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Politiche di conciliazione e partecipazione delle donne al mercato del lavoro* - PDF
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1 Franco Carinci Testo pubblicato a seguito di referaggio anonimo Politiche di conciliazione e partecipazione delle donne al mercato del lavoro* WP CSDLE Massimo D Antona.IT 238/2015
2 Francesca Malzani 2015 Università degli Studi di Brescia WP CSDLE MASSIMO D ANTONA.IT ISSN X Centre for the Study of European Labour Law "MASSIMO D'ANTONA", University of Catania On line journal, registered at Tribunale di Catania n. 1/ Via Gallo, Catania (Italy) Tel: Fax:
3 1 Politiche di conciliazione e partecipazione delle donne al mercato del lavoro * Francesca Malzani Università di Brescia 1. Le politiche europee di conciliazione La nozione di famiglia e le nuove sfide per il diritto europeo Le same sex couples Le politiche italiane: La tutela della genitorialità e delle relazioni affettive al tempo della crisi Andamento demografico, prolungamento dell età lavorativa e nuovi compiti di cura: dal childcare all elders care Bibliografia...26 * Il contributo è stato sottoposto a peer-review anonima da un revisore selezionato dalla Direzione della collana. Ricevuto il 21/01/2015; accettato il 27/01/2014; pubblicato il 02/02/2015.
4 2 FRANCESCA MALZANI 1. Le politiche europee di conciliazione. Il Parlamento europeo, nel 2014, ha definito la conciliazione come un mezzo per pervenire all uguaglianza tra donne e uomini, ritenuta un valore fondamentale dell Unione. L obiettivo della conciliazione si colloca in uno scenario complesso in cui emergono sfide che richiedono risposte e interventi urgenti: evoluzione demografica, crisi economica e finanziaria, disoccupazione, povertà ed esclusione sociale. Le politiche di conciliazione, secondo il Parlamento, possono incidere positivamente su più aspetti e, in particolare, «ridurre la disparità salariale di genere, costituire un elemento chiave per l occupazione sostenibile e una ripresa indotta dal reddito nonché avere un impatto positivo sulla demografia e permettere alle persone di assumere le proprie responsabilità familiari». Il tema della conciliazione è sempre stato affrontato in una prospettiva femminile, avendo riguardo a un modello familiare stereotipato con una divisione dei ruoli fortemente marcata e che vedeva la donna dedita al lavoro di cura in modo esclusivo o prevalente. La conciliazione era, in questo senso, pensata come una esigenza dettata dalla volontà di uscire dalle mura domestiche e proiettarsi verso il mercato del lavoro (per necessità economiche, per realizzazione professionale, ecc.) e veniva attratta nel discorso sulle pari opportunità. La prospettiva, in parte, è cambiata e il modificarsi, sebbene con le difficoltà che cercherò di mettere in risalto, del ruolo delle donne dentro e fuori le mura domestiche negli ultimi decenni ha inciso sulla società in misura più ampia. Non solo ha inciso, come ovvio, sulla composizione del mercato del lavoro pur con asimmetrie ancora evidenti (discriminazioni legate alle funzioni di cura, pay gap, segregazione orizzontale e verticale, ecc.) ma, più in generale, ha influenzato le «strutture familiari, i rapporti tra i generi e le generazioni, gli andamenti demografici, i sistemi di protezione sociale» 1. La filosofa della politica Jennifer Nedelsky, in alcune recenti interviste, ha sostenuto che il rapporto tra lavoro e cura vada profondamente ripensato in quanto non attiene solo alle relazioni tra uomini e donne, ma anche a quelle tra giovani e vecchi, ricchi e poveri: la cultura della cura sottende, infatti, una visione più democratica ed egualitaria della società. Negli anni Novanta, Nancy Fraser proponeva il passaggio al cd. universal caregiver model (dual-earner/dual-carer) in base al quale si poteva giungere ad una effettiva trasformazione dei ruoli 1 L. ZANFRINI, Il ruolo delle donne come chiave di volta delle transizioni in atto, in L. ZANFRINI (a cura di), La rivoluzione incompiuta. Il lavoro delle donne tra retorica della femminilità e nuove disuguaglianze, Edizioni Lavoro, Roma, 2005, p. 12.
