Source: http://tutto-normativa.blogspot.com/2017_03_01_archive.html
Timestamp: 2017-06-27 07:05:11+00:00

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Dal prossimo anno, l'applicazione della normativa RAEE imposta dal D.Lgs. 49/2014 verrà estesa a una gamma più ampia di apparecchiature elettriche ed elettroniche e, di conseguenza, un numero maggiore di produttori saranno obbligati a sostenere i costi della raccolta differenziata e del recupero dei rifiuti tecnologici. Inoltre, si amplierà la responsabilità anche dei negozianti che dovranno garantire il ritiro gratuito di un maggior numero di tipologie di prodotti superati o non funzionanti.Al fine di fornire alle Aziende le indicazioni utili per gestire in modo corretto il fine vita dei prodotti, le Associazioni imprenditoriali danno il via a una serie di incontri con esperti del settore - nelle città di Pordenone, Padova e Bergamo - che analizzeranno i punti salienti della normativa e gli obblighi per i produttori coinvolti dal D.Lgs. 49/2014. A supporto operativo delle Aziende, il Sistema Collettivo ERP Italia esporrà i criteri da utilizzare per la corretta gestione del rifiuto.Ad aprire gli appuntamenti con l'approfondimento relativo ai nuovi obblighi ambientali, sarà Pordenone, in programma venerdì 31 marzo, dalle 9.30 alle 13.00, presso la Sala Convegni di Unindustria Pordenone, organizzato insieme ad Ascom Confcommercio e all'Unione Artigiani Confartigianato. A seguire Padova e Bergamo.Ulteriori informazioni e dettagli nel comunicato stampa integrale allegato, che è possibile visionare anche al seguente link:www.erp-recycling.it/news/la-gestione-dei-rifiuti-tecnologici
In arrivo la nuova legge forestale nazionale Opportunità per le imprese del settore e best practice dalle eccellenze imprenditoriali
In attesa dell'emanazione della nuova legge forestale, il comparto imprenditoriale del settore si è riunito per fare il punto sul proprio futuro in un convegno promosso da Aiel in collaborazioneCompagnia delle Foreste e Conaibo (Coordinamento nazionale imprese boschive) sul tema «Politiche, modelli imprenditoriali e certificazione per rendere più competitivo il settore forestale»,svoltosi in occasione della manifestazione Italia Legno Energia in fiera ad Arezzo. «Il settore forestale – ha affermato il moderatore Paolo Mori, direttore della rivista Sherwood – può dare un contributo importante alla bioeconomia italiana, a condizione che siano varate efficaci politiche a scala nazionale e regionale in grado di sostenere il rilancio dell'imprenditoria».
La retta per i malati di Alzheimer va pagata dal SSN. Lo stabilisce una recente sentenza del Tribunale di Monza. Restituzione di rette pagate per circa 2.500,00 euro più interessi legali, revoca del decreto ingiuntivo di circa 22.000,00 euro, cui una RSA di Monza - Struttura Residenziale Extra-ospedaliera - era ricorsa per ottenere il pagamento di rette ulteriori e la dichiarazione che la malata di Alzheimer, come i suoi familiari, nulla deve per il suo ricovero quando oltre alla mera assistenza siano necessarie prestazioni sanitarie, perché in questo caso è tutto è integralmente a carico del Servizio Sanitario Regionale. Sono gli effetti della sentenza ottenuta dall'avvocato Giovanni Franchi di Parma ed emessa dal Tribunale di Monza pubblicata il 1 marzo scorso, per la prima volta in base all'indirizzo che la Cassazione ha confermato nel 2016. Indirizzo che stabilisce con chiarezza che i costi delle attività assistenziali che siano strettamente connesse ad attività di rilievo sanitario devono essere a carico del Servizio Sanitario Regionale. In pratica chi viene ricoverato in RSA e, oltre alla permanenza assistita in struttura riceve anche cure mediche, non deve pagare nulla. Questo principio, che solleva dal dover pagare rette per la lungo-degenza non solo i malati di Alzheimer ma tutte le persone affette da demenza senile, è un diritto purtroppo poco conosciuto. Da anni ormai, l'avvocato Giovanni Franchi, Giusconsumerista con Studio a Parma, si occupa della questione nelle aule giudiziarie, affinché questo diritto venga rispettato, anche per evitare i notevoli problemi economici delle famiglie, costrette a far fronte agli impegni economici dei loro congiunti malati e ricoverati. Uno degli elementi che rende ulteriormente importante questa sentenza è che è una delle prime pronunciata da giudici di merito senza bisogno di ricorso in