Source: http://www.camera.it/leg17/1058?idLegislatura=17&tipologia=audiz2&sottotipologia=audizione&anno=2016&mese=01&giorno=26&idCommissione=39&numero=0080&file=indice_stenografico
Timestamp: 2019-06-17 19:29:56+00:00

Document:
Seduta n. 80 di Martedì 26 gennaio 2016
Audizione del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti:
Galletti Gian Luca , Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ... 4
Cominelli Miriam (PD) ... 11
Galletti Gian Luca , Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ... 13
Palma Giovanna (PD) ... 13
Carrescia Piergiorgio (PD) ... 13
Galletti Gian Luca , Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ... 15
Compagnone Giuseppe ... 16
Galletti Gian Luca , Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ... 16
Galletti Gian Luca , Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ... 17
Galletti Gian Luca , Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ... 18
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, che ringrazio per la presenza. Accompagnano il Ministro il dottor Davide Russo, dell'ufficio stampa, e il dottor Sebastiano Contini, dell'ufficio legislativo. Ricordo che la Commissione si occupa di illeciti ambientali relativi al ciclo dei rifiuti, ma anche dei reati contro la pubblica amministrazione e dei reati associativi connessi al ciclo dei rifiuti, alle bonifiche e al ciclo di depurazione delle acque. Come è noto il Ministro è già stato nostro ospite e nel corso della precedente audizione avevamo raccolto una serie di domande che adesso cercherò di riassumere.
In particolare, Ministro, le avevamo chiesto lo stato di avanzamento delle bonifiche dei siti di interesse nazionale, con particolare riferimento a Pioltello Rodano, Laghi di Mantova, Brescia, Bussi, Cogoleto, Bagnoli, Manfredonia e Brindisi. Immagino che per ognuno di questi ci sarebbe da scrivere più di un libro, quindi ci interessava capire lo stato dell'arte. Alcuni di questi, nel frattempo, sono stati oggetto di un'ispezione da parte della nostra Commissione, quindi abbiamo potuto fare una serie di verifiche. Un altro problema da approfondire riguarda la gestione commissariale nei SIN, perché abbiamo spesso verificato la presenza di conflitti, nonché di modus operandi differenti. Vorremmo, poi, un quadro riassuntivo delle bonifiche di competenza del Ministero in corso di realizzazione in Campania, con riferimento sia alle spese previste e sostenute, sia alle imprese affidatarie, anche perché, come l'ultima discussione alla Camera ha dimostrato, è sempre faticoso quantificare complessivamente il budget a disposizione tra soldi della regione e soldi del Ministero.
Vorremmo inoltre conoscere lo stato della messa in sicurezza dell'area ex Cemerad di Statte, su cui ci eravamo presi un impegno e lei per primo, Ministro, aveva messo a disposizione importanti risorse; a seguire, le chiediamo ulteriori elementi informativi sullo stato di attuazione dell'articolo 14 della legge n. 36 sulle discariche; sugli eventuali problemi applicativi del famoso Sblocca Italia, appena varato; infine, se può dirci qual è lo stato di attuazione del Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti. Gli argomenti sono molti e il Ministro tra un'ora ci deve lasciare, quindi oggi riferirà su ciò che gli avevamo chiesto; poi vedremo se sarà possibile porre altre questioni in coda, oppure successivamente per iscritto.
Avverto il nostro ospite che della presente audizione viene redatto un resoconto stenografico e che, facendone espressa e Pag. 4motivata richiesta in particolare in presenza di fatti illeciti sui quali siano in corso indagini tuttora coperte da segreto, consentendo la Commissione, i lavori proseguiranno in seduta segreta, invitando comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta. Cedo quindi la parola al Ministro Galletti per lo svolgimento della sua relazione introduttiva. Se rimarrà tempo, le porremo qualche ulteriore domanda al termine, oppure, in caso di questioni nuove, le chiederemo un chiarimento scritto.
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Grazie per l'opportunità. Ho preparato una relazione molto dettagliata. Come avete visto gli argomenti sono tanti, quindi la relazione è costituita da 110 pagine, di cui però 80 sono gli allegati, che non vi ho dato in copia ma che trasmetterei alla presidenza via e-mail (stampare 80 pagine è uno spreco di carta non adatto alla Commissione in cui siamo). L'allegato è il dettaglio di tutti gli investimenti, bonifica per bonifica, che abbiamo fatto finora, con l'esplicitazione dei capitoli da cui provengono.
Ho già consegnato la relazione, che rimane comunque potente perché è di 30 pagine; se siete d'accordo, per meglio utilizzare il tempo a disposizione eviterei di leggere lo stato di tutte le bonifiche, da pag. 3 a pag. 17, perché è tutto rendicontato; sono prevalentemente numeri ed è una parte della relazione che dà un quadro generale, quindi, bonifica per bonifica rimanderei alla relazione, a meno che qualche parlamentare non mi richieda la lettura integrale del testo, che non ho difficoltà a fare. Se siamo d'accordo su questo, procederei.
Ho già detto che accolgo con piacere l'invito che mi è stato rivolto a relazionare davanti a questa Commissione. Credo davvero che le problematiche sollevate esigano la massima chiarezza nella veicolazione delle informazioni, soprattutto a livello istituzionale, nonché massima trasparenza. Tenuto conto della complessità dei temi da affrontare e del tempo a disposizione, cercherò di delineare un quadro esauriente della situazione attuale e delle criticità in essere; proverò a riassumere in due macrotemi gli argomenti che mi chiedete di affrontare. Credo che fare le bonifiche e rendere virtuosa la gestione dei propri rifiuti siano due priorità imprescindibili per un Paese che vuole definirsi civile e vuole guardare a un futuro di crescita. Significa – mi sia consentito – lasciarsi alle spalle un passato fatto di abuso quando non di spregio del territorio, risanando le ferite spesso ancora drammaticamente aperte. Significa anche trasformare un problema, lo smaltimento dei rifiuti, in un'opportunità di sviluppo con il recupero dei materiali, il loro riciclo e riuso e la loro trasformazione in energia. Su questi due temi non è mai mancata, fin dal primo giorno, la grande determinazione del Governo perché, se da una parte abbiamo affrontato i problemi del territorio con la consapevolezza delle difficoltà, dei ritardi da colmare, dei danni enormi determinati per troppo tempo dall'assenza di una vera cultura dell'aspetto dell'ambiente, dall'altra l'abbiamo fatto con la speranza e l'impegno di chi crede fermamente che si possa finalmente invertire la rotta, che restituire agli italiani una migliore qualità ambientale sia non solo una sfida possibile, ma innanzitutto un dovere morale. Abbiamo fatto ciò con un lavoro capillare e quotidiano che vi documenterò in questa relazione. Credo e spero, dunque, che il confronto di oggi possa essere l'occasione, oltre che di alzare il livello di attenzione, anche di rafforzare la sinergia tra il Governo e il Parlamento su questioni tanto importanti e tanto delicate per la vita dei cittadini.
