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Timestamp: 2018-11-19 01:22:09+00:00

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Art 1418 cc | Codice Civile | Cause di nullità del contratto. | Lexscripta
Art. 1418 c.c. Cause di nullità del contratto.
Il contratto è nullo quando è contrario a norme imperative, salvo che la legge disponga diversamente. Producono nullità del contratto la mancanza di uno dei requisiti indicati dall'articolo 1325, l'illiceità della causa , l'illiceità dei motivi nel caso indicato dall'articolo 1345 e la mancanza nell'oggetto dei requisiti stabiliti dall'articolo 1346. Il contratto è altresì nullo negli altri casi stabiliti dalla legge.
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Art. 1419 chevron_right
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 nov 2015, n. 23894
Nell'ambito dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese insolventi, la valutazione dei complessi aziendali oggetto di cessione si effettua alla stregua delle inderogabili disposizioni contenute negli artt. 62 e 63 del d.lgs. n. 270 del 1999, aventi carattere imperativo, tanto più che l'art. 11, comma 3 quinquies, del d.l. n. 145 del 2013, conv., con modif., dalla l. n. 9 del 2014, di interpretazione autentica del menzionato art. 63, ha inteso chiarire che il prezzo di cessione dell'azienda non deriva dal suo valore di stima - la cui eventuale erroneità non ha, dunque, carattere decisivo - bensì da quello attribuito al bene dal mercato, determinato in ragione dell'interesse manifestato dai suoi potenziali acquirenti e dalle loro offerte di prezzo.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 dic 2014, n. 26243
La domanda di accertamento della nullità di un negozio proposta, per la prima volta, in appello è inammissibile exart. 345, primo comma, cod. proc. civ., salva la possibilità per il giudice del gravame - obbligato comunque a rilevare di ufficio ogni possibile causa di nullità, ferma la sua necessaria indicazione alle parti ai sensidell'art. 101, secondo comma, cod. proc. civ.- di convertirla ed esaminarla come eccezione di nullità legittimamente formulata dall'appellante, giusta il secondo comma del citato art. 345.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 dic 2014, n. 26242
Il giudice innanzi al quale sia stata proposta domanda di nullità parziale del contratto deve rilevarne di ufficio la nullità totale, e, qualora le parti, all'esito di tale indicazione officiosa, omettano un'espressa istanza di accertamento in tal senso, deve rigettare l'originaria pretesa non potendo attribuire efficacia, neppure parziale (fatto salvo il diverso fenomeno della conversione sostanziale), ad un negozio radicalmente nullo.
Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 23 ott 2014, n. 22554
In ipotesi di annullamento in via di autotutela ad opera della P.A. delle deliberazioni comunali con cui, previa indizione di una procedura selettiva, si sia proceduto alla conclusione di un contratto d'investimento in derivati finanziari, sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo in ordine alla legittimità dell'esercizio dell'autotutela stessa soltanto a condizione che si sia in presenza di atti prodromici rispetto alla successiva contrattazione di diritto privato, e che i vizi, in conseguenza dei quali l'amministrazione si sia avvalsa del suo potere di eliminazione, attengano al modo in cui tali atti sono stati posti in essere o siano comunque esclusivamente ad essi propri, non potendo il contraente pubblico far valere unilateralmente vizi afferenti, in realtà, alla validità del contratto ormai perfezionato, ovvero questione rientrante nell'alveo della giurisdizione ordinaria.
Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 17 mag 2013, n. 12110
Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto la legittimità di deliberazioni comunali recanti la dichiarazione di nullità, resa in sede di autotutela, della precedente deliberazione di giunta e delle determinazioni dirigenziali poste a base di contratti per operazioni su strumenti finanziari stipulati in base a trattativa privata da un comune con una banca, in quanto tale declaratoria di nullità, con cui l'amministrazione unilateralmente afferma la radicale inidoneità dei medesimi atti a produrre effetti vincolanti, al contrario di quanto accade per l'annullamento in autotutela, non costituisce esercizio di poteri autoritativi, né di poteri discrezionali di apprezzamento del pubblico interesse, e deve perciò misurarsi con gli eventuali diritti soggettivi che i terzi possano aver al riguardo acquisito, trattandosi, nella specie, di accertare se sia o meno intrinsecamente nulla una manifestazione di volontà negoziale, ovvero se da essa sia o meno scaturito un rapporto contrattuale impegnativo per le parti.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 set 2010, n. 20074
Il principio contenuto nell'art. 3 del d.l. n. 726 del 1984, convertito dall'art. 1 della legge n. 863 del 1984, secondo il quale in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato, ovvero nel caso di assunzione a tempo indeterminato, con chiamata nominativa, entro dodici mesi dalla cessazione del rapporto di formazione e lavoro, il periodo di formazione e lavoro deve essere computato nell'anzianità di servizio, opera anche quando l'anzianità sia presa in considerazione da discipline contrattuali ai fini dell'attribuzione di emolumenti che hanno fondamento nella sola contrattazione collettiva, come nel caso degli aumenti periodici di anzianità di cui all'art. 7, lett. C), dell'accordo nazionale 11 aprile 1995, riprodotto nel successivo art. 7, lett. C), dell'accordo nazionale 27 novembre 2000, per i dipendenti di aziende di trasporto in concessione.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 07 lug 2010, n. 16038
In tema di pubblico impiego privatizzato, la materia degli inquadramenti del personale contrattualizzato è stata affidata dalla legge allo speciale sistema di contrattazione collettiva del settore pubblico, che può intervenire senza incontrare il limite della inderogabilità delle norme in materia di mansioni concernenti il lavoro subordinato privato. Ne consegue che le scelte della contrattazione collettiva in materia di inquadramento del personale e di corrispondenza tra le vecchie qualifiche e le nuove aree sono sottratte al sindacato giurisdizionale, ed il principio di non discriminazione di cui all'art. 45 del d.lgs. n. 165 del 2001 non costituisce parametro per giudicare delle eventuali differenziazioni operate in sede di contratto collettivo. (Nella specie, la S.C., nell'enunciare il principio, ha ritenuto la validità della collocazione in area B posizione economica 3 del personale già inquadrato nella soppressa VI qualifica funzionale, conformemente alle previsioni della tabella di corrispondenza del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il triennio 1998/2001).
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References: Art. 1418
 Art. 1417

Art. 1419
 Sentenza 
 art. 63
 Sentenza 
 art. 345
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 7
 Sentenza