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Timestamp: 2019-07-17 02:24:59+00:00

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Condominio facoltà del singolo di agire contro l'amministratore
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Condominio facoltà del singolo di agire contro l’amministratore
(OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende con procura speciale notarile rep. 3707 del 15/6/2016;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CARDINO Alberto, che ha concluso per l’accoglimento del primo motivo di ricorso.
1. – Sull’appellabilita’ delle sentenze pronunciate dal giudice di pace questa Corte ha avuto modo di affermare che per stabilire se la sentenza sia stata pronunciata secondo equita’, e sia quindi appellabile solo nei limiti di cui all’articolo 339 c.p.c., comma 3, occorre avere riguardo non gia’ al contenuto della decisione, ma al valore della causa, da determinarsi secondo i principi di cui all’articolo 10 c.p.c. e ss., e senza tenere conto del valore indicato dall’attore ai fini del pagamento del contributo unificato. Pertanto, ove l’attore abbia formulato dinanzi al giudice di pace una domanda di condanna al pagamento di una somma di denaro inferiore a millecento Euro (e cioe’ al limite dei giudizi di equita’ c.d. “necessaria”, ai sensi dell’articolo 113 c.p.c., comma 2), accompagnandola pero’ con la richiesta della diversa ed eventualmente maggior somma che “sara’ ritenuta di giustizia”, la causa deve ritenersi – in difetto di tempestiva contestazione ai sensi dell’articolo 14 c.p.c. – di valore indeterminato, e la sentenza che la conclude sara’ appellabile senza i limiti prescritti dall’articolo 339 c.p.c. (Cass. n. 9432/12; v. anche, non massimata, Cass. n. 10921/13).
2. – Il primo motivo deduce l’insufficiente e contraddittoria motivazione e la violazione dell’articolo 1136 c.c., comma 6, articoli 2909 e 2697 c.c., articolo 66 disp. att. c.c., comma 3, e articolo 25, commi 1, 3 e 5, del regolamento condominiale, in relazione all’articolo 360 c.p.c., nn. 3 e 5. Sostiene parte ricorrente che il Tribunale di Roma (con la sentenza n. 1167/02) ha dichiarato la delibera del 14.5.1999 invalida per difetto di convocazione di tutti gli aventi diritto a partecipare all’assemblea, e che di questo dato di fatto la sentenza impugnata avrebbe dovuto tenere conto. Invece il giudice d’appello, senza valutare nello specifico se la notizia della convocazione potesse comunque evincersi da circostanze univoche, si e’ attenuto alla sola documentazione attestante l’invio delle convocazioni, ne’ ha preteso dal (OMISSIS), che vi era onerato, la prova dell’avvenuta ricezione dell’avviso di convocazione alla (OMISSIS). Inoltre, l’articolo 25 del regolamento condominiale prevede che la convocazione dell’assemblea debba essere comunicata ai condomini con ritiro di dichiarazione di ricevuta ovvero con raccomandata a.r.. Pertanto, come nella causa proposta dalla (OMISSIS), cosi’ in quella in oggetto il (OMISSIS) non ha provato l’adempimento del proprio obbligo di comunicazione. Ne’ egli ha dimostrato di aver provveduto a verificare la regolare costituzione dell’assemblea, violando l’articolo 1136 disp. att. c.c., comma 6, articolo 66 disp. att. c.c., comma 3, e articolo 25 del regolamento condominiale, si’ da provocare un danno risarcibile alla parte odierna ricorrente.
3. – Il secondo mezzo denuncia la violazione o falsa applicazione dell’articolo 1131 c.c., comma 2, e articolo 1132 c.c., nonche’ dell’articolo 20, commi 1 e 2, del regolamento condominiale, in relazione all’articolo 360 c.p.c., nn. 3 e 5. Contrariamente a quanto ha ritenuto il giudice d’appello, la controversia presupposta, avendo ad oggetto l’impugnazione di una delibera sul regolamento e la ripartizione delle spese di un locale condominiale, non rientrava tra quelle di cui all’articolo 1131 c.c., comma 2. Richiama a sostegno Cass. nn. 15684/06 e 2170/95, per poi concludere che l’amministratore avrebbe dovuto essere investito dei poteri rappresentativi con apposito mandato dell’assemblea condominiale. Di riflesso, l’odierna ricorrente avrebbe potuto in tale sede assembleare manifestare il proprio dissenso.
5. – Nulla per le spese, non avendo la parte intimata svolto attivita’ difensiva in questa sede.

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 articolo 66
 articolo 25
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 66
 articolo 25
 articolo 1132
 Cass.