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VARIANTE DI ADEGUAMENTO PARZIALE DEL PTCP AL PIANO TERRITORIALE REGIONALE NORMATIVA. Adottata con deliberazione consiliare n. - PDF
VARIANTE DI ADEGUAMENTO PARZIALE DEL PTCP AL PIANO TERRITORIALE REGIONALE NORMATIVA. Adottata con deliberazione consiliare n.
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Ilario Paoli
1 VARIANTE DI ADEGUAMENTO PARZIALE DEL PTCP AL PIANO TERRITORIALE REGIONALE NORMATIVA Adottata con deliberazione consiliare n. 65 del 30/07/2013 Approvata con deliberazione consiliare n. 113 del 23/12/2013 1
3 Indice Finalità e caratteristiche del PTCP... 5 Art. 1 Finalità del PTCP... 5 Art. 2 Caratteri del PTCP... 5 Art. 3 - Obiettivi del PTCP... 5 Art. 4 Contenuti del PTCP... 6 Art. 5 Articolazione del PTCP... 7 Art. 6 Elaborati del PTCP... 8 Art. 7 - Criteri e priorità di intervento Art. 8 - Direttive per il recepimento di provvedimenti di competenza sovra-provinciale Art. 9 - Direttive per il recepimento dei Piani territoriali di coordinamento (PTC) dei Parchi regionali Art Direttive per la redazione e/o per l adeguamento dei Piani provinciali di settore Art Direttive per la redazione del Governo del Territorio (PGT) Art Direttive per l adeguamento dei PGT Art Direttive per l organizzazione delle Aree di coordinamento intercomunale e per la concertazione tra Comuni Capo III Disciplina del territorio Art Aree soggette a regime di tutela di leggi nazionali Art Aree soggette ai regimi di tutela di leggi e atti di pianificazione regionale Art Aree soggette a regime di tutela del PTCP Art Criteri per la verifica dell idoneità paesistico-ambientale dei bacini di nuova escavazione alimentati da falda idrica per l allevamento ittico e per la pesca sportiva Art. 18 Criteri per la localizzazione di nuovi impianti zootecnici Art. 19 Salvaguardie territoriali ART. 19 BIS - Salvaguardie territoriali: gli ambiti destinati all attività agricola di interesse strategico Art Criteri per la pianificazione dello sviluppo insediativo comunale Art. 21 Definizione delle componenti endogena ed esogena dello sviluppo insediativo Art. 22 Criteri per l individuazione delle componenti endogena ed esogena dello sviluppo insediativo comunale Art Competenze sullo sviluppo insediativo Capo IV Gestione del PTCP Art. 24 Caratteri della gestione del PTCP Art Soggetti e dispositivi per la gestione del PTCP Art Ufficio di piano provinciale Art. 27 Istruttoria sugli atti di pianificazione comunale Art. 28 Acquisizione di varianti urbanistiche ai sensi dell art. 13 c.14bis della L.R.12/ Art Sistema informativo territoriale (SIT) provinciale Art Indice territoriale di sostenibilità ambientale (InTeSA) e Carta delle compatibilità fisiconaturali Art Bilanci d area Art Dossier tematici per la guida alla decisione Capo V Attuazione del PTCP Art Strumenti per l attuazione del PTCP Art. 34 Criteri e procedure per l accoglimento di Modifiche non sostanziali al PTCP Art. 35 Piano territoriale d area vasta: caratteri, criteri e procedure per la sua redazione Art. 36 Progetto strategico: caratteri, criteri e procedure per la sua redazione Art. 37 Valutazione ambientale strategica Art Regolamenti tipo per ambiti tematici: caratteri e procedura di approvazione Art Strumenti giuridico-amministrativo Capo VI Aggiornamento del PTCP
4 Art. 40 Variante al PTCP: definizione Art. 41 Variante al PTCP: la procedura di approvazione Art. 42 Efficacia del PTCP Art Validità temporale del PTCP Art Norme transitorie Appendice A Appendice B Appendice C Appendice D - Individuazione dei contenuti minimi dei PGT sugli aspetti sovracomunali (in allegato) Allegato E Alberi monumentali e notevoli (in allegato) Allegato F I geositi della Provincia di Cremona: analisi idro-geomorfologica (in allegato) 4
5 Capo I Finalità e caratteristiche del PTCP Art. 1 Finalità del PTCP Il PTCP promuove, indirizza e coordina i processi di trasformazione territoriale di interesse provinciale e, indirettamente, orienta i processi di sviluppo economico e sociale in modo coerente con la pianificazione e la programmazione regionale. Esso assume come obiettivi generali la sostenibilità ambientale dello sviluppo e la valorizzazione dei caratteri paesistici locali e delle risorse territoriali, ambientali, sociali ed economiche secondo il principio di equità tra i soggetti e i luoghi. Ogni variante generale e parziale del PTCP dovrà essere sottoposta a Verifica di Assoggettabilità alla Valutazione di Incidenza da parte dell Autorità competente regionale ai sensi del DPR 357/97 e della DGR 14106/03 e s.m.i. Art. 2 Caratteri del PTCP Il PTCP ha carattere di flessibilità e processualità, è suscettibile di successivi completamenti e integrazioni e costituisce un quadro di riferimento in costante evoluzione per il sostegno alle decisioni. Il PTCP, sulla base della condivisione degli obiettivi e della partecipazione nella gestione delle scelte, si rifà al principio di sussidiarietà nel rapporto con gli enti locali e affida la sua attuazione alle capacità e alle responsabilità degli interlocutori pubblici e privati. Il PTCP è atto di indirizzo della programmazione socio-economica della provincia ed ha efficacia paesaggistico ambientale e ai sensi dell art 15 c.1 e 6 della l.r. 12/2005, individua le previsioni atte a raggiungere gli obiettivi del piano territoriale regionale (PTR), adeguandosi a quanto previsto dal PTR entro due anni dalla sua approvazione, ai sensi degli artt 76 e 77 c.1bis della l.r. 12/2005 s.m.i.. Il PTCP assume come proprio campo d interesse l intero territorio provinciale e individua le proprie scelte tenendo conto degli indirizzi e dei progetti di competenza regionale e delle scelte di competenza comunale. Esso assume, eventualmente integrandoli e approfondendoli, le disposizioni e i contenuti del Piano di bacino del Po, dei Piani territoriali di coordinamento dei Parchi regionali, dei Piani di gestione delle Riserve naturali, dei Siti di Importanza Comunitaria e delle Zone di Protezione Speciale previsti dalla Rete Natura Art. 3 - Obiettivi del PTCP L obiettivo complessivo strategico del PTCP è il raggiungimento e il mantenimento di uno sviluppo sostenibile del territorio provinciale. Tale obiettivo si articola rispetto a quattro sistemi - insediativo, infrastrutturale e paesisticoambientale e rurale e alla gestione dei rischi territoriali. a. L obiettivo generale per il sistema insediativo è il conseguimento della sostenibilità territoriale della crescita insediativa; esso si articola nei seguenti obiettivi specifici: 1. orientare la localizzazione delle espansioni insediative verso zone a maggiore compatibilità ambientale; 2. contenere il consumo di suolo delle espansioni insediative; 3. recuperare il patrimonio edilizio e insediativo non utilizzato; 4. conseguire forme compatte delle aree urbane; 5. sviluppare indicazioni per la localizzazione delle aree produttive di interesse sovracomunale; 6. razionalizzare il sistema dei servizi di area vasta. b. L obiettivo generale per il sistema infrastrutturale è il conseguimento di un modello di mobilità sostenibile; esso si articola nei seguenti obiettivi specifici: 1. armonizzare le infrastrutture con le polarità insediative; 2. orientare la localizzazione delle nuove infrastrutture verso zone a maggiore compatibilità ambientale; 3. razionalizzare le nuove infrastrutture con quelle esistenti al fine di ridurre i consumi di suolo e contenere la frammentazione territoriale; 4. ridurre i livelli di congestione di traffico; 5
6 5. favorire lo spostamento modale verso il trasporto pubblico; 6. sostenere l adozione di forme alternative di mobilità. c. L obiettivo generale per il sistema paesistico-ambientale riguarda la sua tutela e la sua valorizzazione; esso si articola nei seguenti obiettivi specifici: 1. valorizzare i centri storici e gli edifici di interesse storico-culturale; 2. tutelare le aree agricole dalle espansioni insediative; 3. tutelare la qualità del suolo agricolo; 4. valorizzare il paesaggio delle aree agricole; 5. recuperare il patrimonio edilizio rurale abbandonato e degradato; 6. realizzare la rete ecologica provinciale; 7. valorizzare i fontanili e le zone umide; 8. ampliare la superficie delle aree naturali e recuperare le aree degradate; 9. tutelare il sistema delle aree protette e degli ambiti di rilevanza paesaggistica. d. L obiettivo generale relativo alla gestione dei rischi territoriali riguarda il contenimento della loro entità; esso si articola nei seguenti obiettivi specifici: 1. contenere il rischio alluvionale; 2. contenere il rischio industriale; 3. contenere il rischio sismico. e. L obiettivo generale del sistema rurale consiste nel mantenere le aziende agricole attive sul territorio provinciale garantendo un più stretto rapporto tra attività agricola, paesaggio rurale, beni e servizi prodotti, con misure che promuovano non solo la conservazione delle risorse paesaggistiche ma anche una