Source: http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl3.htm
Timestamp: 2015-04-19 09:24:06+00:00

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PARTE QUARTA NORME IN MATERIA DI GESTIONE DEI RIFIUTI E DI BONIFICA DEI SITI
INQUINATI TITOLO I GESTIONE DEI RIFIUTI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI ART. 177
(campo di applicazione) 1. La parte quarta del presente decreto disciplina la gestione dei rifiuti e la
bonifica dei siti inquinati anche in attuazione delle direttive comunitarie sui rifiuti,
sui rifiuti pericolosi, sugli oli usati, sulle batterie esauste, sui rifiuti di
imballaggio, sui policlorobifenili (PCB), sulle discariche, sugli inceneritoti, sui
rifiuti elettrici ed elettronici, sui rifiuti portuali, sui veicoli fuori uso, sui rifiuti
sanitari e sui rifiuti contenenti amianto. Sono fatte salve disposizioni specifiche,
particolari o complementari, conformi ai principi di cui alla parte quarta del presente
decreto, adottate in attuazione di direttive comunitarie che disciplinano la gestione di
determinate categorie di rifiuti. 2. Le regioni e le province autonome adeguano i rispettivi ordinamenti alle
disposizioni di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema contenute nella parte quarta del
presente decreto entro un anno dalla data di entrata in vigore dello stesso. ART. 178 (finalit�) 1. La gestione dei rifiuti costituisce attivit� di pubblico interesse ed e'
disciplinata dalla parte quarta del presente decreto al fine di assicurare un'elevata
protezione dell'ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificit� dei
2. I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo
e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e, in
particolare: a) senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo, nonche' per la fauna e la
c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base
alla normativa vigente. 3. La gestione dei rifiuti e' effettuata conformemente ai principi di precauzione, di
prevenzione, di proporzionalit�, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i
soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell'utilizzo e nel consumo di
beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei principi dell'ordinamento nazionale e
comunitario, con particolare riferimento al principio comunitario "chi inquina
paga". A tal fine la gestione dei rifiuti e' effettuata secondo criteri di efficacia,
efficienza, economicit� e trasparenza. 4. Per conseguire le finalit� e gli obiettivi della parte quarta del presente decreto,
lo Stato, le regioni, le province autonome e gli enti locali esercitano i poteri e le
funzioni di rispettiva competenza in materia di gestione dei rifiuti in conformit� alle
protocolli d'intesa anche sperimentali, di soggetti pubblici o privati. 5. I soggetti di cui al comma 4 costituiscono, altres�, un sistema compiuto e
sinergico che armonizza, in un contesto unitario, relativamente agli obiettivi da
perseguire, la redazione delle norme tecniche, i sistemi di accreditamento e i sistemi di
certificazione attinenti direttamente o indirettamente le materie ambientali, con
particolare riferimento alla gestione dei rifiuti, secondo i criteri e con le modalit� di
della societ� dell'informazione, previste dalle direttive comunitarie e relative norme di
attuazione, con particolare riferimento alla legge 21 giugno 1986, n. 317. ART. 179 (criteri di priorit� nella gestione dei rifiuti) 1. Le pubbliche amministrazioni perseguono, nell'esercizio delle rispettive competenze,
iniziative dirette a favorire prioritariamente la prevenzione e la riduzione della
produzione e della nocivit� dei rifiuti, in particolare mediante: a) lo sviluppo di tecnologie pulite, che permettano un uso pi� razionale e un maggiore
b) la messa a punto tecnica e l'immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da
non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso
o il loro smaltimento, ad incrementare la quantit� o la nocivit� dei rifiuti e i rischi
c) lo sviluppo di tecniche appropriate per l'eliminazione di sostanze pericolose
contenute nei rifiuti al fine di favorirne il recupero. 2. Nel rispetto delle misure prioritarie di cui al comma 1, le pubbliche
amministrazioni adottano, inoltre, misure dirette al recupero dei rifiuti mediante
riciclo, reimpiego, riutilizzo o ogni altra azione intesa a ottenere materie prime
secondarie, nonche' all'uso di rifiuti come fonte di energia. ART. 180 (prevenzione della produzione di rifiuti) 1. Al fine di promuovere in via prioritaria la prevenzione e la riduzione della
produzione e della nocivit� dei rifiuti, le iniziative di cui all'articolo 179 riguardano
in particolare: a) la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di certificazione
ambientale, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di
sensibilizzazione dei consumatori, l'uso di sistemi di qualit�, nonche' lo sviluppo del
sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell'impatto di uno
specifico prodotto sull'ambiente durante l'intero ciclo di vita del prodotto medesimo;
b) la previsione di clausole di gare d'appalto che valorizzino le capacit� e le
competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti;
c) la promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d'intesa anche
sperimentali finalizzati, con effetti migliorativi, alla prevenzione ed alla riduzione
della quantit� e della pericolosit� dei rifiuti;
d) l'attuazione del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, e degli altri decreti
