Source: https://laboratoriopoliziademocratica.blogspot.com/2011_06_02_archive.html
Timestamp: 2017-06-23 22:15:21+00:00

Document:
lpd: 06/02/11
RAI: SANTORO A PREMIER, GIORNALISTA NON DETERMINA ELEZIONI CONDUTTORE LEGGE RICHIAMO AGCOM CONTRO DI LUI; CELENTANO C'E'
RAI: SANTORO A PREMIER, GIORNALISTA NON DETERMINA ELEZIONI
CONDUTTORE LEGGE RICHIAMO AGCOM CONTRO DI LUI; CELENTANO C'E'
(ANSA) - ROMA, 2 GIU - ''Scusi presidente Berlusconi non le
sembra esagerato dire che ha perso elezioni per colpa di
Annozero?''. Santoro apre la sua anteprima della puntata di Annozero si stasera su Rai2, dedicata ai referendum del 12 e 13
giugno e si rivolge al premier che ieri lo ha criticato
definendolo un 'programma micidiale'. Poi sottolinea: ''La verita' e' che un giornalista non
determina i risultati elettorali, ma interpreta, anche prima
dei politici, lo spirito del tempo''. Santoro, che dopo l'anteprima legge - come chiestogli
dall'Agcom - un messaggio in cui dice che la trasmissione della
scorsa settimana ha violato la legge sulla privacy, annuncia
anche l'intervento in trasmissione di Celentano facendolo
precedere dalla riproposizione di un discorso del molleggiato in
tv 12 anni fa contro il nucleare: ''di cosa parlera' stasera non
so, francamente me ne infischio'', dice Santoro. (ANSA).
02-GIU-11 21:21 NNNN
SANTORO: BERLUSCONI DOVREBBE LEGGERE CAVOUR SU LIBERTA' DI STAMPA =
(AGI) - Roma, 2 giu. - "Scusi presidente Berlusconi, ma non le
sembra esagerato dire che le elezioni le ha perse per colpa di
Annozero? Beh, a furia di leggere fino allo sfinimento Erasmo
da Rotterdam, forse dovrebbe trovare il tempo per leggere
qualche pezzettino di Camillo Benso di Cavour perche' le
avrebbe fatto capire che l'unico limite che ci puo' essere alla
liberta' di stampa e' la credibilita' dei giornalisti". Lo ha
detto Michele Santoro nell'anteprima di 'Annozero', in onda su
Rai2 e questa sera con tema il nucleare in una puntata che
avra' ospite - in collegamento, a quanto pare - anche Adriano
Celentano. Rivolgendosi a Berlusconi, Santoro ha aggiunto: "Se
avesse ragione lei che bastano pochi minuti di un servizio per
quanto micidiale di Annozero per mettere sotto la credibilita'
accumulata ogni giorno da Tg1, Tg2, Tg5, Tg4, Studio Aperto,
allora viviamo veramente in un mondo alla rovescia. E insomma
questo vorrebbe dire - che so - che una vignetta di Vauro e'
una bomba atomica, e invece un editoriale di Minzolini e' una
fetecchia". (AGI) Vic/Uba
022130 GIU 11
RAI: SANTORO A PREMIER, GIORNALISTA NON DETERMINA ELEZIONI (2)
(ANSA) - ROMA, 2 GIU - ''A furia di leggere Erasmo da
Rotterdam - dice Santoro a Berlusconi - avrebbe potuto leggere
Cavour, secondo cui l'unico limite alla liberta stampa e' la
credibilita' dei giornalisti. Se avesse ragione lei, che bastano
pochi minuti di Annozero per mettere sotto la credibilita' di
tutti i tg, vorrebbe dire che viviamo in un mondo alla rovescia,
come che una vignetta di Vauro fosse una bomba e un editoriale
di Minzolini e' una fetecchia. Non e' colpa nostra se Vespa il
giorno dopo i ballottaggi fa un programma sulle diete e invita
Mastella. La tv che lei ha costruito e' castello di sabbia che
non regge uno spiffero di concorrenza. Allora che facciamo: per
difendere un castello di sabbia chiudiamo Annozero e Ballaro' e
poi Fazio, la Dandini e Paragone, tutti? Le vorrei dire cosa
amichevole: lei se lo ricorda il '94, quella telefonata in cui
ma ha detto 'In rai non tocchero' una pianta'? Si e' visto poi
tutto quello che ha preso dalla nostra trasmissione. I suoi
avversari, quelli che a cui dovrebbe essere grato perche' hanno
chiuso in un cassetto anche il conflitto di interessi, dicevano
'Santoro non e' di sinistra e' un qualunquista'. La verita' e'
che un giornalista non determina i risultati elettorali ma
interpreta anche prima dei politici lo spirito del tempo''. Poi
cita Celentano e manda in onda il molleggiato che in una
trasmissione tv di 12 anni si scagliava contro il nucleare.
''Celentano stasera sara' con noi - annuncia - chissa' cosa
dira', io non lo so e francamente, citandolo, me ne infischio''.
Quindi di nuovo a Berlusconi: ''accetti un consiglio
amichevole: ha indicato Alfano, perche' non fa un bel controllo
sulle persone che stanno intorno a lei e le danno consigli?'' Il
riferimento e' a una dichiarazione del premier su Annozero di
cui dice di aver seguito una puntata ''in cassetta''. Ma come,
fa Santoro, ''lei guarda ancora in cassetta? I suoi
collaboratori le registrano in cassetta le trasmissioni? Beh, o
sono in ritardo o non hanno avuto il coraggio di dirle che il
mondo e' cambiato e le tengono nascosti i cambiamenti''.
