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⭐1) LA FALSITA DELLE TESTIMONIANZE
1) LA FALSITA DELLE TESTIMONIANZE
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Alina Belli
1 1) LA FALSITA DELLE TESTIMONIANZE In relazione alla deposizione resa il 20 novembre 1997 nel procedimento n. 1612/96 (c.d. Guardia di Finanza), si contesta a Mills: 1) di avere omesso di dichiarare, pur specificatamente interrogato, che la proprietà delle società offshore del Fininvest B Group faceva capo direttamente e personalmente a Silvio Berlusconi; 2) di avere omesso di riferire la circostanza del colloquio telefonico con Silvio Berlusconi nella notte di giovedì 23 novembre 1995, avente quale argomento la società All Iberian e il finanziamento illegale di 10 miliardi di lire erogato da Berlusconi tramite All Iberian a Bettino Craxi; 3) di avere dichiarato circostanze false in ordine al compenso di circa un milione e mezzo di sterline ricevuto una tantum nel 1996 a seguito di accordi con Silvio Berlusconi compenso qualificato come dividend e tenuto bloccato fino al 2000 in un deposito bancario denominato MM/AIL (Mackenzie Mills/All Iberian Limited) affermando che si trattava di una plusvalenza di spettanza della società offshore Horizon Ltd., che i clienti avevano ritenuto al momento di non ritirare. In relazione alle deposizioni rese il 12 e 19 gennaio 1998 nel procedimento n. 3510/ /96 (c.d. All Iberian) si contesta a Mills: 1) di aver evitato di rispondere alle domande sulla proprietà delle società offshore (cfr. p. 121 verbale d udienza 12 gennaio 1998: non spetta a me dire chi è il proprietario, chi no e pag. 129: per rispondere alla sua prima domanda sulla proprietà, cioè vorrei chiarire un po la questione. La proprietà è rimasta un po vaga, come dicevo prima, perché nessuno ha detto: io sono il proprietario di queste società... il cliente era il Gruppo Fininvest ); 2) per quanto riguarda Century One Ltd e Universal One Ltd, società offshore costituite da Mills per conto di Silvio Berlusconi, che avevano ricevuto dal Gruppo Fininvest - a fronte di fittizie vendite di diritti televisivi - ingenti rimesse di denaro su conti bancari presso BSI Lugano, somme successivamente prelevate in contanti (per circa 50 milioni di euro) da Paolo Del Bue e altre persone della fiduciaria Arner: a) di aver omesso di riferire che beneficial owners di dette società, in forza di accordi di trust stipulati dallo stesso Mills, erano Marina e Piersilvio Berlusconi; b) di aver omesso di riferire quanto a sua conoscenza in ordine al legame diretto esistente tra Paolo Del Bue, della fiduciaria Arner, e la famiglia Berlusconi. Poiché le contestazioni in parte si sovrappongono o comunque si intrecciano le une con le altre, si ritiene di evidenziare unitariamente gli argomenti oggetto dell imputazione. 402 Si tratterebbe dunque di reticenza in relazione a: - la proprietà delle società offshore del c.d. Gruppo Fininvest B; - i beneficiari economici di Century One e Universal One e i rapporti di Paolo del Bue con la famiglia Berlusconi; - il colloquio telefonico avuto con Silvio Berlusconi concernente il finanziamento a Craxi. Di vera e propria falsità si tratterebbe invece quanto al c.d. dividendo Horizon. Prima di affrontare il merito dei singoli profili di reticenza e/o falsità, vanno illustrate le deposizioni rese da David Mills e la loro rilevanza in ciascuno dei due procedimenti. 413 1.1) La deposizione resa da David Mills nel procedimento n.1612/96 Il procedimento n.1612/96 R.G. Trib. si svolgeva a carico di: - Berlusconi Silvio (soggetto che di fatto controllava le attività delle società del Gruppo Fininvest) - Berlusconi Paolo (presidente del consiglio di amministrazione della Mediolanum Vita s.p.a. società del Gruppo Fininvest e soggetto che cooperava con Berlusconi Silvio nel controllo delle attività del Gruppo) - Sciascia Salvatore (direttore centrale affari fiscali del Gruppo Fininvest) - Rizzi Marco (collaboratore di studio di Sciascia Salvatore) - Zuccotti Alfredo (direttore centrale amministrazione Fininvest) - Berruti Massimo Maria (legale del Gruppo Fininvest ed ex ufficiale della GdF) - Cerciello Giuseppe (colonnello comandante del Nucleo regionale di P.T. della GdF di Milano) - Tripodi Vincenzo (tenente colonnello presso il Nucleo regionale di P.T. della GdF di Milano) - Arces Giovanni (brigadiere GdF) - Capone Giuseppe (appartenente alla GdF) - Nanocchio Francesco (appartenente alla GdF). L avv. David Mills era stato indicato dal P.M. nella lista datata 12 marzo 1997 come testimone in ordine al reato di cui al capo E) di imputazione, concernente la vicenda Telepiù. In tale capo si contestava a Silvio Berlusconi, Sciascia, Capone e Nanocchio il reato di cui agli artt.81, 110, 319 e 321 c.p. perchè Sciascia Salvatore, responsabile del servizio centrale Fininvest, in concorso con Berlusconi Silvio, azionista di riferimento Fininvest e soggetto che di fatto controllava le attività delle società facenti parte del Gruppo Fininvest, ed altri in corso di identificazione, prima prometteva e poi versava a Capone Giuseppe, che in parte distribuiva ad altri, tra cui Nanocchio Francesco, somme di denaro perché Capone e Nanocchio, appartenenti alla Guardia di Finanza ed incaricati, nella loro qualità di pubblici ufficiali e nell esercizio delle loro funzioni, di accertamenti in ordine alla compagine societaria ed all attività economica della società Telepiù, disposti dalla Procura della Repubblica di Roma e dal Garante per l editoria e la radiodiffusione, omettessero di compiere atti del loro ufficio, ovvero compissero atti contrari ai doveri del loro ufficio, evitando di evidenziare gli elementi successivamente emersi dalle indagini effettuate dalla Guardia di Finanza e di cui alle note n.5943/ug in data e n.7230/ug in data 15 novembre4 Sentito all udienza del 20 novembre 1997, Mills aveva spiegato di avere svolto la professione di avvocato a Londra, come responsabile dello studio CMM Limited, associato allo studio italiano Carnelutti, a partire dal 1978 fino al 1991; scopo della CMM era quello di costituire società sia in Inghilterra, che tramite agenti e fiduciari in altri Paesi, in particolare nei paradisi fiscali, ma tale attività era calata nel 1988, quando il governo inglese aveva permesso la creazione di società offshore solo per i successivi cinque anni (pagg.14-15). Nel 1994 Mills aveva ceduto la CMM alla società Edsaco, specialista nel settore, rimanendone amministratore sino al 1996 (pag.16). Il rapporto con la Fininvest era iniziato nel in ordine a diritti cinematografici: Mills era stato contattato in un primo tempo dall avv. Berruti, che gli aveva chiesto consulenze inerenti alla doppia tassazione per la commercializzazione di tali diritti, ma aveva successivamente esteso la propria attività alla creazione di varie società, in contatto con Candia Camaggi, Carlo Bernasconi, Giorgio Vanoni e Giovanni Romagnoni (pagg.16-17). Si trattava sia di società inglesi (soprattutto quelle che commercializzavano i diritti con la Francia, per ragioni fiscali di doppia imposizione), sia di società offshore, costituite prevalentemente nelle Isole del Canale e nelle Isole Vergini (pagg.18-19). Una volta costituite, tali società erano controllate da fiduciari, formalmente responsabili: ma spesso il loro ruolo era passivo, e costoro conferivano procura ad altri, che avevano contatti diretti con il cliente, operavano direttamente con il cliente ; la proprietà era facilmente individuabile in caso di azioni registrate, mentre non lo era in caso di azioni al portatore (pagg.19-20). In relazione alle azioni costituite per conto della Fininvest, le azioni al portatore erano state inizialmente nelle mani della CMM, poi erano state consegnate a Giorgio Vanoni, direttore della Silvio Berlusconi Finanziaria in Lussemburgo, o a Candia Camaggi, responsabile finanziaria (pagg.21-22). Quanto agli amministratori della Fininvest, Mills aveva conosciuto Livolsi, Romagnoni, Messina, Foscale e, molto meno, Silvio Berlusconi; non aveva conosciuto, invece, Paolo Berlusconi (pagg.22-23). In tutto, le società costituite per conto della Fininvest erano state tra le trenta e le cinquanta e nella contabilità della CMM erano state raggruppate insieme, in una lista A e in una lista B (pagg.23-24). Tra queste società vi era All Iberian, costituita nel 1989 su richiesta di Candia Camaggi e destinata in origine alla commercializzazione di films, però dopo la costituzione lei non l ha usata, è restata lì ; la sede era stata individuata in Guernsey, e siccome per la legge di quel Paese non era sufficiente affermare che essa era stata formata su richiesta del Gruppo Fininvest, ma doveva essere indicato il nome dei proprietari ( per tenere fuori persone non desiderate ), come titolare era stato scelto Foscale, amministratore delegato di Fininvest, una persona fisica simbolo della Fininvest (pagg.24-25). Dopo alcuni mesi la società era stata ripresa da Vanoni, al fine di comperare azioni nella Borsa di Milano; alla domanda di Mills sul motivo per cui non era stato lo stesso Vanoni a 435 comperare direttamente azioni, quest ultimo gli aveva risposto che siccome questa società non entra nel consolidato, è una società fuori Gruppo, possiamo comprare queste azioni senza raggrupparle con altre azioni in possesso della Fininvest perché, aggiungeva Mills ci sono credo in tutte le borse del mondo regole sulle concentrazioni (pagg.25-27). Successivamente All Iberian era divenuta la tesoreria di un Gruppo di società offshore: la All Iberian riceveva soldi in prestito da una società che si chiama Principal Finance Limited, che era questo è un po complicato perché era una sussidiaria credo anche indiretta della Silvio Berlusconi Finanziaria. Quindi Principal Finance Limited era diciamo la porta di entrata nel Gruppo Fininvest, del consolidato di Fininvest, e quella società erogava soldi alla All Iberian e la All Iberian a sua volta distribuiva questi soldi alle faceva pagamenti per conto di varie altre società (pag.26). All Iberian aveva un conto alla SBS (Société de banque swisse) di Lugano, sul quale agivano come procuratori due soggetti indicati dagli amministratori su richiesta di Vanoni, tali Ferrecchi e Cattaneo; un conto a Londra, su cui aveva la delega un soggetto di Edsaco, e un conto in Lussemburgo (pagg.27-29). Mills dichiarava di non aver mai avuto a che fare con la gestione concreta di All Iberian in Svizzera. Quanto alla vicenda Telepiù, nel 1991 Mills aveva discusso con Vanoni, Messina, l avvocato Acampora e l avvocato Bonomo delle modalità volte ad evitare l effetto pesante della legge Mammì, che stabiliva un tetto al possesso di reti televisive da parte di uno stesso soggetto ( era mirata a portare via tre reti televisive alla Fininvest ). Era stata così escogitata dagli avvocati di Fininvest, per evitare che si potesse sapere chi erano i veri controllori, l ipotesi di creare in Lussemburgo una società quotata in borsa, che poteva detenere azioni senza essere colpita (secondo la legge Mammì infatti non doveva esser accertata l effettiva proprietà di una società quotata in Borsa in un paese dell Unione Europea); Mills non aveva discusso con gli avvocati la correttezza del progetto: se i miei clienti dicono che la cosa va bene in Italia, va bene. Con una complicata costruzione hanno fatto creare una società quotata in borsa regolarmente in Lussemburgo che ha potuto detenere azioni che i proprietari hanno regolarmente trasmesso a questa struttura ; la chiave era che ci sarebbe qualcuno a capo che non era del Gruppo Fininvest, che era il proprietario ultimo di questa struttura che creava la società in Lussemburgo, e mi sono messo d accordo di essere quella persona io. A capo di questa operazione si poneva la società Horizon, posseduta da Mills, che aveva costituito la società lussemburghese C.I.T. assieme ad altre società controllate dalla stessa Horizon; gran parte della C.I.T. era azionista della Banca Internazionale del Lussemburgo, in cui Horizon metteva soldi ; credo che tutti i soldi che sono andati a finire nella C.I.T. sono venuti dalla All Iberian alla Horizon e poi sparsi fra le varie società ; era Vanoni ad occuparsi dei flussi finanziari (pagg.29-34). 446 Mills aggiungeva poi che All Iberian, benché non operativa, esisteva ancora, ed egli, che ne era l amministratore unico, aveva mantenuto presso la banca CIM di Ginevra un conto di / sterline per le spese residue della liquidazione. In seguito, l avv. Acampora aveva informato Mills dell esistenza di un indagine svolta dal Garante dell editoria, ma nessuno mai aveva convocato Mills per avere chiarimenti (pagg.39-40). Infine, nel 1995 l intera C.I.T., compresa la partecipazione di Horizon, era stata ceduta al sudafricano Rupert; la plusvalenza di Horizon, pari a circa dieci miliardi di lire, era stata trattenuta da Mills in attesa di definire la situazione di tutte le società offshore: si era deciso, infatti, di regolarizzare tali società assoggettandole al fisco inglese con un bilancio consolidato dal 1991 al La somma rimanente dopo il versamento al fisco e la restituzione delle somme dovute alla società All Iberian spiegava Mills era pari a circa cinque miliardi di lire ed era stata posta in una banca in deposito e resterà lì finché non si chiarisce la situazione siccome ci sono processi in corso in Italia, sarebbe imprudente distribuire tutti questi soldi finché la situazione non si chiarisce secondo i miei clienti e secondo me i soldi appartengono ai soci del mio vecchio studio (pagg.35-38); il netto, che erano cinque miliardi, è stato dichiarato come un dividendo ricevuto da me per conto dei soci, tassato e quello che resta dopo le tasse è lì a Londra (pag.38). Soltanto da Vanoni e da notizie di stampa Mills aveva appreso dell indagine effettuata nel 1995 nei confronti della società All Iberian per un