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Timestamp: 2019-05-20 04:44:24+00:00

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Indagine sui consumi delle famiglie - schedefontidati.istat.it
1 Obiettivi conoscitivi e quadro di riferimento
3 Output informativo
3.1 Consumi
3.2 Povertà
5 Processo e metodologie
5.1 Natura
5.2 Periodicità
5.3 Unità di rilevazione e unità di analisi
5.4 Il disegno di campionamento
5.5 Tecnica di indagine e organizzazione della rilevazione
5.6 Processo di controllo e correzione dei dati
5.7 I coefficienti temporali
5.8 La costruzione delle stime
5.9 Indicatori di qualità
7 Classificazioni
9 Fonti complementari
11 Riferimenti bibliografici
L’indagine sui consumi delle famiglie fornisce informazioni, oltre che sul livello e sulla struttura della spesa mensile per consumi, sulle principali caratteristiche sociali, economiche e territoriali delle famiglie residenti in Italia. Consente, inoltre, di conoscere, in senso qualitativo e quantitativo, la dinamica degli standard di vita e dei comportamenti di consumo delle principali tipologie familiari, in riferimento ai differenti ambiti territoriali e sociali. L'indagine rappresenta, inoltre, la base informativa per le stime ufficiali della povertà relativa e assoluta in Italia.
Oggetto della rilevazione sono le spese sostenute dalle famiglie per acquistare beni e servizi destinati al diretto soddisfacimento dei propri bisogni (consumo). Vi rientrano anche i beni e i servizi forniti dal datore di lavoro ai dipendenti a titolo di salario o per prestazioni di servizio (compensi in natura).
Ogni altra spesa effettuata dalla famiglia per scopo diverso dal consumo è esclusa dalla rilevazione (acquisto di case e terreni, pagamento di imposte, spese connesse con attività professionali, eccetera).
L'indagine fa riferimento all'ammontare complessivo della spesa al momento dell'acquisto del bene o servizio, a prescindere dal momento dell'effettivo consumo o utilizzo e dalle modalità di pagamento: in caso di acquisti a rate o effettuati a credito, le famiglie riportano infatti il costo complessivo del bene o servizio, come se lo pagassero in contanti.
Per rendere confrontabili i livelli di spesa di famiglie con diverse caratteristiche e comportamenti di consumo, nella definizione di spesa per consumi rientrano anche alcune spese figurative, relative a: i) il valore monetario dei beni consumati dalla famiglia e provenienti dal proprio orto, azienda agricola o raccolti nei boschi e dei prodotti della caccia e della pesca (autoconsumi); ii) il valore presunto dell’affitto per le abitazioni occupate dai proprietari o godute a titolo gratuito o in usufrutto (fitto figurativo).
L’indagine rileva anche le caratteristiche socio-demografiche dei componenti la famiglia (Sezione 1), alcune notizie sull'abitazione e sul possesso dei principali beni durevoli (Sezione 2) e alcune informazioni sui luoghi e sui comportamenti d’acquisto (Sezione 9).
La spesa corrente (spese effettuate con frequenza elevata e/o di scarsa entità) viene rilevata tramite un diario, denominato Libretto degli acquisti, nel quale ogni famiglia, per un periodo di sette giorni, tiene quotidianamente nota degli acquisti effettuati, altrimenti difficili da ricordare.Vengono rilevate così tutte le spese per generi alimentari e bevande, quelle per pasti e consumazioni fuori casa, per tabacchi e le altre piccole spese. Inoltre, se la famiglia autoproduce beni alimentari e li consuma nei sette giorni di riferimento, registra le quantità consumate in un altro diario, denominato Taccuino degli autoconsumi.
Nella prima settimana del mese successivo a quello di autocompilazione dei diari, la famiglia riceve la visita del rilevatore che effettua l’intervista finale mediante un questionario denominato Riepilogo delle spese familiari. Nel questionario di riepilogo sono rilevate le caratteristiche socio-demografiche dei componenti la famiglia e le notizie sull'abitazione, oltre a tutte le altre spese non rilevate tramite libretto poiché, per il loro carattere di periodicità (come l’affitto), eccezionalità (come l’acquisto di un televisore) o costo elevato (come un’automobile), difficilmente possono sfuggire al ricordo della famiglia. Generalmente tali spese si riferiscono all'ultimo mese, eccezion fatta per i beni durevoli e le spese eccezionali, per i quali si fa riferimento agli ultimi tre mesi, e per le assicurazioni, per le quali ci si riferisce agli ultimi dodici mesi.
