Source: http://www.rigocamerano.it/acost11.htm
Timestamp: 2020-02-17 13:26:47+00:00

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Questo ottimo articolo mostra quanto sia pretestuoso, dannoso e anticostituzionale, in Italia, il conflitto ormai cronico fra magistratura e potere politico, dal quale certamente proviene, almeno in gran parte, la "malattia" che inevitabilmente si ripercuote sulla funzionalità dell'intero sistema "giustizia".
Come si potrà vedere continuando a leggere gli articoli di questo primo titolo, la Costituzione italiana è sufficientemente garantista, e qui, al contrario che nei principi generali, essa non è carente. Semmai lo è la interpretazione.
Le "grandi battaglie", condotte sia dal Centrodestra che dal Centrosinistra, tutte impostate intorno ad una più o meno giustificata volontà di ipergarantismo, congiunto ciò alla politicizzazione partitica che si ritrova nelle università, hanno alla fine prodotto i guasti che tutti universalmente lamentano.
Il lettore può confrontare le costituzioni internazionali nel già citato sito: www.uni-wuerzburg.de/law
Una lettura della Costituzione federale dell'Austria (Il Sistema politico dell'Austria) pubblicata in lingua italiana dal Servizio Stampa Federale di Vienna nel 1992, e richiedibile all'Ambasciata austriaca, alla pagina 8 informa:
"Il principio della separazione dei poteri significa che le tre funzioni statali della legislazione, dell'esecuzione e della giurisdizione sono rigorosamente separate l'una dall'altra. E' ovvio che queste funzioni sono legate l'una all'altra dal sistema del controllo reciproco".
In genere, è così dappertutto, ma sul tema ritorneremo nella lettura del titolo IV della seconda parte.
Si noti come la Costituzione attuale si rivolga ai cittadini, mentre ancora lo Statuto albertino, nel suo articolo 40 recitava: "Nessun Deputato può essere ammesso alla Camera, se non è suddito del Re, non ha compiuto l'età di trent'anni..." etc., mentre nell'articolo 24 tutti i cittadini sono definiti "regnicoli".
E' facile trovare lo statuto albertino su Internet, cliccando: www.quirinale.it/costituzione/Preunitarie-testi.htm ed altre.
Art. 19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato e in pubblico il culto, purchè non si tratti di riti contrari al buon costume.
Purtroppo, le religioni ufficiali non riconoscono il diritto del cittadino alla religione personale, ovvero alla meditazione libera su Dio e l' insieme delle cose naturali, così come ebbe a fare, ad esempio, Spinoza, che per questo motivo fu perseguitato, e lo è ancora.
Essendo gli uomini poco educati alla meditazione personale in fatto di religione, accade spesso che molte persone abituate al pensiero scientifico (e quindi, per questo, più vicine a Dio in virtù della miglior conoscenza delle leggi della natura) si ritengano atee senza esserlo.
Meglio tollerate le sette, i santoni, maghi, esorcisti e stregoni, e tutta la miracolistica. Si condanna il mago, ma poi si dirà..."non era vero mago..."
Da un punto di vista liberale, è meglio che i grandi media appartengano un po' a questo, un po' a quello, piuttosto che ad uno solo (diciamo, lo Stato o un monopolio ideologico), anche se in questo caso i ricchi risultano favoriti rispetto ai poveri. Nei media liberi può però accadere che i cittadini rimedino andandoci a lavorare e apportando essi stessi, in tal modo, magari di sottobanco, un po' di sincerità nella società civile. Nei media ideologizzati fare ciò è assai più difficile, anzi impossibile.
Si noti che alcuni articoli del vecchio Statuto albertino sarebbero da preferirsi; per merito, penso, dei tempi, che sino allo inizio della prima guerra mondiale erano certamente positivisti e forse più intellettualmente liberi.