relazione forte tra qualità dei prodotti e qualità del paesaggio. L obiettivo generale si articola nei seguenti obiettivi specifici: 1. miglioramento della competitività del settore agro-forestale finalizzato al mantenimento delle aziende sul territorio tramite azioni di ristrutturazione aziendale e promozione dell innovazione tramite azioni volte a migliorare la qualità della produzione agricola; 2. mantenimento e miglioramento dell ambiente e dello spazio rurale tramite azioni intese a promuovere l utilizzo sostenibile dei terreni agricoli e delle superfici forestale; 3. mantenimento e miglioramento della multifunzionalità dell azienda agricola: diversificazione dell economia rurale tramite azioni intese a migliorare la qualità della vita nelle zone rurali; 4. tutela della risorsa idrica e del reticolo idrico minore. Il presente articolo viene integrato con i 24 obiettivi del Piano Territoriale Regionale (PTR) di cui ai cap.1.4 del Documento di Piano dello stesso, adottato il 30 Luglio 2009 con DCR n. 874, che ha acquistato efficacia per effetto della pubblicazione dell avviso di avvenuta approvazione sul BURL n. 7, serie Inserzioni e Concorsi del 17 febbraio 2010, modificato e integrato successivamente, con DCR n. 56 del 28 settembre 2010, con DCR n. 276 del 8 novembre 2011 e e inserito nel Programma Regionale di Sviluppo PRS- della X Legislatura con DCR n. 78 del 9 luglio Vengono altresì recepiti gli obiettivi tematici specifici dei due Sistemi Territoriali lombardi individuati dal PTR interessanti la Provincia di Cremona 1 : - Pianura Irrigua - Fiume Po e Grandi Fiumi di pianura. Art. 4 Contenuti del PTCP Il PTCP, in conformità ai compiti ed alle funzioni attribuite alle Province dagli artt. 19 e 20 del D.Lgs. 267/00, alle disposizioni contenute negli artt 15, 16, 17, 18 della l.r 12/2005, definisce gli obiettivi generali relativi all assetto e alla tutela del proprio territorio connessi ad interessi di rango provinciale o sovracomunale o costituenti attuazione della pianificazione regionale. Esso promuove, valorizza e indirizza le scelte di assetto e sviluppo del territorio e del paesaggio attraverso: 1. la valorizzazione del sistema ambientale, con la prevenzione degli stati di rischio idrogeologico, sismico e tecnologico, con la tutela delle risorse fisiche, tra cui il suolo, e con la prevenzione dell'inquinamento e del degrado ambientale; 2. la valorizzazione del paesaggio, individuando le zone di particolare interesse provinciale da proteggere, incluse i beni e le aree ambientali individuati ai sensi degli artt 15 e 77 della l.r. 1 S.v. cap. 2 del Documento di Piano del PTR 6
7 12/2005, e delle indicazioni che verranno fornite dal PTR nella sua valenza di Piano territoriale paesaggistico; 3. la tutela delle aree agricole, soprattutto di quelle a maggiore redditività agricola, ritenute patrimonio di interesse provinciale; 4. l individuazione e l applicazione di criteri per la trasformazione e per l'uso del territorio compatibilmente con la tutela e la valorizzazione dei beni paesistico-ambientali e la tutela delle aree agricole; 5. la ricerca di uno sviluppo delle polarità urbane integrato con quello delle infrastrutture per la mobilità, dei grandi centri di servizio, delle strutture di alto livello formativo ed informativo e delle aree produttive di livello sovracomunale; 6. la disciplina dello sviluppo insediativo, con particolare riguardo a criteri di localizzazione e di dimensionamento della residenza, delle aree produttive e dei servizi alla popolazione; 7. il coordinamento e l orientamento della pianificazione comunale. Art. 5 Articolazione del PTCP Il PTCP si articola rispetto a dispositivi di carattere orientativo, prestazionale e prescrittivo. Sono di carattere orientativo gli indirizzi e le direttive, i quali esprimono le finalità del PTCP in scelte e priorità e orientano i comportamenti dei soggetti interessati dalle indicazioni di lungo periodo; sono di carattere prestazionale le indicazioni sui criteri urbanistico-territoriali e paesistico-ambientali da adottare per la valutazione dello sviluppo insediativo; sono di carattere prescrittivo le tutele paesistico-ambientali e le salvaguardie urbanistico-territoriali. L insieme dei dispositivi costituisce il riferimento per gli interventi ai vari livelli, da quelli sovraprovinciali a quelli comunali. 1. Gli indirizzi del PTCP costituiscono il quadro di orientamento per le azioni dei soggetti pubblici e privati e riguardano: a. la localizzazione delle funzioni di eccellenza e/o di particolare rilevanza economica e sociale in rapporto all ordinamento delle polarità urbane; b. le priorità di scelta e i criteri di realizzazione delle reti infrastrutturali e delle modalità di trasporto; c. i criteri di espansione degli insediamenti urbani e dei centri edificati; d. la valorizzazione del sistema paesistico-ambientale; e. i riferimenti per le Aree di coordinamento intercomunale; f. le priorità per la redazione dei Piani territoriali d area e dei Progetti strategici. 2. Le direttive identificano le modalità di coordinamento delle azioni dei soggetti pubblici e privati verso le finalità del PTCP e si riferiscono anche agli strumenti per la gestione e per l attuazione del PTCP. Esse si articolano nelle seguenti procedure: a. procedure per il recepimento e l adeguamento delle indicazioni e degli indirizzi dei Piani etra-provinciali di cui all art. 8; b. procedure per la gestione del PTCP rispetto sia alla sua attuazione, sia alle scelte dei Piani provinciali di settore di cui all art. 10; c. procedure per la formazione, la verifica e il coordinamento dei PGT di cui al punto 1 dell art Le indicazioni per lo sviluppo insediativo costituiscono dei riferimenti puntuali, individuati sulla base di specifici criteri di valutazione e delle conoscenze disponibili, rispetto ai quali i soggetti pubblici e privati interessati dovranno confrontarsi. I criteri di valutazione si articolano sulla base dei seguenti fattori: a. urbanistico-territoriali, che comprendono gli indicatori e i parametri insediativi che i comuni, singolarmente o aggregati, adottano o che considerano sia per le nuove scelte insediative, sia per rivedere eventuali previsioni non coerenti con gli indirizzi del PTCP; b. paesistico-ambientali, che riguardano i criteri che i comuni, singolarmente o aggregati, adottano al fine di orientare le trasformazioni del paesaggio e dell ambiente verso condizioni di maggiore qualità. 4. Le prescrizioni riguardano, ai sensi dell art 18 c.2 della l.r.12/2005: a. le previsioni in materia di tutela dei beni ambientali e paesaggistici; b. le indicazioni sulla localizzazione delle infrastrutture riguardanti il sistema della mobilità; c. l individuazione degli ambiti agricoli di cui all art 15 c.4 della l.r.12/2005; 7
8 d. l indicazione delle opere prioritarie di sistemazione e consolidamento, per le aree soggette a tutela o classificate a rischio idrogeologico e sismico, a seguito della sottoscrizione con gli enti di settore competenti delle intese ai sensi dell art 57 del d.lgs 112/1998. Art. 6 Elaborati del PTCP Il PTCP è composto da due tipi di elaborati: quelli di progetto del PTCP, che contengono l insieme delle scelte e delle disposizioni del PTCP e le principali informazioni di carattere analitico e valutativo; quelli di analisi del PTCP, che contengono l insieme dei riferimenti con cui sono stati redatti gli elaborati di progetto del PTCP e che costituiscono dei materiali utili a supportare il processo di attuazione del PTCP. Gli elaborati di progetto del PTCP sono costituiti da: 1. il Documento direttore e sue integrazioni in cui sono contenuti il metodo e gli strumenti di piano adottati; i metodi e i risultati delle analisi e degli studi condotti sui sistemi paesistico-ambientale, socio-economico, insediativo e infrastrutturale; gli indirizzi di piano, con le indicazioni sulle scelte relative agli scenari di sviluppo, alle priorità di intervento e agli aspetti paesisticoambientali, socio-economici, insediativi ed infrastrutturali. In allegato sono inseriti il Piano integrato della mobilità - Linee guida e Allegati - e il Piano dello sviluppo e adeguamento della rete di vendita - Relazione programmatica e Normativa di settore. 