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CONSIGLIO REGIONALE ATTI 1012 PROGETTO DI LEGGE N di iniziativa del Consigliere regionale. Cremonesi - PDF
CONSIGLIO REGIONALE ATTI 1012 PROGETTO DI LEGGE N di iniziativa del Consigliere regionale. Cremonesi
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Giorgiana Cuomo
1 REGIONE LOMBARDIA IX LEGISLATURA CONSIGLIO REGIONALE ATTI 1012 PROGETTO DI LEGGE N di iniziativa del Consigliere regionale Cremonesi Interventi di prevenzione e di contrasto della violenza di genere e misure a sostegno delle donne in difficoltà e dei minori vittime di violenza PRESENTATO IL 18/06/2010 ASSEGNATO IN DATA 22/06/2010 ALLA COMMISSIONE REFERENTE III CONSULTIVE I e II Altri pareri Commissione per le Pari opportunità
2 Relazione Il Parlamento Europeo, con la decisione n.803/2004/ce, ha stabilito che la violenza fisica, sessuale e psicologica contro i bambini, i giovani e le donne, ivi comprese la minaccia di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata, lede il loro diritto alla vita, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità e all integrità fisica e emotiva e costituisce una minaccia grave per la salute fisica e psichica delle vittime di tale violenza. Gli effetti di tali atti di violenza sono così diffusi in tutta la Comunità da costituire un autentica minaccia per la salute e un ostacolo al godimento del diritto a una cittadinanza sicura, libera e giusta. La violenza contro le donne rappresenta un problema di salute pubblica, ma anche un emergenza sociale che si riflette negativamente non solo sulla condizione psicologica e fisica delle vittime, ma anche sulle persone che vivono a contatto con loro. L Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2002 nel World Report on Violence and Health ha definito la violenza sessuale un problema che riguarda tutto il mondo e uno dei principali problemi per la sanità pubblica. E un costo molto alto per tutti: per le vittime, che vivranno una vita di isolamento e di menomazioni; per i paesi che le ospitano, con maggiori spese per i servizi medici, per i tribunali e per il sistema della sicurezza. A questi va aggiunto il prezzo pagato dalle future generazioni in termini di disagio e sviluppo. In Cile, nel 1996, la violenza domestica è costata alle donne 1,56 miliardi di dollari in mancati guadagni, pari a oltre il 2% del prodotto interno lordo. In Australia, i danni sulla salute femminile provocati dalle violenze sessuali hanno comportato una perdita di 6,3 miliardi di dollari l anno. Sono tutti costi che rallentano fortemente lo sviluppo locale, mettono in perenne situazione di disparità sociale i generi e provocano problemi insostenibili per le società attuali e future. Secondo un indagine condotta dall ISTAT nel 2006 su un campione di donne fra i 16 e i 70 anni, sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne vittime di violenza fisica e sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 violenze fisiche (18,8%), circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner; se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%. Il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo. Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%). A subire più violenze nel corso della vita sono le donne separate e divorziate: il 63,9%, il doppio del dato medio. Valori superiori alla media emergono anche per le nubili, le laureate e le diplomate, le dirigenti, le imprenditrici e le libere professioniste, le studentesse, le donne di età compresa fra i 25 e i 44 anni. Considerando anche la distribuzione territoriale, valori più elevati si evidenziano per le residenti nel Nord-est, nel Nord-ovest e nel Centro, e per quelle dei centri metropolitani :
3 Nord-ovest 34,5% Nord-est 35,5% Centro 35,9% Sud 26,8% Isole 24,3% Il dato della Lombardia (34,8%) evidenzia che un vuoto legislativo non è più sostenibile. Con la presente legge vogliamo affrontare il tema della violenza in modo specifico, individuare strumenti di contrasto alla violenza e di accoglienza alle vittime con il coinvolgimento di tutti i soggetti che, a vario titolo, possono affrontare il fenomeno. Le importanti esperienze dei Centri antiviolenza presenti sul territorio, in collaborazione con Istituzioni, Enti Locali e associazioni di donne, sono determinanti per sviluppare culturalmente una consapevolezza sulle cause e le conseguenze della violenza. Il fatto che sempre più donne si rivolgano ai Centri significa che essi sono uno strumento importante di acquisizione di cittadinanza e danno la possibilità di porre fine a situazioni di sopraffazione, iniziando un percorso di riconquista della propria stima e dignità, della fiducia necessaria a ricostruirsi una vita. La creazione di una rete