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Timestamp: 2017-10-20 14:10:27+00:00

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COME IMPUGNARE UN TESTAMENTO OLOGRAFO-avvocato testamento bologna
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Il suo fondamento è da rinvenire da un lato nell’interesse di natura sociale alla tutela della proprietà di cui all’articolo 42 Cost onde evitare, che, a seguito della morte del de cuis, i suoi beni diventino res nullius e, dall’altro, nell’interesse dei parenti a mantenere nell’ambito della cerchia familiare il patrimonio del soggetto defunto.
Con atto di citazione notificato il 6.3.1996 M. P., Er. Pe., El. Pe., E. P., P. I. rappresentata dalla procuratrice speciale B. A., R. G. ed A. M. convenivano in giudizio dinanzi al Tribunale di Mantova C. V., Ma. Ed. e C. A. V. chiedendo affermarsi in capo ad essi attori ed ai convenuti la qualità di chiamati all’eredità di A. F. in dipendenza del testamento olografo del omissis, farsi luogo alla devoluzione dell’eredità in esecuzione di esso agli attori nonché, in caso di loro accettazione, ai convenuti, e disporsi la divisione di un appezzamento di terreno con sovrastanti fabbricati in Comune di omissis.
Gli attori precisavano che la F. era deceduta in data omissi, che l’olografo era stato pubblicato il omissis, che ella aveva disposto in favore dei figli delle proprie sorelle C., L., Cl., Ce. ed An., che le parti in causa erano coloro che alla data della morte erano ancora in vita.
Nella contumacia di Ed. Ma. e C. A. V. si costituiva in giudizio C. V. deducendo l’infondatezza della domanda per essere stato annullato l’olografo cui gli attori facevano riferimento ai sensi dell’art. 682 c.c. da un successivo testamento olografo redatto dalla F. il omissis contenente disposizioni incompatibili con quelle di cui alla precedente scheda; esponeva che, secondo il tenore di tale successivo olografo, unici eredi dell’intera sostanza della F. erano il deducente ed Ma. Ed.; dichiarava di accettare la chiamata e di rivendicare la qualità di coerede della massa; chiedeva anche che i beni caduti in successione fossero soggetti a custodia e gestione temporanea e sollecitava un provvedimento di sequestro giudiziario con nomina di custode per mobili ed immobili.
Con sentenza dell’11.12.2000 il Tribunale adito dichiarava che l’eredità doveva essere devoluta, in base alla scrittura del omissis prodotta dal convenuto, scrittura che qualificava testamento, esclusivamente a C. V. ed Ma. Ed., e respingeva ogni altra domanda.
Poiché invero il V. aveva posto a fondamento della sua domanda riconvenzionale la scrittura privata del omissis sostenendo che in essa fosse ravvisabile un testamento olografo redatto e sottoscritto dalla F., era suo onere probatorio ai sensi dell’art. 2697 primo comma c.c. fornire la prova relativa ai fatti costitutivi del diritto fatto valere, ovvero sia la redazione e la sottoscrizione della scrittura da parte della F. (atteso il disconoscimento operato dalle controparti ai sensi dell’art. 214 c.p.c.) sia la configurabilità dello scritto in questione quale testamento; la prova di quest’ultimo requisito, anzi, come correttamente affermato dal giudice di appello, attenendo al fatto costitutivo della pretesa dedotta in giudizio, ovvero alla sussistenza degli elementi necessari ad integrare un testamento olografo, era a carico del V. a prescindere dal comportamento processuale adottato dalle controparti, posto che l’onere del convenuto di dimostrare l’inefficacia dei fatti invocati dall’attore sorge esclusivamente dopo che quest’ultimo ha provato l’esistenza dei fatti costitutivi del diritto azionato.
Conclusivamente quindi su tale punto non vi è alcun dubbio che tutte le questioni sollevate dagli appellanti nel giudizio di secondo grado avevano già fatto parte del dibattito processuale sviluppatosi nel giudizio di primo grado, anche con specifico riferimento alla configurabilità della scrittura privata in questione come testamento olografo (vedi pag. 8 della sentenza impugnata laddove vengono richiamate le considerazioni espresse dal Tribunale di Mantova a tale ultimo proposito).
La Corte territoriale, poi, premesso che la scrittura privata del omissis si presentava in tre diverse redazioni, ha affermato che nella prima di esse, appartenente per intero alla mano della F., quest’ultima si era espressa nei seguenti termini: “Casa del Ricovero Onorevole Direzione A fiducia lascio la mia roba come è volontà Dei nipoti V. C. e Ma. Ed. a mio ricordo. La mia casa non si toccare. Distinti saluti. La riverisco F. A. omissis”; orbene il giudice di appello ha ritenuto che in tale scritto non era ravvisabile un testamento, non essendo in esso contenuta alcuna devoluzione dell’eredità a persona determinata o determinabile, il tutto risolvendosi in una lettera indirizzata alla direzione della casa di riposo suindicata contenente disposizioni su certa “roba” non precisata, ma evidentemente nota perché già oggetto di discussione nei termini evidentemente conosciuti alla direzione, corrispondente a quanto alla F. suggerito dai nipoti V. e M..