di recepimento della direttiva 96/61/CE in materia di prevenzione e riduzione integrate
dell'inquinamento. ART. 181 (recupero dei rifiuti) 1. Ai fini di una corretta gestione dei rifiuti le pubbliche amministrazioni
favoriscono la riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso: a) il riutilizzo, il reimpiego ed il riciclaggio;
c) l'adozione di misure economiche e la previsione di condizioni di appalto che
prescrivano l'impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato
di tali materiali;
d) l'utilizzazione dei rifiuti come mezzo per produrre energia. 2. Al fine di favorire e incrementare le attivit� di riutilizzo, di reimpiego e di
riciclaggio e l'adozione delle altre forme di recupero dei rifiuti, le pubbliche
amministrazioni ed i produttori promuovono analisi dei cicli di vita dei prodotti,
ecobilanci, campagne di informazione e tutte le altre iniziative utili. 3. Alle imprese che intendono modificare i propri cicli produttivi al fine di ridurre
la quantit� e la pericolosit� dei rifiuti prodotti ovvero di favorire il recupero di
materiali sono concesse in via prioritaria le agevolazioni gravanti sul Fondo speciale
rotativo per l'innovazione tecnologica, previste dagli articoli 14 e seguenti della legge
17 febbraio 1982, n. 46. Le modalit�, i tempi e le procedure per la concessione e
l'erogazione delle agevolazioni predette sono stabilite con decreto del Ministro delle
attivit� produttive, di concerto con i Ministri dell'ambiente e della tutela del
territorio, dell'economia e delle finanze e della salute. 4. Le pubbliche amministrazioni promuovono e stipulano accordi e contratti di programma
con i soggetti economici interessati o con le associazioni di categoria rappresentative
dei settori interessati, al fine di favorire il riutilizzo, il reimpiego, il riciclaggio e
le altre forme di recupero dei rifiuti, nonche' l'utilizzo di materie prime secondarie, di
combustibili o di prodotti ottenuti dal recupero dei rifiuti provenienti dalla raccolta
differenziata. Nel rispetto dei principi e dei criteri previsti dalle norme comunitarie e
delle norme nazionali di recepimento, detti accordi e contratti di programma attuano le
disposizioni previste dalla parte quarta del presente decreto, oltre a stabilire
semplificazioni in materia di adempimenti amministrativi nel rispetto delle norme
comunitarie e con l'eventuale ricorso a strumenti economici. 5. Gli accordi e i contratti di programma di cui al comma 4 sono pubblicati nella Gazzetta
Ufficiale e sono aperti all'adesione dei soggetti interessati, in conformit� alla
comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato delle
regioni, Com (2002) 412 definitivo del 17 luglio 2002, in base alla quale la Commissione
potr� anche utilizzarli nell'ambito della autoregolamentazione, intesa come
incoraggiamento o riconoscimento degli accordi medesimi, o coregolamentazione, intesa come
proposizione al legislatore di utilizzare gli accordi, quando opportuno. 6. I metodi di recupero dei rifiuti utilizzati per ottenere materia prima secondaria,
combustibili o prodotti devono garantire l'ottenimento di materiali con caratteristiche
fissate con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto
con il Ministro delle attivit� produttive, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400. Sino all'emanazione del predetto decreto continuano ad
applicarsi le disposizioni di cui al decreto ministeriale 5 febbraio 1998 ed al decreto
del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 12 giugno 2002, n. 161. Le
predette caratteristiche possono essere altres� conformi alle autorizzazioni rilasciate
ai sensi degli articoli 208, 209 e 210 del presente decreto. 7. Nel rispetto di quanto previsto ai commi 4, 5 e 6 del presente articolo, i soggetti
economici interessati o le associazioni di categoria rappresentative dei settori
interessati, anche con riferimento ad interi settori economici e produttivi, possono
stipulare con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il
Ministro delle attivit� produttive e sentito il parere del Consiglio economico e sociale
per le politiche ambientali (CESPA), appositi accordi di programma ai sensi del comma 4 e
dell'articolo 206 per definire i metodi di recupero dei rifiuti destinati all'ottenimento
di materie prime secondarie, di combustibili o di prodotti. Gli accordi fissano le
modalit� e gli adempimenti amministrativi per la raccolta, per la messa in riserva, per
il trasporto dei rifiuti, per la loro commercializzazione, anche tramite il mercato
telematico, con particolare riferimento a quello del recupero realizzato dalle Camere di
commercio, e per i controlli delle caratteristiche e i relativi meto di di prova; i
medesimi accordi fissano altres� le caratteristiche delle materie prime secondarie, dei
combustibili o dei prodotti ottenuti, nonche' le modalit� per assicurare in ogni caso la
loro tracciabilit� fino all'ingresso nell'impianto di effettivo impiego. 8. La proposta di accordo di programma, con indicazione anche delle modalit� usate per
il trasporto e per l'impiego delle materie prime secondarie, o la domanda di adesione ad
un accordo gi� in vigore deve essere presentata al Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio, che si avvale per l'istruttoria del Comitato nazionale dell'Albo di cui
all'articolo 212 e dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici
(APAT), che si avvale delle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (ARPA).
