Source: https://www.camera.it/leg17/1008?idLegislatura=17&sezione=documenti&tipoDoc=assemblea_file&idSeduta=0123&nomefile=allegato_a&back_to=2
Timestamp: 2020-03-29 07:21:47+00:00

Document:
DAGA ed altri: «Modifica all'articolo 3 del libro primo del testo unico di cui al regio decreto 2 gennaio 1913, n. 453, concernente la nomina dei parlamentari membri della Commissione per la vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti» (1829).
CATANOSO GENOESE: «Modifiche all'articolo 70 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e al decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217, in materia di applicazione dell'istituto della mobilità tra le pubbliche amministrazioni relativamente ai ruoli tecnici, amministrativo-contabili e tecnico-informatici del Corpo nazionale dei vigili del fuoco» (1289) Parere delle Commissioni V e XI;
TONINELLI ed altri: «Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di elezione del Senato della Repubblica» (1657) Parere della V Commissione.
Il Ministero degli affari esteri ha trasmesso decreti ministeriali recanti variazioni di bilancio tra capitoli dello stato di previsione del medesimo Ministero, autorizzate, in data 1o luglio, 29 agosto, 10 e 19 settembre, 1o, 4, 15, 16 e 25 ottobre e 8 e 12 novembre 2013, ai sensi dell'articolo 3, comma 5, del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279, e dell'articolo 6, comma 14, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135.
Il Ministero dell'economia e delle finanze ha trasmesso un decreto ministeriale recante variazioni di bilancio tra capitoli dello stato di previsione del medesimo Ministero, autorizzate, in data 25 ottobre 2013, ai sensi dell'artico1o 6, comma 14, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135.
Il Ministro dell'interno, con lettera in data 20 novembre 2013, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16 del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, le relazioni sui programmi di protezione, sulla loro efficacia e sulle modalità generali di applicazione per coloro che collaborano con la giustizia, riferite rispettivamente al secondo semestre 2012 (Doc. XCI, n. 2) e al primo semestre 2013 (Doc. XCI, n. 3).
La Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica, in data 20 novembre 2013, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, le seguenti delibere CIPE, che sono trasmesse alle sottoindicate Commissioni:
n. 50/2013 del 2 agosto 2013, concernente «Regione Abruzzo – Ricostruzione post-sisma dell'aprile 2009 – Ripartizione delle risorse di cui all'articolo 7-bis del decreto-legge n. 43 del 2013» – alla V Commissione (Bilancio) e alla VIII Commissione (Ambiente);
n. 64/2013 dell'8 agosto 2013, concernente «Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC): riprogrammazione di risorse assegnate con la delibera n. 62 del 2011 – Regione Calabria. Copertura delle esigenze della Società ferrovie della Calabria Srl (articolo 16, comma 4, del decreto-legge n. 83 del 2012 convertito nella legge n. 134 del 2012)» – alla V Commissione (Bilancio), alla VIII Commissione (Ambiente) e alla IX Commissione (Trasporti).
La presidenza della regione autonoma della Sardegna, con lettera in data 18 novembre 2013, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, della legge regionale 7 ottobre 2005, n. 13, il decreto del presidente della regione di scioglimento del consiglio comunale di Serrenti.
DISEGNO DI LEGGE: CONVERSIONE IN LEGGE DEL DECRETO-LEGGE 15 OTTOBRE 2013, N. 120, RECANTE MISURE URGENTI DI RIEQUILIBRIO DELLA FINANZA PUBBLICA NONCHÉ IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE (A.C. 1690-A)
4.1. All'articolo 17, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «A decorrere dall'anno 2013, nelle more dell'espressione della richiamata intesa sulla ripartizione delle disponibilità complessive destinate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato ad erogare, in favore dell'Istituto per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà, a titolo di acconto, una quota pari al 90 per cento del citato importo vincolato.».
4-ter. All'articolo 17, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «A decorrere dall'anno 2013, qualora entro il 31 ottobre di ciascun anno non sia intervenuta l'intesa di cui al secondo periodo, il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato ad erogare, a titolo di acconto, in favore dell'Istituto per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà, il 90 per cento dell'importo destinato nell'anno di riferimento al predetto istituto ai sensi del presente comma.».
