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Timestamp: 2020-05-30 15:47:00+00:00

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DECRETO VACCINI – cipensoevotono
Categoria: DECRETO VACCINI
INCOSTITUZIONALITA’ OBBLIGO VACCINALE (documenti pdf)
La versione integrale in formato PDF dei documenti elaborati dal gruppo dei Giuristi per l’Azione Popolare di Attuare la Costituzione, che si è occupato dell’ obbligo vaccinale.
Oggetto i possibili profili di illegittimità costituzionale
del Decreto Legge n. 73 del 7 giugno 2017
RIFLESSIONI SUL DECRETO LEGGE VACCINI
nonchè della Legge di conversione n. 119 del 31 luglio 2017
LEGGE VACCINI I PROFILI DI INCOSTITUZIONALITA’
Autore Stefano StefànoScritto il 18 ottobre 2017 Categorie DECRETO VACCINILascia un commento su INCOSTITUZIONALITA’ OBBLIGO VACCINALE (documenti pdf)
L’articolo 2, 2°co., lett. d), della Legge n. 53/2003 definisce il sistema educativo di istruzione e di formazione articolandolo così: “nella scuola dell’infanzia, in un primo ciclo che comprende la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, e in un secondo ciclo che comprende il sistema dei licei ed il sistema dell’istruzione e della formazione professionale”.
Erano trascorsi 19 giorni da quando il Consiglio dei Ministri, il 19 maggio, dichiarava di aver approvato il Decreto legge contenente “misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale” (stando alla lettura del comunicato stampa n. 30) sino al momento in cui lo stesso D.L. veniva pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno. Invero già dalle premesse del Dl veniva in realtà palesata l’insussistenza dei requisiti d’urgenza, tant’è che si faceva riferimento a:
Tale ultimo inciso conferma l’insussistenza di alcuna situazione emergenziale, visto che il DL piuttosto sembra dare attuazione ad “accordi” che sarebbero stati assunti dal nostro paese al “livello europeo ed internazionale”, quindi con ampio anticipo rispetto all’emanazione del decreto-legge stesso. Oltretutto non viene in alcun modo specificato a quali accordi europei o internazionali si faccia riferimento.
Autore Stefano StefànoScritto il 15 settembre 2017 Categorie DECRETO VACCINILascia un commento su Legge n.119/2017 sull’obbligo vaccinale. Profili di incostituzionalità. 2
Circa i profili di incostituzionalità della Legge n. 119/2017 in materia di obbligo vaccinale, pubblichiamo qui il documento conclusivo in forma integrale del gruppo dei GIURISTI PER L’AZIONE POPOLARE dell’associazione ATTUARE LA COSTITUZIONE, che terrà a Napoli il prossimo 30 settembre e 1 ottobre l’Assemblea costitutiva ATTUARE LA COSTITUZIONE. PAOLO MADDALENA
Questo documento conclude un lavoro iniziato a maggio (quando venne “annunciato il D.L.), proseguito a giugno (allorché venne finalmente pubblicato il D.L.) ed a luglio (dopo le modifiche apportate al D.L. in Senato), di cui è possibile rinvenire l’analisi nei precedenti articoli.
Qui viene pubblicata la prima parte del documento, che si occupa della violazione costituzionale più rilevante, relativa alla violazione del diritto alla salute, dei limiti imposti al rispetto della persona umana e della libera autodeterminazione in materia di trattamenti sanitari, articoli 32 e 3 della Costituzione.
Il gruppo Giuristi per l’Azione Popolare sulla base del comunicato stampa n.30 del Consiglio dei Ministri, che annunciava il Decreto Legge “Lorenzin,” aveva individuato alcuni profili di incostituzionalità del citato decreto che venivano formalizzati in un apposito documento redatto e pubblicato dal Gruppo giuridico a seguito della pubblicazione del D.L. 73/2017 nella G.U.R.I., tenuto conto della effettiva versione dell’articolato normativo.
La successiva conversione del decreto succitato ad opera dei due rami del parlamento ha visto confermare quasi tutti i profili di incostituzionalità che erano già stati previamente redatti avverso il D.L., ma ha reso altresì necessario l’adeguamento e l’integrazione delle pregresse conclusioni, anche alla luce delle modifiche, non marginali, che l’iter parlamentare ha prodotto rispetto al testo originario del decreto legge.
