Source: http://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/articolo?urn=er:assemblealegislativa:resoconto:20181219;A
Timestamp: 2019-08-24 03:36:33+00:00

Document:
OGGETTO 7644
Comunicazione del Presidente della Giunta sull’attuazione del programma di governo e relazione all’Assemblea legislativa sull’attività della Giunta regionale nel 2017 (artt. 28, comma 2 e 46, comma 3 dello Statuto regionale, art. 19 del Regolamento interno)
OGGETTO 7570
Delibera: «Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza regionale – DEFR 2019 e rendicontazione degli obiettivi strategici del DEFR 2017.» (Proposta della Giunta regionale in data 29 ottobre 2018, n. 1833) (185)
OGGETTO 7565
Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante: «Disposizioni collegate alla legge regionale di stabilità per il 2019» (103)
OGGETTO 7566
Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2019-2021 (legge di stabilità regionale 2019)» (104)
OGGETTO 7567
Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante: «Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna 2019-2021» (105)
MOLINARI (LN)
La seduta ha inizio alle ore 10,16
PRESIDENTE (Saliera): Dichiaro aperta la duecentoventunesima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa.
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta l’assessore Venturi.
PRESIDENTE (Saliera): Cominciamo i nostri lavori con la sessione di bilancio e con la trattazione congiunta degli oggetti 7644, 7570, 7565, 7566, 7567.
Il Collegio dei revisori dei conti ha espresso parere favorevole sul pdl 7567 (il bilancio di previsione della Regione), oggetto sul quale è stato presentato un ordine del giorno, a firma del consigliere Galli. Stanno pervenendo in questi minuti emendamenti e ordini del giorno sui diversi oggetti.
Il relatore della Commissione è il consigliere Gianni Bessi che ha preannunciato di svolgere relazione orale e il relatore di minoranza è il consigliere Massimiliano Pompignoli che ha preannunciato anch’egli di svolgere la relazione orale.
Su tali oggetti i lavori dell’Assemblea sono organizzati con i tempi contingentati e pertanto i consiglieri e la Giunta possono intervenire nel rispetto dei tempi complessivi assegnati, così come descritti nella convocazione della presente tornata e concordati nella Conferenza dei capigruppo.
Darei subito la parola al relatore di maggioranza, consigliere Bessi, poi al relatore di minoranza consigliere Pompignoli. Prego.
BESSI, relatore della Commissione: Grazie, presidente. Oggi presentiamo la manovra economica di una Regione affidabile che ha le performance migliori nel nostro Paese e che è a livello dei migliori competitor internazionali e che tuttavia non ha intenzione di accontentarsi né di fermarsi, perché conosce bene e sa che occorre contrastare le disuguaglianze nella società. È lo scopo della politica, è il nostro dovere, è il motivo per cui siamo stati votati a gestire la cosa pubblica e dovrebbe valere sempre a tutti i livelli.
Una premessa metodologica. La trattazione congiunta di bilancio, stabilità e collegato, introdotta con il decreto legislativo n. 118/2011, ha il pregio di garantire la coerenza fra le risorse disponibili e gli obiettivi prefissati apportando un contributo notevole al conseguimento del pareggio di bilancio. La stabilità contiene il quadro di riferimento finanziario per il medesimo periodo su cui insiste il bilancio ed il collegato, che contiene le modifiche al corpus normativo, necessario ad attuare le previsioni della manovra e su questo interveniamo praticamente su quasi tutti i settori strategici.
Quali sono i provvedimenti cardine del bilancio regionale? Intanto l’abolizione del super ticket sanitario e del ticket nazionale sulle prime visite che vale 33 milioni. Sarà mantenuto solo per l’assistenza specialistica e farmaceutica alle sole fasce di reddito oltre 100 mila euro, mentre ci sarà l’esenzione completa per le famiglie numerose. È un provvedimento coperto dal bilancio regionale ma soprattutto è una misura unica in Italia di cui siamo particolarmente orgogliosi, perché comporterà 34 milioni di risparmi per due milioni di cittadini. Il taglio dell’IRAP fino al 50 per cento per le aziende ed esercizi commerciali in Appennino e azzeramento dell’imposta alle nuove per tre anni, che vale 36 milioni; il provvedimento di assunzione e stabilizzazione di mille operatori sanitari; la destinazione di più di 100 milioni al finanziamento del reddito di solidarietà; la rottamazione delle auto dei privati e veicoli commerciali fino ai diesel Euro4 che vale 9 milioni; i bus gratis per i pendolari abbonati ai treni regionali che vale 6 milioni; la realizzazione di 135 chilometri di piste ciclabili per oltre 10 milioni; le politiche di attrazione di investimento per 31 milioni; la riqualificazione del fronte spiaggia sulla costa per 20 milioni e delle strutture ricettive per 25 milioni; la manutenzione delle strade, degli edifici scolastici e degli impianti sportivi. Per fare un elenco. Ma ce ne sono anche molte altre di queste voci. Ricordiamo inoltre i 41 milioni di crediti pregressi che il Governo ci deve e che abbiamo intenzione di far valere in ogni sede.
Il bilancio ha una coerenza che quest’anno va trovata entro un orizzonte di estrema incertezza, una contrapposizione, quella con l’Unione europea che, se teniamo solo conto dello spread, ha provocato la perdita di 1,5 miliardi nella spesa per interessi sui titoli di Stato, come ha scritto la Banca d’Italia a novembre; senza contare lo scenario dipinto da DEF nazionale pare fin troppo ottimistico a molti commentatori in termini di crescita stimata del PIL. Ora il Governo pare abbia deciso di assestarsi su 2,04 per cento nel rapporto deficit/PIL. Vedremo poi venerdì, quando sarà presentata la manovra al Senato, come si comporrà questa articolazione.
Secondo noi è sempre una scelta saggia costruire una legge di bilancio con le risorse che si hanno realmente a disposizione, facendo le cose che sono realmente fattibili e dicendo ai cittadini la verità, senza promettere quello che non possiamo mantenere. Siamo a disposizione del Governo, come sempre, per confrontarci sul nostro modello e metodo di lavoro, così come credo che siano disponibili Lombardia e Veneto, le altre Regioni locomotive dell’economia italiana, con le quali stiamo portando avanti il discorso della maggiore autonomia secondo l’ex articolo 116 della Costituzione.
I dati sono tanti da riportare, proverò a limitarmi ad alcuni, anche se tanti importanti non li citerò. Sul mercato del lavoro stiamo raccogliendo i frutti dell’impegno profuso in questi anni che trova il suo centro nel patto per il lavoro; i dati ISTAT segnalano nel secondo trimestre 2018 un tasso di occupazione pari al 70,5 per cento che fa di noi la prima Regione italiana e per la prima volta supera il risultato precrisi, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5,9 per cento, con valori che si registrano solo in regioni quali Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Voce trainante dell’economia regionale continua ad essere l’export che cresce ancora del 6 per cento e ci colloca al primo posto fra le regioni italiane per saldo della bilancia commerciale. Al primo posto ci pone anche la previsione di crescita del PIL sul 2018, che dovrebbe attestarsi all’1,4 per cento. Un dato confortante è anche la crescita degli investimenti che segna un più 4,7 per cento. Sul piano degli investimenti, quelli pubblici, va sottolineata la positività dell’accordo raggiunto con il Governo nell’ottobre scorso, che supera i tagli di risorse che le Regioni hanno subito per anni e indirizza le risorse verso nuovi maggiori investimenti. L’accordo raggiunto salvaguardia voci fondamentali, quali: le politiche sociali (112 milioni di euro per la Regione), il fondo sanitario e il trasporto pubblico che per l’Emilia-Romagna comporterà spese di investimento per 360 milioni di euro, di cui 212 solo nel 2019. Inoltre, sebbene privo di effetti sul 2019, va ricordato che dal 2020 comporterà una rilevante riduzione del saldo positivo di finanza pubblica, fino all’eliminazione sull’avanzo vincolato e sulla contrazione di nuovo indebitamento dal 2021. Ci sono ancora partite aperte ovviamente su cui si lavorerà con impegno, una fra tutte la definizione del nuovo patto salute.
Il bilancio di previsione vale per il 2019 poco più di 12 miliardi di euro e si colloca in continuità con le scelte che hanno caratterizzato questa legislatura. Il percorso di approvazione in commissione ha visto accogliere emendamenti, come l’aumento delle risorse alla programmazione negoziata, al fondo per le strutture socioassistenziali e ha anticipato al 2019 5 milioni di euro dei 20 totali destinati alla riqualificazione della costa. Nell’udienza conoscitiva abbiamo raccolto positivi commenti da parte delle parti sociali.
Passando alle aree specifiche, tanti sono gli elementi da sottolineare, mi concentro sulla sanità, sul welfare, sulla formazione professionale e sulle attività produttive, perché credo che in questi quattro ambiti si possa fare un punto politico di questi quattro anni, ma anche e soprattutto dell’ultimo anno di legislatura. Non si può non partire dal settore sanitario, senza ricordare che a livello nazionale proprio quest’anno cade il quarantesimo anniversario del Sistema sanitario nazionale. Intanto un dato che serve a riflettere. Una classifica stilata da Bloomberg nel 2018 pone la sanità italiana al quarto posto nel mondo per efficienza e seconda in Europa, dopo la Spagna. Una classifica che analizza il rapporto tra costi e aspettative di vita. Da questo punto di vista sappiamo che l’Emilia-Romagna è ai vertici in Italia. Nello specifico sull’area sanitaria e di integrazione sociosanitaria, in attesa di capire quale sarà il riparto delle risorse statali destinate ai fabbisogni standard, si prevede un finanziamento per le risorse correnti pari a oltre 8 miliardi, a cui si aggiungono le varie voci nel triennio 2019/21, a cui si aggiungono le voci a rimborso su farmaci e la mobilità sanitaria. Per quanto concerne le risorse regionali ricordo l’impegno finanziario di 100 milioni di euro per l’anno 2019, riproposti anche nel 2020 e nel 2021, per il fondo regionale per la non autosufficienza e di 500 mila euro di accantonamento per alimentare il fondo regionale di sanità integrativa extra LEA, nato grazie all’accordo nel 2016 tra il presidente e le organizzazioni sindacali in merito alle politiche regionali di innovazione e qualificazione del sistema sociosanitario. Chiaramente tutto questo, oltre alla limitazione del cosiddetto super ticket che ho citato in premessa.
Welfare, altro tema che si lega al discorso iniziale della lotta anche alle disuguaglianze. Quindi non guardare e considerare esclusivamente dati di performance economica. Il welfare nella nostra società, nella nostra Regione conta per il 2019 su quasi 70 milioni di euro che consentiranno di mantenere lo stesso livello dei servizi e di proseguire con le scelte compiute in questi anni, dallo 0-6 anni al terzo settore, con priorità alla lotta all’esclusione, alla fragilità, alla povertà, alle giovani generazioni e alle famiglie. Quasi metà del budget (33 milioni di euro) sarà destinato al sostegno al reddito e al contrasto alla povertà. Sulle politiche abitative si finanzieranno gli interventi in materia di housing sociale, di ERS, di abbattimento alle barriere architettoniche. Il welfare è uno degli indicatori più importanti del benessere di un territorio, di una comunità; l’Emilia-Romagna ci investe da sempre con politiche attive, a noi interessa che le persone siano messe in grado di trovare un lavoro, e il sostegno a chi non ha un’occupazione deve essere uno strumento di dignità che permette di superare i momenti difficili per poter ritornare a lavorare. E sappiamo che occorre combattere le disuguaglianze che questo genera.
Formazione e lavoro. «Il buon esempio arriva dall’Emilia-Romagna», non è un nostro slogan, ma uno fra i tanti titoli utilizzati recentemente da editoriali di autorevoli opinionisti. In questi tre anni si è ridotta la disoccupazione grazie anche al potenziamento dell’attività formativa regionale e si è sviluppata la collaborazione tra la rete delle imprese e le accademie. Un esempio la MUNER: l’università creata dalle aziende della Motor valley come Dallara, Ducati, Lamborghini e dai quattro prestigiosi antichi atenei della Regione per formare specialisti dell’auto, di quel manifatturiero che ci rende così forti nell’export. L’ambito delle politiche per l’istruzione e la formazione professionale, l’università, la ricerca e il lavoro è finanziato all’interno del fondo sociale europeo, che per il 2019 varrà 147 milioni di euro, di cui 22,5 di cofinanziamento regionale, in coerenza con gli obiettivi di piena e buona occupazione contenuti nel patto per il lavoro e nel recentissimo patto “Giovani più”. La qualificazione culturale e professionale assorbe gran parte delle risorse: 55 milioni per il conseguimento di qualifiche professionali triennali e di diplomi professionali, 1 milione all’anno va al sostegno all’alta formazione e alla ricerca, mentre strategico resta l’investimento nella rete politecnica regionale. Ancora 20 milioni di euro per l’inserimento lavorativo dei giovani NEET, le risorse destinate alle politiche attive per il lavoro, per l’occupazione di disabili, persone fragili e disoccupati, borse di studio inoltre, sostegno al sistema di studio universitario attraverso l’ERGO e, sul fronte dell’edilizia scolastica e universitaria, ricordo le risorse dell’Unione europea e ministeriali che consentiranno di finanziare centosei nuove opere di qualificazione, dodici scuole superiori e di rendere disponibili oltre seicento nuovi posti alloggio sul territorio regionale. Politiche della cultura e politiche giovanili hanno risorse in aumento sempre in questa direzione, in particolare: sull’educazione, sulla produzione, sulla circuitazione della musica dal vivo, lo sviluppo del settore dell’audiovisivo, alla valorizzazione del patrimonio culturale della memoria del Novecento e il sostegno al sistema teatrale regionale, anche perché il tema del tempo libero, del fare cultura fa parte integrante del nostro essere comunità che ci caratterizza e ci dà un’identità, che ci riconoscono in tutto il mondo. Come lo sport che, in attuazione della legge regionale n. 8/2017, conta su oltre 18 milioni per il triennio dedicato alla qualificazione e innovazione degli impianti sportivi, con novantasette progetti, alla promozione della pratica motoria, sportiva e dei grandi eventi sportivi: sono stati destinati quasi 5 milioni nel Giro d’Italia e al torneo Under 23 di calcio che fungeranno da volano per attirare importanti risorse sul territorio. Questo insieme al settore del commercio e del turismo, che sono sì attività produttive ma anche capacità di essere comunità, di darci una identità ben caratterizzante, potrà per il 2019/21 contare su oltre 75 milioni di euro, 38 milioni di euro a partire dal 2019 per iniziative di rilevante interesse nazionale e direi mondiale. A questi si aggiungono altri 45 milioni di euro per la realizzazione di due interventi straordinari, proprio quello detto in premessa: la riqualificazione del waterfront e la riqualificazione delle strutture ricettive e turistiche ricreative. Anche qui i dati degli ultimi anni di crescita di presenze ed altro sono noti e quindi non ci torno.
Vanno aggiunti inoltre 13 milioni di euro per la realizzazione di un piano straordinario di interventi per il sostegno di impianti sciistici della montagna (anche questo si integra con una serie di politiche sulla montagna che caratterizza questo bilancio) in attuazione dell’accordo siglato nel 2017 insieme al Governo e alla Regione Toscana. In tutti questi casi le parole d’ordine sono: promocommercializzazione, riqualificazione e valorizzazione, siano esse applicate al settore turistico piuttosto che ai piccoli centri commerciali naturali o ancora alle strutture turistico-ricettive. Infine, ma non per ultimo chiaramente, le attività produttive dove confermiamo le principali linee di azioni messe in campo dalla Regione in questi anni: sostegno agli investimenti alle imprese, all’attività di ricerca e innovazione, al credito alle piccole e medie imprese, con un’attenzione alla montagna e alle piccole attività dell’artigianato artistico e delle professioni, ai centri storici delle aree colpite dal sisma e, promuovendo azioni di internazionalizzazione del sistema regionale, anche mediante l’avvio della nostra partecipazione all’Expo Dubai 2020. Per queste voci sono stanziati oltre 63 milioni di euro nel 2019, a cui si aggiungono circa quasi 10 milioni di euro provenienti dallo sblocco di avanzo vincolato e un fondo di 12 milioni di euro all’anno, destinato ad alleggerire la pressione fiscale nei Comuni montani e a favorire investimenti produttivi. Ricordo poi che con oltre 22 milioni di euro del programma POR FESR svilupperemo nel triennio investimenti pari a 150 milioni di euro.
