Source: http://docplayer.it/9722784-Comune-di-rio-saliceto-piano-triennale-di-prevenzione-della-corruzione-2015-2017.html
Timestamp: 2018-11-18 15:32:25+00:00

Document:
COMUNE DI RIO SALICETO PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE - PDF
COMUNE DI RIO SALICETO PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE
Download "COMUNE DI RIO SALICETO PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE 2015 2017"
Annibale Palmieri
1 COMUNE DI RIO SALICETO PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE Indice Premessa Art. 1 La strategia nazionale di prevenzione della corruzione Art. 2 Il Piano triennale di prevenzione della corruzione Art. 3 Soggetti e ruoli della strategia di prevenzione nel Comune di Rio Saliceto Art. 4 Processo di adozione del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione Art. 5 Gestione del rischio di corruzione Metodologia Art. 6 Identificazione del rischio Art. 7 Analisi del rischio Art. 8 Trattamento Art. 9 Programma Triennale della Trasparenza e dell Integrità Art. 10 Formazione in tema di anticorruzione Art. 11 Codice di comportamento Art. 12 Informatizzazione dei procedimenti Art. 13 Monitoraggio dei tempi dei procedimenti Art. 14 Monitoraggio del rispetto del diritto di accesso Art. 15 Rotazione del personale Art. 16 Intensificazione dei controlli su dichiarazioni sostitutive Art. 17 Tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito Art. 18 Inconferibilità ed incompatibilità degli incarichi Art. 19 Conflitto d interessi Art. 20 Azioni di sensibilizzazione della società civile 1
2 Premessa In attuazione dell articolo 6 della Convenzione dell Organizzazione delle Nazioni Unite contro la corruzione, adottata dall Assemblea Generale dell ONU il 31 ottobre 2003, firmata dallo Stato italiano il 9 dicembre 2003 e ratificata con legge 3 agosto 2009, n. 116, e degli articoli 20 e 21 della Convenzione Penale sulla corruzione di Strasburgo del 27 gennaio 1999, ratificata con legge 28 giugno 2012, n. 110, il 6 novembre 2012 il legislatore ha approvato la legge n. 190 recante Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell illegalità nella pubblica amministrazione (di seguito legge 190/2012). La Convenzione dell Organizzazione delle Nazioni Unite contro la corruzione prevede che ogni Stato: elabori ed applichi politiche di prevenzione della corruzione efficaci e coordinate; si adoperi al fine di promuovere e attuare efficaci pratiche di prevenzione; ne vagli periodicamente l adeguatezza; collabori con gli altri Stati e le organizzazioni regionali ed internazionali per la promozione e messa a punto delle misure anticorruzione; individui uno o più organi, a seconda delle necessità, incaricati di prevenire la corruzione e, se necessario, curare la supervisione ed il coordinamento di tale applicazione e l accrescimento e la diffusione delle relative conoscenze; Il concetto di corruzione, preso a riferimento dalla Legge 190/2012, ha un accezione ampia poiché comprende tutte quelle condotte, attive od omissive, in cui si riscontri, da parte di un soggetto che esercita un attività amministrativa, un abuso del potere affidatogli al fine di ottenere un indebito vantaggio privato. Alla luce di questa definizione, le situazioni rilevanti comprendono, pertanto, non solo l intera gamma dei delitti contro la pubblica amministrazione disciplinati dal Titolo II, Capo II del codice penale ma anche tutti i casi di malfunzionamento dell amministrazione determinati dell uso a fini privati delle funzioni attribuite fino a comprendere i casi in cui attività pubbliche siano finalizzate a perseguire un obiettivo proprio ma illegittimo - dell ente pubblico di riferimento. Con la legge 190/2012 lo Stato italiano ha individuato gli organi incaricati di svolgere, con modalità tali da assicurare un azione coordinata, attività di controllo, di prevenzione e di contrasto della corruzione e dell illegalità nella pubblica amministrazione. Art. 1 - La strategia nazionale di prevenzione della corruzione La strategia nazionale di prevenzione della corruzione è attuata mediante l azione sinergica dei seguenti soggetti: L Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), che approva il Piano nazionale anticorruzione (di seguito anche denominato, per abbreviazione, PNA) predisposto dal Dipartimento della funzione pubblica, svolge funzioni di raccordo delle altre autorità ed esercita funzioni di vigilanza e controllo sull effettiva applicazione e sull efficacia delle misure di prevenzione adottate dalle amministrazioni nonché sul rispetto della normativa in materia di trasparenza (art. 1, commi 2 e 3, legge 190/2012); La Corte dei Conti, che partecipa in via ordinaria all attività di prevenzione mediante l esercizio delle funzioni di controllo a essa attribuite; Il Comitato interministeriale, a tal fine istituito, con funzione di elaborazione di linee di indirizzo in materia (art. 1, comma 4 legge 190/2012); Il Dipartimento della Funzione Pubblica, il quale, operando come soggetto promotore delle strategie di prevenzione e contrasto della corruzione nella pubblica amministrazione elaborate a livello 2
