamente gli autori. La redazione declina ogni responsabilità in merito. RIFORMA DELL ORDINAMENTO DELLA PROFESSIONE DI AVVOCATO LE PROPOSTE DELL A.N.E.I.S. La modifica che l A.N.E.I.S. propone al D.L. 601B CONGIUNTI, evidenziata in grassetto nel testo del settimo comma dell art.2 del D.L. summenzionato, intende salvaguardare il diritto delle decine di migliaia di Consulenti ed Esperti di infortunistica stradale, titolari di Studi e Agenzie di infortunistica, patrocinatori stragiudiziali per antonomasia, professionisti che operano con competenza da oltre 60 anni, dall estinzione. Viene proposta in due versioni, la prima mira non solo a salvare, in quest ambito, le attività di consulenza e di assistenza per le quali esista una specifica disposizione di legge che esplicitamente ne consenta l esercizio, ma anche a recuperare quegli specifici settori professionali nei quali, ormai da decenni, molti soggetti hanno operato e operano con professionalità altamente specialistica grazie alla legittimazione loro riconosciuta dalla licenza prevista dall art.115 TULPS, come appunto i Patrocinatori e gli Esperti di infortunistica stradale. Nella seconda versione della modifica proposta, al fine di individuare e circoscrivere ulteriormente l attività di questi operatori, valorizzando appieno la professionalità conseguita nello specifico campo di loro competenza, si è ritenuto di limitare la legittimità dell'esercizio esclusivamente a quell'attività che risulta funzionale all espletamento del singolo e specifico affare conferito dal cliente. In tal modo, ad un criterio soggettivo, sul quale si fonda la prima versione della modifica proposta (il possesso in capo al soggetto della licenza di cui all art.115 TULPS), viene eventualmente ad affiancarsi, nella seconda versione, anche un criterio di natura oggettiva (l espletamento di attività di consulenza ed assistenza finalizzata all esecuzione dell affare specifico affidato al soggetto e rientrante in quelli per i quali è stata rilasciata la licenza di cui sopra), entrambi idonei, nel loro combinato operare, a salvaguardare l'impianto generale della riforma ed il senso complessivo della stessa. L emendamento, che nella prima versione si basa sulla valorizzazione di un criterio meramente soggettivo, potrebbe essere cosi formulato: Fuori dei casi previsti dalla legge, l attività di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale è riservata agli avvocati. È, in ogni caso, consentito l esercizio dell attività di consulenza legale ed assistenza stragiudiziale posta in essere dai soggetti in possesso della licenza di cui all art.115 TULPS nonché l instaurazione di rapporti di lavoro subordinato o di prestazione di opera continuativa e coordinata aventi ad oggetto la prestazione di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale ad esclusivo vantaggio del datore di lavoro o del soggetto in favore del quale l opera viene prestata. Nella seconda versione, invece, la modifica potrebbe suonare come segue: Fuori dei casi previsti dalla legge, l attività di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale è riservata agli avvocati. È, in ogni caso, consentito l esercizio dell attività di consulenza legale ed assistenza stragiudiziale posta in essere dai soggetti in possesso della licenza di cui all'art.115 TULPS, finalizzata esclusivamente all espletamento di uno specifico mandato rientrante nell ambito delle attività di cui al predetto articolo, nonché l instaurazione di rapporti di lavoro subordinato o di prestazione di opera continuativa e coordinata aventi ad oggetto la prestazione di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale ad esclusivo vantaggio del datore di lavoro o del soggetto in favore del quale l opera viene prestata. L A.N.E.I.S. farà tutto il possibile per ottenere principalmente l abrogazione dell intero comma 7 dell art.2 del D.L 601B, ma in subordine quantomeno l inserimento e l approvazione dei uno degli emendamenti predisposti e sopra riportati. Cav. Luigi Cipriano Presidente A.N.E.I.S.2 2 n gennaio-febbraio-marzo 2010 INFORTUNISTICA STRADALE Il tesoriere ricorda che è ora di pagare la quota associativa per l anno 2010 A N E IS SUBITO!!! provvedete Tutti i soci ANEIS hanno diritto > di stipulare in convenzione a prezzi scontati una polizza di R.C. PROFESSIONALE con una primaria compagnia assicuratrice > di richiedere e ottenere l attestato di professionista certificato rilasciato da FAC in collaborazione con ANEIS > di ricevere il NOTIZIARIO con tutte le ultime novità e notizie utili alla professione > di partecipare ai corsi di formazione e aggiornamento accreditati ottenendo il riconoscimento dei necessari crediti formativi > di partecipare attivamente alla vita associativa, con diritto di voto e possibilità di essere eletto e ricoprire cariche sociali QUOTA ASSOCIATIVA A.N.E.I.S. ANNO 2010 Soci ORDINARI 175,00 Soci AGGREGATI 150,00 Soci SOSTENITORI 75,00 MODALITÀ DI PAGAMENTO bollettino postale sul c/c n intestato ANEIS Padova bonifico bancario intestato ANEIS Padova codice IBAN: IT13Z Ricordiamo a tutti gli Associati (ORDINARI AGGREGATI SOSTENITORI) che il termine per il versamento della quota 2010 è scaduto il 31 gennaio Invitiamo pertanto tutti i ritardari a provvedere con sollecitudine onde rimpinguare le casse dell Associazione per far fronte principalmente alle spese di predisposizione, stampa e spedizione del Notiziario. Contiamo sulla puntualità di tutti gli iscritti per evitarci spiacevoli ed imbarazzanti solleciti, sia epistolari che telefonici, che vanno a gravare ancor più sulle già onerose spese dell A.N.E.I.S.. Da oltre 20 anni infatti ci attiviamo per la redazione e l invio di questo Notiziario, per la divulgazione di pubblicazioni tecniche, per l organizzazione di Corsi di formazione Universitari, Corsi di aggiornamento e Congressi Nazionali.3 INFORTUNISTICA STRADALE n gennaio-febbraio-marzo CONFINDUSTRIA RIFORMA PROFESSIONE FORENSE 12 associazioni imprenditoriali scrivono a Governo e Parlamento Il nuovo testo mette a rischio liberalizzazioni e concorrenza e aumenta i costi per le imprese Roma, 11 novembre 2009 Forte preoccupazione sul testo di riforma dell ordinamento forense all esame della Commissione Giustizia del Senato. Dodici associazioni di imprese (Abi, AGCI, ANIA, Assogestioni, Assonime, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confindustria, CNA, Legacoop), in una lettera inviata a Governo e Parlamento, esprimono perplessità sulle disposizioni del nuovo testo che amplia l ambito delle attività riservate agli avvocati e incrementa i costi a carico di imprese e cittadini. La proposta di riforma estende, fra l altro, l ambito delle attività riservate agli avvocati a compiti attualmente svolti dai legali interni delle imprese, anche se non iscritti all albo, e dalle associazioni. Non è pensabile si legge nella lettera che in un sistema moderno solo chi aderisce al registro professionale possa garantire la prestazione e l effettiva qualità dei servizi legali. Se le nuove disposizioni venissero approvate fanno notare le associazioni le imprese dovrebbero rinunciare alle funzioni legali interne e sarebbero costrette a rivolgersi ad avvocati esterni per tutte le attività, e non solo per quelle di difesa in giudizio. Inoltre le associazioni imprenditoriali non potrebbero continuare a svolgere l attività di consulenza e assistenza stragiudiziale a beneficio delle associate, determinando un impatto rilevante sul piano organizzativo e sui costi, in particolare per le piccole e medie imprese. Le associazioni chiedono pertanto una profonda riconsiderazione dell impostazione e dei contenuti di una riforma che rischia di allontanare il Paese dai principi essenziali di liberalizzazione e concorrenza, presupposti necessari di ogni moderna economia di mercato. OSSERVAZIONI E CRITICHE La riforma parte dal testo del sen. Mugnai (Pdl), anche se disegni di legge sulla stessa materia sono stati presentati, pure nella scorsa legislatura, da altri esponenti politici (Casson, Bianchi, Giuliano). Tra i punti in essa previsti, quelli più controversi e che hanno suscitato polemiche sono i seguenti: accesso alla professione reintroduzione dei minimi di tariffa inderogabili riserva di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale ai solo avvocati Le conseguenze sul piano pratico, se le norme contenute in tale disegno di legge restassero come sono ora, dopo l'approvazione della commissione giustizia del Senato, sarebbero deleterie sotto vari punti di vista. PRIMO PUNTO - I penalizzati, per quanto riguarda il primo punto, sono i giovani, il cui accesso alla professione è reso ancora più difficile, con la partecipazione a corsi di indirizzo professionali che si aggiungono al tirocinio obbligatorio di due anni invece di esserne sostitutivi e, ancor di più, con l assenza di ogni forma di retribuzione per il periodo del praticantato; la gratuità del tirocinio (obbligatorio) è un innegabile vantaggio per gli avvocati già abilitati. SECONDO PUNTO - Per il secondo punto, il disegno di legge prevede un ritorno al pre decreto Bersani, che aveva introdotto la derogabilità dei minimi tariffari e la possibilità del patto di quota lite. Tornare agli onorari minimi inderogabili e vincolanti ha l unica finalità di proteggere gli avvocati dalla concorrenza di prezzo, non garantendo per nulla la qualità della prestazione erogata ed, anzi, incentivando prestazioni non adeguate: infatti, la sicurezza offerta dalla protezione di una tariffa fissa o minima certamente non invoglia il professionista a tenere comportamenti virtuosi. TERZO PUNTO - Il terzo punto è quello più disdicevole: all art. 2 comma 7 è scritto che È riservata, altresì, agli avvocati in quanto soggetti necessari ed insostituibili per assicurare ai cittadini una tutela dei diritti competente e qualificata, l attività, svolta professionalmente, di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale in ogni campo del diritto, fatte salve le particolari competenze riconosciute dalla legge ad altri esercenti attività professionali, espressamente individuati con riguardo a specifici settori del diritto. Gli avvocati difendono la norma per proteggere il ragionevole affidamento del cittadino, cioè il bisogno di un segue u4 4 n gennaio-febbraio-marzo 2010 INFORTUNISTICA STRADALE cittadino di rivolgersi, per usufruire di una prestazione professionale, a chi ha fatto un certo percorso di studi, ha superato un esame di abilitazione di Stato, è iscritto ad un ordine che prevede sanzioni in caso di comportamenti deontologicamente non corretti. È invece evidente che l estensione dell ambito delle esclusive a favore dei legali, fino ad ora circoscritte alla difesa in giudizio del cittadino, miri solo a tutelare interessi corporativisti. Una preliminare considerazione di carattere storico : se nel corso degli ultimi decenni, in Europa come in Italia, si sono sviluppate, come alternativa a quella degli avvocati, professioni intellettuali che hanno fornito, e tuttora forniscono, magari a condizioni e prezzi più accettabili per il mercato (cittadini-consumatori e imprese), prestazioni di consulenza e assistenza legale secondo standards che il mercato stesso considera valide e accettabili, il motivo è proprio perchè i legali non erano più in grado di soddisfare tutti i bisogni dei cittadini, o per lo meno non erano più i soli a poterlo fare. Una seconda considerazione, questa volta geografica : in Europa, il solo Paese che riserva agli avvocati la consulenza anche in ambito stragiudiziale è il Portogallo (Osservazioni del Consiglio Nazionale Forense del ), famoso e apprezzato per molte cose, non certo per il sistema giuridico né per liberismo economico. Se il faro delle riforme nazionali deve essere il Portogallo, siamo messi bene. Quindi, ritenere gli avvocati, come viene fatto nell art. 7 sopra citato, come i soli soggetti necessari ed insostituibili per assicurare ai cittadini una tutela dei diritti competente e qualificata, è un falso storico e, insieme, geografico! Nel merito, aumentare l esclusiva degli avvocati, circoscritta ora alla rappresentanza, assistenza e difesa in giudizio, anche alle fasi stragiudiziali e in ogni campo del diritto, costituisce una pura e semplice restrizione della concorrenza, ed elimina in un sol colpo tutti i soggetti che potrebbero offrire (e, ripeto, hanno offerto sino ad ora) gli stessi servizi ad un livello di competenza e professionalità non inferiore. Fa specie che in un Paese industrializzato, tra i primi otto al mondo, nel quale i benefici della libera concorrenza, in tutti i settori economici e sociali, hanno avvantaggiato tutti, si tenda a fare retromarcia solo per favorire un ristretto gruppo di persone a discapito dell'intera collettività. Aver consentito in tutti questi anni la possibile assistenza legale e stragiudiziale anche a chi non era avvocato ha avuto l indubbio merito di creare nuove figure professionali (quindi nuova occupazione), far crescere la competenza di tutti (anche degli avvocati) e, soprattutto, abbassare i costi per il cittadino/consumatore. Cancellare, d amblais, tutto questo comporterebbe quindi, da un lato, la cancellazione di un esercito di professionisti (a titolo esemplificativo riporto alcune aree nelle quali di fatto viene anche fornita consulenza legale: consulenti in risarcimento danni, associazioni consumatori, consulenti del lavoro, mediazione immobiliare, intermediazione finanziaria, intermediazione assicurativa e brokeraggio, istituti di patronato, sindacati di lavoratori, consulenti fiscali, spedizionieri marittimi e doganali, società di recupero crediti, assicurazione di assistenza legale, ove la consulenza non sia prestata da un avvocato, società di consulenza commerciale per operazioni di import-export, costituzione di società, reperimento di finanziamenti, ecc), dall altro, la diminuzione della competenza e conoscenza della materia ( perchè aggiornarsi e impegnarsi? tanto qui devono venire! ), e, per ultimo ma non meno importante, un aumento indiscriminato e ingiustificato dei costi per i cittadini, reso ancor più odioso in un momento come questo di crisi strutturale del