Source: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2017-0316_IT.html
Timestamp: 2020-07-07 14:08:08+00:00

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sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro dell'Unione per il reinsediamento e modifica il regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio
Relatore: Malin Björk
– vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0468),
– visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 78, paragrafo 2, lettere d) e g), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0325/2016),
– visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per i bilanci (A8-0316/2017),
(1 bis) Il reinsediamento è un atto di solidarietà consolidato nei confronti dei paesi che accolgono rifugiati, basato sulle esigenze umanitarie. Per reinsediamento s'intende la selezione di cittadini di paesi terzi e apolidi bisognosi di protezione internazionale in uno Stato nel quale hanno richiesto protezione, il loro trasferimento da tale Stato e la loro ammissione in un altro Stato, allo scopo di accordare loro protezione internazionale e di fornire loro una soluzione duratura. Il reinsediamento ha tre funzioni correlate e complementari: è uno strumento di protezione, costituisce una soluzione duratura ed è un meccanismo di ripartizione delle responsabilità.
(1 ter) L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) è incaricato ai sensi del suo statuto e delle risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite di occuparsi del reinsediamento, in quanto soluzione duratura, delle persone che vivono situazioni in cui la condizione di rifugiato si protrae. La competenza dell'UNHCR nel settore si basa su decenni di lavoro e su un mandato sostenuto a livello mondiale. Grazie a tali competenze, l'UNHCR dovrebbe sostenere i programmi di reinsediamento degli Stati membri così come il quadro dell'Unione per il reinsediamento.
(1 quater) In conformità dell'articolo 78, paragrafo 1, TFUE, la politica d'asilo dell'Unione deve essere conforme alla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e al protocollo del 31 gennaio 1967 relativi allo status dei rifugiati, e agli altri trattati pertinenti. Tali trattati si fondano sull'articolo 14 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, che riconosce il diritto di ogni individuo di cercare asilo dalle persecuzioni in altri paesi.
(1 quinquies) È opportuno garantire la coerenza e l'efficacia del sistema europeo comune di asilo. Ciò presuppone, in particolare, il rafforzamento di percorsi di accesso legale e sicuro per i cittadini di paesi terzi o apolidi bisognosi di protezione internazionale. Il reinsediamento è un percorso di accesso legale che dovrebbe rappresentare una soluzione duratura per i cittadini di paesi terzi o apolidi più vulnerabili e dovrebbe essere completato da altri percorsi legali.
Considerando 1 sexies (nuovo)
(1 sexies) Il reinsediamento è uno strumento di protezione. Il ricongiungimento familiare dovrebbe essere indipendente dagli obiettivi di reinsediamento e dovrebbe essere mantenuto quale meccanismo chiave per garantire che i cittadini dell'Unione e i cittadini dei paesi terzi legalmente residenti nel territorio degli Stati membri godano del diritto fondamentale al rispetto della vita familiare. La procedura di reinsediamento non dovrebbe essere utilizzata per i familiari che avrebbero altrimenti il diritto di raggiungere la loro famiglia in uno Stato membro in modo tempestivo conformemente ad altri atti legislativi di cui al diritto dell'Unione o nazionale. Nei casi in cui il diritto dell'Unione o nazionale non sia applicabile, dovrebbe essere possibile utilizzare le procedure di reinsediamento ai fini del ricongiungimento familiare allargato. Gli Stati membri dovrebbero adottare politiche di ricongiungimento flessibili e garantire che i programmi di ricongiungimento familiare siano sviluppati al di fuori delle quote di reinsediamento.
Considerando 1 septies (nuovo)
(1 septies) Qualora un familiare sia preso in considerazione ai fini del reinsediamento (ad esempio per motivi di protezione), gli Stati membri dovrebbero cercare di assicurare, in linea con il principio dell'unità familiare, che tutti i membri della famiglia, compresi quelli a carico non appartenenti al nucleo familiare, siano reinsediati insieme. Gli Stati membri dovrebbero adottare un approccio che tenga conto delle specificità culturali e sia al contempo pragmatico quale migliore linea d'azione nel processo di determinazione dei parametri applicabili a una determinata famiglia. Il nucleo familiare può essere considerato come elemento essenziale, ma il rapporto di dipendenza tra i familiari, sia fisico che finanziario, nonché psicologico ed emotivo, dovrebbe trovare il giusto peso nella decisione finale. Comprendere le differenze culturali del concetto di famiglia è importante per chi è stato costretto a fuggire a causa di persecuzioni e conflitti civili, poiché la famiglia allargata potrebbe costituire per alcuni l'ultimo baluardo e la sola fonte di sopravvivenza, sostegno psicologico ed affettivo.
Considerando 1 octies (nuovo)
(1 octies) Il quadro dell'Unione per il reinsediamento dovrebbe sostenere e incoraggiare gli Stati membri nell'attuazione di programmi di reinsediamento permanenti, siano essi di nuova o vecchia istituzione, e nell'aumento graduale degli sforzi collettivi per il reinsediamento e dovrebbe sostenere e agevolare l'accoglienza e l'integrazione delle persone reinsediate.
Considerando 1 nonies (nuovo)
(1 nonies) La dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 settembre 20161bis, esorta gli Stati ad aumentare i loro sforzi di reinsediamento e stabilisce un quadro globale di risposta per i rifugiati in cui gli Stati mirano a offrire posti per il reinsediamento e altri percorsi legali in misura tale da consentire di soddisfare le esigenze annuali di reinsediamento individuate dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.
1bis Risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A/RES/71/1.
Considerando 1 decies (nuovo)
(1 decies) La nozione di "rischio per la sanità pubblica" dovrebbe essere inteso come malattia con potenziale epidemico ai sensi del regolamento sanitario internazionale dell'Organizzazione mondiale della sanità.
(4) Il 15 dicembre 2015 la Commissione ha rivolto agli Stati membri e agli Stati associati una raccomandazione per un programma volontario di ammissione umanitaria con la Turchia29, nella quale raccomandava agli Stati partecipanti di ammettere persone bisognose di protezione internazionale sfollate a causa del conflitto in Siria. Secondo la dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016, sarà attivato un programma volontario di ammissione umanitaria quando gli attraversamenti irregolari della frontiera tra la Turchia e l'UE cesseranno o almeno diminuiranno in modo significativo e sostenibile. A questo programma gli Stati membri contribuiranno su base volontaria.
(5) Secondo la dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016, tutti i nuovi migranti irregolari che approdano dalla Turchia alle isole greche dal 20 marzo 2016 saranno rinviati in Turchia. Per ogni siriano rinviato in Turchia dalle isole greche, un altro siriano sarà reinsediato dalla Turchia nell'Unione, tenendo conto dei criteri di vulnerabilità delle Nazioni Unite. Nel maggio 2016 gli Stati membri e gli Stati associati a Dublino e la Turchia hanno raggiunto un'intesa comune su procedure operative standard per l'attuazione del programma di reinsediamento.
(8) Sulla base delle iniziative già esistenti, è opportuno istituire un quadro dell'Unione per il reinsediamento stabile e affidabile, finalizzato a reinsediare persone bisognose di protezione internazionale e da attuarsi secondo piani annuali di reinsediamento dell'Unione e programmi mirati di reinsediamento dell'Unione che realizzino efficacemente gli impegni concreti degli Stati membri.
(8) Sulla base delle iniziative già esistenti e in conformità dell'esistente struttura internazionale relativa al reinsediamento, è opportuno istituire un quadro dell'Unione per il reinsediamento stabile e affidabile, finalizzato a reinsediare persone bisognose di protezione internazionale e da attuarsi secondo piani di reinsediamento dell'Unione e programmi mirati di reinsediamento dell'Unione che realizzino efficacemente gli impegni concreti degli Stati membri. Il quadro dell'Unione per il reinsediamento dovrebbe essere basato sulle esigenze umanitarie, contribuire a soddisfare le esigenze globali di reinsediamento e alleviare le situazioni in cui la condizione di rifugiato si protrae. Esso dovrebbe essere conforme a strutture di reinsediamento già esistenti, in particolare le consultazioni annuali tripartite sul reinsediamento, allo scopo di soddisfare almeno il 20% delle esigenze globali di reinsediamento di cui alle proiezioni annuali dell'UNHCR. Conformemente al principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri di cui all'articolo 80 TFUE, sarebbe opportuno mirare a conseguire gradualmente un'equa distribuzione delle persone reinsediate tra gli Stati membri. Tali sforzi dovrebbero essere associati a sforzi volti a stabilire norme internazionali vincolanti in materia di responsabilità condivisa su scala mondiale al fine di reinsediare le persone bisognose di reinsediamento come indicato dall'UNHCR.
(nel contesto del "piano annuale di reinsediamento dell'Unione" è opportuno fare riferimento al "piano di reinsediamento dell'Unione", senza la parola "annuale"; l'emendamento si applica a tutto il testo. L'approvazione dell'emendamento implica adeguamenti tecnici in tutto il testo).
(9) Tale quadro è un elemento essenziale di una politica migratoria ben gestita volta a ridurre le divergenze tra le prassi e procedure nazionali in materia di reinsediamento, provvedere affinché i cittadini di paesi terzi e gli apolidi bisognosi di protezione internazionale arrivino in modo legale e sicuro nel territorio degli Stati membri, contribuire a ridurre il rischio di un afflusso irregolare su larga scala di cittadini di paesi terzi e apolidi nel territorio degli Stati membri, riducendo così la pressione degli arrivi spontanei sui sistemi di asilo nazionali, dimostrare solidarietà nei confronti dei paesi ricompresi in regioni verso le quali o all'interno delle quali è stato sfollato un gran numero di persone bisognose di protezione internazionale alleviando la pressione su tali paesi, aiutare a conseguire gli obiettivi di politica estera dell'Unione aumentando la sua forza di negoziato nei confronti dei paesi terzi e contribuire efficacemente a iniziative globali di reinsediamento permettendo all'Unione di parlare con una sola voce nei consessi internazionali e con i paesi terzi.
(9) Tale quadro, nella misura in cui contribuisce al rafforzamento dei percorsi di accesso legale per i migranti, è un elemento essenziale di una politica migratoria ben gestita e contribuisce al corretto funzionamento del sistema europeo comune di asilo, volto a sostenere e ampliare i programmi nazionali in materia di reinsediamento già esistenti, ad appoggiare e assistere i nuovi sforzi di reinsediamento, a provvedere affinché i cittadini di paesi terzi e gli apolidi bisognosi di protezione internazionale arrivino in modo legale e sicuro nel territorio degli Stati membri, nonché a garantire protezione e soluzioni durature per le loro esigenze. Tale quadro associato ad azioni e politiche di sviluppo può servire quale dimostrazione di solidarietà nei confronti dei paesi e delle regioni verso i quali è sfollato un gran numero di persone bisognose di protezione internazionale e può contribuire efficacemente ad attenuare le tensioni e alleviare la pressione su tali paesi, in particolare allo scopo di alleviare le situazioni in cui la condizione di rifugiato si protrae. Tale quadro potrebbe anche contribuire efficacemente a iniziative globali di reinsediamento permettendo all'Unione di parlare con una sola voce nei consessi internazionali.
(9 bis) Le persone sfollate all'interno del proprio paese dovrebbero poter essere ammesse sul territorio dell'Unione nell'ambito dei programmi di ammissione umanitaria. È pertanto opportuno tenere conto del carattere complementare dell'ammissione umanitaria rispetto al reinsediamento. Le misure a favore degli sfollati interni adottate dagli Stati membri nell'ambito dei programmi nazionali di ammissione umanitaria dovrebbero quindi beneficiare di un finanziamento dal bilancio dell'Unione. I programmi di ammissione umanitaria nazionali che ricevono finanziamenti dall'Unione dovrebbero integrare gli obiettivi in materia di reinsediamento di cui al presente regolamento. È opportuno valutare la possibilità di istituire una procedura comune dell'Unione, distinta dal reinsediamento, per l'ammissione delle persone sfollate all'interno del proprio paese. Quando autorizzano l'ammissione degli sfollati interni, gli Stati membri dovrebbero innanzitutto rispettare il loro diritto a ritornare nei loro luoghi di origine e non dovrebbero per nessun motivo reinsediarli al fine di conseguire obiettivi di politica estera dell'Unione o nazionali.
(10) Per contribuire a ridurre il rischio di un afflusso irregolare su larga scala di cittadini di paesi terzi e apolidi nel territorio degli Stati membri, dimostrare solidarietà ai paesi ricompresi in regioni verso le quali o all'interno delle quali è stato sfollato un gran numero di persone bisognose di protezione internazionale alleviando la pressione su tali paesi e aiutare a conseguire gli obiettivi di politica estera dell'Unione, è opportuno che le regioni o i paesi terzi da cui deve avvenire il reinsediamento aderiscano a un impegno modulato con i paesi terzi per gestire meglio la migrazione, come previsto nella comunicazione della Commissione del 7 giugno 2016 sulla creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi nell'ambito dell'agenda europea sulla migrazione32.
(10 bis) Nel quadro dell'uso strategico del reinsediamento, l'Unione dovrebbe sforzarsi di intrattenere fin dall'inizio un dialogo costante con i paesi terzi dai quali hanno luogo i reinsediamenti, in particolare quelli che fanno fronte a crisi di lunga durata caratterizzate dalla presenza di situazioni prolungate di rifugiato. Tale dialogo dovrebbe essere finalizzato a ottimizzare gli effetti positivi dei reinsediamenti realizzati a partire da questi paesi ponendo, in particolare, l'accento sull'incremento delle capacità di asilo di tali paesi, sull'integrazione dei rifugiati presenti sul proprio territorio, sulla loro protezione dalle persecuzioni e sul non respingimento verso paesi terzi. L'uso strategico del reinsediamento non dovrebbe essere interpretato come controllo della migrazione o utilizzato come strumento per conseguire gli obiettivi di politica estera dell'Unione. L'assenza di impiego strategico del reinsediamento non può costituire un motivo per escludere un paese o una regione dalle priorità geografiche. Lo stesso principio dovrebbe valere per la complementarità con l'assistenza finanziaria e tecnica.
(11) Per ridurre le divergenze tra le prassi e le procedure di reinsediamento nazionali occorre formulare procedure standard comuni, criteri di ammissibilità e motivi di esclusione comuni ai fini della selezione, e uno status comune di protezione da accordare alle persone reinsediate.
(11) Per rafforzare e favorire una maggiore partecipazione degli Stati membri nel quadro dell'Unione per il reinsediamento, occorre formulare procedure standard comuni, criteri di ammissibilità e motivi di inammissibilità comuni ai fini della selezione, e uno status comune di protezione da accordare alle persone reinsediate.
