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Timestamp: 2018-10-16 19:31:54+00:00

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D. P.R. 19/03/1956, n. 303 | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : NN165
D. P.R. 19/03/1956, n. 303
G.U. Suppl. Ord. 30/04/1956, n. 105
Fatta eccezione per l'articolo 64, che rimane in vigore
- Avviso di rettifica in G.U. 11/06/1956, n. 142
- D. Leg.vo 15/08/1991, n. 277
- D. Leg.vo 19/09/1994, n. 626
- D. Leg.vo 19/03/1996, n. 242
- D. Leg.vo 02/02/2002, n. 25
- D. Leg.vo 19/08/2005, n. 187
- D. Leg.vo 10/04/2006, n. 195
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1. Le norme del presente decreto si applicano a tutte le attività alle quali sono addetti lavo
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1. Le norme del presente decreto non si applicano ai lavori a bordo delle navi mercantili e a bordo d
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Art. 3. - Definizione di lavoratore subordinato
1. Agli effetti dell'art. 1, per lavoratore subordinato si intende colui che fuori del proprio domici
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Art. 4. - Obblighi dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti
1. I datori di lavoro, dirigenti e i preposti che esercitano, dirigono o sovraintendano alle attività indicate all'art. 1, devono, nell'amb
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Art. 6. - Altezza, cubatura e superficie
N71. I limiti minimi per altezza, cubatura e superficie dei locali chiusi destinati o da destinarsi al lavoro nelle aziende industriali che occupano più di 5 lavoratori, e in ogni caso in quelle che eseguono le lavorazioni indicate nell'articolo 33, sono i seguenti:
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Art. 7. - Pavimenti, muri, soffitti, finestre e lucernari dei locali scale e marciapiedi mobili, banchina e rampe di carico
N81. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità della lavorazione, è vietato adibire a lavori continuativi i locali chiusi che non rispondono alle seguenti condizioni:
d) avere le superfici dei pavimenti, delle pareti, dei soffitti tali da poter esser
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Art. 8. - Locali sotterranei
1. É vietato adibire al lavoro locali chiusi sotterranei o semisotterranei.
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Art. 9. - Aerazione dei luoghi di lavoro chiusi
N81. Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che tenendo conto dei metodi di lavoro e de
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Art. 10. - Illuminazione naturale ed artificiale dei luoghi di lavoro
N81. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità delle lavorazioni e salvo che non si tratti di locali sotterranei, i lu
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Art. 11. - Temperature dei locali
N81. La temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all'organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici
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Art. 12. - Apparecchi di riscaldamento
1. Gli apparecchi a fuoco diretto destinati al riscaldamento dell'ambiente nei locali chiusi di lavor
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Art. 13. - Umidità
1. Nei locali chiusi di lavoro delle aziende industriali nei quali l'aria è soggetta ad inumid
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Art. 14. - Locali di riposo
N81. Quando la sicurezza e la salute dei lavoratori, segnatamente a causa del tipo di attività, lo richiedono, i lavoratori devono poter disporre di un locale di riposo facilmente accessibile.
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Art. 15. - Pulizia dei locali
1. Il datore di lavoro deve mantenere puliti i locali di lavoro, facendo eseguire la pulizia, per qua
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Art. 16. - Sistemazione dei terreni scoperti dipendenti dai locali di lavoro
1. I terreni scoperti costituenti una dipendenza dei locali di lavoro devono essere sistemati in modo
