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Timestamp: 2020-07-09 18:03:41+00:00

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Studio Celentano » Codice di procedura civile – Del processo di cognizione – parte 2
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Codice di procedura civile – Del processo di cognizione – parte 2
Titolo II: DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL PRETORE E AL GIUDICE DI PACE
Capo I: DISPOSIZIONI COMUNI
Art. 311 (Rinvio alle norme relative al procedimento davanti al tribunale)
Il procedimento davanti al pretore e al giudice di pace, per tutto cio’ che non e’ regolato nel presente titolo o in altre espresse disposizioni, e’ retto dalle norme relative al procedimento davanti al tribunale, in quanto applicabili.
Articolo cosi’ sostituito dall’art. 22, L. 21 novembre 1991, n. 374.
Art. 312 (Poteri istruttori del giudice)
Il pretore o il giudice di pace puo’ disporre d’ufficio la prova testimoniale formulandone i capitoli, quando le parti nell’esposizione dei fatti si sono riferite a persone che appaiono in grado di conoscere la verita’.
Articolo cosi’ sostituito dall’art. 23, L. 21 novembre 1991, n. 374.
Art. 313 (Querela di falso)
Se e’ proposta querela di falso, il pretore o il giudice di pace, quando ritiene il documento impugnato rilevante per la decisione, sospende il giudizio e rimette le parti davanti al tribunale per il relativo procedimento. Puo’ anche disporre a norma dell’articolo 225, secondo comma.
Articolo cosi’ sostituito dall’art. 24, L. 21 novembre 1991, n. 374.
Capo II: DISPOSIZIONI SPECIALI PER IL PROCEDIMENTO DAVANTI AL PRETORE
Art. 314 (Decisione a seguito di trattazione scritta)
Il pretore, quando ritiene la causa matura per la decisione, invita le parti a precisare le conclusioni, dispone lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica ai sensi dell’articolo 190 e, quindi, deposita la sentenza in cancelleria entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica.
Articolo cosi’ sostituito dall’art. 38, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 315 (Conservazione di documenti)
I documenti prodotti dalle parti possono essere inseriti nel fascicolo d’ufficio e ivi conservati fino alla definizione del giudizio.
Capo III: DISPOSIZIONI SPECIALI PER IL PROCEDIMENTO DAVANTI AL GIUDICE DI PACE
Art. 316 (Forma della domanda)
La domanda si puo’ anche proporre verbalmente. Di essa il giudice di pace fa redigere processo verbale che, a cura dell’attore, e’ notificato con citazione a comparire a udienza fissa.
Articolo sostituito dall’art. 40, L. 26 novembre 1990, n. 353 e successivamente cosi’ sostituito dall’art. 25, comma 2, L. 21 novembre 1991, n. 374.
Art. 317 (Rappresentanza davanti al giudice di pace)
Articolo sostituito dall’art. 41, L. 26 novembre 1990, n. 353 e successivamente cosi’ sostituito dall’art. 26, L. 21 novembre 1991, n. 374.
Art. 318 (Contenuto della domanda)
La domanda, comunque proposta, deve contenere, oltre l’indicazione del giudice e delle parti, l’esposizione dei fatti e l’indicazione dell’oggetto (1).
Tra il giorno della notificazione di cui all’articolo 316 e quello della comparizione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall’articolo 163-bis, ridotti alla meta’.
Se la citazione indica un giorno nel quale il giudice di pace non tiene udienza, la comparizione e’ d’ufficio rimandata all’udienza immediatamente successiva.
Articolo sostituito dall’art. 42, L. 26 novembre 1990, n. 353 e successivamente cosi’ sostituito dall’art. 27, L. 21 novembre 1991, n. 374.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 22 aprile 1997, n. 110, ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del presente comma nella parte in cui non prevede che l’atto introduttivo del giudizio dinanzi al giudice di pace debba contenere l’indicazione della scrittura privata che l’attore offre in comunicazione.
Art. 319 (Costituzione delle parti)
Articolo sostituito dall’art. 43, L. 26 novembre 1990, n. 353 e successivamente cosi’ sostituito dall’art. 28, L. 21 novembre 1991, n. 374.
Art. 320 (Trattazione della causa)
Quando sia reso necessario dalle attivita’ svolte dalle parti in prima udienza, il giudice di pace fissa per una sola volta una nuova udienza per ulteriori produzioni e richieste di prova.
Articolo sostituito dall’art. 44, L. 26 novembre 1990, n. 353 e successivamente cosi’ sostituito dall’art. 29, L. 21 novembre 1991, n. 374.
Art. 321 (Decisione)
La sentenza e’ depositata in cancelleria entro quindi giorni dalla discussione.
Articolo sostituito dall’art. 45, L. 26 novembre 1990, n. 353 e successivamente cosi’ sostituito dall’art. 30, L. 21 novembre 1991, n. 374.
Art. 322 (Conciliazione in sede non contenziosa)
L’istanza per la conciliazione in sede non contenziosa e’ proposta anche verbalmente al giudice di pace competente per territorio secondo le disposizioni della sezione III, capo I, titolo I, del libro primo.
Articolo sostituito dall’art. 46, L. 26 novembre 1990, n. 353 e successivamente cosi’ sostituito dall’art. 31, L. 21 novembre 1991, n. 374.
Art. 323 (Mezzi di impugnazione)
Art. 324 (Cosa giudicata formale)
Art. 325 (Termini per le impugnazioni)
Il termine per proporre l’appello, la revocazione e l’opposizione di terzo di cui all’art. 404, secondo comma, e’ di trenta giorni. E’ anche di trenta giorni il termine per proporre la revocazione e l’opposizione di terzo sopra menzionata contro le sentenze delle corti di appello (1).
(1) Comma sostituito dall’art. 47, L. 26 novembre 1990, n. 353 e successivamente cosi’ sostituito dall’art. 32, L. 21 novembre 1991, n. 374.
Art. 326 (Decorrenza dei termini)
Art. 327 Decadenza dall’impugnazione)
Indipendentemente dalla notificazione, l’appello, il ricorso per cassazione e la revocazione per i motivi indicati nei numeri 4 e 5 dell’art. 395 non possono proporsi dopo decorso un anno dalla pubblicazione della sentenza.
