Source: https://www.quagliarella.com/agente-riconoscimento-discutibile/
Timestamp: 2019-10-17 02:38:04+00:00

Document:
﻿ Agente: un riconoscimento discutibile - Quagliarella & Associati
2019-07-23T12:41:34+00:00
La Corte di Appello di Roma ha depositato il 15 luglio 2019 la motivazione di una sentenza che riteniamo di pubblicare fedelmente per lasciare al lettore le valutazioni dei temi che possono essere opposti quando si introduca un giudizio contro Enasarco che intenda attribuire la qualità agenziale anche ad un operatore che non lo è.
riunita in camera di consiglio composta dai sigg.ri Magistrati:
dott. Francescopaolo PANARIELLO Presidente rel.
dott.ssa Maria Loredana VIVA Consigliere,
dott. Fabrizio RIGA Consigliere,
ha pronunciato in grado di appello all’udienza del 08/04/2019 la seguente
nella causa civile d’appello, iscritta al n. 5330/2014 r. g. sezione lavoro, vertente
Fondazione Enasarco, in persona del legale rappresentante pro tempore, elett. dom.to in Roma, rappresentato e difeso dall’avv. —- in virtù di procura a margine del ricorso d’appello. APPELLANTE
AAA spa, in persona del legale rappresentante pro tempore, elett. dom.ta in Roma, rappresentata e difesa dall’avv. Donato B. Quagliarella del foro di Milano, in virtù di procura in calce al ricorso in opposizione al decreto ingiuntivo. APPELLATA
OGGETTO: appello avverso la sentenza del Tribunale di Roma, in funzione di giudice del lavoro, depositata in data 27/05/2014.
Per l’appellante: “Accogliere l’appello e per l’effetto rigettare l’opposizione e confermare il decreto ingiuntivo per rinunzia di AAA spa alla contestazione della qualificazione giuridica dei rapporti oggetto di causa ovvero, in subordine, per l’accertata sussistenza del rapporto di agenzia fra AAA spa ed i soggetti di cui al verbale ispettivo del 23/04/2012 per i periodi ivi indicati; con vittoria di spese ed onorari dei due gradi di giudizio”.
Per l’appellata: “Rigettare l’appello; con vittoria di spese ed onorario del gravame”.
Con ricorso depositato e ritualmente notificato AAA spa proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 8576/2013, con cui il Tribunale di Roma, su istanza della Fondazione Enasarco, aveva intimato il pagamento della complessiva somma di euro 119.317,68 a titolo di contributi omessi (per il periodo 1^ trimestre 2007 – 4^ trimestre 2011), sanzioni, FIRR (per gli anni dal 2002 al 2011), interessi moratori, relativi ad alcuni agenti oggetto dell’accertamento ispettivo iniziato in data 16/12/2011 e concluso in data 23/04/2012 con redazione del verbale. A sostegno dell’opposizione eccepiva l’incompetenza territoriale del Tribunale di Roma per essere competente quello di Milano. Nel merito deduceva che i rapporti intrattenuti con le ditte (1) S.r.l., (“) S.r.l., (3) S.r.l., “(4)” di —, OM s.a.s., “(5), non erano di agenzia, bensì di procacciamento di affari, sicché nessuna contribuzione doveva essere versata all’Enasarco.
Pertanto adìva il Tribunale di Roma, in funzione di giudice del lavoro, per ottenere la revoca del provvedimento monitorio opposto, previa sospensione del giudizio in attesa della definizione di quello pendente dinanzi al Tribunale di Milano fra essa opponente e (5), ossia uno dei soggetti che l’Enasarco aveva qualificato come agente di commercio dell’opponente.
Costituitosi in giudizio, la Fondazione Enasarco contestava la fondatezza dei motivi di opposizione, di cui chiedeva il rigetto.
Assunte le prove testimoniali ammesse, il giudice adìto, con sentenza del 27/05/2014, accoglieva l’opposizione, revocava il decreto ingiuntivo e condannava la Fondazione Enasarco al rimborso delle spese di lite.
