Source: http://chezdansimo.altervista.org/category/sapori-ditalia/veneto/prodotti-agricoli-veneto/
Timestamp: 2017-07-21 18:45:07+00:00

Document:
Pesca di Verona – I.G.P.
La zona di produzione della Pesca di Verona IGP è limitata alla provincia di Verona e in particolare comprende l’intero territorio dei comuni di Bussolengo, Buttapietra, Castel d’Azzano, Mozzecane, Pastrengo, Pescantina, Povegliano, S. Giovanni Lupatoto, Sommacampagna, Sona, Valeggio sul Mincio, Villafranca, Castelnuovo del Garda, Lazise, Sant’Ambrogio di Valpolicella, San Martino Buon Albergo, Verona, Zevio.
Tale indicazione è riservata alle pesche a polpa bianca ed a polpa gialla ed alle nettarine a polpa gialla delle cultivar a maturazione precoce, media e tardiva appartenenti alla specie Persica vulgaris, Mill.
Il colore dell’epidermide dei frutti è molto esteso e intenso, la polpa è consistente e succosa, di sapore caratteristico dovuto al giusto equilibrio fra grado zuccherino e acidità legato alla scarsa attività vegetativa delle piante ed al particolare clima.
Pesca di Verona I.G.P. – per la foto si ringrazia
Disciplinare di produzione – Pesca di Verona IGP
L’indicazione geografica protetta “Pesca di Verona” è riservata alle pesche a polpa bianca ed a polpa gialla , nonché alle pesca noce (dette anche nettarine) a polpa gialla delle cultivar a maturazione precoce, media e tardiva appartenenti alla specie Prunus Persica (L.) Batsch. Le varietà ammesse sono suddivise per tipologia ed epoca di maturazione:
All’atto della sua immissione al consumo, la “Pesca di Verona” IGP deve presentare le seguenti caratteristiche qualitative:
 la forma dei frutti è rotondo – oblata per le pesche gialle e pesche bianche, rotondo-oblunga per le nettarine gialle;
 il colore dell’epidermide dei frutti di pesche e nettarine di Verona è molto esteso e intenso;
caratteristica stimabile come sovraccolore, rispetto al colore di fondo. In particolare per le pesche gialle è superiore al 70% dell’intera superficie dell’epidermide, per le nettarine gialle è superiore al 60%, per le pesche bianche superiore al 30%;
 la polpa è molto consistente, succosa, di sapore caratteristico dovuta al giusto equilibrio fra grado zuccherino e acidità per la scarsa attività vegetativa delle piante e il particolare clima.
Per le pesche gialle la durezza è superiore a 3,70 kg/cm2 , per le nettarine gialle superiore a 4 kg/cm2 ; per le pesche bianche superiore a 3 kg/cm2;
 Il sapore è dolce per un residuo secco rifrattometrico minimo pari a 9,5 gradi Brix per le cultivar precoci, a 10,5 gradi Brix per le cultivar a media maturazione e 11,0 gradi Brix per le cultivar tardive;
 La qualità gustativa è equilibrata-subacida; per un indice di maturità, espresso come rapporto tra il grado zuccherino (gradi Brix) e acidità (meq /100 cc) superiore a 1,50 per le varietà subacide e a 0,70 per le varietà acide.
 Il calibro minimo dei frutti, per le cultivar precoci, è pari a 61 mm e, per le cultivar medie e tardive, a 67 mm.
Possono ottenere il riconoscimento IGP “pesca di Verona” soltanto le pesche e le pesche noci o nettarine appartenenti alle categorie “extra” e “I”.
– Sistemi di impianto, forme di allevamento e tecniche di potatura invernale ed estiva devono favorire illuminazione ed arieggiamento di ogni parte della chioma degli alberi, in modo da accentuare i caratteri di tipicità della “Pesca di Verona”. Proprio per il determinante apporto in termini di colore e sapore della “Pesca di Verona” sono ammesse solo le forme di allevamento a “vaso basso veronese” e a “Y” trasversale.
E’ resa obbligatoria la tecnica dell’inerbimento controllato del terreno, che tradizionalmente contraddistingue la zona di produzione della “Pesca di Verona”. L’inerbimento costituisce infatti un fattore di vantaggio per lo sviluppo dei processi produttivi ecocompatibili, contribuisce all’equilibrio idrico, compete con le piante arboree determinandone uno sviluppo ridotto, migliora l’humus, accentua le caratteristiche qualitative peculiari della “Pesca di Verona”.
– Gli interventi di difesa antiparassitaria vanno attuati ispirandosi alle tecniche di produzione antiche, consolidate dalla tradizione, e tengono in considerazione le prerogative del quadrinomio costituito dal tipo di cultivar, dal suolo, dal clima e dall’uomo. La coltivazione deve essere condotta con uno dei seguenti metodi:
 convenzionale, in uso nella zona, con l’osservanza delle norme di “Buona Pratica Agricola” della Regione Veneto;
 integrata, ottenuta nel rispetto delle” Norme Tecniche” previste dal disciplinare della Regione Veneto;
 biologica, secondo il Reg. (CEE) 2092/91 e successive modifiche ed integrazioni.
– La conservazione della “Pesca di Verona” deve essere effettuata utilizzando la tecnica della refrigerazione ad una temperatura compresa tra +0,5 e 3,0° C. Al fine di mantenere le caratteristiche qualitative tipiche e per una migliore serbevolezza dei frutti è necessario tenere costantemente sotto controllo i valori di umidità e di temperatura all’interno delle celle frigorifere.
