Source: http://www.slideshare.net/vittorio.pasteris/lsdi-professionedefinitivo
Timestamp: 2016-09-29 14:14:28+00:00

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- In Francia nel 2012 il numero dei giornalisti professionali era calato al livello del 2006: 37.286 contro 37.423 di sei anni fa;
- Negli Stati Uniti si contano circa 60.000 giornalisti professionali. Quelli delle testate quotidiane e dei magazine erano 41.600 nel 2010, contro i 56.400 nel 2001 (e 56.900 nel 1990) e nel solo 2011 erano stati tagliati altri 4.190 posti di lavoro.
- Nel Regno Unito i giornalisti sono scesi di circa 10.000 unità dal 2008, da 60 a 50.000 circa.
at WIRED - Nòva Il Sole 24 ore - Cittadini Reattivi 3 years ago
La	fabbrica	dei	giornalisti	Sono	oltre	112.000	in	Italia:	il	triplo	che	in	Francia,	il	doppio	che	in	UK.	Ma	solo	il	45%	sono	attivi	‘’ufficialmente’’	e	solo	1	su	5	ha	un	contratto	di	lavoro	dipendente	(guadagnando	però	5	volte	più	di	un	freelance	e	6,4	volte	più	di	un	Co.co.co).	Intanto	i	rapporti	di	lavoro	subordinato	continuano	inesorabilmente	a	calare	(meno	5,1%	dal	2008)	e	l’	età	media	degli	attivi	a	crescere	1	2.
Aggiornamento	(con	i	dati	del	2011)	del	Rapporto	sulla	professione	giornalistica	in	Italia	a	cura	di	Pino	Rea	I	precedenti	Rapporti:	-­‐	Situazione	al	2010:	http://www.lsdi.it/2012/una-­‐professione-­‐sempre-­‐piu-­‐frammentata/	-­‐	Situazione	al	2009:	http://www.lsdi.it/ebook/giornalismo-­‐il-­‐lato-­‐emerso-­‐della-­‐professione/	)	Ringraziamenti	Insieme	ad	Andrea	Camporese,	Daniele	Cerrato,	Marina	Cosi,	Enzo	Iacopino,	Roberto	Natale	e	Franco	Siddi	–	responsabili	di	Inpgi,	Casagit,	Fondo	integrativo,	Ordine	e	Fnsi,	gli	enti	che	ci	hanno	fornito	i	materiali	su	cui	lavorare	-­‐,	desideriamo	ringraziare	in	particolare,	ancora	una	volta,	per	la	loro	sensibilità	e	cortesia,	Alessandra	Contini,	responsabile	della	sezione	Programmazione	e	Controllo	dell’	Inpgi,	che	ha	raccolto	e	preparato	la	maggior	parte	dei	dati	usati	per	questo	aggiornamento,	e	i	direttori	di	Ordine,	Casagit	e	Fnsi,	Ennio	Bartolotta,	Francesco	Matteoli	e	Giancarlo	Tartaglia,	che	hanno	messo	a	disposizione	gli	altri	dati	su	cui	si	basa	questo	piccolo	studio.	(p.	r.)	2	3.
Indice	Introduzione……………………………………..	5	Uno	sguardo	d’	insieme	……………………	11	Il	lavoro	subordinato………………………..	19	Il	lavoro	autonomo………………………….	37	Gli	iscritti	all’	ordine………………………..	43	Gli	scritti	al	sindacato………………………	45	3	4.
Introduzione	Mentre	in	gran	parte	dei	paesi	occidentali	la	densità	della	professione	giornalistica	è	in	declino,	in	Italia	i	giornalisti	continuano	ad	aumentare,	sia	nell’	Ordine	che	nella	professione,	anche	se	solo	il	45%	degli	iscritti	sono	‘’attivi’’	ufficialmente	e	solo	1	su	5	ha	un	contratto	di	lavoro	dipendente.	-­‐	In	Francia	nel	2012	il	numero	dei	giornalisti	professionali	era	calato	al	livello	del	2006:	37.286	contro	37.423	di	sei	anni	fa;	-­‐	Negli	Stati	Uniti	si	contano	circa	60.000	giornalisti	professionali.	Quelli	delle	testate	quotidiane	e	dei	magazine	erano	41.600	nel	2010,	contro	i	56.400	nel	2001	(e	56.900	nel	1990)	e	nel	solo	2011	erano	stati	tagliati	altri	4.190	posti	di	lavoro.	-­‐	Nel	Regno	Unito	i	giornalisti	sono	scesi	di	circa	10.000	unità	dal	2008,	da	60	a	50.000	circa.	L’	Italia	ha	quasi	il	doppio	di	giornalisti	di	Usa	e	Uk	e	il	loro	numero	aumenta	costantemente.	All’	1	ottobre	2012	l’	Ordine	contava	103.036	iscritti	(esclusi	elenco	speciale	e	stranieri)	contro	i	102.656	del	31	dicembre	2011	e	i	100.487	dell’	anno	precedente.	Per	quanto	riguarda	la	professione,	gli	iscritti	all’	Inpgi	attivi	(e	non	in	‘’sonno’’)	erano	43.300	nel	2009,	erano	diventati	44.906	nel	2010	e	sono	arrivati	a	46.243	alla	fine	del	2011.	5	6.
Ma	a	crescere,	come	si	vede	dalla	tabella,	è	solo	l’	area	del	lavoro	autonomo	e	parasubordinato	(Co.co.co),	mentre	quella	del	lavoro	dipendente	continua	a	restringersi.	Solo	il	19,1%	degli	iscritti	all’	Ordine	–	meno	in	giornalista	su	5	-­‐	ha	un	contratto	di	lavoro	dipendente.	Nonostante	lo	stato	di	crisi	di	tante	testate,	i	prepensionamenti	e	il	sostanziale	blocco	del	turn	over	(i	praticanti	sono	scesi	da	1.306	del	2009	a	868,	mentre	dal	2007	al	2011	solo	nei	tre	maggiori	gruppi,	Rcs,	Espresso	e	Mondadori,	sono	stati	tagliati	quasi	3300	posti,	il	21%	circa	del	totale),	globalmente	quindi	il	bacino	del	giornalismo	retribuito	ufficiale	(i	giornalisti	iscritti	all’	Inpgi	e	con	una	posizione	‘’attiva’’)	continua	a	lievitare.	Il	problema	è	che	questo	dato	rappresenta	tutti	i	titolari	di	reddito	da	lavoro	giornalistico	ufficiale:	1) quelli	che	fanno	giornalismo	come	professione	unica	o	prevalente	(i	quasi	20.000	subordinati	e	i	freelance	veri,	per	scelta);	2) quelli	che	svolgono	altre	attività	professionali	e	fanno	anche	del	giornalismo:	i	pubblicisti	tradizionali;	3) quelli	che	fanno	prevalentemente	giornalismo	ma	con	retribuzioni	bassissime	e	che	non	riescono	a	conquistare	un	contratto	ed	entrare	nel	mondo	del	lavoro	stabile.	Il	divario	nei	redditi	Il	quadro	è	molto	complesso	e	difficile	da	decifrare.	Analizzando,	attraverso	i	dati	forniti	da	tutti	gli	Istituti	della	categoria,	la	situazione	per	il	terzo	anno	consecutivo	un	altro	tratto	rilevante	che	emerge	–	dopo	quello	relativo	al	numero	globale	dei	giornalisti	–	è	il	persistente	e	crescente	gap	nei	redditi	fra	lavoro	subordinato	e	lavoro	autonomo.	6	7.
