Source: https://www.laleggepertutti.it/132664_chi-lavora-sette-giorni-di-seguito-viene-risarcito-in-automatico
Timestamp: 2018-12-15 10:38:14+00:00

Document:
Chi lavora sette giorni seguito viene risarcito automatico
Chi lavora sette giorni di seguito viene risarcito in automatico
Stress e usura psicofisica per chi lavora oltre sei giorni consecutivi: il danno si presume e non va dimostrato.
Non c’è bisogno di un certificato medico o di una perizia medico-legale per dire che chi lavora sette giorni su sette si stanca di più di chi, invece, può contare sul weekend per riposarsi: e così, secondo una sentenza di poche ore fa della Cassazione [1], a chi lavora oltre sei giorni consecutivi spetta in automatico il risarcimento del danno da usura psicofisica. Come dire che lo stress si presume sempre e non va dimostrato in causa. Quanto poi all’importo dell’indennizzo, esso sarà determinato secondo quanto prevede il contratto collettivo nazionale di lavoro.
Chi invece asserisce di aver subito un danno superiore rispetto a quello fissato dal Ccnl, perché costretto dall’azienda a svolgere una continua attività lavorativa puntualmente non seguita dai riposi settimanali, dovrà darne specifica prova: deve cioè dimostrare l’ulteriore danno biologico. In questo caso, sì, bisognerà ricorrere a certificati del medico curante o, meglio, di strutture pubbliche che possano attestare la patologia riportata dal dipendente che ha lavorato oltre i limiti sindacali. E se l’azienda non vuol risarcire il danno, non resta che avviare l’azione giudiziale: citare, cioè, in causa il datore di lavoro e chiedere al giudice di accertare ogni voce di danno patita dal dipendente.
In sostanza, tutte le volte in cui un dipendente lavora per più di sei giorni di seguito, senza poter contare sui riposi settimanali (obbligatori per costituzione) può far affidamento su due voci di danno, il cui risarcimento gli spetta di diritto:
la prima è il danno da usura psico-fisica, che si presume sempre sussistente, non va dimostrata e che viene quantificato secondo quanto prevedono i contratti collettivi;
il secondo è il danno biologico che, invece, va dimostrato in modo specifico e consiste in una infermità determinata da una continua attività lavorativa non seguita dai riposi settimanali.
[1] Cass. sent. n. 17966/16 del 13.09.16.
Il quarto motivo prospetta violazione e falsa applicazione degli artt. 416 e 436 c.p.c., per avere la gravata pronuncia fatto erronea applicazione del principio di non contestazione circa l’esistenza d’un accordo con i lavoratori, contestazione che – invece – era stata espressamente formulata nella memoria difensiva in appello depositata dagli odierni ricorrenti.
Il sesto motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 101 e 115 c.p.c. perché, per suffragare il proprio convincimento, la Corte territoriale si è basata – oltre che sull’erronea applicazione del principio di non contestazione anche su una pretesa lettera del 15.11.09 e sull’esito della prova, espletata in altro giudizio, risultante da un precedente giurisprudenziale versato in atti.
Nondimeno è dirimente osservare che si tratta di novella applicabile solo ai giudizi instaurati dopo l’entrata in vigore della legge n. 69/09 (v. relativo art. 58) – mentre quello odierno è stato instaurato nel 2004 – e che, comunque, l’essere la società venuta incontro ad un’ipotetica richiesta dei lavoratori non integra neppure un fatto secondario, ma una mera difesa (in quanto tale estranea al principio di non contestazione).
Invero, il giudice è libero di utilizzare per la formazione del proprio convincimento anche prove raccolte in un diverso processo svoltosi fra le stesse o altre parti, ma queste prove valgono – nella controversia innanzi a lui pendente – come meri indizi idonei a fornire elementi indiretti e concorrenti di giudizio e non possono assurgere a fonte determinante per l’accertamento del fatto, in mancanza di adeguato raffronto critico con le altre risultanze processuali (cfr. Cass. n. 7518/01; Cass. n. 2616/95; Cass. n. 5792/90; Cass. n. 1484/83).
“Il principio di non contestazione di cui agli artt. 115 e 416 co. 2 c.p.c. non si applica alle mere difese, fra cui rientra anche l’assunto del datore di lavoro di aver stabilito una data turnazione fra i propri dipendenti per venire incontro ad una loro richiesta“.
“In tema di lavoro prestato oltre il sesto giorno consecutivo, bisogna tenere distinto il danno da usura psico-fisica, conseguente alla mancata fruizione del riposo dopo sei giorni di lavoro, dall’eventuale ulteriore danno biologico, che invece si concretizza in un’infermità determinata da una continua attività lavorativa non seguita dai riposi settimanali. Nella prima evenienza, il danno può essere presunto sull’an; il relativo quantum è indennizzabile mediante ricorso a maggiorazioni o compensi previsti dal contratto collettivo o individuale per altre voci retributive“.

References: sentenza 
 Cass. 
 art. 58
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.