Sulla proposta di accordo e' acquisito altres� il parere dell'Autorit� di cui
all'articolo 207. 9. Gli accordi di cui al comma 7 devono contenere inoltre, per ciascun tipo di
attivit�, le norme generali che fissano i tipi e le quantit� di rifiuti e le condizioni
alle quali l'attivit� di recupero dei rifiuti e' dispensata dall'autorizzazione, nel
rispetto delle condizioni fissate dall'articolo 178, comma 2. 10. I soggetti firmatari degli accordi previsti dal presente articolo sono iscritti
presso un'apposita sezione da costituire presso l'Albo di cui all'articolo 212, a seguito
di semplice richiesta scritta, e senza essere sottoposti alle garanzie finanziarie di cui
ai commi 7 e 9 del citato articolo 212. 11. Gli accordi di programma di cui al comma 7 sono approvati, ai fini della loro
efficacia, con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di
concerto con il Ministro delle attivit� produttive e con il Ministro della salute, e sono
successivamente pubblicati nella Gazzetta Ufficiale. Tali accordi sono aperti
all'adesione di tutti i soggetti interessati. 12. La disciplina in materia di gestione dei rifiuti si applica fino al completamento
delle operazioni di recupero, che si realizza quando non sono necessari ulteriori
trattamenti perche' le sostanze, i materiali e gli oggetti ottenuti possono essere usati
in un processo industriale o commercializzati come materia prima secondaria, combustibile
o come prodotto da collocare, a condizione che il detentore non se ne disfi o non abbia
deciso, o non abbia l'obbligo, di disfarsene. 13. La disciplina in materia di gestione dei rifiuti non si applica ai materiali, alle
sostanze o agli oggetti che, senza necessit� di operazioni di trasformazione, gi�
presentino le caratteristiche delle materie prime secondarie, dei combustibili o dei
prodotti individuati ai sensi del presente articolo, a meno che il detentore se ne disfi o
abbia deciso, o abbia l'obbligo, di disfarsene. 14. I soggetti che trasportano o utilizzano materie prime secondarie, combustibili o
prodotti, nel rispetto di quanto previsto dal presente articolo, non sono sottoposti alla
normativa sui rifiuti, a meno che se ne disfino o abbiano deciso, o abbiano l'obbligo, di
disfarsene. ART. 182 (smaltimento dei rifiuti) 1. Lo smaltimento dei rifiuti e' effettuato in condizioni di sicurezza e costituisce la
fase residuale della gestione dei rifiuti, previa verifica, da parte della competente
autorit�, della impossibilit� tecnica ed economica di esperire le operazioni di recupero
di cui all'articolo 181. A tal fine, la predetta verifica concerne la disponibilit� di
tecniche sviluppate su una scala che ne consenta l'applicazione in condizioni
economicamente e tecnicamente valide nell'ambito del pertinente comparto industriale,
meno applicate o prodotte in ambito nazionale, purche' vi si possa accedere a condizioni
ragionevoli. 2. I rifiuti da avviare allo smaltimento finale devono essere il pi� possibile ridotti
sia in massa che in volume, potenziando la prevenzione e le attivit� di riutilizzo, di
riciclaggio e di recupero. 3. Lo smaltimento dei rifiuti e' attuato con il ricorso ad una rete integrata ed
adeguata di impianti di smaltimento, attraverso le migliori tecniche disponibili e tenuto
conto del rapporto tra i costi e i benefici complessivi, al fine di: a) realizzare l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi in
b) permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti appropriati pi� vicini
ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi,
tenendo conto del contesto geografico o della necessit� di impianti specializzati per
determinati tipi di rifiuti;
c) utilizzare i metodi e le tecnologie pi� idonei a garantire un alto grado di
protezione dell'ambiente e della salute pubblica. 4. Nel rispetto delle prescrizioni contenute nel decreto legislativo 11 maggio 2005, n.
133, la realizzazione e la gestione di nuovi impianti possono essere autorizzate solo se
il relativo processo di combustione e' accompagnato da recupero energetico con una quota
minima di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in energia utile, calcolata su
base annuale, stabilita con apposite norme tecniche approvate con decreto del Ministro
produttive, tenendo conto di eventuali norme tecniche di settore esistenti, anche a
livello comunitario. 5. E' vietato smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle
dove gli stessi sono prodotti, fatti salvi eventuali accordi regionali o internazionali,
qualora gli aspetti territoriali e l'opportunit� tecnico-economica di raggiungere livelli
ottimali di utenza servita lo richiedano. Sono esclusi dal divieto le frazioni di rifiuti
urbani oggetto di raccolta differenziata destinate al recupero per le quali e' sempre
permessa la libera circolazione sul territorio nazionale al fine di favorire quanto pi�
possibile il loro recupero, privilegiando il concetto di prossimit� agli impianti di
recupero. 6. Lo smaltimento dei rifiuti in fognatura e' disciplinato dall'articolo 107, comma 3. 7. Le attivit� di smaltimento in discarica dei rifiuti sono disciplinate secondo le
disposizioni del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, di attuazione della direttiva
1999/31/CE. 8. E' ammesso lo smaltimento della frazione biodegradabile ottenuta da trattamento di
separazione fisica della frazione residua dei rifiuti solidi urbani nell'ambito degli
impianti di depurazione delle acque reflue previa verifica tecnica degli impianti da parte
dell'ente gestore. ART. 183 (definizioni) 1. Ai fini della parte quarta del presente decreto e fatte salve le ulteriori
definizioni contenute nelle disposizioni speciali, si intende per: a) rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate
nell'Allegato A alla parte quarta del presente decreto e di cui il detentore si disfi o
abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi;
b) produttore: la persona la cui attivit� ha prodotto rifiuti cioe' il produttore
iniziale e la persona che ha effettuato operazioni di pretrattamento, di miscuglio o altre
operazioni che hanno mutato la natura o la composizione di detti rifiuti;
d) gestione: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti,
compreso il controllo di queste operazioni, nonche' il controllo delle discariche dopo la
e) raccolta: l'operazione di prelievo, di cernita o di raggruppamento dei rifiuti per
il loro trasporto;
f) raccolta differenziata: la raccolta idonea, secondo criteri di economicit�,
