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Timestamp: 2020-08-08 18:13:54+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 20 gennaio 2020, n.1080
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 20 gennaio 2020, n.1080MASSIMA
1. Nel contratto atipico di "vitalizio alimentare", le prestazioni a favore del vitaliziato possono essere eseguite, in difetto di diversa pattuizione, unicamente dal vitaliziante contrattualmente individuato.
2. Nel giudizio avente ad oggetto la domanda di risoluzione del contratto atipico di "vitalizio alimentare" per inadempimento del vitaliziante, quest’ultimo deve soltanto provare la fonte negoziale del suo diritto, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 20 gennaio 2020, n.1080 - Presidente Manna – Relatore Cosentino
che con contratto atipico di vitalizio alimentare, stipulato il 30.08.2001, la signora R.F. cedette la nuda proprietà della sua casa di abitazione alla nipote M.M. , figlia della sua figlia F.M. , in cambio del mantenimento e dell’assistenza, vita natural durante, da parte di detta nipote;
che, a seguito del decesso dell’attrice, il processo venne proseguito dai suoi figli F.G. e Ga. , mentre la sorella di costoro, F.M. , spiegò intervento adesivo a sostegno delle ragioni della propria figlia M.M. ;
che la domanda di risoluzione del contratto di vitalizio, accolta da tribunale, è stata rigettata, in accoglimento dell’impugnazione della sig.ra M. , dalla corte di appello di Napoli;
che la corte distrettuale ha ritenuto che 'la accertata sostituzione di F.M. alla figlia M. , tra l’altro, a quel che è emerso, impegnata all’epoca nella prestazione di lavoro subordinato a favore di terzi, non costituisce inadempimento, anche perché il contenuto per così dire affettivo della prestazione è sorretto nella specie da un medesimo affiato, posti rapporti di madre e figlia intercorrenti tra la R. e F.M. ' (pag. 12 della sentenza, terzultimo rigo e segg.);
che, sotto altro aspetto, la corte distrettuale ha altresì ritenuto, per un verso, che 'debba gravare' sul vitaliziato l’onere di dimostrare la sussistenza dei 'fatti di inadempimento imputabili al vitaliziante' (pag. 14 della sentenza, primo capoverso) e, per altro verso, che nel caso in esame la prova di tali fatti non poteva dirsi raggiunta, al contrario di quanto ritenuto dal primo giudice, 'sulla base delle sole dichiarazioni testimoniali che, come si è detto, sono del tutto insufficienti' (pag. 14 della sentenza, secondo capoverso);
che M.M. ha depositato controricorso, mentre gli altri intimati - F.M. e A. , già contumaci nel giudizio di secondo grado - non hanno spiegato attività difensiva in questa sede;
che con il primo mezzo di ricorso, riferito all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 (recte 4), i ricorrenti denunciano la violazione dell’art. 345, comma 3, c.p.c., dolendosi del fatto che il giudice d’appello ha posto a fondamento della propria decisione documenti inutilizzabili perché depositati nel giudizio di primo grado dopo il decorso del termine di cui all’art. 184 c.p.c., e, precisamente, in sede di precisazione delle conclusioni;
che con il secondo motivo di ricorso, riferito all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, i ricorrenti denunciano il vizio di motivazione della sentenza impugnata, lamentando che la corte d’appello abbia ritenuto di prendere in considerazione, ai fini della valutazione dell’inadempimento di M.M. , solo il periodo successivo al gennaio 2005 (mese in cui la gestione della signora R. fu di fatto assunta dalla figlia G. ) e non anche il periodo intercorso dalla stipula del contratto di vitalizio (agosto 2001) al gennaio 2005;
che il quarto motivo di ricorso, proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ha ad oggetto l’omesso esame del fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, rappresentato dalla circostanza che la signora R. era rimasta presso la propria abitazione anche dopo la stipula del contratto di mantenimento, in base al quale la stessa aveva diritto a vitto e alloggio garantiti dalla nipote M.M. , la quale ultima sarebbe dunque venuta meno al proprio obbligo di assistenza, anche morale, nei confronti della nonna;
che il terzo ed il quinto mezzo di impugnazione - i quali censurano, rispettivamente, la prima e la seconda affermazione di diritto su cui si basa la decisione della corte d’appello di Napoli - vanno giudicati fondati;
che infatti, quanto alla statuizione della corte d’appello secondo cui la sostituzione di F.M. alla figlia M.M. nello svolgimento delle prestazioni di assistenza alla vitaliziata non costituirebbe inadempimento della vitaliziante, è sufficiente rilevare che essa si pone in contrasto col principio dell’infungibilità del vitaliziante, derivante dalla natura di contratto intuitu personae (cfr., tra le varie, Cass.8209/16, nella quale si sottolinea che il contratto atipico di 'vitalizio alimentare' si differenzia da quello, nominato, di rendita vitalizia di cui all’art. 1872 c.c., anche per la natura accentuatamente spirituale delle prestazioni a favore del vitaliziato, le quali, proprio per tale ragione, sono eseguibili unicamente da un vitaliziante specificatamente individuato, alla luce delle sue proprie qualità personali; si veda anche Cass. 13232/17);
che, d’altra parte, la sentenza gravata non contiene alcun accertamento in ordine all’esistenza di una previsione contrattuale concernente la fungibilità della persona del beneficiante, cosicché nemmeno potrebbe utilmente invocarsi, nella specie, il principio che la naturale infungibilità della persona del vitaliziante può essere convenzionalmente derogata (cfr. Cass. 9764/12, nella quale si fa riferimento all’ipotesi che la possibilità che l’assistenza venga prestata anche da terzi emerga dal contratto, nell’interpretazione offertane dal giudice di merito);
che parimenti errata risulta l’affermazione della Corte di appello secondo cui grava sul vitaliziato l’onere di provare i fatti di inadempimento imputabili al vitaliziante, avendo questa Corte già avuto modo di chiarire, nella sentenza n. 13232/17, che 'è poi certo, per il costante orientamento in tema di prova dell’inadempimento di un’obbligazione espresso da questa Corte a far tempo da Cass. Sez. U, 30/10/2001, n. 13533, che, ove il beneficiario di siffatte prestazioni assistenziali, costituenti il corrispettivo della cessione di un immobile, agisca per la risoluzione contrattuale, egli deve soltanto provare la fonte negoziale del suo diritto, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento';
gravanti; come ben chiarito nello stralcio sopra trascritto di Cass. n. 13232/17, il vitaliziato ha l’onere di allegare e di provare la fonte negoziale del suo diritto e ha l’onere di allegare, ma non quello di provare, soltanto 'la circostanza dell’inadempimento della controparte';
- nel contratto atipico di 'vitalizio alimentare' le prestazioni a favore del vitaliziato possono essere eseguite, in difetto di diversa pattuizione, unicamente dal vitaliziante contrattualmente individuato;
- nel giudizio avente ad oggetto la domanda di risoluzione del atipico di 'vitalizio alimentare' per inadempimento del vitaliziante, quest’ultimo deve soltanto provare la fonte negoziale del suo diritto, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento;

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