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Art. 17. - Depositi di immondizie, di rifiuti e di materiali insalubri
1. Nelle adiacenze dei locali di lavoro e delle loro dipendenze, il datore di lavoro non può t
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Art. 18. - Difesa dalle sostanze nocive
1. Ferme restando le norme di cui al R.D. 9 gennaio 1927, n. 147, e successive modificazioni, le materie prime non in corso di lavorazione, i prodotti ed i rifiuti che abbiano proprietà tossiche o caustiche, specialment
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Art. 19. - Separazione dei lavori nocivi
1. Ogni qualvolta è possibile, il datore di lavoro è tenuto ad effettuare, in luoghi se
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Art. 20. - Difesa dell'aria dagli inquinamenti con prodotti nocivi
1. Nei lavori in cui si svolgono gas o vapori irrespirabili o tossici od infiammabili, ed in quelli nei quali si sviluppano normalmente odori o fumi di qualunque specie, il datore di lavoro de
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Art. 21. - Difesa contro le polveri
1. Nei lavori che danno luogo normalmente alla formazione di polveri di qualunque specie, il datore di lavoro è tenuto ad adottare i provvedimenti atti ad impedirne o a ridurne, per quanto è possibile, lo sviluppo e la diffusione nell'ambiente di lavoro.
2. Le misure da adottare a tal fine devono tenere conto della natura delle polveri e della loro concentrazione nella a
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Art. 22. - Difesa dalle radiazioni nocive
1. Il datore di lavoro deve provvedere affinché i lavoratori esposti in modo continuativo a ra
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Art. 23. - Difesa contro le radiazioni ionizzanti
1. Nei procedimenti lavorativi che esigono l'impiego dei raggi X o di sostanze che emettono radiazioni ionizzanti, il datore di lavoro è tenut
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Art. 24. - Rumori e scuotimenti
N11 1. Nelle lavorazioni che producon
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Art. 25. - Lavori in ambienti sospetti di inquinamento
1. É vietato far entrare i lavoratori nei pozzi neri, nelle fogne, nei camini, come pure in fo
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Art. 26. - Mezzi personali di protezione
1. I mezzi personali di protezione forniti ai lavoratori, quando possano diventare veicoli di contagi
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Art. 27. - Pronto soccorso
1. Nelle aziende industriali, e in quelle commerciali che occupano più di 25 dipendenti, il da
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Art. 28. - Pacchetto di medicazione
1. Sono obbligate a tenere un pacchetto di medicazione le aziende industriali che non si trovino nell
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Art. 29.- Cassetta di pronto soccorso
1. Sono obbligate a tenere una cassetta di pronto soccorso:
a) le aziende industriali, che occupano fino a 5
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Art. 30. - Camera di medicazione
1. Sono obbligate a tenere la camera di medicazione le aziende industriali che occupano più di 5 dipendenti quando siano ubicate lontano dai posti pubblici permanenti di pronto soccorso e le attivit&agr
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Art. 31. - Decentramento del pronto soccorso
1. Nei complessi industriali, ove la distanza dei vari reparti di lavoro dal posto di pronto soccorso dell'azienda è tale da non garantire la necessaria tempestività delle cure, l'Ispettorato del lavoro pu&ograv
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Art. 32. - Personale sanitario
1. Nelle aziende che eseguono le lavorazioni indicate al successivo art. 33 deve essere affisso in lu
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Art. 33. - Visite mediche
1. Nelle lavorazioni industriali che espongono alla azione di sostanze tossiche o infettanti o che risultano comunque nocive, indicate nella tabella allegata al presente decreto, i lavoratori,