Al comma 1, sostituire le parole: 120 milioni di euro, ripartito con le seguenti: 125 milioni di euro, di cui 5 milioni di euro ad incremento, per l'anno 2013, del contributo spettante ai comuni, ai sensi dell'articolo 53, comma 10, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e i restanti 120 milioni di euro ripartiti.
Al comma 1, sostituire le parole: 120 milioni di euro con le seguenti: 150 milioni di euro, di cui 30 milioni di euro destinati ad incrementare, per l'anno 2013, il contributo spettante alle unioni di comuni, ai sensi dell'articolo 53, comma 10, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e per i restanti 120 milioni di euro.
3. Alla copertura dell'onere derivante dal comma 1, pari a 150 milioni di euro per l'anno 2013, si provvede, quanto a 60 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 10, del decreto- legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, utilizzando la dotazione per l'anno 2013 della «Sezione per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti locali» e quanto a 90 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo l, comma 122, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, per la parte di contributo non attribuito alle Regioni Puglia e Molise;
2-bis. Per i Comuni che hanno presentato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale di cui all'articolo 243-bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il contributo di cui al comma 1 è commisurato al gettito dell'imposta municipale conseguente all'applicazione delle aliquote deliberate per la realizzazione del suddetto piano di riequilibrio.
2-bis. Per i Comuni che hanno deliberato il dissesto finanziario ai sensi dell'articolo 246 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il contributo di cui al comma 1 è commisurato al gettito conseguente all'applicazione delle aliquote deliberate ai sensi dell'articolo 251, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
4-quinquies. La somma ricevuta da un ente territoriale a titolo di estinzione anticipata di un derivato, corrispondente al valore di mercato positivo che il derivato presenta al momento della sua estinzione anticipata, può essere destinata alla riduzione degli oneri finanziari o all'estinzione anticipata del debito dell'ente medesimo anche con riferimento a quello maturato a seguito delle anticipazioni di liquidità ricevute a valere sul Fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili di cui al decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64.
medesimo periodo, sopprimere le parole da: ovvero la destinazione fino a: 6 giugno 2013, n. 64;
sopprimere le parole da: ovvero la destinazione fino a: 6 giugno 2013, n. 64;
il comma 26 dell'articolo 31 della legge 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità 2012), da ultimo sostituito dal comma 439 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013) a decorrere dal 1o gennaio 2013, disciplina le sanzioni applicabili agli enti locali inadempienti al patto di stabilità interno;
il comma 384 dell'articolo 1 della citata legge n. 228 del 2012 ha disposto che, per gli anni 2013 e 2014, le disposizioni vigenti in materia di sanzioni che richiamano il fondo sperimentale di riequilibrio o i trasferimenti erariali in favore dei comuni della Regione Siciliana e della Regione Sardegna si intendono riferite al fondo di solidarietà comunale di cui al comma 380 del citato articolo 1;
la precedente disciplina sanzionatoria rinviava alle disposizioni di cui all'articolo 7, commi 2 e seguenti, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149 recante «meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42»;
il menzionato articolo 7 è stato, fra l'altro, modificato dall'articolo 4, comma 12-bis, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, nel senso di eliminare la previsione di un limite massimo alla riduzione delle risorse del Fondo, fissato dalla normativa vigente in un importo comunque non superiore al 3 per cento delle entrate correnti registrate nell'ultimo consuntivo;
a valutare l'opportunità di reintrodurre, con la legge di stabilità per l'anno 2014, in caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno relativo all'anno 2013, in favore dell'ente locale inadempiente, con popolazione superiore a 15.000 abitanti, che abbia tuttavia rispettato il patto di stabilità interno per il triennio 2010 – 2012, la previsione di un limite massimo alla riduzione delle risorse del Fondo ai fini dell'applicazione della sanzione di cui alla lettera a) del comma 26 dell'articolo 31 della legge 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità 2012), nella misura stabilita dalla previgente normativa o, in subordine, in quella prevista, in via straordinaria per l'anno 2013, dal comma 207 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013).
