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MANUALE DELLE BUONE PRATICHE IN APICOLTURA - PDF
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1 MANUALE DELLE BUONE PRATICHE IN APICOLTURA
2 Indice 1. PREMESSA Definizioni Obiettivi del manuale Applicazioni 2. DEFINIZIONE DEL PRODOTTO E DEL PROCESSO PRODUTTIVO 3. PREREQUISITI PER L ATTIVITÀ DI APICOLTURA 4. FASE DELL ALLEVAMENTO DELLE API Diagramma di flusso del ciclo produttivo in allevamento Fattori di rischio nella fase di allevamento Buone pratiche nell allevamento delle api 5. FASE DI LAVORAZIONE NEL LABORATORIO Diagramma di flusso della lavorazione del miele Fattori di rischio in laboratorio Buone pratiche di lavorazione nell attività in laboratorio 6. RINTRACCIABILITA Conservazione delle registrazioni di rintracciabilità Eventi accidentali, ritiro e richiamo del prodotto Comunicazione alle autorità competenti 7. BUONE PRATICHE PER LA MITIGAZIONE DEGLI ASPETTI AMBIENTALI SIGNIFICATIVI Impiego di sostanze dannose per l'ozono Utilizzo di energia Qualità dell aria Produzione di rifiuti Gestione scarichi idrici, utilizzo di sostanze chimiche e igienizzazione degli ambienti di lavoro 8. ALLEGATI Tabella riepilogativa delle registrazioni obbligatorie Lista di controllo Riferimenti normativi Riferimenti Normativi Comunitari Riferimenti Normativi Nazionali Riferimenti Normativi Regionali
3 1. PREMESSA Un parco rappresenta un territorio speciale non solo per la conservazione della biodiversità e per la tutela e valorizzazione dell'identità culturale di ciascuna comunità presente al suo interno, ma anche un laboratorio per la sperimentazione e lo sviluppo di attività socio-economiche sostenibili, tra le quali anche le produzioni agro-alimentari che contraddistinguono il comprensorio dell area protetta e che costituiscono motivo di attrazione per i visitatori. Nell ambito delle diverse strategie messe in campo negli ultimi anni dall Ente Parco del Beigua, particolare attenzione è stata dedicata all apicoltura in ragione del fatto che l ape è stata individuata non solo come formidabile indicatore ambientale, ma anche come elemento centrale di una delle filiere corte che ben rappresentano il concetto di biodiversità quale ricchezza (in termini di servizi ecosistemici) per un dato territorio. Con queste premesse, quindi, facendo seguito a diverse iniziative avviate per la valorizzazione delle aziende apistiche che operano nel comprensorio del Beigua, l Ente Parco ha aderito al progetto di cooperazione transfrontaliera RES MAR Rete di tutela Ambientale nello Spazio Marittimo (Programma Marittimo Italia-Francia), con specifico riferimento al sottoprogetto H Strumenti innovativi per la governance territoriale della sostenibilità nell ambito dei cluster produttivi delle regioni costiere, che vede tra i partner Regione Liguria, Regione Sardegna e Scuola Superiore Sant Anna di Pisa. Il progetto ha previsto il coinvolgimento di sei aziende del settore apistico allo scopo di individuare un percorso di miglioramento delle performance ambientali del ciclo produttivo delle medesime aziende, accompagnato da un processo di promozione nella logica di valorizzare il prodotto miele. Tale progetto si è sviluppato sulla base di uno specifico Piano d Azione comprensivo di attività formative, indagini sul campo, individuazione delle migliori tecniche per diminuire gli impatti ambientali applicabili al settore agro-alimentare e delle migliori strategie per comunicare agli utenti il proprio impegno in campo ambientale. Il Piano d Azione è stato predisposto a seguito della elaborazione di un analisi di tipo territoriale, volta a caratterizzare il contesto nel quale operano gli apicoltori, e di un analisi di tipo settoriale, mirata a identificare gli aspetti ambientali più sensibili, intimamente legati al processo di produzione del miele (i due documenti richiamati sono scaricabili nella pagina web all interno della quale è possibile anche ottenere maggiori informazioni circa la partecipazione dell Ente Parco del Beigua al progetto). Al paragrafo 5.1 il Piano d Azione individua una serie di attività volte alla mitigazione degli aspetti ambientali significativi, legati ad alcune criticità dovute all impatto che le attività e i processi di produzione del miele possono avere sull ambiente. Sebbene, infatti, si tratti di un processo altamente naturale, esistono alcune attività sulle quali è comunque possibile intervenire, a beneficio dell ambiente. Con l intento, pertanto, di dare seguito al programma di intervento sulla mitigazione degli aspetti ambientali significativi, indicato al paragrafo 5.1 del Piano d Azione e basato sulle reali esigenze segnalate in occasione delle indagini sul campo e degli audit, è stato predisposto il presente manuale che va inteso come una guida pratica rivolta agli apicoltori, confezionata cercando di coniugare indirizzi, consigli, buone pratiche, nozioni normative ed informazioni varie sulle diverse attività che si svolgono presso un azienda apistica. 3
