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1 srm materiali materiali di lavoro e rassegna stampa sull immigrazione 2011 DOSSIER MONOGRAFICO agosto C.I.E. Centri di identificazione ed espulsione Roma 25 luglio 2011 CIE Ponte Galeria Foto FCEI/SRM SERVIZIO RIFUGIATI E MIGRANTI Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia Servizio Rifugiati e Migranti Via Firenze, Roma Tel.: Fax: Sito web: SRM Materiali Dossier Monografico A cura di: Dafne Marzoli Supervisione: Franca Di Lecce2 Roma, 2 agosto 2011 L'uomo è nato libero, e dappertutto è in catene. Jean Jacques Rousseau - Il contratto sociale Apriamo questo dossier monografico dedicato ai Centri di identificazione ed espulsione (CIE), offrendovi un breve excursus sui provvedimenti normativi che sono stati emanati al riguardo a partire dalla loro istituzione nel lontano Nel 1998, con l'art. 12 della legge n. 40 del 6 marzo 1998 (la cosiddetta Turco-Napolitano), il governo italiano istituiva i CPTA (Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza) nei quali lo straniero, per il quale non poteva essere eseguita immediatamente l'espulsione, doveva essere trattenuto il tempo strettamente necessario ai fini dell'espulsione (massimo 30 gg.) L'istituzione di questa tipologia di centri confluisce nel Dlgs 286/98 Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (Art. 14). Nel Regolamento di attuazione (D.P.R. n. 394 del 1999), all'art. 21 (Modalità di trattenimento) viene stabilito che Le modalità del trattenimento devono garantire, nel rispetto del regolare svolgimento della vita in comune, la libertà di colloquio all'interno del centro e con visitatori provenienti dall'esterno, in particolare con il difensore che assiste lo straniero, e con i ministri di culto, la libertà di corrispondenza, anche telefonica, ed i diritti fondamentali della persona, fermo restando l'assoluto divieto per lo straniero di allontanarsi dal centro. Nell ambito del centro sono assicurati, oltre ai servizi occorrenti per il mantenimento e l assistenza degli stranieri trattenuti o ospitati, i servizi sanitari essenziali, gli interventi di socializzazione e la libertà del culto, nei limiti previsti dalla Costituzione Nel 2002, la legge n. 189 del 30 luglio 2002 (la cosiddetta Bossi-Fini) modificando e inasprendo la normativa in materia di immigrazione ed asilo, porta il termine massimo di trattenimento in un CPTA da 30 a 60 giorni, in attesa dell'espulsione con accompagnamento alla frontiera dello straniero irregolare Nel 2006, il Ministro dell'interno Giuliano Amato istituì una Commissione presediuta da Staffan De Mistura (di cui fece parte anche la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia nella persona di Annemarie Duprè) con l'incarico di procedere anche attraverso appositi sopralluoghi, ad un indagine conoscitiva sulle condizioni di sicurezza e di situazione della vivibilità di tutte le strutture destinate al trattenimento temporaneo ed all assistenza degli immigrati irregolari, nonché all ospitalità dei richiedenti asilo, tenute ad assicurare la tutela della dignità della persona e il rispetto dei diritti fondamentali. Nel Rapporto della Commissione veniva sottolineato come l'accesso ai centri per enti e associazioni, enti locali e stampa fosse necessario per garantire la trasparenza dei centri Nel 2008, il nuovo governo Berlusconi da poco insediatosi emana in tempi brevissimi il decretolegge 23 maggio 2008, n. 92 recante Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e la relativa legge di conversione 24 luglio 2008 n. 125 nella quale i CPTA vengono trasformati in CIE (Centri di identificazione ed espulsione).3 2009 Nel 2009, con la legge n. 94 del 15 luglio 2009 Disposizioni in materia di sicurezza pubblica il tempo massimo di permanenza nei CIE viene portato a 180 giorni (6 mesi) Nel 2011 con la protesta scoppiata in Tunisia, che velocemente si propaga nei Paesi vicini della sponda sud del Mediterraneo, migliaia di migranti e rifugiati cercano di raggiungere l'isola