Source: https://www.adusbef.veneto.it/notizie/operazioni-bancarie-la-questione-del-saldo-ricalcolato-alla-luce-della-recente-giurisprudenza
Timestamp: 2020-07-10 17:56:24+00:00

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Operazioni bancarie: la questione del "saldo ricalcolato" alla luce della recente giurisprudenza - Adusbef
“… Peraltro va anche considerato che la natura solutoria o ripristinatoria di una rimessa non può essere valutata ex ante, ma solo dopo aver ricalcolato i saldi epurandoli dalle poste non dovute e che ripristinando le posizioni di credito/debito potrebbero portare a ritenere ripristinatoria una rimessa che era stata trattata dalla Banca come solutoria, come nel caso in cui il correntista risultava extra fido, solo perché gli erano state addebitate competenze ed interessi non dovuti. Alla luce del considerevole credito emerso a favore del cliente appare più probabile che non tutte le rimesse fossero ripristinatorie come considerate dal CTU.” (Corte d'Appello di Bologna sentenza n. 2994 del 18 settembre 2017).
“… il primo giudice ha correttamente disposto le indagini peritali che hanno condotto ad acclarare il credito del correntista, escludendo gli interessi ultralegali che risultavano pattuiti facendo ricorso all'uso su piazza. Peraltro, va anche considerato che la natura solutoria o ripristinatoria di una rimessa non può essere valutata ex ante, ma solo dopo aver ricalcolato i saldi, epurandoli dalle poste non dovute e che ripristinando le posizioni di credito/debito potrebbero portare a ritenere ripristinatoria una rimessa che era stata trattata dalla Banca come solutoria, come nel caso in cui il correntista risultava extra fido, solo perché gli erano state addebitate competenze ed interessi non dovuti. Da ciò consegue che solo ex post, ovvero dopo la ricostruzione dell'intero rapporto di dare/avere ad opera del CTU, sarà possibile valutare se alcune rimesse, indicate come solutorie dalla Banca, Io siano state in concreto, e per esse, considerare il periodo di prescrizione decorrente dall'annotazione, invece che dalla chiusura del conto.” (Corte d'Appello di Bologna, sentenza n. 2920 del 26 novembre 2018).
La quantificazione delle rimesse solutorie, deve essere effettuata sul saldo rideterminato e non sul saldo contabile “(…) considerando il saldo rideterminato (con esclusione pertanto di importi non dovuti), si determina un saldo a favore del correntista pari a euro 91.339,93, dal quale debbono essere detratti gli importi non ripetibili, pari ad un totale di versamenti solutori di euro 48.885,90, determinando così un credito netto a favore del correntista pari a 42.454,03.” (Corte di Appello di Milano, sent. n. 176/2020 del 20 gennaio 2020).
“La Banca ritiene erroneamente che, per ottenere l'effetto della irripetibilità del pagamento indebito rispetto al quale è maturata la prescrizione, nel procedere alla rideterminazione del saldo del conto corrente ed alla individuazione delle rimesse solutorie, si debbano mantenere le indebite annotazioni effettuate dallo stesso istituto di credito. E', invece, evidente che per verificare se un versamento effettuato dal correntista nell'ambito di un rapporto di apertura di credito in conto corrente abbia avuto natura solutoria o solo ripristinatoria, occorre, all'esito della declaratoria di nullità da parte dei giudici di merito delle clausole anatocistiche, previamente eliminare tutti gli addebiti indebitamente effettuati dall'istituto di credito e conseguentemente determinare il reale passivo del correntista e ciò anche al fine di verificare se quest'ultimo ecceda o meno i limiti del concesso affidamento. L'eventuale prescrizione del diritto alla ripetizione di quanto indebitamente pagato non influisce sulla individuazione delle rimesse solutorie, ma solo sulla possibilità di ottenere la restituzione di quei pagamenti coperti da prescrizione.” (Cass. civ., Sez. I, Ord., 19 maggio 2020, n. 9141).
2° fase: si determinano, nel periodo interessato dalla prescrizione (ovvero nel periodo ultradecennale rispetto alla data di notifica della domanda o interruzione della prescrizione), tutte le rimesse solutorie o meglio la parte solutoria di ogni singolo versamento prendendo come base di partenza il saldo ricalcolato operazione dopo operazione (la nullità dell’anatocismo trimestrale, fa venir meno la chiusura fittizia c.d. “saldo banca” delle operazioni a fine trimestre: il saldo ricalcolato è il saldo rilevabile dopo ogni operazione)[2];
L’art. 8213 c.c. regola la modalità di acquisto dei frutti civili, cioè quella del “giorno per giorno” che, per gli interessi dei capitali, letteralmente significa utilizzo del regime semplice: dunque, l’utilizzo del regime composto deve essere chiaramente esplicitato in contratto in ottemperanza del “dovere di correttezza e buona fede (che) in ambito bancario implica l'obbligo di fornire informazioni esatte e di non addebitare poste indebite” (cfr. Civile Ord. Sez. 1 Num. 34535 del 27/12/2019)[3].
