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Timestamp: 2019-11-22 16:29:42+00:00

Document:
La Commissione Tributaria Regionale di Palermo, Sezione Staccata di Siracusa n° 16, riunita con l’intervento dei signori:
Burzichelli Dr. Daniele (Presidente)
Lo Bello Dr. Ferdinando (Relatore)
Calendoli Avv. Giuseppe (Giudice)
Ha emesso la seguente Sentenza n. 269 del 27 giugno 2007 depositata il 02 luglio 2008 sull’Appello n. 4119/06 depositato il 24/11/2006.
AVVERSO la sentenza n. 218/01/2006 emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Siracusa sezione 1
Sulla scorta del processo verbale di constatazione del 21.06.2005, redatto da propri funzionari, l’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Noto, notificava, in data 26.11.2005 alla società … omissis … l’avviso di accertamento n. RJX03A200469 con il quale, sull’assunto della rilevata omessa registrazione di operazioni imponibili per vendita di biscotti e pasticceria varia (per € 272.914,00), vendita elevato il reddito d’impresa per l’anno d’imposta 2003, a € 619.315,00 a fronte di quello dichiarato di € 346.401,00 con richiesta di pagamento della complessiva somma di € 271.624,33 a titolo di imposte IRPEG, IVA, IRAP, interessi, sanzioni e spese di notifica.
La Società, in persona del legale rappresentante … omissis …, assistita dal dr. … omissis …, ricorreva avverso il precitato avviso di accertamento eccependo difetto di motivazione dell’atto impugnato, violazione dell’art. 12 l. 212/2000 e contestando, nel merito, l’effettuata ricostruzione dei ricavi con procedimento indiretto, chiedeva l’accoglimento del ricorso e l’annullamento dell’atto impugnato.
L’Ufficio, costituitosi un giudizio, contro deduceva e chiedeva il rigetto del ricorso.
La Commissione Tributaria Provinciale, sez 1^, di Siracusa con sentenza n. 218 dei 03.07/19.09.2006, respingeva l’eccezione di violazione dell’art. 12 l. 212/2000 e, in parziale accoglimento del ricorso, ritenendo equa in via induttiva riconoscere una riduzione pari a circa il 20% sul totale dei maggiori ricavi accertati pari a € 619.315,00 determinava l’ammontare dei ricavi totali dell’anno 2003 in € 500.000,00 e compensava le spese.
La Società, come sopra rappresentata e assistita, con atto tempestivamente notificato e regolarmente depositato nella Segreteria di questa Commissione, non condividendo le conclusioni cui erano pervenuti i primi Giudici, proponeva appello avverso le precitata sentenza.
Con tale atto eccepiva a) violazione e falsa applicazione dell’art. 36 del D.Lgs. n. 546/1992 per non avere e primi giudici motivato il loro convincimento nel ritenere equa in via induttiva una riduzione del 20% dopo avere riconosciuto fondate le deduzioni riferite alla ricostruzione dei ricavi derivano proprio dalla ricostruzione dei ricavi operata dai verificatori; b) violazione dello statuto del contribuente per mancato riscontro nell’avviso di accertamento delle osservazioni al P.V.C. prodotte a sensi dell’art. 12, comma 7, della L. 212/2000; c) violazione e falsa applicazione dell’art. 2 della L. n. 241/1990, così come richiamato dall’art.7 della L.n. 212/2000 (statuto del contribuente), nonché dell’art. 42 DPR n. 600/1973, ciò in quanto sia l’avviso di accertamento sia il processo verbale di constatazione non hanno mai specificato gli elementi posti a motivo della rettifica.
Chiedeva, in via pregiudiziale l’annullamento della controversia alla Commissione Tributaria Provinciale; a motivo della mancata instaurazione del contraddittorio; in via principale, l’accoglimento dell’appello e, per l’effetto, l’annullamento dell’avviso di accertamento ed in via subordinata una ulteriore riduzione, rispetto a quanto statuito dai primi giudici, delle pretese dell’ufficio, con la condanna alle spese di giudizio e di quanto eventualmente riscosso nelle more della definizione della controversia.