02-GIU-11 21:34 NNNNRAI: GIULIETTI, DAL PREMIER NUOVA CAMPAGNA DI MOBBING
INTERVENGANO AUTORITA' DI GARANZIA, VERTICI RAI REAGISCANO
(ANSA) - ROMA, 2 GIU - ''Un presidente del Consiglio cupo e
depresso e' tornato ad insolentire le trasmissioni che non gli
piacciono ed e' tornato a chiedere la testa di Michele Santoro e
la chiusura di Annozero'': lo scrive in una nota Beppe
Giulietti, portavoce di Articolo 21, dopo le dichiarazioni di
ieri del premier.
''Forse Berlusconi - continua Giulietti - sta preparando il
terreno ad una nuova campagna di mobbing che favorisca l'uscita
dalla Rai di Santoro e di altri protagonisti della tv pubblica,
ipotesi che lo farebbe felice come politico e ancora piu' ricco
come imprenditore? Nei giorni scorsi l'Autorita' di garanzia ha
sanzionato Santoro per aver ospitato Celentano. Quando la
medesima autorita' - si chiede il portavoce di Articolo 21 -
aprira' un procedimento contro il presidente del Consiglio per
le continue molestie nei confronti degli autori a lui sgraditi e
nei confronti delle imprese concorrenti con le sue: dalla Rai a
Sky sino a La7? Sino a quando l'Autorita' per le comunicazioni e
quella Antitrust fingeranno di non vedere che ormai si sta
consumando la violazione 'permanente e continuata' persino
dell'articolo 7 della pur inesistente legge Frattini sul
conflitto di interessi?''.
''Naturalmente - conclude Giulietti - restiamo in attesa che
il gruppo dirigente della Rai risponda in modo adeguato alle
interferenze dell'editore concorrente, anche se di tanto in
tanto vorrebbe ospitare a cena i 'suoi' consiglieri di
amministrazione, magari per dare loro qualche consiglio
disinteressato''. (ANSA).
02-GIU-11 12:22 NNNN
NUCLEARE: ARGENTINA, GRANDE INCERTEZZA SUL REFERENDUM COMITES BAIRES, 'TANTE TELEFONATE PER CHIAREZZA SUL VOTO' - NUCLEARE: 'SGOMENTO' COMITES USA, NOI COME CITTADINI SERIE B
NUCLEARE: ARGENTINA, GRANDE INCERTEZZA SUL REFERENDUM
COMITES BAIRES, 'TANTE TELEFONATE PER CHIAREZZA SUL VOTO'
(ANSA) - BUENOS AIRES, 2 GIU - Grande incertezza tra gli
italiani in Argentina sul quesito referendario relativo al
nucleare, dopo il via libera da parte della Cassazione ad una
A Buenos Aires, e in molti altri centri di un Paese che di
fatto e' 'italiano', sono molto i connazionali che hanno gia'
votato subito dopo aver ricevuto il plico elettorale.
''In queste ore mi sono arrivate tante telefonate per avere informazioni sul referendum'', ha per esempio sottolineato
Graciela Laino, presidente del Comites (Comitato per gli
italiani all'estero) di Buenos Aires. ''Il punto importante rimane quello del rispetto del voto
degli italiani all'estero, anche al di la' del problema del
testo'', sottolinea la Laino, di origini calabresi, rilevando
d'altra parte ''i tagli e i problemi degli ultimi tempi che gli
italiani in Argentina hanno dovuto affrontare, per esempio sul
fronte dell'assistenza''.
''L'Italia e' un paese che funziona con criteri territoriali,
mentre invece c'e' un enorme numero di cittadini oltre questo
territorio, la cui esistenza non viene ancora integrata ad un
sistema di funzionamento efficiente'', rileva d'altro lato
Micaela Bracco, presidente della Commissione Previdenza del
Comites di Baires.
''Gli italiani residenti in Argentina hanno sempre votato
molto, piu' che in Italia e in altri parti all'estero, c'e' un
grande senso di appartenenza'', afferma Marco Basti, direttore
del quotidiano Tribuna Italiana, ricordando per esempio che nel
referendum del giugno 2006 su una modifica costituzionale, in
Argentina la media di votanti fu del 40%, con punte oltre al 50%
in alcune citta', a fronte di una media generale all'estero del
27,9%.(ANSA).
02-GIU-11 19:20 NNNN
NUCLEARE: 'SGOMENTO' COMITES USA, NOI COME CITTADINI SERIE B
(ANSA) - NEW YORK, 2 GIU - Ha suscitato ''sgomento'' in seno
ai Comites degli Stati Uniti il fatto che le autorita' italiane
non abbiano previsto sin dall'inizio una strategia in caso di
nuovo quesito referendario sul nucleare. Ma non si drammatizza e
si va avanti. E' questa la posizione espressa da Quintino
Cianfaglione, presidente del Comites di New York e del
Connecticut, che ne ha parlato in una breve telefonata con
l'ANSA. Secondo quanto gli e' stato spiegato dalla autorita'
italiane, potrebbero esserci problemi soltanto se non verra'
raggiunto il quorum o se i si' e i no fossero in situazione di
testa a testa. In tal caso una nuova votazione non sarebbe
affatto da escludere.
