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Timestamp: 2018-04-26 07:42:37+00:00

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Ingiunzione del Comune per pagamento di multe: 4 motivi di nullità
Lo sai che? Ingiunzione del Comune per pagamento di multe: 4 motivi di nullità
Lo sai che? Pubblicato il 25 aprile 2016
> Lo sai che? Pubblicato il 25 aprile 2016
Se il Comune invia l’ingiunzione per il pagamento di una contravvenzione conseguente a multa stradale, deve spedire 120 giorni prima una comunicazione con il dettaglio delle iscrizioni a ruolo: la notifica comunque non può avvenire dopo il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.
Le ingiunzioni di pagamento inviate dai Comuni agli automobilisti per recuperare il pagamento delle multe possono essere spesso nulle per ben quattro motivi: il mancato invio, nei 120 giorni prima, del dettaglio degli importi iscritti a ruolo; il mancato rispetto del termine di decadenza; l’illegittima maggiorazione semestrale del 10% della contravvenzione; la mancata allegazione del verbale. La bacchetta arriva da una importante sentenza del Giudice di Pace di Taranto pubblicata qualche giorno fa [1]. Ma procediamo con ordine.
1 L’ingiunzione di pagamento dei Comuni
2 Il termine di decadenza
3 La maggiorazione del 10%
4 Allegazione del verbale
L’ingiunzione di pagamento dei Comuni
Per recuperare gli importi iscritti a ruolo, come nel caso delle multe non pagate bonariamente, gli enti locali, anziché valersi di Equitalia o di altri Agenti della riscossione, possono utilizzare la cosiddetta ingiunzione fiscale. In particolare, a partire dal 23.08.2011, è pacifica la facoltà dei Comuni di utilizzare tale procedura di recupero al fine di riscuotere le sanzioni amministrative (con risparmio peraltro degli aggi esattoriali).
Tuttavia, per tutte le riscossioni successive al 1° gennaio 2013 e che abbiano ad oggetto debiti non superiori a 1.000 euro, la notifica dell’ingiunzione, così come l’avvio di pignoramenti o fermi auto deve essere necessariamente preceduta – almeno 120 giorni prima – dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo (in tal senso leggi anche “Equitalia: sotto mille euro no esecuzione senza avviso e 120 giorni”).
Se il Comune invia l’ingiunzione di pagamento senza la preventiva comunicazione del dettaglio della posizione debitoria, l’ingiunzione è nulla. Attenzione: il dettaglio della posizione debitoria deve necessariamente precedere l’ingiunzione e non può essere notificato, in un unico atto, con l’ingiunzione in questione.
Le amministrazioni rispettano raramente questa norma, a volte ignorandone l’esistenza, a volte per costituirsi un titolo esecutivo onde procedere più velocemente alla riscossione delle somme vantate nei confronti degli automobilisti, non rispettando così le norme di legge [2].
Il termine di decadenza
Il secondo cartellino rosso riguarda il rispetto del termine di decadenza. La legge [3] stabilisce un preciso termine entro cui il Comune deve notificare il titolo esecutivo al contribuente: esso va portato a conoscenza del soggetto multato «entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo». Se il Comune non rispetta questa data ultima, decade dal diritto di procedere alla riscossione delle somme.
La maggiorazione del 10%
La terza bacchettata riguarda l’illegittima maggiorazione del 10%: essa non è dovuta quando il Comune utilizza l’ingiunzione di pagamento, essendo invece applicabile solo nell’ipotesi in cui sia stata emessa una ordinanza della Prefettura a seguito di rigetto del ricorso dell’interessato.
Allegazione del verbale
L’ultima ammonizione della sentenza in commento riguarda l’insufficiente motivazione dell’ingiunzione: tale vizio scatta tutte le volte in cui il verbale posto alla base dell’emissione della stessa ingiunzione non risulta allegato, ma solo richiamato.
