Source: http://www.omniatax.com/OmniaTax/Previdenza-e-Fiscalit%C3%A0/yhtab/5
Timestamp: 2020-06-07 01:40:22+00:00

Document:
OmniaTax
Risoluzioni 2011
Interposta Persona fittizia
Attività detenute all'estero e quadro RW
Omessa dichiarazione di attività detenute estero
Inesistenza della notifica
Acquisto azienda ereditata in successione
Acquisto auto e spese di mantenimento
Acquisto casa con lasciti paterni
Acquisto immobile con fondi da cessione azienda
Auto disponibilità d'uso e capacità contributiva
Capacità reddituale per fidejiussione prestata
Casa acquistata con risorse familiari
Coefficienti presuntivi di reddito di cui ai DM
Escort attività accompagnatrice di uomini
Figli che acquistano immobili dai genitori
Imbarcazione auto di lusso e residenza estera
Incrementi patrimoniali donazioni genitore
Mancata compilazione del questionario
Mutuo immobile in successione auto e reddito
Nullatenente auto assicurazione immobile
Nullatenente omessa dichiarazione e Auto di lusso
Possedere Automobile ed abitare dai genitori
Possesso autoveicolo comunione legale e nucleo fam
Possesso autovetture incremento patrimoniale
Premio assicurativo ed acquisti in contanti
Agenzia Entrate Comunicato stampa del 120209
Sentenza n 29 del 21 gennaio 2009
Sentenza n 5478 del 6 marzo 2009
Sentenza n 3568 del 13 febbraio 2009
Sentenza n 51 del 6 febbraio 2009
Sentenzan 8 del 13 gennaio 2009
Provvedimento Direttore Agenzia Entrate 11022008
Sentenza n 10028 del 29 aprile 2009
Sentenza n 17200 del 23 luglio 2009
Sentenza n 10385 del 6 maggio 2009
DM 10 settembre 1992
Articolo 38 DPR 600 del 1973 Redditometro
Guida Fiscale regime dei minimi
Sintesi normativa Regime dei Minimi
Come emettere fatture nel regime dei minimi
Circolare 13E Agenzia Entrate 26022008
Circolare 7E Agenzia Entrate 28012008
Art. 13 L. 388 del 2000 nuove iniziative
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Consulenza Fiscale on line
Enti non profit (Onlus, APS, Fondazioni)
Nel nostro database fiscale abbiamo inserito alcuni lavori tipo e/o format già elaborati per conto dei nostri clienti, alcuni di essi sono disponibili gratuitamente e sono “pronti all’uso”, altri sono format base che devono essere modificati e/o implementati da parte del nostro team di esperti in modo da adattarli alle diverse esigenze degli utenti. Ad ogni modo costituiscono una brevissima sintesi delle nostre capacità lavorative, frutto di una forma mentis in continua crescita e con l’attitudine nella risoluzione di problematiche complesse.
La conoscenza della materia fiscale ci consente di elaborare pianificazioni evolute che permettono in via preventiva di determinare “risparmio lecito di imposta”. E’ nostro target prioritario quello di esaminare casi più o meno complessi e fornire indicazioni chiare ed esaustive sull’impatto fiscale, contributivo e finanziario di una determinata operazione.
Non amiamo perdere tempo né farlo perdere, ma consentire di risparmiare importanti risorse: finanziarie ed umane...accedi al nostro database e richiedi informazioni preventive senza costo
Assistenza e consulenza alle iniziative volte alla costituzione di enti non profit o dirette ad aderire alla Legge 398 del 1991 per l’esercizio di attività commerciale.
Da anni assistiamo e tuteliamo associazioni con finalità apolitiche e senza scopo di lucro. La dedizione nel lavoro ci porta ad avere una profonda conoscenza della normativa fiscale e civile italiana in materia di enti non profit (Onlus, Fondazioni ed Associazioni di promozione sociale) in particolare della forma giuridica delle A.p.s. (Associazioni di Promozione Sociale).
