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Timestamp: 2019-10-15 01:45:57+00:00

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Le indulgenze, significato ed attualità
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Por Jean-Marie Gervais
Jean-Marie Gervais, Le indulgenze, significato ed attualità, 25 marzo 2011, dal «Corso sul foro interno», Penitenzieria Apostolica, Roma, 5-9 marzo 2012.
«Chi parla contro la verità dell'indulgenza papale, sia anatema e maledetto», dichiarava Lutero nella sua LXXI tesi. Oggi, invece, la Santa Romana Chiesa, sulla scia del Concilio Vaticano II, non fulmina anatemi, ma richiede a tutti noi, sacerdoti e futuri sacerdoti, un serio impegno nel spiegare ai fedeli la vera dottrina e la giusta pratica delle Indulgenze. Qualche mese prima dell'apertura della Porta Santa, il Servo di Dio Giovanni Paolo II ha dichiarato in Piazza San Pietro: «...Nell'attuale contesto ecumenico, la Chiesa avverte l'esigenza che questa antica pratica, intesa come espressione significativa della misericordia di Dio, venga ben compresa e accolta».[1] E alla fine della Proposizione 7 della XIa Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, convocata da Sua Santità Benedetto XVI, dal 2 al 23 ottobre 2005, a conclusione dell'Anno Eucaristico, si legge: «Il rinnovamento della spiritualità eucaristica può essere l'occasione per approfondire la comprensione e la pratica delle Indulgenze. Questo Sinodo ricorda che i Vescovi e i parroci possono chiedere alla Penitenzieria Apostolica l'Indulgenza plenaria per celebrare diverse occasioni e anniversari. Il Sinodo incoraggia una catechesi rinnovata sulle Indulgenze».[2]
Non può, quindi, giustificarsi il silenzio in materia, né per motivi pastorali, né per motivi ecumenici.[3] Anche voi, dovrete rispondere a questo solenne ed insistente appello della Chiesa e spiegare il significato delle Indulgenze, che Giovanni Paolo II aveva definito «dono totale della misericordia di Dio».[4] Durante il vostro futuro ministero, dovrete non solo esporre ai fedeli i grandi vantaggi spirituali della pratica delle Indulgenze, ma anche - ogni volta che lo richiederà il vostro ministero - rivolgervi alla Penitenzieria Apostolica per implorare il dono delle Indulgenze.
Certamente alla fine del '400 e all'inizio del '500, ci furono predicatori di Indulgenze, che commisero abusi, particolarmente in Germania, dove era diventato aspro il confronto tra i predicatori dell'Indulgenza papale, per favorire la ricostruzione della Basilica di San Pietro, e i poteri locali, tra i quali Federico di Wittenberg, il potente protettore di Lutero, che aveva accumulato nel suo castello 17.413 reliquie di Santi, suscettibili - diceva - di far acquistare ai visitatori 128.000 anni di Indulgenze. Temendo pesanti perdite, Federico aveva impedito la predicazione delle Indulgenze papali nei suoi Stati, ma i suoi sudditi traversavano fiumi e varcavano frontiere per conseguirle.[5]
La risposta pastorale fu data dal Concilio Tridentino: da un lato ribadì la somma utilità delle Indulgenze e ne raccomandò l'uso da parte di tutti i fedeli, dall'altro il Concilio raccomandò ai Vescovi la moderazione nelle concessioni. Mentre solennemente definiva che, col potere delle Chiavi, la Chiesa ha veramente quello di concedere le Sacre Indulgenze, lasciava anche aperte molte questioni per un ulteriore approfondimento.[6] Questo approfondimento ebbe come principali artefici, quattro secoli più tardi, Paolo VI e la Penitenzieria Apostolica.
I. - Competenza della Penitenzieria
Perché la Penitenzieria Apostolica? La storia della Penitenzieria Apostolica è strettamente legata a quella dei pellegrinaggi a Roma. Il più solenne, universale pellegrinaggio è quello dell'«Anno Santo».[7] E' sempre stato affidato alla Penitenzieria Apostolica il fine squisitamente spirituale dell'Anno Santo: Penitenza e Indulgenza, poiché le Indulgenze «sono strettamente legate agli effetti del Sacramento della Penitenza».[8] Conseguentemente, il Codice, promulgato da Benedetto XV collocò le Indulgenze alla fine del capitolo sul sacramento della Penitenza.[9] Così hanno fatto anche il Codice del 1983[10] e il Catechismo della Chiesa Cattolica.[11]
Ma il Concilio Tridentino, per evidenti motivi di ordine pratico, affidò la concessione abituale delle altre Indulgenze ad un Dicastero «ad hoc»: la Sacra Congregazione per le Indulgenze e Reliquie.[12] San Pio X l'unì in perpetuo alla Sacra Congregazione dei Riti, il 28 gennaio 1904,[13] e finalmente la soppresse, il 29 giugno 1908, quando ne trasmise al Sant'Uffizio la competenza circa le Indulgenze.[14]
Benedetto XV, il 25 marzo 1917, seguendo il chiaro orientamento della legge canonica, che metteva sempre più in rilievo la stretta correlazione tra Penitenza e Indulgenza, affidò definitivamente la Sezione Indulgenze alla Penitenzieria Apostolica, limitando la competenza del Sant'Uffizio agli aspetti dottrinali delle nuove preghiere e devozioni.[15] Tale competenza della Penitenzieria Apostolica circa l'uso e la concessione delle Indulgenze fu confermata, da Paolo VI, dopo il Concilio Vaticano II,[16] e da Giovanni Paolo II, nella Costituzione Pastor Bonus.[17]
Così la Penitenzieria procede in due modi distinti:[18] a) il primo modo di procedere, quello di un vero Tribunale (il primo Tribunale della Chiesa)[19] - il modo giudiziale - per trattare i casi del foro interno, abitualmente tramite confessore;[20] ciò vi è stato ampiamente illustrato durante due Conferenze dell'altro ieri;[21] b) il secondo modo, quello ereditato dalla Congregazione delle Sacre Indulgenze, per trattare dell'uso e della concessione delle Indulgenze, sempre con il benestare del Vescovo diocesano o del Superiore religioso.
