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Timestamp: 2016-10-28 13:59:03+00:00

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⭐REPUBBLICA ITALIANA. Corte dei conti. Sezione centrale di controllo. sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato
1 Deliberazione n. 20/2011/G REPUBBLICA ITALIANA Corte dei conti Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato I e II Collegio nell'adunanza e Camera di consiglio del 20 dicembre 2011 * * * Visto il testo unico delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con R.D. 12 luglio 1934, n. 1214; vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20; vista la legge 20 dicembre 1996, n. 639; visto il regolamento per l'organizzazione delle funzioni di controllo, approvato con deliberazione n. 14/2000 delle Sezioni Riunite in data 16 giugno 2000 e successive modificazioni; visto il programma di controllo per l'anno 2010, approvato con deliberazione della Sezione n. 25/2009/G depositata in Segreteria il 30 dicembre 2009 ed in particolare l'indagine rubricata sub III.3 della suddetta deliberazione concernente: "Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica "; vista la relazione con la quale il Consigliere Paolo Santomauro ha riferito sull'esito dell'indagine; vista l'ordinanza del 14 dicembre 2011, con la quale il Presidente della Sezione di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato ha convocato il I e II Collegio per l'adunanza del 20 dicembre 2011, ai fini della pronunzia, ai2 2 ai sensi dell'articolo 3, comma 4 della L. n. 20/1994, sulle attività di gestione in argomento; vista la nota n del 15 dicembre 2011, con la quale il Servizio adunanze della Segreteria della Sezione ha trasmesso la relazione alle Amministrazioni interessate e convocate le stesse per l'adunanza del 20 dicembre 2011; udito il Relatore; uditi per le Amministrazioni convocate: Il Dott. Marcello Arredi, direttore generale per le Politiche Abitative del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l Arch. Paolo Rosa e l Ing. Mario Nobile, dirigenti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; La Dott.ssa Anna Maria Carfora dirigente dell Ufficio centrale di bilancio presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; Il Dott. Giorgio Ottavio Graziosi Dirigente del Ministero Economia e Finanze, Dipartimento I Tesoro Dir. 8^. DELIBERA di approvare l'allegata relazione conclusiva dell'indagine con il titolo: Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica e Piano nazionale di edilizia abitativa ; ORDINA che la presente deliberazione e l'unita relazione - ai sensi e per gli effetti dell'art. 3, comma 6 della L. n. 20/94, modificato dall'art. 1, comma 172 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, nella parte che prescrive alle Amministrazioni controllate di comunicare alla Corte "entro sei mesi dalla data del ricevimento della relazione" le misure conseguenzialmente3 3 adottate, e dall'art. 3, comma 64, L. 24 dicembre 2007, n. 244/2007, il quale prescrive che le stesse Amministrazioni, ove ritengano di non ottemperare ai rilievi della Corte, adottino, entro un mese dalla data di ricezione del referto, apposito motivato provvedimento, sia trasmessa, a cura della Segreteria della Sezione: alla Presidenza del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati; alle Commissioni bilancio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati; alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, quale organo di coordinamento dell'attività amministrativa del Governo; alle Amministrazioni convocate per l'adunanza; che, ai sensi e per gli effetti dell'art. 41, R.D. 11 luglio 1934, n. 1214, copia della presente delibera e unita relazione sia trasmessa al competente Collegio delle Sezioni Riunite, affinché possa trarne deduzioni ai fini del referto al Parlamento sul Rendiconto Generale dello Stato anche in ordine alle modalità con le quali le Amministrazioni interessate si sono conformate alla vigente disciplina finanziaria e contabile. IL PRESIDENTE Giorgio CLEMENTE IL RELATORE Consigliere Paolo SANTOMAURO Depositata in Segreteria il 23 DIC Il DIRIGENTE: Dott.ssa Cesira Casalanguida4 Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato * * * * * Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica e Piano nazionale di edilizia abitativa Il Magistrato istruttore Cons. dott. Paolo Santomauro5 I I N D I C E Indice pag. I Sintesi 1 1. Oggetto e finalità dell indagine 3 2. Quadro normativo di riferimento Norme in materia di edilizia residenziale pubblica Competenze dello Stato e delle Regioni Normativa comunitaria 8 3. Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica Riduzione del disagio abitativo Finalità e risorse Piano nazionale di edilizia abitativa (Piano casa) Legge di previsione e DPCM di approvazione Legittimità costituzionale del Piano nazionale Articolo 11 del decreto-legge n. 112 / Articolo 13 del decreto-legge n. 112/ Linee di intervento del Piano Sistema integrato di fondi immobiliari. Edilizia privata sociale Interventi già del Programma straordinario di ERP di immediata fattibilità Accordi di programma Stato-Regioni Accordi di programma conclusi Gestione del Piano Disponibilità del capitolo Gestione e contabilità del capitolo Conclusioni e raccomandazioni. 43 Allegati 49 Elenco degli interventi del Piano casa ammessi al finanziamento 50 Elenco dei pagamenti 2011 sul capitolo 7440 del MIT 766 1 Sintesi Il presente referto illustra caratteristiche, finanziamenti e loro utilizzo, aspetti gestionali e realizzazioni del Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica previsto dall art. 21 del decreto-legge 1 ottobre 2007 n. 159 come convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007 n. 222 e del Piano nazionale di edilizia abitativa (c.d. Piano casa ) successivamente previsto dall art.11 del decreto-legge 25 giugno 2008 n.112, come convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008 n.133, che ha sostituito, ma con finalità più ampie, il precedente Programma straordinario. In relazione al ruolo dello Stato, delle Regioni e dei Comuni nella realizzazione degli interventi ipotizzati dai due suddetti progetti per incrementare l acquisizione e la disponibilità di alloggi per le categorie più bisognose e per far fronte al diffuso disagio abitativo, il referto dà preliminarmente conto delle attribuzioni, sul piano normativo ed amministrativo, spettanti