La domanda di riconoscimento della indicazione geografica protetta “Pesca di Verona” come IGP è giustificata dalla reputazione e notorietà del prodotto. La coltura del pesco nel veronese e il prestigio delle pesche di Verona hanno origini assai antiche. Già Plinio in epoca Romana riferiva nelle sue opere del “pomo della lanuggine” coltivato in territorio Veronese. Andrea Mantegna raffigurava poi le pesche nella Basilica di S. Zeno a Verona (1400). Se i primi riferimenti alle pesche nell’area veronese risalgono ad epoca romana, già nel 1700 comincia lungo l’Adige in provincia la coltura del pesco irrigua, nel 1890 si parla di 1.000 tonnellate prodotte e nel 1950 la superficie di coltivazione raggiunge i 5.000 ettari. La Pesca nell’area individuata in provincia di Verona rappresenta oggi un insieme di cultura, tradizione ed economia. Ciò è testimoniato da importanti feste locali, da concorsi per il miglior prodotto, da forme di allevamento e tecniche colturali selezionatesi nel tempo, da quattro importantissimi mercati alla produzione sorti negli anni 1970 a Valeggio sul Mincio, Villafranca, Bussolengo e Sommacampagna. In un articolo del giornale L’Arena di Verona, già nell’agosto del 1934 si faceva riferimento alla mostra locale delle pesche, e si coniava per l’occasione il motto “Mangiate le squisite pesche di Verona”, motto che veniva riportato su cartelloni, striscioni, cartellini in tutti i migliori ristoranti, negli enti pubblici, nelle banche etc. A questo preciso motto era anche associata un’immagine del prodotto particolarmente accattivante. Negli atti del Congresso Mondiale del Pesco in occasione della mostra pomologica nazionale del 1965 si torna ad evidenziare chiaramente la “Pesca di Verona”, come testimoniato dalle foto dell’epoca.
Del resto, la reputazione e la notorietà della “Pesca di Verona” sono conseguenza della qualità e peculiarità del prodotto, strettamente determinate dalle caratteristiche morfologiche e pedoclimatiche dell’areale di produzione di cui all’articolo 3 del presente disciplinare.
La zona di produzione individuata corrisponde ad un’area particolarmente vocata alla coltura della Pesca di Verona proprio perchè caratterizzata da un clima temperato, per la vicinanza del Lago di Garda, e da un ambiente edafico altamente favorevole perché costituito dai terreni di origine fluvioglaciale.
Questi ultimi contraddistinguono l’Alta Pianura veronese, le colline moreniche a Sud-Est del Lago di Garda e i terreni della pianura che segue il corso dell’Adige. Infatti lo strato attivo di questi terreni è ricco di scheletro, raramente supera i 40 cm di spessore e poggia su banchi di ghiaia e sabbia che lo rendono perfettamente drenato e ben adatto alla coltivazione del pesco, che richiede un ambiente pedologico poroso e arieggiato. In queste condizioni ambientali la Pesca di Verona manifesta un limitato sviluppo vegetativo che favorisce l’illuminazione e l’arieggiamento della chioma in modo da produrre frutta con le caratteristiche di tipicità: intensa colorazione dell’epidermide, giusto equilibrio tra grado zuccherino e acidità, pezzatura e consistenza della polpa. Tutta la zona in cui viene coltivata la “Pesca di Verona” gode di un clima temperato e gradevole in ogni stagione dell’anno e particolarmente in quei mesi che tradizionalmente vengono annoverati tra quelli climaticamente più rigidi. Fondamentale è anche la protezione esercitata dalle Prealpi, dai rilievi Berici ed Euganei, dal Monte Baldo e dalle altre pendici moreniche del Garda e dell’Adige. Le temperature minime invernali, raramente scendono sotto i – 10°C, riuscendo comunque a soddisfare il fabbisogno di freddo delle diverse cultivar. In genere le piogge cadono prevalentemente durante l’autunno e la primavera e le precipitazioni oscillano tra gli 800-1000 mm annui. In particolare la significativa escursione termica (superiore alle altre zone peschicole), la vicinanza del lago, l’umidità che al mattino si deposita sui frutti, conferiscono all’epidermide della Pesca di Verona una colorazione brillante intensa e molto estesa rispetto all’intera superficie del frutto (sovraccolorazione).
Questi peculiari elementi ambientali e climatici, unitamente alla tradizionale e secolare opera dell’uomo ivi insediato, grazie alla professionalità acquisita, alla continua ricerca ed alla messa in atto di tradizionali e specifiche tecniche colturali (con particolare riguardo ad una continua opera di miglioramento genetico), hanno contribuito a conferire alla “Pesca di Verona” caratteristiche organolettiche e qualitative uniche, riconosciute sia dalla specifica letteratura agricola e scientifica che dal punto di vista commerciale.
Così le forme di allevamento a vaso basso veronese e a “Y” trasversale, unite alle tecniche ormai consolidate di potatura verde e diradamento, consentono l’ottenimento di frutti dall’aspetto esterno inconfondibile e con un buon equilibrio tra acidi e zuccheri.
