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Timestamp: 2016-10-24 00:21:47+00:00

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1 SENATO DELLA REPUBBLICA XIII LEGISLATURA N DISEGNO DI LEGGE d'iniziativa del senatore SERENA COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 14 NOVEMBRE 1996 (*) Norme per il diritto al lavoro dei disabili ÐÐÐÐÐÐÐÐ (*) Testo non rivisto dal presentatore. TIPOGRAFIA DEL SENATO (200)2 Atti parlamentari ± 2 ± Senato della Repubblica ± N Onorevoli Senatori. ± La legge 2 aprile 1968, n. 482, sul collocamento obbligatorio eá una normativa che continua a far discutere, mietendo critiche tra le aziende, ma anche tra i disabili stessi e le loro associazioni e la sua attuazione incontra difficoltaá ed ostacoli che non mancano di gravare sulle sedi giudiziarie. Tutti sono concordi nell'auspicare una revisione normativa che allenti la tensione in questo settore cosõá delicato elaborando delle proposte che non escludano gli invalidi dal mercato del lavoro, ma creino invece un ponte di dialogo tra impresa, uffici deputati al collocamento e lavoratore stesso. Siamo fermamente convinti che il progetto di una innovativa tutela degli invalidi non si possa fermare ad un ritocco delle percentuali della normativa vigente, ma debba ampliarsi ad un livello piuá profondo, che operi su piani diversi e che, quindi, trovi uniti imprenditori e disabili nello sforzo di garantire l'obiettivo comune dell'equilibrio tra il principio della pari opportunitaá per tutti i lavoratori e le esigenze dell'impresa di mantenere un trend di produttivitaá e competitivitaá sia in ambito nazionale sia internazionale. La pressione operata sulle forze politiche dalle associazioni di settore ed il fatto che l'associazione nazionale piccoli imprenditori abbia fatto inserire nell'accordo tra Governo e parti sociali del 23 luglio 1993 un preciso impegno del Governo ad accelerare i lavori parlamentari in tal senso, testimoniano l'esigenza viva e pressante di una nuova normativa. La legge n. 482 del 1968, nonostante le successive modificazioni, aveva sempre mantenuto quel carattere di impositivitaá ed impersonalitaá che l'aveva connotata, riunendo in un corpo legislativo provvedimenti quali quello che, a partire dal 1917, istituiva il collocamento obbligatorio a favore degli invalidi per cause belliche, provvedimento riformato successivamente nel 1921 e nel Nel dopoguerra si sviluppava il concetto che anche la menomazione in seâ, a prescindere dalle cause di guerra, rendesse il soggetto passibile di tutela in ambito di collocamento (si veda la legge del 1948 a favore degli ex tubercolotici) ed anzi estendeva la stessa tutela a profughi e congiunti di caduti per cause belliche, di servizio o del lavoro, cosa che aveva un senso ben preciso in quel determinato momento storico. Queste ultime categorie sono rimaste incluse fino ad oggi, lasciando spazio a non poche possibilitaá diescamotage da parte delle aziende per l'assunzione di personale non invalido a copertura delle quote. EÁ quindi palese che la legge n. 482 del 1968, ha mantenuto i capisaldi degli interventi normativi risalenti a cinquanta anni prima. Essa investe teoricamente tutti i settori produttivi e le pubbliche amministrazioni, ma in pratica, applicandosi il sistema della quota impositiva oltre i trentacinque dipendenti, ha trovato terreno applicativo solo nelle medie e grandi imprese, connotazione che abbiamo inteso superare. La sostanza del presente disegno di legge eá una reale attuazione di tutti quei princõápi che sottendono al concetto di «collocamento mirato», quindi non piuá avviamenti «alla cieca», bensõá un intervento d'equipe preventivo che operi uno screening delle aziende e dei lavoratori disponibili e che, dopo avere formato il lavoratore nel senso di una specializzazione e professionalizzazione delle mansioni, sia in grado di mettere in contatto l'azienda ed il disabile con la piuá alta