pagamento effettuato su un conto corrente riconducibile all on. Craxi (pagg.40-41). L esame di Mills terminava è opportuno qui ricordarlo con la singolare richiesta da parte della difesa di Silvio Berlusconi che lo stesso Mills restasse in aula ad ascoltare sia l enunciazione dei motivi per i quali la difesa non procedeva al controesame (e cioè per il mancato deposito dei verbali degli interrogatori da lui resi in altri procedimenti penali) sia la richiesta di inutilizzabilità dell atto, perché Mills poteva esser imputato del reato di falso in bilancio già contestato ai vertici di Finivest. Si deve in primo luogo valutare la rilevanza della deposizione nel procedimento in cui è stata resa, quale emerge dalla lettura delle sentenze di primo e secondo grado, e della Corte di Cassazione. Va immediatamente ricordato che la sentenza di primo grado, pronunciata dalla VII sezione del Tribunale di Milano il 7 luglio 1998, condannava Silvio Berlusconi alla pena di anni due e mesi nove di reclusione per una serie di reati di corruzione nei confronti di appartenenti alla Guardia di Finanza (le c.d. vicende Mondadori, Videotime e Mediolanum), oltre che per quello relativo alla vicenda Telepiù qui in esame (capo E). La II sezione della Corte d Appello di Milano il 9 maggio 2000, dichiarati estinti per prescrizione in virtù della concessione delle attenuanti generiche gli altri reati di corruzione contestati a Silvio 457 Berlusconi, lo assolveva ai sensi del secondo comma dell art. 530 c.p.p. quanto alla vicenda Telepiù per non aver commesso il fatto. La Corte di Cassazione con sentenza del 19 ottobre 2001 assolveva Silvio Berlusconi da tutti i reati ascrittigli per non aver commesso il fatto. Dai connessi reati di falso in bilancio, a seguito di una complessa vicenda processuale minuziosamente descritta nella sentenza, Silvio Berlusconi veniva assolto il 26 settembre 2005 dalla II sezione del Tribunale di Milano perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato, a seguito dell entrata in vigore del D. L.vo 11 aprile 2002 n.61, che modificava gli artt e 2622 c.c. L indagine che aveva dato origine al procedimento di cui qui si tratta concerneva una serie di dazioni di danaro ad appartenenti alla Guardia di Finanza da parte delle imprese nei confronti delle quali i pubblici ufficiali svolgevano i loro compiti istituzionali. In particolare le imputazioni concernevano le verifiche effettuate presso le società del Gruppo Fininvest Videotime, Mediolanum e Mondadori, oltre a Telepiù s.r.l. Quanto a Telepiù, che qui interessa, le indagini della Finanza erano state richieste dalla Procura della Repubblica di Roma nel 1993, ed erano tese ad identificare le persone e/o società cui le quote azionarie erano state cedute da parte di Fininvest a seguito dell entrata in vigore della Legge 6 agosto 1990 n. 223 ( Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato, la cosiddetta Legge Mammì), che all art. 15 vietava posizioni dominanti nell ambito dei mezzi di comunicazione di massa, con specifiche disposizioni che limitavano la titolarità di una concessione per radiodiffusione televisiva in ambito nazionale a chi esercitasse il controllo di imprese editrici di quotidiani. Anche l esercizio di impianti di radiodiffusione privata era disciplinato e limitato, all art. 16; l art. 17 disponeva in particolare: Qualora i concessionari privati siano costituiti in forma di società per azioni, in accomandita per azioni o a responsabilità limitata, la maggioranza delle azioni aventi diritto di voto e delle quote devono essere intestate a persone fisiche o a società in nome collettivo o in accomandita semplice ovvero a società per azioni, in accomandita per azioni o a responsabilità limitata purché siano comunque individuabili le persone fisiche che detengono o controllano le azioni aventi diritto di voto. La violazione delle disposizioni di cui agli artt. 16 e 17 era penalmente sanzionata, così come l omessa trasmissione al Garante dell elenco dei soci da parte delle società concessionarie del servizio pubblico e degli impianti privati. Era determinato il numero massimo di concessioni consentite per la radiodiffusione televisiva in ambito locale al medesimo soggetto (tre con riferimento a bacini di utenza diversa), era vietata la 468 contemporanea concessione per la radiodiffusione televisiva in ambito nazionale e locale, il controllo o collegamento fra società era equiparato alla titolarità (art. 19). Le verifiche richieste dalla Procura di Roma erano motivate dalla necessità di accertare il rispetto formale delle norme anticoncentrazione ed erano state effettuate fra il 1993 e il 1994: secondo l ipotesi accusatoria proprio in relazione a tali verifiche erano state corrisposte somme di danaro. In particolare per quanto concerne Telepiù, nella sentenza di primo grado si afferma in termini di certezza la dazione di una somma di 25 milioni di lire da parte di persone riconducibili a Fininvest, a seguito di autorizzazione al pagamento data dalla proprietà, vale a dire da Silvio Berlusconi, al maresciallo Francesco Nanocchio, affinchè non venisse usata mano pesante nel corso delle indagini. Il fatto storico è ormai accertato con sentenza passata in giudicato, così come la sua qualificazione giuridica: infatti per esso sono stati condannati in primo grado, oltre a Silvio Berlusconi, anche Salvatore Sciascia, responsabile del servizio centrale fiscale della Fininvest, Giuseppe Capone e Francesco Nanocchio, entrambi appartenenti alla Guardia di Finanza. In grado d appello la sentenza, quanto a Sciascia, Capone e Nanocchio ed al capo di imputazione di cui qui si tratta, è stata riformata solo in relazione all entità della pena, e tale sentenza è divenuta irrevocabile a seguito della pronuncia in data 19 ottobre 2001 della Corte di Cassazione, che rigettava i ricorsi presentati. Si tratta, come già accennato, della ricezione della somma di 25 milioni di lire da parte di Nanocchio, al quale la consegnava Capone, che a sua volta l aveva ricevuta da Sciascia, in relazione ai controlli su Telepiù in corso nell ambito degli accertamenti riguardanti le società del Gruppo Fininvest, somma consegnata e ricevuta affinché non venisse usato il pugno di ferro (come riferito dallo stesso Nanocchio da ultimo il 16 maggio 1995 al Pubblico Ministero). Le plurime e particolareggiate dichiarazioni confessorie di Nanocchio erano utilizzabili nei confronti del solo Capone: costui aveva negato la propria responsabilità ma era stato ritenuto inattendibile sulla base di una serie di elementi, compiutamente descritti in sentenza (alle pagine da 22 a 30), che concludeva per la provenienza da Capone del denaro ricevuto da Nanocchio. Salvatore Sciascia e Silvio Berlusconi non avevano invece prestato consenso all utilizzazione delle dichiarazioni di Nanocchio. Ma il Tribunale riteneva la sussistenza di concordanti indizi gravi e precisi, comprovanti la provenienza dei 25 milioni di lire ricevuti da quest ultimo da una maggior somma pagata per Telepiù, nel quadro della già accertata e non contestata prassi dei pagamenti effettuati da Sciascia agli appartenenti alla GdF. Non è questa la sede per ripercorrere la vicenda nei suoi elementi oggettivi e descrivere partitamente i singoli indizi. 