II. - La costituzione apost. “Indulgentiarum Doctrina”
Per la questione delle Indulgenze durante il Concilio Vaticano II, vi rimando a due articoli, che ho scritto qualch'anno fa nella rivista Periodica.[22] La Costituzione Apostolica Indulgentiarum Doctrina di Paolo VI fu pubblicata il 1°gennaio 1967.[23] All'elaborazione di questo Documento partecipò direttamente la Penitenzieria Apostolica, sia nella parte dottrinale, la più corposa, che in quella normativa. La Indulgentiarum Doctrina è una sintesi molto articolata sulla dottrina delle Indulgenze. Essa viene continuamente citata nel breve, ma luminoso capitolo del Catechismo della Chiesa cattolica dedicato alle Sacre Indulgenze. Vi raccomando, quindi, la lettura, anzi la meditazione di quel solenne Documento di Paolo VI. Lo trovate riprodotto alla fine dell'Enchiridion Indulgentiarum, poiché l'attuale prassi indulgenziale si basa sui principi dottrinali enunciati nel Documento Pontificio.
La Costituzione Indulgentiarum Doctrina comincia con la seguente affermazione: «La dottrina e l'uso delle Indulgenze, da molti secoli, in vigore nella Chiesa Cattolica, hanno un solido fondamento nella divina rivelazione».[24] Il Documento, di fatto, non ha cambiato e non poteva cambiare la dottrina sulle Indulgenze, perché - diceva il Cardinale Ciappi, che partecipò direttamente alla riforma di Paolo VI - «si tratta di una dottrina di fede, che Dio stesso ha rivelato nei suoi fondamenti».[25] E ammoniva: «...respingere o sminuire la dottrina tradizionale delle indulgenze, ... equivarrebbe a respingere o estenuare i dogmi della solidarietà degli uomini redenti con Cristo; della Comunione dei Santi; del valore infinito dei meriti di Cristo... (cfr. Summa Theol., Suppl., q. 25, a. 1); del potere delle Chiavi...; dell'infallibilità dei Concili Ecumenici, del Romano Pontefice e del Magistero ordinario universale».
La dottrina delle Indulgenze si fonda essenzialmente su tre verità di fede: a) un debito, persistenza possibile - anche dopo la Confessione sacramentale - della pena temporale del peccato, da espiare quaggiù o nel Purgatorio;[26] b) un tesoro, di cui la Chiesa è dispensatrice, costituito dalle espiazioni e meriti di Cristo, nonché dalle preghiere e buone opere della beata Vergine e di tutti i Santi;[27] c) una reversibilità, nella Comunione dei Santi o solidarietà soprannaturale nel Corpo Mistico di Cristo.[28]
La definizione dell'Indulgenza, proposta dalla Costituzione Indulgentiarum Doctrina è ormai classica:[29] la trovate - successivamente - nel Manuale delle Indulgenze,[30] nel Codice di Diritto Canonico,[31] nel Catechismo della Chiesa Cattolica:[32] «L'Indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come Ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi».
Voi non dovrete temere di esporre ai fedeli i grandi vantaggi della pratica delle Indulgenze in ordine alla salvezza delle anime. Le Indulgenze non sono necessarie come sono necessari i Sacramenti, ma sono molto utili: infatti, esse giovano alla vita di tutta la società cristiana; insegnano in primo luogo la malizia del peccato; eccitano alla carità e la fanno esercitare in modo eminente;[33] offrono un prezioso aiuto ai fratelli defunti; ridestano la speranza di una piena riconciliazione con Dio Padre; rinforzano la comunione gerarchica tra fedeli e Pastori, e soprattutto col Vicario di Cristo; contribuiscono perché la Chiesa si presenti santa e immacolata, unita in Cristo nel vincolo della carità.[34] Lo dice Paolo VI, nella Cost. Indulgentiarum Doctrina[35].
Infine - e come me l’hanno personalmente testimoniato, sia il Padre Abellán, sia il Padre Ubaldo Todeschini, Prelato emerito di questa Penitenzieria, allora Aiutante di Studio della Sezione Indulgenze -, gli Osservatori protestanti, quando visitarono gli uffici di questo Dicastero, apprezzarono le caratteristiche altamente spirituali, pastorali ed ecumeniche della Costituzione.
III. - Attuale Normativa
L'attuale normativa segue quattro principi già illustrati, un mese prima della chiusura del Concilio Vaticano II, dal Card. Cento, Penitenziere Maggiore, e Mons. Sessolo, Reggente ai Padri Conciliari e confermati dalla Costituzione Indulgentiarum Doctrina.[36]
a) Per favorire lo spirito di pietà e il fervore della carità, la misura dell'Indulgenza parziale è ormai proporzionata alla retta intenzione del fedele, tolto ogni riferimento ai giorni o anni delle antiche penitenze canoniche.[37] b) Per spingere ad una seria preparazione interiore, l'Indulgenza plenaria è ormai limitata - per i singoli fedeli - ad una sola al giorno, col necessario adempimento di tre condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice). c) Per eliminare ogni pericolo di superstizione in materia di oggetti di pietà, l'Indulgenza dipende ormai dal loro pio uso, non dal fatto puramente materiale di averli con sé. d) Per riaffermare la preminente efficacia della S. Messa, è abolita l'Indulgenza dell'Altare Privilegiato, che faceva una discriminazione non solo tra Altari ma anche tra Sacerdoti.[38]
Le 20 norme della Costituzione Apostolica Indulgentiarum Doctrina riflettono queste quattro grandi innovazioni; poi, il 29 giugno 1968 veniva promulgato l'Enchiridion Indulgentiarum. L'Enchiridion non era più solamente la raccolta autentica delle opere indulgenziate, ma riassumeva anche tutte le disposizioni vigenti in materia di Indulgenze, applicabili sia ai fedeli latini che a quelli orientali.[39] La fonte principale era la Indulgentiarum Doctrina, ma, con qualche modifica, erano stati conservati i canoni del Codice piano-benedettino non in contrasto con la stessa Costituzione.
