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Timestamp: 2017-07-22 18:42:56+00:00

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EREDE DISEREDATO, TESTAMENTO , STUDIO LEGALE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
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EREDE DISEREDATO, TESTAMENTO , STUDIO LEGALE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA
EREDE DISEREDATO ,AVVOCATO BOLOGNA
Ognuno di noi vuole che i propri beni alla morte siano destinati ad alcune persone invece che altre, ,magari per simpatia, o perché in vita ci sono stati più’ vicini o perché preferiamo così’ ,ognuno delle proprie cos equo ‘farne ciò che vuole a meno che non abbia eredi necessari ,allora ala loro quota è indisponibile per legge.
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Le cause legali di indegnità Vi sono casi in cui la legge esclude dalla successione l’erede perché lo ritiene indegno di essere tale. Sono circostanze molto gravi che consistono – nella commissione di particolari reati [1] contro la persona della cui successione si tratta, dei suoi parenti o del coniuge, – nella perdita definitiva della potestà sui figli, – nella fabbricazione di un testamento falso, – in raggiri e atti violenti finalizzati a indurre, cambiare, revocare o impedire il testamento altrui – successione-come-diseredare-qualcuno-dal-testamento’erede legittimo è colui che erediterà uno o più beni materiali di un membro della famiglia dopo la sua morte.
Questo è generalmente un erede lineare defunto: i figli sono i primi eredi legittimi. Tuttavia, se il defunto non ha nessun figlio o se questo è già morto, il nipote subentra come erede legittimo. Una volta che gli eredi in lineari sono esauriti, l’erede legittimo diventa il parente più vicino del defunto.
Un erede legittimo non può essere escluso da tale beneficio a meno che non sia specificamente diseredato attraverso il testamento del defunto. Il termine erede è usato anche per indicare il successore evidente di un titolo onorario
I richiamati precedenti hanno inteso riconoscere l’ammissibilità di una volontà di diseredazione ove in essa si ravvisi o una disposizione principale attributiva, esplicitamente o implicitamente presupposta, della quale la volontà del testatore è una modalità di esecuzione (Cass. n. 1458 del 1967), o un’implicita istituzione di tutti gli altri successibili non diseredati, volontà che non si presume ma va provata (Cass. n. 6339 del 1982; Cass. n. 5895 del 1994).
Quest’ultimo orientamento ammette la clausola di diseredazione solo se fondata sull’equivalenza tra l’esclusione e l’istituzione implicita di altri.
Sentenza 25 maggio 2012, n. 8352
Il (OMISSIS) decedeva in XXXXXXX I.S., la quale aveva disposto in vita con testamento olografo del 5 giugno 1977, del seguente testuale tenore: “Io sottoscritta S.I. scrivo le mie volontà sana di mente. Escluso da ogni mio avere i miei cugini E.G. fu A. – C.E. fu D. – C.P. fu D. Nella tomba con i miei altrimenti compramene una”.
Il testamento veniva pubblicato il 4 maggio 1982 e in data 18 dicembre 1982 veniva presentata denuncia di successione recante l’indicazione dei successori, in virtù del testamento, nelle persone di C.D. e Ci.Pa., altri cugini della de cuius. Deceduto Ci.Pa. gli succedevano la moglie Bo.Gi. e le figlie Ci.Ca. e A.
E.G. conveniva allora in giudizio, dinnanzi al Tribunale di Savona, C.D. nonché le eredi di Ci.Pa., per sentir dichiarare la nullità della clausola di diseredazione contenuta nel testamento di S.I., e per sentir conseguentemente dichiarare che essa attrice era coerede legittima della de cuius ed aveva quindi diritto alla devoluzione pro quota dell’eredità.
Si costituivano C.D., Bo.Gi. , Ci.Ca. e An. chiedendo il rigetto della domanda.
Con sentenza depositata il 7 novembre 2000, la Corte d’appello di Genova dichiarava che B.A. , erede di E.G., era erede pro quota, per rappresentazione, di S.I. , e titolare della quota di legge dei beni caduti in successione, disponendo che l’eredità della S. fosse a lui devoluta per la sua quota di legge.
Proponevano ricorso per cassazione C.S., Ci.Ca., Ca.Pi., Ca.Ma. e ca.pi.; il B. resisteva al ricorso e proponeva a sua volta ricorso incidentale.
Si costituivano Ci.Ca., Ca.Pi., Ca.Ma. e ca.pi., nonché C.S.
La Corte d’appello di Genova, dopo aver disposto l’integrazione del contraddittorio nei confronti di C.S., C.L., V.C., C.G. e C.C., quali potenziali aventi diritto alla successione di C.E., con sentenza depositata il 12 marzo 2007, ha accolto l’appello e ha dichiarato la nullità della clausola del testamento olografo di S.I. del 5 giugno 1977, con la quale era stata esclusa dalla successione E.G., erede legittima, alla quale, in quanto erede legittima, è stata devoluta pro quota l’eredità morendo dismessa da S.I.; ha altresì dichiarato B.A., in qualità di erede di E.G., partecipe della comunione ereditaria istituitasi a seguito della successone della suddetta S.I. e come tale contitolare per la quota di sua competenza della proprietà dei beni mobili e immobili caduti in successione.
