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Timestamp: 2019-05-24 08:03:52+00:00

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SULL'IMPUGNAZIONE DELLA SENTENZA E LA DECORRENZA DEL TERMINE - Studio Legale Busetto | Il nuovo modo di essere avvocati
19 Aprile 2019 19 Aprile 2019 tania dirittopenale, impugnazione, sentenza, TERMINE
Termine per impugnare la sentenza: da quanto inizia a decorrere se non viene notificata all’imputato assente?
Corte di Cassazione, terza sezione penale, ordinanza n. 6377 del 2019
La questione che ci si pone è da quale momento inizia a decorrere il termine per impugnare la sentenza che non viene notificata all’imputato assente.
Nel caso di specie la Corte d’Appello aveva dichiarato inammissibile l’appello proposto dal ricorrente avverso la pronuncia di primo grado, rilevando la tardività dell’impugnazione, in quanto la sentenza era stata tempestivamente depositata entro il termine di 15 giorni.
Nell’adire la Corte di Cassazione il ricorrente lamenta violazione di legge in relazione all’art. 591 del codice di procedura penale, in quanto le sentenze emesse in seguito al rito abbreviato devono essere notificate all’imputato assente per tutto il corso del giudizio ed il termine per impugnare decorre dalla notifica dell’avviso di deposito. Detto termine, come disposto dal terzo comma dell’art. 585 c.p.p. è valido sia per il difensore che per l’imputato.
Gli Ermellini, intervenuti sulla questione hanno fatto presente che in seguito all’entrata in vigore della riforma della disciplina del processo in absentia, l’avviso previsto dall’articolo 442, terzo comma c.p.p. e dall’art. 134 d.a. del c.p.p., ossia che “la sentenza emessa nel giudizio abbreviato è notificata per estratto all’imputato non comparso, unitamente all’avviso di deposito della sentenza stessa”, secondo parte della giurisprudenza di legittimità non è più dovuto, dato che l’imputato è rappresentato da un difensore.
Secondo tale orientamento:
“con la nuova disciplina dell’assenza, volta a garantire l’effettiva conoscenza del processo ed a ricondurre la mancata partecipazione dell’imputato ad una determinazione consapevole e volontaria, presupposto dell’eliminazione dell’obbligo di notifica della sentenza, è venuta meno anche la ragione giustificatrice della disposizione di cui all’art. 442 c.p.p., comma 3, tanto più che nel giudizio abbreviato l’imputato non comparso resta rappresentato da un difensore investito dei poteri conferitigli da procura speciale, necessaria per accedere al rito alternativo. Per tale ragione il difensore è certamente in contatto con il proprio assistito e può fornirgli tutte le informazioni necessarie sulla definizione del procedimento e sugli adempimenti da porre in essere per potere contestare la decisione sfavorevole mediante proposizione dell’impugnazione. Tale considerazione induce a confermare la correttezza del rilievo operato dal giudice sul piano sistematico, secondo il quale l’interpretazione propugnata con il ricorso finirebbe per sortire effetti incostituzionali, creando una ingiustificata disparità di trattamento tra chi sia giudicato col rito abbreviato e chi scelga il giudizio ordinario, perché, a fronte della pari condizione di assenza, soltanto il primo avrebbe diritto alla notificazione dell’estratto della sentenza, sebbene rappresentato ed assistito da un difensore munito di procura speciale, che contribuisce ad assicurargli certa conoscenza del processo, cui ha scelto di non prendere parte”.
Invece, secondo altro orientamento è impensabile che il legislatore con la legge di riforma si sia dimenticato di abrogare due norme importanti quali l’art. 442 c.p.p., terzo comma e l’art. 132 d.a. c.p.p.
Pertanto, non vi è alcun elemento per ritenere che la presenza della disposizione con la quale si dispone che all’imputato, non comparso a qualsiasi titolo debba essere notificata la sentenza resa all’esito del giudizio abbreviato, costituisca frutto di una svista.
Inoltre, secondo la sentenza n. 32505 del 2018 della Cassazione:
“far dipendere una sanzione, produttiva di effetti negativi per l’imputato da un’interpretazione che ritiene abrogata tacitamente una norma di favore, peraltro per un diritto ad una impugnazione della sentenza di condanna, violerebbe il principio CEDU del giusto processo, che richiede sempre, per le norme penali e processuali penali, una interpretazione restrittiva, e in favor rei; ovvero il principio dell’interpretazione ragionevole, come un sotto-criterio del principio di prevedibilità della norma”.
Essendo la questione alquanto controversa è necessario rimettere il ricorso alle Sezioni Unite per la decisione.

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