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Introduzione alla STORIA DEL PENSIERO POLITICO Docente Simona Gregori
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Introduzione alla STORIA DEL PENSIERO POLITICO Docente Simona GregoriLezione n. 1 I SEMESTRE A.A Facoltà di Scienze Politiche
STORIA COSTITUZIONALEL’oggetto di studio Pensatori Il rapporto tra le loro costruzioni intellettuali e il contesto politico: modelli di concettualizzazione di relazioni tra gli Stati
Niccolò Machiavelli, I Discorsi, I, Introd.[…] quanto io veggo nelle diferenzie che intra cittadini civilmente nascano, o nelle malattie nelle quali li uomini incorrono, essersi sempre ricorso a quelli iudizii o a quelli remedii che dagli antichi sono stati iudicati o ordinati: perché le leggi civili non sono altro che sentenze date dagli antiqui iureconsulti, le quali, ridutte in ordine, a' presenti nostri iureconsulti iudicare insegnano. Né ancora la medicina è altro che esperienze fatte dagli antiqui medici, sopra le quali fondano e' medici presenti e' loro iudizii. Nondimanco, nello ordinare le republiche, nel mantenere li stati, nel governare e' regni, nello ordinare la milizia ed amministrare la guerra, nel iudicare e' sudditi, nello accrescere l'imperio, non si truova principe né republica che agli esempli delli antiqui ricorra.
Niccolò Machiavelli, I Discorsi, I, Introd.Donde nasce che infiniti che le leggono, pigliono piacere di udire quella varietà degli accidenti che in esse si contengono, sanza pensare altrimenti di imitarle, iudicando la imitazione non solo difficile ma impossibile; come se il cielo, il sole, li elementi, li uomini, fussino variati di moto, di ordine e di potenza, da quello che gli erono antiquamente. Volendo, pertanto, trarre li uomini di questo errore, ho giudicato necessario scrivere, sopra tutti quelli libri di Tito Livio che dalla malignità de' tempi non ci sono stati intercetti, quello che io, secondo le cognizione delle antique e moderne cose, iudicherò essere necessario per maggiore intelligenzia di essi, a ciò che coloro che leggeranno queste mia declarazioni, possino più facilmente trarne quella utilità per la quale si debbe cercare la cognizione delle istorie. […]
Niccolò Machiavelli, I Discorsi, I, 2Volendo, adunque, discorrere quali furono li ordini della città di Roma, e quali accidenti alla sua perfezione la condussero; dico come alcuni che hanno scritto delle republiche dicono essere in quelle uno de' tre stati, chiamati da loro Principato, Ottimati, e Popolare, e come coloro che ordinano una città, debbono volgersi ad uno di questi, secondo pare loro più a proposito. Alcuni altri, e, secondo la opinione di molti, più savi, hanno opinione che siano di sei ragioni governi: delli quali tre ne siano pessimi tre altri siano buoni in loro medesimi, ma sì facili a corrompersi, che vengono ancora essi a essere perniziosi.
Niccolò Machiavelli, I Discorsi, I, 2Quelli che sono buoni, sono e' soprascritti tre: quelli che sono rei, sono tre altri, i quali da questi tre dipendano; e ciascuno d'essi è in modo simile a quello che gli è propinquo, che facilmente saltano dall'uno all'altro: perché il Principato facilmente diventa tirannico; gli Ottimati con facilità diventano stato di pochi; il Popolare sanza difficultà in licenzioso si converte. Talmente che, se uno ordinatore di republica ordina in una città uno di quelli tre stati, ve lo ordina per poco tempo; perché nessuno rimedio può farvi, a fare che non sdruccioli nel suo contrario, per la similitudine che ha in questo caso la virtute ed il vizio.
Niccolò Machiavelli, I Discorsi, I, 2
Niccolò Machiavelli, Il Principe, XXV…Nondimanco, perché il nostro libero arbitrio non sia spento, judico potere essere vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam lei ne lasci governare l’altra metà, o presso, a noi
Introduzione alla STORIA DEL PENSIERO POLITICO Docente Simona GregoriLezione n. 2 I SEMESTRE A.A Facoltà di Scienze Politiche 26
J. Bodin, I sei libri dello Stato:Autolimitazioni Quelli che affermano in generale che i principi non sono soggetti alle leggi e nemmeno ai loro patti, se non eccettuano le leggi di Dio e della natura, e le giuste convenzioni e i trattati fatti con i sudditi, offendono Dio e la natura
Introduzione alla STORIA DEL PENSIERO POLITICO Docente Simona GregoriLezione n. 3 I SEMESTRE A.A Facoltà di Scienze Politiche 44
Gines de Sepulveda: Democrate secondo, ovvero delle giuste cause di guerra, I, § 9«se è diritto e destino che i migliori e più prestanti (per natura, costumi e leggi) comandino ai peggiori, capisci senza dubbio Leopoldo , se hai conosciuto costumi e natura di entrambe le genti, come con buon diritto degli Spagnoli comandino ai barbari dell’Orbe Nuovo e delle isole adiacenti, i quali per prudenza, ingegno, virtù ed umanità, sono tanto grandemente superati dagli Spagnoli […]»
Gines de Sepulveda: Democrate secondo, I, § 10« Confronta ora con la prudenza di questi uomini, con l’ingegno, la grandezza d’animo, la temperanza, l’umanità e religione, quegli omuncoli nei quali a stento potresti trovare vestigia d’umanità, che non solo non hanno alcuna dottrina, ma nemmeno fanno uso della scrittura, né la conoscono, che non hanno alcuna memoria della storia passata, al di fuori, di quella tenue ed oscura di cose di poco conto consegnata a certe pitture, non hanno leggi scritte ma certi istituti e costumi barbari»
Gines de Sepulveda: Democrate secondo, I, § 10.2« Il fatto che non pochi di loro sembrino ingegnosi per qualche artificio non è un argomento del possesso di una più umana prudenza, dato che alcune bestiole le vediamo fabbricare certe opere, come le api e i ragni, che nessuna industria umana saprebbe sufficientemente imitare[…]»
Gines de Sepulveda: Democrate secondo, I, § 11«Come dubitare che queste genti, tanto incolte, barbare, contaminate da nefandi sacrifici e da empie religioni, siano state ridotte in servitù con buon diritto e con grande utilità degli stessi barbari dall’ottimo, pio, giustissimo re, quale fu Ferdinando e ora è Carlo Cesare, e da una nazione pia, umanissima ed eccellente in ogni genere di virtù?»
Francisco de Vitoria: De Indis(1539)«E’ contro il diritto naturale che l’uomo tratti da nemico un altro uomo senza una ragione. …Ogni animale ama il suo simile (Eccl. 13, 19). Così, sembra essere conforme al diritto naturale l’amicizia nei confronti di tutti gli uomini, ed essere invece contro natura evitare il contatto (consortium) con uomini inoffensivi»
Francisco de Vitoria: De Indis(1539)«si chiama diritto delle genti quello che la ragione naturale stabilì tra le genti» «prima dell’arrivo degli Spagnoli gli Indios erano veri padroni, pubblicamente e privatamente».
Francisco de Vitoria: De Indis(1539)«L’intero mondo, che in un certo senso è una repubblica, ha il potere di emanare leggi giuste e convenienti per tutti, che costituiscono il diritto delle genti. Da ciò consegue che coloro che infrangono il diritto delle genti, sia in pace che in guerra, commettono crimini mortali, almeno nel caso delle più gravi trasgressioni come violare l’immunità degli ambasciatori. Nessun regno può scegliere di ignorare questo diritto delle genti, perché esso ha la sanzione del mondo intero (totius orbis authoritate).»