3 nazionale e internazionale, ha il compito di predisporre il Piano nazionale anticorruzione, di definire e promuovere norme e metodologie comuni per la prevenzione della corruzione e di coordinarne l attuazione (art. 1, comma 4, legge 190/2012); La Conferenza unificata Stato-città ed autonomie locali con il compito di individuare, attraverso apposite intese, gli adempimenti e i termini per l attuazione della legge e dei decreti attuativi con riferimento alle regioni, alle province autonome, agli enti locali nonché agli enti pubblici e soggetti di diritto privato sottoposti al loro controllo (art. 1, commi 60 e 61, legge 190/2012); I Prefetti con compiti di supporto tecnico e informativo agli enti locali (art. 1, comma 6, legge 190/2012); La Scuola superiore della pubblica amministrazione con compiti di predisposizione di percorsi, anche specifici e settoriali, di formazione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni statali sui temi dell etica e della legalità (art. 1, comma 11, legge 190/2012); Le pubbliche amministrazioni, che attuano ed implementano le misure previste dalla legge e dal Piano nazionale anticorruzione (art. 1, comma 5, legge 190/2012) mediante la predisposizione e l attuazione, da parte del Responsabile della prevenzione della corruzione, di un piano di prevenzione della corruzione che fornisce una valutazione del diverso livello di esposizione degli uffici al rischio di corruzione e indica gli interventi organizzativi volti a prevenire il medesimo rischio; Gli enti pubblici economici e i soggetti di diritto privato in controllo pubblico, che sono responsabili dell introduzione ed implementazione delle misure previste dalla legge e dal PNA (art. 1 legge 190/2012). Art. 2 - Il Piano triennale di prevenzione della corruzione A livello periferico, la legge 190/2012 impone all organo di indirizzo politico l adozione del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (di seguito anche denominato, per abbreviazione, PTPC). Sulla scorta dei contenuti del Piano nazionale anticorruzione, entro il 31 gennaio di ogni anno il Responsabile anticorruzione propone all approvazione della Giunta del Comune il Piano triennale di prevenzione della corruzione. L attività di elaborazione del piano non può essere affidata a soggetti estranei all amministrazione. Il Piano approvato è trasmesso in via telematica, secondo le indicazioni contenute del Piano Nazionale Anticorruzione, al Dipartimento della Funzione Pubblica e alla Regione Emilia Romagna. Il PTPC reca un nucleo minimo di dati e informazioni da trasmettere in formato elaborabile al Dipartimento della Funzione Pubblica attraverso moduli definiti in raccordo con ANAC. Art. 3 - Soggetti e ruoli della strategia di prevenzione nel Comune di Rio Saliceto All interno dell Amministrazione del Comune di Rio Saliceto concorrono alla prevenzione della corruzione i soggetti di seguito riportati in base alle funzioni e ai compiti a ciascuno di essi attribuiti dal presente Piano. 1. Il Sindaco: a. a norma dell art. 1, comma 7, della L. 190/2012, individua il Responsabile della prevenzione della corruzione, di norma, nella figura del Segretario Comunale, salva diversa e motivata determinazione. 2. La Giunta Comunale: 3
4 a. adotta il Piano triennale di Prevenzione della Corruzione ed i suoi aggiornamenti e li comunica al Dipartimento della Funzione Pubblica ed alla Regione Emilia Romagna; b. adotta tutti gli atti di indirizzo di carattere generale finalizzati, direttamente o indirettamente, a prevenire la corruzione (es. criteri generali per il conferimento e l autorizzazione allo svolgimento di incarichi da parte dei dipendenti ex art. 53 D. Lgs. 165/2001). 