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Timestamp: 2018-08-20 12:24:01+00:00

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Novità fiscali del 18 giugno 2010: transfer pricing: non si applicano sanzioni se viene dimostrato il valore normale; l’Ufficio del fisco non può fondare l’avviso di accertamento con i risultati finali delle medie di settore; avvocati: nelle cause semplici onorari sotto i minimi; società pubbliche: nota Assonime sulle neo misure contenute nella manovra correttiva; la nullità della notifica dell’avviso di accertamento non viene sanata con la presentazione del ricorso; il ricorso contro la cartella di pagamento blocca ipoteca della concessionaria della riscossione; Assonime: Circolare n. 20 su Unico 2010; regime scambio partecipazioni: circolare delle Entrate; fatture beni strumentali agevolati: va bene il timbro informatico | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 18 giugno 2010: transfer pricing: non si applicano sanzioni se viene dimostrato il valore normale; l’Ufficio del fisco non può fondare l’avviso di accertamento con i risultati finali delle medie di settore; avvocati: nelle cause semplici onorari sotto i minimi; società pubbliche: nota Assonime sulle neo misure contenute nella manovra correttiva; la nullità della notifica dell’avviso di accertamento non viene sanata con la presentazione del ricorso; il ricorso contro la cartella di pagamento blocca ipoteca della concessionaria della riscossione; Assonime: Circolare n. 20 su Unico 2010; regime scambio partecipazioni: circolare delle Entrate; fatture beni strumentali agevolati: va bene il timbro informatico
1) Transfer pricing: Non si applicano sanzioni se viene dimostrato il valore normale
2) L’Ufficio del fisco non può fondare l’avviso di accertamento con i risultati finali delle medie di settore
3) Socio liquidatore: Chiarimenti dall’INPS
4) Avvocati: Nelle cause semplici onorari sotto i minimi
5) Soggetti ad Irap i contributi alle aziende di trasporto locale
6) Società pubbliche: Nota Assonime sulle neo misure contenute nella manovra correttiva
7) La nullità della notifica dell’avviso di accertamento non viene sanata con la presentazione del ricorso
8) Il ricorso contro la cartella di pagamento blocca l’ipoteca della concessionaria della riscossione
9) Assonime: Circolare n. 20 su UNICO 2010-SC e IRAP 2010
10) Software GERICO 2010: Aggiornamento al 16 giugno
11) Regime scambio partecipazioni: Circolare delle Entrate
12) Fatture beni strumentali agevolati: va bene il timbro informatico
Basterà predisporre e consegnare in sede di verifica la documentazione che giustifica la corrispondenza tra prezzi praticati e valore normale
L’art. 26 del D.L. n. 78/2010 (cd. manovra correttiva) ha introdotto una interessante novità per le imprese che fanno parte di gruppi strutturati su base sovranazionale.
Al fine di adeguarsi alle linee guida OCSE sulla materia, infatti, viene prevista la disapplicazione della sanzione per infedele dichiarazione nei casi in cui vengano rettificati i prezzi di trasferimento (art. 110, comma 7, del T.U.I.R.), se in sede di verifica l’impresa documenta i suddetti praticati con le imprese estere del gruppo e la loro corrispondenza con il valore normale.
La comunicazione “preventiva” all’Agenzia delle Entrate in cui si dichiara di essere in possesso della documentazione é particolarmente importante, infatti, la stessa norma precisa che, in sua assenza, le sanzioni per infedele dichiarazione tornano applicabili.
In particolare, nel caso di rettifica del valore normale dei prezzi di trasferimento praticati nell’ambito delle operazioni con società non residenti nel territorio dello Stato, che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa (art. 110, comma 7, del T.U.I.R.), da cui derivi una maggiore imposta o una differenza del credito, non si applicano sanzioni qualora, nel corso dell’attività istruttoria, il contribuente consegni all’Amministrazione finanziaria la documentazione indicata in apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, idonea a consentire il riscontro della conformità al valore normale dei prezzi di trasferimento praticati.
Comunicazione all’amministrazione finanziaria: Entro settembre le disposizioni attuative
Il contribuente che detiene la documentazione prevista dal suddetto provvedimento, dovrà darne apposita comunicazione all’Amministrazione finanziaria secondo le modalità e i termini ivi indicati.