allo Stato e agli enti territoriali in materia di edilizia residenziale pubblica (v. paragrafo 2), soffermandosi in particolare, in sede di illustrazione del Piano casa, sul riparto delle competenze Stato-Regioni in questa materia desumibile dalla Costituzione. Il Piano è stato infatti oggetto, sotto questo profilo, di non poche censure di incostituzionalità e di conseguenti decisioni della Corte costituzionale, che, a parte l annullamento di talune norme di minore rilevanza, ha tuttavia giudicato pienamente legittimo siffatto intervento legislativo dello Stato (v. paragrafo 4). Il Programma straordinario, pur essendo stato sin dall inizio dotato di un finanziamento complessivo di euro , suddiviso, poi (con Decreto interministeriale 18 dicembre 2007), in base a specifici parametri, tra le Regioni e le Province autonome e tra le singole realizzazioni immobiliari dalle stesse immediatamente attivabili non ha avuto alcuna concreta attuazione a seguito ed in concomitanza con la previsione del Piano casa. Quest ultimo, che è stato approvato con DPCM , è invece in corso di attuazione. Il referto analizza quindi in dettaglio (v. paragrafo 5), sotto l aspetto dei finanziamenti e delle realizzazioni, le sei linee di intervento in cui il Piano è stato articolato (articolo 1, lettere da a) ad f), del DPCM ), che sono divisibili in tre gruppi, riguardanti: 1) la costituzione di un Sistema integrato di fondi immobiliari (Sif), ai sensi della lettera a) del citato articolo 1 del DPCM , con la previsione di uno stanziamento massimo di 150 milioni; 2) interventi di competenza degli ex IACP e dei Comuni in attuazione di parte del precedente Programma straordinario, ai sensi della lettera f) dell articolo 1 del DPCM, con la previsione di uno stanziamento massimo di 200 milioni, poi esattamente determinato in ,83 euro, suddiviso tra le Regioni/Province autonome; 3) interventi realizzativi e di promozione della edilizia residenziale sociale da individuarsi con Accordi di programma tra Stato e Regioni/7 2 Province autonome, ai sensi delle lettere b), c), d) ed e), con uno stanziamento di euro, suddiviso anch esso tra le Regioni/Province autonome. Tutte le risorse previste per la realizzazione del Piano casa sono state trasferite sul capitolo 7440 del bilancio di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (v. paragrafo 6). Al termine dell analisi effettuata in merito a ciascun gruppo di interventi, si è posto in rilievo che la gran parte del tempo trascorso a decorrere dalle previsioni di legge concernenti il Piano casa, è stato impiegato principalmente in attività preliminari e propedeutiche rispetto alla sua concreta realizzazione in termini di acquisizione e disponibilità di alloggi per le categorie più disagiate nelle situazioni di più alta tensione abitativa; rispetto, cioè, allo scopo finale perseguito. Circa gli interventi di cui alla lettera a) si è evidenziato che il contratto per la gestione del Sistema integrato di fondi (Sif) con la Cassa Depositi e Prestiti Investimenti Società di gestione del risparmio S.p.A (CDP Investimenti Sgr Spa), aggiudicataria dell apposita gara, è stato sottoscritto solo nel novembre 2011, dopo più di tre anni dal D.L. n.112/2008 e dalla legge di conversione n. 133/2008. In ordine agli interventi, già facenti parte del Programma straordinario, di cui alla lettera f), si è rilevato che sono stati corrisposti contributi alle Regioni pari al 70,54% delle risorse disponibili, di ,83 euro. A proposito degli Accordi di programma di cui alle lettere b), c), d) ed e), si è fatto notare che, dopo una complessa fase preparatoria, n. 15 (relativi a n. 14 Regioni e alla Provincia di Trento) sono stati infine approvati con DPCM nel novembre 2011, consentendo di procedere all erogazione della prima quota dei finanziamenti. Si è tuttavia preso atto, a conclusione dell indagine (v. paragrafo 7), che le numerose ed impegnative attività preliminari rispetto alla realizzazione concreta degli interventi sono state prescritte dalle stesse disposizioni normative che hanno disciplinato il Piano casa, venendo perciò a costituire dei passaggi obbligati per l Amministrazione e quindi anche per il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, più direttamente competente. Si è perciò ritenuto di non poter attribuire i ritardi di attuazione a significative negligenze gestionali dell Amministrazione, ma, viste le carenze o la lentezza dei risultati, si è inteso esprimere un giudizio comunque non positivo sull efficacia, efficienza ed economicità della spesa pubblica che è stata destinata al Programma straordinario ed al Piano casa. In questa ottica, si è altresì osservato che acquistano uno specifico valore i rilievi critici formulati dallo stesso Ministero sulla lunghezza delle procedure poste in essere e sui possibili correttivi; nella consapevolezza, peraltro, da parte di questa Corte, che la materia, soprattutto con riguardo ai rapporti Stato - Regioni e all esercizio delle8 3 rispettive competenze, rientra nelle valutazioni politiche e di politica istituzionale proprie esclusivamente del Governo e del Parlamento. 1. Oggetto e finalità dell indagine. L indagine ha inteso verificare l entità, la destinazione e l utilizzo dei finanziamenti del Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica previsto dall art. 21 del D.L , n. 159, convertito con modificazioni dalla legge n. 222, e dal successivo Piano nazionale di edilizia abitativa (c.d. Piano casa) previsto, con effetti riduttivi del citato Programma straordinario ma con finalità molto più ampie, dall art. 11 del D.L n.112, convertito con modificazioni dalla legge n. 133; Piano poi approvato con DPCM in G.U. del n Il Programma straordinario non ha avuto concreta realizzazione; il Piano casa è invece in corso di attuazione. I menzionati provvedimenti hanno fatto parte di una strategia di politica residenziale impostata dal Parlamento e dal Governo per incrementare l offerta di alloggi a condizioni di convenienza per i soggetti meno in grado di procurarsi autonomamente un abitazione e per ridurre il disagio abitativo anche dal punto di vista della vivibilità dei contesti urbani. Questa strategia ha trovato espressione ed è stata disciplinata in dettaglio in numerosi atti amministrativi (DPCM e DM nonché Decreti direttoriali) che ne hanno ulteriormente definito obiettivi, finanziamenti e procedure. L analisi delle caratteristiche degli interventi di tale politica residenziale e dei risultati ottenuti richiede un illustrazione delle prescrizioni contenute nei suddetti atti, legislativi ed amministrativi, che si sono succeduti negli anni a partire dal 2007 e seguenti. Ma richiede anche, preliminarmente, insieme a cenni sulla legislazione precedente, un esame non sommario delle norme e della giurisprudenza costituzionali in base alle quali può essere individuato, nella materia dell edilizia residenziale pubblica, l ambito di competenza dello Stato, e quindi delle Amministrazioni centrali cui è rivolto il controllo sulla gestione esercitato da questa Sezione, in rapporto alle competenze delle Regioni e degli enti locali. Trattasi infatti di una materia in cui vengono a confluire, e ad intrecciarsi, interventi dello Stato, delle Regioni e dei Comuni. 