Source: http://www.fondazioneforumaterni.it/index.php/pages/2015-12-16-13-11-00/newsletter-maggio-2017
Timestamp: 2019-06-16 23:02:34+00:00

Document:
Obbligazioni e contratti – Inadempimento – Affitto di azienda - Struttura alberghiera non in regola con le vigenti normative – Danni – Prova – Concreto pregiudizio subito dal creditore – Necessità - Tribunale di Teramo – sentenza 04.05.2017, n. 461 – Est. Chiauzzi.
In tema di inadempimento contrattuale, incombe sul creditore che agisca per l'adempimento o per la risoluzione del contratto e/o per il risarcimento dei danni solo l'onere della prova della fonte negoziale, potendosi egli limitare ad allegare l'inadempimento, mentre spetta all'altra parte l'onere di dimostrare il fatto estintivo, ovvero l'adempimento, pur dovendo comunque l'attore dimostrare il pregiudizio effettivo e reale subito e la sua entità al fine di ottenere il risarcimento dei relativi danni [N.d.r. Nel caso di specie, era stato stipulato un contratto di affitto avente ad oggetto una struttura alberghiera con annesso ristorante-bar e concessione demaniale di posa ombrelloni e l'affittuario si era limitato a dimostrare l'inadempimento del concedente per la mancata conformità della struttura alle vigenti normative in materia di sicurezza, ma non anche la concreta perdita di carattere economico conseguitane].
Azione revocatoria – Credito eventuale – Ammissibilità – Eventus damni – Atto dispositivo del debitore – Non impossibilità di soddisfazione del credito – Mero aggravamento del pericolo di incapienza dei beni del debitore – Sufficienza – Elemento soggettivo – Atto dispositivo del debitore successivo al sorgere del credito – Conoscenza o conoscibilità del pregiudizio al creditore – Sufficienza – Elemento soggettivo – Atto dispositivo del debitore anteriore al sorgere del credito – Onere della prova sul creditore del dolo generico del debitore - Tribunale di Sulmona – sentenza 02.05.2017, n. 173 – est. Sodani.
1. L'azione revocatoria avverso un atto di disposizione compiuto dal debitore può essere esperita anche a tutela di un credito eventuale, in veste di credito litigioso.
2. In tema di azione revocatoria ordinaria il requisito oggettivo dell'eventus damni ricorre anche quando l'atto dispositivo del debitore non abbia reso impossibile la soddisfazione del credito, ma abbia determinato o aggravato il pericolo dell'incapienza dei beni del debitore.
3. Sotto il profilo del requisito soggettivo, quando l'atto di disposizione del debitore è successivo al sorgere del credito è necessaria e sufficiente la consapevolezza di arrecare un pregiudizio agli interessi del creditore, ovverosia la semplice conoscenza o agevole conoscibilità di tale pregiudizio; mentre laddove l'atto dispositivo sia anteriore al sorgere del credito, spetta al creditore l'onere di provare – anche per presunzioni – che detto atto sia stato dolosamente preordinato dal debitore al fine di pregiudicare la pretesa creditoria, non essendo comunque necessario il dolo specifico.
Opposizione a decreto ingiuntivo – Domanda riconvenzionale dell’opposto - Improponibile - Tribunale di Teramo – sentenza 04.05.2017 n. 210 – est. Marcheggiani.
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opposto, in quanto attore in senso sostanziale, può, a norma degli artt. 183 e 184 c.p.c., solo precisare e modificare le domande spiegate con il ricorso, ma non proporre domande riconvenzionali. Infatti, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opposto – cui, come convenuto in opposizione, compete la posizione sostanziale di attore – non può proporre né domande riconvenzionali, essendo queste proponibili (nei limiti previsti dall’art. 36 c.p.c.) soltanto dal convenuto, né domande nuove che implichino una modifica della originaria causa petendi oltre i limiti di una (consentita) emendatio libelli [N.d.r. Fattispecie afferente un’ipotesi di ricorso per decreto ingiuntivo in materia di crediti derivanti da rapporto di lavoro di agenzia].
Crioconservazione del seme – Contratto di mandato in rem propriam a ritirare presso la Banca del Seme campioni biologici del soggetto deceduto– Nullità per contrarietà a norma imperativa – Non sussiste – Tribunale de L’Aquila – ordinanza 02.05.2017 – est. Riviezzo.