La legge [4] infatti stabilisce che: “Se le ragioni della decisione risultano da altro atto dell’amministrazione richiamato dalla decisione stessa, insieme alla comunicazione di quest’ultima deve essere indicato e reso disponibile, a norma della presente legge, anche l’atto cui essa si richiama.”
[1] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giocovelli, sent. n. 1078/2016 del 30.03.2016.
[2] Art. 1 co. 544 L. 228/2012: “In tutti i casi di riscossione coattiva di debiti fino a mille euro ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, intrapresa successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione, salvo il caso in cui l’ente creditore abbia notificato al debitore la comunicazione di inidoneità della documentazione ai sensi del comma 539, non si procede alle azioni cautelari ed esecutive prima del decorso di centoventi giorni dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo”.
[3] Art. 36, II comma, D.L. n. 248/2007.
[4] Art. 3 co. 3, D.L.Vo n. 241/1990 sulla “ Motivazione del provvedimento”, quale rubrica aggiunta dall’art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15.
UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI TARANTO-SEZ.1
nella persona del dott. Martino Giacovelli, ha pronunciato la seguente
SENTENZA n.1078
nella causa civile iscritta in prima istanza al R.G. n. 4199/2015 avente per oggetto: Opposizione a ingiunzione per € 188,12 a seguito di sanzione amministrativa, promossa da:
A.P., residente in Taranto, elettivamente domiciliato in Taranto presso e nello studio dell’Avv. L.S. che lo rappresenta e difende giusta procura ad litem in atti; opponente
COMUNE DI T., in persona del l.r.p.t., difeso dal proprio FUNZIONARIO giusta delega in atti resistente
“Voglia l’On.le Giudice adito, disattesa ogni contraria istanza ed eccezione:
1) accertare e dichiarare la decadenza dell’Ente creditore dall’azione di riscossione;
3) in subordine, accertare l’illegittimità e l’infondatezza dell’ingiunzione di pagamento opposta e, per l’effetto, procedere al suo annullamento;
4) condannare il Comune di T., in persona del sindaco pro – tempore al pagamento delle spese di lite.”
Conclusioni per il Comune opposto:
“ NEL MERITO: Voglia, l’II.mo Sig. Giudice di Pace adito, disattesa ogni contraria istanza, rigettare il ricorso per cui è opposizione, perché, oltre che temerario e pretestuoso, non è provato ed è infondato in fatto e diritto, con condanna nei confronti della ricorrente al pagamento delle spese e competenze di causa in favore del Comune resistente.
In subordine, qualora si ritengano illegittime le maggiorazioni ex art. 27 legge n. 689/81, si chiede che venga dichiarata la compensazione delle spese di lite tra le parti.
In via di ulteriore subordine, nella denegata ipotesi di accoglimento del ricorso, si chiede che venga dichiarata la compensazione delle spese di lite tra le parti.”
Con atto di citazione depositato il 28.06.2015 l’opponente impugnava l’atto di ingiunzione n. 34763 del 13.03.2015 notificato il 26.03.2015 per la somma di €.188,12 a seguito del mancato pagamento della sanzione di cui al verbale di violazione al Codice della Strada commessa con l’autovettura targata n.BY…ZB e precisamente verbale del 04.12.2009, notificato il 02.04.2010 dalla Polizia Municipale del Comune di T.
In particolare detta opposizione era avanzata ai sensi e per gli effetti dell’art. 32 D.Lgs. 1° settembre 2011 n. 150 “Dell’opposizione a procedura coattiva per la riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato e degli altri enti pubblici” il cui I comma prevede che “le controversie in materia di opposizione all’ingiunzione per il pagamento delle entrate patrimoniali degli enti pubblici di cui all’articolo 3 del testo unico delle disposizioni di legge relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato e degli altri enti pubblici approvato con regio decreto 14 aprile 1910, n. 639, sono regolate dal rito ordinario di cognizione”.