Infatti,	mentre	la	media	annua	delle	retribuzioni	dei	giornalisti	dipendenti	era	pari	a	62.228	euro,	il	reddito	lordo	medio	degli	autonomi	nel	2011	era	di	12.456	euro	e	quello	dei	parasubordinati	(Co.co.co.)	era	di	9.703	euro.	Il	reddito	medio	dei	giornalisti	dipendenti	era	insomma	maggiore	di	5	volte	rispetto	a	quello	degli	autonomi	e	di	6,4	volte	rispetto	a	quello	dei	Co.co.co.	Tra	l’	altro,	quasi	8.000	dei	19.639	subordinati	(7.812,	il	40%)	hanno	anche	un	reddito	da	lavoro	autonomo,	che	non	entra	nel	calcolo	della	media	annua	della	sua	retribuzione	come	dipendente.	E	quindi	il	divario	continua	a	crescere	(anche	se	non	è	possibile	dire	di	quanto).	Infine,	un	lavoratore	autonomo	su	4	(il	24,4%:	3.663	liberi	professionisti	e	2.568	Co.co.co)	dichiarava	redditi	compresi	fra	lo	zero	e	i	1500	euro.	Segnali	di	‘’miglioramento’’?	Al	di	là	del	divario,	comunque,	nel	2011,	si	registravano	dei	segnali	di	miglioramento	sul	piano	economico,	almeno	per	il	breve	periodo.	Nel	campo	del	lavoro	autonomo,	dove,	come	si	è	visto,	la	situazione	è	ancora	disastrosa,	il	2011	registra	questi	andamenti:	-­‐	la	media	retributiva	dei	‘’liberi	professionisti’’	cresce	da	12.187	a	12.586	euro	(+2,9%)	-­‐	la	retribuzione	media	dei	Co.co.co	passa	da	8.505	a	9.703	euro	(più	14,1%)	-­‐	la	percentuale	di	denunce	sotto	i	5.000	euro	scende	complessivamente	dal	62%	al	55,8%,	tornando	praticamente	allo	stesso	livello	del	2009,	quando	era	il	55,3%.	In	ogni	caso,	resta	il	fatto	che	14.800	giornalisti	autonomi	hanno	dei	redditi	inferiori	a	5.000	euro	annui	lordi.	Sul	piano	del	lavoro	subordinato,	se	i	rapporti	di	lavoro	diminuiscono	in	termini	numerici	e	peggiorano	sul	piano	del	reddito	nelle	fasce	più	basse,	registrano	invece	dei	lievi	miglioramenti	quelli	nelle	fasce	medio-­‐alte.	Tanto	che	la	retribuzione	media	lorda	nel	settore	-­‐	62.228	euro	-­‐	è	in	crescita	sia	sul	2009	(quando	era	pari	a	61.620	euro)	che	sul	2010	(61.865	euro).	Un	elemento	in	parte	confermato	dai	dati	della	Casagit	sull’	evoluzione	del	contributo	medio,	che	mostrano	un	arresto	nella	tendenza	alla	diminuzione	della	massa	salariale	dei	contrattualizzati	e	anzi	un	lieve	aumento,	pari	a	un	più	0,8%.	Spiegabile	soprattutto	con	gli	effetti	degli	aumenti	contrattuali.	7	8.
Stabile	la	disoccupazione,	ma	esplode	il	ricorso	agli	altri	ammortizzatori	sociali	Se	intanto	il	livello	della	disoccupazione	resta	più	o	meno	stabile	(i	giornalisti	che	percepivano	l’	assegno	di	disoccupazione	erano	1514	contro	i	1527	del	2010),	il	2011	ha	visto	un	aumento	esponenziale	del	ricorso	agli	altri	ammortizzatori	sociali,	tanto	che	l’	anno	scorso	la	spesa	dell’	Inpgi	è	cresciuta	del	18,9%	rispetto	al	2010:	-­‐	più	29%	per	la	solidarietà;	-­‐	più	144,7%	per	la	cassa	integrazione	straordinaria.	Quest’	anno,	invece,	secondo	la	previsione	di	bilancio	per	il	2013,	la	Cigs	dovrebbe	aumentare	del	12,6%,	mentre	la	spesa	per	i	contratti	di	solidarietà	dovrebbe	registrare	un’	aumento	del	177%.	Calano	i	contrattualizzati	e	‘’invecchia’’	progressivamente	la	professione	Ma	il	dato	preoccupante	è	il	calo	del	numero	dei	rapporti	di	lavoro,	in	diminuzione	costante	dal	2008:	dai	22.197	di	quell’anno	ai	21.069	del	2011,	con	una	contrazione	del	5,1%	(-­‐0,94%	nel	2011).	Una	tendenza	che	viene	temperata	solo	lievemente	dalle	misure	di	sgravi	contributivi	per	le	aziende	che	assumano	o	trasformino	rapporti	di	lavoro	a	termine	o	Co.Co.Co	in	contratti	di	lavoro	a	tempo	indeterminato,	che	hanno	visto	ad	esempio	(fino	ad	ottobre	scorso)	l’	instaurazione	di	soli	207	rapporti	di	lavoro.	Il	calo	viene	confermato	dalla	Casagit	dove	nello	stesso	periodo,	vale	a	dire	dal	2008	al	2011,	complessivamente	il	calo	dei	soci	attivi	è	stato	di	1.350	unità.	Di	questi	–	spiega	il	presidente	della	Cassa,	Daniele	Cerrato	-­‐	circa	750	sono	soci	contrattualizzati	e	600	giornalisti	professionisti	e	pubblicisti	che	esercitano	autonomamente	la	professione	e	aderiscono	alla	Cassa	in	forma	volontaria.	In	percentuale	il	peso	dei	due	gruppi	è	molto	diverso,	basti	pensare	che	i	soci	con	contratto	erano	in	origine	17.500	e	sono	passati	a	poco	più	di	16.800	(-­‐4,2%)	e	i	volontari	da	3.500	sono	passati	a	2.900	con	una	flessione	percentuale	superiore	al	12%.	Nell’ultimo	anno	d’analisi,	nel	2011,	i	soci	contrattualizzati	in	Casagit	sono	diminuiti	di	150	unità,	scendendo	da	16.969	del	2010	a	16.819	del	2011,	con	una	perdita	dello	0,8%	(un	calo	molto	meno	marcato	di	quello	dell’	anno	precedente,	quando	fu	del	3%).	Tra	l’	altro,	la	maggiore	contrazione	dei	rapporti	di	lavoro	riguarda	il	settore	dei	contratti	Fieg-­‐Fnsi	–	quelli	che	producono	la	parte	più	consistente	della	massa	retributiva	-­‐,	scesi	a	14.951	rispetto	ai	15.172	del	2010	(con	una	diminuzione	dell’	1,46%).	Erano	nel	2010	il	71,3%	di	tutti	i	rapporti	di	lavoro;	nel	2011	sono	diventati	il	70,1%.	8	9.
