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Timestamp: 2020-01-19 08:30:23+00:00

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Contado di Cocconato. Vedi mappa 1. Vedi mappa 2.
1540 (ISTAT 2001); 1595 (ISTAT 2006).
1677 ha (16,77 kmq) (dati ISTAT, BDT Regione Piemonte).
Aramengo,Tonengo, Moransengo, Brozolo, Robella, Montiglio Monferrato, Piovà Massaia, Passerano Marmorito, Albugnano.
Bonvino, Cocconito, Foino, Gesso, Maroero, Solza, Spagnolino, Stazione, Tabiella, Tuffo, Vastapaglia. Vedi mappa.
«Coconata» (a. 969), «Cocanata» (a. 1183); forma al maschile attestata a partire da «Coconatus» (a. 1148). Frequente, tanto nei documenti medievali in latino che in quelli italiani della prima età moderna l’esito dialettale apocopato «Cocona» (a. 1198), «Coconà» (Dizionario di toponomastica, p. 216).
Fino al 1805: Vercelli (cfr. il lemma ‘Pieve’) provincia ecclesiastica di Milano (Capellino 2008). 1805-1817: Torino, per quanto riguarda Cocconito e Cocconato, tranne Tuffo, assegnato ad Asti (Bosio 1894, p. 136; Chiuso 1887-1888, pp. 387-388; Orsenigo 1909, p. 21). Dal 1817 a oggi: Casale Monferrato, suffraganea della sede metropolitana di Vercelli (istituzione: 1817), regione ecclesiastica del Piemonte (istituzione: 1889) (Bullarii romani 1854, DCCXL, § 19, p. 1495; Ferrero 2008; Orsenigo 1909, p. 21). A differenza della maggior parte delle chiese «ultra Padum», all’atto dell’istituzione della diocesi di Casale Monferrato (bolle del 18 aprile e del 10 agosto 1474), quelle esistenti nei domini dei signori di Cocconato – recentemente sottrattisi al vassallaggio dei marchesi di Monferrato e allora «aderenti» di Francesco Sforza – non furono smembrate dalla diocesi di origine. Una parziale e temporanea eccezione riguarda Cocconito (condivisa tra i di Cocconato e i signori di Montiglio), inserita nella seconda delle due bolle istitutive della nuova diocesi e tornata a Vercelli entro i primi anni del secolo XVII (Orsenigo 1909, p. 21; Settia 1987-1988, pp. 303-304).
Madonna della Neve. Sorta presumibilmente tra i secoli IX e X, in posizione collinare, dominante la valle Versa (Rocca 1912, p. 173; Zampicinini 1993, p. 294). Almeno dallo scorcio del secolo XIII, Cocconato risulta sede plebana indipendente, forse in seguito a una separazione dalla «plebs de Lustria» (Industria) (sito localizzabile nel territorio del comune di Monteu da Po), o in quanto diramazione della pieve di Santa Maria di Pino, sorta a sua volta per distacco da Industria (Ferraris 1987, pp. 70 e 79n). Le attestazioni più antiche si trovano nelle «rationes decimarum» della diocesi di Vercelli redatte tra la fine del secolo XIII e la metà del secolo XV: «plebs et ecclesia de Coconato» (a. 1298 o 1299) (ARMO I, XVIII, p. 40); intorno alla metà del secolo XIV, la si trova associata alla chiesa di San Martino di Zonco, apparentemente perché entrambe rette dal pievano: «plebs Cochonati plebanus ipsius ecclesie Sancte Marie et ecclesie Sancti Martini de Zungo» (a. 1348) (ARMO I, XXIV, p. 115), «plebs Coconati et Sancti Martini de Zongo» (a. 1355/1361) (Cognasso 1929, p. 232); nel secolo successivo, torna a essere elencata semplicemente come «plebs et ecclesia de Choconate» (a. 1440) (ARMO I, CIX, p. 238). La chiesa di San Pietro di Tuffo, dapprima dipendente dalla pieve di Industria, passò in seguito (prima della fine del secolo XIII) sotto quella di Cocconato (cfr. il lemma 'Altre presenze ecclesiastiche'). Si è ipotizzato che la pieve di Cocconato sia sorta su territorio compreso nell'ampia circoscrizione plebana di San Lorenzo di Montiglio (attestata dal secolo X e la cui titolatura risale al 1180) (si veda la scheda dedicata a Montiglio Monferrato) e che la sua formazione sia in fondo interpretabile come un esito della conflittualità territoriale fra i signori di Cocconato e quelli di Montiglio (Settia 1970, pp. 61 e 98-99). Ridotta a rudere all'epoca in cui fu decisa la ricostruzione della parrocchiale di Cocconato, intorno al 1660, fu riedificata forse almeno due volte tra la fine del secolo XVII e l'inizio del secolo successivo a spese del comune. Tali ricostruzioni sembrano avvenire nel quadro di una drastica ridefinizione delle funzioni della chiesa. Un decreto del vescovo Broglia del 1667 ne ordinava in effetti la sistemazione in vista del servizio degli abitanti del cantone di Tuffo. Si direbbe coerente con questa riclassificazione il fatto che, secondo una testimonianza raccolta nel 1740, l'edificio ricostruito avesse dimensioni «assai» minori di quello originario (Zampicinini 1993, p. 294). Il ridisegno territoriale delle funzioni di cura d'anime tra Cocconato e Tuffo espresso da tali vicende innescò controversie che giunsero a investire il significato del ruolo primitivo della pieve (cfr. il lemma 'Altre presenze ecclesiastiche'). Dalla fine del secolo XVIII, la chiesa plebana rappresentò di fatto il luogo di culto proprio delle borgate più vicine, quali Bauchieri e Rosingana (Tartaglino 1966, p. 145). La chiesa fu chiusa definitivamente al culto nel 1910 (Rocca 1912, p. 167; Zampicinini 1993, p. 295). Dalla seconda metà del secolo XVI, Cocconato divenne sede di vicariato foraneo (Orsenigo 1909, p. 23).
Nel concentrico di Cocconato: parrocchia di Santa Maria della Consolazione. Il progetto di ricostruire una chiesa parrocchiale nel concentrico di Cocconato data al 1661, ma i lavori presero l'avvio solo nel 1670, dopo l'ingiunzione a provvedervi nello spazio di due anni, emanata nel 1667 dall'arcivescovo Broglia durante la sua visita pastorale; la consacrazione avvenne nel 1689. Il sito era il medesimo della chiesa che sostituì, di fondazione forse quattrocentesca e originariamente conosciuta come Santa Maria degli Uccelli o del Mercato, nella parte alta del paese, in prossimità del castello dei Radicati, distrutta con il castello stesso intorno al 1555, nella guerra tra Francesi e Imperiali. In occasione della visita pastorale dell 1770, fu decretato l'abbandono della pratica delle sepolture dentro l'edificio e la conseguente istituzione di un cimitero accanto al suo perimetro esterno (Crosetto 1999; Rocca 1912, pp. 167-172; Zampicinini 1993, pp. 294-295). Chiesa della Santissima Trinità, ubicata in sito particolarmente centrale, in corrispondenza della Porta del mercato vecchio; la data di costruzione non è nota ma è certamente anteriore al 1631, anno in cui è per la prima volta attestata l'attività dell'omonima confraternita in relazione alla chiesa (Picca 1999; Rocca 1912, pp. 172-173; Zampicinini 1993, pp. 296-297, 304). Chiesa di Santa Caterina di Alessandria, ricavata nel 1747 da un fabbricato adiacente alla casa parrocchiale per servire da oratorio alla compagnia delle Umiliate (Parola 1999, p. 24; Rocca 192, pp. 175-177; Zampicinini 1993, p. 304). La compagnia era sorta nel 1660 presso l'altare del Rosario della chiesa parrocchiale. Chiesa della Madonna della Cintura, edificata all'interno del convento dei frati Agostiniani, eretto nel 1432, scomparsa con la soppressione del convento nel 1798 e la successiva vendita tra i beni nazionali nel 1806. Cappella di San Carlo, la cui fondazione risale al secolo XVI [Rocca 1912, pp. 179, 194-197; Zampicinini 1993, p. 305; Cocconato, in “Monferratoarte”, Associazione Casalese Arte e Storia. Sito web (2013)].
Nella frazione (ed ex-comune) Cocconito: Chiesa di San Bartolomeo. Attestata nel 1300 e nel 1301 («ecclesia Sancti Bartolomei de Cochonito») (Carte astigiane del secolo XIV, docc. 4, 23, pp. 33-34, 75-76). Nelle «rationes decimarum» della metà del secolo XIV, risulta affidata allo stesso chierico che provvede alla chiesa di Giustinito, intitolata a santa Maria (ARMO I, XXIV, p. 115 [a. 1348]; Cognasso 1929, p. 232 [a. 1355/1361]). Nel 1625, mentre era chiesa conventuale dell'ordine dei Servi di Maria, divenne parrocchiale in sostituzione della chiesa di San Giovanni, presente probabilmente dal secolo XV. Nel 1635, i frati la cedettero ai Radicati di Robella, che ne assunsero il patronato, con diritto di nomina del parroco, fino al 1907 quando il patronato fu ceduto al vescovo di Casale Monferrato. Anche questa chiesa dismise l'attività di cura d'anime e venne aggregata alla parrocchia di Cocconato nel 1986 (Rocca 1912, p. 177; Zampicinini 1993, p. 304). Cappella di San Rocco, sita lungo la strada per le case Bricco, eretta nel 1614 (Rocca 1912, p. 177; Zampicinini 1993, p. 305). Chiesa di San Giovanni, le cui origini sembrano risalire al secolo XV, parrocchiale fino al 1625 (Zampicinini 1993, pp. 296-297).
Nella frazione Tuffo: parrocchia dei Santi Pietro e Paolo. Originariamente «titolo» della pieve di Industria (Ferraris 1975, p. 59n), è elencata nelle «rationes decimarum» vercellesi della fine del secolo XIII-metà del secolo XV tra le chiese dipendenti da quella di Santa Maria della Neve di Cocconato: «ecclesia de Tovo» (ARMO I, XVIII, p. 41 [a. 1298/1299]) «ecclesia Sancti Petri de Tuvo» (ARMO I, XXIV, p. 115 [a. 1348]), «ecclesia Sancti Petri de Tuno» (Cognasso 1929, p. 233 [a. 1355/1361]), «ecclexia de Tovo» (ARMO I, CIX, p. 238 [a. 1440]). Assunse il ruolo di vice-parrocchia, per gli abitanti del cantone, probabilmente in seguito al definitivo investimento in una parrocchiale sita nel concentrico operato dagli abitanti del capoluogo nella seconda metà del secolo XVII. L'attribuzione delle spese per la ricostruzione che apparve necessaria innescò una lunga lite fra gli abitanti di Tuffo e quelli di Cocconato. I primi pretendevano infatti dai secondi un contributo agli oneri della ricostruzione, sostenendo che l'attivazione della chiesa come sede di cura d'anime era stata la conseguenza dell'abbandono di questa funzione da parte dell'antica pieve, per loro più accessibile, a vantaggio di Santa Maria della Consolazione. Di rimando, le attestazioni testimoniali raccolte a Cocconato negavano che «a memoria d'uomo» la vecchia pieve avesse mai svolto funzioni parrocchiali, limitandosi a ospitare occasionalmente messe festive disposte per iniziativa di «particolari» (privati individui) oltre che, nei giorni della Madonna della Neve (5 agosto) e di Ognissanti, la Benedizione dei morti officiata dal prevosto (come suonava il titolo assegnato al parroco di Santa Maria della Consolazione) giuntovi processionalmente alla testa del clero e di tutta la popolazione, «secondo l'antica usanza». Contestualmente, i testimoni dichiaravano comunque di ignorare se il sito avesse mai ospitato sepolture. Dopo una pronuncia senatoria del 1740 e una sentenza arbitrale emessa nel 1749, nel 1750 fu infine conclusa una «transazione» tra le due parti, in forza della quale le spese della ricostruzione dei Santi Pietro e Paolo sarebbero ricadute interamente sugli abitanti di Tuffo, così come quelle per la «fabbrica e suppellettili» di Santa Maria della Consolazione avrebbero gravato unicamente sui residenti nel «luogo». Gli oneri relativi alla Madonna della Neve, alle cappelle campestri appartenenti alla comunità, all'altare dell'Angelo custode nella parrocchiale, al cimitero e ad alcuni aspetti del culto nella parrocchiale (essenzialmente, la fornitura dell'olio per la lampada del Santissimo e del cero pasquale) sarebbero rimaste a carico di tutta la comunità. Inoltre, Santa Maria della Consolazione vedeva affermata la sua qualità di parrocchiale e la sua supremazia sulla chiesa di Tuffo, mediante l'attribuzione al prevosto della nomina del cappellano dei Santi Pietro e Paolo e l'obbligo fatto a quest'ultimo di prestare aiuto nel servizio della chiesa principale in occasione di particolari solennità. La chiesa del cantone conseguì comunque lo stato di parrocchia nel 1759, pur restando assoggettata alla ricognizione rituale di una dipendenza dalla parrocchia di Cocconato come chiesa matrice, mediante la presentazione di due torce nel giorno della festa patronale di Cocconato. Lo scioglimento di quest'ultimo legame si ebbe solo al termine di un ulteriore contenzioso, intorno alla metà del secolo XIX. Dal 1988 ha cessato di essere una parrocchia autonoma, venendo accorpata a quella di Cocconato (Rocca 1912, pp. 173-175; Zampicinini 1993, pp. 295 e 304). Chiesa di San Grato, risalente alla fine del secolo XVII (Crosetto 1993, p. 234).
Altra chiesa campestre di San Grato, in regione San Grato, eretta nel 1682 e fortemente rimaneggiata nel secolo XIX. Chiesa di San Martino Vescovo, in frazione Bonvino, sorta nel 1821 nel sito di una precedente cappella (Rocca 1912, pp. 178-179; Zampicinini 1993, p. 305). Chiesa di Santa Maria, in località Giustinito. Attestata nelle «rationes decimarum» vercellesi come dipendente dalla pieve di Industria nel 1298/1299 («ecclesia de Justrinino»), dalla pieve di Cocconato nel 1348 («ecclesia Sancte Marie de Justenito») e nel 1355/1361 (dove compare come «ecclesia Sancte Marie de Scusteganto») - in queste due ultimi elenchi, come si è detto, associata alla chiesa di San Bartolomeo di Cocconito dalla condivisione del reggente -, nuovamente dalla pieve di Industria nel 1440, dove la si riconosce sotto il nome di «ecclesia de Justrimo» (ARMO, I, XVIII, p. 40 e XXIV, p. 115; CIX, p. 238; Cognasso 1929, p. 232). Venne distrutta nel 1556 durante scontri fra truppe francesi e imperiali (Crosetto 1993; Zampicinini 1993, p. 305). Chiesa di San Martino, in località Gallizie, scomparsa. Chiesa (santuario) della Madonna delle Grazie, in località Maroero, regione Madonnina. La sua esistenza è attestata da una visita pastorale del 1561. Chiesa campestre di San Sebastiano, in regione San Sebastiano, eretta nel 1886, a poca distanza dal sito, in località Bisocca, di una omonima cappella non più esistente a quella data, poiché distrutta nelle stesse circostanze della chiesa di Giustinito. Entrambe le localizzazioni si trovano lungo la strada da Cocconato a Piovà Massaia. Chiesa di San Defendente, in frazione Vastapaglia, ricostruita nel 1826 sui resti di un edificio forse settecentesco (Rocca 1912, pp. 178-179; Zampicinini 1993, pp. 305-306). Chiesa di San Martino di Zonco (o Zunco, un sito approssimativamente individuato, forse, dal microtoponimo attuale «Cascina Zunco», poco a sud-ovest dell'abitato di Cocconato), attestata intorno alla metà del XIII secolo, in associazione con la pieve di Cocconato (cfr. il lemma 'Pieve'). Scomparsa in epoca indefinita. Si segnalano infine alcune cappelle annesse a complessi rurali, quali la scomparsa cappella della cascina Campetto, eretta forse dai frati Agostiniani nel 1747 e intitolata alla Madonna della Concezione e alla Sacra Famiglia, e la cappella dedicata all'Ausiliatrice esistente presso la cascina Austino probabilmente fino al 1888 (Rocca 1912, p. 178; Zampicinini 1993, pp. 305-306).