Profili di incostituzionalità della versione definitiva della legge.
1) Sulla violazione del diritto alla salute, dei limiti imposti al rispetto della persona umana e della libera autodeterminazione in materia di trattamenti sanitari.
Sussiste un’evidente violazione del fondamentale diritto alla libera autodeterminazione del cittadino rispetto a qualunque trattamento sanitario, quindi anche alle vaccinazioni.
Le vaccinazioni obbligatorie con la legge in commento aumentano in misura esponenziale, passando dai 4 precedenti agli attuali 10.
Ciò in violazione del principio di ragionevolezza, imposto dall’articolo 3 della Costituzione PRINCIPI FONDAMENTALI (artt. 1-12)e dell’articolo 32, 2°comma, Costituzione, Parte I DIRITTI e DOVERI dei CITTADINI Titolo II Rapporti Etico -Sociali (Artt. 29-34)secondo il quale “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e ancora che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
I “limiti imposti dal rispetto della persona umana” cui fa riferimento la norma costituzionale ora richiamata e la valutazione relativa ad una loro possibile violazione, conduce il ragionamento sul terreno dei criteri costituzionali di “ragionevolezza” e “proporzionalità” della “misura” legislativa adottata rispetto alla situazione che la stessa intende affrontare e risolvere.
Ad oggi la Corte Costituzionale, a seguito della decisione n.307/1990, così come ripresa in altre successive pronunzie (inter alia, la sent. n.258/1994) ha (forzatamente) condotto l’assetto normativo dei vaccini ad un corretto “bilanciamento” degli interessi e dei diritti riconducibili nell’alveo dell’art.32 Cost. sulla base di una declaratoria di incostituzionalità e di 2 argomenti fondamentali:
a) che dalle vaccinazioni potesse escludersi “ una incidenza negativa sullo stato di salute di colui che vi é assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili“;
b) che, per altro verso, “…nell’ipotesi di danno ulteriore alla salute … ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica, sia prevista comunque la corresponsione di una “equa indennità” in favore del danneggiato”.
Conseguentemente, a seguito della declaratoria di incostituzionalità della legge 51 del 1966 sulla vaccinazione antipoliomielitica (ad opera della citata sent. 307/1990), veniva istituzionalizzato un “sistema di indennizzi” con la legge 210/1992, costituente un “elemento di chiusura del sistema”, in forza del quale, secondo la lettura data dalla Corte costituzionale, è stato “ricondotto” a ragionevolezza e proporzionalità l’apparato normativo dei vaccini obbligatori, mediante la “monetizzazione” dei loro “eventuali” effetti collaterali.
I sopra compendiati approdi della Corte Costituzionale, non possono tuttavia condurre a ritenere definitivamente risolta la questione della “compatibilità costituzionale” del sistema vaccinale e dei relativi obblighi, soprattutto alla luce del drastico intervento normativo in commento.
Il giudice delle leggi, infatti, è pervenuto alle conclusioni sopra brevemente rammentate, vagliando il sistema antecedente dei vaccini obbligatori, come detto di gran lunga più contenuto rispetto a quello introdotto dalla legge in esame.
La moltiplicazione del numero dei vaccini obbligatori introdotti con la legge recentemente varata dal Governo e poi dal Parlamento italiano deve, quindi, necessariamente condurre a rimettere in discussione ed a vagliare la nuova disciplina sotto il profilo dei criteri di “proporzionalità e ragionevolezza”, onde valutarne la compatibilità costituzionale.
Affinché un provvedimento normativo possa considerarsi conforme al criterio della “ragionevolezza” questo deve esser innanzitutto “coerente” e quindi idoneo al raggiungimento del fine che la legge si propone di raggiungere; in secondo luogo, specialmente ove si discuta di questione afferente alla tutela di interessi supremi e costituzionalmente garantiti, quale il diritto alla salute individuale e collettiva, il provvedimento deve esser “necessario”, nel senso che rispetto ad esso non esistono misure alternative ugualmente efficaci e al contempo meno rischiose; infine, il provvedimento deve essere coerente al criterio della proporzionalità quindi “adeguato”, ossia capace di conseguire, dal punto di vista dell’ordinamento giuridico, un corretto bilanciamento tra i contrapposti interessi rilevanti e costituzionalmente tutelati.
Nella fattispecie, la legge appena varata dal Parlamento italiano non possiede affatto i requisiti sopra indicati.