Sosteneva l’opponente diversi motivi di nullità, tra cui:
1) violazione del principio di tipicità nel senso che i poteri di riscossione, anche forzata, in capo all’Amministrazione, seguono procedure ben precise stabilite dalla legge;
2) violazione del principio di specialità in materia di riscossione di sanzioni pecuniarie sancito dall’art. 206 Codice della Strada, che espressamente (e semplicemente) richiama l’art. 27 legge 689/81;
3) inapplicazione dell’ingiunzione di pagamento emanata dall’Ente comunale anche ai sensi dell’art. 2 R.D. n. 639/1910 “Approvazione del testo unico delle disposizioni di legge relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato”. Anche tale normativa, invocata dall’Amministrazione e posta alla base dell’atto emanato, non può trovare applicazione;
4) violazione del principio di legalità amministrativa. L’Ente Comunale ha manifestamente esercitato un potere al di fuori di quelli che la legge le attribuisce, in particolar modo con riferimento alle modalità del suo esercizio.
5) violazione del principio di buon andamento dell’azione amministrativa. L’Ente Comunale ha, altresì, in quanto lo strumento invocato (ingiunzione di pagamento) si traduce in un ingiustificato aggravio di spese per l’attore. In applicazione del richiamato precetto, nel caso di verbale di accertamento di violazione non impugnato e non oblato nei termini (quindi, anche pagato in ritardo, come nel caso in specie), la sanzione prevista è soltanto quella stabilita dall’art. 203, III comma, Codice della Strada, non anche le maggiorazioni ex art. 27 Legge 689/1981.
6) errata interpretazione dell’Ente comunale di far discendere, dalla disposizione di cui all’art. 206 Codice della Strada, la legittima applicabilità delle maggiorazioni anche ai verbali di accertamento in quanto la prefata norma, richiamando l’art. 27 della legge di depenalizzazione, unicamente si riferisce al mancato pagamento nei termini di una somma portata da un’ordinanza – ingiunzione. L’Amministrazione ha sostanzialmente emesso l’ingiunzione di pagamento opposta al fine di costituirsi un titolo esecutivo per procedere alla riscossione delle somme vantate nei confronti dell’odierno contravventore in spregio tanto al citato art. 203, III comma, Codice della Strada (il titolo esecutivo era già costituito dal verbale di accertamento non opposto e pagato in ritardo), quanto all’art. 36, II comma, D.L. n. 248/2007 il quale, in relazione al termine entro cui il Comune è tenuto alla notifica del titolo esecutivo al contribuente, ha stabilito che tale titolo deve essere notificato – a pene di decadenza – “entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo”.
Per tutto quanto sin qui dedotto, l’ingiunzione di pagamento è da ritenersi illegittima e manifestamente infondata, di conseguenza l’atto dell’Ente Comunale di procedere alla riscossione delle somme portate dall’atto opposto deve essere annullato.
All’udienza del 16.07.2015, si costituiva il Comune di T. tramite il proprio funzionario delegato dal Sindaco, depositando comparsa di risposta.
In detta comparsa il Comune di T. precisava:
1) Che poiché il titolo esecutivo così formato deve ritenersi certo, liquido ed esigibile, si rende necessario agire contro il debitore per il recupero del credito ai sensi e per gli effetti dell’art 206 del C.d.S. primo comma che dispone” Se il pagamento non è stato effettuato nei termini previsti dagli articoli 202 e 204 . . . omissis . . . , la riscossione delle somme dovute a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria è regolata dall’art. 27 della Legge 24 novembre 1981, n. 689”.
