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Timestamp: 2016-10-28 06:37:41+00:00

Document:
Arrivato in Svizzera nel gennaio 2003 insieme alla convivente B.________, da cui si � separato nel 2007 e alla quale � stata attribuita l'autorit� parentale sul loro figlio C.________, A.________, cittadino italiano (come la compagna e il loro figlio), si � visto rilasciare dapprima un permesso di dimora CE/AELS senza attivit�, poi dall'ottobre 2003 un identico permesso per svolgere un'attivit� lucrativa, infine, dal gennaio 2009, un permesso quale redditiere, valido fino al 4 gennaio 2014.
L'11 ottobre 2011 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato il permesso di dimora CE/AELS di A.________ e gli ha fissato un termine all'11 novembre successivo per lasciare la Svizzera. A sostegno della sua decisione l'autorit� ha ritenuto che l'interessato, da tempo senza attivit� lucrativa, era privo di sufficienti mezzi finanziari per il suo sostentamento ed era a carico dell'assistenza pubblica.
Detta decisione � stata confermata dapprima dal Consiglio di Stato ticinese, il 29 novembre 2011, e poi dal Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo con sentenza del 30 marzo 2012.
Il 16 aprile 2012 A.________ ha presentato un ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento della sentenza cantonale. Postula inoltre il conferimento dell'effetto sospensivo nonch� il beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.
Come gi� spiegato da questa Corte, trattandosi non del rilascio iniziale o della proroga bens� della revoca di un permesso gi� concesso, detto rimedio � ricevibile nei casi in cui, come in concreto, senza la revoca, l'autorizzazione avrebbe ancora effetti giuridici (DTF 135 II 1 consid. 1.2.1 pag. 4). Inoltre dato che � cittadino italiano il ricorrente pu�, di regola, appellarsi all'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunit� europea e i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC oppure Accordo sulla libera circolazione delle persone; RS 0.142.112.681) per far valere un diritto a soggiornare in Svizzera, per svolgervi o no un'attivit� lucrativa (cfr. art. 4 ALC e 6 Allegato I ALC, rispettivamente art. 6 ALC e 24 Allegato I ALC), senza che l'art. 83 lett. c n. 2 LTF gli sia opponibile (cfr. DTF 131 II 339 consid. 1.2 pag. 343; 130 II 493 consid. 1.1 pag. 496, 388 consid. 1.2 pag. 390). Inoltrato tempestivamente (art. 100 cpv. 1 LTF), da una persona legittimata ad agire (art. 89 cpv. 1 LTF) il presente gravame �, quindi, in linea di principio, ricevibile. Non occorre pertanto appurare se la ricevibilit� sia data anche in virt� di altre norme.
3.1 Il ricorrente non rimette in discussione la sentenza impugnata riguardo al fatto che nulla pu� dedurre dall'Accordo sulla libera circolazione delle persone n� dalla legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20) oppure sulla questione della proporzionalit� del provvedimento impugnato. In merito a questi aspetti, che non occorre pi� di conseguenza riesaminare in questa sede, ci si limita a rinviare ai pertinenti considerandi del giudizio contestato (cfr. sentenza cantonale consid. 3 a 5.1 pag. 5 segg.).
3.2 In realt� egli fonda tutta la sua argomentazione sulla difficile relazione con la ex convivente, la quale influirebbe negativamente sia sul suo rapporto con il figlio, che non ha pi� potuto vedere da marzo 2011 e di cui ha solo notizie frammentarie, sia sulla ricerca di lavoro (per di pi� complicata da problemi di salute di cui soffre in seguito ad un infortunio stradale). Afferma pertanto che un suo allontanamento comprometterebbe il rapporto con il figlio, senza poi dimenticare i problemi d'integrazione ai quali sarebbe confrontato in caso di rientro in Italia. Considera quindi il provvedimento querelato lesivo del principio della proporzionalit� con riferimento al rispetto della sua vita privata e familiare. Sennonch� come ben rilevato nel giudizio impugnato, ai cui pertinenti considerandi si rinvia (cfr. sentenza cantonale consid. 5.2.2 pag. 8 seg.), e peraltro non ridiscusso in questa sede, il legame esistente tra il ricorrente e il figlio non raggiunge, sia dal profilo affettivo che economico, l'intensit� richiesta dalla prassi affinch� l'insorgente possa pretendere, in virt� del medesimo, al rilascio di un permesso di dimora. Inoltre detto rapporto potr� in ogni caso essere mantenuto, adattandone se necessario le modalit�, nell'ambito di visite turistiche cos� come mediante contatti scritti o telefonici. Per quanto concerne poi le difficolt� relazionali con l'ex convivente e la loro influenza sul rapporto con il figlio, ci si limita a ribadire, come gi� constatato dalla Corte cantonale, che detti aspetti esulano dal presente litigio e vanno proposti dinanzi alle competenti autorit� civili. Infine per quanto concerne gli inconvenienti legati ad un suo ritorno in Italia, va riaffermato che si tratta di disagi ai quali sono confrontati la maggior parte degli stranieri costretti a tornare nel proprio paese d'origine dopo un lungo soggiorno all'estero.
4.2 La domanda di assistenza giudiziaria con nomina di un avvocato d'ufficio presentata dal ricorrente non pu� trovare accoglimento, atteso che le sue conclusioni erano sin dall'inizio prive di probabilit� di successo (art. 64 LTF). Si terr� comunque conto della sua situazione finanziaria nel fissare le spese che verranno poste a suo carico (art. 66 cpv. 1 LTF). Non si assegnano ripetibili ad autorit� vincenti (art. 68 cpv. 3 LTF).

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 art. 6
 DTF 
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