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Timestamp: 2017-09-22 17:01:13+00:00

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Respamm.info | stampa Sezione giurisdizionale Piemonte, sent. n. 13 del 10/02/2017
Sezione giurisdizionale Piemonte, sent. n. 13 del 10/02/2017 |
Dott.ssa Cinthia PINOTTI Presidente
Dott. Tommaso PARISI Consigliere relatore
Dott.ssa Ilaria Annamaria CHESTA Primo Referendario
nel giudizio di responsabilità iscritto al nr. 19998 del Registro di Segreteria, promosso dal Procuratore Regionale contro BELLUARDO Paolo Maria, POLI Alfredo e BERRUTI Luisella, meglio in atti generalizzati;
Uditi, nella pubblica Udienza del 15 dicembre 2016, il relatore Consigliere Dott. Tommaso PARISI, il Pubblico Ministero, nella persona del Procuratore Regionale Dott. Giancarlo ASTEGIANO, e l’Avvocato Alessandro SCIOLLA, legale del convenuto BELLUARDO;
In data 18.07.2012 perveniva alla Procura Regionale attrice la nota della locale Sezione Regionale di controllo di questa Corte, nr. 0005885-18/07/2012-SCPIE-T95-P, con la quale venivano trasmessi alcuni atti relativi al riconoscimento di un debito fuori bilancio e, più precisamente: la deliberazione del Consiglio Comunale di Calliano (AT) nr. 13 del 29.06.2012 recante riconoscimento, ai sensi dell’articolo 194 del Decreto Legislativo nr. 267 del 2000, della legittimità del debito fuori bilancio, per un importo complessivo di Euro 37.763,44, relativo alla Sentenza del Tribunale civile di Asti, nr. 87 del 07.02.2012, nella causa Tollemeto/Comune di Calliano nr. 2654/06 R.G., in cui l’Ente civico in parola risultava soccombente in via parziale; la deliberazione della Giunta Comunale del suddetto Ente territoriale nr. 40 del 21.09.2006, avente ad oggetto “affidamento incarico allo Studio legale associato Avvocato Monti di Casale Monferrato di rappresentare il Comune di Calliano nel giudizio in opposizione a ricorso per Decreto ingiuntivo emesso nei confronti di questo Comune dal Tribunale di Asti su richiesta dell’Architetto Angelo Tollemeto di Asti”; la prefata pronuncia del Tribunale di Asti.
A seguito degli accertamenti esperiti dall’Ufficio Requirente, è emerso che in data 30.06.2003 il Comune di Calliano aveva stipulato con l’Architetto Angelo Tollemeto un contratto recante incarico a quest’ultimo della progettazione e direzione dei lavori per la “Riqualificazione di una porzione del centro storico del capoluogo - 2° lotto - nel contesto del progetto denominato Gioielli dimenticati: il nord astigiano”. Con deliberazione nr. 47 del 14.10.2004 la Giunta Comunale del menzionato Ente locale, su proposta del responsabile del procedimento, dispose la redazione di una perizia suppletiva e di variante, affidando al citato professionista l’incarico di redigere i relativi atti tecnico-contabili; a tale delibera, tuttavia, non seguì la sottoscrizione di alcun contratto in forma scritta. Con lettera del 13.12.2004 l’Architetto Tollemeto rassegnò le proprie dimissioni dalla direzione dei lavori; di conseguenza, il professionista in parola avanzò in data 15.02.2005 richiesta per la liquidazione del compenso maturato a fronte delle prestazioni svolte come di seguito specificato: Euro 4.699,44, oltre accessori, per la progettazione esecutiva delle opere e per la quota parte della direzione lavori a saldo, ed Euro 6.511,13, oltre accessori, per la predisposizione della perizia suppletiva e di variante. Atteso che il Comune di Calliano tergiversava in ordine al pagamento delle intere competenze oggetto dell’istanza del professionista, offrendo soltanto la corresponsione della suddetta somma di Euro 4.699,44, dopo un tambureggiante scambio di comunicazioni e missive infruttuoso con i competenti Uffici dell’Ente locale e con il Sindaco “pro tempore”, l’odierno convenuto BELLUARDO, l’Architetto Tollemeto decise alla fine di adire le vie legali chiedendo ed ottenendo il Decreto ingiuntivo nr. 636/2006 emesso dal Tribunale di Asti il 04.09.2006, con il quale venne intimata la liquidazione in favore del medesimo professionista della somma di Euro 13.770,57, oltre interessi e spese afferenti alla fase monitoria.