2) Che recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione Civile II sez., sentenza n. 8460 del 09/04/2010, ha affermato che l’ingiunzione fiscale è uno strumento legittimo per la riscossione delle sanzioni amministrative. In detta sentenza la Corte riscrive il sistema della riscossione delle sanzioni al C.d.S. e delle sanzioni amministrative in genere, scardinando il dogma della specialità e della universalità del ruolo quale strumento di esazione delle multe;
3) che a decorrere dal 1.1.2012 i Comuni effettuano la riscossione spontanea delle loro entrate tributarie e patrimoniali;
4) che sempre a decorrere da quella data i Comuni effettuano altresì la riscossione coattiva delle predette entrate: – sulla base dell’ingiunzione fiscale di cui al R.D. 639/1910 – che costituisce titolo esecutivo – nonchè secondo le disposizioni del Titolo II del d.p.r. 602/73 in quanto compatibili, comunque nel rispetto dei limiti di importo e delle condizioni stabilite per gli agenti della riscossione in caso di iscrizione ipotecaria e di espropriazione forzata immobiliare, ai sensi dell’articolo 52, comma 5, lettera b) numero 3) del d.lgs.446/97; – ESCLUSIVAMENTE secondo le disposizioni del R.D. 14 aprile 1910, n. 639, se i comuni utilizzano le altre forme di gestione della riscossione di cui all’articolo 52, comma 5, d.lgs.446/97, ossia laddove l’attività di riscossione sia affidata a società miste o tramite gara ad evidenza pubblica a soggetti iscritti nell’albo per l’accertamento e la riscossione delle entrate degli enti locali.
Da tutto quanto sopra argomentato e dedotto ne conseguiva, pertanto, proseguiva il difensore del Comune, la fondatezza della contestazione in parola e la piena legittimità dell’operato della Polizia Municipale di T., per cui l’Ente convenuto chiedeva accogliersi le conclusioni riportate in epigrafe.
Sulla base della documentazione depositata (Ingiunzione notificata del Comune di Taranto; Copia verbale, ecc ) precisate le conclusioni e discussa la causa, la stessa era riservata per la decisione all’udienza del 10.12.2015.
In via preliminare è opportuno precisare di quali poteri può disporre il Giudice nell’ambito delle opposizioni alle sanzioni amministrative, quale procedimento speciale.
Il 6° comma dell’art. 23 della legge n. 689 del 1981, espressamente prevedeva: ” Nel corso del giudizio il giudice dispone, anche d’ufficio, i mezzi di prova che ritiene necessari e puo’ disporre la citazione di testimoni anche senza la formulazione di capitoli.”
L’art. 2 d.lgs n. 150/2011 che ha modificato tale norma prevede:
Nelle controversie disciplinate dal Capo II, non si applicano, salvo che siano espressamente richiamati, gli articoli 413, 415, settimo comma, 417, 417-bis, 420-bis, 421, terzo comma, 425, 426, 427, 429, terzo comma, 431, dal primo al quarto comma e sesto comma, 433, 438, secondo comma, e 439 del codice di procedura civile.
L’ordinanza prevista dall’articolo 423, secondo comma, del codice di procedura civile puo’ essere concessa su istanza di ciascuna parte.
L’articolo 431, quinto comma, si applica alle sentenze di condanna a favore di ciascuna delle parti.
Salvo che sia diversamente disposto, i poteri istruttori previsti dall’articolo 421, secondo comma, del codice di procedura civile non vengono esercitati al di fuori dei limiti previsti dal codice civile.
Quindi, attualmente la disposizione del 6° comma dell’art. 23 della legge n. 689 del 1981 è stata sostituita dall’art. 421 c.p.c. il quale, salvo la non applicazione del 3° comma prevede:
1) Il giudice indica alle parti in ogni momento le irregolarità degli atti e dei documenti che possono essere sanate assegnando un termine per provvedervi, salvo gli eventuali diritti quesiti.
2) Può altresì disporre d’ufficio in qualsiasi momento l’ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio, nonché la richiesta di informazioni e osservazioni, sia scritte che orali, alle associazioni sindacali indicate dalle parti. Si osserva la disposizione del comma sesto dell’articolo 420.
