Source: http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/html/2014/10/28/01/comunic.htm
Timestamp: 2019-08-26 10:09:49+00:00

Document:
﻿I Commissione - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - martedì 28 ottobre 2014
Martedì 28 ottobre 2014. — Presidenza del presidente Alessandro NACCARATO.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati Uniti d'America finalizzato a migliorare la compliance fiscale internazionale e ad applicare la normativa F.A.T.C.A. (Foreign Account Tax Compliance Act), con Allegati, fatto a Roma il 10 gennaio Pag. 132014, nonché disposizioni concernenti gli adempimenti delle istituzioni finanziarie italiane ai fini dell'attuazione dello scambio automatico di informazioni derivanti dal predetto Accordo e da accordi tra l'Italia e altri Stati esteri.
C. 2577 Governo.
Matteo RICHETTI (PD), relatore, dopo aver brevemente illustrato il provvedimento in esame, che autorizza la ratifica dell'Accordo tra Italia e USA per l'applicazione della normativa FATCA e reca disposizioni relative agli adempimenti da parte delle istituzioni finanziarie italiane, formula una proposta di parere favorevole (vedi allegato 1).
Matteo RICHETTI (PD), relatore, illustra brevemente il provvedimento in esame, che si compone di tre articoli, il primo dei quali reca l'autorizzazione alla ratifica dell'Accordo tra la Repubblica italiana e le Isole Cayman sullo scambio di informazioni in materia fiscale, redatto sulla base del modello TIEA (Tax information Exchange agreement) predisposto dall'OCSE nell'aprile 2002, che consiste in un accordo finalizzato allo scambio di informazioni tra gli Stati che, in ragione del ridotto interscambio commerciale, non ritengono necessario stipulare una Convenzione contro le doppie imposizioni. Il secondo e il terzo articolo recano, rispettivamente, l'ordine di esecuzione nonché la previsione dell'entrata in vigore della legge di autorizzazione per il giorno successivo a quello della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Alessandro NACCARATO, presidente, sostituendo il relatore, onorevole Dieni, impossibilitato a partecipare alla seduta odierna, dopo aver brevemente illustrato il provvedimento in esame, formula una proposta di parere favorevole (vedi allegato 3).
Alessandro NACCARATO, presidente, sostituendo il relatore, onorevole Fabbri, impossibilitato a partecipare alla seduta odierna, dopo aver brevemente illustrato il provvedimento in esame, formula una proposta di parere favorevole (vedi allegato 4).
Martedì 28 ottobre 2014. — Presidenza del presidente Francesco Paolo SISTO. – Intervengono i sottosegretari di Stato per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Sesa Amici, e Luciano Pizzetti.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 16 ottobre 2014.
Francesco Paolo SISTO, presidente, ricorda che nella riunione del 15 ottobre scorso l'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, della Commissione, ha esaminato una richiesta dei deputati del gruppo Movimento 5 Stelle componenti della Commissione, finalizzata ad acquisire dati e informazioni su alcuni aspetti riguardanti il disegno di legge recante «Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione» C. 2613 Governo, approvato dal Senato.
Ricorda altresì che, a seguito della valutazione compiuta sulla questione dall'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, la Commissione, nella seduta del 16 ottobre scorso, ha deliberato, ai sensi dell'articolo 79, comma 5, del regolamento della Camera dei deputati, di richiedere al Governo di fornire i seguenti elementi informativi: un'analisi dell'impatto del disegno di legge C. 2613 sul contenzioso derivato dall'assetto del riparto di competenze tra lo Stato e le regioni, a seguito della modifica dell'articolo 117 della Costituzione di cui alla legge costituzionale n. 3 del 2001; i dati tecnici che attestino l'opportunità di procedere al nuovo riparto delle competenze legislative tra Stato e regioni; nonché i dati relativi all'impatto economico del citato disegno di legge in termini di risparmi per la finanza pubblica. A tal riguardo, fa presente che è stata trasmessa la richiesta dei suddetti elementi informativi con lettera indirizzata, in data 16 ottobre 2014, al Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento.
Comunica quindi che, con distinte lettere in data odierna, il Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme costituzionali ha trasmesso elementi di documentazione che saranno inviati a tutti i componenti della Commissione.
