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Timestamp: 2013-12-07 18:08:35+00:00

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Codice Civile - Libro III - Studio Di Carlo
Codice Civile - Libro III
DELLA PROPRIETA` TITOLO I DEI BENI
SEZIONE I Dei beni nell`ordine corporativo
Sono beni immobili il suolo, le sorgenti e i corsi d`acqua, gli alberi, gli edifici e le altre costruzioni, anche se unite al suolo a scopo transitorio, e in genere tutto ciò che naturalmente o artificialmente è incorporato al suolo.
Sono reputati immobili i mulini, i bagni e gli altri edifici galleggianti quando sono saldamente assicurati alla riva o all`alveo e sono destinati ad esserlo in modo permanente per la loro utilizzazione (1350).
E` considerata universalità di mobili la pluralità di cose che appartengono alla stessa persona e hanno una destinazione unitaria (771, 994, 1010, 1156, 1160, 1170).
Le singole cose componenti l`universalità possono formare oggetto di separati atti e rapporti giuridici.
Sono pertinenze le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un`altra cosa.
La destinazione di una cosa al servizio o all`ornamento di un`altra non pregiudica i diritti preesistenti su di essa a favore dei terzi. Tali diritti non possono essere opposti ai terzi di buona fede se non risultano da scrittura avente data certa anteriore (2704), quando la cosa principale è un bene immobile o un bene mobile iscritto in pubblici registri.
SEZIONE II Dei frutti
Sono frutti naturali quelli che provengono direttamente dalla cosa, vi concorra o no l`opera dell`uomo, come i prodotti agricoli, la legna, i parti degli animali, i prodotti delle miniere, cave e torbiere.
I frutti naturali appartengono al proprietario della cosa che li produce (1477, 1775), salvo che la loro proprietà sia attribuita ad altri (181, 896, 959, 984, 1021, 1148, 1615, 1960, 2791). In quest`ultimo caso la proprietà si acquista con la separazione.
Fanno parimenti parte del demanio pubblico, se appartengono allo Stato, le strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aerodromi (Cod. Nav. 692 a); gli acquedotti; gli immobili riconosciuti d`interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia; le raccolte dei musei, delle pinacoteche, degli archivi, delle biblioteche; e infine gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico.
Spetta all`autorità amministrativa la tutela dei beni che fanno parte del demanio pubblico. Essa ha facoltà sia di procedere in via amministrativa, sia di valersi dei mezzi ordinari a difesa della proprietà (948 e seguenti) e del possesso (1168 e seguenti) regolati dal presente codice.
I beni della specie di quelli indicati dal secondo comma dell`art. 822, se appartengono alle province o ai comuni, sono soggetti al regime del demanio pubblico.
Sono parimenti soggetti al regime del demanio pubblico i diritti reali che spettano allo Stato, alle province e ai comuni su beni appartenenti ad altri soggetti, quando i diritti stessi sono costituiti per l`utilità di alcuno dei beni indicati dagli articoli precedenti o per il conseguimento di fini di pubblico interesse corrispondenti a quelli a cui servono i beni medesimi.
Fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato le foreste che a norma delle leggi in materia costituiscono il demanio forestale dello Stato, le miniere, le cave e torbiere quando la disponibilità ne è sottratta al proprietario del fondo, le cose d`interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico, da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo, i beni costituenti la dotazione della presidenza della Repubblica (Costit. 843), le caserme, gli armamenti, gli aeromobili militari (Cod. Nav. 745) e le navi da guerra .
ìArt. 1 - La fauna selvatica italiana costituisce patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell`interesse della comunità nazionale.
Art. 2 - Fanno parte della fauna selvatica, oggetto della tutela della presente legge, i mammiferi e gli uccelli dei quali esistono popolazioni viventi, stabilmente o temporaneamente, in stato di naturale libertà, nel territorio nazionale. Sono particolarmente protette le seguenti specie: aquile, vulturidi, gufi reali, cicogne, gru, fenicotteri, cigni, lupi, orsi, foche monache, stambecchi, camosci d`Abruzzo e altri ungulati di cui le regioni ai sensi del successivo art. 12 vietano l`abbattimento. La tutela non si estende alle talpe, ai ratti, ai topi propriamente detti e alle arvicole.
E` altresì vietata la cattura di uccelli con mezzi e per fini diversi da quelli previsti dai successivi articoli della presente legge”.
Il passaggio dei beni dal demanio pubblico al patrimonio dello Stato deve essere dichiarato dall`autorità amministrativa. Dell`atto deve essere dato annunzio nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
Per quanto riguarda i beni delle province e dei comuni, il provvedimento che dichiara il passaggio al patrimonio dev`essere pubblicato nei modi stabiliti per i regolamenti comunali e provinciali.
Ai beni di tali enti che sono destinati a un pubblico servizio si applica la disposizione del secondo comma dell`art. 828.
Gli edifici destinati all`esercizio pubblico del culto cattolico, anche se appartengono a privati, non possono essere sottratti alla loro destinazione neppure per effetto di alienazione, fino a che la destinazione stessa non sia cessata in conformità delle leggi che li riguardano.
TITOLO II DELLA PROPRIETA` CAPO I Disposizioni generali
Il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l`osservanza degli obblighi stabiliti dall`ordinamento giuridico.
Art. 833 Atti d`emulazione
Le norme relative all`espropriazione per causa di pubblico interesse sono determinate da leggi speciali.
Per le cause indicate dall`articolo precedente l`autorità amministrativa, nei limiti e con le forme stabiliti da leggi speciali, può sottoporre a particolari vincoli od obblighi di carattere temporaneo le aziende commerciali e agricole (Costit. 44).
Allo scopo di regolare la distribuzione di determinati prodotti agricoli o industriali nell`interesse della produzione nazionale sono costituiti gli ammassi (2617).
Salve le disposizioni delle leggi penali e di polizia, nonché (le norme dell`ordinamento corporativo e) le disposizioni particolari concernenti beni determinati, quando il proprietario abbandona la conservazione, la coltivazione o l`esercizio di beni che interessano la produzione nazionale, in modo da nuocere gravemente alle esigenze della produzione stessa, può farsi luogo all`espropriazione dei beni da parte dell`autorità amministrativa, premesso il pagamento di una giusta indennità (att. 56).
La stessa disposizione si applica se il deperimento dei beni ha per effetto di nuocere gravemente al decoro delle città o alle ragioni dell`arte, della storia o della sanità pubblica.
Art. 839 Beni d`interesse storico e artistico
Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l`esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno.
Egli può sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall`autorità.
Per l`esercizio della pesca occorre il consenso del proprietario del fondo.
Nell`applicare questa norma l`autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso.
SEZIONE II Del riordinamento della proprietà rurale
S`intende per minima unità colturale l`estensione di terreno necessaria e sufficiente per il lavoro di una famiglia agricola e, se non si tratta di terreno appoderato, per esercitare una conveniente coltivazione secondo le regole della buona tecnica agraria.
L`estensione della minima unità colturale sarà determinata distintamente per zone, avuto riguardo all`ordinamento produttivo e alla situazione demografica locale, con provvedimento dell`autorità amministrativa, da adottarsi sentite le associazioni professionali. [Le funzioni delle associazioni professionali sono ora di pertinenza dei Consigli degli Ordini (art. 1, D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 382)].
Art. 848 Sanzione dell`inosservanza
Gli atti compiuti contro il divieto dell`art. 846 possono essere annullati dall`autorità giudiziaria, su istanza del pubblico ministero. L`azione si prescrive in tre anni dalla data della trascrizione dell`atto (att. 57).
Indipendentemente dalla formazione del consorzio previsto dall`articolo seguente, il proprietario di terreni entro i quali sono compresi appezzamenti appartenenti ad altri, di estensione inferiore alla minima unità colturale, può domandare che gli sia trasferita la proprietà di questi ultimi (2932), pagandone il prezzo, allo scopo di attuare una migliore sistemazione delle unità fondiarie. In caso di contrasto decide l`autorità giudiziaria, sentite le associazioni professionali circa la sussistenza delle condizioni che giustificano la richiesta di trasferimento (att. 57).
Quando più terreni contigui e inferiori alla minima unità colturale (846) appartengono a diversi proprietari, può, su istanza di alcuno degli interessati o per iniziativa dell`autorità amministrativa, essere costituito un consorzio tra gli stessi proprietari, allo scopo di provvedere a una ricomposizione fondiaria idonea alla migliore utilizzazione dei terreni stessi.
Il consorzio indicato dall`articolo precedente può predisporre il piano di riordinamento (854 e seguenti).
Dai trasferimenti coattivi previsti dall`articolo precedente sono esclusi:
Le ipoteche (2808) che non siano costituite su tutti i terreni dello stesso proprietario sono trasferite sul fondo di nuova assegnazione per una quota corrispondente in valore ai terreni su cui erano costituite. In caso di espropriazione forzata dell`immobile gravato da ipoteca su una quota, l`immobile è espropriato per intero e il credito è collocato, secondo il grado dell`ipoteca (2852), sulla parte del prezzo corrispondente alla quota soggetta all`ipoteca medesima.
Il piano di riordinamento dev`essere preventivamente portato a cognizione degli interessati, e contro di esso è ammesso reclamo in via amministrativa, nelle forme e nei termini stabiliti da leggi speciali.
Il provvedimento amministrativo di approvazione definitiva del piano dev`essere trascritto presso l`ufficio dei registri immobiliari nella cui circoscrizione sono situati i beni (2645).
Art. 855 Effetti dell`approvazione del piano di riordinamento
Con l`approvazione del piano di riordinamento si operano i trasferimenti di proprietà e degli altri diritti reali; sono anche costituite le servitù imposte nel piano stesso (1032).
Art. 856 Competenza dell`autorità giudiziaria
Nelle materie indicate dagli artt. 850 e seguenti è salva la competenza dell`autorità giudiziaria ordinaria per la tutela dei diritti degli interessati. L`autorità giudiziaria non può tuttavia con le sue decisioni provocare una revisione del piano di riordinamento, ma può procedere alla conversione e liquidazione in danaro dei diritti da essa accertati.
Per il conseguimento di fini igienici, demografici, economici o di altri fini sociali possono essere dichiarati soggetti a bonifica i terreni che si trovano in un comprensorio, in cui sono laghi, stagni, paludi e terre paludose, ovvero costituito da terreni montani dissestati nei riguardi idrogeologici e forestali, o da terreni estensivamente coltivati per gravi cause d`ordine fisico o sociale, i quali siano suscettibili di una radicale trasformazione dell`ordinamento produttivo.
Il piano generale indicato dall`articolo precedente stabilisce quali opere di bonifica siano di competenza dello Stato (860).
I proprietari dei beni situati entro il perimetro del comprensorio sono obbligati a contribuire nella spesa necessaria per l`esecuzione la manutenzione e l`esercizio delle opere in ragione del beneficio che traggono dalla bonifica.
I proprietari degli immobili indicati dall`articolo precedente sono obbligati a eseguire, in conformità del piano generale di bonifica e delle connesse direttive di trasformazione agraria, le opere di competenza privata che siano d`interesse comune a più fondi o d`interesse particolare a taluno di essi.
All`esecuzione, alla manutenzione e all`esercizio delle opere di bonifica può provvedersi a mezzo di consorzi tra i proprietari interessati.
A tali consorzi possono essere anche affidati l`esecuzione, la manutenzione e l`esercizio delle altre opere d`interesse comune a più fondi o d`interesse particolare a uno di essi.
I consorzi sono costituiti per decreto del Presidente della Repubblica e, in mancanza dell`iniziativa privata, possono essere formati anche d`ufficio.
Nelle forme stabilite per i consorzi di bonifica possono essere costituiti anche consorzi per l`esecuzione, la manutenzione e l`esercizio di opere di miglioramento fondiario comuni a più fondi e indipendenti da un piano generale di bonifica.
Essi sono persone giuridiche private (12 e seguenti). Possono tuttavia assumere il carattere di persone giuridiche pubbliche quando, per la loro vasta estensione territoriale o per la particolare importanza delle loro funzioni ai fini dell`incremento della produzione, sono riconosciuti di interesse nazionale con provvedimento dell`autorità amministrativa.
