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Timestamp: 2018-10-20 03:05:27+00:00

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﻿ INFORTUNIO MORTALE LAVORO AVVOCATO PENALIsTA BOLOGNA RIMINI RAVENNA VICENZA TREVISO - Avvocato Penalista Bologna
da Armaroli | Mag 29, 2017 | ASSISTENZA INCIDENTI MORTALI | 0 commenti
In caso d’infortunio sul lavoro la responsabilità del datore di lavoro è estremamente ampia, al punto dal non essere esclusa neppure in presenza di condotte negligenti o trascurate del lavoratore che pure abbiano contributo alla verificazione dell’incidente. La condotta colposa del lavoratore infortunato non viene vista come da sola sufficiente a produrre l’evento-infortunio “quando sia comunque riconducibile all’area di rischio proprio della lavorazione svolta”.
L’interpretazione diffusa della normativa antinfortunistica investe il datore di lavoro, titolare di una posizione di garanzia in relazione all’incolumità fisica del lavoratore, di un obbligo di vigilanza praticamente totale sui lavoratori.
Lo stesso d.lgs. 81/2008 (T.U. in materia di sicurezza e lavoro) impone al datore di lavoro di esigere il rispetto delle regole di cautela da parte del lavoratore (art. 18, comma 1 lett. f) e delinea un vero e proprio dovere di vigilanza del datore di lavoro e del dirigente sull’adempimento degli obblighi previsti a carico dei lavoratori stessi ( art. 18 , comma 3 bis).
Oltre che non pertinente, il rilievo dell’Inail secondo cui la tesi proposta dalla relazione comprimerebbe il suo diritto di surrogazione per quanto attiene le somme versate a titolo di spese mediche e di retribuzione non goduta è altresì erronea, e parrebbe fondarsi su un qui pro quo.
Dire che le suddette somme non debbano essere defalcate dal credito della vittima per il risarcimento del danno biologico, non vuol affatto dire che l’Inail non abbia il diritto di pretenderne la rifusione da parte del terzo responsabile.
Trattandosi di pregiudizi effettivamente patiti, essi fanno (teoricamente) sorgere in capo alla vittima un credito risarcitorio, che per effetto della surrogazione si trasferisce all’Inail e che quest’ultimo potrà azionare nei confronti del responsabile, a nulla rilevando ovviamente che quest’ultimo debba già risarcire la vittima per intero del danno biologico.
Con un secondo gruppo di rilievi (pp. 4-9 della memoria), l’Inail invoca – allegando numerosi precedenti di questa Corte – il principio secondo cui quanto pagato dall’Inail alla vittima, a titolo di indennizzo di danni patrimoniali, va rifuso all’Inail dal responsabile, “entro i limiti della somma liquidata in sede civile a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali
Ordinanza 30 agosto 2016, n. 17407
sul ricorso 28394/2014 proposto da:
P.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G.G. BELLI 27, presso lo studio dell’avvocato PAOLO MEREU, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato ALBERTO SAVIOZZI, giusta delega a margine del ricorso;
INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO (OMISSIS), in persona del Dirigente con incarico di livello generale, elettivamente domiciliato in RONLA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo studio dell’avvocato ANDREA ROSSI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato LETIZIA CRIPPA, giusta procura speciale in calce al controricorso;
AXA ASSICURAZIONI SPA, GARDA UNO SPA, Z.F.;
avverso la sentenza n. 1098/2013 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA del 02/10/2013, depositata il 04/10/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio dell’11/02/2016 dal Consigliere Relatore Dott. NIARCO ROSSETTI;
udito l’Avvocato PAOLO MEREU, difensore del ricorrente, che insiste per l’accoglimento del ricorso riportandosi ai motivi;
uditi gli Avvocati ANDREA ROSSI e LETIZIA CRIPPA, difensori del controricorrente, che insistono per la trattazione in Pubblica Udienza o in subordine rigetta.
La Code d’appello di Milano, decidendo tanto sulla domanda principale di risarcimento, quanto su quella di surrogazione, ha – per quanto qui rileva – calcolato il risarcimento dovuto alla vittima come segue:
La sentenza è impugnata con un solo motivo da P.G.
Va preliminarmente esaminata l’eccezione di inammissibilità del ricorso per novità della questione prospettata, sollevata dall’Inail nel propizi controricorso.
Nel merito, il ricorso è parzialmente fondato, con riferimento ad ambedue i vizi prospettati dal ricorrente.
Il calcolo differenziale andrà dunque effettuato sottraendo dal credito risarcitorio civilistico l’importo pagato dall’Inail per la stessa voce.