Francisco de Vitoria: De Indis(1539)«Certo molte cose sembrano procedere dal diritto delle genti, che derivando in gran parte dal diritto naturale, ha una forza manifesta per stabilire diritti e obblighi. E anche se non sempre lo si fa derivare dal diritto naturale, sembra che basti il consenso della maggior parte del mondo, specialmente se esso è ordinato al bene comune di tutti. Se, infatti, dopo i primi tempi della creazione del mondo, o della restaurazione dopo il diluvio, la maggior parte degli uomini stabilì che gli ambasciatori fossero comuni, che i prigionieri di guerra fossero schiavi, e che conveniva che gli stranieri non fossero espulsi, allora tutto ciò aveva certamente forza di legge»
Francisco de Vitoria: De Indis(1539)I diritti naturali dei popoli: Ius communicationis: il diritto naturale di socievolezza e comunicazione; Ius peregrinandi et degendi: il diritto naturale di circolare e viaggiare; Ius commercii: il diritto di commerciare con gli altri popoli; Ius occupationis: il diritto di appropriarsi delle cose inutilizzate; Ius migrandi: il diritto di trasferirsi in altri paesi e di acquisirne la cittadinanza;
Francisco de Vitoria: De Indis(1539)Ius praedicandi et annunciandi Evangelium: il diritto naturale di predicare il Vangelo; il diritto-dovere di correctio fraterna degli indigeni; il diritto-dovere di proteggere i convertiti dai loro signori; il diritto di difendere i propri diritti anche con la guerra;
Francisco de Vitoria De IndisSe gli indios volessero impedire agli spagnoli l’esercizio del diritto delle genti, come il commercio e le altre cose dette, gli spagnoli devono dapprima con motivazioni e persuasione evitare lo scandalo, e mostrare con ogni mezzo che non vengono a recare loro danno, ma vogliono amichevolmente risiedere nella loro terra e percorrerla senza causare loro danno alcuno. Devono mostrarlo non soltanto con le parole, ma anche con i fatti (…). Nondimeno, se dopo le ragioni date loro, gli indios non volessero cedere, e ricorressero alla violenza, gli spagnoli potrebbero difendersi e prendere ogni precauzione necessaria alla loro sicurezza, poiché è lecito respingere la forza con la forza. E non solo questo: essi possono anche costruire fortificazioni e difese, se in altro modo non è possibile essere sicuri; se patissero poi ingiuria, possono con l’autorità del sovrano vendicarla per mezzo della guerra, e avanzare gli altri diritti della guerra Facoltà di Scienze Politiche 55
Francisco de Vitoria: De Indis(1539)«L’amicizia fra gli uomini sembra esser di diritto naturale,ed essere invece contro natura impedire la comunicazione tra gli esseri umani che non causano alcun danno. […] è contro il diritto naturale che l’uomo tratti da nemico un altro uomo senza una ragione. Poiché l’uomo non è lupo per l’altro uomo[…].»
U. Grozio: Il diritto della guerra e della pace Prolegomeni, 1625, § 6 -8Tra le caratteristiche specifiche dell’uomo «vi è la ricerca della vita sociale, ossia di una vita in comune – ma non qualsiasi, bensì pacifica e ordinata secondo la norma della propria ragione- con gli esseri della sua specie.[…] Questa attività, conforme alla ragione umana, rivolta a conservare la società […]è la fonte del diritto propriamente detto: il quale comprende dall’astenersi dalle cose altrui, la restituzione dei beni altrui e del lucro da essi derivato, l’obbligo di mantenere le promesse, il risarcimento del danno arrecato per colpa propria, e il poter essere soggetto a pene tra gli uomini»
U. Grozio: Il diritto della guerra e della pace Prolegomeni, 1625, § 11Tale diritto «sussisterebbe in qualche modo ugualmente anche se ammettessimo- cosa che non si può fare senza empietà gravissima- che Dio non esistesse o che Egli non si occupasse dell’umanità».
STORIA DEL PENSIERO POLITICO Docente Simona GregoriLezione n. 4 I SEMESTRE A.A Facoltà di Scienze Politiche 60
Thomas Hobbes, De Cive La filosofia civile è strettamente legata alla filosofia morale, dalla quale tuttavia può essere staccata: infatti, le cause dei movimenti della mente possono conoscersi non soltanto con il ragionamento, ma anche con l’esperienza attraverso la quale ciascuno osserva i propri movimenti. E perciò, quelli che con metodo sintetico, partendo dai principi primi della filosofia, siano giunti alla scienza delle passioni e dei turbamenti dell’animo, procedendo per la stessa strada, arriveranno alle cause necessarie della costituzione delle comunità e conseguiranno la scienza del diritto naturale e dei doveri civili, nonché dei diritti che si devono alla comunità in ogni genere di comunità, e di tutto il resto che spetta alla filosofia civile…
Thomas Hobbes, De Cive …per il fatto che i principi della politica derivano dalla conoscenza dei movimenti della mente, mentre la conoscenza dei movimenti della mente deriva dalla scienza dei sensi e dei pensieri; ma anche quelli che non hanno imparato la parte della filosofia precedente, cioè la geometria e la fisica, possono tuttavia giungere ai principi della filosofia civile con il metodo analitico.
L’albero hobbesiano della conoscenzaGeometria (legge matematica del movimento dei corpi) Fisica (analizza i corpi naturali applicando i principi della geometria) Etica (scienza degli ingranaggi che studia i principi sulla cui base l’uomo agisce) Politica (analisi dello Stato sulla base delle regole matematiche che collegano tra loro i singoli ingranaggi)
Thomas Hobbes, LeviatanoPer il fatto che la condizione dell’uomo (…) è una condizione di guerra di ogni uomo contro ogni altro uomo, e, in questo caso, ognuno è governato dalla propria ragione e non c’è niente di cui egli può far uso che non possa essergli di aiuto nel preservare la sua vita contro i suoi nemici, ne segue che in una tale condizione ogni uomo ha diritto ad ogni cosa, anche al corpo di un altro uomo. Perciò, finché dura questo diritto naturale di ogni uomo ad ogni cosa, non ci può essere sicurezza per alcuno (per quanto forte o saggio egli sia) di vivere per tutto il tempo che la natura ordinariamente concede agli uomini di vivere. Per conseguenza è un precetto o regola generale della ragione, che ogni uomo debba sforzarsi alla pace, per quanto abbia speranza di ottenerla, e quando non possa ottenerla, cerchi e usi tutti gli aiuti e i vantaggi della guerra
T. Hobbes Leviathan, I, XII:Durante il tempo in cui gli uomini vivono senza un potere comune che li tenga tutti in soggezione, essi si trovano in quella condizione che è chiamata guerra e tale guerra è quella di ogni uomo contro ogni altro uomo. La guerra, infatti, non consiste solo nella battaglia o nell’atto del combattere, ma in un tratto di tempo, in cui è sufficientemente conosciuta la volontà di contendere in battaglia. (…) Infatti, come la natura delle condizioni atmosferiche cattive non sta solo in un rovescio o due di pioggia, ma in una inclinazione a ciò di parecchi giorni insieme, così la natura della guerra non consiste nel combattimento effettivo, ma nella disposizione verso di esso che sia conosciuta e in cui, durante tutto il tempo, non si dia assicurazione del contrario. Ogni altro tempo è pace… Facoltà di Scienze Politiche 81
