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Timestamp: 2019-12-16 01:47:04+00:00

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Usura bancaria: la sentenza che annulla tutti gli interessi
Tassi usurari: per la Cassazione l’usura del tasso di interessi moratori travolge anche gli interessi corrispettivi. E gli interessi si possono sommare.
È sicuramente una sentenza che farà parlare molto – e tremare le banche – quella emessa ieri dalla Cassazione [1]. Intervenendo su un tema molto dibattuto negli ultimi anni, quello dell’usura bancaria, la Suprema Corte ha detto che, per accertare se sono usurari o meno gli interessi praticati sul mutuo dalla banca, è possibile cumulare gli interessi corrispettivi e quelli moratori e verificare poi se il risultato determina un superamento del tasso-soglia previsto dalla legge [2]. Non solo: se ad essere usurari sono solo gli interessi moratori previsti originariamente nel contratto, il correntista non è tenuto a corrispondere neanche quelli corrispettivi. Un esempio servirà a capirci meglio.
Immaginiamo un correntista sempre in regola coi pagamenti delle rate del mutuo. La rata è ovviamente costituita da una parte di capitale e da una parte di interessi (cosiddetti «interessi corrispettivi»). Dopo un po’ di tempo si accorge che, nel contratto, è previsto che, qualora ometta di pagare una rata, su questa scatteranno gli interessi di mora (cosiddetti «interessi moratori»). La misura di questi interessi gli sembra eccessiva; un consulente gli conferma che si tratta di interessi usurari. Così il correntista decide di ricorrere al giudice per farsi giustizia. La banca però si difende sostenendo che il correntista non ha mai pagato interessi moratori, visto che è sempre stato in regola con i pagamenti. Egli non può lamentare quindi alcun danno visto che ha corrisposto solo interessi corrispettivi, i quali invece sono al di sotto dell’usura. Il privato, invece, sostiene di essere stato raggirato e che solo il rischio di pagare un interesse usurario determina la nullità del contratto. Chi dei due ha ragione?
In questo caso, la Cassazione dà ragione al mutuatario, ossia al debitore. Difatti, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti in contratto, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori, indipendentemente dal momento del loro pagamento; il legislatore, infatti, ha voluto sanzionare l’usura perché realizza una sproporzione oggettiva tra la prestazione del creditore e la controprestazione del debitore. Come già la stessa Suprema Corte aveva detto in passato [3], in tema di contratto di mutuo, la legge [1] – che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari – «riguarda sia gli interessi corrispettivi che gli interessi moratori».
Inoltre – e qui l’importanza della sentenza – si possono sommare gli interessi corrispettivi e quelli moratori al fine di verificare il superamento del tasso soglia dell’usura. Secondo invece l’interpretazione sposata in passato dalla stessa Suprema Corte la sommatoria rappresenterebbe «un tasso “creativo” mai concretamente applicabile al mutuatario». E pure Bankitalia esclude che gli interessi moratori siano da calcolare ai fini dell’usura.
[1] Cass. ord. n. 23192/17 del 4.10.2017.
[2] Art. 1 della legge 108/96.
[3] Cass. sent. n. 350/2013.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 13 luglio – 4 ottobre 2017, n. 23192
Presidente Scaldaferri – Relatore Ferro
1. Bancapulia s.p.a., che aveva domandato l’ammissione al passivo per un credito vantato in virtù di un contratto di mutuo fondiario del 3.8.2001, impugna il decreto Trib. Matera 19.5.2016, in R.G. 1667/2013, con cui è stata rigettata la sua opposizione allo stato passivo del fallimento (omissis) s.p.a.;
2. il tribunale, concordemente con quanto già affermato dal giudice delegato, ha ritenuto che la banca deve essere ammessa al passivo con riferimento alla sola sorte capitale, non potendo essere riconosciuti gli interessi moratori: come emerso dalla c.t.u., al momento della pattuizione il tasso degli interessi moratori era superiore al tasso soglia, vertendosi, così, in ipotesi di usura originaria (e non in quella di usura sopravvenuta come dedotto dalla banca) e, conseguentemente, ai sensi dell’art. 1815 c.c., la pattuizione del tasso di mora era considerata nulla e nessun interesse spettava;
3. con il ricorso si deduce in unico motivo la violazione e falsa applicazione dell’art. 1815 c.c. e della l. 108/1996, in quanto il tribunale ha erroneamente rilevato che, al fine del superamento del tasso soglia, si deve valutare l’eventuale usurarietà originaria del tasso di mora e posto che, nel caso di affermata nullità degli interessi usurari moratori, detta nullità non potrebbe colpire gli interessi corrispettivi i quali non superino il tasso soglia.