La sentenza impugnata ha quindi rilevato che la F. successivamente aveva modificato il suddetto testo aggiungendo tra le parole “volontà” e “Dei” un punto ed il termine “mia”, ed ha ritenuto che anche con tale interpretazione la scrittura privata in esame non prevedeva né una istituzione di erede né una disposizione per il tempo successivo alla sua morte, avendo la F. soltanto inteso evidenziare che la volontà di disporre della “roba” nel modo noto alla direzione della Casa di cura non era soltanto dei nipoti bensì anche della stessa F..
Il giudice di appello ha poi esposto che sussisteva una terza stesura della scrittura privata del omissis caratterizzata da una correzione di grossolana evidenza, come affermato dal C.T.U., nella quale alla lettera D della preposizione “Dei” risultava sovrapposta la lettera A, cosicché l’intero scritto avrebbe potuto essere interpretato, secondo l’assunto del V., quale manifestazione di volontà della F. di lasciare “la mia roba” “ai nipoti V. …”; tale ipotesi (idonea a sollecitare una più approfondita analisi del testo e non certo, di per sé, a legittimare delle conclusioni nel senso invocato dal V.) era peraltro preclusa in radice dal rilievo del C.T.U. che non era possibile affermare con certezza, data l’esiguità del tratto, che anche la correzione della lettera D in A fosse stata opera della F., e che quindi sussistesse il requisito della olografia dello scritto.
Sentenza 16 gennaio – 27 aprile 2009, n. 9905
(Presidente Rovelli – Relatore Mazzacane)
Proposta impugnazione da parte di M. P., Er. Pe., P. E., A. B. quale procuratrice speciale di P. I., R. G., A. M. e C. P., in proprio e quale erede di El. Pe. nonché quale procuratrice speciale degli altri eredi di El. Pe., nel contraddittorio con C. V., che resisteva al gravame, la Corte di Appello di Brescia con sentenza del 21.5.2003, in riforma della decisione di primo grado, ha dichiarato devoluta l’eredità di F. A. in conformità al testamento olografo omissis pubblicato con verbale del omissis del notaio F. B., ha disposto la divisione dei beni caduti in successione secondo le modalità che sarebbero risultate dalla istruttoria per la quale ha disposto come da separata ordinanza ed ha rimesso la liquidazione e la ripartizione delle spese di causa alla pronuncia definitiva.
Per la cassazione di tale sentenza C. V. ha proposto un ricorso affidato ad un unico articolato motivo cui Pe. Er., E. P., A. B. quale erede di P. I., Ma. Vi. quale erede di R. G., P. C. quale erede di El. Pe., C. G. e P. C. quali eredi di M. P. hanno resistito con controricorso; il ricorrente ha successivamente depositato una memoria.
Con un unico articolato motivo i ricorrenti denunciano erronea e falsa interpretazione di norme di diritto processuale e sostanziale nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione.
Essi rilevano anzitutto che, contrariamente all’assunto della sentenza impugnata, la pretesa nullità del testamento olografo del omissis dedotta dalle controparti solo con l’atto di appello, trattandosi di eccezione in senso proprio non rilevabile d’ufficio, avrebbe dovuto essere dichiarata inammissibile ai sensi dell’art. 345 secondo comma c.p.c.; alle stesse conclusioni si sarebbe dovuto giungere qualora si fosse ritenuto che le nuove doglianze degli appellanti in ordine ai pretesi vizi di forma della suddetta scheda testamentaria costituissero motivo di annullamento di essa.
I ricorrenti assumono comunque l’infondatezza nel merito delle suddette eccezioni, posto che il testamento del omissis era stato oggetto di positiva verificazione che ne aveva accertato l’autenticità, ed atteso che l’identità dei beneficiari delle disposizioni in esso contenute era chiaramente desumibile dal tenore dello stesso. Con riferimento alla pretesa inconfigurabilità della scrittura del omissis quale testamento, i ricorrenti sostengono che le controparti nel giudizio di primo grado si erano limitate a disconoscere tale scrittura ex art. 214 c.p.c., senza sollevare ulteriori questioni sul fatto che la stessa non integrasse un atto dispositivo di ultima volontà; essi quindi non avevano minimamente controdedotto sulle domande riconvenzionali proposte dall’esponente che trovavano il loro fondamento nel testamento olografo del omissis, cosicché tutte le eccezioni sollevate per la prima volta in appello circa il fatto che tale testamento non contenesse disposizioni di ultima volontà erano inammissibili ex art. 345 c.p.c..