di relazioni fra tutti i soggetti impegnati contro la violenza consentirà di svolgere un importante lavoro di prevenzione e sensibilizzazione della società civile, ma anche di formazione professionale e specifica per gli operatori socio-sanitari, le Forze dell Ordine e gli operatori di giustizia. La proposta di legge persegue due obiettivi di fondo. Il primo attribuisce alla Regione un ruolo di sostegno ed incentivo all attività di prevenzione della violenza sessuale. Riteniamo che la prevenzione debba basarsi sui principi di una civile convivenza, sul rispetto reciproco fra i sessi, sul rispetto dell identità sessuale, religiosa e culturale, sul principio della non violenza. Il secondo obiettivo è quello di creare una rete di soggetti per garantire procedure omogenee su tutto il territorio regionale. A tale scopo il coinvolgimento degli Enti Locali ci sembra indispensabile, come altrettanto indispensabile riteniamo sia l istituzione di un Osservatorio regionale sulla violenza, un organismo in grado di raccogliere e analizzare dati, promuovere relazioni fra i soggetti interessati e armonizzare le metodologie di intervento sul territorio. L istituzione di case rifugio e alloggi temporanei per fornire protezione alle vittime dovrà essere disposta su indicazione dei Comuni di riferimento. A tale proposito la Regione, nella programmazione delle politiche abitative, ovvero nelle sue azioni e misure attuative, individua le risorse finanziarie e le modalità di finanziamento di dette case rifugio.
4 Articolo 1 (Principi) 1. La Regione Lombardia riconosce che la violenza di genere contro le donne e i minori costituisce violazione dei diritti umani fondamentali, dell integrità fisica e psicologica, della sicurezza, della libertà e della dignità. 2. Gli effetti della violenza di genere, sulle donne e sui minori, di natura fisica, sessuale, psicologica, economica e di privazione della libertà personale costituiscono un ostacolo al godimento del diritto ad una cittadinanza sicura, libera e giusta. Articolo 2 (Finalità) Con la presente legge la Regione si propone di: a) assicurare alle donne che subiscono atti di violenza, ivi compresa la minaccia di tali atti, il diritto ad un sostegno per consentire loro di recuperare e rafforzare la propria autonomia, materiale e psicologica, la propria integrità fisica e dignità nel rispetto della personale riservatezza; b) tutelare le donne, sole o con minori, indipendentemente dal loro stato civile o dalla loro cittadinanza, che vivono in situazioni di disagio o difficoltà, che subiscono violenza o minaccia di violenza, in tutte le sue forme, fuori o dentro la famiglia; c) promuovere interventi di prevenzione della violenza di genere, di diffusione della cultura della legalità e del rispetto dei diritti, attraverso il coinvolgimento delle Istituzioni scolastiche e dei mezzi di informazione. Articolo 3 (Interventi regionali) 1. La Regione, in collaborazione con gli Enti locali e le Aziende Sanitarie Locali, riconosce e valorizza le pratiche di accoglienza autonome e autogestite, basate sulle relazioni tra donne, avvalendosi delle esperienze e delle competenze espresse localmente dai soggetti organizzati che abbiano tra i loro scopi la lotta alla violenza sulle donne e sui minori e la sua prevenzione. 2. La Regione favorisce e sostiene attività di prevenzione, di tutela e di solidarietà alle vittime della violenza, nonché percorsi di elaborazione culturale, informazione e sensibilizzazione sul fenomeno della violenza contro le donne e i minori. 3. La Regione, attraverso un attività integrata a vari livelli, promuove e coordina iniziative per prevenire e contrastare, anche mediante azioni coordinate fra istituzioni e realtà associative e di volontariato presenti sul territorio, la violenza di genere e coinvolge le istituzioni scolastiche a fini di prevenzione e per concorrere alla formazione di una cultura del rispetto di genere. 4. Per la realizzazione degli interventi di cui al presente articolo, la Regione promuove protocolli di intesa e protocolli operativi tra Enti pubblici, istituzioni scolastiche, Forze dell Ordine e Autorità giudiziaria, Centri Antiviolenza e ogni altro soggetto che opera nel campo della tutela delle donne, allo scopo di creare reti e sistemi articolati in modo equilibrato sul territorio a partire dal livello provinciale. 5. Al fine di migliorare la comprensione del fenomeno della violenza verso le donne e i minori, di favorire l assistenza alle vittime e di aiutare e sostenere quest ultime nella denuncia degli episodi di violenza alle autorità competenti per consentire la prevenzione del fenomeno, la Regione individua percorsi formativi idonei per tutti gli operatori sociali e sanitari chiamati a intervenire.
