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Timestamp: 2017-09-24 04:58:50+00:00

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La consegna tramite PEC della documentazione probatoria (unitamente alla proposta di reclamo), ove non adeguatamente dimostrata, non fà decorrere i termini per la proposizione dei motivi aggiunti, ex art. 24 - D. Lgs. n. 546/92.
Giurisprudenza | n. Allegati 1 | dott.ssa Samanta Camarda
- La C.T.P. di Enna, con la sentenza in commento, a fronte della "energica" richiesta, da parte dell'Ufficio Tributario, di inammissibilità per tardività dei motivi aggiunti presentati dal ricorrente, ha analizzato la documentazione dall'ente prodotta al fine di comprovare l'intervenuta notifica via pec della bozza di controdeduzioni allegata al diniego di reclamo, dichiarandola insufficiente allo scopo. Sicchè, nessuna inammissibilità per tardività ha ritenuto potersi dichiarare. Conseguentemente, l'atto opposto è stato annullato per difetto di sottoscrizione.
Ricorso vs cartella di pagamento: non sussiste l'inammissibilità delle domande afferenti all'Ente creditore non evocato in giudizio.
Giurisprudenza | n. Allegati 1 | dott.ssa Elisa Sferrazzo
- I giudici della C.T.R. di Catania, nella sentenza in commento, ha accolto l'appello del contribuente e riformato integralmente la decisione di primo grado, nella parte in cui il Collegio di prime cure ha dichiarato l'inammissibilità delle eccezioni afferenti all'ufficio erariale, nella specie Agenzia delle Entrate, non evocato in giudizio dal contribuente al momento dell'impugnazione dell'atto impositivo.
Impugnazione "al buio" della cartella di pagamento ed onere probatorio del resistente.
- Si segnala una interessante sentenza della C.T.P. di Salerno che ha statuito in favore del contribuente, argomentando in ordine all'assenza di litisconsorzio necessario tra agente della riscossione e agenzia delle entrate, e all'omessa prova tanto della notifica delle cartelle di pagamento (non superabile con la produzione in copia fotostatica degli estratti di ruolo), quanto del fatto costitutivo, debitamente contestato dal ricorrente con ricorso introduttivo.
La notifica dell'atto impoesattivo, ove viziata, non può essere sanata dalla proposizione del ricorso.
- A parere i Giudici della C.T.P. di Messina, la notifica diretta a mezzo del servizio postale di un accertamento emesso ai sensi dell'art. 29 - D.L. n. 78/2010, in ragione della specifica natura dell'atto stesso, dovrà ritenersi esclusa, senza che tale vizio possa in alcun modo essere sanato dalla proposizione del ricorso.E' quanto si evince dalla pronuncia n. 268 depositata il 16.01.2017.
L'istanza di rateazione non sana l'eventuale difetto di notifica della cartella. C.T.P. Roma, sent. 20.02.2017, n. 4265
- L'argomento in rubrica è stato egregiamente affrontato dai giudici di prime cure di Roma, che, a fronte dell'omessa prova della rituale notifica degli atti presupposti (cartelle di pagamento), hanno accolto il ricorso del contribuente, annullando le intimazioni impugnate, nonostante il Riscossore avesse opposto la presentazione dell'istanza di rateazione, ritenendo l'impossibilità di attribuire alla stessa funzione di "acquiescenza al debito" (avendo, invero, il mero scopo di impedire le procedure esecutive).
Anche per i giudici del gravame pugliesi, opera la preclusione della produzione documentale in appello, di prove non versate in atti nel giudizio di primo grado.
- Per i Giudici della C.T.R. di Bari "alcun valore può essere attribuito alla tardiva produzione, da parte dell'appellante di documenti che ben avrebbero potuto essere prodotti nel giudizio di primo grado al fine di consentire a quel giudice di valutare la regolarità delle notifiche delle cartelle e pervenire, eventualmente, ad un giudizio diverso."
Principio, quello appena indicato, conciso ma estremamente chiaro e lineare.
Deposito della ricevuta di spedizione dell'appello notificato per posta a pena di inammissibilità.
- La C.T.R. dell'Emilia Romagna, con la sentenza del 24 aprile scorso, ha dichiarato inammissibile l'appello proposto dall'Agenzia delle Entrate in conseguenza dell'omesso deposito, entro i termini di legge, della ricevuta di spedizione della raccomandata con la quale è stato notificato l'atto di gravame.
