Source: http://www.brocardi.it/codice-civile/libro-terzo/titolo-viii/capo-i/art1167.html
Timestamp: 2016-07-28 12:19:18+00:00

Document:
Art. 1167 codice civile - Interruzione dell'usucapione per perdita di possesso - Brocardi.it
Articolo 1167
Articolo 1167Codice Civile
Interruzione dell'usucapione per perdita di possesso
Dispositivo dell'art. 1167 Codice Civile
L'usucapione è interrotta quando il possessore è stato privato del possesso per oltre un anno [2945]. L'interruzione si ha come non avvenuta se è stata proposta l'azione diretta a recuperare il possesso e questo è stato recuperato.
La disposizione riguarda la cd. interruzione naturale.
Essa ricorre qualora a chi possiede un bene venga sottratto in concreto il possesso del medesimo, in ragione del fatto di un terzo o di un evento naturale ( deve aversi, cioè, un fatto materiale e non un atto formale, come accade nell'ipotesi di cd. cause di interruzione civili).
La sottrazione del possesso del bene non implica l'interruzione automatica del termine di usucapione e l'inizio di uno nuovo; qualora, infatti, il possesso del bene venga recuperato in un anno dalla relativa perdita, o, anche, in un secondo momento, sempre che entro l'anno sia stata esperita l'azione finalizzata a recuperarlo, non si verifica interruzione del termine di usucapione.
Se, invece, essa viene in essere, per il ricorrere dell'usucapione comincia a scorrerne uno nuovo (ai fini dell'usucapione, infatti, il possesso deve essere continuo, non interrotto, pacifico e pubblico.
Usurpatio est usucapionis interruptio
L'impossessamento della cosa propria provoca l'interruzione dell'usucapione
Spiegazione dell'Articolo 1167 del Codice Civile
L'interruzione per perdita del possesso
Viene qui disciplinata una forma di interruzione particolare all'usucapione, l'interruzione naturale. La norma riproduce sostanzialmente l’ art. 2124 del codice del 1865, aggiungendo opportunamente che l'interruzione si ha come non avvenuta se è stata proposta l'azione diretta a recuperare il possesso e questo è stato recuperato.
È appena il caso di aggiungere da un lato che la privazione del possesso, per avere l'effetto di interrompere la prescrizione, deve essere causata dal fatto di altra persona e non ad es. da impedimenti di carattere fisico e naturale, dall'altro che la proposizione dell'azione per il recupero del possesso deve aver luogo entro l'anno. Dispositivo
550L'art. 1164 del c.c. regola i modi d'interversione del possesso, agli effetti dell'usucapione della propriet�, da parte di chi abbia un possesso corrispondente all'esercizio di un diritto reale su cosa altrui. Si richiede in questo caso, in conformit� di una norma tradizionale, che il titolo del possesso sia mutato o per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione fatta dal possessore contro il diritto del proprietario. La disposizione non costituisce un duplicato di quella dell'art. 1141 del c.c., secondo comma, la quale non concerne l'ipotesi del possessore che tende a invertire il titolo del suo possesso, ma l'ipotesi del detentore che tende a trasformare la detenzione in possesso, per quanto identici in entrambi i casi siano i modi d'interversione. Il tempo necessario per l'usucapione decorre naturalmente dalla data in cui il titolo del possesso fu mutato. Circa le cause di sospensione e d'interruzione dell'usucapione e il computo dei termini, ho richiamato (art. 1165 del c.c.), nei limiti della loro applicabilit�, le disposizioni dettate in tema di prescrizione. Il principio che il codice del 1865 sanciva nell'art. 2121 riceve, nell'art. 1166 del c.c., formulazione pi� chiara e completa, conforme all'interpretazione che del disposto del codice anteriore dava la migliore dottrina. Nel primo comma, l'articolo 1166 esclude che l'impedimento, che pu� derivare da condizione o da termine, all'esercizio del diritto, nonch� le cause di sospensione della prescrizione enunciate nell'art. 2942 del c.c., e cio� le cause di sospensione stabilite