Source: http://mobile.ilcaso.it/sentenze/ultime/6409
Timestamp: 2020-08-06 07:27:14+00:00

Document:
Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 6409 - pubb. 01/08/2010
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 23 Dicembre 2000, n. 16175. Est. Di Blasi.
Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento - Liquidazione - In genere - Modalità - Libertà di determinazione dei soci - Sussistenza - Fondamento.
Il combinato disposto degli artt. 2252 e 2275 c.c. autorizza, in conformità con i principi generali in materia di società di persone, i soci di tali enti a determinare liberamente le modalità di liquidazione della società, sia in via preventiva (nell'ambito delle pattuizioni costituenti l'oggetto del contratto sociale), sia in via successiva (mediante accordo tra i soci), atteso che le valutazioni in merito alle procedure di estinzione dei rapporti societari pendenti competono, innanzitutto, a coloro che si rendano interpreti degli interessi dell'ente, evitando, se del caso (ed ove possibile), di imporre l'osservanza di un procedimento formalizzato, eventualmente incongruo rispetto alle esigenze ed alle dimensioni della società a base personale (nelle quali le ragioni dei creditori sono già garantite dal regime di responsabilità illimitata dei soci). (massima ufficiale)
Dr. Michele CANTILLO - Presidente -
" Enrico PAPA - Consigliere -
" Antonino DI BLASI rel. "
sul ricorso n. 21985/98 R.G. proposto da
URCIOLI MICHELE, in proprio e nella qualità di legale rappresentante della formale "S.d.f. URCIOLI GAETANO ED URCIOLI MICBELE", rappresentato e difeso, giusto mandato in calce al ricorso, dal Prof. Avv. Claudio Preziosi ed elettivamente domiciliato in Roma, presso lo studio di quest'ultimo, in Via Terenzio n. 10,
MINISTERO DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro-tempore, per legge difesa dall'Avvocatura Generale dello Stato presso i cui Uffici è legalmente domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, Resistente-Controricorrente
per la Cassazione della sentenza n. 1130/98 resa dalla Commissione Tributaria Centrale - Sezione 27 in data 08/01 - 03/03/1998;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 12 luglio 2000 dal Relatore Consigliere Dott. Antonino Di Blasi;
udito per il ricorrente, l'Avv. C. Preziosi;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Dario Cafiero che ha concluso per l'accoglimento del ricorso. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con avviso n. 435 del 1992 l'Ufficio IVA di Avellino rettificava la denuncia presentata per l'anno 1991 dal Sig. Urcioli Michele quale rappresentante della SAI Urcioli Gaetano e Michele, accertando un maggior debito d'imposta di L. 93.720.000 oltre accessori. La rettifica veniva effettuata nella considerazione che, la convenzione 28/01/91, con la quale i predetti due soci stabilivano di sciogliere la società di fatto tra loro esistente e contestualmente disponevano il trasferimento da Urcioli Gaetano ad Urcioli Michele, dei diritti, pari alla metà, vantati dal primo sulla comune azienda, non dovesse scontare, non potendosi qualificare come cessione di quota d'azienda, l'imposta di registro, così come sostenuto da Urcioli Michele, bensì l'IVA, trattandosi di mera cessione di beni. Mentre la Commissione Tributaria di primo grado di Avellino rigettava il ricorso proposto dal contribuente, quella di secondo grado, in parziale accoglimento del ricorso, nel confermare che l'operazione era stata correttamente assoggettata ad IVA, riduceva l'accertamento, determinando il ricarico nella misura del 10% anziché del 50%.
Con ricorso notificato il 10/12/98 Urcioli Michele in proprio e quale legale rappresentante della S.d.f. Urcioli Gaetano e Urcioli Michele, ha impugnato la decisione in epigrafe indicata, prospettandone la relativa illegittimità con tre mezzi. Con il primo viene dedotta violazione e falsa applicazione di legge; Motivazione insussistente ovvero incomprensibile ex art. 111 Costituzione in relazione agli artt. 2275, 2280, 2283, 1322, 1362, 1372, 13, 2247, 2266 C.C.; art. 2 DPR 26/10/72 n. 633 e successive modifiche ed integrazioni; art. 37 DPR 26110/72 n. 636 e successive modifiche ed integrazioni.