probabilitaá di buon esito del collocamento. Il concetto eá, percioá, quello di superare la logica puramente assistenzialista, caratteriz-3 Atti parlamentari ± 3 ± Senato della Repubblica ± N zata da una gestione statica e burocratica, senza porgere il fianco a facili aggiramenti. Un grave problema all'interno della attuazione della legge n. 482 del 1968 riguarda tutti quegli abusi perpetrati nel campo degli accertamenti d'invaliditaá che hanno poi consentito l'accesso privilegiato attraverso il collocamento obbligatorio. EÁ risaputo che l'accesso al mercato del lavoro in qualitaá di categoria protetta, conseguentemente a falsi accertamenti, eá stato per anni terreno fertile per il voto di scambio. In questo senso, dopo l'accertamento da parte della commissione medica, l'esame delle capacitaá lavorative da parte dell'eâquipe di esperti che dovraá stendere il piano individualizzato, risulta essere un ulteriore ostacolo alla possibile perpetrazione di abusi. Inoltre, diventando la procedura da impersonale ad individualizzata, non permette di nascondersi dietro definizioni di patologie generiche. Un altro problema era rappresentato dal fatto che l'accesso al collocamento obbligatorio, coinvolgendo anche categorie prive di handicap, risultava penalizzante per gli invalidi e non focalizzava l'ambito d'intervento. Abbiamo inteso superare l'ostacolo restringendo il campo di applicabilitaá ai soli disabili, reputando fosse opportuno separare fasce pur degne di tutela che potranno avvalersi di altri strumenti. Nell'intento di dare una svolta concreta a questo settore non ci eá sembrato opportuno che l'azienda creasse posti di lavoro «su misura», percheâ in genere si trattava di mansioni superflue che non gratificavano il lavoratore e che l'azienda considerava una sorta di «beneficenza»: per questo era necessario studiare strategie innovative. La Corte costituzionale ha giaá ribadito un concetto molto importante: il meccanismo del collocamento obbligatorio non nasce nell'intento e non eá strutturato per imporre di fatto oneri assistenziali, sottolineando che il procedimento di avviamento deve tenere conto delle reali possibilitaá di inserimento di un lavoratore nel ciclo produttivo di una determinata azienda. Abbiamo percioá preferito seguire l'impostazione di fondo a cui si sono ispirati con successo i Paesi evoluti in tal senso come Svezia, Germania e Gran Bretagna. A tal riguardo eá importante rilevare che, mentre in Italia la percentuale d'obbligo per la tutela delle categorie protette nel loro insieme eá del 15 per cento negli altri Paesi europei eá sensibilmente inferiore: ad esempio, in Francia ed in Germania eá del 6 per cento, mentre in Inghilterra eá del 3 per cento. Nei Paesi del centro e nord Europa eá addirittura inesistente poicheâ gli interventi a favore dei disabili poggiano su di una forte tradizione di solidarietaá sociale, piuá che su obblighi di legge. La nostra proposta del 7 per cento accompagnata da una riduzione della soglia d'attuazione da trentacinque a quindici dipendenti, tende al coinvolgimento delle risorse della piccola e media impresa, considerate la linfa vitale del tessuto socio-economico del nostro Paese. L'impostazione nord-europea si basa sul concetto che, tranne per pochi casi quali quelli di handicap psichico grave e disabilitaá che richiedono terapie intensive comportanti frequenti assenze, sia sempre possibile un assorbimento da parte del mercato del lavoro in modo soddisfacente anche dal punto di vista dell'impresa. Purtroppo questo principio non viene attualmente supportato da una prassi amministrativa adeguata. Cardine di tutto cioá deve diventare un sistema di matching, cioeá di collegamento tra domanda ed offerta di lavoro. Ed eá questo l'obiettivo della nostra proposta di Piano d'inserimento lavorativo individualizzato (PILI). La Costituzione sancisce che il nostro ordinamento tutela soltanto la disoccupazione involontaria. In