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2012 Falcinelli Abuso SU
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Memento sulla tipicit penale
dellatto di disposizione del patrimonio
Daniela Falcinelli Delitti contro la pubblica amministrazione Abuso dufficio Natura sussidiaria e residuale della fattispecie - Assorbimento del fatto di abuso in quello di truffa (C.p., art. 323). Delitti contro il patrimonio Truffa Atto di disposizione del patrimonio comportamento del soggetto ingannato derivante dallerrore - Erronea convinzione di dovere eseguire un ordine del giudice conforme a legge - Configurabilit (C.p., art. 640).
Il fatto di abuso da considerarsi assorbito in quello pi ampio di truffa in virt della clausola di consunzione contenuta nellart. 323 c.p. (salvo che il fatto non costituisca un pi grave reato), che impone di considerare la fattispecie dabuso dufficio quale residuale e sussidiaria e che diretta, indipendentemente da un rapporto di specialit tra fattispecie astratte, ad escludere lapplicazione del precetto penale nel caso in cui la condotta materiale di abuso, integri al tempo stesso un reato pi grave e in esso si consumi (1). Nella formulazione dellart. 640 c.p. il passaggio dallerrore agli eventi consumativi deve essere contrassegnato da un elemento sottaciuto dal legislatore, costituito dal comportamento collaborativo della vittima che per effetto dellinduzione arricchisce lartefice del raggiro e si procura da s medesima danno. La tradizionale definizione di codesto requisito implicito nei termini di atto di disposizione patrimoniale non consente tuttavia di restringere lambito della collaborazione carpita mediante inganno ad un atto di disposizione da intendersi nellaccezione rigorosa del diritto civile, potendo essere realizzato mediante una qualsiasi attivit rilevante per il diritto, consapevole e volontaria ma determinata dalla falsa rappresentazione della realt (2).
CASSAZIONE PENALE SEZIONI UNITE, 10 gennaio 2012 (ud. 29 settembre 2011) LUPO, Presidente DI TOMASSI, Relatore CIANI, P.M. (parz. diff.).Rossi e altro, ricorrenti. Il commento 1. I fatti su cui si spende il procedimento penale, chiuso dalla decisione del Consesso unito sotto il titolo dellincriminazione per truffa, si stendono lungo una complicata rete di dettagli episodici che la fraseologia giuridica ha limmediato effetto di ridurre nella brevit di un motto: truffa nel processo.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 Ad intendere, nel giro di tre parole, quella dimensione di illiceit che una o pi delle parti processuali fraudolentemente allestiscano a strumento capzioso dellaltrui buona fede per trarre (rectius, traendo) vantaggio patrimoniale a discapito di altri. Comunque la si classifichi, fuori o dentro le barricate dellomonima figura delittuosa ex art. 640 c.p. - qui da passare ad un sommario setaccio -, la materia reca i segni di un fenomeno patologico che il tempo e gli irrisolti nodi della macchina giudiziaria non hanno permesso di cicatrizzare. Il processo, snaturato rispetto alla sua funzione dorigine che daccertamento e punizione dei fatti che lordinamento assuma illeciti, cambia pelle, divenendo esso stesso lo sfondo di un accadimento dalle tinte criminali. Attori dellepisodio al centro della discussione sono: il legale di quindici dipendenti delle Ferrovie dello Stato, in favore dei quali il Pretore di Napoli aveva emesso sentenza di condanna delle Ferrovie al pagamento della somma complessiva di lire 17.674.860, oltre accessori e spese legali; il Vice Pretore onorario della Pretura di Avellino con funzioni di Giudice dellesecuzione. In concorso avevano posto in essere una fittizia e artificiosa proliferazione di crediti strutturando un composito meccanismo a fasi: prima fase, la cessione allavvocato dei crediti vantati dai lavoratori nei confronti delle Ferrovie dello Stato e liquidati nelle sentenze di merito, e la consecutiva cessione di siffatti crediti da costui a trentacinque associazioni di fatto aventi sede presso il di lui studio professionale, fittiziamente costituite al solo scopo dillecita proliferazione; seconda fase, la promozione di procedure esecutive da parte di tutte le predette associazioni, nella forma del pignoramento presso terzi (dodici soggetti) con lintervento di ciascuna associazione nella procedura esecutiva promossa dalle altre; terza fase, preceduta dalla mancata riunione da parte del Giudice dellesecuzione di tutte le descritte procedure, nonostante lidentit delle pr etese, e dalla mancata verifica della legittimazione dei creditori istanti, culminata nellemanazione di trentacinque ordinanze di assegnazione, in ognuna delle quali erano liquidate somme in favore di ciascuna delle trentacinque associazioni ed era altres liquidata a titolo di spese del procedimento, in favore del legale, una somma calcolata sul valore complessivo di tutti i crediti azionati, in via diretta o per intervento, per complessivi 7 miliardi di lire circa; lepilogo, con la notifica di oltre tremila precetti a tre terzi pignorati (istituti bancari e Poste), a mezzo dei quali veniva richiesta una somma complessivamente superiore a 4 miliardi. Senza tracce di ambiguit, pertanto, la condotta dei due imputati va a ridescriversi nellinduzione in errore dei terzi pignorati circa leffettiva entit e spet2
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 tanza dei crediti, e si erige cos a condizione del conseguimento dellingiusto profitto in ragione dellavvenuto versamento al legale, da parte di terzi esecutati, di assegni e vaglia cambiari (seppur di importo tale da lasciare una somma residua oggetto dei precetti), con corrispondente danno patrimoniale di rilevante entit per il debitore Ferrovie dello Stato s.p.a. Un dettaglio dellosservazione conduce presto a constatare come labnorme lievitazione delle spese sia stata resa possibile dalla mancata verifica, ad opera del (concorrente) giudice dellesecuzione, della legittimazione dei creditori procedenti e intervenuti, ovverosia delle trentacinque associazioni di fatto; nonch dalla omessa riunione delle varie procedure; infine, dalla liquidazione, a titolo di spese per ciascuno dei creditori in ognuna delle procedure, di una somma calcolata sul valore complessivo dei crediti azionati. Il contesto in cui si inserisce il richiamo a simili mancanze rimane dunque condito dalla violazione del dovere del giudice di vigilare affinch le parti si comportino con lealt e probit, secondo quanto previsto dallart. 88 c.p.c. in relazione allart. 92 c.p.c., nonch dalla carente adozione dei provvedimenti doverosi previsti dallart. 273 c.p.c.: a fronte di procedure complessivamente identiche quanto a soggetti e ad oggetto, a venire in rilievo, nella sostanza, dunque il divieto di bis in idem, che costituisce principio generale immanente alle correlate nozioni stesse di azione e processo, e valevole per ogni tipo di procedura. I tratti dellabuso del processo si ricostruiscono, cos, cuciti addosso alla figura dello sviamento di potere, impresso nelle, ed espresso dalle, condotte delle parti che facciano uso strumentale di facolt (altrimenti) legittime per conseguire fini estranei a quelli per cui esse sono loro attribuite. In particolare, la giurisprudenza di legittimit, si trovata a fare i conti con un processo civile divenuto crogiolo stigmatizzante di comportamenti in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede, eletto ad informare il rapporto tra le parti non solo durante lesecuzione dei rapporti contrattuali ma anche nelleventuale fase dellazione giudiziale per ladempimento, sia con il principio costituzionale del giusto processo1. Girandosi verso il caso in esame, si guarda allora alla violazione dei doveri
Principio col quale collide la parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria; sicch il frazionamento (contestuale o sequenziale) di un credito unitario si risolve in abuso del processo che, come tale, si pone come ostativo allesame della domanda, Cass., Sez. Un. civ., 15 novembre 2007, Autocori Ditta S.r.l. contro Demaca S.n.c., in Foro it., 2008, I, 1514. V. sul tema gi Cass., Sez. Un. civ., 3 novembre 1986, Lacchetta contro Rigitano, in Foro it., 1987, I, 57 ss., a proposito del regolamento di giurisdizione.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 propri della pubblica funzione del giudice (dellesecuzione) esercitata nellambito di una ipotesi di concorso nellattivit tesa a procurare ingiusto vantaggio a colui che aveva intentato lazione esecutiva (che agiva in proprio come difensore e sotto il nome delle associazioni pignoranti di cui era rappresentante e titolare) a scapito del debitore e dei terzi; cos come a scapito del dovere di imparzialit e terziet e del principio della soggezione alla legge. A questo palcoscenico si affaccia attento linterprete penale: lannotata decisione delle Sezioni unite lo calca ritagliandosi un terreno operativo niente affatto coincidente con la sola definizione del principio processuale contestualmente plasmato, a sancire prorogato di diritto al primo giorno successivo
non festivo il termine di deposito della sentenza che cada in giorno festivo, sicch identica proroga si intende subire pure il dies a quo per impugnarla .
