Source: http://dirittiefrontiere.blogspot.com/2015/10/fallisce-in-partenza-la-politica-degli.html
Timestamp: 2017-06-27 08:56:10+00:00

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Diritti e Frontiere: Fallisce in partenza la politica degli Hot Spot. A rilento i ricollocamenti in altri paesi europei, si moltiplicano soltanto respingimenti differiti e trattenimenti arbitrari. Da profughi a "clandestini", ecco a cosa serve l'etichetta di "migrante economico". In attesa che arrivi la lista vincolante di "paesi terzi sicuri".
Fallisce in partenza la politica degli Hot Spot. A rilento i ricollocamenti in altri paesi europei, si moltiplicano soltanto respingimenti differiti e trattenimenti arbitrari. Da profughi a "clandestini", ecco a cosa serve l'etichetta di "migrante economico". In attesa che arrivi la lista vincolante di "paesi terzi sicuri".
Ormai a Catania, sede di Frontex, dopo ogni sbarco le strade si riempiono di migranti che non sanno dove passare la notte. Ai più sfortunati, quando proprio non si sa dove metterli, viene consegnato un provvedimento di respingimento differito adottato dal questore, ai sensi dell'art.10 comma 2 del testo Unico sull'immigrazione n.286 del 1998. A quel punto, senza documenti e senza mezzi, questi "migranti economici", almeno così li ritiene la polizia, possono solo scomparire nella clandestinità, perchè l'impegno dei cittadini solidali si arresta rispetto alla impossibilità di fornire un'alloggio ed un'accoglienza dignitosa a chi riceve l'intimazione "a lasciare entro sette giorni il territorio nazionale". Una intimazione impossibile che nessuno potrà mai rispettare. http://catania.meridionews.it/articolo/37112/migranti-637-persone-sbarcano-al-porto-incertezza-su-dove-passeranno-la-notte/
In tutta la Sicilia sembra che, dei cinque Hot Spot previsti per la fine di novembre, sia stato attivato solo quello ubicato all'interno del vecchio Centro di primo soccorso ed accoglienza di Contrada Imbriacola, un luogo all'interno del quale si erano già verificati trattenimenti arbitrari, che sono costati all'Italia una condanna da parte della Corte Europea dei diritti dell'Uomo. Ancora in questi giorni il trattenimento prolungato in condizioni di totale limitazione della libertà personale nei casi in cui le persone rifiutino di sottoporsi al prelievo delle impronte digitali, contrasta con i principi affermati dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo in quanto si tratta di una misura restrittiva priva, al momento, di una base legale certa nell'ordinamento interno.
Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, KHLAIFIA E ALTRI/ ITALIA, Sentenza 1° settembre 2015
60. La Corte rammenta che l'articolo 5
sancisce un diritto fondamentale, la protezione dell'individuo da qualsiasi
lesione arbitraria dello Stato al suo diritto alla libertà. I commi da a) a f)
dell'articolo 5 § 1 contengono un elenco esaustivo dei motivi per i quali una
persona può essere privata della sua libertà; tale misura non è regolare se non
rientra in uno dei casi previsti. Inoltre, soltanto una rigorosa
interpretazione quadra con lo scopo di tale disposizione: assicurare che
nessuno venga arbitrariamente privato della sua libertà (si vedano, tra molte
altre, Giulia Manzoni c. Italia, 1°
luglio 1997, § 25, Recueil 1997-IV, e
Velinov c. l’ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, n. 16880/08, § 49, 19
61. Enunciata al comma f) dell'articolo 5
§ 1, una delle eccezioni al diritto alla libertà permette agli Stati di
limitare quella degli stranieri nell'ambito del controllo dell'immigrazione (Saadi c. Regno Unito [GC], n. 13229/03,
§ 43, CEDU 2008; A. e altri Regno Unito [GC],
n. 3455/05, §§ 162-163, CEDU 2009; e
Abdolkhani e Karimnia, sopra citata,
§ 128).
62. L'articolo 5 § 1 f) non richiede che la
detenzione di una persona sia considerata ragionevolmente necessaria, ad
esempio per impedirle di commettere un reato o di fuggire. Tuttavia, una
privazione della libertà fondata sulla seconda parte di questa disposizione può
essere giustificata soltanto dal fatto che è in corso una procedura di
espulsione o di estradizione. Se quest'ultima non è condotta con la diligenza
richiesta, la detenzione cessa di essere giustificata rispetto all'articolo 5 §
1 f) (A. e altri Regno Unito, sopra citata, §
63. La privazione della libertà deve essere anche «regolare». In
materia di «regolarità» di una detenzione, ivi compresa l’osservazione delle
«vie legali», la Convenzione rinvia essenzialmente alla legislazione nazionale
e sancisce l’obbligo di osservarne sia le norme di merito che di procedura, ma
in più esige la conformità di qualsiasi privazione della libertà allo scopo
