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Serena Maggi
1 2 Cesvot Edizioni I Quaderni Bimestrale n. 61, Febbraio 2013 reg. Tribunale di Firenze n del 28/01/1999 Direttore Responsabile Cristiana Guccinelli Redazione Cristina Galasso spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/c legge 662/96 FI ISSN ISBN Prodotto realizzato nell ambito di un sistema di gestione certifi cato alle norme Iso 9001:2008 da Rina con certifi cato n /04 Pubblicazione Periodica del Centro Servizi Volontariato Toscana3 Disabilità e dopo di noi Strumenti ed esperienze 61 a cura di Francesca Biondi Dal Monte Elena Vivaldi4 5 5 Premessa di Emanuele Rossi Programmare interventi a favore delle persone in condizione di disabilità implica necessariamente un confronto con il dopo di noi, e cioè con il momento nel quale la rete familiare di supporto e assistenza non sarà più in grado di prendersi cura della persona disabile. A tal fi ne uno dei principali obiettivi per le future politiche pubbliche sarà quello di individuare strumenti e opportunità atti a favorire l autonomia della persona, quale precondizione essenziale per assicurare una certa qualità della vita, da sperimentare a partire dal cosiddetto durante noi, ovvero nel momento in cui la famiglia è presente e in grado di prendersi cura del familiare. La predisposizione di ogni strumento utile a favorire l autonomia della persona costituisce infatti una ragionevole pretesa di quest ultima, al fi ne di vedersi garantita la propria dignità, nell ottica di una emancipazione del trattamento della disabilità da quello della malattia. Al contempo, ciò costituisce un modo per tutelare le stesse famiglie, troppo a lungo lasciate sole nel supporto ai propri congiunti. Questo Quaderno ha il merito di offrire una rifl essione sul tema e stimolare un dibattito tra istituzioni e società civile nella programmazione di ogni azione utile allo scopo. I contributi e le esperienze raccolte testimoniano un cambiamento di prospettiva cui hanno contribuito in modo rilevante le organizzazioni di volontariato presenti sul territorio toscano. La disabilità rappresenta infatti uno dei settori nei quali è maggiormente apprezzabile la ricchezza dell apporto del terzo settore, il cui ruolo dovrebbe trovare spazio di esplicazione non soltanto nella fase di erogazione dei servizi, ma anche nell attività di programmazione degli interventi e di gestione del sistema. La partecipazione del terzo settore alla defi nizione delle politiche garantisce infatti una maggiore rispondenza dell azione pubblica ai concreti bisogni della società civile; la sua vicinanza alle richieste della popolazione e la sua esperienza delle condizioni di bisogno ne fanno un interlocutore essenzia-6 6 le per garantire effi cacia alle politiche stesse. Del resto l istanza partecipativa è sempre stata presente al nostro assetto costituzionale, e non è un caso che una delle disposizioni di apertura della nostra Carta costituzionale contenga la previsione di effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all organizzazione politica, economica e sociale del Paese: istanza sancita e potremmo dire scolpita nell art. 3, secondo comma della Costituzione. Signifi cativamente, tale istanza è collegata al principio di eguaglianza, inteso sia nella sua dimensione formale ovvero come esigenza di parità di trattamento di ogni persona di fronte alla legge sia nella sua espressione sostanziale, ovvero quale impegno della Repubblica nel rimuovere le cause che impediscono una effettiva eguaglianza e, appunto, la possibilità di partecipazione alla vita sociale, economica e politica. Se, dunque, non è di ora la consapevolezza che la stessa democrazia rappresentativa posta a fondamento dell assetto costituzionale del nostro paese trovi arricchimento e sostegno mediante forme e istanze partecipative, tuttavia non si può negare come l istanza partecipativa sia stata rafforzata dalla riforma costituzionale del 2001 e, in particolare, dall introduzione del