Source: http://www.studiolegalezuco.it/infortunio-sul-lavoro-lavori-in-quota-autorizzazione-aziendale-procedure-sorveglianza-cass-pen-n-51720-2017/
Timestamp: 2020-02-28 14:39:19+00:00

Document:
Sicurezza sul lavoro. Infortunio, lavori in quota, autorizzazione aziendale, procedure di sicurezza, sorveglianza del datore di lavoro. Cassazione Penale n. 51720/2017. - Studio Legale Zuco
Sicurezza sul lavoro. Infortunio, lavori in quota, autorizzazione aziendale, procedure di sicurezza, sorveglianza del datore di lavoro. Cassazione Penale n. 51720/2017.
21 novembre 2017 20 novembre 2017 Avv. Alessandro ZucoGiurisprudenza
Cass. Pen., Sez. IV, sent. n. 51720 del 14 novembre 2017 (ud. del 28 settembre 2017)
Pres. Romis, Est. Ranaldi
Sicurezza sul lavoro. Lavori in quota. Caduta dal tetto. Infortunio sul lavoro. Lesioni personali gravi. Procedure aziendali. D. lgs. n. 81/2008.
Anche se il reato nella fattispecie concreta è stato dichiarato prescritto, vale la pena di riscontrare che le doglianze del ricorrente hanno hanno riguardato la non coincidenza di una presunta responsabilità omissiva con una responsabilità penale oggettiva derivante dalla posizione del soggetto che sarebbe obbligato alla sorveglianza dei lavoratori. Si deduceva che non fosse possibile controllare i manutentori ogni qualvolta essi dovessero accedere al tetto per operare interventi, e che un’assenza di controllo al momento del fatto non equivalesse ad una generale assenza di controllo come presunzione assoluta.
Si contestava inoltre che il Tribunale di primo grado avesse arbitrariamente ritenuto, senza motivare in merito a tale convincimento, che l’autorizzazione a recarsi sui tetti necessitasse ogni volta di conferma per iscritto per ogni singolo intervento, essendo indicato nelle procedure di prevenzione e protezione aziendali che «il personale adibito allo svolgimento di lavori su tetti e coperture deve ricevere esplicita autorizzazione scritta rilasciata dall’azienda». Tanto più che non era stata tenuta in considerazione la dichiarazione della stessa persona offesa che aveva indicato di essere stata autorizzata ad eseguire i lavori in quota.
1. Con sentenza del 5.4.2016 la Corte di appello di Brescia ha confermato la sentenza di primo grado che ha ritenuto la responsabilità di L.M. in ordine all’Infortunio sul lavoro avvenuto nello stabilimento della ditta Amica Chips S.p.a. ai danni di M.C., dipendente che riportava lesioni personali gravi riportate dopo essere salito sul tetto per una modifica di un tubo di scarico dell’impianto di aspirazione: in tale occasione inciampava e rovinava su una lastra della copertura che non reggeva al peso del suo corpo e ne provocava la caduta da ull’altezza di circa 6 metri (fatto del 13.3.2009).
All’imputata, quale procuratore speciale della ditta delegato alla sicurezza, è stato addebitato di aver tollerato comportamenti dei lavoratori non conformi alla procedura aziendale stabilita per l’accesso alla copertura del tetto al fine di evitare cadute dall’alto.
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso il difensore dell’imputata, articolando quattro motivi, di seguito sinteticamente illustrati.
I) Erronea applicazione della legge penale in relazione al T.U. n. 81/2008, artt. 63, 111, e 20, in correlazione all’art. 27 Cost.
Deduce che alla prevenuta non è rimproverabile alcuna condotta omissiva, in quanto ha predisposto l’adeguato dispositivo di protezione e ha monitorato il rispetto delle regole precauzionali prescritte ai lavoratori, non potendo ciononostante evitare l’evento posto che in quell’occasione il lavoratore, negligentemente, non ha rispettato la regola impostagli. Rileva che la responsabilità omissiva non può coincidere con una responsabilità penale oggettiva da posizione, non essendo possibile controllare i manutentori ogniqualvolta un intervento di manutenzione debba essere effettuato. In sostanza, sostiene che l’assenza di controllo nel momento in cui il fatto si è verificato non può equivalere ad una presunzione assoluta di mancanza di controllo.
Deduce che il punto 5 della procedura citata prevede che «il personale adibito allo svolgimento di lavori su tetti e coperture deve ricevere esplicita autorizzazione scritta rilasciata dall’azienda». Nell’appello si era criticato che il Tribunale, del tutto arbitrariamente, avesse ritenuto che la nota prescrivesse un’autorizzazione scritta ogniqualvolta si dovesse salire sul tetto.
Si duole che al riguardo la sentenza impugnata nulla ha motivato per giustificare il proprio convincimento sul fatto che occorresse un’autorizzazione a salire sul tetto, rilasciata ad hoc per ogni singolo intervento. Inoltre la Corte ha ritenuto erroneamente la mancanza di una autorizzazione preventiva specifica a salire sul tetto, in totale spregio delle risultanze istruttorie, posto che la stessa persona offesa ha riferito di essere stata autorizzata a eseguire lavori in quota.
III) Mancata assunzione di una prova decisiva scaturita dalla mancata rinnovazione dell’audizione del teste M. in ordine alle risposte non oggetto di verbalizzazione.
IV) Violazione dell’art. 168 bis cod. pen. in relazione all’art. 2, comma 4, cod. pen.
3. Preliminarmente sussistono i presupposti per rilevare d’ufficio l’intervenuta causa estintiva del reato per cui si procede, essendo spirato il relativo termine di prescrizione massimo pari ad anni sette e mesi sei. Deve rilevarsi che il ricorso in esame non presenta profili di inammissibilità, per manifesta infondatezza delle doglianze ovvero perché basato su censure non deducibili in sede di legittimità. Pertanto, sussistono i presupposti, discendenti dalla intervenuta instaurazione di un valido rapporto processuale di impugnazione, per rilevare e dichiarare le cause di non punibilità a norma dell’art. 129 cod. proc. pen. maturate, come nel caso di specie, successivamente rispetto alla sentenza impugnata (la sentenza di secondo grado è stata resa in data 5.4.2016, mentre il termine di prescrizione risulta spirato il 13.9.2016).
Si osserva, infine, che non ricorrono le condizioni per una pronuncia assolutoria di merito, ex art. 129, comma 2, cod. proc. pen., non potendosi constatare con evidenza dagli atti l’insussistenza del fatto-reato.
4. Si impone, pertanto, l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, per essere il reato estinto per prescrizione.
Scarica in pdf il testo della sentenza: cass. pen. sez. 4 sent. n. 51720-2017
Taggato cass. pen. n. 51720/2017, d. lgs. n. 81/2008, datore di lavoro, infortunio sul lavoro, lavoratore, lavori in quota, lesioni personali gravi, obbligo di sorveglianza, posizione di garanzia, procedure aziendali, sicurezza sul lavoro, sorveglianza
Spettrometria gamma e radioprotezione dai rifiuti radioattivi: in vigore la norma UNI 19017:2017.
Accesso alle informazioni ambientali, interpretazione del giudice nazionale, VAS e corrette tempistiche. T.A.R. Piemonte n. 1082/2017.

References: Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 129
 sentenza 
 cass. 
 cass.