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Timestamp: 2020-08-08 02:46:19+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 34673 del 30/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34673 del 30/12/2019
Cassazione civile sez. trib., 30/12/2019, (ud. 24/10/2019, dep. 30/12/2019), n.34673
sul ricorso 12493-2017 proposto da:
C.L., D.M.A.R., A.M.G.,
CO.LU.LE., G.E., R.C.C.,
B.M., P.C., MA.CO., M.A.,
M.V., AL.CA., D.S.T., T.L.,
CO.GI.;
avverso la sentenza n. 2811/2016 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
LECCE, depositata il 19/11/2016;
1. Con distinti ricorsi, C.L. e Co.Lu.Le., D.M.A.R., A.M.G., G.E., R.C.C., B.M., M.V., P.C., Ma.Co., M.A., Al.Ca., D.S.T., T.L. e Co.Gi. impugnavano gli avvisi di accertamento notificati loro nella qualità di proprietari degli immobili siti nel territorio leccese, con il quale l’Agenzia delle Entrate aveva rettificato il classamento, con conseguente aumento delle rispettive rendite catastali.
I contribuenti opponevano la carenza motivazionale degli avvisi, nei quali era indicato che lo scostamento tra rapporto tra valore medio del mercato e corrispondente valore medio catastale e l’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali, deducendo la mancanza a specifici interventi di riqualificazione urbana, alla misura in cui gli immobili risultavano avvantaggiati dal miglioramento dell’arredo urbano.
La CTP di Lecce, accoglieva i ricorsi, rilevando l’illegittimità degli avvisi di accertamento per difetto di motivazione.
Gli appelli proposti avverso le sentenze di primo grado, una volta riuniti, venivano respinti dalla CTR della Puglia, sul presupposto che “il classamento che ha origine da un atto generale del 29.11.2010, disponendo l’avvio dell’attività revisionale, non si esaurisce nel mero richiamo agli atti della fase prodromica, la quale costituisce la parte comune delle procedure individuali di classamento, con la conseguenza che la compiutezza e la conclusività della motivazione debba essere necessariamente valutata in relazione ai singoli atti finali di classamento”. Affermando di poi la generidità del rinvio a interventi di riqualificazione della viabilità interna e di arredo urbano nel centro storico ed alla mera conoscenza fondata su fatti notori.
L’Agenzia delle Entrate ricorre sulla base di due motivi per la cassazione della sentenza n. 2811/2016 depositata il 18.11.2016.
2. Con il primo motivo l’Agenzia delle Entrate denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 295 e 39, avendo la sentenza impugnata erroneamente omesso di disporre la sospensione del processo, in considerazione della pendenza di altro giudizio dinanzi al Consiglio di Stato, riguardante la revisione di classamento di unità immobiliari ubicate nelle microzone 1 e 2 del territorio comunale di (OMISSIS), per le quali era stato rilevato lo scostamento significativo.
3. Con il secondo motivo l’Agenzia delle Entrate denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, e della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), lamentando l’erroneità della decisione impugnata laddove ha ritenuto l’avviso di classamento privo d’idonea motivazione, avendo, al contrario, dato l’atto conto delle ragioni che hanno giustificato, nello specifico, il riclassamento effettuato.
4. La prima censura è destituita di fondamento.
La questione, posta con detto motivo – riguardante l’asserita pregiudizialità del giudizio pendente dinanzi al Consiglio di Stato sull’appello avverso la sentenza del giudice amministrativo, che ha annullato i presupposti atti amministrativi generali (T.a.r. Puglia, sez. Lecce, 11 luglio 2013, n. 1621) – è logicamente e giuridicamente irrilevante, attesa l’infondatezza del secondo motivo e la conseguente invalidità del nuovo classamento per irrimediabile vizio genetico di motivazione. Inoltre, la sentenza impugnata è stata pubblicata il 24 febbraio 2017, allorquando, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 156 del 2015, non ricorreva più un’ipotesi di sospensione necessaria, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., essendo eventualmente applicabile l’art. 337 c.p.c., comma 2, che, in caso di impugnazione di una sentenza la cui autorità sia stata invocata in un separato processo, prevede soltanto la possibilità della sospensione facoltativa di quest’ultimo (Sez. 6-5, n. 29553 del 11/12/2017): di conseguenza, anche a voler superare la considerazione che il vizio denunciato non censura l’art. 337 c.p.c., comma 2, resta il fatto che tale articolo non obbliga il giudice a procedere alla sospensione. L’art. 39, comma 1 bis, – aggiunto dal D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 156, art. 9, comma 1, lett. o), a decorrere dal 1 gennaio 2016 – (La commissione tributaria dispone la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altra commissione tributaria deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa”) non è evidentemente applicabile al caso di specie, essendo la pregiudizialità invocata rispetto al Consiglio di Stato.
5. La seconda censura è infondata.
a) dei canoni annui ordinariamente ritraibili, con riferimento ai dati di mercato delle locazioni. Si applicano le disposizioni di cui al Reg., artt. da 14 a 26, per la formazione del nuovo catasto edilizio urbano, approvato con D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142;
8. I dati normativi sopra riassunti, – per come interpretati dallo stesso Giudice delle leggi (Corte Cost., 1 dicembre 2017, n. 249), esplicitano, quindi, che la revisione “parziale” del classamento delle unità immobiliari consegue, nella fattispecie, dalla specifica (ed esclusiva) valorizzazione del cd. fattore posizionale (cit. art. 8, commi 5 e 6), qui inteso in riferimento ad “una modifica del valore degli immobili presenti in una determinata microzona” che “abbia una ricaduta sulla rendita catastale” nonchè del fattore edilizio (Corte Cost. n. 249 del 2017, cit.).