2. la Normativa, in cui sono contenuti gli obiettivi e i caratteri del PTCP; i dispositivi di carattere orientativo, prestazionale e prescrittivo; le modalità di adozione, di gestione e di attuazione del PTCP; 3. le cartografie di progetto del PTCP, i cui tematismi, con scale nominali diverse, sono stati restituiti in formato digitale in scala 1:25.000: a. Carta degli indirizzi per il sistema paesistico-ambientale; b. Carta degli indirizzi per il sistema insediativo e per le infrastrutture; c. Carta delle opportunità insediative; d. Carta delle tutele e delle salvaguardie; e. Carta degli usi del suolo; f. Carta del degrado paesistico-ambientale; g. Carta per la gestione degli ambiti agricoli strategici. Gli elaborati di analisi del PTCP sono costituiti dagli elaborati per la gestione del PTCP e dagli studi tematici e di settore: 1. Gli elaborati per la gestione del PTCP sono costituiti da: a. Allegato 1, Gli indirizzi e le indicazioni per lo sviluppo insediativo, in cui si riportano, per ciascun Comune, le prescrizioni contenute nella Normativa e si specificano le indicazioni contenute nel Documento direttore relative allo sviluppo insediativo, fornendo così i riferimenti per la gestione dei PGT vigenti, di cui al punto 1 dell art. 11, e per la redazione di quelli futuri. L Allegato 1 è uno strumento atto a rappresentare con continuità lo stato delle scelte che vengono effettuate sul territorio provinciale e necessita di un sistematico aggiornamento da parte dell Ufficio di piano provinciale che si avvale del contributo dei Comuni. Esso costituisce così un importante riferimento per orientare in modo trasparente e condiviso le scelte provinciali e comunali di sviluppo territoriale. b. Allegato 2, Carta della Rete ecologica provinciale, in cui sono riportate le analisi e le indicazioni per la costruzione della Rete ecologica provinciale. Questo allegato costituisce il riferimento per i successivi approfondimenti progettuali e per il confronto con i Comuni e i soggetti interessati alla realizzazione della rete ecologica. c. Allegato 3, Carta delle compatibilità fisico-naturali, in cui sono riportati i riferimenti teorici e i passaggi metodologici che hanno portato alla sua realizzazione. Essa non è una semplice carta tematica poiché si configura come una banca dati georeferenziata su supporto digitale attraverso cui è possibile realizzare numerose carte tematiche e di sintesi in funzione delle necessità conoscitive. La Carta delle compatibilità fisico-naturali fornisce i riferimenti per orientare la localizzazione degli insediamenti urbani e industriali e delle infrastrutture territoriali e per tutelare le aree agricole e le aree naturali di maggior pregio. 8
9 d. Allegato 4, Indice territoriale di sostenibilità ambientale (InTeSA), in cui sono esposti i riferimenti teorici e applicativi di questo indice e sono riportati i passaggi che hanno portato al suo calcolo per il territorio provinciale cremonese. Esso costituisce un indicatore sintetico di sostenibilità ambientale e consente, se calcolato in modo sistematico nel tempo, di individuare l andamento tendenziale dello sviluppo territoriale cremonese rispetto alla sua sostenibilità ambientale. e. Allegato 5, Mosaico informatizzato dei piani regolatori generali, realizzato sulla base della legenda unificata indicata dalla regione Lombardia. Esso fornisce il quadro aggiornato e coerente dell insieme delle previsioni degli strumenti urbanistici comunali e costituisce un utile strumento per il monitoraggio delle scelte localizzative dei Comuni e per i confronti sullo sviluppo insediativo tra Comuni e Provincia e tra Comuni contigui. f. Allegato 6, Atlante dei caratteri delle aree agricole, comprensivo di: I. Ricognizione del patrimonio edilizio agricolo dei 115 comuni, che consiste in una sintesi dei dati rilevati attraverso il Censimento del patrimonio edilizio agricolo provinciale effettuato nel e aggiornato a seguito del monitoraggio al PTCP Dicembre 2011; II. Carta del valore agricolo del suolo; III. Carta di caratterizzazione del territorio rurale. g. Allegato E - Censimento degli Alberi Monumentali h. Allegato F - I Geositi della Provincia di Cremona: analisi idrogeomorfologica relazione redatta dal Prof. Pier Luigi Vercesi nel dicembre del Tale elaborato è stato utilizzato ai fini dello sviluppo della variante di aggiornamento del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) rispetto ai nuovi disposti normativi che hanno modificato la L.R. 12/2005, alle DGR esplicative in merito alle varie tematiche che riguardano il governo del territorio a scala provinciale, ai contenuti del Piano Territoriale Regionale (PTR) e del Piano paesaggistico Regionale (PPR), ai piani di settore provinciali. A tal fine si è proceduto a ridefinire la perimetrazione dei Geositi perseguendo l obiettivo di identificarli non solo in senso stretto ma anche di valutarne, in molti casi, i loro rapporti con l intorno. (Rif. succ. art.16) 2. Gli studi tematici e di settore e i contributi di altre discipline sono costituiti da: a. Allegato 7, Le analisi demografiche e delle abitazioni, aggiornamento febbraio 1998; b. Allegato 8, Le forme associative di livello sovracomunale, novembre 1997; c. Allegato 9, Procedura di redazione della Carta degli elementi di rilevanza paesaggistica, con acclusa la Carta degli elementi di rilevanza paesaggistica, in scala 1: d. Studi sul sistema socio-economico e sul sistema paesistico: I. Boscacci F., Analisi della struttura economico-produttiva provinciale ai fini del piano territoriale di coordinamento, dicembre 1996; II. Quadro provinciale dei riferimenti conoscitivi, redatto ai sensi della D.C.R. 394/86 dai Nuclei Operativi Provinciali (N.O.P.) e propedeutico alla redazione del PTPR. e. Dossier Guida per la decisione: Individuazione dei siti per le aree industriali lungo il canale navigabile Cremona-Pizzighettone, dicembre Costituiscono repertorio bibliografico di riferimento del processo di costruzione di piano i Documenti e studi propedeutici alla redazione del PTCP, che sono: a. Allegati cartografici di analisi del sistema infrastrutturale di mobilità e trasporto: I. Viabilità Padana la rete esistente e le ipotesi dei collegamenti interregionali e infraregionali, scala 1: , marzo 1996; II. Sistema Ferroviario Padano la rete esistente, i progetti e le ipotesi degli interventi interregionali e infraregionali, scala 1: , marzo 1996; III. Sistema automobilistico regionale delle province di Mantova e Cremona, scala IV. 1: , gennaio 1996; Carta delle infrastrutture su gomma e su ferro della mobilità Cremona e Crema, scala 1:50.000; V. Carta delle infrastrutture su gomma e su ferro della mobilità Casalmaggiore e Viadana, scala 1:50.000; 9
10 VI. Carta del tempo medio di percorrenza (poli di Cremona, Crema e Casalmaggiore) e delle frequenze del trasporto pubblico, scala 1: ; b. Allegato 10, La Carta del Turismo e le Schede delle risorse per comune, luglio 1997, con acclusa la Carta del Turismo, in scala 1:50.000; c. Allegato 11, Indicazioni per il Soncinasco, luglio1998; d. Studi sul sistema socio-economico e sul sistema paesistico: I. Antonioli Corigliano M., Piano di sviluppo turistico per la provincia di Cremona, ottobre 1996; II. Camagni R., Pompili T. (a cura di), Analisi FORD (forze opportunità rischi e debolezze) della provincia di Cremona e Scenario di sviluppo al 2011 per l economia della Provincia di Cremona, in Progetto: Scenari e strategie di sviluppo per la provincia di Cremona, ottobre 1997; III. Moretti A., Rilevazione e Valutazione dei poli attrattori di mobilità, febbraio 1996; IV. Balducci A., Calvaresi C. (a cura di), Il marketing territoriale in una prospettiva strategica: rassegna di casi internazionali, in Progetto: Scenari e strategie di sviluppo per la provincia di Cremona, ottobre 1997; V. Goggi G., Piano dei trasporti pubblici della provincia di Cremona, Vol. I e II, maggio VI. 1997; Punto Energia, Provincia di Cremona (a cura di ), Valutazione dei fabbisogni energetici dei poli industriali, agosto 1998 e. Dossier Guida per la decisione: I. Proseguimento del canale navigabile Pizzighettone-Truccazzano in territorio cremonese, dicembre 1996; II. Localizzazione di un area industriale sovra-comunale nel cremasco, dicembre 1996; III. Cremona: il nodo della viabilità. Dall emergenza alla programmazione, dicembre 1996; IV. La viabilità del casalasco. Ipotesi integrate d intervento, marzo Capo II GLI INDIRIZZI E LE DIRETTIVE PER IL PTCP Art. 7 - Criteri e priorità di intervento 1. Gli obiettivi del PTCP costituiscono i principali riferimenti per l individuazione delle priorità d intervento di livello provinciale, le quali sono riconducibili a due ordini di criteri: a. criteri di scenario, quando le priorità riguardano gli interventi congruenti con una strategia di sviluppo competitivo che intende inserire il territorio provinciale nel sistema dei mercati e delle relazioni interregionali ed europee, compatibilmente con gli interventi di riqualificazione del sistema economico e sociale locale e di valorizzazione delle risorse paesistico-ambientali; b. criteri di sistema, quando riguardano i mi di interventi intersettoriali tra loro coordinati ed interagenti a livello territoriale. 2. Si indicano come prioritari gli interventi per: a. il miglioramento dell efficienza delle strutture urbane e la minimizzazione della loro pressione sull ambiente, sul paesaggio e sulle aree agricole attraverso l ottimizzazione localizzativa e dimensionale degli insediamenti; b. la costruzione della Rete ecologica provinciale, attraverso la tutela degli elementi costitutivi e la promozione di politiche e di progetti che favoriscano l aumento diffuso della naturalità e incentivino più tipi e forme di turismo compatibili con la specificità delle risorse paesistico-ambientali e con le componenti antropiche presenti; c. il completamento e l adeguamento della rete della mobilità su gomma, ferro e acqua; d. il potenziamento dei servizi ad alto contenuto formativo e informativo nei poli urbani di primo (Cremona) e di secondo livello (Crema e Casalmaggiore), a sostegno del processo di riqualificazione del sistema economico e sociale provinciale, che non esclude l eventualità di organizzare tali attività anche in centri urbani di livello inferiore, purché in presenza di solide motivazioni legate alla realtà locale; e. la valorizzazione del sistema produttivo agroalimentare, attraverso lo sviluppo di servizi e di infrastrutture dedicati e orientati al riconoscimento di modelli produttivi e di prodotti di 10
