Source: http://www.allarmescientology.it/txt/milano2000.htm
Timestamp: 2018-08-16 01:56:35+00:00

Document:
Assoluzione Corte di Appello di Milano
Milano, 5 ottobre 2000: assoluzione dal reato di associazione per delinquere
Si ringrazia il Cesnur che ha messo a disposizione questa importante sentenza.
Le persone conquistate dalla Dianetica passavano alla fase pratica e fondavano centri di Dianetica prima in USA e poi anche in Europa. Nel 1977 veniva costituito il primo Centro di Dianetica a Milano, l'Hubbard Dianetic Institute seguito da analoghe iniziative in altre città d'Italia. Interessano questo processo le sedi di Brescia, Bergamo, Modena, Pordenone. Nel 1982 veniva costituita a Milano la Lega Nazionale per una civiltà libera dalla droga avente il fine di recuperare i tossicodipendenti coi metodi di Hubbard.
Emanazioni della Lega erano i Centri Narconon, enti che operavano per il recupero dei tossicodipendenti; nonché la società Futura s.r.l. che provvedeva ad addestrare gli operatori dei Narconon e a tenere cicli di etica cui dovevano sottoporsi anche coloro che ricadevano nel vizio della droga.
Nell'ottobre 1985 veniva costituita la Chiesa degli Scientology d'Italia che assorbiva la struttura preesistente di Dianetica.
Secondo il Giudice istruttore, l'associazione aveva un precipuo fine di lucro che attuava proponendo ai neofiti servizi sempre più costosi fino a depauperare l'acquirente sottoposto a pressioni, a raggiri o a un'induzione mirata al proprio stato di inferiorità. Gli operatori catturavano l'interesse delle persone verso l'organizzazione con test sulla personalità privi di validità scientifica e poi prospettavano l'adesione all'associazione come rimedio ai problemi asseritamente evidenziati dai test;
facevano pressioni assillanti mediante continui contatti personali di giorno e di notte per indurre i clienti ad acquistare corsi di vario tipo e livello presentati come idonei a migliorare la qualità della loro vita;
sottoponevano talune di queste persone a sedute estenuanti di auditing tenute da operatori non qualificati;
vincevano eventuali resistenze sia con le sedute di auditing sia con l'uso di un apparecchio denominato E-meter (venduto a prezzi superiori al valore reale e al quale veniva attribuita una funzione diagnostica inesistente) sia sottoponendo i clienti a saune per ore malgrado il loro evidente stato di prostrazione;
durante le sedute prendevano appunti sulle dichiarazioni rese su fatti riservati, conservandoli in apposite cartelle unitamente alle confessioni scritte che potevano essere trasmesse a un ufficio organizzativo dell'associazione chiamato Guardian Office;
imponevano a chi proseguiva i corsi la sottoscrizione di dichiarazioni di successo da appendere in bacheca a fine promozionale;
promettevano, in caso di insuccesso, il rimborso di quanto pagato e poi opponevano ai richiedenti tecniche defatigatorie ponendo dinanzi al cliente sempre una persona diversa che si dichiarava incompetente, sottoponendo il richiedente a interrogatori estenuanti sui motivi del recesso e prospettando un male grave in caso di interruzione del corso.
c) non poteva ravvisarsi una responsabilità penale, dei presidenti, dei vicepresidenti o comunque di coloro che avevano ricoperto posti di responsabilità al vertice dell'organizzazione a titolo di dolo eventuale per aver accettato il rischio che singoli operatori, nell'attuare direttive di Hubbard potessero spingersi fino a violare la norma penale; l'associazione a delinquere postulava un vincolo stabile avente ad oggetto l'accordo per la commissione di reati, cosa evidentemente diversa dall'accettazione del rischio che altri, nell'esecuzione di direttive lecite, potessero compiere reati che, come tali, spezzavano il rapporto organico con l'associazione.
