Source: http://sosequitalia.mdcromaovest.it/SentenzeMDC.htm
Timestamp: 2017-08-16 15:07:45+00:00

Document:
Sentenze delle Cause incardinate dai legali di MDC-Roma Ovest
Diritto di riscossione
Sussiste, una decadenza del diritto di riscossione, non avendo la pubblica amministrazione rispettato il termine di decadenza stabilito dall'articolo 17 DPR n. 602/1973 e successive modifiche. Infatti, la suddetta norma, stabilisce che le somme dovute dai contribuenti sono iscritte in ruoli resi esecutivi a pena di decadenza "entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello in cui l'accertamento è diventato definitivo". Appare allora del tutto evidente la decadenza della possibilità del recupero mediante ruolo di tutte le voci indicate nella cartella. In tal senso Cassazione Sezioni Unite n. 562 del 2000, secondo cui deve essere esperito il rimedio dell'opposizione all'esecuzione ex articolo 615 cpc qualora si eccepisca la decadenza del diritto alla riscossione. (Giudice di Pace di Roma, sez. II, 25 febbraio 2014, n. 2845, Giudice di pace di Roma, sez. V, 22 gennaio 2014, n. 1232).
La competenza territoriale, in applicazione dell'art. 480, terzo comma, c.p.c., e dell'art. 27 c.p.c. è da individuarsi nel luogo in cui deve effettuarsi l'esecuzione che coincide, in mancanza di altre idonee indicazioni, nel luogo del domicilio del debitore. Sussiste quindi la competenza territoriale del Giudice di pace adito. (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 2 dicembre 2014, n. 38271).
Mancato deposito degli atti
Dalla documentazione acquisita agli atti processuali è dato rilevare la prescrizione del credito vantato nonché il difetto di notifica dei verbali han avendo dato il Comune, prova dell'avvenuta e regolare notifica dello stesso, mancando in atti copia di una cartolina di ricevimento o eventuale relata di notifica chiara e leggibile, altrettanto irregolare appare copia di una presunta notifica al portiere che non si conosce se ne abbia avuto delega o meno. Ne consegue che l'atto impugnato deve ritenersi nullo per intervenuta prescrizione dell'obbligazione. (Giudice di Pace di Roma, sez. III, 6 marzo 2015, n. 11660).
In assenza della documentazione relativa agli atti contestati non è dato verificare nè la fondatezza, nel merito, della opposizione della ricorrente, nè la ritualità e conseguenza della motivazione di rigetto formulata nella O.I. opposta. Il ricorso è quindi accolto e annulato il provvedimento. (Giudice di pace di Roma, sez. III, 25 luglio 2014, n. 25033).
Dalla documentazione in atti, non è possibile stabilire la regolarità delle notifiche delle cartelle in questine, in quanto Equitalia non ha depositato gli originali delle cartoline contenenti l'avviso di ricevimento, ma copia delle visualizzazioni informatiche del dettaglio dei documenti de quibus, per cui l'opposizione merita accoglimento e le cartelle esattoriali opposte vanno annullate, come va annullato il fermo amministrativo, poichè non è dato conoscere su quale titolo di credito sia stato posto. (Giudice di Pace di Albano Laziale, sez. I, 6 maggio 2014, n. 399).
L'opposizione formulata è fondata in relazione alla eccepita carenza di titolo esecutivo. Invero parte opponente ha lamentato la omessa notifica del verbale sotteso alla ingiunzione di pagamento gravata. Infatti, il Comune di Roma ritualmente citato pur comparendo in giudizio non forniva alcuna prova su di essi gravante circa l'avvenuta notifica del verbale di contravvenzione presupposto alla cartella di pagamento odiernamente opposta. In assenza della detta prova, dunque, l'Ente impositore deve dichiararsi decaduto dal diritto alla riscossione del credito dedotto nella ingiunzione di pagamento opposta che, pertanto, si annulla. (Giudice di Pace di Roma, sez. III, 24 aprile 2013, n. 15255).
L'autorità che ha irrogato la sanzione non ha provveduto al deposito della documentazione relativa all'oggetto dell'odierno ricorso. Per costante giurisprudenza, spetta all'autorità procedente, provare le ragioni poste a base del provvedimento impugnato con la conseguenza che la omessa produzione dei relativi documenti non consente di valutare la pretesa creditoria vantata. facendo venir meno ogni pretesa creditrice da parte delle amministrazioni convenute. Nella fattispecie per cui è causa, non è stata provata la tempestiva e regolare notifica dei verbali che sottendonoe la sanzione impugnata, e, pertanto la pretesa creditoria dell'amministrazione deve dichiararsi estinta e vanno annullate le cartelle impugnate. (Giudice di Pace di Roma, sez. IV, 8 aprile 2013, n. 12984).
Conformemente quindi a quanto già avviene per l'impugnativa dei verbali indicati nelle cartelle esattoriali e al conforme orientamento degli ultimi dieci anni di tutta la giurisprudenza italiana, iniziato a seguito della sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n° 12544 del 14/12/98, ìl destinatario di un atto (sia esso cartella esattoriale o avviso di fermo o, semplicemente sollecito di pagamento) con il quale viene presupposta, da parte dell'amministrazione, l'avvenuta esecutorietà dei verbali di accertamento per infrazioni al codice del strada a causa della mancata impugnazione nei termini di legge dalla notifica degli stessi, può impugnare in tale occasione gli atti presupposti, al fine di poter recuperare in tale sede quel momento di garanzia costituzionale della tutela giurisdizionale contro gli atti della P.A. che non ha potuto esercitare a causa del difetto di notificazione. Stante quanto sopra, va affermato che nessuna prova certa è stata fornita che il verbale, sotteso nella cartella opposta, sia mai stato ritualmente e tempestivamente notificato alla parre ricorrente, con conseguente travolgìmento degli atti successivi in termini di validità, non essendosi formato un valido titolo esecmivo nei confronti del ricorrenre. (Giudice di Pace di Viterbo, sez. I, 26 marzo 2013, n. 388).
Va in primis evidenziato che l'eccezione principale consiste nella mancata consegna del titolo esecutivo sotteso nonchè nella nullità della sua notificazione nei termini di legge e, quindi, nell'intervenuta estinzione dell'obbligazione pecuniaria; pertanto, l'opposizione de qua assume una funzione essenzialmente recuperatoria dell'esercizio di difesa rimasto congelato dalla mancata conoscenza del verbale diinfrazione sottesa. Premessociò, va evidenziato che la P.A. depositava copia conforme all'originale della relata di notifica del verbale di infrazione sotteso all'impugnata cartella esattoriale, da cui si evince che il titolo esecutivo veniva, ai sensi e per gli effetti dell'art. 139, IV comma, c.p.c., consegnato al portiere dello stabile di residenza del destinatario; orbene, manca, però, agli atti la copia conforme all'originale della raccomandata con cui la P.A. avvisava il destinatario della consegna del plico al portiere; la spedizione della raccomandata, in caso di consegna dell'atto al portiere, a differenza di come la Suprema Corte di Cassazione in passato aveva ritenuto, costituisce, secondo l'indirizzo più recente della Suprema Corte di Cassazione, un elemento essenziale-costitutivo dell'operazione notificatoria; ed invero, ogni volta che l'atto non sia nella disponibilità del destinatario, come nel caso di consegna al portiere od al vicino di casa, la spedizione della raccomandata diventa necessaria ai fini del perfezionamento dell'operazione notificatoria. Dunque, in mancanza diprova certa circa il perfezionamento della notifica, si può parlare di un caso di estinzione dell'obbligazione pecuniaria ai sensi e per gli effetti dell'art. 201 del C.d.S. (Giudice dipace di Roma, sez. VI, 11 dicembre 2012, n. 79031).
L'autorità opposta non ha provveduto al deposito della documentazione così come richiesta dal Giudicante. Per costante giurisprudenza, in materia di illeciti amministrativi spetta all'Autorità che ha proceduto all'emissione del provvedimento provare le ragioni poste a base del provvedimento impugnato. Appare pertanto essenziale la produzione dei documenti elencati nel secondo comma dell'art. 23 L. 689/81 senza dei quali non è possibile dimostrare il fondamento del provvedimento irrogativo della sanzione. Si devono presumere, in difetto della trasmissione, della relata di notifica del verbale oggetto della cartella, valide le censure operate dalla parte ricorrente. Va quindi dichiarata l'illegittimità della pretesa sanzionatoria della P.A. (Giudice di Pace di Roma, sez. II, 25 settembre 2012, n. 54294).
L'Amministrazione intimata non ha dato prova della regolarità e tempestività della notifica delle cartelle e dei verbali di accertamento, come era suo preciso onere, e ciò comporta l'accoglimento del ricorso a mente del disposto testuale dell'art. 201 CdS, che prevede l'obbligo di notificare il verbale entro 90 gg. dalla violazione. Il ricorso è fondato e deve essere accolto. (Giudice di Pace di Roma, sez. VI, 24 luglio 2012, n. 62966).
La Suprema Corte in più occasioni ha ribadito che a seguito della notificazione di una cartella esattoriale, dalla quale risulti l'iscrizione a ruolo di un importo a titolo di sanzione pecuniaria amministrativa, l'interessato, al fine di far valere fatti estintivi sopravvenuti alla formazione del titolo esecutivo, come il pagamento, la prescrizione, o una sentenza di annullamento del verbale, deve proporre opposizione all'esecuzione, per la quale è competente il giudice indicato dalla legge come competente in ordine alla opposizione al provvedimento sanzionatorio. Tale giudice era originariamente il Pretore, poi sostituito dal Tribunale con il D.Lgs. n. 51 del 1998, e, infine, a seguito della entrata in vigore del D.Lgs. n. 507 del 1999, dal giudice di pace. (Cassazione civile sez. I, 13 dicembre 2001, n. 15741, Cassazione civile sez. I, 3 agosto 2001, n. 10711, Cassazione civile sez. I, 9 marzo 2001). Non va sottaciuto che tale principio era già avvalorato anche dalle SS.UU. con un'interpretazione adeguatrice ai principi costituzionali dell'art. 27, L. n. 689 del 1981 - nell senso che il rinvio alle norme previste per l'esazione delle imposte dirette non si deve intendere esteso agli art. 53 e 54 D.P.R. n. 602 del 1973 (v. Corte cost. n. 29 del 1998, n. 372 del 1997, n. 239 del 1997) e non precludere la proponibilità delle opposizioni di cui agli art. 615 e 617 c.p.c. davanti al giudice ordinario, senza possibilità che avverso gli tti esecutivi possa essere adito il giudice amministrativo. (Cassazione civile sez. un., 9 novembre 2000, n. 1162, Cassazione civile SS.UU. 13 luglio 2000, n. 489). Comunque, con l'entrata in vigore del D.Lgs. n. 46 del 1999 (art. 29), per le entrate non tributarie, è stato sancito che "l'opposizione all'esecuzione e agli atti esecutivi si propongono nelle forme ordinarie". (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 2 dicembre 2014, n. 38271).
Va anzitutto rilevata l’infondatezza dell’eccezione preliminare di improponibilità dell’appello ai sensi degli artt. 113 co. 2 e 339 c.p.c. per essere la sentenza del giudice di pace di valore inferiore ai millecento euro e quindi pronunciata secondo equità. Invero gli artt. 6 e 7 del D. Lgs. n. 150/2001, rispettivamente in materia di opposizione ad ordinanza-ingiunzione e opposizione al verbale di accertamento di violazioni del codice della strada, escludono espressamente che nei rispettivi giudizi si applichi l’art. 113 co. 2 c.p.c. (a tenore del quale "il giudice di pace decide secondo equità le cause il cui valore non eccede millecento euro, salvo quelle derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti conclusi secondo le modalità di cui all'art. 1342 del codice civile"), sicché la sentenza del giudice di prime cure (che ha deciso secondo diritto e non secondo equità) è certamente soggetta ad appello. (Tribunale civile di Roma, sez. XII, 05 gennaio 2017, n. 101).
Deve essere del pari disattesa l’eccezione preliminare di carenza di legittimazione passiva di Roma Capitale. Infatti secondo l’indirizzo maggioritario della Suprema Corte, cui si ritiene di aderire, quando viene contestata la legittimità del titolo su cui si fonda la riscossione per l'assenza del provvedimento sanzionatorio o la sussistenza di vizi relativi alla sua notificazione, sussiste legittimazione passiva concorrente tra l’ente impositore e il concessionario della riscossione, in quanto sebbene il primo sia l’unico titolare della situazione sostanziale dedotta in giudizio (oggetto di azione di accertamento negativo), il concessionario è pur sempre il soggetto dal quale proviene l'atto oggetto dell'opposizione (la cartella esattoriale), sicché ad esso va riconosciuto l'interesse a resistere anche per gli innegabili riflessi che un eventuale accoglimento dell'opposizione potrebbe comportare nei rapporti con l'ente che ha provveduto ad inserire la sanzione nei ruoli trasmessi ai sensi della L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 27 (Cass. Ordinanza n. 12385 del 21/05/2013; Cass. n. 24154 del 2007; Cass. n. 5277 del 2001). Nel caso che occupa, l’appellante ha impugnato non solo le cartelle esattoriali, ma anche i verbali di accertamento presupposti, sicché sussiste certamente, alla luce dell’orientamento giurisprudenziale dianzi richiamato, la concorrente legittimazione processuale del Comune e della concessionaria. (Tribunale civile di Roma, sez. XII, 05 gennaio 2017, n. 101).