11 eccellenza locali e al sostegno di modelli di produzione innovativi e che minimizzano l impatto sull ambiente e sul paesaggio; f. la riqualificazione del sistema produttivo manifatturiero, con il potenziamento dei servizi logistici e con la razionalizzazione localizzativa e dimensionale delle aree industriali, in particolare con l individuazione di poli industriali di interesse sovracomunale distribuiti sul territorio in modo integrato con le infrastrutture per l accessibilità e con i servizi. g. lo sviluppo della distribuzione commerciale al dettaglio, con il consolidamento delle funzioni di presidio territoriale della rete urbana, in particolare nei piccoli Comuni, la diffusione dei processi innovativi nell impresa e nelle aree territoriali, anche mediante un maggior equilibrio delle diverse tipologie che privilegi la qualificazione e la riconversione della struttura commerciale esistente. Art. 8 - Direttive per il recepimento di provvedimenti di competenza sovra-provinciale Sono provvedimenti di competenza sovra-provinciale i piani e i programmi che hanno come riferimento di intervento i territori e/o gli ambiti interprovinciali, regionali e interregionali in cui è compreso parte o tutto il territorio provinciale. L Ufficio di piano provinciale verifica la congruenza delle proposte di tali provvedimenti con il PTCP, in particolare con gli obiettivi di cui all art. 3, con la Carta delle compatibilità fisico-naturali e con gli elaborati di progetto del PTCP. In caso di coerenza con il PTCP tali proposte sono recepite anche mediante accordi con il soggetto proponente, in particolare nel caso in cui sia necessario individuare misure mitigative e compensative. In caso di incoerenza con il PTCP tali proposte sono recepite mediante accordi con il soggetto proponente che approfondiscano il loro inserimento nel contesto provinciale individuando le eventuali varianti e le conseguenti misure mitigative e compensative. Il PTCP recepisce: 1. le prescrizioni e le indicazioni derivanti dalla pianificazione di bacino ai sensi della L. 183/89, in particolare quelle del Piano stralcio per l Assetto Idrogeologico (PAI) dell Autorità di bacino del fiume Po, approvato con DPCM 24 maggio 2001 (e successive modifiche ed integrazioni), secondo quanto in esso disposto dall art. 1 comma 11; 2. le prescrizioni e gli indirizzi contenuti nel Programma di Tutela e Uso delle Acque Regionale (PTUA), approvato con d.g.r. 8/2244 del , secondo quanto in esso disposto dall art. 3 comma e; 3. prescrizioni e gli indirizzi contenuti nel Piano Territoriale Paesistico Regionale; 4. le proposte e le indicazioni e i contenuti dei vigenti atti di programmazione generale e di settore della Regione (Programma Regionale di Sviluppo e relativi Progetti strategici, Documenti di Programmazione Economica e Finanziaria Regionale, piani e programmi di settore) 5. le indicazioni contenute nell Accordo di programma quadro sottoscritto da Stato e Regione Lombardia Riqualificazione e potenziamento del sistema autostradale e della grande viabilità della Regione Lombardia; 6. il Protocollo d Intesa per la riqualificazione e il potenziamento del sistema viabilistico delle Province di Cremona e Mantova sottoscritto il da Regione Lombardia, Autocamionale della Cisa S.p.A., Province di Cremona e di Mantova, R.F.I. S.p.A. e Comune di Mantova, e i successivi atti di definizione programmatoria, procedurale e progettuale degli interventi infrastrutturali ivi previsti; 6.bis l Accordo di Programma per la realizzazione del Collegamento autostradale di connessione tra le città di Milano e Brescia approvato con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n del ; 7. il Programma di interventi prioritari sulla rete viaria di interesse regionale da finanziarsi con le risorse per investimenti trasferite dallo Stato alla Regione Lombardia per l'esercizio delle funzioni conferite dal D.Lgs. 112/98 in tema di viabilità, come annualmente aggiornato con Deliberazione di Giunta Regionale; 8. il Programma Triennale dei Servizi Ferroviari per gli anni approvato con D.g.r. n. VII/16923 del ; 9. il Piano di sviluppo del servizio ferroviario regionale, approvato con d.g.r. n. 7/4176 del ; 11
12 10. il Protocollo d intesa per la definizione degli interventi di sviluppo del sistema ferroviario lombardo e della sua integrazione nella rete europea, sottoscritto con RFI SpA il ; 11. i disposti di cui al D.M. LL.PP. del 9 maggio 2001, Requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante, e successivi approfondimenti; 12. il programma triennale per lo sviluppo del settore commerciale 2006/2008 (d.c.r. VIII/215 del 2 ottobre 2006) ed i relativi provvedimenti attuativi: d.g.r. 8/5054 del 4 luglio 2007; modalità attuative del programma triennale ; d.g.r. 8/5913 del 21 novembre 2007 criteri urbanistici per l attività di pianificazione e gestione degli Enti Locali in materia commerciale ; d.g.r. 8/6024 del 5 dicembre 2007 medie strutture di vendita disposizioni attuative del programma triennale ; la DGR 2 agosto 2007 n.8/5258 di modifica e integrazione delle Modalità Applicative e la DGR 24 aprile 2008 n. 8/7182 Criteri di valutazione delle grandi strutture di vendita previste in strumenti di programmazione negoziata o in Piani d Area o in altri progetti di rilievo regionale, di cui al paragrafo 5.3 quinto capoverso della D.c.r. 2 ottobre 2006 n. 215; la d.c.r. VIII/352 del 13 marzo 2007 indirizzi generali per la programmazione urbanistica del settore commerciale. 13. i contenuti del Piano generale di bonifica, di Irrigazione e di tutela del territorio rurale ai sensi dell art. 12 della l.r. 16 giugno 2003 n. 7., approvato con D.C.R. 16 febbraio 2005 n. VII/1179. Il PTCP ha valenza paesaggistica ambientale in quanto approvato secondo le modalità dell art comma del D.L.gs. ed è, coerente con le indicazioni contenute nel documento regionale Criteri e indirizzi relativi ai contenuti paesaggistici dei Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali, approvato con DGR VIII/6421 del 27 dicembre 2007, svolge le funzioni: 1. di repertorio delle conoscenze, in costante aggiornamento ed evoluzione; 2. di repertorio degli ambiti soggetti a tutela ai sensi della Parte Terza del d.lgs e successive modifiche e integrazioni; 3. di quadro i riferimento per la valutazione preventiva dei piani, dei progetti e delle politiche; 4. di atto di indirizzo per la pianificazione comunale; 5. di atto a valenza programmatica per la definizione delle politiche attive e delle priorità d intervento provinciali; 6. di disciplina paesaggistica direttamente operante in assenza di atti vigenti a maggiore definizione; 7. di valutazione critica a posteriori dell efficacia della disciplina paesaggistica, delle politiche, delle procedure di esame paesistico dei progetti. Dette funzioni hanno assunto cogenza con l approvazione del PTR Il 30 Luglio 2009 è stato adottato il PTR con DCR n. 874 Adozione del Piano Territoriale Regionale (articolo 21, LR n. 12 del 11 marzo 2005, Legge per il Governo del Territorio) che ha acquistato efficacia per effetto della pubblicazione dell avviso di avvenuta approvazione sul BURL n. 7, serie Inserzioni e Concorsi del 17 febbraio Con la DCR n. 951 del 19 gennaio 2010, Approvazione delle controdeduzioni alle osservazioni al Piano Territoriale Regionale adottato con DCR n. 874 del 30 luglio approvazione del Piano Territoriale Regionale (articolo 21, comma 4, LR n. 12 dell 11 marzo 2005, Legge per il Governo del Territorio) sono state decise le controdeduzioni regionali alle osservazioni pervenute ed il Piano Territoriale Regionale è stato definitivamente approvato. Successivamente, il Consiglio Regionale della Lombardia, con DCR n. 56 del 28 settembre 2010 ha approvato le modifiche e le integrazioni al PTR e tali modifiche riguardano i seguenti elaborati: - Documento di Piano (par , par. 3.2 e tav. 39) - Strumenti Operativi (SO1) e poi con DCR n. 276 del 8 novembre 2011 è stata approvata la risoluzione che accompagna il Documento Strategico Annuale (DSA) di cui l aggiornamento del PTR è un allegato fondamentale. L'aggiornamento 2011 al PTR ha acquistato efficacia con la pubblicazione sul BURL S.O. n. 48 del 1 dicembre Considerato che il PTR costituisce il quadro di riferimento per la programmazione e la pianificazione a livello regionale, l aggiornamento comporta anche delle ricadute sulla pianificazione locale. La Regione con la l.r. n. 4 del 2012 (art. 77 Coordinamento della pianificazione paesaggistica con altri strumenti di pianificazione, comma 1bis) ha modificato la l.r. 12/2005 prorogando al 31 dicembre 2013 l obbligo di adeguamento dei PGT comunali e dei PTCP al PTR (Piano Territoriale Paesaggistico Regionale). 12
