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Timestamp: 2020-07-08 06:37:18+00:00

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Responsabilità civile altre tipologie | AssiBot
Responsabilità civile altre tipologie
Il notaio La responsabilità in cui incorre il notaio nell’esercizio della sua professione, in qualità di pubblico ufficiale, va ben oltre l’attività di redazione del rogito concretizzandosi, anche, nelle attività preliminari e successive allo stesso, utili e necessarie affinché l’atto raggiunga il suo scopo rispondendo agli interessi delle parti coinvolte. Tipologie di responsabilità La responsabilità del notaio ha sia carattere civile, che deontologico e penale. Mentre le ultime due tipologie di responsabilità attengono rispettivamente la violazione delle regole deontologiche imposte dalla professione svolta e alle condotte che la legge identifica come reato, la responsabilità civile si ha laddove il notaio, a causa dell’inadempimento degli obblighi derivanti dall’attività svolta, cagioni danni alle parti e dunque è chiamato a risarcirli. La responsabilità civile notarile è di natura contrattuale, per cui il diritto di risarcimento è soggetto alla prescrizione decennale (art. 2946 c.c.) che decorre dal momento in cui sorge il diritto al risarcimento (art.2935 c.c.) cioè quando si determina la lesione della sfera giuridica del danneggiato. Pertanto, se il comportamento illecito fosse precedente al verificarsi del danno, la prescrizione decorre da tale ultimo momento e non da quando il notaio ha causato il danno con il suo comportamento. Natura della responsabilità notarile Data … Continua a leggere...
L’abbandono che il maltrattamento di animali comportano la responsabilità penale di queste condotte illecite, punite dall’ordinamento con la pena detentiva o con l’ammenda. Abbandono Il reato di abbandono di animale è punito dall’ art.727 c.p.che sancisce: “1. Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. 2. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.” La sentenza n. 15076/2018 della VII Sezione Penale della Cassazione precisa che “il reato di cui all’art. 727 cod. pen. non sanziona esclusivamente gli atti di crudeltà, caratterizzati dal dolo, ma anche comportamenti colposi di incuria e abbandono nei confronti degli animali, come quelli verificatisi nel caso di specie. La condanna è intervenuta – contrariamente a quanto riferito dal ricorrente – sulla base di molteplici elementi probatori, che – secondo la corretta valutazione di merito del giudice di primo grado – dimostrano le gravi sofferenze subite dagli animali, quali: le fotografie scattate al momento dell’accertamento, da cui appariva evidente la magrezza dei cavalli e le dichiarazioni del veterinario della ASL, intervenuto sul posto, che ha accertato lo stato di malnutrizione e … Continua a leggere...
Nel momento in cui un soggetto decide di acquistare, adottare o instaurare con un animale anche un mero rapporto di fatto assume, nei confronti di quest’ultimo una posizione di garanzia. Con ciò si intende che, se l’animale morde e provoca lesioni a terze persone, a risponderne penalmente è il proprietario o chi, in quel momento esercita sullo stesso un potere di fatto. Come ha precisato la IV Sezione penale della Cassazione nella sentenza n. 30548/2016: “dall’istruttoria dibattimentale era emerso che il cane Jackie era stato affidato al padre del ricorrente che ne curava la custodia e la vigilanza e che questi la mattina lo portava al pascolo e successivamente lo teneva presso la “malga” (…) Assumeva pertanto che non era l’imputato (…) ad assumere la posizione di garanzia rispetto alla cura e alla gestione dell’animale e che al processo penale non erano applicabili i principi propri del giudizio civile quali gli artt.2050 e 2051 cod.civ. (…) è costante l’insegnamento della Corte di Cassazione che in tema di lesioni colpose la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche … Continua a leggere...
