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Timestamp: 2019-01-24 10:45:38+00:00

Document:
DLgs_334_17_08_99
Decreto legislativo 17.08.1999, n. 334
Attuazione della direttiva 98/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.
Vista la legge 24 aprile 1998, n. 128 ;
Vista la direttiva 98/62/CE. del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose;
Vista la legge 19 maggio 1997, n. 137 ;
Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri degli affari esteri, di grazia e giustizia, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, della sanità, dell'interno, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e per gli affari regionali; emana il seguente decreto legislativo:
1. Il presente decreto si applica agli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità uguali o superiori a quelle indicate nell'allegato I. Ai fini del presente decreto si intende per "presenza di sostanze pericolose" la presenza di queste, reale o prevista, nello stabilimento, ovvero quale che si reputa possano essere generate, in caso di perdita di controllo di un processo industriale, in quantità uguale o superiore a quelle indicate nell'allegato I.
b) decreto dei Ministri dell'ambiente del 20 maggio 1991, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 126 del 31 maggio1991 limitatamente agli articoli 1, 3 e 4;
c) decreto dei ministri dell' ambiente e della sanità 23 dicembre 1993, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 15 del 20 gennaio 1994
d) i criteri di cui all' allegato del decreto del Ministro dell' ambiente 13 maggio 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 154 del 3 luglio1996;
g) decreto del Ministro dell'ambiente 5 novembre 1997, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio 1998
5. Le disposizioni di cui al presente decreto non pregiudicano l' applicazione delle disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori sul luogo di lavoro.
b) "impianto", un'unità tecnica all'interno di uno stabilimento, in cui sono prodotte, utilizzate, manipolate o depositate sostanze pericolose. Comprende tutte le apparecchiatura, le strutture, le condotte, i macchinari, gli utensili, le diramazioni ferroviarie particolari, le banchine, i pontili che servono l'impianto, i moli, i magazzini e le strutture analoghe, galleggianti o meno, necessari per il funzionamento dell'impianto;
c) "deposito", la presenza di una certa quantità di sostanze pericolose a scopo di immagazzinamento, deposito per custodia in condizioni di sicurezza o stoccaggio;
e) "sostanze pericolose", le sostanze, miscele o preparati elencati nell' allegato 1, parte 1, o rispondenti ai criteri fissati nell'allegato I, parte 2, che sono presenti come materie prime, prodotti, sottoprodotti, residui o prodotti intermedi, ivi compresi quelli che possono ragionevolmente ritenersi generati in caso di incidente;
f) "incidente rilevante", un evento quale un'emissione, un incendio o un' esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati che si verificano durante l'attività di uno stabilimento di cui all'articolo 2, colonna 1,e che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l'ambiente, all'interno o all'esterno dello stabilimento, e in cui intervengano una o più sostanze pericolose;
g) "pericolo", la proprietà intrinseca di una sostanza pericolosa o della situazione fisica esistente in uno stabilimento di provocare danni per la salute umana o per l'ambiente;
Nei porti industriali e petroliferi si applica la normativa del presente decreto con gli adattamenti richiesti dalla peculiarità delle attività portuali, definiti in un regolamento interministeriale da adottarsi di concerto tra il Ministro dell'ambiente, quello dei trasporti e della navigazione e quello della sanità, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Il regolamento dovrà garantire Livelli di sicurezza equivalenti a quelli stabiliti, in particolare specificando le modalità del rapporto di sicurezza, del piano di emergenza e dei sistemi di controllo. Sino alla data di entrata in vigore del regolamento continuano ad applicarsi, per i porti industriali e petroliferi, le normative vigenti in materia di rischi industriali e di sicurezza.
2. Il gestore degli stabilimenti industriali di cui all'allegato A in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità inferiori a quelle indicate nell'allegato I oltre a quanto previsto al comma 1, è altresì tenuto a provvedere all'individuazione dei rischi di incidenti rilevanti, integrando il documento di valutazione dei rischi di cui al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modifiche ed integrazioni; all'adozione delle appropriata misure di sicurezza e all'informazione, alla formazione, all'addestramento ed all'equipaggiamento di coloro che lavorano in situ come previsto dal decreto del Ministro dell'ambiente 16 marzo 1998 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 30 marzo 1998.
a) presentare una relazione, redatta, fino all'adozione del decreto previsto all'articolo 8, comma 4, secondo i principi stabiliti dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo 1989, pubblicato nella Gazzetta Uffìciale n. 93 del 21 aprile 1989, contenente le informazioni relative al processo produttivo, alle sostanze pericolose presenti, alla valutazione dei rischi di incidente rilevante, all'adozione di misure di sicurezza appropriata, all'informazione, formazione, addestramento ed equipaggiamento di coloro che lavorano in situ, così come previsto dal citato decreto ministeriale 16 marzo 1998, nonché la scheda di informazione di cui all'allegato V. La relazione e la scheda sono presentate alla regione territorialmente competente e al prefetto entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto e aggiornate ogni cinque anni;
1 .Il gestore degli stabilimenti di cui all'articolo 2, comma 1, oltre a quanto disposto agli articoli 7 e 8, è obbligato a trasmettere al Ministero dell'ambiente, alla regione, alla provincia, al comune, al prefetto e al Comitato tecnico regionale o interregionale del Corpo nazionale dei Vigili dei fuoco, di cui all'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, integrato ai sensi dell'articolo 19 e d'ora in avanti denominato Comitato, una notifica entro i seguenti termini:
2. La notifica, sottoscritta nelle forme dell'autocertificazione con le modalità e gli affetti della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e successive modifiche, deve contenere le seguenti informazioni:
e) l'attività, in corso o prevista, dell'impianto o del deposito
1. Al fine., di promuovere, costanti miglioramenti della sicurezza e garantire un elevato livello di protezione dell'uomo e dell'ambiente con i mezzi, strutture e sistemi di gestione appropriati, il gestore degli stabilimenti di cui all'articolo 2, comma 1, deve redigere, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, un documento che definisce la propria politica di prevenzione degli incidenti rilevanti, allegando allo stesso il programma adottato per l'attuazione del sistema di gestione della sicurezza.
2. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'interno della sanità e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, d'intesa con la Conferenza unificata prevista dall'articolo 8 della legge 28 agosto 1997, n. 281, sono stabilite, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, linee guida per l'attuazione del sistema di gestione della sicurezza secondo le indicazioni dell'allegato III alle quali il Gestore degli stabilimenti di cui al comma 1 deve adeguarsi entro il termine previsto per il primo riesame, successivo all'emanazione del predetto decreto, del documento di cui al comma 1.
3. Il documento di cui al comma 1 deve essere depositato presso lo stabilimento e riesaminato ogni due anni sulla base delle linee guida definite con i decreti previsti al comma 3; esso resta a disposizione delle autorità competenti di cui agli articoli 21 e 25.
4. Il gestore di nuovi stabilimenti adempie a quanto stabilito dal comma 2 contestualmente all'inizio dell'attività.
2. Il rapporto di sicurezza di cui il documento previsto all'art. 7, comma 1 è parte integrante, deve evidenziare che:
4. Con uno o più decreti dei Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'interno, della sanità e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentita la Conferenza Stato-regioni, sono definiti, secondo le indicazioni dell'allegato Il e tenuto conto di quanto già previsto nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 31 marzo 1989, i criteri, i dati e le informazioni per la redazione del rapporto di cui sicurezza nonché della relazione prevista all'articolo 5, comma 3, i criteri per l'adozione di iniziative specifiche in relazione ai diversi tipi di incidenti, nonché i criteri di valutazione del rapporto medesimo; fino all'emanazione di tali decreti valgono, in quanto applicabili, le disposizioni di cui ai decreti Ministeriali emanati ai sensi dell'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive modifiche.
10. Il Ministero dell'ambiente, quando il gestore comprova che determinate sostanze presenti nello stabilimento o che una qualsiasi parte nello stabilimento stesso si trovano in condizioni tali da non poter creare alcun pericolo di incidente rilevante, dispone, in conformità ai criteri di sui all'allegato VII, la limitazione delle informazioni che devono figurare nel rapporto di sicurezza alla prevenzione dei rimanenti pericoli di incidenti rilevanti e alla limitazione delle loro conseguenze per l' uomo e per l'ambiente, dandone comunicazione alle autorità destinatarie dei Rapporto di sicurezza.
11. Il Ministero dell'ambiente trasmette alla Commissione europea l' elenco degli stabilimemti di cui al comma 10 e le motivazioni della limitazione delle informazioni.
3. Decoroso inutilmente il termine previsto all' articolo 21 comma 3, il gestore può presentare all' autorità di cui all' articolo 21, comma 1, una perizia giurata che attesti:
- la veridicità e la completezza delle informazioni;
- la conformità delle misure di sicurezza previste alle prescrizioni generali stabilite dal decreto di cui all' articolo 8, comma 4.
4. Trascorsi due mesi dalla presentazione della perizia giurata di cui al comma 3, senza che l'autorità di cui all'articolo 21, comma 1, si sia pronunciata o abbia richiesto chiarimenti o documentazione integrativa, il gestore può dare inizio all' attività.
b) riesaminare e, se necessario, modificare il rapporto di sicurezza e trasmettere alle autorità competenti tutte le informazioni utili prima di procedere alle modifiche, secondo le procedure previste dall' articolo 9, per i nuovi stabilimenti;
b) per gli stabilimenti esistenti, non ancora soggetti al decreto del Presidente della Repubblica n. 175 dei 1988, entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto;
- informare adeguatamente i lavoratori e le autorità locali competenti;
2. I gestori degli stabilimenti di cui al comma 1 devono trasmettere al prefetto e alla provincia entro quattro mesi dall'individuazione del possibile effetto domino, le informazioni necessarie per gli adempimenti di competenza di cui all'articolo 20.
Aree ad elevata concentrazione di stabilimenti
1. In attesa di quanto previsto dall'articolo 72 del D.Lgs 31 marzo 1998, n. 112,, il Ministero dell'ambiente, sentita la regione interessata e il Comitato:
· insediamenti di stabilimenti nuovi;
· modifiche degli stabilimenti di cui all'articolo 10, comma 1;
· nuovi insediamenti o infrastrutture attorno agli stabilimenti esistenti, quali ad esempio, vie di comunicazioni, luoghi frequentati dal pubblico, zone residenziali, qualora l' ubicazione o l' insediamento o l' infrastuttura possono aggravare il rischio o le conseguenze di un incidente rilevante
2. Trascorso inutilmente il termine di cui al comma 1, all'emanazione del decreto provvede, entro i successivi tre mesi il Presidente del Consiglio dei ministri.
3. Entro tre mesi dall'adozione del decreto di cui al comma 1 o di quello di cui al comma 2, gli enti territoriali apportano, ove necessario, le, varianti ai piani territoriali di coordinamento provinciale e agli strumenti urbanistici. La variante è approvata in base alle procedure individuate dall'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 447. Trascorso il termine di cui sopra senza che sia stata adottata la variante, la concessione o l'autorizzazione per gli interventi di cui al comma 1, lettere a), b) e c), sono rilasciate qualora il progetto sia conforme ai requisiti di sicurezza previsti dai decreti di cui al comma 1 o al comma 2, previo parere tecnico dell'autorità competente di cui all'articolo 21, comma 1, sui rischi connessi alla presenza dello stabilimento, basato sullo studio del caso specifico o su criteri generali.
