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Timestamp: 2020-08-12 10:37:16+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13612 del 04/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13612 del 04/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 04/07/2016, (ud. 13/06/2016, dep. 04/07/2016), n.13612
sul ricorso 14174/2015 proposto da:
C.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COSSERIA
2, presso lo &gt; studio dell’avvocato ALFREDO PLACIDI, rappresentato
e difeso dall’avvocato CLAUDIO CONSALES giusta procura a margine
S.N., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA GIOVANNI
RANDACCIO 1, presso lo studio dell’avvocato LEON ARDO MUSA, che lo
avverso la sentenza n. 849/2014 della CORTE D’APPELLO di LECCE del
04/11/2014, depositata il 04/12/2014;
udito l’Avvocato CLAUDIO CONSALES, difensore del ricorrente, che si
riporta agli scritti e insiste per l’accoglimento;
udito l’Avvocato LEONARDO MUSA, difensore del controricorrente, che
si riporta agli scritti e condivide la relazione.
“Con sentenza in data 4 dicembre 2014, la Corte d’appello di Lecce ha rigettato l’impugnazione proposta dal sig. C.V. contro la sentenza del Tribunale Ordinario di Brindisi – sez. di Fasano, che aveva respinto la sua opposizione a decreto ingiuntivo per il pagamento di una somma, quale importo di trentasei pagherà cambiari, sottoscritti, nel periodo 1997-2000, in favore del sig. S. N., per i quali era presunta la “causa debendi” e a fronte della quale il debitore non avrebbe assolto al suo onere probatorio.
Secondo la Corte territoriale,l’appellante non avrebbe provato la mancanza di causa del rilascio dei titoli ovvero che essi sarebbero stati rilasciati come favore e senza corrispettivo, al solo scopo di ottenere liquidità dalle banche e finanziare la propria azienda.
Avverso la sentenza del giudice distrettuale ha proposto ricorso il soccombente C., con atto notificato il 29 maggio 2015, sulla base di due motivi, con cui denuncia la violazione o falsa applicazione di legge sostanziale (artt. 1988, 1325, 1418 e1421 c.c.), ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.
Il S. resiste con controricorso.
Il ricorso appare manifestamente infondato, giacchè, anche sotto le apparenti spoglie della violazione dei menzionati dispositivi di legge, chiede a questa Corte un sostanziale riesame delle risultanze processuali ed una diversa valutazione della pertinenza delle prove (precostituite e semplici)compiuta dal giudice di secondo grado, dopo che allo stesso risultato era pervenuto anche il primo giudice.
Infatti, nell’impianto motivazionale della decisione impugnata, non sono ravvisabili i (sostanziali) vizi motivazionali oltre che quelli di violazione di legge ipotizzati dal ricorrente, con i due mezzi di ricorso, atteso che la Corte ha incisivamente motivato in ordine:
a) Al fatto che l’utilizzo della cambiale quale promessa di pagamento, nei rapporti tra le parti del rapporto sottostante, implica l’esercizio dell’azione causale inerente a tale rapporto, e, in applicazione dell’art. 1988 c.p.c., grava il debitore dell’onere di provare l’inesistenza di tale rapporto (Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 19860 del 2011).
b) Inoltre, le censure mosse dal ricorrente, anche in ordine alla presunta violazione di legge, mirano sostanzialmente alla inammissibile ripetizione del giudizio di merito (attraverso il riesame di fatti e documenti oggetto di apprezzamento dai primi e secondi giudici merito) e, con riferimento alle sentenze (come quella oggetto del presente giudizio) pubblicate oltre il termine di trenta giorni successivo all’entrata in vigore della L. n. 134 del 2012 (che ha convertito il D.L. n. 83 del 2012), si infrangono sull’interpretazione così chiarita dalle SU civili (nella Sentenza n. 8053 del 2014): la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione.
Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.
c) Inoltre il rilascio della cambiale di favore crea un negozio giuridico pienamente valido anche nella sostanza, perchè il fatto che l’emittente nell’ipotesi prospettata dal ricorrente – nulla debba in realtà e nulla voglia pagare al prenditore non impedisce affatto che con la firma di favore venga posto in essere un titolo di credito al portatore perfettamente valido e idoneo alla circolazione cambiaria fra i terzi (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 421 del 1966), salva l’allegazione di fatti (nella specie non chiari, come congruamente motivato dai giudici di merito) e la prova (comunque, ritenuta non raggiunta) circa l’illiceità del patto sottostante a quel rilascio di favore, in considerazione delle modalità con le quali esso ha avuto esecuzione e della contraddittorietà dei fatti allegati dallo stesso odierno ricorrente (alle pp. 3 e 4 della sent.).
che il Collegio condivide la proposta di definizione contenuta nella relazione di cui sopra, alla quale sono state mosse osservazioni critiche sia scritte sia in sede di discussione;
che tali critiche, imperniate tutte sulla ritenuta spettanza dell’onere di allegazione e di prova alla parte che agisce con le cambiali facendole valere come promesse di pagamento, non hanno pregio non solo in base alla giurisprudenza già sopra menzionata ma a quella stessa indicata dal ricorrente nella sua memoria (Cass., sez. 3, sent. n. 22811 del 2013), che per l’appunto afferma che “in applicazione dell’art. 1988 c.c., grava il debitore dell’onere di provare l’inesistenza di tale rapporto”, peraltro allegato dall’odierno resistente in sede di merito (così come richiamato dal controricorso);
che, alla reiezione del ricorso, consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali di questa fase, che si liquidano come da dispositivo, e il raddoppio del contributo unificato.
Respinge il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio, che liquida in complessivi Euro 3.100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.

References: Sentenza 
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 art. 54
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