Relativamente alla sussistenza della legittimazione passiva del concessionario, si richiama la Cassazione VI Civile del 2 febbraio 2012, n. 1532 - secondo cui l'azione del contribuente, diretta a far valere la nullità della mancata notifica degli atti presupposti, può essere svolta indifferentemente nei confronti dell'ente creditore o del concessionario alla riscossione (senza litisconsorzio necessario tra i due), essendo rimessa al concessionario, ove evocato in lite, la facoltà di chiamata nei riguardi dell'ente medesimo (cfr. Sez. Un. 16412/2007). (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 2 dicembre 2014, n. 38271).
Per quanto concerne il difetto di legittimazione passiva sollevato da Roma Capitale va notato che nel giudizio di opposizione alla cartella esattoriale quando il destinatario della cartella, ha interesse a dedurre l'assenza del provvedimento sanzionatorio o la sussistenza di vizi relativi alla sua notificazione, sussiste nel giudizio di opposizione la concorrente legittimazione passiva dell'Ente impositore, in quanto titolare della pretesa contestata e dell'esattore, quale soggetto dal quale proviene l'atto oggetto dell'opposizione (Cass. civ., sez. III, 09/04/2001, n. 5277). (Giudice di Pace di Roma, sez. VI, 14 maggio 2013, n. 17642).
Come cristallizzato da consolidata giurisprudenza "il concessionario incaricato della riscossione del credito portato dal ruolo dal punto di vista sostanziale non è indifferente alle vicende modificative e/o estintive del rapporto obbligatorio dell'Ente impositore mandante, ma come il creditore che lo ha indicato e incaricato, è vincolato alla decisione contraria a quest'ultimo, non potendo pretendere il pagamento di un credito (o di una sua parte) dichiarato non spettante al creditore che lo ha incaricato della riscossione. Ne consegue che il concessionario per la riscossione, pur non potendo incidere né sulla misura delle varie voci del debito né sul titolo di ciascuna, costituendo ciò tipica ed esclusiva attività del!' ente creditore, da portare a conoscenza del contribuente onde garantire il necessario controllo .... ... sussiste nel giudizio di opposizione la concorrente legittimazione passiva dell'Ente impositore in quanto titolare della pretesa contestata e dell'esattore, quale soggetto dal quale proviene l'atto oggetto dell'opposizione" (Cass. civ., 29/9/2006, n. 21222; Cass. civ., Sez. III, 9/01/01, n. 5277). E' pertanto il complesso iter della riscossione esattoriale che impone la presenza e dell'Ente impositore che del Concessionario della riscossione atteso che, il giudizio de quo, si fonda sulla contestazione del diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata per linesistenza e l'omessa notifica dei titoli presupposti, con l'ulteriore fine di impedire l'esecuzione su determinati beni, alla quale invece il provvedimento opposto è preordinato. (Giudice di Pace di Roma, sez. III, 24 aprile 2013, n. 15255).
In forza del principio che spetta all'opposto provare quanto affermato in materia di sanzioni amministrative e che la contestazione dell'infrazione è stata rilevata con apparecchiatura elettronica e non dal verbalizzante, si ritiene che detto accertamento non goda della fede privilegiata ex artt. 2699 e 2770 c.c. Pertanto poichè dai verbali impugnati non risulta che l'opposto abbia posto a disposizione dell'opponente la foto della avvenuta presunta infrazione, foto da conservare fino alla definizione dell'eventuale contenzioso (art. 3 del D.P.R. 250/1999), l'opposizione è fondata e quindi va accolta in quanto il Comune di Roma non ha provato quanto richiesto neppure in sede di causa. (Giudice di pace di Roma, sez. II, 30 gennaio 2012, n. 3205 - Avv. Dalila Loiacono).
Prescrizione quinquennale dei verbali di accertamento
In via preliminare si osserva, contrariamente a quanto affermato da Equitalia Sud, che nell'interpretazione maggioritaria, l'art. 2953 c. c. che prevede la prescrizione decennale, è applicabile solo laddove il diritto di credito sia divenuto definitivo in seguito ad una pronuncia giurisdizionale passata in giudicato; diversamente, dovrà applicarsi la prescrizione breve (Corte cass. SU 10.12.2009 n. 25790 cfr. Cass. civ. n. 17669/13). Infatti, la Corte a Sezioni Unite, in materia di sanzioni amministrative, ha di recente osservato che "il diritto alla riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione di norme tributarie, derivante da sentenza passata in giudicato, si prescrive entro il termine di dieci anni, per diretta applicazione dell'art. 2953 c. c. che disciplina specificamente ed in via generale la cosiddetta "actio iudicati", mentre, se la definitività della sanzione non deriva da un provvedimento giurisdizionale irrevocabile vale il termine di prescrizione di cinque anni, previsto dall'art. 20 del d.lgs. 18 dicembre 1997 n. 472, atteso che il termine di prescrizione entro il quale deve essere fatta valere l'obbligazione tributaria principale e quella accessoria relativa alle sanzioni non può che essere di tipo unitario. (Giudice di Pace di Tivoli, sez. I, 5 ottobre 2015, n. 633).
Gravando su colui nei cui confronti viene sollevata un'eccezione di prescrizione l'onere di allegare e provare la sussistenza dell'atto interruttivo (Cass. civ., sez. lav., 12.08.2009, n. 18250), il termine prescrizionale di cui agli artt. 28, cit. e 209, c.d.s. è interamente decorso tra l'emissione del verbale sopra menzionato e la notifica della successiva cartella esattoriale e, quindi, si deve ritenere insussistente il diritto del Comune convenuto di agire esecutivamente ai danni dell'attore in base alla medesima cartella. (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 16 marzo 2015, n. 14129 e Giudice di pace di Roma, sez. II, 20 giugno 2014, n. 14949).
Le resistenti, malgrado il termine all’uopo assegnato dal giudicante, non hanno offerto alcuna prova della rituale notifica della cartella di pagamento, sottesa all’intimazione di pagamento per cui è causa, sicchè è fondata l’eccezione di prescrizione relativamente al credito contributivo afferente il pagamento del premio Inail, in assenza di prova di atti interruttivi della prescrizione anteriormente alla notifica dell’intimazione di pagamento opposta. (Tribunale Ordinario di Roma, sez. lav., 4 giugno 2014, n. 6245).
Con riferimento all'eccepita prescrizione, risulta dagli atti che le infrazioni al codice della strada sono state commesse da oltre cinque anni. Da tali date è, pertanto, iniziato a decorrere ex novo il termine di prescrizione dei cui all'articolo 28 della Legge n.689/81 che è di cinque anni. Alla data di notifica della cartella esattoriale il diritto dell'Amministrazione alla riscossione della sanzione si era ormai prescritto. Da ciò discende che la cartella impugnata deve essere annullata. (Giudice di Pace di Roma, sez. II, 25 febbraio 2014, n. 2845).
L'art. 28 della legge n. 689/1981 recita testualmente: "Il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni indicate dalla presente legge si prescrive nel termine di cinque anni in cui è stata commessa la violazione". Gli stessi verbali impugnati sono stati irregolarmente notificati ai sensi dell'art. 140 c.p.c.; le parti opposte non hanno dato dimostrazione della notifica di ulteriori atti di interruzione di essa per cui illegittimamente Equitalia Gerit s.p.a. ne ha preteso il pagamento della sanzione. L'opposizione va pertanto accolta e dichiarata nulla la procedura esecutiva intrapresa poiché il verbale posto a base della cartella non può essere considerato titolo esecutivo valido. (Giudice di Pace di Roma, sez. V, 3 luglio 2013, n. 24224).
Quando la cartella esattoriale risulta notificata ben oltre il termine quinquennale di prescrizione, per come previsto dall'art. 28 Legge 689/81 e né Roma Capitale né Equitalia hanno provato di avere notificato il verbale sotteso né di avere inviato atti interruttivi, la predetta cartella va annullata. (Giudice di Pace di Roma, sez. I, 16 aprile 2013, n. 14150).
La domanda, così come formulata, merita accoglimento e va rilevata l'illegittimità della pretesa creditoria da parte della P.A., dato che dalla documentazione in atti è emersa la regolare prescrizione della pena pecuniaria richiesta trattandosi di cartelle che si riferiscono tutte a crediti pregressi ormai prescritti. Appare evidente, pertanto, come il predetto provvedimento sanzionatorio per cui è causa sia stato emesso illegittimamente da parte del Comune di Roma, e della Equitalia s.p.a per cui debba essere annullato per il trascorrere del tempo richiesto dalla legge. (Giudice di Pace di Roma, sez. IV, 7 marzo 2013, n. 8612).
L'opposizione è fondata e deve essere accolta ritenendosi motivo preminente di accoglimento, e non esaminandosi quanto ulteriormente eccepito perché ultroneo, l'avvenuta prescrizione quinquennale della cartella esattoriale de qua, ex art. 28 della Legge 24.11. 1981 n. 689, del diritto di credito in capo a Roma Capitale e del diritto a richiedere il pagamento in capo all 'Equitalia Sud s.p.a., in qualità di Concessionario del Servizio Nazionale di Riscossione Tributi della Provincia di Roma, poiché la cartella di pagamento opposta è stata notificata ex art. 140 c.p.c. con deposito presso la casa comunale assumendo l'opponente la notifica della cartella nell'atto, nulla opponendo o depositando al riguardo l'Equitalia Sud s.p.a., comunque oltre i cinque anni dalla notifica del verbale sotteso avvenuta per compiuta giacenza. (Giudice di Pace di Roma, sez. IV, 12 febbraio 2013, n. 5314).
Decorrendo il termine di "cinque anni" stabilito nell'art. 28 della legge n. 689/1981 e il diritto a riscuotere le somme dovute da parte di Roma Capitale è prescritto- ex art. 209 cod. strad. Sono nulli il verbale di accertamento e la relativa cartella esattoriale. (Giudice di pace di Roma, sez. II, 15 gennaio 2013, n. 2065 - Avv. Dalila Loiacono).
Il diritto a riscuotere le somme dovute per la violazione risulta prescritto essendo decorso il termine di 5 anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione ai sensi del combinato disposto degli artt. 209 cod. strad. e 28 L. n. 689/81. (Giudice di pace di Roma, sez. II, 10 gennaio 2013, n. 1476 - Avv. Dalila Loiacono).
Il Comune di Roma, producendo copia della notifica del verbale di accertamento notificato, conferma l'eccezione di prescrizione, poichè da tale data fino alla notifica della cartella esattoriale è decorso ampiamente il termine prescrizionale previsto dalla legge e pertanto la domanda è meritevole di accoglimento. (Giudice di pace di Roma, sez. V, 1 giugno 2012, n. 31161 - Avv. Dalila Loiacono).
La domanda dell'opponente è accoglibile per il motivo di censura eccepito, essendo stata accertata la prescrizione del credito ingiunto con la cartella esattoriale opposta, e decorso il termine quinquennale previsto per la riscossione delle sanzioni amministrative comminate. (Giudice di pace di Roma, sez. V, 9 aprile 2012, n. 25541 - Avv. Dalila Loiacono, Giudice di Pace di Roma, sez. II, 21 marzo 2012, n. 9865).
Risultando per tabulas che le sanzioni iscritte a ruolo siano state notificate abbondantemente dopo il quinquennio di prescrizione di cui agli artt. 28, L. 689/81 e 209 C.d.S., senza che sia stato posto in essere alcun atto interruttivo ex art. 2943 c.c., l'opposizione è fondata e di conseguenza va annullata la cartella di pagamento opposta dichiarando l'insussistenza del diritto dell'Ente di riscossione di procedere in executivis nei confronti dell'istante, in quanto si è estinto il diritto di riscuotere le sanzioni pecuniarie presupposte. (Giudice di pace di Roma, sez. IV, 31 ottobre 2011, n. 22343 - Avv. Dalila Loiacono).
Omessa notifica:
- del verbale di accertamento
La doglianza relativa alla mancata notifica dei verbali di violazione al CdS posti a presupposto della cartella opposta è fondala. Ed infatti nulla è stato provato circa la loro rituale notifica al ricorrente. Conseguentemente e per l'effetto di tale mancata notifica, la eccepita decadenza di Roma Capitale alla riscossione della somma ingiunta è fondata per violazione dell'art. 201 CdS. Ne consegue l’annullamento della cartella opposta. (Giudice di pace di Roma, sez. I, 10 gennaio 2017, n. 394).
Per quanto concerne l’allegato difetto di notifica dei verbali di accertamento sottostanti alle dette cartelle (aspetto sul quale il GdP non si è soffermato), Roma Capitale – su cui incombeva il relativo onere - non ha fornito la prova, nella fase di primo grado, della notifica dei VAV, mentre le produzioni documentali effettuate in questa fase sono tardive ex art. 345 c.p.c. e non possono essere valutate. Ne consegue che le cartelle di cui si discute devono essere annullate in quanto viziate, a monte, dalla mancata notifica dei verbali di accertamento sottostanti, anche considerando l’intervenuta estinzione dell’obbligo di pagamento della somma dovuta per omessa notifica dei VAV nei termini di cui all’art. 201 CdS. (Tribunale civile di Roma, sez. XII, 05 gennaio 2017, n. 101).