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La gamma di documenti evoluti richiesta dagli enti finanziari è eterogenea, la nostra rete di professionisti si è specializzata ed è esperta nel fornire i seguenti servizi/prodotti:
· Business Plan o Piani Finanziari;
· Analisi di bilancio, indici – ratios;
· Stime, Pareri tecnico economici, Valutazioni;
· Analisi di mercato e di settore e contestuale individuazione dei fattori critici di successo, delle strategie di marketing e competitive;
· Due Diligence, Studi di fattibilità, richiesti sia dagli Istituti di Credito che dalle stesse Imprese per determinare la convenienza (alcuni parlano anche di validità) o meno di un determinato business, la sua sostenibilità attraverso risorse proprie e/o facendo uso al canale di credito, la solidità finanziaria di alcuni assets, il Roi, il Roe, la duration e tutta una serie di rilievi finanziari, fiscali ed economico - amministrativi;
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Il servizio di domiciliazione legale, sede legale società o ditta, è rivolto ad Aziende già costituite o di nuova costituzione, (Società di capitali, Società di persone, Onlus, Associazioni di promozione sociale, Fondazioni, liberi professionisti e cooperative o ditte individuali) e consente di utilizzare il nostro indirizzo civico per eleggere la sede legale della propria Azienda o della propria Ditta, indicandolo direttamente nell'Atto Notarile per quelle di nuova costituzione, mentre per le esistenti comunicando la variazione dell'indirizzo agli uffici competenti quali Ufficio Iva e Camera di Commercio, altrimenti limitandosi ad indicarlo nella corrispondenza. Il servizio di domiciliazione può essere utilizzato anche come sede secondaria della propria attività comunicandola sempre agli uffici preposti. Potranno essere ricevuti tutti i documenti commerciali, legali e fiscali eviterete così di ricevere posta e plichi (peso massimo 1 kg) presso il Vostro ufficio e la Vostra abitazione, garantendovi riservatezza e professionalità da parte del nostro personale. La nostra struttura accetterà tutta la posta indirizzata alla Sede Legale della Vostra azienda.
Attraverso il servizio “Seguimi” delle Poste Italiane, comunicando l’indirizzo di domiciliazione, la corrispondenza arriva direttamente al vostra sede operativa senza passare per la nostra struttura.
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Assistenza Contenzioso
Da molti anni assistiamo piccole, medie e grandi imprese e persone fisiche non titolari di partita Iva, con la stessa dedizione e premura, la nostra attività è diretta a fornire ai nostri clienti una consulenza fiscale che consenta di ottenere risparmio lecito di imposta. Spesso si verifica che una azienda o un imprenditore abbiano per così dire, un vestito giuridico non appropriato (s.r.l., s.a.s., ditta individuale etc..) che risulti essere assai oneroso. Altre volte la disciplina fiscale consente delle agevolazioni che applicate permettono di pagare meno imposte, d quelle che normalmente senza una conoscenza approfondita delle tematiche tributarie si versano. E' nostro impegno primario esporre la normativa in modo chiaro e più volte ai nostri clienti allo scopo di condividere assieme un percorso di crescita. E' prassi consolidata quella di rispondere ai quesiti e fornire consulenza fiscale online tramite interne o in conference call. Se siete interessati a richiedere un parere fiscale, un quesito fiscale od una consulenza, è facile e veloce. Esporre un quesito e richiederne il preventivo non è vincolante, né oneroso, è gratuito ...richiedi un parere senza impegno ti ricontatteremo per una proposta
OmniaTax è il portale fiscale italiano che si avvale della consulenza e delle prestazioni dello di una serie di professionisti affermati nel proprio settore, da commercial isti ad avvocati con anni di attività consolidata alle spalle. Offriamo ai nostri clienti il servizio di pianificazione fiscale nazionale (PFN). Grazie alla consulenza ed all'operatività legata alla PFN si aiuta la clientela ad aumentare i propri margini di competitività grazie al risparmio fiscale. E’ nostro impegno primario quello di assistere i nostri clienti in tutte le fasi di vita della loro azie nda, evitando di compiere atti di elusione o evasione e consentendo loro attraverso una profonda conoscenza della normativa tributaria italiana di perseguire risparmi leciti di imposta. I nostri clienti, devono essere tutelati e dormire sereni, protetti da ipotesi di accertamenti, atti di rettifica e liquidazione e con i capitali risparmiati possono aumentare la competitività della loro impresa, questo grazie ad una migliore conoscenza ed interpretazione della normativa fiscale italiana. Per informazioni compili il form posto di lato....richiedi assistenza tributaria evoluta
