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Timestamp: 2020-04-09 04:50:54+00:00

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Proroga sulla cedolare secca. - Il Commentario del Merito
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Proroga sulla cedolare secca.
LA PROROGA SULLA CEDOLARE SECCA.
Gli effetti del DL. 28.3.2014 n.47 dopo la sentenza della Corte Costituzionale nr. 50/2014.
Il legislatore, con la conversione del D.L. 28.3.2014 n.47, nella L. 23.5.2014 n.80 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale –Serie generale- n.121 del 27.5.2014), modificandone l’art.5, con l’aggiunta del comma 1-ter, secondo cui “sono fatti salvi fino alla data del 31.12.2015, gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base dei contratti di locazione registrati ai sensi dell’art.3, commi 8 e 9, del Dlgs 14.3.2011 n.23”, ha annullato, temporaneamente, gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale n.50/2014. Ciò significa che i contratti stipulati con la disciplina della cedolare secca, conservano il loro valore sino almeno al 31.12.2015, alla luce della “proroga” posta in essere dal Legislatore.
Per meglio dire, la Corte Costituzionale, affrontando la questione della disciplina sugli affitti in nero, con sentenza 10-14.3.2014 n.50, dichiarava l’illegittimità costituzionale dell’art. 3, co. 8° e 9°, D.Lgs. 14.3.2011, n. 23, ritenendo fondata la questione di legittimità sollevata, per eccesso di delega, nella parte in cui tali commi prevedevano “un meccanismo di sostituzione sanzionatoria della durata del contratto di locazione per uso abitativo e di commisurazione del relativo canone nel caso di mancata registrazione del contratto entro il termine di legge e l’estensione di tale disciplina e di quella relativa alla nullità dei contratti di locazione non registrati anche ai contratti di locazione registrati nei quali sia stato indicato un importo inferiore a quello effettivo, o di contratti di comodato fittizio registrati”.
La pronuncia, in sostanza, sterilizzava gli effetti della norma in questione, facendo venire meno eventuali provvedimenti assunti dall’Agenzia in tal senso.
In termini pratici, le “modifiche” ai contratti di locazione operate in seguito alle previsioni dell’artt. 3, commi 8 o 9, Dlgs 23/2011, sarebbero dovute essere dichiarate inefficaci e conseguentemente riprendere pieno vigore gli accordi contrattuali originariamente sottoscritti dalle parti (in tal senso, FRIVOLI N. e TARANTINO M. “Le proroghe nel contratto di locazione ad uso abitativo” – Officina del Diritto – Giuffrè 2015).
Premesso quanto innanzi esposto, quindi, interpretando l’attuale disciplina prevista dal D.L. 28.3.2014 n.47 conv. nella L. 23.5.2014 n.8, si evidenziano i seguenti effetti:
i contratti imposti forzosamente dall’Agenzia delle Entrate, con la disciplina dei c.d. affitti in nero, conserveranno la loro efficacia sino alla data del 31.12.2015;
i proprietari degli immobili non saranno autorizzati, sino al 31.12.2015, ad ottenere il pagamento dei canoni arretrati, cioè quelli previsti nei contratti originariamente stipulati e registrati in ritardo;
pertanto, i proprietari dall’1.1.2016 potranno chiedere tutti gli arretrati agli inquilini, salvo ulteriori proroghe;
gli effetti previsti dalla L.23.5.2014 n.80, di conversione D.L. 28.3.2014 n.47, sono di natura transitoria, posto che la sentenza n.50/2014 del Corte Costituzionale, rimane pienamente valida, e con esso l’incostituzionalità dell’art.3, commi 8 e 9, Dlgs 14.3.2011 n.23.
Appare del tutto “anomalo” l’intervento del Legislatore il quale tenta, forzatamente, di garantire la sopravvivenza della disciplina dei c.d. affitti in nero, con un esplicito “salvataggio”, nonostante l’espressa declaratoria di incostituzionalità. Da tale punto di vista sarà il caso di sottolineare che la stessa Corte Costituzionale ha chiarito in diverse occasioni, anche di recente con la sentenza 3.12.2010 n.350 (multis sentenza 15.7.1983 n.223, sentenza 22.6.1966 n.88, sentenza 24.5.1963 n.73), le problematiche sorte nel caso di violazione del giudicato costituzionale, ovvero quanto segue:
“Le decisioni di accoglimento hanno per destinatario il legislatore stesso, al quale è quindi precluso non solo disporre che la norma dichiarata incostituzionale conservi la propria efficacia, bensì di perseguire e raggiungere, anche se indirettamente, esiti corrispondenti a quelli già ritenuti lesivi della Costituzione”.
“Perché vi sia violazione del giudicato costituzionale, è necessario che una norma ripristini o preservi l’efficacia di una norma già dichiarata incostituzionale”.
“Il rigore del citato precetto costituzionale impone al legislatore di “accettare la immediata cessazione dell’efficacia giuridica della norma illegittima”, anziché “prolungarne la vita” sino all’entrata in vigore di una nuova disciplina del settore.
A questo punto, vi sarebbero tutti gli elementi per una nuova declaratoria di incostituzionalità della normativa-salvataggio posta in essere dal Legislatore in chiara violazione dei menzionati principi, più volte ribaditi dalla Corte delle Leggi.
Avv. Nicola Frivoli e Avv. Maurizio Tarantino info: studiolegalefrivoli@libero.it e studiomauriziotarantino@gmail.com
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