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Timestamp: 2020-08-03 15:58:48+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2019 del 26/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2019 del 26/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 26/01/2017, (ud. 15/12/2016, dep.26/01/2017), n. 2019
Dott. FERNANDIS Giulio – Consigliere –
sul ricorso 13975/2015 proposto da:
A.V., B.A., D.F.L., elettivamente
CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato VINCENZO RICCARDI,
COMUNE SAN GIORGIO A CREMANO, in persona del legale rappresentante
presso la CORTE, SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso
dall’avvocato FRANCESCO GAIA, giusta procura a margine del
avverso la sentenza n. 30/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del
08/01/2015, depositata il 26/01/2015;
udito l’Avvocato SERGIO LONGHI per delega orale dell’Avvocato CAIA
FRANCESCO, che si riporta agli scritti.
La Corte di appello di Napoli per quanto ancora interessa ha accolto il gravame proposto dal Comune di San Giorgio a Cremano ed ha rigettato le domande proposte da B.A., D.F.L. e A.V., vigili urbani in servizio presso il Comune, di accertamento del diritto al risarcimento del danno conseguente al mancato godimento, per esigenze aziendali e senza ulteriore riposo compensativo, del riposo settimanale nel periodo dal 1.1.1997 al 20.6.2001 oltre che del diritto alla corresponsione dello straordinario festivo in relazione alle ore effettuate nelle domeniche lavorate.
Per la cassazione della sentenza ricorrono i lavoratori che articolano sei motivi cui resiste il Comune di San Giorgio a Cremano con tempestivo controricorso.
Tutto ciò premesso, sulle censure formulate e sulle osservazioni svolte nella memoria, si osserva quanto segue:
1.- la sentenza non è incorsa nel denunciato vizio di violazione degli artt. 99 e 112 c.p.c. e nel divieto di reformatio in peius atteso che con l’atto di appello il Comune di San Giorgio a Cremano ha censurato la sentenza di primo grado sotto tutti gli aspetti evidenziando che la qualifica del ricorrente (vigile urbano) giustifica la prestazione dell’attività secondo turni che possono protrarsi anche per sette giorni consecutivi retribuiti perciò con maggiorazioni contrattualmente previste comprensive di ogni ulteriore indennità prevista dal contratto per altre e diverse situazioni. Il Comune ha poi sottolineato che il ricorrente aveva percepito tutti i compensi lui spettanti sulla base della contrattazione collettiva. Si tratta di contestazione radicale della spettanza di compensi diversi da quelli già erogati fondata sulla particolare organizzazione della prestazione a cagione del compito svolto dal lavoratore e dalla previsione di un compenso specifico connesso al disagio che ne consegue.
2.- non sussiste la denunciata violazione in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, artt. 2087 e 2109 c.c. e dell’art. 36 Cost., nè la violazione del D.Lgs. n. 66 del 2003, art. 1, sul lavoro turnista e degli artt. 22 e 24 del c.c.n.l. del 14.9.2000 in relazione al pagamento dello straordinario svolto nel giorno domenicale (secondo e terzo motivo di ricorso). Neppure è ravvisabile l’omesso esame della censura che investiva l’esistenza dei presupposti per il risarcimento del danno da usura psico fisica (ultimo motivo del ricorso per cassazione).
Con le sentenze n. 2088 del 24.2.2012 e n. 8458 del 9.4.2010 è stato osservato che “le richiamate disposizioni negoziali vanno lette nel senso che al personale turnista che presti attività lavorativa in giornata festiva infrasettimanale, come in quella domenicale, secondo le previsioni del turno di lavoro, spetta solo il compenso previsto dall’art. 22, comma 5, secondo alinea (maggiorazione del 30% della retribuzione)”. “Resta perciò escluso che nell’ipotesi considerata possa farsi riferimento al diverso istituto dello straordinario, che presuppone necessariamente il superamento dell’orario contrattuale di lavoro”. “1 primi tre commi dell’art. 24, prendono in considerazione l’attività lavorativa prestata, in via eccezionale ovvero occasionale, in giorni non lavorativi, attività che comporta il superamento del limite di orario settimanale, cosicchè, proprio perchè individua situazioni non ordinarie, non riguarda i lavoratori inseriti in prestabiliti turni di lavoro che possono essere, conseguentemente, chiamati in via ordinaria a svolgere le proprie prestazioni sia nei giorni feriali non lavorativi (vedi art. 24, comma 3) sia nelle giornate festive, nei rispetto degli obblighi derivanti dalla periodica predisposizione dei predetti turni di lavoro”. “La clausola contenuta nell’art. 24, comma 5, come si evince chiaramente dalla formulazione del testo, si riferisce proprio al caso del dipendente che, fuori delle ipotesi di turnazione, ordinariamente, in base al suo orario di lavoro, è tenuto ad effettuare prestazioni lavorative di notte o in giorno festivo settimanale (come nel caso di dipendente che vi sia tenuto in base ad una particolare programmazione plurisettimanale dell’orario di lavoro, ai sensi dell’art. 17, comma 4, lett. b) del CCNL del 6.7.1995) e gli assicura una maggiorazione di retribuzione compensativa del disagio, dimostrando così come t’articolo in questione non concerna la regolamentazione del lavoro secondo turni”.
L’art. 24 contempla, ai primi tre commi, l’ipotesi di eccedenza, in forza del lavoro prestato in giorno non lavorativo, rispetto all’orario normale di lavoro, mentre l’art. 22 compensa il disagio del lavoro secondo turni, turni nei quali possono cadere giornate festive infrasettimanali, ma senza che la prestazione ecceda i normale orario di lavoro (cfr. Cass. n. 8458 del 2010 e 2088 del 2012 cit. ed anche n. 23646 del 2012 e recentemente ord. 6-L. n. 14038 del 2014).
3.- Inammissibile infine la censura che investe la sentenza sotto il profilo dell’omessa, insufficiente c/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo per il giudizio.
Al contrario la censura contenuta nel ricorso risulta parametrata al vecchio testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e perciò è inammissibile. Per tutto quanto sopra considerato il ricorso complessivamente manifestamente infondato deve essere respinto con ordinanza in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c., n. 5.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 3000,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie ed accessori dovuti per legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 24
 Cass. 
 sentenza 
 art. 375