Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-2723-del-02-02-2017
Timestamp: 2020-04-07 00:37:41+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 2723 del 02/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2723 del 02/02/2017
Cassazione civile, sez. III, 02/02/2017, (ud. 19/12/2016, dep.02/02/2017), n. 2723
sul ricorso 4121-2015 proposto da:
ADDCONS SRL, in persona del legale rappresentante p.t., elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA S.MARIA MEDIATRICE, 1, presso lo studio
dell’avvocato MARIO ARPINO, rappresentata e difesa dall’avvocato
ADABELLA GRATANI giusta procura a margine del ricorso;
TESSITURE PIETRO RADICI SPA in persona dell’amministratore delegato e
legale rappresentante pro tempore, ing. B.E.,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MARIA CRISTINA 8, presso lo
studio dell’avvocato GOFFREDO GOBBI, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato MARIO FRANCHINA giusta procura a margine del
avverso la sentenza n. 1541/2014 del TRIBUNALE di MILANO, depositata
il 03/02/2014;
udito l’Avvocato MARIO ARPINO per delega;
ricorso anche ai sensi degli artt. 329 e 632 c.p.c.; condanna alle
spese e statuizione sul contributo unificato.
1.- Nell’espropriazione presso terzi iscritta al n. 5669/04 r.g.e. del tribunale di Milano, intentata da Addcons srl ai danni di Tessiture Pietro Radici spa (e nei confronti del terzo pignorato Banca Popolare di Bergamo spa), il g.e. rese il 28.2.08 ordinanza di assegnazione per Euro 7.705,76 per un credito ulteriore rispetto a quello posto a base del pignoramento, nel frattempo almeno in parte soddisfatto, sul rilievo che il debitore non vi si era opposto: ma questi, che all’udienza aveva depositato memoria difensiva, dispiegò allora opposizione, che, resistendovi l’opposta, l’adito tribunale qualificò come proposta ai sensi, in parte, dell’art. 617 cod. proc. civ. e, in altra parte, dell’art. 615 cod. proc. civ., accogliendola con revoca dell’ordinanza di assegnazione, declaratoria di inesistenza del credito posto a base di quella e condanna dell’opposta a restituire la somma dalla medesima recata, nonchè alle spese di lite.
2.- Per la cassazione di tale sentenza, depositata il 3.2.14 col n. 1541, ricorre la Addcons srl con atto notificato il 2.2.15 ed articolato su cinque motivi; resiste con controricorso la Tessiture Pietro Radici spa; e, per la pubblica udienza del 19.12.16, la ricorrente deposita altresì memoria ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ..
3.- La ricorrente articola:
– un primo motivo, di “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione o falsa applicazione: art. 163 bis c.p.c., comma 2, art. 165 c.p.c., comma 1, artt. 617, 618, 487 e 83 c.p.c., art. 3 e 24 Cost., art. 101 Cost., comma 2, artt. 111, 70, 76 e 77 Cost.”;
– un secondo motivo, di “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione o falsa applicazione dell’art. 2700 c.c., anche in relazione all’art. 221 c.p.c. – atto pubblico Efficacia probatoria – assenza di querela di falso”;
– un terzo motivo, di “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione o falsa applicazione dell’art. 329 c.p.c. artt. 1966, 1988 e 2720 c.c. in relazione agli artt. 617 e 615 c.p.c.”;
– un quarto motivo, di “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – Violazione o falsa applicazione di: artt. 163-4 e 617 c.p.c., art. 183 c.p.c., comma 6, n. 2, artt. 115 e 116 c.p.c., artt. 2967 e 2909 c.c., art. 1193-4 c.c. – artt. 3, 24, 97, 101 e 11 Cost. (ordinanza di assegnazione in relazione all’istanza del creditore di residue somme”;
– un quinto motivo, di “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione o falsa applicazione dell’art. 163-4 c.p.c. – artt. 617 e 91 c.p.c., artt. 3, 24, 97, 101 e 111 Cost. (ordinanza di assegnazione in relazione con l’istanza dep. 29.11.07 di residue somme)”.