479 Rileva invece qui ricordare che la responsabilità di Silvio Berlusconi veniva ritenuta nella sentenza di primo grado, pagg. da 33 a 39 sulla base del fatto che Sciascia non aveva un potere decisionale autonomo, e quindi il denaro che egli utilizzava per i pagamenti corruttivi gli veniva messo a disposizione da chi aveva il potere di decidere e di disporre. Nessun elemento consentiva di ritenere che le autorizzazioni ai pagamenti provenissero dai vertici delle singole società sottoposte a controllo dalla Guardia di Finanza, anzi sul punto Paolo Berlusconi (in data 27 agosto 1994, pag. 33 della sentenza) aveva dichiarato: la struttura aziendale del Gruppo Fininvest, al di là delle singole cariche formali, ha dei suoi referenti di vertice precisi e cioè per ciò che riguarda l aspetto tattico strategico me personalmente, e per ciò che riguarda la strategia globale dell impresa Silvio Berlusconi Io posso considerarmi il numero 2 del Gruppo mentre mio fratello Silvio il numero 1. Il Gruppo al di là della sua miriade di società operative ha come riferimenti me e mio fratello. Peraltro lo stesso Sciascia aveva dichiarato di non aver mai consegnato il danaro di testa sua, di aver sempre goduto della massima fiducia e stima tanto di Silvio quanto di Paolo, i quali certamente mai avevano dubitato che lo stesso Sciascia potesse trattenere per sé le somme che chiedeva per fare fronte alle pretese della Guardia di Finanza. L individuazione di colui che aveva autorizzato i pagamenti andava quindi operata fra le due sole persone di Silvio e Paolo Berlusconi (per quanto risultante dagli atti e dalle loro stesse dichiarazioni: pag. 34 della sentenza). In particolare, Paolo Berlusconi veniva ritenuto estraneo alla vicenda Telepiù dell aprile 1994, di cui non era peraltro imputato, sulla base del fatto che all epoca non aveva alcun ruolo all interno del Gruppo Fininvest, non aveva svolto alcuna attività relativa a Telepiù e non se ne era neppure mai interessato. Gli atti processuali confermavano invece che l autorizzazione al pagamento proveniva da Silvio Berlusconi, che aveva interesse ad un accertamento sommario da parte degli appartenenti alla Guardia di Finanza : sul punto va riassuntivamente riportata, per la sua rilevanza in questa sede, la motivazione della sentenza di primo grado (pagg. da 35 a 39). Infatti gli atti acquisiti al fascicolo del dibattimento consentivano la ricostruzione storica delle problematiche nascenti dall applicazione della L n. 223 (cosiddetta Legge Mammì) e delle operazioni effettuate per realizzare il rispetto formale delle norme anticoncentrazione. Risultava che le quote di Telepiù fossero state formalmente acquistate da alcuni soggettiimprenditori, per escludere, appunto, la concentrazione della proprietà. Le indagini della Procura di Roma erano dirette proprio ad accertare se questa intestazione fosse effettiva oppure se, essendo essa soltanto fittizia, la titolarità rimanesse sostanzialmente in capo all unico soggetto Fininvest, che non avrebbe potuto detenere azioni oltre la soglia del 10%. 4810 Nella sentenza si richiamano i verbali dei Comitati Corporate e di Indirizzo Corporate in cui venivano esaminate le trattative per la vendita delle partecipazioni azionarie di Telepiù, verbali di cui veniva data lettura alla riunione successiva a quella cui si riferivano, ed il cui contenuto non corrispondeva a quanto discusso effettivamente nelle riunioni. Si richiama altresì la posizione di Luigi Koelliker, cui nel 1991 Silvio Berlusconi aveva proposto l intestazione di azioni di Telepiù (società costituita nell ambito del Gruppo Fininvest per realizzare le TV a pagamento in Italia) per non incorrere nella violazione della Legge Mammì: proposta che Koelliker non aveva accettato perché avrebbe dovuto sborsare 14 miliardi di lire, somma di cui veniva promessa la restituzione in caso egli avesse deciso di non partecipare effettivamente all operazione. Le modalità di svolgimento della prospettata operazione sono descritte in sentenza a pagina 37. Le altre trattative condotte per la dismissione delle azioni a fronte di sostegni economici ai soci erano state ricostruite da Alfredo Messina, direttore generale dei servizi centrali di Gruppo. In particolare erano stati interessati BIL (Banca Internazionale del Lussemburgo) e gli imprenditori Kirch e Della Valle, i quali, attesa l incertezza sullo stato della legislazione italiana nel settore delle Pay-TV, avevano chiesto di essere finanziati nell operazione per il periodo Dalle dichiarazioni rese da David Mills il 20 novembre 1997 e riportate all inizio di questo capitolo, oltre che da quelle di Federico D Andrea, Ruggero Magnoni, Giovanni Acampora, Oliver Novick, Carlo Gillet, Pietro Sormani, Sergio Brambilla Pisoni, Giovanni Romagnoni e Alfredo Messina risultava l intestazione fittizia delle quote ed il fatto che i vertici aziendali di Fininvest fossero in grado di indirizzare la politica commerciale di Telepiù (pag.39). Più precisamente emergeva quanto segue (pagg. 37 e 38): Principal Finance è una subholding lussemburghese della Silvio Berlusconi Finanziaria, posseduta al 100% da Fininvest (dichiarazioni D Andrea); la società All Iberian è riconducibile a Fininvest, in quanto <beneficial owner> era, all atto della costituzione, Giancarlo Foscale <persona fisica simbolo di Fininvest> (cfr. dichiarazioni di Mills, , avvocato che ha costituito la società All Iberian su richiesta del Gruppo Fininvest) ed in quanto diverse decine di miliardi sono state erogate nel e 1992 dalla tesoreria italiana di Fininvest ad All Iberian come finanziamenti su istruzioni di Giorgio Vanoni, coordinatore amministrativo delle società estere (dichiarazioni di Romagnoni). Analoga situazione si è verificata in relazione alla società Catwell (il cui <beneficial owner> era Livio Gironi, dirigente del Gruppo Fininvest con la qualifica di direttore centrale Finanza) che ha sostituito nel tempo All Iberian. 