efficacia, trasparenza ed efficienza, a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni
merceologiche omogenee, al momento della raccolta o, per la frazione organica umida, anche
al momento del trattamento, nonche' a raggruppare i rifiuti di imballaggio separatamente
dagli altri rifiuti urbani, a condizione che tutti i rifiuti sopra indicati siano
effettivamente destinati al recupero;
g) smaltimento: ogni operazione finalizzata a sottrarre definitivamente una sostanza,
un materiale o un oggetto dal circuito economico e/o di raccolta e, in particolare, le
h) recupero: le operazioni che utilizzano rifiuti per generare materie prime
secondarie, combustibili o prodotti, attraverso trattamenti meccanici, termici, chimici o
biologici, incluse la cernita o la selezione, e, in particolare, le operazioni previste
nell'Allegato C alla parte quarta del presente decreto;
i) luogo di produzione dei rifiuti: uno o pi� edifici o stabilimenti o siti
infrastrutturali collegati tra loro all'interno di un'area delimitata in cui si svolgono
le attivit� di produzione dalle quali sono originati i rifiuti;
l) stoccaggio: le attivit� di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito
preliminare di rifiuti di cui al punto D15 dell'Allegato B alla parte quarta del presente
decreto, nonche' le attivit� di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva
di materiali di cui al punto R13 dell'Allegato C alla medesima parte quarta;
m) deposito temporaneo: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta,
nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, alle seguenti condizioni: 1) i rifiuti depositati non devono contenere
policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani, policlorodibenzofenoli in quantit�
superiore a 2,5 parti per milione (ppm), ne' policlorobifenile e policlorotrifenili in
quantit� superiore a 25 parti per milione (ppm); 2) i rifiuti pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle
operazioni di recupero o di smaltimento secondo le seguenti modalit� alternative, a
scelta del produttore: oppure 2.1) con cadenza almeno bimestrale, indipendentemente dalle
quantit� in deposito; oppure 2.2) quando il quantitativo di rifiuti pericolosi in deposito
raggiunga i 10 metri cubi. In ogni caso, allorche' il quantitativo di rifiuti non superi i
10 metri cubi l'anno, il deposito temporaneo non pu� avere durata superiore ad un anno; oppure 2.3) limitatamente al deposito temporaneo effettuato in stabilimenti
localizzati nelle isole minori, entro il termine di durata massima di un anno,
indipendentemente dalle quantit�; 3) i rifiuti non pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle
scelta del produttore: 3.1) con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle
quantit� in deposito; oppure 3.2) quando il quantitativo di rifiuti non pericolosi in deposito
raggiunga i 20 metri cubi. In ogni caso, allorche' il quantitativo di rifiuti non superi i
20 metri cubi l'anno, il deposito temporaneo non pu� avere durata superiore ad un anno; oppure 3.3) limitatamente al deposito temporaneo effettuato in stabilimenti
indipendentemente dalle quantit�; 4) il deposito temporaneo deve essere effettuato per categorie
omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonche', per i rifiuti
pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze
pericolose in essi contenute; 5) devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio
e l'etichettatura dei rifiuti pericolosi; n) sottoprodotto: i prodotti dell'attivit� dell'impresa che, pur non costituendo
l'oggetto dell'attivit� principale, scaturiscono in via continuativa dal processo
industriale dell'impresa stessa e sono destinati ad un ulteriore impiego o al consumo. Non
sono soggetti alle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto i
sottoprodotti di cui l'impresa non si disfi, non sia obbligata a disfarsi e non abbia
deciso di disfarsi ed in particolare i sottoprodotti impiegati direttamente dall'impresa
che li produce o commercializzati a condizioni economicamente favorevoli per l'impresa
stessa direttamente per il consumo o per l'impiego, senza la necessit� di operare
trasformazioni preliminari in un successivo processo produttivo; a quest'ultimo fine, per
trasformazione preliminare s'intende qualsiasi operazione che faccia perdere al
sottoprodotto la sua identit�, ossia le caratteristiche merceologiche di qualit� e le
propriet� che esso gi� possiede, e che si rende necessaria per il successivo impiego in
u n processo produttivo o per il consumo. L'utilizzazione del sottoprodotto deve essere
certa e non eventuale. Rientrano altres� tra i sottoprodotti non soggetti alle
disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto le ceneri di pirite, polveri di
ossido di ferro, provenienti dal processo di arrostimento del minerale noto come pirite o
solfuro di ferro per la produzione di acido solforico e ossido di ferro, depositate presso
stabilimenti di produzione dismessi, aree industriali e non, anche se sottoposte a
procedimento di bonifica o di ripristino ambientale. Al fine di garantire un impiego certo
del sottoprodotto, deve essere verificata la rispondenza agli standard merceologici,
nonche' alle norme tecniche, di sicurezza e di settore e deve essere attestata la
destinazione del sottoprodotto ad effettivo utilizzo in base a tali standard e norme
tramite una dichiarazione del produttore o detentore, controfirmata dal titolare
dell'impianto dove avviene l'effettivo utilizzo. L'utilizzo del sottoprodotto non deve
comportare per l'ambiente o la salute condizioni peggiorative rispetto a quelle delle
normali attivit� produttive;
o) frazione umida: rifiuto organico putrescibile ad alto tenore di umidit�,
proveniente da raccolta differenziata o selezione o trattamento dei rifiuti urbani;
p) frazione secca: rifiuto a bassa putrescibilit� e a basso tenore di umidit�
proveniente da raccolta differenziata o selezione o trattamento dei rifiuti urbani, avente
un rilevante contenuto energetico;
q) materia prima secondaria: sostanza o materia avente le caratteristiche stabilite ai
sensi dell'articolo 181;
r) combustibile da rifiuti (CDR): il combustibile classificabile, sulla base delle
norme tecniche UNI 9903-1 e successive modifiche ed integrazioni, come RDF di qualit�
normale, che e' recuperato dai rifiuti urbani e speciali non pericolosi mediante
trattamenti finalizzati a garantire un potere calorifico adeguato al suo utilizzo, nonche'