5 POLITICHE DI CONCILIAZIONE E PARTECIPAZIONE DELLE DONNE AL MERCATO DEL LAVORO 3 nel mercato del lavoro e fuori dal mercato del lavoro, promuovendo un eguale impegno di uomini e donne nel lavoro retribuito e non. La costruzione di una universal caregiver society avrebbe, però, dovuto essere accompagnata da una profonda revisione sia delle politiche sociali sia dell organizzazione del lavoro per permettere ai cd. caregivers prevalenti (genitori nei confronti dei figli minorenni; figli nei confronti dei genitori in età avanzata; fratelli o sorelle tra loro) di assolvere i compiti di cura 2. Nel mutato scenario degli ultimi decenni, i problemi legati alla conciliazione perdono la loro connotazione femminile 3, e in un certo senso escono dal dibattito femminista, in quanto avvertiti anche dagli uomini, diversamente da quanto accadeva nel secondo dopoguerra 4. La ricerca di un nuovo equilibrio tra tempo del lavoro remunerato, o per il mercato, e tempo di vita (per sé, per la cura) è legata a due motivi di fondo, che rendono stringente l individuazione di una diversa, e più condivisa, allocazione dei compiti familiari. Da un lato, l invecchiamento della popolazione porta alla ribalta i temi del dilemma della fecondità e della cura non solo dei più piccoli ma anche degli anziani 5. I demografi parlano di sindrome del rinvio, con riguardo all età media del matrimonio e della prima maternità. Tale sindrome però si spiega anche con l allungamento dell età di istruzione, la disoccupazione giovanile, la difficoltà di accesso all abitazione: «il desiderio di avere figli non è cambiato, ma si è trasformato il modo in cui i futuri genitori decidono». Prima si considerava prevalente la capacità di reddito dell uomo; ora si considerano la carriera delle donne, il reddito, il tipo di lavoro, la presenza di politiche di welfare 6. Si assiste, quindi, a una negoziazione in cui affiora, soprattutto nelle coppie più istruite, una capacità crescente per le donne di imporre le proprie preferenze, sebbene permanga una tendenza a perpetuare norme convenzionali sui ruoli di 2 N. FRASER, After the Family Wage: Gender Equity and Welfare State, in Political Theory, 1994, vol. 22, p. 591 ss. 3 M. MAGNANI, La famiglia nel diritto del lavoro, in ADL, 2012, p. 844 ss., che sottolinea come per lungo tempo le politiche a tutela della famiglia siano state identificate con le politiche a tutela della donna e, in particolare, della maternità. Cfr. M.V. BALLESTRERO, voce Donne (lavoro delle), in Digesto, M. NALDINI, C. SARACENO, Conciliare famiglia e lavoro. Vecchi e nuovi patti tra sessi e generazioni, Il Mulino, Bologna, 2011, p. 7 ss. 5 COMMISSIONE, Libro verde: Una nuova solidarietà tra le generazioni di fronte ai cambiamenti demografici, COM (2005) 94 def., Bruxelles, , secondo cui la bassa natalità costituisce una sfida per le autorità politiche (p. 5), ma insiste anche sulla necessità di garantire un equilibrio tra le generazioni e nuove forme di transizione tra età attiva e non attiva (p. 10). 6 G. ESPING ANDERSEN, La rivoluzione incompiuta. Donne, famiglie, welfare, Il Mulino, Bologna, 2011, p. 41 ss.
