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Timestamp: 2019-01-18 18:09:17+00:00

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Corte di Cassazione, sezioni unite civili, sentenza 8 settembre 2016, n. 17757 - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2016 Corte di Cassazione, sezioni unite civili, sentenza 8 settembre 2016, n. 17757
Premesso che la regola secondo cui “il contribuente perde il diritto alle detrazioni non computate per i mesi di competenza ne’ in sede di dichiarazione annuale” esprime in maniera palese l’effetto della perdita del diritto, e, quindi, della decadenza (arg. articolo 12 disp. gen., comma 1, in rel. articolo 2964 c.c.), questo effetto non potrebbe essere riferito al mancato computo in entrambi i momenti considerati, risultando, l’interpretazione proposta, in contrasto con lo stesso sistema dell’imposta sul valore aggiunto. Invero, ferma la necessita’ del computo nei mesi di competenza, l’onere del computo conclusivo in sede di dichiarazione annuale non potrebbe essere superato in alcun modo. Infatti l’esigenza del rispetto delle modalita’ e dei termini al riguardo fissati e’ intesa ad evitare il rischio di indebiti rimborsi, costituendo la dichiarazione “il momento di avvio di un procedimento di diritto pubblico, come tale caratterizzato da esigenze di razionale svolgimento e dalla aspirazione al conseguimento della stabilita'”. Non appare per questo motivo possibile argomentare in senso contrario dalla disciplina dettata dall’articolo 30, comma 2, che pone, in alternativa al diritto di computare nell’anno successivo l’importo dell’eccedenza in detrazione (con annotazione nel registro indicato nell’articolo 25), quello di “chiedere in tutto o in parte il rimborso”. Il sistema, dunque, riposa sull’alternativa tra detrazione e rimborso. Ne deriva che, come non e’ astrattamente configurabile il pericolo d’indebito incameramento di un credito da parte dell’erario, cosi’ non e’ dato svincolare la perdita del diritto alla detrazione dalla mancata inclusione nella dichiarazione annuale. Ne’, infine, vale il rilievo tratto dal primo comma dell’articolo 55, laddove il fisco, in caso di accertamento induttivo, e’ tenuto a computare in detrazione i versamenti eseguiti ed i crediti d’imposta risultanti dalle liquidazioni prescritte dagli articoli 27 e 33, trattandosi di operazioni relative al medesimo anno oggetto dell’accertamento, in rigorosa applicazione del criterio di competenza. (ult. cit. in motivazione; conf. Cass. Sez.5, n.21947 del 2007). Tanto piu’ che il diritto al rimborso dell’eccedenza deve considerarsi, anche secondo la sesta direttiva, una modalita’ di soddisfazione del credito d’imposta non residuale rispetto a quella della detrazione. L’alternativa non consente, pertanto, di rimandare l’esercizio della detrazione a dichiarazioni successive a quella prevista dall’articolo 25 (Cass. Sez.5, n. 16257 del 2007, in motivazione).
Resta, invece, senza modifica l’articolo 30, comma 2, “Se dalla dichiarazione annuale risulta che l’ammontare detraibile di cui al n. 3) dell’articolo 28, aumentato delle somme versate mensilmente, e’ superiore a quello dell’imposta relativa alle operazioni imponibili di cui al n. 1) dello stesso art., il contribuente ha diritto di computare l’importo dell’eccedenza in detrazione nell’anno successivo annotandolo nel registro indicato nell’articolo 25, ovvero di chiedere il rimborso nelle ipotesi di cui ai commi successivi e comunque in caso di cessazione di attivita'”, che e’ invece aggiornato (“Se dalla dichiarazione annuale risulta che l’ammontare detraibile di cui al n. 3) dell’articolo 28, aumentato delle somme versate mensilmente, e’ superiore a quello dell’imposta relativa alle operazioni imponibili di cui al n. 1) dello stesso art., il contribuente ha diritto di computare l’importo dell’eccedenza in detrazione nell’anno successivo, ovvero di chiedere il rimborso nelle ipotesi di cui ai commi successivi e comunque in caso di cessazione di attivita'”) solo dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 435 del 2001.
4.1. Diversamente, con altro documento di prassi, la Circ. n. 34/E del 6 agosto 2012, si e’ osservato, che ai sensi del secondo comma dell’articolo 30 del Decreto del Presidente della Repubblica cit., se dalla dichiarazione annuale risulta un’eccedenza di IVA detraibile “il contribuente ha diritto di computare l’importo dell’eccedenza in detrazione nell’anno successivo, ovvero di chiedere il rimborso nelle ipotesi di cui ai commi successivi e comunque in caso di cessazione di attivita'”. Pertanto si e’ affermato che, in caso di omessa dichiarazione annuale il contribuente non puo’ riportare l’eccedenza di IVA detraibile con consequenziale legittimita’ della procedura di cui all’articolo 54-bis del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, volta a “correggere gli errori materiali commessi dai contribuenti nel riporto delle eccedenze di imposta risultanti dalle precedenti dichiarazioni”, che nel caso di specie risulta omessa. Il credito, pertanto, non essendo stato dichiarato nell’anno in cui e’ maturato, non sarebbe utilizzabile in detrazione, a nulla rilevando che lo stesso sia, in ipotesi, effettivamente maturato.
L’articolo 30 del decreto IVA stabilisce, poi, che “Se dalla dichiarazione annuale risulta che l’ammontare detraibile (…), aumentato delle somme versate mensilmente, e’ superiore a quello dell’imposta relativa alle operazioni imponibili (…), il contribuente ha diritto di computare l’importo dell’eccedenza in detrazione nell’anno successivo, ovvero di chiedere il rimborso nelle ipotesi di cui ai commi successivi e comunque in caso di cessazione di attivita'”.
Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza 9 giugno 2016, n....

References: sentenza 
 sentenza 
 articolo 12
 articolo 2964
 Cass. 
 sentenza