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Timestamp: 2020-08-07 04:29:54+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9326 del 11/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9326 del 11/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 11/04/2017, (ud. 09/03/2017, dep.11/04/2017), n. 9326
sul ricorso 450/2016 proposto da:
avverso la sentenza n. 3012/6/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti di D.M.P. (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio n. 3012/6/2015, depositata in data 27/05/2015, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un atto di contestazione di sanzioni emesso, per l’anno 2005, a carico del dottore commercialista, in relazione all’irregolare rilascio alla Albergo di Russia spa del visto di conformità e della certificazione tributaria attestante il regolare comportamento della medesima società nella redazione delle dichiarazioni dei redditi, avuto riguardo all’esatto calcolo delle imposte su immobili di interesse storico-artistico ed all’applicabilità dell’agevolazione fiscale di cui alla L. n. 413 del 1991, art. 11 – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente.
Quanto poi alla violazione del disposto dell’art. 295 c.p.c. – al di là di ogni questione inerente l’operatività o meno di tale disposizione nel processo tributario, rispetto al disposto dettato dall’art. 337 c.p.c., comma 2 (cfr. da ultimo, sulla non operatività, Cass. 17663/2016; Cass. 3096/2016; contra Cass. 11441/2016) – deve ritenersi che, nella specie, non sussisteva una situazione di pregiudizialità necessaria, in quanto il rapporto di pregiudizialità richiesto dalla norma in esame, nell’esigenza di evitare un conflitto tra giudicati, non può configurarsi nelle ipotesi di cause perdenti tra soggetti diversi (nella fattispecie, il giudizio tra società contribuente ed Amministrazione finanziaria, da un lato, ed il giudizio tra professionista incaricato dalla prima per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi ed Amministrazione finanziaria, dall’altro lato), perchè la pronuncia di ciascun giudizio, non potendo fare stato nei confronti delle diverse parti dell’altro, non può perciò stesso costituire il necessario antecedente logico – giuridico della relativa decisione (Cass. 1907/2000; Cass. S.U. 12901/2013).
3. Con il terzo motivo, la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, della L. n. 413 del 1991, art. 11, comma 2 e del D.L. n. 16 del 2012, art. 4, conv. in L. n. 44 del 2012, dovendo ritenersi inapplicabile agli immobili di interesse storico o artistico, detenuti da soggetti esercenti attività d’impresa, beni pacificamente “strumentali” economica esercitata dalla società, l’agevolazione (il regime di determinazione forfetaria del reddito) prevista dalla L. n. 413 del 1991, art. 11, comma 2, prima della abrogazione disposta con la L. n. 44 del 2012.
Il giudice del rinvio dovrà poi vagliare gli altri profili, rimasti assorbiti, inerenti la valutazione della condotta del professionista con riguardo agli obblighi di diligenza e perizia (vertendosi in tema di sanzioni) in rapporto alle indicazioni all’epoca emergenti dalla giurisprudenza di legittimità ed alla condotta dell’Ufficio, in riferimento all’acquiescenza prestata a pronunce dei giudici di merito relative ad annualità pregi esse.
5. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del terzo motivo de ricorso (respinti i primi due motivi), va cassata la sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. del Lazio in diversa composizione.
La Corte accoglie il terzo motivo del ricorso, respinti i primi due motivi; cassa la sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. del LAZIO in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio di ledittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 11
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 360
 art. 11
 art. 4
 art. 11
 sentenza 
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