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Timestamp: 2020-08-08 18:27:35+00:00

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STUDI DI SETTORE: COME DIFENDERSI | Movimento per l'indipendenza del Veneto
19 Maggio 2014 9 Comments by Gianluca Busato	in editoriali esenzione fiscale news
Gli Studi di Settore sono uno strumento statistico-induttivo in grado di determinare il ricavo o il compenso che con la massima probabilità può attribuirsi a un contribuente (impresa o professionista) in funzione dei dati contabili ed extracontabili (ubicazione dell’attività, metri quadrati del capannone, etc.) che, unitamente ad alcuni fattori esterni quali la territorialità e la congiuntura economica, ne caratterizzano l’attività produttiva.
Negli ultimi anni tale strumento accertativo è stato oggetto di numerosi interventi giurisprudenziali e di prassi volti a rendere il risultato statistico ancora più rispondente alla realtà imprenditoriale o professionale esaminata.
LA GIURISPRUDENZA E LA PRASSI PER DIFENDERSI DALL’ACCERTAMENTO DA STUDI DI SETTORE
Vanno da subito evidenziate, in tema di centralità del contraddittorio e di suddivisione dell’onere della prova tra contribuente ed Ufficio impositore, in caso di accertamento da Studi di Settore, le sentenze della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, depositate il 18 dicembre 2009 le nn. 26635, 26636, 26637, 26638.
In quella sede i Massimi Giudici si sono espressi circa la necessità da parte dell’Amministrazione Finanziaria di supportare la non congruità derivante dall’applicazione degli Studi di Settore con ulteriori prove riferite specificatamente all’attività (imprenditoriale o professionale) di volta in volta “monitorata”, non essendo sufficienti, allo scopo, elementi solo genericamente riferibili al contribuente. La Suprema Corte ha altresì rilevato la centralità del contraddittorio, che deve ritenersi un elemento essenziale ed imprescindibile del cosiddetto “giusto procedimento”, in grado di essere il mezzo più efficace per consentire di adeguare i dati statistici, elaborati dagli Studi di Settore o Parametri, alla concreta realtà monitorata. In altre parole, l’astrattezza dell’elaborazione derivante dagli strumenti “standardizzati” (quali sono appunto gli Studi di Settore) può essere efficacemente verificata e corretta nel contraddittorio preventivo tra contribuente destinatario dell’Avviso di accertamento e l’Ufficio procedente che lo ha emesso. L’Agenzia delle Entrate, quindi, non può prescindere dal chiamare in contraddittorio il contribuente, pena la nullità dell’eventuale successivo atto accertativo. In caso di mancata presenza del contribuente al contraddittorio, l’Ufficio impositore potrà, quale eccezione alla regola generale, motivare l’accertamento sulla base della sola applicazione dei Parametri o Studi di Settore.
La Suprema Corte si è espressa anche in relazione alla necessaria presenza di congrue motivazioni dell’atto di accertamento. Più in particolare, la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel semplice rilevo dello scostamento dal ricavo puntuale, ma deve essere integrata con le ragioni sollevate dall’Ufficio, in sede di contraddittorio, in risposta alle eventuali contestazioni ed osservazioni sollevate dal contribuente. Tutto ciò è in linea con la citata insufficienza dei dati statistici espressi dagli Studi di Settore, che possono essere validati solo attraverso una contrapposizione con il contribuente, il quale dovrà difendersi illustrando la reale situazione della propria attività.
L’Amministrazione Finanziaria ha avuto modo di recepire le indicazioni fornite dai Massimi Giudici. Infatti con la circolare n. 19 /E del 14 aprile 2010 l’Agenzia delle Entrate accogliendo i rilievi mossi dai Giudici di legittimità non ha mancato di pronunciarsi nel senso di “…riesaminare le controversie pendenti… ed abbandonare la pretesa tributaria in presenza di avvisi di accertamento basati sulle risultanze degli studi di settore, nei casi in cui non sia stata attivata la fase del contraddittorio…”.
Passando ad esaminare la cause giustificative da poter esperire in contraddittorio a difesa di una possibile inapplicabilità dello Studio di Settore, assai frequenti sono i casi di situazioni contingenti “soggettive” attribuibili tanto al soggetto dell’imprenditore o del professionista, quanto alla struttura imprenditoriale o professionale.