6 4 FRANCESCA MALZANI genere. Dall altro, gli andamenti ondulatori del mercato del lavoro, acuiti dalla protratta crisi economica degli ultimi anni, hanno definitivamente archiviato il prototipo del single breadwinner in quanto il reddito maschile può non essere certo o non essere sufficiente per realizzare le più ampie aspettative familiari (educazione dei figli, assistenza sanitaria privata, esternalizzazione di alcuni compiti domestici, ecc.). I modelli di famiglia continuano, tuttavia, a restare diversi a seconda dei contesti nazionali in cui si radicano e, di conseguenza, la ripartizione del lavoro all interno del nucleo familiare 7. Il passo verso la condivisione dei ruoli parentali (genitoriali e non) inteso come ulteriore salto di qualità e rottura di canoni culturali radicati nella società necessita di strumenti con cui l ordinamento giuridico, e l interprete, devono confrontarsi 8. Inoltre, se non si vuole aderire acriticamente all idea dell esistenza di un unico modello familiare e si considera, invece, la dimensione caleidoscopica 9 che la famiglia forma stabile di condivisione affettiva ha assunto nella società moderna, allora le politiche sovranazionali e interne sul tema dovranno essere rilette tenendo conto delle realtà emergenti (coppie omosessuali, nuclei monoparentali, nuclei transnazionali, nuclei allargati per la presenza di anziani conviventi, ecc.). Ciò permetterà di svelare nuove carenze a cui i policy maker e il legislatore dovranno tentare di porre rimedio. Per muovere dall approccio tradizionale, che associa conciliazione e ruolo della donna nel mercato del lavoro, e cercare di superarlo, va segnalato che gli interventi europei degli ultimi vent anni hanno mostrato una crescente consapevolezza relativa al fatto che la presenza femminile nel mondo del lavoro è mutata sia in termini numerici che qualitativi. Tuttavia, la presa di coscienza non sempre si è tradotta in appropriati strumenti di intervento. Tale cambiamento impone di ripensare il sistema complessivo dei diritti e delle opportunità per le donne 10. La partecipazione delle donne al 7 Parla di divisione sessuata del lavoro e di interrelazione tra regolazione del mercato e rapporti familiari, M. BARBERA, voce Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro, in Enc. G. Trecc., 2008, p Alcune tipologie contrattuali non permettono la piena fruizione di strumenti di conciliazione quali i congedi parentali, assenze per malattie dei figli e in alcuni ordinamenti il diritto del padre è ancora costruito come derivato rispetto a quello della madre lavoratrice subordinata (infra). 9 C. SARACENO, Coppie e famiglie. Non è questione di natura, Feltrinelli, Milano, 2012, pp A partire dal Libro Verde del 1993, COMMISSIONE, Geen Paper. European Social Policy. Options for the Union, COM (93) 551 def., Luxembourg, , p. 24.
7 POLITICHE DI CONCILIAZIONE E PARTECIPAZIONE DELLE DONNE AL MERCATO DEL LAVORO 5 mercato del lavoro continua a scontare il deficit di idonee politiche di conciliazione famiglia-lavoro e l assenza di una effettiva condivisione dei ruoli parentali che tarda ad affermarsi in particolare nell Europa centromeridionale. Ciò accade nonostante si sia passati, come accennavo, dal tradizionale archetipo del single breadwinner al one-and-a-half earnercarer fino al cd. dual earner-carer 11 che, soprattutto tra le nuove generazioni, vede impegnati entrambi i partner in attività rivolte al mercato 12. Le ragioni risiedono, come accennavo, nella maggiore scolarizzazione dei partner e, sempre più spesso, nel bisogno di un doppio reddito per soddisfare le necessità della famiglia (basti pensare ai costi dei servizi di cura pre-scolare per i figli e a quelli per gli anziani non autosufficienti). Il modello che vede due percettori di reddito è, altresì, funzionale al rilancio della crescita in un periodo di forte crisi economica e assegna alle donne un ruolo di fondamentale contributo 13 : va, pertanto, garantito non solo il loro accesso ma soprattutto la loro permanenza nel mercato del lavoro, anche come strumento di lotta alla povertà 14. Quest ultimo profilo, come vedremo, può incontrare un freno nella cura degli anziani che, con l allungamento delle aspettative di vita e in un contesto di tagli alla spesa sociale, sta assumendo connotati emergenziali riproponendo la tradizionale e stereotipata divisione dei ruoli all interno 11 M. WELDON-JOHNS, EU Work-Family Policies. Challenging Parental Role or Reinforcing Gendered Stereotypes?, in ELJ, vol. 19, 2013, p. 662 ss. 12 R. CICCIA, I. BLEIJENBERGHE, After the Male Breadwinner Model? Childcare Services and the Division of Labor in European Countries, in Social Politics, 2014, vol. 21, 2, p. 50 ss.; nel passaggio (o per rendere possibile il passaggio) a nuovi modelli familiari, la predisposizione di politiche sociali e di strumenti di welfare, in particolare per la cura dei figli, è fondamentale (infra 3). Interventi volti a favorire i congedi materni o forme di lavoro parttime chiaramente tendono a perpetuare modelli più tradizionali di divisione dei ruoli. Al contrario, interventi di defiscalizzazione, offerta di servizi di cura pubblici o privati a prezzi convenzionati e contributi economici assicurano una maggiore libertà nella scelta organizzativa del menage familiare. 