(12) Le procedure standard comuni dovrebbero essere basate sulle precedenti esperienze e sugli attuali standard di reinsediamento degli Stati membri, in particolare sulle procedure operative standard per l'attuazione del programma di reinsediamento con la Turchia previsto nella dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016. Il quadro dell'Unione per il reinsediamento dovrebbe consentire l'uso di due tipi di procedure standard di reinsediamento.
(12) Le procedure standard comuni dovrebbero essere basate sulle precedenti esperienze e sugli attuali standard di reinsediamento degli Stati membri e dell'UNHCR. Il quadro dell'Unione per il reinsediamento dovrebbe consentire l'uso di due tipi di procedure di reinsediamento.
(13) Entrambi i tipi di procedura comprendono le seguenti fasi: identificazione, registrazione, valutazione e decisione.
(13) Tutti i tipi di procedura dovrebbero comprendere le seguenti fasi: identificazione, presentazione di casi, valutazione, decisione e registrazione.
(15 bis) È opportuno definire una procedura di emergenza che preveda lo stesso livello di controlli di sicurezza della procedura ordinaria. Nella procedura di emergenza, tuttavia, la presentazione di casi di reinsediamento d'emergenza da parte dell'UNHCR dovrebbe essere oggetto di una valutazione accelerata dei requisiti e dei criteri di ammissibilità di cui al presente regolamento. I casi di reinsediamento d'emergenza non dovrebbero essere necessariamente legati alle priorità geografiche di cui al presente regolamento. I posti riservati alle emergenze dovrebbero corrispondere circa al 10 % del numero fissato come obiettivo. Tutti gli Stati membri dovrebbero essere incoraggiati ad offrire posti di emergenza.
(16) La procedura di reinsediamento dovrebbe essere conclusa prima possibile per scoraggiare le persone bisognose di protezione internazionale dal ricorrere a percorsi irregolari per entrare nell'Unione europea in cerca di protezione. D'altra parte, dovrebbe accordare agli Stati membri il tempo sufficiente per un esame completo e adeguato di ciascun caso. I termini dovrebbero corrispondere a quanto necessario per compiere i diversi tipi di valutazione previsti per la procedura ordinaria e per quella accelerata.
(16) La procedura di reinsediamento dovrebbe essere conclusa prima possibile per garantire protezione e un accesso all'Unione alle persone bisognose di protezione internazionale. D'altra parte, dovrebbe accordare agli Stati membri il tempo sufficiente per un esame completo e adeguato di ciascun caso. I termini dovrebbero corrispondere a quanto necessario per compiere i diversi tipi di valutazione previsti per la procedura ordinaria e per quella di emergenza. In entrambe le procedure, è opportuno effettuare controlli di sicurezza.
(17) Tutti i dati personali raccolti per la procedura di reinsediamento dovrebbero essere conservati per un periodo massimo di cinque anni dalla data del reinsediamento. Poiché è opportuno escludere dal reinsediamento in un altro Stato membro i cittadini di paesi terzi e gli apolidi che sono già stati reinsediati da uno Stato membro o che negli ultimi cinque anni hanno rifiutato di reinsediarsi in uno Stato membro, tale periodo dovrebbe essere considerato il periodo necessario per la conservazione dei dati personali, incluse le impronte digitali e l'immagine del volto.
(17) Tutti i dati personali raccolti per la procedura di reinsediamento dovrebbero essere conservati in Eurodac per un periodo massimo di cinque anni dalla data del reinsediamento. Tale periodo di conservazione consentirà alle persone interessate di beneficiare degli stessi diritti che si applicano ai richiedenti asilo e ai beneficiari di protezione internazionale relativamente al trattamento dei loro dati. In caso di movimenti secondari, consentirà inoltre di determinare lo Stato membro responsabile del reinsediamento.
(17 bis) Se la decisione è negativa, la persona interessata non dovrebbe essere reinsediata nello Stato membro che ha preso tale decisione ed eventuali dati conservati dovrebbero essere cancellati. Il motivo della mancata conclusione delle procedure è comunicato mediante parere motivato all'UNHCR, agli altri Stati membri, all'Agenzia dell'Unione europea per l'Asilo e ad altre organizzazioni che hanno presentato il caso, affinché sia dato appropriato seguito. Uno Stato membro che ha preso una decisione negativa può richiedere a qualsiasi secondo Stato membro che esamini il fascicolo di reinsediamento di consultarlo durante l'esame.
(19) Non esiste alcun diritto soggettivo a essere reinsediati.
(20) Al fine di consentire di completare le norme che disciplinano la procedura da applicare nei programmi mirati di reinsediamento dell'Unione, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per adeguare la procedura alla situazione del paese terzo da cui avviene il reinsediamento, ad esempio determinando il ruolo del paese terzo nella procedura. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 201633. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
33 GU L123 del 12.05.2016, pag. 1.
(20 bis) Al fine di integrare il presente regolamento, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 TFUE riguardo all'istituzione del piano di reinsediamento dell'Unione che stabilisce ogni due anni l'obiettivo numerico relativo alle persone da reinsediare, i dettagli relativi alla partecipazione degli Stati membri al piano e il loro contributo all'obiettivo numerico summenzionato nonché le priorità geografiche generali. Al fine di integrare il presente regolamento, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 TFUE riguardo all'istituzione di programmi mirati di reinsediamento dell'Unione che determinino il numero preciso di persone da reinsediare rispetto all'obiettivo numerico e la partecipazione degli Stati membri, coerentemente con il piano annuale di reinsediamento dell'Unione. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
(21) È opportuno attribuire al Consiglio competenze di esecuzione al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione del quadro dell'Unione per il reinsediamento, che definiscano i piani annuali di reinsediamento dell'Unione e stabiliscano il numero massimo totale di persone da reinsediare, i dettagli sulla partecipazione degli Stati membri ai piani e i loro contributi al numero totale di persone da reinsediare, nonché priorità geografiche generali.
(22) È altresì opportuno che tali competenze siano esercitate su proposta della Commissione relativa al numero massimo totale di persone da reinsediare e alle priorità geografiche generali. La Commissione dovrebbe presentare la proposta contemporaneamente alla sua proposta di progetto di bilancio annuale dell'Unione. Il Consiglio dovrebbe cercare di adottare la proposta entro due mesi. La Commissione e il Consiglio dovrebbero tener conto delle discussioni svolte nell'ambito del comitato ad alto livello per il reinsediamento.
(23) Al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione del quadro dell'Unione per il reinsediamento, è opportuno attribuire alla Commissione la competenza di stabilire programmi mirati di reinsediamento dell'Unione che determinino il numero preciso di persone da reinsediare rispetto al totale e la partecipazione dello Stato membro, coerentemente con il piano annuale di reinsediamento dell'Unione. È altresì opportuno che tali competenze siano esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione34. Per stabilire programmi mirati di reinsediamento dell'Unione si dovrebbe ricorrere alla procedura di esame, dato che tali programmi hanno un impatto sostanziale. La Commissione dovrebbe cercare di stabilire programmi mirati di reinsediamento dell'Unione appena possibile dopo l'adozione del piano annuale di reinsediamento dell'Unione e ogniqualvolta sia necessario nel periodo coperto dal piano annuale di reinsediamento dell'Unione. La Commissione dovrebbe tener conto delle discussioni svolte nell'ambito del comitato ad alto livello per il reinsediamento.
34 GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13.
(24) Ciascun programma mirato di reinsediamento dell'Unione dovrebbe determinare quali delle procedure standard si applichi alla sua esecuzione. Dovrebbe inoltre prevedere disposizioni sulla cooperazione locale dove e quando opportuno per agevolarne l'esecuzione.
(24) Ciascun programma mirato di reinsediamento dell'Unione dovrebbe prevedere disposizioni sulla cooperazione locale dove e quando opportuno per agevolarne l'esecuzione, in particolare con l'UNHCR, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), l'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo e altre organizzazioni pertinenti.
(25) Alle persone reinsediate dovrebbe essere concessa la protezione internazionale. Di conseguenza, appena le persone reinsediate arrivano sul territorio degli Stati membri dovrebbero applicarsi le disposizioni relative al contenuto della protezione internazionale previste dall'acquis sull'asilo, ivi comprese le norme volte a scoraggiare i movimenti secondari dei beneficiari di protezione internazionale.
(25) Alle persone reinsediate dovrebbe essere concessa la protezione internazionale per offrire loro una soluzione duratura. Di conseguenza, appena le persone reinsediate arrivano sul territorio degli Stati membri dovrebbero applicarsi le disposizioni relative al contenuto della protezione internazionale previste dall'acquis sull'asilo.
(25 bis) L'integrazione nella società di accoglienza delle persone reinsediate è importante per il successo della procedura di reinsediamento e, quindi, per l'efficacia del quadro dell'Unione per il reinsediamento. Le persone reinsediate dovrebbero godere dello stesso accesso degli altri beneficiari di protezione internazionale alle misure di integrazione, in conformità del [regolamento qualifiche]. Gli Stati membri possono rendere obbligatoria la partecipazione a tali misure di integrazione solo se esse sono facilmente accessibili, disponibili e gratuite. Gli Stati membri dovrebbero offrire ai cittadini di paesi terzi o agli apolidi un programma di orientamento precedente la partenza, che dovrebbe includere informazioni sui loro diritti e obblighi, lezioni di lingua e informazioni sul contesto sociale, culturale e politico dello Stato membro. Tali programmi possono essere forniti dopo l'ingresso o possono essere inclusi in programmi di integrazione qualora gli Stati membri dovessero scegliere di ricorrervi e tenendo conto della particolare vulnerabilità delle persone reinsediate. Gli Stati membri dovrebbero altresì predisporre programmi di orientamento successivi all'arrivo, adeguati alle persone reinsediate, al fine di guidarle soprattutto in termini di apprendimento della lingua, istruzione, formazione e mercato del lavoro, tenendo conto delle loro specifiche vulnerabilità. Per quanto possibile, le parti interessate quali gli enti locali e le persone già reinsediate dovrebbero essere coinvolte nell'attuazione di tali programmi.
(27) Forte della sua competenza nel facilitare le varie forme di ammissione di persone bisognose di protezione internazionale dai paesi terzi nei quali sono state sfollate verso Stati membri disposti ad accoglierle, l'UNHCR dovrebbe continuare a svolgere un ruolo di primo piano nelle attività di reinsediamento svolte nel quadro dell'Unione per il reinsediamento. Oltre all'UNHCR, è opportuno che altri attori internazionali quali l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) siano invitati ad assistere gli Stati membri nell'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento.
(27) Forte della sua competenza nel facilitare le varie forme di ammissione di persone bisognose di protezione internazionale dai paesi terzi nei quali sono state sfollate verso Stati membri disposti ad accoglierle, l'UNHCR dovrebbe essere il principale responsabile della segnalazione delle persone ammissibili al reinsediamento nell'ambito del quadro dell'Unione per il reinsediamento. Oltre all'UNHCR, è opportuno che altri attori internazionali quali l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) siano invitati ad assistere gli Stati membri nell'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento.
(28) [L'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] dovrebbe assistere gli Stati membri nell'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento conformemente al suo mandato.
(28) È opportuno che gli Stati membri possano beneficiare di un sostegno che li aiuti a realizzare i loro impegni e a garantire quindi il corretto funzionamento del quadro dell'Unione per il reinsediamento. [L'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] dovrebbe fornire questo sostegno agli Stati membri, su loro richiesta e conformemente al suo mandato. L'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo dovrebbe inoltre coordinare uno scambio di buone pratiche tra gli Stati membri per quanto concerne l'attuazione del presente regolamento.
(28 bis) Dal momento che il presente regolamento è finalizzato a stabilire procedure di reinsediamento comuni, gli Stati membri dovrebbero essere incoraggiati a cooperare tra di loro e a eseguire congiuntamente, se lo ritengono opportuno, alcune fasi della procedura. Tale cooperazione può, ad esempio, assumere la forma di una condivisione delle infrastrutture e dell'organizzazione di missioni congiunte di selezione. Su richiesta degli Stati membri, l'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo dovrebbe poter sostenere gli Stati membri che prevedono una tale cooperazione.
(29) È opportuno istituire un comitato ad alto livello per il reinsediamento per consentire ampie consultazioni con tutti i portatori di interessi sull'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento.
(29) È opportuno istituire un comitato ad alto livello per il reinsediamento per consentire ampie consultazioni con tutti i portatori di interessi sull'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento. Il comitato dovrebbe allineare la sua attività a quella delle strutture di reinsediamento internazionali, in particolare le consultazioni annuali tripartite sul reinsediamento e le proiezioni annuali delle esigenze globali di reinsediamento dell'UNHCR. Il comitato ad alto livello per il reinsediamento dovrebbe elaborare raccomandazioni che fungano da componenti principali per l'elaborazione del piano di reinsediamento dell'Unione e dei vari programmi mirati di reinsediamento dell'Unione. Per preparare il piano biennale di reinsediamento dell'Unione la Commissione dovrebbe basarsi sulle raccomandazioni del comitato ad alto livello per il reinsediamento.
(31) Il presente regolamento non pregiudica la capacità degli Stati membri di adottare o attuare programmi nazionali di reinsediamento che non compromettano gli obiettivi dell'Unione ai sensi del presente regolamento, ad esempio contribuendo ai programmi mirati di reinsediamento dell'Unione stabiliti in forza dello stesso con posti supplementari rispetto alla loro quota di persone da reinsediare in base al piano annuale di reinsediamento dell'Unione.
(31) Il presente regolamento non pregiudica la capacità degli Stati membri di adottare o attuare programmi nazionali di reinsediamento, ad esempio contribuendo ai programmi mirati di reinsediamento dell'Unione stabiliti in forza dello stesso con posti supplementari rispetto alla loro quota di persone da reinsediare in base al piano annuale di reinsediamento dell'Unione e non incide sugli obblighi degli Stati membri relativi al numero fissato come obiettivo di persone da reinsediare. Nel caso in cui gli Stati membri propongano posti di reinsediamento nel quadro di programmi nazionali di reinsediamento, essi dovrebbero continuare a ricevere finanziamenti dal bilancio dell'UE.
Il presente regolamento istituisce un quadro dell'Unione per il reinsediamento finalizzato ad ammettere cittadini di paesi terzi e apolidi nel territorio degli Stati membri per accordare loro protezione internazionale.
Il presente regolamento istituisce un quadro dell'Unione per il reinsediamento finalizzato ad ammettere cittadini di paesi terzi e apolidi nel territorio degli Stati membri per accordare loro protezione internazionale e fornire loro una soluzione duratura.