In dottrina, autorevole è la distinzione tracciata da Paolo FERRO-LUZZI (Dell’ anatocismo, del conto corrente bancario e di tante altre cose poco commendevoli, RiDP, 2000, III, 402 e ss.) tra interessi scaduti (di cui all'art. 1283 c.c.) ed interessi semplicemente maturati che, secondo la regola di cui all'art. 8213 c.c. “si acquistano giorno per giorno, in ragione della durata del diritto”.
Solo nei casi tassativamente previsti dalla legge (art. 1283 c.c. e art. 120 TUb [4]), gli interessi possono produrre nuovi interessi e questo fenomeno è detto capitalizzazione composta: ciò accade quando gli interessi entrano far parte del capitale affinché producano a loro volta nuovi interessi insieme al capitale originario.
La normativa sull’anatocismo ha subito varie modifiche, tempo per tempo, e quindi nel ricalcolo bisogna tener conto del principio generale del tempus regit actum, poiché è innegabile che ogni atto è regolato dalla legge del tempo in cui esso si verifica.
L’inapplicabilità del saldo banca, ovvero dei saldi rinvenienti dall’esame degli e/c bancari, è stato ampiamente dibattuto (seppur inutilmente, essendo un’offesa alla comune intelligenza il voler considerare il falso saldo degli e/c bancari come data di partenza di un ricalcolo) e perfino la stessa sentenza 24418/2010 S.U. a pagina 13 riporta “…e la circostanza che, in quel momento, il saldo passivo del conto sia influenzato da interessi illegittimamente fin li computati si traduce in un’indebita limitazione di tale facoltà di maggior indebitamento, ma non nel pagamento anticipato di interessi.”
Un marchiano errore (ovvero consapevolezza di voler diminuire il quantum della domanda del maltolto) compiuto da taluni tecnici filobancari è di considerare solutorie (ovvero extrafido) tutte le rimesse e per l’intero importo: la sentenza n. 1994 10869 Cass.[5] ha stabilito che "nel contratto di apertura di credito regolata in conto corrente, le singole rimesse effettuate sul conto dell'imprenditore poi fallito, nel periodo sospetto di cui all'art.67, comma 2, L.F., quando il conto sia scoperto, sono revocabili per la parte relativa alla differenza fra lo scoperto ed il limite del fido, atteso che lo scoperto costituisce per la banca un credito esigibile e che la rimessa, non creando nuova disponibilità per il cliente, ha carattere solutorio".
Infine va osservato come è proprio la compiuta applicazione dell’art. 1194 c.c.[1] “Il debitore non può imputare il pagamento al capitale, piuttosto che agli interessi e alle spese, senza il consenso del creditore” a legittimare le modalità di pagamento solutorio e ripristinatorio su cui ci siamo soffermato.
Infatti, nel caso dell’apercredito utilizzata con lo scoperto sul c/c di corrispondenza, è la sola banca che “tiene il conto” e, pertanto, ogni imputazione viene effettuata esclusivamente su volontà del creditore, restando al correntista solo la facoltà di contestare l’estratto conto. La mancata contestazione comporta mera adesione dell’operazione effettuata dalla banca. Pertanto nella parte dinamica del rapporto di apercredito le operazioni vanno valutate singolarmente nel loro divenire, e, dunque, prima vanno vagliate nella loro legittimità “originaria”, cioè vanno filtrate attraverso il vaglio dell’eccezione imprescrittibile di nullità.
Infine, va tenuto conto che una volta affermato che ai fini dell'art. 7 della delibera CICR del 9 febbraio 2000 assume rilievo non già l'applicazione de facto delle condizioni anatocistiche pattuite in precedenza, ma la nullità che affligge le stesse, il criterio posto dai commi 2 e 3 dello stesso articolo, che presuppone la validità di tali pattuizioni e l'intervenuta modificazione delle stesse, risulta essere inapplicabile, con la conseguenza che per munire un contratto di conto corrente concluso prima dell'entrata in vigore dell'art. 25, comma 2, d.lgs. n. 342/1999 dell'attitudine a produrre interessi anatocistici era necessario addivenire a una nuova pattuizione avente ad oggetto la capitalizzazione degli interessi, nel rispetto dell'art. 2 della nominata delibera[6] (Cass. Civ., Sez. I, Cons. Dott. Falabella, Sent. n. 9140 del 19 maggio 2020).
Tanto serve a convalidare il principio per cui l’interesse, salvo valida e nuova pattuizione avente ad oggetto la capitalizzazione degli interessi, matura giorno per giorno, ma scade e diviene esigibile solo con la chiusura del conto.
[1] Contratti bancari, ripetizione indebito e prescrizione: corti di merito a confronto, Antonio Tanza.
[2] La prescrizione decorre, per le rimesse solutorie, dal momento in cui è attuato il pagamento (Cass. Sez. U. 2 dicembre 2010, n. 24418; Cass. 26 settembre 2019, n. 24051). Cass. Civ., Sez. I, Cons. Dott. Falabella, Sent. n. 9140 del 19 maggio 2020.
