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Timestamp: 2019-09-18 08:05:54+00:00

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Seduta di mercoledì 19 ottobre 2011
TESTO AGGIORNATO AL 26 OTTOBRE 2011
le recenti modifiche all'articolo 50-bis del decreto-legge n. 331 del 1993, apportate dall'articolo 7, comma 2, del decreto-legge n. 70 del 2011, hanno chiarito l'ambito applicativo e la portata dell'istituto del deposito IVA;
per effetto di tali modifiche è stato codificato il principio secondo cui ogni introduzione nei depositi IVA è subordinata alla prestazione di apposita garanzia commisurata all'IVA non riscossa per effetto dell'introduzione stessa, ed è previsto l'esonero dalla prestazione di tale garanzia per i soggetti ai quali il predetto è concesso ai sensi dell'articolo 90 del Testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale (TULD) di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 43 del 1973, nonché per i titolari di certificazione di operatore economico autorizzato ai sensi dell'articolo 14-bis del Reg. (CEE) n. 2545/93 della Commissione del 2 luglio 1993;
l'articolo 90 del TULD prevede la possibilità di riconoscere a ditte di notoria solvibilità l'esonero dal prestare cauzione, secondo modalità che, attualmente, limitano l'accesso al beneficio medesimo a soggetti che sono sostanzialmente solvibili, pur non potendo superare presumibilmente con esito positivo il complesso procedimento basato sull'esame degli indici di bilancio aziendale, in ragione dello stato di crisi economica che interessa anche il comparto del commercio internazionale;
per solvibilità finanziaria si intende una situazione sana, sufficiente per permettere alla ditta di adempiere alle proprie obbligazioni, tenendo debitamente conto delle caratteristiche del tipo di attività commerciale;
l'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto relativa a beni introdotti in un deposito IVA è collegata all'immissione in consumo dei beni medesimi e, per effetto delle recenti modifiche in materia, sono oggi previste misure di più efficace contrasto alle possibili frodi nel settore,
ad adottare iniziative idonee a garantire che, nella concessione dell'esonero dalla prestazione di garanzia ai sensi del citato articolo 90 del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale con riferimento alla particolare fattispecie indicata in premessa, si proceda secondo modalità semplificate rispetto a quelle ordinariamente previste, le quali consentano la verifica della solvibilità aziendale di un soggetto attraverso l'esame dei seguenti elementi:
a) iscrizione del soggetto alla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura da almeno un anno;
b) dati risultanti dal certificato storico rilasciato dalla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura;
c) assenza di carichi pendenti, come risultante dal certificato, approvato con determinazione del direttore dell'Agenzia delle entrate del 25 giugno 2001, rilasciato dal competente ufficio delle entrate;
d) dichiarazione, da parte del soggetto, di aver effettuato, nel corso dell'ultimo anno, operazioni di importazione di merci non comunitarie, senza che siano state rilevate irregolarità sanzionabili, in relazione alle quali commisurare l'ammontare dell'esonero stesso.
(7-00713) «Ventucci, Fluvi, Fugatti, Barbato, Fogliardi».
oggi la Commissione europea ha inserito tra i progetti prioritari il corridoio
Baltico-Adriatico, che collegherà i porti dell'Adriatico al Centro Europa è che interessa anche le città di Udine, Trieste, Venezia e Ravenna, le quali potranno beneficiare degli aiuti europei per finanziare parte dei lavori per la loro interconnessione e lo sviluppo di scali merci multimodali;
il corridoio attraverserà la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, l'Austria e l'Italia, come estensione dell'esistente progetto prioritario europeo numero 23, con un tracciato che dovrebbe andare da Danzica, in Polonia, via Vienna e Venezia fino a Bologna, saldandosi con il Corridoio 5 a Trieste;
tale rete potrà migliorare le potenzialità dei porti italiani dell'Adriatico nella difficile sfida con gli hub dei mari del Nord Europa;
la scelta della Commissione europea rilancia, indirettamente, anche le potenzialità della «piattaforma logistica» del Friuli Venezia Giulia;
senza un sostegno adeguato e tempestivo del Governo italiano, l'Europa potrebbe dirottare altrove le risorse destinate a tale progetto;
il corridoio Baltico-Adriatico esiste già, nella realtà, in diverse sezioni: nel Friuli Venezia Giulia sono sufficienti alcuni interventi sui nodi ferroviari - in particolare quello di San Polo a Monfalcone - e sui porti per garantire alla ferrovia Pontebbana (costruita con tecnologie avanzate) di supportare il triplo dei traffici attuali;
in Austria la rete è già efficiente e nel marzo 2011, è stato inaugurato il cantiere del tunnel del Koralm, costituito da 33 chilometri che saranno fondamentali per collegare Graz e Klagenfurt e, quindi, il Nord Europa all'Italia;
il «progetto Unicredit-Maersk» per il porto unico di Monfalcone-Trieste è ancora in attesa di risposte da parte del Governo e il CIPE non ha ancora deciso di stanziare i fondi necessari per integrare la copertura economica della «piattaforma logistica» del porto di Trieste,
ad attivare tutte le iniziative più opportune per sostenere la realizzazione del Corridoio Baltico-Adriatico sul territorio nazionale, impegnando i fondi necessari per le opere infrastrutturali essenziali allo scopo e, in specie, per quelle citate in premessa.
(7-00714) «Monai, Meta, Strizzolo, Maran, Rosato».
la legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità 2010), ha previsto l'assegnazione di diritti d'uso di frequenze radioelettriche da destinare a servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda con l'utilizzo della banda 790-862 megahertz e di altre risorse eventualmente disponibili;
la medesima legge ha stimato, al comma 13, proventi derivanti dalle procedure di assegnazione delle frequenze non inferiori a 2.400 milioni di euro, prevedendo che le eventuali maggiori entrate fossero riassegnate nello stesso anno al Ministro per lo sviluppo economico per misure a sostegno del settore, anche come misure compensative alle tv locali;
la quantificazione delle misure economiche di natura compensativa, di cui al comma 9 dell'articolo 1 della legge 13 dicembre 2010 n. 220, destinate alle tv locali che eserciscono le frequenze che dovranno essere rese disponibili a favore degli operatori dei servizi mobili in larga banda da giugno 2012, non sembra essere proporzionata agli introiti stimati, derivanti dalla gara di cui al comma 8 della medesima legge;
la gara per l'assegnazione delle frequenze si è recentemente conclusa e i proventi sono di circa 4 miliardi di euro, quindi 1,6 miliardi in più della stima iniziale;
in questo particolare e delicato contesto economico, il nostro Paese necessita di politiche volte a potenziare la competitività e l'innovazione, anche attraverso il potenziamento delle infrastrutture tecnologiche affinché le nostre imprese possano contare su telecomunicazioni all'altezza del resto del mondo;
in data 14 ottobre 2011 il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge relativo alla legge di stabilità per il triennio 2012-2014 e sui maggiori organi di stampa economici, si legge che le misure contenute nel provvedimento destinano le maggiori entrate derivanti dalla gara di assegnazione delle frequenze per il 50 per cento all'ammortamento dei titoli di stato e per il 50 per cento ai vari Ministeri;
in particolare, al Ministero per lo sviluppo economico sembrerebbero essere destinati 100 milioni di euro per il finanziamento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, e nessun tipo di intervento sembra previsto per opere modernizzazione delle infrastrutture, che porterebbe invece a ritorni rapidi in termini di spinte verso la crescita del Paese,
a garantire, così come previsto dalla legge di stabilità n. 220 del 2010, che una parte delle maggiori entrate derivanti dalla gara di assegnazione delle frequenze sia destinata al Ministro per lo sviluppo economico per interventi a sostegno del settore delle telecomunicazioni, sia a livello infrastrutturale per dare nuovo slancio alle nostre aziende, rendendole competitive a livello internazionale, sia a livello locale, per definire un compenso per la cessione delle risorse frequenziali più congruo agli introiti ottenuti.
(7-00715) «Crosio, Caparini, Pini, Bitonci».
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
risulterebbero, da articoli di stampa, 32 mila i bambini sottratti dall'autorità giudiziaria alla famiglia e affidati di norma ai sindaci;
la decisione della magistratura minorile viene prevalentemente presa e ratificata in base alla sola relazione dell'assistente sociale;
il costo per lo Stato sarebbe valutato in 70 euro al giorno per bambino, pari a 2.100 euro mensili per ogni bambino affidato, globalmente una spesa di 2.240.000 euro ogni giorno, per un totale annuo di 817.600.000 euro -:
se non sia necessario istituire una apposita Commissione di indagine amministrativa, anche in vista di ogni opportuna iniziativa normativa, sugli affidamenti dei minori (sottratti alla famiglia di origine), al fine di verificare puntualmente la congruità delle procedure in base alle quali si arriva alla sentenza di sottrazione, quali siano le tutele riservate ai bambini stessi che chiedono di non essere strappati alla propria famiglia, quale peso abbiano le testimonianze dei genitori e di terzi sul procedimento dell'autorità giudiziaria, su quali norme si fonda la relazione spesso inconfutabile dell'assistente sociale, e infine se non sia opportuno indirizzare sulle famiglie in difficoltà la spesa sopra esposta.
(2-01241)
«Bocciardo, Barani, Mancuso, Di Virgilio, Berruti, Scandroglio,
Ciccioli, Palumbo, Fucci, Vessa, Patarino, Porcu, Lunardi, Gibiino, Barba, Luciano Rossi, Bonciani, De Nichilo Rizzoli, Tommaso Foti, Castellani, Girlanda, Marsilio, Ghiglia, Mussolini, Germanà, De Luca, Pizzolante, Giammanco, Vincenzo Antonio Fontana, Massimo Parisi, Abelli, Mazzuca, Gioacchino Alfano, Antonione, Cazzola, Cosenza, De Camillis, D'Ippolito Vitale, Faenzi, Holzmann, Mannucci, Milanese, Scapagnini, Traversa».
DI STANISLAO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
stando a quanto dichiarato dall'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams) all'AgenParl «Il Decreto-legge del 28 aprile 2009 n. 39 (Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile) all'articolo 12 stabilisce le norme di carattere fiscale in materia di giochi al fine di assicurare maggiori entrate non inferiori a 500 milioni di euro l'anno»;
si legge sul sito della concessionaria Lottomatica che «il progetto "Solidarietà Abruzzo", l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, il Consorzio lotterie nazionali e i rivenditori devolvono il ricavato di "Gratta Quiz", escluse le vincite, e parte del loro compenso in favore della ricostruzione delle aree terremotate»;
la nuova lotteria istantanea continua ad essere ancora in corso e l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, più che di ricavi, parla di maggiori entrate fiscali per la ricostruzione in Abruzzo e «per il 2009 ammontano a 565.754.769 euro e per il 2010 a 630.386.538 euro per un totale nei 2 anni di 1.196.141.307 euro. Le maggiori entrate fiscali - conclude l'Aams - previste dal "decreto Abruzzo" sono confluite nel bilancio generale dello Stato che ne dispone l'utilizzo»;
dopo due anni dal terremoto l'industria dei giochi ha incassato più di 120 miliardi e allo Stato ne sono andati circa 20, ma di quel miliardo e 200 milioni circa non ci sono tracce e di certo non sono serviti né a L'Aquila e né ai terremotati -:
se si intenda far luce in merito all'utilizzo delle risorse incassate dalla lotteria per l'Abruzzo e come dovrebbero essere ripartiti per la ricostruzione.
(4-13656)
EVANGELISTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il Presidente del Consiglio dei ministri ha annunciato, in collegamento telefonico con la trasmissione televisiva «Studio Aperto» pochi giorni fa, che presto «tutte le famiglie italiane» riceveranno a casa una sintesi dei provvedimenti varati dal Governo in tre anni;
il Presidente del Consiglio ha spiegato: «Stiamo preparando una sintesi di tutti i provvedimenti che il governo ha varato nei suoi anni di lavoro. Spero di poterlo inviare a tutte le famiglie italiane che si accorgeranno così di quanto infondate siano le accuse dell'opposizione che dice che siamo incapaci di operare e non siamo idonei al governo del paese. Nessun governo in Europa, in un periodo di crisi globale come questo, ha fatto tanto e con così brillanti risultati come siamo riusciti a fare noi»;
non è la prima volta che il Presidente del Consiglio manda a casa dei cittadini opuscoli che informano sull'attività di Governo;
in un periodo di crisi, il verbo «risparmiare» per le istituzioni dovrebbe diventare la parola d'ordine;
da prassi la Presidenza del Consiglio dei ministri fa pervenire alle istituzioni e alle altre pubbliche amministrazioni opuscoli informativi o file che documentano l'operato del Governo, documentazione a disposizione on line anche per l'insieme degli utenti della rete, mentre non risulta che sia stato effettuato da altri Governi l'invio capillare di tali opuscoli a milioni di cittadini -:
se il Governo intenda effettivamente inviare tali pubblicazioni a milioni di cittadini e se nel caso con quali risorse intenda provvedere ai costi di tale - ad avviso dell'interrogante - discutibile ed inopportuna iniziativa.
(4-13660)
DIMA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
da notizie apparse sulla stampa regionale calabrese, la Sogin, società incaricata della gestione e dello smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti da attività nucleari dismesse, avrebbe recentemente stipulato con l'Enea un accordo per l'ampliamento delle competenze e degli interventi sul centro di Trisaia (Matera) anche attraverso la possibilità di utilizzare nuovi terreni;
questa notizia ha messo in allarme le popolazioni e le associazioni agricole ed ambientaliste del materano e dell'alto jonio cosentino che ritengono che questo ampliamento delle competenze della Sogin sia da mettere in relazione con l'idea di trasformare il centro di Trisaia in un piccolo deposito di scorie nucleari provenienti da diverse regioni italiane alla luce dell'esistenza di un progetto, in attesa di valutazione di impatto ambientale da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che prevede la costruzione di un capannone industriale di 14 mila metri quadrati per lo stoccaggio delle scorie nucleari di terza categoria;
questa struttura a detta della Sogin sarà funzionale alle attività di messa in sicurezza delle scorie nucleari presenti nel centro di Trisaia, mentre per gli ambientalisti potrebbe risultare sovradimensionato rispetto alle reali esigenze del centro e quindi diventare sede per accogliere rifiuti provenienti da altre parti d'Italia -:
quali iniziative i Ministri interrogati intendano porre in essere per chiarire una vicenda che sta creando allarme e preoccupazione nelle popolazioni interessate.
(4-13648)
TESTO AGGIORNATO AL 29 MARZO 2012
ALLASIA e MONTAGNOLI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
il comune di Torino, nel 2008, ha ceduto a costruttori privati, previa asta pubblica, un'area adiacente alla Mole Antonelliana;
lo stesso comune ha approvato una variante ad hoc al piano regolatore generale per permettere l'edificazione dell'area che ricade nell'isolato di via Riberi;
a seguito delle proteste dei comitati locali contro l'edificazione di tale isolato, la soprintendenza, che inizialmente sem brava
a favore dell'edificato, ha espresso parere contrario, bloccando il progetto, in quanto ha ritenuto indispensabile un provvedimento di tutela indiretta sulla zona limitrofa alla Mole Antonelliana;
da notizie di stampa sembra che l'avvocatura del comune ha proposto ricorso al Tar contro la soprintendenza che di fatto ha annullato l'autorizzazione del comune per motivi di tutela paesaggistica ed architettonica;
l'intero procedimento si basa su un errore iniziale commesso dal comune di Torino che ha stravolto il proprio piano regolatore, modificando la destinazione d'uso di un'area vicino ad un bene pubblico di tale importanza paesaggistica ed architettonica come la Mole Antonelliana;
tale comportamento dell'amministrazione comunale crea un danno economico alla collettività in considerazione dei costi dei risarcimenti dei progettisti e dei costruttori che inevitabilmente ricadranno sulla popolazione -:
se quanto esposto nelle premesse corrisponda al vero e se il Ministro interrogato intenda evitare che le modifiche degli strumenti urbanistici disposte dal comune che permettono l'edificazione in un'area limitrofa alla Mole Antonelliana possano aver seguito sostenendo l'azione della soprintendenza in questo senso.
(5-05564)
CAUSI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
in data 18 ottobre 2011, in seguito ad un sopralluogo nell'area di Corcolle-San Vittorino il sottosegretario ai beni culturali, Francesco Maria Giro, ha dichiarato che sul sito «esiste un vincolo archeologico-paesaggistico, detto di lettera M, per la presenza diffusa sul territorio di testimonianze antiche» e che «falde, fossi e corsi d'acqua» sarebbero stati valutati dal Ministero dell'ambiente e delle tutela del territorio e del mare in relazione alle possibili ricadute idrogeologiche della costruzione di una discarica;
dello stesso avviso Massimiliano Lorenzotti, presidente dell'VIII Municipio che ha sostenuto che le falde acquifere farebbero «presagire il rischio di una discarica che galleggia, una cosa» a suo dire «improponibile»;
poiché soggetta al vincolo dell'articolo 7 della legge regionale del 1988 e classificata come area di interesse archeologico, il sito sarebbe sottoposto ad una serie di vincoli che escluderebbero qualsiasi realizzazione al suo interno e, a maggior ragione, la possibilità di realizzare una discarica -:
se il Ministro sia a conoscenza della sussistenza dei vincoli esposti in premessa e quali iniziative intenda eventualmente assumere per garantire il rispetto di normative che escludono la possibilità di qualsiasi realizzazione nell'area in esame.
MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il personale dell'Aeronautica militare ha ricevuto all'indirizzo di posta istituzionale una comunicazione a firma del sottocapo di stato maggiore dell'Aeronautica militare in cui si legge: «La forte incidenza dei sistemi di comunicazione di massa sui processi decisionali di natura strategica e sulla formazione della coscienza collettiva nella "società globale" del XXI secolo ha indotto anche la Forza Armata ad interagire in modo incisivo e trasparente con l'opinione pubblica, veicolando le finalità ultime della missione assegnata ed i valori etici cui costantemente informa il proprio operato. Tale esigenza, peraltro, scaturisce anche dalla necessità di conformarsi ai princìpi di efficienza e buon andamento dell'azione amministrativa introdotti nell'ordinamento giuridico italiano agli inizi degli anni '90 e volti a garantire, fra l'altro, un rapporto più immediato e diretto con i cittadini. In quest'ottica sono state intraprese numerose iniziative (esempio: costituzione degli Uffici Relazioni con il pubblico, potenziamento dei servizi di Pubblica Informazione ed incremento dell'attività divulgativa, organizzazione di Master, Convegni e Seminari per diffondere la cultura aeronautica all'esterno dell'organizzazione militare eccetera) che hanno avuto il merito di rafforzare nell'opinione pubblica un sentimento di profondo rispetto verso l'istituzione militare è di incondizionata stima per i suoi componenti. Questa apertura alla società civile, incentivata anche dalle Autorità politiche, ha generato in taluni l'erronea convinzione di poter liberamente e discrezionalmente divulgare notizie d'interesse militare. Al riguardo va sottolineato che la comunicazione verso l'esterno trova un limite invalicabile nella necessità di tutelare in ogni circostanza la sicurezza delle installazioni militari e del personale che vi opera, a presidio della quale la normativa vigente impone ad ogni appartenente alle Forze Armate cautele nella libera manifestazione del pensiero nonché l'obbligo di mantenere il dovuto riserbo sulle questioni militari. Si tratta di princìpi fondamentali, ma non di rado fraintesi, poiché continuano a verificarsi inaccettabili episodi di divulgazione non autorizzata di notizie e immagini di sensibilità militare attraverso gli strumenti più disparati (organi di stampa, internet, telefoni cellulari eccetera), tali anche da compromettere la riservatezza di informazioni classificate ed arrecare serio pregiudizio alla sicurezza nazionale. In particolare è stato rilevato che il ricorso alla rete internet e ai vari social network consente la diffusione di notizie riservate, o riferibili al servizio, delle quali non è possibile prevedere e circoscrivere il successivo utilizzo e le possibili manipolazioni. Parimenti censurabile è l'abitudine, piuttosto consolidata, ad intrattenere conversazioni private anche in luoghi aperti al pubblico su argomenti afferenti o collegati al servizio, nel corso delle quali, talvolta in buona fede e sottovalutando la reale portata dei fatti riferiti, vengono rese informazioni suscettibili di facili e perniciose strumentalizzazioni. Per fugare ogni dubbio sulla cogenza delle menzionate prescrizioni ritengo doveroso, in questa sede, richiamare le principali norme di riferimento in materia:
articoli 1472 del Codice dell'Ordinamento Militare: [...];
articolo 722 del Testo Unico delle Disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare: [...];
il tenore letterale delle citate disposizioni è inequivocabile: se la libera manifestazione del pensiero su tutte le questioni d'interesse militare o comunque correlabili al servizio è subordinata alla preventiva autorizzazione degli organi competenti (per l'A.M. lo Stato Maggiore), il dovere di riserbo, che caratterizza lo status di militare, è assoluto e sussistente anche laddove si ritenga di trattare argomenti di marginale importanza o comunque non particolarmente
lesivi della sicurezza dell'organizzazione. Ne consegue che l'accertata violazione dei suddetti doveri comporta nei confronti dei responsabili l'adozione di severi provvedimenti disciplinari e, nei casi più gravi, quali ad esempio la divulgazione di notizie segrete o riservate (articolo 127 c.p.m.p.) e il rilascio arbitrario di attestazioni o dichiarazioni (articolo 185 c.p.m.p.), l'esercizio dell'azione penale. Sensibilizzo, pertanto, le Autorità cui è devoluta l'azione di comando affinché, attraverso una mirata opera di informazione ed indottrinamento rivolta al personale dipendente, assicurino sempre lo scrupoloso rispetto dell'obbligo della riservatezza su questioni concernenti il servizio. Nell'occasione mi rivolgo anche a ciascun militare evidenziando come un'adeguata cultura nello specifico settore della sicurezza debba caratterizzare il proprio patrimonio di conoscenze tecnico-professionali e rappresentare, allo stesso tempo, un irrinunciabile valore morale. Il Sottocapo di stato maggiore A.M. Gen. S.A. Roberto Corsini»;
la consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato ha ritenuto che nell'articolo 9, legge 11 luglio 1978, n. 382 - ora recepito in modo difforme nelle norme ripetute nel citato messaggio -, dove stabilisce che non è consentito ai militari manifestare pubblicamente il proprio pensiero senza previa autorizzazione su argomenti a carattere riservato di interesse militare o di servizio, afferma che non possono essere inclusi ogni forma di attività e ogni aspetto del servizio, specialmente se normali e notori, e comunque l'Amministrazione, ove ritenga violata la predetta norma, è tenuta a contestare esplicitamente all'interessato il carattere riservato dell'argomento da lui trattato in un pubblico dibattito, in modo da consentirgli di svolgere le sue precisazioni e le sue argomentazioni sul punto (Consiglio di Stato, sezione IV, 24 gennaio 1985, n. 19);
grazie alle notizie trapelate dagli ambienti militari nel tempo hanno preso il via importanti inchieste e indagini penali, conclusesi con il rinvio a giudizio di alti ufficiali e dei vertici militari pro tempore;
la preventiva comunicazione sostanzialmente tesa a dissuadere i militari da ogni possibile forma di libera comunicazione o commento ad attività di servizio, come di fatto lo è la nota citata, appare, agli interroganti, un'azione che rischia di essere vista come intimidatoria e esagerata al punto da far ritenere, ad esempio, che anche le attività sportive recentemente esaltate dal Ministro interrogato possano rientrare tra gli argomenti vietati dall'interpretazione restrittiva data alla norma in argomento, o ancora che la morte, le modalità del decesso, di un militare impiegato nelle missioni internazionali di guerra siano un fatto riservato la cui divulgazione può nuocere alla sicurezza nazionale e alle Forze armate;
ad avviso degli interroganti la reticenza comunicativa e le limitazioni imposte dai vertici militari anche sugli argomenti e gli aspetti del servizio ritenuti «normali e notori» ha impedito alle Forze armate di svilupparsi pienamente come uno strumento al servizio della collettività, la cui integrazione sociale e la consapevole e trasparente partecipazione alla vita del Paese fossero intese come baluardo posto alle possibili deviazioni dai compiti ad esse affidati dalla Costituzione;
l'interpretazione estensiva delle norme citate potrebbe, in astratto, essere tesa ad evitare la conoscenza da parte dei cittadini non appartenenti alle Forze armate di fatti riguardanti la commissione da parte di militari, di ogni ordine e grado, di possibili reati ai danni della collettività, della salute pubblica e della sicurezza nazionale -:
se sia intenzionato a dettagliare in modo estremamente preciso gli argomenti ritenuti di vietata divulgazione al fine di prevenire comportamenti sanzionatori nei confronti dei militari che potrebbero in astratto compromettere il sereno svolgimento dei compiti istituzionali e dei servizi ai medesimi affidati;
se sia intenzionato a garantire il pieno e libero esercizio del diritto costituzionale della libertà di espressione e di opinione.
(4-13659)
TESTO AGGIORNATO AL 20 OTTOBRE 2011
VANNUCCI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il Governo ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 21, comma 11, lettera e) della legge n. 196 del 2009, le schede illustrative relative ai fondi settoriali riguardanti le principali politiche pubbliche di rilevanza nazionale;
tali schede illustrano, per specifici capitoli del bilancio dello Stato, lo stanziamento a legislazione vigente disposto per il triennio 2011-2013, le variazioni del suddetto stanziamento e la relativa disponibilità al 30 giugno 2011;
in particolare, con riferimento a capitoli che prevedono il trasferimento di somme alla Presidenza del Consiglio dei ministri - quali i capitoli 7446 e 7447 dello stato di previsione relativo al Ministero dell'economia e delle finanze recanti, rispettivamente, trasferimenti di somme al dipartimento della protezione civile. Tale documento rappresenta l'unico strumento a disposizione della Commissione bilancio, tesoro e programmazione per conoscere le disponibilità aggiornate;
infatti non è più disponibile dall'inizio dell'esercizio finanziario 2011, il collegamento elettronico, previsto ai sensi dall'articolo 32, settimo, ottavo e nono comma, della legge n. 119 del 1981, con la banca dati della ragioneria generale del bilancio dello Stato per quanto attiene all'amministrazione autonoma della Presidenza del Consiglio -:
quali siano le disponibilità aggiornate dei suddetti capitoli e quali le ragioni per le quali non è più possibile verificare in tempo reale, attraverso la banca dati della ragioneria generale dello Stato, le disponibilità dei capitoli relativi al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri.
(5-05551)
BITONCI, RAINIERI e STUCCHI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
nel corso dell'esercizio finanziario 2005 (13 maggio e 22 luglio), il comune di Fornovo di Taro (Parma) ha riscosso un contributo in conto capitale di euro 3.200.000,00, assegnato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con decreto del 22 dicembre 2004 (DEC/DA/00626) e finalizzato alla realizzazione di interventi urgenti per il riassetto di aree a rischio idrogeologico in località Carona;
l'affidamento dei lavori, preceduto da una serie di indagini idrogeologiche e geotecniche, è avvenuto nel mese di agosto 2008 ed i lavori hanno avuto inizio nel corso del 2009, ma ad oggi non sono ancora stati ultimati;
a seguito degli avvenimenti alluvionali avvenuti nel corso del 2010, la situazione di dissesto idrogeologico presente nella predetta località di Corona, ha subito un notevole aggravamento. Al riguardo si deve precisare che già nel 2007 era stato eseguito un intervento urgente di primo stralcio per far fronte in tempi brevi ad un riscontrato pericolo di dissesto e che in data 15 febbraio 2010, la competente direzione lavori, facendo proprie le indicazioni del geologo, segnalava la presenza di modifiche nella morfologia del pendio determinate da eventi meteorologici inusuali. Era stato, inoltre, rilevato che altre aree limitrofe a quella interessata dai lavori fungevano da serbatoio acquifero mettendo conseguentemente a rischio le aree sottostanti;
nel corso dei precedenti esercizi finanziari il comune di Fornovo di Taro ha effettuato i pagamenti a valere sul finanziamento sopra indicato senza detrarli dal
computo del patto di stabilità interno, in quanto non inseriti in un ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri;
l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3850 del 19 febbraio 2010 inerente il «Piano degli interventi urgenti riguardante il territorio della regione Emilia Romagna colpito dagli eccezionali eventi metereologici, avvenuti nell'ultima decade del mese di dicembre 2009 e nei primi giorni del mese di gennaio 2010» ha incluso tra i comuni gravemente danneggiati anche il comune di Fornovo di Taro;
in considerazione del riconoscimento dello «stato di emergenza» dei lavori in corso, l'ente comunale, ai sensi dell'articolo 1, comma 94, della legge n. 220 del 2010 intendeva escludere dal computo del patto di stabilità interno tutti i pagamenti da effettuare per il completamento dei lavori in oggetto, imputandoli sul residuo passivo dell'anno 2005, attualmente disponibile in euro 2.041.845,39, portando così a termine con tempestività gli interventi necessari e urgenti per la messa in sicurezza delle aree danneggiate;
la circolare del Ministero dell'economia e delle finanze n. 11 del 6 aprile 2011 concernente il patto di stabilità interno, al punto C.4 recita che le esclusioni (anche quelle relative agli stati di emergenza) sono possibili solo se riferite a spese annuali o pluriennali relative a entrate registrate successivamente al 2008;
la ragioneria generale dello Stato, con una comunicazione e-mail di risposta a specifici chiarimenti richiesti dall'ente comunale circa la possibilità di escludere dal patto di stabilità interno le somme ancora disponibili del predetto finanziamento di cui al decreto del 22 dicembre 2004, ha ribadito che «... le deroghe previste dai commi 94, 96 e 97 dell'articolo 1, della legge n. 220 del 2010, non considerano le entrate precedenti al 2009. (...)»;
se effettivamente non sarà possibile escludere i pagamenti futuri imputabili sul residuo passivo 2005 dal computo del patto di stabilità interno, il comune di Fornovo di Taro si troverà nella difficile situazione di non poter completare i lavori considerati indifferibili e urgenti da un'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri e di non rispettare l'obiettivo programmatico del patto di stabilità interno 2011 in quanto le riscossioni in conto capitale effettuate ad altro titolo nel 2011 non potranno sicuramente compensare un'uscita di importo così elevato (oltre 2 milioni di euro), incorrendo così nelle pesanti sanzioni previste dal legislatore in caso di sforamento -:
se alla luce di quanto esposto in premessa, non possa chiarire che il comune di Fornovo di Taro possa utilizzare, escludendoli dal patto di stabilità interno i propri residui passivi derivanti dal finanziamento concesso dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con decreto del 22 dicembre 2004 (DEC/DA/00626) per completare la realizzazione degli interventi urgenti per il riassetto delle aree a rischio idrogeologico in località Carona, anche in considerazione del fatto che la pericolosità del dissesto idrogeologico presente in tale località è stata ricompresa nell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3850 del 19 febbraio 2010.
(5-05552)
POLLEDRI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
in Italia la pratica dello sport, nel corso dell'ultimo decennio, ha accentuato vistosamente il proprio già notevole trend di sviluppo allargando la propria fascia d'interesse a settori sociali e ad ambienti che in passato restavano indifferenti, se non culturalmente diffidenti, verso la cultura sportiva;
il rafforzarsi della visibilità complessiva del fenomeno sportivo e della domanda di fruizione, ormai avvertita quale bisogno sociale importante e diffuso, rende
necessario, per lo Stato, il riconoscimento pieno di tale realtà ed un'assunzione più diretta di responsabilità ora in toto delegate allo stesso mondo sportivo e, per esso, al Comitato olimpico nazionale italiano (CONI);
il CONI avrebbe approvato recentemente un documento che prevedrebbe la razionalizzazione delle risorse finanziarie, attraverso la soppressione dei comitati provinciali e la dismissione delle sedi, entro la fine del corrente quadriennio olimpico;
la soppressione dei predetti organi periferici, basati, in molti casi, esclusivamente sul volontariato, rischierebbe di penalizzare fortemente la promozione sportiva giovanile (particolarmente diffusa a livello territoriale), l'attività motoria in ambito scolastico, supportata da appositi protocolli d'intesa, siglati con gli uffici scolastici provinciali, le Province e i Comuni, pregiudicando i rapporti tra il mondo dello sport e le istituzioni del territorio;
l'obbiettivo del CONI prevedrebbe difatti il trasferimento delle funzioni provinciali a 19 comitati regionali, con relative dismissioni patrimoniali, conseguenti riduzioni degli affitti, dei costi di gestione (ogni comitato provinciale ha un minimo di 10 componenti) e dei cosiddetti costi di «rappresentanza» e di incontri tra le varie componenti del mondo sportivo. Dovrebbero inoltre essere ridotti a un massimo di 10 anche i consiglieri di ogni federazione, e si prevede il taglio di oltre 200 unità, conto tenuto anche delle 19 discipline associate;
in realtà tale «razionalizzazione» sembrerebbe ingiustificata considerati gli esigui risparmi economici che inciderebbero in maniera marginale sul bilancio complessivo del CONI (4 per cento); inoltre, i comitati provinciali ricevono numerosi finanziamenti da enti privati; anche i componenti delle relative giunte e consigli provinciali, sono a «costo zero», poiché assumono incarichi onorifici, privi di compenso -:
se intenda evitare l'eventuale riduzione delle risorse destinate al funzionamento del CONI, per facilitare lo sviluppo e la diffusione della pratica sportiva tra i giovani a livello territoriale, valutando altresì l'opportunità di operare tagli di spesa in altri settori che non abbiano un particolare impatto socio-educativo.
(5-05546)
RAO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
da qualche anno la contabilità separata dimostra che i proventi del canone non sono sufficienti a finanziare le trasmissioni di servizio pubblico;
la Rai è costretta per queste stesse trasmissioni a fare ricorso a parte delle entrate garantite dalla raccolta pubblicitaria, nonostante negli ultimi tempi questa sia in forte calo;
lo Stato trasferisce alla Rai le risorse raccolte col canone in quattro rate trimestrali, che spesso, come si apprende anche da organi di stampa, sono corrisposte in forte ritardo, con conseguenze negative sul bilancio e sulla gestione dell'azienda;
nel corso dell'audizione in Commissione di vigilanza del 12 luglio 2011, il direttore generale della Rai ha fatto il punto sul canone riscosso dallo Stato ma non trasferito all'azienda, manifestando anche l'intenzione «di valutare in consiglio di amministrazione la possibilità di adire le vie giudiziarie ordinarie al fine del recupero dello sbilancio risultante dalla contabilità separata fra costi dell'offerta di servizio pubblico e ricavi da canone»;
la cifra di cui la Rai è creditrice nei confronti dello Stato in base alla contabilità separata si aggirerebbe intorno al miliardo di euro -:
quali iniziative concrete intenda mettere in atto, e con quale tempistica, per consentire all'azienda di tenere in equilibrio
la contabilità separata, almeno per quanto riguarda le trasmissioni di servizio pubblico;
per quali ragioni lo Stato trasferisca i proventi del canone in quattro rate trimestrali e a cosa siano dovuti i ritardi nel versamento delle rate;
se non ritenga che tali ritardi causino gravi danni all'azienda, costretta a far ampio ricorso all'affidamento bancario e a corrispondere, dunque, onerosi interessi passivi.
(5-05553)
sta suscitando curiosità e discussioni la prassi invalsa tra alcuni notai che rifiuterebbero il rilascio di copie conformi di atti redatti da avvocati al fine di apporvi la formula esecutiva (tra questi, i contratti di mutuo fondiario, particolarmente diffusi tra i cittadini);
il diniego verrebbe motivato dai professionisti mediante un'interpretazione restrittiva della norma vigente e secondo la quale solo gli ufficiali giudiziari sono tenuti a esperire tali copie;
risulta che la sezione degli ufficiali giudiziari presso il tribunale di Pordenone abbia addirittura emanato una circolare interna per far sì che i notai si attengano ai loro compiti, compreso per l'appunto quello di rilasciare copie autentiche (e in tal senso pare venire in soccorso la stessa circolare n. 15 del 1994 del Ministero della giustizia che cita espressamente i notai tra i soggetti abilitati);
la situazione di cui sopra starebbe provocando più di qualche tensione tra le categorie professionali coinvolte, con ritardi nella definizione delle pratiche e «rimpalli» di responsabilità -:
se sia a conoscenza della vicenda indicata in premessa e se l'interpretazione delle norme professionali sul rilascio di copie conformi fornita da alcuni notai sia corretta;
quali iniziative intenda assumere, se del caso anche mediante apposita circolare, per dirimere la questione sopra evidenziata ed evitare inutili intoppi burocratici ai danni dell'utenza.