Ai fini del presente regolamento, per reinsediamento s'intende l'ammissione di cittadini di paesi terzi e apolidi bisognosi di protezione internazionale da un paese terzo verso il quale o all'interno del quale sono stati sfollati, nel territorio degli Stati membri, allo scopo di accordare loro protezione internazionale.
Ai fini del presente regolamento, per reinsediamento s'intende la selezione, su segnalazione dell'UNHCR o degli Stati membri, l'ammissione, il trasferimento e la protezione di cittadini di paesi terzi e apolidi bisognosi di protezione internazionale da un paese terzo verso il quale sono sfollati, in uno Stato membro, allo scopo di accordare loro protezione internazionale e fornire loro una soluzione duratura.
Articolo 3 – comma 3 – lettera a
(a) provvede affinché cittadini di paesi terzi e apolidi bisognosi di protezione internazionale arrivino nel territorio degli Stati membri in modo legale e sicuro;
(a) garantisce che i cittadini di paesi terzi e apolidi più vulnerabili bisognosi di protezione internazionale siano trasferiti e arrivino nel territorio degli Stati membri in modo legale e sicuro, nell'ottica di fornire loro una soluzione duratura;
Articolo 3 – comma 3 – lettera b
(b) contribuisce a ridurre il rischio di un afflusso irregolare su larga scala di cittadini di paesi terzi e apolidi bisognosi di protezione internazionale nel territorio degli Stati membri;
(b) incoraggia tutti gli Stati membri a incrementare gli sforzi di reinsediamento e il numero complessivo di posti di reinsediamento disponibili, nonché a sostenere e agevolare l'accoglienza e l'integrazione delle persone reinsediate e quindi a contribuire a ridurre la necessità che cittadini di paesi terzi e apolidi bisognosi di protezione internazionale si spostino irregolarmente nel territorio degli Stati membri;
Articolo 3 – comma 3 – lettera c
(c) contribuisce a iniziative internazionali di reinsediamento.
(c) contribuisce a iniziative internazionali di reinsediamento, anche mediante l'uso strategico del reinsediamento, in particolare in situazioni in cui la condizione di rifugiato si protrae, aiutando in tal modo anche i paesi terzi in cui le persone cercano in primo luogo protezione internazionale.
Nel determinare le regioni o i paesi terzi da cui deve avvenire il reinsediamento nell'ambito del quadro dell'Unione per il reinsediamento, in conformità degli atti di esecuzione di cui agli articoli 7 e 8, sono presi in considerazione i seguenti fattori:
Nel determinare le regioni o i paesi terzi da cui deve avvenire il reinsediamento nell'ambito del quadro dell'Unione per il reinsediamento, in conformità degli atti delegati di cui agli articoli 7 e 8, sono presi in considerazione i seguenti fattori:
(a) il numero di persone bisognose di protezione internazionale sfollate verso un paese terzo o all'interno di un paese terzo e gli eventuali movimenti successivi di tali persone verso il territorio degli Stati membri;
(a) il numero di persone vulnerabili bisognose di protezione internazionale quali indicate nelle proiezioni annuali delle esigenze globali di reinsediamento dell'UNHCR;
Articolo 4 – lettera a bis (nuova)
(a bis) i paesi terzi e le regioni che accolgono rifugiati la cui condizione di rifugiato si protrae;
(b) la complementarità con l'assistenza finanziaria e tecnica fornita ai paesi terzi verso i quali o nei quali sono state sfollate le persone bisognose di protezione internazionale;
(b) le possibilità di uso strategico del reinsediamento al fine di fornire soluzioni collettivamente e migliorare la protezione dell'ambiente nei paesi terzi, e in considerazione della sua complementarità con l'assistenza finanziaria e tecnica per migliorare la capacità di accoglienza e le condizioni di protezione fornite ai paesi terzi verso i quali sono state sfollate le persone bisognose di protezione internazionale;
(c) le relazioni generali dell'Unione con il paese terzo o i paesi terzi da cui avviene il reinsediamento e con i paesi terzi in generale;
Articolo 4 – lettera d
(d) l'effettiva cooperazione di un paese terzo con l'Unione nel settore della migrazione e dell'asilo, ai fini fra l'altro:
i) di ridurre il numero di cittadini di paesi terzi e apolidi provenienti da tale paese terzo che attraversano irregolarmente la frontiera per entrare nel territorio degli Stati membri;
ii) di creare le condizioni per il ricorso al principio del primo paese di asilo e del paese terzo sicuro per il rimpatrio dei richiedenti asilo che hanno attraversato irregolarmente la frontiera per entrare nel territorio degli Stati membri in provenienza dal paese terzo in questione o che hanno un legame con tale paese;
iii) di aumentare la capacità di accoglienza e protezione delle persone bisognose di protezione internazionale che soggiornano in tale paese, anche tramite lo sviluppo di un efficace sistema di asilo, oppure
iv) di aumentare il tasso di riammissione di cittadini di paesi terzi e apolidi che soggiornano irregolarmente nel territorio degli Stati membri, fra l'altro mediante la conclusione e l'efficace attuazione di accordi di riammissione;
Articolo 4 – lettera e
(e) la portata e il contenuto degli impegni di reinsediamento assunti dai paesi terzi.
Sono ammissibili ai programmi mirati di reinsediamento dell'Unione stabiliti ai sensi dell'articolo 8 i seguenti cittadini di paesi terzi o apolidi:
Sono ammissibili ai programmi mirati di reinsediamento dell'Unione stabiliti ai sensi dell'articolo 8 solo i seguenti cittadini di paesi terzi o apolidi:
(a) i) cittadini di paesi terzi i quali, per il timore fondato di essere perseguitati per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale, si trovano fuori dal paese di cui hanno la cittadinanza o dalla parte di tale paese in cui avevano precedentemente la dimora abituale e non possono o, a causa di tale timore, non vogliono avvalersi della protezione di detto paese, oppure apolidi che si trovano fuori dal paese o dalla parte di paese in cui avevano precedentemente la dimora abituale per le ragioni succitate e non possono o, a causa di siffatto timore, non vogliono farvi ritorno, oppure, in mancanza di tale condizione,
(a) i) cittadini di paesi terzi i quali, per il timore fondato di essere perseguitati per motivi di razza, religione, nazionalità, genere, orientamento sessuale, identità di genere, disabilità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale, si trovano fuori dal paese di cui hanno la cittadinanza e non possono o, a causa di tale timore, non vogliono avvalersi della protezione di detto paese, oppure apolidi che si trovano fuori dal paese in cui avevano precedentemente la dimora abituale per le ragioni succitate e non possono o, a causa di siffatto timore, non vogliono farvi ritorno, oppure, in mancanza di tale condizione,
ii) cittadini di paesi terzi i quali si trovano fuori dal paese di cui hanno la cittadinanza o dalla parte di tale paese in cui avevano precedentemente la dimora abituale, o apolidi che si trovano fuori dal paese o dalla parte di paese in cui avevano precedentemente la dimora abituale, e nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornassero o soggiornassero nel paese di origine o in cui avevano precedentemente la dimora abituale, correrebbero un rischio effettivo di subire un danno grave, e i quali non possono o, a causa di tale rischio, non vogliono avvalersi della protezione di tale paese;
ii) cittadini di paesi terzi i quali si trovano fuori dal paese di cui hanno la cittadinanza, o apolidi che si trovano fuori dal paese in cui avevano precedentemente la dimora abituale, e nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornassero nel paese di origine o in cui avevano precedentemente la dimora abituale, correrebbero un rischio di subire un danno grave, e i quali non possono o, a causa di tale rischio, non vogliono avvalersi della protezione di tale paese;
(b) cittadini di paesi terzi e apolidi che rientrano in almeno una delle seguenti categorie:
e che rientrano in almeno una delle seguenti categorie di persone vulnerabili:
i) persone vulnerabili:
– donne e ragazze a rischio;
– bambini e adolescenti a rischio, compresi minori non accompagnati;
– persone sopravvissute a violenze e/o torture, anche inflitte per motivi di genere;
– persone sopravvissute a violenze e/o torture, anche inflitte per motivi di genere o di orientamento sessuale;
– persone bisognose di protezione legale e/o fisica;
– persone bisognose di protezione legale e/o fisica, ivi comprese quelle a rischio di respingimento;
– persone per le quali non è possibile nessun'altra soluzione sostenibile;
– persone con esigenze mediche o disabilità, oppure
– persone anziane;
– persone vulnerabili dal punto di vista socioeconomico;
(b) cittadini di paesi terzi o apolidi che soddisfano i criteri di cui alla lettera a) e che, a norma dell'articolo 1D, paragrafo 2, della convenzione di Ginevra del 1951, hanno anche diritto ai benefici derivanti da tale convenzione;
ii) familiari di cittadini di paesi terzi o apolidi o cittadini dell'Unione che soggiornano legalmente in uno Stato membro:
(c) i seguenti familiari di cittadini di paesi terzi o apolidi da reinsediare, con l'obiettivo di garantire l'unità del nucleo familiare:
– il coniuge o il partner non legato da vincoli di matrimonio con cui abbia una relazione stabile, qualora il diritto o la prassi dello Stato membro interessato assimilino la situazione delle coppie di fatto a quelle delle coppie sposate nel quadro della normativa sui cittadini di paesi terzi o sugli apolidi;
– il coniuge o il partner non legato da vincoli di matrimonio con cui abbia una relazione stabile;
– i figli minori delle coppie di cui al primo trattino o dei cittadini di paesi terzi o apolidi da reinsediare, a condizione che non siano coniugati e indipendentemente dal fatto che siano figli legittimi, naturali o adottivi secondo le definizioni del diritto nazionale;
– i figli, indipendentemente dal fatto che siano figli legittimi, naturali o adottivi secondo le definizioni o i riconoscimenti del diritto nazionale, nonché i figli per i quali hanno la responsabilità genitoriale;
– il padre, la madre o altro adulto che sia responsabile, in base alla normativa o alla prassi dello Stato membro in cui si trova l'adulto, del minore non coniugato da reinsediare;
– Il padre, la madre o un altro adulto responsabile per il minore, conformemente al diritto o alla prassi nazionale;
– i fratelli e le sorelle del cittadino di paese terzo o apolide da reinsediare;
– cittadini di paesi terzi o apolidi da reinsediare che siano dipendenti dall'assistenza del figlio o del genitore a motivo di una gravidanza, maternità recente, malattia grave, grave disabilità o età avanzata, a condizione che i legami familiari esistessero nel paese di origine, che il figlio o il genitore sia in grado di fornire assistenza alla persona a carico e che gli interessati abbiano espresso tale desiderio per iscritto;
– cittadini di paesi terzi o apolidi che siano dipendenti dall'assistenza del figlio, del genitore o di altro familiare a motivo di una gravidanza, maternità recente, malattia grave, grave disabilità o età avanzata, a condizione che i legami familiari esistessero nel paese di origine, che il figlio o il genitore o il familiare sia in grado di fornire assistenza alla persona a carico e che gli interessati abbiano espresso tale desiderio per iscritto;
(c) cittadini di paesi terzi o apolidi che non rientrano nell'ambito di applicazione dell'articolo 1D della convenzione di Ginevra del 1951, relativo alla protezione o assistenza di un organo o di un'agenzia delle Nazioni Unite diversi dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR);
(d) cittadini di paesi terzi o apolidi che non sono stati riconosciuti dalle autorità competenti del paese nel quale si trovano o hanno stabilito la loro residenza in quanto titolari dei diritti e degli obblighi connessi al possesso della cittadinanza del paese stesso o di diritti e obblighi equivalenti.
Gli Stati membri provvedono a che possa essere mantenuta l'unità del nucleo familiare tra le persone di cui alla lettera b), punto ii).
fatto salvo il diritto dell'Unione in materia di ricongiungimento familiare, ivi compresa la direttiva 2003/86/CE del Consiglio1bis, o la legislazione nazionale degli Stati membri sulla stessa materia, i familiari di cui alla lettera c) di cittadini di paesi terzi o apolidi o cittadini dell'Unione che soggiornano legalmente in uno Stato membro possono essere reinsediati dagli Stati membri al di fuori della loro partecipazione al programma mirato di reinsediamento dell'Unione.
1bis Direttiva 2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativa al diritto al ricongiungimento familiare (GU L 251 del 3.10.2003, pag. 12).
(La lettera b) modificata diventa il secondo comma della lettera a), la lettera c) modificata diventa lettera b), il punto ii) modificato della lettera b) diventa la lettera c))
1. Sono esclusi dai programmi mirati di riammissione dell'Unione stabiliti ai sensi dell'articolo 8 i seguenti cittadini di paesi terzi o apolidi:
1. Non sono ammissibili ai programmi mirati di riammissione dell'Unione stabiliti ai sensi dell'articolo 8 i seguenti cittadini di paesi terzi o apolidi:
Articolo 6 – paragrafo 1 – lettera a – parte introduttiva
(a) persone per le quali sussistono fondati motivi per ritenere che:
(a) persone per le quali sussistono seri motivi per ritenere che:
Articolo 6 – paragrafo 1 – lettera a – punto ii
ii) abbiano commesso un reato grave;
ii) abbiano commesso un reato grave di diritto comune;
(b) persone per le quali sussistano ragionevoli motivi per ritenere che rappresentino un pericolo per la comunità, l'ordine pubblico, la sicurezza, la sanità pubblica o le relazioni internazionali dello Stato membro che esamina il fascicolo di reinsediamento, anche laddove un secondo Stato membro abbia chiesto a tale Stato membro che esamina il fascicolo di reinsediamento di essere consultato durante l'esame in relazione a specifici cittadini di paesi terzi o apolidi o specifiche categorie di cittadini di paesi terzi o apolidi cui ha negato il reinsediamento per i suddetti motivi;
(b) persone per le quali sussistano seri motivi per ritenere che rappresentino un pericolo per la sicurezza pubblica o nazionale o per la sanità pubblica dello Stato membro che esamina il fascicolo di reinsediamento;
(c) persone per le quali è stata effettuata una segnalazione nel sistema d'informazione Schengen ai fini del rifiuto di ingresso;
(d) persone che sono entrate irregolarmente, hanno soggiornato irregolarmente o hanno tentato di entrare irregolarmente nel territorio degli Stati membri nei cinque anni precedenti al reinsediamento;
Articolo 6 – paragrafo 1 – lettera e
(e) persone che sono già state reinsediate da un altro Stato membro in applicazione del presente regolamento, delle conclusioni dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio il 20 luglio 2015 (11097/15), della dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016, della raccomandazione C(2015) 9490 della Commissione del 15 dicembre 2015, o di un programma nazionale di reinsediamento, e
(e) persone che sono già state reinsediate da uno Stato membro.