Forniamo assistenza e consulenza fiscale ed amminstrativa per op erazioni di acquisizione e/o dismissione di aziende (Merger and Acquisition) o rami delle stesse, pacchetti di controllo azionario, assets, quote di minoranza. In tale ambito, il nostro team di esperti tributaristi identifica, negozia e porta a compimento ogni tipo di transazione operando a favore del nostro cliente con competenze specifiche, celerità e riservatezza
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Il redditometro è uno strumento induttivo di calcolo che il ministero delle Finanze utilizza per determinare sinteticamente i redditi del contribuente desumendoli dal possesso di automobili, camper, aerei, cavalli, immobili e le spese per colf, beni di lusso, mutui in essere. Il nesso è solido, proprio perché l’accertamento sintetico, trova fondamento sul reddito complessivo delle persone fisiche e può trovare applicazione quando ci si trova in presenza di indici di capacità contributiva che facciano fondatamente presumere che il contribuente sia in possesso di redditi superiori a quelli dichiarati, indici che emergono dallo strumento del REDDITOMETRO, in possesso degli uffici finanziari (art. 38 del DRP 600 del 29 settembre 1973). L'agenzia delle entrate, territorialmente competente può, in base ad elementi e circostanze di fatto certi, determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente in relazione al contenuto induttivo di alcuni elementi e circostanze, resta salvo il diritto del contribuente dimostrare, anche prima della notificazione dell'accertamento, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta ....Clicca qui per ricevere assistenza fiscale in materia di redditometro
Il portale fiscale NetworkFiscale.com attraverso la propria rete di professionisti offre servizi di assistenza e consulenza alle nuove idee imprenditoriali ed, in generis, a coloro che hanno la volontà e l'intenzione di avviare nuove imprese. Possiamo enunciare alcune delle attività che abbiamo l'abitudine di fornire ai nostri clienti: consulenza rivolta alla individuazione della forma giuridica (ditta individuale, società di persone, società di capitali, enti no profit come associazioni di promozione sociale) meno onerosa e corretta per il tipo di business nella filosofia del "step by step"; analisi finanziaria e valutazione delle migliori opportunità creditizie degli istituti bancari che collaborano con il nostro gruppo e con i quali abbiano in corso convenzioni a favore dei nostri clienti; consulenza sulle tematiche inerenti il settore e l'area di business a cui la nostra attività si rivolge; consulenza sull'impatto e le strategie dei competitors; redazione di business plan/studi di fattibilità/cronoprogramma; formazione e tutor personale per neo-imprenditori; assistenza nei rapporti con enti pubblici (regioni, province, comuni, Ministero dello Sviluppo Economico) per la erogazione di contributi a fondo perduto o in conto capitale; verifiche periodiche ed assistenza sull’andamento dell’attività....accedi alla formula di assistenza e supporto nella crescita
In questa esperti tributaristi con competenze specifiche in materia di Imposta sul Valore Aggiunto - IVA - forniscono quotidianamente ad aziende small e mid cap a livello nazionale i seguenti servizi:
a) consulenza fiscale spot via telefono, conference call o in video chiamata, a tempo determinato disciplinato con scrittura privata di collaborazione;
b) elaborazione di pareri fiscali (a seguito della ricezione del quesito, inviamo proposta di collaborazione dove sono indicati le modalità di esecuzione ed i tempi di lavorazione).
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Previdenza e Fiscalità per le imprese
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D.L. 19-9-1992 n. 384
Author :: Dr. Alessio Ferretti
Date :: Wed 01/19/2011 @ 08:45
Misure urgenti in materia di previdenza, di sanità e di pubblico impiego, nonché disposizioni fiscali.
Pubblicato nella Gazz. Uff. 19 settembre 1992, n. 221 e convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 14 novembre 1992, n. 438 (Gazz. Uff. 18 novembre 1992, n. 272, S.O.).
3-bis. Adeguamento contributivo.
1. A decorrere dall'anno 1993, l'ammontare del contributo annuo dovuto per i soggetti di cui all'art. 1, L. 2 agosto 1990, n. 233 , è rapportato alla totalità dei redditi d'impresa denunciati ai fini IRPEF per l'anno al quale i contributi stessi si riferiscono.
2. I versamenti da effettuare alla gestione di appartenenza in applicazione delle disposizioni di cui alla L. 2 agosto 1990, n. 233 , sono computati a titolo di acconto delle somme dovute sulla base dei redditi denunciati nella dichiarazione dei redditi relativa all'anno al quale i contributi si riferiscono.
3. A decorrere dal 1994 i soggetti iscritti alle gestioni dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali, titolari, coadiuvanti e coadiutori, di cui al presente articolo, devono indicare nella dichiarazione dei redditi dell'anno al quale il contributo previdenziale si riferisce i dati relativi alla base imponibile, al contributo dovuto e ai versamenti effettuati, in acconto e a saldo (20) .