principio contenuto nell art. 118, comma 4, della Costituzione, in forza del quale, come è noto, Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà. Tale principio esplicita infatti a livello di previsione costituzionale le istanze partecipative già rilevabili in Costituzione. Peraltro è lo stesso riconoscimento dei diritti sociali ad essere strettamente connesso alla constatazione della natura aggregativa dell uomo in formazioni sociali (che vanno dalla famiglia allo Stato) e alla dimensione solidaristica della persona (principi che trovano esplicito riconoscimento, come noto, nell art. 2 della Costituzione). Per questa ragione, come osservò Norberto Bobbio, tali diritti defi niscono delle pretese o esigenze da cui derivano legittime aspettative, che i cittadini hanno, non come individui singoli, ma come individui sociali, che vivono, e non possono non vivere, con gli altri individui. E d altro canto, nella prospettiva costituzionale l azione solidaristica di tutti i consociati si affi anca a quel-7 la dello Stato (sociale), al fi ne ultimo di tutelare non soltanto i classici diritti di libertà ma anche di assicurare l eguaglianza delle situazioni, malgrado la differenza delle fortune, attraverso un equa ripartizione delle risorse e degli oneri sociali. Accanto a tale prospettiva sta anche una nuova articolazione delle responsabilità in merito alla tutela dei diritti, verso un sistema multilivello che vede ordinamento internazionale, Unione europea, Stato, regioni ed enti locali impegnati ciascuno per l ambito di propria competenza nella garanzia dei diritti fondamentali della persona. I contributi raccolti nel Quaderno danno con puntualità conto anche di questa prospettiva e del nuovo disegno delle competenze in materia di disabilità. Pare quindi delinearsi un sistema progressivamente più complesso nel quale differenti livelli di governo, in forma sussidiaria rispetto alle formazioni sociali, contribuiscono a tutelare i diritti sociali delle persone in condizione di disabilità. L esperienza delle fondazioni di partecipazione nate in Toscana ne sono un esempio effi cace, pur nell ambito dei peculiari assetti che esse hanno assunto. Tale interazione conduce a superare le due dimensioni classiche della sussidiarietà, orizzontale e verticale, verso un nuovo modello di welfare incentrato sulla cosiddetta sussidiarietà circolare, intendendo con tale espressione un ambito di applicazione nel quale far interagire, in modo sistematico e permanente, i tre vertici del triangolo che rappresenta l intera società e cioè il vertice che denota la sfera politico-istituzionale, quello della sfera commerciale (business community) e quello della sfera della società civile (Zamagni), per riuscire ad ottenere quanto nessuno dei tre vertici appena indicati riuscirebbe da solo a realizzare. Come ben evidenziato in questo Quaderno, il dopo di noi si ricollega a tutte le sopra esposte prospettive: nasce dall azione del terzo settore, sollecita e richiede la collaborazione degli enti pubblici, stimola l unione di idee, progetti e risorse tra soggetti pubblici e privati verso un risultato che senza tale interazione non si potrebbe raggiungere, e la cui fi nalità ultima è dare una risposta vera ed effi cace alla dignità di molte persone. 78 8 Introduzione di Francesca Biondi Dal Monte e Elena Vivaldi Il dopo di noi in Toscana. Attualità del tema ed esperienze Negli ultimi anni, sia a livello nazionale che regionale, si va rafforzando la tendenza ad elaborare politiche che assicurino alla persona disabile la permanenza nel proprio domicilio ed interventi volti ad accrescere lo sviluppo psico-sociale della persona. Tale approccio trova però un limite naturale nella possibilità concreta, per la persona disabile, di rimanere nella propria abitazione e contare sul sostegno delle persone vicine: ciò deve spingerci a domandarsi che cosa ne sia della persona disabile quando i familiari non siano più in grado di occuparsi dei loro congiunti. Ecco emergere così il