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Timestamp: 2017-10-20 21:18:59+00:00

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Legge regionale 70/1996
Legge regionale 4 settembre 1996, n. 70.
Art.1. (Finalita' della legge)
2. A tal fine la Regione, nell'osservanza dei principi e delle norme stabiliti dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), ed in conformita' alle direttive 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979, 85/411/CEE della Commissione del 25 luglio 1985 e 91/244/CEE della Commissione del 6 marzo 1991, con i relativi allegati, della Convenzione di Parigi del 18 ottobre 1950, resa esecutiva con legge 24 novembre 1978, n. 812 e della Convenzione di Berna del 19 settembre 1979, resa esecutiva con legge 5 agosto 1981, n. 503, detta norme per la tutela e la gestione del patrimonio faunistico-ambientale e per la disciplina dell'attivita' venatoria perseguendo in particolare i seguenti scopi:
Art.2. (Regime patrimoniale di fauna selvatica. Specie particolarmente protette)
(Lutra lutra), martora (Martes martes), puzzola (Mustela putorius) e tutti gli altri Mustelidi (fam. Mustelidae), gatto selvatico (Felis sylvestris), lince (Lynx lynx), genetta (Genetta genetta), marmotta (Marmota marmota), stambecco (Capra ibex), tutti i pipistrelli (Chiroptera), tutte le specie di rapaci diurni compresi i vulturidi (Accipitriformes e Falconiformes) e notturni (Strigiformes), marangone minore (Phalacrocorax pigmaeus), marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), tutte le specie di pellicani (Palecanidae), tutte le specie di cicogne (Ciconiidae), spatola (Platalea leucorodia), mignattaio (Plegadis falcinellus), fenicottero (Phoenicopterus ruber), cigno reale (Cygnus olor), cigno selvatico (Cygnus cygnus), volpoca (Tadorna tadorna), fistione turco (Netta rufina), gobbo rugginoso (Oxyura leucocephala), otarda (Otis tarda), gallina prataiola (Tetrax tetrax), gru (Grus grus), piviere tortolino (Eudromias morinellus), avocetta (Recurvirostra avosetta), cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus), occhione (Burhinus oedicnemus), pernice di mare (Glareola pratincola), gabbiano corso (Larus audouinii), gabbiano corallino (Larus melanoce-phalus), gabbiano roseo (Larus genei), sterna zampenere (Gelochelidon nilotica), sterna maggiore (Sterna caspia), ghiandaia marina (Coracias garrulus), tutte le specie di picchi (Picidae), gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax), tutte le strolaghe (fam. Gaviidae), tutti gli svassi (fam. Podicipedidae), tarabuso (Botaurus stellaris) e tutti gli ardeidi (fam. Ardeidae), oche (gen. Anser e Branta), porciglione (Rallus aquaticus), voltolino (Porzana porzana), schiribilla (Porzana parva), schiribilla grigiata (Porzana pusilla), re di quaglie (Crex crex), pittima reale (Limosa limosa), pittima minore (Limosa lapponica), chiurli (gen. Numenius), gallo cedrone (Tetrao urogallus), francolino di monte (Bonasa bonasia), martin pescatore (Alcedo atthis), gruccione (Merops apiaster), upupa (Upupa epops), nonche' tutte le altre specie che direttive comunitarie o convenzioni internazionali o apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri indicano come minacciate di estinzione.
Art.3. (Promozione di cultura faunistica)
Art.4. (Esercizio delle funzioni amministrative)
2. Per il perseguimento delle specifiche finalita' istitutive di cui all'articolo 10, comma 6 della legge 157/1992, le funzioni inerenti alla gestione dell'attivita' venatoria, alla gestione della fauna, con particolare riferimento alla specie oggetto di caccia, e alla gestione del territorio destinato alla caccia programmata, sono esercitate dagli Ambiti territoriali di caccia e dai Comprensori alpini, di seguito indicati rispettivamente con le sigle "A.T.C." e "C.A.", in forza delle disposizioni della presente normativa.
