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Timestamp: 2018-07-22 08:49:42+00:00

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Quanto tempo per chiedere il risarcimento all'assicurazione?
Lo sai che? Quanto tempo per chiedere il risarcimento all’assicurazione?
Incidenti stradali, la prescrizione si realizza dopo due anni che decorrono dalla data dell’incidente e, poi, tornando a decorrere dalla prima richiesta di risarcimento.
Prescrizione breve, anzi brevissima, per le richieste di risarcimento del danno da incidente stradale: l’automobilista si deve attivare entro massimo due anni da quando si è verificato il sinistro. Se, invece, lascia scadere tale termine, l’assicurazione non è più tenuta a versargli alcunché. Per cui, prima che scada l’ultimo giorno del secondo anno, per evitare la prescrizione del diritto al risarcimento, l’automobilista deve inviare all’assicurazione una seconda raccomandata a.r., in modo da interrompere il termine di prescrizione. È quanto prevede il codice civile [1] che, di recente, è stato interpretato da una sentenza del Tribunale di Palermo [2]. Ma procediamo con ordine.
1 Quando si prescrive il risarcimento del danno da incidente stradale?
2 Che succede dopo la denuncia di sinistro?
3 Raccomandata: per interrompere la prescrizione conta il timbro postale?
4 Quante volte si può rinnovare la richiesta di risarcimento all’assicurazione?
Quando si prescrive il risarcimento del danno da incidente stradale?
Proprio per assicurarsi la prova del rispetto del termine di due anni, è necessario che la denuncia di sinistro sia effettuata mediante l’invio di una raccomandata a.r. o di una email di posta elettronica certificata (Pec). La raccomandata può essere spedita anche a firma del proprio avvocato, ma affinché essa produca gli effetti di interruzione della prescrizione deve essere controfirmata anche dal proprio assistito, ossia il soggetto danneggiato.
Che succede dopo la denuncia di sinistro?
Una volta inviata la raccomandata con la denuncia di sinistro e la richiesta di risarcimento, il termine di due anni inizia a decorrere nuovamente da capo. Quindi il decorso della prescrizione viene interrotto e riparte per altri due anni.
La sentenza del Tribunale di Palermo qui in commento precisa che il nuovo termine di due anni – che decorre dopo la prima denuncia di sinistro e richiesta di risarcimento – inizia a decorrere dal ricevimento della precedente raccomandata da parte dell’assicurazione (e non, invece, come un tempo si riteneva, dallo scadere dei 60 o 90 giorni a disposizione dell’assicurazione per presentare l’offerta di risarcimento). Sul punto, in precedenza, si registravano contrasti tra i giudici, ma poi le Sezioni Unite hanno definitivamente chiarito la corretta interpretazione [3].
Raccomandata: per interrompere la prescrizione conta il timbro postale?
Bisogna stare attenti a non commettere un errore in cui comunemente si cade. Spesso si crede, infatti, che il rispetto dei termini è garantito dal timbro postale apposto quando la lettera viene spedita. Invece è il contrario: per interrompere la prescrizione è necessario che il destinatario riceva la lettera entro la scadenza del secondo anno (e non già, quindi, che il mittente abbia consegnato il plico all’ufficio delle Poste).
Facciamo un esempio per comprendere meglio come stanno le cose.
Immaginiamo di aver fatto un incidente il 1 gennaio 2014 e di aver inviato la raccomandata con la richiesta di risarcimento il 1 febbraio 2014. Nel frattempo, svolgiamo tutte le pratiche per accertare i danni subiti, magari il nostro avvocato tentenna prima di avviare la causa: fatto sta che i due anni stanno per scadere. Così decidiamo, prudentemente, di inviare una seconda raccomandata per interrompere di nuovo la prescrizione e farla decorrere da capo. La prescrizione si verificherebbe il 31 gennaio 2016, ossia due anni dopo la prima richiesta di risarcimento (avvenuta il 1 febbraio 2014). Senonché ci rechiamo alla posta all’ultimo minuto, ossia il 28 gennaio 2016, e il postino consegna la lettera all’assicurazione il 3 febbraio 2016. In tal caso perdiamo il diritto al risarcimento. Per evitare infatti la prescrizione sarebbe stato necessario che la compagnia ricevesse la nostra diffida entro il 31 gennaio 2016. Insomma, vale la data di ricevimento della raccomandata e non quella di spedizione.
Quante volte si può rinnovare la richiesta di risarcimento all’assicurazione?