2. Quadro normativo di riferimento. 2.1 Norme in materia di edilizia residenziale pubblica. Si fa menzione soltanto delle leggi più importanti che hanno costituito le tappe della regolamentazione del settore.9 4 Per edilizia residenziale pubblica (ERP) si intende quella realizzata, direttamente o indirettamente dallo Stato, per la creazione a costi ridotti di abitazioni da assegnare, a condizioni economiche particolarmente favorevoli, a cittadini con redditi bassi o che si trovino in condizioni economiche disagiate. L intervento pubblico in materia di edilizia residenziale ha portato a distinguere tra edilizia sovvenzionata, convenzionata ed agevolata: - per edilizia sovvenzionata si intende quella che fruisce di contributi diretti dello Stato finalizzati a creare abitazioni destinate in locazione ai cittadini che si trovino in condizioni economiche disagiate (le cosiddette case popolari ) e che dovrebbero ruotare man mano che gli assegnatari non rientrano più nei parametri reddituali; - per edilizia convenzionata si intende quella diretta far acquisire la proprietà della casa, per specifiche categorie di persone, attraverso prezzi di locazione o di acquisto successivo calmierati in base a convenzioni stipulate con i comuni. - per edilizia agevolata si intende quella finalizzata alla costruzione di alloggi da destinare a prima abitazione, realizzata da privati con finanziamenti messi a disposizione dallo Stato o dalle Regioni, a condizioni di particolare favore, e con contributi in conto interessi e a fondo perduto. L edilizia residenziale pubblica è stata sostenuta con numerose leggi che si sono susseguite nel tempo, a partire dal primo dopoguerra, con il Testo unico sull edilizia popolare ed economica del 1938 (R.D. 28 aprile 1938, n. 1165), in base al quale sono nati gli Istituti Autonomi Case Popolari (IACP). In materia di finanziamenti, con l entrata in vigore delle leggi n. 25/1980, n. 94/1982 e soprattutto della legge n. 457 del 5 agosto 1978 ( Norme per l edilizia residenziale nota come "Piano decennale") si modificò il sistema dei finanziamenti relativi all ERP che permise un intensificarsi dell'attività costruttiva degli IACP, alla quale si unì anche quella del recupero (novità assoluta per gli Istituti). In passato gli Istituti disponevano di fondi per le costruzioni in modo disorganico, senza pertanto essere in grado di effettuare una programmazione pluriennale. Con l avvento della legge n. 457/1978, gli IACP poterono contare su di un sistema di sovvenzioni, con evidente giovamento per l'efficienza degli interventi. 1 Alla fine degli anni ottanta e negli anni novanta vanno segnalati: il proseguimento del piano decennale (legge n.67/1988) ed il programma dell intervento pubblico nel settore dell edilizia residenziale di cui alla legge n.179/1992, più vasto rispetto alla legge 457/ Da molti anni l'evoluzione dei ricavi dai canoni è peraltro risultata sempre più fortemente squilibrata rispetto all'indice dei costi e del costo della vita. Ciò ha assicurato un'assistenza implicita a favore delle famiglie locatarie, ma ha di fatto sottratto risorse alla manutenzione ordinaria e straordinaria.10 5 Da sottolineare, poi, la legge n. 560/93, che consentendo la vendita di una cospicua parte del patrimonio immobiliare degli enti pubblici, costituì la base per un rilancio dell'edilizia residenziale pubblica, prevedendo espressamente il reinvestimento dei ricavi per l'incremento e la riqualificazione della stessa. Dal 1992 al 1995, utilizzando la legge n. 179/92, sono stati programmati vari piani di recupero urbano attraverso piani integrati con Comuni. A partire dal 1995 lo IACP si è trasformato in ente pubblico strumentale con personalità giuridica ed autonomia organizzativa e contabile assumendo in molti casi il carattere di Azienda 2. Le nuove aziende, economicamente autonome, superando un carattere prevalentemente semiassistenziale, sono diventati organismi in grado di perseguire il loro ruolo fondamentale per una più efficace politica della edilizia residenziale anche in assenza di sovvenzioni pubbliche. 2.2 Competenze dello Stato e delle Regioni. Si dà conto delle norme, costituzionali e di legislazione ordinaria, atte a descrivere l evoluzione verificatasi nel riparto delle competenze tra Stato e Regioni in materia di edilizia residenziale pubblica, in base al quale sono state decise in più occasioni questioni di legittimità costituzionale del Piano casa (v. oltre). L art. 117 della Costituzione, nel testo vigente prima della riforma del 2001 del Titolo V (legge costituzionale , n. 3), nell elencare le materie in cui le Regioni avevano competenze legislative (e amministrative), indicava anche l urbanistica e i lavori pubblici di interesse regionale. Se ne deduceva che la potestà legislativa poteva essere esercitata dalle Regioni anche in materia di edilizia residenziale pubblica, nella sua accezione più ampia, ma, ovviamente, entro la dimensione regionale degli interessi al cui soddisfacimento le relative attività sono rivolte (Corte Cost., sent. n. 221/75). L autonomia legislativa regionale doveva però necessariamente esplicarsi, ai sensi dell art. 117, nel rispetto dei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato : si trattava dunque, di una competenza concorrente. Sui principi fondamentali dello Stato cui le Regioni avrebbero dovuto attenersi nell esercizio della potestà legislativa ad esse attribuita non è stata emanata una disciplina generale relativa alla loro osservanza. Il sistema di riparto di competenze tra Stato e Regioni si è realizzato, in concreto, attraverso una serie di