La	diminuzione	del	numero	di	rapporti,	il	sostanziale	blocco	del	turn	over,	la	progressione	degli	stati	di	crisi	–	sono	stati	trattati	solo	nel	2011	55	accordi,	di	cui	una	decina	ancora	aperti,	relativi	a	una	cinquantina	di	testate	e	ai	maggiori	gruppi	editoriali	italiani	(in	appendice	l’	elenco	dei	casi)	–	e	il	flusso	costante	di	prepensionamenti	produce	un	progressivo	invecchiamento	della	professione	e	uno	squilibrio	nel	rapporto	fra	attivi	e	pensionati	che	preoccupa	non	poco	gli	istituti	di	categoria.	Fra	il	2008	e	il	2011,	alla	Casagit,	i	pensionati	sono	saliti	di	circa	1.200	unità,	passando	da	6.362	a	7.533,	con	un	incremento	del	18,4%:	oggi	sono	il	27%	dei	soci,	mentre	solo	nel	2008	erano	il	22%.	E	all’	Inpgi,	come	ha	sottolineato	il	presidente,	Andrea	Camporese,	il	rapporto	fra	attivi	e	pensionati	continua	a	scendere,	passando	da	2,58	del	2010	a	2,45	del	2011.	E	i	giornalisti	‘’invisibili’’?	Sfugge	invece,	ancora,	la	natura	di	quei	48.206	giornalisti	iscritti	all’Ordine	che,	all’	1	ottobre	2012,	non	avevano	nessuna	posizione	Inpgi.	Si	tratta	del	46,8%	di	tutta	la	popolazione	giornalistica	italiana	(escludendo	sempre	elenco	speciale	e	stranieri).	Intanto,	sarebbe	molto	interessante	realizzare	uno	studio,	semmai	in	qualche	ordine	regionale	scelto	come	campione,	sulla	composizione	di	questa	parte	così	rilevante	della	categoria.	Anche	se	preferiamo	augurarci	che	la	necessità	di	questa	analisi	venga	spazzata	via	da	una	riforma	radicale	della	legge	sull’	Ordine.	Una	riforma	che	(naturalmente	dopo	un	periodo	di	transizione	consistente	e	il	più	possibile	indolore)	porti	fra	i	professionali	quell’	ampia	fascia	di	pubblicisti	che	vivono	di	giornalismo	(vedi	Lsdi	http://www.lsdi.it/2012/il-­‐pubblicismo-­‐professionale-­‐e-­‐la-­‐precarieta-­‐nel-­‐lavoro-­‐autonomo-­‐un-­‐approfondimento-­‐con-­‐nuovi-­‐dati-­‐inpgi/)	e	cancelli	la	distinzione	professionisti/pubblicisti,	prevedendo	che	è	giornalista	chi	fa	prevalentemente	il	giornalista	e	versa	i	contributi	all’	Inpgi,	imponendo	l’	accesso	universitario	alla	professione,	ecc.,	ecc.	Per	il	momento	possiamo	supporre	comunque	che	in	questa	grossa	fetta	del	giornalismo	italiano	ci	sia	un’	ampia	fascia	di	precariato.	Quel	mondo	che	tracima	a	cerchi	concentrici	anche	al	di	fuori	del	bacino	dell’	Ordine,	in	territori	dove	si	intuiscono	centinaia	e	centinaia	di	aspiranti	giornalisti	che	sperano	in	una	tessera	come	viatico	al	9	10.
Giornalismo	con	la	G	maiuscola:	una	miriade	di	giovani	(e	meno	giovani)	inseriti	in	qualche	modo	nella	macchina	della	produzione	e	della	distribuzione	dell’	informazione	giornalistica	–	soprattutto	nel	segmento	dell’	online	–	che	premono	verso	l’	alto	nella	speranza	di	raggiungere	almeno	il	traguardo	di	uno	sbocco	nel	pubblicismo.	Un	dato	sconcertante:	in	una	ricerca	per	l’	Ordine	sul	rapporto	fra	giornalisti	e	tecnologie	digitali	(in	corso	di	elaborazione),	123	dei	907	giornalisti	che	hanno	partecipato	al	sondaggio	–	il	13,6%	(e	il	43,5%	dei	283	che	si	sono	dichiarati	‘dipendenti’)	-­‐	hanno	indicato	come	qualifica	quella	di	‘’impiegato’’.	10	11.
1-­‐ Uno	sguardo	d’	insieme	Alla	fine	del	2011	i	giornalisti	attivi	‘’visibili’’	effettivi	(con	una	posizione	contributiva	all’	Inpgi	attiva*)	erano	46.243:	19.639	nel	campo	del	lavoro	subordinato	e	26.524	fra	autonomi	e	parasubordinati	(Co.co.co).	Nel	corso	del	2011	gli	attivi	sono	quindi	cresciuti	del	4,87%	rispetto	al	2010	(quando	la	crescita	complessiva	era	stata	del	3,7%)	con	un	incremento	determinato	soprattutto,	ancora	una	volta,	dall’	aumento	del	peso	del	lavoro	autonomo.	Mentre	infatti	nel	segmento	lavoro	dipendente	alla	fine	del	2011	si	è	registrata	una	flessione	dello	0,94%	(le	posizione	attive	presso	l’	Inpgi1	sono	calate	da	19.895	a	19.639),	nel	campo	del	lavoro	autonomo	le	posizioni	attive	sono	passate	da	25.011	a	26.524,	con	un	incremento	del	6,05%.	Andamento	dei	giornalisti	attivi	2009-­‐2011	50.000	46.243	44.906	45.000	43.300	40.000	35.000	30.000	25.011	26.524	2009	25.000	23.213	20.087	19.895	19.639	2010	20.000	2011	15.000	10.000	5.000	0	Subordinag	Autonomi	Totali	(fonte	Inpgi)	Gli	attivi	effettivi,	al	31	dicembre	2011,	rappresentavano	quindi	il	45%	dei	102.656	giornalisti	(esclusi	quelli	che	fanno	capo	all’	elenco	speciale	e	a	quello	degli	stranieri)	iscritti	all’	Ordine.	Una	percentuale	di	mezzo	punto	superiore	a	quella	registrata	nel	2010,	quando	i	giornalisti	con	posizione	attiva	iscritti	all’	Inpgi	rappresentavano	i	44,5%	dei	100.487	iscritti	all’	Ordine,	e	a	quella	del	2009	(44,1%).	-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐	*	In	pratica	con	almeno	un	contributo	obbligatorio	versato	entro	il	31	dicembre	11	12.
