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Ausiliario traffico, dip. privato, non è pubblico ufficiale - Pagina 3 - Forum Enti.it
Messaggioda yumino » 23/08/2015, 10:32
Ultima modifica di yumino il 23/08/2015, 10:55, modificato 1 volta in totale.
Messaggioda urlodellapache » 23/08/2015, 10:41
.......quanto più volte evidenziato da questa Corte, secondo cui l’ausiliario del traffico, riveste la qualità di incaricato di pubblico servizio all’atto dell’accertamento e contestazione delle violazioni attinenti al divieto di sosta nelle aree oggetto di concessione alle imprese di gestione dei parcheggi (Sez. 6, 7496/2009, De Certo; Sez. 6, n. 28521 dei 16/04/2014). Ai fini dell’operatività dell’aggravante in questione il pubblico ufficiale risulta equiparato all’incaricato di pubblico servizio.
Messaggioda yumino » 23/08/2015, 10:55
Per quanto riguarda la qualifica di incaricato di pubblico servizio per gli ausiliari dipendenti di concessionarie di parcheggi mi trovi perfettamente d'accordo infatti in tutti i miei post precedenti l'ho ribadito.....
Può essere d'aiuto anche questa pagina che spiega molto bene la figura professionale degli ausiliari....
https://ausiliariodeltraffico.wordpress.com/
Ultima modifica di yumino il 18/01/2017, 18:08, modificato 1 volta in totale.
Messaggioda yumino » 23/08/2015, 11:07
Ps la pubblico integralmente così che tutti la possano leggere
TELO MARCO N. IL 01/07/1981
avverso la sentenza n. 4757/2012 CORTE APPELLO di PALERMO,
udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/01/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ROSA PEZZULLO
Penale Sent. Sez. 5 Num. 34318 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Data Udienza: 19/01/2015
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale,
1.Con sentenza in data 30.10.2013 la Corte di Appello di Palermo, in
parziale riforma della sentenza del G.i.p.del Tribunale di Trapani- con la
quale Ielo Marco era stato condannato alla pena di anni uno di reclusione
ed euro 300,00 di multa, per il delitto di cui agli artt. 56 e 611 c.p. al
capo a) di tentata violenza o minaccia, per costringere a commettere un
reato (annullamento del preavviso di contravvenzione per mancato
pagamento del parcheggio della autovettura in zona blu) e per il delitto di
cui agli artt. 624 bis e 61 n.10 c.p. al capo b), di furto con strappo,
aggravato dalla qualità di pubblico ufficiale della persona offesa -
riduceva la pena inflitta all'imputato a mesi sei di reclusione ed euro
220,00 di multa.
2.Avverso tale sentenza l'imputato, a mezzo del suo difensore di fiducia,
ha proposto ricorso per cassazione, con il quale lamenta la ricorrenza dei
vizi di cui all'art. 606, comma primo, lett. b) ed e) c.p.p., in relazione agli
artt. 56, 611 c.p. (capo A), 624 bis e 61 n. 10 c.p. (capo B); in
particolare, la sentenza impugnata opera una equiparazione dell'ausiliario
del traffico ad un pubblico ufficiale, senza approfondire la ricorrenza
degli elementi costitutivi del reato di cui all'articolo 611 c.p., oggetto di
contestazione capo A); invero, la commissione del fatto cui l'agente
mira deve essere possibile: l'impossibilità di esso escluderebbe infatti,
insieme con la punibilità di un eventuale tentativo del medesimo (art. 49
cpv. c.p.), anche il delitto di cui all'art. 611 c.p., rendendo infatti possibile
al soggetto passivo il compimento del proprio atto e, pertanto, impossibile
la commissione di quello dell'agente; più congrua si presenta, invece, la
qualificazione giuridica della condotta, quale quella di cui di cui all'articolo
passivo, e non anche alla commissione di alcuna fattispecie- di reato;
inoltre, la stessa esistenza di un permesso per portatori di handicap,
nella disponibilità dell'impugnante, costituisce una evidenza tale da
sorreggere fondatamente l' ulteriore censura, secondo cui il giudice di
merito non ha considerato che, ai sensi dell'art. 53 bis della Legge 1
agosto 2003 n. 214, che ha novellato l'articolo 3 del Codice della strada, i