Roma Capitale non ha versato in atti i verbali di accertamento di violazione indicati nella predetta cartella di pagamento né ha dato prova dell'avvenuta rituale notifica degli stessi ( dalle relate di notifica il destinatario è risultato sconosciuto all'indirizzo di accesso,con conseguente nullità assoluta dei successivi adempimenti ex art 140 c.p.c.). Pertanto l'obbligazione conseguente alle relative violazioni va dichiarata estinta (ex art. 201, ultimo comma del vigente codice della strada, di cui al D.Lgs. n. 285/1992). (Giudice di Pace di Roma, sez. IV, 19 agosto 2016, n. 27876).
L’opposizione è fondata e va accolta, ex art. 201 del CdS, le cui norme prevedono che in assenza di rituale notificazione del verbale di accertamento della presunta violazione all’interessato, nel termine perentorio di gg. 150 dalla data dell’accertamento, l’obbligazione di pagamento in favore della p.a., si deve ritenere estinta. Consegue l’illegittimità della cartella impugnata e la declaratoria di nullità della stessa. (Giudice di pace di Roma, sez. II, 25 marzo 2015, n. 14824).
In effetti, le deduzioni della parte opponente attengono alla scorretta formazione del proccdimcnto sanzionatorio. In particolare, non si rinviene agli atti (né al contrario è stato evidenziato ex adverso) la prova che sia stato notificato all'odierno istante l'atto amministrativo presupposto, al fine di consentire, allora, all'autore dell'illecito, di approntare la propria difesa, nel rispetto del relativo principio cosrituzionalmente sancito; talchè, evidente si appalesa la deminutio in danno dell'istante medesimo. (Giudice di Pace di Roma, sez. I, 29 gennaio 2015, n. 4682).
Parte ricorrente ha addotto anche a motivo di ricorso la mancata notifica dei verbali sottesi all'impugnata cartella di pagamento. Nella fattispecie de qua risulta dalle relate di notifica depositate da Roma Capitale dei verbali elevati per violazione al C.d.S che le notifiche sono nulle in quanto risultano avvenute ex art. 140 c.p.c. ma non risulta adempiuto per ongi notifica l'ulteriore adempimento quale la comunicazione dell'eseguita affissione che deve essere comunicata al destinatario tramite raccomandata, comunicazione che perfeziona la notifica e che deve avvenire a pena di nullità, così come statuisce l'intepretazione giurisprudenziale in materia: Cass. n. 20104 del 17.10.05. Essendo la notifica nulla nei riguardi del destinatario vi è il mancato acquisto dei verbali dell'efficacia di titoli esecutivi con nullità degli atti di riscossione, nella specie la cartella esattoriale impugnata. Per quanto esposto si è accolta la domanda, si dichiara la nullità della cartella impugnata annullando il pagamento ingiunto. (Giudice di Pace di Roma, sez. IV, 16 luglio 2014, n. 19381).
Una ulteriore illegittimità riguardante l’obbligo di pagamento della sanzione amministrativa perché non sono stati mai notificati gli atti presupposti - verbali di accertamento di violazione ed intimazione a pagare o comunque sono stati notificati irritualmente oppure a persone per cui la notifica è nulla. Manca un valido titolo legittimante l'iscrizione a ruolo; infatti non sono mi stati notificati i verbali di accertamento di violazione al codice della strada richiamati nella cartella impugnata. Neanche l'intimazione al pagamento è stata notificata alla parte interessata. Al riguardo giova ricordare che la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha sempre chiarito che l'emissione della cartella è illegittima quando non vengono notificati regolarmente gli atti presupposti; ed, inoltre, ha precisato che tale illegittimità sia da qualificare come carenza di un valido titolo legittimante l'iscrizione a ruolo, trattandosi di un vizio attinente la cartella esattoriale avente funzione analoga all'atto di precetto (Cass. 28.06.2002 n.9498). (Giudice di Pace di Roma, sez. II, 25 febbraio 2014, n. 2845, Giudice di pace di Roma, sez. V, 22 gennaio 2014, n. 1232).
Parte opposta non ha depositato i verbali indicati nella cartella impugnata. In assenza della prova della notifica dei verbali l'obbligazione pecuniaria risulta estinta ai sensi dell'art. 201, 5 co., C.d.S. con conseguente inesistenza del titolo ed annullamento della cartella impugnata. (Giudcie di pace di Roma, sez. III, 21 ottobre 2014, n. 32016 - avv. Dalila Loiacono).
A fronte delle contestazioni dell'opponente,nessuna prova è stata fornita da Roma Capitale, in ordine alla ritualità della notifica dei verbali di accertamento (titolo esecutivo) indicati nella cartella di pagamento impugnata. Né, detti verbali, risultano allegati alla cartella di pagamento notificata all'opponente e depositata complete di tutte le pagine,così come numerate. (Giudice di Pace di Roma, sez. IV, 17 dicembre 2013, n. 44033).
Non risultando provata la rituale notifica dei verbali di accertamento, atti prodromici della cartella di pagamento impugnata, in quanto l'Autorità che ha provveduto all'irrogazione della sanzione non è costituita, né tanto meno ha provveduto, come era suo onere per costante Giurisprudenza, al deposito della documentazione posta alla base della cartella esattoriale impugnata ed alla notifica del verbale, cui si riferisce. In difetto di tale documentazione deve presumersi l'illegittimità del provvedimento impugnato. (Giudice di Pace di Roma, sez. III, 15 aprile 2013, n. 68522).
Vale all'accoglimento della domanda l'eccezione di omessa notifica del verbale e conseguente estinsione dell'obbligo di pagamento della sanzione, eccezione alla quale Roma Capitale risponde inefficacemente producendo relata di notifica di altro verbale intestato ad un diverso conducente eseguita mediante consegna alla destinataria. (Giudice di pace di Roma, sez. V, 8 febbraio 2013, n. 5217 - Avv. Dalila Loiacono).
Quando la P.A. deposita le relate di notifica dei verbali da cui si evince il ritiro da parte del portiere e non viene fornita, perciò, la prova di aver inviato la cartolina con la quale la P.A. comunica al destinatario il deposito dell'atto presso la Casa Comunale, il titolo esecutivo non si forma e la cartella esattoriale è illegittima. (Giudice di pace di Roma, sez. IV, 15 dicembre 2012, n. 80009).
Le notifiche effettuate “per compiuta giacenza”, nella notificazione a mezzo posta l’ufficiale postale, nel caso in cui non abbia potuto consegnare l’atto al destinatario o a persona abilitata a riceverlo in sua vece, dopo aver accertato che il destinatario non ha cambiato residenza, dimora o domicilio, ma è temporaneamente assente, e che mancano persone abilitate a ricevere il piego in sua vece, deve rilasciare avviso al destinatario del deposito del piego nell’ufficio postale e provvedere, eseguito il deposito, alla compilazione dell’avviso di ricevimento che, con la menzione di tutte le formalità eseguite, del deposito e relativa data, nonché dei motivi che li hanno determinati, deve essere restituito con il piego al mittente compiuti inutilmente dieci giorni (10 gg.) dal deposito. Ne consegue che l’avviso di ricevimento, che non contenga alcuna menzione delle operazioni descritte, comporta la nullità della notificazione e di conseguenza il provvedimento impugnato deve pertanto essere annullato. (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 12 dicembre 2012, n. 54269 - Avv. Dalila Loiacono).
L'opponente contestava il diritto delle parti convenute tutte ad agire in executivis eccependo la mancata notifica del verbale di accertamento contenuto nella cartella esattoriale notificata dall'Ente di Riscossione. Si appalesa quindi con particolare evidenza la fondatezza della domanda proposta avendo natura documentale gli elementi di prova sottoposti all'attenzione dell'ordirno giudicante, dal momento che l'opposto nulla ha provato in ordine alla corretta notifica ai sensi di legge, del relativo verbale di accertamento di violazione, indicato nell'atto opposto. (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 20 novembre 2012, n. 51059 - Avv. Dalila Loiacono).
Se il provvedimento impugnato reca nel suo seno la cartella di pagamento nel dettaglio della quale si evidenzia l'accertamento violazione codice strada ed entrambi i documenti prodromici a quello impugnato non sono stati ritualmente notificati nei confronti dell'attore, il provvedimento impugnato perde ogni valenza giuridica e va quindi dichiarato nullo. (Giudice di Pace di Roma, sez. I, 9 novembre 2012, n. 74715).
Nel caso in cui all'opponente non sia mai stato ritualmente notificato il verbale sottostante la cartella di pagamento impugnata, ne consegue che va dichiarata estinta, ai sensi del disposto dell'art. 201, co. 5 C.d.S. l'obbligo di pagamento risultante a carico del ricorrente nella cartella di pagamento impugnata con conseguente annullamento di quest'ultima. (Giudice di pace di Roma, sez. IV, 14 aprile 2010, n. 24228 - Avv. Dalila Loiacono).
La notifica del verbale presupposto alla cartella di pagamento impugnata avvenuta ex art. 140 c.p.c. non si è perfezionata per mancata prova dell'avvenuta comunicazione del deposito presso la Casa Comunale. L'avviso di ricevimento della raccomandata, depositato dall'Amministrazione Comunale è in copia ed in bianco in quanto non sono state apposte la firma del soggetto addetto alla distribuzione e della persona addetta al ricevimento dell'atto. (Giudice di pace di Roma, sez. V, 9 aprile 2012, n. 25541 - Avv. Dalila Loiacono).
Non risultando, in particolare, circostanziati elementi a dimostrazione della notifica dei verbali posti a fondamento della cartella di pagamento, quest'ultima va annullata decadendo in tal modo il diritto alla riscossione dell'Ente. (Giudice di pace di Roma, sez. IV, 5 aprile 2012, n. 39645 - Avv. Dalila Loiacono).
- della cartella esattoriale
Parte attrice non impugna l'estratto di ruolo bensì eccepi che la mancata notifica del titolo esecutivo quale la cartella esattoriale e ciò nel pieno rispetto del principio stabilito dalla Suprema Corte a Sezioni Unite con la sentenza n. 19704/2015 riferendo di non aver mai ricevuto le cartelle richiamate in detto estratto di ruolo. Per tale profilo, occorre rilevare che la Suprema Corte ha stabilito che l'estratto di ruolo è impugnabile per la mancata notifica delle cartelle esattoriali trattandosi di un documento che afferisce alla competenza del concessionario. Ciò posto, esaminando, quindi, la documentazione del concessionario occorre rilevare che le cartelle non sono state ritualmente notificate poiché dalla produzione degli avvisi di ricevimento postali risulta annotato < indirizzo insufficiente > con la conseguenza che la produzione in atti del certificato di residenza dell'attrice appare irrilevante in quanto, in ogni caso, non vi è stata la materiale consegna del plico e nemmeno ulteriori avvisi di notifica, come rilevato correttamente dall'opponente. Ciò posto, secondo l'insegnamento della Suprema Corte si è in presenza, quindi, di un accertamento negativo del credito che, nella fattispecie, non ha consentito al destinatario di poter procedere alla propria eventuale difesa. (Giudice di Pace di Roma, sez. V, 18 agosto 2016, n. 27747).
Rileva l'attore in primo luogo come nell'occorso sia illegittima detta richiesta di pagamento in quanto non preceduta, così come necessario ex art. 201 codice della Strada, dalla tempestiva notifica (giorni 150 dall'accertamento) alla parte interessata dei presupposti verbali irrogativi di sanzioni amministrative per violazioni al codice della Strada. In assenza quindi di tale documentale prova, non resa in atti da parte convenuta, scaturisce conseguentemente la illegittimità della richiesta di pagamento, e la odierna domanda giudiziale, volta a far valere in questa sede esecutiva fatti estintivi della pretesa creditoria,va sotto detto profilo considerata fondata (V. Cassazione civile n. 15149/2005) e pertanto accolta. (Giudice di Pace di Roma, sez. VI, 6 giugno 2014, n. 12039).
Le parti convenute non hanno depositato la prova delle notifiche sottese alle cartelle indicate in atti e pertanto le stesse saranno annullate unitamente agli estratti di ruolo impugnati; non hanno ben replicato alle specifiche eccezioni e non hanno convinto durante il contraddittorio. Non sono emersi quindi elementi tali da inficiare la tesi della parte attrice sia in relazione alla mancata notifica e sia in ordine alla decadenza degli Enti impositori dalla loro richiesta; le stesse parti poi non hanno fornito spiegazioni circa le deduzioni espresse da parte istante nei suoi atti. (Giudice di Pace di Roma, sez. II, 23 maggio 2014, n. 9149).
Il ricorso è fondato non avendo la società Equitalia - rimasta contumace- e sulla quale ricadeva il relativo onere provata la avvenuta regolare notifica della cartella esattoriale indicata quale presupposto nel sollecito di pagamento. (Commissione Tributaria Provinciale di Roma, sez. 7, 4 novembre 2013, n. 560/07/13).
Sorto tale profilo l'opposizione è fondata. giacché non è stata fornita prova della avvenuta predetta notifica: onde il sollecito di pagamento va annullato. (Tribunale civile di Roma, sez. lav., 28 marzo 2011, n. 5581).
