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Timestamp: 2018-09-24 00:27:12+00:00

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Camera - Seduta n. 535 del 27 ottobre 2004 (Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di ambiente e di ecosistemi)(II parte)
MARCO BOATO. Signor Presidente, sottosegretario Brancher, relatore onorevole Schmidt, onorevoli colleghi, credo che non sia opportuno da parte mia riprendere integralmente in sede di illustrazione delle proposte emendative ciò che è stato dichiarato lunedì pomeriggio nel corso della discussione sulle linee generali. Tuttavia, per i colleghi che non sono intervenuti in quel dibattito - che pure è stato di grande importanza ed assai elevato dal punto di vista, non solo giuridico e costituzionale, ma anche politico, culturale ed etico - ma che, invece, sono intervenuti precedentemente sul complesso degli emendamenti, vorrei continuare l'interlocuzione su questa delicata ed importantissima materia oggi in esame.
Condivido molte considerazioni che ho ascoltato oggi in quest'aula, anche da ultimo quelle del collega Mantini, e cercherò quindi di non essere troppo ripetitivo.
La prima considerazione che vorrei fare riguarda il fatto che personalmente - mi scuso per questo riferimento personale, che faccio a bassa voce, per non mancare di stile - sono cofirmatario di sei delle otto proposte di legge che in materia sono state presentate alla Camera: la prima, dell'onorevole Rocchi, che all'epoca della presentazione era ancora componente dei Verdi nel gruppo misto, è in materia di diritti degli animali; la seconda, a prima firma Lion, è in materia di tutela dell'ambiente e degli animali; la terza, a prima firma del nostro collega relatore, Schmidt (che porta la mia seconda firma), è in materia di tutela dell'ecosistema e delle biodiversità; la quarta, quella a prima firma del collega Colucci (e anche in questo caso sono il secondo firmatario), è in materia di tutela della dignità degli animali; non ho sottoscritto, perché di altra parte politica, quella del collega Milanese, ma ho sottoscritto anche la sesta proposta di legge Calzolaio ed altri, che più volte è stata ricordata; e ancora, nell'ordine, dopo il disegno di legge approvato dal Senato, vi è la proposta di legge che reca la prima firma dell'onorevole Cima (la collega ha parlato sia nella discussione sulle linee generali, sia poco fa sul complesso degli emendamenti, con osservazioni ampiamente condivisibili); l'ultima, che non ho sottoscritto personalmente, ma che condivido, è presentata dalla collega Mascia. Pertanto avendo sottoscritto sei delle otto proposte di legge presentate alla Camera, ho scelto di non sottoscrivere né di presentare personalmente alcun emendamento nel passaggio dalla sede referente all'Assemblea, non certo perché non possa personalmente condividere il contenuto di questi emendamenti, in vista di un arricchimento del testo che abbiamo varato in I Commissione. Infatti, sviluppo sostenibile, reversibilità, precauzione, responsabilità, il riferimento al diritto di accesso all'acqua, la non brevettabilità della vita e così via (ne ho citati solo alcuni previsti in diversi emendamenti), sono principi da me ampiamente condivisi; però io approfitto di questo intervento sul complesso degli emendamenti per suggerire, sommessamente, senza limitare i diritti dei colleghi (alcuni dei quali sono anche colleghi del mio gruppo), di usare il dibattito, sia ora, sia quando si arriverà alla votazione degli emendamenti, qualora non fossero ritirati, come strumento di riflessione ulteriore e di arricchimento del nostro importante confronto e anche come occasione, se il relatore lo riterrà (io spero di sì), per spiegare - e ciò è importante nell'iter legislativo di revisione costituzionale, perché poi diventa anche uno degli elementi in base ai quali verrà interpretato il nuovo testo costituzionale - che molte delle sollecitazioni contenute in questi emendamenti possono essere ricomprese, sotto il profilo culturale, sotto il profilo etico, sotto il profilo giuridico-costituzionale, nel testo che la Commissione a larghissima maggioranza ha varato e possono in qualche modo costituire elementi validi poi in sede di applicazione. Applicazione non diretta e immediata, perché i principi fondamentali ovviamente hanno poi un'applicazione attraverso la legislazione ordinaria, l'adesione ai trattati internazionali, la legislazione statale, ma anche la legislazione delle regioni, che in questa materia hanno ovviamente alcune competenze (sia quelle a statuto ordinario, sia, ancor di più, quelle a statuto speciale, comprese le province autonome di Trento e di Bolzano).
