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Timestamp: 2017-06-29 15:53:38+00:00

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Quale futuro per la professione forense ? La Sede veronese dell’ Ordine degli Avvocati, al civico 13 di Piazza dei Signori – foto Franco Galetto
28 NOVEMBRE – L’Aula del Senato lo scorso Martedì 23 Novembre ha approvato in prima lettura il testo della cd. riforma forense (“Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense”, atto senato S.601, testo unificato con gli altri disegni di legge S.711, S.1171, S.1198 ) che ora passa all’esame della Camera dei Deputati. Voti favorevoli 155 (Pdl – Lega – Futuro e Libertà), contrari 114 (PD e Italia del Valori), astenuti 11 (Udc e gruppo Misto). Prima di passare alle dichiarazioni di voto delle parti politiche, è opportuno delineare nei tratti più essenziali quanto contenuto nel testo approvato a Palazzo Madama, specie con riguardo alla modalità di ingresso e svolgimento della professione di avvocato. Si ricorda che l’attuale disciplina è regolata dal RDL 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, in materia di riforma dell’accesso alla professione forense e raccordo con l’istruzione universitaria.
Ecco di seguito i punti chiave del testo approvato, ricapitolati e suddivisi nei rispettivi articoli e mantenendo il tenore letterale degli stessi, salvo cesure di aspetti specifici e di quelli relativi all’organizzazione del CNF e relative circoscrizioni.
Art. 2. Disciplina della professione di avvocato – L’avvocato è un libero professionista che, in libertà, autonomia e indipendenza, svolge le attivita` di cui ai commi 5 e 6, ovvero sono attività esclusive dell’avvocato, fatti salvi i casi espressamente previsti dalla legge, l’assistenza, la rappresentanza e la difesa nei giudizi davanti a tutti gli organi giurisdizionali e nelle procedure arbitrali rituali. Fuori dai casi in cui ricorrono competenze espressamente individuate relative a specifici settori del diritto e che sono previste dalla legge per gli esercenti altre professioni regolamentate, l’attività di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale è riservata agli avvocati. E` comunque consentita l’instaurazione di rapporti di lavoro subordinato ovvero la stipulazione di contratti di prestazione di opera continuativa e coordinata, aventi ad oggetto la consulenza e l’assistenza legale stragiudiziale, nell’esclusivo interesse del datore di lavoro o del soggetto in favore del quale l’opera viene prestata. E’ altresì consentita, nelle medesime forme e con gli stessi limiti, la prestazione di consulenza da parte di professori universitari di ruolo e di ricercatori confermati in materie giuridiche. Possono essere iscritti coloro che, in possesso del diploma di laurea in Giurisprudenza conseguito a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, hanno superato l’esame di Stato di cui all’articolo 45, ovvero l’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato prima della data di entrata in vigore della presente legge.
Art. 8. Specializzazioni – E’ riconosciuta la possibilità per gli avvocati di ottenere e indicare il titolo di specialista secondo modalità che sono stabilite con regolamento adottato dal Ministro della giustizia previo parere del CNF e acquisiti i pareri delle associazioni specialistiche costituite ai sensi del comma 9. Specializzazioni ovvero percorsi formativi e professionali, di durata almeno biennale per un totale di almeno centocinquanta ore complessive, necessari per il conseguimento dei titoli di specializzazione, ai quali possono accedere soltanto gli avvocati che alla data della presentazione della domanda di iscrizione abbiano maturato una anzianità di iscrizione all’albo degli avvocati, ininterrottamente e senza sospensioni, di almeno un anno. L’avvocato specialista è tenuto a curare il proprio specifico aggiornamento professionale con riferimento alla disciplina giuridica per cui ha conseguito il titolo. Il CNF (Consiglio Nazionale Forense) stabilisce le modalità con cui ha luogo detto aggiornamento, i cui corsi annuali devono essere di almeno cinquanta ore. L’aggiornamento professionale in relazione alla disciplina giuridica specialistica è condizione per il mantenimento del titolo.
