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Timestamp: 2020-05-29 23:07:43+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 14 dicembre 2018, n. 32506 - Legittimità dell'iscrizione d'ufficio disposta dall'Inps presso la Gestione separata dell'iscritto all'Albo professionale ma non alla Cassa dei dottori commercialisti - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 14 dicembre 2018, n. 32506 – Legittimità dell’iscrizione d’ufficio disposta dall’Inps presso la Gestione separata dell’iscritto all’Albo professionale ma non alla Cassa dei dottori commercialisti
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 14 dicembre 2018, n. 32506
Dottore commercialista – Contestuale attività di lavoro dipendente – Iscrizione all’Albo professionale ma non alla Cassa dei dottori commercialisti – Iscrizione d’ufficio disposta dall’Inps presso la Gestione separata – Legittimità
1. Con sentenza n. 174 del 2016, la Corte d’Appello di Caltanissetta ha confermato la decisione del Tribunale di Caltanissetta di accoglimento del ricorso proposto da D.F.C.M., lavoratore dipendente e dottore commercialista, iscritta all’albo professionale ma non alla Cassa dei dottori commercialisti per non aver superato i redditi previsti per l’iscrizione obbligatoria, avverso la propria iscrizione d’ufficio disposta dall’Inps nella Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995 e l’intimazione di pagamento relativa ai contributi per il lavoro autonomo svolto nell’anno 2005.
2. A sostegno della decisione, la Corte territoriale ha osservato che l’estraneità della posizione dei liberi professionisti rispetto all’ambito applicativo della Gestione separata si deduce, oltre che dall’art. 2, comma 26, I. n. 335 del 1995, anche dall’art. 18, comma 12, d.l. n. 98 del 2011 conv. in I. n. 111 del 2011, norma che interpretando autenticamente il disposto del citato art. 2, comma 26, ha reso manifesto che l’iscrizione alla Gestione separata presso l’Inps ha carattere residuale, essendo obbligata solo per i lavoratori autonomi che esercitano una professione per la quale non sia obbligatoria l’iscrizione ad appositi albi, ovvero per coloro che, pur iscritti ad albi, svolgano un’attività non soggetta a versamento contributivo agli enti di previdenza per i liberi professionisti e ciò in quanto la ratio della istituzione della Gestione separata è quella di assicurare copertura assicurativa e tutela previdenziale a soggetti che, in difetto di iscrizione a tale gestione, ne resterebbero privi.
Le citate condizioni non ricorrono nel caso di specie in cui l’attività esercitata non è tra quelle non soggette all’iscrizione all’albo professionale, trattandosi di attività di dottore commercialista, né è tra quelle non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11 (casse professionali di cui al d.lgs. n. 509 del 1994 ed al d.lgs. n. 103 del 1996), avendo INARCASSA imposto il pagamento di contributi sul reddito prodotto, non facendo la legge alcuna distinzione in ordine al tipo di contribuzione ed in particolare non rilevando che si tratti di contributo integrativo e non soggettivo.
3. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso I’Inps, fondato su un motivo, ulteriormente illustrato con memoria, cui ha non ha opposto difese D.F.C.M..
4. La sesta sezione di questa Corte ha emesso ordinanza interlocutoria con la quale, data la pendenza di altri ricorsi relativi al più generale problema dei rapporti tra la gestione separata INPS e gli enti gestori delle forme di previdenza richiamati dall’art. 18, comma 12. d.l. n. 98 del 2011 (conv. in I. n. 111 del 2011), si è disposta la trattazione in pubblica udienza al fine della definizione complessiva della questione.
1. Con il motivo di ricorso, ai sensi dell’articolo 360, primo comma cod. proc. civ., l’INPS denuncia violazione e falsa applicazione dell’articolo 2, comma 26 e ss., I. 8 agosto 1995 n. 335, dell’art. 18, comma 12, d.l. 6 luglio 2011 n. 98 (conv. con modif. in I. 15 luglio 2011 n. 111) nonché I. n. 1067 del 1953.
Ha censurato la sentenza per avere affermato l’i n sussistenza dell’obbligo di iscrizione alla Gestione separata e del pagamento della contribuzione in capo ai dottori commercialisti che svolgono attività libero professionale per la quale, in difetto del raggiungimento del reddito previsto dalla regolamentazione della Cassa per i dottori commercialisti, non sussiste obbligo di iscrizione alla Cassa stessa senza considerare che l’art. 2, comma 26, I. n. 335 del 1995 deve trovare applicazione nella fattispecie, essendo presenti i presupposti richiesti: esercizio di attività professionale soggetta all’iscrizione all’albo; assenza di obbligo di iscrizione alla cassa professionale.
