Source: https://www.laleggepertutti.it/154114_passeggero-senza-cintura-di-sicurezza-multa-al-conducente
Timestamp: 2018-09-21 05:02:31+00:00

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Passeggero senza cintura di sicurezza, multa al conducente?
Cosa rischia il conducente dell’automobile se il passeggero al posto davanti o quelli ai posti di dietro non hanno indossato la cintura di sicurezza?
Ti sarà certamente capitato di dare un passaggio con l’auto a una persona che ha manifestato riluttanza a indossare le cinture di sicurezza. Nonostante il martellante suono dell’avviso acustico che ricorda l’obbligatorietà di tale presidio – ormai installato “di serie” in quasi tutte le auto – ci sono alcune persone che rifiutano di allacciare le cinture di sicurezza e persistono in questo comportamento finché l’allarme non cessa. In tali occasioni, a parte l’imbarazzo (e, probabilmente, anche il fastidio), ti sarai di certo chiesto, in caso di controllo della polizia, cosa rischia il conducente se il passeggero è senza cintura. Un problema che si pone soprattutto per quanti siedono sui posti di dietro, per i quali è ancora più diffuso il non uso delle cinture. Eppure la legge è chiara nel sottolineare che tale obbligo vale tanto per chi sta avanti, quanto per chi sta sui sedili posteriori.
A spiegare cosa rischia il conducente di un’auto che trasporta un passeggero senza cinture di sicurezza è una recente sentenza della Cassazione [1]. Secondo i giudici, le regole di comune diligenza e prudenza – insite nel codice della strada – impongono al conducente di esigere che il passeggero indossi la cintura di sicurezza, anche a costo di rifiutarne il trasporto o di non avviare la marcia e di farlo scendere. E ciò a prescindere dal fatto che, comunque, il codice della strada prevede una apposita multa anche a carico dello stesso trasportato beccato senza cinture.
Questo significa, da un lato, che la multa per violazione del codice della strada può essere fatta solo al passeggero che ha violato l’obbligo di allacciare le cinture; ma che, in caso di incidente stradale e danni fisici riportati dal passeggero, a rispondere del delitto di lesioni è lo stesso conducente per non aver obbligato la persona da lui trasportata a rispettare la legge.
In buona sostanza, possiamo distinguere due diverse ipotesi di responsabilità:
responsabilità amministrativa: a rischiare la contravvenzione per il mancato uso delle cinture del passeggero è solo il passeggero stesso. Un orientamento, questo, che si conforma a quanto già argomentato dalla stessa Cassazione che in passato ha ritenuto responsabile un conducente per il passeggero senza cinture solo se quest’ultimo è minorenne;
responsabilità civile: in caso di incidente stradale, il conducente ha l’obbligo di risarcire il passeggero se l’incidente è stato determinato da propria colpa, come nel caso di guida in stato di ebbrezza, passaggio col rosso, inversione non consentita o altre violazione del codice della strada.
[1] Cass. sent. n. 11429/17 del 9.03.2017.
Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 9 febbraio – 9 marzo 2017, n. 11429
Presidenza Romis – Relatore Cenci
La Corte di appello di Ancona il 21 settembre 2015, in parziale riforma della sentenza del 29 ottobre 2012 del Tribunale di Ascoli Piceno, appellata dagli imputati A.S. e M.G. , che erano stati condannati per l’omicidio colposo, con violazione delle norme sulla circolazione stradale, di C.A. e – il solo M. – anche per guida in stato di ebrezza alcoolica e per lesioni colpose nei confronti di S.A. , fatti contestati come commessi il (omissis) , ha dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di M. , esclusivamente per i reati di guida in stato di ebrezza e di lesioni; con conferma nel resto.
All’esito del processo di primo grado M.G. e A.S. erano stati riconosciuti colpevoli:
il primo, di guida in stato di ebrezza alcoolica (con tasso, successivamente accertato, pari a 1,33 e a 1,38 grammi litro) e per avere, di notte, con fondo stradale bagnato, percorrendo raccordo autostradale a rapido scorrimento con carreggiate separate e due corsie per ogni senso di marcia, perso il controllo, anche in ragione della velocità inadeguata, dell’auto Peugeot 206 che conduceva, urtando il muretto new jeresey a destra e poi, dopo l’”effetto-rimbalzo”, violentemente quello di sinistra, infine arrestandosi di traverso sulla corsia di sorpasso nel proprio senso di marcia, dopo che la passeggera trasportata sul sedile anteriore sinistro S.A. , che viaggiava non assicurata con cinture di sicurezza, era stata sbalzata fuori dall’auto, riportando lesioni sia per effetto degli urti di cui si è detto sia per essere stata sbalzata fuori dell’auto sia in ragione del successivo urto da parte di un altro veicolo sopravvenuto;
il primo ed il secondo, in cooperazione colposa ex art. 113 cod. pen., dell’omicidio colposo di C.A. , trasportato sul sedile anteriore sulla vettura Opel Meriva guidata da A.S. il quale, circa 50-60 secondi dopo che M. aveva terminato la sua corsa in posizione di quiete, come si è detto, in corsia di sorpasso e dopo che più vetture ed un autoarticolato si erano fermati per prestare soccorso, malgrado i veicoli avessero le luci e le frecce di emergenza accese e fossero in condizione di essere tempestivamente visti, sopraggiungeva ad alta velocità senza frenare e si schiantava contro lo spigolo posteriore sinistro dell’autorimorchio fermo, così cagionando, appunto, la morte di C.A. , oltre che il ferimento di più persone, anche non querelanti.