a ridurre e controllare: 1) il rischio ambientale e sanitario;
2) la presenza di materiale metallico, vetri, inerti, materiale
putrescibile e il contenuto di umidit�;
3) la presenza di sostanze pericolose, in particolare ai fini della
combustione; s) combustibile da rifiuti di qualit� elevata (CDR-Q): il combustibile classificabile,
sulla base delle norme tecniche UNI 9903-1 e successive modifiche ed integrazioni, come
RDF di qualit� elevata, cui si applica l'articolo 229;
t) compost da rifiuti: prodotto ottenuto dal compostaggio della frazione organica dei
rifiuti urbani nel rispetto di apposite norme tecniche finalizzate a definirne contenuti e
usi compatibili con la tutela ambientale e sanitaria e, in particolare, a definirne i
gradi di qualit�;
u) materia prima secondaria per attivit� siderurgiche e metallurgiche la cui
utilizzazione e' certa e non eventuale: 1) rottami ferrosi e non ferrosi derivanti da operazioni di recupero
completo e rispondenti a specifiche Ceca, Aisi, Caef, Uni, Euro o ad altre specifiche
nazionali e internazionali, individuate entro centottanta giorni dall'entrata in vigore
della parte quarta del presente decreto con decreto del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio di concerto con il Ministro delle attivit� produttive, non avente
natura regolamentare;
2) i rottami o scarti di lavorazioni industriali o artigianali o
provenienti da cicli produttivi o di consumo, esclusa la raccolta differenziata, che
possiedono in origine le medesime caratteristiche riportate nelle specifiche di cui al
numero 1). I fornitori e produttori di materia prima secondaria per attivit� siderurgiche
appartenenti a Paesi esteri presentano domanda di iscrizione all'Albo nazionale gestori
ambientali, ai sensi dell'articolo 212, comma 12, entro sessanta giorni dalla data di
entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al numero 1); v) gestore del servizio di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti: l'impresa che
effettua il servizio di gestione dei rifiuti, prodotti anche da terzi, e di bonifica dei
siti inquinati ricorrendo, coordinandole, anche ad altre imprese, in possesso dei
requisiti di legge, per lo svolgimento di singole parti del servizio medesimo. L'impresa
che intende svolgere l'attivit� di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti deve
essere iscritta nelle categorie di intermediazione dei rifiuti e bonifica dei siti
dell'Albo di cui all'articolo 212 nonche' nella categoria delle opere generali di bonifica
e protezione ambientale stabilite dall'Allegato A annesso al regolamento di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 25 gennaio 2000, n. 34; z) emissioni: qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell'atmosfera
che possa causare inquinamento atmosferico; aa) scarichi idrici: qualsiasi immissione di acque reflue in acque superficiali, sul
suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante,
anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione;
bb) inquinamento atmosferico: ogni modifica atmosferica dovuta all'introduzione
nell'aria di una o pi� sostanze in quantit� e con caratteristiche tali da ledere o
costituire un pericolo per la salute umana o per la qualit� dell'ambiente oppure tali da
ledere i beni materiali o compromettere gli usi legittimi dell'ambiente;
cc) gestione integrata dei rifiuti: il complesso delle attivit� volte ad ottimizzare
la gestione dei rifiuti, ivi compresa l'attivit� di spazzamento delle strade, come
definita alla lettera d);
dd) spazzamento delle strade: modalit� di raccolta dei rifiuti su strada. ART. 184 (classificazione) 1. Ai fini dell'attuazione della parte quarta del presente decreto i rifiuti sono
classificati, secondo l'origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali e, secondo le
caratteristiche di pericolosit�, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi. 2. Sono rifiuti urbani: a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad
uso di civile abitazione;
b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da
quelli di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualit� e quantit�, ai
sensi dell'articolo 198, comma 2, lettera g);
d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche
o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime
e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua;
e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree
cimiteriali;
provenienti da attivit� cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), c) ed e). 3. Sono rifiuti speciali: a) i rifiuti da attivit� agricole e agro-industriali;
b) i rifiuti derivanti dalle attivit� di demolizione, costruzione, nonche' i rifiuti
pericolosi che derivano dalle attivit� di scavo, fermo restando quanto disposto
dall'articolo 186;
c) i rifiuti da lavorazioni industriali, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 185,
comma 1, lettera i);
g) i rifiuti derivanti dalla attivit� di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi
prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione
4. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con
il Ministro delle attivit� produttive si provvede ad istituire l'elenco dei rifiuti,
conformemente all'articolo 1, comma 1, lettera a), della direttiva 75/442/CE ed
all'articolo 1, paragrafo 4, della direttiva 91/689/CE, di cui alla Decisione della
Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000. Sino all'emanazione del predetto decreto
continuano ad applicarsi le disposizioni di cui alla direttiva del Ministro dell'ambiente
e della tutela del territorio del 9 aprile 2002, pubblicata nel Supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 108 del 10 maggio 2002 e riportata nell'Allegato D alla
parte quarta del presente decreto.
5. Sono pericolosi i rifiuti non domestici indicati espressamente come tali, con
apposito asterisco, nell'elenco di cui all'Allegato D alla parte quarta del presente
decreto, sulla base degli Allegati G, H e I alla medesima parte quarta. ART. 185 (limiti al campo di applicazione) 1. Non rientrano nel campo di applicazione della parte quarta del presente decreto: a) le emissioni costituite da effluenti gassosi emessi nell'atmosfera di cui
all'articolo 183, comma 1, lettera z);
d) i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall'estrazione, dal trattamento,
dall'ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento delle cave;
e) le carogne ed i seguenti rifiuti agricoli: materie fecali ed altre sostanze naturali