4 1. 1. Definizioni Ai fini del presente documento si applicano le seguenti definizioni: impresa alimentare: ogni soggetto pubblico o privato, con o senza fini di lucro, che svolge una qualsiasi delle attività connesse ad una delle fasi di produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti; operatore del settore alimentare (OSA): la persona fisica o giuridica responsabile di garantire il rispetto delle disposizioni della legislazione alimentare nell impresa alimentare posta sotto il suo controllo; immissione sul mercato: la detenzione di alimenti o mangimi a scopo di vendita, comprese l offerta di vendita o ogni altra forma, gratuita o a pagamento, di cessione, nonché la vendita stessa, la distribuzione e le altre forme di cessione propriamente detta; fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione: qualsiasi fase, importazione compresa, a partire dalla produzione primaria di un alimento inclusa fino al magazzinaggio, al trasporto, alla vendita o erogazione al consumatore finale inclusi e, ove pertinente, l importazione, la produzione, la lavorazione, il magazzinaggio, il trasporto, la distribuzione, la vendita e l erogazione dei mangimi; produzione primaria: tutte le fasi della produzione, dell allevamento o della coltivazione dei prodotti primari, compresi il raccolto, la mungitura e la produzione zootecnica precedente la macellazione e comprese la caccia e la pesca e la raccolta di prodotti selvatici; consumatore finale: il consumatore finale di un prodotto alimentare che non utilizzi tale prodotto nell ambito di un operazione o attività di un impresa del settore alimentare; prodotti primari: i prodotti della produzione primaria compresi i prodotti della terra, dell allevamento, della caccia e della pesca. I prodotti primari includono, tra l altro, il miele e gli altri derivati dell alveare; stabilimento: ogni unità di un impresa del settore alimentare; trattamento: qualsiasi azione che provoca una modificazione sostanziale del prodotto iniziale, compresi trattamento termico, affumicatura, salagione, stagionatura, essiccazione, marinatura, estrazione, estrusione o una combinazione di tali procedimenti; prodotti non trasformati: prodotti alimentari non sottoposti a trattamento, compresi prodotti che siano stati divisi, separati, sezionati, affettati, disossati, tritati, scuoiati, frantumati, tagliati, puliti, rifilati, decorticati, macinati, refrigerati, congelati, surgelati o scongelati; prodotti trasformati: prodotti alimentari ottenuti dalla trasformazione di prodotti non trasformati. Tali prodotti possono contenere ingredienti necessari alla loro lavorazione o per conferire loro caratteristiche specifiche; prodotti d origine animale: alimenti di origine animale, compresi il miele e il sangue, molluschi bivalvi vivi, echinodermi vivi, tunicati vivi e gasteropodi marini vivi destinati al consumo umano, altri animali destinati ad essere forniti vivi al consumatore finale, che vanno trattati conformemente a tale utilizzo; operazioni associate alla produzione primaria: a) il trasporto, il magazzinaggio e la manipolazione di prodotti primari sul luogo di produzione, a condizione che ciò non alteri sostanzialmente la loro natura; b) il trasporto di animali vivi, ove necessario per il raggiungimento degli obiettivi del presente regolamento; 4
5 c) in caso di prodotti di origine vegetale, prodotti della pesca e della caccia, le operazioni di trasporto per la consegna di prodotti primari, la cui natura non sia ancora stata sostanzialmente modificata, dal luogo di produzione ad uno stabilimento; miele: la sostanza dolce naturale che le api (Apis mellifera) producono dal nettare di piante o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante o dalle sostanze secrete da insetti succhiatori che si trovano su parti vive delle piante che esse bottinano, trasformano, combinandole con sostanze specifiche proprie, depositano, disidratano, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell alveare; arnia: il contenitore per api; alveare: l arnia contenente una famiglia di api; apiario: un insieme unitario di alveari; azienda: qualsiasi luogo, anche all aria aperta, in cui gli animali sono allevati, o detenuti, anche transitoriamente; strutture collettive: strutture ove più produttori primari associati, possono compiere una o più fasi della produzione primaria e/o operazioni ad essa associate; ambiente: contesto nel quale un organizzazione opera, comprendente l aria, l acqua, il terreno, le risorse naturali, la flora, la fauna, gli esseri umani e le loro interrelazioni; aspetto ambientale: elemento delle attività o dei prodotti o dei servizi di un'organizzazione che può interagire con l'ambiente; impatto ambientale: qualunque modificazione dell ambiente, negativa o benefica, causata totalmente o parzialmente dagli aspetti ambientali di un organizzazione; aspetto ambientale significativo: aspetto ambientale che ha, o può avere, un impatto ambientale