Le spese considerate riguardano: abitazione e utenze (Sezione 2), arredamento (Sezione 3), abbigliamento e calzature (Sezione 4), sanità (Sezione 5), trasporti e comunicazioni (Sezione 6), tempo libero, spettacoli e istruzione (Sezione 7) e altri beni e servizi (di carattere più saltuario o eccezionale) (Sezione 8).
Nel 2002 l’indagine è stata condotta con un supplemento di quesiti volti ad approfondire situazioni familiari di deprivazione e di disagio (rispetto a: caratteristiche abitative e della zona di residenza, accesso ai servizi di base, aiuti economici ricevuti, percezione della condizione economica e delle difficoltà finanziarie) e a raccogliere informazioni individuali sulle spese sostenute per l’istruzione (distinguendo fra quelle indirizzate direttamente all'istituzione educativa e quelle relative ai beni e servizi acquistati sul mercato perché necessari per frequentare il corso di istruzione) e la formazione professionale (distinguendo fra gestione pubblica e privata dei corsi e per argomento del corso). Tale modulo ad hoc era denominato “Questionario sulle condizioni di vita e sulle spese per l’istruzione”.
L’indagine fornisce i dati relativi alla spesa media mensile familiare - ottenuta rapportando la spesa totale (somma delle spese sostenute dalle famiglie) per l’acquisto di un determinato bene, servizio o per gruppi di essi, al numero delle famiglie residenti - e alla spesa mediana mensile - pari al valore di spesa per consumi che divide la distribuzione di frequenza in due parti uguali (il 50% delle famiglie presenta un valore di spesa per consumi inferiore o pari alla mediana, il 50% un valore superiore). Poiché la spesa per consumi ha una distribuzione asimmetrica, la mediana risulta sempre inferiore al valore medio.
Per alcune voci, viene, inoltre, calcolata la spesa media effettiva, ottenuta rapportando la spesa totale per l’acquisto di un determinato bene, servizio o per gruppi di essi, al numero delle sole famiglie che hanno effettuato tale spesa. La spesa media effettiva è superiore alla corrispondente spesa media, eccetto quando il bene o servizio sia stato acquistato da tutte le famiglie residenti: in tal caso, le due spese medie risultano uguali.
La spesa è analizzata secondo le principali caratteristiche familiari, quali la ripartizione geografica e la regione di residenza, il numero di componenti, la tipologia familiare e la condizione professionale della persona di riferimento.
Per rendere direttamente confrontabili i livelli di spesa di famiglie di ampiezza diversa, tenendo conto dell’effetto delle economie di scala (realizzabili all'aumentare del numero di componenti), viene calcolata anche la spesa equivalente, dividendo il valore familiare della spesa per un opportuno coefficiente di correzione (scala di equivalenza): in particolare, l’indagine utilizza la scala di equivalenza Carbonaro, mediante la quale la spesa di qualsiasi famiglia viene resa equivalente a quella di una famiglia di due componenti (ampiezza per la quale il coefficiente è pari a 1).
Le famiglie possono essere ordinate in modo crescente rispetto alla spesa equivalente ed essere classificate in base al quinto di appartenenza (determinato attraverso i valori dei quintili).
Le famiglie, classificate secondo il livello di spesa equivalente, sono analizzate rispetto al comportamento di consumo e alle caratteristiche socio-demografiche più rilevanti. A tale scopo, vengono calcolati due indicatori relativi alla distribuzione della spesa totale equivalente:
– il rapporto interdecilico (S80/S20): rapporto tra la spesa sostenuta dalle famiglie appartenenti all'ultimo quinto della distribuzione e quella sostenuta dalle famiglie del primo quinto;
– l’indice di concentrazione di Gini: assume valori compresi tra 0 (se tutte le famiglie hanno lo stesso livello di spesa) e 1 (in caso di massima disuguaglianza o concentrazione).
All'aumentare del valore di tali indici aumenta la concentrazione della spesa per consumi e, quindi, cresce la disuguaglianza interna alla distribuzione.
A partire dal 2004, l’indagine fornisce anche, limitatamente ad alcuni beni alimentari e ad abbigliamento e calzature, informazioni relative ai luoghi di acquisto prevalente e ai mutamenti dei comportamenti di spesa eventualmente occorsi, rispetto all'anno precedente, a seguito della variazione dei prezzi (riduzione della qualità e/o della quantità dei beni acquistati).
L’indagine costituisce la base informativa per le stime ufficiali della povertà relativa e assoluta.
- Povertà relativa
La misura di povertà relativa individua la condizione di svantaggio di alcuni soggetti (famiglie o individui) rispetto agli altri e rimanda al concetto di disuguaglianza.
