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Timestamp: 2020-03-30 04:47:41+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 14621 del 13/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14621 del 13/06/2017
Cassazione civile, sez. III, 13/06/2017, (ud. 08/02/2017, dep.13/06/2017), n. 14621
sul ricorso 9484-2015 proposto da:
S. SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore
S.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI DUE
MACELLI, 60, presso lo studio dell’avvocato GABRIELE BORDONI, che la
F.U., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PO 24,
presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO TORRE, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato MAURO MAZZETTI giusta procura
avverso la sentenza n. 121/2015 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
08/02/2017 dal Consigliere Dott. RAFFAELE FRASCA;
1. La s.r.l. S. ha proposto ricorso per cassazione contro F.U., avverso la sentenza del 12 febbraio 2015 della Corte d’Appello di Bologna, che ha riformato la sentenza resa in primo grado dal Tribunale di Bologna il 27 marzo 2014.
1.1. Quella sentenza si era pronunciata sul giudizio introdotto dal F., per ottenere il risarcimento del danno da ritardata restituzione dell’immobile sito in (OMISSIS) e destinato ad attività di riparazione, manutenzione, soccorso stradale e custodia di automezzi per conto di terzi.
1.2. Il F. aveva convenuto in giudizio la società – sul presupposto dell’inadempimento di quest’ultima all’accordo con cui si era obbligata a restituire l’immobile entro e non oltre il 9 dicembre 2008, nonchè dopo aver agito con intimazione di sfratto per finita locazione per ottenere il risarcimento di danni da ritardata restituzione in quanto nel maggio del 2009 era avvenuta solo una restituzione parziale, mentre solo nel maggio del 2010 vi era stata la restituzione completa anche delle pertinenze su cui risultavano in precedenza allocati veicoli in custodia della conduttrice, a titolo di deposito effettuato dall’autorità prefettizia bolognese.
1.3. Il Tribunale di Bologna respingeva la domanda, reputando che il ritardo nella restituzione non integrasse un inadempimento imputabile alla società S., in quanto non era stato dovuto a sua colpa, ma a causa di forza maggiore rappresentata dal fatto che gli organi onerati del trasferimento dei veicoli depositati avevano provveduto ad esso solo nel maggio del 2010.
2. La sentenza veniva impugnata dal F., a motivo dell’erronea applicazione dell’art. 1218 c.c..
La Corte d’Appello:
a) ha accolto la domanda di risarcimento del danno, non risultando provato dalla conduttrice che il ritardo nella restituzione dell’immobile locato fosse stato determinato da impossibilità della prestazione dovuta a causa ad essa non imputabile;
b) ha liquidato l’indennità di occupazione in Euro 30.000 (pari a Euro 2.500 mensili dal maggio 2009 al giugno 2010) oltre rivalutazione ed interessi legali dalle singole scadenze al saldo effettivo.
3. Al ricorso per cassazione, che propone un unico motivo, ha resistito il F. con controricorso.
4. La trattazione del ricorso è stata fissata in adunanza camerale a norme dell’art. 380-bis c.p.c., comma 1, introdotto dal D.L. n. 168 del 2016, convertito, con modificazioni, nella L. n. 197 del 2016.
5. La ricorrente ha depositato memoria tardiva il 3 febbraio 2017, cioè oltre il termine indicato dal citato art. 380-bis, comma 1. E, pertanto, di essa non può tenersi conto.
1. Con il primo motivo di ricorso si deduce “violazione del’art. 1218 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 ed all’art. 360 c.p.c., n. 5, per non aver ritenuto la sussistenza del factum principis quale causa non imputabile alla S. s.r.l. per il rilascio dell’immobile, come correttamente cristallizzato dal giudice di primo grado”.
In conformità a quanto enunciato nell’intestazione, l’illustrazione del motivo dovrebbe articolarsi, per un verso con argomentazioni dirette ad evidenziare la violazione dell’art. 1218 c.c., e, per altro verso, con argomentazioni idonee a prospettare l’omesso esame di un fatto decisivo, ai sensi del paradigma dell’art. 360 c.p.c., n. 5.
1.1. L’illustrazione, che si sviluppa dalle ultime cinque righe della pagina 4 fino alle prime sette righe della pagina 12 non evoca mai il concetto di fatto decisivo di cui al citato n. 5 e, quindi, poichè il motivo di ricorso per cassazione, quando denuncia la violazione di uno dei paradigmi dell’art. 360 c.p.c. deve contenere un’attività assertiva dimostrativa di essa e, per farlo deve argomentare evocandolo, in modo permettere alla Corte di cassazione di percepire la denuncia, si deve escludere che alla evocazione del n. 5 nell’intestazione corrisponda nell’illustrazione la concreta enunciazione di deduzioni che siano riconoscibili come censura ai sensi del detto paradigma.
1.2. L’illustrazione, viceversa, contiene argomentazioni evocative della norma dell’art. 1218 c.c., ma esse sono del tutto inidonee ad evidenziare una critica alla motivazione della sentenza impugnata che palesi la violazione di quella norma, perchè sono svolte assumendo in modo del tutto assertorio che dagli atti di causa emergeva una situazione di fatto opposta a quella che la sentenza ha posto a base della sua motivazione, con cui ha censurato quella del primo giudice, là dove aveva ritenuto l’insussistenza di un inadempimento imputabile dell’obbligazione restitutoria.
L’asserzione della diversa situazione di fatto rimane non solo del tutto priva di dimostrazione, per il tramite della individuazione delle risultanze degli atti che nel giudizio di merito l’avrebbero rivelata, ma si sostanzia in una modalità argomentativa che avrebbe dovuto essere dedotta con il mezzo della revocazione ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4, cioè sostenendo che la Corte territoriale aveva dato per esistente in atti un fatto che dagli atti risultava insussistente.