''Il fatto che la cosa si risolva in questo modo - spiega con
grande serenita' il presidente del Comites - ci soddisfa
relativamente. Dovevano pensarci un po' prima, e come al solito
gli italiani all'estero vengono trattati un po' come cittadini
di serie B. Ma l'accettiamo e da buoni cittadini andiamo
avanti''.(ANSA).
02-GIU-11 19:18 NNNNNUCLEARE: COMITES SAN PAOLO, NOI FACCIAMO VOTARE LO STESSO
(ANSA) - SAN PAOLO, 2 GIU -''Noi stiamo incoraggiando i cittadini a votare lo stesso, per mostrare l'importanza della partecipazione degli italiani all'estero. Vedremo poi come tratteranno il voto di migliaia di connazionali che hanno voluto
partecipare alla consultazione nonostante i termini siano stati cambiati all'ultimo momento''. Lo ha detto all'ANSA la
presidente del Comites (Comitato per gli italiani all'estero) di
San Paolo (Brasile), Rita Biasoli.
Molti dei cittadini italiani di San Paolo hanno gia'
ricevuto e rispedito le schede per votare ai referendum, ha
riferito la Biasoli aggiungendo che quello che sta succedendo ''e' un'ulteriore riprova che ai cittadini italiani all'estero in Italia si pensa pochissimo, ci considerano cittadini di seconda categoria''. (ANSA).
02-GIU-11 19:03 NNNN
REFERENDUM: AVV. PACE (IDV), VOTI A ESTERO E' FALSO PROBLEMA
SI PORRA' SOLO SE FONDAMENTALI PER QUORUM,LO DECIDERA'CASSAZIONE
(ANSA) - ROMA, 2 GIU - E' un ''falso problema'' o, meglio
ancora, e' un caso al momento ''irrilevante'' quello del voto di
3,2 milioni di italiani residenti all'estero per il referendum
sul nucleare: ''la questione si porra' solo dopo il 13 giugno e
solo se quei voti saranno determinanti per il raggiungimento del
quorum o per il ribaltamento del risultato del referendum''.
Cosi' il costituzionalista Alessandro Pace, legale dell'Idv,
tenta di dipanare l'ingarbugliata matassa all'indomani del via
libera della Cassazione, ma con nuova formulazione, al quesito.
I connazionali che vivono in altri Paesi si sono infatti gia'
espressi sul vecchio quesito e al Viminale si fa notare che non
ci sono piu' i tempi tecnici per inviare le nuove con il quesito
riformulato. Cosa potrebbe succedere? Quei voti sono da conteggiare o no?
E a chi spetta deciderlo? ''Il problema al momento non si pone -
risponde Pace -. Casomai non ci fosse il quorum e quei voti
fossero fondamentali al suo raggiungimento, soltanto allora
sara' importante verificare se quelle vecchie schede gia' votate
siano da conteggiare o meno. A nostro avviso vanno computate,
perche' seppure il quesito sia cambiato, il si' o il no al
nucleare gli italiani all'estero lo hanno gia' espresso''. A
decidere sara', anche in questo caso, l'Ufficio centrale per i
referendum della Cassazione, e comunque solo dopo il 13 giugno,
al momento della convalida delle votazioni. Nel caso di diniego
allora - preannuncia Pace - i comitati promotori potrebbero
sollevare conflitto di attribuzione impugnando la decisione
della Suprema Corte dinanzi alla Corte Corte Costituzionale.
02-GIU-11 18:01 NNNN
Cassazione "...Malattia professionale e danno biologico ..."
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE L Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. BATTIMIELLO Bruno - Presidente Dott. LA TERZA Maura - Consigliere Dott. TOFFOLI Saverio - Consigliere Dott. IANNIELLO Antonio - rel. Consigliere Dott. ZAPPIA Pietro - Consigliere ha pronunciato la seguente: ORDINANZA
Tale diversità di disciplina giustifica la disposizione della Legge n. 38 del 2000, articolo 13 secondo la quale il nuovo sistema è applicabile unicamente per "i danni conseguenti ad infortuni sul lavoro e a malattie professionali verificatisi o denunciati a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al comma 5", (poi emanato il 12 luglio 2000), laddove la locuzione "verificatisi o denunciati" si riferisce chiaramente agli infortuni e alle malattie professionali, che sono oggetto della denuncia di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965, articoli 52 e 53 e non i danni che superino la soglia indicata dalla legge, accettabili unicamente a posteriori anche quanto alla decorrenza degli stessi (diversamente, del resto, ne deriverebbe l'impossibilità di stabilire a priori i criteri con cui operare la valutazione in un caso, come quello
in esame, di aggravamento successivo dei danni da malattia professionale insorta o denunciata prima della nuova disciplina).
accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito, rigetta la domanda del #################### ; compensa integralmente tra le parti le spese dell'intero processo.
TAR "...Sulla natura cogente ed inderogabile della disciplina in materia di sicurezza sul lavoro...."
