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Timestamp: 2020-06-05 22:18:11+00:00

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Tribunale di La Spezia sentenza N. 294/05 - testo integrale Sentenza
Tribunale di La Spezia sentenza N. 294/05
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CRON. N. 2551
Avviso dep. Sent. 4 Luglio 2005
Dxx, nata a Popoli (Pescara) il 19.05.1955, residente alla Spezia ed elettivamente domiciliata in La Spezia, Piazza S. Agostino n.10 presso e nello studio dell’Avv. Ruggero Berardi che la rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente all’Avv. Roberto Valettini giuste deleghe in atti
MINISTERO DELLA DIFESA, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso, ex lege dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso i cui uffici in Genova, Viale Brigate Partigiane n. 2 ha domicilio legale
Con ricorso depositato in data 5/10/2000 e ritualmente notificato la Signora Dxx, dipendente civile di ruolo del Ministero della Difesa, in servizio presso il Circolo Sottufficiali della Spezia con qualifica di operatore amministrativo contabile (quinta qualifica funzionale, ora area B, posizione economica B2) svolgente mansioni di segretario economo di suddetto circolo a decorrere dall’11/5/85, conveniva in giudizio davanti al Tribunale della Spezia – giudice monocratico del lavoro – tale Ministero in persona del Ministro pro-tempore onde ottenere il risarcimento dei danni originati da comportamenti vessatori e prevaricatori posti in essere nei suoi confronti da funzionari civili e militari ad esso preposti.
Nello stesso ricorso veniva rappresentato che lo scopo perseguito dal datore di lavoro attraverso i propri funzionari era quello di “sbarazzarsi” della Dxx perché “colpevole” di aver segnalato irregolarità amministrative/contabili che si perpetravano presso il Circolo Sottufficiali della Spezia.
Si Costituiva i giudizio il Ministero della Difesa in persona del Ministro pro-tempore a ministero dell’Avvocatura dello Stato di Genova che contestava che i fatti lamentati dalla Dxx potessero costituire mobbing.
Ciò nonostante, la ricorrente era costretta ad adire nuovamente l’Autorità giudiziaria chiedendo l’emissione di decreti ingiuntivi per ottenere il pagamento delle mensilità dovute. Contro quasi tutti tali decreti ingiuntivi il Ministero della Difesa proponeva opposizione deducendo che le competenze mensili maturate successivamente alla data del 31/10/2000 non spettavano alla Dxx in quanto la stessa si trovava nella situazione delineata dall’art. 21, comma 2 del C.C.N.L. – Comparto Dipendenti Ministeriali, che prevede la possibilità per il pubblico dipendente di assentarsi per ulteriore periodo di 18 mesi da sommare a quanto previsto dal comma 1 del medesimo articolo, “nell’ipotesi di casi particolarmente gravi, ma senza diritto alla retribuzione”. Successivamente al ricorso in data 4/5/2001 (ex art. 669 octies c.p.c. per la pronuncia di merito) questo giudice provvedeva alla riunione di tale ricorso con quello depositato in data 5/10/2000 (ricorso per mobbing).
La signora Mirella Dxx chiede di essere risarcita dei danni patrimoniali, di carattere biologico, morale ed esistenziale che ricollega ai comportamenti vessatori e prevaricatori posti in essere nei suoi confronti da funzionari civili e militari preposti alla direzione ed alla sorveglianza del Circolo Sottufficiali del Ministero della Difesa della Spezia ove la stessa ha svolto le mansioni di segretario economo per circa 15 anni.
Il Giudice, infatti, opera come uno storico che deve ricostruire la verità dei fatti e se da un lato egli è totalmente libero nel giudizio di diritto per il principio “iura novit curia” dall’altro è necessariamente soggetto al vincolo della conoscenza soltanto dei fatti affermati dalle parti “iudex secundum alligata iudicare debet”. Ciò premesso occorre esaminare la documentazione in atti secondo l’ordine cronologico indicato dalle parti che denota già da una prima lettura come vi sia stata una graduale progressione della fattispecie posta all’esame del giudicante fino ad arrivare all’esclusione della signora Dxx dal mondo del lavoro.
In data 4/2/1999 la Signora Mirella Dxx, nello svolgimento delle proprie mansioni di segretario economo del Circolo Sottufficiali, avendo rilevato anomalie nella gestione della Cassa e tenuta della contabilità, provvede a segnalare, tramite via gerarchica al Capo di Stato Maggiore, dette irregolarità (cf. doc. n.2 del fascicolo di parte ricorrente). Va precisato che ai sensi dell’art. 5 delle disposizioni dell’Ente Circoli di Roma (norme per la contabilità Circolo Ufficiali e Sottufficiali) il segretario economo “svolge il servizio di cassa, provvede ed è responsabile della corretta compilazione di tutta la documentazione contabile e delle relative operazioni, registrazioni e trascrizioni”.