Ricorsi alla Cassazione da parte dei difensori - La decisione veniva impugnata davanti alla Cassazione da parte dei difensori sostenendo che la Corte di merito aveva inteso processare una religione in quanto diversa di quelle ufficiali, limitando di fatto il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, tutelato al più alto livello dall'art. 19 della Costituzione;
aveva omesso di motivare adeguatamente sulla natura religiosa della Chiesa di Scientology e sulla circostanza che la Dianetica e la Scientologia predicate da detta Chiesa non si esplicavano in attività contrastanti col precetto costituzionale, circostanza particolarmente rilevante non soltanto perché avrebbe sottratto l'associazione al sindacato del giudice penale, ma anche perché avrebbe inciso sulla ricostruzione del fatto e dell'elemento soggettivo del reato, consentendo di attribuire alla fede e non alla smania di profitto (erroneamente dedotta da una lettura parziale e distorta delle direttive del fondatore) l'eccesso caratterizzante la propaganda dei corsi e la loro vendita;
la Corte aveva indotto dalla generalizzazione di pochi casi il convincimento che le azioni delittuose attribuite separatamente a diversi gruppi d'imputati fossero state previste e programmate in via generale fin dall'inizio secondo direttive provenienti dai vertici dell'associazione.
Prima sentenza della Corte di Cassazione - Con sentenza 9.2.1995 la Cassazione annullava la decisione della Corte di Appello con rinvio ad altra sezione di questa della stessa Corte territoriale per nuovo giudizio.
Secondo la Cassazione, la professione di agnosticismo esposta dalla Corte d'appello nelle premesse della sentenza di riforma era censurabile, poiché la tutela della confessione religiosa di cui agli artt. 8, 19 e 20 della Costituzione è più ampia della tutela apprestata al diritto di manifestare il proprio pensiero. Se un gruppo si autoqualifica come confessione religiosa, il giudice deve accertarne l'effettività facendo riferimento, in mancanza di una definizione legislativa, ai criteri enunciati dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 195/93 secondo la quale, quando non vi è un'intesa con lo Stato, la natura di confessione potrà trarsi da precedenti riconoscimenti pubblici, dallo statuto o dalla comune considerazione, salva la possibilità per un interprete di elaborare indici ulteriori. La Corte di merito non aveva escluso la natura religiosa dell'associazione sulla base degli indici indicati dalla Corte Costituzionale, ma in relazione all'attività commerciale svolta dall'associazione consistente nella vendita dei propri servizi, dimenticando che l'attività commerciale non è incompatibile con la natura confessionale di un'associazione, posto che tutte le confessioni tendono ad autofinanziarsi. L'orientamento mercantile di una confessione che vuole autofinanziarsi per diffondersi non era dunque argomento per escludere la natura confessionale di Scientology, attestata, fino a prova contraria, dal suo statuto.
La sentenza della Corte d'appello era anche illogica nella parte in cui aveva ritenuto provato il delitto di associazione a delinquere basandosi sulla molteplice reiterazione di condotte analoghe, ritenute, come tali, riconducibili necessariamente a un'organizzazione. In realtà il limitato numero di casi per cui si era proceduto, non era sufficientemente indicativo della sussistenza di un'associazione criminale se confrontato con i 27.000 soggetti con cui l'associazione aveva stabilito rapporti. Erano state pochissime persone a presentare denuncia o a lamentare alcunché, e ciò non consentiva di criminalizzare un'intera associazione. II numero delle denunce poteva essere utilizzato, a tutto concedere, per avviare ulteriori indagini. II fatto che su 27.000 adepti solo un numero limitatissimo di persone aveva presentato denuncia, non giustificava la generalizzazione fatta dalla Corte d'appello. Il percorso argomentativo seguito dalla Corte di merito non era praticabile, poiché non era rilevante che molti soggetti sentiti a verbale si fossero dichiarati insoddisfatti; non era rilevante che la Guardia di Finanza avesse esaminato solo seimila posizioni, non essendo consentito desumere, dal mancato esame di fatti a disposizione degli acquirenti, elementi per affermare in base ad una mera probabilità statistica che alcune persone già inquisite hanno commesso ulteriori reati.