tema del dopo di noi. Da parte sua la Regione Toscana ormai da qualche anno vi ha posto un attenzione particolare, dedicando ad esso azioni specifi che sia nei precedenti piani sociale e sanitario, sia nel futuro Piano sociale e sanitario integrato regionale ; ed anche gli enti locali, negli atti di programmazione di loro competenza, hanno prestato attenzione a questo tema. Parallelamente all attenzione delle istituzioni, si sono moltiplicati gli interventi da parte degli enti del terzo settore, e delle organizzazioni di volontariato in particolare, che hanno sperimentato in questi anni numerosi percorsi di autonomia, caratterizzati dalla gradualità e dal supporto attivo delle famiglie. La necessità di ricostruire il quadro degli interventi realizzati ed il prezioso apporto del Volontariato in tale ambito hanno portato il Cesvot, in collaborazione con l Istituto Dirpolis della Scuola Superiore Sant Anna, a condurre, nel corso del 2011, una rilevazione delle esperienze e delle migliori buone prassi realizzate in Toscana dalle organizzazioni di volontariato, dagli altri enti del terzo settore e dagli enti locali. Si tratta della prima fotografi a del territorio regionale sui progetti per il dopo di noi, che ha voluto mettere in evidenza gli attori e i progetti realizzati, le modalità di gestione dei progetti, il loro fi nanziamento, le collaborazioni esistenti, le migliori buone pratiche, nonché eventuali9 proposte per le istituzioni regionali e locali. La rilevazione si è basata sull elaborazione di un questionario distribuito tra tutti gli enti attivi sul territorio toscano, invitati in appositi incontri tematici (tra i quali 5 focus group nelle città di Pisa, Lucca, Grosseto, Pistoia e Firenze), nei quali sono stati discussi i progetti realizzati, gli aspetti critici e le azioni più effi caci per rispondere ai bisogni delle persone in condizioni di disabilità e delle loro famiglie. L analisi condotta ha permesso di mettere in evidenza alcune esperienze signifi cative, classifi cabili in tre distinti gruppi, corrispondenti a tre diversi livelli di intervento. Il primo si basa sul durante noi, e cioè sul periodo nel quale la persona in condizione di disabilità può contare sulla propria famiglia, per iniziare un percorso verso l autonomia e l indipendenza nella vita quotidiana (es. uscite pomeridiane fi nalizzate ad apprendere o migliorare l organizzazione quotidiana, a stabilire relazioni anche oltre la rete parentale, ecc.). Accanto a questo tipo di esperienze vi sono progetti che, sempre investendo sul durante noi, sono volti ad iniziare un percorso di progressiva autonomia dalla famiglia di origine prevedendo l inserimento, anche per pochi giorni durante la settimana, in una casa famiglia o comunque in un appartamento distinto da quello della famiglia, tenendo ovviamente in considerazione le diverse forme di disabilità. Un terzo livello di interventi ha visto la realizzazione di vere e proprie strutture residenziali dove le persone in condizione di disabilità hanno iniziato a vivere e dove resteranno anche nel momento in cui la famiglia verrà a mancare. In generale la ricerca ha consentito di portare alla luce il ruolo di primo piano che il Terzo settore ha avuto, e continua ad avere, nella sperimentazione di risposte innovative per il c.d. durante-dopo di noi, pur con tutte le criticità legate alla scarsità e discontinuità di fi nanziamenti. Gli enti del Terzo settore, grazie al ruolo attivo delle famiglie, hanno infatti interpretato i bisogni espressi sul territorio, mobilitando risorse, cercando fi nanziamenti, costituendo importanti reti sia con altri soggetti privati che con le istituzioni. In questo quadro una specifi ca attenzione hanno meritato anche le fondazioni di partecipazione - costituite al fi ne di destinare determinate risorse allo scopo, immodifi cabile, di tutelare le persone in condizione di disabi- 910 10 lità - le quali rappresentano senz altro un esperienza signifi cativa che ha visto proprio le