In questa sede non possiamo approfondire tutte le questioni circa la normativa indulgenziale. Mi limiterò a esporre, in modo pratico, le condizioni per l'acquisto delle Indulgenze, le facoltà dei confessori in materia di Indulgenze, in fine l'applicabilità del dono delle Indulgenze.
a) Presupposti e condizioni per l'acquisto delle Indulgenze
Per lucrare le Indulgenze è necessario: a) essere battezzato, non scomunicato, in stato di grazia,[40] b) avere l'intenzione almeno generale di acquistare le Indulgenze, adempire «le opere ingiunte nel tempo e nel modo stabilito».[41] Ciò basta per l'Indulgenze parziale, ma non per quella plenaria.
Per acquistare effettivamente un'Indulgenza plenaria, c'è un principio basilare, opportunamente rammentato da Giovanni Paolo II poco prima dell'apertura del Grande Giubileo: la «condizione spirituale per ricevere l'Indulgenza plenaria è l'esclusione di ogni affetto verso qualunque peccato anche veniale».[42] Non viene elargito il dono totale della misericordia di Dio a chi non abbia raggiunto il fervore della carità.
Così comprese - diceva Giovanni Paolo II - «le Indulgenze, lungi dall'essere una sorta di "sconto" all'impegno di conversione, sono piuttosto un aiuto per un impegno più pronto, generoso e radicale». Infatti, il fedele non perfettamente disposto, anche se adempisce tutti gli altri requisiti per l'Indulgenza plenaria, ottiene soltanto la liberazione parziale dalle conseguenze penali dei suoi peccati passati: maggiore è l'attaccamento al peccato veniale, minore è l'Indulgenza realmente conseguita.[43]
Oltre la piena disposizione, anzi per procurarla, la Chiesa aggiunge tre necessarie condizioni: la Confessione sacramentale, la Comunione eucaristica, e la Preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.[44] La pratica delle Indulgenze riafferma la necessità della mediazione della Chiesa, la necessità della partecipazione ai Sacramenti.[45]
Prima di tutto la Confessione . Per l'Indulgenza plenaria è necessaria la confessione frequente, senza la quale non può esserci una vera vita spirituale,[46] anche se una confessione può valere per più Indulgenze plenarie.[47] Ogni Indulgenza plenaria, inoltre, è legata alla Comunione eucaristica, «sorgente e culmine di tutta la vita cristiana».[48] Infine ogni Indulgenza plenaria richiede la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.[49] Praticando le Indulgenze, i fedeli partecipano efficacemente, misticamente, direttamente all'edificazione della Chiesa, in unione col Vicario di Cristo.
b) Facoltà dei confessori
Voi, confessori o futuri confessori, avete o avrete la facoltà di intervenire a favore dei fedeli legittimamente impediti da compiere qualche condizione o da completare l'opera indulgenziata.[50] L'Enchiridion recita: «I confessori possono commutare sia l'opera prescritta sia le condizioni a quelli che siano legittimamente impediti dal compierle».[51] Potrete esercitare questa facoltà anche fuori di confessione. Potrete farlo sia di volta in volta, sia per più casi insieme. Dovrete agire con molta prudenza e discrezione.
La commutazione più frequente sarà certamente quella della comunione per gli infermi. Poiché non è una dispensa, bensì è una commutazione, dovrete imporre al malato o all'anziano almeno la comunione spirituale. Per la confessione, la norma è generalmente sufficientemente larga (una confessione mensile può anche bastare).
Ma se svolgerete il vostro ministero sacerdotale nei paesi di missione, nei quali il sacerdote si vede solo una o poche volte l'anno, sarà certamente prudente chiedere orientamenti in proposito all'ordinario del luogo.[52]
Come confessori o futuri confessori, imponete come penitenza sacramentale delle opere indulgenziate e fattelo sapere ai vostri penitenti: in questo caso ad una penitenza sacramentale ben fatta, si aggiunge un'Indulgenza misurata dal distacco dal peccato e dal fervore della carità,[53] ciò che può accadere più facilmente non appena si è ricevuto l'assoluzione sacramentale. I penitenti, così - come San Paolo -, potranno veramente completare quello che manca ai patimenti di Cristo, unirsi alla Passione di Cristo.
c) Applicabilità delle Indulgenze
Prima della riforma di Paolo VI, solo le Indulgenze concesse dal Sommo Pontefice, potevano essere applicate ai defunti.[54] Con la vigente normativa, tutte le Indulgenze, anche quelle concesse dai Cardinali, Patriarchi, Metropoliti e Vescovi, possono essere applicate ai defunti a modo di suffragio, cioè per intercessione, come quando si celebra per loro la Santa Messa.[55]
Un fedele tuttavia non può applicare l'Indulgenza ad un altro fedele vivente. Il motivo è una conseguenza del legame tra sacramento della Penitenza e Indulgenza, sempre ribadito dalla dottrina e dalla legge canonica: L'Indulgenza per i viventi si acquista a modo di assoluzione. Non possiamo ricevere l'assoluzione sacramentale, al posto di altrui, confessando i suoi presunti peccati. In altre parole, l'Indulgenza, per i viventi, che sono in grado di meritare o demeritare, dipende da un atto della propria volontà, oltreché dall'adempimento delle altre condizioni. Prima fra queste è la Fede: ad esempio, chi non crede non può ricevere da altri un'Indulgenza, anche per questo motivo.