a)dalle dichiarazioni di due testimoni americani secondo cui Hubbard si era determinato a definire Scientology una religione all'esito di una causa intentata contro Scientology dall'associazione medica del New Jersey per abuso della professione medica;
b)dal contenuto di un documento sequestrato nella sede romana di Scientology nel 1991, nel quale veniva valutata l'opportunità che Dianetics si trasformasse in Chiesa per sopperire alla mancanza di collegamenti con qualche gruppo stabile in Italia, avuto riguardo alla cerchia di interessi politici economici e finanziari in cui Scientology si trovava a operare;
c)da quanto riferito da un teste cui era stato detto che la parola Chiesa era stata usata per comodo;
d)da quanto riferito da altri testi che avevano riferito di non avere mai sentito parlare di pastori;
e)dalla mancanza di un credo esclusivo, dalla storia della associazione, dalla natura scientifica e oggettiva dei riti e delle pratiche.
La Cassazione ha definito elusiva la motivazione della sentenza annullata, non avendo la Corte di Appello motivato perché Scientology non avrebbe avuto pubblici riconoscimenti come religione, omettendo di accertare quali atti formali diversi dalla intesa costituiscano pubblico riconoscimento di una confessione religiosa e omettendo altresì di spiegare perché atti di provenienza pubblica, sentenze di giudici ordinari e tributari non siano idonei a costituire indiretto riconoscimento pubblico.
In conclusione la Corte di appello aveva violato i limiti dei giudicato interno ignorando il percorso indicato dalla Cassazione in ordine all'accertamento della natura religiosa o meno di Scientology, ignorando la rilevanza dell'esiguo numero dei soggetti che avevano commesso reati, le prove fornite a discarico, richiamate nella prima sentenza di annullamento e non valutate in sede di rinvio. Infine il giudice del rinvio avrebbe dovuto tener presente che la responsabilità per il reato associativo dei dirigenti non poteva essere provata facendo ricorso alla praesumptio de praesumpto.
II Procuratore Generale ha riproposto i termini della requisitoria pronunciata a conclusione dei primo giudizio di rinvio ed ha ribadito ancora una volta che, nello specifico, non era in discussione se Scientology fosse un'associazione confessionale, ma se gli odierni 33 imputati avessero costituito, all'interno di Scientology, una distinta associazione a delinquere, con la conseguenza che perdeva ogni ragion d'essere il pronunciamento pregiudiziale sul carattere confessionale di Scientology imposto dalla Cassazione al giudice del rinvio. Il dictum della Suprema Corte poteva avere una sua ragion d'essere se posto in relazione con la scelta di campo fatta dalla Corte di Appello che aveva ritenuto Scientology, a far tempo dai primi anni '80, un'associazione criminale tout court; ma se si verificava l'ipotesi accusatoria caldeggiata dal P.G. nei due giudizi di rinvio, la richiesta di accertare in via pregiudiziale se il gruppo di riferimento (Dianetica, Chiesa di Scientology o Lega per la civiltà libera dalla droga) cui appartenevano gli odierni imputati avesse o meno natura confessionale si palesava superata. In particolare, le direttive di Hubbard potevano essere esaminate al limitato scopo di chiarire come potesse essersi sviluppato un sodalizio criminoso autonomo all'interno dell'attività di Scientology e, in tale ottica, anche il modesto dato quantitativo della devianza, ritenuto dalla Cassazione l'argomento forte delle difese, perdeva la pregnanza attribuitagli dalla Suprema Corte. Infine la considerazione che l'associazione criminale ipotizzata avesse ad oggetto il compimento di una serie indeterminata di reati contro il patrimonio per destinarne il profitto all'organizzazione lecita, non collideva con la tesi avanzata dal P.G., posto che la fattispecie legale del reato associativo non prevede, come scopo, il profitto del sodalizio, ma un generico programma di commettere reati, ancorché contro il patrimonio.