con riguardo alla condizione del titolare del diritto (minori non emancipati, interdetti per infermit� di mente, militari in servizio in tempo di guerra, ecc.) � le quali, ai sensi dell'art. 1165, sono anche cause di sospensione dell'usucapione � operino, nell'usucapione ventennale, rispetto al terzo possessore di un immobile o di un diritto reale sopra un immobile, ossia rispetto a colui che possiede senza titolo o con titolo a non domino: il corso dell'usucapione ventennale non � impedito n� sospeso, ma il possesso continua a produrre i suoi effetti. Nel secondo comma, l'art. 1166 detta una regola analoga in tema di prescrizione dei diritti reali, escludendo che le menzionate cause impeditive o sospensive della prescrizione siano opponibili al terzo possessore nella prescrizione per non uso dei diritti reali sui beni da lui posseduti: questi diritti si estinguono per non uso, nonostante l'impedimento al loro esercizio o la speciale condizione del titolare. L'art. 1167 del c.c. concerne la così detta interruzione naturale. La disposizione è conforme a quella dell'art. 2124 del codice precedente, che ho tuttavia creduto di integrare al fine di chiarire che l'interruzione si ha come non avvenuta se fu proposta l'azione diretta a ricuperare il possesso e questo venne ricuperato.
Cass. n. 3452/1984
Costituisce causa interruttiva dell'usuca�pione di una servit� di passaggio la perdita del possesso per oltre un anno, che si verifica ogni qualvolta al possessore venga posto nell'obiettiva impossibilit� di continuare ad esercitare il posses�so, sia per fatto del terzo che per eventi naturali.
Cass. n. 6349/1981
In tema di interruzione dell'usucapione � poich� il possesso non richiede, per il suo perma�nere, il costante, materiale rapporto con la cosa che ne costituisce l'oggetto, essendo sufficiente la disponibilit� del godimento della cosa stessa da parte del possessore, non contrastata da terzi � la semplice assenza di manifestazioni del predet�to rapporto materiale per un dato periodo, anche se provata, non � di per s� idonea a dimostrare la volontaria dimissione del possesso, la quale deve essere assolutamente univoca per produrre l'indicata interruzione.
Cass. n. 77/1977
L'abbandono della cosa posseduta, per atto volontario del possessore, ha immediata efficacia interruttiva dell'usucapione. In questa ipotesi, infatti, non trova applicazione la norma dettata dall'art. 1167 c.c., sulla durata ultrannale della perdita del possesso quale evento interruttivo dell'usucapione, in quanto la norma medesima ri�guarda il diverso caso in cui il possessore sia stato privato del possesso, e, cio�, lo abbia perso per fatto di terzo, o comunque a lui estraneo.
Cass. n. 1025/1976
L'interruzione dell'usucapione (nella specie, di servit� di passaggio con veicoli) per il caso in cui il possessore sia stato privato del possesso per oltre un anno, prevista dall'art. 1167 primo comma c.c., non presuppone che detta perdita sia determinata da spoglio, ma si verifica ogni qual volta il possessore stesso venga posto nell'obiet�tiva impossibilit� di continuare ad esercitare il possesso, sia per fatto del terzo, che per eventi naturali (nella specie, smottamento del terreno e conseguente restringimento della strada sulla quale veniva esercitato il passaggio).
Cass. n. 1929/1975
Ai fini dell'usucapione, il possesso acquisito animo et corpore pu� conservarsi solo animo, purch� si conservi la possibilit� di esercitare la signoria sulla cosa, anche senza compiere singoli atti di esercizio del possesso. Qualora, per�, la situazione obiettiva muti, s� da venir meno, pur temporaneamente, la possibilit� di compiere atti di esercizio del possesso � come, ad esempio, quando l'edificio posseduto venga distrutto da eventi bellici e poi ricostruito � si verifica la per�dita del possesso, che, se protratta oltre un anno, d� luogo all'interruzione dell'usucapione, ai sensi dell'art. 1167 c.c.
Quesiti degli utentirelativi all'articolo 1167 del c.c.