4. La Giunta regionale e la Giunta provinciale, nell'esercizio delle rispettive funzioni in materia, si avvalgono, quale organo consultivo a livello scientifico e tecnico, dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica ("INFS") e delle sue articolazioni regionali, delle Universita' piemontesi ed inoltre della collaborazione di enti e di istituti pubblici e privati specializzati nella ricerca, delle associazioni venatorie, agricole e ambientaliste riconosciute ai sensi di legge.
Art.5. (Piano faunisticovenatorio regionale)
2. Il piano faunistico-venatorio regionale, ai sensi dell'articolo 10 della legge 157/1992, realizza il coordinamento dei piani provinciali ed e' predisposto dalla Giunta regionale sulla base dei criteri per i quali l'"INFS" garantisce la omogeneita' e la congruenza.
Art.6. (Piani faunisticovenatori provinciali)
3. In caso d'inerzia delle Province negli adempimenti di cui al comma 1, la Giunta regionale assegna ad esse il termine di sessanta giorni per provvedere, decorso inutilmente il quale, la stessa provvede in via sostitutiva con propria deliberazione, sentito l'"INFS".
4. Le Province predispongono altresi', a norma dell'articolo 10, comma 7, della legge 157/1992 e dell'articolo 4 della presente legge, piani di miglioramento ambientale tesi a favorire la riproduzione naturale di tutta la fauna selvatica e piani di cattura e/o reimmissione finalizzati al riequilibrio faunistico, sentiti, per quanto attiene le specie oggetto di attivita' venatoria, gli "A.T.C." e i "C.A.".
Art.7. (Utilizzazione dei terreni agricoli inclusi nel piano faunisticovenatorio regionale)
Art.8. (Istituzione di zone di protezione da parte della Regione)
1. La Giunta regionale, in attuazione dell'articolo 1, comma 5, della legge 157/1992, entro quattro mesi dall'entrata in vigore della presente legge, provvede ad istituire lungo le rotte di migrazione dell'avifauna, segnalate dall'"INFS", zone di protezione finalizzate al mantenimento ed al miglioramento degli habitat compresi in tali zone e ad esse limitrofi; provvede altresi' al ripristino dei biotopi distrutti a causa dell'attivita' antropica. Tali attivita' riguardano in particolare le specie di cui all'elenco allegato alla direttiva n. 79/409/CEE, come sostituito dalle direttive n. 85/411/CEE, n. 1/244/CEE e n. 92/43/CEE.
3. L'estensione di ciascuna oasi va rapportata al ciclo biologico delle specie in essa presenti, tenendo conto della particolarita' del territorio correlata all'"A.T.C." o "C.A." di cui fa parte. Nell'ambito della gestione delle oasi di protezione devono essere previste attivita' di intervento per favorire ed agevolare le finalita' di cui al comma 1.
5. La Provincia, quando si determinino situazioni di squilibrio faunistico, sentiti l'"INFS" e la Giunta regionale, puo' autorizzare, nelle oasi di protezione, immissioni e catture di fauna autoctona a scopo sperimentale, di ripopolamento dell'oasi stessa e di studio.
4. La fauna oggetto di caccia catturata in dette zone viene impiegata per il ripopolamento degli "A.T.C." e dei "C.A." ricompresi nel comprensorio omogeneo interessato, e puo' essere destinata alla reintegrazione di altri "A.T.C." e "C.A." a condizione di reciprocita'.
3. L'estensione complessiva dei centri di ciascuna Provincia non deve essere superiore all'1 per cento del relativo territorio agro-silvo-pastorale.
Art.12. (Modalita' di costituzione delle zone di tutela)
Art.13. (Uso e custodia dei cani. Zone per addestramento, allenamento, gare dei cani da caccia)
1. Il cacciatore puo' esercitare l'addestramento e l'allenamento dei cani da caccia nell'"A.T.C." di ammissione, dal 15 agosto fino al quarto giorno antecedente la data in cui e' permesso l'esercizio venatorio, tutti i giorni esclusi il martedi' e il venerdi', nei terreni destinati all'esercizio dell'attivita' venatoria, ad eccezione dei terreni di cui all'articolo 7, comma 9.
