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Timestamp: 2018-07-17 07:34:29+00:00

Document:
(approvato dall’Assemblea ordinaria dei Soci del 23.6.2018)
Art. 1 Scopi e finalità
1. La Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica organizza e gestisce l’Istituto di Formazione in psicoterapia psicoanalitica legalmente riconosciuto con D.M. del 31.12.1993.
2. L’Istituto di Formazione ha lo scopo di formare specialisti preparati all’esercizio della psicoterapia psicoanalitica in ambito pubblico e privato.
3. Il suo orientamento scientifico si riferisce alle linee teoriche e cliniche della psicoanalisi che hanno fondamento nel pensiero di Sigmund Freud.
4. L’iter formativo ha la durata di almeno quattro anni. Il diploma di specializzazione rilasciato dall’Istituto di Formazione SIPP abilita alla conduzione di trattamenti di psicoterapia psicoanalitica.
5. L’Istituto di Formazione della SIPP ha sede in Roma. Ha due sedi periferiche, a Milano e a Catania.
Art. 2 Organi dell’Istituto di Formazione
Sono Organi dell’Istituto di Formazione: il Direttore, il Delegato del Comitato Esecutivo, il Comitato Scientifico, la Commissione Formazione, il Collegio Docenti Generale, il Consiglio dei Docenti, il Collegio Docenti di Sede, il Consiglio di Classe.
1. Direttore
Il Direttore dell’Istituto di Formazione è il Presidente della Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica.
a. è il rappresentante legale dell’Istituto di Formazione, mantiene i contatti con i membri del Comitato Scientifico, sottoscrive la documentazione predisposta annualmente dal Comitato Scientifico per il Ministero competente;
b. assume, in caso di improrogabili necessità, decisioni relative al funzionamento dell’Istituto di Formazione, che dovranno essere sottoposte a ratifica dagli organi competenti durante la prima riunione successiva alla decisione stessa;
c. convoca e presiede la Commissione Formazione;
d. convoca e presiede il Collegio Docenti Generale e il Consiglio dei Docenti;
e. presiede la Commissione per l’esame di diploma di specializzazione e rilascia il relativo attestato. In caso di assenza per cause di forza maggiore è sostituito da un suo delegato.
2. Delegato del Comitato Esecutivo
Il Delegato del Comitato Esecutivo all’Istituto di Formazione:
a. svolge funzioni di coordinamento e di raccordo tra gli organi societari e quelli dell’Istituto di Formazione;
b. informa sulle delibere del Comitato Esecutivo e ne garantisce l’attuazione;
c. coadiuva il Segretario dell’Istituto di Formazione nella preparazione della relazione annuale per il Ministero.
3. Comitato scientifico
Il Comitato scientifico è nominato dal Comitato Esecutivo ed è composto da tre esperti nelle discipline insegnate nell’Istituto di Formazione; almeno uno dei componenti del Comitato è un Docente universitario e non insegna nell’Istituto di Formazione.
Il Comitato scientifico presenta ogni anno al Ministero competente una relazione illustrativa dell’attività scientifica e didattica svolta nell’anno precedente e quella programmata per l’anno successivo e la propone alla firma del Direttore.
4. Commissione Formazione
La Commissione Formazione garantisce il raccordo tra la SIPP e il suo Istituto di Formazione, elabora l’indirizzo generale dell’Istituto e rende omogenee le attività svolte nelle sedi.
È composta dal Direttore dell’Istituto, dal Delegato del Comitato Esecutivo, dal Segretario dell’Istituto, dai Coordinatori delle sedi, da due Docenti eletti in ciascuna sede, dal Coordinatore del Gruppo Nazionale sulla Supervisione, da un componente della Commissione Scientifica, dal Coordinatore delle selezioni. I docenti non possono essere rieletti nella Commissione per più di due bienni consecutivi.