realtaá gli uffici competenti non verificano che il lavoratore che si iscrive sia disoccupato e lo sia involontariamente, tanto che fino ad oggi il sistema eá stato viziato dalle «rinunce» supportate da benefici economici, visto che il giorno seguente era4 Atti parlamentari ± 4 ± Senato della Repubblica ± N possibile una nuova iscrizione alle liste speciali; questo eá il motivo dell'inserimento dell'articolo 7, comma 4, con esclusione dalle liste per centottanta giorni in caso di rinuncia immotivata. Un altro aspetto che vale la pena di mettere in luce riguarda il decreto legislativo 23 novembre 1988, n. 509, il quale sancisce che la determinazione della percentuale di riduzione della capacitaá lavorativa deve basarsi sull'importanza che la menomazione riveste nell'attivitaá lavorativa dell'interessato; la menomazione non viene quindi concepita in astratto, bensõá in relazione alle competenze ed alle capacitaá sviluppate. Nel concreto, peroá, esiste una tabella ministeriale che fa esattamente l'opposto, etichettando l'invaliditaá con valori percentuali che possono non avere alcun legame con le oggettive capacitaá lavorative residue. PercioÁ abbiamo inteso il superamento del concetto della percentuale di invaliditaá intendendola un puro requisito di partenza per l'accesso al collocamento mirato e svuotandola di significato ai fini del concreto inserimento lavorativo. In realtaá il piano d'inserimento lavorativo individualizzato tende ad identificare le mansioni che permettono al lavoratore di sviluppare al massimo le proprie potenzialitaá di rendimento, che in quest'ottica possono equipararsi anche a quelle di un lavoratore privo di menomazione. Dobbiamo anche tener conto che nel passato una certa parte, non del tutto irrilevante, degli avviamenti al lavoro tramite il collocamento obbligatorio sfociava in una causa legale presso il pretore del lavoro. Difficilmente a quel punto il rapporto tra avviato ed azienda poteva essere recuperabile e la questione veniva talvolta risolta con una conciliazione economica. Per limitare al minimo l'incidenza di un tale deterioramento dei rapporti tra le parti, le nostre proposte vertono fortemente sulla ricerca di canali di ampio dialogo tra impresa ed organismi amministrativi, responsabilizzando ed informando l'azienda circa l'opportunitaá di un inserimento adeguato. L'imprenditore si eá fino ad oggi sentito oggetto di un sistema impositivo, forfettario ed impersonale, percioá abbiamo definito un buon sistema di counceling che possa far partecipare attivamente l'azienda ad un progetto mirato, che rispetti il ciclo produttivo dell'impresa e che si inserisca con armonia negli obiettivi globali che quella determinata azienda persegue. Per quanto riguarda il dibattito circa l'ammissibilitaá o meno del patto di prova nell'ambito del collocamento obbligatorio, fino al 1979 la giurisprudenza della Cassazione ha ritenuto che la possibilitaá per il datore di lavoro di esprimere una valutazione discrezionale, come quella che caratterizza il recesso durante la prova, fosse contraddittoria rispetto all'obbligo di assumere l'invalido. Nel marzo 1979 invece le sezioni unite della Suprema Corte con una serie di sentenze hanno modificato l'indirizzo ritenendo ammissibile il patto di prova, a condizione, peroá, che questo fosse riferito all'impiego in mansioni compatibili con la menomazione del lavoratore e che la valutazione sull'esito della prova non fosse pregiudicata dall'inabilitaá sulla cui base era stato instaurato l'avviamento. Al fine di tutelare l'invalido da una discriminazione non espressamente dichiarata, la Cassazione si eá espressa in senso tale da prescrivere che la prova vada non solo fondata per iscritto prima dell'inizio del rapporto, ma anche articolata, cosõá da consentire a posteriori un eventuale sindacato del giudice. Vale a dire che, in caso di recesso per mancato superamento del patto di prova, il datore di lavoro