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Disegno di legge regionale n. 407 licenziato il 04 giugno 2003 Torna indietro
Disegno di legge regionale n. 407 licenziato il 04 giugno 2003
Art. 7 (Funzioni delle Aziende sanitarie locali)
Titolo VII. LE RISORSE FINANZIARIE E I BENI PATRIMONIALI
Art. 44 (Attività di promozione regionale)
Art. 45 (Servizi e prestazioni per i minori)
Art. 46 (Attività di promozione regionale)
Art. 47 (Servizi e prestazioni per le persone disabili)
Art. 48 (Partecipazione di enti ed associazioni di categoria)
Art. 49 (Attività di promozione regionale)
Art. 50 (Servizi e prestazioni per le persone anziane)
Art. 51 (Attività di promozione regionale per persone detenute ed ex detenute)
Art. 52 (Attività di promozione regionale per persone senza fissa dimora)
Art. 53 (Attività di promozione regionale per le persone con problemi di dipendenza)
Art. 54 (Disposizioni transitorie in materia di vigilanza)
Art. 55 (Soppressione del controllo di legittimità sugli atti delle IPAB)
Art. 56 (Disposizioni transitorie in materia di interventi strutturali)
Art. 58 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 21 maggio 1975, n. 31 "Norme per la concessione di contributi agli istituti di patronato e di assistenza sociale")
Art. 59 (Modifiche alla legge regionale 31 agosto 1989, n. 55 "Costituzione del Consiglio regionale sui problemi dei minori e sostegno di iniziative per la tutela dei minori")
Art. 60 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 9 giugno 1994, n. 18 "Norme di attuazione della legge 381/91 'Disciplina delle cooperative socialì")
Art. 61 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 29 agosto 1994, n. 38 "Valorizzazione e promozione del volontariato")
Art. 62 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 23 marzo 1995, n. 45 "Impiego di detenuti in semilibertà o ammessi al lavoro esterno per lavori socialmente utili a protezione dell'ambiente")
Art. 63 (Modifiche alla legge regionale 15 gennaio 1973, n. 3 "Criteri generali per la costruzione, l'impianto, la gestione ed il controllo degli asili-nido comunali costruiti e gestiti con il concorso dello Stato di cui alla legge 6 dicembre 1971, n. 1044 e con quello della Regione")
Art. 65 (Disposizione finanziaria)
Ai sensi della presente legge, per interventi e servizi sociali si intendono tutte le attività individuate dall' articolo 128 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, in materia di conferimento di funzioni alle regioni ed agli enti locali, così come previsti dalla legge 328/2000, ivi comprese le attività di prevenzione, nonchè le prestazioni socio-sanitarie di cui all' articolo 3-septies del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 (Norme per la razionalizzazione del servizio sanitario nazionale, a norma dell' articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419).
Al fine di favorire il benessere della persona, la prevenzione del disagio e il miglioramento della qualità della vita delle comunità locali, la Regione programma ed organizza il sistema integrato degli interventi e servizi sociali secondo i principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia ed efficienza, omogeneità territoriale, copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilità ed unicità dell'amministrazione, autonomia organizzativa e regolamentare degli enti locali.
Nella programmazione ed organizzazione del sistema, la regione riconosce ed agevola il ruolo attivo delle Istituzioni pubbliche di beneficenza ed assistenza (IPAB) riordinate secondo la normativa vigente, dei soggetti del terzo settore e dei soggetti privati, promuove la solidarietà sociale mediante la valorizzazione delle iniziative delle persone, dei nuclei familiari, delle forme di auto-aiuto, reciprocità e solidarietà organizzata, promuove la partecipazione attiva dei cittadini, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni sociali e di tutela degli utenti, secondo quanto previsto all'articolo 14.
la raccolta e l'elaborazione dei dati sui bisogni, sulle risorse e sull'offerta dei servizi sociali, al fine di realizzare il sistema informativo regionale dei servizi sociali, in raccordo con il livello nazionale, provinciale e locale;
la ripartizione, con le modalità dell'articolo 35, del fondo regionale per le politiche sociali e la gestione di finanziamenti previsti da specifiche leggi regionali di promozione in materia di servizi sociali, compresa quella prevista dagli articoli 15, 16 e 17 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18 (Norme di attuazione della legge 8 novembre 1991, n. 381) e fatta salva quella oggetto di specifico trasferimento;
l'esercizio, nell'ambito delle previsioni della legislazione nazionale, dei poteri sostitutivi nei confronti degli enti locali inadempienti rispetto a quanto stabilito dall'articolo 6, comma 1, lettere a), b), d), e), h);
la tenuta e la pubblicazione del registro regionale delle organizzazioni di volontariato, quale ambito unitario delle sezioni provinciali dello stesso,e degli organismi di collegamento e coordinamento formati da organizzazioni a carattere regionale, interregionale o interprovinciale, nonchè dell'albo regionale delle cooperative sociali, quale ambito unitario delle sezioni provinciali dello stesso;
La Regione attua l'integrazione socio-sanitaria e ne determina gli obiettivi, le funzioni, i criteri e le modalità di erogazione dei servizi, compresi quelli di finanziamento, nell'ambito della normativa nazionale vigente.
