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Rassegna stampa. 23 gennaio Ufficio stampa. Responsabile: Claudio Rao (tel. 06/ - PDF
Rassegna stampa. 23 gennaio Ufficio stampa. Responsabile: Claudio Rao (tel. 06/
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Aniella Manzo
1 Ufficio stampa Rassegna stampa 23 gennaio 2014 Responsabile: Claudio Rao (tel. 06/2 SOMMARIO Pag. 3 L INTERVENTO: Senza logiche divisive e battaglie di retroguardia l Avvocatura può ambire a nuova classe dirigente - di Nicola Marino - Presidente dell Organismo unitario dell Avvocatura (Guida al Diritto) Pag. 5 RELAZIONE SULLA GIUSTIZIA: OUA: la relazione della Cancellieri mostra il fallimento delle politiche del governo (ilsole24ore.com) Pag. 6 RELAZIONE SULLA GIUSTIZIA: La relazione della Cancellieri non convince gli avvocati (Mondoprofessionisti) Pag. 8 RELAZIONE SULLA GIUSTIZIA: La Giustizia è alla canna del gas (Italia Oggi) Pag.10 RELAZIONE SULLA GIUSTIZIA: Tribunali civili, le persone indispensabili per l efficienza - di Cesare Rimini (Il Corriere della Sera) Pag.11 AVVOCATI: Per gli avvocati altri tre giorni di sciopero (18-20 febbraio) (La Sicilia Caltanissetta) Pag.12 PROFESSIONI: Brevi (Italia Oggi) Pag.13 PROFESSIONI: Il Studi, no al colpo di spugna (Italia Oggi) Pag.17 PROFESSIONI: Elezioni Cndcec, strada in salita (Italia Oggi) Pag.18 PROFESSIONI: Equipollenza, partita aperta (Italia Oggi) Pag.19 PROFESSIONI: Legge di Stabilità senza coraggio di Maria Teresa Morelli - Giunta nazionale Ungdcec (Italia Oggi) Pag.21 L INTERVISTA/1: Vietti: «Carriera legata al rendimento. Così valuteremo i magistrati» (Il Corriere della Sera) Pag.22 L INTERVISTA/2: Longo: «Da Renzi segnali interessanti su intercettazioni e azione penale» (Il Mattino) Pag.23 CARCERI: «Il decreto carceri non è un indulto» (Il Sole 24 Ore) Pag.24 ANNO GIUDIZIARIO: Anno giudiziario si apre nel segno dell'emergenza carceri (Asca) Pag.25 COSTI GIUSTIZIA: Sale ancora il «pedaggio» per liti e cause (Il Sole 24 Ore) Pag.27 COSTI GIUSTIZIA: Per le «marche» maggiorazione record da 8 a 27 euro (Il Sole 24 Ore) Pag.28 COSTI GIUSTIZIA: Fare pace prima del tribunale (Il Sole 24 Ore) Pag.29 COSTI GIUSTIZIA: Costi fissi e variabili per l'indennità di chi vuol fare pace (Il Sole 24 Ore) Pag.31 COSTI GIUSTIZIA: Le spese di avvio sono sempre dovute (Il Sole 24 Ore) Pag.32 COSTI GIUSTIZIA: Prelievi in ogni fase delle liti (Il Sole 24 Ore) Pag.34 COSTI GIUSTIZIA: Il contributo unificato schiva il tiro incrociato delle Camere (Il Sole 24 Ore) Pag.35 COSTI GIUSTIZIA: Ricorsi tributari, pagamenti online (Il Sole 24 Ore) Pag.37 COSTI GIUSTIZIA: Tutte le spese a carico di chi perde (Il Sole 24 Ore) Pag.38 PREVIDENZA: Casse, versamenti tramite F24 (Il Sole 24 Ore) Pag.39 PREVIDENZA: Infermieri, l'enpapi avvia l'attività ispettiva (Italia Oggi) Pag.40 FISCO: Giustizia tributaria, Cavallaro presidente Cpgt (Italia Oggi) Pag.41 FISCO: Delega fiscale, corsa a ostacoli (Il Sole 24 Ore) Pag.42 INFRAZIONI STRADALI: Per le multe esclusione ancora da chiarire (Il Sole 24 Ore) Pag.43 ANTIMAFIA: Certificazione antimafia più veloce (Il Sole 24 Ore) Pag.45 CASSAZIONE: Più tutele all'ex convivente (Il Sole 24 Ore) Pag.47 CASSAZIONE: Versamenti Iva, niente reato se sbaglia il commercialista (Il Sole 24 Ore) 23 GUIDA AL DIRITTO Senza logiche divisive e battaglie di retroguardia l Avvocatura può ambire a nuova classe dirigente di Nicola Marino- Presidente dell Organismo unitario dell Avvocatura La giustizia è in uno stato di perenne emergenza, la professione di avvocato in una crisi profonda e i partiti, chiusi nei palazzi della politica, sono complici di questa grave situazione. Questo il quadro di fondo della VIII Conferenza nazionale, che si terrà a Napoli dal 16 al 18 gennaio prossimo: nella città partenopea, faremo un analisi della società italiana, delle profonde trasformazioni del tessuto economico del Paese, nonché del ruolo e dei problemi, appunto, della professione forense. Un avvocatura, che si propone, forte anche di elementi di autocritica, come ceto intellettuale, con forti radici nei valori liberali e come futura protagonista delle necessarie riforme per un vero cambiamento della nostra malandata democrazia. In Italia con una «Giustizia Umiliata» e con i «diritti» ridotti a «privilegi», come recita il titolo stesso dell assise, assistiamo a un costante deterioramento delle garanzie costituzionali e dello stesso stato di diritto. La strada che ha portato a questo status quo è lastricata da un decennio di cattive leggi, da un assenza costante di confronto con l avvocatura, da un pericoloso, ma permanente ricorso alla decretazione di urgenza e alla marginalizzazione del Parlamento. Voglio, però, introdurre la mia riflessione partendo dalle autorevoli e intramontabili parole di Piero Calamandrei, senza dubbio tra i più illustri giuristi del secolo scorso: «Molte professioni possono farsi col cervello e non col cuore... Ma l avvocato no (...) L avvocatura è una professione di comprensione, dedizione e carità». In questa Conferenza occorrerà ribadire che per essere un buon avvocato è necessario essere preparati, capaci ed efficienti, ma non basta. Diversamente dalle altre professioni, infatti, la scelta di esercitare l Avvocatura comporta l assunzione di un vero e proprio impegno sociale, per il perseguimento del quale sono richieste doti umane che non si possono improvvisare e per le quali bisogna essere, in certo senso, intimamente predisposti. Del resto, le testimonianze dell impegno sociale dell Avvocatura italiana nella costruzione dell attuale Stato di diritto sono numerosissime, a partire dal contributo dato dagli avvocati padri fondatori della Costituzione italiana, primo tra tutti Enrico De Nicola, costituente e primo Presidente della Repubblica. Tuttavia, a fronte del ruolo di grande rilevo ricoperto in passato dalla figura dell avvocato, negli ultimi decenni abbiamo assistito a un progressivo declassamento della categoria forense, direttamente collegato anche all abnorme aumento del numero di avvocati e alla inevitabile dequalificazione generale dell intera categoria, che tale fenomeno ha comportato. La crisi in cui versa attualmente l Avvocatura non può, infatti, semplicisticamente