L’immissione al consumo dell’IGP “ Pesca di Verona” deve avvenire secondo precise modalità. La “Pesca di Verona” infatti, va commercializzata con bollinatura sul 100% del prodotto, o in confezioni su cui dovrà essere apposto il sigillo di garanzia in maniera tale che l’apertura della confezione comporti la rottura dello stesso sigillo. Le tipologie di confezioni utilizzabili sono di seguito riportate:
– Vassoi sigillati mediante film plastico
– Cestini da 1 Kg e da 2 Kg
– Plateaux 30×40 in cartone o legno o plastica
– Plateaux 30×50 in cartone o legno o plastica
– Plateaux 40×60 in cartone o legno o plastica.
L’epoca di commercializzazione va dal 10 giugno al 20 settembre
– Elementi specifici di etichettatura
Sul prodotto e sulle confezioni, in particolare sul nastrino prestampato dei cestini, sul film prestampato nei vassoi, nonché sugli imballaggi (plateaux) e sui coupon (vassoi e cestini) dovrà essere riprodotto il logo della IGP “Pesca di Verona”. In etichetta, sulle confezioni può essere riportata la tipologia Pesca o Pesca noce o Nettarina.
Il logo è di forma circolare. Sul bordo, di colore arancione, è riportata in alto la scritta “Indicazione Geografica Protetta” ed in basso al centro l’acronimo IGP. All’interno del cerchio, su sfondo bianco è raffigurata una Pesca che nasce dalla natura collinare del territorio di origine veronese. La scritta “Pesca di Verona” è arricchita da una bandierina all’interno della quale è indicato “dal 1584”, data che contraddistingue la prima documentazione rinvenuta sulle pesche a Verona.
In etichetta oltre al logo della denominazione devono essere riportati:
– Nome, Ragione sociale e Indirizzo del confezionatore; peso, data e luogo di confezionamento;
– Categoria commerciale e calibro secondo quanto indicato all’art. 2 del presente disciplinare.
E’ vietata ogni menzione aggiuntiva non prevista nel presente disciplinare di produzione. E’ autorizzato l’uso del marchio aziendale tuttavia ogni indicazione diversa da “Pesca di Verona IGP” deve avere dimensioni significativamente inferiori a quelle utilizzate per “Pesca di Verona IGP”.
La dicitura “Pesca di Verona” deve essere riportata in lingua italiana.
c/o OP COP – via Canova Zampieri, 15
tel. +39 045 8750873
Olio extravergine d’oliva Veneto Valpolicella – Veneto Euganei e Berici – Veneto del Grappa – D.O.P.
La denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella”, “Veneto Euganei e Berici”, “Veneto del Grappa” è riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.
Articolo 2. Varietà di olivo
1. La denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti: Grignano o Favaro per almeno il 50%; Leccino, Casaliva o Frantoio, Maurino, Pendolino, Leccio del Corno, Trep o Drop in misura non superiore al 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà sperimentali presenti negli oliveti in misura non superiore al 10%.
2. La denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presentì, da sole o congiuntamente, negli oliveti: Leccino e Rasara per almeno il 50%; Frantoio, Maurino, Pendolino, Marzemino, Riondella, Trep o Drop, Matosso in misura non superiore al 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà sperimentali presenti negli oliveti in misura non superiore al 10%.
3. La denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presentì, da sole o congiuntamente, negli oliveti: Frantoio e Leccino per almeno il 50%; Grignano, Pendolino, Maurino, Leccio del Corno, Padanina in misura non superiore al 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà sperimentali presenti negli oliveti in misura non superiore al 10%.
1) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 comprende i territori olivati atti a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione situati nel territorio amministrativo della provincia di Verona, Padova, Vicenza, Treviso. Tale zona, riportata in apposita cartografia, comprende il territorio amministrativo dei seguenti comuni:
Provincia di Verona: Brentino Belluno, Dolcè, S. Ambrogio di Valpolicella, Fumane, S. Pietro in Cariano, S. Anna d’Alfaedo, Marano di Valpolicella, Negrar, Cerro Veronese, Grezzana, Verona, S. Martino Buonalbergo, S. Mauro di Saline, Mezzane di Sotto, Lavagno, Badia Calavena, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Caldiero, Cazzano di Tramigna, Soave, Vestenanova, S.Giovanni Ilarione, Montecchia di Crosara, Roncà, Monteforte d’Alpone, S. Bonifacio.
Provincia di Padova: Rovolon, Vò Euganeo, Lozzo Atestino, Teolo, Cinto Euganeo, Baone, Este, Torreglia, Galzignano Terme, Arquà Petrarca, Monselice, Abano Terme, Montegrotto Terme, Battaglia Terme, Cervarese S. Croce.
Provincia di Vicenza: Arzignano, Montorso Vicentino, Zermeghedo, Montebello Vicentino, Gambellara, Lonigo, Castelgomberto, Sovizzo, Montecchio Maggiore, Brendola, Sarego, Alonte, Creazzo, Altavilla Vicentina, Zovencedo, Grancona, Villaga, S. Germano dei Berici, Orgiano, Sossano, Campiglia dei Berici, Vicenza, Arcugnano, Longare, Castegnero, Nanto, Mossano, Barbarano Vicentino, Zugliano, Sarcedo, Thiene, Fara Vicentino, Breganze, Molvena, Pianezze, S. Lorenzo, Mason Vicentino, Marostica, S. Nazario, Solagna, Pove del Grappa, Bassano del Grappa, Romano d’Ezzelino, Mussolente.