Come ho già sostenuto durante la fase della discussione sulle linee generali, sarebbe opportuno - pur considerando, in questa Assemblea, tutte le proposte emendative, nell'ambito di un dibattito ampio e libero -, che non venisse ulteriormente modificato il risultato di un anno di lavoro svolto in I Commissione in sede referente. Un lavoro svolto con uno spirito di assunzione collegiale di responsabilità, al di là degli schieramenti politici, posto che non si vuole intervenire sulla prima parte della Costituzione (come pure qualcuno ha sostenuto), quanto sui principi fondamentali che precedono la prima parte della stessa.
Abbiamo compiuto due scelte fondamentali da me già rammentate e dianzi riprese anche da altri colleghi intervenuti nel dibattito. La prima consiste nel non apportare modifiche ai due commi del vigente articolo 9 della Carta costituzionale, considerando tale testo, per quanto umanamente è possibile, perfetto. Tutto ciò che è umano, ovviamente, è perfettibile ma si tratta, in tal caso, di disposizioni che, nella loro dizione testuale, interpretazione ed applicazione storica, sono perfette. Ricordo che il primo comma recita: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica»; il secondo comma seguita stabilendo che la Repubblica «Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
La scelta è quindi diversa da quella compiuta dal provvedimento trasmesso dal Senato (Atto camera 4307) che incideva sul secondo comma dell'attuale articolo 9 della Carta modificandolo con l'inserimento dell'espressione «ambiente naturale»; abbiamo, infatti, deciso di lasciare integri i due commi dell'articolo 9 vigente e di aggiungere un terzo comma più volte menzionato e del quale ricordo la dizione. Al primo periodo, si stabilisce che la Repubblica: «Tutela l'ambiente e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni». Il comma prosegue stabilendo, al secondo periodo: «Protegge le biodiversità e promuove il rispetto degli animali».
A mio avviso, abbiamo elaborato un testo equilibrato; l'abbiamo fatto d'accordo con il relatore, onorevole Schmidt, e con tutti gli altri colleghi che hanno partecipato ai lavori della I Commissione. Si è raggiunto un tale risultato attraverso la selezione progressiva di una serie di testi più ampi e diversificati che incidevano, tra l'altro, sulle vigenti previsioni o con un comma pretermesso agli attuali due ovvero, in altre ipotesi, con modifiche al secondo comma, e via dicendo. Ebbene, dopo avere discusso, riflettuto, valutato e, anche, audito esponenti della dottrina in I Commissione, si è deciso (lo ricordo nuovamente) di non modificare i due commi vigenti, in ciò dando una risposta positiva alle preoccupazioni (cui si è già fatto riferimento) espresse dal professore Settis. Si è, altresì, deciso di aggiungere un comma finale che comprendesse i concetti di ambiente e di ecosistemi sotto il profilo della tutela; i riferimenti anche all'interesse delle future generazioni ed alla biodiversità sotto il profilo della protezione; infine, l'altrettanto importante concetto del rispetto degli animali sotto il profilo della promozione.
Sono importanti i sostantivi ma anche i verbi che vengono utilizzati, in quanto ciascuno di questi ha una valenza costituzionale ben precisa e ben definita nel contesto complessivo sia dei principi fondamentali sia, anche, del contenuto degli altri articoli della Costituzione.