Per i defunti è totalmente diverso: in questo caso l'applicazione si fa solo in modo analogico, cioè a modo di suffragio, e sempre con il beneplacito di Dio.
IV. - Concessioni
a) L’Enchiridion Indulgentiarum
Le Concessioni universali sono anzitutto quelle dell'Enchiridion Indulgentiarum o Manuale delle Indulgenze.[56] Nell'Enchiridion Indulgentiarum,[57] le occasioni per l'Indulgenza, non mancano:
Per l'Indulgenza parziale, quella cioè, che rimette solo una parte della pena temporale, oltre le preghiere raccomandate dalla Chiesa, basta qui citare le quattro Concessioni Generali, che sono il cardine della riforma di Paolo VI e chi si trovano all'inizio dell'Enchiridion Indulgentiarum.
Esse servono a dare il tono alla vita cristiana di ogni giorno. Con la prima i fedeli sono guidati ad eseguire il comando del Signore: «Bisogna pregare sempre, senza stancarsi».[58] Con la seconda, il fedele è indotto, sull'esempio e per comando di Cristo, a compiere il più frequentemente possibile opere di carità e di misericordia.[59] Con la terza, il fedele è spinto a frenare le passioni, a ridurre in servitù il suo corpo e ad uniformarsi a Cristo povero e paziente.[60] La quarta concessione incita il fedele a manifestare apertamente la propria fede agli altri, per la gloria di Dio e l'edificazione della Chiesa.[61]
Quanto alle Indulgenze plenarie, quelle cioè, che rimettono tutta la pena temporale, l'Enchiridion ne offre una vasta gamma, dal 1° gennaio, con il canto pubblico del «Veni, Creator», fino al 31 dicembre, con quello del «Te Deum».[62] Vasta gamma, alla quale si è recentemente aggiunto l'Indulgenza plenaria per la II domenica di Pasqua o Domenica della Divina Misericordia;[63]
Ma l'Indulgenza plenaria si può lucrare anche quotidianamente: con l'adorazione eucaristica[64] o la lettura della Sacra Scrittura, per almeno una mezz'ora;[65] il pio esercizio della Via Crucis;[66] il Rosario Mariano.[67] E in molte altre circostanze[68] fino in articulo mortis.[69] Per favore, quando darete o riceverete gli ultimi sacramenti, non dimenticate mai di elargire o di chiedere la Benedizione Apostolica, con annessa l'Indulgenza plenaria;[70] sapendo utilizzare la giusta formula, che fa riferimento all'Indulgenza plenaria.[71]
L'uso delle Sacre Indulgenze, oggi come nel passato, si adatta alle circostanze dei luoghi e dei tempi: Mentre nel medioevo, esso favorì anche la realizzazione di moltissime opere di pubblica utilità;[72] oggi non esita ad avvalersi della radio e della televisione, che, se ben utilizzate, possono anche trasformarsi da mezzi della comunicazione sociale in canali di comunione ecclesiale. Così sono state allargate precedenti concessioni concernenti la Benedizione papale,[73] la Via Crucis e il Rosario in unione con il Santo Padre,[74] nonché la lettura della Sacra Scrittura.[75]
b) Altre concessioni
Mentre l’Enchiridion Indulgentiarum o Manuale delle Indulgenze racchiude, oltre alla normativa indulgenziale, tutte le concessioni generali di Indulgenze attualmente vigenti, la Penitenzieria risponde sia ai quesiti sulla prassi delle Indulgenze, sia – e questa è la sua principale attività – alle suppliche, che le pervengono da tutto il mondo cattolico, per implorare l’Indulgenza plenaria in occasione di eventi ecclesiali particolarmente rilevanti, oppure a favore di gruppi di fedeli canonicamente riconosciuti (p.e. membri di Istituti di Vita Consacrata, di Società di Vita Apostolica, di pie Associazioni) e dei luoghi sacri più cari alla devozione dei fedeli.
Nell’anno 2009 le Concessioni di Indulgenze hanno raggiunto il numero di 944: 1 Decreto Generale; 3 d’Ufficio; 129 concessioni per Istituti Religiosi ed Associazioni Internazionali; 625 concessioni per l’Europa (Italia: 253, Germania: 248; Spagna: 39, Polonia: 35, Ucraina: 13, Francia: 12, Slovacchia: 3, Slovenia: 3, Albania: 2, Bielorussia: 2, Birmania: 2, Bulgaria: 2, Lituania: 2, Portogallo: 2, Austria: 1, Belgio: 1, Croazia: 1, Gran Bretagna: 1, Irlanda: 1, Romania: 1, Svizzera: 1); 88 per l’America (Brasile: 28, Argentina: 16, Stati Uniti: 13, Colombia: 9, Perù: 6, Nicaragua: 4, Uruguay: 4, Guatemala: 3, Messico: 3, Canada: 1, Cuba: 1); 90 per l’Asia (Corea: 39, Filippine: 23, Viet Nam: 23, Cina: 3, Kazakistan: 2); 8 per l’Africa (Benin: 5, Madagascar: 2, Congo: 1).
In occasione del 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars Giovanni Maria Vianney, «vero esempio di Pastore a servizio del gregge di Cristo», e per stimolare e favorire nei sacerdoti la tensione verso la perfezione spirituale «dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero», Sua Santità Benedetto XVI ha indetto uno speciale Anno Sacerdotale che va dal 19 giugno 2009 al 19 giugno 2010.