organizzazioni di volontariato agire in vista della realizzazione di politiche solidaristiche. Questo Quaderno nasce proprio dalla rilevazione condotta lo scorso anno, dalla quale, oltre alle numerose e signifi cative esperienze emerse, che meritano di essere valorizzate e conosciute, è apparsa anche la necessità di mantenere alta l attenzione su questo tema, offrendo strumenti di lavoro, di rifl essione e di stimolo per chi intende operare in futuro in questo settore. La nascita del Coordinamento toscano per il durante e dopo di noi Di tali bisogni presenti nella realtà toscana è prova il percorso di ascolto e confronto, nato spontaneamente e supportato dal Cesvot, tra le associazioni che sono state coinvolte nella rilevazione suddetta. Tale percorso, che ha portato alla nascita di un Coordinamento delle associazioni e alla sottoscrizione di una Piattaforma programmatica 1 (cui hanno aderito, al momento, 39 associazioni), ha tra le fi nalità principali quelle di scambiare informazioni, fare analisi critica e propositiva del contesto normativo esistente, dare rappresentanza alle associazioni, pur nel rispetto delle singole identità di ognuna. Il lavoro svolto fi nora ha portato alla costituzioni di vari gruppi di lavoro (gruppo che lavora sulla proposta di forma giuridica da assumere per la nascita del coordinamento; gruppo che si occupa della disabilità intellettiva; gruppo dedicato alla disabilità fi sica; Gruppo che si occupa della multi-disabilità), che hanno individuato, attraverso un percorso partecipato e guidato da facilitatori messi a disposizione del Cesvot, i temi che dovranno essere oggetto del lavoro del Coordinamento e che sono stati esplicitati nella Piattaforma programmatica condivisa dalle associazioni aderenti. 1 Il testo della Piattaforma programmatica è pubblicato nella terza parte di questo volume.11 Tra questi, si segnalano: la capacità di operare verso le pubbliche amministrazioni competenti, e in particolare la Regione, per modificare, aggiornare e migliorare, a favore dei soggetti in condizione di disabilità e delle loro famiglie, il riconoscimento dei loro diritti e l efficacia e l omogeneizzazione del sistema dei servizi pubblici e privati; la conoscenza reciproca e la messa in comune di risorse, siano esse umane, progettuali e professionali oltre che di conoscenze e rapporti fra tutte le organizzazioni, le famiglie, i singoli che operano a favore dei soggetti in condizione di disabilità e in particolare sulle condizioni di autonomia degli stessi dentro e fuori il nucleo familiare; la promozione di una nuova cultura della disabilità anche attraverso la partecipazione alla programmazione e all erogazione dei servizi pubblici; il supporto, la diffusione, l effi cacia dei percorsi di inserimento lavorativo dei soggetti in condizione di disabilità; l accreditamento, da parte delle Istituzioni preposte, delle strutture e dei servizi del durante e dopo di noi ; la verifi ca della concreta applicazione dei Lea a benefi cio dei soggetti in condizione di disabilità al fi ne anche di contribuire alla futura defi nizione dei Liveas; l approfondimento e la diffusione di esperienze e modelli operativi per la gestione dei servizi del durante e dopo di noi ; la valutazione di effi cacia ed effi cienza dei progetti, e in particolare di quelli sperimentali, anche al fi ne di rafforzare l integrazione fra pubblico e privato; lo sviluppo di nuove azioni nell ambito delle Istituzioni scolastiche a favore degli alunni in condizione di disabilità in un nuovo contesto di rapporti fra scuola, docenti e famiglie. Di tale signifi cativo percorso, realizzato in poco più di un anno e mezzo, ci pare importante sottolineare il ruolo di sostegno offerto dal Cesvot, il quale, tramite un gruppo di consulenti (Iris Idee & Reti Firenze), ha supportato la costituzione del Coordinamento, offrendo supporto organizzativo e competenze utili alla facilitazione delle 1112 12 prime riunioni, alla redazione degli atti, alla stesura di documenti e all