(b) dal principio c.d. di aredittualità del danno biologico. Quest’ultimo, infatti, consiste nella lesione all’integrità psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale, della persona”, e deve essere indennizzato “in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato” (così il D.Lgs. n. 38 del 2000, art. 13, comma 1, cit.). Da tali principi deve desumersi che qualsiasi incremento del risarcimento dovuto dall’INAIL per il danno biologico patito dal lavoratore, che sia agganciato al reddito della vittima, abbia lo scopo di ristorare il pregiudizio patrimoniale da compromissione della capacità di lavoro e di guadagno, perché sarebbe altrimenti incompatibile con la natura areddituale del risarcimento del danno biologico.
5.3. Per quanto riguarda il risarcimento del danno patrimoniale da riduzione permanente della capacità di guadagno, che l’Inail – per quanto detto – indennizza a prescindere da qualsiasi prova della sua sussistenza, sol che l’invalidità causata dall’infortunio superi il 16%, il relativo indennizzo assicurativo potrà essere detratto dal risarcimento aquiliano solo se la vittima abbia effettivamente patito un pregiudizio di questo tipo. Negli altri casi, l’indennizzo resta acquisito alla vittima, ma né potrà essere defalcato dal credito risarcitorio di quest’ultima per altre voci di danno, né potrà dar luogo a surrogazione: se infatti la vittima non ha patito alcuna riduzione della capacità di guadagno, non vanta il relativo credito verso il responsabile, e se quel diritto non esiste, non può nemmeno trasferirsi all’Inali.
Alla luce di questi criteri emergono evidenti i plurimi errori commessi dalla Corte d’appello di Brescia, la quale ha sottratto dal credito risarcitorio della vittima per danno non patrimoniale l’importo ad essa pagato dall’Errai sia a titolo di indennizzo del danno patrimoniale d’incapacità lavorativa, sia a titolo di indennizzo del danno patrimoniale da inabilità temporanea, soggiungendo per giunta che l’Inail ha diritto a vedersi restituire dal P. il relativo importo, senza avvedersi che in tal modo ha di fatto ridotto l’assicurazione sociale ad una partita di giro.
Si propone pertanto l’accoglimento del ricorso e la cassazione con rinvio della sentenza impugnata”.
L’Inail ha depositato memoria ex art. 380 bit c.p.c., comma 2, con la quale ha chiesto preliminarmente che il ricorso, per la rilevanza delle questioni da esso proposte, sia discusso e deciso con le forme ordinarie in pubblica udienza; nel merito ha insistito per il rigetto del ricorso.
Il Collegio ritiene, preliminarmente, non necessario disporre il rinvio della causa a nuovo ruolo, per consentire la discussione in pubblica udienza ex art. 379 c.p.c.
Le questioni poste dal ricorso possono infatti agevolmente essere decise alla luce di due gruppi di principi ormai consolidati nella giurisprudenza di questa Corte: quelli concernenti la natura, il fondamento e gli effetti dell’istituto di cui all’art. 1916 c.c. (ex multis, Sez. U, Sentenza n. 8620 del 29/04/2015, Rv. 635402; Sez. 3, Sentenza n. 5594 del 20/03/2015, Rv. 634691; Sez. 3, Sentenza n. 4347 del 23/02/2009, Rv. 607061; Sez. 3, Sentenza n. 1336 del 20/01/2009, Rv. 606337; Sez. 3, Sentenza n. 1336 del 20/01/2009, Rv. 606338; Sez. 3, Sentenza n. 11457 del 17/05/2007, Rv. 596712); e quelli concernenti i criteri di determinazione del cd. “danno differenziale” e dunque, specularmente, quelli di calcolo dei limiti entro i quali l’assicuratore sociale può surrogarsi nei diritti dell’assistito verso il responsabile del danno (Sez. 3, Sentenza n. 13222 del 26.6.2015).
Infatti quel che consente la decisione in camera di consiglio del ricorso, con le forme di cui all’art. 380 bis c.p.c., non è la complessità della questione, ma la sua manifesta fondatezza od infondatezza, giusta la chiara previsione di cui all’art. 375 c.p.c., n. 5. E va da sé che il giudizio di manifesta fondatezza od infondatezza non necessariamente sottende quello di “complessità” della questione. Così, ad esempio, l’invocazione della responsabilità dello Stato per l’omessa attuazione di direttive comunitarie è domanda che pone certamente questioni complesse, ma essendo stata già tante volte esaminata, ed essendosi formato su essa un jus receptum, un ricorso che avesse ad oggetto una domanda di quel tipo ben potrebbe essere dichiarato manifestamente fondato od infondato ai sensi dell’art. 375 c.p.c.