Daniela Matilde Maria GASPARINI (PD) evidenzia che la Commissione, a suo avviso, dovrebbe coniugare la necessità di approfondire ancora i temi affrontati dai provvedimenti in esame con quella di Pag. 15approvare con celerità la riforma costituzionale in discussione. Sottolinea, al riguardo, che è necessario portare a compimento il profondo cambiamento strutturale avviato con l'approvazione della legge n. 56 del 2014. Ritiene, infatti, essenziale fornire ai cittadini un disegno chiaro delle nuove relazioni intercorrenti tra gli enti territoriali. Giudica positivamente la funzione di raccordo tra le istituzioni dell'Unione europea e gli enti territoriali attribuita dal progetto di riforma costituzionale al Senato. Ricorda che la quasi totalità dei soggetti ascoltati nell'ambito dell'indagine conoscitiva ha evidenziato che la riforma in discussione permette senza dubbio di compiere importanti passi avanti ad un sistema di governo attualmente bloccato. Nel giudicare positivamente la decisione di mantenere una sola Camera «politica», segnala che l'attuale composizione del Senato rischia però di ridimensionare il ruolo delle regioni e ritiene, inoltre, necessario riflettere sul ruolo dei sindaci dei comuni che assumeranno la carica di senatori, al fine di evitare che questi ultimi si facciano portatori di interessi particolari e «di campanile». Fa presente che sarebbe opportuno valutare che i presidenti delle giunte regionali siano componenti di diritto del prossimo Senato delle autonomie, circostanza, questa, che permetterebbe di valorizzare la rappresentanza delle regioni all'interno del nuovo organo. Giudica necessario un approfondimento sui rapporti tra il nuovo Senato delle autonomie e la Conferenza Stato-regioni, nonché sulle città metropolitane i cui sindaci non sono indicati dal progetto di riforma in discussione quali componenti di diritto del Senato.
Danilo TONINELLI (M5S), prima di entrare nel merito del progetto di riforma costituzionale in esame, fa presente che il suo gruppo considera l'attuale Parlamento non legittimato ad effettuare la revisione della Costituzione in quanto, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2014, la composizione del Parlamento stesso risulterebbe illegittima, come emerso anche dall'audizione del professor Pace, svoltasi la scorsa settimana.
Ritiene, pertanto, che si debba procedere celermente all'approvazione della legge elettorale, in modo che possano avere luogo nuove elezioni.
Passando, poi, al contenuto del provvedimento in oggetto, evidenzia come da parte di tutti i soggetti auditi siano state sollevate considerazioni critiche con riferimento agli effetti del progetto di riforma costituzionale approvato dall'altro ramo del Parlamento. In particolare, è stata fatta notare la discrasia tra l'impianto di base, strutturato su una tendenziale centralizzazione dei poteri, da un lato, e la configurazione di un Senato delle autonomie, dall'altro.
A suo avviso, l'esigenza di introdurre meccanismi volti a rendere più brevi e certi i tempi di approvazione delle leggi costituisce un falso problema, registrandosi piuttosto nel nostro ordinamento un eccesso di produzione legislativa. Pertanto, se una determinata proposta di legge non è approvata, ciò è imputabile alla mancanza di volontà politica, al fatto che la maggioranza non è sufficientemente coesa, ma non all'assenza di procedure idonee, rilevando al riguardo che la riforma del regolamento della Camera dei deputati del 1997 ha previsto strumenti e meccanismi procedurali tali da consentire al Governo e alla sua maggioranza di superare l'ostruzionismo dell'opposizione.
Ritiene, quindi, che un sistema basato sulla fiducia al Governo espressa da parte di una sola Camera, in combinazione con una legge elettorale ispirata a un criterio «ipermaggioritario», porterebbe ad una situazione in cui il Governo diventerebbe una sorta di Comitato direttivo del Parlamento, con la possibilità, oltre che di ricorrere in materia sistematica al voto di fiducia nonché al sistema del «voto a data certa», anche di eleggere concretamente tutti gli organi di garanzia. Al riguardo, rileva come anche il tentativo in atto di riforma del regolamento della Camera segua un'impostazione «ipermaggioritaria».
Un altro punto della riforma a suo avviso fortemente discutibile – come, peraltro, Pag. 16emerso da tutte le audizioni che si sono svolte – concerne la riscrittura delle competenze tra Stato e regioni, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, come sostanzialmente modificato dall'articolo 30 del testo in discussione, suscettibile di generare nuovi conflitti.
Si domanda, infine, se e in quale misura la maggioranza intenda discutere i punti più controversi della riforma, al fine di apportare miglioramenti al testo licenziato dal Senato.
Laura RAVETTO (FI-PdL) precisa di svolgere il suo intervento a titolo personale, anche se ritiene che alcune delle sue considerazioni riflettano quella che sarà la posizione del suo gruppo.
Pur concordando nel merito con parte delle critiche mosse dal collega Toninelli al disegno di legge, non condivide la sua posizione pregiudiziale sulla legittimità del Parlamento, in base alla sentenza della Corte Costituzionale n. 1 del 2014, a operare una revisione della Costituzione. Richiama in proposito il punto 7) delle considerazioni in diritto di quella sentenza, dove la Corte precisa che l'annullamento delle norme non tocca in alcun modi gli atti già posti in essere o quelli che le Camere adotteranno prima che si svolgano nuove consultazioni elettorali.