Va premesso che il coniuge della Dxx (ex sottufficiale di Marina) aveva già inviato una lettera in data 15/1/99 volta a rappresentare al Comando in Capo, in modo circostanziato e dettagliato, la situazione in essere presso il Circolo Sottufficiali della Spezia ed in particolare il fatto “che fosse affidata la gestione della mensa del Circolo Sottufficiali ad un dipendente che impropriamente effettuava pagamenti di fatture con il consenso degli organi direttivi dell’Ente stesso creando alla ricorrente difficoltà nella regolare tenuta della contabilità”.
Il giorno 7/7/1999, al rientro dal periodo feriale, la ricorrente si trova nella impossibilità di poter accedere al proprio ufficio in quanto la serratura dello stesso risultava essere stata cambiata. Sulla porta dell’ufficio economato era stato apposto un cartello recante la dicitura “Area Riservata” ed il nominativo della Dxx non figurava tra quelli, ivi indicati, autorizzati all’accesso. Alle rimostranze della stessa le veniva detto “da voci di corridoio” dell’avvenuta sua sostituzione nell’incarico di segretario economo con altra dipendente, Vitale Argentina, coadiutore IV livello, mediante l’ordine di servizio n.2 in data 24/6/1999 (prod. N.3) che non teneva conto che l’art. 5 delle disposizioni Ente Circoli Roma dianzi richiamato prescrive che in mancanza del Segretario Economo le relative attribuzioni devono essere esercitate dal tesoriere come era accaduto in altre circostanze (cf. pag.14 della trascrizione, testimonianza Marzocco, tesoriere del circolo 94-95); né del fatto che la Dxx veniva sostituita nell’incarico in un momento in cui si trovava in congedo ordinario.
Il giorno successivo, 8/7/99, perdurando la chiusura della porta dell’ufficio ed il divieto di ingresso la Dxx, dopo aver sostato nel corridoio e nel locale lavanderia per diverse ore richiedeva l’aiuto delle Forze dell’ordine e solo a seguito del loro intervento veniva informata dall’aiutante Cimino, sopraggiunto in seguito, che l’accesso al luogo di lavoro era stato regolamentato secondo le seguenti norme: “ chiave di accesso al luogo di lavoro da ritirare e consegnare giornalmente alla guardiana previa firma su apposito registro”. Nel momento in cui veniva a conoscenza di tali disposizioni la Dxx continuava tuttavia a non trovare collocazione in nessuno dei due uffici del Circolo (Economato e Segreteria dettaglio) provvisti entrambi del cartello indicante le persone autorizzate all’ingresso (fra le quali non compariva il nome della ricorrente). Veniva inoltre a sapere che l’altra dipendente dell’ufficio economato, la dipendente dell’ufficio del capo carico ed il personale della lavanderia continuavano ad essere in possesso delle chiavi dei rispettivi locali e tali chiavi continuavano a portarle a casa, come si era sempre fatto.
Quello stesso giorno 8/7/99 le veniva notificato dal Presidente Di Gaeta l’ordine di servizio n. 2 datato 24/6/99 firmato dallo stesso Presidente e dal C.S.M. con il quale era stato conferito il suo incarico al coadiutore Vitale Argentina di IV livello (cf.prod.n.3).
Il giorno 9/7/99 le veniva notificato sempre dallo stesso Presidente del Circolo l’ordine di servizio n.3 dell’8/7/99 con il quale le venivano attribuite mansioni inferiori (IV livello) a quelle di VII livello svolte da circa 15 anni ed in ogni caso alle mansioni di inquadramento corrispondenti al V livello. Avrebbe in conclusione dovuto svolgere solo alcune delle mansioni del coadiutore ponendosi in subordine a Vitale Argentina che fino a quel momento era a lei subordinata. Continuava a non trovare collocazione alcuna negli uffici né come operatore amministrativo contabile e nemmeno come coadiutore.
1. Fg. nr. 924 datato 12/7/99 del Circolo Sottufficiali con il quale veniva convocata (anche se in malattia) presso la Presidenza del Circolo stesso per la consegna delle chiavi della scrivania dove erano custoditi solo effetti personali, minuta cancelleria ed elaborati senza alcuna rilevanza. Stranamente non le veniva richieste la chiave di riserva della cassaforte e la chiave dell’armadietto-libreria che peraltro veniva rinvenuto aperto nella parte posteriore.