(5-05544)
FERRANTI, TOUADI e TIDEI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
l'istituto penitenziario Mammagialla, di Viterbo, rappresenta la terza struttura detentiva, per dimensioni ed importanza, del Lazio;
la situazione in cui versa, però, si aggrava ogni giorno di più, e sta diventando esplosiva: ai problemi cronici, che si trascinano ormai da troppo tempo, come il sovraffollamento della popolazione carceraria (si parla di circa 700 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 430 unità), l'assenza di spazi adeguati a contenere la mole di detenuti, una gravissima carenza di organico che costringe gli operatori della polizia penitenziaria a lavorare in un contesto precario e di assoluta mancanza di sicurezza (un organico che, sulla carta dovrebbe raggiungere quota 540, ma di fatto conta solamente soltanto 360 unità di agenti), l'accoglienza di un centinaio di reclusi con problemi psichiatrici, venti dei quali acuti, che hanno di fatto trasformato in modo surrettizio Mammagialla in una sorta di ospedale giudiziario, si è aggiunta per qualche mese anche l'assenza dell'organo di vertice, che è stato nominato, dopo mesi di «vacanza», solo qualche giorno fa;
è proprio in corso in questi giorni una protesta della polizia penitenziaria, che vede circa 150 agenti, sfilare per le vie
del centro storico con striscioni e le bandiere delle varie sigle sindacali, Sappe, Sapp, Sinappe, Cgil, Cisl e Uil, insieme al presidente della provincia, al vicesindaco di Viterbo e a molti altri rappresentanti delle istituzioni: si tratta di una manifestazione, come hanno spiegato i sindacalisti, finalizzata a «coinvolgere» l'intera città nei gravissimi problemi di Mammagialla;
i sindacati denunciano, complessivamente, non solamente un problema penitenziario, ma anche territoriale in termini di sicurezza;
infatti, a fronte di una capienza prevista di 150 detenuti ad alta sicurezza (si tratta di boss mafiosi di secondo livello, killer assoldati dai clan mafiosi, ex 41-bis e comunque figure che compaiono nell'ambito delle associazioni mafiose) il dipartimento centrale ne ha assegnati a Mammagialla ben 175 e, nei giorni più caldi dell'anno, in piena emergenza, nella sezione isolamento si sono trovati costantemente circa 18-20 detenuti ad alta sicurezza su 26 posti disponibili, con il risultato di avere commistioni, per definizione pericolose, tra detenuti comuni ed ad alta sicurezza -:
se il Ministro non ritenga di dovere intervenire con urgenza, adottando le necessarie misure al fine di integrare l'organico del carcere Mammagialla di Viterbo e di adeguare e mettere in sicurezza la struttura;
quali iniziative, inoltre, il Ministro intenda assumere al fine di risolvere nei tempi più brevi possibili le gravissime criticità che investono la suddetta struttura penitenziaria, e che, oltre a penalizzare gravemente il personale e i detenuti, rischiano di coinvolgere con effetti negativi anche l'intero territorio sul quale insiste.
(5-05545)
MIOTTO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
nei mesi scorsi si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'ordine nazionale dei biologi;
l'esito della consultazione è stato oggetto di cinque ricorsi promossi ai sensi degli articoli 22 e seguenti della legge 24 maggio 1967, n. 369;
gli anzidetti giudizi sono stati accolti dal Consiglio nazionale dei biologi con altrettante pronunce, recanti tutte il seguente dispositivo: «P.Q.M. Il Consiglio Nazionale dei Biologi nella riunione del 10 giugno 2011, a maggioranza di 11 Consiglieri e definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso, annullando per l'effetto le operazioni elettorali e l'elezione del Consiglio dell'Ordine Nazionale dei Biologi e del Consiglio Nazionale dei Biologi. Chiede al Ministro della Giustizia l'immediata nomina di un commissario straordinario che provveda alla convocazione degli elettori per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine Nazionale dei Biologi e del Consiglio Nazionale dei Biologi»;
l'Ordine nazionale dei biologi e alcuni dei consiglieri eletti, hanno impugnato le predette pronunce dinanzi al T.A.R. Lazio-Roma che, con ordinanze del 7 settembre 2011, ha rigettato le istanze di sospensione degli atti impugnati, rinviando la discussione del merito delle controversie all'udienza pubblica del 22 febbraio 2011;
le suddette ordinanze sono state impugnate anche dinanzi al Consiglio di Stato che, con ordinanze 4176, 4177, 4178, 4179 e 4180 del 27 settembre 2011, ha così statuito: «considerato che, sulla base di una valutazione delle contrapposte esigenze cautelari prospettate, ritiene il Collegio di accogliere l'appello al solo fine di sospendere il rinnovo delle operazioni elettorali in attesa della definizione in primo grado del merito della vicenda processuale, per la quale è stata già fissata l'udienza del 22 febbraio 2011; ritenuto che, d'altra parte, deve essere mantenuta ferma, nelle more di tale decisione, la disposta caducazione degli organi collegiali, così come la nomina del commissario straordinario»;
il Consiglio di Stato, dunque, in parziale riforma dell'ordinanza del T.A.R.
Lazio-Roma, ha stabilito, da una parte, che non debba procedersi alla ripetizione delle elezioni fino alla decisione, nel merito, del giudizio dinanzi al T.A.R. Lazio-Roma; dall'altra, tuttavia, esige l'immediato commissariamento degli organi decaduti, ovvero Consiglio dell'ordine dei biologi e Consiglio nazionale dei biologi;
inoltre, così come chiarito dalla dottoressa De Amicis con nota del 5 agosto 2011 indirizzata al Consiglio nazionale dei biologi, i suddetti organi collegiali operano in regime di prorogatio;
la caducazione del Consiglio dell'ordine dei biologi risale al 20 giugno 2011. Solo la delibera n. 4 del 2011 è stata sospesa con decreto presidenziale del T.A.R. Lazio-Roma a partire dal 15 luglio 2011 (decreto n. 2666/2011), mentre le altre quattro delibere di annullamento delle elezioni hanno continuato a spiegare effetti fino al 27 luglio 2011, data in cui sono state anch'esse temporaneamente sospese con altrettanti decreti cautelari rilasciati dal T.A.R. Lazio-Roma (decreti numeri 2746/2011; 2747/2011; 2748/2011; 2749/2011). Tutti i decreti cautelari sono stati revocati all'udienza del 7 settembre 2011 con ordinanze nn. 3306/2011, 3302/2011, 3307/2011, 3308/2011 e 3309/2011. A partire dal 7 settembre 2011, dunque, le delibere di annullamento delle elezioni hanno iniziato nuovamente a spiegare effetti. Ne deriva che gli organi decaduti hanno operato in regime di prorogatio dal 20 giugno al 27 luglio 2011, cioè per 37 giorni; non tenendo conto del periodo 27 luglio-7 settembre 2011, pertanto, i 45 giorni di prorogatio sono scaduti il 15 settembre 2011;
l'articolo 3 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 293, al comma 1, prevede che gli organi amministrativi non rinnovati nel termine della loro scadenza «sono prorogati per non più di quarantacinque giorni decorrenti dal giorno della scadenza del termine medesimo»;
il successivo articolo 6 del medesimo decreto-legge stabilisce, poi, che: «1. Decorso il termine massimo di proroga senza che si sia provveduto alla loro ricostituzione, gli organi amministrativi decadono. 2. Tutti gli atti adottati dagli organi decaduti sono nulli. 3. I titolari della competenza alla ricostituzione e nei casi di cui all'articolo 4, comma 2, i presidenti degli organi collegiali sono responsabili dei danni conseguenti alla decadenza determinata dalla loro condotta, fatta in ogni caso salva la responsabilità penale individuale nella condotta omissiva» -:
se ritenga necessario procedere, in esecuzione dell'ordine impartito dal Consiglio di Stato, nonché alla luce di quanto stabilito dagli articoli 3 e 6 del decreto-legge n. 293 del 1994, alla nomina di un commissario straordinario che dia corso ad una contesa elettorale conforme al diritto ed alle aspettative che merita una intera categoria di professionisti.
(4-13640)
DE GIROLAMO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
nel concorso per la nomina di 200 notai (decreto 20 dicembre 2002) dieci candidati, che non avevano superato la preselezione informatica, e (cautelarmente) ammessi dal T.A.R del Lazio a sostenere le prove scritte, superarono prove scritte ed orali;
l'amministrazione incluse, senza riserva, i predetti candidati nella graduatoria, e, senza riserva, li nominò notai (12 gennaio 2004);
avverso la definitiva decisione del T.A.R. l'Avvocatura dello Stato propose ricorso al Consiglio di Stato; il 19 luglio 2006 l'amministrazione dichiarò tuttavia che non intendeva «coltivare il contenzioso»;
il Consiglio di Stato (in contrasto con proprie pregresse decisioni) respinse il ricorso, ed il ricorso per cassazione (per eccesso di potere giurisdizionale) fu dichiarato inammissibile;
i predetti notai esercitano da molti anni la loro professione;
le nomine in esame, che in pendenza del giudizio non erano necessarie, erano state effettuate senza riserva;
nel corso del giudizio l'amministrazione aveva dichiarato che intendeva rinunciare all'impugnazione;
la decisione del Consiglio di Stato non ha per oggetto le nomine (né se ne ordina la revoca) bensì l'ammissione alla prova scritta;
«la funzione ripristinatrice del giudicato non riveste carattere assoluto ed incontra limite nelle situazioni giuridiche nel frattempo verificatesi e consolidate, che sono anch'esse meritevoli di tutela» (e multis, C.d.S. 12 ottobre 2001 n. 5404); il principio ha formale risonanza nell'articolo 14 della legge 11 febbraio 2005, n. 15; e nel caso in esame la stessa amministrazione aveva ritenuto che si era maturata «una situazione meritevole di essere consolidata giuridicamente»;
la preselezione è stata poi soppressa (legge 18 giugno 2009, n. 691);
l'amministrazione non solo non ha interesse (anche per l'assoluta assenza di controinteressati) a disporre la decadenza, bensì ha la necessità di conservare l'efficacia delle nomine; ciò, ai fini della buona amministrazione (altre eventuali nomine, in sostituzione, dovrebbero essere effettuate senza preselezione, attraverso prove scritte ed orali - e pertanto con le stesse modalità percorse e superate dagli interessati - ed a favore di persone che, a differenza degli interessati, non avrebbero esperienza), nonché ai fini della tutela della propria immagine e del pubblico interesse; costituiscono pubblico interesse la regolarità, la coerenza e l'affidabilità dell'attività amministrativa, la conservazione dell'immagine della professione notarile nel suo complesso, l'affidabilità della relativa funzione, la certezza dei relativi atti, e la necessità di evitare il risarcimento di ingenti danni (che deriverebbero ai singoli notai per l'affidamento nella nomina, con una professione lungamente esercitata e con l'umano relativo investimento) -:
quali siano gli intendimenti del Ministro interrogato in ordine alla situazione descritta e se intenda, tutelando il pubblico interesse, dare formale certezza ai rapporti in esame.
(4-13657)
TOTO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
l'interrogante ha già presentato nel corso dell'anno 2010, due interrogazioni a risposta scritta, rispettivamente, n. 4-06360, n. 4-06270 e n. 4-07295, l'iter delle quali è ancora in corso, in tema di funzionamento, con riguardo a plurimi aspetti, del tribunale di Chieti;
il 7 settembre 2011 si è registrato il furto, inopinato e gravissimo, da uno dei magazzini di custodia dei corpi di reato, di 40 chilogrammi, secondo fonti giornalistiche, di droga, frutto di sequestri operati dalle forze dell'ordine in varie operazioni di polizia;
il valore della refurtiva non veniva calcolato al momento dell'evento, per la complessità di calcolo dipendente dalla varietà di stupefacenti sottratti e, in particolare, dal diverso stato di lavorazione di singole frazioni di una stessa sostanza stupefacente;
è pleonastico sottolineare lo sconcerto che l'accadimento ha ingenerato nella pubblica opinione e, persino, il rilevante danno d'immagine inevitabilmente procurato all'amministrazione giudiziaria;
il furto in questione, per l'interrogante, chiude un cerchio di complessivo malfunzionamento della giustizia nel citato tribunale, all'ordinato corso della quale, ivi, fanno velo carenze, criticità e, addirittura, inadeguatezze di ruolo, come evidenziato nelle summenzionate interrogazioni -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza del fatto;
se sia stata avviata e svolta, sulla vicenda, un'indagine amministrativa e quali responsabilità, proprie di quell'ambito,
siano state eventualmente accertate e se siano state disposte misure per porre in sicurezza gli ulteriori corpi di reato custoditi nel medesimo magazzino;
se e quali conseguenze sul piano delle interpretazioni normative il furto perpetrato dei corpi di reato di cui si tratta potrebbe determinare sul piano processuale per i procedimenti penali e/o civili ai quali attengono;
se nell'ambito dell'eventuale indagine amministrativa, intenda verificare ogni profilo di funzionamento del tribunale di Chieti e per assicurare il corretto, soddisfacente ed efficiente svolgimento dell'attività giudiziaria, ai fini dell'efficiente dispensamento della giustizia in quella sede tribunalizia.
(4-13658)
la realizzazione della ferrovia Arcisate-Stabio è una grande opera di rilevanza internazionale che rafforzerà i collegamenti tra l'Italia e la Svizzera potenziando l'accessibilità all'aeroporto di Malpensa;
il collegamento ferroviario di 8,2 chilometri a doppio binario unirà a nord di Varese la città con il confine di Stato, garantirà la connessione tra le linee del San Gottardo e del Sempione, permettendo ad una delle aree più popolose e produttive del Paese di rafforzare i legami politici, economici, ambientali e culturali con il cuore dell'Europa;
tale opera è stata finanziata dal Governo Prodi con 223 milioni di euro deliberati dal CIPE nel febbraio 2008;
il 24 luglio 2009 è stato inaugurato, con dispendio di energie comunicative, ad avviso degli interpellanti tipico della giunta Formigoni, il cantiere;
nel 2010 finalmente i cantieri appaltati da Rete ferroviaria italiana (RFI) sono entrati nel vivo affidando all'impresa «Ingegner Claudio Salini» il compito di eseguire l'opera;
l'impresa Salini ha sospeso i lavori perché RFI non rispetterebbe i pagamenti previsti dal contratto;
nel corso delle escavazioni nel terreno si sarebbe individuata una forte presenza di arsenico;
la sospensione dei lavori creerebbe rilevanti danni ambientali, economici, sociali a tutta la Valceresio -:
quali siano le ragioni che hanno determinato il blocco dei cantieri;
quali iniziative concrete intenda intraprendere affinché i tempi per la conclusione dell'opera, che garantirà un collegamento diretto Lugano-Varese-Malpensa, siano rispettati.
(2-01240)
«Marantelli, Boccia».
BURTONE. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
con l'entrata in vigore dell'orario invernale dall'11 dicembre 2011, in Sicilia non circoleranno più treni dalle 23 alle 5 del mattino;
l'abilitazione delle linee passerà quindi da 24 a 18 ore giornaliere;
secondo i sindacati in base alle prime stime fornite verrebbero soppressi innanzitutto circa 40 posti di capostazione, mentre i pendolari avrebbero serie difficoltà a raggiungere città come Palermo e Catania;
i treni in bilico sarebbero così il Catania-Palermo delle 2,40, l'Agrigento-Palermo delle 4,40, il Ragusa-Caltanissetta delle 4,20, il Caltanissetta-Palermo delle 4,39, il Catania-Messina delle 2,40, il Messina-Catania delle 0,30, il Ragusa-Catania delle 4,20 con grave danno per i pendolari che fanno grandi sacrifici per raggiungere i luoghi di lavoro;
bisogna tenere in considerazione che non si potrebbero più movimentare merci su rotaia, dato che di solito questi treni viaggiano nelle ore notturne;
più di un terzo della rete non è ancora elettrificata e il 90 per cento della rete è a binario unico;
dal 2005 ad oggi i treni da e per il Nord sono passati da 56 a 14; i viaggiatori che devono raggiungere o devono partire da Agrigento, Catania e Siracusa non trovano più nelle stazioni i convogli per Venezia, Torino, Roma e Milano, ma devono recarsi a Messina con bus sostitutivi messi a disposizione da Trenitalia;
si registra invece la crescita esponenziale delle linee su gomma con partenze notturne per tutte le località italiane del Centro e del Nord e all'estero, Germania, Francia, Belgio, Olanda;
si sono persi centinaia di posti di lavoro e tutto il materiale rotabile ha assistito un ulteriore degrado che riduce l'offerta all'utenza a livelli indecorosi -:
se e quali iniziative di competenza il Governo, anche in qualità di azionista di Trenitalia, intenda attivare per rivedere questa decisione e per promuovere nuovi investimenti a sostegno delle ferrovie in Sicilia.
(3-01898)
CERA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
da alcuni giorni si è dovuto registrare la soppressione degli Eurostar ES9352 e ES9359 che collegano la Puglia e la Campania a Roma;
trattasi di corse di treni in partenza da Foggia alle ore 11,23 e in partenza da Roma alle 18,45, che collegano la Puglia e la Campania con la Capitale in una fascia oraria ad alta frequenza di utenza;
le uniche corse in partenza alle 8,23 da Foggia con arrivo a Roma alle ore 11,15 e l'ultima corsa di ritorno alle ore 16,45 consente agli utenti: cittadini, operatori economici, universitari, amministratori, solo un paio di ore utili per sbrigare tutte le procedure legate ai loro bisogni;
lasciare come ultima partenza da Roma il treno delle ore 16,45 è penalizzante in quanto accorcia di molto la permanenza a Roma, creando a tutti non pochi problemi di natura organizzativa-lavorativa per il disbrigo delle commissioni e obbligando molti anche all'oneroso impegno del pernottamento nella Capitale;
come se non bastasse le vetture messe a disposizione per il ritorno alle ore 14,45 e 16,45 per la Campania e Puglia sono in condizioni pessime sia dal punto di vista strutturale che igienico-sanitario -:
se non si ritenga di sollecitare per quanto di competenza Trenitalia spa affinché chiarisca i motivi di tali soppressioni e proceda con sollecitudine alla loro riattivazione onde poter collegare la Capitale con il Mezzogiorno.