La Commissione, esaminata la documentazione, rileva che il ricorso merita accoglimento per la sola eccezione relativa al difetto di notifica dell'avviso di accertamento impugnato. Infatti, la normativa vigente prevede che l'Amministrazio e ha la facoltà di notificare gli atti riguardanti le pretese tributarie direttamente a mezzo del servizio postale, mediante raccomandata a.r. con avviso di ricevimento. Nella specie, il Comune di Santa Marinella non ha provato la regolarità della suindicata procedura, né ha allegato alle proprie controdeduzioni la idonea documentazione. (Commissione Tributaria Provinciale di Roma, sez. 65, 18 luglio 2014, n. 16396/65/14, Commissione Tributaria Provinciale di Roma, sez. 65, 18 luglio 2014, n. 16397/65/14, Commissione Tributaria Provinciale di Roma, sez. 65, 18 luglio 2014, n. 16399/65/14).
Notifica fuori termine
Secondo la Legge 1.8.03 n. 214 i termini complessivi, decorrenti rispettivamente dall'avvenuta presentazione del ricorso presso l'Ufficio da cui dipende l'organo accertatore, ovvero direttamente al PREFETTO qualificati come perentori per l'emissione dell'ordinanza ingiunziorte, sono rispettivamente di 180 giorni nel caso di formulazione del ricorso tramite l'Ufficio a cui appartiene l'organo accertatore e di 210 giorni nel caso di presentazione del ricorso direttamente al Prefetto. Decorsi detti termini senza che sia stata adottata l'ordinanza del Prefetto il ricorsa s'intende accolto. L'ordinanza ingiunzione deve essere notificata nel termine di 150 giorni dalla sua adozione nelle forme di cui l'art. 201 C.S. (Giudice di Pace di Roma, sez. V, 9 marzo 2015, n. 11760).
In ordine alla tardività dell'Ordinanza Ingiunzione opposta, in quanto l'O.I. relativa al ricorso al Prefetto è stata notificata oltre il termine di legge di 210 gg., anche tenendo conto del termine per la comunicazione e l'espletamenteo dell'audizione personale, risulta che questo vizio di legittimità impone l'annullamento del provvedimento opposto. (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 24 ottobre 2011, n. 17265 - Avv. Dalila Loiacono).
Si rileva che ai sensi dell'art. 203 C.d.S., l'organo accertatore è tenuto nei 60 gg. successivi al ricevimento del ricorso, a trasmettere gli atti al Prefetto il quale ai sensi dell'art. 204 C.d.S., emette entro 120 gg. Ordinanza motivata. Si rileva altresì che ai sensi del medesimo articolo, l'Ordinanza-Ingiunzione deve essere notificata entro 150 gg. dall'adozione del provvedimento. Rilevato che il rispetto del termine concesso al Prefetto dall'art. 203 bis e 204 del D.Lgs. 285/92, per l'emissione e la notifica del provvedimento costituisce un requisito di legittimità del provvedimento medesimo, la sua inosservanza comporta l'annullamento dell'Ordinanza-Ingiunzione. (Giudice di pace di Roma, sez. IV, 9 giugno 2010, n. 37389 - Avv. Dalila Loiacono).
Notifica per posta
Osserva la Corte che è principio di legittimità ormai fermo, quello secondo cui «In tema di notificazione a mezzo del servizio postale della cartella esattoriale emessa per la riscossione di imposte la notificazione può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell'esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso si ha per avvenuta alla data indicata nell'avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente o dai consegnatario, senza necessità di redigere un'apposita relata di notifica, rispondendo tale soluzione al disposto di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 26, che prescrive l'onere per l'esattore di conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione di notifica o l'avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta (SU 19071/2016; Cass. 4567 del 6/3/2015; Sent. 6395 del 19/03/2014; Ord. n. 16949 del 24/7/2014)». Invero, l’agente notificatore ha barrato la casella di consegna del plico “in assenza del destinatario” e quella relativa alla qualità del ricevente -in specie, “coniuge”-, provvedendo anche ad indicare le generalità del detto ricevente -ossia “......................... che si è qualificata moglie”-, ma non ha curato di far apporre dal ricevente la firma nell’apposito spazio. Dunque, il procedimento di notificazione attivato dall’ente esattore non si perfezionato secondo le previsioni positive di riferimento, il che esclude che si sia prodotto l’effetto di conoscenza legale del contenuto dell’atto in consegna.(Corte d'Appello di Roma, sez. lav., 02 maggio 2017, n. 1762).
L’art. 26 citato stabilisce al co. 1 che “La cartella è notificata dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale. La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento; in tal caso, la cartella è notificata in plico chiuso e la notifica si considera avvenuta nella data indicata nell'avviso di ricevimento sottoscritto da una delle persone previste dal secondo comma o dal portiere dello stabile dove è l'abitazione, l'ufficio o l'azienda.”. Orbene la Cassazione ha statuito sul punto, con orientamento dal quale non si ha motivo di discostarsi, che in tema di notificazione a mezzo del servizio postale della cartella esattoriale emessa per la riscossione di imposte o sanzioni amministrative, la notificazione può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell'esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso si ha per avvenuta alla data indicata nell'avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente o dal consegnatario, senza necessità di redigere un'apposita relata di notifica, rispondendo tale soluzione al disposto di cui all'art. 26 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, che prescrive l'onere per l'esattore di conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione di notifica o l'avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta. (Cass. sent. n. 14327/2009; Ordinanza n. 16949 del 24/07/2014). Si è altresì precisato che qualora la notifica della cartella di pagamento sia eseguita, ai sensi dell'art. 26, comma 1, seconda parte, del d.P.R. n. 602 del 1973, mediante invio diretto, da parte del concessionario, di raccomandata con avviso di ricevimento, trovano applicazione le norme concernenti il servizio postale ordinario e non quelle della legge n. 890 del 1982 (Cass. Ordinanza n. 12083 del 13/06/2016). (Tribunale civile di Roma, sez. XII, 05 gennaio 2017, n. 101).
La notificazione della cartella di pagamento è disciplinata dal disposto dell'articolo 26 del D.P.R. n. 602 del 29 settembre 1973 rubricato, appunto, "notificazione della cartella di pagamento". Il testo di detto articolo, in vigore dal 31 maggio 2010 e risultante dalle modifiche apportate dall'art. 38, comma 4, lettera b), D.L. 31 maggio 2010, n. 78. La cartella è notificata dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale. La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento; in tal caso, la cartella è notificata in plico chiuso e la notifica si considera avvenuta nella data indicata nell'avviso di ricevimento sottoscritto da una delle persone previste dal secondo comma o dal portiere dello stabile dove è l'abitazione, l'ufficio o l'azienda. La notifica della cartella può essere eseguita, con le modalità di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1 l febbraio 2005, n. 68, a mezzo posta elettronica certificata, all'indirizzo risultante dagli elenchi a tal fine previsti dalla legge. Tali elenchi sono consultabili, anche in via telematica, dagli agenti della riscossione. Non si applica l'articolo 149-bis del codice di procedura civile. Quando la notificazione della cartella di pagamento avviene mediante consegna nelle mani proprie del destinatario o di persone di famiglia o addette alla casa, all'ufficio o all'azienda, non è richiesta la sottoscrizione dell'originale da parte del consegnatario. Nei casi previsti dall'art. 140 del codice di procedura civile, la notificazione della cartella di pagamento si effettua con le modalità stabilite dall'art. 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e si ha per eseguita nel giorno successivo a quello in cui l'avviso del deposito è affisso nell'albo del comune. Il concessionario deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell'avvenuta notificazione o l'avviso di ricevimento ed ha l'obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell'amministrazione. Per quanto non è regolato dal presente articolo si applicano le disposizioni dell'art. 6 del predetto decreto; per la notificazione della cartella di pagamento ai contribuenti non residenti si applicano le disposizioni di cui al quarto e quinto comma dell'articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Va rilevato che il testo in vigore dal 1° gennaio 1974 sino al 30 giugno 1999 era diverso "la notificazione della cartella al contribuente è eseguita dai messi notificatori dell'esattoria o dagli ufficiali esattoriali ovvero dagli ufficiali giudiziari e nei comuni che non sono sede di pretura, da messi comunali e dai messi di conciliazione. Alla notificazione in comuni non compresi nella circoscrizione esattoriale provvede l'esattore territorialmente competente, previa delegazione da parte dell'esattoria che ha in carico il ruolo. La notificazione può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell'esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. La notificazione si ha per avvenuta alla data indicata nell'avviso di ricevimento sottoscritto da una delle persone previste dal comma successivo". Da un'attenta analisi delle modifiche apportate al testo del 1974 è semplice constatare lo sviluppo normativo relativo alla notifica a mezzo posta. Infatti, nei primi due periodi dell'articolo in esame, nella versione originaria in vigore dal 1974, vengono indicati i soggetti che eseguono la rituale notificazione e nel terzo periodo viene precisato che la notificazione può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell'esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Dunque, il legislatore in un primo momento storico ha tassativamente previsto che la notifica a mezzo posta fosse fatta direttamente "da parte dell'esattore". Nelle versioni successive, a seguito delle modifiche apportate da ben tre provvedimenti legislativi, nel primo periodo vengono delineati tutti i soggetti abilitati ad eseguire la notificazione e nel secondo periodo viene precisato che la notifica "può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento". Dunque, il legislatore successivamente ha cancellato l'inciso "da parte dell'esattore" con l’intento di voler escludere, a far data dal 1° luglio 1999, la possibilità da parte dell'ente esattore (oggi Agente della Riscossione) di eseguire direttamente la notificazione mediante l'invio di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Appare corretta la conclusione che la notifica effettuata direttamente dall'esattore a mezzo posta, senza la garanzia che viene data dallo intervento dei soggetti legittimati dalla legge, deve ritenersi inesistente. L'orientamento infatti della Corte di Cassazione apparentemente difforme da queste conclusioni fa riferimento non ai soggetti abilitati ma alla necessarietà della relata di notifica che viene esclusa anche in considerazione dell'obbligo di conservazione dello avviso di ricevimento per 5 anni come prescritto dal richiamato art. 26 DPR 602/73. (Giudice di pace di Albano Laziale, sez. I, 13 novembre 2013, n. 1281).
La notifica non si è perfezionata con la consegna del verbale; l'invio della raccomandata di cui all'art. 139 comma 4 c.p.c. risulta un elemento indispensabile alla stessa stregua della notifica al portiere. La questione va valutata alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 346 del 1998, che riferendosi più precisamente alla notifica a mezzo posta in caso di assenza del destinatario, prevede che si dia avviso al destinatario a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento. La Corte impone con sentenza additiva un adempimento in più che si ritiene da considerare anche in ipotesi affini (ricevimento dell'atto dal portiere), allo scopo di dare maggiori garanzie di effettiva conoscenza dell'atto da parte del destinatario. Poiché l'art 139, 4° comma già in precedenza imponeva all'ufficiale giudiziario di darne awiso al destinatario con lettera raccomandata.appare più coerente con il sistema - volto a realizzare il maggior grado di conoscibilità degli atti notificati al destinatario- qualificare tale adempimento rilevante ai fini del perfezionamento della notifica. Nel caso concreto non essendo stato inviato all'opponente l'avviso a mezzo lettera raccomandata, la notifica del verbale di accertamento deve ritenersi nulla, con la conseguenza della intervenuta estinzione della pretesa punitiva della P.A. (cfr. in proposito anche Tribunale di Roma sentenza n. 10240 del 31.3.2000). Con similari motivazioni la Corte di Cassazione, con sentenza n. 1258/07, confermava tale principio affermando che nell'ipotesi prevista dal terzo comma dell'art. 139 c.p.c. (notifica al portiere) l'omessa spedizione della raccomandata stabilita dal quarto comma costituisce non una mera irregolarità , ma un vizio dell'attività dell'ufficiale giudiziario che comporta la nullità della notificazione nei riguardi del notificato, il quale legittimamente può dedurre in giudizio gli effetti a sé favorevoli. (Giudice di Pace di Roma, sez. II, 2 luglio 2012, n. 59438).
Opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c.
È doveroso ricordare che l'opposizione con cui si contesti il titolo della pretesa per fatti sopravvenuti come la prescrizione o il pagamento o la mancanza del titolo presupposto costituisce una opposizione all'esecuzione ex att. 615 c.p.c. devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario secondo la competenza per valore (Cass. S.U. n. 489/2000) mentre qualora si contesti la regolarità formale della cartella o si eccepiscano vizi di forma del procedimento di esecuzione esattoriale, compresi i vizi della notifica della cartella o quelli degli avvisi di mora, si è in presenza di un'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. di competenza del Tribunale (Cass. Civ. n. 9087/2003). Giova altresì evidenziare che risulta ammissibile l'opposizione a sanzioni amministrative ex art. 23 L. 689/81, esperibile nei casi in cui la cartella esattoriale viene emessa senza essere preceduta dalla notifica del verbale di accertamento, qualora, come nel caso di specie, si contesti il contenuto del verbale che è conosciuto per la prima volta al momento della notifica della cartella onde consentire all'interessato di recuperare l'esercizio del mezzo di tutela previsto da detta legge riguardo agli atti sanzionatori (Cass. 18.07.2005 n. 15149). (Giudice di pace di Roma, sez. I, 10 gennaio 2017, n. 394).