soggetti disabili sono da considerare utenti deboli della strada, come tali
meritevoli di una particolare tutela perché maggiormente esposti ai
pericoli derivanti dalla circolazione stradale; inoltre, ai sensi dell'articolo
188 del Codice della strada "per la circolazione e la sosta dei veicoli al
servizio delle persone invalide, gli enti proprietari della strada sono tenuti
ad allestire e mantenere apposite strutture, nonché la segnaletica
necessaria, per consentire ed agevolare la mobilità di esse; nel caso di
specie opera la causa di non punibilità di cui all'articolo 393 bis c.p., che
ricorre quando il comportamento del soggetto passivo - pur nello
svolgimento- di attività legittima ed eseguita per fini propri dell'ufficio,
costituisce, però, un comportamento scorretto, incivile, inurbano, o
comunque quando le condotte di violenza o minaccia rivolte nei suoi
confronti, non rivelino alcuna volontà di opporsi allo svolgimento dell'atto
d'ufficio, ma rappresentino piuttosto una forma di contestazione della
pregressa attività svolta dal pubblico ufficiale, da inquadrare nell'ambito
della diversa ipotesi delittuosa di cui all'art. 612, o 581 c.p.; inoltre, è
meritevole di censura la sentenza impugnata sotto il profilo della erronea
applicazione della legge penale in relazione all'articolo 624-bis c.p., atteso
che è difficile comprendere la possibile configurazione di un delitto contro
il patrimonio nell'ipotesi in cui sia ingiusto il mezzo adoperato, ma non il
profitto perseguito: da considerarsi giusto quando sia fondato su una
pretesa legittima in quanto riconosciuta dal diritto.
1.1 fatti vengono così descritti nella sentenza di primo grado, da
leggersi in uno a quella impugnata, costituendo un unicum, quanto ad
apparato motivazionale, nel senso che sull'autovettura di proprietà
dall'imputato- parcheggiata all'interno della zona per la sosta a
pagamento, con esposto un contrassegno rilasciato dal Comune di
Reggio Calabria- veniva apposto un preavviso di constatata violazione, e
lo Ielo si dirigeva verso la postazione degli ausiliari del traffico per
protestare in merito al suddetto preavviso, trattandosi di veicolo munito
appunto del predetto permesso per le persone con disabilità, non
soggetto al pagamento per la sosta; avvicinatasi all'imputato, l'ausiliaria
del traffico, Giano Anna Maria, autrice del preavviso, la contestazione
trasmodava e l'imputato minacciava la predetta fargliela pagare ove non
avesse provveduto ad annullare il preavviso, sottraendole, quindi, il
blocco cartaceo sul quale la predetta compilava i preavvisi di violazione.
2.In base a tale ricostruzione degli accadimenti, il giudice di primo
grado ha ritenuto che si configurassero a carico dell'imputato le ipotesi di
cui agli artt. 56 e 611 c.p. e 624 bis c.p. a fronte di diverse e più gravi
ipotesi di reato originariamente contestate al predetto.
2.1. Orbene, quanto al delitto tentato di minaccia per costringere a
commettere un reato ex art. 611 c.p. il giudice di primo grado ha
evidenziato espressamente che questa Corte, in più pronunce, ha escluso
la configurabilità del tentativo, in relazione a tale delitto di cui all'art. 611
c.p., discostandosene in virtù del fatto che la condotta dell'imputato non
ha provocato in concreto un segnale di determinazione dell'ausiliaria.
Tale valutazione non pare condivisibile dovendo ribadirsi, in proposito,
che la fattispecie di cui all'art. 611 cod. pen. non ammette la figura del
tentativo, giacché, con l'uso della violenza o della minaccia, si verifica già
la consumazione, indipendentemente dalla realizzazione del reato fine
(Sez. 2, n. 42789 del 22/10/2003;Sez. 1, n. 4555 del 01/07/1997). Per la
sussistenza del delitto previsto dall'art. 611 cod. pen., invero, ciò che
conta è che la violenza o la minaccia sia idonea, nel momento in cui viene
esercitata, a determinare altri a commettere un fatto costituente reato,
mentre non è richiesto che il reato-fine sia consumato o tentato
(Sez. 2, n. 9931 del 01/12/2014).