È normale e naturale, parlando di bilancio, di fare un elenco di numeri. I numeri che sono nel nostro bilancio sono certi, sicuri, come ho detto all’inizio, e corrispondono a politiche certe e sicure. Le risorse sono destinate, anche per quanto riguarda le attività produttive, a quelle aree di intervento centrali del programma di legislatura: in particolare ricordo le attività di ricerca, innovazione e sviluppo, a cominciare da quelle nel campo dei big data e dell’intelligenza artificiale, dove la nostra Regione si sta affermando come un hub internazionale.
In conclusione, questa è la manovra di una Regione che non vuole fermarsi, che non si accontenta dei risultati raggiunti, ma che investe e innova. Diciamo che rilancia. Una Regione credibile, sostenibile con i conti in ordine per la riduzione del carico fiscale ai cittadini, alle famiglie e alle imprese, che investe 360 milioni di euro con fondi propri per sviluppo, lavoro, ambiente, territorio, montagna, turismo, mobilità sostenibile che salgono a quasi 1 miliardo, grazie al pieno utilizzo dei fondi europei. Una manovra che sostiene politiche che attraggono persone e investimenti, che pone l’attenzione massima per l’equità sociale, la redistribuzione del reddito, a partire dalle persone più in difficoltà grazie al reddito di solidarietà e all’abolizione del super ticket in sanità. Esempi che potrebbero essere seguiti ad ogni livello amministrativo, dove è possibile. È un bilancio che ha una dignità europea, perché solo dentro l’Europa potremmo garantire benessere e futuro a donne, uomini, in particolare ai nostri giovani che vivono nella nostra regione. È un bilancio onesto perché parte da numeri onesti e reali, per costruire politiche oneste e reali. È quello che abbiamo fatto con questo bilancio. Grazie di tutto.
Ricordo che i relatori hanno trenta minuti: a lei, consigliere Bessi, ne rimangono dieci.
La parola al relatore di minoranza consigliere Pompignoli.
POMPIGNOLI, relatore di minoranza: Grazie, presidente. Mi ero preparato una relazione da più di venti minuti, ma ovviamente le condizioni di salute mi consentono di parlare molto meno, anche perché andiamo ad affrontare l’ultimo bilancio di questa legislatura, credo. Mettiamo un punto interrogativo a questa affermazione, ma speriamo che sia veramente l’ultimo bilancio.
Due note principali, una di carattere formale e un’altra di carattere politico. Dal punto di vista del carattere formale abbiamo letto il parere del Collegio dei revisori sul bilancio, sul collegato e sulla stabilità, non ci sono rilievi formali: il bilancio di previsione è coerente con gli investimenti, con le entrate e con le spese. L’altro da un punto di vista prettamente politico. È ovvio che questo, essendo l’ultimo bilancio che andiamo ad approvare in questa Regione, è prettamente elettorale; vengono ovviamente finanziati e stanziati soldi a pioggia su tutti quelli che sono gli investimenti che la Regione Emilia-Romagna mette in campo in questo ultimo anno di legislatura: dall’abolizione dei super ticket, dal taglio dell’IRAP, dal reddito di solidarietà, dalla rottamazione, dagli investimenti del fronte spiaggia, investimenti a pioggia che vanno a migliorare la qualità della regione Emilia-Romagna e, come rilevava anche il relatore di maggioranza, portano la regione Emilia-Romagna al primo posto per crescita. È ovvio che, dopo tanti anni di cali, si arriverà e si arriva finalmente ad avere una regione che cresce dal punto di vista del prodotto interno.
Però la forza di questa Regione sta anche nelle opposizioni. Come opposizioni abbiamo cercato e tentato di costruire un bilancio che possa essere coerente, un bilancio, faccio un esempio, quello della legge che abbiamo approvato ieri sulle spiagge: questi 5 milioni di euro messi nel 2019 è stata ovviamente una forzatura che abbiamo fatto in relazione a quanto era stato previsto inizialmente, cioè zero per il 2019. Su questo un merito va anche alle opposizioni che hanno sollevato il problema e hanno fatto sì che la Regione Emilia-Romagna, quindi la maggioranza, mettesse a disposizione questi altri 5 milioni di euro.
È un bilancio che si può leggere solo da un punto di vista politico, perché rilievi formali anche i revisori dei conti non ne hanno fatti. Quindi è un bilancio nel quale vengono finanziati tutti i tipi di investimenti, anche leggi che non sono ancora state depositate da questa Giunta. Faccio un esempio all’accantonamento di spese di fondi per la giustizia del giudice di pace. È ovvio che, se da un punto di vista formale, come è stato rilevato anche in commissione in sede di approvazione degli emendamenti e dell’articolato, è coerente l’accantonamento di somme per leggi che ancora non sono state depositate dalla Giunta regionale, dal punto di vista politico è chiaro che si potevano fare altre scelte. Oggi non finanziare o spostare soldi per quanto riguarda le imprese, il lavoro, il commercio, l’attrattività, le attività produttive, l’internalizzazione, su questo si è deciso di andare a finanziare delle leggi non ancora depositate e peraltro con una condizione che è quella dell’approvazione dell’autonomia ai sensi del 116. Come ben sappiamo, la Regione Emilia-Romagna non ha competenza allo stato attuale sulla giustizia di pace. Sono scelte che ovviamente sono state fatte dalla parte politica, che è la maggioranza, scelte di finanziare determinate attività e determinati settori. È normale che noi avremmo fatto e prediletto altri tipi di stanziamenti e altri tipi di fondi.
Faccio un altro esempio. Parlava prima il relatore di maggioranza come sulla montagna siano stati fatti investimenti: i 4 milioni di euro che sono stati messi in campo per ogni anno dal 2019 al 2021, a mio e a nostro avviso, sono effettivamente pochi, tanto che noi chiedemmo con un emendamento due settimane fa di innalzare questo tetto a 6 milioni di euro, come peraltro richiesto da tutti i sindaci delle Comunità montane, emendamento che è stato bocciato. Ma, visto che siamo in una giornata nella quale arriveranno tantissimi emendamenti, tantissimi ordini del giorno, è chiaro che mi riserverò nel corso della discussione della sessione di bilancio ulteriori interventi anche in merito a quelli che sono eventualmente gli emendamenti e gli ordini del giorno che questa maggioranza intenderà accogliere sulle richieste che abbiamo fatto come opposizioni. Abbiamo fatto una opposizione costruttiva anche, ad esempio, negli incentivi sulla rottamazione. Diceva il relatore Bessi che sono stati messi 5 milioni di euro per quanto riguarda la rottamazione per i veicoli privati, questa è stata una richiesta avanzata da questi banchi, anche perché era stato previsto solo per le imprese commerciali un incentivo alla rottamazione non per quanto riguarda i privati. Abbiamo sollevato il problema e la maggioranza da questo punto di vista ci ha ascoltato inserendo altri stanziamenti e altri finanziamenti per 5 milioni di euro.
Se dovessimo fare un’analisi dell’ultimo bilancio della Regione Emilia-Romagna, è sicuramente un’analisi che porterebbe a vedere l’Emilia-Romagna come prima regione in Italia, dopo anni di crisi e anni di cali in percentuale sulle varie attrattività, le varie politiche messe in campo. È l’ultimo anno di questa legislatura, è ovviamente un bilancio prettamente politico, non ci sono rilievi di carattere formale, si è deciso di andare verso una direzione di finanziamenti, anche se noi ritenevamo opportuno finanziare altro, piuttosto che quello che è stato finanziato o incentivare maggiormente alcune poste di bilancio: montagna, imprese, lavoro, commercio, attività produttive, internazionalizzazione. Quello che si sta facendo non è abbastanza, chiediamo uno sforzo maggiore anche in fase di assestamento del bilancio, che probabilmente ci sarà da qua a marzo o ad aprile, e spero nell’accoglimento di emendamenti e ordini del giorno, che stiamo depositando, per avere maggiore forza a livello regionale e a livello nazionale.
Non credo che sia necessario affrontare il tema dello spread, della manovra economica a livello nazionale; il Governo sta pensando a quello che è un sistema di attività e di finanziamento di bilancio dello Stato coerente con il programma elettorale e il programma di mandato e di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle, quindi riteniamo opportuno focalizzare non tanto critiche al Governo nazionale, ma dobbiamo basarci su quelli che sono i dati regionali. Quindi su questo spero che la discussione che affronteremo in questa giornata lunga verta esclusivamente sui problemi legati alla Regione Emilia-Romagna e non invece spostare l’attenzione su critiche a livello governativo, come spesso in queste ultime occasioni sta accadendo, dove la maggioranza sta facendo opposizione al Governo e non sta pensando tanto alla propria regione.
Procediamo ora con la relazione della Giunta.
La parola all’assessore Petitti.
PETITTI, assessore: Grazie, presidente. Oggi presentiamo un lavoro molto intenso, molto impegnativo che abbiamo realizzato in questi mesi, Giunta e Assemblea legislativa, un bilancio che si pone alcuni obiettivi importanti, legati alla crescita economica, alla qualità dei servizi sociali e alle infrastrutture.
Un bilancio in crescita, un bilancio di 12,4 miliardi di euro che è stato tra l’altro reso possibile anche da un accordo importante che le Regioni, il presidente Bonaccini, anche in qualità di presidente della Conferenza Stato-Regioni, hanno realizzato in accordo con il Governo, che ci ha permesso di ridurre quei tagli previsti per le Regioni dando anche incentivi agli investimenti, tant’è che i nostri investimenti cresceranno di 360 milioni di euro nel prossimo triennio e arriveranno complessivamente a 1 miliardo di euro, ed è un bilancio solido. Anche questo ci tengo a sottolinearlo subito, perché è in continuità con gli anni precedenti la riduzione del debito (50 milioni in meno rispetto all’anno precedente). Questi aspetti ci rendono sicuramente una delle Regioni più virtuose in ambito nazionale proprio nella gestione delle nostre finanze.
Un bilancio che ha visto il coinvolgimento, oltre che delle commissioni, e quindi di tutte le forze politiche, delle organizzazioni sindacali, delle rappresentanze economiche, delle associazioni e degli enti territoriali. Noi per mesi, prima in fase di stesura e poi, prima dell’approvazione, in Giunta abbiamo avuto un confronto intenso con tutte le associazioni che ringrazio, ed è un’impostazione quella del nostro bilancio che risulta sicuramente positiva per gli interventi in materia economica che hanno riguardato poi il consolidamento del patto per il lavoro, e penso a tutte le misure legate agli incentivi, all’internazionalizzazione delle nostre imprese emiliano-romagnole, all’attrattività del sistema territoriale e a tutti quegli interventi in materia di difesa del territorio e dell’ambiente.
Dicevamo, un percorso intenso durato diversi mesi, che si è concluso poi con la Commissione Bilancio e con le commissioni settoriali e l’udienza conoscitiva del 7 dicembre, in un contesto di cambiamento anche normativo del disegno di legge di bilancio 2019 presentato dal Governo al Parlamento, che tra l’altro è ancora in fase di discussione al Senato della Repubblica.
Il contesto economico e sociale lo conosciamo, i dati sono noti, si parla di un momento complesso per la una situazione socioeconomica a livello nazionale e nel rapporto anche con l’Unione europea; si parla di un rallentamento del trend di crescita anche legato al prodotto interno lordo e quindi a quella che è una situazione che crea non poche difficoltà, e siamo in quella fase legata all’attuazione del percorso della riforma istituzionale del regionalismo differenziato. Ci sta impegnando molto in questa fase di negoziato, inevitabilmente sarà un altro aspetto che andrà a cambiare il contesto socioeconomico nel 2019. La nota di aggiornamento del DEF nazionale registra un affievolirsi di una progressiva uscita dalla fase recessiva, in questo quadro però noi sappiamo che la nostra Regione spicca per quanto riguarda tutto l’andamento e quindi tutto il miglioramento della situazione economica a livello nazionale.
Parlavamo dell’accordo che le Regioni hanno siglato con il Governo il 15 ottobre, che ci ha permesso di evitare quei tagli previsti alle Regioni, tagli che sono anche stati cancellati in modo strutturale e per questo il presidente Bonaccini lo ha subito sottolineato: è stato uno degli elementi su cui le Regioni hanno spinto maggiormente, anche perché in questo modo abbiamo salvaguardato le nostre politiche sociali. Tutto il fondo per la non autosufficienza, con il contributo costante che la Regione mette a disposizione, ci permette di garantire la tutela di tutte le politiche legate al welfare. Una qualificazione della spesa con il rilancio degli investimenti.
Sottolineo nuovamente che ci siamo impegnati come Regione Emilia-Romagna a realizzare 360 milioni in più di investimenti nel prossimo triennio, per una portata complessiva di 1 miliardo e una riduzione progressiva degli obiettivi di finanza pubblica. Le Regioni devono produrre un avanzo che nel prossimo triennio si riduce fino a azzerarsi completamente nel 2021. Un obiettivo fondamentale per chi amministra e per chi governa che abbiamo voluto fortemente. È chiaro che questo accordo e questo impegno del Governo impegna molto le Regioni, perché questi investimenti che noi abbiamo già, con i nostri assessori e con le varie direzioni, individuato per i prossimi tre anni dovranno avere ricadute precise in alcune tipologie specifiche: penso ai temi legati alla messa in sicurezza, al miglioramento sismico, penso a tutto il tema della prevenzione rispetto al rischio idrogeologico, penso a tutti i temi legati alla viabilità e ai trasporti o all’edilizia sanitaria e residenziale. Temi su cui in questi anni la Regione ha investito molto. Anche il quadro sulla sanità è stato definito, nel senso che si prevedono aumenti nominali del fondo nei prossimi anni. Però non è certo, anche questo l’hanno sottolineato sia il presidente che l’assessore Venturi, la copertura dei costi derivanti in primo luogo dal rinnovo dei contratti dei dipendenti e dai nuovi farmaci.
In questo quadro noi abbiamo quindi operato delle scelte importanti, delle scelte che vanno a caratterizzare nuovamente l’impegno politico di questa Amministrazione. I principi ispiratori sono quelli che hanno caratterizzato anche gli altri bilanci di questa legislatura. Sappiamo che l’invarianza della pressione fiscale è un punto politico fondamentale, un impegno preciso che è stato confermato: non solo invarianza della pressione fiscale, ma obiettivi di riduzione della pressione soprattutto per le aree montane e per tutti quei temi legati all’ambiente, alla tutela dell’ambiente (penso alle auto ibride). Ovviamente continua l’impegno per la priorità dell’utilizzo dei fondi europei. Siamo la Regione che, oltre ad aver visto riconosciuti prima di altri i 2 miliardi e mezzo legati ai fondi strutturali, li abbiamo anche impegnati in tempi rapidi. Attuazione quindi di tutte quelle politiche legate al patto per il lavoro, contenimento delle spese di funzionamento. È stata una politica che abbiamo realizzato dal nostro investimento. Crediamo che sia stato fondamentale salvaguardare anche tutti quei livelli e il miglioramento della qualità dell’offerta rispetto ai servizi di trasporto pubblico.
