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Timestamp: 2019-01-16 22:53:49+00:00

Document:
Newsletter - Giugno – Luglio 2018
Tribunale di Pescara – sent. 17.07.2018, n. 1130 – Est. Roscigno
Obbligazioni e contratti – Inadempimento - Contratto preliminare di permuta – Esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c. - Mutamento della domanda in risoluzione contrattuale all'udienza di precisazione delle conclusioni – Ammissibilità.
Obbligazioni e contratti – Risoluzione – Inadempienze reciproche – Comparazione del comportamento di ambo le parti per individuare le condotte maggiormente rilevanti ai fini dell'inadempimento – Necessità.
In materia di esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare ex art. 2932 c.c., a norma dell’art. 1453 c.c. rientra nella facoltà dell’attore scegliere tra domanda di adempimento (ivi compresa quella ex art. 2932 c.c.) e quella di risoluzione del contratto e lo stesso secondo comma afferma che “la risoluzione può essere domandata anche quando il giudizio è stato promosso per ottenere l’adempimento”; pertanto, stante la consolidata giurisprudenza che ammette la richiesta di risoluzione del contratto in luogo di quella di adempimento, non solo nella pendenza del primo grado, ma anche in appello, è ammissibile tale mutamento di domanda in sede di precisazione delle conclusioni del giudizio di primo grado.
Nei contratti con prestazioni corrispettive, in caso di denuncia di inadempienze reciproche, è necessario comparare il comportamento di ambo le parti per stabilire quale di esse, con riferimento ai rispettivi interessi ed alla oggettiva entità degli inadempimenti, si sia resa responsabile delle trasgressioni maggiormente rilevanti ed abbia causato il comportamento della controparte, nonché della conseguente alterazione del sinallagma.
Trib. Pescara - sent. 21.06.2018, n. 924 - est. Ursoleo
Condominio negli edifici - Impugnazione ex art. 1137 c.c. della deliberazione assembleare avente ad oggetto una ripartizione di spese inerente i balconi - Asserita invalidità in quanto ricomprendente parti in proprietà esclusiva - Rilevanza estetica di tali parti - Legittimità della deliberazione
L'assemblea condominiale può validamente approvare una ripartizione delle spese inerenti alcune opere di manutenzione straordinaria del fabbricato che ricomprendano i costi per il rifacimento degli elementi decorativi o anche semplicemente cromatici dei balconi. Detti elementi, in quanto aventi tale funzione estetica, sono infatti da considerarsi parti preminenti della facciata.
Tribunale di Chieti – sez. dist. Ortona – sent. 21.06.2018, n. 74 – Est. Cozzolino
Contratti bancari - Anatocismo – Contratto di apertura di c/c – Espressa disciplina delle condizioni economiche praticate – Illegittimità degli addebiti – Insussistenza – Rimesse ripristinatorie o solutorie – Onere probatorio circa il limite dell'affidamento – Incombe sull'attore correntista.
In materia di contratti bancari, nel caso in cui il contratto di apertura di conto corrente contenga la chiara esposizione delle condizioni economiche applicate dall'istituto di credito in termini di interessi attivi, passivi, valuta e spese, deve essere esclusa la sussistenza di addebiti illegittimi in difetto di pattuizione scritta.
Inoltre, per individuare la natura – solutoria o ripristinatoria - delle rimesse effettuate dal correntista, incombe su quest'ultimo (attore) l'onere probatorio circa il superamento con tali rimesse del limite di affidamento mediante la produzione di eventuali diversi contratti di affidamento.
Trib. Pescara - sent. 20.06.2018, n. 904 - est. Sacco
Condominio negli edifici - Opposizione al decreto ingiuntivo notificato al condominio dalla ditta appaltante - Clausola nel contratto di appalto di rinuncia alla responsabilità solidale gravante sui singoli condomini - Obbligo della ditta di richiedere il pagamento esclusivamente nei confronti dei condomini "morosi" - Sussiste - Carenza di legittimazione passiva del condominio - Sussiste - Revoca del decreto ingiuntivo
Nel caso in cui, nel contratto di appalto avente ad oggetto alcune opere di manutenzione straordinaria dell'edificio, la ditta appaltatrice abbia rinunciato, con apposito patto, a far valere le sue eventuali future pretese creditorie nei confronti dei condomini in regola con i pagamenti, va revocato il decreto ingiuntivo - eventualmente ottenuto e notificato nei confronti del condominio ed avente ad oggetto il credito per il saldo del corrispettivo dell'appalto - in quanto riferibile a ben individuate (e non contestate) quote di debito di due singoli condomini.
Tribunale di Pescara – ord. 2 luglio 2018, cron. 4406 – Est. Colantonio
Giurisdizione e competenza - Impiego pubblico – Diniego della P.A. a dipendente di svolgere incarico extra – AGO - Sussistenza.
Impiego pubblico – Dipendente a tempo pieno - Carica di presidente o di amministratore delegato di società di capitali – Incompatibilità – Sussistenza – Carica di presidente non operativo – Non è incompatibile.
In materia di pubblico impiego, nel caso in cui venga negata dalla P.A. l'autorizzazione al dipendente a svolgere un incarico professionale extraistituzionale, il relativo giudizio di annullamento di detto diniego è devoluto all'a.g.o. trattandosi di atto diretto a regolare il singolo rapporto di lavoro del dipendente ex art. 63 d.lgs. 165/2001.
E' incompatibile con il ruolo di dipendente pubblico, a tempo pieno, in quanto costituisce esercizio del commercio e dell'industria sia ogni attività imprenditoriale, sia l'assunzione della carica di presidente o di amministratore delegato di società di capitali, esclusa però la carica di presidente non operativo (nel qual caso il diniego della P.A. è illegittimo e va annullato).
Tribunale di Pescara – Decreto 25.01.2018, n. 20/2017 C.P. - est. Capezzera
Concordato preventivo – Deposito della proposta e del piano – Mancata allegazione della relazione ex art. 161, 3 comma L.F. – Inammissibilità – Sussiste.
L’art. 161 L.F. prevede che il debitore, all’atto della proposizione della domanda per l’ammissione al concordato preventivo, debba allegare la relazione di un professionista che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, ed indichi i criteri di valutazione adottati per ciascuna categoria di beni e diritti di credito oggetto di stima. Attesa la finalità precipua della relazione, quale quella di consentire ai creditori la comparazione tra una liquidazione concordataria e una liquidazione fallimentare, cui farne derivare l’espressione informata del proprio diritto di voto, la stessa riveste carattere indefettibile e requisito di ammissibilità della domanda di concordato la cui omissione non potrà essere sanata con successivo deposito ex art. 162, 1° comma L.F. avendo quest’ultimo precetto normativo finalità meramente integrative e non suppletive. Dalla mancata allegazione della relazione alla domanda di concordato consegue la declaratoria di inammissibilità ex art. 162, 2° comma L.F.
Tribunale di Pescara - ordinanza 26.1.2018 - Est. De Rensis
Violazione degli obblighi di assistenza familiare in danno dei figli minori (art. 570 co. 2 n. 2 c.p.) - Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio (art. 570 bis c.p.) - Discrimine
In caso di inadempimento all’obbligo verso il figlio minore, pur operando una presunzione semplice di incapacità di quest’ultimo di produrre reddito proprio (ed essendo peraltro prova dello stato di bisogno del minore il fatto che egli disponga di una retribuzione derivante dalla propria attività lavorativa), non è sussumibile sub art. 570 co. 2 n. 2 c.p. la condotta del genitore che pur non versando quanto stabilito dal giudice civile non determini con il proprio inadempimento la mancanza di mezzi di sussistenza per il minore, non essendo la fattispecie posta a tutela del mero inadempimento civilistico.
Non fanno parte della nozione di mezzi di sussistenza dispendiose attività d’istruzione e ludiche dei minori, come la frequentazione del conservatorio, un corso linguistico extra-scolastico e l’attività sportiva che comporti la partecipazione a gare agonistiche molto dispendiose.
Integra invece il delitto previsto dall’art. 12 sexies L. n. 898/1970 (oggi art. 570 bis c.p.) anche il solo inadempimento dell’obbligazione civile costituita dalla corresponsione della somma fissata dal giudice, prescidendo la tutela penale dallo stato di bisogno dell’avente diritto, e ben essendo sufficiente ad integrare il reato anche il versamento solo parziale in favore di figli minori.