leggi che hanno 2 La Regione Veneto, per prima in Italia, ha provveduto a trasformare gli IACP in enti pubblici economici dotati di personalità giuridica e di autonomia organizzativa, patrimoniale e contabile, costituendo le Aziende territoriali per l edilizia residenziale (ATER) con un apposito provvedimento legislativo, la legge regionale n.10 del 9 marzo 1995, pubblicata sul B.U.R. n. 23 del 14 marzo In altri casi si è trattato di enti pubblici strumentali non economici: v. Aziende lombarde per l edilizia residenziale (l.r.10 giugno 1996, n., 13); Azienda Casa Romagna (l.r. n. 21 del 2001).11 6 contemplato, da un lato, l affidamento alle Regioni di funzioni amministrative sempre più ampie per effetto del principio del parallelismo delle funzioni amministrative con quelle legislative e, dall altro, l attribuzione allo Stato della formulazione di criteri generali, seppur limitatamente ad alcuni aspetti della materia, quali quelli relativi alle assegnazioni e alla fissazione dei canoni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e alle modalità di alienazione di tali alloggi. Le funzioni amministrative statali in materia di edilizia residenziale pubblica indicate all art. 4 della legge 22 ottobre 1971, n. 865 sono state, dapprima, delegate e, poi, con l art. 5 del DPR 30 dicembre 1972, n. 1036, trasferite, insieme ad ulteriori attribuzioni rispetto a quelle delegate, alle Regioni. Con il DPR 24 luglio 1977, n. 616 sono state poi trasferite alle Regioni ulteriori funzioni, e più precisamente quelle concernenti la programmazione regionale, la localizzazione, le attività di costruzione e gestione di interventi di edilizia residenziale pubblica e di edilizia sociale nonché le funzioni connesse alle relative procedure di finanziamento e le funzioni statali relative agli IACP (art. 93, comma 1). Il menzionato DPR 616/1977 ha anche trasferito ai Comuni le funzioni amministrative concernenti l assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica (art. 95), ma riservando allo Stato la determinazione dei criteri per le assegnazioni di tali alloggi e per la fissazione dei relativi canoni (art. 88, n. 13). A seguire, la legge 5 agosto 1978, n. 457 ha attribuito al CIPE il compito di determinare le linee di intervento nel settore dell edilizia residenziale e le risorse da destinarvi (art. 2). Con la sentenza n. 727/88 la Corte costituzionale, nel confermare l attribuzione alle Regioni di un ampia potestà legislativa nella materia di edilizia residenziale pubblica, chiarì che ciò non aveva fatto venir meno il potere dello Stato di stabilire, ai sensi dell allora vigente vecchio testo dell art. 117 Cost., i criteri generali per l assegnazione e per la fissazione dei canoni degli alloggi. 3 Una marcata novità nella ripartizione delle competenze Stato/Regioni è stata operata dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 con il quale le funzioni amministrative non espressamente indicate tra quelle mantenute allo Stato, sono state conferite alle Regioni (artt. 59, lett. a) e b) e 60, lett. e). Sono state tra l altro mantenute allo Stato le funzioni relative alla fissazione dei criteri per l assegnazione degli alloggi di 3 Negli stessi termini si era, in sostanza, pronunciata la Corte costituzionale allorché aveva considerato non ammissibile un intervento legislativo regionale in deroga o comunque di variazione ad un criterio fissato dalla legge statale sull alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (legge 24 dicembre 1993, n. 560), con riguardo alla riduzione del prezzo di vetustà degli immobili (art. 1, c. 10). Infatti, secondo la Corte, la competenza regionale non è preclusiva dell esigenza di una disciplina quadro che definisca i criteri fondamentali sulle modalità di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. E quello della riduzione del prezzo per vetustà è senza dubbio un punto fondamentale, soprattutto quando oggetto dell alienazione possono essere, oltre agli immobili acquisiti o realizzati con il contributo della regione, anche gli immobili acquisiti o realizzati con il contributo statale, nonché gli immobili degli Istituti autonomi case popolari, dei comuni e degli altri enti pubblici territoriali (sent. n. 486/95).12 7 edilizia residenziale destinati all assistenza abitativa, nonché alla determinazione dei relativi canoni e le funzioni e i compiti riguardanti la determinazione dei principi e delle finalità di carattere generale e unitario in materia di edilizia residenziale pubblica anche nel quadro degli obiettivi generali delle politiche sociali nonché quelli concernenti la definizione dei livelli minimi del servizio abitativo, nonché degli standard di qualità degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Da notare che nel ristretto nucleo di competenze mantenute allo Stato dall art. 59 del decreto n. 112 non compare più la funzione di programmazione nazionale dei finanziamenti dell edilizia residenziale pubblica, mentre al successivo art. 60, fra le funzioni conferite alle Regioni, viene indicata la programmazione delle risorse finanziarie destinate al settore (programmazione/localizzazione). Allo Stato sono rimasti, in sostanza, i compiti di determinazione di principi e finalità di carattere generale, di raccolta di informazioni, di impulso, di garanzia e di sostegno delle fasce economicamente più deboli. Le norme sopra ricordate sono state integrate dall art. 61 recante l insieme delle disposizioni finanziarie di dettaglio necessarie a rendere effettivo l accreditamento alle singole Regioni delle risorse finanziarie previste dalle numerose leggi che hanno disposto finanziamenti di interventi di edilizia residenziale pubblica. Con l entrata in vigore del nuovo titolo V della Costituzione, approvato con legge costituzionale n. 3/2001, si è verificato un radicale riassetto dei poteri legislativi tra Stato e Regioni. All art. 117, comma 1 sono indicate le materie di competenza esclusiva dello Stato, tra le quali, alla lettera m), la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Al comma 2 sono indicate le materie di legislazione concorrente (alla Regione spetta la potestà legislativa salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato), tra le quali il governo del territorio. Al comma 4 viene stabilito che qualunque altra materia spetta alla competenza legislativa regionale ( Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato ). È la c.d. competenza regionale residuale. In particolare, dunque, il novellato art. 117 Costituzione non indica l edilizia pubblica residenziale né tra le materie di legislazione esclusiva statale, né tra quelle di legislazione concorrente (ove figura, però, il c.d. governo del territorio ), con la conseguenza che le relative competenze ricadono nelle materie comprese nella legislazione c.d. residuale delle Regioni 4. 