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Timestamp: 2018-01-16 07:16:23+00:00

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Edili - la legge in materia di sicurezza sul lavoro
Come noto nella Gazzetta Ufficiale del 10 agosto 2007, n. 185 e` stata pubblicata la legge 3 agosto 2007, n. 123 ``Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia``.
La norma e` entrata in vigore, dopo i 15 giorni di ``vacatio legis`` e, quindi, il 25 agosto 2007.
Si fornisce qui di seguito un commento analitico del disposto di legge, partendo dalle norme contenute negli articoli da 2 a 12 che risultano operanti dal 25 agosto 2007.
Art. 2 (Notizia all`INAIL, in taluni casi di esercizio dell`azione penale)
La norma prevede che il pubblico ministero, in caso di esercizio dell`azione penale per i delitti di omicidio colposo o di lesioni personali colpose, se il fatto e` commesso con violazioni delle norme sulla sicurezza e salute dei lavoratori, ne dia immediata notizia all`INAIL ai fini dell`eventuale costituzione di parte civile e dell`azione di regresso.
In base a tale dispositivo, pertanto, viene riconosciuta all`Inail la facolta` di costituirsi parte civile nel procedimento penale e di esercitare l`azione di regresso nello svolgimento dello stesso.
Sino all`entrata in vigore della presente norma l`unica fonte normativa in materia era rappresentata dagli artt. 10 e 11 T.U. 1124/65, in base ai quali l`azione di regresso esercitata dall`Inail era consentita sulla base di una sentenza di condanna, passata in giudicato, in ordine alla penale responsabilita` del datore di lavoro, ovvero in caso di altro tipo di sentenza diversa da quella di condanna, dimostrando in sede civile cio` che non era stato possibile dimostrare in sede penale (cfr Corte Costituzionale, sentenza n. 102/1981)
La nuova previsione normativa consente, pertanto, all`Istituto assistenziale di semplificare l`esercizio dell`azione di regresso, esercitando quest`ultima nel contesto del procedimento penale e, nel contempo, al datore di lavoro di alleggerire la propria posizione processuale, non dovendosi piu` sottoporre ad un distinto giudizio civile in via di regresso, successivo ad un primo giudizio penale e indipendentemente dagli esiti di quest`ultimo, ivi compreso il caso di assoluzione.
Resta fermo, ad ogni buon conto, che la reintegra delle somme di cui all`art 11 del D.p.r. n. 1124/65 e` condizionata al positivo accertamento della responsabilita` penale del datore di lavoro.
a) Il comma 3 dell`art. 7, che prevedeva l`obbligo del datore di lavoro committente di promuovere la cooperazione ed il coordinamento tra le varie imprese coinvolte nell`esecuzione dei lavori (senza specificare le modalita`), e` sostituito da un nuovo comma secondo il quale la promozione della cooperazione e il coordinamento si attua mediante l`elaborazione di un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze.
Premesso che, piu` che di parlare di misure adottate per eliminare le interferenze, avrebbe avuto piu` senso parlare di misure adottate per eliminare i rischi da interferenza (ed, in tal senso, sara` cura dell`Ance ottenere i necessari chiarimenti), si ritiene che, nel caso di appalti di lavori di costruzioni, l`impresa che si avvale di subappaltatori possa dare attuazione alla norma facendo riferimento (eventualmente con proprie integrazioni) a quanto contenuto nel PSC trasmessole dal committente e che l`impresa stessa e` gia` tenuta a trasmettere ai subappaltatori (vedi art. 13, comma 2 del D.Lgs. n. 494/96).
Il documento di cui si e` fatto cenno dovra` essere allegato al contratto di appalto d`opera.