TAR Abruzzo - L'Aquila - sent. 16.07.2018, n. 302 - Presidente Amicuzzi - Est. Di Cesare
Provvedimento di informativa interdittiva antimafia emesso ai sensi degli articoli 84, 4, 91, del d, lgs. 159/2011. Accertamento dei presupposti ed elementi sintomatici per individuare un tentativo di ingerenza della malavita organizzata nell'attività imprenditoriale. Trattandosi di tutela preventiva è sufficiente il conseguimento di un quadro indiziario che consenta di individuare la possibilità oppure il rischio di ingerenza in attività di impresa.
Il provvedimento di informativa antimafia ha natura di tutela preventiva e quindi non occorre una nuova una prova penalmente rilevante di associazione mafiosa. Per tale ragione anche una sentenza di proscioglimento può contribuire a completare il quadro indiziario di legami, coinvolgimenti e collegamenti diretti e indiretti con esponenti di cosche mafiose. Qualora pertanto gli elementi acquisiti e valutati dalla autorità emanante, nella loro pluralità ed univocità, consentano di individuare la qualità di un rischio di infiltrazioni mafiose, il provvedimento di interdizione si palesa il nome da censure.
TAR Abruzzo - Pescara – sent. 30.05.2018, n. 179 - Pres. A. Tramaglini - est. Ianigro
Giustizia amministrativa – Ricorso giurisdizionale – Notifica alla P.A. – A mezzo posta elettronica certificata (p.e.c.) – Deve utilizzarsi in via esclusiva l’indirizzo pec di cui all’art. 16, comma 12, del decreto legge 179/2012 conv. in L. 221/12 (ossia il Reginde) – La violazione non determina l’inesistenza della notifica, bensì la sua nullità – Sanabile per effetto del raggiungimento dello scopo.
Il comma 2 dell’art. 14 delle regole tecniche del processo amministrativo telematico di cui al d.p.c.m. n. 40/2016 dispone che le notificazioni di atti precessuali alle Amministrazioni non costituite in giudizio debbono essere eseguite agli indirizzi pec di cui all’art. 16, comma 12, del d.l. 179/2012 conv. in L. 221/12 (Reginde).
Tuttavia la violazione censurata non determina l’inesistenza della notifica, bensì la sua nullità, come tale sanabile per effetto del principio del raggiungimento dello scopo, stante l’intervenuta costituzione dell’Amministrazione intimata.
L’eccepita nullità, pertanto, è sanabile con effetto ex tunc attraverso la costituzione del Comune convenuto.
TAR Abruzzo - Pescara - sent. 18.06.2018, n. 205 - Pres. Tramaglini - est. Ianigro
Accesso alla documentazione amministrativa – Istanza – Diniego – Mancata impugnazione – Reiterazione della istanza – Presupposti per l’accoglimento
Accesso in materia ambientale – Legittimazione attiva – Diritto alla Trasparenza – Tutela – Presupposti
La preclusione dell’impugnazione di un diniego di accesso, in presenza di una precedente determinazione manifestata su altra analoga domanda di accesso, non impugnata nei termini, presuppone che il provvedimento assuma i caratteri dell’atto “meramente confermativo” del precedente.
Al fine di stabilire se un atto amministrativo sia meramente confermativo (e perciò non impugnabile) o di conferma in senso proprio (e, quindi, autonomamente lesivo e da impugnarsi nei termini), occorre verificare se l’atto successivo sia stato adottato o meno senza una nuova istruttoria e una nuova ponderazione degli intessi.
In tema di accesso in materia ambientale, il Decreto Legislativo 19 ottobre 2005, n. 195 introduce un regime di pubblicità tendenzialmente integrale delle informative ambientali, sia per ciò che concerne la legittimazione attiva (ampliando notevolmente il novero dei soggetti legittimati all’accesso in materia ambientale) e sia per quello che riguarda il profilo oggettivo (prevedendosi un’area di accessibilità delle informazioni ambientali svincolata dai più restrittivi presupposti di cui agli artt. 22 e segg. della L.N. 241).
Più in particolare, in materia di informazioni ambientali, è legittimato a proporre ricorso chiunque ne faccia richiesta, senza che questi debba dichiarare il proprio interesse in conformità con le previsioni di cui all’art. 3 sexies, D.Lg. 3 aprile 2006, n. 152, introdotto dal D.Lg. n. 128 del 29 giugno 2010
TAR Abruzzo - Pescara - sent. 26.06.2018, n. 212 - Pres. Tramaglini – est. De Carlo
Urbanistica – Edilizia – Permesso di costruire in sanatoria – Diniego – Illegittimità Edilizia – Effetti - Rimozione opera e ripristino stato dei luoghi
Le NTA possono stabilire caratteristiche precise per i materiali da utilizzare sia per la manutenzione ordinaria, sia per le ristrutturazioni o le varianti anche di tipo tecnico.
In mancanza di materiali conformi a quanto previsto nel Piano di Recupero, il provvedimento sanzionatorio del Comune è legittimo, anche perché, quanto alla motivazione dei provvedimenti che sanzionano illeciti edilizi o che non concedono condoni o sanatorie, non si richiede una speciale motivazione, né la particolare enunciazione delle ragioni di pubblico interesse, che è in re ipsa, come ribadito dalla sentenza n. 9/2017 dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, e la sua adozione non è preclusa dal lasso di tempo trascorso.
Inoltre, è da sottolineare che la presentazione della domanda di accertamento in conformità non costituisce un fatto idoneo a rendere inefficace il provvedimento sanzionatorio originario, ma determina solo un arresto temporaneo dell’efficacia delle misure ripristinatorie, che dunque riacquistano efficacia in caso di eventuale rigetto della sanatoria.
Protocollo di intesa tra CNF e CSM per abbreviare i giudizi in appello
Il CSM ed il CNF hanno firmato un protocollo d'intesa per trasferire nei distretti delle Corti d'Appello le linee guida approvate dal CSM sulla motivazione sintetica e l'esame preliminare delle impugnazioni. L'intesa parte dalla evidente consapevolezza che è proprio nel secondo grado che si accumulano i maggiori ritardi, ragion per cui si cercherà di incentivare l'adozione di protocolli condivisi, negli uffici giudiziari e nei Consigli dell'Ordine degli avvocati, che tengano conto delle linee guida "deliberate" dal Csm il 5 luglio 2017 e il 20 giugno 2018.
Le linee guida dettano i criteri per ottimizzare i tempi, sia in ambito civile sia penale. Per quanto riguarda il civile si parte dalla possibilità per il consigliere di schematizzare la vicenda processuale, su supporto informatico da condividere con il collegio attraverso un archivio telematico: un sistema già esistente per le toghe con la cosiddetta "Consolle", il programma che consente a giudici e assistenti di gestire il Processo civile telematico. Nell'ottica di sveltire il lavoro rispettando l'effettività del contraddittorio si inquadra anche lo schema per la redazione degli atti difensivi.
Anche nel penale l'efficienza passa per un esame preliminare, finalizzato a una valutazione ad ampio raggio: dal grado di complessità degli affari, al calcolo della prescrizione. Nella consapevolezza del collegamento tra i motivi della decisione di primo grado e l'impugnazione le linee suggeriscono un "modello". L'appuntamento per fare il punto della situazione, anche ai fini della stipula di protocolli condivisi, è fissato al 31 ottobre.
La convenzione di protocollo è stata firmata è stata siglata dal vice presidente del CSM Giovanni Legnini e dal presidente del CNF Andrea Mascherin.
La Redazione di PQM on line
augura ai suoi lettori
Newsletter - Gennaio 2018
Straniero - Permesso di soggiorno per ragioni umanitarie – Condizioni di rilascio – Situazione di “vulnerabilità” – Valutazione del giudice del merito.