La Giunta Comunale di Calliano, con deliberazione nr. 40 del 21.09.2006, assunta con il voto favorevole del Sindaco BELLUARDO, del Vice Sindaco POLI e degli Assessori LODO e BERRUTI, deliberò l’affidamento dell’incarico al prefato Studio legale per opporsi al Decreto ingiuntivo in rassegna; nel relativo giudizio, l’Ente territoriale sostenne che il saldo del corrispettivo del contratto stipulato il 30.06.2003 non era dovuto, in quanto ampiamente superato dall’ammontare dei danni subiti in conseguenza di difetti e vizi della progettazione e per la negligente direzione dei lavori, risultanti dall’iscrizione di riserve da parte dell’impresa aggiudicataria per complessivi Euro 274.544,59, mentre per quanto concerne la perizia suppletiva e di variante il Comune eccepì che la stessa fu eseguita in assenza di qualsiasi rapporto contrattuale e che la documentazione elaborata, non essendo stata accettata dall’appaltatore, non venne utilizzata dal Comune. La controversia venne definita con la citata Sentenza del Tribunale di Asti nr. 87 del 07.02.2012, con cui l’Ente civico fu condannato al pagamento in favore dell’Architetto Tollemeto della somma di Euro 4.699,44, oltre accessori, attinente al saldo dell’importo derivante dal contratto sopra riportato, della somma di Euro 4.833,34, oltre accessori, pari ai ¾ della cifra richiesta dal professionista, a titolo di indennizzo ex articolo 2041 del C.C., in relazione alla redazione della predetta perizia di variante, nonché delle spese di lite, comprese quelle concernenti la disposta CTU, sempre nella misura di ¾; con la mentovata deliberazione nr. 13 del 29.06.2012 il Consiglio Comunale di Calliano deliberava pertanto di riconoscere la legittimità del debito fuori bilancio inerente al descritto giudizio di opposizione, sostenendo complessivamente la spesa di Euro 37.731,25 erogata agli aventi diritto con diversi mandati di pagamento emessi nel mese di luglio 2012.
Sulla base degli elementi probatori acquisiti nel corso dell’istruttoria contabile in merito ai fatti in precedenza descritti, la Procura Regionale, avendo ravvisato la sussistenza di profili di responsabilità a carico dei nominati BELLUARDO, POLI e BERRUTI, per avere pretestuosamente e colpevolmente deliberato l’opposizione al Decreto ingiuntivo relativo alle spettanze dell’Architetto Tollemeto, in assenza dei necessari presupposti, con ulteriore aggravio di spese conseguenti alla soccombenza dell’Ente locale, fonte del contestato pregiudizio erariale, ha adottato nei confronti degli stessi l’invito a dedurre, ai sensi dell’articolo 5, 1° comma, del D.L. 15 novembre 1993, nr. 453, convertito, con modificazioni, dalla Legge 14 gennaio 1994, nr. 19. I convenuti hanno presentato deduzioni scritte, senza chiedere l’audizione personale.
Le argomentazioni difensive formulate dai presunti responsabili nell’ambito della fase preprocessuale, tuttavia, non sono apparse idonee a superare i motivi dell’addebito.
Per quanto esposto in narrativa, l’Ufficio Requirente adottava consequenzialmente atto di citazione in giudizio in data 30.03.2016, con cui veniva contestato ai citati convenuti un danno complessivo cagionato al Comune di Calliano di Euro 22.558,76, pari alla differenza tra il totale delle spese affrontate dall’Ente civico per il giudizio di opposizione e gli importi corrisposti all’Architetto Tollemeto in funzione della statuizione del Tribunale di Asti, quale compenso effettivamente dovuto al professionista per le prestazioni svolte, dedotta la quota del 20% imputabile all’Assessore LODO che aveva votato la descritta delibera nr. 40/2006, deceduto, oltre rivalutazione, interessi e spese di giustizia; per quanto riguarda la suddivisione del nocumento in questione, il Pubblico Ministero contabile, in funzione dei rispettivi ruoli ricoperti, ha addebitato al nominato BELLUARDO la maggiore somma di Euro 11.279,38, mentre ai suddetti POLI e BERRUTI ha addossato l’importo di Euro 5.639,69 ciascuno.
