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Timestamp: 2020-07-14 02:24:06+00:00

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Vendite su aree pubbliche: con il posteggio si è anche ambulanti
24 febbraio 2016 da RSS TeleConsul Editore S.p.A.
Il titolare di un’autorizzazione all’esercizio dell’attività di vendita su aree pubbliche mediante l’utilizzo di un posteggio dato in concessione può, nei giorni in cui non si effettua il mercato, svolgere anche attività ambulante (Ministero sviluppo economico – Risoluzione, n. 128846/2015).
L’autorizzazione all’esercizio dell’attività di vendita sulle aree pubbliche mediante l’utilizzo di un posteggio consente di esercitare l’attività commerciale nell’ambito di un area pubblica anche in forma itinerante, esclusivamente nell’ambito del territorio regionale al quale appartiene il comune che ha rilasciato l’autorizzazione e nei soli giorni in cui non si effettua il mercato. Inoltre, la suddetta autorizzazione consente anche di partecipare alle fiere che si svolgono sul tutto il territorio nazionale.
Stesso discorso non vale per il soggetto autorizzato alla vendita su aree pubbliche esclusivamente in forma itinerante che risulta invece abilitato alla sola vendita al domicilio del consumatore, nonché alla vendita nei locali ove questi si trovi per motivi di lavoro, di studio, di cura, di intrattenimento o svago.
Benefici “prima casa”: l’inidoneità dell’immobile già posseduto
Ai fini della fruizione delle agevolazioni tributarie per l’acquisto della prima casa, il possesso di altra abitazione al momento dell’acquisto, se dichiarata l’inidoneità abitativa, non incide sul diritto di godere di tali agevolazioni (Corte di Cassazione – Sentenza 05 febbraio 2016, n. 2278).
La Suprema Corte ha respinto il ricorso di due coniugi avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, che ha accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate per il recupero delle agevolazioni fiscali previste per l’acquisto della prima casa, proprietari al momento dell’acquisto di altro immobile nell’ambito dello stesso comune.
Secondo la Cassazione, in materia di agevolazioni per l’acquisto della cosiddetta prima casa, il requisito della non possidenza di altro fabbricato idoneo ad abitazione sussiste quando l’acquirente possieda un alloggio che non sia concretamente idoneo, per dimensioni e caratteristiche complessive, a sopperire ai bisogni abitativi suoi e della famiglia.
L’inidoneità dell’alloggio già posseduto deve essere valutata dal punto di vista soggettivo del compratore in relazione alle esigenze abitative del suo nucleo familiare.
Nella specie, il ricorso è respinto, in quanto la “scomodità” per i due figli pur di sesso diverso, di dover dormire nella stessa camera non equivale ad inidoneità abitativa.
Perdita dei benefici “prima casa” se la permuta non è perfezionata entro un anno
Con la recente Sentenza n. 2613 del 10 febbraio 2016, la Corte di Cassazione ha affermato che è legittimo l’atto con il quale l’Agenzia delle Entrate revoca i benefici “prima casa” nei confronti del contribuente che, in forza di un preliminare di permuta, rivende prima del decorso di cinque anni l’abitazione acquistata fruendo delle agevolazioni fiscali, ma non procede alla stipula del contratto definitivo di permuta entro un anno dalla vendita, perché il secondo immobile risulta gravato da domanda di esecuzione forzata.
L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di liquidazione ed irrogazione sanzioni per il recupero delle imposte di registro, ipotecaria e catastale in relazione all’atto di acquisto di immobile ad uso abitazione usufruendo dei benefici “prima casa”, fondato sulla revoca dell’agevolazione fiscale per rivendita del medesimo immobile prima del decorso del quinquennio senza riacquisto di altro immobile entro l’anno successivo.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente, affermando che l’avviso di liquidazione doveva ritenersi illegittimo “per la palese ed inequivocabile addebitabilità alla contribuente della circostanza impeditivi del perfezionamento dell’atto formale di acquisto dell’unità immobiliare”.
Su ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, la Core di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, dichiarando legittimo l’atto di recupero delle imposte e di irrogazione delle sanzioni per decadenza dei benefici “prima casa”.