Corte d’Appello de L’Aquila - sentenza 3 febbraio 2018, n. 204 - Pres. Iannaccone, Est. Fabrizio
La protezione umanitaria è una misura residuale che presenta caratteristiche necessariamente non coincidenti con quelle riguardanti le misure maggiori. Condizione per il rilascio di un permesso di natura umanitaria D.lgs. n. 286/1998, ex art. 5, comma 6, è il riconoscimento di una situazione di vulnerabilità da proteggere alla luce degli obblighi costituzionali e internazionali gravanti sullo Stato italiano. Il Giudice di merito deve valutare se si verte in una delle ipotesi di concedibilità della più breve e tenue protezione, correlata ad un predeterminato arco di tempo, quando le ragioni di protezione accertate ed aventi gravità e precisione pari a quelle sottese alla tutela maggiore, siano solo temporaneamente limitate.
Contratto di distribuzione commerciale - Clausola risolutiva espressa – Disponibilità ad eliminare l’inadempimento – Contrarietà a buona fede – Sussiste.
Diffida ad adempiere – Inutile decorso del termine per adempiere – Accertamento giudiziale della gravità dell’inadempimento – Permane.
Risoluzione del contratto – Effetti restitutori – Necessità della domanda esplicita della parte.
Tribunale di Pescara – sentenza 29 gennaio 2018 – Est. Roscigno
1. Va considerata contraria alla buona fede, perché abusiva, l’attivazione della clausola risolutiva in presenza di un inadempimento che controparte offre seriamente e prontamente di correggere e che la parte fedele rifiuta, invece, di ricevere, ove emerga che la disponibilità all’eliminazione dell’inadempimento avrebbe impedito l’alterazione dell’equilibrio sinallagmatico e non giustifica, inoltre, la perdita di fiducia nella parte inadempiente. Potrebbe ancora rientrare nell’area della valutazione ex fide bona la dichiarazione di avvalersi della clausola risolutiva comunicata a seguito della prolungata tolleranza dell’inesattezza della prestazione dell’altra parte, coincidente con quella prevista dalla clausola, quando l’acquiescenza della parte fede ha ingenerato in controparte il legittimo affidamento che l’inesattezza della sua prestazione non alteri il sinallagma e che, dunque, precluda a controparte di esercitare il diritto potestativo di risoluzione.
2. L’intimazione da parte del creditore della diffida ad adempiere, di cui all'art. 1454 cod. civ., e l'inutile decorso del termine fissato per l'adempimento non eliminano la necessità, ai sensi dell'art. 1455 cod.civ., dell'accertamento giudiziale della gravità dell'inadempimento in relazione alla situazione verificatasi alla scadenza del termine ed al permanere dell'interesse della parte all'esatto e tempestivo adempimento.
3. La risoluzione del contratto, pur comportando, per l'effetto retroattivo sancito dall'art. 1458 c.c., l'obbligo del contraente di restituire la prestazione ricevuta, non autorizza il giudice ad emettere il provvedimento restitutorio in assenza di domanda dell'altro contraente, atteso che rientra nell'autonomia delle parti disporre degli effetti della risoluzione, chiedendo, o meno, la restituzione della prestazione rimasta senza causa.
Circolazione stradale - Danni causati da fauna selvatica – Regione Abruzzo - Legittimazione passiva – Sussistenza.
Circolazione stradale – Danni – Fermo tecnico – Liquidazione - Prova dell'effettivo danno concreto – Necessità.
Tribunale de L'Aquila - sentenza 23 gennaio 2018, n. 34 – Est. Riviezzo
1. Nel caso di danni causati alla circolazione stradale da fauna selvatica in Abruzzo è legittimata passivamente nonché responsabile ex art. 2043 c.c. non già la Provincia, quale ente delegato e/o titolare di meri compiti di gestione della caccia e protezione della fauna selvatica, bensì la Regione ovvero l'ente territoriale titolare delle competenze in merito al controllo della fauna selvatica.
2. In materia di circolazione stradale il danno derivante dall'indisponibilità di un autoveicolo durante il tempo necessario alla riparazione non può essere liquidato equitativamente in difetto di prova specifica della perdita subita (spesa sostenuta per procacciarsi altro veicolo sostitutivo, danno emergente; o mancato guadagno derivante dalla rinuncia forzata a proventi derivanti dall'uso del veicolo medesimo, lucro cessante).
Obbligazioni e contratti – Contratti bancari – Nullità c.d. di protezione ex art. 117 TULB – Rilevabilità ex officio – Sussistenza.
Tribunale di Pescara – ordinanza 19 gennaio 2018, n. 162 – Est. Ria
Nel caso di contratti bancari l' ipotesi di nullità del contratto (o delle relative pattuizioni), da considerarsi un caso di nullità speciale c.d. “di protezione” - vale a dire che opera solo a vantaggio della parte economicamente più debole, cioè il cliente – ai sensi degli artt. 117 e 127 TULB ed alla stregua dei principi di giustizia comunitaria, sono rilevabili anche d'ufficio.
Processo civile – Competenza territoriale – Art. 20 cpc - Contratto inter absentes – Conclusione – Luogo in cui l'accettazione perviene al proponente.
Obbligazioni e contratti – Risoluzione per inadempimento – Diffida ex art. 1454 c.c. - Accertamento giudiziale della gravità dell'inadempimento – Necessità.
Tribunale di Pescara – sentenza 28 dicembre 2017, n. 1619 – Est. Ria
1. Nel caso di contreversie aventi ad oggetto contratti conclusi tra soggetti lontani, fatta eccezione per le ipotesi tassative di cui all'art. 1327 c.c., la competenza territoriale ex art. 20 c.p.c. si determina (anche) in base al luogo di conclusione del contratto stesso da individuarsi in quello in cui l'accettazione è pervenuta al proponente.
2. Anche in presenza di diffida ad adempiere ex art. 1454 c.c., la gravità dell'inadempimento contrattuale va accertata giudizialmente secondo un criterio che tenga conto sia dell'elemento oggettivo della mancata prestazione nel quadro dell'economia generale del negozio, sia degli aspetti
soggettivi rilevabili tramite un'indagine unitaria sul comportamento del debitore e sull'interesse del creditore all'esatto adempimento.
Danno tanatologico – Risarcibilità iure hereditatis – Esclusione.
Danno da perdita del rapporto parentale – Risarcibilità iure proprio – Sussistenza.
Corte d’Appello de L’Aquila - sentenza 19 dicembre 2017, n. 2374 – Pres. Iannaccone, Est. Fabrizio
1. Il c.d. “danno tanatologico” è rappresentato dalla perdita del bene giuridico “vita” che costituisce bene autonomo, fruibile solo in natura da parte del titolare. Pertanto, esso è insuscettibile di essere reintegrato per equivalente iure hereditatis.
2. Il c.d. danno da perdita del rapporto parentale consiste nel vuoto costituito dal non potere più godere della presenza e del rapporto con chi è venuto meno e, perciò, nell’irrimediabile distruzione di un sistema di vita basato sull’affettività, sulla condivisione, sulla rassicurante quotidianità dei rapporti familiari. Il fatto illecito, costituito dalla uccisione del congiunto, dà luogo ad un danno non patrimoniale presunto, consistente nella perdita del rapporto parentale, allorché colpisce soggetti legati da uno stretto vincolo di parentela, la cui estinzione lede il diritto all'intangibilità della sfera degli affetti reciproci e della scambievole solidarietà che caratterizza la vita familiare nucleare.
Mutuo fondiario – Utilizzo delle somme ricevute dalla banca per estinguere le passività di un terzo – Validità – Mutuo di scopo - Esclusione.
Tribunale di Chieti, sentenza 2 novembre 2017, n. 219 - Est. Cozzolino
L’utilizzo, da parte del mutuatario, delle somme ricevute dalla banca mutuante per estinguere le passività accumulate da altro soggetto nei confronti della banca medesima è fatto estraneo alla causa del contratto di mutuo fondiario che rimane pertanto valido poiché non costituisce un mutuo di scopo.
Occupazione personale del dipendente nel settore edile - Contratti part-time con personale eccedente la percentuale consentita dall’art. 97 CCNL Edilizia Artigianato del 23.07.2008 (in misura superiore al 3% totale dei lavoratori a tempo pieno).
Corte D’appello de L’Aquila, sez. lav. - sentenza 25 gennaio 2018, n. 31 – Est. De Nisco
Nel settore edilizio il contratto a tempo parziale, anche se stipulato in eccedenza rispetto alla quota prevista dal contratto collettivo edilizia Artigianato del 23.07.2008, è soggetto a contribuzione parametrata alla retribuzione in concreto irrogata al lavoratore, e non al regime della “retribuzione virtuale”.
Riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato - Indici di subordinazione - Onere della prova.
Tribunale di Chieti, sez. lav. - sentenza 21 dicembre 2017, n. 293 – Est. Prozzo
1. In caso di domanda diretta ad accertare la natura subordinata del rapporto di lavoro, qualora la parte che ne deduce l'esistenza non abbia dimostrato la sussistenza del requisito della subordinazione - ossia della soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, che discende dall'emanazione di ordini specifici oltre che dall'esercizio di un'assidua attività di vigilanza e controllo sull'esecuzione della prestazione lavorativa - non occorre, ai fini del rigetto della domanda, che sia provata anche l'esistenza del diverso rapporto dedotto dalla controparte, dovendosi escludere che il mancato accertamento di quest'ultimo equivalga alla dimostrazione dell'esistenza della subordinazione, per la cui configurabilità è necessaria la prova positiva di specifici elementi che non possono ritenersi sussistenti per effetto della carenza di prova su una diversa tipologia di rapporto.
2. Costituisce requisito fondamentale del rapporto di lavoro subordinato - ai fini della sua distinzione dal rapporto di lavoro autonomo - il vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, il quale discende dall'emanazione di ordini specifici, oltre che dall'esercizio di una assidua attività di vigilanza e controllo dell'esecuzione delle prestazioni lavorative. L'esistenza di tale vincolo va concretamente apprezzata con riguardo alla specificità dell'incarico conferito al lavoratore e al modo della sua attuazione, fermo restando che ogni attività umana economicamente rilevante può essere oggetto sia di rapporto di lavoro subordinato sia di rapporto di lavoro autonomo.
Appello del P.M. - Inammissibilità per genericità dei motivi- Art. 572 c.p.p.
Corte d’Appello de L’Aquila - sentenza 24.11.2016 - Pres. Catelli, Rel. Tascone
L’appello del pubblico ministero è inammissibile, per genericità dei motivi, ove si limiti a rinviare per relationem alle censure mosse nell’impugnazione della parte civile, senza indicare, nemmeno sommariamente, le ragioni del dissenso sulla sentenza appellata, essendo tale ipotesi differente rispetto a quella in cui il pubblico ministero trascriva nel proprio atto d’appello, testualmente e per esteso, le censure proposte dalle parti civili nella richiesta allo stesso presentata ai sensi dell’art. 572 cod. proc. pen., risultando in quest’ultimo caso rispettato il requisito di specificità (nel caso di specie il pubblico ministero aveva proposto appello “per le motivazioni ed argomentazioni specificamente evidenziate nell’istanza ex art. 572 c.p.p. della parte civile e nell’atto di appello della stessa parte civile”).
Edilizia ed urbanistica - Preavviso di diniego – Motivazione del provvedimento amministrativo – Istanza di sanatoria – Presentazione – Termine non perentorio.
TAR Abruzzo, Pescara – sentenza 17 gennaio 2018, n. 13 - Pres. Tramaglini - Est. Ianigro
1. Il c.d. preavviso di diniego non esprime una determinazione definitiva in ordine alla volontà dell’Amministrazione, ma è atto endoprocedimentale, non immediatamente lesivo della sfera giuridica del destinatario e pertanto non autonomamente impugnabile.
2. La motivazione deve precedere e non seguire il provvedimento amministrativo, a tutela del buon andamento della P.A. e dell’esigenza di delimitazione del controllo giudiziario.
3. Il privato raggiunto dall’ordine di demolizione può richiedere la sanatoria delle opere eseguite, ai sensi dell’art. 36 del D.p.r. n. 380/2001, anche oltre il termine di novanta giorni dalla notifica dell’ordinanza; e tanto sulla base del tenore letterale del comma 1 del predetto art. 36, che ammette la possibilità di ottenere il permesso in sanatoria fino alla scadenza dei termini di cui all’art. 31, comma 3, 33, comma 1, 34, comma 1, e comunque fino all’irrigazione delle sanzioni amministrative.
Atto amministrativo – Motivazione – Requisito di forma sostanziale – Accordo sindacale per la Cassa Integrazione Guadagni - Richiesta di integrazione salariale – Provvedimento di reiezione dell’I.N.P.S. – Necessità di adeguata motivazione.
TAR Abruzzo, Pescara – sentenza 15 gennaio 2018, n. 11 - Pres. Tramaglini - Est. Ianigro
1. La norma contenuta nell’art. 3 della legge n. 241/1990, in base alla quale ogni provvedimento amministrativo deve essere motivato, non è riconducibile a quelle sul procedimento o sulla forma degli atti, poiché la motivazione non ha alcuna attinenza né con lo svolgimento del procedimento, né con la forma degli atti in senso stretto, riguardando, più precisamente, l’indicazione dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’Amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria; tant’è che nella stessa giurisprudenza comunitaria la motivazione viene configurata come requisito di forma sostanziale. Alla carenza di motivazione del provvedimento non è dunque applicabile la disciplina della c.d. sanatoria processuale prevista dall’art. 21 octies, comma 2, della legge n. 241 del 1990.
2. In materia di richiesta di integrazione salariale all’I.N.P.S., dalla motivazione del provvedimento impugnato non si evincono le ragioni per cui è stata esclusa la natura transitoria della crisi dedotta, né per quale ragione non fosse stata ritenuta attendibile la dedotta natura temporanea della riduzione delle commesse in lavorazione.
Protocollo per la giurisprudenza del Tribunale di Pescara
La testata giuridico-forense PQM, l’Ufficio del Referente Distrettuale del C.S.M. per l’Informatica e per l’Innovazione (settore civile/lavoro), il Tribunale di Pescara, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e la Fondazione Forum Aterni hanno firmato nei giorni scorsi un importante PROTOCOLLO di intesa diretto a favorire la conoscenza della giurisprudenza del Tribunale di Pescara.
Scopo dell'iniziativa è fornire a magistrati ed avvocati uno strumento agevole di diffusione, di conoscenza e di reperimento, anche attraverso le attuali risorse del processo civile telematico, dei “precedenti” d’interesse, come di volta in volta previamente selezionati, classificati ed indicati nei loro estremi dai magistrati estensori.
A breve, pertanto, il Tribunale di Pescara renderà periodicamente disponibile alla Rivista PQM i “Repertori” semestrali informatici comunicandone il relativo contenuto, non appena disponibili le classificazioni dei singoli provvedimenti. La testata PQM, da parte sua, provvederà a diffonderne la conoscenza a mezzo della propria newsletter periodica, il sito web ( in fase di implementazione), la rivista cartacea, etc.
Il Protocollo prevede anche l’organizzazione congiunta di periodici incontri e/o seminari e/o convegni di approfondimento, destinati agli operatori del diritto del Distretto, e riguardanti le tematiche inerenti alla giurisprudenza emersa come rilevante nel “Repertorio”.
Alla firma del documento presenti il Presidente del Tribunale Dott. Bozza, il Giudice Falco, ideatore del progetto dei Repertori Periodici Informatici, il Presidente del COA Avv. Di Campli, il presidente della Fondazione Forum Aterni, editrice di PQM, Avv. De Benedictis e il Direttore Responsabile di PQM Avv. Pacifico.
La collaborazione a PQM on line è aperta a tutti gli operatori del diritto che vogliano spontaneamente segnalare provvedimenti giudiziari ritenuti di interesse per novità, argomento, rilevanza.
Condominio - Azione di reintegra nel possesso – Legittimazione attiva del singolo condomino - Sussiste.
Condominio - Azione di reintegra nel possesso – Litisconsorzio necessario di tutti i condomini – Non sussiste.
Possesso – Azione di reintegra di servitù di passaggio – Prova – Transito su bene altrui – Sufficienza.
Tribunale di Pescara – sentenza 5 ottobre 2017, n. 1232 – Est. Ursoleo.
1. È legittimato a proporre azione di reintegra nel possesso (nel caso di specie, di una servitù di passaggio) anche il singolo condomino, non dovendosi ravvisare la legittimazione attiva solo in capo al condominio.