2. Nella zona delle Alpi il cacciatore puo' esercitare l'addestramento e l'allenamento dei cani da caccia nel "C.A." di ammissione, dal 1� settembre fino al quarto giorno antecedente la data in cui e' permesso l'esercizio venatorio, tutti i giorni esclusi il martedi' e il venerdi', nei terreni individuati al comma 1.
5. La Provincia, anche su richiesta degli "A.T.C." e dei "C.A.", delle associazioni venatorie o cinofile riconosciute, ovvero di imprenditori agricoli singoli o associati previo assenso scritto dei proprietari o conduttori dei fondi territorialmente interessati, in attuazione del piano faunistico-venatorio provinciale, autorizza l'istituzione di:
7. La Provincia, puo' istituire con le modalita' di cui al comma 5, nel periodo dal 1� marzo al 31 luglio, zone temporanee per l'addestramento, l'allenamento e le prove dei cani con divieto di sparo, di estensione non superiore ciascuna ad ettari 100.
b) sono individuate su territori in cui e' consentito l'esercizio venatorio;
13. Il Consiglio regionale disciplina con apposito regolamento gli allevamenti dei cani da caccia nel rispetto delle competenze dell'Ente nazionale per la cinofilia italiana ("ENCI").
14. Nella caccia di selezione agli ungulati, per i recuperi dei capi feriti e per l'abbattimento selettivo dei capi defedati e' consentito l'uso dei cani da traccia riconosciuti dalla Societa' amatori cani da traccia ("SACT") e purche' abilitati in prove di lavoro organizzate dall'"ENCI", secondo le disposizioni dettate dalla Giunta regionale, che disciplina altresi' le modalita' per il rilascio dell'abilitazione ai conduttori di cani da traccia previo corso di istruzione e superamento di una prova d'esame. A tale scopo i conduttori possono fare uso delle armi di cui all'articolo 13 della legge 157/1992. Le operazioni da svolgersi con l'uso di un solo cane possono essere effettuate anche fuori degli orari e del periodo previsto per la caccia e nelle giornate di silenzio venatorio su tutto il territorio. Negli ambiti protetti la ricerca viene autorizzata dalla Provincia competente, negli "A.T.C." e nei "C.A." dai Comitati di gestione e nelle zone destinate a caccia riservata a gestione privata dal concessionario dell'azienda venatoria.
Art.14. (Gestione delle oasi di protezione, delle zone di ripopolamento e cattura, dei centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica, delle zone di addestramento, allenamento e gare di cani da caccia)
3. La Provincia, previa approvazione di un regolamento di gestione, puo' stipulare convenzioni per l'affidamento in gestione delle oasi di protezione, delle zone di ripopolamento e cattura, dei centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica ai Comitati di gestione degli "A.T.C." e dei "C.A.", ovvero con associazioni, organizzazioni o enti operanti nel settore.
Art.15. (Zona delle Alpi)
1. E' "zona delle Alpi" la parte del territorio regionale individuabile nella consistente presenza della tipica flora e fauna alpina. I confini di detta zona sono determinati con deliberazione della Giunta regionale, d'intesa con la Regione Valle d'Aosta, sentiti l'"INFS" e la Facolta' di scienze agrarie dell'Universita' degli Studi di Torino.
Art.16. (Caccia programmata)
1. La Regione Piemonte, in attuazione delle indicazioni della legge 157/1992 ed al fine di realizzare uno stretto legame dei cacciatori con il territorio favorendone l'impegno ambientale e venatorio negli "A.T.C." e nei "C.A.", determina la dimensione spaziale e faunistica di queste aree con l'obiettivo di limitare al massimo il nomadismo venatorio.
2. La Giunta regionale, sentite le Province, le Comunita' montane e le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello regionale, ripartisce il territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata in "A.T.C." e in "C.A." di dimensione sub-provinciale, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali, di estensione non inferiore a 20.000 ettari e ove possibile, tenuto conto della conformazione geomorfologica e dei confini naturali, non superiore a 40.000 ettari.