parte delle risorse finanziarie (quantificate complessivamente dalla Relazione tecnica allegata al disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 120 del 2013 in circa 1,6 miliardi) necessarie per consentire nel 2013 il rientro entro il limite del 3 per cento del rapporto tra indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e PIL, correggendo in tal modo lo scostamento dello 0,1 per cento indicato nella Nota di aggiornamento del DEF 2013, saranno reperite, secondo quanto indicato nella medesima Relazione tecnica, mediante un programma di dismissioni immobiliari, da realizzare entro l'anno con procedure a legislazione vigente e dunque non contemplato dalle norme del decreto-legge, il quale dovrà generare entrate per 525 milioni di euro;
l'articolo 1, comma 2, del decreto legge n. 120 del 2013 istituisce un fondo di 190 milioni di euro per il 2013 per far fronte alle problematiche derivanti dall'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale. Di questo fondo, eccetto che sia gestito dal Ministero dell'interno, non si sa nulla, non viene detto a chi andranno questi soldi, per svolgere quali attività, con quali obiettivi, e come sarà effettuata la verifica o il controllo dei fondi impiegati;
una parte consistente dei migranti che arrivano in Italia dalle diverse frontiere sono soggetti deboli, come minori non accompagnati, donne incinte, ovvero soggetti che necessitano protezione ai sensi dell'articolo 10 della Costituzione e delle disposizioni previste dal decreto legislativo n. 251 del 2007;
per far fronte alla difficile questione immigrazione, il Governo con il decreto legge n. 120 del 2013 ha previsto diverse misure di carattere normativo e finanziario;
l'articolo 56-bis del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, interviene in merito al c.d. «federalismo demaniale», di cui al decreto legislativo n. 185 del 2010 (attuativo della legge n. 42 del 2009 sul federalismo fiscale), relativamente al trasferimento, a titolo non oneroso, agli enti territoriali di taluni beni dello Stato, mobili e immobili, che non fossero espressamente esclusi dal trasferimento dal decreto legislativo stesso;
il comma 11 del medesimo articolo specifica che, in considerazione dell'esigenza prioritaria di riduzione del debito pubblico, destina al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato, con le modalità previste dall'articolo 9, comma 5, del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, il 10 per cento delle risorse nette derivanti dalla alienazione dell'originario patrimonio immobiliare disponibile degli enti territoriali, salvo che una percentuale uguale o maggiore non sia destinata per legge alla riduzione del debito del medesimo ente;
l'articolo 1, comma 7, del decreto legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64 ha previsto che, per l'anno 2013, non rilevano ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi del patto di stabilità interno delle regioni e delle Province autonome i trasferimenti da esse effettuati in favore degli enti locali soggetti al patto di stabilità interno a valere sui residui passivi di parte corrente, purché a fronte di corrispondenti residui attivi degli enti locali;
il Governo ha predisposto misure urgenti di riequilibrio della finanza pubblica nonché in materia di immigrazione attraverso il decreto-legge n. 120 del 2013 – A.C. 1690-A;
9/1690-A/11. (Testo modificato nel corso della seduta) Crivellari.
nel decreto-legge 15 ottobre 2013, n. 120, ai fini del rientro dello scostamento del rapporto deficit/PIL, nella misura dello 0,1 per cento per l'anno 2013 è prevista una dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, che dovrebbe contribuire al miglioramento del deficit per un importo di 525 milioni di euro;
in occasione dell'esame del decreto-legge 15 ottobre 2013, n. 120, recante misure urgenti di riequilibrio della finanza pubblica nonché in materia di immigrazione;
in occasione dell'esame del decreto-legge 15 ottobre 2013, n. 120, recante misere urgenti di riequilibrio della finanza pubblica nonché in materia di immigrazione,
a incrementare nella ulteriore misura di almeno 15 milioni di euro il contributo spettante alle Unioni e fusioni ai sensi dell'articolo 53, comma 10, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, con i provvedimenti all'esame del Parlamento da licenziare entro il 31 dicembre 2013.