a)che la Cassazione sbaglia quando pretende dai giudici di merito un pronunciamento pregiudiziale sulla religiosità del gruppo, essendo in fatto del tutto evidente che a essere sottoposta a giudizio non è Scientology come tale, ma solo un gruppo di soggetti ad essa appartenenti;
b)che il giudice di rinvio deve solo verificare la condotta tenuta in concreto dagli imputati esaminando non le regole dei gruppo ma la concreta applicazione che di tali regole gli odierni imputati avevano fatto.
a)dal tenore del capo di imputazione, dalla scelta di campo del Giudice Istruttore che, dopo una lunga e ampia indagine, aveva licenziato il processo sostenendo che Scientology, anche se si richiamava a una qualche religione, era comunque criminale perché i reati contestati non erano espressione di condotte occasionalmente devianti, ma programmati in quanto commessi in applicazione delle direttive promananti dall'organizzazione; e che, comunque, le idealità, i programmi, gli statuti, gli scritti, le policies interne dimostravano che Scientology non era religiosa;
b)dal tenore dell'impugnazione del P.M che con atto 4-10-1991 aveva appellato la decisione assolutoria del Tribunale, riproponendo la tesi della natura criminale di Scientology, accusata di essere un produttore collettivo di reati a fine di lucro per autofinanziarsi, come comprovato anche dal fatto che il profitto tratto dai reati specifici (in ipotesi accusatoria, truffa, circonvenzione, reati fiscali, estorsione) non era lucrato dagli autori dei reati, ma collettivamente dal sodalizio criminoso;
c)dalle due sentenze censurate dalla Cassazione, che avevano sposato la tesi massimalista del P.M. sostenendo con argomentazioni diverse, ma con esiti convergenti, che la Chiesa di Scientology d'Italia aveva attuato la vendita dura dei servizi offerti ai fedeli con modalità che si discostavano dalle direttive del fondatore, ponendo in essere deviazioni che, lungi dal postulare l'esistenza di un sottogruppo criminale, investivano tutta l'associazione che, pur dotata di una struttura articolata, di sedi periferiche, statuti, divisione dei ruoli, aveva avuto apprezzamenti per l'opera dei venditori devianti, per cui valeva il principio del cui prodest?. In particolare, la seconda decisione pronunciata dal giudice dei rinvio aveva ribadito che Scientology era un sodalizio criminale non confessionale e aveva individuato in tale organizzazione la struttura e l'organizzazione del sodalizio criminale e nell'adesione e nell'attività a favore di Scientology l'elemento psicologico e il contributo causale della partecipazione al sodalizio criminoso.
Una presa di posizione sulla natura confessionale di Scientology non è imposta da una rivisitazione archeologica dei materiale processuale, ma dal quantum devolutum, recepito dalle sentenze poi annullate dalla Cassazione, da valutarsi col rispetto del giudicato interno. Con la seconda sentenza di annullamento la Suprema Corte ha alzato i toni delle censure e non avrebbe potuto essere più esplicita: ha rimproverato al giudice del rinvio di avere violato il giudicato interno laddove, "invece di giustificare il proprio convincimento sulla base dello schema implicitamente o esplicitamente enunciato nella sentenza di annullamento che lo vincolava a una determinata valutazione delle risultanze processuali o al compimento di una determinata indagine ritenuta dalla Corte di rilevanza determinante e precedentemente omessa", aveva battuto strade diverse che implicavano plurime violazioni del giudicato interno. Non sembra dunque seriamente contestabile che, a torto o a ragione, ma comunque in modo processualmente vincolante, il giudice del rinvio è stato posto nella condizione di dover giustificare il proprio convincimento sulla base dello schema esplicitamente enunciato dal giudice superiore che prevede, tra l'altro, una presa di posizione sulla natura confessionale di Scientology. Non pare che la Cassazione abbia lasciato ulteriori vie di fuga in proposito, esplicitando una serie di vincoli di cui in questa sede si può solo prendere atto, lasciando da parte i personali convincimenti; né sembra essere entrata in conflitto con se stessa allorché ha applicato l'amnistia ai reati tributari. Si tratta infatti di violazioni che sottendono lo svolgimento di una attività commerciale da ritenersi non imponibile se Scientology fosse confessionale. E poiché quando è sopravvenuto il provvedimento di amnistia, mancava allo stato, l'evidenza della prova circa la natura confessionale dell'associazione, la Cassazione ha privilegiato l'economia processuale e ha applicato il provvedimento estintivo.