Il Decreto della Penitenzieria, datato 25 aprile 2009 e pubblicato su “L’Osservatore Romano” del 13 maggio 2009, evidenzia l’impegno dei sacerdoti nell’ottenere, con preghiere e opere buone, «la grazia di risplendere con la Fede, la Speranza, la Carità e le altre virtù», per mostrare «con la condotta di vita, ma anche con l’aspetto esteriore, di essere pienamente dediti al bene spirituale del popolo». Il testo stabilisce poi che potranno ottenere l'indulgenza plenaria i sacerdoti «veramente pentiti, che in qualsiasi giorno devotamente reciteranno almeno le Lodi mattutine o i Vespri davanti al SS.mo Sacramento, e, sull'esempio di San Giovanni Maria Vianney, si offriranno con animo pronto e generoso alla celebrazione dei sacramenti, soprattutto della Confessione».
I sacerdoti riceveranno, inoltre, l'indulgenza parziale, anch'essa applicabile ai defunti, "ogni qual volta reciteranno devotamente preghiere debitamente approvate per condurre una vita santa e per adempiere santamente agli uffici loro affidati". Potranno altresì beneficiare dell'indulgenza plenaria anche tutti i fedeli che, "veramente pentiti", assisteranno alla Messa e offriranno per i sacerdoti della Chiesa preghiere ed opere buone.
La Penitenzieria elargisce l’Indulgenza legata alla pia visita dei santuari più cari alla devozione popolare, eccezionalmente in perpetuum (quando vengono riconfermati antichi privilegi), abitualmente ad septennium. Nel 2009, l’Indulgenza è stata elargita in occasione de 143 aggregazioni con le Basiliche Papali di Roma. L’Indulgenza della Porziuncola è stata concessa o rinnovata nelle seguenti Diocesi: Augsburg (1), Freiburg (89 luoghi sacri), Regensburg (79) Rottenburg-Stuttgart (78). Quest’anno, l’Arcidiocesi di München und Freising ha chiesto l’Indulgenza della Porziuncola per 220 luoghi sacri.
Come futuri pastori d'anime, non dimenticate mai di rivolgervi, quando è necessario o utile per il bene delle anime, alla Penitenzieria per speciali concessioni d'Indulgenze, sempre, tuttavia, con il benestare dell'Ordinario del Luogo. Anzi quando basta l'Indulgenza parziale, come per una preghiera o un pio esercizio di diffusione locale, conviene che sia il Vescovo Diocesano a concederla direttamente nella sua Diocesi oppure il Metropolita nell'ambito della Provincia ecclesiastica.[76]
Le concessioni sono del tutto gratis. Ma contrariamente a quello che accade per il Tribunale, cioè i casi del foro interno - la Penitenzieria, per le Indulgenze, accetta libere offerte, in segno di gratitudine per il dono del Santo Padre.
L'Indulgenza plenaria abitualmente viene concessa il giorno della solenne apertura e della chiusura del tempo celebrativo, nonché per le principali solennità o momenti di condivisione. L'opera indulgenziata consiste nella devota partecipazione ad una funzione giubilare o in un pellegrinaggio collettivo o in una pia visita ad un luogo sacro. Inoltre, la Penitenzieria, sempre sul modello del Giubileo universale, indica anche varie proposte di opere di misericordia, penitenza e evangelizzazione particolarmente adattate ai nostri tempi e ai fini spirituali dei fedeli, che implorano l'Indulgenza.
Come motivi validi per chiedere l'Indulgenza possono essere elencati: l'erezione di una confraternita;[77] la dedicazione di un luogo sacro; l'erezione di un santuario (diocesano, nazionale, internazionale); la benedizione di una scala santa o Porta santa; l'incoronazione dell'immagine della Beata Vergine; uno speciale tempo di preghiera e di penitenza (Anno Missionario o Mariano, Novena, Triduo, Giornata...); un pellegrinaggio comunitario; la solenne traslazione di sacre reliquie o la visita della Vergine Pellegrina; la festa titolare per chiese non parrocchiali, ecc.
Le occasioni veramente sono tante. La Penitenzieria è sempre lieta di rispondere, nel rispetto dell'attuale prassi, a tutte le domande: poiché la concessione di indulgenze stimola i fedeli alla fervore della carità, quindi alla degna ricezione dei sacramenti e alle opere di misericordia e penitenza. Infine questo Ufficio è competente per dare risposta ai quesiti e dubbi che vertono sull'uso delle Indulgenze.[78]
L'Indulgenza è anche è un meraviglioso segno di comunione ecclesiale col Santo Padre, è particolarmente toccante l'affetto per le Indulgenze, nei Paesi dove la religione è aspramente contrastata, e specialmente il legame con la Santa Sede: l'Indulgenza in questo caso è vissuta dai fedeli, come una professione di fede e sopratutto un aperto segno di comunione con il Santo Padre, che nessuna autorità governativa contraria è in grado di impedire. Le opere indulgenziate - capite in questo modo - non sono, non possono mai essere delle pratiche formalistiche.
Poiché è tempo di concludere, lo farò citando le parole dell’Em.mo Card. Segretario di Stato, durante il recente simposio sulla Penitenzieria: «Poiché è assai probabile che il nostro pellegrinaggio terreno, prima di approdare al Cielo, passerà per il Purgatorio, per un accrescimento di desiderio e di amore divino (come l’attesta Caterina da Genova), comprendere meglio l’importanza della penitenza e dell’indulgenza è un contributo senz’altro utile da offrire ai fedeli anche di questo nostro tempo».
Auguro che, sulla scia di questo Anno Sacerdotale, vogliate dedicare, all’esempio del Santo Curato d’Ars, una parte essenziale del vostro ministero alle confessioni e propagare l’uso delle Indulgenze tra i fedeli, stimolando così ad informare allo spirito cristiano le azioni di cui è intessuta la vita ed a cercare la perfezione della carità anche nelle ordinarie occupazioni.
