Source: http://acea2012.message-asp.com/it/note-esplicative/informativa-servizi-concessione
Timestamp: 2018-08-18 06:17:30+00:00

Document:
Informativa sui servizi in concessione | Bilancio Consolidato del Gruppo Acea SpA 2012
Il Gruppo Acea esercita servizi in concessione nell’ambito del settore idrico – ambientale nonché in quello di pubblica illuminazione; svolge altresì il servizio di selezione, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani prodotti dai Comuni dell’Ambito Territoriale Ottimale n. 4 “Ternano – Orvietano attraverso la Società SAO del Gruppo A.R.I.A..
Prima di passare all’illustrazione dei singoli servizi vengono analizzate nel seguito le principali problematiche riguardanti le tariffe di depurazione e il regolamento dei servizi pubblici locali con particolare riferimento ai nuovi provvedimenti emanati nel corso del 2012 dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas che, a partire dalla fine del 2011 ha assunto le funzioni di regolazione e controllo in materia di servizi idrici.
Sentenza n. 335/2008 della Corte Costituzionale
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 335 del 10 ottobre 2008, ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art.14, comma 1, della legge 36/94 e, a seguito della traslazione di tale articolo all’interno del c.d. Testo Unico Ambientale, del corrispondente art. 155, comma 1, del D. Lgs. 152/2006. Tali disposizioni prevedevano che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione fosse dovuta dagli utenti “anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”.
Il fondamento della pronuncia si rinviene nella considerazione che la tariffa del servizio idrico integrato ha natura di corrispettivo di prestazioni contrattuali e non di tributo. Partendo da questo presupposto la Corte ha, quindi, censurato le disposizioni richiamate nella parte in cui prevedevano che la quota della tariffa riferita al servizio di depurazione fosse dovuta dagli utenti anche in assenza di una “diretta relazione tra il pagamento di tale quota e l'effettivo svolgimento del servizio che tale pagamento dovrebbe retribuire”; in sostanza, la Suprema Corte ha affermato che “l’armonia di un sistema di finanziamento del servizio idrico integrato, costruito unitariamente dal legislatore sull’esistenza di un nesso sinallagmatico, sulla sufficienza di un contratto di utenza ai fini della nascita dell’obbligo di pagamento e, perciò, su una tariffa unica sarebbe in conclusione lesa dalla previsione, quale mezzo di finanziamento, di un prelievo coattivo la cui ratio confliggerebbe ingiustificatamente con la logica unitaria sopra detta in quanto introduce un obbligo di pagamento non correlato alla controprestazione”.
In attuazione della sentenza della Corte Costituzionale, nonché per sopperire alla lacuna normativa venutasi a creare con la citata sentenza, è stata approvata la legge 27 febbraio 2009, n. 13 che, all’articolo 8 sexies “Disposizioni in materia di servizio idrico integrato”, contiene una soluzione di carattere complessivo che si inserisce nell’ambito dei criteri tariffari sanciti dal Testo Unico Ambiente e dal c.d. Metodo Normalizzato (D.M. 1° agosto 1996) e in particolare, nell’ambito degli articoli 149 e 151 del D. Lgs. 152/2006, che sanciscono l’obbligo per l’Autorità d’Ambito di garantire il raggiungimento dell’equilibrio economico finanziario del soggetto gestore all’interno dell’ATO.
In tale quadro il citato articolo 8 sexies contiene una definizione della quota di tariffa del servizio di depurazione ricollegata all’intero processo necessario all’approntamento del servizio. In particolare viene introdotta nell’ordinamento una nuova componente vincolata costituita dalla somma degli oneri come espressamente individuati e programmati dai piani di ambito relativi al complesso delle attività attinenti la depurazione ovvero la progettazione, realizzazione o completamento degli impianti e connessi investimenti. Tale nuova componente “è dovuta al gestore dall’utenza, nei casi in cui manchino gli impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi, a decorrere dall’avvio delle procedure di affidamento delle prestazioni di progettazione o di completamento delle opere necessarie alla attivazione del servizio di depurazione, purchè alle stesse si proceda nel rispetto dei tempi programmati”.
Il secondo comma dell’articolo 8 sexies disciplina altresì, in ottemperanza a quanto stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale, le modalità per l’eventuale restituzione delle somme agli utenti: (i) il gestore deve restituire, anche in forma rateizzata, entro il termine massimo di cinque anni a partire dal 1° ottobre 2009 la quota di tariffa non dovuta, (ii) dall’importo da restituire vanno dedotti gli oneri relativi alle attività di progettazione, realizzazione o di completamento avviate (iii) l’importo da restituire è individuato entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge (entro fine giugno 2009) dall’Autorità d’Ambito di competenza del gestore.
In ossequio a quanto previsto dalla legge, nel mese di settembre 2009 il ministro dell'Ambiente e della Tutela del territorio e del mare ha emanato un decreto (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 febbraio 2010 n. 31) recante “Individuazione dei criteri e dei parametri per la restituzione agli utenti della quota non dovuta riferita al servizio di depurazione”. Tale decreto, che definisce le modalità di restituzione della tariffa di depurazione per le utenze allacciate alla fognatura e non servite da depurazione in attuazione del citato articolo 8 sexies, quarto comma, stabilisce tre punti rilevanti e determinanti:
è riconosciuta la durata quinquennale della prescrizione della richiesta di rimborso;
la restituzione è subordinata all’istanza documentata dell’utente;
la restituzione non deve arrecare pregiudizio alla integrale copertura dei costi di investimento e di esercizio necessari alla realizzazione del Piano di Ambito e, di conseguenza, le Autorità d’Ambito sono autorizzate a operare manovre tariffarie straordinarie e, a precise condizioni, anche in deroga ai valori del limite di prezzo “K”.
Dal punto di vista procedurale il decreto stabilisce:
che il gestore mette a disposizione dell’Autorità d’Ambito le informazioni rilevanti ai fini della quantificazione da parte della stessa Autorità dell’ammontare della restituzione ovvero (i) elenco degli utenti allacciati alla pubblica fognatura ma non serviti da impianti di depurazione o serviti da impianti di depurazione temporaneamente inattivi, (ii) la quota di tariffa di depurazione addebitata a ciascun utente e (iii) le informazioni utili alla quantificazione degli oneri deducibili di cui all’articolo 5 del decreto;
che l’Autorità d’Ambito, verificata la correttezza delle informazioni inviate dal Gestore, individua l’importo (compresi interessi) da restituire a ogni singolo richiedente avente diritto e individua la temporalità della restituzione che deve avvenire entro e non oltre cinque anni dalla data del 1° ottobre 2009;
che l’Autorità d’Ambito è autorizzata ad adottare manovre tariffarie straordinarie, anche in deroga ai valori del prezzo “K” al fine della copertura degli oneri della restituzione e ciò, si ribadisce, al fine di evitare di arrecare pregiudizio alla integrale copertura dei costi di investimento e di esercizio necessari alla realizzazione del Piano di Ambito.
L’assetto procedurale contenuto nel decreto, coerente con i princìpi generali che regolano il servizio idrico integrato con riferimento agli obblighi delle Autorità d’Ambito e dei gestori nonché ai correlati diritti, evidenzia che gli oneri derivanti dall’obbligo della restituzione, per alcune società idriche ancora in corso di individuazione da parte delle competenti autorità, debbano trovare integrale copertura nelle manovre tariffarie che le stesse Autorità d’Ambito adotteranno al fine di reperire le risorse finanziarie necessarie. Pertanto gli asset regolatori derivanti dal diritto a percepire una tariffa straordinaria determineranno la passività connessa all’obbligo di restituzione.
A seguito delle consultazioni referendarie svoltesi il 12 e 13 giugno 2011 sono stati abrogati l’art. 23-bis del Decreto Legge 112/2008, convertito con Legge 133/2008 così come modificato e integrato dall’art. 15, comma 1, del Decreto Legge 135/2009, convertito con Legge 166/2009, in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica, nonché l’art. 154, comma 1, del D. Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), nella parte in cui, tra i criteri di determinazione della tariffa idrica, faceva riferimento a quello “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. I quesiti referendari approvati, inoltre, comportano la conseguente soppressione del D.P.R. 7 dicembre 2010 n. 168, recante il regolamento attuativo della disciplina di cui al menzionato art. 23-bis, mentre hanno lasciato invariate le attuali previsioni transitorie dell’art. 170 del D.Lgs. 152/2006 (non soggetto a referendum), che prevedono l’applicazione del Metodo Normalizzato di cui al D.M 1° agosto 1996 sino all’adozione di una nuova metodologia tariffaria.
In via generale gli effetti dell’abrogazione referendaria, che ai sensi della Legge n. 352/1970, dichiarata dal Presidente della Repubblica con proprio decreto del 20 luglio 2011, non determinano alcuna reviviscenza delle norme eventualmente abrogate dalle disposizioni normative sottoposte con esito positivo a quesito referendario (sentenze della Corte Costituzionale n. 24/2011, n. 31/2000 e n. 40/1997) e operano ex nunc secondo quanto previsto dall’art. 75 della Costituzione.
In considerazione del quadro sopra descritto si deve ritenere che il venir meno del regime transitorio degli affidamenti in essere precedentemente disposto dal richiamato art. 23-bis, abbia fatto venir meno anche il complesso di cause di cessazione dei medesimi, con particolare riferimento alle gestioni in house, alle gestioni affidate direttamente a società miste nelle quali la selezione mediante gara non avesse avuto contemporaneamente a oggetto la qualità di socio e l’attribuzione dei compiti operativi, nonché agli affidamenti diretti alla data del 1° ottobre 2003 in favore di società quotate e loro controllate.
L’effetto medio tempore intervenuto dei fenomeni sopra descritti risulta essere stata la rimozione dal nostro ordinamento di quei limiti di diritto interno che avevano condotto ad una disciplina più rigorosa rispetto a quella comunitaria in merito all’in house per lasciare spazio alla disciplina e ai princìpi consolidatisi a livello comunitario (Trattato UE e giurisprudenza della Corte di Giustizia).
Si deve infine segnalare che, nella valutazione degli effetti delle abrogazioni referendarie, si deve tenere conto della modifica della disciplina della materia intervenuta a seguito del Decreto Legge n. 70/2011, convertito con modificazioni in Legge n. 106 del 12 luglio 2011, che, istituendo l’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, ha ridefinito competenze e modalità per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato. In base alla richiamata disciplina, infatti, l’Agenzia – le cui funzioni come si vedrà in seguito sono state medio-tempore trasferite all’Autorità per l’energia elettrica e il gas – ha il compito di definire le componenti di costo per la determinazione della tariffa relativa ai servizi idrici e di predisporre il conseguente metodo tariffario, anche tenendo conto “in conformità ai princìpi sanciti dalla normativa comunitaria, sia del costo finanziario della fornitura del servizio che dei relativi costi ambientali e delle risorse, affinché sia pienamente realizzato il principio del recupero dei costi e il principio «chi inquina paga»”. Con la legge 214/2011 l’Agenzia è stata soppressa e le funzioni di regolazione e controllo dei servizi idrici sono state trasferite all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (vedi infra).
Disciplina dei servizi pubblici locali tra il Decreto Legge “Stabilizzazione” e la Sentenza della Corte Costituzionale n. 199 del 2012
Il Decreto legge 13-8-2011 n. 138 “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, come risultante dalle modifiche apportate dal D.L. n. 1/2012, detta la disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. In particolare all’ Art. 4 (Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dall'Unione europea) il legislatore, escludendo dall’applicazione dell’articolo stesso il servizio idrico integrato (a eccezione delle disposizioni in materia di incompatibilità), il servizio di distribuzione di energia elettrica e di gas naturale e la gestione delle farmacie comunali ma confermando l’applicazione della normativa al servizio di pubblica illuminazione, reintroduce nel panorama legislativo la quasi totalità delle disposizioni in precedenza contenute nell’art.23-bis e nel regolamento di attuazione dello stesso (DPR 168/2010).
Viene prevista la verifica della realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica e l'attribuzione di diritti di esclusiva alle ipotesi in cui, in base ad una analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità. All'esito della verifica l'ente adotta una delibera quadro (che per gli enti territoriali con popolazione superiore a 10.000 abitanti deve essere corredata dal parere obbligatorio dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato) che illustra l'istruttoria compiuta ed evidenzia, per i settori sottratti alla liberalizzazione, le ragioni della decisione.
Si potrà comunque procedere alla procedura di affidamento in house solo se il valore economico annuo del servizio oggetto di affidamento non risulti superiore a 200.000 euro.
Viene infine ripristinato il disposto del regime transitorio degli affidamenti non conformi, già individuato nell’abrogato art.23 bis, con il semplice posticipo delle scadenze e con l’introduzione di una deroga all’anticipata cessazione delle gestioni in house o dirette che si aggreghino con possibilità di affidamento al nuovo soggetto gestore per un massimo di tre anni. Risultava rilevante per il Gruppo Acea il comma 32 lettera d) per la quale “gli affidamenti diretti assentiti alla data del 1° ottobre 2003 a società a partecipazione pubblica già quotate in borsa a tale data e a quelle da esse controllate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio, a condizione che la partecipazione in capo a soci pubblici detentori di azioni alla data del 13 agosto 2011, ovvero quella sindacata, si riduca anche progressivamente, attraverso procedure a evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, ad una quota non superiore al 40 per cento entro il 30 giugno 2013 e non superiore al 30 per cento entro il 31 dicembre 2015; ove siffatte condizioni non si verifichino, gli affidamenti cessano, improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante, rispettivamente, alla data del 30 giugno 2013 o del 31 dicembre 2015”.
L’articolo 3 bis della norma in oggetto, oltre a prevedere l’ulteriore vincolo per i gestori in house dell’assoggettamento sia al patto di stabilità interno che alle norme pubblicistiche per l’acquisto di beni e servizi e per l’assunzione di personale, istituisce il bacino minimo provinciale entro il quale le Regioni, entro il 30 giugno 2012, dovranno organizzare lo svolgimento dei servizi pubblici locali. Il dimensionamento minimo incide inoltre sull’attribuzione, in via prioritaria, dei finanziamenti pubblici, “fatti salvi i finanziamenti ai progetti relativi ai servizi pubblici locali di rilevanza economica cofinanziati con fondi europei”.
Con la sentenza n. 199 del 20 luglio 2012 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 del D.L. n.138/2011("Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dall'Unione europea") convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 148/2011, sia nel testo originario che in quello risultante dalle successive modificazioni, in quanto ripristinatorio della normativa abrogata dai referendum del giugno 2011. Infatti, ad avviso della Corte, l’articolo n. 4 cit., adottato dopo l’abrogazione a seguito di referendum dell’art. 23-bis del D.L. n. 112/2008 recante la precedente disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, avrebbe dettato una nuova normativa in materia di identica ratio di quella abrogata, riproponendo altresì in modo pressoché letterale diverse disposizioni dell'abrogato art. 23-bis e del regolamento attuativo dello stesso (d.P.R. n. 168 del 2010). La norma in parola, di fatto, avrebbe introdotto una disciplina ben più stringente rispetto al dettato comunitario, ipotesi che la consultazione referendaria aveva inteso escludere.