I giudici della Suprema Corte hanno sottolineato che, in tema di agevolazioni tributarie per l’acquisto della prima casa, nell’ipotesi di contratto preliminare di permuta deve ritenersi applicabile il principio consolidato in giurisprudenza secondo il quale, il contribuente che abbia venduto l’immobile entro cinque anni dall’acquisto, per evitare la decadenza dal beneficio, é tenuto a comprare, entro un anno dall’alienazione, altro immobile da adibire a propria abitazione principale, non potendosi considerare sufficiente la stipula di un contratto preliminare, che ha effetti solo obbligatori, atteso che per “acquisto”, ai sensi dell’art. 1, nota II bis, quarto comma, della Tariffa allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, si deve intendere l’acquisizione del diritto di proprietà e non la mera insorgenza del diritto di concludere un contratto di compravendita.
D’altronde le disposizioni concernenti la perdita del beneficio espressamente stabiliscono che la revoca non si applica nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici prima casa, proceda all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale. La formulazione della norma, secondo la Corte di Cassazione, esclude la possibilità di dare rilevanza alcuna a stati soggettivi (quali la trascrizione di una domanda di esecuzione forzata sull’immobile da acquistare) o cause di forza maggiore che abbiano inciso sulla perdurante ricorrenza dei presupposti normativamente previsti, entro i termini fissati dalla legge, per il mantenimento del beneficio.
Comunicazione annuale dati IVA: trasmissione entro il 29 febbraio
23 febbraio 2016 da RSS TeleConsul Editore S.p.A.
La “Comunicazione annuale dati IVA” è prevista al fine di ottemperare, nei termini prescritti dalla normativa comunitaria, al calcolo delle “risorse proprie” che ciascuno Stato membro deve versare al bilancio comunitario. La Comunicazione deve essere trasmessa esclusivamente in via telematica entro il 29 febbraio 2016. Sebbene non abbia una vera e propria natura dichiarativa, la mancata o tardiva presentazione è soggetta a sanzione amministrativa.
La normativa stabilisce l’obbligo per i contribuenti IVA di presentare, entro il mese di febbraio di ciascun anno, una Comunicazione dei dati relativi all’imposta sul valore aggiunto dovuta per l’anno solare precedente.
Quindi, sono obbligati alla presentazione della “Comunicazione annuale dati IVA”, in linea generale, i contribuenti (sia persone fisiche, sia società ed enti) titolari di partita IVA tenuti alla presentazione della dichiarazione annuale IVA, anche se nell’anno non sono state effettuate operazioni imponibili ovvero non si è tenuti ad effettuare le liquidazioni periodiche.
Sono previste, tuttavia, specifiche ipotesi di esonero dall’adempimento
– i contribuenti che per l’anno d’imposta hanno registrato esclusivamente operazioni esenti, nonché coloro che essendosi avvalsi della dispensa dagli obblighi di fatturazione e di registrazione hanno effettuato soltanto operazioni esenti (anche se tenuti a presentare la dichiarazione annuale IVA). L’esonero non si applica se sono state registrate operazioni intracomunitarie o acquisti soggetti a “reverse charge”;
– i produttori agricoli che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 7.000 euro;
– gli esercenti attività di organizzazione di giochi, di intrattenimenti ed altre attività simili esonerati dagli adempimenti IVA;
– le imprese individuali che hanno dato in affitto l’unica azienda e non hanno esercitato altra attività rilevante agli effetti dell’IVA;
– i soggetti esonerati dagli adempimenti IVA in relazione ai proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali;
– i soggetti domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea, non identificati in ambito comunitario, identificati ai fini dell’IVA nel territorio dello Stato per l’assolvimento degli adempimenti relativi ai servizi resi tramite mezzi elettronici a committenti non soggetti passivi d’imposta domiciliati o residenti in Italia o in altro Stato membro;
– gli enti privati di previdenza obbligatoria che svolgono attività previdenziali e assistenziali;
– le persone fisiche che hanno realizzato un volume di affari uguale o inferiore a 25.000 euro ancorché tenuti a presentare la dichiarazione annuale;
– i contribuenti che si avvalgono del regime forfetario;
– le persone fisiche che si avvalgono del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità;
– i contribuenti che presentano la dichiarazione annuale IVA in forma autonoma entro il 29 febbraio 2016.
Nel modello di “Comunicazione annuale dati IVA”, sostanzialmente, devono essere indicati i dati complessivi delle risultanze delle liquidazioni periodiche (ovvero delle risultanze annuali per i contribuenti non tenuti alle liquidazioni periodiche), al fine di determinare l’IVA dovuta o a credito, senza tener conto delle eventuali operazioni di rettifica e di conguaglio (ad esempio calcolo definitivo del pro rata), oltre ad altri dati sintetici relativi alle operazioni effettuate nel periodo.