13 Art. 9 - Direttive per il recepimento dei Piani territoriali di coordinamento (PTC) dei Parchi regionali Il PTCP recepisce, secondo le disposizioni legislative vigenti, le indicazioni e le prescrizioni contenute nei Piani territoriali di coordinamento (PTC) dei Parchi regionali, integrandole, ove necessario, al fine di contribuire alla tutela dell ambiente naturale e del paesaggio nei territori protetti. Il PTCP intende realizzare, coerentemente con il PTPR e in accordo con i PTC dei Parchi regionali, un sistema che interconnetta gli ambiti di pregio e di interesse naturalistico al fine di incrementare le funzioni ecologiche delle singole aree e del sistema fisico-naturale nel suo complesso. A tale scopo, gli indirizzi dati per le aree limitrofe ai Parchi regionali sono stati integrati con le indicazioni dei relativi PTC, in modo da favorire un passaggio graduale delle norme che interessano le aree tutelate e quelle non tutelate. Inoltre, la progettazione e la costruzione della Rete ecologica provinciale sarà oggetto di costante confronto con gli Enti gestori dei Parchi regionali e con le Organizzazioni professionali agricole e con le Associazioni ambientaliste. Infine, il PTCP promuove uno sviluppo turistico compatibile con l aumento della naturalità diffusa nel territorio provinciale, attraverso la realizzazione di un sistema di itinerari turistici che valorizzi le aree tutelate, gli elementi di interesse storico-artistico e le strutture ricettive. Art Direttive per la redazione e/o per l adeguamento dei Piani provinciali di settore Ogni Piano di Settore dovrà essere sottoposto a procedura di Valutazione di Incidenza obbligatoria sia in occasione della redazione che per ogni loro variante ai sensi del DPR 357/97 e della DGR 14106/03 e smi. 1. I Piani provinciali di settore, da redigere sia per delega di competenza che per risolvere problematiche di interesse provinciale, devono integrarsi con il PTCP e costituiscono strumenti attuativi, di approfondimento e di specificazione che possono modificare le scelte ed eventualmente gli obiettivi di settore indicati dal PTCP. 2. I Piani provinciali di settore tengono conto del principio di complementarietà, per cui ogni soggetto responsabile di un piano deve cercare di conseguire gli obiettivi condivisi assumendo le competenze quando risultano le più idonee a risolvere i problemi individuati. 3. Qualora gli indirizzi e i criteri d intervento di un Piano provinciale di settore introducano variazioni agli obiettivi del PTCP enunciati nell art. 3, si rende necessario, contestualmente all approvazione del Piano provinciale di settore, effettuare una variante al PTCP ai sensi dell art. 41. La verifica della coerenza tra le indicazioni di un Piano provinciale di settore e gli obiettivi del PTCP è demandata all elaborato di cui al punto 4, lettera d, del presente articolo. 4. Gli aspetti che accomunano l insieme dei Piani provinciali di settore sono: a. i criteri di valutazione, rispetto ai quali la Carta delle compatibilità fisico-naturali costituisce il principale riferimento per l individuazione e la verifica delle scelte di ciascun piano; b. le previsioni di intervento, che dovranno essere coerenti con le indicazioni contenute negli elaborati di progetto del PTCP di cui all art. 6 e che dovranno favorire il conseguimento degli obiettivi enunciati nell art. 3; c. il SIT provinciale di cui all art. 29, il quale costituisce uno strumento fondamentale per la loro redazione. I Piani provinciali di settore sono sviluppati nei modi e con le tecniche più adeguate per essere implementati nel SIT provinciale; d. la redazione di uno specifico elaborato che verifichi la coerenza tra gli obiettivi e le scelte del Piano provinciale di settore e di entrambi rispetto alle indicazioni, agli indirizzi e agli obiettivi del PTCP, di cui all art. 3. Tale elaborato costituisce un primo passo verso la valutazione ambientale strategica del Piano provinciale di settore e indica l eventuale necessità di sottoporre il PTCP a variante di cui all art L armonizzazione delle scelte dei Piani provinciali di settore con il PTCP richiede la realizzazione di incontri di carattere tecnico (rapporto tra gli uffici dei diversi settori della Provincia) e di carattere politico e istituzionale (Giunta provinciale, commissioni consiliari). 6. Per i Piani provinciali di settore vigenti e per quelli predisposti contestualmente alla formazione del PTCP, la cui elaborazione è già stata oggetto di confronto con il PTCP, le direttive si applicano per le varianti o per gli aggiornamenti. 7. I piani e i programmi provinciali di settore che trovano i riferimenti nel PTCP sono: a. Piano integrato della mobilità Il Piano integrato della mobilità provinciale (PIM) costituisce un programma di sviluppo integrato della pianificazione dei diversi settori della mobilità, dei progetti strategici relativi ai 13
14 nodi territoriali e delle politiche attuative. Il PIM dovrà conseguire elevati livelli di coerenza e di sinergie tra gli interventi di potenziamento e di riorganizzazione delle infrastrutture e dei servizi per la mobilità e la tutela e la riqualificazione dell'ambiente e del paesaggio. Data l importanza che hanno le infrastrutture territoriali, il PIM terrà conto delle indicazioni provenienti dalle associazioni economiche, sociali e ambientali interessate dalla decisione. Il PIM risponde in via prioritaria ai seguenti indirizzi e criteri d intervento: I. il contenimento della crescita complessiva del traffico veicolare attraverso il potenziamento del trasporto pubblico e collettivo; II. la riduzione delle emissioni in atmosfera e dell'inquinamento acustico da traffico nelle aree di particolare densità abitativa; III. la riqualificazione della viabilità esistente e il contenimento della nuova viabilità; IV. l individuazione degli indirizzi e delle indicazioni atti a favorire la percezione del paesaggio dalle strade esistenti e previste e a realizzare le strade in modo coerente con le indicazioni di cui al punto 2.4 del settimo volume della Relazione generale del Piano territoriale paesistico regionale; V. l individuazione dei tracciati delle infrastrutture in modo coerente con le indicazioni VI. contenute nella Carta delle compatibilità fisico-naturali; l'adozione di criteri di progettazione ambientale e l'inserimento ambientale delle nuove infrastrutture tenendo conto dell'assetto idrogeologico, del paesaggio e della continuità delle rete ecologica provinciale; la realizzazione di aree naturali come compensazione ambientale dei nuovi tratti di viabilità; l incremento dell uso di risorse seconde nella realizzazione dei manufatti; VII. la realizzazione di nuovi interventi sulla viabilità provinciale integrati alle esigenze di riqualificazione della viabilità comunale, adeguando i collegamenti tra le polarità urbane e gli insediamenti che gravitano intorno ad esse; VIII. la predisposizione di un progetto per la realizzazione di una rete ciclabile provinciale, integrata con la rete stradale esistente e connessa con gli elementi di pregio paesisticoambientale al fine di consentirne il godimento dal punto di vista turistico-ricreativo; IX. lo sviluppo della comunicazione, della partecipazione e dell'educazione stradale; X. il coordinamento delle azioni di sostegno ai Comuni ed agli operatori della mobilità; XI. la costruzione di un quadro unitario di conoscenza della domanda di trasporto, dello stato delle reti della mobilità e della programmazione in atto, in relazione all'assetto del territorio e alle condizioni ambientali, come base per lo sviluppo dei singoli piani di settore attraverso l'istituzione di un Sistema informativo della mobilità. Il PIM si attua per mezzo di un insieme di piani di settore costituiti da: a.1 Piano provinciale di bacino della mobilità e dei trasporti, composto dal Piano del trasporto pubblico e dal Piano per le merci; a.2 Piano della viabilità provinciale, in cui è compreso il Piano provinciale del traffico e la redazione, ai sensi dell art. 2 del D.Lgs. 285/92, della classificazione della viabilità del territorio provinciale al fine di applicare le salvaguardie alle strade esistenti; a.3 Piano per la sicurezza stradale; a.4 