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Timestamp: 2019-10-20 13:31:07+00:00

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Nuova legge sul divorzio: cosa cambia per i coniugi? - Consultingo.it
Il Governo pronto a varare la nuova legge sul divorzio: l’obiettivo è garantire maggiori diritti per i mariti e proteggere i minori.
Con la nuova legge sul divorzio verranno introdotte importanti novità per le coppie che decidono di rompere il vincolo matrimoniale: l’idea è di apportare una modifica ai criteri che attualmente stabiliscono le regole per l’assegno di divorzio e il mantenimento.
Nuova legge sul divorzio: le principali novità
Cassazione: nuovo orientamento sull’assegno divorzile
E’ stato da pochi giorni presentato un Disegno di Legge che vuole apportare delle modifiche alla separazione e al divorzio. L’idea che sta alla base della riforma è quella di dare maggior tutela ai mariti, troppe volte costretti a vivere di stenti dopo un divorzio sanguinoso e provare a rendere meno traumatico, per i figli, la definitiva separazione dei genitori
Tre sono i punti centrali della nuova riforma:
Affido condiviso;
Garanzia della bigenitorialità;
Mantenimento diretto;
Il ddl è stato presentato in Commissione Giustizia, ed è a prima firma del deputato leghista Pillon, tra i promotori del Family Day: “Vogliamo far sì che la separazione abbia il minor impatto possibile sulla vita dei figli. Quando i genitori sono conviventi non c’è uno dei due che è affidatario e l’altro che non lo è, ma entrambi si prendono insieme cura dei figli.”
La nuova legge sul divorzio, si pone come obiettivo quello superare e modificare dell’assegno di mantenimento: l’idea è quella di eliminare l’obbligo di versare soldi all’altro genitore. La conseguenza sarà che il mantenimento dei figli sarà onere di entrambi i genitori, che dovranno procedere all’adempimento in maniera diretta.
La proposta di legge prevede anche la possibilità che tra i genitori non ci sia accordo o vi sia un accordo parziale: in questo caso, sarà il giudice a stabilire il piano genitoriale in relazione a:
tempi e modalità della presenza presso ogni genitore;
mantenimento diretto sulla base del costo medio dei beni e servizi per i figli, individuato su base locale in ragione del costo medio della vita come calcolato dall’Istat.
La nuova legge sul divorzio cerca di risolvere anche un’altra affannosa questione, avente ad oggetto l’assegnazione della casa familiare: “il giudice può stabilire che il minore rimanga a vivere nella casa familiare e decidere quale dei due genitori debba vivere con lui, pagando al proprietario dell’immobile un indennizzo pari al canone di locazione computato sulla base dei correnti prezzi di mercato”.
Nel caso in cui vi sia una separazione con minore, la nuova legge sul divorzio introduce una nuova figura: il mediatore familiare. Dovranno essere iscritti ad appositi albi e avranno il compito di carpire tutte le problematiche sociali ed economiche della famiglia, al fine di creare le migliori condizioni di vivibilità per i minori. Loro compito è mediare tra i coniugi per provare a rendere, ai bambini, meno traumatico la fine del matrimonio dei propri genitori.
I coniugi saranno chiamati a formare il “piano genitoriale”, in base al quale stabiliranno le ore in cui resteranno con i figli, come contribuiranno economicamente all’assistenza dei minori e in generale tutti gli accordi che troveranno circa la custodia dei loro pargoli. Se troveranno un accordo completo, allora il piano sarà subito omologato, senza bisogno di dover attendere l’intervento del giudice. Al contrario, in caso di forti diatribe, il mediatore avrà il compito di appianare le divergenze e provare a superare le incomprensioni per accordarsi nell’interesse unico dei figli.
La nuova legge sul divorzio fa leva sulla necessità di agevolare e alleggerire la posizione dei mariti, spesso vittime di mogli senza scrupoli. Pertanto, vengono individuati nuovi criteri per l’assegno divorzile:
la situazione economica in cui si ritrovano i coniugi in seguito allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio;
a ridotta capacità reddituale dovuta a ragioni oggettive, anche in considerazione della mancanza eventuale di un’adeguata formazione professionale o di esperienza lavorativa, come conseguenza dell’adempimento dei doveri coniugali, nel corso della vita matrimoniale;
Tra le novità rilevanti della nuova legge sul divorzio, vi rientra anche la possibilità, in alcuni casi, di poter stabilire preliminarmente la durata dell’assegno divorzile.
Nel ddl, vengono poi anche individuate una serie di casi nei quali poi l’assegno divorzile non è più obbligatorio. I casi sono tre:
nel caso in cui il coniuge contragga nuovo matrimonio;
nel caso in cui uno dei due coniugi proceda ad unione civile con un’altra persona;
nel caso in cui uno dei coniugi inizi una stabile convivenza.