3. Il Responsabile della Prevenzione della Corruzione svolge i seguenti compiti: a. entro il 31 gennaio di ogni anno, propone alla Giunta del Comune il Piano Triennale di prevenzione della corruzione elaborato per la sua approvazione; b. entro il 31 gennaio di ogni anno, sentiti i Dirigenti, definisce le procedure più appropriate per selezionare e formare i dipendenti destinati ad operare in settori di attività particolarmente esposte alla corruzione; c. verifica l efficace attuazione e l idoneità del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e ne propone le modifiche necessarie a seguito di accertate significative violazioni delle prescrizioni o di mutamenti nell organizzazione o nell attività dell amministrazione; d. individua, d intesa con ciascun Dirigente competente, l effettiva rotazione degli incarichi di responsabile del procedimento negli uffici preposti allo svolgimento di attività a più elevato rischio di corruzione; e. data l impossibilità di procedere alla rotazione del personale dirigenziale per il ristretto numero di posizioni apicali tutte collegate a professionalità specifiche, individua a carico del personale dirigenziale, d intesa con il Responsabile della Trasparenza, ulteriori obblighi di trasparenza che diano conto dell imparzialità e della correttezza nella trattazione dei procedimenti di rispettiva competenza; f. entro il 15 dicembre di ogni anno pubblica sul sito istituzionale dell Amministrazione una relazione recante il risultato dell attività svolta e la trasmette alla Giunta Comunale; g. riferisce sull attività svolta alla Giunta Comunale ogni volta che gli sia richiesto o qualora lo ritenga opportuno; h. vigila sull applicazione delle prescrizioni in materia di incompatibilità e di inconferibilità; i. cura la diffusione della conoscenza dei codici di comportamento nell Amministrazione e la loro pubblicazione sul sito istituzionale; j. effettua un monitoraggio annuale sulla loro attuazione e ne comunica i risultati all Autorità Nazionale Anticorruzione. 4. Il Responsabile della Trasparenza, designato con atto di Giunta n. 37 del 30 luglio 2014: a. cura la predisposizione del Programma Triennale per la Trasparenza; b. coordina in riferimento agli obblighi di cui al programma della trasparenza le attività dei Dirigenti Responsabili di area tenuti a garantire il tempestivo e regolare flusso delle informazioni; c. effettua le verifiche di competenza e supporta il Nucleo di Valutazione nell attività di verifica ed attestazione del rispetto degli obblighi di pubblicazione; d. cura l aggiornamento annuale del Programma Triennale per la Trasparenza che sottopone alla Giunta del Comune per l approvazione. 5. I Responsabili di Settore svolgono le funzioni di Referenti del Responsabile della Prevenzione e, in tale veste e ciascuno per la struttura organizzativa di competenza: a. svolgono attività informativa nei confronti del Responsabile della Prevenzione e attività di costante monitoraggio sull attività svolta dal personale assegnato agli uffici di riferimento; b. svolgono attività informativa nei confronti dell attività giudiziaria; 4
5 c. partecipano in seno alla Conferenza dei Responsabili, al processo di gestione del rischio collaborando con il Responsabile della Prevenzione nella individuazione delle misure di prevenzione; d. assicurano l osservanza del Codice di comportamento e l attuazione delle misure di prevenzione programmate nel PTPC; e. adottano le misure gestionali finalizzate alla gestione del rischio di corruzione (avvio del procedimento disciplinare, sospensione del personale, rotazione del personale, individuazione del personale da inserire nel piano della formazione). 6. Il Nucleo Indipendente di Valutazione: a. verifica l inclusione degli obiettivi di trasparenza e di prevenzione della corruzione nel ciclo di gestione della performance; b. esprime parere obbligatorio sul codice di comportamento adottato dall Amministrazione. 7. L Ufficio per i Procedimenti Disciplinari: a. propone l aggiornamento del Codice di comportamento adottato dal Comune; b. sanziona i comportamenti che si discostano dalle prescrizioni del Codice. 8. I dipendenti ed i collaboratori dell amministrazione: a. sono tenuti ad osservare le misure contenute nel Piano Triennale di Prevenzione della corruzione; b. a segnalare situazioni di illecito al proprio Dirigente, al Responsabile della Prevenzione o all Ufficio per i procedimenti disciplinari; c. e segnalare tempestivamente casi di personale conflitto di interessi. Art. 4 - Processo di adozione del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione La Giunta Comunale ha approvato il presente Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione con deliberazione n. 10 del 26 gennaio Oltre al Responsabile per la Prevenzione della Corruzione ed al Responsabile per la Trasparenza hanno partecipato alla stesura del Piano i Dirigenti che ne hanno esaminato la bozza nell ambito della Conferenza dei Dirigenti. Non sono stati coinvolti soggetti esterni nel processo di predisposizione del Piano. Successivamente all approvazione da parte della Giunta Comunale il PTPC è pubblicato sul sito istituzionale, link alla home page Amministrazione Trasparente nella sezione altri contenuti sottosezione corruzione a tempo indeterminato sino a revoca o sostituzione con un Piano aggiornato. Il Piano é, inoltre, divulgato attraverso segnalazione via mail personale a ciascun dipendente e collaboratore. Art. 5 - Gestione del rischio di corruzione Metodologia Le attività nell ambito delle quali è più elevato il rischio di corruzione sono individuate in quelle che compongono i procedimenti riconducibili alle seguenti macro aree: AREA A - acquisizione e progressione del personale; AREA B - affidamento di lavori servizi e forniture; AREA C - provvedimenti ampliativi della sfera giuridica dei destinatari con effetto economico diretto ed immediato per il destinatario. Art. 6 - Identificazione del rischio 5
6 Attraverso l attività di identificazione, analisi e ponderazione del rischio sono stati ricercati, individuati e descritti i possibili rischi di corruzione per ciascuna attività, procedimento o fase dello stesso tenendo conto del contesto esterno ed interno all Amministrazione. L identificazione è stata effettuata attraverso la consultazione ed il confronto tra i soggetti coinvolti, tenendo conto della specificità del singolo procedimento, del livello organizzativo in cui si colloca e di eventuali passati procedimenti giudiziari e disciplinari che hanno interessato l Amministrazione. Art. 7 - Analisi del rischio In coerenza con quanto previsto dal D.lgs. 231/2001 e con le conclusioni della Commissione di Studio su trasparenza e corruzione (rapporto del 30 gennaio 2012), sono state attuate in tale selezione metodologie proprie del risk management (gestione del rischio), nella valutazione della priorità dei rischi, caratterizzando ogni processo in base ad un indice di rischio in grado di misurare il suo specifico livello di criticità e di poterlo quindi successivamente comparare con il livello di criticità degli altri processi. Il modello adottato per la pesatura del rischio è coerente con quello suggerito dal Piano Nazionale Anticorruzione recentemente adottato. L approccio prevede che un rischio sia analizzato secondo due dimensioni: la probabilità di accadimento, cioè la stima di quanto è probabile che il rischio si manifesti in quel processo, in relazione ad esempio alla presenza di discrezionalità, di fasi decisionali o di attività esterne a contatto con l utente; l impatto dell accadimento, cioè la stima dell entità del danno - materiale o di immagine - connesso all eventualità che il rischio si concretizzi. Ognuna delle variabili sopra descritte probabilità dell accadimento e impatto del medesimo è stata graduata su una scala quantitativa articolata su tre livelli: basso (con valore numerico 1), medio (con valore 2), alto (con valore 3). L indice di rischio si ottiene moltiplicando tra loro questa due variabili. Più è alto l indice di rischio, pertanto, più è critico il processo dal punto di vista dell accadimento di azioni o comportamenti non linea con i principi di integrità e trasparenza. In relazione alle richieste della norma, all interno del Piano, sono stati inseriti tutti i processi caratterizzati da un indice di rischio medio o alto e comunque tutti i procedimenti di cui al citato art. 1, comma 16, oltre ad altri processi critici il cui indice di rischio si è rivelato, ad un esame più approfondito, essere basso. Art. 8 - Trattamento La fase finale della gestione del rischio è rappresentata dal trattamento, ossia dalla indicazione delle misure finalizzate a neutralizzare o almeno ridurre il rischio di corruzione partendo dalle priorità di trattamento stabilite sulla base del livello di rischio, dell obbligatorietà della misura e dell impatto organizzativo e finanziario dello stesso. Per il trattamento del rischio di corruzione presso il Comune di Rio Saliceto sono individuate le seguenti misure: L adozione del PTTI (Programma Triennale per la Trasparenza e l Integrità); La formazione; L approvazione del codice di comportamento; L implementazione dell informatizzazione dei procedimenti; 6