Il giudizio di secondo grado ha confermato la ricostruzione dei fatti e delle responsabilità operata dal Tribunale.
4.Ricorrono per la cassazione della sentenza con distinte impugnazioni entrambi gli imputati, tramite difensore, ciascuno affidandosi ad un solo motivo di ricorso, con il quale si deduce, da parte di M. , promiscuamente violazione di legge e vizio di motivazione e, da parte di A. , difetto motivazionale.
4.1. In particolare, nel ricorso di M.G. si censura l’iter motivazionale dei giudici di merito, che si stima incondivisibile, con riferimento alla sussistenza del nesso di causalità tra la condotta di guida dell’imputato e la morte di C.A. , nesso che, invece, non esisterebbe.
Assume la difesa che il fatto, emerso dall’istruttoria testimoniale e dalle consulenze sia del P.M. che di parte privata, che ben quattro veicoli siano riusciti a fermarsi prima dell’arrivo della vettura Opel Meriva condotta da A.S. , dimostrerebbe che la vettura Peugeot condotta da M. era ben visibile e che l’impatto era, in conseguenza, evitabile ed escluderebbe il nesso tra la presenza della stessa ferma sulla carreggiata e l’urto da ultimo occorso.
Peraltro, la donna trasportata da M. , S.A. , aveva preso posto all’interno del veicolo senza indossare le cinture di sicurezza ma il conducente, a causa del buio, non se ne era reso conto.
4.2. Il ricorso nell’interesse di A.S. denunzia mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, in quanto: ad avviso del ricorrente, non sarebbe stato dimostrato che l’imputato abbia tenuto una velocità ed una condotta non conforme alla situazione; i giudici di merito non hanno dato atto che il conducente dell’autoarticolato contro il quale andò a collidere la Opel Meriva non aveva azionato le luci intermittenti né apposto il triangolo; inoltre, non hanno esattamente ricostruito la dinamica dell’incidente, non avendo spiegato perché la Opel Meriva si sia conficcata sotto lo spigolo anteriore sinistro dell’autoarticolato, fatto che sarebbe, in realtà, da ricondursi alla spericolata condotta di C.M. (imputato irrevocabilmente assolto in primo grado per non avere commesso il fatto) alla guida di una VW Golf; si producono in allegato al ricorso alcune fotografie dei veicoli coinvolti e due verbali di sequestro del (omissis) della Polizia stradale dai quali emergerebbe, ad avviso del ricorrente, una dinamica dei fatti diversa da quella erroneamente ritenuta da Tribunale e da Corte di appello.
I ricorsi sono infondati, al limite dell’inammissibilità.
Priva di qualsiasi pregio l’asserzione relativa alla pretesa impossibilità o difficoltà del conducente di constatare, in ragione del buio, il mancato uso della cintura di sicurezza da parte della trasportata S.A. , sbalzata fuori dall’auto nel corso dell’incidente, in violazione di un ben preciso obbligo sullo stesso incombente: infatti, è ben noto che “Il conducente di un veicolo è tenuto, in base alle regole della comune diligenza e prudenza, ad esigere che il passeggero indossi la cintura di sicurezza ed, in caso di sua renitenza, anche a rifiutarne il trasporto o ad omettere l’intrapresa della marcia. Ciò a prescindere dall’obbligo e dalla sanzione a carico di chi deve fare uso della detta cintura” (Sez. 4, n. 9311 del 29/01/2003, Sulejmani, Rv. 224320; Sez. 4, n. 9904 del 27/09/1996, Comensoli, Rv. 206266).
1.2. Il secondo ricorso è proteso, in tesi difensiva, alla confutazione di circostanze di fatto accertate mediante doppia decisione conforme, addirittura contrapponendo, con specifico riferimento alla condotta di altro conducente coinvolto nell’incidente, C.M. , proprie, soggettive, ricostruzioni ad accertamenti contenuti in statuizione ormai passata in giudicato.
Al rigetto dei ricorsi consegue, per legge (art. 616 cod. proc. pen.), la condanna al pagamento delle spese processuali.
13/03/2017 alle 14:18
Io faccio parte di quella risicata e Rompiscatole parte della società che fa sempre allacciare le cinture… altrimenti non parto. A me è capitato realmente di avere in auto una persona che conoscendomi si è allacciato la cintura di sicurezza per poi staccarsene di nascosto durante la marcia. Io personalmente ho scoperto il tutto alla fine del viaggio.
E quindi cosa sarebbe successo in caso di incidente?

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 113
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