avvio dei gruppi di lavoro. Presentazione dei contributi Apre il Quaderno il lavoro di Elena Vivaldi, che intende offrire una ricostruzione dell evoluzione normativa, sia sovranazionale che statale, sul riconoscimento e sulla garanzia dei diritti delle persone in condizione di disabilità. A partire da tali premesse, il contributo si sofferma in particolare sui caratteri e sulla concreta attuazione della normativa toscana, anche in relazione alla loro possibile compatibilità con le riforme nazionali annunciate nell ultimo periodo. Il contributo di Francesca Biondi Dal Monte indaga il ruolo di enti locali e terzo settore in materia di disabilità, con specifi co riferimento al tema del dopo di noi. In questo ambito proprio l autonoma iniziativa dei cittadini, singoli ed associati, ed in particolare delle famiglie delle persone in condizione di disabilità, ha costituito il motore di un azione di stimolo degli stessi enti pubblici. Una particolare attenzione è data alle prime fondazioni di partecipazione, costituite da enti pubblici e privato sociale, con un focus specifi co sulle esperienze toscane e sui diversi modelli di governance che si vanno strutturando nelle singole realtà. Il lavoro di Cecilia Vigilanti approfondisce gli aspetti dell istruzione e dell inserimento lavorativo, quali strumenti centrali per lo sviluppo di una piena vita di relazione e per l edifi cazione di percorsi di autonomia, fondamentali nel dopo di noi, perché ognuno possa impiegare positivamente le abilità che lo connotano in modo che gli spazi di autonomia che gli sono disponibili siano vissuti. Lo studio evidenzia l innovatività ma anche i limiti degli interventi promossi dalla Regione Toscana in favore dei soggetti svantaggiati, limiti e lacune che costituiscono punti di partenza per l elaborazione di proposte di innovazione e di avanzamento. Il contributo di Lorenzo Gremigni Francini intende presentare gli strumenti offerti dal diritto privato che paiono in grado di garantire ad un soggetto incapace non soltanto una dote patrimoniale per il momento in cui i suoi cari verranno meno, ma anche degli strumenti13 per proteggere il patrimonio dedicato alla persona in condizione di disabilità dalle insidie che potrebbero prospettarsi nel percorso del dopo di noi, ponendo in luce sia i punti di forza che gli aspetti di debolezza sotto profi li pratici e talvolta giuridici degli istituti presi in considerazione. Chiudono la prima parte del Quaderno le riflessioni di Matteo Villa, che analizza il dopo di noi come caso paradigmatico che mette alla prova il sistema di welfare italiano, portandone alla luce i nodi, le contraddizioni, gli elementi di inattualità, ma anche alcune risorse di grande rilievo spesso non riconosciute, valorizzate o attivate adeguatamente. Il regime familistico e a sussidiarietà passiva, la frammentazione istituzionale e territoriale, l incertezza intorno all esigibilità dei diritti sociali e delle risorse collegate, e la visione della politica sociale intesa come costo e non come investimento sono alcune delle principali caratteristiche, analizzate dall autore, come fattori che ostacolano un azione effi cace in molti campi. La seconda parte del Quaderno offre un quadro delle fondazioni di partecipazione per il dopo di noi nate in Toscana, delle loro peculiarità, dei progetti in corso, delle possibili linee di sviluppo, nonché una rifl essione sugli elementi di criticità che esse hanno incontrato nel percorso fi nora condotto. Questa sezione del Quaderno si apre con il contributo di Marisa Biancardi che, dal suo punto di vista di genitore di una ragazza disabile, ci offre uno quadro signifi cativo degli interrogativi angosciosi che ciascuna famiglia si pone, e di come lo strumento della fondazione partecipata possa o meno rispondervi. Nella terza parte del volume sono raccolte le esperienze più signifi - cative realizzate dalle associazioni di volontariato toscane che la rilevazione effettuata nel corso del 2011 dall Istituto Dirpolis