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Timestamp: 2019-02-21 10:50:59+00:00

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Art. 179 codice penale: Condizioni per la riabilitazione | La Legge per tutti
Art. 179 codice penale: Condizioni per la riabilitazione
La riabilitazione (1) è conceduta quando siano decorsi almeno tre anni (2) dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita o siasi in altro modo estinta (3), e il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta.
Il termine è di almeno otto anni (4) se si tratta di recidivi, nei casi preveduti dai capoversi dell’articolo 99.
Il termine è [, parimenti] (5), di dieci anni se si tratta di delinquenti abituali [102-104], professionali [105] o per tendenza [108] e decorre dal giorno in cui sia stato revocato l’ordine di assegnazione ad una colonia agricola o ad una casa di lavoro [216].
Qualora sia stata concessa la sospensione condizionale della pena ai sensi dell’articolo 163, primo, secondo e terzo comma, il termine di cui al primo comma decorre dallo stesso momento dal quale decorre il termine di sospensione della pena (6) (7).
Qualora sia stata concessa la sospensione condizionale della pena ai sensi del quarto comma dell’articolo 163, la riabilitazione è concessa allo scadere del termine di un anno di cui al medesimo quarto comma, purché sussistano le altre condizioni previste dal presente articolo (6) (7).
1) sia stato sottoposto a misura di sicurezza [215], tranne che si tratti di espulsione dello straniero dallo Stato [235] ovvero di confisca [240], e il provvedimento non sia stato revocato;
2) non abbia adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato [185, 186], salvo che dimostri di trovarsi nella impossibilità di adempierle (8).
Riabilitazione: [v. 178]; Pena: [v. Libro I, Titolo II]; Recidiva: [v. 99]; Delinquente abituale: [v. 102]; Delinquente professionale: [v. 105]; Delinquente per tendenza: [v. 108]; Colonia agricola: [v. 216]; Casa di lavoro: [v. 216]; Misura di sicurezza: [v. Libro I, Titolo VIII].
Obbligazioni civili derivanti dal reato: dal reato derivano, oltre alla pena ed alle misure di sicurezza anche conseguenze di ordine civile: alcune di esse sono previste dal codice civile, altre dal codice penale. Le (—) disciplinate dal codice penale si distinguono in due gruppi: obbligazioni verso lo Stato, nei cui confronti il condannato è obbligato al rimborso delle spese per il suo mantenimento in carcere, e risponde di tale obbligazione con tutti i suoi beni, a norma delle leggi civili; obbligazioni verso la vittima del reato, che consistono nelle restituzioni e nel risarcimento del danno.
(1) Per la riabilitazione relativa ai fatti commessi dai minori degli anni 18, cfr. art. 24, r.d.l. 30-7-1934, n. 1404, conv. nella l. 27-5-1935, n. 835.
(2) Le precedenti parole «cinque anni» sono state sostituite dalle parole «almeno tre anni», ex art. 3, c. 1, lett. a), l. 11-6-2004, n. 145. Ad avviso della Cassazione, il computo del termine triennale previsto per la riabilitazione, nel caso di condanna a pena detentiva congiunta a pena pecuniaria, deve avere riguardo non solo alla data di espiazione della pena detentiva, ma anche a quella di pagamento della pena pecuniaria, giacché anche quest’ultima contribuisce, allo stesso titolo, a costituire la pena principale del reato (Cass. 9-3-2011, n. 9323).
(3) Qualora la domanda di riabilitazione sia stata negata a causa della mancanza della decorrenza del termine minimo richiesto dalla legge, è, comunque, possibile all’istante riproporre la domanda successivamente. Qualora il condannato sia stato ammesso al beneficio della sospensione condizionale della pena, il termine stabilito dalla legge per ottenere la riabilitazione decorre dalla data di passaggio in giudicato della sentenza di condanna.
Nel caso in cui il condannato è stato ammesso alla liberazione condizionale, il termine decorre, invece, dalla data del provvedimento di ammissione alla liberazione condizionale e non da quella in cui sia stata dichiarata estinta la pena. Inoltre, quando la pena sia estinta per amnistia o indulto, il termine decorre dalla data del provvedimento di concessione.
Infine, la valutazione del comportamento dell’interessato ai fini della verifica del requisito della buona condotta deve comprendere non solo il periodo di tre anni dall’esecuzione o dall’estinzione della pena inflitta, ma anche quello successivo, fino alla data della decisione sull’istanza presentata (Cass. 11-1-2013, n. 1507).