Questa disposizione non si applica quando la parte contumace dimostra di non avere avuto conoscenza del processo per nullita’ della citazione o della notificazione di essa, e per nullita’ della notificazione degli atti di cui all’art. 292.
Art. 328 (Decorrenza dei termini contro gli eredi della parte defunta)
La Corte costituzionale, con sentenza 3 marzo 1986, n. 41, ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale di questo articolo nella parte in cui non prevede tra i motivi di interruzione del termine di cui all’art. 325 c.p.c., la morte, la radiazione e la sospensione dall’albo del procuratore costituito, sopravvenute nel corso del termine stesso.
Art. 329 (Acquiescenza totale o parziale)
Art. 330 (Luogo di notificazione dell’impugnazione)
Se nell’atto di notificazione della sentenza la parte ha dichiarato la sua residenza o eletto domicilio nella circoscrizione del giudice che l’ha pronunciata, l’impugnazione deve essere notificata nel luogo indicato; altrimenti si notifica presso il procuratore costituito o nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto per il giudizio.
Art. 331 (Integrazione del contraddittorio in cause inscindibili)
Art. 332 (Notificazione dell’impugnazione relativa a cause scindibili)
Art. 333 (Impugnazioni incidentali)
Art. 334 (Impugnazioni incidentali tardive)
In tal caso, se l’impugnazione principale e’ dichiarata inammissibile l’impugnazione incidentale perde ogni efficacia.
Art. 335 (Riunione delle impugnazioni separate)
Art. 336 (Effetti della riforma o della cassazione)
La riforma o la cassazione estende i suoi effetti ai provvedimenti e agli atti dipendenti dalla sentenza riformata o cassata (1).
(1) Comma cosi’ sostituito dall’art. 48, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 337 (Sospensione dell’esecuzione e dei processi)
L’esecuzione della sentenza non e’ sospesa per effetto dell’impugnazione di essa, salve le disposizioni degli articoli 283, 373, 401 e 407 (1).
Quando l’autorita’ di una sentenza e’ invocata in diverso processo, questo puo’ essere sospeso se tale sentenza e’ impugnata.
(1) Comma cosi’ sostituito dall’art. 49, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 338 (Effetti dell’estinzione del procedimento di impugnazione)
L’estinzione del procedimento d’appello o di revocazione nei casi previsti nei numeri 4 e 5 dell’art. 395 fa passare in giudicato la sentenza impugnata, salvo che ne siano stati modificati gli effetti con provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto.
Art. 339 (Appellabilita’ delle sentenze)
Sono altresi’ inappellabili le sentenze del giudice di pace pronunziate secondo equita’ (1).
(1) Comma cosi’ sostituito dall’art. 33, L. 21 novembre 1991, n. 374.
Art. 340 (Riserva facoltativa d’appello contro sentenze non definitive)
Art. 341 (Giudice dell’appello)
L’appello contro le sentenze del pretore e del tribunale si propone rispettivamente al tribunale e alla corte di appello nella cui circoscrizione ha sede il giudice che ha pronunciato la sentenza.
L’appello contro le sentenze del giudice di pace si propone al tribunale nel cui circondario ha sede il giudice che ha pronunciato la sentenza (1).
Articolo cosi’ sostituito dalla L. 30 luglio 1984, n. 399.
(1) Comma aggiunto dall’art. 34, L. 21 novembre 1991, n. 374.
L’appello si propone con citazione contenente l’esposizione sommaria dei fatti ed i motivi specifici dell’impugnazione nonche’ le indicazioni prescritte nell’articolo 163.
Tra il giorno della citazione e quello della prima udienza di trattazione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall’articolo 163-bis.
Articolo cosi’ sostituito dall’art. 50, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 343 (Modo e termine dell’appello incidentale)
L’appello incidentale si propone, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta, all’atto della costituzione in cancelleria ai sensi dell’articolo 166 (1).
(1) Comma cosi’ sostituito dall’art. 51, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 344 (Intervento in appello)
Nel giudizio d’appello e’ ammesso soltanto l’intervento dei terzi, che potrebbero proporre opposizione a norma dell’articolo 404.
Nel giudizio d’appello non possono proporsi domande nuove e, se proposte, debbono essere dichiarate inammissibili d’ufficio. Possono tuttavia domandarsi gli interessi, i frutti e gli accessori maturati dopo la sentenza impugnata, nonche’ il risarcimento dei danni sofferti dopo la sentenza stessa.
Non sono ammessi nuovi mezzi di prova, salvo che il collegio non li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa ovvero che la parte dimostri di non aver potuto proporli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile. Puo’ sempre deferirsi il giuramento decisorio.
Articolo cosi’ sostituito dall’art. 52, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 346 (Decadenza dalle domande e dalle eccezioni non riproposte)
Art. 347 (Forme e termini della costituzione in appello)
La costituzione in appello avviene secondo le forme e i termini per i procedimenti davanti al tribunale (1).
(1) Comma cosi’ sostituito dall’art. 53, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 348 (Improcedibilita’ dell’appello)
Articolo cosi’ sostituito dall’art. 54, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 349 N.B.: Articolo abrogato dal D.P.R. 17 ottobre 1950, n. 857.
Art. 350 (Trattazione)
La trattazione dell’appello e’ collegiale.
Articolo cosi’ sostituito dall’art. 55, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 351 (Provvedimenti sull’esecuzione provvisoria)
Sull’istanza di cui all’articolo 283 il collegio provvede con ordinanza nella prima udienza.
La parte, mediante ricorso al presidente del collegio, puo’ chiedere che la decisione sulla sospensione sia pronunziata prima dell’udienza di comparizione.
Il presidente del collegio, con decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti davanti al collegio in camera di consiglio. Con lo stesso decreto, se ricorrono giusti motivi di urgenza, puo’ disporre provvisoriamente l’immediata sospensione dell’efficacia esecutiva o dell’esecuzione della sentenza; in tal caso all’udienza in camera di consiglio il collegio conferma, modifica o revoca il decreto con ordinanza non impugnabile.
Articolo cosi’ sostituito dall’art. 56, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 352 (Decisione)
Esaurita l’attivita’ prevista negli articoli 350 e 351, il collegio, ove non provveda ai sensi dell’articolo 356, invita le parti a precisare le conclusioni e dispone lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica ai sensi dell’articolo 190; la sentenza e’ depositata in cancelleria entro sessanta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica.