Piano delle piste ciclopedonali. b. Piano provinciale delle cave di cui è stata approvata la revisione con D.C.R. n. 435 del 17/04/2012 pubblicata sul B.U.R.L. n. 20 del 18/05/2012 (rif. art.15 c.7). Il Piano provinciale delle cave (PPC) costituisce lo strumento per la pianificazione in materia di esercizio delle attività estrattive e di localizzazione e di recupero degli ambiti territoriali estrattivi. Tale strumento è regolato dalla l.r. 14/98 che disciplina la programmazione regionale in materia di ricerca e coltivazione delle sostanze minerali di cava e l esercizio della relativa attività nel territorio della Regione Lombardia. Relativamente all esercizio delle attività estrattive valgono le disposizioni del Piano provinciale cave approvato dalla regione Lombardia. La Revisione del PPC risponde in via prioritaria ai seguenti indirizzi e criteri d intervento: I. localizzare gli ambiti estrattivi nelle aree in cui l impatto sull ambiente e sul paesaggio sia minimo e, in via prioritaria, dove gli stessi possono costituire elementi di recupero di aree degradate o già compromesse e nelle fasce golenali e perifluviali dove consentono di realizzare zone umide d interesse naturalistico; questo significa escludere i siti a elevato impatto ambientale e favorire quelli a minore impatto; II. definire un numero di aree da destinare all attività estrattiva adeguato, al fine di 14
15 rispondere ai fabbisogni provinciali di materiali inerti, subordinando le scelte a un oculata gestione delle quantità disponibili nel territorio provinciale rispetto a livelli accettabili d impatto ambientale; III. armonizzare il passaggio dal vigente Piano provinciale delle cave alla revisione dello stesso evitando, da un lato, di creare tensioni con gli operatori del settore e, dall altro, che si possano avere impatti ambientali inaccettabili; IV. limitare le forme di approvvigionamento derivanti da bonifiche agrarie, realizzazione di bacini ittici e idrici oltre all utilizzo dello strumento delle cave di prestito non precedentemente pianificate. Questo significa che si cercherà di programmare l attività estrattiva perseguendo il coordinamento con gli altri piani di settore al fine di ottenere uno strumento coordinato e condiviso; V. evitare l apertura di nuove cave in zone caratterizzate da una marcata uniformità VI. morfologica al fine di evitare l alterazione del paesaggio; promuovere e favorire il recupero e l utilizzo dei materiali edilizi di scarto, in particolare di quelli provenienti dal comparto edile, al fine di soddisfare parte dei fabbisogni (ritombamenti, sottofondi stradali, ecc ) con materiale qualitativamente di non elevato pregio e che non comporti impatti ambientali; VII. massimizzare i benefici che gli interventi di recupero degli ATE possono procurare per il sistema paesistico ambientale provinciale. Tali benefici si riferiscono alla qualità naturalistica e paesistica di tali interventi e al loro livello di connessione con la rete ecologica provinciale; VIII. ottimizzare la distribuzione sul territorio provinciale degli ATE rispetto alla distribuzione geografica della domanda di materiali inerti, considerando al riguardo anche gli ambiti previsti nelle province limitrofe. Inoltre, saranno considerati i possibili effetti sulla viabilità per evitare il transito di automezzi pesanti su strade non idonee o in numero eccessivo; IX. concentrare le attività d escavazione in un numero contenuto di ambiti di dimensioni idonee ad evitare di costituire elementi di eccessivo impatto paesistico-ambientale; X. favorire le estrazioni nei giacimenti che consentono una più conveniente attività di escavazione in termini di massimizzazione della profondità del banco coltivabile e minimizzazione dello spessore della coltre superficiale sterile; XI. XII. subordinare l autorizzazione della coltivazione di nuovi lotti a tutte quelle imprese che non abbiano provveduto, o che non stiano provvedendo al corretto recupero delle aree già scavate; individuare, di concerto con gli enti pubblici e le società interessate alla realizzazione di nuove infrastrutture pubbliche, le cave di prestito di materiali idonei, minimizzandone gli impatti ambientali anche attraverso un idonea localizzazione. XIII. soddisfare le necessità dettate dalla realizzazione delle nuove infrastrutture pubbliche, attraverso la predisposizione di cave di prestito (art. 38 della L.R. 14/98), che fossero allocate in zone congrue per garantire, quanto possibile, il rispetto degli indirizzi, dei criteri e degli obiettivi della pianificazione. c. Piano Provinciale di Gestione Rifiuti Il Piano Provinciale di Gestione Rifiuti è lo strumento cui compete la pianificazione delle attività e degli impianti per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti nel territorio provinciale. L attività di pianificazione è prevista dall art. 197 del D.Lgs. 152/06 e successive integrazioni, che assegna alle Province le funzioni amministrative concernenti la programmazione e l'organizzazione del recupero e dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale e l'individuazione, sulla base delle previsioni del piano territoriale di coordinamento e dei criteri stabiliti dal piano regionale di gestione dei rifiuti, sentiti i comuni, delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonche' delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti. Il Piano Provinciale di Gestione Rifiuti, relativo alla gestione dei rifiuti urbani e speciali, viene elaborato ai sensi dell'art. 20 della l.r. 26/03 e successive modifiche ed integrazioni ed è sviluppato seguendo le modalità indicate dai successivi atti di indirizzo regionali emanati. La Provincia con Delibera di Consiglio Provinciale ha adottato il Piano Provinciale di Gestione Rifiuti, ai sensi dell art. 20 della L.R. 26/03 e successive modifiche ed integrazioni, trasmettendolo per l approvazione alla Regione in ottemperanza all art. 8 della L.R. 12/07 di modifica alla L.R. 26/03. La Regione Lombardia con DGR n del 25/11/09 ha approvato il Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti della Provincia di Cremona. 15
16 Il Piano Provinciale di Gestione Rifiuti tiene conto del principio di sviluppo sostenibile, delle competenze dei soggetti locali e dell'evolversi della normativa di settore e della tecnologia; esso adotta i seguenti indirizzi e criteri di intervento: I. ridurre la quantità di rifiuti prodotta in ambito provinciale; II. individuare le soluzioni impiantistiche e gestionali più adatte alla realtà economica, sociale, territoriale e ambientale della provincia e che minimizzano l impatto sull ambiente, in particolare di quello urbano; III. localizzare gli impianti di trattamento dei rifiuti sia minimizzando gli impatti sull ambiente, IV. sul paesaggio e sulla viabilità, sia per recuperando eventuali situazioni critiche; adottare dei sistemi di monitoraggio ambientale per la verifica delle strategie e delle soluzioni impiantistiche adottate. Il Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti come previsto dalla normativa regionale (L.R. 26/01 e s.m.i.) ha una durata quinquennale. Il Piano vigente contiene previsioni con le quali è stato calcolato il fabbisogno impiantistico del territorio, basate su dati ed informazioni che fanno riferimento all anno 2005 e precedenti. È stata pertanto avviata, con Decreto del Dirigente del Settore Agricoltura e Ambiente n del 23/12/2011, la procedura di revisione del piano Provinciale di Gestione Rifiuti, assumendo come indirizzo procedurale la DGR 10971/2009. d. Il Piano d ambito Il Piano d ambito ha sostituito il Piano di risanamento delle acque (PRA) previsto dalla L.319/76 come lo strumento che concorreva alla pianificazione e alla programmazione del servizio idrico integrato per individuare il fabbisogno di opere pubbliche relative agli acquedotti, alle fognature e al collettamento e depurazione delle acque, anche al fine di procedere alla riorganizzazione dei pubblici servizi. Il Piano d'ambito è lo strumento programmatorio cardine dell'autorità d'ambito Cremonese, si tratta del risultato di un'attività di ricognizione delle opere di adduzione, distribuzione, fognatura e depurazione esistenti, della stesura di un programma degli interventi infrastrutturali necessari, di un piano finanziario connesso ad un modello gestionale ed organizzativo. Per servizio idrico integrato si intende quindi la riorganizzazione della gestione dei servizi pubblici di acquedotto, di fognatura e di depurazione, riforma introdotta originariamente dalla Legge 5 gennaio 1994 n.36 "Disposizioni in materia di risorse idriche" più nota come "Legge Galli". Successivamente, tale norma, è stata avviata all'attuazione dalla L.R. 26/2003 "Disciplina dei servizi di interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche". Recentemente, però, la materia è stata nuovamente definita dal D.Lgs. 152/2006 "Norme in materia ambientale" e pertanto il mutamento