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UN MODELLO VAR PER LA MISURA DEL RISCHIO DI CREDITO NELLE BANCHE - PDF
UN MODELLO VAR PER LA MISURA DEL RISCHIO DI CREDITO NELLE BANCHE
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1 ALMA MATER STUDIORUM UNIVERSITÀ DI BOLOGNA Dipartimento di Scienze Statistiche Dottorato di Ricerca in Metodologia Statistica per la Ricerca Scientifica XIX Ciclo Settore Scientifico Disciplinare SECS-S/03 UN MODELLO VAR PER LA MISURA DEL RISCHIO DI CREDITO NELLE BANCHE di Lorenzo Giolli Tutor: Prof. Michele Costa Coordinatore: Prof. Daniela Cocchi Anno Accademico2 Ai miei genitori i3 ii Indice Lista delle Figure Lista delle Tabelle v vi Premessa 1 1 Gli accordi di Basilea Introduzione L Accordo di Basilea del 1988 (Basilea 1) Gli aspetti positivi e negativi di Basilea Il Nuovo Accordo (Basilea 2) Strutturazione del Nuovo Accordo di Basilea Il metodo del rating interno Le operazioni di cartolarizzazione Il rischio operativo Aspetti critici del Primo Pilastro Il Secondo Pilastro: Il controllo prudenziale Il Terzo Pilastro Impatto di Basilea 2 sulle banche Il rating delle agenzie specializzate La trasformazione dei rating da esterni ad interni I rating interni I metodi statistici Gli effetti di Basilea 2 sulle imprese L esigenza di una nuova comunicazione d impresa Le conseguenze dirette sulle imprese Gli effetti per le piccole e medie imprese Gli strumenti innovativi per il controllo gestionale Un caso di studio per il calcolo del capitale assorbito secondo il sistema dei rating interni4 iii 2 I principali modelli per il rischio di credito Introduzione Portfolio Manager Stima del valore e della volatilità dell attivo dell impresa La distanza di insolvenza LA EDF nell ipotesi di neutralità verso il rischio Calcolo dei tassi di insolvenza per un dato livello di distanza di insolvenza Pregi e difetti di Portfolio Manager CreditMetrics L insieme informativo del modello CreditMetrics: il caso di portafoglio composto da un prestito CreditMetrics: il caso di un portafoglio composto da due prestiti CreditMetrics: la simulazione Monte Carlo Pregi e difetti di CreditMetrics CreditRisk L insieme informativo del modello Probabilità di insolvenza deterministica: il modello nel caso uniperiodale Probabilità di insolvenza aleatoria: il modello nel caso uniperiodale Le estensioni al caso multiperiodale I risultati del modello CreditRisk Il rischio di concentrazione e l analisi dei settori Pregi e difetti di CreditRisk Alcuni casi di studio di CreditRisk CreditPortfolio View CreditPortfolio View macro CreditPortfolio View direct Lo Shift algorithm Distribuzione delle perdite del portafoglio Pregi e difetti di CreditPortfolio View Tre casi di studio di CreditPortfolio View macro Recenti sviluppi nei modelli per il rischio di credito Introduzione Modelli strutturali Modelli a forma ridotta Modelli a informazione incompleta Stato attuale della ricerca Un modello VaR per la misura del rischio di credito nelle banche Introduzione Descrizione del modello Un caso di studio5 iv Conclusioni 155 Bibliografia 1576 v Lista delle Figure 1.1 Fonte: Elaborazione propria. Requisito patrimoniale in funzione della probabilità di insolvenza con durata uguale a 2.5 e tasso di perdita in caso di insolvenza uguale a Fonte: Elaborazione propria. Requisito patrimoniale in funzione del tasso di perdita in caso di insolvenza con durata uguale a 2.5 e probabilità di insolvenza uguale a Fonte: Elaborazione propria. Requisito patrimoniale in funzione della durata con tasso di perdita in caso di insolvenza uguale a 0.45 e probabilità di insolvenza uguale a Fonte: Elaborazione propria. Istogramma dei valori del portafoglio Fonte: Elaborazione propria. Probabilità di insolvenza osservate e stimate con il modello probit (metodo di stima ML) Fonte: Elaborazione propria. Probabilità di insolvenza osservate e stimate con il modello logit (metodo di stima ML) Fonte: Elaborazione propria. Probabilità di insolvenza osservate e stimate con il modello logit (metodo di stima GLS)7 vi Lista delle Tabelle 1.1 Fonte: Elaborazione propria. Calcolo del capitale assorbito per