La legge tutela gli animali, punendo chi fa loro del male o li uccide. Tuttavia, se dal punto di vista penale la legge è chiara nel condannare chi uccide o provoca lesioni a un animale, da quello civilistico il discorso è assai diverso. Risarcimento del danno da ferimento o perdita dell’animale da affezione Nel corso degli ultimi decenni si sono succedute molte normative dedicate agli animali da affezione, prime tra tutte le norme penali che ne puniscono il maltrattamento e l’abbandono. Manca tuttavia una norma che tuteli il proprietario in caso di ferimento o uccisione dell’animale domestico. Sull’argomento si scontrano i giudici di merito e la Corte di Cassazione, che sembra granitica nel negare, in queste ipotesi, il risarcimento del danno. Come precisato infatti dalla sentenza n. 14846/2007 della Sez. III degli Ermellini, la perdita del proprio animale domestico “non sembra riconducibile sotto una specie di danno esistenziale consequenziale alla lesione di un interesse della persona umana alla conservazione di una sfera di integrità affettiva costituzionalmente protetta.” Occorre quindi una prova specifica e rigorosa di tale danno conseguenza per ottenere il risarcimento. Come hanno precisato del resto le note sentenze gemelle del 2008, il danno non patrimoniale è risarcibile solo … Continua a leggere...
Quali responsabilità civili in ambito familiare? In famiglia vivono delle persone, per cui, come ha in sostanza affermato la Cassazione, è da qui che si deve partire. La famiglia patriarcale ha costituito per troppo tempo un sistema chiuso, in cui i rimedi approntati dal legislatore sembravano sufficienti a tutelare i suoi componenti. Da diversi anni però una sentenza della Cassazione ha cambiato tutto, inducendo a una riflessione più complessa del rapporto coniugale e di quello che lega i genitori ai figli. Da qui il riconoscimento dell’illecito endofamiliare, che si configura quando un membro della famiglia reca un danno ingiusto a un altro componente. L’illecito endofamiliare Fino al 2005, anno in cui la Cassazione, con la sentenza n. 9801 non ha riconosciuto per la prima volta l’illecito endofamiliare, la famiglia rappresentava un sistema chiuso. Non erano cioè previste tutele risarcitorie se a ledere un soggetto era un membro interno alla stessa.L’unico illecito ammesso a tutela della famiglia, che veniva intesa come entità unitaria, era solo quello esofamiliare, ovvero quello che si realizza nel momento in cui, a ledere un suo membro, è un soggetto esterno, estraneo alla stessa. L’illecito endofamiliare si inserisce all’interno dell’evoluzione giurisprudenziale che ha caratterizzato negli ultimi anni l’istituto … Continua a leggere...
Quali sono le responsabilità dei genitori per il fatto illecito del minore? Della responsabilità dei genitori per gli illeciti commessi dai figli minori si occupa l’art.2048 c.c. Questa disposizione sancisce infatti che: “1. Il padre e la madre, o il tutore sonoresponsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipatio delle persone soggette alla tutela,che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all’affiliante.3. Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto.” Si tratta quindi di una responsabilità civile di natura risarcitoria.La norma risponde all’esigenza di non far ricadere sul minore, responsabilità che, a causa della sua immaturità e inesperienza, non sarebbe in grado di sostenere. I genitori rispondono difatti per culpa in educandoe in vigilando perché è loro preciso dovere educare e vigilare sul comportamento dei figli, per evitare che le loro condotte possano recare danno a terzi. Essi sono liberati da ogni responsabilità solo se riescono a dimostrare di non aver potuto impedire il fatto in alcun modo. Per quanto riguarda la natura della responsabilità dei genitori per il fatto illecito del figlio minore, secondo una parte della dottrina essa è di tipo diretto, o per … Continua a leggere...
Quali sono le responsabilità genitoriali? Il concetto di responsabilità genitoriale racchiude tutti quei diritti e doveri spettanti ai genitori nei confronti dei figli, siano essi nati all’interno che fuori dal matrimonio. Tale nozione, che ha sostituito quella ormai desueta di “potestà” genitoriale è stata introdotta dal decreto legislativo 154/2013. Le norme del codice civile che determinano il contenuto di questa responsabilità sono: – art.147 cc: “Doveri verso i figli – Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità,inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall’articolo 315-bis c.c.” Doveri che, ai sensi del successivo art 148 c.c, i genitori devono adempiere nel rispetto di quanto sancito dall’art.316-bis c.c. Analizziamo quindi i due articoli richiamati: – L’ art 315 bis cc, dedicato ai Diritti e doveri dei figli, stabilisce che: Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmentedai genitori, nel rispetto delle suecapacità, delle sue inclinazioni naturalie delle sueaspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia edi mantenere rapporti significativi con i parenti. Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere … Continua a leggere...