T. Hobbes Leviathan, I, XIII:… Perciò tutto ciò che è conseguente al tempo di guerra in cui ogni uomo è nemico ad ogni uomo, è anche conseguente al tempo in cui gli uomini vivono senz’altra sicurezza di quella che la propria forza e la propria inventiva potrà fornire loro. In tale condizione non c’è posto per l’industria, perché il frutto di essa è incerto, e per conseguenza non v’è cultura della terra, né navigazione, né uso dei prodotti che si possono importare per mare, né comodi edifici, né macchine per muovere e trasportare cose che richiedono molta forza, né conoscenza della faccia della terra, né calcolo del tempo, né arti, né lettere, né società, e, quel che è peggio di tutto, v’è continuo timore e pericolo di morte violenta, e la vita dell’uomo è solitaria, misera, sgradevole, brutale e breve . Facoltà di Scienze Politiche 82
T. Hobbes Leviathan, I, XIII:Si può per avventura pensare che non vi sia mai stato un tempo né uno stato di guerra come questo, ed io credo che generalmente non vi sia mai stato su tutto il mondo: ma vi sono molti luoghi nei quali gli uomini vivono così, ai tempi nostri. Infatti, in parecchi luoghi dell’America, i selvaggi, se si eccettua il governo di piccole famiglie la cui concordia dipende dalla concupiscenza naturale, non hanno affatto un governo, e vivono, oggigiorno, in quella maniera brutale che ho detto prima. Facoltà di Scienze Politiche 83
T. Hobbes Leviathan, I, XIII:Anche se non ci fosse mai stato un tempo in cui gli individui fossero in condizione di guerra l’un contro l’altro, tuttavia in tutti i tempi, i re e le persone dotate di autorità sovrana, a causa della loro indipendenza, si trovano ad avere continue gelosie, e ad essere nello stato e nella posizione dei gladiatori che stanno con le armi puntate e gli occhi fissi l’uno sull’altro, cioè, con forti, guarnigioni e cannoni alle frontiere dei loro regni e con spie continuamente nei territori che sono vicini a loro; ciò è una posizione di guerra. Ma per il fatto che così essi sostengono l’industria dei loro sudditi, non segue da ciò quella miseria che accompagna la libertà dei singoli. Facoltà di Scienze Politiche 84
T. Hobbes Leviathan, I, XIII:il diritto delle genti e la legge di natura sono la stessa cosa. E ogni sovrano, nel procurare la sicurezza del suo popolo, ha lo stesso diritto che può avere qualunque uomo particolare nel procurare la sicurezza del suo stesso corpo. La stessa legge che detta agli uomini che non hanno governo civile quel che essi devono fare e quello che devono evitare, l’uno nei riguardi dell’altro, detta le stesse cose agli Stati, cioè alle coscienze dei principi sovrani e delle assemblee sovrane, non essendovi corte di giustizia naturale se non nella coscienza, dove non regna alcun uomo, ma Dio… Facoltà di Scienze Politiche 85
T. Hobbes Leviathan, I, XVIII:Si dice che uno stato è istituito, quando una moltitudine di uomini si accorda e pattuisce, ognuno con ogni altro, che qualunque sia l’uomo o l’assemblea di uomini cui sarà dato dalla maggior parte, il diritto a rappresentare la persona di loro tutti (vale a dire, ad essere il loro rappresentante), ognuno, tanto chi ha votato a favore quanto chi ha votato contro, autorizzerà tutte le azioni e i giudizi di quell’uomo o di quell’assemblea di uomini, alla stessa maniera che se fossero propri, al fine di vivere in pace tra di loro e di essere protetti contro gli altri uomini Facoltà di Scienze Politiche 89
T. Hobbes Leviathan, I, XVIII:Facoltà di Scienze Politiche 90
STORIA DEL PENSIERO POLITICO Docente Simona GregoriLezione n. 5 I SEMESTRE A.A Facoltà di Scienze Politiche 91
John Locke, Secondo trattato sul governoIl grande è fondamentale intento per cui dunque gli uomini si uniscono in Stati e si assoggettano a un governo è la salvaguardia della loro proprietà. A tal fine lo stato di natura è per molti aspetti inefficiente. Vi manca in primo luogo una legge stabile, fissa e notoria, accettata e riconosciuta per comune consenso come criterio del giusto e dell'ingiusto e come comune misura per decidere di ogni controversia. Per quanto infatti la legge di natura sia chiara e intelligibile a tutte le creature razionali, gli uomini, traviati dall'interesse e ignari di essa per mancanza di riflessione, non sono portati a riconoscerla come legge per loro vincolante nell'applicazione ai loro casi particolari. (124)
John Locke, Secondo trattato sul governo...Un uomo si spoglia della sua libertà naturale e accetta i vincoli della società civile solo quando decide insieme con altri uomini di associarsi e unirsi tutti in una comunità, per viver bene, nella tranquillità e nella pace reciproca, assicurandosi il godimento delle loro proprietà e una maggiore protezione contro coloro che a quella società non appartengono. Questo può esser fatto da un gruppo di uomini, perché non lede la libertà di tutti gli altri, che restano come prima nell'indipendenza dello stato di natura. Quando un certo numero di uomini in tal modo consente di istituire una comunità o stato politico, essi vengono immediatamente associati in modo da costituire un solo corpo politico, in cui la maggioranza ha diritto di decretare e decidere per il resto (§ 95). [PATTO DI ASSOCIAZIONE]
John Locke, Secondo trattato sul governoInfatti quando un gruppo, col consenso di ciascun individuo, costituisce una comunità, di quella comunità fa con ciò stesso un sol corpo, che ha il diritto di deliberare come un sol corpo, cioè solo in base alla volontà e alla decisione della maggioranza. I decreti d'una comunità non essendo infatti se non il consenso degli individui a essa appartenenti, e, essendo necessario che ciò che costituisce un sol corpo si muova in una sola direzione, è indispensabile che quel corpo si muova nella direzione in cui lo spinge la forza maggiore, e cioè il consenso della maggioranza. Gli sarebbe altrimenti impossibile decretare e continuare a sussistere come un sol corpo, come una sola comunità, quale consenso di ciascun individuo a esso consociato ha convenuto che fosse; onde ciascuno è tenuto da quel consenso ad essere determinato dalla maggioranza. [PATTO DI SOGGEZIONE]
John Locke, Secondo trattato sul governo…E' dunque inteso che chiunque, uscendo dallo stato di natura, si unisca ad altri in una comunità, cede tutto il potere, necessario ai fini per cui tutti si sono uniti in società, alla maggioranza della comunità stessa, a meno che non si sia convenuto un numero maggiore, appunto, della maggioranza. E ciò avviene col semplice fatto di decidere concordemente di unirsi in una sola società politica: ecco tutto il patto che interviene, e deve intervenire, fra gli individui che entrano a far parte d'uno Stato o lo costituiscono.
John Locke, Secondo trattato sul governo...Vorrei che i miei obiettori tenessero presente che i monarchi assoluti altro non sono che uomini; e se il governo dev'essere rimedio ai mali che necessariamente scaturiscono dal fatto che gli uomini sono giudici di se stessi, onde lo stato di natura non può essere a lungo accettato, mi chiedo che genere di governo sia, e in che senso sia migliore dello stato di natura, quello in cui un sol uomo, regnando su molti, abbia la libertà di giudicare se stesso e possa fare ai suoi sudditi tutto quello che vuole, mentre tutti gli altri non hanno la minima libertà di discutere o controllare coloro che eseguono il suo volere, e qualsiasi cosa egli faccia - sia guidato da ragione, da errore o da passione - devono obbedirgli.