In previsione del dibattimento il convenuto BELLUARDO si è costituito in giudizio con memoria depositata in data 23.11.2016, avvalendosi del ministero degli Avvocati Alessandro SCIOLLA, Sergio VIALE e Chiara FORNERIS. Nel libello difensivo i patrocinatori, nel contestare in radice il fondamento della domanda attrice, hanno eccepito, dopo una puntuale ricognizione della dinamica inerente alla vicenda oggetto dell’odierno giudizio, che il proprio assistito ha assunto una scelta discrezionale pienamente legittima, non connotata da irrazionalità, arbitrarietà e contraddittorietà, che la soccombenza dell’Ente locale non riveste, di per sé, alcun valore rilevante ai fini della valutazione in ordine alla decisione assunta dalla Giunta, che si configura la scriminante relativa al parere-proposta formulato congiuntamente dal Segretario comunale e dal responsabile dell’Ufficio Tecnico, che la linea difensiva del Comune nella causa di opposizione al Decreto ingiuntivo è stata decisa autonomamente dai legali dello Studio al quale era stato conferito l’incarico professionale, che difetta apertamente il requisito soggettivo della colpa grave e che il Tribunale di Asti ha riconosciuto la fondatezza almeno parziale della pretesa rivendicata dall’Ente civico, mentre in subordine hanno evidenziato il concorso causale del Segretario comunale nella causazione del pregiudizio contestato dalla Procura Regionale e la sussistenza degli estremi per disporre la compensazione del danno con il vantaggio ottenuto dall’Amministrazione; il collegio difensivo, infine, ha chiesto l’applicazione di un ampio potere riduttivo.
I convenuti POLI e BERRUTI non si sono costituiti in giudizio.
Nel corso del suo intervento il Procuratore Regionale, dopo avere chiesto la declaratoria di contumacia dei convenuti POLI e BERRUTI, ha richiamato integralmente l’atto introduttivo, precisando che nel momento in cui è stata adottata la deliberazione della Giunta nr. 40/2006 sussistevano palesi e macroscopiche ragioni per non resistere in giudizio, che l’istruttoria svolta risultava manifestamente insufficiente, atteso che le relazioni del Segretario comunale e del responsabile dell’Ufficio Tecnico erano state rese oralmente, che con determinazione nr. 32/2005 l’Amministrazione aveva riconosciuto come dovuto l’importo di Euro 4.699,44 rivendicato dall’Architetto Tollemeto, per cui avrebbe dovuto comunque provvedere al pagamento della citata somma non in discussione e che, infine, la decisione di opporsi al Decreto ingiuntivo rientra negli atti propri di competenza degli amministratori, con la conseguenza che i convenuti avrebbero dovuto valutare la questione con maggiore oculatezza e ponderazione.
L’Avvocato SCIOLLA, difensore del convenuto BELLUARDO, ha confermato tutte le eccezioni sollevate nella comparsa di costituzione, evidenziando che la valutazione della condotta del proprio assistito deve riferirsi al momento dell’emissione della deliberazione nr. 40/2006, che la situazione era alquanto complessa ed articolata, con particolare riferimento all’importo della perizia suppletiva reclamato dall’Architetto Tollemeto, che per il pagamento di quest’ultima somma della fattura spiccata dal professionista mancava sia il preventivo di spesa che il contratto scritto, che la perizia in parola non è stata utilizzata dal Comune, difettando, inoltre, il necessario requisito della consapevolezza dell’“utilitas” in quanto l’Ente civico aveva affidato al riguardo un nuovo incarico tecnico, che la scelta di resistere in giudizio appariva, con apprezzamento “ex ante”, del tutto opportuna e ragionevole, tenendo conto peraltro degli oggettivi motivi di urgenza sottesi alla notifica del Decreto ingiuntivo, che nel comportamento del Sindaco “pro tempore” e, parallelamente, degli altri due convenuti non costituiti, non si possono ravvisare profili di negligenza e di avventatezza, che il soggetto che ha reso il parere alla prefata deliberazione nr. 40/2006 era anche il RUP del procedimento, quindi perfettamente a conoscenza della dinamica dello stesso, che la soccombenza dell’Amministrazione è stata soltanto parziale e che, infine, occorre mettere in risalto la circostanza secondo la quale, una volta affidato il mandato per opporsi al suddetto Decreto ingiuntivo, la linea difensiva sostenuta in giudizio dal Comune di Calliano è stata elaborata e sviluppata in via esclusiva dal patrocinatore dell’Ente territoriale.