5 Articolo 4 (Centri Antiviolenza) 1. La Regione promuove e sostiene la realizzazione di Centri Antiviolenza a favore delle donne, sole o con minori, vittime di violenza. Sostiene altresì i centri già esistenti sul territorio. 2. I Centri Antiviolenza sono inseriti negli strumenti di programmazione territoriale. In questo ambito i Centri mantengono costanti e funzionali rapporti, tesi anche a promuovere Protocolli d intesa, con gli Enti pubblici cui compete l assistenza, la prevenzione e la repressione dei reati, quali gli Enti locali, le Aziende sanitarie, le Forze dell Ordine, l Autorità giudiziaria e le istituzioni scolastiche operanti sul territorio. 3. I Centri Antiviolenza, possono essere costituiti, da Enti pubblici singoli o associati, associazioni iscritte all albo del volontariato, da cooperative sociali, da associazioni di promozione sociale e imprese sociali con almeno cinque anni di esperienza nelle attività di tutela nello specifico settore, e possono operare con Enti locali singoli o associati. Sono considerati prioritariamente i soggetti organizzati che svolgono la loro attività nel settore utilizzando pratiche di accoglienza basate sulla relazione tra donne. 4. Ai fini della propria costituzione, i Centri Antiviolenza: a) si dotano di un proprio Statuto in cui, tra l'altro, devono essere espressamente previste l assenza del fine di lucro e l obbligo di formazione del bilancio; b) individuano gli operatori, dotati di adeguata professionalità, di cui si avvalgono; c) indicano le risorse strumentali necessarie di cui dispongono per lo svolgimento delle loro attività. 5. I Centri di cui al comma 1 forniscono servizi di ascolto e di sostegno alle vittime di violenza, e in particolare: a) colloqui preliminari per individuare i bisogni e fornire le prime indicazioni utili; b) colloqui informativi di carattere legale; c) affiancamento, su richiesta delle vittime, nella fruizione dei servizi pubblici e privati, nel rispetto dell identità culturale e della libertà di scelta di ognuna di esse; d) sostegno psicologico al fine di avviare percorsi personalizzati di uscita dal disagio e dalla violenza. Articolo 5 (Osservatorio Regionale sulla violenza contro le donne) 1. Si istituisce un Osservatorio Regionale sulla violenza contro le donne. 2. L Osservatorio Regionale realizza il monitoraggio degli episodi di violenza attraverso la raccolta, l elaborazione e l analisi dei dati forniti dai Centri Antiviolenza, dai servizi territoriali e dai soggetti aderenti alla rete territoriale, al fine di realizzare una sinergia tra i soggetti coinvolti per sviluppare la conoscenza delle problematiche relative alla violenza sulle donne e sui minori e armonizzare le varie metodologie di intervento adottate nel territorio. 3. L Osservatorio regionale, svolge un azione di monitoraggio dell impiego delle risorse. Verifica l andamento e la funzionalità dei Centri Antiviolenza, delle case rifugio e delle strutture alloggiative temporanee, nonché l efficacia dei programmi finanziati. 4. L Osservatorio regionale può avvalersi degli osservatori provinciali, laddove costituiti.
