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Timestamp: 2020-01-18 17:10:03+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 05 settembre 2019, n. 22293 - Elemento distintivo e parametro normativo del rapporto di lavoro subordinato - Studio Cerbone
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 05 settembre 2019, n. 22293
Elemento distintivo e parametro normativo del rapporto di lavoro subordinato – Subordinazione – Elementi costitutivi – Individuazione
1. Il Tribunale di Lecce aveva rigettato il ricorso proposto da G. C. inteso all’accertamento della natura subordinata del rapporto instauratosi, dal 15.6 al 30.11.2007, alle dipendenze dell’agenzia T., di cui era titolare G. F., ed alla condanna di quest’ultimo al pagamento delle differenze retributive e del t.f.r. in relazione alle mansioni svolte, di incaricato alle visite immobiliari con delega alla trattativa, rientranti nel terzo livello del contratto collettivo di categoria;
3. riteneva la Corte che dalle allegazioni documentali era emersa la complessità dell’organizzazione dell’Agenzia, con necessità per il i, titolare di avvalersi stabilmente di collaboratori, e che dalle prove per testi era risultata la continuativa presenza del C. presso la sede dell’Agenzia, dalla mattina al pomeriggio; osservava che, se era vero che nessun elemento specifico era emerso a dimostrazione dell’esercizio di un potere gerarchico e disciplinare da parte del F. sul C., risultavano, tuttavia, sufficientemente provati il ruolo di direzione del titolare, sia con riferimento alla sede di lavoro, che alle mansioni da svolgere, in un ambito esteso anche all’indicazione degli immobili da far visionare, e l’utilizzo, da parte del lavoratore, di sede, arredi e strumenti non propri, ma facenti parte dell’organizzazione aziendale;
1. con il primo, motivo si denunziano violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2094 c.c., per avere la Corte d’appello affermato la sussistenza del vincolo della subordinazione nonostante l’espresso riconoscimento da parte del medesimo Collegio dell’assenza di potere direttivo, organizzativo e disciplinare del F. sul C., ciò che doveva indurre a concludere che vi era stata violazione dell’art. 2094 c.c., avuto riguardo alla circostanza che il secondo espletava autonomamente l’attività intermedia tra il momento del conferimento dell’incarico, che avveniva nelle mani del titolare F., e quello della conclusione e definizione dello stesso, che coinvolgeva sempre il medesimo titolare dell’Agenzia, e considerato che la presenza stabile del C. nella sede di lavoro e la complessità dell’organizzazione erano elementi neutri, non significativi della soggezione del lavoratore al potere organizzativo del titolare dell’Agenzia;
2. con ¡I secondo motivo, si ascrivono alla decisione impugnata violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2094 e 2222 c.c., per avere la Corte affermato la subordinazione in base alla mera presenza di elementi secondari e marginali (presunta complessità dell’organizzazione aziendale, presenza del C. presuntivamente stabile nei locali dell’Agenzia) privi di rilevanza ai fini dell’applicazione dell’art. 2094, in quanto compatibili anche con la disciplina dell’art. 2222 c.c.; si sostiene che, pure ove al F. avesse fatto capo una complessa organizzazione, ciò non sarebbe stato sufficiente per affermare la sussistenza del vincolo della subordinazione con i preposti alle varie articolazioni, non essendo emersa la soggezione del C. al potere organizzativo del titolare, che, tra i suoi collaboratori non contemplava il predetto e si avvaleva prevalentemente della collaborazione del coniuge e di altre persone con cui erano stati stipulati regolari contratti a progetto;
3. con il terzo motivo, ci si duole della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 20 del c.c.n.l., settore Agenzie immobiliari, per avere la Corte del merito inquadrato il C. nel 3° livello nonostante che il predetto non risultasse iscritto al ruolo di cui all’art. 2 della I. 39/89, sezione agenti immobiliari e/o muniti di mandato a titolo oneroso, rilevandosi che la determinazione delle somme quantificate dal C.t.u. aveva avuto riguardo a tale norma del c.c.n.l. ed all’inquadramento ed al livello ivi previsti, anche se erano stati esclusi tutti gli istituti retributivi di origine contrattuale;