2. La Corte Suprema apre un varco tra le brecce dellindagine sulla specificit della condotta collaborativa del truffato, e fornisce una spinta dinamica a novare la riflessione sullintera sistematica dei delitti contro il patrimonio. Il rilevato passaggio concettuale si staglia solido al centro della pronuncia, e qui rimane pur una volta ammesso - in contrario allopinione del giudicante il concorso formale dellillecito truffaldino con labuso dufficio. Va difatti nettato il campo da quante locuzioni, col richiamo pi o meno esplicito ai criteri di sussidiariet, consunzione, assorbimento di una fattispecie criminosa nellaltra, ivi definiscono una soluzione di derogatoria prevalenza del delitto ex art. 640 c.p. sullillecito di abuso dufficio, anchesso convocato sulla complessa scena della vicenda concreta. Ad essere giocata, nel pensiero della Corte, proprio la comoda carta della clausola di riserva, ben nota a far data dallultima scrittura normativa, che lha posta in apertura dellart. 323 c.p. a consentirne lapplicazione salvo che il fatto non costituisca un pi grave reato.
In pi esatta sintesi, il principio estratto dalla sentenza stabilisce che: la regola per cui il termine stabilito a giorni, il quale scade in giorno festivo, prorogato di diritto al giorno successivo non festivo, posta nello specifico dallart. 172, co. 3, c.p.p., si applica anche agli atti e ai provvedimenti del giudice, e si riferisce perci anche al termine per la redazione della sentenza; nei casi in cui, come nellart. 585, co. 2, lett. c), c.p.p., previsto che il termine assegnato per il compimento di una attivit processuale decorra dalla scadenza del termine assegnato per altra attivit processuale, la proroga di diritto del giorno festivo in cui il precedente termine venga a cadere al primo giorno successivo non festivo, determina lo spostamento altres della decorrenza del termine successivo con esso coincidente; tale situazione non si verifica ove ricorrano cause di sospensione quale quella prevista per il periodo feriale che, diversamente operando per i due termini, comportino una discontinuit in base al calendario comune tra il giorno in cui il primo termine scade e il giorno da cui deve invece calcolarsi linizio del secondo.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 E proprio a questa formula (rinvenibile anche in diverse altre prescrizioni penali, tra le quali lart. 280 bis c.p., lart. 316 ter c.p.) che tocca guardare: marcata dalla medesima struttura costitutiva tra il fatto di specie e quello di rinvio, essa rimane separata nella relativa dicitura da quella servente piuttosto a rendere singolare lambito di applicabilit di fattispecie che il legislatore lascia comunque sconnesse, ed altrimenti destinate a cooperare nella qualificazione giuridica della vicenda. Esempi se ne trovano nellart. 432 c.p. (fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti), nellart. 600 ter, commi 3 e 4 (al di fuori delle ipotesi di cui ), nellart. 595 c.p. (fuori dei casi indicati nellarticolo precedente), negli artt. 648, 648 bis, 648 ter, c.p. (fuori dei casi di concorso nel reato). La formula di salvataggio che il Giudice di legittimit ha qui ad oggetto di indagine sta quindi al fianco della regola di sistema dettata dallart. 15 c.p., chiusa attorno alle ipotesi di specialit unilaterale3, e dal fianco la rigestisce. Al di l del principio, ad ammissione letterale dello stesso, rimane difatti la deroga espressa-formale a favore del solo applicarsi di altra disposizione incriminatrice, cos quella che preveda il reato pi grave, entro la quale si avverta esaurito lintero disvalore del fatto rispetto ad ognuno degli interessi singolarmente tutelati4. Ma proprio la diversa capacit espressiva delle locuzioni di volta in volta scritte in queste formule risolutive, gi rimarcata poco avanti, non persuade dellordinaria conclusione nel senso che sia cos - in ogni caso - sciolto il conflitto tra norme, con temperamento quindi del concorso reale di reati. Ci porta ad osservare, rimanendo entro lo scorcio in attenzione, una validit della clausola (e quindi la sua efficacia impeditiva al concorrere degli illeciti penali) condizionata ad una equivalenza costitutiva che da un
In questo senso si annota larresto ultimo degli Ermellini attorno al dettato normativo di parte gener ale, che rappresenta graficamente la disposizione in due cerchi concentrici, di diametro diverso, per cui quello pi ampio contenga in s quello minore, ed abbia, inoltre, un settore residuo, destinato ad accogliere i requisiti aggiuntivi della specialit (Cass., Sez. Un., 28 ottobre 2010, Giordano e altri, in Mass. Uff., n. 248865). Nel senso che il principio di consunzione/sussidiariet abbia portata operativa sostanzi ale e quindanche tacita, a prescindere da una clausola linguistica che lo richiami, rimanendo sufficiente lunit normativa del fatto per lapplicazione di una sola delle norme in relazione, per essere lapprezzamento negativo della condotta tutto ricompreso in una sola norma, ch altrimenti si ra vviserebbe un ingiusto moltiplicarsi di sanzioni penali, si vedano per tutte Cass., Sez. Un., 9 maggio 2001, Ndiaye, in Mass. Uff., n. 218771; Id., Sez. Un., 28 marzo 2001, Tiezzi, ivi, n. 218873; Id., Sez. III, 10 luglio 2007, Colombari, ivi., n. 237306; Id., Sez. II, 5 giugno 2008, Chinaglia, ivi, n. 241111. In dottrina, sul tema, si rinvia alle analisi di MANTOVANI, Concorso e conflitto di norme nel diritto penale, Bologna, 1966, 439 ss.; DE FRANCESCO, Lex specialis. Specialit ed interferenza nel concorso di norme penali, Milano, 1980, 123 ss.; ROMANO, Commentario sistematico del codice penale, I, Milano, 2004, 161 ss.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 lato ne limita linvocazione nei casi di specialit in cui sussista una completa riproduzione degli elementi costitutivi del reato che recede in quelli del reato in cui andr sussunto5, dallaltro destina il solo nomen iuris della responsabilit a spostarsi comunque dal lato del reato pi gravemente computato dal sistema. Il ragionamento, con queste cadenze, torna sul dialogo che si instaura tra il delitto di truffa e quello di abuso dufficio, per concentrarsi su questione tanto preliminare quanto dirimente: sul se - in buona sostanza - tra le due fattispecie astratte in citazione sussista o meno una convergenza di tipicit, che significa una relazione di specialit unilaterale capace di far passare lobiettivo dal lato particolare dellillecito che si dimette dalla scena, al lato generale dellillecito pi grave, con ci invertendosi la linea logica dettata dallart. 15 c.p. Posto questo obiettivo, si legge in primo la trama delittuosa dellabuso di ufficio: la narrazione si sviluppa attorno alla qualit di chi, soggetto intraneo, agisce astrattamente autorizzato in seno (spaziale e temporale) alle dinamiche modali della pubblica amministrazione, esattamente, nello svolgimento delle funzioni e del servizio, che ne rimangono travolte nella forma, nella ragione, nella funzione. Tanto lascia apprezzare il significato proprio, ed a questa propriet vincolato, del fatto che l trova una positivizzazione criminale, come gi nei rapportabili delitti di omissione ex art. 328 c.p. e di rivelazione di segreti dufficio di cui allart. 326 c.p. Sicch lindividualizzazione di questo illecito si coglie in primo luogo sul versante di una immagine fenomenica che lo distacca nettamente dalla porzione di realt umana descritta dallart. 640 c.p., sia in punto di condotta che sul versante eziologico. In pu nto di condotta, difatti, solo nella truffa si dipinge un fatto di comune contatto fraudolento, a forma libera, e liberamente scelto ed instaurato tra reo e chi indotto in errore; solo nellabuso di ufficio si guarda invece allirregolarit del comportamento rispetto ad un modello procedimentale doveroso, che sta imposto sia al pubblico agente sia a chi passivamente coinvolto in questa dinamica. Sul versante eziologico, tra lagire od omettere ed il risultato preteso, nella truffa si legge la relazione causale tipizzata attraverso la sola collabor azione del deceptus; nellabuso dufficio levento dellingiusto vantaggio patrimoniale ovvero il danno ingiusto si collega invece in termini indeterminati alla condotta tipizzata messa in campo dallagente.