In particolare, la nuova legge sul divorzio si premura di specificare che l’obbligo non sorge nuovamente a seguito di separazione, di scioglimento dell’unione civile o di cessazione della convivenza.
Oltre alla nuova legge sul divorzio, che a breve dovrebbe essere approvata in Parlamento, anche la Cassazione è intervenuta sull’ingarbugliata questione dell’assegno divorzile. Con sentenza delle Sezioni Unite dell’11 luglio 2018, gli Ermellini si sono espressi sugli orientamenti da adottare per il calcolo dell’assegno.
Qual è la differenza tra una nuova legge e un orientamento della Cassazione? La legge si applica automaticamente a tutti i cittadini, mentre una sentenza ha valore solo tra le parti. Nel caso di specie, essendo una sentenza della Consulta, essa rappresenta un indirizzo che sarà seguito quasi pedissequamente dalle future sentenze in tema di divorzio.
Come già evidenziato, così come la nuova legge sul divorzio, anche la sentenza della Consulta riguarda esclusivamente il divorzio, non va ad incidere sulla separazione.
Il tema centrale della Sentenza della Suprema Corte, riguarda i parametri con il quale calcolare l’assegno di divorzio. Obiettivo del Giudice non sarà più quello di ricostruire il tenore di vita che la coppia aveva quando era ancora sposata ma fare in modo che nessuno dei due possa subire un grave pregiudizio.
La sentenza della Suprema Corte parte da due presupposti fondamentali:
l’assegno di divorzio non deve costituire preteso per l’altro coniuge per poter evitare di lavorare;
l’assegno di divorzio non deve essere finalizzato alla ricostruzione dello stesso tenore di vita che i coniugi avevano al momento della separazione.
Secondo l’orientamento della Cassazione, l’assegno di divorzio (si presume anche nella nuova legge sul divorzio), dovrà essere contabilizzato sulla base della durata del matrimonio e sull’età anagrafica del richiedente. Inoltre, ed è qui la svolta rilevante, sarà determinante anche il contributo dato dal coniuge nell’attività familiare. Il riferimento è al caso in cui la moglie abbia rinunciato al lavoro e alla carriera per accudire i figli e dedicarsi al focolaio domestico. Non bisogna, quindi, più far riferimento all’indicazione precedente delle Sezioni Unite che avevano stabilito quale criterio guida per l’ammontare dell’assegno, l’autosufficienza del coniuge che è economicamente più debole.
Il Giudice dinanzi al quale gli ex coniugi si presenteranno, dovrà tener conto delle condizioni economiche – patrimoniali degli stessi ma dovrà anche valutare “se l’eventuale rilevante disparità della situazione economico-patrimoniale degli ex coniugi all’atto dello scioglimento del vincolo sia dipendente dalle scelte di conduzione della vita familiare adottate e condivise in costanza di matrimonio, con il sacrificio delle aspettative professionali e reddituali di una delle parti in funzione dell’assunzione di un ruolo trainante endofamiliare, in relazione alla durata» del matrimonio.
Alla luce di quanto è emerso, allora, il diritto all’assegno di divorzio, nella nuova legge sul divorzio, verrà escluso ogni qualvolta il coniuge richiedente avrà i mezzi per poter condurre una vita autonoma e non abbia dato un contributo significativo alla società famiglia, a nulla rilevando la disparità economica tra i coniugi. In questo caso, infatti, la disparità sarà dipesa da scelte che esulano dalle scelte di vita fatte durante il matrimonio.
Chi ha già divorziato e gli è già riconosciuto un assegno divorzile, non cambia niente. Solo con la nuova legge sul divorzio, i nuovi divorziati dovranno tener presente i nuovi orientamenti della Suprema Corte. L’assegno divorzile, infatti, non può essere sottoposto a revisione, se non per fatti sopravvenuti, che incidano sul reddito di uno degli ex coniugi.
Cataldo rollo 19 dicembre 2018 at 11:05
I figli di genitori separati e disoccupati chi li mantiene ?
Lo stato può intervenire per il mantenimento dei minori?
Giuseppe di Giorgio 19 dicembre 2018 at 13:25
La Legge attualmente non prevede una misura volta al sostentamento di chi è disoccupato e debba provvedere al pagamento degli alimenti. Lo Stato non si fa carico del mantenimento dei figli.
Le uniche misure previste sono quelle generali riconosciute a chi versa in condizioni di criticità economica, come per esempio la misura prevista nella nuova Legge di Bilancio del reddito di cittadinanza

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