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANOIl Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima)ha pronunciato la presente
SENTENZAsul ricorso numero di registro generale 2064 del 2010, proposto da: #################### #################### S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, in proprio e nella qualità di mandataria del costituendo raggruppamento con #################### S.r.l. e ####################. Società #################### Interventi S.r.l., rappresentata e difesa dall'avv. --con domicilio eletto presso la Segreteria del T.A.R. controComune di Campione d'Italia, in persona del Sindaco in carica, rappresentato e difeso dall'avv. -- presso il cui studio è elettivamente domiciliato in Milano, -
nei confronti di #################### Macchine S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, in proprio e in qualità di capogruppo mandataria del costituendo raggruppamento con Florivivaista #################### ####################, rappresentata e difesa dall'avv. -- Florivivaista #################### #################### e #################### Antonio S.r.l., non costituiti in giudizio per l'annullamento- del processo verbale delle operazioni di gara in data 21 agosto 2010, con cui è stata approvata la graduatoria finale della procedura ad evidenza pubblica per l'affidamento del servizio di manutenzione programmata del verde pubblico comunale, triennio 2010 - 2012 e, conseguentemente, classificati utilmente in graduatoria tutti i concorrenti ancorché avessero presentato un'offerta p#################### dell'indicazione specifica dei costi relativi alla sicurezza, ossia in violazione del combinato disposto degli artt. 86, comma 3bis, 87, comma 4, del D.Lgs. 163/2006 e 26, comma 6, del D.Lgs. 81/2008;- dei restanti processi verbali delle operazioni di gara;- di ogni altro provvedimento o atto amministrativo, comunque risalente all'amministrazione aggiudicatrice, connesso od attuativo.Visti il ricorso e i relativi allegati;Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Campione d'Italia e di #################### Macchine S.r.l.;Viste le memorie difensive;Visti tutti gli atti della causa;Visti gli artt. 74 e 120, comma 10, cod. proc. amm.;Visto il dispositivo n. 1029/2011;Relatore la dott.ssa Laura Marzano; Uditi, nell'udienza pubblica del giorno 20 aprile 2011, i difensori come specificato nel verbale;Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO1. Il Comune di Campione d’Italia ha indetto una procedura aperta per l’affidamento del servizio di manutenzione programmata del verde pubblico comunale per il triennio 2010 - 2012, da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.La gara è stata aggiudicata in favore dell’ATI #################### Macchine/Florovivaistica #################### ####################, seguita in graduatoria dalla Ditta #################### e, al terzo posto, dall’ATI #################### ####################/####################/####################. Quest’ultima ha proposto il ricorso in epigrafe, con cui ha impugnato l’aggiudicazione ed i verbali di gara, deducendo un unico articolato motivo ossia la violazione degli artt. 84, comma 4, del D.lgs. 163/2006 e dell’art. 26, comma 6, del D.lgs. 81/2008, censurando, in particolare, la mancata esclusione di entrambi i concorrenti che la precedono in graduatoria, non avendo nessuno dei due indicato nella propria offerta i costi della sicurezza.Ha resistito al ricorso il Comune di Campione d’Italia, eccependone l’inammissibilità per mancata impugnazione dell’art. 9 del capitolato speciale laddove è previsto che il piano per la sicurezza sarebbe stato redatto dopo la presentazione dell’offerta e prima della stipula del contratto.Si è costituita anche la controinteressata.Nella camera di consiglio del 13 ottobre 2010 è stata disposta la fissazione del merito ai sensi degli artt. 119, comma 3 e 120, comma 6 del c.p.a.In vista della discussione sono state depositati ulteriori documenti e memorie e, all’udienza pubblica del 20 aprile 2011, sentite le parti, la causa è passata in decisione.2. Preliminarmente il Collegio osserva come non siano contestati i fatti di causa, ovvero la mancata indicazione dei costi relativi alla sicurezza nelle offerte presentate dai primi due concorrenti in graduatoria, ma sia controverso il punto di diritto concernente gli effetti della mancata indicazione nell’offerta dei costi relativi alla sicurezza, ossia se tale omissione comporti di per sé l’esclusione dalla gara, ancorché tale conseguenza non sia stata espressamente prevista dalla lex specialis. Invero, nel caso in esame la disciplina di gara tace sui costi per la sicurezza, limitandosi il bando ad indicare la base d’asta espressa in franchi svizzeri e il capitolato d’appalto a stabilire che l’impresa aggiudicataria, prima della stipula del contratto, dovrà redigere il piano per la sicurezza che dovrà essere approvato dall’ente appaltante, nonché predisporre – se ed in quanto previsto dalla vigente normativa – il DUVRI da allegare al contratto unitamente al piano per la sicurezza (art. 9).2.1. Sul punto si contrappongono due tesi: quella della ricorrente secondo cui la norma contenuta nell’art. 87, comma 4 del codice dei contratti avrebbe forza cogente e dovrebbe essere rispettata anche qualora la relativa prescrizione non sia espressamente contenuta nel bando; quella del Comune resistente per cui la stazione appaltante sarebbe vincolata esclusivamente dalla lex specialis con la conseguenza che la mancata impugnazione dell’art. 9 del capitolato speciale – che non prevede l’obbligo di indicare nell’offerta i costi per la sicurezza, imponendo la presentazione del piano della sicurezza solo prima della stipula del contratto – renderebbe il ricorso inammissibile. Nello stesso solco si colloca la tesi della controinteressata #################### Macchine S.r.l., la quale aggiunge