Sullo stato delle bonifiche dei SIN voglio evidenziare il lavoro che è stato compiuto in questi due anni. I numeri ci dicono che abbiamo impresso una forte accelerazione nei siti di interesse nazionale: dal 1o gennaio 2014 ad oggi sono stati approvati 99 progetti di bonifica e 10 decreti di autorizzazione di avvio lavori, oltre il quadruplo rispetto all'intero 2013; Pag. 5sono state indette 183 conferenze dei servizi, di cui 100 istruttorie, 80 decisorie e 3 per la riperimetrazione, per un totale di quasi una al giorno. Le conferenze hanno esaminato progetti di interventi di bonifica per circa 2.673 ettari, l'attività svolta ha consentito di completare le caratterizzazioni in alcuni SIN, di incrementare del 65 per cento rispetto al 2013 le percentuali delle aree a terra, per le quali sono stati approvati progetti di bonifica. Il frutto di questo lavoro è un dato che dice molto: le aree liberate e restituite agli usi legittimi sono passate dai 1.482 ettari del 2013 agli 8.102 ettari. È un risultato che abbiamo potuto raggiungere puntando sulla semplificazione dei procedimenti di competenza, cercando sempre un ampio coinvolgimento dei diversi enti territoriali interessati e un'intensa interlocuzione con le aziende.
È chiaro a tutti che il lavoro resta molto lungo e difficile, che per prima cosa vanno rimosse quelle intense disattenzioni che oggi rendono gli interventi sul territorio ancora più complicati di quanto in effetti non siano. Potrei citare, ad esempio, la scarsa partecipazione di alcune Regioni alla Conferenza dei servizi, ma soprattutto i gravi ritardi nell'emissione dei provvedimenti di competenza, a partire dalle valutazioni dell'impatto ambientale, senza le quali il Ministero non può emettere i decreti di approvazione dei progetti di bonifica. Passerei, quindi, direttamente alla pagina 17 della relazione – rimandando ogni dettaglio alla vostra successiva lettura – sullo stato di attuazione del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti.
Secondo quanto previsto dalla direttiva 2008/98/CE sui rifiuti, il Ministero dell'ambiente ha adottato il programma nazionale di prevenzione dei rifiuti, il cui scopo è quello di dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti. Il programma è impostato su misure di carattere generale, tra cui rientrano la produzione sostenibile, il Green public procurement per le pubbliche amministrazioni, il riutilizzo, l'informazione e sensibilizzazione, gli strumenti economici e fiscali di regolamentazione, nonché la promozione della ricerca.
Il programma prevede, inoltre, alcune misure specifiche di prevenzione su particolari flussi di rifiuti ritenuti prioritari (rifiuti biodegradabili, rifiuti cartacei, rifiuti di imballaggio, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti da costruzione e demolizione), individuando, oltre alle misure, anche gli strumenti di attuazione degli stessi e dei relativi indicatori.
Come indicatore per gli obiettivi di programma è stato scelto il rapporto tra la produzione di rifiuti rapportata all'andamento del prodotto interno lordo, poiché la produzione dei rifiuti è legata a fattori socioeconomici e la semplice riduzione della produzione non si traduce in una maggiore efficienza del sistema.
Sulla base dei dati rilevati dall'ISPRA, gli obiettivi di prevenzione fissati dal programma nazionale al 2020 sono: riduzione del 5 per cento della produzione di rifiuti urbani per unità di PIL; riduzione del 10 per cento della produzione dei rifiuti speciali pericolosi su un'unità di PIL; riduzione del 5 per cento della produzione dei rifiuti speciali non pericolosi, sempre per unità di PIL. Il programma prevede che ISPRA si occupi del monitoraggio dei risultati.
Per quanto riguarda i rifiuti urbani, nel 2014 la produzione nazionale si attesta a circa 29,7 milioni di tonnellate, facendo rilevare una crescita di 83.000 tonnellate rispetto al 2013 (più 0,3 per cento). Tale incremento, sebbene di entità ridotta, evidenzia un'inversione di tendenza rispetto al trend rilevato nel periodo 2010-2013, in cui si era osservata una riduzione complessiva della produzione di circa 2,9 milioni di tonnellate (meno 8,9 per cento).
Per la verifica dell'efficacia delle misure intraprese, il programma individua la produzione dei rifiuti urbani per unità di PIL come uno dei parametri oggetto di monitoraggio. Nonostante l'inversione di tendenza registrata sulla produzione di rifiuti urbani per il periodo 2010-2014, il rapporto tra i rifiuti urbani e il PIL Pag. 6mostra comunque una riduzione percentuale pari al 4,6 per cento, a fronte dell'obiettivo di riduzione del 5 per cento per il 2010, quindi siamo nel trend giusto.
Per quanto riguarda i rifiuti speciali, la produzione nazionale si è attestata nel 2013 a 131,6 milioni di tonnellate, mostrando, rispetto al 2012, un calo di 1,7 milioni di tonnellate (meno 1,4 per cento).
Anche per i rifiuti speciali il programma nazionale fissa obiettivi di prevenzione da conseguire entro il 2010 rispetto ai valori registrati nel 2010. Dal confronto dei dati del 2013 con quelli del 2010, si ottiene una variazione percentuale della produzione di rifiuti speciali non pericolosi per unità di PIL pari a meno 3 per cento. Sebbene tale riduzione non corrisponda ancora all'obiettivo posto dal cronoprogramma – meno 5 per cento al 2010 – l'arco temporale a disposizione ci fornisce margini di ottimismo sul raggiungimento dell'obiettivo e c’è il massimo impegno su questo.
Per quanto riguarda la produzione di rifiuti speciali pericolosi, la produzione nazionale del 2013 è stata pari quasi a 8,7 milioni di tonnellate, con un calo del 2,6 per cento rispetto al 2012, corrispondente a 228.000 tonnellate. La correlazione con il PIL nel periodo 2010-2013 mostra una riduzione della produzione dei rifiuti per unità di PIL del 3,6 per cento, ancora non in linea con gli obiettivi fissati nel programma (meno 10 per cento al 2020). Anche in questo caso, tuttavia, tenuto conto dell'arco temporale a disposizione, siamo ottimisti sul raggiungimento dell'obiettivo di scadenza.
Notate che, per quanto riguarda i rifiuti speciali pericolosi, nella rendicontazione siamo indietro di un anno: il monitoraggio non ci ha dato ancora il dato del 2014. In generale si ritiene che gli andamenti degli indicatori siano stati influenzati dalla congiuntura economica del periodo considerato, che si è caratterizzato per una consistente riduzione dei consumi delle famiglie e per una contrazione dell'economia nazionale, a cui si è associata una conseguente riduzione della produzione dei rifiuti. Tale aspetto rende attualmente difficilmente interpretabili gli indicatori, che potranno probabilmente fornire maggiori indicazioni quando saranno disponibili i dati relativi a un arco temporale più lungo.
Sebbene il programma nazionale preveda che le regioni integrino entro un anno la loro pianificazione territoriale con le indicazioni contenute nel programma nazionale, in base al monitoraggio effettuato da ISPRA, risulta che molte regioni non hanno ancora adottato uno specifico programma di prevenzione dei rifiuti. Molto spesso il programma è inserito come sezione o capitolo nel piano di gestione dei rifiuti, oppure sono previsti specifici progetti o singole iniziative di riduzione dei rifiuti; in altri casi i programmi di prevenzione sono stati predisposti antecedentemente all'adozione del programma nazionale.
Al fine di assicurare la trasparenza e la condivisione del programma di prevenzione, con decreto del direttore generale della direzione per i rifiuti e l'inquinamento del 16 dicembre 2015, è stato istituito presso il Ministero dell'ambiente il tavolo di lavoro permanente previsto dal programma stesso. Il tavolo coinvolge soggetti pubblici e portatori di interesse attivi nell'attuazione di misure previste dal programma e ha il compito di effettuare il monitoraggio dell'attuazione del programma nazionale e regionale.