Alla	fine	del	2011	i	pensionati	erano	6.128	-­‐	5.206	come	lavoratori	dipendenti	(Inpgi1)	e	922	come	lavoratori	autonomi	(Inpgi2)**	-­‐	pari	al	6%	degli	iscritti,	mentre	quelli	senza	nessuna	posizione	Inpgi	***	(sempre	escludendo	elenco	speciale	e	stranieri)	erano	50.365,	pari	al	49%,	come	si	può	vedere	nella	tabella	che	segue.	AVvi	e	pensionaW	rispeXo	agli	iscriV	all	Ordine	nel	2011	19.639	(19,1%)	50.365	(49%)	Inpgi1	26.524	(25,9%)	Inpgi2	pensionag	non	iscrii	all	Inpgi	6.128	(6%)	Formalmente	il	numero	di	posizioni	contributive	presso	l’	Inpgi1	(il	segmento	dell’	istituto	di	previdenza	a	cui	fa	capo	il	lavoro	subordinato)	continuava	ad	essere	superiore	a	quello	delle	posizioni	dell’	Inpgi2	(la	gestione	di	previdenza	obbligatoria	per	il	lavoro	autonomo):	27.187	posizioni	contro	26.524	(all’	Inpgi2	risultano	complessivamente	34.336	posizioni	ma,	di	queste,	7.812	si	riferivano	a	giornalisti	che	avevano	già	una	posizione	all’	Inpgi1,	svolgendo	contemporaneamente	lavoro	subordinato	e	lavoro	autonomo).	Ma,	dal	momento	che	oltre	7.000	posizioni	(7.548,	pari	al	27,8%)	erano	‘’in	sonno’’	(congelate)	per	mancanza	di	contributi	da	almeno	un	anno	(ma	in	quasi	la	metà	dei	casi	anche	da	più	di	5	anni),	gli	attivi	effettivi	nel	campo	del	lavoro	subordinato	si	riducevano	quindi	a	19.639,	con	una	diminuzione	dello	0,94%	rispetto	al	2010	(quando	il	calo	era	stato	però	del	3,85%	rispetto	al	2009).	Complessivamente	gli	attivi	‘’visibili’’	effettivi	ammontavano	quindi	nel	2011	a	46.243.	-­‐-­‐-­‐	**I	trattamenti	pensionistici	erano	in	realtà	942	ma	venti	facevano	capo	a	giornalisti	che	percepivano	la	pensione	da	lavoro	dipendente	***Alcune	fasce	di	pubblicisti	non	possono	aprire	una	posizione	Inpgi,	come	coloro	che	ricevono	profitti	d’	impresa	(direttori-­‐soci,	ecc.),	o	gli	impiegati	di	enti	locali	che	dedicano	parte	della	loro	attività	al	lavoro	giornalistico	interno,	ma	non	hanno	contratto	giornalistico,	ecc.	12	13.
*****	Per	quanto	riguarda	la	composizione	degli	attivi	per	categoria	ordinistica:	-­‐	Nel	campo	del	lavoro	subordinato,	nel	2011	i	professionisti	erano	scesi	di	285	unità,	da	16.193	a	15.908	(il	56,9%	dei	27.960	professionisti	iscritti	all’	Ordine),	mentre	i	pubblicisti	erano	saliti	di	86	unità,	passando	da	3.348	a	3.434	(il	4,7%	dei	73.030	dell’	elenco	dei	pubblicisti).	Composizione	degli	attivi	per	categoria	ordinistica	2010-­‐2011	25.000	20.260	19.428	20.000	16.193	15.908	15.000	Pubblicisg	Professionisg	10.000	4.781	5.201	5.000	3.348	3.434	0	Autonomi	2010	Autonomi	2011	Subordinag	2010	Subordinag	2011	(fonte	Inpgi/Ordine)	Fra	gli	autonomi	i	professionisti	iscritti	all’	Inpgi2	che	fanno	solo	lavoro	autonomo	erano	5.201,	pari	al	18,6%	degli	iscritti	all’	Ordine	(4.781	nel	2010,	il	17,4%	di	tutti	i	professionisti	nell’	Ordine),	mentre	i	pubblicisti	erano	saliti	a	20.260	(il	27,4%	di	tutti	i	pubblicisti)	da	19.428	(27,3%).	13	14.
1.1	-­‐	Il	lavoro	autonomo	passa	dal	53,6%	del	2009	al	57,4%	del	2011	42,60%	2011	57,40%	44,30%	Lavoro	dipendente	2010	55,70%	Lavoro	autonomo	46,40%	2009	53,60%	0,00%	10,00%	20,00%	30,00%	40,00%	50,00%	60,00%	All’	interno	degli	attivi	effettivi,	fra	il	2009	e	il	2011	la	percentuale	del	lavoro	subordinato	è	passato	dal	46,4%	al	42,6%:	-­‐	2009:	20.087	su	43.300	-­‐	2010:	19.895	su	44.906	-­‐	2011:	19.639	su	46,243,	mentre	quella	del	lavoro	autonomo	è	aumentata	dal	53,6%	al	57,4%	(da	23.213	a	26.524	unità).	Al	netto	delle	doppie	posizioni	gli	autonomi	effettivi	fra	il	2010	e	il	2011	sono	cresciuti	del	6,0%	(l’	aumento	era	stato	invece	del	7,7%	nel	2010),	mentre	quelli	subordinati	sono	scesi	dello	0,94%	(da	19.895	a	19.639).	14	15.