(4) Le precedenti parole «dieci anni» sono state sostituite dalle parole «almeno otto anni», ex art. 3, lett. b), l. 145/2004 cit. In giurisprudenza si è precisato che il maggior termine di otto anni dall’estinzione dell’ultima pena, previsto per la presentazione della domanda di riabilitazione da parte dei recidivi, non è applicabile se la recidiva non sia stata dichiarata nelle sentenze di condanna. Ne consegue che è illegittima la declaratoria di inammissibilità della relativa istanza da parte del presidente del Tribunale di sorveglianza sulla base delle sole annotazioni del certificato del casellario (Cass. 25-9-2008, n. 36751).
(5) La parola «parimenti» è stata soppressa ex art. 3, c. 1, lett. c), l. 145/2004 cit.
(6) Comma aggiunto ex art. 3, lett. d), l. 145/2004 cit.
(7) Con i nuovi commi 4 e 5 si è modificato il momento di decorrenza dei termini previsti, per il caso in cui la pena principale non sia stata eseguita perché condizionalmente sospesa.
(8) In giurisprudenza si è precisato che l’impossibilità di adempiere le obbligazioni civili derivanti dal reato non va intesa in senso restrittivo e cioè come conseguenza della sola impossidenza economica, ma ricomprende tutte le situazioni non imputabili al condannato che, comunque, gli impediscono l’adempimento delle obbligazioni civili, al quale è tenuto al fine di conseguire il beneficio richiesto. Inoltre, si deve ritenere sussistente a carico dell’interessato uno specifico onere probatorio, in base al quale egli è tenuto alla dimostrazione dell’emenda e della condotta di ravvedimento successiva alla condanna (Cass. 22-2-2006, n. 6704).
Di recente, si è escluso che l’impossibilità, per il condannato istante per la riabilitazione, di adempiere le obbligazioni civili nascenti dal reato possa essere identificata con la pendenza di una causa civile relativa alle obbligazioni stesse (Cass. 9-5-2008, n. 18852).
Nel momento in cui si verificano le condizioni previste da tale articolo, la concessione della riabilitazione costituisce un diritto del condannato e l’Autorità Giudiziaria è vincolata a concederla. Le condizioni necessarie per la concessione della riabilitazione sono il decorso di almeno 3 anni (almeno 8 nel caso di recidiva aggravata o reiterata) dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita o estinta, l’aver dato prova effettiva e costante di buona condotta, il non essere stato sottoposto a misura di sicurezza diversa dall’espulsione dello straniero dallo Stato o dalla confisca, ed aver, infine, adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato.
La prova della buona condotta necessita della acquisizione di indici che abbiano un significato univoco di recupero del condannato ad un corretto, anche se non esemplare, modello di vita, non potendosi per contro riconnettere ad un singolo episodio di intemperanza - che non sia espressivo di una generale condotta di vita - valore sintomatico di non completamento dell’emenda (in tal senso, Cass. 27-1-2012, n. 3346).
Condizioni per la riabilitazione
In tema di riabilitazione, l'adempimento dell'obbligazione risarcitoria, o comunque l'attivarsi del condannato al fine di eliminare tutte le conseguenze di ordine civile derivanti dal reato, costituisce condizione imprescindibile per la concessione del beneficio anche quando sia mancata nel processo la costituzione di parte civile e non vi sia stata alcuna pronuncia in ordine alle obbligazioni civili conseguenti al reato. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza del tribunale di sorveglianza che aveva concesso la riabilitazione all'imputato senza che ricorresse la prova dell'adempimento degli oneri contributivi, il cui precedente omesso pagamento aveva integrato il reato per il quale era stata chiesta l'applicazione del beneficio). (Annulla con rinvio, Trib.sorv. Firenze, 07/11/2013 )
Cassazione penale sez. I 07 novembre 2014 n. 49446
In tema di riabilitazione, nel caso in cui il risarcimento alla parti lese non sia concretamente possibile, la funzione riparatoria può essere espletata con dazioni alternative che prendano il posto del risarcimento in senso tecnico (nella specie, relativa ad una condanna per abuso di ufficio per aver impedito ad una lista elettorale l'uso della piazza per tenere un comizio; non esistendo più la lista politica che era parte lesa, il ricorrente aveva elargito contributi e versamenti a favore di un'associazione culturale ed al partito, che poteva essere considerato erede politico della prima lista).