raccolta ed elaborazione dei dati sui bisogni, sulle risorse pubbliche e private e sull'offerta di servizi del territorio di competenza;
coordinamento degli interventi territoriali su richiesta degli enti locali interessati;
formazione di base, riqualificazione e formazione permanente degli operatori dei servizi sociali di cui all'articolo 6, comma 2, lettera c), sulla base dei bisogni rilevati tramite gli enti gestori istituzionali e anche in raccordo con l'università, compresa l'erogazione dei relativi finanziamenti;
realizzazione di altri interventi per la promozione e l'integrazione dei servizi sociali locali;
competenze, attribuite dalla legge o dagli statuti, in materia di aziende pubbliche di servizi alla persona e nomina dei membri dei consigli di amministrazione quando questa sia attribuita dagli statuti alla regione;
controllo pubblico, ai sensi degli articoli 23 e 25 del codice civile, sulla amministrazione delle persone giuridiche di diritto privato che hanno ottenuto il riconoscimento in seguito alla trasformazione delle IPAB o delle aziende pubbliche di servizi alla persona, anche nei casi di commissariamento dell'ente.
Entro i termini e sulla base di indicazioni individuati dalla Giunta regionale di concerto con le province e gli enti gestori istituzionali, le province trasferiscono agli enti gestori istituzionali del proprio territorio la gestione delle funzioni di cui all' articolo 5 della legge 18 marzo 1993, n. 67 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 9, recante disposizioni urgenti in materia sanitaria e socio-assistenziale) relative ai non vedenti, agli audiolesi, ai figli minori riconosciuti dalla sola madre, ai minori esposti all'abbandono, ai figli minori non riconosciuti ed alle gestanti e madri in difficoltà, mettendo a disposizione di tali enti le risorse umane, patrimoniali e finanziarie utilizzate alla data di entrata in vigore della legge nazionale.
trasferimento annuale, per il tramite della Regione, delle risorse finanziarie equivalenti a quelle utilizzate per l'esercizio 2000 al netto degli importi erogati da altri enti.
Le risorse provenienti dalle singole province sono utilizzate nell'ambito del territorio della provincia dalla quale le risorse medesime sono trasferite.
Per le finalitàdi cui al comma 1 i comuni rivestono le seguenti competenze:
esercitano le funzioni in materia di servizi sociali già di competenza delle province, ai sensi dell' articolo 8, comma 5 della legge 328/2000 e secondo quanto previsto all'articolo 5;
Le Aziende sanitarie locali (ASL) assicurano, secondo la normativa vigente e secondo le modalità individuate nei piani attuativi aziendali, nei programmi delle attività territoriali e nei piani di zona, le attività sanitarie a rilievo sociale e le prestazioni ad elevata integrazione sanitaria garantendone l'integrazione, su base distrettuale, con le attività sociali a rilievo sanitario di competenza dei comuni, e mettono a disposizione le professionalità sanitarie per l'espletamento delle funzioni di vigilanza di cui all'articolo 26.
È trasferita alle ASL, ai sensi della legge 4 marzo 1987, n. 88 (Provvedimenti a favore dei tubercolotici), l'assegnazione delle indennità spettanti ai cittadini affetti da tubercolosi non assistiti dall'INPS.
La Regione individua nella gestione associata, ed in particolare in quella consortile, la forma più idonea a garantire l'efficacia e l'efficienza degli interventi e dei servizi sociali di competenza dei comuni e prevede incentivi finanziari a favore dell'esercizio associato delle funzioni e della erogazione della totalità delle prestazioni essenziali entro gli ambiti territoriali ottimali di cui all'articolo 8.
Gli enti gestori istituzionali che esercitano le attività secondo le forme associative di cui al comma 3 applicano, qualora previsto dai rispettivi statuti, le norme relative all'ordinamento finanziario e contabile di cui alla parte II del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), nonchè, in quanto applicabili, le norme di cui al titolo IV del medesimo decreto legislativo in riferimento al personale dipendente.