Tra le attività di prevenzione condotte dal Ministero si segnala l'emanazione di un bando pubblico per l'attribuzione di contributi economici a soggetti pubblici e privati per azioni aggiuntive, funzionali a progetti di programmi in materia di riduzione e prevenzione della produzione dei rifiuti, già finanziati in quota parte dell'Unione europea. Il mio Ministero ha emanato inoltre un bando pubblico per l'attribuzione di contributi economici a università statali per progetti e programmi inerenti alla prevenzione dello spreco alimentare.
Il Ministero ha voluto dare supporto all'implementazione del programma attraverso l'istituzione, nel luglio 2014, di un apposito comitato tecnico-scientifico. Proprio Pag. 7grazie al lavoro condotto dal comitato in collaborazione con gli uffici ministeriali, oggi, rispetto a un anno fa, abbiamo un quadro molto più chiaro degli ostacoli che impediscono al programma di entrare a pieno regime e delle azioni che potranno essere intraprese nei prossimi mesi.
È necessario, innanzitutto, un forte coordinamento tra livello centrale e regionale. L'integrazione del programma nazionale nei piani regionali, oltre ad essere un obbligo normativo, rappresenta la condizione necessaria e indispensabile affinché le misure previste dal programma possano dispiegare i propri effetti e portare al raggiungimento dei previsti obiettivi di riduzione.
L'attività di monitoraggio svolta da ISPRA ha inoltre rilevato l'opportunità di lavorare sul miglioramento degli indicatori previsti dal programma. A tal fine, il neo-costituito tavolo di lavoro con le regioni, previsto dal programma stesso, è lo strumento che ha la potenzialità di operare in questa direzione.
Una questione di primaria importanza è quella relativa alla dotazione finanziaria di programmi di prevenzione. In mancanza di adeguati fondi dedicati, infatti, sarà molto difficile dare seguito a molte misure previste dallo stesso. Il programma nazionale è il primo documento di programmazione in tema di prevenzione dei rifiuti a livello centrale. È evidente che il programma può e deve essere rivisto e modificato alla luce degli eventuali cambiamenti normativi, comunitari e nazionali, nonché delle criticità riscontrate. I limiti che sta dimostrando possono e devono essere affrontati in maniera costruttiva e condivisa, proseguendo nell'approccio che, sin dalla fase propedeutica alla sua redazione, ha caratterizzato l'attività del programma stesso.
Nonostante alcune criticità, il 2015 si chiude con risultati molto interessanti soprattutto per alcuni settori come quello del contrasto allo spreco alimentare, che sta ricevendo sempre maggiore attenzione a livello comunitario e internazionale. Il nostro Paese, impegnato in prima linea in questo campo, si è dotato di un piano nazionale contro lo spreco alimentare denominato PINPAS. Le iniziative di informazione e sensibilizzazione a livello nazionale e locale si confermano uno strumento fondamentale per indurre quei cambiamenti di comportamento verso la minimizzazione della produzione dei rifiuti che determineranno il successo delle politiche di prevenzione.
Informo che il mio Ministero è in procinto di inviare anche alle Camere una relazione dettagliata sullo stato di attuazione del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti, ai sensi del decreto legislativo n. 152 del 2006. Si ricorda, infine, la recente approvazione del collegato ambientale e, in particolare, le significative novità introdotte in termini di nuove competenze del Ministero dell'ambiente in materia di vigilanza e controllo sul settore.
Sul punto si anticipa che sono previste novità nello schema di decreto legislativo di riforma dei servizi pubblici locali di interesse generale, approvato in via preliminare la scorsa settimana in Consiglio dei ministri, che è destinato a risistemare irrobustendoli, anche tramite il coinvolgimento dell'Autorità per l'energia elettrica, il gas e i servizi idrici, i poteri di vigilanza, regolazione e controllo. Penso che questo sia, in tema di rifiuti, un passaggio fondamentale.
Passiamo allo stato di attuazione dell'articolo 14 del decreto legislativo n. 36 del 2003 in materia di garanzie finanziarie per la gestione operativa delle discariche, l'altro tema che avevate chiesto di esaminare. Sempre il decreto legislativo n. 152 del 2006 prevede che l'autorizzazione rilasciata dalle Regioni per la costruzione e l'esercizio di impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti, debba recare, tra i vari elementi, anche l'indicazione delle garanzie finanziarie che i gestori sono tenuti a presentare al momento dell'avvio effettivo dell'impianto. Si tratta di garanzie finalizzate a coprire sia i costi operativi, sia i costi post-operativi.
Si prevede, in particolare, che l'individuazione dei criteri generali per la determinazione delle garanzie finanziarie in favore delle regioni, oltre che dei requisiti Pag. 8soggettivi e delle capacità tecniche finanziarie del soggetto richiedente, debbano essere determinati dallo Stato. Finora, in assenza di alcune indicazioni a livello statale, le Regioni hanno adottato le disposizioni legislative volte a dare indicazioni, seppur a livello locale, atte a consentire le prestazioni delle citate garanzie finanziarie da parte dei gestori di impianti collocati sul territorio di loro competenza.
Con la sentenza n. 67 del 2014, tuttavia, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della legge della Regione Puglia, la n. 39 del 2006, che demandava ad apposito regolamento della Regione la determinazione dei criteri inerenti al computo e al rilascio delle garanzie finanziarie per la gestione degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti autorizzati a livello regionale. La Corte costituzionale ha ravvisato una violazione dell'articolo 117, comma 2, lettera s).
Nella consapevolezza delle possibili conseguenze derivanti da tale pronuncia, il Ministero si è prontamente attivato ai fini della predisposizione di uno schema di decreto interministeriale. In attesa della conclusione dell’iter di approvazione del decreto, in quanto siamo in attesa del formale concerto degli altri Ministeri interessati (interno, MISE e salute) sull'ultima bozza che recepisce tutte le osservazioni presentate, il mio Ministero ha adottato, il 18 luglio 2014, una circolare recante indicazioni circa il regime transitoriamente operante per evitare eventuali dubbi interpretativi.
Articolo 35 del decreto-legge «Sblocca Italia» e problemi applicativi. L'articolo 35 dello «Sblocca Italia» ha previsto che, su proposta del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare, si provveda all'adozione di due DPCM aventi ad oggetto: la ricognizione degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani esistenti e autorizzati a livello nazionale, la determinazione della capacità impiantistica necessaria a soddisfare il fabbisogno residuo di incenerimento, nonché l'individuazione degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati necessari per coprire il relativo fabbisogno residuo; la ricognizione della capacità impiantistica di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata e la determinazione della capacità necessaria a soddisfare il fabbisogno residuo di trattamento.
La valutazione tecnica dei due schemi di DPCM in sede di Conferenza Stato Regioni e province autonome è stata molto costruttiva in ragione dell'intensa attività istruttoria svolta dal mio Ministero e dalle Regioni, attività che ha consentito di implementare sia gli aspetti di carattere tecnico, sia quelli procedimentali.
Si segnala, infine, che nella seduta politica della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome del 20 gennaio scorso, sono stati resi, rispettivamente per la proposta di provvedimento di cui al comma 1 e al comma 2 dell'articolo n. 35 del decreto-legge n.133 del 2014 – Sblocca Italia – i seguenti pareri: sul decreto attuativo del comma 1, il parere è favorevole a maggioranza, condizionato all'accoglimento di emendamenti e osservazioni, mentre il voto è contrario da parte delle Regioni Lombardia, Marche, Umbria, Abruzzo e Molise; sul decreto attuativo del comma 2 il parere è favorevole.