Provincia di Treviso: Borso del Grappa, Crespano del Grappa, S. Zenone degli Ezzelini, Fonte, Possagno, Cavaso del Tomba, Castelcucco, Monfumo, Asolo, Maser, Pederobba, Cornuda, Valdobbiadene, Vittorio Veneto, Conegliano, Susegana.
2) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” comprende, in provincia di Verona, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Brentino Belluno, Dolcè, S. Ambrogio di Valpolicella, Fumane, S. Pietro in Cariano, S. Anna d’Alfaedo, Marano di Valpolicella, Negrar, Cerro Veronese, Grezzana, Verona, S. Martino Buonalbergo, S. Mauro di Saline, Mezzane di Sotto, Lavagno, Badia Calavena, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Caldiero, Cazzano di Tramigna, Soave, Vestenanova, S. Giovanni Ilarione, Montecchia di Crosara, Roncà, Monteforte d’Alpone, S. Bonifacio.
3) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” comprende, nelle province di Padova e Vicenza, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Arzignano, Montorsi Vicentino, Zermeghedo, Montebello Vicentino, Gambellara, Lonigo, Castelgomberto, Sovizzo, Montecchio Maggiore, Brendola, Sarego, Alonte, Creazzo, Altavilla Vicentina, Zovencedo, Grancona, Villaga, S. Germano dei Berici, Orgiano, Sossano, Campiglia dei Berici, Vicenza, Arcugnano, Longare, Castegnero, Nanto, Mossano, Barbarano Vicentino, Rovolon, Vò Euganeo, Lozzo Atestino, Teolo, Cinto Euganeo, Baone, Este, Torreglia, Galzignago Terme, Arquà Petrarca, Monselice, Abano Terme, Montegrotto Terme, Battaglia Terme.
4) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” comprende, nelle province di Vicenza e Treviso, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Zugliano, Sarcedo, Thiene, Fara Vicentino, Breganze, Molvena, Pianezze S. Lorenzo, Mason Vicentino, Marostica, S. Nazario, Solagna, Pove del Grappa, Bassano del Grappa, Romano d’Ezzelino, Mussolente, Borso del Grappa, Crespano del Grappa, S. Zenone degli Ezzelini, Fonte, Possagno, Cavaso del Tomba, Castelcucco, Monfumo, Asolo, Maser, Pederobba, Cornuda, Valdobbiadene, Vittorio Veneto, Conegliano, Sussegana.
Articolo 4. Caratteristiche di coltivazione
1) Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative.
2) I sesti di impianto, la forma di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelle tradizionalmente usate o, comunque, atte a non modificare le caratteristiche delle olive e degli oli destinati alla denominazione di origine protetta di cui all’art.1.
3) Sono pertanto idonei gli oliveti collinari e pedo collinari della zona indicata al precedente art.3 i cui terreni presentano origini e caratteristiche varie.
4) Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 2 dell’art.3, i cui terreni sono in genere poveri, molto calcarei, tendenzialmente alcalini, generalmente ricchi di potassio e fosforo, con scarsa solubilità.
5) Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 3 dell’art.3, i cui terreni presentano una matrice geologica di tipo sedimentario o vulcanico normalmente dotati di scheletro con reazione alcalina.
6) Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 4 dell’art.3, i cui terreni posti ai piedi dei massiccio del Monte Grappa sono derivati da conglomerati poligenici, talora intercalati da fascie sabbiose o marmose-argillose.
7) La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art.1 dovrà essere effettuata entro il 15 gennaio di ogni anno.
8) La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta di cui all’art.1 non può superare Kg. 7000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 18%.
10) Ogni anno gli organismi preposti dalla legge, nell’ambito dei parametri precedentemente indicati ed a seguito di rilevazioni, definiranno le rese ammissibile in olive ed olio per ciascuna delle aree distinte dalle menzioni geografiche aggiuntive.
11) La denuncia di produzione delle olive deve essere presentata secondo la procedura prevista dal DM 4 novembre 1993, n. 573, in unica soluzione.
12) Alla presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle Associazioni dei produttori olivicoli ai sensi dell’art.5, punto 2 lettera a), della legge 5 febbraio 1992, n. 169, comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.
Articolo 5. Modalità di oleificazione
1) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punti 2 dell’art.3.
2) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 3 dell’art.3.
3) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 4 dell’art.3.
4) La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art.1 deve avvenire direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici.
5) Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.
Articolo 6. Caratteristiche al consumo
1) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: giallo con lieve tonalità di verde per gli oli freschi;
– sapore: fruttato con leggera sensazione di amaro e retrogusto muschiato;
– punteggio al Panel test: >= 7,5
– numero perossidi: <= 10 MeqO2/Kg.
– acido oleico: >= 75%
2) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: verde-oro da intenso a marcato;
– odore: fruttato di varia intensità;
– sapore: fruttato con leggera sensazione di amaro;
– punteggio al Panel Test: >= 7,5;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
– numero perossidi: <= 11 MeqO2/Kg;
– acido oleico: >= 76%.
3) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: verde-oro con modeste variazioni del giallo;
– sapore: fruttato con sensazione di amaro per gli oli freschi;
4) Altri parametri non espressamente citati devono essere conformi alla attuale normativa Ue.