Ciascuna delle parti, nel precisare le conclusioni, puo’ chiedere che la causa sia discussa oralmente dinanzi al collegio. In tal caso, fermo restando il rispetto dei termini indicati nell’articolo 190 per il deposito delle difese scritte, la richiesta deve essere riproposta al presidente della Corte alla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica.
Il presidente provvede sulla richiesta fissando con decreto la data dell’udienza di discussione da tenersi entro sessanta giorni; con lo stesso decreto designa altresi’ il relatore.
La discussione e’ preceduta dalla relazione della causa; la sentenza e’ deposita in cancelleria entro i sessanta giorni successivi.
Articolo cosi’ sostituito dall’art. 57, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 353 (Rimessione al primo giudice per ragioni di giurisdizione o di competenza)
Se contro la sentenza d’appello e’ proposto ricorso per cassazione, il termine e’ interrotto.
La disposizione del primo comma si applica anche quando il pretore, in riforma della sentenza del conciliatore, dichiara la competenza di questo (1).
Art. 354 (Rimessione al primo giudice per altri motivi)
Art. 355 (Provvedimenti sulla querela di falso)
Se nel giudizio d’appello e’ proposta querela di falso, il giudice, quando ritiene il documento impugnato rilevante per la decisione della causa, sospende con ordinanza il giudizio, e fissa alle parti un termine perentorio entro il quale debbono riassumere la causa di falso davanti al tribunale.
Art. 356 (Ammissione e assunzione di prove)
Ferma l’applicabilita’ della norma di cui al numero 4), del secondo comma dell’articolo 279, il giudice d’appello, se dispone l’assunzione di una prova oppure la rinnovazione totale o parziale dell’assunzione gia’ avvenuta in primo grado o comunque da’ disposizioni per effetto delle quali il procedimento deve continuare, pronuncia ordinanza e provvede a norma degli articoli 191 e seguenti (1).
(1) Comma cosi’ sostituito dall’art. 58, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 357 (Reclamo contro ordinanze)
Le ordinanze con le quali l’istruttore abbia dichiarato, a norma dell’articolo 350 secondo comma, la inammissibilita’ o l’improcedibilita’ dell’appello, ovvero l’estinzione del procedimento d’appello, e le ordinanze sulla esecuzione provvisoria previste dall’articolo 351, possono essere impugnate con reclamo al collegio nel termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione. Il reclamo si propone con le forme previste dall’articolo 178 terzo, quarto e quinto comma.
Il collegio pronuncia sul reclamo in camera di consiglio, salvo che, trattandosi delle ordinanze previste dall’art. 350 secondo comma, alcuna delle parti, prima della scadenza del termine per la comunicazione della memoria di replica, proponga istanza al presidente del collegio, perche’ il reclamo sia discusso in udienza. In tal caso il presidente fissa l’udienza per la discussione, con decreto che e’ comunicato alle parti a cura del cancelliere.
La decisione e’ pronunciata con sentenza se e’ respinto il reclamo contro le ordinanze previste dall’art. 350 secondo comma; negli altri casi e’ pronunciata con ordinanza non impugnabile.
Art. 358 (Non riproponibilita’ d’appello dichiarato inammissibile o improcedibile)
Art. 359 (Rinvio alle norme relative al procedimento davanti al tribunale)
Davanti al pretore si osservano anche nei procedimenti d’appello le norme del procedimento di primo grado, in quanto applicabili (1).
Le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado, possono essere impugnate con ricorso per cassazione:
5) per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile d’ufficio (1).
Puo’ inoltre essere impugnata con ricorso per cassazione una sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d’accordo per omettere l’appello; ma in tal caso l’impugnazione puo’ proporsi soltanto per violazione o falsa applicazione di norme di diritto.
(1) L’alinea del primo comma e’ stato cosi’ modificato dall’art. 59, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 361 (Riserva facoltativa di ricorso contro sentenze non definitive)
Contro le sentenze previste dall’articolo 278 e dal n. 4) del secondo comma dell’articolo 279, il ricorso per cassazione puo’ essere differito, qualora la parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per la proposizione del ricorso, e in ogni caso non oltre la prima udienza successiva alla comunicazione della sentenza stessa (1).
(1) Comma cosi’ sostituito dall’art. 60, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 362 (Altri casi di ricorso)
Art. 363 (Ricorso nell’interesse della legge)
Quando le parti non hanno proposto ricorso nei termini di legge o vi hanno rinunciato, il procuratore generale presso la Corte di cassazione puo’ proporre ricorso per chiedere che sia cassata la sentenza nell’interesse della legge.
Art. 364 Articolo abrogato dalla L. 18 ottobre 1977, n. 793.
Art. 365 (Sottoscrizione del ricorso)
Art. 366 (Contenuto del ricorso)
Il ricorso deve contenere, a pena d’inammissibilita’:
5) l’indicazione della procura, se conferita con atto separato e, nel caso di ammissione al gratuito patrocinio, del relativo decreto (1).
Nel caso previsto nell’art. 360, secondo comma, l’accordo delle parti deve risultare mediante visto apposto sul ricorso dalle altre parti o dai loro difensori muniti di procura speciale, oppure mediante atto separato da unirsi al ricorso stesso.
(1) Numero cosi’ sostituito dalla L. 18 ottobre 1977, n. 793.
Art. 367 (Sospensione del processo di merito)
Una copia del ricorso per cassazione proposto a norma dell’articolo 41, primo comma, e’ depositata, dopo la notificazione alle altre parti, nella cancelleria del giudice davanti a cui pende la causa, il quale sospende il processo se non ritiene l’istanza manifestamente inammissibile o la contestazione della giurisdizione manifestamente infondata. Il giudice istruttore o il collegio provvede con ordinanza (1).
(1) Comma cosi’ sostituito dall’art. 61, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 368 (Questione di giurisdizione sollevata dal prefetto)
Nel caso previsto nell’art. 41, secondo comma, la richiesta per la decisione della Corte di cassazione e’ fatta dal prefetto con decreto motivato.