PIFFARI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il 7 marzo 2011, come riportato da diversi articoli di stampa e quotidiani on line (Il Sole 24 ore, L'Eco di Bergamo, Il Giorno, Bergamonews), è stato sottoscritto a Roma, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l'accordo per l'affidamento diretto senza gara dei lavori del
primo lotto della tratta ad alta velocità Treviglio-Brescia, tra l'amministratore delegato di RFI (gruppo FS), Michele Mario Elia, e il suo omologo di Saipem (gruppo ENI e membro al 52 per cento del consorzio Cepav 2), Pietro Franco Tali, alla presenza del Ministro Matteoli e dell'amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti;
la costruzione della nuova linea, 58 chilometri totali per un investimento da 2 miliardi e 50 milioni di euro, consiste in un tracciato di 39 chilometri a doppio binario che attraverserà le province di Milano, Bergamo e Brescia, affiancando l'autostrada Brebemi, con innesto nel nodo ferroviario di Brescia, attraverso l'interconnessione Brescia Ovest, 12 chilometri, e un attraversamento urbano di 7 chilometri, parallelo alla già esistente linea ferroviaria Milano-Venezia;
il lotto costruttivo, 39 chilometri e 1.131 milioni di euro, affidato a Cepav 2, per 1.445 milioni di euro, di cui 760 per il primo lotto, finanziato nel 2010, e 685 per quello non ancora finanziato e che dovrà esserlo entro 13 mesi, dovrebbe portare la linea alta velocità da Treviglio fino a Brescia, proseguendo sul tracciato di 27 chilometri da Milano a Treviglio, completato nel 2007 e già in funzione;
dal 5 ottobre in avanti, su diversi quotidiani cartacei e on line, si è diffusa la notizia di uno scontro in atto tra il Ministero dell'economia e delle finanze e quello delle infrastrutture e dei trasporti in merito all'intenzione da parte del dicastero affidato al Ministro Giulio Tremonti di ritirare finanziamenti per 6 miliardi di euro, già concessi alle infrastrutture e in alcuni casi già impegnati;
tra le opere infrastrutturali a rischio, oltre al ponte di Messina, figura anche la suddetta linea ferroviaria dell'alta velocità Brescia-Treviglio, già contrattualizzata e per la quale si stanno già predisponendo i lavori e che, nel caso si verificasse concretamente la sottrazione di fondi paventata dal Ministro dell'economia e delle finanze, provocherebbe, alla stazione appaltante, l'obbligo al pagamento di pesanti penali tra il 5 al 10 per cento dei 4/5 dell'importo dell'opera in caso di ricorso da parte delle imprese aggiudicatarie;
diverse agenzie stampa hanno riportato le posizioni contrarie ai tagli previsti dal Ministro dell'economia e delle finanze, tanto del Ministro Matteoli, quanto del Presidente Confindustria, Emma Marcegaglia, rendendo ancora più nebulosa e incerta la questione relativa ai finanziamenti destinati alle infrastrutture;
è parere dell'interrogante che l'effettivo de-finanziamento della tratta Brescia-Treviglio, oltre a mettere a rischio l'iter esecutivo delle infrastrutture, fin qui calendarizzato, provocherebbe un grave danno alla realizzazione di un'altra importante infrastruttura, Brebemi, da sommare a un pesante danno erariale per le casse dello Stato -:
se il Ministro interrogato ritenga che il de-finanziamento dell'infrastruttura di cui in premessa abbia una ricaduta negativa sul cantiere autostradale di Brebemi.
(5-05554)
DIONISI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nell'ultimo allegato infrastrutture presentato dal Governo viene fatto riferimento ad un potenziamento dei vari assi viari strategici per lo sviluppo infrastrutturale del Paese;
nel piano infrastrutture riguardante la regione Lazio il raddoppio dell'arteria Cassia-bis rappresenta opera di straordinaria utilità per dare respiro ai flussi di traffico sulla direttrice Roma-Nord Lazio;
il progetto consiste nel completamento dell'adeguamento a 4 corsie della ex strada statale Cassia nel tratto compreso tra il chilometro 41+300, nei pressi dello svincolo di Monterosi, dove ha termine il tratto di Cassia-bis già completato, e il chilometro 74+400, dove la tratta si innesta con uno svincolo nella superstrada
Civitavecchia-Viterbo. La sezione stradale tipo prescelta è la soluzione a due carreggiate separate con due corsie per senso di marcia, affiancate da banchine laterali e separate da spartitraffico, per una larghezza totale della piattaforma di 22 metri;
il tracciato ha uno sviluppo complessivo di circa 33,1 chilometri e si svolge quasi per intero in variante rispetto al percorso esistente della via Cassia, evitando l'attraversamento dei centri abitati di Sutri, Capranica, Vetralla. Lungo il percorso sono previsti 8 svincoli che garantiscono il collegamento alla viabilità locale e ai centri abitati;
sull'arteria da molti anni è previsto un progetto di riqualificazione e ammodernamento con la previsione del raddoppio delle carreggiate e l'adeguamento ai sistemi di sicurezza più moderni e tecnologicamente avanzati ma pochi sono stati gli impegni realmente rispettati;
nelle ultime deliberazioni di impegno fondi operate dal Cipe e nel Piano delle grandi opere presentato recentemente dal Governo l'infrastruttura rientra come opera finanziata, in particolare per i circa 35 chilometri che collegano la direttrice tra Roma e Viterbo, ma ad oggi in realtà dai dati ufficiali disponibili (ultimi allegati infrastrutture presentati) risulta che sui 295,02 milioni di euro stanziati ne risultano realmente disponibili soltanto 6,64 con uno scopertura di quasi il 90 per cento dei fondi necessari al completamento dell'opera;
recentemente nel nuovo Piano infrastrutture presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri per il rilancio della politica del Governo sulle infrastrutture l'opera è stata elencata tra le priorità per la regione Lazio -:
quale sia l'effettivo stato dell'iter realizzativo dell'opera in questione e se non ritenga opportuno assumere ogni iniziativa di competenza per disporne il finanziamento necessario.
(5-05555)
MARIANI e IANNUZZI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
l'autostrada A3 Salerno-Pompei-Napoli, in concessione alla Società autostrade meridionali (SAM), costituisce un'infrastruttura fondamentale e di primaria rilevanza per il collegamento fra la città di Salerno, l'agro sarnese e nocerino, l'area stabiese e l'area torrese e la città di Napoli;
si tratta di un collegamento essenziale anche per l'innesto sul sistema autostradale meridionale e verso Roma;
da troppi anni sono in corso lungo la tratta napoletana dell'autostrada lavori indispensabili di ammodernamento, di messa in sicurezza, di ampliamento della sede stradale con la realizzazione in alcuni tratti della terza corsia;
è necessario che tali lavori siano finalmente conclusi in tempi certi e ravvicinati, considerando il fortissimo pregiudizio che obiettivamente finiscono per arrecare alla circolazione ed alla sicurezza degli utenti, attesi il pericoloso restringimento della carreggiata in alcuni tratti, le lunghe code e gli intasamenti di traffico che assai spesso si vengono a creare;
i lavori vanno definitivamente ultimati anche perché la concessione ANAS-SAM verrà a scadenza il 31 dicembre 2012;
fra l'altro, lungo la direzione Pompei-Scafati e San Giorgio Cremano, in diversi tratti, pure ultimati con tre corsie funzionanti, rimangono ancora i cartelli del limite di velocità a 60 chilometri orari, che invece è pienamente giustificato ed indispensabile in quei tratti con due corsie ed a lavori in corso e con pericolosi restringimenti di carreggiata;
troppi ritardi e troppi rinvii si sono accumulati nel corso di questi lavori, con grave pregiudizio per le comunità interessate -:
quale sia la situazione effettiva dei lavori sino ad oggi svolti lungo l'autostrada
Salerno-Pompei-Napoli e quale sia il programma aggiornato dei lavori in corso e di quelli ulteriori da eseguire i relativi tempi di esecuzione, le scadenze previste, la data finale preventivata per l'ultimazione di tutte le opere, le risorse finanziarie sino ad oggi impiegate ed il costo totale previsto per la realizzazione dell'intero progetto di ammodernamento dell'autostrada e quali iniziative si intendano adottare visto che per diversi tratti dell'autostrada, fra Scafati-Pompei-Napoli e San Giorgio a Cremano, rimangono fermi i cartelli del limite di velocità a 60 chilometri orari, benché quei tratti siano ultimati e quindi dispongano di tre corsie funzionanti.
(5-05556)
GUIDO DUSSIN, GIDONI, BITONCI, LANZARIN, TOGNI e ALESSANDRI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
con modifica legislativa (legge n. 106 del 2011, articolo 4, comma 15) si è provveduto ad innalzare ad euro 40.000,00 il limite per il conferimento fiduciario degli incarichi professionali nell'ambito dei lavori pubblici;
tuttavia, nonostante l'intenzione chiara del legislatore di innalzare la soglia per tutti i conferimenti fiduciari degli incarichi professionali, sembra che manchi un coordinamento tra le norme regolamentari;
infatti, sorge il dubbio se la nuova soglia degli affidamenti diretti si applichi anche ai servizi di ingegneria e architettura, poiché il comma 10 dell'articolo 267 del decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010, che regola l'applicazione delle procedure in economia a queste particolari attività, ha mantenuto il limite dei 20 mila euro, essendo intervenuta, proprio con la legge n. 106 del 2011, una modifica alla norma che ha soppresso nella stessa disposizione del regolamento, nel riferimento al comma 11 dell'articolo 125 del codice, il rinvio al secondo periodo (che è proprio quello dell'affidamento diretto);
allo stato attuale l'articolo 267 del regolamento si presenta, nella sua seconda parte, con le modifiche apportate all'articolo 125, mentre la prima parte conserva ancora il limite di 20.000,00 euro;
tale discrasia crea problemi alle pubbliche amministrazioni che, volendo applicare il nuovo limite fiduciario, riscontrano tale incongruenza -:
quale sia l'interpretazione del Ministero circa l'argomento illustrato nella premessa.
(5-05557)
GAROFALO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
con la politica delle reti TEN-T «linee guida per lo sviluppo delle reti transeuropee», formalizzata con la decisione n. 884/2004, l'Unione europea aveva riconosciuto, dopo anni di trattative, il carattere strategico dell'Italia nell'area euro-mediterranea, individuando tra i progetti prioritari il PP1 - corridoio Berlino-Palermo - attraverso il quale si sarebbe valorizzato il ruolo della Sicilia di futuro baricentro della zona di libero scambio euro mediterraneo;
il 19 ottobre 2011 la Commissione europea varerà la nuova proposta di regolamento dell'Unione europea che sostituirà la decisione n. 661/2010/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 luglio 2010 sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti;
tale proposta è articolata secondo un approccio a doppio livello per l'implementazione della rete TEN-T che prevede da un lato il comprehensive network di interesse nazionale, i cui oneri per la realizzazione saranno prevalentemente a carico degli Stati membri, dall'altro il core network di interesse comunitario, finanziato con le risorse di bilancio comunitario;
nella proposta di regolamento per la realizzazione delle grandi reti infrastrutturali europee nel campo dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni verrà, dunque, enucleato un nuovo e delicato accordo politico sulla proposta di core network e sulle relative allocazioni dei fondi di bilancio TEN-T sulla base delle priorità, dalle quali non può essere tagliata fuori una parte del nostro Paese, che, oltre agli effetti della crisi in atto, già sconta quelli disastrosi di un atavico deficit infrastrutturale e per la quale gli investimenti in infrastrutture rivestono cruciale importanza per la ripresa economica;
il 29 giugno 2011 la Commissione europea ha presentato al Parlamento e al Consiglio un pacchetto di proposte legislative e relativi allegati [COM (2011) 500 definitivo] «A budget for Europe 2020», che esprimeva in termini finanziari le priorità politiche dell'Unione europea di medio termine, nel quale, per quanto riguarda i tratti da finanziare per l'Italia meridionale, comparivano solo quelli relativi al corridoio 5 Helsinki-La Valletta, che a Napoli devierebbe verso Bari, con l'esclusione di quelli da Napoli a Palermo ricadenti nel corridoio 1;
accanto a ciò si assisteva nel medesimo periodo alla mancata pianificazione di investimenti, che pur corrispondevano a precisi impegni per il completamento del suddetto corridoio 1 Berlino-Palermo, nel piano industriale di Ferrovie dello Stato italiane per gli anni 2011-2015;
il Governo, come specificato anche nella nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, sottoposta di recente alle Camere, ed, in particolare, nell'allegato II contenente il programma infrastrutture strategiche, ha fornito alla Commissione europea una «serie di precisazioni formali» tese a ribadire l'importanza del suddetto corridoio, che non può essere tagliato fuori dal core network, e a sottolineare che il collegamento Napoli-Bari era stato indicato come «segmento antenna integrato al corridoio 1 per consentire un possibile collegamento con il corridoio 8 (Bari-Durazzo-Barna), "un'inclusione che però non può compromettere in alcun modo l'essenzialità e l'organicità del collegamento Berlino-Parlermo", per il quale sono stati già effettuati cospicui investimenti»;
da fonti di stampa risulta che, proprio a seguito dell'interlocuzione portata avanti dal Governo e supportata dalla mobilitazione dei rappresentati delle istituzioni nazionali, locali ed europee, sia stata confermata la priorità del corridoio 1 Berlino-Palermo -:
se trovino conferma le notizie riportate in premessa relative alla riaffermazione della priorità nella rete TEN-T del corridoio 1 Berlino-Palermo nell'ambito della nuova proposta di regolamento dell'Unione europea sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti.
(5-05541)
MATTESINI e NANNICINI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
a far data dal 1o agosto 2011 sono stati soppressi sulla tratta Firenze-Roma due treni intercity ed esattamente il 595 ed il 592, con conseguenti e gravi disagi per i pendolari, essendo entrambi i treni molto utilizzati da viaggiatori e pendolari toscani;
tale soppressione, conseguente ai noti incidenti occorsi alla stazione di Roma Tiburtina, risulta essere solo una soppressione temporanea e le due corse avrebbero dovuto riprendere non oltre la fine di agosto, così come comunicato dal Ministero alla regione Toscana;
in data 24 febbraio 2009 la Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera, tra l'altro, ha approvato alla unanimità una risoluzione che impegna il Governo: «intraprendere tutte le iniziative atte a confermare le attuali fermate del servizio euro star ed Intercity presso le stazioni di Arezzo, di Chiusi e di Orvieto»;
l'assessore alla mobilità ed infrastrutture della regione Toscana, in data 21 settembre 2011 ha sollecitato il Ministero a dare precise garanzie e tempistiche per il ripristino dei suddetti intercity, tenendo conto i due intercity sono inclusi nel contratto di servizio tra Trenitalia ed il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, e che il prolungamento della loro soppressione ben oltre il limite di agosto, sta creando grande preoccupazione e seri disagi a pendolari e viaggiatori -:
quali siano le iniziative del Governo affinché i due intercity 595 e 592 temporaneamente soppressi siano nuovamente attivati ed entro quale data sarà riattivato il servizio.
(5-05543)
ALLASIA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
mercoledì 5 ottobre 2011, la trasmissione «Le Iene» ha trasmesso un servizio sul fenomeno dell'abusivismo diffuso che si registra nel comune Isola Capo Rizzato, sulle coste della Calabria;
da tale servizio emergono un totale rifiuto a demolire da parte delle ditte locali, una serie di intimidazioni a livello personale verso i funzionari del comune che si vedono incapaci ad intervenire, la convinzione dei cittadini che si possa costruire nel terreno di proprietà senza il permesso delle istituzioni, la fornitura dell'allaccio alla corrente in deroga alla normativa vigente, la ovvia totale mancanza del pagamento degli oneri concessori;
si tratta di una anarchia generalizzata che vede compromesse intere aree destinate a verde pubblico per la costruzione di seconde case, alcune delle quali ancora in costruzione, nel totale silenzio del comune che si limita solo a rilevare le abitazioni abusive;
tale situazione, piuttosto diffusa nel Sud del Paese, ha compromesso le bellezze delle nostre coste e lede i diritti dei cittadini che osservano la legge e i regolamenti comunali;
l'articolo 32, comma 13, del decreto-legge 30 settembre 2003 n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, attribuisce le attività di monitoraggio e di raccolta delle informazioni relative al fenomeno dell'abusivismo edilizio, di competenza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in capo all'Osservatorio nazionale dell'abusivismo edilizio;
ai sensi del citato articolo 32, il Ministero collabora con le regioni al fine di costituire un sistema informativo nazionale necessario anche per la redazione della relazione al Parlamento di cui all'articolo 9 del decreto-legge 23 aprile 1985, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1985, n. 298;
l'articolo 9 del decreto-legge 23 aprile 1985, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1985, n. 298, prevede la presentazione al Parlamento, entro il 15 marzo di ogni anno, da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di una relazione sullo stato di attuazione, nell'anno precedente, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni e integrazioni, con particolare riguardo alla attuazione ed alla efficacia delle norme di prevenzione e repressione dell'abusivismo edilizio;
pertanto, dal combinato disposto delle due norme, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti dovrebbe controllare i fenomeni di abusivismo edilizio, informando il Parlamento sulle attività svolte;
infatti, la direzione generale per le politiche abitative, divisione 6 - Abusivismo edilizio, osservatorio e contenzioso ha una serie di competenze sulla raccolta e valutazione dei dati sull'abusivismo edilizio, che in particolare consistono in:
a) supporto a enti locali e regioni nella individuazione e repressione dell'abusivismo edilizio;
b) monitoraggio del fenomeno dell'abusivismo edilizio anche su dati forniti dai comuni;
c) promozione di accordi quadro contro l'abusivismo su beni demaniali;
d) repressione delle violazioni urbanistiche;
e) coordinamento dell'attività delle commissioni per l'uso della forza pubblica;
f) raccolta delle segnalazioni pubbliche e private su manufatti abusivi;
g) gestione del contenzioso;
h) osservatorio dell'abusivismo edilizia. Acquisizione, raccolta, elaborazione, diffusione e valutazione dei dati sull'abusivismo edilizio -:
se il Ministro intenda informare il Parlamento sulla diffusione di situazioni analoghe a quella descritta in premessa indicando le azioni svolte ai fini della repressione dell'abusivismo edilizio.