2. Nell'azione possessoria intrapresa da un singolo condomino a tutela di una servitù di passaggio del condominio non vi è litisconsorzio necessario di tutti i condomini.
3. In tema di azione possessoria a tutela di una servitù di passaggio, è sufficiente per il ricorrente fornire la prova dell'effettuazione del transito sul bene altrui.
Mediazione delegata – Termine di quindici giorni – Mancato rispetto – Conclusione del procedimento prima della celebrazione dell’udienza di rinvio – Improcedibilità della domanda – Sussiste.
Tribunale di Vasto, sentenza 27.09.2017 – est. Pasquale.
1. Il termine di quindici giorni assegnato dal giudice per la presentazione della domanda di mediazione non ha carattere perentorio sia sotto un profilo meramente formale, in ragione della mancanza di una espressa previsione legale di perentorietà del termine, sia da un punto di vista sostanziale, non potendosi ricavare il carattere della perentorietà in via interpretativa sulla base dello scopo che il termine persegue, che è quello di compulsare le parti all’attivazione della procedura, nonché della funzione che assolve che è quella di garantire certezza dei tempi di definizione della procedura di mediazione.
2. Qualora l’istanza di mediazione venga depositata con molto ritardo rispetto a quanto disposto dal giudice (addirittura oltre il termine di durata massima della procedura) e soprattutto a ridosso temporale dell'udienza di rinvio, deve prendersi atto che, alla data di tale udienza, il procedimento di mediazione non era stato ancora esperito e, pertanto, deve concludersi che la condizione di procedibilità non si è verificata [Cfr. ordinanza del medesimo Giudicante in base alla quale: “Ove l’udienza di rinvio del processo sia stata fissata subito dopo la scadenza del termine di durata della mediazione, senza che il procedimento sia stato iniziato o comunque si sia concluso per una colpevole inerzia iniziale della parte, che ha ritardato la presentazione della istanza, quest’ultima si espone al rischio che la sua domanda giudiziale sia dichiarata improcedibile, a causa del mancato esperimento della mediazione entro il termine di durata della procedura o, in ogni caso, entro il più ampio termine di rinvio del processo all’udienza di verifica. Diversamente, ove il procedimento di mediazione si sia concluso entro il termine di legge (o, comunque, anche successivamente ma sempre prima della celebrazione della udienza di rinvio), benché iniziato dopo la scadenza del termine assegnato dal giudice, giammai l’iniziale ritardo potrà determinare la declaratoria di improcedibilità della domanda giudiziale”].
Separazione e divorzio – Modifica condizioni – Accordi negoziali – Validità – Necessità di deliberazione giudiziale – Non sussiste.
Tribunale di Pescara – ordinanza 23 ottobre 2017 – Est. Bozza.
In tema di separazione e divorzio, eventuali accordi negoziali tra le parti, anche modificativi delle precedenti condizioni, sono validi ed efficaci senza necessità di una deliberazione giudiziale, alla stregua della più recente giurisprudenza di legittimità.
Processo civile – Appello – Non articolato in modo schematico – Individuazione delle parti di sentenza impugnate e dei motivi di censura sulla base di una valutazione complessiva – Ammissibilità.
Processo civile - Fascicolo di parte – Ritiro - Termine per il successivo deposito ex art. 169 2° co. c.p.c. - Perentorietà - Mancato deposito con la comparsa conclusionale - Decisione allo stato degli atti – Rigetto della domanda da provarsi documentalmente - Legittimità.
Processo civile - Fascicolo di parte – Ritiro - Mancato deposito con la comparsa conclusionale – Effetti – Limitati al giudizio di primo grado - Deposito in appello – Ammissibilità.
Responsabilità medica – Struttura sanitaria – Natura – Contrattuale (c.d. da contatto) – Onere della prova – A carico del danneggiato – Prova del contratto e del danno – Sufficienza.
Corte di Appello di L'Aquila – sentenza 4 settembre 2017, n. 1564 – Est. Martini.
1. L'atto di appello, ai sensi del novellato art. 342 c.p.c., è valido – anche se non articolato in modo schematico – laddove da una valutazione complessiva possano evincersi le parti della sentenza impugnate e gli specifici motivi di censura.
2. Il mancato deposito del fascicolo di parte, già ritirato, entro il termine perentorio di cui all'art. 169, 2° co. c.p.c., ovvero fino al deposito della comparsa conclusionale, che legittima la decisione allo stato degli atti, esplica effetti limitatamente al giudizio di primo grado e, pertanto, è ammissibile tale deposito nel giudizio di appello, non costituendo esso la introduzione (vietata in secondo grado) di “nuovi” mezzi di prova.
3. In tema di responsabilità medica, la struttura sanitaria risponde a titolo contrattuale dei danni patiti dal paziente ex art. 1218 c.c., per fatto proprio (allorquando tali danni siano dipesi da inadeguatezza della struttura), ovvero ex art. 1228 c.c., per fatto di terzi (quando siano dipesi da colpa dei sanitari di cui la struttura si avvale), con la conseguenza che in ordine al riparto dell'onere della prova incombe sul danneggiato soltanto l'onere di dimostrare l'esistenza del contratto (c.d. contatto sociale) e l'insorgenza o l'aggravamento della patologia nonché l'inadempimento del debitore, restando a carico di quest'ultimo l'onere di provare l’insussistenza dell’inadempimento.
Competenza e giurisdizione – Giudice di pace - Competenza per valore – Cumulo delle domande – Clausola di contenimento – Rileva.
Domanda – Nullità per indeterminatezza – Eccezione del convenuto che si è difeso nel merito – Insussistenza.
Responsabilità da cosa in custodia – Consegna di bene per riparazioni – Perimento del bene – Per causa non imputabile all'affidatario – Irrilevanza.
Responsabilità da cosa in custodia – Consegna di bene per riparazioni – Perimento del bene – Per causa non imputabile all'affidatario – Prova del caso fortuito – Mancanza – Responsabilità del custode – Sussiste.
Danni – Contestazione del quantum da parte del danneggiante – Specifica e rigorosa – Necessità.
Tribunale di Pescara – sentenza 5 ottobre 2017, n. 1231 – Est. Falco.
1. In caso di proposizione cumulativa di più domande, qualora l'attore abbia dichiarato di voler limitare complessivamente le domande nell'ambito della competenza per valore del giudice di pace (c.d. “clausola di contenimento”), tale limitazione ha effetto non solo ai fini dell'individuazione del giudice competente per valore, ma nel caso del giudice di pace anche in relazione alla scelta del criterio di decisione e, in ogni caso, anche in relazione al merito.
2. È infondata l'eccezione di nullità della domanda per indeterminatezza, qualora il convenuto si sia difeso compiutamente nel merito, risultando così rispettato il principio del contraddittorio.
3. Risponde ai sensi dell'art. 2051 c.c. dei danni cagionati all'autovettura consegnata per l'esecuzione di lavori di riparazione, il custode a cui tale bene (perito per effetto di un incendio) sia stato consegnato e lasciato in deposito per svariati giorni.
4. Risponde ai sensi dell'art. 2051 c.c. dei danni cagionati all'autovettura consegnata per l'esecuzione di lavori di riparazione il custode, che non abbia fornito la prova del caso fortuito comprensivo del fatto del terzo o della colpa del danneggiato.
5. Le doglianze relative al quantum del risarcimento da parte del danneggiante non possono limitarsi a generiche contestazioni, dovendo involgere specifiche circostanze di fatto suscettibili di dimostrare la non congruità o la non rispondenza al vero di conteggi addotti dall'attore.
Competenza e giurisdizione – Eventi sismici – Contributi per l'autonoma sistemazione ex OPCM n. 3754 del 9.4.2009 – Provvedimento di diniego del sindaco – Giurisdizione A.G.O. – Sussiste.
Legittimazione passiva – Eventi sismici – Contributi per l'autonoma sistemazione ex OPCM n. 3754 del 9.4.2009 – Provvedimento di diniego del sindaco – Legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Sussiste.
Tribunale di L'Aquila – sentenza 26 settembre 2017, n. 578 – Est. Lombardi.