Il decreto e’ notificato, su richiesta del prefetto, alle parti e al procuratore della Repubblica presso il tribunale, se la causa pende davanti a questo o davanti a un pretore, oppure al procuratore generale presso la Corte di appello, se pende davanti alla Corte.
Art. 369 (Deposito del ricorso)
4) gli atti e i documenti sui quali il ricorso si fonda. Il ricorrente deve chiedere alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata o del quale si contesta la giurisdizione la trasmissione alla cancelleria della Corte di cassazione del fascicolo d’ufficio; tale richiesta e’ restituita dalla cancelleria al richiedente munita di visto, e deve essere depositata insieme col ricorso.
Art. 370 (Controricorso)
Art. 371 (Ricorso incidentale)
Al ricorso incidentale si applicano le disposizioni degli articoli 365, 366 e 369 (1).
(1) Comma cosi’ sostituito dalla L. 18 ottobre 1977, n. 793.
Art. 371 bis (Deposito dell’atto di integrazione del contraddittorio)
Articolo aggiunto dall’art. 62, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 372 (Produzione di altri documenti)
Il deposito dei documenti relativi all’ammissibilita’ puo’ avvenire indipendentemente da quello del ricorso e del controricorso, ma deve essere notificato mediante elenco, alle altre parti.
Art. 373 (Sospensione dell’esecuzione)
Il ricorso per cassazione non sospende la esecuzione della sentenza. Tuttavia il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata puo’, su istanza di parte e qualora dall’esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno, disporre con ordinanza non impugnabile che l’esecuzione sia sospesa o che sia prestata congrua cauzione.
L’istanza si propone con ricorso al conciliatore, al pretore o al presidente del collegio, il quale, con decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti rispettivamente d’innanzi a se’ o al collegio in camera di consiglio. Copia del ricorso e del decreto sono notificate al procuratore dell’altra parte, ovvero alla parte stessa, se questa sia stata in giudizio senza ministero di difensore o non si sia costituita nel giudizio definito con la sentenza impugnata. Con lo stesso decreto, in caso di eccezionale urgenza puo’ essere disposta provvisoriamente l’immediata sospensione dell’esecuzione (1).
(1) Comma cosi’ sostituito dall’art. 63, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 374 (Pronuncia a sezioni unite)
La Corte pronuncia a sezioni unite nei casi previsti nel n. 1 dell’articolo 360 e nell’articolo 362.
Art. 375 (Pronuncia in camera di consiglio)
Oltre che per il caso di regolamento di competenza, la Corte, sia a sezioni unite che a sezione semplice, pronuncia in camera di consiglio con ordinanza quando, su richiesta del pubblico ministero o d’ufficio, riconosce di dover dichiarare l’inammissibilita’ del ricorso principale e di quello incidentale, pronunciare il rigetto di entrambi per mancanza dei motivi previsti nell’articolo 360, ordinare la integrazione del contraddittorio o la notificazione di cui all’articolo 332, oppure dichiarare la estinzione del processo per avvenuta rinuncia (1).
La Corte, se ritiene che non ricorrono le ipotesi di cui al comma precedente, rinvia la causa alla pubblica udienza (1).
Le conclusioni del pubblico ministero sono notificate almeno venti giorni prima dell’adunanza della Corte in camera di consiglio agli avvocati delle parti, i quali hanno facolta’ di presentare memorie entro il termine di cui all’articolo 378.
(1) Comma cosi’ sostituito dall’art. 64, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 376 (Assegnazione dei ricorsi alle sezioni)
La parte, che ritiene di competenza delle sezioni unite un ricorso assegnato a una sezione semplice, puo’ proporre al primo presidente istanza di rimessione alle sezioni unite, fino a dieci giorni prima dell’udienza di discussione del ricorso.
Art. 377 (Fissazione dell’udienza o dell’adunanza in camera di consiglio)
Articolo cosi’ sostituito dall’art. 65, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 378 (Deposito di memorie di parte)
Art. 379 (Discussione)
Art. 380 (Deliberazione della sentenza)
La Corte, dopo la discussione della causa, delibera, nella stessa seduta, la sentenza in camera di consiglio (1).
(1) Comma cosi’ sostituito dalla L. 14 luglio 1950, n. 581.
Art. 381 Articolo abrogato dalla L. 18 ottobre 1977, n. 793.
Art. 382 (Decisione delle questioni di giurisdizione e di competenza)
Nel caso previsto dall’articolo 360 secondo comma, la causa puo’ essere rinviata al giudice che avrebbe dovuto pronunciare sull’appello al quale le parti hanno rinunciato.
Art. 384 (Enunciazione del principio di diritto e decisione della causa nel merito)
Articolo cosi’ sostituito dall’art. 66, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 385 (Provvedimenti sulle spese)
Art. 386 (Effetti della decisione sulla giurisdizione)
Art. 387 (Non riproponibilita’ del ricorso dichiarato inammissibile o improcedibile)
Art. 388 (Trasmissione di copia del dispositivo al giudice di merito)
Copia del dispositivo della sentenza e’ trasmessa dal cancelliere della Corte a quello del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, affinche’ ne sia presa nota in margine all’originale di quest’ultimo.
Art. 389 (Domande conseguenti alla cassazione)
Art. 390 (Rinuncia)
Art. 391 (Pronuncia sulla rinuncia)
Sulla rinuncia la Corte provvede con sentenza quando deve decidere altri ricorsi contro lo stesso provvedimento, altrimenti provvede con ordinanza.
L’ordinanza o la sentenza, che provvede sulla rinuncia, condanna il rinunciante alle spese (1).
L’ordinanza ha efficacia di titolo esecutivo.
La condanna non e’ pronunciata, se alla rinuncia hanno aderito le altre parti personalmente o i loro avvocati autorizzati con mandato speciale.
Art. 391 bis (Correzione degli errori materiali e revocazione delle sentenze della Corte di cassazione)
Se la sentenza pronunciata dalla Corte di cassazione e’ affetta da errore materiale o di calcolo ai sensi dell’articolo 287 ovvero da errore di fatto ai sensi dell’articolo 395, numero 4), la parte interessata puo’ chiederne la correzione o la revocazione con ricorso ai sensi degli articoli 365 e seguenti da notificare entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla notificazione della sentenza, ovvero di un anno dalla pubblicazione della sentenza stessa.