2. Fg. 85/503343 del 21/7/99 di Maridipart nel quale veniva affermato che l’intervento delle Forze dell’ordine richiesto dalla stessa il giorno 8/7/99 scaturiva da un “dissidio tra dipendenti” e per tale motivo le si contestava e le si attribuiva
una condotta turbativa dell’ambiente di lavoro le si contestava
di aver distolto le Forze dell’ordine dai normali compiti
istituzionali per futili motivi e le si attribuiva una condotta
turbativa dell’ambiente del lavoro con riflessi negativi
sull’immagine dell’A.D. e degli altri dipendenti. Con lo stesso
foglio la si convocava per rispondere di tale contestazione in data
26/7/99, giorno in cui doveva essere sottoposta presso il locale
Marispedal a visita di idoneità a seguito di stress e stato
depressivo provocati da questi eventi.
· Nonostante la dettagliata memoria difensiva 2/8/99 /prod. n.8) e la lettera 1/12/99 indirizzata al Comando in Capo (prod.n.9), l’Amministrazione provvedeva ugualmente ad emettere la sanzione disciplinare del “Rimprovero Scritto” richiamando erroneamente nel provvedimento in data 25/1/2000 (cf, prod. N.10) i criteri di cui all’art. 25, 2° comma C.C.N.L. che prevede tassativi casi di illeciti disciplinari nei quali non rientra nessuno dei comportamenti tenuti dalla Dxx il giorno 8/7/99 in quanto “ non contrastanti con i doveri di ufficio”. Avverso tale provvedimento disciplinare la ricorrente presentava ricorso in data 11/2/2000 sia all’ufficio del lavoro – Collegio di Conciliazione – che alla Direzione Generale del Personale Civile – Collegio Arbitrale (prod. n. 11). Il Collegio Arbitrale, con provvedimento 7/4/2000, dichiarava estinto il procedimento disciplinare per la mancata osservanza, da parte dell’Amministrazione, del termine di 120 giorni, previsto dall’art 24. 6° comma C.C.N.L. (prod. N.129.
· A seguito di tutti i fatti dianzi esposti la signora Dxx cadeva in uno stato depressivo quale risulta documentato dalle certificazioni in atti (V. prod. N. 16 e seguenti), doveva interrompere l’attività lavorativa per far ricorso alle cure ed assistenza di medici specialisti psichiatri e assunzione di terapia psicofarmacologica specifica.
· Durante la visita medica presso l’Ospedale Militare della Spezia richiesta dalla ricorrente al fine di verificare la causa di servizio di tale malattia, la signora Dxx veniva riconosciuta permanentemente inidonea al servizio e affetta da malattia non compatibile con l’idoneità alla guida con segnalazione alla Motorizzazione Civile ed alla Prefettura (cf. lettera del 30/9/2000 della Commissione Medico Ospedaliera dell’ospedale Militare della Spezia). Successivamente, con provvedimento del 13/11/2000, veniva qualificata “permanentemente inidonea a qualsiasi proficuo lavoro ed il rapporto veniva risolto per infermità.
· La Signora Dxx veniva lasciata a casa senza stipendio, né pensione. Le veniva però inviata l’indennità di buonuscita e l’indennità di mancato preavviso.
· Per ottenere il pagamento dello stipendio era costretta ad esperire prima azione ex art 700 c.p.c. e poi vari ricorsi per decreti ingiuntivi davanti a questo giudice.
Relativamente all’episodio avvenuto l’8/7/99 oltre al rapporto informativo del Comandante della Stazione dei Carabinieri per la Marina “Arsenale” prodotto in atti vi è la testimonianza del V. Brigadiere ... e dell’appuntato ... i quali sono stati sentiti da questo giudice sotto il vincolo del giuramento e mentre il Mariani ha dichiarato di non ricordare bene l’episodio se non che la porta era chiusa e che ha parlato con il ..., il ... ha precisato che la signora Dxx li aveva chiamati perché non riusciva ad entrare nel proprio ufficio in quanto durante la sua assenza era stata cambiata la serratura (cf. pag 24 e 26 della trascrizione); che l’intervento non era stato richiesto per dissidio tra dipendenti e che i toni della ricorrente erano pacati e la stessa veniva da lui vista sostare all’ingresso e non poter entrare nella stanza. Tale testimonianza ha quindi comprovato la vericidità di quanto esposto dalla Dxx e ribaltato quanto dichiarato nel rapporto informativo non avendo la stessa distolto i carabinieri dai normali compiti istituzionali per futili motivi ma perché di fatto le veniva impedito di lavorare.
Quanto all’ordine di servizio con il quale la signora Dxx non era più segretaria economa i due carabinieri hanno detto di non averlo visto ma di averne sentito parlare da un sottufficiale presente.
Il ... ha anche precisato “ Che un capo di Marina gli ha fatto vedere un ordine del giorno in cui c’era scritto che per accedere al luogo di lavoro era necessario prendere le chiavi in bacheca, previa firma in apposito registro e poi lasciarle quando termina l’orario di lavoro”.