4.- Il primo motivo è infondato:
– tempestiva è stata l’introduzione dell’opposizione, nella sua fase sommaria, entro i venti giorni dalla pronuncia dell’ordinanza opposta e con deposito del ricorso il 19.3.08, a nulla rilevando la data della sua notifica;
– un’eventuale violazione dei termini di iscrizione a ruolo del giudizio di merito non rileva ai fini della tempestività dell’opposizione (v. Cass. 31 agosto 2015, n. 17306);
– un termine per la prima udienza del giudizio di merito diverso da quello di cui all’art. 163-bis cod. proc. civ., ma fissato dal giudice che definisce la fase sommaria, è del tutto idoneo a tutelare il diritto di difesa delle parti, che già hanno avuto contezza dei termini della controversia, immutabili per il principio di immodificabilità dei motivi delle opposizioni dispiegate ai sensi degli artt. 615 e 617 cod. proc. civ. (rispettivamente: Cass. 21 maggio 2014, n. 11265; Cass. 7 agosto 2013, n. 18761);
– la “revoca” dell’ordinanza di assegnazione preclusa dall’art. 487 cod. proc. civ. è quella da parte del g.e. in sede meramente esecutiva, non certo quella che sia pronunziata, benchè in effetti più correttamente a definirsi annullamento, ad un’opposizione agli atti esecutivi proprio contro quel provvedimento;
– è evidente che la qualificazione – resa a verbale dal g.e. e contestata con l’opposizione conclusa con la qui gravata sentenza dell’insussistenza di una contestazione da parte del debitore implica una vera e propria svista sul contenuto della memoria con cui questo ha mosso invece numerose ed ampie contestazioni alle pretese poste a base delle molteplici istanze della creditrice e comunque proprio al risultato finale dell’azionamento del credito ulteriore.
5.- Il secondo ed il terzo motivo, congiuntamente esaminati, sono infondati: alcuna pubblica fede può attribuirsi alla premessa adottata dall’ordinanza, resa oggetto di opposizione, sulla carenza di opposizione da parte del debitore, visto che non sono nè indicate nè trascritte espressioni testuali rese dal debitore stesso – che neppure quindi può dirsi avere confessato, tanto meno giudizialmente, o transatto alcunchè in presenza del verbalizzante e che quindi quella stessa espressione implica una valutazione operata dal giudicante e, in quanto tale, la manifestazione di un giudizio sulla condotta processuale della parte e sul contenuto degli atti da questa prodotti, quindi non certo un’attestazione di un fatto suscettibile di essere oggetto di pubblica fede; giudizio che, per quanto possa assumersi erroneo, ha per di più ad oggetto una situazione eccezionalmente intricata, come dimostra la non propriamente perspicua esposizione dell’intreccio di pretese e parziali adempimenti e parziali contestazioni raffigurati nel ricorso e dovuto alla stratificazione di calcoli relativi ad adempimenti parziali ed imputazioni dei medesimi in relazione alla maturazione di accessori ulteriori.
6.- Il quarto motivo, a prescindere dai dubbi sulla sua ammissibilità per la formulazione e per la non perspicuità dei riferimenti contenuti negli atti eppure ivi fotoriprodotti per larghi stralci, involge esclusivamente la ricostruzione del credito residuo e, quindi, attiene al capo della sentenza che ha deciso l’opposizione all’esecuzione: in quanto tale, esso andava fatto valere con il mezzo di impugnazione proprio delle sentenze che definiscono tali tipi di opposizione, cioè, per le sentenze pubblicate dopo il 4.7.09, con l’appello, ai sensi del restaurato testo dell’art. 616 cod. proc. civ.; ed è pertanto inammissibile, dovendo l’odierna ricorrente fare valere le sue pretese sulla persistenza o meno del credito e soprattutto sul suo esatto ammontare a seguito del sovrapporsi di adempimenti parziali e di interventi o di richieste o precetti successivi – e secondo le imputazioni da essa operate – appunto nella sede dell’opposizione ad esecuzione che la qui gravata sentenza ha, comunque e contestualmente, risolto in senso ad essa sfavorevole.
7.- Il quinto motivo è infondato, perchè censura il regime delle spese, ma sull’evidente presupposto della fondatezza delle altre doglianze e quindi è travolto dalla sorte di queste ultime; e senza considerare che non sussiste un vero e proprio diritto del soccombente a che la liquidazione sia mantenuta sui livelli medi previsti, mentre neppure vengono presi in considerazione o dedotti i limiti massimi previsti per ciascuna fase o voce, la cui violazione sia stata perpetrata in danno della qui ricorrente.
8.- Infondati i motivi diversi dal quarto ed inammissibile essendo quest’ultimo, il ricorso va rigettato e la ricorrente, in tutto soccombente, condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, pure dandosi atto – mancando ogni discrezionalità al riguardo (Cass. 14 marzo 2014, n. 5955) – della sussistenza dei presupposti per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione per i casi di reiezione integrale, in rito o nel merito, di questi.
– condanna la Addcons srl, in pers. del leg. rappr.nte p.t., al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore della Tessiture Pietro Radici spa, in pers. del leg. rappr.nte p.t., liquidate in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre maggiorazione per spese generali ed accessori nella misura di legge;

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 163
 art. 165
 art. 3
 art. 101
 art. 183
 art. 1193
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 1