Come abbiamo detto sopra, per evitare la prescrizione del diritto al risarcimento del danno da incidente stradale è necessario inviare una diffida entro la scadenza dei due anni dal sinistro e, successivamente, entro due anni dal ricevimento – da parte dell’assicurazione – della nostra precedente raccomandata. Ma c’è un numero massimo di richieste che si possono inviare alla compagnia per non far prescrivere il proprio diritto? No. In teoria, quindi, ogni due anni possiamo inviare una diffida, con richiesta di risarcimento e, in questo modo, evitare che il diritto all’indennizzo si prescriva.
[2] Trib. Palermo, sent. n. 4521/16 del 20.09.2016.
[3] Cass. S.U. sent. n. 11847/1922.
sent. n. 4521
Il Tribunale di Palermo – terza sezione civile – in composizione monocratica, in persona del G.O.T.
Chiara Francesca Maria Spiaggia, ha pronunciato e pubblicato, mediante lettura in udienza del
dispositivo e della motivazione, ai sensi dell’art. 281 sexies c.p.c. la seguente
Nella causa iscritta al n 1614 del Ruolo Generale Affari Civili Contenziosi dell’anno 2015, promossa
U.I., rappresentato e difeso dall’avv. E.R.
C.R. residente in Torretta via (…)
T.I. residente in Torretta via (…)
S.p.A. in persona di un suo legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avv.
ogni contraria istanza ed eccezione respinta e definitivamente pronunciando nella contumacia dei sigg.ri R.C. e I.T.
– dichiara prescritto il diritto di risarcimento del danno fatto valere in giudizio dal sig. I.U. nei confronti di tutti i convenuti.
– dichiara assorbita ogni altra questione;
L’attore ha convenuto in giudizio i sigg.ri I.T., C.R. e la H. S.p.A. al fine di sentirli dichiarare responsabili dell’investimento di un cavallo di sua proprietà e conseguentemente condannarli al risarcimento dei danni solidalmente ed indivisamente tra loro da liquidare nella complessiva somma di Euro 50.000,00.
Si costituiva in giudizio l’H. S.p.A. eccependo il difetto di legittimazione attiva dell’attore, non essendo il proprietario del cavallo, l’intervenuta prescrizione per il decorso del termine di due anni di cui all’art. 2947, secondo comma c.c., l’insussistenza della responsabilità esclusiva del sig. T., contestando l’ammontare della pretesa risarcitoria.
Per il principio della ragione più liquida la domanda può essere respinta sulla base della soluzione di una questione assorbente, qual è l’eccezione di prescrizione, che si ritiene fondata, senza che sia necessario esaminare previamente le altre al fine di garantire esigenze di economia processuale, celerità e speditezza dell’attività giurisdizionale, costituzionalmente garantite.
Dalla documentazione versata in atti risulta che il sinistro si è verificato il 6.12.2007, l’attore inviava la prima lettera raccomandata con la quale domandava il ristoro dei danni in data 9.1.2008, ricevuta l’I 1.1.2008. Seguiva in data 3.2.2010 una lettera raccomandata, spedita il 5.2.2010 e pervenuta il 9.2.2010 con la quale si sarebbe dovuto interrompere il termine di prescrizione.
Tuttavia quest’ultima missiva veniva spedita allorquando era spirato il termine biennale di prescrizione previsto dall’art. 2947, secondo comma c.c., per il risarcimento del danno derivante dalla circolazione stradale.
Seguiva poi una lettera datata 1.2.2012, spedita l’11.2.2012 e ricevuta il 15.2.2012, anche questa dopo che erano decorsi due anni dalla precedente ricevuta il 9.2.2010.
Sul punto l’attore, richiamando un orientamento giurisprudenziale ormai superato, ha affermato che il termine di prescrizione va computato non dal momento del ricevimento della richiesta bensì dalla scadenza del termine dilatorio di sessanta giorni concesso dalla legge all’assicuratore per istruire il sinistro e procedere ad ogni necessario accertamento.
Pertanto, secondo la tesi attorea il termine iniziale doveva essere spostato all’11.03.2008, sicché il sollecito trasmesso con raccomandata del 3.2.2010 e pervenuto il 9.2.2010 ha costituito atto idoneo ad interrompere la prescrizione.