3. La Giunta regionale puo', previa intesa con le Regioni confinanti, per esigenze motivate, individuare "A.T.C." e "C.A." interessanti due o piu' Province contigue.
4. La ripartizione degli "A.T.C." e dei "C.A." e' determinata con riferimento:
"A.T.C." e dei "C.A.", qualora emerga la necessita' di procedere ad una razionale gestione delle risorse faunistiche e purche' l'iniziativa non contrasti con il livello di fruizione e di programmazione dell'ambito territoriale di caccia, puo' stabilire degli indirizzi particolari di gestione venatoria per aree specifiche.
6. La modifica della perimetrazione degli "A.T.C." e dei "C.A." e' deliberata dalla Giunta regionale anche sulla base di motivate richieste degli organismi di gestione degli "A.T.C." e dei "C.A.".
7. La perimetrazione delle aree corrispondenti a ciascun "A.T.C." e
"C.A." e' effettuata dai Comitati di gestione degli "A.T.C." e dei "C.A.".
Art.17. (Definizione e gestione degli "A.T.C." e dei "C.A.")
1. Gli "A.T.C." ed i "C.A." corrispondono ad aree di dimensione sub-provinciale che presentano caratteristiche di omogeneita' e sono delimitate da confini naturali. Essi sono strumento di attuazione della programmazione e della gestione faunistico-venatoria, in armonia con gli indirizzi di cui all'articolo 5 della presente legge, e devono perseguire gli obiettivi di salvaguardia, conservazione e miglioramento dell'ambiente naturale e di protezione della fauna tipica delle aree interessate.
2. Gli "A.T.C." ed i "C.A." hanno compiti di gestione faunistica e di organizzazione dell'esercizio venatorio nel territorio di rispettiva competenza.
3. La gestione degli "A.T.C." e dei "C.A." e' affidata a Comitati di gestione.
d) propone l'istituzione e le modalita' organizzative, in forma singola o associata con altri "A.T.C." e "C.A.", di uno o piu' centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica, nonche' delle strutture venatorie adeguate alla produzione, all'allevamento e all'adattamento in liberta' della fauna selvatica.
Art.18. (Comitati di gestione degli "A.T.C." e dei "C.A.". Natura ed organi)
1. I Comitati di gestione degli "A.T.C." e dei "C.A." sono strutture associative di diritto privato aventi personalita' giuridica riconosciuta ai sensi del codice civile in considerazione delle finalita' d'interesse pubblico perseguite. Quali organismi tecnico-operativi sono dotati di autonomia organizzativa, statutaria e finanziaria nei limiti stabiliti dalla presente legge e dagli atti programmatici ed amministrativi della Regione e delle Province.
2. Per quanto non espressamente disciplinato dalla presente legge e dagli statuti degli "A.T.C." e dei "C.A." si rinvia alle disposizioni di cui al libro I, titolo II, capo III del codice civile, ove applicabili.
3. Sono organi direttivi dell'"A.T.C." e del "C.A.":
a) sei rappresentanti designati dalle associazioni delle organizzazioni agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, territorialmente presenti, scelti tra proprietari e/o conduttori di terreni situati nell'"A.T.C." e nel "C.A.";
b) sei rappresentanti designati dalle associazioni venatorie nazionali riconosciute, ove presenti in forma organizzata nel territorio, aventi residenza venatoria nell'"A.T.C." e nel "C.A.";
Art.19. (Ammissione dei cacciatori negli "A.T.C." e nei "C.A." e partecipazione finanziaria)
2. I cacciatori residenti in altre Regioni o all'estero possono essere ammessi in misura non superiore al 10 per cento dei cacciatori ammissibili per ogni "A.T.C." ed al 5 per cento di quelli ammissibili per ogni "C.A.".
Art.20. (Aziende faunisticovenatorie ed aziende agrituristicovenatorie)
1. La Giunta regionale, su richiesta degli interessati e sentito l'"INFS", entro i limiti del 15 per cento del territorio agro-silvo-pastorale di ciascuna Provincia, puo' autorizzare l'istituzione di aziende faunistico-venatorie ed aziende agri-turistico-venatorie.