6. In caso di stabilimenti esistenti ubicati vicino a zone frequentate dal pubblico, zone residenziali e zone di particolare interesse naturale il gestore deve, altresì, adottare misure tecniche complementari per contenere i rischi per le persone e per l'ambiente, utilizzando le migliori tecniche disponibili. A tal fine il Comune invita il gestore di tali stabilimenti a trasmettere, entro tre mesi, all'autorità competente di cui all'articolo 21, coma 1, le misure che intende adottare; tali misure vengono esaminate dalla stessa autorità nell'ambito dell'istruttoria di cui all'articolo 21.
Ministero dell'ambiente - Funzioni
2. Con decreto del Ministro dell'ambiente, previa comunicazione al Ministero della sanità, al Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato e al Ministero dell'interno, si provvede al recepimento di ulteriori direttive tecniche di modifica degli allegati, ai sensi dell'articolo 20 della legge 16 aprile 1987, n. 183; il decreto è emanato di concerto con i Ministri dell'interno, della sanità e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, ogni qualvolta la nuova direttiva preveda poteri discrezionali per il proprio recepimento.
6. Il Ministero dell'ambiente, per la predisposizione delle norme tecniche di attuazione previste dal presente decreto, può convocare, ai sensi dell'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, una conferenza di servizi con la partecipazione, ai fini esclusivamente consultivi di un rappresentante per ciascuno degli organi tecnici previsti all'articolo 17, di due rappresentanti delle associazioni degli industriali nominati dal Ministro dell'industria, dei commercio e dell'artigianato, di un rappresentante delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e di un rappresentante delle associazioni ambientali di interesse nazionale riconosciute tali ai sensi e per gli effetti dell'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349.
b) definisce le modalità per il coordinamento dei soggetti che procedono all'istruttoria tecnica, raccordando le funzioni dell'ARPA con quelle del comitato tecnico regionale di cui all'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, e degli altri organismi tecnici coinvolti nell'istruttoria, nonché, nel rispetto di quanto previsto all'articolo 25, le modalità per l' esercizio della vigilanza e del controllo;
1. Fino all'emanazione da parte delle regioni della disciplina di cui all'articolo 18, il comitato tecnico regionale, di cui all'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, provvede a svolgere le istruttorie per gli stabilimenti soggetti alla presentazione dei rapporto di sicurezza ai sensi dell'articolo 8 e a formulare le relative conclusioni con le modalità previste all'articolo 21.
3. Per ogni componente titolare è nominato un supplente
5. Il Comitato può avvalersi del supporto tecnico - scientifico di enti e istituzioni pubbliche competenti.
2. Il piano di cui al comma 1 deve essere elaborato tenendo conto almeno delle indicazioni di cui all'allegato IV, punto 2, ed essere elaborati allo scopo di:
3. Il piano di cui al comma 1 deve essere riesaminato, sperimentato e, se necessario, riveduto ed aggiornato nei limiti delle risorse previste dalla legislazione vigente, dal prefetto ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione deve tenere conto dei cambiamenti avvenuti negli stabilimenti e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidenti rilevanti; dalla revisione del piano viene data comunicazione al Ministero dell'ambiente
2. Per gli stabilimenti esistenti il Comitato, ricevuto il rapporto di sicurezza, avvia l'istruttoria e, esaminato il rapporto di sicurezza, esprime le valutazioni di propria competenza entro il termine di quattro mesi dall'avvio dell'istruttoria, termine comprensivo dei necessari sopralluoghi ed ispezioni, fatte salve le sospensioni necessarie all'acquisizione di informazioni supplementari, che non possono essere comunque superiori ai due mesi. Nell'atto che conclude l'istruttoria vengono indicate le valutazioni tecniche finali, le eventuali prescrizioni integrative e, qualora le misure adottate dal gestore per la prevenzione e la riduzione di incidenti rilevanti siano nettamente insufficienti, viene prevista la limitazione o il divieto di esercizio.
Accadimento di incidente
b) informare il prefetto, il sindaco, il comando provinciale dei Vigili de fuoco il presidente della giunta regionale e il presidente dell'amministrazione provinciale comunicando, non appena ne venga a conoscenza:
3) i dati disponibili per valutare le conseguenze dell'incidente per l' uomo e per l'ambiente;
3. Il Ministro dell' ambiente, non appena possibile, predispone un sopralluogo ai fini della comunicazione alla Commissione europea delle informazioni di cui all'articolo 15, comma 3, lettera b).
2. Le verifiche ispettive di cui al comma 1 sono effettuate, sulla base delle disponibilità finanziarie previste dalla legislazione vigente, dalla regione; in attesa dell'attuazione del procedimento previsto dall'articolo 72 del decreto legislativo n. 112 dei 1998, quelle relative agli stabilimenti di cui all'articolo 8 sono disposte ai sensi del decreto del Ministro dell'Ambiente 5 novembre 1997, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 27 dei 3 febbraio 1998.
3. Le verifiche ispettive di cui al comma 1 sono svolte sulla base dei criteri stabiliti con decreto del Ministro dell'Ambiente, di concerto con i Ministri dell'interno, della sanità e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, d'intesa con la Conferenza Stato - regioni, da emanarsi entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto e sono effettuate indipendentemente dal ricevimento del rapporto di sicurezza o di altri rapporti e devono essere concepite in modo da consentire un esame pianificato e sistematico dei sistemi tecnici, organizzativi e di gestione applicati nello stabilimento.
2. Con decreto del Ministero dell'interno, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le procedure semplificate di prevenzione incendi per gli stabilimenti di cui al comma 1; fino all'emanazione di tale decreto si applicano, in quanto compatibili con le procedure di cui al decreto del Mniistro dell'interno 30 aprile 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 114 del 19 maggio 1998.