V. Cass., Sez. V, 5 maggio 1999, Graci, in Cass. pen., 2000, 2240; Id., Sez. VI, 30 gennaio 2001, Pasino, ivi, 2002, 1010.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 3. Superati in tutta rapidit questi cenni di analisi preliminare, lobiettivo si attarda sulla prestazione patrimoniale resa dal truffato. Il lettore della sentenza deve cos passare attraverso i luoghi comuni della dottrina e della giurisprudenza penalistica, che nella formulazione dellart. 640 c.p. riassumono in consecuzione - gli elementi della condotta tipica, consistente nella realizzazione di artifici o raggiri; dellinnescata serie causale; dellinduzione in errore che - veicolo delleziologia - porta agli eventi di ingiusto profitto con altrui danno. Lunione tra errore ed eventi consumativi in questa atmosfera esegetica si vede peraltro contrassegnata da un elemento legislativo sottaciuto, costituito dal comportamento collaborativo dellindotto, che arricchisce lartefice del raggiro e si procura da s medesimo danno. In questo tratto interviene la nuova decisione delle Sezioni unite aprendo le maglie di una rete interpretativa avvolta attorno alla definizione di atto di d isposizione patrimoniale, che ora si scopre il punto darrivo di un fatto di ar-
ricchimento a spese di chi dispone di beni patrimoniali, il quale lo realizza in quanto destinatario dellinganno. La collaborazione della vittima per effetto del suo errore rappresenta in altri termini requisito indispensabile e differenziale del reato in esame rispetto ai fatti di mera spoliazione da un lato, e rispetto ai reati con collaborazione della vittima per effetto di coartazione dallaltro.
Allontanata cos dalleco - apparente - delle categorie civilistiche, la collaborazione carpita mediante inganno nel linguaggio della Cassazione si riporta allaccezione di una disposizione patrimoniale realizzata dal legittimato-
ingannato mediante una qualsiasi attivit rilevante per il diritto, consapevole e volontaria ma determinata dalla falsa rappresentazione della realt in lui indotta. Nulla di diverso dallintendimento, lato e generale, della collaborazione quale comportamento del soggetto ingannato dal quale derivi causalmente una modificazione patrimoniale, a ingiusto profitto del reo e a danno della vittima.
Il profilo penalisticamente rilevante della cooperazione della vittima si vede insomma riposare - come gi antesignane letture convenivano - sulla sua generale qualificabilit in termini di atto idoneo a produrre danno avente origine dallinterno della sfera patrimoniale aggredita: latto di disposizione ben pu consistere in un atto materiale (paradigma, la traditio) come in un fatto omissivo, in un permesso occasionato dallassenso come dalla mera tolleranza. Il segno distintivo, in questottica, si ferma sulla volontariet di tale atto causativo di ingiusto profitto altrui a proprio danno, discendenza dellerrore indotto da una condotta artificiosa; con la conseguenza - in linea teorica - del non po7
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 tersi escludere che tale atto volontario consista nella dazione di denaro effet-
tuata nella erronea convinzione di dovere eseguire un ordine del giudice conforme a legge. Un arresto illuminato, che d lo slancio in una direzione di concreta apertura alla configurabilit del delitto di cui allart. 640 c.p. pure nella forma st oricamente processuale, su cui (pressoch univoche) si appuntano invece contrarie conclusioni6. La decisione in apice decreta infatti le astratte ragioni del superamento della cortina di negazioni alla punibilit penale delle ipotesi di truffa nel processo7: ipotesi che lesperienza fenomenica riscontra abitualmente nella casistica in cui una delle parti del procedimento giudiziario (civile, penale o amministrativo), inducendo in errore lorgano giudicante con raggiri ed artifizi, riesca cos a conseguire (o miri a) una pronuncia per lei favorevole con pregiudizio per il patrimonio della controparte8. Ragion per cui la peculiare connotazione dinamica della fattispecie al concreto vaglio della Corte, trovando il giudice non ingannato ma concorrente truffaldino, annulla giusto e solo lo sdoppiamento fra soggetto indotto in errore e soggetto passivo del danno patrimoniale: duplicazione del resto pacificamente intesa come compatibile col modello dellart. 640 c.p.9.
