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Timestamp: 2020-05-25 22:55:15+00:00

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Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 7 dicembre 2016, n. 25110 - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2016 Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 7 dicembre 2016, n. 25110
Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 7 dicembre 2016, n. 25110
Nessun rimborso Irap per il contribuente accertato sulla base della percentuale astratta espressiva del rapporto tra l’esborso afferente la componente capitali e la componente lavoro in rapporto al totale dei compensi percepiti per ciascun anno di imposta senza svolgere altre indagini
sentenza 7 dicembre 2016, n. 25110
Dott. DI IASI Camilla – rel. Consigliere
sul ricorso 28602-2010 proposto da:
(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 48/2009 della COMM.TRIB.REG. di TORINO, depositata il 13/10/2009;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 29/09/2016 dal Consigliere Dott. CAMILLA DI IASI;
udito per il ricorrente l’Avvocato (OMISSIS) per delega dell’Avvocato (OMISSIS) che ha chiesto l’accoglimento; udito per il resistente l’Avvocato (OMISSIS) che si riporta e chiede il rigetto;
(OMISSIS) ricorre nei confronti dell’Agenzia delle entrate (che ha depositato atto cd. “di costituzione”) per al cassazione della sentenza con la quale la C.T.R. del Piemonte, in controversia concernente l’impugnazione del silenzio rifiuto su istanza di rimborso dell’Irap versata per il 2005 ed il primo acconto del 2006, ha confermato la sentenza di primo grado che aveva respinto il ricorso del contribuente.
Il contribuente ha depositato memoria.
Con i due motivi di ricorso, deducendo violazione di legge ed in subordine vizio di motivazione il ricorrente si duole del fatto che i giudici d’appello abbiano erroneamente ritenuto la sussistenza della autonoma organizzazione limitandosi a calcolare una percentuale astratta espressiva del rapporto tra l’esborso afferente la componente capitali (quest’ultima calcolata al costo storico e non per quote di ammortamento) e la componente lavoro in rapporto al totale dei compensi percepiti per ciascun anno di imposta senza svolgere altre indagini e in particolare senza considerare l’esiguita’ degli importi per compensi a terzi e la non significativa dotazione di beni strumentali nonche’ le specifiche sezioni dei modelli di dichiarazione per gli studi di settore relativi agli anni in questione dai quali emergeva l’assenza di personale dipendente ovvero di collaboratori coordinati e continuativi.
Invero nella sentenza impugnata, ad una astratta esposizione della giurisprudenza costituzionale e di legittimita’ in materia di presupposti per l’applicabilita’ dell’imposta in questione non e’ seguita una concreta e corretta applicazione dei principi giurisprudenziali richiamati. I giudici d’appello dopo l’astratta esposizione teorica si sono infatti limitati a riportare una serie di dati emergenti dalla dichiarazione dei redditi, alcuni dei quali inconferenti (ad esempio quelli relativi al totale dei compensi percepiti in rapporto alle spese sostenute), senza pero’ in concreto valutare se le somme annualmente previste per l’ammortamento dei beni strumentali potessero nello specifico ritenersi compatibili con l’uso di beni strumentali non eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attivita’ in assenza di organizzazione, ed altresi’ senza valutare se le somme annualmente emergenti come compensi a terzi fossero riferibili (per entita’ o altre circostanze anche documentali) necessariamente a compensi non occasionali (e cio’ anche volendo prescindere dal recente arresto delle sezioni unite – v. su n. 9451 del 2016 – che hanno escluso la ricorrenza del presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dal Decreto Legislativo n. 446 del 1997, articolo 2 quando il professionista si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive).
Il ricorso deve essere pertanto accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio ad altro giudice che provvedera’ anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimita’.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese alla C.T.R. del Piemonte in diversa composizione
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 30 maggio 2016, n. 11130

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