Ciò mi permette di precisare come sia inesatto quanto, sicuramente per distrazione, da parte di qualcuno si è asserito in Assemblea; è inesatto, infatti, sostenere che, per la prima volta, i concetti di ambiente e di ecosistema entrino in Costituzione. Tali concetti sono già stati previsti dalla Carta con la riforma del Titolo V.
Infatti, il nuovo articolo 117, comma 2, lettera s) della Costituzione, così come modificato dalla legge di riforma approvata nella scorsa legislatura - testo che non cambierebbe neppure in base al disegno di legge di riforma costituzionale portato avanti dall'attuale maggioranza di centrodestra; ricordo, peraltro, che la legge 18 ottobre 2001 n. 3 è vigente dall'ottobre del 2001, dopo lo svolgimento del referendum confermativo -, prevede che, tra le materie di competenza esclusiva dello Stato, rientrino anche le seguenti: «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali».
I concetti di ambiente e di ecosistema, dunque, sono già compresi nella Costituzione vigente, ma vorrei osservare che sono riportati nella parte II, al Titolo V, nell'articolo 117, concernente le competenze dello Stato e quelle delle regioni, sotto il profilo della ripartizione delle materie. Vorrei ricordare che la giurisprudenza della Corte costituzionale ha opportunamente precisato che si tratta di materie che mantengono comunque una loro «trasversalità», per cui, pur se inserite al secondo comma, lettera s), del citato articolo, che precisa la competenza esclusiva dello Stato, ciò non significa che tale tutela escluda l'intervento delle regioni nelle materie che, ovviamente, spettino alla loro competenza.
Lo Stato, pertanto, ha il dovere di garantire i livelli standard di tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali, e successivamente, in tale quadro di garanzia statuale, le regioni hanno competenza anche in queste stesse materie: è questo il motivo per cui si parla di una materia cosiddetta «trasversale».
Oggi, dunque, riprendiamo tali concetti di ambiente e di ecosistema, ma non più sotto il profilo delle materie (concetto tipico della parte II della Costituzione, concernente l'ordinamento della Repubblica), bensì per introdurli nell'ambito dei principi fondamentali, in quanto valori costituzionali. È questa, dal punto di vista costituzionale, la novità straordinaria che realizziamo con questo arricchimento dell'articolo 9 della nostra Carta: infatti, i citati concetti diventano anche valori costituzionali.
Si tratta di valori riconosciuti già come tali, come ho ricordato dettagliatamente in sede di discussione sulle linee generali, in un'ampia e ricca giurisprudenza costituzionale, sviluppatasi soprattutto a partire dal 1987. Vorrei segnalare, infatti, che in quell'anno erano da poco entrate nella legislazione ordinaria due leggi fondamentali: la cosiddetta legge Galasso (legge 8 agosto 1985, n. 431) e la legge istitutiva del Ministero dell'ambiente, che recava altresì norme in materia di danno ambientale (legge 8 luglio 1986, n. 349).
Queste due importanti innovazioni, in sede di legislazione ordinaria - vorrei rilevare, al riguardo, che una era addirittura istitutiva, per la prima volta, di un ministero con portafoglio, dal momento che, in precedenza, il dicastero dell'ambiente era un ministero senza portafoglio -, hanno consentito alla Corte costituzionale di arricchire la propria giurisprudenza in relazione sia all'articolo 9 della Costituzione, concernente la tutela del paesaggio, sia, per altri aspetti, all'articolo 32, relativo al diritto alla salute.
In sede di discussione sulle linee generali, ho citato ampiamente - ma non intendo rifarlo adesso, poiché sarebbe scorretto - la sentenza n. 167 del 1987 della Corte costituzionale, nonché la successiva sentenza n. 210 dello stesso anno ed ancora, sempre del 1987, l'importantissima sentenza n. 641. Tuttavia vorrei ricordare che, dopo queste, ve ne è stata una serie di grandissima importanza, anche sotto il profilo della concorrenza tra le competenze statali e quelle regionali.