di Lampedusa. Il 12 febbraio, il Governo italiano procede alla Dichiarazione dello stato di emergenza umanitaria nel territorio nazionale in relazione all'eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai paesi del Nord Africa In nome di questa supposta emergenza, il Governo italiano comincia a prendere decisioni piuttosto discutibili che di fatto hanno finito per stravolgere la già fragile situazione italiana in materia di immigrazione e asilo, con ripercussioni molto pesanti sul fronte dei centri di accoglienza e di trattenimento per migranti. Tra i tanti provvedimenti emanati in nome dello stato di emergenza, ci soffermiamo sulla circolare 1305 del 1 aprile 2011 emanata dal Ministero dell'interno con la quale si limita l'accesso ai centri per migranti, consentendolo soltanto a poche organizzazioni arbitrariamente scelte (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, Croce Rossa Italiana, Amnesty International, Medici Senza Frontiere, Save the Children, Caritas). Il 21 aprile 2011, con l'ordinanza n le strutture di accoglienza temporaneamente aperte nel Comune di Santa Maria CapuaVetere (CE), nel Comune di Palazzo San Gervasio (PZ) e nel Comune di Trapani (località Kinisia) vengano trasformate, fino e non oltre il 31 dicembre 2011, in centri di identificazione e di espulsione. Dopo i disordini avvenuti nella notte tra il 7 e l'8 giugno scorso, il CIE di Santa Maria Capua Vetere è stato posto sotto sequestro dalla Procura. Nel mese di luglio viene chiusa anche la tendopoli di Kinisia ma contemporaneamente apre sempre a Trapani il nuovo CIE di Contrada Milo. L'estate si apre con l'emanazione del decreto-legge n. 89 del 23 giugno 2011 contenente Disposizioni urgenti per il recepimento della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari" con il quale il tempo di trattenimento nei CIE viene portato da 6 a 18 mesi. Attualmente il decreto è in corso di conversione in legge e oggi 2 agosto il testo di legge sarà in discussione al Senato. Per l'occasione verrà organizzato un presidio di fronte al Senato (Piazza Navona, altezza via Agonale) a partire dalle ore 17:30. Il presidio promosso dalla CGIL è sostentuto dalla Campagna LasciateCIEntrare. Infine, vi segnaliamo che il 27 luglio scorso presso la Camera dei Deputati, gli on. Touadì e Melis hanno presentato una proposta di legge per l'abolizione di reato di ingresso e soggiorno illegale e per il ritorno alla denominazione Centri di permanenza e assistenza e al tempo massimo di trattenimento di 30 giorni prorogabili di ulteriori 30. Di seguito vi proponiamo una selezione di documenti, articoli e materiali che riteniamo possano offrirvi utili strumenti per riflettere e conoscere una realtà molto controversa, delicata e troppo spesso dimenticata. Servizio Rifugiati e Migranti Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia4 GIORNALISTI: VIETATO L'ACCESSO AI CENTRI Introduzione Il 1 aprile 2011 il Ministero dell'interno emana la circolare n nella quale stabilisce che in considerazione del massiccio afflusso di immigrati provenienti dal Nord Africa e, al fine di non intralciare le attività loro rivolte, l'accesso alle strutture presenti su tutto il territorio nazionale [...] è consentito, fino a nuova disposizione, esclusivamente alle seguenti organizzazioni: Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM), Croce Rossa Italiana (CRI), Amnesty International, Medici Senza Frontiere, Save the Children, Caritas nonché a tutte le Associazioni che hanno in corso con il Ministero dell'interno progetti in fase di realizzazione nelle strutture di accoglienza, finanziati con i fondi nazionali ed europei. A seguito di questa circolare, ai giornalisti e a quella parte della società civile tagliata fuori dalla circolare ministeriale viene sistematicamente negata qualsiasi possibilità di accesso ai centri. Ai mezzi di informazione viene impedito di far conoscere all'opinione pubblica italiana la realtà di ciò che accade in questi luoghi di sospensione dei diritti umani