Source: http://www.aessemodels.it/Catalogo%20RIO.htm
Timestamp: 2018-12-17 02:58:44+00:00

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AESSEMODELS.IT - CATALOGO RIO
Nei primi anni sessanta la Politoys, la Mercury ecc. producevano modelli per i ragazzini, meravigliosi giocattoli che ancora oggi ci fanno sognare come allora. La RIO di Cernobbio, negli stessi anni si rivolgeva direttamente ai collezionisti: un perentorio "Automobili d'epoca per collezionisti" si legge sulle scatolette e sui cataloghi, freddando ogni curiosità dei bambini. Anche senza quella scritta ben pochi bambini avrebbero acquistato quei modelli, per varie ragioni: costo elevato (circa il doppio di quanto richiesto per una macchinina Mercury o Corgi Toys), grande fragilità (che rendeva troppo breve il gioco), poco interesse per auto non legate alla motorizzazione di massa degli anni '50 e '60 ecc. Eppure alcuni modelli hanno anche parti apribili, cosa sempre gradita ai ragazzi, futuri collezionisti. La Balilla della foto qui sotto, ad esempio, ha le portiere apribili e i sedili reclinabili per consentire l'accesso ai posti posteriori.
Altri modelli hanno il cofano motore apribile, con riproduzone del propulsore; qualche modello é dotato di efficentissime sospensioni; qualcun'altro ha il sedile posteriore "per la suocera", cioé nascosto da un cofano posteriore richiudibile, come nella famosa "313" di zio Paperino!
Io le colleziono e mi piacciono davvero tanto. Prediligo, per ovvie ragioni, le prime serie, quelle con la scatoletta piccolina e senza la vetrinetta. Purtroppo il grosso movimento generato oggi da rigattieri, mercatini, eBay ecc. ha mescolato un po' le cose e molte macchinine sono abbinate a scatolette sbagliate. Come suggerimento generale consiglio di osservare le viti che fissano i fondini: le prime serie hanno la testa a taglio. Se la Balilla della foto qui sopra avesse avuto la vite con testa a croce l'avrei senz'altro spostata in un'altra scatoletta, più recente.
Per agevolare gli amici collezionisti ho preparato le schede per i primi modelli e, piano piano, le completerò per tutta la serie. Penso che arriverò almeno fino al numero di catalogo 80. Poi si vedrà. Buona visione.
Riportata sui cataloghi italiani e, fedelmente tradotta, su quelli per il mercato estero, questa poetica dichiarazione di intenti ha accompagnato nel tempo i modelli prodotti a Cernobbio dalla Rio, rivelando al mondo la passione costantemente profusa nella riproduzione in scala ridotta delle più affascinanti macchine del passato.
abbiamo ricostruito per voi
le vecchie automobili di altri tempi
lieti di riproporvi il gusto delle antiche macchine
testimoni di un costume
ogni pezzo ha uno stile diverso
e una sua storia compiuta
come ogni generazione ha avuto i suoi ricordi
legati ad una vettura tanto bella
che ancor oggi si rivela con lento discorso
alla paziente letizia di chi
é perciò nostra ambizione offrirgli
la bellezza che l'automobile esprime
con le ore del nostro secolo veloce
segnate sui fari e sui radiatori
delle minuscole vetture
La Rio fu fondata a Cernobbio nel 1962 dai fratelli Tattarletti (Reno, Nilo e Diego) con l'intento di realizzare perfette riproduzioni di automobili del passato. La "ttttt Stampoplastica", azienda derivata dalla "Fratelli Tattarletti", produceva fusioni e stampi per fusioni per conto di varie altre aziende di tutti i settori. Tra queste, la Rivarossi e la nascente Dugu. Fu quindi spontaneo produrre direttamente anche una serie di modelli finiti, i modelli Rio, e per questo la Rio e la Dugu presero il volo quasi contemporaneamente nel mondo del modellismo automobilistico.
Agli inizi dell'attività le due aziende collaborarono non poco, al punto che la Dugu vendeva anche modelli prodotti dalla Rio riservando loro scatolette della prima serie (in cartoncino, con finestre tonde) con la numerazione 1r, 2r, 3r ecc. Ovviamente "r" sta per Rio. Tra le cose condivise ci fu anche la tendenza al "metal fatigue" delle prime fusioni in zamak, causata dall'utilizzazione di rame impuro (con tracce di piombo) che determinava lo sgretolamento delle splendide carrozzerie e l'ira degli affezionati clienti. L'utilizzazione di rame puro, prodotto per via elettrolitica, pose fine al problema.
Il "volo" della Dugu, come é noto, fu abbastanza travagliato e nel decennio successivo ebbe termine. Quello della Rio, invece, fu solo un po' più tranquillo. Nel 1972 uno dei fratelli lasciò l'azienda per fondare la Brumm, con l'impegno di non produrre articoli in concorrenza, almeno per i primi cinque anni. Così la Brumm produsse per un po' solo carrozze e carri a vapore, passando solo in un secondo tempo, dal 1977, alla produzione dei modelli di automobili che tutti conosciamo. Ma superati i 5 anni, la concorrenza tra le due aziende fu agguerrita: le Brumm costavano meno ed erano molto più robuste. Inoltre, la rete di commercializzazione della Brumm era decisamente meglio organizzata e la velocità con cui venivano sfornati i nuovi modelli era decisamente superiore.