Vorrei rilevare che con una serie di numerosissime sentenze, che giungono fino agli anni più recenti (in parte, successive anche alla novella costituzionale del Titolo V, approvata nel 2001, che ho già citato), la Corte costituzionale, in sede di giurisprudenza costituzionale, così come è parallelamente avvenuto in sede di dottrina, ha già interpretato l'articolo 9 della Costituzione anche alla luce di quei concetti di ambiente e di ecosistema che, ovviamente, non potevano essere (per ragioni storiche, culturali, sociali e giuridiche) introdotti nella Costituzione del 1947, entrata in vigore nel 1948.
Vorrei ricordare, al riguardo, che tutte le cosiddette Costituzioni «di nuova generazione» (quelle approvate dalla metà degli anni Settanta in poi, vale a dire quelle degli Stati che uscivano dal fascismo e, più recentemente, quelle degli Stati che uscivano dal regime comunista) includono, al loro interno, articoli concernenti i temi dell'ambiente e dell'ecosistema.
Vorrei altresì ricordare che in una Costituzione pressoché coeva alla nostra, entrata in vigore l'anno successivo, la Grundgesetz (la legge fondamentale della Repubblica federale di Germania), nel 1994 è stato introdotto un nuovo articolo 20a, il quale recita che lo Stato tutela, anche nei confronti delle generazioni future - vorrei far rilevare che il concetto di generazioni future è stato inserito già nel 1994 nella Costituzione tedesca -, le basilari condizioni naturali di vita, mediante l'esercizio del potere legislativo, nel quadro dell'ordinamento costituzionale, e dei poteri esecutivo e giudiziario, in conformità alla legge e al diritto.
Nel 2002, ossia due anni fa, tale articolo 20-A della Legge fondamentale della Repubblica federale tedesca ha conosciuto un ulteriore arricchimento e, dopo «(...) la tutela delle basilari condizioni naturali di vita (...)», è stato inserito il concetto di «(...) e gli animali (...)», nel quadro dell'ordinamento costituzionale. La Repubblica federale di Germania ha, quindi, già inserito in Costituzione la tutela degli animali, con la novella costituzionale del 2002.
Per quanto riguarda il riferimento alle future generazioni - altro tema su cui il collega Acquarone si è soffermato, con qualche rilievo critico -, oltre alla Costituzione tedesca - che ho già citato -, vorrei ricordare che in Francia, il 27 giugno dello scorso anno, è stato presentato un progetto di revisione costituzionale relativo alla Carta dell'ambiente e che la Camera dei deputati (il 1o giugno 2004) e il Senato francese (il 24 giugno 2004) hanno approvato tale Carta dell'ambiente, che consta di una serie di premesse e di ben dieci articoli. Essa è inserita in Costituzione come allegato al preambolo della medesima. In una di tali premesse si afferma che, al fine di perseguire uno sviluppo sostenibile, le scelte compiute per dare risposte ai bisogni del presente non devono compromettere la capacità delle generazioni future e - è importante che si affermi ciò - anche degli altri popoli di offrire risposte ai propri specifici bisogni. Il riferimento alle generazioni future, che abbiamo inserito nel testo del provvedimento, è pertanto già contenuto nella Carta costituzionale tedesca ed è già stato approvato, per essere inserito anche nella Costituzione attualmente in vigore in Francia. Resta, in quest'ultimo caso, la scelta tra il referendum confermativo e la proclamazione di tale modifica costituzionale da parte del Parlamento «riunito a congresso», come dicono i francesi, in base all'articolo 89 della Costituzione del 1958, a Versailles. In una di tali due ipotesi, comunque, sarà approvata detta modifica costituzionale, sostenuta attivamente anche dal Presidente Chirac.