Essa impone 10 vaccinazioni obbligatorie (a fronte delle 4 precedenti) ed altre 4 come altamente consigliate (in tutto ben 14 vaccini).
Dette vaccinazioni non appaiono affatto “necessarie” nel senso sopra esplicitato, in quanto, in primo luogo, non sono predisposte per far fronte a situazioni emergenziali (diffondersi di epidemie in atto per ciascuna delle 14 malattie cui si riferiscono i vaccini) che possano essere affrontate in via esclusiva con il sistema vaccinale; peraltro non vengono minimamente considerati percorsi e/o soluzioni alternative, ugualmente efficaci e al contempo meno rischiose rispetto ai vaccini; appare vieppiù insussistente il requisito dell’“adeguatezza” della misura stessa rispetto cioè ad un corretto bilanciamento tra i contrapposti interessi di rilevo costituzionale.
Appare oltretutto macroscopico il divario tra la situazione antecedente con i 4 vaccini obbligatori, a fronte dei quali, ove ritenuti necessari dalla “comunità scientifica”, si poteva anche invocare il principio di “solidarietà sociale” di cui all’art. 2 Costituzione, e la situazione attuale.
Oggi che i vaccini obbligatori sono stati elevati a 10 – oltre ai 4 vaccini “altamente consigliati” – i cui effetti dannosi collaterali oltre ad esser stati fatti presenti da illustri scienziati di tutto il mondo, sono riconosciuti – sebbene in modo contraddittorio e parziale – dalle istituzioni governative, viene in tutta evidenza il superamento dei “limiti” che la legge deve rispettare e non è dubbio che questi limiti sono stati superati proprio in virtù del “principio ermeneutico della ragionevolezza” imposto dall’art. 3 della Costituzione.
Dunque la legge in commento che elide la libertà di scelta in ordine al trattamento sanitario, deve dichiararsi costituzionalmente illegittima per “mancato rispetto della persona umana” e per “irragionevolezza”.
Queste due censure, entrambe in relazione all’articolo 3 della Costituzione, e la seconda anche in raccordo con l’art. 32, 2°comma della Costituzione, costituiscono pertanto le fondamentali pregiudiziali di incostituzionalità del Decreto Legge n. 73/2017, in particolare dell’art. 1, 1°comma, nonchè dell’articolo 3, 3° comma e quindi della sua legge di conversione (anche su autorevole parere del Prof. Paolo Maddalena, Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale).
A quanto sopra si aggiunga che l’articolato normativo in questione si pone in contrasto con la Convenzione di Oviedo (“Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e la dignità dell’esser umano riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina”) e la relativa legge nazionale di ratifica n. 145/2001, afferma principi che rilevano nella fattispecie. Infatti, il capitolo 2° della Convenzione di Oviedo, con l’articolo 5, pone quale regola generale che ogni intervento nel campo della salute abbia quale suo necessario presupposto il “libero ed informato consenso della persona interessata”, che deve fondarsi “innanzitutto su un’informazione adeguata sullo scopo, sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi”.
Il principio summenzionato, inoltre, risulta ulteriormente rafforzato dalla previsione del successivo art.28, ove è espressamente previsto che ciascuno Stato firmatario si impegna a che “siano oggetto di dibattito pubblico appropriato alla luce, in particolare, delle implicazioni mediche, sociali, economiche, etiche e giuridiche pertinenti, e che le loro possibili applicazioni siano oggetto di consultazioni appropriate”.
Sulla questione dei vaccini, viceversa, con la legge in commento si è andati nel senso diametralmente opposto, operando con meccanismi autoritativi, rifuggendo dal doveroso confronto e dalla consultazione con il pubblico, sull’assiomatico presupposto dell’assenza o quasi di rischi e su una informazione privata e pubblica del tutto inadeguata.
Il medesimo principio statuito nell’ambito della convenzione di Oviedo è stato accolto anche nell’ambito della “Carta dei diritti fondamentali dell’unione europea”, proclamata a Nizza il 7 dicembre del 2000, che nel suo art.3 (Diritto all’integrità della persona) dispone che: “1. Ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica. 2. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati: a) il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge; …”.
Ulteriori profili di incostituzionalità, sebbene strettamente connessi con quelli sopra già indicati, devono ravvisarsi nella violazione dei principi sedimentati nell’ordinamento giuridico, sia nazionale che internazionale, che hanno trovato positivizzazione nell’ambito delle norme istitutrici della UE, in trattati internazionali, oltre che in norme giuridiche interne di recepimento ed attuazione, e nelle pronunzie dei giudici.