a incrementare ulteriormente per il 2013 il contributo spettante alle Unioni e fusioni ai sensi dell'articolo 53, comma 10, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, con i provvedimenti all'esame del Parlamento da licenziare entro il 31 dicembre 2013.
mentre l'ambasciatore di Asmara, Tekle, girava indisturbato con il suo gruppo per Lampedusa a schedare i sopravvissuti, la Ministra Kyenge avrebbe ricevuto, forse per un errore, in buona fede, i rappresentanti della comunità eritrea capeggiati dal signor Deres Araya, residente da molti anni in Italia, che proprio don Mussie Zerai descrive quale «il vero sostenitore e finanziatore del regime eritreo che è il più sanguinario e totalitario dell'Africa dei nostri tempi» –:
potrebbe nel tempo venire meno l'interesse di possibili acquirenti, che già hanno manifestato le loro intenzioni attraverso le procedure previste dal tribunale di Milano per l'affitto ed il successivo acquisto dell'azienda stessa –:
successivamente, in data 25 luglio 2012, il Governo Monti, accogliendo l'ordine del giorno 9/5312/184, presentato dalla prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo, in sede di esame dell'atto Camera n. 5312-A, si è, inoltre, impegnato, tra l'altro, a valutare l'opportunità di:
tuttavia, il tavolo nazionale permanente a livello governativo per la protezione e lo sviluppo del sistema industriale di questo settore non è stato costituito, né è stato concertato il piano d'azione tra tutti i soggetti interessati per dare risposte al comparto e non sono state messe in atto le azioni necessarie al suo rilancio, con l'unica eccezione contenuta nel decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, dell'estensione della detrazione del 50 per cento dall'irpef prevista per la ristrutturazione edilizia all'acquisto di grandi elettrodomestici di classe energetica A+ (classe A per i forni) finalizzati all'arredo dell'immobile oggetto di ristrutturazione per le spese sostenute, fino ad un limite massimo di euro 10.000;
appare, perciò, necessario salvaguardare l'interesse nazionale in presenza di tali fenomeni, anche alla luce della legislazione già implementata nella Repubblica federale di Germania, che ha dato prova di salvaguardare l'interesse erariale, economico e sociale in conformità sia alle menzionate linee guida sui prezzi di trasferimento emanate dall'Ocse, sia al diritto comunitario, introducendo un contesto normativo più rigoroso sul piano fiscale, che tuteli, in particolar modo, il know how delle aziende italiane che rappresentano l'eccellenza del tessuto produttivo manifatturiero italiano, al fine di scongiurare che aziende multinazionali possano essere in grado di acquisire e/o replicare a basso costo, attraverso la delocalizzazione delle produzioni, il know how italiano nel mondo –:
le società di mutuo soccorso, istituite mediante la legge 15 aprile 1886, n. 3818, hanno svolto da sempre un importante ruolo di coesione sociale e di tutela delle fasce meno abbienti in settori di primaria importanza, quali lavoro e sanità, mediante il nobile principio della mutualità volontaria. Il progressivo miglioramento del livello di scolarizzazione e del servizio sanitario pubblico ha spinto le suddette società ad una rivisitazione delle loro attività istituzionali verso fini culturali, educativi e formativi. A distanza di oltre un secolo dalla loro costituzione, le società di mutuo soccorso, grazie soprattutto ai contributi ed al lavoro gratuito di alcune generazioni di soci, hanno potuto conseguire una maggiore autonomia economico-finanziaria attraverso la costituzione di un patrimonio immobiliare di tutto rispetto;
l'articolo 23 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, recante ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese, incide pesantemente sulla disciplina relativa alle società di mutuo soccorso, di cui alla legge 15 aprile 1886, n. 3818, prevedendo, tra l'altro, l'obbligo di iscrizione presso il registro delle imprese secondo criteri e modalità stabilite con un decreto del Ministro dello sviluppo economico;
a) adottare esclusivamente nel proprio statuto, quale oggetto sociale, una o più attività previste dal nuovo articolo 1 della legge n. 3818 del 1886, così come modificato del decreto-legge n. 179 del 2012;