che l’esclusione delle concorrenti che non hanno indicato i costi per la sicurezza non potrebbe essere disposta in mancanza di espressa previsione in tal senso della lex specialis la quale, peraltro, non prevedeva neanche lo svolgimento della verifica di anomalia dell’offerta.3. Il Collegio ritiene condivisibile la tesi di parte ricorrente. Esaminando la disciplina di gara si rileva che, dopo la dichiarazione di carattere generale per cui l’appalto è disciplinato dalle norme del codice civile, dalla vigente normativa, ivi compresa quella comunitaria, relativa ai servizi richiesti e dalle pattuizioni contenute nel capitolato speciale (art. 4 del c.s.a.) precisa che “i concorrenti devono dichiarare, all’atto della presentazione dell’offerta, che nella formulazione della stessa hanno tenuto conto degli obblighi connessi alle disposizioni in materia di sicurezza e protezione dei lavoratori, nonché delle condizioni di lavoro, così come previsto dal comma 2 del D.Lgs. 626/94 e successive integrazioni e modificazioni” (art. 28 u.c. del c.s.a.).Il richiamo a tale ultimo decreto legislativo deve intendersi riferito al D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81, che lo ha sostituito, abrogandolo.L’art. 26 del decreto da ultimo richiamato, sotto la rubrica “Obblighi connessi ai contratti d'appalto o d'opera o di somministrazione”, al comma 6 recita: “Nella predisposizione delle gare di appalto e nella valutazione dell'anomalia delle offerte nelle procedure di affidamento di appalti di lavori pubblici, di servizi e di forniture, gli enti aggiudicatori sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza, il quale deve essere specificamente indicato e risultare congruo rispetto all'entità e alle caratteristiche dei lavori, dei servizi o delle forniture…”.La riportata disposizione è di tenore identico a quello del comma 3bis dell’art. 86 del codice dei contratti il quale prevede, altresì, all’art. 87, nell’ultima parte del comma 4, che “nella valutazione dell'anomalia la stazione appaltante tiene conto dei costi relativi alla sicurezza, che devono essere specificamente indicati nell'offerta e risultare congrui rispetto all'entità e alle caratteristiche dei servizi o delle forniture”.3.1. Dal quadro normativo fin qui delineato è possibile ricavare che la disciplina in materia di sicurezza sul lavoro deve considerasi di natura cogente e inderogabile: infatti, negli ultimi anni, il legislatore è più volte intervenuto nella materia (da ultimo con la legge n. 123/2007 e il D.Lgs. n. 6/2007), restringendo progressivamente i margini di discrezionalità e di autonomia delle stazioni appaltanti e degli appaltatori in modo da creare una disciplina finalizzata a tutelare il più possibile l'incolumità dei lavoratori.Come già affermato dalla Sezione (T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. I, 24 novembre 2009, n. 5136), con argomentazioni che il Collegio condivide in toto, l'esplicitazione, da parte del concorrente, degli oneri di sicurezza risponde alla finalità di consentire alla stazione appaltante di verificarne la congruità e l'attendibilità, tenuto conto dell'interesse pubblico a garantire la sicurezza dell'esecuzione dell'appalto. Conseguentemente, la quantificazione degli oneri in questione deve essere chiara e non può esser né incerta né indeterminata, né può tradursi nell'inclusione dei relativi costi in una voce ampia e generica come quella delle spese generali, senza alcuna ulteriore specificazione. Diversamente la ratio legis verrebbe vanificata atteso che, mancando l'indicazione dei costi, la stazione appaltante non avrebbe la possibilità di verificarne l'attendibilità e la serietà.Questa è la ragione per la quale il comma 4 dell'art. 87 del D.Lgs. n. 163 ha imposto ai concorrenti una specifica indicazione degli oneri in questione: la norma ha voluto chiaramente separare l'indicazione del corrispettivo per l'esecuzione della prestazione dai costi per garantirne la sicurezza.A questo primario interesse pubblico vanno, invero, ricondotte le regole dettate dapprima dalla legge n. 327/2000 e poi dal D.Lgs. n. 163/2006, che hanno sostanzialmente equiparato gli appalti di servizi e di forniture a quelli di lavori pubblici ai fini della tutela della sicurezza dei lavoratori (sul punto cfr. TAR Liguria, Sez. II, 13 novembre 2008, n. 1974).In proposito è stato affermato (TAR Sardegna, Cagliari, sez. I, 26 giugno 2009, n. 1047), che dalla disposizione contenuta nell’art. 87, comma 4 del codice dei contratti discendono due corollari: il primo è che i concorrenti che intendano partecipare alle procedure di gara devono indicare espressamente, nell'offerta economica, quali siano gli oneri economici che ritengono di dover sopportare al fine di adempiere esattamente agli obblighi di sicurezza sul lavoro; il secondo è che l'amministrazione appaltante è tenuta a valutare la congruità dell'importo destinato ai costi per la sicurezza. 3.2. E’ stato anche rilevato che, sebbene si possa dubitare dell'automaticità dell'esclusione di offerte così formulate, in assenza di una espressa sanzione in tal senso nel bando di gara, tuttavia debba essere considerata la peculiare natura delle norme in materia di sicurezza del lavoro, finalizzate a garantire l'intangibilità dei diritti fondamentali della persona del lavoratore, quali quelli alla vita e alla salute, come emerge dalla ampia produzione legislativa degli ultimi anni. Il conseguimento di tali fini rappresenta, quindi, un obiettivo essenziale del sistema normativo in materia, che è altresì avvalorato da sicuri riferimenti costituzionali (artt. 2, 3, 32 e 38 della Costituzione).In particolare, la disciplina della previsione e della valutazione degli oneri di sicurezza nella fase di affidamento dei contratti pubblici esprime l'esigenza che il rispetto della normativa sulla sicurezza del lavoro sia assicurato anche quando la promozione di