Esprime, quindi, la convinzione che si debba andare avanti nell'esame del disegno di legge di riforma che non sarà il migliore possibile, ma ha il merito di chiarire il riparto di competenze tra Stato e Regioni e di superare quella cronica staticità sul che ha comportato effetti devastanti non solo sul contenzioso davanti alla Corte Costituzionale ma anche in termini economici.
A suo avviso potrebbero essere apportati miglioramenti al progetto di riforma, specie con riferimento all'articolo 70 e all’iter legislativo, specificando più dettagliatamente l'elenco della materie oggetto delle procedure d'esame paritaria e rinforzata e semplificando i procedimenti.
È inoltre fondamentale capire quale sia la disciplina delle leggi di bilancio, perché, ad esempio, non è assolutamente chiaro se la legge di stabilità rientri tra le leggi sottoposte ad esame paritario. Sottolinea come questo sia importante anche per evitare un centralismo con il rischio di tagli lineari alle Regioni, comprese quelle virtuose o al contrario a una maggiore ingerenza degli enti territoriali, come emerso dalle audizioni del professor Antonimi e di Giuseppe Calderisi.
Specificando di parlare, in questo caso, a titolo assolutamente personale, osserva, con riguardo alla rappresentanza delle Regioni nel nuovo Senato, che si potrebbero creare dei problemi di rappresentanza legale delle Regioni, dovuta all'assenza nella composizione del Senato dei Presidenti di giunta. Si potrebbe, quindi, creare un conflitto e un contenzioso tra il consigliere regionale eletto al Senato in rappresentanza della Regione che, in quella sede, esprime una determinata posizione e il Presidente della Giunta, che rappresenta legalmente la Regione, che ne esprime un'altra.
Maurizio BIANCONI (FI-PdL), pur non conoscendo quale sarà la posizione del suo gruppo, esprime fin d'ora a titolo personale la sua totale contrarietà al disegno di legge di riforma costituzionale.
Emanuele FIANO (PD), relatore, replicando al collega Toninelli, riferisce che il professor Pace, a margine dell'audizione svolta nell'ambito dell'indagine conoscitiva, ha concordato sul fatto che, in termini giuridici, non sussistono limitazioni a che l'attuale Parlamento legiferi in materia di riforme costituzionali, precisando, invece, che si tratta di un problema di sensibilità politica. Ritiene che sarebbe, a suo avviso, grave accedere ad un'interpretazione della sentenza n. 1 del 2014 della Corte costituzionale tale per cui il Parlamento non potrebbe legittimamente occuparsi della modifica della Costituzione, poiché si addiverrebbe alla conclusione che la Consulta potrebbe escludere o limitare ad alcuni ambiti di competenza la capacità di rappresentanza politica dei parlamentari. Nel ricordare che il punto 7 delle considerazioni in diritto della citata sentenza Pag. 17n. 1 del 2014 sancisce che è fuori di ogni ragionevole dubbio che nessuna incidenza è in grado di spiegare la decisione della Corte neppure con riferimento agli atti che le Camere adotteranno prima di nuove consultazioni elettorali e che le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare, ribadisce, infine, che non sussistono impedimenti giuridici in capo a questo Parlamento a discutere e ad approvare progetti di legge di riforma costituzionale.
Giuseppe D'AMBROSIO (M5S) precisa che il collega Toninelli nel suo intervento si riferiva a un'illegittimità politica e non costituzionale del Parlamento in seguito alla sentenza n. 1 del 2014 della Corte Costituzionale. Concorda con il concetto di sensibilità espresso dal collega Fiano ma osserva che tale sensibilità dovrebbe essere espressa a tutti i livelli e che in base proprio a quella sensibilità si dovrebbe riconoscere il ruolo indebolito di questo Parlamento in seguito a quella sentenza della Corte.
A proposito della sentenza n. 1 del 2014, ricorda che la Giunta delle elezioni, di cui è Presidente, sta svolgendo una serie di audizioni che hanno messo in risalto gli spazi bui e le possibili variegate interpretazioni di quella sentenza. Sottolinea, in particolare, la difficoltà incontrate dalla Giunta delle elezioni in materia di surroghe.
Osserva che la sentenza, stabilendo che il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti e non con la convalida da parte della Giunta delle elezioni, diminuisce il ruolo di organo di autotutela della Giunta. È una posizione da lui condivisa e si augura di essere l'ultimo presidente di una Giunta con tale ruolo. A suo avviso la Giunta dovrebbe infatti trasformarsi in un organo giurisdizionale, anche se anomalo.
Francesco Paolo SISTO, presidente, rileva come la sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2014 possa effettivamente essere oggetto di interpretazioni non univoche.
Approssimandosi l'inizio delle votazioni in Assemblea, rinvia quindi il seguito dell'esame del provvedimento in titolo ad altra seduta.

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