Mons. J.-M. Gervais,
Aiutante di Studio per le Indulgenze
Palazzo della Cancelleria, 25 marzo 2011
[1] Udienza Generale del 29 settembre 1999 (OR, 30 settembre 1999).
[2] Cfr. Notitiae 41 (2005) 442.
[3] Cfr. J.-M. Gervais, «Profondo significato e scopo pastorale delle Indulgenze», L'Osservatore Romano (OR), 31 agosto - 1° settembre 1998.
[4] «..totum ipsum donum Dei misericordiae» (Giovanni Paolo II, Aperite portas Redemptori, 8: AAS 75 (1983) 98.
[5] J. Delumeau, Naissance et affirmation de la Réforme, Parigi 1973, cfr. p. 83.
[6] Sess. 25, Decretum de Indulgentiis, 4 dic. 1563, DZ 1835.
[7] Cfr. U. Todeschini, o.s.m., La Penitenzieria, un organismo a servizio dei confessori e dei penitenti; J.-M. Gervais, «Le indulgenze e gli Anni Santi in prospettiva storica», Il perdono pienissimo. Riflessioni pastorali circa la Bolla di Indizione del Grande Giubileo del 2000, a cura di Jorge Rodríguez, LEV, 1999, 23-29.
[8] CCE 1471.
[9] Tit. IV, De poenitentia, Cap. V, De indulgentiis.
[10] Tit. IV, De sacramento paenitentiae, Cap. IV, De indulgentiis.
[11] Art. 4, Sacramentum Poenitentiae et Reconciliationis, n. 10, Indulgentiae.
[12] Conc. Oecum. Trident., Sess. 21, De Indulgentiis. La Congregazione per le Sacre Indulgenze e le Reliquie fu resa perpetua il 6 luglio 1669 da Clemente IX.
[13] m.p. Quae in Ecclesiae bonum, 28 gennaio 1904 (cfr. Pii X Pontificis Maximi Acta, 1, 141-144).
[14] Il Sant'Uffizio, durante pochi anni di transizione aveva ereditato la Sezione Indulgenze, dalla soppressa Congr. per le Indulgenze e le Reliquie, cfr. Cost. Apost. Sapienti Consilio, 29 giugno 1908, I, 1°, 3, ASS 41 (1908) 427. La competenza circa le SS. Reliquie era affidata alla S. Congr. dei Riti, cfr. Sapienti Consilio, I, 8°, 3, ASS 41 (1908) 433.
[15] Benedetto XV, m.p. Alloquentes proxime, 25 marzo 1917, nn. 4-5: AAS 9 (1917) 167. Benedetto XV, mentre sopprimeva la S. Congr. dell'Indice, affidandone la competenza al S. Uffizio, dallo stesso S. Uffizio, che avrebbe avuto una mole di lavoro troppo importante, distaccò la Sezione Indulgenze per unirla, finalmente, alla Penitenzieria Apostolica, «salvo iure S. Officii videndi ea quae doctrinam dogmaticam circa novas orationes et devotiones respiciunt».
[16] Paolo VI, Cost. Apost. Regimini Ecclesiae Universae, 15 agosto 1967, n. 113: AAS 59 (1967) 923.
[17] Giovanni Paolo II, Cost. Apost. Pastor Bonus, 28 giugno 1988, art. 120: AAS 80 (1988) 890.
[18] Fino al 1971 il personale di Segreteria era diviso in due Sezioni. Nel 1977 fu ridotto al suo minimo storico: due soli Officiali minori (un Aiutante di Studio e un Addetto, con compiti di Scrittore ed Archivista).
[19] Sapienti Consilio (II, 1-3): 1° Sacra Poenitentiaria, 2° Sacra Romana Rota, 3° istituzione della Signatura Apostolica (dopo soppressione dei Tribunali della Signatura papalis gratiae et iustitiae); Regimini Ecclesiae Universae (VI, 104-113: i Tribunali sono collocati dopo i Segretariati, il Consiglio per i laici e la Pont. Commissione "a iustitia et pace" ): 1° Supremum Tribunal Signaturae Apostolicae, 2° Sacra Romana Rota, 3° Sacra Paenitentiaria Apostolica; Pastor Bonus (IV, 117-130: i Tribunali precedono i Pont. Consigli): 1° Paenitentiaria Apostolica, 2° Supremum Tribunal Signaturae Apostolicae, 3° Tribunal Rotae Romanae.
[20] E' una norma procedurale della Penitenzieria Apostolica. Il c. 1048 del CIC lo esige esplicitamente per la dispensa dalle irregolarità: «...firmo tamen manente onere quam primum recurrendi ad Ordinarium aut Paenitentiariam, reticito nomine et per confessarium».
[21] U. Todeschini, O.S.M., La Penitenzieria Apostolica, un Organismo a servizio dei Confessori e dei Penitenti; D. KOS, O.F.M. CONV., Modo di fare i ricorsi e di accordarsi con il penitente per la risposta.
[22] J.-M. Gervais, «Paolo VI e la riforma della disciplina delle indulgenze», Periodica 88 (1999) 301-329, 659-688.
[23] Cost. Apost. Indulgentiarum Doctrina, 1° gennaio 1967, AAS 59 (1967) 5-24. Cfr. E. MURA, R.S.V., Constitutionis Apostolicae Indulgentiarum Doctrina breve commentarium, Città del Vaticano 1967.
[24] ID 1.
[25] L. CIAPPI, «Concilio e riforma delle indulgenze», Vita Religiosa 2 (1967) 99-108; cfr. anche «Tradizione e novità nella riforma delle indulgenze», OR, 9-10 gennaio 1967, 2.
[26] Cfr. ID 3.
[27] Cfr. ID 5.
[28] ID 5.
[29] ID, norma 1.