3-bis. Le somme eventualmente dovute a saldo sono versate in un'unica soluzione entro i venti giorni successivi al termine per il versamento delle imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi di cui al comma 3 (21) .
3-ter. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sono stabilite le modalità di esposizione dei dati di cui al comma 3 nelle dichiarazioni dei redditi relative all'anno 1994 (22) (23) .
(20) Gli attuali commi 3, 3-bis e 3-ter così sostituiscono l'originario comma 3, per effetto dell'art. 46, D.L. 23 febbraio 1995, n. 41. Successivamente, il comma 3-bis è stato così modificato dall'art. 4, D.L. 2 ottobre 1995, n. 415, che in tal senso ha modificato il citato art. 46. Con D.M. 13 aprile 1995 (Gazz. Uff. 18 aprile 1995, n. 90) sono stati approvati i prospetti per l'indicazione dei contributi previdenziali e assicurativi da allegare alle dichiarazioni dei redditi da presentare nel 1995.
(21) Gli attuali commi 3, 3-bis e 3-ter così sostituiscono l'originario comma 3, per effetto dell'art. 46, D.L. 23 febbraio 1995, n. 41. Successivamente, il comma 3-bis è stato così modificato dall'art. 4, D.L. 2 ottobre 1995, n. 415, che in tal senso ha modificato il citato art. 46. Con D.M. 13 aprile 1995 (Gazz. Uff. 18 aprile 1995, n. 90) sono stati approvati i prospetti per l'indicazione dei contributi previdenziali e assicurativi da allegare alle dichiarazioni dei redditi da presentare nel 1995.
(22) Gli attuali commi 3, 3-bis e 3-ter così sostituiscono l'originario comma 3, per effetto dell'art. 46, D.L. 23 febbraio 1995, n. 41. Successivamente, il comma 3-bis è stato così modificato dall'art. 4, D.L. 2 ottobre 1995, n. 415, che in tal senso ha modificato il citato art. 46. Con D.M. 13 aprile 1995 (Gazz. Uff. 18 aprile 1995, n. 90) sono stati approvati i prospetti per l'indicazione dei contributi previdenziali e assicurativi da allegare alle dichiarazioni dei redditi da presentare nel 1995.
(23) La Corte costituzionale, con sentenza 6 - 7 novembre 2001, n. 354 (Gazz. Uff. 14 novembre 2001, n. 44, serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3-bis, sollevata in riferimento agli artt. 3, 38, secondo comma, e 53 della Costituzione.
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DURC VALIDITA' TEMPORALE TRIMESTRALE
Date :: Tue 11/23/2010 @ 02:41
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la circolare n. 35/2010 ha previsto che nelle procedure di appalti di opere, servizi e forniture pubbliche, ai fini dell’iscrizione all’Albo fornitori e per le attestazioni SOA, il DURC ha validità trimestrale.
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Contributi IVS Artigiani e Commercianti ed integrazione della base impobinile con redditi da imprese partecipate
Date :: Tue 11/23/2010 @ 02:37
Per artigiani, commercianti, titolari, coadiuvanti e coadiutori - l'ammontare del contributo IVS annuo dovuto a fini pensionistici "è rapportato alla totalità dei redditi di impresa denunciati ai fini IRPEF per l'anno al quale i contributi stessi si riferiscono". Redditi di impresa, fra i quali vanno annoverati, secondo l'art. 6 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, "i redditi delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, da qualsiasi fonte provengano e quale sia l'oggetto sociale".
Corte cost. 7 novembre 2001, n. 354
1. - Con ordinanza del 21 dicembre 1999 (pervenuta alla Corte il 6 luglio 2000), emessa nel corso di un giudizio civile promosso da un assicurato nei confronti dell'I.N.P.S., il Tribunale di Ancona, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 3-bis della legge 14 novembre 1992, n. 438 (recte: art. 3-bis del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384, recante "Misure urgenti in materia di previdenza, di sanità e di pubblico impiego, nonché disposizioni fiscali", convertito, con modificazioni, nella legge 14 novembre 1992, n. 438).