a)non poteva essere esclusa la natura confessionale di una associazione sindacando con criteri unilaterali e personali i contenuti delle relative credenze (nella specie la mancanza del concetto della salvezza dell'anima realizzata attraverso il legame dell'uomo con Dio), ostandovi precisi precetti costituzionali che vietano di ancorare la riconoscibilità della natura confessionale di un'associazione ai contenuti delle religioni esistenti o sopravvenute;
b)gli atti di provenienza pubblica quali sentenze di giudici ordinari e tributari sono astrattamente idonei a costituire indiretto riconoscimento pubblico della natura confessionale di un'associazione e, in presenza di tali atti, tale indiretto riconoscimento non poteva essere escluso senza spiegarne la ragione e senza indicare gli atti formali, diversi dall'intesa e dalle sentenze di giudici ordinari e tributari, che darebbero luogo a pubblico riconoscimento. Anche a voler attribuire al pubblico riconoscimento l'accezione di riconoscimento popolare, il giudice del rinvio doveva spiegare perché le dichiarazioni di migliaia di adepti, che fanno parte del popolo, i pareri di esperti e i pareri espressi nelle sentenze, che nel giudicare si avvalgono di massime della comune esperienza e del notorio, non sarebbero riconoscimenti pubblici. Infine la Corte d'appello aveva male applicato il criterio della comune considerazione, erroneamente intesa come opinione pubblica dell'intera comunità nazionale, e non come valutazione condivisa da altri nella cerchia dei dotti e delle persone interessate al problema;
d)le dichiarazioni rese in contrario dagli americani Atack e Armstrong non potevano ritenersi concludenti senza indagare il contesto americano e il procedimento in cui tali dichiarazioni furono rese, per cui restava egualmente attendibile, a fronte dei mancati approfondimenti critici, che la confessione sia sorta come sviluppo delle dottrine dianetiche e per il concorso di adepti sempre più numerosi, nulla rilevando che Scientology avesse ereditato o assorbito la struttura di Dianetics;
e)il documento sequestrato a Roma nel quale si lamenta genericamente la difficoltà incontrata da Dianetics senza le coperture di cui gode la confessione religiosa non aveva contenuto indiziante;
f)non erano rilevanti né la mancanza di un credo né la dichiarata compatibilità fra la religione cattolica e Scientology;
g)il giudice del rinvio aveva criminalizzato Scientology enfatizzando l'orientamento al denaro, già ritenuto non ostativo al riconoscimento di una confessione che voglia autofinanziarsi con la vendita dei propri servizi; e con ciò aveva violato il giudicato interno;
h)i reati accertati non sono emersi nell'ordinarietà, ma si configurano come deviazioni occasionali dalle regole di condotta generali; circostanza che, unitamente alla liceità dei fini statutari, non può non riverberarsi sul dolo di ciascun imputato che, se convinto di partecipare alla realizzazione di scopi leciti, non poteva essere consapevole di partecipare a un'associazione criminale;
i)posto che pochi casi di devianza non potevano essere generalizzati, in mancanza di più solidi ancoraggi oggettivi, la convergenza delle condotte attribuite agli operatori e le uniformi commissioni dei reati-fine ascritti a taluni imputati poteva essere egualmente attribuita tanto a una comunanza di direttive quanto all'identità delle condizioni dell'azione umana nelle quali gli imputati si trovarono a operare e/o alla rigidità dello schema tipico dei reati loro attribuiti.
