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Timestamp: 2019-08-19 09:38:42+00:00

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Lesioni colpose da mancata adozione di segnaletica orizzontale (Trib. Bo, sent. 18 gennaio 2016) | DPEI.IT - Diritto Penale Economia Impresa
Tribunale di Bologna, sentenza 18 gennaio 2016
La sentenza procede in primo luogo a ricostruire, sulla base dei risultati dell’istruttoria dibattimentale, la dinamica dell’infortunio.
La persona offesa, dipendente di altra società, si recava presso lo stabilimento principale ove è avvenuto l’infortunio per un colloquio con l’ufficio tecnico.
Giunto sul posto, e dopo aver lasciato la propria autovettura nell’apposito parcheggio, iniziava ad attraversare un piazzale ad uso promiscuo di uomini e mezzi per giungere presso gli uffici ove era diretto: mentre stava costeggiando il fabbricato officina, come aveva già fatto in occasione di precedenti visite, la persona offesa veniva improvvisamente investita da un carrello elevatore che, uscito a velocità sostenuta dalla porta del magazzino e dopo aver svoltato a sinistra, finiva per travolgerla pur avendo effettuato un tentativo di evitarla.
Subito soccorsa veniva condotta in ospedale, ove le venivano riscontrate lesioni alle gambe di durata ben superiore ai 40 giorni.
Le indagini compiute accertavano che il carrello elevatore era stato sottoposto a regolare manutenzione, e che il dipendente che lo conduceva era stato adeguatamente formato alla sua guida.
Di tale infortunio veniva chiamato a rispondere unicamente il legale rappresentante della società, accusato di lesioni personali gravi per non aver dotato il piazzale di idonea segnaletica orizzontale, che identificasse percorsi pedonali separati dai flussi veicolari.
In sentenza, dopo la ricostruzione dei fatti, si affronta in particolare il tema della causalità della omessa apposizione di segnaletica orizzontale rispetto all’infortunio: infatti, posta la dinamica dell’evento, la difesa aveva rilevato, tramite un proprio consulente tecnico, come anche l’apposizione di una segnaletica orizzontale non avrebbe con assoluta certezza evitato l’investimento della persona offesa, che si era verificato per una distrazione del guidatore del carrello elevatore che era uscito dal magazzino a velocità eccessiva, senza accertarsi della assenza di ostacoli o della presenza di pedoni; secondo la difesa, in un tale contesto, un piazzale ad uso promiscuo nel quale la presenza di pedoni e mezzi meccanici avrebbe dovuto comportare una maggiore prudenza ed una velocità più moderata nella guida, l’apposizione di strisce sul terreno non avrebbe con assoluta certezza impedito l’infortunio.
Il Tribunale è però di diverso avviso ritenendo provati i profili di responsabilità a titolo di colpa specifica per violazione delle norme contestate sulla circolazione dei pedoni.
In tal senso, si ritiene che, proprio in virtù dell’utilizzo promiscuo del piazzale, avrebbero dovuto essere individuati e segnalati specifici percorsi destinati alla circolazione veicolare e dei pedoni, conformemente a quelle che sono state le prescrizioni imposte della Medicina del lavoro successivamente all’infortunio.
In merito al nesso causale del comportamento omissivo del legale rappresentante, il Tribunale ritiene che l’apposizione della segnaletica omessa avrebbe eliminato o ridotto al minimo il rischio di interferenza tra la movimentazione dei pedoni e dei mezzi, limitandola a specifici punti dei quali i soggetti coinvolti sarebbero stati pienamente consapevoli.
Infine, in sentenza si afferma che la velocità del muletto, ove anche fosse stata, come sembra, eccessivamente sostenuta, non avrebbe rappresentato un comportamento concorrente tale da interrompere il nesso causale, trattandosi di una condotta non eccezionale o abnorme, né tantomeno imprevedibile nel piazzale in oggetto, ove erano presenti, contemporaneamente, uomini e mezzi.
La sentenza in oggetto si riallaccia a quell’orientamento che, in materia di infortuni sul lavoro, ritiene che il nesso di causalità si interrompa solo in presenza di un comportamento abnorme o imprevedibile del lavoratore (da ultime cfr. Cass. pen., sez IV, 12.11.2014, n. 46820; Cass. pen. sez. IV, 10.10.2013, n. 7955).
Trib. Bo, Sent. 18 gennaio 2016.pdf

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