Non sono solo i genitori ad avere responsabilità verso i figli. Sono anche questi ad averne verso chi ha dato loro la vita, soprattutto quando mamma e papà diventano anziani e hanno bisogno di cure e assistenza. Le responsabilità dei figli verso i genitori infatti non sono solo morali, ma anche giuridiche. Vediamo quali sono le norme che le delineano. Rispetto e mantenimento L’art. 315-bis c.c dedicato ai diritti e ai doveri dei figli, al comma 3 stabilisce che: “Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa.” Al figlio quindi, fino a quando vive con i propri genitori, viene richiesto di contribuire in base alle proprie capacità e possibilità economiche, al mantenimento dell’intera famiglia, nel rispetto del sentimento di solidarietà su cui si fonda l’istituto familiare. Alimenti L’art. 433 c.c invece si occupa degli alimenti, includendo, tra i soggetti tenuti per legge a tale obbligo anche i figli, siano essi legittimi, legittimati, adottivi e naturali. Gli alimenti sono prestazioni di natura assistenziale di tipo materiale a cui sono tenuti determinati soggetti nei confronti di altri, con i … Continua a leggere...
I singoli condomini possono incorrere in due principali categorie di responsabilità: civile e penale. Tali responsabilità in capo a ogni singolo condomino si possono configurare nei casi che si vanno di seguito ad illustrare. – In via esclusiva, se la sua proprietà reca danno a terzi o ad altri condomini ogni singolo condomino è responsabile sia civilmente che penalmente a titolo di dolo o colpa. La recente Cassazione n. 16894/2018, per quanto riguarda la responsabilità penale del singolo condomino in relazione al reato di cui all’art. 677 c.p comma 3 “Omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina” se deriva pericolo per le persone, ha precisato che “l’individuazione del soggetto obbligato alla messa in sicurezza delle parti pericolanti e compromesse nella loro tenuta riflette la titolarità del diritto di proprietà sulle stesse e della relativa posizione di garanzia; pertanto, se in riferimento a quanto accaduto alla copertura dell’edificio condominiale, rientrante nel novero delle parti e servizi in comunione indivisa tra i partecipanti al condominio, il dovere di ripristino e di eliminazione dello stato di pericolo grava sulla collettività condominiale, non altrettanto può dirsi per quanto verificatosi all’interno della singola unità inclusa nell’edificio, rispetto alla quale deve rispondere, verso … Continua a leggere...
Il condominio assume nei confronti dei terzi e dei condomini, la veste di custode dei beni e dei servizi comuni. In qualità di gestore delle cose comuni egli è tenuto infatti ad adottare tutte le misure idonee e indispensabili per evitare che le cose comuni non rechino danno ai singoli proprietari esclusivi e ai terzi. La norma a cui fare riferimento in tutti i casi è l’art.2051 c.c ai sensi del quale: “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito.” Per quanto riguarda la ripartizione dell’onere della prova gravante sull’attore e sul condominio convenuto in un giudizio risarcitorio la Cassazione nella sentenza n. 8467/2019 ha ribadito che: “L’applicazione che il giudice ha fatto della norma di cui all’art. 2051 cod. civ. si fonda su corretti principi di diritto (cfr. da ultimo Cass. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 27724 del 30/10/2018), secondo cui il criterio di imputazione della responsabilità di cui all’art. 2051 cod.civ. Ha carattere oggettivo, essendo sufficiente, per la sua configurazione, la dimostrazione da parte dell’attore del nesso di causalità tra la cosa in custodia ed il danno, mentre sul custode grava l’onere della prova liberatoria del caso … Continua a leggere...

References: art.727
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art.147
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 Cass. Sez.