Nella “Comunicazione” non vanno indicati: le compensazioni effettuate nell’anno d’imposta, il riporto del credito IVA relativo all’anno precedente, i rimborsi infrannuali richiesti nonché la parte del credito IVA concernente l’anno d’imposta per il quale si intende richiedere a rimborso.
La natura e gli effetti della “Comunicazione annuale dati IVA” non sono quelli propri di una “Dichiarazione” bensì quelli riferibili alle comunicazioni di dati e notizie. Attraverso tale adempimento, infatti, non si procede alla definitiva autodeterminazione dell’IVA dovuta, che avverrà invece attraverso il tradizionale strumento della dichiarazione annuale.
Il modello di “Comunicazione annuale dati IVA” deve essere presentato esclusivamente per via telematica, entro e non oltre il 29 febbraio 2016.
A tal fine, la trasmissione può essere effettuata:
– direttamente dal contribuente, attraverso i servizi telematici ENTRATEL o FISCONLINE a seconda della specifica abilitazione posseduta;
– tramite intermediari incaricati (dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali, consulenti del lavoro, CAF, associazioni sindacali di categoria tra imprenditori, avvocati, ecc.) che utilizzano esclusivamente il servizio telematico ENTRATEL;
– nell’ambito del gruppo societario, per le comunicazioni dei soggetti appartenenti al gruppo stesso, attraverso uno o più soggetti dello stesso gruppo, esclusivamente attraverso il servizio telematico Entratel.
L’omessa trasmissione della “Comunicazione”, ma anche l’invio della stessa con dati incompleti o inesatti, è soggetta alla sanzione amministrativa da 250 a 2.000 euro, e non è possibile applicare il ravvedimento operoso per regolarizzare la violazione.
Inoltre, non è possibile rettificare o integrare una comunicazione già presentata, per cui eventuali errori nella compilazione possono essere corretti soltanto in sede di Dichiarazione annuale IVA.
Con il provvedimento 19 febbraio 2016, n. 27036 l’Agenzia delle entrate ha approvato il nuovo modello di cartella di pagamento e dei fogli Avvertenze relativi ai ruoli dell’Agenzia delle entrate.
L’adozione del nuovo modello è obbligatoria per le cartelle di pagamento relative ai ruoli consegnati agli Agenti della riscossione a decorrere dal 1° gennaio 2016.
Il modello di cartella di pagamento è stato rivisto al fine di garantire una migliore fruibilità del contenuto informativo allo scopo di assicurare maggiore chiarezza e trasparenza al contribuente.
Le indicazioni utili al contribuente per l’assolvimento del debito sono state riunite nella medesima sezione (“Dove e come pagare”) che contiene tutte le informazioni relative alle molteplici modalità di pagamento precedentemente illustrate in due sezioni distinte.
È stata adeguata la terminologia attinente alle somme spettanti all’Agente della riscossione sostituendo la parola “compensi” con “oneri di riscossione”.
A seguito delle modifiche normative in materia di contenzioso tributario apportate dal decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156, nonché del nuovo assetto organizzativo dell’Agenzia delle entrate si è resa necessaria anche una revisione delle Avvertenze relative ai ruoli dell’Agenzia delle entrate.
In particolare, per effetto della riformulazione dell’art. 17-bis del d.lgs. n. 546 del 1992 che disciplina l’istituto del reclamo-mediazione, è stata ridenominata la sezione “Presentazione del reclamo-mediazione e del ricorso” in “Presentazione del ricorso” ed è stato eliminato ogni riferimento alla pregressa disciplina che imponeva al contribuente di presentare, in via preliminare, un’istanza di reclamo-mediazione. In base alla nuova previsione normativa, infatti, per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, la presentazione del ricorso giurisdizionale produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa.
È stato, inoltre, adeguato il riferimento al limite di valore della controversia ai fini della costituzione in giudizio senza l’assistenza tecnica di un difensore, innalzato da 2.582,28 euro a 3.000,00 euro.
Con specifico riguardo al foglio Avvertenze relativo ai ruoli emessi dagli Uffici provinciali-Territorio e a cui sono stati apportati i necessari aggiornamenti, si precisa che lo stesso resta valido solo con riguardo ai ruoli emessi dagli Uffici provinciali-Territorio di Roma, Milano, Napoli e Torino che hanno mantenuto una struttura autonoma. Per i ruoli emessi dai restanti Uffici provinciali-Territorio – che invece, a decorrere dal 1° gennaio 2016 costituiscono articolazione interna delle corrispondenti Direzioni provinciali – viene utilizzato il nuovo foglio Avvertenze.