significativo; prestazione ambientale: risultati misurabili della gestione dei propri aspetti ambientali da parte di un organizzazione; parte interessata: persona o gruppo coinvolto o influenzato dalla prestazione ambientale di un organizzazione; organizzazione: gruppo, società, azienda, impresa, ente o istituzione, ovvero loro parti o combinazioni, in forma associata o meno, pubblica o privata, che abbia una propria struttura funzionale e amministrativa; prevenzione dell inquinamento: utilizzo di processi, prassi, tecniche, materiali, prodotti, servizi o fonti di energia per evitare, ridurre o tenere sotto controllo (separatamente o in combinazione) la generazione, l'emissione o lo scarico di qualsiasi tipo di inquinante o rifiuto, al fine di ridurre gli impatti ambientali negativi. La prevenzione dell'inquinamento può comprendere la riduzione o l'eliminazione alla fonte, modifiche di processo, prodotto o servizio, l'uso efficiente delle risorse, la sostituzione di materiali o fonti di energia, il riutilizzo, il recupero, il riciclaggio, la bonifica e il trattamento; procedura: modo specificato per svolgere un'attività o un processo. Le procedure possono essere documentate o meno. 5
6 1. 2. Obiettivi del manuale L obiettivo del presente manuale è quello di fornire un supporto operativo agli apicoltori in materia di sicurezza alimentare e di riduzione degli impatti ambientali negativi identificati nelle attività e nei processi di produzione del miele. Per quanto attiene la sicurezza alimentare va infatti ricordato che anche gli apicoltori e produttori di miele sono interessati all applicazione dell allegato I parte A del Regolamento CE 852/2004. Una delle più importati novità introdotte con tale regolamento è di fatto il coinvolgimento, in prima persona, anche del produttore agricolo nell ambito della sicurezza alimentare, quale primo anello della catena alimentare. Le aziende agricole, pertanto, sono chiamate a rispondere nei confronti del consumatore, in termini di consapevole e responsabile gestore dell elemento sicurezza dell alimento. Il legislatore comunitario ha ritenuto che l applicazione dell analisi dei pericoli e dei punti critici di controllo (metodo HACCP) non sia necessaria (Regolamento CE 852/2004 art. 5 comma III). Pertanto, pur ritenendo che le aziende agricole debbano operare affinché i pericoli alimentari, eventualmente presenti in produzione primaria, vengano efficientemente identificati e adeguatamente controllati per garantire la sicurezza dei consumatori, ha stabilito che per queste operazioni vengano adottate procedure semplificate e meno onerose e complesse dell applicazione del metodo HACCP. Quindi, nella misura possibile, i produttori primari devono assicurare che i loro prodotti siano protetti dalle contaminazioni che potrebbero avvenire in tale fase della catena alimentare e, per un corretto operare, sono tenuti a conoscere le caratteristiche del prodotto e del processo produttivo, ad individuare i pericoli che potrebbero determinare la realizzazione di un prodotto non idoneo al consumo e, di conseguenza, individuare le misure preventive o di controllo atte a ridurre o eliminare le contaminazioni. Questo manuale sono quindi un elemento di riferimento per chi, a vario titolo, nel settore apistico, deve confrontarsi con le prescrizioni dell allegato I parte A del Regolamento CE 852/2004 e, fatte salve le normative specifiche, forniscono utili indicazioni all adozione, da parte delle imprese apistiche, di specifiche e mirate prassi operative per garantire il controllo dei pericoli igienico sanitari della propria produzione. Il documento, pertanto, è strumento operativo sia per le aziende apistiche sia per coloro che saranno chiamati a fornire consulenze alle aziende stesse o a controllare l applicazione del Regolamento CE 852/2004 (tecnici delle Organizzazioni Professionali Agricole, ASL, liberi professionisti, ecc.). Nell impostazione di questo manuale si è ritenuto opportuno fare riferimento ad un modello generico di azienda apistica. La schematizzazione introdotta non esclude che, in fase applicativa, le aziende presentino situazioni strutturali e di processo particolari, tali da dover essere prese in considerazione nell applicazione delle prassi adottate in azienda per garantire la sicurezza dei prodotti. La metodologia impiegata nella stesura del manuale è la seguente: descrizione dei prodotti; individuazione e valutazione dei pericoli; studio e descrizione dei processi produttivi attraverso l elaborazione di specifici diagrammi di flusso; 6