della Scuola Sant Anna ha evidenziato per conto del Cesvot. Nella quarta parte, invece, si dà conto anche di alcuni percorsi condotti da cooperative sociali (si veda il contributo di Filippo Ciucci) e da associazioni di promozione sociale (si veda il contributo di Luca Gori), proprio al fi ne di offrire un quadro più completo possibile del ruolo assunto, in Toscana, dal Terzo settore complessivamente inteso sul dopo di noi. Conclude il lavoro una appendice normativa (curata da Giovanna 1314 14 Cuzzola) che intende rappresentare un pratico ed aggiornato strumento di lavoro, sia per le famiglie che per le associazioni. Riflessioni per aprire un dibattito Tutti i contributi del presente Quaderno, da quelli di inquadramento generale e più teorico, alle singole esperienze raccontate da chi tutti i giorni lavora o vive a contatto con la disabilità, intendono proporre una rifl essione su quali siano oggi i nodi critici rispetto all attuazione del programma costituzionale sulla tutela dei soggetti deboli, con particolare riferimento al tema del dopo di noi. Ad oggi, contrariamente a quanto sembrerebbe desumersi dai principi fondamentali che reggono il nostro ordinamento giuridico, mancano ancora strumenti specifi ci che siano in grado di garantire la dignità delle persone in condizione di disabilità quando venga meno il sostegno della famiglia. Paiono insuffi cienti gli istituti che possano assicurare a tali persone non solo le prestazioni essenziali di cui sono destinatari e nei confronti delle quali essi vantano pretese sanzionabili giudizialmente, ma anche la loro qualità della vita, che si esplica attraverso la scelta del come e dove vivere, in un ambiente familiare, nella conservazione delle proprie abitudini di vita. Su queste premesse, pare comunque importante sottolineare che negli ultimi vent anni sono stati compiuti indubbi passi in avanti verso una concezione unitaria del bisogno espresso da soggetti fragili, ed è innegabile che, in questa evoluzione normativa ma prima ancora sociale e culturale, un ruolo di primo piano sia stato assunto dalle organizzazioni di volontariato. Esse infatti, da strumento attraverso cui far emergere la domanda latente di servizi, hanno assunto un ruolo di vere protagoniste del sistema di welfare, capaci di dimostrare che a questa domanda si può far fronte attraverso servizi innovativi e dinamici, nonché attraverso un assunzione di responsabilità da parte delle comunità locali in ordine alla creazione di beni e servizi di utilità sociale.15 Parte prima Disabilità e autonomia: dai diritti alle politiche sociali16 17 17 Capitolo 1 Disabilità e diritti sociali: dal contesto internazionale a quello regionale di Elena Vivaldi 1. Disabilità, diritti sociali e garanzia di effettività Il tema dei diritti delle persone disabili deve essere affrontato e compreso nella cornice rappresentata dall art. 2 della nostra Carta costituzionale, che sancisce due dei principi cardine sui quali è fondato il nostro ordinamento costituzionale: quello personalista e quello di solidarietà. Dal primo deriva la priorità della persona rispetto all organizzazione statuale; dal secondo consegue il necessario adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, che consentano di realizzare in maniera compiuta il programma costituzionale in favore dei soggetti deboli 1. Nel testo costituzionale, quindi, sono coniugati in modo indissolubile il riconoscimento dei diritti inviolabili e l adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà economica, politica, sociale. Peraltro questa impostazione esprime, come fondamento della reciprocità dei rapporti tra persone all interno della società, una solidarietà che va oltre la soggezione a prestazioni personali o patrimoniali a favore della comunità (cui fa esplicito riferimento l art. 23 Cost.), e che investe tutti i settori dell attività umana, singola e associata 2 : come effi cacemente affermato il legame tra diritti e doveri [ ] consiste nella disponibilità ad una logica dell esercizio dei propri diritti e della partecipazione alla vita politica, economica e sociale ispirata al reciproco aiuto, in vista del perseguimento di obiettivi di promozione sociale e dei singoli individui, cioè dell uomo nella sua relazionalità 3. 