Avverso tale decisione la Fondazione Enasarco proponeva tempestivo appello con ricorso depositato presso questa Corte in data 25/11/2014. L’appellante censurava la sentenza impugnata, lamentando che il Tribunale avesse erroneamente:
– determinato il thema decidendum, con violazione dell’art. 112 cpc ed ultrapetizione, da un lato, omessa pronunzia dall’altro;
– omesso di rilevare che la società opponente, in primo grado, aveva formulato diverse domande, tutte in via principale, le prime volte a negare la natura agenziale dei rapporti in questione, le seconde, invece, fondate sull’implicito presupposto del carattere agenziale, di cui però si negavano alcune conseguenze per la natura dell’agente (ad esempio per l’asserita insussistenza dell’obbligo contributivo qualora l’agente sia una società di capitali e non piuttosto una persona fisica o una società di persone) ovvero per l’asserito avvenuto pagamento (ad esempio del FIRR, eccepito come pagato per tutti i collaboratori);
– omesso di ritenere le seconde come prevalenti sulle prime, che pertanto dovevano ritenersi rinunziate;
– pronunziato su domande che, in quanto rinunziate, non richiedevano alcuna decisione;
– omesso ogni pronunzia su domande che, in quanto prevalenti sulle prime, richiedevano un’espressa pronunzia invece mancata;
– in subordine, attribuito prevalenza all’elemento della stabilità e quindi all’esistenza dell’obbligo di promozione di affari in una zona determinata, ed erroneamente escluso la rilevanza dei caratteri della continuità e non episodicità della prestazione, del carattere promozionale dell’opera svolta e della sua non occasionalità;
– valutato le prove, ricercate e apprezzate dal Tribunale solo sotto il profilo della “stabilità” del vincolo, trascurando tanti altri profili pure rilevanti;
– attribuito prevalenza alle deposizioni solo di alcuni testimoni ed omesso di motivare su tale prevalenza e sulla ritenuta irrilevanza delle altre deposizioni;
– attribuito rilevanza al fatto che molte di quelle ditte talora acquistavano le macchine in proprio, poiché la controversia richiedeva solo di accertare se avessero svolto attività agenziale;
– attribuito rilevanza al fatto che quelle ditte non partecipavano alle trattative e alla conclusione del contratto;
– omesso di rilevare che si può essere agenti anche senza rappresentanza, essendo sufficiente l’attività promozionale volta alla conclusione dei contratti della mandante;
– omesso di rilevare che l’appellata pagava una provvigione fissa;
– apprezzato la mancata attività “per lungo tempo” delle ditte (2) ed (3), durante il periodo oggetto di ispezione ed omesso di considerare rilevanti documenti, che dimostravano esattamente il contrario;
– affermata una diversità di trattamento tra procacciatori e agenti ed omesso di rilevare che gli stessi testi — e — avevano dichiarato che le trattative presso il potenziale cliente segnalato erano svolte sempre da dipendenti della AAA con mansioni di capo area o area manager e ciò induceva a ritenere che la trattativa fosse sempre riservata a personale interno a AAA, pure nel caso in cui l’affare venisse procurato da agenti;
– omesso di considerare che il documento acquisito nel corso della testimonianza del — era risultato in possesso della (4), che l’aveva fornito poi all’ispettore.
Quindi concludeva come in epigrafe.
Costituitasi in giudizio, AAA spa eccepiva l’inammissibilità dell’appello; nel merito contestava la fondatezza dei motivi di gravame, di cui chiedeva il rigetto.
Concesso un termine per note difensive, nonché un rinvio chiesto dalle parti, invitate poi ad elaborare conteggi, veniva disposta una consulenza tecnica d’ufficio di tipo contabile.
Acquisita la relazione, all’udienza odierna la Corte ha deciso la causa come da dispositivo, di cui ha dato pubblica e contestuale lettura.