Seguiva una breve replica durante la quale il Pubblico Ministero contabile ha precisato alcune argomentazioni dedotte in precedenza.
Come si evince dall’esposizione dei fatti delineati in premessa, il giudizio sottoposto all’esame del Collegio riguarda il danno patrimoniale che sarebbe stato cagionato dai convenuti al Comune di Calliano, secondo la ricostruzione propugnata dalla Procura Regionale, in diretta connessione con il presunto comportamento antigiuridico posto in essere dagli stessi con riferimento alla decisione di opporsi, alla luce del contenuto della deliberazione della Giunta Comunale nr. 40/2006, al Decreto ingiuntivo ottenuto dall’Architetto Tollemeto per il pagamento delle sue competenze, a fronte dell’attività di progettazione, direzione dei lavori e redazione di una perizia suppletiva e di variante espletata dal professionista in parola.
Preliminarmente, la Sezione, accertata la regolarità della notifica dell’atto di citazione e la mancata costituzione in giudizio dei convenuti POLI e BERRUTI, ne dichiara la contumacia ai sensi del combinato disposto degli articoli 171, comma 3, e 291, comma 1, del C.P.C. (ex multis, Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Lazio, Sentenza nr. 408 del 2013, Sezione Giurisdizionale Veneto, Sentenze nr. 200 del 2013 e nr. 427 del 2010, Sezione Giurisdizionale Piemonte, Sentenza nr. 126 del 2013), in relazione a quanto previsto dall’articolo 46, comma 24, della Legge nr. 69 del 2009, nonché dell’articolo 93 del Decreto Legislativo nr. 174 del 2016.
Non essendo stata sollevata dalla difesa del convenuto costituito in giudizio alcuna questione pregiudiziale, la Sezione procederà alla disamina delle articolate argomentazioni di merito poste a fondamento della suddetta azione di responsabilità da parte della Procura Regionale, e delle correlate controdeduzioni formulate dai patrocinatori del citato BELLUARDO.
In tale visuale, la domanda risarcitoria rivendicata dall’Ufficio Requirente nell’atto di citazione non può essere accolta, per difetto dell’elemento strutturale della stessa condotta antigiuridica.
In via preliminare, occorre sottolineare che la contestazione delineata dal Pubblico Ministero contabile, sotto il profilo dell’asserito comportamento illecito addebitato ai suddetti convenuti, per quanto suggestiva ed argomentata, non intercetta il favorevole avviso di questi Giudici, alla luce dei principi generali consolidati nell’ambito della giurisprudenza di questa Corte che governano il tema della responsabilità amministrativa derivante dalla scelta di resistere o agire in giudizio, la quale si attaglia direttamente alla sfera della discrezionalità dell’Ente. Al riguardo, preme evidenziare, come correttamente dedotto dal collegio difensivo nella comparsa di risposta, che la soccombenza in giudizio di qualsiasi Amministrazione, laddove non sussistano palesi e macroscopiche motivazioni per non resistere alla pretesa avversaria e, quindi, quando la lite non appaia oggettivamente temeraria, rientra pacificamente nel cosiddetto rischio che l’Ente stesso si assume ogni volta che decida di privilegiare la predetta scelta, rischio che non può ricadere, successivamente, sull’Amministrazione medesima e sugli Organi interni che abbiano agito per salvaguardare, dopo una oculata e ponderata valutazione, gli interessi pubblici sottesi, essendo per definizione il risultato del contenzioso incardinato, comunque, potenzialmente favorevole o sfavorevole in funzione di molteplici fattori imponderabili, per nulla certi o prevedibili, i quali tendenzialmente sfuggono al pieno controllo di coloro che abbiano deciso