Source: http://engineering-online.eu/FORMAZ%20ARG%20STAMPA%20ddl%20sicurezza%20e%20legge.htm
Timestamp: 2018-11-15 10:26:23+00:00

Document:
Il testo approvato con 157 voti favorevoli, 124 contrari e 3 astenuti.
Il testo approvato con 157 voti favorevoli, 124 contrari e 3 astenuti. Introdotto il reato di immigrazione clandestina
Il problema della Sicurezza per i Cittadini deve essere al Primo Posto e riguarda tutti, a partire dai più deboli ed indifesi.
Pertanto devono essere adottate tutte le misure a consentire ai Cittadini di riappropriarsi delle proprie città senza alcun timore, di poter vivere e circolare liberamente senza subire offese personali e morali, scippi, furti, maltrattamenti, stupri, sequestri, soprusi ecc.
Di non subire maltrattamenti da parte di drogati, ubriachi, gente di malaffare, non subire taglieggiamenti , estorsioni, usura, pizzo da parte di mafia e delinquenza, concussioni da politici, ricatti e tutti i delitti in genere.
Ciò significa che tutti i delitti contro la persone e le sue cose devono essere perseguiti immediatamente, celermente con la certezza del processo e della giusta pena.
Le libertà collettive vengono prime di quelle individuali accampate dai delinquenti, e poca importate della pryvici individuale se dietro si nascondono comportamenti ed azioni tese ad ogni sorta di delitto.
Il tutto va ottenuto con la prevenzione e la riorganizzazione della Giustizia, la sua amministrazione, il rafforzamento delle strutture, delle forze dell'ordine.
Lo stato non può abdicare alla polizia privata quello che è il suo compito istituzionale.
E' assurdo, non legittimo e diseducativo, abdicare alla funzione di sorveglianza diretta dello Stato demandando alle ronde la funzione della prevenzione, ciò è antitetico con la funzione dello Stato di Diritto.
La prevenzione non si fa inoltre perseguendo l'immigrazione clandestina comminando pene detentive da codice penale, ma prevenendo e facendo accordi con i paesi di origine per favorire dove possibile l'emancipazione economica, sociale, politica, sanitaria, scolastica, formativa degli immigrati, con scambi e ritorno anche economici per l'Italia.
Dove non si riesce a prevenire per impossibilità materiali bisogna registrare tutta l'Immigrazione per poterne seguire l'inserimento, gli spostamenti, l'organizzazione civile e religiosa, per prevenire epidemie, garantire la Sanità, Scolarizzazione, i diritti inalienabili dell'UOMO, nel rispetto della Popolazione Italiana che li accoglie e nel rispetto dei concetti di Accoglienza, chiedendo agli Immigrati di farsi carico di apprendere Lingua Italiana, le Leggi e le Norme da rispettare in Democrazia.
Il ritorno sarà reciproco, a vantaggio dell'Italia per nuove forze vitali e potenzialità lavorativa, pensiero e cultura, della Immigrazione per un inserimento in un mondo moderno anticamera di sviluppo in Pace e Armonia di Popoli.
La prevenzione si fa controllando veramente e non a parole tutti i luoghi dove c'è malaffare, infiltrando la polizia, intercettando e sorvegliando, controllando tutte le enormi proprietà acquisite da qualsiasi individuo nel tempo in assenza di reddito dichiarato adeguato e regolare tenore di vita.
Tutti gli amministratori pubblici e loro familiari devono essere soggetti a stretto controllo reddituale.
Per fare questo l'amministrazione della Giustizia e delle forze dell'ordine deve essere al top della informatizzazione con incremento dell'organico di almeno il 30%.
I redditi di tutti gli amministratori pubblici, gli appalti, la gestione degli Enti deve essere monitorata costantemente e diffusa online in tempo reale.
L'informatizzazione va spinta al massimo anche nella Sanità, Scuola, Ricerca e tutti i settori dello sviluppo.
Il testo sulla sicurezza su cui si vota la fiducia
Si avvia ad essere approvato con la fiducia il disegno di legge in materia di sicurezza all'esame del Senato. I voti di fiducia saranno tre: uno per ciascun articolo, e le prime due votazioni si svolgeranno oggi 1° luglio e la seconda e il voto finale il 2. Il provvedimento contiene l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, per il quale sono previste multe da cinque a diecimila euro, con obbligo di denuncia da parte dei pubblici ufficiali. Passa poi da 60 a 180 giorni il periodo in cui un immigrato potrà essere trattenuto nei centri di identificazione ed espulsione, mentre costerà 200 euro chiedere la cittadinanza e da 80 a 200 euro il permesso di soggiorno. Nel provvedimento anche l'introduzione delle ronde e norme anti-racket per gli imprenditori. Vengono inoltre ripristinati i poteri del procuratore nazionale antimafia e inasprito il '41-bis' sulla detenzione dei boss mafiosi. Norme restrittive anche per associazioni, gruppi od organizzazioni non riconosciute (vi rientrano anche quelle religiose di matrice islamica): se c'è il sospetto che svolgano attività con finalità terroristiche, il Viminale può disporne lo scioglimento e ordinarne la confisca dei beni.(01 luglio 2009)
"Art. 183-bis. - (Esecuzione della misura di sicurezza dell’espulsione del cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea e dell’apolide). – 1. L’espulsione del cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea e dell’apolide dal territorio dello Stato è eseguita dal questore secondo le modalità di cui all’articolo 13, comma 4, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.
Art. 183-ter. - (Esecuzione della misura di sicurezza dell’allontanamento del cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea). – 1. L’allontanamento del cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea è disposto in conformità ai criteri e con le modalità fissati dall’articolo 20 del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30".
5. All’articolo 416, sesto comma, del codice penale, le parole: "600, 601 e 602" sono sostituite dalle seguenti: "600, 601 e 602, nonché all’articolo 12, comma 3-bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,".
6. All’articolo 376, primo comma, del codice penale, dopo le parole: "e 373" sono inserite le seguenti: ", nonché dall’articolo 378".
"5) l’avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa.
"Art. 341-bis. - (Oltraggio a pubblico ufficiale). – Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni.
Ove l’imputato, prima del giudizio, abbia riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso sia nei confronti della persona offesa sia nei confronti dell’ente di appartenenza della medesima, il reato è estinto".
"Art. 393-bis. - (Causa di non punibilità). – Non si applicano le disposizioni degli articoli 336, 337, 338, 339, 341-bis, 342 e 343 quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio ovvero il pubblico impiegato abbia dato causa al fatto preveduto negli stessi articoli, eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni".
"Art. 5. – 1. Il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano può acquistare la cittadinanza italiana quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente all’estero, qualora, al momento dell’adozione del decreto di cui all’articolo 7, comma 1, non sia intervenuto lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e non sussista la separazione personale dei coniugi.
2. I termini di cui al comma 1 sono ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi".
"Art. 9-bis. – 1. Ai fini dell’elezione, acquisto, riacquisto, rinuncia o concessione della cittadinanza, all’istanza o dichiarazione dell’interessato deve essere comunque allegata la certificazione comprovante il possesso dei requisiti richiesti per legge".
3. Il gettito derivante dal contributo di cui al comma 2 è versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato allo stato di previsione del Ministero dell’interno che lo destina, per la metà, al finanziamento di progetti del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione diretti alla collaborazione internazionale e alla cooperazione e assistenza ai Paesi terzi in materia di immigrazione anche attraverso la partecipazione a programmi finanziati dall’Unione europea e, per l’altra metà, alla copertura degli oneri connessi alle attività istruttorie inerenti ai procedimenti di competenza del medesimo Dipartimento in materia di immigrazione, asilo e cittadinanza".
"5. Entro cinque giorni dal deposito del ricorso, il tribunale, con decreto apposto in calce allo stesso, fissa l’udienza in camera di consiglio. Il ricorso e il decreto di fissazione dell’udienza sono notificati all’interessato e al Ministero dell’interno, presso la Commissione nazionale ovvero presso la competente Commissione territoriale, e sono comunicati al pubblico ministero";
"9. Il Ministero dell’interno, limitatamente al giudizio di primo grado, può stare in giudizio avvalendosi direttamente di un rappresentante designato dalla Commissione nazionale o territoriale che ha adottato l’atto impugnato. La Commissione interessata può in ogni caso depositare alla prima udienza utile tutti gli atti e la documentazione che ritiene necessari ai fini dell’istruttoria. Si applica, in quanto compatibile, l’articolo 417-bis, secondo comma, del codice di procedura civile.
11. Avverso la sentenza pronunciata ai sensi del comma 10 il ricorrente, il Ministero dell’interno e il pubblico ministero possono proporre reclamo alla corte d’appello, con ricorso da depositare presso la cancelleria della corte d’appello, a pena di decadenza, entro dieci giorni dalla notificazione o comunicazione della sentenza";
"14. Avverso la sentenza pronunciata dalla corte d’appello può essere proposto ricorso per cassazione. Il ricorso deve essere proposto, a pena di decadenza, entro trenta giorni dalla notificazione della sentenza. Esso è notificato alle parti assieme al decreto di fissazione dell’udienza in camera di consiglio, a cura della cancelleria. La Corte di cassazione si pronuncia in camera di consiglio ai sensi dell’articolo 375 del codice di procedura civile".
14. All’articolo 12 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, il primo periodo del comma 5-bis è sostituito dal seguente: "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio ovvero cede, anche in locazione, un immobile ad uno straniero che sia privo di titolo di soggiorno al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni".
15. All’articolo 116, primo comma, del codice civile, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano".
"Art. 10-bis. - (Ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato). – 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, lo straniero che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni del presente testo unico nonché di quelle di cui all’articolo 1 della legge 28 maggio 2007, n. 68, è punito con l’ammenda da 5.000 a 10.000 euro. Al reato di cui al presente comma non si applica l’articolo 162 del codice penale.
6. Nel caso di presentazione di una domanda di protezione internazionale di cui al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, il procedimento è sospeso. Acquisita la comunicazione del riconoscimento della protezione internazionale di cui al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, ovvero del rilascio del permesso di soggiorno nelle ipotesi di cui all’articolo 5, comma 6, del presente testo unico, il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere";
b) all’articolo 16, comma 1, le parole: "né le cause ostative" sono sostituite dalle seguenti: "ovvero nel pronunciare sentenza di condanna per il reato di cui all’articolo 10-bis, qualora non ricorrano le cause ostative".
"s-bis) articolo 10-bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286";
"Art. 20-bis. - (Presentazione immediata a giudizio dell’imputato in casi particolari) – 1. Per i reati procedibili d’ufficio, in caso di flagranza di reato ovvero quando la prova è evidente, la polizia giudiziaria chiede al pubblico ministero l’autorizzazione a presentare immediatamente l’imputato a giudizio dinanzi al giudice di pace.