2. La questione controversa concerne l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata presso I’INPS dei dottori commercialisti non iscritti obbligatoriamente alla Cassa dei dottori commercialisti alla quale versano esclusivamente un contributo integrativo in quanto iscritti agli albi, cui non segue la costituzione di alcuna posizione previdenziale a loro beneficio, è già stata decisa, sebbene riferita alla categoria professionali degli ingegneri ed architetti, da questa Corte di cassazione con le sentenze. nn. 30344 del 2017, n. 30345 del 2017, n. 1172 del 2018, n. 2282 del 2018, n.1643 del 2018, con le quali si è affermata la sussistenza dell’obbligo in discorso.
3. Ciò premesso va rilevata l’insussistenza di ragioni valide per rimettere il ricorso al Primo Presidente, ai sensi dell’art. 374, secondo comma, cod. proc. civ., al fine della sua trattazione da parte delle Sezioni Unite di questa Corte, posto che non si è in presenza di questioni di diritto già decise in senso difforme dalle sezioni semplici; inoltre, ad avviso di questa Corte la questione, seppure complessa, non mostra reali margini di controvertibilità, per cui non è integrata l’ipotesi della questione di massima di particolare importanza che presuppone che la questione giuridica – suscettibile di riproporsi in un numero considerevole di casi – presenti aspetti tali da risultare controvertibile e, non essendo stata esaminata in precedenza da parte della Corte di cassazione, possa determinare, per ciò solo, la opportunità di investirne subito le Sezioni Unite.
5. Le tesi reciprocamente contrapposte poggiano sull’affermazione o sulla negazione della permeabilità del sistema professionale di categoria rispetto alla regola fissata dall’art. 2, comma 26, I. n. 335 del 1995, laddove risulti che il reddito prodotto attraverso l’esercizio della professione de qua non sia inciso da obbligo contributivo utile a costituire una posizione previdenziale in favore dello stesso professionista.
In caso di cessazione del titolo di esonero, entro 6 mesi, dev’ essere presentata la domanda di iscrizione, pena l’applicazione delle sanzioni. Il dottore commercialista, in possesso dei requisiti per l’esonero, ha facoltà di iscriversi alla Cassa ed in questo caso l’iscrizione decorre dal 1 gennaio dell’anno di presentazione della domanda, fatta salva la possibilità di retrodatarne la decorrenza, nei limiti prescrizionali vigenti.
Costoro, conseguentemente, non sono tenuti al versamento del contributo soggettivo, bensì unicamente al versamento del contributo integrativo, dovuto da tutti gli iscritti all’albo di dottore commercialista, indipendentemente dall’iscrizione alla Cassa professionale. Il dottore commercialista esonerato, infatti, deve comunicare annualmente il reddito netto professionale e il volume di affari IVA prodotto e versare il contributo integrativo. Come è noto, questa Corte di cassazione con la sentenza a SS.UU. n. 3240 del 2010, che per questo aspetto continua ad esprimere arresti del tutto condivisibili e non contrastati, a proposito della legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 26, il cui testo dispone: “26. A decorrere dal 1 gennaio 1996 sono tenuti all’iscrizione presso una apposita gestione separata, presso l’Inps, e finalizzata all’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitino, per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al T. U. delle imposte sui redditi approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 49, comma 1, e successive modificazioni e integrazioni, nonché i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui all’art. 49, comma 2, lett. A), medesimo testo unico e gli incaricati alla vendita a domicilio. Sono esclusi dall’obbligo i soggetti assegnatari di borse di studio, limitatamente alla relativa attività”, ha affermato che:
– la caratteristica della norma, che si evince dal testo, è l’aver assoggettato ad assicurazione non più determinate categorie di lavoratori ma due tipi di reddito da lavoro autonomo: quelli di cui all’art. 49, comma 1, del TUIR che derivano dall’esercizio, abituale ancorché non esclusivo, di arti e professioni, e quelli di cui al secondo comma dello stesso articolo, derivanti dagli uffici di amministratore e sindaco di società e da altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