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1. I lavoratori occupati nella stessa azienda in lavorazioni diverse da quelle indicate nella tabella, quando es
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1. Il datore di lavoro può essere autorizzato dall'Ispettorato del lavoro a far eseguire le visite mediche period
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Art. 36. - Acqua
1. Nei luoghi di lavoro o nelle loro immediate vicinanze deve essere messa a disposizione dei lavorat
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Art. 37. - Docce
N71. Docce sufficienti e appropriate devono essere messe a dis
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Art. 39. - Gabinetti e lavabi
N71. I lavoratori devono disporre, in pro
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Art. 40. - Spogliatoi e armadi per il vestiario
N81. Locali appositamente destinati a spogliatoi devono essere messi a disposizione dei lavoratori quando questi devono indossare indumenti di lavoro specifici e quando per ragioni di salute o di decenza non si può loro chiedere di cambiarsi in altri locali.
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Art. 41. - Refettorio
1. Salvo quanto disposto dall'art. 43 per i lavori all'aperto, le aziende nelle quali più di 30 dipendenti rimangono nell'azienda durante gli intervalli di lavoro, per la refezione, e
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Art. 42. - Conservazione vivande e somministrazione bevande
1. Ai lavoratori deve essere dato il mezzo di conservare in adatti posti fissi le loro vivande, di ri
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Art. 43. - Locali di ricovero e di riposo
1. Nei lavori eseguiti normalmente all'aperto deve essere messo a disposizione dei lavoratori un loca
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Art. 44. - Dormitori stabili
1. I locali forniti dal datore di lavoro ai lavoratori per uso di dormitorio stabile devono possedere i requisiti di abitabilità prescritti per le case di abitazione della località ed avere l'arredamento necessario rispondente alle esigenze dell'igiene. Essi devono essere riscaldat
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Art. 45. - Dormitori di fortuna
1. Per i lavori in aperta campagna, lontano dalle abitazioni, quando i lavoratori debbano pernottare
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Art. 46. - Dormitori temporanei
1. Quando la durata dei lavori ecceda i limiti indicati dall'art. 45, il datore di lavoro deve provvedere ai dormitori mediante mezzi più idonei, quali baracche in legno od altre costruzioni equivalenti.
2. Le costruzioni per dormitorio devono rispondere alle seguenti condizioni:
a) gli ambienti
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Art. 47. - Pulizia delle installazioni igienico-assistenziali
1. Le installazioni e gli arredi destinati ai refettori, agli spogliatoi, ai bagni, alle latrine, ai
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Art. 48. - Notifiche all'Ispettorato del lavoro
1. Chi intende costruire, ampliare od adattare un edificio od un locale per adibirlo a lavorazioni industriali cui debbano presumibilmente essere addetti più di 3 operai, è tenuto a darne notizia all'Ispettorato del lavoro, mediante lettera raccomandata od in altro modo equipollente.
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Titolo III - Disposizioni relative alle aziende agricole
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Art. 49. - Aziende e lavori soggetti al presente titolo
1. Le disposizioni contenute nel presente titolo si applicano alle aziende in cui si compiono non sol
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Art. 50. - Abitazioni e dormitori
1. Ferme restando le disposizioni relative alle condizioni di abitabilità delle case rurali, contenute nel T.U. delle leggi sanitarie, approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265
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Art. 51. - Dormitori temporanei
1. Le costruzioni fisse o mobili, adibite ad uso di dormitorio dei lavoratori assunti per lavori stag
