Source: http://sguardisuigeneris.blogspot.it/2011/04/
Timestamp: 2017-09-24 10:28:00+00:00

Document:
Sguardi sui Generis: aprile 2011
Interferenze sulla precarietà
Pubblicato da Sguardi sui Generis a 13:26 0 commenti
Spesso si parla delle donne partigiane solo come “staffette”, considerandole figure subalterne che hanno prestato aiuto e “assistenza secondaria” rispetto a quella maschile. Questo tentativo di escludere le donne dalle vicende della Resistenza non rispecchia la realtà storica, bensì un modello politico, culturale e sociale non ancora superato.
“Nei mesi successivi alla Liberazione hanno subito riconosciuto i gradi del partigiano al vicario e all’avvocato C.: a me niente. Ho chiesto spiegazioni a un compagno dell’ANPI. “Ma tu sei una donna!” – mi ha risposto. Invece ero l’unica a cui quel titolo poteva davvero servire. Io vivevo solo del mio lavoro e avevo bisogno di quel riconoscimento. I gradi (tenente partigiano) li ho voluti per giustizia, ma non ho preso il pacco sussidio che davano e comunque i soldi li ho lasciati tutti all’ANPI.” (dalla testimonianza dell’ostetrica Maria Rovano, nome di battaglia “Camilla”, partigiana a Barge, CN).
In generale, si tendeva e si tende ad esprimere una sorta di fastidio di fronte a soggetti che rivendicano tempi e spazi propri. Quest’atteggiamento lo riscontriamo anche oggi. Per questo è importante, in occasione della giornata del 25 aprile, rivendicare il ruolo attivo e trasversale delle donne nelle lotte. Mai passive, mai mute. Inadattabili e forti. Ora e sempre Resistenza!
Pubblicato da Sguardi sui Generis a 18:49 0 commenti
11 Aprile 2011, una ventina di donne vengono fermate in Francia e portate in questura per essere identificate. Non una semplice identificazione: vengono infatti espressamente fermate in quanto indossatrici del niqab, il tradizionale velo islamico integrale.
Ciò avviene nel primo giorno in cui in Francia scatta la legge anti velo, voluta dal presidente Sarkozy. Velo che per alcune determina una vera e propria individualità, velo sinonimo di appartenenza, velo che alcuni fra musulmani e musulmane indossano nello Stato in cui vivono in quanto portatore di cultura e tradizione delle loro origini. Velo che il governo al potere avrebbe vietato in quanto lesivo dei valori nazionali della Francia. Ma che appare in realtà come chiaro segno di una islamofobia che sempre più imperversa sul fronte occidentale, utilizzata dal potere politico come espediente per instaurare circoli viziosi di paura e diffidenza.
Ancora una volta dietro il presunto universalismo dei valori nazionali si nasconde la retorica dell'assimilazione coatta che pretende di includere la diversità negandola in quanto tale.
E' per questo che ci schieriamo al fianco delle lotte e proteste che in Francia, in particolar modo in questi giorni, ma già da un paio d'anni ormai, stanno infiammando l'opinione pubblica.
Contro un sistema istituzionale che tenta di reprimere quotidianamente le nostre ben salde certezze riguardanti chi siamo e cosa vogliamo.
Al fianco, quindi, di tutte quelle che come noi ogni giorno si trovano all'interno delle lotte, celate o meno dietro ad un velo.
Pubblicato da Sguardi sui Generis a 08:05 3 commenti
La precarietà è un elemento esistenziale e politico imprescindibile del nostro presente. L'agiamo e la subiamo ogni giorno in forme differenti e mutevoli. Come Laboratorio sguardi sui generis abbiamo deciso di raccontare la nostra precarietà nel modo più semplice e schietto che ci venisse in mente. Illustrare, così, una delle tante costellazioni possibili di una realtà caleidoscopica e complessa.
Qui di seguito, le nostre riflessioni.
Ho ventinove anni. Mi sono laureata in filosofia, scrivo e leggo con passione. Al momento sono dottoranda senza borsa all'Università di Torino. Sino al 21 marzo ho avuto un lavoro (contratto semestrale) e quindi un reddito. Ora conto di arrangiarmi sino all'estate con una borsa regionale per dottorandi. Nel frattempo cercherò di vincere un posto altrove: a breve, ad esempio, farò un lungo viaggio fino a Napoli per il concorso di dottorato bandito dall'Istituto di Scienze Umane. Non credo di poter fare previsioni, so soltanto che se dovesse andar bene potrei contare su una borsa di tre anni. Cosa che – in tutta onestà – mi renderebbe piuttosto felice al punto che organizzerei una bella festa.
Pubblicato da Sguardi sui Generis a 14:29 0 commenti
Italia, marzo 2009. Una legge istituisce l'obbligo di indicare sui documenti il proprio orientamento sessuale. La popolazione italiana viene suddivisa in categorie attraverso passaporti e carte d'identità di diverso colore. Eterossessuali, omosessuali, lesbiche, transessuali, intersessuali e “non definiti/e” vengono sottoposti/e a controlli atti a verificare la loro appartenenza ad una o all'altra categoria.
Presentazione dello spettacolo ad Interferenze
Pubblicato da Sguardi sui Generis a 15:25 0 commenti

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