1. l’art. 1815, co. 2, c.c. stabilisce che “se sono dovuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi” e ai sensi dell’art. 1 d.l. 29 dicembre 2000, n. 394, convertito in l. 28 febbraio 2001, n. 24, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento; il legislatore, infatti, ha voluto sanzionare l’usura perché realizza una sproporzione oggettiva tra la prestazione del creditore e la controprestazione del debitore;
2. il ricorso è manifestamente infondato; come ha già avuto modo di statuire la giurisprudenza di legittimità “è noto che in tema di contratto di mutuo, l’art. 1 della l. n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori (Cass. 4 aprile 2003, n. 5324). Ha errato, allora, il tribunale nel ritenere in maniera apodittica che il tasso di soglia non fosse stato superato nella fattispecie concreta, solo perché non sarebbe consentito cumulare gli interessi corrispettivi a quelli moratori al fine di accertare il superamento del detto tasso” (Cass. ord. 5598/2017; con principio già affermato da Cass. 14899/2000).
La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi dell’art. 13, co. 1-quater, d.P.R. 115/02, come modificato dalla l. 228/12, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del co. 1-bis dello stesso art. 13.
TDC ha detto:
Dopo questo commento vorreste dirmi che avete letto la sentenza?
pasquale grandinetti ha detto:
06/10/2017 alle 11:41
mi sembra che la sentenza non dica assolutamente che si possono sommare interessi moratori e corrispettivi. Dice che bisogna valutare anche gli interessi moratori, non che vadano sommati ai corrispettivi. in un passaggio anzi ribadisce che i due tassi non si sommano.
06/10/2017 alle 11:43
Sono un assiduo lettore de La Legge per Tutti, dove trovo molti contenuti chiari e pregevoli. Spiace quindi questa caduta su un’informazione strumentale e distorsiva che da anni circola sull’usura bancaria.
Prima di entrare nel merito, faccio alcune riflessioni sugli effetti sistemici di questo: un’Italia evitata da investitori esteri e nazionali per l’incertezza dei rapporti economici; perdita di miliardi di euro di interessi in un sistema bancario già penalizzato da sofferenze. Siamo certi che risparmiatori, utenti e lavoratori del credito possano essere tranquilli e contenti? Qual’è il costo economico, sociale e umano di certa “informazione” sul diritto dell’economia?
Per una corretta, veritiera lettura di questa ennesima decisione della S.C. abbiamo la conferma di alcuni principi:
– al momento della stipula il tasso corrispettivo e il tasso di mora, singolarmente considerati, non debbono superare il tasso soglia dell’usura pro tempore vigente;
– è apodittica e inammissibile la pretesa dell’usura “sopravvenuta”, infatti la Corte di Cassazione non accerta l’usurarietà del contratto di mutuo
sul dato della sommatoria di tassi corrispettivi e moratori, ma bensì sul dato del tasso di mora pattuito in misura superiore al tasso soglia.
Infatti, la fattispecie su cui la Cassazione ha emesso l’ordinanza muove da una Ctu contabile eseguita in sede di merito da cui emergeva che al momento della
pattuizione il solo tasso degli interessi moratori, e non quello corrispettivo, era superiore al tasso-soglia di legge. Gli ermellini, hanno rigettato il ricorso dell’istituto di credito che chiedeva la censura della decisione di merito nella parte in cui la nullità degli interessi usurari moratori non avrebbe dovuto colpire anche quelli corrispettivi, conformi al limite del tasso soglia.
