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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 23/04/2013Diritti Europa
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23 aprile 2013	23/04/13 – Quest’oggi sono 8 le controversie sulle quali la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha messo la parola fine. Condanne per Georgia, Ungheria, Romania e Turchia, tutti paesi aderenti al Consiglio d’Europa e perciò sottoposti al controllo giurisdizionale allestito a Strasburgo hanno tutti violato i diritti dei propri cittadini, e non, sottoponendoli a maltrattamenti e violenze dentro e fuori il carcere, oppure applicando la detenzione cautelare – a persone indagate ma non ancora né necessariamente colpevoli – in modo arbitrario e ingiustificato, sempre per un periodo di tempo eccessivamente lungo.
Di seguito la rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Martedì 23 Aprile 2013, di cui, per ciascuna, si ripropongono:
Ildani v. Georgia65391/093Giorgi Ildani è un detenuto georgiano che, condannato per rapina a mano armata, sconta 17 anni e sei mesi di reclusione nella struttura penitenziaria di Rustavi no. 1. Lamenta condizioni igieniche pessime tali da farlo ammalare di tubercolosi, dopo tre anni di reclusione senza ricevere mai cure adeguate.Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)
Baksza v. Hungary59196/083István Baksza è un cittadino ungherese accusato di furto d’auto. Entra in galera nel Gennaio 2006, quale misura cautelare per impedirgli la fuga, e ne esce soltanto nel Luglio del 2008, col divieto di lasciare il proprio domicilio. Oggi, mentre ancora il suo giudizio per quel furto continua, accusa le autorità ungheresi di averlo sottoposto ad una detenzione cautelare eccessivamente lunga – si parla di 2 anni e 6 mesi – e senza consentirgli di accedere ai documenti che comprovassero il rischio di fuga; senza poter visionare quei documenti, non poteva neanche contestare efficacemente la detenzione a cui era sottoposto.Articolo 5 § 3 (diritto alla libertà e alla sicurezza / diritto al processo entro un termine ragionevole
o di essere liberato in attesa del processo)
Hagyó v. Hungary52624/103Miklós Hagyó è stato il sindaco della città di Budapest. Nel Maggio del 2010 è accusato di peculato di fondi pubblici e perciò sottoposto a detenzione cautelare: soltanto nel Febbraio del 2011 è liberato a favore degli arresti domiciliari. Nel frattempo avrebbe perso 37 chili. 23 ore al giorno chiuso in una cella umida e ammuffita e con cibo insufficiente: queste le ragioni del suo deterioramento fisico. Oltre a muovere questa censura, accusa i giudici ungheresi di non aver motivato adeguatamente le ragioni di quella detenzione, perciò arbitraria, impedendogli tra l’altro di contestarla. Ad incrementare l’ingiustizia di questa detenzione, vi sarebbe l’allontanamento forzato dalla compagna e dalla figlia di 11 anni.Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani)
Articolo 5 § 3 (diritto alla libertà / il diritto a un processo entro un termine ragionevole o di essere liberato in attesa del processo)
Articolo 8 (diritto al rispetto della vita familiare)
Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani)
Nessuna violazione dell’Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8-1 - Il rispetto della vita familiare)
Violazione dell'Articolo 13 +8 - Diritto a un ricorso effettivo (art. 13 - ricorso effettivo) (Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare; Articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare)
Lauruc v. Romania34236/033Mihai Lauruc è un business man rumeno, principale azionista di una società di stoccaggio di carburante, quando è accusato di frode contrattuale e contraffazione. Sottoposto a misura cautelare detentiva nel 2002, viene rilasciato soltanto nell’Agosto del 2013. Ancora oggi i processi a suo carico non si sono conclusi. Durante la detenzione denunciò le pessime condizioni a cui era sottoposto e l’illegalità di quella misura cautelare iniziando uno sciopero della fame: oggi porta le ragioni di quella protesta davanti ai giudici di Strasburgo. Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 5 § § 1, 3 e 4 (diritto di
libertà e alla sicurezza e il diritto di rapido riesame della legittimità della detenzione)
Violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (Articolo 5-1-c – misure ragionevolmente necessarie per impedire reati)
Violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-3 - prontamente tradotta dinanzi a un giudice o ad altro funzionario)
Violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-3 - La ragionevolezza della custodia cautelare)
Mekiye Demirci v. Turkey17722/023Mekiye Demirci è una cittadina turca condannata per aver sostenuto l’organizzazione terroristica PKK, a seguito di una confessione poi ritrattata. Durante le indagini, è detenuta in via cautelare: lamenta di essere stata sottoposta a trattamenti inumani durante la detenzione e che la custodia cautelare è stata, sotto vari aspetti, incompatibile coi suoi diritti protetti dalla CEDU.Articolo 3 (divieto di trattamenti
Articolo 5 § § 1, 2, 3, 4 e 5 (diritto alla libertà
e sicurezza, diritto di essere informato tempestivamente delle accuse e il diritto di una pronta revisione
Violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-4 - Controllo di un tribunale)
Külah and Koyuncu v. Turkey24827/053Ali Külah muore all’età di 19 anni, ferito a morte mentre, al parco, alcuni agenti di polizia controllavano la sua identità: un agente gli avrebbe sparato, mentre scappava. Secondo la tesi dei genitori, che ricorrono in CEDU, il figlio sarebbe stato schiaffeggiato e picchiato dagli uomini in divisa e, quando cercò di evitare quelle violenze, fuggendo, uno degli agenti gli avrebbe sparato. Invece, secondo la versione del poliziotto il giovane avrebbe tentato la fuga dopo aver aggredito gli agenti, tentando anche di sottrargli la pistola; i giudici ratificano parzialmente questa versione, mostrandosi indulgenti con l’agente che, al termine della vicenda giudiziaria, ha subito soltanto una sospensione. Articolo 2 (diritto alla vita)
Süzer v. Turkey13885/052Mehmet Uğur Süzer era stato accusato, mentre era uno studente minorenne, di alcuni furti e per questo sottoposto a detenzione cautelare. Oggi dichiara di aver subito maltrattamenti presso la stazione di polizia, nonché di aver dovuto firmare alcuni documenti il cui contenuto necessitava di un avvocato per essere da lui, tra l’altro minorenne, ben compreso.Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 6 § § 1 e 3 (c) (diritto ad un processo equo e il diritto di essere assistito da un avvocato)
Violazione dell'Articolo 6 +6-3- c - Diritto ad un processo equo (art. 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo; Articolo 6-3 - Diritti della difesa) (art. 6-3-c - difesa attraverso l'assistenza legale; Articolo 6 - Diritto ad un processo equo)
Yazıcı and Others v. Turkey (no. 2)45046/053Osman yazici, Erkan Polat e Kadir Sagin sono tenuti in custodia dalla polizia nel 1998, accusati di aver commesso una rapina. Inutilmente hanno già denunciato davanti ai giudici turchi le violenze subite durante quella detenzione: sarebbero stati svestiti, appesi con le braccia, malmenati e torturati tramite elettroshock e falaka, ossia frustate sulle piante dei piedi. Oggi lamentano l’inefficacia delle indagini svolte in Turchia e chiedono giustizia davanti ai giudici della Corte Europea.Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)
Violazione_dell'Articolo_3 - Proibizione della tortura (art. 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Georgia Turchia Tutte le senteze Ungheria	2013-04-23
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References: § 3

Articolo 5
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Articolo 8

Articolo 3
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 § 1

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 Articolo 2

Articolo 6
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 Articolo 6
 Articolo 6
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