Source: https://www.anief.org/index.php?option=com_content&view=article&id=11122:precariato-dopo-la-sentenza-della-corte-di-giustizia-ue-parte-la-stagione-dei-risarcimenti&catid=300:precariato&Itemid=1019
Timestamp: 2019-08-19 13:49:22+00:00

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Nei giorni successivi alla storica espressione dei giudici europei sull’abuso dei contratti a termine, i tribunali del lavoro italiani hanno ripreso, con più veemenza, a condannare lo Stato a cospicue spese risarcitorie: la base di partenza sono 15 mensilità di stipendio mancato, pari a circa 25mila euro. Ma non mancano sentenze risarcitorie più sostanziose. Ed è solo l’inizio: i giudici si dovranno esprimere pure su scatti di anzianità, pagamento dei periodi non lavorati tra una supplenza e l'altra. Oltre che, ovviamente, sull’obbligo di costituzione del rapporto a tempo indeterminato. Con un danno iniziale per le casse pubbliche di 6 miliardi di euro.
Marcello Pacifico (Anief-Confedir): i senatori possono limitare il danno all’erario oggi stesso, entro le 18.00, presentando adeguati emendamenti alla Legge di Stabilità 2015. Continuare a far finta che il 26 novembre a Lussemburgo non sia accaduto nulla, non farà altro che moltiplicare in modo esponenziale il contenzioso tra i lavoratori e lo Stato. Con la particolarità che stavolta già sappiamo chi è il vincitore.
Gli effetti della storica sentenza europea 26 novembre sull’abuso del precariato non tardano a farsi sentire: le sentenze emesse nei giorni successivi dai tribunali del lavoro hanno ripreso, con maggior vigore, a condannare lo Stato italiano a cospicue spese risarcitorie nei confronti dei supplenti, sia per non essere stati assunti, sia per la disapplicazione degli scatti di anzianità e altri emolumenti mancati nei loro confronti. Con l’entità dei risarcimenti danni tutt’altro che simbolica: la base di partenza sono 15 mensilità dello stipendio mancato, che corrispondono a quasi 25mila euro. Ma non mancano sentenze con risarcimenti anche superiori.
L’orientamento dei giudici del lavoro è poi quello di assegnare quegli scatti automatici, riservati al personale di ruolo. E in questo caso il vantaggio economico per i precari ricorrenti diventa non solo considerevole, ma anche permanente, visto che si spalmerà su tutte le mensilità del lavoratore sino alla pensione e con influssi postivi pure sull’assegno di quiescenza. E se dovesse andare in porto il progetto governativo di eliminare gli aumenti stipendiali legati all’anzianità, vederseli riconosciuti dal tribunale diventa un riconoscimento di un diritto ancora più prezioso.
Tanti dei precari interessati alla sentenza sono coscienti di quello che sta per accadere. Tanto che nelle prossime settimane i tribunali del lavoro saranno invasi da ricorsi di questo genere. Oltre al risarcimento forfettario e agli scatti di anzianità, infatti, i risarcimenti in arrivo riguardano anche il pagamento dei periodi non lavorati tra una supplenza e l'altra. Oltre che, ovviamente, l’obbligo di costituzione di un rapporto a tempo indeterminato. Il danno potenziale alle casse pubbliche rischia di essere pari a miliardi di euro.
Secondo Paolo Coppola, giudice del Tribunale di Napoli, promotore con la Corte Costituzionale della richiesta alla Corte di Giustizia europea e ‘disobbediente’ rispetto a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, in prima battuta “il danno erariale per le mancate assunzioni potrebbe costare allo Stato anche 6 miliardi di euro”. Il conto è presto fatto: “se si considerano almeno 250mila-260mila precari coinvolti, come indicato da Ragioneria Generale dello Stato e Corte di Conti, ognuno di loro potrebbe infatti rivendicare un risarcimento danni per la mancata assunzione pari a 15 mensilità, cui si aggiunge il 2,5 per cento di ‘collegato al lavoro’, si arriva ad un rimborso di circa 24mila euro a precario. Se si moltiplica questa cifra per almeno 250mila aspiranti all’assunzione con almeno 36 mesi di servizio svolto, si arriva a 6 miliardi di euro. Ma si tratta di una stima in difetto, perché nel computo bisognerebbe inserire anche coloro che sono stati già stabilizzati e che per il principio di non discriminazione potrebbero richiedere a loro volta i danni per l’assunzione ritardata”.
A tal proposito, l’Anief auspica che i senatori presentino, entro le ore 18.00 di oggi, quegli emendamenti alla Legge di Stabilità 2015 che provvedano a ridurre i tempi di attuazione della sentenza di Lussemburgo e, nel contempo, ad attenuare gli effetti nefasti per le casse dello Stato: assieme alle 250mila assunzioni, 100mila in più di quelle già programmate dal Governo, comprendenti anche 40mila unità di personale Ata, il Parlamento ha il dovere di far passare per via legislativa il diritto all’assunzione dei docenti precari inseriti nella seconda fascia d’Istituto, oltre che di tutti gli abilitati dopo il 2011, assieme al diritto di accordare gli scatti di anzianità anche al personale precario.
“Non attuare queste richieste – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – comporterebbe, infatti, il permanere del diverso trattamento del personale precario rispetto ai colleghi già di ruolo. Mentre la Corte europea si è espressa a chiare lettere proprio contro tale iniquità. Continuare a mantenerla in vita, non farebbe altro che far moltiplicare in modo esponenziale il contenzioso tra i lavoratori e lo Stato. Con la particolarità, stavolta, di sapere già da oggi chi sarà il vincitore”.
Per questi motivi, l’associazione sindacale Anief, che si è spesa per questo epilogo sino dal primo giorno della sua attività sindacale, invita a presentare ricorso tutti coloro che hanno i requisiti, per assicurarsi di essere immessi in ruolo e vedersi corrispondere un risarcimento adeguato alla mancata assunzione dopo i 36 mesi di supplenze su posti vacanti, come indicato dalla sentenza europea.
“In attesa che chi ci governa venga finalmente illuminato sulla via di Damasco, disapplicando quelle leggi che hanno prodotto il problema del precariato endemico, nella scuola come in tutta la pubblica amministrazione, le azioni giudiziarie rimangono l'unico strumento per costringere il Governo a dare effettività a quanto deciso dalla sentenza tombale del 26 novembre: un’espressione europea che – conclude il presidente Anief – ha messo la parola fine alla stagione della negazione dei diritti fondamentali dei lavoratori precari”.
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