Argomento: Articolo 1167 Codice civile - Interruzione dell'usucapione per perdita di possesso | Quesito n. 11696 11/11/2014
Francesco V. chiede
“Vi chiedo un parere relativamente ad una causa di usucapione. Un cugino erede chiama in giudizio la cugina comproprietaria pro indiviso x sentirsi dichiarare proprietario esclusivo di un' appartamento ereditato dai nonni, ed abitato dalla propria madre e da lui da più di vent' anni.In realtà l' attore ha mantenuto la residenza anagrafica ma con la sua famiglia dimora altrove. L'attore sostiene che ci sia stato un accordo divisorio tra sua madre e la sorella ma non ha alcuna prova documentale e testimoniale, sostiene di aver fatto lavori di grossa entità ma non ha alcuna documentazione (fatture e permessi a costruire, però avrebbe dei testimoni in questo caso). La cugina e sua madre deceduta hanno tollerato la detenzione della casa da parte dei parenti stretti x molti anni ma hanno pagato le tasse di proprietà proquota e non sono state messe a conoscenza dei lavori effettuati. La cugina avendo le chiavi della casa è stata querelata x violazione di domicilio (l' attore sostiene di aver cambiato le chiavi x un furto e anche in passato realizzando, secondo lui, un interversione del possesso). E' possibile un'usucapione in questo caso? Si può usucapire così facilmente nelle situazioni di compossesso proindiviso? Secondo il mio avvocato il pagare le tasse proquota ha valore solo fiscale e non aiuta a decidere l'usucapione. Grazie e a presto”
Consulenza legale i 11/11/2014
La situazione descritta nel quesito viene affrontata con una certa frequenza nelle aule di tribunale.
Accade molto spesso, infatti, che un comproprietario (soprattutto se la comunione del diritto ha origine ereditaria) chieda di essere dichiarato proprietario esclusivo in virtù di usucapione.
E' ormai generalmente ammesso che il comproprietario del bene indiviso possa usucapire il diritto di proprietà sulla parte spettante agli altri partecipanti alla comunione (i tre fratelli). Naturalmente, devono verificarsi tutti i presupposti previsti per la fattispecie astratta.
L’usucapione è un modo di acquisto della proprietà a titolo originario, basato sul possesso continuo, pacifico, non violento e ininterrotto su una cosa per un determinato periodo di tempo: è regolato dagli articoli 1158 e seguenti c.c.
La giurisprudenza di legittimità ha in più occasioni affrontato il problema in esame. Ad esempio, con sentenza della Corte di cassazione n. 5226 del 12 aprile 2002, la Suprema Corte ha statuito che in caso di successione per morte, il coerede può usucapire la quota degli altri coeredi, se dopo la morte del de cuius è rimasto nel possesso del bene ereditario. Non risulta, tuttavia, sufficiente la semplice circostanza che gli altri partecipanti alla comunione ereditaria si siano astenuti dall’uso comune del bene ereditato: al contrario, è necessario che il singolo coerede abbia goduto del bene in un modo che sia inconciliabile con la possibilità di godimento altrui, evidenziando una inequivoca volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus. Dice la Corte che "tale volontà non può essere desunta dal semplice fatto che il coerede abbia amministrato il bene ed abbia provveduto alla sua manutenzione e al pagamento delle imposte giacché si deve presumere che tali attività siano state compiute nella qualità di coerede. Ne discende che per invocare l’usucapione del bene ereditario occorre dimostrare che il rapporto materiale con il bene stesso si è verificato in modo tale da escludere, con palese manifestazione del volere, gli altri coeredi dalla possibilità di instaurare analogo rapporto con il medesimo bene".
Sulla stessa linea anche successive decisioni: "In tema di compossesso il godimento esclusivo della cosa comune da parte di uno dei compossessori non è, di per sé, idoneo a far ritenere lo stato di fatto così determinatosi funzionale all'esercizio del possesso “ad usucapionem”, e non anche, invece, conseguenza di un atteggiamento di mera tolleranza da parte dell'altro compossessore, risultando per converso necessario, ai fini dell'usucapione, la manifestazione del dominio esclusivo sulla “res” da parte dell'interessato attraverso una attività apertamente contrastante ed inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui, gravando l'onere della relativa prova su colui che invochi l'avvenuta usucapione del bene" (Cassazione civile , sez. II, sentenza 27 luglio 2009, n. 17462).
Le sentenze citate evidenziano come sia richiesta al presunto usucapente la prova di tutti i fatti costitutivi dell'usucapione: se la prova non viene data o è insufficiente, il giudice è tenuto a rigettare la domanda di usucapione.
Venendo al caso di specie, si possono fornire alcuni chiarimenti.
- Il possesso ad usucapionem non richiede necessariamente che la persona abiti stabilmente nell'immobile, essendo sufficiente che egli si comporti come proprietario esclusivo, cioè escluda dal possesso gli altri comproprietari.
- Il termine ventennale per l'usucapione inizia a decorrere da quando il soggetto "possieda" interamente il bene. La giurisprudenza ha sottolineato che in caso di beni indivisi, il coerede può usucapire l’altrui quota indivisa della cosa comune dimostrando l’intenzione di possedere non a titolo di compossesso ma di possesso esclusivo (uti dominus) e senza opposizione per il tempo al riguardo prescritto dalla legge, senza la necessità di compiere atti di interversio possessionis alla stregua dell’art. 1164 c.c., "potendo, invece, il mutamento del titolo consistere in atti integranti un comportamento durevole, tali da evidenziare un possesso esclusivo ed animo domini della cosa, incompatibili con il permanere del compossesso altrui; viceversa, non sono al riguardo sufficienti atti soltanto di gestione consentiti al singolo compartecipante o anche atti familiarmente tollerati dagli altri, o ancora atti che, comportando solo il soddisfacimento di obblighi o erogazione di spese per il miglior godimento della cosa comune, non possono dare luogo ad un estensione del potere di fatto sulla cosa nella sfera di altro compossessore" (Cass. civ. n. 16841/2005; nello stesso senso Cass. civ., sez. II, 18 dicembre 2013, n. 28346).
- Alcune delle fattispecie di "signoria di fatto" sul bene sono state considerate proprio il cambiare le serrature di un immobile o il compimento di lavori di manutenzione straordinaria che vadano a ledere il diritto di godimento degli altri comproprietari senza chiedere il loro consenso.
Il fatto che la cugina non fosse a conoscenza dei lavori eseguiti nell'immobile, salvo che il cugino li abbia dolosamente occultati, potrebbe essere indice per il giudice del mancato interessamento della coerede al bene di cui è proprietaria per quota indivisa.
- L'usucapione è esclusa se vi sono stati atti di contestazione da parte del comproprietario. Nel caso di specie sembra che vi sia stata una tolleranza per anni del comportamento del cugino, tolleranza che purtroppo può essere interpretata dal giudice come indice di non contestazione.
- Pur essendo vero che il pagamento delle imposte pro quota da parte del proprietario non è sufficiente a determinare il mancato perfezionamento dell'usucapione (non è un atto interruttivo in senso proprio), costituendo solo uno degli elementi decisori utilizzabili dal giudice, esso depone certamente a favore della cugina, poiché se il cugino avesse voluto escludere del tutto la comproprietaria avrebbe dovuto pagare interamente le tasse sull'immobile. Agli occhi del giudice, il pagamento delle imposte da parte della cugina e non del cugino usucapente rileva quale mancata volontà di quest'ultimo di comportarsi da proprietario esclusivo.
- Per essere certe di veder salvo il proprio patrimonio, la cugina (o la madre, in precedenza) avrebbero dovuto esperire tempestivamente una azione giudiziale di accertamento del loro diritto di proprietà oppure compiere atti tali da determinare il venir meno, per oltre un anno, del possesso del cugino, interrompendo così il termine ventennale (art. 1167 del c.c.).
Alla luce di quanto sopra indicato, sembra di poter dire che l'usucapione è astrattamente configurabile: tuttavia, solo il giudice di merito potrà valutare la sussistenza dei presupposti dell'usucapione nella fattispecie concreta (e soprattutto l'esistenza di prove).
Argomento: Articolo 1167 Codice civile - Interruzione dell'usucapione per perdita di possesso | Quesito n. 7203 04/12/2012
“Salve, ho acquistato un terreno incolto, coperto da macchia mediterranea selvatica, a dicembre del 2011 (atto notarile di compravendita del 19 dicembre 2011). Premetto che sul terreno non vi sono tracce di lavori effettuati da terzi o manufatti di qualsiasi genere, solo boscaglia spontanea. Al fine di annetterlo alla mia casa confinante con lo stesso, ho deciso di recintarlo. Ho provveduto a convocare il vicino (tramite raccomandata) per definire consensualmente il confine ad aprile 2012. Il vicino, tramite il suo tecnico, ha incontrato pi� volte me e il mio tecnico, addivenendo (tra tecnici) ad un accordo verbale sui termini del confine. Ieri (03.12.2012), il tecnico del vicino mi comunica il dissenso del suo cliente sui confini trattati, adducendo che lo stesso considera acquisito nella sua propriet� il terreno per usucapione (lavori fatti sul terreno in anni precedenti). Come devo comportarmi? A parte la scorrettezza del vicino che ha atteso tanto tempo (quasi un anno) prima di fare tali affermazioni, che cosa mi consigliate? E' applicabile l'eventuale interruzione dell'usucapione?
Grazie per l'aiuto”
Nel caso di specie appare opportuno indicare che ai sensi dell'art. 1158 del c.c. la propriet� dei beni immobili e gli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virt� del possesso continuato per venti anni.
Pertanto, prima di ogni cosa, colui che invoca l'acquisto a titolo originario del diritto di propriet� sul bene immobile dovr� provare l'esistenza dei presupposti richiesti dalla legge, ovvero il possesso ed il tempo. Il possesso viene definito dall'art. 1140 del c.c. quale potere sulla cosa che si manifesta in un'attivit� corrispondente all'esercizio della propriet� o di altro diritto reale. Perch� il possesso possa rilevare ai fini dell'usucapione � necessario che esso sia palese e non violento. Inoltre, deve trattarsi di un possesso continuo, cio� non deve essere esercitato in maniera saltuaria od occasionale, e possesso ininterrotto per fatto del terzo o per eventi naturali. L'interruzione si verifica nel caso in cui il possessore sia stato privato del possesso per oltre un anno. Si suole distinguere tra interruzione naturale e civile del possesso; il primo caso si verifica quando si ha l'effettiva perdita del possesso del bene che pu� derivare da fatto naturale, da atto lecito o da spoglio. Diversamente, si ha interruzione civile quando vengono compiuti atti giuridici idonei ad interrompere il termine per il compimento dell'usucapione, ovvero l'esercizio di un'attivit� giuridica come ad esempio la domanda giudiziale proposta dal legittimo proprietario con la quale si richieda la restituzione del�bene.�
Alla luce di quanto indicato sopra e in base agli elementi forniti nel quesito (che non sono sufficienti per risponderle con compiutezza), l'attivit� svolta per definire i confini potrebbe essere�annoverata tra quegli atti idonei ad interrompere l'usucapione se protratta per oltre un anno. Ma � bene precisare che quanto indicato ha valore nei limiti in cui non si sia gi� perfezionato l'acquisto mediante l'usucapione del terreno.�
Argomento: Articolo 1167 Codice civile - Interruzione dell'usucapione per perdita di possesso | Quesito n. 1325 23/10/2010
Salve, potrebbe spiegarmi come funziona nel mio caso?
Nel lontano 1975 abbiamo stipulato un contratto privato tra me e la persona che doveva comprare il mio immobile per 250.000.000 di lire con cambiali da 500.000 mila lire ognuna all'epoca.
Le ultime 6 cambiali non sono state più pagate dalla persona e quindi nel frattempo mi ritrovo a pagare sempre l'ici.
L'immobile è sempre mio oppure con l'usucapione lo posso perdere?