Il	lavoro	autonomo	ha	comunque	fatto	registrare	nel	2011	un	ulteriore,	lieve,	rallentamento	nella	crescita	degli	iscritti:	+6%	rispetto	al	+7,4%	registrato	l’	anno	precedente,	con	una	stabilizzazione	del	ritorno	ai	tradizionali	ritmi	di	incremento	–	più	6,1%	nel	2007,	più	6,4%	nel	2008	–	contro	il	+17%	del	2009,	dovuto	all’	ingresso	in	massa	dei	Co.co.co.	1.2	-­‐	Redditi:	62.228	euro	la	media	annua	delle	retribuzioni	dei	dipendenti,	5	volte	superiore	a	quella	degli	autonomi	e	6,4	volte	maggiore	di	quella	dei	Co.co.co	La	frattura	fra	i	due	segmenti	del	giornalismo	professionale	continua	a	restare	profonda,	visto	che,	mentre	la	media	annua	delle	retribuzioni	dei	giornalisti	dipendenti	(il	valore	che	viene	utilizzato	per	il	computo	delle	pensioni	)	è	pari	a	62.228	euro,	il	reddito	lordo	medio	degli	autonomi	era	di	12.456	euro	e	quello	dei	parasubordinati	(Co.co.co.)	era	di	9.703	euro.	Il	reddito	medio	dei	giornalisti	dipendenti	era	maggiore	di	5	volte	rispetto	a	quello	degli	autonomi	e	di	6,4	volte	rispetto	a	quello	dei	Co.co.co.	In	più	un	lavoratore	autonomo	su	4	(il	24,4%:	3.663	liberi	professionisti	e	2.568	Co.co.co)	dichiarava	redditi	compresi	fra	lo	zero	e	i	1500	euro.	*	*	*	*	*	Sul	fronte	del	lavoro	subordinato,	i	dati	Inpgi	mostrano	che	i	rapporti	di	lavoro	stabili,	se	diminuiscono	in	termini	numerici	e	peggiorano	sul	piano	del	reddito	nelle	fasce	più	basse,	migliorano	lievemente	nelle	fasce	medio-­‐alte.	E	la	retribuzione	media	lorda	nel	settore	lavoro	dipendente	è	in	crescita	sia	sul	2009	(quando	era	pari	a	61.620	euro)	che	sul	2010	(61.865	euro).	Anche	per	effetto	dei	miglioramenti	contrattuali.	15	16.
Retribuzione	media	Inpgi1	(in	euro)	62.300	62.200	62.228	62.100	62.000	61.900	61.865	61.800	61.700	61.600	61.620	61.500	61.400	61.300	2009	2010	2011	Un	dato	in	parte	confermato	dai	dati	della	Casagit	sull’	evoluzione	del	contributo	medio,	che	mostrano	un	arresto	nella	tendenza	alla	diminuzione	della	massa	salariale	dei	contrattualizzati	–	come	si	può	vedere	nella	tabella	qui	sotto	–	e	un	lieve	aumento	del	loro	ammontare,	pari	a	un	più	0,8%.	Una	indicazione	di	stabilità	e	tenuta	complessiva	delle	condizioni	economiche	dei	giornalisti	dipendenti	viene	anche	dallo	stato	di	buona	salute	del	Fondo	complementare	di	previdenza	(in	appendice	la	tabella	che	mostra	l’	andamento	della	massa	amministrata	e	i	risultati	delle	ultime	gestioni).	I	dati	–	spiega	Marina	Cosi,	presidente	uscente	del	Fondo	-­‐,	mostrano	un	discreto	ricambio	demografico	(nuovi	iscritti	stanno	rimpiazzando	i	vecchi	contribuenti	che	lasciano	il	lavoro,	e	quindi	il	Fondo)	e	l’	esistenza	di	una	discreta	quantità	di	lavoratori,	soprattutto	nella	fascia	di	età	fra	i	40	e	i	50	anni,	che	‘’girano’’	una	parte	consistente	(anche	il	6-­‐7%)	del	loro	salario	alla	previdenza	complementare.	Il	grosso	dei	fondi	vengono	sempre	dal	TFR	(304	milioni	di	euro	su	395	milioni	del	patrimonio	totale	amministrato	al	30	settembre	2012),	mentre	il	contributo	da	parte	degli	editori	continua	a	restare	fermo	all’	1%	dei	salari	lordi.	Una	percentuale	troppo	bassa	e	la	cui	rivalutazione,	secondo	Marina	Cosi,	dovrebbe	essere	-­‐	assieme	all’	ingresso	dei	freelance	nel	Fondo	-­‐	uno	dei	principali	punti	della	prossima	trattativa	contrattuale	con	la	Fieg.	Un	altro	elemento	di	cui	tener	conto	è	il	fatto	che	quasi	8.000	dei	19.639	subordinati	(7.812,	il	40%)	hanno	anche	un	reddito	da	lavoro	autonomo,	che	non	entra	nel	calcolo	della	media	annua	della	sua	retribuzione	come	dipendente,	ma	che	di	fatto	allarga	il	divario	con	la	condizione	reddituale	del	lavoro	autonomo	e	parasubordinato.	16	17.
Sul	piano	del	lavoro	autonomo,	infatti,	la	situazione	è	ancora	disastrosa,	anche	se	il	2011	vede	qualche	lieve	segnale	di	(relativo)	‘’miglioramento’’:	-­‐	la	media	retributiva	dei	‘’liberi	professionisti’’	cresce	da	12.187	a	12.586	euro	(+2,9%)	-­‐	la	retribuzione	media	dei	Co.co.co	passa	da	8.505	a	9.703	euro	(più	14,1%)	-­‐	la	percentuale	di	denunce	sotto	i	5.000	euro	scende	complessivamente	dal	62%	al	55,8%,	tornando	praticamente	allo	stesso	livello	del	2009,	quando	era	il	55,3%.	Significa	che	14.800	giornalisti	autonomi	hanno	dei	redditi	inferiori	a	5.000	euro	annui	lordi.	Del	resto	anche	i	dati	sulle	prime	pensioni	da	lavoro	autonomo,	pur	essendo	ancora	del	tutto	marginali,	continuano	a	non	essere	assolutamente	rassicuranti,	anche	se	si	registra	qualche	miglioramento	(lieve).	In	particolare,	ad	esempio,	le	pensioni	sopra	il	1.000	euro	annui	erano	228,	il	24,2%,	con	una	crescita	del	40%	rispetto	al	2010,	quando	erano	162.	17	18.
2	–	LAVORO	SUBORDINATO	2.1	–	Diminuisce	il	numero	dei	rapporti	di	lavoro	(meno	5,1%	dal	2008)	Continua	il	calo	del	numero	dei	rapporti	di	lavoro,	in	diminuzione	lenta	ma	costante	dal	2008:	dai	22.197	di	quell’	anno	ai	21.069	del	2011,	con	una	contrazione	del	5,1%	(-­‐0,94%	nel	2011).	In	calo	anche	il	numero	dei	giornalisti	(a	un	giornalista	possono	fare	capo	più	rapporti	di	lavoro),	passati	da	19.895	del	2010	a	19.639	del	2011	(meno	1,3%).	Una	tendenza	che	viene	temperata	solo	lievemente	dalle	misure	di	sgravi	contributivi	per	le	aziende	che	assumano	o	trasformino	rapporti	di	lavoro	a	termine	o	Co.Co.Co	in	contratti	di	lavoro	a	tempo	indeterminato,	che	hanno	visto	ad	esempio	(fino	ad	ottobre	scorso)	l’	instaurazione	di	soli	207	rapporti	di	lavoro.	Una	conferma	viene	anche	dai	dati	della	Casagit	dove	i	soci	contrattualizzati	sono	diminuiti	di	150	unità,	scendendo	da	16.969	del	2010	a	16.819	del	2011,	con	un	calo	dello	0,8%	(molto	meno	marcato	comunque	del	calo	registrato	l’	anno	precedente,	quando	fu	del	3%).	In	tre	anni	alla	Casagit	i	soci	con	contratto	di	lavoro	giornalistico	sono	diminuiti	di	700	unità,	passando	dal	63%	al	60%.	19	20.