I contributi dei proprietari nella spesa di esecuzione, manutenzione ed esercizio delle opere di bonifica e di miglioramento fondiario sono esigibili con le norme e i privilegi stabiliti per l`imposta fondiaria (2775).
Quando l`inosservanza degli obblighi imposti ai proprietari risulta tale da compromettere l`attuazione del piano di bonifica, può farsi luogo all`espropriazione parziale o totale del fondo appartenente al proprietario inadempiente, osservate le disposizioni della legge speciale.
L`espropriazione ha luogo a favore del consorzio, se questo ne fa richiesta, o, in mancanza, a favore di altra persona che si obblighi ad eseguire le opere offrendo opportune garanzie (1179).
L`utilizzazione dei terreni e l`eventuale loro trasformazione, la qualità delle colture, il governo dei boschi e dei pascoli sono assoggettati, per effetto del vincolo, alle limitazioni stabilite dalle leggi in materia.
Al fine del rimboschimento e del rinsaldamento i terreni vincolati possono essere assoggettati a espropriazione, a occupazione temporanea o a sospensione dell`esercizio del pascolo, nei modi e con le forme stabiliti dalle leggi in materia.
Art. 868 Regolamento protettivo dei corsi d`acqua
I proprietari d`immobili situati in prossimità di corsi d`acqua che arrecano o minacciano danni all`agricoltura, ad abitati o a manufatti d`interesse pubblico sono obbligati, anche. indipendentemente da un piano di bonifica, a contribuire all`esecuzione delle opere necessarie per il regolamento del corso d`acqua nelle forme stabilite dalle leggi speciali.
I proprietari d`immobili nei comuni dove sono formati piani regolatori devono osservare le prescrizioni dei piani stessi nelle costruzioni e nelle riedificazioni o modificazioni delle costruzioni esistenti.
Quando è prevista la formazione di comparti, costituenti unità fabbricabili con speciali modalità di costruzione e di adattamento, gli aventi diritto sugli immobili compresi nel comparto devono regolare i loro reciproci rapporti in modo da rendere possibile l`attuazione del piano. Possono anche riunirsi in consorzio per l`esecuzione delle opere. In mancanza di accordo, può procedersi all`espropriazione a norma delle leggi in materia.
Le conseguenze di carattere amministrativo della violazione delle norme indicate dall`articolo precedente sono stabilite da leggi speciali.
SEZIONE VI Delle distanze nelle costruzioni, piantagioni e scavi dei muri, fossi e siepi interposti tra i fondi
Il proprietario di un fondo continguo al muro altrui può chiederne la comunione (2932) per tutta l`altezza o per parte di essa, purché lo faccia per tutta l`estensione della sua proprietà. Per ottenere la comunione deve pagare la metà del valore del muro, o della parte di muro resa comune, e la metà del valore del suolo su cui il muro è costruito. Deve inoltre eseguire le opere che occorrono per non danneggiare il vicino.
Alla comunione forzosa non sono soggetti gli edifici appartenenti al demanio pubblico e quelli soggetti allo stesso regime (822 e seguenti), né gli edifici che sono riconosciuti di interesse storico, archeologico o artistico, a norma delle leggi in materia. Il vicino non può neppure usare della facoltà concessa dall`art. 877.
Il comproprietario di un muro comune può esimersi dall`obbligo di contribuire nelle spese di riparazione e ricostruzione, rinunziando al diritto di comunione (1350, 2643), purché il muro comune non sostenga un edificio di sua spettanza.
Art. 885 Innalzamento del muro comune Ogni comproprietario può alzare il muro comune, ma sono a suo carico tutte le spese di costruzione e conservazione della parte sopraedificata (903). Anche questa può dal vicino essere resa comune a norma dell`art. 874.
Per gli alberi che nascono o si piantano nei boschi, sul confine con terreni non boschivi, o lungo le strade o le sponde dei canali, si osservano, trattandosi di boschi, canali e strade di proprietà privata, i regolamenti e, in mancanza, gli usi locali. Se gli uni e gli altri non dispongono, si osserva no le distanze prescritte dall`articolo precedente.
Le finestre o altre aperture sul fondo del vicino sono di due specie: luci, quando danno passaggio alla luce e all`aria, ma non permettono di affacciarsi sul fondo del vicino; vedute o prospetti quando permettono di affacciarsi e di guardare di fronte, obliquamente o lateralmente.
2) avere il lato inferiore a un`altezza non minore di due metri e mezzo dal pavimento o dal suolo del luogo al quale si vuole dare luce e aria, se esse sono al piano terreno, e non minore di due metri, se sono ai piani superiori;
L`apertura che non ha i caratteri di veduta o di prospetto è considerata come luce, anche se non sono state osservate le prescrizioni indicate dall`art. 901.
Il vicino ha sempre il diritto di esigere che essa sia resa conforme alle prescrizioni dell`articolo predetto.
Se il muro è comune (874 e seguenti) nessuno dei proprietari può aprire luci senza il consenso dell`altro; ma chi ha sopraelevato il muro comune può aprirle nella maggiore altezza a cui il vicino non abbia voluto contribuire (885).
Art. 905 Distanza per l`apertura di vedute dirette e balconi
Art. 906 Distanza per l`apertura di vedute laterali od oblique
Quando si e acquistato il diritto di avere vedute dirette verso il fondo vicino (1027 e seguenti), il proprietario di questo non può fabbricare a distanza minore di tre metri, misurata a norma dell`art. 905.
Egli può anche disporne a favore d`altri, qualora non osti il diritto di terzi; ma, dopo essersi servito delle acque, non può divertirle in danno d`altri fondi.
Art. 910 Uso delle acque che limitano o attraversano un fondo (Abrogato)
[Il proprietario di un fondo limitato o attraversato da un`acqua non pubblica, che corre naturalmente e sulla quale altri non ha diritto, può, mentre essa trascorre, farne uso per l`irrigazione dei suoi terreni e per l`esercizio delle sue industrie, ma deve restituire le colature e gli avanzi al corso ordinario.]
Abrogato dal D.P.R. 18/02/1999, n. 238
Chi vuole aprire sorgenti, stabilire capi o aste di fonte e in genere eseguire opere per estrarre acque dal sottosuolo o costruire canali o acquedotti, oppure scavarne, profondarne, o allargarne il letto, aumentarne o diminuirne il pendio o variarne la forma, deve, oltre le distanze stabilite nell`art. 891, osservare le maggiori distanze ed eseguire le opere che siano necessarie per non recare pregiudizio ai fondi altrui, sorgenti, capi o aste di fonte, canali o acquedotti preesistenti e destinati all`irrigazione dei terreni o agli usi domestici o industriali.
Se sorge controversia tra i proprietari a cui un`acqua non pubblica può essere utile, l`autorità giudiziaria deve valutare l`interesse dei singoli proprietari nei loro rapporti e rispetto ai vantaggi che possono derivare all`agricoltura o all`industria dall`uso a cui l`acqua è destinata o si vuol destinare.
L`autorità giudiziaria può assegnare un`indennità ai proprietari che sopportino diminuzione del proprio diritto.
Il fondo inferiore è soggetto a ricevere le acque che dal fondo più elevato scolano naturalmente, senza che sia intervenuta l`opera dell`uomo.
Se per opere di sistemazione agraria dell`uno o dell`altro fondo si rende necessaria una modificazione del deflusso naturale delle acque, è dovuta un`indennità al proprietario del fondo a cui la modificazione stessa ha recato pregiudizio.
Qualora per esigenze della produzione si debba provvedere a opere di sistemazione degli scoli, di soppressione di ristagni o di raccolta di acque, l`autorità amministrativa, su richiesta della maggioranza degli interessati o anche d`ufficio, può costituire un consorzio tra i proprietari dei fondi che traggono beneficio dalle opere stesse.
Si applicano a tale consorzio le disposizioni del secondo e del terzo comma dell`art. 921 (863 e seguenti).
Qualora le sponde o gli argini che servivano di ritegno alle acque siano stati in tutto o in parte distrutti o atterrati, ovvero per la naturale variazione del corso delle acque si renda necessario costruire nuovi argini o ripari, e il proprietario del fondo non provveda sollecitamente a ripararli o a costruirli, ciascuno dei proprietari che hanno sofferto o possono ricevere danno può provvedervi, previa autorizzazione del tribunale, che provvede in via d`urgenza.
Le opere devono essere eseguite in modo che il proprietario del fondo, in cui esse si compiono, non ne subisca danno, eccetto quello temporaneo causato dall`esecuzione delle opere stesse.
Le disposizioni dell`articolo precedente si applicano anche quando si tratta di togliere un ingombro formatosi sulla superficie di un fondo o in un fosso, rivo, colatoio o altro alveo, a causa di materie in essi impigliate, in modo che le acque danneggino o minaccino di danneggiare i fondi vicini.
Tuttavia, se la distruzione degli argini, la variazione delle acque o l`ingombro nei loro corsi deriva da colpa di alcuno dei proprietari, le spese di conservazione, di costruzione o di riparazione gravano esclusivamente su di lui, salvo in ogni caso il risarcimento dei danni.
L`adesione degli interessati e il regolamento del consorzio devono risultare da atto scritto (1418, 2725).
Il regolamento del consorzio è deliberato dalla maggioranza calcolata in base all`estensione dei terreni a cui serve l`acqua.
Nel caso indicato dall`art. 918, il consorzio può anche essere costituito d`ufficio dall`autorità amministrativa, allo scopo di provvedere a una migliore utilizzazione delle acque.
Il consorzio può anche procedere all`espropriazione dei singoli diritti, mediante il pagamento delle dovute indennità (865).
SEZIONE I Dell`occupazione e dell`invenzione
Le cose mobili che non sono proprietà di alcuno si acquistano con l`occupazione (827).
Tali sono le cose abbandonate e gli animali che formano oggetto di caccia o di pesca (842) [Secondo l’art. 1, L. 27 dicembre 1977, n. 968 (vedi nota all`art. 826), a fauna selvatica costituisce patrimonio indisponibile dello Stato].
Il proprietario di sciami di api ha diritto d`inseguirli sul fondo altrui, ma deve indennità per il danno cagionato al fondo (843); se non li ha inseguiti entro due giorni o ha cessato durante due giorni d`inseguirli, può prenderli e ritenerli il proprietario del fondo.
I conigli o pesci che passano ad un`altra conigliera o peschiera si acquistano dal proprietario di queste, purché non vi siano stati attirati con arte o con frode.
Chi trova una cosa mobile (812) deve restituirla al proprietario, e, se non lo conosce, deve consegnarla senza ritardo al sindaco del luogo in cui l`ha trovata, indicando le circostanze del ritrovamento.
Il sindaco rende nota la consegna per mezzo di pubblicazione nell`albo pretorio del comune, da farsi per due domeniche successive e da restare affissa per tre giorni ogni volta.
Trascorso un anno dall`ultimo giorno della pubblicazione senza che si presenti il proprietario, la cosa oppure il suo prezzo, se le circostanze ne hanno richiesto la vendita, appartiene a chi l`ha trovata.
Se tale somma o prezzo eccede i cinque euro, il premio per il sovrappiù è solo del ventesimo.
SEZIONE II Dell`accessione, della specificazione, dell`unione e della commistione
Il proprietario del suolo che ha fatto costruzioni, piantagioni od opere con materiali altrui deve pagarne il valore, se la separazione non è chiesta dal proprietario dei materiali, ovvero non può farsi senza che si rechi grave danno all`opera costruita o senza che perisca la piantagione. Deve inoltre, anche nel caso che si faccia la separazione, il risarcimento dei danni, se e in colpa grave.
In ogni caso la rivendicazione dei materiali (948) non è ammessa trascorsi sei mesi dal giorno in cui il proprietario ha avuto notizia dell`incorporazione (2964 e seguenti).
Se il proprietario preferisce di ritenerle, deve pagare a sua scelta il valore dei materiali e il prezzo della mano d`opera oppure l`aumento di valore recato al fondo (1150).
La rimozione non può essere domandata trascorsi sei mesi dal giorno in cui il proprietario ha avuto notizia dell`incorporazione (2964 e seguenti).
La rivendicazione non è ammessa trascorsi sei mesi dal giorno in cui il proprietario ha avuto notizia dell`incorporazione (2964 e seguenti).
Nel caso che la separazione dei materiali non sia richiesta o che i materiali siano inseparabili, il terzo che ne ha fatto uso e il proprietario del suolo che sia stato in mala fede sono tenuti in solido (1292 e seguenti) al pagamento di una indennità pari al valore dei materiali stessi. Il proprietario dei materiali può anche esigere tale indennità dal proprietario del suolo, ancorché in buona fede, limitatamente al prezzo che da questo fosse ancora dovuto. Può altresì chiedere il risarcimento dei danni, tanto nei confronti del terzo che ne abbia fatto uso senza il suo consenso, quanto nei confronti del proprietario del suolo che in mala fede abbia autorizzato l`uso.