In caso di impugnazione per revocazione della sentenza della Corte di cassazione non e’ ammessa la sospensione dell’esecuzione della sentenza passata in giudicato, ne’ e’ sospeso il giudizio di rinvio o il termine per riassumerlo.
Articolo aggiunto dall’art. 67, L. 26 novembre 1990, n. 353. Successivamente la Corte Costituzionale, con sentenza 18 aprile 1996, n. 119, ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del presente articolo nella parte in cui prevede un termine per la proposizione dell’istanza di correzione degli errori materiali delle sentenze della Corte di cassazione.
Art. 392 (Riassunzione della causa)
La riassunzione della causa davanti al giudice di rinvio puo’ essere fatta da ciascuna delle parti non oltre un anno dalla pubblicazione della sentenza della Corte di cassazione.
La riassunzione si fa con citazione, la quale e’ notificata personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti.
Art. 393 (Estinzione del processo)
Art. 394 (Procedimento in sede di rinvio)
Art. 395 (Casi di revocazione)
1) se sono l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra (1);
2) se si e’ giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza.
La Corte costituzionale, con sentenza 30 gennaio 1986, n. 17, ha dichiarato l’illegittimita’ di questo articolo nella parte in cui non prevede la revocazione delle sentenze della Corte di cassazione rese su ricorsi basati sull’art. 360, n. 4, del codice di procedura civile ed affette dall’errore di cui all’art. 395, n. 4, c.p.c..
Con successiva sentenza n. 558 del 20 dicembre 1989 la stessa Corte ha dichiarato l’illegittimita’ dell’art. 395, prima parte, e n. 4 c.p.c. nella parte in cui non prevede la revocazione per errore di fatto avverso i provvedimenti di convalida di sfratto e licenza per finita locazione e di convalida di sfratto per morosita’ emessi in assenza o per mancata opposizione dell’intimato.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 20 febbraio 1995, n. 51, ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del numero 1) del presente articolo nella parte in cui non prevede la revocazione avverso i provvedimenti di convalida di sfratto per morosita’ che siano l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra.
Art. 396 (Revocazione delle sentenze per le quali e’ scaduto il termine per l’appello)
Art. 397 (Revocazione proponibile dal pubblico ministero)
Art. 398 (Proposizione della domanda)
La citazione deve indicare, a pena d’inammissibilita’, il motivo della revocazione e le prove relative alla dimostrazione dei fatti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell’articolo 395, del giorno della scoperta o dell’accertamento del dolo o della falsita’, o del recupero dei documenti.
La citazione deve essere sottoscritta da un difensore munito di procura speciale (1).
La proposizione della revocazione non sospende il termine per proporre il ricorso per cassazione o il procedimento relativo. Tuttavia il giudice davanti a cui e’ proposta la revocazione, su istanza di parte, puo’ sospendere l’uno o l’altro fino alla comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla revocazione, qualora ritenga non manifestamente infondata la revocazione proposta (2).
(2) Comma cosi’ sostituito dall’art. 68, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 399 (Deposito della citazione e della risposta)
Se la revocazione e’ proposta davanti al tribunale o alla corte d’appello, la citazione deve essere depositata, a pena di improcedibilita’, entro venti giorni dalla notificazione nella cancelleria del giudice adito insieme con la copia autentica della sentenza impugnata (1).
Se la revocazione e’ proposta davanti al pretore o al conciliatore il deposito e la costituzione di cui ai due commi precedenti debbono farsi a norma dell’articolo 314.
(1) Comma cosi’ sostituito dalla L. 18 dicembre 1977, n. 793.
Art. 400 (Procedimento)
Art. 401 (Sospensione dell’esecuzione)
Il giudice della revocazione puo’ pronunciare su istanza di parte inserita nell’atto di citazione, la ordinanza prevista nell’articolo 373, con lo stesso procedimento in camera di consiglio ivi stabilito.
Articolo cosi’ sostituito dalla L. 18 ottobre 1977, n. 793.
Art. 402 (Decisione)
Con la sentenza che pronuncia la revocazione il giudice decide il merito della causa e dispone l’eventuale restituzione di cio’ che siasi conseguito con la sentenza revocata (1).
(2) Comma cosi’ sostituito dal D.P.R. 17 ottobre 1950, n. 857.
Art. 403 (Impugnazione della sentenza di revocazione)
Art. 404 (Casi di opposizione di terzo)
Un terzo puo’ fare opposizione contro la sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva pronunciata tra altre persone quando pregiudica i suoi diritti (1).
La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del presente articolo nella parte in cui non ammette:
– l’opposizione di terzo avverso l’ordinanza di convalida di sfratto per finita locazione, emanata per la mancata comparizione dell’intimato o per la mancata opposizione dell’intimato pur comparso (sentenza 7 giugno 1984, n. 167).
– l’opposizione di terzo avverso l’ordinanza di sfratto per morosita’ (sentenza 25 ottobre 1985, n. 237).
– l’opposizione di terzo avverso l’ordinanza con la quale il pretore dispone l’affrancazione del fondo ex art. 4 della legge 22 luglio 1966, n. 607 (sentenza 20 dicembre 1988, n. 1105).
(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 192 del 26 maggio 1995, ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del primo comma, nella parte in cui non ammette l’opposizione di terzo avverso l’ordinanza di convalida di licenza per finita locazione.
Art. 405 (Domanda di opposizione)
La citazione deve contenere, oltre agli elementi di cui all’art. 163, anche l’indicazione della sentenza impugnata e, nel caso del secondo comma dell’articolo precedente l’indicazione del giorno in cui il terzo e’ venuto a conoscenza del dolo o della collusione, e della relativa prova.
Art. 406 (Procedimento)
Art. 407 (Sospensione dell’esecuzione)
Art. 408 (Decisione)
Il giudice, se dichiara inammissibile o improcedibile la domanda o la rigetta per infondatezza dei motivi, condanna l’opponente al pagamento di una pena pecuniaria di lire quattrocento se la sentenza impugnata e’ del conciliatore, di lire seicento se e’ del pretore, di lire milleduecento se e’ del tribunale e di lire duemilaquattrocento in ogni altro caso.