Gli atti conclusivi dei procedimenti di Valutazione dei rapporto di sicurezza sono trasmessi dall'autorità di cui all'articolo 21, comma 1, agli organi competenti perché ne tengano conto, in particolare, nell'ambito delle procedure relative alle istruttorie tecniche previste:
a) dal regio decreto - legge 2 novembre 1933n n. 1741, convertito dalla legge 8 febbraio 1934, n. 367, e dal decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 420;
b) dall'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n. 328;
c) dal regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147, e dal regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 ;
d) dall'articolo 48 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303;
e) dall'articolo 216 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265;
f) dal decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni ed integrazini;
g) dalla legge 28 gennaio 1977, n. 10.
5. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il gestore che non attua il sistema di gestione di cui all' articolo 7, comma 2, è punito con l' arresto da tre mesi ad un anno.
8. Alla violazione di cui all'articolo 22, comma, si applica la pena prevista all' articolo 623 del Codice penale.
1. Per gli stabilimenti già autorizzati in base alla previgente normativa e per i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, non sia stata ultimata, la costruzione, la notifica di cui all'articolo 6, comma 1, deve essere trasmessa 120 giorni prima dell'inizio dell'attività.
3. Fino all'emanazione dei decreti di cui all'articolo 8, comma 4 il rapporto di sicurezza deve essere redatto in conformità alle indicazioni di cui al citato, decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 31 marzo 1989, integrato con gli ulteriori elementi di cui all'allegato II. Per i nuovi stabilimenti o per le modifiche di stabilimenti esistenti di cui all' articolo 10, fino all'emanazione dei decreti di cui all'articolo 8, comma 4, il rapporto di sicurezza deve essere formulato secondo le specificazioni i contenute al punto 5 dell'allegato A al decreto dei Ministro dell' interno 2 agosto 1984, pubblicato nelle Gazzetta Ufficiale n. 246 del 6 settembre 1984, e secondo la struttura di cuoi all' allegato I al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo 1989, utilizzando la corrispondenza riportata nell'appendice allo stesso allegato, e integrato con gli ulteriori elementi di cui all'allegato II.
a) il decreto del Presidente della Repubblica 18 maggio 1988, n. 175;
ad eccezione dell'articolo 20;
b) l' articolo 1, comma 1, lettera b), e commi 7 e 8, della legge 19 maggio 1997, n. 137.
Il presene e decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
1 - Stabilimenti per la produzione, la trasformazione o il trattamento di sostanze chimiche organiche o inorganiche in cui vengono a tal fine utilizzati tra l'altro, i seguenti procedimenti:
ammninazione con ammoniaca
ldrolisi
formulazione di antiparassitari e di prodotti farmnceutici
solubizzazione
cancerogene, lmitatamente a quelle ciassificate contemporaneamente
come cancerogene e molto tossiche o cancerogene e tossiche.
2- le categorie di sostanze di cui al punto 1 sono quelle individuate in relazione alle corrispondenti frasi di rischio, dal decreto del Ministro della sanità 28 gennaio 1992, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 50 del 29 febbraio 1992 e dal decreto dei Ministro della sanità 16 febbraio 1993, pubblicato nel supplemento ordinario nella Gazzetta Ufficiale n. 116 dei 20 maggio 1993.
3- I valori di soglia per le sostanze di cui al punto 1 sono quelli già individuati ai sensi dell'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive modifiche e del decreto dei Ministro dell'Ambiente 1 febbraio 1996, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 52 del 2 marzo 1996.
ELENCO DELLE SOSTANZE, MISCELE E PREPARATI PERICOLOSI PER L'APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 2
Il presente allegato riguarda le sostanze pericolose che si trovano in tutti gli stabilimenti ai sensi dell'articolo 3 del presente decreto e dà attuazione ai suoi articoli.
Le miscele e i preparati sono assimilati alle sostanze pure, purché rientrino nei limiti di concentrazione stabiliti in base alle loro proprietà nel recepimento delle pertinenze direttive o degli ultimi adeguamenti al progresso tecnico di cui alle parte 2, nota 1, a meno che non siano specificati la composizione in percentuale o non sia fornita un'altra descrizione.
Le quantità limite indicate in appresso si intendono per ciascuno stabilimento.
Se del caso, si applicano le regole indicate nella parte 2, nota 4, che disciplinano la somma di sostanze pericolose o di categorie di sostanze pericolose.
Se una sostanza o una categoria di sostante, elencata nella parte 1 rientra anche in una categoria della parte 2, le quantità limite da prendere in considerazione sono quelle indicate nella parte 1.
Quantità limite (tonnellate) ai fini dell'applicazione
degli articolo 6 e 7
dell'articolo 8
Anidride arsenica, acido (V) arsenico c/o suoi sali
Formaldeide (concentrazione = 90%)
Triiduro di fosforo (fosfina
Poli-cloro-dibenzofurani e poli-cloro-dibenzodiossine (compresa la TCDD), espressi come TCDD equivalente
Le seguenti sostanze CANCEROGENE: 4-amminobifenile e/o suoi sali, benzidina e suoi sali, ossido di bis (clorometile), ossido di clorometile e di metile, cloruro di dimetilcarbarnoile, dimetilnitrosammina, triammide esametifosforica, 2-naftilammina e/o suoi sali, 1,3-propansultone e 4-nitrodifenile
1. Nitrato di ammonio (350/2500)
Include sia il nitrato di ammonio e le miscele contenenti nitrato di ammonio, il cui tenore di azoto derivato dal nitrato di ammonio è superiore al 28% in peso (diversi da quelli d cui alla nota 2) sia le soluzioni acquose di nitrato di ammonio in cui la concentrazione di nitrato di ammonio è superiore al 90% in peso.