Risultano storicamente presenti a Cocconato e nel suo territorio le seguenti associazioni devozionali: confraternita della Santissima Trinità, attestata dal 1518. Il Libro degli ordinati inizia nel 1749, il Libro delle entrate e delle uscite, nel 1655. Compagnia detta dei Duecento poi dei Trecento sotto il titolo dell'Immacolata Vergine del Suffragio. Eretta come Società dei Duecento nel 1727. Compagnia del Suffragio. Una supplica diretta al vescovo di Vercelli, e da questi approvata, per l'erezione della compagnia nella chiesa della Trinità risale al 1655. Compagnia del Santissimo Sacramento, attestata dal 1610. Il Libro delle entrate e delle uscite inizia nel 1643. Compagnia degli Agonizzanti, eretta nel 1693. Compagnia dello Spirito Santo, il cui Libro delle entrate e delle uscite inizia nel 1617. Compagnia della Dottrina Cristiana, documentata dal sec. XVIII. Compagnia del Rosario, attestata dal 1716, anno a cui risale il primo elenco dei confratelli e delle consorelle. Compagnia delle Umiliate di Santa Caterina da Siena, eretta nel 1660 all'altare del Rosario della parrocchiale di Cocconato. Il primo elenco di consorelle è del 1727. Compagnia dell'Addolorata, eretta all'altar maggiore della chiesa della Trinità nel 1759 [Parola 1999, pp. 24, 63-71; Rocca 1912, pp. 185-194].
Negli «statuta et ordinamenta» del 1278, «castrum» e «villa» di Cocconato si intravedono come entità ancora nettamente differenziate, mentre dai successivi «capitula» del 1342 si evince l'avvenuta formazione di un luogo fortificato e cinto di mura intorno al castello, in posizione eminente (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 62-65, 84-86). Tale evoluzione appare notevolemente tardiva rispetto a realtà vicine, come quella di Montiglio (Settia 1973, pp. 908 e 919). Nell'età tardomedievale e moderna, il territorio di Cocconato (come del resto l'intera compagine del Contado che da Cocconato prese il nome) presentava tuttavia, accanto a un centro principale dallo sviluppo profondamente strutturato dall'incastellamento, una maglia insediativa policentrica che, riprendendo una terminologia coeva e localmente attestata, possiamo definire di tipo «cantonale». Si tratta cioè di una struttura caratterizzata da una pluralità di nuclei insediativi di dimensioni anche molto ridotte, ciascuno dei quali nondimeno provvisto da una forte individualità, spesso rilevata da forme di autonomia cultuale, espresse dalla diffusa presenza di chiese e cappelle destinate a servire piccoli nuclei di abitanti e da altre espressioni rituali, come quelle scandite dalle rogazioni, spesso note in loco, durante la prima età moderna, come «litanie campestri». Le rogazioni costituiscono a Cocconato una manifestazione che si mantiene comunque assai viva ben oltre la prima età moderna: tre processioni con un differente percorso per il territorio vengono, ad esempio, celebrate agli inizi del secolo XX (Rocca 1912, p. 186). Il frazionamento cantonale sembra associarsi strettamente al denso reticolo viario corrispondente alla posizione nodale mantenuta a lungo dal Contado nelle comunicazioni fra la piana del Po, Asti e il Monferrato, prestandosi in effetti egregiamente ad assicurare una sorta di controllo diffuso sulle strade e sui pedaggi che vi si riscuotevano in nome dei signori del Contado. Nel territorio di Cocconato, l'asse principale di comunicazioni segue il torrente Versa. In età medievale vi passa, in particolare, un itinerario che unisce Asti e Torino, in alternativa al passaggio per Chieri. Ricalcando in parte il tracciato della strada romana fra Industria e Hasta Pompeia (Asti), giunto nel territorio di Cocconato attraverso Cunico, Remorfengo, Banengo e Tonengo, esso piega verso Treblea (oggi Casalborgone), per toccare in seguito Castagneto, San Raffaele, Gassino e Castiglione. A documentare questo percorso è la convenzione che il comune di Genova, interessato a garantirne l'agibilità ai suoi mercanti, stipula nel 1232 con il marchese Bonifacio di Monferrato, il quale, a sua volta, distribuisce la responsabilità della manutenzione e protezione della strada tra i signori (suoi vassalli, «aderenti» o in vario modo alleati) dei luoghi attraversati (Gli statuti del consortile di Cocconato, p. 8; Settia 1970, p. 56). Durante l'età moderna, torna in primo piano il ruolo della Valle Versa nelle comunicazioni fra l'Astigiano e la riviera del Po, di particolare valore strategico, perché assicura il collegamento fra le piazzeforti sabaude di Asti e Verrua e perché dà accesso al ponte sul Po di Crescentino. In questo caso, invece di dirigersi a ovest in direzione di Casalborgone, si lascia il territorio di Cocconato per entrare in quello di Brozolo, confluendo poi eventualmente in quella che nel secolo XVIII sarà la strada reale fra Torino a Casale. Le attestazioni di età moderna consentono di individuare con maggior dettaglio i percorsi di queste e altre vie di comunicazione nel territorio di Cocconato. Dal capoluogo, per raggiungere il Po tra Verrua e Crescentino, si segue un percorso variamente noto come la «strada reale pubblica» detta di «Rosingana» o «della Pieve» o «della Marena» o, ancora, «di Tuffo», che, partendo dall'abitato di Cocconato si dirige dapprima verso sud, costeggia la chiesa plebana, tocca subito dopo la «contrada» di Rosingana, attraversa il torrente Versa e, proseguendo sulla riva sinistra verso nord, raggiunge Tuffo, per poi inoltrarsi nel territorio di Brozolo attraverso un percorso collinare noto nella microtoponomastica catastale coeva come «via Crosa». Da sud, ossia arrivando dal territorio di Montiglio, si confluisce in questo itinerario per la strada detta «di Sant'Anna», dal nome di un altro nucleo insediativo dipendente da Cocconato, sito poco più a sud di Tuffo. Manendosi invece sulla sponda destra del torrente, la cosiddetta «strada del Gesso» (un altro microinsediamento del territorio di Cocconato, in prossimità delle cave di gesso), collega il luogo di Cocconato al luogo di Montiglio attraverso il cantone montigliese di Banengo. Verso Casalborgone e Torino, ci si dirige a nordovest lungo la «strada della Madonna», che dal capoluogo sale al sito del santuario della Madonna delle Grazie, portandosi poi alla località Maroero, al confine con la comunità di Tonengo, nel cui territorio prosegue la strada. Altri collegamenti mettono in comunicazione il capoluogo con luoghi contermini, del Contado, come Aramengo e Marmorito, o monferrini, come Piovà (odierna Piovà Massaia), talvolta con varianti di percorso, così come essi stessi rappresentano a loro volta segmenti di rotte alternative in direzione di Torino o Asti o Casale. Nel territorio di Cocconato, tali vie sono spesso identificate da un nucleo insediativo interno che toccano prima di varcare i confini comunali, dal quale mutuano appunto il nome. Molteplici cammini minori, noti come «strade comuni», infine, uniscono fra loro questi e altri nuclei insediativi, conferendo alla maglia delle comunicazioni un carattere particolarmente serrato (Rocca 1912, p. 173; Settia 1970, pp. 59- 60; Tartaglino 1966, pp. 76, 137-138). Tale maglia contribuisce a organizzare e gerarchizzare lo spazio interno policentrico del comune, in particolare rafforzando la polarità tra i due maggiori centri insediativi: il capoluogo e il cantone di Tuffo (o «Thou» o «Thò»). Fonti della Perequazione generale del Piemonte (1698-1731) individuano in effetti nel territorio di Cocconato, oltre «il recinto del luogo e diversi fuochi (nuclei familiari coresidenti) dispersi per il territorio», intanto alcuni «borghi allodiali», che, si precisa, si trovano «in vicinanza però del luogo»: il Monte (6 fuochi), Monte Capra (7 fuochi), Airali (21 fuochi), Brina (17), più, in speciale posizione, per consistenza demografica, separazione fisica dal capoluogo e autonomia rituale, «Thuò» (cioè Tuffo, composto di circa 38 fuochi), anch'esso «borgo allodiale» al pari degli altri, ma «longi circa un miglio dal luogo» e «con cura separata». I termini impiegati nella prima età moderna per designare gli elementi della caratteristica configurazione insediativa del territorio di Cocconato come, più in generale, della zona collinare posta fra Monferrato casalese, Asti e Chieri, sono variabili e sfuggono a una sistematizzazione rigorosa: borgate, borghi, cantoni, contrade, cascine... Il tardo Settecento testimonia, è vero, della volontà di porre ordine, attraverso tentativi di classificazione gerarchizzante, in questa varietà di emergenze insediative. In una «consegna» delle famiglie abitanti nel comune, effettuata nel 1775, ad esempio, al di fuori del capoluogo, al solo Tuffo («Thou» o «Thò», nella versione coeva del nome) si assegna la qualifica di «borgata», Airali e Brina vengono identificati come «cantoni», mentre tutte le altre località elencate nel documento (Austino, Bauchieri, Bausignano, Bonvino, Cascinone, Farglaie, Fei, Foino, Fonsimagna, Gesso, Giretti, Lema, Maroero, Rocca, Roleto, Rosingana, San Grato, Savoia, Solza, Tabiella, Vai, Vastapaglia), pur di assai diversa consistenza demografica, potendo questa variare da una a dieci famiglie, vi figurano sotto la designazione di «cascine» (Tartaglino 1966, pp. 139-140). Tuttavia, nelle fonti del secolo XVIII, Tuffo figura perlopiù come «cantone», dotato di un «finaggio» proprio (AC Cocconato, 10/F, 1, Atti di lite per i finaggi del cantone di Thò [1708-1711]). La classificazione applicata a questi e altri nuclei insediativi del territorio di Cocconato resta però fluida fino ai giorni nostri. Nella prima metà del secolo XIX (1839), ad esempio, Casalis enumera sotto la moderna designazione di «frazione» Airali, Bonvino, Brina, Foino, Gesso, Giretti, Giustinito, Gorresa, Montecapra, Maroero, Rocca, Roletto, Rosingana, Solza, Spagnolino, Tabiella, Tuffo, Vastapaglia. Contestualmente, Tuffo viene indicata come «villata» o «borgata», e questo secondo termine, del resto, appare usato come sinonimo di «frazione» (Casalis 1839, pp. 285-286; De Bartolomeis 1847, pp. 465-466). Nei censimenti postunitari, si afferma una selezione assai stabile delle «frazioni» o «frazioni di censimento» rilevate; dalla fine dell'Ottocento, se escludiamo gli accorparmenti/scorpori di interi comuni verificatisi nel corso del periodo (cfr. lemma 'Mutamenti territoriali'), ritroviamo invariabilmente, accanto al capoluogo Cocconato, Bauchieri, Bonvino, Gesso, Maroero, Tuffo, Vastapaglia, con prevalenza di popolazione «sparsa» su quella «agglomerata» in Bonvino e Maroero. Le identità locali e i rapporti (funzionali o simbolici) che si instaurano fra i vari insediamenti si definiscono tuttavia in maniera più dinamica. Ad esempio, attraverso la destinazione degli investimenti rituali, un dato evidente, oltre che nella proliferazione delle chiese di borgata e dei piloni votivi, nelle scelte di collocazione degli altari fondati da singole famiglie cospicue nei vari nuclei del territorio (Zampicinini 1993). Presso la pieve, ad esempio, nel secolo XIX, i due altari presenti oltre all'altar maggiore, appartengono a due gruppi familiari, uno della prossima Rosingana, ma l'altro composto di residenti in due borgate più lontane, Roletto e Rollegrosse (Rocca 1912, p. 166). A Cocconito, è attestato un «castelfranco», posseduto in condominio dai signori di Montiglio, presente già nel XIII secolo (1206) e probabilmente ancora presente nel secolo XVI (Settia 1973, pp. 906n e 931). All'epoca della Perequazione generale del Piemonte, abbiamo una descrizione di Cocconito come «un luogo di fuochi circa dieci otto dispersi» in cinque «membri o sian cantonate componenti il luogo»: Vale (5 fuochi), Bricco (4 fuochi), Vignaretti (4 fuochi), Pietra (4 fuochi), Prelli (un fuoco) (AST, Camera dei Conti, II Archiviazione, Capo 21, n. 161). I censimenti postunitari accostano all'ex capoluogo (dal 1875, frazione di Cocconato) la frazione Vignaretto (Censimenti 1881-1937).
Giustinito, attestato come sito di chiesa nelle «rationes decimarum» vercellesi dal 1298/99 al 1440, nelle varianti di «de Justrinino», «de Justenito» «de Justrimo» o anche «de Scusteganto» (nell'elenco del 1355-1360). Presente inoltre in una conferma di giuspatronato a signori di Cocconato da parte del vescovo di Vercelli, risalente al 1471 (cfr. i lemmi 'Altre presenze ecclesiastiche' e 'Mutamenti di distrettuazione'). Giustinito, come nome di un quartiere del concentrico di Cocconato, è attestato dal secolo XVII (Settia 1973, pp. 919-920; Tartaglino 1966, p. 72). Piuttosto che a un processo di assorbimento del luogo nel centro insediativo principale, sembra si debba pensare a un trasferimento di popolazione; nei catasti della fine del secolo XVI e dell'inizio del secolo XVII si può infatti leggere un microtoponimo («in Iustinito»), indicante il sito di un bosco, di una cascina e un orto con «sedime», oggi non localizzabile (Settia 1975b, p. 290). «Mons Maior», attestato negli «statuta et otrdinamenta» del consortile dei signori di Cocconato nel 1278, riferibile probabilmente a un centro ancora abitato nel secolo XIV; attestato nei catasti di Cocconato dal secolo XVI, come sito prossimo ai confini con il territorio di Aramengo (Settia 1975b, p. 293). Zunco, documentato come sito di chiesa nella «ratio decimarum» vercellese del 1355/1360 (cfr. il lemma 'Altre presenze ecclesiastiche'). «Zongum» figura tra i «castra, terrae, villae, fortalicia et loca» posseduti dai signori di Cocconato nel 1377 (Settia 1975b, p. 298). Nell'odierna cartografia, è identificabile «Cascina Zunco», a sudovest del capoluogo, a mezza strada tra questo e il rio Meinia.