L’art. 26 del DL 78/2010 non precisa quale siano i documenti che devono essere predisposti dall’impresa, rimandando per questi aspetti al Provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate, il quale dovrà essere emanato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 78/2010 e, quindi, presumibilmente entro settembre.
Viene, inoltre, prevista una disposizione transitoria secondo cui la comunicazione che attesta il possesso dei documenti atti a provare la congruità dei prezzi di trasferimento per i periodi anteriori al 2010 deve essere effettuata entro novanta giorni dalla pubblicazione del Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.
La nuova norma disciplina i soli rapporti con le società del gruppo non residenti, infatti, non viene previsto nulla per i rapporti con le società del gruppo italiane, per i quali le conseguenze sanzionatorie di eventuali sovrafatturazioni o sottofatturazioni (c.d. “transfer pricing interno”) continueranno ad essere affidate all’elaborazione della giurisprudenza.
Non è possibile basare l’avviso di accertamento con i risultati finali delle medie di settore.
Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Bergamo con la sentenza n. 118 del 10 maggio 2010, che ha ulteriormente ribadito il principio già affermato dalla Corte di Cassazione, sentenza n. 7814/2007, secondo cui ”i valori percentuali medi del settore non rappresentano un fatto noto, ma costituiscono il risultato di una estrapolazione statistica di una pluralità di dati disomogenei, che non integrano, pertanto, presunzioni gravi, precise e concordanti, bensì una semplice regola di esperienza”.
Quindi pur ribadendo l’utilità pratica dell’elaborazione statistica effettuata dall’ufficio per determinare la redditività media dichiarata da soggetti che svolgono la stessa attività economica nello stesso ambito territoriale, l’Ufficio non può fondare l’avviso di accertamento con i risultati finali di tale elaborazione di natura meramente statistica senza contestualmente mettere il contribuente nella condizione di conoscere tutti i dati di riferimento e i procedimenti di selezione del campione inerenti alla attività di elaborazione che costituisce, di fatto, il fondamento dell’avviso.
La C.T.P. ha, inoltre, rilevato che l’illegittimità dell’avviso di accertamento si concretizza anche nella scelta, immotivata, di ricorrere ad una percentuale di ricarico superiore anche alla percentuale media risultante dalla stessa elaborazione statistica, e di non riconoscere la percentuale di ricarico applicata dalla società accertata, che risulta comunque compresa nella forbice dei risultati emergenti dagli studi di settore.
L’avviso di accertamento presenta, quindi, una motivazione carente e contraddittoria , dove facendo riferimento a dati ignoti al contribuente e dallo stesso non conoscibili e non controllabili , arriva a determinare la maggiore percentuale di ricarico applicabile sul costo del venduto dichiarato.
Socio liquidatore: come operare? L’INPS detta due vie per i contributi.
L’operatività è stata precisata dall’I.N.P.S. con il messaggio n. 15352/2010:
Il socio liquidatore I.N.P.S. di una società esercente attività commerciale deve mantenere la propria iscrizione alla gestione I.N.P.S. fino a quando lo svolgimento delle operazioni di liquidazione comportino la cessione dei beni o le prestazioni di servizi già oggetto dell’attività di impresa.
Se trattasi, invece, di mera liquidazione delle scorte venendo meno l’esercizio dell’attività aziendale, il liquidatore potrà procedere alla sua cancellazione dalla gestione previdenziale.
Ancora una volta i giudici della Corte di Cassazione sono tornati sulla questione “onorari avvocato” esprimendo il loro parere con la sentenza 13452/2010 che ha, appunto, riguardato gli onorari dell’avvocato, precisando che, in base a quanto previsto dall’articolo 60 della Legge 794/42, in presenza di una causa “ritenuta semplice”, è possibile che il giudice, con decisione adeguatamente motivata, possa attribuire all’avvocato un onorario in misura inferiore anche a quella stabilita nei minimi tariffari.
Ma poiché tale norma rappresenta un’eccezione, tale facoltà di “riduzione” deve essere limitata esclusivamente alla voce dell’onorario.