Pertanto, anche a prescindere da qualsiasi giudizio circa la effettiva sussistenza nel caso di specie di una questione “complessa”, quel che rileva è stabilire se le questioni in diritto poste dal ricorrente siano o meno fondate in modo evidente: questione, per quanto si dirà, cui va data risposta affermativa.
La seconda ragione è che questa Corte ha la funzione di nomofilachia assegnatale dall’art. 65 ord. giud., e la funzione di nomofilachia è assolta quando sulla questione oggetto del contendere esista anche solo un precedente. La giurisprudenza di legittimità non si misura “a peso”, e non è consentito distinguere tra questioni su cui esistono precedenti numerosi, e questioni decise una volta soltanto. Le une come le altre sono questioni “decise dalla Corte”, e sulle quali dunque non è consentito ridiscutere in iure, salva ovviamente l’istanza di rimessione alle Sezioni Unite nel caso di contrasti, da proporre nei dieci giorni di cui all’art. 376 c.p.c., comma 2.
– da un lato, decisioni di legittimità fondamentali ma isolate a causa della rarità della fattispecie concreta (si pensi alla nota vicenda della scelta di rifiutare l’accanimento terapeutico, manifestata dal tutore dell’incapace) finirebbero per perdere l’importanza di “precedente”, con sostanziale svilimento del ruolo di questa Corte;
– dall’altro lato, diverrebbe impossibile stabilire oltre quale soglia numerica un orientamento di legittimità potrebbe dirsi “consolidato”, sì da far scattare la procedura di cui all’art. 375 c.p.c. (due precedenti? dieci? venti? ad libitum?).
Con un primo, articolato gruppo di rilievi (svolto nel controricorso, pp. 7-11) l’Inail deduce che i provvedimenti amministrativi dell’Istituto sono assistiti da una presunzione di legittimità, sicché non è consentito al responsabile (ma è evidente che l’Inail, nel nostro caso, intende invocare il suddetto principio nei confronti del danneggiato) contestarne la correttezza e l’attendibilità, a meno che non si accolli il relativo onere della prova.
Con un secondo gruppo di rilievi l’Inail deduce che il principio di diritto proposto nella relazione del consigliere relatore “impo(rrebbe) vincoli eccessivamente severi al recupero di quanto erogato dall’assicuratore sociale per le conseguenze di natura patrimoniale, laddove afferma che l’indennità per inabilità temporanea assoluta e le pese mediche non si possano recuperare perché in ambito civilistico il lavoratore infortunato non avrebbe subito un danno” (così la memoria, p. 3).
La risposta è ovviamente “no”, per due ragioni:
-) la seconda è l’interpretazione dell’art. 1916 c.c., recepita dalla Corte costituzionale, con una sentenza additiva e dunque vincolante, secondo cui “è illegittimo l’art. 1916 c.c., nella parte in cui consente all’assicuratore di avvalersi, nell’esercizio del diritto di surrogazione nei confronti del tento responsabile, anche delle somme da questo dovute all’assicurato a titolo di risarcimento del danno biologico”.
Con un secondo gruppo di rilievi (pp. 4-9 della memoria), l’Inail invoca – allegando numerosi precedenti di questa Corte – il principio secondo cui quanto pagato dall’Inail alla vittima, a titolo di indennizzo di danni patrimoniali, va rifuso all’Inail dal responsabile, “entro i limiti della somma liquidata in sede civile a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali”.
(c) il responsabile pagherebbe un solo danno anziché due.
(a) il risarcimento del danno biologico non può essere decurtato di quanto pagato alla vittima dall’Inail, a titolo di danno patrimoniale;
(c) nell’ipotesi sub (b), il responsabile sarà tenuto sia a risarcire per intero il danno biologico alla vittima, sia a rivalere l’Inail nei limiti del danno patrimoniale effettivamente causato; in questa seconda ipotesi la vittima perderà ovviamente il diritto al risarcimento del danno patrimoniale, trasferito all’Inail per effetto di surrogazione.
AVVOCATO PER RISARCIMENTO INCIDENTE MORTALE MOTO, MORTALE MOTO STATALE CHIAMA ORA !!!
incidente mortale risarcimento parenti – indennizzo incidente mortale – incidente mortale risarcimento danni
OMICIDIO COLPOSO INCIDENTE MORTALE CICLISTA UCCISO, AVVOCATO PER INCIDENTI MORTALI
GUIDA STATO EBREZZA LESIONI GRAVI OMICIDIO Reati stradali(guida sotto l’effetto di alcool e in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti o psicotrope; guida senza patente; competizioni clandestine su strada e gare di velocità; omicidio e lesioni stradali, introdotti dalla 23 marzo 2016, n. 41)

References: art. 18
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 sentenza 
 art. 380
 art. 379
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