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Timestamp: 2020-08-06 14:10:48+00:00

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Incidente mortale: reciprocità delle norme sul risarcimento per gli stranieri in regola col soggiorn.. - Asaps.it Il Portale della Sicurezza Stradale
Responsabilità automobilistica 20/02/2007
Sentenze in materia di responsabilità civile, penale, amministrativa - Incidente mortale: reciprocità delle norme sul risarcimento per gli stranieri in regola col soggiorno
Incidente mortale: reciprocità delle norme sul risarcimento per gli stranieri in regola col soggiorno
(Asaps) – Non c’è una pregiudiziale di reciprocità delle norme sul risarcimento dei danni, tra Italia e Paesi terzi, quando ad essere coinvolto nel sinistro è un cittadino straniero in regola con il permesso di soggiorno. Lo ha stabilito il Tribunale di Monza con un’importante sentenza depositata il 20 novembre scorso. Una decisione che tocca diversi profili, molto rilevanti in punto di diritto, utili a ristabilire l’intera architettura del sistema risarcitorio nel codice civile italiano. Il caso in questione attiene ad una vicenda tragica nella quale hanno perso la vita alcuni cittadini peruviani, tra cui due bambini. A determinare l’incidente i soliti fattori: la velocità e la mancata precedenza allo stop. In concreto, il conducente di una fiat Marea, aveva centrato in pieno una fiat uno che intersecava l’incrocio. In ragione delle tragiche conseguenze, la polizia lo aveva arrestato e ne era conseguita una condanna per omicidio colposo. L’uomo, già all’atto dell’arresto aveva confessato al pubblico ministero le sue colpe: andava effettivamente veloce e per giunta non si era nemmeno accorto dello stop.
In sede di giudizio civile, invece, ha tentato, insieme all’assicurazione, di attenuare la propria parte di responsabilità, innanzitutto invocando il concorso di colpa delle vittime (le quali asseritamene non avrebbero indossato la cintura di sicurezza) ed in secondo luogo negando che agli stranieri possano essere riconosciuti pari diritti risarcitori, dal momento che l’art. 16 delle preleggi stabilisce il principio di reciprocità (gli stessi diritti cioè dovrebbero essere riconosciuti nel paese d’origine delle vittime, agli italiani).
Sul punto della reciprocità il Tribunale ha osservato non solo che il Consolato della Repubblica Peruviana aveva sciolto ogni dubbio in merito con una propria dichiarazione, ma in ogni caso le vittime, tanto quelle intervenute in giudizio, quanto quelle purtroppo defunte, erano in possesso di valido e regolare permesso di soggiorno e quindi, ai sensi dell’art.2 comma 2 D.Lgs. n.286/1998, la questione doveva considerarsi come superata dalla equiparazione dello straniero “regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato” al cittadino italiano, in relazione sia al godimento dei diritti civili, che alla tutela giurisdizionale dei diritti soggettivi.
Risolto questo problema la corte ha approfondito gli aspetti relativi al risarcimento, con spunti interessantissimi su istituti di recente elaborazione come il danno esistenziale.
In primo luogo, il Tribunale chiarisce che in ossequio alla giurisprudenza prevalente ed al fine di evitare una incontrollabile estensione del novero dei pretesi danneggiati, potranno essere considerate vittime secondarie del sinistro - e, pertanto, titolari di diritti risarcitori derivanti dalla morte dei trasportati - solo i soggetti che risultino legati a questi ultimi da un vincolo parentale certo (con esclusione, di conseguenza, degli affini e delle persone legate alle persone scomparse da mere situazioni affettive o di convivenza non more uxorio).
Per quanto concerne la questione attinente la riconoscibilità del c.d. “danno esistenziale” il Tribunale ricorda che la giurisprudenza in merito è stata radicalmente innovata da due recenti sentenze della Suprema Corte (Cass. 31 maggio 2003 n. 8828 e Cass. 31 maggio 2003 n. 8827), seguite da un’altra significativa pronuncia in materia della Corte Costituzionale (Corte Cost. sent. 11 luglio 2003, n. 233,interpretativa di rigetto sull’art. 2059 c.c.).