Se nella costruzione di un edificio si occupa in buona fede una porzione del fondo attiguo, e il proprietario di questo non fa opposizione entro tre mesi (2964) dal giorno in cui ebbe inizio la costruzione, l`autorità giudiziaria, tenuto conto delle circostanze, può (2908) attribuire al costruttore la proprietà dell`edificio e del suolo occupato. Il costruttore e tenuto a pagare al proprietario del suolo il doppio del valore della superficie occupata, oltre il risarcimento dei danni.
Quando però una delle cose si può riguardare come principale o è di molto superiore per valore, ancorché serva all`altra di ornamento, il proprietario della cosa principale acquista la proprietà del tutto. Egli ha l`obbligo di pagare all`altro il valore della cosa che vi è unita o mescolata; ma se l`unione o la mescolanza è avvenuta senza il suo consenso ad opera del proprietario della cosa accessoria, egli non e obbligato a corrispondere che la somma minore tra l`aumento di valore apportato alla cosa principale e il valore della cosa accessoria.
E` inoltre dovuto il risarcimento dei danni in caso di colpa grave.
Se taluno ha adoperato una materia che non gli apparteneva per formare una nuova cosa, possa o non possa la materia riprendere la sua prima forma, ne acquista la proprietà pagando al proprietario il prezzo della materia, salvo che il valore della materia sorpassi notevolmente quello della mano d`opera. In quest`ultimo caso la cosa spetta al proprietario della materia, il quale deve pagare il prezzo della mano d`opera.
Art. 942 Terreni abbandonati dalle acque correnti I terreni abbandonati dalle acque correnti, che insensibilmente si ritirano da una delle rive portandosi sull`altra, appartengono al demanio pubblico, senza che il confinante della riva opposta possa reclamare il terreno perduto.
NOTA Articolo così sostituito dall`art. 1, Legge 5 gennaio 1994, n. 37, in materia di tutela ambientale delle aree demaniali).
Il terreno che l`acqua copre quando essa è all`altezza dello sbocco del lago o dello stagno appartiene al proprietario del lago o dello stagno, ancorché il volume dell`acqua venga a scemare.
Il proprietario non acquista alcun diritto sopra la terra lungo la riva che l`acqua ricopre nei casi di piena straordinaria.
Se un fiume o torrente stacca per forza istantanea una parte considerevole e riconoscibile di un fondo contiguo al suo corso e la trasporta verso un fondo inferiore o verso l`opposta riva, il proprietario del fondo al quale si e unita la parte staccata ne acquista la proprietà. Deve però pagare all`altro proprietario un`indennità nei limiti del maggior valore recato al fondo dall`avulsione.
(Se l`isola si è formata per avulsione, il proprietario del fondo da cui è avvenuto il distacco, ne conserva la proprietà).
(La stessa regola si osserva se un fiume o un torrente, formando un nuovo corso, attraversa e circonda il fondo o parte del fondo di un proprietario confinante, facendone un`isola).
NOTA La parte fra parentesi è stata abrogata dall`art. 2 della Legge 5 gennaio 1994, n. 37, in materia di tutela ambientale delle aree demaniali.
Se un fiume o un torrente si forma un nuovo letto, abbandonato l`antico, il terreno abbandonato rimane assoggettato al regime proprio del demanio pubblico.
NOTA Articolo così sostituito dall`art. 3 della Legge 5 gennaio 1994, n. 37, in materia di tutela ambientale delle aree demaniali.
Art. 947 Mutamenti del letto dei fiumi derivanti da regolamento del loro corso Le disposizioni degli artt. 942, 945 e 946 si applicano ai terreni comunque abbandonati sia a seguito di eventi naturali che per fatti artificiali indotti dall`attività antropica, ivi comprendendo anche i terreni abbandonati per i fenomeni di inalveamento.
La disposizione dell`art. 941 non si applica nel caso in cui le alluvioni derivano da regolamento del corso dei fiumi, da bonifiche o da altri fatti artificiali indotti dall`attività antropica.
NOTA Articolo così sostituito dall`art. 4 della Legge 5 gennaio 1994, n. 37, in materia di tutela ambientale delle aree demaniali.
Il proprietario può rivendicare la cosa (1153, 1994, 2653, 2697) da chiunque la possiede o detiene (1140) e può proseguire l`esercizio dell`azione anche se costui, dopo la domanda, ha cessato, per fatto proprio, di possedere o detenere la cosa. In tal caso il convenuto è obbligato a ricuperarla per l`attore a proprie spese, o, in mancanza, a corrispondergliene il valore, oltre a risarcirgli il danno.
L`azione di rivendicazione non si prescrive, salvi gli effetti dell`acquisto della proprietà da parte di altri per usucapione (1158 e seguenti).
Il proprietario può agire per far dichiarare l`inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa, quando ha motivato di temerne pregiudizio (1079).
TITOLO IV DELL`ENFITEUSI (*)
L`enfiteusi, salvo che il titolo disponga altrimenti, e regolata dalle norme contenute negli articoli seguenti (att. 142 e seguente).
L`enfiteusi può essere perpetua o a tempo (2815).
L`enfiteusi temporanea non può essere costituita per una durata inferiore ai venti anni.
Art. 959 Diritti dell`enfiteuta
L`enfiteuta ha gli stessi diritti che avrebbe il proprietario sui frutti del fondo (820 e seguente), sul tesoro (932) e relativamente alle utilizzazioni del sottosuolo in conformità delle disposizioni delle leggi speciali (840).
Il diritto dell`enfiteuta si estende alle accessioni (817 e seguenti, 934 e seguenti, 2810).
Art. 960 Obblighi dell`enfiteuta
L`enfiteuta ha l`obbligo di migliorare il fondo e di pagare al concedente un canone periodico. Questo può consistere in una somma di danaro ovvero in una quantità fissa di prodotti naturali.
L`enfiteuta non può pretendere remissione o riduzione del canone per qualunque insolita sterilità del fondo o perdita di frutti.
L`obbligo del pagamento del canone (2763, 2948) grava solidalmente (1292 e seguenti) su tutti i coenfiteuti e sugli eredi dell`enfiteuta finché dura la comunione.
Nel caso in cui segua la divisione e il fondo venga goduto separatamente dagli enfiteuti o dagli eredi, ciascuno risponde per gli obblighi inerenti all`enfiteusi proporzionalmente al valore della sua porzione.
Quando il fondo enfiteutico perisce interamente, l`enfiteusi si estingue.
Se e perita una parte notevole del fondo e il canone risulta sproporzionato al valore della parte residua, l`enfiteuta, secondo le circostanze, può chiedere una congrua riduzione del canone, o rinunziare al suo diritto, restituendo il fondo al concedente, salvo il diritto al rimborso dei miglioramenti sulla parte residua (975).
La domanda di riduzione del canone e la rinunzia al diritto non sono ammesse, decorso un anno dall`avvenuto perimento (2964 e seguenti).
Qualora il fondo sia assicurato e l`assicurazione sia fatta anche nell`interesse del concedente, l`indennità e ripartita tra il concedente e l`enfiteuta in proporzione del valore dei rispettivi diritti.
Nel caso di espropriazione per pubblico interesse (834), l`indennità si ripartisce a norma del comma precedente.
Le imposte e gli altri pesi che gravano sul fondo sono a carico dell`enfiteuta, salve le disposizioni delle leggi speciali.
Se in virtù del titolo costitutivo sono a carico del concedente, tale obbligo non può eccedere l`ammontare del canone.
Art. 965 Disponibilità del diritto dell`enfiteuta
L`enfiteuta può disporre del proprio diritto, sia per atto tra vivi (1350 n. 2, 2643 n. 2, 2810), sia per atto di ultima volontà (587, 2648).
Per l`alienazione del diritto dell`enfiteuta non è dovuta alcuna prestazione al concedente (att. 145).
Nell`atto costitutivo può essere vietato all`enfiteuta di disporre per atto tra vivi, in tutto o in parte, del proprio diritto, per un tempo non maggiore di venti anni (1379).
Nel caso di alienazione compiuta contro tale divieto, l`enfiteuta non è liberato dai suoi obblighi (1960) verso il concedente ed e tenuto a questi solidalmente (1292 e seguenti) con l`acquirente.
Art. 967 Diritti e obblighi dell`enfiteuta e del concedente in caso di alienazione
Il precedente enfiteuta non è liberato dai suoi obblighi, prima che sia stato notificato l`atto di acquisto al concedente.
In caso di alienazione del diritto del concedente, l`acquirente non può pretendere l`adempimento degli obblighi dell`enfiteuta prima che a questo sia stata notificata l`alienazione (1264).
Per atto di ricognizione non è dovuta alcuna prestazione (2699, 2702). Le spese dell`atto sono a carico del concedente.
Art. 970 Prescrizione del diritto dell`enfiteuta
Il diritto dell`enfiteuta si prescrive per effetto del non uso protratto per venti anni (2934 e seguenti).
Art. 971 Affrancazione Se più sono gli enfiteuti, l`affrancazione può promuoversi anche da uno solo di essi, ma per la totalità. In questo caso l`affrancante subentra (1203) nei diritti del concedente verso gli altri enfiteuti, salva, a favore di questi, una riduzione proporzionale del canone.
Se più sono i concedenti, l`affrancazione può effettuarsi per la quota che spetta a ciascun concedente.
L`affrancazione si opera mediante il pagamento di una somma (2815) risultante dalla capitalizzazione del canone annuo sulla base dell`interesse legale (1284). Le modalità sono stabilite da leggi speciali (att. 58).
l) se l`enfiteuta deteriora il fondo o non adempie all`obbligo di migliorarlo;
2) se l`enfiteuta è in mora nel pagamento di due annualità di canone (1219). La devoluzione non ha luogo se l`enfiteuta ha effettuato il pagamento dei canoni maturati prima che sia intervenuta nel giudizio sentenza (2655), ancorché di primo grado, che abbia accolto la domanda (att. 149).
La domanda di devoluzione non preclude all`enfiteuta il diritto di affrancare, sempre che ricorrano le condizioni previste dall`art. 971.
La dichiarazione del concedente di valersi della clausola risolutiva espressa (1456) non impedisce l`esercizio del diritto di affrancazione.
Art. 974 Diritti dei creditori dell`enfiteuta
I creditori dell`enfiteuta possono intervenire nel giudizio di devoluzione per conservare le loro ragioni (2900), valendosi all`uopo anche del diritto di affrancazione che spetti all`enfiteuta; possono offrire il risarcimento dei danni e dare cauzione (1119) per l`avvenire (att. 149).
I creditori, che hanno iscritto ipoteca contro l`enfiteuta anteriormente alla trascrizione della domanda di devoluzione e ai quali questa non è stata notificata in tempo utile per poter intervenire, conservano il diritto di affrancazione anche dopo avvenuta la devoluzione (2653, n. 2).
Quando cessa l`enfiteusi all`enfiteuta spetta il rimborso dei miglioramenti nella misura dell`aumento di valore conseguito dal fondo per effetto dei miglioramenti stessi, quali sono accertati al tempo della riconsegna.
Se in giudizio è stata fornita qualche prova della sussistenza in genere dei miglioramenti, all`enfiteuta compete la ritenzione del fondo fino a quando non è soddisfatto il suo credito.
Per le addizioni fatte dall`enfiteuta, quando possono essere tolte senza nocumento del fondo, il concedente, se vuole ritenerle, deve pagarne il valore al tempo della riconsegna. Se le addizioni non sono separabili senza nocumento e costituiscono miglioramento, si applica la disposizione del primo comma di questo articolo (att. 157).
Art. 976 Locazioni concluse dall`enfiteuta
Per le locazioni concluse dall`enfiteuta si applicano le norme dell`art. 999.
TITOLO V DELL`USUFRUTTO, DELL`USO E DELL`ABITAZIONE
CAPO I Dell`usufrutto
L`usufrutto è stabilito dalla legge (324, 540 e seguenti, 581, 1153) o dalla volontà dell`uomo (587, 1350 n. 2, 1376, 2643 n. 2, 2684). Può anche acquistarsi per usucapione (1158 e seguenti).
La durata dell`usufrutto non può eccedere la vita dell`usufruttuario (678, 698, 796, 853, 1014).
L`usufrutto costituito a favore di una persona giuridica non può durare più di trenta anni (999, 1014).
Art. 980 Cessione dell`usufrutto
L`usufruttuario può cedere il proprio diritto per un certo tempo o per tutta la sua durata, se ciò non è vietato dal titolo costitutivo (1002, 1350 n. 2, 2643 n. 2, 2810).
La cessione dev`essere notificata al proprietario; finché non sia stata notificata, l`usufruttuario è solidalmente obbligato con il cessionario verso il proprietario (1292).
SEZIONE II Dei diritti nascenti dall`usufrutto
L`usufruttuario ha diritto di godere della cosa, ma deve rispettarne la destinazione economica.
L`usufruttuario ha il diritto di conseguire il possesso della cosa di cui ha l`usufrutto, salvo quanto è disposto dall`art. 1002.
L`usufrutto si estende a tutte le accessioni della cosa (817 e seguenti, 934 e seguenti).
Se il proprietario dopo l`inizio dell`usufrutto, con il consenso dell`usufruttuario, ha fatto nel fondo costruzioni o piantagioni, l`usufruttuario è tenuto a corrispondere gli interessi (1284) sulle somme impiegate. La norma si applica anche nel caso in cui le costruzioni o piantagioni sono state fatte per disposizione della pubblica autorità.
I frutti naturali e i frutti civili spettano all`usufruttuario per la durata del suo diritto (820 s )
Se il proprietario e l`usufruttuario si succedono nel godimento della cosa entro l`anno agrario o nel corso di un periodo produttivo di maggiore durata, l`insieme di tutti i frutti si ripartisce fra l`uno e l`altro in proporzione della durata del rispettivo diritto nel periodo stesso (199; att. 150).