dell’articolo 5: proteggere l’individuo dall’arbitrio (Herczegfalvy c. Austria, 24 settembre 1992, § 63, serie A n. 244, e
L.M. c. Slovenia, n. 32863/05, § 121,
12 giugno 2014). Nell’esigere che ogni privazione della libertà sia effettuata
«secondo le vie legali», l’articolo 5 § 1 impone in primo luogo che qualsiasi
arresto o detenzione abbia una base legale nel diritto interno. Tuttavia questi
termini non si limitano a rinviare al diritto interno. Essi riguardano anche la
qualità della legge, e la vogliono compatibile con la preminenza del diritto,
nozione insita in tutti gli articoli della Convenzione (Amuur, sopra citata, § 50, e Abdolkhani
e Karimnia, sopra citata, § 130).
64. Su quest'ultimo punto, la Corte sottolinea che nel caso di una
privazione di libertà, è particolarmente importante soddisfare il principio
generale della certezza del diritto. Di conseguenza, è essenziale che le
condizioni di privazione della libertà in virtù del diritto interno siano
definite chiaramente e che la legge stessa sia prevedibile nella sua
applicazione, in modo da soddisfare il criterio di «legalità» stabilito dalla
Convenzione, che esige che ogni legge sia sufficientemente precisa per
permettere al cittadino – che eventualmente potrà avvalersi di consulenti
illuminati - di prevedere, ad un livello ragionevole nelle circostanze della
causa, le conseguenze che possono derivare da un determinato atto (Baranowski c. Polonia, n. 28358/95, §§
50-52, CEDU 2000-III; Ječius c. Lituania,
n. 34578/97, § 56, CEDU 2000-IX; e Mooren
c. Germania [GC], n. 11364/03, § 76, 9 luglio 2009).
Il tentativo di trasformare in Hot Spot un Centro di identificazione ed espulsione (CIE) come quello di Trapani ( Milo) è evidentemente fallito, malgrado fosse stato annunciato già alla fine di luglio. Dopo l'invio di 116 cittadini marocchini nei confronti dei quali il questore di Catania, il 17 agosto 2015, aveva adottato un provvedimento di respingimento differito, le affermazioni del ministro Alfano sul loro rimpatrio imemdiato sono state smentite dai fatti, dopo che il console marocchino non ha effettuato i riconoscimenti attesi dal governo italiano e dopo che, a seguito della convalida di misure di trattenimento palesemente illegittime, la maggior parte dei migranti trattenuti, oltre 90, fuggiva dal centro alla fine di settembre, facendo perdere le tracce.
http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/165-visita-al-cie-centro-d-identificazione-ed-espulsione-di-trapani-il-report-della-campagna-lasciatecientrare La situazione non appariva peraltro migliore nel CIE e nel Cara di Caltanissetta, a Pian del Lago, strutture già colme verso le quali non appare probabile inviare coloro che negli Hot Spot dovessero essere ritenuti "richiedenti asilo" dopo il rilascio delle impronte digitali, o i migranti economici da rimpatriare, sempre che i consoli dei paesi di origine ne assicurino un tempestivo riconoscimento. Da Caltanissetta si registrano periodicamente respingimenti collettivi di cittadini tunisini con voli di rimpatrio che partono settimanalmente da Palermo con destinazione Tunisi. Questo il significato attuale e le conseguenze della qualificazione di migrante economico. Rimpatrio o abbandono nella clandestinità, questo si verifica nella maggior parte dei casi.
http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/163-report-della-campagna-lasciatecientrare-dal-cara-e-cie-di-pian-del-lago-caltanissetta Anche il vecchio CPSA di Pozzallo sta per essere trasformato in Hot Spot, ed al suo interno per sostenere la polizia italiana nelle operazioni di identificazione è già presente un ufficio distaccato di Frontex. Per chi si rifiuta di rilasciare le impronte digitali il trattenimento si protrae al di fuori di un qualsiasi provvedimento amministrativo ricorribile all'autorità giudiziaria. Ma a Pozzallo che il centro diventi periodicamente un centro di trattenimento non è certo una novità.
http://www.corrierediragusa.it/articoli/attualit%E0/pozzallo/31577-primo-hotspot-d-italia-il-centro-di-prima-accoglienza-del-porto-di-pozzallo-.html
http://www.euractiv.com/sections/justice-home-affairs/sicily-hotspot-be-prison-centre-318180 http://www.statewatch.org/news/2015/feb/forced-fingerprinting.htm
http://www.statewatch.org/analyses/no-270-fingerprinting-migrants-coercive-measures.pdf Le cose non vanno meglio a Messina, anche se ogni città si proclama come "Capitale dell'accoglienza" magari in una tendopoli ubicata estate ed inverno al centro di un campo sportivo, nel caso di Messina, il PalaNebiolo all'Annunziata. E sembra sempre pronto il progetto di utilizzare come un centro chiuso la caserma dismessa Bisconte.