Impugnazione cumulativa/collettiva sine dubio ammissibile anche nel processo tributario.
Giurisprudenza | n. Allegati 1 | dott. Piergiacomo Giusto
- Considerato che in seno al D.Lgs. n. 546/92 non è prevista alcuna specifica disposizione in ordine al cumulo dei ricorsi (e delle impugnazioni in secondo grado), non può che ritenersi applicabile, alla luce del rimando di cui all'art. 1, co. 2 del medesimo decreto, l'art. 103 - cod. proc. civ., perciò ritenendo ammissibile la proposizione di un ricorso cumulativo (od anche collettivo), mediante il quale uno o più contribuenti provvedano ad impugnare più atti impositivi o della riscossione, purché tale actio giudiziaria abbia ad oggetto identiche questioni di diritto e/o sostanziali. Questo il pregevole principio di diritto applicato dai Giudici della C.T.R. Sicilia, sez. staccata di Siracusa.
Sì alla prova contraria mediante presunzioni semplici anche in materia di accertamento bancario, seppur entro certi limiti.
- Al fine di vincere la praesumptio iuris tantum di cui all'art. 32 - D.P.R. n. 600/73, è ammesso il ricorso a presunzioni semplici "qualificate", le quali devono esser sottoposte a severo ed attento vaglio da parte del Giudice di merito, purchè sia comunque rispettato il principio dell'"analiticità della prova", operante in materia di indagini finanziarie. Questi i tratti salienti dell'ordinanza n. 8279/2017 oggetto del presente commento, depositata lo scorso 30 marzo dalla Suprema Corte di Cassazione.
Fermo amministrativo nullo, qualora apposto dal Riscossore territorialmente non competente.
- Il provvedimento di fermo amministrativo è irrimediabilmente nullo (così come qualunque altro atto della riscossione), laddove formato da un ufficio provinciale di Equitalia incompetente in relazione alla circoscrizione territoriale ove ha residenza il contribuente destinatario della misura cautelare de qua. Questo, in sostanza, il principio portato dalla sentenza n. 8049/2017, depositata il 29 marzo scorso dalla Suprema Corte di Cassazione, a cui i Giudici di ultimo grado sono pervenuti a conclusione di una condivisibile attività di esegesi delle modifiche apportate al sistema della riscossione dei tributi dal D.L. n. 203/2005, in seno alla quale i Giudici di vertice hanno prestato particolare attenzione al profilo della distinzione per ambiti territoriali dell'attività di spettanza dell'Agente della Riscossione.
Deposito della ricevuta di spedizione in secondo grado: non basta l'indicazione della data di spedizione apposta sulla ricevuta di ritorno a rendere ammissibile l'appello.
- La C.T.R. di Palermo, con la sentenza in commento, ha dichiarato inammissibile l'appello proposto dall'Agente della riscossione, per omesso deposito, entro i termini di legge, della ricevuta di spedizione della raccomandata con la quale è stato notificato l'atto processuale, dichiarando non surrogabile l'adempimento in parola dalla data di spedizione apposta sulla ricevuta di ritorno, poichè non assistita da fede privilegiata.
C.T.R. Lombardia: il contraddittorio endoprocedimentale è necessario anche per le indagini "a tavolino"
La rituale notifica dell'atto impoesattivo "primario" costituisce presupposto necessario ai fini della giuridica esistenza del provvedimento
Chiamata in causa tardiva e onere probatorio in capo all'amministrazione finanziaria
Le indagini finanziarie alla luce delle modifiche apportate dal D.L. n. 193/2016 e la recente pronuncia dei Giudici di legittimità
L'adempimento del deposito in C.T.P. dell'atto di appello (art. 53 co. 2) deve avvenire entro i termini di cui all'art. 22 - D. Lgs. n. 546/92
I Lezione Scuola Catania - Primo Grado
Data: 25 Settembre 2017, 09:00
Giudizio di Appello - Bologna
Data: 27 Settembre 2017, 09:30
Data: 05 Ottobre 2017, 09:30
Scuola di Alta Formazione e Specializzazione Professionale in Diritto Tributario - I Grado -
Data: 13 Ottobre 2017, 09:30
Giudizio di Appello - Reggio Calabria
Data: 18 Ottobre 2017, 09:30

References: art. 24
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