Negli «statuti e ordinamenti» prodotti dai suoi signori nel 1278, 1342 e 1352 (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 55-106). Cocconato viene evocato solo come «locus» e «castrum» o «castellania» del cui «regimen» è incaricato il castellano di nomina signorile. Nel documento del 1342 si parla dei «capita domorum» del luogo come un'entità da interpellare in pochi (in effetti, due) casi previsti (Gli statuti del consortile di Cocconato, p. 87). Solo a partire dallo «strumento di franchigia» del 1438, compaiono, come destinatari dei diritti loro riconosciuti o confermati dai signori, una «communitas [o «commune»] et homines loci Cocconati», rappresentati da «consules» (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 158-165, in particolare p. 159): «consules et credendarii», nell'atto di dedizione della comunità al duca di Savoia del 1452, ai quali si riconosce la facoltà di «facere suas ordinaciones et reformaciones in consilio sive credencia et alia officia exercere», in forza di quanto «in capitula dicti loci continetur ac iuxta consuetudines dicti loci» (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 180-188, in particolare p. 185). La prestazione di fedeltà ai signori del 1458 avviene in nome della «universitas, homines et incolae et singulares personae [...] loci Coconati», in persona dei loro «sindici et procuratores»; si fa riferimento a «capitula communitatis» (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 189-197, in particolare pp. 190, 194, 195; sui documenti citati cfr. il lemma 'Statuti'). A Cocconato, lo sviluppo di un formale organismo comunitario appare tardivo e incompleto, anche in confronto a una comunità come la vicina Montiglio, pur caratterizzata da una forte presa signorile sulla società locale. Alle soglie della prima età moderna (e, del resto, anche oltre), i rapporti degli abitanti di Cocconato con i loro signori appaiono strutturati da un persistente elemento di fedeltà e dipendenza personale. Ciò non esclude una tensione, altrettanto permanente, fra territorialità e personalità delle forme di esercizio della giurisdizione. Questa tensione è in effetti avvertibile precocemente, intorno alla metà del secolo XIV, quando le dinamiche del popolamento entrano in contrasto con la volontà dei vari membri del consortile di preservare ciascuno il controllo dei propri sudditi che spostano la loro residenza. In risposta, si addiviene all'accordo di regolare consensualmente il reinsediamento dei rispettivi suddditi e la prestazione o l'eventuale affrancamento degli oneri da loro dovuti (Settia 1973, pp. 934-935).
Si sono conservati, in copie del secolo XV, i testi seguenti: «capitula potestatis antiqua» del 10 maggio 1342, «statuta et ordinamenta» del 11 novembre 1352, «statuta et ordinamenta» del 15 gennaio 1459 (Gli statuti del consortile di Cocconato, rispettivamente, pp. 79-89, 90-106, 107-120). Tutti questi documenti sono tuttavia consacrati a disciplinare il funzionamento e i rapporti interni di un «commune consortium», ossia del consortile o lega giurata dei signori del Contado di Cocconato («domini Cochonati»), e non la forma istituzionale di un «commune locis» e i diritti e doveri dei suoi abitanti, benché, invero, due rubriche degli statuti del 1342 prescrivano la consultazione dei «capita domorum» in caso di modifica degli statuti stessi o di rifusione in solido dei danni subiti da un membro del consortile (Gli statuti del consortile di Cocconato, p 87). Più antichi sono gli «ordinamenta et mandata» emanati dai signori di Cocconato («dominos de Cochonati et comittes») il 5 marzo 1260, tramandatici in copia settecentesca, che contengono esclusivamente alcune norme e le tariffe dei pedaggi imposti ai forenses transitanti con merci per il loro territorio («fines terrarum dominorum Cochonati»), esentandone gli abitanti di Cocconato («quod nulla persona de Cochonato debeat solvere pedagium in aliquo loco de terris Cochonati») (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 51-54, cit. p. 51). Della vita dei sudditi si occupano più estesamente gli «statuta et ordinamenta», anch'essi «fatti» dai signori, datati 1 gennaio 1278 (copia sei o settecentesca): composti da 78 rubriche, concernono i poteri del castellano (giusdicente di nomina signorile), norme penali e processuali, norme relative ai danni alle proprietà rurali, a compravendite, fideiussione, mandati e prestiti, la disciplina di alcune attività produttive (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 55-78). Molto più tardi, nel «tenor franchisiae et cessionis facte per et inter [...] Dominos Comites Cocconati et communitatem et homines Cocconati» del 16 aprile 1438 (copia del secolo XVII), viene sancita l'esenzione da tutte le «obbligazioni e servitù» nei confronti dei signori gravanti su «domus, villa et finis Cochonati». L'atto contiene anche norme sulle successioni, sulle compravendite e sul'accesso ai «communia» (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 158­165, in particolare pp. 160, 161 e 163-164). Infine, nell'atto di fedeltà prestato dalla comunità ai suoi signori («comites Radicatae et condomini Cocconati») il 3 ottobre 1458 (copia del secolo XVII), questi confermano «statuta, libertates, franchisiae et capitula» già concessi «agli uomini e alla comunità» dai loro predecessori, riservandosi inoltre il diritto di «reformare, addere, minuere, interpretare et declarare» tali «statuta et capitula», ma solo «concorditer» con due «uomini» di Cocconato, eletti dal consiglio della comunità (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 189-197, cit. a p. 194). Nella franchigia del 1438 si fa riferimento a «capitula communitatis et hominum Cocconati», per confermarli (Gli statuti del consortile di Cocconato, p. 164); nell'atto di dedizione della comunità al duca Ludovico di Savoia, dell' 11 luglio 1452, si citano «capitula dicti loci», insieme con le sue «consuetudines» (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 180-188, cit. p. 185); infine, come si è visto, la dedizione ai signori del 1458, parla di statuti, capitoli, ecc. concessi dai signori agli uomini e alla comunità. Si fa poi, in particolare, cenno a somme monetarie in «solidi» in «capitulis dicte communitatis contentis». Non c'è tuttavia traccia di ordinamenti formalmente scaturiti dalla comunità e approvati dai signori, masoltanto di atti emananti dai signori, che regolano la vita dei sudditi e riconoscono loro alcuni diritti e franchigie, che dovevano valere accanto alle «consuetudines loci»; veri e propri statuti sono esclusivamente i «capitula et statuta dominorum» (un'espressione che troviamo nell'atto di dedizione del 1458), prodotti dai signori per regolamentare i propri rapporti e il proprio consortile (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 32-46, cit. p. 194). Non sono attestati statuti di Cocconito.
Sono documentate numerose operazioni di «misura generale» dalla fine del secolo XVII alla fine del secolo successivo (AC Cocconato, 182/F, 2, Misura generale della terra [1695], 3, Copia di ricognizione dei termini di confine e di misura generale dei beni, finaggio e territorio [1703]; 5, Misura generale del territorio [1753]; 6, Registro della perequazione [1754]; 7, Misura del territorio [1774-1796]; 184/F, Casellario per la misura generale del territorio, voll. 1, 2, 5, [1782]; 185/F, Sommario per la misura generale del territorio, voll. 1-2 [1787]) e una delimitazione del territorio della fine del secolo XIX (AC Cocconato, 183/F, 3, Verbali di delimitazione del territorio [1889]). Nel quadro della Perequazione generale del Piemonte, i territori di Cocconato e di Cocconito risultano essere stati «misurati» nel 1703 (AST, Camera dei Conti, II Archiviazione, Capo 21, n. 1; Nota Alfabetica de' territorii stati misurati coll'indicazione dell'annata nella quale seguì la misura [s.d. ma ca 1731], c. 10r). Altre fonti relative alla Perequazione generale del Piemonte menzionano una precedente operazione di «misura generale» del territorio e di catastazione compiuta nel 1662 a Cocconato e nel 1678 a Cocconito (AST, Camera dei Conti, II Archiviazione, Capo 21, n. 161, cc.38v-39r 39r). Presso l'Archivio comunale si conservano oggi quattro catasti di Cocconato precedenti il secolo XIX (1579-1610, 1628, 1662, 1758) (AC Cocconato, 186/R, Catasto, XVI secolo [1579-1610]; 187/R, Catasto [1628]; 188/F, Rubrica del catasto [1628]; 189/F, Rubrica del catasto [1738]; 190/R, Catasto [1662]; 191/R, Catasto [1758]) e altri redatti tra la fine del secolo XIX e i primi del secolo XX (estremi: 1880-1910) (AC Cocconato, 183/F, 1, Catasto antico [1880-1910]). Sussistono, inoltre, libri delle «mutazioni» (trasferimenti di proprietà) con date di inizio, rispettivamente 1736, 1743, 1790 (AC Cocconato, 201/F, 1-2, Libro delle mutazioni di proprietà [1736], [1743]; 202/R, Libro della mutazioni [1790]), nonché per gli anni 1819-1925 (AC Cocconato, 204/F-214/R, Mutazioni [1819-1925]). Agli anni 1789-1790 risalgono un «sommarione», un «brogliaccio dei beni» (AC Cocconato, 193/R, Brogliasso dei beni [1789]; 194/R, Rubrica delle regioni [1790]; 195/R, Sommarione del catasto [1790]) e «mappe catastali» (AC Cocconato, 196/Rot, Mappa catastale [1789]; 197/C, 1-17, Mappa delle regioni [1789]; 198/C, 1-15, Mappa delle regioni [1789]): una mappa generale (1789) raffigurante l'intero territorio comunale suddiviso in 84 «regioni» e in particelle numerate corrispondenti all'elenco contenuto nel «sommarione» redatto nel 1790; mappe delle regioni agrarie, con delimitazione e misure delle parcelle indicanti i singoli appezzamenti. Resta infine numeroso materiale collegato alla catastazione, tra cui corrispondenza in materia di redazione e aggiornamento dei catasti con estremi cronologici 1663-1774 (AC Cocconato, 182/F, 1, Corrispondenza riguardante i catasti [1663-1774]). Contestualmente alla mappa catastale del 1789, fu delineata una seconda mappa del territorio comunale, intitolata «Perimetro regolare del Luogo e Territorio di Cocconato» (1788), riportante le «strade pubbliche e communi» e la «dimostrazione de cantoni, confine e pezze più riguardevoli». Il documento è riprodotto in Tartaglino 1966, che ne indica la collocazione presso l'Archivio comunale di Cocconato, nel quale tuttavia non risulta più reperibile (Mappe 1789). Per quanto riguarda Cocconito, restano alcune «misure territoriali» condotte fra gli anni 1698 e 1791 (AC Cocconato, Comune di Cocconito, 2/F, 2, Misure del territorio [1698-1791]).
Gli ordinati di Cocconato iniziano nel 1611 e proseguono senza interruzioni, eccettuato il periodo 1799-1814, incontro alle serie otto- e novecentesche delle deliberazioni e dei verbali del consiglio e della giunta comunali (AC Cocconato, Ordinati). Per quanto riguarda Cocconito, si conservano ordinati e poi verbali del consiglio comunale dal 1642 fino all'estinzione del comune, con una lacuna in corrispondenza degli anni 1699-1752, oltre che per il periodo francese (AC Cocconato, Comune di Cocconito, 3/F, 5, Libro degli ordinati [1642-1694]; 6, Ordinati vistati dall'autorità superiore [1753-1798]; 7-8, Registro degli ordinati [1763-1765, 1765-1782]). L'eliminazione dei verbali redatti a Cocconato sotto il governo francese sembra, almeno in parte, il risultato di «cancellazioni» ed «estirpazioni» decise dall'amministrazione comunale durante i primi anni della Restaurazione, a tutela dell'immagine di diversi notabili, compromessa dalla collaborazione con il passato regime (Tartaglino 1966, p. 170).
Nel quadro della distrettuazione carolingia, quello che oggi è il territorio del comune di Cocconato era probabilmente compreso un distretto minore di cui si hanno indizi in carte risalenti alla seconda metà del secolo IX e ai primi anni del secolo successivo, che lo identificano variamente come «comitatus» o «iudiciaria Torrensis» (rispettivamente, aa. 869, 892), «fines Torrenses» (aa. 880, 909), o con altre espressioni assimilabili, dal centro eponimo, di «Castrum Turris» (località scomparsa, sede plebana, situabile nel territorio di Villadeati). Come si può desumere da testimonianze più tarde, in specie astigiane, della seconda metà del secolo XIII, che si riferiscono a un'area, molto probabilmente corrispondente, designata come «Turrexana» (un nome che però affiora anch'esso nella documentazione dal secolo IX), l'antica circoscrizione doveva estendersi a nord del comitato di Asti, tra le propaggini orientali della collina torinese e la confluenza del Po e del Tanaro. Alla «Torresana» del tardo secolo XIII risultano, in particolare, ascrivibili i signori di Cocconato e i luoghi sui quali si esercitava il loro dominio. Essa sembra avere perso un'autonoma caratterizzazione pubblicistica già intorno alla metà del secolo X, quando fu probabilmente smembrata a favore dei comitati cittadini limitrofi di Torino, Asti e Vercelli, per divenire infine, nel secolo successivo, oggetto delle contrastanti ambizioni territoriali degli Aleramici e dei vescovi di Asti e di Vercelli (Settia 1974, in particolare p. 30 e nota 81). Cocconato («Coconao») e Cocconito («Coconile») figurano tra i «castra, possessiones et villae» dei quali Federico I investì, probabilmente ex novo (Gramaglia 1981, pp. 413-414) il marchese Guglielmo V di Monferrato, in uno dei due diplomi indirizzatigli da Belforte il 5 ottobre 1164 (MGH, Diplomata, doc. 466; Gli statuti del consortile di Cocconato, p. 12 e nota 18; Rocca 1912, p. 43; Settia 1975a, p. 243).
Le prime sicure attestazioni documentarie relative a signori identificati dal predicato «di Cocconato» risalgono alla metà circa del secolo XII, mentre il primo di cui si abbiano notizie biografiche abbastanza ampie, Uberto di Cocconato, detto il Conte Grasso, fiorì tra il 1181 e il 1207. In quest'epoca, i di Cocconato, come altri signori territorialmente contigui, appaiono prevalentemente impegnati in una politica di «pluralità degli omaggi» e delle alleanze con i vicini potentati: i vescovi di Vercelli e di Asti, i rispettivi comuni, i marchesi di Monferrato. Dal primo decennio del secolo XIV, con progressiva regolarità, gli esponenti della casata cominciarono ad assumere anche il titolo di «conti di Radicata» (il primo esempio è del 1305). Lo hospicium (consortile) «de Radicata» era nato da un'associazione giurata costituitasi dapprima tra i vari rami dei signori di San Sebastiano Po (succeduti ai primitivi signori di Radicata, di cui non si hanno più notizie dopo il 1178), la cui prima attestazione esplicita risale al 1290, ma di cui vi è forse già un indizio nel 1258. Questa compagine signorile, tra la fine del secolo XIII e gli inizi del secolo XIV, accolse, in seguito a vicende che non è possibile ricostruire, anche i signori di Cocconato, i quali finirono con il prevalervi. Dopo il secolo XVI, il predicato «de Radicata» assunse la forma del cognome «Radicati», finendo con il sostituirsi del tutto all'originario toponimico «di Cocconato». Quest'ultimo rimase tuttavia corrente, nella prima età moderna, per designare i Radicati in quanto membri del loro consortile, per l'appunto come «conti» o «consignori» o «consorti» di Cocconato. Gli statuti di cui tale consortile si dotò nel 1342 (in cui esso, designato come «ius», si configura ancora come unione giurata facoltativa), conobbero redazioni successive, del 1352 (in cui si afferma la dizione «hospicium et domus dominorum Coconati») e del 1459. Già la versione del 1352 configura un organismo particolarmente strutturato e vincolante, retto da un «capitano» scelto tra i consorti, con una procedura elettiva indiretta, improntata a un criterio rappresentativo dei «terzieri» o «colonnellati» (o anche: «cespiti»), di Brozolo, di Casalborgone e di Robella, in cui si era intanto articolata la casata, e che, verso la metà del secolo XV, diedero a loro volta origine ai rami di Brozolo, Casalborgone, Passerano, Primeglio, Robella e Ticineto (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 5-29; Settia 1975a, pp. 122-151, 237-244; Settia 1982). Dalla fine del secolo XVI, ma soprattutto nel corso dei successivi due secoli, varie quote di giursdizione sul feudo di Cocconato pervengono, per via di successione, dote o alienazione, a numerosi personaggi non appartenenti ai ceppi familiari dei Radicati: tra i quali, per limitarci a pochi esempi, membri di casati di area "imperiale", come i Pallavicino o i del Carretto, tra il XVI e il XVII secolo, esponenti della nobiltà di area sabauda come i Galeani o Galleani (poi Galeani Napione), tra il XVII e il XVIII secolo (Guasco 1911, pp. 605-607). Su Cocconito signoreggiava originariamente un ramo, detto appunto di Cocconito, del consortile che controllava la vicina Montiglio. All'inizio del secolo XVI, i di Cocconito alienarono ai conti di Cocconato una parte dei loro diritti di giurisdizione sul luogo (Guasco 1911, pp. 607-608). Ma già nel secolo precedente, esponenti dei Radicati risultano in possesso, per investitura del dal vescovo di Vercelli, il giuspatronato della parrocchia di San Bartolomeo (cfr. il lemma 'Mutamenti di distrettuazione'). Nei secoli XVII e XVIII, acquisirono quote di giurisdizione sul luogo esponenti di famiglie diverse, quali gli Scaglia, conti di Verrua (Guasco 1911, p. 608).
