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Timestamp: 2020-06-05 19:32:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11127 del 05/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11127 del 05/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 05/05/2017, (ud. 30/11/2016, dep.05/05/2017), n. 11127
sul ricorso 22381/2015 proposto da:
L.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR
GIUSEPPE MARIO CASALE, giusta procura speciale in calce al ricorso;
SERGIO CICCARELLI, giusta procura speciale in calce al
avverso la sentenza n. 1016/2015 del TRIBUNALE di FOGGIA, emessa il
30/04/2015 e depositata il 30/04/2015;
Rilevato che il Consigliere designato, Dott. A. Scalisi, ha depositato ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente proposta di definizione del giudizio: “Considerato che: 1.- Con l’unico motivo di ricorso la società La Sfera snc &amp; C di T.P. &amp; C. lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e art. 1177 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Secondo la ricorrente, la Corte di appello di Bari non avrebbe tenuto conto del principio espresso da questa Corte, secondo il quale: tanto nell’ipotesi in cui l’obbligo di custodia abbia natura accessoria e strumentale rispetto all’esecuzione dell’obbligazione principale, quanto nell’ipotesi in cui sia, invece, l’effetto tipico del contatto di custodia, la diligenza da prestare è sempre quella del buon padre di famiglia. Sicchè, nel caso concreto, la prova sarebbe stata quella di aver adottato tutte le misura idonee ad impedire la circolazione con il veicolo da parte di terzi non autorizzati, ovvero, la prova che la circolazione sia avvenuta contro la propria volontà.
E’ pacifico che l’impossessamento del furgone in argomento sarebbe avvenuto solo compiendo, da parte di ignoti ladri, atti di violenza sul sistema di avviamento del mezzo che non poteva esser utilizzato, normalmente, in mancanza di chiavi.
Va qui premesso che è ormai superata la risalente distinzione circa la diligenza nella custodia ove quest’ultima costituisca obbligazione principale od accessoria (Cass. 23 gennaio 1986 n. 430). Piuttosto, sia nel caso in cui l’obbligo di custodia è prestazione accessoria e funzionalmente voluta dalla legge per l’esecuzione della prestazione principale art. 1177 c.c. – sia quando esso è l’effetto tipico del relativo contratto – art. 1766 c.c. – la diligenza richiesta all’affidatario è, comunque, quella del buon padre di famiglia (Cass. 10 dicembre 1996 n. 10986). Con l’ulteriore specificazione che siffatto tipo di diligenza comporta anche, in esplicazione del c.d. dovere di protezione, che il depositario predisponga quanto necessario per prevenire fatti esterni, fra i quali il furto, che possano determinare la perdita della cosa. Come afferma la dottrina più attenta e la stessa giurisprudenza anche di questa Corte, il depositario non si libera dalla responsabilità ex recepto provando solo di avere usato nella custodia della res la diligenza del buon padre di famiglia, ma deve anche provare che l’inadempimento sia derivato da causa a lui non imputabile, ovvero, per evitare di incorrere in colpa per il furto subito, deve provare di avere posto in essere tutte le attività protettive che l’ordinaria diligenza suggerisce. Nella piena consapevolezza che il soddisfacimento dell’interesse creditorio non è configurabile senza la produzione di uno sforzo maggiore rispetto a quello che ordinariamente comporterebbe la diligenza del buon padre di famiglia.
Ora, nel caso in esame, la Corte di appello di Bari ha rispettato questi principi, avendo accertato che la società appellante la Sfera di T.P. non aveva fornito adeguata prova dell’adempimento dell’obbligo di diligente custodia. Come ha avuto modo di chiarire la Corte distrettuale “(…) ad avviso della Corte non può ritenersi assolto pienamente l’obbligo di diligenza del buon padre di famiglia nella custodia del bene. Basti al riguardo considerare che il veicolo era parcheggiato all’aperto, in piena visibilità da parte di chiunque interessato all’asporto, in zona industriale e presumibilmente non molto frequentata nelle ore di chiusura delle aziende, e che non risulta predisposto alcun tipo di vigilanza tesa a prevenire non imprevedibili iniziative di ignoti malviventi (…)”. Per questi motivi si propone il rigetto del ricorso”.
Il Collegio, pur condividendo argomenti contenuti nella relazione ex art. 380 bis c.p.c., alla quale non sono stati mossi rilievi critici, ritiene che non sussista l’evidenza decisoria e che le questioni prospettate meritino un ulteriore approfondimento, e, pertanto, rinvia la causa alla Pubblica Udienza.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 1177
 art. 1177
 art. 1766
 art. 380