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Timestamp: 2019-08-18 22:37:56+00:00

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Art. 666 cod. proc. penale: Procedimento di esecuzione | La Legge per tutti
Art. 666 cod. proc. penale: Procedimento di esecuzione
2. Se la richiesta appare manifestamente infondata per difetto delle condizioni di legge ovvero costituisce mera riproposizione di una richiesta già rigettata, basata sui medesimi elementi, il giudice o il presidente del collegio, sentito il pubblico ministero, la dichiara inammissibile con decreto motivato, che è notificato entro cinque giorni all’interessato. Contro il decreto può essere proposto ricorso per cassazione.
4. L’udienza si svolge con la partecipazione necessaria del difensore e del pubblico ministero. L’interessato che ne fa richiesta è sentito personalmente; tuttavia, se è detenuto o internato in luogo posto fuori della circoscrizione del giudice, è sentito prima del giorno dell’udienza dal magistrato di sorveglianza del luogo, salvo che il giudice ritenga di disporre la traduzione.
8. Se l’interessato è infermo di mente, l’avviso previsto dal comma 3 è notificato anche al tutore o al curatore; se l’interessato ne è privo, il giudice o il presidente del collegio nomina un curatore provvisorio. Al tutore e al curatore competono gli stessi diritti dell’interessato.
9. Il verbale di udienza è redatto soltanto in forma riassuntiva a norma dell’articolo 140 comma 2.
L'astensione del difensore dalle udienze non è riconducibile nell'ambito dell'istituto del legittimo impedimento, costituendo espressione di un diritto di libertà, il quale, se esercitato nel rispetto e nei limiti indicati dalla legge e dal codice di autoregolamentazione, impone il rinvio anche dell'udienza camerale, in tutti i casi in cui il procedimento preveda la partecipazione necessaria del difensore. (Fattispecie in tema di procedimento di sorveglianza che segue il rito camerale ai sensi degli artt. 666 e 678 cod. proc. pen.). (Annulla con rinvio, Mag. sorv. Genova, 18/12/2013)
Cassazione penale sez. I 09 dicembre 2014 n. 3113
In tema di procedimento di esecuzione, è affetto da nullità il decreto di fissazione dell'udienza camerale che contenga un'indicazione dell'oggetto della trattazione assolutamente generico, inidoneo a consentire al destinatario dell'avviso di cui all'art. 666, comma 3, c.p.p. di predisporre un'effettiva difesa. (Fattispecie nella quale il decreto di fissazione recava l'indicazione "revoca dei benefici" che non poneva l'interessato nella condizione di comprendere a quale beneficio si facesse riferimento). (Annulla con rinvio, App. Milano, 09/04/2014 )
Cassazione penale sez. I 09 dicembre 2014 n. 53024
In tema di procedimento di sorveglianza, il decreto di inammissibilità per manifesta infondatezza può essere emesso "de plano", ai sensi dell'art. 666, comma 2, c.p.p., soltanto con riguardo ad una richiesta identica, per oggetto e per elementi giustificativi, ad altra già rigettata ovvero priva delle condizioni previste direttamente dalla legge e non con riferimento al reclamo al tribunale avverso le decisioni del magistrato di sorveglianza, che è riconducile al genus dell'impugnazione, sicché la dichiarazione di inammissibilità, ricorrendo una delle tassative ragioni indicate nell'art. 591 c.p.p., è di competenza del giudice dell'impugnazione e, quindi, dell'organo collegiale e non del presidente del Tribunale di sorveglianza. (Annulla senza rinvio, Trib.sorv. Bologna, 14/04/2014 )
Cassazione penale sez. I 02 dicembre 2014 n. 53017
L'art. 666, comma 2, c.p.p. - nel prevedere la possibilità di dichiarare "de plano" l'inammissibilità della richiesta, quando la stessa sia manifestamente infondata per difetto delle condizioni di legge - non è applicabile in tema di affidamento in prova al servizio sociale, nel caso in cui il richiedente non abbia allegato un'attività di lavoro, non rientrando tale elemento tra le condizioni richieste dalla legge per la concessione del beneficio in esame e dovendosi valutare la mancanza di un'occupazione stabile unitamente agli altri elementi riguardanti la personalità del richiedente. (Annulla senza rinvio, Trib.sorv. Torino, 04/12/2013 )