Le attività sociali a rilievo sanitario per la tutela materno infantile e dell'età evolutiva nonchè per adulti ed anziani con limitazione dell'autonomia, le attività di formazione professionale del personale dei servizi sociali e quelle relative all'autorizzazione, accreditamento e vigilanza sui servizi e sulle strutture sono obbligatoriamente gestite in forma associata ai sensi dei commi 1, 2 e 3, o dai comuni capoluoghi di provincia o dalle ASL delegate. I soggetti gestori assicurano le attività sociali a rilievo sanitario garantendone l'integrazione, su base distrettuale, con le attivitàsanitarie a rilievo sociale e con le prestazioni ad elevata integrazione sanitaria di competenza delle ASL.
Le Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, di seguito denominate (IPAB), partecipano quali soggetti pubblici alla programmazione e alla gestione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.
Al riordino delle IPAB si provvede con specifica legge regionale secondo i principi di cui all' articolo 10 della legge 328/2000 e del decreto legislativo 4 maggio 2001, n. 207.
Ai fini di cui al comma 1, per persone anziane si intendono le persone che abbiano compiuto il sessantesimo anno di età o percepiscano, comunque, un trattamento pensionistico in regime di quiescenza.
la concertazione e la cooperazione tra i diversi livelli istituzionali, nonchè tra questi ed i soggetti di cui all' articolo 1, comma 4 della legge 328/2000, le aziende pubbliche di servizi alla persona che concorrono con proprie risorse umane, finanziarie o patrimoniali alla realizzazione della rete dei servizi e le organizzazioni sindacali confederali e di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale;
la concertazione con le ASL per le prestazioni socio-sanitarie integrate, specialmente quelle ad alta integrazione;
la promozione di azioni per favorire la pluralità di offerta di servizi, al fine di garantire il diritto di scelta da parte degli utenti e per consentire, in via sperimentale, su richiesta degli interessati, l'eventuale scelta di servizi sociali in alternativa alle prestazioni economiche, ad esclusione di quelle di cui all'articolo 24, comma 1, lettera a), numeri 1) e 2), della legge 328/2000, nonchè delle pensioni sociali di cui all' articolo 26 della legge 30 aprile 1969, n. 153 (Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale) e degli assegni erogati ai sensi dell' articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare).
La Giunta regionale individua linee guida e modelli organizzativi del SISS attraverso l'identificazione dei seguenti criteri:
coordinamento, a livello regionale, dei dati raccolti dalle province e delle relative elaborazioni, secondo quanto previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera b);
In relazione alle indicazioni del piano nazionale, la Regione elabora il piano regionale triennale degli interventi e dei servizi sociali.
Il piano regionale, integrato con il piano sanitario regionale e con il piano regionale di sviluppo, è predisposto utilizzando i metodi della programmazione di cui all'articolo 14, con il concorso dei comuni e delle province, anche mediante l'elaborazione di proposte coordinate a livello provinciale ai sensi dell' articolo 20 del decreto legislativo 267/2000.
I comuni singoli od associati, a tutela dei diritti della popolazione, d'intesa con le ASL interessate per quanto attiene alle attività a rilievo sanitario, provvedono a definire, ai sensi dell' articolo 19 della legge 328/2000, il piano di zona, strumento fondamentale ed obbligatorio per la definizione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali del territorio di competenza.
Il piano di zona rappresenta lo strumento primario di attuazione della rete dei servizi sociali e, anche attraverso l'integrazione socio sanitaria, persegue l'obiettivo del benessere della persona, del miglioramento continuo della qualità dei servizi nonchè della promozione sociale,anche attraverso la messa in opera di strumenti per l'osservazione del disagio emergente dalle varie fasce della popolazione interessata.
Il piano di zona, predisposto previa concertazione con i soggetti del terzo settore e con quelli di cui all' articolo 1, comma 6 della legge 328/2000, comprende i seguenti contenuti:
sostegno delle relazioni e delle responsabilità familiari;
informazione e consulenza corrette e complete alle persone e alle famiglie per favorire la fruizione dei servizi.
La Giunta regionale, sulla base di quanto previsto dalla normativa nazionale in materia, recepisce con apposito provvedimento, previa concertazione con i comuni e con gli altri soggetti interessati di cui all'articolo 14, comma 2, lettera a), i livelli essenziali e omogenei delle prestazioni di cui all'articolo 18 sulla base dei seguenti criteri:
In attuazione dell'atto di indirizzo e coordinamento di cui all'articolo 3- septies, commi 6 e 8 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell' articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421) ed al fine di rispondere ai bisogni che richiedono unitariamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale in grado di garantire, anche nel lungo periodo, il benessere delle persone, la Giunta regionale, di concerto con la Conferenza regionale permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria di cui all' articolo 108 della legge regionale 44/2000, con propria deliberazione, sulla base di quanto disposto dalla normativa nazionale in materia, fornisce indicazioni relative alle prestazioni essenziali ad integrazione socio-sanitaria, determinandone gli obiettivi, le funzioni, i criteri di erogazione, di funzionamento e di finanziamento.