In particolare, le regioni e le province autonome hanno richiesto uno specifico emendamento, volto a limitare la portata applicativa del provvedimento, in quanto viene richiesta l'introduzione di un'esplicita indicazione della natura meramente ricognitiva dell'impiantistica di incenerimento da realizzare, nonché la richiesta dell'istituzione di un'apposita cabina di regia per il coordinamento e l'elaborazione della strategia nazionale sui rifiuti. Al riguardo si fa presente che l'emendamento è stato valutato dalle strutture tecniche del mio Ministero come non ammissibile, in quanto si pone in palese contrasto con le disposizioni dell'articolo 35, comma 1 dello Sblocca Italia, che attribuisce all'emanando decreto del Presidente del Consiglio dei ministri l'individuazione puntuale – e non una mera ricognizione – dell'impiantistica necessaria per coprire il fabbisogno residuo di incenerimento, determinato Pag. 9con finalità di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale e nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio.
Più in particolare, la proposta emendativa delle Regioni pretenderebbe di riservare ai piani regionali l'individuazione dell'effettivo fabbisogno impiantistico, con ciò contraddicendo il ruolo che la legge attribuisce a tali piani come semplice parametro da tenere in considerazione ai fini della predetta individuazione. Si rileva altresì che l'individuazione dei nuovi impianti da realizzare non può avere natura meramente ricognitiva, come vorrebbero le Regioni, in quanto l'articolo 35, comma 1 stabilisce espressamente che i suddetti impianti costituiscano infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, con ciò attribuendo al contenuto del DPCM un preciso effetto circa il regime giuridico di tale impianti e i procedimenti di approvazione e realizzazione dei relativi interventi.
Per quanto concerne, invece, la richiesta di istituzione della cabina di regia, vi è una valutazione positiva del mio Ministero. Su questo ho già dato mandato alle mie strutture di prevedere nello stesso testo del decreto l'istituzione di un'apposita cabina di regia, presieduta dal Ministro dell'ambiente, a cui partecipano i presidenti delle giunte regionali e delle province autonome, che si avvale del supporto tecnico della direzione generale competente del mio Ministero.
Ciò risponde all'esigenza di garantire la realizzazione coordinata degli interventi da realizzare in attuazione del provvedimento, allo scopo di assicurare l'efficace coordinamento delle procedure attuative. Ferma restando la posizione del Ministero, lo schema del DPCM sarà sottoposto alla prossima seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome in sede politica per la definitiva acquisizione del parere.
Ciò premesso, considerato che non sussistono criticità di natura tecnica, tenuto conto dell'ampio confronto svolto, sono fiducioso che si arriverà ad una soluzione largamente condivisa.
Gestione dei rifiuti radioattivi nell'ex Cemerad di Statte. È nota la presenza di un deposito temporaneo che ha operato nel campo della raccolta dei rifiuti radioattivi d'applicazione medico-industriali in località Vocchiaro del comune di Statte, in provincia di Taranto. La società di riferimento, la Cemerad S.r.l., è stata dichiarata fallita con provvedimento del tribunale di Taranto del 2005 e, da oltre dieci anni, il deposito è sottoposto a provvedimento di sequestro preventivo con l'affidamento dello stesso in custodia giudiziaria all'assessore all'ecologia del comune di Statte.
Il mio Ministero ha già chiarito, rispondendo a vari atti di sindacato ispettivo sull'argomento, che la situazione presente presso il sito della ex Cemerad S.r.l. avrebbe potuto costituire un caso di applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 126-bis del decreto legislativo n. 230 del 1995, per cui si prevede che, nelle situazioni che comportino un'esposizione prolungata a radiazioni ionizzanti, dovuta, tra gli altri, agli effetti di una pratica non più in atto, le autorità competenti per gli interventi, ai sensi della legge 225 del 1992, adottino i provvedimenti opportuni.
Si era chiarito, inoltre, che la situazione è di competenza della prefettura di Taranto, in qualità di autorità competente per gli interventi di protezione civile, in attuazione del procedimento amministrativo, previsto proprio dall'articolo 126-bis già citato, ed era già gestita dalla stessa.
Da ultimo si ricorda che in sede di conversione del decreto-legge n. 1 del 2015, recante disposizioni urgenti per l'esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi per lo sviluppo della città e dell'area di Taranto, è stato aggiunto, all'articolo 3 (disposizioni finanziarie), il comma 5-bis, per cui si dispone che, ai fini della messa in sicurezza e gestione dei rifiuti radioattivi in deposito nell'area ex Cemerad, ricadente nel comune di Statte in provincia di Taranto, sono destinati fino a 10 milioni di euro a valere Pag. 10sulle risorse disponibili e sulla contabilità speciale aperta ai sensi dell'articolo 1, comma 4 del decreto-legge n.199 del 7 agosto 2012, convertito poi in legge.
Il commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, in data 27 luglio 2015 ha trasmesso al Ministero la relazione di aggiornamento dello stato di attuazione delle azioni programmate e avviate, aggiornate al mese di luglio 2015, che include anche informazioni relative a questa specifica situazione. Nel documento si evidenzia che il commissario straordinario ha reso disponibile, nell'ambito del programma finanziario di cui al protocollo d'intesa del 26 luglio 2012, fino a 10 milioni di euro dalla contabilità speciale allo stesso intestata. È stata acquisita e valutata la documentazione prodotta dall'ISPRA, che inoltre ha fornito, su richiesta del commissario, il programma tecnico-temporale-economico in relazione alle azioni da porre in essere.
L'ISPRA propone la caratterizzazione in situ dei fusti e l'allontanamento degli stessi con conferimento in appositi centri di stoccaggio. Il comune di Statte, contrariamente alla proposta dell'ISPRA, ha predisposto un progetto esecutivo per la bonifica e messa in sicurezza nel sito, che prevede la caratterizzazione in situ di tutti i fusti e lo stoccaggio dei fusti contaminati, sempre in situ, in una nuova opera appositamente adibita allo scopo. Il commissario straordinario ha rappresentato la questione a questa Commissione parlamentare d'inchiesta, con cui ci risulta sia stata avviata un'interlocuzione ai fini della valutazione delle possibili situazioni a cui il competente dipartimento nucleare, rischio tecnologico e industriale dell'ISPRA potrà fornire il necessario supporto tecnico.
Come noto, con DPCM del 19 novembre 2015 è stato riconosciuto il carattere di interesse nazionale dei lavori per l'attuazione dell'intervento di messa in sicurezza e gestione dei rifiuti pericolosi e radioattivi siti nel deposito ex Cemerad di Statte; il commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto è stato inoltre nominato, per la durata di un anno e senza alcun compenso, commissario straordinario per l'attuazione dell'intervento di messa in sicurezza e gestione dei rifiuti pericolosi e radioattivi siti nel deposito ex Cemerad di Statte.
Il commissario straordinario dovrà predisporre e trasmettere al Presidente del Consiglio dei ministri un cronoprogramma operativo tecnico ed economico per l'attuazione di ogni misura relativa alle attività previste dal citato DPCM, a cui il competente dipartimento nucleare dell'ISPRA potrà fornire il necessario supporto tecnico. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, signor Ministro, anche perché nella relazione viene riportato lo stato dell'arte di ogni sito, così come le avevamo richiesto. Lascio la parola ai colleghi che intendano porre domande o formulare osservazioni, pregandoli di essere brevi.