Cassazione. Segno inequivocabile della certezza di questo importante indirizzo stabilito dalla norma imperativa ex art.1418 del Codice Civile e ribadito dalla Cassazione già nel 2012, con la sentenza 4558. " Purtroppo la maggioranza delle RSA continua a ignorare questo principio, impegnando il malato o i familiari al pagamento di una retta per le prestazioni assistenziali. - ha dichiarato l'Avv. Giovanni Franchi - I Comuni, cui queste strutture se pubbliche fanno capo, continuano quindi a rivalersi, spesso dopo il decesso del paziente, domandando in un'unica soluzione le rette, per ingenti somme di denaro. Da ricordare che sono, invece, i malati o i loro eredi che hanno pagato per loro, a poter chiedere la restituzione di quanto corrisposto. E la sentenza ottenuta a Monza lo conferma.". -- www.CorrieredelWeb.it Pubblicato da
Il Regolamento UE 2016/679 sarà operativo tra circa un anno, ma una ricerca mostra che il 32% delle imprese non sa ancora se rientra o no nell'obbligo di nomina del data protection officer, e un'azienda su cinque ha collocato la funzione privacy nell'area IT, con rischi di conflitti d'interesse e sanzioni. A rischio anche l'aspettativa per una norma tecnica sulle figure professionali del settore, che attribuirebbe al DPO molte competenze informatiche, mentre l'art. 37 del nuovo testo richiede che debba essere designato in funzione della conoscenza specialistica della normativaMilano, 22 marzo 2017 - Potranno arrivare fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo globale dei trasgressori le sanzioni previste dal nuovo Regolamento UE 2016/679 che sarà applicabile dal 25 maggio 2018, tanto è che tre aziende italiane su quattro si sono organizzate prevedendo nel loro organigramma una specifica funzione per la protezione dei dati personali. E se l'entità delle multe ha convinto il 75,7% delle imprese a dotarsi anche di un referente interno per occuparsi dei temi della privacy, il rovescio della medaglia è che in realtà il 32% delle aziende non sa ancora se rientra o meno nell'obbligo di designare un data protection officer, e nel dubbio il 72% non ha nominato nessuno per ricoprire questo ruolo. Questa è la fotografia scattata da una ricerca condotta dall'Osservatorio di Federprivacy su un campione di circa mille aziende italiane che tra poco più di anno dovranno farsi trovare conformi alle nuove regole sulla protezione dei dati. Ma che una fetta importante delle imprese italiane non abbia ancora le idee chiare sui temi della privacy, è confermato dal fatto che anche tra quelle che il data protection officer lo hanno già nominato, nel 25% dei casi è stato selezionato un candidato con un titolo di studio informatico, e un'azienda su cinque (20%) ha scelto una risorsa con retaggio IT, e questo nonostante l'art.37 del nuovo testo richieda di designare il responsabile della protezione dei dati (DPO) "in funzione delle qualità professionali, in particolare della conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati". Inoltre, ben il 22% delle aziende intervistate ha collocato la funzione nell'area dell'Information Technology, esponendosi in tal modo anche a rischi di sanzioni, come osserva Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy: "L'art.38 del Regolamento richiede che il titolare debba assicurarsi che i compiti svolti dal data protection officer non diano adito a un conflitto di interessi, ma se tali funzioni vengono svolte all'interno del reparto IT, dove generalmente vengono trattati la maggior parte dei flussi di dati aziendali, questo produce nella maggior parte dei casi una sorta di auto-monitoraggio in cui una funzione dovrebbe controllare il proprio operato, in contrasto con le disposizioni del Regolamento". E se le tendenze emerse dalla ricerca rivelano che il quadro attuale presenta diverse incertezze sulla corretta attuazione delle prescrizioni del Regolamento UE, rischia di disattendere le aspettative anche la norma tecnica arrivata all'inchiesta pubbliche finale in UNI, che è stata elaborata con l'obiettivo di definire varie figure professionali del settore, tra le quali lo stesso data protection officer, che però al momento risulta sia generico sul piano delle necessarie competenze giuridiche, sia arricchito di molte altri skill informatici che lo allontanano dal profilo descritto nel testo di legge, non contribuendo così a fornire un corretto e chiaro orientamento di cui avrebbero bisogno le imprese per arrivare conformi al 25 maggio 2018. Naturalmente, come prevede la prassi per le norme tecniche, il documento in questione (Cod. Progetto E14D00036) è soggetto a modifiche da parte di UNI in base ai commenti di tutte le parti interessate, che potranno essere inviate all'ente italiano di normazione fino al 25 marzo 2017.-- www.CorrieredelWeb.it Pubblicato da