essere attribuita alla crisi economica: la parabola discendente è cominciata quando l attività professionale è stata assimilata alle comuni attività imprenditoriali, nella convinzione che le regole del libero mercato concorrenziale potessero applicarsi anche alle professioni intellettuali e in particolare a quella forense che coinvolge, più di ogni altra, tutta una serie di interessi e di diritti costituzionalmente garantiti, che richiedono per la loro tutela la predisposizione di regole ad hoc. E la perdita di prestigio è determinata anche dalle conseguenze derivanti dalla lentezza della Giustizia italiana. Appunto, uno dei temi essenziali della crisi dell Avvocatura è riconducibile al problema relativo alla corretta gestione della giustizia civile. Credo di non essere lontano dal vero, 34 se affermo che il diritto rappresenta lo strenuo baluardo della difesa delle aspettative dei cittadini ed è la base per la realizzazione dell eguaglianza sostanziale. Ma la giustizia per come è concepita oggi, è un diritto o un privilegio? Siamo sinceri: un sistema non è giusto, quando per riconoscere un diritto offre una risposta a distanza di decenni e quando i costi di un procedimento sono superiori all eventuale beneficio che la parte riceverà dal risultato positivo del processo che la vede protagonista. E non è normale che si delegittimi l Avvocatura con riforme che tendono a bypassare la figura dell avvocato come soluzione dei problemi della giurisdizione. Il denominatore comune di questa situazione è il sostanziale disagio dei cittadini e delle imprese che avvertono la distanza dello Stato, rispetto alla legittima aspirazione nel veder riconosciuti i propri diritti. In tal senso e in quest ottica va affrontato anche il tema della giustizia penale, che interfaccia con il diritto inviolabile della libertà. Molto spesso le prove raccolte sono suggestive e finiscono per vanificarsi in sede dibattimentale ovvero determinano l emissione di sentenze contraddittorie, che a volte finiscono per far ritornare il caso al punto di partenza con la conseguenza che sia le vittime sia l imputatopresunto innocente crollino psicologicamente, coinvolgendo anche familiari e persone vicine, logorate ed estenuate dalla liturgia processuale. Un limite a tale anomalia è paradossalmente rappresentato dall istituto della prescrizione, che risale al diritto romano e si fonda su ragioni di certezza giuridica oltre che di civiltà, al fine di porre un freno ai poteri pubblici, potenzialmente in grado di tenere imputati e vittime in un attesa infinita. Quante volte sono stati sbattuti in prima pagina mostri costruiti a tavolino e demolite persone, che dopo l amaro calice di un processo ingiusto e dopo un assoluzione non sono mai state adeguatamente riabilitate all occhio dell opinione pubblica? Quante volte in questi anni ci siamo sentiti osservati e spiati da un sistema di intercettazioni, inadeguato e abusato nell utilizzo? Quante volte e per quanto tempo, mentre da un lato ci riempivamo la bocca col concetto di risocializzazione del reo e di rieducazione della pena, dall altro assistevamo a una situazione carceraria fatta di abbrutimento e luogo in cui un soggetto si sente privato della propria umanità? Tutto questo è accaduto: non abbiamo, forse, il dovere di denunciare un così evidente fallimento? Ecco perché questa Conferenza ambisce a porsi come la pietra da cui ripartire, per ricostruire tutti insieme un sistema senza privilegi e privilegiati. Una giustizia in cui il cittadino risulta al centro, l avvocato rappresenta la difesa dei diritti e il giudice la amministra attraverso l applicazione delle regole. Siamo stanchi, infatti, di verificare che troppo spesso negli ultimi anni alcuni giudici abbiano immaginato di svolgere una funzione salvifica, ergendosi a giudici etici. Per realizzare tutto questo, bisogna che l Avvocatura faccia vibrare le corde della propria passione e si riproponga fortemente quale classe dirigente di un Paese che ha sempre onorato col proprio sacrificio e con la propria storia. Un Avvocatura che, rispetto all insipienza di politici troppo spesso inadeguati e impreparati, non accetti supinamente riforme quali quelle dell ordinamento giudiziario, in cui la cifra non è il contenimento dei costi e l interesse dei cittadini, ma, bensì, il mantenimento di rendite parassitarie riconducibili a novelli feudatari, che ricercano la propria sopravvivenza in partiti politici superati e inadeguati. È arrivato il momento di parlare con una voce sola. Abbandoniamo le logiche divisive e intraprendiamo una battaglia che non sia, finalmente, di retroguardia, ma che ci ponga al centro del dibattito culturale e sociale del Paese. Diamo voce alla gente, all Italia che soffre! 45 ILSOLE24ORE.COM OUA: la relazione della Cancellieri mostra il fallimento delle politiche del governo Il ministro della Giustizia ''non solo ammette il fallimento delle sue politiche, ma conferma anche che la linea seguita dagli ultimi Governi (comprimere il diritto di difesa, aggredire la legge Pinto, inserire filtri, aumentare i costi, complicare l'accesso ai cittadini) oltre che ingiusta, è totalmente inutile per la riduzione della lunghezza dei processi e la diminuzione delle pendenze. I numeri di quest'anno sono, purtroppo, coerenti con quelli degli anni scorsi, seppur con qualche miglioramento sul civile. È sempre emergenza''. È il duro giudizio dell'organismo Unitario dell'avvocatura sulla relazione sullo stato della giustizia del ministro Cancellieri. ''Ancor più grave - aggiunge il presidente Oua, Nicola Marino - è che in una situazione del genere, il ministro insista con il pontificare sulla riforma della geografia giudiziaria, un provvedimento che in molte realtà sta contribuendo all'aumento dei rinvii dei processi e alla dilatazione ulteriore dei tempi della giustizia''. ''Invece di fare continuamente polemiche con gli avvocati, anche in trasferta estera forse farebbe bene ad ascoltarli. Accolga, per esempio, una richiesta concreta - suggerisce Marino - le risorse della giustizia siano finalmente impiegate per fare funzionare meglio il settore, a partire da una seria riorganizzazione degli uffici e dall'estensione reale delle innovazioni tecnologiche e del processo telematico. Basta con gli sprechi come avvenuto con i braccialetti elettronici o come continua ad avvenire con l'eccessivo ricorso alle costose intercettazioni. Le risse verbali - conclude - spesso, servono, appunto, per nascondere la realtà, se non fosse che alla fine questa emerge con inesorabile evidenza. La giustizia continua ad essere umiliata in questo Paese. Servono vere riforme e dialogo, non trovate ad effetto''. 