7 individuazione di prassi atte a controllare i pericoli e gestire le contaminazioni; modalità di registrazione delle attività aziendali. Il manuale fornisce all azienda apistica anche suggerimenti operativi mirati alla redazione di una procedura per gestire sia le attività della rintracciabilità e documentazione correlata, sia quelle del ritiro e richiamo del prodotto non conforme alle prescrizioni di sicurezza alimentare. Con lo scopo di fornire uno strumento di facile e rapida utilizzazione per la verifica del rispetto degli adempimenti del Regolamento CE 852/2004 nelle aziende apistiche, il presente manuale è stato integrato con una lista di controllo (vedi 7.2. pag. 22). Il manuale si pone, inoltre, la finalità di fornire agli apicoltori delle linee guida e degli indirizzi per migliorare la propria prestazione ambientale, agendo sulle attività che producono, o possono produrre, degli impatti negativi sull ambiente circostante. A tal fine è stato inserito il capitolo 7, che contiene tali suggerimenti ed indicazioni, classificate per area tematica ed aspetto sensibile Applicazioni Il manuale nasce dall esigenza di individuare criteri omogenei per l applicazione delle normative in materia di igiene e sanità e buone pratiche per la mitigazione degli aspetti ambientali significativi applicabili alle alle aziende apistiche di produzione, confezionamento e imballaggio di miele, quando queste operazioni vengono svolte nell ambito dell azienda (o anche presso strutture collettive). Queste aziende, che sono inserite nella produzione primaria [come definito nel Documento di orientamento sull applicazione di talune disposizioni del Reg. CE n.852/2004 sull igiene dei prodotti alimentari (ec.europa.eu/food/food/biosafety/hygienelegislation/guide_en.htm) e così ribadito nell Accordo Stato Regioni del 9 febbraio 2006] dovranno applicare quanto definito nell allegato I parte A del Reg. CE 852/2004. Non rientrano invece nella produzione primaria le attività di confezionamento o imballaggio di prodotti non di origine aziendale. Tali attività saranno pertanto soggette all applicazione dell Allegato II del Reg. CE 852/2004 e non saranno contemplate dal presente manuale. Altrettanto, non è produzione primaria l attività che prevede operazioni di trasformazione del prodotto. 7
8 2. DEFINIZIONE DEL PRODOTTO E DEL PROCESSO PRODUTTIVO Ai sensi del D.lgs. 179/2004 per miele si intende il prodotto alimentare che le api domestiche producono dal nettare dei fiori o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante o che si trovano sulle stesse, che esse bottinano, trasformano, combinano con sostanze specifiche proprie, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell alveare. Il miele presenta caratteristiche chimico fisiche, quali acqua libera (AW - activity water), ph, fattori inibenti e concentrazione zuccherina, tali da rendere difficile lo sviluppo dei microrganismi patogeni dannosi al consumatore. Inoltre, la presenza di sostanze antibatteriche (inibine non perossidi in parte fornite dalle piante, ma soprattutto dalle api) nella loro composizione rende questo prodotto naturalmente resistente alle alterazioni microbiche. Quindi, il processo produttivo (la lavorazione, la conservazione e il condizionamento a cui la materia prima è sottoposta) non presenta rischi di particolare rilievo sotto il profilo igienico-sanitario. 3. PREREQUISITI PER L ATTIVITÀ DI APICOLTURA L obiettivo del presente manuale è quello di fornire un supporto operativo agli apicoltori in materia di sicurezza alimentare e di riduzione degli impatti ambientali negativi identificati nelle attività e nei processi di produzione del miele. La conduzione zootecnica delle api, denominata apicoltura, è considerata a tutti gli effetti attività agricola ai sensi dell articolo 2135 del codice civile, anche se non correlata necessariamente con la gestione del terreno. L attività apistica è soggetta all osservanza di leggi nazionali e regionali, che hanno la finalità di tutelare la salute dei cittadini e di salvaguardare il patrimonio apistico nazionale. Per quanto riguarda il posizionamento degli alveari, gli operatori devono agire in rispetto alle norme di legge stabilite dall articolo bis del codice civile (Distanze minime per gli apiari - Gli apiari devono essere collocati a non meno di dieci metri da strade di pubblico transito e a non meno di cinque metri dai confini di proprietà pubbliche o private. Il rispetto delle distanze di cui al primo comma non è obbligatorio se tra l apiario e i luoghi ivi indicati esistono dislivelli di almeno due metri o se sono interposti, senza soluzioni di continuità, muri, siepi o altri ripari idonei a non consentire il passaggio delle api. Tali ripari devono avere una altezza di almeno due metri. Sono comunque fatti salvi gli accordi tra le parti interessate. Nel caso di accertata presenza di impianti industriali saccariferi, gli apiari devono rispettare una distanza minima di un chilometro dai suddetti luoghi di produzione). Gli apicoltori, inoltre, sono tenuti a rispettare le prescrizioni previste dalla Legge 313/2004 art. 6 comma 1 e 2 (Denuncia degli apiari e degli alveari e comunicazione dell inizio dell attività): 1) Al fine della profilassi e del controllo sanitario, è fatto obbligo a chiunque detenga apiari e alveari di farne denuncia, anche per il tramite delle associazioni degli apicoltori operanti nel territorio, spe- Tab. 1 - Normative di riferimento e attività obbligatorie per il produttore di miele Obiettivo Normative di riferimento Azioni obbligatorie Registrazioni Registrazione attività e adempimenti Reg. CEE 852/2004 DGR L. 313 del.24/12/2004 art. 6 Registrazione aziendale o notifica (Dichiarazione di inizio attività) Conservare copia del documento di notifica Identificare gli apiari secondo le modalità previste Conservare copia del documento di notifica Conservare copia della comunicazione stessa 8