deve motivarne espressamente le ragioni in modo da permettere al giudice di verificare la sussistenza o meno di illeciti. Se eá vero che l'intenzione eá di impedire una costruzione a posteriori di motivazioni fittizie, meglio ancora ci eá sembrato lasciare aperto il dialogo con l'azienda ribadendo la validitaá del patto di prova, permettendo la5 Atti parlamentari ± 5 ± Senato della Repubblica ± N verifica del piano d'inserimento lavorativo individualizzato ed evitando un ricorso incondizionato alle sedi giudiziarie mediante un possibile, ulteriore intervento consultivo da parte della Commissione di esperti per il collocamento mirato. In materia di contratti di formazione-lavoro e contratti part-time abbiamo condiviso con la Cassazione il giudizio che la volontaá da ambo le parti possa essere condizione necessaria e sufficiente alla stipula. Una certa flessibilitaá contrattualistica puoá favorire l'accesso al mondo del lavoro e puoá diventare una base su cui costruire un rapporto continuativo o, comunque, l'occasione per lo sviluppo od il consolidamento di competenze e professionalitaá. EÁ abbastanza recente un documento dell'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) che rileva una tendenza in tutti i Paesi occidentali a sostituire interventi di tipo puramente assistenziale, quali il mero beneficio economico, con strategie che vertano sull'incentivazione dell'autonomia e dell'integrazione. Un altro orientamento che si sta rafforzando negli ultimi anni, supportato dalla ricerca scientifica e tecnica, eá quello della neutralizzazione o, comunque, del contenimento dell'handicap attraverso la valorizzazione di tutte quelle soluzioni tecniche ed ergonomiche che permettano al disabile di esprimere il suo massimo potenziale di produttivitaá. In questo senso si eá pensato ad un fondo occupazione disabili, nel quale vadano peraltro a convergere tutte le sanzioni, che sostenga nella misura del 50 per cento questi costi. EÁ basilare, inoltre, che le regioni si propongano l'obiettivo di incentivare parallelamente iniziative che possano rispondere alla specifica realtaá economica locale. Nonostante il sistema delle quote sia condiviso anche da altri Paesi europei, come Francia, Germania e Gran Bretagna, eá importante notare che solo in Italia detto sistema fino ad oggi non era stato supportato da interventi di altra natura, quali una selezione attitudinale dei lavoratori e sostegni economici identificabili in sgravi parziali degli oneri sociali. L'articolo 11 del presente disegno di legge ha risposto a questa esigenza fissando una fiscalizzazione a scalare che, partendo da un iniziale 80 per cento, riducendosi nel secondo anno ad un 60 per cento e stabilizzandosi nel terzo al 40 per cento, dia modo di ammortizzare gli eventuali tempi di ambientamento; anche nella maggior parte dei Paesi ad economia avanzata sono predisposti dei sussidi decrescenti nel tempo che compensano le imprese per la minore produttivitaá, specialmente nelle fasi iniziali del rapporto di lavoro. Con il presente disegno di legge si intende, percioá, fissare la base di una normativa che si ispiri ai migliori esempi esistenti in Europa e che possa stimolare tutta una serie di iniziative locali specificamente mirate al sostegno dei lavoratori disabili. Onorevoli senatori! Per le motivazioni di cui sopra appare evidente la necessitaá di superare le attuali carenze della legge 2 aprile 1968, n. 482, ed avviare un serio intervento normativo che delinei un approccio nuovo al problema.6 Atti parlamentari ± 6 ± Senato della Repubblica ± N DISEGNO DI LEGGE Art. 1. (FinalitaÁ) 1. La presente legge si applica ai disabili riconosciuti tali dalle unitaá sanitarie locali in base agli accertamenti effettuati dalle commissioni mediche ai sensi dell'articolo 1 della legge 15 ottobre 1990, n. 295, e di quelli effettuati dall'inail in base al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni. Art. 2. (Soggetti