MOTIVI DELLA DECISIONE la Corte ha premesso che il Tribunale ha fondato la sua decisione sulle seguenti ragioni:
a) l’eccezione di incompetenza territoriale è infondata, in quanto si tratta di una controversia rientrante fra quelle di cui all’art. 444, co. 3^, cpc, e l’unico ufficio dell’Enasarco titolare dei poteri di gestione dei rapporti contributivi e di quelli concernenti le prestazioni previdenziali è quello di Roma, con la conseguente competenza territoriale di questo Tribunale;
b) non può essere accolta l’istanza di sospensione del processo, in quanto non è configurabile un rapporto di pregiudizialità fra le cause le cui parti non coincidano e comunque l’esito di un eventuale giudizio fra le parti del presunto rapporto di lavoro o di agenzia non ha alcuna influenza su quello promosso dall’ente previdenziale ed avente ad oggetto l’obbligazione contributiva;
c) nel merito, non sussiste alcuna contraddittorietà fra le deduzioni articolate dalla società opponente, tutte derivanti dall’eccepite caratteristiche del procacciamento d’affari proprie dei rapporti intrattenuti con le varie ditte di cui all’accertamento ispettivo;
d) i testi — e — – responsabile commerciale e capo area dell’opponente – hanno confermato che le ditte in questione svolgevano comunemente attività di commercio nel settore delle macchine utensili e se nel corso della loro attività venivano a conoscenza di clienti potenzialmente interessati all’acquisto delle macchine prodotte dall’opponente, si limitavano a segnalare a quest’ultima il relativo nominativo; hanno aggiunto che dopo tale segnalazione non intervenivano più in alcun modo nella successiva trattativa che l’opponente conduceva direttamente con il cliente a mezzo di propri dipendenti; hanno precisato che in caso di conclusione dell’affare, alla ditta che aveva segnalato il cliente veniva corrisposta una provvigione il cui ammontare era determinato caso per caso; hanno aggiunto che talora era la stessa società opponente ad acquistare il macchinario e a rivenderlo al cliente; hanno altresì dichiarato che nel periodo oggetto dell’ispezione alcune di quelle ditte non avevano proceduto ad alcuna segnalazione di potenziali clienti per lunghi periodi di tempo (come ad esempio (3) ed (4) S.r.l.), mentre altre avevano fatto registrare fatturati per acquisto di macchinari di gran lunga superiori a quelli per provvigioni;
e) i predetti testimoni hanno aggiunto che l’opponente ha una rete di agenti commerciali diversi dalle ditte prese in esame nell’accertamento ispettivo e che a tali ditte non venivano forniti i cataloghi dell’opponente, né le stesse venivano invitate a partecipare alle riunioni degli agenti;
f) tutti questi elementi convergono nel senso dell’insussistenza di rapporti di agenzia, connotati dallo stabile obbligo di promozione di affari in una zona determinata;
g) peraltro, la scelta di limitarsi a segnalare la clientela alla società opponente piuttosto che procedere all’acquisto della macchina per poi rivenderla al cliente è determinata da motivazione attendibili ed improntate a genuine ragioni economiche, come l’elevato costo del bene, che avrebbe esposto la ditta intermediaria ad un immediato esborso e ad un consistente rischio economico in caso di insolvenza del cliente, l’impossibilità di accordare sconti in quella misura che invece era possibile per la società opponente, produttrice della macchina, la notevole complessità dei macchinari, con connessa articolata attività di assistenza alla clientela;
h) gli elementi contrari offerti dalla Fondazione costituiscono al più indizi, insufficienti a prevalere sulle circostanze provate dall’opponente;
i) in particolare, il fatto che la società opponente abbia poi instaurato rapporti di agenzia con due ditte fra quelle considerate nell’accertamento ispettivo nulla dice, di per sé, circa i rapporti nel periodo precedente, anzi è verosimile che dopo un periodo di mero procacciamento d’affari e verificato la consistenza della presenza sul mercato della AAA S.r.l., abbiano deciso di intraprendere una stabile attività di promozione di affari per conto dell’opponente;
j) la lunga durata dei rapporti di procacciamento di affari si spiega proprio con il fatto che le stesse ditte svolgevano contemporaneamente e principalmente attività di vendita di prodotti e di macchine utensili;
k) il fatto che quasi tutte le ditte in questione fossero già iscritte all’Enasarco è irrilevante, poiché tale iscrizione era avvenuta con riferimento a rapporti di agenzia intrattenuti con società diverse dall’opponente;
l) infine, che la (5) fosse in possesso di un documento predisposto dall’opponente e rivolto a “tutto lo staff vendite dell’azienda” (documento acquisito all’udienza del 10/03/2014 nel corso dell’assunzione della testimonianza del —) non prova alcun che se non si fornisce prova del fatto che tale ditta effettivamente svolgesse l’attività descritta nel predetto documento; in particolare non vi è alcuna prova che la (5) compilasse le “copie commissioni”, di cui si indicava il contenuto nel predetto documento; quanto alle direttive circa le modalità di pagamento, non vi è prova del fatto che (5) avesse il potere di negoziare su tali modalità per conto dell’opponente; analogamente, quanto alle “macchine usate”, non vi è alcuna prova che (5) emettesse l’ordine al cliente di cui si dice a pag. 2 del predetto documento.
2. Ciò posto, l’appello è ammissibile, in quanto contiene l’esatta indicazione delle parti della sentenza sottoposte ad impugnazione ed una compiuta articolazione delle relative censure.