STORIA DEL PENSIERO POLITICO Docente Simona GregoriLezioni n.6 I SEMESTRE A.A Facoltà di Scienze Politiche 128
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi I, I.IL METODO SCIENTIFICO: Ho dapprima studiato gli uomini e sono giunto alla convinzione che, in quell’infinita diversità di leggi e di costumi, essi non siano guidati esclusivamente dalle loro fantasie. Ho posto dei principi e ho veduto i casi particolari conformarvisi quasi spontaneamente e li ho veduti operanti nelle storie di tutte le nazioni; ho compreso infine come ogni legge particolare sia legata a un’altra o dipendente da una legge più generale …
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, I, I.Le leggi, sono intese nel loro significato più ampio, sono i rapporti necessari che derivano dalla natura delle cose, ed in questo senso tutti gli esseri hanno le loro leggi: la Divinità ha le sue leggi, il mondo materiale ha le sue leggi le Intelligenze superiori all’uomo hanno le loro leggi, le bestie hanno le loro leggi. […] Vi è dunque una ragione originaria ; e le leggi sono le relazioni fra quella ragione e i diversi esseri, e le relazioni di quei diversi esseri tra loro. I, I.
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, I, I.L’uomo in quanto essere fisico è governato come gli altri corpi da leggi invariabili; in quanto essere intelligente, viola perpetuamente le leggi stabilite da Dio e muta quelle che ha stabilito lui stesso. Deve guidarsi da solo tuttavia è soggetto all’ignoranza e all’errore come tutte le intelligenze finite. Un essere siffatto Nato per vivere in società potrebbe dimenticare gli altri: i legislatori lo hanno riportato ai suoi doveri mediante le leggi politiche e civili. …
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, I, I.L’INFLUENZA GIUSNATURALISTA: L’IPOTESI DELLO STATO DI NATURA e LE LEGGI NATURALI Prima che vi fossero leggi stabilite, vi erano rapporti di giustizia possibili. Dire che non vi sia niente di giusto né d’ingiusto al di fuori di quello che prescrivono o proibiscono le leggi positive, è come dire che prima che venisse disegnato il circolo, i suoi raggi non erano tutti uguali. …
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, I, II.Innanzi a tutte le leggi […] vengono quelle della natura, così dette perché derivano unicamente dalla costituzione del nostro essere. Per conoscerle bene bisogna considerare l’uomo prima che fosse istituita la società. Le leggi della natura sarebbero quelle che egli riceve in un simile stato.
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, I, II.La legge che imprimendo in noi l’idea di un Creatore ci porta verso di lui, è la prima delle leggi naturali per la sua importanza, ma non nell’ordine di queste leggi. L’uomo allo stato di natura […] cercherebbe l’esistenza prima d’indagarne l’origine […] non sentirebbe dapprima che la sua debolezza; la sua timidità sarebbe estrema; […] In queste condizioni ciascuno si sente uguale agli altri. Nessuno cercherebbe di attaccare, e la pace sarebbe la prima legge naturale.
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, I, II.Al sentimento della debolezza l’uomo unirebbe quello dei bisogni. E così altra legge naturale sarebbe quella che lo spingerebbe a procacciarsi il cibo. Ho detto che la paura porterebbe gli uomini a fuggirsi, ma i segni della paura reciproca li convincerebbero in breve ad avvicinarsi, A ciò sarebbero portati, del resto, dal piacere che ogni animale trae dall’incontro con un animale della stessa specie. Di più il fascino che si ispirano i due sessi con le loro differenze , aumenterebbe questo piacere, e la preghiera naturale che si rivolgono sempre l’un l’altro sarebbe una terza legge. Oltre al sentimento, che posseggono sin dal principio, gli uomini giungono ad avere delle cognizioni; ed ecco un secondo legame che gli altri animali non conoscono. Hanno dunque un nuovo motivo di unirsi, e il desiderio di vivere in società è una quarta legge naturale.
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, I, II.L’INSOCIEVOLEZZA NON E’ UNA CARATTERISTICA DEGLI UOMINI NELLO STATO DI NATURA COME AFFERMA HOBBES PIUTTOSTO È UNA CARATTERISTICA DELLO STATO CIVILE COME AFFERMA ROUSSEAU Quello che ritiene Hobbes, e cioè che gli uomini proverebbero sin dal principio il desiderio di sottomettersi a vicenda, non è ragionevole.
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, I, II.Perché mai gli uomini” se non sono naturalmente in stato di guerra, vanno sempre armati, e perché hanno delle chiavi per chiudere le loro case?” Ma non si vede che qui si attribuisce agli uomini, prima dell’istituzione della società, ciò che accade soltanto dopo detta istituzione, la quale può offrire i motivi per attaccare e per difendersi. Non appena si costituiscono in società, gli uomini perdono il senso della loro debolezza, cessa l’uguaglianza che esisteva fra loro e ha inizio uno stato di guerra.
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, I, III.Non appena si costituiscono in società, gli uomini perdono il senso della loro debolezza, cessa l’uguaglianza che esisteva fra loro e ha inizio lo stato di guerra. Ogni singola società diventa consapevole della propria forza, il ché dà origine a uno stato di guerra fra nazione e nazione. Del pari in ogni società i privati cominciano a conoscere la propria forza, cercano di rivolgere a loro favore i vantaggi principali di questa società, e ciò crea fra di essi uno stato di guerra. Questi due tipi di stato di guerra determinano l’istituzione delle leggi fra gli uomini DIRITTO DELLE GENTI: leggi che regolano le relazioni tra i popoli. DIRITTO POLITICO: Leggi x le relazioni tra governati e governanti. DIRITTO CIVILE: Leggi regolano relazioni fra i cittadini.
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, I, III.La legge in generale è la ragione umana, in quanto governa tutti i popoli della terra e le leggi politiche e civili di ogni nazione non debbono essere che i casi particolari in cui questa ragione umana viene applicata. Esse debbono essere talmente adatte al popolo per cui sono state fatte, che solo eccezionalmente le leggi di una nazione possono convenire a un’altra; e debbono conformarsi alla natura e al principio del governo stabilite o che si deve stabilire…
C. -L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, I, IIIC.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, I, III. CONCEZIONE RELATIVA DELLA LEGGE E DELLA LIBERTA’ Esse debbono essere corrispondenti alla natura fisica del paese; al clima gelido, torrido o temperato; alla qualità del terreno, alla sua situazione ed estensione; al genere di vita dei popoli, agricoli, cacciatori o pastori, debbono esser conformi al grado di libertà che la costituzione concede; alla religione degli abitanti, alle loro inclinazioni, alle loro ricchezze, al loro numero, al loro commercio, ai loro costumi, ai loro modi di vita.
