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Timestamp: 2019-09-23 16:37:06+00:00

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Articolo del 06/10/2009 Autore Redazione Altri articoli dell'autore
Riflessioni a caldo sull’art. 115 c.p.c. come novellato dalla Legge 69/2009
Sommario: 1. La situazione ante novella 2. Il nuovo art. 115 c.p.c. 3. Deduzioni interpretative 4. Specificità ed incompatibilità 5. Continenza logica 6. Prove testimoniali di segno opposto 7. Conclusioni.
La situazione ante novella
Invero, la pratica, per lo più, sembrava conoscere tale principio, ma la questione non era mai divenuta pacifica(1), a causa di continui dibattiti della dottrina(2), accompagnati da alcune perplessità giurisprudenziali.
-che, laddove il legislatore ha inteso considerare la mancata contestazione come prova, lo ha fatto espressamente (si voluit, dixit), come ad esempio nei casi di cui agli artt. 215 comma 1 c.p.c. (riconoscimento tacito della scrittura privata) e 232 comma 1 c.p.c. (mancata risposta nell’interrogatorio), con la conseguenza che l’equiparazione tra mancata contestazione e prova doveva ritenersi eccezionale(3) e, come tale, non suscettibile di un’applicazione generalizzata ed estesa pure a casi non espressamente previsti, come quello dell’art. 115 c.p.c. ante novella del 2009; in pratica: l’equiparazione suddetta, avendo natura eccezionale, non poteva essere applicata ai casi non espressamente previsti, ex art. 14 Disposizioni sulla Legge in generale.
Anche parte della giurisprudenza(4) si era mostrata favorevole alla tesi negativa, mentre altra impostazione giurisprudenziale(5), pur di segno negativo, si era “aperta” alla sola possibilità che la mancata contestazione potesse divenire argomento di prova, ex art. 116 c.p.c.
-che la parte ha l’onere di prendere tempestivamente “posizione sui fatti” posti da controparte, ex art. 167 c.p.c., con la conseguenza che, laddove non lo faccia tempestivamente, incorrerà in decadenze, che, nella sostanza, gli impediranno di provare fatti di segno opposto a quanto già affermato che, vorrebbe dire, ritenere pacifico il fatto(6); in pratica: poiché il convenuto deve prendere “posizione” sui fatti affermati dall’attore, allora, vorrebbe dire che, in difetto, non potendo più dare prova di segno opposto, avrà tacitamente confermato i “fatti” dell’attore;
Anche la giurisprudenza(7) più recente si è espressa nel medesimo senso (con alcune specificazioni, per certi casi(8)), come pure quella del lavoro(9) (l’art. 416 c.p.c. relativo al rito del lavoro, tuttavia, ha un tenore diverso rispetto agli art. 167-183 c.p.c.).
Il nuovo art. 115 c.p.c.
Deduzioni interpretative
-il principio dell’equiparazione tra mancata contestazione e prova è limitato ai casi in cui le parti siano costituite, così escludendo le ipotesi di contumacia(10); difatti, l’art. 115 c.p.c. è riferito alle “parti costituite” (eventualmente anche non comparse);
-la contestazione deve essere specifica/11); in difetto di specificità, c’è il rischio che la genericità sia parificata alla mancata contestazione; è sia la mancata contestazione, che quella non specifica, a divenire prova;
-la contestazione deve “colpire” tutti i fatti, sia principali che secondari(12), in modo specifico; la contestazione, in base alla lettera della legge, ex art. 115 c.p.c., riguarda “i fatti”, senza alcuna distinzione tra quelli principali e quelli secondari.
Specificità ed incompatibilità
-la ratio della norma, tesa a “specificare” meglio la “struttura dialettica a catena(13)” verrebbe del tutto vulnerata; anzi, addirittura si opterebbe per un’interpretatio abrogans del novellato art. 115 c.p.c.
-in effetti, il Legislatore sembrerebbe richiedere il requisito della specificità della contestazione, ma con ciò non si può intendere la necessaria espressione di contestazione, essendo ammesse contestazioni implicite; più chiaramente, non viene richiesto che i fatti siano “espressamente” contestati, ma che la contestazione sui fatti sia specifica, con la conseguenza logico-deduttiva che, a rigore, dovrebbero essere ammesse le contestazioni implicite(14), purchè specifiche; ne segue, ancora, de plano, che la narrazione di un fatto incompatibile con le esplicitazioni avverse, se specificatamente riferibili a queste ultime, ancorché in modo implicito, dovrà ritenersi contestazione specifica; id est: il requisito della specificità non richiede che la contestazione sia espressa, così ammettendosi narrazioni incompatibili, purchè riferibili a fatti narrati dall’avversa parte processuale;
coerente con il dato letterale (il Legislatore richiede la “specificità”, e non un richiamo “espresso”);
coerente con i principi generali (in particolare, quello del raggiungimento dello scopo);
coerente con la ratio sottesa alla novella del 2009;
non infligge in alcun modo un vulnus al diritto di difesa, assicurando pur sempre un contraddittorio leale.