imprese corporate, soggetti sovrani e banche Fonte: Gupton et al. (1997). Probabiltà di migrazione per una azienda di classe BBB Fonte: Elaborazione propria. Flussi di cassa per un obbligazione di 100 milioni di euro con cedola del 6% e durata 5 anni Fonte: Gupton et al. (1997). Tassi di rendimento forward per quattro anni Fonte: Gupton et al. (1997). Valori futuri (alla fine del primo anno) in milioni di euro e relative probabilità di un obbligazione di classe BBB Fonte: Gupton et al. (1997). Tassi di recupero per seniority class ( in % del valore nominale) Fonte: Gupton et al. (1997). Valori futuri (alla fine del primo anno) in milioni di euro e relative probabilità di un obbligazione di classe A Fonte: Elaborazione propria. Probabilità di transizione (alla fine del primo anno) per un obbligazione di classe BBB e probabilità secondo il modello di Merton Fonte: Gupton et al. (1997). Valori di soglia dei rendimenti per l obbligazione di classe BBB Fonte: Gupton et al. (1997). Valori di soglia dei rendimenti per l obbligazione di classe A Fonte: Gupton et al. (1997). Probabilità congiunte (alla fine del primo anno) per i 64 valori del portafoglio (in percentuale ). Con l obbligazione di classe BBB sulle righe e l obbligazione di classe A sulle colonne Fonte: Gupton et al. (1997). Valori (alla fine del primo anno) di un portafoglio composto da due obbligazioni, con l obbligazione di classe BBB sulle righe e l obbligazione di classe A sulle colonne Fonte: Elaborazione propria. Valori futuri (alla fine del primo anno) in milioni di euro e relative probabilità di un obbligazione di classe CCC Fonte: Gupton et al. (1997). Valori di soglia dei rendimenti delle tre obbligazioni Fonte: Gupton et al. (1997). Matrice di correlazione8 2.15 Fonte: Elaborazione propria. Scenari standardizzati e correlati Fonte: Elaborazione propria. Mapping degli scenari standardizzati e correlati Fonte: Elaborazione propria. Valori del portafoglio Fonte: Elaborazione propria. Situazione iniziale dei debitori, probabilità di insolvenza e loro volatilità Fonte: Elaborazione propria. Alcuni valori caratteristici della distribuzione di probabilità delle perdite Fonte: Elaborazione propria. Alcuni valori caratteristici della distribuzione di probabilità delle perdite dopo la rimozione dei debitori 8 e Fonte: Elaborazione propria. Variazioni del portafoglio dalla situazione iniziale dopo la rimozione dei debitori 8 e Fonte: Elaborazione propria. Alcuni valori caratteristici della distribuzione di probabilità delle perdite dopo la rimozione dei debitori 9 e Fonte: Elaborazione propria. Variazioni del portafoglio dalla situazione iniziale dopo la rimozione dei debitori 9 e Fonte: Moody s e Economagic: Economic Time Series Page. Insieme informativo del modello Fonte: Elaborazione propria. Statistiche descrittive dell insieme informativo del modello Fonte: Elaborazione propria. Risultati della stima del modello di regressione logit con la massima verosimiglianza Fonte: Elaborazione propria. Risultati della stima del modello di regressione probit con la massima verosimiglianza Fonte: Elaborazione propria. Risultati della stima del modello di regressione probit con i minimi quadrati generalizzati Fonte: Elaborazione propria. Tests sui residui del modello probit con il metodo di stima dei minimi quadrati generalizzati Fonte: Elaborazione propria. Risultati della stima del modello di regressione logit con i minimi quadrati generalizzati Fonte: Elaborazione propria. Tests sui residui del modello logit con il metodo di stima dei minimi quadrati generalizzati Fonte: Elaborazione propria. Risultati della stima del modello AR(2) senza intercetta per il PIL con i minimi quadrati ordinari Fonte: Elaborazione propria. Risultati della stima del modello AR(2) senza intercetta per il tasso di interesse di lungo periodo con i minimi quadrati ordinari Fonte: Elaborazione propria. Tests sui residui del modello AR(2) senza intercetta per il PIL Fonte: Elaborazione propria. Tests sui residui del modello AR(2) senza intercetta per il tasso di interesse di lungo periodo Fonte: Elaborazione propria. Risultati della