Art. 10. Formazione continua – L’avvocato ha l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale al fine di assicurare la qualità delle prestazioni professionali e di contribuire al migliore esercizio della professione nell’interesse dei clienti e dell’amministrazione della giustizia. Sono esentati dall’obbligo :
1- gli avvocati che hanno ottenuto il titolo di specialista (ma sono tenuti allo specifico aggiornamento specialistico annuale descritto precedentemente ndr)
2- gli avvocati sospesi dall’esercizio professionale ai sensi dell’articolo 19 per il periodo del loro mandato
3- gli avvocati dopo venticinque anni di iscrizione all’albo o dopo il compimento del sessantesimo anno di età
4- i membri del Parlamento nazionale ed europeo, i consiglieri regionali, i presidenti di provincia e gli assessori provinciali, i sindaci e gli assessori di comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti
5-i docenti e i ricercatori confermati delle università in materie giuridiche.
Art. 11. Assicurazione per la responsabilità civile – L’avvocato, l’associazione o la società fra professionisti devono stipulare polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione, compresa quella per la custodia di documenti, somme di denaro, titoli e valori ricevuti in deposito dai clienti. L’avvocato, se richiesto, rende noti al cliente gli estremi della propria polizza assicurativa.
Art. 12. Conferimenti dell’incarico e tariffe professionali – L’avvocato è tenuto a rendere nota la complessità dell’incarico, fornendo le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili al momento del conferimento. In caso di mancata determinazione consensuale del compenso o di nullità dell’accordo di cui ai commi 2 e 7, si applicano le tariffe professionali approvate ogni due anni con decreto del Ministro della giustizia su proposta del CNF, sentiti il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) e il Consiglio di Stato. Le tariffe professionali devono essere semplici e di facile comprensione per il cliente. Esse devono indicare solo gli onorari minimi e massimi e le spese da rimborsare per l’attività effettivamente svolta. La misura degli onorari e dei rimborsi deve essere articolata in relazione al tipo di prestazione e al valore della pratica. Gli onorari minimi previsti dagli scaglioni tariffari di riferimento commisurati al valore di ciascuna controversia sono inderogabili e vincolanti indipendentemente dalla natura occasionale o continuativa della prestazione. Se le parti convengono una clausola di contenuto contrario, questa è nulla e sono dovuti gli onorari minimi. A tale norma deve attenersi ogni magistratura giudicante allorchè procede alla liquidazione di spese, onorari e competenze.
Art. 17. Incompatibilità – La professione di avvocato è incompatibile:
1) con qualsiasi altra attivita` di lavoro autonomo svolta continuativamente o professionalmente, escluse quelle di carattere scientifico, letterario, artistico e culturale. E’ consentita l’iscrizione nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nell’elenco dei pubblicisti e nel registro dei revisori contabili
2) con l’esercizio di qualsiasi attività di impresa commerciale svolta in nome proprio o in nome o per conto altrui. E’ fatta salva la possibilità di assumere incarichi di gestione e vigilanza nelle procedure concorsuali o in altre procedure relative a crisi di impresa
3) con la qualità di socio illimitatamente responsabile o di amministratore di società di persone, aventi quale finalità l’esercizio di attività di impresa commerciale, in qualunque forma costituite, nonchè con la qualità di amministratore unico o consigliere dele- gato di società di capitali, anche in forma cooperativa, nonchè con la qualità di presidente di consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione.
L’incompatibilità non sussiste se l’oggetto della attività della società è limitato esclusivamente all’amministrazione di beni, personali o familiari, nonchè per gli enti e consorzi pubblici e per le società a capitale interamente pubblico
4) con qualsiasi attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato
Art. 18. Eccezioni alle norme sulla incompatibilità – In deroga a quanto stabilito nell’articolo 17, l’esercizio della professione di avvocato è compatibile con l’insegnamento o la ricerca in materie giuridiche nell’università e nelle scuole secondarie pubbliche o private parificate.