13 La dottrina parla di liberalismo inclusivo a fianco della tradizionale tripartizione liberismo classico, nuovo o social liberismo e neoliberismo che incoraggia la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, ridefinendo i sistemi di welfare state al fine di individuare misure di sostegno allo sviluppo del capitale umano e sociale: cfr. R. MAHON, The Oecd and the work/family reconciliation agenda: Competing frames, in J. LEWIS (ed.), Children, Changing Families and Welfare State, Elgar, Cheltenham, 2006, p. 173 ss. 14 EUROPEAN FOUNDATION FOR THE IMPROVEMENT OF LIVING AND WORKING CONDITIONS, Second European Quality and Life Survey. Family Life and Work, Eurofound, Luxembourg, 2010, p. 42 ss., che sottolinea la tendenza delle donne a uscire dal mercato del lavoro a fronte della non conciliazione tra tempi di lavoro e cura. Gli strumenti tradizionalmente indicati nei documenti europei riguardano i congedi parentali e formativi, nonché la promozione del part-time e la flessibilità dell orario: CONSIGLIO, Risoluzione Sull equa partecipazione delle donne ad una strategia di crescita economica orientata verso l aumento dell occupazione nell Unione europea,
8 6 FRANCESCA MALZANI delle famiglie. Il problema, quindi, si sposta dalle difficoltà di accesso o all uscita precoce dal mercato del lavoro, dovuta alla nascita dei figli, all abbandono anticipato dell attività lavorativa, rispetto al raggiungimento dell età pensionabile, per la cura degli anziani o di altri familiari adulti non autosufficienti. Le famiglie hanno assunto connotati molto diversi da quelle della metà e fine del secolo scorso: monoparentali, omosessuali, a distanza 15, definite da «relazioni intergenerazionali sempre più lunghe, ma anche sempre più magre» per la progressiva riduzione, negli anni, del numero di figli 16 e la presenza di anziani conviventi o comunque bisognosi di assistenza. Nella ricostruzione di Esping Andersen viene proposto un approccio olistico per dar conto della rivoluzione incompiuta ossia del mutamento dello status sociale delle donne che non è giunto alla sua piena espressione. L analisi offerta dallo studioso è diversa da quella assunta dal pensiero femminista tradizionale; egli, infatti, legge il fenomeno della rivoluzione silenziosa delle donne non solo in un ottica di diseguaglianza di genere, ma indaga l evoluzione dei percorsi biografici femminili per individuare i meccanismi sottostanti 17. Il medesimo risultato (ad es. scelta di non sposarsi) può derivare, nel tempo, da ragioni molto diverse: in passato, la diffusa povertà e il rinvio del matrimonio, mentre oggi ha molto più peso la volontà delle donne; analogamente, la monogenitorialità delle donne prima era legata alla vedovanza e oggi ai divorzi o, in alcuni casi, a scelte individuali di avere figli senza necessariamente avere un partner (penso ad es. al ricorso a tecniche di fecondazione assistita, ammesse all estero anche per le donne single). Numerose decisioni sono, quindi, ancorate a nuove relazioni di potere tra donne e uomini, alcune delle quali maturano in contesti familiari più paritari, soprattutto dove è presente un alto livello di istruzione di entrambi i partner. L Autore mette, infatti, bene in evidenza come l omogamia, ossia la tendenza a scegliere il partner all interno di un medesimo gruppo sociale, è un fattore di simmetria tra i sessi che veicola 15 Si rileva, tra l altro, un processo inverso a quello dei primi del Novecento ossia ad una femminilizzazione delle migrazioni contemporanee, che mette in risalto non solo il ruolo della donna migrante nel mercato del lavoro ospitante ma anche come ciò incida sugli assetti familiari nel paese di origine. Molto spesso, infatti, i figli vengono lasciati alle cure dei nonni e del genitore stanziale. Cfr. L. ZANFRINI, Braccia, menti e cuori migranti: la nuova divisione internazionale del lavoro riproduttivo, in L. ZANFRINI (a cura di), La rivoluzione incompiuta. Il lavoro delle donne tra retorica della femminilità e nuove disuguaglianze, Edizioni Lavoro, Roma, 2005, p. 239 ss. 16 C. SARACENO, Coppie e famiglie. Non è questione di natura, cit., p Già in G. ESPING ANDERSEN, Oltre lo stato assistenziale. Per un nuovo patto tra generazioni, Garzanti, Milano, 2010, p. 19 ss.