Il consortile dei Radicata, quale si venne configurando tra i secoli XIV e XVI, controllava territori e prerogative, sui quali il vescovo di Vercelli e i marchesi di Monferrato vantavano antichi diritti di superiorità. Nel secolo XIV, i di Cocconato, ormai conti di Radicata, appaiono schierati al fianco dei marchesi di Monferrato, figurando spesso in ruoli eminenti nella loro clientela vassallatica e nella loro «famiglia», a partire dalla morte di Guglielmo VII (1296) e dalla crisi di successione nel marchesato (1305-1310), poi durante le lotte che videro impegnati i marchesi dapprima, alleati degli Acaia, contro lo schieramento guelfo piemontese (comprendente i comuni di Asti, di Chieri e gli Angiò), in seguito, dal 1338, contro gli stessi Acaia e i Visconti. Il più antico documento nel quale membri del consortile si riconoscano esplicitamente vassalli dei marchesi di Monferrato, che non nomina i singoli luoghi infeudati, risale al 1340. Il primitivo sostegno ai nuovi principi della dinastia paleologa venne meno tuttavia di fronte alla loro volontà di conseguire una stabile affermazione di superiorità feudale sui territori in mano ai di Cocconato. Nel 1355, a questi come ad altri esponenti di robuste formazioni signorili del Piemonte meridionale, l'imperatore Carlo IV intimò di prestare il giuramento di fedeltà a Giovanni di Monferrato per tutti i feudi che riconoscevano come dipendenti dall'Impero. Il rinnovo dell'investitura imperiale ai marchesi di Monferrato comprendeva infatti i luoghi sui quali si esercitava la signoria dei di Cocconato. Recalcitranti ad assumere la veste di vassalli dei marchesi di Monferrato, i signori del Contado cercarono protezione in meno vincolanti rapporti di colleganza, dapprima con i Visconti (la prima «aderenza» risale al 1369) e, più tardi, anche con i Savoia. Cocconato seguì, fra il tardo medioevo e la prima età moderna, le più generali vicende del consortile dei signori di Cocconato alle prese con le potenze regionali, scandite, in particolare, dai seguenti atti, nei quali tutti il luogo figura espressamente nominato: aderenza dei di Cocconato al duca di Milano Gian Galeazzo Visconti del 1399; dedizione (condizionata) delle casate di Primeglio, Casalborgone, Passerano e Ticineto verso il duca Ludovico di Savoia nel 1446; successive aderenze, stipulate nel 1455 con Francesco Sforza, e nel 1458 ancora con il duca sabaudo (rinnovata nel 1467) e con il duca di Milano, contestualmente allo scioglimento, previsto dalle clausole della pace di Lodi (1454), del legame vassallatico stabilito con il primo nel 1446; infine, aderenza prestata nel 1499 al Trivulzio, in qualità di luogotenente del re di Francia a Milano. In mezzo a questi avvenimenti che mettono a dura prova la capacità d'iniziativa politica dei suoi signori, si registra una «dedizione spontanea» prestata nel 1452 dalla «comunità e uomini» di Cocconato al duca di Savoia, sotto gli auspici del membro filosabaudo del consortile Giovanni di Casalborgone, un gesto sintomatico di una volontà di emancipazione, che, anche se non eversiva e di lì a poco (1458) riassorbita in un atto di riaffermata fedeltà della comunità ai propri signori, ritroveremo nel sostegno manifestato ai Savoia da Cocconato e dalle altre comunità del Contado alla fine del secolo successivo, nella crisi che segnerà il tramonto dell'autonomia politica della formazione signorile dei Radicati. Intanto, permangono i legami vassallatici stretti nel passato dai di Cocconato con il vescovo di Vercelli, come testimoniano le investiture che nel secolo XV confermano a gruppi di membri del consortile il possesso di decime e diritti di giurisdizione, alcuni dei quali riguardano Cocconato: nel 1438, il «castello e luogo di Cocconato»; nel 1448, i patronati della chiesa di San Bartolomeo di Cocconito e di Santa Maria di Giustinito, nonché la «decima di Rosingana»; nel 1459, la «terza parte del castello e luogo di Cocconato» e altra «porzione» dello stesso luogo; nel 1471, ancora la «terza parte» e altre porzioni del «castello, luogo e pertinenze», ovvero «beni e redditi dipendenti», da essi; inoltre, «due parti delle decime e jus patronato delle chiese di Cocconato», il patronato di San Bartolomeo di Cocconito e Santa Maria di Giustinito e delle «decime di Rosingana». Nel secolo successivo, questo rapporto parrebbe incrinarsi: nel 1505, una sentenza di scomunica sanziona la mancata prestazione del giuramento feudale, mentre nel 1555, il «castello e luogo di Cocconato, giurisdizione e redditi dal medesimo dipendenti», oltre ai patronati sulle chiese del luogo e su San Bartolomeo di Cocconito e a «ogni altra cosa compresa nelle antiche investiture concesse alli Conti di Coconato», già devoluti alla mensa vescovile, vengono reinfeudati al nipote dell'ordinario in carica. Ma soprattutto con il secolo XVI cresce la pressione sabauda sui territori controllati dal consortile, mentre l'influenza milanese è neutralizzata dalla crisi di successione nel ducato: l'ultima alleanza, con Francesco II Sforza, è del 1513. Il legame di aderenza sarà riallacciato solo nel 1565, con Filippo II di Spagna in quanto duca di Milano. Di fronte alle pretese sabaude, i signori di Cocconato si fanno forti della loro qualità di feudatari immediati dell'impero, diretti «fideles imperii». Tra le investiture che essi potevano vantare, non tutte erano autentiche. Era autentica quella concessa da Enrico VII, nel 1310, a Guido di Cocconato, che, al seguito del marchese di Monferrato Teodoro I Paleologo, aveva accompagnato il re da Chieri a Milano. Ad essa erano seguite, nel secolo successivo, quelle di Sigismondo (1413) e Federico IV (1469), mentre le più antiche, attribuite a Federico I (1186) e a Federico II (1249), al pari di un «privilegio» di Carlo d'Angiò del 1280, sono quasi sicuramente dei falsi, fabbricati probabilmente sul finire del secolo XV o agli inizi del secolo XVI. Il falso diploma di Federico I, con la sua enumerazione puntigliosa e ridondante di luoghi e diritti - tra i quali, molto importanti, quelli di pedaggio sulle principali strade del territorio -, serviva in particolare a rafforzare le rivendicazioni avanzate dai conti sul Piovanato di Meirate e in rapporto ad altre situazioni contenziose con il Monferrato, mentre quello attribuito a Federico II sottraeva in perpetuo i loro feudi all'autorità dei vicari imperiali, precisamente quell'autorità della quale si fregiavano i duchi di Savoia. Nuove investiture imperiali giunsero da Massimiliano I (1512), che però mantenne anche in seguito (1518) l'infeudazione dei possessi dei di Cocconato a Filiberto di Savoia decretata una prima volta nel 1503, da Carlo V (1530) e infine da Rodolfo II (1585), il cui diploma riproduce l'intera serie degli atti precedenti, autentici e falsi. Questi ultimi ebbero probabilmente anche un ruolo nel promuovere la dizione «Contado di Cocconato» («comitatus Coconati»), ancorando in tal modo la connotazione pubblicistica del titolo comitale associato al predicato di Radicata all'ambito territoriale sul quale si esercitava allora concretamente il potere del consortile. Nel 1584, una «transazione», o «convenzione» che assoggettava al dazio generale del Monferrato alcune strade del Contado, fino ad allora caparbiamente difese come «imperiali» e «franche» da ogni prelievo (eccettuato il pedaggio riscosso dal consortile sui transitanti forestieri), scatenò una sollevazione delle comunità del Contado contro i loro signori, colpevoli di aver ceduto alle pressioni monferrine, violando i diritti di libero transito dei loro sudditi. Il malumore fu aggravato dal tentativo di scaricare sulle comunità stesse il peso delle contribuzioni imperiali dovute dai conti, sostenuto da azioni giudiziarie e sequestri. Anche facendo leva sulla rivolta, che verosimilmente contribuì a orchestrare, nel 1586, il duca di Savoia Carlo Emanuele I riuscì infine a negoziare con i signori del consortile di Cocconato una "transazione", in cui essi accettavano di sottoscrivere una "aderenza" per i loro feudi di Brozolo, Passerano e Robella, e un condizionato riconoscimento di superiorità feudale per Aramengo, Capriglio, Cocconato, Cocconito, Marmorito, Primeglio e Schierano. L'approvazione accordata a quest'atto nel 1588 dall'imperatore Rodolfo II ne restrinse allo stesso tempo la portata. L'imperatore, infatti, escluse il carattere «ligio» del giuramento di fedeltà al quale i conti si erano piegati verso il duca di Savoia e negò di fatto a quest'ultimo, pur riconfermandolo suo vicario, lo «ius de non appellando» nei confronti dei feudatari imperiali, cioè l'inappellabilità di fronte alla giustizia imperiale delle sentenze emanate dalle magistrature sabaude (AST, Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, m. 26, Investitura concessa dal Marchese Giovanni di Monferrato a Tholomeo, e Brandalisio Conti di Coconato de' feudi, ch'essi, e loro Antecessori hanno riconosciuto da' Marchesi di Monferrato in feudo retto, e gentile [25 agosto 1340]; Ordine dell'Imperatore Carlo IV alli Conti di Coconato di prestare la fedeltà al Marchese Giovanni di Monferrato per gli feudi, che riconoscevano dall'Impero; AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 12, Cocconato 1186 in 1505, n. 6: Aderenza fatta al Duca di Milano Gio. Galeazzo Visconti da Pietro di Primeglio fu Oberto del tezero di Casalborgone per li Castelli, e Luoghi di Coconato, Casalborgone, Robella, Brosolo, Aramengo, Primeglio, Schierano, Passerano, Marmorito, La Piovà, Cerretto, Bagnasco, Capriglio, Corzione, Maynito, Cerialio, e Casalotto [5 maggio 1399]; Cocconato 1186 in 1505, n. 10, 1438 in 1499. Volume continente li seguenti Titoli. Investitura concessa dal Vescovo di Vercelli a favore dei Matteo fu Guglielmo, Luchino, e Petrino fratelli, Gioanni, et Enrietto fratelli, Antonio di Primeglio, Gabriele di Passerano a suo nome, e di Guglielmo,e Bonifacio, Franceschino, Abellone, e Guidetto suoi Nipoti, Tomaso, Teodoro, e Gio. Nipoti di d.to Gio. di Casalborgone, Bartolomeo, e Percivallo fu Ottobone, Antonio di Passerano a suo nome tutti de Consignori di Cocconato, e Radicati, del Castello, e Luogo di Cocconato[12 novembre 1438]; Investitura concessa dal d. to Vescovo di Vercelli a favore di Gio., et Enrico fu Manfredo de Consig.ri di Cocconato, del Castello, e Luogo di Corsione, Patronati della Chiesa di S. Bartolo di Cocconato, e S.ta Maria di (spazio bianco) e due parti della Decima di Rosingana [12 novembre 1448]; Investitura concessa dal Vescovo di Vercelli a favore di Petrino fu Opizio, et Anto. fu Luchino de Sig.ri di Cocconato, e Brosolo, de Conti di Radicate, Scipione fu Teodoro a suo nome, e come Tutore di Gio., Annibale, Gasparino, et Arech suoi fratelli, Gio. Lodovico fu Gio. Giaco. di d.ti Sig.ri di Brosolo, della 3a parte del Castello, e Luogo di Cocconato redditi, e ragioni feudali dalli d.ti feudi dippend.ti [23 giugno 1459]; Investitura concessa dal Vescovo di Vercelli a favore di Scipione fu Teodoro de Conti di Cocconato, e Brosolo, e de Conti Radicati a suo nome, e come Procu.re di Gio., Annibale, Gasparino, et Arech suoi fratelli, Anto., Fran.co, e Bernardo fratelli fu Luchino, Barnaba, Gio. Bartol.o, e Battista fratelli fu Pietro, Opizio figlio di d.to Pietro, Davide fu Matteo Patruo di d.to Scipione, Gio. Lod.co fu Gio. Giaco. suo cugino, Gio. Benedetto fu Luchino, Gabriele, Bonifacio, e Filippo fu Pietro tutti de Conti di Radicati Consig.ri di Cocconato, e Brosolo, della 3a parte del Castello, Luogo, e pertinenze di Cocconato Giuris.ne, redditi, e pertinenze feudali dalli d.ti Luoghi dippendenti [30 marzo 1471]; [25 aprile 1471]; Invest.ra concessa dal Vescovo di Vercelli a favore di Giaco. fu Gio. Robella Procu.re di Gio. di Ticinetto fu Guidetto, Gio. Giaco., Anto., Bartol.o, e Manfredo fratelli di Passerano, Giaco., e Bonifacio fu Tomaso, Galeazzo, e Gio. Fran.co fu Pietro di Ticinetto, Gio. Anto., Bartol.o, e Manfredo fu Onorato di Robella, Gabriele, Percivalo, e Bartol.o fratelli di Passerano, Giaco., e Bonifacio fu Tomaso di Primeglio, Pietro, Crispino, et Audriolo fratelli fu Guglielmo di Primeglio, Raffaele, Uberto, Giorgio, e Dom.co fu Anto. di Primeglio, Arech, Gio., Annibale, e Gasparino fu Teodoro, Davide, e Gio. Lod.co tutti di Brosolo, Antonio, Francesco, Bernardo, e Benedetto fratelli fu Luchino, Bernaba, Opizio, Gabriele, Gio. Bartol.o, Battista, Filippo, e Bonifacio fratelli fu Petrino tutti de Conti di Radicati, e Consig.ri di Cocconato, del Castello, e Luogo di Cocconato, beni, e redditi dal med.mo dippend.ti, due parti delle Decime, e jus patronato delle Chiese di Cocconato jus patronato della Chiesa di