Voglio evidenziare anche la possibilità da parte di questa Amministrazione ad utilizzare subito, con l’approvazione di questo bilancio, 43 milioni per spese di investimento che vengono finanziati con avanzo d’amministrazione vincolato. Erano risorse bloccate dai vincoli di finanza pubblica e quindi noi possiamo oggi, con questo bilancio, utilizzare risorse per le politiche per la casa, per l’ambiente, per l’infrastruttura, per l’edilizia scolastica da subito. Tra le priorità che abbiamo voluto mettere a bilancio per il 2019 c’è sicuramente lo sviluppo dell’area montana, con l’introduzione di una fiscalità di vantaggio per piccole imprese localizzate in montagna o che intendono insediarsi nelle aree montane: una politica fondamentale a sostegno della montagna e del nostro sistema produttivo. Aumentiamo le risorse per la viabilità, ancora una volta una risposta concreta ai territori, ai Comuni, alle Province proprio nel miglioramento della viabilità degli enti locali e quindi anche di quel progressivo potenziamento di quel sistema che negli anni ha visto un sistema funzionare. Andiamo ad aumentare nuovamente tutte le risorse per le politiche di sviluppo per l’impiantistica sportiva e turistica. È stata una scelta precisa che il presidente Bonaccini ha voluto realizzare in questo mandato e con questo bilancio noi andiamo ad incrementare le risorse per lo sport nel prossimo triennio con altri 8 milioni e, rispetto all’impiantistica turistica, 20 milioni per la riqualificazione della costa e 25 milioni per le strutture turistiche. Come dire politiche di sviluppo, di crescita che vanno anche a caratterizzare l’identità della nostra regione e del nostro sistema regionale, che hanno in questi anni determinato numeri importanti per la crescita.
Voglio ringraziare però il lavoro intenso che c’è stato da parte dei consiglieri, dell’Assemblea e delle commissioni, perché la Giunta ha ritenuto di recepire alcuni emendamenti che hanno caratterizzato alcune politiche e che caratterizzeranno gli impegni nei prossimi mesi: penso ad alcuni emendamenti legati alla cooperazione internazionale, all’integrazione del trasporto pubblico in montagna, al microcredito emergenziale, alle manifestazioni storiche, alle disposizioni anche a favore di persone non udenti e tanto altro e credo che questo lavoro di condivisione, di confronto che è stato reso possibile dall’Assemblea, dalla commissione, dal presidente della Commissione Bilancio, dai due relatori, dalla struttura al bilancio che voglio ringraziare per il lavoro intenso e competente portato avanti in questi mesi, ci permette di caratterizzare un bilancio con scelte importanti, un bilancio che caratterizza in realtà tutta la legislatura del presidente Bonaccini, ma che ci permette nei prossimi mesi di portare a termine degli obiettivi con cui il presidente della Giunta aveva indicato i propri obiettivi di mandato sin dai primi atti. Quindi con questo bilancio noi diamo una risposta complessiva a quella che è stata una scelta politica che avrà ricadute importanti nei prossimi mesi e che ci permetterà di dare risposte ai nostri territori.
Ora apro la discussione generale.
BAGNARI: Grazie, presidente. Io mi rifaccio ad una considerazione che ha fatto ieri l’assessore Corsini, rifacendosi anch’egli sempre a questo mantra del bilancio delle scelte elettorali; a sentire queste considerazioni, che ormai da due anni ci sentiamo dire, la Regione dovrebbe stare ferma. Ogni scelta che viene fatta dalla Giunta, da questa Assemblea sono scelte elettorali! Io credo che la dobbiamo finire un po’ con questa storia e con questa commedia! Che uno possa condividere o meno le scelte ci sta, ognuno di noi ha il proprio ruolo in maggioranza, in minoranza, ma questa storia continua della scelta elettorale e del bilancio elettorale credo sia ora di finirla. Questa Regione, questa Giunta e questa Amministrazione ha fatto e sta facendo delle scelte credo importanti, discutibili (se si vogliono discutere, ci stiamo), ma fa delle scelte e dovrebbe essere fatta anche la discussione nelle sedi adeguate. Le scelte sono fatte, confrontiamoci su queste e smettiamola con questa storia delle scelte del bilancio elettorale.
L’altra cosa che mi fa un po’ ridere è questa storia, collega Pompignoli, della sequenza dei disastri sui dati, sui mancati primati. Io non sono un fanatico di citare continuamente i primati, anche perché non ha una memoria lucida e perfetta come quella del nostro presidente, che è molto più puntuale su questo, ma il fatto che comunque vengano riconosciuti tutta una serie di primati e di dati positivi (da anni e non da oggi) credo che sia la dimostrazione migliore che non è corretto quello che è stato detto. Se anche fosse vero, siccome ad ogni uscita e ad ogni provvedimento adottato fanno seguito dei comunicati dove le minoranze si intestano tutti i provvedimenti, allora questi disastri sarebbero poi merito delle minoranze, se fosse così. Siccome io credo invece che le cose siano diversamente, che ci siano delle cose da migliorare, ma le cose stiano diversamente, proviamo a raccontarle come stanno e proviamo innanzitutto a smetterla di denigrare la nostra terra, perché di questo stiamo parlando. Continuare a dare addosso all’Emilia-Romagna, a descrivere un quadro negativo, anche quando non c’è, non fa bene a nessuno. Prima di tutto la nostra terra e agli emiliano-romagnoli che si sbattono ogni giorno per tenere in piedi questa terra e raggiungere questi primati. Cominciamo a dircelo!
L’altra cosa che, secondo me, va ricordata, prima sono stati citati alcuni emendamenti, alcune scelte fatte tra l’altro con il minimo previsto e con i percorsi giusti e corretti per tenere aperte delle porte e per poter poi adottare dei provvedimenti, che dipendono, perché è inutile che vogliamo tenere completamente scisse le cose, le Regioni sono collegate alle scelte del Governo e la nostra Regione sta facendo da tempo un percorso per cercare, insieme ad altre Regioni governate non dal centrosinistra ma da altre forze politiche, per raggiungere e concordare una maggiore autonomia, che vuol dire chiedere di assumersi maggiori responsabilità in un quadro chiaro. Quindi anche quelle proposte di emendamento dipendono, se anche non ci sono dei provvedimenti di legge, dal fatto che ci sono alcune misure che si potranno adottare, se andrà avanti e si concluderà quel percorso di richiesta di autonomia. E qui concordo con il collega Pompignoli quando dice di non buttarla sempre e solo sulla critica, non mettiamola sulla critica: mettiamola sulla sollecitazione, chiediamo al Governo di andare avanti e di arrivare in fondo a quei provvedimenti che da tempo ormai stiamo discutendo. Noi siamo disponibili a riconoscere anche quando si fanno passi avanti, come ha fatto anche il presidente Bonaccini, e quando ci sono dei meriti. Ma quando ci sono degli stalli e delle lungaggini, che possono apparire anche per motivi politici, proviamo invece a spingere tutti quanti per arrivare in fondo, perché non è che ci guadagna la bandierina, ci guadagna la nostra terra, ci guadagna l’Emilia-Romagna. E credo che debba anche essere riconosciuto che, mentre su alcune voci si sbandierano alcuni temi (il reddito di cittadinanza oppure i temi del microcredito), in questa Regione si sono fatti concretamente. Migliorabili? Sì, ma si sono fatti.
Io credo, senza stare a riprendere tutte le cifre, come hanno fatto in maniera puntuale il collega Bessi e l’assessore Petitti che ringrazio per il lavoro fatto e la disponibilità al confronto e al dialogo, che quello che ha fatto la Regione in questi anni e anche con questo bilancio su alcune voci: penso in particolare al contrasto al dissesto idrogeologico dove la Regione da anni investe con convinzione; penso al tema del welfare dove la nostra Regione non investe da oggi ma da anni, si è fatta carico anche di momenti di incertezza. Sta investendo anche di più. Cito solamente una voce di cui mi sono occupato che è quella sull’abbattimento delle barriere architettoniche. Si è fatta carico per lungo tempo anche di dare delle risposte, quando c’era forte incertezza. La nostra Regione sta investendo e si è qualificata su questi temi che sono quelli di vicinanza alle persone, di attenzione ai temi che riguardano le persone. Su questo e sull’attenzione ai territori, come abbiamo fatto poi in Aula in questi giorni, non risparmiandoci anche delle osservazioni che possono essere critiche, ma con l’obiettivo di migliorare quanto c’è e quanto è stato fatto e anche di riconoscere lo sforzo che sta facendo la nostra Regione, abbiamo presentato un ordine del giorno che ha a che fare con il mantenimento del funzionamento di alcune biglietterie delle stazioni, dove anche qui c’è un contenzioso, un confronto aperto con il gestore, perché crediamo che dove si può sia bene continuare a dare dei servizi adeguati. Ma tutto questo viene fatto perché la nostra Regione non vuole sedersi sugli allori, ma ha lavorato (la nostra regione come sistema complessivamente) per affrontare la crisi e guardare anche un po’ più in là, provare a portare l’asticella un pochino più in alto, e c’è riuscita. In questo mi richiamo anche a quello che ha detto in questi giorni il sindaco di Milano Sala proprio sui primati di Milano, lo dico anche per il nostro territorio: credo che sia un merito grande di tutto il sistema, della nostra Amministrazione regionale e di tutti quelli emiliano-romagnoli che tutti i giorni lavorano (le imprese, i lavoratori), che non è giusto denigrare continuamente descrivendo un quadro negativo, ma che bisogna invece lodare per il loro impegno e che noi dobbiamo continuare a sostenere con la nostra azione di governo in questa direzione.
GIBERTONI: Grazie, presidente. Vorrei unirmi a quanto è stato detto prima di me da parte di chi ha auspicato che la discussione della giornata di oggi non prenda la piega negativa dell’essere comizio politico, ma sia una discussione sui fatti e non volta a contrastare o a smentire posizioni governative che invece, dal mio punto di vista, sono quelle che rafforzeranno proprio quello che, grazie al tessuto imprenditoriale della nostra regione che generalmente viaggia a distanza dalla politica, potrà contribuire a fare nuovi investimenti e a staccarsi dalle politiche di austerità abbracciate dai Governi precedenti. Io credo infatti che il tasso di disoccupazione continuerà a diminuire lentamente, ma non certo esclusivamente sulla base delle azioni regionali, ma anche grazie all’entrata sul mercato del lavoro di nuove leve, di persone molto giovani che potranno sostituire altre persone che, grazie finalmente alla riforma della legge Fornero, potranno andare in pensione e grazie agli effetti del decreto Dignità che porta molta stabilizzazione, che porta l’attenzione sui contratti stabili a tempo indeterminato, evitando il precariato infinito che si realizzava grazie alla legge del precedente Governo. Quindi questo è un appello sintetico, che si chiude qui, a non utilizzare una giornata così importante come quella che dovrebbe invece vederci restare sui fatti, ma io ho visto anche con una certa sorpresa che anche le valutazioni contenute nel DEFR per esempio, un documento che dovrebbe essere tecnico, si spingono addirittura a smentire quanto riportato dal Governo, si spingono a prendere posizioni politiche. Questa non è una bella figura che fate, presentando documenti tecnici che di fatto sono comizi politici. Quindi io mi auguro che da qui fino alla fine della giornata questa non venga di nuovo presa come un’opportunità da parte anche delle strutture tecniche di fare indebitamente politica contro il Governo.
TAGLIAFERRI: Grazie, presidente. La sessione di bilancio, a fronte della moltiplicazione degli oggetti in essa contenuti (due collegati, l’aggiornamento del DEFR e la legge di bilancio vera e propria) e a causa del contingentamento dei tempi che caratterizza dal punto di vista regolamentare questa tipologia di seduta rende pressoché impossibile ad un monogruppo in soli venti minuti di provare ad affrontare in maniera organica e compiuta la materia. Mi limiterò quindi ad evidenziare alcuni aspetti per ciascuno degli oggetti trattati.
Innanzitutto, inizio da un aspetto generale che riguarda tutti e quattro gli oggetti, ovvero non si può sottacere la tempistica assai ristretta con la quale il bilancio è stato trattato. Si pensi soltanto che gli emendamenti di Giunta sono stati resi disponibili nel corso del pomeriggio di venerdì 7 dicembre. La scadenza per la presentazione degli emendamenti dei consiglieri è stata fissata per la mattinata di lunedì 10 dicembre, le votazioni sono iniziate lo stesso giorno alle ore 14, come se in una o due ore ci fosse il tempo di coordinare e verificare i davvero tanti emendamenti depositati. Addirittura, restando ai tempi di esame, non si può non sottolineare come l’aggiornamento del DEFR sia stato approvato dalla Giunta regionale il 29 ottobre, ma lo stesso provvedimento è stato iscritto e assegnato alla commissione soltanto il 23 novembre. Anziché offrire l’opportunità ai consiglieri di poterlo esaminare con la dovuta attenzione, com’è avvenuto quest’estate, dove abbiamo avuto un mese di “ferie” a disposizione per affrontare il DEFR 2019, la nota di aggiornamento è rimasta a languire per un mese su qualche scrivania prima di compiere il fatidico viaggio fra il civico 52 e il civico 50 di viale Aldo Moro. Il risultato è stato che è arrivato contestualmente al resto del bilancio 2019/21 ed è stato veramente proibitivo esaminarlo attentamente. Nonostante ciò, partirò proprio da questo atto nella mia disamina, perché proprio a pagina 47 di 395 ho trovato qualcosa di particolarmente interessante, ovvero notizie relative alla decisione assunta dalla Giunta regionale di sospendere il processo finalizzato alla dismissione completa della partecipazione nella società Terme di Castrocaro spa e quello finalizzato alla dismissione delle partecipazioni nei tre centri agroalimentari di Parma, Bologna e Rimini. Tale decisione è stata assunta dalla Giunta regionale con deliberazione n. 1587 del 24 settembre 2018. Vi ricordo che il DEFR 2019 è stato votato da quest’Aula il 26 settembre 2018, quindi due giorni dopo, e prevedeva a pagina 111 la cessione dei centri agroalimentari di Bologna, Parma e Rimini. Come sempre alla stessa pagina prevedeva la cessione delle Terme di Castrocaro spa. Nella delibera si dà atto di non procedere più alla dismissione, in quanto la decisione di dismettere la società non consegue dalla mancanza di requisiti per il mantenimento delle stesse. Due soli giorni dopo quest’Aula votava il DEFR e, con esso, la scelta di dismettere le tre partecipazioni nei centri agroalimentari, adducendo quale motivazione che tali dismissioni – cito – «conseguono al passaggio da un sistema in cui storicamente le società di gestione dei mercati ortofrutticoli assolvevano a compiti di servizio di interesse generale ad un sistema di mercato in cui la distribuzione di ortofrutta fa capo a tanti operatori commerciali e altrettanti canali distributivi. La Regione assicurerà comunque sostegno a tali realtà con misure diverse dalla partecipazione azionaria».