9 POLITICHE DI CONCILIAZIONE E PARTECIPAZIONE DELLE DONNE AL MERCATO DEL LAVORO 7 forme di condivisione dei ruoli oppure, in senso diametralmente opposto, può cristallizzare forme di segregazione della donna che hanno impatto rilevante anche sui figli, in termini di sostegno educativo e di accesso a servizi non offerti capillarmente dal settore pubblico, come dirò in seguito. Sebbene la prospettiva della conciliazione 18 vita professionale-vita familiare sia ancora una chiave di lettura importante nella definizione della partecipazione femminile al mercato del lavoro e, più in generale, alla società civile in posizione di parità rispetto agli uomini, tuttavia non è l unica. Nella visione di gender mainstreaming offerta dalla Commissione nel 1996 e ripresa nel programma quadro , e si insiste, infatti, sulla promozione di cambiamenti in tutti i livelli della società: nella struttura delle famiglie, nelle prassi istituzionali, nell organizzazione del lavoro 22. L obiettivo è quello di costruire una democrazia solidale resa effettiva dalla piena partecipazione e rappresentanza equilibrata di tutti i cittadini al processo decisionale e alla vita economica, sociale, culturale e civile, con orizzonti più ampi rispetto a quelli di integrazione nel mercato del lavoro 23. Con riguardo a quest ultimo aspetto, la Risoluzione del 2000, pur contemplando le politiche conciliative famiglia-lavoro 24, proponeva interventi di revisione dei regimi di agevolazione fiscale, di accesso alla formazione permanente, l adozione di politiche attive per l occupazione, di lotta alla segregazione professionale, a cui si sono affiancate, nei 18 COMMISSIONE, White Paper. European Social Policy A Way Forward for the Unione, COM (94) 333 def., Brussels, , p COMMISSIONE, Verso una strategia quadro comunitaria per la parità tra donne e uomini, COM (2000) 335 def., Bruxelles, COMMISSIONE, Una tabella di marcia per la parità tra donne e uomini, COM (2006) 92 def., Bruxelles, , che definisce la parità tra donne e uomini come un diritto fondamentale, un valore comune dell UE e una condizione necessaria per il conseguimento degli obiettivi comunitari di crescita, occupazione e coesione sociale. 21 COMMISSIONE, Strategia per la parità tra uomini e donne , COM (2010) 491 def., Bruxelles, COMMISSIONE, Integrare la parità di opportunità fra le donne e gli uomini nell insieme delle politiche e delle azioni comunitarie, COM (96) 67, def. Bruxelles, COM (2000) 335 def.; sulla partecipazione al processo decisionale dell economia, cfr. COMMISSIONE, Proposta di direttiva riguardante il miglioramento dell equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in borsa e relative misure, COM (2012) 614 def., Bruxelles, CONSIGLIO, Risoluzione concernente la partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini all attività professionale e alla vita familiare, , che parla di necessità di un approccio globale e integrato per conciliare la vita professionale con quella familiare e promuovere, così, la parità tra uomini e donne; PARLAMENTO EUROPEO, Risoluzione sulla conciliazione della vita professionale, familiare e privata,
10 8 FRANCESCA MALZANI documenti successivi, la lotta alla povertà, il potenziamento della protezione sociale, la lotta alle discriminazioni multiple (che spesso colpiscono proprio le donne) e alla violenza di genere 25, il sostegno all indipendenza economica, la rimozione del pay-gap, il raggiungimento della parità nei processi decisionali 26. La permanenza nel mercato del lavoro, anche come strategia di lotta alla povertà, chiede un integrazione degli interventi europei tra cui troviamo quelli volti a «promuovere la salute durante tutto l arco della vita lavorativa, sin dalla prima occupazione», attraverso l adeguamento delle condizioni di lavoro