Il fatto di cui nello svolgimento dell’attività illustrativa del motivo si argomenta l’inesistenza è rappresentato dalla circostanza che la qui ricorrente avesse ricevuto il deposito di veicoli in custodia dopo la scadenza del 9 dicembre 2008, pattuita per la restituzione dell’immobile.
Si tratta di un fatto che è centrale e decisivo nella motivazione resa dalla Corte territoriale.
1.3. Mette conto di rilevare che essa si è conclusa con l’affermazione finale (penultima proposizione della pagina 5) che, poichè non risultava “provato che il ritardo nella restituzione fosse stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa alla conduttrice non imputabile, deve trovare accoglimento la domanda di risarcimento del danno da ritardata restituzione dell’immobile proposta in giudizio dall’appellante”.
Tale affermazione rappresenta la conseguenza delle due proposizioni precedenti.
La prima di esse si è concretata nell’affermazione – successiva all’enunciazione della non condivisibilità della motivazione del primo giudice dell’esistenza del factum principis e del richiamo di giurisprudenza di questa Corte sulla causa non imputabile dell’inadempimento – che “nella fattispecie è risultato dai documenti prodotti in atti che la società conduttrice, nonostante l’impegno assunto di liberare l’immobile entro la scadenza pattuita del 9 dicembre 2008 e nonostante la avvenuta notificazione (in data 7 gennaio 2009) della intimazione al rilascio dell’immobile, solamente a marzo 2009 inoltrò la prima raccomandata alla Prefettura per sollecitarla al trasferimento dei veicoli in sequestro affidati alla sua custodia”.
La seconda affermazione è stata fatta immediatamente di seguito con l’enunciazione che “nemmeno la appellata ha contestato di avere ricevuto in custodia altri veicoli successivamente alla concordata scadenza del contratto”. Affermazione che chiaramente si connette alla deduzione da parte della resistente allora appellante,che la qui ricorrente avesse continuato “(nonostante la consapevolezza sulla data di rilascio) a ricevere autovetture in custodia (come risultava dall’elenco in atti)”.
Ora, è palese che la valutazione espressa in iure dalla sentenza impugnata circa la sussistenza di un inadempimento imputabile e l’esclusione della rilevanza del factum principis risulti motivata dal fatto che la ricorrente avesse sollecitato la Prefettura al trasferimento dei veicoli solo a marzo del 2009 e dal fatto che comunque fosse dato incontestato che avesse ricevuto in deposito altri veicoli dopo la scadenza concordata per il rilascio.
Ebbene, nella sua illustrazione il motivo evoca, come si è detto, tale motivazione, ma all’ultima affermazione ora detta della sentenza, contrappone (ultime tre righe della pagina 7 del ricorso) l’assunto che “in questo caso, però, il debitore non solo non ha ricevuto alcun veicolo dopo la scadenza per la restituzione (tant’è vero che in atti risulta un preciso elenco dei veicoli custoditi)”.
Tale affermazione si risolve innanzitutto nella deduzione che in atti non era incontestata la ricezione di veicoli dopo la scadenza del termine per la restituzione e come tale in un’affermazione dell’esistenza di un fatto negativo contrario a quello secondo la Corte territoriale emergente dagli atti e, peraltro, sente la pregressa evocazione del motivo di appello, basato sull’elenco, contrario anche alla condivisione della relativa enunciazione.
La deduzione non poteva prospettarsi con il ricorso per cassazione, ma avrebbe dovuto prospettarsi con la revocazione ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4, e come tale è inammissibile, con conseguente inammissibilità del motivo, dato che l’argomentazione complessiva che lo sorregge si fonda necessariamente su di essa, nel senso che la valutazione della sussistenza dell’imputabilità dell’inadempimento risulta espressa sia per essersi la ricorrente attivata nei confronti della Prefettura solo dopo l’intimazione di rilascio, sia per avere ricevuto veicoli dopo la scadenza.
Ne segue che, ove il motivo si apprezzasse come deduttivo di un vizio di violazione della norma dell’art. 1218 c.c. sotto il profilo di una erronea sussunzione della fattispecie concreta sotto quella norma, uno degli elementi della ricostruzione di essa che ne sostengono la prospettazione risulterebbe introdotto in modo del tutto irrituale.
1.4. Non solo: se non si condividesse il carattere revocatorio della deduzione, si dovrebbe rilevare che l’evocazione del non meglio individuato elenco, integrando esso un documento che fonda il motivo in parte qua, non risulta accompagnata dall’attività di indicazione specifica del medesimo, nè quanto alla sua identificazione, nè quanto al modo ed alla sede in cui entrò nel giudizio di merito, nè, e soprattutto, del se e dove sarebbe esaminabile in questo giudizio di legittimità, ove prodotto agli effetti ulteriori dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4.
Il motivo risulterebbe, dunque, inammissibile ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6.
1.5. Il motivo risulterebbe ancora, per il carattere assertivo della deduzione, anche privo del requisito della necessaria specificità (Cass. n. 4741 del 207, seguita da numerose conformi) e, quindi, ulteriormente inammissibile.
2. L’inammissibilità dell’unico motivo di ricorso comporta l’inammissibilità del ricorso.
3. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo, ai sensi del D.M. n. 55 del 2014. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si deve dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis del citato art. 13.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione al resistente delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro tremila, oltre duecento per esborsi, oltre spese generali al 15% ed accessori come per legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis del citato art. 13.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Terza Sezione Civile, il 8 febbraio 2017.

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