La Commissione Formazione, che si riunisce almeno una volta all’anno:
a. elabora i criteri di selezione per la valutazione dei candidati;
b. propone al Comitato Esecutivo i selezionatori dei candidati;
c. propone al Comitato Esecutivo il coordinatore delle selezioni, che, insieme al Segretario, raccoglie le domande pervenute, esamina la documentazione, attribuisce i selezionatori ai richiedenti e può, se necessario, riunire i selezionatori per valutare collegialmente i giudizi;
d. propone al Comitato Esecutivo le date degli esami di diploma;
e. coordina, con le Sezioni regionali e la Commissione Scientifica, la promozione dell’Istituto di Formazione.
f. propone le Linee Guida relative alla didattica.
5. Collegio Docenti Generale e Consiglio dei Docenti
5a) Il Collegio Docenti Generale è composto dal Direttore, dal Delegato del Comitato Esecutivo, dal Segretario e dai Docenti attivi nell’anno di corso in tutte le sedi dell’Istituto di Formazione.
Si riunisce almeno una volta all’anno allo scopo di verificare i risultati dell’andamento didattico nei singoli insegnamenti, elaborare nuovi orientamenti didattici, valutare le esperienze dei tirocini, considerare le proposte degli Allievi e altri aspetti connessi alla didattica.
5b) Il Consiglio dei Docenti è composto dal Direttore, dal Delegato all’Idf (con funzione di segretario del Consiglio dei Docenti senza diritto di voto), dai Coordinatori di Sede e da due docenti di ogni sede, esperti psicoterapeuti, già eletti nella Commissione Formazione. Si riunisce almeno una volta l’anno.
Il Consiglio dei Docenti, recepite le indicazioni suggerite dal Collegio dei Docenti Generale e dalla Commissione Formazione, ha competenza nell’individuazione degli insegnamenti impartiti durante il corso, in numero non inferiore a quindici, con riferimento alle aree disciplinari di cui all’articolo 8, comma 3 del Decreto 509/98, e per l’approvazione delle Linee Guida relative alla didattica.
Valuta le richieste di iscrizione a anni successivi al primo, di allievi provenienti da altri Istituti.
Ha competenza, inoltre, su delibere inerenti richieste o direttive del MIUR.
6. Collegio Docenti di Sede
Il Collegio Docenti di Sede è costituito dai Docenti nominati in ciascuna sede nell’anno di corso.
a. nomina tra i suoi componenti il responsabile dei tirocini, il quale segue gli Allievi nelle loro attività, cura i rapporti con gli Enti convenzionati e propone nuove convenzioni;
b. nomina i Tutor di classe tra i Docenti;
c. stabilisce le date di esame di fine anno;
d. decide l’ammissione dell’Allievo all’anno successivo, dopo aver verificato la regolarità dei suoi requisiti.
7. Consiglio di classe
I Docenti dello stesso anno di corso costituiscono il Consiglio di Classe, che si riunisce almeno tre volte all’anno.
I Docenti di classe coordinano i programmi dei diversi insegnamenti, esprimono le valutazioni sul gruppo classe e sui singoli allievi, svolgono gli esami di fine anno.
Art. 3 Responsabili di coordinamento
1. Segretario dell’Istituto di Formazione
Il Segretario dell’Istituto di Formazione, socio della SIPP da almeno due anni, è nominato dal Comitato Esecutivo e non fa parte del corpo docente.
a. cura la realizzazione di quanto è stabilito dagli Organi dell’Istituto di Formazione;
b. redige il verbale delle riunioni della Commissione Formazione e del Collegio Docenti Generale;
c. è interlocutore operativo degli Allievi e dei Docenti per quanto attiene agli aspetti amministrativo‐organizzativi dell’Istituto;
d. predispone, in collaborazione con i Coordinatori di sede, la documentazione richiesta dal Ministero;
e. verifica periodicamente la regolarità della documentazione di tutti gli Allievi e cura l’archivio dell’Istituto di Formazione;
f. collabora col Coordinatore delle selezioni;
g. predispone la documentazione necessaria allo svolgimento degli esami di diploma e, in collaborazione con i Coordinatori di sede, assegna il correlatore della tesi ai candidati.
h. prepara la documentazione per l’attivazione e il rinnovo delle convenzioni per i tirocini.