3. Quando il pubblico ministero dispone la citazione ai sensi del comma 2, la polizia giudiziaria conduce l’imputato che si trova a qualsiasi titolo sottoposto a misure di limitazione o privazione della libertà personale direttamente dinanzi al giudice di pace per la trattazione del procedimento, salvo che egli espressamente rinunzi a partecipare all’udienza. Se l’imputato non si trova sottoposto a misure di limitazione o privazione della libertà personale, la polizia giudiziaria notifica immediatamente allo stesso la richiesta di cui al comma 1 e il provvedimento del pubblico ministero. Copia della richiesta e del provvedimento del pubblico ministero sono altresì comunicati immediatamente al difensore";
"Art. 32-bis. - (Svolgimento del giudizio a presentazione immediata). – 1. Nel corso del giudizio a presentazione immediata di cui agli articoli 20-bis e 20-ter si osservano le disposizioni dell’articolo 32.
5. L’imputato è avvisato della facoltà di chiedere un termine a difesa non superiore a sette giorni. Quando l’imputato si avvale di tale facoltà, il dibattimento è sospeso fino all’udienza immediatamente successiva alla scadenza del termine. Nel caso previsto dall’articolo 20-ter, il termine non può essere superiore a quarantotto ore";
"Art. 62-bis. - (Espulsione a titolo di sanzione sostitutiva). – 1. Nei casi stabiliti dalla legge, il giudice di pace applica la misura sostitutiva di cui all’articolo 16 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286".
"L’iscrizione e la richiesta di variazione anagrafica possono dar luogo alla verifica, da parte dei competenti uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza, ai sensi delle vigenti norme sanitarie".
"a) di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari, nonché di idoneità abitativa, accertati dai competenti uffici comunali. Nel caso di un figlio di età inferiore agli anni quattordici al seguito di uno dei genitori, è sufficiente il consenso del titolare dell’alloggio nel quale il minore effettivamente dimorerà".
2) dopo il terzo periodo è inserito il seguente: "Impedisce l’ingresso dello straniero in Italia anche la condanna, con sentenza irrevocabile, per uno dei reati previsti dalle disposizioni del titolo III, capo III, sezione II, della legge 22 aprile 1941, n. 633, relativi alla tutela del diritto di autore, e degli articoli 473 e 474 del codice penale";
"2-ter. La richiesta di rilascio e di rinnovo del permesso di soggiorno è sottoposta al versamento di un contributo, il cui importo è fissato fra un minimo di 80 e un massimo di 200 euro con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’interno, che stabilisce altresì le modalità del versamento nonché le modalità di attuazione della disposizione di cui all’articolo 14-bis, comma 2. Non è richiesto il versamento del contributo per il rilascio ed il rinnovo del permesso di soggiorno per asilo, per richiesta di asilo, per protezione sussidiaria, per motivi umanitari";
c) all’articolo 5, il primo periodo del comma 4 è sostituito dal seguente: "Il rinnovo del permesso di soggiorno è richiesto dallo straniero al questore della provincia in cui dimora, almeno sessanta giorni prima della scadenza, ed è sottoposto alla verifica delle condizioni previste per il rilascio e delle diverse condizioni previste dal presente testo unico";
d) all’articolo 5, comma 5-bis, le parole: "per i reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale," sono sostituite dalle seguenti: "per i reati previsti dagli articoli 380, commi 1 e 2, e 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale,";
"5-ter. Il permesso di soggiorno è rifiutato o revocato quando si accerti la violazione del divieto di cui all’articolo 29, comma 1-ter";
f) all’articolo 5, comma 8-bis, dopo le parole: "ovvero contraffà o altera documenti al fine di determinare il rilascio di un visto di ingresso o di reingresso, di un permesso di soggiorno, di un contratto di soggiorno o di una carta di soggiorno" sono inserite le seguenti: "oppure utilizza uno di tali documenti contraffatti o alterati";
g) all’articolo 6, comma 2, le parole: "e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi" sono sostituite dalle seguenti: ", per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie";
"3. Lo straniero che, a richiesta degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, non ottempera, senza giustificato motivo, all’ordine di esibizione del passaporto o di altro documento di identificazione e del permesso di soggiorno o di altro documento attestante la regolare presenza nel territorio dello Stato è punito con l’arresto fino ad un anno e con l’ammenda fino ad euro 2.000";
"2-bis. Il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo è subordinato al superamento, da parte del richiedente, di un test di conoscenza della lingua italiana, le cui modalità di svolgimento sono determinate con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca";
l) all’articolo 14, comma 5, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: "Trascorso tale termine, in caso di mancata cooperazione al rimpatrio del cittadino del Paese terzo interessato o di ritardi nell’ottenimento della necessaria documentazione dai Paesi terzi, il questore può chiedere al giudice di pace la proroga del trattenimento per un periodo ulteriore di sessanta giorni. Qualora non sia possibile procedere all’espulsione in quanto, nonostante sia stato compiuto ogni ragionevole sforzo, persistono le condizioni di cui al periodo precedente, il questore può chiedere al giudice un’ulteriore proroga di sessanta giorni. Il periodo massimo complessivo di trattenimento non può essere superiore a centottanta giorni. Il questore, in ogni caso, può eseguire l’espulsione e il respingimento anche prima della scadenza del termine prorogato, dandone comunicazione senza ritardo al giudice di pace";
"5-bis. Quando non sia stato possibile trattenere lo straniero presso un centro di identificazione ed espulsione, ovvero la permanenza in tale struttura non abbia consentito l’esecuzione con l’accompagnamento alla frontiera dell’espulsione o del respingimento, il questore ordina allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di cinque giorni. L’ordine è dato con provvedimento scritto, recante l’indicazione delle conseguenze sanzionatorie della permanenza illegale, anche reiterata, nel territorio dello Stato. L’ordine del questore può essere accompagnato dalla consegna all’interessato della documentazione necessaria per raggiungere gli uffici della rappresentanza diplomatica del suo Paese in Italia, anche se onoraria, nonché per rientrare nello Stato di appartenenza ovvero, quando ciò non sia possibile, nello Stato di provenienza.
5-quinquies. Per i reati previsti ai commi 5-ter, primo periodo, e 5-quater si procede con rito direttissimo ed è obbligatorio l’arresto dell’autore del fatto";
"Art. 14-bis. - (Fondo rimpatri) – 1. È istituito, presso il Ministero dell’interno, un Fondo rimpatri finalizzato a finanziare le spese per il rimpatrio degli stranieri verso i Paesi di origine ovvero di provenienza.
2. Nel Fondo di cui al comma 1 confluiscono la metà del gettito conseguito attraverso la riscossione del contributo di cui all’articolo 5, comma 2-ter, nonché i contributi eventualmente disposti dall’Unione europea per le finalità del Fondo medesimo. La quota residua del gettito del contributo di cui all’articolo 5, comma 2-ter, è assegnata allo stato di previsione del Ministero dell’interno, per gli oneri connessi alle attività istruttorie inerenti al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno";
o) all’articolo 16, comma 1, dopo le parole: "né le cause ostative indicate nell’articolo 14, comma 1, del presente testo unico," sono inserite le seguenti: "che impediscono l’esecuzione immediata dell’espulsione con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica,";
p) all’articolo 19, comma 2, lettera c), le parole: "entro il quarto grado" sono sostituite dalle seguenti: "entro il secondo grado";
"11-bis. Lo straniero che ha conseguito in Italia il dottorato o il master universitario di secondo livello, alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi di studio, può essere iscritto nell’elenco anagrafico previsto dall’articolo 4 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 luglio 2000, n. 442, per un periodo non superiore a dodici mesi, ovvero, in presenza dei requisiti previsti dal presente testo unico, può chiedere la conversione in permesso di soggiorno per motivi di lavoro";
"1-ter. Il nulla osta al lavoro per gli stranieri indicati al comma 1, lettere a), c) e g), è sostituito da una comunicazione da parte del datore di lavoro della proposta di contratto di soggiorno per lavoro subordinato, previsto dall’articolo 5-bis. La comunicazione è presentata con modalità informatiche allo sportello unico per l’immigrazione della prefettura-ufficio territoriale del Governo. Lo sportello unico trasmette la comunicazione al questore per la verifica della insussistenza di motivi ostativi all’ingresso dello straniero ai sensi dell’articolo 31, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, e, ove nulla osti da parte del questore, la invia, con le medesime modalità informatiche, alla rappresentanza diplomatica o consolare per il rilascio del visto di ingresso. Entro otto giorni dall’ingresso in Italia lo straniero si reca presso lo sportello unico per l’immigrazione, unitamente al datore di lavoro, per la sottoscrizione del contratto di soggiorno e per la richiesta del permesso di soggiorno.
1-quater. Le disposizioni di cui al comma 1-ter si applicano ai datori di lavoro che hanno sottoscritto con il Ministero dell’interno, sentito il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, un apposito protocollo di intesa, con cui i medesimi datori di lavoro garantiscono la capacità economica richiesta e l’osservanza delle prescrizioni del contratto collettivo di lavoro di categoria";
"1-ter. Non è consentito il ricongiungimento dei familiari di cui alle lettere a) e d) del comma 1, quando il familiare di cui si chiede il ricongiungimento è coniugato con un cittadino straniero regolarmente soggiornante con altro coniuge nel territorio nazionale";
"5. Salvo quanto disposto dall’articolo 4, comma 6, è consentito l’ingresso per ricongiungimento al figlio minore, già regolarmente soggiornante in Italia con l’altro genitore, del genitore naturale che dimostri il possesso dei requisiti di disponibilità di alloggio e di reddito di cui al comma 3. Ai fini della sussistenza di tali requisiti si tiene conto del possesso di tali requisiti da parte dell’altro genitore";
2) al comma 1-bis, dopo le parole: "ai minori stranieri non accompagnati" sono inserite le seguenti: ", affidati ai sensi dell’articolo 2 della legge 4 maggio 1983, n. 184, ovvero sottoposti a tutela,".
"Art. 4-bis. - (Accordo di integrazione). – 1. Ai fini di cui al presente testo unico, si intende con integrazione quel processo finalizzato a promuovere la convivenza dei cittadini italiani e di quelli stranieri, nel rispetto dei valori sanciti dalla Costituzione italiana, con il reciproco impegno a partecipare alla vita economica, sociale e culturale della società.
3. All’attuazione del presente articolo si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislaazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica".
"1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, in violazione delle disposizioni del presente testo unico, promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato, ovvero di altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona";
"3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, in violazione delle disposizioni del presente testo unico, promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato, ovvero di altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona nel caso in cui:
"4. Nei casi previsti dai commi 1 e 3 è obbligatorio l’arresto in flagranza";
27. All’articolo 407, comma 2, lettera a), numero 7-bis), del codice di procedura penale, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ", nonché dei delitti previsti dall’articolo 12, comma 3, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni".
28. All’articolo 11, comma 1, lettera c), del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, le parole: " trascorso un anno dalla scadenza del permesso di soggiorno" sono sostituite dalle seguenti: "trascorsi sei mesi dalla scadenza del permesso di soggiorno".
a) quanto a 48.401.000 euro per l’anno 2009, 64.796.000 euro per l’anno 2010 e 52.912.000 euro a decorrere dall’anno 2011, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2009-2011, nell’ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2009, allo scopo parzialmente utilizzando gli accantonamenti di cui alla tabella 1;
b) quanto a euro 3.580.000 per l’anno 2010, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2009-2011, nell’ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2009, allo scopo parzialmente utilizzando gli accantonamenti di cui alla tabella 2;
1. All’articolo 117, comma 2-bis, del codice di procedura penale, dopo le parole: "notizie di reato" sono inserite le seguenti: ", ai registri di cui all’articolo 34 della legge 19 marzo 1990, n. 55,".