di esperire la causa, secondo calcoli probabilistici e presuntivi del singolo caso; è stato precisato, inoltre, per un verso, che la temerarietà della controversia deve essere ravvisata nella consapevolezza della infondatezza della domanda o nel difetto di normale diligenza per l’acquisizione di detta coscienza e la relativa responsabilità può essere contestata solo qualora, per colpa consistente nella mancanza di normale prudenza nel prevedere l’esito della lite, venga posta in essere una condotta avventata e priva di giustificazione, per altro verso, che può essere considerata come temeraria e foriera di danno erariale la lite intentata o la resistenza in giudizio decisa da un amministratore o da un funzionario pubblico, tutte le volte in cui sia evidente che le ragioni dell’Ente pubblico sono manifestamente indifendibili, con il corollario che la relativa decisione di seguire la via processuale è ispirata esclusivamente dall’intento di dilazionare nel tempo il riconoscimento del credito vantato dal privato. In altri termini, e con maggiore ampiezza esplicativa, la semplice opinabilità del diritto azionato, rientrando nell’alea normale di ogni azione giudiziaria, non può costituire presupposto sufficiente per determinare la responsabilità amministrativa di coloro che hanno assunto la scelta di resistere in giudizio, sul rilievo assorbente che la soccombenza in giudizio dell’Amministrazione non integra mai, di per sé, un valido parametro di riferimento per l’apprezzamento dell’avventatezza o meno del contegno tenuto, che, al contrario, deve essere accertata attraverso una rigorosa e puntuale indagine “ex ante” ed in concreto, facendo leva sulla specifica situazione di fatto e di diritto esistente al momento in cui venne adottata la deliberazione di resistenza in giudizio dell’Ente, e tenendo conto del margine di aleatorietà sempre insito in qualsiasi contesa giudiziaria (ex multis II Sezione Giurisdizionale Centrale, Sentenza nr. 303 del 2003, Sezione Giurisdizionale Veneto, Sentenza nr. 269 del 2013, Sezione Giurisdizionale Piemonte, Sentenza nr. 184 del 2015).
Prendendo l’abbrivo da siffatte coordinate ermeneutiche ormai ampiamente consolidate, che la Sezione condivide integralmente intendendo assicurarne la continuità, la cui validità è stata riconosciuta espressamente, peraltro, anche dalla parte pubblica nell’atto introduttivo, la domanda risarcitoria avanzata dalla Procura Regionale non si rivela persuasiva e condivisibile, poiché, secondo un normale e lineare ragionamento “a contrario”, non ravvisandosi in concreto, senza alcuna incertezza, con giudizio riconducibile all’atto dell’emissione della deliberazione della Giunta del Comune di Calliano nr. 40/2006, quelle palesi, incontrovertibili e macroscopiche ragioni per non resistere in giudizio, a fronte del Decreto ingiuntivo ottenuto dall’Architetto Tollemeto, la scelta in parola si appalesa assolutamente legittima, doverosa e necessitata. Tale assunto del Collegio risulta suffragato, tra l’altro, dalla stessa disamina della Sentenza del Tribunale di Asti nr. 87 del 2012: in primo luogo, prescindendo dalle severe critiche formulate dai legali del convenuto in ordine alle conclusioni cui è giunto il prefato provvedimento, non essendo certo questa la sede per ripercorrere e riesaminare la vicenda processuale civile, la suddetta Sentenza ha tuttavia statuito una soccombenza soltanto parziale dell’Ente civico, e tale circostanza dimostra in modo plastico ed inoppugnabile la validità e la correttezza della decisione assunta dagli odierni convenuti, escludendo in radice la possibilità di rinvenire nella