4 Con la precisazione, comunque, che rimangono al di fuori della potestà legislativa delle Regioni due aspetti invalicabili della potestà legislativa statale: quello relativo alla disciplina della tutela giurisdizionale, cioè del processo, e quello concernente la disciplina dei rapporti privatistici tra i privati, ancorché qui il limite può13 8 La scelta del legislatore, effettuata in sede di revisione costituzionale, non ha peraltro intaccato la ripartizione delle competenze già esistenti tra Stato e Regioni in materia di edilizia residenziale pubblica 5, ma ha piuttosto dato copertura costituzionale ad una situazione di competenze regionali già consolidata non solo nella legislazione ordinaria, ma anche nella giurisprudenza della Corte costituzionale (v. sentenze 8 luglio 1975 n. 221, 15 giugno 1976 n. 140, n. 727 del 1988 e n. 352 del 5 novembre 2001). In seguito al mutamento della disciplina costituzionale del riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni, la Corte (Corte cost. sent. n. 94/2007) ha distinto, nell edilizia pubblica residenziale, tre livelli normativi. Il primo, di competenza legislativa esclusiva statale ai sensi dell art. 117, 2 comma lett. m), riguarda la determinazione dell offerta minima di alloggi destinati a soddisfare le esigenze dei ceti meno abbienti. In tale contesto, laddove lo Stato eserciti le relative prerogative, si inserisce la fissazione di principi che valgano a garantire l uniformità dei criteri di assegnazione su tutto il territorio nazionale, secondo quanto prescritto dalla sentenza n. 486 del Il secondo e il terzo livello normativo, riguardanti competenze regionali, concorrenti e residuali, concernono, rispettivamente: a) la programmazione degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica (rientrante nella materia del governo del territorio ex art. 117, 3 comma della Costituzione (Corte cost. sent. n. 451/2006); b) la gestione del patrimonio immobiliare ERP di proprietà degli IACP o degli altri enti a questi succeduti per effetto della legislazione regionale (riconducibile alla legislazione residuale ex art. 117, 4 comma della Costituzione). 2.3 Normativa comunitaria. Quanto alla normativa comunitaria, si ricorda che, conformemente al principio di sussidiarietà, l'unione europea non è competente a legiferare in materia di edilizia abitativa; i programmi comunitari sostengono alcune politiche strategiche in questo settore, come i programmi di recupero urbano essere meno rigido purché la potestà legislativa regionale abbia una funzione meramente integratrice della disciplina statale (cfr. Corte cost. n. 352 del 2001; 441 del 1994 e 35 del 1992). La Corte ha tra l altro rilevato che la consistenza della materia non ha subito variazioni dipendenti da una classificazione costituzionale o da una diversa sistematizzazione legislativa di principio e confermato che l edilizia residenziale pubblica è una materia essenzialmente composita, articolata in tre fasi: la prima, propriamente urbanistica, avente carattere di presupposto rispetto alle altre; la seconda, di programmazione e realizzazione delle costruzioni, riconducibile alla materia dei lavori pubblici ; la terza, infine, attinente alla prestazione e gestione del servizio della casa (disciplina delle assegnazioni degli alloggi, in locazioni o in proprietà, ecc.) Si segnala inoltre che la decisione 2005/842/CE della Commissione europea, del 28 novembre 2005, ha stabilito le condizioni alle quali gli aiuti di Stato concessi sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico a determinate imprese incaricate della gestione di servizi d'interesse economico generale sono considerati compatibili con il mercato comune ed esentati dall'obbligo di notificazione di cui all'articolo 88, paragrafo 3, del trattato, purché siano rispettate le seguenti condizioni cumulative: in primo luogo,14 9 3. Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica. Il Programma straordinario, previsto dal D.L. 159/2007, come convertito dalla L. n. 222/2007, non ha avuto concreta attuazione ed è stato sostituito, con un ridimensionamento, dal Piano casa previsto dal D.L. n. 112/2008 come convertito dalla L. 133/2008, la cui attuazione è invece in corso. Si espongono in questo paragrafo le esigenze di riduzione del disagio abitativo per categorie sociali più svantaggiate che ne avevano consigliato l approvazione e le prime norme emanate per consentirne l avvio. 3.1 Riduzione del disagio abitativo A seguito della mancata conversione del decreto legge 29 settembre 2006, n. 261, volto a sospendere le procedure esecutive di sfratto, è stata emanata la legge 8 febbraio 2007, n. 9 rubricata Interventi per la riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali che ha previsto una serie di interventi, da programmare da parte delle Regioni su proposta degli enti locali, nel settore dell edilizia sovvenzionata e agevolata al fine di predisporre, tra l altro, un programma nazionale per la riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali (art. 4, comma 2 lett. c). In primo luogo è stata prevista la concertazione con le Regioni, alle quali è stato dato il compito di predisporre, su proposta dei comuni interessati dalla citata norma e sulla base del fabbisogno, un piano straordinario pluriennale per l edilizia sovvenzionata ed agevolata da inviare ai Ministeri delle infrastrutture, della solidarietà sociale e delle politiche della famiglia (art. 3 - c. 1). Accanto a tale piano straordinario, all art. 4 è stato previsto l avvio di un programma nazionale di edilizia residenziale pubblica da parte del Ministero delle infrastrutture, di concerto con altri Ministeri e d intesa con la Conferenza unificata 7, sulla 7 l'impresa beneficiaria deve essere stata effettivamente incaricata dell'adempimento di obblighi di servizio pubblico e detti obblighi devono essere definiti in modo chiaro. In secondo luogo, i parametri sulla base dei quali viene calcolata la compensazione devono essere previamente definiti in modo obiettivo