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Timestamp: 2020-06-01 16:37:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24446 del 30/11/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24446 del 30/11/2016
Cassazione civile sez. lav., 30/11/2016, (ud. 22/06/2016, dep. 30/11/2016), n.24446
sul ricorso 16607-2015 proposto da:
EUROPA 190 presso AREA LEGALE TERRITORIALE CENTRO DI POSTE ITALIANE,
rappresentata e difesa unitamente e congiuntamente dagli avvocati
ANNA TERESA LAURORA e ROSSANA CLAVELLI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 1583/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 24/06/2014, R.G. N. 6047/2010;
udito l’Avvocato FLAVIA FARES per delega orale GIANNI EMILIO
udito l’Avvocato ROSSANA CLAVELLI;
Con separati ricorsi al Tribunale di Roma M.G., + ALTRI OMESSI
Riuniti i giudizi, il giudice del lavoro- con sentenza del 18.6.2009 (nr. 10826/09) – accoglieva le domande.
La Corte d’appello di Roma – con sentenza del 17.2-24.6.2014 (nr. 1583/2014) – in accoglimento dell’appello di Poste Italiane ed in riforma della sentenza di primo grado, respingeva il ricorso dei lavoratori.
La Corte territoriale evidenziava che il compenso per la attività cd. di “agente unico” era stato introdotto da accordi regionali conclusi ai sensi dell’art. 53 CCNL (che prevedeva la stipula di accordi integrativi del contratto collettivo nazionale per la attuazione dei principi di classificazione) che non erano intervenuti nella regione Lazio.
Le disposizioni intervenute per la Regione Campania non avevano efficacia fuori del loro ambito territoriale nè sussisteva un principio di parità di trattamento nel lavoro privato.
La domanda non poteva essere accolta sotto il profilo dell’art. 36 Cost.; dal cumulo delle mansioni di guida del mezzo e di consegna della messaggeria – entrambe rientranti nell’area di inquadramento dei ricorrenti (area operativa)- non derivava ex se maggiore onerosità della prestazione, in quanto le due attività erano svolte in via alternativa, con riduzione della attività di guida rispetto al passato (così come della attività di consegna rispetto a quella in precedenza effettuata dal messaggero).
I precedenti sul tema della Corte di legittimità riguardavano la diversa vicenda della ultrattività degli accordi stipulati nella Regione Campania.
1. Con il primo motivo i ricorrenti hanno denunziato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. – artt. 167 e 416 c.p.c.; dell’art. 2697 c.c. – degli artt. 2727 c.c. e segg.; delle norme ermeneutiche in tema di interpretazione dei CCNL e del principio del gradualismo; degli art. 1362 c.c. e segg. cc; dell’art. 36 Cost. – artt. 2099 e 2103 c.c..
Hanno assunto che dalla interpretazione complessiva delle clausole contenute nel manuale operativo – secondo i criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 e 1363 c.c. – si ricavava l’aggravio quantitativo e qualitativo della prestazione, con il conseguente diritto ad una retribuzione adeguata ex art. 36 Cost..
Il giudice del merito ha dato atto del congiunto svolgimento da parte dei ricorrenti dei compiti di autista e di messaggero ed ha ritenuto che tali circostanze non costituissero prova della maggiore onerosità della prestazione.
Con il motivo non si censura la applicazione delle norme di diritto ma la ricostruzione del fatto materiale operata in sentenza: il giudizio circa il contenuto delle mansioni e la comparazione delle nuove mansioni con quelle svolte in epoca precedente alla nuova organizzazione del lavoro è un giudizio di fatto, censurabile in questa sede nei limiti dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (ovvero prospettando un fatto decisivo ed oggetto discussione tra le parti non esaminato in sentenza).
2. Con il secondo motivo i ricorrenti hanno dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., nonchè degli artt. 112, 277 e 425 c.p.c..
3. Con il terzo motivo i ricorrenti hanno denunziato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 – violazione degli artt. 112, 277 e 425 c.p.c., riproponendo le denunzie svolte nel terzo motivo in punto di mancata ammissione dei mezzi istruttori.
I due motivi, di contenuto sovrapponibile, sono infondati.
Nella fattispecie i ricorrenti non hanno indicato quali tra i capitoli di prova articolati nel primo grado aveva in rilievo decisivo e per quali ragioni.
La richiesta di informazioni alle organizzazioni sindacali era priva di decisività sulla base delle stesse allegazioni del ricorso, in quanto le parti ricorrenti non fondavano la pretesa su un accordo territoriale ad essi applicabile ma su accordi inerenti ad altre ragioni.
4. Con il quarto motivo i ricorrenti hanno dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 – violazione degli artt. 112 e 277 c.p.c. in relazione all’art. 2041 c.c..
La domanda di cui si assume l’omesso esame è stata infatti implicitamente ma inequivocamente respinta dalla Corte territoriale, essendo anch’ essa fondata – sotto il profilo del danno, richiesto per la proposizione della azione ex art. 2041 c.c. – sulla maggiore onerosità e gravosità delle mansioni assegnate rispetto a quelle di assunzione, presupposto d fatto ritenuto insussistente dal giudice del merito (si veda la memoria difensiva depositata in appello: ” è invero evidente l’ingiustificato arricchimento dell’appellante derivante dalla circostanza di beneficiare di una prestazione lavorativa dal parte degli appellati di maggiore onerosità e gravosità rispetto alle mansioni per le Quali erano stati assunti.. “).
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in Euro 100 per esborsi ed Euro 5.000 per compensi professionali oltre spese generali al 15% ed accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 1362
 art. 36
 art. 2041
 art. 13
 art. 13