non pericolose utilizzate nelle attivit� agricole ed in particolare i materiali litoidi o
vegetali e le terre da coltivazione, anche sotto forma di fanghi, provenienti dalla
pulizia e dal lavaggio dei prodotti vegetali riutilizzati nelle normali pratiche agricole
e di conduzione dei fondi rustici, anche dopo trattamento in impianti aziendali ed
interaziendali agricoli che riducano i carichi inquinanti e potenzialmente patogeni dei
materiali di partenza;
f) le eccedenze derivanti dalle preparazioni nelle cucine di qualsiasi tipo di cibi
solidi, cotti e crudi, non entrati nel circuito distributivo di somministrazione,
destinati alle strutture di ricovero di animali di affezione di cui alla legge 14 agosto
1991, n. 281, nel rispetto della vigente normativa;
h) i materiali vegetali non contaminati da inquinanti provenienti da alvei di scolo ed
irrigui, utilizzabili tal quale come prodotto, in misura superiore ai limiti stabiliti con
decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio da emanarsi entro novanta
giorni dall'entrata in vigore della parte quarta del presente decreto. Sino all'emanazione
del predetto decreto continuano ad applicarsi i limiti di cui al decreto del Ministro
dell'ambiente 25 ottobre 1999, n. 471;
l) materiale litoide estratto da corsi d'acqua, bacini idrici ed alvei, a seguito di
manutenzione disposta dalle autorit� competenti;
m) i sistemi d'arma, i mezzi, i materiali e le infrastrutture direttamente destinati
alla difesa militare ed alla sicurezza nazionale individuati con decreto del Ministro
della difesa, nonche' la gestione dei materiali e dei rifiuti e la bonifica dei siti ove
vengono immagazzinati i citati materiali, che rimangono disciplinati dalle speciali norme
di settore nel rispetto dei principi di tutela dell'ambiente previsti dalla parte quarta
del presente decreto. I magazzini, i depositi e i siti di stoccaggio nei quali vengono
custoditi i medesimi materiali e rifiuti costituiscono opere destinate alla difesa
militare non soggette alle autorizzazioni e nulla osta previsti dalla parte quarta del
n) i materiali e le infrastrutture non ricompresi nel decreto ministeriale di cui alla
lettera m), finche' non e' emanato il provvedimento di dichiarazione di rifiuto ai sensi
del decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 1976, n. 1076, recante il regolamento
per l'amministrazione e la contabilit� degli organismi dell'esercito, della marina e
dell'areonautica. 2. Resta ferma la disciplina di cui al regolamento (CE) n. 1774/2002 del Parlamento
europeo e del Consiglio del 3 ottobre 2002, recante norme sanitarie relative a
sottoprodotti di origine animale non destinate al consumo umano, che costituisce
disciplina esaustiva ed autonoma nell'ambito del campo di applicazione ivi indicato. ART. 186 (terre e rocce da scavo) 1. Le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, ed i residui della lavorazione della
pietra destinate all'effettivo utilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati
non costituiscono rifiuti e sono, perci�, esclusi dall'ambito di applicazione della parte
quarta del presente decreto solo nel caso in cui, anche quando contaminati, durante il
ciclo produttivo, da sostanze inquinanti derivanti dalle attivit� di escavazione,
perforazione e costruzione siano utilizzati, senza trasformazioni preliminari, secondo le
modalit� previste nel progetto sottoposto a valutazione di impatto ambientale ovvero,
qualora il progetto non sia sottoposto a valutazione di impatto ambientale, secondo le
modalit� previste nel progetto approvato dall'autorit� amministrativa competente, ove
ci� sia espressamente previsto, previo parere delle Agenzie regionali e delle province
autonome per la protezione dell'ambiente, sempreche' la composizione media dell'intera
massa non presenti una concentrazione di inquinanti superiore ai limi ti massimi previsti
dalle norme vigenti e dal decreto di cui al comma 3. 2. Ai fini del presente articolo, le opere il cui progetto e' sottoposto a valutazione
di impatto ambientale costituiscono unico ciclo produttivo, anche qualora i materiali di
cui al comma 1 siano destinati a differenti utilizzi, a condizione che tali utilizzi siano
tutti progettualmente previsti. 3. Il rispetto dei limiti di cui al comma 1 pu� essere verificato, in alternativa agli
accertamenti sul sito di produzione, anche mediante accertamenti sui siti di deposito, in
caso di impossibilit� di immediato utilizzo. I limiti massimi accettabili nonche' le
modalit� di analisi dei materiali ai fini della loro caratterizzazione, da eseguire
secondo i criteri di cui all'Allegato 2 del titolo V della parte quarta del presente
decreto, sono determinati con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio da emanarsi entro novanta giorni dall'entrata in vigore della parte quarta del
presente decreto, salvo limiti inferiori previsti da disposizioni speciali. Sino
all'emanazione del predetto decreto continuano ad applicarsi i valori di concentrazione
limite accettabili di cui all'Allegato 1, tabella 1, colonna B, del decreto del Ministro
dell'ambiente 25 ottobre 1999, n. 471. 4. Il rispetto dei limiti massimi di concentrazione di inquinanti di cui al comma 3
deve essere verificato mediante attivit� di caratterizzazione dei materiali di cui al
comma 1, da ripetersi ogni qual volta si verifichino variazioni del processo di produzione
che origina tali materiali. 5. Per i materiali di cui al comma 1 si intende per effettivo utilizzo per reinterri,
riempimenti, rilevati e macinati anche la destinazione progettualmente prevista a
differenti cicli di produzione industriale, nonche' il riempimento delle cave coltivate,
oppure la ricollocazione in altro sito, a qualsiasi titolo autorizzata dall'autorit�
amministrativa competente, qualora ci� sia espressamente previsto, previo, ove il
relativo progetto non sia sottoposto a valutazione di impatto ambientale, parere delle
Agenzie regionali e delle province autonome per la protezione dell'ambiente, a condizione
che siano rispettati i limiti di cui al comma 3 e la ricollocazione sia effettuata secondo
modalit� progettuali di rimodellazione ambientale del territorio interessato. 6. Qualora i materiali di cui al comma 1 siano destinati a differenti cicli di
produzione industriale, le autorit� amministrative competenti ad esercitare le funzioni
di vigilanza e controllo sui medesimi cicli provvedono a verificare, senza oneri