a seguito dell'approvazione del decreto-legge n. 179 del 2012, in tutto il Paese si è determinato un clima di sfiducia e d'incertezza e una grave situazione di disagio per le oltre 1.100 società di mutuo soccorso ancora operanti nel nostro Paese, le quali, anche a seguito dell'esclusione dal tavolo della riforma dei coordinamenti regionali che le rappresentavano, il 17 novembre 2012 hanno dato vita all'Aisms (Associazione italiana delle società di mutuo soccorso);
il nuovo soggetto giuridico di rappresentanza, dopo essersi attivato per portare a conoscenza di tutti gli organismi istituzionali interessati i motivi di doglianza delle oltre 100 società a essa aderenti (numero in continua crescita) e dopo aver inviato al Consiglio dei ministri una richiesta di rinvio di 24 mesi della data prevista per l'iscrizione delle società al registro delle imprese (19 novembre 2013), si è visto costretto a rivolgersi all'autorità giudiziaria per richiedere che siano dichiarate non applicabili le disposizioni di cui all'articolo 2 della legge n. 3818 del 1886 riformata, considerato che sarebbero costituzionalmente illegittime;
le società di mutuo soccorso non intendono sottrarsi ad una regolamentazione normativa, purché sia adeguata alla loro specifica realtà, nella convinzione che le stesse società, se adeguatamente disciplinate e supportate, possano diventare parte integrante del welfare nazionale –:
se il Ministro interpellato non ritenga necessario valutare, al fine di tutelare i diritti inviolabili sanciti dalla Costituzione, di assumere iniziative normative per la concessione di una proroga biennale alle società di mutuo soccorso per l'adozione delle nuove disposizioni previste dall'articolo 23 del decreto-legge n. 179 del 2012;
se il Ministro interpellato non ritenga necessario chiarire, anche a mezzo di iniziativa normativa, le conseguenze derivanti dalla mancata adozione nei termini di legge delle disposizioni previste dalla nuova formulazione degli articoli 1 e 2 della legge 15 aprile 1886, n. 3818;
se il Ministro interpellato non ritenga necessario chiarire, anche a mezzo di iniziativa normativa, quale sia l'ambito di applicazione del divieto di svolgimento di qualunque attività d'impresa di cui all'articolo 2, comma 2, della legge 15 aprile 1886, n. 3818, precisando se, così come previsto per gli enti associativi senza fini di lucro, sia consentito lo svolgimento, in via del tutto sussidiaria ed accessoria rispetto alle finalità istituzionali, di attività diverse da quelle previste dall'articolo 2195 del codice civile effettuate nei confronti dei soci ed in conformità alle finalità istituzionali dell'ente, senza specifica organizzazione e verso il pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione;
risulta, quindi, evidente che, qualora fosse attuata un'ulteriore riduzione dei treni intercity da parte di Trenitalia, verrebbero a mancare non solo il principio stesso del diritto alla mobilità, ma anche i contenuti del contratto di servizio sopra citato –:
per quanto concerne l'attività ispettiva della regione Umbria sui servizi di Trenitalia, da un comunicato pubblicato sul portale regionale, relativo alle sanzioni applicate a Trenitalia per inadempienze riguardanti il contratto di servizio, si evince che «la regione è costantemente impegnata a verificare il rispetto degli accordi sottoscritti da Trenitalia per la fornitura dei servizi ferroviari, attraverso un'attenta attività ispettiva e di monitoraggio su puntualità e regolarità dei treni, pulizia, comfort di viaggio e affidabilità». Tuttavia, nessuna autorità regionale ha finora specificato come e da chi sia svolta tale attività e come sia possibile agli utenti chiedere l'intervento di tali ispettori. Di fatto, a quanto consta all'interpellante, è pressoché inesistente un'attività ispettiva sulle inadempienze di Trenitalia, nonché il servizio segnalazione dei disservizi, in Umbria come in molte altre regioni italiane –:
il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, ha disposto la riduzione delle risorse destinate ai comuni per un importo pari a 2 miliardi e 250 milioni di euro per l'anno 2013;
il decreto-legge n. 102 del 2013 reca un'ulteriore proroga, rispetto a quelle già precedentemente intervenute, del termine per la deliberazione del bilancio di previsione 2013 degli enti locali, fissandolo alla data del 30 novembre 2013, facendo così coincidere tale adempimento con l'approvazione dell'assestamento di bilancio; l'ulteriore proroga deriva dalla necessità di consentire agli enti locali di acquisire maggior certezza sull'entità delle proprie entrate, in considerazione delle numerose modifiche legislative apportate in corso d'anno sulla materia;