2. Nitrato di ammonio (1250/5000)
Si applica ai fertilizzanti semplici a base di nitrato di ammonio conformi alla direttiva 80/876/CEE e ai fertilizzanti composti il cui tenore di azoto derivato dal nitrato di ammonio è superiore al 28% in peso (un fertilizzante composto contiene nitrato di ammonio combinato con fosfato e/o potassio).
Le quantità di poli-cloro-dibenzofurani e poli-cloro-dibenzodiossine si calcolano con i seguenti fattori di ponderazione
Fattori Tossici Equivalenti Internazionali (ITEF) per i congeneri di interesse (NATO/CCMS)
2, 3, 7, 8 -TCDD
1, 2, 3, 7, 8 - PeDD
2, 3, 4, 7, 8 - PcCDF
1, 2, 3, 7, 8 - PcCDF
1, 2, 3, 4, 7, 8 - HxCDF
1, 2, 3, 7, 8, 9 - HxCDD
(T= tetra, P=penta, Hx=Hexa, Hp=Hepta, O=octa)
Categorie di sostanze e preparati non indicati in modo specifico nella parte I
Quantità limite (tonnellate) della sostanza pericolosa ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 5 ai fini dell'applicazione
degli articoli 6 e 7
4. ESPLOSIVE
[sostanze o preparati che rientrano nella definizione di cui alla nota 2a)]
5. ESPLOSIVE
[sostanze o preparati che rientrano nella definizione di cui alla nota 2b)]
6. INFIAMMABILI
[sostanze o preparati che rientrano nella definizione di cui alla nota 3a)]
7a. FACILMENTE INFIAMMABILI
[sostanze o preparati che rientrano nella definizione di cui alla nota 3b)1]
7b. Liquidi FACILMENTE INFIAMMABILI
[sostanze o preparati che rientrano nella definizione di cui alla nota 3b)2]
8. ESTREMAMANTE INFIAMMABILI
[sostanze o preparati che rientrano nella definizione di cui alla nota 3c)]
9. SOSTANZE PERICOLOSE PER L'AMBIENTE in combinazione con le seguenti frasi che descrivono il rischio:
i. R50: - Molto tossico per gli organismi acquatici,
ii. R51: - Tossico per gli organismi acquatici e
R53: - può causare effetti negativi a lungo termine nell'ambiente acquatico
i. R14: - reagisce violentemente a contatto con l'acqua (compreso R14/R15)
ii. R29: - libera gas tossici a contatto con l'acqua
1. Le sostanze e i preparati sono classificati in base alla normativa di recepimento delle seguenti e al loro attuale adeguamento al progresso tecnico:
- direttiva 67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle sostanze pericolose1;
- direttiva 88/379/CEE del Consiglio, del 7 giugno 1988, per il ravvicinamento delle disposizioni legislative regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura dei preparati pericolosi2;
- direttiva 78/631/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1978, concernente il ravvicinamento delle disposizione legislative degli Stati membri relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura dei preparati pericolosi (antiparassitari)3.
Per quanto riguarda le sostanze o i preparati che non sono classificati come pericolosi ai sensi di una delle suddette direttive, ma che si trovano o possono trovarsi in uno stabilimento e che presentano o possono presentare, nelle condizioni esistenti in detto stabilimento, proprietà analoghe per quanto riguarda la possibilità di incidenti rilevanti, si seguono le procedure di classificazione provvisoria conformemente all'articolo che disciplina la materia nella corrispondente direttiva.
Per quanto riguarda le sostanze e i preparati che, a causa della loro proprietà, rientrano in più categorie, ai fini della presente direttiva si applicano i valori limite più bassi.
Ai fini della direttiva 90/82/CEE si applica procedura di cui all'articolo 22 della direttiva medesima un elenco contenete informazioni sulle sostanze e sui preparati.
i) una sostanza o un preparato che crea pericolo di esplosione per effetto di urto, attrito, fiamma o altre fonti di ignizione (frase che descrive il rischio R2);
ii) sostanza pirotecnica: una sostanza (o una miscela di sostanze) destinata a produrre effetto calorifico, luminoso, sonoro, gassoso o fumogeno e una combinazione di tali effetti grazie a reazioni chimiche esotermiche automantenute non detonanti; o
iii) una sostanza o preparato esplosivo o pirotecnico contenuto in oggetti.
una sostanza o un preparato che crea un pericolo gravissimo di esplosione per effetto di urto, attrito, fiamma o altre fonti di ignizione (frase che descrive il rischio R3).
3. Riguardo alle sostanze "infiammabili", "facilmente infiammabili" (categorie 6, 7 e 8) si intende per
liquidi facilmente infiammabili.
- le sostanze e i preparati che possono riscaldarsi fino ad incendiarsi a contatto con l'aria a temperatura ambiente senza alcun apporto di energia (frase che descrive il rischio R 17);
- le sostanze e i preparati che hanno un punto di infiammabilità inferiore a 55 °C che sono sotto pressione rimangono allo stato liquido, qualora particolari condizioni di utilizzazione, come la forte pressione e l'elevato temperatura, possono comportare il pericolo di incidenti rilevanti;
sostanze e preparati il cui punto di infiammabilità è inferiore a 21 °C, ma che non sono estremamente infiammabili (frase che descrive il rischio R 11, secondo trattino);
c. gas e liquidi estremamente infiammabili.
le sostanze e i preparati liquidi hanno un punto di infiammabilità inferiore a 0°C e un punto di ebollizione, in caso di intervallo di ebollizione) a pressione normale, inferiore o uguale a 35°C (frase che descrive il rischio R 12, primo trattino), e
le sostanze e i preparati gassosi che sono infiammabili a contatto con l'aria a temperatura ambiente e a pressione normale (frase che descrive il rischio R 12, secondo trattino) anche se mantenuti allo stato gassoso o liquido sotto pressione, esclusi i gas estremamente infiammabili liquefatti (compreso il GPL) e il gas naturale di cui alla parte I, e
le sostanze e i preparati liquidi mantenuti ad una temperatura superiore al loro punto di ebollizione.
q1/Q + q2/Q + q3/Q + q4/Q + q5/Q +... >1
q1 è la quantità di sostanze pericolose x (o di sostanze della stessa categoria) presente, compresa nella parte 1 o nella parte 2 del presente allegato,
lo stabilimento considerato è soggetto alle disposizioni del presente decreto.