Continenza logica
-prendendo posizione sul profilo dell’an, invero, si prende posizione pure sul quantum, considerandolo pari a zero; ciò in virtù di una sorta di continenza logica(15), in base alla quale nella “critica del più, sta anche il meno”; tale rilievo è, ovviamente, estensibile anche ad altri profili, come quelli del quomodo, ad esempio;
-optare per la tesi contraria, vorrebbe dire eludere la solidarietà processuale, desumibile dall’art. 88 c.p.c., letto in combinato disposto con l’art. 2 Cost., sconfinando in un abuso processuale(16).
Il novellato art. 115 c.p.c. è pieno di insidie(17), ma anche di opportunità, come spesso capita nelle dinamiche processuali; in fondo, con la novella si è consacrato un principio, quello della mancata contestazione, che già “viveva” nelle aule di giustizia, seppur con non poche oscillazioni e perplessità.
(1)*Avvocato, specialista in Diritto Civile, Professore a contratto di Diritto Processuale Civile, Università degli Studi eCampus di Roma.
SASSANI-TISCINI, Prime Osservazioni sulla legge 18 giugno 2009, n. 69, in Judicium.it, 2009.
(2) Per approfondimenti, si veda COMOGLIO, Le prove civili, Torino, 2004.
(3) CARRATA, Il principio della non contestazione nel processo civile, Milano, 1995, 206. Per approfondimenti sulla mancata contestazione in ambito societario, si veda DE VITA, La mancata contestazione del convenuto nel rito societario dopo l'intervento della Consulta, in Giur. It., 2008, 8-9.
(4) Cass. civ. Sez. III, 28 ottobre 2004, n. 20916, in Guida al Diritto, 2004, 47, 61, afferma <<affinché un fatto allegato da una parte possa considerarsi pacifico sì da essere posto a base della decisione ancorché non provato, non è sufficiente la sua sola mancata contestazione, non esistendo nel nostro ordinamento processuale un principio che vincoli alla contestazione specifica di ogni situazione di fatto dichiarata da controparte>>.
(5) Secondo Cass. civ. Sez. III, 4 febbraio 2005, n. 2273, in Mass. Giur. It., 2005 <<non sussistendo nel vigente ordinamento processuale un onere per la parte di contestazione specifica di ogni fatto dedotto "ex adverso", la mera mancata contestazione in quanto tale e di per sé considerata non può avere automaticamente l'effetto di prova; tuttavia ove il giudice valuti tale comportamento "ex" art. 116 c.p.c. non semplicemente di per sé (e quindi solo in quanto omessa contestazione), ma come espressione significativa del comportamento processuale della parte, da inquadrare nell'ambito di quest'ultimo e valutata in relazione all'intero complesso di tesi difensive esposte, assume la rilevanza prevista da detta norma e può quindi costituire perfino unica e sufficiente fonte di prova>>.
(6) Secondo Cass. civ. Sez. V, 24-01-2007, n. 1540, in Giur. It., 2008, 3, 777 <<nell'evoluzione giurisprudenziale l'onere di contestazione (col relativo corollario del dovere, per il giudice, di ritenere non abbisognevole di prova quanto non espressamente contestato), è divenuto principio generale che informa il sistema processuale civile, poggiando le proprie basi non più soltanto sul tenore dei citati artt. 416 e 167 c.p.c., bensì anche sul carattere dispositivo del processo - comportante una struttura dialettica a catena -, sulla generale organizzazione per preclusioni successive - che, in misura maggiore o minore, caratterizza ogni sistema processuale -, sul dovere di lealtà e probità posto a carico delle parti dall'art. 88 c.p.c. - che impone ad entrambe di collaborare fin dalle prime battute processuali a circoscrivere la materia realmente controversa, senza atteggiamenti volutamente defatiganti, ostruzionistici o anche solo negligenti - ed infine, soprattutto, sul generale principio di economia che deve sempre informare il processo, vieppiù alla luce del novellato art. 111 Cost.. In particolare, giova sottolineare che la struttura ontologicamente dialettica del processo civile (nonchè di quelli ad esso assimilati) comporta che soprattutto il momento probatorio sia dominato da un generale onere di "attivazione" delle parti (o comunque di "reazione" alle attività della controparte) anche in funzione di una sollecitazione semplificatoria, come evincibile persino dalle disposizioni del codice civile in materia di prova (si pensi, ad esempio, in relazione alle produzioni della controparte, alla previsione della querela di falso nelle ipotesi disciplinate dagli artt. 2700 e 2702 c.c., al generale onere di contestarne la conformità previsto, per riproduzioni meccaniche e copie fotografiche, dagli artt. 2712 e 2719 c.c. ovvero all'onere di espresso disconoscimento previsto, con riguardo agli atti di ricognizione o rinnovazione, dall'art. 2720 c.c. - per un'applicazione specifica nel processo tributario dell'art. 2712 c.c.>>.
