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Timestamp: 2017-08-18 01:20:10+00:00

Document:
la vita ci appartiene: Formigoni si rifiuta di rispettare la sentenza
L’Unità del 28 gennaio 2009, pag. 16
di F. Fan.
All’indomani della sentenza del Tar che obbliga la Regione Lombardia a individuare una struttura dove interrompere l’alimentazione artificiale a Eluana, il presidente ciellino Roberto Formigoni rende noto che per ora non intende ottemperare. «Da oggi la Lombardia è fuori dalle legge» replicano gli avvocati della famiglia Englaro. Al termine della riunione della sua giunta, che non ha ancora deciso se ricorrere al Consiglio di Stato entro i prossimi 60 giorni, il governatore chiarisce: «In questo periodo non procederemo all’esecuzione di una sentenza che ci sembra aberrante. Troviamo sbagliate le valutazioni del Tar. Questa decisione può essere serenamente riconosciuta anche da chi esamina la sentenza dal punto di vista del diritto».
Parole che i legali della famiglia Englaro commentano con durezza: «Non comprendo le parole del presidente Formigoni. La sentenza del Tar è esecutiva e, quindi, da oggi la Regione Lombardia è fuori dalla legge. Comunque noi andremo avanti per la nostra strada». Per il padre Beppino la scelta privilegiata resta la clinica "La Quiete" di Udine, che nei prossimi giorni darà la sua risposta. L’ipotesi di nominare un commissario per ottenere l’esecuzione forzata della sentenza anche attraverso il ricorso alla forza pubblica esiste ma è residuale. Nel frattempo è cominciato, nella Commissione Sanità del Senato, il dibattito sul testamento biologico che proseguirà la settimana prossima. Il PdL, relatore Raffaele Calabrò, ha presentato un disegno di legge molto restrittivo che «riconosce il diritto alla vita inviolabile e indisponibile anche nella fase terminale della vita», vieta eutanasia e suicidio assistito ma anche l’interruzione di «sostegni vitali» quali alimentazione e idratazione artificiali, irrinunciabili in quanto «atti eticamente e deontologicamente dovuti». Un testo che, se approvato, vieterebbe un epilogo giuridico simile a quello della vicenda Englaro. Il testamento andrebbe depositate dal notaio e rinnovate ogni 3 anni. E già vacilla la fragile mediazione raggiunta nel Pd la settimana scorsa. Nove senatori del partito di Veltroni in una lettera definiscono la proposta del PdL «una buona sintesi» da cui partire per «un percorso condiviso». Scrivono Emanuela Baio, Benedetto Adragna, Maria Pia Garavaglia, Vincenzo De Luca, Mauro Del Vecchio, Lucio D’Ubaldo, Claudio Gustavino, Daniela Mazzuconi, Nino Papani: «Si coglie la nostra visione della vita.
L’idratazione e l’alimentazione artificiale sono definite forme di sostegno vitale e non possono essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento, impedendo di dare adito ad un pericoloso diritto alla morte, che non trova e non troverà spazio nella nostra legislazione». Un’apertura ovviamente molto gradita nel centrodestra, che spera in un’opposizione consegnata al «voto di coscienza» e priva di una posizione comune.
IL PDL CONTRO MARINO
Opposto avviso il giudizio della senatrice Donatella Poretti (Radicali-Pd) che denuncia «una legge di impostazione teocratica». Contrario anche Ignazio Marino, che parla di un testo «confuso e lontano dalle sofferenze dei pazienti». Ieri, in una lettera a "Repubblica", il chirurgo aveva esortato i colleghi del Pd a evitare l’«indecisione» affrontando il tema «con spirito di libertà e in difesa della laicità dello Stato». Attirandosi le critiche del PdL per la seguente domanda retorica: la legge sul testamento biologico dovrebbe basarsi sulle opinioni delle società scientifiche specializzate o su quanto dice «il noto nutrizionista Maurizio Gasparri?».

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