Source: https://www.leggioggi.it/2014/09/01/autorizzazione-paesaggistica-semplificazione-semplificazione-viene/
Timestamp: 2018-07-23 09:49:31+00:00

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Autorizzazione paesaggistica, via alla semplificazione
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Autorizzazione paesaggistica, semplificazione che va e semplificazione che viene
Tra i tanti decreti-legge emanati negli ultimi quattro anni con la finalità di semplificare le procedure per interventi edilizi, a volte con modifiche a norme poco prima modificate, dobbiamo includere anche quelli che hanno interessato l’autorizzazione paesaggistica disciplinata dall’art. 146 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.LGS. 22 gennaio 2004 n. 42) [1]. Ci illustra tutte le modifiche intervenute Valeria Tarroni, Responsabile del Servizio Edilizia Privata e Ambiente del Comune di Imola.
L’ultimo intervento all’art. 146 del Codice, all’incipit della semplificazione amministrativa e velocizzazione dei tempi di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, è contenuto all’art. 25, comma 3, del Decreto-Legge 12 settembre 2014, n. 133 meglio noto come Sblocca Italia, che segue di pochi mesi le modifiche contenute nell’art. 12, comma 1, del Decreto-Legge 31 maggio 2014, n. 83, recante “Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo” convertito con modifiche dalla Legge 29 luglio 2014, n. 106, la quale ha cassato una modifica che ora viene esattamente riproposta, come si dirà in seguito.
Prima modifica: il D.L. n. 69 del 21 giugno 2013, c.d. “decreto del fare”, con l’art. 39, comma 1, aggiungeva al comma 4 dell’art. 146 il seguente ultimo periodo “Qualora i lavori siano iniziati nel quinquennio, l’autorizzazione si considera efficace per tutta la durata degli stessi e, comunque, per un periodo non superiore a dodici mesi”. Con la legge di conversione n. 98 del 9 agosto 2013 il periodo veniva modificato e stabiliva che “Qualora i lavori siano iniziati nel quinquennio, l’autorizzazione si considera efficace per tutta la durata degli stessi”.
Seconda modifica: a distanza di due mesi dalla predetta legge del 9 agosto 2013, la durata dell’autorizzazione paesaggistica veniva nuovamente modificata dalla Legge n. 112 del 7 ottobre 2013 “c.d. Valore Cultura” che all’art. 3-quater e dunque la durata dell’autorizzazione è di cinque anni dal suo rilascio, con un anno di ulteriore validità per i lavori iniziati entro il quinquennio.
Ridimensionata la validità dell’autorizzazione, si tornava alla versione del c.d. “decreto del fare”, prima della sua conversione con modifiche in legge.
Terza modifica: il Decreto-Legge 31 maggio 2014, n. 83 c.d. “Art Bonus” convertito in Legge 29 luglio 2014, n. 106, con l’art. 12, comma 1, lett. a), ha modificato di nuovo il comma 4 dell’art. 146 del Codice con l’aggiunta di un ultimo periodo che fa decorrere il termine di efficacia dell’autorizzazione paesaggistica dal giorno in cui acquista efficacia il titolo edilizio eventualmente necessario per realizzare l’intervento, a meno che il ritardo in ordine al rilascio e alla conseguente efficacia di quest’ultimo non sia dipeso da circostanze imputabili all’interessato.
Prima modifica: il D.L. n. 69 del 2013 art. 39, comma 3, disponeva la sostituzione dei primi tre periodi del comma 9, con il seguente: “Decorso inutilmente il termine di cui al primo periodo del comma 8 senza che il soprintendente abbia reso il prescritto parere, l’amministrazione competente provvede sulla domanda di autorizzazione”. La modifica è stata cancellata dalla legge di conversione n. 98 del 2013.
La tormentata modifica è volta a rendere più certo e più celere il rilascio dell’autorizzazione, attraverso l’eliminazione dal comma 9 dell’art. 146 della facoltà per l’Amministrazione competente [2] di convocare la Conferenza di servizi in caso di mancato rilascio del parere da parte del Soprintendente nei termini a lui assegnati, e dispone che decorsi 60 giorni dal ricevimento degli atti da parte del Soprintendente, l’Amministrazione ha l’obbligo di provvedere sulla domanda di autorizzazione
Il comma 9 del Codice ha generato dubbi applicativi e rimesso la parola più volte alla giurisprudenza che non si è pronunciata in maniera univoca.
Il Decreto-Legge oggi in vigore e che dovrà essere convertito in legge entro l’11 novembre, non ha comunque sciolto i dubbi generati dalla formulazione vigente fino al 12 settembre vigente.
Il punto è così sintetizzabile: in mancanza del parere del Soprintendente, l’Amministrazione competente decorsi sessanta giorni deve comunque decidere sull’istanza, ma, stante che tale parere è qualificato dalla legge come obbligatorio e vincolante [3], quale effetto va attribuito al silenzio del Soprintendente e quale valenza deve avere l’eventuale parere tardivo? Due sono gli orientamenti.
Parte della giurisprudenza sostiene che anche superato il termine il potere del Soprintendente continua a sussistere in quanto la perentorietà del termine è riferita esclusivamente all’obbligo in capo all’Amministrazione competente di portare a conclusione il procedimento [4]. Si tratterebbe dell’obbligo stabilito dall’art. 2, comma 1, della legge n. 241 del 1990 ed il procedimento dovrebbe concludersi con l’assunzione di un provvedimento di dichiarazione di improcedibilità motivato sul mancato rilascio del parere vincolante. L’interessato avrebbe così modo d’impugnare l’atto al fine di ottenere una pronuncia dichiarativa dell’obbligo di provvedere, con richiesta di risarcimento dei danni causati dall’illegittimo silenzio-inadempimento dell’organo statale.