– la compatibilità, per i percettori dei redditi di cui all’art. 46 del TUIR, della doppia iscrizione è testualmente prevista dalla legge 27 dicembre 1997, n. 449, art. 59, comma 16, laddove, all’interno della gestione separata, è prevista una differente aliquota per coloro i quali sono iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria e quanti non lo sono;
– le peculiarità indicate comportano differenze fondamentali fra la gestione separata e tutte le altre sopra indicate e cioè:a) contribuzione basata sul criterio di cassa e non di competenza; b) mancanza di un minimale contributivo, esistente invece, oltre che per l’AGO, anche per l’assicurazione commercianti (per cui, quale che sia il reddito ricavato, la contribuzione non può scendere al di sotto di una certa soglia (cfr. legge 31 dicembre 1991, n. 415, art. 6, comma 7); c); la negazione del principio dell’attività prevalente;
– nella gestione separata la contribuzione si commisura esclusivamente ai compensi percepiti ed i decreti ministeriali a cui fa rimando la legge n. 335 del 1995, art. 2, comma 30, ossia il d.m. 24 novembre 1995 ed il successivo d.m. 2 maggio 1996, n. 281, dettano i criteri per il versamento della contribuzione, distinguendo tra i redditi di cui art. 49, comma 1, TUIR, che sono quelli da lavoro autonomo derivanti dall’esercizio di arti o professioni, per i quali il soggetto onerato del versamento della contribuzione è lo stesso soggetto percettore (come previsto per gli altri lavoratori autonomi iscritti nelle gestioni Inps artigiani, commercianti e coltivatori diretti), e i redditi di cui al secondo comma del medesimo art. 49, che derivano dagli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società e dagli altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, per i quali il soggetto obbligato al versamento della contribuzione è invece il soggetto erogatore dei compensi (come prescritto per la gestione AGO dei lavoratori dipendenti) attraverso un meccanismo analogo a quello previsto per il sostituto di imposta (il d.P.R. n. 917 del 1986 è stato modificato dal d.lgs. 12 dicembre 2003, n. 344, con effetti dal primo gennaio 2004, ma l’impianto fondamentale, per quanto interessa, è rimasto lo stesso);
– la regola generale è, quindi, che all’espletamento di duplice attività lavorativa, quando per entrambe si prevede la tutela assicurativa, deve corrispondere la duplicità di iscrizione e non si ha, peraltro, duplicazione di contribuzione, perché a ciascuna fa capo un’attività diversa. Inoltre ciascuna delle obbligazioni contributive viene parametrata sulla base dei compensi rispettivamente percepiti, che non si cumulano, ma restano distinti e sottoposti alla rispettiva aliquota di prelievo.
7. Si è giunti, dunque, all’estensione dell’obbligo assicurativo a quasi tutti i lavoratori autonomi, ricomprendendovi non solo i lavoratori definiti parasubordinati (lavoratori coordinati e continuativi secondo il d.lgs. n. 81 del 2015), ma anche, con interventi normativi mirati, varie altre categorie, quali: addetti a servizi turistici, addetti ad attività di intermediazione, incaricati di vendite a domicilio, beneficiari di borse di studio per la frequenza ai corsi di dottorato di ricerca (art. 1, legge n. 315 del 1998), associati in partecipazione (art. 43, d.l. n. 269 del 2003, conv. in I. n. 326 del 2003 ed art. 1, comma 157, I. n. 311 del 2004); (art. 44, comma 2, del d.l. n. 269 del 2003) lavoratori autonomi occasionali al di sopra di una certa soglia di reddito (euro 5.000); spedizionieri doganali non dipendenti (I. n. 230 del 1997); assegnisti di ricerca; amministratori locali; beneficiari di borse di studio a sostegno della mobilità internazionale degli studenti (solo da maggio a dicembre 2003) e degli assegni per attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero, i medici con contratto di formazione specialistica, i volontari del Servizio Civile Nazionale (avviati dal 2006 al 2008).
8. Il presupposto da cui deriva l’obbligo di iscrizione dei suddetti soggetti è in linea di principio strettamente correlato alla qualificazione fiscale dei redditi che essi percepiscono ed alla entità dei medesimi che diventa irrilevante se inferiore alla soglia di cui all’art. 44, comma 2, d.l. n. 269 del 2003.