A sintetizzare le posizioni esplicate nel testo si citano Cass., Sez. VI, 25 giugno 2001, Scopacasa, in Dir. pen. proc., 2002, 46; Id., Sez. II, 26 novembre 2002, Quattrone, in Cass. pen., 2003, 975; cfr. ancora, Cass., Sez. V, 6 giugno 1996, Schiavone, in Cass. pen., 1998, 120; Id., Sez. VI, 6 novembre 1996, Ortis, ivi, 1997, 3041. V. anche Cass., Sez. V, 14 gennaio 2004, M.B. e altri, in Riv. pen., 2005, 380. Per la giurisprudenza di merito v. App. Genova, 5 febbraio 1990, Mitolo, in Riv. pen., 1990, 1041 ss.; Trib. Torre Annunziata, 19 settembre 2000, Nodo, in Giur. merito, 2001, 1051; App. Firenze, 10 dicembre 1999, De Falco, in Foro toscano, 2000, 58; Trib. Nola, 22 dicembre 2006, in Corr. merito, 2007, 487. In particolare, contrari alla configurabilit della truffa processuale, SALTELLI, Sulla cosiddetta truffa processuale, in Ann. dir. proc. pen., 1937, 395; PEDRAZZI, Inganno ed errore nei delitti contro il patrimonio, Milano, 1955, 106 ss.; GIULIANI, Epunibile la truffa processuale? in Giur. it., 1958, II, 177; PANNAIN, Frode processuale, in Noviss. Dig. it., VII, Torino, 1961, 660; GALLO E., Il falso processuale, Padova, 1973, 189; DE VERO, Truffa a tre soggetti e autorit del giudicato nella c.d. truffa processuale, in Arch. pen., 1977, I, 166. In senso favorevole si esprimono invece MARTUCCI, Truffa e frode processuale, Napoli, 1932, 87; BOSCARELLI, Sulla responsabilit penale per levento cagionato mediante inganno del giudice, in Arch. pen., 1952, I, 296 ss.; BATTAGLINI, Frode processuale e truffa processuale, in Giust. pen., 1957, II, 164; RAGNO, Contributo alla configurazione del delitto di truffa processuale, Milano, 1966; ANTOLISEI, Manuale di diritto penale. Parte speciale, I, Milano, 2008, 371 s.; MANTOVANI, Diritto penale. Parte speciale, II, Delitti contro il patrimonio, Padova, 2009, 184 s. In termini BOSCARELLI, Sulla responsabilit penale, cit. 304 ss. In argomento, diffusamente DE VERO, Truffa a tre soggetti, cit.; ID., Truffa processuale, atto di disposizione, potere di disposizione: residui profili attuali di una vexata quaestio, in Riv. it. dir. proc. pen., 1979, 670 ss.; MANZINI, Trattato di diritto penale, IX, Torino, 1984, 719 ss.; ANTOLISEI, op. ult. cit.; FIANDACA, MUSCO, Diritto penale. Parte speciale, II - t. II, I delitti contro il patrimonio, Bologna, 2008, 189 s.; MANTOVANI, op. ult. cit. cfr. MANZINI, Trattato, cit., 721; MARINI, Truffa, in Dig. disc. pen., XIV, Torino, 1999, 364 s.; LUCARELLI, La truffa: aspetti penali, civili e processuali, Padova, 2002, 59; BELLAGAMBA, La discussa confi6 7 8 9
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 Rimanendo dunque sul terreno processuale, una volta scavalcata la fallace e primordiale idea dellimpossibilit istituzionale per il giudice - infallibile - di essere ingannato10, finiscono per essere agilmente scansate anche altre due obiezioni. Quella per cui lingiusto profitto scomparirebbe una volta passata in giudicato la sentenza sebbene erronea11, dovendosi esaltare il risultato effettivo e concreto dellesercizio del potere giudiziario, ingiusto perch determinato dallerrore12. E quella per cui la casistica della frode processuale di rilevanza penale risulterebbe delimitata dal legislatore entro lart. 374 c.p.13: di contro, se da un canto il testo della frode processuale rimane in questo senso silente14, dallaltro si avvista lesistenza di un rapporto di specialit reciproca tra le due figure incriminatrici a confronto, che rende certi di non poter assegnare il ruolo di bilancia della soluzione alla clausola di sussidiariet scritta in apertura del reato contro lamministrazione della giustizia 15, viepi in un contesto di pari gravit16 e di spiccata eterogeneit dei beni giuridici coinvolti17. A questo punto, il vero ostacolo che si trova sul campo applicativo criminale pertanto proprio quello del lamentato difetto di un atto dispositivo del patrimonio18 (elemento costitutivo implicato), avendo larricchimento dannoso la
gurabilit della truffa processuale tra antichi pregiudizi e supposti impedimenti di ordine sistematico, in Ind. pen., 2005, 1100 ss.; ANTOLISEI, Manuale, cit., 371; FIANDACA-MUSCO, Diritto penale, cit., 190; MANTOVANI, Diritto penale, cit., 184. In giurisprudenza, v. Cass., Sez. II, 18 aprile 2002, Griggio, in Riv. pen., 2003, 179. Cass., Sez. I, 20 dicembre 1940, Adanti e altro, in Giust. pen., 1941, II, 661, con nota critica di GIOFFREDI, Frode processuale, truffa processuale e truffa nella giurisdizione volontaria, ivi, 662. V. anche Cass., Sez. III, 12 ottobre 1956, Rutili, in Giur. it., 1958, II, 178. Di questo avviso DE VERO, Truffa processuale, cit., 592 ss. ANTOLISEI, Manuale, cit., 371; MANTOVANI, Diritto penale, cit., 193. V. sul punto DE MARSICO, Delitti contro il patrimonio, Napoli, 1951, 154; MANZINI, op. cit., 720 s. In giurisprudenza Cass., Sez. II, 26 gennaio 1970, Cammariere, in Cass. pen., 1971, 1669; Id., Sez. VI, 25 gennaio 1971, Cutini, in Mass. Uff., n. 117471; Id., Sez. II, 31 maggio 1976, Jannaccone, in Cass. pen., 1977, 1404; Id., Sez. II, 26 novembre 2002, Quattrone, cit. BOSCARELLI, Sulla responsabilit penale, cit., 304 ss.; BATTAGLINI, Frode processuale, cit., 164; RAGNO, Contributo, cit., 113 ss.; ANTOLISEI, Manuale, cit., 372; MANTOVANI, Diritto penale, cit., 185. Per approfondimenti sul rapporto tra le norme si rinvia a PIFFER, I delitti contro lamministrazione della giustizia. I delitti contro lattivit giudiziaria, in Trattato di diritto penale, a cura di Marinucci10 11 12 13 14 15
Dolcini, Padova, 2005, 514. Assegnata al delitto di truffa per effetto della previsione di una medesima cornice edittale, addirittura maggiore nelle ipotesi di cui al comma 2, v. LONGO, Frode nella taratura di parcella e delitto di truffa, in Dir. pen. proc., 2007, 509. V. Cass., Sez. VI, 7 marzo 1994, Cipriano, in Giust. pen., 1995, II, 60; Id., Sez. Un., 29 marzo 2001, Tiezzi, in Cass. pen., 2002, 9. cfr. DE VERO, Truffa processuale, cit., 668 ss.; LA CUTE, Truffa (diritto vigente), in Enc. dir., XLV, Milano, 1992, 273 ss.; ZANNOTTI, La truffa, Milano, 1993, 63 ss. In giurisprudenza, per il costante orientamento nei termini negativi espressi nel testo, Cass., Sez. II, 26 gennaio 1970, Cammariere, cit.;
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 sua causa diretta nelloperato del giudice che si pronuncia, ed in considerazione dellinesistenza di un potere dispositivo in capo al giudice stesso, al quale piuttosto competono in una posizione super partes luso e lapplicazione dello strumento del potere pubblicistico giurisdizionale19. La posizione brandita - e qui travolta - dalla tradizione interpretativa dichiara in fin dei conti causalmente inidonea la sentenza a porsi come atto di disposizione patrimoniale: perch questa si limiterebbe a porre le condizioni giuridiche affinch la parte spontaneamente o lUfficiale giudiziario portino ad esecuzione latto dispositivo20; perch nel caso della c.d. truffa processuale linganno non incide sulla libert negoziale che difetta nel giudice destinatario dellinganno stesso21; perch, parallelamente, il provvedimento risolutivo della lite arreca un pregiudizio alla sfera giuridico-patrimoniale di uno dei contendenti imponendosi ad esso in via autoritativa ed esterna, sicch la deminutio patrimonii non transita attraverso la lesione del consenso (di costui) che lessenza qualificante della truffa22. Il giro di boa del decisum firmato dalle Sezioni Unite qua si immette e qua si ferma, declinando la classica formula tralatizia dellatto di disposizione patrimoniale nella neo-classica immagine di atto volontario indotto dallinganno e produttivo di effetti patrimoniali, che nulla impedisce di lasciar combaciare con la dazione di denaro guidata dalla convinzione erronea di dovere eseguire un ordine del giudice conforme a legge. 4. Si accorcia allora il passo per replicare a chi esclude il provvedimento giudiziale dal novero dei liberi atti di gestione di altrui interessi, inquadrando il comportamento dispositivo descritto dalla tipicit dellart. 