Si noti che l’Assemblea legislativa, per effetto dell’articolo 2 della legge regionale n. 1/2018, assegna proprio attraverso il DEFR gli indirizzi strategici alla Giunta sulle partecipate. Evidentemente per disattenzione mia, in nessuna puntata di questa affascinante fiction tv, ovvero in nessuna delle delibere che negli ultimi due anni hanno ripercorso questa emozionante epopea, piena di decisioni e ripensamenti e che, devo ammettere, mi ha tenuto con il fiato sospeso fino all’ultima riga, ho trovato traccia di requisiti o considerazioni che consentissero il mantenimento di queste partecipazioni. Scusate la domanda, io appartengo all’opposizione, quindi posso stigmatizzare quanto avvenuto, e qui mi fermo, ma voi, colleghi di maggioranza, come vi sentite? Con la Giunta parlate? A volte non so proprio come possiate fare. Quasi mi sento indignato per voi. Siete chiamati in quest’Aula a votare un documento, non un documento qualunque, ma il DEFR: quello che dovrebbe essere il massimo strumento di indirizzo dell’ente e, come bravi soldatini, lo votate così com’è. Peccato che la Giunta abbia cambiato strategia praticamente sulla metà delle partecipate che avete votato di cedere. Lo fa due giorni prima con propria deliberazione e nessuno vi dice nulla. Scusate lo sfogo, ma da ex sindaco trovo la cosa veramente sconcertante. Ovviamente le schede di tali partecipazioni a pagina 370 del DEFR 2019 erano liquidate sommariamente. Come le partecipazioni stesse. Oggi che le si ritiene nuovamente essenziali, talmente essenziali per il pubblico interesse da non poter fare a meno di loro, la nota di aggiornamento del DEFR non contiene neppure le schede su ciascuna, pur riservando ampio e meritato spazio a partecipazioni come Lepida e AGREA che a buon motivo vedono aggiornate le proprie schede. Tra l’altro non mi pare proprio che il TUSP contempli o preveda ripensamenti in corso d’opera. Sono comunque curioso di vedere che cosa dirà di tutto ciò la Sezione di controllo della Corte dei Conti nel prossimo giudizio di parifica.
Potrei continuare per ore iniziando da tutte le osservazioni già avanzate in sede di esame del DEFR 2019, nessuna delle quali ripresa dalla nota di aggiornamento, ma per economicità di tempo preferisco passare ad altro, ovvero all’oggetto 7565. Dovendo anche in questo caso operare delle scelte, mi soffermerò sull’articolo 21 (articolo istitutivo del DAT). La legge di bilancio del 2018, ai commi 418 e 419 dell’articolo 1, della legge n. 205/2017, prevedendo e finanziando l’istituzione presso il Ministero della salute di una banca dati destinata alla registrazione delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT), attraverso le quali ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un’eventuale e futura incapacità di autodeterminarsi, può esprimere la propria volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari. Per la realizzazione della banca dati il Ministero ha già istituito, con decreto direttoriale del 22 marzo 2018, un gruppo di lavoro a cui partecipano oltre ai rappresentanti del Ministero della salute anche i rappresentanti delle Regioni e dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali. Questo gruppo di lavoro dovrà definire i contenuti informativi della banca dati, le modalità di registrazione e di fruibilità delle DAT e le misure di sicurezza per la protezione dei dati personali. A tal fine va sottolineato come il Ministero della salute, con richiesta del 22 giugno 2018, ha posto al Consiglio di Stato alcuni quesiti riguardo all’istituzione della banca dati nazionale, ex articolo 1, comma 418, legge n. 205/2017, destinata alla registrazione delle disposizioni anticipate di trattamento. Il primo quesito posto dal Ministero avanzava dubbi interpretativi dovuti alla parziale mancanza di coordinamento tra l’articolo 4, comma 7, della legge n. 219/2017 (Registri regionali ex lege facoltativi), e l’articolo 1, comma 418, legge n. 205/2017 che prevede l’istituzione di un registro nazionale.
Il Consiglio di Stato si è espresso con parere del 31 luglio 2018, sottolineando come «le DAT possono essere inquadrate per un verso nella materia dell’ordinamento civile di competenza esclusiva dello Stato trattandosi di diritti fondamentali della persona umana e, per altro verso, nella materia dei livelli essenziali delle prestazioni, anche questa di competenza esclusiva. Conseguentemente il registro previsto dalla legge di bilancio, ad avviso del Consiglio, non può servire solo a registrare ciò che è stato raccolto da registri regionali. Al contrario, tale Registro nazionale deve svolgere l’importante compito di dare attuazione ai principi costituzionali prima ricordati in un quadro di competenze legislative statali, che per questo aspetto sono di tipo esclusivo, anche raccogliendo le DAT, consentendo in tal modo che le stesse siano conoscibili a livello nazionale ed evitando che abbiano una conoscibilità circoscritta al luogo in cui sono state rese, il che vanificherebbe con tutta evidenza l’applicazione concreta della normativa». Tra l’altro il medesimo parere sottolinea ancora come l’unico modo per garantire i medesimi diritti fondamentali della persona umana, anche a coloro che non sono iscritti al Servizio sanitario nazionale, è l’istituzione di un effettivo ed efficiente Registro nazionale. Altrettanto in merito alla raccolta delle DAT nel medesimo parere è evidenziato come occorrerà prevedere, su richiesta dell’interessato, l’invio alla banca dati nazionale delle DAT da parte dell’ufficiale dello Stato civile o dalla struttura sanitaria ai quali sono state consegnate e del notaio che le ha ricevute. Detto incombente è necessario per consentire al medico, in caso di bisogno, di conoscere se il paziente ha reso o meno le disposizioni in questione.
Alla luce di tale pronunciamento la realizzazione di un qualsivoglia portale regionale diviene pura e semplice dichiarazione di volontà politica, priva però di ogni effetto pratico. Sarà quindi il ministro che dovrà provvedere con proprio decreto, a seguito d’intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni e, acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali, a stabilire le modalità di registrazione delle DAT nella banca dati nazionale. Scordavo. L’articolo contiene poi un errore grossolano alla terzultima riga del comma 1: l’acronimo DAT non sta per “Dichiarazione anticipata di trattamento”, ma per “Disposizione”. Se volete fare un manifesto politico da agitare come una bandiera in occasione delle prossime elezioni, almeno scrivetelo correttamente. Ho conseguentemente presentato un emendamento soppressivo di questo articolo sbagliato nel testo, nella tempistica e nei contenuti. Dopo la finanziaria 2018 e, ancor più, dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, non ha più senso pensare ad un portale regionale e i medici non potranno rifarsi a questo portale, ma saranno chiamati a rifarsi al Registro nazionale, unico strumento ad avere validità, proprio alla luce delle considerazioni illustrate dal Consiglio di Stato.
Continuando con le nostre considerazioni circa l’articolato, non posso poi evitare di sottolineare come, tramite l’articolo 32, si vadano ulteriormente a dilatare le tempistiche per la fusione di ERVET ed ASTER. Di questo passo non so se la legislatura sia sufficiente per arrivare al risultato, forse proprio per questo motivo se ne voleva rimandare il termine.
Venendo ora al cuore di quello che è un vero e proprio bilancio elettorale, passo ad esaminare l’oggetto 7566. Al netto dei 20 milioni annui stanziati per la sterilizzazione del debito sanitario nel periodo 2001/11 di cui all’articolo 13, l’oggetto 7566 stanzia complessivamente quasi 101 milioni di euro, di questi solo 31 solo sul 2019, quasi 47 milioni sono sul 2020, poco più di 23 milioni sul 2021. Con l’articolo 6 vengono stanziati 25 milioni per agevolazioni per la riqualificazione ed il potenziamento delle strutture ricettive nel settore turistico, ma solo 5 milioni sono imputati sul 2019, 20 milioni sono a carico della futura Amministrazione. Con l’articolo 16 vengono stanziati 10 milioni per interventi a favore del credito alle imprese, ma solo 2 milioni e mezzo sono messi concretamente a disposizione prima delle elezioni regionali. Gli altri 7 milioni e mezzo sono stanziati a carico della futura Giunta. Con l’articolo 21 sono stanziati 3 milioni e mezzo per investimenti tecnologici per il rilancio del centro ENEA del Brasimone. Anche in questo caso 500 mila euro prima delle elezioni e 3 milioni a carico della futura Giunta. Ma l’apoteosi si raggiunge solo con l’articolo 3, con il quale si arriva a stanziare 1 milione di euro destinati al Comune di Ravenna per il centenario della morte di Dante Alighieri, di fatto a babbo morto: integralmente a carico della futura Amministrazione regionale, con una previsione di 500 mila euro sul 2020 e 500 mila euro sul 2021, quando, come ben sapete, il signore dell’altissimo canto – come Paolo VI lo definì – si è spento a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. Non tanto per la cifra, ma per l’anno del relativo stanziamento merita poi particolare attenzione l’articolo 24, che stanzia 100 mila euro per attività di controllo nel settore ortofrutticolo e vitivinicolo, esclusivamente in relazione all’annualità 2021. Evidentemente è talmente essenziale l’attività di controllo in questo settore da poterne affidare integralmente responsabilità e oneri alla futura Giunta.
La legge Mancia di democristianissima memoria è ormai sparita da diverso tempo dalle aule parlamentari, ma nella seduta di commissione di lunedì 10 dicembre ho visto che è tornata nuovamente a manifestarsi con incredibile forza, e l’oggetto 7567 ne è la palese raffigurazione. Man mano che gli emendamenti del PD si susseguivano, quasi con suspense attendevamo di scoprire qual era il consigliere di maggioranza da ringraziare per i 500 mila portati qua e i 300 mila inseriti là. La fantasia non è certamente mancata. Si va dai 50 mila euro, inseriti a nome della consigliera Lori, per la valorizzazione e promozione del pane e dei prodotti da forno, ai 50 mila euro inseriti dal consigliere Calvano per la valorizzazione dei piccoli esercizi commerciali, passando per i 50 mila euro intestati al consigliere Bagnari per la valutazione ambientale e faunistica dei fondi rustici, ai 300 mila euro per interventi di cooperazione internazionale con i Paesi in via di sviluppo. La lista è ovviamente lunga: si spazia dal contributo per la sistemazione dei mezzi dei vigili del fuoco volontari sottoscritto dal collega Cardinali ai tartufi. Ci si spreca anche inserendo finanziamenti a leggi ancora neppure depositate, come i 250 mila euro destinati alla fantomatica futura legge regionale sul microcredito di emergenza. Sopra una di queste tornerò poi per proporre un emendamento soppressivo, ma lo vedremo tra poco. Ovviamente lo stanziamento singolarmente più alto è quello intestato al fedele alleato consigliere Taruffi, che si vede attribuiti ben 2 milioni e mezzo di euro da dedicare, quale integrazione, al programma di sviluppo rurale 2014/20. Ma si sa, anche Sinistra Italiana ha la necessità di farsi campagna elettorale.
Il nuovo bilancio dovrebbe essere uno strumento di programmazione e non più di previsione, dovrebbe contenere quindi previsioni di spesa reali e nel far confluire, tra l’altro, i fondi destinati ai progetti di legge in via di approvazione, il cui elenco è allegato alla legge stessa. Ecco che il gioco è fatto e quindi tutto risulta regolare. Anche la politica dell’annuncio, oltre alla fanfara, ha la sua bacheca che legittima l’annuncio stesso, ma non intendo perdere il poco tempo che ho a disposizione per polemizzare su questo. Voglio però soffermarmi, come annunciato, su un emendamento specifico che va ad inserire miseri 50 mila euro in questo capitolo. Come probabilmente avrete capito si tratta di ciò che è stato aggiunto tramite l’emendamento che prevede la realizzazione di una legge regionale a supporto dell’operatività del giudice di pace. Se sugli altri punti nulla c’è da eccepire, tranne forse l’opportunità, in questo caso nutro personalmente forti dubbi di legittimità. La materia della giustizia, compreso quindi il giudice di pace, è materia costituzionalmente riservata allo Stato (ex articolo 117, comma 2, della Costituzione). È pur vero che l’articolo 116, comma 3, della Costituzione prevede che il solo giudice di pace possa essere eventualmente ricompreso all’interno delle richieste di maggior autonomia avanzata dalle Regioni, tra l’altro nel nostro caso su sollecitazione di quest’Aula, ma la maggiore autonomia chiesta dall’Emilia-Romagna è ancora ben lungi dall’essere approvata, in quanto è il Parlamento, nella sua sovranità, a doverla eventualmente concedere e tale tema, allo stato delle cose, nemmeno è stato calendarizzato.
Oggi quindi con la programmazione di un progetto di legge legato al relativo impegno finanziario vi state arrogando di legiferare su materie di esclusiva competenza dello Stato, dando per scontato un passaggio parlamentare che lede l’autonomia del Parlamento. Per questa ragione sul singolo punto proporrò un emendamento soppressivo, in quanto ritengo tale programmazione allo stato lesiva dell’autonomia e delle prerogative costituzionali del Parlamento. Nulla vieta invece che sia in futuro ripresentata, dopo che il Parlamento avrà vagliato e approvato forme di maggiore autonomia per la nostra Regione e le relative materie. La stessa tendenza denunciata precedentemente di ricorrere a forme di annuncio, scaricandone poi la maggior parte dei costi sulla futura legislatura, sono presenti in parecchie altre missioni. Esempio emblematico è quello del fondo relativo alla legge regionale sulla promozione turistica e riqualificazione urbana del distretto balneare, per la quale sono previsti solo 5 milioni di euro nel 2019, per un totale poi di 20 milioni nel 2020.
Venendo ora al debito in relazione alla restituzione di prestiti, è prevista in 42.955.806 euro, il debito residuo dell’ente si attesterebbe quindi a 491.540.702 euro. Il bilancio contiene poi accantonamenti per passività potenziali di 921.292.727,81, la maggior parte costituita ovviamente dalle anticipazioni di liquidità di cui al DL n. 35/2013. I crediti di dubbia esigibilità ammontano a 53.437.900. Le previsioni dell’accantonamento circa il contenzioso, rispetto al quale si reputa di essere soccombenti, ammonta a euro 3,7 milioni. L’accantonamento per le perdite derivanti da organismi partecipati è fissato in euro 561.839. Per quanto riguarda i costi che i cittadini emiliano-romagnoli saranno costretti a pagare per colpa degli apprendisti stregoni del Partito Democratico che si sono dati ad esercizi di finanza creativa, ricordo come lo swap, ovvero la sola garanzia rispetto al prestito contratto per pagare il debito sanitario, ammonterà a poco più di 12,66 milioni di euro per il solo 2019. L’ammontare complessivo nel triennio sarà invece di 33,31 milioni di euro. A questa somma si aggiungono poi gli 8.041.471,95 euro della lettera di patronage per la società Compagnia delle terme srl, poi fusa nella società Terme di Salsomaggiore e Tabiano spa. Sul versante societario va rilevato che Fiere di Parma spa, che ha chiuso l’esercizio 2017 con una passività di meno 1.549.898, spiace verificare che per le altre società, anche di notevole importanza, non si è riportato il dato di bilancio 2017. Fra queste BolognaFiere spa, ERVET spa, Lepida spa, TPER spa, nonché tutti e tre i centri agroalimentari e le Terme di Tabiano spa che la Giunta ha deciso di non dismettere. Fra gli enti di diritto privato controllati va sottolineata la passività della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati che ha chiuso l’esercizio 2017 con meno 94.368,64. Fra gli enti di diritto privato per i quali non è riportato il dato di bilancio 2017, spiccano la Fondazione Monte Sole, l’Istituto Parri, il Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto e la Fondazione Italia-Cina.
Venendo poi alla relazione del Collegio dei revisori dei conti, essi evidenziano come sia emerso dalle verifiche effettuate dalla Regione, nell’ambito del processo di vigilanza e controllo analogo, componente amministrativa, che non risultano ancora essere stati adeguati alle disposizioni del decreto legislativo n. 175/2016 gli statuti di due società in house. In particolare lo statuto di FER srl non prevede ancora il divieto di corrispondere il gettone di presenza o premi di risultato deliberati dopo lo svolgimento dell’attività o trattamenti di fine mandato ai componenti degli organi sociali, nonché il divieto di istituire organi diversi da quelli previsti dalle norme generali in tema di società. Lo statuto di APT Servizi srl invece non contiene la previsione che l’organo amministrativo della società sia costituito, come di norma dovrebbe essere, da un amministratore unico. Stessa contestazione è mossa alla società IRST srl.
