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Timestamp: 2019-05-25 01:43:24+00:00

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Postato il 10 Mag 2019 10 Mag 2019 di Rosario Galatioto
Non so voi cosa provate quando entrate in una libreria o in una biblioteca. Io posso raccontarvi ciò che provo io. Fra le tante emozioni in materia di libri, vi racconto solamente due contrastanti aneddoti: Un immenso brivido lo provai nel 1998 nel varcare la soglia della Biblioteca Nazionale di Parigi, una immensità che mi ha solo fatto immaginare cosa potesse essere stata, nei tempi antichi, la Biblioteca di Alessandria. Una rabbia, invece la provai lontano da lì, quando in una libreria, una zelante commessa mi chiese come poteva essermi utile. Lei non aveva colpa, stava cercando di fare al meglio il suo lavoro. Dal canto mio, la penso un po’ come Zafón.
Il concetto riprodotto nei romanzi di Zafón è uno di quelli che calza a pennello con la mia sensibilità verso i libri. Entrati in una libreria, preferisco mettermi ad osservare i tomi. Solitamente, non ho un’idea precostituita di ciò che vorrò leggere. Come fa dire Zafón ad uno dei suoi personaggi, lascio che siano i libri a scegliere me.
“Entrai nella libreria e aspirai quel profumo di libri e magia che inspiegabilmente a nessuno era ancora venuto in mente di imbottigliare”. Il concetto di un luogo segreto, misterioso in cui si addensano tutti i libri dimenticati dal mondo, sperduti, è una delle metafore più chiare circa il significato della memoria.
Ogni libro è memoria, testimonianza, riflessione. Ciascuno di noi, in questi termini, è memoria e potrebbe rappresentare un libro vivente. Noi siamo quello che ricordiamo quando cominciamo a ricordare di meno, è come se ci spegnessimo pian piano.
E’ l’idea a cui approda, come significato, il noto romanzo distopico di quest’autore, Fahrenheit 451. In una società futuristica retta da una forma di totalitarismo, i libri che rappresentano la conoscenza, lo stimolo alla riflessione, sono stati banditi. In tale società, i pompieri non spengono gli incendi ma li appiccano sulle case dove ci sono libri. I dissidenti, per conservare e tramandare il patrimonio letterario dell’umanità, decideranno di imparare a memoria i senza conservarne copia.
Sentenza della Corte Costituzionale 15 giugno 1972, n° 105
“[..] Esiste un interesse generale all’informazione – indirettamente protetto dall’art. 21 della Costituzione – e questo interesse implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di fonti di informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee.[…]”
A proposito della libera circolazione delle idee, i fatti recenti riguardanti il salone del libro di Torino con l’espulsione, voluta dal Sindaco e dal presidente della Regione Piemonte, di una casa editrice per “apologia del fascismo” mi lascia perplesso. Cito le norme in questione, in maniera asettica, per puro spirito di ricostruzione normativa.
Legge 20 giugno 1952, n° 645 attuativa della XII disposizione transitoria della Costituzione
Art. 1: “[..] si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.”
Art. 4: “Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento, o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell’art. 1 è punito..[..]”
Sentenza Corte Costituzionale 16 gennaio 1957
La sentenza specifica gli ambiti dell’art. 4 della norma, ovvero affinché si manifestino le condizioni di reato deve ravvisarsi “una esaltazione tale da poter condurre alla riorganizzazione del partito fascista.”
Sentenza 74/1958 Corte Costituzionale
Si stabilì che erano vietate le manifestazioni SOLO nel caso in cui fossero propedeutiche alla ricostruzione del partito fascista. In caso contrario, sarebbe stato una limitazione non voluta dalla Costituzione.
In pratica, la legge Scelba non vieta l’uso del termine fascista. Pertanto, possono esistere partiti che si autodefiniscono neofascisti, o persone che si dichiarino tali, a patto di non voler ricostruire l’antico partito fascista e avere quegli obiettivi antidemocratici.
Mercato editoriale e salone del libro
Il mercato editoriale italiano presenta una grande quantità di libri di storia che parlano di tale argomento o che esprimono liberamente idee non sempre condivisibili da tutti. Ma rientra nella libertà di espressione. La censura o il non gradimento espresso in tale manifestazione non ha avuto nei scorsi anni la medesima veemenza contro autori che hanno fatto, con i loro testi, apologia di altri reati o che attualmente, presentano a proprio carico misure restrittive per i reati commessi.
Mentre il salone del libro chiude le porte ad un editore, su ipotesi presuntive su cui indagherà la procura, quest’ultima ha archiviato ieri, un fascicolo di indagine contro Casapound e Forza Nuova, aperto nel febbraio del 2018 a seguito di un esposto che aveva paventato la “riorganizzazione del partito fascista”.
Il caso Polacchi
Se la persona dell’editore non è nuova ad arresti per fatti di violenza e nuovi processi per fatti recenti (gli atti criminosi, è pacifico, vanno sempre perseguiti e puniti), in questo specifico caso è la casa editrice a essere nel mirino. In pratica, dovrebbe dimostrarsi che attraverso quell’attività editoriale, ovvero attraverso quei specifici testi pubblicati, viene messa in atto la condotta criminosa che porterebbe alla riorganizzazione del partito fascista. In caso contrario, sarebbe lesa la libertà di espressione tutelata dalla Costituzione.
Macchinazioni?
Non mi ergo a giudice, ma mi domando cosa sta accadendo se non si riscontrasse l’apologia del fascismo. Ci troveremmo di fronte ad una limitazione senza precedenti. Osteggiare il libero manifestarsi del pluralismo in una società democratica non è forse il passo antecedente ad un nuovo totalitarismo?
Le leggi eccezionali del fascismo emanate tra il 1925 e l’anno successivo, prevedevano, fra le altre norme, il partito nazionale fascista come UNICO partito ammesso, sindacati SOLO fascisti, e una stampa sotto l’insindacabile controllo/censura del SOLO governo.
C’entra forse col “pensiero UNICO”? No, loro mica fascisti!
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References: Sentenza 

Art. 1

Art. 4

Sentenza 
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