Cocconito; Aderenza fatta da Ottobone di Passerano de ' Conti Radicati, e Consig.re di Coconato a loro nome, e Proc.ri di tutti gli altri Consig.ri di d.o Contado di Radicati, e Coconato al Luogoten.te Gen.le e Maresciale di Fr.a Gio. Giac.o Triulzio per li Castelli, e Luoghi di Coconato Coconato, Brosolo, Robella, Ceretto, La Piovà, Castelvechio, Bagnasco, Capriglio, Meynito, Berzano, Casalotto, Passerano, Primeglio, Schierano, Gracetto, Marmorito, Aramengo, La Torre, Casalborgone, S. Sebastiano, Piazzo, Monteu, Ticinetto e loro dipendenze [10 ottobre 1499]; Cocconato 1186 in 1505, n. 22: Transonto aut.co dell'Aderenza fatta alli Duchi di Sav.a e di Milano da Gabriele figlio di Ottobone di Passerano [.] tutti Radicati de ' Consignori di Coconato per li Castelli, e feudi di Coconato, Ticineto, Robella, Cerretto, Piovata, Castelvechio, Bagnasco, Capriglio, Maynito, Ceriale, Casalotto, Passerano, Primeglio, Schierano, Marmorito, Aramengo, Casalborgone, S. Sebastiano, Piazzo, Monteu et altri luoghi da' med.i posseduti sotto l'osservanza delle condizioni, e patti ivi espressi [14 ottobre 1458]; n. 24: Aderenza fatta da Gio. di Ticineto, et Iberto di Primeglio de ' Sig.ri di Coconato [...] a loro nome, et degl'altri Sig.ri di Coconato al Duca Amedeo di Sav.a per li Castelli del Contado di Coconato [12 marzo 1467]; n. 31: Atti di Ottobono di Passerano, Thomaso di Passerano, Gio. di Casalborgone, Antonio di Primeglio, Cesare, e Bonifacio di Brosolo contro la Mensa Episcopale di Vercelli d'Appellazione della Sentenza di Scomunica proferta contro d.ti ss.ri p. non esser comparsi personalmente avanti il Vescovo di Vercelli a prestar la fedeltà p. li feudi da medemi posseduti nel Contado di Coconato [1505]; m. 13, Cocconato 1506 in 1585, 1555, n. 32: Investitura concessa dal Vescovo di Vercelli à favore di Federico Ferrero suo Nipote del Castello e Luogo di Coconato, giurid.ne e redditi dal med.o dipendenti, Luoghi di Schierano, Robella, Corsione e Brosolo [31 agosto]; n. 35: Aderenza fatta dalli Conti di Cocconato al Re Filippo di Spagna come Duca di Milano a tenore di quella fatta p. li d. ti Conti al Duca Francesco Sforza sotto li 28 9mbre 1458 ivi tenorizata [14 aprile 1565]; AST, Corte, Paesi, Monferrato, Confini per A e B, P, n. 6, 1240-1673. Documenti e Lettere risguardanti le pendenze territoriali che vi furono tralli Duchi di Monferrato, e li Signori di Passerano quand'erano Feudatarj dell'Impero; e l'acquisto, che de' loro feudi fu offerto dal Duca Carlo Emanuele I, cc. 196r- 240r, Lettere et capitulationi sopra quali si stabilì poi la transattone per il passo di Gola Stretta et del Montazzo, in particolare cc. 227r-231 v, Instr.o di transattone con li signori di Passerano & Coconato [Casale, 4 giugno 1583]; AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 14, Cocconato 1586 in 1713, n. 1: Transazione tra il Duca Carlo Em.le P.mo, Percivale Pallavicino di Passerano, Conrado, Marco Emiglio, et Ercole Padre, e fig.li, Giaco. di Passerano a suo nome, e di Alessandro, Gabriele, e Gio. Batt.a suoi fratelli, e Tolomeo, e Massimigliano suoi Nipoti, Percivale di Robella, Gio. Matteo di Brosolo, e Luca pure di Brosolo a suo nome, e di Anto. suo fratello tutti de Conti di Cocconato, p. quale d.ti Conti si sono sottomessi alla fedeltà verso d.to Duca p. li Castelli, e Luoghi di Passerano, Robella, Brosolo, Cocconato, Aramengo, Cocconito, Primeglio, Schierano, Marmorito, e Craviglio, sotto l'osservanza de patti, e condi.ni ivi specificate colli Giuramenti di Fedeltà prestata dalli sud.ti Conti al Duca Carlo Em.le p. li sud.ti Luoghi sotto li 8 Feb.ro, 21 Marzo, 26 Giugno, 11, e 12 luglio d.to anno; n. 4: Transunto della Confirmazione fatta dall'imp.r Rodolfo della Transazione passata tra 'l Duca Carlo Emanuel Primo, e li Conti di Radicati, e Coconato per il Giuramento di Fedeltà dovuto a d.i Conti ad esso Duca [31 marzo 1588]; Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 5-48, 123-139, 140, 145-157; Settia 1975a, pp. 122-151, 237­244; Settia 1982). Furono gli anni delle guerre del Monferrato, tra il 1612 e il 1631, a segnare la definitiva integrazione del Contado di Cocconato nella compagine degli Stati sabaudi e l'inizio del progressivo disfacimento del consortile. Il consolidarsi della giurisdizione sabauda su Cocconato andò di pari passo con la sua integrazione nella provincia di Asti, confermata dall'ordinamento settecentesco relativo alle intendenze, alle prefetture e alle assise dei giudici (1723, 1724, 1729, 1730 e 1749) (Cassetti 1996; Duboin 1818-1869, III, pp. 58, 72, 79, 98, 133, 160). Anche all'interno della maglia amministrativa francese, Cocconato seguì le sorti del territorio della vecchia provincia di appartenenza, aggregato, senza sostanziali alterazioni, a una circoscrizione di livello dipartimentale o circondariale, avente per capoluogo Asti. Inizialmente, si trattò del dipartimento del Tanaro, creato durante il primo effimero periodo di occupazione (1799). Con il ritorno dei Francesi e in seguito alla riorganizzazione amministrativa del 1805, Asti fu a capo di un circondario («arrondissement») compreso nel dipartimento di Marengo (capoluogo: Alessandria). Nel quadro di questa distrettuazione, Cocconato fu «capo di cantone», presiedendo a una circoscrizione comprendente i comuni di Aramengo, Brozolo, Brusasco, Cavagnolo, Cocconito, Marcorengo, Marmorito, Monteu da Po, Moransengo, Piazzo, Robella, Tonengo e Verrua. Al termine della parentesi napoleonica, Cocconato tornò, nel 1814, a far parte della ricostituita provincia di Asti che, dopo alcune instabili riorganizzazioni mandamentali nel 1818, fu ridotta a circondario della divisione amministrativa, poi provincia di Alessandria nel 1859. Per tutto l'Ottocento, il comune di Cocconato fu capoluogo di un «mandamento», ossia circoscrizione di pretura, comprendente Aramengo, Cerreto, Marmorito, Moransengo, Piovà, Robella e Tonengo (Casalis 1839, p. 285; Cassetti 1996; Sturani 1995; Sturani 2001; Tartaglino 1966, pp. 161-162, 195-197). Nel 1926, il circondario di Asti, come gli altri circondari della provincia di appartenenza, confluì nel circondario di Alessandria, a sua volta soppresso (1927), «costituendo il suo territorio l'intera provincia di Alessandria» (Variazioni 1925-1927, p. 1). Infine, nel 1935, 105 comuni, tra i quali Cocconato, furono staccati dalla provincia di Alessandria e riuniti alla neoistituita provincia di Asti (Variazioni 1934-1936, pp. 7, 8-11; Bordone 2006; Gamba 2002, p. 50). Cocconato ha aderito alla Comunità collinare “Unione Versa Astigiana”.
Nel 1875 venne soppresso e aggregato a Cocconato il comune di Cocconito. La misura giunse al termine di un lungo e contrastato percorso. La proposta di aggregazione del piccolo comune di Cocconito a Cocconato risulta infatti formulata per la prima volta dall'intendente provinciale di Asti nel 1845. Essa fu tuttavia accolta con freddezza dal consiglio comunale di Cocconato, che pose alcune pregiudiziali: un solo consigliere in rappresentanza dell'ex comune; la ricaduta interamente a carico dei residenti di Cocconito delle spese per il mantenimentio della loro parrocchia e del maestro di scuola; la confluenza del patrimonio comunale di Cocconito in quello di Cocconato, indistintamente; di contro, il riparto distinto delle imposte. Queste condizioni furono giudicate inaccettabili dal consiglio di Cocconito e bloccarono per lungo tempo il progetto, che fu ripreso solo nel contesto della riorganizzazione postunitaria dell'amministrazione locale, nel 1867, quando la Deputazione provinciale di Alessandria impose ai due comuni di fornire pareri motivati in merito. Dopo un'iniziale impasse sulle posizioni di vent'anni prima, il consiglio comunale di Cocconato rinunciò alle sue riserve, limitandosi a puntualizzare che la posizione del comune aggregato avrebbe dovuto essere in tutto identica a quella di una qualsiasi altra frazione. Accogliendo una richiesta avanzata in tal senso da Cocconito, il consiglio finì tuttavia con il riconoscere una esplicita parificazione della sua nuova frazione con quella di Tuffo, la più cospicua del territorio. I consigli di Cocconito e Cocconato espressero perciò il loro assenso all'unione rispettivamente nel dicembre 1873 e nel gennaio 1874, seguiti dall'approvazione del consiglio provinciale nel settembre dello stesso 1874 (Variazioni 1889, p. 4; Tartaglino 1966, pp. 190-192). Nel quadro della politica di accorpamento dei comuni minori perseguita dal governo fascista su scala nazionale, nel 1928 vennero soppressi e aggregati al comune di Cocconato i comuni di Moransengo e di Tonengo (Variazioni 1927-1930, pp. 3, 5 e 7). Con la Liberazione, furono accolte le istanze di scorporo e ricostituzione avanzate dai due ex comuni: per quanto riguarda Tonengo, nel novembre 1946, per Moransengo, nel marzo 1947 (Variazioni 1939-1949, pp. 12-13).
Nello «instrumentum franchisiae» del 1438 (cfr. il lemma 'Statuti'), si fa riferimento a «communia quae retroactis temporibus fuerunt ad adhuc sunt communitatis et hominum Coconati», confermandone il possesso alla comunità, pur riservandosi i signori di servirsene come di consueto limitatamente al proprio fabbisogno: «quod [...] domini Coconati possint uti in dictis communibus pro ut assueti sunt pro usu suo tantum» (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 163-164). Secondo un atto di «descrizione e consegnamento» redatto dalla comunità di Cocconato (come da altre comunità della provincia di Asti) nel 1721, essa possedeva oltre 344 giornate in appezzamenti sparsi in numerose regioni del territorio, classificati come «boschi di rovere» (145 giornate, la tipologia di gran lunga più consistente), «prati» e «prati selvatici», «pascoli», «gerbidi» (incolti), «rocce» e «terra nuda». Si trattava, secondo la fonte, di «beni antichi della Comunità», mai iscritti a catasto («non mai affetti al catastro»), che venivano sia direttamente utilizzati per il pascolo dai «particolari del luogo» (cioè dagli abitanti, o piuttosto, dai locali possessori di terre) sia affittati a singoli privati, ricavandone utili destinati «a beneficio dell'universal registro», cioè a sollevare i contribuenti di una parte corrispondente delle spese comuni e degli oneri fiscali ricadenti sul possesso fondiario. Il reddito più sostanzioso (120 lire all'anno) proveniva dall'affitto dei boschi, «tutti boschi di rovere da fogare», che durava «d'ogni otto in dieci anni circa una volta» (AST, Camera dei Conti, II Archiviazione, Capo 21, n. 73: Provincia d'Asti, Immuni e communi, Coconito, Cocconato [1721]). Intorno alla metà del secolo (1753), il territorio della comunità di Cocconato risultava composto per il 18 per cento da boschi e per quasi il 9 per cento da «gerbidi» (incolti), questi ultimi «appena valevoli per mantenere il pascolo a bestiami, per essere infecondi d'erbaggio». Una parte significativa, ma non esattamente determinabile, era di proprietà del comune, perché le usurpazioni dei privati colpivano in apparenza di frequente questi terreni, «occupati da terzi senza pagamento di prezzo ed eziandio senza concorso a carichi». La comunità continuava ad affittare il taglio dei propri boschi cedui, ma anch'essi erano minacciati da forme di appropriazione quasi abituali («pare che sii lecito», commenta l'intendente provinciale) da parte di privati che ne operavano «il tagliamento in tempi indiscreti» o vi facevano pascolare abusivamente il proprio bestiame (Relazione 1753, ff. 96r-96v e 97v). Nel secolo XIX, mentre prosegue la pratica dell'affitto dei boschi comunali e della vendita dei «tagli» boschivi, con una regolarità che sembra però venir meno alle soglie degli anni Sessanta (AC Cocconato), iniziano ripetute vendite di beni comunali, quali i gerbidi di Tuffo e incolti e, in misura minore, terreni boschivi, in varie altre regioni (numerose quelle site dal lato del torrente Versa o, come Tuffo, oltre il torrente, quali Bausignano, Bonvino, Monte, Pieve, Rosingana, Vai, Serre, Via Crosa) tra il 1826 e il 1864, con un'intensificazione alla fine del decennio 1850. Negli ultimi vent'anni del secolo, il processo fu completato da numerose alienazioni di siti di strade abbandonate e altre «strisce di terreno» (AC Cocconato). La fonte citata del 1721 ci mostra una situazione assai differente a Cocconito, dove i beni comunali si riducono a meno di una giornata di «gerbido», presso il confine con Brozolo e Moransengo, «terreno sterile, sassoso et d'alcun reddito», utilizzabile esclusivamente per il «mero pascolo» (AST, Camera dei Conti, II Archiviazione, Capo 21, n. 73: Provincia d'Asti, Immuni e communi, Coconito, Cocconato [1721]).