Ora, si può pacificamente affermare che il pregiudizio derivante da un fatto illecito può essere ricondotto solo ad una delle due categorie del “danno patrimoniale” o del “danno non patrimoniale”. I danni non patrimoniali, a loro volta, possono consistere nel “danno morale soggettivo” fondato sull’art.2 Cost. e distinguibile dagli altri perché transeunte; nel danno biologico, cioè nel pregiudizio derivante dalla lesione della salute, fondato sull’art. 32 Cost.; nel pregiudizio derivante dalla lesione di qualsiasi altro interesse attinente la persona che non sia suscettibile di una diretta valutazione patrimoniale.
Il risarcimento di tutti i danni di cui abbiamo detto trova la propria fonte normativa nell’art. 2059 c.c. (che si affianca all’art. 2043 c.c., disciplinante il danno patrimoniale): il limite del risarcimento, nei soli casi previsti dall’art. 2059 c.c., non si applica se il danno è consistito nella lesione di interessi della persona di rilievo costituzionale: in tale ipotesi, qualsiasi pregiudizio non patrimoniale diviene risarcibile. Ed infatti, ad avviso della Corte, “…il rinvio ai casi in cui la legge consente la riparazione del danno non patrimoniale ben può essere riferito, dopo l’entrata in vigore della Costituzione, anche alle previsioni della legge fondamentale, atteso che il riconoscimento nella Costituzione dei diritti inviolabili inerenti alla persona non aventi natura economica implicitamente, ma necessariamente, ne esige la tutela, ed in tal modo configura un caso determinato dalla legge, al massimo livello, di riparazione del danno non patrimoniale” (Cass., 8827/03).
Tornando ai fatti in causa, secondo il Tribunale, gli attori hanno dimostrato che, in conseguenza della morte del congiunto M.C. J. A. (e, quanto al minore, anche della madre B.N. H. Y.), la serenità e l’equilibrio familiare sono stati gravemente compromessi e che, in particolare, evidenti pregiudizi e sofferenze sono stati arrecati alla loro sfera psichica ed al loro benessere psico-fisico . Alla luce di queste considerazioni e tenuto conto degli stretti rapporti parentali, del grave trauma riconducibile alla perdita di entrambi i genitori (quanto al piccolo M.B.J. J.), dell’esistenza di un solo figlio superstite (quanto a C.V.M. M.), della perdita dell’unico fratello (quanto a S.C. R. A.), a tutti va riconosciuto il danno esistenziale.
SENTENZA 20 NOVEMBRE 2006
Con atto di citazione notificato in data 31.3.2005 C.V. M. M. (in proprio e quale tutore del minore M.B.J. J.), S.C. Raul Alfredo e S.A. A. A., in proprio e quali familiari dei defunti M.C. J. A. e B.N. H. Y., convenivano in giudizio, innanzi a questo Tribunale, la ALFA spa, M.S. e F.M. per sentirli condannare in via solidale al risarcimento dei danni sofferti in conseguenza dell’incidente stradale mortale avvenuto in Sesto San Giovanni il giorno 25.7.2004 ad ore 4,45 circa.
Deducevano gli attori che, nella predetta occasione, mentre percorrevano la via General Cantore a bordo dell’autovettura Fiat Uno targata MI....... (di proprietà di C.V.A. e condotta da S.A. A. A.),erano stati investiti dall’autovettura Fiat Marea targata YYYYYYY (condotta da M.S., di proprietà di F.M. e garantita per la RCA dalla ALFA spa), sopraggiunta dalla intersezione con via Edison ad elevata velocità e senza concedere la dovuta precedenza.
Precisavano che, oltre ad aver sofferto rilevanti pregiudizi diretti, a seguito delle gravissime lesioni inferte dal sinistro erano deceduti gli altri trasportati M.C. J. A. e B.N. H. Y.
La convenuta ALFA spa, ritualmente costituitasi in giudizio, contestava parzialmente l’avversa domanda, eccependo che la responsabilità del sinistro dovesse essere ascritta alla condotta concorsuale e concorrente di entrambi i conducenti.
Resisteva, in ogni caso, alla quantificazione dei danni operata dagli attori.
Benché ritualmente citati, i convenuti M.S. e F.M. non si costituivano in giudizio, rimanendo pertanto contumaci.