2. Coordinatore di sede
È nominato dal Comitato Esecutivo tra i Docenti della sede per non più di due bienni consecutivi. E’ componente della Commissione Formazione e mantiene i rapporti tra la sede e gli organi centrali.
a. convoca e presiede, in rappresentanza del Direttore dell’Istituto di Formazione, il Collegio Docenti della Sede e dispone per la stesura del verbale delle riunioni;
b. è la figura di riferimento degli Allievi, dei Docenti, del Delegato ai tirocini e dei Tutor;
c. cura la gestione dell’Istituto, la tenuta dei documenti, predispone il registro delle presenze dei docenti e degli esami di fine anno;
d. raccoglie, per la propria sede, la documentazione necessaria alla compilazione della relazione annuale per il Ministero;
e. provvede alla stesura dell’orario delle lezioni e decide la data degli eventuali recuperi.
Art. 4 Didattica
Il corso quadriennale prevede una parte teorica e una clinica, in accordo con le disposizioni ministeriali e con gli orientamenti formativi e scientifici della SIPP.
Per essere ammessi alla frequenza dei corsi il richiedente deve essere in possesso dei seguenti requisiti:
a. essere laureato in Psicologia o in Medicina e Chirurgia ed essere iscritto all’Albo corrispondente. Il titolo di abilitazione all’esercizio della professione deve essere conseguito comunque entro la prima sessione utile successiva all’inizio dei corsi;
b. avere effettuato o avere in corso un trattamento psicoanalitico individuale con frequenza minima di tre sedute settimanali, con un socio SIPP o con analisti riconosciuti dal Comitato Esecutivo;
c. presentare domanda al Direttore dell’Istituto di Formazione allegando un curriculum vitae, il certificato di laurea, il certificato di iscrizione all’Ordine professionale o la domanda di ammissione alla prima sessione di esami di abilitazione, l’attestato del trattamento psicoanalitico in corso o già effettuato;
d. aver superato con esito positivo i colloqui di selezione.
e. è possibile l’ammissione ad anni successivi al primo e comunque non oltre il primo biennio di allievi provenienti da altri Istituti che dimostrino un’adeguata conoscenza teorico‐clinica della psicoterapia psicoanalitica ed essendo comunque in possesso dei requisiti indicati alle lettere a) b) c) d). e comunque nel rispetto della delibera del MIUR del 18/11/2016.
In ogni caso l’iscrizione è consentita solamente dopo lʹespresso riconoscimento delle attività pregresse.
In tal caso, il Consiglio dei Docenti della Scuola, considerati gli esami superati, lʹapposito libretto di formazione, nonché lʹeventuale documentazione integrativa fornita dalla Scuola di provenienza, nel rispetto dellʹarticolo 8 del Regolamento n. 509/1998, provvederà ad iscrivere lʹallievo allʹanno di corso corrispondente alla formazione già acquisita.
Nel caso in cui fosse necessaria unʹintegrazione degli esami per lʹiscrizione allʹ anno proposto dal Consiglio dei Docenti della Scuola, tale integrazione deve essere effettuata dallʹallievo allʹinizio dellʹanno del corso di specializzazione.
2. Formazione teorica
La formazione teorica si compone di insegnamenti di base, insegnamenti teorico‐clinici e diagnostici.
3. Formazione clinica
È costituita da:
a. trattamento psicoanalitico individuale della durata non inferiore ai quattro anni;
b. tirocinio per un numero di ore non inferiore a 100 per ogni anno di corso, da svolgersi presso una struttura pubblica o privata accreditata dal SSN convenzionata con la SIPP;
c. tre supervisioni su trattamenti di pazienti adulti, per un totale complessivo di 140 ore, di casi a tre sedute settimanali e/o a setting modificato, sia in ambito privato sia istituzionale. Le supervisioni devono essere condotte da Soci ordinari preferibilmente della SIPP oltre che della EFPP sezione adulti e dell’IPA, dei quali almeno due devono avere le funzioni di training. Almeno un caso deve avere una frequenza superiore ad una seduta settimanale. Le supervisioni devono avere cadenza settimanale o quindicinale;
d. didattica integrativa organizzata dalle Sezioni Regionali in accordo con il Collegio Docenti e la Commissione Formazione;
e. partecipazione a seminari e convegni scientifici.
