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Timestamp: 2018-02-24 09:52:10+00:00

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Corte di Cassazione, III sezione, Sentenza n. 11004 del 19 maggio 2011. In tema di risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa, nel caso in cui l'articolo giornalistico riporti il contenuto di uno scritto anonimo offensivo dell'altrui reputazione, l'applicazione dell'esimente del diritto di cronaca (art. 51 cod. pen.) presuppone la prova, da parte dell'autore dell'articolo, della verità reale o putativa dei fatti riportati nello scritto stesso (non della mera verità dell'esistenza della fonte anonima) - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, III sezione, Sentenza n. 11004 del 19 maggio 2011. In tema di risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa, nel caso in cui l’articolo giornalistico riporti il contenuto di uno scritto anonimo offensivo dell’altrui reputazione, l’applicazione dell’esimente del diritto di cronaca (art. 51 cod. pen.) presuppone la prova, da parte dell’autore dell’articolo, della verità reale o putativa dei fatti riportati nello scritto stesso (non della mera verità dell’esistenza della fonte anonima)
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Corte di Cassazione – Sezione III civile – sentenza Sentenza n. 11004 del 19 maggio 2011. In tema di risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa, nel caso in cui l’articolo giornalistico riporti il contenuto di uno scritto anonimo offensivo dell’altrui reputazione, l’applicazione dell’esimente del diritto di cronaca (art. 51 cod. pen.) presuppone la prova, da parte dell’autore dell’articolo, della verità reale o putativa dei fatti riportati nello scritto stesso (non della mera verità dell’esistenza della fonte anonima)
Corte di Cassazione, III sezione, Sentenza n. 11004 del 19 maggio 2011.
Così ha stabilito la III sezione con la Sentenza n. 11004 del 19 maggio 2011
Affermando il seguente principio. In tema di risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa, nel caso in cui l’articolo giornalistico riporti il contenuto di uno scritto anonimo offensivo dell’altrui reputazione, l’applicazione dell’esimente del diritto di cronaca (art. 51 cod. pen.) presuppone la prova, da parte dell’autore dell’articolo, della verità reale o putativa dei fatti riportati nello scritto stesso (non della mera verità dell’esistenza della fonte anonima); con la conseguenza che, laddove siffatta prova non possa essere fornita, proprio in ragione del carattere anonimo dello scritto, la menzionata esimente non può essere applicata, anche per la carenza del requisito dell’interesse pubblico alla diffusione della notizia.
La vicenda riguarda l’articolo apparso su quotidiano a tiratura nazionale, nel quale era data notizia di una let­tera anonima che accusava alcuni produttori televisivi di attività corruttiva verso dirigenti della RAI.
Secondo gli Ermellini, preliminarmente occorre premettere che possono verificarsi due casi: quello in cui l’articolo giornalistico si limiti ad esporre il contenuto della fonte anonima, senza fare alcun riferimento a persone e limitandosi, tutt’al più, a menzionare ambienti e contesti vari; quello in cui, invece, l’articolo, nel ri­ferire il contenuto dell’anonimo, fa altresì riferimento a persone menzionate con il nome o, comunque, agevolmente i­dentificabili in ragione della loro qualifica o della fun­zione svolta o di qualsiasi altro elemento utile.
Orbene secondo i Giudici della S.C. il primo caso non ha alcun interesse ai fini risarcitori, posto che l’impossibilità di identificare il soggetto di ­quanto non v’è dubbio che il contenuto eventualmente diffamatorio dell’ anonimo è destinato a propalarsi attra­verso la stampa con ripercussioni dannose sul soggetto del quale è fatta esplicita menzione (nella specie, l’effetto lesivo discende dall’accusa di corruttela che coinvolge sia i produttori televisivi, sia i dirigenti dell’azienda).
Il secondo caso è, invece, problematico ai fini risarcito­ri, in quanto non v’è dubbio che il contenuto eventualmente diffamatorio dell’ anonimo è destinato a propagarsi attra­verso la stampa con ripercussioni dannose sul soggetto del quale è fatta esplicita menzione (nella specie, l’effetto lesivo discende dall’accusa di corruttela che coinvolge sia i produttori televisivi, sia i dirigenti dell’azienda).
Come ha correttamente argomentato il primo giudice di que­sta causa [….], infor­mando dell’esistenza e della diffusione in un determinato ambiente di una lettera anonima, di fatto si diffonde come una qualsiasi notizia la circostanza raccontata nello scritto, sì da suggestionare inevitabilmente il lettore me­dio almeno circa la possibilità o la probabilità che quella circostanza sia vera. Scriminare siffatto comportamento si­gnifica consentire la diffusione di ogni notizia diffamante proveniente da fonte anonima, solo perché essa è di pubbli­co interesse e solo perché in un determinato ambiente ha suscitato scalpore.
In definitiva per la Corte di Piazza Cavour, la notizia anonima esige di essere trattata alla stregua di qualsiasi altra fonte, nel senso che, per poter invocare l’esimente del diritto di cronaca, essa deve esse­re controllata nella sua verità reale o, quanto meno, puta­tiva, intendendosi che il giornalista deve almeno dedurre e provare la cura posta negli accertamenti svolti per vincere ogni dubbio ed incertezza in ordine alla verità della noti­zia stessa.
Sorrento, 1 agosto 2011.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2011-08-01T21:01:11+00:00	1 agosto 2011|Cassazione civile 2011, Diritto Civile e Procedura Civile, Illecito aquiliano (o extracontrattuale), Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
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