Art. 20. Esercizio professionale effettivo, continuativo, abituale e prevalente e revisione degli albi, degli elenchi e dei registri – La permanenza dell’iscrizione all’albo è subordinata all’esercizio della professione in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente, salve le eccezioni previste anche in riferimento ai primi anni di esercizio professionale. Il consiglio dell’ordine, con regolarita` ogni tre anni, compie le verifiche necessarie anche mediante richiesta di informazione all’ente previdenziale. Con la stessa periodicità, il consiglio dell’ordine esegue la revisione degli albi, degli elenchi e dei registri, per verificare se permangano i requisiti per la iscrizione, e provvede di conseguenza.
La mancanza della effettività, continuatività, abitualità e prevalenza dell’esercizio professionale comporta, se non sussistono giustificati motivi, la cancellazione dall’albo. La procedura deve prevedere il contraddittorio con l’interessato.
Qualora il consiglio dell’ordine non provveda alla verifica periodica o compia la revisione con numerose e gravi omissioni, il CNF nomina uno o più commissari, scelti tra gli avvocati con più di venti anni di anzianità anche iscritti presso altri ordini, affinchè provvedano in sostituzione.
La prova dell’effettività, continuità, abitualità e prevalenza non è, in ogni caso ,richiesta:
alle donne avvocato in maternita` e nei primi due anni di vita del bambino o, in caso di adozione, nei successivi due anni dal momento dell’adozione stessa. L’esenzione si applica, altres`ı, agli avvocati vedovi o separati affidatari della prole in modo esclusivo; agli avvocati che dimostrino di essere affetti o di essere stati affetti da malattia che ne ha ridotto grandemente la possibilita` di lavoro in modo tale da non rientrare nel limite minimo di reddito imponibile.
Art. 39. Contenuti e modalita` di svolgimento del tirocinio – Il tirocinio professionale consiste nell’addestramento, a contenuto teorico e pratico, del praticante avvocato finalizzato a fargli conseguire le capacità necessarie per l’esercizio della professione di avvocato e per la gestione di uno studio legale nonchè a fargli apprendere e rispettare i princıpi etici e le regole deontologiche. Presso il consiglio dell’ordine e` tenuto il registro dei praticanti avvocati, l’iscrizione al quale e` condizione per lo svolgimento del tirocinio professionale. Ai fini dell’iscrizione nel registro dei praticanti e` necessario aver conseguito la laurea in Giurisprudenza. Lo svolgimento del tirocinio è incompatibile con qualunque rapporto di impiego pubblico. Al praticante avvocato si applicano le eccezioni previste per l’avvocato dall’articolo 18. Il tirocinio può essere svolto contestualmente ad attività di lavoro subordinato privato, purchè con modalità ed orari idonei a consentirne l’effettivo e puntuale svolgimento. Il tirocinio è svolto in forma continuativa per ventiquattro mesi. La sua interruzione per oltre sei mesi, senza giustificato motivo, comporta la cancellazione dal registro dei praticanti, salva la facoltà di chiedere nuovamente l’iscrizione nel registro, che puo` essere deliberata previa nuova verifica da parte del consiglio dell’ordine della sussistenza dei requisiti.
Il tirocinio puo` essere svolto:
a) presso un avvocato, con anzianita` di iscrizione all’albo non inferiore a cinque anni;
b) presso l’Avvocatura dello Stato o presso l’ufficio legale di un ente pubblico o presso un ufficio giudiziario per non piu` di dodici mesi;
c) per non piu` di sei mesi, in altro Paese dell’Unione europea presso professionisti legali, con titolo equivalente a quello di avvo- cato, abilitati all’esercizio della professione.