Nel processo, come sopra incardinato, in conseguenza delle difese svolte dalla ALFA spa e previa autorizzazione del G.U. , venivano altresì evocati dagli attori C.V. M. M. (in proprio e quale tutore del minore M.B. J. J.) e S.C. R.A., quali terzi chiamati, il conducente dell’autovettura Fiat Uno (S.A. A.A.), nonché il suo proprietario (C.V.A.) e la compagnia BETA spa (già Mutuelles du Mans Assurance MMI Danni spa).
Mentre C.V.A. si rendeva contumace, S.A. A. A. (nel frattempo munitosi di un nuovo difensore, anche in relazione alla propria posizione processuale di attore) e la BETA spa (già Mutuelles du Mans Assurance MMI Danni spa) si costituivano ritualmente in giudizio, contestando nel merito ogni avversa pretesa.
Nelle more del processo, tutti gli originari attori davano atto di avere già ottenuto dalla ALFA spa il ristoro di ogni danno sofferto quali vittime primarie del sinistro e rinunciavano, conseguentemente, alle relative domande, insistendo per la condanna dei convenuti al risarcimento di tutti i danni subiti, quali vittime secondarie dell’incidente, a causa del decesso di M.C. J. A. e B.N. H. Y.
Inutilmente disposto il tentativo di conciliazione, con provvedimento in data 9.3.2006 il G.U. concedeva a C.V.M. M. (in proprio e quale tutore del minore M.B. J. J.) una provvisionale provvisoriamente esecutiva pari a Euro 80.000,00 ponendone il pagamento a carico della convenuta ALFA spa.
Compiutamente trattato ed istruito in via documentale il processo, precisate come in epigrafe le conclusioni delle parti costituite, la causa era trattenuta definitivamente per la decisione dal G.I. in funzione di giudice unico ai sensi degli artt.50ter e 281 quinquies CPC.
Le domande svolte in giudizio da C.V.M. M. (in proprio e quale tutore del minore M.B.J. J.) e S.C. Raul Alfredo sono pienamente fondate (salvo quanto sarà detto in relazione alla concreta liquidazione dei danni dagli stessi sofferti).
Dall’esame del prodotto rapporto d’incidente stradale, redatto dalla Polizia Locale di Sesto San Giovanni (docc. nn.1A, 1B, 1C, 1D, fascicolo attori), nonché dagli atti del procedimento penale acquisiti al presente processo (docc. nn. 4, 5, 6, 9A, 9B), può dirsi emersa, senza ombra di dubbio, l’esclusiva ed assorbente responsabilità di M.S. nella causazione del sinistro, per avere il conducente dell’autovettura Fiat Marea tenuto un comportamento di guida gravemente imprudente e palesemente violatore delle norme della circolazione.
M.S., infatti, nell’occasione pacificamente ebbe ad omettere di concedere alla Fiat Uno la dovuta precedenza (così come imposto dalla segnaletica verticale esistente all’incrocio tra la percorsa via Edison e la via Cantore, dalla quale provenivano gli attori).
Non solo, ma lo stesso M.S. ebbe ad ammettere, all’udienza di convalida del suo arresto (doc.n.34), che al momento dell’incidente procedeva ad elevata velocità (“andavo veloce con l’auto”) e non prestava l’attenzione dovuta in relazione alle circostanza del traffico (“non ho visto lo stop all’incrocio”).
Del resto, la sua responsabilità esclusiva è stata già accertata, in sede penale, con sentenza n.3140/04 in data 20.12.2004 del Tribunale di Monza (doc.n.6) che, altresì, ha condannato in via generica l’imputato e gli altri responsabili civili (ALFA spa e F.M.) al risarcimento dei danni in favore della parte civile, previa concessione di una provvisionale in misura pari ad € 50.000,00 (che risulta essere già stata versata in favore del minore M.B.Jhancarlos Jose in data 19.7.2005).
Al di là di tale ormai inoppugnabile accertamento, nessuna prova contraria è stata offerta dai convenuti in relazione ad eventuali profili di responsabilità concorsuale del conducente dell’autovettura Fiat Uno.
La convenuta ALFA spa non ha, altresì, fornito alcuna prova della eccepita mancata utilizzazione delle cinture di sicurezza da parte delle vittime del sinistro: circostanza, questa, che sarebbe stato suo preciso onere processuale dimostrare, anche ai fini della asserita idoneità, in concreto, di tali sistemi di sicurezza ad escludere ovvero ridurre le conseguenze dannose dell’incidente (in tema: Cass. 13.1.2005 n.564).