Le spese per la produzione e il raccolto sono a carico del proprietario e dell`usufruttuario nella proporzione indicata dal comma precedente ed entro i limiti del valore dei frutti (821).
L`usufruttuario ha diritto a un`indennità per i miglioramenti che sussistono al momento della restituzione della cosa (att. 157).
L`indennità si deve corrispondere nella minor somma tra l`importo della spesa e l`aumento di valore conseguito dalla cosa per effetto dei miglioramenti.
L`autorità giudiziaria, avuto riguardo alle circostanze, può disporre che il pagamento della indennità prevista dai commi precedenti sia fatto ratealmente, imponendo in questo caso idonea garanzia (1179, Cod. Proc. Civ. 119).
L`usufruttuario può eseguire addizioni che non alterino la destinazione economica della cosa.
Egli ha diritto di toglierle alla fine dell`usufrutto, qualora ciò possa farsi senza nocumento della cosa, salvo che il proprietario preferisca ritenere le addizioni stesse. In questo caso deve essere corrisposta all`usufruttuario un`indennità pari alla minor somma tra l`importo della spesa e il valore delle addizioni al tempo della riconsegna.
L`usufruttuario gode delle cave e torbiere (826) già aperte e in esercizio all`inizio dell`usufrutto. Non ha facoltà di aprirne altre senza il consenso del proprietario.
Per le ricerche e le coltivazioni minerarie, di cui abbia ottenuto il permesso, l`usufruttuario deve indennizzare il proprietario dei danni che saranno accertati alla fine dell`usufrutto.
Se il permesso è stato ottenuto dal proprietario o da un terzo, questi devono al: l`usufruttuario un`indennità corrispondente al diminuito godimento del fondo durante l`usufrutto.
Il diritto dell`usufruttuario non si estende al tesoro che si scopra durante l`usufrutto, salve le ragioni che gli possono competere come ritrovatore (932).
Se nell`usufrutto sono compresi boschi o filari cedui ovvero boschi o filari di alto fusto destinati alla produzione di legna, l`usufruttuario può procedere ai tagli ordinari, curando il mantenimento dell`originaria consistenza dei boschi o dei filari e provvedendo, se occorre, alla loro ricostituzione.
Circa il modo, l`estensione, l`ordine e l`epoca dei tagli, l`usufruttuario è tenuto a uniformarsi, oltre che alle leggi e ai regolamenti forestali, alla pratica costante della regione.
Gli alberi di alto fusto divelti, spezzati o periti per accidente spettano al proprietario. L`usufruttuario può servirsi di essi soltanto per le riparazioni che sono a suo carico.
Gli alberi fruttiferi che periscono e quelli divelti o spezzati per accidente appartengono all`usufruttuario, ma questi ha l`obbligo di sostituirne altri.
L`usufruttuario può prendere nei boschi i pali occorrenti per le vigne e per le altre coltivazioni che ne abbisognano, osservando sempre la pratica costante della regione.
L`usufruttuario può servirsi dei piantoni dei semenzai, ma deve osservare la pratica costante della regione per il tempo e il modo della estrazione e per la rimessa dei virgulti.
Se l`usufrutto e stabilito sopra una mandria o un gregge, l`usufruttuario e tenuto a surrogare gli animali periti, fino alla concorrente quantità dei nati, dopo che la mandria o il gregge ha cominciato ad essere mancante del numero primitivo.
Se la mandria o il gregge perisce interamente per causa non imputabile all`usufruttuario, questi non è obbligato verso il proprietario che a rendere conto delle pelli o del loro valore.
Se l`usufrutto comprende cose consumabili (7502), l`usufruttuario ha diritto di servirsene e ha l`obbligo di pagarne il valore al termine dell`usufrutto secondo la stima convenuta.
Mancando la stima, e in facoltà dell`usufruttuario di pagare le cose secondo il valore che hanno al tempo in cui finisce l`usufrutto o di restituirne altre in eguale qualità e quantità (1258).
Se l`usufrutto comprende cose che, senza consumarsi in un tratto, si deteriorano a poco a poco, l`usufruttuario ha diritto di servirsene secondo l`uso al quale sono destinate, e alla fine dell`usufrutto e soltanto tenuto a restituirle nello stato in cui si trovano.
Se l`usufrutto comprende impianti, opifici o macchinari che hanno una destinazione produttiva, l`usufruttuario è tenuto a riparare e a sostituire durante l`usufrutto le parti che si logorano, in modo da assicurare il regolare funzionamento delle cose suddette. Se l`usufruttuario ha sopportato spese che eccedono quelle delle ordinarie riparazioni (1004), il proprietario, al termine dell`usufrutto, è tenuto a corrispondergli una congrua indennità (2651).
Le scorte vive e morte di un fondo devono essere restituite in eguale quantità e qualità. L`eccedenza o la deficienza di esse deve essere regolata in danaro, secondo il loro valore al termine dell`usufrutto.
Art. 999 Locazioni concluse dall`usufruttuario
Le locazioni concluse dall`usufruttuario, in corso al tempo della cessazione dell`usufrutto, purché constino da atto pubblico (2699) o da scrittura privata di data certa (2704) anteriore, continuano per la durata stabilita (1599), ma non oltre il quinquennio dalla cessazione dell`usufrutto.
Se la cessazione dell`usufrutto avviene per la scadenza del termine stabilito, le locazioni non durano in ogni caso se non per l`anno e, trattandosi di fondi rustici dei quali il principale raccolto è biennale o triennale, se non per il biennio o triennio che si trova in corso al tempo in cui cessa l`usufrutto (att. 51).
Per la riscossione di somme che rappresentano un capitale gravato d`usufrutto (1998), è necessario il concorso del titolare del credito e dell`usufruttuario. Il pagamento fatto a uno solo di essi non è opponibile all`altro, salve in ogni caso le norme relative alla cessione dei crediti (260 e seguenti).
Il capitale riscosso dev`essere investito in modo fruttifero e su di esso si trasferisce l`usufrutto. Se le parti non sono d`accordo sul modo d`investimento, provvede l`autorità giudiziaria (1998).
SEZIONE III Degli obblighi nascenti dall`usufrutto
L`usufruttuario deve restituire le cose che formano oggetto del suo diritto, al termine dell`usufrutto, salvo quanto è disposto dall`art. 995 (2930).
L`usufruttuario prende le cose nello stato in cui si trovano (982).
Se l`usufruttuario non presta la garanzia a cui e tenuto, si osservano le disposizioni seguenti:
gli immobili sono locati o messi sotto amministrazione, salva la facoltà all`usufruttuario di farsi assegnare per propria abitazione una casa compresa nell`usufrutto. L`amministrazione è affidata, con il consenso dell`usufruttuario, al proprietario o altrimenti a un terzo scelto di comune accordo tra proprietario e usufruttuario o, in mancanza di tale accordo, nominato dall`autorità giudiziaria (att. 59);
i titoli al portatore si convertono in nominativi a favore del proprietario con il vincolo dell`usufrutto, ovvero si depositano presso una terza persona, scelta dalle parti, o presso un istituto di credito, la cui designazione, in caso di dissenso, e fatta dall`autorità giudiziaria;
In questi casi appartengono all`usufruttuario gli interessi dei capitali, le rendite, le pigioni e i fitti.
Se si tratta di mobili i quali si deteriorano con l`uso, il proprietario può chiedere che siano venduti e ne sia impiegato il prezzo come quello delle derrate. L`usufruttuario può nondimeno domandare che gli siano lasciati i mobili necessari per il proprio uso.
Art. 1004 Spese a carico dell`usufruttuario
Le spese e, in genere, gli oneri relativi alla custodia, amministrazione e manutenzione ordinaria della cosa sono a carico dell`usufruttuario.
L`usufruttuario deve corrispondere al proprietario, durante l`usufrutto, l`interesse (1284) delle somme spese per le riparazioni straordinarie.
Se il proprietario rifiuta di eseguire le riparazioni poste a suo carico o ne ritarda l`esecuzione senza giusto motivo, e in facoltà dell`usufruttuario di farle eseguire a proprie spese. Le spese devono essere rimborsate alla fine dell`usufrutto senza interesse. A garanzia del rimborso l`usufruttuario ha diritto di ritenere l`immobile riparato (2756; att. 152).
Le disposizioni dei due articoli precedenti si applicano anche nel caso in cui, per vetusta o caso fortuito, rovini soltanto in parte l`edificio che formava accessorio necessario del fondo soggetto a usufrutto.
Art. 1008 Imposte e altri pesi a carico del l`usufruttuario
L`usufruttuario è tenuto per la durata del suo diritto, ai carichi annuali, come le imposte, i canoni, le rendite fondiarie e gli altri pesi che gravano sul reddito.
Per l`anno in corso al principio e alla fine dell`usufrutto questi carichi si ripartiscono tra il proprietario e l`usufruttuario in proporzione della durata del rispettivo diritto (984).
Al pagamento dei carichi imposti sulla proprietà durante l`usufrutto, salvo diverse disposizioni di legge, è tenuto il proprietario, ma l`usufruttuario gli deve corrispondere l`interesse (1284) della somma pagata.
Se l`usufruttuario ne anticipa il pagamento, ha diritto di essere rimborsato del capitale alla fine dell`usufrutto.
L`usufruttuario di un`eredità o di una quota di eredità (588) è obbligato a pagare per intero, o in proporzione della quota, le annualità e gli interessi dei debiti o dei legati da cui l`eredità stessa sia gravata.
Per il pagamento del capitale dei debiti o dei legati, che si renda necessario durante l`usufrutto, e in facoltà dell`usufruttuario di fornire la somma occorrente, che gli deve essere rimborsata senza interesse alla fine dell`usufrutto.
Se l`usufruttuario non può o non vuole fare questa anticipazione, il proprietario può pagare tale somma, sulla quale l`usufruttuario deve corrispondergli l`interesse (1284) durante l`usufrutto, o può vendere una porzione dei beni soggetti all`usufrutto fino alla concorrenza della somma dovuta.
Se per il pagamento dei debiti si rende necessaria la vendita dei beni, questa è fatta d`accordo tra proprietario e usufruttuario, salvo ricorso all`autorità giudiziaria in caso di dissenso. L`espropriazione forzata deve seguire contro ambedue.
Nelle ipotesi contemplate dal secondo comma dell`art. 1009 e dal secondo comma dell`art. 1010, l`usufruttuario ha diritto di ritenzione sui beni che sono in suo possesso fino alla concorrenza della somma a lui dovuta (att. 152).
Art. 1012 Usurpazioni durante l`usufrutto e azioni relative alle servitù
Se durante l`usufrutto un terzo commette usurpazione sul fondo o altrimenti offende le ragioni del proprietario, l`usufruttuario e tenuto a fargliene denunzia e, omettendola, è responsabile dei danni che eventualmente siano derivati al proprietario.
L`usufruttuario può far riconoscere (2653) l`esistenza delle servitù a favore del fondo (1079) o l`inesistenza di quelle che si pretende di esercitare sul fondo medesimo (949); egli deve in questi casi chiamare in giudizio il proprietario (Cod. Proc. Civ. 102).
Le spese delle liti che riguardano tanto la proprietà quanto l`usufrutto sono sopportate dal proprietario e dall`usufruttuario in proporzione del rispettivo interesse.
SEZIONE IV Estinzione e modificazioni dell`usufrutto
Art. 1014 Estinzione dell`usufrutto
Oltre quanto è stabilito dall`art. 979 (328), l`usufrutto si estingue:
2) per la riunione dell`usufrutto e della proprietà nella stessa persona (2814);
Art. 1015 Abusi dell`usufruttuario
L`usufrutto può anche cessare per l`abuso (2561, 2814) che faccia l`usufruttuario del suo diritto alienando i beni o deteriorandoli o lasciandoli andare in perimento per mancanza di ordinarie riparazioni (1004).
L`autorità giudiziaria può, secondo le circostanze, ordinare che l`usufruttuario dia garanzia, qualora ne sia esente, o che i beni siano locati o posti sotto amministrazione a spese di lui, o anche dati in possesso al proprietario con l`obbligo di pagare annualmente all`usufruttuario, durante l`usufrutto, una somma determinata.
I creditori dell`usufruttuario possono intervenire nel giudizio per conservare le loro ragioni, offrire il risarcimento dei danni e dare garanzia per l`avvenire (2900).
Se una sola parte della cosa soggetta all`usufrutto perisce, l`usufrutto si conserva sopra ciò che rimane.
Se il perimento della cosa non è conseguenza di caso fortuito, l`usufrutto si trasferisce sull`indennità dovuta dal responsabile del danno.
Art. 1018 Perimento dell`edificio
Se l`usufrutto è stabilito sopra un fondo, del quale fa parte un edificio, e questo viene in qualsiasi modo a perire, l`usufruttuario ha diritto di godere dell`area e dei materiali.
La stessa disposizione si applica se l`usufrutto e stabilito soltanto sopra un edificio. In tal caso, però, il proprietario, se intende costruire un altro edificio, ha il diritto di occupare l`area e di valersi dei materiali, pagando all`usufruttuario, durante l`usufrutto, gli interessi (1284) sulla somma corrispondente al valore dell`area e dei materiali.
Art. 1019 Perimento di cosa assicurata dall`usufruttuario
Se l`usufruttuario ha provveduto all`assicurazione della cosa o al pagamento dei premi per la cosa già assicurata, l`usufrutto si trasferisce sull`indennità dovuta dall`assicuratore.