640 c.p. come peId., Sez. II, 31 maggio 1976, Jannaccone, cit.; Id., Sez. II, 16 giugno 1976, Bruzzi, ivi, 1978, 95; Id., Sez. VI, 25 giugno 2001, Scopacasa, cit.; Id., Sez. II, 23 maggio 2007, p.g. in proc. c. Bazzana ed altro, in Riv. pen., 2007, 1235 ss. In direzione contraria isolate pronunce, in particolare Cass., Sez. II, 29 ottobre 1998, Santini, in Cass. pen., 2000, 742.; cfr. Id., Sez. II, 30 ottobre 1996, Minciarelli, in Giust. pen., 1997, II, 545. V. da ultimo Cass., Sez. II, 9 luglio 2009, p.g. in proc. c. Calabr ed altri, in Mass. Uff., n. 245291, con riguardo a condotta riferita allemissione di decreto ingiuntivo. ZANNOTTI, La truffa, cit., 63 ss. Cass., Sez. V, 6 giugno 1996, Schiavone, cit.; Id., Sez. VI, 6 novembre 1996, Ortis, cit. V. anche Cass., Sez. II, 31 maggio 1976, Jannaccone, cit., che ha negato lintegrazione della fattispecie in relazione al fatto di chi aveva ottenuto un decreto ingiuntivo producendo prove false (nella specie, fatture gi pagate); Id., Sez. VI, 25 giugno 2001, Scopacasa, cit., che ha con questo argomento escluso il rilievo penale (in termini di tentata truffa) della condotta costituita dalla produzione di falsa documentazione a sostegno di un ricorso al prefetto avverso ordinanza-ingiunzione di pagamento di una sanzione amministrativa per violazione delle norme sulla circolazione stradale. CORTESE, La struttura della truffa, Napoli, 1968, 386 ss.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 culiare risposta (diretta o indiretta, ovvero resa a mezzo di altri legittimato) della vittima patrimoniale a fronte dellillecita altrui aggressione. Lespansione cos assodata rispetto alla categoria - penalmente rilevante - del comportamento collaborativo della vittima patrimoniale, si confronta del resto, in uno spaccato generale, con la visione offerta da quelle pronunce che proprio allargando le maglie del concetto di disposizione, truffaldine hanno ritenuto le condotte: del passeggero che viaggiando sprovvisto di biglietto cerchi di eludere la vigilanza del conduttore23; dellautomobilista, che esponga sul parabrezza dellautovettura un disco contrassegno falsificato unitamente alla ricevuta24; di chi convinca il creditore a rinunziare al proprio credito o a non protestare una cambiale dandogli ad intendere che il credito sia oramai prescritto o che il protesto non sia necessario per conservare lazione cambiaria25. Nel moderno vocabolario giuridico-penale la formula dellatto di disposizione va pertanto ad identificare loperazione di trasferimento patrimoniale non provocata dallaggressione unilaterale dellagente, abbracciando ogni comportamento della vittima dotato di una propria efficacia di fatto, cui possa ricollegarsi un danno ingiusto con altrui profitto26. La sua ampia latitudine lo lascia cos aperto ad una vasta fenomenologia esemplificativa, potendo consistere in atti abdicativi, estintivi, meramente esecutivi, attributivi, e potendo avere ad oggetto beni mobili, immobili, prestazioni dopera, di servizio, di ospitalit. Ci fornisce il riscontro a due considerazioni. La prima, nega che nello specchio tipico della truffa vi sia una specifica selezione del contro-comportamento messo in campo dal lato passivo, per cui in effetti non si assiste a violazione dei principi di riserva di legge e di tassativit col ricongiungere al precetto dellart. 640 c.p. la casistica gi citata al pari della casistica integrante la truffa processuale27. La seconda afferma e puntualizza che lidentificazione della truffa, nel suo distinguo da altri illeciti di aggressione al patrimonio individuale, corre non attraverso latto dispositivo in s, che
Cass., Sez. III, 4 dicembre 1962, Ricci, in Cass. pen. mass., 1963, 618 s. Cass., Sez. II, 28 settembre 1989, Zito, in Cass. pen., 1991, 778. Intende integrata anche la fattispecie di truffa in ipotesi di falsificazione di contrassegno assicurativo, Trib. Nola, 11 ottobre 2011, in
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V. Cass., Sez. II, 11 giugno 1971, Palma, in Arch. pen., 1972, 118, che ha ravvisato il delitto di truffa a danno dello Stato per avere limputato ottenuto labbuono dellimposta di fabbricazione sugli spiriti, facendo risultare, con falsa documentazione, che si erano realizzate le condizioni previste dalle specifiche leggi n. 458 del 1959 e n. 342 del 1960, impedendo in tal modo allo Stato di riscuotere le relative somme. CORTESE, La struttura della truffa, cit., 1968, 180; ZANNOTTI, La truffa, cit., 85. CAPPITELLI, Sullingiustificato ostracismo nei confronti della truffa processuale, in Cass. pen., 2005, 2610.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 categoria di calibro e portata generalissima, ma attraverso il comportamento collaborativo passivo che si realizza quale momento di reazione ad un dato comportamento delittuoso. Detto altrimenti: lintegrarsi di un c.d. atteggiamento dispositivo vocato a realizzare il requisito di tipicit di svariate incriminazioni poste a tutela del patrimonio, si plasma di volta in volta in funzione dellatteggiamento variamente aggressivo dellagente, nel senso che questultimo - a seconda dei casi, subdolo o di contro patente - ad imporre al contro-comportamento della vittima una determinata veste ed un dato contenuto. Se si torna per un attimo allargomentare corrente sulla truffa, vi si rinviene del resto il ritratto della falsa rappresentazione della realt come avamposto giuridico e fattuale a che si realizzi la c.d. cooperazione artificiosa della vittima, che pretende a requisito di configurabilit il consenso del soggetto passivo: costui, fuorviato giustappunto dallerrore, esterna questa volontariet in un atto di disposizione patrimoniale moralmente libero sebbene viziato28. Diventa opportuno, allora, rimettere nuovamente in discussione lidentit di dettaglio di un simile effetto dispositivo, essendo lo scontro di opinioni ancora fluido su molteplici livelli, verso i quali la pronuncia allindice non si affa ccia. In particolare, mentre taluni autori richiedono nel soggetto ingannato il mero impulso cosciente che sorregge latto nella sua materialit, altri ritengano che il coefficiente psicologico del comportamento dispositivo si proietti anche sulle effettive sue conseguenze pratiche. Cos, a seconda della prima ovvero della seconda impostazione, dinanzi ad errore ostativo in forza del quale la dichiarazione ovvero latto reale dellingannato assuma obiettivamente un significato ed una portata diversi da quelli che lautore intendeva imprimergli, la truffa si ritiene - drasticamente - configurabile29 o piuttosto non configurabile30 (in tal caso destinando la vicenda a ricevere protezione penale entro la tipicit della sottrazione furtiva31). 5. Dellatto di disposizione si percepisce infine il carattere concettualmente unificante nella misura in cui lo si riconosca attraversare lintera sistematica
V. CORTESE, La struttura della truffa, cit.; VIOLANTE, Latto di disposizione nella truffa e la frode fiscale, in Ind. pen., 1980, 559; FIANDACA, MUSCO, Diritto penale, cit., 181; MANTOVANI, Diritto penale, cit., 186. MARINI, Profili della truffa nellordinamento penale italiano, Milano, 1970, 161 s. PEDRAZZI, Inganno ed errore, cit., 145 s.; DE VERO, Truffa processuale, cit., 673 s.; MANTOVANI, Diritto penale, cit., 185. PEDRAZZI, Inganno ed errore, cit., 155 s.; cfr. MARINI, Truffa (dir. pen.), in Noviss. Dig. it., XIX,