4. Ammissione agli anni successivi
Per essere ammessi agli anni successivi l’Allievo deve avere:
a. superato le prove annuali previste dal Collegio Docenti;
b. completato le ore di tirocinio;
c. presentato la certificazione del trattamento psicoanalitico individuale, se è ancora in corso;
d. essere in regola con i pagamenti delle quote di iscrizione.
L’Allievo che non ottemperi interamente a tali disposizioni è sospeso e sarà riammesso a frequentare l’anno successivo, se in regola con quanto richiestogli.
e. superare alla fine del primo biennio una valutazione che verifichi la maturità raggiunta, e sostenere un colloquio svolto con un socio della SIPP.
Alla fine del primo biennio sarà formalizzata una verifica del percorso formativo raggiunto dall’allievo.
Per conseguire il diploma di specializzazione in psicoterapia psicoanalitica l’Allievo deve aver completato le ore di supervisione previste, presentare e discutere una tesi su un caso clinico seguito in psicoterapia psicoanalitica.
Per essere ammessi all’esame di diploma occorre un parere favorevole del Collegio docenti il quale terrà conto della maturità raggiunta dal candidato e della continuità manifestata nel portare a termine il percorso formativo.
Gli Allievi che hanno completato i corsi e non hanno ancora conseguito il diploma dovranno fare riferimento periodico al tutor che sarà loro indicato.
Art. 5 Docenti
1. Gli insegnamenti sono svolti da Docenti e Ricercatori di specifica qualificazione, delle università italiane e straniere, e da Professionisti e Studiosi di documentata esperienza nel settore della psicoterapia psicoanalitica.
Il Comitato Esecutivo acquisisce la loro disponibilità all’insegnamento mediante:
a. la domanda indirizzata al Direttore dell’Istituto di Formazione, con l’indicazione della materia o delle materie di insegnamento prescelte e della Sede o delle Sedi in cui si è disposti ad insegnare. La domanda deve essere corredata da un dettagliato curriculum vitae e da un elenco delle pubblicazioni;
b. l’invito ad insegnare proposto dal Comitato Esecutivo stesso.
2. I Docenti s’impegnano ad assumere tutte le funzioni connesse alla formazione degli Allievi, in particolare a coordinare i loro programmi di insegnamento, a partecipare alle attività di valutazione degli Allievi e alle riunioni dei Collegi Docenti.
3. Vi è incompatibilità tra il ruolo di docente e di analista.
Art. 6 Tutor
Il Tutor di classe è nominato dal Collegio Docenti di Sede tra i propri componenti, per non più di due bienni consecutivi.
Il Tutor di classe:
a. informa gli Allievi di ogni questione che riguardi il loro percorso formativo e riceve le loro richieste;
b. orienta e sostiene l’Allievo nella sua formazione scientifica e nelle sue esperienze cliniche, di supervisione e di tirocinio.
Un Tutor, designato dal Collegio Docenti, segue gli Allievi che hanno completato i corsi e sono in attesa di diploma.
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ANNO XXV, N. 1/2018
Appunti di viaggio nel percorso terapeutico
di Adriana Gagliardi*
Ho pensato, insieme alla redazione, di creare in questo primo numero la sezione “Lector in fabula” destinata ad accogliere sia contributi di Direttori di altre riviste di psicoanalisi sia interventi di altri autori, che interpelleremo di volta in volta sul tema del nostro numero. Intendiamo in questo modo promuovere uno scambio di scritti organico tra Psicoterapia Psicoanalitica e le altre riviste di psicoanalisi.