Se è perito un edificio e il proprietario intende di ricostruirlo con la somma conseguita come indennità, l`usufruttuario non può opporsi. L`usufrutto in questo caso si trasferisce sull`edificio ricostruito. Se però la somma impiegata nella ricostruzione è maggiore di quella spettante in usufrutto, il diritto dell`usufruttuario sul nuovo edificio è limitato in proporzione di quest`ultima.
Se la cosa è requisita o espropriata per pubblico interesse, l`usufrutto si trasferisce sull`indennità relativa (1000).
CAPO II Dell`uso e dell`abitazione
Chi ha il diritto d`uso di una cosa, può servirsi di essa e, se è fruttifera, può raccogliere i frutti (821) per quanto occorre ai bisogni suoi e della sua famiglia (1023 e seguenti, 1100).
Nella famiglia si comprendono anche i figli nati dopo che è cominciato il diritto d`uso o d`abitazione, quantunque nel tempo in cui il diritto e sorto la persona non avesse contratto matrimonio. Si comprendono inoltre i figli adottivi (291 e seguenti), i figli naturali riconosciuti (250 e seguenti) e gli affiliati (404 e seguenti), anche se l`adozione, il riconoscimento o l`affiliazione sono seguiti dopo che il diritto era già sorto. Si comprendono infine le persone che convivono con il titolare del diritto per prestare a lui o alla sua famiglia i loro servizi (att. 153).
Art. 1025 Obblighi inerenti all`uso e all`abitazione
Chi ha l`uso di un fondo e ne raccoglie tutti i frutti o chi ha il diritto di abitazione e occupa tutta la casa e tenuto alle spese di coltura, alle riparazioni ordinarie e al pagamento dei tributi come l`usufruttuario (1004 e seguenti).
Art. 1026 Applicabilità delle norme sull`usufrutto
Le disposizioni relative all`usufrutto (978 e seguenti) si applicano, in quanto compatibili, all`uso e all`abitazione.
TITOLO VI DELLE SERVITU` PREDIALI
La servitù prediale consiste nel peso imposto sopra un fondo per l`utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario (1072, 1100).
Art. 1028 Nozione dell`utilità
L`utilità può consistere anche nella maggiore comodità o amenità del fondo dominante. Può del pari essere inerente alla destinazione industriale del fondo (1073 e seguente).
E` ammessa la costituzione di una servitù per assicurare a un fondo un vantaggio futuro.
E` ammessa altresì a favore o a carico di un edificio da costruire o di un fondo da acquistare, ma in questo caso la costituzione non ha effetto se non dal giorno in cui l`edificio è costruito o il fondo è acquistato (1472).
Il proprietario del fondo servente non e tenuto a compiere alcun atto per rendere possibile l`esercizio della servitù da parte del titolare, salvo che la legge o il titolo disponga altrimenti (1069 e seguente, 1090 e seguente).
CAPO II Delle servitù coattive
Quando, in forza di legge, il proprietario di un fondo ha diritto di ottenere da parte del proprietario di un altro fondo la costituzione di una servitù, questa, in mancanza di contratto, e costituita con sentenza (2908, 2643 n. 14, 2932). Può anche essere costituita con atto dell`autorità amministrativa nei casi specialmente determinati dalla legge (853 e seguenti).
La sentenza stabilisce le modalità della servitù e determina l`indennità dovuta.
Prima del pagamento della indennità il proprietario del fondo servente può opporsi all`esercizio della servitù.
SEZIONE I Dell`acquedotto e dello scarico coattivo
Il proprietario del fondo soggetto alla servitù può tuttavia impedire la costruzione, consentendo il passaggio nei propri acquedotti già esistenti, qualora ciò non rechi notevole pregiudizio alla condotta che si domanda. In tal caso al proprietario dell`acquedotto è dovuta un`indennità da determinarsi avuto riguardo all`acqua che s`introduce, al valore dell`acquedotto, alle opere che si rendono necessarie per il nuovo passaggio e alle maggiori spese di manutenzione.
Chi vuol condurre l`acqua per il fondo altrui può attraversare al di sopra o al di sotto gli acquedotti preesistenti, appartengano essi al proprietario del fondo o ad altri, purché esegua le opere necessarie a impedire ogni danno o alterazione degli acquedotti stessi (1090).
Chi vuol far passare le acque sul fondo altrui deve dimostrare che può disporre dell`acqua durante il tempo per cui chiede il passaggio; che la medesima è sufficiente per l`uso al quale si vuol destinare; che il passaggio richiesto e il più conveniente e il meno pregiudizievole al fondo servente, avuto riguardo alle condizioni dei fondi vicini, al pendio e alle altre condizioni per la condotta, per il corso e lo sbocco delle acque.
Art. 1038 Indennità per l`imposizione della servitù
Prima di imprendere la costruzione dell`acquedotto, chi vuol condurre acqua per il fondo altrui deve pagare il valore, secondo la stima, dei terreni da occupare, senza detrazione delle imposte e degli altri carichi inerenti al fondo, oltre l`indennità per i danni, ivi compresi quelli derivanti dalla separazione in due o più parti o da altro deterioramento del fondo da intersecare.
Per i terreni, però, che sono occupati soltanto per il deposito delle materie estratte e per il getto dello spurgo non si deve pagare che la metà del valore del suolo, e sempre senza detrazione delle imposte e degli altri incarichi inerenti; ma nei terreni medesimi il proprietario del fondo servente può fare piantagioni e rimuovere e trasportare le materie ammucchiate, purché tutto segua senza danno all`acquedotto, del suo spurgo e della sua riparazione.
Qualora il passaggio delle acque sia domandato per un tempo non maggiore di nove anni, il pagamento dei valori e delle indennità indicati dall`articolo precedente è ristretto alla sola metà, ma con l`obbligo, scaduto il termine, di rimettere le cose nel primitivo stato.
Il passaggio temporaneo può essere reso perpetuo prima della scadenza del termine mediante il pagamento dell`altra metà con gli interessi legali (1284) dal giorno in cui il passaggio è stato praticato; scaduto il termine, non si tiene più conto di ciò che è stato pagato per la concessione temporanea.
Art. 1040 Uso dell`acquedotto
Chi possiede un acquedotto nel fondo altrui non può immettervi maggiore quantità d`acqua, se l`acquedotto non ne è capace o ne può venir danno al fondo servente.
Se l`introduzione di una maggior quantità d`acqua esige nuove opere, queste non possono farsi, se prima non se ne determinano la natura e la qualità e non si paga la somma dovuta per il suolo da occupare e per i danni nel modo stabilito dall`art. 1038.
Art. 1041 Letto dell`acquedotto
E` sempre in facoltà del proprietario del fondo servente di far determinare stabilmente il letto dell`acquedotto con l`apposizione di capisaldi o soglie da riportarsi a punti fissi. Se però di tale facoltà egli non ha fatto uso al tempo della concessione dell`acquedotto, deve sopportare la metà delle spese occorrenti.
Art. 1042 Obblighi inerenti all`uso di corsi contigui a fondi altrui
Se un corso d`acqua impedisce ai proprietari dei fondi contigui l`accesso ai medesimi, o la continuazione dell`irrigazione o dello scolo delle acque, coloro che si servono di quel corso sono obbligati, in proporzione del beneficio che ne ritraggono, a costruire e a mantenere i ponti e i loro accessi sufficienti per un comodo e sicuro transito, come pure le botti sotterranee, i ponti-canali o altre opere simili per continuare l`irrigazione o lo scolo, salvi i diritti derivanti dal titolo o dall`usucapione.
Ferme le disposizioni delle leggi sulla bonifica e sul vincolo forestale, il proprietario che intende prosciugare o bonificare le sue terre con fognature, con colmate o altri mezzi ha diritto, premesso il pagamento dell`indennità e col minor danno possibile, di condurre per fogne o per fossi le acque di scolo attraverso i fondi che separano le sue terre da un corso d`acqua o da qualunque altro colatoio.
Se il prosciugamento risulta in contrasto con gli interessi di coloro che utilizzano le acque provenienti dal fondo paludoso, e se gli opposti interessi non si possono conciliare con opportune opere che importino una spesa proporzionata allo scopo, l`autorità giudiziaria dà le disposizioni per assicurare l`interesse prevalente, avuto in ogni caso riguardo alle esigenze generali della produzione. Se si fa luogo al prosciugamento, può essere assegnata una congrua indennità a coloro che al prosciugamento si sono opposti.
I proprietari dei fondi attraversati da fogne o da fosse altrui, o che altrimenti possono approfittare dei lavori fatti in. forza dell`articolo precedente, hanno facoltà di servirsene per risanare i loro fondi, a condizione che non ne venga danno ai fondi già risanati e che essi sopportino le nuove spese occorrenti per modificare le opere già eseguite, affinche queste siano in grado di servire anche ai fondi attraversati, e inoltre sopportino una parte proporzionale delle spese già fatte e di quelle richieste per il mantenimento delle opere, le quali divengono comuni.
Art. 1046 Norme per l`esecuzione delle opere
Nell`esecuzione delle opere indicate dagli articoli precedenti sono applicabili le disposizioni del secondo comma dell`art. 1033 e degli artt. 1035 e 1036.
SEZIONE II Dell`appoggio e dell`infissione di chiusa
Chi ha diritto di derivare acque da fiumi, torrenti, rivi, canali, laghi o serbatoi può, qualora sia necessario, appoggiare o infiggere una chiusa alle sponde, con l`obbligo però di pagare la indennità e di fare e mantenere le opere atte ad assicurare i fondi da ogni danno (1032).
Nella derivazione e nell`uso delle acque a norma del precedente articolo, deve evitarsi tra gli utenti superiori e gli inferiori ogni vicendevole pregiudizio che possa provenire dallo stagnamento, dal rigurgito o dalla diversione delle acque medesime.
Se a una casa o alle sue dipendenze manca l`acqua necessaria per l`alimentazione degli uomini o degli animali e per gli altri usi domestici, e non è possibile procurarla senza eccessivo dispendio, il proprietario del fondo vicino deve (1032) consentire che sia dedotta l`acqua di sopravanzo nella misura indispensabile per le necessità anzidette.
Prima che siano iniziati i lavori, deve pagarsi il valore dell`acqua, che si chiede di dedurre, calcolato per un`annualità. Si devono altresì sostenere tutte le spese per le opere di presa e di derivazione. Si applicano inoltre le disposizioni del primo comma dell`art. 1038.
In mancanza di convenzione, la sentenza determina le modalità della derivazione e l`indennità dovuta (2908, 2932).
Qualora si verifichi un mutamento nelle condizioni originarie, la derivazione può essere soppressa su istanza dell`una o dell`altra parte.
Le norme stabilite dall`articolo precedente si applicano anche se il proprietario di un fondo non ha acqua per irrigarlo, quando le acque del fondo vicino consentono una parziale somministrazione, dopo soddisfatto ogni bisogno domestico, agricolo o industriale.
Il passaggio si deve stabilire (1350) in quella parte in cui l`accesso alla via pubblica e più breve e riesce di minore danno al fondo sul quale è consentito. Esso può essere stabilito anche mediante sottopassaggio, qualora ciò sia preferibile, avuto riguardo al vantaggio del fondo dominante e al pregiudizio del fondo servente.
Le disposizioni dell`articolo precedente si possono applicare anche se il proprietario del fondo ha un accesso alla via pubblica, ma questo è inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo e non può essere ampliato.
Il passaggio può essere concesso dall`autorità giudiziaria (2908) solo quando questa riconosce che la domanda risponde alle esigenze dell`agricoltura o della industria. (1)
(1) La Corte costituzionale con sentenza 29 aprile - 10 maggio 1999, n. 167 ha dichiarato la illegittimità costituzionale del secondo comma, nella parte in cui " non prevede che il passaggio coattivo di cui al primo comma possa essere concesso dall'autorità giudiziaria quando questa riconosca che la domanda risponde alle esigenze di accessibilità - di cui alla legislazione relativa ai portatori di handicap - degli edifici destinati ad uso abitativo ".
Nei casi previsti dai due articoli precedenti e dovuta un`indennità proporzionata al danno cagionato dal passaggio.
Qualora, per attuare il passaggio, sia necessario occupare con opere stabili o lasciare incolta una zona del fondo servente, il proprietario che lo domanda deve, prima d`imprendere le opere o d`iniziare il passaggio, pagare il valore della zona predetta nella misura stabilita dal primo comma dell`art. 1038.
Se il fondo è divenuto da ogni parte chiuso per effetto di alienazione a titolo oneroso, il proprietario ha diritto di ottenere dall`altro contraente il passaggio senza alcuna indennità (att. 154).
Art. 1055 Cessazione dell`interclusione
Se il passaggio cessa di essere necessario, può essere soppresso in qualunque tempo a istanza del proprietario del fondo dominante o del fondo servente. Quest`ultimo deve restituire il compenso ricevuto; ma l`autorità giudiziaria può disporre una riduzione della somma, avuto riguardo alla durata della servitù e al danno sofferto. Se l`indennità fu convenuta in annualità, la prestazione cessa dall`anno successivo.
SEZIONE V Dell`elettrodotto coattivo e del passaggio coattivo di linee teleferiche
CAPO III Delle servitù volontarie