STEFANO VIGNAROLI. Per quanto riguarda la prevenzione, segnalo nel collegato ambientale il vuoto a rendere, che potrebbe essere anche sfruttato per prevenire i rifiuti, non solo per riciclarli: sarei lieto di parlarne anche in altra sede e di mettere in piedi questa sperimentazione.
Per quanto riguarda l'elenco che lei ha fatto sulle prevenzioni, questo risulta un po’ sterile perché, se è utile sapere quante tonnellate sono variate nel corso degli anni in base al PIL, però mi piacerebbe conoscere in concreto le azioni per la prevenzione, di cui non ha parlato, tranne che per qualche accordo con l'università, anche se sicuramente importante per la riduzione dei rifiuti umidi degli scarti alimentari. Spero che presto il Ministero possa inviare la relazione alla Camera e al Senato e che questa sia più dettagliata: quella dell'anno scorso era abbastanza generica. Lei ha parlato di scarsa presenza delle Regioni, quindi le faccio presente due questioni. Abbiamo già citato quella sull'articolo 35; lei ci dice che 5 regioni hanno detto «no», mentre il resto ha dato un «sì» condizionato ad alcuni emendamenti, che però snaturano l'articolo 36; Pag. 11quindi lei ha dichiarato che il Ministero non è favorevole a questo emendamento. Mi domando, quindi, se questo «sì» delle regioni sia puramente fittizio. Non mi pronuncio sull'articolo 35 perché il mio Gruppo politico ha già espresso la propria contrarietà, però le faccio presente che lei confonde pretrattamento con incenerimento. Questi inceneritori sono imposti dal Ministero e non è stato fatto lo studio della VAS: è stato preso un accordo con le regioni per far ciò ?
Lo studio VAS prevede anche la valutazione di possibili alternative. Visto che pretrattamento non vuol dire necessariamente solo incenerimento, ma ci sono anche altre tecniche, come il recupero materia, mi domando perché non sia stata fatta la VAS e se questa sia prevista, ovvero se siano previste delle alternative all'incenerimento dei rifiuti. Sulle discariche abusive abbiamo già chiesto, diverse volte, di avere una relazione dettagliata, sito per sito. Il 2 dicembre la Corte di giustizia ha fissato la scadenza, quindi, visto che i cittadini stanno pagando fior di soldi, vorremmo sapere cosa avete mandato alla Corte di giustizia, cosa vi ha risposto e, possibilmente, avere una relazione dettagliata sito per sito. Da questo punto di vista, oltre al fatto che le regioni non collaborano, mi sento preso in giro anche dal Ministero ed è un peccato, perché questa Commissione potrebbe anche dare una mano facendo pressione sulle regioni stesse per imprimere una svolta a questo problema che non è mai stato risolto: continuiamo a pagare, quindi c’è qualcosa che non va. Ciò non è stato fatto e noi vorremmo dare il nostro contributo. Per fare questo, avremmo bisogno di dati, non di quello che ci avete mandato, che per me è fuffa !
MIRIAM COMINELLI. Buongiorno, vorrei affrontare il tema della chimica e della presenza di ENI, tema discusso sia in una risoluzione alla Camera, sia nella nostra relazione sui poli della chimica, anche perché veniva paventato un ridimensionamento di ENI in questo settore. Questo potrebbe avere come conseguenza anche un ridimensionamento della Syndial, che è la parte che si occupa delle bonifiche, andando a creare dei problemi alle bonifiche di cui questo ente è protagonista. Vorrei conoscere la sua opinione in merito, grazie.
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il piano nazionale di prevenzione dei rifiuti esiste, quindi le attività che facciamo e prevediamo di fare sono, in linea generale, contenute nel piano nazionale dei rifiuti; spetta poi alle regioni fare il proprio piano nazionale di prevenzione, che diventa lo strumento normativo sul quale si agisce. Noi possiamo, quindi, identificare in linea di massima le azioni da fare, ma dopo tocca alle regioni – le quali hanno la competenza sui rifiuti – dotarsi di un piano per perseguire gli obiettivi, che oltretutto sono europei. Non troverai mai un documento che riassume interventi validi per tutti: troverai venti piani regionali fin tanto che tutte le regioni finalmente l'avranno approvato (il tavolo tecnico previsto dalla legge che abbiamo istituito serve proprio a quello). Nelle indicazioni date dal piano nazionale di prevenzione dei rifiuti esse adottano i propri piani, quindi per vederli in maniera esplicitata bisogna ricorrere a quello strumento. Sull'articolo 35, la legge c’è, è disciplinata dall'articolo 35, commi 1 e 2: il Ministero sta portando avanti quello che la legge dice. Noi abbiamo misurato il fabbisogno nazionale di rifiuti, abbiamo tenuto conto di tutti gli impianti presenti sul territorio, sia di smaltimento, sia di trattamento, sia i cementifici; se funzionassero a regime tutti gli impianti presenti e tutti gli impianti di trattamento che le regioni hanno previsto di fare, se tutte le regioni arrivassero all'obiettivo comunitario del 65 per cento di rifiuti di raccolta differenziata (faccio un atto di fede credendo che anche le regioni oggi all'8 per cento arrivino al 65 per cento entro il 2010 e che tutti i piani di prevenzione dei rifiuti funzionino a pieno regime, quindi colgano l'obiettivo di riduzione del 10 per cento dei rifiuti entro il 2010, insomma, che tutte le Pag. 12regioni siano virtuose, facendo quanto è scritto nel piano e centrando tutti gli obiettivi europei), se quindi fossimo nel Paese modello, servirebbero ancora degli inceneritori a livello nazionale.
Anche se andiamo benissimo e facciamo tutto, infatti, se vogliamo smettere con quella vergogna del 40 per cento di rifiuti in discarica, noi abbiamo bisogno di incenerimento. Se riuscissimo a fare tutto quello che abbiamo detto, compresi gli inceneritori e voi andaste a confrontare la percentuale di fonti di trattamento dei rifiuti dei migliori Paesi in Europa – la Norvegia e la Danimarca – noi rientreremmo esattamente nella media, ben più di quegli stessi Paesi, con un rapporto fra i vari tipi di smaltimento e di raccolta differenziata perlomeno pari a quei Paesi; anzi abbiamo ancora meno smaltimento da inceneritori di loro, quindi credo che questo piano sia davvero dovuto, altrimenti continueremo con la pratica del conferimento dei rifiuti in discarica, cosa che non sopporto perché, in certe zone d'Italia, non c’è solo uno scempio ambientale (lo dico davanti alla Commissione che si occupa specificamente di questo tema), ma c’è anche del malaffare. Pertanto, io ritengo di andare avanti in questa direzione. Il parere delle regioni lo imparerò nella prossima conferenza dei servizi.
Visto che abbiamo fatto un lavoro intensissimo e la prossima Conferenza dei servizi chiude definitamente il parere su questo, spero che la cabina di regia che abbiamo inserito nel provvedimento sia sufficiente ad avere il parere favorevole delle regioni stesse. Se mi chiedono qualcosa che non posso fare da un punto di vista legislativo, sinceramente, io non lo faccio, ma perché non posso. L'emendamento che loro mi propongono, cioè di rendere ricognitivo questo provvedimento, non è compatibile con la legge, quindi o il Parlamento mi cambia la legge, oppure devo andare avanti così: mi prenderò un parere negativo, anche se mi dispiacerebbe molto. La VAS non è prevista dall'articolo 35.