4911 All Iberian ha ricevuto, soprattutto negli anni e 1992, ingenti finanziamenti da Silvio Berlusconi Finanziaria e da Principal Finance (oltreché da soggetti non identificati) (D Andrea). In totale dal 1990 al 1994 gli accreditamenti sono ammontati a circa 671 miliardi. A sua volta All Iberian ha finanziato la società Horizon (di Mills) e le sue controllate (Nantoc, Wincanton, Sopac), società costituite formalmente, su richiesta di Giorgio Vanoni (Fininvest), da Mills, allo scopo di consentire di evitare gli effetti della legge Mammì, anche attraverso l acquisizione ed il controllo di una società quotata in borsa in Lussemburgo (CIT) che ha posseduto il 25% di Telepiù. Il 20% di CIT era posseduto da BIL (Banca Internazionale del Lussemburgo), a sua volta garantita e sostenuta da Horizon (dichiarazioni di Gillet). In questa situazione, Oliver Novick, responsabile per le strategie e lo sviluppo del Gruppo Fininvest, è stato incaricato di vendere il 25% di Telepiù, formalmente posseduto da CIT, ma in realtà evidentemente controllato da Fininvest. Nantoc, a sua volta, è stata utilizzata per comperare un diritto d opzione per l acquisto delle quote di Telepiù di proprietà di Boroli, Mentasti e Koelliker, diritto d opzione non esercitato da Nantoc. Le quote sono state poi acquistate dal Gruppo Kirch. Quest ultimo ha ricevuto la somma di circa 200 miliardi provenienti da All Iberian e da Catwell, attraverso la società Taurus, ad esso riconducibile, in concomitanza con l entrata in vigore della legge Mammì e la ripartizione dell assetto societario di Telepiù. La sentenza evidenziava nel prosieguo i mancati controlli della Guardia di Finanza, in particolare quanto ai ruoli di CIT e Nantoc, fino a concludere: Pertanto: è Silvio Berlusconi che, secondo quanto risulta dai verbali dei Comitati Corporate e di Indirizzo Corporate e dalle testimonianze, ha gestito il problema della situazione e della vendita delle quote societarie; è lui che ha chiesto a Koelliker e ad altri soci di intestarsi quote di Telepiù al fine di evitare le sanzioni della legge Mammì, che riguardavano la sua televisione; è lui che ha tranquillizzato i sottoscrittori circa la successiva partecipazione agli aumenti di capitale; è lui che ha organizzato i sistemi per effettuare il cosiddetto <sostegno economico> agli amici formali sottoscrittori; è lui che ha incaricato uomini di sua fiducia (Vanoni, Messina, Foscale, Gironi) di gestire i rapporti con Mills, che, a sua volta, ha posto in essere le strutture necessarie, come lo stesso Messina gli aveva richiesto e spiegato (udienza ); suo era l interesse ad evitare accertamenti approfonditi; suo era il vantaggio derivante dalla superficialità degli accertamenti. Non esiste pertanto una spiegazione alternativa a quella accolta dal Tribunale che sia stato Silvio Berlusconi ad autorizzare il relativo pagamento. Occorre a questo punto soffermarsi sulla sentenza di secondo grado, confermata in Cassazione, di assoluzione di Silvio Berlusconi ex art. 530 c. 2 c.p.p. in relazione alla vicenda Telepiù per non aver 5012 commesso il fatto, e valutare il rilievo che in tale decisione hanno eventualmente avuto le dichiarazioni (o meglio i silenzi) di Mills. Si tratta delle pagine da 184 a 189 della sentenza. Vi si afferma che il concorso morale di Silvio Berlusconi nella illecita dazione di danaro non era provato perché Nanocchio non aveva formulato alcuna accusa diretta o indiretta nei suoi confronti, perché a suo carico non vi erano elementi documentali né indiziari, reggendosi la sentenza di primo grado su mere presunzioni, perché in particolare era indimostrato il presupposto della fittizia intestazione delle quote societarie di Telepiù, mentre era ipotizzabile in capo ad altri soci di Telepiù l interesse ad impedire più approfondite indagini della Guardia di Finanza. Comunque, speciale rilievo assumono nella motivazione le valutazioni giuridiche operate difformemente dalla sentenza di primo grado in relazione alla rilevanza probatoria degli indizi e degli asseriti moventi. Nella medesima linea si muoveva la Corte di Cassazione, che anzi, portando a conseguenze ulteriori la critica al ragionamento sillogistico del Tribunale e della Corte d Appello (basato sulla attribuzione al vertice proprietario di Fininvest della competenza in materia di corruzione della Guardia di Finanza), non solo confermava l assoluzione di Silvio Berlusconi in relazione alla vicenda Telepiù, ma annullava altresì la pronuncia di estinzione per prescrizione resa dalla Corte d Appello in relazione alle vicende Videotime, Mediolanum e Mondadori. Da tutto quanto fin qui scritto emerge allora evidente la rilevanza delle reticenze di Mills. In relazione alla galassia di società da lui stesso create per conto di Fininvest all estero, egli, pur fornendo importanti prove della loro esistenza e della loro riconducibilità appunto alla società italiana, non ha indicato alcun elemento idoneo a fondare un giudizio di responsabilità personale di alcuno, e in particolare di Silvio Berlusconi, per il semplice fatto che non ha comunicato i nomi degli effettivi soci delle varie società del c.d. Gruppo Fininvest B, al di là dei prestanome che già comparivano. Nomi che invece gli erano noti, dato che egli stesso aveva posto in essere il complicato meccanismo sopra descritto, destinato a tenere nascosta l effettiva proprietà di Telepiù. David Mills ha detto solo tutto quello che non poteva non dire, alla luce anche delle dichiarazioni rese dagli altri testimoni e della documentazione già acquisita, senza ricondurre a Silvio Berlusconi ed alla sua famiglia l interesse diretto al capitale di All Iberian e la proprietà del medesimo. Qui stavano appunto i tricky corners di cui Mills stesso avrebbe poi scritto a Bob Drennan nel Gli elementi da cui si trae contezza del fatto che Mills abbia tenuto nascoste circostanze che erano a sua conoscenza sono plurimi, anche indipendentemente dalla dichiarazione confessoria costituita da tale lettera e dal verbale di interrogatorio reso al P.M. il 18 luglio 2004, e si analizzeranno nel capitolo 2. 5113 1.2) La deposizione resa da David Mills nel procedimento n.3510/ /96 Il procedimento n.3510/ /96 R.G. Trib. si svolgeva a carico di Silvio Berlusconi, Benedetto Craxi, alcuni dei principali dirigenti del Gruppo Fininvest quali Giancarlo Foscale, Ubaldo Livolsi, Alfredo Zuccotti e Giorgio Vanoni ed altri soggetti, per una pluralità di reati. David Mills era stato indicato dal P.M. nella lista datata 11 novembre 1996 come testimone in ordine alle imputazioni concernenti All Iberian e le società offshore del Gruppo Fininvest, con riferimento alla loro costituzione e gestione. Si trattava dei reati di cui ai capi A), S), T) e U). Ai capi A) ed S) era contestato a Craxi, al suo segretario Mauro Giallombardo ed al suo fiduciario Giorgio Tradati il reato di illecito finanziamento di cui agli artt. 110, 81, 7 L. 195/74 e 4 L. 659/81 in relazione all apertura di una serie di conti correnti bancari nella Confederazione Elvetica ed alla ricezione sugli stessi il 17, 22 e 28 ottobre 1991 dal conto di All Iberian presso SBS. di Lugano di 15 miliardi di lire in tre tranches da 5 miliardi l ultima delle quali restituita su disposizione di Craxi somme poi bonificate sul conto intestato a Giallombardo presso B.I.L. del Lussemburgo. Al capo T) il medesimo reato di finanziamento illecito, per gli stessi fatti, era contestato a Berlusconi, Foscale (per cui si procedeva separatamente), Livolsi, Zuccotti e Vanoni. Al capo U) agli stessi Berlusconi, Foscale (per cui si procedeva