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Timestamp: 2017-11-18 17:35:17+00:00

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Le riprese condominiali sono da considerarsi prove legittime - R&P Legal - Studio Associato
Le riprese condominiali sono da considerarsi prove legittime
Con la recente sentenza del 7 luglio 2013, n. 28554, la seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha ritenuto ammissibili, quali prove in un procedimento penale, le videoregistrazioni eseguite in violazione dei principi posti a tutela della privacy dal d.lgs. 196/2003.
Con Il provvedimento in oggetto, la Suprema Corte accoglie il ricorso della Procura contro la sentenza del Giudice di Pace di Latina che aveva assolto l’imputato dal delitto di danneggiamento di un’autovettura, ed afferma due importanti principi, destinati a segnare la prevalenza del diritto di difesa sulle disposizioni volte a tutelare i dati personali dei soggetti ripresi.
In primis, secondo l’interpretazione degli ermellini, le videoriprese realizzate da privati cittadini in spazi condominiali (o comunque relativi al domicilio) possono essere acquisite nel processo penale come prova documentale ex art. 234 c.p.p. In secondo luogo, la Cassazione non si limita a ritenere ammissibili le immagini registrate senza gli avvisi e le garanzie riconosciuti solitamente ai titolari dei dati ivi contenuti, ma giustifica tale ammissibilità arrivando a considerare irrilevante che siano state rispettate o meno le istruzioni del Garante per la protezione dei dati personali, poiché la relativa disciplina non costituisce sbarramento all’esercizio dell’azione penale.
Tale decisione, ad una prima lettura, sembra essere in netto contrasto non solo con quanto disposto dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 26795/2006, ma, anche, con l’art. 11, comma 2, d.lgs. 196/2003, che recita, laconicamente, come “I dati personali trattati in violazione della disciplina rilevante in materia di trattamento dei dati personali non possono essere utilizzati”.
Le Sezioni Unite, nella sentenza richiamata, giudicando un caso di videoregistrazioni effettuate irritualmente nel corso di un’indagine penale, avevano liquidato la questione riconoscendo che, a differenza delle riprese visive in luoghi pubblici, le riprese di comportamenti non comunicativi eseguite in ambito domiciliare o comunque privato, siccome eseguite in violazione dell'art. 14 Cost., devono essere considerate “illegittime e processualmente inutilizzabili”, né esse, al fine di ammetterne la legittimità e l'utilizzabilità, possono essere qualificate come "prova atipica" ex art. 189 c.p.p., giacché tale categoria presuppone pur sempre la formazione lecita della prova. Il caso di specie aveva ad oggetto, in particolare, immagini carpite nel domicilio di un indagato mediante installazione abusiva di telecamere ad opera della Polizia Giudiziaria, senza che fossero stati rispettati, ab origine, i principi stessi previsti dal codice di procedura penale.
Nel ribaltare l’orientamento tracciato dalla Corte a Sezioni Unite, tuttavia, i Giudici della Seconda Sezione specificano che il richiamo effettuato dal Giudice di pace alla sentenza n. 26795/2006 sopra richiamata è, nel caso che ci interessa, inconferente, in quanto riferito a captazioni effettuate con strumenti posti in opera dall’autorità giudiziaria e non da privati cittadini nell’ambito di spazi domiciliari.
Il tema della liceità e della utilizzabilità di videoregistrazioni (così come di altri mezzi di prova, ad esempio le email ed i files reperiti su dispositivi informatici) effettuate nell’ambito di procedimenti giudiziari, sia di natura penale che civile, è stato più volte affrontato negli ultimi anni sia dalla Magistratura, che dall’Autorità amministrativa, in relazione tanto a fattispecie afferenti i rapporti di lavoro (nello specifico, il controllo dei dipendenti da parte del datore di lavoro), quanto a episodi di “investigazioni private” condotte in autonomia da chi vuole far valere un diritto o azionare una tutela giudiziaria.
Conferma partecipazione a "Japanese Institute of Information Technology (JIIT) - Missione ICT"

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 234
 sentenza 
 sentenza 
 art. 189
 sentenza