aventi diritto) 1. Sono soggetti alla presente normativa i minorati fisici, psichici e sensoriali che abbiano una capacitaá lavorativa residua e non abbiano superato il sessantacinquesimo anno d'etaá. Art. 3. (Disabili) 1. Le disposizioni per il diritto al lavoro dei disabili si applicano ai soggetti ai quali sia riconosciuta una quota percentuale di invaliditaá pari o superiore al 46 per cento. Art. 4. (Soggetti destinatari delle misure di cui alla presente legge) 1. La presente legge disciplina l'inserimento al lavoro dei soggetti disabili presso i datori di lavoro, privati e pubblici, ivi com-7 Atti parlamentari ± 7 ± Senato della Repubblica ± N prese le amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo, le amministrazioni regionali, provinciali e comunali, le aziende di Stato e quelle municipalizzate noncheâ le amministrazioni degli enti pubblici in genere, economici e non economici, e degli istituti soggetti a vigilanza governativa. 2. La presente legge si applica ai soggetti di cui al comma 1, i quali occupino piuá di quindici dipendenti in ragione di una quota percentuale del 7 per cento del personale a tempo determinato in organico. 3. Le frazioni percentuali superiori allo 0,60 per cento del personale a tempo indeterminato in organico presso i soggetti di cui al comma 1, sono considerate unitaá ai fini dell'attuazione della presente legge. 4. I soggetti di cui al comma 1, i quali occupino da 16 a 35 dipendenti, possono optare, in alternativa all'obbligo di assunzione di personale disabile, per il pagamento di un contributo pari a lire cinque milioni e destinato al Fondo occupazione disabili di cui all'articolo Ai fini del computo dimensionale di cui ai commi 2 e 3, si considerano i lavoratori con qualifica di operaio, impiegato e quadro, con esclusione dei dirigenti, degli apprendisti e dei lavoratori a domicilio. 6. Nel computo dell'aliquota di cui al comma 2 deve essere ricompreso il personale invalidatosi durante lo svolgimento del rapporto di lavoro stesso, o per altre cause, noncheâ assunto con chiamata nominativa o con passaggio diretto. Art. 5. (Denunce dei soggetti obbligati) 1. Entro la fine del mese di gennaio di ogni anno i datori di lavoro di cui all'articolo 4 inviano all'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione competente per territorio una denuncia recante: a) l'indicazione del numero complessivo del personale alle proprie dipendenze, distinto per qualifica e per livello;8 Atti parlamentari ± 8 ± Senato della Repubblica ± N b) l'indicazione nominativa dei soggetti disabili assunti in base alle disposizioni sul collocamento mirato, precisando per ciascuno le caratteristiche di cui alla lettera a); c) i posti disponibili ai sensi della presente legge, con l'indicazione delle mansioni e delle condizioni dell'ambiente di lavoro, indicandone altresõá il profilo professionale. 2. I datori di lavoro di cui all'articolo 4, con unitaá produttive od uffici in piuá province, devono presentare le denunce distintamente per ogni provincia all'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione e complessivamente all'ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione per le unitaá produttrici appartenenti alla stessa regione, al Ministero del lavoro e della previdenza sociale per le unitaá che si trovano in piuá regioni. 3. Entro il 31 luglio di ogni anno i soggetti di cui all'articolo 4 sono tenuti a presentare eventuali variazioni rispetto alle denunce di cui al comma 2 del presente articolo. 