9. Tale complessivo ed articolato quadro normativo, che si è correttamente ricondotto ad una consapevole scelta legislativa di estensione della copertura assicurativa anche attraverso il piano oggettivo, perché ancorata direttamente alla produzione di redditi qualificati secondo la disciplina tributaria, induce a ritenere che la copertura previdenziale realizzata attraverso la istituzione della Gestione separata non è limitata alla protezione nominativa di singole figure di lavoratori autonomi rimaste prive di tutela assicurativa ed emergenti, via via, a seconda delle evoluzioni del sistema economico e produttivo, ma ha assunto una funzione di chiusura del sistema che si rivolge alle aree soggettive ed oggettive non coperte da altre forme di assicurazione obbligatoria e che risponde all’obbligo dello Stato di dare concretezza al principio della universalità delle tutele assicurative obbligatorie relative a tutti i lavoratori (art. 35 Cost.), rispetto agli eventi indicati nell’art. 38, secondo comma, della Costituzione, nei modi indicati dal comma quarto dello stesso articolo 38 della Costituzione.
10. Sono lavoratori tutti coloro che traggono dalla loro personale attività professionale i mezzi necessari a soddisfare le esigenze di vita proprie e familiari, ivi compresi anche i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti, secondo il dettato costituzionale, per cui essi vanno tutelati dal punto di vista previdenziale al verificarsi di una delle situazioni di bisogno individuate dallo stesso art. 38 Cost.
11. Su queste premesse va verificata la sostenibilità, rispetto alla appena enunciata regola dell’universalizzazione delle tutele, della tesi avallata dalla sentenza impugnata secondo cui, in applicazione del disposto dell’art. 2, comma 26, I. n. 335 del 1995 come interpretato dall’art. 18, comma 12, d.l. n. 98 del 2011 conv. in I. n. 111 del 2011, si sottrae all’obbligo di iscrizione alla gestione separata il professionista che, per svariate ragioni dovute alle specifiche discipline previdenziali di categoria, non sia soggetto alla iscrizione presso la cassa professionale di riferimento benché soggetto all’obbligo di versamento del contributo integrativo.
13. In altri termini, il principio di universalizzazione soggettivo ed oggettivo della copertura assicurativa obbligatoria si traduce operativamente nella regola secondo la quale l’obbligo (ex art. 2, comma 26, I. n. 335 del 1995) di iscrizione alla gestione separata è genericamente rivolto a chiunque percepisca un reddito derivante dall’esercizio abituale (anche se non esclusivo), ma anche occasionale (entro il limite monetario indicato nell’art. 44, comma 2, del d.l. n. 269 del 2003) di un’attività professionale per la quale è prevista l’iscrizione ad un albo o ad un elenco, anche se il medesimo soggetto svolge anche altra diverse attività per cui risulta già iscritto ad altra gestione.
15. Va, infatti, rimarcato che il principio di autonomia riconosciuto alle Casse professionali dal d.lgs. 509 del 1994 realizza, nel rispetto della natura pluralista dell’intero sistema previdenziale, il diverso scopo di rispettare le istanze del gruppo professionale nella gestione dell’assicurazione obbligatoria, all’interno dello spazio assegnato loro dalla legge (art. 3, comma 12, I. n. 335 del 1995), senza il concorso finanziario da parte dello Stato.
16. L’art. 2 del d.lgs. n. 509 del 1994 ha attribuito autonomia gestionale, organizzativa e contabile a tali associazioni o fondazioni, con i limiti dovuti «alla natura pubblica dell’attività svolta» (art. 2, 10 co.). Così i nuovi soggetti fruiscono di autonomia statutaria e regolamentare (art. 1, 4 co.), si finanziano attraverso i versamenti contributivi dei propri iscritti, con divieto di contribuzioni pubbliche (art. 1, 1 e 3 co.) ma permane, nei loro confronti, il controllo pubblico (art. 3).
17. Anzi, tale controllo si è rafforzato con modifiche alla legge di sistema (v. I. 30 luglio 2010, n. 122 e 15 luglio 2011, n. 111) e con leggi di settore che, per specifici aspetti, hanno attratto le attività delle Casse nel proprio ambito oggettivo.
Ciò chiarito quanto alla struttura, sotto il profilo funzionale rimane la considerazione che in realtà entrambi gli enti si pongono nello stesso modo nei riguardi dello Stato, giacché seppure, in passato, poteva ritenersi che il fine della solidarietà all’interno della categoria fosse proprio, ed esclusivo, della stessa categoria protetta, con il nuovo assetto costituzionale la copertura assicurativa previdenziale è divenuto un compito diretto dello Stato a cui spetta fissare i limiti delle tutele.