separatamente), Livolsi, Zuccotti e Vanoni era contestato il reato di cui agli artt. 110, 81 c.p., 2621, 2640 c.c. in relazione alla fraudolenta falsificazione dei bilanci di esercizio della società Fininvest s.p.a., a partire dal 1989, in particolare occultando l esistenza di ingenti disponibilità allocate presso la società offshore All Iberian, intestataria presso SBS. di Lugano di un conto corrente il cui avente diritto economico era il Gruppo Fininvest. Società gestita dalla Direzione Finanziaria del Gruppo e alimentata dalla Tesoreria italiana (s.p.a. Istifi) ed estera (Silvio Berlusconi Finanziaria s.a. di Lussemburgo). Nel corso del dibattimento venivano elevate due contestazioni suppletive. Al capo V) a Berlusconi, Foscale, Zuccotti e Vanoni veniva contestato il reato di finanziamento illecito di cui agli artt. 110, 81 c.p., 7 L. 195/74 e 4 L. 659/81, in relazione ad una ulteriore erogazione a Craxi di USD , accreditati da Principal Finance, società controllata da Fininvest, al conto di All Iberian presso SBS di Lugano, e poi trasferita sui conti nella disponibilità di Craxi. Al capo Z) a Berlusconi, Zuccotti e Livolsi veniva contestato il reato di cui agli artt. 81, 110, 61 n.2 c.p., 2621 c.c. in relazione alle attestazioni concernenti l individuazione delle società correlate 5214 al Gruppo Fininvest, rese quanto agli esercizi del 1992, 1994 e 1995, nelle loro qualità di rappresentanti Fininvest, alla società di revisione Arthur Andersen. Gli atti relativi ai capi U) e Z) venivano separati nel corso del dibattimento per l omessa citazione di Fininvest quale parte offesa. Il relativo procedimento si sarebbe poi concluso presso la Corte di Cassazione secondo la normativa nel frattempo emanata in tema di falso in bilancio, il D.Lvo. 11 aprile 2002 n. 61. David Mills era stato sentito la prima volta all udienza del 12 gennaio Dopo aver indicato il proprio ruolo all interno dello studio Carnelutti e di CMM, Mills spiegava che CMM aveva costituito parecchie società offshore, termine con cui si intende una società non soggetta alla tassazione in Inghilterra. Fino al marzo 1988 erano considerate offshore anche società costituite in Inghilterra, ma amministrate da soggetti che non erano in Inghilterra. Nel marzo 1988 la legislazione era mutata e tutte le società costituite in Inghilterra erano considerate residenti fiscalmente in Inghilterra. Tuttavia le società preesistenti potevano ancora godere del regime fiscale più favorevole sino al Con la nuova legge CMM, che prima aveva costituito quasi esclusivamente società offshore inglesi, aveva iniziato a costituire società offshore in altri paesi, paradisi fiscali (pagg.83-84). Già a partire dal CMM aveva creato, per conto di Fininvest, società offshore nelle Isole del Canale, nelle Isole Vergini britanniche e in altri paradisi fiscali; gli interlocutori di Mills, per conto di Fininvest, erano stati Camaggi, Vanoni, Messina, Romagnoni, Livolsi, Foscale; una volta Mills aveva visto Silvio Berlusconi, mai Paolo Berlusconi. Secondo quanto gli dicevano gli interlocutori della Fininvest, le società servivano per commercializzare diritti televisivi e per comperare azioni sulla borsa di Milano ; l assistente di Mills, Tanya Maynard, aveva escogitato una invenzione consistente in una divisione delle società, tra quelle che facevano parte del consolidato di Fininvest e quelle che operavano negli interessi di Fininvest, ma non erano nel consolidato non ero io a saperlo direttamente, ma ovviamente qualcuno forniva le informazioni a Maynard perché lei potesse sapere se le società erano quelle che entravano nel consolidato del Gruppo e quelle no. Il secondo Gruppo, denominato Gruppo B, era quindi un Gruppo very discreet molto discreto perché i clienti volevano che queste società rimanessero confidenziali (pagg.80-82). Richiesto di spiegare di chi fosse la proprietà delle società, Mills partiva dalla ovvia premessa generale, secondo cui la proprietà delle società dipende dalle azioni: il controllo della società spetta a chi è proprietario delle azioni, se si tratta di azioni registrate, a chi invece le possiede materialmente, se si tratta di azioni al portatore. E frequente, però, il caso che il proprietario di 5315 azioni registrate sia a sua volta fiduciario del vero proprietario, attraverso una declaration of trust (pag.84). Per quanto riguardava le società del Gruppo B, era CMM a detenere le azioni al portatore e, attraverso le dichiarazioni di trust, le azioni registrate (pag.85). Tra le società offshore di Fininvest, nel 1989 CMM aveva costituito a Jersey, nelle Isole del Canale, All Iberian; la società aveva azioni registrate, con una dichiarazione di trust a favore di Giancarlo Foscale, ed era stata Candia Camaggi a chiedere di costituirla lì, come società consolidata nel Gruppo Fininvest, inizialmente perché fosse utilizzata per commercializzare diritti di film; e siccome in Jersey è necessario indicare chi è il cosiddetto benefit owner, il vero proprietario beneficiario, e non accettano nomi di società, dovevamo dare una persona fisica, e la dottoressa Camaggi ci ha autorizzato a spendere il nome di Giancarlo Foscale alle autorità di Jersey come simbolo della Fininvest, come una persona fisica con una ovvia e forte connessione con la società ; richiesto di indicare quale carica avesse Foscale in Fininvest, Mills dichiarava, però, di non ricordarlo, limitandosi a ribadire che aveva una carica importante nella Fininvest (pagg.87-88; anche all udienza del 19 gennaio 1998, a pagina 113, Mills ripeteva di sapere che Foscale era parente del dott. Berlusconi e aveva una carica importante nella società ). Gli amministratori di All Iberian avevano nominato due procuratori, tali Ferrecchi e Cattaneo di Lugano, che erano i soli ad avere accesso ai conti bancari (pag.95). All Iberian fungeva da tesoriere delle società del Gruppo B, essendo la sola a disporre di conti in banca; essa veniva finanziata, in particolare, da una società del consolidato del Gruppo Fininvest, Principal Finance, che era il punto di uscita di tutti i soldi che arrivavano alle società di Gruppo B (pag.86). All Iberian era stata utilizzata per sorreggere finanziariamente l operazione Telepiù: quando era stata introdotta in Italia la legge Mammì, il Gruppo Fininvest rischiava di perdere tre reti televisive. Per evitare questo pericolo, i legali di Fininvest, Vanoni e Messina, avevano pensato di attribuire alla società All Iberian, quotata in borsa, la proprietà delle azioni delle società televisive: la legge diceva che se una società italiana era titolare di azioni in una società televisiva, il garante poteva guardare dietro la società a chi erano gli azionisti, persone fisiche. Quando si trattava di una società quotata in borsa, non era possibile, cioè il garante doveva accettare che una società quotata in borsa era legittima come azionista di una società televisiva italiana (pagg.97-98). A tal fine si