9 cificando collocazione e numero di alveari, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge e, successivamente, entro il 31 dicembre degli anni nei quali si sia verificata una variazione nella collocazione o nella consistenza degli alveari in misura percentuale pari ad almeno il 10 per cento in più o in meno. Chiunque intraprenda per la prima volta l attività nelle forme di cui all articolo 3 è tenuto a darne comunicazione ai sensi del comma 2 del presente articolo. 2) Le denunce e le comunicazioni di cui al comma 1 sono indirizzate all autorità competente). 4. FASE DELL ALLEVAMENTO DELLE API L allevamento delle api, ai fini di questo documento, consiste nella gestione delle colonie finalizzata alla produzione di miele, anche mediante lo spostamento degli alveari, per ottenere produzioni diversificate in base alle diverse disponibilità di risorse mellifere Diagramma di flusso del ciclo produttivo in allevamento Nel diagramma di flusso che segue viene sommariamente descritta l attività di allevamento delle api ai fini della produzione di miele, per dare un idea della sequenzialità e stagionalità delle operazioni che l apicoltore compie. Al di là delle operazioni di gestione invernale dell allevamento, periodo nel quale le api non sono in produzione, l attività richiede il posizionamento dell apiario nella zona prescelta, il posizionamento e il ritiro dei melari e/o delle specifiche attrezzature per la raccolta. La cura dell apiario richiede un insieme di attività di gestione dell allevamento fra le quali anche una serie di interventi/trattamenti sanitari finalizzati a fronteggiare la varroatosi, parassitosi endemica dovuta all acaro Varroa destructor. 9
10 Diagramma di flusso del ciclo produttivo in allevamento 10
11 4. 2. Fattori di rischio nella fase di allevamento Nell attività di allevamento si possono ravvisare i seguenti fattori di rischio di contaminazione del prodotto miele: 1. fattori chimici: contaminanti ambientali; residui di presidi sanitari; residui di farmaci veterinari. 2. fattori fisici: polvere, fumo, terra; corpi estranei. 3. fattori microbiologici per le caratteristiche del miele, capace di inibire la moltiplicazione e la sopravvivenza delle forme vegetative dei batteri patogeni, il fattore microbiologico è da considerarsi ad un livello molto basso; per quello che riguarda la relazione tra miele e botulismo infantile, anche se il miele può occasionalmente contenere spore di C. botulinum, non può essere considerato principale veicolo della tossinfezione Buone pratiche nell allevamento delle api Gli obiettivi a cui l apicoltore deve tendere, in qualità di produttore primario di alimento, al fine di rispettare la normativa igienico sanitaria vigente, permettono di prevenire i rischi di contaminazione dei prodotti dell alveare durante la fase di allevamento. Accanto ad ogni obiettivo sono indicati i riferimenti normativi, le relative azioni obbligatorie da attuare, le azioni che vengono consigliate dal presente manuele e le registrazioni obbligatorie/consigliate che devono/possono essere tenute al fine di dare evidenza delle attività svolte (rif. Tab. 2 pag. 12) L affumicatore, che va utilizzato lo stretto necessario, richiede attenzione, sia nella scelta del materiale combustibile, sia nel suo mantenimento in efficienza. 11
12 Utilizzare solo farmaci autorizzati, rispettando i dosaggi ed asportando i melari durante i trattamenti. I farmaci vanno conservati in modo appropriato e sicuro. L apicoltore deve tenere traccia, ad esempio conservando le fatture di acquisto, dei mangimi utilizzati per la nutrizione delle api. Utilizzare sostanze atossiche per la pittura delle arnie e delle varie attrezzature apistiche. 12
13 Tab. 2 - Buone pratiche nell allevamento delle api Obiettivo Normative di riferimento Azioni obbligatorie Azioni consigliate e relative registrazioni consigliate Reg. CEE 852/2004 Reg. CE 178/2002 Posizionare gli apiari in zone salubri. Tenere sollevate le arnie da terra con adeguati supporti Identificare ciascun apiario gestito con registrazione riepilogativa delle principali osservazioni e relativi interventi effettuati Effettuare regolarmente il controllo di tutti gli alveari di ciascun apiario Tutela della salubrità dei prodotti apistici Adottare nell allevamento le seguenti pratiche apistiche: garantire la pulizia degli alveari e degli apiari curare il rinnovo regolare dei favi Utilizzare sostanze atossiche per la pittura delle arnie e delle varie attrezzature apistiche Utilizzare fogli cerei provenienti da fornitori selezionati e conservare gli eventuali documenti di acquisto/lavorazione della cera Usare l affumicatore lo stretto necessario, utilizzando materiali combustibili appropriati (preferibilmente di origine vegetale, non resinosi) mantenendo correttamente pulita la camera di combustione Registrazioni obbligatorie Fornitori: conservare documenti di acquisto di sciami, api regine, famiglie o pacchi di api Conservare i risultati delle eventuali analisi 13