(5-05548)
BENAMATI, LENZI, MARIANI, SCARPETTI, VASSALLO, MARCHIGNOLI, LA FORGIA e ZAMPA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la strada statale S.S. 64 «Porrettana», è un fondamentale asse-viario per la provincia di Bologna e costituisce un'importante arteria nazionale di collegamento tra l'Emilia-Romagna e la Toscana a Sud e con il ferrarese a Nord;
la Porrettana, nel tratto di competenza del compartimento ANAS per la viabilità dell'Emilia-Romagna, può essere suddivisa in due differenti tratte: la prima, in territorio montano, dal chilometro 31+100 (confine con la Toscana) al chilometro 82+700 (Bologna); la seconda in territorio di pianura, dal chilometro 100+103 (Bologna) al km 137+580 (Ferrara);
per quanto alla parte montana si rileva che:
la strada statale S.S 64 «Porrettana», particolarmente sul versante bolognese, attraversa importanti comuni dell'alta valle del Reno ove sono presenti realtà produttive e commerciali di grande importanza, attività turistiche (invernali ed estive), attività termali, che inducono notevoli spostamenti di persone e di merci;
per queste ragioni tale strada è stata annoverata tra le arterie di valenza nazionale ed è gestita dall'ANAS;
l'arteria presenta una sezione stradale di circa 7,5 metri con una corsia per ogni direzione di marcia; fanno eccezioni i tratti già assoggettati ad adeguamenti della sezione - ricadenti tutti nel tratto montano - dove la larghezza diviene di 10,50 metri;
tali tratti si trovano nella variante a Porretta Terme, nella variante compresa tra Riola e Vergato e nel tratto a Sasso Marconi preso in carico da autostrade in relazione alla costruzione della variante di valico;
tra gli interventi di preminente interesse nazionale risulta inserito anche l'ammodernamento delle tratte che presentano ancora caratteristiche inadeguate;
nel programma di riqualificazione viaria e strutturale della strada statale 64 «Porrettana» è inserito il lotto (dal chilometro 38+470 al chilometro 45+814) dell'intervento di ammodernamento del tratto tra Silla e Marano della strada statale 64 «Porrettana»;
il tracciato, dello sviluppo totale di circa 5.200 metri si articola in 6 viadotti (della lunghezza complessiva di circa 2.400 metri) e in due gallerie artificiali (della lunghezza complessiva di circa 420 metri) oltre ai tratti in rilevato e trincea;
nell'ambito del progetto in argomento sono previsti inoltre interventi di stabilizzazione del movimento gravitativo di versante che coinvolge l'attuale sede della strada statale 64 Porrettana al chilometro 41+700 circa;
nel progetto sono previsti inoltre tutti gli interventi complementari quali sistemazione a verde, impianti di illuminazione, segnaletica orizzontale e verticale, barriere di sicurezza;
i tratti in esecuzione sono i seguenti: a) lavori di ammodernamento della tratta soggetta a movimenti franosi fra le località Silla e Marano in comune di Gaggio Montano; b) IIo stralcio fra le località Cà dei Ladri e Marano. L'impresa esecutrice è la Coopsette società cooperativa e l'importo lavori è di 61.122.842,00 euro (di cui 57.391.931,37 euro per lavori, 2.032.674,12 euro per oneri di sicurezza e 745.000,00 euro per spese di progettazione);
per quanto alla voce a) alla data odierna sono stati, eseguiti lavori per circa 33.000.000,00 euro (oltre oneri progettazione e di sicurezza) pari al 57 per cento dell'importo contrattuale. I lavori sono stati consegnati all'impresa in data 9 ottobre 2008 e, in base al tempo contrattuale di giorni 900, la loro ultimazione era prevista per il 19 aprile 2013;
a causa dei ritardi accumulati dagli enti gestori nella rimozione delle interferenze e delle difficoltà incontrate nell'ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte di RFI (attraversamento di linee ferroviarie), i lavori risultano in ritardo. Tali difficoltà risultano, alla data odierna, parzialmente risolte e i lavori dovrebbero concludersi entro la fine dell'anno 2012;
per quanto riguarda il IIo stralcio di cui alla voce b) i lavori sono stati consegnati alla medesima impresa Coopsette società cooperativa in data 21 aprile 2011 con ultimazione prevista il 19 aprile 2013;
attualmente sono in corso le operazioni propedeutiche al concreto inizio dei lavori, quali accantieramento e tracciamenti; l'importo dei lavori è di 9.705.838,68 euro di cui 450.417.07 euro per oneri di sicurezza);
il progetto esecutivo in argomento costituisce il completamento dell'originario intervento eseguito solamente in parte dell'impresa Mambrini Costruzioni s.r.l, e si è reso necessario a seguito della risoluzione di tale contratto;
il progetto prevede il completamento delle opere previste originariamente, e non realizzate dall'impresa, con alcuni interventi di miglioramento di dettaglio al fine di accogliere le esigenze emerse nel corso delle lavorazioni principali e manifestate dagli enti territoriali, quali: innesto di inizio lotto mediante soluzione a rotatoria e conseguente adeguamento di un accesso privato; ottimizzazione dell'innesto diretto alla caserma vigili del fuoco e alla sede della protezione civile, in relazione alla semaforizzazione già originariamente prevista in sede di progetto originario;
i tratti fra i comuni di Vergato, Marzabotto e Sasso Marconi non sono ancora stati interessati da alcun tipo di intervento significativo mentre non si è ancora perfezionato il passaggio ad Anas del ponte sul Reno in carico alla provincia di Bologna -:
se quanto premesso corrisponda al vero e, in caso affermativo, quale sia il quadro complessivo degli interventi previsti per il futuro a valle di quelli in atto e la situazione dei fondi necessari al completamento degli interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della strada statale 64 Porrettana.
(5-05549)
MARCO CARRA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
in un recentissimo incontro politico, tenutosi a Mantova, il sottosegretario Giachino ha manifestato il proprio apprezzamento relativamente ad un'idea dell'amministrazione comunale di Mantova di interruzione del trasporto merci su rotaia da località Frassine (comune di Mantova) alla stazione centrale di Mantova;
è evidente che, parallelamente a quell'idea, viene avanzata la proposta di realizzare un anello ferroviario che consenta
l'ingresso dei treni in città passando da Roverbella (Mantova) e Porto Mantovano (Mantova);
è attraverso le cronache giornalistiche, si apprende che il sottosegretario Giachino ha dichiarato che l'ipotesi sopra descritta è realizzabile, insieme ad Rfi;
la proposta avanzata ha un costo di 180 milioni di euro;
a parere dell'interrogante, la concreta disponibilità del sottosegretario Giachino e del Governo non è in discussione -:
se esista già un progetto esecutivo e da chi sia stato predisposto;
se i 180 milioni di euro siano già nella piena disponibilità degli enti interessati, a partire dal Governo;
in quali tempi si preveda la realizzazione dell'opera.
(5-05550)
DI VIZIA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
l'aumento del traffico su strade e autostrade necessita di un aumento dell'attenzione sul tema della sicurezza stradale, tanto che nell'anno 2009, l'Europa ha contato 1.150.000 incidenti, 35.000 decessi e 1,5 milioni di feriti, con un costo per la società europea di circa 160 miliardi di euro (il 10 per cento delle risorse stanziate in campo medico-sanitario);
una delle categorie più esposte agli incidenti stradali è quella dei motociclisti: dagli ultimi dati forniti dall'ISTAT risulta che nel solo anno 2008 in Italia sono stati oltre 1.300 i motociclisti deceduti sulle strade e oltre 83.000 quelli rimasti feriti, spesso in modo grave;
secondo il Motorcycle Accidents in Depth Study, i fattori esterni (condizioni meteorologiche, condizioni del traffico e delle infrastrutture) determinano circa l'8 per cento degli incidenti motociclistici e ne sono concausa in circa un ulteriore 15 per cento Molte lesioni permanenti e decessi, in seguito a cadute con la moto, sono imputabili ad infrastrutture stradali inadeguate, soprattutto le barriere di sicurezza, più che all'impatto delle moto con il suolo o con un altro mezzo;
il protocollo europeo EN 1317-8 (Road restraint systems - Motorcycle road restraint systems which reduce the impact severity of motorcyclist collisions with saefty barriers), studiato dal Comitato europeo per la normalizzazione, è nato con l'obiettivo di mitigare gli effetti dell'urto di un motociclista che, caduto al suolo e separatosi dal motociclo, scivola verso l'ostacolo;
nel giugno 2011, l'Unione europea ha ridotto la proposta di controllo 1317-8 a semplice specifica tecnica, nonostante l'esempio della Spagna avesse dimostrato come potesse essere efficace e nonostante la risoluzione europea 319 invitasse a mettere a punto uno standard di omologazione dei guardrail, con test specifici per i motociclisti;
l'Italia ha votato a favore del protocollo proposto, ritenendo necessario definire i requisiti, la classificazione e le modalità di valutazione e accettazione di sistemi volti a migliorare la sicurezza passiva delle barriere di sicurezza stradali e di ostacoli, con riferimento ad eventuali impatti dei motociclisti -:
se il Ministro non reputi opportuno, con iniziative anche di carattere normativo, raccogliere le indicazioni contenute nella nota tecnica EN 1317-8, al fine di dotare l'ordinamento italiano di sistemi volti a migliorare la sicurezza passiva delle barriere stradali, soprattutto al fine di mitigare gli effetti dell'urto dei motociclisti sui guardrail.
(4-13644)
la Liguria è una regione di grande interesse turistico-culturale ed è visitata,
ogni anno, da persone provenienti da ogni parte del mondo, attratte dalle bellezze naturali dei territori interni e della costa;
i porti liguri di Genova, Savona e di La Spezia rappresentano l'affaccio naturale sul mare di tutte le regioni produttive del Nord Italia, ma anche di Paesi come Svizzera e Germania;
per questa doppia vocazione turistica e commerciale della Liguria, sarebbe importante mettere in atto interventi infrastrutturali tesi a potenziale il flusso di passeggeri e di merci dirette e provenienti dal Nord europeo;
la nuova linea ad alta velocità risponde alle domande di tre tipi di trasporto ferroviario, con una notevole diminuzione dell'inquinamento atmosferico: il traffico viaggiatori ad alta velocità connesso alle reti europee e italiane, il trasporto tradizionale di merci e l'autostrada ferroviaria per il trasporto di camion completi o solamente dei rimorchi su vagoni speciali -:
se il Ministro non ritenga opportuno assumere iniziative volte a comprendere anche i maggiori porti liguri fra le aree territoriali coinvolte dall'alta velocità, col duplice obiettivo di incentivare nella regione Liguria l'afflusso di turisti italiani ed europei e, contemporaneamente, potenziare la competitività economica del territorio di fronte alla concorrenza europea.
(4-13645)
CONTENTO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nel mese di ottobre 2009 con un atto di sindacato ispettivo l'interrogante ha segnalato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti il mancato saldo degli oneri sostenuti da alcune famiglie della Val Vajont per la ricostruzione delle case andate distrutte in occasione dell'omonimo disastro;
trattasi di una vicenda radicata nel tempo in quanto correlata alle provvidenze della legge n. 357 del 1964, facente capo alla più nota legge n. 1457 del 4 novembre 1963;
da una recente denuncia pubblica del comune di Erto e Casso (Pordenone), risulta che a seguito del documento ispettivo di due anni fa siano state evase quasi tutte le pratiche relative alla ricostruzione di circa sette edifici privati;
all'appello, però, mancherebbero inspiegabilmente altre tre posizioni;
gli edifici in questione risultano ultimati alla fine degli anni Ottanta -:
se quanto segnalato in premessa corrisponda al vero e, in caso di risposta affermativa, quante siano le famiglie della zona del Vajont interessate da questo mancato riconoscimento di fondi e a quanto ammontino complessivamente le provvidenze ancora da erogare;
quali iniziative intenda assumere e secondo quale tempistica per addivenire ad una rapida soluzione del problema, evitando ulteriori disparità di trattamento tra chi si è visto corrispondere il dovuto decenni fa, chi nel 2009 e chi sta ancora attendendo l'evasione della propria pratica.
(4-13649)
NASTRI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per le politiche europee. - Per sapere - premesso che:
secondo un'indagine, sulla governance dei porti marittimi europei, presentata nel corso dell'assemblea generale di Assoporti riunita a Roma, le autorità portuali italiane sono probabilmente gli enti portuali che in Europa, hanno minore autonomia finanziaria;
nella maggioranza dei casi le autorità portuali italiane, ha sostenuto il segretario generale dell'Espo, l'organizzazione che riunisce tutti i porti europei, sostengono una responsabilità finanziaria molto importante per gli investimenti, in conto
capitale, l'amministrazione, l'operatività e la manutenzione dei beni patrimoniali che costituiscono il porto;
i diritti portuali, secondo quanto illustrato dall'indagine suesposta, costituiscono la principale fonte di entrata delle autorità portuali, seguita da quella rappresentata dalla cessione di terreni e dall'erogazione di servizi, mentre il finanziamento pubblico rappresenta una minima parte delle entrate;
la maggioranza delle autorità portuali, a giudizio del responsabile dell'Espo, sostiene apparentemente, pesanti responsabilità in ordine agli investimenti, a differenza di molti altri scali marittimi, che invece sembra non abbiano controllo delle loro entrate;
l'autorità portuali latine, in particolare, e in misura minore quelle delle nuove regioni sono caratterizzate da una rigida natura pubblica degli oneri portuali, nonché da una mancanza di autonomia finanziaria;
a giudizio del suddetto dirigente dell'Espo, in questo senso le autorità portuali italiane, sono le meno autonome;
l'Unione europea può costituire in definitiva un alleato importante nell'obiettivo del rafforzamento del ruolo delle autorità portuali, ad esempio nell'ottimizzazione dello strumento concessorio o nella realizzazione dell'autonomia finanziaria;
il disegno di legge, attualmente in discussione al Senato, di riforma dell'ordinamento dei porti e delle autorità portuali, all'interno del quale a giudizio dell'interrogante, sono previste importanti disposizioni innovative a sostegno degli scali marittimi, può rappresentare un valido strumento, al fine di tener conto delle osservazioni indicate dalla suesposta indagine da parte dell'Espo, volte a garantire maggiore autonomia finanziaria alle autorità portuali italiane, anche attraverso il ricorso al capitale privato -:
quali siano gli intendimenti del Governo con riferimento a quanto esposto in premessa e quali iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano intraprendere al fine di garantire maggiore autonomia finanziaria alle autorità portuali italiane, che rappresentano un istituzione importante e fondamentale, per lo sviluppo e la competitività dei porti italiani.
(4-13653)
META. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
inoltre, a Ciampino avrebbe dovuto attenderli il treno regionale diretto a Velletri, ma la corsa dei pendolari che dovevano salire a bordo del treno è stata frenata dall'annuncio soppressione del veicolo, motivato successivamente da un addetto di Trenitalia come un guasto al veicolo comunicato anche ai colleghi della stazione Roma Termini, ma che non hanno provveduto ad annunciare;
sempre secondo l'articolo il giorno precedente, il 18 settembre 2011, si è verificato un altro episodio di inefficienza all'altezza della fermata Cancelliera, nel comune di Albano Laziale, quando all'annuncio dell'arrivo del treno delle 9.47 da Velletri e diretto a Roma Termini il passaggio a livello ha abbassato le sbarre come vuole la prassi, ma il veicolo non è arrivato;
(4-13654)
ANNA TERESA FORMISANO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dagli organi di stampa, il questore di Frosinone ha denunciato senza mezzi termini la presenza in Ciociaria di camorra e 'ndrangheta, dirette all'investimento di soldi e riciclaggio di denaro sporco;
sulla questione sono intervenuti il capo della procura di Roma, Giovanni Ferrara, e il procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia, Giancarlo Capaldo, nel corso di un'audizione davanti alla commissione sicurezza e lotta alla criminalità del consiglio regionale, esprimendo una seria preoccupazione relativamente alle infiltrazioni mafiose presenti nei territori delle province laziali;
i magistrati hanno confermato l'esistenza di una pericolosa e diffusa infiltrazione di camorra e 'ndrangheta nell'ambito delle attività commerciali operative su territorio; è stata segnalata, infatti, una recente intrusione di operazioni legate alla malavita anche negli stessi settori degli affari, più adatti a prestarsi ad azioni legate al riciclaggio di denaro sporco;
in questa fase, il fenomeno assume diversi aspetti a seconda dei territori considerati. Nella città di Roma, per il particolare status di grande metropoli, sono presenti quasi tutte le organizzazioni mafiose italiane e straniere, interessate all'investimento di denari provenienti da attività illecite; nelle province meridionali la situazione appare invece più grave, vista la sommatoria di episodi di violenza e di atteggiamenti tipici delle associazioni mafiose;
le lente ma inesorabili acquisizioni di attività commerciali, con conseguente aumento del potere finanziario, determinano uno spostamento del baricentro economico verso gruppi illegali, le cui ingenti somme liquide consentono altresì di alimentare il mercato dell'usura;
di fronte a tale preoccupante consapevolezza, i rappresentanti provinciali del Silp, Sindacato italiano lavoratori di polizia, ritengono che gli organici necessari a
far fronte a tali emergenze, siano assolutamente insufficienti;
per le necessarie attività di prevenzione sorgono problemi sia di organico che di mezzi, mentre per il contrasto alla criminalità organizzata, le risorse economiche risultano indubbiamente insufficienti, nonostante gli ingenti sequestri di beni alle mafie -:
quali urgenti iniziative e provvedimenti intenda assumere al riguardo.