7. Nell'ambito delle aziende faunistico-venatorie l'esercizio venatorio e' consentito secondo i piani annuali di abbattimento proposti dai singoli concessionari ed approvati dalla Giunta regionale, elaborati sulla base della consistenza faunistica di fine stagione venatoria e delle immissioni stagionali di fauna selvatica a scopo di ripopolamento per le finalita' faunistiche in conformita' degli atti di concessione.
4. Gli esemplari pertinenti agli allevamenti devono essere muniti di contrassegno inamovibile indicante il mese e l'anno di nascita, il numero progressivo, la matricola, e sul retro del contrassegno, il numero di autorizzazione dell'allevatore.
h) un rappresentante dell'"ENCI";
i) un rappresentante della Delegazione italiana del Consiglio internazionale della caccia e della conservazione della fauna selvatica ("CIC");
l) un rappresentante designato dagli organi di gestione degli "A.T.C." per ciascuna provincia;
m) un rappresentante designato dagli organi di gestione dei "C.A." per ciascuna provincia;
1. Presso ogni Provincia e' istituito il Comitato consultivo provinciale per la tutela e la gestione della fauna selvatica e il coordinamento delle politiche venatorie. Il Comitato ha competenze in materia di raccordo tra gli indirizzi programmatici regionali e provinciali e le politiche gestionali degli "A.T.C." e dei "C.A.".
In detto ambito vengono inoltre definiti i termini di collaborazione gestionale tra la Provincia e gli organi direttivi dei singoli ambiti venatori.
c) un rappresentante di ciascun "A.T.C." e "C.A." designato dai rispettivi organi di gestione;
2. A tal fine, la Giunta regionale puo' avvalersi della collaborazione dell'"INFS", dell'Universita' degli Studi, dei servizi tecnico-ispettivi delle Province, di enti, amministrazioni pubbliche, istituti ed esperti di comprovata competenza.
a) verifica delle attivita' degli organismi di gestione degli "A.T.C." e dei "C.A.", che devono essere conformi alle norme ed ai regolamenti vigenti in materia e coerenti con le indicazioni dei piani faunistico-venatori regionale e provinciali;
c) accertamento immediato della regolare utilizzazione dei contributi erogati dalla Giunta regionale agli organismi di gestione degli "A.T.C." e dei "C.A." per le finalita' di cui agli articoli 50 e 51 e dei finanziamenti erogati a soggetti diversi per attivita' inerenti a progetti speciali;
4. Il controllo della fauna viene esercitato in modo selettivo mediante l'utilizzazione di metodi ecologici. Solo a seguito di verifica, da parte dell'"INFS", dell'inefficacia di tali interventi, la Giunta regionale o quella provinciale possono autorizzare piani di abbattimento.
7. Il Presidente della Giunta regionale, anche su richiesta delle Province o degli organismi di gestione degli "A.T.C." e "C.A.", per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica o per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie, puo' vietare o ridurre la caccia a determinate specie di fauna selvatica di cui all'articolo 18 della legge 157/1992, anche per periodi limitati ed ambiti definiti.
1. La Provincia, sentiti gli organismi di gestione degli "A.T.C." e dei "C.A.", predispone entro il 30 settembre di ciascun anno un piano delle attivita' e degli interventi per l'anno successivo riportante le indicazioni circa:
3. Gli interventi tecnici di cattura che richiedono l'uso di armi con proiettili a narcotico sono effettuati esclusivamente dalle guardie delle Province ovvero dagli "A.T.C." e dai "C.A.".
4. La Giunta regionale, previo parere favorevole dell'"INFS", anche su proposta delle Province o degli organismi di gestione dei "C.A.", al fine di ripristinare l'habitat delle specie, puo' autorizzare l'immissione di specie autoctone nei "C.A." ove sia esclusivamente presente la tipica fauna alpina.