(f) persone a cui gli Stati membri hanno rifiutato il reinsediamento in conformità del presente paragrafo nei cinque anni precedenti al reinsediamento.
2. I cittadini di paesi terzi e gli apolidi possono essere esclusi da programmi mirati di reinsediamento dell'Unione a norma dell'articolo 8 se si applica prima facie uno dei motivi di esclusione di cui al paragrafo 1, lettere a) e b).
Piano annuale di reinsediamento dell'Unione
Piano biennale di reinsediamento dell'Unione
1. Sulla base di una proposta della Commissione il Consiglio adotta un piano annuale di reinsediamento dell'Unione nell'anno precedente a quello in cui dev'essere attuato.
1. Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati ogni due anni, conformemente all'articolo 14, a integrazione del presente regolamento, al fine di stabilire un piano di reinsediamento dell'Unione, a norma dei paragrafi in appresso.
1 bis. Il piano di reinsediamento dell'Unione tiene pienamente conto delle raccomandazioni del comitato ad alto livello per il reinsediamento e si basa sulla relazione annuale dell'UNHCR sulle proiezioni delle esigenze globali di reinsediamento.
2. Il piano annuale di reinsediamento dell'Unione include:
2. Il piano di reinsediamento dell'Unione include:
(a) il numero massimo totale di persone da reinsediare;
(a) il numero-obiettivo di persone da reinsediare, che dovrebbe riflettere almeno il 20 % delle proiezioni annuali delle esigenze globali di reinsediamento;
(b) i dati relativi alla partecipazione degli Stati membri al piano annuale di reinsediamento dell'Unione e i loro contributi al numero totale di persone da reinsediare;
(b) i dati relativi alla partecipazione degli Stati membri al piano di reinsediamento dell'Unione e i loro contributi al numero-obiettivo di persone da reinsediare;
(c) priorità geografiche generali.
(c) priorità geografiche generali, sulla base della relazione annuale dell'UNHCR sulle proiezioni delle esigenze globali di reinsediamento.
Articolo 7 – paragrafo 2 – lettera c bis (nuova)
(c bis) una quota di emergenza non assegnata di persone da reinsediare, conformemente all'articolo 11 bis, corrispondente a circa il 10 % del numero-obiettivo di cui alla lettera a), per tenere conto di casi urgenti e di emergenza, a prescindere dalle priorità geografiche di cui alla lettera c).
1. La Commissione adotta atti di esecuzione che stabiliscono programmi mirati di reinsediamento dell'Unione coerenti con il piano annuale di reinsediamento dell'Unione adottato in virtù dell'articolo 7. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di esame di cui all'articolo 15, paragrafo 2.
1. Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 14, a integrazione del presente regolamento, al fine di stabilire programmi mirati di reinsediamento dell'Unione coerenti con il piano di reinsediamento dell'Unione adottato in virtù dell'articolo 7.
(b) il numero preciso di persone da reinsediare rispetto al numero massimo totale fissato nel piano annuale di reinsediamento dell'Unione di cui all'articolo 7, paragrafo 2, lettera a), e i dati relativi alla partecipazione degli Stati membri al programma mirato di reinsediamento dell'Unione;
(b) il numero preciso di persone da reinsediare rispetto al numero fissato come obiettivo nel piano di reinsediamento dell'Unione di cui all'articolo 7, paragrafo 2, lettera a), e i dati relativi alla partecipazione degli Stati membri al programma mirato di reinsediamento dell'Unione;
(c) la specificazione delle regioni o dei paesi terzi da cui deve avvenire il reinsediamento ai sensi dell'articolo 4;
(c) la specificazione delle regioni o dei paesi terzi da cui deve avvenire il reinsediamento conformemente all'articolo 7, paragrafo 3, lettera c) e ai sensi dell'articolo 4, nonché, se del caso, le priorità e misure decise dall'Unione nei confronti di tali regioni o paesi terzi nel quadro dell'utilizzo strategico del reinsediamento;
(d) se necessario, disposizioni in materia di coordinamento locale e cooperazione pratica tra gli Stati membri, assistiti dall'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] in conformità dell'articolo 12, paragrafo 3, e con i paesi terzi, l'UNHCR o altre parti;
(d) disposizioni in materia di coordinamento locale e cooperazione pratica tra gli Stati membri, assistiti dall'UNHCR e, su richiesta degli Stati membri, dall'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] in conformità dell'articolo 12, paragrafo 3, e con i paesi terzi, l'UNHCR o altre parti;
Articolo 8 – paragrafo 2 – lettera e
(e) la descrizione del gruppo o dei gruppi specifici di cittadini di paesi terzi o apolidi a cui si applica il programma mirato di reinsediamento dell'Unione;
(e) la descrizione del gruppo o dei gruppi specifici di cittadini di paesi terzi o apolidi, basata sulla relazione dell'UNHCR sulle proiezioni delle esigenze globali di reinsediamento e in linea con le categorie di ammissibilità al reinsediamento di cui all'articolo 5, lettera a), a cui si applica il programma mirato di reinsediamento dell'Unione;
Articolo 8 – paragrafo 2 – lettera f
(f) la precisazione se si applichi la procedura ordinaria di cui all'articolo 10 o la procedura accelerata di cui all'articolo 11, se necessario il modo in cui saranno condotte l'identificazione e la valutazione dei cittadini di paesi terzi o degli apolidi e le scadenze relative alle decisioni sul reinsediamento;
2 bis. Laddove la partecipazione volontaria combinata di tutti gli Stati membri non raggiunga il 75 % del numero-obiettivo di persone da reinsediare a norma dell'articolo 7, paragrafo 3, lettera a) al termine del periodo di due anni del piano di reinsediamento dell'Unione, i programmi mirati di reinsediamento dell'Unione definiscono il numero esatto di persone da reinsediare per ciascuno Stato membro con l'obiettivo di conseguire almeno la percentuale del numero-obiettivo summenzionata. La distribuzione del numero totale di persone da reinsediare tra gli Stati membri si basa sulla chiave di riferimento a norma del regolamento (UE) n. XXX/XXX [regolamento di Dublino].
Con l'introduzione del numero totale da reinsediare per Stato membro, si tiene conto del numero di persone già reinsediate in detto Stato membro.
Le procedure di reinsediamento di cui agli articoli 10 e 11 si applicano ai cittadini di paesi terzi e agli apolidi che hanno espresso il consenso a essere reinsediati e non lo hanno successivamente revocato, fra l'altro rifiutando il reinsediamento in un particolare Stato membro.
Ai sensi del presente regolamento, il reinsediamento si applica ai cittadini di paesi terzi e agli apolidi che hanno espresso il consenso a essere reinsediati e non lo hanno successivamente revocato, fra l'altro rifiutando il reinsediamento in un particolare Stato membro. I cittadini di paesi terzi o gli apolidi sono debitamente informati dallo Stato membro dei diritti e dei doveri che derivano dal reinsediamento nonché delle possibili conseguenze di un'eventuale revoca del consenso o rifiuto di essere reinsediati.
1. Nell'attuare un programma mirato di reinsediamento dell'Unione, gli Stati membri identificano i cittadini di paesi terzi e gli apolidi e valutano se rientrino nel campo di applicazione di un programma mirato di reinsediamento dell'Unione.
1. Nell'attuare un programma mirato di reinsediamento dell'Unione, gli Stati membri si basano, ai fini della selezione, innanzitutto sull'identificazione e la trasmissione di casi da parte dell'UNHCR. Gli Stati membri o le organizzazioni competenti possono altresì effettuare l'identificazione.
1 bis. Gli Stati membri valutano se tali cittadini di paesi terzi e apolidi rientrano nel campo di applicazione di un programma mirato di reinsediamento dell'Unione.
Gli Stati membri possono dare la preferenza, fra l'altro, a cittadini di paesi terzi o apolidi che abbiano:
(a) legami familiari con cittadini di paesi terzi o apolidi o cittadini dell'Unione che soggiornano legalmente in uno Stato membro;
(b) legami sociali o culturali o altre caratteristiche che ne facilitino l'integrazione nello Stato membro partecipante, purché ciò non implichi una discriminazione fondata in particolare sul sesso, la razza, il colore della pelle, l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza a una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale, fatte salve le differenze di trattamento necessarie per la valutazione di cui al primo comma;
(c) particolari esigenze di protezione o vulnerabilità.
2. Dopo avere identificato i cittadini di paesi terzi e gli apolidi, gli Stati membri registrano le seguenti informazioni su coloro per i quali intendono svolgere la procedura di reinsediamento:
(a) nome, data di nascita, sesso, cittadinanza e altri dati personali;
(b) le impronte digitali di tutte le dita e l'immagine del volto di ogni cittadino di paese terzo o apolide di età non inferiore a sei anni;
(c) il tipo e il numero di qualsiasi documento di identità o di viaggio del cittadino di paese terzo, e
(d) data e luogo di registrazione e autorità che effettua la registrazione.
Al momento della registrazione possono essere raccolti anche dati aggiuntivi necessari per l'attuazione dei paragrafi 3 e 4.
2 bis. Dopo avere identificato i cittadini di paesi terzi e gli apolidi, gli Stati membri effettuano controlli di sicurezza adeguati nelle pertinenti banche dati nazionali e dell'Unione, incluso il sistema d'informazione Schengen.
Articolo 10 – paragrafo 3 – comma 1
Gli Stati membri valutano se i cittadini di paesi terzi e gli apolidi di cui al paragrafo 2 rispettino i criteri di ammissibilità di cui all'articolo 5 e se non siano esclusi a norma dell'articolo 6, paragrafo 1.
Gli Stati membri valutano se i cittadini di paesi terzi e gli apolidi rispettino i criteri di ammissibilità di cui all'articolo 5 e se non siano esclusi a norma dell'articolo 6, paragrafo 1.
Articolo 10 – paragrafo 3 – comma 2
Gli Stati membri effettuano tale valutazione sulla base di prove documentali, comprese eventuali informazioni dell'UNHCR, del fatto che ai cittadini di paesi terzi e agli apolidi sia attribuibile la qualifica di rifugiato, o sulla base di un colloquio personale o di una combinazione dei due fattori.
Gli Stati membri effettuano tale valutazione in particolare sulla base di prove documentali, comprese eventuali informazioni dell'UNHCR, del fatto che ai cittadini di paesi terzi e agli apolidi sia attribuibile la qualifica di rifugiato e sulla base di un colloquio personale.
3 bis. Ai fini dell'attuazione della procedura ordinaria, gli Stati membri possono chiedere all'UNHCR o, se applicabile, all'[EUAA] o alle organizzazioni internazionali competenti di valutare in modo completo e trasparente:
(a) se rientrino nell'ambito di applicazione del programma mirato di reinsediamento dell'Unione, e
(b) se rientrino in una delle categorie di ammissibilità al reinsediamento di cui all'articolo 5, lettera a), motivando tale valutazione.
Gli Stati membri possono inoltre chiedere all'UNHCR di valutare in modo completo se ai cittadini di paesi terzi e agli apolidi segnalati loro dall'UNHCR sia attribuibile la qualifica di rifugiato ai sensi dell'articolo 1 della convenzione di Ginevra del 1951.
4. Gli Stati membri prendono una decisione sul reinsediamento di cittadini di paesi terzi o apolidi sulla base della valutazione di cui al paragrafo 3 non appena possibile e non oltre otto mesi dopo la loro registrazione. Gli Stati membri possono estendere tale termine di otto mesi per un periodo di non oltre quattro mesi, qualora il caso in questione comporti questioni complesse in fatto o in diritto.
4. Gli Stati membri prendono una decisione sul reinsediamento di cittadini di paesi terzi o apolidi sulla base della valutazione di cui al paragrafo 3 non appena possibile e non oltre sei mesi dopo la loro registrazione. Gli Stati membri possono estendere tale termine per un periodo di non oltre tre mesi, qualora il caso in questione comporti questioni complesse in fatto o in diritto. Se, allo scadere dei termini previsti dal presente paragrafo, lo Stato membro non ha comunicato alcuna decisione e non ha fornito alcuna giustificazione, un altro Stato membro può avviare una procedura di reinsediamento relativa al cittadino di un paese terzo o dell'apolide in questione.
Articolo 10 – paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis. Dopo avere adottato una decisione, gli Stati membri informano i cittadini di paesi terzi e gli apolidi dei loro diritti e doveri, in particolare il diritto di rifiutare il reinsediamento e le possibili conseguenze di tale rifiuto, nonché i diritti e i doveri derivanti dallo status di rifugiato o di protezione sussidiaria, segnatamente per quanto concerne i movimenti secondari e l'obbligo di registrare i dati personali nell'Eurodac.
Tali informazioni sono fornite per iscritto e, ove necessario, oralmente, in una lingua che la persona è in grado di comprendere e sono adattate alle necessità dei minori o delle persone con esigenze specifiche.
Articolo 10 – paragrafo 5 – comma 1
5. Gli Stati membri conservano i dati di cui ai paragrafi da 2 a 4 per cinque anni dalla data del reinsediamento.
5. All'arrivo nel suo territorio, ogni Stato membro registra, ove disponibili, le informazioni relative alla persona reinsediata in conformità del regolamento (UE) n. XXX/XXX [regolamento Eurodac]. Gli Stati membri conservano i dati di cui al [regolamento Eurodac] per cinque anni dalla data del reinsediamento.
Articolo 10 – paragrafo 5 – comma 2
Alla scadenza di tale periodo gli Stati membri cancellano i dati. Gli Stati membri cancellano i dati relativi a una persona che abbia acquistato la cittadinanza di uno Stato membro prima della scadenza di tale termine non appena vengano a conoscenza di questo fatto.
Alla scadenza di tale periodo gli Stati membri cancellano i dati. Gli Stati membri cancellano i dati relativi a una persona che abbia acquistato la cittadinanza di uno Stato membro prima della scadenza di tale termine.
6. Se la decisione è negativa, la persona interessata non viene reinsediata.
6. Se la decisione è negativa, la persona interessata non viene reinsediata nello Stato membro che ha preso tale decisione. Il motivo della mancata conclusione delle procedure è comunicato mediante parere motivato all'UNHCR, agli altri Stati membri, all'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo e ad altre organizzazioni che hanno presentato il caso, affinché sia dato appropriato seguito. Uno Stato membro che ha preso una decisione negativa può chiedere a qualsiasi altro Stato membro che stia esaminando il fascicolo di reinsediamento di consultarlo in sede di esame.