"Art. 5-bis. - (Poteri di accesso e accertamento del prefetto). – 1. Per l’espletamento delle funzioni volte a prevenire infiltrazioni mafiose nei pubblici appalti, il prefetto può disporre accessi ed accertamenti nei cantieri delle imprese interessate all’esecuzione di lavori pubblici, avvalendosi, a tal fine, dei gruppi interforze di cui all’articolo 5, comma 3, del decreto del Ministro dell’interno 14 marzo 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 54 del 5 marzo 2004.
2. Con regolamento da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’interno, il Ministro della giustizia, il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sono definite, nel quadro delle norme previste dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252, le modalità di rilascio delle comunicazioni e delle informazioni riguardanti gli accessi e gli accertamenti effettuati presso i cantieri di cui al comma 1".
1. Al quarto comma dell’articolo 1 del decreto-legge 6 giugno 1982, n. 629, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, le parole: "banche, istituti di credito pubblici e privati, società fiduciarie e presso ogni altro istituto o società che esercita la raccolta del risparmio o l’intermediazione finanziaria" sono sostituite dalle seguenti: "e i soggetti di cui al capo III del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231".
4. All’articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "ovvero del delitto di cui all’articolo 12-quinquies, comma 1, del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356".
5. Il titolo della legge 31 maggio 1965, n. 575, è sostituito dal seguente: "Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere".
a) all’articolo 2, comma 2, le parole: "con la notificazione della proposta" sono soppresse;
1) al comma 1, dopo le parole: "Il procuratore della Repubblica" sono inserite le seguenti: "di cui all’articolo 2, comma 1";
c) all’articolo 2-ter, commi secondo, sesto e settimo, dopo le parole: "del procuratore della Repubblica" sono inserite le seguenti: "di cui all’articolo 2, comma 1";
d) all’articolo 3-bis, settimo comma, dopo le parole: "su richiesta del procuratore della Repubblica" sono inserite le seguenti: "di cui all’articolo 2, comma 1";
e) all’articolo 10-quater, secondo comma, dopo le parole: "su richiesta del procuratore della Repubblica" sono inserite le seguenti: "di cui all’articolo 2, comma 1".
8. Al comma 1 dell’articolo 34 della legge 19 marzo 1990, n. 55, nel primo periodo, dopo le parole: "appositi registri" sono inserite le seguenti: ", anche informatici," e dopo il primo periodo sono inseriti i seguenti: "Nei registri viene curata l’immediata annotazione nominativa delle persone fisiche e giuridiche nei cui confronti sono disposti gli accertamenti personali o patrimoniali da parte dei soggetti titolari del potere di proposta. Il questore territorialmente competente e il direttore della Direzione investigativa antimafia provvedono a dare immediata comunicazione alla procura della Repubblica competente per territorio della proposta di misura personale e patrimoniale da presentare al tribunale competente".
"Art. 104. - (Esecuzione del sequestro preventivo). – 1. Il sequestro preventivo è eseguito:
2. Si applica altresì la disposizione dell’articolo 92";
"Art. 104-bis. - (Amministrazione dei beni sottoposti a sequestro preventivo). – 1. Nel caso in cui il sequestro preventivo abbia per oggetto aziende, società ovvero beni di cui sia necessario assicurare l’amministrazione, esclusi quelli destinati ad affluire nel Fondo unico giustizia, di cui all’articolo 61, comma 23, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, l’autorità giudiziaria nomina un amministratore giudiziario scelto nell’Albo di cui all’articolo 2-sexies, comma 3, della legge 31 maggio 1965, n. 575. Con decreto motivato dell’autorità giudiziaria la custodia dei beni suddetti può tuttavia essere affidata a soggetti diversi da quelli indicati al periodo precedente".
"Art. 2-quater. – 1. Il sequestro disposto ai sensi degli articoli seguenti è eseguito con le modalità previste dall’articolo 104 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, e successive modificazioni, per il sequestro preventivo".
"4-bis. Nel caso in cui il sequestro abbia ad oggetto aziende, il tribunale nomina un amministratore giudiziario scelto nella sezione di esperti in gestione aziendale dell’Albo nazionale degli amministratori giudiziari. Egli deve presentare al tribunale, entro sei mesi dalla nomina, una relazione particolareggiata sullo stato e sulla consistenza dei beni aziendali sequestrati, nonché sullo stato dell’attività aziendale. Il tribunale, sentiti l’amministratore giudiziario e il pubblico ministero, ove rilevi concrete prospettive di prosecuzione dell’impresa, approva il programma con decreto motivato e impartisce le direttive di gestione dell’impresa.
"4-quinquies. Le procedure esecutive, gli atti di pignoramento e i provvedimenti cautelari in corso da parte di Equitalia S.p.A. o di altri concessionari di riscossione pubblica sono sospesi nelle ipotesi di sequestro di aziende o società disposto ai sensi della presente legge con nomina di un amministratore giudiziario. È conseguentemente sospesa la decorrenza dei relativi termini di prescrizione.
4-sexies. Nelle ipotesi di confisca dei beni, aziende o società sequestrati i crediti erariali si estinguono per confusione ai sensi dell’articolo 1253 del codice civile".
2. All’articolo 2-sexies, comma 3, della legge 31 maggio 1965, n. 575, le parole: "negli albi degli avvocati, dei procuratori legali, dei dottori commercialisti e dei ragionieri del distretto nonché tra persone che, pur non munite delle suddette qualifiche professionali, abbiano comprovata competenza nell’amministrazione di beni del genere di quelli sequestrati" sono sostituite dalle seguenti: "nell’Albo nazionale degli amministratori giudiziari".
16. All’articolo 2-octies, comma 1, della legge 31 maggio 1965, n. 575, dopo le parole: "a qualunque titolo" sono aggiunte le seguenti: "ovvero sequestrate o comunque nella disponibilità del procedimento".
17. Al comma 1 dell’articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "La presente disposizione non si applica alle aziende o società per le quali sia stato disposto il sequestro o la confisca ai sensi dell’articolo 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, ovvero della legge 31 maggio 1965, n. 575".
"3-bis. I beni mobili iscritti in pubblici registri, le navi, le imbarcazioni, i natanti e gli aeromobili sequestrati sono affidati dall’autorità giudiziaria in custodia giudiziale agli organi di polizia, anche per le esigenze di polizia giudiziaria, i quali ne facciano richiesta per l’impiego in attività di polizia, ovvero possono essere affidati ad altri organi dello Stato o ad altri enti pubblici non economici, per finalità di giustizia, di protezione civile o di tutela ambientale. Se è stato nominato l’amministratore giudiziario di cui all’articolo 2-sexies, l’affidamento non può essere disposto senza il previo parere favorevole di quest’ultimo".
"m-ter) di cui alla precedente lettera b) che, anche in assenza nei loro confronti di un procedimento per l’applicazione di una misura di prevenzione o di una causa ostativa ivi previste, pur essendo stati vittime dei reati previsti e puniti dagli articoli 317 e 629 del codice penale aggravati ai sensi dell’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, non risultino aver denunciato i fatti alla autorità giudiziaria, salvo che ricorrano i casi previsti dall’articolo 4, primo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689. La circostanza di cui al primo periodo deve emergere dagli indizi a base della richiesta di rinvio a giudizio formulata nei confronti dell’imputato nei tre anni antecedenti alla pubblicazione del bando e deve essere comunicata, unitamente alle generalità del soggetto che ha omesso la predetta denuncia, dal procuratore della Repubblica procedente all’Autorità di cui all’articolo 6, la quale cura la pubblicazione della comunicazione sul sito dell’Osservatorio";
"1-bis. I casi di esclusione previsti dal presente articolo non si applicano alle aziende o società sottoposte a sequestro o confisca ai sensi dell’articolo 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, o della legge 31 maggio 1965, n. 575, ed affidate ad un custode o amministratore giudiziario o finanziario".
"Art. 2-decies. – 1. Ferma la competenza dell’Agenzia del demanio per la gestione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali di cui agli articoli 2-nonies e 2-undecies della presente legge e 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, la destinazione dei beni immobili e dei beni aziendali è effettuata con provvedimento del prefetto dell’ufficio territoriale di Governo ove si trovano i beni o ha sede l’azienda, su proposta non vincolante del dirigente regionale dell’Agenzia del demanio, sulla base della stima del valore risultante dagli atti giudiziari, salvo che sia ritenuta necessaria dal prefetto una nuova stima, sentite le amministrazioni di cui all’articolo 2-undecies della presente legge interessate, eventualmente in sede di conferenza di servizi, nonché i soggetti di cui è devoluta la gestione dei beni.
3. Il provvedimento del prefetto è emanato entro novanta giorni dalla proposta di cui al comma 1 o dal decorso del termine di cui al comma 2, prorogabili di ulteriori novanta giorni in caso di operazioni particolarmente complesse. Anche prima dell’emanazione del provvedimento di destinazione, per la tutela dei beni confiscati si applica il secondo comma dell’articolo 823 del codice civile".
21. All’articolo 2-quinquies, comma 1, lettera a), del decreto-legge 2 ottobre 2008, n. 151, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 2008, n. 186, le parole: "affine o convivente" sono sostituite dalle seguenti: "convivente, parente o affine entro il quarto grado".
22. All’articolo 10, comma 1, lettera c), numero 2), del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125, dopo la parola: "disgiuntamente" sono inserite le seguenti: "e, per le misure di prevenzione patrimoniale, indipendentemente dalla pericolosità sociale del soggetto proposto per la loro applicazione al momento della richiesta della misura di prevenzione".
23. Al comma 1, alinea, dell’articolo 4 della legge 22 dicembre 1999, n. 512, le parole: "e gli enti" sono soppresse e la parola: "costituiti" è sostituita dalla seguente: "costituite". Dopo il medesimo comma 1, è inserito il seguente:
"1-bis. Gli enti costituiti parte civile nelle forme previste dal codice di procedura penale hanno diritto di accesso al Fondo, entro i limiti delle disponibilità finanziarie annuali dello stesso, limitatamente al rimborso delle spese processuali".