Queste sono le ragioni, sia pure esposte in modo sintetico, per le quali ritengo opportuno discutere, valutare, riflettere, confrontarsi ed arricchire - anche da parte del relatore - l'interlocuzione con gli emendamenti presentati. Dal mio punto di vista, tuttavia - per questo non ho presentato emendamenti, né ho sottoscritto quelli degli altri colleghi -, penso sia opportuno che si rimanga fermi al testo lungamente «arato», discusso, elaborato e rielaborato, pensato e confrontato - anche con esponenti della dottrina -, che abbiamo varato in Commissione affari costituzionali.
È stato posto un problema e, in merito, vi è un emendamento - l'unico cui voterei contro -, l'emendamento Vascon 1.18, che vuole sopprimere il riferimento alla promozione del rispetto degli animali. Vorrei ricordare, anche ai colleghi della maggioranza ed al rappresentante del Governo - pacatamente, in quanto ho evitato tutte le polemiche strumentali in questa sede proprio perché parliamo di principi fondamentali -, che venerdì, ossia fra due giorni, i Capi di Stato - per la Francia - o di Governo - per tutti gli altri paesi - firmeranno a Roma, in Campidoglio, il Trattato che istituisce la nuova Costituzione europea. Su iniziativa del Governo italiano - di cui gli do volentieri atto positivamente -, dopo i lavori della Convenzione, che avevano portato al varo di un primo testo di Costituzione, in sede di successiva Conferenza intergovernativa, che ha adottato quel testo, modificandolo ed integrandolo, è stato inserito nel Trattato che istituisce la Costituzione per l'Europa un nuovo articolo, il III-5-bis (l'ho già citato nella discussione sulle linee generali del provvedimento). Tale articolo permette di comprendere quanto le preoccupazioni che il collega Vascon ed altri hanno manifestato attraverso i loro emendamenti siano destituite di fondamento e siano, in realtà, in contraddizione con quanto il Governo ha fatto a livello europeo.
Recita il nuovo articolo III-5-bis: «Nella formulazione e nell'attuazione delle politiche dell'Unione nei settori dell'agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dello spazio, l'Unione e gli Stati membri...» e, quindi, ciò riguarda anche l'Italia «...tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali, in quanto esseri senzienti, rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali ed il patrimonio regionale». È un articolo scritto con grande equilibrio: innova fortemente sul terreno costituzionale, ma lo fa senza forzature di carattere ideologico.
Ciò che scriviamo nella Costituzione italiana è, forse, anche un po' meno di ciò che è scritto nel nuovo testo della Costituzione europea che verrà sottoscritto dai rappresentanti dei 25 paesi fra due giorni. Infatti, noi abbiamo stabilito semplicemente che la Repubblica promuove il rispetto degli animali: saranno poi la dottrina, la giurisprudenza, la legislazione statale o regionale che potranno arricchire ed implementare questa parte del nuovo terzo comma. Pensate, ad esempio, alla legge che abbiamo approvato all'unanimità, prima di questa modifica costituzionale, contro il maltrattamento degli animali e pensate alla necessità di un'equilibrata legge a tutela della fauna e sul prelievo venatorio, quale quella che abbiamo approvato a suo tempo nella X legislatura. Già facevo parte di questo Parlamento e ricordo lo straordinario lavoro svolto all'epoca dalla collega deputata Annamaria Procacci, che cercai di riportare al Senato. Approvammo quel provvedimento con una larghissima convergenza ed anche con la cooperazione di alcune associazioni del mondo della caccia: mi riferisco, ad esempio, all'Arcicaccia, che interloquì positivamente su quel provvedimento.
Ho voluto svolgere queste considerazioni con pacatezza e senza sollevare polemiche strumentali; polemiche che non voglio fare e, soprattutto, che è giusto non sollevare in sede di revisione costituzionale e di arricchimento di un principio fondamentale della nostra Costituzione. Tuttavia, ho voluto svolgere queste considerazioni perché restino agli atti e si capisca che qualunque tentativo di diminuzione, restrizione o manipolazione del testo è legittimo dal punto di vista parlamentare (chiunque può presentare emendamenti, ci mancherebbe altro!), ma non è condivisibile dal punto di vista culturale, politico, costituzionale interno e costituzionale europeo.