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi[LO SPIRITO DELLE LEGGI] Parecchie cose governano gli uomini: il clima, la religione, le leggi, le massime del governo, gli esempi delle cose passate, i costumi e le maniere. Da tutto questo risulta uno spirito generale. A seconda che in ogni paese una di queste cause agisce con maggior forza, le altre fanno sentire in proporzione una forza minore…  COME ANALIZZARE L’EQUILIBRIO DEL SISTEMA	…
GOVERNO DI UNO SOLO PER MEZZO DI LEGGI FISSE E STABILITE.C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, l. II, c. I La teoria delle forme di governo: Repubblica Democrazia Aristocrazia SOVRANITA’ SOVRANITA’ DI TUTTO IL POPOLO DI UNA PARTE DEL POPOLO Monarchia GOVERNO DI UNO SOLO PER MEZZO DI LEGGI FISSE E STABILITE. Dispotismo GOVERNO ARBITRARIO DI UNO SOLO SENZA LEGGI E REGOLE
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, III,FORMA DI GOVERNO PRINCIPIO Democrazia	Virtù Aristocrazia Moderazione Monarchia	Onore Dispotismo	Paura
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, II, IIGOVERNO MONARCHICO implicitamente PREDILETTO Rif. governo misto della monarchia francese delle origini (Boulainvillier) corrotta dall’accentramento dispotico degli ultimi sovrani «I poteri intermedi, subordinati e dipendenti, costituiscono la natura del governo monarchico, cioè di quello in cui uno solo governa per mezzo di leggi fondamentali. Ho detto i poteri intermedi, subordinati e dipendenti: in effetti, nella monarchia, il principe è la fonte di ogni potere politico e civile». …
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, II, IIQueste leggi fondamentali presuppongono necessariamente dei canali medianti per i quali scorre il potere: poiché, se non vi fosse nello Stato che la volontà momentanea e capricciosa di uno solo, nulla potrebbe essere fisso, e per conseguenza non vi sarebbe nessuna legge fondamentale. […] Abolite in una monarchia le prerogative, dei signori, del clero, della nobiltà e delle città: avrete in breve uno Stato popolare, o meglio uno Stato dispotico. PREROGATIVE RICONOSCIUTE A CORPI SPECIFICI, PROPRIO COME NELLA TRADIZIONE MEDIOEVALE
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, XISignificati diversi dati alla parola libertà [ma] CHE COS’E’ LA LIBERTA’? E’ vero che nelle democrazie, il popolo sembra fare ciò che vuole: ma la libertà politica non consiste affatto nel fare ciò che si vuole. In uno Stato, cioè in una società dove vi sono delle leggi, la libertà può solo consistere nel fare ciò che si deve volere, e nel non essere costretti a fare ciò che non si deve volere. Occorre avere ben presente che cosa sia l’indipendenza e che cosa sia la libertà. La libertà è il diritto di fare tutto ciò che le leggi permettono: infatti, se un cittadino potesse fare tutto ciò che esse proibiscono, non avrebbe più libertà, poiché anche gli altri acquisterebbero un tale potere…
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, XI, IVChe cos’è LIBERTA’? potere di fare tutto ciò che la legge non proibisce, divieto di fare solo quanto la legge stabilisce. PRINCIPIO DI SICUREZZA GIURIDICA Il cittadino deve obbedire indipendentemente da quale sia il contenuto della legge diverso da Locke I sudditi possono appellarsi al cielo se il contenuto della legge eccede la tutela della property
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, l. XI, cap. VI.La libertà politica, in un cittadino, consiste in quella tranquillità di spirito che proviene dall’opinione nutrita da ciascuno circa la propria sicurezza; e perché si abbia questa libertà, occorre che il governo sia tale che un cittadino non debba temere un altro cittadino.
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, XI, IVLa democrazia e l’aristocrazia non sono Stati liberi per loro natura. La libertà politica non si trova che nei governi moderati. Vi è soltanto quando non si abusa del potere. Ma è un’esperienza eterna che qualunque uomo che ha un certo potere, è portato ad abusarne, finché non gli vengano posti dei limiti. Chi lo direbbe! Persino la virtù ha bisogno di limiti. Perché non si possa abusare del potere bisogna che per la disposizione delle cose, il potere arresti il potere. Una costituzione può esser tale che nessuno sia costretto a fare le cose alle quali la legge non lo obbliga, e a non fare quelle che la legge permette.
Cioè… Democrazia e aristocrazia, come il monarca che non rispetta le leggi fondamentali, non sono governi moderati poiché i poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) non sono divisi ma detenuti tutti dal popolo o da una parte di essi.  Nella monarchia invece, secondo Montesquieu, questi si moderano reciprocamente controllando l’uno gli abusi dell’altro garantendo la libertà dei sudditi.
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, l. XI, cap. VI.Es. la costituzione d’Inghilterra che ha una monarchia moderata in cui i POTERI SONO SEPARATI POTERE LEGISLATIVO -parlamento bicamerale: camera rappresentativa del popolo + camera ereditaria della nobiltà-: fare ed abrogare le leggi POTERE ESECUTIVO delle cose che dipendono dal diritto delle genti + potere esecutivo delle cose che dipendono dal diritto civile -monarca-: dir. pace e guerra + applicazione coattiva sentenze. POTERE GIUDIZIARIO - magistratura popolare-: emissione di sentenze secondo le leggi del legislativo sulle controversie dei privati.
Che cos’è la teoria della divisione dei poteri?SPECIALIZZAZIONE INDIPENDENZA = = SEPARAZIONE DELLE FUNZIONI SEPARAZIONE DEGLI ORGANI Legiferare Parlamento Giudicare Giudiziario Eseguire la legge Esecutivo FORMA RIGIDA FORMA ATTENUATA
Montesquieu è il padre della teoria della separazione dei poteri?NO PADRE DELLA TEORIA DELLA SEPARAZIONE DEI POTERI DEMOCRATICA che implica la specializzazione rigorosa per permettere esclusivamente ai rappresentanti del popolo di svolgere la funzione legislativa Ma TEORIA DEL GOVERNO MISTO o del BILANCIAMENTO DEI POTERI che proibisce il cumulo delle funzioni e non richiede la specializzazione: Infatti per Montesquieu il dispotismo è la concentrazione dei poteri nelle mani di uno solo La funzione legislativa è attribuita ad un organo complesso formato da due assemblee dal re
Quale monarchia è da considerare ideale, secondo Montesquieu?La monarchia ideale non è quella costituzionale inglese. Nella costituzione inglese infatti l’equilibrio dei poteri è garantito soprattutto dalla possibilità del popolo di “appellarsi al cielo”. Questo diritto di resistenza permette alla moltitudine di opporsi AI POTERI che agiscono eccedendo la fiducia concessa ESCLUSIVAMENTE per tutelare la vita la libertà e la property dei cittadini.
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, l. XI, cap. VIII.Se Montesquieu come affermano molti studiosi illustrò con grande chiarezza la costituzione inglese ed in particolare la distribuzione ed il rapporto dei poteri di fatto non esplicita né tantomeno enfatizza la necessità del diritto di resistenza come Locke. La monarchia ideale di Montesquieu è infatti una monarchia gotica retta sul principio medioevale del governo misto, che una certa tradizione storiografica (Boulainvilliers) attribuiva a quella dei Franchi conquistatori.
C.-L. Montesquieu, Spirito delle Leggi, l. XI, cap. VIII.Ecco l’origine del governo gotico fra noi. Fu dapprima una mescolanza di aristocrazia e di monarchia. Aveva questo inconveniente, che il basso popolo vi era schiavo. Era un buon governo che aveva in sé la capacità di divenire migliore. Venne l’uso di accordare lettere di affrancamento; e in breve la libertà civile del popolo; le prerogative della nobiltà e del clero, la potenza del re, si trovano in tale concerto che non credo vi sia stato sulla terra governo così ben temperato come lo fu questo in ogni parte dell’Europa, finché si conservò. Ed è cosa mirabile che la corruzione del governo d’un popolo conquistatore abbia formato il miglior tipo di governo che gli uomini abbiano potuto immaginare. cfr. ultimi capitoli dedicati al diritto medioevale.
STORIA DEL PENSIERO POLITICO Docente Simona GregoriLezione n. 7 I SEMESTRE A.A
J.-J. Rousseau, Il contratto socialeIn realtà ogni individuo può, come uomo, avere una volontà particolare contraria o dissimile dalla volontà generale, che egli ha come cittadino; il suo interesse privato può parlargli in modo del tutto diverso dall'interesse comune; la sua esistenza assoluta, e naturalmente indipendente, può fargli considerare ciò che deve alla causa comune, come una contribuzione gratuita, la cui perdita sarebbe meno dannosa agli altri, di quanto il pagamento ne sia gravoso a lui; e considerando la persona morale, che costituisce lo Stato come un ente di ragione, poiché questo non è un uomo, egli godrebbe dei diritti di cittadino senza voler compiere i doveri di suddito; ingiustizia, il cui progresso cagionerebbe la rovina del corpo politico.
