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Timestamp: 2019-01-24 07:43:33+00:00

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giustificato motivo oggettivo e repechage la cassazione ci ripensa
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Con la sentenza n 5592 del 22 marzo 2016 la Cassazione ponendosi in consapevole contrasto con il precedente consolidato indirizzo in tema di repechage ha ritenuto che gravi integralmente sul datore di lavoro l'onere di allegare e provare l'impossibilità di repechage
il repechage si valuta anche su mansioni inferiori?
Il c.d. onere di repechage costituisce il frutto di una costante elaborazione giurisprudenziale che, di recente, ha conosciuto un'uletriore significativa tappa rappresentata dalla sentenza n. 5592 del 2016 della Suprema Corte di Cassazione che si è posta in consapevole contrasto con un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui l'onere datoriale di allegare e provare l'impossibilità di repechage (se del caso a mezzo di presunzioni) consegue (solo) ad un preventivo onere di allegazione, da parte del lavoratore, dei posti di lavoro ambiti e disponibili in azienda.
Ai fini della legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ai sensi della L. n. 604 del 1966, art. 3, accanto all'onere datoriale della prova dell'impossibilità di impiegare il lavoratore in altre mansioni compatibili con la qualifica rivestita, in relazione al concreto contenuto professionale dell'attività cui il lavoratore stesso era precedentemente adibito, la Suprema Corte ha, più volte, ritenuto l'esistenza di un onere, a carico dello stesso lavoratore che impugni il licenziamento, di allegazione dell'esistenza di altri posti di lavoro per la sua utile ricollocazione, in virtù di un obbligo di collaborazione nell'accertamento di un possibile repechage (Cass. 6 ottobre 2015, n. 19923; Cass. 3 marzo 2014, n. 4920; Cass. 8 novembre 2013 n. 25197;Cass. 19 ottobre 2012, n. 18025; Cass. 26 aprile 2012, n. 6501; Cass. 8 febbraio 2011 n. 3040; Cass. 18 marzo 2010, n. 6559; Cass. 22 ottobre 2009, n. 22417; Cass. 19 febbraio 2008, n. 4068; Cass. 9 agosto 2003, n. 12037; Cass. 12 giugno 2002, n. 8396; Cass. 3 ottobre 2000, n. 13134): in una sorta, come precisato dalla Corte con la innovativa sentenza n. 5592 del 2016, di cooperazione processuale.
Secondo la pronuncia in questione, però, tale preventivo onere di allegazione a carico del lavoratore è risultato più il frutto di una presupposizione che l'esito di un corretto percorso argomentativo e non sarebbe convincente in quanto determinerebbe una dvaricazione tra onere di allegazione e onere della prova che sarebbe contraria agli ordinari criteri di riparto degli oneri processuali.
Potrebbe, tuttavia, in senso contrario, ritenersi, che la possibilità di repechage debba intendersi un fatto (posityivo) integrante l'illegittimità del licenziamento il cui onere d'allegazione grava sul lavoratore. L'onere probatorio a carico del del datore di lavoro, invece, potrebbe essere considerato conseguente all'applicazione di un diverso principio processuale che è quello della vicinanza dell'oggetto della prova su cui, in tema di inadempimento contrattuale, hanno avuto modo di soffermarsi le SS.UU. con la pronuncia n. 13533/2001
Cassazione civile, sez. lav., 22/03/2016, n. 5592
In materia di illegittimo licenziamento per giustificato motivo oggettivo, spetta al datore di lavoro l'allegazione e la prova dell'impossibilità di repechage del lavoratore licenziato, in quanto requisito del giustificato motivo di licenziamento, con esclusione di un onere di allegazione al riguardo del secondo, essendo contraria agli ordinari principi processuali una divaricazione tra i due suddetti oneri, entrambi spettanti alla parte deducente.
E ciò per la sindacabilità, da parte della Corte di Cassazione, dell'attività di integrazione del precetto normativo compiuta dal giudice di merito, a condizione che la contestazione del giudizio valutativo operato in sede di merito non si limiti ad una censura generica e meramente contrappositiva, ma contenga, invece, una specifica denuncia di incoerenza del predetto giudizio rispetto agli standards, conformi ai valori dell'ordinamento, esistenti nella realtà sociale (Cass. 26 aprile 2012, n. 6498; Cass. 2 marzo 2011, n. 5095): con limitazione, alla luce dell'esperienza applicativa della Corte, almeno nella sua teorica enunciazione, quando il giudice del merito sia chiamato ad applicare concetti giuridici indeterminati, del controllo di legittimità alla verifica di ragionevolezza della sussunzione del fatto e quindi ad un sindacato su vizio di violazione di norma di diritto ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ben lontano da quello dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. s.u. 18 novembre 2010, n. 23287).
Sicchè, in base a tali principi, il creditore attore (lavoratore impugnante il licenziamento come illegittimo) è onerato della (allegazione e) prova della fonte negoziale (o legale) del proprio diritto (rapporto di lavoro a tempo indeterminato) e dell'allegazione dell'inadempimento della controparte (illegittimo esercizio del diritto di recesso per giustificato motivo oggettivo), mentre il debitore convenuto (datore di lavoro) è onerato della prova del fatto estintivo (legittimo esercizio del diritto di recesso per giustificato motivo oggettivo nella ricorrenza dei suoi presupposti, tra i quali, come detto, anche l'impossibilità di repechage): in coerenza con i principi di persistenza del diritto (art. 2697 c.c.) e di riferibilità o vicinanza della prova (Cass. s.u. 30 ottobre 2001, n. 13533). E tale principio di riferibilità o vicinanza della prova, conforme all'esigenza di non rendere eccessivamente difficile l'esercizio del diritto del creditore a reagire all'inadempimento, senza peraltro penalizzare il diritto di difesa del debitore, in quanto nella migliore disponibilità degli elementi per dimostrare le ragioni del proprio comportamento, ormai di consolidata applicazione (Cass. 29 gennaio 2016, n. 1665; Cass. 14 gennaio 2013, n. 2016;
Dal 12/06/09 15968527

References: sentenza 
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 art. 3
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