Oltre alla testimonianza dei due carabinieri vi è in atti anche la deposizione del teste Scarascia – primo maresciallo della Marina Militare ancora in servizio, vicepresidente del circolo sottufficiali quando la signora era all’economato. Questo ha dichiarato “ che l’8-9 luglio fu chiamato dalla guardiana in quanto c’erano due carabinieri al circolo e ivi giunto trovò il questore Cimino che gli chiese dove fosse l’ordine di servizio della signora di cui peraltro non sapeva nulla per cui telefonò al Presidente Di ... che si trovava a Santo Stefano il quale gli rispose che non c’era niente e che se la sarebbe vista lui, mentre il Cimino trasecolava dicendo di aver visto l’ordine di servizio firmato dal Capo di Stato Maggiore in data 24/6/99 (cf.pag.23 trascrizione)”. Stranamente il teste Scarascia pur essendo Vice Presidente del Circolo non sapeva nulla delle nuove direttive in merito all’accesso al luogo di lavoro. Inoltre ha dichiarato a pag. 31 e 32 che le chiavi l’8/7/99 non erano a disposizione di chi doveva entrare nell’ufficio ma che mentre prima era appese dietro la porta sotto la cassaforte della presidenza, poi non c’erano più”.
Sta di fatto che nonostante la Dxx fosse al secondo giorno di rientro al lavoro dalle ferie nessuno le aveva detto che erano cambiate le norme durante la sua assenza nonostante avesse visto il Presidente, il Tesoriere ed il Questore. Soltanto dopo la chiamata al 112 uno dei carabinieri le comunicò “ che non era più segretaria di allora ma era una segretaria normale e comunque per accedere al luogo di lavoro doveva prendere le chiavi nella hall, previa firma in apposito registro e poi lasciarle quando terminava l’orario di lavoro”.
Soltanto il successivo 9/7/99 gli veniva consegnato l’ordine si servizio n.3 datato 8/7/99 con il quale le venivano attribuite mansioni inferiori di quarto livello ma limitatamente ad alcuni compiti quindi neppure nella sua integrità. Quando alla sostituzione nell’incarico di segretario economo con altro dipendente, Vitale Argentina, coadiutore di IV livello è già stato in precedenza nella motivazione in ordine alla violazione dell’art. 5 delle Disposizioni Ente Circoli di Roma e di come in altre circostanza invece ci si fosse attenuti a tale norma (cf. pag 14 della trascrizione – testimonianza del tesoriere Marzocco).
Va tuttavia precisato che dalla deposizione del teste Andrenelli è risultato anche che la Vitale “non era capace di svolgere quel lavoro e che non se la sentiva anche per esigenze familiari”.
Va anche sottolineata la circostanza che detta sostituzione avveniva a seguito di congedo ordinario della Dxx che dopo un periodo di 20 + 20 giorni di assenza per malattia per cervicobracalgia riconosciutale dall’Ospedale Militare della Spezia, aveva presentato la richiesta di ferie per 25 giorni che le erano state concesse a decorrere dall’8/6/99 senza che fosse evidenziata alcuna esigenza di servizio ostativa.
Detta modifica organizzativa pur essendo stata originata secondo la difesa del Ministero della Difesa, dalla circostanza che le precedenti chiavi erano in possesso di tutto il personale e ciò impediva di garantire la riservatezza della documentazione relativa agli iscritti al circolo, doveva essere in ogni caso tempestivamente comunicata a tutti i dipendenti compresa la Dxx senza che la stessa fosse umiliata al punto di dover sostare nel corridoio e nel locale lavanderia senza che le venisse detto ciò che tutti sapevano.
Il teste Pippi, maresciallo dei carabinieri addetto al centro operativo in Arsenale, incaricato di svolgere le indagini sul Circolo Sottufficiali, alla pag. 30 e seguenti della trascrizione ha precisato che “ la cosa nasce per una lettera che il marito della Dxx fece”.
La spiegazione di tutto è in questo esposto dal quale scaturì una relazione dei carabinieri alla Procura Militare dalla quale si evinceva per quanto concerne le feste del circolo una discrepanza tra la spesa rilevata sui libri contabili delle varie associazioni che facevano le feste e l’importo indicato sugli statini di spesa del Circolo che era inferiore, In particolare il teste Pippi ha ricordato un episodio in cui grazie alla signora Dxx fu trovato un documento di introito generale delle feste del cerimoniale privato dell’anno 1998 che prima non si trovava.