La rilevante questione sottoposta all’odierna analisi muove dalla considerazione dei profili di valutazione dei benefici e dei rischi, certi o anche potenziali (i rischi), necessariamente presupposta ad ogni approccio giuridico condotto in termini – costituzionalmente rilevanti – di ragionevolezza e proporzionalità.
Diversamente si assiste, come nel caso sottoposto all’odierno esame, alla violazione delle relative norme di rango comunitario e internazionale, che costituiscono parametro di riferimento per il vaglio di costituzionalità avuto riguardo agli artt. 10 e 11 Cost.
In primo luogo, quindi, anche in ordine ad una valutazione di costituzionalità della legge in commento, rileva il “principio di precauzione”.
Come noto si tratta di un principio di derivazione comunitaria (art.191, par.2, ex art.174 del Trattato UE), il quale, sebbene positivizzato in materia di tutela ambientale, è stato di fatto esteso ad opera dalla Corte di giustizia europea (v. anche le recenti pronunzie: Corte di Giustizia UE, sez.I, 09.06.2016 n.78; Corte di Giustizia UE, sez.VI, 10.04.2014 n.269; Corte di Giustizia UE, sez.II, 22.10.2010 n.77) e dei giudici nazionali dei paesi aderenti, anche agli ambiti della salute pubblica, fino a divenire un “principio di applicazione generale” soprattutto in quei settori di intervento normativo che richiedono un “alto livello di protezione”, qual’è quello della salute pubblica.
Il principio di precauzione infatti implica l’identificazione degli effetti potenzialmente negativi derivanti da un determinato trattamento o un procedimento; esso richiede una valutazione scientifica del rischio che, per l’insufficienza o la contraddittorietà dei dati in possesso della comunità scientifica e delle pubbliche autorità, non consenta di appurare con sufficiente certezza il rischio rispetto ai fattori o agli interessi oggetto di tutela.
Il principio di precauzione, è utile precisare, opera non nelle circostanze in cui vi è la certezza di un rischio di pregiudizio ma, al contrario lì dove non sia ancora dimostrato un rischio per la salute (o l’ambiente) e tuttavia questo non può essere del tutto escluso.
Un approccio cautelativo così rigoroso, come quello discendente dal suddetto principio, è evidentemente giustificabile e anzi obbligatorio, anche per il legislatore – che si è all’uopo impegnato ad improntare e a fondare la propria politica al suddetto principio (art.191, par.2, Trattato UE) – proprio in ragione della assoluta preminenza e rilevanza, anche costituzionale, dei valori che si intendono tutelare.
Secondo l’elaborazione degli sviluppi attuativi del suddetto principio la valutazione del rischio non deve aver oggetto solamente i “rischi immediati” ma, viceversa, deve avere ad oggetto anche gli effetti rilevabili a lungo termine.
Con riferimento agli obblighi vaccinali, quindi, si evidenzia che il fine perseguito dall’applicazione del suddetto principio di precauzione è non solo quello di evitare pregiudizi attuali alle fasce più giovani e deboli della popolazione in atto ma, addirittura, alle generazioni future, per i danni che possano queste risentire dall’impiego di trattamenti farmacologici destinati a essere somministrati negli anni e nei decenni a venire, sistematicamente su tutta la popolazione italiana (e sui minori stranieri) rientrante nelle fasce d’età interessate dai trattamenti medesimi.
In linea con quanto fino a questo punto precisato, sebbene da una prospettiva concernente la compatibilità e la valutazione ex ante dei possibili effetti pregiudizievoli dei vaccini sul singolo individuo ricevente, è quanto statuito dalla Corte costituzionale con la sentenza n.258 del 94, nella motivazione della quale, il giudice delle leggi, pur dichiarando inammissibile la sollevata e specifica questione di costituzionalità sottoposta al suo vaglio, richiamava l’attenzione del legislatore “… ferma la obbligatorietà generalizzata delle vaccinazioni ritenute necessarie alla luce delle conoscenze mediche, affinché siano individuati e siano prescritti in termini normativi specifici e puntuali, ma sempre entro limiti di compatibilità con le sottolineate esigenze di generalizzata vaccinazione, gli accertamenti preventivi idonei a prevedere e prevenire i possibili rischi di complicanze”.