La stima dell’incidenza della povertà relativa, e cioè la percentuale di famiglie relativamente povere, viene calcolata sulla base di una soglia convenzionale (linea di povertà) che, per una famiglia di due componenti, è pari alla spesa media mensile per persona (spesa pro-capite) in Italia in un determinato anno. Vengono classificate come povere le famiglie composte da due persone che hanno una spesa mensile pari o inferiore a tale valore. Per famiglie di ampiezza diversa il valore della linea si ottiene applicando un’opportuna scala di equivalenza.
L’intensità della povertà relativa indica invece, in termini percentuali, quanto la spesa media mensile equivalente delle famiglie povere si colloca al di sotto della linea di povertà. La povertà relativa è analizzata secondo le principali caratteristiche familiari, quali la ripartizione geografica e la regione di residenza, il numero di componenti, la tipologia familiare e la condizione professionale della persona di riferimento.
- Povertà assoluta
La misura di povertà assoluta si basa sulla definizione di un paniere minimo di beni e servizi necessari al soddisfacimento di un insieme di bisogni essenziali e si configura, quindi, come l'incapacità di acquisire i beni e servizi che permettono di raggiungere uno standard di vita ritenuto "minimo accettabile" nel contesto di riferimento.
L’incidenza della povertà assoluta, e cioè la percentuale di famiglie assolutamente povere, viene calcolata sulla base di una soglia di povertà corrispondente al valore monetario del paniere, valore che si differenzia per dimensione e composizione per età della famiglia, ripartizione geografica e ampiezza demografica del comune di residenza (diversamente dalla soglia di povertà relativa che varia solo in base all'ampiezza familiare). Vengono classificate come assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia.
L’intensità della povertà assoluta indica invece, in termini percentuali, quanto la spesa media mensile delle famiglie povere si colloca al di sotto del valore monetario del paniere. La povertà assoluta è analizzata secondo le principali caratteristiche familiari, quali la ripartizione geografica di residenza, il numero di componenti, la tipologia familiare e la condizione professionale della persona di riferimento.
I risultati dell'indagine sono diffusi con cadenza annuale attraverso due distinte Statistiche Report, “I consumi delle famiglie” e “La povertà in Italia”, consultabili sul sito www.istat.it.
Contestualmente all'uscita dei comunicati, alcune tavole di dati più dettagliate sono rese disponibili sul datawarehouse dell’Istat, I.stat, all’interno della sezione Condizioni economiche delle famiglie e disuguaglianze.
I dati elementari rilevati nel corso dell’indagine (microdati) sono resi disponibili gratuitamente sotto forma di file standard e file per la ricerca (questi ultimi a partire dal 2012). I dati sono rilasciati in forma anonima, ovvero privi degli elementi identificativi del soggetto al quale si riferiscono, nonché di ogni altro elemento che consenta, anche indirettamente, il collegamento con le famiglie o gli individui intervistati.
I microdati vengono anche trasmessi con cadenza quinquennale ad Eurostat che li mette a disposizione nel proprio database per i confronti internazionali.
Le serie storiche di maggiore interesse, a partire dal 1973, sono consultabili ne L'archivio della statistica italiana.
I principali risultati dell’indagine sono contenuti all'interno di importanti pubblicazioni istituzionali dell'Istat (Rapporto annuale, Annuario statistico italiano, Compendio statistico italiano, Noi Italia, Italia in cifre, L’Italia in 150 anni. Sommario di statistiche storiche 1861-2010, Rapporto BES); quelli dal 1997 al 2009 sono inoltre pubblicati nella Collana Annuari, consultabile attraverso il Catalogo editoriale.
L’indagine è di tipo campionario e coinvolge, ogni anno, circa 28 mila famiglie residenti in 470 comuni italiani di diversa ampiezza demografica.
L’indagine è continua, si svolge cioè in tutti gli anni e in tutti i giorni dell’anno, per poter tenere conto dell’eventuale stagionalità nell'acquisto di alcuni beni o servizi.
Unità di rilevazione e unità di analisi
L’unità di rilevazione è costituita dalla famiglia di fatto, intesa come un insieme di persone dimoranti abitualmente nella stessa abitazione (coabitanti) e legate da vincoli di matrimonio, convivenza, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, con implicito riferimento alla condivisione delle spese. Una famiglia può essere costituita anche da una sola persona.