56 MONDOPROFESSIONISTI La relazione della Cancellieri non convince gli avvocati La relazione annuale sull amministrazione della Giustizia che il ministro Annamaria Cancellieri ha presentato lunedì alla Camera non convince il mondo dell avvocatura. Il dato riportato dal ministro sul numero dei procedimenti in calo sembra più che altro il risultato di un accesso alla giustizia sempre più difficile. Infondato, inoltre, appare l'ottimismo sui procedimenti telematici: i numeri raccontano una realtà ben diversa. Ecco nel dettaglio alcune reazioni Anf: Ester Perifano. I numeri esposti dal ministro della Giustizia Cancellieri nel corso della relazione sull'amministrazione della Giustizia, quasi 9 milioni di processi pendenti, sono pressoché identici a quelli degli anni precedenti. Alla luce di questa situazione sostanzialmente cristallizzata nel tempo, bene farebbe la Ministra, e con lei tutto il Governo, ad interrogarsi sulla reale efficacia delle misure messe in campo negli ultimi anni, perché alcune, come andiamo dicendo da tempo, sono assolutamente inutili, altre addirittura dannose, e tutte contro il cittadino e il suo diritto ad ottenere giustizia in tempi rapidi. Tuttavia sarà la Corte Europea ad occuparsi molto presto della effettiva portata delle misure approvate e, ne siamo certi, non potrà che rilevarne la sostanziale illegittimità : perché tutte dettate da esigenze di bilancio e non certo dalla volontà di migliorare l amministrazione della giustizia nel nostro Paese. Oua. Duro il giudizio dell Organismo Unitario dell Avvocatura sulle anticipazioni relative alla relazione del Ministro Cancellieri alla Camera dei Deputati sullo stato della giustizia. Per Nicola Marino, il Guardasigilli, «non solo ammette il fallimento delle sue politiche, ma conferma anche che la linea seguita dagli ultimi Governi (comprimere il diritto di difesa, aggredire la legge Pinto, inserire filtri, aumentare i costi, complicare l accesso ai cittadini) oltre che ingiusta, è totalmente inutile per la riduzione della lunghezza dei processi e la diminuzione delle pendenze. I numeri di quest anno sono, purtroppo, coerenti con quelli degli anni scorsi, seppur con qualche miglioramento sul civile. È sempre emergenza. Ancor più grave aggiunge il presidente Oua è che in una situazione del genere, il Ministro insista con il pontificare sulla riforma della geografia giudiziaria, un provvedimento che in molte realtà sta contribuendo all aumento dei rinvii dei processi e alla dilatazione ulteriore dei tempi della giustizia. Invece di fare continuamente polemiche con gli avvocati, anche in trasferta estera - prosegue Marino, rivolgendosi alla Cancellieri - forse farebbe bene ad ascoltarli. Accolga, per esempio, una richiesta concreta: le risorse della giustizia siano finalmente impiegate per fare funzionare meglio il settore, a partire da una seria riorganizzazione degli uffici e dall estensione reale delle innovazioni tecnologiche e del processo telematico. Basta con gli sprechi come avvenuto con i braccialetti elettronici o come continua ad avvenire con l eccessivo ricorso alle costose intercettazioni. Le risse verbali - conclude - spesso, servono, appunto, per nascondere la realtà, se non fosse che alla fine questa emerge con inesorabile evidenza. La giustizia continua ad essere umiliata in questo Paese. Servono vere riforme e 67 dialogo, non trovate ad effetto». Aiga: Nicoletta Giorgi L intervento alla Camera dei Deputati del Ministro Cancellieri in merito allo stato di salute del sistema Giustizia dimostra l intenzione di procedere sulla strada tracciata fino ad ora senza che le costanti e numerose critiche sollevate da chi opera nel diritto abbiano in alcun modo scalfito l originario progetto, unilateralmente intrapreso. Nel suo intervento il Ministro Cancellieri ha segnalato come dato positivo un calo delle pendenze rispetto al 2012, per tutti i gradi di giudizio, del 4%, che arriva al 6% in corte di appello; nonché la riduzione del 20% in tema di ricorsi in materia di equa riparazione per l'irragionevole durata dei processi. Secondo Aiga però questo dato nasconde una realtà ben diversa: I numeri dei procedimenti in diminuzione spiega infatti Nicoletta Giorgi - sono solo il risultato di un accesso alla giustizia sempre più difficile per il cittadino e questo per la giustizia è una vittoria di Pirro che non serve a nessuno. Nessun passo indietro o dimostrazione di apertura sui disegni di legge collegati alla legge di stabilità 2014 continua Nicoletta Giorgi -. Il ministro ritiene che la semplificazione delle forme processuali per le controversie non connotate da complessità e una sentenza priva di motivazione siano misure di ordine processuale e sostanziale per il recupero dell efficienza del processo di cognizione mentre si rende sempre più urgente una riforma complessiva del sistema giustizia. Accanto a tali dichiarazioni, quanto più lontane dalla consapevolezza delle dinamiche giudiziarie, si leggono attestazioni ottimistiche sui servizi telematici: deposito di atti e pagamenti telematici vengono indicati una realtà d uso quotidiano: Invece sottolinea Nicoletta Giorgi - i dati forniti dal ministero della giustizia a novembre 2013 danno atto di un attuale utilizzo del processo telematico molto ridotto e con depositi telematici verificati solo su 8 corti d'appello su 29 e in 51 tribunali su 140!. D altronde se il ministro Cancellieri dichiara che dal il processo telematico sarà obbligatorio per legge per tutti i procedimenti monitori, anziché per tutto il procedimento civile, di cui la fase monitoria è solo una possibile parte rivolta al recupero credito e già oggetto di sperimentazione telematica ormai da anni conclude Nicoletta Giorgi si comprende purtroppo la mancanza di una visione chiara e consapevole di quanto accade nei tribunali d Italia. 