A seguito della sentenza in parola, deve ritenersi venuto meno, per Acea, il complesso di condizioni alle quali era sottoposta la cessazione degli affidamenti in virtù della normativa previgente.
La disciplina dei servizi pubblici locali dopo la legge 17 dicembre 2012, n. 221 di conversione del D.L. 179/2012 (c.d. Decreto Crescita 2).
Il provvedimento in oggetto risulta essere di particolare interesse per la previsione di norme che, di fatto, reintroducono nell’ordinamento interno una disciplina quadro dei servizi pubblici locali a rilevanza economica. In particolare, nell’art. 34 della L. 221/2012 viene raccolta la disciplina nazionale dei servizi pubblici locali (siano essi a rete o meno) con lo scopo, come si legge nella relazione tecnica che accompagnava il disegno di legge, “di assicurare il rispetto del diritto dell'Unione europea e la certezza delle regole in materia di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica a tutela del mercato, degli utenti e delle concorrenza”.
Regolazione degli affidamenti
Viene rimessa esclusivamente all’ente affidante la valutazione in merito alla modalità di affidamento del servizio purché lo stesso sia effettuato sulla base di apposita relazione motivata in ordine alle “ragioni” e alla “sussistenza dei requisiti previsti dall’ordinamento europeo per la forma di affidamento prescelta. La norma richiama altresì la garanzia della parità tra gli operatori, l’economicità della gestione” e una adeguata informazione alla collettività di riferimento. La relazione in parola deve essere pubblicata, per gli affidamenti in essere all’entrata in vigore della norma, entro il 31 dicembre 2013 data entro la quale devono essere adeguati gli affidamenti “non conformi ai requisiti previsti dalla normativa europea”. Il mancato rispetto di una delle citate prescrizioni è sanzionato con la cessazione dell’affidamento al 31 dicembre 2013. A tale data terminano comunque gli affidamenti per i quali non era prevista scadenza.
Il comma 22 della legge, nel sancire la cessazione degli “affidamenti diretti assentiti alla data del 1° ottobre 2003 a società a partecipazione pubblica già quotate in borsa a tale data, e a quelle da esse controllate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile” alla data prevista negli atti che regolano il rapporto, fissa al 31 dicembre 2020, “improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell’ente affidante”, la scadenza di quelli sine die. Viene infine eliminata la condizione del valore economico complessivamente pari o inferiore a 200.000 euro, fissata per l’acquisizione diretta di beni e servizi strumentali, ex art. 4, comma 8, D.L. 95/2012.
L’organizzazione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica
Per quanto concerne, invece, i criteri che debbono informare l’organizzazione dei servizi pubblici locali a rete, permane nell’ordinamento il disposto di cui all’art. 3-bis del citato D.L. 138/2011, come integrato dal comma 23 dell’articolo 34 in esame. Il legislatore inserisce nell’alveo dell’art. 3-bis, il comma 1-bis che reca “una riserva esclusiva di funzioni” inerenti l’organizzazione dei menzionati servizi attribuita agli enti di governo degli ambiti di cui al comma 1 del citato art. 3-bis La norma si riferisce in particolare alla scelta della forma di gestione, alla determinazione delle tariffe all’utenza (per quanto di competenza), all’affidamento della gestione e al controllo sulla stessa.
L’art. 34, comma 29, novella altresì l’art. 154, comma 4, del D. Lgs. 152/2006 (c.d. Codice ambiente) relativamente alla “tariffa del servizio idrico integrato” al fine di creare il necessario raccordo normativo tra la disciplina di settore e gli ulteriori provvedimenti legislativi che hanno profondamente modificato l’assetto delle competenze nel servizio idrico integrato. La norma prevede, ora, che “al fine della redazione del Piano economico-finanziario indicato dall'articolo 149, comma 1, lettera d)”, il “soggetto competente” “predispone la tariffa di base, nell'osservanza del metodo tariffario di cui all'articolo 10, comma 14, lettera d), del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, e la trasmette per l'approvazione all'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas”.
Soppressione dell’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua e della Commissione Nazionale per la Vigilanza sulle Risorse Idriche (Co.N.Vi.Ri.)
Il Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito nella Legge n. 214/2011 recante «Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici.» prevede all’art. 21 la soppressione di alcuni enti ed organismi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso. Nella tabella “A”, allegata al decreto legge e relativa agli enti soppressi, risulta inserita anche l’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua istituita con il Decreto Legge n. 70/2011. Il decreto di dicembre stabilisce che le funzioni attribuite agli enti soppressi, le risorse finanziarie e strumentali ivi compresi i rapporti giuridici attivi e passivi, sono trasferiti – senza esperimento di alcuna procedura liquidatoria - alle amministrazioni corrispondenti indicate nel medesimo allegato. Il comma 19 dell’art.21 prevede che “Con riguardo all'Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, sono trasferite all'Autorità per l'energia elettrica e il gas le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici, che vengono esercitate con i medesimi poteri attribuiti all'Autorità stessa dalla legge 14 novembre 1995, n. 481”. Le funzioni da trasferire sono individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell'Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, da adottare entro 90 novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Il successivo comma 20 prevede contestualmente e senza ulteriori indicazioni, la soppressione della Commissione Nazionale per la Vigilanza sulle Risorse Idriche (Co.N.Vi.Ri.).
In data 3 ottobre 2012 è stato pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 luglio 2012 che individua in modo puntuale le funzioni di regolazione del Servizio Idrico Integrato trasferite all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas e quelle di pertinenza del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Secondo il richiamato decreto, il ministero continua a esercitare le funzioni in materia di servizi idrici non trasferite all’Autorità̀ per l’energia elettrica e il gas, e in particolare:
adotta gli indirizzi per assicurare il coordinamento a ogni livello di pianificazione delle funzioni inerenti gli usi delle risorse idriche;
adotta gli indirizzi e fissa gli standard di qualità della risorsa ai sensi della Parte III del d.lgs. n. 152/06 e delle Direttive Com.;
definisce criteri per favorire il risparmio idrico, l’efficienza nell’uso della risorsa idrica e per il riutilizzo delle acque reflue;
definisce i criteri per la definizione del costo ambientale e del costo della risorsa per i vari settori d’impiego dell’acqua, anche in proporzione al grado di inquinamento ambientale derivante dai diversi tipi e settori d’impiego e ai costi conseguenti a carico della collettività in attuazione del princìpio del recupero integrale del costo del servizio e del princìpio «chi inquina paga»;
definisce i criteri per la determinazione della copertura dei costi relativi ai servizi idrici, diversi dal servizio idrico integrato e da ciascuno dei singoli servizi che lo compongono nonché dai servizi di captazione e adduzione a usi multipli e dai servizi di depurazione ad usi misti civili e industriali, per i vari settori d’impiego dell’acqua, anche in proporzione al grado di inquinamento ambientale derivante dai diversi tipi e settori d’impiego e ai costi conseguenti a carico della collettività;
definisce gli obiettivi generali di qualità del servizio idrico integrato, sentite le regioni, i gestori e le associazioni dei consumatori;
può definire indirizzi per realizzare, attraverso una modulazione differenziata della tariffa, una perequazione solidaristica tra ambiti diversamente forniti di risorse idriche.
Soppressione delle Autorità d’Ambito
La legge 26 marzo 2010, n. 42 intitolata agli “Interventi urgenti concernenti enti locali e regioni” inserisce nella legge finanziaria 2010 (l.191/2009) l’art. 186-bis che sancisce, decorso un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge – e quindi dal 1° gennaio 2011 – la soppressione delle Autorità d'ambito territoriale per la gestione delle risorse idriche e per la gestione integrata dei rifiuti urbani di cui agli articoli 148 e 201 del D. Lgs.n°152/2006. Alle Regioni viene al contempo conferito il compito di attribuire con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità, nel rispetto dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.
In data 26 febbraio 2011 è stata pubblicata la Legge n. 10/2011, di conversione del decreto legge 29 dicembre 2010, n. 225 (c.d. “mille proroghe”), recante la proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie, al cui art. 1, comma 1, dispone la proroga al 31 marzo 2011 del termine per la soppressione dell’Autorità d’Ambito. Il 2° comma del medesimo articolo ammetteva la facoltà di disporre, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, di un’ulteriore proroga dei termini suddetti fino al 31 dicembre 2011. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 marzo 2011 il termine del 31 marzo 2011 è stato prorogato al 31 dicembre 2011. Il successivo “Decreto Mille proroghe” (D.L. 29 dicembre 2011, n°216) prevede il rinvio della scadenza delle Autorità di Ambito Territoriale del servizio idrico integrato e di gestione integrata dei rifiuti dal 31 dicembre 2011 al 31 dicembre 2012 in virtù della necessaria assicurazione della continuità nell’erogazione dei servizi pubblici locali e a garanzia di “un ulteriore periodo transitorio, utile al passaggio delle funzioni dalle ATO ai nuovi soggetti individuati dalle Regioni, nonché ad adottare le opportune iniziative di coordinamento in tale senso”
Si informa che nonostante tale termine sia stato prorogato, a fine 2011, di un ulteriore anno, la Regione Toscana ha provveduto a legiferare in materia, procedendo al riordino complessivo del servizio idrico integrato, a partire dalla riattribuzione delle funzioni e dei poteri oggi in capo alle Autorità di Ambito. La legge regionale n. 69 del 28/12/2011 ha infatti istituito l'ente Autorità Idrica Toscana che assorbe tutte le funzioni e le competenze precedentemente attribuite alle Autorità di Ambito e che, alla data del 1° gennaio 2012, subentra in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi delle Autorità soppresse (art. 52). L'organizzazione dell'AIT sarà articolata in una struttura centrale di livello regionale e n. 6 strutture periferiche (conferenze territoriali di cui all’art. 13) che riproducono fedelmente l'articolazione territoriale delle 6 autorità di ambito. Alla scadenza delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore della legge regionale, il servizio idrico sarà affidato ad un unico soggetto gestore; negli atti per l’affidamento del servizio, l’Autorità idrica indicherà tempi e modalità del rimborso al gestore uscente degli investimenti non ancora ammortizzati.
L’art. 50 della stessa legge dispone che gli organi dell’autorità siano costituiti entro il 30 giugno 2012 e che, a decorrere dal 1° gennaio 2012 e fino all’effettivo insediamento degli organi dell’autorità, le funzioni di tali organi siano svolti da sei commissari individuati nei presidenti dei consigli di amministrazione delle Autorità soppresse in carica alla data del 31 dicembre 2011, i quali operano ciascuno con riferimento al territorio di appartenenza, avvalendosi del supporto tecnico dei direttori delle medesime Autorità soppresse alla data del 31 dicembre 2011. Il percorso per la costituzione della nuova Autorità regionale è avviato: sono state effettuate le assemblee delle sei conferenze territoriali e, per il mese di luglio, è prevista la costituzione degli organi dell’Autorità, compresa la nomina del Direttore.
Attività dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas in materia di servizi idrici
L’Autorità ha avviato la sua attività nel settore idrico all’inizio del 2012 istituendo un gruppo di lavoro con la finalità di effettuare una ricognizione della situazione del settore, di tracciare una mappatura degli operatori e degli stakeholder del settore e di proporre possibili schemi organizzativi per lo svolgimento delle nuove competenze che le sono state affidate.
Per quanto attiene all’attività svolta dall’Autorità nel corso dell’anno 2012 si segnala quanto segue:
con la deliberazione del 1° marzo 2012, n. 74/2012/R/idr, l’Autorità ha avviato un procedimento per l’adozione di provvedimenti tariffari e per l’avvio delle attività di raccolta dati e informazioni in materia di servizi idrici;
con il documento di consultazione n. 204/2012/R/idr del 22 maggio 2012, l’Autorità ha avviato una consultazione pubblica per l’adozione di provvedimenti tariffari in materia di servizi idrici e, nell’ambito di tale processo di consultazione pubblica, sono stati organizzati una serie di seminari finalizzati all’illustrazione dei contenuti del citato documento e alla raccolta di commenti e osservazioni di tutti i soggetti interessati;
con il documento di consultazione n. 290/2012/R/idr del 12 luglio 2012, l’Autorità ha avviato un’ulteriore e più specifica consultazione pubblica avente per oggetto un metodo tariffario transitorio da applicarsi nel biennio 1° gennaio 2012 – 31 dicembre 2013. Le ragioni che hanno indotto l’Autorità a formulare una proposta di metodo tariffario transitorio risiedono sostanzialmente nell’attuale livello di eterogeneità della regolazione tariffaria applicata sul territorio nazionale e nella conseguente necessità di analizzare più approfonditamente i diversi contesti e i punti di partenza nonché nell’opportunità di una certa gradualità di intervento in attesa di elaborare compiutamente un modello tariffario a regime;
con la deliberazione n. 347/2012/R/idr, successivamente integrata e modificata dalle deliberazioni n. 412/2012/R/idr e 485/2012/R/idr, sono stati posti a carico dei gestori del servizio idrico integrato alcuni obblighi di invio dei dati rilevanti ai fini della definizione delle tariffe per gli anni 2012 e 2013;
con la deliberazione n. 585/2012/R/idr del 28 dicembre 2012 l’Autorità ha avviato il metodo tariffario transitorio (MTT) per la determinazione delle tariffe negli anni 2012 e 2013;
con la deliberazione n. 586/2012/R/idr del 28 dicembre 2012 l’Autorità ha approvato la prima direttiva per la trasparenza dei documenti di fatturazione del servizio idrico integrato, sancendo l’obbligo per i gestori, entro il 30 giugno 2013, di mettere a disposizione degli utenti sul proprio sito la Carta dei Servizi e le informazioni sulla qualità dell’acqua servita mentre, entro il 1° gennaio 2014, di rendere disponibile on line un Glossario con i principali termini utilizzati nel Servizio idrico integrato;
con la deliberazione n. 587/2012/E/idr del 28 dicembre 2012 l’Autorità ha avvio un’istruttoria conoscitiva in merito ad alcune possibili anomalie emerse nell’ambito delle attività istruttorie finalizzate alla definizione del metodo tariffario transitorio al fine di individuare eventuali comportamenti non conformi alla normativa vigente o lesivi dei diritti degli utenti in ordine ai seguenti profili (i) adempimento, da parte dei gestori,.del divieto di fatturare il servizio di depurazione ai clienti non allacciati al depuratore nonché attuazione del d.m. 30/09/2009 e (ii) inserimento nelle bollette di partite perequative locali. Il procedimento deve essere concluso entro 180 giorni.
