Source: http://lamulta.it/15-approfondimenti/302-patente-straniera-falsa-non-e-reato-se-non-sarebbe-comunque-valida-salvo-che.html
Timestamp: 2019-11-19 02:45:35+00:00

Document:
La falsificazione della patente straniera non integra il reato di uso di documento falso laddove il documento non abbia alcuna validità nel territorio italiano sotto il profilo della legittimazione alla guida di autovettura.
Sul punto, giova ricordare che la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha avuto modo di affermare che la falsificazione non grossolana della patente di guida rilasciata da uno Stato estero può costituire reato qualora sussistano le condizioni di validità di tale documento ai fini della conduzione di un veicolo anche nel nostro Paese (in un caso, la Corte, con riferimento a patente di guida apparentemente rilasciata dalle autorità della Costa d'Avorio, ha ritenuto che essa, pur non assumendo validità come documento di identificazione personale, possa costituire documento che, nei limiti delle richiamate disposizioni, può avere validità come permesso per la conduzione di veicoli, e come tale essere ricompresa nell'ambito di applicazione del reato previsto dagli artt. 477-482 cod. pen., così Cass., Sez. 5, n. 12693 del 08/03/2007).
II principio è stato anche più recentemente riaffermato dalla Corte nell'arresto reso con la sentenza n. 9268 del 02/12/2014 con l'ulteriore affermazione che "la falsificazione non grossolana della patente di guida rilasciata da uno Stato estero può costituire reato, a norma degli art. 477 e 482 cod. pen., qualora sussistano le condizioni di validità di tale documento ai fini della conduzione di un veicolo anche nel nostro Paese, come fissate dai relativi articoli del C.d.S.".
È stato quindi affermato il principio di diritto, secondo cui la falsificazione non integra il reato contestato laddove il documento non abbia alcuna validità nel territorio italiano, né sotto il profilo della legittimazione alla guida di autovettura, né tanto meno sotto il profilo della identificazione della persona.
SENTENZA CORTE CASSAZIONE 3 marzo 2016, n. 8901
1. Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Firenze, in parziale riforma della sentenza emessa il 14.2.2013, ha rideterminato la pena in precedenza inflitta all'imputato per il reato di cui agli artt. 477 e 482 cp, confermando nel resto la sentenza impugnata.
1.2 Avverso la sentenza ricorre l'imputato per mezzo del suo difensore, affidando la sua impugnativa a due motivi di doglianza.
1.3 II ricorso proposto nell'interesse dell'imputato deduce come primo motivo di doglianza, ai sensi dell'art. 606, lett. e, cpp, l'illogicità della motivazione nella parte in cui quest'ultima affermava l'efficacia pubblicistica della patente falsificata e dunque la sua equivalenza ad un provvedimento autorizzatorio in Italia. Osserva inoltre la parte ricorrente che l'illogicità della motivazione impugnata era rintracciabile, più in particolare, là dove il giudice impugnato aveva ritenuto integrato la fattispecie di reato contestato nonostante l'art. 135 c.d.s prevedeva l'inefficacia, come titolo abilitativo, della patente straniera per gli stranieri residenti in Italia da oltre un anno; rileva che il suo permesso di soggiorno testimoniava la sua presenza sul territorio nazionale dal 31.01. 2007 e che dunque la sua patente non era più da considerarsi un'autorizzazione idonea a legittimare la guida in Italia; rileva inoltre la parte ricorrente che illogica era la motivazione qui censurata anche nella parte in cui aveva superato le sue doglianze, sostenendo che, per un verso, anche in tal caso la patente straniera non perdeva la sua validità per essere la stessa convertibile in patente italiana e che, per altro, la guida con una siffatta patente integrava un mero illecito amministrativo e non già un illecito penale, come previsto per la guida in assenza di un titolo abilitativo; deduce che tale ragionamento era fallace se solo si considera che la detta convertibilità, sulla base dell'accordo bilaterale intervenuto con l'Albania e della circolare del 27.9.2009 della Direzione Generale del Ministero dei trasporti, è consentita solo in ristretti casi fattuali, il cui esame era stato comunque omesso dalla Corte distrettuale.
1.4 Deduce infine la parte ricorrente, ai sensi dell'art. 606 lett. d, cpp, l'omessa assunzione di una prova decisiva, in ordine alla richiesta ed omessa acquisizione dell'accertamento anagrafico sulla sua residenza in Italia.
2.1 Già il primo motivo di doglianza avanzato dalla parte ricorrente è in realtà fondato.
2.2 Sul punto, giova ricordare che la giurisprudenza di questa Corte ha avuto modo di affermare che la falsificazione non grossolana della patente di guida rilasciata da uno Stato estero può costituire reato qualora sussistano le condizioni di validità di tale documento ai fini della conduzione di un veicolo anche nel nostro Paese, come fissate dagli artt. 135 e 136 C.d.S. (in un caso, la Corte, con riferimento a patente di guida apparentemente rilasciata dalle autorità della Costa d'Avorio, ha ritenuto che essa, pur non assumendo validità come documento di identificazione personale, possa costituire documento che, nei limiti delle richiamate disposizioni, può avere validità come permesso per la conduzione di veicoli, e come tale essere ricompresa nell'ambito di applicazione del reato previsto dagli artt. 477-482 cod. pen., così Cass., Sez. 5, n. 12693 del 08/03/2007 - dep. 27/03/2007, P.G. in proc. Aghohawa, Rv. 236180).
2.3 II principio è stato anche più recentemente riaffermato da questa Corte nell'arresto reso da questa Sezione con la sentenza n. 9268 del 02/12/2014 (dep. 03/03/2015, Ndiaye, Rv. 262963) con l'ulteriore affermazione che "la falsificazione non grossolana della patente di guida rilasciata da uno Stato estero può costituire reato, a norma degli art. 477 e 482 cod. pen., qualora sussistano le condizioni di validità di tale documento ai fini della conduzione di un veicolo anche nel nostro Paese, come fissate dagli artt. 135 e 136 C.d.S.".
2.4 Ciò posto, ritiene la Corte come la doglianza sollevata dalla parte ricorrente sia fondata proprio in ragione del mancato accertamento in ordine all'idoneità della patente albanese ad autorizzare l'imputato alla guida in Italia.
Affermato invero il principio, in diritto, secondo cui la falsificazione non integra il reato contestato laddove il documento non abbia alcuna validità nel territorio italiano, né sotto il profilo della legittimazione alla guida di autovettura, né tanto meno sotto il profilo della identificazione della persona, la Corte di merito avrebbe dovuto tuttavia accertare e giustificare l'invalidità del documento alla luce della normativa di settore.
Detto altrimenti, la Corte di merito avrebbe dovuto valutare l'idoneità della patente albanese ad autorizzare la guida in territorio italiano, essendo invero le considerazioni della Corte distrettuale - in ordine alla possibilità di conversione del titolo straniero abilitativo alla guida in patente italiana - apodittiche e non suffragate dai necessari accertamenti (in fatto ed in diritto) diretti proprio alla verifica della concreta idoneità dell'autorizzazione alla guida conseguita all'estero come titolo abilitativo alla guida anche nel territorio nazionale.
2.5 La sentenza va, dunque, annullata, essendo preliminarmente necessario compiere gli accertamenti di cui sopra, motivando poi adeguatamente le conclusioni che la Corte di merito vorrà prendere in ordine alla responsabilità dell'imputato.
3. Il secondo motivo di doglianza è assorbito.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello di Firenze per nuovo esame.

References: sentenza 
 art. 477

SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 477
 sentenza 
 sentenza