Consulenza legale i 24/10/2010
Il contratto di compravendita (artt. 1470 e ss c.c.) è il tipico contratto consensuale, per il quale la proprietà, se non diversamente stabilito, passa direttamente al momento dello scambio del consenso tra le parti (sottoscrizione del contratto). Nel suo caso, pertanto, a meno che non si fosse trattato di contratto preliminare di acquisto o aveste previsto un diverso momento per il trasferimento della proprietà (se, ad esempio, il completamento del pagamento pattuito), la sua controparte è proprietaria dal 1975 e non per usucapione, bensì in forza proprio del vostro contratto.
I mancati pagamenti possono essere ancora richiesti se il relativo diritto non si è prescritto (ad esempio, lei ha regolarmente chiesto i suddetti pagamenti per iscritto).
Poiché i dettagli forniti non sono sufficienti per risponderle con compiutezza, le suggeriamo di sottoporre il contratto del 1975 al parere di un legale.
(giugno 2015) -10%
Editore: Giuffr� Collana: Trattato di diritto civile Data di pubblicazione: giugno 2015 Prezzo: 124,00 €
-10% 111,60 €
Categorie: Diritti reali, Possesso COMPRALO SUBITO! Il presente volume analizza in modo attento e completo la materia: beni, diritto di proprietà, proprietà fondiaria, proprietà edilizia, multiproprietà, acquisto della proprietà, procedimenti ablatori, diritto di superficie, di enfiteusi, di usufrutto, uso, abitazione, servitù prediali e possesso. La versione online dell'opera, associata a quella cartacea, consente un rapida e agevole consultazione. (continua)
Autore: Bregante Lina Editore: Giappichelli Collana: Le azioni a difesa della propriet� e del possesso Pagine: 644 Data di pubblicazione: maggio 2012 Prezzo: 70,00 €
Categorie: Azioni possessorie COMPRALO SUBITO! Cos’è il possesso? Chi è il possessore? Perché tutelarlo? Come si motiva, l’intervento del legislatore a protezione di una situazione di mero fatto? L’opera si prefigge di rispondere a questi interrogativi tramite la dottrina, la legge e soprattutto la giurisprudenza aggiornata a tutto il 2011.
Il tema centrale è costituito dalle azioni peculiari poste a tutela del possesso, reintegra e manutenzione, ma anche gli altri strumenti che... (continua)
Il possesso e la sua tutela. Lineamenti generali
Autore: Fornaciari Michele Editore: Giappichelli Collana: Biblioteca di diritto processuale civile Pagine: 224 Data di pubblicazione: aprile 2012 Prezzo: 26,00 €
Categorie: Possesso COMPRALO SUBITO! La detenzione e le dentenzioni. Unit� e...
La detenzione e le dentenzioni. Unit� e pluralismo nelle situazioni di fatto contrapposte al possesso
Autore: Omodei Sal� Riccardo Editore: CEDAM Collana: Le monografie di Contratto e impresa Pagine: 280 Data di pubblicazione: luglio 2012 Prezzo: 26,00 €
Autore: Tommasini Maria Editore: Giuffr� Collana: Univ.Messina-Fac.economia e commercio Data di pubblicazione: marzo 2012 Prezzo: 21,00 €
Categorie: Possesso COMPRALO SUBITO! Se proprietà e possesso hanno costituito oggetto di approfondite trattazioni e svariate ricostruzioni, non altrettanta considerazione ha suscitato il rapporto tra comproprietà e compossesso, verosimilmente anche perché a fronte di una regolamentazione della prima non esistono disposizioni specifiche che disciplinino il secondo. In questa direzione è sembrato utile verificare sia sotto il profilo strutturale che funzionale la disciplina delle due situazioni al... (continua)
Possesso e tempo nell'acquisto della propriet�....
Possesso e tempo nell'acquisto della propriet�. Saggi romanistici
Categorie: Possesso, Diritto romano privato COMPRALO SUBITO! Commentario del codice civile. Della propriet�....
Categorie: Possesso COMPRALO SUBITO! Newsletter

References: Articolo 1167

Articolo 1167
 art. 2124

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 Articolo 1167
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Articolo 1167
 Articolo 1167