il decreto-legge n. 54 del 2013 ha sospeso – per l'anno 2013 – il versamento della prima rata dell'imu per determinate categorie immobiliari e, secondo quanto previsto dal decreto-legge stesso, tale sospensione opera nelle more di una complessiva riforma della disciplina dell'imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare, da realizzare sulla base di alcuni principi;
l'articolo 1, comma 380, lettera b), della legge 24 dicembre 2012, n. 228, prevede l'istituzione, nello stato di previsione del Ministero dell'interno, del fondo di solidarietà comunale, il quale è alimentato con una quota dell'imposta municipale propria, di spettanza dei comuni, di cui all'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, definita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno, previo accordo da sancire presso la Conferenza Stato-città ed autonomie locali;
il citato articolo 1, comma 380, lettera b), della legge n. 228 del 2012 dispone che con il medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sono stabiliti i criteri di formazione e di riparto del fondo di solidarietà comunale, tenendo anche conto per i singoli comuni degli effetti finanziari derivanti dalle disposizioni di cui alle lettere a) ed f) del medesimo comma 380, della definizione dei costi e dei fabbisogni standard, della dimensione demografica e territoriale, della dimensione del gettito dell'imposta municipale propria ad aliquota base di spettanza comunale, della diversa incidenza delle risorse soppresse di cui alla lettera e) sulle risorse complessive per l'anno 2012, delle riduzioni di cui al comma 6 dell'articolo 16 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, dell'esigenza di limitare le variazioni, in aumento ed in diminuzione, delle risorse disponibili ad aliquota base, attraverso l'introduzione di un'appropriata clausola di salvaguardia;
l'articolo 2-bis del decreto-legge n. 102 del 2013 stabilisce come, nelle more di una riforma complessiva della tassazione immobiliare, con riferimento alla seconda rata dell'anno 2013 dell'imu, i comuni possano equiparare all'abitazione principale le abitazioni non di lusso concesse in comodato a parenti in linea retta entro il primo grado, che le utilizzano come abitazione principale, e a ciascun comune spetta la definizione di criteri e modalità per l'applicazione dell'agevolazione, anche con riferimento al limite dell'indicatore della situazione economica equivalente (isee) al quale subordinare la fruizione del beneficio;
i comuni possono modificare le aliquote di imposta, in aumento o diminuzione, entro margini stabiliti dalla legge e comunque entro il termine massimo del 30 novembre, ma, alla luce delle evidenti difficoltà di redigere i bilanci previsionali, peraltro resa più complessa dal fatto che, a fronte della vigente normativa sugli immobili D, il cui gettito da quest'anno sarà interamente riversato nelle casse dell'erario, è presumibile supporre come numerosi enti locali saranno costretti ad aumentare le aliquote su tutto gli altri immobili al fine di compensare il gettito oggi mancante a seguito delle disposizioni dello Stato centrale, determinando così un aumento della pressione fiscale a carico dei cittadini –:
per quanto riguarda la riforma degli organi collegiali, nella bozza del disegno di legge in questione si parla di «mantenimento delle sole funzioni consultive» ed è, quindi, evidente la volontà di una modifica sostanziale all'attuale normativa con la definitiva rinuncia al principio democratico della collegialità, che, a partire dall'istituzione degli organi collegiali della scuola (decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 416), è stato posto a fondamento irrinunciabile per il buon funzionamento delle nostre istituzioni scolastiche e con il sacrificio definitivo del principio della libertà di insegnamento, garantito dalla Costituzione, ed esercitato in particolare nell'ambito del collegio dei docenti, attraverso la definizione degli obiettivi e delle scelte didattico-educative della scuola;