7 L accesso telematico a dati, documenti e procedimenti ed il riutilizzo dei dati in essi contenuti, finalizzato a promuovere l apertura dell Amministrazione verso l esterno e favorire il controllo sociale da parte dell utenza sull attività dell Amministrazione. Tale misura è disciplinata all interno del PTTI; Il monitoraggio periodico dei tempi procedimentali; Il monitoraggio periodico del rispetto del diritto di accesso; La rotazione del personale; L intensificazione dei controlli a campione sulle dichiarazioni sostitutive di certificazione e di atto notorio rese dai dipendenti e dagli utenti ai sensi del DPR 445/2000; La previsione della presenza di ulteriori funzionari in aggiunta al Responsabile del procedimento in occasione dello svolgimento di procedure sensibili ; La costituzione di apposita commissione incaricata dell istruttoria per graduatorie relative alla concessione di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica La previsione della disponibilità dell ufficio per i procedimenti disciplinari ad ascoltare e indirizzare i dipendenti su situazioni o comportamenti per prevenire la corruzione e l illecito disciplinare; Lo svolgimento di incontri periodici della conferenza dei dirigenti per finalità di aggiornamento sull attività dell Amministrazione, circolazione delle informazioni e confronto sulle soluzioni gestionali; L adozione di misure a tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito; L adozione di protocolli di legalità; La verifica dell inesistenza di casi di incompatibilità ed inconferibilità; La verifica sulla presenza di casi di conflitto d interesse. Art. 9 - Programma Triennale della Trasparenza e dell Integrità Su proposta del Responsabile della Trasparenza la Giunta Comunale ha approvato, con atto n. 37 del 30 luglio 2014, il Piano Triennale della Trasparenza e dell Integrità con lo scopo di rendere totalmente accessibili le informazioni concernenti l organizzazione e l attività dell Amministrazione e favorire forme diffuse di controllo sull esercizio delle funzioni istituzionali e sull utilizzo delle risorse pubbliche. Soggetto a verifica ed aggiornamento annuali, il Programma Triennale della Trasparenza e dell Integrità è da intendersi come parte integrante del presente piano. Art Formazione in tema di anticorruzione La formazione in tema di anticorruzione è strutturata su due livelli: Livello generale rivolto a tutti i dipendenti avente ad oggetto l aggiornamento delle competenze (approccio contenutistico) e le tematiche dell etica e della legalità (approccio valoriale); Livello specifico rivolto al Responsabile della Prevenzione, a Dirigenti/referenti, ai componenti degli organi di controllo ed ai funzionari addetti alle aree a rischio avente ad oggetto le politiche i programmi e gli strumenti utilizzati per la prevenzione e le tematiche settoriali relative ai diversi ruoli svolti all interno dell Amministrazione. L individuazione dei collaboratori da coinvolgere nella formazione è effettuata dal Responsabile della Prevenzione della Corruzione, di concerto con i Dirigenti, entro il mese di novembre di ciascun anno. Sempre al Responsabile della Prevenzione della Corruzione, d intesa con i Dirigenti, spetta il compito di definire i contenuti della formazione, sulla scorta del programma proposto alle amministrazioni dello 7
8 Stato dalla Scuola della Pubblica Amministrazione, e di individuare i soggetti incaricati della formazione curando che a ciascun dipendente individuato siano assicurate non meno di tre ore annue di formazione. Art Codice di comportamento Nel rispetto di quanto stabilito dal comma 3 dell art. 54 del D. Lgs 165/01 e sulla base della previsione del DPR 62 del 16 aprile 2013 è stata predisposta, a cura del Responsabile del Settore Affari Generali, una bozza di Codice di comportamento finalizzato ad assicurare: la qualità dei servizi; la prevenzione dei fenomeni di corruzione; il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità ed esclusività del servizio nell interesse pubblico. La bozza suddetta è stata sottoposta a procedura partecipativa ed è stata approvata dalla Giunta Comunale con atto n. 1 del 7 gennaio Art Informatizzazione dei procedimenti L implementazione dell informatizzazione dei procedimenti è finalizzata a rendere tracciabili tutte le attività dell Amministrazione, a ridurre il rischio di blocchi non controllabili e ad evidenziare le responsabilità di ciascuna fase del procedimento. Art Monitoraggio dei tempi dei procedimenti Il monitoraggio periodico dei tempi dei procedimenti è finalizzato ad accertare ed evidenziare eventuali anomalie e ad eliminarle tempestivamente. A tale scopo i Dirigenti effettuano un monitoraggio semestrale verificando: il numero dei procedimenti che hanno superato i tempi previsti; eventuali illeciti connessi a ritardi; ed attestano, entro i 10 giorni successivi alla scadenza del semestre, in apposita relazione, l effettuazione dei controlli e l eventuale applicazione di sanzioni. L esito di tale monitoraggio è trasmesso al Responsabile