L’avvocato e` tenuto ad assicurare che il tirocinio si svolga in modo proficuo e dignitoso e non può assumere la funzione per più di tre praticanti contemporaneamente, salva l’autorizzazione rilasciata dal competente consiglio dell’ordine previa valutazione dell’attività professionale del richiedente e dell’organizzazione del suo studio. Il tirocinio professionale non determina l’instaurazione di rapporto di lavoro subordinato anche occasionale. Al praticante avvocato è sempre dovuto il rimborso delle spese sostenute per conto dello studio presso il quale svolge il tirocinio. Ad eccezione che negli enti pubblici e presso l’Avvocatura dello Stato, decorso il primo anno, l’avvocato riconosce al praticante avvocato un rimborso congruo per l’attività svolta per conto dello studio, commisurato all’effettivo apporto professionale dato nell’esercizio delle prestazioni e tenuto altresì conto dell’utilizzo da parte del praticante avvocato dei servizi e delle strutture dello studio.
Art. 40. Norme disciplinari per i praticanti – I praticanti osservano gli stessi doveri e norme deontologiche degli avvocati e sono soggetti al potere disciplinare del consiglio dell’ordine.
Art. 41. Corsi di formazione per l’accesso alla professione di avvocato – Il tirocinio, oltre che nella pratica svolta presso uno studio professionale, consiste altresì nella frequenza obbligatoria e con profitto, per un periodo non inferiore a ventiquattro mesi, di corsi di formazione di indirizzo professionale tenuti da ordini e associazioni forensi, nonchè dagli altri soggetti previsti dalla legge. Il CNF disciplina con regolamento i contenuti formativi dei corsi di formazione in modo da ricomprendervi, in quanto essenziali, l’insegnamento del linguaggio giuridico, la redazione degli atti giudiziari, la tecnica impugnatoria dei provvedimenti giurisdizionali e degli atti amministrativi, la tecnica di redazione del parere stragiudiziale e la tecnica di ricerca, prevedendo un carico didattico non inferiore a centosessanta ore per l’intero biennio; le verifiche intermedie e finale del profitto sono affidate ad una commissione composta da avvocati, magistrati e docenti universitari, in modo da garantire omogeneita` di giudizio su tutto il territorio nazionale.
Art. 45. Esame di Stato – L’esame di Stato si articola in tre prove scritte ed in una prova orale. Le prove scritte sono svolte sui temi formulati dal Ministro della giustizia ed hanno per oggetto:
Nella prova orale il candidato illustra la prova scritta e dimostra la conoscenza delle seguenti materie: ordinamento e deontologia forensi, diritto civile, diritto penale, diritto processuale civile, diritto processuale penale; nonchè di altre due materie, scelte preventivamente dal candidato, tra le seguenti: diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto del lavoro, diritto commerciale, diritto comunitario ed internazionale privato, diritto tributario, diritto ecclesiastico, ordinamento giudiziario e penitenziario. Per la valutazione di ciascuna prova scritta, ogni componente della commissione d’esame dispone di dieci punti di merito; alla prova orale sono ammessi i candidati che abbiano conseguito, nelle tre prove scritte, un punteggio complessivo di almeno 90 punti e un punteggio non inferiore a 30 punti in ciascuna prova.
d) dimostrazione della capacità di cogliere eventuali profili di interdisciplinarietà ;
Per la prova orale, ogni componente della commissione dispone di dieci punti di merito per ciascuna delle materie di esame.Sono giudicati idonei i candidati che ottengono un punteggio non inferiore a trenta punti per ciascuna materia. Le prove scritte si svolgono con il solo ausilio dei testi di legge senza commenti e citazioni giurisprudenziali. Chiunque faccia pervenire in qualsiasi modo ad uno o piu` candidati, prima o durante la prova d’esame, testi relativi al tema proposto è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la pena della reclusione fino a tre anni.
Art. 47. Disciplina transitoria per la pratica professionale – Fino al quinto anno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, l’accesso all’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato è condizionato allo svolgimento di un periodo di tirocinio pratico di due anni, senza avere frequentato i corsi di formazione di cui all’articolo 41.
