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Timestamp: 2019-11-21 10:37:23+00:00

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Avvocati foro Novara Bossi Buscaglia Dulio: processi diritto penale, del lavoro, civile. Avvocato per causa divorzio licenziamento furto truffa incidente sinistro stradale - » Contratto preliminare e contratto definitivo: le distinzioni.
Contratto preliminare e contratto definitivo: le distinzioni.
Cassazione Sezione seconda civile sentenza 24 aprile 15 giugno 2007, n. 14036
Presidente Elefante Relatore Oddo
Pm Carestia conforme Ricorrente Manco ed altri Controricorrente Orlando ed altri
Gaetano, Angelo, Antonio e Rita Manco sono ricorsi per la cassazione della sentenza con un motivo, illustrato da successiva memoria, Carolina Orlando ed Antonio, Maria Grazia, Maurizio Gabriele Anna Rita e Loredana Stasi, quali eredi di Gaetano Stasi, hanno notificato controricorso, eccependo preliminarmente lnammissibilità del ricorso, e Maria De Giorni ed Assunta Consiglia Clemente e Luca Manco, eredi di Martino Manco, non hanno svolto attività in giudizio.
Con l’unico motivo il ricorso denuncia la violazione e falsa applicazione degli art. 1362 e segg., c.c., e dell’art. 1351, c.c., e lillogica e contraddittoria motivazione in punto di qualificazione giuridica della scrittura privata del 19 giugno 1976.
Tuttavia, nel distinguere contratto definitivo di vendita dal contratto preliminare e ritenere voluto l’effetto traslativo immediato, come non può essere attribuita influenza determinante alla consegna del bene od al pagamento del prezzo, così non possono assumere rilievo esclusivo né l’impiego delle espressioni verbali “cede”, “vende o acquista”, né la definizione del contratto indicata dai contraenti, ove dal complesso di altri elementi risulti che effettivamente le parti abbiano soltanto inteso obbligarsi a prestare in futuro il loro consenso ad un successivo contratto con effetto traslativo (cfr.: Cass. civ., sez. III, sent. 8 maggio 1973, n. 1234; Cass. civ., sez. III, sent. 31 maggio 1971,n. 1637).
Nel ritenere, pertanto, che la mera intestazione “vendita” della scrittura privata e l’espressione “cede e vende, che figurava nel corpo dell’atto non esonerava il giudice dall’individuare la comune intenzione dei contraenti senza limitarsi al senso letterale delle parole, ma facendo riferimento al loro complessivo senso ed al comportamento delle parti anche posteriore alla conclusione del contratto, la sentenza non ha violato né i principi dettati dagli artt. 1362 e ss, c.c., per l’interpretazione del negozio e né alcuna disposizione vincolante quanto alla sua qualificazione e di entrambe ha dato specificamente conto con una motivazione che si sottrae alle censure di illogicità e contraddittorietà formulate dal ricorso.
Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in ¬ 800,00, ivi compresi ¬ 100,00 per spese, oltre spese generali, Iva, Cpa ed altri accessori di legge.

References: sentenza 
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 art. 1362
 Cass. 
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