Source: https://www.laleggepertutti.it/286946_assegno-separazione-alla-moglie-ultime-sentenze
Timestamp: 2019-10-14 22:04:44+00:00

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L’assegno di mantenimento può formare oggetto di compensazione? Per la quantificazione dell’assegno di mantenimento non rileva il criterio del tenore di vita, ma quello della disparità economica tra le parti. La nullità del matrimonio non determina la restituzione dell’assegno stabilito con la pronuncia di separazione. Leggi le ultime sentenze sull’assegno di mantenimento corrisposto alla moglie.
1 Obbligo del marito di versare l’assegno di mantenimento alla moglie
2 Tracciabilità del pagamento
3 Funzione dell’assegno di mantenimento
4 Moglie senza lavoro per dedicarsi alla famiglia
5 Quantificazione dell’assegno di mantenimento
6 Determinazione dell’assegno
7 Tenore di vita familiare del coniuge meno abbiente: permane con la separazione?
8 Quando l’ex coniuge perde il diritto al mantenimento?
9 La nullità del matrimonio
10 Cosa deve verificare il giudice per determinare la misura dell’assegno di mantenimento?
Obbligo del marito di versare l’assegno di mantenimento alla moglie
Funzione dell’assegno di mantenimento
Non può formare oggetto di compensazione il credito relativo ad assegni di mantenimento. Si ritiene che l’assegno di mantenimento, ove fosse oggetto di compensazione, vedrebbe snaturata la sua funzione alimentare: proprio in virtù della sua natura lato sensu alimentare, deve essere esclusa la compensazione del credito relativo all’assegno di mantenimento con altri crediti, alla luce di quanto disposto per gli obblighi alimentari dall’articolo 447, comma 2, c.c.; invero, sussiste leadem ratio che consente l’applicazione analogica della predetta disposizione anche all’ipotesi dell’assegno di mantenimento per la moglie ed i figli in caso di separazione o divorzio, giacché, quantunque l’assegno di mantenimento non abbia una valenza alimentare in senso stretto, posta la distinzione tra diritto al mantenimento e diritto agli alimenti, tuttavia è innegabile che esso conserva comunque una valenza anche alimentare, avuto riguardo alla considerazione in sé non banale che il diritto al mantenimento presuppone come base minima il diritto agli alimenti; finalità e funzione rendono assimilabili obblighi alimentari e di mantenimento, entrambi posti a tutela dei doveri di solidarietà nascenti dai rapporti di coniugio e di filiazione, tanto ciò vero che l’obbligo di prestare gli alimenti sono tenuti, nell’ordine, per primi il coniuge, i figli (e, in loro mancanza, i discendenti prossimi) ed i genitori (e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi): vedi art. 433 c.c.; l’obbligo di mantenimento ha solo un contenuto più ampio di quello alimentare, che comunque è ricompreso in esso, come nel più ci sta il meno, ma ambedue servono pur sempre a soddisfare un bisogno fondamentale della persona.
Tribunale Catania sez. I, 02/11/2017, n.4575
Moglie senza lavoro per dedicarsi alla famiglia
Va riconosciuto il diritto dell’ex moglie, che ha lasciato il lavoro per dedicarsi alla conduzione familiare, di ricevere l’assegno divorzile, confermando l’ammontare stabilito in sede di separazione per l’assegno di mantenimento. In applicazione del principio stabilito da Cass. 10 maggio 2017, n. 11504 sussistono infatti i presupposti per riconoscere l’an del diritto della convenuta a vedersi corrispondere l’assegno divorzile poiché, alla luce della complessiva valutazione di tutti gli indici indicati dalla Suprema Corte nella sentenza citata, la stessa non può ritenersi economicamente indipendente, in ragione della mancanza di un reddito da lavoro certo e della ragionevole impossibilità oggettiva, data l’età raggiunta, di poterselo procurare.