Detta regola si applica:
per le sostanze e i preparati della parte 1 presenti, in quantità limite, insieme alle sostanze della parte 2 che appartengono alla stessa categoria, e per sommare le sostanze e i preparati della parte 2 che appartengono alla stessa categoria;
per sommare le categorie 1, 2 e 9 presenti contemporaneamente in uno stabilimento;
per sommare le categorie 3, 4, 5, 6, 7a, 7b e 8 presenti contemporaneamente in uno stabilimento.
DATI E INFORMAZIONI MINIME CHE DEVONO FIGURARE NEL RAPPORTO DI SICUREZZA DI CUI ALL'ARTICOLO 8
Descrizione del sito e del relativo ambiente, in particolare posizione geografica, dati meteorologici, Geologici, idrografici e, se del caso, la sua storia.
Identificazione degli impianti e di altre attività dello stabilimento che potrebbero presentare un rischio di incidente rilevante.
Descrizione delle principali attività e produzione delle parti dello stabilimento importanti dal punto di vista della sicurezza, delle fonti di rischio di incidenti rilevanti e delle condizioni in cui tale incidente rilevante potrebbe prodursi, corredata di una descrizione delle misure preventive previste.
Descrizione dei processi, in particolare delle modalità operative.
1. l'inventario delle sostanze pericolose, che include:
- identificazione delle sostanze pericolose: denominazione chimica, numero CAS, denominazione secondo la nomenclatura dell'UPAC;
2. caratteristiche fisiche, chimiche, tossicologiche e indicazione dei pericoli, sia immediati che differiti, per l'uomo e per l'ambiente;
3. proprietà fisiche o chimiche in condizioni normali di utilizzo o in condizioni anomale prevedibili.
IV. Identificazione e analisi dei rischi di incidenti rilevanti e metodi di prevenzione
Descrizione dettagliata dei possibili sviluppi di eventuali incidenti rilevanti e delle loro probabilità o delle condizioni in cui possono prodursi, corredata di una sintesi degli eventi che possono svolgere un ruolo nel determinare tali sviluppi, con cause interne o esterne all'impianto.
Valutazione dell'ampiezza e della gravità delle conseguenze degli incidenti rilevanti identificati.
Descrizione dei dispositivi installati per limitare le conseguenze di un incidente rilevante.
Organizzazione della procedura di allarme e di intervento.
Descrizione dei mezzi, interni o esterni, che possono essere mobilitati.
Sintesi degli elementi di cui alle lettere A, B e C necessari per l'elaborazione del piano di emergenza interno previsto all'articolo 11.
ALLLEGATO III
PRINCIPI PREVISTI DALL'ARTICOLO 7 E INFORMAZIONI DI CUI ALL'ARTICOLO 8, RELATIVI AL SISTEMA DI GESTIONE E ALL'ORGANIZZAZIONE DELLO STABILIMENTO AI FINI DELLA PREVENZIONE DEGLI INCIDENTI RILEVANTI
La politica di prevenzione degli incidenti rilevanti dovrà essere definita per iscritto e includere gli obiettivi generali e i principi di intervento del gestore in merito al rispetto del controllo del pericolo di incidenti rilevanti;
Il sistema di gestione della sicurezza dovrà integrare la parte del sistema di gestione generale che comprende struttura organizzativa, responsabilità, prassi, procedure, procedimenti e risorse per la determinazione e l'attuazione della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti;
Il sistema di gestione della sicurezza si fa carico delle seguenti gestioni:
organizzazione e personale; ruoli e responsabilità del personale addetto alla gestione della sicurezza ad ogni livello dell'organizzazione. Identificazione delle necessità in materia di formazione del personale e relativa attuazione. Coinvolgimento dei dipendenti e, se del caso, dei subappaltatori;
identificazione e valutazione dei pericoli rilevanti: adozione e applicazione di procedure per l'identificazione sistematica dei pericoli rilevanti derivanti dall'attività normale o anomala e valutazione della relativa probabilità e gravità;
controllo operativo: adozione e applicazione di procedure e istruzioni per l'esercizio in condizioni di sicurezza, inclusa la manutenzione dell'impianto, dei processi, delle apparecchiature e le fermate temporanee;
gestione delle modifiche: adozione e applicazione di procedure per la programmazione di modifiche da apportare agli impianti o depositi esistenti o per la progettazione di nuovi impianti, processi o depositi;
pianificazione di emergenza: adozione e applicazione di procedure per identificare le emergenze prevedibili tramite l'analisi sistematica e per preparare, provare e riesaminare i piani di emergenza in modo da far fronte a tali emergenze;
controllo delle prestazioni: adozione e applicazione di procedure per la valutazione costante dell'osservanza degli obiettivi fissati dalla politica di prevenzione degli incidenti rilevanti e dal sistema di gestione della sicurezza adottati dal gestore e per la sorveglianza e l'adozione di azioni correttive in caso di inosservanza. Le procedure dovranno inglobare il sistema di notifica del gestore in caso di incidenti rilevanti verificatisi o di quelli evitati per poco, soprattutto se dovuti a carenze delle misure di protezione, la loro analisi e azioni conseguenti intraprese sulla base dell'esperienza acquisita;
controllo e revisione: adozione e applicazione di procedure relative alla valutazione periodica sistematica della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti e all'efficacia e all'adeguatezza del sistema di gestione della sicurezza. Revisione documentata, e relativo aggiornamento, dell'efficacia della politica in questione e del sistema di gestione della sicurezza da parte della direzione.