La teste Botti cameriera del Circolo Sottufficiali dal 92 al 2000 ha dichiarato di essere a conoscenza come tutte le persone del Circolo di sollecitazioni fatte alla Dxx da parte del colonnello La Motta di modificare i dati di bilancio del Circolo alle quali la ricorrente ha sempre opposto un netto rifiuto (cf. pag 44 e seguenti trascrizione). In particolare la teste ha riferito “ di avere personalmente sentito il Presidente Misiscia ed il Tesoriere Ciciriello dire alla ricorrente di cambiare i bilanci perché continuavano ad arrivare sollecitazioni da parte del colonnello La Motta. Allora la Dxx ha detto: “io non farò questo fatto perché comunque non è corretto, se voi me lo mettete per iscritto e lo controfirmate magari ci posso anche pensare, diversamente questi sono i registri e lo fate voi” (cf. pagg 45 e 46).
La Botti su richiesta del giudice ha anche descritto il clima che si era venuto a creare intorno alla Dxx che mentre in un primo tempo era benvoluta da tutti, poi era stata “massacrata” (cf.pag.56) in quanto veniva accusata di essere una ladra da parte di ..., gestore della mensa del Circolo negli anni 98/99 e di non essere degna del lavoro che faceva da parte di capo ... che cercava di fare attorno a lei terra bruciata (cf. pag.52) come avvenne per esempio durante un rinfresco tenuto per un collega che si sposava in cui disse “ quando c’è da mangiare, da prendere soldi lei è sempre presente”. Anche il Presidente Di Gaeta ricorda che la mise in guardia nei confronti della Dxx dicendo di non fidarsi di lei “perché è un vero serpente…non le posso dire altro”.
La Dxx è stata emarginata, isolata ed umiliata da tutti, così ha concluso la sua deposizione la teste Botti.
Anche il teste Scarascia Vice Presidente del Circolo Sottufficiali quando la signora Dxx era all’economato ha dichiarato (cf. pagg 7 e seguenti della trascrizione) che la stessa più volte aveva sollecitato il Presidente del Circolo ad attenersi alle regole per la contabilità in quanto “ contrariamente a tali regole alcuni pagamenti di fatture venivano effettuati dal cameriere Oliva e non dall’economa o dal tesoriere”; che aveva anche segnalato la scomparsa di documenti contabili invitando inutilmente il Presidente del Circolo ad intervenire per poter lavorare con serenità (cf. pag 21);
che l’Oliva accusava apertamente la signora di rubare, che il Capo ... diceva che la Dxx invece di fare l’economa avrebbe dovuto andare a fare “lo spurgo dei pozzi neri”, che l’aiutante Cimino diceva alla signora che doveva limitarsi a fare il lavoro di copiatura delle schede senza valutarne la correttezza amministrativa (pag.25); che il Presidente Di Gaeta l’8/7/99 disse alla Dxx che era una vipera e che doveva schiacciarla prima”.
Il teste Andrenelli, Capo di Stato Maggiore a Maridipart dal 92 al 95 ha confermato il rapporto informativo positivo portante la sua firma sulla signora Dxx ed ha anche ricordato che negli anni 92 – 93 mancavano all’appello dieci milioni di materiali dal bar del Circolo Sottufficiali e che fu avviata una indagine sia penale che amministrativa durante la quale la Dxx collaborò mostrando professionalità e diligenza tanto che servendo una contabile per le medicine all’Ospedale Militare fu fatto il nome della ricorrente che tuttavia non aveva chi la sostituiva al Circolo Sottufficiali in quanto la Vitale, interpellata disse che non era capace e che non se la sentiva per esigenze familiari. Ha anche detto di essere rimasto esterrefatto per “ il licenziamento” della Dxx in quanto in Marina era la prima volta che succedeva una cosa del genere.
Anche il teste Simone, Presidente del Circolo dal 91 al 92, ha detto che in quel periodo tutti volevano bene alla Dxx che era sempre disponibile e che quando la Vitale fu assente per sei mesi fece il suo lavoro sebbene fosse inferiore.
Il teste Ragosta a pag 16 della trascrizione, dopo aver lavorato per otto anni con la Dxx come capo carico del Circolo Sottufficiali, la descrive sempre allegra, disponibile e competente.
Il dott. Di Lella fino al 96 medico dell’Ospedale Militare ha detto che la ricorrente non aveva avuto problemi particolari in epoca precedente ai fatti per cui è causa (cf.pag 47). Ugualmente ha dichiarato il medico del lavoro dott. Mafera.
Di tutt’altro avviso è invece la testimonianza del dott. Gilioli della Clinica del Lavoro dell’Università di Milano che ha visitato la signora alla fine del 99 e ha formulato una diagnosi di disturbo post-traumatico da stress che è una situazione psichiatrica di disturbo psichico che nasce da situazioni cariche di un potenziale traumatico sul piano psichico (cf. pag. 5 trascrizione).