Sono considerate appartenenti alla famiglia, come membri aggregati, tutte le persone che, a qualsiasi titolo, convivono abitualmente con essa; l’assente temporaneo non cessa di appartenere alla propria famiglia. Anche il personale domestico (ad esempio badanti, baby-sitter, colf), se convivente, fa parte della famiglia di fatto. Al contrario, le persone coabitanti per motivi economici (per esempio, persone che pagano l’affitto di una stanza dell’abitazione che include anche il costo dei servizi di cui usufruiscono, quali acqua, luce eccetera) non vengono considerate appartenenti alla famiglia di fatto. Dalla rilevazione sono escluse le persone che vivono nelle comunità (caserme, ospedali, brefotrofi, istituti religiosi, convitti eccetera), quelle presenti ma non residenti sul territorio nazionale e le famiglie che non sono in grado di distinguere le proprie spese da quelle relative alla conduzione di un’eventuale attività lavorativa. La famiglia viene individuata mediante le generalità dell’intestatario della scheda anagrafica che, convenzionalmente, viene definito come persona di riferimento. La famiglia di fatto costituisce anche l’unità di analisi.
Il disegno di campionamento
Il disegno di campionamento dell’indagine prevede due stadi di cui il primo è stratificato: le unità di primo stadio sono i comuni, le unità di secondo stadio sono le famiglie. Il territorio italiano è stato suddiviso in 228 strati in base alla tipologia del comune, alla sua dimensione demografica e alla regione di appartenenza. In particolare, 107 di tali strati sono formati da un unico comune (comuni autorappresentativi - Ar), corrispondenti ai 103 capoluoghi di provincia più altri 4 grandi comuni non capoluogo, che partecipano all'indagine ogni mese. Gli altri comuni (non autorappresentativi - Nar) sono raggruppati, all'interno di ciascuna regione, in modo da formare strati di dimensione demografica simile. La soglia di popolazione che determina gli strati dipende, a livello regionale, dalla frazione di campionamento trimestrale, dal numero medio di componenti per famiglia e dal numero minimo di interviste effettuate. Con i comuni Nar sono costituiti altri 121 strati, nell'ambito dei quali si estraggono tre comuni campione che partecipano all'indagine rispettivamente il primo, il secondo e il terzo mese di ogni trimestre.
In sintesi, l’indagine coinvolge complessivamente 470 comuni, 107 Ar e 363 Nar; ogni mese partecipano all'indagine tutti i 107 comuni Ar e 121 dei 363 comuni Nar. In tal modo, essendo l’indagine continua, si garantisce che ognuno degli strati in cui è diviso il territorio italiano sia rappresentato in ciascun mese dell’anno.
Le unità di secondo stadio sono le famiglie: il disegno di campionamento prevede che ne siano intervistate circa 28mila l’anno, ovvero circa 2.300 al mese, residenti nei 228 comuni che di volta in volta partecipano all'indagine.
Le famiglie da intervistare sono estratte in modo casuale dalle anagrafi di ogni comune campione. L’estrazione avviene mediante la determinazione di un passo d’estrazione, costruito come rapporto tra il numero delle famiglie presenti in anagrafe e il numero delle famiglie da intervistare. Oltre a tali famiglie (che compongono l’elenco base degli intestatari delle schede di famiglia), ne vengono estratte altrettante (che costituiscono l’elenco suppletivo degli intestatari delle schede di famiglia) da utilizzare in caso di rifiuto iniziale, irreperibilità o impossibilità a collaborare della famiglia base. La sostituzione deve avvenire in base al numero di componenti e alla zona di residenza, caratteristiche altamente correlate con i comportamenti di spesa per consumi. Per assicurare la rappresentatività delle spese giornaliere rilevate tramite diario, all'interno di ogni mese (distintamente per ciascuna regione) sono scelti casualmente due periodi di 7 giorni denominati periodi di riferimento: in ogni comune campione e per ciascun mese, le famiglie da intervistare sono divise in due gruppi di pari numerosità, che partecipano all'indagine rispettivamente nel primo e nel secondo periodo di riferimento. La scelta casuale dei periodi di riferimento tiene conto di due vincoli: a) indipendentemente dalle regioni, tutti i giorni dell’anno devono essere oggetto di indagine; b) per ogni regione, indipendentemente dal mese, tutti i giorni di un generico mese (da 1 a 31) devono essere oggetto di indagine almeno una volta nell'arco dell’anno.
È da ricordare che il disegno di campionamento è definito su base trimestrale e viene applicato ai quattro trimestri dell’anno.
Tecnica di indagine e organizzazione della rilevazione
La raccolta dei dati è affidata ai comuni campione che hanno il compito di selezionare le famiglie da intervistare e quello di scegliere, formare, supervisionare e dare assistenza ai rilevatori secondo le modalità e i tempi indicati dall'Istat.