Nel corso dei primi mesi del 2013 l’Autorità ha inoltre emanato i seguenti documenti:
deliberazione n. 73/2013/R/idr del 21 febbraio 2013 relativa all’approvazione delle linee guida per la verifica dell’aggiornamento del piano economico finanziario del piano d’ambito ai fini della proposta tariffaria degli anni 2012 e 2013 che dovrà essere predisposta, entro il 31 marzo 2013, dagli Enti d’Ambito (articolo 6 deliberazione n. 585/2012);
deliberazione n. 86/2013/R/idr del 28 febbraio 2013 per la disciplina del deposito cauzionale per il servizio idrico integrato;
deliberazione n. 87/2013/R/idr del 28 febbraio 2013 per l’avvio di un procedimento per l’adozione di provvedimenti in tema di definizione delle condizioni contrattuali obbligatorie per la gestione della morosità degli utenti finali del servizio idrico integrato. La delibera fissa in 180 giorni dalla sua pubblicazione il termine per la conclusione del procedimento e stabilisce tra l’altro che, nelle more dell’adozione dei provvedimenti i gestori non possono procedere alla sospensione della fornitura di particolari categorie di utenza;
deliberazione n. 88/2013/R/idr del 28 febbraio 2013 relativa all’approvazione del Metodo Tariffario Transitorio per le gestioni ex CIPE (MTC) per la determinazione delle tariffe per gli anni 2012 e 2013. La delibera approva inoltre alcune modificazioni e integrazioni alla delibera 585/2012 (MTT);
consultazione 82/2013/R/com pubblicato il 1° marzo 2013 relativo ai primi orientamenti in materia di obblighi di separazione contabile per gli esercenti i servizi idrici e in materia di revisione e semplificazione delle disposizioni di separazione contabile di cui alla deliberazione n. 11/2007. Il termine per l’invio delle osservazioni è fissato al 30 aprile 2013.
I princìpi cardine della delibera 585/2012 in materia di metodo tariffario possono essere riassunti come segue:
il metodo transitorio individua la metodologia a livello nazionale per determinare le tariffe degli anni 2012 e 2013 anticipando le linee generali di quella definitiva, prevista a partire dal 2014, e riguarda tutte le gestioni a esclusione di quelle che oggi adottano il metodo tariffario CIPE;
la delibera individua il ruolo degli Enti d’Ambito ai fini della determinazione tariffaria definendo attività, metodologie e tempi;
viene introdotto un percorso di gradualità dai criteri previsti dal Metodo Normalizzato (MNT) a quello transitorio (MTT), introducendo anche alcuni specifici meccanismi a garanzia del mantenimento dei flussi di cassa dei gestori e degli attuali equilibri finanziari,
a salvaguardia dell’impatto sugli utenti finali (e sui gestori) viene introdotto, per il biennio in esame, l’obbligo di una istruttoria specifica sulla validità delle informazioni fornite e la corretta applicazione dei nuovi criteri, nei casi di variazioni tariffarie superiori ali limiti previsti dal MNT;
la nuova metodologia prevede che, nella fase transitoria, sia mantenuta un’articolazione tariffaria per gestore / ambito tariffario analoga alla preesistente;
la nuova metodologia concilia gli esiti referendari con la normativa europea e nazionale in tema di rispetto dei princìpi – confermati dalla stessa Corte Costituzionale – del recupero dei costi (full cost recovery) e del “chi inquina paga”;
viene soppressa la remunerazione del capitale investito e viene invece riconosciuto il costo della risorsa finanziaria in aderenza al citato principio della copertura integrale dei costi;
al fine di evitare comportamenti inefficienti o opportunistici, il costo della risorsa finanziaria non viene riconosciuto a piè di lista bensì attraverso riferimenti standard (oneri finanziari e fiscali). L’onere finanziario post tax è pari per gli investimenti è pari al 4,4% oltre all’IRES valutata forfetariamente e all’IRAP valutata sulla base dei dati di consuntivo 2011;
è stabilito (ribadito) il principio della garanzia dei ricavi con la necessità di conguagliare eventuali differenze tra i ricavi assicurati dalle articolazioni tariffarie applicate agli utenti finali e quelli riconosciuti nel Vincolo aggiornato ai ricavi (al netto del contributo degli “altri ricavi”);
il metodo transitorio è basato su criteri di regolazione ex post in luogo della regolazione ex ante del MNT (che comunque prevedeva la verifica ex post all’atto delle revisioni tariffarie periodiche); quindi i dati contabili dell’anno n-2 sono il riferimento per il calcolo tariffario (cd. time lag regolatorio) e i conguagli tariffari sono riconosciuti nell’anno n+2;
il metodo transitorio fissa vite utili regolatorie per ciascuna categoria di immobilizzazioni ai fini del calcolo degli ammortamenti nonché il princìpio che i cespiti – del gestore e dei terzi – sono riconosciuti in termini di costo di realizzazione storico rivalutato,il MTT contiene una dettagliata definizione delle attività del servizio idrico integrato e delle altre attività idriche e stabilisce che i ricavi derivanti dalle altre attività idriche debbano concorrere alla copertura dei costi ammessi. Al fine di garantire lo svolgimento di tali importanti attività è stato introdotto il profit sharing delle altre attività idriche con il riconoscimento al gestore di una marginalità forfetaria;
nel rispetto del princìpio di copertura dei costi, il nuovo metodo adegua i costi operativi e di capitale all’inflazione reale in luogo di quella programmata prevista dal MNT;
nella valutazione del capitale investito netto del gestore è introdotta una quota a compensazione del capitale circolante netto valutata forfetariamente;
l’IRAP è considerata un costo operativo efficientabile soggetto al meccanismo di gradualità;
è introdotta una componente tariffaria definita Fondo Nuovi Investimenti (FoNI) che rappresenta un’anticipazione per il finanziamento dei nuovi investimenti soggetta ad un vincolo di destinazione in merito al suo utilizzo. Viene lasciata all’Ente d’Ambito la decisione in merito a se e in quale misura tale componente tariffaria debba essere inclusa in tariffa.
Con riferimento al campo di applicazione, la delibera 585/2012 stabilisce che il MTT si applica alle gestioni che, alla data del 31° luglio 2012, risultavano conformi alla legge 36/94 e al D. Lgs. 152/2006 e a quelle che, pur non essendo conformi, applicavano alla medesima data il metodo normalizzato o altro metodo tariffario difforme da quello CIPE. Sono, invece, escluse dall’aggiornamento tariffario, tra l’altro, le gestioni che alla citata data non avevano adottato la Carta dei Servizi nonché le gestioni che, in violazione della normativa applicabile, applicavano alle utenze domestiche la fatturazione di un consumo minimo impegnato.
L’Autorità definisce le seguenti componenti di costo del servizio da riconoscere in tariffa:
costi delle immobilizzazioni, intesi come la somma degli oneri finanziari, degli oneri fiscali e delle quote di restituzione dell’investimento (ammortamento);
costi della gestione efficientabili, intesi come costi operativi endogeni alla gestione del servizio sui quali il gestore può esercitare un’azione di efficientamento;
costi della gestione non efficientabili, intesi come i costi operativi esogeni la cui determinazione nel periodo considerato non dipende dalle scelte gestionali (costo dell’energia elettrica, costo delle forniture all’ingrosso, mutui e canoni riconosciuti agli enti locali, costi di funzionamento delle Autorità, altre componenti di costo);
eventuale componente di anticipazione per il finanziamento dei nuovi investimenti.
Le componenti tariffarie sopra descritte, riconosciute per gli anni 2012 e 2013, derivano da un percorso di convergenza graduale in quattro anni dei costi operativi efficientabili e dei costi di capitale da piano verso i costi da metodo tariffario.
L’Autorità prevede inoltre l’inclusione nel vincolo tariffario delle partite di conguaglio tariffario afferenti gli anni precedenti il 2011 purché approvate dai soggetti competenti entro il 30 aprile 2012; con riferimento ai conguagli 2011 la delibera 585/2012 ne stabilisce la sospensione in attesa della risposta del Consiglio di Stato alla richiesta di parere inoltrata dall’Autorità in data 23 ottobre 2012 alla quale è altresì subordinata l’eventuale definizione delle procedure di calcolo e delle modalità relative alla restituzione all’utenza della componente di remunerazione del capitale investito per il periodo 21 luglio–31 dicembre 2011 a seguito della proclamazione degli esiti del referendum popolare.
La richiesta di parere avanzata dall’Autorità riguarda la legittimazione ad intervenire su questioni relative a periodi precedenti al trasferimento delle funzioni di regolazione del settore. In risposta al quesito, il Consiglio di Stato, con parere emanato in data 25 gennaio 2013, ha stabilito: (i) la competenza dell’Autorità nel periodo 21.7.2011/31.12.2011, in virtù dell’assegnazione alla medesima delle funzioni già spettanti alla soppressa Agenzia Nazionale per la Regolazione e la Vigilanza in materia di Acqua (art. 21, comma 19 del D.L. 201/11) e (ii) il contrasto del criterio “dell’adeguatezza della remunerazione dell’investimento” (c.d. 7%) contenuto nel D.M./96, con il quadro normativo risultante dalla consultazione referendaria.
Il Consiglio di Stato ha pertanto disposto che l’Autorità tenga conto del parere in sede di adozione dei nuovi provvedimenti tariffari, fermo restando il rispetto del complessivo e articolato quadro normativo nazionale ed europeo, che impone che si assicuri la copertura dei costi.
In data 31 gennaio 2013, l’Autorità ha approvato la delibera n. 38/2013/R/idr con la quale avvia un procedimento per la determinazione:
dei criteri attraverso cui gli Enti d’Ambito dovranno individuare, fermo restando il princìpio del full cost recovery, gli importi indebitamente versati da ciascun utente a titolo di remunerazione del capitale investito in relazione al periodo 21 luglio 2011 – 31 dicembre 2011, da restituire all’utente medesimo;
delle modalità e degli strumenti con i quali assicurare concretamente la restituzione agli utenti finali dei suddetti importi;
delle modalità di verifica e approvazione, da parte della stessa Autorità, delle determinazioni degli Enti d’Ambito;
Conferisce inoltre ampio mandato al Responsabile del Procedimento – il Capo dell’Ufficio Speciale Tariffe e Qualità dei Servizi Idrici – di acquisire le informazioni e gli elementi di valutazione utili per la conclusione del procedimento, prevedendo, per i soggetti eventualmente chiamati a partecipare, l’irrogazione di sanzioni in caso di rifiuto, omissione o ritardo, senza giustificato motivo, nel fornire tutte le informazioni richieste, ovvero in caso di trasmissione di informazioni o documenti non veritieri.
È, inoltre, previsto che tutti i soggetti interessati - con particolare riferimento alle associazioni rappresentative dei consumatori e utenti, alle associazioni di categoria dei gestori, agli Enti d’Ambito, alle Regioni e agli altri enti pubblici interessati, nonché agli altri soggetti portatori di interessi collettivi e diffusi interessati dal presente procedimento - possano presentare, entro 30 (trenta) giorni decorrenti dalla pubblicazione della presente deliberazione, documenti, memorie e osservazioni.
È fissato in 120 giorni, decorrenti dalla data di pubblicazione, il termine di durata del procedimento.
Si informa che il Gruppo ha stimato in € 7,9 milioni l’onere relativo alla restituzione conseguente agli esiti referendari del 2011.
Con riferimento alle disposizioni procedurali:
entro il 31 marzo 2013, gli Enti di Ambito aggiornano o redigono, se ancora non esistente, il piano economico finanziario di ciascun piano d’ambito sulla base della nuova metodologia. Sono considerati inefficaci le variazioni di piano economico finanziario, effettuate in sede di aggiornamento, che determinano un eventuale aumento della differenza tra i costi di piano, come individuati prima dell’aggiornamento, e i costi determinati ai sensi dell’Allegato A della delibera 585/2012, al netto dei costi non efficientabili;
se non adeguate entro il 31 marzo 2013, sono inefficaci le clausole contrattuali e gli atti che regolano i rapporti tra gestori e autorità competenti incompatibili con la delibera;
la tariffa è predisposta dagli Enti di Ambito e trasmessa entro il 31 marzo 2013 all’AEEG e ai gestori. Entro i tre mesi successivi l’Autorità approva le tariffe ai sensi dell’articolo 154, comma 4, D.Lgs. 152/206, eventualmente provvedendo alla determinazione delle tariffe sulla base delle informazioni disponibili, in un’ottica di tutela degli utenti, laddove gli Enti di Ambito non provvedano all’invio entro il termine stabilito;
a decorrere dal 1° gennaio 2013, i gestori sono tenuti ad applicare all’utenza (i) fino alla determinazione delle tariffe da parte degli Enti di Ambito, la tariffa applicata nel 2012 senza variazione o la tariffa 2013 se determinata dagli Enti di Ambito in data precedente l’approvazione della delibera 585/2012 purché i gestori non abbiano modificato l’articolazione tariffaria, (ii) successivamente alla determinazione da parte degli Enti di Ambito e fino all’approvazione da parte dell’AEEG, le tariffe 2012 moltiplicate per un fattore (teta2013) determinato dall’Ente di Ambito, (iii) a seguito dell’approvazione delle tariffe da parte dell’Autorità, le tariffe 2012 moltiplicate per il teta2013 approvato dall’Autorità;
la differenza tra i ricavi tariffari determinati dall’applicazione delle tariffe provvisorie di cui ai punti (i) e (ii) e quelli calcolati sulla base del punto (iii) saranno oggetto di conguaglio successivamente all’atto di approvazione dell’AEEG;
entro il 30 giugno 2013, i gestori sono tenuti a fornire all’Autorità i dati utili alla determinazione dell’aggiornamento del vincolo ai ricavi (volumi, costi passanti, modifiche di perimetro, ..). Il conguaglio, rivalutato con l’inflazione, è riconosciuto in tariffa nell’anno n+2.
Si informa che le principali Società del Gruppo hanno presentato ricorso al TAR Lombardia contro l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas per l’ottenimento dell’annullamento della delibera 582/2012.
Per quanto riguarda il servizio di illuminazione pubblica si informa che il concedente è Roma Capitale e che la concessione ha una durata trentennale (a partire dal 1° gennaio 1998) ed è gratuita. Tale concessione viene attuata attraverso la stipula di appositi contratti di servizio: quello vigente fino al 31 dicembre 2010, che regolava il periodo giugno 2005 – maggio 2015, è stato emendato attraverso un accordo integrativo sottoscritto il 15 marzo 2011 e avente decorrenza dall’inizio dell’esercizio.
aggiornamento annuale delle componenti di corrispettivo relative al consumo di energia elettrica e alla manutenzione;
È, tra l’altro, previsto che i parametri quali–quantitativi vengano nuovamente negoziati nel corso del 2018.
Il contratto fissa, infine, un elenco di eventi che rappresentano causa di revoca anticipata della concessione e/o di scioglimento del contratto per volontà delle parti; tra questi eventi appare rilevante quello relativo a sopravvenute esigenze riconducibili al pubblico interesse che determina a favore di Acea il diritto a un indennizzo commisurato al prodotto, attualizzato, tra una percentuale definita dell’importo contrattuale annuo e il numero degli anni mancanti alla scadenza della concessione.
Con riferimento agli effetti dell’abrogazione dell’articolo 23 bis sulla concessione di Acea – avente scadenza al 31 dicembre 2027 – si rinvia al paragrafo relativo ai referendum abrogativi del 12 e 13 giugno 2011 nonché a quello relativo al Decreto Stabilizzazione.