Avverso la riduzione dell’assegno di mantenimento, dovuto al peggioramento delle condizioni economiche dell’ex tenuto al versamento, non può invocarsi il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. L’assegno di mantenimento è, infatti, quantificato dando peso solo alla disparità economica tra le parti. Ad affermarlo è la Cassazione che ha nella specie dato torto all’ex moglie di un imprenditore che si opponeva al taglio dell’assegno per il peggioramento delle condizioni economiche dell’ex. Per la Corte, il giudice che deve decidere sui presupposti dell’assegno ed eventualmente quantificarlo non è tenuto ad accertare i redditi nel loro esatto ammontare, ma può limitarsi a ricostruire in maniera attendibile la situazione patrimoniale dei coniugi, senza però guardare al più alto tenore di vita goduto prima della separazione.
Cassazione civile sez. I, 28/06/2017, n.16190
Tenore di vita familiare del coniuge meno abbiente: permane con la separazione?
Il coniuge separato ha il diritto di mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio. Pertanto, se esso non dispone di redditi adeguati per farlo, l’ex coniuge più facoltoso è tenuto a versagli un assegno adeguato a tal fine. La Cassazione ha così respinto le richieste di Berlusconi in ordine alle somme corrisposte alla ex moglie Veronica Lario nel periodo di separazione. I giudici di legittimità hanno precisato che nella separazione non possono applicarsi i nuovi criteri di determinazione del “quantum” dell’assegno divorzile definiti con la recente sentenza della medesima Corte n. 11504 del 2017 perché si tratta di uno stato prodromico, e in quanto tale differente, rispetto al divorzio. Difatti, per la Corte, il divorzio scioglie gli effetti del matrimonio, mentre la separazione “congela” soltanto il vincolo matrimoniale che continua a produrre effetti.
Quando l’ex coniuge perde il diritto al mantenimento?
La coabitazione con un altro partner da parte dell’ex coniuge fa venire meno il diritto all’assegno da parte dell’ex, anche se manca la prova di una convivenza more uxorio e si tratta solo di una “affettuosa amicizia”. Così si è espressa la Cassazione che ha anche precisato che non si può addossare all’ex coniuge tenuto a versare l’assegno l’onere di dimostrare il grado di intimità sussistente tra l’ex e il suo nuovo partner.
La Corte ha reso così meno stringenti le condizioni per la perdita dell’assegno in caso di una nuova convivenza, accogliendo nella specie il ricorso di un uomo che contestava l’obbligo di corrispondere alla sua ex moglie un assegno mensile di 800 euro in quanto questa conviveva con altro partner. Per i giudici di legittimità è sì vero che il diritto all’assegno non decade per una mera coabitazione, ma non può porsi a carico del marito l’onere di dimostrare il grado di intimità che intercorre tra la coppia”.
Cassazione civile sez. VI, 08/03/2017, n.6009
Poiché, nel caso di matrimonio celebrato in buona fede dai coniugi, gli effetti del matrimonio valido si producono in favore dei medesimi fino alla sentenza dichiarativa della nullità, determinata dall’ignoranza su una qualità personale del coniuge da ritenersi essenziale ai fini del consenso al matrimonio e costituita dallo stato di gravidanza della futura moglie causato da persona diversa da esso istante, ne deriva che non può trovare accoglimento la domanda formulata dall’attore volta a ottenere la restituzione di quanto versato alla moglie a titolo di assegno di mantenimento quale obbligo imposto all’attore nell’ambito del procedimento per separazione personale, rilevandosi peraltro che, una volta accertata in giudizio la spettanza di un diritto con pronuncia passata in giudicato, il diritto in questione non può più essere rimesso in discussione.
Tribunale Mantova sez. I, 19/01/2017, n.54
Cosa deve verificare il giudice per determinare la misura dell’assegno di mantenimento?
In tema di separazione personale dei coniugi, l’attitudine al lavoro dei medesimi, quale elemento di valutazione della loro capacità di guadagno, può assumere rilievo, ai fini del riconoscimento e della liquidazione dell’assegno di mantenimento, solo se venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche.
(In applicazione dell’anzidetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, nel quantificare l’assegno di mantenimento riconosciuto alla moglie, aveva valutato il titolo di studio universitario e l’abilitazione professionale da lei posseduti ma anche le sue presumibili difficoltà nell’inserimento nel mondo del lavoro dovute all’età ed alla mancanza di precedenti esperienze professionali).
Cassazione civile sez. VI, 04/04/2016, n.6427

References: art. 433
 Cass. 
 sentenza 
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