Tutte le famiglie dell’elenco base vengono preavvertite del loro imminente coinvolgimento tramite lettera a firma del Presidente dell’Istat. In particolare, la lettera, oltre ad illustrare i principali obiettivi dell’indagine, riporta gli articoli di legge che regolano l’obbligo di risposta e il rispetto della privacy. La lettera riporta, inoltre, il numero verde messo a disposizione delle famiglie, indicato anche nei questionari di indagine. Le famiglie possono telefonare gratuitamente per ricevere assistenza nella risoluzione di problemi eventualmente sorti prima o durante lo svolgimento dell’indagine. La rilevazione si basa su due diverse tecniche di raccolta dati:
– l’autocompilazione del diario (ed eventualmente del taccuino), sul quale la famiglia registra gli acquisti (o le quantità consumate, nel caso degli autoconsumi) per un periodo di 7 giorni;
– un’intervista finale diretta condotta dal rilevatore con tecnica PAPI (Paper And Pencil Interview).
Terminata la fase di rilevazione, i questionari vengono consegnati al responsabile dell’Ufficio di statistica del comune che, dopo aver effettuato le verifiche necessarie, li invia all’Istat.
Processo di controllo e correzione dei dati
Appena arrivati all'Istat, i questionari compilati vengono esaminati da personale esperto che verifica che tutte le operazioni di raccolta dei dati siano state effettuate secondo le direttive metodologiche impartite ai rilevatori e che procede a contattare telefonicamente il rilevatore o la famiglia in caso di lacune e anomalie emerse dall'analisi del questionario. Nel caso di gravi anomalie, che ne rendano impossibile l’utilizzo, i questionari vengono annullati. Successivamente, i singoli questionari sono registrati su supporto informatico mediante un software che consente il controllo delle coerenze logico/formali e degli eventuali valori anomali delle spese annotate, con l’obiettivo di ridurre gli errori di digitazione. L’analisi dei singoli questionari non elimina però la possibilità di errori, comunque individuabili mediante confronto con i dati rilevati sull'intero campione. Le procedure generalizzate utilizzate a questo scopo consentono altresì la correzione, mediante imputazione, dei valori errati e/o mancanti. Il metodo implementato è quello del donatore che, in sintesi, si basa sulla ricerca di una famiglia con caratteristiche simili a quella che presenta il dato errato o mancante, in grado di donare a quest’ultima l’informazione corretta. Le procedure di correzione variano a seconda della natura delle variabili; in particolare, per le variabili qualitative si utilizza un software che consente il controllo e la correzione probabilistica delle mancate risposte parziali e delle incoerenze logico/formali. Tale software è denominato Scia (Sistema di controllo e imputazione automatica) ed implementa la metodologia proposta da Fellegi e Holt. Per le variabili quantitative, invece, la fase di controllo è deterministica (si verifica cioè che ogni voce di spesa sia compresa in opportuni intervalli di accettazione) mentre quella di correzione è da donatore ed utilizza il software Rida (Ricostruzione delle informazioni con donazione automatica). Al termine del processo di controllo e correzione, i dati sono pronti per la successiva procedura di costruzione delle stime.
I coefficienti temporali
Il disegno di indagine prevede che le informazioni raccolte abbiano riferimenti temporali differenti, ma in fase di pubblicazione dei risultati tutte le spese vengono riportate ad un riferimento mensile. A tal fine si utilizzano opportuni stimatori a seconda che i periodi di riferimento delle spese siano superiori o inferiori al mese. Nel primo caso, si ipotizza che la spesa sia uniformemente ripartita nei mesi che compongono il periodo di osservazione. Ad esempio, se la spesa ha come periodo di riferimento gli ultimi 3 mesi, si ipotizza che questa sia stata effettuata con pari probabilità nel primo, nel secondo o nel terzo mese. Per trasformare, quindi, la spesa trimestrale in mensile, si divide per tre l’importo rilevato. Allo stesso modo, per una spesa riferita agli ultimi dodici mesi, la stima mensile si ottiene dividendo per dodici quella rilevata.
Più complesso è il caso del riporto al mese delle spese settimanali, in quanto bisogna tener conto di due elementi fondamentali: la confezione minima e la scorta. Tali elementi non consentono l’utilizzo di un coefficiente fisso (pari a 30/7) per stimare la spesa mensile a partire da quella settimanale; tale operazione, infatti, presupporrebbe un comportamento di spesa delle famiglie costante in ognuna delle quattro settimane del mese di rilevazione.