Si costituiva in giudizio l’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Noto e riproponendo, pedissequamente, quanto dedotto in primo, chiedeva il rigetto dell’appello e, per l’effetto, la conferma della sentenza.
Con ordinanza collegiale n. 12 del 26.02.2007, non opponendosi l’Ufficio alla richiesta di sospensione formulata dalla Società appellante coevamente alla richiesta di fissazione di udienza, la commissione sospendeva l’esecuzione della sentenza e rinviava la trattazione della controversia all’udienza del 11 aprile 2007.
All’udienza del 11 aprile 2007, con Ordinanza n. 21 la Commissione ordinava alla società contribuente il deposito di copia di tutte le fatture riferite all’anno d’imposta 2003 e rinviava all’udienza del 27 giugno 2007.
All’odierna pubblica udienza di trattazione della controversia, i rappresentanti delle parti in causa, … omissis … per l’appellante Società contribuente e signor … omissis … per l’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Noto, insistono nelle conclusioni riportate nei propri scritti difensivi.
Nella successiva Camera di Consiglio, il Collegio osserva: la controversia trae origine da un processo verbale di constatazione redatto da funzionari dell’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Noto.
La pretesa dell’Ufficio è fondata, quindi, su quanto constatato in quella circostanza le cui conclusioni derivano dalla ricostruzione indiretta dei ricavi effettuata dai verificatori tenuto conto di quanto dichiarato dalla società contribuente al Mod. TDI2U (Studi di Settore) di cui al Mod. Unico 2004.
Dall’esame dell’avviso di accertamento si rileva che l’Ufficio ha provveduto alla rettifica de qua a sensi dell’art. 41-bis Dpr 600/73 così come modificato dall’art. 1, comma 405 della legge 311/2004, accertando in € 272.914,00 il reddito d’impresa scaturente dall’omessa registrazione di operazioni imponibili per vendita di biscotti e pasticceria da assoggettare a tassazione ai fini IRPEG, IRAP, IVA, con relative sanzione e interessi.
Null’altro viene esplicitato a conferma della bontà dei valori accertati.
L’art. 41-bis DPR n. 600/73, che non preclude all’Amministrazione finanziaria la possibilità di una ulteriore rettifica in presenza di nuovi e diversi elementi, non impedisce all’Amministrazione medesima la possibilità di ricostruire il reddito induttivamente secondo quanto disposto dall’art. 39 DPR n. 600/73.
Orbene, a tenore dell’art. 42 DPR 600/73 l’accertamento induttivo dei motivi che hanno determinato il ricorso a tale procedimento. Da ciò la necessità per l’Amministrazione finanziaria, al fine di legittimare la propria azione, di indicare su quali elementi presuntivi si fonda l’accertamento, il tutto nel rispetto delle esigenze di chiarezza e motivazione, come richiesto dell’art. 7 della legge n. 212/2000.
Nella fattispecie l’accertamento non contiene alcuna indicazione specifica dei fatti e delle circostanze che giustificano il ricorso al metodo induttivo, di fatto adottato, per la ricostruzione dei ricavi d’esercizio.
L’Ufficio ha ritenuto di dare la prova dell’inesattezza delle scritture contabili sull’unico presupposto della difformità delle quantità di materie prime indicate nel Mod. TDI2U e quelle utilizzate dalla Società.
Orbene, le quantità non possono, da sole, legittimare una ricostruzione induttiva dei ricavi di esercizio essendo notoria la diversa incidenza di fattori produttivi adottati in rapporto alle capacità imprenditoriali.
A sensi dell’art. 39 DPR 600/73 un accertamento induttivo è legittimato qualora siano provate le “omissioni gravi, ripetute e numerose” delle scritture contabili o, qualora attraverso il ricorso a presunzioni semplici, precise e concordati (art. 2729 c.c.) si pervenga ad invalidare le risultanze contabili aziendali.
In mancanza, quindi, dei presupposti oggettivi voluti dal legislatore in considerazione, anche, che l’Ufficio non ha rilevato le omissioni e le false o inesatte indicazioni o irregolarità formali nelle scritture contabili così gravi, numerose o ripetute da rendere inattendibili nel loro complesso le scritture stesse, ogni riferimento all’art. 39 DPR 600/73 è da escludersi.