(7) Secondo Cass. civ. Sez. III Sent., 5 marzo 2009, n. 5356, in Mass. Giur. It., 2009 <<l'art. 167 cod. proc. civ., imponendo al convenuto l'onere di prendere posizione sui fatti costitutivi del diritto preteso dalla controparte, considera la non contestazione un comportamento univocamente rilevante ai fini della determinazione dell'oggetto del giudizio, con effetti vincolanti per il giudice, che dovrà astenersi da qualsivoglia controllo probatorio del fatto non contestato acquisito al materiale processuale e dovrà, perciò, ritenerlo sussistente, in quanto l'atteggiamento difensivo delle parti espunge il fatto stesso dall'ambito degli accertamenti richiesti>>.
(8) Secondo Cass. civ. Sez. I Sent., 27 febbraio 2008, n. 5191, in Mass. Giur. It., 2008 <<in materia di prove, l'onere del convenuto, previsto dall'art.416 cod. proc. civ. per il rito del lavoro, e dall'art.167 cod. proc. civ. per il rito ordinario, di prendere posizione, nell'atto di costituzione, sui fatti allegati dall'attore a fondamento della domanda, comporta che il difetto di contestazione implica l'ammissione in giudizio solo dei fatti cosiddetti principali, ossia costitutivi del diritto azionato, mentre per i fatti cosiddetti secondari, ossia dedotti in esclusiva funziona probatoria, la non contestazione costituisce argomento di prova ai sensi dell'art.116, secondo comma, cod. proc. civ.>>.
(9) Secondo Cass. civ. Sez. Unite, 17 giugno 2004, n. 11353, in Foro It., 2005, 1, 1135 con nota di FABIANI <<nel rito del lavoro la non contestazione dei fatti allegati in ricorso, tendenzialmente irrevocabile, rende gli stessi non controversi, e dunque non bisognosi di prova, pur trovando tale principio applicazione con riferimento ai soli fatti da accertare nel processo e non anche con riferimento alla determinazione della dimensione giuridica di tali fatti ed ai fatti dedotti in esclusiva funzione probatoria>>.
(10) Per approfondimenti sul rapporto tra contumacia e notificazioni, si veda TRAVAGLINO, Notificazione e contumacia della parte in appello, in Il Corriere Giuridico, 2008, 7; si veda anche DE SANTIS, Contumacia del convenuto e litisconsorzio facoltativo nel rito societario, in Le Società, 2007, 5; FIFI, Oscillazioni giurisprudenziali in tema di legittimo impedimento e contumacia, in Giur. It., 2006, 6; SALETTI, Contumacia e prima udienza di trattazione: ovvero del diritto alla lentezza del processo, in Giur. It., 2001, 4; CONSOLO, La Suprema Corte interpreta l’ambiguo art. 180 c.p.c. e (non senza coerenza) lega le mani al giudice anche nel caso di contumacia del convenuto, in Corriere Giur., 2000, 10, 1317.
(11) BUFFONE, Il principio di non contestazione, relazione tenuta al seminario di formazione professionale, presso il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Catanzaro, il 14.7.2009.
(12) Sulle differenze tra fatti primari e secondari, si veda Cass. civ. Sez. Unite, 23 gennaio 2002, n. 761, in Corriere Giur., 2003, 10, 1335 con nota di FABIANI.
(13) Parla di struttura dialettica a catena, tipica del processo civile, Cass. civ. Sez. Unite, 09-10-2008, n. 24883, in Giur. It., 2009, 2, 406 con nota di VACCARELLA – SOCCI.
(14) In materia di contestazione implicita, si vedano Cass. civ. Sez. lavoro, 26-02-2007, n. 4395; Cass. civ. Sez. III, 1 marzo 2000, n. 2301, in Mass. Giur. It., 2000; Cass. civ. Sez. III, 26 novembre 1998, n. 11980, in Mass. Giur. It., 1998.
(15) Si parla di continenza logica, ad esempio, in Cass. civ. Sez. I, 7 maggio 1997, n. 3984, in Mass. Giur. It., 1997. In dottrina, si veda BEI, Sulle delibere implicite, con particolare riferimento al compenso degli amministratori, in Società, 2009, 1, 28; PASSARO, Intermediazione finanziaria e violazione degli obblighi informativi: validità dei contratti e natura della responsabilità risarcitoria, in Nuova Giur. Civ., 2006, 9, 897.
)16) In materia di abuso processuale, si veda KOFLER, Il forum destinatae solutionis nelle azioni di accertamento negativo del credito e di nullità del contratto, in Corriere Giur., 2004, 2, 207; DONDI, Spunti di raffronto comparatistico in tema di abuso del processo (a margine della l. 24.3.2001, n. 89), in Nuova Giur. Civ., 2003, 1, 62; NICOTINA, Questioni processuali controverse in materia di clausole abusive nei contratti con i consumatori, in Giur. It., 1999, 11.
(17) Interessanti le riflessioni di MINARDI, Le insidie ed i trabocchetti della fase di trattazione nel processo civile di cognizione, Lexform ed., 2009.

References: art. 115
 art. 14
 art. 116
 art. 167
 art. 167
 art. 115
 art. 115
 art. 115
 art. 115
 Cass. 
 Cass. 
 art. 116
 Cass. 
 art. 111
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 180
 Cass. 
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 Cass. 
 Cass. 
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 Cass.