Articolo 10 – paragrafo 7 – lettera a
(a) accorda lo status di rifugiato qualora al cittadino di paese terzo o all'apolide sia attribuibile la qualifica di rifugiato, o lo status di protezione sussidiaria qualora il cittadino di paese terzo o l'apolide sia ammissibile alla protezione sussidiaria. Lo Stato membro notifica tale decisione al cittadino di paese terzo o all'apolide interessato. La decisione di accordare lo status di rifugiato o di protezione sussidiaria produce gli stessi effetti della decisione di accordare tali status ai sensi degli articoli 13 e 19 del regolamento (UE) n. XXX/XXX [regolamento qualifiche] una volta che l'interessato sia entrato nel territorio di uno Stato membro;
(a) accorda lo status di rifugiato qualora al cittadino di paese terzo o all'apolide sia attribuibile la qualifica di rifugiato, o lo status di protezione sussidiaria qualora il cittadino di paese terzo o l'apolide sia ammissibile alla protezione sussidiaria. Lo Stato membro notifica tale decisione al cittadino di paese terzo o all'apolide interessato e lo informa dei diritti che tale status conferisce. La decisione di accordare lo status di rifugiato o di protezione sussidiaria produce gli stessi effetti della decisione di accordare tali status ai sensi del regolamento (UE) n. XXX/XXX [regolamento qualifiche] una volta che l'interessato sia entrato nel territorio di uno Stato membro; gli Stati membri possono rilasciare permessi di soggiorno permanenti o di validità illimitata a condizioni più favorevoli rispetto a quelle previste dall'articolo 13 della direttiva 2003/109/CE del Consiglio1 bis.
1bis Direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo (GU L 16 del 23.1.2004, pagg. 44-53).
Articolo 10 – paragrafo 7 – lettera b
(b) offre di organizzare le modalità di viaggio, compresi i controlli medici sull'idoneità delle persone a viaggiare, e provvede affinché l'interessato sia trasferito gratuitamente sul suo territorio e che tale offerta comprenda, se necessario, la facilitazione delle procedure di uscita dal paese terzo a partire dal quale è ammesso il cittadino di paese terzo o l'apolide;
(b) offre di organizzare le modalità di viaggio, compresi i controlli medici sull'idoneità delle persone a viaggiare o, ove possibile, visite mediche, e provvede affinché l'interessato sia trasferito gratuitamente sul suo territorio e che tale offerta comprenda, se necessario, la facilitazione delle procedure di uscita dal paese terzo a partire dal quale è ammesso il cittadino di paese terzo o l'apolide. Nell'ambito dell'organizzazione del viaggio, gli Stati membri tengono conto delle eventuali necessità delle persone interessate in considerazione delle loro vulnerabilità;
Articolo 10 – paragrafo 7 – lettera c
(c) offre ai cittadini di paesi terzi o agli apolidi un programma di orientamento precedente la partenza, che può includere informazioni sui loro diritti e obblighi, lezioni di lingua e informazioni sul contesto sociale, culturale e politico dello Stato membro.
(c) offre ai cittadini di paesi terzi o agli apolidi un programma di orientamento precedente la partenza, che include informazioni sui loro diritti e obblighi, lezioni di lingua e informazioni sul contesto sociale, culturale e politico dello Stato membro. Tali programmi possono essere forniti dopo l'ingresso o possono essere inclusi in programmi di integrazione qualora gli Stati membri dovessero scegliere di ricorrervi, purché siano accessibili e gratuiti, tenendo conto delle vulnerabilità specifiche della persona reinsediata.
Articolo 10 – paragrafo 7 – lettera c bis (nuova)
(c bis) provvede al trasferimento quanto prima possibile;
8. Ai fini dell'attuazione della procedura ordinaria, prima di identificare i cittadini di paesi terzi e gli apolidi, gli Stati membri possono chiedere all'UNHCR o, se applicabile, all'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] o ad organismi internazionali competenti di segnalare loro i cittadini di paesi terzi e gli apolidi in relazione ai quali tali enti hanno valutato in modo completo:
(a) se rientrino nell'ambito di applicazione del programma mirato di reinsediamento dell'Unione e
(b) se rientrino in una delle categorie di vulnerabilità di cui all'articolo 5, lettera b), punto i).
Gli Stati membri possono anche chiedere che siano presi in considerazione, fra l'altro, i criteri di cui al paragrafo 1, lettere da a) a c).
Articolo 10 – paragrafo 9
9. Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente alla procedura di cui all'articolo 14 che integrino gli elementi di cui ai paragrafi da 1 a 4, allo scopo di adeguare, se necessario, la procedura di reinsediamento alla situazione del paese terzo da cui avviene il reinsediamento.
Se l'atto di esecuzione della Commissione che adotta un programma mirato di reinsediamento dell'Unione prevede una procedura accelerata, e in deroga all'articolo 10, gli Stati membri:
(1) non valutano se i cittadini di paesi terzi e gli apolidi rispettino i requisiti di cui all'articolo 5, lettera a), punto i);
(2) non chiedono all'UNHCR di valutare se ai cittadini di paesi terzi e agli apolidi sia attribuibile la qualifica di rifugiato ai sensi dell'articolo 1 della convenzione di Ginevra del 1951;
(3) adottano una decisione sul reinsediamento appena possibile e non oltre quattro mesi dopo la registrazione del cittadino di paese terzo di cui all'articolo 10, paragrafo 2; gli Stati membri possono estendere tale termine di quattro mesi per un periodo di non oltre due mesi, qualora il caso in questione comporti questioni complesse in fatto o in diritto;
(4) accordano ai cittadini di paesi terzi o agli apolidi interessati lo status di protezione sussidiaria.
Lo status di protezione sussidiaria accordato in virtù del punto 4 si considera cessato quando viene adottata una decisione finale su una domanda di protezione internazionale presentata dal beneficiario di tale status.
Laddove un atto delegato della Commissione che adotta un piano di reinsediamento dell'Unione preveda una procedura d'emergenza, non connessa a specifiche regioni o popolazioni, per casi nei quali l'immediatezza del rischio di sicurezza per determinate persone o la gravità della loro condizione medica ne renda necessaria la rapida rimozione dalle condizioni di pericolo in tempi molto brevi, in deroga all'articolo 10 gli Stati membri:
(1) si impegnano a sviluppare una procedura accelerata per casi urgenti e di emergenza, ove una tale procedura non esista ancora;
(2) specificano un determinato numero di località, non necessariamente connesse a regioni o popolazioni specifiche, che possono beneficiare di tale procedura;
(3) ricevono dall'UNHCR le richieste di reinsediamento urgente o di emergenza per i casi in cui l'immediatezza del rischio di sicurezza o la gravità della condizione medica renda necessaria la rapida rimozione dalle condizioni di pericolo in tempi molto brevi;
(4) accelerano la procedura atta a valutare se il cittadino di un paese terzo o l'apolide soddisfa i requisiti e i criteri di ammissibilità di cui all'articolo 5 del presente quadro, e
(5) si adoperano per prendere una decisione entro due settimane dalla presentazione di un caso e assicurano l'immediato trasferimento del cittadino di un paese terzo o apolide.
1. Per facilitare l'attuazione dei programmi mirati di reinsediamento dell'Unione, gli Stati membri nominano punti nazionali di contatto e possono decidere di nominare funzionari di collegamento nei paesi terzi.
1. Per facilitare l'attuazione dei programmi mirati di reinsediamento dell'Unione, gli Stati membri nominano punti nazionali di contatto e possono decidere di nominare funzionari di collegamento nei paesi terzi. Gli Stati membri possono essere assistiti dall'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] e, ove opportuno, utilizzare strutture esistenti per la cooperazione operativa in materia di reinsediamento.
2. [L'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] può sostenere gli Stati membri, fra l'altro coordinando la cooperazione tecnica, assistendoli nell'attuazione di programmi mirati di reinsediamento dell'Unione e facilitando la condivisione di infrastrutture conformemente al [regolamento (UE) n. XXX/XXX (regolamento sull'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo)39].
3. Nell'attuazione dei programmi mirati di reinsediamento dell'Unione, in particolare per i programmi di orientamento precedenti la partenza, i controlli medici sull'idoneità a viaggiare e per le modalità di viaggio e altre disposizioni pratiche, gli Stati membri possono ricevere l'assistenza di partner in base a disposizioni sul coordinamento locale e la cooperazione pratica per i programmi mirati di reinsediamento dell'Unione adottate a norma dell'articolo 8, paragrafo 2, lettera d).
3. Nell'attuazione dei programmi mirati di reinsediamento dell'Unione, in particolare per i programmi di orientamento precedenti la partenza, i controlli medici sull'idoneità a viaggiare e per le modalità di viaggio e altre disposizioni pratiche, gli Stati membri possono ricevere l'assistenza dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni e di altri partner in base a disposizioni sul coordinamento locale e la cooperazione pratica per i programmi mirati di reinsediamento dell'Unione adottate a norma dell'articolo 8, paragrafo 2, lettera d).
Ruolo dell'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo
1. Il ruolo dell'Agenzia dell'Unione europea per l'Asilo (EUAA) è fornire supporto agli sforzi e alla capacità di reinsediamento degli Stati membri. Su richiesta di questi ultimi, l'EUAA fornisce loro sostegno nell'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento.
Tale sostegno può consistere nel fornire assistenza agli Stati membri per quanto concerne:
(a) i loro incarichi di valutazione, in particolare per permettere agli Stati membri di rispettare i termini previsti per i reinsediamenti;
(b) la formazione di personale specializzato in materia di reinsediamento;
(c) le informazioni fornite ai cittadini di paesi terzi e agli apolidi e la formazione precedente la partenza offerta loro ai sensi dell'articolo 10;
(d) la cooperazione fra Stati membri qualora decidano di attuare in maniera congiunta alcune fasi della procedura di reinsediamento. L'EUAA può, tra l'altro, fornire un sostegno nel quadro della condivisione d'infrastrutture e dell'organizzazione di missioni congiunte di selezione.
2. L'EUAA coordina uno scambio di buone pratiche fra Stati membri finalizzato all'attuazione del presente regolamento e all'integrazione delle persone reinsediate nella loro società ospitante.
3. L'EUAA raccoglie dati riguardanti il numero di reinsediamenti, il rispetto da parte degli Stati membri degli impegni assunti e i motivi della mancata conclusione delle procedure.
4. L'EUAA prende parte alle consultazioni annuali tripartite sul reinsediamento e riferisce al comitato ad alto livello per il reinsediamento in merito al lavoro ivi svolto.
1. È istituito un comitato ad alto livello per il reinsediamento, composto di rappresentanti del Parlamento europeo, del Consiglio, della Commissione, dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e degli Stati membri. Possono essere invitati l'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo], l'UNHCR e l'OIM. I rappresentanti dell'Islanda, del Liechtenstein, della Norvegia e della Svizzera sono invitati a partecipare alle riunioni del comitato ad alto livello per il reinsediamento se hanno manifestato l'intenzione di essere associati all'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento.
1. È istituito un comitato ad alto livello per il reinsediamento, composto di deputati al Parlamento europeo e rappresentanti del Consiglio, della Commissione, dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e degli Stati membri, nonché dell'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo], dell'UNHCR, dell'OIM e di altre organizzazioni pertinenti della società civile. I rappresentanti dell'Islanda, del Liechtenstein, della Norvegia e della Svizzera sono invitati a partecipare alle riunioni del comitato ad alto livello per il reinsediamento se hanno manifestato l'intenzione di essere associati all'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento.
1 bis. A seguito delle consultazioni annuali tripartite sul reinsediamento, alle quali il comitato partecipa, e della relazione annuale dell'UNHCR sulle proiezioni delle esigenze globali di reinsediamento, il compito principale del comitato ad alto livello per il reinsediamento consiste nel definire le principali componenti del programma di reinsediamento dell'Unione, nonché i vari programmi mirati di reinsediamento dell'Unione, in particolare formulando raccomandazioni concernenti il numero di persone da reinsediare, l'equa ripartizione di tali persone tra gli Stati membri, i paesi terzi dai quali effettuare i reinsediamenti nonché le opportunità di utilizzo strategico del reinsediamento. Le raccomandazioni del comitato ad alto livello per il reinsediamento sono rese pubbliche.
2. Il comitato ad alto livello per il reinsediamento è presieduto dalla Commissione. Esso si riunisce ogniqualvolta necessario su invito della Commissione o su richiesta di uno Stato membro e almeno una volta l'anno.
2. Il comitato ad alto livello per il reinsediamento è presieduto dalla Commissione. Esso si riunisce ogniqualvolta necessario su invito della Commissione o su richiesta di uno Stato membro o del Parlamento europeo, e almeno una volta l'anno.
3. La Commissione consulta il comitato ad alto livello per il reinsediamento su questioni collegate all'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento.
3. La Commissione e il Consiglio tengono pienamente conto delle raccomandazioni del comitato ad alto livello per il reinsediamento su questioni collegate all'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento, in particolare per quanto riguarda l'elaborazione del piano di reinsediamento dell'Unione e dei programmi mirati di reinsediamento dell'Unione.
2. Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 10, paragrafo 9, è conferito alla Commissione per un periodo di tempo indeterminato a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
2. Il potere di adottare atti delegati di cui agli articoli 7 e 8 è conferito alla Commissione per un periodo di quattro anni a decorrere da … [data di entrata in vigore del presente regolamento]. La Commissione elabora una relazione sulla delega di potere al più tardi nove mesi prima della scadenza del periodo di quattro anni. La delega di potere è tacitamente prorogata per periodi di identica durata, a meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano a tale proroga al più tardi tre mesi prima della scadenza di ciascun periodo.
3. La delega di potere di cui all'articolo 10, paragrafo 9, può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.
3. La delega di potere di cui agli articoli 7 e 8 può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.
6. L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 10, paragrafo 9, entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.
6. L'atto delegato adottato ai sensi degli articoli 7 e 8 entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.
Articolo 17 – punto -1 (nuovo)
Regolamento (UE) n. 516/2014
(-1) il considerando 46 è modificato come segue:
"Per rafforzare la solidarietà è importante che il Fondo preveda, in coordinamento e sinergia, se del caso con l’assistenza umanitaria gestita dalla Commissione europea, un sostegno supplementare nella forma di assistenza emergenziale in situazioni di emergenza di grande pressione migratoria sugli Stati membri o su paesi terzi o in caso di afflusso massiccio di sfollati a norma della direttiva 2001/55/CE del Consiglio1. L'assistenza emergenziale dovrebbe inoltre includere il sostegno a programmi di ammissione umanitaria ad hoc volti a consentire il soggiorno temporaneo nel territorio di uno Stato membro in caso di crisi umanitarie urgenti nei paesi terzi. Tuttavia, tali altri programmi di ammissione umanitaria lasciano impregiudicato e non dovrebbero compromettere il programma di reinsediamento dell'Unione che mira espressamente, fin dall'inizio, ad offrire una soluzione duratura alle persone che necessitano di protezione internazionale trasferite nell'Unione da paesi terzi. A tal fine, gli Stati membri non dovrebbero poter ricevere somme forfettarie supplementari in relazione alle persone cui è stato concesso di soggiornare temporaneamente nel territorio di uno Stato membro nell'ambito di tali altri programmi di ammissione umanitaria."