Il servizio idrico – ambientale integrato viene svolto in concessione nelle seguenti regioni:
Lazio ove Acea Ato2 SpA e Acea Ato5 SpA svolgono rispettivamente il servizio nella provincia di Roma e Frosinone;
Campania ove Gori SpA esercita il servizio nel territorio della Penisola Sorrentina e Isola di Capri, nell'area del Vesuvio, nell'area dei Monti Lattari e nel bacino idrografico del fiume Sarno;
Toscana ove il Gruppo Acea opera nella provincia di Pisa attraverso Acque SpA, nella provincia di Firenze attraverso Publiacqua SpA nonché, in quelle di Siena e Grosseto attraverso Acquedotto del Fiora SpA Svolge altresì il servizio a Lucca e nella provincia con le Società Geal, Lunigiana e Azga;
Umbria ove il Gruppo opera nella provincia di Perugia attraverso Umbra Acque SpA.
Lazio – Acea Ato2 SpA (Ato2 – Lazio Centrale - Roma)
Acea Ato2 svolge il servizio idrico integrato sulla base di una convenzione per l’affidamento del servizio di durata trentennale sottoscritta il 6 agosto 2002 tra la società e la provincia di Roma (in rappresentanza dell’Autorità d’Ambito costituita da 111 comuni tra i quali Roma Capitale). A fronte dell’affidamento del servizio, Acea Ato2 corrisponde un canone di concessione a tutti i Comuni in base alla data di effettiva acquisizione della gestione che è prevista avvenire gradualmente: a oggi l’attività di ricognizione (inclusa quella relativa ai Comuni già acquisiti) è stata completata per 95 Comuni, equivalenti a circa 3.800.000 abitanti residenti (fonte ISTAT), pari a circa il 97,8% del totale.
Con riferimento alle tariffe si segnala che dal 1° gennaio 2011 è in vigore la tariffa unica di ambito adottata dalla Conferenza dei Sindaci nella seduta del 14 dicembre 2010 (delibera n. 6/2010).
Il 17 aprile 2012 si è riunita la Conferenza dei Sindaci e dei Presidenti dell’Ato2 Lazio Centrale Roma che ha discusso e deliberato diversi argomenti riguardanti la Tariffa Media d’Ambito. Gli elementi più significativi della revisione riguardano:
il mancato riconoscimento della remunerazione del 7% del capitale investito sugli investimenti effettuati dopo l’esito referendario con il riconoscimento della sola quota di ammortamento: si è preso atto, a seguito della decisione popolare espressa con il referendum del 12 e 13 giugno 2011 e del conseguente Decreto del Presidente della Repubblica, dell’abrogazione della congrua remunerazione del capitale investito e si è deliberato che gli effetti di tale abrogazione riguardino solo gli investimenti riconosciuti in tariffa dalla Conferenza dei Sindaci successivamente alla data del referendum, in attesa di una nuova metodologia di calcolo della tariffa (che l’AEEG sta predisponendo); in questo caso, la Conferenza ha anche previsto l’obbligo di procedere ad una revisione tariffaria straordinaria per adeguare la tariffa in essere al nuovo assetto regolatorio;
il parametro MALL: è stato approvato il documento “Applicazione del parametro di misurazione delle prestazioni MALL” con il quale la Segreteria Tecnica Operativa (S.T.O.) ha calcolato il valore del parametro per gli anni 2006 – 2011. La quantificazione degli importi delle penali derivante dall’applicazione dei suddetti valori ai costi operativi utilizzati nel calcolo della tariffa, è stata definita nella Deliberazione relativa all’approvazione della nuova tariffa media 2012 – 2032 ed è stato deliberato che il Gestore si impegni a realizzare investimenti riguardanti l’eliminazione degli scarichi fognari non a norma e l’adeguamento dei depuratori alla normativa vigente. Tali investimenti saranno completamente a carico del Gestore senza alcun riconoscimento nella tariffa del S.I.I.. Inoltre, in considerazione della difficoltà di determinazione del MALL, la Conferenza ha dato mandato alla S.T.O. di “predisporre e proporre alla prossima Conferenza dei Sindaci un sistema di penali contrattuali integrativo della Convenzione di Gestione insieme con la procedura di adozione in sostituzione del MALL”; in ultimo, recependo le diverse segnalazioni dei Sindaci, sono state approvate una serie di disposizioni rivolte al Gestore finalizzate al miglioramento del servizio fornito all’utenza;
i conguagli tariffari: il confronto tra ricavi reali e ricavi garantiti per gli anni 2006 – 2011 ha generato conguagli tariffari attualizzati al 2011 pari a circa € 94 milioni. Tale importo è stato generato dall’aumento dei ricavi garantiti per effetto del ricalcolo dei costi di riferimento che ha tenuto conto dell’inflazione intercorsa negli anni 1996/2003, dal c.d. effetto di amplificazione della distanza tra ricavo reale e ricavo garantito per gli anni precedenti, da un margine di errore dovuto alla differenziazione degli incrementi tariffari differenziati per fasce, dal mancato ricavo reale per il Gestore a seguito della sentenza della Corte Costituzionale 335/08, dalla contrazione dei consumi di acqua da parte dell’utenza. La restituzione di tali conguagli comprensivi di interessi (complessivamente € 118,4 milioni) avverrà in sei anni con rata costante (€ 19,73 milioni) a partire dal 2012 come riportato nella tabella che segue.
Ricavi garantiti
106€ 472,64 488,87 503,88
106 m3 399,56 399,56 399,56
cent. €/m3 111,98 118,29 118,29 126,11
Conseguentemente la nuova tariffa media deliberata per i prossimi tre anni è:
e i conseguenti aumenti tariffari previsti risultano:
per il 2012: 5,63%;
per il 2013: 3,43%;
per il 2013: 3,07%
Il documento di revisione tariffaria del 17 aprile 2012 prevede che il Gestore realizzi, nel periodo 2012 – 2015, un ammontare degli investimenti pari ad € 951,8 milioni così ripartiti:
Investimenti sui quali non spetta la remunerazione del capitale investito
50,00 50,00 150,00 150,00 400,00
Investimenti sui quali spetta la remunerazione del capitale investito
152,03 139,27 126,21 134,29 551,80
202,03 189,27 276,21 284,29 951,80
Agli investimenti sopra riportati si devono aggiungere quelli derivanti dalla valutazione del parametro MALL che devono essere realizzati dal Gestore senza riconoscimento in tariffa; ammontano complessivamente a circa € 21 milioni ripartiti linearmente dal 2012 al 2017 (circa € 3,5 per anno).
L’Autorità d’Ambito, per il tramite della STO, ha inviato il testo della Delibera che prevede gli aumenti della TM e i documenti allegati al Ministero dell’Ambiente e alla Autorità dell’Energia Elettrica e del Gas.
Con riferimento ai conguagli tariffari si informa che Acea Ato2 ha iscritto a tutto il 31 dicembre 2011 l’importo di € 53,6 milioni; detto ammontare, confrontato con i conguagli complessivamente riconosciuti dall’Autorità d’Ambito (€ 94 milioni) nel documento di revisione sopra descritto, determina uno scostamento, a favore di Acea Ato2, di circa € 40 milioni che è stato iscritto tra i ricavi dell’esercizio 2012.
Infatti la delibera 585/2012 conferma l’inclusione dei conguagli pregressi nel vincolo riconosciuto ai ricavi del Gestore (VRG) purché approvati dai soggetti competenti entro il 30 aprile 2012.
Con riferimento alla componente tariffaria FoNI (Fondo anticipazione nuovi investimenti), prevista dalla Delibera 585/2012 dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, si informa che la Società ha stimato in circa € 2,7 milioni il vincolo di destinazione previsto dall’articolo 7 della citata delibera.
Con riferimento agli effetti della sentenza 335/2008 si informa che in data 3 ottobre 2011 la Segreteria Tecnica Operativa dell’ATO 2 ha inviato ad Acea Ato2 apposito documento che provvede alla quantificazione degli oneri deducibili unitari relativamente agli scarichi non depurati per la eliminazione dei quali sono necessari investimenti sui depuratori.
Tale quantificazione è stata effettuata per singolo impianto tenuto conto (i) della data di presa in carico (in relazione alla acquisizione della gestione del Comune di riferimento), (ii) della data di eliminazione dello scarico non depurato in conseguenza dell’entrata in esercizio dell’investimento volto proprio alla sua eliminazione.
In conseguenza di tale quantificazione per il periodo 16 ottobre 2003 – 15 ottobre 2008 gli utenti avranno diritto, su specifica richiesta da effettuare sulla base di definite modalità, al rimborso come segue:
nel caso di utenze non afferenti agli scarichi non depurati analiticamente individuati dalla STO e dal gestore, alla restituzione, per ogni anno, della tariffa di depurazione applicata all’utenza moltiplicata per il consumo in mc fatturato;
nel caso di utenze afferenti agli scarichi non depurati analiticamente individuati dalla STO e dal gestore, alla restituzione per ogni anno della tariffa di depurazione applicata all’utenza, a cui vanno detratti gli oneri relativi a ciascun anno per il corrispettivo anno e il corrispettivo scarico, moltiplicata per il consumo in mc fatturato.
Nel caso in cui l’onere deducibile sia maggiore della tariffa di depurazione l’utente non ha diritto ad alcun rimborso.
Per quanto riguarda la quota tariffaria dovuta dal 16 ottobre 2008 le utenze afferenti a scarichi non depurati dovranno pagare per il servizio di depurazione:
nel caso di utenze non afferenti agli scarichi non depurati analiticamente individuati dalla STO e dal gestore non verrà addebitato alcun importo;
nel caso di utenze afferenti agli scarichi non depurati analiticamente individuati dalla STO e dal gestore, la tariffa riportata nella comunicazione della STO moltiplicata per il consumo in mc fatturato. Nel caso in cui tale tariffa fosse maggiore della tariffa di depurazione in vigore nel Comune nell’anno di competenza, l’utente sarà tenuto al pagamento di quest’ultima.
L’ammontare complessivo massimo delle potenziali restituzioni è pari a circa € 11 milioni al lordo della quota di oneri deducibili.
L’Autorità d’Ambito dovrà altresì fissare le modalità e la tempistica dei rimborsi nonché la relativa copertura tariffaria.
Con riferimento alle prescrizioni dell’abrogato articolo 23 bis e agli effetti sulle scadenze della concessione di Acea Ato2 – avente scadenza al 31 dicembre 2032 – si rinvia a quanto già esposto nel paragrafo dedicato alle consultazioni referendarie del 12 e 13 giugno 2011.
Lazio – Acea Ato5 SpA (Ato5 – Lazio Meridionale - Frosinone)
Nel corso dell’esercizio non sono state formalizzate nuove acquisizioni.
La Conferenza dei Sindaci del 14 gennaio 2009 ha approvato l’uscita dall’ATO5 – Lazio Meridionale del Comune di San Biagio Saracinisco e conseguentemente in data 6 ottobre 2009 è stato sottoscritto formale verbale di riconsegna del S.I.I.
La convenzione di gestione prevede che la tariffa applicata per ogni Comune tenda a quella d’Ambito entro il terzo anno di gestione e che, a partire da quello stesso anno, si procederà ogni tre anni alla revisione tariffaria che prevede la verifica e l’adeguamento del livello dei costi operativi e degli investimenti realizzati. In sede di applicazione annuale la tariffa media sarà adeguata al tasso di inflazione totale derivante dai tassi di inflazione annua programmata, relativi a tutti gli anni intercorrenti dall’affidamento della gestione.
Il gestore per l’intera durata dell’affidamento è responsabile della manutenzione e dell’adeguamento di tutti i beni affidati e di quelli realizzati successivamente, nel rispetto delle previsioni del Piano d’Ambito. I nuovi impianti realizzati in ossequio al Piano d’Ambito, facente parte integrante della convenzione, restano di proprietà esclusiva della Società e, ai sensi dell’art. 35, comma 4 della citata convenzione, al termine della scadenza della Convenzione o in caso di scioglimento anticipato, sarà corrisposto alla Società un indennizzo pari al valore dei beni non ancora ammortizzati, per le reti o loro porzioni, gli impianti e le loro dotazioni patrimoniali realizzate in attuazione dei piani di investimento.
Per quanto attiene gli effetti della sentenza 335/2008 della Corte Costituzionale si informa che le attività di ricognizione sono sostanzialmente concluse: la quota di tariffa di depurazione addebitata nel periodo 2003–2008 ad utenze attive collegate alla sola fognatura ammonta complessivamente a € 1,7 milioni. Tale importo non tiene conto della stima degli oneri deducibili dovuti dall’utenza secondo quanto previsto dall’articolo 8 sexies della legge n. 13 del 28 febbraio 2009 e dall’art. 5 del Decreto del Ministero dell’ambiente del 30 settembre 2009 pubblicato in G.U. del 8 febbraio 2010, che dovrà determinare l’Autorità di Ambito. Tale importo rappresenta quindi la stima massima degli eventuali rimborsi di cui Acea Ato5 dovrà farsi carico successivamente all’individuazione, da parte dell’Autorità d’Ambito, della quantificazione, delle modalità e della tempistica dei rimborsi nonché della copertura tariffaria.
A proposito degli adempimenti posti dalla normativa in materia a carico dell’Autorità d’Ambito, si informa che nel mese di gennaio 2012 il TAR Latina ha accolto il ricorso proposto dall’Associazione dei Consumatori CODICI in merito alla mancata attuazione della sentenza della Corte Cost. n.335/2008 da parte dell’Autorità d’Ambito.
In particolare il TAR, accogliendo il ricorso proposto da Codici, ha accertato l'inadempimento dell'AATO per non aver azionato i poteri sostitutivi di cui all'art. 152 del Codice dell'Ambiente e ha "dichiarato l’obbligo della Regione di provvedere nel termine non superiore a trenta giorni decorrente dalla notificazione della presente decisione. Solo per il caso di ulteriore inerzia i poteri sostitutivi saranno esercitati, nell’ulteriore termine di trenta giorni, dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, mediante nomina di un commissario “ad acta”.
In conseguenza delle note vicende legate alla legittimità delle tariffe applicate, in merito alle quali si rinvia a quanto illustrato nell’apposito paragrafo “Aggiornamento delle principali vertenze giudiziali”, la società, ai fini della fatturazione, ha applicato fino al 31 dicembre 2011 la tariffa così come pubblicata per l’anno 2005, concordemente alle imposizioni dell’ente, valutando, però, i propri ricavi sulla base dei volumi minimi garantiti dal piano posto a base di gara valorizzati alla TRM pari a quella di offerta incrementata dell’inflazione programmata e cumulata.
Per l’anno 2012, invece, sulla base del “Decreto prot. N. F66 del 8 marzo 2012 – Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato applicabile per l’anno 2012 nell’ATO 5 Lazio Meridionale-Frosinone” del Commissario ad acta nominato dal TAR Latina, Acea Ato5 provvede a fatturare sulla base della tariffa reale media (TRM) e della relativa articolazione tariffaria definita “nel rispetto delle norme e dei rapporti contrattuali vigenti”.