La servitù concessa da uno dei comproprietari di un fondo indiviso non è costituita se non quando gli altri l`hanno anch`essi concessa unitamente o separatamente (1108).
La concessione, però, fatta da uno dei comproprietari, indipendentemente dagli altri, obbliga il concedente-e i suoi eredi o aventi causa a non porre impedimento all`esercizio del diritto concesso.
Il proprietario può, senza il consenso dell`usufruttuario, imporre sul fondo le servitù che non pregiudicano il diritto di usufrutto (981, 1078).
CAPO IV Delle servitù acquistate per usucapione e per destinazione del padre di famiglia
Se i due fondi cessarono di appartenere allo stesso proprietario, senza alcuna disposizione relativa alla servitù, questa s`intende stabilita attivamente e passivamente a favore e sopra ciascuno dei fondi separati.
CAPO V Dell`esercizio delle servitù
L`estensione e l`esercizio delle servitù sono regolati dal titolo e, in mancanza, dalle disposizioni seguenti.
Se il fondo viene chiuso (841), il proprietario deve lasciarne libero e comodo l`ingresso a chi ha un diritto di servitù che renda necessario il passaggio per il fondo stesso.
Colui che ha un diritto di servitù non può usarne se non a norma del suo titolo o del suo possesso. Nel dubbio circa l`estensione e le modalità di esercizio, la servitù deve ritenersi costituita in guisa da soddisfare il bisogno del fondo dominante col minor aggravio del fondo servente.
Nelle questioni di possesso delle servitù si ha riguardo alla pratica dell`anno antecedente e, se si tratta di servitù esercitate a intervalli maggiori di un anno, si ha riguardo alla pratica dell`ultimo godimento.
Art. 1067 Divieto di aggravare o diminuire l`esercizio della servitù
Il proprietario del fondo servente non può compiere alcuna cosa che tenda a diminuire l`esercizio della servitù o a renderlo più incomodo.
Il proprietario del fondo servente non può trasferire l`esercizio della servitù in luogo diverso da quello nel quale è stata stabilita originariamente.
Tuttavia, se l`originario esercizio e divenuto più gravoso per il fondo servente o se impedisce di fare lavori, riparazioni o miglioramenti, il proprietario del fondo servente può offrire al proprietario dell`altro fondo un luogo egualmente comodo per l`esercizio dei suoi diritti, e questi non può ricusarlo (1350, 2643).
Il cambiamento di luogo per l`esercizio della servitù si può del pari concedere su istanza (Cod. Proc. Civ. 163) del proprietario del fondo dominante, se questi prova che il cambiamento riesce per lui di notevole vantaggio e non reca danno al fondo servente.
L`autorità giudiziaria può anche disporre che la servitù sia trasferita su altro fondo del proprietario del fondo servente o di un terzo che vi acconsenta, purché l`esercizio di essa riesca egualmente agevole al proprietario del fondo dominante.
Il proprietario del fondo servente, quando è tenuto in forza del titolo o della legge alle spese necessarie per l`uso o per !a conservazione della servitù (1030), può sempre liberarsene, rinunziando alla proprietà del fondo servente a favore del proprietario del fondo dominante (1350, 2643).
Nel caso in cui l`esercizio della servitù sia limitato a una parte del fondo, la rinunzia può limitarsi alla parte stessa.
CAPO VI Dell`estinzione delle servitù
Il termine decorre dal giorno in cui si è cessato di esercitarla; ma, se si tratta di servitù negativa o di servitù per il cui esercizio non è necessario il fatto dell`uomo, il termine decorre dal giorno in cui si è verificato un fatto che ne ha impedito l`esercizio.
Nelle servitù che si esercitano a intervalli, il termine decorre dal giorno in cui la servitù si sarebbe potuta esercitare e non ne fu ripreso l`esercizio.
Agli effetti dell`estinzione si computa anche il tempo per il quale la servitù non fu esercitata dai precedenti titolari.
Se il fondo dominante appartiene a più persone in comune, l`uso della servitù fatto da una di esse impedisce l`estinzione riguardo a tutte.
La sospensione o l`interruzione della prescrizione (2941 e seguenti) a vantaggio di uno dei comproprietari giova anche agli altri.
L`impossibilità di fatto di usare della servitù e il venir meno dell`utilità della medesima non fanno estinguere la servitù, se non è decorso il termine indicato dall`articolo precedente.
La servitù esercitata in modo da trarne un`utilità minore di quella indicata dal titolo si conserva per intero (att. 158).
L`esercizio di una servitù in tempo diverso da quello determinato dal titolo o dal possesso non ne impedisce l`estinzione per prescrizione.
Le servitù costituite dall`enfiteuta sul fondo enfiteutico cessano quando l`enfiteusi si estingue per decorso del termine, per prescrizione o per devoluzione (958, 970, 972).
Le servitù costituite dall`enfiteuta a favore del fondo enfiteutico non cessano con l`estinguersi dell`enfiteusi. Lo stesso vale per le servitù costituite dall`usufruttuario a favore del fondo di cui ha l`usufrutto o dal marito a favore del fondo dotale (166 bis).
CAPO VII Delle azioni a difesa delle servitù
Il titolare della servitù può farne riconoscere in giudizio l`esistenza contro chi ne contesta l`esercizio (949) e può far cessare gli eventuali impedimenti e turbative (1168 e seguenti). Può anche chiedere la rimessione delle cose in pristino, oltre il risarcimento dei danni (2933).
CAPO VIII Di alcune servitù in materia di acque
SEZIONE I Della servitù di presa o di derivazione di acqua
Art. 1080 Presa d`acqua continua
Il diritto alla presa d`acqua continua si può esercitare in ogni istante.
Art. 1081 Modulo d`acqua
Il modulo è l`unità di misura dell`acqua corrente.
Esso è un corpo d`acqua che scorre nella costante quantità di cento litri al minuto secondo e si divide in decimi, centesimi e millesimi.
Art. 1082 Forma della bocca e dell`edificio derivatore
Quando, per la derivazione di una data e costante quantità di acqua corrente, è stata determinata la forma della bocca e dell`edificio derivatore, le parti non possono chiederne la modificazione per eccedenza o deficienza d`acqua, salvo che l`eccedenza o la deficienza provenga da variazioni seguite nel canale dispensatore o nel corso delle acque in esso correnti.
Se la forma non è stata determinata, ma la bocca e l`edificio derivatore sono stati costruiti e posseduti per cinque anni, non è neppure ammesso dopo tale tempo alcun reclamo delle parti per eccedenza o deficienza d`acqua, salvo nel caso di variazione seguita nel canale o nel corso delle acque.
In mancanza di titolo o di possesso, la forma è determinata dall`autorità giudiziaria.
Art. 1083 Determinazione della quantità d`acqua
Quando la quantità d`acqua non è stata determinata, ma la derivazione è stata fatta per un dato scopo, s`intende concessa la quantità necessaria per lo scopo medesimo, e chi vi ha interesse può in ogni tempo fare stabilire la forma della derivazione in modo che ne venga assicurato l`uso necessario e impedito l`eccesso.
Se però è stata determinata la forma della bocca e dell`edificio derivatore, o se, in mancanza di titolo, si e posseduta per cinque anni la derivazione in una data forma, non è ammesso reclamo delle parti, se non nel caso indicato dall`articolo precedente.
Per l`esercizio della servitù di presa d`acqua, quando non dispone il titolo o non è possibile riferirsi al possesso (1066), si osservano gli usi locali.
Art. 1085 Tempo d`esercizio della servitù
Il diritto alla presa d`acqua si esercita, per l`acqua estiva, dall`equinozio di primavera a quello d`autunno; per l`acqua iemale, dall`equinozio di autunno a quello di primavera.
La distribuzione d`acqua per giorni e per notti si riferisce al giorno e alla notte naturali.
L`uso delle acque nei giorni festivi è regolato dalle feste di precetto vigenti al tempo in cui l`uso fu convenuto o in cui si è incominciato a possedere.
Nelle distribuzioni per ruota il tempo che impiega l`acqua per giungere alla bocca di derivazione dell`utente si consuma a suo carico, e la coda dell`acqua appartiene a quello di cui cessa il turno.
Nei canali soggetti a distribuzioni per ruota le acque sorgenti o sfuggite, ma contenute nell`alveo del canale, non possono trattenersi o derivarsi da un utente che al tempo del suo turno.
Chi ha diritto di servirsi dell`acqua come forza motrice non può, senza espressa disposizione del titolo, impedirne o rallentarne il corso, procurandone il ribocco o ristagno.
Nella servitù di presa o di condotta d`acqua, quando il titolo non dispone altrimenti, il proprietario del fondo servente può domandare che il canale sia mantenuto convenientemente spurgato e le sue sponde siano tenute in istato di buona manutenzione a spese del proprietario del fondo dominante (1030).
Art. 1091 Obblighi del concedente fino al luogo di consegna dell`acqua
Se il titolo non dispone diversamente, il concedente dell`acqua di una fonte o di un canale è tenuto verso gli utenti a eseguire le opere ordinarie e straordinarie per la derivazione e condotta dell`acqua fino al punto in cui ne fa la consegna, a mantenere in buono stato gli edifici, a conservare l`alveo e le sponde della fonte o del canale, a praticare i consueti spurghi e a usare la dovuta diligenza, affinché la derivazione e la regolare condotta dell`acqua siano in tempi debiti effettuate.
Art. 1092 Deficienza dell`acqua
La deficienza dell`acqua deve essere sopportata da chi ha diritto di prenderla e di usarla nel tempo in cui la deficienza si verifica.
Tra diversi utenti la deficienza dell`acqua deve essere sopportata prima da quelli che hanno titolo o possesso più recente, e tra utenti in parità di condizione dall`ultimo utente.
Tuttavia l`autorità giudiziaria, con provvedimento in camera di consiglio, sentiti gli uffici tecnici competenti (att. 60), può modificare o limitare i turni di utilizzazione e dare le altre disposizioni necessarie in relazione alla quantità di acqua disponibile, agli usi e alle colture a cui l`acqua è destinata.
Il concedente dell`acqua è tenuto a una proporzionale diminuzione del corrispettivo per la deficienza dell`acqua verificatasi per causa naturale o per fatto altrui. Parimenti si fa luogo alle dovute indennità in conseguenza delle modificazioni o limitazioni di turni, che siano state disposte dall`autorità giudiziaria.
Se la servitù dà diritto di derivare acqua da un fondo e per fatti indipendenti dalla volontà del proprietario si verifica una diminuzione dell`acqua tale che essa non possa bastare alle esigenze del fondo servente, il proprietario di questo può chiedere una riduzione della servitù, avuto riguardo ai bisogni di ciascun fondo. In questo caso e dovuta una congrua indennità al proprietario del fondo dominante.
SEZIONE II Della servitù degli scoli e degli avanzi di acqua
Gli scoli o acque colaticce derivanti dall`altrui fondo possono costituire oggetto di servitù a favore del fondo che li riceve, all`effetto di impedire la loro diversione.
Nella servitù attiva degli scoli il termine per l`usucapione (1158) comincia a decorrere dal giorno in cui il proprietario del fondo dominante ha fatto sul fondo servente opere visibili e permanenti (1061) destinate a raccogliere e condurre i detti scoli a vantaggio del proprio fondo.
Si reputa segno contrario l`esistenza sul cavo di opere costruite o mantenute dal proprietario del fondo in cui il cavo è aperto.
La servitù degli scoli non toglie al proprietario del fondo servente il diritto di usare liberamente dell`acqua a vantaggio del suo fondo, di cambiare la coltivazione di questo e di abbandonare in tutto o in parte l`irrigazione.
Art. 1097 Diritto agli avanzi d`acqua
Quando l`acqua è concessa, riservata o posseduta (1066) per un determinato uso, con restituzione al concedente o ad altri di ciò che ne sopravanza, tale uso non può variarsi a danno del fondo a cui la restituzione e dovuta.
Art. 1098 Divieto di deviare acque di scolo o avanzi d`acqua
Il proprietario del fondo vincolato alla restituzione degli scoli o degli avanzi d`acqua non può deviarne una parte qualunque adducendo di avervi introdotto una maggiore quantità di acqua viva o un diverso corpo ma deve lasciarli discendere nella totalità a favore del fondo dominante (1069).
Il proprietario del fondo soggetto alla servitù degli scoli o degli avanzi d`acqua può sempre liberarsi da tale servitù mediante la concessione e l`assicurazione al fondo dominante di un corpo d`acqua viva, la cui quantità è determinata dall`autorità giudiziaria, tenuto conto di tutte le circostanze.
Tutti i partecipanti hanno diritto di concorrere nell`amministrazione della cosa comune (1106).
Per la validità delle deliberazioni della maggioranza si richiede che tutti i partecipanti siano stati preventivamente informati dell`oggetto della deliberazione.
Se non si prendono i provvedimenti necessari per l`amministrazione della cosa comune o non si forma una maggioranza, ovvero se la deliberazione adottata non viene eseguita, ciascun partecipante può ricorrere alla autorità giudiziaria. Questa provvede in camera di consiglio e può anche nominare un amministratore (872).