Viene riconfermato che gli obblighi di cooperazione e coordinamento (ed il relativo documento) non si applicano ai rischi specifici propri dei subappaltatori.
b) Alla fine dell`articolo e` aggiunto il comma 3-ter che prevede che nei contratti di appalto e di subappalto siano indicati i costi relativi alla sicurezza sul lavoro e che a tali dati possano accedere il rappresentante dei lavoratori e le organizzazioni sindacali dei lavoratori. Anche in tal caso si ritiene che l`impresa che si avvalga di subappaltatori possa fare riferimento alla stima dei costi della sicurezza fornitale dal committente nell`ambito del PSC, depurandola dai costi sostenuti dall`impresa appaltatrice o da altri subappaltatori.
c) Il terzo periodo del secondo comma dell`art. 18 del D.Lgs. n. 626/94 che prevedeva che il rappresentante dei lavoratori potesse essere eletto o designato dai lavoratori nell`ambito delle rappresentanze sindacali e` sostituito con la semplice previsione che il rappresentante dei lavoratori e`, di norma, eletto dai lavoratori stessi.
d) Alla fine dell`art. 18 e` inserito un nuovo comma che prevede la elezione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza in una unica giornata su tutto il territorio nazionale; la data e le modalita` di elezione saranno definite con apposito decreto, fermo restando diverse determinazioni in sede di contrattazione collettiva.
e) Il comma 5 dell`art. 19 del D.Lgs. n. 626/94 che prevedeva il semplice accesso del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza al documento di valutazione e al registro infortuni e` sostituito da analoga disposizione che prevede, su richiesta, la fornitura in copia dei documenti di cui sopra.
f) Dopo il comma 5 dell`art. 19 del D.Lgs. n. 626/94 e` aggiunto un nuovo comma che prevede che i rappresentanti territoriali e di comparto dei lavoratori svolgano la loro attivita` con riferimento a tutte le unita` produttive del territorio o del comparto di rispettiva competenza. Appare ovvio che tale competenza non si estenda alle imprese nelle quali sia presente un rappresentante dei lavoratori eletto autonomamente.
Tali disposizioni riguardano principalmente la pubblica amministrazione e trattano di:
- coordinamento dell`attivita` di vigilanza, affidato al presidente della provincia o ad un assessore da lui delegato e cio` in attesa di un ulteriore decreto;
- finanziamenti per l`immissione in ruolo di personale e per il funzionamento e potenziamento dell`attivita` ispettiva;
- progetti sperimentali in ambito scolastico e nei percorsi di formazione professionale per favorire la conoscenza delle tematiche di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro.
Si segnala che il comma 6 dell`articolo in esame estende al personale non ispettivo degli istituti previdenziali la facolta` di diffida in merito alla disciplina delle irregolarita` amministrative; in tal modo anche il personale amministrativo degli istituti previdenziali e` tenuto ad applicare la procedura di diffida di cui all`art. 13 del D. Lgs. n. 124/04.
Il presente articolo estende alla generalita` delle imprese quanto gia` previsto dall`art. 36 bis della L. 248/2006 per il settore dell`edilizia in materia di sospensione dell`attivita` imprenditoriale, ogni qual volta siano accertate le violazioni prescritte dalla norma medesima.
Al riguardo il Ministero del Lavoro, con l`allegata circolare n° 10797 del 22 agosto scorso, alla quale si fa espresso rimando, ha impartito le prime istruzioni operative e interpretative in materia, anche sulla scorta di quanto gia` chiarito con circolare del 29 settembre 2006 a seguito dell`emanazione dell`art. 36bis.
La novita` piu` rilevante e` comunque rappresentata dalla possibilita` di comminare la sanzione della sospensione anche in caso di gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela e sicurezza sul lavoro.
Il provvedimento di sospensione, tempestivamente comunicato alle amministrazioni competenti, comportera` l`interdizione alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni ed alla partecipazione a gare pubbliche per periodi di tempo specificamente indicati.