Nello specifico la stessa è “stata effettuata con lo scopo di far fronte in tempi rapidi ad una condizione di squilibrio economico finanziario del servizio, causata dal mancato aggiornamento della tariffa in base all’andamento dell’inflazione e alle previsioni del Piano d’ambito e della Convenzione di gestione. Pertanto, la determinazione della TRM effettuata in questa sede si limita a ristabilire le normali condizioni contrattuali di continuità della gestione e non tiene in considerazione la differenza tra investimenti pianificati e realizzati e, in generale, tra le previsioni di Piano d’ambito e l’andamento effettivo della gestione negli anni precedenti, in quanto si tratta di obblighi da adempiere in sede di revisione.” “Ciò, tuttavia, non comporta alcun pregiudizio rispetto ad ulteriori e successivi atti di revisione della pianificazione d’ambito che saranno adottati dal Commissario ad acta, in cui saranno adempiuti tutti gli obblighi derivanti dalla revisione ordinaria e straordinaria.”
Il Commissario ad acta ha ricostruito l’andamento della curva tariffaria dal 2003 al 2012 a valori correnti, applicando ai valori di TRM previsti nel Piano d’ambito originario il fattore inflattivo cumulato relativo a ciascun anno di effettiva gestione. Conseguentemente la TRM per il 2012 è stata individuata dal Commissario, sulla base del Piano d’ambito originario, in 1,359 €/mc.
In data 28 giugno il Commissario ad Acta ha predisposto una Relazione - F 129/2012 - concernente la “scelta dei criteri, verifiche tariffarie e della gestione degli anni dal 2006 al 2011, stima dei conguagli e dei livelli di servizio”. Dopo aver ricostruito i poteri attribuitigli dalla Sentenza n. 529/2011 e i successivi atti amministrativi posti in essere, ha verificato (i) la TRM e relativi atti di pianificazione dal 2006 e (ii) l'andamento della gestione 2006 - 2011.
In sintesi, sono stati stimati a favore della Società € 56,6 milioni da conteggiare nella definizione delle grandezze del nuovo Piano d’Ambito ed € 32,7 milioni non sanabili in sede di revisione, ma a valere nei confronti dell’Ente d’Ambito, per effetto del provvedimento dell’A.ATO n. 3/2010 con cui veniva fissata per il 2010 la TRM relativa all’anno 2005.
Dall’importo riconosciuto alla Società è esclusa la quota relativa al canone di concessione, la cui revisione non è stata ancora conclusa dalla S.T.O. dell’ATO 5.
In data 4 giugno u.s., con Nota prot. F124, il Commissario ha presentato formale richiesta di dimissioni dall’incarico affidatogli.
Nel corso dell’udienza svoltasi il 26 luglio, il TAR Lazio, Sez. Latina, ha accettato le dimissioni e, con Ordinanza n. 607/2012, ha nominato quale nuovo Commissario ad Acta il Presidente dell’Autorità per l’Energia Elettrica e Gas (o funzionario da lui delegato), il quale provvederà a concludere il procedimento entro il termine di sei mesi dalla comunicazione in via amministrativa o notificazione dell’Ordinanza suddetta.
La società ha provveduto a notificare la suddetta ordinanza all’AEEG in data 13 agosto 2012 e, pertanto, il termine di sei mesi è scaduto il 13 febbraio 2013.
In data 20 dicembre 2012 il nuovo Commissario ad Acta, ritenendo che le attività a esso attribuite per essere proficuamente concluse necessitano di un lasso di tempo ulteriore a quello previsto nell’ordinanza predetta, oltre che essere subordinato alla previa emanazione da parte dell’Autorità del nuovo metodo tariffario transitorio per gli anni 2012 e 2013, ha chiesto la concessione di una proroga di tre mesi del termine previsto dall’Ordinanza. Con Ordinanza n. 143 del 24 gennaio 2013 il Giudice ha fissato al 31 maggio 2013 il termine per la conclusione del procedimento.
Si informa che i ricavi dell’esercizio 2012 ammontano complessivamente a circa € 55 milioni e che tale valorizzazione è stata effettuata in coerenza con i criteri della delibera AEEG n. 585 del 28 dicembre 2012 (e relativo allegato) avvalendosi anche del modello di calcolo messo a disposizione dalla stessa Autorità sul proprio sito.
Tale stima comprende anche l’importo di € 10,8 milioni quale differenza tra la crescita massima prevista dall’articolo 7.1 della citata delibera – ovvero quella del Metodo Normalizzato più inflazione programmata (6,5%) - e l’ammontare del VRG determinato come sopra indicato. L’articolo 7.1 prevede che tale differenziale sia sottoposto ad apposita istruttoria dell’AEEG al fine di “… accertare, con il coinvolgimento degli Enti d’Ambito, i dati forniti, la corretta applicazione del metodo tariffario transitorio e l’efficienza del servizio di misura ….”. Il medesimo articolo prevede altresì che l’eccedenza rispetto alla crescita massima sia recuperata quale componente di conguaglio nel 2014.
Campania – Gori SpA (Sarnese Vesuviano)
La Gori, sulla base di apposita convenzione stipulata con l’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano il 30/09/2002, è affidataria per un periodo di 30 anni del servizio idrico integrato afferente 76 Comuni fra le province di Napoli e Salerno. A fronte dell’affidamento del servizio, Gori corrisponde un canone di concessione all’ente concedente (Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano) in base alla data di effettiva acquisizione della gestione. Il perimetro di gestione è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al precedente esercizio avendo ormai concluso il processo di acquisizione delle gestioni, infatti i comuni gestiti sono 76 e cioè tutti quelli ricadenti nell’ATO 3 della Regione Campania.
Provvedimenti tariffari 2011
In data 2 agosto 2011, con delibera n. 5, l’Assemblea dell’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano (EASV) ha approvato, previo emendamento, la proposta di manovra tariffaria del Consiglio di Amministrazione dell’EASV, come approvata dal medesimo Consiglio di Amministrazione il 30 dicembre 2010 con Delibera n. 34. In particolare, tale Assemblea ha deliberato, tra le altre cose:
di invitare Gori a sottoscrivere un piano di efficientamento della gestione del SII dell'A.T.O. 3 che preveda un importo dei costi totali in tariffa riferiti all'esercizio 2011 (costi operativi, ammortamenti e remunerazione del capitale già investito) non superiore a € 130 milioni (quota Gruppo € 48,2 milioni). La delibera del Consiglio di Amministrazione di dicembre 2010 prevedeva un ammontare di ricavi pari a € 136 milioni (quota Gruppo € 50,4 milioni);
di approvare il seguente regime tariffario, ritenuto adeguato alla copertura dei predetti costi totali in tariffa, salvo conguaglio all'esito dell'approvazione del regime tariffario conseguente alla revisione del piano d'ambito in corso:
bacini tariffari: è confermata la ripartizione dei comuni dell'A.T.O. 3 nei due bacini tariffari di cui alla delibera di Assemblea 10 luglio 2009, n. 9; con il regime tariffario seguente:
Tariffa base bacino "A": Tb = €/mc 1,3210,
Tariffa base bacino “B”: Tb = €/mc 1,1719;
Coefficiente di articolazione tariffaria prima fascia uso domestico: 0,6 che annulla e sostituisce il corrispondente coefficiente pari a 0,5 nell'articolazione tariffaria approvata con delibera di assemblea 10 luglio 2009, n.9;
Il valore medio d'ambito riferito alle Tb vigenti nel "bacino A” e nel “bacino B" ai sensi delibera di Assemblea 10 luglio 2009, n, 9, è pari a €/mc 1,2795 (era fissata pari a 1,3210 €/mc nella delibera del Consiglio di Amministrazione di dicembre 2010).
La suddetta delibera assembleare n. 5 del 2011 è stata impugnata, innanzi al TAR Campania – Napoli che, in accoglimento del ricorso, ha annullato tale delibera con sentenza 18 aprile 2012 n. 1809. In particolare, la sentenza evidenzia, innanzitutto, quale motivo assorbente dell’annullamento, la mancanza del quorum deliberativo stabilito dallo Statuto dell’Assemblea dell’Ente d’Ambito nell’adozione della citata deliberazione n. 5.
Sia l’Ente che Gori hanno provveduto ad impugnare la predetta sentenza n. 1809 del 2012 con ricorso in appello innanzi il Consiglio di Stato, chiedendo altresì l’adozione di un’ordinanza cautelare di sospensione degli effetti della sentenza fino alla decisione finale nel merito.
In ogni caso, la Società ha immediatamente provveduto a rappresentare alle varie Istituzioni pubbliche competenti - Ente d’Ambito, Regione Campania, e Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) - la delicatezza della questione e a chiedere conseguenti urgenti interventi finalizzati a evitare crisi finanziarie.
A tal proposito si evidenzia che la Società ha richiesto:
all’Ente d’Ambito di convocare i propri organi deliberativi al fine di: (i) ripristinare la delibera tariffaria annullata dal TAR, (ii) procedere alla conclusione dell’attività di revisione del Piano d’Ambito in modo da risolvere definitivamente ogni problematica tariffaria, (iii) approvare l’accordo già condiviso con la Regione Campania relativo alla regolarizzazione dei rapporti con Gori e con l’Ente;
alla Regione Campania e all’AEEG di esercitare, in caso di perdurante inerzia da parte dell’Ente, i poteri sostitutivi previsti, rispettivamente, dalla normativa regionale e nazionale.
Peraltro, l’AEEG, con nota prot. n. 17029 del 5 giugno 2012, sulla base delle istanze della GORI, ha ritenuto “[…] necessario, al fine di valutare gli eventuali presupposti per interventi di competenza dell’Autorità, acquisire preliminarmente la documentazione di interesse, le informazioni utili e i dati relativi alla determinazione e all’aggiornamento delle tariffe per il servizio idrico integrato nell’Ambito territoriale ottimale in oggetto per il periodo 2007-2012 […]” e, quindi, ha richiesto “[…] all’Ente d’Ambito di trasmettere all’Autorità la documentazione di interesse, le informazioni utili e i dati relativi alla determinazione e all’aggiornamento delle tariffe per il servizio idrico integrato nell’ambito territoriale ottimale Sarnese Vesuviano n. 3 della Campania in relazione al periodo 2007-2012, con particolare riferimento ai seguenti aspetti: a. modalità di definizione dell’articolazione tariffaria per gli anni 2008-2012, con specifico riguardo alle attività istruttorie svolte al fine di accertare la corrispondenza tra le tariffe applicate e la Tariffa Reale Media prevista nel vigente Piano d’Ambito; b. modalità con cui sono state esaminate ed evase le istanze trasmesse dal gestore nel periodo 2008-2012, con particolare riguardo alla citata problematica relativa all’adeguatezza dell’articolazione tariffaria; c. modalità di determinazione della tariffa approvata con Delibera dell’Assemblea d’Ambito Sarnese Vesuviano n. 5 del 2 agosto 2011, oggetto della sentenza del TAR Campania 18 aprile 2012 n. 1809 […]”.
A seguito della richiesta dell’AEEG, l’Ente d’Ambito ha avviato l’iter per la determinazione delle tariffe per l’anno 2012 richiedendo alla Società, con nota n. 5103 del 28/6/2012, le informazioni necessarie per procedere in tal senso.
Si rappresenta inoltre che, sulla base del ricorso presentato dalla Società e dall’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano, il Consiglio di Stato ha sospeso gli effetti della sentenza del TAR Campania che aveva annullato la precitata delibera dell’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano n. 5 del 2011, rinviando la discussione nel merito al 18 dicembre 2012. Si evidenzia che l’ordinanza di sospensione del Consiglio di Stato degli effetti della sentenza del TAR, ha consentito di riprendere le fatturazioni applicando le tariffe deliberate con la delibera n. 5/2011, con indubbio beneficio dal punto di vista finanziario. La società è in attesa della sentenza del Consiglio di Stato.
Provvedimenti tariffari 2012
l’istruttoria della determinazione dei conguagli tariffari iscritti da Gori con riferimento agli esercizi 2003-2011; tale istruttoria ha comportato (i) il riconoscimento dei crediti per conguagli tariffari, fino all’esercizio 2008, nella misura corrispondente a quanto già iscritto nei relativi bilanci (complessivamente € 75,4 milioni di cui quota Gruppo € 27,9 milioni) e (ii) il riconoscimento, per gli anni 2009, 2010 e 2011, di un ammontare pari a € 73,5 milioni (quota Gruppo € 27,2 milioni) tenuto conto dell’annullamento da parte del TAR della tariffa 2011 approvata dall’Assemblea dell’Ente in data 2 agosto 2011. Complessivamente, quindi, i conguagli tariffari del periodo 2003 – 2011 sono stati accertati dall’Assemblea dell’Ente in € 148,9 milioni (quota Gruppo € 55,2 milioni) maggiori di € 13,1 milioni (quota Gruppo € 4,9 milioni) rispetto all’importo iscritto a tutto il 31 dicembre 2011;
l’approvazione dello schema di accordo con la Regione Campania volto alla normalizzazione dei rapporti relativi ai servizi di fornitura di acqua all’ingrosso e di collettamento e depurazione delle acque reflue effettuati attraverso impianti in gestione regionale.
Nell’ambito dell’istruttoria predisposta dall’Ente d’Ambito, che ha rideterminato i conguagli sopra evidenziati, sono stati individuati, tenuto anche conto dei documenti di consultazione nel frattempo emanati dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, nuovi criteri volti alla definizione delle componenti di costo che sono alla base della determinazione della tariffa. La modifica più significativa ha riguardato il trattamento delle quote dei mutui, da rimborsare ai comuni, stipulati per la realizzazione delle infrastrutture del S.I.I.: tali oneri, con riferimento alla quota accertata, sono stati inclusi tra i costi operativi mentre, sulla base delle precedenti modalità di determinazione della tariffa, erano inclusi tra i costi pluriennali. Tale mutata classificazione ha comportato l’iscrizione di una sopravvenienza passiva netta di € 9,1 milioni (quota Gruppo € 3,4 milioni).
In data 25 gennaio 2013 è stato notificato alla Società un ricorso innanzi il TAR Campania – Napoli da parte dell’Associazione Federconsumatori Campania per l’annullamento della delibera dell’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano n. 5 del 27 Ottobre 2012, nella parte in cui è approvato il regime tariffario per l’anno 2012 e nella parte in cui sono approvate le azioni correttive per il recupero dei mancati ricavi accumulatisi nei pregressi esercizi, attraverso corrispondenti aumenti tariffari da disporre sulle tariffe future.
La Società sta procedendo alla costituzione in giudizio, forte anche del fatto che anche l’Autorità per l’energia elettrica e il gas sollecitò l’Ente d’Ambito ad adottare i provvedimenti tariffari più volte richiesti.