tale valore essenziale si ponga in contrasto con alcuni dei principi che governano il procedimento di affidamento dei contratti pubblici. Sotto questo profilo si giustifica, quindi, l’integrazione automatica delle norme del bando di gara (secondo il meccanismo previsto dagli articoli 1374 e 1339 del cod. civ., come ha precisato, per altra ipotesi, Cons. Stato Sez. V, 18 novembre 2004, n. 7555), se queste non prevedano espressamente quanto obbligatoriamente disposto dalle norme dell'ordinamento.Tale ricostruzione ermeneutica è stata, altresì, recentemente confermata dal Consiglio di Stato (Sez. V, 23 luglio 2010, n. 4849) il quale ha affermato che la circostanza che solo nei bandi di gara relativi agli appalti di lavori, ai sensi dell'art. 131 del codice dei contratti pubblici, debbano essere evidenziati gli oneri di sicurezza non soggetti a ribasso, fa sì che nelle altre procedure di gara, in assenza della preventiva fissazione del costo per la sicurezza da parte dell'amministrazione aggiudicatrice quale specifica componente del costo del lavoro, sia necessario che il relativo importo venga scorporato dalle offerte dei singoli concorrenti e sottoposto a verifica per valutare se sia congruo rispetto alle esigenze di tutela dei lavoratori.La mancanza di una specifica previsione sugli oneri per la sicurezza in seno alla lex specialis non toglie, quindi, che la norma primaria, immediatamente precettiva ed idonea ad eterointegrare le regole procedurali, imponga agli offerenti di indicare separatamente i costi per la sicurezza per le esposte ragioni.Secondo la richiamata decisione, nonostante la mancanza di una comminatoria espressa nella disciplina speciale di gara, l'inosservanza della prescrizione primaria che impone l' indicazione preventiva dei costi di sicurezza implica la sanzione dell'esclusione, in quanto rende l'offerta incompleta sotto un profilo particolarmente rilevante alla luce della natura costituzionalmente sensibile degli interessi protetti ed impedisce alla stazione appaltante un adeguato controllo sull'affidabilità dell'offerta stessa (cfr. da ultimo: Cons. Stato, Sez. V, 21 gennaio 2011, n. 17; T.A.R. Lombardia, Brescia, Sez. II, 12 gennaio 2011, n. 26; T.A.R. Campania Napoli, Sez. I, 18 marzo 2011, n. 1497).3.3. Infine va rilevato come sia inconferente il richiamo alla determinazione dell'Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici del 5 marzo 2008, n. 3 (relativa alla "Sicurezza nell'esecuzione degli appalti relativi a servizi e forniture"), effettuato dalla controinteressata.Secondo l'opinione dell'Autorità per la Vigilanza vi sono appalti di servizi, in cui possono verificarsi rischi da "interferenze”, per i quali è necessaria, da parte della stazione appaltante, la preventiva redazione del Documento Unico di Valutazione dei Rischi (DUVRI) e la conseguente indicazione, nel bando, degli oneri per la sicurezza non ribassabili e altri in cui non può essere postulato alcun onere in tal senso in capo alla stazione appaltante.Tuttavia la stessa Autorità ha chiarito, ribadendolo da ultimo nella determinazione n. 10 del 25 febbraio 2010, che i concorrenti sono tenuti a indicare in ogni caso, nella propria offerta, i costi per la sicurezza dei quali deve essere dimostrata la congruità.In definitiva l’omessa indicazione dei costi per la sicurezza non rappresenta un’omissione meramente formale, in quanto essi oltre che essere posti a presidio della tutela della salute dei lavoratori acquistano rilevanza decisiva anche in punto di tutela della concorrenza non ultimo al fine di scongiurare il pericolo di un possibile dumping sociale. Quanto precede destituisce di fondamento l’eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata dall’Amministrazione resistente, asseritamente de####################nte dalla mancata impugnazione della lex specialis nella parte in cui non prevede esplicitamente l’obbligo di indicare i costi per la sicurezza, essendo detta lacuna, quand’anche apprezzabile come tale in relazione al tipo di appalto, colmata mediante eterointegrazione ex lege.3.4. Applicando le suindicate coordinate ermeneutiche alla fattispecie all’esame del Collegio si deve concludere per la inadeguatezza delle offerte presentate da tutte le concorrenti, eccettuata quella della ricorrente, nelle quali è mancata l’indicazione dei costi per la sicurezza, e per la obbligatorietà della esclusione delle stesse dalla gara per cui è causa.Né varrebbe obiettare che la ricorrente non ha mosso censure relative all’incongruità dell’offerta dell’aggiudicataria, atteso che una contestazione di tal genere postulerebbe la conoscenza dei costi per la sicurezza che, nel caso di specie, è appunto mancata.4. Per quanto precede il ricorso deve essere accolto e, per l’effetto, devono essere annullati l’aggiudicazione e gli atti di gara nella parte in cui non escludono e, quindi, ammettono alla prosecuzione della competizione i concorrenti utilmente collocati in graduatoria che hanno presentato offerte prive dell’indicazione dei costi per la sicurezza.Alla statuizione che precede consegue l’obbligo per il Comune di Campione d’Italia di aggiudicare l’appalto all’unica concorrente rimasta in gara, ossia al costituendo raggruppamento tra #################### #################### S.r.l., #################### S.r.l. e ####################. Società #################### Interventi S.r.l., previa verifica della sussistenza di tutte le condizioni di legge, stipulando con essa il relativo contratto.5. Le spese, liquidate in complessivi € 6.000,00 (seimila), oltre rimborso forfetario delle spese generali nella misura del 12,50% e del contributo unificato, nonché di oneri previdenziali e fiscali come per legge, secondo il principio della soccombenza sono poste a carico del Comune di Campione d’Italia e di #################### Macchine S.r.l. che dovranno rifonderle alla ricorrente in solido tra loro.