78 ITALIA OGGI Cancellieri: si deve agli italiani litigiosi e agli avvocati. E i giudici? Ottimi, dice La Giustizia è alla canna del gas Confronti internazionali senza la Germania ma con l'albania Quando una brutta notizia si ripete puntuale ogni anno, ci si fa quasi il callo, e si passa oltre. Vale per le alluvioni, purtroppo, ed è così per la malagiustizia. Per questo, ieri, pochi giornali hanno dato il rilievo che merita allo sfascio della giustizia raccontato alla Camera dal ministro Annamaria Cancellieri, che ha presentato la Relazione annuale sullo stato di questo settore della pubblica amministrazione. Tra le lodevoli eccezioni, il dettagliato servizio di ItaliaOggi, che vi ha affiancato i commenti degli avvocati, che, senza mezzi termini, accusano la Cancellieri come responsabile della fallimentare politica del governo Letta anche in materia di giustizia. I numeri parlano chiaro: i processi pendenti sono quasi 9 milioni, dei quali 3 milioni nel penale e 5 milioni nel civile. Più o meno, è lo stesso arretrato degli anni precedenti. Segno che a nulla sono valsi i provvedimenti decisi dagli ultimi governi per sveltire i processi, bollati dagli avvocati come misure «per comprimere il diritto di difesa, aggredire la legge Pinto, inserire i filtri, aumentare i costi, complicare l'accesso ai cittadini». La legge Pinto è quella che consente ai cittadini di rivolgersi al tribunale europeo di Strasburgo per ottenere un indennizzo per la giustizia lenta: soltanto nel 2013 se ne sono contati 2.064, che sono costati allo Stato italiano 387 milioni di euro, destinati a salire di parecchio visto che si dovrà tenere conto di altri mille ricorsi per il ritardo sistematico nei pagamenti. Fare peggio di così, davanti all'europa, sembra impossibile. Il ministro ne ha parlato come di una «emergenza», termine ormai abusato, invocato di solito da chi ha poche scusanti e mette subito le mani avanti. Guarda caso, la Cancellieri ha pensato bene di assolvere se stessa e i magistrati, e di addossare ogni colpa «all'aumento della litigiosità nel campo civile e dell'attività criminale in campo penale». In pratica, un dito puntato contro la società, contro gli italiani («si assiste a una rapida evoluzione dei percorsi economici e a un accrescimento dei diritti e interessi diffusi»), e di riflesso contro gli avvocati. Sembra incredibile, ma non è tutto. Il ministro che tanto si è speso per la famiglia Ligresti è andato oltre. Ed erigendosi a difensore d'ufficio dei magistrati, ha sottolineato che «nell'ultimo rapporto della Commissione Ue per l'efficienza della giustizia i nostri giudici sono collocati ai primi posti per produttività». 89 Primi posti per l'efficienza? Scusi ministro, ma come è avvenuto questo miracolo? La fotografia più informata della giustizia in Italia (Stefano Livadiotti, L'ultracasta, Bompiani) è solo di qualche anno fa, e dice tutt'altro. Spiega che i magistrati italiani lavorano poco, appena 4,2 ore al giorno, che fanno ore l'anno (mentre la media italiana è di ore), ma guadagnano molto, il quintuplo degli altri italiani. Documenta che, in un anno, i giudici italiani chiudono in media non più di fascicoli, e fanno non più di 16 udienze nelle corti d'appello (all'anno, e non al mese!), e 28 udienze nel penale (sempre all'anno), ma guadagnano in media più di 110 mila euro, il 41,4 per cento più dei giudici tedeschi e il 16,1 per cento di quelli francesi. Su queste basi, era evidente da tempo che la giustizia italiana fosse in mano a una casta ben pagata, ma con una produttività risibile rispetto al resto d'europa. Se non è più così, perché il ministro Cancellieri non fornisce i dati aggiornati? La materia merita senz'altro un chiarimento. Ma il «Dossier 2010» della Commissione europea per l'efficacia della giustizia, citato ieri dal ministro e diffuso in Italia dall'associazione nazionale magistrati (Anm), che ne ha curato l'edizione sul web, non sembra lo strumento più adeguato. Per dirne una: elenca e confronta gli stipendi e i carichi di lavoro dei magistrati di 43 paesi europei su 46 interpellati. Purtroppo tra quelli che non hanno risposto c'è la Germania, mentre abbondano i dati sulla giustizia di paesi come l'albania, l'armenia, l'azerbaidjan, la Bulgaria, la Moldavia, perfino la Federazione russa, con i quali è difficile sentirsi in gara per avere una giustizia migliore. Dal dossier si apprende che i magistrati italiani, dopo 28 anni di carriera, con 173 mila euro lordi l'anno, guadagnano meno dei diplomatici (249 mila euro) e degli alti dirigenti della pubblica amministrazione (184 mila), ma più dei prefetti (168 mila). Quanto basta per sostenere, parole del dossier dell'anm citato dalla Cancellieri, che «gli stipendi dei cosiddetti 'magistrati-paperoni' non rispondono al vero». Peccato che non vi sia anche una tabellina con i redditi degli italiani in base alle dichiarazioni Irpef, dove risulta che più della metà non arriva a 40 mila euro l'anno, mentre il sito dei Comuni italiani ha calcolato che il reddito medio è di 36 mila euro a Milano e di 25 mila a Napoli. Quanto alla produttività nel civile, dove l'arretrato supera i 5 milioni di cause, il Dossier Anm afferma che «i giudici italiani hanno un'altissima capacità di smaltimento degli affari civili contenziosi sopravvenuti, al secondo posto in Europa dopo la Russia, con ben 2 milioni procedimenti civili definiti». Ma nonostante questa produttività, ammette lo stesso Dossier Anm, i giudici civili italiani «hanno tuttavia accumulato nel 2008 un ulteriore arretrato di procedimenti, fattore che consolida (purtroppo) il nostro sistema-giustizia al primo posto in tale negativa classifica». Un'ammissione chiara: nell'accumulare arretrati, nessuno batte la giustizia italiana. Ma questo la Cancellieri si è ben guardata dal dirlo, preferendo scaricare la colpa sugli italiani e sulla loro litigiosità. Urge rimpasto! Tino Oldani 910 1011 LA SICILIA Caltanissetta Per gli avvocati altri tre giorni di sciopero (18-20 febbraio) Avvocati ancora sul piede di guerra e pronti a scioperare. A febbraio nuova settimana di passione per la giustizia nazionale e quindi, di conseguenza, anche per quella nissena in quanto i prossimo 18, 19 e 20 febbraio gli avvocati