"Per rafforzare la solidarietà è importante che il Fondo preveda, in coordinamento e sinergia, se del caso con l’assistenza umanitaria gestita dalla Commissione europea, un sostegno supplementare nella forma di assistenza emergenziale in situazioni di emergenza di grande pressione migratoria sugli Stati membri o su paesi terzi o in caso di afflusso massiccio di sfollati a norma della direttiva 2001/55/CE del Consiglio1. L'assistenza emergenziale dovrebbe inoltre includere il sostegno a programmi di ammissione umanitaria ad hoc volti a consentire il soggiorno temporaneo nel territorio di uno Stato membro in caso di crisi umanitarie urgenti nei paesi terzi. Tuttavia, tali altri programmi di ammissione umanitaria lasciano impregiudicato e non dovrebbero compromettere il programma di reinsediamento dell'Unione che mira espressamente, fin dall'inizio, ad offrire una soluzione duratura alle persone che necessitano di protezione internazionale trasferite nell’Unione da paesi terzi."
Articolo 17 – punto 2 – lettera a
a) "reinsediamento": l'ammissione di cittadini di paesi terzi e apolidi bisognosi di protezione internazionale da un paese terzo verso il quale o all'interno del quale sono stati sfollati, nel territorio di uno Stato membro, allo scopo di accordare loro protezione internazionale;
a) "reinsediamento": la selezione, su segnalazione dell'UNHCR o degli Stati membri, l'ammissione, il trasferimento e la protezione di cittadini di paesi terzi e apolidi bisognosi di protezione internazionale da un paese terzo verso il quale sono stati sfollati, in uno Stato membro, allo scopo di accordare loro protezione internazionale e fornire loro una soluzione duratura;
Articolo 17 – punto 2 – lettera b
Articolo 2 – lettera a ter
a ter) "programma mirato di reinsediamento dell'Unione": un programma mirato di reinsediamento dell'Unione ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 2, del [regolamento (UE) n. XXX/XXX (regolamento sul quadro per il reinsediamento)];
a ter) "programma mirato di reinsediamento dell'Unione": un programma mirato di reinsediamento dell'Unione ai sensi dell'articolo 8 del [regolamento (UE) n. XXX/XXX (regolamento sul quadro per il reinsediamento)];
Articolo 17 – punto 3
Risorse per il quadro dell'Unione per il reinsediamento
Risorse per il quadro dell'Unione per il reinsediamento e per i programmi nazionali di reinsediamento e di ammissione umanitaria
1. In aggiunta alla dotazione calcolata secondo l'articolo 15, paragrafo 1, lettera a), gli Stati membri ricevono una somma forfettaria di 10 000 EUR per persona reinsediata in conformità di un programma mirato di reinsediamento dell'Unione.
1. In aggiunta alla dotazione calcolata secondo l'articolo 15, paragrafo 1, lettera a), gli Stati membri ricevono ogni due anni l'importo aggiuntivo previsto all'articolo 15, paragrafo 2, lettera b), sulla base di una somma forfettaria di 6 000 EUR per persona reinsediata o ammessa nel quadro di un programma nazionale di ammissione umanitaria. La somma forfettaria è aumentata a 10 000 EUR per persona reinsediata in conformità del [regolamento (UE) n. XXX/XXX (regolamento sul quadro per il reinsediamento)].
2. L'importo di cui al paragrafo 1 è assegnato agli Stati membri con decisioni individuali di finanziamento che approvano il rispettivo programma nazionale riveduto secondo la procedura di cui all'articolo 14 del regolamento (UE) n. 514/2014.
2. Gli importi di cui al paragrafo 1 sono assegnati agli Stati membri con decisioni individuali di finanziamento che approvano il rispettivo programma nazionale riveduto secondo la procedura di cui all'articolo 14 del regolamento (UE) n. 514/2014.
1. Entro 31 dicembre 2018 la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'applicazione del presente regolamento negli Stati membri.
1. Entro quattro anni dall'entrata in vigore del presente regolamento, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'applicazione del presente regolamento negli Stati membri.
1 bis. In tale relazione, la Commissione esamina la possibilità di utilizzare il bilancio dell'Unione per sostenere iniziative di patrocinio privato.
2. Gli Stati membri forniscono alla Commissione e all'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] le informazioni necessarie per elaborare tale relazione ai fini del paragrafo 1, oltre alle informazioni trasmesse all'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] sul numero di cittadini di paesi terzi e apolidi effettivamente reinsediati su base settimanale come previsto dall'articolo 22, paragrafo 3, del [regolamento (UE) n. XXX/XXX (regolamento Dublino)].
2. Gli Stati membri forniscono alla Commissione e all'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] le informazioni necessarie per elaborare tale relazione ai fini del paragrafo 1, oltre alle informazioni trasmesse all'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] sul numero di cittadini di paesi terzi e apolidi effettivamente reinsediati come previsto dall'articolo 22, paragrafo 3, del [regolamento (UE) n. XXX/XXX (regolamento Dublino)].
3. Sulla base della proposta della Commissione, il Parlamento europeo e il Consiglio, tenendo conto della relazione di cui al paragrafo 1, riesaminano il presente regolamento entro il 30 giugno 2020.
3. Sulla base della proposta della Commissione, il Parlamento europeo e il Consiglio, tenendo conto della relazione di cui al paragrafo 1, riesaminano il presente regolamento entro [i 18 mesi] successivi alla presentazione della relazione della Commissione sull'applicazione del presente regolamento.
GU C 125 del 21.4.2017, pag.40.
GU C 207 del 30.6.2017, pag.67.
Ogni giorno 34 000 uomini, donne e bambini sono costretti ad abbandonare la propria casa per via di conflitti, persecuzioni, violenze e violazioni dei diritti umani. Tale dato ha continuato ad aumentare anno dopo anno, fino ad arrivare a un totale di oltre 65 milioni di persone che fuggono per mettersi in salvo, con un rapporto di due sfollati interni per ogni rifugiato. Solo nel 2015, si stima che gli sfollati siano stati 12,4 milioni. Alla luce del costante aumento del numero di conflitti e violenze incessanti, occorre trovare con urgenza soluzioni più efficaci e permanenti a livello globale.
La convenzione di Ginevra: uno strumento di diritto internazionale all'indomani della Seconda guerra mondiale
Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, molti paesi hanno preso coscienza della necessità di promuovere e creare nuovi strumenti di diritto internazionale. Uno degli obiettivi perseguiti consisteva nel creare uno strumento in grado di garantire accoglienza alle persone bisognose di protezione. Con la convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati (la Convenzione), del 28 luglio 1951, la comunità internazionale ha stabilito norme vincolanti di diritto internazionale umanitario che definiscono chi può essere considerato rifugiato e in quali circostanze, nonché le modalità per assistere tali persone. Tutti gli Stati membri dell'UE hanno sottoscritto la Convenzione. Anche se l'Unione europea non figura in quanto tale tra i firmatari della Convenzione, l'articolo 63, paragrafo 1, CE, dispone espressamente che la politica comune in materia di asilo deve essere adottata a norma della Convenzione del 1951 e del Protocollo del 1967.
L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) è stato istituito nel 1950, all'indomani della Seconda guerra mondiale, con l'obiettivo di aiutare milioni di persone che avevano dovuto abbandonare la propria abitazione o che l'avevano persa. L'UNHCR funge da "guardiano" della Convenzione del 1951 e del Protocollo del 1967 e ricopre un ruolo fondamentale a livello mondiale nel fornire sostegno ai paesi che ospitano rifugiati e nell'assistere gli Stati a elaborare risposte politiche. Per consentire all'Unione europea di rafforzare le sue attività in materia di protezione e reinsediamento dei rifugiati, è essenziale basarsi sul lavoro dell'UNHCR.
Reinsediamento: una via sicura e legale per accedere alla protezione internazionale
Il sistema europeo comune di asilo, attualmente oggetto di revisione, contempla diversi aspetti, quali una maggiore condivisione delle responsabilità con riguardo all'accoglienza dei rifugiati, le condizioni di accoglienza, le procedure comuni e i requisiti di ammissibilità. Permangono tuttavia alcune lacune per quanto concerne la necessità di garantire arrivi sicuri e legali nell'UE.
Nel corso degli anni, il Parlamento europeo ha più volte esortato nelle sue risoluzioni ad aumentare e a rendere più efficaci le rotte sicure e legali verso l'UE, analogamente a quanto chiesto dalla Commissione europea, dal commissario per i diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa, dall'alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, dal relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani dei migranti, dall'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e da molti altri attori della società civile. L'invito a garantire vie sicure e legali, ivi compreso il reinsediamento, è stato inoltre ribadito in occasione di un vertice delle Nazioni Unite sui rifugiati e i migranti e durante il vertice sui rifugiati convocato dal Presidente Obama nel settembre 2016.
Benché il reinsediamento presenti delle analogie con la via della migrazione, si tratta di due percorsi distinti. Pertanto, occorre riconoscere che il reinsediamento è complementare, e non una soluzione sostitutiva, ad altre vie legali per accedere alla protezione internazionale, quali i visti umanitari, il ricongiungimento familiare allargato e i programmi di ammissione umanitaria.
L'UNHCR è incaricato ai sensi del suo statuto e delle risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite di considerare il reinsediamento fra le tre possibili soluzioni durature. Secondo la definizione ufficiale di "reinsediamento", quale riportata nel Manuale sul reinsediamento dell'UNHCR, il reinsediamento implica la selezione e il trasferimento di rifugiati dallo Stato in cui hanno presentato domanda di protezione a uno Stato terzo che ha accettato di dare loro accoglienza come rifugiati con status di residenti permanenti. Lo status conferito garantisce protezione dai respingimenti e consente ai rifugiati reinsediati e alla loro famiglia o persone dipendenti di avere accesso a diritti simili a quelli di cui godono i cittadini di quello Stato. Il reinsediamento prevede inoltre la possibilità di diventare cittadino naturalizzato del paese di reinsediamento a determinate condizioni.
Il reinsediamento è stato concepito per fornire protezione e una soluzione duratura ai rifugiati. Alla luce di ciò, l'alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, l'Organizzazione internazionale per la migrazione, il Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli, il Comitato internazionale di soccorso, la Caritas, la Croce rossa, Amnesty International e molte altre parti interessate ritengono che creare un legame tra il reinsediamento e la cooperazione con i paesi terzi in materia di migrazione non rappresenti una soluzione duratura. Tale approccio si discosta dall'idea del reinsediamento come strumento a tutela dei rifugiati più vulnerabili. Il reinsediamento deve continuare a basarsi sulle esigenze dei rifugiati più vulnerabili. Occorre notare che il reinsediamento è già considerato dall'UNHCR come l'ultima alternativa, il che significa che la possibilità di ricorrere al reinsediamento è valutata solo dopo aver esaminato le altre possibili soluzioni. Pertanto, la determinazione di priorità geografiche sulla base della cooperazione con i paesi terzi in materia di migrazione e il ricorso al reinsediamento per conseguire obiettivi di politica estera pregiudicherebbero di fatto l'aspetto umanitario della protezione internazionale, che si basa sulle esigenze dei rifugiati. Analogamente, è essenziale che il quadro dell'Unione sia allineato a quello dell'UNHCR per quanto concerne i criteri di ammissibilità impiegati nell'ambito dei programmi di reinsediamento.
Un quadro dell'Unione che integri le strutture internazionali per il reinsediamento
Al fine di garantire che il quadro dell'UE rinvigorisca gli sforzi globali in materia di reinsediamento e sia conforme al diritto internazionale, il reinsediamento deve fondarsi sulla protezione delle persone interessate. Il quadro dell'Unione per il reinsediamento dovrebbe basarsi sulle esigenze umanitarie, contribuire a soddisfare le esigenze di reinsediamento a livello mondiale e alleviare le situazioni in cui la condizione di rifugiato si protrae. Per tale motivo, detto quadro deve essere allineato alle strutture internazionali esistenti in materia di reinsediamento al fine di integrare gli sforzi in atto, incrementare la partecipazione degli Stati membri dell'UE al reinsediamento e, soprattutto, essere pienamente operativo sul campo. Ciò sarà garantito nei seguenti modi:
o si ribadisce il ruolo dell'UNHCR quale istituzione principale per il rinvio dei casi di reinsediamento agli Stati membri (articolo 10). Ciò non significa che gli Stati membri o altre organizzazioni pertinenti non possano chiedere rinvii; il testo descrive semplicemente l'attuale funzionamento pratico del reinsediamento, ma mette a punto meccanismi di tutela ed evita doppioni procedurali o strutturali;
o le priorità geografiche (articoli 4 e 7) dovrebbero basarsi sul documento dal titolo "Global Projected Resettlement Needs" (proiezione annuale delle esigenze globali di reinsediamento), pubblicato annualmente dall'UNHCR. Tale documento include una valutazione molto esaustiva delle aree del mondo in cui le necessità di reinsediamento risultano più impellenti; il quadro dell'Unione per il reinsediamento dovrebbe chiaramente basarsi su tale valutazione;
o il ruolo del comitato ad alto livello per il reinsediamento dovrebbe essere maggiormente allineato alle strutture esistenti. A seguito delle consultazioni annuali tripartite sul reinsediamento, il comitato ad alto livello per il reinsediamento si riunisce per tracciare le principali componenti del programma di reinsediamento e di altri programmi di reinsediamento. La composizione del comitato ad alto livello per il reinsediamento è stata ampliata in modo da garantire un maggiore livello di trasparenza e qualità.
Un quadro dell'Unione che aumenti le cifre
L'Europa produce il 23,8 % del PIL mondiale (dati OCSE, 2014), ma gli Stati membri dell'UE ospitano solo l'8 % circa dei rifugiati di tutto il mondo. Tale situazione crea un onere sproporzionato per i paesi in via di sviluppo, che ospitano la maggior parte dei rifugiati. Nel 2015, 22 paesi europei hanno reinsediato 13 400 persone (9 629 rifugiati in 17 Stati membri), contribuendo ad assorbire in media circa il 10 % dei reinsediamenti a livello mondiale. Nello stesso anno, invece, gli Stati Uniti hanno reinsediato 69 933 rifugiati.