La norma consente al giudice di scendere sotto i limiti minimi fissati dalle tariffe professionali quando la causa risulti di facile trattazione, sebbene limitatamente alla sola voce dell’onorario e non anche a quelle dei diritti e delle spese, cui non fa riferimento detta norma, e sempre che sia adottata espressa ed adeguata motivazione con riferimento alle circostanze di fatto del processo, non limitata, pertanto, ad una pedissequa enunciazione del criterio legale; la riduzione dei minimi previsti dalla tariffa per gli onorari, in ogni caso, non può superare il limite della metà, ai sensi della L. n. 724 del 1942, art. 4.
La riduzione, quindi non può superare il limite della metà.
(Cassazione civile, sentenza n. 13452 del 03 giugno 2010, in Altalex del 14 giugno 2010)
Sono soggetti ad Irap anche le somme destinate a ripianare i disavanzi di esercizio. Tutti i contributi erogati a norma di legge, compresi quelli esclusi dalla base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, devono essere considerati nel calcolo della base imponibile Irap, salvo che l’esclusione non sia prevista dalla relativa legge istitutiva ovvero da altre disposizioni di carattere speciale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13160 del 28 maggio 2010, é tornata ad occuparsi della questione dell’assoggettabilità al tributo regionale dei contributi pubblici erogati alle aziende di trasporto pubblico locale (ex legge n. 151/1981).
Alcune aziende di autotrasporto del Comune di Roma avevano presentato istanze per il rimborso della maggiore Irap versata per due annualità consecutive, sostenendo che i contributi pubblici percepiti per il ripiano dei disavanzi tipici delle aziende di trasporto non potevano concorrere a formare la base imponibile, e che, pertanto, la quota parte d’imposta calcolata sui contributi percepiti era illegittima.
Contro il silenzio rifiuto dell’Agenzia delle Entrate e della Regione Lazio, le società hanno presentato ricorsi precisando che le erogazioni erano rivolte a coprire le perdite di esercizio derivanti, soprattutto, dalle spese per il personale dipendente, da considerarsi componenti indeducibili passivi ai fini Irap. Pertanto, gli enti impositori avrebbero violato il principio di capacità contributiva (articolo 53 Costituzione), non potendosi considerare ricavi i predetti contributi.
La Corte di Cassazione ritiene che: In tema di Irap devono essere inclusi nel calcolo per la determinazione della base imponibile tutti i contributi erogati a norma di legge, ivi compresi quelli versati – prima dal Fondo nazionale trasporti, poi dalle Regioni – alle imprese esercenti il trasporto pubblico locale al fine di ripianare i disavanzi di esercizio, che la norma esclude dalla base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, salvo che non si tratti di contributi per i quali l’esclusione sia prevista dalle relative leggi istitutive ovvero da altre disposizioni di carattere speciale o rispetto ai quali la legge regionale istitutiva preveda espressamente la specifica correlazione a determinati componenti negativi non ammessi in deduzione ai fini Irap.
La sentenza afferma la tassabilità di detti contributi anche per il passato.
In particolare, nella motivazione viene chiarito che, nei casi di specie, la non imponibilità Irap di contributi erogati può essere riconosciuta soltanto in presenza di correlazione con componente negativo non deducibile che sia esplicitamente prevista nella legge istitutiva del contributo.
Non assume rilevanza una semplice dichiarazione circa l’utilizzo dei contributi da parte delle imprese di trasporto pubblico, proveniente dalla Amministrazione erogatrice, che non trova riscontro nella previsione legislativa.
Inoltre, come hanno già evidenziato le Sezioni unite della Cassazione (sentenza 21749/2009), i contributi erogati a norma di legge, ivi compresi quelli in esame erogati alle imprese esercenti il trasporto pubblico locale al fine di ripianare i disavanzi di esercizio, debbono essere tutti inclusi nel calcolo per la determinazione della base imponibile Irap, anche se erogati in epoca anteriore al 31 dicembre 2002.
Pertanto, la Corte di Cassazione ha concluso affermando, in definitiva, che tutti i contributi erogati a norma di legge, compresi quelli esclusi dalla base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, devono essere inclusi nel calcolo per la determinazione della base imponibile Irap, salvo che si tratti di contributi per i quali l’esclusione da detta base imponibile non sia prevista dalle relative leggi istitutive ovvero da altre disposizioni di natura speciale.