Torino, 1973, 882.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 codicistica dei reati contro il patrimonio: esso si pone come requisito positivo - esplicito in talune fattispecie (estorsione, usura, circonvenzione di incapaci, frodi minori) ed implicito, ma non meno essenziale, in altre (truffa, insolvenza fraudolenta) - che caratterizza le figure di aggressione perfezionate con la cooperazione della vittima; ma si dimostra pure requisito costitutivo negativo delle ipotesi di aggressione unilaterale. Latto cos ricostruito assume dunque la forza per superare la duplicit dellalternativa, per molti versi sfuggente, messa a base della tutela penale del patrimonio: quella della violenza e della frode quali modalit comportamentali prestate ad essere utilizzate in differenti, meglio incompatibili, direzioni: o per carpire il consenso della vittima al trasferimento di valori patrimoniali oppure soltanto per agevolare o rendere possibile laggressione immediatamente diretta sulla cosa, senza passare in alcun modo attraverso il consenso del soggetto passivo32. Si scandisce in questi termini pure il superamento di quellangusta tradizione che, spontanea, ha sovrapposto loffesa unilaterale alle nozioni di violenza reale e di violenza personale fisica, lasciando la minaccia e la frode alla sfera delle offese che postulano latto di disposizione della vittima33. Si rinsalda pertanto lidea che cardine non solo di queste righe, e che la se ntenza in commento rimette in primo piano: il vincolo di strumentalit che sorregge lintelaiatura del delitto di truffa, e rende lartifizio-raggiro il mezzo necessario per tipizzare loffesa al patrimonio della vittima, ne cesella il confine con le coeve norme del furto, della rapina, dellestorsione, della c oncussione, in cui laggressione patrimoniale trova una scenografia ben diversa. A distinguo con luna fattispecie, sta infatti la sottrazione invito domino, nel senso che unico protagonista del comportamento efficiente alla causazione del danno mediante spossessamento nel furto il reo: la figura tipica della truffa si apre invece sulla alternativa facciata della consapevolezza circa il peculiare contatto materiale/giuridico tra il reo ed il bene da preservare, contatto che pur viene immaginato come legittimo ed in questottica coadiuvato dallinterazione di chi, cos, indotto in errore34. A distinguo tra la truffa e tutte le restanti fattispecie citate - dallestorsione alla concussione - sta daltronde lerrore di derivazione truffaldina35 avanti alla luMANTOVANI, Contributo, cit., 179. Per le nozioni penalistiche di violenza e frode si rinvia a PISAPIA, Violenza minaccia e inganno nel diritto penale, Napoli, 1940. cfr. Cass., Sez. V, 1 giugno 1999, Montaruli, in Riv. pen., 1999, 648. cfr. BRUNELLI, Spunti di riflessione su interazione psichica e tentativo, in Studi in onore di Franco Coppi, Torino, 2011, 50.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 cida (leggi oggettiva) apparenza fenomenica e quindi la lucida percezione da parte della vittima patrimoniale del carattere indebito della prestazione sinallagmatica resa in corrispondenza. Precisamente, a seconda delle singole identit tipiche tale prestazione consiste nel fare, tollerare, ovvero omettere ora a fronte di una situazione fattuale di violenza o minaccia che la costrizione renda sensorialmente (e oggettivamente) percettibile (cos nella rapina, nellestorsione), ora a fronte di una situazione normativa di abuso di poteri esattamente compresa e nondimeno subita dal lato passivo della relazione (cos col titolo di concussione). 5.1. Si riparta allora da un passaggio condiviso: i delitti di estorsione e di truffa, sul comune sfondo della prestazione del consenso da parte del soggetto passivo - consenso viziato nel suo processo formativo - si distinguono per il mezzo adoperato dallagente per conseguire tale assenso, cui si concatena un ingiusto profitto a vantaggio proprio o di altri. Segnatamente, luso di artifici o raggiri con falsa rappresentazione della realt nella truffa, la minaccia o la violenza nella estorsione36. Tutto sta, ora, ad intendersi sullatteggiarsi del contegno cooperativo di chi il reato patisce. E scritto allart. 629 c.p. che per effetto della coazione il soggetto passivo d eve fare od omettere qualche cosa, utilizzandosi quindi una formula normativa linguisticamente pi ristretta rispetto a quella utilizzata allart. 610 c.p. (violenza privata), dove si menziona espressamente anche il tollerare. Una limitazione che si avverte non essere n rimanere meramente formale, resa piuttosto necessaria proprio dallesigenza di delimitare i confini della figura dellestorsione rispetto alla rapina, nella quale il soggetto passivo viene a subire una aggressione unilaterale, di tal ch un semplice pati imposto allo scopo di realizzare un ingiusto profitto dar sempre luogo alla tipicit tracciata dallart. 628 c.p.37. Si ritiene invero comunemente che tollerare significhi lasciare che lavversario tenga una certa condotta, versus un concetto di omissione comportante il ritardo o lastensione da una azione che altrimenti il sog-
cfr. ANTOLISEI, Manuale, cit., 425. cfr. FIANDACA, MUSCO, Diritto penale, cit., 126 s., 154; CONTI, Estorsione, in Enc. dir., XV, Milano, 1966, 998; contra MANZINI, Trattato, cit., 458, secondo il quale anche una tolleranza utile per il colpevole e dannosa per il soggetto passivo potrebbe rilevare in quanto implichi un fare o un omettere; e MARINI, Estorsione, in Dig. disc. pen., IV, Torino, 1990, 385, in considerazione dellequivalenza tra una condotta omissiva e il c.d. pati.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 getto avrebbe compiuto38. Si di contrappunto osservato come i termini fare ed omettere siano in realt estremamente generici, e permettano pertanto di coprire uno spettro amplissimo di comportamenti dispositivi del soggetto passivo; vi possono rientrare, infatti, lalienazione o la consegna di un bene, la remissione di un d ebito, il versamento di una somma di denaro, la non esazione di un credito, lestinzione di unobbligazione, la rinuncia ad un azione giudiziaria et similia39. Cos, v chi inquadra il tollerare - non espressamente conteggiato nei comportamenti del soggetto passivo - nella cornice dellazione/omissione40, altri nella cornice della sola condotta omissiva41 in quanto chi tollera omette la reazione difensiva: come chi costretto a tollerare, tramite violenza o minaccia, che laltrui gregge pascoli nel proprio fondo ovvero rinunci ad agire per ottenere linterruzione del tempo necessario per il possessore ad usucapire limmobile da parte del proprietario. Nel fare, rientra certo ogni forma di messa a disposizione del colpevole di quanto richiesto e quindi anche la formazione di un atto avente valore giuridico, come la sottoscrizione di una cambiale o di una scrittura privata contenente la ratifica di un precedente contratto di compravendita di immobili42, la costituzione di una dote, la rinuncia ad una eredit43, la dichiarazione di rinuncia a crediti maturati per prestazioni lavorative effettuate e non riscossi44. Ci spinge taluno ad estendere - anche in questa sede - lampiezza concettuale della formula, fino ad abbracciare con essa un qualsiasi comportamento che implichi un atto positivo o negativo incidente sul patrimonio45; e spinge dunque al condiviso abbandono dello stilema limitativo della necessaria disposizione, del resto non richiesto dalla norma, per concentrarsi sul solo effetto - patrimoniale - della condotta indicata46. 5.2. In questo circolo interpretativo, solo apparentemente centrifugo rispetto