Non è nullo, in quanto non contrario ad alcuna norma imperativa, tantomeno di ordine pubblico o buon costume, il contratto di mandato in rem propriam ex art. 1723, comma 2, c.p.c., con cui il marito incarichi la moglie di ritirare gli spermatozoi appartenuti allo stesso in vita e depositati presso la Banca del Seme, non essendo previsto dalla legge n. 40/2004 che il ritiro del campione conservato debba essere eseguito personalmente dal depositante. Anzi, pervero, la legge si limita a disciplinare la fase dell’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, ma non quella del deposito dei campioni biologici. Si tratta di un mandato in rem propriam, per espressa previsione del contratto, per cui esso non si è estinto per la intervenuta morte del mandante [N.d.r. Fattispecie nella quale il Giudice ha condannato la Asl convenuta alla restituzione alla ricorrente dei campioni di liquido seminale appartenuti al marito in vita e crioconservati, tuttavia precisando che tale provvedimento comunque non autorizzasse ad accedere altresì alla fecondazione assistita, in quanto pratica vietata nel nostro Paese].
Divorzio – Assegno di mantenimento in favore dei figli – Natura giuridica – Tribunale di Chieti – sentenza 20.04.2017, n. 255 – est. Romandini.
In tema di divorzio, il contributo al mantenimento dei figli, quantificato in una somma fissa mensile in favore del genitore affidatario, non costituisce, in mancanza di diverse disposizioni, il mero rimborso delle spese sostenute da quest’ultimo nel mese corrispondente, bensì la rata mensile di un assegno annuale determinato, tenendo conto di ogni altra circostanza emergente dal contesto, in funzione delle esigenze della prole rapportate all’anno. Ne consegue, pertanto e ad esempio, che il genitore non affidatario non può ritenersi sollevato dall’obbligo di corresponsione dell’assegno per il tempo in cui i figli, in relazione alle modalità di visita disposte dal giudice, si trovino presso di lui ed egli provveda in modo esclusivo al loro mantenimento.
Divieto di discriminazione economica sul posto di lavoro – Lavoro straordinario negato ingiustificatamente – Onere della prova – Forme di tutela esperibili - Tribunale di Pescara – sentenza 28.02.2017 n. 150 - est. Ferrante.
1. Il divieto di discriminazione sul posto di lavoro è estensibile anche al trattamento propriamente economico del lavoratore: sebbene, in linea generale, nel nostro ordinamento non sussista un obbligo di parità retributiva, potendo il datore di lavoro dar luogo a differenti trattamenti economici nei confronti dei singoli lavoratori in ragione della quantità e della qualità del lavoro svolto da ciascuno di essi, tuttavia è assolutamente vietato operare un differente regime retributivo fondato su ragioni discriminatorie [N.d.r. Fattispecie nella quale il Giudice ha condannato il datore di lavoro al risarcimento del danno in favore della dipendente per averle negato, ripetutamente ed ingiustificatamente, lo svolgimento di lavoro straordinario, nonostante venisse accordato a tutti gli altri dipendenti e la ricorrente versasse in difficoltà economica].
2. Al fine di dimostrare la sussistenza del comportamento discriminatorio a proprio danno, la persona che ha subito l’ingiustizia deve dedurre in giudizio, anche sulla base di dati statistici, elementi di fatto gravi, precisi e concordanti e, se accertata la discriminazione, oltre al risarcimento del danno non patrimoniale, può essere ordinata la cessazione del comportamento, della condotta o dell’atto discriminatorio, nonché la rimozione dei relativi effetti, fino alla pubblicazione del provvedimento per una sola volta su un quotidiano di tiratura nazionale. Al fine di impedirne, poi, la ripetizione, può essere ordinato, entro il termine fissato nel provvedimento, un piano di rimozione delle discriminazioni accertate.
Reati contro il patrimonio - Estorsione (art. 629 c.p.) - Truffa aggravata dall’avere ingenerato nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario (art. 640 co. 2 n. 2 c.p.) – Distinzione - Tribunale di Pescara - sentenza 28.02.2017 – est. D’Arcangelo.
Il criterio distintivo tra il reato di truffa e quello di estorsione, quando il fatto è connotato dalla minaccia di un male, va ravvisato essenzialmente nel diverso modo di atteggiarsi della condotta lesiva e della sua incidenza nella sfera soggettiva della vittima: ricorre la prima ipotesi delittuosa se il male viene ventilato come possibile ed eventuale e comunque non proveniente direttamente o indirettamente da chi lo prospetta, in modo che la persona offesa non è coartata, ma si determina alla prestazione, costituente ingiusto profitto dell’agente, perché tratta in errore dalla esposizione di un pericolo inesistente; mentre si configura, invece, l’estorsione se il male viene indicato come certo e realizzabile ad opera del reo o di altri, poiché in tal caso la persona offesa è posta nella ineluttabile alternativa di far conseguire all’agente il preteso profitto o di subire il male minacciato.