[3] La materia della trasparenza bancaria, segnatamente sotto il profilo della rappresentazione al cliente del complessivo ed effettivo costo del credito è stata oggetto tra il 1992 e il 2016 di ripetuti interventi normativi, in parte endogeni e in parte di origine eurounitario. Alcuni di questi interventi, segnatamente la delibera CICR 4 marzo 2003 e la successiva determina 25 luglio 2003 della Banca d’Italia, interessano operazioni bancarie tipiche, concluse con clientela professionale e consumatori. Altri interventi, in particolare il d. lgs. 13.8.2010 n. 141, che ha recepito la direttiva 2008/48/UE (in tema di credito al consumo), e il d. lgs. 21.4.2016 n. 72, che ha recepito la direttiva 2014/17/UE (in tema di contratti di credito ai consumatori relativi ai beni immobili) riguardano esclusivamente contratti bancari conclusi con consumatori.
[4] L’art. 120 c. 2 TUB, è norma imperativa, imperatività che viene trasmessa alla delibera CICR 9.02.2000, è altresì norma speciale rispetto all’art. 1283 c.c. che ha natura generale, da qui il noto brocardo: lex specialis derogat generali. L’art. 1202 TUb (comma sostituito prima dall’art. 1, comma 629, L. 27 dicembre 2013, n. 147 e, successivamente, così modificato dall’art. 17-bis, comma 1, D.L. 14 febbraio 2016, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 8 aprile 2016, n. 49) così recita: “Il CICR stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell'esercizio dell'attività bancaria, prevedendo in ogni caso che:a) nei rapporti di conto corrente o di conto di pagamento sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori, comunque non inferiore ad un anno; gli interessi sono conteggiati il 31 dicembre di ciascun anno e, in ogni caso, al termine del rapporto per cui sono dovuti; b) gli interessi debitori maturati, ivi compresi quelli relativi a finanziamenti a valere su carte di credito, non possono produrre interessi ulteriori, salvo quelli di mora, e sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale; per le aperture di credito regolate in conto corrente e in conto di pagamento, per gli sconfinamenti anche in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido:1) gli interessi debitori sono conteggiati al 31 dicembre e divengono esigibili il 1º marzo dell'anno successivo a quello in cui sono maturati; nel caso di chiusura definitiva del rapporto, gli interessi sono immediatamente esigibili; 2) il cliente può autorizzare, anche preventivamente, l'addebito degli interessi sul conto al momento in cui questi divengono esigibili; in questo caso la somma addebitata è considerata sorte capitale; l'autorizzazione è revocabile in ogni momento, purché prima che l'addebito abbia avuto luogo.
[5] Cassazione civile, sezione 1, sentenza 17 dicembre 1994, n. 10869: “Nel contratto di apertura di credito regolata in conto corrente, le singole rimesse effettuate sul conto dell'imprenditore poi fallito, nel periodo di cui all'art. 67 comma 2 l. fall., quando il conto sia "scoperto" (per il superamento del fido), sono revocabili per la parte relativa alla differenza tra lo scoperto ed il limite del fido - senza che la revocabilità debba essere contenuta nel limite del divario tra il massimo scoperto extrafido ed il saldo a chiusura conto - atteso che lo scoperto di conto costituisce per la banca un credito esigibile e che la rimessa, non creando nuova disponibilità per il cliente, ha carattere solutorio.
[6] Se l’applicazione della clausola anatocistica è invalida, andrà distinta la normativa applicabile al rapporto ( ad esempio, per rapporti nati anteriormente alla delibera CICR del febbraio del 2000 ed in mancanza di successive pattuizioni che riconoscano espressamente l’anatocismo annuale va applicato il regime semplice dell’interesse) per eseguire dei calcoli degli interessi tenendo conto non della loro maturazione, ma della loro esigibilità, essendo ripetibili e soggetti a prescrizione decennale, solo gli interessi scaduti: infatti "in tema di controversie relative ai rapporti tra la banca ed il cliente correntista, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente e negoziato dalle parti in data anteriore al 22 aprile 2000, il giudice, dichiarata la nullità della predetta clausola, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'art. 1283 c.c., deve calcolare gli interessi a debito del correntista senza operare alcuna capitalizzazione" (Cass., Sez. I, 13/10/2017, n. 24156; Cass., Sez. I, 13/10/2017, n. 24153; Cass., Sez. I, 17/08/2016, n. 17150). E, poiché come annota la sentenza in disamina, "alla assenza di capitalizzazione o alla capitalizzazione annuale, quali conseguenze della declaratoria di nullità della clausola contrattuale anatocistica, si è sostituita la reciproca capitalizzazione trimestrale degli interessi attivi e passivi, è di tutta evidenza che vi sia stato un peggioramento delle condizioni contrattuali precedentemente applicate al conto corrente per cui è causa" e sia perciò inappropriato spacciare per un loro miglioramento il passaggio al regime della trimestralizzazione per tutti gli interessi, giacché il raffronto non va fatto tra il regime dell'annualità e quello della trimestralità degli interessi creditori, ma tra l'assenza di capitalizzazione o la capitalizzazione annuale degli interessi debitori, conseguenza.” Cassazione civile, sez. I, 21 Ottobre 2019, n. 26779. Pres. Tria. Est. Marulli.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 120
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 Cass. 
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