Mentre	i	soci	pensionati	sono	aumentati	di	350	unità,	passando	da	7.183	a	7.533	(+4,9%).	Oggi	i	pensionati	sono	il	27%	dei	soci,	mentre	solo	nel	2008	erano	il	22%.	La	maggiore	contrazione	riguarda	il	settore	dei	contratti	Fieg-­‐Fnsi,	scesi	a	14.951	rispetto	ai	15.172	del	2010	(con	una	diminuzione	dell’	1,46%).	Erano	nel	2010	il	71,3%	di	tutti	i	rapporti	di	lavoro;	nel	2011	sono	diventati	il	70,1%.	La	tendenza	alla	riduzione	dei	rapporti	di	lavoro	dipendente	viene	registrata	con	preoccupazione	dall’	Inpgi,	dove	–	come	ha	rilevato	il	presidente	Andrea	Camporese	in	sede	di	bilancio	2011	–	il	rapporto	fra	attivi	e	pensionati	continua	a	scendere,	passando	da	2,58	del	2010	a	2,45	del	2011.	20	21.
2.2	–	Continua	a	crescere	(in	modo	lieve	ma	costante)	il	lavoro	femminile	Per	quanto	riguarda	il	genere,	il	numero	di	rapporti	di	lavoro	è	calato	per	le	donne	molto	meno	che	per	gli	uomini	e	questo	ha	comportato	un	lieve	aumento	della	percentuale,	passata	dal	39%	al	39,4%.	Il	numero	delle	giornaliste	dipendenti	è	invece	aumentato	anche	numericamente:	7.763	contro	le	7.752	del	2010.	Il	numero	di	giornalisti	dipendenti	è	invece	calato	di	267	unità,	passando	da	12.143	a	11.876	(meno	2,2%).	Nel	2011	il	rapporto	di	genere	era	quindi	39,5%	contro	60,5%.	Nel	2000	era	33%	contro	67%.	Andam ento	45.000	della	compos 40.000	20.087	19.895	19.639	izione	18.395	35.000	di	genere	30.000	fra	i	13.731	25.000	Totale	giornali sti	Uomini	20.000	12.313	12.143	11.876	dipende 11.700	Donne	nti	15.000	9.275	10.000	7.774	7.752	7.763	6.695	5.000	4.456	0	2000	2005	2009	2010	2011	(fonte	Inpgi)	21	22.
2.3	–	Sempre	in	aumento	i	pubblicisti	art.	36,	‘’blocco’’	dei	praticanti	Per	quanto	riguarda	la	categoria	professionale,	gli	attivi	effettivi	al	31	dicembre	2011	–	come	si	è	detto	–	erano	19.639,	con	21.069	rapporti	di	lavoro	e	con	questa	divisione	percentuale:	-­‐	il	78,5%	%	professionisti	,	-­‐	il	4,2%	praticanti,	-­‐	il	17,2%	pubblicisti.	RapporW	di	lavoro	subordinato	(2011)	17,2	4,2	Professionisg	Pragcang	Pubblicisg	78,5	Continua	progressivamente	il	calo	dei	praticanti,	868	posizioni	attive	contro	le	899	del	2010	e	le	1.306	del	2009,	con	un	calo	del	3,4%	(mentre	la	punta	più	alta	era	stata	registrata	nel	2001	con	2220	posizioni	attive,	con	una	diminuzione	del	60,1%).	Un	dato	che	conferma	il	sostanziale	blocco	del	turn	over	–	in	atto	dal	2008	-­‐,	insieme	a	quello	relativo	alla	diminuzione	dei	professionisti,	passati	da	16.193	a	15.908	(meno	1,76%).	Continuano	a	crescere	invece	i	pubblicisti,	che	passano	da	3348	a	3454,	con	un	incremento	del	2,56%	(nel	2010	l’	aumento	del	numero	di	pubblicisti	subordinarti	era	stato	del	3,2%).	22	23.
Segno	che	in	molte	redazioni	vengono	applicate	forme	contrattuali	previste	in	maniera	specifica	per	i	pubblicisti,	come	l’	art.	36,	un	tipo	di	contratto	che	come	vedremo	è	cresciuto	infatti	del	5,5%.	RapporW	di	lavoro	subordinato	fra	il	2001	e	il	2011	25.000	22.121	20.323	21.069	21.269	20.000	17.287	17.394	15.813	16.846	2001	15.000	13.509	16.551	2005	2009	10.000	2010	3.504	5.000	3.453	3.625	2.000	2011	2.510	2.359	1.381	893	919	1.526	0	Profession.	Pubblicisg	Pragcang	Totale	(fonte	Inpgi)	Nel	2001	(è	dal	primo	gennaio	di	quell’	anno	che	i	pubblicisti	passano	all’	Inpgi)	su	17.394	rapporti	di	lavoro,	quelli	relativi	a	professionisti	erano	13.509	(il	77,7%),	quelli	con	pubblicisti	1.526	(8,7%)	e	quelli	di	praticantato	2.359	(13,7%).	Fra	il	2001	e	il	2011	i	rapporti	di	lavoro	sono	cresciuti	complessivamente	del	21,1%	(la	percentuale	era	invece	del	22,3%	rispetto	al	2010):	quelli	relativi	ai	professionisti	sono	aumentati	del	24,7%,	quelli	dei	pubblicisti	del	137,5%	mentre	i	rapporti	di	praticantato	sono	diminuiti	del	62,1%.	2.4	–	Articoli	‘1’	a	-­‐2%,	per	i	36	invece	+5,5%	Sul	piano	contrattuale	il	calo	del	lavoro	subordinato	ha	colpito	soprattutto	i	rapporti	a	tempo	pieno,	previsti	dall’	articolo	1	del	Contratto	nazionale	di	lavoro,	scesi	fra	il	2010	e	il	2011	di	344	unità,	da	17.182	a	16.838,	con	una	diminuzione	del	2%	(fra	il	2009	e	il	2010	erano	diminuiti	di	885	unità,	con	un	calo	del	4,9%).	23	24.