fondamentali ma le vite sospese e dimenticate degli uomini e delle donne rinchiusi nei centri, spesso senza sapere perchè, oltrepassano i muri e rompono il silenzio. Il 26 maggio scorso, un primo gruppo di giornalisti che già seguiva il tema dei centri di detenzione per migranti lanciava un appello su alcuni quotidiani nazionali per chiedere il ritiro della circolare 1305 per poter entrare nei centri. All'appello Lasciateci entrare! lanciato dai giornalisti ha aderito anche il Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Nonostante la protesta, la circolare continua a rimanere in vigore. Il 9 giugno, in occasione della presentazione del Primo Rapporto di Monitoraggio prodotto dal Comitato per la Promozione e la Protezione dei Diritti Umani 1 a un anno dalle Raccomandazioni del Consiglio dell'onu per i Diritti Umani a seguito della Universal Periodical Review 2, Roberto Natale, Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) ha dichiarato che ''l'opinione pubblica ha il diritto di sapere cosa avvenga in quei centri'', aggiungendo che la circolare è ''pericolosa per la credibilità delle istituzioni italiane perché il divieto d'accesso legittima i sospetti più pesanti su ciò che realmente avvenga all'interno di quei centri''. Il 14 giugno la FNSI e l'ordine dei Giornalisti hanno anche inviato una lettera al Ministro dell'interno Roberto Maroni per chiedere un incontro in cui discutere della questione, ma non c'è stata alcuna risposta al riguardo. La questione rimane sempre irrisolta e la circolare sempre in vigore. L'8 luglio FNSI, Ordine dei Giornalisti, ASGI, Rete PRIMO MARZO, OSF - Open Society Foundations, European Alternatives, Articolo 21, e i Parlamentari Rosa Vilecco Calipari, Giuseppe Giulietti e Jean Leonard Touadi organizzano una conferenza stampa per discutere di questa 1 Il Comitato per la Promozione e la Protezione dei Diritti Umani è attualmente composto da 84 organizzazioni 2 L'Universal Periodical Review è l'esame al quale ogni Stato viene sottoposto ogni 4 anni per monitorare lo stato dei diritti umani. L'Italia è stata sottoposta a questo esame lo scorso anno e circa 50 delle 92 Raccomandazioni date al nostro Paese dal Consiglio dell'onu per i Diritti Umani hanno riguardato la situazione dei migranti e dei rifugiati. In particolare vi segnaliamo la Raccomandazione n. 80 Rafforzare il rispetto per i diritti umani dei migranti inclusi quelli nei centri di detenzione5 situazione, acnhe alla luce del prolungamento del tempo di trattenimento nei CIE a 18 mesi introdotto dal decreto-legge di recepimento della direttiva europea sui rimpatri. Il 22 luglio, Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani emana un comunicato stampa in cui rende noto che gli Avvocati Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci, membri del Direttivo dell Unione Forense per la tutela dei diritti umani, assistono i giornalisti Raffaella Cosentino e Stefano Liberti in un ricorso promosso dinanzi al TAR del Lazio contro la circolare del Ministro dell Interno [...]. In particolare, i due giornalisti censurano il diniego che è stato loro opposto dalle Prefetture di Crotone, Roma e Catania in applicazione della suddetta circolare. Il 25 luglio, nell'ambito della Campagna LasciateCIEntrare, viene organizzata una mobilitazione nazionale davanti ai CIE e CARA (Centri di accoglienza per Richiedenti Asilo) per portare all'attenzione dell'opinione pubblica italiana la drammatica situazione vissuta dalle persone rinchiuse nei centri. La mobilitazione organizzata per il 25 luglio ha visto raccogliersi davanti ai centri di Roma, Bologna, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari, Cagliari, Santa Maria Capua Vetere, Trapani, Catania, Lampedusa, Porto Empedocle, parlamentari, consiglieri regionali, giornalisti ed esponenti di associazioni della società civile e dei sindacati. In ogni città una delegazione di parlamentari è entrata nei centri per una visita ispettiva per verificarne le reali condizioni di vita all'interno