1 Cfr. C. Colapietro, L inclusione sociale delle persone con disabilità: un imperativo costituzionale, in «Non profi t», 2002, n. 2, p Cfr. F. Giuffrè, La solidarietà nell ordinamento costituzionale, Milano, Giuffrè, 2002; V. Tondi della Mura, La solidarietà fra etica ed estetica. Tracce per una ricerca, in «Rivista dell Associazione italiana dei Costituzionalisti», D. D Alessandro, Sussidiarietà, solidarietà e azione amministrativa, Milano,18 18 Con riferimento ai soggetti chiamati a garantire la permanenza del legame tra diritti inviolabili e doveri inderogabili, se essi fossero soltanto quelli del decentramento ex art. 114 Cost. (Comuni, Province, Regioni, ecc.), l impalcatura costituzionale della solidarietà perderebbe la dimensione del pluralismo, escludendo tutte quelle forme di espressione ulteriori rispetto ai circuiti della rappresentanza politica, che vedono quali protagonisti i cittadini singoli ed associati. In questo senso la sussidiarietà, quale strumento che razionalizza la solidarietà 4, defi nisce il contenuto della solidarietà sia nei rapporti verticali, ponendo i criteri in forza del quale individuare il soggetto pubblico responsabile della tutela dei diritti, sia nei rapporti orizzontali fra Repubblica e cittadini singoli o associati. In altri termini, se il principio personalista afferma la preminenza dei diritti della persona e la loro incomprimibilità se non per la tutela di un valore costituzionalmente rilevante, dal principio solidarista deriva la cogenza di quei doveri, ricadenti su tutti, soggetti pubblici e privati, fi nalizzati a garantire uno sviluppo armonico e pieno dell intera compagine sociale, in modo da attuare une effettiva eguaglianza tra i cittadini. Tale principi devono infatti essere letti insieme all art. 3 della Costituzione, secondo il quale tra i compiti prioritari della Repubblica vi è quello di eliminare le diseguaglianze di fatto e liberare dal bisogno i soggetti più deboli. Peraltro pare signifi cativo che i principi costituzionali contenuti negli articoli 2 e 3 della Costituzione siano stati i fondamenti sui quali la Corte costituzionale ha potuto superare, prima ancora del legislatore, la vecchia impostazione, contenuta nell art. 38 della Carta costituzionale, secondo cui gli inabilitati e minorati hanno diritto al mantenimento e all assistenza sociale, se sprovvisti di mezzi necessari per vivere. Infatti è la giurisprudenza costituzionale a ritenere la socializzazione un elemento essenziale, al pari dell attività di cura e di riabilitazione, per il recupero del portatore di handicap e per il superamento della sua emarginazione, in un complesso intreccio in cui ciascuno Giuffrè, 2004, p. 107ss. 4 L espressione è di D Alessandro, op. cit., p. 132.19 di tali elementi interagisce sull altro e, se ha evoluzione positiva, può operare in funzione sinergica ai fi ni del complessivo sviluppo della personalità. La socializzazione è infatti assunta quale obiettivo che si collega strettamente all impegno costituzionale a porre in essere i programmi ed i mezzi necessari per assicurare a tutti, ed in particolare a chi si trova in una situazione di svantaggio, una pari dignità sociale. È proprio a partire da questo principi fondamentali che nel catalogo di diritti contenuto nella prima parte della Costituzione un posto di primo piano hanno assunto i diritti sociali, quali diritti fi nalizzati a rimuovere le diseguaglianze e le diverse posizioni di partenza in cui si trovino le persone che versano in una condizione di fragilità, diritti la cui garanzia di effettività diventa presupposto per il godimento anche di tutti gli altri diritti e perché si attui così una concreta parità di chances. Tra i diritti defi niti inviolabili, infatti, sono state