È stato soppresso il foglio Avvertenze relativo alle sanzioni amministrative, in quanto sanzioni di natura tributaria e, pertanto, rientranti nella disciplina prevista nel nuovo foglio Avvertenze.
Non pagano l’Irap i medici convenzionati
Per il medico di base, la disponibilità di beni strumentali e attrezzature, rientranti nel “minimo indispensabile” per l’esercizio della sua attività, non integra, in assenza di personale dipendente, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini dell’assoggettamento ad IRAP (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Sentenza 27 gennaio 2016, n. 1472).
La Corte di Cassazione, ancora una volta, ha affermato che in tema di IRAP, con riguardo all’attività di un professionista, la sola disponibilità di beni strumentali e attrezzature che rientrano nell’ambito del “minimo indispensabile” per l’esercizio dell’attività professionale, obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sé, il requisito dell’autonoma organizzazione. Per escludere l’assoggettamento all’IRAP è necessario dimostrare l’oggettiva inesistenza di un apparato esterno alla persona del professionista e da lui distinto, risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui in misura eccedente il minimo indispensabile per lo svolgimento di un’attività senza le caratteristiche dell’autonoma organizzazione, indipendentemente dai riflessi immediati che tale organizzazione determini sull’entità del suo reddito.
Pertanto, accoglie il ricorso del medico di base convenzionato con il servizio sanitario nazionale, dopo aver accertato l’assenza del presupposto dell’autonoma organizzazione per assenza di collaboratori e di significativi beni strumentali e con ridottissimo impiego di capitale.
Pagano l’Irap gli agenti di commercio autonomamente organizzati
La Corte di Cassazione, ai fini della sussistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione dell’Irap, non attribuisce importanza, tale da giustificare l’imposizione, all’indicazione nella dichiarazione dei redditi dell’agente di commercio di limitate spese per quote di ammortamento e per collaborazioni (Corte di cassazione – sentenza n. 1474/2016).
L’agente di commercio paga l’Irap in presenza del requisito dell’autonoma organizzazione che ricorre quando il contribuente:
– sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia , quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
– impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'”id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Non si paga l’Irap qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata ossia l’agente di commercio svolga l’attività personalmente in via diretta ed esclusiva, senza dipendenti e/o collaboratori, senza l’apporto di capitali e con l’utilizzo di beni strumentali minimi.
L’autonoma organizzazione può essere dimostrata con documenti che con certezza riconoscono l’incidenza che ha sull’attività del contribuente. Di fatto, non ha alcuna rilevanza ai fini Irap l’indicazione nella dichiarazione dei redditi di limitate spese per quote di ammortamento e per collaborazioni.
Niente IRAP per gli agenti di commercio in assenza di autonoma organizzazione
22 febbraio 2016 da RSS TeleConsul Editore S.p.A.
In relazione alle controversie per il rimborso dell’Irap, la Corte di Cassazione, sentenza 22 gennaio 2016, n. 1167, ribadisce che l’attività di agente di commercio non è soggetta all’imposta se si svolge in assenza di autonoma organizzazione.
La Suprema Corte ha accolto il ricorso di un agente di commercio, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale, che ha affermato la legittimità del silenzio-rifiuto opposto dall’Agenzia delle entrate alle istanze di rimborso avanzate dal contribuente, in merito all’Irap versata.
In tema di Irap anche l’esercizio dell’attività di agente di commercio è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia , quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'”id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell’imposta asseritamene non dovuta, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni.
Come comunicare la spese funebri per il 730 precompilato
19 febbraio 2016 da RSS TeleConsul Editore S.p.A.
Con il Provvedimento n. 27002 del 19 febbraio 2016, l’Agenzia delle Entrate ha approvato le modalità tecniche per la comunicazione all’anagrafe tributaria, esclusivamente in via telematica, dei dati relativi alle spese funebri da parte delle imprese funebri e degli altri soggetti che fatturano le prestazioni, ai fini della compilazione del Modello 730-precompilato.
CHI E COSA DEVE ESSERE TRASMESSO
Ai fini dell’elaborazione della dichiarazione Modello 730 precompilato, è prevista la graduale trasmissione all’anagrafe tributaria dei dati relativi alle spese che danno diritto a deduzioni dal reddito o detrazioni dall’imposta.
A partire dai dati relativi al 2015, è disposto l’obbligo di comunicazione all’Agenzia delle Entrate anche per le spese funebri sostenute in dipendenza della morte di persone.
Sono obbligati ad effettuare la comunicazione i soggetti che emettono le fatture relative alle spese funebri.
