Source: https://www.avvocatoelioerrichiello.it/2020/02/29/la-responsabilita-dellamministrazione-ed-errore-scusabile-per-contrasti-giudiziari/
Timestamp: 2020-07-04 20:49:38+00:00

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responsabilità Amministrazione ed errore scusabile per contrasti giudiziari
La responsabilità dell’Amministrazione ed errore scusabile per contrasti giudiziari
Nella sentenza in commento, il Consiglio di Stato evidenzia che la responsabilità dell’Amministrazione deve essere negata quando l’indagine conduce al riconoscimento dell’errore scusabile per la sussistenza di contrasti giudiziari, per l’incertezza del quadro normativo di riferimento o per la complessità della situazione di fatto o di diritto, determinatasi anche a seguito di pronunce intervenute sulla vicenda contenziosa. La responsabilità dell’Amministrazione può essere affermata nei soli casi in cui l’azione amministrativa ha disatteso, in maniera macroscopica ed evidente, i criteri della buona fede e dell’imparzialità, restando ogni altra violazione assorbita nel perimetro dell’errore scusabile (cfr. ex multis Cons. St., sez. IV, 31 marzo 2015, n. 1683; 28 luglio 2015, n. 3707). La riconoscibilità dell’errore scusabile deve scaturire dalla non “rimproverabilità” del vizio riscontrato (Cons. St., sez. III, n. 1500 del 4 marzo 2019).
Ecco il testo della sentenza 1419/2020
sul ricorso numero di registro generale 4728 del 2019, proposto dalla Regione Calabria, in persona del legale rappresentante pro tempore, OMISSIS
La dottoressa OMISSIS ha partecipato all’avviso pubblico ai fini dell’inserimento nella graduatoria unica regionale dei medici aspiranti al convenzionamento per la medicina di base, valevole per l’anno 2006.
Con ricorso proposto innanzi al Tar Calabria, sede di Catanzaro, la dottoressa Lopez ha chiesto il risarcimento del danno ingiusto derivante dall’illegittima attività amministrativa della Regione Calabria nella formazione della graduatoria valevole per l’anno 2006. La misura interinale ottenuta dalle dottoresse Nicolazzi e Palmati con le ordinanze nn. 120 e 122 del 20 febbraio 2003 avrebbe dovuto valere solo riguardo alla graduatoria pregressa relativa all’anno 2002 e non anche rispetto alla distinta ed autonoma graduatoria del 2006. Per effetto di tale graduatoria, la ricorrente avrebbe ottenuto l’incarico di convenzionamento a tempo indeterminato solo con decorrenza primo gennaio 2016.
Con sentenza n. 1059 del 28 maggio 2019, il Tar Catanzaro ha accolto il ricorso. In particolare il Tar, disattesa la censura di parte resistente in ordine alla tardività della domanda risarcitoria, ha ritenuto dimostrato in atti la circostanza secondo cui, in assenza dell’errore della Regione Calabria nell’assegnazione del punteggio alle dottoresse Nicolazzi e Palmati, la ricorrente avrebbe ottenuto il bene della vita richiesto. Il primo giudice ha ritenuto sussistenti gli elementi di imputabilità del danno alla Regione, della colpa di apparato della medesima e del nesso causale tra la condotta illegittima e il danno. Il Tar ha, infine, liquidato il danno in base all’art. 34, comma 4, c.p.a., facendo onere alla resistente di proporre alla dottoressa Lopez un risarcimento equitativamente commisurato al 50% dei compensi lordi che sarebbero spettati per il mancato convenzionamento.
La citata sentenza n. 1059 del 28 maggio 2019 è stata impugnata dalla Regione Calabria con appello notificato e depositato il 4 giugno 2019.
Si è costituita in giudizio la dottoressa Lopez, sostenendo l’infondatezza dell’appello.