Art. 26. La libertà individuale è garantita...; Art. 27. Il domicilio è inviolabile...; Art. 28. La stampa sarà libera...; tutti articoli di un solo comma, e quindi privi di quei paragrafi successivi che spesso stemperano o annacquano i principali.
Era più facile, al tempo, a un editore, proporre alle librerie le proprie raccolte, e di norma ogni accorto libraio ci teneva a che nel proprio negozio il compratore trovasse una scelta di proprio gusto, nè gli attentati ai Re, di Passannante e Bresci provocarono limitazioni alla libertà di stampa o di editoria.
Se pure c'erano librerie politicizzate in modo monotematico, lo erano per volontà del proprietario, non per accordo contrattuale, e non erano molte, almeno sino allo inizio degli anni 'Venti.
E' interessante rileggere l'articolo 125 della vecchia Costituzione dell' U.R.S.S., che qui cito in una traduzione in lingua italiana stampata nell'Unione Sovietica nel 1944.
"In conformità con gli interessi dei lavoratori e allo scopo di consolidare il regime socialista, ai cittadini dell' U.R.S.S. è garantita per legge: a) libertà di parola; b) libertà di stampa; c) libertà di riunione e di comizi; d) libertà di cortei e dimostrazioni di strada.
Questi diritti dei cittadini vengono assicurati mettendo a disposizione dei lavoratori e delle loro organizzazioni le tipografie, i depositi di carta, gli edifici pubblici, le strade, le poste, i telegrafi, i telefoni, e le altre condizioni materiali necessarie per il loro esercizio".
Se però poi uno leggesse tutto per bene (e forse lo ricopieremo a suo tempo qui, in questa sezione), si accorgerebbe che la struttura dello Stato sovietico era gerarchizzata in modo così strettamente piramidale (dal popolo ai commissari... sino al Soviet Supremo... sino a Stalin... nel senso che l'uno dipendeva dall'altro) che nessuna delle cose necessarie a manifestare la libertà si sarebbe poi potuta ottenere dai lavoratori (o comunque dai cittadini), senza chiedere il preventivo permesso a qualcuno. "Permesso", non "istanza" o discussione.
Per confermare ciò, ecco l'articolo 131:
" Ogni cittadino dell'U.R.S.S. è tenuto a salvaguardare e a consolidare la proprietà sociale, socialista, base sacra e inviolabile del regime sovietico, fonte della ricchezza e della potenza della patria, fonte dell'agiatezza e della vita civile di tutti i lavoratori.
Coloro che attentano alla proprietà sociale, socialista, sono nemici del popolo."
La struttura piramidale dello Stato sovietico è stata poi la causa principale della decadenza del comunismo, già costituzionalmente avviato verso la sua trasformazione in monarchia assolutista (vedi Corea del Nord), o verso il suo annullamento (vedi Gorbaciov), o verso la sua apertura al capitalismo (vedi Cina attuale).
Oggi in Europa, il miglior modo che un cittadino non abbiente ha di esprimersi in proprio (ovvero di utilizzare la libertà, fatti salvi i doveri morali reciproci), è offerto da Internet, in virtù dei suoi relativamente bassi costi di esercizio.
Nota al secondo comma.
A norma dell’articolo unico della legge costituzionale 21 giugno 1967, n. 1 « l’ultimo comma dell’art. 26 della Costituzione non si applica ai delitti di genocidio» . Cfr. art. 10. (P.C.M.).
Nota al quarto comma.
Cfr. Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali - "Protocollo n. 6 sull’abolizione della pena di morte" (adottato a Strasburgo il 28 aprile 1983), reso esecutivo con legge 2 gennaio 1989, n. 8 (G.U. 16 gennaio 1989, n. 12, suppl. ord.), nonché legge 13 ottobre 1994, n. 589 sull’"Abolizione della pena di morte nel codice penale militare di guerra" (G.U. 25 ottobre 1994, n. 250). (P.C.M.).
Vai alla parte prima, titolo II.

References: articolo 40

Art. 19

Art. 26
 Art. 27
 Art. 28
 art. 10