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Timestamp: 2017-07-27 20:53:38+00:00

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DIRITTO DEL CONVIVENTE MORE UXORIO SULLA CASA | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
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DIRITTO DEL CONVIVENTE MORE UXORIO SULLA CASA
1)quali diritti ha il convivente con figli sulla casa?
2)puo’ rimanere nella casa con i figli?
Il puntuale richiamo agli artt. 2 e 3 della Costituzione, su cui si fonda l’assimilazione della posizione del convivente more uxorio rispetto all’immobile di cui l’altro convivente sia proprietario, consente l’immediato collegamento con l’altro basilare principio di diritto riguardante l’equiparazione dei figli nati fuori dal matrimonio a quelli nati all’interno di esso solo di recente definitiva attuazione normativa (con la legge delega n. 212 del 2012 ed il d.lgs n. 154 del 2013) ma ampiamente realizzato dalla giurisprudenza costituzionale e dalla giurisprudenza di legittimità. Al riguardo, con specifico riferimento all’assegnazione della casa familiare deve essere richiamata la sentenza della Corte Costituzionale n. 166 del 1998 che costituisce il sostegno primario dell’ermeneusi costituzionalmente orientata, successivamente consolidatasi nella materia. In tale sentenza la Corte ha evidenziato che: “l’interpretazione sistematica dell’art. 30 Cost. in correlazione agli artt. 261, 146 e 148 cod. civ. impone che l’assegnazione della casa famiglia nell’ipotesi di cessazione di un rapporto di convivenza more uxorio, allorché vi siano figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti, deve regolarsi mediante l’applicazione del principio di responsabilità genitoriale, il quale postula che sia data tempestiva ed efficace soddisfazione alle esigenze di mantenimento del figlio, a prescindere dalla qualificazione dello status”. Il diritto dei figli minori nati fuori del matrimonio alla conservazione dell’habitat familiare costituisce una soluzione interpretativa costituzionalmente necessitata secondo questa rilevante pronuncia.
DIRITTO DEL CONVIVENTE MORE UXORIO SULLA CASA,more uxorio diritti
Corte di Cassazione sezione I Civile sentenza 21 maggio –
11 settembre 2015, n. 17971 Presidente Forte – Relatore Acierno
Con la sentenza che di seguito si riporta, la Cassazione ha trattato il tema della casa familiare nel caso in cui vi sia una convivenza more uxorio e in presenza di figli minori nati da questa relazione.
Nel caso di specie veniva chiesto il rilascio di un immobile adibito ad uso abitativo ritenuto occupato senza titolo dalla convenuta che si opponeva perché ritenendo la domanda avanzata dalla Società lesiva dei diritti delle figlie minori, avute dal convivente, che abitavano con lei l’immobile e, pertanto, affermando che la vendita da parte dell’ex convivente, precedente proprietario dell’immobile, era inefficace nei suoi confronti essendo stata accolta azione revocatoria da lei proposta stando che il Tribunale per i minorenni aveva accolto la sua domanda di assegnazione della casa familiare in qualità di collocataria delle figlie minori.
Sull’appello della convenuta la Corte d’Appello ha confermato la pronuncia di primo grado sulla base delle seguenti affermazioni: l’azione proposta è sottoposta al rito ordinario. Ne consegue l’insussistenza di alcuna invalidità e lesione del contraddittorio; il fatto che nel rogito d’acquisto sia scritto che l’immobile viene venduto nello stato di fatto e di diritto in cui si trova non sta ad indicare che fosse accettata da parte dell’acquirente l’occupazione di terzi; il provvedimento di assegnazione della casa familiare non è opponibile all’acquirente perché l’immobile è stato acquistato anteriormente al predetto provvedimento in quanto la vendita è datata XXXXXXXX ed il provvedimento di assegnazione è del 15/11/2007. Il procedimento per rilascio è stato introdotto con ricorso depositato il 26/11/2006 ovvero anch’esso anteriormente al provvedimento di assegnazione in questione.