24. Al comma 2 dell’articolo 4 della legge 22 dicembre 1999, n. 512, le parole: "e gli enti" sono soppresse e la parola: "costituiti" è sostituita dalla seguente: "costituite". Dopo il medesimo comma 2, è inserito il seguente:
"2-bis. Gli enti costituiti in un giudizio civile, nelle forme previste dal codice di procedura civile, hanno diritto di accesso al Fondo, entro i limiti delle disponibilità finanziarie annuali dello stesso, limitatamente al rimborso delle spese processuali".
b) al comma 2, primo periodo, dopo la parola: "4-bis" sono inserite le seguenti: "o comunque per un delitto che sia stato commesso avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso";
c) al comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "In caso di unificazione di pene concorrenti o di concorrenza di più titoli di custodia cautelare, la sospensione può essere disposta anche quando sia stata espiata la parte di pena o di misura cautelare relativa ai delitti indicati nell’articolo 4-bis";
"2-bis. Il provvedimento emesso ai sensi del comma 2 è adottato con decreto motivato del Ministro della giustizia, anche su richiesta del Ministro dell’interno, sentito l’ufficio del pubblico ministero che procede alle indagini preliminari ovvero quello presso il giudice procedente e acquisita ogni altra necessaria informazione presso la Direzione nazionale antimafia, gli organi di polizia centrali e quelli specializzati nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata, terroristica o eversiva, nell’ambito delle rispettive competenze. Il provvedimento medesimo ha durata pari a quattro anni ed è prorogabile nelle stesse forme per successivi periodi, ciascuno pari a due anni. La proroga è disposta quando risulta che la capacità di mantenere collegamenti con l’associazione criminale, terroristica o eversiva non è venuta meno, tenuto conto anche del profilo criminale e della posizione rivestita dal soggetto in seno all’associazione, della perdurante operatività del sodalizio criminale, della sopravvenienza di nuove incriminazioni non precedentemente valutate, degli esiti del trattamento penitenziario e del tenore di vita dei familiari del sottoposto. Il mero decorso del tempo non costituisce, di per sé, elemento sufficiente per escludere la capacità di mantenere i collegamenti con l’associazione o dimostrare il venir meno dell’operatività della stessa";
1) nell’alinea, al primo periodo è premesso il seguente: "I detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione devono essere ristretti all’interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari, ovvero comunque all’interno di sezioni speciali e logisticamente separate dal resto dell’istituto e custoditi da reparti specializzati della polizia penitenziaria" e nel primo periodo le parole: "può comportare" sono sostituite dalla seguente: "prevede";
2.2) nel terzo periodo, le parole: "I colloqui possono essere" sono sostituite dalle seguenti: "I colloqui vengono" e alle parole: "può essere autorizzato" sono premesse le seguenti: "solo per coloro che non effettuano colloqui";
2.4) nell’ultimo periodo, dopo le parole: "non si applicano ai colloqui con i difensori" sono aggiunte le seguenti: "con i quali potrà effettuarsi, fino ad un massimo di tre volte alla settimana, una telefonata o un colloquio della stessa durata di quelli previsti con i familiari";
3) nella lettera f), le parole: "cinque persone" sono sostituite dalle seguenti: "quattro persone", le parole: "quattro ore" sono sostituite dalle seguenti: "due ore" ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Saranno inoltre adottate tutte le necessarie misure di sicurezza, anche attraverso accorgimenti di natura logistica sui locali di detenzione, volte a garantire che sia assicurata la assoluta impossibilità di comunicare tra detenuti appartenenti a diversi gruppi di socialità, scambiare oggetti e cuocere cibi";
"2-quinquies. Il detenuto o l’internato nei confronti del quale è stata disposta o prorogata l’applicazione del regime di cui al comma 2, ovvero il difensore, possono proporre reclamo avverso il procedimento applicativo. Il reclamo è presentato nel termine di venti giorni dalla comunicazione del provvedimento e su di esso è competente a decidere il tribunale di sorveglianza di Roma. Il reclamo non sospende l’esecuzione del provvedimento";
"2-sexies. Il tribunale, entro dieci giorni dal ricevimento del reclamo di cui al comma 2-quinquies, decide in camera di consiglio, nelle forme previste dagli articoli 666 e 678 del codice di procedura penale, sulla sussistenza dei presupposti per l’adozione del provvedimento. All’udienza le funzioni di pubblico ministero possono essere altresì svolte da un rappresentante dell’ufficio del procuratore della Repubblica di cui al comma 2-bis o del procuratore nazionale antimafia. Il procuratore nazionale antimafia, il procuratore di cui al comma 2-bis, il procuratore generale presso la corte d’appello, il detenuto, l’internato o il difensore possono proporre, entro dieci giorni dalla sua comunicazione, ricorso per cassazione avverso l’ordinanza del tribunale per violazione di legge. Il ricorso non sospende l’esecuzione del provvedimento ed è trasmesso senza ritardo alla Corte di cassazione. Se il reclamo viene accolto, il Ministro della giustizia, ove intenda disporre un nuovo provvedimento ai sensi del comma 2, deve, tenendo conto della decisione del tribunale di sorveglianza, evidenziare elementi nuovi o non valutati in sede di reclamo";
"2-septies. Per la partecipazione del detenuto o dell’internato all’udienza si applicano le disposizioni di cui all’articolo 146-bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271".
"Art. 391-bis. - (Agevolazione ai detenuti e internati sottoposti a particolari restrizioni delle regole di trattamento e degli istituti previsti dall’ordinamento penitenziario). – Chiunque consente a un detenuto, sottoposto alle restrizioni di cui all’articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, di comunicare con altri in elusione delle prescrizioni all’uopo imposte è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
a) all’articolo 4-bis:1) al comma 1, le parole: ", qualora ricorra anche la condizione di cui al comma 1-quater del presente articolo," sono soppresse;
b) agli articoli 21, comma 1, 30-ter, comma 4, lettera c), 50, comma 2, 50-bis, comma 1, 58-ter, comma 1 e 58-quater, comma 5, le parole: "dei delitti indicati nel comma 1" sono sostituite dalle seguenti: "dei delitti indicati nei commi 1, 1-ter e 1-quater.
28. All’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, le parole: "per i delitti indicati nel comma 1" sono sostituite dalle seguenti: "per i delitti indicati nei commi 1, 1-ter e 1-quater".
"Art. 24-ter. - (Delitti di criminalità organizzata) – 1. In relazione alla commissione di taluno dei delitti di cui agli articoli 416, sesto comma, 416-bis, 416-ter e 630 del codice penale, ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, nonché ai delitti previsti dall’articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, si applica la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote.
4. Se l’ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione dei reati indicati nei commi 1 e 2, si applica la sanzione dell’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività ai sensi dell’articolo 16, comma 3".
"Art. 143. - (Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare. Responsabilità dei dirigenti e dipendenti). – 1. Fuori dai casi previsti dall’articolo 141, i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell’articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all’articolo 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica.
13. Si fa luogo comunque allo scioglimento degli organi, a norma del presente articolo, quando sussistono le condizioni indicate nel comma 1, ancorché ricorrano le situazioni previste dall’articolo 141".
"1. Quando i reati di cui all’articolo 527 del codice penale, i delitti non colposi di cui ai titoli XII e XIII del libro II del codice penale, nonché i reati di cui alla legge 20 febbraio 1958, n. 75, sono commessi in danno di persona portatrice di minorazione fisica, psichica o sensoriale, la pena è aumentata da un terzo alla metà".
"Per i reati di cui al secondo comma, la sospensione condizionale della pena è subordinata all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, ovvero, se il condannato non si oppone, alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato, comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna".
"Se il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati, si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro. Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro";
Nei casi previsti dal secondo comma si procede d’ufficio".
5. All’articolo 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, dopo la parola: "639" sono inserite le seguenti: ", primo comma,".
14. Nel titolo II, capo I, del nuovo codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, di seguito denominato: "decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285", dopo l’articolo 34 è inserito il seguente:
"Art. 34-bis. - (Decoro delle strade). – 1. Chiunque insozza le pubbliche strade gettando rifiuti od oggetti dai veicoli in movimento o in sosta è punito con la sanzione amministrativa da euro 500 a euro 1.000".
"Art. 600-octies. - (Impiego di minori nell’accattonaggio). – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque si avvale per mendicare di una persona minore degli anni quattordici o, comunque, non imputabile, ovvero permette che tale persona, ove sottoposta alla sua autorità o affidata alla sua custodia o vigilanza, mendichi, o che altri se ne avvalga per mendicare, è punito con la reclusione fino a tre anni";
"Art. 602-bis. - (Pene accessorie). – La condanna per i reati di cui agli articoli 583-bis, 600, 601, 602, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies comporta, qualora i fatti previsti dai citati articoli siano commessi dal genitore o dal tutore, rispettivamente:
2) l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente all’amministrazione di sostegno, alla tutela e alla cura";
c) all’articolo 609-decies, primo comma, dopo la parola: "600-quinquies," è inserita la seguente: "600-octies,";
"11-ter) l’aver commesso un delitto contro la persona ai danni di un soggetto minore all’interno o nelle adiacenze di istituti di istruzione o di formazione".
"Art. 388. - (Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice). – Chiunque, per sottrarsi all’adempimento degli obblighi nascenti da un provvedimento dell’autorità giudiziaria, o dei quali è in corso l’accertamento dinanzi all’autorità giudiziaria stessa, compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è punito, qualora non ottemperi alla ingiunzione di eseguire il provvedimento, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.
"La pena è aumentata da un terzo alla metà se il fatto è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano".
"5-bis) all’interno o nelle immediate vicinanze di istituto d’istruzione o di formazione frequentato dalla persona offesa".
24. All’articolo 614, primo comma, del codice penale, le parole: "fino a tre anni" sono sostituite dalle seguenti: "da sei mesi a tre anni".
"e) delitto di furto quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall’articolo 4 della legge 8 agosto 1977, n. 533, o taluna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 625, primo comma, numeri 2), prima ipotesi, 3) e 5), del codice penale, salvo che ricorra, in questi ultimi casi, la circostanza attenuante di cui all’articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale";
"f-bis) violazione di domicilio prevista dall’articolo 614, primo e secondo comma, del codice penale".
"8-bis) se il fatto è commesso all’interno di mezzi di pubblico trasporto;
8-ter) se il fatto è commesso nei confronti di persona che si trovi nell’atto di fruire ovvero che abbia appena fruito dei servizi di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro".
27. All’articolo 628 del codice penale, sono apportate le seguenti modificazioni:
"3-bis) se il fatto è commesso nei luoghi di cui all’articolo 624-bis;
3-quater) se il fatto è commesso nei confronti di persona che si trovi nell’atto di fruire ovvero che abbia appena fruito dei servizi di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro";
"Le circostanze attenutanti, diverse da quella prevista dall’articolo 98, concorrenti con le aggravanti di cui al terzo comma, numeri 3, 3-bis, 3-ter e 3-quater, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall’aumento conseguente alle predette aggravanti".
"2-bis) se il fatto è commesso in presenza della circostanza di cui all’articolo 61, numero 5)".
"Se il fatto di cui al primo comma è commesso in danno di un minore, si applica la pena della reclusione da tre a dodici anni. Se il fatto è commesso in presenza di taluna delle circostanze di cui al secondo comma, ovvero in danno di minore di anni quattordici o se il minore sequestrato è condotto o trattenuto all’estero, si applica la pena della reclusione da tre a quindici anni.