6. Gli organismi di gestione degli "A.T.C." e dei "C.A.", nell'espletamento dei compiti loro conferiti dalle disposizioni vigenti, predispongono e gestiscono il programma annuale delle immissioni integrative di fauna selvatica nelle zone di caccia programmata utilizzando prioritariamente animali di cattura. Ogni anno i Comitati di gestione trasmettono alla Provincia ed alla Regione, entro il 30 novembre, il programma di immissione per l'anno successivo e la relazione illustrativa delle operazioni effettuate.
10. Per procedere alla reintroduzione di fauna selvatica occorre apposita autorizzazione della Giunta regionale concessa, sentito l'"INFS", solo in base a comprovate ragioni di ordine biogenetico.
11. E' comunque vietato sul territorio venabile, fatta eccezione per i luoghi a gestione pubblica sempre preclusi alla caccia nonche' per le aziende faunistico-venatorie e le aziende agri-turistico-venatorie, immettere fauna selvatica sul territorio nel periodo compreso tra il 1� aprile e la data di chiusura della caccia.
1. La Giunta regionale, su parere dell'"INFS", puo' concedere, su motivata richiesta, ed esclusivamente per ragioni di studio e ricerca scientifica, a Istituti universitari, al Consiglio nazionale delle ricerche e ai Musei di storia naturale l'autorizzazione a catturare e utilizzare esemplari di mammiferi ed uccelli e di prelevare uova, nidi e piccoli nati anche su territori ove e' vietato l'esercizio venatorio.
3. L'attivita' di cattura temporanea per l'inanellamento degli uccelli a scopo scientifico e' autorizzata dalla Giunta regionale ed e' organizzata e coordinata sull'intero territorio nazionale dall'"INFS"; tale attivita' funge da schema nazionale di inanellamento in seno all'Unione europea per l'inanellamento ("EURING"). L'attivita' di inanellamento puo' comunque essere svolta esclusivamente da titolari di specifica autorizzazione rilasciata dalla Giunta regionale, su parere dell'"INFS". La concessione dell'autorizzazione e' subordinata alla partecipazione a specifici corsi di istruzione, organizzati dallo stesso Istituto, ed al superamento del relativo esame finale.
5. E' fatto obbligo a chi abbatte, cattura o rinviene uccelli inanellati di darne notizia all'"INFS" o al Comune nel cui territorio e' avvenuto il fatto. E' fatto obbligo al Comune di trasmettere l'informazione al predetto Istituto.
3. Le autorizzazioni per le attivita' di cui al comma 1 sono rilasciate dal Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali su parere dell'"INFS" e previo nulla-osta favorevole del Ministero della sanita' nel rispetto delle convenzioni internazionali.
(Aree contigue ai parchi naturali nazionali e regionali)
1. L'esercizio venatorio e' precluso nelle aree contigue ai parchi naturali nazionali e regionali, ove individuate dalla Regione ai sensi dell'articolo 32, comma 2, della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette).
5. Il tesserino deve avere il timbro indelebile attestante l'"A.T.C." o il "C.A." in cui e' autorizzato ad esercitare l'attivita' venatoria: su di esso viene annotato, mediante perforazione negli appositi spazi, il giorno di caccia prescelto nella propria o nelle altre Regioni all'atto dell'inizio dell'esercizio venatorio e i capi di fauna selvatica non appena abbattuti.
3. La Giunta regionale, in accordo con i "C.A.", organizza sotto stretto controllo delle Province corsi di abilitazione per la caccia di selezione agli ungulati. Conseguita l'abilitazione, viene rilasciata apposita attestazione al cacciatore, che e' obbligato a partecipare ai censimenti per almeno un anno solare ed a partecipare ad una stagione venatoria come solo accompagnatore, non pagante, di un cacciatore che abbia un'esperienza di almeno tre anni negli abbattimenti selettivi. La presenza alla caccia selettiva deve essere certificata dal cacciatore "anziano" e vistata dal "C.A."
c) specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre, in base a piani numerici di prelievo approvati dalla Giunta regionale, salvo quanto disposto dall'articolo 15 della presente legge: pernice rossa (Alectoris rufa), starna (Perdix perdix);