STEFANO VIGNAROLI. Va fatta comunque a prescindere !
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Se alcune delle regioni dovranno farla, la faranno.
STEFANO VIGNAROLI. Ma la VAS la deve fare lo Stato, il Ministero !
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Me lo richiederanno e faremo anche la VAS. Sulle discariche vi lascio una relazione perché sapevo che questo tema sarebbe venuto fuori, quindi ho una relazione di alcune pagine che, con il vostro permesso, eviterei di leggere.
STEFANO VIGNAROLI. Spero che sia esaustiva, non come le solite.
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Io più che venire qui con 150 pagine non so cosa fare ! Se i dati mancano, prego la Commissione di richiedermi lo stato di dettaglio con cui li vuole e chissà che una volta non riusciamo a metterci d'accordo. Considerate sempre – vi prego – il fatto che è giustissima la trasparenza e non ho dubbi che questa sia un valore, ma anche la preparazione di questi documenti non è che sul Ministero in termini di operatività pesi poco. Detto questo, però, mi assumo l'onere...
STEFANO VIGNAROLI. Penso che vista la procedura di infrazione in ballo, un po’ di attenzione...
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Se questi dati non bastano, chiedo alla Commissione di dirmi esattamente il grado di dettaglio in cui li desidera.
STEFANO VIGNAROLI. Per quanto riguarda invece la scadenza per la somma, cosa ha detto la Corte di giustizia ?
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. È tutto scritto qui, ma se volete ve la leggo.
PRESIDENTE. No, ci interessava capire una cosa, Ministro, perché altrimenti le informazioni diventano delle leggende metropolitane: voi avete dato un mandato alla forestale per fare una ricognizione area rispetto allo stato dell'arte ?
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Certo.
PRESIDENTE. L'avete fatto all'inizio ma l'avete fatto anche successivamente ?
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. L'abbiamo fatto all'inizio e successivamente e stiamo monitorando il tutto con il Corpo forestale; l'abbiamo fatto con il NOE...
PRESIDENTE. Quindi chiediamo a voi una documentazione di dettaglio a questo riguardo, in modo da evitare di chiederla anche al Corpo forestale ?
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Va bene, chiedete ciò a noi, ma la Forestale può avere un dettaglio anche più elevato del nostro.
PRESIDENTE. Se c’è il vostro placet, possiamo chiederlo direttamente alla Forestale.
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Sì, certo. Non vedo, onorevole Cominelli, alcun ridimensionamento dell'ENI e di Syndial, anzi, noi vogliamo che tutti coloro che hanno inquinato, paghino i danni; per questo, stiamo interloquendo fortemente con Syndial, proprio per richiamarli ai loro doveri. Voi sapete che su un'area abbiamo addirittura fatto un provvedimento un po’ strano, bloccando la fusione di una società di Syndial con un'altra, proprio perché avevamo paura di poter perdere la potestà di chiedere il rimborso, cioè l'assunzione di responsabilità: continueremo così.
GIOVANNA PALMA. Ministro, il nuovo articolo 306-bis del decreto legislativo n.152 del 2006 prevede, nello specifico, un regime dettagliato sulle transazioni in materia di bonifiche. Vorrei conoscere l'orientamento del Ministero in merito.
PIERGIORGIO CARRESCIA. Io torno sull'articolo 35 perché non condivido in pieno alcune affermazioni del Ministro; soprattutto penso che a monte ci sia una riflessione da fare su come è stato concepito e percepito questo articolo 35; il decreto sostanzialmente assume che si voglia incenerire tutto quello che va oltre il 65 per cento di raccolta differenziata, quando piani regionali di diversi territori hanno previsto valori superiori, posto che il 65 per cento è una soglia minima e non massima.
La soluzione prospettata crea criticità con le regioni che hanno incentrato tutto sulla raccolta differenziata perché avremo adesso un doppio binario, nel senso che avremo delle regioni che continueranno a lavorare per incrementare la raccolta differenziata, con capacità di smaltimento in discarica residuale e comunque inferiore a quel 35 per cento (perché hanno superato il 65 per cento di raccolta differenziata), ma, nello stesso tempo, dovranno lavorare per definire, localizzare e realizzare l'impianto di incenerimento, arrivando poi a livelli di raccolta differenziata, di riduzione dei rifiuti, di quantitativi sostanzialmente da smaltire inferiori alla soglia minima che il Ministero prevede.
Cito il caso che conosco meglio, cioè quello delle Marche, che è una di quelle regioni che non ha condiviso la proposta in quanto, se viene attuato il piano regionale così come previsto, non si arriverà nel termine previsto dal piano, a quella soglia minima di 200.000 tonnellate l'anno che il decreto prevede per realizzare l'inceneritore; quindi avremo una regione che spenderà Pag. 14soldi, con tutte le complessità e criticità che ci sono per localizzare e progettare un impianto di incenerimento, ma, nello stesso tempo, la necessità di attuare un piano che ci dice qualcosa di diverso. La domanda, quindi, è come si conciliano le due soluzioni. L'altra domanda è relativa alla VAS, che è un processo di valutazione preventiva previsto per tutti i piani e i programmi; l'articolo 6 del Testo unico indica espressamente, al comma 4, quelli esclusi da VAS. Il programma nazionale degli inceneritori andava prima sottoposto a VAS e poi definito e programmato: rischiamo che dalla VAS non ci sia una valutazione positiva e comunque c’è una carenza. Un'altra domanda: cosa accade se poi i quantitativi prodotti da un territorio sono inferiori a questa soglia minima programmata, tenendo conto che questa impostazione secondo cui ogni regione deve essere autosufficiente è contraddetta dallo stesso articolo 35, che consente la possibilità di conferimento di rifiuti urbani in altre regioni (comma 7) ?
LAURA PUPPATO. Ministro, mi scuso per il ritardo ma ero in un'altra Commissione dove si doveva decidere sulla questione ILVA, che andrà in Assemblea alle 16.30. Intervengo su alcuni temi che mi pare non siano stati toccati.
Sui RAEE, noi abbiamo l'obiettivo dei 7 chili/abitante per il 2016: siamo a 4. Ci sono delle strategie che stanno per essere messe in campo, ci sono delle modalità con cui possiamo pensare di lavorare anche in cabina di regia ? Siamo all'inizio dell'anno, quindi credo che sia il momento per riuscire, alla luce anche della COP 21, a mettere in fila tutta una serie di questioni.
Per quanto riguarda la qualità del trattamento, ci sono alcune richieste sul tavolo che riguardano la certezza della qualità del trattamento stesso rispetto ai vari temi della liberalizzazione che c’è stata nella gestione dei RAEE.
Rifiuti solidi urbani: leggo dalla sua relazione che sono aumentati solo di 82.000 tonnellate, però è una strana cosa, nel senso che è un trend in positivo che stavamo avendo da tre anni a questa parte, con una riduzione progressiva dei rifiuti solidi urbani, che invece vede ora un'inversione di tendenza alla fine del 2014. Anche in questo caso vorrei sapere se ci siano valutazioni o ipotesi di lavoro in merito; forse – lo dico senza averne piena cognizione di causa – potrebbe valere la pena di utilizzare meglio le best practices del nostro Paese. L'altro giorno, ad esempio, è uscita sui giornali del nostro territorio la notizia per cui il Consorzio Friuli ha recuperato 6 milioni di euro di economia circolare, cioè di recupero della materia prima, tutti quantificati in relazione ad alluminio, carta e plastica. Si potrebbe provare, con una comunicazione pubblica anche diretta ai consorzi e alle regioni, a smuovere una situazione che rimane sempre sul filo dei 30 milioni di tonnellate all'anno.