Premette il giudice a quo che il ricorrente nel giudizio principale ha versato all'I.N.P.S., in relazione agli anni 1993-1994, "oltre la legittima contribuzione dovuta per l'assicurazione I.V.S. Gestione commercianti in qualità di agente di commercio", anche quella relativa al reddito di socio accomandante di una società in accomandita semplice, vedendosi negare, dal medesimo I.N.P.S., il rimborso contributivo successivamente richiesto in via amministrativa. E ciò in forza del denunciato art. 3-bis del decreto-legge n. 384 del 1992, il quale dispone che "il contributo annuo per i soggetti iscritti alle gestioni previdenziali degli artigiani e dei commercianti è rapportato alla totalità dei redditi di impresa denunciati ai fini IRPEF per l'anno al quale i contributi stessi si riferiscono" (comma 1); redditi di impresa tra i quali vanno inclusi, ai sensi dell'art. 6 del D.P.R. n. 917 del 1986, "anche i redditi del socio accomandante di società in accomandita semplice".
2. - Secondo il rimettente, la disposizione censurata, "assoggettando dunque alla contribuzione previdenziale anche i redditi di società di persone", come società in nome collettivo e società in accomandita semplice, e non potendosi interpretare nel senso di escludere tali redditi dall'ammontare del contributo percentuale annuo, si pone in contrasto con gli artt. 3, 38, secondo comma, e 53 della Costituzione.
La norma verrebbe, infatti, a determinare una ingiustificata discriminazione tra socio accomandante di società semplice e socio di società di capitali, "in quanto soltanto il reddito societario del primo è sottoposto a contribuzione I.N.P.S., e ciò benché vi sia sostanziale identità di natura tra le due tipologie di reddito (e quindi identità di posizione, sotto il profilo che interessa, tra le due categorie di soci), nel senso che entrambe si determinano senza il concorso di alcuna attività lavorativa, ma in conseguenza della sottoscrizione di quote di capitale sociale con versamento degli importi corrispondenti e a seguito della formazione degli utili".
Quanto all'art. 38, secondo comma, della Costituzione, il rimettente sostiene che tale disposizione, nel prevedere il diritto al trattamento pensionistico per i lavoratori, "esclude che al sistema contributivo previdenziale possa concorrere un reddito non da lavoro"; sicché, non si comprende "a quale titolo un reddito non ricollegabile ad una prestazione lavorativa, come quello appunto di socio accomandante di una società in accomandita semplice, debba contribuire al sistema pensionistico".
Ad avviso del giudice a quo, la norma denunciata "mal pare accordarsi", inoltre, "con l'art. 53 della Costituzione che sancisce il principio della capacità contributiva complessiva ai soli fini fiscali e non anche contributivo-previdenziali", sicché, se ai fini fiscali, "è corretto ritenere qualunque reddito oggetto di tassazione", ai fini previdenziali "soltanto i redditi da lavoro possono costituire oggetto di prelievo contributivo".
Secondo l'ordinanza l'art. 3-bis censurato non si sottrae, infine, a dubbi di "manifesta irragionevolezza", giacché, "al solo malcelato scopo di ampliare la base contributiva, assoggetta a contribuzione quello che nella sostanza, al di là della qualificazione formale operata dall'art. 6, terzo comma, del D.P.R. n. 917 del 1986 a soli fini fiscali, è un mero reddito da capitale".
3. - Si è costituito il ricorrente nel giudizio a quo per sentir "dichiarare l'incostituzionalità dell'interpretazione attribuita dall'I.N.P.S." alla disposizione denunciata, ovvero per sentir dichiarare l'illegittimità costituzionale della medesima disposizione, in ragione degli stessi profili di censura argomentati dal rimettente.
4. - Si è costituito anche l'I.N.P.S., concludendo per l'inammissibilità o l'infondatezza della questione.
Ad avviso della difesa dell'Ente previdenziale, la censura di violazione dell'art. 3 della Costituzione sarebbe "inammissibile per errata individuazione del tertium comparationis", a causa della sostanziale differenza tra i redditi (ed il relativo regime fiscale) del socio di società di persone e quelli del socio di società di capitali, tale da non consentire di porre in relazione "i due trattamenti" ai fini del giudizio di legittimità costituzionale.
Quanto, poi, all'art. 38, secondo comma, della Costituzione, l'I.N.P.S. nega che tale norma ponga "limiti al legislatore nella individuazione delle basi imponibili contributive", il cui gettito vale a finanziare la spesa pensionistica.
Nel sostenere, inoltre, che la sollevata questione involge un vaglio sulla discrezionalità legislativa che non può essere rimesso alla Corte Costituzionale, la parte osserva, quanto alla censura di violazione dell'art. 53 della Costituzione, che il principio della capacità contributiva, ammesso che sia "invocabile in materia contributivo-previdenziale", postula un "sacrificio in assenza di corrispettività e divisibilità dei servizi sociali approntati dallo Stato; mentre nella fattispecie, all'aumento del montante contributivo" fa riscontro "un miglior trattamento economico previdenziale futuro".