4. Le denunce e tutti gli atti necessari per l'avviamento effettivo al lavoro dei soggetti di cui all'articolo 2 della presente legge, o comunque riguardanti la disciplina ivi contenuta, sono esplicitamente dichiarati accessibili ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, allo scopo di garantire la corretta applicazione del principio di imparzialitaá e buon andamento nell'attuazione delle finalitaá di cui all'articolo 1 della presente legge. Art. 6. (Sanzioni per omessa denuncia, denuncia mendace o mancata richiesta formale di copertura delle quote) 1. I soggetti di cui all'articolo 4 che non inviano le denunce o le formali richieste di cui all'articolo 5, o che le compilano falsamente, sono soggetti alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da9 Atti parlamentari ± 9 ± Senato della Repubblica ± N lire 10 milioni a lire 50 milioni da versare al fondo occupazione disabili di cui all'articolo Il pagamento delle sanzioni di cui al comma 1 non esonera dagli obblighi di cui alla presente legge. 3. L'ispettorato provinciale del lavoro applica le sanzioni amministrative d'ufficio con comunicazione scritta alle parti. Entro il termine perentorio di trenta giorni dall'avvenuta comunicazione eá ammesso ricorso alla magistratura ordinaria. Il ricorso non ha efficacia sospensiva. 4. La medesima sanzione di cui al comma 1eÁ applicata a chi fornisce le indicazioni richieste in modo da eludere dolosamente le disposizioni della presente legge. Art. 7. (Elenchi e graduatorie) 1. Presso gli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione eá istituito un elenco pubblicamente esposto con relativa graduatoria dei soggetti involontariamente privi di occupazione dipendente od autonoma aventi diritto al collocamento mirato secondo l'ordine cronologico delle domande ed i carichi di famiglia. Le rendite liquidate dall'i- NAIL ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni, per la loro natura risarcitoria non costituiscono reddito. Tali rendite sono pertanto irrilevanti ai fini del collocamento obbligatorio ed a quelli fiscali, previdenziali, sanitari ed assistenziali, ed in nessun caso possono essere computate a carico dei soggetti che le percepiscono e del nucleo familiare nel reddito richiesto per la corresponsione di altri trattamenti pensionistici, per la cessazione esoneri ovvero di benefici economici ed assistenziali. 2. Possono iscriversi all'elenco i soggetti di cui all'articolo 2 residenti da almeno sei mesi nella provincia presso la quale eá isti-10 Atti parlamentari ±10± Senato della Repubblica ± N tuito l'elenco di cui al comma 1 del presente articolo. 3. Presso l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione eá istituita una banca dati comprendente, per ciascun iscritto, tutte le informazioni necessarie per l'attuazione del collocamento mirato con particolare riferimento alla formazione professionale ed alle possibilitaá di proficuo inserimento lavorativo dei soggetti stessi. 4. Nel caso in cui l'avviato al lavoro ai sensi della presente legge, senza giustificato motivo, rinunci volontariamente alla posizione affidatagli, eá sanzionato con la misura disciplinare della sospensione dall'inserimento negli elenchi e graduatorie degli aventi diritto al collocamento mirato per centottanta giorni. 5. EÁ fatta oggetto di divieto e sanzionata con l'esclusione dalle liste per il collocamento mirato di cui al comma 1 per un periodo pari a centottanta giorni l'iscrizione contemporanea a piuá di una lista, anche se di province diverse. Art. 8. (Procedura di avviamento) 1. Gli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione esaminano gli elenchi e le graduatorie di cui all'articolo 7 e le denunce di cui all'articolo Gli uffici di cui al comma 1 inseriscono nella banca dati in essere quanto previsto al medesimo comma 1 noncheâ quanto indicato nel piano di inserimento lavorativo individualizzato (PILI) di cui all'articolo 9, comma 3, lettera b), ritenendo lo stesso il parametro di riferimento per l'individuazione delle mansioni attribuibili dal datore di lavoro al lavoratore disabile. 