5) La designazione degli oli alla fase di confezionamento deve essere effettuata solo a seguito dell’espletamento delle procedure previste dal DM 4 novembre 1993, n. 573, in ordine agli esami chimico-fisici ed organolettici.
Alla denominazione di origine protetta di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi “fine”, “scelto”, elezionato”, “superiore”.
E’ consentito l’uso veritiero di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non abbiano significato laudativo o non siano tali da indurre in inganno il consumatore.
L’uso dei nomi di aziendem tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situata nell’area di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda o se l’oleificazione e il confezionamento sono avvenuti nell’azienda medesima.
Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta di cui all’art. 1 devono avvenire nell’ambito della zona geografica delimitata al punto 1 dell’art. 3.
L’uso di indicazioni geografiche riferite a comuni, frazioni, tenute, fattorie da cui l’olio effettivamente deriva deve essere riportato in caratteri non superiori alla metà di quelli utilizzati per la designazione della denominazione di origine protetta di cui all’art. 1.
Il nome della denominazione di origine protetta ai cui all’art. 1 deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta a tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa. La designazione deve altresì rispettare le norme di etichettatura previste dalla vigente legislazione.
L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta di cu all’art. q deve essere immesso al consumo in recipienti di vetro di capacità non superiore a litri 1.
Olio di oliva extravergine Veneto Valpolicella – Veneto Euganei e Berici – Veneto del Grappa DOP – per la foto si ringrazia Corriere.it
Olio di oliva extravergine Veneto Valpolicella – Veneto Euganei e Berici – Veneto del Grappa DOP – per la foto si ringrazia
Radicchio Rosso di Treviso – I.G.P.
Disciplinare di produzione – Radicchio Rosso di Treviso IGP
L’indicazione geografica protetta «Radicchio Rosso di Treviso» – di seguito indicata con la sigla I.G.P. – è riservata, nel settore orticolo, al radicchio rosso del tipo tardivo e precoce che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.
Hanno titolo di venir qualificate con l’I.G.P. in questione le produzioni di radicchio rosso esclusivamente prodotte, trasformate e confezionate entro i territori delle province di Treviso, Padova e Venezia di seguito specificati, da conduttori di adatti terreni annualmente investiti in tale coltivazione.
1) La zona di produzione, trasformazione e confezionamento del Radicchio Rosso di Treviso del tipo tardivo comprende, nell’ambito delle province di Treviso, Padova e Venezia, l’intero territorio amministrativo dei comuni di seguito elencati.
2) La zona di produzione, trasformazione e confezionamento del Radicchio Rosso di Treviso del tipo precoce comprende, nell’ambito delle province di Treviso, Padova e Venezia, l’intero territorio amministrativo dei comuni di seguito elencati.
Le colture destinate alla produzione della I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso» devono essere costituite da piante della famiglia delle composite – genere cichorium – varietà silvestre, che comprende i tipi tardivo o precoce.
Ai fini della qualificazione del prodotto con l’I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso» le produzioni massime per ettaro di superficie coltivata non devono superare (esclusa ogni tolleranza) i seguenti limiti:
Le operazioni di coltivazione, imbianchimento, forzatura e l’acquisizione delle caratteristiche previste per l’immissione al consumo dei radicchi destinati alla utilizzazione della I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso», compreso il confezionamento, devono essere effettuate esclusivamente nel territorio amministrativo dei comuni indicati all’art. 3.
I radicchi commercializzati prima dell’acquisizione delle caratteristiche previste nel successivo art. 6 fuori dalla zona di produzione perdono in via definitiva il diritto di fregiarsi della I.G.P. e di qualsiasi riferimento geografico.
Il processo di imbianchimento, forzatura e preparazione dei cespi al confezionamento avviene attraverso fasi successive di lavorazione per ognuno dei due tipi di radicchio indicati all’art. 1.
Per questa prima fase le piante raccolte con parte dell’apparato radicale, vengono pulite dalle foglie più esterne e dalla terra eventualmente rimasta aderente alla radice.
Fase di forzatura – imbianchimento.
La forzatura – imbianchimento è l’operazione fondamentale e insostituibile che consente di esaltare i pregi organolettici, merceologici ed estetici del Radicchio Rosso di Treviso tardivo. Si realizza ponendo i cespi in condizioni di formare nuove foglie che, in assenza di luce, sono prive o quasi di pigmenti clorofilliani, mettono in evidenza la colorazione rosso intensa della lamina fogliare, perdono la consistenza fibrosa, assumono croccantezza ed un sapore gradevolmente amarognolo.
La forzatura del Radicchio Rosso di Treviso tardivo avviene mediante utilizzazione di acqua di falda, che nella zona risulta particolarmente idonea all’imbianchimento di queste produzioni. I cespi vengono collocati verticalmente in ampie vasche protette ed immersi fino in prossimità del colletto per il tempo necessario al raggiungimento del giusto grado di maturazione contrassegnato dalle caratteristiche indicate al successivo art. 6.
L’operazione di toilettatura deve essere eseguita immediatamente prima dell’immissione nella filiera distributiva del prodotto. Terminata la toilettatura il radicchio si colloca in capaci recipienti con acqua corrente per essere lavato e confezionato.
All’atto dell’immissione al consumo il radicchio contraddistinto dall’I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso» deve presentare le caratteristiche di seguito indicate.