Per tener conto delle suddette problematiche, per ciascuna spesa rilevata tramite diario vengono stimati i coefficienti di espansione temporale, mediante un modello statistico definito in funzione della frequenza di acquisto di ogni singolo bene, ovvero della proporzione di famiglie che ha acquistato il bene considerato nei sette giorni di riferimento. Poiché per alcuni beni tale proporzione risente del comportamento stagionale dei consumatori, i coefficienti temporali variano trimestralmente. La spesa mensile di ogni singolo bene rilevata tramite diario è dunque ottenuta moltiplicando la spesa settimanale per il corrispondente coefficiente di riporto temporale calcolato per ogni trimestre.
La costruzione delle stime
Le stime prodotte dall'indagine sono principalmente riferite all'ammontare totale della spesa o alla sua media e sono calcolate per le singole voci, o aggregati, e per le principali variabili di classificazione.
Tali stime sono ottenute mediante uno stimatore di ponderazione vincolata, che è il metodo standard utilizzato per la maggior parte delle indagini Istat sulle imprese e sulle famiglie.
Il principio su cui è basato ogni metodo di stima campionaria è che le unità appartenenti al campione rappresentino anche le unità della popolazione non incluse nel campione. Questo principio viene realizzato attribuendo ad ogni unità campionaria un peso che indica il numero di unità della popolazione rappresentate dall'unità medesima: i dati di ciascuna famiglia campione sono dunque ponderati con opportuni coefficienti di riporto all'universo per ottenere stime riferite all'intera popolazione (le famiglie residenti).
L’indagine produce stime trimestrali che vengono utilizzate esclusivamente nei conti nazionali per la stima del Prodotto interno lordo; successivamente, sulla base dei quattro trimestri, vengono costruite stime medie annuali per la diffusione dei risultati. Le stime trimestrali sono costruite utilizzando stimatori vincolati che tengono conto, oltre che della probabilità di inclusione di ciascuna famiglia, di informazioni desunte da fonti esterne (il numero di famiglie e la popolazione residente per regione, la popolazione per sesso e classi d’età per ripartizione geografica), in modo da ricostituire le caratteristiche principali della popolazione di riferimento.
I valori dei coefficienti di riporto rappresentano il peso che ogni unità campionaria ha nella popolazione di riferimento e sono determinati in modo da poter essere utilizzati, indifferentemente, per la costruzione delle stime relative alle famiglie e agli individui. Il coefficiente finale di riporto all'universo da attribuire alle unità campionarie, ottenuto per mezzo di una procedura generalizzata, ha l’obiettivo di: i) correggere l’effetto distorsivo dovuto agli errori di lista e al fenomeno della mancata risposta totale; ii) tenere conto della conoscenza di alcuni totali noti sulla popolazione oggetto di studio. La procedura per la costruzione dei coefficienti finali di riporto all'universo è articolata nelle seguenti fasi: i) viene calcolato il coefficiente di riporto base (o peso diretto), ottenuto come reciproco della probabilità di inclusione di ogni unità campionaria; ii) viene calcolato il fattore correttivo per mancata risposta totale, ottenuto come l’inverso del tasso di risposta in ciascuna regione; iii) viene calcolato il fattore correttivo che consente di soddisfare la condizione di uguaglianza tra i totali noti della popolazione e le corrispondenti stime campionarie; iv) si calcola il coefficiente di riporto all'universo finale come prodotto del coefficiente di riporto base per i fattori correttivi sopra indicati.
Tra le unità campionarie sono comunque presenti unità con comportamenti e valori di spesa che, seppur veri, sono lontani o dissimili dal collettivo (record anomali). Poiché la presenza di tali unità influenza la stima dal punto di vista sia della distorsione sia della varianza, è necessario trattarle diversamente dal resto delle osservazioni. In particolare, il metodo utilizzato prevede, dopo la loro individuazione, la riduzione del coefficiente di riporto all'universo loro attribuito. Questa procedura permette di mantenere nel campione le osservazioni anomale e rende possibile l’uso degli stimatori classici.
Le stime annuali dei totali si ottengono dividendo per 4 i coefficienti trimestrali di riporto all'universo.
- Errori campionari
Le principali statistiche di interesse per valutare la variabilità campionaria delle stime prodotte dall'indagine sono l'errore di campionamento assoluto e l'errore di campionamento relativo, calcolati, a livello regionale, con l’ausilio delle metodologie implementate nel software Genesees. Indicando con la varianza della stima riferita al dominio d, la stima dell’errore di campionamento assoluto di si ottiene mediante l’espressione: . La stima dell’errore di campionamento relativo di è definita dall'espressione: . La stima della varianza è calcolata come somma della stima della varianza dei singoli strati appartenenti al dominio d.
