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Timestamp: 2020-05-25 11:59:00+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 27704 del 29/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27704 del 29/10/2019
Cassazione civile sez. II, 29/10/2019, (ud. 04/07/2019, dep. 29/10/2019), n.27704
sul ricorso 27046/2016 proposto da:
R.P., CSC SRL COSTRUZIONI SPECIALI IN CEMENTO ARMATO,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DI VILLA SEVERINI 54, presso
lo studio dell’avvocato GIUSEPPE TINELLI, che li rappresenta e
difende unitamente all’avvocato GIOVANNI CONTESTABILE;
avverso la sentenza n. 342/2016 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,
1. Con ricorso depositato in data 22 luglio 2009 R.P. e CSC S.p.A. proponevano opposizione avverso il D.M. Economia e delle Finanze 19 giugno 2009, n. 71533, con cui gli era stato ingiunto il pagamento della somma di Euro 1.301.665,00 a titolo di sanzione amministrativa dovuta per la violazione di cui alla L. n. 197 del 1991, art. 1, comma 1, per aver effettuato transazioni finanziarie in contanti, senza il tramite degli intermediari abilitati.
4. La Corte d’Appello di Brescia rigettava l’impugnazione. In primo luogo, il giudice del gravame, riteneva infondato il profilo di censura relativo alla costituzione dell’amministrazione che doveva ritenersi ritualmente perfezionata con il deposito della comparsa di costituzione avvenuta il 1 luglio 2010 a mezzo dell’avvocatura dello Stato. Veniva dichiarata infondata la censura relativa alla necessaria presenza dell’amministrazione all’udienza, ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 23, che ricollega conseguenze pregiudizievoli solo alla mancata presentazione dell’opponente alla prima udienza. Veniva rigettato il motivo di ricorso relativo alla tardività della contestazione, decorrendo il termine di 90 giorni dal momento in cui l’accertamento era stato compiuto ed essendo necessari approfondimenti di indagine e l’esame della documentazione e, dunque, essendosi perfezionata l’acquisizione di tutti gli elementi solo con l’interrogatorio di R.P., avvenuto il (OMISSIS).
L’amministrazione, infatti, alla data indicata e prima dell’interrogatorio di R.P. del (OMISSIS), era in possesso di tutta la documentazione idonea all’accertamento dei fatti. Infatti, la Guardia di finanza aveva già riscontrato l’esistenza di plurime operazioni in denaro contante per somme superiori alla soglia consentita dalla legge e, dunque, i verificatori avevano il pieno possesso di tutti gli elementi oggettivi e soggettivi occorrenti per una tempestiva contestazione. Dunque, a parere del ricorrente, il termine per la contestazione degli addebiti non poteva iniziare a decorrere dall’interrogatorio di R.P. potendosi ragionevolmente effettuare la contestazione in un momento antecedente.
4.3 Questa Corte ha già affermato (Cass. n. 28888 del 2918; Cass. n. 20697 del 2018) che la disciplina portata dal D.Lgs. n. 90 del 2017, che ha innovato le disposizioni legislative presenti nel D.Lgs. n. 231 del 2007, trovi applicazione anche ai procedimenti pendenti di opposizione alla sanzione amministrativa irrogata nella vigenza della precedente normativa. Difatti, con chiarezza, l’art. 69, del vigente testo normativo ha introdotto, in via generale, il principio del favor rei, consentendo anche per le sanzioni amministrative correlate alla normativa antiriciclaggio l’immediata applicazione della normativa sopravvenuta, se più favorevole, così derogando al principio generale sino ad oggi ritenuto per le sanzioni amministrative del tempus regit actum.
Deve anche evidenziarsi che nel caso di specie non rileva il fatto che la Corte d’Appello abbia affermato che la violazione del principio del favor rei non era stata oggetto di impugnazione e dunque, sotto questo profilo la decisione doveva ritenersi definitiva, in quanto l’applicazione dello “ius superveniens” più favorevole al trasgressore in materia di violazioni delle disposizioni in materia di antiriciclaggio, ex D.Lgs. n. 90 del 2017, è applicabile anche in assenza di uno specifico motivo di ricorso sulla determinazione quantitativa della sanzione, poichè il giudizio di legittimità, avendo ad oggetto non già l’operato del giudice di merito, bensì la conformità all’ordinamento giuridico della decisione adottata, non richiede necessariamente un errore del primo” (Sez. 2, Sent. n. 8284 del 2019). Tale principio, espresso con riferimento al giudizio di legittimità, vale a maggior ragione per il giudizio di appello. La rilevazione di ufficio della sopravvenienza di un regime sanzionatorio che in concreto può risultare più favorevole al sanzionato, in relazione all’esito degli apprezzamenti di fatto di cui del D.Lgs. n. 231 del 2007, art. 67, come modificato dal D.Lgs. n. 90 del 2017, impone la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio alla Corte giudicante perchè valuti se, in relazione all’illecito commesso dai ricorrenti, debba per costoro ritenersi in concreto più favorevole il regime sanzionatorio di cui al D.L. n. 143 del 1991 o quello di cui al D.Lgs. n. 231 del 2007, come modificato dal D.Lgs. n. 90 del 2017 e, in questa seconda ipotesi, ridetermini il trattamento sanzionatorio alla stregua della normativa sopravvenuta.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 4 luglio 2019.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 23
 Cass. 
 art. 67
 sentenza