(3-01901)
CICCIOLI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, stante la carenza di organico, si avvale da tempo, costantemente e con quote numeriche sempre crescenti della collaborazione e dell'impiego dei cosiddetti vigili del fuoco volontari e/o discontinui;
i sopramenzionati discontinui/volontari, nonostante l'utilizzazione in forme di precarietà lavorativa, svolgono, durante il periodo di servizio, le stesse mansioni e funzioni dei vigili del fuoco permanenti, avendone ovviamente anche gli stessi requisiti tecnico operativi e di specializzazione richiesti per l'impiego a cui vengono destinati;
con decreto del Presidente della Repubblica 6 febbraio 2004, n. 76 veniva emanato il regolamento sul reclutamento, avanzamento ed impiego del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, ciononostante rimangono margini di confusione tra volontari e discontinui, e di questi non viene definito il trattamento retributivo, previdenziale ed assistenziale;
nonostante i cosiddetti discontinui vengano impiegati in maniera continuativa, seppure a turnazione, agli stessi non vengono contrattualmente riconosciuti né gli accantonamenti per il trattamento di fine rapporto né il conteggio di giornate di riposo feriale né permessi e/o licenze per malattia;
con la legge n. 183 del 2010 «Collegato Lavoro», proprio per sopperire la carenza legislativa in ordine alla tutela previdenziale e assistenziale dei volontari e/o discontinui del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e al fine di equilibrare a favore dei suddetti che - lo si ribadisce - ad oggi per la maggior parte dei comandi distribuiti sul territorio nazionale rappresentano una risorsa di personale essenziale ed imprescindibile per l'operatività dei servizi assegnati, veniva previsto all'articolo 27 n. 7) che: «Il Governo è delegato ad adottare, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi allo scopo di armonizzare, con effetto a decorrere dal 10 gennaio 2012, il sistema di tutela previdenziale e assistenziale applicato al personale permanente in servizio nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco e al personale volontario presso il medesimo Corpo nazionale, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) equiparare la pensione ai superstiti riconosciuta ai familiari dei vigili del fuoco volontari deceduti per causa di servizio al trattamento economico spettante ai familiari superstiti dei vigili del fuoco in servizio permanente anche nelle ipotesi in cui i vigili del fuoco volontari siano deceduti espletando attività addestrative od operative diverse da quelle connesse al soccorso; b) equiparare il trattamento economico concesso ai vigili del fuoco volontari a quello riconosciuto ai vigili del fuoco in servizio permanente in caso di infortunio gravemente invalidante o di malattia contratta per causa di servizio, includendo anche il periodo di addestramento iniziale reso dagli aspiranti vigili del fuoco a titolo gratuito» -:
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno sveltire le azioni di adeguamento e armonizzazione della disciplina previdenziale ed assistenziale sulla base delle deleghe assunte dal Governo con legge n. 183 del 2010 e nello specifico
indicate ai punti a) e b) dell'articolo 27, n. 7), essendo trascorsi circa 12 mesi dei diciotto fissati nella stessa normativa;
se non ritengano opportuno giungere ad una definizione normativa unica ed omogenea che regolamenti non solo il reclutamento e l'impiego dei vigili del fuoco volontari e/o discontinui ma anche il trattamento retributivo, previdenziale, assistenziale ossia in sostanza che si provveda a definire l'inquadramento contrattuale del lavoro degli stessi.
PALADINI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 16 della legge 23 agosto 2004, n. 226, ha stabilito che «decorrere dal 1o gennaio 2006 e fino al 31 dicembre 2020, in deroga a quanto previsto dall'articolo 18, comma 1, del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, per il reclutamento del personale nelle carriere iniziali delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare e del Corpo militare della Croce Rossa, i posti messi annualmente a concorso, determinati sulla base di una programmazione quinquennale scorrevole predisposta annualmente da ciascuna delle amministrazioni interessate e trasmessa entro il 30 settembre al Ministero della difesa, sono riservati ai volontari in ferma prefissata di un anno ovvero in rafferma annuale, di cui al capo II della presente legge, in servizio o in congedo, in possesso dei requisiti previsti dai rispettivi ordinamenti per l'accesso alle predette carriere»;
il Ministero dell'interno, con decreto ministeriale 30 ottobre 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 94 del 12 dicembre 2006 - 4a Serie speciale ha indetto un concorso pubblico, per titoli ed esami, per il reclutamento di 1.507 allievi agenti della polizia di Stato riservato ai volontari in ferma prefissata di un anno ovvero in rafferma annuale, in servizio o in congedo determinando una prima aliquota (pari a 976 candidati) che sarebbe stata immediatamente immessa nei ruoli ed una seconda aliquota (di 531 candidati vincitori) la cui assunzione sarebbe stata condizionata all'espletamento della ferma quadriennale nelle Forze armate;
il predetto dicastero, con successivo decreto del 21 novembre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - 4a Serie speciale - «Concorsi ed esami» del 28 novembre 2008, n. 93, ha indetto una nuova procedura concorsuale per l'assunzione di 907 allievi agenti con le modalità prescritte sopra nuovamente determinandosi ad individuare una prima aliquota (pari a 499 candidati) da immettere immediatamente nei ruoli della polizia di Stato ed una seconda aliquota (di 408 vincitori) il cui incorporamento nei predetti ruoli è condizionato all'espletamento della ferma quadriennale nelle Forze armate;
con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 ottobre 2009, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'11 dicembre 2009, n. 288 il Ministero dell'interno è stato autorizzato ad assumere, a tempo indeterminato, personale per rimpinguare i ruoli della polizia di Stato;
con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 novembre 2009, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 2010, n.37, il prefato dicastero è stato autorizzato ad ulteriori assunzioni, a tempo indeterminato, per l'amministrazione della pubblica sicurezza;
con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 settembre 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'11 novembre 2010, n. 264 è stata autorizzata l'assunzione di personale per le esigenze dell'Arma dei carabinieri e della polizia di Stato;
va rilevata la presenza di 939 vincitori di concorso pubblico, idonei al servizio di polizia ed attualmente in servizio
nella loro qualità di volontari in ferma prefissata quadriennale nelle Forze armate;
dai dati sopraesposti, emerge con chiarezza che il Ministero dell'interno potrebbe rimpinguare i ruoli della polizia di Stato mediante l'immediato impiego dei 939 volontari in ferma prefissata quadriennale che risultano essere in possesso di tutti i requisiti per l'accesso ai predetti ruoli stanti le valutazioni culturali, di efficienza fisica, psico-fisica ed attitudinale effettuate dalle competenti commissioni nominate con decreti del Capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza -:
quali iniziative siano state assunte o si intendano assumere nel rispetto dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri indicati in premessa.
(5-05547)
BELLANOVA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
sul sito www.governoberlusconi.it si legge: «Mai così tanti successi contro tutte le mafie. Il governo ha messo in campo il più grande sistema di contrasto alla mafia mai attuato finora» sono riportati, di seguito e puntigliosamente, i dati raccolti contro la criminalità organizzata. Nel corso del Governo Berlusconi numerose sono state le conferenze stampa nelle quali gli esponenti dell'esecutivo rimarcavano l'intenzione del Governo nel contrastare la criminalità organizzata con ogni mezzo;
in questi giorni le forze dell'ordine hanno manifestato, in tutte le piazze d'Italia, con lo scopo di porre all'attenzione dell'opinione pubblica le difficoltà con le quali sono costrette ad operare a causa dei numerosi tagli apportati dal Governo al comparto sicurezza;
negli ultimi tre anni, infatti, il Governo ha adottato dei tagli lineari nel comparto sicurezza che ammontano a ben tre miliardi di euro, pari al 10 per cento del bilancio complessivo del Ministero dell'interno, e ad un miliardo e trentuno milioni per la sola Polizia di Stato. Inoltre, i fondi per la manutenzione dei mezzi di polizia sono stati tagliati di un milione di euro, le risorse della divisione investigativa antimafia sono state ridotte di 13 milioni, gli organici del corpo forestale dello Stato sono stati contratti del 30 per cento, e quelli degli agenti penitenziari mancano di 6.500 unità;
oggi alcuni media riportano la notizia che a seguito del cosiddetto decreto di stabilità, con il conseguente taglio dei fondi destinati alla direzione investigativa antimafia (DIA), a breve si prefigura la chiusura di tre sedi, quali Lecce, Trapani e Trieste ed in prospettiva di altre quattro sedi, quali Agrigento, Catanzaro, Salerno e Messina;
nel Meridione d'Italia esistono territori che con la forza dei propri cittadini e l'ausilio delle forze dell'ordine hanno duramente lottato per contrastare la criminalità organizzata;
gli ultimi fatti di cronaca registrati nel Salento dimostrano, purtroppo, la capacità della malavita, nonostante apparenti periodi di quiescenza e nonostante l'ottimo operato delle forze dell'ordine, di risorgere ed annidarsi nel tessuto sociale del nostro territorio operando per il malaffare;
a parere dell'interrogante, se davvero si vuole contrastare la piaga delle associazioni criminali di stampo mafioso, le importanti funzioni territoriali svolte dalla direzione investigativa antimafia dovrebbero essere assicurate, potenziate e non certamente ridotte. Il livello di attenzione nel Meridione d'Italia verso il fenomeno criminale non può decrescere proprio quando siamo di fronte ad una dura crisi economico-occupazionale che di fatti rende il Sud più vulnerabile e preda appetibile per eventuali ingerenze da parte della criminalità -:
se il Ministro interrogato non intenda intervenire con urgenza per chiarire se queste notizie corrispondano ad una reale
intenzione del Governo di ridurre le sedi della direzione investigativa antimafia;
cosa il Ministro interrogato intenda fare per scongiurare la chiusura delle sedi della direzione investigativa antimafia affinché non siano i cittadini del meridione a dover pagare, ancora una volta, il prezzo più alto di una razionalizzazione di risorse che, così postulata, porterebbe a lasciare scoperti territori appetibili per la criminalità.
(5-05559)
GIRLANDA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riferito dalla questura di Perugia, nel periodo compreso tra il 1° maggio 2010 ed il 30 aprile 2011 la polizia di Stato della provincia di Perugia ha sequestrato circa 55 chilogrammi di sostanze stupefacenti - di cui 3,63 chilogrammi di eroina, 14,65 di hascish, 8,56 chilogrammi di marijuana e 28,56 chilogrammi di cocaina - compiendo ben 638 arresti, di cui 297 per possesso e detenzione di sostanze stupefacenti;
la squadra mobile ha arrestato 335 persone, denunciandone 65 a piede libero; mentre 61 sono stati invece gli indagati in stato di libertà da parte della Digos;
la divisione anticrimine ha notificato 23 «Daspo», i divieti di assistere alle manifestazioni sportive, mentre sono 416 i narcotest eseguiti dalla polizia scientifica;
la divisione amministrativa ha rilasciato 14.494 passaporti, mentre l'ufficio preposto alle pratiche per l'immigrazione ha rilasciato 20.580 permessi di soggiorno, mentre i clandestini espulsi sono stati 460 con ordine del questore, 66 con accompagnamento alla frontiera e 48 ai centri di accoglienza;
nell'ultimo anno vi sono state inoltre 65.160 richieste di intervento al 113 e sono state ben 4.320 le pattuglie impiegate nei servizi ordinari dalla squadra volante;
la polizia di frontiera dell'aeroporto di San Francesco ha controllato 175mila persone, 180mila bagagli a mano e 2.200 aerei, sequestrando 1.100 armi bianche o improprie;
la Polfer è stata impegnata in 585 servizi di vigilanza dello scalo, identificando 812 persone, scortando inoltre 76 treni;
la polizia stradale di Perugia ha contestato 37.045 infrazioni al codice della strada con 37.472 punti decurtati e 878 patenti ritirate; le pattuglie impegnate nella vigilanza stradale sono state 6.368;
la polizia postale ha invece monitorato 200 siti pedopornografici, arrestato quattro persone e denunciato 1.204 soggetti per reati tipici del settore, quali il phishing o la compravendita tramite internet;
questa attività necessita di un ulteriore supporto, viste le proporzioni sempre più ampie che assunte dal fenomeno delle infiltrazioni mafiose nella provincia di Perugia e dalla carenza di uomini e mezzi per garantire un'ottimale copertura del territorio, nonché l'implementazione dei presidi in realtà urbane, come quella di Perugia, particolarmente sensibili a fenomeni quali risse e spaccio di sostanze stupefacenti a cielo aperto, come previsto anche nel «patto per Perugia sicura», siglato dal Ministro dell'interno e dai vertici istituzionali locali il 14 gennaio 2011 -:
se, a fronte degli ottimi risultati conseguiti nell'attività ordinaria e straordinaria della polizia di Stato della provincia di Perugia nell'ultimo anno, saranno fornite alla questura di Perugia ulteriori risorse umane, logistiche e strumentali, per implementare le attività sul territorio e fare fronte alle varie emergenze che stanno interessando il territorio, con particolare riferimento al capoluogo.
(4-13643)
OLIVERIO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il centro di prima accoglienza S. Anna di Isola Capo Rizzuto è il più grande
d'Europa e dall'inizio della nuova emergenza scattata nell'estate appena trascorsa vi sono arrivati e «fuggiti» per recarsi nel nord-Italia e nel nord-Europa più di quattromila extracomunitari e tutto ciò senza alcun clamore;
attualmente si trovano all'interno del centro, in fase di una straordinaria ristrutturazione che limita le normali condizioni di vivibilità, circa 1.400 extracomunitari. Una condizione complessiva che pone Crotone tra le città d'Italia dove più alta è la percezione di insicurezza tra i cittadini;
sintomatica è stata la rivolta scoppiata nel centro nei primi giorni del mese di agosto 2011, durante la quale gli ospiti del centro di prima accoglienza protestavano contro i forti ritardi nella concessione del diritto d'asilo. Alcune decine di persone hanno lanciato sassi e bottiglie contro il personale delle forze di polizia in servizio nel centro. Gli immigrati hanno, poi, raggiunto l'esterno ed hanno bloccato la strada statale 106 nei pressi dell'aeroporto, dando vita ad una serie di scontri con le forze dell'ordine. Alcuni agenti di polizia sono stati feriti e trasportati all'ospedale di Crotone; sono molte le persone rimaste contuse;
con il passare dei mesi, gestire il problema della sicurezza pubblica è diventato sempre più difficile per le forze dell'ordine, considerata soprattutto la spinosa situazione legata alla massiccia presenza di extracomunitari nel capoluogo crotonese;
mentre l'opinione pubblica è stata attratta dagli sbarchi di Lampedusa e dalla tendopoli di Manduria, poco o nulla si è detto o visto di Crotone che vive un'emergenza che dura da troppo tempo. La città è invasa da extracomunitari ed è solo grazie al grande spirito di solidarietà, di accoglienza ed alla sopportazione dei cittadini crotonesi e all'impegno e alla professionalità dei poliziotti e delle poliziotte chiamati a svolgere compiti che vanno oltre le strette competenze che si sono scongiurate tragedie umane;
a tutte queste problematiche vanno aggiunte quelle relative alla squadra volante e la polizia ferroviaria. Reparti con organici assolutamente insufficienti e che espongono i rispettivi operatori a rischi di ogni genere;
il personale dell'ufficio immigrazione della questura di Crotone risulta in particolare ormai da mesi sott'organico ed obbligato a turnazione gravose, anche in contrasto con gli accordi sindacali -:
se il Ministro interrogato non ritenga necessario adottare interventi urgenti per rispondere alle esigenze più immediate connesse alla presenza di un così significativo numero di immigrati, dotando la prefettura e la questura di Crotone di strumenti e risorse necessarie e di un adeguato organico di personale indispensabile a garantire l'ordine all'interno del centro e la sicurezza dei cittadini;
se il Ministro interrogato non ritenga indispensabile, così come richiesto a gran voce anche dai cittadini del comune di Isola Capo Rizzuto, ubicare stabilmente, con sede presso il centro, personale del reparto mobile, anche per motivi di praticità e di economicità, visto che il centro di prima accoglienza dista circa 15 chilometri dalla questura e istituire nel medesimo centro un posto fisso di polizia che si occupi di tutte le procedure relative all'identificazione e alla sicurezza degli immigrati con assegnazione adeguata e stabile di personale per fare fronte alle continue esigenze emergenziali e se si intenda provvedere, in tempi brevi, a rinforzare l'organico delle volanti e del posto POLFER, dotandoli nel contempo delle risorse necessarie per l'adempimento dei loro compiti.
(4-13646)
CONTENTO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
ormai da alcuni mesi il distaccamento provinciale della polizia stradale di Pordenone ha individuato una nuova sede in via delle Crede;
al momento, però, il presidio di pubblica sicurezza continua a rimanere allocato presso la vecchia sede di viale della Libertà a causa di una non meglio precisata «autorizzazione mancante», nonché della limitatezza dei fondi necessari al concreto trasferimento di attrezzature e mobilio;
la situazione ha suscitato grande clamore in provincia, non foss'altro che per la constatazione che l'attuale immobile di viale delle Libertà risulta da anni al centro di un procedimento di sfratto per morosità (da notizie rilasciate alla stampa dalla proprietà dell'edificio, vi sarebbe addirittura una sentenza del tribunale di Pordenone con cui si intima la liberazione dei locali entro il 31 ottobre 2011) -:
se trovi conferma la vicenda esposta in premessa e, in caso di risposta affermativa, da quali cause burocratiche o finanziarie dipenda l'accaduto;
sempre in caso di risposta affermativa al precedente quesito, quali iniziative urgenti si intendano adottare al fine di sgomberare al più presto i locali di viale della Libertà e portare a termine il trasloco nella più funzionale sede di via delle Crede.
(4-13650)
CAPITANIO SANTOLINI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
Chiara, una studentessa di quindici anni, è stata ammessa al corso di flauto traverso presso il conservatorio statale di musica di Novara;
trattasi di un diploma tradizionale, ovvero con il vecchio ordinamento, di una durata di sette anni di corso;
dopo tre anni, durante i quali ha frequentato regolarmente le lezioni e sostenuto gli esami di conferma e di passaggio agli anni successivi, le è stato proposto di cambiare corso di studi e di passare a quello che viene definito «nuovo ordinamento», ovvero un corso di studi superiore di durata triennale;
tale proposta le è stata fatta in considerazione del fatto che non avrebbe nessuna possibilità di diplomarsi con il vecchio ordinamento, in quanto quest'ultimo sarà in vigore ancora solo per quattro anni;
tuttavia, il nuovo corso sarebbe molto più impegnativo in termini di orari di frequenza e ciò impedirebbe a Chiara di sostenerlo, in quanto la ragazza è anche iscritta al liceo scientifico statale di Domodossola;
inoltre, se la ragazza scegliesse di passare al nuovo corso, dovendo essere ammessa al primo anno, si troverebbe a compiere un percorso di studi triennale in sei anni, se si considerano i tre anni già trascorsi dalla sua iscrizione al conservatorio;
infine, all'inizio di questo anno scolastico, Chiara è stata costretta a cambiare corso di studi superiori a causa dei nuovi orari scolastici passati da 50 minuti di lezione a 60 minuti che le avrebbero pregiudicato di frequentare il corso di flauto con regolarità -:
quali iniziative di competenza ritenga opportuno assumere al fine di sanare la situazione permettendo a chi ha iniziato il corso di studi con il vecchio ordinamento di portarlo a termine indipendentemente dall'anno di frequenza in cui si trova e senza limiti di tempo.