Il profilo merceologico del Radicchio Rosso di Treviso tardivo è così definito: perfetto grado di maturazione; spiccata colorazione rosso-brillante del lembo fogliare; nervatura principale di color bianco; buona consistenza del cespo; pezzatura medio-grande; uniformità nel calibro e nella lunghezza dei cespi; toilettatura precisa – raffinata – priva di sbavature; fittone proporzionato al cespo e non più lungo di 6 cm.
Il profilo merceologico del Radicchio Rosso di Treviso precoce è così definito: perfetto grado di maturazione; colorazione rosso-brillante del lembo fogliare interrotta da fini nervature bianche; buona consistenza del cespo; pezzatura medio-grande; uniformità nel calibro dei cespi; toilettatura precisa – raffinata – priva di sbavature; fittone proporzionato al cespo e non più lungo di 4 cm.
Al fine di controllare le fasi di produzione, trasformazione e confezionamento della I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso» vengono attivati presso l’Organismo autorizzato ai sensi dell’art. 10 del reg. (CEE) 2081/92, gli elenchi dei produttori e confezionatori che intendono avvalersi della I.G.P. per le relative tipologie di radicchio.
I produttori ai fini di utilizzare l’I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso», sono tenuti ad iscriversi per ogni campagna produttiva al precitato elenco, dichiarando annualmente le tipologie e le superfici coltivate.
La richiesta di iscrizione dovrà essere presentata all’Organismo di controllo autorizzato entro il 31 maggio di ogni anno con le modalità previste nel piano di controllo.
I confezionatori hanno l’obbligo di inviare all’Organismo di controllo autorizzato la dichiarazione della produzione annuale confezionata ripartita secondo le tipologie utilizzate.
L’iscrizione dei singoli produttori e confezionatori all’elenco ha validità annuale ed è rinnovabile.
Il controllo per l’applicazione del presente disciplinare di produzione è svolto da una struttura di controllo conforme a quanto stabilito dall’art. 10 del reg. (CEE) 2081/92.
L’inizio delle operazioni di ciascuna tornata di raccolta deve venire progressivamente annotato, a cura del conduttore, in un’apposita scheda aziendale.
Il conduttore denuncia all’Organismo indicato all’articolo precedente le quantità di prodotto finito pronto per la cessione al mercato, ottenuto dalla tornata produttiva.
Per l’immissione al consumo il radicchio che si fregia della I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso» deve essere confezionato: a) in contenitori idonei di base di cm 30X50 o 30X40 e per una capienza massima pari a 5 kg di prodotto;
Sui contenitori stessi devono essere indicati in caratteri di stampa delle medesime dimensioni la dicitura «Radicchio Rosso di Treviso» I.G.P. accompagnato dalla specificazione «tardivo» o «precoce». Sui medesimi contenitori devono essere altresì riportati gli elementi atti ad individuare: nome o ragione sociale ed indirizzo o sede del produttore singolo e/o associato e/o confezionatore; peso netto all’origine, nonchè eventuali indicazioni complementari ed accessorie non aventi carattere laudativo e non idonee a trarre in inganno il consumatore sulla natura e le caratteristiche del prodotto.
Su ciascun contenitore e/o sulla copertura sigillante, inoltre, dovrà essere sempre apposto il logo identificativo dell’I.G.P., allegato al presente disciplinare, del quale ne costituisce parte integrante, utilizzando le forme, i colori e le dimensioni o i rapporti indicati; specificando altresì la tipologia «precoce» o «tardivo» conformemente al modello allegato.
Colore logo: Rosso = Magenta 100% – Yellow 80% – Cyan 30%.
L’indicazione «precoce» o «tardivo» è apposta in caratteri bianchi su una campitura rossa accanto alla riproduzione fotografica del corrispondente «Radicchio Rosso di Treviso».
Il logo, inoltre, potrà essere inserito – a cura del soggetto preposto – anche nell’apposito sigillo.
Radicchio Rosso (tardivo) di Treviso I.G.P. – per la foto si ringrazia
Radicchio Rosso (precoce) di Treviso I.G.P. – per la foto si ringrazia
Radicchio Variegato di Castelfranco I.G.P. – per la foto si ringrazia
Marrone di Combai – I.G.P.
febbraio 23rd, 2015 | Author: chezdansimo
Territorio dei comuni di Cison di Valmarino, Cordignano, Follina, Fregona, Miane, Revine Lago, Sarmede, Segusino, Tarzo, Valdobbiadene e Vittorio Veneto, in Provincia di Treviso.
Il marrone di Combai è un frutto di forma ovoidale, quasi ellittica. La buccia è brillante e di colore marrone scuro, provvista di striature e solcature molto evidenti e deve staccarsi facilmente dalla pellicola interna che assume un colore nocciola. Il frutto si presenta a corpo unico con solcature superficiali e si trova protetto da un riccio ricoperto di aculei. La polpa è di colore biancastro, ha una pasta farinosa, zuccherina, saporita, consistente, resistente alla cottura, croccante e di sapore dolce. Il numero di frutti per riccio è generalmente di due e non deve mai essere superiore a tre. La pezzatura è medio grossa e di norma non supera gli 85-90 frutti per kg.
ASSOCIAZIONE MARRONE DI COMBAI I.G.P.