del quadro di riferimento comporta l'opportunità di valutarne l'impatto sulla normativa regionale. La legislazione, infatti, continua a porsi essenzialmente i seguenti obiettivi: I. superare la frammentazione delle gestioni; II. superare la gestione in economia da parte dei comuni; III. definire una tariffa con la quale finanziare gli investimenti necessari a garantire adeguati livelli di servizio; IV. tutelare il consumatore realizzando una netta separazione tra i compiti di programmazione e controllo rispetto a quelli di gestione. Per raggiungere questi obiettivi è prevista la riorganizzazione complessiva delle strutture di programmazione e gestione con la costituzione di nuovi soggetti istituzionali: le Autorità d'ambito. Queste hanno il compito di predisporre, sulla base dei criteri e degli indirizzi della Regione, un programma degli interventi individuando le opere ritenute necessarie al conseguimento dei livelli di servizi prestabiliti, un piano finanziario ed il relativo modello gestionale. Tali strumenti, strettamente connessi, concorrono alla formazione del Piano d'ambito, che costituisce il riferimento essenziale per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato e della sua evoluzione nel tempo, nonché per la definizione delle convenzioni per l'affidamento della gestione del servizio stesso. In attuazione della metodologia per l elaborazione del programma di intervento e per la redazione del Piano finanziario in materia di servizio idrico integrato, così come definito dalla Regione Lombardia con D.G.R. 28 marzo 2003, n. 7/12572, gli elementi fondamentali 16
17 del Piano sono inseriti nella Relazione di Piano contenente gli Allegati tecnici che sono così organizzati: E stato, inoltre, necessario: 1 - Inquadramento territoriale: inseriti nella Relazione di Piano; 2 - Stato di fatto dei servizi idrici: il testo è inserito nella Relazione di Piano; inseriti nella Relazione di Piano; 3 - Obiettivi del Piano d Ambito; inseriti nella Relazione di Piano; 4 - Piano degli interventi inseriti nella Relazione di Piano; 5 - Modello gestionale; 6 - Piano finanziario e tariffario E stato, inoltre, necessario: -individuare un percorso per garantire agli Enti Locali partecipanti all Ambito, nonché a quanti altri ne abbiano interesse, la più completa informazione e la formazione sull uso delle risorse idriche; -consentire la massima partecipazione alla formazione del Piano d Ambito, ritenendo di individuare procedure per consentire un apporto collaborativo, oltre che dagli Enti Locali partecipanti all Ambito, da tutti quei soggetti che, in senso lato possono avere interesse a fornire il proprio contributo, distinguendo, perciò, tra una fase informale ed una fase formale. Per quanto attiene alle ipotesi tariffarie presentate, si è dovuto necessariamente determinare lo sviluppo tariffario secondo il D.M Metodo Normalizzato, elaborato in applicazione della Legge 36/94, e quindi impostato sul Gestore Unico, in quanto, in assenza di un metodo tariffario regionale, risultava allo stato essere l unica disposizione applicabile per la definizione della tariffa del servizio idrico integrato. Il Piano d Ambito dell ATO Provincia di Cremona, è stato approvato con Deliberazione dell Assemblea Consortile n. 5 del 7/12/2007. e. Piano Agricolo Il Piano Agricolo Triennale, previsto dal comma 4 dell art. 3 della l.r. 31/08, è predisposto dalla Regione Lombardia e prevede la programmazione degli interventi, delle iniziative e delle risorse da attivare a sostegno del sistema rurale, silvo-pastorale e agroalimentare in funzione del bilancio triennale e in coerenza con gli obiettivi definiti dal programma regionale di sviluppo, per armonizzare la programmazione di settore con la politica agricola e forestale nazionale e dell'unione Europea e per garantire l'omogeneo ed efficace esercizio delle funzioni conferite. Il piano definisce in particolare: a) le linee strategiche dell'intervento regionale in agricoltura, coordinate con il programma regionale di sviluppo, le politiche nazionali e comunitarie di settore e gli altri strumenti di programmazione negoziata; b) le priorità nella allocazione delle risorse; c) i criteri e i parametri di riparto delle risorse necessarie per l'esercizio delle funzioni conferite. Il piano è approvato dal Consiglio regionale e la provincia partecipa all attività di programmazione attraverso le forme di consultazione nonché mediante la predisposizione di linee guida per lo sviluppo, la promozione e la tutela dei sistemi agricoli provinciali. f. Piano faunistico-venatorio provinciale Il Piano faunistico-venatorio provinciale, redatto ai sensi della l.r. 26/93, è lo strumento attraverso il quale pianificare l attività venatoria nonché tutelare la fauna selvatica nel territorio agro-silvo-pastorale definito come lo spazio disponibile per coltivazioni, boschi, pascoli, ma anche per lo sviluppo della fauna selvatica. Tale pianificazione e la regolamentazione ad essa sottesa determinano effetti importanti ed incisivi sulla tutela e la protezione della fauna selvatica. Il PFV si compone di una parte normativa che ha il compito di indirizzare la programmazione nonché di regolamenti e criteri attuativi per definire modalità di rilascio di autorizzazioni, di corresponsione di contributi e di risarcimento di danni alle produzioni agricole. Gli aggiornamenti e le integrazioni di questo Piano dovranno rispondere in via prioritaria ai seguenti indirizzi e criteri d intervento: I. favorire e promuovere il potenziamento della presenza e permanenza della fauna 17
18 selvatica esistente sul territorio provinciale anche attraverso la realizzazione di una adeguata rete di ambiti protetti; II. tutelare le aree ad alta naturalità, anche coinvolgendo il mondo delle associazioni; III. favorire gli interventi di riqualificazione ambientale nonché favorire la protezione delle zone ad elevata naturalità tenendo conto della Rete ecologica provinciale per migliorare la ricettività del territorio per la fauna selvatica; IV. prevedere e valutare piani di controllo e prelievo in grado di mantenere un equilibrio ecocompatibile nelle popolazioni esistenti; V. approfondire le conoscenze faunistiche del territorio provinciale; VI. coordinare ed indirizzare la programmazione degli Ambiti territoriali di caccia; VII. valutare la possibilità di incentivare la reintroduzione o la ricostruzione di popolazioni vegetali ed animali autosostenentesi; VIII. valutare con attenzione le iniziative che integrino l attività venatoria con altre attività di sviluppo del territorio. g. Piano ittico provinciale Il Piano ittico provinciale, redatto ai sensi della Legge Regionale 5 dicembre 2008, n. 31 Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale, del Regolamento Regionale 22 maggio 2003 n. 9 e succ mod. Attuazione della L.R. 5 dicembre 2008 n. 31 e della D.G.R. 11 febbraio 2005 VII/20557 Documento Tecnico Regionale per la gestione ittica nelle acque della Regione Lombardia, è lo strumento che disciplina l attività di pesca nel rispetto dell equilibrio biologico e ambientale del territorio provinciale ai fini della tutela, della produzione naturale e dell incremento della fauna ittica e del recupero delle acque dall inquinamento. Gli obiettivo generale del Piano sono la tutela e il miglioramento degli ecosistemi acquatici nelle loro caratteristiche chimiche, fisiche, biologiche e territoriali, attenuando i fattori antropici più critici pericolosi e mantenendo la capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici e la loro capacità di sostenere comunità animali e vegetali ampie e diversificate. Gli obiettivi specifici del Piano sono: I. il mantenimento e l incremento delle popolazioni ittiche di pregio soggette a pressione di pesca; II. la tutela delle specie ittiche autoctone con particolare riferimento a quelle di interesse conservazionistico; III. lo sviluppo dell attività di pesca dilettantistica come attività del tempo libero; IV. la valorizzazione e la razionalizzazione dell attività di pesca professionale; V. la pianificazione della gestione delle acque in modo da tutelare la sopravvivenza e la riproduzione della fauna ittica. Per il complesso del reticolo idrografico di competenza del Piano Ittico è previsto siano definiti: I. i criteri per l istituzione delle zone di protezione, di ripopolamento e di tutela ittica; dei tratti lacuali dove consentire la pesca subacquea; per la concessione di acque a scopo di pescicoltura, acquacoltura o gestione particolare della pesca; per l istituzione di tratti di acque da destinare in via esclusiva alla pesca a mosca con coda di topo con la tecnica prendi e rilascia ; per l istituzione di tratti di acque da destinare allo svolgimento delle gare e manifestazioni di pesca; II. le particolari regolamentazioni di tratti di corpi d acqua che permettono il raggiungimento di finalità di miglioramento, incremento o difesa della fauna ittica nonché di un coordinato svolgimento della pesca professionale e del controllo del III. prelievo; i criteri per la programmazione dei ripopolamenti di fauna ittica e l elenco delle specie ittiche immettibili. La L.R. n. 31/08 art. 138 comma 6 prevede che le Province predispongano il Piano Ittico Provinciale che deve necessariamente contenere: I. l'indicazione, a fini ricognitivi, delle acque interessate da diritti esclusivi di pesca, da diritti demaniali esclusivi di pesca, da usi civici, o da altri vincoli di riserva di pesca di qualsiasi natura; II. III. IV. le eventuali espropriazioni e le convenzioni inerenti a diritti esclusivi di pesca; l'utilizzazione dei diritti demaniali esclusivi di pesca; le concessioni in atto di piscicoltura e acquacoltura; 18