modello di sviluppo economico internazionale, che impone invece il loro contenimento. Le conseguenze dannose, in termini di aumento di costi, colpirebbero non solo i privati cittadini, ma anche il mondo delle imprese, che sarebbero costrette a pagare, secondo un listino prezzi imposto anche nei minimi, per servizi di consulenza legale che i loro concorrenti a livello europeo e mondiale (questo infatti deve essere lo scenario economico che il Legislatore deve avere presente per rendere competitive le nostre aziende) possono, invece contrattare liberamente, rivolgendosi sia ad avvocati che a professionisti non iscritti ad albi, senza per questo ricevere una prestazione professionale scadente, anzi. Non è quindi un caso che questo progetto di riforma sia stato duramente attaccato sia dall Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (segnalazione n. 41 del ), che dalla Confindustria e da tutto il mondo imprenditoriale (http://www.confindustria.it/comstampa2.nsf/tuttidoc/05a101170f37231cc125766c0045ceda?opendocument &MenuID=26E97DD4D8B19018C1256EFB00357A04). E, senza dubbio, sarà contrastata anche a livello europeo: l ordinamento comunitario, infatti, pone la libera concorrenza come regola e come eccezione l attribuzione di esclusive, comunque giustificate solo dal perseguimento di interessi generali e secondo il criterio della proporzionalità, e la Corte di Giustizia europea presidia l osservanza di tali principi in modo molto penetrante. Nel nostro ordinamento pure la Corte Costituzionale ha già avuto modo di chiarire (sent. n. 345 del ) che l attribuzione di esclusive è giustificata se risponde ad esigenze della collettività, non a quelle dei singoli ordini. L iscrizione all albo degli avvocati non garantisce certo la conoscenza delle materie negli ambiti nei quali si vorrebbe imporre l esclusiva; un esempio valga per tutti: per i danni derivanti dalla circolazione stradale, testo base è il Codice della Strada, in base al quale valutare i comportamenti e le responsabilità delle persone coinvolte in un sinistro; orbene, non pare che ad oggi il Codice della Strada sia oggetto di esame universitario né di esame di Stato per accesso alla professione! Le lenzuolate di Bersani furono giudicate insufficienti e poco significative da molti, sarebbe però paradossale addirittura cancellarle e tornare al passato. È vero, un Parlamento composto in larga parte da avvocati è fatalmente incline a tutelare i propri colleghi; lo stesso farebbero, probabilmente, i tassisti, o i farmacisti, o i parrucchieri, se solo avessero la rappresentanza parlamentare che gli avvocati possono vantare. Ma il Parlamento deve operare per l interesse degli elettori nella loro totalità, non per salvaguardare l interesse corporativo di una parte degli eletti, con decisioni che, come abbiamo visto, non sono in sintonia con i principi di concorrenza adottati dai Paesi a capitalismo avanzato. Sarebbe quindi auspicabile, se non necessario, un ripensamento da parte del Legislatore, per riconsiderare le conseguenze negative che tale disegno di legge porterebbe con sé, a svantaggio dell intera collettività, intesa sia come insieme di cittadini, sia come mondo del lavoro e, infine, come mondo delle imprese. Dott. Bruno Marusso5 INFORTUNISTICA STRADALE n gennaio-febbraio-marzo ONORARI STRAGIUDIZIALI DOVUTI SE LE RICHIESTE DELLO STUDIO DI INFORTUNISTICA ERANO CORRETTE Nuova interessante pronuncia della Suprema Corte che cassa una precedente sentenza d appello del Tribunale di Venezia Se non vi fosse stata la caparbietà e la forza di volontà del Presidente A.N.E.I.S., l amico Luigi Cipriano, questa importante sentenza non avrebbe mai visto la luce. È stata solo ed esclusivamente opera sua, e della infaticabile attività che egli svolge da anni negli interessi di tutta la categoria degli studi di infortunistica stradale, se un banale caso di sinistro stradale, uguale a tanti altri, ha avuto recentissimamente l attenzione della Suprema Corte su un punto assai importante per l attività dei patrocinatori stragiudiziali. La Corte, infatti, non si è limitata a ribadire principi ormai consolidati in materia, quali la legittimità dell esercizio dell attività di assistenza e consulenza in materia di infortunistica stradale anche per coloro che non risultano iscritti all albo degli avvocati e la ripetibilità della relativa spesa sostenuta dal patrocinato sub specie voce di danno risarcibile, ma ha fatto chiarezza, una volta per tutte, sui criteri che legittimano codesta ripetibilità e sui limiti della stessa. In particolare, con la sentenza n.997 del , che qui si pubblica integralmente, la terza sezione della Corte di Cassazione, dopo aver richiamato per l ennesima volta i concetti di cui sopra, ha cassato una decisione emessa in sede di appello dal Tribunale di Venezia con la quale, a conferma di una precedente sentenza di primo grado del Giudice di Pace di Mestre, si era negata la risarcibilità della spesa sostenuta dallo studio di infortunistica in un caso in cui l attività svolta dal patrocinatore stragiudiziale non aveva determinato alcun effetto positivo ante causam per il danneggiato, per essere rimasta la Compagnia sulle proprie posizioni di partenza, poi sconfessate solo in sede giudiziale (si trattava, per la cronaca, della questione relativa all applicabilità delle tabelle ex L.57/2001 anche ad un sinistro occorso in epoca antecedente all entrata in vigore della legge stessa). La Suprema Corte, nel ricordare le precedenti pronunce che individuano nella necessità e nella giustificatezza i criteri che legittimano la ripetizione delle spese pagate per l assistenza stragiudiziale ante causam, ha affermato che non riveste alcuna rilevanza la circostanza che detta assistenza abbia o meno concretamente fatto ottenere in sede stragiudiziale al danneggiato un vantaggio che esso non avrebbe altrimenti raggiunto da solo (vale a dire la definizione transattiva della controversia), ma che, al contrario, ciò che va valutato è piuttosto l esito finale della vicenda in sede giudiziaria, resasi necessaria a seguito della posizione mantenuta dalla Compagnia, nel senso che si deve valutare se detta spesa sia stata necessitata e giustificata in funzione dell attività di esercizio stragiudiziale del diritto al risarcimento del danno, poi effettivamente riconosciuto dal Giudice. In altri termini, ciò che conta non è se la Compagnia abbia o meno risarcito il danno in sede stragiudiziale a seguito ed in conseguenza dell intervento ante causam del patrocinatore, ma se il Giudice, all esito del processo, abbia o meno riconosciuto il danno per il quale lo studio di infortunistica si era battuto, sia pure invano, prima dell introduzione della causa. La Corte, anzi, rileva la forte contraddizione che si manifesta nel fatto di legittimare la ripetibilità della spesa all effettivo ottenimento di risarcimento del danno in sede stragiudiziale, dacché, se da un lato si vuol qualificare la spesa sostenuta dal danneggiato per l assistenza stragiudiziale ante causam come damnum emergens riconoscibile in sede giudiziale, come fa da anni la giurisprudenza, dall altro ciò significa, per definizione, che detto danno non sia stato riconosciuto in sede stragiudiziale, ma solo in sede giudiziale. Ecco allora che il fatto di ancorare la risarcibilità della spesa all effettivo ottenimento di un risultato (il riconoscimento del diritto risarcitorio in sede stragiudiziale) si pone in stridente contrasto, prima ancora che con il diritto, con la logica stessa, atteso che si verrebbe a ricavare un criterio per la risarcibilità di una voce di danno, non già dalle caratteristiche intrinseche di necessità e di giustificatezza dello stesso, come dovrebbe essere, bensì dall esito favorevole in sede stragiudiziale del suo esercizio, quando invece l inefficacia concreta dell intervento del patrocinatore stragiudiziale è ciò che definisce e dà sostanza al danno stesso ed al diritto al relativo risarcimento. Avv. Marco Francescon Foro di Treviso La sentenza integrale nelle pagine seguenti u6 6 n gennaio-febbraio-marzo 2010 INFORTUNISTICA STRADALE SENTENZA N. 997 ANNO 2010 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE TERZA SEZIONE CIVILE Composte dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati Dott. Michele Varrone Presidente Dott. Camillo Filadoro Consigliere Dott. Giovanni Federico Consigliere Dott. Alberto Talevi Consigliere Dott. Raffaele Frasca rel. Consigliere ha pronunciato la seguente SENTENZA Sul ricorso proposto da: D.V. Loretta elettivamente domiciliato in Roma Via... presso lo studio dell Avv. Vincenzo Cancrini rappresentato e difeso dall Avv. Marco Francescon di Treviso giusta delega a margine del ricorso ricorrente CONTRO AURORA Assicurazioni Spa (già Winterthur Assicurazioni Spa) in persona del legale rappresentante dott. Z.C. elettivamente domiciliato in Roma via presso lo studio dell Avv. Giuseppe Consolo che la rappresenta e difende unitamente all Avv. Sandro Trevisanato giusta delega in atti controricorrente NONCHE CONTRO P. Giorgio, intimato avverso la sentenza n. 682/2004 del Tribunale di Venezia II sezione civile emessa il 25/1/2004 depositata il 13/04/2004 RGN 2924/2003; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 01/12/2009 dal consigliere dott. Raffaele Frasca; udito l avv. Gianfranco Ruggeri (per delega avv. ); udito il PM in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. EDUARDO VITTORIO SCARDACCIONE che ha chiesto il rigetto del ricorso. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO 1) Il Tribunale di Venezia ha rigettato l appello proposto da D.V. Loretta avverso la sentenza con cui il Giudice di Pace di Mestre nel provvedere sulla domanda dalla medesima proposta contro P. Giorgio e la sua assicuratrice per la RCA AURORA Assicurazioni Spa per il risarcimento dei danni sofferti in conseguenza di un sinistro stradale occorso il 25/12/2000 aveva, pur riconoscendo la responsabilita della causazione del sinistro da parte del P. Giorgio, negato nel liquidare il danno, la spettanza del rimborso della spesa sostenuta da essa ricorrente per la prestazione ante causam di un assistenza infortunistica da parte di uno studio di infortunistica stradale (Studio Casco di Luigi Cipriano ndr). L appello svoltosi nel contraddittorio effettivo della societa assicuratrice e nella contumacia del P. Giorgio e stata rigettato dal Tribunale sulla premessa che le spese sostenute per l attivita stragiudiziale sono risarcite «solo se l assistenza sia stata in concreto resa necessaria o utile dalla contestazione ad opera della controparte del diritto al risarcimento, ai fini del consentire al danneggiato di quantificare correttamente le proprie pretese, anche ai fini conciliativi in presenza di contestazioni o difformi valutazioni della Compagnia di Assicurazioni». Nella specie non risultava che l assicurazione avesse contestato responsabilita del suo assistito e nemmeno l entita delle lesioni sofferte dalla danneggiata (che erano state determinate dalla societa assicuratrice in modo conforme alla perizia stragiudiziale fatta eseguire dalla danneggiata) o le altre voci di danno, essendosi, invece, il contrasto incentrato solo sull applicabilita o meno delle tabelle introdotte dalla l. n. 57 del L intervento dell agenzia infortunistica non si era pero ad avviso del Tribunale connotato come necessario o utile, tanto piu che la posizione assunta dalla societa assicuratrice in senso positivo sulla questione dell applicabilita delle dette tabelle non si era modificata a seguito della corrispondenza con l agenzia stessa, mentre non risultavano provate altre attivita. 2) Contro la sentenza la D.V. Loretta ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi contro il P. Giorgio e l AURORA Assicurazioni Spa qualificandola come gia WINTERTHUR Assicurazioni SpA senza peraltro nulla spiegare al riguardo. Ha resistito con controricorso l AURORA Assicurazioni Spa mentre non ha svolto attivita difensiva il P. Giorgio. La ricorrente ha depositato memoria. MOTIVI DELLA DECISIONE 1) Preliminarmente va disattesa l eccezione di rito (nel senso dell inammissibilta c/o improcedibilita del ricorso) formulata dall AURORA Assicurazioni Spa sotto il profilo che il ricorso le sarebbe stato notificato non presso la sua sede legale bensi presso il difensore costituito per la WINTERTHUR il quale non aveva ricevuto mandato da essa resistente. L AURORA Assicurazioni Spa e stata chiamata nel presente giudizio di legittimita come societa che gia si denominava o si identificava con la WINTERTHUR e, pertanto, l indicazione della sua legittimazione non e stata fatta da parte della ricorrente come quella di un soggetto che sia altro rispetto a quello originario, cioe alla WINTERTHUR, bensi come quella di un soggetto che e il medesimo con una diversa denominazione. Tale allegazione, se l intimata nella detta qualita non si fosse costituita, avrebbe onerato la ricorrente di dimostrarla (nel rispetto dell art. 372 cpc). Viceversa, una volta che l intimato ha ritenuto di costituirsi, era suo onere prendere posizione sulla detta allegazione, contestandola se del caso, per genericita, oppure specificando i termini della sua relazione con la WINTERTHUR. La resistente invece, non ha tenuto ne l uno ne l altro atteggiamento, ma si e limitata alla mera allegazione che il ricorso era stato notificato presso un difensore che non aveva la sua rappresentanza in giudizio, in quanto la stessa (cioe essa AURORA) non era parte di quel procedimento giudiziario. Di tale allegazione cioe del suo non essere parte nel giudizio di merito non ha dato, pero, alcuna spiegazione e pertanto, l ambiguita della sua7 INFORTUNISTICA STRADALE n gennaio-febbraio-marzo prospettazione si risolve in un dato sufficiente a giustificare la veridicita dell allegazione di parte ricorrente. E cio senza che occorra scrutinare la questione della riferibilita del mandato professionale del difensore della WINTERTHUR all AU- RORA, eventualmente al lume dell art bis c.c. L eccezione e infondata e va pertanto rigettata. 