In questo numero parteciperanno al tema degli “Appunti di viaggio”, con il proprio stile personale e redazionale, il co-direttore di Psicoterapia e Scienze Umane, Paolo Migone, e il direttore di Psiche, Maurizio Balsamo. Anche Paola Marion, direttore della Rivista di Psicoanalisi, e Loretta Zorzi Meneguzzo, direttore degli Argonauti, sono state disponibili a favorire uno scambio di scritti tra le loro riviste e la nostra e invieranno il loro contributo nei nostri prossimi numeri. Vorrei anche dire che Lucia Schiappoli aveva aderito con entusiasmo a questa proposta, e che ci mancheranno molto i suoi pensieri. Il nuovo direttore di Notes per la psicoanalisi, Mariella Ciambelli, si è resa disponibile a proseguire nell’impegno preso da Lucia per questa iniziativa.
Parallelamente, uno scambio proficuo con il nostro editore, Ilaria Angeli, ha avviato la richiesta di sottomissione della nostra Rivista al Web of Science, la più importante indicizzazione internazionale per le riviste scientifiche, mentre avevamo già avviato, con la redazione pre- cedente, la richiesta di riammissione a PsycInfo, indicizzazione che il nostro precedente editore Borla aveva contribuito a fare decadere con il ritardo della pubblicazione dei nostri fascicoli. Abbiamo, inoltre, fatto richiesta di essere ammessi al web PEP1.
1 Il PEP (Psychoanalytic Electronic Publishing – www.pep-web.org) è la più importante banca dati di riviste di psicoanalisi full-text, cioè con tutti gli articoli pubblicati integralmente su Internet fin dall’anno di fondazione. Raccoglie le più impor- tanti riviste di psicoanalisi a livello internazionale, ad esempio l’International Jour- nal of Psychoanalysis (con tutti gli articoli integrali dal primo numero, cioè dal 1920), lo Psychoanalytic Quarterly (dal 1932), il Journal of the American Psychoanalytic Association (dal 1953), la Psychoanalytic Review (dal 1913), etc. Si tratta di una raccolta di enorme importanza non solo per la mole di dati che contiene, ma anche perché permette ogni tipo di ricerca tramite parole chiave, brani di testo, au- tori, titoli, etc., con in aggiunta la caratteristica che il testo ricercato viene automaticamente evidenziato con un colore; permette inoltre di copiare brani se si vogliono riportare citazioni, apporre “segnalibri” e così via.
Il tema di questo numero, “Appunti di viaggio nel percorso terapeutico”, era stato pensato con la precedente redazione e vuole esprimere una declinazione particolare del tema più generale della scrittura in psicoanalisi.
Questo è un punto importante perché si ricollega a quanto dicevo prima sulla linea editoriale e sulla continuità con quella precedente: gli appunti che spesso si prendono per sottolineare i passaggi e le trasformazioni del processo terapeutico, dopo una seduta o durante una se- duta, sono una vera e propria stenografia personale del terapeuta e ben rappresentano in vivo i suoi vissuti controtransferali, momenti parti- colari del processo che si fermano su carta (o sul computer), di qual- cosa che ci colpisce e della quale vogliamo lasciare traccia, una me- moria che resti. Prendere appunti è un lavoro a volte immediato, soli- tario, come lo è sempre la scrittura, qualcosa che lo scrittore scrive per sé. A volte queste annotazioni restano per tempi lunghi su foglietti sparsi, o su quaderni, o su note del computer, e rileggendole, anche per caso, si animano di vita propria e di nuovi significati. A volte si ha il bisogno di scriverle, altre il desiderio di fermare momenti nei quali ravvisiamo qualcosa che ci sembra importante, che segna un cambia- mento che la nostra memoria teme di non conservare, almeno così come si è compreso in quel momento. In linea più generale, gli appunti sono un complemento quasi necessario del nostro lavoro di psicoterapeuti psicoanalitici, in special modo all’inizio della nostra professione, durante la formazione, quando si iniziano le supervisioni o per acce- dere all’iter richiesto dalla società psicoanalitica di appartenenza. Nel tempo, essi assumono uno stilema sempre più personale, intelligibile, a volte, solo a chi li scrive. Così