Tale prospettazione è stata sostenuta da alcune pronunce in base alle quali “in tema di assicurazione obbligatoria della r.c. derivante dalla circolazione di veicoli a motore, il danneggiato non può intraprendere alcuna azione risarcitoria contro il responsabile civile, ex art. 2054 c.c., o contro l’assicuratore ex art. 18 L. 24 dicembre 1996 n. 990, se non sia decorso il termine di 60 giorni dal ricevimento, da parte dell’assicuratore della richiesta di risarcimento danni, come previsto dall’art. 22 della legge cit.; ne deriva che, una volta inviata la richiesta di risarcimento, ex art. 22 legge n. 990 del 1969, il nuovo termine di prescrizione inizia a decorrere, dal sessantesimo giorno dal ricevimento della raccomandata in questione” (Trib. Napoli 24 dicembre 1987 e Cass. n. 6014/1991).
Tuttavia, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite nel 1992 ha affermato che “in tema di risarcimento dei danni prodotti da circolazione di veicoli a motore, la lettera raccomandata spedita, ai sensi dell’art. 22 L. 24 dicembre 1969 n. 990, dal danneggiato all’assicuratore del danneggiante per richiedere il risarcimento dovutogli costituisce atto interruttivo della prescrizione in coincidenza con il quale inizia il decorso di un nuovo termine prescrizionale, il cui “dies a quo” non può essere differito alla scadenza del termine di sessanta giorni, che costituisce lo “spatium deliberandi”, accordato dal legislatore all’assicuratore per l’eventuale composizione bonaria della controversia, e non ha incidenza sulla disciplina ordinaria della prescrizione e della sua interruzione” (Cass. Sez. U., 30 ottobre 1992, n. 11847).
Tale orientamento è stato confermato da una successiva pronuncia della Cassazione, secondo la quale “in tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, la richiesta di risarcimento con lettera raccomandata all’assicuratore determina una interruzione istantanea del termine di prescrizione, il quale riprende a decorrere senza subire differimento o sospensione fino alla scadenza dello “spatium deliberandi” accordato all’assicuratore stesso, tenendo conto che questo non incide sulle possibilità di esercizio del diritto del danneggiato (non identificabile con la sola azione giudiziaria), e che, inoltre, le ipotesi di sospensione della prescrizione sono esclusivamente quelle previste, con elencazione tassativa, dagli art. 2941 e 2942 c.c.” (Cass. civ., sez. III, 17 novembre 1993).
Pertanto, la decorrenza del termine di prescrizione va computato dalla ricezione della lettera raccomandata.
Conseguentemente, essendo stata ricevuta la lettera raccomandata il 9.2.2010, oltre il termine biennale previsto per legge, va dichiarata l’avvenuta prescrizione del diritto risarcitorio azionato in giudizio dall’U.
Quanto alla questione relativa all’efficacia dell’eccezione di prescrizione sollevata dall’assicuratore della responsabilità civile nei confronti di tutti i condebitori solidali, questo Giudice è a conoscenza del fatto che la soluzione di tale problematica è stata rimessa con ordinanza del 25967 del 23.12.2015 alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, esistendo un contrasto giurisprudenziale in merito.
Questo Tribunale ritiene di aderire all’orientamento più recente il quale afferma che l’eccezione di prescrizione sollevata dall’assicurazione giovi anche all’assicurato e conseguentemente estingua il credito nei confronti del danneggiato (Cass. Sezione III, con la sentenza del 22 marzo 2007 n. 6934 e Cass. n. 12911/2014).
Invero, la Cassazione, mutando l’originario orientamento riguardo alla natura dell’eccezione di prescrizione, eminentemente “dispositiva”, da cui discendeva la non comunicabilità degli effetti nei confronti dei soggetti coobbligati che non la avevano ritualmente proposta (Cass. 20 novembre 1993 n. 11474 – che. sostiene che siffatta eccezione “è riservata alla disponibilità della parte” – Cass. 7 dicembre 1996 n. 10904, Cass. 14 marzo 1978 n. 1273; v. anche Cass. 15 marzo 2000 n. 2975, per la quale il fideiussore, a dispetto del carattere di accessorietà dell’obbligazione che su di lui incombe, non può giovarsi della estinzione per prescrizione dell’obbligazione principale, se egli stesso non adempie l’onere di eccepire siffatta prescrizione), ha, di contro, ammesso, peculiarmente nei casi di danneggiale di un sinistro stradale rimasto contumace, la estensione degli effetti anche nei confronti di quest’ultimo, al fine di evitare la neutralizzazione degli effetti favorevoli rispetto all’assicuratore, chiamato sempre a rispondere, in rivalsa, nei rapporti contrattuali con l’assicurato
eventualmente condannato.