L'intera fascia di territorio compresa fra i torrenti Stura e Versa fu oggetto di un secolare conflitto giurisdizionale tra il Contado di Cocconato e la signoria di Montiglio, sulla quale tra il basso medioevo e la prima età moderna si consolidava il dominio monferrino. Particolarmente ben documentato è il contenzioso che si incentrò sulla «villa» o «contrada» di Rosengana. Sopito durante il secolo XV, il suo riaccendersi fu conseguenza del sequestro di alcune proprietà situate nel territorio della villa, decretato dal giudice di Montiglio nel 1547 o poco prima, in seguito al mancato pagamento di «censi et altre cose» che i suoi signori ritenevano di loro spettanza (AST, Camera dei conti, art. 773, vol. 2, n. 33: Atto di missione in possesso in esecuzione di Sentenza proferta contro li particolari di Cocconato ad instanza di Tommaso e Giovanni Domenico de Cocastello e Guglielmo de Braida ed altri Signori di Montiglio di certa proprietà pretesa nelle fini di Montiglio e massime nella Contrada di Rosingana [1547]). L'esecuzione della sentenza era però nei fatti inattuabile, perché il controllo su Rosengana era esercitato in quel momento dai signori di Robella e di Cocconato, membri del consortile che reggeva il Contado. In quanto vassalli del marchese di Monferrato, i signori di Montiglio sollecitarono allora l'intervento del loro superiore feudale, rappresentato in quegli anni dalla reggente Anna d'Alen9on. Quest'ultima scelse apparentemente di adottare una posizione poco assertiva riguardo alla titolarità della giurisdizione su Rosingana, e propose al capitano e ai conti di Cocconato una ricognizione del luogo affidata a «commissari» delle due parti, in vista di una soluzione consensuale. Nel frattempo, la reggente esortava i conti a non impedire la riscossione dei «fitti e censi» dovuti ai propri vassalli, a loro volta invitati a rilasciare uomini e bestie di Robella sequestrati per rappresaglia (AST, Corte, Paesi, Monferrato, Confini per A e B, M, n. 11, 1257 a 1665. Vol.e di Scritture sopra le diferenze territoriali tra Montiglio, e Robella, e Cocconato spezialm.te sulla Contrada di Rosengana tral p.mo e l'ultimo di d.i Luoghi, e sulla Contrada della Mestiola tral secondo e l'ultimo; Copia di Lettere della Marchesa Anna d'Alencon di Monferrato alli SS.i di Cocconato, colle Risposte di questi, sulla controversia loro colli SS.i di Monteglio circa alcuni fondi stati aggiudicati a questi ultimi per diffetto del pagam. to de ' pesi, cc. 1-8 v). I signori di Montiglio sostenevano di essere in grado di documentare «l'esercizio della giuridizione sulla villa di Rosingana» con un lodo del 1305 e con registri del catasto e ruoli delle taglie che avrebbero illustrato la continuità del loro potere di imposizione fiscale sulle terre del luogo «per anni 142», fino cioè al 1447. Riguardo al periodo successivo, citavano una «sentenza arbitramentale in possessorio» del 1452 (ASAt, Archivio Cocconito di Montiglio, m. 24 [v.s. 17], n. 1374: Alia rattificatio d.nor. Montilj absentium [9 giugno 1452]; AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 12, Cocconato 1186 in 1505, n. 15: Atti Compromissorij seguiti nanti Nicolino d'Altavilla Arbitro eletto s.a le differenze vertenti trà li Sig.ri e Comm.tà di Coconato, et li Sig.ri e Comm.tà di Montiglio per li Confini di d.i Luoghi di Coconato e Montiglio con la sentenza à fav.e di d.i SS.ri di Montiglio et Appellazione de ' Sig.ri di Coconato al Duca Lud.co di Sav.a [1452]; AST, Corte, Paesi, Monferrato, Confini per A e B, M, n. 11, 1257 a 1665. Vol.e di Scritture sopra le diferenze territoriali tra Montiglio, e Robella, e Cocconato spezialm.te sulla Contrada di Rosengana tral p.mo e l'ultimo di d.i Luoghi, e sulla Contrada della Mestiola tral secondo e l'ultimo; Memoria, colla quale si dimostra che Monteglio per tutto il controscritto tempo fu sempre nell 'esercizio della giurisdizione sulla Villa di Rossengana, cc. 11r-11 v) e la «transazione» conclusa con i signori di Robella nel 1483, che aveva nuovamente fissato il confine tra i due luoghi, riconoscendo e ripristinando i «termini» divisori ne indicavano il tracciato (ASAt, Archivio Cocconito di Montiglio, m. 24 [v.s. 17], n. 1368: Copia imperfetta, e non autentica di transaz.e seguita tra i s.ri di Montiglio, e la Comunità di Robella per li confini de ' respettivi Territorj [ottobre 1482]; AST, Corte, Paesi, Monferrato, Confini per A e B, M, n. 11, 1257 a 1665. Vol.e di Scritture sopra le diferenze territoriali tra Montiglio, e Robella, e Cocconato spezialm.te sulla Contrada di Rosengana tral p.mo e l'ultimo di d.i Luoghi, e sulla Contrada della Mestiola tral secondo e l'ultimo; Copia di Transazione tralli SS.i di Robella, a mediazione d'Oberto Tonengo, ed Amaldo Castelletto, per cui resta convenuto estendersi l'un e l'altro territorio sin alla Stura, come linea di divisione, cc. 10r-10v AST, Corte, Paesi, Monferrato, Confini per A e B, M, n. 11, 1257 a 1665. Vol.e di Scritture sopra le diferenze territoriali tra Montiglio, e Robella, e Cocconato spezialm.te sulla Contrada di Rosengana tral p.mo e l'ultimo di d.i Luoghi, e sulla Contrada della Mestiola tral secondo e l'ultimo; Copia di Transazione tralli SS.ri di Robella e li SS.i di Monteglio, p. virtù di cui si determinano Confini de' loro Territorj, colla specificazione de' Termini divisorj, cc. 12r- 13 v). Sappiamo però da altre fonti che nel primo decennio del secolo XVI non erano mancati scontri e violenze lungo i confini (AST, Camera dei conti, art. 773, vol. 1, n. 27: Processo fiscale formato dal Podestà di Montiglio di suo mero officio ed alla querela delli procuratori dei Consignori di detto luogo contro il Nobile Enrietto e Giovanni Francesco di Cocconato dei Consignori di Robella e prete Giovanni Maria fu Giovanni, dei Consignori di Robella contro altri loro complici e massime Giovanni Mauro, Giovanni di Monale ed altri, per asserta violenze usate per causa dei confini di Montiglio [27 settembre 1507]; n. 28: Atti di querela data avanti il Podestà di Montiglio instanti Giacomo Durando, figlio di Piero, seco giunti li Signori di detto luogo di Montiglio, contro il Signor Brandalisio de ' Consignori di Robella ed altri seguaci, per causa d'abduzione di bovi con barozza del suddetto Durando, passando per li Confini di Montiglio e Robella verso la Stura, luogo contenzioso [17 agosto 1509]; n. 29: Sentenza proferta nella causa delli Nobili di Montiglio contro quelli di Cocconato per fatto di confini [1511]). In ogni caso, nel 1547, alle autorità monferrine risultò evidentemente impossibile ricomporre il conflitto, visto che un nuovo addensamento documentario in corrispondenza degli anni 1563-1564 ne segnala la permanenza. In questa fase del loro intricato rapporto, se da un lato il Contado di Cocconato e il Monferrato appaiono ufficialmente impegnati al provvisorio mantenimento dello status quo territoriale, in attesa dell'avvio di una procedura di definizione concordata, sul terreno, l'iniziativa locale mette a segno rappresaglie e atti di possesso, attività in cui si distinguono gli uomini di Cocconato, i quali, sindaci in testa, organizzano spedizioni armate di mietitori ai danni delle proprietà di notabili di Montiglio. I rappresentanti delle parti si incontrano dopo varie dilazioni, ma disputano sulla «mira», «per transverso» contro «per dritta linea», dei termini di confine e mettono reciprocamente in dubbio l'attendibilità dei documenti esibiti. Intanto, le azioni di fatto compiute sul terreno alimentano un'altra strategia perseguita a livello dei contatti al vertice, quella della nominazione. Secondo quanto scrivevano i signori del Contado alla reggente Margherita Gonzaga, le proprietà del messer Pettenato di Montiglio colpite dalla «esecuzioni» (taglio e sequestro di messi) per il mancato pagamento di taglie pretese dalla comunità di Cocconato, in quanto iscritte nel suo catasto «tanto vecchio come novo», erano situate nella «contrada dell'Isola», non compresa nella «proibizione» che, per comune accordo imponeva alle parti di astenersi da iniziative unilaterali nel territorio conteso, e soprattutto mai toccata dalle rivendicazioni dei signori di Montiglio. La prova migliore l'avrebbe fornita un elenco delle «possessioni di Rosingana» descritte «ciascuna particolarmente sotto le sue coerenze» e «domandate al loro registro» prodotto dagli stessi signori di Montiglio nel corso di «un processo fatto al tempo del Re di Francia in Torino» (AST, Camera dei conti, art. 773, vol. 2, n. 40: Atti di Giorgio Meschiavino, Domenico de Cocastello e Francesco Malpassuto Consignori di Montiglio, a loro nome e come procuratori delli altri Consorti in detto feudo contro Alberto Ticinetto e Giovanni Battista di Robella, dei SS.i di Cocconato, a loro nome e come procuratori degli altri Consorti in detto feudo per fatto di Confini [1564]; AST, Corte, Paesi, Monferrato, Confini per A e B, M, n. 11, 1257 a 1665. Vol.e di Scritture sopra le diferenze territoriali tra Montiglio, e Robella, e Cocconato spezialm.te sulla Contrada di Rosengana tralp.mo e l'ultimo di d.i Luoghi, e sulla Contrada della Mestiola tral secondo e l'ultimo; Diverse Lettere concernenti queste diferenze, cadenti sopra la Contrada denominata Rossengana, quali diferenze non si veggono sin qui finite, ma solo diffuggj per una parte, e per l'altra, cc. 19-38r). Come si vede, dal lato del Contado, il contenzioso sulle terre di Rosingana coinvolge, in maniera non facilmente districabile, ma apparentemente non conflittuale, almeno per quanto ci lasciano scorgere le fonti sulla base delle quali possiamo ricostruirlo, tanto la comunità di Robella quanto quella di Cocconato, accanto al consortile che riunisce i loro signori. Gli abitanti di Cocconato risultano peraltro possedere beni in Rosingana, e a Montiglio se ne è fatta la «consegna» nel 1547 (ASAt, Archivio Cocconito di Montiglio, m. 24 [v.s. 17], n. 1375: Consegnamento fatto dagl'Uomini di Cocconato d'alcuni beni posseduti nel Territorio di Montiglio Contrada di Rosingana [4 marzo 1547]; n. 1376: Coconato, e Montiglio. Confini. 1557 alli 3 di febraro. Memoria delle scriture che Gio. Jacomo Crosa deve lassar al s.r Dalboscho in Turino). Dopo una «transactio, et conventio pro finibus» fra «i conti e la comunità di Cocconato», da una parte, e «i consignori di Montiglio», dall'altra, siglata nel 1563, interviene una sistemazione dei confini del Contado e della comunità di Cocconato con Montiglio nel 1569 (AC Cocconato, Pergamene, Sistemazione di confini fra il territorio della Comunità di Cocconato ed il Marchesato di Monferrato; ASAt, Archivio Cocconito di Montiglio, m. 24 [v.s. 17], n. 1385: Confini di Montiglio con Robella, e Coconato). Occasioni di controversia, tuttavia, si ripresentano nel secolo XVII e, ancora nel 1688, si disputa intorno a un. termine divisorio fra i territori di Montiglio, Robella, e Coconato (ASAt, Archivio Cocconito di Montiglio, m. 24 [v.s. 17], n. 1383: Termine divisorio de' Territorj di Montiglio, e Robella, e Coconato. Podestà Beccaria [1688]; AST, Corte, Paesi, Monferrato, Confini per A e B, M, n. 11, 1257 a 1665. Vol.e di Scritture sopra le diferenze territoriali tra Montiglio, e Robella, e Cocconato spezialm.te sulla Contrada di Rosengana tral p.mo e l'ultimo di d.i Luoghi, e sulla Contrada della Mestiola tral secondo e l'ultimo; Alcune Lettere riguard.ti le succenn.e controversie, ed altre insorte tra Robella e Monteglio, delle quali però non se ne vede quivi il proseguim.to, cc. 46r-51 v). Altri contenziosi territoriali, questa volta interni al Contado, riguardarono invece i confini con le comunità di Marmorito e di Brozolo. Il primo durò almeno dal 1599 al 1638, per riaccendersi comunque nel secolo successivo, come testimonia la confezione di un «tipo regolato del finaggio» nel 1749, «in contraddittorio» dei rappresentanti delle due comunità. L'area contesa, collinare e in gran parte boscosa, risulta localizzata tra il rivo Meinia, la regione Tabiella e l'odierna Cascina Zunco, intorno al Bricco Rotondo. I contrasti di Cocconato con Brozolo si manifestarono nel 1556, a proposito della localizzazione di alcune «bosie» (buche) che segnavano il confine fra i due territori; una «declaratio et liquidatio finium» tra i due luoghi, imposta da una sentenza emessa da giudici scelti tra i «comites Radicate», terminò provvisoriamente la controversia, che tuttavia tornò a riaccendersi intorno al 1600 (AC Cocconato, 13/F, 1, Atti di lite contro Brozolo e contrade diverse [1605-1607]; 182/F, 4, Planimetria del finaggio di Cocconato e Marmorito [1749]; 12/F, 2, Atti di lite contro Marmorito [1599-1605]; AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 13, Cocconato 1506 in 1585, n. 34: Atti, e Sentenza de Delegati nelle diferenze tra li Sig.ri, e Communità di Cocconato, e Brosolo p. li Confini di d.ti Luoghi di Cocconato, e Brosolo [22 giugno 1556]; Rocca 1912, pp. 129-130). Tra la fine del secolo XVII agli anni Sessanta del secolo XVIII, a cadere in controversia sono invece i confini tra la borgata Tuffo e la comunità di Cocconito. Ma strascichi della contesa si protraggono nel secolo XIX e interferiscono con la redazione e aggiornamento dei catasti (AC Cocconato, 182/F, 8, Pezze catastali per i finaggi con Cocconito [1824]; Comune di Cocconito, 2/F, 3, Atti di lite contro Cocconato [1695-1715]; 12/F, Lettere riguardanti la causa contro Tuffo [1710-1766]). Il lungo stato di litigiosità con Cocconito, al pari di quello più risalente con Montiglio, influenzerà in maniera duratura il clima dei rapporti fra le due comunità, esprimendosi anche nella diffidenza con cui furono accolti localmente i progetti di unione dei due comuni avanzati dalle autorità provinciali nel secolo XIX (Tartaglino 1966, pp. 190-192). Da segnalare infine una vertenza, oggetto di una sentenza arbitrale del 1471, tra gli «uomini» di Cocconato, Tonengo e San Sebastiano da Po - comunità sulle quali i consorti di Cocconato conservavano a quest'epoca alcune quote di giurisdizione, accanto ad altri signori -, pur non riguardando propriamente la giurisdizione su porzioni di territorio, ma la proprietà di terre site nella regione Valore, attualmente fra Tonengo e Casalborgone, per lo stretto legame spesso emergente fra i due elementi ne «pratiche del territorio» del medioevo e della prima età moderna (AC Cocconato, Pergamene, Sentenza pronunciata da Pietro di Primeglio sulla vertenza fra gli uomini di Cocconato e quelli di Tonengo e San Sebastiano per la proprietà di terre in regione Valore).