della Prevenzione della Corruzione ed al Servizio Segreteria generale per la pubblicazione sul sito istituzionale nei tempi e modi stabiliti dal PTTI. Art Monitoraggio del rispetto del diritto di accesso Il monitoraggio periodico del rispetto del diritto di accesso è effettuato dal Dirigente con la medesima modalità prevista per il monitoraggio dei tempi del procedimento. Art Rotazione del personale La dotazione organica limitata dell Ente non consente di applicare il criterio della rotazione ai Dirigenti ed ai Responsabili di servizio per la mancanza di figure perfettamente fungibili. La Conferenza dei Dirigenti verifica, su impulso del Responsabile della Prevenzione, la necessità di concordare l adozione di adeguate misure organizzative, idonee a evitare il ripetersi di episodi di 8
9 malfunzionamento dell amministrazione, di cui si siano resi protagonisti i dipendenti del Comune, fatta salva l applicazione delle vigenti sanzioni disciplinari adeguate al caso concreto. Art Intensificazione dei controlli su dichiarazioni sostitutive Sulla base delle modalità stabilite con apposito atto dalla Giunta Comunale ciascun Dirigente, nei servizi di competenza, effettua un controllo a campione delle dichiarazioni sostitutive di certificazione e di atto notorio ricevuti ed attesta, nella relazione semestrale di cui all art. 14, i controlli effettuati dando conto dell esito degli stessi. Art Tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito Il dipendente pubblico che segnala illeciti è tutelato dalle seguenti disposizioni: Anonimato: nell ambito del procedimento disciplinare l identità del segnalante può essere rivelata all incolpato quando ci sia il consenso del segnalante, quando la contestazione dell addebito è fondata su accertamenti distinti ed ulteriori rispetto alla segnalazione, quando la conoscenza dell identità del segnalante sia assolutamente indispensabile per la difesa dell incolpato; Divieto di discriminazione: il Responsabile della Prevenzione della Corruzione monitora costantemente la situazione personale e disciplinare del dipendente che abbia segnalato un illecito per verificare che lo stesso non sia oggetto di azioni disciplinari ingiustificate, molestie sul luogo di lavoro o di altre forme di ritorsione e valuta la sussistenza degli elementi per effettuare la segnalazione di quanto accaduto al Dirigente del dipendente che ha operato la discriminazione per l adozione dei provvedimenti conseguenti e l eventuale avvio del procedimento disciplinare; Sottrazione al divieto di accesso: il documento contenente la segnalazione è sottratto al diritto di accesso a norma dell art. 24 c. 1 lett. A) della L. 241/1990. Art Inconferibilità ed incompatibilità degli incarichi In attuazione delle disposizioni in tema di inconferibilità ed incompatibilità degli incarichi presso le pubbliche amministrazioni dettate dal D. Lgs. 39/2013, a cura del Servizio Personale è richiesta annualmente a ciascun Dirigente e a ciascun dipendente incaricato di Posizione Organizzativa, una autodichiarazione di assenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità contenente, altresì, l impegno a comunicare tempestivamente eventuali cause sopravvenute. Art Conflitto d interessi La verifica dell assenza di potenziali conflitti d interessi è effettuata prevedendo negli atti prodromici all affidamento di incarichi, lavori e forniture di beni e servizi, specifiche disposizioni. Art Azioni di sensibilizzazione della società civile E intenzione dell Ente pianificare ed attivare misure di sensibilizzazione della cittadinanza finalizzate alla promozione della cultura della legalità. A tale scopo la strategia di prevenzione della corruzione impostata ed attuata con il presente PTPC è comunicata attraverso la sua pubblicazione sul sito istituzionale all interno della sezione amministrazione trasparente e sono predisposte azioni finalizzate ad agevolare la comunicazione tra cittadinanza ed amministrazione comunale anche attraverso nuovi canali di ascolto (Rilfedeur). 9
PIANO TRIENNALE DELLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE 2015-2017 in applicazione della Legge n. 190 del 6.11.2012 BOZZA 1 INDICE Normativa di riferimento Premesse 1. Stesura e Approvazione del Piano Triennale

References: Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Art. 5
 Art. 6
 Art. 7
 Art. 8
 Art. 9
 Art. 10
 Art. 11
 Art. 12
 Art. 13
 Art. 14
 Art. 15
 Art. 16
 Art. 17
 Art. 18
 Art. 19
 Art. 20
 articolo 6
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 art. 1
 art. 53
 Art. 4
 Art. 5
 Art. 6
 Art. 7
 art. 1
 Art. 8
 Art. 9
 art. 54
 art. 14
 art. 24