In definitiva, non essendo state accertate violazioni gravi, ripetute e numerose della contabilità, non potendo queste violazioni essere rappresentate da ciò che si vuole dimostrare e non essendo le presunzioni suffragate dalle caratteristiche “gravi, precise e concordanti”, l’accertamento de quo non può trovare conferma deve essere annullato.
In relazione a quanto precede, il Collegio ritiene, in riforma della sentenza impugnata, doversi accogliere l’appello. Ritiene, altresì sussistano validi motivi per compensare interamente tra le parti le spese di giudizio.
In riforma della sentenza impugnata, accoglie l’appello. Spese compensate.
Così deciso a Siracusa nella Camera di Consiglio del 27 giugno 2007.
Il Giudice dell’appello ha fatto buon governo dei principi del diritto tributario.
L’articolo 42 del DPR 600/1973 recita “l’avviso di accertamento … deve essere motivato in relazione ai presupposti di fatto ed alle ragioni giuridiche che lo hanno determinato …”.-
Dall’esame della norma appena indicata risulta, dunque, come l’istanza di chiarezza e di trasparenza nei confronti della P.A. abbia come principale referente la motivazione.-
La motivazione, difatti, permette di ricostruire l’iter logico-giuridico che ha condotto all’emanazione di un determinato provvedimento amministrativo onde poterne vagliare la logicità e la coerenza ai canoni della correttezza e del buon andamento dell’azione della pubblica amministrazione.
Istanze che hanno come riferimento l’inviolabile diritto di difesa costituzionalmente garantito.
È di tutta evidenza, invero, che la possibilità di sindacare l’operato della pubblica amministrazione abbia come indefettibile presupposto quello della esatta e completa conoscenza delle ragioni che hanno condotto all’emanazione di un determinato provvedimento.
Ebbene, nella fattispecie de qua il provvedimento emesso dall’Amministrazione finanziaria, poneva a suo unico fondamento una ricostruzione induttivamente dei ricavi della società verificata.
L’ufficio accertatore però, in ossequio all’onere della prova, prima di operare in maniera induttiva doveva operare un duplice riscontro:
2) dimostrare l’iter procedurale impiegato per la ricostruzione degli elementi di capacità contributiva motivando conseguentemente adeguatamente il successivo avviso di accertamento.
La circostanza che nel caso della procedura di ricostruzione, a differenza di quanto avviene per i presupposti per i quali la prova è certa e definita, l’Ufficio possa avvalersi di presunzioni prive dei requisiti della gravità, precisione e concordanza, non deve automaticamente avvalorare ogni risultato raggiunto dall’accertatore. La ratio di qualsiasi accertamento, ivi compreso quello induttivo, dovrebbe coincidere con quella della ricostruzione della capacità contributiva del soggetto verificato per quanto più possibile vicina a quella reale.
Uno dei presupposti legittimanti all’utilizzo di metodologie induttive è il riscontro, in sede di verifica, della presenza di scritture contabili inattendibili. Nella fattispecie trattata l’ufficio, che aveva riscontrato una contabilità tenuta sia formalmente, che sostanzialmente a regola d’arte, non aveva potuto in alcun modo dichiarare la stessa inattendibile. Malgrado tale fattispecie i verificatori avevano cercato di ricostruire induttivamente i ricavi dell’azienda concentrandosi addirittura sulla produzione di biscotti e dolciumi che, per l’azienda verificata (un panificio), era un’attività residuale. Appare chiaro ed evidente che se anche in sede di accertamento induttivo si possa prescindere dai requisiti di gravità, precisione e concordanza delle presunzioni, non significa che si possa prescindere dal provare l’esistenza del reddito accertato mediante indizi, assistiti da concrete risultanze probatorie che diano almeno probabilità di esistenza e ragionevolezza all’importo del reddito accertato.
La sentenza di oggi è un forte invito rivolto alle imprese al pieno rispetto delle norme civilistiche e tributarie in materia di tenuta della contabilità. Il pieno rispetto degli adempimenti contabili e fiscali consente all’azienda soggetta ad un controllo fiscale di dimostrare inequivocabilmente agli accertatori la propria reale capacità contributiva.
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