Con riferimento alla definizione dell’accordo di regolazione per la normalizzazione dei rapporti tra la Regione (e, per essa, con la concessionaria regionale Acqua Campania SpA), l’Ente d’Ambito e la Gori in ordine ai servizi di fornitura di acqua all’ingrosso e di collettamento e depurazione delle acque reflue, effettuati attraverso impianti in gestione regionale, si informa che si è pervenuti alla condivisione di tale schema di accordo all’esito di un intenso lavoro nell’ambito del Tavolo Tecnico istituito presso la Regione; lo schema di accordo - approvato sia dal Consiglio di Amministrazione della Società che dal Consiglio di Amministrazione e dall’Assemblea dell’Ente - prevede:
la rinuncia a tutti i contenziosi in corso e il riconoscimento espresso da parte dell’Ente d’Ambito e di Gori del debito maturato verso la Regione, con la conseguente riconciliazione tra la contabilità della Regione e la contabilità della Gori e il riconoscimento da parte dell’Ente d’Ambito e della Gori della tariffe regionali approvate con delibera Giunta regionale n. 2196 del 27/06/2003 (poi sostituita e superata dalla Delibera Giunta regionale n. 1488 del 25/09/2009);
la espressa riduzione da parte della Regione del debito regionale (calcolato sulle predette tariffe approvate dalla giunta), con contestuale riduzione dei conguagli tariffari maturati da Gori;
la definizione di un piano di rientro ventennale del debito residuo da parte di Gori verso la Regione, con rate annuali progressivamente crescenti fino ad un valore di regime;
l’impegno del gestore a contrattualizzare le utenze per i servizi regionali di adduzione idrica e collettamento e depurazione delle acque reflue;
l’emersione e conseguente definizione della problematica afferente il servizio di depurazione reso dalla Regione in favore dell’ATO 3 mediante i sistemi depurativi comprensoriali (anche extra ATO 3), atteso che fino a oggi non era mai stato rendicontato e fatturato alcunché: nell’ambito dell’istruttoria effettuata dalla Regione con l’Ente d’Ambito e la Gori si è pervenuti infatti alla ricognizione degli utenti serviti dai sistemi depurativi comprensoriali;
il trasferimento a Gori delle infrastrutture di adduzione idrica e dei sistemi depurativi comprensoriali ricadenti nell’ATO n. 3 e, allo stato, ancora in gestione regionale e il trasferimento del personale (circa 400 unità) impiegato su tali opere regionali;
l’impegno di Gori a costituire un nuovo apposito soggetto giuridico (“New.Co.”), controllato dalla medesima Società, al quale trasferire in conduzione le opere regionali e il personale; la New.Co. dovrà poi assicurare, in un periodo di 6 anni, l’efficientamento delle opere regionali, i cui costi verranno progressivamente trasferiti sulla tariffa del S.I.I.: per i primi 3 anni saranno a totale carico della Regione e, successivamente, saranno riversati sulla tariffa del S.I.I. progressivamente nella misura del 30%, del 60% e del 100% dal 4° al 6° anno;
l’impegno dell’Ente d’Ambito:a garantire l’adozione dei provvedimenti tariffari utili a consentire a Gori il pagamento del debito corrente e delle rate dell’anzidetto piano di rientro, in particolare definendo un piano di recupero dei residui conguagli tariffari correlato al piano di rientro in esame.
Allo stato attuale si è in attesa dell'approvazione del citato schema di accordo, che potrebbe tuttavia risultare modificato, in taluni aspetti formali e sostanziali, rispetto a quello approvato dalla citata assemblea dell'Ente d'Ambito.
Sentenza n. 335 del 2008
Relativamente alle problematiche afferenti la sentenza n. 335 del 2008, si informa che, in data 2 agosto 2011, l’Assemblea dell’Ente d’Ambito, con delibera n. 6, ha approvato gli elenchi degli utenti non serviti dagli impianti di depurazione e i relativi importi da rimborsare, autorizzando la Gori alla relativa pubblicazione e a procedere al conseguente rimborso agli aventi diritto, con riferimento al periodo 16/10/2003 – 15/10/2008, conformemente alle previsioni del Decreto del Ministero dell’Ambiente 30 settembre 2009 e dell’ art.2033 del codice civile. La delibera in parola ha inoltre stabilito che gli oneri derivanti dall’applicazione della sentenza n. 335/2008 devono essere coperti: prioritariamente, dall’utilizzo delle somme residue accantonate nei fondi costituiti ai sensi dell’art. 14 L. 36/1994 e ss. mm. ii. e di competenza del gestore del S.I.I. (Gori); nel caso in cui dette somme dovessero risultare insufficienti rispetto agli oneri da rimborsare, dovranno essere effettuate, preventivamente, ulteriori manovre tariffarie straordinarie – anche in deroga al limite “k” previsto dal Metodo Normalizzato - che garantiscano la necessaria provvista economico-finanziaria. Nell’esercizio 2011, gli oneri registrati conseguenti alla citata sentenza hanno riguardato lo stralcio dei crediti relativi alle quote di depurazione non dovuta, per un importo pari a circa € 3,3 milioni (quota Gruppo € 1,2 milioni), integralmente coperti dall’utilizzo delle somme di cui ai fondi ex art.14. Nel 2012 sono proseguite le attività di istruttoria delle pratiche arrivate in seguito alle procedure emanate dall’Ente d’Ambito, con delibera n. 6 del 2 agosto 2011, e, in particolare, sono state emesse tutte le note di credito per quelle utenze che presentavano un credito relativo alla quota di depurazione non dovuta e sono stati effettuati rimborsi per circa 365 utenti.
In merito alla problematica del prestito ponte si segnala che con nota n. 17548 del 6 marzo 2012, Gori ha chiesto a BIIS una proroga tecnica fino al 30 giugno 2012 del finanziamento ponte di € 40 milioni scaduto il 30 giugno 2011, allegando alla stessa una specifica proposta di ristrutturazione del debito, predisposta su richiesta dell’Istituto di credito e sulla base di alcune indicazioni fornite dalla medesima banca, che prevede la restituzione con prima rata di ammortamento al 31 dicembre 2012 e scadenza finale al 30 giugno 2018; a tal proposito, la banca ha comunicato di aver sottoposto la proposta ai propri organi deliberanti. Ai fini delle definizione dei rapporti con BIIS e della ristrutturazione del debito di 40 milioni di euro, allo stato, si è in attesa degli imminenti sviluppi dell’auspicato accordo di regolazione con la Regione Campania e il commissario straordinario dell’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano (già dell’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano).
Si ricorda che, per fronteggiare le incertezze che caratterizzano Gori, Acea ha ritenuto opportuno stanziare nell’esercizio 2011 l’importo di € 44,1 milioni che sono stati utilizzati per € 4,9 milioni in conseguenza dell’iscrizione nel bilancio 2011 di GORI, recentemente approvato dall’assemblea dei soci, di un ammontare di ricavi pari a € 108 milioni in luogo di quelli stabiliti (€ 130 milioni) dalla delibera del 2 agosto 2011 annullata dal TAR Campania nel mese di aprile 2012.
Si informa che i ricavi dell’esercizio 2012 ammontano complessivamente a circa € 127,2 milioni (quota Gruppo € 47,1 milioni) e che tale valorizzazione è stata effettuata in coerenza con i criteri della delibera AEEG n. 585 del 28 dicembre 2012 (e relativo allegato).
Toscana – Acque SpA (ATO 2 – Basso Valdarno)
In data 28 dicembre 2001 è stata sottoscritta la convenzione di gestione, entrata in vigore il 1°gennaio 2002, avente durata ventennale. Sulla base di tale convenzione il Gestore riceve in affidamento in via esclusiva il servizio idrico integrato dell’ATO 2 costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue. Dell’Ambito fanno parte 57 comuni. A fronte dell’affidamento del servizio, Acque corrisponde un canone di concessione a tutti i comuni comprensivo delle passività pregresse a carico delle gestioni preesistenti all’affidamento.
Sulla base di quanto previsto dalla convenzione il 22 dicembre 2008 l’Assemblea dell’Autorità di Ambito ha approvato la revisione tariffaria relativa agli anni 2005-2007 in cui sono state effettuate verifiche sull’effettivo volume degli investimenti realizzati, dei costi operativi, dei ricavi conseguiti, dell’entità dei volumi fatturati e degli standard tecnici e organizzativi raggiunti. Sulla base di quanto risultante da tali verifiche, si è proceduto alla determinazione del conguaglio (positivo per il gestore) dei mancati ricavi 2005-2007, in quanto inferiori di oltre lo 0,5% rispetto a quelli previsti dal Piano d’Ambito.
In sede di revisione sono state anche applicate, come previsto in convenzione, penalità per il mancato raggiungimento di alcuni standard tecnici e organizzativi.
Nel corso della seconda revisione tariffaria è stato definito il nuovo Piano di Investimenti, successivamente definito dettagliatamente nel nuovo POT per il triennio 2008-2010 approvato dall’Autorità nel mese di marzo 2009.
Il 6 dicembre 2011 l’assemblea dell’Autorità ha approvato la terza revisione tarifaria relativa agli anni 2008-2010. Anche in questa revisione sono state effettuate verifiche sull’effettivo volume degli investimenti realizzati, dei costi operativi, dei ricavi e degli incassi conseguiti, dell’entità dei volumi fatturati e degli standard tecnici e organizzativi raggiunti. Sulla base di quanto risultante da tali verifiche, si è proceduto alla determinazione del conguaglio (positivo per il Gestore) dei mancati ricavi 2008-2010, al riconoscimento in tariffa dei mancati incassi iscritti a perdita nei bilanci 2008-2010 e dei rimborsi richiesti fino al 31/12/2010 per effetto della sentenza 335/2008 della Corte Costituzionale dagli aventi diritto. Il rimborso previsto da Acque nel triennio 2011-2013 è pari a poco più di € 0,3 milioni. Nella terza revisione si è anche provveduto ad incrementare i costi operativi per gli anni a partire dal 2012, inoltre sono state applicate, come previsto in Convenzione, penalità per il mancato raggiungimento di alcuni standard tecnici e organizzativi.
La revisione tariffaria è stata accompagnata dalla revisione del Piano d’Ambito che è stata effettuata in due ipotesi distinte. La prima (Piano 2026) prevede un allungamento della concessione di 5 anni (fino al 2026) con un incremento degli investimenti previsti di circa € 250 milioni nel periodo 2011-2026. La seconda (Piano 2021) prevede un ammontare degli investimenti invariato rispetto al piano originario e già finanziato ma con una rimodulazione che fa sì che il triennio 2011-2013 coincida con quello dell’ipotesi precedente ed una successiva riduzione nel periodo residuo.
Nel triennio 2011-2013 sono previsti in tal modo circa € 40 milioni di investimento in più del piano originario.
dell’approvazione da parte degli attuali Enti Finanziatori;
della verifica della finanziabilità del piano stesso.
Ricorso presentato dalla Federconsumatori Utenti Toscana contro l’AATO 2 e nei confronti di Acque che contesta la legittimità della Deliberazione 12 con cui l’AATO 2 ha esteso al 2026 la durata della concessione ad Acque e ne chiede l’annullamento;
Ricorso presentato dal Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua e da alcune persone fisiche residenti nell’ATO 2 contro la AIT e l’AATO 2 e nei confronti di Acque che è a più ampio raggio rispetto al precedente e contesta la legittimità, tra l’altro, delle Deliberazioni 12 e 13, chiedendone l’annullamento e contesta anche il fatto che nelle revisioni della tariffa le Deliberazioni 12 e 13 tengano conto della componente di remunerazione del capitale investito, nonostante l’esito referendario di giugno 2011.
Con Decreto del Presidente della Giunta Regionale N. 87 del 04 Aprile 2012 è stato dichiarato lo stato di emergenza regionale relativamente a tutto il territorio ragionale, ai sensi dell’art. 11 comma 2 lettera a) L.R. 67/03, per la situazione di crisi idrica. Tale situazione è particolarmente avvertita nel territorio gestito dalla società comportando un significativo incremento dei costi operativi con particolare riferimento a quelli relativi al trasporto con autobotte.
Nel mese di ottobre 2006 il gestore ha sottoscritto con una cordata di banche un contratto che prevede la concessione di un finanziamento complessivo di € 255 milioni destinato a coprire le esigenze finanziarie del piano di investimenti dal 2005 al 2021 pari a circa € 670 milioni. Al 31 dicembre 2012 il tiraggio effettivo è stato pari a € 212 milioni.
Per quanto attiene gli effetti della sentenza 335/2008 della Corte Costituzionale, in merito alla legittimità di fatturazione della componente di depurazione agli utenti che non confluiscono i propri reflui in depuratori non funzionanti o non esistenti, la società ha interrotto a partire dal mese di ottobre 2008 la fatturazione della quota di depurazione per le situazioni conosciute che ricadono in tale casistica. Per l’anno 2009 l’AATO è intervenuto sulle tariffe per garantire l’applicazione delle tariffa media prevista.
Nel 2010 sono stati pubblicati sul sito di Acque e su quello dell’Autorità d’Ambito gli elenchi degli utenti aventi diritto alla restituzione. Sempre nel 2010 l’Autorità ha provveduto a deliberare delle linee guida per l’effettuazione dei rimborsi che prevedono che questi avvengano a seguito della presentazione di una istanza da parte dell’utente e che la prescrizione di cinque anni sia calcolata a partire dalla data di presentazione dell’istanza. In base a tale delibera il totale del potenziale debito non prescritto a dicembre 2010 ammonta a circa € 6,5 milioni (quota Gruppo € 2,9 milioni).
A dicembre 2010 risultavano pervenute 1.139 domande di utenti aventi diritto per un totale di € 0,4 milioni da restituire tenendo conto degli oneri deducibili. Tale importo è stato inserito dall’Autorità nella revisione tariffaria prevedendone la restituzione nel triennio 2011-2013. Successivamente sono pervenute ulteriori richieste per un totale di circa 43.000 la cui restituzione non è stata ancora deliberata dall’Autorità.
Si informa che i ricavi dell’esercizio 2012 ammontano complessivamente, compresi i conguagli delle partite cd. passanti (i.e. energia elettrica) a circa € 101,2 milioni (quota Gruppo € 45,5 milioni) e che tale valorizzazione è stata effettuata in coerenza con i criteri della delibera AEEG n. 585 del 28 dicembre 2012 (e relativo allegato).
La società non ha proceduto all’iscrizione tra i ricavi del periodo l’importo del FNI (Fondo Nuovi Investimenti) stimabile in € 5,1 milioni (quota Gruppo € 2,3 milioni) in quanto tale componente, sulla base delle disposizioni della delibera 585/2012, deve essere espressamente riconosciuta dall’Ente d’Ambito che stabilisce se e in quale misura tale forma di anticipazione debba essere inclusa in tariffa.
Con riferimento alle altre componenti tariffarie relative al FoNI (Fondo anticipazione nuovi investimenti), previste dalla Delibera 585/2012 dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, si informa che la Società ha stimato in circa € 2 milioni (quota Gruppo € 0,9 milioni) il vincolo di destinazione previsto dall’articolo 7 della citata delibera.
Toscana – Acquedotto del Fiora SpA (ATO 6 – Ombrone)
Sulla base della convenzione di gestione, sottoscritta il 28 dicembre 2001, il Gestore (Acquedotto del Fiora) ha ricevuto in affidamento in via esclusiva il servizio idrico integrato dell’ATO 6 costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue.