Cassazione penale sez. I 22 settembre 2014 n. 43390
Il provvedimento del giudice dell'esecuzione divenuto formalmente irrevocabile preclude, ai sensi dell'art. 666, comma 2, c.p.p., una nuova pronuncia sul medesimo "petitum" finché non si prospettino elementi che, riguardati per il loro significato sostanziale e non per l'apparente novità della veste formale, possono essere effettivamente qualificati come nuove questioni giuridiche o nuovi elementi di fatto, sopravvenuti ovvero preesistenti, che non abbiano già formato oggetto di valutazione ai fini della precedente decisione. (Fattispecie di inammissibilità di nuova istanza di sospensione di ordine di demolizione, presentata da soggetti diversi dal destinatario della precedente decisione di rigetto e sulla base di elementi già esaminati dal primo giudice). (Dichiara inammissibile, App. Napoli, 06/06/2013 )
Cassazione penale sez. III 01 luglio 2014 n. 50005
In tema di contraddittorio nel procedimento di esecuzione, ai sensi dell'art. 666, comma 4, c.p.p., l'interessato, detenuto in un luogo posto fuori dalla circoscrizione del giudice che procede, non ha diritto di essere tradotto in udienza, ma soltanto (su sua richiesta) di essere sentito dal magistrato di sorveglianza del luogo in cui si trova, prima del giorno fissato per l'udienza, con la conseguenza che la sua omessa audizione non è causa di nullità assoluta, ma integra una nullità del procedimento di ordine generale e a regime intermedio ex art. 178, comma 1, lett. c), c.p.p. (Rigetta, Trib. Verona, 11/10/2013 )
Cassazione penale sez. I 05 giugno 2014 n. 40835
Successivamente ad una sentenza irrevocabile di condanna, la dichiarazione d'illegittimità costituzionale di una norma penale diversa dalla norma incriminatrice, idonea a mitigare il trattamento sanzionatorio, comporta la rideterminazione della pena, che non sia stata interamente espiata, da parte del giudice dell'esecuzione. Ne consegue che per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 251 del 2012, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 69, comma 4, c.p. nella parte in cui vietava di valutare prevalente la circostanza attenuante di cui all'art. 73, comma 5, d.p.r. n. 309 del 1990, sulla recidiva di cui all'art. 99, comma 4, c.p., il giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'art. 666, comma 1, c.p.p. e in applicazione dell'art. 30, comma 4, della legge n. 87 del 1953, potrà affermare la prevalenza della circostanza attenuante, sempreché una simile valutazione non sia stata esclusa nel merito dal giudice della cognizione, secondo quanto risulta dal testo della sentenza irrevocabile. Per effetto della medesima sentenza della Corte Costituzionale n. 251 del 2012, è compito del pubblico ministero, ai sensi degli artt. 655, 656, 666 c.p.p., di richiedere al giudice dell'esecuzione l'eventuale rideterminazione della pena inflitta all'esito del nuovo giudizio di comparazione.
Cassazione penale sez. un. 29 maggio 2014 n. 42858
Sono costituzionalmente illegittimi gli art. 666, comma 3, 678, comma 1, e 679, comma 1, c.p.p., nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza, nelle forme dell'udienza pubblica. Le disposizioni censurate, prevedendo che le misure di sicurezza siano applicate in esito ad un procedimento camerale senza la partecipazione del pubblico, violano l'art. 6, par. 1, della Cedu, nonché gli art. 111, comma 1, e 117, comma 1, cost., in quanto, nonostante il giudice sia chiamato ad esprimere un giudizio di merito, idoneo ad incidere in modo diretto, definitivo e sostanziale su un bene primario dell'individuo, costituzionalmente tutelato, quale la libertà personale, non contemplano la possibilità per le persone coinvolte nel procedimento di chiederne lo svolgimento in forma pubblica, così ledendo il principio avente valore costituzionale, anche in assenza di un esplicito richiamo in Costituzione, connaturato ad un ordinamento democratico di pubblicità delle udienze giudiziarie (sent. n. 12 del 1971, 212 del 1986, 50 del 1989, 69 del 1991, 373 del 1992, 348, 349 del 2007, 311 del 2009, 93 del 2010, 80, 113, 236 del 2011, 264 del 2012, 30 del 2014).