9. Come rimarcato (anche) dalle Sezioni Unite della Corte che hanno rilevato che “ai sensi della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, la ragione giustificativa non è la mera evoluzione del mercato immobiliare, nè la mera richiesta del Comune, bensì l’accertamento di “una modifica nel valore degli immobili presenti nella microzona”, attraverso le procedure previste dal successivo comma 339, ed elaborate con la Det. direttoriale 16 febbraio 2005, (G.U. n. 40 del 18 febbraio 2005) cui sono allegate linee guida definite con il concorso delle autonomie locali.” (così Cass. Sez. U., 18 aprile 2016, n. 7665).
10. In questa prospettiva, ritiene allora la Corte di dover precisare che, come si è più volte osservato, il presupposto della revisione di classamento (esclusivamente) consegue, nella fattispecie, dal mutato assetto di valori (di mercato e catastale) nel rapporto tra microzone comunali, – ove, peraltro, lo stesso corretto accertamento del presupposto in questione implica, al momento della loro determinazione, un’effettiva omogeneità delle microzone (“nei caratteri di posizione, urbanistici, storico-ambientali, socio-economici, nonchè nella dotazione dei servizi ed infrastrutture urbane”; D.P.R. n. 138 del 1998, art. 2, comma 1), con conseguente uniformità delle unità immobiliari (“per caratteristiche tipologiche, epoca di costruzione e destinazione prevalenti”) e omogeneità di “ambiti territoriali di mercato… sul piano dei redditi e dei valori, ed in particolare per l’incidenza su tali entità delle caratteristiche estrinseche delle unità immobiliari.” (cit. art. 2, comma 1), (v., ex plurimis, Cass., 26 settembre 2018, n. 23129; Cass., 21 giugno 2018, n. 16378; Cass., 29 settembre 2017, n. 22900; Cass., 17 febbraio 2015, n. 3156).
La stessa Corte Costituzionale, – nel rilevare che i criteri di determinazione delle tariffe di estimo e delle rendite catastali, che non costituiscono “atti di imposizione tributaria”, debbono ispirarsi a principi di ragionevolezza, potendosi altrimenti integrare “le premesse per l’incostituzionalità delle singole imposte che su di essi si fondino” (così Corte Cost. n. 249/2017; v., altresì, Corte Cost., 24 giugno 1994, n. 263), – abbia inteso richiamare al rispetto dell’obbligo di motivazione che, quanto agli “elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare”, “proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento” (Corte Cost. n. 249/2017, cit.).
11. Va, ancora, considerato, – al di là dello stesso ricordato monito del Giudice delle Leggi, – come questa Corte abbia interpretato in termini di modularità la generale portata precettiva dell’obbligo di motivazione, termini, questi, qual correlati alle specifiche discipline di ciascun tributo, alla funzione assolta da ciascun atto impositivo e, conclusivamente, alla maggiore o minore articolazione della medesima fattispecie costitutiva del potere (v., ex plurimis, Cass., 17 maggio 2017, n. 12251; Cass., 16 marzo 2015, n. 5190; Cass., 28 novembre 2014, n. 25329; Cass., 20 giugno 2013, n. 15495; Cass., 3 agosto 2012, n. 14027; Cass., 10 giugno 2009, n. 13335; Cass., 7 maggio 2008, n. 11082; Cass., 16 dicembre 2005, n. 27758).
12. Il motivo di ricorso in trattazione non considera, pertanto che, – sia pur esplicitate le ragioni fondative (ed i relativi dati fattuali) della procedura di revisione delineata dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, – l’atto attributivo della nuova rendita catastale (qual conseguente alla diversa classe identificativa del superiore “livello reddituale ordinario ritraibile dall’unità immobiliare”; D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8, comma 3), deve esso stesso indicare in quali termini il mutato assetto dei valori medi di mercato e catastale (recte del loro rapporto), nel contesto delle microzone comunali previamente individuate, abbia avuto una ricaduta sul singolo immobile (sulla sua classe e rendita catastale), “così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare” (Corte Cost., n. 249/2017).
Il tenore dell’atto impugnato, per come riassunto nella sentenza d’appello ed indicato nei suoi tratti essenziali nello stesso ricorso, non risponde affatto proprio a quei requisiti primi e indefettibili sopra indicati. Nella specie mancano proprio quei dati primigeni ed essenziali del peculiare procedimento valutativo delineato dal comma 335, e dalle fonti normative integrative, apprestandosi da parte del fisco un compendio motivazionale affidato a formule stereotipate e di stile, se non meramente riproduttive di precetti normativi. Il che dà luogo a una motivazione sostanzialmente figurativa e praticamente apparente, che, nel caso specifico, non può nemmeno essere etero-integrata con riferimento ad elementi resi comunque disponibili ovvero conoscibili (L. 7 agosto 2012.G. 4157/2018 -5- 1990, n. 241, art. 3, comma 3), attesa la laconicità della presupposta Det. direttoriale 28 novembre 2010, (G.U., n. 286 del 07/12/2010; v. L. finanziaria 2008, art. 1, comma 361).
La CTR ha applicato correttamente i predetti principi.
13. In considerazione della mancata costituzione degli intimati, le spese anticipate dalla ricorrente restano a suo carico.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 9
 art. 8
 art. 1
 Cass. Sez. 
 art. 2
 art. 2
 art. 1
 art. 8
 sentenza 
 art. 3
 art. 1