fattispecie in rassegna un caso di lite temeraria o avventata o, comunque, imprudente; in secondo luogo, è stata accolta la tesi del Comune secondo la quale, ai fini del perfezionamento del contratto d’opera professionale, quando ne sia parte l’Amministrazione, anche laddove questa agisca “iure privatorum”, si richiede inderogabilmente la forma scritta “ad substantiam”, principio pacifico avallato in modo netto anche dalla Corte di legittimità con giurisprudenza pluriennale ed univoca (ex multis, Cassazione, III Sezione Civile, Sentenza nr. 24640 del 2016), con l’effetto che è stata respinta la domanda principale dell’Architetto Tollemeto fondata su una presunta responsabilità contrattuale dell’Ente territoriale in relazione al compenso riveniente dalla perizia di variante; in terzo luogo, il Tribunale di Asti ha aderito, ma soltanto parzialmente, alla richiesta subordinata formulata dal menzionato professionista, incentrata sul controverso istituto dell’arricchimento senza causa dell’Ente, ex articolo 2041 del Codice Civile, il quale rappresenta notoriamente una mera azione residuale condizionata al tassativo accertamento sia dell’effettiva utilizzazione da parte dell’Amministrazione del bene o del servizio fornito dal privato, sia del requisito soggettivo della reale consapevolezza afferente all’acquisizione dell’“utilitas”, elementi connotati da una indubbia difficoltà in merito ai rispettivi oneri probatori nel corso della causa, testimoniata nel caso specifico dalla scelta dell’A.G.O. di disporre una CTU, in base alla quale è stato infine individuato nella misura di ¼ il valore della prestazione inerente alla perizia di variante non utilizzata dal Comune di Calliano. Le descritte considerazioni convergenti, dall’indubbia valenza sintomatica, analizzate in modo sistematico e complementare, a parere del Collegio, sono assolutamente idonee per confutare il nucleo centrale della tesi propugnata dal Pubblico Ministero contabile nell’atto di citazione, atteso che le stesse rappresentano un fattore di giudizio decisivo e dirimente al fine di escludere con evidente certezza la temerarietà della lite autorizzata dagli odierni convenuti, alla luce degli elementi di fatto e di diritto rimessi alla cognizione dei predetti amministratori nel momento in cui è stata adottata la deliberazione nr. 40/2006. In altre parole, il comportamento tenuto dagli odierni convenuti, peraltro conforme alla proposta non solo del Segretario comunale, ma soprattutto del titolare dell’Ufficio Tecnico, il quale, essendo stato il RUP del procedimento in cui si era dispiegata l’attività professionale del nominato Tollemeto, assicurando lo svolgimento di una completa istruttoria compendiata nella relazione orale resa alla Giunta era perfettamente edotto dei limiti oggettivi connaturati alla richiesta di pagamento globale inoltrata dal citato professionista, comprendente sia il saldo delle prestazioni relative alla progettazione delle opere ed alla direzione dei lavori e sia il compenso per la redazione della perizia di variante, costituisce, con valutazione in concreto ed “ex ante”, espressione diretta e consapevole di una scelta indubbiamente oculata, ponderata e ragionevole, e comunque sicuramente non temeraria o scriteriata, volta a tutelare gli specifici interessi di matrice pubblicistica intestati al Comune di Calliano nell’ambito del complessivo rapporto giuridico instaurato con lo stesso Architetto, non trascurando di considerare, tra l’altro, l’estrema urgenza riveniente dai tempi molto stretti concessi dalla natura del provvedimento monitorio per assumere la decisione in parola.