La Corte d’appello ha anche ritenuto che il Tribunale avesse errato ad affermare il diritto del B. per rappresentazione, trattandosi di attribuzione eccedente la previsione di cui all’art. 468 cod. civ., a norma del quale la rappresentazione ha luogo, nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli naturali del defunto e, nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto; in proposito, la Corte d’appello ha rilevato che nelle menzionate categorie non poteva rientrare E.G., in quanto cugina di S.I., dalla cui eredità era stata esclusa.
Da ultimo, la Corte d’appello ha limitato la declaratoria di nullità nei confronti del solo B.A., osservando che i successori di C.E., altro diseredato già interveniente volontario, non si erano avvalsi della facoltà di impugnare la decisione del Tribunale, per loro passata in giudicato.
Per la cassazione di questa sentenza hanno proposto ricorso C.S., Ca.Ci., Pi.Ca., C.M., pi.ca. sulla base di due motivi; ha resistito B.A. , il quale ha altresì proposto ricorso incidentale affidato ad un motivo; i ricorrenti principali hanno resistito al ricorso incidentale con controricorso; non hanno svolto attività difensiva gli intimati L.C., V.C., G.C., C.C.
A conclusione del motivo, il ricorrente incidentale propone i seguenti quesiti di diritto: “se sono da condividere e da applicare alla fattispecie de quo i seguenti principi, affermati dalla S.C.: 1) La diseredazione al pari dell’indegnità a succedere, non esclude la operatività della rappresentazione in favore dei discendenti del rappresentato. La diseredazione ha effetti solo nei confronti del soggetto nei cui confronti è effettuata, e pertanto, non esclude che il discendente legittimo di chi sia stato diseredato dal testatore possa succedere a quest’ultimo per rappresentazione (Cass. civ., sez. II, 23.11.1982, n. 6339). 2) La diseredazione, al pari dell’indegnità a succedere, non esclude l’operatività della rappresentazione a favore dei discendenti del diseredato (Cass. civ., sez. II 14.12.1996, n. 11195)”.
5.3. Dalla lettura della richiamata sentenza del 1967 emerge che l’argomento dirimente per escludere la ammissibilità nel nostro ordinamento di una clausola testamentaria di contenuto esclusivamente negativo, quale, appunto, la clausola di diseredazione che manifesti la volontà del testatore di escludere un successibile, senza che sia possibile individuare una volontà positiva, sia pure implicita, di chiamare altri alla sua successione, è quello desunto dal contenuto e dalla portata degli artt. 587 e 588 cod. civ.
In sostanza, la clausola di diseredazione integra un atto dispositivo delle sostanze del testatore, costituendo espressione di un regolamento di rapporti patrimoniali, che può includersi nel contenuto tipico del testamento: il testatore, sottraendo dal quadro dei successibili ex lege il diseredato e restringendo la successione legittima ai non diseredati, indirizza la concreta destinazione post mortem del proprio patrimonio. Il “disporre” di cui all’art. 587, primo comma, cod. civ., può dunque includere, non solo una volontà attributiva e una volontà istitutiva, ma anche una volontà ablativa e, più esattamente, destitutiva.
Altre volte, d’altronde, il nostro legislatore ha concepito disposizioni di contenuto certamente patrimoniale, che non implicano attribuzioni in senso tecnico e che possono genericamente farsi rientrare nella nozione di “atto dispositivo” del proprio patrimonio ex art. 587, primo comma, cod. civ., avendo utilizzato il termine “disposizione” nel senso riferito in questa sede (in materia di dispensa da collazione, di assegno divisionale semplice, di onere testamentario, di ripartizione dei debiti ereditari, di disposizione contraria alla costituzione di servitù per destinazione del padre di famiglia, di disposizione a favore dell’anima e di divieti testamentari di divisione).
L’ammissibilità della clausola diseredativa, quale autonoma disposizione negativa, appare, infine, in linea con l’ampio riconoscimento alla libertà e alla sovranità del testatore compiuto dal legislatore, che in altri ambiti del diritto successorio ha ammesso un’efficacia negativa del negozio testamentario: nell’ambito del contenuto patrimoniale del testamento, non solo il testatore può ben gravare il proprio erede di una hereditas damnosa, ma può escludere il legittimario dalla quota disponibile, sia mediante l’istituzione nella sola quota di legittima, sia mediante il legato sostitutivo previsto dall’art. 551 cod. civ.; il testatore può inoltre modificare le norme che la legge pone alla delazione successiva, escludendo l’operatività del diritto di rappresentazione a favore dei pro-pri congiunti con la previsione di più sostituzioni ordinarie o, addirittura, con un’esclusione diretta.
5.6. Applicando tale principio al caso di specie, deve accogliersi il secondo motivo del ricorso principale, dovendosi considerare valida la clausola del testamento di I.S. volta a diseredare alcuni dei successori legittimi, trattandosi di non legittimari. L’accoglimento del secondo motivo comporta l’assorbimento del primo.
Coniuge +
Ascendente/i +

References: Cass. 

Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 587