STORIA DEL PENSIERO POLITICO Docente Simona GregoriLezione n.8 I SEMESTRE A.A
STORIA COSTITUZIONALETradizione dei Progetti pace perpetua Eliminazione guerra considerata irrazionale Proposta alternativa rispetto alla “guerre en forme” Proposta alternativa rispetto al sistema dell’equilibrio  Pace perpetua
STORIA COSTITUZIONALETradizione progetti di pace perpetua Contrattualismo giusnaturalista: domestic analogy Creazione di un’Istituzione internazionale per risolvere giuridicamente le controversie tra i singoli stati
STORIA COSTITUZIONALETradizione dei Progetti pace perpetua Progetti pace perpetua W. PENN, An Essay toward the Present and Future Peace of Europe, 1693 C. I, CASTEL DE SAINT-PIERRE, Projet pour rendre la paix perpétuelle, 1712 J. BENTHAM, Of War, Considered in Respect of its Causes and Consequences e A Plan for an Universal and Perpetual Peace, ( ) I. KANT, Zum ewigen Frieden. Ein philosophischer Entwurf, (1795) trad. it. Per la pace perpetua. Un progetto filosofico
STORIA COSTITUZIONALESaint-Pierre, Projet de paix perpétuelle, 1717 Saint-Pierre, Projet de paix perpétuelle, 1717 STATO DI DIVISIONE ED INSICUREZZA: «In assenza di un Arbitrage per porre fine alle contestazioni non resta agli uomini che la via della violenza. Eccoli, allora, nella necessità di vivere in estrema lontananza gli uni dagli altri per evitare di distruggersi e di interrompere ogni forma di “commercio”, o di attaccare per primi; fatti salvi i periodi di pace o di tregua, eccoli organizzarsi, armi alla mano, per un attacco a sorpresa o per mantenere una schiacciante superiorità delle forze che impegnerà ogni individuo che si trovi nelle vicinanze di un altro»
STORIA COSTITUZIONALESaint-Pierre, Projet de paix perpétuelle, 1717 Saint-Pierre, Projet de paix perpétuelle, 1717 CONVENZIONE VOLONTARIA, MOVENTE:«Senza la prima Convenzione fondamentale di un Arbitrato permanente, non si sarebbe mai avuto tra i vicini alcuna sicurezza né per i loro beni, né per le loro vite né per l’esecuzione delle loro stipulazioni private; senza sicurezza reciproca i primi capi-famiglia di ogni paese non avrebbero avuto più possibilità di vivere in società di quante ne possano avere gli animali che vivono in uno stesso paese; e conseguentemente senza questa prima Convenzione Naturale non avremmo mai avuto nel mondo nessuna di queste belle invenzioni così utili al genere umano: il piacere, la sicurezza e tutte le comodità che procura la Società sarebbero state seppellite nel nulla per l’eternità. »
STORIA COSTITUZIONALESaint-Pierre, Projet de paix perpétuelle, 1717 CONVENZIONE VOLONTARIA, EFFETTI:«In quest’opera spero di dimostrare] che la convention di un Arbitrage permanent tra i Sovrani è il solo fondamento solido per l’esecuzione di ogni loro altra convenzione; che è l’unico mezzo sufficiente a garantire loro, le loro famiglie contro ogni cospirazione, ogni rivolta ed ogni invasione; che è l’unico mezzo di conservare un Commerce durevole tra le Nazioni; che è l’unico mezzo per raddoppiare i loro introiti senza diminuire quello degli altri; che è l’unico mezzo per diminuire infinitamente la dipendenza nei confronti dei loro sudditi, all’interno, e nei confronti dei loro vicini all’esterno.»
DOMESTIC ANALOGY DOMESTIC ANALOGYSTATUS NATURALIS status civilis internazionale STATI (PERSONAE FICTAE) indipendenti liberi e uguali = INDIVIDUI indipendenti e biologicamente uguali nello Stato di natura GUERRA DITUTTI CONTRO TUTTI (Leviathan cap.III) perché: Uguale diritto di giudicare da sé ciò che è necessario alla propria Sopravvivenza
STORIA COSTITUZIONALEProposta “contrattualista” relazioni internazionali SOTTOSCRIZIONE CONSENSUALE CONTRATTO DI ARBITRATO PERPETUO MONOPOLIO FORZA: Esercito infinitamente superiore a quello dei singoli Stati ۰ Guerre difesa esterna ۰ Guerre civili interne ۰ Rifiuto adempimento sentenze arbitrali
STORIA COSTITUZIONALEProposta “contrattualista” relazioni internazionali L’oggetto di studio Consenso a tutti i livelli di adesione all’arbitrato ۰ Arbitrato naturale: Famiglia, clan, tribù; ۰ Arbitrato artificiale: Stato e Corpo europeo Superamento dell’empasse logico alla cooperazione mediante il RICORSO ALL’ESPERIENZA aggregativa delle società naturali ma soprattutto dell’esempio Impero germanico e progetto di Sully (II discorso)
STORIA COSTITUZIONALEMovente aggregativo del corpo europeo (III Discorso) IRRAZIONALITÀ GUERRA: Rischiaramento interesse “ben inteso” dei sovrani GIUSTIZIA = Utilità (unica legge di natura: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te) ANTIECONOMICITÀ ESPANSIONISMO MILITARE : ۰ Densità popolazione=rapporto popolazione attiva/territorio ۰ Investimenti in infrastrutture ۰ Stabilità e garanzia del commercio e della sua legislazione ۰ Stabilità politica interna
STORIA COSTITUZIONALEArticoli fondamentali (IV discorso). Funzionamento: John Rawls: Status quo istituzionale: sicurezza, stabilità della forma di governo, garanzia del rispetto regole di successione o di elezione contro le rivolte interne Impianto assolutista con assenza di appello al cielo ma libertà di migrare dalle Monarchie alle Repubbliche e viceversa Status quo territoriale Libertà di circolazione delle persone e dei beni
STORIA COSTITUZIONALEArticoli fondamentali (IV discorso). Funzionamento: Prerogative del Senato: Potere di pace e di guerra attribuito esclusivamente al Senato Direzione dell’esercito separata con carica elettiva Potere giurisdizionale internazionale Tribunali speciali per il commercio internazionale Potere legislativo comune e legislazione unitaria
STORIA COSTITUZIONALEArticoli utili SEDE FUNZIONI DEL SENATO GIURISDIZIONALI LEGISLATIVE ESECUTIVE DIREZIONE DELL’ESERCITO ELETTIVA MEMBRI NOMINATI dai capi di Stato e dai Sovrani DIVIETO MANDATO IMPERATIVO CURSUS HONORUM ORGANI PERIFERICI E ESERCITO
STORIA COSTITUZIONALECRITICHE CARATTERE DINASTICO- PATRIMONIALISTICO RAPPRESENTANZA NAZIONALE STATUS QUO INTERNO LIMITAZIONE ALL’EUROPA
STORIA COSTITUZIONALEPREGI Obiettivo: Benessere per il più gran numero indirettamente benessere del sovrano Garanzia della vita, della sicurezza e della proprietà e dei contratti di tutti gli individui e non solo dei Sovrani (I discorso, ed. 1716) Base consensualistica a tutti i livelli aggregativi No diritto di resistenza ma riconoscimento della libertà di autodeterminarsi mediante libertà di emigrare con tutti i propri beni verso altro Stato con forma di governo repubblicana
STORIA COSTITUZIONALEModelli di pacifismo giuridico Piramidale C. I, CASTEL DE SAINT-PIERRE, Projet pour rendre la paix perpétuelle, 1712 Diffusivo W. PENN, Discorso sul presente ed il futuro della pace in Europa, 1693 C. H. de SAINT-SIMON, Della riorganizzazione della Società Europea, (1814) Cosmopolitico . KANT, Per la pace perpetua. Un progetto filosofico, (1795) trad. it.