Marrone di Combai I.G.P. – per la foto si ringrazia
Radicchio Variegato di Castelfranco – I.G.P.
febbraio 20th, 2015 | Author: chezdansimo
– Provincia di Treviso: Breda di Piave, Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Castelfranco Veneto, Castello di Godego, Istrana, Loria, Maserada, Mogliano Veneto, Morgano, Paese, Ponzano V., Preganziol, Quinto di Treviso, Resana, Riese Pio X°, San Biaggio di Callalta, Silea, Spresiano, Tevignano, Treviso, Vedelago, Villorba, Zero Branco.
– Provincia di Padova: Albignasego, Battaglia Terme, Borgoricco, Camposampiero, Cartura, Casalserugo, Conselve, Due Carrare, Loreggia, Masera di Padova, Massanzago, Monselice, Montagnana, Montegrotto Terme, Pernumia, Piombino Dese, Ponte S. Nicolò, San Pietro Viminario, Trebaseleghe.
– Provincia di Venezia: Martellago, Mira, Mirano, Noale, Salzano, Santa Maria di Sala, Scorzè, Spinea.
Il radicchio Variegato di Castelfranco ha un cespo di diametro minimo di 15 cm; partendo dalla base del cespo si ha un giro di foglie piatte, un secondo giro di foglie più sollevate un terzo giro ancora più inclinato e così via fino ad arrivare al cuore. Lunghezza massima del fittone è di 4 cm. Il colore delle foglie è bianco-crema con variegature distribuite in modo equilibrato su tutta la pianta fogliare di tinte diverse dal viola chiara al rosso vivo. I Cespi hanno un peso minimo di 100g e diametro di 15cm. Il sapore delle foglie è dal dolce al gradevole amarognolo molto delicato.
Disciplinare di produzione – Radicchio Variegato di Castelfranco IGP
L’indicazione geografica protetta “Castelfranco” – di seguito indicata con la sigla I.G.P. – è riservata, nel settore orticolo, al Radicchio variegato che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.
Articolo 2. Utilizzazione
Hanno titolo di venir qualificate con l’I.G.P. in questione le produzioni di Radicchio variegato esclusivamente e totalmente realizzate entro i territori delle province di Treviso, Padova e Venezia di seguito specificate, da conduttori di adatti terreni annualmente investiti in tale coltivazione.
Articolo 3. Organismi preposti
Sono coinvolte nell’attuazione della procedura amministrativa prevista dal presente disciplinare, a garanzia e tutela degli interessi economici e morali di tutte le parti rappresentate: la Regione Veneto, le Amministrazioni comunali e le Camere di Commercio competenti per territorio.
1) La zona di produzione del Radicchio Variegato di Castelfranco comprende, nell’ambito delle province di Treviso, Padova e Venezia, l’intero territorio amministrativo dei comuni di seguito elencati:
Provincia di Treviso: Breda di Piave, Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Castelfranco Veneto, Castello di Godego, Istrana, Loria, Maserada, Mogliano Veneto, Morgano, Paese Ponzano, Preganziol, Quinto di Treviso, Resana, Riese Pio X, San Biagio di Callata, Silea, Spresiano, Trevignano, Treviso, Vedelago, Villorba, Zero Branco.
Articolo 5. Caratteristiche ambientali
Le colture destinate alla produzione della I.G.P. “Radicchio variegato di Castelfranco” devono essere costituite da piante della famiglia delle composite, genere cichorium, varietà silvestre, che comprende il tipo variegato.
Le operazioni di semina per il “Radicchio variegato di Castelfranco” devono essere effettuate (in vivaio o in contenitori) dal 1° giugno al 15 agosto. Il trapianto avviene dal 15 giugno al 31 agosto.
1. Fase di preforzatura
In questa prima fase le piante raccolte, con circa 10 cm. di fittone, vengono pulite e collocate in casse di plastica con fondo retinato.
2. Fase di forzatura-imbianchimento
La forzatura-imbianchimento è l’operazione fondamentale e insostituibile che consente di esaltare i pregi organolettici, merceologici ed estetici del “Radicchio variegato di Castelfranco”. Si realizza ponendo i cespi in condizioni di formare nuove foglie che, in assenza di luce, sono prive o quasi di pigmenti clorofilliani, mettono in evidenza la variegatura sullo sfondo della lamina fogliare, perdono la consistenza fibrosa, assumono croccantezza ed un sapore gradevolmente amarognolo.
La forzatura del radicchio variegato di Castelfranco avviene:
a) immergendo i cespi verticalmente, fino al colletto, per un periodo massimo di 20 giorni, in acqua sorgiva a circa l1 gradi C° fatta scorrere in ampie vasche di cemento protette; oppure
b) in magazzini, serre, tunnel o anche direttamente in pieno campo garantendo comunque un giusto grado di umidità dell’apparato radicale, somministrando calore alle piante, riducendo l’intensità della luce e favorendo (in ogni maniera) lo sviluppo dei germogli di ogni cespo.
3. Fase di toilettatura
Seguono le operazioni di toilettatura con le quali si asportano le foglie deteriorate o con caratteristiche non idonee, si esegue il taglio e lo scortecciamento del fittone in misura proporzionale al cespo.
Articolo 7. Caratteristiche al consumo
All’atto dell’immissione al consumo il radicchio contraddistinto dall’I.G.P. “Radicchio variegato di Castelfranco” deve presentare le caratteristiche di seguito indicate.