Gli errori campionari descritti consentono di valutare il grado di precisione delle stime; l’errore assoluto permette, inoltre, di costruire l’intervallo di confidenza che, con una certa probabilità, contiene il parametro d’interesse.
- Errori non campionari
Trattandosi di un'indagine continua, il controllo contestuale delle operazioni riveste un'importanza primaria, non solo come valutazione a posteriori del livello di qualità delle informazioni prodotte, ma anche - e soprattutto - per correggere, in fase di lavorazione, gli eventuali errori sistematici individuati. I principali indicatori correntemente calcolati riguardano:
– il grado di copertura dell’indagine (tasso di risposta e articolazione della mancata risposta totale secondo i motivi che l'hanno indotta);
– l’impatto sui dati delle procedure di controllo e correzione (piano di check).
La mancata partecipazione dei comuni all'indagine (caduta di primo stadio) comporta necessariamente la caduta campionaria delle relative unità di secondo stadio, e cioè le famiglie. Tuttavia, anche nel caso in cui il comune partecipi all'indagine, le famiglie possono dar luogo a mancate rilevazioni, una parte delle quali viene recuperata sostituendo le famiglie base che non possono o non vogliono partecipare con quelle dell’elenco suppletivo.
Si verifica invece una rilevazione incompleta nel caso in cui la famiglia accetti, al primo contatto, di partecipare all'indagine e, successivamente, sia impossibilitata o rifiuti di collaborare. I questionari incompleti pervenuti vengono annullati in fase di revisione manuale assieme a tutti quelli che presentano incongruenze od omissioni insanabili (registrazione dei consumi al posto delle spese per consumi, presenza di spese anomale, mancanza delle informazioni relative ai componenti la famiglia eccetera).
Per ognuna delle procedure di correzione utilizzate viene calcolato il numero di imputazioni effettuate. Le variabili relative alle caratteristiche socio-demografiche dei singoli componenti vengono controllate e corrette in due fasi, tenendo conto in primo luogo della coerenza tra i vari componenti la famiglia e in secondo luogo della coerenza tra le informazioni riferite allo stesso individuo.
L’Indagine sui consumi delle famiglie, inizialmente denominata Indagine sui bilanci delle famiglie, nasce nel 1968, articolata in due distinte rilevazioni (l’una sui consumi non alimentari, l’altra sui consumi alimentari), integrate in un’unica indagine a partire dal 1973. In questa occasione, viene anche adottato il disegno campionario sostanzialmente in uso ancora oggi, che prevede un unico campione di circa 2.300 famiglie al mese e un campionamento a due stadi, con stratificazione delle unità di primo stadio, definito su base trimestrale e applicato ai quattro trimestri dell’anno.
A partire dal 1997 l'indagine ha acquisito la struttura mantenuta fino al 2013, frutto di una profonda revisione che ha interessato i questionari e le procedure di trattamento dei dati. Le modifiche principali hanno riguardato il periodo di rilevazione delle spese correnti e degli autoconsumi (ridotto a sette giorni) e la revisione dei periodi di riferimento di molte delle altre spese (modificati in base alla frequenza con cui le famiglie le effettuano).
Poiché nel 1997 non è stato possibile ricostruire la serie storica precedente con criteri omogenei, tale anno costituisce un break: i dati relativi agli anni 1997-2013 non possono dunque essere direttamente confrontati con quelli raccolti negli anni precedenti, né in termini di livello né in termini di composizione della spesa familiare per i diversi beni e servizi.
Nel 2004, in considerazione dei profondi mutamenti avvenuti nei comportamenti di spesa delle famiglie dal 1997, l’Istat ha avviato un programma di sperimentazioni volte a ridisegnare l’indagine sui consumi, al fine di renderla uno strumento più adatto a cogliere tutte le caratteristiche del fenomeno.
A partire dal secondo semestre 2012, parallelamente all’indagine PAPI sui consumi, è stata così avviata l'Indagine sulle spese delle famiglie, con un disegno completamente rinnovato, a partire dall’adozione della tecnica CAPI (Computer Assisted Personal Interview); trascorso il periodo di sovrapposizione fra le due indagini, funzionale alla ricostruzione della seria storica, a partire dall’anno 2014 l’indagine PAPI sui consumi è cessata ed è stata sostituita dalla nuova indagine CAPI sulle spese, i cui dati sono stati rilasciati in forma definitiva per la prima volta nel luglio 2015
– CODICI DEI COMUNI, DELLE PROVINCE E DELLE REGIONI
– CLASSIFICAZIONE DEGLI STATI ESTERI
– CLASSIFICAZIONE DEI TITOLI DI STUDIO
– CLASSIFICAZIONE ATECO (ATtività ECOnomiche): costituisce la versione nazionale della nomenclatura europea, Nace Rev.2, pubblicata sull'Official Journal il 20 dicembre 2006 (Regolamento (CE) n.1893/2006 del PE e del Consiglio del 20/12/2006).