era creata una società, Horizon, avente il compito di ricevere denaro da All Iberian e di depositarlo alla Banca internazionale del Lussemburgo; Mills era beneficial owner di tale società e aveva la firma sul conto corrente che essa aveva aperto presso la Barclay s Bank (pagg e 150). La Banca internazionale del Lussemburgo aveva appoggiato l operazione, perché con 5416 l ingresso di tali somme si garantiva dal rischio di fallimento di CIT, una società quotata in borsa i cui azionisti erano BIL Participation (una società posseduta dalla Banca internazionale del Lussemburgo) e varie società offshore costituite anche da CMM (pagg ). Negli anni , nell effettuare la revisione del bilancio consolidato del Gruppo Fininvest, c era stata una preoccupazione degli auditors, che volevano avere garanzie sul fatto che All Iberian fosse in grado di far fronte agli impegni derivanti dalle somme che riceveva da Principal Finance. Per tale motivo Vanoni aveva ritirato da CMM le azioni di All Iberian e della maggior parte delle società del Gruppo B (che altrimenti sarebbero rimaste in deposito presso CMM) e le aveva conferite presso un notaio di Lugano (pagg.85-86). Vanoni aveva fatto ciò anche perché aveva bisogno di una società per comprare azioni sulla Borsa di Milano e doveva evitare che queste azioni fossero aggiunte a quelle già possedute da Fininvest, per non essere costretto a dichiararle alla Consob (pagg.96-97). Poiché la revisione aveva mostrato un grosso indebitamento di All Iberian nei confronti di Principal Finance, in occasione della chiusura dei bilanci Fininvest degli anni , erano state escogitate due operazioni finanziarie volte a ridurre l indebitamento: un operazione, le cui modalità Mills dichiarava di non ricordare con esattezza, pur avendola svolta di persona, era stata compiuta con la Banca Nazionale dell Agricoltura a Londra e aveva avuto come oggetto un prestito della Banca a Fininvest, probabilmente nello schema del back to back 1 (pagg.89-90; all udienza del 19 gennaio 1998, a pagina 112, Mills precisava che era stata All Iberian a ricevere il prestito dalla Banca Nazionale dell Agricoltura e a versare la somma a Fininvest, che aveva invece garantito la banca); l altra operazione, svolta alla fine del 1991 e denominata operazione City Funds, era stata svolta con una grossa banca americana, City Bank; era stato Livolsi a telefonare a Mills, preannunciandogli che la cosa sarebbe stata seguita da Romagnoni. L operazione aveva come oggetto il portare fuori dal bilancio un indebitamento di 190 milioni di dollari e a tal fine si era pensato di creare nel corso del nuovo anno una specie di secure transition, che è una forma complicata, però che si usa moltissimo, per trasformare i redditi, in questo caso diritti cinematografici, in un'altra forma di reddito ; a tal fine, poiché all affare avrebbero partecipato parecchie banche, tra la fine del 1991 e l inizio del 1992 Mills aveva lavorato moltissimo, stipulando i contratti con un grosso studio inglese di City Bank, Fletcher Wills (pagg.91-94). 1 Il prestito back to back si definisce come un prestito bilaterale concesso da una società residente in un Paese e da una controllata che risiede in un altro. Contrariamente al "parallel loan" (dove la società madre si addossa la parte di debito di una controllata che risulti insolvente) il prestito back to back consente al prestatore di cancellare le garanzie se il beneficiario del prestito risulta insolvente. 5517 Nel All Iberian era stata affiancata e sostituita da un altra società, Catwell; il motivo, secondo Mills, aveva a che fare con la richiesta della banca di sapere chi era il beneficiario della All Iberian, ma alla domanda del P.M., che chiedeva di quale banca si trattasse, Mills rispondeva che la banca di All Iberian voleva sapere, ma non sono sicuro, non vorrei (pagg ). In seguito Catwell aveva cambiato nome in German Development, ma alla domanda sul motivo di tale cambiamento Mills diceva di non saperlo, dichiarando solo che forse aveva a che fare con il Gruppo Kirch, che era socio nel Telepiù. Ma non ero io a scegliere il nome, né studiare il cambio di nome (pag.102). Nel luglio 1995 Vanoni aveva detto a Mills che una società di un fiduciario finanziario di Ginevra, il dott. Bonzanigo, aveva di fatto rilevato tre società del Gruppo Fininvest B (Principal Network, Principal Communications e Sport Image), con i relativi crediti e debiti. La società, denominata Laynden, aveva bisogno di un conto per ricevere e effettuare pagamenti di diritti televisivi; Mills le aveva fatto aprire un conto a Londra e aveva preparato alcune bozze di contratto, volte a formalizzare l acquisto delle tre società da parte di Laynden. Tornato dalle ferie, Mills aveva constatato che i contratti erano stati completati e recavano uno scarabocchio corrispondente alla sua firma, che egli però non riconosceva. Gli acquisti erano stati retrodatati al 1994 perché spiegava Mills in Inghilterra succede di tanto in tanto che i clienti fanno delle cose e poi si rendono conto che è una cosa che deve essere anche formalizzata per iscritto. In seguito, esaminando la contabilità di All Iberian, Mills aveva constatato che in realtà era stata la stessa All Iberian (forse già divenuta Catwell) ad acquistare Laynden. Il conto Laynden aveva operato per tre o quattro mesi; su di esso era affluita una serie di pagamenti per diritti, in quanto Laynden doveva pagare le società che avevano venduto tali diritti; si trattava di una clearing house. Richiesto di indicare chi gli desse le direttive per conto di Laynden, Mills rispondeva genericamente: Bonzanigo o dottor Vanoni, non mi ricordo quale. Perché sicuramente le persone che conoscevano questi debiti e crediti erano, ovviamente, le persone che prima erano responsabili per la Principal Network e le altre due società, e cioè persone della Fininvest ; il P.M. gli contestava che in una deposizione resa in istruttoria egli aveva detto: Non mi è mai stata fornita la contabilità consolidata del Gruppo L, cioè della Laynden e delle società da essa acquistate. Tale Gruppo è stato diretto e gestito direttamente da Vanoni e anche da Cefaliello Era Bonzanigo a rappresentare la Laynden, ero stato io stesso a introdurlo nel giro Fininvest (pagg ; v. anche pagg , dove Mills ripeteva di avere presentato Bonzanigo alla Fininvest). Sempre nel 1995 Mills era stato avvertito da Vanoni che All Iberian era oggetto di una rogatoria in Svizzera, che cioè c erano delle indagini in corso perché apparentemente un pagamento o due 5618 pagamenti sono transitati per il conto All Iberian, che sono finiti presumibilmente in un conto dell ex primo ministro Craxi, e che c erano delle indagini in corso per questo (pag.113). In seguito a tutte queste vicende, All Iberian era rimasta un po orfana, nel senso che né è parte del Gruppo Fininvest, né di un altro ; la cosa preoccupava Vanoni, che non sapeva come regolarizzare le società