I dati trasmessi e acquisiti con esito positivo dall’anagrafe tributaria sono utilizzati ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata e per lo svolgimento delle attività di controllo sulle dichiarazioni dei redditi. I dati, in particolare, sono conservati fino al 31 dicembre del sesto anno successivo ad ogni anno d’imposta, e allo scadere di tale periodo saranno integralmente e automaticamente cancellati.
MODALITA’ E TERMINI DI COMUNICAZIONE
I dati devono essere comunicati alla anagrafe tributaria, esclusivamente in via telematica, entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui le spese sono state fatturate, con una delle seguenti modalità:
– direttamente, utilizzando il servizio telematico Entratel o Fisconline in relazione ai requisiti da essi posseduti per la trasmissione telematica delle dichiarazioni;
– tramite gli intermediari incaricati attraverso il servizio telematico Entratel (società designata nell’ambito del gruppo societario, commercialisti e ragionieri, consulenti del lavoro, periti ed esperti iscritti nei ruoli della CCIAA, associazioni sindacali di categoria tra imprenditori, CAF).
– Ordinaria, cioè la comunicazione con cui si inviano i dati richiesti. Per lo stesso periodo d’imposta possono essere inviate più comunicazioni ordinarie, e i dati di ogni comunicazione successiva si aggiungono a quelli già inviati in precedenza;
– Sostitutivo, cioè la comunicazione con la quale si opera la completa sostituzione di una comunicazione ordinaria o sostitutiva precedentemente inviata e acquisita con esito positivo dal sistema telematico;
– Annullamento, cioè la comunicazione con cui si richiede l’annullamento di una comunicazione ordinaria o sostitutiva precedentemente trasmessa e acquisita con esito positivo dal sistema telematico. L’annullamento di una comunicazione sostitutiva determina la cancellazione di tutti i dati contenuti nella sostitutiva, senza ripristinare quelli della comunicazione sostituita.
SEGNALAZIONE DI SCARTO E CORREZIONE DEGLI ERRORI
Una volta effettuata la trasmissione telematica, può verificarsi lo scarto della comunicazione per uno dei seguenti motivi:
a) mancato riconoscimento del codice di autenticazione per il servizio Entratel e del codice di riscontro per il servizio Fisconline;
Nell’ipotesi, poi, di incongruenze tra i dati inviati viene comunicata una ricevuta di scarto nella quale sono indicati i dati identificativi della comunicazione ed il motivo dello scarto.
In ogni caso, la segnalazione di errore che ha determinato lo scarto può essere corretta mediante l’invio di una nuova comunicazione con i dati corretti entro il termine del 28 febbraio ovvero, se più favorevole, entro i cinque giorni successivi alla segnalazione di errore da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Opposizione all’inserimento delle spese universitarie nella precompilata
Forniti chiarimenti circa l’opposizione da parte degli studenti universitari all’inserimento dei dati relativi alle spese universitarie nella dichiarazione pre-compilata (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 19 febbraio 2016, n. 27065).
A partire dai dati relativi al 2015, le università statali e non statali hanno l’obbligo di trasmettere al Fisco le informazioni riguardanti le spese universitarie.
Per ciascuno studente le università statali e non statali comunicano l’ammontare delle spese universitarie sostenute nell’anno d’imposta precedente con l’indicazione dei soggetti che hanno sostenuto le spese e dell’anno accademico di riferimento. Le spese universitarie sono comunicate al netto dei relativi rimborsi e contributi. Sono indicati separatamente i rimborsi erogati nell’anno d’imposta ma riferiti a spese sostenute in anni d’imposta precedenti. Non devono essere comunicati i dati relativi alle spese sostenute per lo studente da parte di enti, società, imprese e professionisti e, in generale, da parte di soggetti diversi dallo studente o dai suoi familiari, in quanto non costituiscono oneri detraibili.
Dal 2 gennaio al 28 febbraio di ciascun anno ogni studente può esercitare la propria opposizione all’Agenzia delle entrate ad utilizzare i dati relativi alle spese universitarie sostenute nell’anno precedente e ai rimborsi ricevuti nell’anno precedente, per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata. Se lo studente è un familiare a carico i dati relativi alle spese universitarie e ai rimborsi per i quali ha esercitato l’opposizione non sono visualizzabili dai soggetti di cui risulta a carico, né nella dichiarazione precompilata né nell’elenco delle informazioni attinenti la dichiarazione stessa. Con riferimento alle spese universitarie sostenute nell’anno 2015, l’opposizione può essere esercitata dal 20 febbraio 2016 fino al 21marzo 2016.

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 Provvedimento n.