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Timestamp: 2019-04-22 08:30:22+00:00

Document:
(Omissis) (Omissis), elettivamente domiciliato in (Omissis), presso lo studio dell'avvocato (Omissis), che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato (Omissis), giusta delega a margine del ricorso;
udito per il ricorrente l'Avvocato (Omissis) (per delega avv. (Omissis)) che si riporta ai motivi del ricorso;
udito per il contro ricorrente l'Avvocato (Omissis) che si riporta agli scritti.
è stata depositata memoria da (Omissis).
La Corte d'Appello di Genova, con la sentenza n. 132, depositata il 19 marzo 2010, rigettava l'appello proposto da (Omissis), nei confronti dell'INPS, in ordine alla sentenza n. 739/07 emessa dal Tribunale di Genova.
L' (Omissis) aveva adito il Tribunale per ottenere la rivalutazione contributiva di cui alla Legge n. 257 del 1992, articolo 13.
Il ricorrente, che esponeva di essere stato esposto alle polveri sino al 2001, censura l'attività istruttoria svolta dal giudice di merito. In particolare, si duole della mancata rinnovazione della CTU che stimava venuto meno, con riguardo a livelli significatici, l'esposizione ad amianto dal 31 dicembre 1992, in quanto asserisce che tale situazione si verificava almeno sino al 31 dicembre 1994 e specifiche deduzioni erano effettuate dal ctp.
Deduce, altresì che al fine di contestare le risultanze della CTU in appello il ricorrente aveva chiesto la chiamata a chiarimento dei testi per chiarire meglio le mansioni dei ricorrenti dopo il 31 dicembre 1992, formulando espressi capitoli di prova.
La Corte d'Appello non ha motivato in ordine al perchè non ha dato ingresso ai mezzi istruttori chiesti da esso ricorrente, ex articolo 421 c.p.c., benchè gli stessi avrebbero consentito i fare chiarezza e in ordine alla condivisione della CTU.
La Corte d'Appello, con congrua e corretta motivazione, ha recepito l'accertamento effettuato dal CTU nominato nel corso del giudizio di primo grado, rilevando che lo stesso formulava le proprie conclusioni tenendo conto delle risultanze processuali, e ricostruiva, sulla base di una metodologia corretta, l'esposizione del ricorrente alle fibre di amianto nel corso dell'attività lavorativa, esposizione che lo stesso stimava venuta meno, con riferimento a livelli significativi, dal 31 dicembre 1992, ritenendo di poter escludere, oltre tale data, interventi incontrollati su MCA.
Il giudice d'appello da atto delle richieste istruttorie del ricorrente, sia con riguardo al rinnovo della CTU, in ordine alla quale, peraltro, il ctp sottoponeva al giudice proprie osservazioni, dando luogo a contraddittorio, sia con riguardo all'escussione dei testi dedotti, ma non vi da ingresso rilevando che uno dei due testi sentiti nel giudizio di primo grado, indicati dall'appellante, confermava la circostanza che il ricorrente rivestiva le mansioni di saldatore, assiematore e addetto allo stampaggio di pezzi di ferro utilizzando i relativi forni, senza però nulla riferire in ordine alle eventuali operazioni di manutenzione della copertura in eternit, nè, segnatamente, sulle caratteristiche dell'attività lavorativa dopo il 31 dicembre 1992.
La domanda di esso ricorrente era rigettata in ragione del mancato raggiungimento, nell'arco del periodo 2 agosto 1982 - 31 dicembre 1992, delle 521 settimane lavorative utili per il beneficio richiesto. Ed infatti, in detto periodo era raggiunta la soglia di 501 settimane. Nel medesimo periodo si verificavano diverse astensioni dal lavoro, di breve durata, del ricorrente, a causa di malattia e/o infortunio o cassa integrazione, per un totale di 36 settimane.
Assume il ricorrente, che la Corte d'Appello non ha motivato per quali ragioni ha omesso di considerare la rilevanza delle distinte frazioni temporali di sospensione dell'attività lavorativa per collocamento in cassa integrazione guadagni, e tale omissione, investendo un fatto controverso e decisivo per il giudizio configura vizio di motivazione. Tali sospensioni per la breve durata erano inidonee a far venire meno la sua esposizione all'amianto.
Occorre rilevare che, come ricordato dal ricorrente, questa Corte ha affermato che in tema di benefici previdenziali in favore dei lavoratori esposti all'amianto, non sono computabili per la determinazione del periodo complessivo dell'esposizione di cui alla Legge n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8, i periodi di collocamento del lavoratore in cassa integrazione guadagni ove abbiano avuto significativa durata ed ove abbiano comportato in concreto, a cagione del loro protrarsi e dell'eventuale prossimità ad altre sospensioni della prestazione lavorativa, l'effettivo venir meno del rischio tutelato, senza che assuma rilievo la qualificazione della sospensione stessa come fisiologica, ossia tendenzialmente comune a tutti i lavoratori (quali le ferie, le festività, i riposi), ovvero riferibile solo al singolo lavoratore in dipendenza di condizioni soggettive (malattia) o delle particolari vicende del rapporto -collocamento in cassa integrazione guadagni, (Cass. n. 18134 del 4 agosto 2010).
Il motivo è inammissibile, in quanto il generico riferimento alla produzione in udienza nel corso del giudizio di primo grado della copia dell'estratto contributivo del ricorrente alla data del 27 giugno 2006, senza peraltro alcun riferimento alla deduzione di specifico motivo d'appello, in merito a correlate deduzioni formulate dinanzi al giudice di primo grado e non accolte, rispetto al quale la Corte d'Appello avrebbe omesso di motivare, porta a ritenere priva la censura del carattere impugnatorio, venendo la sentenza della Corte d'Appello censurata tout court".

References: sentenza 
 sentenza 
 articolo 13
 articolo 421
 articolo 13
 sentenza