5. - È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per la manifesta infondatezza della questione.
Secondo la difesa erariale l'asserito vulnus all'art. 3 della Costituzione risulta "ictu oculi insussistente", essendo poste in comparazione due "situazioni giuridiche oggettivamente disomogenee".
Quanto alle ulteriori censure, l'Avvocatura dello Stato ritiene che rientri nella discrezionalità legislativa determinare, razionalmente e tenuto conto delle disponibilità finanziare, l'ammontare delle prestazioni previdenziali, non senza rilevare che lo stesso art. 38 della Costituzione "non garantisce la corrispondenza tra prestazioni e contributi essendo sufficiente che al soggetto destinatario siano attribuite adeguate prestazioni previdenziali".
6. - In prossimità dell'udienza hanno depositato memorie illustrative entrambe le parti del giudizio a quo.
6.1. - La difesa del ricorrente, nell'insistere nelle conclusioni già rassegnate, rileva che la norma denunciata sottopone a contribuzione previdenziale "un reddito non di lavoro prodotto dal capitale investito in società in accomandita semplice da socio accomandante" che non è né lavoratore, né gestore della società.
Donde, in primo luogo, la violazione dell'art. 3 della Costituzione, per ingiustificata disparità di trattamento tra socio di società in accomandita semplice e socio di società di capitali.
La memoria, nel sostenere, altresì, che la disposizione censurata sarebbe "del tutto irrazionale", imponendo l'obbligo di contribuzione a chi non è lavoratore, ma soltanto percettore di un reddito di capitale, e, dunque, "in carenza del presupposto essenziale, costituito dalla prestazione di lavoro nella società", evidenzia, infine, la violazione dell'art. 53 della Costituzione, in quanto la norma denunciata estende "anche a fini contributivi il principio di reddito complessivo da assoggettare a contribuzione, deformando il criterio fissato" dal predetto articolo.
6.2. - L'I.N.P.S., nell'insistere per l'inammissibilità o, comunque, per la manifesta infondatezza della sollevata questione, ribadisce le eccezioni già proposte, con ulteriori più diffuse argomentazioni, osservando, tra l'altro, che l'eventuale accoglimento della questione comporterebbe "un'irrazionale difformità del sistema normativo", in quanto "i redditi di cui trattasi non verrebbero compresi ... nell'imponibile contributivo, mentre rimarrebbero assoggettati alla disciplina fiscale dei redditi di impresa, proprio nel momento in cui, fra l'altro, il legislatore ha voluto e disciplinato l'armonizzazione degli imponibili fiscali e contributivi".
In riferimento, poi, al prospettato vulnus dell'art. 38, secondo comma, della Costituzione, la memoria rileva che la norma non pone "vincoli al legislatore quanto alle fonti di finanziamento del sistema previdenziale obbligatorio", sì da consentire l'adozione di "forme alternative di finanziamento che comportino la traslazione di parte degli oneri sociali dalle retribuzioni dei lavoratori (autonomi o subordinati) al cd. valore aggiunto aziendale, ossia al reddito di impresa" (come ad es. nel caso dell'obbligo, stabilito dall'art. 2, comma 29, della legge n. 335 del 1995, di finanziamento dell'intero sistema previdenziale a carico dei lavoratori autonomi parasubordinati).
1. - Con l'ordinanza in epigrafe indicata, il Tribunale di Ancona solleva questione di legittimità costituzionale del comma 1 dell'art. 3-bis del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384 (Misure urgenti in materia di previdenza, di sanità e di pubblico impiego, nonché disposizioni fiscali), convertito, con modificazioni, nella legge 14 novembre 1992, n. 438.
La norma denunciata dispone che, per i soggetti di cui all'art. 1 della legge 2 agosto 1990, n. 233 - e cioè quelli iscritti alle gestioni dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali, titolari, coadiuvanti e coadiutori - l'ammontare del contributo annuo dovuto a fini pensionistici "è rapportato alla totalità dei redditi di impresa denunciati ai fini IRPEF per l'anno al quale i contributi stessi si riferiscono". Redditi di impresa, fra i quali vanno annoverati, secondo l'art. 6 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, "i redditi delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, da qualsiasi fonte provengano e quale sia l'oggetto sociale".