3. Nel merito l’appello è in parte fondato e va pertanto accolto nei limiti che seguono. 1.1. Con il primo motivo la Fondazione si duole dell’erronea determinazione del thema decidendum, con violazione dell’art. 112 cpc ed ultrapetizione, da un lato, omessa pronunzia dall’altro. Assume che la società opponente, in primo grado, aveva formulato diverse domande, tutte in via principale, le prime volte a negare la natura agenziale dei rapporti in questione, le seconde, invece, fondate sull’implicito presupposto del carattere agenziale, di cui però si negavano alcune conseguenze per la natura dell’agente (ad esempio per l’asserita insussistenza dell’obbligo contributivo qualora l’agente sia una società di capitali e non piuttosto una persona fisica o una società di persone) ovvero per l’asserito avvenuto pagamento (ad esempio del FIRR, eccepito come pagato per tutti i collaboratori). Deduce che le seconde erano prevalenti sulle prime, che pertanto dovevano ritenersi rinunziate, sicché erroneamente il Tribunale aveva pronunziato su domande che, in quanto rinunziate, non richiedevano alcuna pronunzia ed altrettanto erroneamente non aveva pronunziato su domande che, in quanto prevalenti sulle prime, richiedevano un’espressa pronunzia invece mancata.
L’appellante non spiega perché mai e secondo quale criterio logico-giuridico le seconde domande dovrebbero essere intese come prevalenti rispetto alle prime.
Un’eventuale contraddittorietà delle domande impone di seguire l’ordine scelto dalla parte, proprio in omaggio al principio dispositivo, di cui l’art. 112 cpc è espressione. E pertanto, quand’anche tale contraddittorietà, in ipotesi, fosse effettivamente sussistente, le prime domande dovrebbero considerarsi prevalenti, con conseguente rinunzia alle seconde, sicché l’eventuale rigetto delle prime imporrebbe al giudice di rigettare senz’altro l’opposizione, senza doversi pronunziare sulle seconde.
Proprio questo è stato il modus procedendi del Tribunale, il quale, nell’esaminare le prime domande, le ha ritenute fondate, avendo riscontrato la natura di procacciamento d’affari nei rapporti intrattenuti dall’opponente con le ditte oggetto del verbale ispettivo.
3.2. Con il secondo motivo, proposto in subordine, relativo all’esatta qualificazione giuridica dei rapporti oggetto di causa, l’Enasarco lamenta l’errata prevalenza attribuita all’elemento della stabilità e quindi all’esistenza dell’obbligo di promozione di affari in una zona determinata, nonché l’errata esclusione della rilevanza dei caratteri della continuità e non episodicità della prestazione, del carattere promozionale dell’opera svolta e della sua non occasionalità.
Il motivo è infondato: poiché questi ultimi sono connotati che possono indifferentemente ricorrere pure nel procacciamento d’affari, l’elemento dirimente è effettivamente la stabilità del vincolo, che dimostra altresì l’esistenza di un vero e proprio obbligo di promozione di affari, invece inesistente nel procacciamento d’affari.
Dunque, nella ricerca del fondamento teorico dell’accertamento da compiere, il Tribunale correttamente dato prevalenza a questo elemento della stabilità rispetto agli altri.
3.3. Con altro motivo l’appellante si duole dell’errata valutazione delle prove, ricercate e apprezzate dal Tribunale solo sotto il profilo della “stabilità” del vincolo, mentre erano rilevanti anche tanti altri profili. Lamenta, altresì, l’errata prevalenza attribuita alle deposizioni solo di alcuni testimoni e l’omessa motivazione su tale prevalenza e sulla ritenuta irrilevanza delle altre deposizioni.
Come sopra visto, l’elemento tipico dell’agenzia è la stabilità del vincolo, sicché effettivamente l’accertamento istruttorio è stato condotto e, poi, interpretato alla luce di tale elemento, con motivazione ampiamente sufficiente (v. supra).
3.4. Con altro motivo la Fondazione lamenta l’errata rilevanza attribuita al fatto che molte di quelle ditte talora acquistavano le macchine in proprio, poiché la controversia richiedeva solo di accertare se avessero svolto attività agenziale.
Il motivo è infondato: si tratta di un elemento fortemente indiziario, che se accertato – come avvenuto nella specie – spiega in termini significativi ed in senso logico che si trattava di meri procacciatori d’affari e non di agenti, specie qualora – come è risultato nel caso in esame – la vendita in proprio era assolutamente prevalente rispetto alla eventuale segnalazione di potenziali clienti alla società appellata.