stima del modello VAR(2) con intercetta per il PIL con i minimi quadrati ordinari vii9 viii 2.37 Fonte: Elaborazione propria. Risultati della stima del modello VAR(2) con intercetta per il tasso di interesse di lungo periodo con i minimi quadrati ordinari Fonte: Elaborazione propria. Statistiche della stima del modello VAR(2) con intercetta per le equazioni del PIL e del tasso di interesse di lungo periodo Fonte: Elaborazione propria. Statistiche della stima del modello VAR(2) senza intercetta Fonte: Elaborazione propria. Statistiche sui residui della stima del modello VAR(2) senza intercetta, dove le statistiche λ 1, λ 2 e λ 3 sono utilizzate per verificare la normalità dei residui (si veda Lutkepohl (2005)) Fonte: Elaborazione propria. Risultati della stima del modello SURE per l equazione del tasso di interesse di lungo periodo con i minimi quadrati generalizzati Fonte: Elaborazione propria. Risultati della stima del modello SURE per l equazione del PIL con i minimi quadrati generalizzati Fonte: Elaborazione propria. Statistiche della stima del modello SURE per le equazioni del PIL e del tasso di interesse di lungo periodo Fonte: Elaborazione propria. Tests sui residui del modello SURE per l equazione del tasso di interesse di lungo periodo Fonte: Elaborazione propria. Tests sui residui del modello SURE per l equazione del PIL Fonte: Elaborazione propria. Statistiche delle probabilità di insolvenza ottenute tramite la simulazione Monte Carlo (100, 500, 1000, 5000, simulazioni) per il caso di studio con i modelli AR(2) univariati senza intercetta Fonte: Elaborazione propria. Statistiche delle probabilità di insolvenza ottenute tramite la simulazione Monte Carlo (100, 500, 1000, 5000, simulazioni) per il caso di studio con il modello VAR(2) senza intercetta Fonte: Elaborazione propria. Statistiche delle probabilità di insolvenza ottenute tramite la simulazione Monte Carlo (100, 500, 1000, 5000, simulazioni) per il caso di studio con il SURE Fonte: Elaborazione propria. Indici di buon adattamento del modello SURE per le equazioni del PIL e del tasso di interesse di lungo periodo. Root mean square error (RMSE) e root mean square error dimensionless (RMSE(dim)) Fonte: Elaborazione propria. Statistiche descrittive dell insieme informativo del modello. La serie storica del GDP degli USA concerne il periodo Dalla serie annuale del prodotto interno lordo degli USA si è ricavata quella degli incrementi annuali relativi le cui statistiche descrittive sono riportate sopra Fonte: Elaborazione propria. Risultati della stima del modello di regressione probit con la massima verosimiglianza Fonte: Elaborazione propria. Tests sui residui del modello probit con il metodo di stima della massima verosimiglianza Fonte: Elaborazione propria. Statistiche descrittive dell indicatore del ciclo economico10 4.5 Fonte: Elaborazione propria. Risultati della stima di sette modelli di regressione ordered probit per la stima delle probabilità di transizione con la massima verosimiglianza Fonte: Elaborazione propria. Risultati della stima di sette modelli di regressione ordered logit per la stima delle probabilità di transizione con la massima verosimiglianza Fonte: Elaborazione propria. Tests sui residui del modello ordered probit per la classi di rating AAA, AA, A e BBB Fonte: Elaborazione propria. Tests sui residui del modello ordered probit per la classi di rating BB, B, CCC Fonte: Elaborazione propria. Tests sui residui del modello ordered logit per la classi di rating AAA, AA, A, BBB Fonte: Elaborazione propria. Tests sui residui del modello ordered logit per la classi di rating BB, B, CCC Fonte: Elaborazione Propria. Matrici di transizione (valori percentuali) Fonte: Elaborazione propria. Statistiche dei valori (milioni di euro) di un portafoglio composto da tre obbligazioni ottenuti tramite la simulazione Monte Carlo (100, 500, 1000, 5000, simulazioni) con matrice di transizione condizionata probit, condizionata logit e storica ( ) Fonte: Elaborazione propria. VaR (in milioni di euro) di un portafoglio composto da tre obbligazioni ottenuto tramite la simulazione Monte Carlo (100, 500, 1000, 5000, simulazioni) con matrice di transizione condizionata (probit e logit) e matrice di transizione storica ix11 x Ringraziamenti Un ringraziamento cordiale va al Prof. Michele Costa per l attenta lettura del manoscritto.12 1 Premessa Basilea 2 è il Nuovo Accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche. Tre sono i tipi di rischio sui quali si basa il calcolo del requisito patrimoniale delle banche secondo il sopracitato Nuovo Accordo: il rischio operativo, cioè il rischio di perdite connesse alle potenziali inefficienze del sistema di controllo della banca, il rischio di mercato, cioè il rischio correlato alle eventuali perdite del portafoglio determinate dal mercato, e il rischio di credito, cioè il rischio in cui incorrono le banche per l eventuale incapacità parziale o totale della controparte ad assolvere l obbligazione assunta. L obiettivo del presente lavoro è quello di sviluppare un modello econometrico VaR, per la misura del rischio di credito, condizionato all andamento del ciclo economico. Il lavoro di tesi di dottorato risulta così strutturato. Il primo capitolo riguarda gli accordi di Basilea. Basilea 2 rappresenta una vera e propria rivoluzione sia per il sistema bancario, al quale l Accordo si rivolge direttamente, e sia per il nostro sistema economico caratterizzato per lo più da piccole e medie imprese. Il presente capitolo si pone come obiettivo di: descrivere l Accordo di Basilea 2 partendo dal primo Accordo del Descrivere i due metodi, previsti dal Comitato di Basilea, per il calcolo del rischio di credito: approccio standard e l approccio del rating interno descrivere il processo di assegnazione del rating seguito dalle società esterne di rating e dalle banche che adottano il metodo del rating interno. Evidenziare i possibili effetti che il Nuovo Accordo potrà avere sul sistema bancario13 2 individuare e descrivere le conseguenze dirette o indirette che il Nuovo Accordo potrebbe produrre a livello di sistema economico, concentrando l attenzione sugli effetti per le piccole e medie imprese. Dare una risposta a quei timori che da sempre accompagnano il Nuovo Accordo ossia: possibile restrizione dell offerta creditizia e aumento del pricing dei prestiti. Un paragrafo è dedicato ad un caso di studio per il calcolo del capitale assorbito secondo Basilea 2. Il secondo capitolo è dedicato all analisi dei modelli per la valutazione del rischio di credito apparsi in questi ultimi anni e utilizzati principalmente, finora, dagli istituti bancari. Questi modelli sono raggruppati in letteratura in tre categorie: 1. modelli attuariali 2. modelli basati sullo schema di Merton 3. modelli econometrici. Fa parte della prima categoria il modello CreditRisk+. Fanno parte della seconda categoria il modello CreditMetrics e il modello Portfolio Manager. Infine, fanno parte della terza categoria il modello CreditPortfolioView e altri modelli econometrici di recente sviluppo. Il presente capitolo include inoltre tre casi di studio di CreditPortfolio View e alcuni casi di studio di CreditRisk+. Il terzo capitolo è dedicato ai modelli per la valutazione del rischio di credito in uso in letteratura: i modelli strutturali, i modelli a forma ridotta e i modelli a informazione incompleta. Un paragrafo è dedicato allo stato attuale della ricerca.14 3 Il quarto capitolo concerne un modello econometrico con matrice di transizione condizionata basato sullo schema di CreditMetrics. Il Comitato di Basilea sulla Vigilanza Bancaria (1999a) sottolinea l importanza dell uso della matrice di transizione condizionata per la sua capacità di migliorare l accuratezza dei modelli sul rischio di credito. Per applicare questa tecnica, si costruisce per prima cosa un indicatore del ciclo economico che indica lo stato del credito del mercato finanziario nel suo insieme. Il passo successivo consiste nel condizionare la matrice di transizione all indice del ciclo del credito previsto. Al fine di evidenziare il funzionamento di tale tecnica viene presentato un caso di studio basato sullo schema di CreditMetrics.15 4 Capitolo 1 Gli accordi di Basilea 1.1 