3. L'avviamento al lavoro del disabile da parte dell'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione deve avvenire a cura di uno o piuá soggetti esperti in organiz-11 Atti parlamentari ±11± Senato della Repubblica ± N zazione del lavoro, previsti nella pianta organica dell'ufficio medesimo e responsabili degli avviamenti sulla base delle indicazioni del PILI espresso dalla commissione per il collocamento mirato di cui all'articolo EÁ fatto obbligo al datore di lavoro di adibire il soggetto alle mansioni evidenziate con il piano di inserimento lavorativo individualizzato che costituisce il parametro di riferimento. 5. Per la copertura della quota di cui all'articolo 4 eá ammessa la chiamata nominativa da parte dei datori di lavoro, ad esclusione delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, delle amministrazioni regionali, delle aziende di Stato e di quelle municipalizzate, noncheâ delle amministrazioni degli enti pubblici in genere, economici e non economici e degli istituti soggetti a vigilanza governativa. Art. 9. (Commissione di esperti per il collocamento mirato) 1. Presso ciascun ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione sono istituite una o piuá commissioni di esperti per il collocamento mirato. 2. Ogni commissione di cui al comma 1 eá nominata con decreto del presidente della giunta provinciale ed eá composta da: a) un medico fisiatra; b) un medico psichiatra; c) un medico del lavoro; d) uno psicologo; e) un esperto in ergonomia; f) un esperto in formazione professionale. 3. La commissione espleta le seguenti funzioni: a) prende visione del verbale redatto dalla commissione medica di cui all'articolo 1 della legge 15 ottobre 1990, n. 295;12 Atti parlamentari ±12± Senato della Repubblica ± N b) effettua tutte le prove e gli accertamenti necessari alla valutazione delle potenzialitaá lavorative del disabile in relazione: 1) alle sue menomazioni funzionali, tenuto conto dello sviluppo tecnologico, alle sue attitudini ed aspettative ed indicando un piano di inserimento lavorativo individualizzato (PILI); 2) alle indicazioni del mercato del lavoro in merito a specifici profili professionali richiesti; c) effettua, ad inserimento avvenuto, entro e non oltre sessanta giorni, su richiesta del disabile o del datore di lavoro, gli accertamenti relativi alla compatibilitaá della menomazione riconosciuta e delle mansioni affidate al disabile, noncheâ eventuali pregiudizi che possano derivare a persone o cose dall'espletamento delle mansioni affidate allo stesso nella specifica unitaá produttiva nella quale eá stato inserito; d) fornisce consulenza ai datori di lavoro in merito agli adattamenti strutturali ed ai mezzi tecnici che possano permettere od incentivare il proficuo inserimento lavorativo dei soggetti interessati; e) determina, se necessario, sulla base del PILI ed ai sensi della presente legge, un intervento formativo propedeutico all'avviamento e finalizzato all'acquisizione di una preparazione professionale adeguata; f) riesamina, su richiesta dell'interessato o dei suoi delegati, i dati di cui alla lettera b); g) promuove gli opportuni collegamenti con le strutture dei servizi sociali operanti nel territorio. 4. Per lo svolgimento dei suoi compiti la commissione puoá avvalersi delle strutture del Servizio sanitario nazionale e dell'ispettorato provinciale del lavoro.13 Atti parlamentari ±13± Senato della Repubblica ± N Art. 10. (Intervento formativo) 1. L'attivitaÁ di orientamento, formazione e riqualificazione professionale dei disabili eá disciplinata ai sensi dell'articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n Nel caso in cui l'avente diritto al collocamento mirato sia avviato ad un percorso formativo, mantiene l'originaria posizione nella graduatoria di cui all'articolo 7, comma 1. Art. 11. (Fiscalizzazione degli oneri sociali) 1. Al datore di lavoro che si avvalga del collocamento mirato eá concessa la fiscalizzazione degli oneri sociali a scalare secondo il seguente schema: a) durante il primo anno di retribuzione del lavoratore dipendente l'abbattimento eá pari all'80 per cento degli oneri sociali contributivi dovuti; b) durante il secondo anno la quota eá pari al 60 per cento, mentre al terzo anno si riduce al 40 per cento, rimanendo tale per tutta la durata del rapporto di lavoro. 