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Timestamp: 2020-04-01 17:44:17+00:00

Document:
C. di S. 376/2004 - Silenzio su d.i.a.
EDILIZIA E URBANISTICA - 101
Consiglio di Stato, sezione V, 4 febbraio 2004, n. 376
In caso di ricorso contro il silenzio della P.A. il giudice amministrativo deve limitarsi ad accertare l'illegittimità dell’inerzia e non può sindacare l’esame della fondatezza della pretesa sostanziale del ricorrente.
Colui che reagisce all’inerzia della P.A. deve seguire il rigoroso procedimento dell’art. 25 d.P.R. n. 3 del 1957, in base al quale dopo il silenzio per almeno sessanta giorni è necessaria una diffida a provvedere entro un termine non inferiore a trenta giorni, da notificare a mezzo di ufficiale giudiziario, solo dopo la quale è ammesso il ricorso.
sul ricorso in appello n. 6398/2003, proposto dal Comune di SETTIMO MILANESE, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dagli avv.ti M.A.S. e M.C. e presso la prima elettivamente domiciliato in ...
B.M. e B.A., costituitisi in giudizio, rappresentati e difesi dagli avv.ti G.M. ed E.R. presso il secondo elettivamente domiciliati in ...
della S.I. s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., non costituitasi in giudizio,
della sentenza del T.A.R. della Lombardia, sede di Milano, Sezione II, 9 maggio 2003, n. 1777;
relatore, alla pubblica udienza del 9 gennaio 2004, il Consigliere Paolo BUONVINO; udito, per l’appellante, l’avv. M.A.S.
1) – Con la sentenza appellata il T.A.R. ha accolto il ricorso proposto dagli odierni appellati per l’accertamento, ai sensi e per gli effetti dell’art. 21-bis della legge n. 1034/1971, dell’illegittimità del silenzio serbato dal Comune di Settimo Milanese , maturato a seguito dell’atto di diffida in data 27 settembre 2002, in tema di variante DIA, presentata il 9 agosto 2002 dalla S.I. s.r.l., diretta al recupero del sottotetto ai sensi della L.R. n. 15/1996; per l’effetto ha dichiarato illegittimo il comportamento omissivo della P.A. in presenza della detta diffida e ha ordinato, al Comune ed alla società intimate, di dar corso ad una serie di incombenti, nominando un commissario ad acta perché intervenisse in sostituzione dell’amministrazione comunale in caso di inadempienza da parte della medesima.
Per il Comune appellante la sentenza sarebbe erronea non sussistendo, nella specie, i presupposti per la declaratoria di illegittimità del silenzio ai sensi dell’art. 21-bis, legge n. 1034/1971; inoltre, non solo non vi sarebbe stata inerzia alcuna da parte del Comune, ma la questione esaminata dal T.A.R. non avrebbe potuto essergli sottoposta in quanto già assoggettata a precedente ricorso di merito, volto a contestare la legittimità della DIA; infine, con la sentenza sarebbero stati imposti incombenti istruttori e provvedimentali eccedenti i limiti di legge.
Nella specie, il T.A.R. ha esaminato, peraltro, il merito del ricorso, ritenendo fondata la richiesta avanzata dagli istanti, senza limitare, invece, il proprio esame alla constatazione dell’inadempimento da parte della P.A. dell’asserito obbligo di pronuncia.
Va osservato, in particolare, che con il ricorso di primo grado n. 3975/2003, depositato il 30 dicembre 2003, in seno al quale è stata pronunciata la sentenza qui appellata, i ricorrenti hanno chiesto “l’accertamento ai sensi e per gli effetti dell’art. 21-bis L. 1034/1971, dell’illegittimità del silenzio del Comune di Settimo Milanese in merito alla denuncia di inizio attività in variante presentata da Settimo Immobiliare s.r.l. il 9 agosto 2002, diretta al recupero del sottotetto ai sensi della L.R. 15/1996”.
In relazione ai detti ricorsi vi è anche da osservare che, quanto a quello n. 3639/2002, lo stesso, a tutt'oggi, non è stato definito nel merito e in esso, tra l’altro, è stata respinta l’istanza di sospensiva con ordinanza del medesimo T.A.R. 17/23 dicembre 2002, n. 2592.
Si aggiunga che non sussiste alcun obbligo in capo alla P.A. di riesaminare i propri atti impugnabili, per cui non si forma il silenzio-rifiuto sull'istanza del privato per il riesame di questi ultimi (cfr., tra le altre, sez. V, 27 marzo 2000, n. 1765); nella specie, con il primo dei detti ricorsi gli interessati avevano già impugnato le determinazioni tacite dell’Amministrazione, legittimanti l’esecuzione delle opere edilizie di cui si tratta sicché, a maggior ragione, non erano legittimati ad attivare la via del silenzio-rifiuto.
5) - Va, inoltre, anche ricordato che, con nota inviata il 3 ottobre 2002 al legale degli originari ricorrenti, l’avv. M.C., “per conto e nell’interesse del Comune di Settimo Milanese”, precisava le ragioni che si opponevano all’adozione dei richiesti provvedimenti sanzionatori nei confronti della società S.I. s.r.l.
Non senza contare, infine – e anche tale circostanza è stata sottaciuta nell’originario ricorso n. 3975/02 – che, con nota n. 2686 del 22 novembre 2002, inviata via fax, il Comune trasmetteva al legale degli odierni appellati una nota dal seguente tenore: “in allegato alla presente vi inviamo, per opportuna conoscenza, nonché come da voi espressamente richiesto, copia dell’ordinanza emessa in data 21 novembre 2002 a riguardo dell’erigendo immobile di via ..., situato a confine con le proprietà dei sigg. B., da voi rappresentati”.
Con la conseguenza che, anche sotto i profili ora detti, è da escludere l’ammissibilità del ricorso per la declaratoria di illegittimità del silenzio-rifiuto, dal momento che il Comune, lungi dall’essere rimasto del tutto inattivo a fronte delle iniziative degli originari ricorrenti, ha, per converso, assunto determinazioni rilevanti, avendo comportato la paralisi delle opere in contestazione; di qui l’ulteriore profilo di inammissibilità di tale tipo di ricorso.
7) - Per i suesposti motivi, in accoglimento dell’appello in epigrafe e in riforma della sentenza appellata, va dichiarato inammissibile il ricorso di primo grado.
Così deciso in Roma il 9 gennaio 2004 dal Collegio costituito dai Signori:
CHIARENZA MILLEMAGGI - Consigliere

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