STORIA COSTITUZIONALEModello piramidale Pace dall’alto: comunità dei titolari della sovranità dei singoli Stati spesso frutto di conquista Pace senza libertà e democrazia Comunità internazionale democratica senza obbligo di democraticità degli stati appartenenti Sanzione dell’organismo internazionale contro rivolte interne capaci di modificare lo status-quo, politico e territoriale
STORIA COSTITUZIONALEModello piramidale Rispetto della sovranità interna dei singoli Stati membri Pace senza libertà e democrazia Comunità internazionale democratica senza obbligo di democraticità degli stati appartenenti Sanzione dell’organismo internazionale contro rivolte interne capaci di modificare lo status-quo, politico e territoriale Riformismo assolutista = concessioni unilaterali in favore sudditi indipendenti dal loro consenso
STORIA COSTITUZIONALEModello piramidale Istituzione di un’autorità internazionale Volontaria adesione dei sovrani Azzeramento rivendicazioni territoriali Uguaglianza giuridica singoli Stati membri (1 Stato =1 voto) Sovranità internazionale demandata all’unione -mod. piramidale forte:potere coercitivo accentrato -mod. piramidale debole: potere indirizzo censura e dissuasione fondato sul potere dell’opinione pubblica
STORIA COSTITUZIONALEModello diffusivo W. PENN, An Essay toward the Present and Future Peace of Europe, 1693 Creazione di un Super-Stato FEDERALE mondiale SOVRANITÀ UNICA Comunità di popoli Vengono meno le caratteristiche tipiche dello Stato territoriale: Comunità di sangue/ Comunità di tradizioni/ Difesa esterna
STORIA COSTITUZIONALEModello diffusivo C. H. de SAINT-SIMON, Della riorganizzazione della Società Europea, (1814) Istituzione di un’autorità federale Adozione da parte di ogni Stato membro della costituzione dello Stato più progredito Ruolo della cittadinanza più ampio No divario tra pace e democrazia
Modello cosmopoliticoEs: Emmanuel Kant, Progetto di pace perpetua, 1795; Pace dal basso: comunità di cittadini kantiana Doppia democrazia: Presupposto democrazia interna ai singoli Stati + democrazia nei rapporti tra Stati Censura ingerenza violenta di uno Stato negli affari interni dell’altro e promozione pacifica del progresso rapporti politici dei cittadini all’interno di ogni singolo Stato.
Modello cosmopoliticoE. Kant, Per la pace perpetua,un modello filosofico, 1795; Assemblea degli Stati per regolare i rapporti tra le nazioni: 1 Stato-1 voto. Assemblea dei cittadini per regolare diritti dei soggetti e dei popoli sia a livello internazionale che all’interno degli Stati: 1 cittadino un voto. Membri della comunità dei popoli internazionale Stati + cittadini Costituzione degli Stati membri: necessariamente Repubblicana. No ingerenza violenta ma promozione pacifica del progresso politico di ogni singolo Stato.
STORIA DEL PENSIERO POLITICO Docente Simona GregoriLezione n. 9 I SEMESTRE A.A
Per la pace perpetua 1795 Pace di Basilea tra Prussia e Repubblica Francese il 5 aprile 1795 Idea di una repubblica mondiale cosmopolitica Principio di equilibrio sorto in seguito alla pace di Westfalia 1648 sovranità assoluta e perpetua Bodin Cosmopolis = comunità di cittadini = Democrazia e partecipazione universali
Clausola salvatoria 2 sezioni appendice Struttura operaI sezione prescrittiva, II sezione normativa II SUPPLEMENTI appendice
Clausola salvatoria “Se questa iscrizione satirica posta sull’insegna di un oste olandese nella quale era dipinto un cimitero, valga per gli uomini in generale o in particolare per i sovrani non mai sazi di guerra, oppure valga solo per i filosofi che vagheggiano quel dolce sogno, può lasciarsi indeciso”
Articoli preliminari per la pace perpetua tra gli StatiSezione Prima Articoli preliminari per la pace perpetua tra gli Stati
STORIA COSTITUZIONALEKant, Per la pace perpetua: (Kant, Pace perpetua, Sez. I, 6 art. preliminare) La guerra è (…) solo il triste mezzo necessario allo stato di natura (dove non esiste tribunale che possa giudicare secondo il diritto) per affermare con la forza il proprio diritto, non potendo in tale stato esser considerata nemico ingiusto nessuna delle due parti (perché ciò presuppone già una sentenza giudiziaria) e decidendo solo l’esito del combattimento (come nel cosiddetto giudizio di Dio) da quale parte stia il diritto:
STORIA COSTITUZIONALEI. Kant, Per la pace perpetua: tutti gli uomini che possono reciprocamente agire gli uni sugli altri devono entrare a far parte di una qualche COSTITUZIONE CIVILE» (Kant, Pace perpetua, Sez. II, nota 5)
Stato di natura = stato di guerraLo Stato nasce dalla forza ma si deve comportare come se nascesse dal contratto Lo S. di natura non è allora una condizione pregiuridica ma l’orizzonte del diritto privato Manca però la cogenza del diritto
STATO DI DIRITTO Se lo stato di natura si caratterizza per la sovranità delle volontà particolari, il suo superamento coincide con l’affermazione della VOLONTA’ GENERALE, Ossia con una condizione in cui l’esercizio del potere è legittimato dalle leggi. Lo STATO DI DIRITTO è la comunità razionale che per garantire a ciascuno la libertà esterna affida la decisione del diritto al potere pubblico e non a persone private. Stabilire un ordinamento politico conforme al principio dell’universalità equivale a giustificarlo sulla base di una volontà generale e comune.
Stato civile (o giuridico)condizione in cui la società sia regolata dal diritto, cioè sia fondata su leggi coattive da cui dipende la reciproca libertà dei sudditi. Limitazione della libertà di ognuno per rendere possibile l’accordo con la libertà di ogni altro (Stato di diritto)
COSTITUZIONE CIVILE 1) conforme al diritto pubblico degli organi che formano un popolo 2) conforme al diritto internazionale degli Stati che stanno in rapporto tra loro 3) conforme al diritto cosmopolitico, in quanto uomini e Stati che stanno tra loro in rapporto esterno di influenza reciproca devono venire considerati cittadini di uno Stato umano universale (Kant, Pace perpetua, Sez. II, nota 5)
Stato civile (o giuridico)Quella di Kant è una ricostruzione della genesi della politica non per stabilire come essa si svolse, cioè secondo la forza , ma per indicare come essa debba svolgersi, cioè secondo ragione: secondo la ragione pratica (la morale) e secondo la ragione politica (il diritto). C’è anzi una doppia origine dello Stato: una reale dalla forza e l’altra ideale dal contratto
Il sovrano rappresentativoDiversamente da Rousseau LA VOLONTÀ COMUNE SI ESPRIME ATTRAVERSO LA RAPPRESENTANZA, secondo la regola della maggioranza . La legge è il frutto della volontà universale e razionale del sovrano, riconosciuta come propria dai cittadini.