AC Cocconato (Archivio Storico del Comune di Cocconato): 10/F, 1, Atti di lite per i finaggi del cantone di Thò (1708-1711); 12/F, 2, Atti di lite contro Marmorito (1599-1605); 13/F, 1, Atti di lite contro Brozolo e contrade diverse (1605-1607); 24/F, 1, Ordinati e delibere varie (1611-1869); 2-3: Libro degli ordinati (1624-1634), (1632-1645); 25/F, 1, Libro degli ordinati (1645-1656); 26/F-31/F, 1: Registro degli ordinati (1657-1670), (1658-1664), (1677-1688), (1689-1694), (1670-1677), (1698­1712), (1710-1719), (1719-1741), (1741-1759), (1759-1765), (1760-1765), (1766­1775); 31/F, 2-3, Libro degli ordinati (1766-1775), (1775-1785); 32/F, 1-3, Registro degli ordinati (1793-1796), (1796-1799), (1799-1800); 33/F, 4, Registro degli atti consolari (1798); 34/F, 1-2, Registro degli ordinati approvati (1814-1817), (1814­1819); 35/F-51/F: Registro degli ordinati (originali, approvati, con decreti), Registro degli atti, dei verbali originali, degli atti soggetti a insinuazione, delle delibere originali del Consiglio/della Giunta (1821-1955); 63/F, 1, Vendita beni comunali (1826); 2, Deliberamento dei gerbidi comunali di Thou e Capellone (1838); 3, Vendita di gerbido in regione Giustizie (1854); 4, Progetto di vendita di terreno boschivo in regione Giustizie (1850-1855); 5, Vendita boschi in regione Capellone, Albaretto, Porschera e terreni abbandonati nelle regioni Via Crosa, Bausignano, Bricco dei Conigli o Serre, Braja, Montemaggiore (1855); 6, Vendita gerbido in regione Capellone (1855-1856); 8, Vendita terreni abbandonati in regione Pieve, Marcellina, Costa, Rosignano, Bracco, Via Crosa, Tiroglio, Vaj, Moglia, Bonvino (1858); 9, Motivazioni vendita beni comunali boschivi nelle regioni Mezzana, Serre, Ronco del Papa (1858-1859); 11, Vendita gerbidi (1864); 63/F, 12, Vendita siti di strade vecchie (1869); 13, Vendita strisce stradali abbandonate (1880-1896); 14, Vendita striscia di terreno in regione Rocca (1887); 15, Vendita sito di strada vecchia del Foino (1895-1896); 16, Vendita sede stradale abbandonata a Tuffo (1896-1897); 65/F, 1, Deliberamenti affitto boschi comunali (1815-1821); 2, Ordini di vendita taglio boschi (1822-1833); 72/F, 1-8, Vendita tagli boschivi (1850-1859); 9, Vendita cedui boschivi (1859-1861); 182/F, 1, Corrispondenza riguardante i catasti (1663-1774); 182/F, 2, Misura generale della terra (1695), 3, Copia di ricognizione dei termini di confine e di misura generale dei beni, finaggio e territorio (1703); 5, Misura generale del territorio (1753); 6, Registro della perequazione (1754); 7, Misura del territorio (1774-1796); 182/F, 4, Planimetria del finaggio di Cocconato e Marmorito (1749); 184/F, Casellario per la misura generale del territorio, voll. 1, 2, 5, (1782); 185/F, Sommario per la misura generale del territorio, voll. 1-2 (1787); 186/R, Catasto, XVI secolo (1579-1610); 187/R, Catasto (1628); 188/F, Rubrica del catasto (1628); 189/F, Rubrica del catasto (1738); 183/F, 1, Catasto antico (1880-1910); 215/F-216/F, Possessori proprietà (1880-1897); 190/R, Catasto (1662); 191/R, Catasto (1758); 193/R, Brogliasso dei beni (1789); 194/R, Rubrica delle regioni (1790); 195/R, Sommarione del catasto (1790); 196/Rot, Mappa catastale (1789); 197/C, 1-17, Mappa delle regioni (1789); 198/C, 1-15, Mappa delle regioni (1789); 201/F, 1-2, Libro delle mutazioni di proprietà (1736), (1743); 202/R, Libro della mutazioni (1790); 204/F-214/R, Mutazioni (1819-1925); 182/F, 8, Pezze catastali per i finaggi con Cocconito (1824); 217/F-221/F, Volture catastali (1882-1897); 183/F, 3, Verbali di delimitazione del territorio (1889); Comune di Cocconito, 2/F, 3, Atti di lite contro Cocconato, (1695-1715); 2/F, 2, Misure del territorio (1698-1791); 12/F, Lettere riguardanti la causa contro Tuffo (1710-1766); Comune di Cocconito, 3/F, 5, Libro degli ordinati (1642-1694); 6, Ordinati vistati dall'autorità superiore (1753-1798); 7-8, Registro degli ordinati (1763-1765), (1765-1782); Pergamene, Sentenza pronunciata da Pietro di Primeglio sulla vertenza fra gli uomini di Cocconato e quelli di Tonengo e San Sebastiano per la proprietà di terre in regione Valore (1471); Pergamene, Sistemazione di confini fra il territorio della Comunità di Cocconato ed il Marchesato di Monferrato (1569); ASAt (Archivio di Stato di Asti), Archivio Cocconito di Montiglio, m. 24 (v.s. 17), nn. 1368-1386, Serie di atti riguadanti i confini di Montiglio con Robella, Murisengo, Cunico, Cocconato, Piovà, Corteranzo (1452-1736);n. 1374: Alia rattificatio d.nor. Montilj absentium (9 giugno 1452); n. 1368: Copia imperfetta, e non autentica di transaz.e seguita tra i s.ri di Montiglio, e la Comunità di Robella per li confini de' respettivi Territorj (ottobre 1482); n. 1375: Consegnamento fatto dagl'Uomini di Cocconato d'alcuni beni posseduti nel Territorio di Montiglio Contrada di Rosingana (4 marzo 1547); n. 1376: Coconato, e Montiglio. Confini. 1557 alli 3 di febraro. Memoria delle scriture che Gio. Jacomo Crosa deve lassar al s.r Dalboscho in Turino; n. 1383: Termine divisorio de ' Territorj di Montiglio, e Robella, e Coconato. Podestà Beccaria (1688); n. 1385: Confini di Montiglio con Robella, e Coconato.
A.S.T., Sezioni Riunite, Camera dei conti, art. 773, vol. 1, n. 4, Autentico di Sentenza arbitramentale proferta nelle differenze vertenti tra li SS.ri e Comunità di Montiglio da una parte e li SS.ri di Robella dall'altra per causa dell'acqua del fiume Stura (1257); n. 27: Processo fiscale formato dal Podestà di Montiglio di suo mero officio ed alla querela delli procuratori dei Consignori di detto luogo contro il Nobile Enrietto e Giovanni Francesco di Cocconato dei Consignori di Robella e prete Giovanni Maria fu Giovanni, dei Consignori di Robella contro altri loro complici e massime Giovanni Mauro, Giovanni di Monale ed altri, per asserta violenze usate per causa dei confini di Montiglio (27 settembre 1507); n. 28: Atti di querela data avanti il Podestà di Montiglio instanti Giacomo Durando, figlio di Piero, seco giunti li Signori di detto luogo di Montiglio, contro il Signor Brandalisio de' Consignori di Robella ed altri seguaci, per causa d'abduzione di bovi con barozza del suddetto Durando, passando per li Confini di Montiglio e Robella verso la Stura, luogo contenzioso (17 agosto 1509); n. 29: Sentenza proferta nella causa delli Nobili di Montiglio contro quelli di Cocconato per fatto di confini (1511); vol. 2, n. 33: Atto di missione in possesso in esecuzione di Sentenza proferta contro li particolari di Cocconato ad instanza di Tommaso e Giovanni Domenico de Cocastello e Guglielmo de Braida ed altri Signori di Montiglio di certa proprietà pretesa nelle fini di Montiglio e massime nella Contrada di Rosingana (1547); n. 40: Atti di Giorgio Meschiavino, Domenico de Cocastello e Francesco Malpassuto Consignori di Montiglio, a loro nome e come procuratori delli altri Consorti in detto feudo contro Alberto Ticinetto e Giovanni Battista di Robella, dei SS.i di Cocconato, a loro nome e come procuratori degli altri Consorti in detto feudo per fatto di Confini (1564); n. 46: Atti fatti per li frutti de beni che possedono quelli di Cocconato e Robella sopra le fini di Montiglio (1616); Camera dei Conti, II Archiviazione, Capo 21, n. 1; Nota Alfabetica de' territorii stati misurati coll'indicazione dell'annata nella quale seguì la misura (s.d. ma ca 1731), c. 10r; n. 73: Provincia d'Asti, Immuni e communi, Coconito, Coccconato (1721); n. 161: Registro delle notizie prese da Commissarj deputati per la verificaz.ne de Contratti a Corpo de beni dal 1680 al 1711 inclusive circa la qualità delle Misure e Registro de beni di caduna Comunità del Piemonte, e denominaz.ne de Cantoni Membri, e Cassinali [s.d.]; Corte, Paesi, Monferrato, Confini per A e B, M, n. 11, 1257 a 1665. Vol.e di Scritture sopra le diferenze territoriali tra Montiglio, e Robella, e Cocconato spezialm.te sulla Contrada di Rosengana tral p.mo e l'ultimo di d.i Luoghi, e sulla Contrada della Mestiola tral secondo e l'ultimo; Copia di Transazione tralli SS.i di Robella, a mediazione d'Oberto Tonengo, ed Amaldo Castelletto, per cui resta convenuto estendersi l'un e l'altro territorio sin alla Stura, come linea di divisione, cc. 10r-10v (1257); Memoria, colla quale si dimostra che Monteglio per tutto il controscritto tempo fu sempre nell'esercizio della giurisdizione sulla Villa di Rossengana, cc. 11r-11 v Copia di Transazione tralli SS.ri di Robella e li SS.i di Monteglio, p. virtù di cui si determinano Confini de' loro Territorj, colla specificazione de' Termini divisorj, cc. 12r-13v; Copia di Lettere della Marchesa Anna d'Alencon di Monferrato alli SS.i di Cocconato, colle Risposte di questi, sulla controversia loro colli SS.i di Monteglio circa alcuni fondi stati aggiudicati a questi ultimi per diffetto del pagam.to de' pesi, cc. 1- 8v (aprile-agosto 1547); Diverse Lettere concernenti queste diferenze, cadenti sopra la Contrada denominata Rossengana, quali diferenze non si veggono sin qui finite, ma solo diffuggj per una parte, e per l'altra, cc. 19-38r; Alcune Lettere riguard.ti le succenn.e controversie, ed altre insorte tra Robella e Monteglio, delle quali però non se ne vede quivi ilproseguim.to, cc. 46r-51 v; Corte, Paesi, Monferrato, Confini per A e B, P, n. 6, 1240-1673. Documenti e Lettere risguardanti le pendenze territoriali che vi furono tralli Duchi di Monferrato, e li Signori di Passerano quand'erano Feudatarj dell'Impero; e l'acquisto, che de' loro feudi fu offerto dal Duca Carlo Emanuele I, cc. 196r-240r, Lettere et capitulationi sopra quali si stabilì poi la transattione per il passo di Gola Stretta et del Montazzo, in particolare cc. 227r-231 v, Instr.o di transattione con li signori di Passerano & Coconato (Casale, 4 giugno 1583); Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, m. 26, Investitura concessa dal Marchese Giovanni di Monferrato a Tholomeo, e Brandalisio Conti di Coconato de' feudi, ch'essi, e loro Antecessori hanno riconosciuto da' Marchesi di Monferrato in feudo retto, e gentile (25 agosto 1340); Ordine dell'Imperatore Carlo IV alli Conti di Coconato di prestare la fedeltà al Marchese Giovanni di Monferrato per gli feudi, che riconoscevano dall'Impero (1355); Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 12, Cocconato 1186 in 1505, n. 6: Aderenza fatta al Duca di Milano Gio. Galeazzo Visconti da Pietro di Primeglio fu Oberto del tezero di Casalborgone per li Castelli, e Luoghi di Coconato, Casalborgone, Robella, Brosolo, Aramengo, Primeglio, Schierano, Passerano, Marmorito, La Piovà, Cerretto, Bagnasco, Capriglio, Corzione, Maynito, Cerialio, e Casalotto [5 maggio 1399]; n. 10, 1438 in 1499. Volume continente li seguenti Titoli: Investitura concessa dal Vescovo di Vercelli a favore dei Matteo fu Guglielmo, Luchino, e Petrino fratelli, Gioanni, et Enrietto fratelli, Antonio di Primeglio, Gabriele di Passerano a suo nome, e di Guglielmo,e Bonifacio, Franceschino, Abellone, e Guidetto suoi Nipoti, Tomaso, Teodoro, e Gio. Nipoti di d.to Gio. di Casalborgone, Bartolomeo, e Percivallo fu Ottobone, Antonio di Passerano a suo nome tutti de Consignori di Cocconato, e Radicati, del Castello, e Luogo di Cocconato [12 novembre 1438]; Investitura concessa dal d.to Vescovo di Vercelli a favore di Gio., et Enrico fu Manfredo de Consig.ri di Cocconato, del Castello, e Luogo di Corsione, Patronati della Chiesa di S. Bartol.o di Cocconato, e S.ta Maria di (spazio bianco) e due parti della Decima di Rosingana [12 novembre 1448]; Investitura concessa dal Vescovo di Vercelli a favore di Petrino fu Opizio, et Anto. fu Luchino de Sig.ri di Cocconato, e Brosolo, de Conti di Radicate, Scipione fu Teodoro a suo nome, e come Tutore di Gio., Annibale, Gasparino, et Arech suoi fratelli, Gio. Lodovico fu Gio. Giaco. di d.ti Sig.ri di Brosolo, della 3a parte del Castello, e Luogo di Cocconato redditi, e ragioni feudali dalli d.ti feudi dippend.ti [23 giugno 1459]; Investitura concessa dal Vescovo di Vercelli a favore di Scipione fu Teodoro de Conti di Cocconato, e Brosolo, e de Conti Radicati a suo nome, e come Procu.re di Gio., Annibale, Gasparino, et Arech suoi fratelli, Anto., Fran.co, e Bernardo fratelli fu Luchino, Barnaba, Gio. Bartol.o, e Battista fratelli fu Pietro, Opizio figlio di d.to Pietro, Davide fu Matteo Patruo di d.to Scipione, Gio. Lod.co fu Gio. Giaco. suo cugino, Gio. Benedetto fu Luchino, Gabriele, Bonifacio, e Filippo fu Pietro tutti de Conti di Radicati Consig.ri di Cocconato, e Brosolo, della 3a parte del Castello, Luogo, e pertinenze di Cocconato Giuris.ne, redditi, e pertinenze feudali dalli d. ti Luoghi dippendenti [30 marzo 1471]; Invest.ra concessa dal Vescovo di Vercelli a favore di Giaco. fu Gio. Robella Procu.re di Gio. di Ticinetto fu Guidetto, Gio. Giaco., Anto., Bartol.o, e Manfredo fratelli di Passerano, Giaco., e Bonifacio fu Tomaso, Galeazzo, e Gio. Fran.co fu Pietro di Ticinetto, Gio. Anto., Bartol.o, e Manfredo fu Onorato di Robella, Gabriele, Percivalo, e Bartol.o fratelli di Passerano, Giaco., e Bonifacio fu Tomaso di Primeglio, Pietro, Crispino, et Audriolo fratelli fu Guglielmo di Primeglio, Raffaele, Uberto, Giorgio, e Dom.co fu Anto. di Primeglio, Arech, Gio., Annibale, e Gasparino fu Teodoro, Davide, e Gio. Lod.co tutti di Brosolo, Antonio, Francesco, Bernardo, e Benedetto fratelli fu Luchino, Bernaba, Opizio, Gabriele, Gio. Bartol.o, Battista, Filippo, e Bonifacio fratelli fu Petrino tutti de Conti di Radicati, e Consig.ri di Cocconato, del Castello, e Luogo di Cocconato, beni, e redditi dal med.mo dippend.ti, due parti delle Decime, e jus patronato delle Chiese di Cocconato jus patronato della Chiesa di Cocconito [25 aprile 1471]; Aderenza fatta da Ottobone di Passerano de ' Conti Radicati, e Consig.re di Coconato a loro nome, e Proc.ri di tutti gli altri Consig.ri di d.o Contado di Radicati, e Coconato al Luogoten.te Gen.le e Maresciale di Fr.a Gio. Giac.o Triulzio per li Castelli, e Luoghi di Coconato Coconato, Brosolo, Robella, Ceretto, La Piovà, Castelvechio, Bagnasco, Capriglio, Meynito, Berzano, Casalotto, Passerano, Primeglio, Schierano, Gracetto, Marmorito, Aramengo, La Torre, Casalborgone, S. Sebastiano, Piazzo, Monteu, Ticinetto e loro dipendenze [10 ottobre 1499]; n. 15: Atti Compromissorij seguiti nanti Nicolino d'Altavilla Arbitro eletto s.a le differenze vertenti trà li Sig.ri e Comm.tà di Coconato, et li Sig.ri e Comm.tà di Montiglio per li Confini di d.i Luoghi di Coconato e Montiglio con la sentenza à fav.e di d.i SS.ri di Montiglio et Appellazione de ' Sig.ri di Coconato al Duca Lud.co di Sav.a (1452); n. 22: Transonto aut.co dell'Aderenza fatta alli Duchi di Sav.a e di Milano da Gabriele figlio di Ottobone di Passerano (...) tutti Radicati de' Consignori di Coconato per li Castelli, e feudi di Coconato, Ticineto, Robella, Cerretto, Piovata, Castelvechio, Bagnasco, Capriglio, Maynito, Ceriale, Casalotto, Passerano, Primeglio, Schierano, Marmorito, Aramengo, Casalborgone, S. Sebastiano, Piazzo, Monteu et altri luoghi da ' med.i posseduti sotto l'osservanza delle condizioni, e patti ivi espressi (14 ottobre 1458); n. 24: Aderenza fatta da Gio. di Ticineto, et Iberto di Primeglio de' Sig.ri di Coconato (...) a loro nome, et degl'altri Sig.ri di Coconato al Duca Amedeo di Sav.a per li Castelli del Contado di Coconato (12 marzo 1467); n. 31: Atti di Ottobono di Passerano, Thomaso di Passerano, Gio. di Casalborgone, Antonio di Primeglio, Cesare, e Bonifacio di Brosolo contro la Mensa Episcopale di Vercelli d'Appellazione della Sentenza di Scomunica proferta contro d.ti ss.ri p. non esser comparsi personalmente avanti il Vescovo di Vercelli a prestar la fedeltà p. li feudi da medemi posseduti nel Contado di Coconato (1505); m. 13, Cocconato 1506 in 1585, 1555, n. 32: Investitura concessa dal Vescovo di Vercelli à favore di Federico Ferrero suo Nipote del Castello e Luogo di Coconato, giurid.ne e redditi dal med.o dipendenti, Luoghi di Schierano, Robella, Corsione e Brosolo (31 agosto); n. 34: Atti, e Sentenza de Delegati nelle diferenze tra li Sig.ri, e Communità di Cocconato, e Brosolo p. li Confini di d.ti Luoghi di Cocconato, e Brosolo (22 giugno 1556); n. 35: Aderenza fatta dalli Conti di Cocconato al Re Filippo di Spagna come Duca di Milano a tenore di quella fatta p. li d.ti Conti al Duca Francesco Sforza sotto li 28 9mbre 1458 ivi tenorizata (14 aprile 1565); m. 14, Cocconato 1586 in 1713, n. 1: Transazione tra il Duca Carlo Em.le P.mo, Percivale Pallavicino di Passerano, Conrado, Marco Emiglio, et Ercole Padre, e fig.li, Giaco. di Passerano a suo nome, e di Alessandro, Gabriele, e Gio. Batt.a suoi fratelli, e Tolomeo, e Massimigliano suoi Nipoti, Percivale di Robella, Gio. Matteo di Brosolo, e Luca pure di Brosolo a suo nome, e di Anto. suo fratello tutti de Conti di Cocconato, p. quale d.ti Conti si sono sottomessi alla fedeltà verso d.to Duca p. li Castelli, e Luoghi di Passerano, Robella, Brosolo, Cocconato, Aramengo, Cocconito, Primeglio, Schierano, Marmorito, e Craviglio, sotto l'osservanza de patti, e condi.ni ivi specificate colli Giuramenti di Fedeltà prestata dalli sud.ti Conti al Duca Carlo Em.le p. li sud.ti Luoghi sotto li 8 Feb.ro, 21 Marzo, 26 Giugno, 11, e 12 luglio d.to anno; n. 4: Transunto della Confirmazione fatta dall'imp.r Rodolfo della Transazione passata tra 'l Duca Carlo Emanuel Primo, e li Conti di Radicati, e Coconato per il Giuramento di Fedeltà dovuto a d.i Conti ad esso Duca (31 marzo 1588).
