Source: https://www.studiocerbone.com/corte-cassazione-sezioni-unite-sentenza-n-8587-del-2-maggio-2016-lautorizzazione-della-procura-lispezione-fiscale-puo-impugnata-dal-professionista-fronte-al-giudice-or/
Timestamp: 2020-07-15 08:56:10+00:00

Document:
CORTE di CASSAZIONE a SEZIONI UNITE sentenza n. 8587 del 2 maggio 2016 - L'autorizzazione della procura per l'ispezione fiscale può essere impugnata dal professionista soltanto di fronte al giudice ordinario quando il procedimento non sfocia in un accertamento oppure quando l'atto impositivo non viene contestato. La giurisdizione del giudice tributario si estende non solo all'impugnazione del provvedimento impositivo ma anche alla legittimità di tutti gli atti del relativo procedimento, ivi compresa l'autorizzazione del pm - Studio Cerbone
CORTE di CASSAZIONE a SEZIONI UNITE sentenza n. 8587 del 2 maggio 2016 – L’autorizzazione della procura per l’ispezione fiscale può essere impugnata dal professionista soltanto di fronte al giudice ordinario quando il procedimento non sfocia in un accertamento oppure quando l’atto impositivo non viene contestato. La giurisdizione del giudice tributario si estende non solo all’impugnazione del provvedimento impositivo ma anche alla legittimità di tutti gli atti del relativo procedimento, ivi compresa l’autorizzazione del pm
Sei qui: Home » CORTE di CASSAZIONE a SEZIONI UNITE sentenza n. 8587 del 2 maggio 2016 – L’autorizzazione della procura per l’ispezione fiscale può essere impugnata dal professionista soltanto di fronte al giudice ordinario quando il procedimento non sfocia in un accertamento oppure quando l’atto impositivo non viene contestato. La giurisdizione del giudice tributario si estende non solo all’impugnazione del provvedimento impositivo ma anche alla legittimità di tutti gli atti del relativo procedimento, ivi compresa l’autorizzazione del pm
CORTE di CASSAZIONE a SEZIONI UNITE sentenza n. 8587 del 2 maggio 2016
CONTENZIOSO TRIBUTARIO – ATTI IMPUGNABILI – VERIFICA FISCALE – AUTORIZZAZIONE DEL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI ACCESSO AI DOCUMENTI SU CUI E’ STATO OPPOSTO IL SEGRETO PROFESSIONALE – ATTO AUTONOMAMENTE IMPUGNABILE SE AL TERMINE DELLA VERIFICA NON E’ EMESSO ATTO IMPOSITIVO O LO STESSO NON E’ IMPUGNATO – COMPETENZA DEL GIUDICE ORDINARIO
Nel corso di una verifica fiscale presso lo Studio legale e tributario associato (…) furono esaminati, previa acquisizione dell’autorizzazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, anche documenti rispetto ai quali era stato opposto il segreto professionale in quanto relativi a corrispondenza con i clienti dello studio medesimo.
Queste sezioni unite, investite dell’impugnazione proposta avverso la decisione del C.d.S. dallo Studio e dai professionisti associati al medesimo all’epoca dei fatti contro la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, il Nucleo Regionale di Polizia Tributaria della G.d.F. di Milano, il MEF, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e nei confronti del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Milano, con sentenza n. 11082 del 2010 hanno respinto il ricorso e confermato che non sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo nell’ipotesi di impugnazione dell’autorizzazione rilasciata dal Procuratore della Repubblica, ai sensi dell’art. 52 comma 3 d.p.r. n. 633 del 1972, per consentire nel corso di una verifica fiscale l’esame di documenti rispetto ai quali il contribuente abbia eccepito l’esistenza del segreto professionale. Le sezioni unite hanno altresì precisato che la giurisdizione del giudice tributario si estende non solo all’impugnazione del provvedimento impositivo ma anche alla legittimità di tutti gli atti del relativo procedimento, ivi compresa l’autorizzazione in questione, onde gli eventuali vizi della stessa possono essere dedotti nell’ambito dell’impugnazione del provvedimento che conclude l’iter di accertamento, e che, qualora l’attività di accertamento non sfoci in un atto impositivo (ovvero questo non sia oggetto di impugnazione), l’autorizzazione suddetta, in quanto in ipotesi lesiva del diritto del contribuente a non subire verifiche fiscali al di fuori dei casi previsti dalla legge, può essere impugnata dinanzi al giudice ordinario.
Avverso questa sentenza ricorre lo studio associato nonché, in proprio, i professionisti che ad esso erano associati all’epoca dei fatti. Resistono la Procura della Repubblica di Milano, il Nucleo Regionale di Polizia Tributaria della G.d.F. di Milano, il MEF, il Presidente del Consiglio dei Ministri.
Con un unico motivo, deducendo violazione delle norme sulla giurisdizione e del dictum delle Sezioni Unite di cui alla sentenza n. 11082 del 2010; violazione e falsa interpretazione degli artt. 2 e 19 d.lgs. n. 546 del 1992; violazione degli artt. 24, 13 e 117 comma 1 Cost. nonché 6 e 13 CEDU, i ricorrenti sostengono che la decisione impugnata si fonda su di una erronea lettura della sentenza delle sezioni unite, le quali avrebbero statuito -con efficacia vincolante nel presente giudizio- che nella specie l’impugnativa immediata e diretta del provvedimento adottato dal Procuratore della Repubblica di Milano rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice tributario, precisando solo in via incidentale, in un passaggio “completamente frainteso” dai giudici della C.T.R., che la giurisdizione apparterrebbe al giudice ordinario ove venisse lamentata la lesione di un diritto soggettivo derivante da un’attività di verifica fiscale posta in essere al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge.