Valenza interpretativa dell’art. 5 della legge 289/2002
Con la sentenza viene chiarita la valenza di “norma di interpretazione”, con efficacia retroattiva, dell’art. 5 della legge 289/2002 laddove è stabilito che il concorso alla determinazione della base imponibile Irap dei contributi “deve interpretarsi nel senso che tale concorso si verifica anche in relazione a contributi per i quali sia prevista l’esclusione dalla base imponibile delle imposte sui redditi, sempre che l’esclusione dalla base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive non sia prevista dalle leggi istitutive dei singoli contributi ovvero da altre disposizioni di carattere speciale”.
Infatti, tale problematica risale ai tempi di istituzione dell’Irap.
Decreto-legge n. 78/2010: le misure in materia di società pubbliche.
“Nell’ambito del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica (in G.U. n. 125 del 31 maggio 2010, sup. ord. 114) alcune previsioni riguardano le società pubbliche.
Anzitutto l’articolo 6, comma 6 del decreto legge stabilisce che nelle società inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione nonché nelle società interamente possedute dalle pubbliche amministrazioni il compenso dei consiglieri d’amministrazione e dei sindaci è ridotto del 10 per cento. La riduzione di applica a decorrere dalla prima scadenza del consiglio o del collegio. La previsione non trova applicazione nei confronti delle società quotate.
In secondo luogo, al fine di perseguire una maggiore efficienza delle società pubbliche, l’articolo 6 al comma 19 prevede alcuni limiti al finanziamento in caso di bilanci in perdita. In particolare, salvo quanto previsto nel caso di riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale (articolo 2447 del codice civile), le amministrazioni pubbliche non possono effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, rilascio di garanzie a favore di società partecipate non quotate che abbiano registrato, per tre anni consecutivi, perdite di esercizio oppure che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali. Sono in ogni caso consentiti i trasferimenti effettuati a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse oppure alla realizzazione di investimenti. Al fine di salvaguardare la continuità nella prestazione di servizi di pubblico interesse, la norma prevede alcune deroghe al divieto qualora sussistano gravi pericoli per la sicurezza pubblica, l’ordine pubblico o la sanità. In questi casi su richiesta dell’amministrazione interessata, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, soggetto a registrazione presso la Corte dei Conti, è possibile autorizzare a favore di tali società specifici interventi finanziari.
Inoltre, il decreto legge introduce il divieto di costituzione di nuove società per i comuni con popolazione inferiore a 30.000 abitanti. Tali comuni devono mettere in liquidazione le società già costituite o cedere la loro partecipazione entro il 31 dicembre 2010. Il divieto non si applica alle società, con partecipazione paritaria oppure con partecipazione proporzionale al numero di abitanti, costituite da più comuni la cui popolazione complessiva supera i 30.000 abitanti. I Comuni con popolazione compresa tra i 30.000 e i 50.000 abitanti possono invece detenere la partecipazione di una sola società ed entro il 31 dicembre devono mettere in liquidazione le altre società già costituite (articolo 14, comma 32).
Infine, alle società non quotate controllate direttamente o indirettamente dalle amministrazioni statali si applicano le politiche assunzionali pubbliche (articolo 9, comma 29). Pertanto dal 2015, le assunzioni di personale a tempo indeterminato, previo svolgimento delle procedure di mobilità, non possono comportare una spesa superiore a quella relativa al personale cessato nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere quello delle unità cessate nell’anno precedente (articolo 9, comma 8).
L’articolo 6, comma 2 stabilisce che la partecipazione agli organi collegiali degli “enti che comunque ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche” è onorifica; essa può dar luogo soltanto al rimborso delle spese sostenute e qualora siano previsti i gettoni di presenza, questi non possono superare l’importo di 30 euro a seduta giornaliera. Questa formulazione ha fatto sorgere alcuni dubbi interpretativi riguardo all’ambito soggettivo di applicazione della norma. L’incertezza è dovuta all’utilizzo nella disposizione normativa del termine “enti”, che potrebbe essere riferito a tutti gli organismi che hanno personalità giuridica, quindi anche alle società. Tuttavia nei commi successivi (ad esempio al comma 4) la norma distingue tra “enti” e “società” ed è quindi possibile sostenere a livello interpretativo che la norma non riguarda i compensi per la partecipazione agli organi delle società. Sarebbe peraltro opportuno un chiarimento a livello normativo”.