Antiche mappe dell'Archivio Storico di Cocconato, s.l. s.d. (catalogo della mostra, Cocconato 22-24 settembre 1989).
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Le strutture insediative e giurisdizionali del territorio di Cocconato tra il basso medioevo e la prima età moderna appaiono profondamente debitrici di una plurisecolare inclusione nel Contado che dal luogo mutuò il nome. Il consortile dei Radicata, i signori del Contado, nella forma raggiunta intorno alla metà del secolo XIV, fu in effetti un organismo coeso, gerarchizzato, retto da ufficiali dotati di forti poteri coercitivi sui singoli membri, vincolati, tra le altre cose, a una politica concertata sia in caso di alienazione o acquisto di beni e diritti di giurisdizione sia nel rapporto con i sudditi (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 40-45). Almeno alle soglie della prima età moderna, ad esempio, singoli membri del consortile risultano spesso titolari di diritti reali e personali sparsi in punti diversi del Contado, non di rado, parrebbe, attraverso il controllo di specifici «fuochi» o «capi di casa», probabilmente per effetto di uno spontaneo movimento delle popolazioni, delle quali tuttavia gli originari legami di dipendenza non si sono offuscati, grazie alla politica saldamente concertata dei loro signori. Poiché i «terzieri» o «colonnellati» in cui si articola il consortile appaiono organizzati su basi di lignaggio o parentela e hanno smarrito progressivamente una proiezione territoriale coerente, in un contesto dunque, nello stesso tempo, di frammentazione e di intreccio, anche per le transazioni interne al consortile su quote di proprietà terriera, giurisdizione o sudditi, si richiede e si osserva, di norma, un largo consenso.
Alla compattezza del fronte signorile corrispondono comunità locali dal basso profilo istituzionale e dotate di scarsa autonomia amministrativa. Consoli e «consigli di credenza» sono dappertutto assenti o tardivi: la capacità di rappresentanza degli abitanti del Contado risiede forse fino al secolo XV esclusivamente o principalmente nelle assemblee di «capita domorum» (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 36-40). Nello stesso tempo, le caratteristiche di "sovralocalità" o piuttosto "translocalità" associate al dominio signorile sono passibili di suscitare risposte collettive coordinate tra sudditi residenti in luoghi diversi, ma dipendenti da un medesimo signore o gruppo di signori, piuttosto che solidarietà rigidamente circoscritte a singoli insediamenti.
Per quanto riguarda la collocazione geopolitica di Cocconato e dell'intero Contado, essa si può definire, insieme con l'intera fascia collinare situata a nord e nord-ovest di Asti, tra la conca astigiana e le sponde del Po, come una permanente situazione di frontiera: un'area segnata per secoli dall'intersezione di forme di inquadramento territoriale diverse e perlopiù concorrenti. Dapprima si trattò dell'incontro, non privo di tensioni territoriali, tra circoscrizioni plebane appartenenti a diocesi diverse, quali le pievi vercellesi di Industria (Monteu da Po) e di Pino (Pino d'Asti), quella eporediese di San Sebastiano (San Sebastiano da Po) e quella astigiana di «Meirate» (Piovà Massaia). In seguito, tra il secolo XII e il secolo XIII l'area fu teatro dell'affermazione dei poteri temporali dei vescovi di Vercelli e di Asti, quindi dell'espansionismo di comuni cittadini, quali Chivasso, Chieri e Asti. Più avanti nel corso del secolo XIII, a condizionarne gli sviluppi politici, intervenne la costruzione conflittuale di un confine tra le sfere d'influenza del comune di Asti e del Marchesato del Monferrato (Gramaglia 1981; Settia 1975b). Infine, a partire dal tardo secolo XIV, vi si affrontarono lo stesso Marchesato del Monferrato e gli stati regionali in gestazione dei Savoia e dei duchi di Milano (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 16-29).
Questo territorio risultò tra il secolo XI e il secolo XIII particolarmente propizio al radicamento e all'espansione di dinamiche formazioni signorili, organizzate in forma di consortile su base familiare o tra diverse famiglie più o meno strettamente imparentate o anche semplicemente legate da rapporti e accordi di vicinia. Internamente, questo tipo di assetto dava vita a una sorta di condominio patrimoniale, fondiario e giurisdizionale, in grado di limitare efficacemente la frammentazione successoria altrimenti inevitabile nella generale assenza di un principio e di una pratica coerente di primogenitura (Gli statuti del consortile di Cocconato, pp. 44-45). Sul versante esterno, consentiva di assorbire, conservando un alto livello di autonomia politica, i legami di cittadinatico, alleanza, clientela vassallatica, affiliazione fazionaria, che vari associati erano spinti o costretti a stringere con i principali poteri che si affacciavano di volta in volta nell'area. Il Contado di Cocconato fu la più salda e duratura di queste formazioni territoriali che si svilupparono in uno spazio, geografico e politico, interstiziale, fra poteri territoriali che inseguivano concorrenti aspirazioni egemoniche. Ai suoi confini, mostrarono caratteri e potenzialità in parte simili i domini del consortile costituito dai signori di Montiglio, sebbene già nel corso del secolo XIII cadessero sotto il controllo dei marchesi di Monferrato (si veda la scheda dedicata a Montiglio Monferrato).
Abbiamo visto poi come un altro elemento che contraddistinse il Contado di Cocconato - così come, in forma meno autonoma o meno duratura, anche la signoria dei Montiglio e la rete di feudi, in gran parte ecclesiastici, controllati poco più a sud fra i secoli XIV e XV dalla potente famiglia astigiana dei Pelletta (si veda la scheda dedicata a Cossombrato) - fu la sua spiccata vocazione al controllo della fitta trama stradale, sorta attorno ai grandi assi di comunicazione, di impianto romano longitudinali al Po, tra Asti e la Pianura Padana, o paralleli al fiume, tra Casale e Chieri, o Torino (Battistoni, Lombardini 2007; Gli statuti del consortile di Cocconato; Settia 1970). Ricordiamo come fin dal 1232 tra il comune di Genova e il Marchese di Monferrato, e tra quest'ultimo e i signori di Cocconato, San Sebastiano, Tonengo, Cocconito, Montiglio e Aramengo, esistessero convenzioni che garantivano ai mercanti genovesi la praticabilità e la sicurezza di un tratto stradale, passante per il territorio di quei luoghi, appartenente all'asse Genova-Asti-Torino. Mentre i pedaggi stabiliti dagli «ordinamenta et mandata» del 1260 ebbero validità fino al secolo XVIII (Gli statuti del consortile di Cocconato, p. 8 n. 13, pp. 51-54; Settia 1970, pp. 55-66). Durante la prima età moderna, le principali tensioni di confine insorte tra il Contado di Cocconato e lo Stato del Monferrato riguardarono, direttamente o indirettamente, diritti su strade, dazi e pedaggi. Sullo scorcio del secolo XVI, questo scenario locale di intrecci e conflitti di giurisdizione su strade e territori costituì un elemento non secondario del complesso gioco politico e diplomatico che portò all'assoggettamento del Contado ai duchi di Savoia (AST, Corte, Paesi, Monferrato, Confini per A e B, P, n. 6, 1240-1673. Documenti e Lettere risguardanti le pendenze territoriali che vi furono tralli Duchi di Monferrato, e li Signori di Passerano quand'erano Feudatarj dell 'Impero; e l'acquisto, che de ' loro feudi fu offerto dal Duca Carlo Emanuele I, cc. 196r-240r, Lettere et capitulationi sopra quali si stabilì poi la transattione per il passo di Gola Stretta et del Montazzo, in particolare cc. 227r-231 v, Instr.o di transattione con li signori di Passerano & Coconato [Casale, 4 giugno 1583]; AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 14, Cocconato 1586 in 1713, n. 1: Transazione tra il Duca Carlo Em.le P.mo, Percivale Pallavicino di Passerano, Conrado, Marco Emiglio, et Ercole Padre, e fig.li, Giaco. di Passerano a suo nome, e di Alessandro, Gabriele, e Gio. Batt.a suoi fratelli, e Tolomeo, e Massimigliano suoi Nipoti, Percivale di Robella, Gio. Matteo di Brosolo, e Luca pure di Brosolo a suo nome, e di Anto. suo fratello tutti de Conti di Cocconato, p. quale d.ti Conti si sono sottomessi alla fedeltà verso d.to Duca p. li Castelli, e Luoghi di Passerano, Robella, Brosolo, Cocconato, Aramengo, Cocconito, Primeglio, Schierano, Marmorito, e Craviglio, sotto l'osservanza de patti, e condi.ni ivi specificate colli Giuramenti di Fedeltà prestata dalli sud.ti Conti al Duca Carlo Em.lep. li sud.ti Luoghi sotto li 8 Feb.ro, 21 Marzo, 26 Giugno, 11, e 12 luglio d.to anno).
Il Contado aveva del resto confini esterni tradizionalmente porosi e, in parte, indefiniti, ai quali faceva riscontro, al suo interno, uno sviluppo debole e frammentato di territori comunitari compatti, ostacolato dall'esistenza di vasti possedimenti dei signori, che si configuravano come veri e propri «tenimenti separati», caratterizzati da un opaco inquadramento territoriale. Né, d'altro canto, l'incastellamento determina effetti duraturi di accentramento insediativo: nei singoli luoghi, anche in presenza di un castello, questo non definisce il territorio circostante, ricchissimo di nuclei di tipo cantonale, anche molti piccoli.
Per alcuni aspetti dell'organizzazione territoriale di Cocconato, come in generale delle altre comunità del Contado fra il tardo Medioevo e la prima età moderna, non sembra improprio richiamare quelle situazioni di «finaggio comune», ossia di promiscuità territoriale fra luoghi tutt'altro che sconosciute al Piemonte coevo (Bordone 2006b). Ciò si adatta, in particolare, all'area di Rosingana, apparentemente caratterizzata da una forma di condivisione pacifica tra Cocconato e un'altra comunità compresa nel Contado quale Robella, e conflittuale con Montiglio, appartenente invece a una formazione signorile diversa e tradizionalmente rivale (anche se non mancano gli intrecci di diritti giurisdizionali fra i due consortili). Al carattere indistinto o instabile del confine di Cocconato e di Robella con Montiglio contribuisce l'intersezione all'apparenza diffusa dei possessi fondiari degli abitanti delle tre comunità (AST, Camera dei conti, art. 773, vol. 2, n. 46: Atti fatti per li frutti de beni che possedono quelli di Cocconato e Robella sopra le fini di Montiglio [1616]). Esso si viene comunque precisando, attraverso un percorso intensamente contenzioso, alla fine del secolo XVI, sotto la pressione del consolidamento delle rispettive aree di influenza dei duchi di Savoia e di quelli di Monferrato. D'altra parte, sebbene anche tra i luoghi interni al Contado siano stati tracciati confini, e presumibilmente da lungo tempo (esempi riguardanti i confini, attestati dai segni sul terreno come dalla memoria delle popolazioni, tra Cocconato, Robella e Brozolo in AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 13, Cocconato 1506 in 1585, n. 34: Atti, e Sentenza de Delegati nelle diferenze tra li Sig.ri, e Communità di Cocconato, e Brosolo p. li Confini di d.ti Luoghi di Cocconato, e Brosolo [22 giugno 1556]), una rigida fissazione dei rispettivi ambiti territoriali sembra un'esigenza, nel complesso, meno avvertibile prima del passaggio, pur contrastato e graduale, sotto la superiorità sabauda. Così, la comunità di Cocconato nei secoli XVII e XVIII sperimenta crescenti tensioni territoriali e un litigioso processo di delimitazione con Marmorito e Brozolo. Il venir meno del complesso equilibrio esterno e interno del Contado nel periodo della sua autonomia conduce in qualche modo all'adeguamento del suo spazio interno al modello comunitativo dello stato regionale sabaudo, indubbiamente sotto la pressione delle sue inedite esigenze fiscali, ma anche della relativa decadenza dell'importanza strategica ed economica della zona come nodo «franco» di transiti. Nel territorio di Cocconato, l'irriducibile policentrismo, insediativo e politico a un tempo, tuttavia resiste e, come in altre aree di feudalità imperiale del Piemonte, continua allora ad esprimersi sotto forme diverse, negli investimenti devozionali che, tra XVIII e XIX secolo, fondano o rivitalizzano cappelle di cantone ed edicole campestri, altari e processioni (Torre 1992).
In questo quadro di delicati equilibri interni, l'espansione verso l'esterno è avvertita dall'amministrazione comunale di Cocconato più come una minaccia che come un'opportunità. Gli accorpamenti di comuni, tanto quello duraturo di Cocconito, quanto quelli effimeri di Moransengo e Tonengo, sono sostanzialmente subiti, imposti da esigenze di "razionalizzazione" amministrativa decisi dall'alto, e ricondotti localmente a dosati arrangiamenti di tipo, potremmo dire, federativo, attenti anche alle componenti simboliche e rituali.

References: § 19
 sentenza 
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 Sentenza 
 art. 773
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