2.2.Ciò posto, tuttavia, in questa sede, non è possibile procedere
alla corretta qualificazione del fatto, implicando essa l'ipotesi più grave
del delitto consumato e non risultando essere stata proposta
impugnazione da parte del Pubblico Ministero avverso la ritenuta
qualificazione dell'ipotesi di reato individuata dal primo giudice.
Ai fini della sussistenza del reato previsto dall'art. 611 cod. pen., la
minaccia è configurabile in qualsiasi comportamento suscettibile di
incutere timore e di far sorgere la preoccupazione di poter soffrire un
male o un danno ingiusti, ancorché non oggettivi, ma semplicemente
percepiti, tale da compromettere o diminuire la libertà morale del
minacciato (Sez. 6, n. 9921 del 13/10/2011).
Ora le frasi pronunciate dall'imputato, tra cui "ve la farò pagare", nel
contesto di riferimento, ove l'imputato si era peraltro, qualificato
(falsamente) come un carabiniere, sono state ritenute dai giudici di
merito idonee ad influire sulla libertà di autodeterminazione dell'ausiliaria
del traffico Giano, avendo oggettiva portata intimidatoria, tali da essere
idonee ad indurre la p.o. a "strappare" il preavviso già elevato e, quindi,
a commettere un reato, non rilevando al fine della configurabilità del
delitto in contestazione- come correttamente evidenziato dal primo
giudice- se la contravvenzione fosse o meno legittima in relazione al
possesso da parte dell'imputato del contrassegno per i portatori di
2.3.Non si presenta in proposito pertinente la questione relativa alla
ricorrenza nella fattispecie in questione di un reato impossibile, atteso
che, come più volte rilevato da questa Corte, l'impossibilità del reato per
inidoneità dell'azione va guardata in relazione al reato di cui all'art. 611
c.p. e non al reato fine, non essendo, infatti, richiesto che quest'ultimo sia
consumato e neppure tentato; non si pone, in particolare, un problema di
un' azione idonea del reato commesso per costrizione, perché quel che
esercitata, a determinare altri a commettere un fatto costituente reato
(Sez. 5, n. 38222 del 12/06/2008; Sez. 5^, 5 maggio 1982 - 30 luglio
1982, n. 7499).
2.4.Non può accedersi alla tesi sostenuta dal ricorrente, secondo cui
nella fattispecie in esame ricorrerebbe, piuttosto, l'ipotesi di cui all'art.
337 c.p., con conseguente possibilità di applicare la causa di non
punibilità di cui all'art. 393 bis c.p.. Ed invero, occorre rilevare che nel
momento in cui l'imputato ha minacciato la p.o., l'atto dì ufficio
dell'ausiliaria Giano - consistente nel rilevare l'infrazione in merito al
parcheggio dell'auto dell'imputato- era stato già compiuto, laddove
integra il delitto di cui all'art. 337 cod. pen. la condotta di chi usi violenza
o minaccia per impedire al pubblico ufficiale di compiere un atto del
proprio ufficio, mentre questi lo sta compiendo e, quindi, non
L' inconfigurabilità del delitto di cui all'art. 337 c.p.p. esclude, poi,
in radice la possibilità di invocare la causa di non punibilità di cui all'art.
393 bis c.p., non applicabile in relazione al reato di cui all'art. 611 c.p.,
stante il testuale richiamo nella norma a specifiche ipotesi di reato (tra cui
quelle di cui agli artt.336, 337 c.p. ecc.) e, in ogni caso, come evidenziato
dalla sentenza impugnata, non ravvisandosi da parte della p.o. l'eccesso
con atti arbitrari dai limiti delle sue attribuzioni.
2.5. Per quanto concerne, poi, la mancata indagine in ordine alla
qualità rivestita dalla p.o., in relazione alla ritenuta aggravante di cui
all'art. 61 n. 10 c.p., è sufficiente richiamare in proposito quanto più volte
evidenziato da questa Corte, secondo cui l'ausiliario del traffico, riveste la
qualità di incaricato di pubblico servizio all'atto dell'accertamento e
contestazione delle violazioni attinenti al divieto dì sosta nelle aree
oggetto di concessione alle imprese di gestione dei parcheggi (Sez. 6,
7496/2009, De Certo; Sez. 6, n. 28521 del 16/04/2014). Ai fini
dell'operatività dell'aggravante in questione il pubblico ufficiale risulta
equiparato all'incaricato di pubblico servizio.
Nel caso di specie, sebbene i fatti - reato siano avvenuti
successivamente alli elevazione del preavviso di contravvenzione, e non
all'atto di essa, non può dubitarsi del fatto che l'opposizione dell'imputato
sia avvenuta nei confronti di un soggetto che espletava tale funzione,
pretendendo lo Ielo proprio per la qualità rivestita dallo stesso, la
"soppressione" (illecita) dell'atto già elevato.
3. Infondate e generiche si presentano le deduzioni relative alla
inconfigurabilità nello strappo alla Giano del bollettario per la redazione
dei preavvisi di contestazione di un furto aggravato, stante l'assenza di
un "profitto". Correttamente la sentenza impugnata invoca in proposito i
principi più volte espressi da questa Corte, secondo cui il concetto di
profitto va inteso in senso ampio, così da comprendersi non solo il
vantaggio di natura puramente economica, ma anche quello di natura non
patrimoniale, consistente in una qualsiasi utilità realizzabile con
l'impossessamento della cosa mobile altrui (Sez. H n. 40631 del
9.10.20129
4. Il ricorso, pertanto, per quanto detto va respinto e l'imputato va
Così deciso il 19.1.2015
Messaggioda urlodellapache » 23/08/2015, 11:59
Messaggioda yumino » 23/08/2015, 13:20
Completamente d'accordo come ho sempre riportato nei commenti precedenti.
Peccato solo invece non avere sentenze della cassazione, ecc.. sugli ausiliari dipendenti comunali o dipendenti di Società Trasporto Pubblico (comma 132-133) che al contrario dei sopracitati (dipendenti di concessionarie di Parcheggi) sono pienamente e a tutti gli effetti dei Pubblici Ufficiali.
Re: Ausiliario traffico, dip. privato, non è pubblico ufficiale
Messaggioda yumino » 21/06/2018, 10:41
Aggiornamento dalla Corte di Cassazione
Con Sentenza di Cassazione Penale, Sez. 6, n° 13928 del 22 marzo 2017 e Ordinanza di Cassazione Penale, Sez. 7, n° 27649 del 15 maggio 2018, la cassazione ha specificato che "l'attribuzione al cosiddetto ausiliario del traffico della qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio deve essere intesa in un rapporto di stretta connessione con l'attività per legge indicata come di competenza del primo (Sez. 6, n. 38877 del 05/07/2006, D'Arcangelo, Rv. 235229). Là dove l'ausiliario del traffico si trovi ad esercitare le funzioni, di sua competenza, di accertamento e di contestazione delle violazioni al codice della strada nelle aree oggetto di concessione all'impresa, da cui il primo dipenda, di gestione dei parcheggi e delle zone immediatamente limitrofe (art. 17, comma 132, legge 15 maggio 1997, n. 127, così come interpretato dall'art. 68 legge 23 dicembre 1999, n. 488), egli assume, in particolare, la veste di pubblico ufficiale nella finalità certificativa ed autoritativa dei poteri esercitati per potestà riconosciutagli per legge (Sez. U, n. 7958 del 27/03/1992, Delogu, Rv. 191171; ripresa, tra le altre, quanto all'indicata affermazione di principio, da: Sez. 6, n. 28412 del 08/03/2013, Nogherotto, Rv. 255606)."

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 art. 611
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 Sentenza