Va affermato l'ulteriore principio che per l'opposizione ai sensi dell'art. 615 c.p.c. non è previsto nessun termine di decadenza. (Cassazione civile sez. III, 16 novembre 1999, n. 12685, Giust. civ. Mass. 1999, 2262, e Giudice di pace di Roma, sez. 6, 2 dicembre 2014, n. 38271).
Si osserva che il Supremo Collegio, in materia di sanzioni amministrative pecuniarie ha statuito che: "rientra nella giurisdizione del giudice ordinario la cognizione della controversia in merito alla pretesa sanzionatoria proposte sia prima della formazione del titolo esecutivo, sia successivamente, per vizi della fase precedente - con applicazione riguardo a tali controversie della competenza e delle regole procedimentali dettate dalla legge per l'opposizione al prowedimento sanzionatorio - ed anche la cognizione per le controversie in merito all'incidenza dei fatti sopravvenuti alla rituale formazione del titolo esecutivo e in merito ai vizi di forma del procedimento di esecuzione esattoriale, controversie queste integranti opposizioni all'esecuzione e agli atti esecutivi ex art. 615 e 617 c.p. c., per cui trovano applicazione la competenza e il rito previsti dal codice di rito e specifìcatamente, per l'opposizione all'esecuzione proposta prima dell'esecuzione per far valere fatti estintivi intervenuti successivamente alla formazione del titolo esecutivo, la competenza per materia stabilita dalla legge per le opposizioni ex art. 22 legge n. 689 del 1981" (vedi per tutte Cass.Civ.Sez.Un.n. 489/2000 ; n.9180/06 e n. 25538/06; n.4818 del 25.02.2008). Pertanto,nella fattispecie atteso che,oltre alla mancata notifica dei verbali,l'opponente contesta la regolarità della formazione del titolo , la illegittimità della maggiorazione per il ritardato pagamento ex art.27 L.689/81 e l'intervenuta prescrizione, l'odierna opposizione va dichiarata ammissibile. Va rilevato, altresì, che l'opposizione ex art.615 c.p.c. non è soggetta a termini di decadenza. (Giudice di Pace di Roma, sez. IV, 17 dicembre 2013, n. 44033).
Rileva questo Giudicante che nel caso de quo, l'azione intentata è da configurare come opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c. poiché l'opponente ha impugnato la cartella di pagamento, rilevando un fatto incidente sulla formazione del titolo esecutivo. Ne consegue che, in tal caso, viene meno il termine perentorio di sessanta giorni decorrente dalla data di notifica della cartella esattoriale stabilito in tema di opposizione ex artt. 22 e 23 L. 689/1981, dovendo trovare applicazione l'art. 615, comma primo, c.p.c. (Giudice di Pace di Roma, sez. V, 3 luglio 2013, n. 24224).
Secondo un recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione, "qualora l'opponente, come nel caso in esame, deduca il difetto della notifica del verbale di contravvenzione o l'inosservanza del termine di decadenza di cui all'art. 201 del Codice della strada o la prescrizione del diritto a riscuotere la somma pretesa dall'amministrazione, l'azione diretta a contestare la formazione del titolo esecutivo o la estinzione del diritto per un fatto successivo alla formazione del titolo esecutivo va qualificata come opposizione all'esecuzione". Ne consegue perciò che l'opposizione all'esecuzione, quando non è ancora iniziata, proposta con atto di citazione ai sensi dell'art. 615 c.p.c., davanti al giudice competente per territorio e per valore è da ritenere valida e tempestiva non essendo soggetta a termini di decadenza. (Giudice di Pace di Roma, sez. VI, 14 maggio 2013, n. 17642).
La cartella esattoriale emessa per la riscossione di sanzioni amministrative pecuniarie - per violazione al codice della strada - possono essere proposte sia l'opposizione alla sanzione, sia l'opposizione all'esecuzione - seconda che si contesti l'esistenza del credito o l'esistenza del titolo esecutivo - sia infine l'opposizione agli atti esecutivi quando si deducano vizi formali della cartella. Qualora l'opponente deduca, come nella specie, la prescrizione del diritto all'esazione del credito da parte dell'amministrazione, l'azione essendo diretta a contestare la formazione del titolo esecutivo deve essere qualificata come "opposizione all'esecuzione" ex art. 615, c.1, c.p.c. (Giudice di pace di Roma, sez. II, 10 gennaio 2013, n. 1476 - Avv. Dalila Loiacono).
La Suprema Corte in più occasioni ha ribadito che a seguito della notifica di una cartella esattoriale, dalla quale risulti l'iscrizione a ruolo di un importo a titolo di sanzione pecuniaria amministrativa, l'interessato, al fine di far valere fatti impeditivi antecedenti alla formazione del titolo esecutivo, quale appunto la mancata notifica del/i provvedimento/i sanzionatorio/i sotteso/i, può proporre opposizione all'esecuzione, per la quale è competente il giudice indicato dalla legge come competente in ordine alla opposizione al provvedimento sanzionatorio. Tale giudice era originariamente il Pretore, poi sostituito dal Tribunale con il D.Lg. n. 51 del 1998 e, infine, a seguito della entrata in vigore del D.Lg. n. 507 del 1999, dal Giudice di Pace. (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 20 novembre 2012, n. 51059 - Avv. Dalila Loiacono, Cassazione civile, sez. I, 13 dicembre 2001, n. 15741, Cassazione civile, sez. I, 3 agosto 2001, n. 10711, Cassazione civile, sez. I, 9 marzo 2001, n. 3450).
In materia di procedimento civile esecutivo ex art. 615 c.p.c., infatti, nei casi in cui l'esecuzione forzata non è ancora iniziata la competenza per valore e per territorio è verticalmente ripartita, a partire dal 2 giugno 1999 (data di efficacia del D.Lg. n. 51 del 1998), tra Tribunale e Giudice di pace, trovando applicazione con riferimento ad esse i criteri del valore e del territorio propri dell'ordinario giudizio di cognizione. Ne consegue, sempre in linea generale, che nei sudddetti giudizi di opposizione la competenza per valore vadeterminata facendo riferimento al valore del credito per cui si procede o della parte di credito in contestazione. (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 3 novembre 2012, n. 50177 - Avv. Dalila Loiacono).
E' ammissibile l'azione ordinaria intrapresa dall'opponente ai sensi dell'art. 615 c.p.c., trattandosi di opposizione a provvedimento privo di titoli esecutivi e di esecuzione non ancora iniziata. (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 2 aprile 2012, n. 14543 - Avv. Dalila Loiacono).
Parcheggi a pagamento.
Nel merito, palese è l'errore in cui è incorso il verbalizzante nell'individuazione della norma violata, in quanto il riferimento normativo relativo alla presunta violazione commessa non può individuarsi nell'art. 157 /6 C.d.S., il quale disciplina l'obbligo di segnalare in modo chiaramente visibile l'orario in cui la sosta ha avuto inizio ove la sosta è permessa per un tempo limitato, bensì l'art. 7I1 lett. f) C.d.S.. Palese pertanto la violazione della previsione normativa di cui all'art. 383, co. 1, C.d.S., laddove viene sancito che la norma citata deve essere esatta.mente citata. Il provvedimento impugnato deve pertanto essere annullato, essendo ultroneo l'esame delle altre questioni proposte dal ricorrente. (Giudice di Pace di Roma, sez. VI, 14 amggio 2013, n. 48099).
L'art. 7 del CdS stabilisce che "nei centri abitati i Comuni possono stabilire, con ordinanza del Sindaco ... previa deliberazione della Giunta, aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma ... " e che "qualora il Comune assuma l'esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l'installazione dei dispositivi di durata della sosta ... , su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo della sosta ... tale obbligo non sussiste per le aree definite area pedonale e zone a traffico limitato e per quelle definite A - parti del territorio interessate da agglomerati urbanistici che rivestono carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale o da porzione di essi - ed in altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla giunta nelle quali sussistono particolari esigenze e condizioni particolari di traffico". Principio esaminato dalla Cassazione SS.UU. 116/2007 che ha stabilito la nullità del verbale di accertamento e di violazione per sosta vietata in un area di parcheggio a pagamento se nella zona non è presente anche un'area di parcheggio libera. Nella fattispecie de quo l'autorità opposta, pur costituendosi non ha documentato che nelle vicinanze della strada in cui sarebbe avvenuta la presunta infrazione vi sia una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo della sosta come prescritto, né che tale strada rientri nelle zone di area pedonale, a traffico limitato, in quelle definite "A" ed in altre zone di particolare rilevanza urbanistica specificamente individuate. (Giudice di Pace di Roma, sez. I, 10 gennaio 2013, n. 65501).
Il ricorrente ha dato prova di avere sostato con il suo autoveicolo, nelle circostanze di luogo e di tempo della elevata violazione, secondo le disposizioni stabilite dal C.d.S .. Si presume, pertanto, che l'attribuzione della violazione dell'art. 157 /6° c.d.s. contestata al Bernardini dall'ausiliario del traffico di Roma possa essere frutto di un probabile errore di rilevamento. Data l'incertezza dei fatti, si ritiene di adottare la necessaria cautela al fine di evitare l'errore nel giudizio. Ritenute, pertanto, incerte le prove a carico del ricorrente, si decide per l'accoglimento dell'opposizione e, per l'effetto, l'impugnata ordinanzaingiunzione prefettizia emessa nei suoi confronti deve essere annullata. (Giudice di Pace di Roma, sez. VI, 21 dicembre 2012, n. 64391).
La norma richiamata nel verbale di accertamento della violazione risulta quella dell'art. 157 /6 del CdS che riguarda la limitazione della durata della sosta, ma nulla dispone in ordine al pagamento. Ne consegue che la norma applicata non prevede e punisce il comportamento descritto Ciò si risolve in una palese violazione dell'art. 201 CdS che prescrive , qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, che deve essere notificato il verbale "con gli estremi precisi e dettagliati della violazione .. " Pertanto il provvedimento impugnato, sotto tale profilo, è viziato e deve essere annullato unitamente alla sanzione. (Giudice di Pace di Roma, sez. VI, 14 novembre 2012, n. 60440).
Il TAR del Lazio (n. 218 del 28.05.2008) ha stabilito: "... che, pertanto, il provvedimento appare adottato in mancanza di una idonea istruttoria; .... che autorevole giurisprudenza (Cass. SS.UU. n. 116/2007) ha già inaugurato un orientamento che stigmatizza come illegittima la violazione, da parte dei Comuni, dell'obbligo di istituire zone di parcheggio gratuito e libero in prossimità di aree in cui è vietata la sosta o previsto il parcheggio solo a pagamento ...". (Giudice di pace di Roma, sez. IV, 8 maggio 2012, n. 44424 - Avv. Dalila Loiacono).
È da rilevare al riguardo diverse eccezioni tra cui la mancata corrispondenza tra la presunta violazione del codice della strada indicata nel verbale impugnato, "sostava senza esporre titolo di pagamento" e la norma del codice della strada "art. 157/6". Tale norma infatti prescriva l'obbligo ai conducenti di segnalare in modo chiaro l'orario in cui la sosta ha avuto inizio, non contemplando pertanto la mancata esposizione del titolo di pagamento. (Giudice di Pace di Roma, sez. VI, 21 novembre 2011, n. 22236).
L'opposizione così, come formulata, va accolta ed annullato il provvedimento oppost, atteso che vanno condivise e fatte proprie da questo Giudicenta le argomentazioni di cui al ricorso. La ricorrente, infatti, ha esibito documentazione in atti, copia del tagliando di parcheggio riferitosi allo stato di luogo e di tempo in cui è stata elevata la sanzione. (Giudice di Pace di Roma, sez. IV, 18 luglio 2011, n. 121492).
In tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, il verbale di contestazione che non sia stato impugnato dal destinatario né mediante ricorso giurisdizionale innanzi al g.d.p. né mediante ricorso amministrativo innanzi al Prefetto, acquista efficacia di titolo esecutivo, legittimando la emissione della cartella esattoriale su di esso fondata nei cui confronti non è più ammissibile il ricorso attraverso il quale vengano dedotti non già vizi suoi propri, ma contestazioni relative al contenuto del verbale di contestazione, suscettibili di essere proposte in sede di opposizione contro quest'ultimo. (Cassazione civile sez. I 14 febbraio 2007 n. 3338 e Giudice di pace di Roma, sez. VI, 19 luglio 2012, n. 34213 - Avv. Dalila Loiacono).
L'opponente ha dimostrato di aver effettuato il pagamento della sanzione di cui al verbale sotteso alla cartella opposta, mentre le opposte non hanno dimostrato la tardività dello stesso. Pertanto, in assenza della dimostrazione delle data di rituale notifica del verbale, il decidente ritiene tempestivo il pagamento effettuato dal ricorrente, con conseguente estinzione della sanzione ingiunta con la cartella opposta. (Giudice di pace i Roma, sez. III, 21 marzo 2014, n. 4423).
Il pagamento della multa da parte dell'autore ella violazione estingue l'obbligazione relativa alla somma dovuta per la sanzione e determina la conclusione del procedimento amministrativo sanzionatorio. Sicchè la cartella esattoriale, oggetto di causa, è chiaramente illegittima in quanto emessa in difetto di un atto con valore di titolo esecutivo. (Giudice di Pace di Roma, sez. VI, 14 maggio 2013, n. 17642).
La eccezione di inammissibilità sollevata dal Comune di Roma, avendo il ricorrente provveduto al pagamento della sanzione amministrativa di cui alla Cartella oggetto di ricorso, è infondata. Ed invero, l'opponente avendo presentato ricorso in data antecedente all'avvenuto pagamento, ha inequivocabilmente dimostrato la volontà di far valere l'illegittimità del provvedimento impugnato; ed inoltre il pagamento avvenuto nelle more non importa acquiescenza, come dimostra il fatto che l'opponente ha continuato a coltivare il procedimento presentandosi all'udienza per insistere nell'accoglimento della propria istanza. (Giudice di Pace di Roma, sez. V, 25 maggio 2012, n. 48845).
Avverso la cartella esattoriale emessa ai fini per la riscossione di sanzioni amministrative pecuniarie (nella specie irrogate dall'U.P.I.C.A.), è ammissibile l'opposizione ai sensi della legge n. 689 del 1981 soltanto ove la parte deduca che essa costituisce il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogatale, in quanto sia mancata la notificazione dell'ordinanza-ingiunzione o del processo verbale di contestazione: in tal caso l'opposizione consente all'interessato di recuperare il mezzo di tutela previsto dalla legge riguardo agli atti sanzionatori. Qualora invece la cartella esattoriale sia stata notificata per attivare il procedimento esecutivo di riscossione della sanzione, la cui debenza è stata già definitivamente accertata, il destinatario che voglia contestare l'esistenza del titolo esecutivo può esperire l'opposizione all'esecuzione ex art. 615 ovvero, se intenda dedurre vizi formali della cartella, l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., secondo le forme ordinarie. (Cassazione civile sez. II 13 marzo 2007 n. 5871 e Giudice di pace di Roma, sez. VI, 19 luglio 2012, n. 34213 - Avv. Dalila Loiacono).
Avverso la cartella esattoriale emessa ai fini della riscossione di sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni del codice della strada sono ammissibili: a) l'opposizione ai sensi della legge n. 689 del 1981, allorché sia mancata la notificazione dell'ordinanza-ingiunzione o del verbale di accertamento di violazione al codice della strada, al fine di consentire all'interessato di recuperare il mezzo di tutela previsto dalla legge riguardo agli atti sanzionatori; b) l'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c., allorché si contesti la legittimità dell'iscrizione a ruolo per omessa notifica della stessa cartella, e quindi per la mancanza di un titolo legittimante l'iscrizione a ruolo, o si adducano fatti estintivi sopravvenuti alla formazione del titolo; c) l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., qualora si deducano vizi formali della cartella esattoriale o del successivo avviso di mora. Mentre nel primo caso, ove non sia stato possibile proporre opposizione nelle forme e nei tempi previsti dall'art. 204 cod. strada, il ricorso deve essere proposto nel termine di trenta giorni dalla notifica della cartella, determinandosi altrimenti la decadenza dal potere di impugnare, nel caso di contestazione di vizi propri della cartella esattoriale l'opposizione - all'esecuzione o agli atti esecutivi - va proposta nelle forme ordinarie previste dagli art. 615 ss. c.p.c., e non è soggetta alla speciale disciplina dell'opposizione a sanzione amministrativa dettata dalla legge n. 689 del 1981. (Nella specie, la Corte ha cassato la sentenza di merito, ritenendo che l'opposizione fosse stata proposta per carenze formali della cartella - ed in particolare per la mancata indicazione circa la causale, l'amministrazione creditrice e il giudice al quale ricorrere - e, come tale, da qualificare come opposizione agli atti esecutivi, laddove il giudice di merito aveva ritenuto di applicare le norme sulla opposizione a sanzioni amministrative). (Cassazione civile sez. I 20 aprile 2006 n. 9180 e Giudice di pace di Roma, sez. VI, 19 luglio 2012, n. 34213 - Avv. Dalila Loiacono).
L'opposizione disciplinata dagli artt. 22 e ss. L. 689/1981, può essere diretta, oltre che avverso il verbale di accertamento o l'ordinanza-ingiunzione del Prefetto irrogativa della sanzione amministrativa, anche contro la cartella esattoriale emessa per la relativa riscossione solo nel caso in cui il destinatario della stessa cartella abbia interesse a dedurre l'assenza del provvedimento sanzionatorio o la sussistenza di vizi relativi alla sua notifica. (Giudice di pace di Roma, sez. IV, 14 aprile 2010, n. 24228 - Avv. Dalila Loiacono).
- Ingiunzione: opposizione
In sede di opposizione a cartella esattoriale, emessa per il pagamento di sanzione amministrativa, è consentito all'intimato, qualora si deduca la mancata notifica del verbale di accertamento dell'infrazione o dell'ordinanza-ingiunzione irrogativa della sanzione, contestare per la prima volta la validità del titolo esecutivo; in tal caso al soggetto esattore deve riconoscersi, insieme all'ente impositore titolare della pretesa contestata, la concorrente legittimazione passiva. Di conseguenza, l'opposizione deve essere proposta anche nei confronti del medesimo esattore, che ha emesso la cartella esattoriale ed al quale va riconosciuto l'interesse a resistere anche per gli innegabili riflessi che un eventuale accoglimento dell'opposizione potrebbe comportare nei rapporti con l'ente, che ha provveduto ad inserire la sanzione nei ruoli trasmessi ai sensi dell'art. 27 l. 24 novembre 1981 n. 689. Inoltre, trattandosi d'ipotesi di litisconsorzio necessario, la mancata integrazione del contraddittorio può essere rilevata anche d'ufficio in ogni stato e grado del processo. (Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio l'impugnata sentenza - depositata l'11 dicembre 2003 - sussistendo nullità del giudizio di primo grado perché il g.d.p. l'aveva pronunciata in difetto di contraddittorio nei confronti della società concessionaria del servizio riscossione, che aveva predisposto e notificato, per il pagamento della sanzione pecuniaria per infrazione stradale, la cartella esattoriale oggetto di opposizione). (Cassazione civile sez. II 20 novembre 2007 n. 24154 e Giudice di pace di Roma, sez. VI, 19 luglio 2012, n. 34213 - Avv. Dalila Loiacono).
- Impugnazione degli estratti di ruolo
In tema di contenzioso tributario, la Corte di Cassazione, con sentenza n. 724 del 26 giugno 2009 della V Sezione Tributaria (depositata il 19 gennaio 2010) in una vicenda analoga a quella in esame, (in cui l'opponente lamentava l'illegittimità della iscrizione a ruolo poichè effettuata in modo non conforme alla legge ed in particolare assumeva l'omissione della notifica della cartella di pagamento) ha affermato che anche l'estratto di ruolo può essere oggetto di ricorso alla Commissione Tributaria, costituendo una parziale riproduzione del ruolo, atto considerato impugnabile dall'art. 19 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546. Invero, l'art. 19 D.Lgs. 546/92 (atti impugnabili ed oggetto del ricorso) prevede espressamente l'impugnazione sia delle cartelle che del ruolo. Tuttavia va considerato che tali atti non devono ritenersi un elenco tassativo e di stretta interpretazione nominalistica in quanto tale elencazione va interpretata in senso estensivo sia in ossequio alle norme costituzionali sia in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente (art. 24 e 53 Cost.) e di buon andamento della p.a. (art. 97 Cost.), che in conseguenza dell'allargamento della giurisdizione tributria operato con L. 28 dicembre 2001, n. 448 (Cass. n. 10672/2009 e Cass. S.U. n. 11087/2010). Inoltre, spettando al giudice dell'impugnazione il compito di valutare il contenuto "sostanzialmente impositivo", inteso quale attitudine a rappresentare e rendere conoscibile la pretesa tributaria negli elementi essenziali e sufficienti per adire la tutela amministrativa o giudiziale (V. Sentenza n. 21045 dell'8 ottobre 2007), è del tutto evidente che l'impugnazione deve ritenenersi ammissibile non solo nei confronti della cartella ma anche contro l'estratto di ruolo che altro non è che una riproduzione di una parte del ruolo. Peraltro, non va sottaciuto che il contribuente ha sempre la facoltà di impugnare un atto avente natura impositiva, al fine di evitarne il suo divenire definitivo, laddove esso porti, comunque, a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria (V. Cassazione n. 17202/2009).Tale orientamento è stato, peraltro, confermato con l'ordinanza n. 15946/2010 della sezione tributaria della S.C. che, in accoglimento del ricorso di due contribuenti contro il verdetto della Commissione Tributaria Regionale che aveva negato l'impugnabilità dei ruoli non comunicati in difetto di atti ulteriori, ha ribadito che è sufficiente che lo stesso "porti comunque a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria senza la necessità che la stessa si vesta della forma autoritativa di uno degli atti dichiarati espressamente impugnabili dall'art. 19 D.Lgs. 546/92". In altre parole, basta la ricezione della semplice notizia dell'esistenza di una pretesa tributaria per far sorgere in capo al contribuente un interesse ad agire ex art. 100 c.p.c. tendente a chiarire, con pronuncia idonea ad acquisire effetti non modificabili, la sua posizione in ordine alla stessa e, quindi, ad invocare una tutela giurisdizionale, comunque, di controllo della legittimità sostanziale della pretesa impositiva e/o dei connessi accessori vantati dall'ente pubblico (v. Cass. nn. 21045/2007, 27385/2008 e la citata ord. n. 15946/2010). Analoghe considerazioni valgono, mutatis mutandis, allorquando l'estratto di ruolo riguardi obbligazioni extratributarie come nel caso di specie. (Giudice di pace di Roma, sez. 6, 2 dicembre 2014, n. 38271).
Effetti e sanzioni delle violazioni in genere
Nell'opposizione a cartella esattoriale emessa per il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, quando vengano dedotti motivi riguardanti la regolarità formale del procedimento esecutivo, l'ente delegato alla riscossione è litisconsorte necessario. (Nella fattispecie la Corte ha cassato con rinvio la sentenza del giudice di pace che non aveva provveduto all'integrazione del contraddittorio nei confronti dell'esattore nonostante fosse stata contestata la regolarità formale della cartella per mancata indicazione degli estremi della delega alla riscossione). (Cassazione civile sez. II 16 gennaio 2008 n. 709 e Giudice di pace di Roma, sez. VI, 19 luglio 2012, n. 34213 - Avv. Dalila Loiacono).
Nel giudizio di opposizione a cartella esattoriale notificata dall'istituto di credito concessionario per la riscossione di contributi previdenziali pretesi dall'Inps la legittimazione passiva spetta unicamente a quest'ultimo ente, quale titolare della relativa potestà sanzionatoria, con la conseguenza che l'eventuale domanda in opposizione, attinente a tale oggetto, formulata contestualmente anche nei confronti di altro soggetto (come, nella specie, l'Inail, quale ente nel cui interesse la stessa banca svolgeva la gestione del servizio di riscossione tributi) deve intendersi come mera "denuntiatio" litis, che non vale ad attribuirgli la qualità di parte, neanche nei successivi gradi (con la derivante inammissibilità del controricorso che dovesse essere proposto - come verificatosi nella fattispecie - nel giudizio di cassazione). (Cassazione civile sez. lav. 16 maggio 2007 n. 11274 e Giudice di pace di Roma, sez. VI, 19 luglio 2012, n. 34213 - Avv. Dalila Loiacono).
In tema di sanzioni amministrative, non è autonomamente impugnabile con l'opposizione ad ordinanza-ingiunzione il provvedimento con il quale l'amministrazione finanziaria iscriva ipoteca su un immobile di proprietà dell'ingiunto, a meno che il ricorrente, formalmente impugnando l'avviso di iscrizione ipotecaria, intenda in realtà recuperare l'esercizio del mezzo di tutela offerto dall'art. 23 della legge n. 689 del 1981, vanificato dalla omissione delle notifiche del verbale di accertamento, della ordinanza-ingiunzione (ove emessa), della cartella esattoriale e dell'avviso di mora; nel caso che l'opponente contesti la legittimità dell'iscrizione ipotecaria per intervenuta caducazione del titolo esecutivo, ha l'onere di proporre opposizione all'esecuzione ai sensi dell'art. 615 c.p.c., impugnabile con l'appello e non con il ricorso per cassazione ; nel caso in cui contesti la ritualità della notifica degli atti precedenti (nella specie, degli avvisi di mora), l'opponente ha l'onere di proporre opposizione agli atti esecutivi, ex art. 617 c.p.c., nei cinque giorni successivi al compimento dell'atto. (Nella specie, poiché l'opponente affermava che il primo atto notificatogli era l'avviso di mora, e che la notifica di quest'ultimo era nulla in quanto eseguita al portiere senza attestazione di previo tentativo di consegna ai soggetti che lo precedevano nell'ordine di preferenza fissato dall'art. 139 c.p.c., il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile in quanto l'opposizione - da proporsi ex art. 617 - era stata proposta oltre i cinque giorni previsti dalla legge). (Cassazione civile sez. I 01 febbraio 2007 n. 2214 e Giudice di pace di Roma, sez. VI, 19 luglio 2012, n. 34213 - Avv. Dalila Loiacono).