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Art. 52. - Acqua
1. Per la provvista, la conservazione e la distribuzione dell'acqua potabile ai lavoratori devono ess
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Art. 53. - Acquai e latrine
1. Le abitazioni stabili assegnate dal datore di lavoro ad ogni famiglia di lavoratori, devono essere provviste di ac
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Art. 54. - Stalle e concimaie
1. Le stalle non devono comunicare direttamente con i locali di abitazione o con i dormitori.
2. Quando le stalle siano situate sott
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Art. 55. - Locali sotterranei
É vietato eseguire in locali sotterranei o nelle stalle le lavorazioni di carattere industrial
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Art. 56. - Mezzi di pronto soccorso e di profilassi
1. Le aziende che occupano almeno cinque lavoratori, devono tenere il pacchetto di medicazione di cui
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1. Nelle attività concernenti il diserbamento, la distribuzione degli antiparassiti delle pian
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Art. 58. - Contravvenzioni commesse dai datori di lavoro e dai dirigenti
a) con l'arresto da tre mesi a sei mesi o con l'ammenda da lire tre milioni a lire otto milioni per l'inosservanza delle norme di cui agli articoli 4, lettera c); 6, commi 1 e 3; 7, commi 1, 2, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12 e 13; 8; 9, commi 1, 2 e 4; 10, commi 1, 2 e 3; 13; 18, primo, terzo e quarto comma
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Art. 59. - Contravvenzioni commesse dai preposti
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Art. 60. - Contravvenzioni commesse dai lavoratori
a) con l'arresto fino ad un mese o con l'ammenda da lire trecentomila a lire unmilionecinquecentomila per l'inosservanza delle norme di cui agli articoli 5 lettera d), 20 secondo comma, 21 terzo comma, 47 secondo comma; N17
b) con l'arr
Articolo 24 limitatamente al danno uditivo; Voce «rumori» nella Tabella allegata
Il provvedimento introduce nel D. Leg.vo 626/1994 il nuovo Titolo V-bis, con lo scopo di determinare i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall'esposizione al rumore durante il lavoro e in particolare per l'udito. Le disposizioni introdotte dal nuovo TItolo V-bis si applicano trascorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto in esame (14.6.2006), e quindi dal 14.12.2006. Per il settore della navigazione aerea e marittima invece, l'obbligo del rispetto dei valori limite di esposizione al rumore entra in vigore il 15 febbraio 2011.
A decorrere dal 14.6.2006 sono abrogate le disposizioni di cui al Capo IV del D. Leg.vo 277/1991, recante «Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell'art. 7 della legge 30 luglio 1990, n. 212», e, limitatamente al danno uditivo, non si applica l'art. 24 del DPR 303/1956, recante «Norme generali per l'igiene del lavoro»; la voce «rumori» nella Tabella allegata allo stesso DPR 303/1956 è soppressa.
Delib. G.R. Lombardia 16/03/2015, n. X/3284
Approvazione delle «Linee guida in ordine alle modalità per le autorizzazioni, ai sensi dell’art. 60 del dpr 11 luglio 1980 n. 753, alla riduzione delle distanze legali dalla linea ferroviaria in concessione» e definizione degli oneri istruttori per il rilascio delle autorizzazioni (L.r. 6/2012, art. 37, comma 13, lettera b) e comma 14).
Com.R. Lombardia 25/03/2003, n. 42
Linee guida per le misure di concentrazione di radon in aria di luoghi di lavoro sotterranei approvato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome.
Decreto Legislativo 626/94 e successive modifiche e integrazioni - D.M. 382/98 Sicurezza nei luoghi di lavoro - Indicazioni attuative.
Circ. P.G.R. Veneto 01/07/1997, n. 13
Revisione circolare regionale n. 38/87 "Criteri generali di valutazione dei nuovi insediamento produttivi e del terziario".
Circ. P.G.R. Piemonte 22/11/1994, n. 25/SAS
Circolare recante "Linee guida per l'applicazione del D.Lgs. 277/91 - Capo IV". (Esposizione dei lavoratori al rumore).