e trasparente. In terzo luogo, la compensazione non può eccedere quanto necessario per coprire interamente o in parte i costi derivanti dall'adempimento degli obblighi di servizio pubblico, tenendo conto dei relativi introiti nonché di un margine di utile ragionevole. Infine, quando la scelta dell'impresa da incaricare dell'esecuzione di obblighi di servizio pubblico, nel caso specifico, non venga effettuata mediante una procedura di appalto pubblico che consenta di selezionare il candidato in grado di fornire tali servizi al costo minore per la collettività, il livello della necessaria compensazione deve essere determinato sulla base di un'analisi dei costi che dovrebbe sostenere un'impresa media, gestita in modo efficiente e dotata di adeguati mezzi di trasporto. La Conferenza unificata è stata istituita dal d. lgs. 28 agosto 1997, n. 281, che ne ha definito anche la composizione, i compiti e le modalità organizzative ed operative (articoli 8 e 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281). La Conferenza unificata, sede congiunta della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, opera al fine di: - favorire la cooperazione tra l'attività dello Stato e il sistema delle autonomie; - esaminare le materie e i compiti di comune interesse.15 10 base delle indicazioni emerse nel tavolo di concertazione generale sulle politiche abitative 8. Come stabilito dall art 3, comma 1, della citata Legge 9/2007, allo scopo di garantire il passaggio da casa a casa delle categorie sociali indicate all art. 1 e di ampliare l offerta di alloggi sociali in locazione per coloro che erano utilmente collocati nelle graduatorie approvate dai comuni di cui all art. 1, comma 1, è stato emanato il decreto legge 1 ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, che all art. 21 ha previsto l avvio di un Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica. 3.2 Finalità e risorse. L art. 21 del decreto-legge n.159/2007 ha finanziato, nei Comuni capoluoghi di provincia, nei Comuni con essi confinanti con popolazione superiore a abitanti e nei Comuni ad alta tensione abitativa di cui alla delibera CIPE n. 87 del 13/11/2003, nel 8 Il Tavolo di concertazione sulle politiche abitative, istituito dall'articolo 4 dalla legge n. 9 dell'8 febbraio 2007, ha predisposto un documento datato 16 maggio 2007 che costituisce una descrizione sintetica e per quanto possibile, esaustiva, delle tematiche affrontate nel corso dei lavori e che ha individuato alcune priorità di intervento per trovare soluzioni efficaci per la riduzione del disagio abitativo. Il Tavolo ha ritenuto che le questioni e i temi elencati nel documento debbano far parte - al fine di una rapida e concreta attuazione - di uno o più provvedimenti legislativi o regolamentari. Il Tavolo, in considerazione che la legge 8 febbraio 2007, n. 9, recante "Interventi per la riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali" ha rinviato al 15 ottobre 2007 la sospensione delle procedure esecutive di rilascio per finita locazione nei confronti di particolari categorie sociali disagiate, ha ritenuto necessario individuare azioni e misure prioritarie di intervento che potessero dare prime, seppure parziali, riposte all'emergenza abitativa presente nel nostro Paese anche ai fini di favorire il passaggio da casa a casa previsto dalla richiamata legge. Tra gli interventi da adottare, utilizzando le risorse finanziarie disponibili ai vari livelli, sono stati inseriti i seguenti: - utilizzazione delle risorse rese disponibili dal comma 1154 della legge finanziaria 2007, pari a 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, per la realizzazione dei piani straordinari predisposti dai comuni ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 9/2007 nonché per l'acquisto, il recupero e la locazione di alloggi da destinare al sistema dell'edilizia residenziale pubblica; - recupero e adattamento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica non assegnabile perché inadeguato sul piano della dimensione, dei servizi o degli impianti. Il recupero dovrebbe essere effettuato nell'arco di sei mesi facendo ricorso a meccanismi di accelerazione anche per quanto riguarda le procedure di appalto; - finanziamento dei programmi regionali e sperimentali immediatamente cantierabili tra cui " alloggi in affitto" e "Alloggi in affitto per gli anziani degli anni 2000" definanziati con il decreto cosiddetto"tagliaspese"; - consentire l'immediato utilizzo per edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata di quota parte del consistente patrimonio demaniale, soprattutto militare. La riconversione dei beni immobili di proprietà statale richiederà, per essere attuata, procedure speciali e accordi specifici tra Ministero della Difesa, Agenzia del demanio ed enti locali. Gli interventi realizzati dovrebbero favorire anche i processi di recupero e riqualificazione di parti significative di contesti urbani attualmente degradati; - aumentare la dotazione di alloggi sociali nelle Regioni del Sud utilizzando quota dello stanziamento di 50 milioni di euro ciascuno degli anni 2008 e 2009 per le "zone franche" di cui all' articolo 1, comma 340 della legge finanziaria 2007 e dal coinvolgimento delle risorse private. Questi fondi sono stati infatti destinati dalla legge a interventi di recupero urbano, di aree e quartieri degradati. Nel documento sono, poi, indicate le linee guida per la definizione del programma nazionale con l'indicazione: - degli obiettivi ed indirizzi di carattere generale per la programmazione regionale; - delle proposte per la normalizzazione del mercato immobiliare; - della individuazione di misure per la cooperazione istituzionale; - della stima delle risorse finanziarie per l'attuazione del programma nazionale. Vengono, per ultimo riportate le criticità con l'individuazione delle tematiche e delle questioni in relazione alle quali duranti i lavori del Tavolo sono state registrate posizioni differenziate sulle quali procedere ad ulteriori approfondimenti. E ciò anche in relazione alla necessità di conoscere le risorse che effettivamente potrebbero essere destinate al comparto dell'edilizia residenziale.16 11 limite di 550 milioni per il 2007, con una disponibilità poi precisamente quantificata in euro 9, il Programma straordinario, finalizzato: - prioritariamente al recupero e all adattamento funzionale di alloggi di proprietà degli ex IACP o dei