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Timestamp: 2019-11-17 11:12:39+00:00

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Investigazioni Assenteismo Roma Latina Lazio - ITALIA 93 RM
Investigatore Privato svolge Investigazioni e Indagini su Assenteismo o simulazione fraudolenta di malattia del dipendente
Con la sentenza 17113 la Corte di Cassazione ha stabilito che sia possibile avvalersi di società di investigazioni con licenza investigativa, in grado di recuperare prove ed informazioni che siano poi utilizzabili in sede giudiziaria quando il datore di lavoro abbia intenzione di procedere al licenziamento per giusta causa.
Il datore di lavoro può ricorrere ad un’agenzia investigativa per accertare il mancato svolgimento dell’attività lavorativa da parte dei dipendenti. Questa la conclusione cui è giunta la Corte di Cassazione con sentenza n. 8373. Cassazione civile (la 829 del 1992 e la 7776 del 1996) che ammettono la legittimità del controllo tramite investigatori in alcuni casi, come ad esempio l'assenteismo o l'infedeltà aziendale.
L’efficacia del licenziamento per giusta causa, motivato dalla simulazione di malattia di un dipendente, è immediata, e rappresenta un caso di recesso legittimo durante il rapporto lavorativo (Cass. 1.6.2005, n. 11674, in Lav. nella giur., 2006, 94).
La simulazione fraudolenta di malattia è infatti una causa che interrompe e non consente neppure temporaneamente la prosecuzione del rapporto di lavoro (Cass. 20.10.2000, n. 13903; Cass. 1.6.2005, n. 11674). È considerato motivo di giusta causa, secondo la giurisprudenza, anche il caso in cui un lavoratore in malattia abbia violato in modo significativo il dovere di non compromettere il recupero del proprio stato di salute (Cass. 19.2.1991, n. 1747).
Al datore di lavoro, esclusa a priori la possibilità di effettuare accertamenti sanitari diretti sul lavoratore in malattia, non è affatto preclusa la facoltà di riscontrare l'idoneità al lavoro e;
pertanto, a ritenere ingiustificata l'assenza per malattia del dipendente, servendosi di una agenzia investigativa, né può ritenersi violata la normativa sulla privacy nell'utilizzo delle riproduzioni meccaniche di cui all'art. 2712 c.c. (vale a dire quelle: fotografiche, informatiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose).
(…) Diversi spunti di interesse si annotano nella sentenza in commento che prende origine dal licenziamento intimato al lavoratore per giusta causa e, in particolare, per "simulazione fraudolenta dello stato di malattia".
(…) La stessa dà atto della normativa vigente in materia e, in particolare, dell'art. 5 L. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) per cui vige il divieto di accertamenti sanitari sul proprio dipendente da parte del datore di lavoro e sulla facoltà dello stesso di effettuare il controllo delle assenze per infermità;
esclusivamente attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali, tuttavia, tale divieto non preclude "al datore medesimo di procedere, al di fuori delle verifiche di tipo sanitario, ad accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare l'insussistenza della malattia o la non idoneità di quest'ultima a determinare uno stato d'incapacità lavorativa e, quindi, a giustificare l'assenza (Cass. 25162/2014; Cass. 6236/2001)".
In merito all'utilizzabilità in giudizio delle riprese fotografiche e video, disconosciute (eventualmente) dal lavoratore alla prima udienza, la Corte di Cassazione ricorda come:
"il disconoscimento delle riproduzioni meccaniche di cui all'art. 2712 c.c., che fa perdere alle stesse la loro qualità di prova, pur non essendo soggetto ai limiti e alle modalità di cui all'art. 214 c.p.c., deve, tuttavia, essere chiaro, circostanziato ed esplicito;
(dovendo concretizzarsi nell'allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta) e - al fine di non alterare l'iter procedimentale in base al quale il legislatore ha inteso cadenzare il processo in riferimento al contraddittorio;
deve essere tempestivo e cioè avvenire nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla rituale acquisizione delle suddette riproduzioni, dovendo per ciò intendersi la prima udienza o la prima risposta successiva al momento in cui la parte onerata del disconoscimento sia stata posta in condizione, avuto riguardo alla particolare natura dell'oggetto prodotto, di rendersi immediatamente conto del contenuto della riproduzione.
Ne consegue che potrà reputarsi tardivo il disconoscimento di una riproduzione visiva soltanto dopo la visione relativa e quello di una riproduzione sonora soltanto dopo la sua audizione o, se congruente, la rituale acquisizione della sua trascrizione (Cass. 9526/2010; Cass. 2117/2011)".
Ciò posto, il semplice disconoscimento della data e dell'ora del video, non appare sufficiente a dimostrare una diversa realtà rispetto a quella riprodotta meccanicamente, peraltro, l'anzidetta prova fotografica è corroborata anche dalla eventuale testimonianza rilasciata in aula dall'investigatore che ha realizzato le fotografie, testimonianza da ritenersi ammissibile, in considerazione dell'estraneità del teste ai fatti di causa.
Il certificato redatto da un medico convenzionato con l'INPS per il controllo della sussistenza delle malattie del lavoratore, ai sensi dell'art. 5 della legge n. 300 del 1970, è atto pubblico che fa fede, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che l'ha formato;
nonché dei fatti che il pubblico ufficiale medesimo attesta aver compiuto o essere avvenuti in sua presenza" (Cass. 5000/1999; Cass. 10569/2001).
E' stato peraltro precisato che "tale fede privilegiata non si estende anche ai giudizi valutativi che il sanitario ha" in occasione del controllo "espresso in ordine allo stato di malattia e all'impossibilità temporanea della prestazione lavorativa" (Cass. 6045/2000)".
Secondo la normativa italiana, non è sufficiente dimostrare l’assenza ingiustificata per poter licenziare con giusta causa, ma bisogna dimostrare che il comportamento tenuto dal lavoratore sia stato talmente grave da ledere il rapporto fiduciario con il datore di lavoro.
Si pensi ad esempio al caso in cui un dipendente usufruisca di permessi di malattia per recarsi a lavorare presso una ditta concorrente.
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