Con il secondo motivo la sentenza viene censurata per violazione o falsa applicazione di legge - Motivazione insussistente e contraddittoria ex art. 111 Costituzione in relazione agli artt. 2909 C.C., 329 C.p.C.; 25 e 39 d.P.R. 26/10/72; 2 d.P.R. 26/10/72 n. 633 e successive modifiche ed integrazioni; art. 37 d.P.R. 26/10/72 n. 636 e successive modifiche e integrazioni.
Si deduce che la decisione impugnata sarebbe stata emessa in spregio alle richiamate disposizioni di legge, avuto riguardo al fatto che la stessa avrebbe affermato l'erroneo principio che gli effetti dello scioglimento della società di persone non possono essere liberamente regolati dal soci; che, pertanto, non era stata attribuita la dovuta rilevanza giuridica alla scrittura 28/01/91, intervenuta tra i soci di fatto Urciuoli Michele e Gaetano, e, conseguentemente, non era stato considerato che l'azienda, originariamente in proprietà esclusiva della società, in forza di detta convenzione era stata assegnata in comunione ordinaria tra i soci, e che, quindi, la successiva operazione di trasferimento della quota di azienda all'Urciuoli Michele, risultava soggettivamente riferibile non già alla disciolta società, bensì al comunista Urciuoli Gaetano, che ne aveva acquisito la disponibilità in virtù del rogito del 28/01/91 e, pertanto, non era soggetta ad IVA. La doglianza, che investe un punto rilevante ai fini
decisionali, è fondata.
Dal complesso normativo in esame, si evince, infatti, che, per le società di persone, il procedimento di scioglimento e liquidazione convenzionale costituisce la regola, laddove il procedimento formale si caratterizza in termini di sussidiarietà. Il combinato disposto degli artt. 2252 e 2275 c.c., infatti, in conformità ai principi generali in materia di società di persone, autorizza i soci a determinare liberamente le modalità di liquidazione della società, sia in via preventiva, nell'ambito delle pattuizioni costituenti l'oggetto del contratto sociale, sia in via successiva, mediante accordo fra i soci.
Al riguardo la giurisprudenza consolidata di questa Corte sottolinea come la disciplina codicistica riconosca un ampio ambito di autonomia ai soci, con l'obiettivo specifico di consentire che le valutazioni in merito alle procedure di estinzione dei rapporti pendenti siano compiute innanzitutto da coloro che si rendono interpreti degli interessi della società, evitando - fin quando ciò sia possibile - di imporre l'osservanza di un procedimento formalizzato che potrebbe risultare incongruo rispetto alle esigenze ed alle dimensioni delle società a base personale, nelle quali le ragioni dei creditori della società sono già garantite dal regime di responsabilità illimitata dai medesimi (v. Cass. n. 860/92; n. 1468/81; n. 2099/70).
Come si è premesso, questi vizi inficiano in radice la decisione impugnata, giacché, se il rogito notarile venisse interpretato in conformità alla prospettazione del ricorrente, verrebbe a cadere il presupposto dell'accertamento iva, operato ai sensi dell'art. 2, comma 2 n. 6, d. P.R. n. 633 del 1972, concernente "le assegnazioni ai soci fatte a qualsiasi titolo da società"; e residuerebbe la cessione della quota dei redditi dell'azienda da parte di Gaetano Urciuoli, che, come si riconosce dalla stessa Avvocatura, non sarebbe soggetta ad iva per mancanza del presupposto soggettivo.
Così deciso in Roma, il 12 luglio 2000.
Depositato in Cancelleria il 23 dicembre 2000

References: sentenza 
 art. 111
 art. 2
 art. 37
 sentenza 
 art. 111
 art. 37
 Cass.