2. - Ad avviso del giudice rimettente, la disposizione denunciata si pone in contrasto con:
- l'art. 3 della Costituzione, per l'ingiustificata discriminazione tra socio accomandante di società in accomandita semplice e socio di società di capitali, "in quanto soltanto il reddito societario del primo è sottoposto a contribuzione I.N.P.S., e ciò benché vi sia sostanziale identità di natura tra le due tipologie di reddito", ... "nel senso che entrambe si determinano senza il concorso di alcuna attività lavorativa";
- l'art. 38, secondo comma, della Costituzione, che, nel prevedere il diritto al trattamento pensionistico per i lavoratori, "esclude che al sistema contributivo previdenziale possa concorrere un reddito non da lavoro";
- l'art. 53 della Costituzione - "che sancisce il principio della capacità contributiva complessiva ai soli fini fiscali e non anche contributivo-previdenziali" - sicché, se ai fini fiscali "è corretto ritenere qualunque reddito oggetto di tassazione", ai fini previdenziali "soltanto i redditi da lavoro possono costituire oggetto di prelievo contributivo";
- il principio di "ragionevolezza", giacché, "al solo malcelato scopo di ampliare la base contributiva, assoggetta a contribuzione quello che nella sostanza, al di là della qualificazione formale operata dall'art. 6, terzo comma, del D.P.R. n. 917 del 1986 a soli fini fiscali, è un mero reddito da capitale".
3. - La questione non è fondata, sotto alcuno dei prospettati profili.
4. - Nell'ipotizzare, anzitutto,la discriminazione tra socio di società in accomandita semplice e socio di società di capitali, in vista dell'apporto al sistema contributivo della gestione previdenziale degli esercenti attività commerciali previsto dalla disposizione denunciata per i redditi di impresa di cui sia titolare l'iscritto, il rimettente muove dal presupposto della "sostanziale identità di natura tra le due tipologie di redditi" e, quindi, di una identità di posizioni fra i relativi percettori, giacchè in entrambi i casi non vi sarebbe "il concorso di alcuna attività lavorativa", bensì la mera sottoscrizione di quote del capitale sociale.
Giova rammentare che, secondo il D.P.R. n. 917 del 1986, cui la norma denunciata fa rinvio, mentre i redditi da capitale costituiscono gli utili che il socio consegue per effetto della partecipazione in società dotate di personalità giuridica (art. 41), soggette, a loro volta, all'imposta sul reddito dalle stesse conseguito, i redditi c.d. di impresa di cui fruisce il socio delle società in accomandita semplice (così come, del resto, il socio delle società in nome collettivo) sono i redditi delle stesse società, inclusi nella predetta categoria, come già visto, dall'art. 6 del medesimo D.P.R. n. 917 del 1986, e, al tempo stesso, da imputare "a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione", proporzionalmente alla "quota di partecipazione agli utili", in forza del precedente art. 5 (redditi prodotti in forma associata). Ciò fa sì, appunto, che il reddito prodotto dalle società in accomandita semplice sia reddito proprio del socio, realizzandosi, in virtù del predetto art. 5, come questa Corte ha già avuto occasione di rilevare, sia pure agli specifici fini tributari, "l'immedesimazione" fra società partecipata e socio (ordinanza n. 53 del 2001).
Così richiamato, sia pure in estrema sintesi, il quadro normativo in cui si collocano le situazioni poste a raffronto, non può reputarsi discriminatoria una disposizione quale quella denunciata, atteso il preminente rilievo che, nell'ambito delle società in accomandita semplice (e in quelle in nome collettivo), assume, a differenza delle società di capitali, l'elemento personale, in virtù di un collegamento inteso non come semplice apporto di ciascuno al capitale sociale, bensì quale legame tra più persone, in vista dello svolgimento di una attività produttiva riferibile nei risultati a tutti coloro che hanno posto in essere il vincolo sociale, ivi compreso il socio accomandante.
5. - Le ragioni di cui sopra portano ad escludere, al tempo stesso, la fondatezza della censura formulata sotto il profilo della "manifesta irragionevolezza" della disposizione medesima, che avrebbe assoggettato "a contribuzione quello che nella sostanza ... è un mero reddito da capitale"; censura che, a ben vedere, non rappresenta altro che una riproposizione, in termini diversi, di quella testé esaminata.