e) specie cacciabili dal 1� ottobre al 30 novembre, in base a piani numerici di prelievo predisposti dai Comitati di gestione dei "C.A." e approvati dalla Giunta regionale: pernice bianca (Lagopus mutus), fagiano di monte (Tetrao tetrix), coturnice (Alectoris graeca), lepre bianca (Lepus timidus);
f) specie cacciabili dal 1� ottobre al 30 novembre, in base a piani di prelievo basati su censimenti qualitativi e quantitativi accertanti la densita' e la composizione delle popolazioni, proposti dagli "A.T.C." o dai "C.A." e approvati dalla Giunta regionale: camoscio (Rupicapra rupicapra), capriolo (Capreolus capreolus), cervo (Cervus elaphus), daino (Dama dama), muflone (Ovis musimon);
g) specie cacciabili dal 1� ottobre al 31 dicembre nella zona faunistica delle Alpi e dal 1� novembre al 31 gennaio nella zona faunistica di pianura: cinghiale (Sus scrofa).
3. Per le seguenti specie: pernice rossa, starna, fagiano di monte, pernice bianca, coturnice, lepre bianca, volpe l'esercizio venatorio e' consentito esclusivamente sulla base di piani numerici, approvati dalla Giunta regionale, tenuto conto delle stime della consistenza di ciascuna popolazione, effettuate dagli organismi di gestione degli "A.T.C." e "C.A.". Per la specie volpe l'esercizio venatorio sara' consentito dal 1998. Per le annate 1996 e 1997 l'esercizio venatorio alla specie volpe e' consentito con l'esclusione delle giornate di lunedi', martedi', giovedi' e venerdi'.
4. Per una razionale tutela delle specie cervo, capriolo, camoscio, daino e muflone, l'esercizio venatorio e' consentito in base a piani di prelievo selettivi proposti dagli organismi di gestione degli "A.T.C." e dei "C.A.". Detti piani sono approvati dalla Giunta regionale, previa effettuazione, da parte degli "A.T.C." e dei "C.A.", di censimenti quantitativi e qualitativi che determinino la densita' delle popolazioni e la composizione delle stesse in termini di rapporti percentuali tra maschi, femmine e giovani.
5. La Giunta regionale, sentito l'"INFS", puo', per determinate specie, in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realta' territoriali, modificare i periodi dell'esercizio venatorio compresi tra il 1� settembre e il 31 gennaio, e comunque nel rispetto dei limiti dell'arco temporale massimo indicati nel comma 1� La stessa disciplina si applica anche per la caccia di selezione agli ungulati; l'esercizio venatorio a tali specie puo' essere autorizzato dal 1� agosto, con esclusione delle giornate di domenica nel mese di agosto, nel rispetto dell'arco temporale previsto all'articolo 18, comma 1 della legge 157/1992.
1. La Giunta regionale, sentito l'"INFS" e il Comitato regionale di cui all'articolo 24, entro e non oltre il 15 giugno di ogni anno, pubblica il calendario valido per l'intero territorio regionale e le disposizioni relative alla stagione venatoria.
4. Entro il 20 settembre di ogni anno, la Giunta regionale, sentito l'"INFS" e il Comitato regionale di cui all'articolo 24, pubblica, sulla base dei risultati dei censimenti effettuati nella stagione riproduttiva in corso, un piano di prelievo numerico per le specie pernice bianca, coturnice, fagiano di monte (solo i maschi), lepre bianca, cervo, capriolo, camoscio, daino, muflone, stabilendo altresi' le modalita' con cui conteggiare giornalmente i capi abbattuti per ogni specie, al fine di chiudere tempestivamente la caccia a quelle specie il cui piano di prelievo sia stato completato.
6. A partire dalla stagione venatoria 1999-2000, gli organismi di gestione degli "A.T.C." e dei "C.A." trasmettono entro il 15 giugno di ogni anno alla Giunta regionale, oltre ai dati dei censimenti per la definizione dei piani di prelievo numerico della tipica fauna alpina e dei piani di abbattimento selettivo degli ungulati, i dati dei censimenti sulla consistenza delle popolazioni di tutte le specie venabili, ad esclusione di quelle migratorie.