Le altre proposte di arricchimento - l'ho detto all'inizio e lo ribadisco alla fine del mio intervento - sono nel merito tutte condivisibili, ma ritengo che implementerebbero troppo il testo costituzionale. Potrebbero, invece, costituire un punto di riferimento per la fase di interpretazione e di applicazione successiva della norma, sia in sede politico-legislativa sia sotto il profilo della giurisprudenza ordinaria, amministrativa e soprattutto costituzionale.
Signor Presidente, la ringrazio e ringrazio i colleghi per l'attenzione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, sono intervenuto in sede di discussione sulle linee generali e - come lei mi ha fatto gentilmente notare, ma con grande tolleranza - ho parlato fin troppo. Non ho motivo in questa sede di ripetere le ragioni di carattere generale che ci regolano in questa materia, ragioni che semmai riassumerò in una breve dichiarazione di voto finale.
Mi limito, quindi, a svolgere alcune osservazioni sugli emendamenti presentati e prego il collega Schmidt - ma forse non ce ne è bisogno, perché è persona squisita - di prestare un attimo di attenzione.
Sono molto affezionato all'emendamento Mascia 1.14, sottoscritto anche da me e da altri colleghi, perché concerne la questione dei cicli idrogeologici ed il concetto di beni comuni dell'umanità. Lunedì pomeriggio ho già spiegato il motivo per cui attribuisco a tale concetto un grande valore e perché, a mio avviso, esso è degno di essere costituzionalizzato (peraltro, ritengo non solo nella Costituzione del nostro paese, ma - se fosse possibile - in tutte le Costituzioni dei paesi civili).
Tuttavia, vi è un'obiezione mossa anche da diversi colleghi alla quale vorrei mostrarmi sensibile. Il nostro emendamento è concepito in modo tale da inglobare il testo attuale dell'articolo 9, secondo comma, della Costituzione all'interno dell'emendamento stesso; ma, formalisticamente, esso si propone come un emendamento sostitutivo.
Mi rendo conto che nella Commissione - ai cui lavori chi vi parla non ha potuto partecipare, ma ciò non cambia la sostanza delle cose - vi era stata l'intesa di non intervenire sostitutivamente sul testo costituzionale ma aggiuntivamente, sottolineando così, anche sotto il profilo puramente formale, una differenza di comportamenti legiferatori rispetto alle sciagurate modifiche - permettetemi - apportate alla seconda parte della Costituzione e da poco licenziate da questa Camera.
Quindi, pur sottolineando l'importanza del concetto di beni comuni, che vorrei restasse a verbale, esclusivamente per questa ragione mi assumo la responsabilità di ritirare l'emendamento Mascia 1.14. Lascio in vita, invece, qualunque sia il parere del relatore Schmidt e degli altri colleghi, il successivo emendamento Mascia 1.15 (l'unico sul quale è in mio potere decidere, perché è firmato da me e da altri colleghi di Rifondazione comunista) che riguarda l'introduzione dei principi di reversibilità, precauzione e responsabilità. Si tratta di una grande conquista del pensiero scientifico che è intervenuta proprio nella seconda parte del Novecento, anche se, come ho detto nell'intervento di lunedì scorso, i prodromi geniali erano già stati posti nella elaborazione di quei meravigliosi primi vent'anni del Novecento. Si possono considerare meravigliosi dal punto di vista della creatività intellettuale, scientifica e artistica, ma disastrosi per quello che preparavano sotto il profilo sociale, cioè il periodo delle guerre mondiali, ma questo è un altro discorso.
Dico altresì ai colleghi della sinistra, a coloro che volessero essere così gentili da ascoltarmi...