incroceranno le braccia e si asterranno dalle udienze civili, penali, amministrative e tributarie. Stavolta è l'organismo unitario dell'avvocatura (Oua) a proclamare la nuova astensione in merito ai problemi già segnalati in passato dalla categoria ed inoltre alle toghe non va già l'atteggiamento del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. «Il ministro - ha affermato il delegato nazionale dell'oua per Caltanissetta Michele Riggi - ha ancora una volta espresso concetti pesanti sull'avvocatura ed ha disertato la conferenza nazionale a cui era stata invitata ed aveva assicurato la sua partecipazione. Era stata anche fissato un incontro per giorno 24, ma a questo punto abbiamo deciso di annullarlo. Noi continuiamo a lottare sulle questioni che riteniamo importanti, capisco che si possa obiettare che sono sempre le stesse, ma purtroppo non vediamo risultati». Gli avvocati chiedono che non vengano soppresse le sedi giudiziarie minori come ad esempio quella di Nicosia, lamentano i costi sempre più elevati per le spese di giustizia che devono affrontare i cittadini e insistono nel definire la mediazione una procedura che non tutela i cittadini. Gli avvocati, inoltre, organizzeranno conferenze stampa, allestiranno gazebi per informare i cittadini sui problemi della giustizia ed il 20 febbraio è anche prevista una manifestazione nazionale di protesta a Roma. V. P. 1112 ITALIA OGGI Brevi L'Organismo unitario dell'avvocatura ha rivolto un appello ai due presidenti delle Commissioni giustizia di Senato e Camera, Francesco Nitto Palma e Donatella Ferranti, per una rapida trattazione del decreto governativo per i parametri dei compensi forensi (da non confondere con le tariffe, che sono state abolite). Il provvedimento è in calendario, intanto in Commissione al Senato, nel corso della settimana e per questa ragione il presidente dell'oua, Nicola Marino, ha immediatamente ricordato come, «molti avvocati siano allo stremo a causa della crisi, dei mancati pagamenti, degli aumenti dei costi della giustizia». L'Associazione nazionale commercialisti esprime grande meraviglia e profondo rammarico per quanto disposto dal Consiglio di stato che, con una sentenza depositata il 15 gennaio scorso, dichiara «pubblico» il patrimonio immobiliare di Cassa ragionieri, ponendo un ulteriore ostacolo all'operazione di dismissione degli immobili residenziali che la Cassa stessa ha da tempo avviato. Amarezza, esprime il presidente di Anc Marco Cuchel, nel constatare che, come sembra, l'inquilino ricorrente presso il Consiglio di stato sia un collega iscritto alla Cassa e pertanto uno dei principali interessati affinché il futuro previdenziale suo e dei colleghi sia assicurato e tutelato nel miglior modo possibile. «Quello dell'edilizia è un crollo infinito che ricade interamente sui liberi professionisti architetti e ingegneri e che va fermato». Così il presidente di Inarcassa Paola Muratorio commenta l'ultima rilevazione Istat. «Una discesa agli inferi che non accenna ad arrestarsi e che equivale per i nostri professionisti ad un cedimento del reddito del 30% circa, in termini reali, tra il 2007 e il Governo e istituzioni», sottolinea Muratorio, «non possono più ignorare che la ripresa del nostro Paese può partire anche da noi. Abbiamo proposte, abbiamo idee e non ci mancano le risorse per interventi diversi dalla classica edilizia residenziale. Basti pensare al territorio e alle infrastrutture sociali. Vogliamo dare un contributo al lavoro», conclude la presidente, «agli architetti e ingegneri liberi professionisti che in questo momento soffrono in modo particolare. Abbiamo tanti iscritti, più di 165 mila, e dobbiamo pensare a loro e al loro futuro poiché previdenza e lavoro sono un binomio inscindibile». 1213 ITALIA OGGI La relazione di Confprofessioni al Senato sul decreto in materia di ammortizzatori sociali Studi, no al colpo di spugna Stella: l'esclusione dalla cig in deroga è un'ingiustizia Pubblichiamo ampi stralci della relazione del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella tenuta il 22 gennaio presso la Commissione Lavoro del Senato in materia di Schema di decreto ministeriale sugli ammortizzatori sociali in deroga. Illustre Presidente, Onorevoli Senatori, Lo schema di Decreto, predisposto dal Ministero del lavoro di concerto con il Ministero dell'economia, rivisita completamente il sistema degli ammortizzatori sociali in deroga in una fase particolarmente delicata della vita economica del Paese. Negli ultimi tre anni l'intero settore professionale, che abbraccia attività e discipline spesso assai distanti tra loro, è stato colpito duramente dal contesto economico recessivo. Uno sguardo più attento alla multidisciplinarietà del settore professionale evidenzia come la spirale della crisi abbia toccato, con tempi e impatti diversi, le professioni economiche e giuridiche, le attività tecniche, senza risparmiare l'intera area sanitaria e quelle categorie più a contatto con i servizi ai cittadini. Ciononostante, in un tale contesto negativo, i datori di lavoro-professionisti hanno dato prova di un profondo senso di responsabilità sociale ed etica, soprattutto nell'ambito del lavoro e dell'occupazione. Dati alla mano, rispetto ad altri settori economici il saldo occupazionale negli studi professionali, resta ampiamente positivo nel 2013, in particolare tra i giovani che si affacciano al mercato professionale attraverso un contratto di apprendistato. Un dato nettamente in controtendenza nel mercato del lavoro in Italia che testimonia un sostanziale impegno e una cultura del fare che non indugia nello strumento di sostegno ma ne fa occasione di ripresa. Il settore delle libere professioni occupa più di un milione di lavoratori, assunti prevalentemente con un contratto di lavoro a tempo indeterminato e numerosi i giovani con contratto di apprendistato e appare quindi particolarmente ingiusto privarlo di importanti strumenti di tutela dei loro studi e dei loro dipendenti. Illustre Presidente, non possiamo non riferirle come lo schema di decreto in lettura, che introduce una immotivata esclusione del settore studi professionali dal sistema di sostegno al reddito, abbia suscitato tra i liberi professionisti italiani un profondo