[30] Enchiridion Indulgentiarum (EI) 1968, norma 1; 1986, norma 1; 1999, norma 1.
[31] CIC, can. 992.
[32] CCE 1471.
[33] ID 9.
[34] ID 10.
[35] Dopo lo studio del Card. Journet (C. Journet, La Teologia delle Indulgenze, Milano 1966), al quale la Cost. Apost. Indulgentiarum doctrina deve molto.
[36] Sacra Paenitentiaria Apostolica, Prot. N. 2633/65, Positio de Sacrarum Indulgentiarum recognitione. Relatio super schema de Indulgentiis recognoscendis, Città del Vaticano 1965. Per la traduzione italiana, cfr. G. Caprile, S.I., Il Concilio Vaticano II. Cronache del Concilio Vaticano II edite da "La Civiltà Cattolica", 5, Roma, 1969, 354-357; J.-M. Gervais, «Paolo VI e la riforma della disciplina delle indulgenze», Periodica 88 (1999) 301-329.
[37] Il computo in giorni ed anni si riferiva all'antica penitenza canonica, cioè in foro Ecclesiae; ma da molti secoli la Chiesa, concedendo le Indulgenze, intende rimettere la pena temporale del peccato non solo nel foro ecclesiastico, ma veramente dinanzi a Dio (in foro Dei). L'antica terminologia fu conservata nonostante questo radicale cambiamento di senso.
[38] Indulgenza plenaria, che veniva applicata dal celebrante all'anima del defunto per il quale diceva la Messa. L'Altare Privilegiato poteva essere locale, personale o misto; perpetuo o ad tempus; quotidiano o meno (cfr. CIC 1917, can. 918, § 1). I Cardinali godevano dell'Altare privilegiato personale quotidiano (CIC 1917, can. 219, § 1, 10°).
[39] E' quindi un codice unico nel suo genere.
[40] EI, norma 17, § 1.
[41] EI, norma 17, § 2.
[42] Udienza generale del 29 settembre 1999.
[43] EI, norma 20, § 4.
[44] EI, norma 20.
[45] I Sacramenti (Confessione e Eucaristia) sono «condizioni» per l'acquisto dell'Indulgenza plenaria, non sono «opere» indulgenziate. Cfr. la Nota Previa 3 dell'Enchiridion Indulgentiarum: «In conformità alla tradizione, non è indulgenziata la partecipazione ai Sacramenti: essi hanno infatti in se stessi una preminente efficacia quanto alla santificazione e alla purificazione (cfr. ID 11). Se, in circostanze straordinarie (prima Comunione, prima Messa solenne del sacerdote novello, Messa a chiusura di un Congresso Eucaristico), si concede una indulgenza, questa non è annessa alla partecipazione alla Messa o al Sacramento, ma alle circostanze straordinarie che accompagnano questa partecipazione».
[46] EI, norma 20, § 3: La confessione può essere fatta o nello stesso giorno, in cui si compie l'opera, o parecchi giorni prima (fino a 20) o, se il fedele è in stato di grazia (cfr. n. 17, § 1), parecchi giorni dopo (fino a 20). Cfr. anche PENITENZIERIA APOSTOLICA, Il dono dell'Indulgenza, 29 gennaio 2000 (OR, 10 febbraio 2000).
[47] EI, norma 20, § 2.
[48] Cfr. EI, norma 20, § 2.
[49] EI, n. 20, § 2.
[50] Cfr. J.-M. Gervais, «L'acquisto dell'indulgenza giubilare da parte dei malati e degli altri fedeli legittimamente impediti», OR, 11 febbraio 2000.
[51] EI, n. 24.
[52] La norma 25 concede, ai Vescovi diocesani ed equiparati, la facoltà di dispensare dall'attuale confessione e comunione, nei luoghi dove in nessun modo o molto difficilmente i fedeli possono accostarsi a questi sacramenti, purché essi siano contriti e propongano di riceverli non appena possibile.
[53] Cfr. EI, norma 21, § 2.
[54] Cfr. CIC 1917, can. 913, 2°.
[55] EI, norma 3.
[56] Sotto Paolo VI furono pubblicate due edizioni dell'Enchiridion Indulgentiarum. La terza uscì nel 1986. Poiché, secondo le stesse parole del Santo Padre, il dono dell'Indulgenza è «elemento costitutivo» degli Anni Santi, la Penitenzieria Apostolica ha giudicato molto opportuno di curare la quarta edizione alla soglia del Grande Giubileo.
[57] Cfr. J.-M. Gervais, «La quarta edizione dell'Enchiridion Indulgentiarum», Ius Ecclesiae, 12 (2000) 173-187.
[58] «Si concede l'indulgenza parziale al fedele che, nel compiere i suoi doveri e nel sopportare le avversità della vita, innalza con umile fiducia l'animo a Dio, aggiungendo, anche solo mentalmente, una pia invocazione».
[59] «Si concede l'indulgenza parziale al fedele che, con spirito di fede e con animo misericordioso, pone se stesso o i suoi beni a servizio dei fratelli che si trovino in necessita».
[60] «Si concede l'indulgenza parziale al fedele che, in spirito di penitenza, si priva spontaneamente e con suoi sacrificio di qualche cosa lecita».
[61] «Si concede l'indulgenza parziale al fedele che, in particolari circostanze della vita quotidiana, rende spontaneamente aperta testimonianza di fede davanti agli altri».