I convenuti, pertanto, devono essere condannati in solido al risarcimento integrale dei danni patiti da C.V.M. M., da M.B.J. J. e da S.C. R. A. in conseguenza della scomparsa di M.C. J. e di B.N. H. (essendo, invece, già stati risarciti i danni ab initio rivendicati da tutti gli attori quali vittime primarie del sinistro).
I terzi chiamati C.V.A., S.A. A. A. e BETA spa (già Mutuelles du Mans Assurance MMI Danni spa) dovranno, invece, essere del tutto assolti da ogni avversa pretesa.
Relativamente al quantum debeatur, la liquidazione dei pregiudizi lamentati dagli attori appare meritevole di una analitica disamina.
Deve, peraltro, premettersi che, in ossequio alla giurisprudenza prevalente ed al fine di evitare una incontrollabile estensione del novero dei pretesi danneggiati, potranno essere considerate vittime secondarie del sinistro -e, pertanto, titolari di diritti risarcitori derivanti dalla morte di M.C. J. A. e B.N. H. Y. - solo i soggetti che risultino legati a questi ultimi da un vincolo parentale certo (con esclusione, di conseguenza, degli affini e delle persone legate alle persone scomparse da mere situazioni affettive o di convivenza non more uxorio).
Pertanto, all’attore S.C. R. A. competeranno unicamente i pregiudizi riconducibili alla perdita del fratello uterino M.C. J. A., mentre solo il minore M.B. J. J. sarà legittimato ad ottenere il ristoro dei danni derivanti dalla scomparsa della madre B.N. H. Y.
Nulla, invece, potrà essere liquidato a S.A. A. A. in conseguenza della morte di M.C. J. A. e B.N. H. Y.
Quanto, infine, alla contestata esistenza delle condizioni di reciprocità di cui all’art.16 delle Disp. Prel. Cod. Civile, può agevolmente osservarsi:
-che, alla luce della dichiarazione rilasciata il 24.10.2005 dal Vice Console della Repubblica Peruviana in Milano (doc. n.48), può esserne affermata la piena sussistenza;
-che, in ogni caso, risultando sia gli attori che i defunti in possesso di valido e regolare permesso di soggiorno (docc. nn.18A, 18B, 29, 30, 45), ai sensi dell’art.2 comma 2 D.Lgs. n.286/1998 la questione deve considerarsi come superata dalla equiparazione dello straniero “regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato” al cittadino italiano, in relazione sia al godimento dei diritti civili, che alla tutela giurisdizionale dei diritti soggettivi.
Nulla osta, dunque, a che il Tribunale possa esaminare le domande di tutti i danneggiati con i medesimi criteri ordinariamente utilizzati ai fini della liquidazione dei danni rivendicati dai cittadini italiani, in applicazione delle norme di legge ed alla stregua delle interpretazioni giurisprudenziali che notoriamente presiedono tale compito.
DANNO MORALE JURE PROPRIO
Va innanzitutto riconosciuto agli attori C.V.M. M., M.B.J. J. e S.C. R. A. il danno morale (pecunia doloris) sofferto in conseguenza della scomparsa del loro congiunto M.C. J. A., essendo per di più riscontrabili nei fatti di causa gli astratti elementi costitutivi del reato di omicidio colposo.
Al minore M.B.J. J. deve, ovviamente, essere riconosciuto anche il ristoro del danno morale sofferto per la perdita della madre B.N. H. Y.
La nascita del minore da entrambi i predetti genitori, oggi defunti, è stata documentata attraverso la produzione del certificato di nascita (doc.17/A) ed è stata tardivamente e genericamente contestata dalla ALFA spa solo in comparsa conclusionale.
La liquidazione del danno morale può avvenire in via equitativa e tenuto conto, per ciascuno degli eredi, del rapporto di parentela e di convivenza con le persone scomparse.
Ciò premesso, debbono essere equitativamente liquidate, a titolo di danno morale jure proprio ed ai valori attuali, le seguenti somme:
-Euro 140.000,00 all’attrice C.V.M. M. (madre convivente con M.C. J. A.)