In conclusione, vorrei fare una piccola chiosa al collegio dei revisori dei conti. Evidentemente non conoscono ancora bene questo ente, ma, quando nella loro relazione scrivono al punto 13 che tutti gli organismi partecipati hanno approvato il bilancio di esercizio al 31/12/2017, i cui risultati sono pubblicati sul sito Internet dell’ente amministrazione trasparente, alla sezione enti controllati, si sono fidati di quanto è stato loro detto, invito quindi i componenti del collegio ad andare personalmente a verificare sul portale amministrazione trasparente, alla sezione enti controllati e si accorgeranno di quanto la voce risultato di bilancio non disponibile sia ricorrente.
Consigliere Tagliaferri, la informo che ha già terminato il tempo a sua disposizione. Ha superato i venti minuti e quindi non potrà più intervenire.
MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. Come ogni anno cercherò di fare alcune riflessioni sulla parte riguardante la sanità e le politiche per il sociale. Tematiche che ovviamente seguo maggiormente per via della mia partecipazione all’attività della Commissione IV.
Partirei con il dire che, oltre all’eliminazione del super ticket, operazione certamente importante, tant’è che come Lega abbiamo sempre sostenuto l’importanza di ottenere dei risparmi sulla spesa per poi reinvestirli sul territorio in servizi, c’è da dire che c’è anche altro riguardante la sanità regionale. È un momento di grande trasformazione, ci portiamo dietro, ci trasciniamo infatti una riorganizzazione approvata nel 2015, che non ha ancora visto su molti territori degli sbocchi definitivi e concreti; vediamo ancora molta incertezza e una mancanza di una linea programmatica regionale vera e propria. Basta leggere infatti la nota di aggiornamento del DEFR in discussione oggi, in cui si parla ancora di un nuovo contesto istituzionale derivante dalla riduzione delle competenze delle Province e della costituzione della Città metropolitana, elemento che porterà alla costituzione, secondo voi, di aree vaste sul territorio regionale. Qui ci domandiamo: quale, dove, per quale motivo, con quale modalità… Non si sa, tutto fumoso. Oppure prendiamo in esame la parte in cui si dice che c’è l’intenzione di sviluppare ulteriormente le esperienze già maturate con la costituzione dell’Azienda ASL della Romagna (viene riportato questo esempio), quindi che cosa intendete fare: riproporre lo stesso modello, il modello romagnolo? In che modo e quali territori verrebbero coinvolti in questo processo? Anche su questo nessuna risposta. È dal 2015 che continuo a ripetere a nastro queste domande, ma nessuno è mai stato in grado di darmi una spiegazione chiara. Sempre nella nota di aggiornamento del DEFR si dice di voler rimodulare i confini delle Conferenze territoriali, sociali e sanitarie: quali progetti e quali idee avete? Se ce lo diceste, ci fareste anche un favore. E di che territori stiamo parlando? Anche su questo non capiamo sinceramente che cosa intendete con questo passaggio. A me pare che si proceda un po’ per tentativi, dicendo tutto e di più per far sì che nulla cambi. Questo non fa altro che gettare i territori nell’incertezza. Credo che questa condizione non faccia assolutamente bene alla sanità, che è un ambito estremamente complicato.
Come sul contrasto alla violenza di genere. Ci rendiamo conto che non tutte le Aziende sanitarie della nostra regione utilizzano lo stesso applicativo per trattare e seguire le casistiche di violenza sulle donne; non tutte le Aziende sanitarie utilizzano lo stesso applicativo per registrare, gestire i casi di donne che si recano presso il pronto soccorso per denunciare queste situazioni, cerchiamo di fare rete, sistema, per monitorare adeguatamente questo fenomeno. A noi pare che siamo ancora molto indietro su questo aspetto e si continua a procedere un po’ a macchia di leopardo.
Due parole anche sull’inserimento nel mondo del lavoro dei disabili. A voi sembra normale che in alcune zone della nostra regione oltre il 50 per cento (vedi Bologna) dei tirocini di tipo C (soggetti a rischio esclusione) sono destinati ai richiedenti asilo? Per noi no. Oltre il 50 per cento in molti territori dei tirocini di tipo C vanno ai richiedenti asilo. Per noi non è assolutamente opportuno portare avanti politiche di questo tipo. Ma d’altronde fa parte della vostra visione politica che continua, nonostante le nuove indicazioni nazionali, dove si fa distinzione tra richiedenti e rifugiati, e voi continuate a gestire indistintamente i richiedenti e i rifugiati. A nostro avviso non ha alcun senso, e lo ripeto per l’ennesima volta, gestire allo stesso modo queste casistiche, perché magari andiamo ad impiegare, a stanziare risorse economiche importanti che potrebbero essere utilizzate per altro, per persone che nella stragrande maggioranza dei casi dovranno tornare nel loro Paese di origine, perché magari verrà respinta la loro domanda.
Non mi dilungherò molto, perché i tempi sono contingentati ed è giusto lasciare spazio ad altri colleghi che vorranno intervenire su altre tematiche, ma non condividiamo assolutamente l’impostazione dell’impianto politico che voi state portando avanti dall’inizio di questa legislatura ad oggi, e a testimoniarlo sono proprio i passaggi che ho fatto sul DEFR, che noi abbiamo sempre contestato, abbiamo sempre contestato la linea politica che avete impostato dall’inizio di questa legislatura e che tutto sommato è rimasta invariata fino ad oggi. Però ci tengo a dire che, nonostante tutto, non abbiamo mai fatto mancare il nostro contributo: opposizione sì, ma costruttiva quando necessario. Ricordo infatti la nostra proposta per avviare degli acquisti in convenzione con altre Regioni. Venne approvato un nostro ordine del giorno da tutta l’Assemblea, che ha portato un acquisto sperimentale tra più Regioni che ci ha fatto ottenere dei risparmi importanti: diversi milioni di euro su un solo farmaco. Anche su questo dovremmo lavorare di più e portare avanti sul tavolo dei soggetti aggregatori nazionali ulteriori progetti sperimentali tra più Regioni, per ottenere ancor più risorse economiche da riversare poi sul territorio. Oppure potrei citare il nostro impegno sulla non autosufficienza.
Anche qui abbiamo sempre portato avanti proposte per migliorare il servizio come il sistema di ascolto e monitoraggio che ci porterà poi ad analizzare un report che, come è stato ricordato ieri dal presidente della Commissione IV, verrà esaminato, analizzato a inizio anno, per capire come vengono spese queste risorse e magari calibrare meglio questo strumento. Anche oggi faremo lo stesso, infatti si discuterà un emendamento alla nota di aggiornamento del DEFR, un emendamento di cui sono primo firmatario, ma sottoscritto anche da colleghi della maggioranza che ringrazio, che propone di eliminare gli ostacoli digitali che attualmente impediscono ai cittadini di prenotare dal proprio territorio di residenza prestazioni sanitarie di secondo e terzo livello erogate soltanto da altre Aziende sanitarie rispetto a quella di riferimento. Questa è una proposta che va più che altro incontro alla popolazione più anziana, magari meno avvezza all’utilizzo del fascicolo sanitario elettronico che ha già di fatto bypassato queste barriere.
Detto questo, ribadisco che la nostra contrarietà sulle politiche riguardanti la sanità e l’ambito sociale è assolutamente chiara. Non abbiamo mai condiviso dall’inizio di questa legislatura le azioni che avete messo in campo e continueremo anche in questa occasione, che probabilmente, forse, sarà l’ultimo bilancio che approveremo, sempre con un punto interrogativo, come ha detto il collega Pompignoli durante il suo intervento, ad opporci alle politiche messe in campo dal Partito Democratico.
POLI: Grazie, presidente. Non riprendo i numeri del nostro bilancio, perché credo che sia il collega Bessi, relatore della legge, sia l’assessore Emma Petitti ne abbiano ampiamente e in modo molto chiaro delineato il profilo. Vorrei parlare di politica, se è ancora possibile in quest’Aula parlare di politica, perché ho sentito alcuni interventi che hanno quasi sottolineato il fatto che ad esempio in quest’Aula si cerchi di parlare di più delle politiche nazionali che delle politiche della nostra Regione. Io credo che la Regione Emilia-Romagna, questa Assemblea, non foss’altro per il fatto che ha un collegamento diretto e rilevantissimo con ciò che viene deciso a livello nazionale, sia bene sapere che le politiche nazionali hanno inevitabilmente una ricaduta anche per la nostra Regione. Anzi proporzionalmente in modo più marcato per la nostra Regione, essendo che la nostra Regione è la locomotiva del Paese direi sulla generalità dei campi, dall’economia alle politiche sociali e via discorrendo.
Voglio parlare di politica, perché io suggerirei uno slogan ai colleghi di opposizione da utilizzare per spiegare le politiche del Governo, “Anche oggi lo facciamo domani”, perché fatemi capire una cosa: dei pilastri del programma con il quale vi siete presentati alle elezioni e poi oggetto del contratto di governo cosa resta della flat tax, cosa resta del reddito di cittadinanza e cosa resta di “quota 100”. Quello che ho capito io è che per voi gli zeri non contano niente, riuscite a fare tutto quello che avete promesso a prescindere. Ma quando, con che misure?
Le scelte nazionali hanno una conseguenza anche su di noi, perché per esempio la decisione di bloccare le infrastrutture della nostra regione si fa fatica a dire che non hanno una conseguenza per il Paese, oltre che per le imprese, per i lavoratori e per i cittadini di questa regione. Tra l’altro magari si fanno riflessioni dentro un tunnel che non c’è ancora. Quindi io voglio parlare di politica proprio per questo, per rimarcare il fatto che noi, la Regione Emilia-Romagna, con linearità rispetto ad un programma di mandato, non sta facendo nulla di elettorale: sta semplicemente dando conseguenze a quelle scelte politiche, che si sono ulteriormente rafforzate anche per la capacità di questa Regione di contenere la spesa, di riorganizzarsi. Sul merito siete in grado di dire che questa è una Regione che non sta facendo l’interesse del Paese? Siete in grado di dire che questa Regione non sta facendo l’interesse dei cittadini e delle imprese di questa regione? Sappiamo bene anche noi che ci sono cose che ovviamente si possono migliorare, si possono fare meglio, ma che la linea di tendenza praticata con le scelte politiche e di bilancio di questa Regione non vadano in quella direzione credo che facciate fatica anche voi a dirlo. Dopo di che si può sempre dire e si può sempre imitare e si può sempre prendere il meglio, perché ad esempio, se è vero che la nostra Regione nel Paese è quella che destina di gran lunga le maggiori risorse per esempio a tutela delle fasce deboli, a partire dal fondo per la non autosufficienza, chi impedisce ad altre Regioni di fare altrettanto? C’è qualcosa che lo impedisce? A me non risulta.
Premesso che sono un po’ risentito con il collega Tagliaferri che ha fatto l’elenco degli emendamenti presentati e non ha citato quello che ho sottoscritto io, ha citato il collega Taruffi, però ho firmato, assieme ad altri colleghi, anch’io un emendamento che destina 1 milione e mezzo di euro in più alla legge sulla programmazione negoziata, così lo dico io e lo ricordo anche a lui; io penso che ci sia una differenza tra la fatica dell’azione di governo e la semplicità e la facilità di fare dei tweet vuoti di sostanza e vuoti di prospettiva. Abolite pure la povertà per decreto, poi abolite in un mese, massimo in un anno, la mafia e l’illegalità, poi magari stringiamo la mano ad un ultras, tanto perché si può fare tutto.
Voi, colleghi dell’opposizione, che in alcune occasioni sicuramente avete reso possibile una discussione e anche una serie di provvedimenti condivisi, cosa a cui non ci siamo mai sottratti, né in commissione né in Aula, dal recepire i suggerimenti utili, però adesso state verificando con mano qual è la differenza tra la coerenza delle proposte e la pratica delle soluzioni a quelle proposte. Io penso che per la nostra Regione si possa dire che quella linearità tra le proposte e gli strumenti attuativi di quelle proposte la si riconosca bene e in modo molto evidente. Si possono non condividere certamente le scelte che la maggioranza che governa questa Regione fa, ma dipingere questa come una regione dove le cose non funzionano mi pare sia smentire i fatti che tutti invece le riconoscono. Quindi io credo che il lavoro fatto anche su questo bilancio sia coerente, in linea con gli indirizzi programmatici della Giunta e del presidente, che noi sosteniamo con convinzione e siamo convinti altrettanto che quelle scelte producono per la nostra regione effetti positivi per le imprese, per i cittadini, per le persone che non ce la fanno, senza enfasi, ma con la concretezza che viene richiesta a chi governa.
PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Poli.
FACCI: Grazie, presidente. Io ho pochissimi minuti, purtroppo credo che anche la limitazione dei tempi per una sessione così importante sia un meccanismo da rivedere soprattutto per chi, come me, è un monogruppo, anche perché vorrei evidenziare un passaggio che io non so se è stato individuato negli interventi precedenti e soprattutto nella relazione introduttiva. Ho seguito dall’esterno, mediante gli strumenti che abbiamo a disposizione, ma mi pare di non aver sentito nessuno riconoscere che questo bilancio porta un disavanzo di 2 miliardi, certificati nella relazione allegata. Questi 2 miliardi, che su un bilancio di 17 miliardi non è che siano esattamente un dato banale di cui non si può tenere conto, nascono da una accensione di un debito che viene formalmente, virtualmente coperto con un ricorso al credito per circa 1,2 miliardi e gli altri 800 e rotti milioni sono accantonamenti sulle anticipazioni di liquidità; il problema è che questi valori noi non li troviamo oggi solo per la prima volta, li ritroviamo anche negli esercizi precedenti: ce li stiamo trascinando da parecchi anni. Chiaramente poi, per evitare la censura da parte dei revisori dei conti, si stabilisce nella previsione triennale che questo miliardo e due verrà magicamente chiuso nel 2019, mentre gli 800 milioni verranno progressivamente ripianati a importi di circa 22 milioni per anno. Voi capite che, se fosse vero questo, e io dico che non sarà vero perché ce la trasciniamo da tempo questa promessa di ripianamento di questo importante debito, parleremmo di ripianare 800 milioni a ritmi di 20 milioni all’anno e quindi potete pensare su chi ricadrebbero queste scelte. Io trovo abbastanza preoccupante il fatto che questa Amministrazione persista nel portare avanti bilanci di gestione con un disavanzo fondamentalmente fisso, che oscilla tra il miliardo e nove e i 2 miliardi di euro.
Altro aspetto degno di nota negativa è la questione dei derivati, perché qui c’è un aspetto che sicuramente è stato abbozzato dai miei colleghi e anche nelle precedenti sessioni di bilancio sono stati affrontati, perché i derivati ce li siamo messi in casa nel 2004. Ma il problema è che nel 2009 questi derivati sono stati modificati, è stato modificato il tasso ed è diventato da tasso variabile a tasso fisso, questo comporta una perdita progressiva che dal 2009 ad oggi oscilla fra i 7 e i 9 milioni ogni anno, con una previsione da qui al 2032 di 210 milioni di perdita per avere sottoscritto questi derivati, che sono tre. Potrebbe anche essere un caso da responsabilità di chi contabilmente ha permesso questo tipo di operazione, io credo che materia ci sia, perché passare da un tasso variabile ad un tasso fisso quando in quel momento tutti i numeri evidenziavano in maniera netta che si sarebbe perso, quindi esponendo le risorse pubbliche a questo stillicidio di perdite, credo che sia degno di una responsabilità di carattere contabile. Quindi noi abbiamo un bilancio con un disavanzo di 2 miliardi, verosimilmente destinato ad essere ripetuto nel tempo, tanto da questi banchi fondamentalmente voi dovete sbarcare il lunario, dovete girare l’asticella e scaricare poi su chi verrà queste alchimie contabili, che sono giuridicamente e contabilmente corrette dal punto di vista formale, ma evidenziano un problema concreto circa la sostanza e la bontà dei conti, che è anche indicativo dello stato di salute dell’ente, se mi chiude con un disavanzo che si trascina di 2 miliardi.