DATI E INFORMAZIONI CHE DEVONO FIGURARE NEI PIANI DI EMERGENZA
Nome o funzione delle persone autorizzate ad attivare le procedure di emergenza e della persona responsabile dell'applicazione e del coordinamento della misure di intervento all'interno del sito.
Nome o funzione della persona incaricata del collegamento con l'autorità responsabile del piano di emergenza esterno.
Per situazioni o eventi prevedibili che potrebbero avere un ruolo determinante nel causare un incidente rilevante, descrizione delle misure da adottare per far fronte a tali situazioni o eventi e per limitare le conseguenze; la descrizione deve comprendere le apparecchiature di sicurezza e le risorse disponibili.
Misure atte a limitare i pericoli per le persone presenti nel sito, compresi sistemi di allarme e le norme di comportamento che le persone devono osservare al momento dell'allarme.
Disposizioni per avvisare tempestivamente, in caso di incidente, l'autorità incaricata di attivare il piano di emergenza esterno; tipo di informazione da fornire immediatamente e misure per la comunicazione di informazioni più dettagliate appena disponibili.
Disposizioni adottate per formare il personale ai compiti che sarà chiamato a svolgere e, se del caso, coordinamento di tale azione con i servizi di emergenza esterni.
Nome e funzione delle persone autorizzate ad attivare le procedure di emergenza e delle persone autorizzate a dirigere e coordinare le misure di intervento adottate all'esterno del sito.
Disposizioni adottate per essere informati tempestivamente degli eventuali incidenti; modalità di allarme e richiesta di soccorsi.
Misure di coordinamento delle risorse necessarie per l'attuazione del piano di emergenza esterno.
Disposizioni adottate per fornire alla popolazione informazioni specifiche relative all'incidente e al comportamento da adottare.
Misure di intervento da adottare all'interno del sito.
Nome della società ....................................
Stabilimento/deposito di ....................................
(comune) (provincia)....................................
(se diverso dal Responsabile) ...................................
(nome) (cognome) ....................................
La Società ha presentato la notifica prescritta dall'art. 6 del D.Lgs o
La Società ha presentato il Rapporto di Sicurezza prescritto dall'art. 8 del D.Lgs o
La Società ha presentato la relazione di cui all'art. 5 comma 4 del D.Lgs o
Responsabile dello stabilimento ....................................
INDICAZIONI E RECAPITI DI AMMINISTRAZIONI, ENTI, ISITITUTI, UFFICI O ALTRI PUBBLICI, A LIVELLO NAZIONALE E LOCALE A CUI SI È COMUNICATA L'ASSOGGETTABILITÀ ALLA PRESENTE NORMATIVA, O A CUI È POSSIBILE RICHIEDERE INFORNIAZIONI IN MERITO - DA REDIGERE A CURA DEL FABBRICANTE.
- DESCRIZIONE DEL TERRITORIO CIRCOSTANTE (RICETTORI SENSIBILI - QUALI: SCUOLE; OSPEDALI; UFFICI PUBBLICI; LUOGHI DI RITROVO, ECC.-, ALTRI IMPIANTI INDUSTRIALE PRESENTI, ECC.), NEL RAGGIO DI 5 Km
Sostanze e preparati soggetti al DPR 175/88
Classificazione di pericolo(*)
Principali caratteristiche di pericolosità(*)
Max quantità presente (t)
(*) Riportare la classificazione di pericolo e le frasi di rischio di cui al D.Lgs 52/97 e DM della Sanità 28.04.1997 e successive modifiche e norme di attuazione.
Natura dei rischi di incidenti rilevanti
(*) Incidente Sostanza coinvolta
(*)Incendio, esplosione, rilascio di sostanze pericolose.
Tipo di effetto per la popolazione e per l'ambiente
Es. intossicazione; malessere irraggiamento: onde d'urto (rottura vetri), ecc.
Misure di prevenzione e sicurezza adottate
Es. sistemi di allarme automatico e di arresto di sicurezza; serbatoi di contenimento; barriere antincendio; ecc.
Il PEE è stato redatto dall'Autorità competente? si no
Le informazioni debbono fare esplicito riferimento al PEE (qualora il PEE non sia stato redatto il fabbricante dovrà riportare le informazioni desunte dal Rapporto di Sicurezza)
(es. sirene, altoparlanti, campane, ecc.)
(specificare i diversi comportamenti; in generale é opportuno: non lasciare l'abitazione, fermare la ventilazione, chiudere le finestre, seguire le indicazioni date dalle autoritá competenti)
(specificare quali: es. radio locale, Tv locale, altoparlanti, ecc.)
(es. interventi VV.FF., Protezione civile e forze dell'ordine; allerta di autoambulanze ed ospedali; blocco e incanalamento del traffico, ecc.)
INFORMAZIONI PER LE AUTORITÀCOMPETENTI SULLE SOSTANZE ELENCATE NELLA SEZIONE 4
Codice aziendale: .........................
Nome chimico:.....................................................
Nomi commerciali:................................................
Nomenclatura Chemical Abstracts:........................
Numero di registro CAS:.......................................
Formula bruta:.....................................................
Peso motecolare:.................................................
Formula di struttura:.............................................
Stato fisico:........................................................
Colore:...............................................................
Odore:................................................................
Solubilità in acqua:..............................................
Solubilità nei principali solventi organici:................