3.5. Con altro motivo l’appellante addebita al Tribunale l’errata rilevanza attribuita al fatto che quelle ditte non partecipavano alle trattative ed alla conclusione del contratto, nonché l’omesso rilievo del fatto che si può essere agenti anche senza rappresentanza, essendo sufficiente l’attività promozionale volta alla conclusione dei contratti della mandante.
In via di principio è esatto l’assunto dell’appellante, ma in concreto non vi è alcuna prova che le ditte – eccetto la (4) sas – svolgessero attività promozionale, essendo emerso che si limitavano a segnalare in alcuni casi il nominativo di un potenziale cliente.
Quanto alla (4) sas, invece, dal 2012 risulta iscritta all’Enasarco per il rapporto di agenzia proprio con la AAA spa. Dal raffronto fra le fatture emesse nel periodo 2012 e 2013 e quelle emesse nel periodo precedente (dal 2001 al 2010) risultano provvigioni analoghe, anzi talora anche inferiori a quelle percepite in precedenza. Ciò consente di ravvisare indizi gravi, precisi e concordanti, idonei in quanto tali fondare una presunzione semplice (art. 2729 c.c.) circa la natura agenziale pure per il periodo precedente.
Invece, quanto alla (5), con cui la società appellata ha stipulato il contratto di agenzia nel febbraio 2013, è vero che le fatture emesse a decorrere da tale data si rivelano pure inferiori ad alcune di quelle emesse nel periodo precedente 2004-2012. Tuttavia è altresì vero che le fatture per provvigioni per il periodo precedente (2004- 2012) sono estremamente variabili e talora davvero irrisorie, come ad esempio di euro1.500 nell’anno 2010 oppure euro5.100 nell’anno 2004, a fronte di euro 42.550 nell’anno 2007 e nulla nell’anno 2009, euro 3.200 nell’anno 2011. Dunque per tale soggetto non sussiste quella misura significativa del reddito provvigionale e quella stabilità di reddito, idonee a far desumere una stabilità del rapporto giuridico e, quindi, del vincolo obbligatorio tipico dell’agenzia.
3.6. Con altro motivo l’appellante si duole dell’omesso rilievo del fatto che l’appellata pagava una provvigione fissa.
Il motivo è infondato: la stessa appellante ammette che, nelle sue deduzioni contenute nel ricorso di primo grado, la società appellata aveva sì affermato di aver pagato il 5%, ma solo “di massima” e salve frequenti “variazioni” in considerazione delle peculiarità dell’affare. Tutto ciò vale a smentire l’asserito ma inesistente carattere fisso della misura della provvigione corrisposta ai soggetti investiti dall’accertamento ispettivo.
3.7. Con altro motivo la Fondazione addebita al Tribunale l’errato apprezzamento della mancata attività “per lungo tempo” delle ditte (2) ed (3), durante il periodo oggetto di ispezione, nonché l’omessa considerazione di rilevanti documenti, che dimostrano esattamente il contrario.
La continuità più o meno apprezzabile dell’attività, di per sé, è insufficiente a dimostrare il carattere stabile tipico dell’agente, specie qualora ci siano altri elementi che contraddicano questa stabilità, come nella specie.
3.8. Con altro motivo l’appellante si duole dell’errata affermazione circa una diversità di trattamento tra procacciatori e agenti. Deduce che gli stessi testi — e — hanno dichiarato che le trattative presso il potenziale cliente segnalato erano svolte sempre da dipendenti della AAA con mansioni di capo area o area manager, il che induce a ritenere che la trattativa fosse sempre riservata a personale interno a AAA, pure nel caso in cui l’affare venisse procurato da agenti. A suo dire, pertanto, la predetta circostanza (ossia la mancata partecipazione alle trattative) perde carattere significativo per escludere la natura agenziale dei rapporti in questione.
Il Tribunale ha inteso riferirsi ad altri profili, come ad esempio quelli indicati nel documento acquisito nel corso della testimonianza del —, contenente disposizioni vincolanti ed ontologicamente rivolte solo agli agenti e non pure ai procacciatori d’affari.
3.9. Con altro motivo, connesso al precedente, l’appellante addebita allora al Tribunale l’omessa considerazione del fatto che il documento acquisito nel corso della testimonianza del — era risultato in possesso della (5) sas, che l’aveva fornito poi all’ispettore. Il motivo è risultato infondato.
