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Timestamp: 2018-07-16 22:17:39+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 04 luglio 2017, n. 16460 - Accertamento TARSU - Riscossione - Contenzioso tributario - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 04 luglio 2017, n. 16460 – Accertamento TARSU – Riscossione – Contenzioso tributario
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 04 luglio 2017, n. 16460
Tributi locali – TARSU – Accertamento – Riscossione – Contenzioso tributario
Costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal comma 1, lett. e), dell’art. 1 – bis del di. n. 168/2016, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 197/2016;
La CTR della Campania, con sentenza n. 2541/52/2015, depositata il 17 marzo 2015, non notificata, rigettò l’appello proposto nei confronti del Comune di Ischia dalla sig.ra K. B., avverso la sentenza della CTP di Napoli, che aveva rigettato il ricorso della contribuente avverso avviso di accertamento per TARSU richiesta dal Comune di Ischia per l’anno 2011, relativamente alla detenzione dell’area di mq 489 corrispondente ai ruderi della cd. Cattedrale dell’Assunta ubicata sull’isolotto denominato Castello Aragonese di Ischia.
Con il primo motivo parte ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli ara. 115 e 116 c.p.c., nonché degli artt. 2727, 2729 e 2697 c.c., e degli artt. 62, 63, 71 e 73 del d. lgs. n. 507/1993, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
La contribuente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe incorsa in un vero e proprio travisamento del fatto nella ricognizione del contenuto della brochure diffusa tra i turisti dal gestore del compendio monumentale nel quale è ubicata l’area scoperta oggetto dell’accertamento, aperta ad un pubblico di visitatori, a fronte del pagamento del prezzo di biglietto d’ingresso e ritenuta destinata ad accogliere rappresentazioni di vario genere ed oppone, ribadendo l’argomentazione anche con la memoria prodotta a seguito del deposito in atti della proposta del relatore, che di per sé la destinazione dell’area impressa dal vincolo storico artistico escluderebbe l’idoneità del sito alla produzione di rifiuti.
Nel resto il ragionamento di parte ricorrente, che ipotizza il superamento della presunzione legale relativa di produzione di rifiuti desumibile dall’art. 62, comma 1, del d. lgs. n. 507/1993, in ragione della mera sottoposizione a vincolo storico — artistico dell’area scoperta in questione, non può essere condiviso sul piano logico portando all’affermazione, del tutto irrazionale, che qualunque immobile sottoposto a detto vincolo (si pensi a casa di abitazione in immobile soggetto a vincolo storico—artistico o a qualsiasi complesso museale aperto al flusso dei turisti, con annesse aree di ristoro e servizi igienici) sia inidoneo in sé alla produzione di rifiuti.
Questa Corte ha più volte espresso il principio in forza del quale <d’art. 62, comma 1, del d. lgs. 15 novembre 1993, n. 507, pone a carico dei possessori di immobili una presunzione legale relativa di produzione di rifiuti, sicché, ai fini dell’esenzione dalla tassazione prevista dal secondo comma del citato art. 62 per le aree inidonee alla produzione di rifiuti per loro natura o per il particolare uso, è onere del contribuente indicare nella denuncia originaria o in quella di variazione le obiettive condizioni d’inutilizzabilità e provarle in giudizio in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione» (cfr., tra le molte, Cass. sez. 6-5, ord. 15 settembre 2014, n. 19469; Cass. sez. 6-5, ord. 5 settembre 2016, n. 17622); onere probatorio certamente non assolto dalla contribuente sulla base della sola mera allegazione del fatto che l’area scoperta in oggetto sia soggetta a vincolo storico- artistico.
Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli ara. 115 e 116 c.p.c., nonché dell’art. 59 del d. lgs. n. 507/1993 e dell’art. 2 del regolamento TARSU del Comune di Ischia, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. nella parte in cui la sentenza impugnata ha escluso altresì il diritto alla riduzione al 40% della tariffa, sul presupposto che la norma regolamentare attribuisse detto diritto quando l’area sia distante «oltre mille metri dal più vicino punto di raccolta», laddove l’art. 2, comma 3 lett. a) del regolamento TARSU vigente nell’anno oggetto di accertamento (approvato con delibera n. 24 del 30 maggio 2008 del Consiglio comunale), testualmente invece stabilisse la debenza del tributo in misura pari al 40% della tariffa «se la distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto non supera i 1000 metri».
Ne consegue la correttezza dell’interpretazione logico —sistematica svolta dalla CTR della disposizione regolamentare alla stregua del contenuto della norma primaria, affinché la disposizione regolamentare non risultasse privata di contenuto alcuno, in ragione del palese contrasto con la disciplina primaria frutto di evidente improprietà lessicale nella stesura della disposizione regolamentare; ciò che è, peraltro, agevolmente rilevabile anche alla stregua del confronto con la disposizione prevista dall’art. 23, comma 1 del successivo regolamento TARES, approvato con delibera del Consiglio comunale n. 42 dell’8 novembre 2013, che legittima la riduzione del tributo al 30% «per le utenze poste ad una distanza superiore a 1000 metri dal più vicino punto di conferimento, misurato dall’accesso dell’utenza alla strada pubblica».
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