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Timestamp: 2020-05-31 14:49:11+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2277 del 30/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2277 del 30/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 30/01/2017, (ud. 01/12/2016, dep.30/01/2017), n. 2277
sul ricorso 24274/2015 proposto da:
EDIL LOPERFIDO SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SICILIA 66, presso lo studio
dell’avvocato ROBERTO ESPOSITO, che la rappresenta e difende
avverso la sentenza a 37/02/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
udito l’Avvocato Roberto Esposito difensore della controricorrente
Con sentenza n. 37/02/15, depositata il 15 gennaio 2015, non notificata, la CTR della Basilicata ha rigettato sia l’appello principale proposto dall’Agenzia delle Entrate, Direzione provinciale di Matera, sia quello incidentale proposto dalla Edil Loperfido S.r.l., per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Matera, che aveva parzialmente accolto il ricorso della società, per l’annullamento di avviso di accertamento, con il quale l’Ufficio aveva accertato in via induttiva per l’anno 2004 un maggior reddito imponibile della società, da imputare ai soci ai fini Irpef in ragione delle rispettive quote di partecipazione come da separati avvisi, nonchè le maggiori Irap ed Iva dovute con applicazione delle relative sanzioni.
Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate deduce violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 109, commi 1 e 5 e art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto che “le spese di pubblicità e sponsorizzazione per Euro 25.000,00 risultano essere sproporzionate e correttamente sono state ridotte, dai primi Giudici, ad Euro 12.500,00, tenuto conto sia del reddito dichiarato per l’anno in questione sia degli investimenti fatti per l’adeguamento degli immobili aziendale”.
Il motivo è da ritenersi inammissibile. Delle due l’una: o la decisione impugnata ha inteso effettivamente riconoscere la deducibilità delle spese di pubblicità e sponsorizzazione nell’importo di Euro 12500,00 e, allora, non vi sarebbe sul punto soccombenza dell’Amministrazione, donde l’inammissibilità del motivo d’impugnazione per carenza d’interesse (non potendo esso essere diretto soltanto alla modifica della motivazione: cfr., tra le altre, Cass. sez. lav. 16 gennaio 2015, n. 658; Cass. sez. lav. 24 marzo 2010, n. 7057); ovvero, sia pur con formulazione sul piano letterale sicuramente non felice, la decisione impugnata, nel condividere riguardo alla questione in esame la pronuncia di primo grado, ha inteso ridurre l’importo delle spese di pubblicità e sponsorizzazione da Euro 25.000,00 (40.000 – 15.000,00) ritenuto indeducibile dall’Ufficio, ad Euro 12500,00.
In tal caso, peraltro, la decisione è frutto di uno specifico accertamento di fatto che ha giustificato la decisione sul punto parzialmente favorevole alla contribuente alla stregua “sia del reddito dichiarato per l’anno in questione, sia degli investimenti fatti per l’adeguamento degli immobili aziendali”.
Ne deriva che, trattandosi di accertamento di fatto, lo stesso avrebbe potuto essere censurato in sede di legittimità in relazione al parametro dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, peraltro, in questa sede, neppure invocabile, nei limiti della sua attuale formulazione, trattandosi di cd. doppia conforme (cfr. Cass. sez. unite 7 aprile 2014, n. 8053).
Del pari risulta inammissibile il secondo motivo, con il quale l’Agenzia delle Entrate, lamentando formalmente la violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 2, artt. 2697, 2727 e 2729 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, censura sub specie della citata ultima norma quello che costituisce un tipico accertamento di fatto del giudice di merito, che ha ritenuto non condivisibile il metodo utilizzato dall’Ufficio per determinare la percentuale di ricarico, “perchè, pur in presenza dell’intera contabilità di magazzino,… ha preso a campione solo 119 prodotti su 6000 trattati dalla società”, facendo quindi conseguire, in ragione della non ritenuta rappresentatività del campione esaminato dell’intera gamma commercializzata la conclusione in termini di non applicabilità, per la ricostruzione dei ricavi in via induttiva, della percentuale di ricarico media ponderata del 29,12% applicata dall’Ufficio rispetto a quella del 25,54% dichiarata dalla società.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione in favore della controricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed in Euro 7000,00 per compenso, oltre rimborso spese forfettarie ed accessori, se dovuti.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 109
 art. 112
 sentenza 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 art. 39
 art. 54