Cassazione penale sez. I 09 ottobre 2014 n. 46106
Ai fini della concessione del beneficio della riabilitazione, l'attivazione da parte del condannato per l'adempimento delle obbligazioni civili derivanti dal reato non deve essere valutata solo alla stregua delle regole proprie del codice civile, ma anche quale onere imposto al condannato in funzione del valore dimostrativo dell'emenda, e della condotta successiva alla condanna. (Fattispecie in cui la suprema Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata che aveva respinto la domanda di riabilitazione, valutando quale sintomo negativo dell'emenda l'assoluta indisponibilità del condannato a qualsiasi iniziativa concreta, anche di tipo simbolico, a favore delle persone offese o danneggiate dal reato, neppure nei limiti compatibili con le proprie possibilità economiche). (Conf. non mass. N. 45044/14). (Rigetta, Trib.sorv. Palermo, 26/09/2013 )
Cassazione penale sez. I 11 luglio 2014 n. 45045
In tema di riabilitazione, il provvedimento che concede il beneficio ha natura costitutiva, con la conseguenza che la valutazione sulla sussistenza del presupposto della buona condotta si estende dal momento della esecuzione o estinzione della pena principale sino a quello della decisione, ferma restando l'autonomia valutativa del tribunale di sorveglianza in ipotesi di fatto oggetto di decisione non definitiva. (Annulla con rinvio, Trib.sorv. Firenze, 23/05/2013 )
Cassazione penale sez. I 04 aprile 2014 n. 42066
In tema di richiesta di riabilitazione, anche in relazione ad una sentenza di patteggiamento, il giudice è tenuto ad accertare se il condannato che richiede il beneficio si sia in qualche modo attivato al fine di eliminare le conseguenze civilistiche derivate dalla sua condotta criminosa ovvero quali siano le ragioni per le quali il medesimo sia stato nella impossibilità di adempire le obbligazioni civili nascenti dal reato ascrittogli. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che si era genericamente limitata a riferire che "non ricorrevano le condizioni ostative di cui all'art. 179, comma 6, numeri 1 e 2 c.p."). (Annulla con rinvio, Trib.sorv. Firenze, 30/04/2013 )
Cassazione penale sez. I 09 gennaio 2014 n. 4004
L'ordinanza di remissione del debito è prova dell'impossibilità di assolvere le obbligazioni civili nascenti da reato ed è quindi motivo per ritenere insussistente la condizione ostativa di cui all'art. 179, n. 2, c.p., in caso di mancato risarcimento del danno.
Cassazione penale sez. I 08 gennaio 2014 n. 4763
La dimostrazione di fatti o circostanze favorevoli alla parte privata dichiarante non può essere fornita in sede processuale mediante autocertificazione. (Fattispecie in materia di prova della sussistenza delle condizioni per la riabilitazione) .
Cassazione penale sez. I 20 novembre 2013 n. 47889
Il termine triennale per la concessione della riabilitazione decorre, in caso di condanna a pena condonata, dalla data di irrevocabilità della sentenza che ha applicato l'indulto. (Fattispecie in cui la S.C. ha annullato la decisione del tribunale di sorveglianza, che aveva fatto decorrere il predetto termine dalla data in cui, per errore, era stato effettuato il pagamento della multa ormai estinta dopo il passaggio in giudicato della sentenza). Annulla con rinvio, Trib.sorv. Bari, 24/01/2013
Cassazione penale sez. I 30 ottobre 2013 n. 47465
In tema di condizioni per la riabilitazione, l'impossibilità di adempiere le obbligazioni civili derivanti dal reato non va intesa in senso restrittivo (cioè solo economico), ma comprende situazioni di fatto che impediscono l'adempimento (nella specie, la Corte ha cassato l'ordinanza che aveva respinto la richiesta di riabilitazione avanzata da un uomo condannato per ingiurie e minacce nei confronti della madre, atteso che i giudici del merito avevano trascurato di valutare la pratica impossibilità dell'adempimento delle obbligazioni civili derivanti dal reato, in relazione alla intervenuta riconciliazione con la vittima).
Cassazione penale sez. I 18 dicembre 2012 n. 817
In tema di riabilitazione, atteso che l'impossibilità di adempiere le obbligazioni civili derivanti dal reato non costituisce ostacolo alla concessione della causa estintiva in presenza di situazioni di fatto che impediscano l'adempimento, il giudice, nel rigettare l'istanza, deve indicare in che modo il reato abbia determinato l'insorgenza di obbligazioni civili e se siano state individuate o siano comunque individuabili persone danneggiate dalla condotta sanzionata penalmente. Annulla con rinvio, Trib.sorv. L'Aquila, 14/12/2010
Cassazione penale sez. I 18 dicembre 2012 n. 5707
Come risulta dalla giurisprudenza amministrativa, la semplice condanna penale non è sufficiente a giustificare il rifiuto del permesso di soggiorno nell'ipotesi di successiva riabilitazione, che esclude la concreta pericolosità dell'interessato; infatti, la riabilitazione, ai sensi dell'art. 179 c.p., estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, tra i quali rientra anche l'effetto ostativo al rilascio del permesso di soggiorno dall'art. 4 comma 3, d.lg. n. 286 del 1998.
T.A.R. Milano (Lombardia) sez. IV 05 dicembre 2012 n. 2926

References: Art. 179
 art. 24
 art. 3
 sentenza 
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 Cass. 
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