all avanzare dell età e all allungamento della vita attiva che vede spostato in aventi il momento del pensionamento. Ciò, secondo la Strategia per la sicurezza , «contribuisce a controbilanciare gli effetti a lungo termine dell invecchiamento demografico, in linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva». Se è vero, come sostiene Esping Andersen 28, che la società della conoscenza porta con sé un nuovo ruolo delle donne (soprattutto quelle istruite); altrettanto vero è che l approccio ai cambiamenti nelle scelte sulla fecondità non può che essere di tipo olistico, altrimenti si determina il paradosso di accentuare nuovi rischi sociali e nuove diseguaglianze. Il sociologo parla, infatti, di polarizzazione ossia di un processo che mette in luce: a) una profonda crescita delle diseguaglianze di reddito legata alla posizione ricoperta nel mercato del lavoro (premi legati alle qualifiche, disoccupazione, perdita di potere dei sindacati, deregolamentazione della contrattazione del lavoro) e ai cambiamenti di struttura nella famiglia; b) un divario tra famiglie di lavoratori ricche e famiglie di lavoratori povere; c) un aumento di rischi sociali nei gruppi tradizionalmente più vulnerabili (crescono divorzi e monogenitorialità tra i soggetti meno scolarizzati); d) una marcata differenziazione negli investimenti per l educazione di figli. Le azioni correttive vanno, pertanto, adottate su più vasta scala. Non solo con interventi legati alle pari opportunità, ma anche all accesso alla casa, all istruzione, alla sanità, all incremento della solidarietà 25 COM (2006) 92 def. 26 COM (2010) 491 def. 27 COMMISSIONE, Quadro strategico dell'ue in materia di salute e sicurezza sul lavoro , COM (2014) 332 def., Bruxelles, , p. 2 e p. 7. A ciò va correlata la Campagna biennale ( ) dell Agenzia europea per la salute e sicurezza Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro correlato, che include tra le misure di promozione della salute mentale e del benessere la sostenibilità dei compiti di cura (Cfr. EU- OSHA, Campaign Guide. Managing stress and psychosocial risks at work, Luxembourg, 2014). 28 G. ESPING ANDERSEN, La rivoluzione incompiuta, cit., p. 73 ss.
11 POLITICHE DI CONCILIAZIONE E PARTECIPAZIONE DELLE DONNE AL MERCATO DEL LAVORO 9 intergenerazionale, nonché agendo sui sistemi di welfare, a livello macro e micro (aziendale), nell accezione più ampia (infra 3), come emergeva dal Piano nazionale per la famiglia adottato dal Governo Monti nel giugno Tuttavia, come spesso accade quando si trattano questi temi, alle dichiarazioni di intenti non hanno fatto seguito politiche organiche di intervento. Inoltre, spesso il dibattito si arena sulla definizione di cosa si intenda per famiglia e, quindi, chi siano i destinatari di eventuali misure di supporto o incentivo. 2. La nozione di famiglia e le nuove sfide per il diritto europeo. I documenti europei adottati a sostegno della conciliazione della vita professionale e familiare, tesi al miglioramento della posizione delle donne nel mercato del lavoro e al superamento delle diseguaglianze in esso ancora presenti, parlano in modo generico di famiglia. Tuttavia, comprendere di cosa parliamo quando parliamo di famiglia 30 non solo è utile per porre in luce i cambiamenti che si sono avuti nelle relazioni affettive ma lo è, soprattutto, per verificare la tenuta delle politiche sociali e degli strumenti giuridici che entrano in gioco quando queste relazioni non riguardano solo la sfera privata ma si confrontano, in modi diversi, con diritti e obblighi. La direttiva sui congedi parentali del 1994 prendeva in considerazione il rapporto tra genitori e figli naturali o adottivi e non richiedeva il requisito del rapporto di coniugio per riconoscere i diritti, spesso fruiti