Poche cose, visto che il tempo è anche poco ed è complessivo per l’illustrazione degli emendamenti, io ho presentato una serie di emendamenti su materie che ritengo siano state poco garantite da questa manovra economica e quindi una serie di risorse, di cui sollecito una diversa o una maggiore allocazione in alcune realtà, in particolare nelle zone di periferia e nelle zone montane, perché, capisco che ci siano una serie di misure eccezionali che sono state quest’anno stanziate, forse anche perché c’era una importante scadenza elettorale, ma forse anche perché comunque ci si è resi conto che effettivamente le zone più disagiate e più periferiche meritano la dovuta attenzione, io ritengo che debbano essere ulteriormente implementate. Pertanto, tutti gli emendamenti che ho presentato, che sono una decina circa, riguardano una attenzione che a mio avviso deve essere riservata alle zone montane, al favorire il mantenimento delle condizioni di vita e della qualità della vita nelle aree montane. Sicuramente devono essere completate le infrastrutture e, da questo punto di vista, nonostante gli sforzi o comunque le azioni che sono state messe in campo, ritengo che ci sia ancora tanto da fare: infrastrutture ferroviarie, infrastrutture viarie, infrastrutture digitali. Non da meno la problematica del trasporto merci su ferrovia. Abbiamo affrontato recentemente in una commissione il tema e abbiamo visto quali sono le criticità. C’è ancora tanto da fare.
Rubo alla consigliera Sensoli, perché è una sua affermazione questo simpatico richiamo che ha più volte fatto, che è meglio che questa Amministrazione si occupi meno delle risorse per gli italiani nel mondo e le destini maggiormente agli italiani nei monti. Mi ha fatto sorridere questa affermazione, ma dice una grande verità: che questa Amministrazione si occupa spesso di cooperazione internazionale, di aiuti umanitari, tutto molto bello, tutto molto nobile, il problema è che forse spesso e volentieri si dimenticano gli italiani di casa nostra, che sono spesso cittadini di serie B. Gli italiani di casa nostra, cittadini di serie B, sono quelli che vivono nelle zone periferiche, quindi le periferie estreme, gli Appennini, le zone della bassa più lontane dai centri abitati. Io credo che una maggiore attenzione, quindi una maggiore attenzione anche dal punto di vista della allocazione delle risorse, debba essere riservata a queste persone, soprattutto se vogliamo che vengano mantenute condizioni di vita e condizioni adeguate di vita su tutto il territorio regionale.
Vorrei ricordare che sulla messa in sicurezza degli edifici c’è ancora tanto da fare, non a caso ho presentato un ordine del giorno collegato, dove chiedo che si dia piena applicazione e quindi venga destinato un adeguato stanziamento di risorse per quanto riguarda la Protezione civile, per quanto riguarda la convenzione con la Direzione regionale dei vigili del fuoco per tutta l’attività che questa importantissima categoria svolge a tutela della nostra sicurezza in materia di prevenzione e in materia di pronto intervento. Quindi ritengo che questo sia un argomento che debba ricevere la dovuta attenzione e la dovuta sensibilità da parte della Giunta, anche per quanto riguarda il pieno finanziamento e il pronto finanziamento di quelle che sono le convenzioni e gli accordi stipulati.
Un altro aspetto che ritengo di estrema importanza, per il quale ho anche in questo caso presentato una proposta di emendamento agli allegati al bilancio che riguarda la tutela dei prodotti tipici, in particolare, e la tutela delle attività agricole. Sono attività di estrema importanza, specie per le zone non solo ovviamente appenniniche, ma anche nelle zone della Pianura Padana che possono, meglio di altre, incentivare e permettere questo tipo di attività, noi siamo una Regione che da questo punto di vista è leader a livello nazionale, quand’anche non anche internazionale, occorre naturalmente che vi sia il massimo sforzo da parte della Regione per supportare al meglio i nostri territori.
PRESIDENTE (Saliera): Consigliere Facci, ha superato abbondantemente il tempo.
FACCI: Mi fermo, grazie.
TARUFFI: Grazie, presidente. Io accolgo volentieri l’appello di alcuni colleghi dell’opposizione che ci hanno invitato a non fare discussioni di carattere generale rispetto anche alle valutazioni del Governo e sull’operato dello stesso, ma giustamente a stare sui fatti e sui numeri di questo bilancio, di quello che ci pertiene.
Io sto sui numeri e sui fatti. Credo sia un fatto lo stanziamento di 41 milioni sulla cultura che da inizio mandato è stato via via ogni anno aumentato, per un settore che è strategico per questa regione. 41 milioni complessivi per i vari capitoli che afferiscono a quel settore strategico, sul quale questa Amministrazione ha puntato con decisione sin dall’inizio e voglio qui rivendicare con forza. Credo siano un fatto gli 83 milioni complessivamente stanziati sul settore turismo e commercio, di cui 20 per la riqualificazione delle strutture alberghiere con un bando che presto uscirà, e 20 per la riqualificazione del distretto della costa. Come sappiamo il turismo sta cambiando, necessitano interventi e innovazioni e questa disponibilità, queste risorse che la Regione mette credo possano essere un importante volano di crescita per quel settore che è altrettanto strategico: cultura e turismo. Ne sento sempre parlare poco, ma sono due elementi importantissimi per questa Regione e che rappresentano un asset strategico fondamentale. Sono un fatto i 3 milioni e mezzo stanziati per finanziare un bando per la rimozione dell’amianto; sono un fatto i 5 milioni stanziati per gli incentivi alla rottamazione delle auto fino agli Euro4; sono un fatto i 12 milioni per la manutenzione del territorio; è un fatto che dall’inizio del mandato sono stati raddoppiati i fondi del trasporto pubblico locale che adesso arrivano a circa 60 milioni, ed è un fatto che ci sono 10 milioni per la manutenzione delle strade provinciali. Questi sono fatti, non sono discussioni, non sono elucubrazioni, sono dati di fatto. Come lo sono alcune voci sulle quali mi voglio soffermare con un po’ più di attenzione, anche per riprendere alcune delle considerazioni che faceva il consigliere Facci, che ho trovato alquanto stravaganti rispetto all’attenzione ad esempio per gli Appennini e per la montagna. L’abolizione del super ticket e lo stanziamento di 35 milioni per finanziare quell’intervento è un fatto. È un fatto importante che qualifica il bilancio 2019 e che dà un segno preciso a quel bilancio, perché, quando si interviene in una materia così importante, lo si fa con un provvedimento così importante, credo sia importante che tutti i gruppi consiliari mettano a valor comune che la nostra Regione attua politiche di questo tipo, che non hanno tanti paragoni nel resto d’Italia. Non mi pare che ci siano tante altre Regioni che hanno adottato questo tipo di intervento. Associo quei 35 milioni stanziati per finanziare questa manovra alle altrettante risorse (poco meno) che sono state stanziate ormai da tre anni a questa parte per finanziare quella famosa legge, che noi non abbiamo sbandierato, non abbiamo annunciato mesi, anni prima, ma che abbiamo fatto che si chiama, con poca retorica ma molta sostanza, “Misure di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito”, che con umiltà abbiamo presentato, portato avanti e approvato in questa Regione nel dicembre 2016 e che da allora finanziamo ogni anno con 35 milioni. Quest’anno e l’altr’anno un po’ meno.
Risorse che questa Regione mette a disposizione di un provvedimento che non ha eguali in Italia e che, siccome io sono primo firmatario di quella legge, quando l’abbiamo approvata, da molti colleghi siamo stati un po’ derisi, un po’ sbeffeggiati, qualcuno l’ha definita una mancetta, qualcun altro ha votato contro e adesso vedremo la forza politica che ha votato contro in Emilia-Romagna alla misura di contrasto e di sostegno al reddito, che abbiamo definito “Reddito di solidarietà”, voglio vedere come farà a giustificare, quando mai dovesse arrivare, il voto a favore del reddito di cittadinanza a Roma. Delle due l’una: o non sapete cosa fate, quando siete qui o non sapete cosa fate, quando siete a Roma. Non c’è la terza possibilità. Ovviamente, per parte contraria, vale lo stesso ragionamento per gli altri che almeno qua hanno avuto il buonsenso di astenersi sul reddito di solidarietà e io attendo con ansia che arrivi finalmente, dopo tanti mesi, il testo del cosiddetto reddito di cittadinanza per poterlo misurare rigo per rigo, parola per parola con quello che abbiamo fatto qua.
Gibertoni, lei mi guarda con espressione interrogativa, pertanto lo rispiego in italiano, forse mi sono espresso male. Quando il Governo e il Parlamento italiano approveranno il cosiddetto reddito di cittadinanza, la legge, io sarò curioso di vedere quella legge, che tutti quanti avete invocato come rivoluzionaria e straordinaria, prenderla, misurarla con quella che abbiamo fatto noi, molto più umilmente qua in Emilia-Romagna, senza invocare rivoluzioni, ma facendola, per capire. Ad esempio, anche dal punto di vista del finanziamento, vorrò misurare la distanza e, anche rispetto alla platea, vorrò misure la differenza tra i due testi. Io molto umilmente penso che alla fine quello sarà un testo molto poco distante dal nostro, oso dire anche forse qualcosa peggio. Ma vedremo, perché sulla discussione per adesso tutti hanno discusso, ma l’unica cosa che conta sono i dati di fatto.
Lo voglio rivendicare in tutte le discussioni di bilancio, perché quella legge, anche se qua rivendicano tutti la paternità di tutto, e a me va bene, però contano i dati di fatto, che sono che quella legge è partita da una risoluzione che abbiamo presentato in quest’Aula nell’aprile del 2015 il sottoscritto e il capogruppo del PD Caliandro. Lo dico sottolineando l’importanza di questi due investimenti che segnano dal punto di vista anche sociale, perché è importante, quando si discute il bilancio di una Regione, quindi un atto fondamentale, dare il segno anche dal punto di vista sociale di quali sono i riferimenti a cui si guarda e quali sono gli interventi che si cerca di sostenere, e qui dal punto di vista sociale ci sono due interventi molto importanti che è giusto rivendicare con la dovuta forza.
Mi stupisco che il consigliere Facci possa dire che non c’è stata attenzione sulla montagna in questo bilancio. Anche qui forse non è stato particolarmente attento il collega, perché io sfido chiunque a trovare un altro provvedimento che prenderà forma durante il corso del 2019, ma che a bilancio trova la propria copertura quale quella della riduzione dell’IRAP per le attività produttive presenti in montagna (12 milioni). Io vorrei che qualcuno potesse indicarmi un provvedimento simile da qualche altra parte. Lo rivendico con forza, perché anche qui le parole contano, ma gli atti un pochino di più. Nell’aprile 2016, per dire che anche le risoluzioni in fondo possono avere una loro dignità, il collega Torri ha presentato a prima firma, l’altra era la mia, una risoluzione che in un punto del dispositivo, valutando tutte le condizioni di difficoltà della montagna, prevedeva – cito – «Impegna la Giunta a valutare la possibilità di introdurre forme di sgravio fiscale, come ad esempio la riduzione dell’IRAP per tutte le attività commerciali e produttive site nei piccoli comuni e nei comuni montani, avviando eventualmente eccetera.» Aprile 2016. Oggi siamo al bilancio 2018 e quella risoluzione trova preciso compimento nello stanziamento che mettiamo nel bilancio. Anche da questo punto di vista mi pare complicato poter sostenere che non ci sia attenzione per la montagna, perché – ribadisco – se qualcuno anche nelle Regioni in cui governa il centrodestra riesce a trovare una misura simile, io la attendo con impazienza. Preciso anche che questa risoluzione fu vista con apprezzamento anche dal centrodestra, che proprio diceva su questo tema è importante intervenire sulle zone franche venivano chiamate. Ora ci siamo, siamo ad un provvedimento che va in quella direzione, come si faccia a non sottolinearne l’importanza mi lascia davvero basito.
Allo stesso modo, e saranno forse interventi minori, il collega Tagliaferri ha fatto un lungo intervento di emendamenti, ricordo al collega Tagliaferri che, se si vuole poi produrre correzioni, se si vogliono produrre correzioni e aggiustamenti in fase successiva, è importante che nel bilancio ci sia una voce, perché, quando si fanno le correzioni di bilancio, si fanno le variazioni, queste si fanno su voci esistenti, quindi ogni tanto c’è una voce, magari con un importo anche minimo, ma che serve in una programmazione seria di bilancio a tenere aperta la possibilità poi nel corso dell’anno di rimpinguarla quella voce. Se non c’è la voce, non si fanno variazioni. Giusto perché, siccome qui danno tutti lezioni, ogni tanto sarebbe bene anche sapere di che cosa si parla un pochino più nel dettaglio, anche chi ha fatto il sindaco e anche chi ha fatto l’amministratore.
Dopo di che sulla montagna ancora una volta 2 milioni e mezzo che qualcuno deriderà, ma io penso che, quando noi andiamo sui territori di montagna e diciamo ad alcuni Comuni, ad alcune Amministrazioni che sono in una graduatoria e hanno partecipato a quelle graduatorie pensando e sperando di avere il finanziamenti, anche dal PSR come in questo caso, per strutture socioassistenziali polifunzionali nei comuni di montagna e noi copriamo quelle poste con delle risorse 2 milioni e mezzo di euro e facciamo investimenti che vanno su quel settore, non si può dire che non c’è attenzione alla montagna. Il senso del limite bisogna averlo, perché poi c’è anche il resto della regione ovviamente, non c’è solo la montagna. Ma da questo punto di vista un’attenzione molto concreta, di discussione molto concreta c’è, come ad esempio la legge per i piccoli negozi, anche qui delle aree montane, sui quali vengono finanziati, in parte in conto capitale sugli investimenti e in parte su spesa corrente, con una posta che nel corso dell’anno cercheremo di aumentare. Si fa così, quando si fa il bilancio seriamente, altrimenti si fanno discussioni infinite, si dicono tutti i numeri del mondo, ci si affaccia sui balconi: si dichiara di aver abolito la povertà, la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, si fanno tutte quelle sceneggiate, salvo poi ricordarsi una mattina di svegliarsi tutti sudati e scoprire che la mafia c’è ancora, la dignità non si sa e la povertà di sicuro no, perché qui siamo a questi livelli. Poi, se c’è qualcuno che è in pieno delirio di onnipotenza ed è in trance agonistica bisognerà fermarlo, perché altrimenti diventa un problema, soprattutto se ricopre incarichi molto importanti per il Paese.
Alla luce di queste considerazioni, stiamo sui fatti, ma stiamoci però! E siccome questi sono fatti e hanno rispettive coperture con numeri o, come direbbe qualcuno, numeretti sul bilancio, stiamo sui fatti: se siete capaci, discutete di questi, dite che cosa non va bene di questi, dite che cosa vorreste cambiare e dove, ma non con enunciazioni general generiche tipo “viva la mamma!”. Cose concrete, applicative, perché questo è il bilancio. Quindi diteci che cosa ad esempio dei numeri che ho citato non va bene, diteci che cosa vorreste cambiare e soprattutto spiegate a chi voi dite sempre di voler rappresentare perché non va ben ridurre l’IRAP nelle attività produttive delle zone della montagna. Ditelo perché io non lo capisco. Se mi dite perché siete contrari, io accetto volentieri l’osservazione, perché in questo bilancio c’è anche questo. A meno che uno non voglia dire che invece che leggere il bilancio, discutere su fatti, si fa una discussione di carattere generale e allora rispedisco al mittente le osservazioni, perché io sono stato sui fatti. Discutiamo di questi e alla fine forse avremmo fatto un servizio utile per tutta la regione Emilia-Romagna, che è l’unico obiettivo che dovremmo avere in quest’Aula.