senso di ingiustizia e disorientamento. La nostra preoccupazione nasce dalla lettura dello schema di decreto in materia di ammortizzatori 1314 sociali in deroga, in particolare dalla lettera dell'art. 2, comma 3 nella quale viene stabilito che «possono richiedere trattamento di cui al comma 1 le imprese di cui all'art codice civile» eliminando di fatto con un colpo di spugna i professionisti datori di lavoro dei possibili richiedenti da tali strumenti di tutela. _ La ratio di tale impostazione è inaccettabile per varie ragioni. Sotto un primo e fondamentale aspetto per ragioni di equità sociale e per un contrasto netto con quella tendenza all'universalizzazione delle tutele che è alla base di qualsiasi azione pubblica a livello europeo e che tutte le forze politiche italiane dichiarano di voler perseguire. Al di là del dettato normativo, c'è un altro aspetto letteralmente trascurato (o forse ignorato) dallo schema di decreto che merita una riflessione da parte di questa Commissione. Mi riferisco all'organizzazione del lavoro all'interno di uno studio professionale. La realtà degli studi in Italia è caratterizzata da una forte polverizzazione e una dimensione piuttosto contenuta degli stessi, soprattutto sul fronte occupazionale. Ciò ha consentito di instaurare un rapporto molto stretto tra il professionista-datore di lavoro e i suoi collaboratori. Un legame diretto e fiduciario che, in moltissimi casi, va ben oltre il semplice contratto di lavoro. Tale modello organizzativo ha permesso l'espansione del settore professionale nell'economia del Paese, contribuendo in maniera significativa alla creazione di posti di lavoro e ad una cultura più diffusa del valore e delle competenze intellettuali in Italia. Negli ultimi anni, tale modello organizzativo è stato messo a dura prova dalla crisi economica e il ricorso ad adeguati strumenti di sostegno, come appunto gli ammortizzatori sociali in deroga, ha permesso di limitare i danni. Negli studi professionali la cig in deroga non è l'anticamera al licenziamento o il pretesto per alleggerire il costo del lavoro, bensì un atto estremo e doloroso, una sosta obbligata per chi ha da superare difficoltà contingenti e quindi ripartire di slancio non appena le condizioni di mercato lo consentano. Privare in questo momento il settore degli studi professionali di uno strumento essenziale per le politiche occupazionali e di sostegno significa mettere in difficoltà un settore economico che ha grandi potenzialità per il rilancio del Paese. Significa abbandonare la strada dello sviluppo dei servizi professionali in Italia. _. Le legittime esigenze di razionalizzazione della spesa, ribadite anche da un progressiva riduzione delle risorse stanziate, non giustificano però la scelta di cancellare dal campo di applicazione degli ammortizzatori sociali in deroga un intero settore economico. In questi ultimi cinque anni, i liberi professionisti-datori di lavoro, hanno saputo dosare con attenzione e cautela gli strumenti previsti dalla legge. In base ai recenti dati Inps (gennaio-dicembre 2013), il ricorso allo strumento della cassa integrazione in deroga da parte dei dipendenti degli studi professionali ha inciso per poco più dell'uno per cento delle ore totali. Nel dettaglio, a fronte delle ore autorizzate su tutto il territorio nazionale, solo sono state utilizzate dai lavoratori dipendenti dagli studi 1415 professionali. Il risparmio derivante dalla esclusione degli studi professionali non crediamo, pertanto, sia così determinante per le finanze dello Stato. Chiediamo quindi a gran voce, in linea con quanto è stato fatto anche dalla Conferenza stato-regioni che gli studi professionali datori di lavoro siano ammessi dal Decreto interministeriale alla possibilità di beneficiare degli ammortizzatori sociali in deroga. A differenza di quanto stabilito con il decreto legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, si escludono dalla possibilità di beneficiare della cig in deroga gli apprendisti. In linea con quanto affermato da tutte le parti politiche circa l'universalizzazione delle tutele, tale scelta desta più di una perplessità. L'esclusione operata dallo schema di decreto, infatti, riguarda i soggetti più deboli che già scontano difficoltà di inserimento e reinserimento nel mercato del lavoro (il tasso di disoccupazione rilevato dai dati provvisori di gennaio dell'istat tra gli under 24 ha toccato il 41,6%, in aumento di 0,2 punti rispetto a ottobre e di quattro punti rispetto a novembre 2012). _ Illustre Presidente Sacconi, Confprofessioni ha sempre ritenuto necessario razionalizzare il sistema degli ammortizzatori sociali e mettere quindi ordine al caos normativo e gestionale che ha determinato gli sprechi che conosciamo. Il perdurare della crisi ha ridotto le possibilità di reimpiego e di ripresa produttiva per molte aziende. Nello stesso tempo, però, l'innalzamento di alcune voci di spesa è da attribuirsi alla mancanza di parametri certi e univoci di concessione degli ammortizzatori in deroga, e, come sottolineato da più parti, agli insufficienti mezzi di controllo delle assegnazioni regionali aggravato da un naturale sfasamento informativo tra Regioni e Ministero. Per questo l'attuale decreto ha l'indubbio merito di avviare un percorso per mettere sotto controllo la spesa degli ammortizzatori in deroga. Al tempo stesso, però, appare importante sottolineare che la previsione di queste nuove norme non deve costituire un appesantimento amministrativo per i datori di lavoro, con conseguenti maggiori oneri. In questo solco, risulta prioritario garantire un nuovo assetto istruttorio con una maggiore attenzione sulle concessioni e un processo amministrativo più standardizzato che assicuri certezza sulle modalità e sui tempi in tutto il territorio. Tale obiettivo può essere sicuramente raggiunto attraverso una valorizzazione dell'inps quale soggetto nazionale istituzionale deputato a garantire un flusso univoco di informazioni e una corretta valutazione delle effettive disponibilità; tuttavia non si può stravolgere gli assetti gestionali e l'interlocuzione nella presentazione delle richieste da parte di tutti gli operatori. Appare, infine, migliorabile lo stretto collegamento con le politiche