MARCO BOATO. La stiamo ascoltando!
ALFONSO GIANNI. ... che non si offendano se personalmente i colleghi del mio gruppo faranno ciò che vorranno, perché si tratta di questioni, più che politiche, metapolitiche, che riguardano concezioni culturali e i testi costituzionali (che sono sintetici e non descrittivi, o che dovrebbero essere tali). Tuttavia io non voterò gli emendamenti che contengono il termine «sviluppo sostenibile», che secondo me è completamente sbagliato. Questo termine insignificante esplicita un significato. Lo dico in parole povere: da un lato c'è lo sviluppo, che è qualcosa che sporca le mani, e dall'altro c'è l'ambiente, che è una cosa che piace agli uomini e alle donne. Il concetto è quello di giustapporre e consentire di svilupparsi fintanto che non si rovina eccessivamente l'ambiente.
A mio parere questa concezione è datata nel dibattito internazionale e molti autori eminenti - non sto a citarli perché i colleghi li conoscono troppo bene - mettono proprio in discussione il significato che questo «significante» esprime. Costituzionalizzare, pur nelle migliori intenzioni soggettive dei proponenti - lo so bene - un termine che addirittura è messo in discussione in senso evolutivo, secondo me costituisce un errore, perché il problema è la qualità interna allo sviluppo e non la sua sostenibilità rispetto all'ambiente circostante. La discussione è andata avanti. Quindi, non commetterei l'errore di chiederne la costituzionalizzazione.
So che l'intenzione dei colleghi Leoni ed altri è la migliore possibile (potrei dire, ma forse ho un eccesso di ambizione, che è identica alla mia), tuttavia hanno scelto un termine con il quale non si può concordare. Pertanto, si sceglierà di volta in volta l'orientamento di voto, che certamente non potrà essere favorevole e che oscillerà tra astensione e voto contrario (ma non credo che entrerò nella storia per questa ragione).
Termina così il mio intervento, anche perché siamo giunti ad un'ora prandiale, e ringrazio il Presidente per la sua pazienza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Vorrei molto brevemente svolgere alcune valutazioni nell'ambito di un dibattito che ci vede impegnati nella modifica di un articolo concernente i principi fondamentali della Costituzione. Si parla dell'ambiente e, quindi, della salute dell'uomo perché i due aspetti evidentemente vanno di pari passo.
Si tratta di temi da sempre condivisi dalla Lega nord, impegnata ad affermare tale tutela cercando, peraltro, di attribuire sempre maggiori poteri decentrati a regioni, province e comuni per la salvaguardia del nostro ambiente e della nostra salute.
Con il provvedimento in esame si confermano le attuali previsioni costituzionali: all'articolo 9 della Costituzione resta la previsione della tutela del paesaggio e si aggiunge la tutela dell'ambiente. Rimangono, in base all'articolo 117, le competenze esclusive statali sull'ambiente e sugli ecosistemi. Con la modifica si aggiungono la protezione dell'interesse delle future generazioni, relativamente alla salute dell'uomo, all'ambiente, ed all'ecosistema - emendamento proposto dalla Lega in Commissione - e la protezione delle biodiversità.
Già con l'introduzione della protezione delle biodiversità si aprono scenari nuovi e molto importanti nella Costituzione. Con alcuni emendamenti vi è il tentativo di specificare ulteriormente la questione. Vi è chi propone il rispetto degli animali, il diritto all'acqua, lo sviluppo sostenibile, la responsabilità: si tratta di elementi che possono essere condivisi, ma che aprono scenari incerti e pronunce future della Corte costituzionale che potrebbero stravolgere la nostra iniziativa.