Art. 409 (Controversie individuali di lavoro)
Articolo cosi’ sostituito dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 410 (Tentativo facoltativo di conciliazione)
Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa ai rapporti previsti dall’articolo precedente, e non ritiene di avvalersi delle procedure di conciliazione previste dai contratti e accordi collettivi, puo’ promuovere anche tramite una associazione sindacale il tentativo di conciliazione presso la commissione di conciliazione, nella cui circoscrizione si trova l’azienda o una qualsiasi dipendenza di questa, alla quale e’ addetto il lavoratore, o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto.
Con provvedimento del direttore dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione e’ istituita in ogni provincia, presso l’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, una commissione provinciale di conciliazione composta dal direttore dell’ufficio stesso o da un suo delegato, in qualita’ di presidente, da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei datori di lavoro e da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei lavoratori, designati dalle rispettive organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative su base nazionale.
Commissioni di conciliazione possono essere istituite, con le stesse modalita’ e con la medesima composizione di cui al precedente comma, anche presso le sezioni zonali degli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione.
Le commissioni, quando se ne ravvisi la necessita’, affidano il tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal direttore dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione o da un suo delegato, che rispecchino la composizione prevista dal precedente terzo comma.
In ogni caso per la validita’ della riunione e’ necessaria la presenza del presidente e di almeno un rappresentante dei datori di lavoro e di uno dei lavoratori.
Ove la riunione della commissione non sia possibile per la mancata presenza di almeno uno dei componenti di cui al precedente comma, il direttore dell’ufficio provinciale del lavoro certifica l’impossibilita’ di procedere al tentativo di conciliazione.
Il processo verbale e’ depositato a cura delle parti o dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione nella cancelleria della pretura nella cui circoscrizione e’ stato formato. Il pretore, su istanza della parte interessata, accertata la regolarita’ formale del verbale di conciliazione, lo dichiara esecutivo con decreto.
Se il tentativo di conciliazione si e’ svolto in sede sindacale, il processo verbale di avvenuta conciliazione e’ depositato presso l’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione a cura di una delle parti o per il tramite di un’associazione sindacale. Il direttore, o un suo delegato, accertatane la autenticita’, provvede a depositarlo nella cancelleria della pretura nella cui circoscrizione e’ stato redatto. Il pretore, su istanza della parte interessata, accertata la regolarita’ formale del verbale di conciliazione, lo dichiara esecutivo con decreto.
Art. 412 (Processo verbale di mancata conciliazione)
Se la conciliazione non riesce, si forma processo verbale: in esso le parti possono indicare la soluzione, anche parziale, nella quale concordano, precisando, quando e’ possibile, l’ammontare del credito che spetta al lavoratore. In quest’ultimo caso il processo verbale acquista efficacia di titolo esecutivo, osservate le disposizioni di cui all’articolo 411.
L’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione ha l’obbligo di rilasciare, alla parte che ne faccia richiesta, copia del verbale nel termine di cinque giorni.
Art. 413 (Giudice competente)
Le controversie previste dall’articolo 409 sono in primo grado di competenza del pretore in funzione di giudice del lavoro.
Competente per territorio per le controversie previste dal numero 3) dell’articolo 409 e’ il giudice nella cui circoscrizione si trova il domicilio dell’agente, del rappresentante di commercio ovvero del titolare degli altri rapporti di collaborazione di cui al predetto numero 3) dell’articolo 409 (1).
(1) Comma aggiunto dall’art. 1, L. 11 febbraio 1992, n. 128.
Art. 414 (Forma della domanda)
2) il nome, il cognome, nonche’ la residenza o il domicilio eletto dal ricorrente nel comune in cui ha sede il giudice adito, il nome, il cognome e la residenza o il domicilio o la dimora del convenuto; se ricorrente o convenuto e’ una persona giuridica, un’associazione non riconosciuta o un comitato, il ricorso deve indicare la denominazione o ditta nonche’ la sede del ricorrente o del convenuto;
Art. 415 (Deposito del ricorso e decreto di fissazione dell’udienza)
Art. 416 (Costituzione del convenuto)
Art. 417 Costituzione e difesa personali delle parti)
In primo grado la parte puo’ stare in giudizio personalmente quando il valore della causa non eccede le lire duecentocinquantamila.
Puo’ proporre la domanda anche verbalmente davanti al pretore che ne fa redigere processo verbale.
Art. 418 (Notificazione della domanda riconvenzionale)
Il convenuto che abbia proposta una domanda in via riconvenzionale a norma del secondo comma dell’articolo 416 deve, con istanza contenuta nella stessa memoria, a pena di decadenza dalla riconvenzionale medesima, chiedere al giudice che, a modifica del decreto di cui al secondo comma dell’articolo 415, pronunci, non oltre cinque giorni, un nuovo decreto per la fissazione dell’udienza.
Art. 419 (Intervento volontario)
Articolo cosi’ sostituito dalla L. 11 agosto 1973, n. 533. La Corte costituzionale, con sentenza n. 193 del 29 giugno 1983, ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale di questo articolo nella parte in cui, ove un terzo spieghi intervento volontario, non attribuisce al giudice il potere-dovere di fissare – con il rispetto del termine di cui all’art. 415, comma 5 (elevabile a quaranta giorni allorquando la notificazione ad alcune delle parti originarie contumaci debba effettuarsi all’estero) – una nuova udienza, non meno di dieci giorni prima della quale potranno le parti originarie depositare memorie, e di disporre che, entro cinque giorni, siano notificati alle parti originarie il provvedimento di fissazione e la memoria dell’interveniente, e che sia notificato a quest’ultimo il provvedimento di fissazione della nuova udienza.
Art. 420 (Udienza di discussione della causa)
Nell’udienza fissata per la discussione della causa il giudice interroga liberamente le parti presenti e tenta la conciliazione della lite. La mancata comparizione personale delle parti, senza giustificato motivo, costituisce comportamento valutabile dal giudice ai fini della decisione. Le parti possono, se ricorrono gravi motivi, modificare le domande, eccezioni e conclusioni gia’ formulate, previa autorizzazione del giudice.
Le parti hanno facolta’ di farsi rappresentare da un procuratore generale o speciale, il quale deve essere a conoscenza dei fatti della causa. La procura deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata e deve attribuire al procuratore il potere di conciliare o transigere la controversia. La mancata conoscenza, senza gravi ragioni, dei fatti della causa da parte del procuratore e’ valutata dal giudice ai fini della decisione.