Comuni non assegnati; - all acquisto o alla locazione di alloggi; - alla costruzione, eventualmente, di abitazioni; - a destinare gli alloggi di cui sopra prioritariamente a soggetti sottoposti a procedure esecutive di rilascio in possesso dei requisiti di disagio indicati all art.1 della legge 9/2007, che sospese tali procedure 10 ; - a soddisfare il fabbisogno alloggiativo, con particolare attenzione alle coppie a basso reddito, individuato dalle Regioni o Province autonome sulla base di elenchi di interventi prioritari e immediatamente realizzabili, con particolare riferimento a quelli ricompresi nei piani straordinari di cui al citato art. 3 della legge 9/2007 ed in relazione alle priorità definite nel tavolo di concertazione generale sulle politiche abitative. Il patrimonio alloggiativo da migliorare o da potenziare ai sensi del suddetto art.21 è stato poi individuato dalle Regioni e Provincia autonoma di Trento in elenchi di interventi prioritari e immediatamente realizzabili, da trasmettere entro 30 giorni dall entrata in vigore del decreto-legge, che sono stati richiesti nell ottobre 2007 dal Ministero delle infrastrutture e dallo stesso acquisiti. Con riferimento ai suddetti elenchi è stata quindi effettuata la ripartizione territoriale degli stanziamenti, sulla quale è stata raggiunta la necessaria intesa in sede di Conferenza unificata nelle sedute del 15 novembre 2007 e del 6 dicembre Ogni dettaglio del Programma straordinario in argomento è stato disciplinato con DI del Ministero delle infrastrutture di concerto con il Ministro della solidarietà sociale, recante: Individuazione degli interventi prioritari e immediatamente realizzabili e riparto della disponibilità finanziaria. Tale decreto interministeriale, pubblicato nella G.U. del , n. 14, ha disciplinato i seguenti aspetti: 9 10 Somma risultata dopo la sottrazione dai 550 milioni di cui all art.21, comma 3, del decreto-legge n. 159/2007 dei due seguenti fattori di spesa: 1) l 1% ( ) destinato alla costituzione ed al funzionamento dell Osservatorio nazionale e degli Osservatori regionali sulle politiche abitative; 2) l accantonamento dell 1 per mille ( ), necessario per la copertura degli oneri derivanti dalla convenzione con la Cassa depositi e prestiti da stipularsi per il possibile trasferimento tramite la Cassa degli stanziamenti da erogare ai comuni e agli Iacp. Lo schema della convenzione tra il MI e la CDP e stato allegato al DM La convenzione ha definito le modalità di erogazione delle risorse ai soggetti beneficiari individuati dal MI e la misura e modalità di remunerazione alla Cdp per il servizio di gestione. Tale remunerazione consiste in una commissione onnicomprensiva dello 0,1% dell importo delle erogazioni effettivamente corrisposte (ai sensi dell art.5 dello schema di convenzione). I requisiti indicati all art. 1 della L. 9/2007 sono: un reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a , essere o avere nel proprio nucleo familiare persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66%, purché non in possesso di altra abitazione adeguata al nucleo familiare nella regione di residenza o avere, nel proprio nucleo familiare, figli fiscalmente a carico.17 12 1) la ripartizione, contenuta nell allegato 1 del DI , tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano della disponibilità finanziaria complessiva, di euro , applicando le stesse quote di riparto percentuale stabilite dal decreto del Ministro delle infrastrutture del , pubblicato nella G.U. n.132 del , successivamente applicate nell attuazione del Piano casa (v. oltre); 2) la individuazione, sulla base degli elenchi trasmessi al Ministero, degli interventi prioritari e immediatamente realizzabili nei Comuni ove la domanda di alloggi sociali risultante dalle graduatorie è più alta, contenuta nell allegato 2 del DI Per ciascuno di essi sono stati indicati nel DI la localizzazione (es. Torino), il soggetto attuatore (es. Comune di Torino), il tipo di intervento (es. recupero, manutenzione, ristrutturazione, nuova costruzione, acquisto, locazione), il numero degli alloggi interessati e la relativa dotazione finanziaria ( importo ammesso ); 3) le modalità di erogazione dei finanziamenti per l attuazione degli interventi come sopra individuati, da trasferirsi direttamente ai Comuni ed agli ex IACP, ovvero, in tutto o in parte, alla Cassa depositi e prestiti, previa attivazione di apposita convenzione (citato art. 21, comma 3 del D.L. n. 159/2007). Erogazione da effettuarsi con decreto del Ministro delle infrastrutture, previo esame della documentazione ricevuta dall ente e di una verifica tecnica, in tempi e tranches diversi, a seconda che si tratti di acquisto, o di interventi di recupero e di nuova costruzione, o di locazione 11 ; 4) le modalità di utilizzo di eventuali ulteriori disponibilità derivanti da utili di gestione o da interessi maturati sulla gestione da parte della CDP delle somme da erogare ai soggetti beneficiari, in attuazione della apposita convenzione con la Cassa. Si riporta la tabella (allegato 1 del D.I ) della ripartizione per regioni e province autonome delle disponibilità di euro stabilite per il Programma straordinario. 11 L'art. 3 del DM del ha previsto le seguenti modalità di erogazione dei finanziamenti: a) acquisto di immobili: 50% all atto dell impegno giuridico all acquisto e restante 50% alla stipula del rogito notarile; b) interventi di recupero e di nuova costruzione: 30% all inizio dei lavori; 50% all avanzamento dei lavori al 60%; restante 20% all approvazione del collaudo e rilascio del certificato di agibilità; c) locazione: rate annuali anticipate del canone determinato ai sensi dell art.2, comma3 della legge n nei limiti massimi del contributo statale fissato per quel tipo di intervento.18 13 D.M , allegato 1. Ripartizione della disponibilità ( ,00 ) per il Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica di cui al D.L. 1 ottobre 2007, n. 159 (art. 21) TAB. 1 Regioni e Province autonome Coefficiente di riparto (%) Riparto Piemonte 8, ,82 Valle d'aosta 0, ,48 Lombardia 14, ,25 Trento 1, ,88 Bolzano ,55 Veneto 6, ,01 Friuli-Venezia Giulia 2, ,10 Liguria 3, ,95 -Romagna 5, ,86 Toscana 5, ,03 Umbria 1, ,84 Marche 1, ,68 Lazio 10, ,40 Abruzzo 2, ,45 Molise 0, ,43 Campania 10, ,93 Puglia 6, ,17 Basilicata 0, ,03 Calabria ,35 Sicilia 7, ,24 Sardegna 3, ,57 Totale ,0019 14 Al Programma straordinario si sono aggiunti, in