In argomento VIGAN, Art. 610 c.p., in Codice penale commentato, a cura di Dolcini-Marinucci, Milano, 2006, 4282. cfr. FIANDACA, MUSCO, Diritto penale, cit., 154. MANZINI, Trattato, cit., 458; DE MARSICO, Delitti contro il patrimonio, Napoli, 1951, 83. PAGLIARO, Principi di diritto penale. Parte speciale, III, Delitti contro il patrimonio, Milano, 2003, 200. RAGNO, Il delitto di estorsione, Milano, 1966, 101; SALVINI, Estorsione e sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, in Noviss. Dig. it., VI, 1975, 1003. MANTOVANI, Estorsione, in Enc. giur. Treccani, XIII, Roma, 1988, 4. Cass., Sez. II, 20 gennaio 1997, Fiorillo, in Dir. e prat. lav., 1997, 553. ANTOLISEI, Manuale, cit., 421. PAGLIARO, Principi di diritto penale, cit., 335.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 allo stretto spettro problematico della truffa, torna davanti allesegeta l ulteriore nodo scorsoio della misura di cui avvalersi per la qualificazione di un accadimento nel plesso della rapina o dellestorsione, nelluna come nellaltra fattispecie vigendo una necessaria partecipazione della vittima, presente sulla scena del fatto criminale47. La retrospettiva sulla dottrina che questi orizzonti ha attentamente indagato consente di rinvenire, e di riassumere, una pluralit di diversi criteri differenziali. Basati sulla consegna, in altri termini sul criterio delladprehensio per la rapina e della traditio per lestorsione48, per cui una condotta di collaborazione da parte della vittima imprescindibile nella estorsione, nella rapina invece si attesta solo eventuale49. Con questo spunto limpossessamento mediante consegna da considerarsi estorsione quando, senza la consegna della cosa da parte dellaggredito, laggressore non avrebbe potuto conseguire tale risultato, invece da considerarsi rapina quando laggressore avrebbe potuto, anche in altro modo, pervenire allimpossessamento della cosa50. Oppure plasmati sulla distinzione tra coazione assoluta nella rapina, relativa e nondimeno, maggiormente sanzionata - nellestorsione51. La giurisprudenza sembra orientata in forze proprio lungo questa direttrice, col ritenere la sussistenza del delitto di estorsione quando la consegna della cosa possa correlarsi (non rimanendo atto puramente materiale) ad un atto di volont della vittima, in sostanza pi blandamente forzata tant che rimane ravvisabile una possibile scelta tra il danno minacciato e la consegna della cosa stessa52; e col qualificare invece lepisodio entro il modello della rapina ogni qual volta la persona aggredita sia costretta alla dazione del bene detenuto risultando, per efPer puntuali notazioni sulla problematica v. BRUNELLI, Il diritto penale delle fattispecie criminose, Torino, 2011, 15 s., che affronta la questione del confine tra rapina ed estorsione risolvendolo con lattestare la diminuzione della seconda immagine: leggendo quel far qualche cosa non gi come qualunque attivit materialmente percepibile, secondo il significato letterale delle parole, ma come qualche cosa che assume una veste giuridicamente rilevante: un vero e proprio atto di disposizione patrimoniale, senza il quale lagente non potrebbe ricavare il suo ingiusto profitto. V. MANZINI, Trattato, cit., 412. Relazione Ministeriale al progetto definitivo del codice penale, in Lav. Preparatori, V, Roma, 1929, 450. cfr. CONSO, Ancora sulla differenza tra rapina ed estorsione, in Riv. it. dir. pen., 1949, 604; CONTI, Estorsione, cit., 1002 s. Per ulteriori approfondimenti si rinvia a BRUNELLI, Rapina, in Dig. disc. pen., XI, Torino, 1996, 5 ss. PIZZUTI, Rapina, in Enc. dir., XXXVIII, Milano, 1987, 286 s. Cass., Sez. I, 18 aprile 1977, Roma, in Riv. pen., 1977, 911; Id., Sez. I, 19 aprile 1978, Bocangel Nunez, ivi, 1978, 879; Id., Sez. II, 16 giugno 1986, Amorth, in Mass. Uff., n. 174281; Id., Sez. II, 1 ottobre 2004, Caldara e altri, in Guida Dir., 2005, n. 3, 92.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 fetto della violenza, nelle mani dellaggressore al cui volere non pu sottra rsi53. O, ancora, poggiati sullimmediatezza (rapina) contro lassenza di immediatezza (estorsione) che si attesti tra limposizione (che la condotta in divenire dellagente) e la relativa attuazione54; analogamente si afferma che lelemento decisivo vada individuato nel controllo totale ed immediato dellaccadere esteriore, che in mano al rapinatore ma non allestorsore55. Losservazione critica sullo status quo che aleggia attorno alla problematica, attesta fin dalle prime battute non pi servire il richiamo alla logora contrapposizione tra adprehensio e traditio rei56, trattandosi di criterio che non va oltre laspetto esteriore ed accidentale dei fenomeni e, come non riesce ad offrire differenze concettuali rispondenti alla dinamica illecita tipizzata, non resiste neppure al collaudo dellapplicazione pratica57, venendo meno, in concreto, nei casi in cui il passaggio della cosa avvenga col concorso di entrambi i soggetti, cos quando la vittima aiuti laggressore a trasportare la cosa o loggetto sia in parte sottratto e in parte consegnato58. Daltronde, se un togliere con le proprie mani non essenziale alle nozioni di furto e di rapina, dal canto suo un farsi consegnare materialmente la cosa non essenziale alla nozione di truffa e di estorsione59. Neppure pone in chiara luce la differenza di nozioni il criterio dellimprescindibilit del comportamento dellaggredito60. Per tale via - si efficacemente osservato - non si riuscirebbe a cogliere la diversa sfera applicativa dellaggravante del porre taluno in stato di incapacit di volere o di agire, comune sia alla rapina che allestorsione. Trovandosi lindividuo incapace di volere e di agire alla completa merc dellaggressore, non pu difatti egli
G.i.p. Napoli, 20 aprile 2010, n. 719, T.S. In termini Trib. Nola, 13 luglio 2004, in Guida Dir., 2004, n. 37, 93; G.i.p. Torre Annunziata, 29 febbraio 2008, n. 109. cfr. CRESPI, Rapina ed estorsione, in Giust. pen., 1947, II, 539. Cos PAGLIARO, Principi di diritto penale, cit., 175 s. Sulle orme della Relazione Ministeriale al progetto definitivo del codice penale, cit., 450, 539, si sono pronunciati in questo senso circa i rapporti tra rapina ed estorsione: MANZINI, Trattato, cit., 360; Cass., 10 dicembre 1948, in Giust. pen., 1949, II, 306; Cass., Sez. Un., 26 gennaio 1949, in Arch. pen., 1949, II, 491. MANTOVANI, Contributo, cit., 175. MANTOVANI, Contributo, cit., 175: a meno che non si voglia considerare ununica offesa sia come rapina che come estorsione, sia come furto operato con mezzi fraudolenti che come truffa. Per osservazioni critiche si veda PIZZUTI, Rapina, cit., 286; PAGLIARO, Principi di diritto penale., cit., 179. V. CONSO, Ancora sulla differenza tra rapina ed estorsione, cit., 604 s. Gi CONSO, Elementi differenziali tra rapina ed estorsione, in Giur. it., 1948, II, 145 ss.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 considerarsi autore di un comportamento giuridicamente apprezzabile, per cui si dovrebbe escludere in questi casi, in contrasto col disposto del secondo comma dellart. 629 c.p., la configurabilit dellestorsione61. Cos, pi vicina al vero si scopre lautorevole opinione che, impegnata nellanalisi differenziale dei disposti delittuosi in menzione, si stacca dalla distinzione puramente meccanicistica e richiede per lestorsione un sensibile intervallo di tempo fra la minaccia del male e la sua esecuzione, in modo da consentire allaggredito una possibilit di scelta, e per la rapina - in contrapposto - limmediatezza del danno, che tale possibilit escluderebbe62 rendendo leventuale consegna materiale della cosa non giuridicamente configurabile come una vera e propria traditio63. Se la critica a questo criterio di identificazione/distinzione nel senso che elude ogni determinazione dellintervallo di tempo necessario e sufficiente a decidere sul passaggio dallimmediatezza alla mediatezza64, ebbene, la validit di base di questultima impostazione, pur rimasta recessiva, traspare direttamente dal contegno letterale delle due previsioni incriminatrici messe allo specchio, che si presta a ponte logico per un riesame pure del dettato della truffa e del relativo campo di operativit. Cos, va ad osservarsi come, taciuto il tipo di condotta che si attende a reazione della violenza o minaccia esercitata, lart. 628 c.p. si concentri a fotografare il limitato spazio-tempo dellimpossessamento mediante sottrazione, rimettendo al profilo non costitutivo del fatto di reato, ma di eventuale sua manifestazione modale/cronologica, la frangia comportamentale successiva che segna liter di conseguimento del profitto contenuto del dolo specifico. Ne discende come lorizzonte temporale della vicenda descritta rimanga chiuso al rilievo di una condotta, passiva o attiva, della vittima necessariamente palesatasi in una unit (socio)naturalistica di contesto, vale a dire in immediata, stretta consecuzione materiale col momento aggressivo che punito65.