"Art. 574-bis. - (Sottrazione e trattenimento di minore all’estero). – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque sottrae un minore al genitore esercente la potestà dei genitori o al tutore, conducendolo o trattenendolo all’estero contro la volontà del medesimo genitore o tutore, impedendo in tutto o in parte allo stesso l’esercizio della potestà genitoriale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
Se i fatti di cui al primo e secondo comma sono commessi da un genitore in danno del figlio minore, la condanna comporta la sospensione dall’esercizio della potestà dei genitori".
"Salvo che il porto d’arma costituisca elemento costitutivo o circostanza aggravante specifica per il reato commesso, la pena prevista dal primo comma è aumentata da un terzo alla metà:
c) quando il fatto è commesso nelle immediate vicinanze di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro, parchi e giardini pubblici o aperti al pubblico, stazioni ferroviarie, anche metropolitane, e luoghi destinati alla sosta o alla fermata di mezzi di pubblico trasporto".
"La pena prevista dal terzo comma è raddoppiata quando ricorre una delle circostanze previste dall’articolo 4, secondo comma, della legge 2 ottobre 1967, n. 895, salvo che l’uso costituisca elemento costitutivo o circostanza aggravante specifica per il reato commesso".
33. All’articolo 4 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, al quarto comma, dopo le parole: "sottrarsi ai controlli di polizia," sono inserite le seguenti: "armi a modesta capacità offensiva, riproduzioni di armi di qualsiasi tipo, compresi i giocattoli riproducenti armi, altre armi o strumenti, in libera vendita, in grado di nebulizzare liquidi o miscele irritanti non idonei ad arrecare offesa alle persone, prodotti pirotecnici di qualsiasi tipo, nonché sostanze infiammabili e altri mezzi comunque idonei a provocare lo sprigionarsi delle fiamme,".
"7-bis. Alla UIF e al personale addetto si applica l’articolo 24, comma 6-bis, della legge 28 dicembre 2005, n. 262";
"1. L’avvenuta archiviazione della segnalazione è comunicata dalla UIF al segnalante direttamente, ovvero tramite gli ordini professionali di cui all’articolo 43, comma 2";
c) all’articolo 56, comma 1, dopo le parole: "ai sensi degli articoli 7, comma 2," sono inserite le seguenti: "37, commi 7 e 8,";
"2. L’autorità di vigilanza di settore dei soggetti indicati dall’articolo 11, commi 1, lettera m), e 3, lettere c) e d), attiva i procedimenti di cancellazione dai relativi elenchi per gravi violazioni degli obblighi imposti dal presente decreto".
"Ai fini dell’obbligo di cui al primo comma, la persona che non ha fissa dimora si considera residente nel comune dove ha stabilito il proprio domicilio. La persona stessa, al momento della richiesta di iscrizione, è tenuta a fornire all’ufficio di anagrafe gli elementi necessari allo svolgimento degli accertamenti atti a stabilire l’effettiva sussistenza del domicilio. In mancanza del domicilio, si considera residente nel comune di nascita".
"È comunque istituito, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, presso il Ministero dell’interno un apposito registro nazionale delle persone che non hanno fissa dimora. Con decreto del Ministro dell’interno, da adottare nel termine di centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono stabilite le modalità di funzionamento del registro attraverso l’utilizzo del sistema INA-SAIA".
45. All’articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, dopo il secondo periodo è inserito il seguente: "Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente è raddoppiata".
46. All’articolo 187, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, l’ultimo periodo è sostituito dal seguente: "Si applicano le disposizioni del’articolo 186, comma 2, lettera c), terzo, sesto e settimo periodo, nonché quelle di cui al comma 2-quinquies del medesimo articolo 186".
"4-bis. Salvo che debba essere disposta confisca ai sensi dell’articolo 240 del codice penale, è sempre disposta la confisca amministrativa del veicolo intestato al conducente sprovvisto di copertura assicurativa quando sia fatto circolare con documenti assicurativi falsi o contraffatti. Nei confronti di colui che abbia falsificato o contraffatto i documenti assicurativi di cui al precedente periodo è sempre disposta la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per un anno. Si applicano le disposizioni dell’articolo 213 del presente codice".
"Art. 219-bis. - (Ritiro, sospensione o revoca del certificato di idoneità alla guida). – 1. Nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, è disposta la sanzione amministrativa accessoria del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida e la violazione da cui discende è commessa da un conducente munito di certificato di idoneità alla guida di cui all’articolo 116, commi 1-bis e 1-ter, le sanzioni amministrative accessorie si applicano al certificato di idoneità alla guida secondo le procedure degli articoli 216, 218 e 219. In caso di circolazione durante il periodo di applicazione delle sanzioni accessorie si applicano le sanzioni amministrative di cui agli stessi articoli. Si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis.
3. Quando il conducente è minorenne si applicano le disposizioni dell’articolo 128, commi 1-ter e 2".
49. All’articolo 116, comma 1-quater, secondo periodo, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, le parole: "Fino alla data di applicazione delle disposizioni attuative della direttiva 2006/126/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, concernente la patente di guida (Rifusione)" sono sostituite dalle seguenti: "Fino alla data del 30 settembre 2009".
a) nell’alinea, dopo le parole: "non superiore a un anno," sono inserite le seguenti: "salvo quanto previsto dalla lettera a),";
"a) sospensione della patente di guida, del certificato di abilitazione professionale per la guida di motoveicoli e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori o divieto di conseguirli per un periodo fino a tre anni".
"1-bis. La durata massima delle misure di cui al comma 1 è fissata in due anni per quelle indicate nelle lettere a), b), c), d) ed e) e in quattro anni per quella indicata nella lettera f)".
"Art. 120. – (Requisiti morali per ottenere il rilascio dei titoli abilitativi di cui all’articolo 116). – 1. Non possono conseguire la patente di guida, il certificato di abilitazione professionale per la guida di motoveicoli e il certificato di idoneità alla guida di ciclomotori i delinquenti abituali, professionali o per tendenza e coloro che sono o sono stati sottoposti a misure di sicurezza personali o alle misure di prevenzione previste dalla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, ad eccezione di quella di cui all’articolo 2, e dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, le persone condannate per i reati di cui agli articoli 73 e 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, fatti salvi gli effetti di provvedimenti riabilitativi, nonché i soggetti destinatari del divieto di cui all’articolo 75, comma 1, lettera a), del medesimo testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990.
6. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, in violazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 3, provvede al rilascio dei titoli abilitativi di cui all’articolo 116 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.000 a euro 3.000";
b) al comma 2-bis dell’articolo 117, è aggiunto il seguente periodo: "Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 120 del presente codice, alle persone destinatarie del divieto di cui all’articolo 75, comma 1, lettera a), del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, il divieto di cui al presente comma ha effetto per i primi tre anni dal rilascio della patente di guida".
"3. Le risorse del Fondo di cui al comma 1 sono utilizzate per l’acquisto di materiali, attrezzature e mezzi per le attività di contrasto dell’incidentalità notturna svolte dalle Forze di polizia di cui all’articolo 12, comma 1, lettere a), b), c), d) e f-bis), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, per campagne di sensibilizzazione e di formazione degli utenti della strada e per il finanziamento di analisi cliniche, di ricerca e sperimentazione nel settore di contrasto della guida in stato di ebbrezza o dopo aver assunto sostanze stupefacenti";
"2-sexies. L’ammenda prevista dal comma 2 è aumentata da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore 22 e prima delle ore 7.
2-octies. Una quota pari al venti per cento dell’ammenda irrogata con la sentenza di condanna che ha ritenuto sussistente l’aggravante di cui al comma 2-sexies è destinata ad alimentare il Fondo contro l’incidentalità notturna di cui all’articolo 6-bis del decreto-legge 3 agosto 2007, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160, e successive modificazioni";
b) all’articolo 187, dopo il comma 1-ter è inserito il seguente:"1-quater. L’ammenda prevista dal comma 1 è aumentata da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore 22 e prima delle ore 7. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 186, commi 2-septies e 2-octies";
"2-bis. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste dagli articoli 141, 142, 145, 146, 149, 154, 174, 176, commi 19 e 20, e 178 sono aumentate di un terzo quando la violazione è commessa dopo le ore 22 e prima delle ore 7; tale incremento della sanzione quando la violazione è accertata da uno dei soggetti di cui all’articolo 208, comma 1, primo periodo, è destinato ad alimentare il Fondo di cui all’articolo 6-bis del decreto-legge 3 agosto 2007, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160, e successive modificazioni";
"2-bis. Gli incrementi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 195, comma 2-bis, sono versati in un apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato, di nuova istituzione, per essere riassegnati al Fondo contro l’incidentalità notturna di cui all’articolo 6-bis del decreto-legge 3 agosto 2007, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160, con provvedimento del Ministero dell’economia e delle finanze adottato sulla base delle rilevazioni trimestrali del Ministero dell’interno. Tali rilevazioni sono effettuate con le modalità fissate con decreto del Ministero dell’interno, di concerto con i Ministeri dell’economia e delle finanze, della giustizia e delle infrastrutture e dei trasporti. Con lo stesso decreto sono stabilite le modalità di trasferimento della percentuale di ammenda di cui agli articoli 186, comma 2-octies, e 187, comma 1-quater, destinata al Fondo".
56. All’articolo 600-sexies del codice penale, dopo il quarto comma è inserito il seguente:"Nei casi previsti dagli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies, 600-sexies, 600-septies, 600-octies, 601, 602 e 416, sesto comma, le pene sono diminuite fino alla metà nei confronti dell’imputato che si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori aiutando concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di elementi di prova decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l’individuazione e la cattura di uno o più autori dei reati ovvero per la sottrazione di risorse rilevanti alla consumazione dei delitti".
57. Al comma 2, lettera a), dell’articolo 208 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, le parole: "e della Guardia di finanza" sono sostituite dalle seguenti: ", della Guardia di finanza, della Polizia penitenziaria e del Corpo forestale dello Stato".
58. Al comma 3 dell’articolo 393 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, le parole: "e della Guardia di Finanza" sono sostituite dalle seguenti: ", della Guardia di finanza, della Polizia penitenziaria e del Corpo forestale dello Stato".
"Nei casi previsti dagli articoli 582, 583, 583-bis e 584, la pena è aumentata da un terzo alla metà, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 576, ed è aumentata fino a un terzo, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 577, ovvero se il fatto è commesso con armi o con sostanze corrosive, ovvero da persona travisata o da più persone riunite".
60. All’articolo 24 del codice penale: al primo comma, le parole: "non inferiore a euro 5" sono sostituite dalle seguenti: "non inferiore a euro 50" e le parole: "né superiore a euro 5.164" sono sostituite dalle seguenti: "né superiore a euro 50.000"; al secondo comma, le parole: "da euro 5 a euro 2.065" sono sostituite dalle seguenti: "da euro 50 a euro 25.000".
61. All’articolo 26 del codice penale, le parole: "non inferiore a euro 2" sono sostituite dalle seguenti: "non inferiore a euro 20" e le parole: "né superiore a euro 1.032" sono sostituite dalle seguenti: "né superiore a euro 10.000".
62. All’articolo 135 del codice penale, le parole: "calcolando euro 38, o frazione di euro 38" sono sostituite dalle seguenti: "calcolando euro 250, o frazione di euro 250".