14 Obiettivo Normative di riferimento Azioni obbligatorie Azioni consigliate e relative registrazioni consigliate Utilizzare correttamente i medicinali veterinari D.Lgs 193/2006 e successive modifiche e int. Reg. 852/2004 (All. I - Parte A - II Requisiti in materia di igiene - Punto 4 lettera j; All. I-Parte A-III Tenuta delle registrazioni -Punto 8 lettera b) Utilizzare farmaci autorizzati per l apicoltura Rispettare le indicazioni d uso del farmaco e le prescrizioni Rispettare i tempi di sospensione Asportare i melari durante la somministrazione di farmaci Conservare i farmaci in maniera sicura e responsabile Effettuare adeguatamente i trattamenti necessari per il controllo della varroa Assicurare che gli animali siano liberi da fame, sete e malnutrizione Reg. 178/2002 (Capo II- Sicurezza dei mangimi) Reg. 852/2004 Reg. 183/2005 Gestire correttamente l allevamento, fornendo, se del caso, alimenti aggiuntivi di provenienza certa e selezionata Registrazioni obbligatorie Compilare un registro dei trattamenti vidimato dalla ASL Conservare copia delle ricette per 5 anni dalla data di emissione Conservare i documenti di acquisto per 5 anni dalla data di emissione Compilare il libretto sanitario per gli allevamenti apistici rilasciato dalla ASL Compilare un registro mangimi o conservare copia dei documenti di acquisto Conservare i documenti di acquisto per 5 anni dalla data di emissione 14
15 5. FASE DI LAVORAZIONE NEL LABORATORIO In laboratorio si provvede all estrazione, al confezionamento e all immagazzinamento del miele Diagramma di flusso della lavorazione del miele Il diagramma di flusso tiene conto delle categorie di prodotto di cui al Dlgs 179/2004, ad eccezione del miele torchiato, da favi pressati, oramai non più prodotto in Italia, in quanto di scarsa qualità. 15
16 5. 2. Fattori di rischio in laboratorio Nell attività svolta in laboratorio si possono ravvisare i seguenti fattori di rischio di contaminazione: 1. fattori chimici: molecole chimiche trasferite dai materiali che entrano in contatto con il miele (attrezzature varie e contenitori); residui di detergenti. 2. fattori fisici: corpi estranei (polvere, terra, peli, fibre, parti di insetti, frammenti di: legno, vetro, metallo, plastica, ecc.); oggetti personali. 3. fattori microbiologici lo sviluppo dei germi patogeni è naturalmente inibito dalle caratteristiche chimico fisiche del miele (ph acido, aw bassa, alta concentrazione zuccherina) pertanto la contaminazione microbiologica nell attività svolta in laboratorio di smielatura e confezionamento è riconducibile ad un livello di rischio basso. La lavorazione di miele troppo umido, può dar luogo a fenomeni di fermentazione rendendo il prodotto non adatto al consumo diretto. Una percentuale di umidità al di sotto del 18% è da considerarsi generalmente ottimale per la stabilità e conservabilità del prodotto. L uso regolare del rifrattometro è fondamentale per individuare partite di miele troppo umide. La deumidificazione attraverso camere calde o deumidificatori è un importante momento per il controllo qualitativo del miele. 16
17 5. 3. Buone pratiche di lavorazione nell attività in laboratorio Le buone pratiche di lavorazione per tenere sotto controllo i fattori di rischio in laboratorio sono: protezione dei melari da polvere e umidità nella fase di trasporto dall apiario all azienda; protezione dei melari da polvere e umidità in laboratorio; adeguata decantazione/filtrazione con filtri di adeguate dimensioni; utilizzo di contenitori per alimenti, puliti, per il magazzinaggio del prodotto. Particolare attenzione deve essere rivolta ai contenitori in vetro prima del riempimento per evidenziare/eliminare eventuali frammenti di vetro (rif. Tab. 3 pag. 19); il prodotto finito e confezionato deve essere conservato in luogo idoneo, che eviti l esposizione a temperature elevate e ristagni d umidità; i melari vuoti vanno conservati al riparo da ristagni d umidità e dai roditori; per il controllo delle tarme della cera sono da evitare sostanze tarmicide che possano dare origine a residui nel miele. I contenitori e le attrezzature per la lavorazione del miele, devono essere di materiali adatti a contenere alimenti e adeguatamente puliti. Il prodotto finito e confezionato deve essere conservato in contenitori per alimenti, puliti e idonei per il magazzinaggio del prodotto. Anche il locale deve possedere requisiti di idoneità, evitando l esposizione del prodotto finito a temperature elevate e ristagni d umidità. 17