Con la maggioranza calcolata nel modo indicato dall`articolo precedente, può essere formato un regolamento per l`ordinaria amministrazione e per il miglior godimento della cosa comune.
Nello stesso modo l`amministrazione può essere delegata ad uno o più partecipanti, o anche a un estraneo, determinandosi i poteri e gli obblighi dell`amministratore.
Ciascuno dei partecipanti dissenzienti può impugnare davanti all`autorità giudiziaria il regolamento della comunione entro trenta giorni (2964) dalla deliberazione che lo ha approvato. Per gli assenti il termine decorre dal giorno in cui e stata loro comunicata la deliberazione. L`autorità giudiziaria decide con unica sentenza sulle opposizioni proposte (1109).
Art. 1108 Innovazioni e altri atti eccedenti l`ordinaria amministrazione
Nello stesso modo si possono compiere gli altri atti eccedenti l`ordinaria amministrazione, sempre che non risultino pregiudizievoli all`interesse di alcuno dei partecipanti.
E` necessario il consenso di tutti i partecipanti per gli atti di alienazione o di costituzione di diritti reali sul fondo comune e per le locazioni di durata superiore a nove anni.
L`ipoteca può essere tuttavia consentita dalla maggioranza indicata dal primo comma, qualora abbia lo scopo di garantire la restituzione delle somme mutate per la ricostruzione o per il miglioramento della cosa comune.
Ciascuno dei componenti la minoranza dissenziente può impugnare davanti all`autorità giudiziaria le deliberazioni della maggioranza:
l) nel caso previsto dal secondo comma dell`art. 1105, se la deliberazione e gravemente pregiudizievole alla cosa comune;
2) se non è stata osservata la disposizione del terzo comma dell`art. 1105
3) se la deliberazione relativa a innovazioni o ad altri atti eccedenti l`ordinaria amministrazione e in contrasto con le norme del primo e del secondo comma dell`art. 1108 (1137-2).
L`impugnazione deve essere proposta, sotto pena di decadenza (2964 e seguenti), entro trenta giorni dalla deliberazione. Per gli assenti il termine decorre dal giorno in cui è stata loro comunicata la deliberazione. In pendenza del giudizio, l`autorità giudiziaria può ordinare la sospensione del provvedimento deliberato.
Il partecipante che, in caso di trascuranza degli altri partecipanti o dell`amministratore, ha sostenuto spese necessarie per la conservazione della cosa comune, ha diritto al rimborso.
Ciascuno dei partecipanti può sempre domandare lo scioglimento della comunione (1506); l`autorità giudiziaria può stabilire una congrua dilazione, in ogni caso non superiore a cinque anni, se l`immediato scioglimento può pregiudicare gli interessi degli altri (717).
Se gravi circostanze lo richiedono, l`autorità giudiziaria può ordinare lo scioglimento della comunione prima del tempo convenuto.
Lo scioglimento della comunione non può essere chiesto quando si tratta di cose che, se divise, cesserebbero di servire all`uso a cui sono destinate.
I creditori e gli aventi causa da un partecipante possono intervenire nella divisione a proprie spese, ma non possono impugnare la divisione già eseguita, a meno che abbiano notificato un`opposizione (2646) anteriormente alla divisione stessa e salvo sempre ad essi l`esperimento dell`azione revocatoria o dell`azione surrogatoria (2900 e seguenti).
Nella divisione che ha per oggetto beni immobili, l`opposizione, per l`effetto indicato dal comma precedente, deve essere trascritta prima della trascrizione dell`atto di divisione e, se si tratta di divisione giudiziale, prima della trascrizione della relativa domanda.
Devono essere chiamati a intervenire, perché la divisione abbia effetto nei loro confronti, i creditori iscritti e coloro che hanno acquistato diritti sull`immobile in virtù di atti soggetti a trascrizione e trascritti prima della trascrizione dell`atto di divisione o della trascrizione della domanda di divisione giudiziale (2646, 2685, 2825).
Ciascun partecipante può esigere che siano estinte le obbligazioni in solido (1292) contratte per la cosa comune, le quali siano scadute o scadano entro l`anno dalla domanda di divisione.
Alla divisione delle cose comuni si applicano le norme sulla divisione dell`eredità (713 e seguenti, 757 e seguenti), in quanto non siano in contrasto con quelle sopra stabilite.
Art. 1117 Parti comuni dell`edificio
l) il suolo su cui sorge l`edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni d`ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e in genere tutte le parti dell`edificio necessarie all`uso comune;
2) i locali per la portineria e per l`alloggio del portiere, per la lavanderia, per il riscaldamento centrale, per gli stenditoi e per altri simili servizi in comune;
3) le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere che servono all`uso e al godimento comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli acquedotti e inoltre le fognature e i canali di scarico, gli impianti per l`acqua, per il gas, per l`energia elettrica, per il riscaldamento e simili, fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condomini.
Il diritto di ciascun condomino sulle cose indicate dall`articolo precedente e proporzionato al valore del piano o porzione di piano che gli appartiene, se il titolo non dispone altrimenti.
Le parti comuni dell`edificio non sono soggette a divisione, a meno che la divisione possa farsi senza rendere più incomodo l`uso della cosa a ciascun condomino.
I condomini, con la maggioranza indicata dal quinto comma dell`art. 1136, possono disporre tutte le innovazioni dirette al miglioramento o all`uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni (1108).
Sono vietate le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilita o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell`edificio inservibili all`uso o al godimento anche di un solo condomino.
Qualora l`innovazione importi una spesa molto gravosa o abbia carattere voluttuario rispetto alle particolari condizioni e all`importanza dell`edificio, e consista in opere, impianti o manufatti suscettibili di utilizzazione separata, i condomini che non intendono trarne vantaggio sono esonerati da qualsiasi contributo nella spesa.
Se l`utilizzazione separata non è possibile, l`innovazione non è consentita, salvo che la maggioranza dei condomini che l`ha deliberata o accettata intenda sopportarne integralmente la spesa.
Nel caso previsto dal primo comma i condomini e i loro eredi o aventi causa possono tuttavia, in qualunque tempo, partecipare ai vantaggi dell`innovazione, contribuendo nelle spese di esecuzione e di manutenzione dell`opera.
Art. 1122 Opere sulle parti dell`edificio di proprietà comune
Ciascun condomino, nel piano o porzione di piano di sua proprietà, non può eseguire opere che rechino danno alle parti comuni dell`edificio.
Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell`edificio, per la prestazione dei servizi nell`interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione (1104, att. 68 e seguenti).
Se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell`uso che ciascuno può farne.
Qualora un edificio abbia più scale, cortili, lastrici solari, opere o impianti destinati a servire una parte dell`intero fabbricato, le spese relative alla loro manutenzione sono a carico del gruppo di condomini che ne trae utilità (att. 63).
Le scale sono mantenute e ricostruite dai proprietari dei diversi piani a cui servono. La spesa relativa è ripartita tra essi, per metà in ragione del valore dei singoli piani o porzioni di piano, e per l`altra metà in misura proporzionale all`altezza di ciascun piano dal suolo (att. 68 e seguenti).
Le spese per la manutenzione e ricostruzione dei soffitti, delle volte e dei solai sono sostenute in parti eguali dai proprietari dei due piani l`uno all`altro sovrastanti, restando a carico del proprietario del piano superiore la copertura del pavimento e a carico del proprietario del piano inferiore l`intonaco, la tinta e la decorazione del soffitto.
Quando l`uso dei lastrici solari o di una parte di essi non è comune a tutti i condomini, quelli che ne hanno l`uso esclusivo sono tenuti a contribuire per un terzo nella spesa delle riparazioni o ricostruzioni del lastrico; gli altri due terzi sono a carico di tutti i condomini dell`edificio o della parte di questo a cui il lastrico solare serve, in proporzione del valore del piano o della porzione di piano di ciascuno (att. 68 e seguenti).
Art. 1127 Costruzione sopra l`ultimo piano dell`edificio
Il proprietario dell`ultimo piano dell`edificio può elevare nuovi piani o nuove fabbriche, salvo che risulti altrimenti dal titolo. La stessa facoltà spetta a chi è proprietario esclusivo del lastrico solare.
La sopraelevazione non è ammessa se le condizioni statiche dell`edificio non la consentono.
I condomini possono altresì opporsi alla sopraelevazione, se questa pregiudica l`aspetto architettonico dell`edificio ovvero diminuisce notevolmente l`aria o la luce dei piani sottostanti.
Chi fa la sopraelevazione deve corrispondere agli altri condomini un`indennità pari al valore attuale dell`area da occuparsi con la nuova fabbrica, diviso per il numero dei piani, ivi compreso quello da edificare, e detratto l`importo della quota a lui spettante. Egli e inoltre tenuto a ricostruire il lastrico solare di cui tutti o parte dei condomini avevano il diritto di usare.
Art. 1128 Perimento totale o parziale dell`edificio
Se l`edificio perisce interamente o per una parte che rappresenti i tre quarti del suo valore, ciascuno dei condomini può richiedere la vendita all`asta del suolo e dei materiali, salvo che sia stato diversamente convenuto.
Nel caso di perimento di una parte minore, l`assemblea dei condomini delibera circa la ricostruzione delle parti comuni dell`edificio, e ciascuno è tenuto a concorrervi in proporzione dei suoi diritti sulle parti stesse.
L`indennità corrisposta per l`assicurazione relativa alle parti comuni e destinata alla ricostruzione di queste.
Il condomino che non intende partecipare alla ricostruzione dell`edificio è tenuto a cedere (2932) agli altri condomini i suoi diritti, anche sulle parti di sua esclusiva proprietà, secondo la stima che ne sarà fatta, salvo che non preferisca cedere i diritti stessi ad alcuni soltanto dei condomini.
Art. 1129 Nomina e revoca dell`amministratore
Quando i condomini sono più di quattro, l`assemblea nomina un amministratore. Se l`assemblea non provvede, la nomina è fatta dall`autorità giudiziaria, su ricorso di uno o più condomini.
L`amministratore dura in carica un anno e può essere revocato in ogni tempo dall`assemblea.
Può altresì essere revocato dall`autorità giudiziaria, su ricorso di ciascun condomino, oltre che nel caso previsto dall`ultimo comma dell`art. 1131, se per due anni non ha reso il conto della sua gestione, ovvero se vi sono fondati sospetti di gravi irregolarità (att. 64).
La nomina e la cessazione per qualunque causa dell`amministratore dall`ufficio sono annotate in apposito registro (att. 71).
Art. 1130 Attribuzioni dell`amministratore
1) eseguire le deliberazioni dell`assemblea dei condomini e curare l`osservanza del regolamento di condominio;
2) disciplinare l`uso delle cose comuni e la prestazione dei servizi nell`interesse comune, in modo che ne sia assicurato il miglior godimento a tutti i condomini;
3) riscuotere i contributi ed erogare le spese occorrenti per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell`edificio e per l`esercizio dei servizi comuni;
4) compiere gli atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni dell`edificio.
Nei limiti delle attribuzioni stabilite dall`articolo precedente o dei maggiori poteri conferitigli dal regolamento di condominio o dall`assemblea, l`amministratore ha la rappresentanza dei partecipanti e può agire in giudizio sia contro i condomini sia contro i terzi.
Può essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni dell`edificio; a lui sono notificati i provvedimenti dell`autorità amministrativa che si riferiscono allo stesso oggetto.
Qualora la citazione o il provvedimento abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell`amministratore, questi e tenuto a darne senza indugio notizia all`assemblea dei condomini.
L`amministratore che non adempie a quest`obbligo può essere revocato (att. 64) ed è tenuto al risarcimento dei danni.
Qualora l`assemblea dei condomini abbia deliberato di promuovere una lite o di resistere a una domanda, il condomino dissenziente, con atto notificato all`amministratore, può separare la propria responsabilità in ordine alle conseguenze della lite per il caso di soccombenza. L`atto deve essere notificato entro trenta giorni (2964) da quello in cui il condomino ha avuto notizia della deliberazione.
Se l`esito della lite è stato favorevole al condominio, il condomino dissenziente che ne abbia tratto vantaggio è tenuto a concorrere nelle spese del giudizio che non sia stato possibile ripetere dalla parte soccombente.
Art. 1133 Provvedimenti presi dall`amministratore
I provvedimenti presi dall`amministratore nell`ambito dei suoi poteri sono obbligatori per i condomini. Contro i provvedimenti dell`amministratore e ammesso ricorso all`assemblea, senza pregiudizio del ricorso all`autorità giudiziaria nei casi e nel termine previsti dall`art. 1137.