Densità:.............................................................
Peso specifico dei vapori, relativo all'aria:..............
Punto di fusione:.................................................
Punto di ebollizione:............................................
Punto di infiammabilità:........................................
Temperatura di auto accensione:........................................................
Tensione di vapore:...............................................
Reazioni pericolose:..............................................
Simbolo di pericolo:...............................................
Indicazione di pericolo:..........................................
Frasi di rischio:.....................................................
Consigli di prudenza:.............................................
DL50 via orale (4 ore):.............................................
CL50 per inalazione (4 ore):.....................................
DL50 via culanea (4 ore):.........................................
CL50 su uomo (30 minuti):.......................................
IDLH......................................................................
Tossicità cronica:....................................................
Potere corrosivo: o
Potere irritante: o
Potere sensibilizzante: o
Cancerogenesi:...................................................
Mutagenesi:........................................................
Teratogenesi:......................................................
Specificare: Aria Acqua Suolo
Biodegradabilità: BOD5/COD
Persistenza: T1/2 (m-g-h) Koc - T1/2
Bioaccumulo/ bioconcentrazione: BCF-log Pow
INFORMAZIONI PER LE AUTORITÀ COMPETENTI SUGLI SCENARI INCIDENTALI PREVISTI NEI PIANI DI EMERGENZA ESTERNI (RIF. ALLE TRE ZONE INDIVIDUATE NEL PESE, QUALORA IL PEE NON SIA STATO PREDISPOSTO SI DOVRÀ FAR RIFERIMENTO A QUANTO RIPORTATO NEL RDS)
CRITERI PER LA NOTIFICA DI UN INCIDENTE ALLA COMMISSIONE
I. Ogni incidente di cui al punto 1 o avente almeno una delle conseguenze descritte, ai punti 2, 3, 4 e 5 deve essere notificato alla Commissione.
Ogni incendio o espulsione o ammissione accidentale di sostanza pericolosa implicante un quantitativo almeno pari al 5% della quantità limite prevista alla colonna 3 nell' allegato I.
2. Conseguenze per le persone o i beniUn incidente connesso direttamente con una sostanza pericolosa che determini uno dei seguenti eventi:
- sei persone ferite all' interno dello stabilimento e ricoverate in ospedale per almeno 24 ore;
- una persona situata all' esterno dello stabilimento ricoverata in ospedale per almeno 24 ore;
- abitazione/i all' esterno dello stabilimento, danneggiata/e inagibile/i a causa dell' incidente;
- l'interruzione dei servizi di acqua potabile, elettricità, gas telefono per oltre 2 ore (persone moltiplicate per le ore): il risultato è almeno pari a 1000.
3. Conseguenze immediate per l' ambiente
- danni permanenti o a lungo termine causati agli habitat terrestri:
- 0,5 ha o più di un habitat importante dal punto di vista dell' ambiente o della conservazione e protetto dalla legislazione;
- 10 ha o più habitat più esteso, compresi terreni agricoli.
- danni rilevanti o a lungo termine causati a habitat di acqua superficiale o marina(*):
- danni rilevanti causati a una falda acquifera o ad acque sotterranee(*):
- danni materiali nello stabilimento: a partire da 2 milione di ECU;
- danni materiali all' esterno dello stabilimento: a partire da 0,5 milioni di ECU.
Ogni incidente connesso direttamente con una sostanza pericolosa che determini effetti all' esterno del territorio dello Stato membro interessato.
II. Dovrebbero essere notificati alla Commissione gli incidenti e i "quasi incidenti" che, a parere degli Stati membri, presentano un interesse tecnico particolare per la prevenzione degli incidenti rilevanti e per la limitazione delle loro conseguenze ma che non rispondono ai criteri quantitativi sopra menzionati.
(*) Se del caso, si potrà far riferimento, per valutare un danno, alle direttive 75/440/CEE, 76/464/CEE e alle direttive adottate per la loro applicazione rispetto a determinate sostanze, ossia le direttive 76/160/CEE, 78/659/CEE, 79/923/CEE oppure la concentrazione letale CL50 per le specie rappresentative dell' ambiente pregiudicato come definite dalla direttiva 92/32/CEE per il criterio "pericolose per l' ambiente".
CRITERI ARMONIZZATI RELATIVI ALLA LIMITAZIONE DELLE INFORMAZIONI RICHIESTE DI CUI ALL’ARTICOLO 8, COMMA II
La limitazione delle informazioni richieste ai sensi dellarticolo 8, comma II può essere concessa almeno se uno dei seguenti criteri generici è soddisfatto.
1. FORMA FISICA DELLA SOSTANZA
Sostanze sotto forma solida, per le quali, sia in condizioni normali sia anormali ragionevolmente prevedibili, non è possibile un rilascio di materie o di energia in grado di essere un pericolo di incidente rilevante.
2. MODALITA DI CONTENIMENTO E QUANTITA
Sostanze imballate o immagazzinate in modo tale e in quantità tali che il massimo rilascio possibile in qualsiasi circostanza sia in grado di non creare un pericolo di incidente rilevante.
3. UBICAZIONE E QUANTITA
Sostanze presenti in quantità tali e a distanza tale da altre sostanze pericolose (presso lo stesso stabilimento o altrove) da non creare di per se stesse un pericolo di incidente rilevante né provocare un incidente rilevante che coinvolga altre sostanze pericolose.
Sostanze definite come pericolose in base alla loro classificazione generica riportata nellallegato I, parte 2, ma che non sono in grado di creare un pericolo di incidente rilevante e per le quali pertanto la classificazione generica è inadeguata a tal fine.

References: articolo 21
 articolo 21
 articolo 8
 articolo 9
 articolo 7
 articolo 623
 articolo 10
 articolo 1
 articolo 6