materia di edilizia residenziale pubblica, due accadimenti normativi successivi di una certa rilevanza. Il primo riguarda le innovazioni apportate dall art. 2 commi 258 e 259 della legge 244/2007 (legge finanziaria 2008) che ha introdotto nell ordinamento urbanistico l edilizia residenziale pubblica come standard urbanistico in aggiunta alle aree necessarie per garantire gli standard urbanistici (DM 1444/1968). Il secondo è costituito dal decreto 22 aprile 2008 del Ministro delle infrastrutture che, ai sensi della legge n. 9/2007, ha definito l alloggio sociale come un'unità immobiliare adibita ad uso residenziale in locazione permanente che svolge la funzione di interesse generale, nella salvaguardia della coesione sociale, di ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati, che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato. L'alloggio sociale si configura come elemento essenziale del sistema di edilizia residenziale sociale costituito dall'insieme dei servizi abitativi finalizzati al soddisfacimento delle esigenze primarie. 12 Il Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica non ha peraltro avuto concreta attuazione anche se, sul finire del 2007, le risorse ad esso destinate ( euro) sono state trasferite dal Ministero dell economia al Ministero delle infrastrutture ed impegnate, come ha confermato il MIT, rettificando una precedente comunicazione 13. E poi intervenuto l art. 11, comma 12 bis del D.L. 25/6/2008 n.112, convertito con modificazioni dalla legge 6/8/2008 n. 133, che ha ridimensionato a 200 milioni la dotazione finanziaria dell originario Programma. 4. Piano nazionale di edilizia abitativa. 4.1 Legge di previsione e DPCM di approvazione. Il Piano è stato previsto dal decreto-legge n.112, ( Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria ), in particolare dall art.11, convertito con modificazioni nella legge n.133, con la finalità di garantire su tutto il territorio nazionale i livelli minimi essenziali del fabbisogno abitativo e con l obiettivo di superare in maniera organica e strutturale il disagio sociale ed il degrado urbano derivante dai fenomeni di alta tensione abitativa. 12 Successivamente, il decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, all art. 11, comma. 7, (relativo al Piano casa, v. oltre) ha precisato, ai fini degli interventi di cui al comma 3, lettera e), concernenti la realizzazione di programmi integrati di promozione di edilizia residenziale sociale, che l alloggio sociale, in quanto servizio economico generale, è identificato, ai fini dell esenzione dall obbligo della notifica degli aiuti di Stato, di cui agli art. 87 e 88 del Trattato che istituisce la Comunità europea, come parte essenziale e integrante della più complessiva offerta di edilizia residenziale sociale, che costituisce nel suo insieme servizio abitativo finalizzato al soddisfacimento di esigenze primarie. 13 Nota del M I, Abit. Div. 5, n del 18/10/2011 come rettificata con nota del 20/12/2011. Circa la esatta quantificazione delle risorse assegnate al Programma straordinario si fa rinvio al precedente paragrafo 3.2 e alla nota n. 9.20 15 L approvazione del Piano è avvenuta circa un anno dopo, superati contrasti con le Regioni in ordine ai finanziamenti, con DPCM del , pubblicato nella G.U. del n. 191, ed allo stesso allegato, come articolo 1. Il DPCM è stato emanato su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previa delibera del Cipe (adottata nella seduta del ) e d intesa con la Conferenza unificata Stato-Regioni-Province autonome (espressa in data ), al termine di una complessa procedura, indicativa della necessità della partecipazione di molteplici soggetti ed istanze alla sua formazione. Il Piano nazionale ha confermato solo in parte, come si è detto, il Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica, circoscrivendone l attuazione, ed il finanziamento, ad una serie ridotta di interventi (poi individuati con decreto del Ministro delle infrastrutture n. 892, in G.U. n.293 del ) ma ha allargato le linee e le aree delle possibili realizzazioni e delle relative risorse a campi diversi ed innovativi, con l ambizioso obiettivo di garantire una disponibilità minima del fabbisogno abitativo a favore di quanti non potrebbero provvedervi con le sole loro forze e di contribuire a far superare i problemi del degrado urbano e sociale che sono collegati alle situazioni di più alta tensione abitativa. Il Piano è articolato in sei linee di intervento (indicate alle lettere da a) ad f) dell art.1 del DPCM di approvazione; v. oltre) che, potenziandosi sinergicamente, hanno la finalità di venire incontro all intera platea dei soggetti cui è diretto l intervento pubblico in materia di politiche abitative. Per l attuazione del Piano nazionale e stato previsto uno specifico monitoraggio, che è stato affidato, ai sensi dell art.13 del DCPM, ad un Comitato composto da rappresentanti del Ministero dell economia e delle finanze, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, del Dipartimento per la programmazione economica e degli enti locali. Il Comitato è stato poi istituito con DM n Nei mesi iniziali del 2011 ha definito apposite schede di rilevazione per le diverse linee di intervento, da far compilare, con cadenza semestrale, dai soggetti attuatori e dalle Regioni, onde apprezzare tempestivamente, anche con sistemi informatizzati, eventuali scostamenti rispetto alla programmazione prevista negli interventi Legittimità costituzionale del Piano nazionale. Le prescrizioni sul Piano casa contenute nel decreto legge n. 112/2008 come convertito dalla legge n. 133/2008 in materia di competenze e di ambito degli interventi (art.11, comma 3) poi ulteriormente specificati, circa un anno dopo, nel DPCM di approvazione del Piano del (art.1), hanno dato luogo a numerose questioni di costituzionalità della 14 Nota del M.I n del 18/10/2011. Vedere altro
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 Articolo 13
 art. 21
 art.11
 articolo 1
 articolo 1
 art. 21
 art. 11
 art. 117
 art. 117
 art. 4
 art. 5
 sentenza 
 art. 117
 art. 59
 art. 60
 art. 61
 art. 117
 art. 117
 art. 117
 sentenza 
 art. 117
 art. 117
 art. 4
 art. 1
 art. 1
 art. 21
 art. 21
 articolo 1
 art.1
 art. 3
 art.21
 art.21
 art.5
 art. 1
 art. 21
 art.2
 art. 2
 art. 11
 art.11
 art. 11
 art. 87
 articolo 1
 art.1
 art.13
 art. 2
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