a) camoscio, cervo, capriolo, muflone, daino: complessivamente un capo annuale; cinghiale: cinque capi annuali;
3. Il carniere stagionale di cui al comma 2 lettera a) puo' essere variato, per l'attuazione dei piani annuali di abbattimento, con provvedimento della Giunta regionale, anche su richiesta degli organismi di gestione degli "A.T.C." e dei "C.A.", previa verifica della consistenza delle specie o dei danni arrecati al patrimonio agro-silvo-pastorale.
2. L'esercizio venatorio nel territorio della zona Alpi destinato alla gestione della caccia programmata, e' consentito nelle giornate di mercoledi' e domenica. Per la caccia di selezione agli ungulati, l'esercizio venatorio e' consentito per non piu' di due giornate di caccia alla settimana a scelta nei giorni di lunedi', mercoledi', giovedi', sabato e domenica, in ogni "A.T.C." e in ogni "C.A." .
4. L'uso del fucile con canna ad anima rigata e' consentito esclusivamente per la caccia di selezione agli ungulati nell'ambito dei piani di prelievo selettivo, ad eccezione del cinghiale nella zona faunistica di pianura, salvo che per gli interventi di controllo autorizzati ai sensi dell'articolo 29.
a) negli "A.T.C." e nei "C.A." esercitare la caccia in ambito territoriale diverso da quello assegnato;
c) usare piu' di due cani per cacciatore e piu' di quattro cani per comitiva, ad esclusione della caccia al cinghiale;
h) usare radio ricetrasmittenti o apparecchi telefonici mobili ai fini dell'esercizio venatorio;
t) commerciare esemplari vivi o morti di specie di fauna selvatica italiana non proveniente da allevamenti e non munita di contrassegno inamovibile;
1. Sono pubblicizzati con tabelle esenti da tasse i confini delle seguenti zone: zona Alpi; "A.T.C."; "C.A."; oasi di protezione; valichi alpini; zone di ripopolamento e cattura; zone per addestramento, allenamento e gare dei cani da caccia; zone di protezione di cui all'articolo 1, comma 5 della legge 157/1992; aziende faunistico-venatorie; aziende agri-turistico-venatorie; beni monumentali; centri di riproduzione di selvaggina; zone militari e zone di industria della pesca o della piscicoltura di cui all'articolo 21 della legge 157/1992.
b) agli "A.T.C." e "C.A." per il risarcimento dei danni provocati dalla fauna selvatica nei terreni a gestione programmata della caccia.
e) un Presidente di un "A.T.C." e un Presidente di un "C.A." per ogni Provincia, designati d'intesa tra i rispettivi comitati di gestione;
6. L'allevatore, il proprietario o il conduttore del fondo e' tenuto a denunciare tempestivamente i danni alla Provincia o al Comitato di gestione dell'"A.T.C." e del "C.A.", che procedono entro trenta giorni dalla denuncia alle relative verifiche anche mediante sopralluogo e ispezione, avvalendosi anche degli uffici regionali decentrati dell'agricoltura e alla liquidazione nei centottanta giorni successivi.
2. A tale scopo i comitati di gestione degli "A.T.C." e "C.A." e le Comunita' montane, d'intesa con i proprietari o conduttori dei fondi, elaborano i programmi quinquennali d'intervento per:
b) "Trasferimenti di fondi agli "A.T.C." ed ai "C.A." per il risarcimento e la prevenzione dei danni provocati dalla fauna selvatica e dalle attivita' faunistico-venatorie di cui all'articolo 55, comma 2, lettera b)";
g) "Contributi agli "A.T.C." ed ai "C.A." per il perseguimento dei fini istituzionali";
7. Le tasse di concessione regionale di cui all'articolo 54, comma 2, per le aziende faunistico-venatorie si applicano a decorrere dal 1� gennaio dell'anno successivo all'entrata in vigore della presente legge.
1. La presente legge e' dichiarata urgente, ai sensi dell'articolo 45 dello Statuto, ed entra in vigore nel giorno della pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte

References: Art.1

Art.2

Art.3

Art.4

Art.5

Art.6

Art.7

Art.8

Art.12

Art.13

Art.14

Art.15

Art.16

Art.17

Art.18

Art.19

Art.20