A ben vedere, la Cassazione, dopo due annullamenti, ha indicato percorsi vincolanti a esito scontato. Dopo aver additato al giudice del rinvio la corretta lettura degli indici indicati dalla Corte Costituzionale, ha chiarito che l'ipotesi accusatoria non poteva essere portata avanti ulteriormente, senza altre indagini idonee a superare, nel rispetto dei giudicato interno e del distacco laicale praticato in questa materia dalla Carta Costituzionale, le conclusioni cui portavano le prove acquisite. Poiché in questa fase non ci sono stati apporti probatori di segno contrario rispetto agli elementi di prova su cui la Cassazione ha formulato la proprie radicali censure, non resta che prendere atto che lo statuto di Scientology è compatibile con la qualificazione autoreferenziale che l'associazione si è attribuita e che le numerose sentenze di giudici ordinari e tributari costituiscono quel pubblico riconoscimento che la Corte costituzionale annovera fra i criteri non di merito utilizzabili, nel rispetto di una equidistanza laicale fra le varie confessioni, per stabilire se un'associazione sia effettualmente confessionale.
In effetti, abbandonata la tesi totalizzante della conversione criminale dell'intera struttura cui appartengono tuttora gli imputati (il Tribunale aveva denunciato l'antinomia di una tale assunto, avendo il P.M. chiesto il rinvio a giudizio non di tutti gli associati, ma solo di alcuni), la questione della prova di un accordo criminale intervenuto fra alcuni operatori e alcuni dirigenti per procurare all'associazione i mezzi finanziari con condotte illecite, diventa cruciale. La ritenuta natura confessionale di Scientology, e quindi il carattere lecito della sua attività, sposta radicalmente il piano dei discorso poiché, in tal caso, il supposto sodalizio criminale fra gli odierni imputati non può più trovare supporto nelle direttive e nell'organizzazione dell'associazione lecita, ma solo in uno specifico accordo fra alcuni operatori e alcuni dirigenti di talune sedi, finalizzati a eludere i fini statutari della confessione. Ma se è vero che i comportamenti umani finalizzati tendono a rapportarsi a scelte razionali e se è vero che Scientology è una confessione che persegue fini leciti, diventava ineludibile dare conto, sul piano logico e probatorio, della singolare situazione di alcuni adepti che, in ipotesi accusatoria, decidono costituirsi in sodalizio criminale all'interno della confessione (lecita) per commettere reati contro il patrimonio e violare i principi della confessione cui tuttora appartengono non per trarre un lucro personale, ma per avvantaggiare la confessione stessa.
L'accusa ha poi esteso le precedenti conclusioni anche alle posizioni degli altri imputati con ruolo di esecutori materiali, osservando ancora una volta che anche costoro avevano posto in essere condotte criminose, applicando nello stesso modo distorto le stesse direttive di Hubbard sulla vendita dura all'interno di un'attività organizzata e nell'ambito della specifica funzione loro assegnata, avvalendosi dei mezzi dell'associazione e senza trarre profitto personale. Anche coloro che avevano operato nelle sedi periferiche non si erano discostati dalle modalità che avevano caratterizzato le condotte dei colleghi di Milano e si erano mossi egualmente quali operatori di Scientology, utilizzando la struttura e i mezzi di cui a tale titolo disponevano, seguendo i principi ispiratori della vendita dura riportati nelle direttive di Hubbard, con una convergenza di modalità e di intenti che postulavano un pregresso accordo.