2) Con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione o falsa applicazione degli artt e/o 1227, secondo comma c.c. in relazione all art 360 n. 3) cpc. Il motivo dopo una introduzione in cui vengono richiamate decisioni di questa Corte (Cass. n del 2004 e n del 2003) favorevoli al riconoscimento come danno risarcibile delle spese per l assistenza stragiudiziale ove resa necessaria o utile per la contestazione della controparte e dopo avere sostenuto che cio non sarebbe stato posto in dubbio dal Tribunale ipotizza che non sarebbe ben chiaro se con la sua motivazione lo stesso Tribunale abbia inteso o meno richiamare la norma dell art. 1227, secondo comma, cc a fondamento della soluzione prescelta e per il caso positivo, sostiene che per fare corretta applicazione del principio espresso da quella norma il Tribunale si sarebbe dovuto chiedere se essa danneggiata era stata in grado, prima di rivolgersi allo studio di consulenza infortunistica di tutelare adeguatamentele proprie ragioni da solo. Soltanto nell ipotesi di una risposta affermativa il rimborso della relativa spesa avrebbe dovuto negarsi, quale danno che essa ricorrente avrebbe potuto evitare con l ordinaria diligenza. Al riguardo, si asserisce che siffatta risposta affermativa avrebbe richiesto l esame del caso concreto dovendosi esaminare le tematiche coinvolte nel caso stesso, l accessibilita ai relativi concetti da parte di un quivis de populo quale e il danneggiato ed infine la capacita di prendere da parte quest ultimo, in contraddittorio con l assicuratore per RCA del responsabile l integrale risarcimento dei danni subiti. Si invoca poi, Cass. n del 1996, che avrebbe rigettato un motivo di ricorso con cui si censurava per violazione dell art. 1227, secondo comma cc, il riconosciuto risarcimento delle spese legali ante causam al danneggiato in un sinistro stradale, e affermando che non puo infatti addebitarsi alla parte la quale pur esservi tenuta si rivolga, non di meno, ad un avvocato per lo svolgimento di attivita di rilevanza giuridica difetto di diligenza, cosi come richiede la norma, tanto piu che la stessa tariffa forense disciplina anche la materia stragiudiziale, talche e rimesso alla parte avvalersi o meno di assistenza legale: con la conseguenza che, nel primo caso, a ragione la stessa puo richiedere, nel giudizio di risarcimento del danno, in vista del quale tale assistenza sia stata richiesta e prestata, il rimborso della somma, a tal fine erogata. 2.1) Con il secondo motivo si denuncia insufficiente, contraddittoria e illogica motivazione circa un punto decisivo della controversia in relazione all art. 360 n 59 cpc. Erroneamente il Tribunale pur avendo assunto sotto il profilo giuridico un principio corretto (quello per cui tra i danni risarcibili vanno ricomprese le spese sostenute per assistenza stragiudiziale, solo se l assistenza sia stata in concreto resa necessaria o utile dalla contestazione ad opera della controparte del diritto al risarcimento ai fini del consentire al danneggiato di quantificare correttamente le proprie pretese, anche ai fini conciliativi in presenza di contestazioni o difformi valutazioni della Compagnia di Assicurazioni ) lo avrebbe male applicato, la dove pur avendo dato atto dell esistenza fra le parti di un contrasto in ordine alla questione dell applicabilita per la liquidazione del danno delle tabelle di cui alla l. n. 57 del 2001 ancorche il sinistro si fosse verificato anteriormente alla loro entrata in vigore e della gestione del medesimo da parte dell agenzia infortunistica ha escluso la responsabilita per detta spesa non gia per la sua evitabilita da parte della ricorrente bensi per la circostanza che comunque l intervento dello studio professionale non aveva determinato una modificazione dell atteggiamento dell assicuratore sulla questione delle tabelle. Il Tribunale viceversa non avrebbe dovuto dare rilievo all efficacia causale sull atteggiamento della societa assicuratrice dell intervento de quo ma avrebbe dovuto interrogarsi sulla possibilita che la D.V. Loretta potesse affrontare la problematica da sola e considerare che l intransigenza della stessa societa era stata superata solo dalla sentenza di primo grado, che aveva accertato l inapplicabilita delle tabelle di cui alla citata legge, il che rivelava che la discussione stragiudiziale sulla relativa questione non avrebbe potuto ricadere nell ambito del secondo comma dell art 1227, tanto piu che l assicurazione aveva riconosciuto l attivita ed utilita dell intervento dello studio professionale in un offerta transattiva di cui alla lettera del 2 luglio 2001 e s era accollata la relativa spesa e cio anche nel caso in cui la ricorrente avesse accettato il risarcimento secondo tabelle. 3) L esame dei due motivi puo procedere congiuntamente, atteso che anche il secondo al di la della sua formale proposizione ai sensi del n. 5 dell art. 360, involge una quaestio iuris, inerente l errore del Tribunale nel rifiutarsi di sussumere la spesa sostenuta per l intervento dell agenzia infortunistica sotto la nozione giuridica del danno risarcibile a cagione della inidoneita dello stesso a determinare la modificazione dell atteggiamento della societa assicuratrice sull applicabilita delle tabelle. Si tratta dunque di una censura in iure e non in fatto, atteso che non si assume che vi sia stata un erronea ricostruzione del fatto, ma si contesta la valutazione dello stesso, per come pacificamentericostruito ad integrare il presupposto per considerare giuridicamente risarcibile la spesa stragiudiziale. È proprio questa censura che e prioritaria e comunque appare pertinente rispetto alla motivazione della sentenza impugnata, la quale, come del resto riconosce la stessa ricorrente, assume corrette premesse in punto di risarcibilità come danno delle spese stragiudiziali sopportate dalla parte poi risultata in tutto od in parte vittoriosa. Cio chiarito si osserva che questa Corte ha innanzitutto da tempo affermato che In tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilita civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, nella speciale procedura per il risarcimento del danno da circolazione stradale, introdotta con legge n. 990 del 1969 e sue successive modificazioni, il danneggiato ha facolta, in ragione del suo diritto di difesa, costituzionalmente garantito, di farsi assistere da un legale di fiducia e in ipotesi di composizione bonaria della vertenza, di farsi riconoscere il rimborso delle relative spese legali: se invece la pretesa risarcitoria sfocia in un giudizio nel quale il richiedente sia vittorioso, le spese legali sostenute nella fase precedente all instaurazione del giudizio divengono una componente del danno da liquidare e, come tali devono essere chieste e liquidate sotto forma di spese vive o spese giudiziali. (Cass. n del 2006). segue u8 8 n gennaio-febbraio-marzo 2010 INFORTUNISTICA STRADALE Si e, altresi, specificato che Le spese legali corrisposte dal cliente al proprio avvocato in relazione ad attivita stragiudiziale seguita da attivita giudiziale devono formare oggetto di liquidazione con la nota di cui all art. 75 disp. att. cod. proc. civ., se trovino adeguato compenso nella tariffa per le prestazioni giudiziali, potendo altrimenti formare oggetto di domanda di risarcimento del danno nei confronti dell altra parte, purche siano necessarie o giustificate, condizioni, queste che si desumono dal potere del giudice di escludere dalla ripetizione le spese ritenute eccessive o superflue applicabile anche agli effetti della liquidazione del danno in questione. (Cass. n del 2005). Il concetto di necessita e giustificatezza e evocato anche da altra decisione: si veda Cass. n del ) Ora queste decisioni sono relative all ipotesi in cui la spesa stragiudiziale sia stata sostenuta per avere la parte, che poi abbia agito giudizialmente investito della vicenda un avvocato. La legittimita di un simile incarico e indiscutibile perche la prestazione di assistenza legale stragiudiziale trova nell ordinamento riconoscimento nella stessa tariffa professionale forense. Se ci si domanda se un analogo principio possa trovare applicazione allorquando come nella specie, l assistenza stragiudiziale sia prestata da un soggetto che non rivesta la qualita di un professionista legale iscritto all apposito albo ed in particolare se ci si chiede se in tal caso sia d ostacolo l essere stata la prestazione svolta da un soggetto non avente quella qualita, la risposta a quest ultimo interrogativo deve essere negativa e, quindi, ne segue la risposta positiva al primo interrogativo. È stato, infatti, affermato che La prestazione di opere intellettuli nell ambito dell assistenza legale e riservata agli iscritti negli albi forensi solo nei limiti della rappresentanza, assistenza e difesa delle parti in giudizio e, comunque, di diretta collaborazione con il Giudice nell ambito del processo; al di fuori di tali limiti l attivita di assistenza e consulenza legale non puo considerarsi riservata agli iscritti negli albi professionali e conseguentemente non rientra nella previsione dell art cod. civ. e da diritto a compenso a favore di colui che la esercita. (Cass. n del 2006; nello stesso senso Cass. n del 1997, si veda pure Cass.n del 1987). Dunque, del tutto irrilevante e che l attivita di assistenza legale sia stata prestata nella specie da un soggetto che non rivestiva la qualita di professionista legale. 3.2) Raggiunta questa conclusione appare palese che il Tribunale ha fatto erronea applicazione del principio della ripetibilita come voce di danno emergente della spesa di assistenza stragiudiziale secondo il criterio della necessita e giustificatezza, la dove ha fatto dipendere la ripetibilita dalla verificazione del risultato positivo dell attivita espletata sull atteggiamento della controparte. In tal modo il Tribunale ha applicato un criterio che e in manifesta contraddizione con la premessa giuridica che giustifica la considerazione della spesa stragiudiziale sopportata dal danneggiato come danno emergente, riconoscibile in sede giudiziale. Tale considerazione, infatti, suppone che il diritto al risarcimento del danno sia riconosciuto in sede giudiziale e, quindi, per definizione che non lo sia stato in sede stragiudiziale. Cio implica necessariamente che l attivita di assistenza stragiudiziale non sia stata idonea a realizzare il suo scopo, quello della consecuzione del risarcimento nei modi e nei termini esplicitati da essa, prima del giudizio. Non si comprende, dunque, come l esclusione della sussistenza del danno per le spese sopportate si sia potuta far dipendere da parte del Tribunale, dal fatto che la societa assicuratrice era rimasta ferma sulle sue posizioni nonostante l attivita dello studio di consulenza infortunistica. Va semmai rilevato che, se pure stragiudizialmente, dopo l intervento del detto studio la societa assicuratrice avesse riconosciuto fondata la prospettazione sulla inapplicabilita delle tabelle di cui alla citata legge assunta dallo studio che aveva prestato l attivita di assistenza (e, quindi, in definitiva, dalla stessa ricorrente, di cui lo studio era mandataria), l eventuale riconoscimento stragiudiziale totale o parziale della pretesa risarcitoria nei termini prospettati dalla ricorrente ed in particolare della sua prospettazione sulle tabelle, avrebbe comportato comunque la astratta configurabilita come danno conseguenza, ai senti dell art c.c., della perdita costituita dall esborso sopportato per l intervento dello studio di consulenza, salva naturalmente la valutazione sul quantum. E sarebbe stata salva, nel caso di soddisfacimento stragiudiziale del diritto risarcitorio senza riconoscimento di alcunche sotto tale profilo da parte della societa assicuratrice, la stessa possibilita della ricorrente di agire per conseguirla, salva la valutazione sull an e sul quantum. 3.3) La sentenza impugnata dev essere, dunque, cassata con rinvio al Tribunale di Venezia, che decidera anche sulle spese del giudizio di cassazione in persona di diverso magistrato addetto all ufficio ed applichera il seguente principio di diritto: «in caso di sinistro stradale, qualora il danneggiato abbia fatto ricorso all assistenza di uno studio di assistenza infortunistica stradale ai fini dell attivita stragiudiziale diretta a richiedere il risarcimento del danno asseritamente sofferto al responsabile e al suo assicuratore, nel successivo giudizio instaurato per ottenere il riconoscimento del danno, la configurabilita della spesa sostenuta per il fatto che l intervento di detto studio non abbia fatto recedere l assicuratore dalla posizione assunta in ordine all aspetto della vicenda che era stato oggetto di discussione e di assistenza in sede stragiudiziale, ma va valutata considerando, in relazione all esito della lite su detto aspetto, se la spesa sia stata necessitata e giustificata in funzione dell attivita di esercizio stragiudiziale del diritto al risarcimento». Il giudice di rinvio si conformera a tale principio, tenendo conto delle motivazioni innanzi svolte quanto alla contestazione in ordine all applicabilita delle tabelle. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Venezia che decidera, anche sulle spese del giudizio di cassazione, in persona di diverso magistrato addetto all ufficio. Cosi deciso nella Camera di Consiglio della Terza Sezione Civile il 1 dicembre Il Cons. Est. Dott. Raffele Frasca Il Presidente Dott. Michele Varrone depositata in Cancelleria il 21 gennaio 20109 INFORTUNISTICA STRADALE n gennaio-febbraio-marzo Riconosciuti Danno biologico, Danno morale, Cenestesi lavorativa e Spese di assistenza stragiudiziale SENTENZA N. 1841/09 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Giudice di Pace di Mestre Nella persona della Dott.ssa Lucia Martina ha pronunciato la seguente SENTENZA Nella causa promossa con ricorso ex art. 3 L. 102/06 depositato in Cancelleria il ed iscritta al n. 4619/08 R.G. da: P. Danilo residente a, con l avv. Alessandra Cipriano del Foro di Venezia e con domicilio Attore CONTRO C. Adriano residente P. Nostro srl, in persona del legale rappresentante p.t., con sede E CONTRO AURORA Assicurazioni Spa, in persona del legale rappresentante p.t., con sede, tutti con l avv. Carlo Stradiotto del Foro di Venezia e con domicilio Convenuti In punto: Risarcimento danno da sinistro stradale. FATTO E DIRITTO Con ricorso ex art. 3 L. 102/06 e pedissequo decreto Chiedeva l attore il risarcimento della somma di Euro ,51 già detratto l acconto percepito ed oltre interessi legali a fronte dei danni patrimoniali e non subiti nel sinistro de quo e la cui responsabilità andava interamente ascritta al conducente C. Adriano. Si costituivano ritualmente in giudizio i convenuti, come sopra rappresentati e difesi, i quali non contestavano l an ma solo il quantum della pretesa attorea sostenendo che l acconto già corrisposto all attore di Euro ,00 doveva ritenersi congruo e satisfattivo, contestando altresì la richiesta di appesantimento del danno per l asserita cenestesi lavorativa oltre che la richiesta del danno c.d. morale in quanto non dovuto. Istruita la causa e disposto il mutamento da rito speciale Verificata la proponibilità dell azione, nel merito la domanda va accolta nei limiti di seguito esposti. Sulla responsabilità: Non essendoci contestazioni sull an, la causa verte esclusivamente sull entità del risarcimento richiesto. Sul quantum debeatur: 1 Danno non patrimoniale: per quanto riguarda in particolare il pregiudizio biologico, vanno richiamate le considerazioni del nominato CTU medico-legale, dott. Alberto Ricciardi, che nelle sue conclusioni, pienamente condivise in quanto basate su completo esame anamnesico e su obiettivo studio della documentazione medica prodotta, ha accertato che l attore P. Danilo riportava nel sinistro de quo un violento trauma contusivo diretto alla spalla destra con conseguente lussazione dell articolazione scapolo-omerale destra ed inoltre, non ponendo in dubbio il nesso di causalità tra sinistro e lesioni subite, riconosceva un invalidità biologica permanente nella misura del 12%, mentre l inabilità temporanea veniva suddivisa in 25 gg. al 70%, 25 gg. al 50%, ed ulteriori 20 gg. al 25%. L evento di cui sopra si sostanzia innanzitutto in una lesione alla salute della persona che si liquida all attualità, pur trattandosi di sinistro avvenuto in data , in base alle tabelle elaborate dal Tribunale di Venezia ed aggiornate al luglio 2009 (con un valore punto pari ad Euro 1.690,25 e indennità totale giornaliera di Euro 50,00): danno biologico permanente su soggetto all epoca dei fatti di anni 64: Euro ,80, ITP per 25 gg al 75% Euro 937,50, al 50% per 25 gg Euro 625,00 e ITP al 25% per altri 20 gg Euro 250,00. Sulla richiesta di cenestesi lavorativa il CTU ha ritenuto congruo un appesantimento all interno dell ex art. 138 con il riferimento all aspettativa lavorativa alla data dell incidente e non in riferimento all aspettativa di vita. Tale pregiudizio come delimitato dal CTU e considerata l età dell attore, viene qui liquidato in Euro 5.525,00 personalizzando del 25% il danno biologico complessivo, posto che esso non costituisce autonoma voce di danno. Per quanto riguarda il pregiudizio morale si evidenzia che nell ottica unitaria del sistema risarcitorio civile espressa dalle SS.UU. dell n , il danno non patrimoniale deve essere risarcito nella sua interezza ma senza duplicazioni ed automatismi, come avveniva in passato. Pertanto anche la sofferenza soggettiva cagionata dall illecito subito da accertarsi dal giudice anche in via presuntiva va risarcita; tale liquidazione, necessariamente ispirata a criteri di equità, rimane tuttavia ancorata, onde evitare di sfociare nel mero arbitrio, alla misura del danno biologico. Poiché nel caso esaminato le risultanze istruttorie inducono a ritenere provata la sofferenza soggettiva dell attore, consistita anche nel non poter più fare le consuete attività di prima, a tal fine si ritiene equo liquidare la somma di Euro 6.630,00 incrementando del 30% il danno biologico complessivo, tenuto conto delle allegazioni dell attore e della non lieve entità della lesione da esso subita. Il danno non patrimoniale pertanto ammontava ad Euro ,30, oltre interessi legali dalla decisione al saldo. 2 Danno patrimoniale: innanzitutto vanno liquidate le spese sanitarie, ritenute congrue e pertinenti dal CTU ed ammontanti ad Euro 988,43 oltre alla spesa per la perizia medica stragiudiziale pari a Euro 600,00. Andranno altresì risarcite le spese di assistenza stragiudiziale essendosi resa necessaria tale assistenza sia per un corretto riequilibrio delle posizioni delle parti nella fase stragiudiziale sia per ottenere il versamento dell acconto da parte dell im- segue u10 10 n gennaio-febbraio-marzo 2010 INFORTUNISTICA STRADALE presa convenuta; andrà quindi liquidata a tale titolo la somma di Euro 2.488,00 comprensiva degli accessori di legge e come da fattura prodotta. Andranno poi rifuse, secondo l id quod plerumque accidit, anche le spese sostenute dall attore per viaggi e varie, liquidate in via equitativa in Euro 150,00. Nulla per altre spese non documentate. Il danno patrimoniale ammonta così ad Euro 4.186,43, oltre interessi legali dai singoli esborsi al saldo. La somma complessiva da risarcire all attore ammontava pertanto ad Euro ,73 e, detratto l importo di Euro ,45 relativo all acconto ricevuto e alle rivalse I.N.A.I.L., residua oggi ad Euro 7.325,28 oltre interessi legali come sopra evidenziati. Anche le spese sostenute dal CTU e CTP giusta fatture esibite ed ammontanti Euro 1.220,00 dovranno essere rifuse. Le spese legali seguono la soccombenza; tuttavia considerato che l impresa conventa aveva versato gran parte di quanto effettivamente dovuto, si ritiene corrisponda a giustizia compensarle per un terzo, pur venendo liquidate per l intero in dispositivo. P.Q.M. Il Giudice di Pace di Mestre, definitivamente giudicando, disattesa ogni ulteriore domanda, eccezione ed istanza, così provvede: accertata e dichiarata l esclusiva responsabilità del conducente C. Adriano nella causazione del sinistro per cui è causa, per l effetto condanna lo stesso, la società P. Nostro srl ed AURORA Assicurazioni Spa, in persona del legale rappresentante p.t. in via tra loro solidale al risarcimento in favore dell attore P. Danilo della residua somma di Euro 7.325,28 oltre interessi legali come sopra calcolati: condanna le parti convenute a rifondere la spesa di CTU e CTP per complessivi Euro 1.220,00; condanna altresì le parti convenute al pagamento delle spese legali come in motivazione stabilito e qui liquidate per l intero in Euro 3.299,86 di cui Euro 1.333,00 per diritti, Euro 1.600,00 per onorari ed Euro 292,86 per spese ed anticipazioni, oltre a rimborsi ed accessori come per legge. Sentenza esecutiva. Così deciso in Mestre, il Il Giudice di Pace Dott.ssa Lucia Martina U.S.A.: gli avvocati i professionisti più pericolosi al volante NEW YORK (Reuters) - Avvocati e giudici sapranno anche destreggiarsi con i cavilli di legge ma non sembrano altrettanto a loro agio con le regole del codice della strada, visto che negli Stati Uniti figurano in cima alla classifica per professione dei guidatori più pericolosi. Uno studio delle assicurazioni online americane insurance.com ha rilevato che il 44% degli avvocati denuncia al momento di cercare un'assicurazione per l'auto di avere commesso un incidente. Lo studio prende in esame le percentuale di segnalazioni di incidenti del passato nei formulari in cui ai guidatori viene richiesto di compilare i propri precedenti al volante. Secondi nella graduatoria sono i professionisti della finanza seguiti dai dipendenti governativi, mentre lo studio rileva che i meno pericolosi risultano essere gli atleti, con appena il 17% di incidenti in passato, e le casalinghe col 24%. "Le professioni che richiedono di essere multifunzionali, stando al telefono, muovendosi velocemente e con scadenze incalzanti sono quelle che provocano maggiori distrazioni e quindi più incidenti", ha detto Sam Belden, vicepresidente di insurance.com in una dichiarazione. "Anche quello di casalinga è un mestiere che richiede di essere multifunzionale, spesso si portano in giro in auto i bambini e quando i bambini sono coinvolti, le persone tendono ad andare più piano e ad essere più prudenti", ha aggiunto, precisando che casalinghe e atleti tendono anche a non essere sulle strade nelle ore di punta. Ecco la lista delle dieci categorie professionali risultate più pericolose al volante. 1) avvocati e giudici, 2) professionisti della finanza, 3) dipendenti governativi, 4) baristi e camerieri, 5) uomini d'affari, 6) titolari di saloni per cani, 7) professionisti di marketing e pubblicitari, 8) barbieri e stilisti, 9) allenatori, 10) infermieri.11 INFORTUNISTICA STRADALE n gennaio-febbraio-marzo Spese legali stragiudiziali dovute se l offerta viene accettata solo a titolo di acconto SENTENZA N. 8865/09 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Giudice di Pace di Torino Dott. Gianni Bruschi ha pronunciato la seguente SENTENZA Nel procedimento civile R.G. n /09 promosso da: D.G. Carmela, residente in Torino selettivamente domiciliata presso lo studio dell avv. Laura Comparato, che la rappresenta e difende Attrice CONTRO Società SARA Assicurazioni Spa con sede in Roma selettivamente domiciliata presso lo studio dell avv. Carlo Alberto Ciani, che la rappresenta e difende Convenuta OGGETTO: Risarcimento danni da incidente stradale FATTO E SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione datato , la Sig.ra D.G. Carmela evocava avanti al Giudice ex art. 149 C.d.A. la compagnia assicuratrice (omissis) Narrava l attrice in citazione che, nelle predette circostanze di tempo e di luogo, la propria vettura, nell occasione guidata dal sig. D.G. Daniel, veniva tamponata dall autovettura Fiat (omissis) come da prodotto modulo CAI. In conseguenza dell urto la vettura attorea aveva subito danni materiali per la cui riparazione, a seguito dell intervento del legale dell attrice con racc. a.r , era stata concordata tra il riparatore e il perito fiduciario della propria compagnia assicuratrice la spesa di Euro 900,00. A seguito di vari solleciti, la predetta compagnia provvedeva al risarcimento ex art. 149 Cod. Ass., inviando assegno dell importo onnicomprensivo di Euro 975,00 datato : assegno accettato solo in acconto del maggior credito risarcitorio, come da prodotta missiva del legale dell attrice datata , in quanto con esso non erano state liquidate le spese legali stragiudiziali nella misura di Euro 200,00 espressamente richiesta con missiva datata All udienza del fissata ex art. 320 cpc si costituiva l assicuratrice convenuta con comparsa di risposta datata , contestando in toto le pretese attoree. (omissis) MOTIVI DELLA DECISIONE La domanda attorea avente ad oggetto la richiesta di liquidazione delle spese legali stragiudiziali merita accoglimento, non potendosi la norma regolamentare dell art. 9 comma 2 D.P.R. 254/2006 interpretare in modo estensivo, andando oltre il significato proprio delle parole utilizzate dal legislatore secondo la loro connessione, come fa parte convenuta. Invero, poiché nel caso di specie non si è verificato il presupposto di cui alla predetta norma regolamentare, cioè l accettazione pura e semplice dell offerta da parte della danneggiata, non è applicabile l esclusione nella stessa enunciata relativamente al compenso per l assistenza professionale diversa da quella medico-legale. L assistenza legale infatti, per il consolidato indirizzo giurisprudenziale richiamato dalla difesa attorea, è ormai da considerarsi necessaria per la piena attuazione del diritto di difesa del danneggiato anche nella fase stragiudiziale, tenuto anche conto della complessità degli adempimenti richiesti dal Cod. Ass. Le spese legali stragiudiziali costituiscono pertanto una vera e propria voce di danno il cui risarcimento non può essere omesso ex art c.c. al fine di ripristinare integralmente il patrimonio del soggetto interessato. D altra parte una norma regolamentare, quale quella invocata dalla convenuta, non può modificare lo schema risarcitorio principalmente basato sulle disposizioni di cui all art c.c.. Alla luce dei documentati interventi del legale dell attrice e delle voci di tariffa per le prestazioni legali stragiudiziali (D.M. n. 127/2004), si ritiene congrua la richiesta della somma di Euro 250,82, come da conteggio esposto a pag. 4 dell atto di citazione. Le spese processuali seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo. P.Q.M. Il Giudice di pace di Torino, definitivamente pronunciando: Considerata insufficiente e non pienamente satisfattoria l offerta reale di Euro 975,00 effettuata ante causam dalla compagnia assicuratrice convenuta ex art. 149 C.d.A., condanna la Società Sara Assicurazioni Spa, in persona del legale rappresentante p.t., al pagamento in favore della sig.ra D.G. Carmela della residua somma capitale di Euro 250,82 a titolo di rimborso delle spese legali stragiudiziali, con gli interessi legali dallì fino al giorno del saldo effettivo. Condanna, inoltre, la convenuta alla rifusione delle spese di causa sostenute dall attrice, che liquida nella complessiva somma di Euro 405,00, di cui Euro 36,00 per esposti, oltre l IVA, CPA e rimborso forfetario del 12,5% su imponibile ex art. 14 T.P.F. Sentenza esecutiva ex lege. Così deciso in Torino il Il Giudice di Pace Dott. Gianni Bruschi12 12 n gennaio-febbraio-marzo 2010 INFORTUNISTICA STRADALE RISORGE IL DANNO MORALE non era mai morto di Giuseppe Buffone Il danno morale, «definitivamente accantonato» dalle Sezioni unite dell 11 novembre 2008, risorge dalla sue ceneri come l araba fenice: è, ormai, abbastanza chiara l intenzione del Legislatore di riaffermarne, con forza, la valenza ontologica quale autonoma categoria di danno in seno al pregiudizio non patrimoniale di cui all art c.c. Si ricorderà che, secondo quanto indicato dalle Sezioni Unite dell 11 novembre 2008, la risarcibilità del danno da reato era da ritenere senz altro ammessa, atteso che ricorre una ipotesi legale di danno non patrimoniale (art. 185 c.p.). E, però, tale danno doveva essere inteso nel senso di voce descrittiva del pregiudizio, non cumulabile con il danno alla salute, ove ricorrente un danno biologico, quale degenerazione patologica della