La Giunta regionale, al fine di assicurare che gli interventi e servizi sociali siano orientati alla qualità, in termini di adeguatezza delle risposte ai bisogni, all'efficacia ed efficienza dei metodi e degli interventi ai fini dell'accreditamento di cui all'articolo 29, adotta specifici standard ed indicatori di qualità utili a verificare e valutare i seguenti parametri:
La Regione sviluppa specifiche azioni mirate a facilitare l'accesso ai servizi e alle prestazioni sociali, con particolare attenzione ai residenti in zone svantaggiate, nelle aree montane, collinari e rurali e nei piccoli centri.
Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, con la partecipazione delle associazioni degli utenti, è adottata in ogni ambito territoriale di riferimento la carta dei servizi, in conformità agli schemi generali di cui all' articolo 13 della legge 328/2000.
Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale definisce i criteri e le procedure per l'esercizio delle funzioni di vigilanza, le tipologie dei servizi e delle strutture oggetto della vigilanza, i requisiti gestionali e organizzativi dei servizi di cui al comma 1, nonchè le modalità per la promozione dello svolgimento delle funzioni medesime ed i termini per la regolarizzazione delle irregolarità relative all'esercizio di attività socio-assistenziali e socio-sanitarie non autorizzate.
Il diritto all'esercizio dei servizi e delle attività delle strutture di cui all'articolo 26, comma 1 è conferito al soggetto che ne fa richiesta mediante un provvedimento amministrativo di autorizzazione.
La cessazione dell'attività svolta va comunicata almeno centoventi giorni prima all'ente titolare della funzione autorizzativa e determina la decadenza dell'autorizzazione.
Si procede alla revoca immediata del titolo autorizzativo nel caso di emanazione, a carico del titolare dell'autorizzazione, di sentenza passata in giudicato per i reati di cui all'articolo 27, comma 5 e nei suoi confronti non può essere rilasciata autorizzazione alcuna prima di cinque anni dal provvedimento di revoca del precedente titolo autorizzativo.
In caso di esercizio di attività socio assistenziali e socio sanitarie non autorizzate, il soggetto titolare della funzione di vigilanza, esperiti gli opportuni accertamenti, fermi restando i presupposti e i requisiti previsti, promuove la regolarizzazione dell'attività impartendo le prescrizioni necessarie e assegnando un termine per ottemperarvi, da definirsi con l'atto amministrativo di cui all'articolo 26, comma 4, fatta comunque salva la irrogazione delle sanzioni di cui all'articolo 30.
Le strutture autorizzate ed accreditate sono convenzionabili con il sistema pubblico nei limiti previsti dal piano socio-sanitario regionale.
L'esercizio dei servizi e delle strutture socio assistenziali pubbliche e private a ciclo residenziale e semiresidenziale senza la prescritta autorizzazione o con eccedenza di ospiti rispetto ai posti autorizzati, l'inosservanza delle disposizioni di cui all'articolo 27, commi 5 e 6, nonchè la reiterata inadempienza alle singole prescrizioni impartite dal titolare delle funzioni di vigilanza, costituiscono illecito amministrativo.
La misura delle sanzioni per gli illeciti di cui al comma 1 è individuata con atto deliberativo dalla Giunta regionale fatto salvo il principio di specialità di cui all' articolo 9 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale).
Qualora sia accertato l'esercizio di servizi e di strutture non coerente con la specialità del titolo autorizzativo, alle sanzioni di cui ai commi 1 e 2 si accompagna un'ordinanza che ingiunga a provvedere entro un congruo termine, comunque, non superiore a trenta giorni, al ripristino ad operare nel pieno rispetto di quanto autorizzato, fatti salvi gli adeguamenti immediatamente applicabili nonchè le disposizioni che prevedono la revoca del titolo autorizzativo.
La Giunta regionale, sulla base dell'atto di indirizzo e coordinamento del governo di cui all'articolo 5, commi 3 e 4 della legge 328/2000, adotta specifici indirizzi per regolamentare i rapporti tra enti locali e terzo settore, con particolare riferimento ai sistemi di affidamento dei servizi alla persona ed alle modalità per valorizzare l'apporto del volontariato nell'erogazione dei servizi.
