Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-1883-del-25-01-2017
Timestamp: 2020-06-01 17:02:34+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 1883 del 25/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1883 del 25/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/01/2017, (ud. 15/12/2016, dep.25/01/2017), n. 1883
sul ricorso 21727-2015 proposto da:
B.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BALDO DEGLI
UBALDI 210, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO SCHILIRO’,
rappresentata e difesa dall’avvocato ANTONELLA AGUZZI giusta procura
RICCI, CLEMENTINA PULLI, EMANUELA CAPANNOLO giusta procura a margine
avverso la sentenza n. 1588/2015 della CORTI D’APPELLO di ROMA del
20/02/2015, depositata il 09/03/2015;
udito l’Avvocato FRANCESCA LALLI per delega orale dell’Avvocato
ANTONELLA AGUZZI, difensore del ricorrente, che chiede
“La Corte di appello di Roma, con la decisione impugnata, rigettava il gravame proposto da B.S. con riferimento al motivo con il quale era censurata la decisione di primo grado – che aveva respinto la domanda diretta ad ottenere la pensione L. n. 118 del 1971, ex art. 12 per carenza del requisito sanitario – in quanto, pure essendo stata accertata la sussistenza delle condizioni sanitarie per il riconoscimento della prestazione a decorrere dal 1.1.2012, non era stato dimostrato il possesso del requisito socio economico. Veniva, invero, osservato che non erano da considerarsi idonei alla certificazione reddituale i modelli CUD prodotti dalla ricorrente, riguardando gli stessi esclusivamente i redditi di lavoro e non provenendo dagli uffici finanziari preposti alla certificazione di legge. Veniva accolto il ricorso della B. solo in relazione al capo sulle spese, per le quali veniva statuita la non debenza da parte della soccombente.
Per la cassazione della decisione ricorre la B., sulla base di due motivi, cui resiste l’INPS con tempestivo controricorso.
Con il primo motivo, la B., deducendo violazione della L. n. 118 del 1971, art. 122 e degli artt. 115 e 116 c.p.c., nonchè omessa motivazione su un punto decisivo della controversia, ha censurato la decisione per avere ritenuto che la verifica del requisito reddituale in relazione all’anno di decorrenza della prestazione andasse effettuata unicamente sulla base della certificazione dell’Agenzia delle Entrate e non anche sulla base dei prospetti che CUD, ritenuti, invece, dalla ricorrente idonei ad integrare la dichiarazione sostitutiva di atto notorio (ISEE) relativa ai redditi posseduti negli anni 2012-2013.
Con il secondo motivo, viene denunziata violazione e falsa applicazione degli artt. 421 e 437 c.p.c., nonchè omessa motivazione su un punto decisivo della controversia, rilevandosi che l’ISEE rivestiva valore indiziario e che, in presenza di modelli CUD relativi agli anni di riferimento, doveva ritenersi essere stato fornito un principio di prova reddituale che avrebbe dovuto indurre la Corte del merito ad onerare specificamente l’appellante di depositare il certificato dell’Agenzia delle Entrate o a provvedere anche d’ufficio alla relativa acquisizione, chiedendosi l’affermazione del principio secondo il quale, in presenza di accertamenti dell’inesistenza di redditi da lavoro certificati dalla produzione CUD e della dichiarazione ISEE, la prova doveva gravare su chi affermasse esistere in positivo altri redditi.
Il primo motivo è infondato. Secondo quanto riferito dalla sentenza impugnata, la documentazione esaminata dal giudice di appello nella verifica del requisito reddituale era costituita dai modelli CUD e non era stata ottemperato all’invito, rivolto alla B., a depositare idonea certificazione rilasciata dalla competente Agenzia delle Entrate. La documentazione prodotta è inidonea a dimostrare la sussistenza del requisito reddituale perchè, come chiarito da questa Corte (cfr. da ultimo Cass. 5.5.2016 n. 9010), l’accertamento in punto di sussistenza del requisito reddituale deve essere effettuato tramite le attestazioni degli uffici finanziari specificamente richieste dalla L. n. 153 del 1969, art. 26 (richiamato dalla L. n. 118, art. 12), potendo la documentazione a corredo della domanda essere sostituita, in sede di procedimento amministrativo e non di giudizio civile, da atti autocertificazioni contenenti dichiarazioni emesse dall’interessato sotto la propria penale responsabilità (Cass. s.u., n. 5167 del 2003; Cass. n. 2872 del 2001; n. 10153 del 1998). Nel giudizio avente ad oggetto la richiesta di concessione della pensione di inabilità, inoltre, non possono essere presi in considerazioni documenti fiscali diversi da quelli indicati dalla legge; in particolare non potrebbe essere preso in considerazione il modello CUD attestante il reddito dell’anno di riferimento, non rappresentativo della complessiva situazione reddituale dell’aspirante al beneficio (v. Cass. n 2273 del 1986, con riferimento alla dichiarazione e Cass. 8046/2014, con specifico riferimento alla inidoneità del CUD a rappresentare la complessiva situazione reddituale dell’aspirante al beneficio).
Quanto al secondo motivo, è sufficiente osservare che, nel rito del lavoro, i mezzi istruttori, preclusi alle parti, possono essere ammessi d’ ufficio, ma suppongono, tuttavia, la preesistenza di altri mezzi istruttori, ritualmente acquisiti, che siano meritevoli dell’ integrazione affidata alle prove ufficiose (cfr. Cass. 27.7.2006 n. 17178). In base alle osservazioni svolte a confutazione delle deduzioni di cui al primo motivo, coerentemente non poteva essere richiesta l’integrazione documentale nei sensi ritenuti dalla ricorrente, su cui in equivocamente gravava l’onere probatorio relativo al requisito reddituale. Invero, costituisce principio reiteratamente affermato quello secondo cui, nei giudizi volti al riconoscimento del diritto a pensione o ad assegno di invalidità civile, il requisito reddituale, al pari dei requisiti sanitari e di quello socio-economico, cosiddetto della incollocazione al lavoro, costituisce elemento costitutivo del diritto, la cui sussistenza va verificata anche d’ufficio ed è preclusa solo dalla relativa non contestazione, ove la situazione reddituale sia stata specificamente dedotta, nonchè dal giudicato, nel caso in cui non sia stato proposto sul punto specifico motivo di appello (cfr., tar le altre, Cass. 17.6.2008 n. 16395).
In base alle considerazioni che precedono, si propone il rigetto del ricorso in sede di discussione camerale ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5”. Sono seguite le rituali comunicazioni e notifica della suddetta relazione, unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in Camera di consiglio.
Questa Corte ritiene che le osservazioni in fatto e le considerazioni e conclusioni in diritto svolte dal relatore siano del tutto condivisibili, siccome coerenti alla richiamata giurisprudenza di legittimità, e che le stesse conducano complessivamente alla reiezione del ricorso.
Poichè il ricorso è stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 si impone di dare atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, sussistendo i relativi presupposti. (cfr. Cass., Sez. Un., n. 22035/2014).

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 12
 art. 122
 sentenza 
 Cass. 
 art. 26
 art. 12
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13
 art. 1