A seguito della notificazione di una cartella esattoriale dalla quale risulti l'iscrizione a ruolo di un importo a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria, l'interessato, al fine di far valere fatti estintivi sopravvenuti alla formazione del titolo esecutivo (prescrizione maturata dopo l'irrogazione della sanzione, pagamento, ecc.), non può proporre un'azione di accertamento negativo, ma ha la possibilità di proporre opposizione all'esecuzione, per la quale, prima dell'inizio dell'esecuzione, giudice competente deve ritenersi, in applicazione del criterio dettato dall'art. 615, comma 1, c.p.c., quello ritenuto idoneo dal legislatore a conoscere della sanzione, cioè quello stesso indicato dalla legge come competente per l'opposizione al provvedimento sanzionatorio, restando applicabile, bensì in toto il rito ordinario, con esclusione del procedimento a struttura semplificata previsto per tale opposizione, in particolare del termine di decadenza di cui all'art. 22 della legge n. 689 del 1981, anche quanto alle impugnazioni proponibili. (Cassazione civile sez. I 07 marzo 2006 n. 4891 e Giudice di pace di Roma, sez. VI, 19 luglio 2012, n. 34213 - Avv. Dalila Loiacono).
Maggiorazioni per ritardato pagamento.
La cartella è illegittima considerato che è stata applicata la maggiorazione per ritardato pagamento ex articolo 27 comma 6 della legge n.689/81. Tali somme - riguardante la maggiorazione - non sono dovute giacchè la suindicata normativa attiene ad una fattispecie del tutto diversa rispetto a quella prospettata nel caso di specie; essa infatti riguarda l'ipotesi in cui sia sta emessa una ordinanza ingiunzione (quelle emesse dal Prefetto) e non - come nel caso in esame - l'ipotesi in cui è stato emesso un verbale di accertamento. Anche il tasso di interesse applicato per il calcolo della maggiorazione è errato. Basti considerare che la legge 689/81 è stata emanata in un periodo in cui i tassi di rendimento dei titoli dello Stato erano superiori al 15 % e che la maggiorazione del 10 % semestrale, di cui al più volte citato articolo 27, non è mai stata correttamente adeguata alle variazioni dei tassi di interesse; attualmente infatti, il tasso del 20 % annuo viene definito usurario e penalmente perseguito. Quanto precede determina automaticamente l'illegittimità della cartella di pagamento (tasso 20 %) perché prevede l'onere del tasso annuo superiore ai limiti fissati dalla legge. (Giudice di Pace di Roma, sez. II, 25 febbraio 2014, n. 2845, Giudice di pace di Roma, sez. V, 22 gennaio 2014, n. 1232).
Non sussiste il diritto dell'amministrazione comunale a riscuotere le somme di cui alla cartella impugnata maggiorate ex art. 27 L. 689/81. Infatti alle sanzioni per violazioni alle norme dl codice della strada (come nel caso di specie), si applica l'art. 203/III del cds, che in deroga all'art. 27 L. 689/81, in caso di ritardo nel pagamento della sanzione irrogata nell'ordinanza ingiunzione, prevede, l'iscrizione a ruolo della sola metà del massimo edittale e non anche degli aumenti semestrali del 10%. (vedi Cass Civ sez.2 n. 3701/07). Pertanto,l'opposizione va accolta e per l'effetto va dichiarata la nullità ed inefficacia della cartella. (Giudice di Pace di Roma, sez. IV, 17 dicembre 2013, n. 44033).
Per quanto attiene, poi, all'illegittimità della somma iscritta a titolo di maggiorazione per il ritardato pagamento si deve tener presente che la cartella esattoriale in discussione è relativa ad infrazioni del codice della strada che all'art. 194 prevede, in tema d'illeciti amministrativi e relative sanzioni pecuniarie ad essi correlati, una deroga parziale a quanto disposto dalla normativa generale in tema di sanzioni amministrative, cioè con la già citata legge 689/81. Invero l'art. 206 del Codice della strada, in tema di riscossione dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie, dispone che ~se il pagamento non è effettuato nei termini previsti dagli art. 202 e 204 Codice della strada la riscossione delle somme dovute a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria è regolata dall'art. 27 della legge 24 novembre 1981, n. 689". Va precisato che il succitato art. 27 si riferisce chiaramente al mancato pagamento nei termini di una somma comminata con "ordinanza-ingiunzione" e non a quella comminata con la notifica di un verbale di accertamento. Al riguardo è utile ricordare che tra i requisiti richiesti per il verbale (cfr. art. 383 del DPR n. 495/1992 - regolamento di attuazione del Codice della strada, non è riportata alcuna indicazione relativa alle maggiorazioni di cui all'art. 27 della legge 689/81). Inoltre l'art. 203 del Codice della Strada che regola il ricorso al Prefetto al comma 3 prevede che "qualora nei termini previsti non sia stato proposto il ricorso e non sia avvenuto il pagamento in misura ridotta, il verbale, in deroga alle disposizioni di cui all'art. 17 della legge 24 novembre 1981 n. 689, costituisce titolo esecutivo per una somma pari alla metà del massimo della sanzione amministrativa edittale e per le spese di procedimento". Ne discende che secondo tale disposizione è già prevista una sanzione per il ritardo nel pagamento rappresentata dalla maggiorazione della somma dovuta sino alla metà del massimo della sanzione edittale. Ragion per cui è difficile spiegarsi come dalla notifica di un verbale che non contiene l'effettiva somma che dovrà essere iscritta a ruolo, già sanzionato, in caso di mancato pagamento nei termini con una maggiorazione ex art. 203 Codice della strada, si possa aggiungere l'applicazione degli interessi del 10% per ogni semestre di ritardo nel pagamento ex art. 27 della L. 689/81. Nello stesso solco si collocano le argomentazioni del Giudice di Pace di Milano che nella sentenza n. 7674/05 sostiene che in effetti le maggiorazioni introdotte dall'Amministrazione comunale, costituiscono di fatto una duplicazione di imposizione, ovvero - "sanzione sulla sanzione" - principio già tacciato di illegittimità costituzionale, in numerose sentenze, in quanto contrario agli art. 3 e 53 Cost. Ne consegue che le somme richieste a titolo di maggiorazione per ritardato pagamento non sono giustificate per le sanzioni pecuniarie relative a violazioni delle norme del Codice della strada. (Giudice di Pace di Roma, sez. VI, 14 maggio 2013, n. 17642).
Nulla è dovuto per maggiorazioni per ritardato pagamento ex art. 27 L. 689/81 emesse in materia di violazioni al codice della strada (cfr. Cass. civ. sez. II n. 3701/07; Trib. Roma, sez. XII, n. 24960/2009); la maggiorazione prevista dall'art. 27 è invece applicabile all'ipotesi in cui sia stata emessa una ordinanza ingiunzione. (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 3 novembre 2012, n. 50177 - Avv. Dalila Loiacono).
Contestazioni plurime
Nel caso di contestazioni plurime, con un unico atto di opposizione possono essere pproposte anche le tre diverse azioni e la relativa sentenza che le decide è soggetta, quando al regime di impugnazione, a quello stabilito in riferimento a ognuna di esse, e cioè al ricorso per cassazione quanto al primo e al terzo rimedio, all'appello quanto al secondo. (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 3 novembre 2012, n. 50177 - Avv. Dalila Loiacono).
L'art. 201, comma 1 bis, del C.d.S. indica i casi in cui la contestazione immediata di un verbale non è necessaria e, tra questi, alla lettera d) è previsto espressamente l'accertamento della violazione in assenza di trasgressore e del proprietario del veicolo; il verbalizzante ha correttamente indicato come motivo della mancata contestazione immediata "assenza del trasgressore e del proprietario"; il verbale opposto è stato redatto con sistema informatico e pertanto, come ribadito dalla recente sentenza della Corte di Cassazione - sez. II civ. n. 22088 del 22.10.2007, l'art. 385 del D.P.R. 16.12.1992 n. 495 (Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada) prevede che, in caso di contestazione non immediata dell'infrazione, il verbale redatto dall'organo accertatore rimanga agli atti d'ufficio o comando, mentre ai soggetti ai quali devono essere notificati gli estremi venga inviato uno degli originali o copia autentica a cura del responsabile dello stesso ufficio o comando, e che, allorquando il verbale sia stato redatto con sistema meccanizzato o di elaborazione dati, esso venga notificato con il modulo prestampato recante l'intestazione dell'ufficio o del comando predetti; con la conseguenza che il modulo prestampato, pur recando unicamente l'intestazione dell'ufficio o comando cui appartiene il verbalizzante, è parificato per legge in tutto e per tutto al secondo originale o alla copia autentica del verbale ed è, al pari di questi, assistito da fede privilegiata, onde le sue risultanze possono essere contestate solo mediante la proposizione della querela di falso. (Giudcie di pace di Roma, sez. VI, 30 aprile 2012 n. 40120 - Avv. Dalila Loiacono).
I ricorso è accolto per omessa contestazione immediata della violazione prevista dall'art. 201 cds. (Giudice di pace di Roma, sez. V, 25 marzo 2011, n. 34750 - Avv. Dalila Loiacono).
Illegittimità degli atti amministrativi:
Invero, deve ritenersi condivisibile l'eccezione sollevata dall'opponente in ordine al difetto di conformità delle copie depositate in atti da Equitalia Sud spa con gli originali, atteso che su detti documenti non è riportata la dichiarazione di conformità. Ne consegue pertanto che l'Equitalia Sud spa ha omesso di fornire adeguata prova della regolare notifica delle cartelle di pagamento sottese al provvedimento impugnato. (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 27 ottobre 2014, n. 31603 - avv. Dalila Loiacono).
L'art. 57 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 secondo cui non sono ammesse: 1) le opposizioni regolate dall'articolo 615 del codice di procedura civile, fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni; 2) le opposizioni regolate dall'articolo 617 del codice di procedura civile relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo. Inoltre detta norma statuisce che se è proposta opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi, il giudice fissa l'udienza di comparizione delle parti avanti a sé con decreto steso in calce al ricorso, ordinando al concessionario di depositare in cancelleria, cinque giorni prima dell'udienza, l'estratto del ruolo e copia di tutti gli atti di esecuzione. La parte opposta, pur costituitasi in giudizio, non ha assolto al proprio onere probatorio atteso che non ha prodotto in giudizio i ruoli autentici (costituenti titolo esecutivo) ma solo delle fotocopie prive di valore giuridico in base al citato articolo 57 DPR 73 che testualmente permette il deposito in copia dei soli atti di esecuzione. Quanto alla notifica delle cartelle esattoriali, la cui natura giuridica è ormai assimilata agli atti di precetto per orientamento della S.C., occorre rilevare che il deposito in copia fotostatica delle "relate" non permette al giudicante di accertare la ritualità delle notificazioni eseguite, essendo necessario a tal fine il deposito dei documenti originali. Dunque, Equitalia Sud s.p.a. non ha assolto al proprio onere probatorio sicché l'opposizione dev'essere accolta. (Tribunale Ordinario di Roma, sez. civ. 4 bis, 1 ottobre 2013, n. 19405).
Il procedimento sanzionatorio può essere impugnato se è stato elevato in violazione dell'art. 3 del D.Lgsv. 12 febbraio 1993, n. 39, il quale dispone che gli atti amministrativi adottati da tutte le pubbliche amministrazioni sono di norma predisposti tramite sistemi informatici automatizzati e che l'immissione, la risproduzione su qualunque supporto e la trasmissione di dati, informazioni e documenti mediante sistemi informatici o telematici, nonchè l'emanazione di atti amministrativi attraverso i medesimi sistemi, debbono essere accompagnate dall'indicazione della fonte e del responsabile dell'immissione, risproduzione, trasmissione o emanazione. Dispone altresì che, se per la validità di tali operazioni e degli atti emessi sia prevista l'apposizione di firma autografa, la stessa è sostituita dall'indicazione a stampa, sul documento prodotto dal sistema automatizzato, del nominativo del soggetto responsabile (conforme Cass., sez. I civile, 16204/2000), non potendosi considerare equipollente la generica indicazione del "... comandante di gruppo pro-tempore". (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 16 dicembre 2012, n. 65590 - Avv. Dalila Loiacono).
Le schermate di verbali o le fotocopie non autentiche oggetto delle cartelle opposte, prodotta dall'Autorità costituita in un procedimento di opposizione a cartella esattoriale non sono ritenute conformi agli originali e pertanto si considera nulla la cartella opposta. (Giudice di pace di Roma, sez. VI, 7 febbraio 2012, n. 13715 - Avv. Dalila Loiacono).