5.1. l’etero-direzione non è esclusa da eventuali margini di autonomia, iniziativa e discrezionalità di cui può godere il dipendente: questo concetto si è affermato con riguardo a prestazioni di natura intellettuale e/o professionale o di elevato contenuto specialistico, oppure, per ragioni opposte, a prestazioni estremamente elementari, ripetitive, predeterminate nelle modalità d’esecuzione, e che per ciò solo non richiedono un potere direzionale costante; nel primo caso, pur non negandosi la presenza di una etero direzione, si è dato rilievo all’inserimento continuativo e organico delle prestazioni nell’organizzazione d’impresa, definendosi il rapporto di subordinazione attenuata, o funzionale o non tecnica, con riguardo al quale è stato affermato il principio secondo cui “quando l’elemento dell’assoggettamento del lavoratore alle direttive altrui non sia agevolmente apprezzabile a causa della peculiarità delle mansioni (e, in particolare, della loro natura intellettuale o professionale) e del relativo atteggiarsi del rapporto, occorre fare riferimento a criteri complementari e sussidiari, come quelli della collaborazione, della continuità delle prestazioni, dell’osservanza di un orario determinato, del versamento a cadenze fisse di una retribuzione prestabilita, del coordinamento dell’attività lavorativa all’assetto organizzativo dato dal datore di lavoro, dell’assenza in capo al lavoratore di una sia pur minima struttura imprenditoriale, elementi che, privi ciascuno di valore decisivo, possono essere valutati globalmente come indizi probatori della subordinazione” (cfr. Cass. 19 aprile 2010, n. 9252 – che riprende Cass. Sez. Un., 30 giugno 1999, n. 379);
6. non può, per quanto detto, ritenersi che la pronunzia sia stata carente quanto al riscontro della sussistenza di elementi sussidiari – quali la previsione di un compenso fisso, l’orario di lavoro stabile e continuativo, il carattere delle mansioni, nonché il collegamento tecnico, organizzativo e produttivo tra la prestazione svolta e le esigenze aziendali – che costituiscono indici rivelatori della natura subordinata del rapporto, anche ove svolto per un arco temporale esiguo (Cass. 8.4.2015 n. 7024, Cass. 21.10.2014 n. 22289, con riguardo al lavoro a progetto con riferimento al suo concreto atteggiarsi): un apprezzamento complessivo è stato fatto ed è stato evidenziato come la documentazione esibita abbia consentito di accertare la presenza di una complessa struttura organizzativa aziendale – che il F. ha tentato di minimizzare – in cui il C. era stabilmente inserito con l’incarico di procedere alle visite immobiliari con i clienti, con delega a trattare sempre sotto la direzione del titolare G. F.;
6.2. la denuncia di violazione di legge è infondata, giacché non verte sul significato e sulla portata applicativa dell’articolo 2094 c.c., bensì sulla valutazione del rilievo probatorio delle deposizioni testimoniali acquisite e dunque sulla ricognizione della fattispecie concreta (Cass. 11 gennaio 2016, n. 195; Cass. 30 dicembre 2015, n. 26110; Cass. 4 aprile 2013, n. 8315; Cass. 16 luglio 2010, n. 16698; Cass. 26 marzo 2010, n. 7394; Cass., Sez. Un., 5 maggio 2006, n. 10313) nuovamente ponendo in discussione la valutazione del rilievo probatorio del menzionato corredo istruttorio;
8. il quarto motivo solleva, poi, questioni di puro merito, contestandosi la valutazione delle prove compiuta dal giudice del gravame: la censura è mal prospettata ed esula dal vizio dedotto, in quanto la pluralità di fatti censurati (di palese negazione ex se del requisito di decisività: Cass. 5 luglio 2016, n. 13676; Cass. 28 maggio 2018, n. 13625) pone la stessa al di fuori del paradigma devolutivo e deduttivo del novellato art. 360, primo comma, n. 5 c.p.c. (Cass. s.u. 7 aprile 2014, n. 8053; Cass. 10 febbraio 2015, n. 2498; Cass. 26 giugno 2015, n. 13189; Cass. 21 ottobre 2015, n. 21439); inoltre, come si evince dal contenuto della sentenza, i fatti indicati sono stati esaminati alla luce delle varie deposizioni testimoniali rese sulle stesse circostanze e conferendo peso probatorio diverso a quelle rese dai testi ritenuti maggiormente attendibili, secondo una valutazione congrua ed esaustiva che non può che spettare al giudice del merito e la circostanza secondo cui non sono stati versati in atti proposte di acquisto formalizzate con il C. o incarichi di mediazione sottoscritti dal predetto è priva del carattere di decisività, nel senso che una valutazione di diverso segno non avrebbe potuto condurre necessariamente ad un differente esito della controversia;
9. in conclusione, appare complessivamente corretto l’approccio della Corte di Lecce alla attività valutativa degli elementi rivelatori della natura del rapporto di lavoro intercorso tra le parti, in conformità ai parametri normativi validi in tema di individuazione della relativa tipologia, sicché deve pervenirsi al rigetto del ricorso;
11. sussistono le condizioni di cui all’art. 13, comma 1 quater, dPR 115 del 2002;
Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in euro 200,00 per esborsi, euro 4000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge, nonché al rimborso delle spese forfetarie in misura del 15%.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002 art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dell’art. 13, comma Ibis, del citato D.P.R.

References: Cass. 
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 360
 Cass. 
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 Cass. 
 art. 13