Il condomino che ha fatto spese per le cose comuni senza autorizzazione dell`amministratore o dell`assemblea non ha diritto al rimborso, salvo che si tratti di spesa urgente (1110).
Art. 1135 Attribuzioni dell`assemblea dei condomini
Oltre a quanto e stabilito dagli articoli precedenti, l`assemblea dei condomini provvede (att. 66):
1) alla conferma dell`amministratore e dell`eventuale sua retribuzione;
2) all`approvazione del preventivo delle spese occorrenti durante l`anno e alla relativa ripartizione tra i condomini;
3) all`approvazione del rendiconto annuale dell`amministratore e all`impiego del residuo attivo della gestione;
L`amministratore non può ordinare lavori di manutenzione straordinaria, salvo che rivestano carattere urgente, ma in questo caso deve riferirne nella prima assemblea.
Art. 1136 Costituzione dell`assemblea e validità delle deliberazioni
L`assemblea è regolarmente costituita con l`intervento di tanti condomini che rappresentino i due terzi del valore dell`intero edificio e i due terzi dei partecipanti al condominio (att. 67 e seguenti).
Sono valide le deliberazioni approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell`edificio.
Se l`assemblea non può deliberare per mancanza di numero, l`assemblea di seconda convocazione delibera in un giorno successivo a quello della prima e in ogni caso, non oltre dieci giorni dalla medesima; la deliberazione è valida se riporta un numero di voti che rappresenti il terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell`edificio.
Le deliberazioni che concernono la nomina e la revoca dell`amministratore o le liti attive e passive relative a materie che esorbitano dalle attribuzioni dell`amministratore medesimo, nonché le deliberazioni che concernono la ricostruzione dell`edificio o riparazioni straordinarie di notevole entità devono essere sempre prese con la maggioranza stabilita dal secondo comma.
Le deliberazioni che hanno per oggetto le innovazioni previste dal primo comma dell`art. 1120 devono essere sempre approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza dei partecipanti al condominio e i due terzi del valore dell`edificio.
L`assemblea non può deliberare, se non consta che tutti i condomini sono stati invitati alla riunione.
Delle deliberazioni dell`assemblea si redige processo verbale da trascriversi in un registro tenuto dall`amministratore.
- Legge 9 gennaio 1989 n. 13, art. 2 (eliminazione delle barriere architettoniche); - Legge 24 marzo 1989 n. 122, art. 9 (realizzazione dei parcheggi nei condomini); - Legge 2 gennaio 1991 n 10, art. 26 (contenimento dei consumi energetici); - Legge 17 febbraio 1992 n. 127, art 15 (recupero del patrimonio edilizio).
Art. 1137 Impugnazione delle deliberazioni dell`assemblea Le deliberazioni prese dall`assemblea a norma degli articoli precedenti sono obbligatorie per tutti i condomini (1105).
Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio, ogni condomino dissenziente può fare ricorso all`autorità giudiziaria, ma il ricorso non sospende l`esecuzione del provvedimento, salvo che la sospensione sia ordinata dall`autorità stessa (1109).
Quando in un edificio il numero dei condomini e superiore a dieci, deve essere formato un regolamento, il quale contenga le norme circa l`uso delle cose comuni e la ripartizione delle spese, secondo i diritti e gli obblighi spettanti a ciascun condomino, nonché le norme per la tutela del decoro dell`edificio e quelle relative all`amministrazione (att. 68 e seguenti, 155)
Ciascun condomino può prendere l`iniziativa per la formazione del regolamento di condominio o per la revisione di quello esistente.
Il regolamento deve essere approvato dall`assemblea con la maggioranza stabilita dal secondo comma dell`art. 1136 e trascritto nel registro indicato dall`ultimo comma dell`art. 1129 (att. 71). Esso può essere impugnato a norma dell`art. 1107.
Il possesso e il potere sulla cosa che si manifesta in un`attività corrispondente all`esercizio della proprietà o di altro diritto reale.
Gli atti compiuti con l`altrui tolleranza non possono servire di fondamento all`acquisto del possesso.
Tuttavia nei rapporti tra privati è concessa l`azione di spoglio rispetto ai beni appartenenti al pubblico demanio e ai beni delle province e dei comuni soggetti al regime proprio del demanio pubblico (822, 824).
Se trattasi di esercizio di facoltà, le quali possono formare oggetto di concessione da parte della pubblica amministrazione, e data altresì l`azione di manutenzione (1170).
Il possesso continua nell`erede con effetto dall`apertura della successione (456, 460).
E` possessore di buona fede chi possiede ignorando di ledere l`altrui diritto (535).
La buona fede non giova se l`ignoranza dipende da colpa grave.
La buona fede e presunta e basta che vi sia stata al tempo dell`acquisto.
Il possessore che è tenuto a restituire i frutti indebitamente percepiti ha diritto al rimborso delle spese a norma del secondo comma dell`art. 821 (1282).
L`indennità si deve corrispondere nella misura dell`aumento di valore conseguito dalla cosa per effetto dei miglioramenti, se il possessore è di buona fede; se il possessore è di mala fede, nella minor somma tra l`importo della spesa e l`aumento di valore.
Per le addizioni fatte dal possessore sulla cosa si applica il disposto dell`art. 936. Tuttavia, se le addizioni costituiscono miglioramento e il possessore è di buona fede, e dovuta una indennità nella misura dell`aumento di valore conseguito dalla cosa (att. 157).
L`autorità giudiziaria, avuto riguardo alle circostanze, può disporre che il pagamento delle indennità previste dall`articolo precedente sia fatto ratealmente, ordinando, in questo caso, le opportune garanzie (1179).
Egli ha lo stesso diritto finché non siano prestate le garanzie ordinate dall`autorità giudiziaria nel caso previsto dall`articolo precedente.
Art. 1153 Effetti dell`acquisto del possesso
La proprietà si acquista libera da diritti altrui sulla cosa, se questi non risultano dal titolo e vi è la buona fede dell`acquirente.
Art. 1154 Conoscenza dell`illegittima provenienza della cosa
A colui che ha acquistato conoscendo l`illegittima provenienza della cosa, non giova l`erronea credenza che il suo autore o un precedente possessore ne sia divenuto proprietario.
SEZIONE III Dell`usucapione
Colui che acquista in buona fede da chi non e proprietario un immobile, in forza di un titolo che sia idoneo a trasferire la proprietà e che sia stato debitamente trascritto (2643 e seguenti), ne compie l`usucapione in suo favore col decorso di dieci anni dalla data della trascrizione.
Art. 1159 bis Usucapione speciale per la piccola proprietà rurale
Colui che acquista in buona fede da chi non è proprietario, in forza di un titolo che sia idoneo a trasferire la proprietà e che sia debitamente trascritto, un fondo rustico con annessi fabbricati, situati in comuni classificati montani dalla legge, ne compie l`usucapione in suo favore col decorso di cinque anni dalla data di trascrizione.
L`usucapione di un`universalità di mobili (816) o di diritti reali di godimento sopra la medesima si compie in virtù del possesso continuato per venti anni.
Nel caso di acquisto in buona fede (1147) da chi non e proprietario, in forza di titolo idoneo, l`usucapione si compie con il decorso di dieci anni.
Se il possessore è di mala fede, l`usucapione si compie con il decorso di venti anni.
Colui che acquista in buona fede da chi non è proprietario un bene mobile iscritto in pubblici registri (815, 2683; Cod. Nav. 146 e seguenti, 753 e seguenti), in forza di un titolo che sia idoneo a trasferire la proprietà (1321) e che sia stato debitamente trascritto, ne compie in suo favore l`usucapione col decorso di tre anni dalla data della trascrizione.
Se non concorrono le condizioni previste dal comma precedente, l`usucapione si compie col decorso di dieci anni.
Il possesso acquistato in modo violento o clandestino non giova per l`usucapione se non dal momento in cui la violenza o la clandestinità e cessata.
Chi ha il possesso corrispondente all`esercizio di un diritto reale su cosa altrui non può usucapire la proprietà della cosa stessa, se il titolo del suo possesso non è mutato per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione da lui fatta contro il diritto del proprietario. Il tempo necessario per l`usucapione decorre dalla data in cui il titolo del possesso è stato mutato.
Le disposizioni generali sulla prescrizione (2934 e seguenti), quelle relative alle cause di sospensione e d`interruzione (2941 e seguenti) e al computo dei termini (2962 e seguenti) si osservano, in quanto applicabili, rispetto all`usucapione.
Nell`usucapione ventennale non hanno luogo, riguardo al terzo possessore di un immobile o di un diritto reale sopra un immobile, ne l`impedimento derivante da condizione o da termine (2935), ne le cause di sospensione indicate dall`art. 2942.
L`impedimento derivante da condizione o da termine e le cause di sospensione menzionate nel detto articolo non sono nemmeno opponibili al terzo possessore nella prescrizione per non uso dei diritti reali sui beni da lui posseduti (954, 970, 1014).
Art. 1167 Interruzione dell`usucapione per perdita di possesso
L`usucapione è interrotta (2945) quando il possessore è stato privato del possesso per oltre un anno.
L`interruzione si ha come non avvenuta se è stata proposta l`azione (2953) diretta a ricuperare il possesso e questo è stato ricuperato.
Chi è stato violentemente od occultamente spogliato del possesso può, entro l`anno dal sofferto spoglio, chiedere contro l`autore di esso la reintegrazione del possesso medesimo.
L`azione è concessa altresì a chi ha la detenzione della cosa (1140), tranne il caso che l`abbia per ragioni di servizio o di ospitalità.
Art. 1169 Reintegrazione contro l`acquirente consapevole dello spoglio
La reintegrazione si può domandare anche contro chi è nel possesso in virtù di un acquisto a titolo particolare (1321), fatto con la conoscenza dell`avvenuto spoglio.
Chi è stato molestato nel possesso di un immobile, di un diritto reale sopra un immobile o di un`universalità di mobili (816) può, entro l`anno dalla turbativa, chiedere la manutenzione del possesso medesimo (Cod. Proc. Civ. 703 e seguenti).
L`azione e data se il possesso dura da oltre un anno, continuo e non interrotto, e non è stato acquistato violentemente o clandestinamente. Qualora il possesso sia stato acquistato in modo violento o clandestino, l`azione può nondimeno esercitarsi, decorso un anno dal giorno in cui la violenza o la clandestinità è cessata.
Il proprietario, il titolare di altro diritto reale di godimento o il possessore, il quale ha ragione di temere che da una nuova opera, da altri intrapresa sul proprio come sull`altrui fondo, sia per derivare danno alla cosa che forma l`oggetto del suo diritto o del suo possesso, può denunziare all`autorità giudiziaria la nuova opera, purché questa non sia terminata e non sia trascorso un anno dal suo inizio.
L`autorità giudiziaria, presa sommaria cognizione del fatto, può vietare la continuazione della opera, ovvero permetterla, ordinando le opportune cautele: nel primo caso, per il risarcimento del danno prodotto dalla sospensione dell`opera, qualora le opposizioni al suo proseguimento risultino infondate nella decisione del merito; nel secondo caso, per la demolizione o riduzione dell`opera e per il risarcimento del danno che possa soffrirne il denunziante, se questi ottiene sentenza favorevole, nonostante la permessa continuazione (Cod. Proc. Civ. 688 e seguenti).
Il proprietario, il titolare di altro diritto reale di godimento o il possessore, il quale ha ragione di temere che da qualsiasi edificio, albero o altra cosa sovrasti pericolo di un danno grave e prossimo alla cosa che forma l`oggetto del suo diritto o del suo possesso, può denunziare il fatto all`autorità giudiziaria e ottenere, secondo le circostanze, che si provveda per ovviare al pericolo (Cod. Proc. Civ. 688 e seguenti).
L`autorità giudiziaria, qualora ne sia il caso, dispone idonea garanzia (1179; Cod. Proc. Civ. 119) per i danni eventuali.

References: Art. 2
 art. 12

Art. 833

Art. 839

Art. 848

Art. 855

Art. 856

Art. 868

Art. 885

Art. 905

Art. 906

Art. 910

Art. 942

Art. 947

Art. 959

Art. 960

Art. 965

Art. 967

Art. 970

Art. 971
 sentenza 

Art. 974

Art. 976

Art. 980

Art. 999

Art. 1004

Art. 1008

Art. 1012

Art. 1014

Art. 1015

Art. 1018

Art. 1019

Art. 1025

Art. 1026

Art. 1028
 sentenza 
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Art. 1038

Art. 1040

Art. 1041

Art. 1042

Art. 1046
 sentenza 
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Art. 1055

Art. 1067

Art. 1080

Art. 1081

Art. 1082

Art. 1083

Art. 1085

Art. 1091

Art. 1092

Art. 1097

Art. 1098
 sentenza 

Art. 1108

Art. 1117

Art. 1122

Art. 1127

Art. 1128

Art. 1129

Art. 1130

Art. 1133

Art. 1135

Art. 1136
 art. 2
 art. 9
 art. 26

Art. 1137

Art. 1153

Art. 1154

Art. 1159

Art. 1167

Art. 1169
 sentenza