63. All’articolo 10, primo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689, le parole: "non inferiore a lire dodicimila" sono sostituite dalle seguenti: "non inferiore a euro 10" e le parole: "non superiore a lire venti milioni" sono sostituite dalle seguenti: "non superiore a euro 15.000".
64. All’articolo 114, secondo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689, le parole: "a lire quattromila" e "a lire diecimila" sono sostituite dalle seguenti: "a euro 20" e "a euro 50".
cei: sull'immigrazione non basta l'ordine pubblico
Sicurezza, il Vaticano prende le distanze
"Da Marchetto un'opinione personale"
Maroni: "Le critiche? Solita liturgia". Il segretario del Pontificio consiglio dei migranti: "Ho fatto mio dovere"
ROMA - "La solita liturgia". Roberto Maroni risponde così alle critiche espresse da monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, dopo il via libera al ddl sicurezza (che tra le altre cose istituisce il reato di clandestinità e consente le ronde). "Nessun governo ha fatto tanto in poco tempo - dice Maroni -. Il ddl contiene norme che rendono più efficace il contrasto alla criminalità di strada: chi ha criticato il ddl queste norme non le ha lette. Essendo molto tollerante, penso che queste persone dovrebbero leggere queste norme e rivedere il proprio giudizio".
IL VATICANO PRENDE LE DISTANZE - Ma dalla Santa Sede arriva uno stop. "Il Vaticano come tale non ha detto niente sul decreto sicurezza approvato dal governo italiano" ha precisato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi -. Ha parlato monsignor Marchetto, ma non mi consta che il Vaticano in quanto tale abbia preso posizione". Non è la prima volta: a febbraio il prelato aveva criticato le ronde e la Santa Sede aveva specificato che si trattava di una sua posizione personale. Il segretario per i migranti risponde a sua volta al ministro Maroni: "Un arcivescovo, quando pensa di aver fatto il suo dovere, non si ferma a raccogliere le pietre che gli buttano dietro". La precisazione di padre Lombardi è stata apprezzata dal ministro della Difesa La Russa: "Siamo lieti della precisazione del Vaticano, che mette in rilievo la differenza tra un giudizio, legittimo, di monsignor Marchetto e quello del Vaticano".
CEI: "NON BASTA ORDINE PUBBLICO" - Anche la Cei, la conferenza dei vescovi, avanza però un appunto al disegno di legge approvato in Senato. Il portavoce, don Domenico Pompili, ha detto che accoglienza e sicurezza sono "azioni convergenti e irrinunciabili" e che l’immigrazione è "un fenomeno assai complesso, che proprio per questo deve essere governato e non subìto". "È peraltro evidente- spiega - che una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico - che è comunque necessario garantire in un corretto rapporto tra diritti e doveri - risulta insufficiente, se non ci si interroga sulle cause profonde di un simile fenomeno. Due azioni convergenti sembrano irrinunciabili. La prima consiste nell’impedire che i figli di Paesi poveri siano costretti ad abbandonare la loro terra, a costo di pericoli gravissimi, pur di trovare una speranza di vita. Tale problema esige di riprendere e incrementare le politiche di aiuto verso i Paesi maggiormente svantaggiati. La seconda sta nel favorire l’effettiva integrazione di quanti giungono dall’estero, evitando il formarsi di gruppi chiusi e preparando "patti di cittadinanza" che definiscano i rapporti e trasformino questa drammatica emergenza in un’opportunità per tutti".
"SONO SODDISFATTO" - Maroni rivendica invece la bontà del provvedimento: "Gli elogi sono enormemente superiori alle critiche, sia in quantità che qualità - ha detto -. Ci sono norme che anche chi ha criticato qualche passaggio dovrebbe apprezzare. Per esempio quella che toglie la potestà genitoriale a chi sfrutta i minori, a chi li manda ad accattonare o a rubare. Mi domando se chi ha definito 'leggi razziali' queste norme condivide le misure come il contrasto alla mafia, il carcere più duro per i mafiosi. Penso che chi ha criticato il pacchetto o non lo ha letto o dovrebbe ripensare le critiche". Maroni ricorda le norme che rendono più efficace il contrasto alla criminalità di strada, e, dice, "sono sicuro che chi ha criticato il ddl questa norma non l'ha letta". Il ministro dell'Interno invita dunque tutti quanti hanno espresso perplessità sul ddl sicurezza a leggerselo e a rivedere le critiche: "Questo pacchetto - spiega ancora Maroni - completa il disegno del governo e sono assolutamente soddisfatto, penso che nessun governo abbia fatto tanto in così poco tempo sia nel contrasto alla mafia, che alla criminalità, che alla immigrazione clandestina. Sono fiero ed orgoglioso di questo lavoro, ringrazio il governo e la maggioranza, mi spiace solo che per motivi essenzialmente politici, di pregiudizio ideologico, l'opposizione abbia deciso di contrastare norme che sono molto dure contro la mafia, l'immigrazione clandestina e ogni forma di criminalità".
"Una legge che porterà dolore"
Monsignor Marchetto: "Sono dispiaciuto per il via libera definitivo"
MILANO - Ha immediatamente raccolto il parere contrario di monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti, l'approvazione in via definitiva del disegno di legge sulla sicurezza. La nuova legge porterà "molti dolori e difficoltà" gli immigrati, secondo Marchetto. "Anche se si aspettava questa approvazione - afferma al telefono l’Arcivescovo commentando l’ok del Parlamento alla nuova legge - non posso non essere triste e dispiaciuto, con preoccupazioni per la prospettiva che ci si apre dinanzi e a mio avviso porterà molti dolori e difficoltà per persone che, già per il fatto di essere irregolari, si trovano in una situazione di precarietà".
"NON DEMONIZZARE LO STRANIERO" - Il responsabile vaticano per l'immigrazione, mons. Antonio Maria Vegliò, chiede che non vengano demonizzati o criminalizzati gli stranieri. Nel giorno in cui è stato approvato il pacchetto sulla sicurezza, l'esponente della Santa Sede, in un articolo su "Aggiornamenti Sociali", critica chi vede nell'immigrazione "un'invasione dalla quale bisogna difendersi".
LE CRITICHE - Marchetto da parte sua analizza i vari punti critici della legge appena approvata, a partire dal reato di immigrazione clandestina. "La criminalizzazione dei migranti è per me il peccato originale dietro al quale va tutto il resto", afferma il presule. L’estensione a due a sei mesi della permanenza nei centri di espulsione (Cie) "avrà gravi conseguenze per coloro che saranno detenuti e - afferma Marchetto - poiché in Europa ci sono paesi che prevedono un periodo di detenzione più breve non si può dire che si tratti di un costringimento europeo". Il segretario del dicastero vaticano critica poi l’obbligo di denuncia dei clandestini da parte dei pubblici ufficiali: "Sarà carico di conseguenze", prevede.
ROMA - L'aula del Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge sulla sicurezza (leggi), che ora è legge dello Stato. I sì sono stati 157 (Pdl, Lega), i no 124 (Pd, Idv, Udc), gli astenuti 3. Il provvedimento, tra le altre cose, contiene l'introduzione del reato di immigrazione clandestina e la possibilità di organizzare le ronde in città.
BAGARRE IN AULA - L'appovazione in via definitiva del disegno di legge ha infiammato palazzo Madama: I senatori dell'Italia dei Valori hanno alzato cartelli con su scritto "I veri clandestini siete voi", "Governo: clandestino del diritto". Per tutta risposta i senatori della Lega si sono alzati in piedi facendo con le mani segno di vittoria. Come una squadra compatta, con tanto di cravatte e pochette uguali, tutte "verde Padania". Soddisfazione anche tra i ministri del Carroccio presenti in Aula: quello dell'Interno Roberto Maroni si è sbracciato in segno di saluto verso i senatori della Lega.
MARONI - Il titolare del Viminale si è detto "molto soddisfatto" per l'approvazione del ddl sicurezza. Il provvedimento, ha spiegato il ministro, "conclude un lavoro iniziato un anno fa e che ha visto l'approvazione di diverse norme per il contrasto alla criminalità organizzata, all'immigrazione clandestina e per migliorare la sicurezza urbana". D'altro canto Maroni ha voluto sottolineare il "rammarico" per le "falsità" che sono circolate in merito al ddl e che hanno portato l'opposizione a votare contro. Secondo il ministro l'opposizione ha "perso un'occasione per stare dalla parte dei cittadini".
UE - Dura la condanna del pacchetto sicurezza da parte di monsignor Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, secondo il quale la legge porterà "dolori e difficoltà" per gli immigrati. Da Bruxelles, prima ancora che il Senato desse il via libera definitivo al disegno di legge, il commissario Ue alla Giustizia Jacques Barrot aveva spiegato che la Commissione europea continuerà a vigilare sul pacchetto sicurezza del governo italiano, assicurandosi che il testo approvato definitivamente al Senato rispetti le normative comunitarie sulla libera circolazione dei cittadini Ue. "Abbiamo il compito di monitorare e lo eserciteremo", ha chiarito Barrot, ricordando che Bruxelles ha già ottenuto dall’Italia l’impegno a rinunciare all'aggravante per l’immigrazione clandestina e all’espulsione automatica nei casi di condanna superiore a due anni nei casi che riguardano i cittadini comunitari.
"SOLO UN PUGNO SBATTUTO SUL TAVOLO" - Il disegno di legge sulla sicurezza che il Senato sta licenziando in questi minuti "altro non è se non un pugno sbattuto sul tavolo, ma senza alcuna efficacia dal lato della sicurezza dei cittadini e sicuramente con gravi violazioni dei diritti civili degli immigrati ai quali affidiamo la cura dei nostri cari e dei nostri beni e il cui lavoro è indispensabile per il funzionamento di miglia di imprese" aveva detto la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro mentre l'Aula del Senato si preparava al voto finale sul provvedimento, dopo un anno di discussione e di scontri politici. "Questo provvedimento ha la stessa efficacia di un pugno sbattuto sul tavolo", ha ripetuto Finocchiaro. "Anche perchè l'unico effetto che avrà sarà di rendere invisibili gli immigrati sul nostro territorio".
Più espulsioni, ecco le ronde "disarmate"
Divieto di accedere ai servizi pubblici per chi non ha il permesso di soggiorno
ROMA — Dalle norme per il contrasto all’immigrazione a un giro di vite contro i reati di mafia; dal carcere per i writers alle ronde dei cittadini. Ecco le novità principali del ddl composto da 66 articoli approvato dal Senato.
La clandestinità diventa reato - Chi entra o soggiorna in maniera illega­le in Italia commette il reato di immigra­zione clandestina. La pena è un’ammen­da da 5 a 10 mila euro. I clandestini sono sottoposti a processo davanti al giudice di pace con espulsione per direttissima. Che cosa cambia? È previsto un boom delle espulsioni: dalle 25 mila del 2008, potrebbero almeno raddoppiare.
Nascono i centri di espulsione - I Centri di permanenza temporanea (Cpt) diventano Centri di identificazione ed espulsione. La permanenza massima passa da 2 a 6 mesi. Che cosa cambia? Il prolungamento della permanenza permetterà di comple­tare le procedure per l’espulsione, attual­mente spesso lasciate a metà.