1. In tema di provvedimenti concessivi dei contributi per l'autonoma sistemazione in favore di soggetti colpiti da eventi sismici, ai sensi dell'art. 1 dell'OPCM n. 3754 del 9.4.2009, le relative controversie sono devolute all' A.G.O., vertendosi in materia di diritti soggettivi dei privati.
2. In tema di provvedimenti concessivi dei contributi per l'autonoma sistemazione in favore di soggetti colpiti da eventi sismici, ai sensi dell'art. 1 dell'OPCM n. 3754 del 9.4.2009, sussiste in tale materia la legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri, pur trattandosi di provvedimenti (nel caso di specie, di diniego) emessi dal Sindaco competente, che opera secondo le direttive del Commissario Delegato, a sua volta organo a ciò demandato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Società “in house” - Esclusione dal concorso pubblico per omessa dichiarazione di precedenti penali – Declaratoria giudiziale di illegittimità – Non sussiste.
Tribunale di Pescara, sez. lav., sentenza 28 settembre 2017, n. 696 – Est. De Cesare.
In sede di partecipazione ad un pubblico concorso indetto da una società “in house”, l’omessa dichiarazione dei propri precedenti penali preclude al partecipante di chiedere la declaratoria giudiziale di illegittimità dell’esclusione poiché, costituendo il bando di concorso per l’assunzione di personale una vera e propria offerta la pubblico, per poter reclamare la illegittimità del provvedimento di non assunzione all’esito della selezione ed invocare la conclusione del contratto di lavoro ed il correlativo diritto all’assunzione, il candidato deve avere accettato la delineata offerta in maniera conforme alla proposta contrattuale e, in particolare, deve avere indicato nella domanda di partecipazione il possesso di tutti i requisiti richiesti dal bando.
Esecuzione penale - Applicazione della disciplina del concorso formale e del reato continuato - Pluralità di condanne intervenute per il medesimo reato permanente in relazione a distinte frazioni della condotta - Potere del giudice dell’esecuzione di rideterminare una pena unica, in applicazione degli artt. 132 e 133 cod. pen., che tenga conto dell’intero fatto storico accertato nelle plurime sentenze irrevocabili e di assumere le determinazioni conseguenti in tema di concessione e revoca della sospensione condizionale, ai sensi degli artt. 163 e 164 cod. pen. - Mancata previsione - Art. 671 c.p.p. - Questione di legittimità costituzionale.
Tribunale di Chieti, sez. dist. Ortona - ordinanza 8 novembre 2016 - G.E. De Ninis.
1. In caso di plurime condanne per diverse frazioni del medesimo reato permanente (che si ha quando la permanenza non risulta interrotta da nessuna delle sentenze di primo grado, tutte successive alle scansioni temporali oggetto delle imputazioni), non può applicarsi la disciplina di cui all’art. 669 co. 1 c.p.p. (ne bis in idem), in quanto i fatti storici oggetto dei distinti procedimenti sono diversi, potendosi ravvisare un idem factum solo ove siano identici tutti gli elementi costitutivi del reato (condotta, evento, nesso causale), avuto riguardo anche delle circostanze di tempo, di luogo e di persona.
2. In caso di plurime condanne per diverse frazioni del medesimo reato permanente, non può neppure applicarsi la disciplina di cui all’art. 671 c.p.p. (reato continuato), in quanto mancherebbe il requisito della pluralità dei reati.
3. L’impossibilità per il Giudice dell’esecuzione di applicare l’art. 669 o l’art. 671 c.p.p. configura un vuoto di tutela giurisidizionale, che pone il dubbio della compatibilità dell’art. 671 c.p.p. sia con l’art. 3 co. 1, sia con l’art. 24 della Carta costituzionale, per rimanere il condannato soggetto al cumulo di una pluralità di condanne emesse per un unico reato (avendo il reo diritto ad una valutazione unitaria delle condotte oggetto delle plurime sentenze di condanna la quale, da un lato, eviti il cumulo delle condanne frazionate irrogate in relazione ad un reato unico, e dall’altro commisuri la sanzione all’effettiva e complessiva offesa arrecata con tutte le condotte oggetto dei giudizi; non avendo il cumulo derivante dall’occasionale pluralità di condanne per un reato unico alcuna giustificazione razionale, ma anzi determinando un trattamento deteriore anche rispetto ai casi disciplinati dall’art. 671 c.p.p., che non possono essere ritenuti meno gravi rispetto ai casi di pluralità di reati avvinti dal concorso formale o dall’esecuzione del medesimo disegno criminoso; risultando tale pluralità di condanne determinata da eventi indipendenti dalla condotta e dalle scelte del reo, riconducibili essenzialmente alle modalità ed ai tempi con quali sono stati esercitati i diritto di querela e l’azione penale per le singole frazioni della condotta contestata ed al mancato raccordo dei procedimenti penali così incardinati, finalizzato alla loro riunione).
4. L’art. 671 c.p.p. è parimenti incostituzionale nella parte in cui non prevede che il Giudice dell’Esecuzione possa rivalutare i vari fatti oggetto delle diverse condanne anche ai fini della concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, che - ove concessa in una delle sentenza - potrebbe essere revocata a seguito delle altre.
5. L’incostituzionalità dell’art. 671 c.p.p. verrebbe meno a seguito di pronuncia additiva della Corte Costituzionale, con la quale al Giudice dell’esecuzione sarebbe dato il potere di rideterminare una pena unica, in applicazione degli artt. 132 e 133 c.p., che tenga conto dell’intero fatto storico accertato nelle plurime sentenze irrevocabili e di assumere le determinazioni conseguenti in tema di concessione e revoca della sospensione condizionale, ai sensi degli artt. 163 e 164 c.p.
Appalto di servizi - Gara aperta e affidamento in convenzione del trasporto sanitario in ambulanza ad associazioni di volontariato - Limiti alla discrezionalità della P.A. - Proporzionalità ed economicità dell’azione amministrativa.
Tar Abruzzo, Pescara - sentenza 24 ottobre 2017 n. 303 - Pres. Tramaglini - Est. Ianigro.
1. La determinazione della Stazione Appaltante di indire una gara pubblica, in luogo dell’affidamento prioritario in convenzione con le Associazioni di volontariato nel settore di trasporto sanitario in emergenza, per quanto rimessa ad una scelta ampiamente discrezionale dell’Amministrazione, resta suscettibile di sindacato nell’ambito dei criteri di ragionevolezza, proporzionalità ed economicità. Parallelamente, la ragionevolezza costituisce un criterio al cui interno convergono altri principi generali dell’azione amministrativa di imparzialità, uguaglianza e buon andamento; l’Amministrazione, in forza di tale principio, deve rispettare una direttiva di razionalità operativa.
2. L’Amministrazione, nell’esercizio del proprio potere, non può applicare meccanicamente le norme ma deve necessariamente eseguirle in coerenza con i parametri della logicità, proporzionalità ed adeguatezza [N.d.r. Nella specie, il Collegio ha accolto il ricorso della Croce Rossa Italiana avverso il bando indetto dalla P.A. per il servizio di trasporto in ambulanza, osservando, in particolare, che la scelta dell’Amministrazione di introdurre l’onerosità del servizio di trasporto sanitario, con inevitabili ripercussioni sul bilancio dell’ente, sull’importo della spesa sanitaria già rigidamente controllata, non può ritenersi adeguatamente compensata da ragioni di interesse pubblico, militanti, invece, dichiaratamente, nell’ottica del giusto contemperamento tra le esigenze di realizzare economie di bilancio e di assicurare, al contempo, livelli ottimali di assistenza nell’erogazione di servizi a tutela della persona].
Giurisdizione e competenza – Progressione verticale del vincitore – Giudice amministrativo – Annullamento d’ufficio – Termine ex art. 21 nonies l. 241/90 – Inderogabilità.
Tar Abruzzo, Pescara - ordinanza 23 giugno 2017 n. 81 - Pres. - Est. Tramaglini.
1. La procedura riguardante una progressione verticale costituisce novazione oggettiva del rapporto di lavoro ed è ascrivibile, al pari del concorso pubblico, all’attività autoritativa della p.a..