alternativamente o in assenza dell altrui fruizione, dei genitori lavoratori subordinati. La novella del 2010 (dir. n. 2000/18/Ue), nella clausola 1, dichiara espressamente di «tener conto della crescente diversità delle strutture familiari». Il Diritto del lavoro non accoglie una nozione univoca di famiglia e 29 Il Piano nazionale per la famiglia adottato dal Governo Monti proponeva «innovazioni stabili e strutturali di medio-lungo periodo che si ispirano innanzitutto ai principi dell ordinamento costituzionale italiano ampliandone la portata nell ottica di una politica familiare all avanguardia nel panorama europeo». Gli interventi proposti spaziavano dall equità fiscale ed economica (revisione dell Isee), alle politiche abitative, al sostegno alla genitorialità per le fasce più deboli, alla conciliazione famiglia-lavoro attraverso il potenziamento di servizi di cura e assistenza, il rafforzamento della disciplina dei congedi, la promozione dell welfare aziendale. 30 M.R. MARELLA, G. MARINI, Di cosa parliamo quando parliamo di famiglia, Laterza, Roma, 2014, p. 56 ss., secondo cui l espressione società naturale contenuta nell art. 29 Cost. «costituisce un semplice riferimento ai diversi momenti storici e ai diversi contesti sociali e culturali che caratterizzano l istituto, evidenziando appunto il suo carattere storico e relativo, potenzialmente aperto ai diversi modelli familiari che si affermano nella realtà sociale» (p. 64).
12 10 FRANCESCA MALZANI i legami parentali rilevano diversamente a seconda degli istituti giuridici di volta in volta considerati. Per restare nell ambito dei congedi genitoriali e parentali in senso più ampio, le fonti principali risiedono nelle norme del d.lgs. n. 151/2001, nell art. 4 della l. n. 53/2000, nell art. 33 della l. n. 104/1992. Si spazia, pertanto, dal modello di famiglia nucleare assunto nel decreto del 2001 a quello allargato della legge del 2000, con riguardo ai congedi per gravi motivi 31, e della legge n. 104/ , che conferiscono rilievo ai rapporti tra discendenti e ascendenti (parentela di primo grado), fratelli e sorelle (parentela di secondo grado), generi, nuore e suoceri (affini di primo grado), cognati (affini di secondo grado), anche non conviventi, nonché alla famiglia di fatto 33. Le norme citate se, da un lato, hanno il pregio di offrire una definizione più ampia di famiglia, mantengono, dall altro, delle distinzioni marcate, in quanto solo alcuni tipi di congedo sono retribuiti in genere, quelli che riguardano la famiglia nucleare e ciò funge da deterrente alla costruzione di una platea allargata di caregiver. Proprio per tali motivi la giurisprudenza agisce in modo creativo per colmare i numerosi vuoti legislativi. In una pronuncia del 2013 la Corte Costituzionale è intervenuta sancendo la illegittimità dell art. 42, c. 5, del d.lgs. n. 151/2001 nella parte in cui, in assenza di altri soggetti idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave debitamente accertata, non si ammetteva un estensione dei fruitori, nel caso concreto affini di terzo grado (nipote/zio) 34, confermando l orientamento degli ultimi anni 35 teso 31 Ai sensi dell art. 4, c. 1, della l. n. 53/2000, il lavoratore ha diritto a tre giorni di permesso retribuito all anno in caso di decesso o documentata infermità del coniuge, anche legalmente separato, o di un parente entro il secondo grado, anche non convivente, o di un soggetto componente la famiglia anagrafica. Ai sensi del c. 2 della norma, è previsto un congedo di 2 anni non retribuito e non computato nell anzianità di servizio né a fini previdenziali, per gravi e documentati motivi familiari. 