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Timestamp: 2018-05-25 04:22:46+00:00

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1 Pubblicato il 15/10/2016 N /2016 REG.PROV.COLL. N /2016 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda) ha pronunciato la presente SENTENZA ex art. 60 cod. proc. amm.; sul ricorso numero di registro generale 735 del 2016, proposto da: **, rappresentato e difeso dall'avvocato Marina Chiari C.F. CHRMRN75A42C618S, con domicilio eletto presso il suo studio in Brescia, via S. Martino D/ Battaglie 7; contro Ministero dell'interno - Prefettura di Brescia, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge
2 dall'avvocatura Distrettuale Stato, domiciliata in Brescia, via S. Caterina, 6; per l annullamento, previa sospensione, del provvedimento 14 aprile 2016 prot. n , conosciuto in data imprecisata, con il quale il Dirigente dello Sportello unico immigrazione presso la Prefettura della Provincia di Brescia ha respinto l istanza di conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in permesso non stagionale presentata nell interesse della ricorrente; Visti il ricorso e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'interno - Prefettura di Brescia; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nella camera di consiglio del giorno 12 ottobre 2016 il dott. Francesco Gambato Spisani e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.; Ritenuto: - che è impugnato il provvedimento con il quale la Prefettura di Brescia ha respinto l istanza di conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in permesso non stagionale presentata nell interesse della ricorrente, provvedimento che motiva con riguardo al mancato raggiungimento delle dieci giornate lavorative al mese e dell importo dell assegno sociale (doc. 1 ricorrente, copia provvedimento impugnato);
3 - che comunque è pacifico il fatto storico per cui la ricorrente è entrata in Italia con un contratto di lavoro subordinato nel settore agricolo, della durata di nove mesi e senza indicazione di orario (v. copia allegata alla rel. p.a. 26 agosto 2016 prot. n 8581), quindi da ritenere, come correttamente ritenuto anche dall amministrazione, come a tempo pieno. Di fatto, ha però lavorato solo per 41 giorni dal dicembre 2013 al maggio 2014 (v. sempre rel. citata, ove le copie delle buste paga); - che la materia della conversione del permesso di lavoro stagionale è regolata anzitutto dall art. 24 comma 4 del T.U. 25 luglio 1998 n 286, cd. T.U. stranieri, Il lavoratore stagionale, ove abbia rispettato le condizioni indicate nel permesso di soggiorno e sia rientrato nello Stato di provenienza alla scadenza del medesimo, ha diritto di precedenza per il rientro in Italia nell'anno successivo per ragioni di lavoro stagionale, rispetto ai cittadini del suo stesso Paese che non abbiano mai fatto regolare ingresso in Italia per motivi di lavoro. Può, inoltre, convertire il permesso di soggiorno per lavoro stagionale in permesso di soggiorno per lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, qualora se ne verifichino le condizioni. Non esiste però, alcun atto normativo, legge o regolamento, che precisi quali siano le condizioni che permettono la conversione del permesso stagionale in permesso ordinario. A fronte di ciò, esistono invece circolari del Ministero, sia quella 22 dicembre 2014 n 7172 citata dalle parti, sia la successiva 20 aprile 2015 n 2062, le quali, al dichiarato fine di evitare disparità di trattamento sul territorio da parte
4 delle varie questure, le quali, è bene ricordarlo, sono a tutt oggi organi dipendenti dal Ministero centrale e non autonomi, considerano possibile la conversione a patto che il lavoratore abbia svolto un periodo lavorativo stagionale non inferiore a mesi tre, che è peraltro la durata di una stagione secondo il senso comune. A fronte di ciò, il Collegio ritiene che un apprezzamento dell amministrazione conforme alle circolari citate sia non illogico né arbitrario: in primo luogo, se il legislatore non interviene a precisare le condizioni di conversione, la materia non può che essere affidata alla discrezionalità dell amministrazione; in secondo luogo, non è certo arbitrario esercitare tale discrezionalità in modo uniforme e richiedere, come si è visto, una stagione completa di lavoro, senza la quale, ragionevolmente, non di lavoratore stagionale si potrebbe parlare, ma piuttosto di lavoratore occasionale; - che per altro verso nessuna delle fonti citate preveda il requisito delle dieci giornate lavorative al mese citato nel provvedimento impugnato; - che comunque ciò non rilevi. Non cambia infatti la sostanza dei fatti, perché i quarantun giorni lavorati dalla ricorrente non corrispondono comunque ai tre mesi richiesti nei termini spiegati, ancorché essi si dovessero ritenere anche come non continuativi, poiché essi equivalgono, come evidente, a settantotto giorni lavorativi; - che pertanto il ricorso è infondato e va respinto; - che le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo;
5 P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge. Condanna la ricorrente a rifondere all amministrazione intimata le spese del giudizio, spese che liquida in (millecinquecento/00) oltre accessori di legge, se dovuti. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 12 ottobre 2016 con l'intervento dei magistrati: Alessandra Farina, Presidente Stefano Tenca, Consigliere Francesco Gambato Spisani, Consigliere, Estensore L'ESTENSORE Francesco Gambato Spisani IL PRESIDENTE Alessandra Farina IL SEGRETARIO
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