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Timestamp: 2018-10-22 21:48:52+00:00

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Cessione di ramo d’azienda non sempre è trasferimento a fini del rapporto di lavoro Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 19/01/2017 n° 1316 | Sindacato FSI
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Cessione di ramo d’azienda non sempre è trasferimento a fini del rapporto di lavoro Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 19/01/2017 n° 1316
Sentenza 19 gennaio 2017, n. 1316
S.P. C.F. (OMISSIS), + ALTRI OMESSI – ricorrenti –
W.T. S.P.A. (già Weather Investments S.P.A.), in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L.G. FARAVELLI 22, presso lo studio dell’avvocato ARTURO MARESCA, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 492/2010 della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositata il 17/06/2010 R.G.N. 1323/2009;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 02/11/2016 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE;
6. Preliminarmente va respinta l’eccezione di inammissibilità del ricorso, in quanto proposto oltre il termine semestrale, e fondata sulla circostanza che gli atti di appello furono depositati il 27.7.2009 ed il 7.1.2010, ossia ben dopo l’entrata in vigore della riforma operata con la L. n. 69 del 2009 , sollevata dalla W.T. spa. Al riguardo deve rilevarsi che, nella specie, si applica il testo originario dell’art. 327 c.p.c. (la decadenza dell’impugnazione un anno dopo la pubblicazione della sentenza impugnata) e non il nuovo testo, che riduce il termine utile a sei mesi, perchè esso si applica, ai sensi della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 58, comma 1, ai soli giudizi instaurati dopo la sua entrata in vigore e, quindi, dal 4.7.2009, dal momento che bisogna avere riguardo al deposito del ricorso di 1^ grado, restando irrilevante il momento di una successiva fase o di un successivo grado di giudizio (Cass. n. 17060/2012 e Cass. n. 5249/2014).
7. Con il primo motivo i ricorrenti lamentano la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2112 c.c. , in relazione alla mancata individuazione, da parte della Wind e della OSC, dell’oggetto del contratto di cessione del ramo di azienda ceduto ( art. 360 c.p.c. , n. 3). In particolare sottolineano la discordanza tra quanto previsto nella comunicazione di apertura della procedura di cui alla L. n. 428 del 1990, art. 47 ed il successivo contratto di cessione di cui viene lamentata anche la genericità.
9. Con il terzo motivo i ricorrenti si dolgono della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2112 c.c. , in relazione alla mancata cessione dalla Wind alla OSC spa dei beni materiali essenziali ed indispensabili ai fini dell’esecuzione delle attività di assistenza clienti eseguite presso il sito di (OMISSIS), costituiti dai sistemi applicativi ed informatici. Al riguardo osservano che l’avere mantenuto in capo alla cedente alcuni beni (sistemi informatici) non consentiva di individuare un’entità economica capace di dare vita ad un ciclo produttivo completo, in grado di funzionare con gli stessi contenuti e con la stessa intensità già esistente presso Wind ravvisandosi, in contrario, una ipotesi di smembramento non rientrante nell’art. 2112 c.c..
10. Con il quarto motivo si eccepisce l’omessa e/o insufficiente motivazione della sentenza circa un fatto decisivo per il giudizio, in relazione alla asserita consuetudine per cui i beni essenziali per la produzione del servizio richiesto, nel settore interessato alla cessione in esame, avrebbero potuto non essere ceduti all’acquirente di ramo di azienda ( art. 360 c.p.c. , n. 5): ciò perchè non viene spiegato in che cosa consisterebbe il carattere “consuetudinario” e quali sarebbero gli elementi che avrebbero potuto determinare una completa rivisitazione della materia.
11. Con il quinto motivo i ricorrenti si dolgono della violazione e falsa applicazione dell’art. 2112 c.c. , in relazione alla mancare ed insussistenza di autonomia operativa degli operatori addetti alla attività di assistenza clienti eseguita presso il sito di (OMISSIS) ( art. 360 c.p.c. , n. 3) perchè ogni lavoratore operante nel citato sito, interessato come tale alla cessione, mai aveva avuto libertà e capacità di definire i contenuti della prestazione da effettuarsi, nonchè di definire i tempi e le modalità cui porre in essere il servizio assistenza: e ciò, a differenza di quanto ritenuto dalla Corte di appello di Milano, evidenziava la non ricorrenza e la non applicabilità dell’art. 2112 c.c. nella parte in cui prevede che oggetto della cessione debba appunto essere una “articolazione funzionalmente autonoma di una attività economicamente organizzata”.
