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Timestamp: 2020-08-08 02:53:21+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 21787 del 07/09/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21787 del 07/09/2018
Cassazione civile sez. trib., 07/09/2018, (ud. 07/07/2017, dep. 07/09/2018), n.21787
sul ricorso 23697/2013 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE (OMISSIS) DI TORINO, in
avverso la sentenza n. 13/2013 della COMM. TRIB. REG. del PIEMONTE,
07/07/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO GRECO;
O.C. propone ricorso per cassazione con tre motivi, illustrati con successiva memoria, nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale del Piemonte che, accogliendo l’appello dell’Agenzia delle Entrate, ha confermato la fondatezza dell’avviso di accertamento, ai fini dell’IRPEF, dell’IRAP e dell’IVA per l’anno 2002, con il quale, a seguito del controllo della dichiarazione della contribuente, titolare di un’impresa artigianale di assemblaggio di componenti elettrici su circuiti stampati, rilevata una incongruenza tra ricavi dichiarati e quelli determinati in applicazione dei i parametri di cui ai D.P.C.M. 29 gennaio 1996 e D.P.C.M. 27 marzo 1997, previsti dalla L. 28 dicembre 1995, n. 549, art. 3, commi 181 e 184, ed esperito senza esito positivo il contraddittorio, ai fini dell’accertamento con adesione, venivano accertati maggiori ricavi per Euro 54.621 a fronte dei ricavi dichiarati pari a Euro 167.477.
La contribuente, denunciando cumulativamente “la violazione o falsa applicazione delle norme di diritto. Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo in violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, artt. 161 e 162 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5”, con un primo motivo, assumendo che ogni accertamento presuntivo non possa avere una valenza superiore alle prove offerte dal contribuente, sostiene di aver portato a dimostrazione della correttezza fiscale e della non applicabilità dei parametri, già in sede di contraddittorio, prove e circostanze di fatto che enumera, dolendosi che nessuna adeguata motivazione dell’atto impositivo sia stata proposta dall’ufficio, limitatosi ad un conteggio matematico dei parametri. Sostiene essere a carico dell’ufficio l’onere di provare le ragioni per cui i parametri debbano essere applicati in sostituzione di una corretta tenuta contabile; con un secondo motivo assume che l’applicazione dei parametri quali conteggi matematici per la determinazione del reddito è una forma di inversione dell’onere della prova giustificato e legittimato solamente allorquando non sussistano chiarimenti forniti dal contribuente: l’ufficio non potrebbe sovvertire l’onere della prova senza precisa e puntuale motivazione; con un terzo motivo assume che il giudizio d’appello – nel quale era risultata soccombente – non sarebbe una semplice e diversa riformulazione di un ragionamento sull’oggetto del contendere: qualora infatti il giudice d’appello ritenga errata la decisione del primo giudice, deve puntualmente e precisamente individuare dove la sentenza impugnata risulta errata, laddove nella specie l’ufficio ha appellato semplicemente sostenendo la validità dei maggiori ricavi contestati determinandoli sulla base del conteggio matematico determinato dai parametri.
Questa Corte ha in particolare chiarito come nella fase del contraddittorio il contribuente abbia “la facoltà di contestare l’applicazione dei parametri provando le circostanze concrete che giustificano lo scostamento della propria posizione reddituale, con ciò costringendo l’ufficio ove non ritenga attendibili le allegazioni di parte – ad integrare la motivazione dell’atto impositivo indicando le ragioni del suo convincimento” (Cass. n. 21754 del 2017, n. 17646 del 2014).
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate in Euro 2.800 oltre alle spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 sentenza 
 art. 13
 art. 13