2. I benefõáci di cui al presente articolo sono cumulabili con altri eventuali giaá spettanti in base alla legislazione vigente. Art. 12. (Trattamento economico normativo e patto di prova) 1. Ai lavoratori disabili eá applicato il trattamento economico, giuridico e normativo ai sensi della legislazione vigente. L'assunzione puoá essere effettuata per un periodo di prova ai sensi dell'articolo 2096 del codice civile; l'eventuale recesso, durante od al termine14 Atti parlamentari ±14± Senato della Repubblica ± N del patto di prova, non puoá essere esercitato qualora risulti motivato solo dalla minore capacitaá o dal minor rendimento direttamente determinati dalla disabilitaá del lavoratore. 2. Oltre che nei casi derivanti dalla attuazione della vigente disciplina sui licenziamenti individuali, i disabili di cui alla presente legge possono essere licenziati quando, a giudizio della commissione di cui all'articolo 9, sia accertata, su richiesta del datore di lavoro o del disabile interessato, la perdita di ogni capacitaá lavorativa residua od un aggravamento dello stato di invaliditaá tale da arrecare pregiudizio alla salute ed all'incolumitaá del disabile medesimo o degli altri lavoratori ovvero alla sicurezza degli impianti e dei macchinari. La commissione adotta le relative determinazioni secondo le modalitaá di cui all'articolo 9, commi 3 e 4, con giudizio da ritenersi definitivo. 3. Nei confronti del datore di lavoro che abbia provveduto all'inserimento lavorativo dei disabili, secondo le procedure del collocamento mirato, opera automaticamente l'esonero da ogni responsabilitaá civile o penale, per fatti direttamente connessi all'inserimento od al mantenimento in forza del disabile, secondo le indicazioni ricevute dalla commissione di cui all'articolo 9, i cui componenti sono da considerare incaricati di pubblico servizio ai sensi dell'articolo 358 del codice penale. 4. Superato il patto di prova, il disabile eá inserito, a pieno titolo, nell'organico dei lavoratori dipendenti e come tale soggetto alla normativa del lavoro in vigore. 5. Qualora l'esito della prova non sia considerato soddisfacente da una o entrambe le parti, le stesse possono richiedere ulteriore consulenza alla commissione di cui all'articolo 9.15 Atti parlamentari ±15± Senato della Repubblica ± N Art. 13. (Contratti di formazione-lavoro e part-time. Sgravi fiscali) 1. Ai fini di cui alla presente legge sono ammessi sia il contratto di lavoro part-time sia quello a tempo determinato, compreso il contratto di formazione e lavoro e l'apprendistato, secondo le vigenti disposizioni. 2. Nel caso di assunzione di disabile con contratto di lavoro part-time gli oneri sociali sono fiscalizzati in misura proporzionale all'orario di lavoro mensile prestato dal soggetto. Art. 14. (Concorsi pubblici) 1. Ai lavoratori disabili deve essere riservata una quota pari al 7 per cento dei posti di lavoro messi a disposizione, mediante concorso, dalle amministrazioni, pubbliche, purcheâ gli stessi soggetti siano in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Ai fini dell'attuazione del diritto al lavoro dei disabili si applicano gli articoli 20, 21 e 22 della legge 5 febbraio 1992, n 104. Art. 15. (Esclusioni - Esoneri) 1. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale sono individuate le mansioni che, in relazione all'attivitaá svolta ed a peculiari schemi organizzativi di enti pubblici e di imprese private, non consentono l'occupazione di lavoratori disabili o la consentono in percentuale ridotta rispetto alle quote stabilite agli articoli 4 e Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale sono individuate le attivitaá che, in relazione alle loro caratteristiche, non consentono oggettivamente di co- Vedere altro
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