Il prof. Gilioli nel corso della propria deposizione testimoniale ha fatto una vera e propria lezione di medicina precisando in particolare che se ci sono delle continue sollecitazioni di carattere emotivo, degli stimoli continui è chiaro che questi possono mantenere attivo il processo, al limite possono anche peggiorare la situazione (cf. pag.22), che la situazione psichica in cui versa la Dxx può venire alimentata nel senso che persistono, sono uno stillicidio di situazioni negative ripetute nel tempo, alimentano la patologia (cf. pag.21).
Occorre ora parlare più approfonditamente del provvedimento n. prot. 85/48499/I del 13/11/2000 avente ad oggetto “Risoluzione del rapporto di lavoro per infermità della dipendente Dxx sottoscritto dal Capo di Stato Maggiore C.V. ... (v. doc. n.6 in atti).
Detto provvedimento veniva emesso durante una visita a cui la ricorrente veniva sottoposta a seguito di istanza di riconoscimento della causa di servizio richiesto dalla stessa e pendente la causa del lavoro per cui la signora Dxx presentava ricorso d’urgenza ex artt. 669 bis e segg. e 700 c.p.c. .-
Da un lato infatti Dxx risulta di fatto essere stata collocata in quiescenza dall’Amministrazione della Difesa con corresponsione della indennità sostitutiva del preavviso prevista dall’art. 21, 4° comma CCNL e dell’indennità di buonuscita, di ferie godute, ecc (cf. prod. N.6 del fascicolo di parte ricorrente).
Dall’altro lato da un punto di vista meramente formale non è emersa alcuna risoluzione del rapporto di lavoro intercorrente fra la Dxx e il Ministero della Difesa.
A riprova della fondatezza dei timori espressi dalla ricorrente nel proposto ricorso ex art. 700 c.p.c. vi è il fatto che soltanto in data 13/2/2001 è pervenuta alla Dxx una nota del Capo di Stato Maggiore in cui si dice testualmente “ che visto il ricorso ex art 700 c.p.c. inteso alla sospensione del provvedimento di risoluzione del rapporto di lavoro e in attesa dell’accertamento medico legale di idoneità di II istanza nonché della verifica circa la sussistenza della malattia professionale da parte dell’I.N.A.I.L., la procedura di risoluzione del rapporto di lavoro va revocata con riserva di adottare i provvedimenti conseguenti all’esito dei menzionati provvedimenti conseguenti all’esito dei menzionati provvedimenti”.
Va al riguardo precisato altresì che la P.A. dovrà anche regolare con urgenza dal punto di vista economico la posizione della Dxx che dall’Ottobre 2000 non percepisce alcun emolumento e che ha anche un figlio che studia all’università di Firenze e sulla quale grava altresì un mutuo di £ 40.000.000 ottenuto dalla Banca Commerciale per la ristrutturazione della casa di abitazione. Le suddette circostanze rendono sussistente il c.d. periculum in mora
Dichiara la persistenza del rapporto di lavoro intercorso fra Dxx ed il Ministero della Difesa con l’obbligo da parte del Ministro pro tempore di emettere con urgenza i provvedimenti economici conseguenti a tale dichiarativa. La spese al definitivo. Fissa termine perentorio di 30 giorni per l’instaurazione del giudizio di merito.”
Il Ministero della Difesa opponente deduceva, quale unico motivo di opposizione, la circostanza in base alla quale alla Dxx non sarebbero dovute le competenze mensili maturate successivamente alla data del 31/10/2000 in quanto, da tale momento, la stessa si trovava nella situazione delineata dall’art. 21, comma 2 del CCNL Comparto Dipendenti Ministeriali, che prevede la possibilità per il pubblico dipendente di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi da sommare a quanto previsto dal comma 1 del medesimo articolo, “nell’ipotesi di casi particolarmente gravi, ma senza diritto alla retribuzione”.
In altre parole, Il Ministero della Difesa riteneva che la Dxx, a far tempo dal 31/10/2000, si trovasse nella situazione della così detta aspettativa non retribuita con conservazione del posto di lavoro per un periodo di 18 mesi, ma senza diritto alla retribuzione.
E’ vero come è stato detto nell’arringa finale dell’Avvocato dello Stato che la situazione è “ingarbugliata”, ma è altrettanto vero che se poca chiarezza c’è stata, questa è riferibile esclusivamente al comportamento del Ministero della Difesa che ha indotto la ricorrente a ritenersi licenziata in quanto tutto, anche successivamente, ha militato in tale direzione. La Commissione di I^ istanza aveva definito infatti la signora Dxx “ permanentemente inidonea al servizio ” ed il Capo di Stato Maggiore C.V. Donini l’aveva qualificata permanentemente inidonea a qualsiasi proficuo lavoro (cf. prod. n 6).
Per la Pubblica Amministrazione, infatti, la ricorrente era nelle condizioni di permanente inidoneità a svolgere qualsivoglia proficuo lavoro e quindi…. Non meritava neppure una risposta (cf. pagg 52 e 53 della trascrizione dell’udienza del 21/11/2001 teste Moglioni).