I ricorrenti ritengono pertanto che l’autorizzazione di cui si discute debba considerarsi, alla stregua della citata sentenza delle sezioni unite, sempre impugnabile dinanzi al giudice tributario e chiedono che -eventualmente previa rimessione degli atti alla Corte costituzionale in relazione alla ritenuta illegittimità dell’art. 19 d.lgs. n. 546 del 1992 nella parte in cui non comprende tra gli atti immediatamente impugnabili dinanzi al giudice tributario anche l’autorizzazione in questione- la sentenza impugnata, in accoglimento del proposto ricorso, venga cassata con rinvio.
Come chiaramente risulta da quanto sopra esposto la decisione delle sezioni unite sulla questione di giurisdizione -vincolante nel presente giudizio- non si presta a fraintendimenti di sorta in quanto esplicita ed esaustiva, senza che, attraverso l’impugnazione della sentenza della C.T.R. e la deduzione di un fraintendimento, da parte di quest’ultimo giudice, della portata della citata decisione delle sezioni unite, sia possibile “veicolare” in questa sede una inammissibile censura avverso la suddetta decisione al fine di sollecitare una nuova e diversa statuizione sul punto.
L’affermazione è corretta, posto che l’elencazione degli atti impugnabili contenuta nell’art. 19 citato, pur suscettibile di interpretazione estensiva -in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento dell’amministrazione (artt. 24, 53 e 97 Cost.) nonché in considerazione delle modifiche introdotte dalla legge n. 448 del 2001- si riferisce, in ogni caso, sempre ad atti dell’Amministrazione finanziaria che, pur non rivestendo l’aspetto formale proprio di uno di quelli dichiarati espressamente impugnabili, portino comunque a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria, suscitandone l’interesse a chiedere il controllo di legittimità in sede giurisdizionale o comunque costituiscano pur sempre, sia pure indirettamente, a differenza dell’atto autorizzatone) di cui si discute, espressione del potere impositivo (v. in tal senso s.u. n. 3773 del 2014 nonché cass. nn. 21392 del 2012, 16100 del 2011 e 285 del 2010).
E’ infine appena il caso di precisare che la statuizione di improponibilità del ricorso non crea un vuoto di tutela (né pertanto comporta alcuna violazione della Costituzione e della CEDU), posto che, qualora il procedimento di verifica fiscale non si sia concluso con un provvedimento “tributario” ovvero tale provvedimento non sia stato impugnato dal contribuente, in relazione all’atto “procedimentale” è comunque assicurata la tutela giurisdizionale dinanzi al giudice ordinario, con la possibilità, ricorrendone i presupposti, di agire anche in via cautelare.
Come affermato anche nella più volte citata sentenza di queste sezioni unite, infatti, l’eventuale illegittimità del provvedimento adottato dal Procuratore della Repubblica non lede un semplice interesse legittimo ma integra (se effettivamente sussistente) sempre la lesione di un diritto soggettivo del contribuente nei cui confronti viene eseguita la verifica, perché solo quel provvedimento rende legittimo l’esercizio dell’azione accertatrice e fa sorgere, a carico del contribuente-professionista sottoposto a verifica, l’obbligo di soggiacere a detta azione anche in ordine ai documenti secretati nonché di fare quanto eventualmente le norme gli impongano per consentire agli inquirenti di svolgere appieno la propria attività. L’ipotizzabile esito negativo per l’Ufficio dell’attività di accertamento compiuta in forza di provvedimento ritenuto illegittimo dal contribuente (con conseguente riscontrata inesistenza delle condizioni per emettere un provvedimento fiscale), oppure l’adozione di un provvedimento impositivo del tutto avulso dall’esame dei documenti secretati, ovvero di un provvedimento impositivo che il contribuente non abbia impugnato porta dunque inevitabilmente la valutazione di quel fatto (ove lesivo di un qualche diverso interesse giuridico del contribuente ispezionato) nell’ambito della giurisdizione del giudice ordinario siccome in ipotesi incidente sul diritto soggettivo del contribuente a non subire, al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, verifiche fiscali -con relative compressioni legali dei suoi corrispondenti diritti, anche costituzionalmente garantiti- oltre i casi previsti dalle leggi che attribuiscono e circoscrivono l’esercizio dei potere di controllo degli Uffici fiscali.
Il ricorso deve essere pertanto respinto. Considerate le peculiarità della vicenda in esame ed il relativo iter processuale così come risultanti dalla narrativa che precede, si ritiene la sussistenza delle condizioni per disporre l’integrale compensazione delle spese del presente giudizio.
Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è respinto, sussistono i presupposti per dare atto – ai sensi dell’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012, che ha aggiunto il comma 1 quater all’art. 13 del d.p.r. n. 115 del 2002- della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione integralmente rigettata.
Respinge il ricorso e dichiara interamente compensate tra le parti le spese di lite.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 cass. 
 sentenza