Calo	notevole	anche	per	gli	art.	2	(collaborazioni	fisse),	passati	da	715	a	684	(meno	4,3%,	mentre	l’	anno	scorso	il	calo	era	stato	solo	dell’	1,2%).	Mentre,	accanto	agli	articoli	36,	sono	cresciuti	quest’	anno	anche	gli	articoli	12	(corrispondenti),	passando	da	427	a	440,	con	un	+	3%	(l’	anno	precedente	erano	invece	calati	da	438	a	427,	meno	2,5%).	Un	articolo	che	da	qualche	anno	in	alcune	redazioni	viene	usato	come	‘’surrogato’’	(molto	più	economico)	dell’	art.	1.	In	forte	e	costante	crescita,	come	si	vede	nella	tabella,	i	contratti	ex	art.	36	(pubblicisti	a	tempo	parziale	nelle	redazioni	decentrate),	che	passano	da	2.945	a	3.107,	con	un	aumento	del	5,5%	(l’	anno	precedente	l’	incremento	era	stato	dell’	1,8%).	Evoluzione	dei	rapporW	di	lavoro	fra	il	2001	e	il	2011	20.000	18.000	16.000	14.000	Axis	Title	12.000	10.000	8.000	6.000	4.000	2.000	0	2001	2005	2009	2010	2011	Art.	1	15.199	17.203	18.067	17.182	16.838	Art.	2	825	805	724	715	684	Art.	12	479	432	438	427	440	Art	36	891	1.883	2.892	2.945	3.107	(fonte	Inpgi)	Questo	l’	andamento	dei	rapporti	di	lavoro	fra	il	2001	e	il	2011:	-­‐	articoli	1,	+	10,8%	-­‐	articoli	2,	-­‐17,1%	-­‐	articoli	12,	-­‐8,1%	-­‐	articoli	36,	+248%	24	25.
2.5	–	Lazio	e	Lombardia	le	Regioni	più	‘’colpite’’	La	Regione	che	ha	perso	il	maggior	numero	di	rapporti	di	lavoro	è	il	Lazio,	con	meno	217	unità,	seguita	da	Lombardia,	con	meno	185	rapporti,	e	da	Emilia-­‐Romagna	e	Sicilia,	con	‘’soli’’	18	rapporti	in	meno.	In	percentuale	in	Lombardia	il	calo	è	stato	del	4,8%,	nel	Lazio	del	3%,	in	Liguria	del	21,5%,	in	Emilia-­‐Romagna	del	6,3%	e	in	Campania	del	4,3%.	In	diverse	Regioni	i	rapporti	di	lavoro	sono	invece	aumentati,	a	partire	da	Calabria	(+48),	Piemonte	(+34)	e	Campania	(+25),	anche	se	gli	aumenti	non	compensano	le	perdite.	2.6	–	In	calo	periodici	e	quotidiani,	crescono	solo	emittenza	locale	e	aziende	private	non	editoriali	I	settori	editoriali	che	hanno	sofferto	maggiormente	nel	2011	in	termini	di	riduzione	di	rapporti	di	lavoro	sono	i	periodici	(meno	157	rapporti,	con	un	calo	del	4,5%;	un	terzo	di	quello	registrato	nel	2010,	con	il	12,1%)	e	i	quotidiani	(meno	152	rapporti,	pari	a	un	calo	del	2%;	meno	4,6%	l’	anno	precedente).	La	Rai	ha	registrato	una	perdita	di	61	rapporti	di	lavoro	(meno	2,9%)	mentre	l’	altra	emittenza	nazionale	è	rimasta	pressoché	stabile	(2.039	rapporti	contro	2.043)	In	calo	anche	le	agenzie	di	stampa	(meno	39	contratti,	con	un	calo	del	3,1%).	Continuano	a	diminuire	i	rapporti	anche	negli	uffici	stampa	degli	Enti	pubblici	(non	enti	locali),	con	un	meno	4,5%	(da	507	a	484	rapporti)	e	in	quelli	della	Pubblica	amministrazione	(dieci	in	meno,	da	1114	a	1104),	dove	si	blocca	un	trend	di	crescita	ininterrotto	avviato	nel	2002,	quando	la	previdenza	per	il	settore	passò	all’	Inpgi.	Gli	unici	due	settori	in	crescita	sono:	-­‐	l’	emittenza	locale	(contratto	Aer-­‐Anti-­‐Corallo),	dove	i	rapporti	passano	da	1.948	a	2.063,	con	un	incremento	del	5,9%,	riprendendo	il	trend	di	sviluppo	che	era	stato	interrotto	solo	nel	2010	(con	un	calo	di	82	rapporti;	meno	4%);	-­‐	Altre	aziende	private	con	una	crescita	di	131	rapporti,	pari	al	9,6%.	25	26.
RapporW	di	lavoro	per	Wpo	di	testate	fra	il	2000	e	il	2011	/	1	9.000	8.000	7.000	6.000	5.000	4.000	3.000	2.000	1.000	0	2000	2005	2009	2010	2011	Quogd.	6.618	7.698	7.836	7.478	7.326	Periodici	3.064	3.880	3.937	3.461	3.304	Rai	2.085	2.155	2.132	2.113	2.052	Ag.	St.	1.109	1.305	1.197	1.250	1211	RapporW	di	lavoro	per	Wpo	di	testate	fra	il	2000	e	il	2011	/	2	2500	2000	1500	1000	500	0	2000	2005	2009	2010	2011	Altre	aziende	1040	1207	1392	1355	1486	Radio	e	tv	naz.	1214	1754	2029	2043	2039	Eng	pub.	211	412	548	507	484	Radio	e	tv	loc.	127	1204	2020	1948	2063	Comparto	pubb.	8	708	1030	1114	1104	(fonte	Inpgi)	26	27.
2.7	–	Il	reddito	Scende	nelle	fasce	medio-­‐basse,	aumenta	in	quelle	medio-­‐alte;	più	di	un	rapporto	di	lavoro	su	3	produce	meno	di	30.000	euro	lordi	l’	anno	Oltre	a	calare	nel	numero,	i	rapporti	di	lavoro	dipendente	mostrano	un	peggioramento	anche	sul	piano	del	reddito	nel	campo	delle	fasce	più	basse*,	mentre	migliorano	i	redditi	nelle	fasce	medio-­‐alte.	Tanto	che	la	media	annua	delle	retribuzioni	(il	valore	utilizzato	dall’	Inpgi	per	il	computo	delle	pensioni	nel	2012)	è	pari	a	62.228	euro,	in	crescita	sia	sul	valore	relativo	al	2010	(quando	era	pari	a	61.620	euro)	che	su	quello	relativo	al	2011	(61.865	euro).	Nel	2011	i	rapporti	di	lavoro	con	reddito	lordo	entro	i	30.000	euro	l’	anno	erano	infatti	saliti	rispetto	al	2010	sia	in	termini	numerici	(7.142	contro	7.110)	sia	in	termini	percentuali:	33,9%	rispetto	a	33,4%	del	2010.	Più	di	un	rapporto	di	lavoro	su	tre	produce	insomma	un	introito	lordo	pari	o	inferiore	a	30.000	euro	l’	anno**.	Complessivamente	cala	(lievemente)	la	percentuale	dei	redditi	nella	fascia	entro	i	50.000	euro,	scendendo	al	52,4%,	contro	il	53,3%	del	2010	e	il	54,9%	del	2009.	Salgono	invece	le	percentuali	nelle	fasce	superiori.	I	rapporti	con	redditi	lordi	compresi	fra	50.001	e	80.000	euro	erano	il	21,8%	rispetto	al	21,4%	del	2010	(e	al	20,8%	del	2009).	E	quelli	da	80.001	euro	annui	in	poi	erano	il	25,8%,	rispetto	al	25,3%	del	2010	e	al	24,2	del	2009.	Fra	questi	ultimi	1.408	rapporti	producevano	un	reddito	superiore	ai	130.000	euro	annui,	pari	al	6,7%	-­‐	erano	6,5%	nel	2010	e	6,2%	nel	2009.	-­‐-­‐-­‐-­‐	*Va	tenuto	conto	che	i	dati	riguardano	i	rapporti	di	lavoro	e	che	un	giornalista	ne	può	avere	più	d’	uno	–	come	vedremo	meglio	in	seguito.	Può	essere	interessante	analizzare	le	sottofasce	all’	interno	dell’	arco	di	reddito	che	va	fino	a	30.000	euro	annui	lordi.	Mentre	globalmente	i	rapporti	di	lavoro	si	riferivano	per	il	78,6%	a	professionisti	(16.551	su	21.069)	e	per	il	17,2%	a	pubblicisti,	questi	ultimi	rappresentavano	il	35,3%	dei	redditi	inferiori	a	30.000	euro	annui	(il	34,7%	nel	2010).	**	Bisogna	presente	anche	che	i	rapporti	di	lavoro	ex	articoli	2,	12	e	36	diminuiscono	notevolmente	la	media	delle	retribuzioni	annue.	In	ogni	caso	va	anche	sottolineato	che	7.381	giornalisti	con	rapporti	di	lavoro	subordinato	–	iscritti	quindi	all’	Inpgi1	–	svolgono	anche	lavoro	autonomo.	Ma	non	siamo	in	grado	di	precisare	quanto	sia	il	reddito	aggiuntivo	anche	se	qualcosa	si	può	intuire,	come	vedremo	nel	paragrafo	relativo	a	questo	aspetto.	27	28.