essi possono trasportare su carta o su uno schermo, emozioni, percezioni, insight che l’incontro con il paziente ha fatto emergere, simili a versi di poesie. Penso che abbiano a che fare con il linguaggio contratto dei versi poetici, ma che, in realtà, quello che annotiamo su un caso clinico ha a che fare, inevitabilmente, con l’altro e con quello che l’altro muove in noi nel processo di cura, nelle sue trasformazioni o nel suo impasse. La differenza, rispetto a un testo poetico, sta in quella traccia, in quell’asimmetria, quel grumo di realtà che ci àncora come terapeuti al paziente e che s’intravede anche nel sogno sognato insieme. L’appunto, ad punctum, è un piccolo ap- prodo dell’attenzione liberamente fluttuante, una prima traduzione in parola di un’immagine, “uno scatto” della memoria in attesa di essere guardato e compreso, un prodotto del Preconscio. Non ancora spazio transizionale creativo, né terzo analitico, né solo percezione grezza, ma parola contratta, significante personale, piccolo punto spazio-tem- porale che emerge nel presente, al quale si dà parola in attesa di una trama che lo collochi in un tempo lineare, distillato paradossale di un incontro atemporale di due Inconsci, contraddistinti dal tempo circo- lare. L’appunto segna l’emergere di una increspatura temporale, un punctum che inaugura una trascrizione temporale.
Così quando gli appunti si fanno trama di una scrittura di un autore che scrive di psicoanalisi, noi ci confrontiamo anche con il suo metodo di cura, con ciò che egli ha compreso di quel paziente, in quel contesto, con ciò che egli ha teorizzato a partire dal transfert di quella particolare unica relazione, verso la quale il terapeuta ha attivato un suo particolare controtransfert, unico, in quel momento, in quel setting. Gli appunti, siano essi vergati concretamente o tenuti a memoria, costituiscono l’ordito puntiforme che diverrà trama organizzata e che ne con- sentirà la confrontabilità con la comunità scientifica di appartenenza. La possibilità d’intravedere l’Inconscio attraverso il dispositivo metodologico che adottiamo, convertirà la storia unica, il “viaggio” con quel paziente, in una scrittura coerente con il metodo adottato nella stanza d’analisi, che la renderà più generale e comprensibile.
Non sempre esiste in noi questo desiderio di confronto e allora gli appunti restano come piccoli frammenti di una storia reale, sognata insieme, vissuta intimamente, che ci arricchisce a livello professionale e personale; essi restano inscritti nel nostro ricordo, magari ci servi- ranno per scrivere altre narrazioni, romanzi, fiction.
In questo numero sono presenti contributi scritti con stili e concezioni del lavoro della scrittura differenti. Essi sottolineano l’intento della redazione di promuovere una visione pluralistica del pensiero sulla scrittura psicoanalitica, come è quella della psicoanalisi odierna. Di seguito, un breve commento-appunto sugli interessanti lavori che pubblichiamo in questo numero, senza seguire l’ordine di pubblicazione.
Silvana Valle ci racconta con passione la sua vita professionale, come il suo modo di “appuntare” sia mutato negli anni, insieme alle letture che costituiscono il sapere implicito che permea la scrittura stessa. Dallo scrivere appunti, fino a diventare l’appunto stesso una capacità di tenere a mente le trasformazioni avvenute in ogni particolare processo terapeutico, forse una capacità particolare che noi tutti acquisiamo negli anni, durante la nostra vita professionale.
Francesca Calioni Bembo descrive l’impasse nella scrittura degli appunti di un terapeuta in un caso clinico, dovuta ad un particolare controtransfert indotto dalla paziente e come questa incapacità di “lasciare traccia” del processo si colleghi all’incapacità di disegnare, di essere creativa della paziente.
Diversamente, ma in modo complementare, Perrone e Cogliano riflettono sulle origini della scrittura in psicoanalisi e sull’impasse che può avvenire quando lo scrivere, per esempio di un caso in supervi- sione, viene ostacolato nel suo fluire spontaneo proprio dall’obbligo di scrivere.