Il termine può essere prorogato con decreto del Ministro della giustizia, previo parere del CNF.
Art. 48. Disciplina transitoria per l’esame – Per i primi due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge l’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato si effettua, sia per quanto riguarda le prove scritte e le prove orali, sia per quanto riguarda le modalità di esame, secondo le norme previgenti.
Per i successivi tre anni le modalità delle prove, sia scritte sia orali, sono disciplinate dalle norme previgenti. L’ammissione alle prove orali è subordinata al raggiungimento del punteggio non inferiore a trenta punti per ciascuna prova scritta. Per le prove orali l’idoneità è subordinata al raggiungimento del punteggio non inferiore a trenta punti per ciascuna materia.
Art. 64. Disposizioni transitorie – Fino alla data di entrata in vigore dei regolamenti previsti nella presente legge, da approvare entro il termine di cui al comma 3, si applicano se necessario e in quanto compatibili le disposizioni vigenti non abrogate, anche se non richiamate.
Gli avvocati iscritti in albi alla data di entrata in vigore della presente legge, per cui sussistono incompatibilità o che non sono in possesso dei requisiti previsti in modo innovativo dalla presente legge, hanno l’obbligo, pena la cancellazione dall’albo, di adeguarsi alle nuove disposizioni entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
LE DICHIARAZIONI DI VOTO SUL TESTO : Veniamo ora alle prese di posizione dei gruppi parlamentari circa il testo di riforma in oggetto (fonte Senato.it – Resoconto stenografico della seduta n. 464 del 23/11/2010):
VIESPOLI (FLI) – Il Gruppo Futuro e Libertà per l’Italia voterà a favore del provvedimento, giudicando positivo il fatto che, dopo anni di tentativi infruttuosi o parziali, si giunga finalmente all’approvazione di una riforma organica della professione forense. Tale soddisfazione è tuttavia mitigata dal fatto che i contenuti del provvedimento non sembrano affrontare nel modo migliore alcune questioni particolarmente rilevanti. Si tratta, in particolare, dei temi della libera concorrenza e dell’accesso alla professione, in riferimento ai quali il disegno di legge appare conservativo, non aperto alla mobilità sociale e al ricambio generazionale e privo di una dimensione autenticamente europea. Su tali questioni il Gruppo FLI ha tentato di apportare alcuni elementi migliorativi, tenendo in considerazione in particolare le esigenze dei giovani e delle donne. Più in generale, il provvedimento sembra risentire dell’attuale clima di crisi dello spirito riformatore ed innovatore all’interno della maggioranza.
BELISARIO (IDV) – Il lungo iter di esame del provvedimento prima in Commissione giustizia e poi in Aula ha fatto emergere numerosi elementi di incertezza e di contraddizione. Nonostante il lavoro svolto, il provvedimento appare incompleto, lontano dalle aspettative e non in grado di risolvere i nodi essenziali della materia. Le spinte liberalizzatrici sono state infatti contrastate ed il sistema piramidale incentrato sull’ordine professionale di fatto realizza un parziale ritorno al passato; la stessa liberalizzazione delle tariffe operata dal centrosinistra nella scorsa legislatura, se non ha ben funzionato, avrebbe dovuto essere corretta, ma non eliminata. Per contrastare le spinte alla verticalizzazione e alla chiusura corporativa, sarebbe stato necessario prevedere un accesso alla professione e un esercizio della stessa il più possibile aperti, garantendo al contempo il pieno rispetto della deontologia professionale e la qualità del servizio offerto ai clienti. Sono mancate del tutto la volontà e la capacità di introdurre le necessarie innovazioni anche nella definizione delle incompatibilità, penalizzando in modo particolare i giovani. È auspicabile che la Camera dei deputati provveda a migliorare un provvedimento che appare ampiamente insoddisfacente.
