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Timestamp: 2017-03-24 17:50:12+00:00

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Il codice antimafia si applica anche alle confische penali - Iusletter
Siete qui: Oggi dalla redazione Processo, esecuzioni e mediazione Diritto dell'esecuzione Forzata Diritto dell'esecuzione Forzata	20/12/16
Il codice antimafia si applica anche alle confische penali
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 12362/16, ha confermato l’orientamento secondo cui le norme dettate dagli artt. 52 ss. Del d.lgs n. 159/2011 ( c.d. codice antimafia), a tutela dei diritti vantati dai terzi creditori in buona fede sui beni sottoposti a confisca di prevenzione, si applicano anche alle ipotesi di confisca emesse in sede penale.
Nel caso di specie, la Corte d’Appello dichiarava inammissibile la richiesta di ammissione al pagamento del credito avanzata dalla parte creditrice ai danni della controparte, sui cui beni veniva disposta la confisca del compendio patrimoniale e immobiliare a seguito della condanna per delitti di associazione di stampo mafioso.
I giudici di merito dichiaravano l’inammissibilità dell’istanza dal momento che la confisca a carico della parte debitrice veniva disposta ai sensi degli articoli 240 e 416 bis co.7 c.p.p. (confisca pertinenziale in rapporto alla condanna per associazione di stampo mafioso) e da ciò ne derivererebbe la assoluta impossibilità di applicazione della disciplina introdotta dal legislatore ai sensi degli artt. 52 e seguenti del d.lgs 159/2011 a tutela dei terzi creditori ritenuti in buona fede.
Secondo la Corte d’Appello di Reggio Calabria non vi sarebbe alcuna possibilità di applicazione analogica della normativa disposta per le confische di prevenzione alla procedura di confisca penale; ciò in virtu’ del diverso statuto regolativo.
La parte creditrice proponeva, pertanto, ricorso in Cassazione avverso detta ordinanza proponendo anche il dubbio di legittimità costituzionale, data la evidente disparità di trattamento di posizioni analoghe ( quella del terzo creditore in buona fede) non giustificata dalla differente sede procedimentale nel cui ambito si realizza la confisca.
La Suprema Corte ha accolto il ricorso mettendo in primo luogo in evidenza l’orientamento giurisprudenziale, della stessa Cassazione ( Cass. 26527/14, Cass. 261712/15) secondo cui la normativa prevista per i sequestri e le confische di prevenzione ex d.lgs 159/11 in tema di tutela dei terzi e di rapporti con le procedure concorsuali, si applica anche ai sequestri e alle confische penali ex art. 12 sexies del D.L. 306/92 che siano state disposte a far data dall’entrata in vigore dalla legge 228/12 ( c.d. legge di stabilità)
A cio’ si aggiunge che la stessa Legge di stabilità n. 228/12 prevede testualmente l’estensione della disciplina dettata dal codice antimafia anche alle ipotesi di confisca che siano state adottate nei procedimenti relativi ai delitti di cui all’art. 51 comma 3 bis c.p.p.
Pertanto, ribadisce la Corte, il legislatore ha ritenuto di parificare la disciplina della “ gestione e destinazione” dei beni ( e dunque anche la tutela dei terzi) ai casi di confisca di prevenzione, confisca estesa ex art. 12 sexies legge 356/92 e confisca emessa in sede penale all’esito di procedimenti aventi ad oggetto il catalogo di reati di cui all’art. 51 co. 3 bis c.p.p.; ovvero casi che, in riferimento alle caratteristiche funzionali dell’intervento ablativo, appaiono tra loro assimilabili al di là della differente etichetta giuridico-formale del provvedimento in questione.
Nell’affermare l’applicabilità del codice antimafia anche alle confische penali ( fatta eccezione per specifiche tipologie) la Corte di Cassazione, ha ribadito che l’operare del soggetto terzo , li’ dove venga in rilievo la condizione di buona fede e di estraneità ai propositi delittuosi o all’agire contra legem del soggetto titolare del patrimonio ( poi assoggettato a confisca) non presenta, per logica comune prima che giuridica, caratteri differenziali tali da giustificare in un caso ( confisca penale) la perdita irreversibile del diritto e nell’altro ( confisca di prevenzione) la facoltà di recupero almeno di una quota dell’originario diritto di credito.
Inoltre, afferma la Cassazione, la ratio legislativa sottesa al codice antimafia nasce dall’esigenza di qualificare in diritto le modalità di acquisto al patrimonio dello Stato dei beni confiscati in via definitiva fornendo al contempo tutela ai creditori ante-sequestro di accertata buona fede ; pertanto, l’estinzione di diritto delle garanzie reali ( all’atto della confisca) in tanto è possibile in quanto venga contestualmente fornita al titolare del diritto di credito una adeguata tutela delle sue ragioni.
Margherita Domenegotti – m.domenegotti@lascalaw.com
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 Cass. 
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 art. 12
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