attive. Sulla base dei dati di monitoraggio effettuati da Isfol, nel quadriennio , sono poco più di 604 mila i lavoratori percettori di ammortizzatori sociali in deroga che hanno ricevuto un servizio informativo dai servizi competenti, di cui oltre 465 mila in cig in deroga (il 77% del totale) e oltre 77 mila in mobilità in deroga (il 23% del totale). I lavoratori presi in carico dai servizi competenti sono stati16 (98% degli informati), di cui percettori di cig in deroga (99% degli informati) e percettori di mobilità in deroga (95% degli informati). Puntare sulle politiche attive è di fondamentale importanza per lo sviluppo del Paese. Sotto il profilo della ricollocazione dei lavoratori Confprofessioni, Parte Sociale del comparto degli studi professionali, si è sempre dimostrata sensibile al tema. Vale la pena ricordare come, unitamente alla controparte sindacale, sia stato concluso recentemente un Accordo per il sostegno al reddito in cui oltre a impegnarci a valutare la costituzione di un Fondo dedicato allo scopo, secondo le disposizioni della legge Fornero, abbiamo previsto una serie di prestazioni che mettono insieme politiche attive e passive del lavoro. Rimanendo nell'alveo della cig in deroga, la bilateralità di settore ha messo a disposizione degli studi professionali notevoli risorse per integrare quanto erogato dal Pubblico; inoltre è stato avviato mediante il fondo interprofessionale per la formazione continua la definizione di bandi ad hoc destinati ai lavoratori percettori degli ammortizzatori sociali in deroga, in vista di un loro reinserimento nel mercato del lavoro. Con grande senso di responsabilità istituzionale, Confprofessioni continuerà a fare la propria parte anche attraverso gli organismi previsti dal Ccnl degli studi professionali. Tuttavia, se le norme contenute nel decreto interministeriale dovessero restare immutate, l'azione già posta in essere dalla nostra questa Confederazione, con il succitato accordo di sostegno al reddito, dovrà inevitabilmente essere rivista con le spiacevoli conseguenze che si determineranno per i lavoratori interessati. Auspichiamo che la nostra azione non risulti vana e che si arrivi ad una riconsiderazione dei soggetti che possono beneficiare degli ammortizzatori sociali in deroga. 1617 ITALIA OGGI All'indomani della sentenza del Cds, spunta lo scoglio della nuova geografia giudiziaria Elezioni Cndcec, strada in salita Al ministero l'incognita del voto degli iscritti a 33 ordini Strada in salita verso il voto in casa dei commercialisti. All'indomani di una sentenza (si veda ItaliaOggi di ieri) che ha riaperto ufficialmente la stagione elettorale, il percorso per il rinnovo dei vertici di categoria si preannuncia tutt'altro che facile. Con diversi interrogativi aperti, sui quali il ministero della giustizia è chiamato a pronunciarsi. E dovrà farlo nel più breve tempo possibile. Uno dei temi più spinosi è quello relativo alla nuova mappa dei tribunali in atto dallo scorso settembre (decreto legislativo n. 155/2010), e che, in un modo o nell'altro, è destinata a riscrivere anche la geografia degli ordini territoriali dei dottori commercialisti e degli esperti contabili chiamati al voto. Nel complesso mosaico delle elezioni c'è, poi, il tassello delle liste e della confermata o meno validità di quelle depositate a gennaio 2013 per le elezioni di febbraio, annullate dal Consiglio di stato. Gli ordini a rischio. Il primo nodo da sciogliere è quello delle conseguenze della nuova geografia giudiziaria sul territorio. Questo perché gli enti pubblici non economici (come li definisce il decreto legislativo 139/2005 che fissa l'ordinamento dei dottori commercialisti e degli esperti contabili) sono costituiti nel circondario (l'insieme dei comuni sui quali lo stesso decide) del Tribunale e raccolgono i professionisti che hanno lì la residenza o il domicilio professionale. Nel sopprimere i tribunali, quindi, quei consigli che fino a pochi mesi fa erano sotto la loro competenza dovrebbero essere attribuiti all'ufficio giudiziario territorialmente più vicino. Secondo una prima mappatura fatta da ItaliaOggi si tratterrebbe di circa 33 ordini territoriali che in modalità diverse potrebbero incappare nella normativa: in alcuni casi, infatti, saranno costretti a cedere parte degli iscritti, in altri ad «acquistarne» e, nei casi più estremi, addirittura a chiudere (si parla di 17 ordini). Una questione delicata che presta il fianco a mille controversie, soprattutto sulle conseguenze dirette per le procedure elettorali. La coincidenza con il circondario giudiziario, infatti, significherebbe per alcuni ordini raddoppiare o triplicare gli iscritti, e quindi avere in tasca un po' di voti in più per il Consiglio nazionale. Gli ordini, infatti, pesano, in base a un complesso meccanismo regressivo, in relazione al numero di appartenenti all'albo. E anche se nessuno fino ad ora ha parlato di cancellazione certa, un chiarimento è necessario. Quali liste. La seconda questione che si dovrà porre con urgenza il ministero, è decidere se rimettere in moto la procedura elettorale fissata per il 20 febbraio 2013 (poi sospesa) e quindi confermare la validità e la sussistenza di quelle due liste («Vivere la professione» guidata da Massimo Miani, al posto del presidente Claudio Siciliotti, e «Insieme la professione» con a capo Gerardo Longobardi), o se avviare da capo l'intero iter di voto. Non si può poi dimenticare che il via libera del ministero a quelle liste arrivò il 14 febbraio, tre giorni dopo, cioè, che il Cds decise di sospendere le nuove elezioni per evitare di peggiorare il groviglio elettorale. Inoltre da allora ad oggi diverse cose sono cambiate, una su tutte il ritiro dei rappresentanti dei due schieramenti. Già al scorsa primavera, infatti, Miani sottoscrisse con il suo numero due Raffaele Marcello, un documento in cui si impegnava a ritirarsi dalla competizione, per facilitare una soluzione unitaria. La stessa cosa fu fatta da Longobardi e dal suo alleato Davide Di Russo. Negli ultimi mesi poi, diverse le occasioni di incontro e di confronto tra le due componenti, quella ragionieri e quella dottori, per arrivare a un accordo unitario. Benedetta Pacelli 1718 ITALIA OGGI Equipollenza, partita