il sistema di istruzione italiano ha bisogno di essere adeguatamente rifinanziato per allineare gli investimenti a quelli degli altri Paesi dell'Ocse, prima di qualsiasi altra illusoria riforma a costo zero come quelle degli ultimi Governi (si confrontino le riforme Gelmini della scuola primaria – decreto-legge 1o settembre 2008, n. 137 – della scuola secondaria di secondo grado – decreti del Presidente della Repubblica n. 88 e n. 89 del 2009) che hanno avuto il deprecabile effetto non solo di sottrarre alla scuola più di 130 mila unità negli organici del personale, ma anche di depotenziare e dequalificare l'intero sistema di istruzione italiano e di farlo piombare in coda alle classifiche internazionali;
è del 18 novembre 2013 la notizia che, con una nota sintetica, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha fatto sapere che il testo del disegno di legge delega circolata negli ultimi giorni e a cui si fa riferimento è da ritenersi «del tutto superato» –:
nel corso della XVI legislatura, il processo di analisi e revisione della spesa è stato dapprima incorporato e reso permanente nel sistema delle decisioni di bilancio ad opera della nuova legge di contabilità e finanza pubblica, legge n. 196 del 2009, e successivamente rilanciato, anche in ragione delle persistenti esigenze di consolidamento dei conti pubblici, con misure specifiche e nuove modalità operative introdotte in larga parte attraverso provvedimenti d'urgenza;
la legge n. 196 del 2009 ha previsto l'istituzionalizzazione del processo di analisi e valutazione della spesa delle amministrazioni centrali, attraverso la costituzione di apposite strutture specializzate (nuclei di analisi e valutazione della spesa) e la sua graduale estensione alle altre amministrazioni pubbliche;
alla normativa in tema di analisi e revisione della spesa si sono affiancati, a partire dall'estate del 2011, specifici interventi legislativi che, oltre ad ampliarne l'ambito di operatività, hanno definito modalità applicative di carattere speciale rispetto alla disciplina generale sopra richiamata, facendo in particolare leva sulla diffusione del metodo dei fabbisogni e dei costi standard utilizzato e sancito sul piano normativo, con rifermento agli enti territoriali, dalla legge delega n. 42 del 2009 di attuazione del federalismo fiscale;
in particolare, un primo insieme di misure è contenuto nel decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, che ha previsto, a decorrere dall'anno 2012, l'avvio di un ciclo di spending review mirato alla definizione dei fabbisogni standard dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato. In questa prospettiva, l'attività di analisi e revisione della spesa – affidata al dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze – viene finalizzata a individuare, tra l'altro, le eventuali criticità nella produzione ed erogazione dei servizi pubblici, le possibili duplicazioni di strutture e le strategie di miglioramento dei risultati ottenibili con le risorse disponibili. Per le amministrazioni periferiche dello Stato si prevede, invece, la proposizione di specifiche metodologie per quantificarne i relativi fabbisogni, anche ai fini dell'allocazione delle risorse nell'ambito della loro complessiva dotazione;
il complesso normativo appena illustrato è stato in seguito integrato da ulteriori disposizioni introdotte dal decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, che ha a sua volta riproposto, seppur con talune modifiche, alcune norme contenute nel precedente decreto-legge n. 98 del 2011;
in particolare, il decreto-legge n. 138 del 2011, riproponendo, con talune varianti, quanto disposto dal precedente decreto-legge n. 98 del 2011, ha previsto che la Ragioneria generale dello Stato dia inizio, a partire dall'anno 2012, d'intesa con i Ministeri interessati, a un ciclo di spending review mirata alla definizione dei «costi standard» dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato, prevedendo, al contempo, per gli anni 2012 e 2013, una serie di obiettivi di riduzione delle spese relative alle missioni di ciascun Ministero, nonché, per gli anni 2014, 2015 e 2016, di contenimento dell'aumento in termini nominali della spesa primaria del bilancio dello Stato, da realizzare nella misura delle risorse finanziarie discendenti dall'attuazione del citato programma per la riorganizzazione della spesa pubblica e del ciclo di revisione della spesa mirato alla definizione dei costi standard delle amministrazioni centrali;