Ad ulteriore e decisivo supporto della non irragionevolezza della scelta operata dal legislatore, nell'esercizio della discrezionalità di cui gode in materia, va soggiunto che all'onere contributivo si correla un vantaggio in termini di prestazione previdenziale, essendo, in virtù dell'art. 5 della legge n. 233 del 1990, anche la misura dei trattamenti rapportata al reddito annuo di impresa. Sicché, all'ampliamento della base contributiva corrisponde, appunto, l'ampliamento della base pensionabile, con evidente riflesso positivo sulla misura della prestazione e, dunque, in armonia con la garanzia previdenziale assicurata dall'art. 38, secondo comma, della Costituzione.
6. - Del pari infondata è la censura di violazione dell'art. 38, secondo comma, della Costituzione, prospettata dal rimettente sul presupposto che detta norma, prevedendo il diritto al trattamento pensionistico per i lavoratori, escluderebbe che al sistema contributivo possa concorrere un reddito non di lavoro.
Senonché l'intima ed indefettibile correlazione, postulata dal rimettente, tra contribuzione e reddito di lavoro non trova riscontro nel modello di previdenza sociale che è dato desumere dall'invocato precetto costituzionale. Precetto, rivolto, oltretutto, più che a definire le fonti di finanziamento del sistema, a segnare il livello di tutela che deve essere garantito attraverso le prestazioni previdenziali.
Un modello, dunque, che, come si evince dall'evoluzione legislativa avutasi in materia, non ha impedito, in virtù dei principi solidaristici cui si ispira, da un lato, l'estensione della protezione a categorie contigue a quelle caratterizzate dagli schemi più consolidati in cui si risolve lo svolgimento di attività lavorativa; e dall'altro, accanto alla previsione di un apporto finanziario al sistema da parte della stessa collettività generale, anche la commisurazione della contribuzione a basi di riferimento non costituite, solo ed esclusivamente, dal reddito che trova causa nel rapporto di lavoro. In proposito, è sufficiente rifarsi alle più recenti riforme in materia che evidenziano, infatti, il passaggio ad una più ampia accezione di base contributiva imponibile, tale da ricomprendere non solo il corrispettivo dell'attività di lavoro, ma anche altre attribuzioni economiche che nell'attività stessa rinvengono soltanto mera occasione.
Ed è in forza di siffatta evoluzione che si è venuta a realizzare, nel tempo, anche la convergenza, pur nella rispettiva autonomia di regimi, tra disciplina fiscale e disciplina previdenziale, quanto alla definizione proprio della base imponibile, a testimonianza di una esigenza di tendenziale armonizzazione in materia. Convergenza ascrivibile, in primo luogo, proprio alla disposizione censurata, la quale, nel rapportare la contribuzione previdenziale alla totalità dei redditi d'impresa denunciati ai fini IRPEF, e non più soltanto al reddito annuo derivante dall'attività d'impresa che dà titolo all'iscrizione (art. 1 della legge n. 233 del 1990), assume una base imponibile corrispondente a quella dell'ambito tributario; e, successivamente, al decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 314, recante "Armonizzazione, razionalizzazione e semplificazione delle disposizioni fiscali e previdenziali concernenti i redditi di lavoro dipendente e dei relativi adempimenti da parte dei datori di lavoro", che ha accolto una nozione di reddito da lavoro utilizzabile, in linea di massima, sia a fini contributivi che a fini tributari.
7. - Infine, è da ritenere inconferente il riferimento all'art. 53 della Costituzione. E ciò a causa della non assimilabilità all'imposizione tributaria vera e propria della contribuzione previdenziale (da ultimo, cfr. sentenza n. 178 del 2000); contribuzione, nel cui ambito, una volta disatteso il presupposto della imprescindibile correlazione tra prelievo contributivo e reddito di lavoro dal quale muove il giudice a quo, va fatto rientrare l'obbligo imposto dalla norma denunciata.
dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3-bis del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384 (Misure urgenti in materia di previdenza, di sanità e di pubblico impiego, nonché disposizioni fiscali), convertito, con modificazioni, nella legge 14 novembre 1992, n. 438, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 38, secondo comma, e 53 della Costituzione, dal Tribunale di Ancona, con l'ordinanza in epigrafe.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte Costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 novembre 2001.
cost. art. 3
cost. art. 38
cost. art. 53
D.L. 19/09/1992 n. 384, art. 3-bis
L. 14/11/1992 n. 438, epigrafe
L. 14/11/1992 n. 438, art. 3-bis
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Articolo 38

Art. 13
 art. 46
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 art. 46
 sentenza 
 art. 3
 art. 3
 art. 38
 art. 5
 art. 5
 sentenza 
 art. 3
 art. 38
 art. 53
 art. 3
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