RANCAN: Grazie, presidente. Al di là della retorica del consigliere Taruffi in questi ultimi venti, trenta, quaranta o cinquanta minuti di intervento che ha fatto, durante i quali non ho sentito parlare di specifiche misure relative al bilancio regionale, ma alla fine ho sentito sparare tanto contro il Governo e poco di politica regionale, siccome sono abituato a ragionare pragmaticamente, io vado a specificare tre proposte che ho fatto concretamente per questa sessione di bilancio.
Gli atti sono tre che vanno a toccare tre rispettivi documenti diversi che oggi sono in approvazione, parlo per primo dell’ordine del giorno collegato alla legge di bilancio, per segnalare un problema che è noto già da tempo nel Piacentino, che è quello del medico di Farini, medico che è stato tolto, quindi eliminato dal servizio per quanto riguarda la copertura h24 e che credo sia opportuno ripristinare o comunque attivarsi prontamente per il ripristino di questo servizio. Soprattutto per quanto riguarda le zone di montagna credo che sia necessario andare a dare un segnale unitario per chiedere e per garantire a quelle zone, che oltretutto anche con il servizio di elisoccorso hanno delle problematiche perché ci mette più l’elisoccorso ad arrivare che l’ambulanza o il mezzo proprio ad arrivare da Farini all’ospedale di Piacenza, quindi credo che il presidio medico in questione possa essere realmente utile e fruibile. Su questo è stato presentato un emendamento dal collega Molinari, per il quale siamo ben disponibili a discutere e spero presenterà lui in prima persona, anche per avere una posizione politica nel merito.
La seconda proposta è legata alla legge di stabilità, che è una proposta sempre in un ordine del giorno, proposta che ho presentato alla stampa qualche giorno fa, legata ai dialetti e alle tradizioni locali nei nostri paesi. Noi pensiamo che sia necessario che, per poter crescere meglio, i nostri giovani conoscano prima la storia e le tradizioni del loro territorio. Questo significa anche agire sulle scuole per poter dare in ora curricolare, ovviamente questo non significa togliere tempo ad altre materie che per noi sono davvero importanti, quali le lingue straniere piuttosto che l’educazione civica, piuttosto che le tante materie che si studiano oggi nei nostri istituti comprensivi, però che si possa dedicare una parte delle ore scolastiche anche all’insegnamento da parte dei nonni, quindi da parte delle generazioni più anziane, delle tradizioni della storia locale e anche un po’ del dialetto locale che si parla durante e nella nostra società tutti i giorni, anche per mantenere vivo il tessuto sociale. Qualcuno questo lo ha già fatto, come è specificato anche in tanti articoli, potrebbe essere anche questa una idea innovativa per poter aiutare i nostri giovani a conoscere meglio le tradizioni del loro territorio, quindi anche per crescere consapevolmente su quelle che sono storie e tradizioni locali e anche la lingua parlata dai loro nonni, che insegnerebbero loro direttamente questa lingua.
L’ultima proposta che ho fatto, e noto che è stata firmata anche da altri componenti del centrodestra che ringrazio, è stata quella al collegato alla legge di bilancio di apportare un emendamento per l’istituzione di un nuovo articolo, che va ad eliminare la possibilità di acquisire beni confiscati alla mafia da parte di chi gestisce richiedenti asilo, ma solamente per chi invece gestisce coloro che hanno già ottenuto lo status di rifugiato politico o protezione internazionale. Quindi noi diciamo che sarebbe meglio eliminare la possibilità di affidare beni confiscati alla mafia a chi gestisce e accoglie richiedenti asilo, ma destinarli invece a chi è gestore di accoglienza, per chi ha già ottenuto lo status di rifugiato o di protezione internazionale. Anche questa credo che possa essere una misura di buonsenso.
Io ho fatto queste tre proposte, spero in una condivisione più ampia possibile. Poi nel merito della legge invece su tutti quattro gli atti è già entrato bene il relatore Pompignoli, quindi non mi dilungo ulteriormente.
BAGNARI: Grazie, presidente. Vado ad illustrare l’ordine del giorno che ho citato prima nel precedente intervento. L’ordine del giorno in pratica dà seguito ad una risoluzione che è stata approvata in precedenza, promossa tra l’altro dai colleghi della minoranza, che abbiamo sottoscritto anche noi e su questo bilancio noi vogliamo dare un segnale e cioè il fatto che relativamente alla questione della chiusura di alcune biglietterie e di stazioni nel territorio della regione, partendo da quella di Lugo di Romagna, Fiorenzuola d’Arda e Borgo Val di Taro, insieme ad alcuni colleghi della maggioranza che hanno voluto sostenere questo ordine del giorno chiediamo che ci sia un intervento nell’ambito anche delle risorse di questo bilancio, come ci è stato indicato, c’è stata un’apertura pubblica da parte dell’assessore per poter dare continuità al funzionamento di queste biglietterie per una questione di miglior funzionamento di erogazione del servizio, anche perché, visto che non siamo a priori contrari all’innovazione tecnologica, ma sono stati rilevati, abbiamo rilevato anche dei problemi in quella che è la sostituzione con strumentazioni elettroniche che non danno un buon servizio ai cittadini, chiediamo che sia ripristinato il pieno funzionamento di queste biglietterie e chiediamo che venga convocato un tavolo di lavoro specifico con Trenitalia e RFI, in modo che ci siano tutti i soggetti potenzialmente interessati, in modo che non ci siano fraintendimenti e ci siano tutti gli attori che possono dare il proprio contributo, per garantire che a queste indicazioni politiche che avevamo già dato con la risoluzione e che adesso mettiamo collegata a questo bilancio, ci sia un’applicazione concreta di questa richiesta, limitando il più possibile le lungaggini che si hanno in queste situazioni. Quindi creando un tavolo di lavoro in cui tutti quanti affrontino in quella sede il problema e venga risolto per dare una continuità e un miglior servizio ai cittadini per quanto riguarda i servizi collegati al trasporto ferroviario.
CALVANO: Grazie, presidente. Siamo di fronte ad un bilancio che, a differenza di altri, raccoglie quanto fatto in questi anni nella nostra Regione. Lo dico perché nel commentare alcune delle manovre fatte, alcune delle operazioni fatte, non si tiene conto del fatto che questa manovra oggi può essere quello che è grazie a scelte che sono state fatte negli anni passati nel corso dell’intera legislatura. Quelle che andiamo ad approvare oggi non sono scelte spot di quest’anno, ma sono il frutto di un percorso. Se noi avessimo anticipato con l’idea del “tutto subito” alcune scelte che abbiamo fatto quest’anno e che andiamo a fare quest’anno, avremmo aumentato in maniera importante il nostro debito e oggi parleremmo di tagli ai servizi e non di taglio dei costi a carico dei cittadini. Invece in questi anni, anche con la collaborazione di questa Assemblea, abbiamo razionalizzato la spesa: è andata in questa direzione la prima legge che questa Assemblea ha approvato e che ha ridotto i costi dell’Assemblea stessa, rendendola l’Assemblea che costa meno in tutta Italia. L’abbiamo fatto razionalizzando la spesa, lo hanno fatto molto bene il presidente e la Giunta nel rispettare i vincoli di bilancio e oggi, grazie a quegli accantonamenti, quindi al lavoro di questi quattro anni, si possono fare nuovi investimenti molto importanti e rilevanti per il territorio.
È una Regione che indubbiamente ha investito sui diritti. Abbiamo investito sui diritti, nel momento in cui abbiamo pensato che tutte le persone senza lavoro e con un basso reddito dovessero essere accompagnate alla ricerca di un nuovo lavoro, il reddito di solidarietà di questa Regione è questo, non altro. Abbiamo investito anche sul diritto ad una sanità più accessibile, perché nel momento in cui si decide di tagliare in termini di entrata 33 milioni di euro eliminando il super ticket per le fasce basse e per la classe media di questa regione, si fa un atto di miglioramento dell’accessibilità ai servizi sanitari.
La società di oggi però non è fatta solo di diritti, è una società in cui bisogna investire anche sui doveri e credo che ad esempio le scelte fatte sull’edilizia pubblica, sull’edilizia sociale, volte a far sì che le persone che non hanno più i requisiti per stare lì, perché il loro reddito è migliorato, debbano lasciare posto a chi ne ha più bisogno, sia una scelta che va nella direzione di accrescere i doveri e contemporaneamente determini un accrescimento dei diritti. Nelle scelte di bilancio di questi anni si è deciso, e oggi si arriva al culmine di questa scelta, di affrontare la transizione e la trasformazione ecologica della nostra economia, della nostra società e del nostro stile di vita. Le risorse per sostituire i mezzi obsoleti, sia per quelli di carattere commerciale che per quelli civili (complessivamente, se non sbaglio, 9 milioni di euro in questa manovra) vanno in quella direzione. Noi abbiamo deciso di accompagnare quella misura con alcune limitazioni al traffico. Il Governo sta facendo un’altra scelta: sta accompagnando quella misura, che spero arrivi, di ecobonus, con anche una ecotassa. Sono scelte diverse, vedremo l’impatto che avrà quell’ecotassa. Delle due, tra una nuova tassa e qualche limitazione alla circolazione, preferisco qualche limitazione alla circolazione, auspicando che quelle limitazioni poi rappresentino comunque un incentivo, insieme alle risorse che mettiamo, per il cambio dei mezzi e per migliorare quindi la qualità dell’aria nella nostra regione.
Transizione ecologica significa anche mettere i cittadini nelle condizioni di utilizzare di più il treno, di poterlo utilizzare con un solo abbonamento che consenta loro di avere al prezzo di quel solo abbonamento anche l’utilizzo dei bus in città. Transizione ecologica significa anche investire, come ha investito questa Regione, su nuovi treni e auspico sull’elettrificazione completa di tutte le linee ferroviarie. Si è lavorato anche per rendere più sicura questa terra, per rendere più sicura l’Emilia-Romagna. La sicurezza della nostra società e della nostra comunità passa anche per scelte come quelle sull’obbligo vaccinale, che sono state prese alcuni anni fa. La sicurezza passa anche sulla necessità di investire sul sistema di emergenza-urgenza in questa terra, e dispiace che soprattutto fuori da quest’Aula qualcuno abbia denigrato il sistema di emergenza-urgenza dell’Emilia-Romagna e non abbia tenuto conto invece dello sforzo che infermieri, volontari, medici fanno su quel sistema per poterlo far funzionare, e la decisione di stabilizzare tante persone nel sistema sanitario presa con le manovre precedenti con questa, credo che sia un segnale importante anche in quel settore. Sicurezza significa far vivere le nostre realtà locali più piccole e credo che le scelte che sono state fatte, non ultimo con un nuovo investimento sulla legge n. 41 fortemente voluto dall’assessore Corsini e dalla Giunta, va nella direzione di far sì che i negozi, le botteghe nei piccoli centri commerciali possono essere non solo un presidio economico, ma anche un presidio sociale di sicurezza per quelle terre. I 50 mila euro contestati da Tagliaferri, frutto di un emendamento del sottoscritto insieme ad altri, vanno nella direzione di creare un pacchetto complessivo di 800 mila euro, credo che un odg a cui sta lavorando il collega Molinari vada in quella direzione, in tre anni a favore degli esercizi polifunzionali anche quelli nelle zone di montagna e rurali. Gli stessi investimenti sulla montagna vanno nella direzione di accrescere la sicurezza delle comunità locali facendole e rendendole vive.
La sicurezza si fa anche attraverso la coesione e le scelte fatte sempre in crescendo di sostegni maggiori dati all’associazionismo sportivo delle Pro loco, alle associazioni che si occupano delle rievocazioni storiche attraverso leggi ed emendamenti passati da quest’Aula e da questa Assemblea, va nella direzione di accrescere il valore della coesione e della comunità nei nostri territori che è il primo presidio di sicurezza nelle nostre terre. Nel fare questo abbiamo dovuto avvicinare la Regione ai cittadini, perché è innegabile che in questi anni sia successo qualcosa di importante, cioè il fatto che uno dei livelli di intermediazione tra cittadini e Regione, che è quello delle Province, ha modificato radicalmente il proprio ruolo. Questo ha fatto sì che la Regione si sia dovuta riavvicinare ai cittadini, c’è un cambio strutturale: prima eravamo solo un ente legislatore, un ente che programmava e pianificava, oggi siamo un ente che si occupa anche di gestione. Uno sforzo culturale che la Giunta ha fatto e di cui ringrazio il presidente Bonaccini e tutti i suoi assessori, uno sforzo che so che stanno facendo gli uffici difficile, complicato, ma che va riconosciuto ad una struttura che ha lavorato sempre in un’altra logica e che si è trovata di fronte ad una logica nuova da mettere in campo, con tutte le difficoltà del caso. Però insieme credo che stiamo affrontando bene questa transizione. Un ringraziamento a chi lavora qua dentro credo che sia assolutamente doveroso, anche per questa ragione.
C’è un’altra caratteristica di questa Regione che emerge anche in questo bilancio ed emerge nei bilanci di questi anni: siamo una Regione che ha creduto nell’Europa. Ci abbiamo creduto davvero. Se io dovessi dire ad un ragazzo cos’è l’Europa, gli direi “vai in Emilia-Romagna, vai a vedere cosa ha fatto l’Europa in Emilia-Romagna”. Io vengo da un Comune, ho avuto la fortuna di fare il sindaco in un Comune che ha un’area industriale e che, prima che venisse avanti l’Unione europea con i fondi strutturali, era un’area industriale che contava tre unità locali, tre imprese, oggi ci lavorano duemila persone, ci sono quaranta capannoni e c’è lo spazio per farne crescere degli altri. L’Europa è quella cosa lì, è una cosa che si tocca con mano, si tocca con mano nella formazione che questa Regione ha promosso attraverso il fondo sociale europeo, e continuerà a farlo nel corso di quest’anno. L’Europa è quella in cui vanno le nostre imprese, anche grazie ai fondi per l’internazionalizzazione che questa Regione mette a disposizione, perché vanno aiutate a stare su un mercato globale e un mercato europeo, e facciamo bene a farlo. Europa significa anche turismo in questa regione, perché, se abbiamo modificato la legge per trasformare la regione in tante destinazioni da rivolgere ad un mercato soprattutto europeo, soprattutto estero e non solo interno, l’abbiamo fatto perché riteniamo che l’Europa sia una ricchezza di cui l’Italia deve continuare a beneficiare. Non lo dico a caso, perché ho il timore che chi ci governi ci voglia portare in un’altra direzione, spero di sbagliarmi. Però questo timore ce l’ho. E non solo da cittadino, ce l’ho da emiliano-romagnolo, perché l’Emilia-Romagna in Europa ci ha saputo stare, ha le condizioni per poterci stare e ha tutte le condizioni per poter beneficiare di quello che può e deve essere l’Europa.
Ammetto di avere un timore, che la manovra in corso da parte del Governo possa avere un effetto recessivo sulla nostra regione, perché c’è un pezzo di spesa che ritengo improduttivo. È un mio parere, contestabile. A mio avviso c’è un pezzo di spesa improduttiva che pagheremo. C’è un’incertezza sulle infrastrutture bestiale. Il Ministero delle infrastrutture di Toninelli si è trasformato nel “Mistero delle infrastrutture” di Toninelli, perché è un mistero cosa sarà di tanti progetti che erano pronti. Io spero che questa nebbia si dissolva, perché c’è bisogno per questa terra di poter continuare ad investire e a crescere insieme. Sarei felicissimo di sbagliarmi, perché, se mi sbagliassi, vorrebbe dire che l’Emilia-Romagna continuerebbe a crescere ai ritmi con cui sta crescendo adesso. Anche grazie al lavoro fatto dalle istituzioni a tutti i livelli, alla condivisione di questo lavoro con tante organizzazioni datoriali, di lavoratori e tanti altri ed è una Regione che ha chiesto per questo più autonomia e spero venga concessa da parte del Governo.