32 Ai sensi dell art. 33 della l. n. 104/1992, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa. Cfr. Trib. Bergamo , n. 667, secondo cui tali permessi sono computabili anche ai fini del calcolo degli istituti di retribuzione indiretta (es. ferie, ex festività, permessi retribuiti previsti dal contratto collettivo, salvo il caso in cui questi ultimi si cumulino con il congedo parentale). 33 M. MAGNANI, La famiglia nel diritto del lavoro, cit., p C. Cost , n. 203, in Giur. Cost., 2013, 4, p ss. 35 Già nel 2005 la Corte era intervenuta estendendo il diritto ai fratelli o alle sorelle conviventi nell ipotesi in cui i genitori fossero impossibilitati a provvedere all assistenza del figlio disabile (C. Cost , n. 233); nel 2007, sancendo la priorità dell assistenza
13 POLITICHE DI CONCILIAZIONE E PARTECIPAZIONE DELLE DONNE AL MERCATO DEL LAVORO 11 alla valorizzazione dei legami parentali con la persona disabile nell obiettivo di assicurare non solo le necessarie prestazioni sanitarie e di riabilitazione ma anche «la cura, l inserimento sociale e, soprattutto, la continuità delle relazioni costitutive della personalità umana». La manipolazione operata dagli interventi costituzionali aggiunge un tassello fondamentale alla declinazione del principio solidaristico sotteso alla normativa sui congedi 36. Come dicevo, la realtà dei fatti restituisce immagini poliedriche della famiglia. Quelle a distanza, ad esempio, sono caratterizzate dalla cd. femminilizzazione delle migrazioni contemporanee. Ciò ha portato alla luce tendenze peculiari: da un lato, ovviamente, il crescente ruolo delle donne nel mercato del lavoro ospitante, e proprio nei servizi di cura che le famiglie italiane (e non solo) tendono ad esternalizzare (infra 3 e 3.1.) 37, creando veri e propri global circuits of care o care chains; dall altro, la necessità di mettere in campo strategie di cura pluri-local, perché quelle stesse donne, in linea di massima, lasciano nel paese di origine i figli affidati ad un nucleo familiare spesso comprensivo di anziani potenzialmente bisognosi, a loro volta, di assistenza 38. Nel caso in cui, invece, sia praticabile un ricongiungimento familiare con i figli, la perdita della rete di supporto originaria può comportare l emersione di nuove sacche di povertà e di esclusione sociale: venuta meno la rete di sostegno presente nel paese di provenienza, le donne si devono affidare a servizi per l infanzia ma il problema persiste anche nell età scolare non sempre compatibili con l attività lavorativa in termini di orario e di sostenibilità dei costi Le same sex couples. fornita dal coniuge rispetto agli altri aventi diritto (C. Cost , n. 158, con commento di R. NUNIN, La Consulta estende al coniuge del disabile il diritto al congedo straordinario retribuito, in Fam. dir., 2007, p. 869 ss.); nel 2009, ha riconosciuto il diritto ai figli conviventi con il disabile (C. Cost , n. 19). 36 Parla di «saldatura tra lavoro e solidarietà sociale», M. NAPOLI, Note introduttive, in M. NAPOLI, M. MAGNANI, E. BALBONI (a cura di), Congedi parentali, formativi e tempi delle città, in NLCC, 2001, p e riprende tali considerazioni, L. CALAFÀ, Congedi e rapporto di lavoro, Cedam, Padova, 2004, p. 116 ss. 37 Il settore del lavoro domestico è senz altro quello che vede la maggior percentuale di impiego (badanti, baby sitter, addette alle pulizie), ma anche negli altri settori (ad es. nella ristorazione) il tratto comune è quello di lavori a bassa retribuzione e spesso quello della precarietà, con ciò che consegue in termini di diritti (ad es. limitazione dei diritti legati alla maternità), sempre che non si versi in situazioni di lavoro irregolare. 38 P. BONIZZOLI, Immigrant Working Mothers Reconciling Work and Childcare: The Experience of Latin American and Eastern European Women in Milan, in Social Politics, 2014, vol. 21, 2, p. 194 ss.

References: art. 29
 art. 4
 art. 33
 art. 42
 art. 4
 art. 33