In conclusione l’alloggio è stato venduto in data antecedente di circa tre mesi alla proposizione del ricorso per l’affidamento dei minori e l’assegnazione dell’immobile come casa familiare; non è infine contestato che il provvedimento di assegnazione non fu trascritto.
Neanche l’accoglimento della revocatoria ha rilievo secondo la Corte territoriale in quanto l’azione di rilascio ha ad oggetto un diritto di godimento che non ha niente a che vedere con la consistenza del patrimonio del debitore. Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione la P. , articolato in due motivi.
Tale qualificazione è confermata dall’orientamento di questa Corte, così massimato: “La convivenza “more uxorio”, quale formazione sociale che da vita ad un autentico consorzio familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. Ne consegue che l’estromissione violenta o clandestina dall’unità abitativa, compiuta dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest’ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l’azione di spoglio”. (Cass.7214 del 2013; conf. Cass. 7 del 2014).
Tali consolidati principi trovano applicazione anche nell’ipotesi in cui l’originario proprietario dell’immobile (terzo o componente della coppia è irrilevante) abbia trasferito la proprietà del bene medesimo, rimanendo immutato e senza soluzione di continuità il vincolo costituito dal comodato preesistente, giustificato da un doppio qualificato titolo detentivo: il primo costituito dalla convivenza di fatto con il proprietario dante causa, il secondo dalla destinazione dell’immobile a casa familiare, prima della alienazione a terzi, e dalla cristallizzazione di tale ulteriore vincolo mediante l’assegnazione della casa familiare.
A tale ultimo riguardo deve osservarsi che non rileva, nella specie, l’anteriorità del trasferimento immobiliare rispetto al provvedimento di assegnazione dell’immobile a casa familiare disposto dal Tribunale per i minorenni, dal momento che la qualità di detentore qualificato in capo alla ricorrente è pacificamente preesistente al trasferimento immobiliare così come la indiscussa destinazione dell’immobile a casa familiare impressa anche dal proprietario genitore e convivente con la ricorrente e le minori medesime fino al suo allontanamento volontario. La relazione con l’immobile, in virtù di tale destinazione non ha natura precaria ma, al contrario, è caratterizzata da un vincolo di scopo che si protrae fino a quando le figlie minori o maggiorenni non autosufficienti conservino tale habitat domestico. Inoltre la vendita immobiliare è divenuta inefficace nei confronti della P. , per essere stata accolta l’azione revocatoria proposta da tale parte (pag. 12 sentenza impugnata). Al riguardo non può condividersi l’assunto della Corte territoriale volto ad escludere integralmente l’incidenza dell’inefficacia del trasferimento immobiliare rispetto alla ricorrente. L’accertamento giudiziale sotteso alla revocatoria, infatti, postula inequivocamente, in quanto volto a riconoscere che la vendita ha avuto lo scopo di sottrarre una parte del patrimonio del debitore all’adempimento degli obblighi alimentari verso i propri familiari, che l’avente causa fosse a conoscenza della destinazione dell’immobile anche prima della consacrazione di tale destinazione dovuta al provvedimento di assegnazione a casa familiare disposta dal Tribunale per i minorenni, per la cui opponibilità infranovennale, peraltro, non è necessaria la trascrizione (S.U. 11096 del 2002). Almeno sotto tale profilo della conoscenza anteriore al trasferimento della destinazione specifica dell’immobile non può escludersi il rilievo dell’accoglimento della revocatoria, così come instaurazione dell’esito del procedimento disciplinare a carico del legale del R. , genitore dell’amministrazione della Cris.Mar Immobiliare, in quanto convergenti verso la piena e univoca consapevolezza dell’uso esclusivo dell’immobile a casa familiare e della finalità sanzionabile ex art. 2901 cod. civ. del trasferimento. L’assegnazione della casa familiare, pur non costituendo un provvedimento di natura economica in senso stretto (in quanto avente finalità diverse dal contributo al mantenimento dei figli), ha un’incidenza diretta sulla posizione reddituale del genitore collocatario dei figli minori.
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