Nell’agosto 2004 si è conclusa l’operazione per l’ingresso di Acea – per il tramite del veicolo Ombrone SpA – nel capitale della società.
Nel mese di dicembre 2011 l’Autorità d’Ambito ha provveduto all’approvazione della nuova Revisione Tariffaria del Triennio 2008-2010 e alla revisione del Piano d’Ambito e del Piano degli Investimenti 2011-2026, in armonia con i princìpi di sostenibilità e dell’equilibrio economico-finanziario di medio/lungo termine. In tal sede l’AATO ha colto l’occasione, cosa da tempo sollecitata dalla Società, per ridurre le residue discrepanze fra la programmazione del Gestore (Piano Economico Finanziario per l’ottenimento del Project Financing) e quella del Regolatore (Piano Economico Finanziario dell’AATO).
I volumi di acqua venduta inseriti dall’Autorità nel nuovo Piano d’Ambito sono pertanto allineati a quelli attesi da Acquedotto del Fiora.
Secondo quanto stabilito con Decreto del Commissario Autorità Idrica Toscana Conferenza Territoriale n. 6 Ombrone n.1 del 05/01/2012, la tariffa media applicabile da Acquedotto del Fiora per il 2012 risulta pari a 2,106 €/mc, comprensiva dell’inflazione programmata e al netto della restituzione di una quota parte del canone di depurazione agli utenti aventi diritto ex art.7 D.M. 30/09/2009.
Per quanto attiene gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale n.335/2008, in merito alla legittimità di fatturazione della componente di depurazione agli utenti che non confluiscono i propri reflui in depuratori non funzionanti o non esistenti, la Società si è attrezzata, fin da subito, a recepire le indicazioni dell’AATO. Pertanto a partire dal mese di ottobre 2008 non è stata fatturata la quota di depurazione per le situazioni conosciute che ricadono in tale casistica e già dall’anno 2009 l’AATO è intervenuta sulle tariffe per garantire l’applicazione della tariffa media prevista.
Sul tema l’AATO è intervenuta con la Delibera Assemblea n. 13 del 29/11/2010 di approvazione della Revisione Straordinaria per la restituzione agli utenti non depurati della quota di tariffa di depurazione non dovuta ai sensi del citato D.M. del 30/09/2009. L’AATO ha così rivisto la tariffa di Piano sino al 2014 per garantire la restituzione delle somme agli aventi diritto.
Sul fronte finanziario il gestore ha sottoscritto, in data 5 marzo 2012, la proroga, per ulteriori 18 mesi ovvero fino a settembre 2013, del contratto di finanziamento ponte che è passato da € 80 milioni a € 92,8 milioni essendo stato erogato l’ulteriore importo di € 12,8 milioni. Il Gestore continua inoltre a lavorare per la definizione di un’operazione di “Project Financing” che consenta di sostenere il fabbisogno finanziario della Società fino al termine della concessione, assicurando la realizzazione dell’intero Piano degli Investimenti.
Si informa che i ricavi dell’esercizio 2012 ammontano complessivamente, compresi i conguagli delle partite cd. passanti (i.e. energia elettrica) a circa € 76,6 milioni (quota Gruppo € 30,6 milioni) e che tale valorizzazione è stata effettuata in coerenza con i criteri della delibera AEEG n. 585 del 28 dicembre 2012 (e relativo allegato).
La società non ha proceduto all’iscrizione tra i ricavi del periodo dell’importo del FNI (Fondo Nuovi Investimenti) stimabile in € 5,7 milioni (quota Gruppo € 2,3 milioni) in quanto tale componente, sulla base delle disposizioni della delibera 585/2012, deve essere espressamente riconosciuta dall’Ente d’Ambito che stabilisce se e in quale misura tale forma di anticipazione debba essere inclusa in tariffa.
Con riferimento alle altre componenti tariffarie relative al FoNI (Fondo anticipazione nuovi investimenti), previste dalla Delibera 585/2012 dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, si informa che la Società ha stimato in circa € 1 milioni (quota Gruppo € 0,4 milioni) il vincolo di destinazione previsto dall’articolo 7 della citata delibera.
Toscana – Publiacqua SpA (ATO 3 – Medio Valdarno)
In data 20 dicembre 2001 è stata sottoscritta la convenzione di gestione, entrata in vigore il 1° gennaio 2002, avente durata ventennale. Sulla base di tale convenzione il Gestore riceve in affidamento in via esclusiva il servizio idrico integrato dell’ATO 3 costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue. Dell’Ambito fanno parte 49 comuni, di cui 6 gestiti tramite contratti ereditati dalla precedente gestione di Fiorentinagas. A fronte dell’affidamento del servizio il Gestore corrisponde un canone di concessione a tutti i Comuni comprensivo delle passività pregresse a carico delle gestioni preesistenti all’affidamento.
Nel giugno 2006 si è conclusa l’operazione per l’ingresso di Acea – per il tramite del veicolo Acque Blu Fiorentine SpA - nel capitale della società.
Con delibere n. 4 e n. 32 del 2011 e n. 8 del 2012 il Consiglio di Amministrazione dell’Autorità d’Ambito e l’Autorità idrica regionale hanno approvato rispettivamente il piano d’ambito, il piano economico finanziario e il piano degli interventi 2010–2021.
Sempre sul fronte regolatorio, si evidenzia inoltre che nel corso del 2011 il Conviri ha proposto ricorso di secondo grado presso il Consiglio di Stato contro il pronunciamento del TAR Firenze che aveva annullato, con sentenza 6863 del 23 dicembre 2010, la
delibera dello stesso Comitato n° 3 del 16 luglio 2008. La delibera aveva dichiarato illegittima la transazione stipulata tra AATO e Publiacqua, in ordine alla chiusura di numerose partite controverse, con il riconoscimento a favore del Gestore di un importo pari a € 6,2 milioni. La sentenza del Consiglio di Stato n° 5788 del 27/10/2011 ha ribaltato il pronunciamento del TAR Toscana, accogliendo quindi le richieste del Conviri.
Publiacqua ha proceduto a notificare ricorso in Cassazione avverso la sentenza sopra citata e la trattazione è prevista per il 26 marzo 2013. Nei rapporti con l’Autorità idrica regionale, si evidenzia come la sentenza non abbia a oggi prodotto alcun effetto: la Società ritiene che l’inefficacia della transazione del marzo 2007 determini riviviscenza di tutte le originarie richieste formulate all’Autorità di Ambito nel 2006 e ha fatto pertanto richiesta di riapertura del procedimento di riesame di tutte le partite. Con Decreto n. l6/2012, il Direttore dell’Autorità Idrica Toscana ha deliberato l’esclusione provvisoria dalle tariffe 2013 delle somme inerenti il conguaglio relativo all’atto transattivo, riaprendo il procedimento per la verifica della totalità delle partite a suo tempo richieste da Publiacqua all’esito del quale sarà valutabile la risoluzione della transazione.
Infine si evidenzia come, a conclusione della ispezione finalizzata all’accertamento delle modalità di contabilizzazione dei costi di investimento, con lettera del 9 marzo l’Autorità idrica regionale abbia comunicato al gestore di voler riconoscere esclusivamente i costi effettivi sostenuti dalla società di Ingegneria a fronte delle varie prestazioni erogate a Publiacqua, introducendo quindi una variazione all’attuale sistema regolatorio, previsto in convenzione, non concordato con il gestore. Sul tema è stato pertanto depositato ricorso per l’annullamento della nota dell’Autorità Idrica Toscana - Conferenza Territoriale n. 3 Medio Valdarno prot. n. 1187/3/12 del 9 marzo 2012, trasmessa in data successiva, avente a oggetto “I servizi affidati a Ingegnerie Toscane s.r.l. – Risultati dell’ispezione 2011” e con successivo ricorso per motivi aggiunti è stato contestata anche la nota dell’Autorità Idrica Toscana – Conferenza Territoriale n. 3 Medio Valdarno prot. n. 2907/12 del 14 maggio 2012, trasmessa in data successiva, avente a oggetto “Risposta a lettera di diffida di Publiacqua del 03/04/2012 (prot. 15342) sui servizi affidati ad Ingegnerie Toscane s.r.l.”. Non è ancora stata fissata la prima udienza.
La Direzione generale per la tutela del territorio e delle risorse idriche ha concluso nel mese di gennaio 2012, pubblicandola sul sito del Conviri, l'istruttoria di verifica sulla corretta redazione della revisione ordinaria del Piano di Ambito dell'ATO 3 medio Valdarno.
Nella determina sono effettuate alcune prescrizioni, di cui le principali, per gli impatti sulla capacità economica-finanziaria della società sono:
modificare il metodo di calcolo della tariffa reale media escludendo dallo stesso il c.d profit sharing, ovvero il sistema di distribuzione dell’economie di gestione realizzate nel triennio precedente alla revisione tra gestore e utente;
escludere dal calcolo tariffario la componente di remunerazione del capitale investito relativo alle immobilizzazioni in corso con conseguente danno sull’effettiva copertura dei costi connessi alla realizzazione delle opere;
modificare il termine entro il quale il gestore ha la facoltà di aggiornare i ricavi effettivi entro un massimo di tre anni;
eliminare il riconoscimento delle perdite su crediti fino ad un massimo del 2% annuo che determinano uno scostamento tra incasso previsto e incasso effettivo;
eliminare le sopravvenienze attive e passive straordinarie dal calcolo dei costi;
modificare il sistema di calcolo dell’indennizzo spettante al gestore al termine dell’affidamento, materia quindi non rientrante nella valutazione del Piano perché non oggetto di composizione della tariffa media, escludendo la rivalutazione monetaria del capitale non ammortizzato;
escludere dal calcolo tariffario le componenti di ammortamento e remunerazione degli allacciamenti realizzati nel periodo 2005-2007 e non coperti da contributo.
È da rilevare infine che la stessa istruttoria si conclude con la censura dei canoni ai Comuni che non siano collegati all'effettiva copertura delle rate di mutui pregressi accesi per interventi idrici Le prescrizioni contenute, molte delle quali già oggetto di verifica in altri piani di ambito da parte del Conviri senza analoghe censure, riguardano materie che non sono definite dalla normativa di settore ma che rientrano pertanto nel potere pattizio delle parti. Contro tale decreto, Publiacqua ha presentato istanza di autotutela e, il 2 aprile 2012, ha presentato ricorso per l’annullamento dell’atto.
Con il Decreto Prot. 3265/TRI/Di/viri il Ministero ha riaperto l’istruttoria su nuovi elementi di valutazione presentati dall’Autorità Idrica Toscana con nota n. 1061/2012. In particolare l’istruttoria è stata riaperta sulle questioni concernenti ile immobilizzazioni in corso, le perdite su crediti e il riconoscimento dei canoni di concessione ai comuni. Publiacqua ha presentato richiesta al ministero di riaprire il procedimento sull’insieme delle prescrizioni effettuate, anche alla luce della delibera 585/2012 dell’AEEG che sembra riconoscere la legittimità dei punti contestati dal ministero.
Il ministero ha quindi deciso di riunificare i due procedimenti e di trasferire, preso atto di quanto disposto dall’art.21, comma 19 del D.lgs 201/2011, il procedimento di riesame delle prescrizioni all’AEEG che, con deliberazione del 15 novembre 2012, ha avviato l’istruttoria per il completamento della verifica del Piano d’ambito dell’Ato 3 Medio Valdarno, per la quale sono state predisposte apposite memorie integrative.
Con riferimento alla sentenza 335/2008, l’Autorità di Ambito ha previsto un importo pari a € 10,2 milioni da destinare alla copertura delle richieste di rimborso della tariffa di depurazione da parte di utenti non allacciati ad un depuratore oppure allacciati a un depuratore temporaneamente inattivo. Tale importo copre circa il 50% dell’importo massimo stimato da rimborsare (€ 21,6 milioni iva inclusa). Nel caso in cui l’importo inserito in tariffa a questo titolo sia inferiore a quello effettivamente erogato dal gestore agli utenti, la differenza sarà utilizzata per ridurre i conguagli sui mancati ricavi del passato. In caso di richieste superiori alle previsioni il gestore potrà richiedere un conguaglio con la Revisione successiva. I rimborsi sono iniziati nel mese di giugno 2012.
Sotto il profilo delle fonti di finanziamento il 29 novembre 2012 la società ha contratto un nuovo finanziamento ponte, della durata di 18 mesi meno un giorno, fino al 23 maggio 2014 di complessivi € 75 milioni di cui erogati complessivamente, alla data di sottoscrizione, € 60 milioni.
Si informa che i ricavi dell’esercizio 2012 ammontano complessivamente, compresi i conguagli delle partite cd. passanti (i.e. energia elettrica) a circa € 167,9 milioni (quota Gruppo € 67,2 milioni) e che tale valorizzazione è stata effettuata in coerenza con i criteri della delibera AEEG n. 585 del 28 dicembre 2012 (e relativo allegato).
La società non ha proceduto all’iscrizione tra i ricavi del periodo dell’importo del FNI (Fondo Nuovi Investimenti) stimabile in massimo € 18,9 milioni (quota Gruppo € 7,6 milioni) in quanto tale componente, sulla base delle disposizioni della delibera 585/2012, deve essere espressamente riconosciuta dall’Ente d’Ambito che stabilisce se e in quale misura tale forma di anticipazione debba essere inclusa in tariffa. Si informa che tale mancata iscrizione comprende anche la parte già fatturata da Publiacqua con la tariffa 2012 applicata ai clienti: tale riduzione è allocata a riduzione dei crediti per fatture da emettere.
Con riferimento alle altre componenti tariffarie relative al FoNI (Fondo anticipazione nuovi investimenti), previste dalla Delibera 585/2012 dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, si informa che la Società ha stimato in circa € 5,2 milioni (quota Gruppo € 2 milioni) il vincolo di destinazione previsto dall’articolo 7 della citata delibera.
Toscana – GEAL SpA, Azga Nord SpA e Lunigiana Acque SpA (ATO 1 –Toscana Nord)
La società GEAL SpA è il soggetto gestore del servizio idrico integrato nel territorio comunale di Lucca.
Al termine di un lungo contenzioso con l’Autorità di Ambito, GEAL nel 2011, anche a seguito dell’abrogazione dell’art. 23 bis del DL 112/2008 convertito in L. 133/2008 e smi intervenuta con DPR 113/2011 di recepimento dei risultati referendari del 12 e 13 giugno 2011, ha definitivamente consolidato la propria gestione nel territorio del Comune di Lucca, garantendosi, nell’attuale quadro normativo di riferimento, la continuità gestionale fino alla sua naturale scadenza del 31.12.2025 contenuta nell’attuale concessione di affidamento.