Fasce	di	reddito	nel	2011	6,70%	19,10%	33,90%	Fino	a	30.000	30.001-­‐50.000	50.001-­‐80.000	21,80%	80.001-­‐130.000	18,50%	oltre	130.001	Fasce	di	reddito	nel	Fasce	di	reddito	nel	2009	2010 6% Sotto	50.000 6% Sotto	i	50.000 Fino	a	80.000 Fino	a	80.000 18% 19% 55% Fino	a	53% Fino	a	21% 130.000 22% 130.000 Oltre	130.000 Oltre	130.000 28	29.
Andamento	percentuale	delle	fasce	di	reddito	2000-­‐2011	2000	35,80%	19,10%	27,10%	15,20%	2,80%	2005	36,50%	19,20%	21,50%	17,70%	5,00%	Fino	a	30.000	Da	30	a	50.000	2009	35,40%	19,50%	20,80%	18,00%	6,20%	Da	50	a	80.000	Da	80	a	130.000	33,40%	19,90%	21,40%	18,80%	6,50%	Oltre	130.000	2010	2011	33,90%	18,50%	21,80%	19,10%	6,70%	0,00%	20,00%	40,00%	60,00%	80,00%	100,00%	120,00%	Come	si	vede	dalla	tabella,	in	dodici	anni	la	fascia	di	reddito	più	bassa	si	è	leggermente	ridotta	(dal	35,8	al	33,9%),	mentre	le	due	fasce	superiori	(oltre	gli	80.000	euro)	sono	cresciute,	con	quella	più	alta	–	oltre	i	130.000	euro	l’	anno	–	più	che	raddoppiata	(dal	2,8	al	6,7%).	Fra	il	2000	e	il	2011	si	è	comunque	ridotta,	anche	se	in	maniera	lieve,	la	percentuale	dei	rapporti	con	redditi	entro	i	50.000	euro,	passando	da	54,9%	(nel	2005	erano	il	55,7%)	a	52,4%.	Più	o	meno	stabile	la	fascia	medio-­‐bassa	(da	30	a	50.000),	che	passa	dal	19,1	al	18,5%.	Da	notare	la	forte	riduzione	della	percentuale	della	fascia	fra	50	e	80.000	euro	annui,	scesa	in	12	anni	dal	27,1%	al	21,8%.	E,	al	contrario,	la	rilevante	crescita	della	percentuale	dei	redditi	nella	fascia	80-­‐130.000	euro,	passata	dal	15,2%	al	19,1%.	29	30.
Quattro	dipendenti	su	10	fanno	anche	lavoro	autonomo,	ma	il	31,3%	di	loro	non	supera	i	30.000	euro	lordi	all’	anno	Come	si	è	già	detto	7.812	su	19.639	subordinati	(il	40%)	hanno	anche	un	reddito	da	lavoro	autonomo,	accrescendo	il	divario	reddituale	con	i	freelance	‘’puri’’,	anche	se	non	è	possibile	quantificare	in	che	termini.	Si	può	dire	comunque	che	sommando	i	due	tipi	di	reddito	la	percentuale	di	lavoratori	dipendenti	con	meno	di	30.000	euro	l’	anno	scende	dal	37,2%	al	31,3%.	In	sostanza	se	si	considera	solo	il	reddito	da	lavoro	dipendente,	nella	fascia	sotto	i	30.000	euro	ci	sono	2.905	giornalisti,	che,	se	invece	si	aggiunge	anche	il	reddito	da	lavoro	autonomo,	scendono	a	2.445.	In	ogni	caso	però,	fra	costoro	quasi	1	giornalista	su	3	(nonostante	il	doppio	reddito)	non	supera	il	tetto	di	reddito	di	30.000	euro	lordi	all’	anno.	2.8	–	Sempre	più	‘’vecchi’’	Nel	2011	solo	1.694	rapporti	di	lavoro	facevano	capo	a	giornalisti	con	meno	di	30	anni	di	età.	Ed	erano	in	tutto	4.517	su	21.069	(cioè	il	21,4%)	quelli	relativi	a	persone	con	età	fino	a	35	anni.	Un	ulteriore	segnale	di	‘’invecchiamento’’	della	professione	nel	campo	del	lavoro	dipendente	(vedi	tabella	sotto)	visto	che	nel	2010	i	rapporti	di	lavoro	nella	fascia	d’	età	fino	a	35	anni	erano	il	22%	e	nel	2009	erano	il	24,4%	del	totale.	Un	processo	che	si	ripercuote	sugli	istituti	di	categoria.	Nella	Casagit	ad	esempio	la	fascia	d’	età	che	aumenta	maggiormente	è	quella	degli	ultra	ottantenni,	cresciuta	del	5%	rispetto	al	2010,	mentre	continua	a	scendere	il	numero	degli	iscritti	nelle	fasce	sotto	i	50	anni.	Complessivamente,	oggi	il	42%	degli	iscritti	alla	Cassa	ha	più	di	50	anni.	30	Recommended
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References: art.	36
	art.	36
	articolo	1
	art.	2
	art.	1
	art.	36
	Art.	1
	Art.	2
	Art.	12