dei centri e per parlare con le persone che vi sono rinchiuse. Una giornata davanti al Cie di Ponte Galeria Servizio Rifugiati e Migranti Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia 25 luglio, una mattina d'estate calda e ventilata. Sulla linea ferroviaria regionale diretta all'aeroporto di Roma Fiumicino alla fermata Fiera di Roma in via Cesare Chiodi esiste un luogo dimenticato. E' il Centro di espulsione ed identificazione di Ponte Galeria, uno dei più grandi d'europa. Appena si esce dalla stazione cominciano ad intravedersi le alte recinzioni in ferro che circondano l'intera struttura. Forze di polizia ed esercito a presidiare il centro. A destra l'ala femminile e a sinistra l'ala maschile.tutt'intorno il nulla, un luogo desolato e desolante se non si trattasse di una giornata particolare. Sono le 11,00 della mattina e davanti al centro si sono radunati parlamentari, giornalisti e rappresentanti della società civile. Tra i reclusi si diffonde presto la notizia di questa insolita presenza: e l'ala femminile rimane silente e nascosta, mentre piano piano sul tetto del centro l'ala maschile comincia ad animarsi e ad attirare la nostra attenzione al grido Libertà. Il nostro sguardo si ferma qui perchè a noi è precluso entrare per vedere cosa accade all'interno dei centri, eppure gli uomini e le donne che abbiamo rinchiuso lì dentro riescono a spezzare i muri di silenzio che li circondano e a raccontarci le loro storie. Dafne Marzoli Servizio Rifugiati e Migranti Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia6 Lasciateci entrare! Appello dei giornalisti per l'ingresso della stampa nei CIE "Fora da i ball, giornalisti compresi. In Italia è di nuovo censura. Dal primo aprile una circolare del ministero dell'interno (prot. n del ) vieta alla stampa l'ingresso nei centri di identificazione e espulsione (Cie) e nei centri di accoglienza per richiedenti asilo politico (Cara). Il pretesto giuridico è la dichiarazione dello stato di emergenza per gli sbarchi. Un salto indietro di diversi anni, quando la direttiva Pisanu stabilì che nei centri di espulsione, che allora si chiamavano Cpt, nessun giornalista poteva entrare, se non al seguito di qualche delegazione parlamentare. Anzi pure peggio, perché oggi la stampa non può entrare nemmeno con i parlamentari. Chiediamo pertanto al governo di rispettare il diritto di cronaca e l'articolo 21 della Costituzione, che sancisce la libertà di stampa. La censura non può essere istituita con una circolare del Viminale. I cittadini hanno il diritto di essere informati. E la stampa di monitorare quello che succede nei centri dove in queste ore sono detenuti migliaia di cittadini tunisini in attesa del rimpatrio forzato". Primi firmatari: Gabriele Del Grande, freelance, curatore di Fortress Europe (si è visto negare l'accesso al cie di Trapani e Brindisi e al Cara di Mineo) Raffaella Cosentino, freelance (si è vista rifiutare l'accesso al Cie di Roma, vedi articoli su Redattore Sociale e Repubblica) Stefano Liberti, Il Manifesto (vedi copertina del 26 maggio 2011, ha chiesto l'accesso al Cie di Roma e al Cara di Mineo) Alessandro Leogrande, autore fra l'altro di Uomini e caporali Antonello Mangano, autore fra l'altro di Gli africani salveranno l'italia Marco Rovelli, autore fra l'altro di Lager Italiani Giovanni Maria Bellu, L'Unità Stefano Galieni, Liberazione Cinzia Gubbini, Il Manifesto Hanno aderito: - Giuseppe Giulietti, Articolo 21 - Jean Leonard Touadì, giornalista e parlamentare - Andrea Segre, documentarista, autore tra l'altro di Come un uomo sulla terra - Andrea Billau, Radio Radicale, Radio Migrante - Stefania Ragusa, autrice fra l'altro di Le Rosarno d'italia - Flore Murard-Yovanovitch, Agenzia Radicale - Vilma Mazza e Sarah Castelli, Global Project, ha chiesto l'accesso al Cie e al Cara di Gradisca - Nicola Grigion, Melting Pot Europa, Melting Pot, ha chiesto l'accesso al Cie e al Cara di Gradisca - Orsola Casagrande, Il Manifesto, ha chiesto l'accesso al Cie e al Cara di Gradisca - Ilaria Sesana e tutta la redazione di Terre di Mezzo, hanno chiesto l'accesso al Cie di Milano - la redazione di Volontari per lo Sviluppo - Antonella Vicini, freelance - Giulia Bondi, freelance autrice tra l'altro di Harraguantanamo - Leone Venticinque, Qui Mineo e Calatino solidale per davvero - Cristiano Tinazz, freelance - Stefano Collizzoli e Matteo Calore, freelance 26 Maggio 20117 Federazione Nazionale della Stampa Italiana Roma, 14 giugno 2011 Prot. n. 107 La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica: Vi inoltriamo il testo della lettera che Il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il presidente dell Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, hanno inviato al Ministro dell'interno, on. Roberto Maroni, in merito al divieto di accesso per i giornalisti nei Centri di Identificazione ed Espulsione degli immigrati Con la presente Le chiediamo un urgente incontro, per segnalare alcune difficoltà insorte, tali da limitare il nostro dovere di informare liberamente i cittadini, in ottemperanza all articolo 21 della Costituzione. In particolare, i problemi che intendiamo segnalarle riguardano la possibilità per gli operatori dell informazione di avere accesso nel rispetto della privacy di tutti i soggetti interessati ai luoghi di accoglienza e di trattenimento di migranti e profughi, in questa fase provenienti soprattutto dall Africa settentrionale. Tale accesso, a seguito della Sua circolare prot. n del , è oggi e sino a nuova disposizione consentito solo ad alcuni organismi umanitari internazionali. Questo si traduce nel fatto che risulta impossibile, per chi intende esercitare il diritto di cronaca, poter verificare con i propri occhi e con i propri strumenti cosa accade in tali luoghi. A tale proposito, recentemente alcuni giornalisti hanno lanciato un appello - che l Ordine e il Sindacato dei giornalisti hanno ritenuto di accogliere - in cui si chiede espressamente che detta circolare debba considerarsi non più applicabile. Pur comprendendo le problematiche derivanti talvolta dalla gestione quotidiana e materiale dell accoglienza, crediamo che non sia giusto considerare l informazione un intralcio al funzionamento di queste strutture; anzi siamo convinti che la credibilità e la trasparenza delle stesse debbano essere considerate fondamentali per rafforzare la fiducia nelle istituzioni. Purtroppo, per quanto riguarda soprattutto i Cie (un tempo Cpt), tali limitazioni non nascono con la suddetta circolare ma sono intrinseche all esistenza stessa delle strutture. Tutte le direttive finora emanate riguardo alle figure sociali a cui è garantito l accesso non menzionano gli operatori dell informazione. Accade anche se queste non sono giuridicamente definite come luoghi di detenzione, e quindi soggette alle limitazioni previste, che comportano preventive richieste di autorizzazione all ingresso. Siamo convinti che un momento di discussione in merito risulti estremamente importante, oggi più che mai, non essendo a nostro avviso ammissibile l esistenza di luoghi di concentramento non volontario di persone che siano inaccessibili alla libera informazione. Si tratta di una vera e propria anomalia democratica, che peraltro non può essere rimessa - come finora è stato - né alla discrezionalità delle singole autorità prefettizie, né tantomeno alla disponibilità di parlamentari della Repubblica che si fanno garanti per i giornalisti. Siamo certi che sia possibile addivenire ad una intesa atta a regolamentare il dovere dell informazione anche in questi luoghi: in maniera tale da non precludere il normale funzionamento delle procedure che in essi vengono svolte e da garantire, come già affermato, l imprescindibile diritto alla privacy per gli ospiti, per gli operatori degli enti gestori, per le forze di polizia predisposte alla vigilanza e alla sorveglianza. In attesa di una Sua pronta e positiva risposta. CORSO VITTORIO EMANUELE ROMA - TEL. 06/ FAX 06/ sito: -8 LasciateCIEntrare Mobilitazione del 25 luglio