Con la sentenza del 28 dicembre 2011, la n. 29185, la Corte di Cassazione si è espressa nel senso di dichiarare la nullità dell’avviso di accertamento basato sullo Studio di Settore nel caso in cui i soci di una società avessero dovuto interrompere temporaneamente l’attività a causa di un periodo di malattia. Riguardo alle possibili giustificazioni da esperire in riferimento alla struttura aziendale spesso si menziona l’assoluta “marginalità economica”. Esempi sono strutture locate in periferia ove l’elemento della territorialità non è in grado di identificare il luogo ove è locata l’attività d’impresa. In tal senso è opportuno menzionare la sentenza della Corte di Cassazione, la n. 3349 del 12 febbraio 2013, che chiarisce l’inapplicabilità dello Studio di Settore in caso di “negozio piccolo ed in periferia”, ed in assenza di collaboratori.
Inoltre, l’articolo 62 sexies, terzo comma del D.L. n. 331/1993 stabilisce che per l’applicabilità degli Studi di Settore deve verificarsi una “grave” incongruenza tra i ricavi ed i compensi dichiarati e quelli desumibili dallo studio.
Sul concetto di gravità hanno avuto modo di esprimersi i Giudici di merito, confermando che la gravità sussisterebbe laddove si realizzasse uno scostamento superiore al 25%.
Va anche ricordato, per completezza d’informazione, l’assoluta applicabilità dello Studio di Settore più evoluto (applicabile retroattivamente) in sostituzione di quello in vigore nel periodo immediatamente precedente, in particolare quando nel periodo considerato l’attività del contribuente è variata, pur nello stesso ambito, e la nuova formulazione risulti più coerente nonché più favorevole al contribuente stesso (Corte di Cass., sent. 11 settembre 2013, n. 20809).
A conclusione del presente lavoro, si vuole focalizzare l’attenzione del lettore sulla centralità della fase del contraddittorio preventivo tra contribuente e Amministrazione Finanziaria, a seguito emissione di Avviso di accertamento da Studio di Settore, alla luce della recentissima sentenza della Corte di Cassazione, datata maggio 2014.
È illegittimo l’accertamento basato sul mero scostamento dei dati dichiarati dal contribuente, rispetto a quelli relativi alla media del settore, senza che l’Amministrazione Finanziaria dia spiegazioni del mancato accoglimento delle giustificazioni portate dal contribuente in sede di contradditorio. Questo è quello che sostiene la Corte di cassazione con la sentenza n. 9712 del 6 maggio 2014. Per gli studi di settore, il contraddittorio, previsto espressamente dall’art. 10, comma 3-bis, L. 8.5.1998, n. 146, rappresenta infatti lo strumento con cui adeguare alla concreta realtà economica del singolo contribuente, il risultato stimato dallo Studio di Settore.
Nella sentenza in questione la Corte di Cassazione ha ritenuto che la CTR (Commissione Tributaria Regionale) della Lombardia si era limitata ad affermare la fondatezza dell’accertamento senza però rilevare l’assenza, nell’atto impositivo, delle ragioni per le quali erano state disattese e rigettate le giustificazioni e le osservazioni difensive del contribuente. Ne conseguiva l’illegittimità dell’atto. Ancora una volta risulta, quindi, da annullare integralmente l’avviso di accertamento, nel quale non si è dato conto delle circostanze addotte dal contribuente nel contraddittorio preventivo.
Si riporta, a tal fine, uno stralcio della sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, la n. 9712 del 06/05/2014:
Le questioni poste con i mezzi, sembra possano definirsi, richiamando, per un verso i principi fissati dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 105/2003 ed applicando, quindi, quanto deciso dalle SS.UU. di questa Corte con la Sentenza n. 26635/2009, la quale, nel solco di precedenti pronunce (Cass. n.23602/2008, n. 26459/2008, n. 27648/2008, n. 4148/2009), dando una lettura costituzionalmente orientata del quadro normativo di riferimento, ha avuto modo di precisare che “La procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è “ex lege” determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli “standards” in sé considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente.