Le valutazioni necessariamente sottese al rispetto del “principio di precauzione” così come la consequenziale statuizione dalla Corte costituzionale nella sentenza appena citata, non appaiono aver avuto una adeguata attenzione da parte del legislatore.
Non si può non tenere conto infatti che non risulta che siano stati effettuati e/o resi pubblici indagini scientifiche e studi idonei a palesare l’insussistenza di rischi ed effetti pregiudizievoli sulla popolazione, che abbiano tenuto conto dell’aumento esponenziale degli obblighi vaccinali e degli effetti combinati e cumulativi degli aumentati trattamenti, quelli obbligatori e anche quelli consigliati, rispetto al regime precedente, né risulta che la collettività italiana sia stata chiamata a consultazione e quindi a percorsi di partecipazione informativa sugli studi e le indagini scientifiche che avrebbero dovuto esser svolte e/o rese pubbliche.
In difetto, quindi, sussiste sotto il profilo sopra delineato, l’incostituzionalità della norma in questione.
(….segue….)
Autore Stefano StefànoScritto il 10 settembre 2017 10 settembre 2017 Categorie DECRETO VACCINILascia un commento su Legge n.119/2017 sull’obbligo vaccinale. Profili di incostituzionalità. 1
Autore Stefano StefànoScritto il 25 luglio 2017 17 ottobre 2017 Categorie DECRETO VACCINILascia un commento su Decreto Legge “vaccini”. Ulteriori profili di incostituzionalità (4).
Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (3).
Questi sono i 3 ulteriori profili di incostituzionalità che è possibile ravvisare, dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge n. 73/2017.
3) L’assenza dei presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge, così come indicati dall’art. 77, 2°comma, della Costituzione; attesa la “straordinaria necessità ed urgenza” procrastinata per 19 giorni e poiché il Governo non indica quale sia lo stato di necessità che ne abbia legittimato l’adozione.
Sono trascorsi 19 giorni da quando il Consiglio dei Ministri, il 19 maggio, ha approvato un Decreto legge contenente “misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale” (stando alla lettura del comunicato stampa n. 30) sino al momento in cui lo stesso (?) D.L. è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno.
19 giorni di gestazione sono davvero tanti per un provvedimento che, pur recando nella sua rubrica: “disposizioni urgenti“, nelle successive premesse, indica, nell’ordine:
di aver “visto l’art. 77 della Costituzione”;
di ritenere “la straordinaria necessita’ ed urgenza di emanare disposizioni per garantire in maniera omogenea sul territorio nazionale le attivita’ dirette alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica e di assicurare il costante mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale”;
di aver visto ”la deliberazione del C.d.M. adottata nella riunione del 19.5.2017”.
Una contraddizione in termini; una cosa urgente, urge, si fa subito, come prescrive, per i decreti legge, il pur “visto” dal Governo art. 77, 2° comma, della Costituzione, [cfr.https://cipensoevotono.wordpress.com/2016/07/01/parte-ii-ordinamento-della-repubblica-titolo-i-sezione-ii-artt-70-82/]: se sussiste la “straordinaria necessità ed urgenza” ravvisata e si è lasciato trascorrere quasi 3 settimane, significa che: o il pericolo non c’era; o, se c’è, che la condotta del Governo è potenzialmente pericolosa per l’incolumità pubblica.
Ma il dubbio sulla sussistenza o meno del carattere dell’urgenza, che avrebbe costituzionalmente legittimato il D.L., viene fugato da una ulteriore premessa dello stesso provvedimento, che indica:
di ritenere altresì “necessario garantire il rispetto degli obblighi assunti delle strategie concordate a livello europeo e internazionale e degli obiettivi comuni fissati nell’area geografica europea”.
Ulteriore conferma del fatto che non sussiste alcuna situazione emergenziale cui far fronte con il decreto-legge in questione, che piuttosto sembra dare attuazione ad “obblighi” che sarebbero stati assunti dal nostro paese a “livello europeo ed internazionale”, quindi con ampio anticipo rispetto all’emanazione del decreto legge stesso.
Oltretutto, non viene in alcun modo specificato a quali accordi europei o internazionali si faccia riferimento.