19. La giurisprudenza costituzionale conforta tale assunto, essendo stato rilevato che la trasformazione in soggetti privati ha lasciato «immutato il carattere pubblicistico dell’attività istituzionale di previdenza ed assistenza svolta dagli enti, articolandosi invece sul diverso piano di una modifica degli strumenti di gestione e della differente qualificazione giuridica dei soggetti stessi: l’obbligo contributivo costituisce un corollario, appunto, della rilevanza pubblicistica dell’inalterato fine previdenziale.
L’esclusione di un intervento a carico della solidarietà generale consegue alla stessa scelta di trasformare gli enti, in quanto implicita nella premessa che nega il finanziamento pubblico o altri ausili pubblici di carattere finanziario» (Corte Cost. n. 248/1997). La Corte ha pure chiarito, quanto alla natura della “contribuzione obbligatoria” che non si tratta di finanziamento pubblico ma del “corollario della rilevanza pubblicistica del fine previdenziale”. Costituisce lo strumento per abilitare, facilitare promuovere l’auto-organizzazione di una comunità di professionisti in fatto di previdenza e, conseguentemente, l’equilibrio di un sistema previdenziale basato su una “solidarietà endo-categoriale” o “comunanza d’interessi”;l’appartenenza obbligatoria all’ente privatizzato non lede la libertà negativa di associazione, riconosciuta dall’art. 18 Cost., in quanto è funzionale alla «[…] tutela di altri interessi costituzionalmente garantiti», «purché non siano altrimenti offesi libertà, diritti e principi costituzionalmente garantiti (diversi dalla libertà negativa di associarsi)», e risulti al tempo stesso che tale previsione «assicura lo strumento meglio idoneo all’attuazione di finalità schiettamente pubbliche, trascendenti la sfera nella quale opera il fenomeno associativo costituito per la libera determinazione dei privati” (sentenza n. 40/1982), o di un fine pubblico «che non sia palesemente arbitrario, pretestuoso o artificioso» (sentenza n. 20/1975; e cfr. anche le sentenze n. 120/1973 e n. 69/1962).
20. Corte Cost. n. 15/1999 rammenta che «la privatizzazione degli enti pubblici di previdenza e assistenza è inserita nel contesto del complessivo riordinamento o della soppressione di enti previdenziali, in corrispondenza ad una direttiva più generale volta ad eliminare duplicazioni organizzative e funzionali nell’ambito della pubblica amministrazione», le Casse sono sfuggite a questo processo di “razionalizzazione organizzativa” o “fusioni ed incorporazioni” in quanto «enti che, non usufruendo di alcun sostegno finanziario pubblico, intendono mantenere la loro specificità ed autonomia, assumendo la forma dell’associazione o della fondazione».
21. Da ultimo, con la sentenza 7/2017 la Corte ha ribadito che la trasformazione delle Casse operata dal decreto legislativo n. 509 del 1994, «pur avendo inciso sulla forma giuridica dell’ente e sulle modalità organizzative delle sue funzioni, non ha modificato il carattere pubblicistico dell’attività istituzionale di previdenza ed assistenza. Peraltro, la Corte delle leggi ricorda come il principio del buon andamento di cui all’art. 97 Cost. stia alla base del portato normativo del predetto decreto legislativo n. 509, essendo stata la riforma ispirata dall’esigenza di «percorrere una strada alternativa di tipo mutualistico rispetto alla soluzione «generalista» della previdenza».
23. Sulle premesse sin qui esposte va esaminato il disposto dell’art. 18, comma 12, del d.l. n. 98 del 6 luglio 2011, convertito dalla legge n. 111 del 15 luglio del 2011, che, esplicitando l’intento di voler chiarire quali liberi professionisti siano tenuti alla iscrizione alla gestione separata, dispone che il comma 26 del citato art. 2 della legge n. 335 del 1995 va inteso nel senso che “i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo tenuti all’iscrizione presso l’apposita gestione separata INPS sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato alla iscrizione ad appositi albi professionali ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11 in base ai rispettivi ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11”.
25. Dal punto di vista astratto, è possibile, poi, intendere il “versamento contributivo”, come riferito al contributo soggettivo o anche a quello integrativo, giacché viene messo in dubbio se il versamento che esonera dalla iscrizione sia solo quello soggettivo, finalizzato alla creazione di una posizione previdenziale o anche quello integrativo (che viene versato da tutti coloro che sono iscritti agli albi ma non alle casse). Quest’ultimo versamento in quanto “sterile”, perché non produttivo di alcuna prestazione per il soggetto tenuto al pagamento, avrebbe una mera finalità solidaristica in senso lato.