2. Il termine di diciotto mesi ex art. 21 nonies l. 241/90 (al di fuori dei casi contemplati dall’art. 2 bis) è inderogabile [N.d.r. L’ordinanza, in effetti, è già stata riformata dal Consiglio di Stato sez. V, con provvedimento n. 4575/2017, sul rilievo che “il termine di cui all’art. 21-nonies legge 7 agosto 1990 n. 241 è riferito ai soli provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, non rilevanti nel caso di specie”].
DPR n. 115/2002 - Contributo unificato – Versamento del tributo in caso di proposizione di motivi aggiunti – Deduzione delle stesse ragioni di diritto e delle stesse conclusioni del ricorso principale – Non sussiste.
Commissione Tributaria Provinciale di Pescara, sez. I – sentenza 12 ottobre 2017, n. 884 – Est. Del Rosario.
Non sussistono i presupposti per l’applicazione della moltiplicazione del tributo giudiziario di cui all'art. 13, c. 6-bis.1, del DPR n. 115/2002 (in materia di c.d. “contributo unificato”), così come individuati nella sentenza della Corte di Giustizia Europea del 6 ottobre 2015 nella causa C-61/14, quando nei motivi aggiunti sono dedotte le stesse ragioni di diritto e le stesse conclusioni proposte con il ricorso principale [N.d.r. Nel caso di specie, la Commissione Tributaria Provinciale ha ritenuto che l’impugnazione con motivi aggiunti di un atto confermativo dell’aggiudicazione definitiva, nell’ambito di una gara per l’affidamento della progettazione esecutiva e la realizzazione di lavori, non determina un “ampliamento considerevole dell’oggetto della controversia già pendente” e non introduce un oggetto “effettivamente distinto”].
Newsletter - Dicembre 2017
Appalto – Vizi dell'opera – Responsabilità – Progettista, appaltatore e direttore dei lavori – Corresponsabilità in solido – Sussistenza.
Appalto – Vizi dell'opera – Responsabilità – Progettista, appaltatore e direttore dei lavori – Corresponsabilità in solido - Azione di garanzia ex art. 1669 c.c. - Prescrizione – Effetto interruttivo dell'azione proposta nei confronti di uno di tali soggetti – Sussistenza.
Tribunale di Pescara – sent. 29 novembre 2017, n. 1475 – Est. Falco – S. c. C. a
1. Sussiste la responsabilità solidale del progettista, del direttore dei lavori e dell'appaltatore a titolo di responsabilità contrattuale nei confronti del committente che abbia subito un danno per difetti dell'opera appaltata.
2. In tema di appalto, la domanda giudiziale proposta nei confronti di uno dei compartecipi del fatto illecito (progettista, direttore dei lavori o appaltatore) spiega effetti interruttivi della prescrizione anche nei confronti degli altri compartecipi.
Usucapione – Compossesso - Domanda di due attori – Rigetto di una domanda - Acquisto di quota pari al 50% – Inammissibilità (fattispecie).
Tribunale di Pescara, sentenza 28 novembre 2017, n. 1469 – Est. Di Fulvio
Nel caso in cui sia proposta domanda di usucapione da parte di due compossessori del bene di cui si chiede l'acquisto in proprietà e venga rigettata la domanda di uno dei due attori (nella fattispecie, la moglie dell'altro attore), in difetto di prova dell'autonoma detenzione continuata per venti anni come proprietario da parte dell'altro attore, non è ammissibile in capo a quest'ultimo l'acquisto per usucapione della sola quota pari al 50%.
Diffamazione a mezzo stampa – Diritto di critica – Prevalenza del diritto all’onore sul diritto di critica – Non sussiste.
Diffamazione a mezzo stampa – Diritto di critica – Presupposti di operatività dell’esimente.
Diffamazione a mezzo stampa – Diritto di c.d. “critica politica” – Preminente interesse generale al libero svolgimento della vita democratica.
Diffamazione a mezzo stampa – Diritto di c.d. “critica politica” – Competizione elettorale – Collegamento strumentale alla manifestazione del dissenso politico.
Tribunale di Pescara, sentenza 16 novembre 2017, Est. Falco
1. In tema di diffamazione a mezzo stampa, non sussiste una generica prevalenza del diritto all'onore sul diritto di critica, in quanto ogni critica alla persona può incidere sulla sua reputazione, e del resto negare il diritto di critica solo perché lesivo della reputazione di taluno significherebbe negare il diritto di libera manifestazione del pensiero; pertanto, il diritto di critica può essere esercitato anche mediante espressioni lesive della reputazione altrui, purché esse siano strumento di manifestazione di un ragionato dissenso e non si risolvano in una gratuita aggressione distruttiva dell'onore.
2. Sussiste l'esimente del diritto di critica quando le espressioni utilizzate consistano in un'argomentazione che esplicita le ragioni di un giudizio negativo collegato agli specifici fatti riferiti e non si risolve in un'aggressione gratuita alla sfera morale altrui. Sono invece sempre punibili le espressioni c.d. "gratuite", nel senso di non necessarie all'esercizio del diritto, in quanto inutilmente volgari o umilianti o dileggianti. Ciò che, infatti, rileva e determina l'abuso del diritto non è la maggiore o minore aggressività dell'espressione o l'asprezza dei toni, ma la gratuità delle aggressioni non pertinenti ai temi apparentemente in discussione.
3. Le espressioni utilizzate nell'ambito della c.d. "critica politica" assumono naturalmente connotazioni soggettive ed opinabili, in quanto si confrontano varie concezioni contrapposte per il raggiungimento di fini pubblici. Ne consegue che, in tale contesto, la valutazione dei comportamenti e dei giudizi fortemente critici nei confronti degli avversari politici deve essere compiuta tenendo presente il preminente interesse generale al libero svolgimento della vita democratica.
4. La critica politica può assumere toni più pungenti rispetto a quelli interpersonali tra privati, può essere di parte e non deve necessariamente essere obiettiva, tale considerazione, a maggior ragione, vale in occasione di una competizione elettorale, in cui si contrappongono, ancor più immediatamente e direttamente, due o più competitori nonché due o più partiti e/o coalizioni, aventi programmi di gestione della cosa pubblica, che spesso sottintendono due opposte visioni del modo in cui realizzare gli interessi della comunità. In tal caso, il diritto di critica politica può essere esercitato utilizzando espressioni ancor più aspre, purché siano strumentalmente collegate alla manifestazione di un dissenso ragionato dall'opinione, dal comportamento, dal programma elettorale, ove già delineato, oppure dalla visione politica, genericamente intesa, dei propri avversari.
Scissione societaria - Revocatoria ordinaria e revocatoria fallimentare degli effetti traslativi dell’atto di scissione, pregiudizievoli per i creditori della società scissa – Ammissibilità.
Tribunale di Pescara, sentenza 4 maggio 17, n. 689 - Est. Falco
La scissione parziale di una società, comportando, per sua natura, il trasferimento di parte del suo patrimonio a una o più società, preesistenti o di nuova costituzione, integra un atto i cui effetti traslativi possono incidere negativamente sulla consistenza della garanzia patrimoniale della società scissa e, di conseguenza, sono in grado di arrecare pregiudizio ai creditori di quest’ultima.
E’ ammissibile l'azione revocatoria ordinaria avverso un atto di scissione societaria pregiudizievole per i creditori della società scissa, in quanto con tale azione si mira non alla ricostruzione dell'assetto societario preesistente all'atto di scissione, ma soltanto alla reintegrazione della garanzia patrimoniale del debitore, lesa da tale operazione, mediante la declaratoria di inefficacia dei trasferimenti patrimoniali scaturiti dalla stessa, declaratoria alla quale non sono di ostacolo nè il divieto di pronunciare l'invalidità dell'atto di scissione, di cui all'art. 2504-quater c.c., né la previsione legislativa degli specifici rimedi endosocietari avverso l’atto di scissione, di cui agli artt. 2503, 2506 ter, comma 5, e 2506 quater, comma 3, c.c.
Separazione – Addebito - Domanda non reiterata in sede di precisazione delle conclusioni – Abbandono della domanda - Sussistenza.
Separazione – Addebito – Indifferenza morale e materiale di un coniuge nei confronti dell'altro – Sussistenza.