CIE (Centri di Identificazione) e CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo), sono da tempo OFF LIMITS per l informazione, luoghi interdetti alla società civile e in cui soltanto alcune organizzazioni umanitarie arbitrariamente scelte riescono ad entrare. Una circolare del Ministro dell interno, la n emanata il 1 aprile 2011, ha reso ancora più inaccessibili tali luoghi, fino a data da destinarsi, in nome dell emergenza nordafricana. Giornalisti, sindacati, esponenti di associazionismo antirazzista umanitario nazionale e internazionale, presenti nel territorio in cui sono ubicati, sono considerati secondo detta circolare un intralcio all operato degli enti gestori e per questo tenuti fuori. Questo si traduce di fatto in una sospensione del diritto-dovere di informazione che si va ad aggiungere alle tante violazioni già riscontrate in questi centri. Non potendo entrare diviene legittimo pensare che in essi si determinino condizioni di vita inaccettabili e ripetute violazione dei diritti. Le poche fonti reperibili di notizie diventano i video registrati da cellulari, dagli immigrati trattenuti nei centri, le lettere che riescono a partire dall interno, le telefonate e le testimonianze rese da chi esce o fugge, e quanto arriva non è certo dimostrazione di trattamento rispettoso dei diritti umani. Il prolungamento votato nei giorni scorsi dal parlamento, che consente di trattenere le persone non identificate nei Cie fino a 18 mesi, aumenta il disagio e la sofferenza in cui si ritrovano persone che non hanno commesso alcun reato. Gravi lacune si registrano poi nell esercizio del diritto alla difesa. A tale scopo chi opera nell informazione ritiene fondamentale avere modo di poter far conoscere alla pubblica opinione quanto in questi luoghi avviene, le ragioni dei continui tentativi di fuga e rivolta, dell aumento dei casi di autolesionismo che spesso sfociano nel tentativo di suicidio. L informazione deve poterne parlare, la società ha il diritto di sapere. Così come migranti e i cittadini stranieri hanno il diritto di essere informati ed assistiti dai legali, dalle associazioni e dai sindacati. Per questo il 25 luglio, parlamentari di numerose forze politiche, consiglieri regionali, giornalisti, sindacalisti, associazioni e attivisti della società civile saranno davanti ad alcuni CIE e CARA italiani per reclamare il diritto ad accendere i riflettori su queste strutture e sulle persone che vi sono trattenute. Comitato promotore: FNSI, ORDINE DEI GIORNALISTI, Art. 21, ASGI, PRIMO MARZO, OPEN SOCIETY FOUNDATION, EUROPEAN ALTERNATIVES e i Parlamentari Jean Leonard Touadi, Rosa Villecco Calipari, Savino Pezzotta, Livia Turco, Fabio Granata, Giuseppe Giulietti, Furio Colombo, Francesco Pardi. Adesione fin qui ricevute: ANSI,, ACLI, ARCI, CGIL MIGREUROP, AMSI, COMAI, LIBERTA E GIUSTIZIA, FCEI,, FORUM IMMIGRAZIONE PD NAZIONALE, CIR, TERRE DES HOMMES, Ass. Nazionale GIURISTI DEMOCRATICI, AVVENIRE, EUROPA, LIBERAL, LIBERAZIONE, L UNITA, IL MANIFESTO, IL RIFORMISTA, LiBERACITTADINANZA, LOOKOUT.TV, LEFT,, MOVEON, POPOLO VIOLA, ANTIGONE LOMBARDIA, RIFONDAZIONE COMUNISTA, Gruppo al Consiglio Regionale del Lazio della Federazione della Sinistra, Gruppo al Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia di Rifondazione Comunista, Rete Immigrati Autorganizzati Milano. Parlamentari ad oggi confermati che parteciperanno all iniziativa: Pezzotta (UDC), Touadì (PD), Villecco Calipari (PD), Turco (PD), Colombo (PD), Gozi (PD), Sarubbi (PD), Pardi (IDV), Zampa (PD), Monai(IDV), Strizzolo (PD), Rossomando (PD), Marcenaro (PD), Messina (IDV), Fiano (PD), Pes (PD), Di Stanislao (IDV), Formisano (UDC), Perduca (RADICALI), Orlando (IDV), Luongo (PD), Giambrone (IDV), Granata (FLI), Ginefra (PD). Presso i centri dislocati in: Roma, Bologna, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari, Cagliari, Santa Maria Capua Vetere, Trapani, Catania, Lampedusa, Porto Empedocle. Chiunque voglia partecipare o richiedere ulteriori informazioni può