P.Q.M.il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Milano, Sezione I, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie nei termini e per gli effetti di cui in motivazione.Spese a carico come da motivazione. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 20 aprile 2011 con l'intervento dei magistrati:Francesco Mariuzzo, PresidenteMauro Gatti, ReferendarioLaura Marzano, Referendario, Estensore
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 09/05/2011
Nuova Direttiva Macchine: la guida dell'Unione Europea ora disponibile in italiano
Pubblicata oltre tre anni fa, la nuova Direttiva macchine CE 2006/42/CE è in vigore dal 29.12.2009 e funge da base giuridica per la prima messa in circolazione delle macchine sul mercato interno europeo.
Come per il precedente documento 98/37/CE, anche per la nuova direttiva la Commissione Europea propone una guida tesa a garantirne un’interpretazione e un’applicazione unitarie e a fornire delucidazioni su concetti e requisiti in essa trattati. La guida si rivolge a chiunque debba applicare la Direttiva macchine CE: costruttori, importatori e commercianti, ma anche enti notificati, collaboratori di gruppi di normazione, esperti di prevenzione sul lavoro e tutela dei consumatori, autorità di sorveglianza. La parte più estesa della guida è quella dedicata alle delucidazioni circa i requisiti essenziali di sicurezza e salute (allegato I) che le macchine devono soddisfare. Questi sono oggetto di un'approfondita trattazione (190 pagine) in cui vengono affrontati con particolare attenzione aspetti quali sistemi di comando e pericoli dovuti a macchine mobili e operazioni di sollevamento. Ai requisiti in materia di progettazione ergonomica delle macchine – che nella nuova direttiva sono formulati in modo più dettagliato – è inoltre dedicato maggior spazio. Diversamente da quanto avvenuto per la vecchia guida, del nuovo documento non verrà pubblicato alcun volume cartaceo. È invece previsto il suo regolare aggiornamento. fonte: Commissione UE per l'Impresa e l'Industria, Kan.de
12 luglio 2010, aggiornamento 9 maggio 2011 Le linee guida
fonte:sicurweb
Consiglio di Stato "...La sentenza in epigrafe ha accolto il ricorso del Luogotenente ####################, addetto al NAS di ####################o, promosso da quest'ultimo per l'annullamento del suo trasferimento d'autorità, con movimentazione immediata, al #################### Battaglione Carabinieri #################### con impiego nella Compagnia Comando Servizi, quale "comandate di squadra"...."
Cons. Stato Sez. IV, Sent., 04-05-2011, n. 2686
La sentenza in epigrafe ha accolto il ricorso del Luogotenente ####################, addetto al NAS di ####################o, promosso da quest'ultimo per l'annullamento del suo trasferimento d'autorità, con movimentazione immediata, al #################### Battaglione Carabinieri #################### con impiego nella Compagnia Comando Servizi, quale "comandate di squadra".
L'Amministrazione ha chiesto la riforma della sentenza impugnata contestandone il presupposto che ha fondato l'accoglimento
Parte appellata si è costituita in giudizio per resistere, controdeducendo analiticamente agli argomenti di parte appellante.
Chiamata la causa alla camera di consiglio del 12 aprile 2011, il collegio, a norma dell'art.60 c.p.a. ha comunicato alle parti che il giudizio poteva essere definito con decisione in forma semplificata.
Le parti nulla dichiarato, il ricorso è stato quindi trattenuto per la decisione decisione.
Il Collegio in tale prospettiva, osservato che nella presente causa si discute della legittimità di un trasferimento per incompatibilità ambientale;
che in ordine ai trasferimenti di tale natura l'orientamento più volte espresso da questo Consesso, dal quale non vi sono ragioni per dissentire, è nel senso che "Il trasferimento per incompatibilità ambientale non postula necessariamente un diretto rapporto di imputabilità di specifici fatti e comportamenti addebitabili al dipendente, essendo sufficiente a tal fine l'oggettiva sussistenza di una situazione che impedisca il sereno svolgimento dell'attività nella sede di appartenenza e che sia, da un lato, riferibile alla presenza in loco del dipendente in questione e, dall'altro, suscettibile di rimozione attraverso l'assegnazione del medesimo ad altra sede" (Consiglio Stato, sez. I, 20 ottobre 2010, n. 266);.
che in tal guisa, non colgono nel segno, nella fattispecie, le controdeduzioni di parte appellante volte ad evidenziare che gli "esposti anonimi" che lo hanno riguardato sono stati tutti archiviati;
che l'Amministrazione non ignara di ciò, ha tuttavia ritenuto (v.proposta di trasferimento prot.nr.####################/32- 2 del 4 giugno 2010), con valutazione che non appare né arbitraria né irrazionale, che la presenza del "Luogotenente" nella sede attuale " -potrebbe incrinare il rapporto di fiducia tra l'A.G. ed il NAS considerato il numero degli esposti prevenuti alla Procura della Repubblica di ####################o";
che per effetto del contestato trasferimento non si verifica, contrariamente a quanto ritenuto da parte appellata, alcun "declassamento" non essendovi all'interno dell'Arma un mansionario che l'ufficiale possa invocare per sostenere la maggiore importanza dell'incarico rivestito.