La Corte di appello che ha giudicato a seguito del primo rinvio della Cassazione ha colto la difficoltà di fondare la prova dell'esistenza di un sodalizio criminoso (che presuppone la reiterazione programmata delle condotte criminose da cui inferire l'esistenza di direttive) su violazioni del tutto episodiche e casuali e ha ritenuto di superare la difficoltà ipotizzando un accordo criminoso originato da una direttiva che prevedeva di perseguire il successo della vendita dura senza fermarsi, in presenza di clienti riottosi, neppure di fronte al reato. Come appare evidente, si tratta di una ricostruzione ex post, finalizzata a configurare un dolo diretto, che ha il sapore di un riconoscimento del carattere non programmato delle violazioni e che ha indotto la Cassazione a suggerire al giudice del rinvio di cercare ancoraggi più solidi di siffatta induzione cui fondare l'ipotesi accusatoria.
Per completezza di argomentazione si ricorda che la Cassazione ha censurato per violazione di legge l'inferenza praticata dai precedenti giudici di rinvio, osservando che, attribuire ai dirigenti in via di presunzione, la conoscenza delle violazioni commesse dai subordinati e poi fondare su tale conclusione in via di ulteriore presunzione, la prova indiziaria della loro partecipazione al sodalizio, costituisce violazione di legge non essendo ammessa la presunzione di presunzione (praesumptio de praesumpto). Se è lecito, in certe condizioni, trarre dai reati-fine la presunzione di un sottostante sodalizio criminoso, non è consentito indurre (presumere) dalla mansione direttiva la conoscenza dell'operato dei subordinati e poi indurre da tale presunta conoscenza la partecipazione a un sodalizio criminale.
Una volta accertato che Scientology perseguiva fini leciti; che i comportamenti devianti non sono emersi nell'ordinarietà; e che gli operatori devianti non si sono mai avvantaggiati delle violazioni commesse, una corretta valutazione del contesto impone di riconoscere la reiterazione delle violazioni ha avuto un andamento casuale, originato dal clima emulativo che a un certo punto ha caratterizzato la condotta dei venditori impegnati in una vendita dura basata su quel tipo di insistenza che tende alla resa del cliente per stanchezza. A spiegare le episodiche modalità criminose bastano le decisive considerazioni della Cassazione: il fastidio e la tediosità dell'approccio praticato con la vendita dura possono trascendere in molestia, circonvenzione (se il soggetto è in stato di inferiorità) o in truffa se si supera il limite che separa il dolus bonus dall'artificio o dal raggiro. Eccesso di zelo e voglia individuale di emergere furono alla base delle forzature che in taluni casi hanno conferito alla vendita dura la connotazione di reato, ogni volta che l'insistenza è disgredita in una inammissibile violenza psicologica o nel raggiro. Giova rilevare con la Cassazione che reiterazione (episodica) e analogia delle condotte non furono necessariamente originate da direttive, bastando a spiegarle l'identità delle condizioni dell'azione in cui gli imputati si trovarono a operare (eccessi nella competizione tra venditori) e la rigidità delle violazioni che originate da un eccesso di zelo tra venditori impegnati con esasperato spirito di emulazione nella vendita dura. Si tratta di eccessi che sono figli di una acculturazione improvvisata appresa dai venditori sui manuali della vendita porta a porta. Conferma la valutazione che precede la constatazione che i profitti delle violazioni erano devoluti a un'associazione lecita senza vantaggi per gli operatori devianti, circostanza con decisivi riverberi negativi sulla consapevolezza di alimentare e partecipare a un sodalizio criminoso. Le considerazioni che precedono valgono per tutti i servizi venduti sia da Scietology che dalle sue articolazioni.
Visti gli artt. 523 e 544 c.p.p. 1930, decidendo in sede di giudizio di rinvio riguardante il capo della sentenza Tribunale di Milano 27/26-7 1991 relativo all'associazione a delinquere contestata al capo 42, conferma la suddetta sentenza nei confronti degli imputati sopra indicati.
Milano, 5-10-2000

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