PISTORIO (Misto-MPA-AS) – La riforma che l’Aula si appresta a votare rappresenta un’evidente involuzione in senso corporativo e conservatore, contemplando un forte controllo pubblicistico e restrittivo dell’accesso e dell’esercizio della professione forense; tutto ciò è in evidente contrasto con la normativa europea, basata sui principi di libera concorrenza, meritocrazia e flessibilità. Una vera riforma avrebbe dovuto tutelare la qualità del servizio reso ai cittadini, garantendo, al contempo, criteri più ampi di accesso e confermando l’abolizione delle tariffe minime, importante soprattutto per i giovani all’inizio della carriera; in tal senso andavano molti degli emendamenti presentati, la maggior parte dei quali sono stati respinti per favorire un disegno di conservazione dello status quo. La nuova norma, se approvata, produrrà un aumento dei prezzi senza miglioramenti nella qualità delle prestazioni e potrebbe rappresentare un precedente dannoso per le professioni non regolamentate, che si sono affermate sul mercato perché competitive e organizzate in modo imprenditoriale. Si è rotto un equilibrio che negli ultimi anni aveva portato a non creare nuovi ordini e a non ampliare le esclusive, in attesa di una riforma organica delle professioni regolamentate e del riconoscimento della libertà di esercizio di quelle più innovative. Nell’annunciare il voto contrario del Movimento per le autonomie sul provvedimento, auspica che esso venga radicalmente modificato dalla Camera dei deputati. SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE) – Un intervento di riordino complessivo del mondo delle professioni è necessario e urgente: si augura perciò che lo statuto delle professioni preannunciato dal Ministro della giustizia non rimanga lettera morta. Esprime perplessità di metodo e di merito sul disegno di legge in discussione, il cui iter è stato contrassegnato alternativamente da battute d’arresto e da improvvise accelerazioni. Trascurando la funzione costituzionale dell’avvocato in quanto garante del diritto di difesa, il Governo si è fatto interprete di interessi corporativi e ha manifestato chiusura di fronte a proposte dell’opposizione che interpretavano esigenze di tutela del prestigio e di modernizzazione della professione, di competitività e di sviluppo. Sono stati respinti, infatti, gli emendamenti della minoranza che miravano ad allineare la riforma alle norme comunitarie, a liberalizzare l’accesso alla professione, a rendere più trasparenti i criteri per l’iscrizione all’albo, a preservare la professione da infiltrazioni mafiose, ad affidare i procedimenti disciplinari ad un soggetto terzo, ad offrire maggiori opportunità ai giovani avvocati e a garantire borse di studio ai tirocinanti meritevoli e privi di mezzi economici. Augurandosi che la Camera dei deputati intervenga sui punti critici del disegno di legge, che sono stati rilevati anche dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, annuncia un voto di astensione.
MAZZATORTA (Lega Nord Padania) – L’avvocato svolge un’attività di rilevanza pubblica, di mediazione tra il cittadino e lo Stato, che richiede autorevolezza e indipendenza. Il numero degli avvocati in Italia è cresciuto a ritmi vertiginosi e non più sostenibili, a fronte di un calo dell’offerta di lavoro da parte di industrie, banche e pubbliche amministrazioni. La mancanza di serie verifiche ha appannato la qualità della professione forense: soltanto modalità di accesso rigorose e un tirocinio severo possono restituire prestigio ad una professione che è insidiata dalle multinazionali del diritto. Dopo le deleterie modifiche dell’esame di Stato e la pratica delle promozioni facili presso le commissioni di esame nel Sud, l’allora ministro della giustizia Castelli adottò nel 2003 un severo decreto-legge contro l’accesso incontrollato che fu però osteggiato dalle associazioni e annacquato dal Parlamento. L’attesa riforma dell’ordinamento forense approntata dal Senato presenta luci ed ombre, ma potrà essere ritoccata alla luce della sua sperimentazione pratica: spetta però soprattutto agli avvocati avviare un percorso autocritico e assumere comportamenti quotidiani capaci di restituire credibilità e utilità sociale alla loro funzione.