Servizi pubblici off limits - Chi svolge la funzione di pubblico uffi­ciale ha l'obbligo di denuncia dei clande­stini che si presentano agli sportelli. Che cosa cambia? I clandestini non po­tranno più accedere ai servizi pubblici. E anche se è saltata la norma sui medici e presidi-spia, c’è chi sostiene che l’obbli­go di denuncia ci sarà lo stesso perché de­riva dalla funzione pubblica esercitata.
La registrazione all’anagrafe - Il permesso di soggiorno diventa obbli­gatorio per qualsiasi atto: registrazione nuovi nati, matrimonio, etc. Che cosa cambia? La registrazione al­l’anagrafe non sarebbe possibile e i bam­bini appena nati non potendo essere rico­nosciuti diventerebbero adottabili. La leg­ge Bossi-Fini prevede però un permesso di soggiorno di 6 mesi per le donne incin­te, che dovrebbe consentire la registrazio­ne all’anagrafe.
Soggiorno a pagamento - Il permesso di soggiorno e l’acquisizio­ne della cittadinanza italiana saranno a pagamento: da 80 a 200 euro. Che cosa cambia? Per le casse pubbli­che è previsto un incasso di almeno 160 milioni di euro all’anno destinati alle po­litiche per l’immigrazione.
"Favoreggiatori" nel mirino - Chi favorisce l'ingresso dei clandestini rischia fino a 15 anni di carcere. E chi af­fitta appartamenti agli irregolari rischia fino a 3 anni di carcere. Che cosa cambia? Chi cede in affitto la casa dovrà verificare il permesso di sog­giorno del locatario.
Le ronde per la sicurezza - La legge riconosce le associazioni "di volontari per la sicurezza". Le ronde sa­ranno disarmate. Via libera allo spray al peperoncino per l’autodifesa. Che cosa cambia? Le ronde potranno circolare nelle strade ma senza divise o simboli di partiti politici. Sono così taglia­te fuori le "ronde nere" in divisa kaki e basco nero preannunciate dal Partito na­zionalista. Le ronde segnaleranno le ille­galità alle forze dell’ordine, ma senza in­tervenire.
Nuovo giro di vite antimafia - Il carcere duro per i reati di mafia è rinnovato non più ogni 2 anni, ma ogni 4. Tutti i colloqui familiari saranno regi­strati. E saranno ammessi al massimo tre incontri settimanali con gli avvocati. Sempre per contrastare le cosche, sono escluse dagli appalti pubblici le imprese che abbiamo omesso denunce di racket. Inoltre nei casi di infiltrazione mafiosa, lo scioglimento dei Comuni riguarderà anche gli organi amministrativi e tecni­ci. Che cosa cambia? Lo scioglimento de­gli organi amministrativi secondo i tecni­ci del ministero consentirà di allontanare dagli uffici pubblici con più facilità il per­sonale colluso con le cosche, che spesso sopravvive agli organi politici.
Writers e vandali, pene più severe - La nuova legge prevede carcere fino a 3 mesi per chi imbratta cose di interesse artistico o storico. Ammenda fino a 1000 euro per chi vende a minorenni bombo­­lette di vernice non biodegradabile. Che cosa cambia? Il giro di vite contro writers e vandali, sollecitato in particola­re dai sindaci di alcune grandi città, se ap­plicato con rigore rischia di creare un pro­blema di affollamento delle aule giudizia­rie: secondo una stima non ufficiale della questura di Roma, nella sola capitale gli atti perseguibili sono nell’ordine "delle centinaia ogni settimana".
Alcol e droghe, patente da rifare - È disposta d’ufficio la "revisione della patente" per chi guida ubriaco o sotto l’effetto di droghe. Si tratta delle procedu­ra che accerta il possesso dei requisiti psi­cofisici attitudinali per la guida. Inoltre, la revoca della patente è più facile. Che cosa cambia? Secondo le prime sti­me potrebbero essere almeno 20 mila le persone che ogni anno si dovranno sotto­porre alla revisione della patente.
Immigrati, in campo i vescovi Bossi: "In Vaticano non entrano"
* IL TESTO della legge
Maroni:"Dal Vaticano solita liturgia"
Immigrati, in campo i vescovi Maroni:"Dal Vaticano solita liturgia"
ROMA - E' scontro tra il governo e le istituzioni religiose dopo l'approvazione al Senato del ddl sulla sicurezza che contiene le norme anti-immigrazione. A scendere in campo è la Conferenza episcopale italiana (Cei) che ha duramente criticato l'approccio con cui il governo ha trattato la materia. Il ministro dell'Interno dal canto suo, ha reagito parlando di "solite liturgie", riferendosi alle parole di Monsignor Marchetto presidente della pastorale per i migranti del Vaticano che aveva detto: "Questa legge porterà molto dolore".
Cei: "Ordine pubblico non basta". "Sull'immigrazione non basta l'ordine l'ordine pubblico ma servono anche politiche volte a favorire l'integrazione". E' l'intervento della Cei sulla polemica che ha coinvolto il governo e gli oppositori del ddl sulla sicurezza, tra cui anche membri delle istituzioni religiose.Per il direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali e sottosegretario della Cei, don Domenico Pompili "di fronte al fenomeno complesso dell'immigrazione, è evidente che una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico - che e' comunque necessario garantire in un corretto rapporto tra diritti e doveri - risulta insufficiente'' ha detto Pompili riprendendo il tema già trattato dia vescovi italiani nello scorso maggio.
Maroni: "Solita liturgia". "E' la solita liturgia di monsignor Marchetto, il quale ho capito che parla a nome proprio e non per conto della Santa Sede, come dimostrano le puntuali precisazioni della sala stampa vaticana". Così, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha commentato le affermazioni del segretario del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti sul ddl sicurezza approvato ieri definitivamente dal Senato. "Il ddl sicurezza - prosegue Maroni - contiene norme che "rendono più efficace il contrasto alla criminalità di strada: chi ha criticato il ddl queste norme non le ha lette. Essendo molto tollerante, penso che queste persone dovrebbero leggere queste norme e rivedere il proprio giudizio. Sono norme a tutela della gente per bene - ha concluso il ministro.
La risposta di Marchetto. Dopo il coro di critiche sollevate dal suo giudizio sulla legge anti-clandestini e l'attacco di Maroni, monsignor Marchetto è tornato sull'argomento. "Un arcivescovo, quando pensa di aver fatto il suo dovere, non si ferma a raccogliere le pietre che gli buttano dietro" ha detto Marchetto.
Sicurezza, è scontro tra Maroni e la Cei
E' scontro tra il ministro dell'Interno Maroni e i vescovi sulla legge per la sicurezza. Alle critiche di monsignor Marchetto (questa norma porterà molto dolore) Maroni ha replicato ieri in modo sprezzante: "Una legge che porterà dolore? Dal Vaticano solita liturgia, non hanno letto il testo". Il ministro e altri esponenti della Destra hanno sostenuto per ore che in realtà il Vaticano non ha espresso alcuna critica ufficiale, concentrando gli strali su monsignor Marchetto. In effetti Padre Lombardi, per il Vaticando, ha precisato che nessuna posizione è stata espressa sull'argomento. Sembrava un avallo alle posizioni di Maroni, ma nel pomeriggio è arrivata una nota della Cei che pur con prudenza suona come una critica chiara alle scelte della destra sul tema immigrazione e sicurezza.
"Su questi temi - dice la nota - vale anche oggi (cioè all'indomani dell'approvazione da parte del Senato del ddl sicurezza) quanto affermato nel comunicato finale dell'ultima assemblea generale della Cei tenutasi lo scorso mese di maggio". Dice Domenico Pompili, direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali della Cei: "In quella occasione, i vescovi hanno concordato sul fatto che si tratta di un fenomeno assai complesso, che proprio per questo deve essere governato e non subìto".
"È peraltro evidente - prosegue don Pompili - che una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico, che è comunque necessario garantire in un corretto rapporto tra diritti e doveri, risulta insufficiente, se non ci si interroga sulle cause profonde di un simile fenomeno. Due azioni convergenti sembrano irrinunciabili. La prima consiste nell'impedire che i figli di Paesi poveri siano costretti ad abbandonare la loro terra, a costo di pericoli gravissimi, pur di trovare una speranza di vita. Tale problema esige di riprendere e incrementare le politiche di aiuto verso i Paesi maggiormente svantaggiati".
Nella sua dichiarazione, mons. Pompili richiama le parole del card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale, nella prolusione all'ultima Assemblea dei vescovi: accanto al "valore incomprimibile di ogni vita umana, la sua dignità, i suoi
diritti inalienabili" disse il cardinale "ce ne sono altri, come la legalità, l'affrancamento dai trafficanti, la salvaguardia del diritto di asilo, la sicurezza dei cittadini, la libertà per tutti di vivere dignitosamente nel proprio Paese, ma anche la libertà di emigrare per migliorare le proprie condizioni da contemperare naturalmente con le possibilità d'accoglienza dei singoli Paesi. Motivo per cui il singolo provvedimento finisce con l'essere fatalmente inadeguato se non lo si può collocare in una strategia più ampia e articolata che una nazione come l'Italia deve darsi a fronte di un fenomeno epocale come la migrazione di intere popolazioni. La geografia infatti ha connesso un elemento, per così dire, vocazionale, un'indole che connota il Paese in rapporto alla sua collocazione storico-ambientale". Secondo mons. Pompili, che richiama ancora le parole del card. Bagnasco, per la Chiesa Italiana le domande da porsi sono: "che cosa facciamo per contribuire a che i figli dei Paesi poveri non si vedano costretti ad affrontare qualunque rischio pur di darsi una speranza di vita? Cosa facciamo per assicurare un'effettiva
integrazione agli immigrati che giungono nelle nostre città?".
Il tono dello scambio fa capire che la destra ha digerito male le critiche dei vescovi. Se era scontata la risposta ai rilievi dell'opposizione, che considera queste nuove norme un danno grave all'Italia, la replica del ministro alla Chiesa rivela un fastidio mai sopito: "E' la solita litania di monsignor Marchetto - dice il ministro - il quale ho capito che parla a nome proprio e non per conto della Santa Sede, come dimostrano le puntuali precisazioni della sala stampa vaticana". Il ddl sicurezza, prosegue Maroni contiene norme che "rendono più efficace il contrasto alla criminalità di strada: chi ha criticato il ddl queste norme non le ha lette. Essendo molto tollerante, penso che queste persone dovrebbero leggere queste norme e rivedere il proprio giudizio"."Comunque - ha aggiunto l'esponente della Lega - ha ragione monsignor Marchetto, questa nuova legge porterà dolore ai mafiosi e difficoltà ai clandestini. Di contro sarà una legge a tutela della gente per bene".