Gli Stati membri dell'UE si sono mostrati riluttanti a creare vie adeguatamente sicure e legali per accedere alla regione. Non avendo altre opzioni, le persone in movimento si trovano costrette a rivolgersi ai trafficanti e ad avventurarsi in pericolose traversate irregolari. Per diminuire la necessità di ricorrere a tali spostamenti e ridurre il numero di morti nonché la dipendenza dalle reti di trafficanti, occorre garantire un numero di posti consistente e realistico. Il quadro dell'Unione per il reinsediamento dovrebbe mirare a reinsediare almeno il 25 % della proiezione annuale delle esigenze globali di reinsediamento, vale a dire circa 250 000 persone per quanto riguarda il 2017.
Un quadro dell'Unione che fornisca sostegno ai programmi nazionali
Gli Stati membri dell'UE che dispongono di programmi di reinsediamento operativi ed efficaci dovrebbero essere incoraggiati a procedere in tale direzione, ad ampliare le loro attività, a condividere le proprie esperienze e a mettere in comune le risorse a loro disposizione. Gli Stati membri che invece stanno avviando i primi programmi di reinsediamento dovrebbero ricevere il sostegno necessario per rendere la loro prima esperienza gratificante e positiva. Gli Stati membri con poca o nessuna esperienza in materia di reinsediamento dovrebbero affidarsi a una struttura consolidata che li aiuti a compiere i primi passi, ad esempio procedendo allo scambio delle migliori pratiche con altri Stati membri e ricevendo assistenza operativa e tecnica, ivi compreso da parte dell'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo]. Se da un lato il quadro dell'Unione per il reinsediamento applica procedure, criteri di ammissibilità o motivi di esclusione comuni anche ai programmi nazionali, dall'altro si corre il rischio di scoraggiare gli sforzi nazionali in materia di reinsediamento.
Nel contempo, è evidente che occorre incentivare gli Stati membri a partecipare al quadro dell'Unione per il reinsediamento. Per trovare un equilibrio tra questi due obiettivi, si suggerisce di consentire agli Stati membri di trattenere l'importo di 6 000 EUR per persona reinsediata erogato dal Fondo Asilo, migrazione e integrazione, nonché l'importo maggiorato di 10 000 EUR per persona reinsediata qualora gli Stati membri procedano al reinsediamento nell'ambito del quadro dell'Unione.
Un quadro dell'UE che offra una soluzione duratura
Alla base del reinsediamento quale soluzione duratura vi è l'aspettativa che gli Stati di accoglienza conferiscano alle persone reinsediate una residenza permanente. Un periodo di residenza di uno o tre anni non può essere considerato una soluzione duratura. Pertanto, è essenziale che gli Stati membri possano rilasciare permessi di soggiorno a condizioni più favorevoli di quelle previste dal [regolamento qualifiche]. A tale proposito, si suggerisce di far sì che gli Stati membri possano rilasciare permessi di soggiorno permanenti o di validità illimitata a condizioni più favorevoli rispetto a quelle previste dall'articolo 13 della direttiva 2003/109/CE del Consiglio, quale modificata dalla direttiva 2011/51/UE [direttiva sui soggiornanti di lungo periodo].
Un sistema europeo comune di asilo deve prevedere diverse vie sicure e legali
Il nostro sistema comune di asilo non può continuare a concentrarsi esclusivamente su come meglio ostacolare le persone in fuga che tentano di raggiungere il territorio dell'Unione europea. Perché il sistema europeo di asilo funzioni, è essenziale che vi siano vie sicure e legali nonché strutture di accoglienza e di integrazione adeguate. È imperativo rispettare il diritto di asilo e il diritto internazionale; non si tratta di una scelta alla quale gli Stati membri possono sottrarsi. Un solido quadro dell'Unione per il reinsediamento, che assicuri un miglioramento qualitativo e quantitativo degli sforzi europei già esistenti in materia di reinsediamento, è una componente essenziale di tale sistema, ma deve essere affiancato anche da altre vie legali. L'Unione europea deve intensificare gli sforzi comuni e dar prova che l'Europa e l'Unione sono in grado di assumersi la loro giusta parte di responsabilità.
PARERE della commissione per gli affari esteri (1.6.2017)
Relatore per parere: Laima Liucija Andrikienė
(7 bis) Le ricollocazioni e i reinsediamenti sono stati oggetto di relazioni periodiche della Commissione che documentano un progresso molto lento per la ricollocazione e il reinsediamento. Gli Stati membri dovrebbero continuare a realizzare i propri impegni in materia di reinsediamento.
(8) Sulla base delle iniziative già esistenti, è opportuno istituire un quadro dell'Unione per il reinsediamento stabile e affidabile, finalizzato a reinsediare persone bisognose di protezione internazionale e da attuarsi secondo piani annuali di reinsediamento dell'Unione e programmi mirati di reinsediamento dell'Unione che realizzino efficacemente gli impegni concreti degli Stati membri. Il quadro dell'Unione per il reinsediamento dovrebbe essere basato sulle esigenze umanitarie, contribuire a soddisfare le esigenze globali di reinsediamento e alleviare le situazioni in cui la condizione di rifugiato si protrae.
(9) Tale quadro è un elemento essenziale di una politica migratoria ben gestita volta a migliorare e integrare le prassi e procedure nazionali in materia di reinsediamento, provvedere affinché i cittadini di paesi terzi e gli apolidi bisognosi di protezione internazionale arrivino in modo legale e sicuro nel territorio degli Stati membri, contribuire a ridurre il rischio di un afflusso irregolare mal gestito di cittadini di paesi terzi e apolidi nel territorio degli Stati membri, in particolare gli Stati membri di primo approdo, riducendo così la pressione degli arrivi spontanei sui sistemi di asilo nazionali, dimostrare solidarietà nei confronti dei paesi ricompresi in regioni verso le quali o all'interno delle quali è stato sfollato un gran numero di persone bisognose di protezione internazionale alleviando la pressione su tali paesi, migliorare la cooperazione con i paesi terzi e contribuire efficacemente a iniziative globali di reinsediamento permettendo all'Unione di parlare con una sola voce nei consessi internazionali e con i paesi terzi. Associato ad azioni e politiche di sviluppo, il reinsediamento può contribuire efficacemente ad attenuare le tensioni e alleviare le situazioni nei paesi terzi in cui la condizione di rifugiato si protrae.
(10) Per contribuire a ridurre il rischio di un afflusso irregolare, creare reali prospettive di reinsediamento di cittadini di paesi terzi e apolidi nel territorio degli Stati membri, dimostrare solidarietà ai paesi ricompresi in regioni verso le quali o all'interno delle quali è stato sfollato un gran numero di persone bisognose di protezione internazionale alleviando la pressione su tali paesi e aiutare a conseguire gli obiettivi di politica estera dell'Unione, è opportuno che le regioni o i paesi terzi da cui deve avvenire il reinsediamento aderiscano a un impegno duraturo modulato con i paesi terzi per gestire meglio la migrazione, come previsto nella comunicazione della Commissione del 7 giugno 2016 sulla creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi nell'ambito dell'agenda europea sulla migrazione32. Si dovrebbe pertanto attribuire priorità ai paesi partner. L'approccio generale dell'Unione dovrebbe tenere conto delle esigenze globali di reinsediamento e di protezione individuate, comprese le situazioni in cui la condizione di rifugiato si protrae.
(12) Le procedure standard comuni dovrebbero essere basate sulle precedenti esperienze e sugli attuali standard di reinsediamento degli Stati membri e dell'alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), in particolare le consultazioni annuali tripartite sul reinsediamento (ATCR), allo scopo di aumentare gradualmente gli sforzi collettivi degli Stati membri per il reinsediamento in modo da soddisfare le esigenze globali di reinsediamento come indicate nelle proiezioni annuali delle esigenze globali di reinsediamento dell'UNHCR. Il quadro dell'Unione per il reinsediamento dovrebbe consentire l'uso di due tipi di procedure standard di reinsediamento.
Tale accordo è tuttora controverso e non dovrebbe essere considerato come migliore prassi sulla quale basare la politica di reinsediamento dell'UE.
(16) La procedura di reinsediamento dovrebbe essere conclusa prima possibile per garantire alle persone bisognose di protezione internazionale un accesso accelerato all'Unione. D'altra parte, dovrebbe accordare agli Stati membri il tempo sufficiente per un esame completo e adeguato di ciascun caso. I termini dovrebbero corrispondere a quanto necessario per compiere i diversi tipi di valutazione previsti per la procedura ordinaria e per quella accelerata.
(19 bis) L'ammissione umanitaria dovrebbe essere considerata un'integrazione dei programmi di reinsediamento dell'Unione.
(21) È opportuno attribuire al Consiglio competenze di esecuzione al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione del quadro dell'Unione per il reinsediamento, che definiscano i piani annuali di reinsediamento dell'Unione e stabiliscano il numero di persone da reinsediare, i dettagli sulla partecipazione degli Stati membri ai piani e i loro contributi al numero totale di persone da reinsediare, in linea con le proiezioni annuali delle esigenze globali di reinsediamento dell'UNHCR.
(22) È altresì opportuno che tali competenze siano esercitate su proposta della Commissione relativa al numero totale di persone da reinsediare tramite il quadro dell'Unione per il reinsediamento e alle priorità generali riguardanti le persone che necessitano più urgentemente di protezione. La Commissione dovrebbe presentare la proposta contemporaneamente alla sua proposta di progetto di bilancio annuale dell'Unione. Il Consiglio dovrebbe cercare di adottare la proposta entro due mesi. La Commissione e il Consiglio dovrebbero tener conto delle discussioni svolte nell'ambito del comitato ad alto livello per il reinsediamento e allineare la proposta alle ATCR, allo scopo di aumentare gradualmente gli sforzi collettivi degli Stati membri per il reinsediamento in modo da soddisfare le esigenze globali di reinsediamento come indicate nelle proiezioni annuali delle esigenze globali di reinsediamento dell'UNHCR.
(24) Ciascun programma mirato di reinsediamento dell'Unione dovrebbe determinare quali delle procedure standard si applichi alla sua esecuzione. Dovrebbe inoltre prevedere disposizioni sulla cooperazione locale dove e quando opportuno e disposizioni sulla cooperazione con l'UNHCR per agevolarne l'esecuzione.
(27) Forte della sua competenza nel facilitare le varie forme di ammissione di persone bisognose di protezione internazionale dai paesi terzi nei quali sono state sfollate verso Stati membri disposti ad accoglierle, l'UNHCR dovrebbe continuare a svolgere un ruolo di primo piano nelle attività di reinsediamento svolte nel quadro dell'Unione per il reinsediamento. Oltre all'UNHCR, è opportuno che altre organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative quali l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e le delegazioni dell'Unione siano invitate ad assistere gli Stati membri nell'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento.
(28) [L'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] dovrebbe assistere gli Stati membri e cooperare con i paesi terzi interessati nell'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento conformemente al suo mandato, anche offrendo assistenza pratica e tecnica e sostegno operativo.
(33) Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti in particolare dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dovrebbe quindi essere attuato in modo coerente con tali diritti e principi, anche per quanto riguarda i diritti del minore, il diritto al rispetto alla vita familiare e il principio generale di non discriminazione.
(33) Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti in particolare dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dovrebbe quindi essere attuato in modo coerente con tali diritti e principi, anche per quanto riguarda i diritti del minore, il diritto al rispetto alla vita familiare e il principio di non discriminazione.
Il presente regolamento istituisce un quadro dell'Unione per il reinsediamento finalizzato a selezionare, ad ammettere e a trasferire cittadini di paesi terzi e apolidi nel territorio degli Stati membri per accordare loro protezione internazionale.
Articolo 3 – comma 3 – lettera -a (nuova)
(–a) crea un quadro dell'Unione permanente e vincolante per il reinsediamento di cittadini di paesi terzi e apolidi bisognosi di protezione internazionale;
(b) contribuisce a ridurre il rischio di un afflusso irregolare di cittadini di paesi terzi e apolidi bisognosi di protezione internazionale nel territorio degli Stati membri;
Articolo 3 – comma 3 – lettera c bis (nuova)
(c bis) crea meccanismi di distribuzione al fine di alleviare la pressione sui paesi terzi che ospitano un gran numero di persone sfollate, come gesto di solidarietà e di ripartizione delle responsabilità;
Articolo 4 – comma 1 – lettera a
(a) il numero di persone bisognose di protezione internazionale sfollate verso un paese terzo o all'interno di un paese terzo, il relativo impatto sulla stabilità regionale di tale paese e gli eventuali movimenti successivi di tali persone verso il territorio degli Stati membri;
(b) la complementarità con l'assistenza finanziaria e tecnica, mirata in particolare ad aumentare le capacità di accoglienza e la protezione delle persone bisognose di protezione internazionale e a sviluppare un sistema di asilo efficace, fornita ai paesi terzi verso i quali o nei quali sono state sfollate le persone bisognose di protezione internazionale;
Articolo 4 – comma 1 – lettera c
Anziché essere un gesto di solidarietà, il quadro rischia di strumentalizzare il reinsediamento per esercitare un effetto leva su tali paesi partner.
Articolo 4 – comma 1 – lettera d
(e) la portata e il contenuto degli impegni di reinsediamento assunti da altri paesi terzi.