Sono convinto che non si tratti di una semplice modifica estetica, ma di un lavoro di sostanza. L'equilibrio è giusto e conferma la volontà di insistere maggiormente sul rispetto dell'ambiente. Abbiamo presentato solo l'emendamento Vascon 1.18 che crea i presupposti affinché le novità introdotte possano essere approvate. Esso apre, infatti, alla protezione delle biodiversità - chi vuol capire comprende la portata che potrà avere in futuro tale novità a dir poco clamorosa - togliendo il riferimento al rispetto degli animali. Quest'ultimo, pur condiviso ampiamente, creerebbe scenari incerti che, probabilmente, negli ultimi passaggi parlamentari potrebbero addirittura bloccare tutta la riforma proposta. Infatti, ciò implicherebbe moltissime valutazioni e pronunciamenti che potrebbero avere ripercussioni notevoli.
Il suddetto emendamento conferma, dunque, novità di valore ma mantenendo un equilibrio. Le novità di valore sono l'introduzione della tutela dell'ambiente, la salvaguardia delle generazioni future e l'interesse per le biodiversità. Queste per noi sono le grandi novità che è giusto apportare all'attuale testo costituzionale.
Non accetteremo strumentalizzazioni. Coloro, ad esempio, che chiedono a gran voce di aggiungere il riferimento al rispetto degli animali in Costituzione magari tifano per il bagno di sangue crudele che si svolge, anche nel nostro paese, nei macelli e nelle macellerie islamiche a cielo aperto. È giusto ricordare anche tale punto, perché bisogna essere coerenti fino in fondo.
Noi riteniamo che il testo - se passerà l'emendamento Vascon - sia equilibrato e corretto e garantisca grandissime novità e nuove opportunità alla Costituzione. Non ci prestiamo a strumentalizzazioni da parte di chi - ripeto - tifa per le macellerie a cielo aperto con i relativi bagni di sangue nei confronti degli animali e poi chiede di introdurre nella Costituzione il riferimento al rispetto degli animali.
Noi siamo diversi. Proprio per questo motivo condividiamo il lavoro svolto fino ad ora. Riteniamo però necessario l'accoglimento della modifica proposta dall'onorevole Vascon con l'emendamento 1.18.
Ricordo che l'emendamento Mascia 1.14 è stato ritirato.
GIULIO SCHMIDT, Relatore. Nell'esprimere il parere della Commissione, vorrei velocemente soffermarmi su tre aspetti. In primo luogo, sottolineo la volontà della Commissione di non toccare i due commi del vigente articolo 9, accogliendo non solo l'invito della società civile, ma anche una raccomandazione indiretta del Presidente della Repubblica, fatta a Washington nel novembre scorso, che sottolineava come l'interconnessione tra i due commi fosse un valore assolutamente intoccabile. Si tratta pertanto dell'aggiunta di un terzo comma ai due già esistenti.
In secondo luogo, la formulazione presentata è il frutto di varie stratificazioni di lavoro, come è stato correttamente detto dai colleghi, in un rapporto collegiale, proficuo e approfondito, con il conforto anche dei costituzionalisti. Pertanto il testo portato all'attenzione dell'Assemblea è a mio avviso il miglior testo attualmente possibile. Per questa ragione e non per una contrarietà alla maggior parte degli emendamenti - in quanto la maggior parte di essi è assolutamente condivisibile - e per il rispetto del lavoro lungo e comune di tutte le forze politiche su questo testo, invito al ritiro di tutti gli emendamenti presentati.
Sarò ovviamente disponibile, su richiesta, a fornire riflessioni e spiegazioni di questo invito al ritiro per ciascun emendamento. La Commissione invita dunque al ritiro di tutti gli emendamenti, altrimenti il parere è contrario.
ALDO BRANCHER, Sottosegretario di Stato per le riforme istituzionali e la devoluzione. Il Governo ribadisce le osservazioni espresse nella seduta del 25 ottobre. Con riferimento a tutti gli emendamenti presentati, il Governo si rimette all'Assemblea.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15 con lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, mentre alle ore 16,15 avrà luogo lo svolgimento del dibattito sulle mozioni presentate in merito alla situazione in Iraq.

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