18 Tab. 3 - Buone pratiche di lavorazione in laboratorio Obiettivo Normative di riferimento Azioni consigliate Nella misura del possibile, gli operatori del settore alimentare devono assicurare che i prodotti primari siano protetti da contaminazioni, tenendo conto di tutte le trasformazioni successive cui saranno soggetti i prodotti primari Tenere puliti tutti gli impianti utilizzati per la produzione primaria e le operazioni associate, inclusi quelli utilizzati per immagazzinare e manipolare i mangimi Tenere puliti e, ove necessario, dopo la pulizia disinfettare in modo adeguato le attrezzature, i contenitori, le gabbie, i veicoli e le imbarcazioni Assicurare che il personale addetto alla manipolazione dei prodotti alimentari sia in buona salute e segua una formazione sui rischi sanitari Per quanto possibile, evitare la contaminazione da parte di animali e altri insetti nocivi Immagazzinare e gestire i rifiuti e le sostanze pericolose in modo da evitare la contaminazione Reg. CE 852/04 - ALL I Reg. CE 852/04 - ALL I Reg. CE 852/04 Reg. CE 852/04 Il recupero, trasporto e magazzinaggio dei melari deve essere effettuato evitando accuratamente il contatto di questi con il terreno, con la polvere o con superfici sporche. Nel trasporto i melari vengono protetti da possibili contaminazioni. I mezzi di trasporto devono essere adeguatamente puliti I locali utilizzati per le lavorazioni devono essere adeguatamente puliti e, ove occorre, essere lavati. Pareti e soffitti devono essere facili da pulire, predisposti in modo da evitare l accumulo di sporcizia e la caduta di particelle. Il pavimento e i piani di lavoro che possono venire in diretto contatto con il miele, devono essere in materiale non assorbente e facilmente lavabile. Munire i contenitori, che contengono il miele, di coperchio a protezione di eventuali contaminazioni. Utilizzare acqua potabile per le operazioni di pulizia di attrezzature e ambienti. Provvedere a un adeguata asciugatura delle attrezzature prima del loro uso. Utilizzare attrezzature idonee all uso alimentare nelle varie fasi di lavorazione e confezionamento Gli operatori addetti alle lavorazioni non devono essere affetti da malattie contagiose trasmissibili attraverso gli alimenti. Gli operatori addetti alla fase di smielatura e confezionamento devono utilizzare adeguati indumenti a garanzia di possibili contaminazioni del prodotto. E opportuno che gli operatori siano a conoscenza dei rischi igienico-sanitari legati alla lavorazione dei prodotti apistici Nei locali di lavorazione deve essere impedito l accesso ad animali domestici e infestanti, evitata l entrata delle api e facilitata la loro evacuazione I rifiuti provenienti dalle lavorazioni (legno, imballaggi, vetro) dovranno essere smaltiti nel rispetto delle normative vigenti 18
19 6. RINTRACCIABILITA Nell ambito dell apicoltura, ai fini degli adempimenti previsti dal Reg. (CE) 178/02, per garantire la rintracciabilità di alimenti, di animali e di mangimi, gli apicoltori, in quanto diretti responsabili della sicurezza dei prodotti finiti, devono: 1. predisporre opportune registrazioni che permettano di individuare chi ha fornito loro animali (sciami, api regine, pacchi d api), mangimi zuccherini o proteici e alimenti o qualsiasi altra sostanza destinata o atta a entrare a far parte di un alimento per le api. 2. predisporre opportune registrazioni che permettano di individuare le imprese a cui sono stati ceduti i prodotti apistici. Le registrazioni previste possono essere agevolate con la predisposizione di uno schedario cartaceo e/o informatico aggiornato per fornitori, con Scheda contatto fornitori, e per clienti, con Scheda contatto clienti (N.B.: solo nel caso in cui i clienti siano imprese), che contengano le seguenti informazioni: a) in entrata nominativo del fornitore (nome e ragione sociale della ditta, indirizzo, sede legale, stabilimento di provenienza dell alimento, del mangime e/o degli animali); natura dei beni ricevuti (tipologia) e quantitativo; data del ricevimento; numero di telefono, di fax, indirizzo e nome di un referente della ditta fornitrice in modo da poterlo contattare immediatamente e collaborare in caso di urgente ritiro o messa in quarantena di un prodotto ricevuto che non risponda ai criteri di sicurezza alimentare; indicazioni ai fini dell individuazione del prodotto (ad esempio: partita, lotto) b) in uscita (N.B.: solo nel caso in cui i clienti siano imprese) nominativo del cliente (nome e ragione sociale della ditta, indirizzo, sede legale, stabilimento numero di telefono, di fax, indirizzo ); natura dei prodotti forniti al cliente (lotto di appartenenza e quantitativo); data di consegna; numero di telefono, di fax, e punto di contatto del cliente in modo da poterlo contattare immediatamente e collaborare in caso di urgente ritiro o messa in quarantena di un prodotto ceduto che non risponde ai criteri di sicurezza alimentare. c) ricorso a trasportatori (se utilizzati) L