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Timestamp: 2019-10-20 03:41:21+00:00

Document:
[13.06.2014] Trib. Forlì Sentenza 1818/2009 Pescatore
Trib. Forlì Sentenza 1818/2009 del 13/06/2014, est. Pescatore
L’evento lesivo, compiuto nell’esercizio di attività sportiva, non dà luogo a responsabilità da fatto illecito se le lesioni sono la conseguenza di un atto posto in essere senza la volontà di ledere e se non c’è stata violazione delle regole sportive o, anche in presenza di tale condizione, se l’atto risulta funzionalmente connesso all’attività esercitata; in tutti i casi non deve essere stato applicato un comportamento incompatibile per grado di violenza o irruenza con lo sport praticato (v. Cass. Sez. III, Sent. n. 12012 del 08/08/2002 – Cass.Pen. Sez. V, Sent. n. 17923 del 13/02/2009). E’ fonte di responsabilità, invece, quel comportamento, posto in essere dal giocatore autore del fatto lesivo, il quale non sia rivolto all’azione di gioco ma sia finalizzato a ledere l’avversario.
R.G. 1818/2009
La controversia in oggetto attiene ad una richiesta di risarcimento danni formulata da Z. P. nei confronti di M. M., in seguito ad un incidente sportivo così ricostruito in sede di atto introduttivo: nel corso di una partita di calcio dilettantistica veniva effettuato un cross in area, lo Z. a tal punto tentava una rovesciata, mentre il portiere avversario (e cioè il M.) “effettuava una uscita a pugni tesi e con il suo peso di 90 Kg travolgeva lo Z. e lo scaraventava a terra …. e dopo lo scontro gli cadeva addosso con il suo peso rilevante…provocandogli le lesioni”.
Analoga descrizione dei fatti viene fatta – con valenza di natura confessoria in sede di interrogatorio formale dallo stesso Z.: questi infatti dichiara: “Sono entrato in area avversaria ed ho fatto la classica rovesciata. Non avevo visto il portiere e mentre io facevo la rovesciata lui usciva per contrastare l’azione ed entrambi colpivamo il pallone in aria …c’è stato un contrasto in aria; io sono caduto e lui colpendomi ( sottinteso a cagione della caduta ndr) con il ginocchio al collo e con il piede al braccio….dopo il contrasto il portiere mi è caduto addosso”.
Orbene, atteso che l’attività sportiva/agonistica è consentita e promossa dall’ordinamento e che la stessa è spesso attività intrinsecamente pericolosa e può comportare in via ordinaria rischi di natura lesiva (Sez. 3, Sentenza n. 20908 del 27/10/2005 Cass. Sez. 3, Sentenza n. 20597 del 22/10/2004; Sez. 3, Sentenza n. 1564 del 20/02/1997), per giurisprudenza pacifica occorre, per aversi responsabilità da fatto illecito commesso nel suo esercizio, che l’evento lesivo sia stato compiuto allo scopo di ledere, ovvero con una violenza incompatibile con le caratteristiche concrete del gioco; mentre per contro si è ritenuto che tale responsabilità va esclusa “se le lesioni siano la conseguenza 1) di un atto posto in essere senza la volontà di ledere e 2) senza la violazione delle regole dell'attività , e non sussiste neppure se, pur in presenza di violazione delle regole proprie dell'attività sportiva specificamente svolta, 3) l'atto sia a questa funzionalmente connesso. In entrambi i casi, tuttavia il nesso funzionale con l'attività sportiva non è idoneo ad escludere la responsabilità tutte le volte che venga impiegato 4) un grado di violenza o irruenza incompatibile con le caratteristiche dello sport praticato” (Cass Sez. 3, Sentenza n. 12012 del 08/08/2002; la numerazione è nostra).
Anche la giurisprudenza penale ritiene irrilevanti le lesioni derivanti da azioni funzionalizzate alla esplicazione propria dell’attività agonistica: “ne deriva che la condotta lesiva esente da sanzione penale deve essere, anzitutto, finalisticamente inserita nel contesto dell'attività sportiva, mentre ricorre, come nella fattispecie, l'ipotesi di lesioni volontarie punibili nel caso in cui la gara sia soltanto l'occasione dell'azione violenta mirata alla persona dell'antagonista” (Cass. penale Sez. 5, Sentenza n. 45210 del 21/09/2005 ) ed ancora “la causa di giustificazione, cosiddetta non codificata, dell'esercizio di attività sportiva presuppone che l'azione lesiva 1) non integri infrazione di regola sportiva o comunque, laddove la integri, 2) sia compatibile con la natura della disciplina sportiva praticata ed il contesto agonistico di svolgimento” (Sez. 5, Sentenza n. 17923 del 13/02/2009).
Orbene ciò che viene descritto dall’attore è un normale contrasto di gioco avvenuto nella fisiologia del contatto fisico, che implica l’esercizio del gioco del calcio; inoltre non solo non vi è stata alcuna volontà di ledere – circostanza incontestata e nemmeno adombrata – ma non vi è stata violazione delle regole sportive (che anzi è pacifico che nell’occasione il gioco riprese con un fallo fischiato allo stesso Z. per gioco pericoloso); né risulta che vi sia stato alcuna particolare grado di violenza o irruenza da parte del M. (oltre che lo Z., nessuno dei numerosi testi escussi la descrive).
Ma vi è di più. Invero all’esito della istruttoria esperita non è nemmeno risultato provato che, dopo il contrasto in aria, il M. sia caduto addosso allo Z., così cagionandogli le gravi fratture cervicali immediatamente rilevate in sede sanitaria.
Ed invero nella eterogeneità delle deposizioni (molti del calciatori presenti) di particolare rilievo sono quelle della terna arbitrale secondo cui: “l’impatto è avvenuto in volo.. dopodichè ho visto Z. a terra… non sono in grado di dire se lo Z. sia caduto addosso al portiere o viceversa” (R., arbitro); “la caduta di Z. è stata di schiena; Z. non ha toccato il pallone, perché questo era già nella mani del portiere… M. è caduto pure lui a terra, ma non c’è stato contatto tra i due giocatori, nemmeno dopo la caduta a terra” (D., guardalinee); “Z. non ha impattato il pallone; io l’ho visto ricadere al suolo di schiena; non l’ho visto impattare il M.; neppure al momento della caduta ho visto un contatto tra i due giocatori” (S., guardalinee). Per altro anche la maggior parte dei numerosi altri testi esclude il contatto a terra.
In conclusione l’attore non è riuscito a dare la prova, che a lui incombe, del fatto illecito altrui.
Le spese seguono la soccombenza, ivi comprese quelle della compagnie assicuratrici chiamate in causa.
Forlì, 13.06.2014 Il Giudice
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 Cass. Sez. 
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