Con ordinanza cautelare n. 3577 del 12 luglio 2019, è stata accolta l’istanza di sospensione dell’efficacia della sentenza del Tar Calabria, sede di Catanzaro, sez. II, n. 1059 del 28 maggio 2019.
L’appello è fondato, e ciò consente al Collegio di prescindere dall’esame dell’eccezione, sollevata dalla Regione Calabria, di tardività della costituzione scritta dell’appellata e delle conseguenti domande ed eccezioni reiterate con l’atto di costituzione.
Va preliminarmente respinta l’eccezione di decadenza dall’azione risarcitoria sollevata dalla Regione Calabria. Infatti, secondo un orientamento ormai consolidato (Cons. St., A.P., 6 luglio 2015, n. 6; id., sez. III, n. 2913 del 7 maggio 2019), qualora la fonte di responsabilità aquiliana della Pubblica amministrazione si sia perfezionata prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice del processo amministrativo, deve trovare applicazione la disciplina previgente, con la conseguenza che all’azione risarcitoria da illegittimo esercizio della funzione amministrativa proposta in via autonoma dopo l’annullamento degli atti amministrativi si applica il termine di prescrizione quinquennale di cui all’art. 2947, primo comma, c.c.; in dette ipotesi il momento iniziale del decorso del termine quinquennale dell’azione di risarcimento va individuato nella data del passaggio in giudicato della decisione di annullamento del giudice amministrativo (Cons. St. n. 4874 del 2018; n. 4752 del 2017; n. 361 del 2017; n. 190 del 2017), rappresentata, nel caso all’esame del Collegio, dalla sentenza n. 3018 del 14 maggio 2015, passata in giudicato il 17 settembre 2016. Ne consegue che alla data (marzo 2018) di proposizione dell’azione risarcitoria autonoma dinanzi al Tar Catanzaro il termine quinquennale di prescrizione dell’azione di risarcimento non era ancora decorso.
Passando al merito, giova ricordare che presupposti per la liquidazione del risarcimento dei danni sono: a) la colpa (o il dolo) dell’Amministrazione; b) l’effettiva sussistenza del danno; c) il nesso di causalità fra il provvedimento ed il danno (Cons. St., sez. III, 9 giugno 2014, n. 2896). Tale presupposti devono coesistere, con la conseguenza che è sufficiente la mancanza di uno di essi per escludere il diritto al risarcimento del danno.
La Regione, dunque, che aveva inizialmente ben individuato il corretto agere, a fronte delle pronunce del Tar Catanzaro – che avevano imposto all’Amministrazione di considerare, per la graduatoria relativa all’anno 2002, il punteggio aggiuntivo di 7,2 – e del valore attribuito dallo stesso Tar all’ammissione con riserva delle dottoresse Nicolazzi e Palmati alla frequenza del corso “Borsini”, ha rimodulato le proprie determinazioni sulla base di tali decisioni, con la conseguenza che se il proprio operato non è stato corretto, certamente l’errore in cui è incorsa è scusabile. Solo la sentenza di questa Sezione n. 3018 del 16 giugno 2015, in riforma della sentenza del Tar Catanzaro, ha fatto chiarezza su come la Regione avrebbe dovuto operare.
In conclusione, poiché i tre presupposti necessari per l’accoglimento dell’istanza risarcitoria (id est, elemento soggettivo, elemento oggettivo e nesso di causalità) devono coesistere, la mancanza dell’elemento della colpa avrebbe dovuto comportare la reiezione della domanda di risarcimento da parte del Tar Catanzaro, la cui sentenza n. 1059 del 28 maggio 2019, che ha invece accolto la relativa istanza presentata dalla dottoressa Lopez, deve dunque essere annullata.
definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza del Tar Catanzaro, sez. II, n. 1059 del 28 maggio 2019, che annulla, respinge il ricorso proposto dalla dottoressa Franceschina Lopez per ottenere il risarcimento danni da atto illegittimo.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 gennaio 2020 con l’intervento dei magistrati:

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