CAROFIGLIO (PD) – Al di là delle dichiarazioni pubbliche, nelle conversazioni private nessun senatore è soddisfatto di un testo che non ammoderna la professione forense e non prevede misure per ridurre l’eccessivo numero di avvocati. Guardando ad un’avvocatura libera, plurale, aperta, competente, moderna ed europea, il Gruppo voterà contro un disegno di legge che contraddice questi principi e che presenta aspetti critici in particolare sui temi della tutela dei giovani e dei soggetti deboli nell’accesso alla professione; della reintroduzione delle tariffe minime e quindi della limitazione della libera concorrenza; dell’accentramento nel Consiglio nazionale forense e nei consigli dell’ordine del potere sia di determinare le regole interne sia di applicarle in via amministrativa e disciplinare; del sistema di incompatibilità (dal quale però sono esclusi i parlamentari) utilizzato come strumento di difesa della corporazione; della arbitraria riserva di attività di consulenza stragiudiziale. Da questi nodi critici emerge l’impianto classista del disegno di legge, che tutela interessi corporativi e avvantaggia i più abbienti.
MUGNAI (PDL) – La riforma di una professione non può essere varata contro i suoi destinatari e quella dell’avvocato è rigidamente disciplinata in tutti i Paesi dell’Unione europea. La riforma dell’ordinamento forense in esame ha il merito di aver raccolto il consenso di tutte le componenti dell’avvocatura e, in Commissione, ha registrato un consenso maggiore di quanto non appaia in Assemblea. Al di là dei pregiudizi politici, il provvedimento non è ispirato dall’ottusa difesa di interessi corporativi, bensì dal rifiuto di assoggettare una professione intellettuale ai principi propri dell’impresa commerciale. L’opposizione cade in contraddizione quando denuncia l’eccessivo numero di avvocati e invoca al tempo stesso principi di deregulation, che assecondano un modello confindustrial-sindacale e sviliscono la qualità professionale. L’avvocatura è un presidio storico di garanzia dei diritti dei cittadini ed è stata questa considerazione, e non la difesa di interessi corporativi, a motivare la previsione della riserva dell’attività di consulenza anche nella fase stragiudiziale. La preoccupazione del legislatore deve essere, quindi, quella di valorizzare la tradizione giuridica nazionale, restituendo dignità alla professione forense e impedendo che il praticantato si riduca ad un’area di parcheggio della disoccupazione intellettuale. A tal fine il nuovo ordinamento prevede per gli avvocati oneri precisi in termini di formazione e di specializzazione e una disciplina delle incompatibilità, che è stata attenuata rispetto all’impianto originario, ma che valorizza la pratica professionale.
Voti di dissenso dai rispettivi gruppi di appartenenza :
LI GOTTI (IDV) – In dissenso dal Gruppo annuncia il suo voto favorevole sul provvedimento in esame. Il disegno di legge ha avuto una genesi parlamentare, è passato attraverso un lungo lavoro di approfondimento e di confronto con tutte le organizzazioni dell’avvocatura. Conoscendo la complessità della materia, nell’elaborazione del testo si è cercato di non perdere di vista l’obiettivo di modernizzare la professione forense nell’interesse dei cittadini e della giustizia. Le obiezioni di quanti criticano il testo in esame evocando un modello di avvocato di ispirazione europea non possono essere accolte, in quanto tale figura non esiste, avendo ogni Paese un ordinamento diverso.
LUSI (PD) – In dissenso dal Gruppo annuncia l’astensione dal voto. Il Paese attende da anni la riforma della professione forense, non per favorire gli avvocati, ma per andare incontro alle esigenze dei cittadini. Il confronto parlamentare non doveva assumere i toni di una contrapposizione tra logiche corporative di parti della maggioranza e l’oscillazione tra statalismo e liberismo che si evinceva nelle posizioni delle opposizioni. A fronte di ciò è mancato il coraggio di trovare una soluzione al problema di fondo che interessa il settore, ovvero la continua crescita del numero degli avvocati. Per quanto attiene invece ai giovani, la loro competenza e il loro merito potranno essere tutelati solo se il mercato, sottoposto a regole giuste, sarà l’unico luogo in cui si eserciterà la competizione. Auspica infine che nel corso dell’esame da parte della Camera il testo possa essere ulteriormente migliorato.