aperta Si riapre la partita sull'emendamento salva-equipollenza fra commercialisti e revisori. Prima dichiarato improponibile, e poi reinserito al decreto Milleproroghe in discussione in commissione affari costituzionali del senato, l'emendamento che punta a ripristinare l'equipollenza (fino ad ora esistente) tra il percorso formativo per l'accesso alla professione di commercialista e quello per lo svolgimento della funzione di revisore legale, dovrebbe passare indenne il voto in commissione. E poi oggi avere il via libera dei senatori dell'aula. L'emendamento prevede di aggiungere all'articolo 9 comma 14 il principio secondo il quale «ai fini dell'iscrizione al registro sono esonerati dall'esame di idoneità i soggetti che hanno superato gli esami di Stato di cui agli articoli 46 e 47, del decreto legislativo 28 giugno 2005, n.139, anche qualora il tirocinio si sia concluso dopo il superamento di tali esami di Stato». 1819 ITALIA OGGI L'Unione nazionale giovani dottori commercialisti commenta tutte le novità per il 2014 Legge di Stabilità senza coraggio Dall'Imu alla rottamazione dei ruoli, pasticcio normativo di Maria Teresa Morelli - Giunta nazionale Ungdcec A quasi un mese dalla pubblicazione sulla G.U. della legge di Stabilità 2014, dopo aver svolto un'analisi della stessa, all'ungdcec torna facile recuperare il detto: «Il lupo perde il pelo, ma non il vizio». Dal punto di vista strutturale, ci troviamo, nuovamente, dinanzi ad un unico articolo, composto da ben 748 commi scritti con il solito burocratese di non facile comprensione. Continua a persistere, quindi, la cattiva abitudine di scrivere i commi, rimandando ad altri commi di precedenti leggi, anche di parecchi anni fa, per integrarli, modificarli o cancellarli, al fine di introdurre nuovi adempimenti. Questa confusa e inorganica stesura delle norme, unita all'emergenza che caratterizza il nostro Paese, incapace di prevenire attraverso un'opportuna programmazione, concorre a determinare i cosiddetti «incidenti tecnici». Si fa riferimento ai due diversi provvedimenti, non coordinati tra loro (legge di Stabilità dl Imu-Bankitalia), che a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro hanno stabilito differenti scadenze (16/6/ /1/2014) per la sanatoria concernente la seconda rata dell' Imu Trattasi di una sanatoria concepita sotto una cattiva stella. Infatti, su di essa grava oltre al pasticcio scadenza, un'interpretazione letterale della norma da parte del Mef, piuttosto rigida, dettata da palesi ragioni di cassa. Secondo tale interpretazione, la sanatoria è circoscritta alla seconda rata Imu e non comprende la mini-imu. Quest'ultima, assimilabile al coniglio estratto dal cilindro del mago per lo stupore creato, benché sia costellata da concreti dubbi operativi, rimane dovuta al 24/1/2014. Esempio eccellente di uno Stato avido che resta sordo dinanzi alle disperate richieste di certezza della norma e di semplificazione del sistema tributario, provenienti da ogni dove. Proseguendo nell'analisi critica delle novità tributarie introdotte con la legge di Stabilità 2014, l'unione ha soffermato la propria attenzione sulle seguenti misure: la rottamazione dei ruoli con Equitalia, la novellata procedura del reclamo-mediazione e, infine, la stretta sulle compensazioni. La sanatoria dei ruoli e degli accertamenti esecutivi, che immotivatamente lascerebbe fuori i crediti degli enti previdenziali e assistenziali, risulta scarsamente appetibile al medio-piccolo contribuente per il ridotto abbattimento concesso, solo gli interessi, unito alla circostanza del pagamento del dovuto entro il 28/02/2014, in un'unica soluzione. Due, a nostro parere, sono le chiavi di lettura di tale norma: la prima è che si è trattato di una norma ad hoc per la fascia dei grossi debitori, con i 1920 quali si intrattengono vergognosi giochi di potere, per i quali la sanatoria può avere un certo appeal; la seconda è la ricerca disperata di gettito attraverso uno strumento rivestito di una maggiore etica rispetto al «reo» condono. In ordine, invece, alle modifiche introdotte allo strumento del reclamo, dettate dalla necessità di prevenire la bocciatura costituzionale dell'istituto e ispirate a una maggiore equità, non si comprende la mancanza di intervento sul difetto di terzietà del mediatore tributario. A tal riguardo, atteso il salvataggio, in extremis, della figura del Garante del contribuente che rischiava di essere tranciata dalla scure di una surreale spending review, si sarebbe potuto individuare proprio nel Garante il mediatore tributario terzo. Sul suddetto salvataggio, l'ungdcec, in coordinamento con gli altri sindacati di categoria, si è mobilitata fruttuosamente attraverso un'accorata missiva indirizzata alle alte cariche dello Stato. Per quel che concerne, in ultimo, la stretta sulle compensazioni, con decorrenza dal periodo di imposta 2013, la legge di Stabilità 2014 ha allineato, rispetto a quanto già accade per i crediti Iva di importo superiore ai 15 mila euro, la compensazione orizzontale dei crediti Ires, Irpef ed Irap. In sostanza, occorrerà munirsi del visto di conformità sulla dichiarazione da cui origina il credito che si vuol compensare. Tale adempimento, introducendo ulteriore burocrazia in un sistema tributario già farraginoso, denota l'incapacità dell'a.f. di attuare, con tempismo, i dovuti controlli per accertare la veridicità dei crediti compensati. A tale incapacità si pone rimedio facendo leva sul famigerato, ma non riconosciuto, ruolo sussidiario dei professionisti. A tal riguardo, l'ungdcec deve stigmatizzare l'infelice trattativa dei tributaristi con il Governo, in cui si chiede, nel caso la retromarcia sull'adempimento non fosse possibile, l'estensione della platea dei soggetti abilitati all'apposizione del visto a tutti i depositari delle scritture contabili già autorizzati come intermediari fiscali. Ne discende l'urgenza di acquisire la consapevolezza che barattando l'accettazione di un modus operandi distorto per un piatto di lenticchie, l'effimera soddisfazione personale svanirà a vantaggio di logiche marce che stanno inabissando tutti, abilitati e non al visto di conformità! 20 Vedere altro
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