Tribunale di Pescara – sentenza 14 novembre 2017, n. 1397 – Est. Ursoleo
1. Nel caso in cui sia proposta domanda di addebito della separazione con il ricorso introduttivo, ma in sede di precisazione delle conclusioni tale domanda non venga reiterata, l'istanza ha da intendersi abbandonata, assumendo rilievo solo la volontà espressa della parte, in ossequio al principio dispositivo che informa il processo civile, con conseguente irrilevanza della volontà rimasta inespressa, a meno che sussista pregiudizialità tecnico-giuridica tra le domande.
2. La condotta del coniuge che trascuri l'altro coniuge – sia pure affetto da sindrome depressiva e, dunque, caratterizzato da criticità – facendo venir meno ogni apporto sia materiale che morale tanto da giungere ad una situazione di quasi totale indifferenza legittima la pronuncia di addebito della separazione.
Tribunale di Pescara – ordinanza 23 ottobre 2017 – Es
Associazione Sportiva Dilettantistica - Gratuità delle prestazioni lavorative - Rapporto di lavoro subordinato - Esclusione.
Tribunale di Pescara, sez. lav., sentenza 23 novembre 2017, n. n. 927 – Est. Colantonio
Riguardo ai soci di un’associazione sportiva dilettantistica, la prestazione lavorativa può essere resa sia a titolo gratuito che oneroso; qui la gratuità trova fondamento nella comunione di scopo che lega il socio al sodalizio e non in una causa di scambio. La prestazione, in altre parole, trova giustificazione non più in un fine di lucro, ma nel raggiungimento dei fini istituzionali dell’ente ovvero nel rapporto associativo; nell’ipotesi, invece, in cui il socio percepisca dei compensi, quest’ultimi godono del trattamento di favore previsto dall’art. 67 comma 1 lett. M) TUIR; tuttavia, qualora gli stessi superino del 20% i salari o stipendi previsti per le medesime qualifiche dai contratti collettivi di lavoro, saranno considerati una forma indiretta di distribuzione degli utili, incompatibile con la natura “non commerciale” di una Associazione Sportiva Dilettantistica. In entrambi i casi, si ritiene che tali rapporti non necessitino della comunicazione di assunzione al Centro per l’impiego e della registrazione sul Lul.
Iscrizione nella gestione commercianti di un socio s.r.l. - Avviso di addebito Inps – Sussistenza di un’attività di lavoro – Necessità.
Tribunale di Pescara, sez. lav., sentenza 22 novembre 2017, n. n. 910 – Est. Ferrante
In merito all’iscrizione nella gestione commercianti del socio di una s.r.l., il rapporto previdenziale non può prescindere, per definizione, dalla sussistenza di un’attività di lavoro, dipendente e autonomo, che giustifichi la tutela corrispondente, atteso che, diversamente ragionando, ogni conferimento di capitali in società esercenti attività d’impresa, dovrebbe comportare l’inserimento del reddito corrispondente nell’imponibile retributivo [N.d.r. In senso conforme, Corte d’Appello di L’Aquila, sentenza 24 novembre 2016, n. 995].
Responsabilità amministrativa degli enti - Presupposti - Mancata adozione del modello di gestione, organizzazione e controllo - Interesse e vantaggio nel reato di lesioni personali aggravate dalla violazione della disciplina antinfortunistica.
Tribunale di Chieti, sentenza 9 novembre 2017 - Est. Ribaudo
1. La disciplina dettata dal d.lgs. n. 231 del 2001 non introduce una responsabilità connotata da automatismi (sul modello di quella civilistica) che faccia seguire alla responsabilità penale del legale rappresentante dell’ente quella dell’ente medesimo, in virtù di quanto disposto dall’art. 5 d.lgs. cit., il quale prevede la sussistenza della responsabilità dell’ente solo nel caso in cui il reato sia stato commesso nel suo interesse o a suo vantaggio, escludendo la responsabilità dell’ente stesso ove emerga che l’agente ha agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.
2. Non è sufficiente a fondare la responsabilità dell’ente la sola mancata adozione del modello di organizzazione e gestione, in quanto è necessaria la prova che il reato sia stato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente, requisiti che - in ipotesi di responsabilità amministrativa degli enti derivante dal reato di lesioni personali aggravate dalla violazione della disciplina antinfortunistica - ben possono ritenersi sussistenti rispettivamente nel caso in cui l’omessa predisposizione dei sistemi di sicurezza determini un risparmio di spesa o qualora la mancata osservanza della normativa cautelare consenta un aumento della produttività.
3. I concetti di interesse e vantaggio, nei reati colposi d’evento, vanno riferiti alla condotta e non all’esito antigiuridico; ed essi non ricorrono ove manchi la prova che la condotta colposa ascritta al datore di lavoro sia stata frutto di una violazione deliberata delle regole cautelari finalizzata al perseguimento dell’interesse della società, essendo invece essa il risultato di una semplice sottovalutazione dei rischi o di una cattiva considerazione delle misure di prevenzione necessarie.
Giurisdizione e competenza – Concessione di pubblico servizio – Giurisdizione del Giudice amministrativo – Annullamento in autotutela – Termine di 18 mesi ex art. 21 octies legge n. 241/90 – Computo del termine relativo al periodo antecedente l’entrata in vigore della legge n. 124/15.
Tar Abruzzo, Pescara - sentenza del 14 novembre 2017 n. 314 – Pres. Tramaglini, Est. Balloriani
1. Il codice del processo amministrativo nel devolvere alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo “le controversie in materia di pubblici servizi relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi”, ha inteso riferirsi al concetto di concessione di pubblico servizio vuoi di diritto interno vuoi di diritto comunitario; con la conseguenza che rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo anche la concessione di pubblico servizio in cui il compenso non è stabilito in favore del concessionario come remunerazione a carico dell’utenza.
2. L’annullamento in autotutela deve intervenire entro i 18 mesi di cui all’articolo 21-octies della legge n. 241 del 1990.
3. Il termine di 18 mesi non può essere computato a ritroso anche per il periodo antecedente all’entrata in vigore della legge n. 124 del 2015, perché viceversa si attribuirebbe effetto retroattivo alla legge.
Tar Abruzzo, Sez. Pescara - sentenza 24 ottobre 2017 n. 303 - Pres. Tramaglini - Est- Ianigro
Gara d’appalto – Acquisizione di beni e servizi – Stazione Unica Appaltante - Avvalimento intersoggettivo - Legittimazione processuale passiva - Necessità dell’integrazione del contraddittorio processuale
T.a.r. Abruzzo, Pescara – Ordinanza del 9 novembre 2017 n. 165 - Pres. Tramaglini - Est. Balloriani
1. Sussiste la legittimazione processuale passiva della Asl resistente che ha agito in nome proprio e in qualità di soggetto avvalso della Stazione Unica Appaltante Ab..
2. Pur essendo, l’avvalimento tra Pubbliche Amministrazioni un istituto non sempre propriamente disciplinato in modo uniforme dalle varie fonti normative, convenzionali o unilaterali, è corretto l’orientamento giurisprudenziale che imputa all’ente avvalente il risultato amministrativo dello stesso, tanto che non può parlarsi, in senso stretto di delega, ma sicuramente di una figura sui generis nella quale la funzione è esercitata da un ente pubblico non titolare del medesimo interesse pubblico di cui è titolare l’avvalente.
3. Posto che l’aggiudicazione, oggetto del ricorso, si colloca nell’ambito di una procedura aperta, indetta dalla A.U.S.L. di P. in qualità di Stazione Unica Appaltante Ab., finalizzata all’acquisizione di un sistema di gestione informatizzata dei Pronto Soccorso delle Aziende Sanitarie Locali regionali, si impone l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutte le ASL della Regione Ab. interessate alla procedura, nonchè alla Regione Ab. medesima.
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References: art. 2932
 art. 2932
 art. 2932
 art. 1137
 art. 63
 art. 161
 art. 162
 art. 162
 art. 570
 art. 570
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2043
 art. 117
 Art. 20
 art. 1454
 sentenza 
 art. 20
 art. 1454
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 572
 sentenza 
 sentenza 
 art. 572
 sentenza 
 art. 36
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 169
 sentenza 
 art. 342
 sentenza 
 art. 1218
 art. 1228
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 671
 sentenza 
 sentenza 
 art. 21
 art. 21
 provvedimento n. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1669
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 21
 sentenza 
 sentenza 
sui generis