In tale contesto, sebbene a prima vista possano sembrare rilevanti, segnano il passo a seguito di una puntuale delibazione anche le ulteriori osservazioni dedotte dalla Procura Regionale, diffusamente rappresentate sia nell’atto introduttivo che nel corso della discussione, in quanto dal tambureggiante carteggio intercorso tra gli Uffici del Comune di Calliano e l’Architetto Tollemeto, versato nel fascicolo processuale, si evince in modo cristallino che il professionista non era disposto ad incassare solo la quota parte della parcella non contestata, pari all’importo di Euro 4.699,44, intavolando poi una qualsivoglia mediazione sulla parte restante per arrivare eventualmente ad un soddisfacente compromesso, ma pretendeva in modo perentorio ed indeclinabile il pagamento contestuale dell’intera somma attinente alla fattura emessa nr. 4/2005 del 14.02.2005, comprendente anche la cifra di Euro 6.511,13 correlata alla perizia di variante, anche dopo che il Comune aveva deciso e comunicato al medesimo, con la determina nr. 32/2005 del 18.04.2005, invocata dal Pubblico Ministero contabile quale elemento a proprio favore, di voler procedere alla corresponsione del primo importo riconosciuto come dovuto dall’Ente civico; siffatta asserzione risulta vieppiù avvalorata dalla circostanza che il nominato Tollemeto, interrompendo bruscamente e senza preavviso le trattative in corso, non essendo state assecondate integralmente dall’Ente locale le proprie pretese economiche, decise alla fine di adire le vie legali chiedendo ed ottenendo il Decreto ingiuntivo per l’intero importo reclamato nella parcella. Al cospetto della descritta dinamica, che emerge prepotentemente dalla documentazione di causa, perde di effettiva consistenza e sfuma progressivamente la deduzione dell’Ufficio Requirente, poiché la formale offerta di pagamento del Comune, come detto limitata alla somma non contestata tra le parti, non aveva affatto sollecitato il favorevole scrutinio e l’indispensabile approvazione del professionista, che anzi si era determinato a proseguire imperturbabile la radicata contesa con l’istanza per Decreto ingiuntivo, costringendo quindi l’Ente civico ad opporsi alla richiesta di pagamento mediante una linea difensiva, non riconducibile certamente ai convenuti ma allo Studio legale incaricato, che si prefiggeva di contestare l’intero importo della parcella, scelta sicuramente opinabile, ma, sempre con valutazione “ex ante”, non certo irrazionale, avventata, pretestuosa e contraddittoria, come sostenuto dal Pubblico Ministero contabile nel libello scritto e durante il dibattimento, una volta divenuta necessitata la via processuale, essendo infatti ormai abortito il tentativo di composizione bonaria della controversia suffragato dalla copiosa corrispondenza, tenendo conto, da un lato, dell’atteggiamento irremovibile e granitico sempre mostrato in precedenza dell’Architetto Tollemeto, il quale non intendeva cedere minimamente in ordine al versamento totale delle sue spettanze che reputava legittimamente maturate, dall’altro, delle molteplici doglianze sollevate formalmente dall’impresa esecutrice dei lavori e dei presunti o potenziali vizi relativi alle funzioni di progettazione e di direzione dei lavori svolte dal richiamato professionista.
L’acclarato difetto della stessa condotta antigiuridica imputata dalla Procura Regionale esime il Collegio dalla disamina delle altre numerose eccezioni prospettate dai patrocinatori, le quali restano di conseguenza assorbite.
Per tutto quanto precede, il Collegio assolve i convenuti Paolo Maria BELLUARDO, Alfredo POLI e Luisella BERRUTI dagli addebiti che gli sono stati contestati.
Con riferimento al diritto inerente al rimborso delle spese legali sostenute dal nominato BELLUARDO, prosciolto nel merito ed unico convenuto costituito in giudizio, il Collegio, ai sensi dell’articolo 10 bis, comma 10, del D.L. nr. 203 del 2005, convertito dalla Legge nr. 248 del 2005, come modificato dall’articolo 17, comma 30 quinques, del D.L. nr. 78 del 2009, convertito dalla Legge nr. 102 del 2009, liquida gli onorari del collegio difensivo in via forfetaria, in assenza di apposita notula, applicando i parametri e le disposizioni di cui al D.M. nr. 55 del 2014, nella misura complessiva di Euro 1.500,00 (millecinquecento//00), già comprensivi di spese generali, oltre IVA e CPA secondo Legge.
i convenuti Paolo Maria BELLUARDO, Alfredo POLI e Luisella BERRUTI dagli addebiti che gli sono stati contestati.
Le spese legali sostenute dal convenuto BELLUARDO sono liquidate nella misura complessiva di Euro 1.500,00 (millecinquecento//00), già comprensivi di spese generali, oltre IVA e CPA secondo Legge.
Così deciso in Torino, nella Camera di consiglio del 15 dicembre 2016.
(F.to Dott. Tommaso Parisi) (F.to Dott.ssa Cinthia Pinotti)
Depositata in Segreteria il 10 Febbraio 2017

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 articolo 2041
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