In tale sede, quest’ultimo ha l’onere di provare,senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli “standards” o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello “standard” prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente”.(…)
Nel caso, la decisione di appello, che ha ritenuto fondata la pretesa fiscale, fondata sugli studi di settore, senza che l’accertamento risultasse modulato in relazione alle contestazioni ed ai rilievi formulati dalla contribuente in sede di contraddittorio, non sembra in linea con il trascritto principio e, quindi giustifica le formulate censure.
In buona sostanza, l’avviso di accertamento, nei terminiin cui è stato formulato e notificato, non ha tenuto conto dei rilievi e degli elementi addotti dalla contribuente in sede di contraddittorio, omettendo di esternare, come richiesto dal trascritto principio, le “ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente”.
La solita manfrina del fisco italiota.
Ma ti guarda se el contribuente el se deve denudar
parchè el fisco taglian no l’è in grado de laorar.
Par no parlar del fato che semo tuti obligadi…sì obligadi, a usar un comercialista parkè i fa regole e leggi incredibili da poder interpretar. Solo lori i ghè capisse qualcossa. Ogni tanto anca no. Intanto lo stato taglian nol paga i sò debiti.
Al contrario invece lavora, anzi non lavora, benissimo, nel non accertare i redditi ed i patrimoni dei politici italioti i quali guarda caso si sono tutti o quasi arricchiti alla faccia del contribuente italiota, come pure giudici,guardie di finanza e tanti altri che sono alla greppia statale.
Se dovessi elencare il malaffare che ho visto nei vari settori statali facendo il mio lavoro…dovrebbero andare in galera l’80% di tutti i funzionari statali,ivi compresi i papaveri e papaverini dell’esercito italiota che tra ruberie nelle furerie e del carburante ne fanno un business personale e non. All’epoca avevo 20 anni e no mi rendevo conto di quello che succedeva.. sembrava che tutto ciò fosse normale e questo accadeva ben 46 anni or sono…poi non parliamo dei funzionari doganali…dei ferrovieri….insomma un sistema corrotto e sistematico di uno stato già allora ben strutturato per rubare ai cittadini italioti.
Un giorno forse scriverò un libro, ma devo informarmi bene prima onde evitare che mi arrestino perché dopo 46 anni di prove ne sono rimaste poche e diversi marescialli ufficiali e funzionari delle varie amministrazioni sono morti.
Però, senza far nomi e cognomi e descrivere nei dettagli (quelli me li ricordo benissimo)come avvenivano le ruberie o anche le vessazioni vi assicuro miei cari Veneti che l’Italia non si potrà salvare per il semplice motivo che rubano tutti o quasi e quindi si coprono a vicenda. Un vero stato mafioso ecco cos’è l’Italia.
Adesso perdete del vostro tempo a curare l’orticello tanto non vi lasceranno nemmeno quello se va avanti ancora qualche anno. Mi auguro e vi auguro che entro il corrente anno tutto ciò finisca e si possa finalmente avere una Repubblica Veneta Federata come si deve con leggi chiare e magnanime o severe a seconda dei casi.
Facessero gli STUDI DI SETTORE ai POLITICI e a tutti coloro che lavorano dentro le varie amministrazioni statali. Compiango i poveri statali onesti che lavorano e non rubano. Non deve essere facile per loro vedere e non poter parlare. Sì perché se parlassero avrebbero la loro vita rovinata ed è per questo che non parlano.
Vi sembra uno stato di diritto quello italiota??
A voi dare delle risposte.
non dimenticare che anche i politici sono cresciuti in italia e se sono cosi’ brutti e’ perche’ li’ dove sono cresciuti era brutto (e lo e’ ancora di piu’ oggi).
non e’ corretto dare la colpa a loro, gli altri attorno mentre i politici si facevano strada cosa guardavano, la TV forse? se ne accorgono solo quando sono lassu’?
dobbiamo essere onesti con noi stessi e dire che la maggior parte degli italiani oggi e’ l’esatta espressione di quei politici, anche in veneto, infatti anche li’ li hanno votati. alla gente basta fare una X da analfabeta per poi tornare a fare le solite sminkiate quotidiane, salvo poi lamentarsi di quello che fanno gli altri. dobbiamo essere piu’ onesti con noi stessi se vogliamo cambiare la societa’ e smettere di dare sempre e solo la colpa agli altri.
piuttosto che cercare di cambiare quei pochi lassu’, io cercherei di capire come fare per cambiare questi tanti quaggiu’!