GIOCHI: CODACONS DENUNCIA IL GOVERNO E IL SOTTOSEGRETARIO BARETTA PER ISTIGAZIONE AL GIOCO D'AZZARDO.STATO "BISCAZZIERE" IMPEDISCE A COMUNI DI IMPORRE LIMITI A SALE DA GIOCO E SLOT MACHINE. Il Codacons presenterà domani una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma contro il Governo italiano e il Sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta per istigazione al gioco d'azzardo e violenza ad organo collegiale.Al centro dell'esposto dell'associazione dei consumatori il gravissimo comportamento del Governo in merito alla piaga del gioco d'azzardo e al potere degli enti locali di tutelare la salute dei giocatori.Governo e maggioranza hanno infatti ritirato un emendamento al decreto sicurezza che consentiva ai Comuni di imporre distanze minime alle sale da gioco rispetto a scuole ed edifici frequentati da minori – spiega il Codacons – Così facendo si è voluto legare le mani agli enti locali, riducendo il loro potere di intervenire contro il dilagare incontrollato di sale da gioco e slot machine. E questo perché l'emendamento in questione avrebbe potuto ridurre le enormi entrate garantite allo Stato dal settore dei giochi, pari a 9 miliardi di euro annui.Oggi le ordinanze dei sindaci che pongono divieti agli orari delle sale slot e alla loro ubicazione vengono spesso annullate dai Tar, perché contrastano con gli interessi dello Stato e degli operatori del settore – prosegue il Codacons – L'emendamento avrebbe potuto finalmente porre fine al vicolo cieco in cui sono finiti gli enti locali nella lotta alla ludopatia, ma il Governo ha preferito tutelare le casse statali.Per tale motivo domani presenteremo un esposto in Procura contro l'esecutivo e il Sottosegretario con delega ai giochi Pier Paolo Baretta, chiedendo di procedere per le fattispecie di istigazione al gioco d'azzardo e violenza ad organo collegiale nei confronti del Parlamento. Pubblicato da
A un anno e mezzo dall'entrata in vigore del PAN, il piano d'azione nazionale che dal Novembre 2015 avrebbe dovuto regolamentare la vendita e l'utilizzo degli agrofarmaci tra gli operatori professionali e non professionali, la situazione è ancora molto confusa. La norma impone la frequentazione di corsi di formazione e il conseguente ottenimento di uno specifico patentino per gli "addetti ai lavori", ovvero operatori di aziende agricole, agricoltori, produttori… Che i corsi non siano disponibili per disorganizzazione e inadempienze delle Regioni, e che il 70% degli operatori agricoli sia ad oggi ancora sprovvisto del patentino, è già il primo assurdo. Ma che la legge per la categoria degli hobbisti proprio non esista è cosa ancor più grave. E' grave il fatto che la norma, passata al vaglio della Comunità Europea, sia stata respinta, e che ora debba essere completamente riscritta. E' grave il fatto che i 7 milioni e 200 mila hobbisti italiani non siano autorizzati ad acquistare nemmeno una confezione di verderame per curare le rose del loro giardino. "E' grave che, dopo un anno di consultazioni e il vaglio da parte di 4 Ministeri, l'Italia non sia stata in grado di redigere un documento sostenibile" tuona Fabio Manara, Presidente dell'associazione nazionale Compag che raggruppa i commercianti di prodotti per l'agricoltura. "Respinta una legge" continua Manara "dovrebbe valere quella precedente, ovvero la libera vendita di certi prodotti di uso comune. Ma non in questo caso. Soprattutto, mancando un tassello nel disegno legislativo, i controllori si concedono interpretazioni di fantasia, creando una difformità di trattamento degli utilizzatori tra Regioni, ma a volte anche all'interno della stessa Regione". Nel frattempo sono state modificate le classi tossicologiche dei prodotti, aumentando i parametri di tossicità di talune sostanze fino a poco tempo fa acquistabili ovunque. È stato poi introdotto l'obbligo del patentino, elemento fortemente sostenuto e condiviso da Compag in quanto formativo in tema di fitofarmaci. In questo disordinato panorama, in cui ogni Regione e, a cascata, ogni ente territoriale interpreta la legge