PALOMBA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
l'istituto «Carmelo Floris» di Gavoi è una importante istituzione scolastica che
conta 230 allievi e tre indirizzi con liceo classico, tecnico per geometri e commerciale. Le prime di ogni corso hanno numeri incoraggianti: 22 iscritti al classico, 25 al geometri e 31 all'Igea;
15 ottobre 2011 mattina il preside dell'istituto, Antonio Padda, ha comunicato agli insegnanti la soppressione della terza classe del liceo classico;
la decisione dell'ufficio scolastico regionale della Sardegna è dovuta al fatto che i soli otto alunni che formano la classe non soddisfano i parametri ministeriali che ne impongono almeno 12;
come prevedibile, la soppressione della terza classe del liceo classico ha suscitato una vibrata protesta dei genitori degli studenti costretti ad abbandonare la scuola, che si sono immediatamente incatenati sulle scalinate dell'ingresso dell'istituto; gli stessi insegnanti - per nulla d'accordo con le decisioni dell'ufficio regionale basate esclusivamente su criteri ragionieristici - si sono resi temporaneamente disponibili a impartire le lezioni agli studenti della classe soppressa durante le loro ore di libertà, coadiuvati da docenti in pensione;
lunedì 17 ottobre 2011 si è tenuta una manifestazione di protesta alla presenza dell'assessore provinciale alla pubblica istruzione, Gianfranca Logias, che anche in precedenza si era interessata al problema e che giovedì ha preso parte a un incontro tenutosi a Cagliari con il direttore scolastico Enrico Tocco e l'assessore regionale Milia;
per tutelare gli otto studenti della terza classe del liceo classico e le loro famiglie dinanzi al grave disagio in atto, emblema delle serie difficoltà che la scuola nuorese sta vivendo a causa dei tagli previsti dalla riforma scolastica, si è costituito un «Comitato di lotta», composto dall'Unione comuni Barbagia, genitori, Partito democratico, Italia dei Valori, associazioni di volontariato, Cgil, Cisl e Gilda, Fondazione Enrico Berlinguer, Partito socialista e La Base; scopo del comitato è quello di opporsi con tutte le forze allo smantellamento della scuola superiore in un territorio già sofferente per lo spopolamento e l'endemica carenza di posti di lavoro -:
se il Ministro sia a conoscenza delle conseguenze dei tagli previsti nella riforma scolastica e della forte protesta che sta montando in un territorio già fortemente penalizzato sotto il profilo sociale e economico come la provincia di Nuoro; se sia consapevole dei gravi disagi provocati agli studenti e alle loro famiglie dalla soppressione della terza classe dell'istituto «Carmelo Floris» di Gavoi e se intenda intervenire presso l'ufficio scolastico regionale della Sardegna affinché tale soppressione venga revocata.
(4-13651)
MATTESINI, BELLANOVA, CODURELLI, BOCCUZZI, BERRETTA, GATTI, RAMPI e SCHIRRU. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
dai dati Inail relativi all'andamento degli incidenti sui luoghi di lavoro per il primo semestre 2011 si rileva una riduzione, rispetto allo stesso semestre 2010, pari a 16.000 casi, con una variazione in diminuzione del 4 per cento, ed un dato stabilizzato al 2010 per quanto attiene agli incidenti mortali;
tale importante dato deve però essere letto anche congiuntamente alla diminuzione di persone occupate, ovvero anche alla collocazione di migliaia di lavoratori e lavoratrici in cassa integrazione ordinaria od in deroga;
una ricerca svolta da regione Toscana, Inail ed università sulla «prevenzione nei luoghi di lavoro in una ottica di genere», rileva un aumento del 3 per
cento degli incidenti sul lavoro delle lavoratrici, a fronte di un tasso di disoccupazione femminile in aumento, pari al 54 per cento, ponendo l'Italia tra gli ultimi Paesi europei per occupazione femminile, tanto che la distanza dei livelli italiani con quelli medi dell'Unione europea supera ora i 12 punti percentuali;
dalla ricerca suddetta emerge che il maggior numero di incidenti avviene in itinere, vale a dire durante il tragitto casa-lavoro/lavoro-casa, evidenziando un carico di stress maggiore delle donne causato dalla fatica nella conciliazione dell'attività lavorativa con la cura familiare, a cui va aggiunta anche la forte disparità tra donne ed uomini nell'ambito delle responsabilità familiari che colloca ancora l'Italia nella posizione di fanalino di coda in Europa: infatti il 76 per cento del tempo dedicato al lavoro familiare è sulle spalle;
la difficoltà di conciliare gli orari dell'attività lavorativa con la cura familiare obbliga spesso le donne all'utilizzo di un mezzo proprio che spesso si rivela fatale;
il suddetto dato indica la necessità di riconsiderare anche nell'ottica della sicurezza sul lavoro, le politiche a sostegno della famiglia e della conciliazione tra vita quotidiana e lavoro;
dalla ricerca emergono anche dati di grande interesse relativamente allo studio delle malattie professionali che interessano le donne;
i dati Inail sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e la prevenzione degli incidenti legati al lavoro, nonché le malattie professionali, sono rilevati come dato generale e quasi mai come dato di genere, cosa che sarebbe invece di grande interesse anche la fine di sviluppare efficaci misure di prevenzione -:
se il Ministero intenda aggiornare il sistema di rilevazione dell'Inail utilizzando un'ottica di genere, prevedendo una precisa suddivisione dei dati tra lavoratori e lavoratrici;
se il Ministero intenda adottare un sistema integrato, basato sulla collaborazione sia di rilevazione che di lettura dei dati, tra Inail, Ministero del lavoro e delle politiche sociali e Ministero della salute.
(5-05542)
PAOLO RUSSO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 5, comma 12, del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, concernente le visite mediche di controllo dei lavoratori, dispone che «per l'effettuazione delle visite mediche di controllo dei lavoratori l'Istituto nazionale della previdenza sociale, sentiti gli ordini dei medici, istituisce presso le proprie sedi liste speciali formate da medici, a rapporto di impiego con pubbliche amministrazioni e da medici liberi professionisti, ai quali possono fare ricorso gli istituti previdenziali o i datori di lavoro»;
con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale del 18 aprile 1996 è stata dettata la disciplina delle visite mediche di controllo dei lavoratori da parte dei medici iscritti nelle liste speciali dell'INPS; in particolare, sono stati disciplinati i criteri per la riorganizzazione delle liste (articolo 2), l'iscrizione nelle stesse (articolo 3), la loro definizione (articolo 4) e la reintegrazione nelle suddette liste (articolo 11);
il comma 1 dell'articolo 6 del suddetto decreto ha stabilito condizioni di incompatibilità particolarmente restrittive;
l'articolo 16 dello stesso ha, infine, stabilito che «l'Istituto nazionale della previdenza sociale e la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi ed odontoiatri si incontreranno, con cadenza quadriennale, al fine di definire le eventuali proposte per il rinnovo della disciplina di cui al presente decreto»;
il decreto ministeriale 12 ottobre 2000, nell'aggiornare la predetta normativa, ha stabilito all'articolo 1 che «fino all'eventuale diversa disciplina della materia sono confermati i medici inseriti nelle liste speciali costituite ai sensi del decreto ministeriale 18 aprile 1996 ed esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto»;
infine, il decreto ministeriale 8 maggio 2008, ha confermato la disciplina contenuta nei precedenti decreti, ivi compresa la consistenza numerica dei medici iscritti nelle liste alla data del 31 dicembre 2007 e la procedura per la reintegrazione delle stesse, mentre veniva rimodulata la disciplina dei compensi, stante il tempo trascorso dall'ultimo rinnovo;
nelle premesse al decreto del 2008, si precisava tuttavia che «al fine di pervenire ad una regolazione del contenuto e delle modalità di esplicazione del rapporto tra l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) ed i medici iscritti nelle liste speciali di cui all'articolo 5, comma 12, della legge n. 638 del 1983, più rispondente alle esigenze della qualità del servizio reso all'Istituto e a quelle professionali dei medici di controllo, si rende indilazionabile l'adozione di iniziative legislative di adeguamento del quadro normativo che finora ha regolato la specifica materia»;
i medici inseriti nelle liste speciali e in servizio da oltre un decennio presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale assicurano qualità e professionalità nell'espletamento del servizio; se non stabilizzati, continuerebbero quindi a ritrovarsi in una persistente situazione di precarietà;
inoltre, a causa del regime delle incompatibilità, molti non hanno potuto frequentare scuole di specializzazione post laurea o corsi specifici in medicina generale. Pertanto, nel caso di riapertura delle liste, si prefigurerebbe per gli stessi una evidente difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro. A tal proposito si precisa che l'età media dei medici iscritti nelle liste è di 50 anni -:
se si intenda procedere all'adozione di iniziative di adeguamento del quadro normativo che finora ha regolato la specifica materia, così come espressamente indicato nelle premesse del decreto ministeriale 8 maggio 2008;
se nel disciplinare la materia non si ritenga necessario dare certezza ai medici già iscritti nelle liste alla data del 31 dicembre 2007, trasformando le liste speciali, già costituite ai sensi del comma 12 dell'articolo 5 del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, in liste speciali ad esaurimento.
(4-13647)
REGUZZONI, GIANCARLO GIORGETTI e MONTAGNOLI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la Inda di Caravate, storica azienda della provincia di Varese leader nel settore arredo-bagno, ha annunciato la chiusura entro la fine del 2011;
nello stabilimento di Caravate lavorano oggi 230 persone. Di esse, 32 saranno trasferite a Pagazzano in provincia di Bergamo, dove sarà trasferita anche la produzione, e 113 a Vizzola Ticino, nella nuova sede direzionale dell'azienda;
per 125 lavoratori è stata invece già avviata la procedura per richiedere la cassa integrazione straordinaria;
la Inda, nata nel 1944, è un'importante realtà per il territorio della provincia di Varese, sia sotto il profilo occupazionale, sia per la storia e la tradizione che rappresenta, e la chiusura del polo caravatese avrebbe un impatto rilevante per la zona -:
se non si intenda avviare un tavolo di confronto fra l'azienda e i rappresentanti dei lavoratori, al fine di individuare ogni utile soluzione, il più possibile condivisa, che tuteli l'occupazione e la continuità della produzione nello stabilimento di Caravate.
(4-13652)
VANNUCCI, CERONI, CICCANTI, CICCIOLI, FAVIA e AGOSTINI. - Al Ministro per le politiche europee. - Per sapere - premesso che:
con procedura d'infrazione n. 2008/4908 del 2 febbraio 2008, lo Stato italiano è stato chiamato dall'Unione europea a modificare quella parte del suo ordinamento legislativo che assicurava la regolamentazione e la certezza nel futuro ad un sistema socio-economico sul quale, da oltre sessanta anni, si è incardinato lo sviluppo delle imprese turistico-ricreative e, più in generale, del turismo balneare italiano;
la modifica di tale ordinamento mette in seria discussione la sopravvivenza di almeno 20 mila imprese - in larga maggioranza micro-imprese - con effetti disastrosi nei livelli occupazionali del settore e nella economia turistica del Paese e di intere regioni costiere;
l'Italia ha dovuto adeguarsi alla procedura di infrazione con la legge n. 25 del 2010 e successivamente con l'articolo 11 della legge comunitaria 2010 abolendo prima il diritto di insistenza contenuto nel codice della navigazione e successivamente il rinnovo automatico delle concessioni;
con la medesima legge n. 25 del 2010 ha posticipato la validità delle concessioni in essere al 2015;
con la legge comunitaria 2010, articolo 11, in corso di approvazione al Senato ha disposto una delega al Governo per decretare la regolamentazione del settore;
tuttavia nell'adeguarsi ai dettami della direttiva servizi 2006/123/CE meglio nota come Bolkestein, l'Italia ha sempre espresso in atti parlamentari, con il consenso del Governo la volontà di verificare la possibilità di escludere le concessioni del demanio marittimo dalla direttiva di che trattasi;
la possibilità di esclusione del settore da tale direttiva deriverebbe dalla unicità e singolarità del settore turistico-balneare italiano rispetto agli altri Paesi europei e dal legame dei concessionari nazionali con la tutela della sicurezza, dell'ambiente, dell'igiene che costituiscono aspetti di servizio sociale previsti come motivi di esclusione dalla stessa direttiva;
la volontà del Parlamento suffragata dal Governo è stata espressa fra gli altri dai seguenti atti approvati:
a) ordine del giorno 9/03210/11 a prima firma dell'onorevole Vannucci accolto dal Governo nella seduta del 24 febbraio 2010, che impegnava il Governo ad agire per l'esclusione dalla direttiva;
b) ordine del giorno 9/02187-A/077 dell'onorevole Pezzotta e accolto dal Governo e riferiti alle problematiche del settore e l'ordine del giorno 9/04059-AR/044 a firma Ciccanti su cui il Governo aveva espresso parere positivo e poi ritirato;
c) parere delle Commissioni riunite II Giustizia e X Attività Produttive - Commercio e Turismo della Camera dei deputati reso sullo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2006/123/CE (atto n. 171), che suggeriva al Governo l'esclusione del settore balneare;
d) ordine del giorno 41 a prima firma della senatrice Finocchiaro approvata all'unanimità dal Senato della Repubblica, nell'aprile 2011, che impegna il Governo:d assumere iniziative per l'esclusione dalla direttiva servizi del demanio marittimo;
e) ordine del giorno 9/4357-A/5 a prima firma dell'onorevole Vannucci accolto dal Governo nella seduta del 21 giugno 2011 che testualmente recita «ad esperire in sede europea le procedure per l'esclusione del settore balneare dalla direttiva servizi comprendendo la materia
nel decreto di revisione e verifica da emanarsi al più presto e comunque non oltre il 28 dicembre 2011 come previsto»;
nel giugno del 2008 per rafforzare le moltissime micro, piccole e medie imprese presenti in Europa, è stato approvato lo Small Business Act, una comunicazione della Commissione europea tesa ad ancorare irreversibilmente il principio «Pensare anzitutto in piccolo» nei processi decisionali dei Paesi membri a partire dalla formulazione delle normative, e a promuovere la crescita delle piccole e medie imprese (PMI) aiutandole ad affrontare i problemi che continuano ad ostacolarne lo sviluppo;
in gran parte i concessionari nazionali del demanio marittimo potrebbero essere ricompresi nello small business act;
la direttiva servizi 2006/123/CE prevede all'articolo 14 (clausola di revisione) la possibilità per gli Stati membri di proporre modifiche ed esclusioni entro e non oltre il 28 dicembre 2011 -:
se in forza degli atti parlamentari sopra richiamati il Ministro intenda intraprendere nei tempi previsti una seria e decisa azione verso la Commissione europea richiedendo modifiche volte ad escludere le concessioni demaniali ad uso turistico ricreativo dalla applicazione della direttiva servizi 2006/123/CE o a prevedere per esse una apposita deroga in virtù della specificità del settore, della sua unicità nel panorama europeo, dell'interesse generale, della tutela della sicurezza e della conservazione dell'ambiente previste dalla direttiva come clausola di esclusione;
se intenda intraprendere iniziative per ricomprendere le piccole e medie imprese concessionarie di demanio marittimo nello Small business act evitando per questa via, esclusivamente per le piccole e medie imprese, il coinvolgimento nella direttiva servizi richiamata.
(5-05558)
XII Commissione:
BINETTI e NUNZIO FRANCESCO TESTA. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
la somministrazione di psicofarmaci per l'iperattività in Italia è rigidamente regolata da protocolli dell'Agenzia del farmaco pubblicati in Gazzetta ufficiale e vincolanti per tutte le strutture pubbliche e private accreditate;
lo psicofarmaco ha un mero effetto «sintomatico» che non porta alla remissione del problema, ma in certi casi limite può essere utile per «normalizzare» il comportamento aggressivo ed incontrollabile del bimbo permettendo così l'avvio di terapie non farmacologiche, tali protocolli prevedono com'è noto la somministrazione dello psicofarmaco solo appunto per un numero limitato di casi (cosiddetta ADHD grave), e comunque in abbinamento a terapie meno invasive e in grado di modificare «strutturalmente» l'atteggiamento del minore nei confronti dell'ambiente;
le linee guida ministeriali prevedono che i genitori devono entrambi essere posti a conoscenza di tutti i potenziali effetti collaterali del farmaco, e delle eventuali alternative terapeutiche;
in ogni caso non dovrebbe essere somministrato lo psicofarmaco per i casi di «iperattività lieve», sui quali si può intervenire agevolmente con terapie scientificamente validate ma non farmacologiche;
il rispetto di tali prudenti linee guida è essenziale allo scopo di evitare nel nostro Paese la prescrizione disinvolta di questi prodotti potenzialmente pericolosi, prescrizione in crescita invece in molti Paesi del mondo;
da rilievi giornalistici pubblicati già mesi fa dal comitato indipendente di farmacovigilanza pediatrica «Giù le Mani dai Bambini», al quale pure aderiscono università, ospedali e Asl del nostro Paese, parrebbe che non sempre il consenso informato al trattamento farmacologico venga correttamente raccolto dalle strutture accreditate;
una nuova intervista a un genitore pubblicata in questi giorni dal Comitato, e scaricabile dal loro sito web, parrebbe che presso l'Asl di San Donà di Piave si siano effettuate prescrizioni di metanfetamine somministrate in casi non gravi di iperattività e distrazione infantile, peraltro senza mettere al corrente i genitori dei potenziali effetti collaterali dello psicofarmaco e negando le cure non farmacologiche la cui erogazione è prevista come obbligatoria per legge;
tale Asl è stata già al centro delle cronache giornalistiche nel 2009 per i «viaggi della speranza» di genitori dell'Emilia Romagna, che vedendosi negare la prescrizione dello psicofarmaco dalla neuropsichiatria di Bologna in quanto non necessario (casi con sintomi lievi, trattabili diversamente) ed esigendolo a tutti costi si rivolgevano appunto a San Donà di Piave per avere «prescrizioni facili» di metanfetamine e stimolanti per migliorare il comportamento scolastico dei propri figli;
se - come pare dalla registrazione audio - la denuncia si rivelasse fondata, sarebbe opportuno, ad avviso dell'interrogante addivenire a una revoca dell'accreditamento di quell'Asl e all'individuazione sul territorio di un Asl più attenta nell'applicazione delle linee guida obbligatorie -:
quali iniziative ad ampio spettro intenda intraprendere per monitorare l'applicazione delle linee guida presso tutte le altre Asl italiane autorizzate alla prescrizione di psicofarmaci ai bambini e se non ritenga opportuno aumentare il monitoraggio anti-abuso sul territorio, inserendo così nel registro nazionale di controllo non solo i farmaci Ritalin (Novartis) e Strattera (Eli Lilly) attualmente monitorati, ma tutti gli psicofarmaci somministrati ai bambini, aumentando così l'efficacia di uno strumento di controllo che è considerato all'avanguardia nel mondo nella prevenzione delle prescrizioni e dell'uso disinvolto di questi discussi prodotti farmaceutici per minori.
