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Timestamp: 2017-10-23 11:51:48+00:00

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Passo indietro dalla Corte di Strasburgo: il massacro di Katyń resterà senza colpevoliDiritti Europa
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Posted by: Roberto Federico Proto in Categorie Violazioni CEDU, Diritto alla vita, I diritti in Europa, In evidenza, Sistema CEDU 25 ottobre 2013
La domanda di giustizia del popolo polacco rimarrà inascoltata: La Grande Camera si dichiara incompetente per il massacro di Katyń
Si chiude una pagina terribile della nostra storia contemporanea, lasciando dietro di sé la gelida sensazione di un’ingiustizia rimasta impunita e il dubbio di una verità negata .
Infatti la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, riunita in Grande Camera, il 21 Ottobre 2013, con la sentenza Janowiec e Altri v. Russia si è pronunciata sull’atroce massacro di Katyń, dove nel maggio del 1940, nella foresta di Katyń, vennero brutalmente uccisi 21857 cittadini polacchi per opera dell’Armata Russa, su ordine del dittatore comunista Stalin.
Questa sentenza ha suscitato non poche critiche e dissensi, poiché la Corte ha seguito un orientamento diverso da quello espresso in precedenza dalla prima sezione nella sentenza Janowiec e Altri v. Russia dell’Aprile del 2012.
Infatti in tale sentenza i giudici di Strasburgo avevano accertato la violazione da parte della Russia degli obblighi di trasparenza e pubblicità desumibili dall’articolo 38 della Convenzione, quando nel 2004 il parlamento russo, chiudendo le indagini sul caso e ponendo il sigillo di stato, si rifiutò di trasmettere i documenti attinenti al massacro alla Polonia; e dell’articolo 3 CEDU, in cui il divieto di condizione inumana e degradante, in questo caso, è stato inteso come obbligo di assicurare una via di ricorso effettivo ai parenti delle vittime e di riconoscere la loro legittimità ad ottenere giustizia.
Ma l’aspetto, a mio dire, più significativo è stata la valutazione che la Corte, nella prima sentenza, ha espresso dinanzi alla violazione dell’art 2 Cedu, che sancisce in maniera assoluta il Diritto alla Vita, ma inteso nel suo aspetto procedurale. Infatti nell’esaminare questa censura, in base alla regola generale di diritto internazionale enunciata all’articolo 28 della Convenzione di Vienna, si è ritenuta non competente poiché (riportando un breve passo della sentenza) non erano stati provati degli elementi in grado di fornire “un ponte dal passato lontano nel recente periodo post- ratifica che giustifichino una connessione tra le morti e la ratifica della Russia alla Convenzione europea”.
Nella sentenza della Grande Camera, invece, la questione centrale è stata un aspetto pregiudiziale, oggetto di un attento esame da parte dei giudici, ovverosia la propria competenza ratione temporis nell’ esaminare le censure sollevate e in particolare quella relativa all’art 2 dal punto di vista procedurale. Precedente imprescindibile della Corte è la sentenza Šilih, che compendia i criteri di competenza e su cui la Grande Camera ha eretto la sua costruzione intellettuale per affermare la propria incompetenza ad esaminare il caso in questione.
In particolare nel valutare la sua competenza, la Camera ha ritenuto che la ” vera connessione ” – intesa come un ” legame effettivo” tra l’evento scatenante e l’entrata in vigore della Convenzione nei confronti dello Stato convenuto – sarebbe soddisfatta solo se il lasso di tempo tra l’evento scatenante e la data di ratifica fosse rimasto ragionevolmente breve. Così non è, perché i fatti risalgono al 1940 e la Russia ha ratificato la Convenzione solo nel 1998. E pertanto la Corte dinanzi ad un lasso di tempo c0sì ingente si è ritenuta non competente.
Nel dispositivo dopo aver dichiarato di non essere competente ad esaminare la censura dal punto di vista procedurale dell’art 2 Cedu (il rifiuto di esaminare ed eseguire un’effettiva indagine sulle vittime del massacro), e aver respinto la censura dell’art 3 Cedu (ritenendo che il rifiuto prolungato del fatto storico e il diniego di informazioni sulla sorte dei loro parenti, insieme alle risposte ambigue e contraddittorie da parte delle autorità russe alle loro richieste di informazioni, integrasse una forma di condizione disumana e degradante), dichiara all’unanimità che vi è stata violazione dell’art 38 della Convenzione: pertanto si è accerto che la Russia ha violato l’obbligo di fornire i documenti necessari per l’analisi del caso, rifiutandosi di produrre una copia della decisione del 21 settembre 2004 con la quale s’interrompevano le indagini penali sul massacro. Non colmando i tanti dubbi e sospetti che alimentano questa vicenda.
In conclusione ritengo che questa pronuncia della C. EDU lasci molto l’amaro in bocca. Non tanto per la decisione della Corte – criticabile ma a mio avviso non del tutto irrazionale dal punto di vista procedurale – più che altro per il risultato pratico che quest’ultima produce. Infatti ci si trova dinanzi ad una differente interpretazione di un medesimo fatto. Secondo il giudizio della Storia la Russia è colpevole di questa atrocità, per il diritto non vi è alcun colpevole. L’unica cosa che unisce le due letture è che ci sono delle vittime alla cui domanda di giustizia non verrà data alcuna risposta.
“Per la Russia: Katỳn, un massacro senza colpevoli né vittime” articolo di Teresa Vozza su generazionezeroitalia.org;
Grande Camera Josep Casadevall massacro di Katyń Russia	2013-10-25
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