A seguito dell’approvazione del Senato, Il Guardasigilli Angelino Alfano ha espresso soddisfazione per l’approvazione della riforma, definita come “importante” e “attesa sia dall’avvocatura italiana che dai cittadini da lungo tempo”. Per il Ministro il nuovo statuto “è indispensabile per garantire la pienezza del diritto di difesa dei cittadini ed è un passo significativo per l’attuazione dei principi del giusto processo nel nostro ordinamento”. Secondo l’esponente del Governo l’avvocatura diventa così “più specializzata, più indipendente e più qualificata professionalmente, responsabilizzando al massimo l’ordine degli avvocati, che è chiamato ad essere garante, di fronte all’utenza, della serietà e della professionalità dei suoi iscritti”.
Lanfranco Tenaglia, componente della commissione Giustizia alla Camera e deputato del PD, afferma che questo “E’ il primo passo verso la necessaria e indispensabile riforma generale dell’avvocatura”. Aggiunge poi che a suo avviso “costituiscono punti importanti e novita’ significative il riconoscimento delle specializzazioni forensi, l’assicurazione obbligatoria, il controllo sull’effettivo esercizio della professione, la maggiore serieta’ del procedimento disciplinare, la migliore regolamentazione dei minimi tariffari e l’abolizione del patto di quota lite. Ma non bisogna fermarsi qui, il testo presenta sotto vari profili lacune e va migliorato, in primo luogo sotto il profilo dell’accesso alla professione e dell’eliminazione delle barriere anagrafiche e delle facilitazioni in ragione dell’anzianita’ nello svolgimento della professione. Va in oltre rafforzata la formazione permanente e la frequenza delle scuole di specializzazione”.
Tutto ciò, specie il fatto che all’interno degli stessi partiti vi sono posizioni differenti, fino ad arrivare alle valutazioni di esponenti del mondo forense e del mondo studentesco e universitario che qui non sono riportate (e non mancheranno nelle future riproposizioni del tema in questione) ma che non possono che ricalcare i temi già emersi, lascia intendere come il provvedimento in oggetto è coinvolto da svariati interessi di più parti, ciascuna di queste con giustificazioni parimenti volte all’ interesse generale secondo loro dire. Sicuramente, la diversa considerazione dell’aggiornamento continuo in base al criterio di anzianità, l’introduzione del tariffario minimo inderogabile, e la rigorosa disciplina delle incompatibilità lascia quantomeno riflettere al lettore imparziale.
Link al testo approvato al Senato:
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00512661.pdf
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Nicola Galetto	elio
Questa volta mi trovo d'accordo con i senatori Li Gotti e Lusi
L'introduzione della formazione continua e delle specializzazioni non può che giovare alla professionalità degli avvocati e dei giovani aspiranti, certo come indicato in chiusura di articolo il fatto che questa non sia obbligatoria per gli avvocati dopo venticinque anni di iscrizione all’albo o dopo il compimento del sessantesimo anno di età, il tariffario minimo inderogabile e la disciplina rigorosa delle incompatibilità con i controlli sul reddito ai fini della permanenza nell'albo svilisce un po' la logica di liberalizzazione del mercato.
Sì hai ragione almeno per quanto riguarda chi esercita la professione da almeno 25 anni. Diciamo che il legislatore ritiene o "spera" che dopo i 60 anni la formazione avuto dall'avvocato sia quanto meno maturata e non necessiti di una continua formazione. Sulla questione del tariffario minimo e dell'incompatibilità dei controlli sul reddito per la permanenza nell'albo il legislatore poteva essere meno permissivo…..
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