-Euro 280.000,00 a M.B.J. J. (figlio convivente con M.C. J. A. e B.N. H. Y.);
-Euro 50.000,00 all’attore S.C. Raul Alfredo (fratello uterino, convivente con M.C. J. A.).
Sugli anzidetti importi sono dovuti gli interessi legali dal fatto al saldo.
Pacifica e documentata la convivenza di M.C. Jose Asuncion con il figlio M.B.Jhancarlos Jose, deve senz’altro presumersi che egli provvedesse in via esclusiva al suo mantenimento, essendo la madre del predetto minore sprovvista di redditi in quanto casalinga.
Il reddito netto percepito dal de cuius nei primi sette mesi dell’anno 2004, quale dipendente presso la Enterprise Hotel srl, ammontava a € 11.442,83 (pari a circa Euro 1.634,57 mensili ed a circa 21.249,43 annue: docc. nn.11).
Può, pertanto, procedersi alla liquidazione del lucro cessante alla luce delle ulteriori seguenti presunzioni:
-destinazione di circa un terzo del reddito paterno per il mantenimento ed i bisogni del figlio;
-permanenza presumibile di quest’ultimo (di soli 5 anni all’epoca del fatto) nella famiglia per circa altri 13 anni (raggiungimento della maggiore età);
-compensazione dei noti benefici della anticipata capitalizzazione con la rivalutazione monetaria ed i prevedibili incrementi reddituali futuri.
Ciò premesso,la perdita dell’apporto del de cuius al mantenimento del figlio può essere congruamente liquidata in Euro 92.080,82 (cioè Euro 1.634,57 x 13 x 1/3 = Euro 7.083,14 x anni 13), ai valori monetari attuali.
Sull’anzidetto importo sono dovuti gli interessi legali dal fatto al saldo.
Nessun pregio ha l’eccezione della ALFA spa laddove sostiene che il mancato apporto del padre sarebbe, per il minore, compensato in tutto o in parte da quello dei nonni paterni.
E’, infatti, documentato in atti che C.V.Marta Maria ha dovuto richiedere al Giudice Tutelare l’autorizzazione a prelevare le somme di € 400,00 e di € 600,00 dalla provvisionale concessa in sede penale, al fine di provvedere al pagamento mensile delle spese relative al collocamento ed al mantenimento del nipote rappresentato (doc.n.40) e che, proprio a causa del sinistro, la stessa versa in condizioni di necessità tali da aver legittimato la concessione, nel presente giudizio, di un’altra provvisionale di rilevante entità.
DANNO BIOLOGICO DI NATURA ESISTENZIALE
Gli attori C.V.M. M., M.B.J. J. e S.C. R. A. hanno lamentato di aver sofferto, in conseguenza del gravissimo evento luttuoso, pregiudizi biologici di natura esistenziale e psichica.
La questione attinente la riconoscibilità del c.d. “danno esistenziale” è stata radicalmente innovata da due recenti sentenze della Suprema Corte (Cass. 31 maggio 2003 n. 8828 e Cass. 31 maggio 2003 n. 8827), seguite da un’altra significativa pronuncia in materia della Corte Costituzionale (Corte Cost. sent. 11 luglio 2003, n. 233,interpretativa di rigetto sull’art. 2059 c.c.).
Alla luce delle sentenze in questione, innanzitutto, può affermarsi che il pregiudizio derivante da un fatto illecito può essere ricondotto solo ad una delle due categorie del danno patrimoniale o del danno non patrimoniale: in altri termini, non esiste un tertium genus (Cass., 8827/03 ove si afferma: ”Il danno non patrimoniale deve essere inteso come categoria ampia, comprensiva di ogni ipotesi in cui sia leso un valore inerente alla persona”.
I danni non patrimoniali, a loro volta, possono consistere:
-nel “danno morale soggettivo” fondato sull’art.2 Cost. e distinguibile dagli altri perché transeunte;
-nel pregiudizio derivante dalla lesione della salute, noto come danno biologico, fondato sull’art. 32 Cost.;
-nel pregiudizio derivante dalla lesione di qualsiasi altro interesse attinente la persona che non sia suscettibile di una diretta valutazione patrimoniale.