(Assonime, nota del 14 giugno 2010)
Notifica irrituale dell’avviso di accertamento: L’impugnazione della cartella non sana il vizio.
La nullità della notifica dell’avviso di accertamento non viene sanata dal ricorso presentato contro la cartella esattoriale emessa per la riscossione dell’importo risultante da tale avviso.
(Corte di Cassazione, ordinanza, n. 12223 del 19 maggio 2010)
Il ricorso pendente contro la relativa cartella presupposta non consente all’esattoria di iscrivere ipoteca sui beni del presunto debitore; atteso il suo carattere costitutivo, infatti, il credito oggetto dell’ipoteca deve necessariamente possedere, ai fini della propria legittimazione, i requisiti della assoluta certezza, liquidità ed esigibilità, che nel caso di pendenza di ricorso non possono invece sussistere.
Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale della Puglia con la sentenza n. 6/10/2010.
La decisione dei giudici regionali pugliesi contiene un principio interessante che fonda le sue motivazioni su precise disposizioni normative ricavate dal codice civile.
La vicenda è scaturita dal mancato pagamento di alcune cartelle di pagamento scadute e non pagate, a cui la concessionaria della riscossione aveva subordinato l’iscrizione ipotecaria impugnata dalla società.
La ricorrente, opponendo la iscrizione ipotecaria per un debito erariale di oltre quattrocentomila euro, precisava che, al momento dell’iscrizione, essendo ancora pendente il ricorso contro la cartella di pagamento presupposta, si era in presenza di un credito privo dei necessari requisiti della certezza, liquidità ed esigibilità, normativamente previsti dall’art. 2808 e seguenti c.c..
Costituendosi nel giudizio la concessionaria precisava che sia i ruoli che le sentenze delle Commissioni tributarie, al pari di quelle dei giudici civili e amministrativi, sono provvisoriamente esecutive, quindi eseguibili anche in pendenza di gravame.
Questo legittimava l’operato del concessionario della riscossione che aveva azionato solo uno strumento di natura cautelare.
La Commissione provinciale di Bari rigettava il ricorso.
I giudici regionali hanno completamente riformato la decisione dei colleghi di prima istanza e disposto l’annullamento della illegittima iscrizione ipotecaria.
Le Entrate, costituendosi nel giudizio precisavano che l’iscrizione ipotecaria era avvenuta nel pieno rispetto dell’art. 77 del DPR n. 602/73, il quale dispone che, qualora il pagamento della cartella non sia avvenuto nei 60 giorni successivi alla notifica, ciò consente di iscrivere ipoteca per un importo pari al doppio delle somme iscritte e risultante nei ruoli.
“È noto, che l’ipoteca”, ha osservato il collegio regionale, “alla stregua della previsione normativa di cui all’art. 2808 e seguenti c.c., è un “diritto reale di garanzia” su beni immobili del debitore, costituito mediante iscrizione in apposito registro presso l’Ufficio dei registri immobiliari, il quale attribuisce al creditore il potere di espropriare i beni medesimi e di essere soddisfatto con preferenza, rispetto a eventuali altri creditori, sul prezzo ricavato”.
Essa, tuttavia, atteso il suo carattere costitutivo e dovendo essere fatta per una precisa e concreta somma di denaro indicante, peraltro, il limite della garanzia medesima, “deve necessariamente possedere, ai fini della propria legittimazione, i requisiti della assoluta certezza, liquidità ed esigibilità, così come previsto nell’art. 2808 e seguenti del codice civile”.
Per cui secondo i giudici pugliesi, la semplice impugnazione di una cartella di pagamento, anche indipendentemente dalla fondatezza del ricorso, costituisce un vincolo per l’agente della riscossione per cautelarsi contro una possibile insolvenza, mediante lo strumento dell’iscrizione ipotecaria.
