Source: http://www.tribunale.forli.giustizia.it/index.asp?act=viewpost&categ=9_6&id_txt=270
Timestamp: 2020-05-25 07:25:13+00:00

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[28.12.2015] Trib. Forlì, Sentenza, 28/12/2015, est. Giraldi
In punto di diritto si osserva che allorquando la responsabilità medica venga invocata a titolo contrattuale, cioè sul presupposto che fra il paziente ed il medico e/o la struttura sanitaria sia intercorso un rapporto contrattuale (o da "contatto"), la distribuzione, inter partes, dell'onere probatorio riguardo al nesso causale deve tenere conto della circostanza che essendo la responsabilità fondata su un rapporto obbligatorio corrente fra le parti, è finalizzata a far valere un inadempimento oggettivo.
Ne consegue che, per il paziente/danneggiato, l'onere probatorio in ordine alla ricorrenza del nesso di causalità materiale si sostanzia nella prova che l'esecuzione della prestazione si è inserita nella serie causale che ha condotto all'evento di danno, rappresentato o dalla persistenza della patologia per cui era stata richiesta la prestazione, o dal suo aggravamento, fino ad esiti finali costituiti dall'insorgenza di una nuova patologia o dal decesso del paziente (cosi Cass. Sez. III, 12/09/2013, n.20904; conf. Sez. III, 18/07/2013, n. 17573).
Resta, invece, a carico dell'ente ospedaliero la prova che la prestazione professionale è stata eseguita in modo diligente e che gli esiti peggiorativi sono stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile (così Cass. Ss. Uu. nn. 577 581/2008; conforme la successiva Cass. n. 10743/2009).
Il concetto di infezione nosocomiale concerne le infezioni che si sviluppano nell’ambito delle cure prestate in ambito ospedaliero o di altra struttura assistenziale, non presenti o in incubazione al momento dell'ammissione nella struttura ospedaliera.
E’ evidente che rispetto alla difesa dall' infezione nosocomiale la profilassi è la più importante strategia e la Casa di cura non ha dimostrato un’adeguata messa a punto di ogni possibile strumento atto ad evitare l’insorgenza di infezioni.
Con riguardo alla rivalutazione delle somme liquidate a titolo di risarcimento del danno si rileva che per l’ invalidità permanente parziale, quando questa sia successiva ad un periodo di invalidità temporanea liquidata separatamente, essa decorre dal momento della cessazione dell'invalidità temporanea e non dal giorno dell'evento dannoso. Di conseguenza la data di riferimento per tale calcolo va fatta non alla data del fatto lesivo, ma da quella in cui è terminata, l’ invalidità temporanea.
Deve in ogni caso, ai sensi dell'art. 10, comma 7, T.U. 1124/65, essere detratta dall’importo liquidato la somma di € 15.106.36 , corrispondente a quanto già indennizzato all’attore dall’ Inail .
Per quanto riguarda le deduzioni della compagnia assicurativa sulla inoperatività della polizza per essere operante la clausola “ a secondo rischio” si osserva che come tutte le assicurazioni contro i danni, anche l'assicurazione di responsabilità civile può essere stipulata per conto proprio o per conto altrui (art. 1891 c.c.).
Come osservato dalla Suprema Corte ( Cass 2015/ 4936 ) “L'assicurazione di responsabilità civile stipulata per conto proprio copre il rischio di impoverimento del contraente; quella per conto altrui copre il rischio di impoverimento di persone diverse dal contraente, a prescindere dal fatto che quest'ultimo debba rispondere del loro operato.
La distinzione tra assicurazione per conto proprio e per conto altrui si fonda sulla sussistenza o meno, in capo al medesimo soggetto, della qualità di contraente e di assicurato. Si ha assicurazione "per conto altrui" ex art. 1891 c.c. quando il contraente non è il titolare dell'interesse esposto al rischio, ai sensi dell'art. 1904 c.c., mentre si ha assicurazione per conto proprio quando il contraente della polizza è altresì titolare dell'interesse assicurato.
Nel primo caso (assicurazione della r.c. per fatto proprio) l'assicuratore copre il rischio di impoverimento derivante da una condotta tenuta personalmente dall'assicurato; nel secondo caso (assicurazione della r.c. per fatto altrui) l'assicuratore copre il rischio di impoverimento dell'assicurato derivante da fatti commessi da persone del cui operato quello debba rispondere.
L'assicurazione della responsabilità civile si dirà dunque per conto proprio od altrui a seconda di quale sia l'interesse assicurato; si dirà invece per fatto proprio o per fatto altrui a seconda di quale sia il rischio assicurato.
E' dunque possibile stipulare:
(b) una assicurazione della responsabilità altrui (sia per fatto dell'assicurato, che per fatto di persone del cui operato l'assicurato debba rispondere)”.
Si tratta , dunque, di un'assicurazione per conto proprio estesa anche alla responsabilità civile derivante all’Assicurato quando il danno sia causato da azione colposa o dolosa dei collaboratori ( art. 4) e alla responsabilità civile professionale gravante su tutto il personale medico .
Nel contratto di assicurazione della propria responsabilità civile stipulato da un ospedale (assicurazione per conto proprio), la clausola la quale preveda che la copertura assicurativa "operi in eccesso rispetto alle assicurazioni personali dei medici" ivi operanti va interpretata nel senso che, ferma restando la copertura a primo rischio della responsabilità dell'ospedale, la medesima polizza copra altresì a secondo rischio la responsabilità personale dei medici, secondo lo schema dell'assicurazione per conto altrui ( Cass 2015/4936)
L’assicurazione va pertanto condannata a tenere indenne la Casa di Cura di tutte le somme che quest'ultima dovrà pagare all’attore, in esecuzione della sentenza impugnata oltre che le spese legali.
L'obbligo indennitario dell’assicurazione dovrà essere calcolato al netto della franchigia contrattualmente prevista di Euro 10.000,00 .
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References: Cass. Sez. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1891
 art. 4
 sentenza