del Gruppo B (pagg ). Alla fine del 1995 Vanoni era scomparso 2 e il compito di regolarizzare la posizione di All Iberian era stato assunto da un altro contabile Fininvest, Cefaliello (pagg.115 e ; anche all udienza del 19 gennaio 1998, alle pagine 109 e seguenti, Mills ripeteva che Cefaliello era venuto fuori come la persona, in Fininvest, incaricata di risolvere tutti i problemi sorgenti di queste società : lavorando per Fininvest, Cefaliello aveva accesso alla documentazione che le riguardava, ma Mills non sapeva dire dove esattamente Cefaliello avesse assunto le informazioni che gli servivano). Nel frattempo, nell estate 1995, CMM, rimasta l ultimo referente di All Iberian, aveva ricevuto una forte somma di denaro, pari a 10 miliardi di lire, corrispondente alla plusvalenza dell operazione Telepiù, nella quale la società Horizon aveva ricevuto e sborsato una somma di 700 miliardi di lire (pag.114). Alle pagine Mills spiegava che la somma che aveva ricevuto era stata di 100 miliardi, mandati da Kirch, e che egli li aveva utilizzati per una serie di pagamenti secondo istruzioni ricevute dal dottor Vanoni per saldare, chiudere delle posizioni. Mills non ricordava le singole operazioni, ma c è un pezzo di carta in cui si trovano tutte le istruzioni date alla banca. Però credo che la maggior parte era destinata a tornare sul Gruppo Fininvest per rimborsare i prestiti. Poiché All Iberian, avendo come referente CMM, diventava una società residente in Inghilterra, e veniva assoggettata al fisco inglese, Mills aveva presentato una dichiarazione al fisco, nella quale sostanzialmente affermava: ci sono questi soldi che sono arrivati, che sono veramente una somma molto grande, e ci sono queste società io credo essere la sola persona, cioè io e le persone CMM, adesso queste società sono praticamente sotto il nostro controllo ; aveva fatto fare un bilancio delle attività di tutte le società che ricevevano denaro da All Iberian e a tal fine i contabili, revisori di Edsaco, si erano recati in Lussemburgo, presso lo studio fiduciario Veco, che per incarico di Cefaliello deteneva la contabilità; ne era emerso un profitto netto di 5 miliardi e 8 (pagg ; v. anche pag.118, dove egli ripeteva che per risolvere la posizione di All Iberian ed anche la propria, che rischiava di essere irregolare in Inghilterra, aveva deciso di fare un consolidato in 2 Era infatti latitante. 5719 cui c erano le attività di cinque anni, fino alla fine del 95, con questo profitto che è stato tassato ) 3. Richiesto di spiegare come potesse prendere tali decisioni, se già da anni le azioni al portatore e le dichiarazioni di trust erano state prese in consegna da Vanoni, Mills affermava di avere agito sia spontaneamente, nel senso che io dovevo comunque regolarizzare la mia situazione, sia con il consenso del dottor Messina, che era d accordo che così, almeno in Inghilterra, la situazione di All Iberian e delle altre società era in perfetta regola... i profitti di queste società sono stati tassati regolarmente e sono ancora residenti ai fini fiscali inglesi in Inghilterra (pagg ). Il resto, aggiungeva il teste, giace ancora in una banca a Londra con dei nomi, ovviamente non solo mio, ma dei soci dello studio perché era un attività fatta da me come socio dello studio, e quindi i soldi sono lì ancora (pag.118). Alle pagine 119 e seguenti il P.M. insisteva nel domandare a Mills come potesse avere disposto la realizzazione di un consolidato societario e avere ottenuto somme di pertinenza delle società, ma il teste non dava risposte coerenti: P.M. Ma io, quello che non capisco, scusi, di chi è la proprietà di questo Gruppo? T. Io. Alla fine io. P.M. Ma ci ha le azioni? T. No. P.M. E allora come fa a dire che è lei, scusi? Cioè, per tornare al discorso precedente, abbiamo visto che questa è una società... T. Questo è assolutamente corretto. P.M. Cosa è corretto? T. Che chi ha le azioni ha la società, e non metto in dubbio questo. P.M. Allora come fa a dire che queste società adesso sono sue, se lei non ha le azioni? T. In questo senso, che le società o sono di Fininvest, o di qualcun altro: il solo altro di cui possono essere sono io per conto dei miei soci, e quindi in accordo con Messina; io questa cosa che abbiamo fatto qui non prescinde un discorso di chi era il proprietario e dell interesse di Fininvest in queste società prima. Io sto parlando della fine di 95 e da quella data in poi... P.M. No, ma vede... scusi, avvocato. Finché si tratta di regolarizzare una situazione fiscale in Inghilterra, è una cosa buona, santa e giusta, nessuno lo mette in dubbio. Mi piacerebbe anche regolarizzare in Italia, ma comunque non è questo il punto. Qui stiamo parlando di proprietà di società, no? che è una cosa diversa. Allora, la mia domanda è: di chi sono oggi queste società?... 3 A pagina 119 della sua deposizione Mills affermava che le società ricomprese nel consolidato All Iberian erano Cidemeo, Hannowt, Horizon, Norburin, Turnstone (pronuncia fonetica). 5820 Lei ha questi documenti per dimostrare che sono sue queste società o no? T. No. Le spiego. Cioè, non spetta a me dire chi è il proprietario, chi no. Posso raccontare soltanto i fatti, e il fatto è che le azioni sono dove sono... P.M. Dove sono? T. Sono state a Vanoni, e non so dove Vanoni le ha messe. Ma io sono la persona che ha ricevuto i dividendi e quindi in quel senso, chi riceve i dividendi ovviamente è la persona che gode della proprietà. P.M. Come fa una persona mi spieghi, perché io sono legato al diritto formale italiano una persona che non è azionista a ricevere i dividendi? T. No, ma scusi, io ero... No, scusi, lei fa bene chiarire la cosa, perché io... P.M. Io non capisco. T. Le spiego. P.M. Ha capito? Magari è possibile... T. No, le spiego. Va bene, no, siamo... P. Scusi un attimo. Lei ritiene di avere la responsabilità di gestire in questo momento queste società o se ne ritiene proprietario a tutti gli effetti? T. Io sono... adesso sono amministratore delle società, perché credo è mio dovere chiudere le loro situazioni e portare tutto ad un buon fine di queste società, perché non è responsabile lasciare le società così. Fra l altro ci sono ancora poche situazioni di sanare con queste società, in modi che tutti i soldi rientrino nel Gruppo Fininvest. E un lavoro che è quasi finito. P. Lei sta sanando delle posizioni? T. Assolutamente. P. Cosa vuol dire? T. Ci sono delle posizioni ancora aperte con queste società... P. Debiti da pagare... T. Esattamente. P.... o somme da riscuotere? T. Esattamente. Rapporti con terzi fatti a suo tempo, che avevano la loro vita per contratto, e quelle posizioni si stanno chiudendo adesso. P. Sì. Nel momento in cui tutto questo si chiude, lei ha la possibilità di chiudere le società? di liquidarle? T. Buona domanda. P. Grazie. 59 Vedere altro
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 art. 17
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