Il possesso di questo documento dimostra che (5) sas era normale destinatario di quelle disposizioni. E ciò si sarebbe certo potuto giustificare solo nell’ambito di un rapporto avente le caratteristiche dell’agenzia, non certo del procacciamento d’affari.
Tuttavia va evidenziato che in relazione a (5) sas, la sentenza del Tribunale di Milano del 05/04/2018 ha escluso la sussistenza fra le parti di un rapporto di agenzia. Sebbene tale sentenza non sia opponibile all’ente previdenziale (che non ha partecipato a quel giudizio), comunque costituisce un fortissimo elemento probatorio a favore della tesi della società appellata, molto più significativo e rilevante, sul piano probatorio, di un semplice documento prodotto nel corso di una testimonianza.
4. Dalla relazione del consulente tecnico d’ufficio è emerso che, in relazione alla (4) sas, il debito, per il periodo oggetto del provvedimento monitorio, ammonta ad euro 28.310,96 per contributi e accantonamenti FIRR non versati e ad euro 16.646,67 per sanzioni e interessi di mora, per un totale di euro 44.957,63.
Quanto ai rilievi critici sollevati dai consulenti di parte, va evidenziato quanto segue.
Il c.t.p. nell’interesse dell’appellata ha contestato il computo della contribuzione evasa, sostenendo l’insussistenza dell’omissione per (4) sas in relazione al quarto trimestre 2011.
Il rilievo è infondato, considerati i periodi nei quali sono stati emesse fatture per provvigioni.
Palesemente infondato, oltre che inammissibile, è, poi, il rilievo del difetto di legittimazione di Enasarco ad incassare gli accantonamenti FIRR, in quanto non oggetto di specifico motivo dell’originaria opposizione proposta con il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado e quindi estraneo all’ambito della controversia e del thema decidendum.
Il c.t.p. nell’interesse dell’appellante ha contestato il calcolo degli interessi di mora relativi ai contributi previdenziali omessi. Sostiene che dovrebbe applicarsi il tasso annualmente in vigore durante l’arco temporale in cui sussiste la morosità e non quello in vigore alla data del pagamento dei contributi.
Come ha esattamente precisato l’ausiliario di questa Corte, l’invocato art. 30 d.P.R. n. 602/1973 definisce solo la misura del tasso da applicare (determinato annualmente con decreto del Ministro delle finanze), ma non il criterio di calcolo delle somme dovute per il ritardo con cui vengono pagati i tributi. E dunque, in mancanza di elementi interpretativi contrari, deve ritenersi che il tasso di mora da applicare sia quello in vigore al momento in cui avviene il pagamento, ossia ha termine la mora.
Peraltro, nelle sue note contabili del 25/05/2017 la stessa Fondazione aveva applicato questo criterio di individuazione del tasso di mora. 5.
Dunque, in tali limiti la sentenza impugnata va riformata.
Atteso l’esito del gravame e quello complessivo della lite, sussistono giusti motivi per compensare cinque sesti delle spese dei due gradi di giudizio, mentre il residuo sesto va posto a carico della società appellata, solo in parte soccombente, liquidato come in dispositivo.
La Corte d’Appello così provvede:
a) accoglie parzialmente l’appello e per l’effetto, in parziale riforma della sentenza impugnata, che conferma nel resto, condanna AAA spa a pagare alla Fondazione Enasarco la somma di euro 44.957,63 a titolo di contributi, accantonamenti FIRR, sanzioni e interessi dovuti per il rapporto con OTO MAC sas relativamente al periodo 2002-2011, oltre sanzioni e interessi successivi al presente dispositivo e fino all’effettivo soddisfo;
b) condanna la società appellata a rimborsare alla fondazione appellante le spese dei due gradi di giudizio per un sesto, liquidato per ciascun grado in euro 1.210,00, oltre cpa ed IVA, e compensa i residui cinque sesti;
c) pone le spese di consulenza tecnica d’ufficio, liquidate come da separato decreto, a carico solidale delle parti nei confronti dell’ausiliario e per metà a carico di ciascuna parte nei rapporti interni.
Roma, 08/04/2019.
Il Presidente est. dott. Francescopaolo Panariello
Come detto all’inizio la quantità di temi trattati e di affermazioni compiute dalla Corte possono essere rilevanti spunti da fare valere in giudizi analoghi.
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2019-07-23T12:41:34+00:00	By Donato B. Quagliarella|Categories: Tutti, Approfondimenti Homepage, Commerciale e industriale|
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