Pompignoli, parlando credo anche a nome della Lega, ci ha ricordato che abbiamo saputo accogliere in questo bilancio, come in altri, le loro sollecitazioni. È vero. Lui ne è contento e lo sono anche io, perché è in linea con quanto un pezzo di elettorato di Lega e Cinquestelle ci stanno dicendo in questa Regione: che Bonaccini e la sua Giunta hanno saputo intercettare istanze che non stanno in un solo campo, ma che stanno in un campo largo, di rappresentanza larga di questa Regione. È per questo che siamo nelle condizioni di poterci rivolgere, confrontarci con i cittadini e chiedere un loro giudizio quando sarà necessario senza timori, senza paure, perché c’è un lavoro fatto importante, ma soprattutto c’è quello che l’Emilia-Romagna appare ed è per chi la vive e per chi ci guarda da fuori. A me è capitato spesso di uscire da questa regione, come probabilmente è capitato a voi, e quando parlano con me e sanno che sono un emiliano-romagnolo, parlano della nostra regione con rispetto e ammirazione. Io spero che quel rispetto e quell’ammirazione siano un patrimonio di tutta quest’Aula e che di quel rispetto e di quell’ammirazione se ne sia tutti orgogliosi, a prescindere dall’appartenenza politica, perché, se riusciremo a fare questo salto culturale, credo che faremmo un grande piacere alla nostra comunità.
È per questa e per tante altre cose dette dai colleghi, in cui mi ritrovo, che ritengo questo bilancio anche non il bilancio del 2019 ma il frutto di un lavoro, di tanto lavoro fatto in questi anni, quindi molto più di un bilancio di un anno, ma il bilancio di un percorso che, grazie a quello che abbiamo fatto negli anni addietro, oggi può trovare un suo compimento.
PRODI: Grazie, presidente. Vorrei illustrare un ordine del giorno che ho depositato a nome dell’Intergruppo Sahrawi, che vuole riportare all’attenzione la questione del popolo Sahrawi, aggiornandola anche rispetto ad alcune istanze internazionali che complicano ulteriormente lo scenario. Abbiamo parlato l’anno scorso della sentenza della Corte di Giustizia che ha chiarito come gli accordi commerciali Europa-Marocco non si possano applicare sui territori del Sahara occidentale. Una sentenza ancora più recente ha stabilito la stessa decisione anche per le zone di pesca, quindi la Corte di Giustizia ha sentenziato che le acque adiacenti al territorio del Sahara occidentale non possono essere incluse negli accordi di pesca e il protocollo d’intesa collegato fra Europa e Marocco. Questa, che dovrebbe essere una sentenza che non potrebbe che dare adito a una applicazione, in questo momento sta trovando difficoltà, dimostrate anche dal fatto che addirittura, in concomitanza con l’uscita di questa sentenza, l’Alta rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e sicurezza comune ha rilasciato contestualmente una dichiarazione congiunta con il ministro degli Esteri e della Cooperazione del regno del Marocco, sottolineando il loro attaccamento al partenariato strategico, segnalando quindi una difficoltà oggettiva da parte della commissione e delle istituzioni europee a sostenere la concreta applicazione di queste sentenze. C’è quindi anche una questione molto delicata che afferisce alle istituzioni europee, in primis la commissione. Pertanto, sarà anche un tema da affrontare compiutamente nelle elezioni europee quello di rispettare le sentenze della Corte di Giustizia europea in merito al diritto del popolo Sahrawi di vedere riconosciuta l’applicazione di questa sentenza. Inoltre, nel negoziato internazionale presso l’ONU la missione MINURSO forse è stata rinnovata per soli sei mesi, quindi c’è un’ulteriore scadenza a cui bisognerà prestare molta attenzione. Il tema Sahrawi è ancora al centro delle diplomazie internazionali e sembra una questione che è più urgente affrontare rispetto ad altre epoche.
Il testo dell’ordine del giorno ripercorre i punti salienti, che anche in altre sedute abbiamo presentato, però ci teniamo a dare un accento particolare anche, attraverso il tavolo paese Sahrawi, all’azione delle numerose associazioni di volontariato attive sul territorio regionale che con il loro costante impegno rendono possibili progetti di accoglienza dei bambini Sahrawi. Io vorrei in quest’Aula ricordare la figura di un volontario che ha dato un contributo fondamentale alla creazione e al sostegno della rete delle associazioni e all’attuazione dei progetti a favore del popolo Sahrawi: questa persona è Fabio Campioli, che è venuto a mancare quest’anno in condizioni tragiche, a cui credo tutta l’Assemblea debba molto. Quindi l’accento che si vuole porre anche su questo ordine del giorno è legato alla realtà delle associazioni senza le quali tutto questo non potrebbe essere possibile.
Venendo poi agli impegni, gli impegni che chiediamo alla Giunta sono di consolidare e incrementare possibilmente lo stanziamento dei fondi destinati agli aiuti per la popolazione, e vorrei sottolineare anche l’impegno di sollecitare in tutte le sedi e monitorare l’applicazione delle sentenze di cui parlavo prima, che hanno una ricaduta anche in territorio regionale, soprattutto per quanto riguarda le attività economiche di rilevanza regionale. Anche quando noi acquistiamo dei prodotti, io invito a fare attenzione da dove questi prodotti provengono e a badare a quando la dicitura Marocco invece non dovrebbe essere più appropriatamente relativa a “Territori del Sahara occidentale”. L’altro punto importante è che, come Intergruppo Sahrawi, abbiamo deciso di continuare la preparazione dell’Assemblea legislativa per una visita istituzionale nei territori del Sahara occidentale, i cosiddetti territori occupati. È una decisione molto impegnativa, ma noi la portiamo avanti con convinzione.
MOLINARI: Grazie, presidente. Una specifica in relazione ad un ordine del giorno presentato dalla Lega. L’abbiamo subemendato perché cogliamo comunque il messaggio tecnico lanciato e l’emergenza sottolineata dalla Lega, che abbiamo già avuto modo di affrontare in alcune riunioni. Non è un problema economico, ma è un problema proprio di carenza di personale, di difficoltà a reperire il personale necessario al funzionamento richiesto h24. Di conseguenza con l’emendamento, se accolto, noi andremo a votare l’ordine del giorno, chiedendo la votazione per parti separate, perché sulla premessa in questi minuti non riusciamo ad intervenire.
BERTANI: Grazie, presidente. Brevemente perché i tempi dei gruppi sono stati compressi, come sono stati molto compressi i tempi per l’analisi di questo bilancio nelle commissioni, perché ricordo qui in quest’Aula dove abbiamo tenuto la Commissione I, una commissione abbastanza surreale, in cui si sono presentati tutti gli emendamenti, ma senza in realtà alcuna discussione e tempo per approfondirli, perché sono stati presentati il mattino per il pomeriggio, perché i tempi purtroppo erano quelli, dove però abbiamo riscontrato una batteria di emendamenti della maggioranza che sono andati a spostare chi 100 mila euro, chi 10 mila euro, chi 50 mila euro e un po’, anche come si vede nella legge di stabilità, come quest’anno ritroviamo un fiorire di tante voci per azioni anche importanti, ad esempio il finanziamento del microcredito che noi abbiamo sempre sostenuto, ma uno sparpagliamento di risorse su tanti canali.
Una risposta a Taruffi e a Calvano penso che la dobbiamo anche dare, perché vorrei dire a Calvano che forse la copia è meglio dell’originale. Io sono contento che il PD di questa Regione abbia accolto delle istanze delle minoranze, perché vorrei ricordare che i tagli ai costi della politica, i vitalizi, il reddito di cittadinanza, il super ticket erano tutte proposte venute dalla minoranza. Il reddito di cittadinanza, Taruffi, il progetto di legge l’abbiamo presentato noi. È vero che c’era un tuo ordine del giorno. E non è vero che noi ci siamo astenuti sul reddito di solidarietà. Quando finalmente ha introdotto le cose che noi chiedevamo fin dall’inizio: un progetto di attivazione anche lavorativa che è nel reddito di cittadinanza e, quando è stata allargata la platea e alzato l’ISEE, abbiamo votato a favore, perché siete arrivati alle proposte che facevamo noi. Stessa cosa per i vitalizi, dove non ci è bastato, fra l’altro Poli parlava di ricadute e di scelte del Governo sulla legge regionale, vi ricordo che nella legge di bilancio nazionale si dice che, se non ci adeguiamo al ricalcolo contributivo dei vitalizi, poi ci saranno delle ricadute. Quindi l’invito è di riprendere in mano, avevo fatto un emendamento in commissione, oggi non l’ho ripresentato, ma l’invito è di riprendere in mano anche quella partita.
È vero che è anche un bilancio dell’attività di questi anni e noi su cosa siamo stati sempre molto critici e continuiamo ad esserlo? Prima una premessa. Bagnari diceva che questa regione è grande per la gente che si sbatte. Io sono d’accordo. Questa regione è grande per la gente che si sbatte e i complimenti che riceve Calvano penso che li riceva per quella gente che si dà da fare ogni giorno e per le relazioni sociali buone che ci sono ogni giorno nella nostra regione, non certo per la politica di Calvano. Poi è vero che nelle città dove è cambiata l’Amministrazione (penso a Cattolica e a Imola) non mi pare che siano crollate perché sono arrivati i barbari. È cambiato perché si vuole spingere su altre cose e perché quello che si è fatto fino ad oggi non basta più, perché le criticità ci sono, le criticità ad esempio sui tagli alla sanità, sulle riduzioni degli ospedali di periferia sono cose che la gente sente tutti i giorni. Il problema dell’inquinamento e del piano aria sul quale avete fatto confusione tutto quest’anno sono questioni che toccano le persone tutti i giorni. Le limitazioni sul trasporto e il fatto che ancora non si riesce a spostare la gente dal trasporto su gomma al trasporto ferroviario, con tutta la confusione che sta succedendo in questi giorni sugli orari dei treni, sui trasporti, sono problemi che la gente sente e su questi ancora voi non siete riusciti ad incidere. Sulla svolta ecologica non ci siete. Sono due anni che noi vi diciamo che è ora di incentivare la transizione verso l’elettrico, forse in qualche piega del bilancio ci dite che ci sono, però io nel bilancio di scritto trovo ancora che voi date un micro bonus al bollo per chi si compra la ibrida. Ma siete ancora indietro, perché almeno intanto dovreste darla alla ibrida plugin, finalmente invece il Governo interviene. Bonaccini aveva detto “non interveniamo, aspettiamo il Governo”: il Governo è arrivato, io ancora l’intervento puntuale della Regione sugli incentivi agli acquisti dei veicoli elettrici non lo vedo.
Ho un paio di emendamenti da presentare velocemente. Uno in particolare è un lavoro condiviso, anche in seguito alle varie polemiche che abbiamo fatto sulla Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, perché noi riteniamo che l’utilizzo e l’aiuto agli emiliano-romagnoli nel mondo vada fatto tramite le strutture regionali e non una commissione in Assemblea, però alla fine, dopo tutte le sollecitazioni che abbiamo fatto, i risparmi ci sono stati e quei risparmi giustamente vanno destinati anche a chi è in difficoltà in questo momento. In questo momento la difficoltà è anche a chi è nei monti e quindi chiediamo di spostare parte delle risorse risparmiate dalla Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, che rimangono alla Giunta, che vengano destinati a sostenere il trasporto per i bambini che vanno a scuola soprattutto nelle zone montane.
La parola alla consigliera Marchetti Francesca.
MARCHETTI Francesca: Grazie, presidente. Brevemente, per illustrare un ordine del giorno di cui sono prima firmataria, che mette al centro e vuole rafforzare quell’impegno che già in questo bilancio troviamo in modo strutturale confermato che riguarda il contrasto alla povertà. Uno degli elementi che purtroppo continua a essere confermato dalle statistiche è l’aumento anche della povertà alimentare. Fortunatamente la Regione ha un impianto normativo e una rete che coinvolge il terzo settore, che continua a lavorare e ad investire su questo tema; abbiamo diverse esperienze positive sulla redistribuzione dei generi alimentari che coinvolge diversi soggetti: una delle esperienze sicuramente più positive in questo ambito, anche a livello nazionale, è l’esperienza della fondazione del Banco alimentare con un progetto che prevede una durata ancora in essere fino al 30 marzo 2019. Con questo ordine del giorno chiediamo di rafforzare, nell’ambito delle risorse assegnate, progetti di questo tipo che sono già in corso e rafforzando anche con risorse che possono provenire dai risparmi di gestione di bilancio del 2019 in via prioritaria progetti di questa natura, che toccano elementi di carattere sociale, ma soprattutto anche di carattere ambientale, che toccano le famiglie e chi si trova in una fascia di debolezza importante.
PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Francesca Marchetti.
La parola alla consigliera Rossi. Dopo l’intervento della consigliera Rossi chiudiamo la discussione generale e riprendiamo nel pomeriggio con la replica dei relatori e l’intervento del presidente. Poi la discussione sull’articolato.
ROSSI: Grazie, presidente. Abbiamo appena depositato un ordine del giorno come maggioranza che velocemente voglio illustrare a sostegno del fondo editoria nazionale. Come sappiamo e come questo Governo ha annunciato provvederà ad effettuare dei tagli importanti che si ripercuoteranno in modo anche piuttosto preoccupante sul nostro territorio, sia per quanto riguarda una pluralità di informazione, quindi anche democrazia; siamo fermamente convinti che i cittadini debbano essere informati e debbano avere le possibilità di essere informati anche attraverso una stampa plurale. Con questo atto, considerato che il presidente della nostra Regione Stefano Bonaccini ha già inviato una comunicazione, in qualità di presidente della Conferenza delle Regioni, al ministro Di Maio e anche all’onorevole Crimi proprio per sensibilizzare entrambi su una questione per la Regione Emilia-Romagna, almeno per il Governo della Regione Emilia-Romagna, fondamentale e necessaria da rivedere ovviamente, così come è stata imposta e proposta dal Governo nazionale. Noi chiediamo con questo atto alla presidente dell’Assemblea legislativa di attivarsi proprio con il presidente della Camera e il presidente del Senato al fine di scongiurare questi tagli improvvisi unilaterali delle risorse previste al fondo editoria, avviando possibilmente in tempi celeri un tavolo di confronto sul tema.
Io capisco anche lo sguardo del collega Pompignoli: negli anni passati abbiamo ascoltato più volte critiche da parte vostra rispetto al Governo del Partito Democratico, oggi mi dispiace per voi, siete voi che governate con una maggioranza gialloverde la nostra nazione; siete voi che avete deciso di tagliare i fondi alle periferie; siete voi che non date risposte rispetto alle infrastrutture della nostra regione, fondamentali; siete voi oggi che avete deciso dei tagli all’editoria importanti e che sul nostro territorio significa far chiudere delle testate giornalistiche, quindi lasciare a casa dei lavoratori impegnati in questo settore. Ma non solo, non dare la possibilità ai cittadini di poter avere una visione, un ampio ventaglio di notizie in modo tale da formarsi un pensiero. Questo le dovevo.
Dopo di che, come ha detto ieri, probabilmente io non capisco, ma sono contenta di non capire più di quello che ho detto.
Ci vediamo alle 14, la discussione generale è chiusa, con le repliche dei relatori.
La seduta ha termine alle ore 13,03
Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
gli assessori: Patrizio BIANCHI, Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Paola GAZZOLO, Elisabetta GUALMINI, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI.
Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta l’assessore Sergio VENTURI e la consigliera Raffaella SENSOLI.

References: art. 19
 articolo 116
 articolo 1
 articolo 117
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