Criterio di giustizia della leggeIl sovrano è obbligato a fare le leggi non in modo arbitrario ma come se dovessero derivare dalla volontà comune di tutto il popolo considerando ogni suddito, in quanto cittadino, come se gli avesse dato il suo consenso ad una tale volontà. La legge è giusta solo se garantisce i diritti di libertà di ogni cittadino e ciò può avvenire solo se essa è formulata in modo che possa ottenere il consenso della volontà unita di un intero popolo
Negazione del diritto di resistenzaAnche se Kant riconosce al popolo diritti inalienabili, derogando ai quali il sovrano commette un’ingiustizia nei confronti dei cittadini, tuttavia questi diritti non conferiscono ai cittadini un’autorizzazione giuridica alla resistenza: «Vale a dire che la legislazione sovrana dovrebbe contenere in se stessa una disposizione secondo la quale essa non sarebbe più sovrana e il popolo, come suddito verrebbe dichiarato, …sovrano di colui al quale è soggetto il che è contraddittorio»
l’obbedienza resta sempre dovuta.Libertà del cittadino Non è possibile per il cittadino sindacare attivamente l’operato del sovrano ma ha piena libertà di penna. Ma se la critica non non raggiungesse il suo scopo , ossia quello di far si che il sovrano modifichi la legge , l’obbedienza resta sempre dovuta.
Articoli definitivi per la pace perpetua tra gli StatiSezione II Articoli definitivi per la pace perpetua tra gli Stati I )La costituzione civile di ogni Stato deve essere Repubblicana È richiesto l’assenso dei cittadini per decidere se la guerra debba o non debba venir fatta,  vs. la concezione patrimoniale dello Stato
STORIA COSTITUZIONALEI. Kant, Per la pace perpetua: Primo articolo definitivo: “La costituzione civile di ogni Stato dev’essere repubblicana” È richiesto l’assenso dei cittadini per decidere se la guerra debba o non debba venir fatta,  vs. la concezione patrimoniale dello Stato
COSTITUZIONE REPUBBLICANAsui principi della libertà dei membri in quanto uomini sui principi della dipendenza di tutti da un’unica comune legislazione (in quanto sudditi) Sulla legge dell’uguaglianza in quanto cittadini (uguaglianza di fronte alla legge)
Forma imperii Forma regiminis“Affinché (come comunemente avviene) non si scambi la costituzione repubblicana con quella democratica….” FORME DI STATO (Civitas) Forma imperii Soggetti che rivestono il potere supremo di fare la legge Forma regiminis Modalità politiche con cui si esercita il potere rapporto tra p. legislativo e gli altri Autocrazia (monarchia) Aristocrazia Democrazia Repubbli- Cana = Divisione dei poteri Dispotica Concentraz. dei poteri
(Divisione dei poteri + rappresentanza della volontà generale)Forma repubblicana La forma di governo repubblicana antidispotica garante di libertà e uguaglianza (Divisione dei poteri + rappresentanza della volontà generale) Monarchia e Aristocrazie governate secondo i principi repubblicani Divisione dei poteri con leggi emanate dalla volontà del popolo rappresentata in parlamento o in conformità a quanto esso avrebbe così consentito Democrazia dispotica: es. Democrazia diretta di Rousseau, governo dei comitati rivoluzionari (Legislativo+esecutivo); es. diritto di resistenza = concentrazione poteri in capo al popolo si antepone la felicità individuale alla sicurezza dello Stato
Rapporto tra libertà e diritti inalienabiliIn caso di dispotismo occorre opporre all’ingiustizia della volontà sovrana non il diritto di resistenza ma l’uso pubblico della ragione. Giustizia delle leggi (D.10) Garanzia dei diritti inalienabili Uso pubblico della ragione
Popoli in quanto Stati = singoli individui che vivono nello Stato di natura preferiscono una libertà sfrenata per una libertà razionale sottoposta a coazione legale esterna (non rinunciano alla sovranità) Gli Stati non possono risolvere le loro controversie attraverso un processo ma devono risolverle attraverso la guerra (temporanem.) In thesi anche nel diritto internazionale dovrebbe essere fatto valere il dovere di uscire dallo SN in virtù della suprema potenza morale, legislatrice della ragione
STORIA COSTITUZIONALECivitas gentium Repubblica mondiale (Weltrepublik) nella quale Kant esprime il suo ideale cosmopolitico: la progressiva realizzazione di una repubblica universale che abbracci tutti i popoli esistenti sulla Terra, uniti sotto la coazione di leggi da essi stesse create. (Weltrepublik)=Stato federale
STORIA COSTITUZIONALEI. Kant, Per la pace perpetua: Ma poiché essi, secondo la loro idea del diritto internazionale, non vogliono ciò affatto e rigettano quindi in ipotesi ciò che in tesi è giusto, così, in luogo dell’idea positiva di una repubblica universale (e perché non tutto debba andare perduto) rimane soltanto il surrogato negativo di una lega permanente e sempre più estesa, (foedus pacificum) come unico strumento possibile che ponga al riparo dalla guerra e arresti il torrente delle tendenze contrarie al diritto, sempre però con il continuo pericolo che queste erompano nuovamente
foedus pacificum Gli Stati non rinunciano alla loro sovranità e allora potranno realizzare solo il surrogato negativo della repubblica mondiale ossia una confederazione che consenta di respingere il rischio delle guerre senza imporre l’assoggettamento a leggi coattive. Questa confederazione pacifica non essendo un’unione stabile è esposta al costante pericolo della sua rottura.
foedus pacificum Egli critica questa ipotesi confederativa per la sua precarietà e polemizza contro le inadeguate concezioni dello jus gentium formulate da Grozio, Pufendorf, Vattel, giacché esse non avevano la minima forza legale. Il diritto delle genti gli appare unicamente un diritto alla guerra esercitato unilateralmente da parte degli Stati. Ad esso Kant oppone il DIRITTO COSMOPOLITICO DELLA REPUBBLICA MONDIALE esposto nel secondo articolo e approfondito nel terzo articolo definitivo.
Diritto di visita, ossia diritto di ingresso in Stati ai quali non si appartiene, che spetta a tutti gli uomini in virtù del comune possesso della terra. Evidenzia i crescenti rapporti che condurranno in fine alla costituzione cosmopolitica anticipazione della globalizzazione Condanna della conquista contraria al diritto di ospitalità (condotta inospitale degli Stati civili) Violazione del diritto in un punto della terra è percepita come violazione universale  DIRITTO COSMOPOLITICO
Primo supplemento . Garanzia della pace perpetuaLa natura agisce da sé indipendentemente dalla volontà Progresso e perfezionamento dell’umanità interrotto ma mai arrestato Determinismo naturalistico che ci costringe ad abbandonare una condizione di guerra per una costituzione cosmopolitica così come gli uomini si erano sottratti allo stato di natura dando vita ad una costituzione civile (egosimo, spirito commerciale, forza del denaro) Kant antesignano dellla globalizzazione
Articolo segreto per la pace perpetuaSecondo supplemento Articolo segreto per la pace perpetua “Le massime dei filosofi circa le condizioni che rendono possibile la pace pubblica devono essere prese in considerazione dagli Stati armati per la guerra”
Funzione della sfera pubblica politicaSapienza politica Attraverso la pubblicità la pubblica critica deve assumere il suo potere attraverso l’operato dei filosofi  funzione programmatica Uso pubblico libertà comunicative (Habermas) crescita cultura e sviluppo della ragione  pace perpetua
STORIA DEL PENSIERO POLITICO Docente Simona GregoriLezione n. 10 I SEMESTRE A.A Facoltà di Scienze Politiche 250
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