Il ricorso della banca è risultato manifestamente infondato in quanto per i giudici di piazza Cavour, l’art. 1815, co. 2, c.c. stabilisce che “se sono dovuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi” e ai sensi dell’art. 1 d.l. 29 dicembre 2000, n. 394, convertito in l. 28 febbraio 2001, n. 24 “si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, e indipendentemente dal momento del loro pagamento; il legislatore, infatti, ha voluto sanzionare l’usura perché realizza una sproporzione oggettiva tra la prestazione del creditore e la controprestazione del debitore”.
Quindi questa pronuncia della Suprema Corte non ha nulla di nuovo anzi consolida orientamenti e precedenti, citati nella stessa ordinanza:
– Cass. 4 aprile 2003, n. 5324 – “come ha già avuto modo di statuire la giurisprudenza di legittimità è noto che in tema di contratto di mutuo, l’art. 1 della l. n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori”;
– Cass. ord. 5598/2017 – con principio già affermato da Cass. 14899/2000 – “Ha errato, allora, il tribunale nel ritenere in maniera apodittica che il tasso soglia non fosse stato superato nella fattispecie concreta, solo perché non sarebbe consentito cumulare gli interessi corrispettivi a quelli moratori al fine di accertare il superamento del detto tasso”.
06/10/2017 alle 14:20
Quello che hai scritto è vero, in Italia esistono le leggi, ma chi cavolo vuoi che le applica!!!!! Contro le Banche e specialmente Banca d’ Italia, sono intoccabili!!!!
Dott. Roberto Giansalvo ha detto:
06/10/2017 alle 18:05
Buonasera, avete preso un abbaglio colossale e così mandate di nuovo al macello milioni di mutuatari. La sommatoria dei tassi non esiste. Vi prego di correggere l’articolo. La cassazione dice di confrontare il tasso di mora con il tasso soglia e se questo è maggiore si azzerano tutti gli interessi. Grazie
Ing. Alberto Rapagnà ha detto:
09/10/2017 alle 13:21
Condivido però le procure archiviano perché i loro CTU assimilano il mutuo fondiario alla categoria altri finanziamenti.Ora dopo questa sentenza cambieranno orientamento e riapriranno imPP archiviati?
07/10/2017 alle 03:53
Tra qualche anno, quando questi istituti si troveranno privati del sostegno delle “autorità” finanziarie, Assisteremo al piú grande meltdown del secolo. Le banche, ormai lo sanno anche i muli, non prestano soldi, li creano dal nulla al momento del presunto prestito. “Boe 2014, Bankitalia 2015” quindi effettivamente non si può definire prestito, ergo il minimo interesse é illegittimo. Per alcuni ancora non é chiara la matrice del cambiamento in corso. Sbrighiamoci a investire sul Blockchain piuttosto, come stanno facendo in molti.
09/10/2017 alle 20:45
io ho un mutuo stipulato nel 2006 il cui tasso di mora e’ abbondantemente sopra il tasso limite di riferimento. seguo la cosa da anni e sono sempre stato titubante a fare causa conscio che ogni tribunale interpreta la legge a suo piacemento. questa e’ l’ennesima sentenza di una corte di cassazione.. ne occorrerebbe una sezioni unite per fare un po di chiarezza..
12/10/2017 alle 03:34
In tutti gli altri paesi esiste una legge che sanziona chi sbaglia, chiunque sia!!!! Questa legge in Italia non vige, quindi tutti i poteri forti (Banche, Finanziarie, Enti dello Stato e non ) fanno e continueranno a fare i prepotenti.
Bisogna solo sperare che anche in Italia venga fatta una legge che sanziona chi sbaglia!!!!! State pur sicuri che questi cosiddetti “Poteri forti”, ci penseranno mille volte!!!!

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