Corte Costituzionale 21 maggio 2014 n. 135
Le norme della convenzione europea dei diritti dell'uomo, nel significato loro attribuito dalla Corte europea, integrano, quali "norme interposte", il parametro costituzionale espresso dall'art. 117 comma 1 cost. nella parte in cui impone la conformazione della legislazione interna ai vincoli derivanti dagli "obblighi internazionali". Ne deriva che, ove si profili un contrasto, non superabile a mezzo di una interpretazione "adeguatrice", fra una norma interna e una norma della convenzione europea, il giudice comune deve proporre una questione incidentale di legittimità costituzionale. Le conclusioni raggiunte dalla Corte europea rispetto al diritto alla pubblicità delle udienze sancito dall'art. 6, par. 1, della convenzione europea riguardo ai procedimenti per l'applicazione delle misure di prevenzione e per la riparazione dell'ingiusta detenzione non possono non valere anche in relazione al procedimento di applicazione delle misure di sicurezza da parte del magistrato di sorveglianza, regolato negli articoli 666, 678 e 679 c.p.p. Tale procedimento ha per oggetto la pericolosità effettiva dell'interessato e può condurre all'adozione di misure che comportano limitazioni di rilevante spessore della libertà personale.
Sono costituzionalmente illegittimi, in riferimento agli art. 111, comma 1, e 117, comma 1, cost. gli art. 666, comma 3, 678, comma 1, e 679, comma 1, c.p.p., nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza, nelle forme dell'udienza pubblica.
Va dichiarata l'illegittimità costituzionale degli art. 666, comma 3, 678, comma 1, e 679, comma 1, c.p.p., nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza, nelle forme dell'udienza pubblica, atteso che tali disposizioni confliggono con l'art. 117, comma 1, cost., ponendosi in contrasto - non superabile in via di interpretazione - con il principio di pubblicità dei procedimenti giudiziari, sancito dall'art. 6, par. 1, della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), e con l'art. 111, comma 1, cost., giacché la possibilità di svolgere in forma pubblica il procedimento in questione, almeno su richiesta degli interessati, risulterebbe indispensabile ai fini dell'attuazione di un "giusto processo", tenuto conto della gravità dei provvedimenti adottabili in esito al procedimento stesso, direttamente incidenti sulla libertà personale.
In tema di sequestro preventivo, i provvedimenti del giudice che procede in ordine ai poteri e all'operato dell'amministratore giudiziario, non attenendo all'applicazione o alla modifica del vincolo cautelare, ma alle modalità esecutive ed attuative della misura, non sono impugnabili davanti giudice dell'appello cautelare ex art. 322 bis cod. proc. pen., ma le questioni che ad essi si riferiscono devono essere proposte al giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art. 666, comma quarto, cod. proc. pen. (Dichiara inammissibile, Trib. Roma, 29/01/2013 )
Cassazione penale sez. VI 26 marzo 2014 n. 28003
L'art. 666, comma secondo, cod. proc. pen. nel prevedere l'inammissibilità delle istanze meramente reiterative di altre già rigettate quando non venga prospettato, a sostegno di esse, alcun elemento nuovo, non richiede che il precedente provvedimento di rigetto abbia acquisito carattere di definitività, poichè la disposizione anzidetta è volta non solo ad impedire, ma anche a prevenire l'eventualità di contrastanti decisioni sul medesimo punto in presenza di una immutata situazione di fatto.(Dichiara inammissibile, Trib. Busto Arsizio, 26/06/2013 )
Cassazione penale sez. I 19 marzo 2014 n. 25345
È abnorme il provvedimento con cui il giudice autorizza l'uso residenziale di un immobile sottoposto a sequestro preventivo cd. impeditivo, essendo il potere di determinare le modalità di esecuzione di una misura cautelare reale di competenza esclusiva del p.m.. (In motivazione, la Corte ha precisato che, in materia, il giudice è legittimato ad intervenire solo se adito con incidente di esecuzione e all'esito di procedimento rispettoso delle forme prescritte dall'art. 666 c.p.p.). (Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Reggio Calabria, 29/03/2013)
Cassazione penale sez. III 26 febbraio 2014 n. 16689
È affetta da nullità assoluta, rilevabile di ufficio anche in sede di legittimità, l'ordinanza con la quale il giudice dell'esecuzione abbia deliberato con procedura "de plano" sulla richiesta di applicazione della continuazione al di fuori delle ipotesi espressamente previste dall'art. 666 comma 2 c.p.p. (Annulla senza rinvio, Trib. Ancona, 01/12/2012 )
Cassazione penale sez. I 26 febbraio 2014 n. 12304

References: Art. 666
 art. 178
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 666
 art. 111
 art. 111
 art. 666
 art. 666
 art. 322