La Circolare Assonime n. 20 del 2010 prende in esame le principali novità di natura normativa e interpretativa che hanno ricadute sia sul calcolo del saldo dell’IRES e dell’IRAP relative al periodo di imposta 2009 – e dell’acconto per il periodo di imposta successivo – sia sulla compilazione dei modelli UNICO 2010-SC e IRAP 2010. In particolare, la circolare approfondisce innanzitutto i temi relativi all’IRES ed all’addizionale prevista per le imprese del settore petrolifero ed energetico, prendendo spunto dalle innovazioni del modello di dichiarazione UNICO SC.
Nella seconda parte vengono analizzati gli interventi di prassi di maggiore interesse in tema di reddito di impresa e le principali problematiche applicative in materia di IRAP.
(Assonime, nota del 15/06/2010)
Il prodotto software GERICO 2010 consente il calcolo della Congruità per i 206 studi di settore in vigore per il periodo d’imposta 2009.
Sono stati effettuati aggiornamenti
a- Adeguati controlli tra Elementi Contabili e Personale per lo studio UD30U
-Eliminato controllo sul fattore correttivo per gli studi UG40U, UG69U, UK23U
– Adeguata la visualizzazione dell’indicatore di Normalità economica ”Durata delle scorte” in presenza di non calcolabilità e la conseguente eventuale stima dei maggiori ricavi per gli studi UD03U, UD09B, UD19U, UD26U, UD28U, UD35U, UD38U, UD47U, UG58U
– Adeguato il coefficiente dell’indicatore di Normalità economica ”Incidenza dei costi di disponibilità dei beni strumentali mobili rispetto al valore storico degli stessi per lo studio TG91U
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 33 del 17 giugno 2010, ha fornito chiarimenti in merito alla disciplina dello scambio di partecipazioni mediante conferimento (art. 177, comma 2, del Tuir).
Tale articolo, secondo cui “Le azioni o quote ricevute a seguito di conferimenti in società, mediante i quali la società conferitaria acquisisce il controllo di una società ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 1, del codice civile, ovvero incrementa, in virtù di un obbligo legale o di un vincolo statutario, la percentuale di controllo, sono valutate, ai fini della determinazione del reddito del conferente, in base alla corrispondente quota delle voci di patrimonio netto formato dalla società conferitaria per effetto del conferimento”, regola l’operazione attraverso cui la società conferitaria acquisisce (ovvero integra in virtù di un obbligo legale o di un vincolo statutario) il controllo di diritto della società le cui quote partecipative sono “scambiate”.
Al ricorrere di specifici requisiti, quindi, le azioni o quote ricevute in cambio dal soggetto conferente sono valutate in base alla corrispondente quota delle voci di patrimonio netto formato dalla società conferitaria per effetto del conferimento delle partecipazioni.
Possibile la sua creazione: Va associato al documento per il quale si è scelta la conservazione sostitutiva
La conservazione sostitutiva delle fatture passive (o degli altri documenti di spesa) che attestano l’acquisto agevolato di beni strumentali (leggi 388/2000 e 296/2006), sulle quali, a tal fine, deve essere apposta con scrittura indelebile, anche mediante timbro, la dicitura “Bene acquistato con il credito di imposta di cui all’articolo 8 della L. 388/2000 (…)” ovvero “spesa agevolata con credito di imposta previsto all’art. 1, commi 271-279, della legge 296/2006”, può avvenire a timbro già apposto oppure, in alternativa, emettendo uno o più documenti informatici di timbratura da collegare a ogni fattura già conservata. Il tutto a condizione che sia assicurata la non modificabilità dei “timbri informatici” e che sia garantita l’agevole individuazione delle fatture collegate agli stessi.
Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 52/E del 17 giugno 2010.
L’Agenzia, in sostanza, dopo aver ricordato che la procedura di conservazione sostitutiva non ha “scadenza” (da qui l’indicazione di poter anche attendere l’apposizione, in modalità “analogica”, sul titolo di spesa delle necessarie timbrature), ha giudicato percorribile anche la strada del “timbro informatico”, ricordando che il processo di conservazione dei documenti informatici termina con l’apposizione della marca temporale e della firma elettronica qualificata da parte del responsabile della conservazione.

References: sentenza 
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 art. 4
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