19 V. l'individuazione delle zone, costituite o da costituire, destinate alla protezione, al ripopolamento e alla tutela ittica, nonché la durata della destinazione; VI. l'individuazione dei tratti di acque, classificate ai fini della pesca, nei quali si possono svolgere gare e manifestazioni di pesca; VII. le particolari regolamentazioni di tratti di corpi d'acqua che permettono il raggiungimento di finalità di miglioramento, incremento o difesa della fauna ittica nonché di un coordinato svolgimento della pesca professionale e del controllo del prelievo; VIII. le indicazioni relative ai ripopolamenti di fauna ittica che nelle acque di competenza devono essere effettuati periodicamente con specie autoctone; IX. l'individuazione dei tratti di acque ove inibire o limitare la navigazione a motore; X. l'individuazione dei tratti lacuali nei quali può essere consentita la pesca subacquea; XI. l'individuazione dei tratti di acque ove si svolge in via esclusiva la pesca a mosca, con coda di topo e con la tecnica "prendi e rilascia"; XII. l'organizzazione della vigilanza a tempo pieno per la pesca; XIII. la previsione su base triennale dei mezzi finanziari necessari per la gestione del piano provinciale. Agli aspetti sopraelencati, si aggiungono i contenuti successivamente definiti dal Documento Tecnico Regionale, che prevede e definisce, come principale novità pianificatoria la categorizzazione delle acque, recepita dalla Carta Ittica Provinciale, distinte in: acque di interesse ittico, a loro volta suddivise in: I. acque di pregio ittico; II. acque di pregio ittico potenziale; III. acque di interesse pescatorio; IV. acque che non rivestono particolare interesse ittico La D.G.R. 11 febbraio 2005 VII/20557 prevede inoltre che venga indicato per ciascun corpo idrico di interesse ittico o suo tratto omogeneo: I. la vocazione ittica attuale e potenziale; II. gli obiettivi specifici perseguiti dal Piano in funzione della categoria di appartenenza del corpo idrico di interesse ittico, ed in particolare: III. le azioni di salvaguardia o riqualificazione ambientale opportune o necessarie per il conseguimento degli specifici obiettivi di piano; IV. le azioni di gestione faunistica opportune o necessarie per il conseguimento degli specifici obiettivi di piano; V. l individuazione delle eventuali opere idrauliche trasversali ritenute causa di squilibrio ecologico; VI. i tempi e le modalità di verifica sul raggiungimento degli obiettivi prefissati. h. Piano di indirizzo forestale ( P.I.F.) Il Piano di Indirizzo forestale(p.i.f.) previsto all art. 47 comma 3 della Legge Regionale 5 dicembre 2008, n. 31 Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale è lo strumento che analizza il patrimonio forestale locale, fornisce linee guida di indirizzo per la gestione del territorio forestale di competenza, crea utili relazioni fra la pianificazione forestale e la pianificazione territoriale, rappresenta uno studio specifico di supporto per la definizione delle priorità nell erogazione di incentivi e contributi e per la individuazione delle attività selvicolturali da svolgere. Il PIF può essere redatto relativamente al territorio di competenza da parte delle province, delle comunità montane e degli enti gestori dei parchi. I piani di indirizzo forestale e le loro varianti sono approvati dalla Provincia, previo parere obbligatorio della Regione, e sono validi per un periodo variabile tra i dieci e i quindici anni. Come specifica l art. 48 della l.r. 31/08, i piani di indirizzo forestale sono redatti in coerenza con i contenuti dei piani territoriali di coordinamento provinciali, dei piani paesaggistici di cui all articolo 135 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137 ), dei piani di bacino e della pianificazione regionale delle aree protette di cui alla legge regionale 30 novembre 1983, n. 86 (Piano generale delle aree regionali protette. Norme per l istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali nonché delle aree di particolare rilevanza 19
20 naturale e ambientale). Nei parchi regionali il piano di indirizzo forestale sostituisce il piano attuativo di settore boschi, di cui all articolo 20 della L.R. 86/1983. Per questi motivi, il piano di indirizzo forestale costituisce specifico piano di settore del piano territoriale di coordinamento della provincia cui si riferisce. Pertanto gli strumenti urbanistici comunali recepiscono i contenuti dei piani di indirizzo: la delimitazione delle superfici a bosco e le prescrizioni sulla trasformazione del bosco stabilite nei piani di indirizzo forestale sono immediatamente esecutive e costituiscono automaticamente variante agli strumenti urbanistici e di piano di governo del territorio vigenti. Le finalità fondamentali in cui il PIF si articola sono: I. conservazione, tutela e ripristino degli ecosistemi naturali; II. valorizzazione multifunzionale dei soprassuoli boscati e dei popolamenti arborei in genere; III. proposta di scenari di sviluppo compatibili con il miglioramento della qualità ambientale. In coerenza con quanto dalle disposizioni regionali, il Piano di Indirizzo Forestale persegue anche i seguenti obiettivi: IV. l analisi e la pianificazione del territorio boscato; V. la definizione delle linee di indirizzo per la gestione dei popolamenti forestali; VI. le ipotesi di intervento, le risorse necessarie e le possibili fonti finanziarie; VII. la definizione delle strategie e delle proposte di intervento per lo sviluppo del settore forestale; VIII. la proposta di priorità di intervento nella concessione di contributi pubblici. Il Consiglio Provinciale con DCP n. 164 del 07/12/2011 ha aggiornato e approvato il PIF. i. Piano provinciale per il turismo Il Piano provinciale per il turismo è lo strumento per lo sviluppo del settore turistico finalizzato alla valorizzazione delle risorse storico-artistiche e paesistico-ambientali; esso è stato redatto in attuazione delle direttive programmatiche contenute nella Legge Nazionale n.135/2001 e nella Legge Regionale n.15/2007. Il Piano provinciale per il turismo considera in via prioritaria, oltre alle indicazioni contenute nel Programma regionale di sviluppo, i seguenti indirizzi e criteri d intervento: I. valorizzare e diversificare l offerta turistica in modo coerente con le risorse paesistiche e ambientali dei luoghi, valorizzando le identità locali e minimizzando gli impatti; II. promuovere l attività turistica in funzione del recupero del patrimonio storico-artisticoculturale e paesistico-ambientale, con particolare attenzione al turismo museale e/o connesso ad attività musicali e teatrali; III. favorire la valorizzazione dei centri storici e dei centri minori attraverso l'individuazione di iniziative di percorsi di coinvolgimento degli operatori turistici e dei cittadini in ordine all'accoglienza, all'arredo urbano; IV. promuovere azioni sinergiche con le attività agricole al fine di sviluppare nuove offerte turistiche, con particolare attenzione ai territori la cui conservazione, anche a fini ambientali, paesistici e turistici, è strettamente correlata ad un uso produttivo compatibile con i caratteri dei suoli; V. favorire forme di turismo integrative e funzionali al mantenimento e allo sviluppo dell attività agricola dove essa è sottoposta a limiti naturali che ne condizionano la redditività; VI. VII. promuovere lo sviluppo di un turismo sostenibile incrementando l uso delle piste ciclabili, della navigazione dei fiumi e della intermodalità; integrare l offerta di servizi turistici con l offerta di strutture sportive e più in generale di strutture per il turismo verde, in modo da rendere economicamente più conveniente la loro realizzazione e gestione. j. Piano per l istruzione Il Piano per l istruzione è lo strumento atto ad indicare gli indirizzi ed i criteri necessari per fornire un offerta scolastica qualificata e coordinata ad ogni livello e per la realizzazione di un progetto educativo-formativo integrato con le potenzialità dei settori economici provinciali. Esso è proposto in attuazione degli indirizzi ministeriali di razionalizzazione della 20
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