Passando all’esame nel merito, si osserva che relativamente alla facoltà della P.A. di ricorrere all’ingiunzione fiscale, il recente art. 32 del D.L.T. nr. 150/2011, relativamente all’opposizione a procedura coattiva per la riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato e degli altri enti pubblici, ha ridato implicitamente vigore alla legge del 1910, prevedendo:
“1. Le controversie in materia di opposizione all’ingiunzione per il pagamento delle entrate patrimoniali degli enti pubblici di cui all’articolo 3 del testo unico delle disposizioni di legge relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato e degli altri enti pubblici approvato con regio decreto 14 aprile 1910, n. 639, sono regolate dal rito ordinario di cognizione.
È competente il giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento opposto.
L’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato può essere sospesa secondo quanto previsto dall’articolo 5.”
E’ quindi pacifico che a partire dal 23.08.2011 i Comuni hanno la facoltà di utilizzare questa procedura di recupero, quale strumento legittimo per la riscossione delle sanzioni amministrative e delle altre entrate con risparmio degli aggi esattoriali, rigettandosi di conseguenza l’eccezione in tal senso sollevata dall’opponente.
Si richiama ora il principio fondamentale stabilito dalla Cass Sez. Unite secondo il quale: “ le preclusioni o le decadenze processuali non possono limitare il potere del Giudice diretto a controllare la legalità degli atti, altrimenti, se così non fosse, ci si troverebbe – quanto meno – in presenza di un’ipotesi di sanatoria dell’invalidità di un atto nullo non prevista dall’ordinamento, ma, soprattutto, sarebbe svilito il ruolo e la funzione del Giudice ( Cass Sez Un. 04.09.2012 n. 14828).
Sulla base di tale principio d’Ufficio si rileva la violazione di legge in merito al mancato invio da parte dell’Esattore della comunicazione ex comma 544 dell’art. 1 della legge 24.12.2012 n. 228.
Per effetto di questa legge, in tutti i casi di riscossione coattiva di debiti sino a 1.000,00 euro ai sensi del DPR 602/73, intrapresa successivamente all’entrata in vigore della legge (1.1.2013), non si procede all’avvio delle azioni cautelari ed esecutive prima del decorso di 120 giorni dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo.
Detta innovazione appare utile nel caso dei fermi delle auto disposti per crediti di esiguo ammontare. L’art. 86 del DPR 602/73, infatti, non prescrive che, prima dell’adozione del fermo, debba essere data comunicazione al contribuente; non a caso, tale necessità è stata introdotta dall’Amministrazione finanziaria .
Esattamente il comma suddetto prevede: “In tutti i casi di riscossione coattiva di debiti fino a mille euro ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, intrapresa successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione, salvo il caso in cui l’ente creditore abbia notificato al debitore la comunicazione di inidoneita’ della documentazione ai sensi del comma 539, non si procede alle azioni cautelari ed esecutive prima del decorso di centoventi giorni dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo.” ( cfr. G.d.P. di Taranto, sent. n. 3111 del 7.10.2015 – La Legge Per Tutti).
E’ evidente la violazione commessa dal Comune di T. nell’aver emesso l’ingiunzione per la somma pretesa senza la preventiva comunicazione del dettaglio della posizione debitoria. A tal riguardo si osserva che il dettaglio della posizione debitoria deve precedere l’ingiunzione e i due atti non possono essere emanate con un unico atto, altrimenti viene meno la ratio del comma 544 sopra riportato.
Condivisibile è un’altra considerazione dedotta dall’opponente, atteso che l’Amministrazione ha sostanzialmente emesso l’ingiunzione di pagamento opposta al fine di costituirsi un titolo esecutivo per procedere alla riscossione delle somme vantate nei confronti dell’odierno contravventore in spregio tanto al citato art. 203, III comma, Codice della Strada (il titolo esecutivo era già costituito dal verbale di accertamento non opposto e pagato in ritardo), quanto all’art. 36, II comma, D.L. n. 248/2007 il quale, in relazione al termine entro cui il Comune è tenuto alla notifica del titolo esecutivo al contribuente, ha stabilito che tale titolo deve essere notificato – a pene di decadenza – “entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo”.
Secondo quest’ultimo dettato normativo, l’Ente Comunale è, peraltro, decaduto dal diritto di procedere alla riscossione delle somme in quanto l’ingiunzione veniva notificata solo in data 26.03.2015, cioè ben oltre il termine fissato, incorrendo nella eccepita preclusione.
Se il Dirigente Comunale ha cercato di porre rimedio ad una evidente decadenza (per giunta, in danno dell’amministrazione), ricorrendo ad un rimedio qualsiasi piuttosto che a quello ormai affetto da decadenza, non può certo dirsi che a farne le spese debba essere il cittadino.
Si esamina infine la legittimità o meno della maggiorazione del 10 % prevista semestralmente e di cui all’art. 27 della legge 689/81.
Invero, tale maggiorazione non é dovuta poiché la suindicata previsione normativa che la parte opposta ha ritenuto di poter applicare al caso di specie e approfonditamente sostenuta nelle proprie note difensive, prevede una fattispecie diversa: essa infatti riguarda l’ipotesi in cui sia stata emessa una ordinanza della Prefettura di Pesaro, ordinanza che a seguito della definitività del verbale per mancata riassunzione nei 60 giorni non risulta sia stata emessa.
La Corte Costituzionale, con l’ordinanza n. 308 del 14 luglio 1999, in riferimento all’articolo 206 del codice della strada e dei suoi rapporti con l’articolo 27 della legge 24 novembre 1981, n. 689, relativamente alle maggiorazioni, ha precisato che “la maggiorazione per ritardo prevista dall’art. 27, sesto comma, della legge n. 689 del 1981 a carico dell’autore dell’illecito amministrativo, cui sia stata inflitta una sanzione pecuniaria, ha funzione, non già risarcitoria o corrispettiva, bensì di sanzione aggiuntiva, nascente al momento in cui diviene esigibile la sanzione principale.”
Occorre esaminare altresì da quando la sanzione principale diventa esigibile.
La Legge 24/11/1981 n. 689, entrata in vigore il 01.12.1981, fu emanata in un periodo in cui, vigendo ancora il D.P.R. 15.06.1959 n. 393 (il vecchio codice della strada), la contravvenzione non oblata nei termini non aveva valore di titolo esecutivo e pertanto, affinché l’ente creditore potesse procedere alla riscossione della medesima, doveva instaurarsi un procedimento consistente nella presentazione da parte della autorità irrogante la contravvenzione di un rapporto al Pretore (art. 142 vecchio c.d.s.) e nella successiva inflizione da parte del Pretore della sanzione mediante emissione di decreto penale di condanna (art. 143 vecchio c.d.s.). Tale disciplina è poi stata modificata proprio dalla entrata in vigore della Legge 689/81 che agli artt. 17 e 18 ha previsto la presentazione da parte del funzionario o dell’agente accertatore del rapporto al Prefetto (art. 17 comma 1) e la eventuale successiva emissione di ordinanza-ingiunzione da parte del Prefetto (art. 18 comma 2) che costituisce titolo esecutivo per la somma ingiunta (art. 18 ultimo comma) sulla quale, in mancanza di pagamento nei termini, è dovuta la maggiorazione prevista dall’art. 27 comma 6 della legge 24.11.81 n. 689.
Appare quindi chiaro che la ragione della rivisitazione del procedimento deputato alla riscossione delle contravvenzioni operata dalla Legge 689/81, oltre ovviamente alla depenalizzazione delle contravvenzioni, era quella di rendere più semplice la procedura per la riscossione, che si concludeva con la applicazione della esosa maggiorazione prevista dall’art. 27 comma 6 della Legge 24/11/1981 n. 681.
Il suddetto procedimento, che inizialmente non consentiva al ricorrente di adire direttamente l’Autorità giudiziaria, se non dopo l’esito-rigetto del ricorso amministrativo al Prefetto, più volte oggetto di censura da parte della Corte di Cassazione, in quanto procedimento che impediva in effetti di adire direttamente la giurisdizione, violando l’art. 24 della Cost., è stato poi semplificato dal Decreto legislativo 30/04/1992 n. 285 (il nuovo codice della strada), che, entrato in vigore il 1.01.1993, ha derogato alle disposizioni di cui all’art. 17 della Legge 689/81, attribuendo automaticamente valore di titolo esecutivo al verbale di accertamento di violazione non impugnato e non oblato nei termini (art. 203 CDS).
II legislatore ha, pertanto, deciso di differenziare la fattispecie della ordinanza-ingiunzione prefettizia per i verbali impugnati, per la quale è senz’altro applicabile anche la maggiorazione ex art. 27 comma 6 della Legge 24/11/1981 n. 689, dalla fattispecie del mancato pagamento in misura ridotta del verbale di accertamento, per la quale la sanzione prevista è soltanto quella stabilita dall’art. 203 comma 3 c.d.s. (pagamento della metà del massimo edittale più le spese) e non anche la maggiorazione ex art. 27 comma 6 della Legge 24/II/1951 n. 689, che dovrebbe applicarsi quale sanzione aggiuntiva nell’ipotesi di ulteriore resistenza del trasgressore e/o di mancato pagamento a seguito dell’emissione dell’ordinanza-ingiunzione da parte del Prefetto e/o del provvedimento di condanna del Giudice adito.
Riassumendo, l’art. 203 comma 3 c.d.s., in deroga alla disciplina prevista dall’art. 17 della Legge 689/81 che prevedeva l’emissione di una ordinanza-ingiunzione, ha una maggiorazione pari al 20 % annua, avendosi nel caso di specie a seguito dei cinque anni trascorsi dal giorno del verbale, il raddoppio della somma già raddoppiata.
Da accogliere é infine l’eccezione sollevata dalla parte opponente in merito alla insufficiente motivazione dell’ingiunzione, dal momento che il verbale posto alla base dell’emissione della stessa non risulta allegato, ma solo richiamato.
Il comma 3 dell’art. 3 del D.L.Vo n. 241 del 1990 sulla “ Motivazione del provvedimento”, quale rubrica aggiunta dall’art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15 prevede:
“ Se le ragioni della decisione risultano da altro atto dell’amministrazione richiamato dalla decisione stessa, insieme alla comunicazione di quest’ultima deve essere indicato e reso disponibile, a norma della presente legge, anche l’atto cui essa si richiama.”
Detta documentazione presupposta è stata esibita dal Comune soltanto a seguito dell’atto di citazione notificato dall’opponente, non avendola allegata, come avrebbe dovuto fare all’ingiunzione.
Per tutto quanto sin qui dedotto, l’ingiunzione di pagamento deve ritenersi illegittima e manifestamente infondato è il diritto dell’Ente Comunale di procedere alla riscossione delle somme portate dall’atto opposto che, pertanto, deve essere annullato.
Di conseguenza illegittima risulta la ingiunzione notificata all’opponente, non potendo la stessa che essere annullata, ritenendo assorbiti tutti gli altri numerosi motivi eccepiti dalla parte attrice.
Per quanto riguarda le spese processuali richieste, si osserva che il Comune di Taranto, avendo ricevuto l’atto di citazione avrebbe dovuto immediatamente annullare in autotutela l’ingiunzione, evitando di far sopportare all’opponente ulteriori spese proseguita con l’attività processuale.