Altra giurisprudenza sostiene invece che decorso il termine il parere del Soprintendente viene ad essere degradato da vincolante a non più vincolante e perde la sua valenza obbligatoria. L’Amministrazione competente deve, scaduto il termine, procedere con il rilascio oppure con il diniego dell’autorizzazione prescindendo dallo stesso [5]. Le valutazioni espresse nel parere emesso tardivamente non possono essere le uniche motivazioni a fondamento di un eventuale provvedimento di diniego.
Una ulteriore novità è il procedimento di riesame [6] ammesso per tutti i pareri, nulla osta o atti di assenso comunque denominati espressi dagli organi periferici del Ministero beni e attività culturali e che trova applicazione quindi anche per il procedimento di autorizzazione paesaggistica. La finalità della norma è quella di controllare a livello centrale gli atti adottati dalle Soprintendenze, nell’intento di ridurre i ricorsi amministrativi.
Il riesame è affidato ad apposite Commissioni di garanzia composte esclusivamente da personale appartenente ai ruoli del Ministero e può avvenire d’ufficio o su o su richiesta di una delle amministrazioni pubbliche coinvolte nel procedimento nell’ambito del quale è stato espresso il parere. Fino alla costituzione delle Commissioni il potere è attribuito ai comitati regionali di coordinamento di cui all’art. 19 D.P.R. 233/2007 [7].
Da ultimo un cenno all’autorizzazione paesaggistica semplificata disciplinata da un proprio regolamento, il D.P.R. 9 luglio 2010, n. 139.
Il regolamento risulta già in fase di modifiche [8] e dovrebbe essere emanato entro il prossimo primo dicembre (ma il termine non perentorio). Le modifiche dovranno ampliare e precisare gli interventi di lieve entità, individuare tipologie di intervento di modesta entità per le quali l’autorizzazione non è richiesta o che possono essere regolate con accordi di collaborazione tra Ministero, Regione ed enti locali.
[1] Art. 146. Autorizzazione
9. Decorso inutilmente il termine di cui al primo periodo del comma 8 senza che il soprintendente abbia reso il prescritto parere, l’amministrazione competente può indire una conferenza di servizi, alla quale il soprintendente partecipa o fa pervenire il parere scritto. La conferenza si pronuncia entro il termine perentorio di quindici giorni. In ogni caso, decorsi sessanta giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente, l’amministrazione competente provvede sulla domanda di autorizzazione.)
Periodi 1 e 2 soppressi ed il terzo sostituito dall’art. 25 comma 3 del D.L. n. 133 del 2014 “Decorsi inutilmente sessanta giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente senza che questi abbia reso il prescritto parere, l’amministrazione competente provvede comunque sulla domanda di autorizzazione.”
Con regolamento da emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro il 31 dicembre 2008, su proposta del Ministro d’intesa con la Conferenza unificata, salvo quanto previsto dall’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono stabilite procedure semplificate per il rilascio dell’autorizzazione in relazione ad interventi di lieve entità in base a criteri di snellimento e concentrazione dei procedimenti, ferme, comunque, le esclusioni di cui agli articoli 19, comma 1 e 20, comma 4 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni.
[2] La funzione autorizzatoria in materia di paesaggio è esercitata dalla Regione art. 146, comma 6, D.Lgs. 42/2004, che può delegarne l’esercizio, per i rispettivi territori, a Province, a forme associative e di cooperazione fra enti locali come definite dalle vigenti disposizioni sull’ordinamento degli enti locali, ovvero a Comuni, purché gli enti destinatari della delega dispongano di strutture in grado di assicurare un adeguato livello di competenze tecnico-scientifiche nonché di garantire la differenziazione tra attività di tutela paesaggistica ed esercizio di funzioni amministrative in materia urbanistico-edilizia.
[3] Il comma 5 dell’art. 145 indica che il parere del Soprintendente è vincolante. Solo nel caso di piano paesistico redatto in accordo tra Regione e Ministro e di strumenti urbanistici adeguati al piano paesistico, il parere assume natura obbligatoria ma non vincolante (ma in nessuna Regione risulta per ora sia stata condivisa la pianificazione con il Ministero)
[4] In tal senso Consiglio di Stato n. 1561/2013; Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza n. 4914/2013. Il Ministero dei beni culturali con circolare 7 dicembre 2011, n. 27 si è espresso nel senso che il silenzio della Soprintendenza non è qualificato come silenzio/assenso e che nulla vieta che il Soprintendente si pronunci tardivamente. Il parere tardivo della Soprintendenza rimane vincolante se il Comune non ha già emesso l’atto conclusivo.
[5] In tal senso: TAR Puglia-Lecce sentenza n. 1739/2013; TAR Puglia-Lecce, sez. I, sentenza n. 321/2014; TAR Veneto, sez. II, sentenza n. 583/2014.
[6] Il procedimento di riesame è inserito all’art. 12, comma 1-bis, del D.L. 31 maggio 2014, n. 83 convertito con modificazioni dalla Legge n. 106 del 29 luglio 2014.
[7] È il regolamento di riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali.
[8] Le modifiche sono disposte dall’art. 12, comma 2, del D.L. 83/2014 convertito con modifiche con Legge 106/2014 e dall’art. 25, comma 2, del D.L. 133/2014.
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References: art. 39
 Art. 146
 art. 146
 sentenza 
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