Va infine sottolineata “dulcis in fundo” la segnalazione fatta da parte della Commissione Medico Ospedaliera dell’Ospedale Militare della Spezia con lettera 30/9/2000 alla Motorizzazione Civile ed alle Prefetture della Spezia e di Isernia che la Dxx era affetta da malattia non compatibile con l’idoneità alla guida.
A seguito di ciò l’ufficio della Motorizzazione della Spezia disponeva
( cf. foglio 5634 del 6/10/2000) la revisione straordinaria della patente di guida.
In merito a tale circostanza i medici escussi come testi: dott. Di Lella, Mafera, Lezza e Gilioli hanno escluso che sia prassi corrente costante per la patologia da cui era affetta la Dxx all’epoca dei fatti che si inizi un procedimento per la revisione della patente. In particolare il teste Gilioli ha escluso la sussistenza di pericolosità sociale della Dxx ed ha detto che almeno il 10% degli italiani e forse anche di più assumono i farmaci prescritti alla ricorrente.
Per tutti questi fatti fin’ora esposti, per completezza va detto che la signora Dxx ha presentato alla Procura della Repubblica della Spezia varie denunce come risulta dalla documentazione in atti.
In particolare per quanto riguarda le irregolarità nella gestione della contabilità denunciata dalla Dxx ai suoi superiori con lettera del 4/2/99 (cf. prod.n.2) in sede penale il giudice Alessandro Ranaldi, pur non ritenendo il verificarsi di alcun reato ha rilevato tuttavia la sussistenza di una gestione disinvolta e non regolare evidenziando in questo modo la vericidità di quanto sostenuto dalla ricorrente nella lettera del 4/2/99.
Ritiene questo giudice che la signora Dxx sia stata vittima di un processo denigratorio della sua personalità morale attraverso le frasi ingiuriose quali risultano dalle testimonianze precedentemente indicate e i comportamenti così come sono stati descritti che risultano antigiuridici anche singolarmente considerati ed a maggior ragione se valutati nel loro insieme rendono evidente la volontà persecutoria in suo danno. Si tratta di condotte contrarie ai più elementari canoni di buona fede e correttezza contrattuale, scientemente realizzate per mortificare la lavoratrice dimostrando che ella conta così poco da non meritare neppure di essere informata su scelte che la riguardano direttamente.
La dimostrazione dell’esistenza di un collegamento tra i vari episodi denunciati dalla ricorrente e dianzi esposti è desumibile dalla decisione di irrogarle una sanzione disciplinare (a nulla conta se poi è stata annullata per motivi formali) laddove la lavoratrice si era legittimamente rivolta ai carabinieri per poter rendere la propria prestazione lavorativa che di fatto le veniva impedita; dall’invio a casa dei carabinieri per avere le chiavi del cassetto della sua scrivania creando allarme nei vicini di casa quando attorno alla figura della Dxx era già stato creato un clima di sospetto sulla sua onestà:
Inoltre dall’Istruttoria della causa sono emerse altre due circostanze che evidenziano un particolare accanimento nei confronti della Dxx: la ricorrente è stata ritenuta portatrice di malattia socialmente rilevante da parte della Commissione Medico Ospedaliera dell’Ospedale Militare della Spezia con invio agli uffici della Motorizzazione Civile e della prefettura delle province della Spezia e di Isernia affinché le venisse ritirata la patente di guida.
E’ la prima volta che questo giudice in 20 anni di lavoro vede un accanimento così pervicace nei confronti di una lavoratrice da parte di funzionari della pubblica amministrazione che si rifiutano anche di adempiere l’ordine del giudice “ di regolare con urgenza dal punto di vista economico la posizione della Dxx che dall’Ottobre 2000 non percepisce alcun emolumento”.
Alla luce delle considerazioni fin qui esposte deve quindi essere confermata, senza ombra di dubbio, la responsabilità civile dei funzionari civili e militari preposti alla direzione ed alla sorveglianza del Circolo Sottufficiali del Ministero della Difesa della Spezia per violazione dell’art. 2087 c.c. in relazione ai danni subiti dalla signora Dxx a causa delle condotte vessatorie realizzate nei suoi confronti.