Consegue che l'appello deve essere accolto con conseguente riforma della sentenza impugnata.
Ricorrono giusti motivi per compensare le spese di entrambi i gradi di giudizioP.Q.M.
definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e,per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado.
TAR "...Con nota dell' Ufficio Personale n°####################/421 di prot.llo del 25.6.2007, notificata l'8.7.2008, il Comando Regione Carabinieri #################### ha disposto che lo stipendio e gli altri assegni di carattere fisso erogati al sig. ####################, infermiere professionale in servizio permanente effettivo presso l'Infermeria Presidiaria del suddetto Comando, a partire dal 9 Agosto 2008, sarebbero ridotti della metà, ove il medesimo militare fosse rimasto in licenza straordinaria di convalescenza per infermità non dipendente da causa di servizio...."
Si è, infatti, affermato in giurisprudenza che la domanda giurisdizionale con cui il soggetto interessato chiede l'accertamento della dipendenza da causa di servizio dell'infermità contratta ed il riconoscimento del proprio diritto all'equo indennizzo per la medesima causale, va dichiarata inammissibile, in quanto il giudizio esperibile innanzi al G.A., in subiecta materia, è strutturato come giudizio di impugnazione, essendo la posizione azionata dal dipendente di interesse legittimo; mentre una posizione di diritto soggettivo sorge solo una volta che ne sia avvenuto il riconoscimento ad opera della P.A. (cfr. Cons. di Stato sez. VI, n° 4621 del 23.9.2009; Cons. di Stato sez. VI, n° 4368 dell'8.7.2009; Cons. di Stato sez. VI, n° 5293 del 24.10.2008; Cons. di Stato sez. IV, n° 3914 del 10.7.2007; Cons. di Stato sez. IV, n° 3769 del 27.6.2007; T.A.R. Liguria n° 802 del 3.6.2005; T.A.R. LazioRoma n° 3093 del 26.4.2005; T.A.R. LazioRoma n° 12056 del 29.10.2004; T.A.R. ####################Salerno n° 224 del 27.3.2003).
Sul punto, il giudice della giurisdizione ha più volte affermato che deve ritenersi non dirimente "...ai fini dell'accertamento della natura giuridica dell'azione di responsabilità proposta, la qualificazione formale data dal danneggiato in termini di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, ovvero mediante il richiamo di norme di legge (art. 2043 e ss., 2087 c.c.), indizi di per sé non decisivi, essendo necessario considerare i tratti propri dell'elemento materiale dell'illecito posto a base della pretesa risarcitoria, onde stabilire se sia stata denunciata una condotta dell'amministrazione la cui idoneità lesiva possa esplicarsi, indifferentemente, nei confronti della generalità dei cittadini e nei confronti dei propri dipendenti, costituendo, in tal caso, il rapporto di lavoro mera occasione dell'evento dannoso; oppure se la condotta lesiva dell'amministrazione presenti
caratteri tali da escluderne qualsiasi incidenza nella sfera giuridica di soggetti ad essa non legati da rapporto d'impiego e le sia imputata la violazione di specifici obblighi di protezione dei lavoratori (art. 2087 c.c.); nel qual caso la responsabilità ha natura contrattuale conseguendo l'ingiustizia del danno alle violazioni di taluna delle situazioni giuridiche in cui il rapporto di lavoro si articola e sostanziandosi la condotta lesiva nelle specifiche modalità di gestione del rapporto di lavoro. Soltanto nel caso in cui, all'esito dell'indagine condotta secondo gli indicati criteri, non possa pervenirsi all'identificazione dell'azione proposta dal danneggiato, si deve qualificare l'azione come di responsabilità extracontrattuale"(cfr. ex multis Cass. SS.UU. n°5468 del 6.3.2009; Consiglio Stato, sez. V, 27 dicembre 2010, n. 9461).
Sotto tale profilo, ed in aderenza ad un diffuso orientamento giurisprudenziale, può affermarsi che, ai fini dell'accertamento della responsabilità contrattuale, incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell'attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l'onere di provare l'esistenza di tale danno, come pure la nocività dell'ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l'uno e l'altro elemento, mentre grava sul datore di lavoro - una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze - l'onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo. Pertanto, il lavoratore che agisca nei confronti del datore di lavoro per il risarcimento del danno patito a seguito di infortunio sul lavoro, seppure non debba provare la colpa del datore di lavoro,
nei cui confronti opera la presunzione posta dall'art. 1218 c.c., è pur sempre onerato della prova del fatto costituente l'inadempimento e del nesso di causalità materiale tra l'inadempimento e il danno (cfr. ex multis Cassazione civile, sez. lav., 20 maggio 2010, n. 12351).
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