Source: https://bachecasindacale.wordpress.com/2011/04/08/aspettativa-per-gravi-motivi-familiari/
Timestamp: 2015-03-05 16:00:08+00:00

Document:
ASPETTATIVA PER GRAVI MOTIVI FAMILIARI | Bacheca Sindacale
Conosciamo e difendiamo i nostri diritti	ASPETTATIVA PER GRAVI MOTIVI FAMILIARI	aprile 8, 2011
– art. 157 CCNL
– art. 4, 2°comma L 53/2000
– art.2, 3 D.M. 21/07/00
– richiamo art.433 c.c.
L’aspettativa è un congedo, in questo caso giustificato da gravi motivi familiari, che permette al lavoratore una “sospensione” dal lavoro senza diritto alla retribuzione. Durante tale periodo il lavoratore conserva il posto di lavoro e non può svolgere alcun tipo di attività lavorativa. Il congedo, inoltre, non è computato nell’anzianità di servizio.
L’aspettativa si può chiedere per gravi motivi, relativi alla situazione personale, della propria famiglia anagrafica, dei soggetti di cui all’art 433 c.c. (coniuge, figli, genitori, nuore, suoceri, fratelli e sorelle) anche se non conviventi, nochè dei portatori di handicap, parenti o affini entro il terzo grado, anche se non conviventi.
necessità familiari derivanti dal decesso di una delle persone di cui al presente comma (persone indicate alla domanda precedente);
le situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o della propria famiglia nella cura o nell’assistenza delle persone di cui al presente comma (persone indicate alla domanda precedente);
le situazioni, riferite ai soggetti di cui al presente comma (persone indicate alla domanda precedente) ad esclusione del richiedente derivanti dalle seguenti patologie:
2.patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
3.patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario;
4.patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva aventi le caratteristiche di cui ai precedenti punti o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà.
Per quanto tempo si può richiedere?
Il congedo può essere utilizzato per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a due anni nell’arco della vita lavorativa. Il datore di lavoro è tenuto a rilasciare al termine del rapporto di lavoro l’attestazione del periodo di congedo fruito dal lavoratore. Il limite dei due anni si computa secondo il calendario comune, si calcolano i giorni festivi e non lavorativi compresi nel periodo di congedo, le frazioni di congedo inferiori al mese si sommano tra di loro e si considera raggiunti il mese quando la somma delle frazioni corrisponde a trenta giorni.
Il lavoratore deve presentare richiesta scritta specificando i motivi e la durata del periodo di congedo precisando, di norma, la durata minima dello stesso e documentare, anche attraverso dichiarazione sostitutiva nei casi consentiti, il legame di parentela, affinità o di famiglia anagrafica con i soggetti sopra indicati.
Il lavoratore dovrà altrsì assolvere gli obblighi di documentazione previsti dall’art.3 del regolamento di attuazione sopra citato.
Nel dettaglio in caso di problemi di salute i relativi certificati medici: per grave infermità devono essere presentati 5 giorni prima di riprendere a lavorare (ma il datore di lavoro può richiedere periodicamente la verifica della permanenza della grave infermità mediante certificazione) per le altre patologie, indicate sopra, i certificati vanno consegnati contestualmente alla richiesta.
Altri casi in cui può essere utilizzato il congedo:
Può essere richiesto anche nel caso di decesso di uno dei familiari indicati dall’art.4 L53/2000 (vedi prima domanda) , per il quale il richiedente non abbia la possibilità di utilizzare permessi retribuiti a qualsiasi titolo spettanti nello stesso anno ai sensi delle medesime disposizioni o di disposizioni previste dalla contrattazione collettiva.
Nel caso in cui la richiesta del congedo per questo motivo sia riferita a periodi non superiori a tre giorni, il datore di lavoro è tenuto ad esprimersi entro 24 ore dalla stessa e a motivare l’eventuale diniego sulla base di eccezionali ragioni organizzative, nonchè ad assicurare che il congedo venga fruito comunque entro i successivi sette giorni.
Nel caso di rapporti di lavoro a tempo determinato la richiesta di congedo può essere in ogni caso negata per incompatibilità con la durata del rapporto in relazione al periodo di congedo richiesto, intendendosi per tale il periodo di aspettativa superiore ad un quarto della durata del contratto, frazionabile al massimo in due periodi. Potrà essere negato inoltre quando il rapporto sia stato instaurato in ragione della sostituzione di altro dipendente in congedo per gravi motivi familiari.
Ove ricorra una delle ipotesi, di cui sopra, è comunque sempre consentito al dipendente di recedere dal rapporto senza obbligo di preavviso.
In caso di contrasto sulla presenza dei gravi e comprovati motivi familiari o in relazione al diniego, la parte che ne abbia interesse potrà far ricorso alla Commissione Paritetica territoriale di conciliazione che dovrà convocare le parti entro 10 giorni dal ricevimento della richiesta, ed al Collegio Arbitrale di cui agli art. 37 e 38.
Comunicazioni del datore di lavoro:
Il datore di lavoro comunica alla direzione provinciale del lavoro - servizio di ispezione del lavoro, entro cinque giorni dalla concessione del congedo, l’elenco dei nominativi dei dipendenti che fruiscono di detto congedo.
Etichettato con: art 157 ccnlart 2 D.M. 21/07/00art 3 D.M. 21/07/00art 4 L 53/00art 433aspettativaccnlcertificati medicicommissione pariteticacongedocontrastodiniegodisagio personaledue annigravimotivi famailiarinecessità familiarinon retribuitapatologie acuterichiesta scritta	Trattamento di fine rapporto (TFR)
Sentenza n.7585 della Corte di Cassazione sul TFR in data 01.04.11

References: art. 157
 art. 4
 art.2
 art.433
 art. 37

Sentenza