– CLASSIFICAZIONE COICOP (Classification of Individual COnsumption by Purpose): è uno standard internazionale messo a punto dalla Divisione Statistica delle Nazioni Unite e rappresenta la classificazione dei beni e servizi oggetto di spesa per i consumi, condivisa con la Contabilità nazionale e la rilevazione dei prezzi al consumo.
L'indagine non è regolamentata a livello europeo ma esiste un Gentlemen Agreement (raggiunto dal Comitato per il Programma Statistico nel corso del meeting del 1989) per una armonizzazione alla classificazione COICOP.
– Decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322, e successive modifiche ed integrazioni, “Norme sul Sistema statistico nazionale e sulla riorganizzazione dell’Istituto nazionale di statistica” - art. 6-bis (trattamenti di dati personali), art. 7 (obbligo di fornire dati statistici), art. 8 (segreto d’ufficio degli addetti agli uffici di statistica), art. 9 (disposizioni per la tutela del segreto statistico), art. 13 (Programma statistico nazionale);
– Decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 166, recante “Regolamento recante il riordino dell’Istituto nazionale di statistica”;
– Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali” e successive modifiche e integrazioni - art. 4 (definizioni), artt. 104-110 (trattamento per scopi statistici o scientifici);
– “Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali a scopi statistici e di ricerca scientifica effettuati nell’ambito del Sistema statistico nazionale” (all. A.3 del Codice in materia di protezione dei dati personali - d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196);
– Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo 2011 – “Approvazione del Programma statistico nazionale 2011-2013”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 2 agosto 2011, n. 178, Suppl. Ord. n. 181;
- Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 aprile 2012, recante “Programma statistico 2011-2013. Aggiornamento 2012-2013”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 luglio 2012, n. 176.
Nell’ambito del progetto EU-SILC (Statistics on Income and Living Conditions, Regolamento del Parlamento europeo, n. 1177/2003) sulla situazione sociale e sulla diffusione della povertà nei paesi dell'Unione Europea, l’Istat conduce ogni anno a partire dal 2004 l’Indagine sul reddito e le condizioni di vita delle famiglie.
L’indagine, che è di tipo campionario, oltre ai redditi netti, fornisce anche la stima dei redditi lordi, permettendo di calcolare i principali indicatori economico-sociali (povertà relativa, persistenza nello stato di povertà, dispersione intorno alla linea di povertà, disuguaglianza dei redditi) prima e dopo l'imposizione fiscale e i trasferimenti sociali.
Un’altra importante fonte di dati relativi alle condizioni economiche delle famiglie è rappresentata dall'Indagine sui bilanci delle famiglie italiane, condotta dalla Banca d’Italia, a partire dagli anni '60, con l'obiettivo di raccogliere informazioni sui redditi e i risparmi delle famiglie italiane.
Si tratta di un'indagine di tipo campionario; l'oggetto della rilevazione si è andato estendendo nel corso degli anni per includere anche la ricchezza e altri aspetti inerenti i comportamenti economici e finanziari delle famiglie, come ad esempio l'uso dei mezzi di pagamento.
Link Collana Annuari (ultimo volume disponibile)
“I consumi delle famiglie. Anno 2009” (Annuari n. 16, marzo 2011) http://www3.istat.it/dati/catalogo/20110405_00/ann_11_16_I_consumi_delle_famiglie_2009.pdf
Link Statistiche Report (ultimo anno disponibile)
“I consumi delle famiglie. Anno 2013” (8 luglio 2014) http://www.istat.it/it/archivio/127996
“La povertà in Italia” (14 luglio 2014) http://www.istat.it/it/archivio/128371
– Istat, La misura della povertà assoluta, Collana Metodi e norme, n. 39, 2009.
– Istat, La stima ufficiale della povertà in Italia 1997-2000, Collana Argomenti, n. 24, 2002.
– D’Aurizio L. et al., Acquisizione e trattamento dei dati nella nuova indagine sui consumi, Documenti Istat, n. 21, 1999.
Scheda redatta da:
Ilaria Arigoni
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Comportamento di spesa delle famiglie
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References: art. 6
 art. 7
 art. 8
 art. 9
 art. 13
 art. 4