che c'era e quella che c'è a modo proprio, perché un rivenditore dovrebbe rischiare di incorrere in salate sanzioni per aver venduto un chilo di diserbante al cliente del paese, o al pensionato che coltiva i pomodori dietro casa? Compag evidenzia come la mancata approvazione della legge per il segmento non professionale abbia portato il Far West in tema di agrofarmaci: c'è chi vende e chi non vende per nessuna ragione, chi chiede ai clienti di esibire il patentino e chi non se ne cura, chi si attiene a una circolare ministeriale per poi scoprire che non è ritenuta valida dagli enti regionali di controllo e viene verbalizzato. Compag, presente con il Presidente Fabio Manara e propri rappresentanti presso il Ministero delle Politiche Agricole, il Ministero della Salute, quello dell'Ambiente e quello dello Sviluppo Economico, denuncia la lentezza delle Istituzioni, prima causa del malfunzionamento sistemico che porterà alla sparizione "dell'orto privato" o all'utilizzo illegale dei prodotti e al fallimento di tante piccole realtà agricole familiari che facevano delle loro micro produzioni il nostro valore aggiunto. Servirebbe una risposta istituzionale chiara, rapida, univoca. Che non arriva. -- www.CorrieredelWeb.it
Roma, 15 marzo – "Vietare subito l'uso di animali nei circhi e negli spettacoli, nel rispetto delle norme sul benessere animale, e non destinare più soldi pubblici a questa pratica ormai obsoleta bandita, o limitata, già in circa 20 Stati dell'Unione Europea". Lo dichiara la deputata del M5S Chiara Gagnarli a margine di un convegno al Senato sulla dismissione degli animali dai circhi. "Si tratta di una serie di misure previste già in una nostra proposta di legge dell'ottobre 2013, depositata alla Camera, e che sono state incluse anche nel Disegno di legge sulla riforma delle attività circensi prevista nel futuro Codice dello Spettacolo dal Vivo, attualmente in discussione al Senato, il cui iter procede però con molta lentezza. Chiediamo – conclude la deputata 5stelle - che il ddl sia discusso e approvato al più presto affinché si possa mettere la parola 'fine' a questo esempio di inciviltà".-- www.CorrieredelWeb.it Pubblicato da
Roma, 14/03/2017 DIRITTI ANIMALI. DIRITTI UMANI. QUALE CAMBIAMENTO? «Troppo spesso la nostra società considera gli animali una merce, - sottolinea Daniele Diaco - un oggetto, qualcosa da sfruttare per i propri interessi» «Occorre passare da una cultura antropocentrica ad una biocentrica» commenta Pinuccia Montanari «Un convegno – sostiene Pier Paolo Cirillo- organizzato per poter dare uno spunto di riflessione» «I diritti non possono avere confini di specie – spiega Ciro Troiano - né essere limitati da una visione antropocentrica». Oggi in Piazza Campidoglio in Roma il convegno sul tema: "Diritti Animali. Diritti Umani. Quale Cambiamento?" cui hanno partecipato: Rosalba Matassa, Direttore Tutela ambientale e benessere degli animali – Roma Capitale; Daniele Diaco, Presidente Commissione Ambiente Capitolina e Pinuccia Montanari, Assessore alla Sostenibilità Ambientale – Roma Capitale. «Troppo spesso la nostra società considera gli animali una merce, - sottolinea Daniele Diaco - un oggetto, qualcosa da sfruttare per i propri interessi. È bene invece essere consapevoli che, esattamente come noi, gli animali provano dolore, sofferenza e allo stesso modo, e in alcuni casi più di noi, sono capaci di dare amore. Questo convegno si pone come obiettivo quello di stimolare le coscienze e aiutarci ad intraprendere un percorso teso al rispetto globale del mondo animale». Per Pinuccia Montanari: «Occorre passare da una cultura antropocentrica ad una biocentrica che metta al centro la tutela della vita sulla terra. Per questa ragione il nostro impegno per gli amici animali ha una profonda radice etica ed esige una costante attenzione». Tra gli esperti: Luigi Lombardi Vallauri, Filosofo; Ciro Troiano, Criminologo, Responsabile Osservatorio Zoomafia LAV; Carla Rocchi, Presidente ENPA (Ente Nazionale per la Protezione degli Animali); Gianluca Felicetti, Presidente LAV (Lega Anti Vivisezione) e Pier Paolo Cirillo, Vice Presidente Animalisti Italiani Onlus. Il Professore Vallauri ha esposto le cinque ragioni principali del rispetto verso gli animali distinguendo un animalismo ambientalista che difende la bellezza e la biodiversità; un animalismo animalista che punta alla soggettività perché gli animali soffrono; un animalismo umanista