Il 29.12.2011, in un contesto quindi di nuovi e più sereni rapporti con l’Autorità di Ambito conseguenti alla definizione del contenzioso, GEAL ha sottoscritto con la medesima e con il Comune di Lucca concedente il servizio idrico, un Protocollo di Intesa con il quale si sono trasferiti all’Autorità di Ambito i poteri di programmazione (da esercitarsi tuttavia di concerto con il Comune di Lucca) e di controllo della gestione sul territorio comunale di Lucca, a fronte dell’introduzione per GEAL della metodologia tariffaria basata sul DM LL.PP. 01.08.1996 (cd Metodo Tariffario Normalizzato – MTN), in sostituzione di quella ormai cessata ex lege (art. 10 comma 28 del DL 70/2011 convertito in L 106/2011) basata sulle deliberazioni del CIPE, in modo così da garantire alla società condizioni di crescita e di sviluppo.
Il 30.04.2012, con Decreto del Commissario n.18, l’Autorità Idrica Toscana Conferenza Territoriale n.1 “Toscana Nord” (ex AATO 1), dando così attuazione ai contenuti del Protocollo del 29.12.2011, ha approvato il Piano d’Ambito per il Comune di Lucca, contenente la tariffa del servizio idrico integrato determinata secondo i criteri di cui al sopra richiamato DM LL.PP. 01.08.1996 e con Decreto del medesimo Commissario n. 16 del 30.04.2012 è stato approvato invece il Piano Operativo degli Investimenti per il triennio 2012 – 2014, per un ammontare complessivo di 25.639.951 euro, di cui 8.488.297 derivanti da contributi pubblici in conto impianti.
Ancorché formalmente approvata il 30.04.2012, la nuova tariffa è stata applicata all’utenza il 1° agosto 2012, dopo l’ottenimento – attraverso l’istituto del silenzio/assenso – del parere favorevole del Ministero dell’Ambiente riguardo il Piano di Ambito predisposto dall’Autorità Idrica Toscana.
In data 31.10.2012 la società ha inviato all’Autorità Idrica Toscana e all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) i prospetti riguardanti dati e informazioni relative al servizio idrico integrato, richiesti dalla stessa AEEG con la deliberazione 347/2012/R/IDR del 02.8.2012.
Le informazioni trasmesse costituiscono la base per la determinazione della tariffa idrica degli anni 2012 e 2013, sulla base del Metodo Tariffario Transitorio (MTT) approvato dall’AEEG con propria deliberazione 585/2012/R/IDR del 28.12.2012.
Allo stato, così come per tutti gli altri gestori, l’Ente di Ambito competente (per GEAL Autorità Idrica Toscana) ha in corso le verifiche dei dati acquisiti dalla società e le relative elaborazioni conformemente al MTT per addivenire entro il 31.03.2013 alla proposta della nuova tariffa a valere per gli anni 2012 e 2013 che dovrà essere definitivamente approvata dall’AEEG.
Si è definito con il Comune di Lucca la bozza della nuova Convenzione di affidamento elaborata per renderla coerente con le previsione del Protocollo del 29.12.2011, che dovrà essere approvata dagli organi deliberativi dell’Ente presumibilmente entro il primo quadrimestre 2013.
Si segnala inoltre che in data 27.02.2012, tutti i ricorsi inerenti la problematica della c.d. “moratoria fiscale” sono stati discussi, in via riunificata, presso la C.T.R. di Firenze, la quale ha accolto le tesi dell’Agenzia delle Entrate anche se limitatamente alla componente capitale e non agli interessi, ritenendo quindi erroneo il calcolo degli stessi svolto dall’Ufficio, così come sostenuto da GEAL. L’Amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Fermo restando il contenzioso in atto, la società ha estinto ogni sua obbligazione con l’Agenzia delle Entrate relativamente a questa problematica.
Lunigiana Acque SpA in liquidazione
Come noto la società Lunigiana Acque è in liquidazione a seguito di deliberazione dell'Assemblea straordinaria degli azionisti del 28.07.2011 iscritta nel Registro delle Imprese di Massa il 02.08.2011.
Successivamente a tale data la gestione del servizio idrico integrato nei comuni di Aulla, Podenzana e Tresana operata dalla società è proseguita, così come stabilito dagli azionisti, fino al 31.03.2012.
Dal 1° aprile 2012 a Lunigiana Acque è subentrata GAIA SpA, società affidataria in house del servizio idrico integrato dal 01.01.2005 su gran parte dell'Ambito, così come stabilito dall'Autorità di Ambito Territoriale n. 1 "Toscana Nord", ora Autorità Idrica Toscana a seguito dell'entrata in vigore della LR 69/2011.
I rapporti tra GAIA e Lunigiana Acque sono stati disciplinati da un contratto di affitto di ramo d'azienda sottoscritto in data 30.03.2012 che prevedeva la sua cessione definitiva entro il 30.09.2012.
La cessione definitiva non ha avuto ancora luogo in ragione del mancato perfezionamento, da parte dell'Autorità Idrica Toscana, dell'iter istruttorio riguardante i beni non ammortizzati di Lunigiana Acque da trasferire a titolo oneroso al nuovo gestore e da riconoscere in tariffa a quest'ultimo.
Sul punto si segnalano le richieste da parte di GAIA di proroga del termine di sottoscrizione del contratto di cessione del ramo di azienda, in attesa del completamento dell'iter istruttorio da parte dell'Autorità, la prima in data 01.10.2012 e da ultimo – permanendo la mancata definizione dell'istruttoria – in data 21.12.2012.
Con quest'ultima in particolare è stato chiesto il rinvio della sottoscrizione del contratto a fine febbraio 2013, salvo ulteriori proroghe.
I liquidatori hanno ritenuto di assecondare tale richiesta, non avendo oggettivamente altri strumenti se non l'avvio di un contenzioso che per ragioni di opportunità e confidando comunque su una positiva evoluzione della vicenda si è preferito non iniziare.
Si segnala a tale proposito che l'Autorità Idrica Toscana ha richiesto formalmente a Lunigiana Acque il 17.12.2012 maggiori dettagli circa i beni non ammortizzati trasferiti a GAIA, rispetto alle informazioni già trasmesse dalla società - su richiesta della medesima Autorità - il 25.09.2012 e il 02.10.2012. A tale loro richiesta, ritenuta dall'AIT indispensabile per il completamento dell'iter istruttorio, è stato dato puntuale riscontro il 23.01.2013.
Allo stato, sia da comunicazioni (per il momento solo informali) dell'Autorità Idrica Toscana, sia da parte di GAIA, siamo venuti a conoscenza del positivo esito dell'iter istruttorio da parte dell'Autorità stessa.
Ragione per cui si ritiene che non vi siano più elementi ostativi al perfezionamento del contratto di cessione tra Lunigiana Acque e GAIA e che quindi la sottoscrizione di tale contratto possa avvenire in tempi brevi.
Si segnala inoltre che è proseguita da parte dei liquidatori l'attività di recupero dei crediti e conseguentemente, nella misura possibile, il pagamento dei debiti ai fornitori.
Si segnala in particolare l'incasso di tutto quanto dovuto a Lunigiana Acque da parte dei Comuni di Aulla, Podenzana e Tresana.
Si è proceduto altresì alla notifica in misura massiva di decreti ingiuntivi ad (ex) clienti morosi.
AZGA Nord SpA in liquidazione
Come noto la società AZGA Nord è in liquidazione a seguito di deliberazione dell'Assemblea straordinaria degli azionisti del 15.12.2010 iscritta nel Registro delle Imprese di Massa il 20.12.2010.
Ancorché in liquidazione la società, così come deliberato dai soci, è rimasta ed è tuttora pienamente operativa, in attesa che l'Autorità preposta affidi ad un nuovo soggetto la gestione del Servizio Idrico Integrato nel territorio comunale di Pontremoli.
Intenzione dell'Autorità di Ambito Territoriale Ottimale n. 1 "Toscana Nord", ora Autorità Idrica Toscana a seguito dell'entrata in vigore della LR n. 69/2011, è quello di procedere ad un affidamento diretto del Servizio alla società GAIA, società affidataria in house del Servizio Idrico Integrato dal 01.01.2005 su gran parte dell'Ambito. Tale operazione non si è tuttavia perfezionata a causa della contrarietà del comune di Pontremoli.
Si segnala per completezza che i liquidatori sono a conoscenza di contatti diretti recenti avvenuti tra l'amministrazione comunale, l'Autorità Idrica Toscana e la stessa GAIA finalizzati ad approfondire le condizioni del passaggio della gestione a quest'ultima società.
Dal punto di vista operativo, nulla di significativo da segnalare atteso che la gestione dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione delle acque reflue svolta da AZGA Nord è proseguita regolarmente senza criticità meritevoli di menzione.
Si rileva che la società ha adempiuto agli obblighi di trasmissione all'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas dell'ingente mole di dati e informazioni richiesti a tutti i gestori del Servizio Idrico Integrato con deliberazione della medesima Autorità n. 347 del 02.08.2012, entro il termine del 15.11.2012 così prorogato (per i soli gestori che adottano - come AZGA Nord - una metodologia tariffaria basata sulle deliberazioni del CIPE) dalla deliberazione n. 412 del 11.10.2012.
Umbria – Umbra Acque SpA (ATO 1 – Umbria 1)
In data 26 novembre 2007 Acea SpA si è aggiudicata definitivamente la gara indetta dall’Autorità d’Ambito per la scelta del socio privato industriale di minoranza di Umbra Acque SpA La procedura di gara prevedeva a carico dell’aggiudicatario la sottoscrizione di un aumento del 11,335% del capitale sociale di Umbra Acque SpA post aumento nonché l’acquisto di 4.457.339 azioni di proprietà dei soci privati uscenti (Acea era presente nel capitale di Umbra Acque attraverso la propria controllata Crea) corrispondenti al 28,665% del capitale sociale di Umbra Acque SpA post aumento.
Acea ha compiuto entro la fine del 2007 le operazioni di sottoscrizione dell’aumento di capitale e di acquisto delle azioni dai soci privati uscenti, venendo così ad acquisire la titolarità del 40,00000257% del capitale sociale di Umbra Acque SpA
Con atto Assembleare del 21/02/2011 l’Autorità di Ambito ha approvato le tariffe per l’anno 2011, stabilendo un incremento dell’1,25%, a cui aggiungere il tasso di inflazione programmato, pari a 1,5%. L’incremento complessivo risulta quindi pari a 2,75%.
Il Piano d’Ambito vigente è stato approvato dall’Assemblea dei Rappresentanti nell’anno 2004, conservando tuttavia la sostanza dell’impianto del Piano preesistente, approvato nell’anno 2002. Nel corso del 2008, Umbra Acque ha messo in evidenza la necessità di procedere ad una revisione complessiva del Piano vigente, sia in considerazione della nuova normativa nazionale (D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.) e regionale (Piano Regionale di Tutela delle Acque dell’Umbria, Direttiva Scarichi, Piano Regolatore Regionale degli Acquedotti dell’Umbria e Legge Regionale 25/09 “Norme in materia di tutela e salvaguardia delle risorse idriche) – che impone un adeguamento del programma degli interventi presenti nel Piano d’Ambito preesistente al fine di raggiungere prefissati obiettivi di qualità delle acque e di tutela degli acquiferi – che alla luce dell’incremento di diverse voci di costo (in particolare i costi relativi ai consumi di energia elettrica e smaltimento fanghi) che non rendono possibile il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario come previsto dal Metodo Normalizzato. Nel corso del 2011 tali costi aggiuntivi si sono ulteriormente incrementati, sia per la presenza di nuove voci di costo non contemplate nel Piano vigente che per l’innalzamento delle tariffe relative ai servizi utilizzati dalla Società.
Nel mese di aprile 2012 l’Autorità ha concluso i controlli relativi al periodo tariffario 2003-2007, riscontrando un conguaglio in favore della Società per circa € 7 milioni. Il diritto a ricevere tali somme, già iscritte a bilancio negli anni precedenti, viene così confermato da un atto formale dell’Assemblea dei Sindaci.
La società ha attualmente in essere un contenzioso con le associazioni dei consumatori in materia di deposito cauzionale che ha visto l’emanazione di un primo provvedimento, di natura cautelare e provvisoria, da parte del Tribunale di Perugia in composizione monocratica riguardo all’azione inibitoria d’urgenza promossa da Federconsumatori contro Umbra Acque. Con detto provvedimento, emanato comunque all’interno di una fase cautelare e perciò caratterizzata ancora da una cognizione sommaria, il giudice monocratico si è pronunciato affermando la sussistenza di profili di vessatorietà/iniquità degli artt. 21 e 21 bis del Regolamento di Gestione-Servizio Acquedotto deliberato dalle competenti Autorità d’Ambito, inibendo alla Società l’uso delle relative clausole.
Questo provvedimento presenta numerosi profili di censurabilità, dato che non si è tenuto a sufficienza conto del dettaglio delle argomentazioni puntualmente sollevate in giudizio dalla Società e del profilo pubblicistico della questione, che ha a oggetto disposizioni che promanano dalle competenti Autorità d’Ambito Territoriali e che il gestore è tenuto ad applicare.
In particolare con tale pronuncia il giudice ha qualificato il Regolamento come “contratto normativo”, non riconoscendone così la sua natura di vero e proprio atto pubblico normativo che si impone al gestore nella disciplina dei rapporti con l’Utenza e perciò del tutto estraneo alla sfera dell’autonomia privata, arrivando addirittura a ricondurre l’istituto del deposito cauzionale alla stregua di qualsivoglia somma richiesta a titolo di canone/indennità/altro corrispettivo, non cogliendone perciò la sua funzione di garanzia per l’esatto adempimento futuro delle obbligazioni in capo all’Utente in forza dell’esercizio della potestà regolamentare dei Comuni consorziati nell’ATI.
Dall’analisi del provvedimento, il deposito cauzionale è stato considerato alla stregua di un “risarcimento o clausola penale”, si è ritenuto che la sua applicazione determini un“aumento del prezzo del servizio”, e non è stato ravvisato in sede contrattuale il “giustificato motivo”.
Nell’ordinanza non v’è alcun cenno al fatto che al verificarsi di determinate condizioni quanto versato viene restituito, addirittura maggiorato degli interessi legali, né alla dichiarata funzione di vedersi garantito il puntuale e corretto adempimento del contratto, come chiaramente espresso dall’art. 21 del Regolamento.
La corretta considerazione della natura e della funzione dell’istituto avrebbe consentito di escludere alla radice la sussistenza delle fattispecie di vessatorietà che sono invece state erroneamente ricondotte alle previsioni del Codice del Consumo di cui all’art. 33 comma 2 lett .f), m) e o).
La Società intende perciò evitare che, anche in considerazione degli effetti che tale provvedimento può avere sugli altri contenziosi pendenti sul punto nonché sulle potenziali ricadute in materia restitutoria, si consolidi una pronuncia di tal contenuto che perciò è oggetto di impugnazione nelle competenti sedi, sia nella fase cautelare con attuale proposizione di reclamo avanti al Tribunale di Perugia in composizione collegiale che, eventualmente, nella successiva fase di merito di cognizione non più sommaria.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 155
 sentenza 
 articolo 8
 sentenza 
 articolo 8
 art. 23
 art. 23
 Sentenza 
 Art. 4
 art.23
 sentenza 
 art. 23
 sentenza 
 art. 4
 art. 3
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 23
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 art.2033
 sentenza 
 sentenza 
 art.14
 sentenza 
 sentenza 
 art.7
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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