A riguardo la giurisprudenza, attuando un’operazione di ermeneutica condotta sull’art. 2939 c.c. rileva: “Tutte le volte in cui l’interesse del terzo si proietti oltre l’effetto estintivo parziale relativo alla sua personale posizione, risultando in qualche misura immanente (come nel caso di specie) alla complessiva posizione passiva del rapporto obbligatorio, sembra legittimo affermare che l’eccezione di prescrizione da lui sollevata estingue l’intero rapporto (beninteso, entro i limiti dell’ammontare del suo credito o del suo debito). Così come il creditore del soggetto inerte o rinunziante ha interesse a che il debito di quest’ultimo si estingua per effetto della sua eccezione “surrogatoria”, così il debitore solidale, che abbia interesse ad una pronuncia di estinzione tout court dell’obbligazione qualora dalla sopravvivenza del rapporto obbligatorio in capo ad altro condebitore potrebbero derivargliene conseguenze pregiudizievoli, efficacemente propone un’eccezione “ultrattiva”, legittimamente estingue l’intero rapporto obbligatorio, con effetto anche nei confronti del condebitore lato sensu inerte.
Ne consegue che, nell’ipotesi in cui siano convenuti in giudizio il responsabile del sinistro e l’assicuratore, andrà distinta l’ipotesi in cui il primo si renda contumace per tutto il corso del procedimento (senza che ciò possa in alcun modo rappresentare “rinuncia tacita alla prescrizione”, dovendo piuttosto ricondursi tale, legittima scelta processuale nella più ragionevole dimensione dell’agnostico “disinteresse” derivante dal sentirsi egli efficacemente tutelato dalla costituzione in giudizio e dalla gestione della lite da parte del suo assicuratore) da quella in cui, invece, il danneggiante sia regolarmente costituito..”.
Indi, nel caso di specie, tenendo conto della peculiarità del rapporto tra assicurato e assicuratore, “..In consonanza, dunque, con il generale principio dettato in tema di obbligazioni soggettivamente complesse, e cioè quello per il quale normalmente i fatti favorevoli ai coobbligati si comunicano, e i fatti sfavorevoli restano circoscritti alla sfera personale di ciascuno di essi (ed è noto che proprio il disposto di cui all’art. 1310 c.c. in tema di interruzione della prescrizione viene comunemente ritenuto una eccezione ex lege a tale regola), deve dunque affermarsi il principio di diritto secondo il quale l’eccezione di prescrizione sollevata da un coobblisato solidale ha effetto estintivo anche nei confronti dell’altro (o degli altri) coobbligati tutte le volte in cui la mancata estinzione del rapporto obbligatorio nei confronti degli altri possa generare effetti pregiudizievoli per il soggetto eccipiente, come nel caso dell’assicuratore, coobbligato solidale con il responsabile del sinistro nell’ipotesi in cui quest’ultimo non si sia costituito in giudizio.
Di converso, nell’ipotesi in cui, costituiti in giudizio entrambi, assicuratore e danneggiante, quest’ultimo espressamente rinunci ad eccepire la prescrizione in presenza di una contestuale eccezione sollevata dall’assicuratore, ovvero nulla eccepisca in corso di procedimento, tale comportamento avrà, in entrambi i casi, univoca significazione di manifestazione tacita di volontà di rinunciare altresì, all’azione contrattuale nei confronti dell’assicuratore medesimo, e di altrettanto tacita volontà di proseguire personalmente il giudizio (onde sentir in ipotesi accertare la propria non colpevolezza in ordine all’illecito così come rappresentato e contestato dall’attore) (Cass. 22 marzo 2007 n. 6934).
Pertanto, in linea con l’orientamento espresso, considerato che nel presente giudizio Ro.Ca., proprietaria dell’autovettura “(…) targata (…), e I.T., conducente dell’auto e responsabile del sinistro occorso al cavallo del sig. U.I. sono rimasti contumaci, deve essere invocato il principio di “ultrattività” degli effetti della prescrizione dianzi illustrati e, dunque, si ritiene interamente prescritto il diritto di risarcimento del danno fatto valere in giudizio dall’attore nei confronti di tutti i convenuti.
L’accoglimento della predetta eccezione preclude l’esame di ogni altra questione che deve ritenersi assorbita.
Alla luce delle novità delle argomentazioni poste a fondamento della pronuncia di rigetto e della esistenza di un contrasto giurisprudenziale in materia, sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese del giudizio.
Depositata in Cancelleria il 20 settembre 2016.

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 2054
 art. 18
 art. 22
 Cass. 
 art. 2941
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.