[62] 1° gennaio (conc. 26, § 1, 1°; Settimana per l'unità dei cristiani (conc. 11, § 1; 22 febbraio (conc. 33, § 1, 3°); Tutti i venerdì di Quaresima (conc. 8, § 1, 2°); Giovedì Santo (conc. 7, § 1, 2°); Venerdì Santo (conc. 13, 1°); Sabato Santo (conc. 28, § 1); Pentecoste (conc. 26, § 1, 1°); Corpo e Sangue di Cristo (conc. 7, § 1, 3°); Sacr.mo Cuore di Gesù (conc. 3); SS. Apostoli Pietro e Paolo (con. 14, § 1; conc. 33, § 1, 2°, 3°); 2 agosto (conc. 33, § 1, 2°, 3°, 5°); dal 1° all'8 novembre (conc. 29, § 1, 1°); Commemorazione di tutti i fedeli defunti (conc. 29, § 1, 2°); 9 novembre (conc. 33, § 1, 3°); s. Cristo Re (conc. 2); 31 dicembre (conc. 26, § 1, 2°).
[63] Penitenzieria Apostolica, Decreto «Urbis et Orbis» Deus Cuius misericordiae, 29 giugno 2002: AAS 94 (2002) 634-636.
[64] EI, conc. 7, § 1, 1°.
[65] EI, conc. 30.
[66] EI, conc. 13, 2°.
[67] EI, conc. 17, § 1. Parimenti per l'Akathistos o Paraclisis (con. 23, § 1).
[68] Prima Comunione (conc. 8, § 1, 1°); Prima Messa (conc. 27, § 1); Processione eucaristica (conc. 7, § 1, 3°); Celebrazione giubilare dell'Ordinazione sacerdotale (conc. 27, § 2); Congresso eucaristico (conc. 7, § 1, 4°); Esercizi spirituali (conc. 10, § 1); Sacre Missioni (conc. 16, § 1); Giornate Mondiali (conc. 5); anniversario Battesimo (conc. 28, § 1); consacrazione della famiglia (conc. 1); dedicazione chiesa o altare (conc. 33, § 1, 6°)...
[69] Non è necessario che sia imminente il pericolo di morte: «Utrum Benedictio Apostolica cum Indulgentia plenaria in articulo mortis dari possit post collata extrema Sacramenta, quum periculum quidem mortis adest, non tamen imminens? Resp.: Affirmative» (S.C. Indulg., 19 dic. 1885: ASS 18 (1885) 414). L'Indulgenza, tuttavia, non viene acquistata «in praesumpto» ma «in vero articulo mortis» (S.C. Indulg., 23 aprile 1675; decr. auth. n. 9, ad 1.um). La Benedizione viene elargita «semel in eodem statu morbi» (S.C. Indulg., 23 sett. 1775, decr. auth. n. 237, ad 6.um); può essere reiterata (S.C. Indulg., 24 sett. 1838, decr. auth. 263 ad 2.um: «Utrum benedictio Apostolica pluries impertiri possit infirmis, novo mortis periculo redeunte? Resp.: Negative, eadem permanente infirmitate etsi diuturna; Affirmative, si infirmus convaluerit, ac deinde quacumque de causa in novum mortis periculum redeat»; cfr. anche S.C. Indulg., 12 feb. 1842, decr. auth. 300).
[70] EI, conc. 12, § 5: «Nella catechesi i fedeli siano informati in modo opportuno e frequente su questa salutare disposizione della Chiesa». S.C. Indulg., 23 aprile 1675, decr. auth. n. 9, ad 2.um: «Cunctis petentibus concedendam esse», anche ai «pueris, qui defectu aetatis, primam Communionem necdum instituerunt» (S.R.C., 16 dec. 1826, Gandaven., cfr. Collect. S.C. de Prop. Fide, n. 791).
[71] Sacramento dell'Unzione e cura pastorale degli infermi, 1974, n. 155: «In virtù della facoltà datami dalla Sede Apostolica, io ti concedo l'Indulgenza plenaria e la remissione di tutti i peccati, nel nome del Padre e del Figlio + e dello Spirito Santo. R: Amen.»
[72] Non solo chiese, ma anche ospedali, scuole, ponti, strade, ecc.
[73] Quando il Santo Padre o il vescovo diocesano impartisce la Benedizione papale, se per una causa ragionevole, un fedele non può essere fisicamente presente alla cerimonia, non perde l'indulgenza plenaria se, durante la celebrazione dei riti, devotamente riceve la benedizione per mezzo della radio o della televisione (EI, conc. 4).
[74] Un fedele può lucrare l'indulgenza plenaria, quando piamente si unisce alla recita del Rosario o al pio esercizio della Via Crucis presieduto dal Santo Padre, e diffuso in diretta televisiva o radiofonica (EI, conc. 17, § 1 e conc. 13, 2°). Il Rosario viene abitualmente recitato dal Santo Padre il primo sabato del mese e diffuso tramite radio e televisione, parimenti per la Via Crucis al Colosseo il Venerdì Santo.
[75] Se per infermità o qualsiasi altra causa ragionevole, un fedele non è in grado di leggere la Sacra Scrittura, può conseguire l'indulgenza, meditando il testo sacro, con l'aiuto di strumenti «video» o «audio» (EI, conc. 30). (Si intende facendo uso di un testo approvato dall'autorità ecclesiastica).
[76] EI, norme 7-8.
[77] Cfr. J.-M. Gervais, «Indulgenze e Confraternite. Gli Elenchi o Sommari di Indulgenze», Confraternite Oggi, 2003, n. 14; «Indulgenze e Confraternite. Per eventi significativi per i quali riesce pastoralmente utile chiedere il dono dell'Indulgenza», Confraternite Oggi, 2004, n. 16.
[78] Nel 2006 i quesiti e dubbi hanno toccato i seguenti argomenti: Aggregazioni (Italia); Atto eroico (Italia); Confessione sacramentale (Malawi, Stati Uniti); Pellegrinagi (Germania, Regno Unito); Preghiere indulgenziate (Stati Uniti); Scapolari e Confraternite (Stati Uniti); Rosario e Adorazione eucaristica (Italia).
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