Di fatto, non può non considerarsi che, nel settembre 2014, a Washington (USA), il ministro della sanità Lorenzin, unitamente al rappresentante dell’AIFA (agenzia italiana per il farmaco), parteciparono al Global Health Security Agenda (G.H.S.A.), ove il nostro paese “riceveva l’incarico” di guidare nei prossimi cinque anni a livello mondiale le strategie e le campagne vaccinali (cfr. comunicato stampa n. 387 del 29.9.2014 AIFA).
In conclusione, l’art. 77, 2°comma, Costituzione facoltizza il Governo ad adottare, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, in casi straordinari di necessità ed urgenza.
Il Governo non indica nelle premesse del suo decreto quale sia lo “stato di necessità” (cui va ricondotto il sistema del decreto-legge, secondo la relazione del Presidente della Commissione della Costituzione, On. Ruini, nelle sedute del 16 e 17 ottobre 1947), cui far fronte, rendendo peraltro impossibile anche il successivo sindacato sulla sussistenza effettiva dei caratteri di necessità ed urgenza.
Verrebbero pertanto a mancare i presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge, così come indicati dall’art. 77, 2°co., Costituzione.
4) La mancata previsione, a carico dello Stato, di un’equa indennità per il caso di danno derivante da contagio o da altra apprezzabile malattia causalmente riconducibile alle nuove vaccinazioni obbligatoria imposte, riportato dal bambino vaccinato (o da altro soggetto a causa dell’assistenza personale diretta prestata al primo), in applicazione della sentenza n. 307/1990 della Corte Costituzionale; e la conseguente mancata previsione della copertura finanziaria, in relazione all’ articolo 81, 3°comma, della Costituzione.
Il Decreto Legge in parola abroga una serie di disposizioni, tra cui l’art. 3, 2°co., della Legge n. 51/1966, riguardante l’obbligatorietà della vaccinazione antipoliomielitica.
Orbene, quella legge è stata oggetto del sindacato della Corte Costituzionale, che, con la Sentenza n. 307 del 1990, dichiarò “l’illegittimità costituzionale della legge 4 febbraio 1966, n. 51 nella parte in cui non prevede, a carico dello Stato, un’equa indennità per il caso di danno derivante, al di fuori dell’ipotesi di cui all’art. 2043 c.c., da contagio o da altra apprezzabile malattia causalmente riconducibile alla vaccinazione obbligatoria antipoliomielitica, riportato dal bambino vaccinato o da altro soggetto a causa dell’assistenza personale diretta prestata al primo“.
Questo è un passaggio della motivazione della sentenza (punto 2): “con riferimento, invece, all’ipotesi di ulteriore danno alla salute del soggetto sottoposto al trattamento obbligatorio – ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica – il rilievo costituzionale della salute come interesse della collettività non è da solo sufficiente a giustificare la misura sanitaria. Tale rilievo esige che in nome di esso, e quindi della solidarietà verso gli altri, ciascuno possa essere obbligato, restando così legittimamente limitata la sua autodeterminazione, a un dato trattamento sanitario, anche se questo importi un rischio specifico, ma non postula il sacrificio della salute di ciascuno per la tutela della salute degli altri. Un corretto bilanciamento fra le due suindicate dimensioni del valore della salute – e lo stesso spirito di solidarietà (da ritenere ovviamente reciproca) fra individuo e collettività che sta a base dell’imposizione del trattamento sanitario – implica il riconoscimento, per il caso che il rischio si avveri, di una protezione ulteriore a favore del soggetto passivo del trattamento“.
L’imposizione dell’obbligo del trattamento sanitario operata dal Decreto Legge sembra incorrere nello stesso vizio della precedente Legge sulla vaccinazione antipoliomielitica e lo espone pertanto ad analogo sindacato di legittimità costituzionale, in quanto non prevede alcuna indennità.
Nè potrebbe opporsi che, a seguito di tale sentenza della Corte, il legislatore fu costretto a riconoscere un indennizzo alle vittime proprio di queste conseguenze, con la legge n. 210/1992, art. 1, 1°comma, (e successive integrazioni: legge n. 229/2005) e che, quindi, ora, una legge esista; se, all’interno del D.L. non vi è alcuna norma di coordinamento con Legge del 1992 (nè con quella del 2005).
Coordinamento che invece sarebbe opportuno, anzi necessario, anche sotto l’ulteriore aspetto delle disposizioni finanziarie, di cui all’art. 7 del D.L., Continua a leggere “Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (3).”