http://www.tempostretto.it/news/molo-marconi-messina-citt-accoglienza-migranti-turisti-ancora-sbarco.html
Se questa è la situazione subito dopo gli sbarchi in Sicilia, non appare certo più concreta la prospettiva, ventilata dal ministero dell'interno e dalle forze di polizia, di una immediata ricollocazione di tutti i migranti che appena dopo lo sbarco accettano di farsi prelevare le impronte digitali. La chiamano "ricollocazione", ma si attendono ancora le conferme di quelli che sono riusciti a farsi trasferire davvero nei paesi del nordeuropa. Di fatto il "diritto di asilo europeo" non è mai esistito e si allontana sempre di più. Direttive e Regolamenti, incluso il Regolamento Dublino, vengono piegati alle esigenze politiche degli stati membri.
http://asiloineuropa.blogspot.it/2015/10/la-crisi-dellasilo-in-europa-parte-1-la.html Rimane dunque da accertare giorno per giorno che conformazione assumeranno gli Hot Spot che l'Unione Europea, con procedure al di fuori delle regole date dalle Convenzioni europee, e senza precise basi legali, a livello europeo e nel diritto interno, ha deciso di imporre all'Italia ed alla Grecia. Nel tentativo, già fallito in partenza, di identificare attraverso le impronte digitali tutti i migranti dopo l'ingresso in questi due paesi, senza però garantire al contempo un tempestivo trasferimento legale verso i paesi del nordeuropa. Gli Hot Spot vengono proposti come centri che dovrebbero migliorare la condizione dei richiedenti asilo, ma stanno diventando di fatto luoghi di riproduzione della clandestinità.
http://eulawanalysis.blogspot.be/2015/09/hotspots-for-asylum-applications-some.html http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-com-managing-refugee-crisis-com-490-annex-2.pdf Un compito, il prelievo forzato delle impronte digitali, ai fini della identificazione, che, a meno di non estendere il trattenimento amministrativo a tempo indeterminato nei confronti di migliaia di persone appena sbarcate, le forze di polizia ben difficilmente potranno assolvere in tempi ragionevoli, anche se arriveranno i rinforzi reclutati dall'agenzia Frontex.
http://frontex.europa.eu/news/frontex-asks-for-775-border-guards-eQvFQA Sembrano anche falliti i tentativi di rimpatri di massa, anche in questo caso con procedure al di fuori delle Direttive e dei Regolamenti dell'Unione Europea che imporrebbero procedure individuali e diritti di difesa da fare valere effettivamente davanti all'autorità giudiziaria. Anche se l'unico obiettivo effettivamente peseguito da tutti i paesi euopei rimane una politica effettiva di rimpatrio.
http://www.statewatch.org/news/2015/oct/eu-council-draft-return-policy-conclusions-12420-15.pdf
http://www.statewatch.org/news/2015/oct/eu-jha-council-8-9-oct-back-paper.pdf Ancora prive di effetti vincolanti e di natura di atto legislativo tutte le più recenti decisioni dei vari organi dell'Unione Europea. Informal meeting of the Heads of State or Government (Brussels, 23 September 2015) - Press release (pdf):
"ensure identification, registration and fingerprinting of migrants (hotspots) and at the same time ensure relocation and returns, at the latest by November 2015"
EU to fortify external borders to stem migrant flow (euobserver, link): "The EU is forging ahead with plans to restore control of its external borders amid a refugee crisis unlike anything seen in recent history. Among the ideas announced in the early morning of Thursday (24 September), is the establishment of EU-run quarantine centres for new asylum arrivals by the end of November and a proposal for an EU border and coast guard system by December...The quarantine centres – also known as hotspots – will separate legitimate asylum seekers from others not entitled to international protection. People will be finger printed and registered. Rejected applicants will be returned back to their home countries." [emphasis added]
Agence Europe reports: "The hotspots (or "migration management support teams", as the Commission now calls them), were the subject of an in-depth discussion at the summit. According to the European leaders, these teams will ensure the welcome, identification and digital finger-printing of migrants arriving in Europe, and will use the procedures for returning the migrants or relocating them to other member states... The European leaders also spoke about the usefulness of moving towards a European coastguard system, a source stated. Although the summit statement does not mention this, the Commission will propose such a system at the end of 2015.."

References: Sentenza 
 § 1
 § 25
 § 49

§ 1

§ 43

§ 128
 § 1
 §
1
 §
63
 § 63
 § 121
 § 1
 § 50
 § 130
 § 56
 § 76