Chiamata in correità - Requisiti - Vizio della circolarità - Delitti contro la P.A. - Induzione indebita (art. 319 quater c.p.) - Concussione (art. 317 c.p.) – Distinzione - Tribunale di Pescara - sentenza 16.03.2017 – Pres. Di Fine - est. Medica.
1. Le chiamate in correità per assumere valore probatorio devono essere dotate del requisito dell’attendibilità, sia sotto l’aspetto soggettivo che oggettivo.
2. Le dichiarazioni affette dal vizio della circolarità sono non rilevanti ex art. 192 comma III c.p.p. [N.d.r. Si veda, sul punto, Cass. pen., sez. unite, sent. n. 20804/2013: «L’unico dato certo, evincibile da una corretta interpretazione della previsione di cui all’art. 192 c.p.p., comma 3, è costituito dall’esigenza che i riscontri alle dichiarazioni ivi considerate devono essere caratterizzati dalla necessaria estraneità - nel senso di provenienza ab esterno - rispetto alle dichiarazioni medesime, sì da scongiurare il rischio di una verifica tautologica, autoreferenziale ed affetta dal vizio della circolarità […]. Il giudice deve procedere alla verifica che le ulteriori dichiarazioni accusatorie siano connotate da […] d) autonomia “genetica”, vale a dire derivazione non ex unica fonte, onde evitare il rischio della circolarità della notizia, che vanificherebbe la valenza dell’elemento di riscontro esterno e svuoterebbe di significato lo stesso concetto di convergenza del molteplice»].
3. Il delitto di concussione, di cui all’art. 317 c.p., nel testo modificato dalla legge n. 190 del 2012, è caratterizzato, dal punto di vista oggettivo, da un abuso costrittivo del pubblico agente che si attua mediante violenza o minaccia, esplicita o implicita, di un danno “contra ius” da cui deriva una grave limitazione della libertà di determinazione del destinatario che, senza alcun vantaggio indebito per sé, viene posto di fronte all’alternativa di subire un danno o di evitarlo, con la dazione o la promessa di una utilità indebita. Si distingue da tale delitto quello di induzione indebita, previsto dall’art. 319 quater c.p., introdotto dalla medesima legge n. 190, la cui condotta si configura come persuasione, suggestione, inganno, condotta caratterizzata da una pressione morale tale da condizionare in misura più tenue la libertà di autodeterminazione del destinatario che, disponendo di più ampi margini decisionali, finisce col prestare acquiescenza alla richiesta della prestazione non dovuta, perché motivata dalla prospettiva di conseguire un tornaconto personale, circostanza che giustifica la previsione di una sanzione a suo carico.
Autorizzazione e concessione – Affidamento dell’esercizio concessorio ad altro soggetto – Subconcessione – Giurisdizione del Giudice Amministrativo – Sussiste – Tar Pescara – sentenza 11.04.2017, n. 139 – Pres. Urbano – est. Tramaglini.
In tema di concessione di beni demaniali, perché sussista la giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo, è necessario che la pretesa del concessionario nei confronti del terzo, derivante dal rapporto tra costoro costituito, sia basata sul contenuto dell’atto di cessione e sia, quindi, riferibile direttamente all’Amministrazione Pubblica concedente; il che si verifica quando questa abbia con tale atto espressamente previsto ed autorizzato il rapporto tra il concessionario ed un determinato terzo. La giurisdizione appartiene invece al Giudice Ordinario se la pretesa trovi la sua origine in un rapporto tra il concessionario ed il terzo, rispetto al quale quello di concessione si presenti come un suo semplice presupposto, essendo ad esso l’Amministrazione rimasta estranea. Su tale base, quindi, la giurisdizione del Giudice Ordinario è predicata solo quando l’Amministrazione concedente sia rimasta estranea al rapporto di subconcessione; diversamente, quando l’Amministrazione abbia espressamente autorizzato il rapporto tra concessionario e terzo, la giurisdizione appartiene al Giudice Amministrativo.
Occupazione di terreno per la realizzazione di opera pubblica – Omissione del provvedimento espropriativo – Illecito permanente – Risarcimento del danno in alternativa alla restituzione dell’immobile – Competenza per la liquidazione del danno – Tar L’Aquila – sentenza 02.03.2017, n. 115 – Pres. Amicuzzi – est. Gizzi.
1. A seguito dell’abbandono della giurisprudenza sulla c.d. accessione invertita, deve ritenersi che l’occupazione dell’immobile determini una situazione di illecito permanente. Per tale ragione, il proprietario, rinunciando all’azione di restituzione dell’immobile (che non è sempre accoglibile ai sensi dell’art. 2058, comma2, c.c.), può proporre dinnanzi al Giudice amministrativo ricorso per il risarcimento dei danni determinati dalla realizzazione dell’opera pubblica.
