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Timestamp: 2020-01-23 07:15:32+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 16713 del 06/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16713 del 06/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/07/2017, (ud. 07/06/2017, dep.06/07/2017), n. 16713
sul ricorso 17269/2016 proposto da:
avverso la sentenza n 129/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE
della CAMPANIA, depositata il 14/01/2016;
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti di S.D. (che non resiste), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania n. 129/28/2016, depositata in data 14/01/2016, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento, emesso per maggiori IRPEF ed addizionali regionali e comunali, in relazione all’anno d’imposta 2007, a seguito di rideterminazione in via sintetica del reddito imponibile (non avendo il contribuente presentato dichiarazione dei redditi dai 2007 ai 2011) – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente.
1. La ricorrente lamenta, con unico motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 4, D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 23 e 57 e art. 115 c.p.c., in combinato disposto con il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, deducendo che la C.T.R. ha ritenuto l’Ufficio tenuto a provare che la coniuge del contribuente aveva sostenuto spese per il mantenimento dei beni acquistati nel precedente anno 2007, a fronte del reddito percepito, laddove tale circostanza di fatto, addotta dall’Ufficio al fine di contestare la rilevanza della prova contraria offerta dal contribuente, non era stata specificamente contestata da quest’ultimo.
Pacifica (Cass. 1540/2007; Cass. 7827/2010), in generale, l’applicazione al processo tributario del principio di non contestazione (“Anche al processo tributario – caratterizzato, al pari di quello civile, dalla necessità della difesa tecnica e da un sistema di preclusioni, nonchè dal rinvio alle norme del codice di procedura civile, in quanto compatibili – è applicabile il principio generale di non contestazione che informa il sistema processuale civile (con il relativo corollario del dovere del giudice di ritenere non abbisognevoli di prova i fatti non espressamente contestati), il quale trova fondamenta non solo negli artt. 167 e 416 c.p.c., ma anche nei carattere dispositivo del processo, che comporta una struttura dialettica a catena, nella generale organizzazione per preclusioni successive, che caratterizza in misura maggiore o minore ogni sistema processuale, nel dovere di lealtà e di probità previsto dall’art. 88 c.p.c., il quale impone alle parti di collaborare fin dall’inizio a circoscrivere la materia effettivamente controversa, e nel generale principio di economia che deve sempre informare il processo, soprattutto alla luce del novellato art. 111 Cost.. Nè assumono alcun rilievo, in contrario, le peculiarità del processo tributario, quali il carattere eminentemente documentale dell’Istruttoria e l’inapplicabilità della disciplina dell’equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo”).
Ora, questa Corte (Cass. 18 aprile 2014, n. 8995, richiamata dalle successive Cass. 26 novembre 2014, n. 25104 Cass. 16 luglio 2015, n. 14885) ha così chiarito i confini della prova contraria a carico del contribuente, a fronte di un accertamento induttivo sintetico D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38, “l’accertamento del reddito con metodo sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta, tuttavia la citata disposizione prevede anche che “l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione”. La norma chiede dunque qualcosa di più della mera prova della disponibilità di ulteriori redditi (esenti ovvero soggetti a ritenute alla fonte), e, pur non prevedendo esplicitamente la prova che detti ulteriori redditi sono stati utilizzati per coprire le spese contestate, chiede tuttavia espressamente una prova documentale su circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto (o sia potuto accadere).
Ora, la riferibilità degli elementi considerati a redditi esenti o a redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta costituisce, nella struttura della norma, fatto impeditivo del credito azionato, il cui onere di allegazione e prova è addossato al contribuente. La sussistenza dei presupposti della pretesa (in via presuntiva desunti dagli esborsi per incrementi patrimoniali) costituisce fatto da provarsi dall’Ufficio.
Vero che il contribuente aveva continuato, anche in appello, a ritenere determinante, a fini della necessaria prova contraria, a suo carico, la circostanza della confluenza ne reddito del nucleo familiare, per l’anno in contestazione, anche del reddito del proprio coniuge, ma l’Amministrazione finanziaria aveva argomentato, anche in sede di appello, con specifico motivo, sull’insufficienza (a coprire tutte le spese del nucleo familiare e personali) dei redditi prodotti dalla moglie.
La C.T.R. ha affermato che l’Ufficio era tenuto a provare che il coniuge aveva sostenuto spese personali “rilevanti”, in relazione al reddito percepito, laddove, invece, rimaneva a carico del contribuente l’onere di provare il fatto impeditivo dei credito azionato, avendo l’Ufficio offerto valida prova presuntiva dello stesso. Neppure rilevava la mancanza di accertamento sintetico da parte dell’Ufficio, a carico del coniuge del contribuente, essendo in contestazione il reddito percepito dal S..
3. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del ricorso, va cassata la sentenza impugnata con rinvio alla C.T.R. della Campania, in diversa composizione. Il giudice del rinvio provvederà alla liquidazione delle spese del presente giudizio coi legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 115
 art. 38
 Cass. 
 art. 111
 Cass. 
 Cass. 
 art. 38
 sentenza