Source: http://www.questionididirittodifamiglia.it/15410-2/
Timestamp: 2017-11-21 07:56:13+00:00

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La tutela della maternità è un diritto costituzionale che si evince dagli articoli 3 e 37. Quest’ultimo, in particolare, afferma che: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. […]”.
Questi protocolli sono documenti che promuovono, tra tutti gli operatori di giustizia, avvocati, magistrati e personale amministrativo, iniziative in relazione all’astensione dell’avvocata per il periodo corrispondente al congedo di maternità stabilito, ex art. 16 D.Lgs. n. 151/2001 e con figli fino a tre anni. Nel Protocollo di intesa, sottoscritto il 1 giugno 2011, da tutti gli Uffici Giudiziari e Amministrativi e le Istituzioni Forensi della Corte di Appello di Milano, ad esempio, è previsto il riconoscimento del periodo di congedo di maternità (due mesi antecedenti la data presunta del parto e tre mesi successivi) quale legittimo impedimento dell’avvocata a comparire in udienza, previa richiesta di rinvio, corredata della necessaria documentazione, da presentarsi tempestivamente all’Autorità procedente.
Anche la giurisprudenza, difatti, è intervenuta sul tema con posizioni oscillanti. Nel maggio 2013 la Corte d’Appello di Firenze ha annullato una sentenza di condanna del Tribunale di Pistoia per “violazione di assistenza dell’imputato” perchè l’avvocata in primo grado non poté presenziare ad una udienza avendo partorito 25 giorni prima e il Gup non ritenne sussistente il legittimo impedimento causato dalla gravidanza.
Mentre la Cassazione è sempre stata granitica nell’affermare il principio secondo cui: “è legittima la decisione del giudice di ritenere insussistente il legittimo impedimento del difensore ex art. 420-ter, comma quinto, codice di procedura penale qualora esso sia dovuto allo stato di gravidanza del difensore, in quanto il solo stato di gravidanza non può di per sé costituire, in assenza di specifiche attestazioni sanitarie indicative di pericolo derivante dall’espletamento delle attività ordinarie professionali, causa di legittimo impedimento” (Cass. Pen., sez. V, sentenza 14 febbraio 2007, n. 8129 e Cass. Pen., sez. V, sentenza 18 aprile 2013, n. 21262).
Per superare questo orientamento è stata presentata alla Camera e ora è stata assegnata alla Commissione Giustizia la proposta di legge PD a firma Rossomando, Amoddio, Censore e altri, n. AC4058 denominata “Modifica all’articolo 420 -er del codice di procedura penale in materia di legittimo impedimento dell’avvocata nel periodo di maternità”.
Tale progetto normativo propone l’aggiunta, all’articolo 420-ter del codice di procedura penale (recante: “impedimento a comparire dell’imputato e del difensore”), di alcuni commi che estendano la normativa al legittimo impedimento dell’avvocata al periodo di maternità nei due mesi antecedenti e nei mesi successivi al parto.
Dottoranda di ricerca in teoria del diritto e ordine giuridico ed economico europeo, Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro

References: art. 16
 sentenza 
 art. 420
 sentenza 
 Cass. 
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