2. In caso di occupazione abusiva di immobile da parte della p.a., la domanda di risarcimento dei danni per la realizzazione dell’opera pubblica deve essere proposta nell’ambito di un giudizio di ottemperanza conseguente all’annullamento dei provvedimenti attinenti all’illegittima occupazione e ciò con riferimento all’inerzia tenuta dall’Amministrazione nell’acquisizione di un titolo traslativo (accordo, acquisizione sanante, accertamento dell’usucapione). Ovviamente, tale domanda risulta limitata all’illecito permanente (indennizzo per l’occupazione sine titulo) e, quindi, non potrebbe estendersi alle conseguenze di un effetto traslativo che non è intervenuto.
Pubblico impiego – Trasferimento d’autorità nei confronti di appartenente a corpo militare – Sindacabilità delle scelte operate dall’Amministrazione militare soltanto nei limiti di una manifesta irrazionalità – Esigenza del militare di assistere un familiare affetto da handicap – Omessa considerazione sulla possibilità di evitare il trasferimento – Illegittimità – Tar L’Aquila – sentenza 13.01.2017, n. 24 – Pres. Amicuzzi – est. Di Cesare.
1. Non occorre una particolare esplicitazione delle esigenze di servizio per il trasferimento di autorità di un militare o militarizzato, in relazione all’ampia discrezionalità delle scelte operate dall’Amministrazione. Di conseguenza, l’interesse del militare a prestare servizio in una sede piuttosto che in altra assume una rilevanza di mero fatto e, per tale ragione, l’emanazione del provvedimento autoritativo non richiede una particolare motivazione.
2. Deve essere adeguatamente motivato con indicazione delle esigenze di servizio il trasferimento di autorità di un militare o militarizzato, qualora l’interesse di quest’ultimo trovi specifica tutela nell’ordinamento giuridico, come nel caso dell’esigenza di assistere un coniuge, un parente o affine entro il secondo grado affetto da handicap di particolare gravità. In simili ipotesi, la suddetta esigenza, tutelata dall’art. 33, comma, 5, della l. 5.2.1992, n. 104, deve essere contemplata nel provvedimento di trasferimento di ufficio, il quale deve giustificare l’assoluta necessità di esso e la conseguente impossibilità di mantenere il militare nella sede di servizio.
Newsletter Maggio 2017 Home Fondazione --Statuto e Atto Costitutivo ---Atto Costitutivo ---Statuto --Consiglio di Amministrazione --Comitato Tecnico Scientifico --Segreteria e Contatti --Accreditamenti --Collabora con noi --Albo Avvocati Pescara Formazione --Regolamenti ---Regolamento per la formazione forense C.N.F. ---Regolamento Integrativo formazione continua COA Pescara ---Legge professionale --Novità normative e giurisprudenziali --Programma Offerta Formativa ---POF 2015 --Accesso a Riconosco --Formazione Mediatori civili e commerciali ---Corsi di Formazione per Mediatori ---Corsi di aggiornamento per mediatori ---Normativa Scuola Forense --Chi siamo --Regolamenti ---Regolamento frequenza --Area Riservata Allievi --Area Riservata Docenti --Programma delle lezioni --Convenzioni ---Convenzione Ordine Avvocati Lanciano ---Convenzione Ordine Avvocati Vasto --Modulistica --Collabora con noi --Contatti --Comitato Scientifico Scuola Forense Rivista P.Q.M. --Chi siamo ---La rivista ---Condirettori e Direttore Responsabile ---Comitato di Redazione --Collabora con noi --Contatti --PQM On-line ---Newsletter Febbraio 2015 ---Newsletter Marzo 2015 ---Newsletter Aprile 2015 ---Newsletter Maggio 2015 ---Newsletter Luglio 2015 ---Newsletter Settembre-Ottobre 2015 ---Newsletter Novembre 2015 ---Newsletter Dicembre 2015 ---Newsletter Gennaio-Febbraio 2016 ---Newsletter Marzo 2016 ---Newsletter aprile-maggio 2016 ---Newsletter giugno 2016 ---Newsletter luglio 2016 ---Newletter agosto-settembre 2016 ---Newsletter ottobre-dicembre 2016 ---Newsletter gennaio 2017 ---Newsletter febbraio 2017 ---Newsletter Marzo 2017 ---Newsletter aprile 2017 ---Newsletter Maggio 2017 ---Newsletter Giugno-Luglio 2017 ----Newsletter Giugno -Luglio 2018 ---Newsletter Novembre 2017 ---Newsletter Dicembre 2017 ---Newsletter Gennaio 2018 ---Newsletter Marzo 2018 ---Newsletter Giugno-Luglio 2018 --Newsletter Febbraio 2018

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1723
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 192
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza