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Turchia, la burocrazia rallenta la giustizia: 11 anni di processo!Diritti Europa
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Turchia, la burocrazia rallenta la giustizia: 11 anni di processo!
Posted by: Luca Gulino in Categorie Violazioni CEDU, Diritto ad un equo processo, I diritti in Europa, In evidenza 28 aprile 2012
Equo processo – Sentenza Çaçan v. Turkey, 24 Aprile 2012
Il caso in questione trae origine da un ricorso (n. 23139/07) presentato il 21 maggio 2007 da un cittadino turco, il signor Mehmet Nuri Çaçan contro la Repubblica di Turchia, in seguito a un procedimento giudiziario a suo carico dalla durata super… undici anni!
IL CASO – Çaçan è nato nel 1970 e vive a Bitlis, in Turchia. Il 29 aprile 2000 Çaçan viene arrestato e portato in carcere in seguito alla successiva condanna penale decisa durante il processo. Durante la sua prigionia viene però constatato che è stato ingiustamente imprigionato a causa di un errore, la sua carta d’identità è stata infatti utilizzata dal fratello per commettere il reato! Il 25 luglio 2000, la Istanbul State Security Court si è espressa a favore di Çaçan e ha ordinato il suo rilascio. Il ricorrente non poteva essere rilasciato il 7 agosto 2000 a causa della burocrazia lunga necessaria.
Il 27 ottobre 2000 il ricorrente ha presentato denuncia penale presso la Corte d’Assise Bakirköy richiedendo un indennizzo per la sua detenzione viziata da quell’errore, detenzione che ha avuto una durata di tre mesi e otto giorni.
In tutto il corso del procedimento, il giudice ha convocato ventuno udienze, ma il ricorrente è stato presente solo in uno di essa, quella tenutasi il 19 luglio 2001. L’avvocato del ricorrente invece non ha partecipato a nessuna delle udienze, pur essendogli state notificate.
Il 7 marzo 2007 il Tribunale ha parzialmente accolto la domanda del sig. Çaçan. ma il 15 aprile 2009 la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza del giudice di primo grado per il motivo che il procedimento dinanzi alla Corte di sicurezza dello Stato di Istanbul non era stato portato a termine nel momento in cui Çaçan ha proposto azione di risarcimento dinanzi alla Corte d’Assise. Essa ha dichiarato che la ricorrente aveva omesso di rispettare un prerequisito al fine di esperire tale azione. Il procedimento è attualmente ancora pendente dinanzi alla Corte di Cassazione.
CORTE EDU – Çaçan si è rivolto infine alla Corte di Strasburgo, poiché sostiene che vi sia stata la violazione dell’Art 6 Cedu (diritto a un equo processo), e del collegato Art 13 Cedu (diritto ad un ricorso effettivo) in quanto la durata dell’intero procedimento interno è nettamente superiore ai criteri della ragionevole durata dettati dalla Carta e soprattutto la stessa eccessiva durata del procedimento non è stata possibile contestarla all’interno della giustizia del suo paese. Il Governo turco, dal canto suo, in merito alla durata del procedimento ha sostenuto che la durata complessiva non poteva essere imputabile alle autorità nazionali, ma allo stesso signor Çaçan che non aveva partecipato alle udienze pur essendo sempre tempestivamente informato.
La Corte Cedu, chiamata in causa e valutati i documenti, ha osservato che il procedimento nazionale è iniziato il 27 ottobre 2000, ed è ancora pendente dinanzi ai giudici nazionali, per cui la durata è già stata di circa undici anni e cinque mesi per due livelli di giurisdizione. La Corte ha ribadito che la ragionevolezza della durata del procedimento deve essere valutata alla luce delle circostanze del caso e con riferimento ai seguenti criteri: la complessità del caso e il comportamento del ricorrente e delle autorità competenti . La Corte in questo caso è del parere che il sig. Çaçan ha contribuito al prolungamento della durata del procedimento a causa delle sue non comparizioni davanti al giudice e quindi il ritardo non può essere imputabile alle autorità turche. D’altra parte però, data la lunghezza residua del procedimento, la Corte ha rilevato che il periodo in questione non può essere spiegato esclusivamente dal comportamento del richiedente, perché dall’osservazione dei documenti ha constatato che ci sono stati inutili ritardi nel procedimento, per le quali le autorità giudiziarie sono responsabili. Per questo motivo, la Corte non è convinta che i giudici nazionali hanno mostrato la diligenza richiesta di concludere il procedimento entro un termine ragionevole. Ha concluso pertanto che nel caso di specie la durata del procedimento non è riuscita ad essere compatibile con il “termine ragionevole”. Vi è stata quindi una violazione dell’articolo 6 § 1 della Convenzione.
Lo stato turco a fronte della sanzione ricevuta dovrà quindi versare al ricorrente, entro tre mesi, 4.200€ a titolo di risarcimento per danno non patrimoniale, 1.200€ per i costi e le spese sostenute.
La Sentenza in questione pone in risalto un tema sempre più ricorrente tra le violazioni presentate alla Corte di Strasburgo: la durata eccessiva dei procedimenti. La Turchia è lo stato in cui questa violazione avviene molto spesso e per questo motivo è stata richiamata più volte in sede internazionale. È una cosa che lascia impietriti doppiamente, sia dal punto di vista dei soggetti che subiscono questa burocrazia eccessiva e soprattutto ripetuta nel tempo, sia dal punto di vista degli stati che incorrono ripetutamente nelle stesse violazioni, diventando ormai una triste routine…
La sentenza originale è reperibile qui: Sentenza Çaçan v. Turkey del 24 Aprile 2012
Art 13 CEDU Art 6 CEDU Isabelle Berro-Lefèvre Seconda Sezione Turchia	2012-04-28
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