Introduzione Il primo gennaio 2007 è entra in vigore ufficialmente il Nuovo Accordo di Basilea (Basilea 2) la cui novità principale rispetto a Basilea 1 è di prevedere la possibilità per le banche di misurare il rischio di credito attraverso l introduzione di un sistema di rating interni. In base a questo Nuovo Accordo, applicabile nella maggior parte dei paesi economicamente avanzati, cambiano i criteri con cui le banche decidono in merito alle capacità dei propri clienti di restituire il capitale preso a prestito e di remunerarlo adeguatamente. Nello specifico l Accordo si propone, attraverso una regolamentazione, di misurare il rischio di mercato, di credito e operativo (Primo Pilastro), in un ambito di rinnovato e attivo intervento della vigilanza (Secondo Pilastro) e di maggior comunicazione, al fine di favorire la formazione di una consistente disciplina di mercato (Terzo Pilastro). Si tratta quindi di una vera e propria rivoluzione, che investe non solo le banche, alle quali l Accordo si rivolge direttamente, ma anche le imprese, specie quelle piccole e16 5 medie, che dal sistema bancario traggono quotidianamente la linfa per vivere e continuare a crescere. Con Basilea 2 le banche subiscono una profonda evoluzione nei tecnicismi del sistema di fare banca, dal momento che devono monitorare le varie tipologie di rischio insite nell attivo, a causa di una operatività vincolata in modo sempre più stringente dal patrimonio. Quest ultimo diventa, dunque, una risorsa da utilizzare con sempre più parsimonia. Tutto ciò modifica, di fatto, il rapporto banca-impresa, in particolare per quanto riguarda il sistema di valutazione delle imprese che richiedono alle banche prestiti per lo sviluppo della loro attività operativa e per la loro crescita. Le banche sono incentivate a sviluppare nuovi sistemi di valutazione della clientela grazie alla maggior flessibilità sui requisiti patrimoniali di vigilanza stabiliti dall accordo. Ad ogni giudizio di rating corrisponde un assorbimento diverso di capitale destinato ad accantonamento prudenziale e di vigilanza e conseguentemente per rating migliori vi è, per l istituto di credito, un minor assorbimento di capitale che permette di concedere il finanziamento ad un tasso di interesse inferiore. I clienti con giudizi di rating non buoni si vedono invece aumentare il tasso di interesse applicato sui propri finanziamenti. L avvento di Basilea 2 ha senza dubbio generato una serie di timori in Italia, sia nel settore bancario che in quello imprenditoriale, soprattutto per la maggiore difficoltà di accesso al credito e per il maggior costo del prestito praticato dalle banche alle imprese, in particolare alle piccole e medie, che rappresentano da sempre il prototipo italiano e che sono spesso sottocapitalizzate. Al di là dei timori l accordo apporta alcuni importanti cambiamenti, proprio in quei paesi, come l Italia, caratterizzati da un sistema economico fondato sulla piccola media impresa (PMI), tipicamente a gestione familiare e con una17 6 struttura organizzativa molto semplice e non specializzata. Alle imprese viene richiesta una sempre maggiore trasparenza nell informativa economica, in quella finanziaria e di progetto. Da affrontare con urgenza anche il problema della eccessiva sottocapitalizzazione che le rende maggiormente vulnerabili in caso di congiuntura negativa da un lato e causa notevoli difficoltà nei processi di crescita dimensionale dall altro. Tuttavia anche le banche devono cambiare ottica nella gestione della clientela: devono smettere di basare la concessione di finanziamenti unicamente sulle garanzie reali, mortificando lo spirito imprenditoriale, e devono dotarsi degli strumenti e delle conoscenze necessarie per valutare oculatamente ogni progetto. Alcuni importanti studi del settore rilevano i possibili effetti diretti e indiretti che il nuovo Accordo produce sulle imprese italiane e nel complesso sul sistema economico e finanziario. 1.2 L Accordo di Basilea del 1988 (Basilea 1) Nel luglio 1988 il Comitato di Basilea 1 ha proposto l adozione di un sistema di misurazione dell adeguatezza patrimoniale, noto come l Accordo di Basilea 2, secondo cui il patrimonio della banca deve essere adeguato ai rischi assunti dalla stessa, uniforme per tutte le banche internazionali appartenenti al cosiddetto Gruppo dei Dieci 3. In precedenza 1 Il Comitato di Basilea è un organismo di cooperazione internazionale, creato nel 1974, composto dai Governatori delle Banche Centrali e dalle Autorità di Vigilanza Bancaria dei Paesi appartenenti al Gruppo dei Dieci, operante in seno alla Banca dei Regolamenti Internazionali, con sede, appunto, a Basilea. Il Comitato non legifera, formula linee guida, ma le sue proposte sono accettate come normativa vincolante in oltre 100 Paesi. I suoi lavori intendono rendere più efficace la regolamentazione di vigilanza bancaria ed estenderla a tutte le istituzioni bancarie del maggior numero di paesi possibili. 2 In Europa, il recepimento dell Accordo di Basilea è avvenuto tramite le direttive comunitarie n.89/299/ce e n. 89/647/CE. 3 I Paesi rappresentati nel Comitato sono: Belgio, Canada, Giappone, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti, Francia e Svizzera; tra di essi, l Italia e i Paesi Bassi intervengono per mezzo della sola Banca Centrale, mentre per il Lussemburgo partecipa la sola Autorità di Vigilanza.18 7 le differenze tra i sistemi di regolamentazione del capitale creavano condizioni di disparità, in termini di concorrenza, fra i sistemi stessi, con una crescente competizione internazionale tra le banche. L Accordo di Basilea del 1988, per la prima volta, ha stabilito delle regole precise sui requisiti di capitale 4, che legano gli stessi ai rischi creditizi delle banche. E le più frequenti discussioni degli anni novanta insistono proprio sugli aspetti base dell adeguatezza del capitale, cioè capitale e rischio. E evidente che il capitale assume un ruolo fondamentale nelle banche poiché contribuisce al mantenimento dell equilibrio economico, patrimoniale e finanziario. L introduzione di requisiti minimi di capitale correlati al rischio intende dare maggiore stabilità e solvibilità al sistema finanziario. Contemporaneamente è stato creato, all interno del sistema bancario internazionale, un approccio standard con una base comune di valutazione dell adeguatezza patrimoniale delle banche, in modo da mantenere un contesto competitivo uniforme (level playing field). In breve, il Comitato di Basilea ha strutturato i requisiti di capitale per le istituzioni bancarie attraverso la definizione di tre elementi: a) Il capitale di vigilanza, ossia le poste destinate a difendere la banca dall eventualità di perdite. Esso è suddiviso in tre blocchi denominati Tier 1 (Patrimonio di Base), Tier 2 (Patrimonio Supplementare Primario) 5 e Tier 3 (Patrimonio Supplementare 4 Le banche devono soddisfare tre requisiti di adeguatezza patrimoniale: 1) un minimo rapporto tra capitale e attività, in misura pari almeno al 5% (leverage ratio); in Italia è stato previsto, invece, un minimo rapporto tra capitale e crediti per cassa pari almeno al 4.4%; 2) un minimo rapporto tra capitale e attività ponderate per il rischio pari almeno all 8%; 3) un minimo requisito di capitale per far fronte al rischio di mercato relativo a strumenti negoziabili (ad esempio, i titoli), in bilancio e fuori bilancio. In aggiunta a questi requisiti di capitale, la BRI ha stabilito anche dei limiti ai rischi di concentrazione. I grandi rischi, cioè quelli che eccedono il 10% del capitale, devono essere riportati dalla banca, e le posizioni che superano il 25% del capitale non sono consentite. L emendamento del 1996 all Accordo originario incorpora anche il rischio di mercato, ed inoltre ufficializza, come già esposto, l uso di modelli interni basati sulla metodologia del valore a rischio per determinare le esposizioni ai rischi di mercato. 5 Il Tier 1 comprende il capitale sociale, la riserva legale, le riserve facoltative, il fondo per i rischi19 8 Secondario che incorpora, in un momento successivo, i rischi di mercato). Inoltre il Tier 3 è formato dalle passività subordinate con durata originaria pari o superiore a due anni. b) Il rischio, attraverso la creazione di una serie di ponderazioni relative al rischio di credito delle controparti. Il rischio delle varie esposizioni creditizie (sia per quelle in bilancio che per quelle fuori bilancio) viene quantificato in base a determinate ponderazioni 6. c) Il rapporto minimo tra il capitale e il rischio. Per il calcolo del requisito patrimoniale relativo alle attività in bilancio l Accordo prevede per le banche l obbligo di un capitale regolamentare 7. Tali requisiti di capitale attribuiscono però la stessa ponderazione alle esposizioni bancarie verso banche, imprese e stati sovrani, nonostante le tre categorie presentino gradi di rischiosità nettamente differenti. L esperienza maturata negli anni ha evidenziato inoltre come i criteri e le procedure di valutazione dei requisiti utilizzati non siano stati in grado di assicurare un adeguata rispondenza del capitale secondo il rischio di credito dei finanziamenti concessi dalle banche. Perciò anche se l Accordo del 1988 ha delineato nei suoi punti fondanti l architettura del sistema finanziario internazionale, l evoluzione delle gestioni bancarie degli ultimi dieci anni e, in particolare, dei rischi di credito che le banche si trovano a fronteggiare, ha indotto il Comitato di Basilea a rivedere l Accordo 8 in alcune parti sostanziali. Il nuovo sistema sui requisiti patrimoniali è stato ideato soprattutto con lo scopo di rafforzare ulteriormente il bancari generali e gli strumenti innovativi di capitale, mentre il Tier 2 le riserve di rivalutazione, le passività subordinate, il fondo rischi su crediti e gli strumenti ibridi di patrimonializzazione. 6 0% per le attività considerate a rischio nullo; 20% per le attività a rischio minimo; 50% per le attività a medio rischio e 100% per quelle a più alto rischio. 7 Pari all 8% del valore delle posizioni creditizie ponderato per il relativo grado di rischio (risk weighted assets). 8 È necessario ricordare che l Accordo del 1988 aveva già vissuto un importante modifica nel 1996, quando nella schema iniziale è stato introdotto il rischio di mercato: a fronte di questo, nel calcolo dell adeguatezza patrimoniale, alle banche fu permesso di usare modelli interni di misurazione del rischio basati sulle tecniche di Value at Risk (VaR).20 9 legame tra il capitale e i rischi sottostanti ed essere in grado di riconoscere tutti gli sviluppi nella misurazione e gestione dei rischi bancari Gli aspetti positivi e negativi di Basilea 1 A seguito dello sviluppo del financial risk management e dei relativi modelli di analisi il Comitato di Basilea nel gennaio del 1996 dà vita ad un emendamento sul rischio di mercato che, innovando radicalmente l approccio del 1988, richiede ora una copertura patrimoniale che varia dallo 0.25% all 1.6% secondo la vita residua dei titoli detenuti per negoziazione con rating investment grade emesso dalle note agenzie di rating, anziché il requisito standard dell 8%. Parallelamente si dà il via libera ai fini dell adeguatezza patrimoniale, all uso dei modelli interni una volta validati dall autorità di vigilanza. L emendamento del 1996 ha esteso l applicazione dei requisiti di capitale al rischio di mercato per le poste di negoziazione del portafoglio delle banche (cosiddetto trading book). Il sistema di adeguatezza patrimoniale ha retto con sufficiente solidità le sorti della maggior parte dei sistemi di intermediazione finanziaria dei paesi sviluppati per oltre un ventennio. E certo che l Accordo nella sua versione più aggiornata, ha svolto un ruolo decisivo nel delineare l assetto del sistema finanziario internazionale ed ha soddisfatto, almeno parzialmente, quelli che erano gli obiettivi prefissati 9. Ma sono gli aspetti negativi a prendere il sopravvento e a determinare il successivo coinvolgimento di tutti i soggetti potenzialmente interessati, i quali intervengono non solo con l individuazione dei punti deboli ma anche con alcune interessanti proposte migliorative, 9 Il rafforzamento del livello di patrimonializzazione delle grandi banche del G-10 passa dal 9.3% del 1988 al 11.2% nel 1999. Vedere altro
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