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Timestamp: 2020-05-31 14:23:46+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25523 del 13/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25523 del 13/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 13/12/2016, (ud. 27/10/2016, dep.13/12/2016), n. 25523
sul ricorso 26199/2015 proposto da:
P.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA SCROFA 64,
difesa dall’avvocato STEFANO FUMAROIA giusta procura speciale per
atto Notaio L.A. in (OMISSIS), rep. n. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 2278/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di BARI SEZIONE DISTACCATA di TARANTO del 6/12/2013,
udito l’Avvocato Giuseppe Raguso (delega avvocato Stefano Fumarola)
difensore della ricorrente che si riporta ai motivi.
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione Tributaria Regionale Puglia, che aveva accolto l’appello di P.R. contro la decisione della Commissione Tributaria Provinciale di Taranto. Quest’ultima aveva rigettato il ricorso della contribuente, volto ad ottenere l’annullamento dell’avviso di liquidazione dell’imposta di registro, conseguente alla sentenza n. 34/04/03 della CTP di Taranto depositata il 7/2/2003.
Nella decisione impugnata, la CTR ha osservato che la sentenza di primo grado doveva essere annullata per vizio di motivazione: il pagamento richiesto alla P. riguardava un debito a carico di altro soggetto ( P.F.) e, siccome non avrebbe potuto farsi un richiamo “per relationem” a quest’ultimo, la mancata allegazione dell’avviso di liquidazione e della sentenza avrebbero condotto appunto alla declaratoria di nullità della cartella.
Con la prima censura, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4. Assume che la mancanza dell’esposizione in fatto avrebbe viziato l’intero iter motivazionale, non consentendo di comprendere le ragioni per le quali la CTR non avrebbe condiviso le argomentazioni del primo giudice. Inoltre, il vizio di motivazione della sentenza di primo grado neppure sarebbe stato dedotto dall’appellante.
Con la seconda censura, l’Agenzia denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, L. n. 212 del 2000, D.M. n. 321 del 1999, art. 6, artt. 112 e 132 c.p.c., in combinato disposto, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4. Infatti, essendo pacifica la qualifica di erede di P.F., la contribuente giammai avrebbe potuto reputarsi estranea al procedimento. La cartella avrebbe inoltre contenuto tutti gli estremi degli atti che avevano preceduto e determinato l’iscrizione a ruolo e gli eredi del de cuius sarebbero stati perfettamente a conoscenza dei fatti contestati. Pertanto, la sentenza impugnata avrebbe omesso di esaminare tutte le considerazioni formulate dall’Ufficio, dando rilievo ad una circostanza (mancata comunicazione ed allegazione) del tutto irrilevante ai fini della legittimità della cartella.
L’intimata ha resistito, negando che la sentenza della CTR impedisse l’individuazione delle ragioni poste a fondamento del dispositivo. Ha inoltre aggiunto che controparte avrebbe preteso di rimettere in discussione le valutazioni di merito della decisione impugnata ed ha ribadito di non aver partecipato all’atto) di permuta, di non aver ricevuto l’atto di liquidazione nè di aver presenziato al giudizio introdotto dal de cuius.
In tema di contenuto della sentenza, la concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei fatti rilevanti della causa non costituisce un elemento meramente formale, bensì un requisito da apprezzarsi esclusivamente in funzione dell’intelligibilità della decisione e della comprensione delle ragioni poste a suo fondamento, la cui assenza configura motivo di nullità della sentenza quando non sia possibile individuare gli elementi di fatto considerati o presupposti nella decisione (Sez. 6-5, n. 920 del 20/01/2015; Sez. 5, n. 22845 del 10/11 /2010).
Invero, una volta che – pacificamente – la P. risultava erede di P.F., la CFR non avrebbe potuto qualificarla tout court estranea ai procedimenti nei quali era stato parte il cuius, stante il dettato di cui agli artt. 110 e 111 c.p.c.: l’averlo fatto costituisce un irrimediabile vizio logico della decisione.
Giova in proposito osservare che in tema di motivazione “per relationem” degli atti di imposizione tributaria, ai sensi della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 1, è, legittimo l’avviso di accertamento notificato all’erede, che rinvii integralmente al prodromico processo verbale ricevuto in copia e sottoscritto dal “de cuius”, senza che sia necessario allegarlo, trattandosi di atto facente parte della documentazione amministrativa dell’impresa e come tale presumibilmente in possesso dell’avente causa (Sez. 5, n. 26527 del 17/12/2014).
In altri termini, la CTR avrebbe dovuto verificare e chiarire, alla luce della qualità di erede in capo alla P., se e per quali ragioni alla contribuente non potesse applicarsi il principio della motivazione per relationem.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 25
 art. 6
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 sentenza 
 sentenza 
 art. 7