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Timestamp: 2017-06-25 19:17:48+00:00

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MANCATO PAGAMENTO ALIMENTI NELLA SEPARAZIONE E DIVORZIO QUANDO SCATTA IL REATO DI CUI ALL’ART 570 CP | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
CHIAMA SUBITO!!!	051.6447838	MANCATO PAGAMENTO ALIMENTI NELLA SEPARAZIONE E DIVORZIO QUANDO SCATTA IL REATO DI CUI ALL’ART 570 CP
Perché non pagare gli alimenti alla ex moglie e ai figli è reato ?
Perché occorre pagare gli alimenti ?
Perche’ e in quali casi rischio di perdere il diritto all’assegno di mantenimento?
l’assegno di mantenimento viene elargito solo nel caso in cui non ci sia addebito di separazione, mentre quello alimentare anche in caso di addebito;
l’assegno di mantenimento viene versato indipendentemente dallo stato di bisogno del beneficiario, quello alimentare si fonda proprio sul presupposto dello stato di bisogno del coniuge che non è in grado di provvedere al proprio mantenimento;
a differenza dell’assegno di mantenimento che è sempre rinunciabile (i coniugi possono decidere di non versarlo o di versarlo in un’unica soluzione), quello alimentare è espressamente irrinunciabile;
l’assegno di mantenimento può essere richiesto anche nel caso in cui l’avente diritto lavori ma guadagni poco, quello alimentare solo se il destinatario non lavora e non sia nelle condizioni di poterlo fare.
mantenimento ex moglie fino a quando
Perche’ mantenimento ex moglie dopo divorzio
Quando assegno di mantenimento dei figli
Quando e come assegno di mantenimento figlio maggiorenne
perché assegno mantenimento coniuge disoccupato
reato previsto dall’art. 570, secondo comma n. 2, c.p. ha come presupposto necessario l’esistenza di un’obbligazione alimentare ai sensi del codice civile, ma non assume carattere meramente sanzionatorio del provvedimento del giudice civile; ed invero, l’inosservanza, anche parziale, non importa automaticamente l’insorgere del reato, di tal che, per configurare l’ipotesi delittuosa in esame, occorre che gli aventi diritto all’assegno alimentare versino in stato di bisogno, che l’obbligato ne sia a conoscenza e che lo stesso sia in grado di fornire i mezzi di sussistenza. In altri termini, ai fini della configurabilità del reato previsto dall’art. 570, comma secondo, n. 2, c.p., nell’ipotesi di corresponsione parziale dell’assegno stabilito in sede civile per il mantenimento, il giudice penale deve accertare se tale condotta abbia inciso apprezzabilmente sulla disponibilità dei mezzi economici che il soggetto obbligato è tenuto a fornire ai beneficiari, tenendo inoltre conto di tutte le altre circostanze del caso concreto, ivi compresa la oggettiva rilevanza del mutamento di capacità economica intervenuta, in relazione alla persona del debitore, mentre deve escludersi ogni automatica equiparazione dell’inadempimento dell’obbligo stabilito dal giudice civile alla violazione della legge penale.
Colgono di contro nel segno le censure con le quali il ricorrente deduce la violazione di legge ed il vizio di motivazione in ordine alla ritenuta integrazione del reato di cui all’art. 570, comma secondo n. 2, cod. pen. Lamenta, in particolare, il ricorrente la mancata valutazione da parte della Corte territoriale delle circostanze dedotte in sede di appello concernenti la corresponsione alla coniuge di alcune rate dell’assegno e di diverse somme ai fini della copertura di parte delle spese per il mantenimento dei figli nonché la messa a disposizione dell‘alloggio coniugale, facendo fronte al pagamento delle rate del mutuo ipotecario.
Ne deriva che mentre può essere realizzata la violazione dalla L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 12 sexies, o della L. 8 febbraio 2006, n. 54, art. 3, senza che siano fatti mancare i mezzi di sussistenza alle parti offese indicate nell’art. 570 c.p., comma 2, n. 2, il genitore separato che fa mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori, omettendo di versare l’assegno di mantenimento, commette un unico reato, quello previsto dall’art. 570 c.p., comma 2, n. 2.
La violazione meno grave (l’omissione di versamento dell’assegno di mantenimento) per il principio di assorbimento, volto ad evitare il bis in idem sostanziale, perde infatti la sua autonomia e viene ricompresa nella accertata sussistenza della più grave violazione della norma prevalente per severità di trattamento sanzionatorio (aver fatto mancare i mezzi di sussistenza nei confronti del beneficiario dell’assegno di mantenimento).
Con sentenza del 29 gennaio 2013 la Corte d’appello di Genova, in parziale riforma della sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale di La Spezia l’8 giugno 2011 nei confronti di (OMISSIS), appellata dalla parte civile (OMISSIS), ha dichiarato l’imputato responsabile, agli effetti civili, del reato in rubrica ascrittogli (articolo 570 c.p., comma 2) e lo ha condannato al risarcimento dei danni in favore della parte civile, da liquidasi in separato giudizio civile.
Avverso la su indicata pronuncia ha proposto ricorso per cassazione il difensore di fiducia del (OMISSIS), deducendo due motivi di doglianza.
Il ricorso e’ fondato e va accolto per le ragioni di seguito indicate.
Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Suprema Corte, la motivazione della sentenza d’appello che riformi in senso radicale la decisione di primo grado si caratterizza per un obbligo peculiare e “rafforzato” di tenuta logico-argomentativa, che si aggiunge a quello generale della non apparenza, non manifesta illogicita’ e non contraddittorieta’, desumibile dalla formulazione dell’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera e) (Sez. 6, n. 46847 del 10/07/2012, dep. 04/12/2012, Rv. 253718; Sez. 6, n. 1266 del 10/10/2012, dep. 10/01/2013, Rv. 254024; Sez. 6, n. 8705 del 24/01/2013, dep. 21/02/2013, Rv. 254113).
Considerando, ora, le implicazioni di tale quadro di principii in relazione alla disamina della vicenda storico-fattuale oggetto della regiudicanda, deve rilevarsi come la Corte territoriale abbia riconosciuto la penale responsabilita’ del (OMISSIS), sia pure agli effetti civili, sulla base di una rivalutazione sommaria delle emergenze probatorie e senza soddisfare quell’obbligo di motivazione rafforzata che grava sul giudice di appello a fronte di una sentenza assolutoria congruamente argomentata nei suoi passaggi motivazionali.
Al riguardo, questa Suprema Corte (Sez. 6, n. 44629 del 17/10/2013, dep. 05/11/2013, Rv. 256905) ha stabilito che integra il reato di cui all’articolo 570 c.p., comma 2, n. 2, (in esso risultando assorbito il reato previsto dalla Legge 1 dicembre 1970, n. 898, articolo 12 – sexies, come richiamato dalla Legge 8 febbraio 2006, n. 54, articolo 3) la condotta del genitore separato che fa mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori, omettendo di versare l’assegno di mantenimento.
Sulla base delle su esposte considerazioni, conclusivamente, l’impugnata sentenza deve essere annullata con rinvio per nuovo giudizio al giudice civile competente per valore in grado di appello, che nella piena liberta’ delle valutazioni di merito di sua competenza dovra’ porre rimedio alle rilevate carenze motivazionali, uniformandosi al quadro dei principii di diritto stabiliti da questa Suprema Corte.
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References: art. 12
 art. 3
 sentenza 
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