Nella sezione dedicata alle Istituzioni leggerete il lavoro di Enza Laurora, che scrive sull’importanza del sentire-percepire l’appartenenza al gruppo istituzionale e sul formarsi di un percorso identitario come elementi che rendono agevole la scrittura di un testo obbligato, come quello per acquisire il diploma di specializzazione in psicoterapia psicoanalitica.
Franca Munari va alla nascita, alla genealogia dell’appuntare, par- tendo da Freud e ripercorrendo, in linea con il pensiero freudiano, la genesi stessa dello scrivere di psicoanalisi, con una raffinata incursione nel mondo della poesia, in una particolare forma poetica giappo- nese, gli haiku, che sembrano tracciare un appunto, un instabile limen interno-esterno, in un analogo moto pulsionale dell’appuntare di clinica.
Paola Golinelli si interroga sulla necessità di alcuni psicoanalisti di scrivere fiction ovvero di inventare una prosa che non è assimilabile alla scrittura scientifica di psicoanalisi, ma che risulta profondamente legata all’evocazione in memoria di ciò che accade nel processo della cura, un appunto in memoria che si fa narrazione e che riattiva un’emozione legata al ricordo personale.
In questa dimensione, ma sul registro del leggere testi letterari, se a leggerli è uno psicoanalista che prende appunti, si colloca il lavoro di Paolo Di Benedetto, che immagina un dialogo con un interlocutore- viaggiatore al quale propone una lettura psicoanalitica di alcuni suoi appunti presi nel leggere alcuni testi di contenuto letterario.
Le letture psicoanalitiche, come quelle del Diario clinico di Fe- renczi, che si compone – com’è noto – di appunti scritti dall’autore, possono darci il senso dell’evocazione affettiva e della teoria-tecnica psicoanalitica, proveniente da una scrittura “frammentata”, come af- fermano nel forum sul Diario clinico di Ferenczi, Luis Jorge Martin Cabré, coordinatore del gruppo di studio su Ferenczi, insieme alle col- leghe SIPP Giuliana Amorfini, Gaetana Filippi, Adelina Maugeri e Maria Mosca. Questo lavoro, in particolare, ci fa riflettere sul fatto che alcuni autori, come Ferenczi, possano essere compresi in profondità solo se letti in gruppo.
Il lavoro sugli Appunti di poesia di Rosita Lappi costituisce un’in- tersezione sapiente che delinea la sottile linea di confine, le differenze e le uguaglianze dello scrivere appunti di poesia e di clinica. L’appunto poetico, tracciato come un’urgenza, rinvia a un lavoro con il proprio mondo interno, dove l’altro appare come un’infinita proiezione del proprio sentire-essere Sé.
La sezione Scorci contiene riflessioni importanti nel campo clinico e sottolinea la potenza controtransferale dell’atto stesso di appuntare in corso d’opera; questo, in special modo, è evidente nel lavoro di Ca- terina Barone, dove ci tocca la delicatezza nel vergare il foglio quasi in punta di piedi, nel rispetto della sofferenza dell’altro e della sua differenza. L’insegnamento all’osservazione e all’astinenza che deriva dall’infant observation, è profondamente formativo per l’allievo Giu- seppe Riggi, che attraverso questa esperienza e la riflessione sui pro- tocolli d’osservazione apprende e assiste al formarsi di un setting interno che poi trasferisce in un contesto inusuale.
Il modo di prendere appunti si arricchisce di vari livelli di comples- sità con il procedere della formazione e dell’esperienza clinica, e di questo scrive Raffaele Maisto.
Tutti questi contributi ci aiutano a riflettere sull’importanza della scrittura e degli appunti, ma anche e soprattutto sulla straordinaria fonte di pensiero e di affetti che il nostro lavoro traccia dentro di noi.
Mi fermo qui. Buona lettura.
*Direttrice Rivista Psicoterapia Psicoanalitica
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Da alcuni decenni è in corso un processo di omologazione e tecnologizzazione che ha modificato la percezione sociale e lo sviluppo
Info Attività scientifica

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6