Nella querelle è intervenuto anche Gasparri, alla sua maniera. "Non c'è nulla di cristiano nel lasciare la gente sotto i ponti o a vendere droga. La legge sulla sicurezza è ispirata a principi di solidarietà e aiuta gli immigrati che possono avere un lavoro, una casa, una scuola". "Quello sulla sicurezza -ha aggiunto Gasparri- è un falso dibattito e monsignor Marchetto non è il Vaticano. Io ho la coscienza posto, noi sulla sicurezza siamo maestri non prendiamo lezioni da nessuno".
Rosy Bindi, Vicepresidente della Camera dei deputati ed esponente Pd, in una nota, ha attaccato Maroni: "Il Ministro dell'Interno farebbe bene a misurare le parole. È evidente che non sa cosa sia la liturgia. Le offese a Monsignor Marchetto e il linguaggio sprezzante con cui si cerca di liquidare le sue obiezioni, sono la prova che le parole 'questa legge porterà molti dolorì sono vere. La verità interroga la coscienza e la vita delle persone e nessuna precisazione può assolvere la maggioranza e il governo dal dolore che le loro leggi provocheranno nella carne viva di tante donne, tanti uomini e tanti bambini".
Ronde nere e conti in rosso
All’ora di pranzo sventolano i fazzoletti verdi dei senatori leghisti, che alzano indice e medio in segno di vittoria. Stavolta le bandiere della Serenissima sono rimaste a case, niente eccessi, non c’è bisogno di fare la faccia feroce. Il secondo piatto forte di questo primo anno di governo, dopo il federalismo, è arrivato in porto: 257 voti a favore, 124 contrari, tre astenuti, il ddl sicurezza, con le ronde e il reato di immigrazione clandestina, è legge dello Stato, come voleva Bobo Maroni, pacche sulle spalle con Calderoli e Zaia sui banchi del governo.
ITALIA IN DEFICIT, MA GASPARRI E' FELICE
Festa a ranghi ridotti, dunque, ma Gasparri ugualmente parla di "gioia" per l’approvazione del ddl, proprio nel giorno in cui i dati Istat certificano gli effetti rovinosi della crisi sull’economia italiana, con il profondo rosso dei conti pubblici e il rapporto deficit Pil che precipita ai livelli del 1999. "Catastrofisti", direbbe il premier, e infatti il Senato è già al lavoro sul ddl intercettazioni, che con la crisi non ha nulla a che vedere, ma al premier sta tanto a cuore, e la Lega ricambierà il favore, garantendo un’approvazione senza scossoni.
L’OPPOSIZIONE DICE NO
Nell’aula del Senato il clima è meno surriscaldato rispetto al voto finale alla Camera di metà maggio, quando Franceschini e Maroni incrociarono le spade. Sarà colpa del clima estivo, o forse dell’atmosfera congressuale che impegna i senatori del Pd. Quelli dell’Idv mostrano qualche sparuto cartello di protesta "I veri clandestini siete voi","Governo: clandestino del diritto", la Finocchiaro ricorda uno degli aspetti più crudeli del ddl, il rischio che la madri clandestine non possano registrare i neonati all’anagrafe. "C’è una forma di persecuzione verso i clandestini, molti dei quali lavorano nelle nostre case". L’Udc Gianpiero D’Alia si rivolge ai leghisti: "Dalle camicie nere alle camicie verdi,è questo il vostro salto di qualità?". Il numero uno del gruppo Pdl Gasparri si spertica a ricordare quanto "compatta" e "coesa" sia una maggioranza che è stata costretta a sei voti di fiducia, tre alla Camera e altri tre tra mercoledì e ieri a palazzo Madama. Per paura dei voti segreti, che per due volte avevano già impallinato uno dei bandieroni voluti dalla Lega, l’estensione a 180 della detenzione dei clandestini nei Cie. E infatti, rispetto ai primi due voti di fiducia di mercoledì, in cui i sì erano stati 164, ieri il terzo si è fermato a 161, e nel voto finale sono mancati all’appello altri 4 senatori.
MARONI E GLI SCRITTORI
E tuttavia Maroni è entusiasta, è lui il protagonista della battaglia sulla sicurezza, come Calderoli lo è stato per il federalismo fiscale. "Oggi completiamo un anno di lavoro", spiega ai microfoni, e annuncia, come aveva già fatto dal palco di Pontida, che il regolamento per le ronde "che è già sul mio tavolo", sarà il primo ad entrare in vigore. "la prossima settimana". Poi si "rammarica" per le "polemiche infondate" che "hanno spinto l’opposizione a votare contro anche ai provvedimenti antimafia voluti da Falcone". "L’opposizione ha perso un’occasione per stare dalla parte dei cittadini, ha fatto un grave errore". Poi si rivolge agli scrittori, da Camilleri a Fo e Tabucchi, che hanno scritto una lettera aperta all’Europa per denunciare i rischi del ddl, a partire dal divieto di "matrimoni misti". "Risponderò a tutti loro- dice Maroni-, Parlano di cose che non esistono, come il divieto per i matrimoni. Si tratta di falsità diffuse da chi non ha letto il provvedimento". Sui distinguo di Fini, Maroni tace: "Non commento". Nel bene nel male, al centro della scena ci sono solo i leghisti. E infatti Berlusconi (assente in aula) nel pomeriggio si affretta a mettere il cappello sull’operazione. "Questa legge è fortemente voluta dall’intero governo, soprattutto dal presidente del Consiglio". Peccato che in marzo avesse detto: "Io non sento l’esigenza delle ronde come la sente la Lega. Non possono volere sempre tutto...".
La "sicurezza" imposta dal governo diventa legge
Dalle misure contro l'immigrazione irregolare (tra cui introduzione del reato di clandestinità e allungamento dei tempi di permanenza per gli irregolari nei centri di identificazione), alla legalizzazione delle 'ronde' in città. Sono alcuni dei passaggi principali del "Ddl Sicurezza" arrivato al voto finale (con la fiducia chiesta dal governo) e trasformato in legge.
Silvio Berlusconi assume sulle sue spalle per intero la responsabilità di una legge, quella sulla sicurezza, che fa già molto discutere. "L'ha voluta fermamente e fortemente il Presidente del Consiglio - scandisce in conferenza stampa a Coppito - e tutto il governo, che potrà garantire con misure più efficaci la sicurezza e la tranquillità dei cittadini". E a chi gli parla di critiche del Vaticano, il premier ribatte sbrigativo: "Non le conosco e non posso commentarle".
Le critiche delle opposizioni si sono accentrate comunque sulla questione immigrati. Pd, Udc e Idv (e con loro giuristi e associazioni) hanno accusato la maggioranza di mettere in atto 'politiche discriminatorie' puntando il dito contro "l'eccessiva impronta leghista sul provvedimento che, nel corso dell'esame parlamentare, ha portato anche all'inserimento della 'schedatura' dei clochard e all'obbligo per gli immigrati di esibire il permesso di soggiorno per accedere ai pubblici servizi e agli atti di stato civile, ossia anche per registrare all'anagrafe i figli o per sposarsi.
Ma vediamo, sulle principali questioni, che cosa prevede il "Ddl Sicurezza".
Il Vaticano: 'Non demonizzare lo straniero'. Caritas: 'E' un pacchetto insicurezza'
Il responsabile vaticano per l'immigrazione, mons. Antonio Maria Vegliò, chiede che non vengano demonizzati o riminalizzati gli stranieri. Nel giorno in cui è stato approvato il pacchetto sulla sicurezza, l'esponente della Santa Sede, in un articolo su "Aggiornamenti Sociali", critica chi vede nell'immigrazione "un'invasione dalla quale bisogna difendersi".
In materia di immigrazione l'autorità dello Stato a stabilire le modalità di entrata e permanenza sul proprio territorio, è vincolata "dalla ratifica dei trattati internazionali e dal rispetto di due principi etici: la tutela della dignità della persona" e la convinzione che "tutta l'umanità, al di là delle distinzioni etniche, nazionali, culturali e religiose, formi una comunità senza discriminazioni tra i popoli, che tendono alla solidarietà reciproca" - ha precisato mons. Antonio Maria Vegliò -. Ciò significa che i "i diritti umani fondamentali, garanti della dignità della persona, devono essere pienamente assicurati. Analogamente va detto per i doveri, che tutti devono assumersi per garantire la reciproca sicurezza, lo sviluppo e la pace".
Anche la Caritas, da sempre vicina ai migranti, prende posizione sulle misure varate dal governo a colpi di fiducia. " Un pacchetto 'insicurezzà che non sarà di beneficio a nessuno. Il reato di clandestinità colpirà anche le badanti irregolari e i lavoratori stranieri in nero; inciderà negativamente sulla salute della collettività e farà aumentare i costi di gestione dei centri di identificazione ed espulsione, sottolinea Oliviero Forti, responsabile dell'ufficio immigrazione della Caritas italiana.
Le forze dell'ordine e gli uffici giudiziari - si domanda Forti - saranno in grado di dare seguito alla norma, dal momento che già ora sono in affanno?". Secondo la Caritas, con questo provvedimento rischiano l'espulsione "più di mezzo milione di badanti" senza permesso di soggiorno e "oltre 600 mila lavoratori stranieri irregolari". I dati sono desunti dall'ultimo decreto-flussi: "700 mila domande presentate a fronte di 70 mila posti disponibili", dice Oliviero Forti. Quindi, d'ora in poi, anche un operaio straniero che viene sfruttato commetterà reato: datore di lavoro e lavoratore saranno entrambi perseguibili per legge.
Reato di clandestinità, aumento della permanenza degli irregolari nei centri di identificazione ed espulsione, obbligo per gli immigrati di esibire il permesso di soggiorno per accedere ai pubblici servizi e agli atti di stato civile, ronde senza armi, registro dei clochard: "Tutto questo migliorerà veramente la sicurezza dei cittadini italiani - si chiede Oliviero Forti - o piuttosto aggraverà il bilancio dello stato e darà il via a un clima di sospetto diffuso?
Per il responsabile dell'ufficio immigrazione della Caritas, "il rischio - a parte la deriva culturale - è che gli stranieri senza permesso di soggiorno non andranno più dal medico per paura di essere denunciati, con pesanti ricadute sulla salute dell'intera collettività, mentre l'aumento della permanenza degli irregolari nei centri di identificazione ed espulsione ne farà lievitare i costi di gestione".
La nuova legge, quindi, "non sarà di beneficio a nessuno. Parlamento e governo - conclude la Caritas - hanno avuto una visione poco realistica delle cose, ma forse gli intenti erano altri: non certo quelli di risolvere i problemi dell'immigrazione irregolare in Italia nè della sicurezza dei suoi cittadini".
Dalle misure contro l'immigrazione irregolare (tra cui introduzione del reato di clandestinità e allungamento dei tempi di permanenza per gli irregolari nei centri di identificazione), alla legalizzazione delle 'ronde' in città. Sono alcuni dei passaggi principali del "Ddl Sicurezza" arrivato al voto finale (con la fiducia chiesta dal governo) che lo trasforma in legge.
Il Vaticano: 'Non demonizzare lo straniero'

References: Art. 183
 sentenza 
 sentenza 
in fine
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 10
 sentenza 
in fine
in fine
in fine
in fine
in fine
in fine
 articolo 416
 sentenza 
 articolo 186
 sentenza 
e contrario