aggiuntivi per la finanza pubblica, anche mediante l'effettuazione di controlli periodici,
l'effettiva destinazione all'uso autorizzato dei materiali; a tal fine l'utilizzatore e'
tenuto a documentarne provenienza, quantit� e specifica destinazione. 7. Ai fini del parere delle Agenzie regionali e delle province autonome per la
protezione dell'ambiente, di cui ai commi 1 e 5, per i progetti non sottoposti a
valutazione di impatto ambientale, alla richiesta di riutilizzo ai sensi dei commi da 1 a
6 e' allegata una dichiarazione del soggetto che esegue i lavori ovvero del committente,
resa ai sensi dell'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre
2000, n. 445, nella quale si attesta che nell'esecuzione dei lavori non sono state
utilizzate sostanze inquinanti, che il riutilizzo avviene senza trasformazioni
preliminari, che il riutilizzo avviene per una delle opere di cui ai commi 1 e 5 del
presente articolo, come autorizzata dall'autorit� competente, ove ci� sia espressamente
previsto, e che nel materiale da scavo la concentrazione di inquinanti non e' superiore ai
limiti vigenti con riferimento anche al sito di destinazione. 8. Nel caso in cui non sia possibile l'immediato riutilizzo del materiale di scavo,
dovr� anche essere indicato il sito di deposito del materiale, il quantitativo, la
tipologia del materiale ed all'atto del riutilizzo la richiesta dovr� essere integrata
con quanto previsto ai commi 6 e 7. Il riutilizzo dovr� avvenire entro sei mesi
dall'avvenuto deposito, salvo proroga su istanza motivata dell'interessato. 9. Il parere di cui al comma 5 deve essere reso nel termine perentorio di trenta
giorni, decorsi i quali provvede in via sostitutiva la regione su istanza
dell'interessato. 10. Non sono in ogni caso assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti derivanti dalle
lavorazioni di minerali e di materiali da cava. ART. 187 (divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi) 1. E' vietato miscelare categorie diverse di rifiuti pericolosi di cui all'Allegato G
alla parte quarta del presente decreto ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non
pericolosi. 2. In deroga al divieto di cui al comma 1, la miscelazione di rifiuti pericolosi tra
loro o con altri rifiuti, sostanze o materiali pu� essere autorizzata ai sensi degli
articoli 208, 209, 210 e 211 qualora siano rispettate le condizioni di cui all'articolo
178, comma 2, e al fine di rendere pi� sicuro il recupero e lo smaltimento dei rifiuti. 3. Fatta salva l'applicazione delle sanzioni specifiche ed in particolare di quelle di
cui all'articolo 256, comma 5, chiunque viola il divieto di cui al comma 1 e' tenuto a
procedere a proprie spese alla separazione dei rifiuti miscelati qualora sia tecnicamente
ed economicamente possibile e per soddisfare le condizioni di cui all'articolo 178, comma
2. ART. 188 (oneri dei produttori e dei detentori) 1. Gli oneri relativi alle attivit� di smaltimento sono a carico del detentore che
operazioni di smaltimento, nonche' dei precedenti detentori o del produttore dei rifiuti. 2. Il produttore o detentore dei rifiuti speciali assolve i propri obblighi con le
seguenti priorit�: a) autosmaltimento dei rifiuti;
c) conferimento dei rifiuti ai soggetti che gestiscono il servizio pubblico di raccolta
dei rifiuti urbani, con i quali sia stata stipulata apposita convenzione;
d) utilizzazione del trasporto ferroviario di rifiuti pericolosi per distanze superiori
a trecentocinquanta chilometri e quantit� eccedenti le venticinque tonnellate;
e) esportazione dei rifiuti con le modalit� previste dall'articolo 194. 3. La responsabilit� del detentore per il corretto recupero o smaltimento dei rifiuti
e' esclusa: a) in caso di conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di raccolta;
b) in caso di conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attivit� di
recupero o di smaltimento, a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di
cui all'articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi
dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto
termine abbia provveduto a dare comunicazione alla provincia della mancata ricezione del
formulario. Per le spedizioni transfrontaliere di rifiuti tale termine e' elevato a sei
mesi e la comunicazione e' effettuata alla regione. 4. Nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di
raggruppamento, ricondizionamento e deposito preliminare, indicate rispettivamente ai
punti D 13, D 14, D 15 dell'Allegato B alla parte quarta del presente decreto, la
responsabilit� dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento e' esclusa a
condizione che questi ultimi, oltre al formulario di trasporto di cui al comma 3, lettera
b), abbiano ricevuto il certificato di avvenuto smaltimento rilasciato dal titolare
dell'impianto che effettua le operazioni di cui ai punti da D 1 a D 12 del citato Allegato
B. Le relative modalit� di attuazione sono definite con decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio che dovr� anche determinare le
responsabilit� da attribuire all'intermediario dei rifiuti. ART. 189 (catasto dei rifiuti) 1. Il Catasto dei rifiuti, istituito dall'articolo 3 del decreto-legge 9 settembre
1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, e'
articolato in una Sezione nazionale, che ha sede in Roma presso l'Agenzia per la
protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) e in Sezioni regionali o delle
province autonome di Trento e di Bolzano presso le corrispondenti Agenzie regionali e
delle province autonome per la protezione dell'ambiente e, ove tali Agenzie non siano
ancora costituite, presso la regione. Le norme di organizzazione del Catasto sono emanate
ed aggiornate con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di
concerto con il Ministro delle attivit� produttive, entro sessanta giorni dall'entrata in
vigore della parte quarta del presente decreto. Sino all'emanazione del predetto decreto
continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto del Ministro dell'ambiente 4
agosto 1998, n. 372. Dall'attuazione del presente articolo non devono der ivare nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica. 2. Il Catasto assicura un quadro conoscitivo completo e costantemente aggiornato, anche
ai fini della pianificazione delle attivit� di gestione dei rifiuti, dei dati raccolti ai
sensi della legge 25 gennaio 1994, n. 70, utilizzando la nomenclatura prevista nel