Il fenomeno in esame non è stato ancora tipizzato legislativamente (ed a ciò si è appellato il Tribunale di Venezia nella sua sentenza del 26 aprile 2001 succitata per negare la configurabilità giuridica del mobbing e la sua risarcibilità), ma non può dirsi del tutto sconosciuto alle aule parlamentari, dato che sono stati presentati, sullo scorcio della passata Legislatura ed in quella attuale, diversi disegni e progetti di legge in argomento, tutt’ora pendenti; in ogni caso, è fatto notorio che il mobbing è oramai da tempo all’attenzione non solo della giurisprudenza e della dottrina, ma anche dell’opinione pubblica e del Parlamento in quanto una maggiore sensibilità datoriale a problemi del genere consentirebbe un indiscutibile vantaggio per tutti, compreso il datore di lavoro che eviterebbe cali di produttività della forza lavoro per lunghi
periodi determinati da situazioni di mobbing. Le forme depressive dovute al mobbing recano un danno socio-economico rilevante, quindi intervenire su questo problema non è solo necessario per ragioni etiche di giustizia e di correttezza nei rapporti umani, ma anche di opportunità economica, sia per il buon funzionamento dell’azienda, sia per minimizzare i costi sociali e sanitari.
Dalla documentazione amministrativa prodotta in atti e dall’istruttoria espletata emerge una chiara situazione conflittuale tra l’Amministrazione e la ricorrente in quanto la stessa, come è stato già detto, ha subito nell’ambiente di lavoro un clima di ostilità, provocazioni e vessazioni, permeato da una serie di velate minacce, piccole e sottili allusioni e maldicenze sul proprio conto e sul proprio operato, con una tensione costante e perdita di serenità sul posto di lavoro. Tali eventi le hanno procurato come concluso dalla CTU medica espletata, i danni che si vanno ad esaminare, non prima di precisare che la dott.ssa Benedetti, specialista in psichiatria, nonché collaboratrice del prof. Gian Battista Cassano di Pisa, esperto di chiara fama in campo psichiatrico, ha pienamente riconosciuto il nesso causale ed ha concluso il proprio elaborato peritale affermando: “dalle informazioni contenute nella documentazione prodotta, dai colloqui con la Dxx, e dall’esame psicodiagnostica, si configura l’esistenza di un Disturbo dell’Adattamento con ansia e umore depresso, di tipo cronico, secondo i criteri del DSM IV. Poiché per definizione tale disturbo non può superare la durata di sei mesi, si assume che la sintomatologia, che si protrae nel tempo ormai da svariati anni, avvenga in risposta ad un fattore cronico del DSM IV per il Disturbo Post-Traumatico da Stress di tipo cronico.
Pur considerando le oggettive difficoltà di valutazione delle alterazioni a carico della sfera psichica, e quindi della quantificazione del danno biologico di tipo psichico, considerato come “ violazione dell’integrità psicofisica della persona” (sentenza C.C.184/869, è ammissibile che gli antecedenti in ambito lavorativo abbiano agito sulla struttura temperamentale della Dxx in misura tale da produrre una sintomatologia di tipo ansioso-depressivo, che ha assunto caratteristiche di cronicità, persistendo lo stimolo negativo dovuto al perdurare anche al momento attuale delle note vicende lavorative e giudiziarie.
e dalle loro conseguenze sulla vita lavorativa e di relazione della Dxx risultano cadere tra l’1 e il 5%, qualora si consideri la diagnosi di disturbo dell’Adattamento con ansia e umore depresso, di tipo cronico, mentre sono del 21-25% nel caso si consideri la diagnosi di Disturbo post-Traumatico da Stress cronico, di gravità lieve/moderato. Secondo le tabelle di Brontolo e Marigliano, (1996) la quantificazione del danno risulta essere tra il 10 e il 15%.
In sede di discussione orale l’Avvocato dello Stato ha criticato la CTU dicendo che andavano fatte maggiori indagini sulla predisposizione della signora Dxx a disturbi di tipo psichico.
Va al riguardo precisato che nei chiarimenti del 25/10/04 la dott.ssa Benedetti dice “ che una parte consistente della varianza osservata nella vulnerabilità al disturbo post-traumatico da Stress è attribuibile a fattori genetici (Vanitallie 2002).
Anche nella prima relazione peritale l’indagine su una predisposizione della signora Dxx a tali patologie viene fatta dalla dott.ssa Benedetti che parla di tratti ossessivi di personalità ( e non di personalità intesa come disturbo) che sono presenti frequentemente nella popolazione generale e non sono necessariamente da considerarsi patologici. Essi consistono in caratteristiche di perfezionismo, scrupolo per la precisione, accentuata tendenza all’ordine, meticolosità, rigore in campo etico e religioso e così via (cf. Trattato Italiano di Psichiatria). Anche il dott. Moscatelli che effettua l’esame psicodiagnostica su incarico del CTU “ non rileva elementi significativi per un disturbo di personalità premorbosa, né dati anamnestici indicativi di un disturbo strutturale preesistente”.
Vi è in conclusione un concorso tra responsabilità contrattuale ed extra contrattuale che si risolve di fatto nel cumulo delle due azioni in quanto la responsabilità
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 Sentenza

 sentenza 
 art. 669
 provvedimento n. 
 art. 700
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