Parimenti a quanto gia` previsto per il settore dell`edilizia, la revoca del provvedimento di sospensione potra` seguire ad un`opportuna regolarizzazione da parte dell`imprenditore circa i lavoratori non risultanti dalle scritture o dalla documentazione obbligatoria, circa la violazione delle norme sugli orari di lavoro e di quelle attinenti alla sicurezza e alla salute sul lavoro ed attraverso il pagamento di una sanzione amministrativa aggiuntiva rispetto alle sanzioni complessivamente irrogate che sara` all`uopo calcolata dal personale ispettivo, in relazione alle violazioni immediatamente accertate, cosi` come ha chiarito il Ministero nella circolare da ultimo pubblicata.
La previsione della ulteriore sanzione amministrativa e` stata inserita dall`art. 5 del T.U. quale unica modificazione all`art. 36 bis del decreto Bersani.
Quest`ultimo infatti ha previsto l`aggiunta al comma 2 dell`art. 36bis, dopo la lettera b), della lettera b-bis): `` il pagamento di una sanzione amministrativa aggiuntiva rispetto a quelle di cui alla lettera b), ultimo periodo, pari ad un quinto delle sanzioni amministrative complessivamente irrogate`` .
Sulla scorta di quanto previsto dal nuovo disposto di legge circa l`applicazione e l`ambito di operativita` della norma in questione, soprattutto alla luce del gia` esistente art. 36 bis della L. n. 248/2006, sono sorti doversi dubbi attualmente all`esame di tutte le parti interessate.
Vero e`, infatti, che come gia` anticipato nella circolare del Ministero del lavoro, il disposto dell`art. 5 del T.U. pare non trovare applicazione per il settore dell`edilizia, il quale rimarrebbe pertanto escluso dalla novita` importante dal medesimo introdotta circa l`applicazione del provvedimento di sospensione anche in caso di gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.
Pur non negando l`indubbia perplessita` derivante da una simile interpretazione, non sembra possibile attribuire una diversa interpretazione al significato letterale delle parole contenute nell`art. 5 del T.U., ove si legge espressamente: `` Fermo restando quanto previsto dall`art. 36bis (...) della L. 248/2006, come modificato dal presente articolo (...)``.
Appare pertanto evidente che il provvedimento di sospensione citato dalla norma e comprensivo della novita` riguardante l`adozione del provvedimento anche in caso di reiterate e gravi violazioni in materia di norme antinfortunistiche trovi applicazione per tutti i settori imprenditoriali che esulino dal campo di applicazione dell`art. 36 bis, che rimane pienamente operativo pur se modificato con l`aggiunta del suddetto punto b-bis. In tal senso si e` espressa la circolare ministeriale di cui sopra.
Al riguardo, si ricorda che l`obbligo del tesserino di riconoscimento e` previsto per le imprese che occupano nel cantiere piu` di nove dipendenti; le imprese al di sotto di tale soglia potranno assolvere a tale obbligo mediante annotazione degli estremi degli occupati su un apposito registro vidimato dalla Direzione Provinciale del Lavoro.
Il comma 3 bis dell`articolo 86 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture e` stato aggiunto dalla legge finanziaria 2007 (art. 1 comma 909) e prevede che, ai fini della valutazione delle anomalie delle offerte, il valore economico dell`offerta debba essere adeguato al costo del lavoro, cosi` come risultante dalle apposite tabelle predisposte dal Ministero del Lavoro (cosiddetto decreto Salvi).
E` appena il caso di ricordare che nel caso di appalto di opere di costruzione la materia della valutazione dei costi di sicurezza e` gia` normata dalle disposizioni del D.Lgs. n. 494/96 e del DPR n. 222/03.
Come e` noto il D.Lgs. n. 231/01 stabilisce la responsabilita` amministrativa delle persone giuridiche per tutta una serie di reati (concussione, corruzione, falsi, reati societari, etc.) commessi da dipendenti o soggetti investiti di funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione.
Con la modifica introdotta dalla legge in commento la responsabilita` amministrativa e` estesa ai casi di omicidio colposo e lesioni gravi e gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell`igiene e della salute sul lavoro.