Sulle discariche hanno già chiesto i colleghi. Ultima domanda, su Marghera: può dirmi qualcosa sui soldi residui che servono per completare quel famoso piano di bonifica, che è stato interrotto ? La ringrazio.
PRESIDENTE. Ricordo che il Ministro oggi veniva specificatamente su alcune questioni; sulle altre che sono state sollevate, propongo di fare un appunto e di farle avere in maniera dettagliata le domande.
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Per quanto riguarda le domande poste dall'onorevole Palma, andranno nella lista di quelle che preparerete per il Ministero, così vi darò una risposta più completa: allo stato, sinceramente, non saprei rispondere. Nella predisposizione dell'articolo 35 non abbiamo messo (forse mi sono espresso male, onorevole Carrescia) il 65 per cento: noi abbiamo tenuto conto delle regioni che hanno dichiarato un obiettivo più virtuoso e che lo possono dimostrare con piani adottati (certo, non uno che viene e mi dice che arriverà all'85 per cento). Se però si hanno dei piani che Pag. 15mi dimostrano che si va oltre il 65 per cento, noi abbiamo tenuto conto di tale virtuosità e abbiamo posto la soglia del 65 per cento proprio per quelle regioni che non hanno piani per arrivare a tale soglia. Per le altre che vanno sopra, comunque ne abbiamo tenuto conto; così come per il principio dell'autosufficienza, abbiamo tenuto conto di quanto è scritto al comma 7 ed è per quello che c’è il parere negativo della Regione Lombardia; la Lombardia ha più termovalorizzatori di quelli che servono e ci dice di volerli dismettere, non metterli a disposizione delle altre regioni ! Vorrebbero chiuderli, quindi, così come altre regioni; se noi non avessimo l'articolo 35, comincerebbero a dismettere ! Questo è un punto duro perché vuole dire che abbiamo rotto quella autosufficienza regionale; capisco che può essere anche un punto in discussione fra regioni, perché le regioni che si erano dotate in anni precedenti di un'impiantistica maggiore del fabbisogno, non tenendo conto dell'evoluzione della raccolta differenziata, oggi vorrebbero avere una condizione privilegiata che invece non hanno, quindi, c’è il comma 7.
Per quanto riguarda la VAS ho già detto prima. Il trend è in crescita ma, nella relazione, ho specificato bene che è ancora presto per poter dare una motivazione di quella crescita; non c’è dubbio che l'andamento di tutti i rifiuti, sia quelli urbani, sia quelli speciali e pericolosi, è in stretta correlazione con l'andamento del PIL, quindi non dobbiamo sopravvalutare la diminuzione degli scorsi anni, che può essere data proprio da un decremento del PIL, così come non dobbiamo drammatizzare l'aumento del 2014-2015 perché, a fronte di una ripresa del PIL (o comunque di un decremento minore per quanto riguarda il 2014 e, addirittura, di un aumento del PIL nel 2015), è chiaro che la produzione di rifiuti torna ad aumentare. Ne dobbiamo tener conto, invece, per il risultato finale, quello sì.
LAURA PUPPATO. Se posso farle un'obiezione, la Regione Veneto, che rispetto all'Italia credo che abbia un PIL non inferiore al 10 per cento del Paese, in termini di rifiuti produce 1.200.000 tonnellate, quindi, rispetto ai 30 milioni, è al 3-4 per cento: non c’è una proporzione con il PIL.
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Se mi vuol dire che ci sono regioni che smaltiscono, che fanno più raccolta differenziata e hanno una propensione maggiore, glielo posso confermare in qualsiasi momento: i dati confermano enormi disparità fra le varie regioni e, addirittura, fra i vari comuni.
PRESIDENTE. È anche un problema di come si fa il calcolo. Ci sarebbero tante cose da dire, anche sull'articolo 35, ma non è questa la sede. Le posizioni sono note e, anche all'interno dei partiti, sono diverse, quindi, non farei approfondimenti ulteriori.
GIUSEPPE COMPAGNONE. Questa discussione, forse, potrà servire al signor Ministro, senza voler puntualizzare ulteriormente, perché tutta questa sensibilità per l'argomento è un invito al Governo a correggere il proprio indirizzo.
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Però, se è vero che l'articolo 35 era un decreto, poi l'ha fatto il Parlamento...
GIUSEPPE COMPAGNONE. Poi, però, c’è un modo con cui si opera...
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Potete cambiare quando volete, siete sovrani !
GIUSEPPE COMPAGNONE. Questa la chiudiamo con un sorriso ! Posto che mi trovo d'accordo sull'articolo 35, cioè sull'impostazione per cui il Governo dica l'ultima parola, ci sia una cabina di regia, si omogenizzi il sistema a livello nazionale, più volte abbiamo discusso su questo argomento. Lei, signor Ministro, parte dal Pag. 16presupposto che l'inceneritore sia una bella cosa, che distrugge il rifiuto ma, purtroppo, non è così perché inquina: lo dovremmo, quindi, prevedere in situazioni di assoluta straordinarietà. Le espongo con tranquillità il mio approccio all'argomento: se il Governo immagina di costruire un termovalorizzatore in Liguria, dove per orografia e una serie di meccanismi ambientali probabilmente è l'unica soluzione, mi sta anche bene.
PRESIDENTE. Ma non starà bene ai liguri !
GIUSEPPE COMPAGNONE. In un ragionamento generale, ciò mi sta anche bene perché, piuttosto che fare le discariche, bucando le montagne e poi vedere venire giù tutto quando piove, è meglio un termovalorizzatore. Si tratta, nel caso proposto, di una regione piccola, stretta, quindi ci sono varie motivazioni, però, in realtà, l'incenerimento non distrugge ma fa diventare il rifiuto altro rifiuto, che poi deve essere stoccato.
PRESIDENTE. Non ti voglio interrompere, ma non la risolviamo questa sera. Poni la domanda, per cortesia, perché il Ministro deve andar via fra tre minuti.
GIUSEPPE COMPAGNONE. Ci sono due obiezioni: questi impianti sono antieconomici e ho l'impressione che questi piani di ammortamento, che sono garantiti dalla sottoscrizione di un contratto di fornitura dei rifiuti in ingresso a carico dei comuni, prefigurino il meccanismo del vuoto per pieno. Come lei ha detto poc'anzi, nella regione in cui hanno puntato sul termovalorizzatore adesso si ritrovano con degli impianti sovradimensionati. Se immaginiamo nel 2030 una riduzione al 10 per cento del rifiuto e andiamo, invece, a immaginare termovalorizzatori che bruciano di più, significa che questo costo lo facciamo pagare ai cittadini, quando invece le posso dimostrare con i conti (non la voglio tediare, le invierò i dati per iscritto) che, ad esempio, nella regione Sicilia, dove avete previsto due termovalorizzatori, quel quantitativo del 10 per cento potrebbe essere coperto dalle discariche già esistenti ma tenute bene: una discarica fatta a regola d'arte inquina meno del termovalorizzatore ! Non sono, quindi, assolutamente contrario, però...
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il termovalorizzatore non è una scelta nostra: è una scelta europea !
GIUSEPPE COMPAGNONE. Non mi pare che l'Europa dica che dobbiamo fare i termovalorizzatori !