azienda deve disporre di una lista dei trasportatori abituali utilizzati, con tutte le informazioni necessarie: nome e ragione sociale, indirizzo e sede legale della impresa del trasportatore; numero di telefono; numero di fax, indirizzo Conservazione delle registrazioni di rintracciabilità Le registrazioni delle informazioni minime relative all alimento vengono opportunamente conservate dal responsabile, per un periodo di tempo di: 5 anni per i documenti commerciali ai fini fiscali; 12 mesi successivi alla data di conservazione consigliata (Termine Minimo di Conservazione o T.M.C.), se riferiti all indicazione da consumarsi preferibilmente entro il, nel caso di registri, moduli, ovvero delle registrazioni della tracciabilità; 36 mesi dal momento della cessione, per quanto riguarda i casi di conferimento o vendita all ingrosso, senza obbligo delle indicazioni del T.M.C. 19
20 6. 2. Eventi accidentali, ritiro e richiamo del prodotto Nel caso in cui l impresa ritenga o abbia motivo di ritenere che il prodotto da lei ceduto non sia conforme ai requisiti di sicurezza e questo non sia più sotto il suo immediato controllo, deve provvedere a dare corso a quanto di seguito descritto: a) identificare il prodotto a rischio, la quantità e la sua localizzazione (dai documenti di accompagnamento e/o fatture), individuando quali siano i primi destinatari dei lotti da ritirare, che dovranno essere informati; a tale riguardo l impresa dispone della documentazione emessa verso i clienti e della scheda di contatto clienti su cui sono riportati e mantenuti aggiornati i vari possibili recapiti per una comunicazione la più sollecita possibile; b) provvedere a ritirare il prodotto. Nel caso in cui i clienti siano consumatori finali, si procederà ad informare il consumatore in maniera efficace, accurata e tempestiva. La portata dell informazione potrà essere calibrata in funzione del pericolo e della rete di distribuzione, ricorrendo a strumenti e modalità che verranno concordate di volta in volta con l Autorità competente e la propria Associazione di categoria (con l ausilio di mezzi di comunicazione, di diffusione proporzionali alla localizzazione del problema). Nel caso in cui il cliente sia un dettagliante o un distributore, la comunicazione iniziale verrà fatta in maniera quanto più tempestiva possibile (es. per telefono), a cui farà seguito una comunicazione scritta, via fax o via . Tale comunicazione conterrà tutte le informazioni necessarie per permettere l esatta individuazione del prodotto non conforme e i provvedimenti da adottare. Sarà intitolata: «Urgente: richiamo del prodotto» o «Urgente: ritiro del prodotto». c) informare il fornitore nel caso in cui abbia motivo di ritenere che la non conformità scaturisca da un prodotto da lui fornito; d) segregare il prodotto identificandolo con cartelli che ne specifichino la non conformità sanitaria; e) stabilire la destinazione del prodotto ritirato; f) conservare memoria scritta di tutte le segnalazioni e di tutte le operazioni compiute. E inoltre necessario, nella conduzione di tutte le operazioni, verificare e/o concordare i vari passi con l Autorità Sanitaria territorialmente competente, informata immediatamente. Per facilitare questo tipo di comunicazioni l impresa dovrebbe disporre di una Scheda di contatto Autorità su cui sono riportati e mantenuti aggiornati i vari possibili recapiti per una comunicazione la più sollecita possibile Comunicazione alle autorità competenti Il sistema di rintracciabilità descritto consente di mettere a disposizione delle autorità competenti che lo richiedano, le informazioni e le puntualizzazioni necessarie nel più breve tempo possibile. Nel caso di prodotto ritenuto dannoso alla salute pubblica, l impresa provvederà a: informare immediatamente l A.S.L. competente dei motivi del ritiro e degli interventi messi in atto al fine di evitare i rischi derivanti dall uso del prodotto medesimo, fornendo il maggior numero di informazioni possibile al fine di permettere agli organi di controllo di valutare la congruità delle misure adottate e l eventuale necessità di attivare il Sistema di allerta rapido, nel caso in cui sussista un rischio grave e immediato per la salute del consumatore; collaborare con l A.S.L. competente riguardo ai provvedimenti volti ad evitare o ridurre i rischi provocati dal prodotto. Inoltre, per facilitare le procedure di tracciabilità, operativamente è consigliabile: attribuire ad ogni partita omogenea di prodotto un identificativo di lotto ( prodotto o confezionato in circostanze praticamente identiche) (rif. Legge 109/1992 art. 113); tenere un registro di produzione con almeno le seguenti voci: data di confezionamento, n. di lotto attribuito, tipologia di prodotto e quantità prodotta; riportare l identificativo di lotto sui contenitori (maturatori, secchi, fusti, vasi o confezioni) nei quali sono immagazzinati i prodotti; 20

References: art. 5
 articolo 2135
 art. 6
 art. 6
 articolo 3
 art. 113