Autore Stefano StefànoScritto il 26 giugno 2017 17 ottobre 2017 Categorie DECRETO VACCINITag Bilanciamento dei diritti;,Decreto Legge 73|2017; incostituzionalità,DIRITTO alla SALUTE,DIRITTO alla SCUOLA,Legge 210/19922 commenti su Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (3).
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Autore Stefano StefànoScritto il 22 giugno 2017 17 ottobre 2017 Categorie DECRETO VACCINITag Decreto Legge 73|2017; incostituzionalità,DIRITTO alla SALUTE,DIRITTO alla SCUOLA2 commenti su Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (2).
Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (1).
Questi sono i possibili profili di incostituzionalità che è possibile ravvisare, dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge n. 73/2017, che triplica le vaccinazioni obbligatorie elevandole da 4 a 12:
1) la disparità di trattamento tra scuole dell’infanzia e scuola dell’obbligo a fronte della identica fattispecie della mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3, 3°co. D.L.); in violazione del principio di ragionevolezza della legge ed in relazione all’ articolo 3, 1°comma, della Costituzione;
2) la compressione della libertà di scelta in ordine a un trattamento sanitario tramite la triplicazione delle vaccinazioni obbligatorie (art. 1, 1°co. D.L.); in violazione ancora del principio di ragionevolezza, imposto dall’articolo 3 della Costituzione ed in raccordo con la violazione dell’articolo 32, 2°comma, della Costituzione per cui “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” (quest’ultimo punto, autorevolmente proposto dal Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale, Prof. Paolo Maddalena).
Viceversa, per questi ulteriori profili, sarà opportuno un supplemento di riflessione:
3) l’assenza dei presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge, così come indicati dall’art. 77, 2°comma, della Costituzione; attesa la “straordinaria necessità ed urgenza” procrastinata per 19 giorni e poiché il Governo non indica quale sia lo stato di necessità che ne abbia legittimato l’adozione;
4) la mancata previsione, a carico dello Stato, di un’equa indennità per il caso di danno derivante da contagio o da altra apprezzabile malattia causalmente riconducibile alle nuove vaccinazioni obbligatorie, riportato dal bambino vaccinato o da altro soggetto a causa dell’assistenza personale diretta prestata al primo, in applicazione della sentenza n. 307/1990 della Corte Costituzionale; e la conseguente mancata previsione della copertura finanziaria, in relazione all’ articolo 81, 3°comma, della Costituzione;
5) la negazione dell’accesso al sistema educativo di istruzione e di formazione, nella articolazione specifica della scuola dell’infanzia, per il caso della mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3, 3°co. D.L.); in relazione all’art. 34, 1°comma della Costituzione (forse anche all’art. 2) ed al principio del bilanciamento dei diritti.
Ciascuno di questi profili sarà analizzato ed illustrato nei prossimi articoli; ma prima di entrare nel dettaglio può essere utile fare un piccolo passo indietro.
Si parte allora dal comunicato stampa n. 30 del Consiglio dei Ministri del 19.5.2017, che annunciava (testuale): ” Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e della Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, ha approvato un decreto legge contenente misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale “.
Il passato prossimo del verbo, rafforzato dalla conclamata urgenza, autorizzava l’auspicio di una immediata pubblicazione del provvedimento ……. che però ha tardato a palesarsi; nell’attesa della pubblicazione, per giorni (settimane) si è dovuta fondare l’attenzione solo sullo scarno comunicato del Governo, sulla cui base tuttavia era già possibile individuare 3 possibili profili di incostituzionalità:
A) l’applicabilità delle sanzioni amministrative pecuniarie per ciascun anno dell’intero percorso della scuola dell’obbligo; in relazione agli articoli 24 e 111 della Costituzione;
B) la disparità di trattamento tra scuole dell’infanzia e scuola dell’obbligo a fronte di una identica fattispecie, la mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni; in violazione del principio di ragionevolezza della legge ed in relazione all’ articolo 3 Costituzione [cfr. PRINCIPI FONDAMENTALI (artt. 1-12)];
C) la perdita della responsabilità genitoriale, in forza della irragionevolezza degli automatismi legislativi, recentemente riaffermata dalle pronunce della Corte Costituzionale (C. cost. 23.02.2012, n. 31 e C. cost. 23.01.2013, n. 7); in relazione agli articoli 3 e 117 della Costituzione.
Dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge, il quadro si è modificato.
La prima pregiudiziale (A) sembra essere superata.
“Al fine di rendere cogente l’obbligo di vaccinazione, il decreto eleva le sanzioni amministrative pecuniarie attualmente previste per la sua violazione, le quali saranno applicabili per ciascun anno dell’intero percorso della scuola dell’obbligo”. Così si leggeva sul comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 30 del 19.5.2017.
Tuttavia, l’articolo 1, 4°co., del D.L. pubblicato, non fa menzione della ventilata applicazione reiterata della sanzione per ciascun anno dell’intero percorso della scuola dell’obbligo, che avrebbe potuto violare il principio del ne bis in idem; distinguendo così l’applicazione della sanzione per il caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale (art. 1) dalle procedure relative all’iscrizione scolastica dell’obbligo (art. 3).
La terza pregiudiziale (C) sembra anch’essa superata.
Senza ripetere quanto già scritto sul punto in materia di irragionevolezza degli automatismi legislativi, il D.L. non scrive esplicitamente che l’inadempimento dell’obbligo vaccinale comporta la perdita della responsabilità genitoriale, alla stregua del citato art. 569 c.p., ma si ferma prima, “limitandosi” a prescriverne la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni, adottando la formula neutra ”per gli eventuali adempimenti di competenza”. Anche se non viene esclusa, tuttavia, la possibilità che vengano adottati dal Tribunale per i Minorenni, provvedimenti temporaneamente limitativi della responsabilità genitoriale.
Occorrerà tuttavia riflettere su questi ulteriori aspetti, che nascono ora dal combinato disposto (A + C).
I genitori esercenti la responsabilita’ genitoriale e i tutori che, a seguito di contestazione da parte dell’azienda sanitaria locale territorialmente competente, NON provvedano, nel termine indicato nell’atto di contestazione, a far somministrare al minore il vaccino ovvero la prima dose del ciclo vaccinale, incorrono:
– nella imposizione della sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500,00 a euro 7.500,00
– nella segnalazione dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni per gli eventuali adempimenti di competenza.
Dallo stesso fatto dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale derivano pertanto 2 procedimenti distinti e separati.
Così disponendo però il Governo, con l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria in combinato disposto con la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, di cui agli artt. 1, comma 4 e 5, del D.L., viola il principio del ne bis in idem, che impone invece come, non solo una persona non deve essere punita due volte, ma anche che non deve subire un doppio procedimento per lo stesso fatto.
Pur nell’ambito del procedimento penale, la Corte ha affermato come tra “i diritti fondamentali, e costituzionalmente rilevanti, della persona …… non può non annoverarsi il «principio di civiltà giuridica, oltre che di generalissima applicazione» (ordinanza n. 150 del 1995) espresso dal divieto di bis in idem”, precisando poi “benché non riconosciuto espressamente dalla lettera della Costituzione, tale principio è infatti immanente alla funzione ordinante cui la Carta ha dato vita, perché non è compatibile con tale funzione dell’ordinamento giuridico una normativa nel cui ambito la medesima situazione giuridica possa divenire oggetto di statuizioni giurisdizionali in perpetuo divenire …. se così fosse, a essere violati sarebbero anche gli artt. 24 e 111 Cost., ai quali il principio del ne bis in idem va collegato in via generale (ordinanza n. 501 del 2000)”.
Da segnalare, infine, un recentissimo provvedimento della Corte europea diritti dell’uomo, Sentenza Simkus contro Lituania n. 41788/11, depositata il 13 giugno 2017, che va nella stessa direzione indicata dalla Corte.
Chiusa questa parentesi, la seconda pregiudiziale (B) non è comunque superata, e da essa si partirà dunque per illustrare i profili di incostituzionalità ravvisati nel Decreto Legge n. 73/2017.
Autore Stefano StefànoScritto il 19 giugno 2017 17 ottobre 2017 Categorie DECRETO VACCINITag Decreto Legge 73|2017; incostituzionalità,DIRITTO alla SALUTE,DIRITTO alla SCUOLA,responsabilità genitorialeLascia un commento su Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (1).

References: art.28
 art.3
 art.174
 sentenza 
 sentenza 
 art. 77
 sentenza 
 articolo 81
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 articolo 3
 sentenza 
 articolo 81
 articolo 3
 art. 569
 Sentenza