mettersi in contatto con: Gabriella Guido - Rete PRIMO MARZO Renzo Santelli FNSI Roma, 20 luglio 20119 AGENZIA NEV NOTIZIE EVANGELICHE SERVIZIO STAMPA DELLA FEDERAZIONE DELLE CHIESE EVANGELICHE IN ITALIA tel / , fax COMUNICATO STAMPA DIRITTI La FCEI aderisce all'iniziativa "LasciateCIEntrare" Lunedì 25 manifestazioni davanti ai CIE e ai CARA per il diritto di accesso nei centri Di Lecce: urgente l'istituzione di un organismo indipendente di controllo e ispezione Roma, 21 luglio 2011 (NEV-CS31) - La Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) è tra i numerosi enti che aderiscono all'iniziativa "LasciateCIEntrare" che porterà, lunedì 25 luglio, parlamentari di numerose forze politiche, consiglieri regionali, giornalisti, e rappresentanti dell'associazionismo a manifestare davanti ad alcuni Centri di identificazione ed espulsione (CIE) e Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA). Lo scopo è denunciare le condizioni in cui vivono le persone trattenute nei centri e protestare contro il fatto che i CIE e i CARA siano "luoghi interdetti alla società civile e in cui solo alcune organizzazioni umanitarie arbitrariamente scelte riescono ad entrare", come recita un comunicato stampa diffuso dagli organizzatori. Secondo la circolare del Ministero dell'interno, emanata il 1 aprile 2011, giornalisti, avvocati, sindacalisti, collaboratori di parlamentari, esponenti dell'associazionismo, ma anche pastori e religiosi, sono considerati "un intralcio" all'operato degli enti gestori e perciò vengono tenuti fuori dai CIE e dai CARA. "Questo toglie la possibilità di una corretta informazione e di un controllo esterno su quanto avviene nei centri, dove, sia in base a rapporti internazionali sia dalle testimonianze di persone che ne sono uscite, sappiamo vengono violati fondamentali diritti umani - precisa Franca Di Lecce, direttore del Servizio rifugiati e migranti della FCEI -. I CIE e i CARA sono di fatto dei luoghi di reclusione in cui vengono detenute persone che non hanno commesso alcun reato e a cui vengono garantite meno tutele di chi sconta una pena in carcere". Più in generale sull'iniziativa di lunedì - che ha tra i promotori la Federazione nazionale stampa (FNSI), l'ordine dei giornalisti, Articolo 21 -, Di Lecce ha dichiarato: "Ci auguriamo che questa mobilitazione possa costituire un momento importante di sensibilizzazione per ripensare le attuali politiche migratorie, italiane ed europee. Come chiese sentiamo l urgenza di riaffermare un punto di riferimento forte, che è quello della dignità della persona che deve essere rispettata indipendentemente dal luogo dove è nata o da quello in cui si trova. Auspichiamo anche - ha proseguito Di Lecce - l'istituzione di un organismo nazionale indipendente di controllo e ispezione che abbia il mandato di compiere visite regolari e senza preavviso nei CIE e nei CARA, così come previsto dagli standard internazionali.10 25 luglio LasciateCIEntrare: primi commenti a caldo* IMMIGRAZIONE: ASSOSTAMPA PUGLIA CHIEDE ACCESSO A CIE E CARA Per ''rivendicare il diritto dovere dei giornalisti di raccontare alla gente cosa c'è e cosa avviene all'interno delle strutture per migranti, i giornalisti pugliesi hanno manifestato davanti al Centro identificazione e espulsione (Cie) di Bari, chiedendo ''il ritiro della circolare dell'1 aprile scorso con cui il ministro dell'interno vieta ai giornalisti l'ingresso nei Cie e Cara (Centri accoglienza richiedenti asilo). L'iniziativa, promossa da Assostampa Puglia, rientra nell'ambito della Giornata di mobilitazione nazionale indetta per oggi dalla Fnsi e dall'ordine nazionale dei giornalisti, e che si svolge in contemporanea con Torino, Milano, Modena, Roma e Trapani. Per il presidente di Assostampa Puglia, Raffaele Lorusso, ''impedire qualcosa significa alimentare sospetti. All'interno dei centri per i migranti - ha spiegato - i giornalisti vanno a fare il loro lavoro: vanno a raccontare e non a creare disordini''. Il viceprefetto di Bari, Mario Volpe, si è