Il risarcimento di tutti i danni in questione trova la propria fonte normativa nell’art. 2059 c.c. (che si affianca all’art. 2043 c.c., disciplinante il danno patrimoniale): il limite del risarcimento, nei soli casi previsti dall’art. 2059 c.c., non si applica se il danno è consistito nella lesione di interessi della persona di rilievo costituzionale: in tale ipotesi, qualsiasi pregiudizio non patrimoniale diviene risarcibile.
Ed infatti, ad avviso della Corte, “…il rinvio ai casi in cui la legge consente la riparazione del danno non patrimoniale ben può essere riferito, dopo l’entrata in vigore della Costituzione, anche alle previsioni della legge fondamentale, atteso che il riconoscimento nella Costituzione dei diritti inviolabili inerenti alla persona non aventi natura economica implicitamente, ma necessariamente, ne esige la tutela, ed in tal modo configura un caso determinato dalla legge, al massimo livello, di riparazione del danno non patrimoniale” (Cass., 8827/03).
Nella fattispecie sottoposta all’attenzione della Suprema Corte nella sentenza n. 8828/03, il valore vulnerato è stato individuato, in presenza dell’uccisione di un congiunto degli attori, nell’interesse alla “intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell’ambito della famiglia, alla inviolabilità della libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana nell’ambito di quella peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela è ricollegabile agli artt. 2, 29 e 30 della Costituzione”.
Il danno non patrimoniale, da liquidarsi in via necessariamente equitativa ex artt. 1226 e 2056 c.c., deve inoltre essere sempre allegato e provato, anche a mezzo di presunzioni ai sensi dell’art. 2727 c.c., e non può mai ritenersi in re ipsa.
A fondamento di siffatta conclusione sta l’affermazione, di notevole interesse, secondo cui il danno non patrimoniale non coincide con la lesione dell’interesse protetto (nel caso della sentenza n. 8828/03, l’intangibilità della sfera dei rapporti familiari), bensì ne è conseguenza.
Secondo il Supremo Collegio, infatti, “…volendo far riferimento alla nota distinzione tra danno-evento e danno-conseguenza (introdotta da Corte cost. 184/86, che ha collocato nella prima figura il danno biologico, ma abbandonata dalla successiva Corte Costituzionale n.372/94), si tratta di danno-conseguenza.” (Cass., 8828/03).
La liquidazione dei pregiudizi non patrimoniali, ove se ne riscontri più d’uno, deve avvenire in modo tale da non duplicare il risarcimento di ciascuno di essi, tenuto conto del carattere comune della non patrimonialità : è dunque ammessa la “somma” del danno morale contingente con il danno non patrimoniale “diverso dal morale”, ma non può operarsi la duplicazione del risarcimento del medesimo pregiudizio attraverso una sua doppia qualificazione.
L’Osservatorio della Giustizia Civile della Corte d’Appello di Milano, dal canto proprio, ha suggerito di disancorare, in caso di morte del congiunto, la commisurazione del danno non patrimoniale risarcibile (da intendersi come somma del danno morale soggettivo e del danno non patrimoniale da lesione del rapporto parentale) dal riferimento a un ipotetico danno biologico del 100% subito dalla vittima primaria, privilegiando una liquidazione equitativa che tenga conto del legame familiare tra la vittima primaria e le vittime secondarie e di tutte le circostanze del caso concreto (ad esempio: sopravvivenza o meno di altri congiunti; convivenza o meno di questi ultimi con il de cuius; qualità ed intensità della relazione affettiva familiare residua nonchè della relazione affettiva che caratterizzava il rapporto parentale con la persona perduta).
Ciò detto in diritto, nel caso di specie gli attori hanno dimostrato che, in conseguenza della morte del congiunto M.C. J. A. (e, quanto al minore, anche della madre B.N. H. Y.), la serenità e l’equilibrio familiare sono stati gravemente compromessi e che, in particolare, evidenti pregiudizi e sofferenze sono stati arrecati alla loro sfera psichica ed al loro benessere psico-fisico.
Alla luce della anzidette considerazioni e tenuto conto degli stretti rapporti parentali, del grave trauma riconducibile alla perdita di entrambi i genitori (quanto al piccolo M.B.J. J.), dell’esistenza di un solo figlio superstite (quanto a C.V.M. M.), della perdita dell’unico fratello (quanto a S.C. R. A.) e delle voci di danno non patrimoniale già riconosciute agli attori, possono equamente essere liquidati a titolo di danno biologico esistenziale, i seguenti importi
-Euro 70.000,00 all’attrice C.V.M. M. (madre convivente con M.C. J. A.)