con due appositi provvedimenti d'urgenza si è, dunque, provveduto ad avviare il nuovo ciclo di spending review; in particolare, in una prima fase, con il decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 94 del 2012, recante «Disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica», è stata istituito un comitato interministeriale per la revisione della spesa pubblica, presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri, al quale è stato attribuito il compito di svolgere attività di indirizzo e di coordinamento, in particolare, in materia di revisione dei programmi di spesa e dei trasferimenti a imprese, razionalizzazione delle attività e dei servizi offerti, ridimensionamento delle strutture, riduzione delle spese per acquisto di beni e servizi, ottimizzazione dell'uso degli immobili e nelle altre materie individuate dalla citata direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 maggio 2012;
in un secondo momento, con il decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, recante «Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini, nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario», si è proceduto all'adozione di una serie di misure di contenimento e riorganizzazione della spesa pubblica volte a realizzare, per quanto concerne il comparto delle amministrazioni centrali, gli obiettivi indicati nella direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 maggio 2012, nonché, per ciò che attiene al generale settore della pubblica amministrazione, ad operare una rimozione della spesa per beni e servizi, anche sulla base delle risultanze dell'analisi svolta del commissario straordinario per la spending review;
il processo di «tagli» e di «revisione» della spesa e delle strutture pubbliche (anche in tema di dismissioni immobiliari) dovrà seguire criteri di competenza massima e di attenzione, senza però mai perdere di vista l'obiettivo finale, che rimane quello di contenere il complesso della spesa pubblica, favorendo, al contempo, una maggiore qualità della stessa e una allocazione più efficiente delle risorse nella direzione di ridurre la pressione fiscale –:
l'articolo 5 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, nel disciplinare la trasformazione di Cassa depositi e prestiti in società per azioni, al comma 10 dispone che, per l'amministrazione della gestione separata, il consiglio di amministrazione è integrato dai membri, con funzioni di amministratore, indicati alle lettere c), d) ed f) del primo comma dell'articolo 7 della legge 13 maggio 1983, n. 197;
in particolare, l'articolo 7, comma 1, lettera f), della citata legge n. 197 del 1983 dispone che i rappresentanti delle autonomie locali nel consiglio di amministrazione siano tre esperti in materie finanziarie, scelti da terne presentate dalla Conferenza dei presidenti delle giunte regionali, dall'Unione delle province italiane (Upi), dall'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) e nominati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, in rappresentanza, rispettivamente, delle regioni, delle province e dei comuni;
la composizione dell'attuale consiglio di amministrazione, interamente frutto della designazione del Governo, eccezion fatta per i rappresentanti delle fondazioni bancarie, rischia di mettere in discussione anche la stessa natura giuridica della Cassa depositi e prestiti inquadrata oggi al di fuori del perimetro della pubblica amministrazione, qualificazione questa che deve essere preservata per evitare che operazioni finanziarie, anche di un certo valore specifico, vengano riclassificate e imputate dentro i saldi di finanza pubblica –:
il 9 novembre 2013 sul sito internet del Ministero dell'economia e delle finanze è stato pubblicato il rapporto sull'aggiornamento del valore delle quote di capitale della Banca d'Italia inviato il 23 ottobre 2013, in osservanza a quanto disposto dal comma 10 dell'articolo 19 della legge 28 dicembre 2005, n. 262 (legge finanziaria 2006);
la sopra indicata disposizione prevede, infatti, che: «con regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l'assetto proprietario della Banca d'Italia e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici»;
nel documento conclusivo le ipotesi di rivalutazione indicate dal comitato dei saggi sono ben inferiori alle cifre sopra richiamate e risentono di un metodo di calcolo quanto mai discutibile –:

References: in fine
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 articolo 1
 articolo 7
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