Articolo 5 – comma 1 – lettera a – parte introduttiva
(a) i) cittadini di paesi terzi i quali, per il timore fondato di essere perseguitati per motivi di razza, religione, sesso, identità di genere, orientamento sessuale, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale, si trovano fuori dal paese di cui hanno la cittadinanza o dalla parte di tale paese in cui avevano precedentemente la dimora abituale e non possono o, a causa di tale timore, non vogliono avvalersi della protezione di detto paese, oppure apolidi che si trovano fuori dal paese o dalla parte di paese in cui avevano precedentemente la dimora abituale per le ragioni succitate e non possono o, a causa di siffatto timore, non vogliono farvi ritorno, oppure, in mancanza di tale condizione,
Articolo 5 – comma 1 – lettera b – punto i – parte introduttiva
i) persone vulnerabili, in particolare:
Articolo 5 – comma 1 – lettera b – punto i – trattino 2
– bambini e adolescenti a rischio, in particolare i minori non accompagnati;
Articolo 5 – comma 1 – lettera b – punto i – trattino 6 bis (nuovo)
– persone per le quali non vi siano soluzioni alternative durature;
Articolo 5 – comma 1 – lettera b – punto ii – trattino 2
– i figli minori delle coppie di cui al primo trattino o dei cittadini di paesi terzi o apolidi da reinsediare, indipendentemente dal fatto che siano figli legittimi, naturali o adottivi secondo le definizioni del diritto nazionale;
Articolo 5 – comma 1 – lettera b – punto ii – trattino 3
– il padre, la madre o altro adulto che sia responsabile, in base alla normativa o alla prassi dello Stato membro in cui si trova l'adulto, del minore da reinsediare;
Articolo 5 – comma 2
Gli Stati membri provvedono a che possa essere mantenuta l'unità del nucleo familiare.
ii) abbiano commesso un reato grave che equivalga a un illecito punibile conformemente al diritto penale degli Stati membri;
(e) persone che sono già state reinsediate da un altro Stato membro in applicazione del presente regolamento, o nel quadro di un programma nazionale di reinsediamento, e
1. Sulla base di una proposta della Commissione e in linea con le proiezioni annuali delle esigenze globali di reinsediamento dell'UNHCR, il Consiglio adotta un piano annuale di reinsediamento dell'Unione nell'anno precedente a quello in cui dev'essere attuato.
(a) il numero di persone da reinsediare, in linea con le proiezioni annuali delle esigenze globali di reinsediamento dell'UNHCR;
(c) necessità di protezione generali e priorità geografiche specifiche, in linea con le proiezioni annuali delle esigenze globali di reinsediamento dell'UNHCR.
(c bis) parametri di riferimento per monitorare e valutare l'efficace attuazione da parte degli Stati membri;
(b) il numero preciso di persone da reinsediare rispetto al numero fissato nel piano annuale di reinsediamento dell'Unione di cui all'articolo 7, paragrafo 2, lettera a), e i dati relativi alla partecipazione degli Stati membri al programma mirato di reinsediamento dell'Unione;
(d) se necessario, disposizioni in materia di coordinamento locale e cooperazione pratica tra gli Stati membri, assistiti dall'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] in conformità dell'articolo 12, paragrafo 3, e dalle delegazioni dell'Unione, e con i paesi terzi, l'UNHCR, l'OIM e le organizzazioni pertinenti della società civile o altre parti;
(e) la descrizione del gruppo o dei gruppi specifici di cittadini di paesi terzi o apolidi sulla base delle proiezioni annuali delle esigenze globali di reinsediamento dell'UNHCR cui si applica il programma mirato di reinsediamento dell'Unione, secondo i criteri di vulnerabilità stabiliti dall'UNHCR;
Articolo 10 – paragrafo 1 – comma 2 – lettera a
(a) legami familiari con cittadini di paesi terzi o apolidi o cittadini dell'Unione che soggiornano legalmente in uno Stato membro, ma non ammissibili al ricongiungimento familiare ai sensi della direttiva 2003/86/CE del Consiglio1bis;
Gli Stati membri effettuano tale valutazione sulla base di prove documentali, comprese eventuali informazioni dell'UNHCR, dell'OIM, dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali e delle organizzazioni pertinenti della società civile, del fatto che ai cittadini di paesi terzi e agli apolidi sia attribuibile la qualifica di rifugiato, o sulla base di un colloquio personale o di una combinazione dei due fattori.
Articolo 10 – paragrafo 8 – comma 2
Gli Stati membri chiedono inoltre all'UNHCR, all'OIM e alle organizzazioni pertinenti della società civile di valutare in modo completo se ai cittadini di paesi terzi e agli apolidi segnalati loro dall'UNHCR, dall'OIM e dalle organizzazioni pertinenti della società civile sia attribuibile la qualifica di rifugiato ai sensi dell'articolo 1 della convenzione di Ginevra del 1951.
Articolo 11 – comma 1 – punto 2
(2) non chiedono all'UNHCR, all'OIM e alle organizzazioni pertinenti della società civile di valutare se ai cittadini di paesi terzi e agli apolidi sia attribuibile la qualifica di rifugiato ai sensi dell'articolo 1 della convenzione di Ginevra del 1951;
1. Per facilitare l'attuazione dei programmi mirati di reinsediamento dell'Unione, gli Stati membri nominano punti nazionali di contatto e possono decidere di nominare funzionari di collegamento nei paesi terzi. Gli Stati membri possono essere assistiti dalla [Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] e, ove necessario, utilizzare strutture esistenti per la cooperazione operativa in materia di reinsediamento.
3. Nell'attuazione dei programmi mirati di reinsediamento dell'Unione, in particolare per i programmi di orientamento precedenti la partenza, i controlli medici sull'idoneità a viaggiare e per le modalità di viaggio e altre disposizioni pratiche, gli Stati membri possono ricevere l'assistenza di partner, e in particolare dell'UNHCR e delle organizzazioni internazionali competenti, in base a disposizioni sul coordinamento locale e la cooperazione pratica per i programmi mirati di reinsediamento dell'Unione adottate a norma dell'articolo 8, paragrafo 2, lettera d).
1. È istituito un comitato ad alto livello per il reinsediamento, composto di rappresentanti del Parlamento europeo, del Consiglio, della Commissione, dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dell'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] e degli Stati membri. Possono essere invitati l'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo], l'UNHCR e l'OIM. I rappresentanti dell'Islanda, del Liechtenstein, della Norvegia e della Svizzera sono invitati a partecipare alle riunioni del comitato ad alto livello per il reinsediamento se hanno manifestato l'intenzione di essere associati all'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento.
1. È istituito un comitato ad alto livello per il reinsediamento, composto di rappresentanti del Parlamento europeo, del Consiglio, della Commissione, dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dell'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo] e degli Stati membri. Vengono invitati l'[Agenzia dell'Unione europea per l'asilo], l'UNHCR, l'OIM e i rappresentanti delle organizzazioni pertinenti della società civile. I rappresentanti dell'Islanda, del Liechtenstein, della Norvegia e della Svizzera sono invitati a partecipare alle riunioni del comitato ad alto livello per il reinsediamento se hanno manifestato l'intenzione di essere associati all'attuazione del quadro dell'Unione per il reinsediamento.
2. Il comitato ad alto livello per il reinsediamento è presieduto dalla Commissione. Esso si riunisce ogniqualvolta necessario su invito della Commissione o su richiesta di uno Stato membro e almeno una volta l'anno. La Commissione presta inoltre attenzione alle segnalazioni dell'UNHCR o di organizzazioni della società civile - in particolare le organizzazioni internazionali competenti - per quanto concerne le evoluzioni in materia di reinsediamento.
1. Entro il 31 dicembre 2018, e successivamente ogni anno, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'applicazione del presente regolamento negli Stati membri. La Commissione presenta una relazione all'UNHCR sulla partecipazione dell'Unione e degli Stati membri in relazione alle esigenze globali di reinsediamento.
Quadro dell’Unione per il reinsediamento
Relatore per parere: Gérard Deprez
Il relatore è del parere che l'UE necessiti urgentemente di una politica migratoria integrata e sostenibile, basata sulla solidarietà e sull'equa ripartizione degli oneri tra tutti gli Stati membri. Ritiene che la creazione di modalità legali per cercare rifugio in Europa potrebbe evitare tragiche perdite di vite umane nel Mar Mediterraneo e smantellare il modello di attività dei trafficanti di migranti.
Il relatore è favorevole al collegamento della proposta di rifusione del "regolamento Dublino"(1) con la presente proposta, affinché il numero di persone reinsediate sia aggiunto al numero di domande di protezione internazionale ai fini del calcolo del meccanismo correttivo di assegnazione. Il relatore è altresì favorevole all'instaurazione di un legame con la rifusione del regolamento Eurodac(2), in modo che i dati relativi alle persone reinsediate siano inseriti nel sistema Eurodac.
Per quanto riguarda l'incidenza sul bilancio, nonostante l'assenza, nella proposta, di un numero ben definito di persone da reinsediare, il relatore auspica che tali piani di reinsediamento siano ambiziosi e che siano stanziati i mezzi necessari per la loro attuazione.
Il relatore accoglie favorevolmente la proposta di destinare agli Stati membri 10 000 EUR dal bilancio dell'Unione per ogni persona reinsediata, importo che sarà versato dal Fondo Asilo, migrazione e integrazione, sulla base dei piani di reinsediamento dell'Unione adottati annualmente dal Consiglio. Il relatore comprende la soppressione del cofinanziamento a titolo del bilancio dell'Unione destinato al reinsediamento nel quadro di programmi nazionali in materia, in modo da garantire i fondi necessari per i programmi di reinsediamento europei.
Infine, il relatore desidera sottolineare che entrambi i rami dell'autorità di bilancio devono essere pienamente informati in merito all'incidenza sul bilancio del successivo piano di reinsediamento annuale al momento della presentazione della proposta di progetto di bilancio annuale dell'Unione per l'esercizio seguente.
La commissione per i bilanci invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a prendere in considerazione i seguenti emendamenti:
-1. Il progetto europeo si basa da sempre sulla promozione dei valori della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani.
(-1 bis) La gestione delle migrazioni è una responsabilità condivisa.
(12) Le procedure standard comuni dovrebbero essere basate sulle precedenti esperienze e sugli attuali standard di reinsediamento dell'UNHCR, degli Stati membri e in particolare sulle procedure operative standard per l'attuazione del programma di reinsediamento con la Turchia previsto nella dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016. Il quadro dell'Unione per il reinsediamento dovrebbe consentire l'uso di due tipi di procedure standard di reinsediamento.
Si dovrebbero tenere in considerazione gli accordi internazionali esistenti che si basano sull'UNHCR.
(13) Entrambi i tipi di procedura comprendono le seguenti fasi: identificazione, registrazione, valutazione e decisione e dovrebbero essere applicati in stretta cooperazione con l'UNHCR.
L'UNHCR dispone di numerose competenze e grande esperienza nel campo dei reinsediamenti, che andrebbero sfruttate il più possibile.
(17) Tutti i dati personali raccolti per la procedura di reinsediamento dovrebbero essere conservati per un periodo massimo di cinque anni dalla data del reinsediamento. Poiché dovrebbero essere inammissibili al reinsediamento in un altro Stato membro i cittadini di paesi terzi e gli apolidi che sono già stati reinsediati da uno Stato membro o che negli ultimi cinque anni hanno rifiutato di reinsediarsi in uno Stato membro, tale periodo dovrebbe essere considerato il periodo necessario per la conservazione dei dati personali, incluse le impronte digitali e l'immagine del volto.
L'esclusione, nel contesto della protezione internazionale dei rifugiati, si riferisce a persone "indegne" di protezione internazionale. Il concetto di "inammissibilità" sarebbe più appropriato.
(18) È opportuno scegliere una procedura di reinsediamento per ciascun programma mirato di reinsediamento dell'Unione. Una procedura accelerata potrebbe essere giustificata da motivi umanitari o necessità urgenti di protezione legale o fisica.
(18) È opportuno scegliere una procedura di reinsediamento per ciascun programma mirato di reinsediamento dell'Unione in stretta cooperazione con l'UNHCR. Una procedura accelerata potrebbe essere giustificata da motivi umanitari o necessità urgenti di protezione legale o fisica.
Il presente regolamento istituisce un quadro dell'Unione per il reinsediamento finalizzato ad ammettere cittadini di paesi terzi e apolidi nel territorio degli Stati membri che scelgono di partecipare al programma di reinsediamento per accordare loro protezione internazionale.
La partecipazione al programma dovrebbe essere volontaria, considerato che il fine del reinsediamento consiste nel fornire protezione e una soluzione duratura. Gli Stati membri sanno meglio a quante persone possono effettivamente fornire protezione e integrarle nella società. L'importo forfettario di 10 000 euro a titolo del Fondo Asilo, migrazione e integrazione copre solo i costi iniziali del reinsediamento.
Gli Stati membri provvedono a che possa essere mantenuta l'unità del nucleo familiare a norma dell'articolo 25 del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis.
1 bis Regolamento (UE) 2017/… del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme sull'attribuzione a cittadini di paesi terzi o apolidi della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria e sul contenuto della protezione riconosciuta, che modifica la direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo (GU ...).
La direttiva "Qualifiche" proposta chiarisce i diritti dei familiari di un beneficiario di protezione internazionale.
1. Sono inammissibili ai programmi mirati di reinsediamento dell'Unione stabiliti ai sensi dell'articolo 8 i seguenti cittadini di paesi terzi o apolidi:
(a) persone per le quali sussistono serie ragioni per ritenere che:
Nella Convenzione di Ginevra del 1951 è utilizzata l'espressione "serie ragioni per ritenere".
1. Sulla base di una proposta della Commissione il Consiglio adotta un piano annuale di reinsediamento dell'Unione nell'anno precedente a quello in cui dev'essere attuato, che si applica agli Stati membri che scelgono di partecipare al reinsediamento per l'anno successivo.
La partecipazione al programma dovrebbe essere volontaria.
(b) i dati relativi agli Stati membri che scelgono di partecipare al piano annuale di reinsediamento dell'Unione e i loro contributi volontari al numero totale di persone da reinsediare;
La partecipazione al programma dovrebbe essere volontaria. È importante aumentare i reinsediamenti di rifugiati in Europa e rafforzare la cooperazione in materia di reinsediamenti, tuttavia gli Stati membri non dovrebbero essere obbligati a reinsediare una certa quota delle persone destinate ad essere reinsediate nell'UE.
(b) il numero preciso di persone da reinsediare rispetto al numero massimo totale fissato nel piano annuale di reinsediamento dell'Unione di cui all'articolo 7, paragrafo 2, lettera a), e i dati relativi agli Stati membri che scelgono di partecipare al programma mirato di reinsediamento dell'Unione;
La partecipazione al programma dovrebbe essere volontaria. Gli Stati membri dovrebbero poter decidere quante persone intendono reinsediare, invece di essere obbligati a reinsediare una certa quota delle persone destinate ad essere reinsediate nell'UE.
1. In aggiunta alla dotazione calcolata secondo l'articolo 15, paragrafo 1, lettera a), gli Stati membri ricevono una somma forfettaria di 10 000 EUR per persona reinsediata in conformità di un programma mirato di reinsediamento dell'Unione. Tutte le risorse finanziarie assegnate sono destinate al reinsediamento e non ad altre azioni finanziate dal regolamento (UE) n. 516/2014, quali il finanziamento dei centri di detenzione per migranti.
COM(2016)0270 final.
COM(2016)0272 final.

References: Articolo 3

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Articolo 4

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Articolo 6

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Articolo 7

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Articolo 10

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Articolo 17

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