(5-05560)
MIOTTO, FONTANELLI, LENZI, BOSSA, D'INCECCO, GRASSI e PEDOTO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
la sanità in Italia costa poco, se confrontata con gli altri Paesi europei. Il nostro Paese ha il finanziamento e la spesa sanitaria, sia pubblica che complessiva, più bassi della media Unione europea (al di sotto di quella di Francia, Germania, Belgio, Portogallo, Austria, Danimarca, Olanda e Svezia) e dei paesi Ocse;
l'allarme spesa sanitaria è dunque totalmente infondato. Non c'è stato alcun boom della spesa sanitaria, che si è invece mantenuta relativamente costante in rapporto al Pil e che anzi è diminuita nel 2006, 2007 e 2008; anche se assistiamo ad una lieve crescita nel 2009 ma solo dovuta all'effetto del «crollo» del Pil durante la crisi;
le previsioni per il futuro, del resto, parlano di spesa sanitaria «dominabile» investendo nella riconversione dei sistemi socio-sanitari più prevenzione, più integrazione tra sociale e sanitario, cure primarie e servizi alternativi al ricovero ospedaliero;
nella realtà dei fatti l'unica spesa fuori controllo è quella relativa alla spesa sanitaria privata, di cui più dell'80 per cento è rappresentata da quella che in gergo si chiama, «spesa out of pocket», quella pagata cioè direttamente dai cittadini e non mediata da fondi o assicurazioni;
il vero problema della sanità italiana è il divario tra le regioni. Il disavanzo continua a essere concentrato nelle regioni del Centro-Sud, cui si sono aggiunte alcune regioni del nord come Veneto, Liguria, Trentino e Valle d'Aosta. Una parte delle regioni riesce a coprire il disavanzo, relativamente contenuto, con risorse proprie o manovre straordinarie (addizionali fiscali, ticket e altro). Alcune invece, per l'entità del disavanzo, sono state costrette a ricorrere ai «piani di rientro»;
questo Governo, davanti a tale situazione ha adottato una sola ed unica strategia, quella di tagliare le risorse al comparto sanità non ultimo quello relativo al finanziamento dell'articolo 20 della legge n. 67 del 1988 riguardante l'edilizia sanitaria;
tale cifra era stata concordata nel Patto per la salute 2009, che prevedeva un incremento da 23 a 24 miliardi degli stanziamenti complessivi dell'articolo 20 del piano straordinario di edilizia sanitaria avviato nel 1988;
la cifra era stata poi congelata con la manovra economica dello scorso anno e, per questo, dalla legge di stabilità di quest'anno si aspettava lo sblocco dei fondi che avrebbe consentito l'avvio di diversi accordi di programma per ristrutturazioni e costruzioni di nuove strutture sanitarie in molte regioni italiane;
azzerare il fondo per l'edilizia sanitaria, malgrado le promesse dello stesso Ministro della salute che ne aveva definito fondamentale la crescita, vuol dire, da una parte, rinunciare alla messa sotto controllo ed in sicurezza di strutture che in circa la metà dei casi hanno più di 50 anni e quindi di per sé sono fonti di pericolo e, dall'altra mettere a rischio più di 8 milioni di cittadini che si ricoverano, 30 milioni di persone che accedono al pronto soccorso nonché 800 mila operatori sanitari che lavorano negli ospedali;
il mancato rifinanziamento del Fondo per l'edilizia sanitaria non può certo essere compensato con l'incremento del Fondo per lo sviluppo e la coesione di 2,8 miliardi per l'anno 2015 per il periodo di programmazione 2014-2020 «da destinare prioritariamente alla prosecuzione di interventi indifferibili infrastrutturali, nonché per la messa in sicurezza di edifici scolastici, per l'edilizia sanitaria, per il dissesto idrogeologico e per interventi a favore delle imprese sulla base di titoli giuridici perfezionati alla data del 30 settembre 2011, già previsti nell'ambito dei programmi nazionali per il periodo 2007-2013». E si aggiunge che gli interventi saranno individuati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di concerto con quello delegato per la politica di coesione economica, sociale e territoriale «su proposta del ministro interessato al singolo intervento», né può essere compensato con l'incremento di 1,235 miliardi del fondo speciale previsto nel bilancio dell'economia dalla legge 33 del 2009 «Misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi» per assicurare il finanziamento di interventi urgenti e indifferibili «con particolare riguardo ai settori dell'istruzione e agli interventi organizzativi connessi ad eventi celebrativi» e tra cui risulta un contributo statale ai policlinici universitari gestiti direttamente da università non statali e all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma;
a giustificazione di tale taglio non può certo essere esibita la relazione della Corte dei conti che agli inizi di settembre aveva criticato pesantemente la gestione del piano straordinario di edilizia sanitaria avviato con la finanziaria del 1988 e poi via via rifinanziato fino ad oggi, in quanto le lentezze procedurali e la cattiva gestione dei piani e degli accordi di programma tra Stato e regioni ha fatto sì che sia stato erogato poco più del 40 per cento delle somme e utilizzato meno del 60 per cento -:
in quali settori e quanti siano stati i tagli finanziari alla sanità dal 2008 ad oggi
e se non ritenga opportuno prendere le dovute iniziative affinché il Patto per la salute 2009, che prevedeva un incremento da 23 a 24 miliardi degli stanziamenti complessivi dell'articolo 20 del piano straordinario di edilizia sanitaria avviato nel 1988 sia pienamente rispettato in tutte le sue parti e per conoscere quale sia allo stato attuale la situazione dell'edilizia sanitaria e quali cantieri edili sarebbero costretti a chiudere o addirittura a non aprire qualora effettivamente non fosse pienamente rifinanziato l'articolo 20 così come previsto dal Patto per la salute 2009.
(5-05561)
PALAGIANO e MURA. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il decreto ministeriale del 4 agosto 2004, «Norme in materia di procreazione medicalmente assistita», prevedeva lo stanziamento di 50 mila euro, da destinare all'Istituto superiore di sanità, per la realizzazione di un censimento degli embrioni abbandonati in Italia;
il 5 novembre 2008, rispondendo ad un'interrogazione della senatrice Donatella Poretti (atto n. 3-00079), in riferimento al censimento degli embrioni in stato di abbandono, il Ministro interrogato, allora Sottosegretario alla salute, dichiarava che tale censimento non era ancora stato terminato. Tuttavia, già nella relazione al Parlamento del 2006, circa lo stato di attuazione della legge n. 40 del 2004, si attestava che il loro numero era pari a 2.527;
anche il Sottosegretario alla salute, Eugenia Roccella, dichiarava, nel gennaio 2009, che il censimento degli embrioni crioconservati giacenti presso i centri di procreazione medicalmente assistita italiani non era ancora stato completato. Affermava, inoltre (Corriere della Sera del 6 gennaio 2009, pagina 23) che «è troppo caro il trasferimento degli embrioni a Milano. L'operazione è ferma e chissà se potrà mai essere attuata»;
lo stesso decreto del 2004, infatti, stanziava anche 400.000 euro per istituire presso l'ospedale maggiore di Milano una bio-banca nazionale adibita a ricevere gli embrioni «orfani» provenienti da tutte le regioni d'Italia;
la suddetta opera è stata realizzata, i fondi sono stati rendicontati già nel 2005 (in particolare: 230 mila euro per la creazione dell'area di criobiologia, cioè un ambiente in cui dovevano essere mantenuti gli embrioni in azoto liquido, 96 mila euro per spese di materiale e software oltre a 74 mila euro per spese di personale), ma attualmente nessun embrione risulta pervenuto presso la struttura milanese;
il 1o aprile del 2009, una storica sentenza della Corte costituzionale ha scardinato i princìpi fondamentali della legge n. 40, primo tra tutti quello che sanciva un unico e contemporaneo impianto di tutti embrioni prodotti con un massimo di tre;
eliminando l'obbligatorietà del transfer contemporaneo di tre embrioni, la sentenza del 2009 ha, di fatto, reintrodotto la possibilità di crioconservare gli embrioni, con la conseguenza che il numero degli embrioni in stato di abbandono è lievitato e, ad oggi, la stima ufficiosa degli esperti è di 8-9 mila unità;
sul loro numero non si hanno, però, dei dati certi e all'interrogante risulta che, ancora oggi, i centri di procreazione medicalmente assistita italiani continuino a fornire all'Istituto superiore di sanità gli aggiornamenti relativi agli embrioni crioconservati che non interessano più alle coppie che li hanno prodotti; per tale ragione il loro numero è in progressivo aumento;
il censimento, pertanto, non sarà mai terminato, e tale ragione è stata addotta per giustificare l'inoperatività della bio-banca di Milano. Ad affermarlo è lo stesso Ministro interrogato nella risposta all'atto parlamentare succitato: «non si può predisporre il loro trasferimento perché devono
essere previsti ulteriori stanziamenti calcolabili solo al termine del censimento» -:
quale sia l'ultimo dato, relativo al censimento degli embrioni crioconservati e in stato di abbandono giacenti nei centri di procreazione medicalmente assistita italiani, in possesso del Ministero della salute e dell'Istituto superiore di sanità, e quanto si dovrà ancora aspettare prima del trasferimento di tali embrioni presso la bio-banca di Milano, così da renderla effettivamente operativa e dare un senso ai fondi pubblici stanziati dal decreto ministeriale del 2004.
(5-05562)
FUCCI, DISTASO e BARANI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 16, comma 8, del decreto-legge n. 98 del 2011 sancisce la nullità delle norme, dichiarate incostituzionali dalla Corte costituzionale, della regione Puglia per stabilizzare 530 dirigenti medici precari attraverso la legge regionale n. 40 del 2007;
tale previsione inserita nel decreto-legge non può essere fatta strumento di polemica politica da parte dell'opposizione in quanto è l'inevitabile conseguenza della forzatura, fatta a suo tempo dalla giunta regionale della Puglia, di varare norme che presentavano sin da subito evidenti caratteri di incostituzionalità;
tuttavia, al di là dei risvolti di carattere politico, vi è in Puglia la consapevolezza generale sul fatto che l'improvvisa uscita di scena di questi dirigenti medici rischia di avere ricadute molto pesanti sul quotidiano funzionamento della sanità pugliese in termini di quantità e qualità delle prestazioni sanitarie erogate ai cittadini pugliesi;
tale consapevolezza era stata fatta propria anche dalla Commissione XII della Camera che, esaminando in sede consultiva il decreto-legge n. 98 del 2011, nella seduta del 14 luglio 2011 esprimeva un parere contenente un espresso riferimento in materia -:
se, alla luce di quanto rappresentato in premessa, intenda assumere, per quanto di competenza, iniziative di carattere normativo per la deroga al blocco del turn over e per autorizzare il ricorso alla mobilità e l'espletamento di nuovi concorsi a garanzia dei livelli essenziali di assistenza nella regione Puglia.
(5-05563)
PALOMBA. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
dallo scorso mese di agosto gli oltre 1500 cittadini di Setzu, Genuri e Tuili subiscono pesanti disagi per il mancato o tardivo recapito della corrispondenza;
tali disagi si sono attualmente trasformati in una vera e propria interruzione del servizio pubblico di recapito della corrispondenza nel momento in cui il portalettere in carico ai tre comuni è andato in pensione e non è stato sostituito dall'azienda Poste italiane S.p.A.;
conseguenza di questa incresciosa situazione è stata anche l'imposizione, per molti cittadini che non avevano ricevuto le bollette, degli interessi di mora relativi alle forniture di servizi di base (telefono, acqua potabile, gas e elettricità). Ad essa vanno aggiunti gli ulteriori danni dovuti alla mancata notizia di concorsi pubblici e al mancato recapito di documenti contrattuali, legali e altro;
addirittura ad alcuni cittadini, colpevoli di non aver pagato le bollette mai arrivate loro, sono state bloccate le linee telefoniche. Tale situazione potrebbe ripetersi
anche per le forniture elettriche o per l'erogazione di altri servizi; con conseguenze ancor più disastrose;
la situazione è resa ancora più problematica dal fatto che nessuno dei tre comuni in questione è mai stato dotato di un sistema ATM (bancomat) per il prelievo e deposito dei valori; eppure, secondo i più recenti orientamenti dell'Unione europea in ambito di salvaguardia delle comunità poste nelle campagne, «sono almeno due i servizi irrinunciabili per rendere dignità ai piccoli centri rurali: uno sportello bancario automatico (a tutela della concorrenza nel mercato finanziario) e la connettività di rete (a tutela del diritto all'informazione e della comunicazione)»;
facendosi portavoce di questo disagio diffuso, i sindaci dei tre paesi interessati hanno a più riprese scritto alla direzione generale di Poste italiane chiedendo una soluzione a questo problema; recentemente il primo cittadino di Tuili ha pubblicamente chiesto a Poste italiane di farsi carico della mora per le bollette pagate in ritardo dagli incolpevoli cittadini;
il 16 ottobre 2011 nei suddetti centri ha preso il via la sottoscrizione di una petizione popolare che chiede a Poste italiane l'immediato ripristino del servizio di recapito della corrispondenza. Con l'occasione si chiede all'azienda l'installazione di un sistema ATM di prelievo e deposito di valori in ognuno dei tre comuni -:
se il Ministro intenda intervenire presso l'azienda Poste italiane S.p.A. per sanare questa incresciosa situazione assumendo le iniziative di competenza affinché siano risarciti i cittadini penalizzati dall'interruzione del servizio postale;
quali siano gli urgenti e risolutivi interventi che il Ministro intenda porre in essere per garantire da ora in poi ai cittadini dei comuni di Setzu, Genuri e Tuili un servizio costante ed efficiente di recapito della corrispondenza;
se intenda inoltre per quanto di competenza adoperarsi affinché ognuno dei tre comuni sia dotato di un servizio bancomat per il prelievo e il versamento di contanti e assegni in conformità alle direttive dell'Unione europea e ai canoni di un Paese civilizzato.
(4-13641)
DE POLI. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il settore del legno/mobili/arredamenti rappresenta un settore strategico nazionale per la crescita del Paese e per l'occupazione, poiché detiene posizioni di leadership in quasi tutti i segmenti di mercato ed il contributo positivo alla bilancia commerciale riflette la capacità delle imprese italiane di conquistare quote di mercato all'estero e di soddisfare buona parte della domanda interna;
in Italia il settore legno/mobili comprende 81.000 aziende e 410.000 addetti. Gran parte della produzione italiana di mobili viene realizzata in cinque regioni che sono anche sedi dei cinque più importanti distretti mobilieri italiani: legno/mobile/arredo della Brianza milanese-comasca (Lombardia), mobile del Livenza e Quartier del Piave/Opitergino-Mottense/Treviso (Veneto e Friuli-Venezia Giulia), mobili per cucine di Pesaro (Marche), sedie e tavoli di Manzano (Friuli-Venezia Giulia), mobile imbottito della Murgia (Puglia e Basilicata). Da soli questi cinque distretti italiani del mobile danno impiego al 45 per cento dell'industria mobiliera italiana ed esportano il 61 per cento del prodotto. Ognuno di questi distretti ha una propria storia che si riflette sia sulla struttura produttiva e dimensionale sia sulla loro recente evoluzione;
nel Veneto il settore raccoglie 12.000 imprese che occupano 72.000 addetti con tre distretti produttivi: il distretto del mobile classico della pianura Padana che
si estende a sud delle province di Verona e Padova; il distretto del mobile d'arte di Bassano; il distretto del Quartier del Piave/Opitergino Mottense/Treviso;
nel Triveneto, o Nord-est, le imprese del settore legno/mobili/arredamento sono 17.600 e gli addetti sono 126.000, rappresentando circa un terzo degli occupati delle aziende nazionali del settore;
nella sola provincia di Treviso (al 31 dicembre 2010) il settore del legno/mobili/arredamento interessa circa 29.000 addetti in 2.303 aziende attive di cui 1.046 aziende operanti nel settore del legno (codice C16 Ateco 2007) e 1.260 aziende di fabbricazione di mobili (codice C31 Ateco 2007);
il totale delle aziende, al 30 settembre 2008, cioè all'inizio della crisi, ammontava a 2.450. Delle 147 non più attive, 46 erano artigiane e 101 industriali. Si tenga conto che delle 1.043 aziende del legno il 70,46 per cento sono artigiane (cioè 735) e delle 1.260 di fabbricazione mobili, il 52,14 per cento (cioè 657) sono ugualmente artigiane. Gli addetti nelle imprese artigiane sono solo 8.000 su un totale provinciale di 29.000 addetti;
la necessità di formare figure specifiche in tal senso è stata ampiamente documentata da apposite ricerche di mercato, soprattutto per gli aspetti dell'internazionalizzazione, della gestione manageriale, della qualità e del design. Come si può immaginare, operare in un settore tanto complesso come quello del legno/mobile/arredo, che richiede conoscenze e capacità in diversi rami del processo di produzione, allarma le nostre imprese che rischiano di impiegare addetti inadeguatamente formati e conseguentemente di non essere competitive sul mercato -:
se non intendano promuovere, per quanto di competenza, l'istituzione di corsi di formazione ad hoc per l'ingresso di nuove ed appropriate figure professionali nel settore produttivo del legno/mobile/arredamento, in particolare nel Veneto e in particolar modo nella provincia di Treviso, anche attraverso l'istituzione di una scuola specializzata nella formazione per il settore, che consenta agli allievi di conseguire sia la qualifica professionale triennale, sia di accedere al diploma quinquennale, con la possibilità di frequentare anche corsi universitari da istituire ad hoc.
(4-13642)
L'interrogazione a risposta scritta Di Pietro e altri n. 4-13596, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 ottobre 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Messina.
L'interrogazione a risposta immediata in Commissione Comaroli e altri n. 5-05537, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 18 ottobre 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.
interrogazione a risposta in Commissione Rainieri n. 5-04812 del 30 maggio 2011;
interrogazione a risposta in Commissione Gidoni n. 5-05317 del 14 settembre 2011;
interpellanza urgente Lo Monte n. 2-01200 del 19 settembre 2011;
interrogazione a risposta orale Binetti n. 3-01882 del 10 ottobre 2011.
Trasformazione di documenti del sindacato ispettivo.
I seguenti documenti sono stati così trasformati su richiesta dei presentatori:
interrogazione a risposta scritta Mattesini e altri n. 4-13468 del 6 ottobre 2011 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-05542;
interrogazione a risposta scritta Mattesini e Nannicini n. 4-13554 del 12 ottobre 2011 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-05543.

References: articolo 90
 sentenza 
e contrario

articolo 722
 articolo 6
 articolo 4
 articolo 32
 sentenza 
 articolo 11
 sentenza 
 sentenza