12. Con il sesto motivo si censura l’omessa e/o insufficiente motivazione della sentenza circa un fatto decisivo per il giudizio, in relazione alla mancanza di autonomia operativa degli operatori addetti all’attività di assistenza clienti eseguita presso il sito di (OMISSIS) ( art. 360 c.p.c. , n. 5), per non avere spiegato la Corte di appello la sussistenza dell’autonomia del ramo ceduto e la sua capacità di dare vita ad un ciclo produttivo completo, pur in presenza di una interazione tra il personale di (OMISSIS) con quelli di altre strutture, ritenendo che fosse nella natura dell’attività di assistenza clienti il fatto che obiettivi e procedure fossero fissati a livello centrale ed esternamente al sito ove venivano eseguite.
13. Con il settimo motivo si deduce la contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo per il giudizio, in relazione alla mancata ed insussistenza di autonomia operativa degli operatori addetti alla attività di assistenza clienti eseguita presso il sito di (OMISSIS) ( art. 360 c.p.c. , n. 5) perchè la Corte territoriale era giunta alla illogica e contraddittoria conclusione sull’autonomia del ramo ceduto, pur dando atto che l’attività di assistenza clienti potesse completarsi solo con l’intervento di personale ad esso esterno.
14. Con l’ottavo motivo i ricorrenti si dolgono della contraddittoria motivazione della sentenza circa un fatto decisivo per il giudizio, in relazione alla mancanza ed insussistenza di autonomia gestionale degli operatori addetti alle attività di assistenza clienti eseguita presso il sito di (OMISSIS) ( art. 360 c.p.c. , n. 5) perchè il giudice di seconde cure, pur evidenziando la assoluta impossibilità del centro di (OMISSIS), quanto alla organizzazione del rapporto tra personale ed attività da eseguirsi, di potere decidere anche la destinazione degli addetti ad ogni singolo servizio pervenendo ogni direttiva da personale non gestito dalla OSC spa, tuttavia non aveva ritenuto tali circostanze, idonee ad inficiare la validità dell’operazione di trasferimento ex art. 2112 c.c..
24. Sul punto va ricordato il principio di questa Sezione (Cass. sent. n. 10542 del 25.2.2016), che il Collegio condivide, secondo cui costituisce elemento costitutivo della cessione del ramo di azienda prevista dall’art. 2112 c.c. , anche nel testo modificato dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 32, l’autonomia funzionale del ramo ceduto, ovvero la capacità di questo, già al momento dello scorporo dal complesso cedente, di provvedere ad uno scopo produttivo con i propri mezzi, funzionale ed organizzativi e quindi di svolgere – autonomamente dal cedente e senza integrazioni di rilievo da parte del cessionario – il servizio o la funzione cui risultava finalizzato nell’ambito dell’impresa cedente al momento della cessione, indipendentemente dal coevo contratto di fornitura di servizi che venga contestualmente stipulato tra le parti”.
28. Ciò suppone una preesistente realtà produttiva funzionalmente autonoma ( art. 2112 c.c. , comma 5 come sostituito dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 32, comma 1) e non anche una struttura produttiva creata ad hoc in occasione del trasferimento (ex alis Cass. n. 21697 del 13.10.2009; n. 21481 del 9.10.2009; n. 20422 del 3.10.2012).
32. Invero, avendo riguardo ai fatti incontroversi e ai soli fini di valutare se debba appunto applicarsi la fondamentale garanzia dell’art. 2112 c.c. , vanno evidenziate le seguenti risultanze istruttorie.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 58
 Cass. 
 art. 360
 art. 47
 sentenza 
 art. 360
 art. 360
 sentenza 
 art. 360
 art. 360
 sentenza 
 art. 360
 art. 2112
 art. 32
 art. 2112
 art. 32
 Cass.