MANTOVANI, op. ult. cit., 177. PROSDOCIMI, Note sul delitto di estorsione, in Riv. trim. dir. pen. econ., 2006, 679; Cass., sez. I, 29 novembre 1946, Puleo ed altri, in Giur. it., 1948, II, 146; Cass., 14 giugno 1956, Castaldo ed altri, in Riv. it. dir. proc. pen., 1957, 496. V. DE MARSICO, Impossessamento mediante violenza coatta nel delitto di rapina, in Arch. pen., 1947, II, 279 ss.; CRESPI, Rapina ed estorsione, cit., 537 ss.; Cass., 20 novembre 1956, in Arch. pen., 1947, II, 275: Cass., 14 giugno 1956, in Riv. it. dir. pen., 1957, 496. MANTOVANI, op. ult. cit. PROSDOCIMI, Note sul delitto di estorsione, cit., 679 s. identifica nel criterio della c.d. immediatezza il punto di riferimento fondamentale per distinguere tra rapina ed estorsione nei casi dubbi, in particolare quando loggetto materiale della condotta consentirebbe lapplicazione delluna come dellaltra figura normativa: immediatezza del danno minacciato e quindi anche della scelta che la vittima della rapina
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 Tanto da abbracciare a relativo oggetto materiale la sola cosa mobile altrui, per lappunto la sola in s suscettibile di immediata sottrazione/creazione di nuovo possesso. Ci rende compatibile con tale struttura pure il semplice tollerare della vittima, da intendersi come inerzia tout court, nel senso di una mancanza di reazione che segua senza soluzioni di continuit, in compattezza cronologica con lesecuzione criminale. 5.3. Eterogeneo si dimostra invece il modulo a base dellestorsione, come della truffa. Esso focalizza il cono dellincriminazione su accadimenti in cui loperare della vittima (fare o non fare che sia) si stacca in termini socionaturalistici dalla condotta criminale, sviluppandosi, necessariamente nelluna ed eventualmente nellaltra figura, in un contesto spazio temporale indipe ndente, anche se logicamente-causalmente connesso, rispetto a quello in cui si sono esternati la violenza/minaccia o linganno. Pi esattamente. Un siffatto contesto focalizzato in termini esclusivi nellestorsione, posta lalternativit creata dal sistema dirimpetto alla rapina. Il che significa doversi attendere - nello scorrere tra la minaccia e la cessione di quanto richiesto - la sussistenza di un adeguato spatium deliberandi: quanto a dire che la scelta - decisione se cedere o meno alla violenza o alla minaccia deve avvenire in tutto o in parte in uno spazio-tempo privo della presenza fisica dellaggressore66. Il contesto di cui si discorre invece espanso nella truffa, chiamata da sola ad osservare anche il comportamento-risultato che nel caso sia stato immediatamente prestato avanti allinganno. Tanto vale a dare ragione alla lettura giurisprudenziale quando risolve in termini di rapina il fatto di pi persone armate che, dopo essersi introdotte nellappartamento di un gioielliere, hanno dopo alcune ore costretto costui, mentre la moglie rimaneva legata ed imbavagliata presso la casa, ad accompagnarli presso la gioielleria per aiutarli ad aprire la cassaforte67. Daltronde, lattenta lettura delle norme conduce gi a questa conclusione, sia dando conto di come la rapina, in entrambe le sue forme,
debba compiere. V. ancora PROSDOCIMI, Rapina ed estorsione: due figure da riunire sul piano legislativo?, in Scritti in onore di Mario Romano, III, Napoli, 2011, 1678. Cos Trib. Napoli, 28 giungo 2005, G.C., in Riv. pen., 2006, 459. Trib. Genova, 8 giugno 1993, Pietrolungo e altri, in Riv. it. dir. proc. pen., 1995, 588, ove si motiva nel senso che: In sostanza, il comportamento attivo della vittima, di aprire il negozio e consegnare loro la combinazione della cassaforte, non pu ritenersi giuridicamente attribuibile ad essa, e quindi autenticamente volontario, avendosi esattamente la direzione della violenza di rapina: finalizzata a porre la persona offesa nellincapacit di agire o di agire diversamente o di reagire.
ARCHIVIO PENALE 2012, n. 2 fotografi una immediata unit di contesto68 (impossessamento mediante violenza o minaccia, violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione)69; sia ammettendo il cadere nel cono dellincriminazione ex art. 628 c.p. tanto della soluzione del controverso caso di chi costringa Caio a firmare una cambiale guidandogli la mano con forza irresistibile70; tanto dellipotesi in cui sia stata sottratta una cosa mobile alla presenza del possessore subito dopo che questi abbia subito un tentativo di estorsione e percosse71. Portando il ragionamento verso la conclusione, si apprezza allora una strutturale diuturnit della condotta-mezzo consistente nella costrizione (estorsiva) o induzione in errore (truffaldina), nel senso che la condotta stessa deve porsi e mantenersi come causa costante del vizio della formazione del consenso per tutto il tempo (necessariamente o eventualmente, a seconda dei casi di incriminazione citati) occorrente al maturarsi della forma cooperativa passiva; con ci giustificandosi la maggiore gravit - espressa dal maggior grado del minimo edittale - del fatto estorsivo a confronto con la rapina72, e con ci ammettendosi che la violenza-minaccia o ancora lerrore indotto possano coinvolgere trasversalmente ed in sequela una pluralit di soggetti (passivi e/o danneggiati) fino ad attingere chi realizzi lattivit dispositivo-patrimoniale. Non lontano sta daltronde leco della giurisprudenza costituzionale, sensibile al valore del fluire del tempo quale valido elemento di diversificazione delle situazioni giuridiche73, che legittima il legislatore a modulare una variet di fattispecie diverse, per struttura e disvalore, ciascuna legata a propri paradigmi punitivi74.
Precisamente, nella rapina impropria la legge vuole che la condotta violenta o minacciosa sia tenuta dal rapinatore immediatamente dopo la sottrazione, parlandosi al proposito di nesso di contestualit dellazione complessiva, cos Cass., Sez. II, 10 maggio 1990, Villa, in Mass. Uff., n. 186764; Id., Sez. VI, 11 febbraio 1999, Stefano, ivi, n. 212888. V. CRESPI, Rapina ed estorsione, cit., 541.; cfr. Cass., Sez. I, 18 gennaio 1966, Pinto, in Mass. Uff., n.101728, per il rilievo degli elementi dellimmediatezza dellimposizione e della correlativa imminenza del danno. cfr. ZAGREBELSKY, Rapina (dir. vig.), in Noviss. Dig. it., XIV, Torino, 1976, 777. In tema anche PEDRAZZI, Inganno ed errore, cit., 46: Se Tizio, con una vis absoluta, mi costringe a consegnargli qualcosa, non reato di estorsione, ma di rapina; se guida a forza la mia mano facendomi firmare un documento non compie unestorsione ma unautentica falsit materiale. Cass., Sez. II, 24 febbraio 2000, Lamaj, in Cass. pen., 2000, 3311. Per considerazioni critiche sul punto si rinvia a PROSDOCIMI, Rapina ed estorsione, cit., 1673 ss. V. Corte cost., ord. 19 luglio 2011, n. 224. V. Corte cost., ord. 19 giugno 2000, n. 213.
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