Catalogo europeo dei rifiuti, di cui alla decisione 20 dicembre 1993, 94/3/CE. 3. Chiunque effettua a titolo professionale attivit� di raccolta e di trasporto di
rifiuti, compresi i commercianti e gli intermediari di rifiuti senza detenzione, ovvero
svolge le operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti, nonche' le imprese e gli
enti che producono rifiuti pericolosi ed i consorzi istituiti con le finalit� di
recuperare particolari tipologie di rifiuto comunicano annualmente alle Camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura territorialmente competenti, con le
modalit� previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, le quantit� e le caratteristiche
qualitative dei rifiuti oggetto delle predette attivit�. Sono esonerati da tale obbligo
gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile con un volume di
affari annuo non superiore a euro ottomila. 4. Nel caso in cui i produttori di rifiuti pericolosi conferiscano i medesimi al
servizio pubblico di raccolta competente per territorio e previa apposita convenzione, la
comunicazione e' effettuata dal gestore del servizio limitatamente alla quantit�
conferita. 5. I soggetti istituzionali responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti
urbani e assimilati comunicano annualmente, secondo le modalit� previste dalla legge 25
gennaio 1994 n. 70, le seguenti informazioni relative all'anno precedente: a) la quantit� dei rifiuti urbani raccolti nel proprio territorio;
b) la quantit� dei rifiuti speciali raccolti nel proprio territorio a seguito di
apposita convenzione con soggetti pubblici o privati;
c) i soggetti che hanno provveduto alla gestione dei rifiuti, specificando le
operazioni svolte, le tipologie e la quantit� dei rifiuti gestiti da ciascuno;
d) i costi di gestione e di ammortamento tecnico e finanziario degli investimenti per
le attivit� di gestione dei rifiuti, nonche' i proventi della tariffa di cui all'articolo
238 ed i proventi provenienti dai consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti;
f) le quantit� raccolte, suddivise per materiali, in attuazione degli accordi con i
consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti. 6. Le Sezioni regionali e provinciali e delle province autonome del Catasto, sulla base
dei dati trasmessi dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura,
provvedono all'elaborazione dei dati ed alla successiva trasmissione alla Sezione
nazionale entro trenta giorni dal ricevimento, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della
legge 25 gennaio 1994, n. 70, delle informazioni di cui ai commi 3 e 4. L' Agenzia per la
protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) elabora i dati, evidenziando le
tipologie e le quantit� dei rifiuti prodotti, raccolti, trasportati, recuperati e
smaltiti, nonche' gli impianti di smaltimento e di recupero in esercizio e ne assicura la
pubblicit�. 7. Per le comunicazioni relative ai rifiuti di imballaggio si applica quanto previsto
dall'articolo 220, comma 2. ART. 190 (registri di carico e scarico) 1. I soggetti di cui all'articolo 189, comma 3 hanno l'obbligo di tenere un registro di
carico e scarico su cui devono annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative
e quantitative dei rifiuti, da utilizzare ai fini della comunicazione annuale al Catasto.
I soggetti che producono rifiuti non pericolosi di cui all'articolo 184, comma 3, lettere
c), d) e g), hanno l'obbligo di tenere un registro di carico e scarico su cui devono
annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti. Le
annotazioni devono essere effettuate: a) per i produttori, almeno entro dieci giorni lavorativi dalla produzione del rifiuto
e dallo scarico del medesimo;
b) per i soggetti che effettuano la raccolta e il trasporto, almeno entro dieci giorni
lavorativi dalla effettuazione del trasporto;
c) per i commercianti, gli intermediari e i consorzi, almeno entro dieci giorni
lavorativi dalla effettuazione della transazione relativa;
d) per i soggetti che effettuano le operazioni di recupero e di smaltimento, entro due
giorni lavorativi dalla presa in carico dei rifiuti. 2. Il registro tenuto dagli stabilimenti e dalle imprese che svolgono attivit� di
smaltimento e di recupero di rifiuti deve, inoltre, contenere: a) l'origine, la quantit�, le caratteristiche e la destinazione specifica dei rifiuti;
c) il metodo di trattamento impiegato. 3. I registri sono tenuti presso ogni impianto di produzione, di stoccaggio, di
recupero e di smaltimento di rifiuti, nonche' presso la sede delle imprese che effettuano
attivit� di raccolta e trasporto, nonche' presso la sede dei commercianti e degli
intermediari. I registri integrati con i formulari di cui all'articolo 193 relativi al
trasporto dei rifiuti sono conservati per cinque anni dalla data dell'ultima
registrazione, ad eccezione dei registri relativi alle operazioni di smaltimento dei
rifiuti in discarica, che devono essere conservati a tempo indeterminato ed al termine
dell'attivit� devono essere consegnati all'autorit� che ha rilasciato l'autorizzazione. 4. I soggetti la cui produzione annua di rifiuti non eccede le dieci tonnellate di
rifiuti non pericolosi e le due tonnellate di rifiuti pericolosi possono adempiere
all'obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti anche tramite le
organizzazioni di categoria interessate o loro societ� di servizi che provvedono ad
annotare i dati previsti con cadenza mensile, mantenendo presso la sede dell'impresa copia
dei dati trasmessi. 5. Le informazioni contenute nel registro sono rese disponibili in qualunque momento
all'autorit� di controllo che ne faccia richiesta. 6. I registri sono numerati, vidimati e gestiti con le procedure e le modalit� fissate
dalla normativa sui registri IVA. Gli obblighi connessi alla tenuta dei registri di carico
e scarico si intendono correttamente adempiuti anche qualora sia utilizzata carta formato
A4, regolarmente numerata. 7. La disciplina di carattere nazionale relativa al presente articolo e' definita con
decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio entro sessanta giorni
dall'entrata in vigore della parte quarta del presente decreto. Sino all'emanazione del
predetto decreto continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto del Ministro

References: ART. 177
 ART. 178
 ART. 179
 ART. 180
 ART. 181
 articolo 212
 ART. 182
 ART. 183
 ART. 184
 ART. 185
 ART. 186
 ART. 187
 ART. 188
 ART. 189
 ART. 190