1. Infortuni sul lavoro - Norme di prevenzione - Destinatari - Anche l’imprenditore e il dirigente preposto oltre al responsabile del servizio di prevenzione
1. Tra i destinatari delle norme dettate in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro dal D.P.R. 1955/547, sono compresi, tra gli altri, il datore di lavoro ed il dirigente; e quest’ultimo non si sostituisce, di regola, alle mansioni dell’imprenditore, del quale condivide, secondo le loro reali incombenze, oneri e responsabilità in materia di sicurezza del lavoro: a meno che, da parte del titolare dell’impresa, sia avvenuta, non soltanto la nomina nel suddetto ruolo (di dirigente) di persona qualificata e capace, ma anche il trasferimento alla stessa di tutti i compiti di natura tecnica, con le più ampie facoltà di iniziativa e di organizzazione anche in materia di prevenzione degli infortuni, con il conseguente esonero, in caso di incidente, da responsabilità penale del datore di lavoro.
Sent. C. Cass. pen. 06/02/2001, n. 5037
1. Igiene del lavoro - Responsabilità del datore di lavoro - Vertice di organizzazione complessa - Responsabilità configurabile. 2. Igiene del lavoro - Responsabilità del datore di lavoro - Precauzioni minime possibili - Responsabilità per la loro omissione. 3. Igiene del lavoro - Responsabilità del datore di lavoro - Norme di prevenzione - Esonero per lavori all'aperto ex art. 21 D.P.R. 1956 n. 303 ma non per lavori a «cielo aperto».
1. Il vertice di una organizzazione complessa, nonostante i limiti di responsabilità derivanti dalla ripartizione interna di competenze ha comunque un obbligo di controllo e vigilanza in materia antinfortunistica quando venga a conoscenza di specifiche inadempienze o quando abbia comunque avuto ingerenza nella tutela dei lavoratori impartendo precisi ordini. (Nella fattispecie, è stato ritenuto che l'esistenza del responsabile dell'ufficio compartimentale e del medico di fabbrica non escludeva la responsabilità dell'organo di vertice delle Ferrovie della Stato per l'utilizzo di amianto e per i danni da esso prodotti, avendo quest'ultimo emanato apposite circolari a tutela della salute dei lavoratori senza però mai svolgere alcun controllo, anche sollecitando il competente organo tecnico ispettivo dell'Ente, sulla ottemperanza alle istruzioni impartite). 2. In tema di responsabilità per omissione di cautele doverose, l'esistenza del nesso di causalità e l'esigibilità della condotta non possono essere contestate sotto il profilo della differenza tra le conoscenze tecnico-scientifiche esistenti al momento del fatto e quelle, più vaste esistenti al momento del giudizio, allorché il comportamento dell'imputato sia stato di omissione anche di quelle precauzioni minime all'epoca sicuramente possibili. 3. La previsione dell'art. 21, comma 6, D.P.R 19 marzo 1956 n. 303 secondo cui per i lavori all'aperto è possibile l'esonero del datore di lavoro dagli obblighi di sicurezza previsti per il controllo delle polveri, non è applicabile alla diversa situazione delle lavorazioni effettuate a «cielo aperto». (Fattispecie relativa a lavorazioni all'interno di un capannone).
1. Infortunio sul lavoro - Infortunio in itinere - Pausa per pranzo - Rientro a casa con mezzo proprio nonostante la predisposizione di apposito capannone sul cantiere di lavoro - Infortunio non indennizzabile.
1. Non è configurabile la fattispecie dell'infortunio in itinere indennizzabile, attesa la mancanza del necessario collegamento tra l'attività lavorativa e l'evento infortunistico, nell'ipotesi in cui l'infortunio si sia verificato mentre il prestatore di lavoro, invece di trattenersi in cantiere nell'intervallo meridiano per il pranzo per consumare il pasto nell'apposito capannone prefabbricato, apprestato dal datore di lavoro ed attrezzato allo scopo con tavole e panche (secondo quanto prescritto dall'art. 43 D.P.R. 19 marzo 1956 n. 303), si recava con la propria auto dal luogo di lavoro alla propria abitazione durante l'intervallo suddetto.
Sent. C. Cass. pen. 08/01/1993, n. 525