- Mancata indicazione del Responsabile del procedimento
La cartella, è illegittima per violazione dell'articolo 7 comma 2 della Legge 27.07.2000 n. 212. Infatti non reca l'indicazione del soggetto responsabile del procedimento così come prevede il suddetto articolo 7 della legge 212/2000. La norma in questione, infatti, stabilisce che gli atti dell'amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione devono tassativamente indicare: a) l'ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all'atto notificato o comunicato ed il responsabile del procedimento; b) l'organo o l'autorità amministrativa presso i quali è possibile promuovere un riesame anche nel merito dell'atto in sede di autotutela; c) le modalità, il termine, l'organo giurisdizionale o l'autorità amministrativa cui è possibile ricorrere in caso di atti impugnabili. La Corte Costituzionale, con la nota ordinanza n. 377 del 09.11.2007, ha precisato in proposito "che l'obbligo imposto ai concessionari di indicare nelle cartelle di pagamento il responsabile del procedimento, ha lo scopo di assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa, la piena informazione del cittadino e la garanzia del diritto di difesa, che sono altrettanti aspetti del buon andamento e dell'imparzialità della pubblica amministrazione di cui all'articolo 97, primo comma, della Costituzione. Pertanto, in assenza dell'indicazione del responsabile del procedimento all'interno della cartella, con l'esatto indirizzo, la suddetta cartella deve essere annullata. (Giudice di Pace di Roma, sez. II, 25 febbraio 2014, n. 2845, Giudice di pace di Roma, sez. V, 22 gennaio 2014, n. 1232).
Nei verbali opposti, in adempimento dell'art. 3 D. Lgs 12.02.1993 n. 39, sono stati indicati quali responsabili del procedimento, impersonalmente ed anonimamente "1- il responsabile dell'immissione dei dati nel sistema informatico è il responsabile pro-tempore dell'Ufficio di Polizia Stradale del Comando di Gruppo cui appartiene l'accertatore; 2-il responsabile della trasmissione e riproduzione dei dati inseriti nel sistema informatico è il responsabile pro-tempore della U.0. Contravvenzioni del Comune di Roma." Sul punto, in tema della medesima indicazione sulle Cartelle di pagamento, la Corte Costituzionale, con l'ordinanza n. 377/07, ha statuito che tale adempimento è indispensabile per assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa. La Corte ha, infatti, ritenuto conforme a Costituzione che l'obbligo imposto ai concessionari di indicare nelle cartelle di pagamento il responsabile del procedimento, lungi dall'essere un inutile adempimento, ha lo scopo di assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa, la piena informazione del cittadino (anche ai fini di eventuali azioni nei confronti del responsabile) e la garanzia del diritto di difesa, che sono altrettanti aspetti del buon andamento e dell'imparzialità della pubblica amministrazione predicati dall'art. 97, primo comma, Cost. (si veda l'art. 1, comma 1, della legge n. 241 del 1990, come modificato dalla legge 11 febbraio 2005, n. 15, recante "Modifiche ed integrazioni alla legge 7 agosto 1990, n. 241, concernenti norme generali sull'azione amministrativa"). Sul punto osserva il giudicante che, con l'ordinanza richiamata, la Corte Costituzionale ha ritenuto che l'indicazione del responsabile del procedimento ha lo scopo di garantire la trasparenza dell'attività amministrativa, il diritto di difesa e la completa informazione del cittadino (anche al fine di consentire all'interessato la facoltà/diritto di intraprendere eventuali possibili azioni nei confronti del responsabile). Alla luce di quanto sopra, deve, conseguentemente, ritenersi che le generiche ed impersonali indicazioni fornite nel verbale opposto, contenenti solo il mero richiamo ai responsabili pro-tempore degli uffici, senza l'indicazione dell'esatto nominativo dei soggetti interessati che, concretamente e materialmente, hanno assunto la responsabilità della regolarità del procedimento amministrativo e della veridicità di quanto riportato ed attestato nell'atto, non soddisfa il precetto di cui ali' art. 3 del D. Lgs. 12.02.1993 n. 39 e non garantisce la trasparenza, l'informazione ed il diritto di difesa, indicati dalla Corte Costituzionale nell'ordinanza n. 377/07 quali imprescindibili elementi del buonandamento e dell'imparzialità della Pubblica Amministrazione predicati dall'art. 97, primo comma, della Costituzione. Per tali motivi i verbali opposti devono essere annullati. (Giudice di Pace di Roma, sez. I, 13 maggio 2013, n. 47824).
Va rilevato che il Decreto Mille Proroghe (D.L. n. 248/2007) convertito in Legge il 27.02.2008 ha stabilito la decorrenza dal 31.05.2008 delle disposizioni cui alla sentenza Cost. n. 377 del 9.11.2007 che impongono, a pena di nullità, l'indicazione del Responsabile del Procedimento. Ne consegue la irritualità della notifica del verbale di accertamento sotteso, in quanto carente della suesposta prescritta indicazione di legge. (Giudice di pace di Roma, sez. I, 26 settembre 2012, n. 68377- Avv. Dalila Loiacono).
Ai sensi dell'art. 1, comma 164, primo periodo, della L. n. 296/2006 (che, ai sensi del successivo comma 171, si applica anche ai rapporti di imposta pendenti alla data di entrata in vigore della legge), "Il rimborso delle somme versate e non dovute deve essere richiesto dal contribuente entro il termine di cinque anni dal giorno del versamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione". Nella specie rileva il momento in cui la domanda di rimborso è pervenuta al Comune (3 luglio 2007) e non la data in cui la stessa risulta protocollata (28 dicembre 2007), nella specie con notevole ritardo, da parte del Comune; il ricorso è fondato, dato il vizio di difetto di motivazione del provvedimento di diniego impugnato il quale non è in alcun modo chiaro e sufficientemente motivato soprattutto con riferimento alle ragioni esposte nell'istanza di rimborso, oltre al vizio di contraddittorietà del provvedimento nella parte in cui si afferma, tra l'altro, che la madre del ricorrente non ha alcun diritto sulle unita immobiliari di cui trattasi mentre in realtà la stessa risulta essere comproprietaria. (Commissione Tribtaria Regionale di Roma, sez. 6, 31 luglio 2014, n. 4968/06/14).
Una mancanza assoluta di motivazione dal momento che nella cartella impugnata non emergono, in maniera di consentire un'adeguata difesa, i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'Amministrazione. In altri termini non emergono dalla suddetta cartella idonei motivi per cui la parte interessata non è stata in grado di recepire il ragionamento logico in base al quale l’Amministrazione ha emesso l'atto impugnato anche in considerazione che non sono stati illustrati in maniera comprensibile gli atti presupposti. In tale contesto, la parte attrice non è in grado di effettuare alcuna valutazione al riguardo. Da ciò discende che la suddetta cartella deve essere annullata anche sotto quest'ultimo profilo. (Giudice di Pace di Roma, sez. II, 25 febbraio 2014, n. 2845, Giudice di pace di Roma, sez. V, 22 gennaio 2014, n. 1232).
Ai sensi dell'art. 18 L. 689/81 l'Autorità competente a ricevere il rapporto è tenuta a precisare, nel provvedimento con cui rigetta il ricorso, le ragioni per cui ritiene fondato l'accertamento e non fondate le ragioni del ricorrente, altrimenti incorrendo in un vizio insanabile del procedimento, che determina la nullità della successiva ordinanza-ingiunzione; l'obbligo di motivazione, pertanto, non può ritenenrsi soddisfatto mediante il solo riferimento al verbale di accertamento ed alla norma violata, quando la mera indicazione di essa non è sufficiente, come nel caso in esame, a soddisfare la natura e la portata della trasgressione, anche in considerazione delle eccezioni sollevate dall'opponente. L'obbligo di motivazione, in conclusione, può essere bensì assolto anche "per relationem", mediante cioè espresso richiamo dell'atto di contestazione, ma quest'ultimo non deve essere stato seguito dall'allegazione, da parte dell'interessato, di elementi difensivi mediante scritti, documenti o audizione personale, dovendosi individuare il contenuto dell'obbligo di motivazione l'atto applicativo della sanzione amministrativa in funzione dello scopo della motivazione stessa, che è quello di consentire all'ingiunto la tutela dei propri diritti mediante l'opposizione. (Giudice di Pace di Roma, sez. II, 6 giugno 2011, n. 112223).
- Mancanza dell'elemento soggettivo
Per quanto riguarda l'invocata mancanza dell'elemento soggettivo, si osserva come il principio posto dall'art. 3 della L. 689/81 dell'esimente della buona fede, intesa come errore sulla liceità del fatto, assume rilievo solo in presenza di elementi positivi idonei ad ingenerare nell'autore della violazione il convincimento della liceità del suo operato, come per esempio l'aver ricevuto un'assicurazione dall'Amministrazione competente (al rilascio dei permessi di accesso in ZTL, per esempio) sulla liceità dell'accesso durante il periodo della procedura di rinnovo del permesso. Niente di tutto questo è dato rilevare dalla situazione che riguarda l'uso del telefono cellulare durante la guida. (Giudice di Pace di Roma, sez. II, 6 marzo 2012, n. 21692).
Corsie preferenziali riservate ai mezzi pubblici
La Cassazione (sez. II civ.) con sentenza n. 26311 del 7.12.2007 ha sancito la transitabilità dei motocicli nelle corsie preferenziali riservate ai mezzi pubblici che, a motivo delle ridotte dimensioni di detti mezzi, non costituiscono intralcio alla circolazione nelle corsie preferenziali di cui sopra. Il verbale è annullabile. (Giudice di pace di Roma, sez. I, 17 novembre 2010, n. 56870 e Giudice di pace di Roma, sez. VI, 28 giugno 2012, n. 47595 - Avv. Dalila Loiacono).
L'infrazione commessa è stata illegittimamente elevata all'opponente con il V.A.V. indicato nel proweclimento prefettizio, ritenendosi erroneamente che l'autoveicolo contravvenzion.atn circolasse nella corsia di percorrenza riservata ai mezzi pubblici. Invero. come sostenuto e provato documentalmente dal ricorrente sussisteva un errore nella segnaletica orizzontale attualmente correrto, che non consentiva la circolazione nella via Luisa dì Savoia a tutti i veicoli interessati alla svolta a sinistra, senza invadere un tratto viario riservato a i mezzi pubblici. Ne consegue che il provvedimento prefettizio va annullato, a seguito della modifica del dispositivo di traffico attuato, con l'eliminazione della corsia riservata ai soli mezzi pubblici. (Giudice di pace di Roma, sez. I, 5 ottobre 2011, n. 13636).
Va, infatti, rilevata l’insufficienza della motivazione adottata in verbale per giustificare l’omessa contestazione immediata – “per non intralciare il servizio pubblico di trasporto” – atteso che essa si risolve in una formula di stile che non spiega concretamente i motivi per i quali non sia stato possibile intimare l’arresto del veicolo, non avendo l’Agente accertatore addotto, al riguardo, circostanze specifiche (quali traffico intenso di mezzi pubblici con sopravvenienza di un autobus o l’allontanamento repentino del veicolo o la mancata ottemperanza del suo conducente all’ordine di arresto) che avrebbero potuto comportare il dedotto intralcio o comunque giustificare l’omessa contestazione immediata. (Giudice di Pace di Roma, sez. II, 06 settembre 2010, n. 72186 - Avv. Dalila Loiacono).
Responsabilità dell'agente
L'art. 3 della legge n. 689/81 esclude la responsabilità dell'agente per la violazione qualora questa è stata commessa per errore sul fatto non detenninato da sua colpa. Ritiene il Giudice che la ricorrente, essendo incorsa in errore sul fatto non determinato da sua colpa, non è responsabile per la violazione contestata con l'opposto verbale di accertamento che, pertanto, viene annullato. (Giudice di pace di Roma, sez. IV, 18 ottobre 2011, n. 16143).
Le spese vanno poste a carico solidalmente di entrambi i convenuti, riconoscendo pertanto la culpa in vigilando dell'Agente di Riscossione, non avendo entrambi ottemperato secondo i criteri di diligenza e correttezza, sia nel richiedere l'iscrizione a ruolo delle somme senza alcun controllo del dovuto se correttamente richiesto e non ancora pagato dall'utente, sia nella corretta alligazione degli atti presupposti nella costituzione del titolo da eseguire e liquidate in dispositivo secondo i criteri di legge ed ex officio da distrarsi ex articolo 93 c.p.c. (Giudice di Pace di Roma, sez. II, 25 febbraio 2014, n. 2845, Giudice di pace di Roma, sez. V, 22 gennaio 2014, n. 1232).
- Traffiphot III SR-Photor & V
Quando la distanza tra il cartello indicante il limite di velocità, che era stata oggetto di reiterate lamentele in varie sedi, anche istituzionali, ed il documentatore fotografico Traffiphot è estremamente limitata e non consente una normale decellerazione per per rientrare entro il fissato limite se non a rischio di procurare grave danno a se stessi e ad altri utenti della strada, il ricorso va accolto. (Giudcie di Pace di Fiumicino, sez. I, 24 luglio 2012, n. 362).

References: articolo 615
 sentenza 
 sentenza 
 art. 53
 art. 615
 sentenza 
 sentenza 
 art. 27
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 28
 art. 140
 art. 209
 art. 2943
 art. 345
 art. 201
 art. 201
 art. 140
 Cass. 
 art. 140
 sentenza 
 art. 201
 art. 26
 Cass. 
 art. 26
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 615
 art. 617
 art. 23
 art. 615
 art. 22
 art.27
 art.615
 art. 615
 art. 615
 art. 615
 art. 615
 art. 617
 art. 615
 art. 617
 art. 615
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Sentenza 
 art. 100
 Cass. 
 sentenza 
 art. 617
 art. 617
 articolo 27
 articolo 27
 art. 27
 art. 202
 art. 27
 art. 383
 art. 203
 art. 27
 sentenza 
 art. 3
 art. 27
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 57
 articolo 7
 art. 3
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 93