soffermato brevemente con i giornalisti all'esterno del Cie ma ha ribadito che non sarà possibile autorizzare il loro ingresso nelle strutture per migranti. Nel corso del presidio sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il quale ha portato la propria solidarietà all'iniziativa dell'assostampa. (ANSA) IMMIGRAZIONE: VENDOLA, IN CIE POSSIBILI VIOLAZIONI DIRITTI ''Quando viene interdetto l'esercizio dei diritto di cronaca e, in prospettiva, anche l'esercizio del diritto di critica, vuol dire che siamo in presenza di luoghi opachi, in cui si rischia di vedere sospesi diritti costituzionali, di luoghi in cui è possibile che avvengano violazioni di diritti umani''. Lo ha sottolineato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, intervenendo al presidio organizzato dai giornalisti pugliesi davanti al Cie di Bari, nell'ambito della Giornata di mobilitazione nazionale indetta da Fnsi e Ordine nazionale dei giornalisti, per chiedere il ritiro della circolare del primo aprile scorso con cui il ministro dell'interno vieta ai giornalisti l'ingresso nei centri per migranti. Per Vendola, ''questo blocco è inaccettabile, è nello stile di chi gestisce la vicenda immigrazione in termini esclusivi di disordine pubblico, di chi fa fatica a immaginare che la sicurezza la si costruisce con le pratiche di inclusione e accoglienza e non con le logiche di repressione e marginalizzazione di esseri umani che vengono spogliati dei diritti''. ''I Cie - ha aggiunto - sono diventati luoghi ancora più tenebrosi perché si sono alzati i tempi di permanenza a 18 mesi. E i Cie come addirittura i Cara e gli altri luoghi che ospitano migranti, sono luoghi blindati, galere inaccessibili''. ''Per noi - ha concluso - questo non è possibile perché tutta la realtà di uno straniero che può essere un profugo, un fuggiasco, portatore di storie drammatiche, viene invece ammutolita da questa dimensione di un potere che non sa distinguere, non sa ascoltare, non sa cogliere. È davvero inaccettabile''. (ANSA) IMMIGRATI: GINEFRA (PD) E ZAZZERA (IDV), CIE BARI ANDREBBE CHIUSO ''Il Cie di Bari andrebbe chiuso anche per motivi di sicurezza e questa decisione dovrebbe essere assunta, senza ulteriori esitazioni, sia nell'interesse degli ospiti immigrati che del personale civile e militare in esso operante''. Così Dario Ginefra e Pierfelice Zazzera, deputati rispettivamente del Partito democratico e di Italia dei Valori, al termine del sopralluogo avvenuto questa mattina nella struttura del capoluogo pugliese nell'ambito della giornata di mobilitazione indetta dalla Fnsi (Federazione nazionale della stampa) e da alcune tra le più autorevoli associazioni nazionali, dal titolo 'Lasciatecientrare'. ''I lavori di ripristino del sistema di videosorveglianza - aggiungono - non sono stati ancora eseguiti così come quelli di ristrutturazione dei due moduli chiusi da un anno e di tutte le attrezzature igienico sanitarie presenti nel centro che allo stato attuale appaiono non idonee''. ''In questo quadro di barbarie legislativa voluta da Maroni e che ha portato a 18 mesi il termine massimo di permanenza in condizione di detenzione amministrativa, (la custodia cautelare per i reati più gravi non supera generalmente i 12 mesi ndr) - aggiungono Ginefra e Zazzera - ci auguriamo che le autorita' politiche e morali di questo Paese sappiano schierarsi con noi per dire un fermo no a questi 'nuovi campi di concentramento' che peraltro, come dimostrato, non servono neanche a dissuadere i viaggi della speranza che risultano essere in costante aumento. Si liberalizzi l'accesso alla stampa per dar conto di quelle che sono le condizioni di vita di questi nostri sfortunati fratelli''. (ADNKRONOS) Vedere altro
IENTRARE MAI La detenzione PIÙ CIE amministrativa dei migranti e la violazione dei diritti umani European Alternatives è una organizzazione non-profit che mira ad esplorare e promuovere una cultura e una Dettagli A R C I P E L A G O C I E
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