Se la conciliazione non riesce e il giudice ritiene la causa matura per la decisione, o se sorgono questioni attinenti alla giurisdizione o alla competenza o ad altre pregiudiziali la cui decisione puo’ definire il giudizio, il giudice invita le parti alla discussione e pronuncia sentenza anche non definitiva dando lettura del dispositivo.
Nella stessa udienza ammette i mezzi di prova gia’ proposti dalle parti e quelli che le parti non abbiano potuto proporre prima, se ritiene che siano rilevanti, disponendo, con ordinanza resa nell’udienza, per la loro immediata assunzione.
Qualora cio’ non sia possibile, fissa altra udienza, non oltre dieci giorni dalla prima, concedendo alle parti, ove ricorrano giusti motivi, un termine perentorio non superiore a cinque giorni prima dell’udienza di rinvio per il deposito in cancelleria di note difensive.
Nel caso in cui vengano ammessi nuovi mezzi di prova, a norma del quinto comma, la controparte puo’ dedurre i mezzi di prova che si rendano necessari in relazione a quelli ammessi, con assegnazione di un termine perentorio di cinque giorni. Nell’udienza fissata a norma del precedente comma il giudice ammette, se rilevanti, i nuovi mezzi di prova dedotti dalla controparte e provvede alla loro assunzione.
L’assunzione delle prove deve essere esaurita nella stessa udienza o, in caso di necessita’, in udienza da tenersi nei giorni feriali immediatamente successivi.
Nel caso di chiamata in causa a norma degli articoli 102, secondo comma, 106 e 107 il giudice fissa una nuova udienza e dispone che, entro cinque giorni, siano notificati al terzo il provvedimento nonche’ il ricorso introduttivo e l’atto di costituzione del convenuto, osservati i termini di cui ai commi terzo, quinto e sesto dell’articolo 415. Il termine massimo entro il quale deve tenersi la nuova udienza decorre dalla pronuncia del provvedimento di fissazione.
Art. 421 (Poteri istruttori del giudice)
Puo’ altresi’ disporre d’ufficio in qualsiasi momento l’ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio, nonche’ la richiesta di informazioni e osservazioni, sia scritte che orali, alle associazioni sindacali indicate dalle parti. Si osserva la disposizione del comma sesto dell’articolo precedente.
Art. 422 (Registrazione su nastro)
Art. 423 (Ordinanze per il pagamento di somme)
Art. 424 (Assistenza del consulente tecnico)
Art. 425 (Richiesta di informazioni e osservazioni alle associazioni sindacali)
Art. 426 (Passaggio dal rito ordinario al rito speciale)
Il pretore quando rileva che una causa promossa nelle forme ordinarie riguarda uno dei rapporti previsti dall’articolo 409, fissa con ordinanza l’udienza di cui all’articolo 420 e il termine perentorio entro il quale le parti dovranno provvedere all’eventuale integrazione degli atti introduttivi mediante deposito di memorie e documenti in cancelleria.
Articolo cosi’ sostituito dalla L. 11 agosto 1973, n. 533. Successivamente la Corte costituzionale, con sentenza 14 gennaio 1977, n. 14, ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del combinato disposto dell’art. 426 del codice di procedura civile, come modificato dall’art. 1, della legge 11 agosto 1973, n. 533 (sul nuovo rito del lavoro), e dell’articolo 20 della legge medesima nella parte in cui, con riguardo alle cause pendenti al momento dell’entrata in vigore della legge, non e’ prevista la comunicazione anche alla parte contumace dell’ordinanza che fissa la udienza di discussione ed il termine perentorio per l’integrazione degli atti.
Art. 427 (Passaggio dal rito speciale al rito ordinario)
Il pretore quando rileva che una causa promossa nelle forme stabilite dal presente capo riguarda un rapporto diverso da quelli previsti dall’articolo 409, se la causa stessa rientra nella sua competenza dispone che gli atti siano messi in regola con le disposizioni tributarie, altrimenti la rimette con ordinanza al giudice competente, fissando un termine perentorio non superiore a trenta giorni per la riassunzione con il rito ordinario.
Art. 428 (Incompetenza del giudice)
Quando una causa relativa ai rapporti di cui all’articolo 409 sia stata proposta a giudice incompetente, l’incompetenza puo’ essere eccepita dal convenuto soltanto nella memoria difensiva di cui all’articolo 416 ovvero rilevata d’ufficio dal giudice non oltre la udienza di cui all’articolo 420.
Art. 429 (Pronuncia della sentenza)
Nell’udienza, il giudice, esaurita la discussione orale e udite le conclusioni delle parti, pronuncia sentenza con cui definisce il giudizio dando lettura del dispositivo.
Art. 430 (Deposito della sentenza)
Art. 431 (Esecutorieta’ della sentenza)
La sospensione disposta a norma del comma precedente puo’ essere anche parziale e, in ogni caso, l’esecuzione provvisoria resta autorizzata fino alla somma di lire cinquecentomila.
Le sentenze che pronunciano condanna a favore del datore di lavoro sono provvisoriamente esecutive e sono soggette alla disciplina degli articoli 282 e 283 (1).
Il giudice di appello puo’ disporre con ordinanza non impugnabile che l’esecuzione sia sospesa in tutto o in parte quando ricorrono gravi motivi (1).
(1) Comma aggiunto dall’art. 69, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 432 (Valutazione equitativa delle prestazioni)
Art. 433 (Giudice d’appello)
L’appello contro le sentenze pronunciate nei processi relativi alle controversie previste nell’articolo 409 deve essere proposto con ricorso davanti al tribunale territorialmente competente in funzione di giudice del lavoro.
Il ricorso deve contenere l’esposizione sommaria dei fatti e i motivi specifici dell’impugnazione, nonche’ le indicazioni prescritte dall’articolo 414.
Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria del tribunale entro trenta giorni dalla notificazione della sentenza, oppure entro quaranta giorni nel caso in cui la notificazione abbia dovuto effettuarsi all’estero.