-Euro 140.000,00 a M.B.J. J. (figlio convivente con M.C. J. A. e B.N. H. Y.)
-Euro 25.000,00 a S.C. R. A. (fratello uterino convivente con M.C. J. A.).
Tali esborsi, sostenuti da M.B.J. J. mediante destinazione di parte della provvisionale percepita a seguito della sentenza penale (doc. n. 40), giusta la documentazione prodotta in atti (docc. nn. 22), possono essere liquidati in complessivi Euro 3.700,00 oltre agli interessi legali dalla data del pagamento (25.10.2004) al saldo.
In definitiva, tenuto conto dell’avvenuto versamento in data 19.7.2005 della somma di € 50.000,00 (in favore di M.B.J. J.) ed in data 24.3.2006 della somma di € 80.000,00 (in favore di C.V.M. M.) da parte della ALFA spa, i convenuti tutti dovranno essere solidalmente condannati al pagamento delle rispettive somme di Euro 130.000,00 (Euro 140.000,00 + Euro 70.000,00 – Euro 80.000,00) quanto a C.V.M. M., di Euro 465.780,82 (Euro 280.000,00 + Euro 140.000,00 + Euro 92.080,82 + Euro 3.700,00 – Euro 50.000,00) quanto a M.B.J. Jose e di Euro 75.000,00 (Euro 50.000,00 + Euro 25.000,00) quanto a S.C. Raul Alfredo, oltre agli interessi legali con le decorrenze dianzi specificamente indicate (e tenuto conto dei versamenti in acconto).
Le spese processuali seguono la soccombenza dei convenuti nei confronti di C.V.M. M. (in proprio, nonché quale tutore del minore M.B.J. J.) e S.C. Raul Alfredo e si liquidano come da dispositivo.
Deve, invece, essere dichiarata la compensazione delle spese tra i predetti attori ed i terzi chiamati, nonché tra i convenuti e S.A. A. A. (attesa, quanto a questi ultimi, la reciproca soccombenza).
La presente sentenza deve essere munita della clausola di provvisoria esecutività di cui all’art.282 CPC.
Il Tribunale, definitivamente pronunziando sulla domanda proposta con atto di citazione notificato in data 31.3.2005 da C.V.M. M. (in proprio e quale tutore del minore M.B.J. J.), S.C. Raul Alfredo e S.A. A. A. nei confronti di M.S., di F.M. e di ALFA spa, con la chiamata in giudizio di S.A. A. A., di C.V.A. e di BETA spa (già Mutuelles du Mans Assurance MMI Danni spa), così provvede:
1)Condanna i convenuti M.S., F.M. e ALFA spa al pagamento solidale, in favore degli attori C.V.M. M. (in proprio e quale tutore del minore M.B.J. J.) e S.C. R. A., delle seguenti somme:
-Euro 130.000,00 quanto a C.V.M. M.
-Euro 465.780,82 quanto a M.B.J. J.
-Euro 75.000,00 quanto a S.C. R. A.
il tutto oltre agli interessi legali con le decorrenze meglio in motivazione specificate e tenuto conto degli acconti già percepiti.
2) Respinge ogni diversa o ulteriore domanda proposta in giudizio.
3) Condanna in via solidale M.S., F.M. e ALFA spa al pagamento delle spese processuali in favore di C.V.Martha Maria (in proprio e quale tutore del minore M.B.Jhancarlos Jose) e S.C. Raul Alfredo, liquidate in Euro 24.048,73 (di cui Euro 1.068,23 per esborsi, Euro 2.980,50 per diritti ed Euro 20.000,00 per onorari).
4) Dichiara compensate le spese processuali tra i predetti attori e la BETAspa (già Mutuelles du Mans Assurance MMI Danni spa), C.V.A. e S.A. A. A., nonché tra quest’ultimo e le parti convenute.
6) Visti gli artt.59 e 60 del DPR n.131/1986, indica nelle parti convenute, tenute al risarcimento del danno, i soggetti nei confronti dei quali deve essere recuperata l’imposta eventualmente prenotata a debito.

References: sentenza 
 Cass. 

SENTENZA 
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