6 Articolo 6 (Programmi antiviolenza) 1. La Regione, per le finalità della presente legge, sostiene programmi antiviolenza a favore delle donne vittime di violenza finalizzati all accoglienza e al sostegno della vittima, tramite percorsi personalizzati, con l obiettivo del superamento della situazione di disagio. 2. I programmi antiviolenza possono essere presentati: a) dagli Enti locali, dagli altri enti pubblici anche economici e dalle Aziende Sanitarie Locali; b) da Centri Antiviolenza; c) da associazioni iscritte all albo del volontariato, con priorità per le associazioni femminili, da cooperative sociali, da associazioni di promozione sociale e da imprese sociali che abbiano tra i propri scopi essenziali la lotta alla violenza contro le donne e i minori, con almeno cinque anni di esperienza nello specifico settore. 3. I programmi antiviolenza possono prevedere: a) case rifugio quali strutture di ospitalità temporanee per le donne sole o con minori che si trovino in situazioni di pericolo per l incolumità psichica e/o fisica propria e/o dei minori, volte a garantire ai propri ospiti, insieme a un domicilio sicuro, in ogni caso di carattere temporaneo, un progetto personalizzato complessivo teso all inclusione sociale degli stessi; b) strutture alloggiative temporanee, individuali e/o collettive di II livello, nelle quali possono essere ospitate donne sole o con minori che, passato il pericolo per l incolumità propria e/o dei minori, necessitino di un periodo limitato di tempo per rientrare nella precedente abitazione o per raggiungere l autonomia abitativa; c) progetti individualizzati e personali volti al superamento della situazione di disagio conseguente al maltrattamento; d) campagne di sensibilizzazione e/o di informazione sul fenomeno rivolte ai cittadini e ai residenti con particolare attenzione ai giovani e agli adolescenti. 4. Per le finalità di cui al presente articolo la Regione concede contributi per la realizzazione dei programmi antiviolenza sulla base di criteri e modalità stabiliti con deliberazione della Giunta regionale. 5. I Programmi antiviolenza finalizzati alla realizzazione degli interventi di cui al comma 3, lettere a) e b) devono contestualmente individuare il soggetto gestore della struttura e definire le modalità della gestione. Articolo 7 (Modalità di accesso alle strutture) 1. L ammissione ai centri antiviolenza è gratuita; 2. L accesso alle strutture casa rifugio e struttura alloggiativa temporanea di cui all articolo 6, comma 3, può avvenire tramite i Centri Antiviolenza o i servizi sociali territorialmente competenti. 3. L accesso alle strutture di cui al comma 1 è preceduto dall adesione della donna ad un progetto personalizzato di superamento della situazione di disagio, costruito di concerto tra i Centri Antiviolenza e i servizi sociali, con l obiettivo di far raggiungere alla donna una piena autonomia.
7 Articolo 8 ( Competenze della Regione) 1. La Regione Lombardia, attraverso apposite convenzione con le Province, i Comuni, i Consorzi di Comuni e le competenti ASL, sentiti i Centri antiviolenza di cui alla presente legge, definisce con proprio atto, entro 90 giorni dall emanazione della stessa, l entità della contribuzione finanziaria annua necessaria per garantire: la copertura finanziaria di almeno il 50% delle spese di gestione per la funzionalità operativa delle strutture; adeguate e periodiche campagne pubblicitarie informative inerenti l attività dei Centri e dei servizi ivi svolti; l ospitalità presso asili nido, scuole dell infanzia, servizi di sostegno extrascolastico, mense, centri vacanza e ricreativi sia invernali che estivi per i/le bambini/e e i/le minori ospitati presso i Centri. 2. La Regione Lombardia di concerto con le Province, i Comuni, i Consorzi di Comuni, le competenti ASL territoriali, si impegna ad individuare nell ambito del patrimonio esistente degli stessi enti, ovvero in patrimonio da acquisire, immobili adatti o da adattare e da destinare, in comodato d uso e senza oneri per i Centri Antiviolenza, allo svolgimento dell attività degli stessi regolamentata dalla presente Legge. 3. La Regione Lombardia concede ai Comuni e alle Province che ne faranno richiesta, nel rispetto della vigente normativa e dei criteri stabiliti dalla stesa per i casi di specie, contributi per la ristrutturazione e l adeguamento degli immobili da destinare ai Centri antiviolenza. Articolo 9 (Competenze delle Province e dei Comuni) Le Province e i Comuni collaborano con la Regione nella realizzazione delle finalità e degli obiettivi della presente Legge ed in particolare: esprimono il proprio parere relativamente all individuazione della pianificazione e della localizzazione dei Centri Antiviolenza e dei relativi fabbisogni; possono intervenire e promuovere, anche di concerto fra loro, i protocolli d intesa le convenzioni e gli accordi fra la Regione e i Centri, in vase alla presente normativa sulla gestione e il funzionamento dei Centri stessi; organizzano la raccolta dei dati provenienti dai Centri e dalle altre agenzie accreditate, e li inoltrano all Osservatorio di cui all ultimo punto 4 dell art. 5 della presente legge. Articolo 10 (Valorizzazione delle pratiche basate sulle relazioni fra donne) La Regione valorizza le pratiche di accoglienza autonome e autogestite basate sulle relazioni fra donne attribuendo la priorità alle associazioni femminili per gli interventi e le attività previste dalla presente legge e favorendone, comunque, il coinvolgimento.
8 Articolo 11 (Fondo di garanzia) E istituito presso la Regione Lombardia un Fondo di garanzia a favore delle donne vittime di violenza prive di sostentamento. La Regione Lombardia. entro sei mesi dall entrata in vigore della presente normativa, definisce, con proprio atto, i criteri regolamentari e le modalità attuative e di erogazione delle prestazioni di tale Fondo. Articolo 12 (Fondo di solidarietà) E istituito presso la Regione Lombardia un Fondo di Solidarietà per coprire integralmente le spese legali sostenute dalle donne vittime di violenza, in base ai principi ed alle finalità della presente Legge. La Regione Lombardia, entro sei mesi dall entrata in vigore della presente normativa, definisce, con proprio atto, i criteri regolamentari e le modalità attuative e di erogazione delle prestazioni di tale Fondo. Articolo 13 (Cumulabilità dei finanziamenti) I finanziamenti a favore dei Centri Antiviolenza sono cumulabili. I finanziamenti previsti dalla presente Legge sono cumulabili con quelli previsti da altre Leggi regionali, statali, comunitarie, sempre che da queste non specificatamente e diversamente stabilito, secondo norme e procedure previste dalle norme di specie. Articolo 14 (Norma finanziaria) 1. Agli oneri derivanti dall attuazione della presente legge si provvede con apposito provvedimento in sede di approvazione del bilancio regionale, avvalendosi anche di quote derivanti dagli stanziamenti previsti con legislazione nazionale ovvero di provenienza comunitaria. Articolo 15 (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla data di pubblicaione nel Bollettino ufficiale della Regione Lombardia.
9 ALLEGATO scheda di accompagnamento ai progetti di legge, ai sensi dell art. 81, comma 2, del Regolamento generale del Consiglio regionale (1) (2) (3) (4) (A)QUANTIFICAZIONE SPESA (B)COPERTURA FINANZIARIA intervento Contributi per azioni di prevenzione e contrasto alla violenza di genere Contributi per azioni di prevenzione e contrasto alla violenza di genere Istituzione Fondo di garanzia SPESA CONTINUATIVA O RICORREN TE (art. 22 lr 34/1978) Riferimento PDL Ricorrente Art. 8 commi 1) e 2) Ricorrente Art. 8 comma 3 ricorrente Art. 11 Art. 12 Natura spesa Corrente Capitale Corrente UPB IMPORTO UPB IMPORTO Istituzione Fondo di solidarietà ricorrente corrente NOTA: per la Giunta oltre all UPB occorre anche l indicazione del capitolo/i, sia già esistente sia di nuova istituzione

References: Articolo 1
 Articolo 2
 Articolo 3
 Articolo 4
 Articolo 5
 Articolo 6
 Articolo 7
 articolo 6
 Articolo 8
 Articolo 9
 art. 5
 Articolo 10
 Articolo 11
 Articolo 12
 Articolo 13
 Articolo 14
 Articolo 15
 art. 81
 Art. 8
 Art. 8
 Art. 11
 Art. 12