26. La soluzione di queste ulteriori questioni derivate dalla legge interpretativa, come già sottolineato dai precedenti specifici di questa Corte, vanno risolti, necessariamente, alla luce della ricostruzione sistematica sopra rappresentata perché un’interpretazione meramente letterale non potrebbe mai giungere a soluzioni certe essendo il termine <versamento contributivo> senza ulteriore specificazione del tutto ambiguo così come la valenza della congiunzione ovvero. Per tale ragione va certamente condivisa l’impostazione dei precedenti specifici di questa Corte ricordati al punto 1) che hanno correttamente rimarcato che la legge interpretativa non può essere letta senza considerare la norma che si intende interpretare e sul cui contenuto di centrale rilievo sistematico si è sin qui detto.
27. La norma interpretata, infatti, significativamente intitolata all’armonizzazione degli ordinamenti pensionistici, pur nel rispetto della pluralità degli organismi assicurativi (art. 1, comma 1 I. n. 335 del 1995), ha chiaramente indicato la volontà di estendere l’area della tutela assicurativa attraverso l’istituzione della Gestione separata, facendone un principio dell’intera riforma. Il principio ha trovato sostanziale, seppure non totale, concretizzazione nei sensi sopra ricordati, e la sua portata deve incidere anche sulla disciplina sostanziale delle previdenze di categoria, ridimensionando in caso di sua negazione, i criteri di autonomia e di separazione delle tutele, che caratterizzano il provvedimento sulla privatizzazione, adottato dal d.lgs. n. 509 del 1994.
28. Pertanto, l’unica forma di contribuzione obbligatoriamente versata che può inibire la forza espansiva della norma di chiusura contenuta nell’art. 2, comma 26 , I. n. 335 del 1995 come chiarita dall’art. 18, comma 12, d.l. n. 98 del 2011, non può che essere quella correlata ad un obbligo di iscrizione ad una gestione di categoria, in applicazione del divieto di duplicazione delle coperture assicurative incidenti sulla medesima attività professionale.
30. La conclusione qui esposta non è contraddetta, infine, neanche dalle considerazioni, evocate soprattutto in sede di discussione, circa la eventuale non utilità della contribuzione versata dal professionista presso la Gestione separata a seguito della sua iscrizione d’ufficio, posto che questa Corte di cassazione ha avuto modo da tempo (cfr.Cass. n.10396 del 2009) di ribadire che dall’obbligo introdotto dall’art. 2, comma 26, I. n. 335 del 1995 e dal successivo comma 32, che regola l’emanazione di norme regolamentari, si trae la deduzione che la nuova gestione separata è chiamata fondamentalmente a rappresentare un’ulteriore gestione dell’assicurazione generale obbligatoria, che si aggiunge a quelle preesistenti per i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi dell’agricoltura, commercio e artigianato. Peraltro, anche gli sviluppi recenti della legislazione (v. I. n. 228 del 2012 e I. n. 232 del 2016) si sono mossi nel senso di ampliare la sfera della cumulabilità della diversa contribuzione, non coincidente, maturata da ciascun lavoratore secondo le proprie valutazioni di convenienza.
31. Si tratta certamente di una estensione della copertura assicurativa e non può certo confondersi la funzione dell’imposizione dell’obbligo dell’iscrizione alla Gestione separata con la concreta valorizzazione della contribuzione maturata da ciascun iscritto, come tale legata alle peculiarità della vita lavorativa di ciascuno, in assenza un rapporto di indefettibile corrispondenza tra le pensioni e le retribuzioni e tra le pensioni e l’ammontare della contribuzione versata, ed in presenza di «[…] una tendenziale correlazione, che salvaguardi l’idoneità del trattamento previdenziale a soddisfare le esigenze di vita» (Corte Cost. n. 259 del 2017).
32. In definitiva, accolto il ricorso, la sentenza impugnata va cassata e, per non essere necessario effettuare alcun accertamento ulteriore, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto della domanda di C.M.D.F..
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di C.M.D.F.; dichiara compensate le spese dell’intero processo.
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References: Sentenza 
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 art. 2
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 art. 49
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 art. 6
 art. 2
 art. 49
 art. 49
 art. 1
 articolo 38
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 art. 2
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