Art. 435 (Decreto del presidente)
Il presidente del tribunale entro cinque giorni dalla data di deposito del ricorso nomina il giudice relatore e fissa, non oltre sessanta giorni dalla data medesima, l’udienza di discussione dinanzi al collegio.
L’appellante, nei dieci giorni successivi al deposito del decreto, provvede alla notifica del ricorso e del decreto dell’appellato (1).
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 14 gennaio 1977, n. 15, ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del presente comma nella parte in cui non dispone che l’avvenuto deposito del decreto presidenziale di fissazione dell’udienza di discussione sia comunicato all’appellante e che da tale comunicazione decorra il termine per la notificazione all’appellato.
Art. 436 (Costituzione dell’appellato e appello incidentale)
Art. 437 (Udienza di discussione)
Non sono ammesse nuove domande ed eccezioni. Non sono ammessi nuovi mezzi di prova, tranne il giuramento estimatorio, salvo che il collegio, anche d’ufficio, li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa.
Art. 438 (Deposito della sentenza di appello)
Art. 439 (Cambiamento del rito in appello)
Il tribunale, se ritiene che il procedimento in primo grado non si sia svolto secondo il rito prescritto, procede a norma degli articoli 426 e 427.
Art. 440 (Appellabilita’ delle sentenze)
Sono inappellabili le sentenze che hanno deciso una controversia di valore non superiore a lire cinquantamila.
Art. 441 (Consulente tecnico in appello)
Art. 442 (Controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie)
Nei procedimenti relativi a controversie derivanti dall’applicazione delle norme riguardanti le assicurazioni sociali, gli infortuni sul lavoro, le malattie professionali, gli assegni familiari nonche’ ogni altra forma di previdenza e di assistenza obbligatorie, si osservano le disposizioni di cui al capo primo di questo titolo.
Articolo cosi’ sostituito dalla L. 11 agosto 1973, n. 533. Successivamente la Corte costituzionale, con sentenza 12 aprile 1991, n. 156, ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale dell’articolo, nella parte in cui non prevede che il giudice, quando pronuncia sentenza di condanna al pagamento di somme di denaro per crediti relativi a prestazioni di previdenza sociale, deve determinare, oltre gli interessi nella misura legale, il maggior danno eventualmente subito dal titolare per la diminuzione del valore del suo credito, applicando l’indice dei prezzi calcolato dall’ISTAT per la scala mobile nel settore dell’industria e condannando al pagamento della somma relativa con decorrenza dal giorno in cui si sono verificate le condizioni legali di responsabilita’ dell’istituto o ente debitore per il ritardo dell’adempimento. Con sentenza n. 196 del 27 aprile 1993, la stessa Corte ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale dell’articolo nella parte in cui non prevede, quando il giudice pronuncia sentenza di condanna al pagamento di somme di denaro per crediti relativi a prestazioni di assistenza sociale obbligatoria, il medesimo trattamento dei crediti relativi a prestazioni di previdenza sociale in ordine agli interessi legali e al risarcimento del maggior danno sofferto dal titolare per la diminuzione di valore del suo credito.
Art. 443 (Rilevanza del procedimento amministrativo)
Art. 444 (Giudice competente)
Le controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie indicate nell’articolo 442 sono di competenza del pretore, in funzione di giudice del lavoro, che ha sede nel capoluogo della circoscrizione del tribunale nella quale risiede l’attore.
Se la controversia in materia di infortuni sul lavoro e malattie professionali riguarda gli addetti alla navigazione marittima o alla pesca marittima, e’ competente il pretore, in funzione di giudice del lavoro, del luogo in cui ha sede l’ufficio del porto di iscrizione della nave.
Per le controversie relative agli obblighi dei datori di lavoro e all’applicazione delle sanzioni civili per l’inadempimento di tali obblighi, e’ competente il pretore, in funzione di giudice del lavoro, del luogo in cui ha sede l’ufficio dell’ente.
Art. 445 (Consulente tecnico)
Art. 446 (Istituti di patronato e di assistenza sociale)
Gli istituti di patronato e di assistenza sociale legalmente riconosciuti possono, su istanza dell’assistito, in ogni grado del giudizio, rendere informazioni e osservazioni orali o scritte nella forma di cui all’articolo 425.
Art. 447 (Esecuzione provvisoria)
Art. 447 bis (Norme applicabili alle controversie in materia di locazione,
di comodato e di affitto)
Le controversie di cui all’articolo 8, secondo comma, numero 3), sono disciplinate dagli articoli 414, 415, 416, 417, 418, 419, 420, 421, primo comma, 422, 423, primo e terzo comma, 424, 425, 426, 427, 428, 429, primo e secondo comma, 430, 433, 434, 435, 436, 437, 438, 439, 440, 441, in quanto applicabili.
Per le controversie relative ai rapporti di cui all’articolo 8, secondo comma, numero 3), e’ competente il giudice del luogo dove si trova la cosa. Sono nulle le clausole di deroga alla competenza.
Articolo aggiunto dall’art. 70, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 448 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 449 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 450 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 451 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 452 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 453 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 454 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 455 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 456 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 457 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 458 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 459 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 460 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 461 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 462 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 463 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 464 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 465 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 466 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 467 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 468 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 469 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 470 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 471 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 472 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 473 Articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
chiedo aiuto!!! non so come fare, ho avuto un processo col giudice di pace a Castelnuovo di porto per motivo relativo ad una canna fumaria. Nel 2009 mentre ero in Ucraina per una adozione ho saputo che mi era arrivata la sentenza senza che sapessi nulla!!!
Risultato catastrofico in tutti i punti di vista (con la mia ragione) il mio avvocato non si è presentato per ben 5 udienze. Capirete che batosta!! Dopo fatto i lavori a norma e pagato tutte le spese mi sono ritrovato dopo qualche tempo(visto che purtroppo secondo ll proprietario i lavori non andavano bene ) con un nuovo processo questa volta di appello, ma sapete qualè il colmo, che anche questa volta non ho saputo niente,risultato, altra batosta!!!!
Domanda? che cosa posso fare edasso? Per cortesia se avessi la possibilità di far sapere come stanno le cose al giudice cambierrebero le cose.Visto i tempi spero in qualche riscontro urgente grazie.
# 28 Febbraio 2012 at 22:01

References: Art. 311

Art. 312

Art. 313

Art. 314
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