@F.B. Una parte di verità in quello che dici dobbiamo riconoscerlo, onestamente. L’uomo ha pur sempre dei limiti che purtroppo in molti, troppi, degenerano nell’egoismo e quindi nell’interesse personale senza guardare a nient’altro.
Quindi sono d’accordo che il cambiamento culturale deve anche partire dal basso. Noi Veneti dobbiamo smetterla di fare i sudditi e di cominciare a regionare da cittadini..c’è una bella differenza.
Poi, basta pensare con la testa degli altri, incominciamo a pensare con la nostra e sicuramente le ideologie , le demagogie il qualunquismo e quant’altro non riusciranno più a penetrare la nostra mente. Allora questi Veneti che vanno a votare il PD – F.I. e via dicendo cominceranno a convincersi che la nostra salvezza sta nell’indipendenza. Ormai i partiti sono degenerati e anche Renzi dovrà vedersela con i boiardi di stato prima o poi.
ULTIMA NOTIZIA DI OGGI !!
Il governo italiota rimanda al 16 Settembre l’applicazione della T A S I ( e non pagar !!!).
E’ difficile immaginare il perché di questo “ritardo” ?????
Ma no che è facile immaginarlo… infatti come ho già scritto a settembre dovranno fare una bella manovra economica se vorranno chiudere le nuove falle nei conti pubblici…ed ecco quindi la pizza fiscale italiota bella e pronta.
Ritardiamo il pagamento così potremo variare le aliquote a seconda dei fabbisogni del buco nero italiota. Vedrete che sarà così, ci aspetterà una sostanziosa TASI ( e non pagar!!)la quale dovrà compensare ( neanche totalmente ) il deficit..
ALLEGRAMENTE stiamo aspettando la conferma.
Scusatemi tutti per il mio sarcasmo volutamente voluto, ma mi verrebbe da aggiungere…gli italioti vanno massacrati di nuove tasse per vedere se cominceranno a guardarsi allo specchio e dirsi…è ora di svegliarsi è ora di combattere le ingiustizie che ci vengono continuamente scaricate addosso solo perché a Roma e in tutti gli apparati statali si possa ancora continuare con il vecchio andazzo del : quel che è mio è mio e quel che è tuo è miooooooooo !!!!
20 Maggio 2014 Reply
Oggi ho parlato con un dottore presso un ospedale in provincia di Verona di cui non faccio riferimento.
Ebbene mi è stato confermato che l’andazzo è questo:
– Si sta procedendo a creare una sanità sulla falsa riga di quella USA, cioè si deve pagare quasi tutto.
– Si sta procedendo allo studio di nuove chiusure di ospedali e quindi di eliminazione di psti letto.
– Si assumeranno sempre più extra comunitari come infermieri ( noi non ne produciamo quasi più) i quali pur sottoponendosi a corsi professionali non avranno la minima cultura per affrontare il lavoro loro assegnato;
– IDEM per i medici. Ce ne sono sempre più di stranieri.
– Si è già iniziato ad eliminare molti farmaci senza ticket o addirittura portandoli a pagamento completo.
– Il pronto soccorso, se non sei sul punto di morire
,si dovrà pagare.
– Non si aggiornano più i macchinari, gli appuntamenti o le visite sono sempre più posticipati per rendere il SSN impraticabile. Se vuoi o hai urgneze devi andare in strutture private e pagartele…
Insomma, si taglia ai cittadini di tutto e di più e si mantiene l’apparato elefantiaco dello stato il quale grava su di noi con tasse che ormai servono solo a mantenere i privilegi e gli alti stipendi.
Quando avremo la sanità VENETA sarà tutta un’altra cosa. Noi ne faremo anche un business che costringerà gli italioti ed anche molti stranieri a venire da noi a curarsi…..credeteci !!!!
I soldi li avremo non come adesso che ben 20 migliardi se ne vanno dove???
Pardon: 20 miliardi !
In Germania la sanità è divisa: una percentuale la paga lo stato ( contributi obbligatori ) l’altra parte ti devi se vuoi, fare un’assicurazione privata.

References: sentenza 
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