sofferenza che tutto assorbe (sia consentito rinviare, per un esame, a BUFFONE, Liquidazione del danno biologico e del danno morale, da sinistro stradale : progressiva erosione della tesi della somatizzazione (SS.UU /2008) in Archivio giuridico della circolazione e dei sinistri, 2009, fasc. 10, 783, La Tribuna ed.). La tesi della somatizzazione, prima facie ritenuta baluardo dei nuovi interventi quadrifoglio del novembre 2008, si era andata, però, sgretolando sotto la spinta delle forti obiezioni di buona parte della Dottrina e per effetto delle osservazioni della più attenta giurisprudenza che denunciava il rischio di un vulnus di tutela per il danneggiato che veniva esposto al rischio di non poter trovare un ristoro integrale, così strappando il tessuto connettivo degli artt. 2 e 3 Cost. (atteso che il risarcimento del danno alla persona rimuove un ostacolo al completo e sano sviluppo della personalità). Non va, poi, sottaciuto che la figura del dommage morale, era stata, comunque, valorizzata anche dalla giurisprudenza di legittimità successiva alle Sezioni Unite: Cassazione civile, sez. III, 28 novembre 2008, n [1] aveva ribadito come il danno morale godesse di propria autonomia ontologica affermandone la meritevolezza di tutela; Cassazione civile, sez. III, 12 dicembre 2008, n [2] aveva, ulteriormente, affermato come il danno morale fosse dotato di propria autonomia rispetto alla lesione del diritto alla salute; Cass. civ., sez. III, 20 maggio 2009 n [3] aveva ulteriormente ribadito l importanza del ristoro dei danni all integrità morale. Si è, poi, infine, giunti ad una smentita legislativa (su cui, sia consentito rinviare a BUFFONE, I limiti legali al risarcimento del danno alla salute dopo le Sezioni Unite del 2008 in Responsabilità civile e previdenza, 2009, 7-8, 1674): il d.p.r. 3 marzo 2009 n. 37 (seppur in uno specifico settore normativo) ha tipizzato una distinta risarcibilità di DB = danno biologico e DM = danno morale, espressamente dichiarando l indipendenza del dommage moral. Il Legislatore rincara la dose. È appena entrato in vigore, infatti, il Decreto del Presidente della Repubblica 30 ottobre 2009, n. 181 ove si introduce un Regolamento recante i criteri medico-legali per l accertamento e la determinazione dell individualità e del danno biologico e morale a carico delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice, a norma dell articolo 6 della legge 3 agosto 2004, n In questo nuovo intervento normativo, il Legislatore non solo continua a tenere distinte le due voci di danno ma addirittura offre una nozione legale di danno morale. Ai sensi dell art. 1, infatti: a) per danno biologico, si intende la lesione di carattere permanente all integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale che esplica un incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito b) per danno morale, si intende il pregiudizio non patrimoniale costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal fatto lesivo in sé considerato Che incidenza assegnare a questo ennesimo intervento? A parere di chi scrive, sono assolutamente da condividere le parole spese in calce al già chiaro d.p.r. 37/2009 dall autorevolissimo estensore della sentenza Corte d Appello di Torino, sez. III, civile, 5 ottobre 2009 (Presidente Prat, est. Scotti in 2009, 12): sembra difficile ritenere, oltretutto in un contesto interpretativo perlomeno contrastato, che l espressa considerazione normativa di una ipotesi specifica in cui il danno morale si sovrappone al danno biologico, suoni come eccezionale e ingiustificata deroga e non già come ragionevole riconferma di un principio generale in una materia specifica. Altrimenti detto: il d.p.r. 181/2009 è l ennesima ragionevole riconferma di un principio generale in una materia specifica (sia consentito ricordare quanto già scritto: BUFFONE, Limiti risarcitori per il danno alla salute non per quello morale, Caso pratico di Responsabilità & Risarcimento, Guida al Diritto, il Sole24ore, 2009, maggio). Quest ennesimo intervento legislativo, peraltro, fa riflettere sulle tabelle meneghine già in uso in diversi Tribunali: se è vero (come afferma il Legislatore) che il danno morale è danno autonomo, che gode di indipendenza e dignità proprie, allora non pare adeguata una valutazione automatica per indici percentuali che non tenga conto, caso per caso, del tipo di lesione, della natura del danno e delle circostanze dell illecito. Ad ogni modo, sono da ritenere definitivamente bocciate quelle prassi liquidatorie che avevano falcidiato la risarcibilità del morale. Affermata la sicura risarcibilità del danno non patrimoniale (sub specie di danno morale) qualche osservazione può essere spesa quanto alla sua liquidazione. È chiaro che deve farsi ricorso all equità, trattandosi di danno che, se pur accertato nell an, non è di semplice liquidazione nel quantum debeatur. Come insegna la giurisprudenza di Cassazione, unica possibile forma di liquidazione di ogni danno privo come il danno morale delle caratteristiche della patrimonialità è quella equitativa, essendo il ricorso a tale criterio insito nella natura di tale danno e nella funzione del risarcimento mediante la dazione di una somma di denaro, che non è reintegratrice di una diminuzione patrimoniale, ma compensativa di un pregiudizio non economico.13 INFORTUNISTICA STRADALE n gennaio-febbraio-marzo Possono, però, essere utilizzati diversi indici sintomatici o, se si vuole, di riferimento per ricavare, nel caso concreto, l intensità del nocumento. Si può arrivare al risarcimento del danno morale, ovviamente, anche per via di presunzioni o ricorrendo a fatti notori (App. Milano, 10 dicembre 2005 in Foro It., 2006, 6, 1, 1924). Il parametro di valutazione equitativa del danno morale deve considerare, comunque, innanzitutto la soglia della gravità e della permanenza degli effetti del danno ingiusto; sono, poi, ancora, elementi di riferimento pertinenti, l attività espletata, le condizioni sociali e familiari del danneggiato, la gravità delle lesioni e degli eventuali postumi permanenti ove al pregiudizio morale consegua anche una lesione dell integrità fisica. Il d.p.r. 181/2009 afferma che la determinazione della percentuale del danno morale (DM) viene effettuata, caso per caso, tenendo conto della entità della sofferenza e del turbamento dello stato d animo, oltre che della lesione alla dignità della persona, connessi ed in rapporto all evento dannoso. Le parole-chiave, nel delicato tema della risarcibilità del danno non patrimoniale, restano «persona» e «dignità». (Fonte: Altalex, 21 dicembre 2009) Decreto del Presidente della Repubblica 30 ottobre 2009, n. 181 Regolamento recante i criteri medico-legali per l'accertamento e la determinazione dell'invalidita e del danno biologico e morale a carico delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice, a norma dell'articolo 6 della legge 3 agosto 2004, n (09G0186) (GU n. 292 del ) IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visto l articolo 87 della Costituzione; Visto il testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, e successive modificazioni; Visto l articolo 17, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante: «Disciplina dell attività del Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri»; Vista la legge 20 ottobre 1990, n. 302, e successive modificazioni, recante: «Norme a favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata»; Vista la legge 23 novembre 1998, n. 407, e successive modificazioni, recante: «Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata»; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1999, n. 510, recante: «Regolamento recante nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata»; Vista la legge 3 agosto 2004, n. 206, recante: «Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice», e successive modificazioni; Visto il decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, recante: «Codice delle assicurazioni private»; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 7 luglio 2006, n. 243, recante: «Regolamento concernente termini e modalità di corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere ed ai soggetti equiparati, ai fini della progressiva estensione dei benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo, a norma dell articolo 1, comma 565, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.»; Vista la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 luglio 2007, recante: «Disposizioni in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi, a norma della legge 3 agosto 2004, n. 206», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 2 agosto 2007; Visto il decreto-legge 1 ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, recante: «Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l equità sociale», ed in particolare l articolo 34; Vista la legge 24 dicembre 2007, n. 244, recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008)», ed in particolare l articolo 2, commi 105 e 106; Considerato che le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica n. 510 del 1999 e le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica n. 243 del 2006, in materia di riconoscimento delle invalidità, necessitano di integrazioni anche ai fini dell applicazione dell articolo 6, comma 1, della legge n. 206 del 2004; Ritenuto pertanto di dover disciplinare i criteri medico-legali con disposizioni di carattere generale cui debbono attenersi le commissioni mediche di cui all articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica n. 510 del 1999; Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 12 giugno 2009; Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione normativa per gli atti consultivi nell adunanza del 27 agosto 2009; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 15 ottobre 2009; Sulla proposta dei Ministri della difesa, dell interno, della giustizia, del lavoro, della salute e delle politiche sociali e dell economia e delle finanze; Emana il seguente regolamento: Art. 1 Definizioni 1. Ai fini del presente regolamento: a) per danno biologico, si intende la lesione di carattere permanente all integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale che esplica un incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito; b) per danno morale, si intende il pregiudizio non patrimoniale costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal fatto lesivo in sè considerato; c) per aggravamento fisico, si intende lo stato della menomazione dell integrità psico-fisica complessiva derivante dall evoluzione peggiorativa della patologia da cui è conseguita l invalidità già riconosegue u14 14 n gennaio-febbraio-marzo 2010 INFORTUNISTICA STRADALE sciuta ed indennizzata, nonchè da ogni altra patologia per la quale risulti accertata una correlazione eziopatogenetica per interdipendenza o la cui insorgenza risulti determinata da cure praticate per la patologia già riconosciuta. Art. 2 Disposizioni generali 1. La valutazione della percentuale d invalidità di cui all articolo 6, comma 1, della legge 3 agosto 2004, n. 206, è espressa in una percentuale unica d invalidità, comprensiva del riconoscimento del danno biologico e morale. 2. Ai fini della valutazione di cui al comma 1, gli accertamenti sanitari, sono effettuati dalla competente commissione medica ospedaliera della sanità militare o dalle apposite commissioni sanitarie di nomina consolare, ai sensi dell articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1999, n Ai fini dell espletamento degli accertamenti sanitari, nonchè delle modalità di svolgimento dei lavori delle commissioni di cui al comma 2, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al decreto del Capo del Dipartimento dell Amministrazione generale, del personale e dei servizi del Ministero dell economia e delle finanze in data 12 febbraio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 23 febbraio 2004, n. 44, adottato in attuazione del decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2001, n. 461, e successive modificazioni. Art. 3 Criteri medico-legali per la valutazione dell invalidità permanente 1. Per l accertamento dell invalidità si procede tenendo conto che la percentuale d invalidità permanente (IP), riferita alla capacità lavorativa, è attribuita scegliendo il valore più favorevole tra quello determinato in base alle tabelle per i gradi di invalidità e relative modalità d uso approvate, in conformità all articolo 3, comma 3, della legge 29 dicembre 1990, n. 407, con il decreto del Ministro della sanità in data 5 febbraio 1992, e successive modificazioni, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 1992, e quello determinato in base alle tabelle A, B, E ed F1 annesse al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, e successive modificazioni, e relativi criteri applicativi. Alla classifica di cui alle categorie della tabella A e alla tabella B sono equiparate le fasce percentuali d invalidità permanente, riferite alla capacità lavorativa, secondo le corrispondenze indicate nella tabella in allegato 1. Alle invalidità o mutilazioni di prima categoria della tabella A che risultino contemplate anche nella tabella E corrisponde una invalidità permanente non inferiore al 100%. Art. 4 Criteri medico-legali per la rivalutazione dell invalidità permanente, e per la determinazione del danno biologico e del danno morale 1. Per la rivalutazione delle invalidità già riconosciute e indennizzate, si procede secondo i seguenti criteri e modalità: a) la percentuale d invalidità permanente (IP), riferita alla capacità lavorativa, è attribuita secondo quanto indicato all articolo 3. Resta salva l applicazione di altri criteri tabellari, adottati in sede di prima valutazione, se più favorevoli; b) la percentuale del danno biologico (DB) è determinata in base alle tabelle delle menomazioni e relativi criteri applicativi di cui agli articoli 138, comma 1, e 139, comma 4, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, e successive modificazioni; c) la determinazione della percentuale del danno morale (DM) viene effettuata, caso per caso, tenendo conto della entità della sofferenza e del turbamento dello stato d animo, oltre che della lesione alla dignità della persona, connessi ed in rapporto all evento dannoso, fino ad un massimo dei 2/3 del valore percentuale del danno biologico; d) la percentuale unica di invalidità indicante l invalidità complessiva (IC), di cui all articolo 6 della legge 3 agosto 2004, n. 206, che in ogni caso non può superare la misura del cento per cento, è data dalla somma delle percentuali del danno biologico, del danno morale e del valore, se positivo, risultante dalla differenza tra la percentuale di invalidità riferita alla capacità lavorativa e la percentuale del danno biologico: IC= DB+DM+ (IP-DB). Art. 5 Disposizioni transitorie 1. Fino alla data di predisposizione delle tabelle di menomazione di cui agli articoli 138, comma 1, e 139, comma 4, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, la percentuale del danno biologico è determinata in base alla tabella delle menomazioni e relativi criteri applicativi, approvata con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale in data 12 luglio 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 172 del 25 luglio 2000, e successive modificazioni; la percentuale del danno biologico, così determinata, può essere aumentata da parte dei competenti organismi sanitari ai sensi degli articoli 138, comma 3, e 139, comma 3, del decreto legislativo n. 209 del Dopo l adozione delle tabelle di cui agli articoli 138, comma 1, e 139, comma 4, del decreto legislativo n. 209 del 2005, si procede, previa domanda degli interessati, ovvero dell amministrazione competente, ad una nuova determinazione della invalidità, qualora la percentuale di danno biologico, applicando i nuovi criteri tabellari, sia più favorevole. Art. 6 Disposizioni finali 1. A fare data dall entrata in vigore del presente regolamento le commissioni mediche provvedono all accertamento delle invalidità secondo quanto previsto agli articoli 3 e Nei casi di applicazione dell articolo 6, comma 1, della legge 3 agosto 2004, n. 206, le valutazioni delle invalidità operate in difformità alle disposizioni del presente regolamento, possono formare oggetto di revisione da parte dei competenti organismi sanitari, previa domanda degli interessati agli uffici delle amministrazioni competenti. In ogni caso, la percentuale d invalidità non può essere rideterminata in misura inferiore a quella per la quale si è già provveduto all attribuzione dei benefici richiesti, ovvero a quella stabilita in sede giudiziale. Le domande, presentate a partire dalla data di entrata in vigore della legge n. 206 del 2004, cui non sia seguito l accertamento medico-legale da parte delle commissioni di cui all articolo 2, comma 2, per sopravvenuto decesso del danneggiato, sono da considerare utilmente prodotte per la determinazione della nuova percentuale di invalidità, comprensiva del danno biologico e morale. Il presente decreto munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addì 30 ottobre NAPOLITANO Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri La Russa, Ministro della difesa Maroni, Ministro dell interno Alfano, Ministro della giustizia Sacconi, Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali Tremonti, Ministro dell economia e delle finanze Visto, il Guardasigilli: Alfano Registrato alla Corte dei conti il 1 dicembre 2009 Ministeri istituzionali, registro n. 10, Difesa, foglio n. 24515 INFORTUNISTICA STRADALE n gennaio-febbraio-marzo Pubblichiamo alcuni stralci di una interessante sentenza del Giudice di Pace di Mascalucia che in maniera chiara e convincente rivisita le sentenze di San Martino REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO L avv. Antonio Zarrillo, Giudice di Pace di Mascalucia, ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al n 1006/09 RG, promossa da: - C. Marco, nato a Catania, ATTORE, CONTRO - Genertel Assicurazioni spa, con sede in Trieste, convenuta-contumace et - S. Giacomo Dario residente in Gravina, convenuto contumace OGGETTO: Risarcimento danni da circolazione stradale. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione, regolarmente notificato, C. Marco conveniva in giudizio, innanzi a questo Giudice, la Genertel Assicurazioni spa e S. Giacomo Dario per sentirli condannare in solido MOTIVI DELLA DECISIONE Preliminarmente va dichiarata la contumacia dei convenuti, i quali benché evocati, non si sono costituiti in giudizio. Viene altresì evidenziato che è stata regolarmente assolta la condizione di proponibilità dell azione prevista dal D.Lgs. 209/95, avendo l attore formulato richiesta risarcitoria a mezzo r.a.r. alla Compagnia di Assicurazione ed atteso per la proposizione del giudizio lo spatium deliberandi cogitationisque. Nel merito la domanda di cui all atto introduttivo è fondata e meritevole d accoglimento nei termini di seguito esposti. Sull an debeatur Si rileva che gli elementi di prova emersi dall espletata istruttoria sono costituiti dalla prova testimoniale. R. Umberto ha confermato i capitoli di prova per cui è da ritenere che l incidente si è verificato per colpa esclusiva dello S.. (omissis) la domanda è meritevole di accoglimento e va riconosciuto all attore il diritto di essere integralmente risarcito. Sul quantum debeatur Danni alla persona Prima di procedere alla concreta determinazione dei danni subiti da Condorelli Marco è necessario svolgere alcune considerazioni sui criteri di liquidazione del danno non patrimoniale che verranno adottati. La recente pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite (11 novembre 2008 n ) impone una rivisitazione dei criteri di liquidazione del danno non patrimoniale che non riguardano il danno biologico inteso come sintesi descrittiva della lesione del diritto alla salute relativamente al quale le Sezioni Unite hanno confermato l inquadramento, ormai consolidato, nell ambito della previsione dell art c.c., nonché la generalizzata tutela risarcitoria in virtù dell esplicito riconoscimento normativo (a livello costituzionale e ordinario) del diritto alla salute. Le novità riguardano, invece, come rilevato in recente sentenza del Tribunale di Torino, con argomentazioni pienamente condivisibili, quegli altri pregiudizi non patrimoniali indicati con analoghe sintesi descrittive come danno morale, danno esistenziale, danno da perdita del rapporto parentale; pregiudizi il cui catalogo come precisa la Corte non costituisce numero chiuso. Sulle considerazioni svolte nella citata sentenza della Suprema Corte, il precitato Tribunale ha esplicitato le seguenti osservazioni: a) Il danno non patrimoniale, da intendersi nella sua più ampia accezione di danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, è sempre risarcibile qualora l illecito si configuri come reato (anche solo astrattamente). Al di fuori di questa ipotesi, il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale può derivare o da specifica previsione normativa, attraverso la quale possono essere ammessi al risarcimento anche interessi non aventi rango costituzionale di diritti inviolabili; ovvero dall accertamento della lesione di un diritto inviolabile della persona, ossia di una ingiustizia costituzionalmente qualificata. b) È stata da tempo superata l affermazione secondo cui l unico danno non patrimoniale risarcibile sarebbe quello morale in senso stretto, descritto tralaticiamente come lo stato di patimento interiore transeunte cagionato dall illecito. Per un verso infatti, una tale sofferenza non è necessariamente transitoria, ma può protrarsi anche per lungo tempo, e merita ristoro nella sua interezza. Per altro verso, accanto ad essa può esistere una diversa sofferenza, derivante dalla necessità di adottare nella vita di tutti i giorni comportamenti diversi da quelli precedenti o dal non poter più fare quello che si faceva prima. Ha quindi poco senso distinguere un danno morale tradizionalmente inteso da un danno esistenziale consistente in questa seconda tipologia di pregiudizi. L esasperata etichettatura delle varie figure di danno, se può avere una sua utilità dal mero punto di vista descrittivo, non appare funzionale (ed anzi talvolta è controproducente) rispetto all obiettivo, di risarcire il danno alla persona nella sua interezza, evitando indebite duplicazioni. c) La sentenza n /2008 non giustifica in alcun modo letture abolizioniste del danno morale, pure prospettate da alcuni primi commentatori. Il passaggio da cui traggono spunto queste letture, è quello (contenuto nel paragrafo relativo al danno non patrimoniale da inadempimento di obbligazioni), ove la Corte afferma: determina quindi duplicazione di risarcimento la congiunta attribuzione del danno biologico e del danno morale nei suindicati termini inteso, sovente liquidato in percentuale (da un terzo alla metà) del primo. Ma questo passaggio va letto in stretta correlazione con quello precedente, ove si chiarisce cosa debba intendersi per danno morale: deve tuttavia trattarsi di sofferenza soggettiva in sé considerata, non come componente di più complesso pregiudizio non patrimoniale. Ricorre il primo caso ove sia allegato il turbamento dell animo, il dolore intimo sofferti... senza lamentare degenerazioni patologiche della sofferenza. Ove siano state dedotte siffatte conseguenze [cioè quando la sofferenza diventa malattia, n.d.a.], si rientra nell area del danno biologico, del quale ogni sofferenza, fisica o psichica, per sua natura intrinseca costituisce componente. La Corte non fa che ribadire nel senso che il risarcimento deve ristorare interamente il pregiudizio, ma non oltre. Dunque, il risarcimento del danno morale può costituire una duplicazione del già riconosciuto danno biologico; ma solo quando sia diretto a ristorare il medesimo tipo di pregiudizio (lesione del diritto alla salute). Al di fuori di questa ipotesi si rinvengono invece, nella predetta sentenza, chiari indici della risarcibilità del c.d. danno morale (o, più esattamente, del ristoro, nell ambito della generale categoria del danno non patrimoniale, di quel tipo di pregiudizi sino ad oggi risarciti come danno morale): al paragrafo 2.10 si chiarisce che la formula «danno morale», non individua una autonoma sottocategoria di segue u16 16 n gennaio-febbraio-marzo 2010 INFORTUNISTICA STRADALE danno, ma descrive, tra i vari possibili pregiudizi non patrimoniali, un tipo di pregiudizio, costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal reato in sé considerata. Sofferenza la cui intensità e durata non assumono rilevanza ai fini dell esistenza del danno, ma solo della quantificazione del risarcimento. Al paragrafo 3 la Corte, nel negare cittadinanza a una autonoma categoria di danno c.d. esistenziale, riconosce espressamente che le ragioni storiche sottese alla elaborazione dottrinale di una siffatta categoria non hanno più ragion d essere oggi, perché i pregiudizi ad essa tradizionalmente ricondotti (non poter fare, dover fare diversamente, etc.) sono risarcibili nell ambito del danno non patrimoniale (sempre che sussistano i presupposti del reato, ovvero del pregiudizio a diritti inviolabili della persona), senza necessità di dover creare ulteriori categorie. e) La Corte ha ribadito, infine, l orientamento già espresso in numerose precedenti sentenze in tema di prova del danno: il danno non patrimoniale, anche quando sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituisce danno conseguenza, che deve essere allegato e provato. Mentre per quanto riguarda il danno biologico il mezzo di prova cui si fa normalmente ricorso è l accertamento medico legale (previsto dalla vigente normativa, ex art. 138 e 139 C.d.A.), pur se non come strumento esclusivo e necessario; per gli altri pregiudizi non patrimoniali potrà farsi ricorso alla prova documentale, testimoniale e presuntiva. Proprio quest ultima, chiarisce la Corte, è destinata ad assumere particolare rilievo, e potrà costituire anche l unica fonte per la formazione del convincimento del giudice, non trattandosi di mezzo di prova di rango inferiore agli altri ; il danneggiato però avrà l onere di allegare tutti gli elementi che, nella concreta fattispecie, siano idonei a fornire la serie concatenata di fatti noti che consentano di risalire al fatto ignoto. (omissis) Da qualsiasi angolo di visuale, la pietra miliare del danno non patrimoniale non può che identificarsi nell imprescindibile stima e liquidazione di ogni pregiudizio patito dal danneggiato alla propria integrità psico-fisica, agli aspetti dinamico relazionali personali oltre al pretium doloris. Quantificazione del danno Passando al quantum delle pretese risarcitorie azionate, la relazione della dr.ssa Privitera è motivata congruamente Il sinistrato ha riportato I.T.A. gg. 34, ITP gg.30 al 50% e postumi invalidanti nella misura del 4%. 1. Danno biologico da I.T.A.- I.P. Per la relativa liquidazione ritiene questo decidente di fare riferimento alla tabella ex art. 139 del Dlgs. 209/2005,come aggiornata dal Decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 19 Giugno 2009, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 157 del e pertanto il danno da I.T.A di gg. 34 può fissarsi in Euro ,32 (Euro 42,48 pro die), quello da I.T.P. di gg.30 al 50% in Euro 637,20 (Euro 21,24 pro die) e quello da I.P. in Euro 3.275,26 (anni 37) per un totale di Euro 5.356,78 2. Danno non patrimoniale da sofferenza (noto come danno morale). Trattasi di danno consistente nel patimento interiore (temporaneo o no) causato dall illecito: sia per il turbamento e per i disagi che esso ha in concreto comportato, sia per le privazioni cui ha costretto la vittima. Come osserva il Tribunale di Torino, ai soli fini orientativi, e fatte salve le peculiarità di ogni caso concreto, è possibile distinguere tre tipologie di fattispecie, corrispondenti ciascuna a un diverso modo di manifestazione di questo danno, cui devono corrispondere differenti criteri di liquidazione. Rientrano in questo gruppo i casi in cui il patimento è normalmente momentaneo, strettamente legato a un certo evento di breve durata (p. es. un incidente stradale, lievi percosse, una rapina) e destinato ad attenuarsi e risolversi con rapidità: così la sofferenza e la preoccupazione di chi subisce lievi lesioni, che guariscono senza lasciare postumi o con postumi minimi. In questi casi la sofferenza morale è principalmente legata alla entità della lesione fisica e alla durata della malattia. Si giustifica quindi un criterio che ancori la liquidazione del danno in oggetto a quella del danno biologico, sia da invalidità permanente che da invalidità temporanea. Considerata però la temporaneità del pregiudizio morale, si ritiene che la liquidazione debba essere contenuta entro il limite massimo di un terzo (1/3) del danno biologico. Rientrano in questo gruppo i casi in cui la sofferenza è conseguenza di una lesione fisica o psichica di una certa gravità; ed è normalmente destinata a durare a lungo, spesso per tutta la vita del danneggiato. Si tratta della sofferenza che deriva dalla perdurante percezione della propria invalidità (non poter muovere un arto, non poter deambulare normalmente,...) e della sofferenza derivante dal non poter compiere attività a cui prima si era dediti. Anche in questo caso, al pari di quello che precede, il patimento morale è il portato di una lesione fisica, pur essendo ontologicamente diverso da essa (e ciò giustifica il riconoscimento di questa voce di danno in aggiunta a quello biologico); anche qui, dunque, pare corretto un criterio di liquidazione ancorato al danno biologico. Va però considerato che, nella normalità dei casi, il primo dei pregiudizi sopra descritti (sofferenza derivante dalla perdurante percezione della lesione fisica) può ritenersi provato in via presuntiva, poiché è normale che dalla lesione alla integrità fisica derivi questo tipo di sofferenza; non così il secondo (sofferenza derivante dal non poter fare), che deve essere positivamente dimostrato dando la prova delle attività cui prima si era dediti e che sono oggi precluse. Il danno in oggetto, ove sia limitato alla sofferenza morale derivante dalla lesione, possa essere liquidato in misura variabile da un quarto alla metà del danno biologico; qualora invece siano provati pregiudizi ulteriori (non poter svolgere specifiche attività cui il danneggiato era effettivamente e con una certa continuità dedito), indicativi di una più intensa sofferenza da privazione, il danno vada liquidato in misura superiore, da un minimo di un terzo a un massimo corrispondente all intero importo del danno biologico. Rientrano in questo gruppo i casi in cui il patimento da risarcire è completamente svincolato dal pregiudizio fisico, il quale può essere minimo o anche del tutto assente; si pensi al danno derivante da una diffamazione; ovvero quello derivante dall essersi sottoposto a un lungo e penoso ciclo di cure mediche inutili (pur se non dannose). In dette ipotesi la liquidazione deve essere svincolata da quella del danno biologico (quand anche esistente) e ancorata a criteri che non possono essere indicati in astratto, perché devono trovare riscontro nelle peculiarità del singolo caso. Nella fattispecie de qua, le risultanze del giudizio hanno permesso di ricostruire lo svolgimento dei fatti e quindi di poter accertare in concreto la responsabilità del conducente del mezzo, con la conseguenza che sussiste la base probatoria essenziale per ipotizzare anche la risarcibilità del danno non patrimoniale da sofferenza morale in applicazione del disposto di cui all art c.c., essendo sufficiente che il fatto stesso sia astrattamente preveduto come reato. A poca distanza di tempo dalle decisione n /2008 delle SS.UU. della Cassazione si registra un importante intervento del Legislatore che, seppur in una materia del tutto peculiare, interviene in un settore speciale. Si tratta del D.P.R. 3 Marzo 2009 n 37 Regolamento per la disciplina dei termini e delle modalità di riconoscimento di particolari infermità da cause di servizio per il personale impiegato nelle missioni militari all estero, nei conflitti e nelle basi militari nazionali, a norma dell articolo 2, commi 78 e 79, della legge 24 dicembre 2007, n 244. L art. 5 del suaccennato decreto, introduce criteri legali per la determinazione dell invalidità permanente. La percentuale d invalidità permanente (IP), riferita alla capacità lavorativa, è attribuita scegliendo il valore più favorevole tra quello determinato in base alle tabelle per i gradi di invalidità e relative modalità d uso approvate, in conformità all articolo 3, comma 3, della legge 29 dicembre 1990, n. 407, con il DM 5 febbrai 1992 e successive modificazioni, e il valore determinato in base alle tabelle A, B, E ed F1 annesse al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n La percentuale del danno biologico (DB) è determinata in base alle tabelle delle menomazioni e relativi criteri applicativi di cui agli articoli 138, comma 1, e 139, comma 4, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, e successive modificazioni. La determinazione della percentuale del danno morale (DM) viene effettuata, caso per caso, tenendo conto della entità della sofferenza e del turbamento dello stato d animo, oltre che della lesione alla dignità della persona, connessi e in rapporto all evento dannoso, in una misura fino a un massimo di due terzi del valore percentuale del danno biologico. La percentuale di invalidità complessiva (IC), che in ogni caso non può superare la misura del17 INFORTUNISTICA STRADALE n gennaio-febbraio-marzo cento per cento, è data dalla somma delle percentuali del danno biologico, del danno morale e del valore, se positivo, risultante dalla differenza tra la percentuale di invalidità riferita alla capacità lavorativa e la percentuale del danno biologico: IC= DB+DM+ (IP-DB). Due rilievi sono importanti a giudizio del giudice Giuseppe Buffone 1 ) Il Legislatore collega il danno biologico menzionato nel decreto in commento (37/09) a quello di cui al Codice delle assicurazioni private (d.lgs. 209/05). 2 ) nella determinazione del danno morale si deve tenere conto della lesione alla dignità della persona. È chiaro, quanto al primo punto, che il Legislatore va introducendo un sistema risarcitorio del danno biologico compatto ed omologato, come disegnato nel d.lgs. 209/05 (artt. 138, 139), il che rende i teoremi del decreto 37/2009 non certo periferici ma emersione, a valle, di una mens legis unitaria a monte. È evidente, quanto al secondo punto, che il Legislatore richiama la giurisprudenza che ha dichiarato l autonomia ontologica del danno morale facendone presidio della dignità umana. Il Legislatore, almeno stavolta, è assolutamente chiaro poiché ricorre alle formule matematiche. L invalidità complessiva è uguale a: DB + DM ( ).Danno biologico che si cumula al danno morale. Sconfessata, expressis verbis, la tesi della somatizzazione del pretium doloris. Il ricorso alle formule matematiche (DB + DM) ed alle sigle (DB, DM) sembra, a giudizio del precitato autore, quasi voler scongiurare il rischio di una Torre di Babele interpretativa ove ogni augure assegna al concetto il significato giuridico che più gli aggrada. Meritano un richiamo le nuove tabelle milanesi 2009 per la liquidazione del danno non patrimoniale derivante da lesione alla integrità psicofisica e dalla perdita del rapporto parentale. Le Tabelle milanesi utilizzate prima delle sentenze delle Sezioni unite della Corte di cassazione dell individuavano valori standard di liquidazione del c.d. danno biologico, parametrati alla gravità della lesione alla integrità psico-fisica e alla età del danneggiato,prevedendo poi la liquidazione del c.d. danno morale in misura variabile tra 1/4 e 1/2 dell importo liquidato a titolo di danno biologico,nonchè la c.d. personalizzazione del danno biologico, con aumento fino al 30% dei valori standard, in riferimento a particolari condizioni soggettive del danneggiato. A seguito del nuovo indirizzo giurisprudenziale di cui alle sentenze delle Sezioni unite della Corte di cassazione dell , l Osservatorio per la giustizia, civile di Milano ha rilevato l esigenza di una liquidazione unitaria del danno non patrimoniale biologico e di ogni altro danno non patrimoniale connesso alla lesione della salute e ha constatato l inadeguatezza dei valori monetari finora utilizzati nella liquidazione del c.d. danno biologico a risarcire gli altri profili di danno non patrimoniale. Ha proposto quindi la liquidazione congiunta: del danno non patrimoniale conseguente a lesione permanente dell integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale, sia nei suoi risvolti anatomo-funzionali e relazionali medi ovvero peculiari, e del danno non patrimoniale conseguente alle medesime lesioni in termini di dolore, sofferenza soggettiva, in via di presunzione in riferimento ad un dato tipo di lesione,vale a dire la liquidazione congiunta dei pregiudizi in passato liquidati a titolo di: c.d. danno biologico standard, c.d. personalizzazione per particolari condizioni soggettive del danno biologico, c.d. danno morale. Per individuare i valori monetari di tale liquidazione congiunta, il predetto osservatorio ha quindi pensato: a una tabella di valori monetari medi, corrispondenti al caso di incidenza della lesione in termini "standardizzabili" in quanto frequentemente ricorrenti (sia quanto agli aspetti anatomo-funzionali, sia quanto agli aspetti relazionali, sia quanto agli aspetti di sofferenza soggettiva); a una percentuale di aumento di tali valori medi da utilizzarsi onde consentire una adeguata "personalizzazione" complessiva della liquidazione laddove il caso concreto presenti peculiarità che vengano allegate e provate (anche in via presuntiva) dal danneggiato, in particolare: sia quanto agli aspetti anatomo-funzionali e relazionali (ad es. lavoratore soggetto a maggior sforzo fisico senza conseguenze patrimoniali; lesione al dito del pianista dilettante ), sia quanto agli aspetti di sofferenza soggettiva (ad es. dolore al trigemino; specifica penosità delle modalità del fatto lesivo),ferma restando, ovviamente, la possibilità che il giudice moduli la liquidazione oltre i valori massimi in relazione a fattispecie del tutto eccezionali rispetto alla casistica comune degli illeciti. La versione finale delle nuove Tabelle varata nella riunione dell Osservatorio del 28 aprile 2009 segue ed innova l impianto delle precedenti tabelle quanto alla liquidazione del danno permanente da lesione all integrità psico-fisica, in particolare: individuando il nuovo valore del c.d. punto partendo dal valore del punto delle Tabelle precedenti (relativo alla sola componente di danno non patrimoniale anatomo-funzionale, c.d. danno biologico permanente), aumentato in riferimento all inserimento nel valore di liquidazione medio anche della componente di danno non patrimoniale relativa alla sofferenza soggettiva di una percentuale ponderata (dall 1 al 9% di invalidità l aumento è del 25% fisso, dal 10 al 34 % di invalidità l aumento è progressivo per punto dal 26% al 50%, dal 35 al 100% di invalidità l aumento torna ad essere fisso al 50%), così tenendo conto del fatto che, a partire dal 10% di invalidità, in concreto le liquidazioni giurisprudenziali ante si sono costantemente attestate intorno ai valori più alti della fascia relativa al c.d. danno morale, secondo le tabelle all epoca in uso parametrato tra un quarto e la metà del valore di liquidazione del c.d. danno biologico e prevedendo inoltre percentuali massime di aumento da utilizzarsi in via di c.d. personalizzazione. A seguito del nuovo orientamento giurisprudenziale, l Osservatorio ha proposto poi anche una rivisitazione dei valori in passato liquidati a titolo di c.d. danno biologico e morale temporaneo, anche in questo caso proponendo una liquidazione congiunta dell intero danno non patrimoniale temporaneo derivante da lesione alla persona. In particolare, sempre tenuto conto dei precedenti degli uffici giudiziari di Milano, ha proposto: per il risarcimento del danno non patrimoniale temporaneo complessivo corrispondente a un giorno di invalidità temporanea al 100%, una forbice di valori monetari, da un minimo di euro 88,00 ad un massimo di euro 132,00 (il valore minimo della forbice è stato ottenuto aumentando del 25% il valore base di liquidazione rivalutato al 2009 e pari a euro 70,56 finora in uso per la liquidazione del c.d. danno biologico temporaneo mentre il valore massimo è stato ottenuto aumentando il valore minimo del 50%), onde così consentire l adeguamento del risarcimento alle caratteristiche del caso concreto. Ritiene questo giudicante che vada riconosciuto siffatto danno non patrimoniale e sia comunque necessario procedere ad un adeguata personalizzazione della liquidazione del medesimo che tenga conto della sofferenza morale, da considerarsi provata in base a semplice interferenza presuntiva, tenuto conto del sentimento normalmente percepito da un soggetto che subisce lesioni personali. In considerazione della diagnosi di sottile distacco osseo lamellare, degli esiti di frattura dello scafoide destro e dell età del sinistrato, detto danno può determinarsi in Euro 1.500,00 3. DANNI PATRIMONIALI SPESE di consulenza medica di parte Lo svolgimento delle prestazioni professionali da parte del dr. Massimo Messina è comprovato dalla ricevuta n.75 del e può ritenersi congruo liquidare l importo di Euro 150,00. Vanno poste in via definitiva a carico dei convenuti le spese della CTU, liquidate in Euro 300,00 oltre IVA e C.P.M su imponibile. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo. P.Q.M. Il Giudice di Pace di Mascalucia, definitivamente pronunciando sulla domanda Così deciso in Mascalucia, il Il Giudice di Pace Avv. Antonio Zarrillo18 18 n gennaio-febbraio-marzo 2010 INFORTUNISTICA STRADALE Italiani più litigiosi al volante. L aggressività è colpa della crisi Indagine della compagnia di assicurazioni Zurich sui comportamenti degli automobilisti MILANO «C è chi parla da solo, chi canta e chi cerca di approcciare la bionda della macchina accanto quando si è fermi in coda. Qualcuno legge il giornale, alcune signore e signorine si pettinano o si truccano. Molti parlano al telefono e moltissimi ascoltano la radio», racconta Andrea Rapetti, direttore generale di Zurich Connect. La compagnia di assicurazioni ha svolto un indagine su che cosa fanno gli italiani mentre guidano, oltre a esplorare che tipo di polizze auto e moto sottoscrivono e quali sono i pregi e i difetti che imputano alle compagnie. «Dati sensibili e utili dice Rapetti per creare i profili che servono a costruire nuovi prodotti su misura per motociclisti e automobilisti». È anche l identikit dell italiano che si muove, per lavoro o per svago, il quale, secondo un elaborazione di dati Istat-Aci-Comuni, sborsa, in media, 49 euro all anno di multe, con i fiorentini, i più sanzionati, a quota 177 euro, i romani a 97,9 euro, i milanesi a 88,6, i genovesi a 61,2, i bergamaschi, tra i più disciplinati, a 54,8 e che perde, sempre in media, 4,6 preziosi punti di patente all anno. Gli automobilisti intervistati da Zurich Connect, complici forse l aumento continuo del traffico e lo stress per la crisi economica, ammettono di essere diventati più aggressivi al volante: oltre un quarto dichiara di essere più litigioso rispetto a cinque anni fa e il picco si raggiunge tra coloro che usano la propria auto per recarsi al lavoro. Sorprende che le più calde siano le persone più mature, di età tra i 55 e i 64 anni, specie se vivono in città medio grandi nel centro Italia e in Sardegna: uno dei motivi più frequenti di battibecco è la difficile convivenza sulla strada con motociclisti e scooteristi. «È curioso, perché se da una parte cresce l intolleranza e talvolta la voglia di far valere a tutti i costi le proprie ragioni spiega Rapetti dall altra aumentano il rispetto per il Codice della Strada e la paura di perdere la patente al punto che gli intervistati affermano di essere più ligi e attenti alle regole di quanto non lo fossero cinque anni or sono». Che cos altro fanno gli italiani al volante? Un numero considerevole si distrae: guarda il panorama o usa i momenti di guida per pensare ai fatti propri e scappare dalla realtà fantasticando: lo fanno soprattutto i motociclisti che stanno andando in vacanza. E poi c è chi si gratta il naso e chi si mangia le unghie. Una minoranza, è vero, che trasformata in valore assoluto, significa più di 5 milioni di italiani che si rosicchiano le unghie e 3,7 milioni che parlano da soli. Un segnale del livello di stress da guida? Meditate, automobilisti, meditate. Paolo Artemi L'avviso bonario vale come avviso di accertamento/liquidazione SENTENZA DELLA CASSAZIONE Con Sentenza 9 dicembre 2009, n , la Corte di Cassazione si è espressa in tema di contenzioso, disponendo che l avviso bonario può considerarsi sostitutivo a pieno titolo dell avviso di accertamento e di liquidazione. Nello specifico, la Corte ha dichiarato valida la comunicazione inoltrata dall Amministrazione finanziaria nei confronti del contribuente, anche priva: della formale intimazione al pagamento; della dizione avviso di liquidazione o avviso di accertamento ; dell indicazione del termine o della forma da osservare ai fini dell impugnazione; dell indicazione della Commissione tributaria competente.19 INFORTUNISTICA STRADALE n gennaio-febbraio-marzo Il conducente, coinvolto in un incidente con danni alle persone oltre a fermarsi per prestare eventualmente soccorso deve anche fornire i propri dati personali nonché i dati relativi alla propria autovettura. Non è sufficiente lasciare solo il proprio biglietto da visita. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Cassazione civile, Sezione II, Sentenza del , n SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE Il Ministero dell Interno impugna la sentenza n. 47 del 2005 del Giudice di Pace di Asolo, che accoglieva l opposizione dell odierno intimato, I.M., avverso il verbale di contestazione n. della Polizia stradale di Treviso, che accertava la violazione dell articolo 189, quarto e nono comma, Codice della Strada per non aver fornito l odierno intimato i dati completi relativi alle proprie generalità, nonchè i dati del veicolo e gli estremi della copertura assicurativa alle persone danneggiate. Il Giudice di Pace accoglieva il ricorso, ritenendo che la violazione riportata nel verbale non era stata commessa dal ricorrente e per l omessa indicazione dell autorità avanti la quale proporre l opposizione. In particolare osservava, quanto all omessa indicazione dei dati, che l odierno resistente non si sia rifiutato di fornire i propri dati identificativi, visto che ha dato un suo biglietto da visita con l indicazione del nome e cognome, attività e luogo di esercizio, numero telefonico, partita IVA, codice fiscale e ha fatto venire sul luogo dell incidente un suo collaboratore... che ha offerto la sua disponibilità per raccogliere i dati dei protagonisti. L odierno ricorrente formula due motivi di ricorso. Resiste con controricorso e propone ricorso incidentale l intimato. Con il primo motivo del ricorso principale viene dedotta la violazione e falsa applicazione dell art. 21 C.d.S., in relazione agli artt e 2700 c.c., poichè il verbale di contestazione redatto dagli agenti della Polizia stradale costituiva atto pubblico facente piena prova, fino a querela di falso, dei fatti riportati, tra i quali vi era la circostanza che l odierno resistente non aveva fornito i dati relativi alle proprie generalità, i dati del veicolo e gli estremi della copertura assicurativa. In mancanza di querela di falso il Giudice di Pace non poteva respingere il ricorso. Col secondo motivo viene dedotta la violazione e la falsa applicazione del D.P.R. n. 495 del 1992, art. 383 e della L. n. 241 del 1990, art. 3, comma 4. L omessa indicazione di elementi utili per l esercizio del diritto di difesa da parte ricorrente non comportava alcuna nullità dell atto, ma costituiva soltanto una mera irregolarità, sanata nel caso di specie per aver l interessato provveduto a tutelare le proprie ragioni davanti all autorità giudiziaria (Cass n. 9263). Con il ricorso incidentale viene dedotta l erronea interpretazione dell art. 115 c.p.c. e si lamenta che il giudice mal avrebbe fatto a non ammettere le prove dedotte ritenendole inammissibili. Attivatasi procedura ex art. 375 c.p.c., il Procuratore Generale invia requisitoria scritta nella quale, concordando con il parere espresso nella nota di trasmissione, conclude con richiesta di accoglimento del ricorso principale e di rigetto di quello incidentale. Le richieste della Procura Generale vanno accolte. I ricorsi, in quanto proposti avverso la medesima sentenza, vanno riuniti ai sensi dell'art. 335 c.p.c.. Il primo motivo del ricorso principale è fondato. Il Giudice di Pace ha immotivatamente (senza neppure fornire spiegazioni in ordine alla fonte del proprio convincimento) e, comunque, indebitamente disatteso le risultanze del processo verbale circa il rifiuto dell opponente di fornire le proprie complete generalità e gli altri dati agli agenti, tenuto conto della fede privilegiata ex art c.c. e risultando il fatto avvenuto in presenza degli agenti e non essendo suscettibile di margine di apprezzamento. Anche il secondo motivo del ricorso principale appare fondato. La mancata o imprecisa indicazione dell autorità giudiziaria competente a pronunciarsi sull opposizione, che in concreto è stata tempestivamente proposta ex art. 204 bis C.d.S., non ha comportato alcun pregiudizio alla difesa dell opponente. La giurisprudenza è costante nell escludere rilevanza invalidante a tali omissioni o imprecisioni e nell evidenziare che le stesse possono solo giustificare eventuali opposizioni tardive. Il ricorso incidentale è per contro infondato va rigettato. La doglianza esposta è manifestamente irrilevante, attenendo alle disattese (e, peraltro, neppure specificate in violazione del principio dell autosufficienza del ricorso) richieste istruttorie quanto alla dinamica del sinistro e non all oggetto del verbale opposto, riguardante solo violazione di cui all art. 189 C.d.S., commi 4 e 9. Il ricorso principale va accolto e il provvedimento impugnato cassato. Sussistendone i presupposti, ai sensi dell art. 384 c.p.c., questa Corte può pronunciare sul merito, rigettando l opposizione originariamente proposta. Il ricorso incidentale va rigettato. Le spese seguono la soccombenza. P.Q.M. La Corte, riuniti i ricorsi, accoglie il ricorso principale, rigetta l incidentale; cassa senza rinvio in relazione al ricorso accolto il provvedimento impugnato e, decidendo nel merito, rigetta l opposizione originariamente proposta dalla parte intimata. Condanna la parte intimata alle spese di giudizio, liquidate in complessivi Euro 400,00, per onorari, oltre spese prenotate a debito e accessori come per legge. Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 maggio Depositato in Cancelleria il 5 novembre 2009.20 20 n gennaio-febbraio-marzo 2010 INFORTUNISTICA STRADALE LEX 24 Il Sole24Ore SPECIALE RIFORMA DEL PROCESSO CIVILE Condanna alle spese per singoli atti. Compensazione delle spese Modifiche al Libro I del Codice di procedura civile Disposizioni generali Articolo 92. Condanna alle spese per singoli atti. Compensazione delle spese. Vecchio testo: Il giudice, nel pronunciare la condanna di cui all articolo precedente, può escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice, se le ritiene eccessive o superflue; e può, indipendentemente dalla soccombenza, condannare una parte al rimborso delle spese, anche non ripetibili, che, per trasgressione al dovere di cui all articolo 88, essa ha causato all altra parte. Se vi è soccombenza reciproca o concorrono altri giusti motivi, esplicitamente indicati nella motivazione, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti (1). Se le parti si sono conciliate, le spese si intendono compensate, salvo che le parti stesse abbiano diversamente convenuto nel processo verbale di conciliazione. (1) Comma così sostituito, con decorrenza 1 marzo 2006 (e applicabile «ai procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in vigore»), dall art. 2, I. 28 dicembre 2005, n. 263, Interventi correttivi alle modifiche in materia processuale civile introdotte con il decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, nonché ulteriori modifiche al codice di procedura civile e alle relative disposizioni di attuazione, al regolamento di cui al regio-decreto 17 agosto 1907, n. 642, al codice civile, alla legge 21 gennaio 1994, n. 53, e disposizioni in tema di diritto alla pensione di reversibilità del coniuge divorziato. Il comma originario era così formulato: «Se vi è soccombenza reciproca o concorrono altri giusti motivi, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti (in margine alla precedente formulazione del comma è stata ritenuta manifestamente inammissibile (in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost.) la questione di legittimità costituzionale dell art. 92 c.p.c., nella parte in cui consente al giudice la facoltà di compensare, in tutto o in parte e ai danni della parte rimasta vittoriosa, le spese processuali, senza esporre espressa e giustificata motivazione dei giusti motivi di tale decisione, ove sollevata dal giudice di primo grado. La regola posta dal diritto vivente di non sindacabilità della compensazione delle spese non motivata, ha come diretto destinatario non il giudice di primo grado, bensì quello dell impugnazione (il quale, semmai, avrebbe potuto ammissibilmente sollevare tale questione))». Nuovo testo: Il giudice, nel pronunciare la condanna di cui all articolo precedente, può escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice, se le ritiene eccessive o superflue; e può, indipendentemente dalla soccombenza, condannare una parte al rimborso delle spese, anche non ripetibili, che, per trasgressione al dovere di cui all articolo 88, essa ha causato all altra parte. Se vi è soccombenza reciproca, o concorrono altre gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione (1) il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti. Se le parti si sono conciliate, le spese si intendono compensate, salvo che le parti stesse abbiano diversamente convenuto nel processo verbale di conciliazione. (1) Le parole in corsivo sostituiscono le precedenti «o concorrono altri giusti motivi, esplicitamente indicati nella motivazione» ai sensi dell art. 45, comma 11, legge 18/06/2009, n. 69 (Gazzetta ufficiale n. 140 del 19/06/2009), recante disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile. Per il regime transitorio l art. 58 così dispone: «58. Disposizioni transitorie. 1. Fatto salvo quanto previsto dai commi successivi, le disposizioni della presente legge che modificano il codice di procedura civile e le disposizioni per l attuazione del codice di procedura civile si applicano ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore. 2. Ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della presente legge si applicano gli articoli 132, 345 e 616 del codice di procedura civile e l articolo 118 delle disposizioni per l attuazione del codice di procedura civile, come modificati dalla presente legge. 3. Le disposizioni di cui ai commi quinto e sesto dell articolo 155 del codice di procedura civile si applicano anche ai procedimenti pendenti alla data del 1 marzo La trascrizione della domanda giudiziale, del pignoramento immobiliare e del sequestro conservativo sugli immobile eseguita venti anni prima dell entrata in vigore delle presente legge o in un momento ancora anteriore conserva il suo effetto se rinnovata ai sensi degli articoli 2668-bis e 2668-ter del codice civile entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge». Vedere altro
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References: art.2
 art.115
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 art.2
 art. 2
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 SENTENZA 
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 art. 372
 art. 1227
 Cass. 
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 art. 360
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 Cass. 
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 art. 3
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 Articolo 55
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