elaborate, nel corso degli anni, alcune categorie, e soprattutto negli ultimi secoli si sono affermati, accanto ai diritti di libertà c.d. classici, prima i diritti c. d. politici e successivamente i diritti c.d. sociali: questi ultimi possono leggersi da un lato come garanzia per la persona di vedersi tutelate alcune dimensioni della propria sfera personale e di vita (la salute, il lavoro, l istruzione, e così via), nel rispetto e nella prospettiva di realizzazione piena della propria dignità; ma dall altro come gli strumenti attraverso cui le istituzioni pubbliche attuano l equa ripartizione delle risorse e degli oneri sociali, in funzione equilibratrice relativamente alle disparità sociali. Non solo, quindi, diritti dei soggetti deboli, fi - nalizzati all attuazione del principio di uguaglianza sostanziale, ma mezzi per garantire ad ogni persona di poter sviluppare appieno la propria personalità. Possiamo dire che la tradizionale minorità dei diritti sociali rispetto ai classici diritti di libertà abbia origine storiche: solo i primi, infatti erano contemplati nei documenti fondativi del costituzionalismo moderno. Gli stati liberali, e tra questi, lo Stato italiano, al suo sorgere, non consideravano loro compito primario predisporre servizi per le persone, né attivare meccanismi di solidarietà nei confronti dei cittadini in stato di bisogno. Durante questa fase storica, infatti, furono i privati ad oc- 1920 20 cuparsi del benessere alle persone, continuando una tradizione che vedeva gli ordini religiosi e l associazionismo soprattutto di matrice cattolica, operanti con fi nalità caritative nel settore dell assistenza, in quello educativo e sanitario, quali protagonisti indiscussi, seppur al fi anco di soggetti pubblici che erogavano prestazioni assistenziali. Proprio per questa ragione, per tutto l Ottocento, non si parla ancora di diritti sociali, ovvero di prestazioni tipizzate per categorie di assistibili, ma di interventi per lo più rientranti nei concetti di carità e benefi cenza pubblica, caratterizzati dalla discrezionalità sia nell an che nel quantum. Per contro, l idea della priorità dell individuo rispetto anche all organizzazione dei pubblici poteri, accompagnò il consolidarsi dell idea secondo cui compito primario dello Stato dovesse essere quello di riconoscere e garantire ai singoli individui una sfera di libertà giuridica, a fronte della quale qualsiasi interferenza dei pubblici poteri dovesse essere adeguatamente giustifi cata e proporzionata. Conseguentemente, a parte la parentesi rappresentata dall affermazione dei diritti sociali all interno della Costituzione Giacobina del 1793, occorre attendere la Costituzione di Weimar del 1919 per assistere ad una costituzionalizzazione di istanze che, per la verità a partire dal 1880, avevano trovato, nella legislazione ordinaria, già una certa eco. Le ragioni di tale evoluzione sono molteplici. Da un lato l allargamento del suffragio, che si realizzò in quegli anni, ebbe come conseguenza l ingresso nelle assemblee elettive di istanze prima non rappresentate; dall altro, un fattore non secondario fu costituito dall espandersi delle ideologie socialiste, che portò molti governi conservatori dell epoca ad adottare provvedimenti tesi a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, in modo da non perdere il consenso e l appoggio del popolo. Un fattore importante fu anche costituito dalla forte accelerazione subita in quegli anni dal fenomeno dell industrializzazione: non è un caso che il primo schema obbligatorio che si affermò fu quello degli infortuni sul lavoro, proprio per la grande impennata che questi episodi ebbero in tutti i paesi. Nonostante la Costituzione che entrò in vigore il 1 gennaio del 1948 non rappresenti la prima affermazione in assoluto di istanze sociali Vedere altro
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 art. 114
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 ART. 1
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