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. No, l'Europa dice di chiudere le discariche, punto: peraltro non tenute neanche bene.
PRESIDENTE. Lo ripeto: è inutile continuare questa discussione, che non è pertinente in questa Commissione !
GIUSEPPE COMPAGNONE. Comunque, le invierò uno scritto con i nostri conti.
STEFANO VIGNAROLI. Per quanto riguarda la mia regione, il Lazio, lei prima diceva che l'articolo 35 servirà anche a diminuire l'illegalità diffusa. Non ritorno sulla questione dell'articolo 35, però sottolineo che uno degli inceneritori che lei ha dichiarato strategici è, secondo la procura, in mano a un monopolista a capo di un sodalizio criminale in grado di influenzare la pubblica amministrazione. Sempre per quanto riguarda il Lazio, Malagrotta è stata chiusa, però sembrerebbe che la Comunità europea non abbia ancora chiuso la procedura d'infrazione perché bisogna ancora modificare delle AIA; le chiedo, quindi, se abbiate dei feedback per quanto riguarda la chiusura della procedura d'infrazione che riguardava il pretrattamento, non l'incenerimento, come spesso secondo me lei confonde. Per quanto riguarda le ecoballe in Campania, Pag. 17le chiedo se sia stata prevista una riduzione della penalità in base alla rimozione, seppur parziale, delle stesse, visto che il problema, per quanto riguarda questa procedura di infrazione, non è rappresentato solo dalle ecoballe.
Per quanto riguarda la Sicilia, il presidente Crocetta ha spesso usato ordinanze contingibili ed urgenti che, secondo il decreto n. 152, si possono usare al massimo per 18 mesi; è stato quindi sforato questo termine ma si è continuato ad utilizzare queste ordinanze; mi domando se vi sia un'intesa con il Ministero dell'ambiente per reiterare oltre i 18 mesi queste procedure, altrimenti siamo fuori norma. Grazie.
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Sullo stato di Malagrotta vi farò avere una scheda in via di composizione. Sulle ecoballe potete trovare la risposta nella relazione che ho lasciato agli atti; anche sulla Sicilia, metterò le informazioni richieste nella scheda da inviare, anche se ho già le idee abbastanza chiare perché abbiamo fatto una riunione questa mattina; però preferisco mettervi tutto per iscritto.
PRESIDENTE. Io avrei due questioni da porle. In primis, ho alcuni suggerimenti che riguardano il tema fideiussorio per le discariche perché dalle attività che stiamo svolgendo è emerso il fatto che si fa sempre più fatica a trovare assicurazioni che concedano fideiussioni di 25 anni, come previsto dalla norma e che garantiscano, quindi, tutto il post mortem. Queste fideiussioni brevi, a volte rilasciate da compagnie che poi vengono indagate e che si riducono, quindi, addirittura a contenitori vuoti, stanno ingenerando situazioni che ci tengo a segnalarle; assistiamo spesso a gruppi di imprese che, in varie parti d'Italia, hanno attivato l'attività di discarica ma, riempita la discarica, sono falliti o comunque l'hanno abbandonata, tutto ciò andando a gravare sulle spalle del piccolo comune che magari ospita l'impianto. La fideiussione non funziona e stiamo parlando di una situazione dove, in teoria, l'imprenditore è robusto; tuttavia ci vengono segnalate dai territori anche altre situazioni, magari meno note, che lasciano questo onere sulle spalle dei sindaci. L'altra questione che volevamo segnalarle e su cui eventualmente, in quanto legislatori, possiamo dare una mano dal punto di vista normativo, riguarda situazioni come quella presente a Casale Monferrato, in cui l'inquinamento non è solo ambientale ma ha continue ripercussioni sulla salute delle persone. Broni è un altro caso; ad esempio, l'amianto è stato distribuito – allora veniva distribuito ai cittadini – ma, ad oggi, le popolazioni continuano ad essere esposte, quindi non c’è un problema solo di bonifica, bensì, anche, un problema, che continua ad essere in corso, riguardante la salute dei cittadini: un conto è un inquinamento confinato, che va risolto ma non ha un risvolto sanitario, altra storia è se continuano ad esistere delle ripercussioni per la salute delle popolazioni.
Vorrei sapere se su questo sia possibile immaginare delle procedure di intervento, magari da parte del sindaco o di un eventuale commissario, per intervenire con maggiore celerità; il sindaco di Casale Monferrato ci ha raccontato che i soldi sono importanti ma è difficile spenderli per gli equilibri di bilancio e le procedure ordinarie. Tra l'altro, qui, sono coinvolti 40 comuni, spesso piccoli. Ci sono, poi, anche altre questioni, però queste erano le più specifiche per mettere fine a un percorso del passato con strumenti adeguati oggi, evitando di trovarci fra dieci anni con un'altra tipologia di problemi non molto dissimili; chi delinque o pensa a far business in maniera facile, infatti, senza rispettare le regole, lascia spesso queste eredità a carico del pubblico.
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Grazie, tengo conto della segnalazione sulle fideiussioni; adesso vediamo se in qualche modo, magari nella bozza finale del decreto, di concerto con gli altri Ministeri, possiamo rafforzare questa cosa. Pag. 18Non ricordo la bozza nel dettaglio ma bisognerebbe probabilmente scrivere «fideiussioni da parte di un istituto...».
PRESIDENTE. Bisogna essere sicuri che siano certe !
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. È chiaro che più alzi l'asticella e più la fideiussione costa ma, in questo caso, vale la pena di spendere.
Sono d'accordo anche sulle semplificazioni: dobbiamo semplificare il sistema. Ci sono, però, dei pro e dei contro perché più semplifichi, più il controllo viene meno e più lasci libertà all'ente che deve gestire le risorse, quindi cè sempre questa ricerca del giusto equilibrio che non è facile. Chiaramente, per semplificare c’è bisogno di una normativa di legge perché il Ministero non può che applicare le leggi del Parlamento. Ragioniamo, quindi, su questo, cioè se in determinati casi valga la pena di semplificare, cosa che fra l'altro, in questi due anni, abbiamo fatto abbondantemente sia sul dissesto, sia sulle bonifiche, sia sul trattamento delle acque: abbiamo fatto molte semplificazioni.
Nonostante questo, per poter spendere i soldi dobbiamo ricorrere sempre più frequentemente alle gestioni commissariali, che ci permettono semplificazioni nella spesa; tuttavia non vorrei che, a forza di ricorrere a gestioni commissariali, quello diventasse il modo normale di intervenire in campo ambientale: troppe volte stiamo rincorrendo alla gestione commissariale. Quest'ultima, poi, presenta due aspetti negativi: interviene in maniera straordinaria e, in secondo luogo, il Ministero è portato a fare un compito non suo. Io, infatti, sto facendo funzioni di altri e quando fai un mestiere che non è il tuo, non sei tanto bravo a farlo. È giusto, quindi, che ogni livello di Governo faccia il mestiere a lui assegnato per legge. Vorrei infine precisare, onorevole Compagnone, che io non amo i termovalorizzatori: non sono assolutamente uno sponsor dei termovalorizzatori ma odio le discariche, questo sì, odio le discariche.
PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti per la sua presenza. Sospendiamo per qualche minuto la seduta.
PRESIDENTE. Comunico che, secondo quanto stabilito nella riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei Gruppi, testé conclusa, una delegazione della Commissione si recherà in missione in Umbria dal 10 al 12 febbraio prossimo.

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Articolo 35
 articolo 306
 articolo 35
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e contrario