I ricorrenti aggiungono poi che, una volta accertato che la scheda testamentaria in questione era stata redatta e sottoscritta da F. A. nessun dubbio poteva sussistere circa l’interpretazione delle disposizioni riguardanti le sue ultime volontà come emergenti dal loro contenuto testuale: “A fiducia lascio la mia roba… a mio ricordo… la mia casa non si toccare”; invero, sia che si volesse fare riferimento alla sua prima stesura (senza la parola “Aei”) o più correttamente a quella definitiva (contenente la suddetta parola), era evidente che la F. aveva inteso lasciare i suoi beni a C. V. ed Ed. Ma..
I ricorrenti affermano in proposito che l’avversa tesi, fatta propria dal giudice di appello, secondo cui lo scritto suddetto sarebbe soltanto la manifestazione della volontà della “de cuius” di donare i propri beni mobili alle “Missioni Estere” era confutata da un precedente scritto della F. del omissis con il quale quest’ultima aveva già disposto “subito” dei propri beni mobili proprio in favore delle “Missioni Estere”.
Sotto un primo profilo si rileva che la Corte territoriale ha osservato che le domande formulate dagli appellanti erano assolutamente identiche a quelle proposte in primo grado, e che si risolvevano nel ribadire, con riferimento al testamento olografo da essi prodotto ed invocato, la qualità di unica scrittura validamente formalizzante le ultime volontà di A. F..
Premesso poi che gli attori avevano tempestivamente disconosciuto la scrittura del omissis prodotta dal convenuto, il giudice di appello ha ritenuto che tale comportamento processuale non integrava una eccezione, posto che gli attori non avevano riconosciuto alcun diritto in favore del V. in forza della suddetta scrittura, trattandosi di una contestazione che lasciava inalterato a carico di quest’ultimo l’onere di dimostrare i fatti costitutivi del diritto che egli pretendeva di vedersi riconoscere nel formulare la richiamata domanda riconvenzionale; inoltre sarebbe stato comunque necessario esaminare il problema della configurabilità nella scrittura “de quo” di un testamento, pur in ipotesi di positivo accertamento della olografia e pur in difetto di espressa contestazione di tale qualità.
Pertanto la sentenza impugnata ha esaurientemente espresso le ragioni del proprio convincimento ed indicato gli elementi probatori in proposito valutati per concludere che lo scritto in questione non conteneva un testamento in senso tecnico, salva l’ipotesi di potersi avvalere del testo risultante dopo la correzione suindicata, ipotesi peraltro non percorribile, attesa l’incertezza sulla provenienza della correzione dalla mano della F..
Si è quindi in presenza di un accertamento di fatto sorretto da logica ed adeguata motivazione, come tale insindacabile in questa sede dove del resto il ricorrente, lungi dal censurare specificatamente l’indagine ermeneutica operata dalla Corte territoriale e/o l’“iter” argomentativo da essa svolto, si limita a prospettare inammissibilmente una valutazione a sé più favorevole degli elementi probatori acquisiti.
È poi appena il caso di rilevare in linea di diritto, con riferimento all’assunto del ricorrente secondo cui la validità di un testamento olografo non sarebbe inficiata dall’eventuale accertamento che in esso vi siano correzioni ad opera di mano aliena, ove resti integra la volontà del testatore, che l’affermazione è condivisibile soltanto laddove lo scritto di mano aliena sia inserito in una parte diversa da quella occupata dalla disposizione testamentaria e non allorché l’intervento del terzo avvenga con l’inserzione anche di una sola parola di sua mano nel corpo della disposizione stessa interferendo sulla volontà di disporre del testatore (Cass. 5.8.2002 n. 11733; Cass. 30.10.2008 n. 26258), evenienza quest’ultima nella specie non esclusa dal giudice di appello con riferimento alla correzione della preposizione “Dei” in “Aei” nella terza redazione della scrittura privata del omissis.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento di euro 200,00 per spese e di euro 2500,00 per onorari di avvocato.
Art. 735 Preterizione di eredi e lesione di legittima La divisione nella quale il testatore non abbia compreso qualcuno dei legittimari (536) o degli eredi istituiti è nulla. Il coerede che è stato leso nella quota di riserva può esercitare l’azione di riduzione contro gli altri coeredi (553 e seguenti).
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By Sergio Armaroli| 2017-04-18T11:02:57+00:00	novembre 10th, 2015|avvocato civilista Bologna, Successioni eredità|0 Comments
AVVOOCATO DIRITTO FALLIMENTARE BOLOGNA CONCORDATO PREVENTIVO ì
OME OTTENERE L’EREDITA’ CHE TI SPETTA AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA RAVENNA FAENZA CESENA FORLI
EREDE QUOTA STUDIO LEGALE BOLOGNA PRELAZIONE AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA PADOVA, RAVENNA RIMINI CESENA FORLI QUOTA DI LEGITTIMA EREDE Le persone che hanno diritto alla riserva sono : CONIUGE, FIGLI, GENITORI il coniuge i figli (o i loro discendenti, se i figli sono premorti) i genitori (solo in assenza di figli)

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