Il profilo merceologico del radicchio variegato è così definito:
perfetto grado di maturazione,
colorazione bianco-crema con variegature equamente distribuite dal viola chiaro al rosso vivo,
foglie con bordo frastagliato e lembo leggermente ondulato,
buona consistenza del ceppo,
pezzatura medio-grande,
uniformità nel calibro dei cespi,
toilettatura precisa – raffinata – priva di sbavature,
fittone proporzionato al cespo e non più lungo di 4 cm.
Ai fini di consentire la commercializzazione con l’I.G.P. “Radicchio variegato di Castelfranco” delle produzioni, le Camere di Commercio rilasciano annualmente ricevute di produzione.
L’inizio delle operazioni di ciascuna tornata di raccolta deve venir progressivamente annotato, a cura del conduttore, in un’apposita scheda aziendale, rilasciata e vidimata dall’I.R.A. in occasione del sopralluogo.
Per l’ammissione al consumo il radicchio che si fregia della I.G.P. “Radicchio variegato di Castelfranco” deve essere confezionato:
in contenitori di legno, plastica o cartone di dimensione di base di cm 30×50 e per una capienza massima pari a 5 kg di prodotto;
in contenitori di legno, plastica, cartone o altri materiali purché, non eccedenti nel peso i 2 kg di prodotto.
Sui contenitori stessi devono essere indicati in caratteri di stampa delle medesime dimensioni le diciture “Radicchio di Castelfranco” accompagnato dalla specificazione “variegato”. Sui medesimi contenitori devono essere altresì riportati gli elementi atti ad individuare:
nome o ragione sociale ed indirizzo o sede del produttore singolo e/o associato e/o del confezionatore, peso netto all’origine, nonché eventuali indicazioni complementari ed accessorie non aventi carattere laudativo e non idonee a trarre in inganno il consumatore sulla natura e le caratteristiche del prodotto.
Marrone del Monfenera – I.G.P.
febbraio 10th, 2015 | Author: chezdansimo
Comprende i territori dei seguenti comuni della provincia di Treviso: Borso del Grappa, Crespano del Grappa, Paderno del Grappa, Possagno, Cavaso del Tomba, Pederobba, San Zenone degli Ezzelini, Fonte, Asolo, Maser, Castelcucco, Monfumo, Cornuda, Montebelluna, Caerano di San Marco, Crocetta del Montello, Volpago del Montello, Giavera del Montello, Nervesa della Battaglia.
MARRONE DEL MONFENERA I.G.P.
Marroni del Monfenera I.G.P. – per la foto si ringrazia
Marroni di Monfenera I.G.P. – per la foto si ringrazia
Insalata di Lusia – I.G.P.
– foglia compatta e ondulata con margine intero di un colore verde medio brillante soggetto a sensibili variazioni in relazione all’andamen­to climatico;
– peso medio del cespo variabile dai 200 ai 450 gr.
– foglia bollosa con margine frasta­gliato, di colore verde chiaro bril­lante soggetto a sensibili variazioni in relazione all’andamento climati­co;
– peso medio del cespo variabile dai 150 ai 450 gr.
Disciplinare di produzione – Insalata di Lusia IGP
– Provincia di Rovigo: Lusia, Badia Polesine, Lendinara, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Villanova del Ghebbo e Rovigo;
– Provincia di Padova: Barbona, Vescovana e Sant’Urbano.
– nome o ragione sociale ed indirizzo o sede del produttore singolo o associato;
– l’iscrizione, per ciascuna campagna produttiva, dei terreni coltivati a “insalata di Lusia” nell’elenco depositato presso la sede dell’Organismo di Controllo;
– l’indicazione degli estremi catastali dei terreni coltivati ad “Insalata di Lusia” e, per ciascuna particella catastale, la ditta proprietaria, la ditta produttrice, la località, la superficie coltivata a “insalata di Lusia” distinta per cultivar Cappuccia e cultivar Gentile.
Per la preparazione del terreno è obbligatorio effettuare una aratura, per l’interramento sia dei residui colturali della coltura precedente, sia dei concimi usati per la concimazione di fondo, alla profondità di 35 – 40 cm.
Tale operazione si effettua utilizzando piantine con 3 – 5 foglie vere dotate di pane di terra e poste in contenitore alveolare.
da 30 – 35 cm. da 30 – 35 cm.
– Cultivar Cappuccina ton. 45.
– Cultivar Gentile ton. 45.
– 40 x 60 contenenti massimo 12 pezzi per la varietà cappuccia e 18 pezzi per la varietà gentile;
– 30 x 50 contenenti massimo 6 pezzi per la varietà cappuccia e 10 pezzi per la varietà gentile.
Scritta “INSALATA di LUSIA” RotisSerif Bold cp. 40,9 – Spazio crenatura – 1,55%em – fattore di scala orizzontale 90%
Scritta “I.G.P.” RotisSerif Bold cp. 40,9 – Spazio crenatura – 1,55%em – fattore di scala orizzontale 90% Pantoni del logo:
– nome o ragione sociale ed indirizzo o sede del produttore singolo o associato e del condizionatore, – la categoria,
Insalata di Lusia I.G.P. – per la foto si ringrazia
Olio extravergine d&apos;oliva Garda – D.O.P.
e-mail: info@oliogardadop.it

References: Articolo 2

Articolo 4
 art.3

Articolo 5

Articolo 6
 art. 6
 art. 6

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 5

Articolo 7