1. Prevenzione infortuni - Misure preventive - Igiene sul lavoro - Responsabilità del datore di lavoro - Per colpa - Estremi. 2. Prevenzione infortuni - Macchinari - Utilizzazione di macchina inadeguata - Responsabilità del datore di lavoro - Per colpa - Configurabilità.
1. In materia di igiene del lavoro, l'art. 20 D.P.R. 19 marzo 1956 n. 303 impone di adottare i provvedimenti idonei «per quanto possibile», assecondando l'evoluzione della tecnica; la responsabilità penale per colpa sussiste allorché il datore di lavoro non adotti le tecnologie già disponibili sul mercato atte a prevenire l'inquinamento dell'ambiente di lavoro e pericoli o danni al personale addetto e la possibilità delle misure non è condizionata a fattori economici, né alla mera discrezionalità del datore di lavoro, ma alle reali esigenze di protezione ed alle effettiva possibilità di prevenzione offerte dagli strumenti tecnici. 2. Il difetto della macchina se è imputabile al fornitore (sotto il profilo civilistico) non esclude la responsabilità penale per colpa ai sensi del D.P.R. 19 marzo 1956 n. 303 in materia di igiene del lavoro a carico del datore di lavoro che utilizza una macchina inadeguata.
Sent. C. Cass. pen. 18/03/1992, n. 4488
1. Prevenzione infortuni - Misure di sicurezza - Lavorazioni rumorose - D.P.R. 1991 n. 277 - Natura rafforzativa del D.P.R. 1956 n. 303 - Principio della massima sicurezza possibile - Indice di riferimento. 2. Prevenzione infortuni - Misure di sicurezza - Lavorazioni rumorose - Rispetto dei c.d. valori limite - Insufficienza ex se - Obbligo di ridurre gli agenti nocivi - Adozione di misure ordinarie di diligenza - Necessità.
1. Il D.L.vo 15 agosto 1991 n. 277 integra e rafforza il D.P.R. 19 marzo 1956 n. 303 in materia di rumore,. infatti l'art. 42, 1° c. D.P.R. n. 277 cit. (sanzionato penalmente a carico dei datori di lavoro e dei dirigenti e perfino dei preposti dagli artt. 50 lett. a) e 51 lett. a) D.P.R. n. 277 suddetto) stabilisce il principio fondamentale secondo cui occorre «ridurre al minimo, in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, i rischi derivanti da esposizione al rumore mediante misure tecniche organizzativi e procedurali, concretamente attuabili, privilegiando gli interventi alla fonte»; il principio della massima sicurezza possibile già sancito nell'art. 24 D.P.R. 19 marzo 1956 n. 303, è ribadito dal legislatore con il D.P.R. 15 agosto 1991 n. 277, con riferimento non alle sole prescrizioni ed acquisizioni tecniche, ma anche ad altre misure «organizzative e procedurali». 2. Nel sistema della nuova normativa (D.P.R. 15 agosto 1991 n. 277) i cosiddetti valori limite, se da una parte introducono un elemento di maggiore certezza, dall'altra stabiliscono una precisa linea di demarcazione tra innocuo e nocivo, sicché il semplice rispetto di tali indicatori e delle disposizioni di segnalazione e controllo dei rischi, non pare sufficiente ad esimere da colpa gli imprenditori, tutte le volte che, pur avendo la concreta possibilità non solo economica di eliminare o ridurre gli agenti nocivi, siano rimasti inerti o si siano limitati ad adottare le semplici misure soggettive di prevenzione e la conferma di questa impostazione è data proprio dal principio, sanzionato penalmente, enunciato nell'art. 41, 1° c., D.P.R. 15 agosto 1991 n. 277 che rafforza l'art. 24 D.P.R. 19 marzo 1956 n. 303 nel caso in cui si enunci l'obbligo di ridurre al minimo i rischi da rumore, senza alcun accenno a valori limite, e quindi, anche nell'ipotesi in cui si rimanga al di sotto di tali limiti, ove si accerti in concreto la mancata adozione di misure ordinarie di diligenza.

References: Art. 3

Art. 4

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25

Art. 26

Art. 27

Art. 28

Art. 29

Art. 30

Art. 31

Art. 32
 art. 33

Art. 33

Art. 36

Art. 37

Art. 39

Art. 40

Art. 41

Art. 42

Art. 43

Art. 44

Art. 45

Art. 46

Art. 47

Art. 48

Art. 49

Art. 50

Art. 51

Art. 52

Art. 53

Art. 54

Art. 55

Art. 56

Art. 58

Art. 59

Art. 60

Articolo 24
 art. 37
 Cass. 
 art. 21
 Cass. 
 Cass.