La sanzione pecuniaria prevista e` fissata in misura non inferiore a mille quote (l`importo della quota puo` oscillare da 258 a 1.549 euro), cio` salvo il caso che la pena sia ridotta in virtu` delle previsioni di cui all`art. 12 del gia` citato D.Lgs. n. 231/01.
A decorrere dal 2008 e per il biennio 2008-2009 e` previsto a favore dei datori di lavoro un credito di imposta nella misura massima del 50% delle spese sostenute per la partecipazione dei lavoratori a programmi e percorsi formativi in materia di sicurezza sul lavoro.
Come e` noto, il disegno di legge del Governo che ha portato all`approvazione della legge in commento constava praticamente di un solo articolo in cui si fissavano i principi di delega per l`emanazione di un Testo Unico in materia di sicurezza sul lavoro.
Tali principi sono sostanzialmente rimasti inalterati in quanto, nel corso della discussione parlamentare, la maggioranza non ha recepito quasi nessuno degli emendamenti correttivi proposti, pur riconoscendone, in taluni casi, la fondatezza. Tale atteggiamento si e` riscontrato anche a proposito degli emendamenti proposti in relazione agli articoli da 2 a 12, immediatamente operanti, e che sono stati introdotti alla vigilia dell`approvazione del provvedimento da parte del Senato e che la Camera ha approvato senza modifiche e, quindi, in modo definitivo.
- il riordino della normativa vigente; oggettivamente disorganica e in alcuni casi ampiamente obsoleta;
- la semplificazione degli adempimenti burocratici a carico delle imprese; si noti che la normativa vigente prevede addirittura sanzioni penali per la mancata trasmissione di una comunicazione;
- la riaffermazione del principio della bilateralita`; del quale il settore delle costruzioni e` un antesignano;
- l`ipotesi di finanziamenti alle imprese e agli Enti bilaterali; che, ci si augura, non resti una sola enunciazione di principio, come potrebbe lasciar ritenere la modestissima rilevanza delle disposizioni contenute nell`art. 10;
- la diffusione della cultura della sicurezza; per la quale l`Ance e` gia` fortemente impegnata;
- il coordinamento delle attivita` in materia di sicurezza finalizzato all`emanazione di indirizzi uniformi su tutto il territorio nazionale.
- il rafforzamento dei provvedimenti in materia di responsabilita` solidale con particolare riferimento ai subappalti; quando le norme in materia (almeno per cio` che concerne il settore delle costruzioni), sono state gia` definite dall`ultima legge finanziaria;
- il coordinamento degli interventi di prevenzione con riferimento ai subappalti; senza far cenno che, almeno nel settore delle costruzioni, le norme gia` esistono e sono tra le piu` severe d`Europa;
- nuovi meccanismi di appalto; che, invece di premiare in sede di gara le imprese piu` ``virtuose``, sembrano prevedere solo vincoli e divieti.
- nonostante che tutti gli operatori della sicurezza considerino l`attuale sistema sanzionatorio sufficientemente afflittivo e che, in caso di infortunio, le sanzioni siano gia` state recentemente appesantite, il disegno di legge prevede, per reati di omissione senza effetti lesivi sul lavoratore, la pena dell`arresto fino a 3 anni (attualmente la pena massima e` di sei mesi) o ammende fino a 100.000 euro (attualmente l`ammenda massima e` di 4.000 euro, e, solo per infrazioni commesse dai fabbricanti di attrezzature, di 30.000 euro);
- in alcuni casi risulterebbe obbligatorio l`arresto senza possibilita` di applicazione del sistema vigente che prevede, in caso di pronto adeguamento e sempre che non ci siano state lesioni al lavoratore, il pagamento di una sanzione amministrativa, a tal proposito occorre segnalare che il testo e` piuttosto oscuro ed e` augurabile che esso sia interpretato in maniera meno pesante in sede di esercizio della delega;
- si prevede, in caso di infrazioni solo formali, una ammenda fino a 20.000 euro.

References: Art. 2
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 36