che protegge l'uomo; un animalismo spirituale che si ispira al principio di nonviolenza di Gandhi e un animalismo giuridico di cui parla nel trattato: "La questione animale" da lui curato per il "Trattato di Biodiritto" in sei volumi diretto da Stefano Rodotà e Paolo Zatti. «Un convegno – sostiene Pier Paolo Cirillo- organizzato per poter dare uno spunto di riflessione agli studenti e ai cittadini che ogni essere vivente ha diritto a una vita dignitosa, sia per umani sia per gli animali e l'ambiente circostante». «I diritti non possono avere confini di specie – spiega Ciro Troiano - né essere limitati da una visione antropocentrica. La dignità e la libertà dalla sofferenza devono essere garantite ad ogni essere vivente: un mondo etico non può essere limitato agli interessi umani. La negazione dei diritti apre inevitabilmente le porte alla violenza e la violenza esercitata a danno di umani e quella contro gli animali hanno più aspetti in comune di quanto si pensi». Presenti anche gli attori Daniela Poggi e Massimo Wertmüller che hanno sottolineato il loro impegno a favore dei diritti degli animali nel cinema e nel teatro. -- www.CorrieredelWeb.it Pubblicato da
I professionisti di Portolano Cavallo lavorano in modo flessibile, anche da remoto, avendo a disposizione tutti gli strumenti più avanzati per lavorare da casa quando necessario; alcuni di loro (soci e counsel) lavorano part-time senza alcuna ripercussione sulla qualità del lavoro affidatogli e lo sviluppo di carriera; il periodo di maternità dei professionisti viene completamente retribuito e lo studio contribuisce attivamente alla formazione dei professionisti anche con master di specializzazione ed LLM. Dal 2013 Portolano Cavallo ha, primo nel settore degli studi legali, sottoscritto un contratto collettivo integrativo di secondo livello. L'idea è nata dall'esigenza di formalizzare diversi elementi di novità a vantaggio dei dipendenti dello studio, ma anche processi e procedure già in atto volti a migliorare le condizioni di lavoro ed in particolare il work-life balance. L'accordo prevede misure per conciliare tempi di vita e di lavoro, come l'introduzione della banca ore e della relativa flessibilità, convenzioni con strutture sanitarie ed asili nido, la copertura assicurativa per l'assistenza sanitaria integrativa per sé e per i propri familiari, l'anticipazione del costo dell'abbonamento annuale al trasporto pubblico locale, con trattenuta del controvalore suddiviso in rate mensili in busta paga ed altri strumenti a sostegno dei dipendenti. Avendo avviato numerose attività in questo ambito dieci anni fa, oggi lo studio non si concentra solo su aspetti previdenziali ed assistenziali: sono state stipulate, infatti, convenzioni con strutture sportive ubicate in prossimità delle sedi, centri per la cura della persona, ristoranti e strutture alberghiere, con l'obiettivo di garantire a tutte le persone di Portolano Cavallo l'accesso a beni e servizi a condizioni esclusive. Diverse le attività svolte internamente: Children@Work dal 2010, un pomeriggio di attività ludica in cui le sedi vengono aperte ai figli di professionisti e dipendenti, Thursday@Portolano un giovedì al mese in cui si svolge un pranzo collettivo con menu tematico per favorire la condivisione di un momento conviviale lontano dal lavoro, Anniversario di studio un fine settimana , di puro svago, in una località turistica per celebrare il compleanno dello studio, Welcome Summer un aperitivo estivo per salutarsi prima delle ferie e molte altre iniziative che mettono al centro i professionisti e lo staff, vero motore dell'attività di uno studio professionale. Portolano Cavallo Portolano Cavallo fornisce consulenza legale alle aziende che operano in settori complessi e in continua evoluzione: è leader nei settori Digital, Media e Technology, oltre ad essere riconosciuto nei settori Life Sciences e Fashion/Luxury. Le aree di attività dello studio comprendono dall'ambito societario e contenzioso alle operazioni di M&A e Venture Capital, dall'assistenza alle startup allo sfruttamento e protezione della proprietà intellettuale in tutte le sue diverse forme, dal diritto del lavoro alle questioni riguardanti protezione dei dati, privacy e cyber-security. In tutti questi settori, Portolano Cavallo è riconosciuto da molteplici pubblicazioni professionali italiane e internazionali.

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