Alcuni anni fa le altalenanti difficoltà economiche si fecero comunque molto pesanti anche per la Rio e nel 2011 l'azienda fu rilevata, salvandola da interessi asiatici, dalla M4 di Pesaro, della Famiglia Grassini, che produce le Art Model e le Best Model. Così le Rio sono ancora in listino, con un assortimento ridimensionato rispetto a quello degli anni settanta, ma con livellio qualitativo decisamente più elevato, grazie alle nuove tecnologie oggi disponibili.
Ma per noi collezionisti nostalgici, che abbiamo visto le Rio sugli scaffali oltre mezzo secolo fa, quando giravamo con i calzoncini corti e il "Camillino" in mano, le Rio che contano di più sono quelle del passato.
Inizialmente i modelli erano venduti con semplici scatolette realizzate in cartoncino di colore differente a seconda del modello che contenevano. Le misure erano differenziate per poter contenere i modelli stessi: 42x44x108, 48x50x134, 50x66x142 (art.20), 51x53x148 ecc. (in millimetri).
All'interno i modelli potevano essere inseriti senza protezioni (o con qualche spessore in cartone) oppure con una striscia di spugna come visibile qui sopra. La spugna era indispensabile se il modello prevedeva parti mobili o amovibili (in genere il cofano motore). Sempre presente il foglietto illustrativo, in quattro lingue, delle caratteristiche dell'auto vera.
Successivamente si é passati alle vetrinette in plexiglass, composte da due gusci contrapposti che contenevano il modello. La vetrinetta era poi racchiusa in scatolette di cartoncino simili alle precedenti di soli due formati: 47x62x118 per i modelli più piccoli e 59x620x157 per i modelli più grandi, ma la scatola dell'art. 20 ha dimensioni 59x80x157.
All'interno della vetrinetta il modello era protetto con strisce o tamponi di gommapiuma. Sempre presente il foglietto illustrativo.
Mentre la vetrinetta non é stata mai modificata fino agli anni '90, la scatoletta esterna ha subito alcune variazioni di rilievo: la prima serie aveva la possibilità di strappare via una parte di una faccia, secondo una linea di strappo programmata, per rendere visibile il modello.
Successivamente la linea di strappo é stata eliminata e il modello era riconoscibile solo dal numero (grande) e dalla scritta.
Una ulteriore modifica ha portato all'inserimento dell'immagine del modello su un fianco della scatola. L'immagine inizialmente era a sfondo bianco, ma é stata successivamente sostituita da un'immagine a sfondo nello stesso colore della scatola.
Negli anni '90 si é passati a scatolette più convenzionali, con modello fissato su una base in plastica, racchiuso da una cupoletta in plexiglass e quindi infilato in un involucro esterno con finestra su due lati contigui. Involucri e basi possono essere di vari tipi e di vari colori, ma trattandosi di produzioni recenti mi interessano di meno.
SEMPRE IN CATALOGO... CATALOGHI...
Tutti i modelli proposti anno per anno sono rimasti in produzione fin quasi ai giorni nostri, con lo stesso numero di catalogo, lo stesso colore, gli stessi accessori ecc. Le differenze sono davvero minime, per lo più legate alle scatolette, alle viti di fissaggio e a qualche dettaglio di minore importanza.
Negli ultimi anni i modelli sono stati sottoposti a rinumerazione (serie 4000) e ad un certo indiscutibile miglioramento in termini di qualità, con nuovi smalti, nuove confezioni, serie speciali (bellissima la serie che abbina i modelli a personaggi famosi o a momenti della storia) ecc.
Queste nuove serie hanno le scatolette con vetrinetta (vedi la Balilla con il "Balilla" nella colnna più a destra). In questo modo é possibile godere della visione del modellino senza doverlo estrarre dalla scatola.
Collezionando i primi numeri in catalogo, invece, si é costretti tenere i modelli fuori dalla confezione. I modellini, in questo modo, si impolverano (anche con le vetrinette sigillate, pur se in misura decisamente inferiore) e occorre procedere alla loro pulizia con una certa frequenza. Ma la pulizia di modelli così dettagliati e complessi comporta non poche difficoltà.
La collezione di modellini Rio delle prime serie tenuti inscatolati non attrae minimamente il collezionista. Le scatolette sono troppo anonime e nella maggior parte dei casi non raffigurano neanche il modello contenuto al suo interno. La vetrinetta sembra quella di una merceria, o di una profumeria. Peccato! Sarebbe bastata un'immagine sull'aletta di chiusura per rendere la collezione Rio più linea con la collezione delle altre marche.
LE SCHEDE MODELLO PER MODELLO
(L'introduzione di nuove schede sarà sottolineata dalla progressiva sostituzione delle immagini del catalogo con nuove fotografie)
Art. 3 (1962)
Art. 4 (1962)
Art. 5 (1962)
Art. 6 (1962)
Art. 7 (1962)
Art. 8 (1962)
Art. 9 (1962)
Art. 10 (1963)
FIAT TIPO "0"
FIAT TIPO "0" SPIDER
BIANCHI LANDAULET
Art. 11 (1963)
Art. 12 (1963)
Art. 13 (1964)
Art. 14 (1964)
Art. 15 (1964)
Art. 16 (1964)
Art. 17 (1964)
Art. 18 (1965)
Art. 19 (1965)
Art. 20 (1965)
CHALMERS DETROIT
MERCEDES TOURISTE
BIANCHI COUPE' 15/20
FIAT 18 BL AUTOBUS
Art. 21 (1966)
Art. 22 (1966)
Art. 23 (1966)
Art. 24 (1966)
Art. 25 (1967)
FIAT 60 CV CLOSED
FIAT 60 CV OPEN
FIAT 24 CV DOUBLE PH.
Art. 26 (1967)
Art. 27 (1967)
Art. 28 (1967)
Art. 29 (1967)
Art. 30 (1967)
FIAT 12 CV OPEN
FIAT 24CV LIMOUSINE
BIANCHI 20/30 LAND.

References: Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25

Art. 26

Art. 27

Art. 28

Art. 29

Art. 30