Con la Sentenza n. 23993/2007 del 19/11/2007 la Suprema Corte di Cassazione ha affermato il principio fondamentale, sancito dalla Carta Costituzionale, del diritto al riconoscimento delle spese legali a favore del cittadino che abbia impugnato una cartella esattoriale o una sanzione amministrativa. Se, infatti, il giudice riconosce l’illegittimità della cartella o della sanzione elevata o di un conseguente provvedimento della P.A., altrettanto dovrà riconoscere al cittadino, ingiustamente sanzionato, il diritto al ristoro delle spese legali che questi ha necessariamente dovuto sostenere, non essendo esperto di norme sostanziali e procedurali. Lasciare a carico del cittadino il costo delle spese legali significherebbe comunque sanzionarlo anche in caso del riconoscimento del proprio diritto all’annullamento della sanzione stessa. Le spese legali, in conclusione, non possono essere compensate (vedasi anche: Cass. Civ. n. 7044 del 7/7/1999; Cass. civ. n. 13505 del 21/7/2004).
Pertanto, Il Comune di T. va condannato al ristoro in favore del difensore dell’opponente delle spese e competenze di lite che si liquidano come in dispositivo.
il giudice di Pace di Taranto, dr. Martino Giacovelli, definitivamente pronunciando sull’opposizione depositata il 29.06.2015 dall’opponente avverso l’atto di ingiunzione di pagamento n. 34763 del 19.03.2015 in seguito del mancato pagamento della somma di €. 38,00 quale sanzione di cui al verbale redatto in data 04.12.2009 dalla Polizia Municipale del Comune di T., così decide:
1) annulla l’ingiunzione impugnata;
2) condanna il Comune di T. in p.l.r.p.t. al rimborso a favore del difensore della parte opponente, delle spese e competenze di lite che liquida in complessivi € 373,00 di cui € 43,00 per spese ed € 330,00 per competenze professionali, oltre IVA e CAP come per legge.
Così deciso a Taranto il 30.12.2015
Davide Bassanetti ha detto:
04/11/2017 alle 15:11
E’ stato utilissimo questo articolo. Ho utilizzato le stesse motivazioni per un’ingiunzione di pagamento pervenutami il giorno 11 aprile 2017, il giorno 6 settembre 2017 comparivo davanti al giudice di pace di Mantova, sentenza numero 527/2017, ed in tale sede il mio ricorso é stato accolto.
12/03/2018 alle 18:59
ho presentato dei ricorsi sulla base di queste ragioni, almeno per il primo discusso a me il GDP di Ferrara ha dato torto, dicendo che il termine per l’emissione dell’ordinanza è di 5 anni e non 3
07/04/2018 alle 13:34
ciao, dovrò presentarmi pure io davanti al gdp di Ferrara, e volevo presentare le tre motivazioni: non mi hanno comunicato nulla 120 gg. prima,non c’era il verbale allegato, non ho fatto ricorso ,quindi non dovrebbe esserci il 10%, Tu le avevi queste motivazioni? O hai richiesto solo quella dei 3 anni?
07/04/2018 alle 18:40
Io ho presentato queste motivazioni. 1. almeno 120 giorni prima doveva arrivare il dettaglio delle iscrizioni a ruolo 2 il verbale andava allegato 3 E’ stata applicata una maggiorazione 4 il termine é stato prescritto perché decade il 21/12 del terzo anno successivo all’infrazione 5 avevo presentato in’istanza di annullamento alla quale non é pervenuta una risposta 6 il recupero crediti non é nelle competenze delle amministrazioni comunali. 6 mancava la prova della notifica. Contattami pure se hai bisogno di ulteriori consulenze.
09/04/2018 alle 08:12
ciao, come faccio a contattarti?
09/04/2018 alle 11:33
per contattarti?
09/04/2018 alle 12:09
Davide tel 3707133449

References: sentenza 
 sentenza 
 Art. 1
 Art. 36
 Art. 3

SENTENZA 
 art. 27
 art. 27
 art. 203
 sentenza 
 sentenza 
 art. 32
 art. 203
 art. 27
 art. 27
 Sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza