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Timestamp: 2020-06-04 20:45:03+00:00

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Il Biologo Nutrizionista Perchè rivolgersi ad un professionista
IL BIOLOGO NUTRIZIONISTA è una figura di ampia formazione culturale e di alto profilo professionale autorizzata per legge ad elaborare piani nutrizionali e a suggerire o consigliare integratori alimentari.
Quando scegliete un professionista per affidargli la vostra salute accertatevi di riporre la vostra fiducia in persone competenti ed autorizzate a farlo.
La qualifica di Nutrizionista, afferisce esclusivamente alle professioni sanitarie individuate e riconosciute nel Sistema Sanitario Nazionale, tra cui il Biologo, così come precisato dal Ministero della Salute con Circolare del 6 agosto 2012 e dal Consiglio Superiore di Sanità (2011) che è stato chiamato, ad esprimersi riguardo le competenze in materia di nutrizione di diversi Professionisti. In riferimento a detta normativa, solo i Biologi, medici, dietisti e farmacisti possono qualificarsi come Nutrizionisti con diverse competenze, in particolare, precisando che i farmacisti non possono elaborare e determinare diete e che i dietisti necessitano della prescrizione e della collaborazione del medico.
Possiamo quindi affermare che il Biologo Nutrizionista determina autonomamente una dieta o un profilo nutrizionale. Tale determinazione si può estendere anche in soggetti con patologie preventivamente diagnosticate, così come affermato nella lettera a) del parere CSS del 2011
Sul piano strettamente professionale, il Biologo Magistrale appartiene al gruppo delle professioni di tipo intellettuale, scientifico e di elevata specializzazione, dovendo/potendo analizzare e rappresentare problemi complessi, definire le possibili soluzioni e assumere le relative decisioni, i loro compiti consistono nell’arricchire le conoscenze esistenti, promuovendo e conducendo la ricerca scientifica; nell’applicare le conoscenze e i metodi. (CP2011 - ISTAT Nomenclatura e classificazione delle Unità Professionali)
La legge quadro sull’organizzazione del Sistema Sanitario Nazionale, n. 502 del 1992 e successive modifiche ed integrazioni, includono il biologo quale profilo professionale che opera in sanità.
In considerazione dei chiarimenti forniti dal Ministero della Salute, si ritiene che le spese sostenute per visite nutrizionali, con conseguente rilascio di diete alimentari personalizzate, eseguite da biologi, siano detraibili ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR. Ai fini della detrazione, dal documento di certificazione del corrispettivo rilasciato dal biologo dovranno risultare la specifica attività professionale e la descrizione della prestazione sanitaria resa, mentre non è necessaria la prescrizione medica, analogamente a quanto specificato con la circolare n. 19/E del 2012, par. 2.2.
Sotto sono riportati stralci di leggi, decreti e pareri con i quali le autorità si sono espresse nei confronti dei biologi ribadendo la loro professionalità e autorità nel campo della nutrizione umana.
Art. 3: Individua l’oggetto della professione al comma b)
…………Omissis……………
b): valutazione dei bisogni nutritivi ed energetici dell’uomo,
Art. 31: definisce e caratterizza l’attività professionale del biologo iscritto
h): Problemi di genetica dell’uomo, degli animali e delle piante e
valutazione dei loro bisogni nutritivi ed energetici
SESSIONE XLVIII
IL CONSIGLIO SUPERlORE DI SANITÀ SEZIONE II
Vista la relazione, della Direzione Generale delle Risorse umane e delle Professioni sanitarie riguardante la richiestà di parere in materia di “competenze del biologo in materia di nutrizione”;
Vista la Legge 24 maggio 1967, n. 396 “Ordinamento della professione di biologo”;
Vista il Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 “Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n: 421”; e successive modifiche e integrazioni, art. 7 quater;
Visto il D.P.R. 10 dicembre 1997, n. 483, concernente l’accesso al ruolo del Servizio Sanitario Nazionale;
Visto il D.P.R. 10 dicembre 1997, n. 484, concernente il “Regolamento recante la determinazione dei requisiti per l’accesso alla direzione sanitaria aziendale e, dei requisiti e dei criteri per l’accesso al secondo livello dirigenziale per il personale del ruolo sanitario del Servizio Sanitario Nazionale”;
Vista la Legge 26 febbraio 1999, n. 42 “Disposizioni in materia di professioni sanitarie”, che ha trasformato le professioni sanitarie ausiliarie di cui al T.U.LL.SS, n. 1265/34 in “professioni sanitarie”, in particolare l’art. 1, comma 2, laddove precisa “...il campo proprio di attività e di responsabilità delle professioni sanitarie... è determinato dai profili professionali... ordinamenti didattici... specifici codici deontologici, fatte salve le competenze previste per le professioni mediche...”;
Visto il D.P.R. del 5 giugno 2001, n. 328, concernente “Modifiche e integrazioni della disciplina dei requisiti per l’ammissione all’esame di Stato e delle relative prove per l’esercizio di talune professioni nonché della disciplina dei relativi ordinamenti” che, (all’art. 31, comma l lett. b), conferma le competenze del biologo in materia di nutrizione;
Visto il D.M. 22 luglio 1993, n. 362 “Regolamento recante disciplina degli onorari delle indennità e dei criteri per il rimborso delle spese per le prestazioni professionali dei biologi” con particolare riguardo all’art.3, lettera b), Tariffario minimo per la valutazione dei bisogni nutritivi ed energetici dell’uomo, degli animali e delle piante;
Visto il D.M. 14 settembre 1994, n. 744 “Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale del dietista”;
Visto il D.M. 29 Marzo 2001 “Definizione delle figure professionali di cui all’art. 6, comma 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modifiche ed integrazioni, da includere nelle fattispecie previste dagli artt. l, 2, 3 e 4 della legge 10 agosto 2000, n. 251”
Visto il D.M. 1 agosto 2005 concernente il “Riassetto delle Scuole di Specializzazione di Area Sanitaria”, Allegato Area Servizi Clinici;
Visto il proprio precedente parere, espresso il 15 dicembre 2009;
Esaminata la relazione della Direzione Generale competente e la documentazione ad essa allegata;
Tenuto conto che dalla discussione è emersa la opportunità di alcune modifiche migliorative al testo presentato, unanimamente condivise dalla Direzione Generale;
Sentiti i Relatori Prof. Dammacco e Dott. Spanò;
Corte di Cassazione, sezione VI penale, sentenza 28 aprile 2017, n. 20281
E’ abusivo esercizio di una professione, ai sensi dell’art. 348 c.p., chi – non abilitato all’esercizio della professione di dietista o di biologo – prescrive programmi alimentari, elargendo generici consigli alimentari, svolgendo attività di educazione alimentare
sentenza 28 aprile 2017, n. 20281
Dott. GIORDANO Emilia A. – Consigliere
avverso la sentenza del 08/07/2015 della Corte d’appello di Lecce;
visti gli atti, il provvedimento denunziato ed il ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere Anna Petruzzellis;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Tampieri Luca, che ha concluso per il rigetto dei ricorsi;
udito l’avv. (OMISSIS), che si e’ riportato ai ricorsi sollecitandone l’accoglimento.
1. La Corte d’appello di Lecce, con sentenza del 08/07/2015, ha confermato l’affermazione di responsabilita’ di (OMISSIS) e (OMISSIS) in relazione al reato di cui all’articolo 348 cod. pen. pronunciata dal Tribunale di Brindisi – sezione di Mesagne – il 03/12/2012.
L’accertamento nasce da un controllo presso le palestre gestite dagli odierni ricorrenti, eseguito dalla Guardia di Finanza, nel corso del quale erano state reperite schede di alimentazione personalizzata redatte per i frequentatori dei centri, che davano origine alla contestazione in quanto nessuno dei titolari delle strutture era in possesso del titolo abilitativo di medico dietista o biologo, ritenuto necessario per tale tipo di prestazioni.
2. Ha proposto ricorso la difesa di (OMISSIS) e (OMISSIS) con il quale si denuncia:
2.1. nullita’ della sentenza per contraddittorieta’ e illogicita’ della motivazione, nella parte in cui ha ritenuto che la L. 24 maggio 1967, n. 396, articolo 3 riservi ai biologi la valutazione dei bisogni nutritivi ed energetici dell’uomo, preclusione espressamente smentita da pronunce della giustizia amministrativa. La circostanza esclude la punibilita’ della condotta nell’ipotesi, quale quella di specie, nella quale non vi sia prova di esercizio esclusivo e continuativo dell’attivita’ professionale, presupposto dell’applicazione della disciplina incriminatrice in ragione dei principi fissati sul punto dalla giurisprudenza della Corte di legittimita’ a Sezioni Unite.
2.2. nullita’ della sentenza per contraddittorieta’ e illogicita’ della motivazione, nella parte in cui si e’ giunti all’affermazione di responsabilita’ malgrado si fosse accertato che gli interessati si erano limitati a redigere programmi alimentari in favore di persone sane, senza disporre accertamenti su intolleranze, o condizioni fisiche specifiche dei destinatari dei programmi alimentari, situazione che esula, secondo i ricorrenti, dalla fattispecie penale contestata.
2.3. nullita’ della sentenza per erronea applicazione dell’articolo 533 cod. proc. pen. e contraddittorieta’ della motivazione, per aver affermato la responsabilita’ in mancanza di elementi di certezza.
2.4. nullita’ della sentenza per erronea applicazione dell’articolo 131-bis cod. pen. e contraddittorieta’ della motivazione per non aver offerto corretta applicazione della disposizione richiamata, malgrado l’evidenza della sussistenza delle condizioni della causa di non punibilita’, secondo quanto emerge dalla pronuncia impugnata.
2. Richiamata in fatto la circostanza che nel corso del sopralluogo presso i centri gestiti dagli interessati vennero reperite plurime schede alimentari personalizzate, con indicazione delle caratteristiche fisiche di ogni cliente sottoposto a valutazione, espresso diario alimentare con limitazione temporale di validita’ di tali indicazioni e previsione di revisione delle prescrizioni alle date indicate, deve in via preliminare escludersi la lettura riduttiva degli eventi, li’ dove gli odierni ricorrenti rivendicano l’elargizione di generici consigli alimentari, rientranti nello svolgimento in un’attivita’ di educazione alimentare, posto che la natura particolareggiata e personale delle opposte indicazioni, evidenziano una realta’ differente, secondo quanto coerentemente ricostruito nella sentenza impugnata.
Ne’ e’ possibile accedere alla chiave di lettura offerta dagli interessati sulla pretesa natura non dispositiva della L. 24 maggio 1967, n. 396, articolo 3 in quanto, in senso contrario a quanto allegato, tale disposizione alla sua lettera b) attribuisce alla competenza professionale del biologo la valutazione dei bisogni energetici e nutritivi dell’uomo, previsione di ampia portata e rispetto alla quale non sussiste il presupposto di fatto – rinvenibile nell’esercizio non esclusivo dell’attivita’ – che secondo le indicazioni della nota sentenza delle Sezioni Unite (n. 11545 del 15/12/2011 – dep. 23/03/2012, Cani, Rv. 251819), in forza di quanto evocato dai ricorrenti, escluderebbe nella specie la configurabilita’ del reato.
Tale arresto invero si confrontava con la disciplina in tema di contabilita’ e dichiarazione dei redditi, attivita’ non esclusiva dei dottori commercialisti o dei ragionieri, ben potendo anche essere rimessa alla cura del singolo, non dotato di titolo abilitativo, che pertanto puo’ integrare il reato di esercizio abusivo della professione solo se riguarda attivita’ prestata con carattere di continuita’ e professionalita’.
Al contrario, nel caso concreto, l’individuazione dei bisogni alimentari dell’uomo attraverso schemi fissati per il singolo con rigide previsioni e prescrizioni, se non e’ esclusiva del medico biologo, puo’ competere in via concorrente ad altre categorie professionali per le quali e’ comunque prescritta l’acquisizione di una specifica abilitazione, quali medici, farmacisti, dietisti, fatte salve le competenze stabilite nelle normative di settore, ma mai, proprio per le ricadute in termini di salute pubblica che tali prescrizioni assumono, essere esercitate da persone che siano prive di competenza in tema sanitario, quali gli odierni ricorrenti.
In tal senso muove anche la giurisprudenza amministrativa citata nel ricorso ove si riconosce la natura non esclusiva, ma pur sempre professionale dell’attivita’ di prescrizione dietistica.
Per contro in fatto, proprio il rinvenimento di plurime schede di trattamento, secondo la ricostruzione emergente dalle pronunce di merito, esclude anche la fondatezza dell’ulteriore presupposto richiesto dalla tesi richiamata negli atti difensivi, individuato nella natura occasionale, non professionale e non organizzata delle prestazioni rese, caratteristiche, per quanto si e’ detto, diverse da quelle oggetto del presente accertamento.
3. Le contestazioni di fatto aventi ad oggetto l’effettiva tipologia delle prescrizioni offerte alla clientela si scontrano con le opposte deduzioni contenute nella sentenza di merito, e risultano volte a sollecitare una non consentita rivisitazione di merito, al di fuori degli ambiti valutati rimessi a questa alla Corte di legittimita’ sul percorso giustificativo della decisione, ai sensi dell’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera e); in tal senso, conseguentemente, risulta manifestamente infondato anche il rilievo attinente al mancato rispetto del criterio decisionale del ragionevole dubbio, non residuando, alla luce di quanto evidenziato, l’incertezza ricostruttiva richiamata dai ricorrente.
4. Inammissibile risulta da ultimo la censura inerente alla mancata verifica di non punibilita’ dei fatti ai sensi dell’articolo 131-bis cod. pen..
Richiamata la circostanza che la disciplina indicata e’ entrata in vigore nel corso della pendenza del giudizio di appello, affinche’ venisse ampliato l’ambito della devoluzione in quel procedimento era essenziale che la parte formulasse una specifica richiesta di merito al riguardo, attraverso deposito di memorie, o semplicemente con l’espressione dell’istanza in sede di conclusioni, che non risulta formulata.
Sul punto conseguentemente non puo’ essere sollevata alcuna censura, ne’ riguardo ad una pretesa violazione di legge mai eccepita, ne’ a fortiori riguardante l’omessa argomentazione sul punto, posto che, trattandosi di valutazione di merito che avrebbe dovuto essere oggetto di sollecitazione in quella sede, il giudice di legittimita’ in argomento puo’ spiegare solo un controllo di correttezza sul piano della completezza e della logicita’ dell’argomentazione, non una valutazione sostitutiva di una verifica di fatto non rimessa al giudice competente.
5. Alla pronuncia di infondatezza dei ricorsi consegue la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali, in applicazione dell’articolo 616 cod. proc. pen..

References: Art. 3

Art. 31
 art. 7
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 articolo 3
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 articolo 3
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