La Regione individua le seguenti figure professionali dei servizi sociali:
gli animatori professionali socio-educativi.
Per l'esercizio della professione di educatore professionale è richiesto, alternativamente, il possesso dei seguenti titoli:
laurea di educatore professionale conseguita ai sensi del decreto ministeriale 8 ottobre 1998, n. 520.
laurea in scienze dell'educazione, curriculum animatore professionale socio educativo o lauree con contenuti formativi analoghi.
I criteri per il riparto del fondo regionale sono finalizzati a privilegiare gli enti gestori istituiti entro gli ambiti territoriali ottimali individuati dalla Regione, ai sensi dell'articolo 8, prevedendo anche eventuali disincentivi per la gestione in ambiti territoriali diversi, nonchèi seguenti enti gestori:
Per i fini di cui al comma 1, la Giunta regionale, mediante l'utilizzo di risorse proprie e di eventuali risorse messe a disposizione da parte di altri soggetti pubblici e privati definisce i programmi per la promozione degli interventi di realizzazione di nuove strutture, di acquisto, di trasformazione di ristrutturazione, di ampliamento e straordinaria manutenzione di strutture esistenti, di acquisto di attrezzature e arredi.
La Giunta regionale adotta linee guida atte ad assicurare una omogenea applicazione nel territorio regionale degli indicatori di cui al comma 1, anche in considerazione di quanto previsto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109 in materia di valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni agevolate, così come modificato dal decreto legislativo 3 maggio 2000, n. 130.
sostegno alla formazione ed allo sviluppo di nuove famiglie, alla cura ed educazione dei figli, al reperimento del lavoro e di abitazioni adeguate con idonee politiche lavorative e abitative, anche attraverso un fondo sociale per gli affitti;
Al fine di sostenere gli impegni e le responsabilità dei genitori, la Regione promuove e incentiva l'istituzione, da parte dei comuni, in raccordo con i consultori familiari, di centri per le famiglie, aventi lo scopo di fornire informazioni e favorire iniziative sociali di mutuo aiuto.
La Regione, in attuazione della legge 27 maggio 1991, n. 176 in materia di ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, promuove il diritto di cittadinanza e la qualità della vita ad ogni persona minore di età, privilegiando la famiglia quale ambito prioritario di crescita, mediante un sistema di sicurezza e di protezione sociale attivo, caratterizzato dall'integrazione degli interventi e dei servizi sociali.
I principi per lo svolgimento delle attività di promozione regionale delle politiche per le persone disabili sono le seguenti:
incremento della rete dei centri diurni, dei CAD nonchè l'estensione della loro fascia oraria;
Il riconoscimento di persona in situazione di handicap grave ai sensi dell' articolo 3, comma 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), costituisce condizione di priorità nell'accesso ai programmi ed ai servizi territoriali.
realizzazione di interventi diretti a mantenere l'autonomia delle persone anziane;
realizzazione di servizi e strutture di sollievo per sostenere le famiglie nel lavoro di cura;
promozione dell'utilizzo di sistemi tecnologici per il collegamento della persona anziana che vive nella propria casa con centri di pronto intervento, nonchè per lo svolgimento delle normali azioni di vita quotidiana all'interno della propria casa, da parte di persone anziane con limitata autonomia;
apertura delle strutture residenziali e diurne alla comunità locale per la promozione dell'incontro intergenerazionale;
incentivi per la permanenza dei cittadini anziani nelle abitazioni di proprietà attraverso il recupero del patrimonio residenziale esistente ed il frazionamento delle unità abitative eccedenti le ordinarie necessità degli anziani che le abitano.
promozione di progetti mirati a rispondere a bisogni specifici di particolari tipologie di persone detenute, quali popolazione femminile, donne con figli, immigrati extracomunitari, persone con problemi di dipendenza.
In via transitoria, fino all'entrata in vigore del provvedimento regionale di cui all'articolo 26, comma 4, le funzioni amministrative di vigilanza, comprese quelle relative alle RSA, sono esercitate dalle ASL e dal Comune di Torino per i servizi e le strutture operanti sul proprio territorio, secondo le modalità e gli indirizzi indicati dagli atti amministrativi regionali di riferimento.
Le funzioni amministrative di vigilanza relative alle RSA gestite direttamente dalle ASL, sono esercitate dalla Regione, secondo le modalità e gli indirizzi indicati dagli atti amministrativi regionali di riferimento.
Le disposizioni di cui alle leggi regionali 14/1986, 22/1990, 40/1995, 10/1996, 59/1996, 73/1996, 16/1997 e 43/1997 e rispettive deliberazioni attuative, riguardanti il finanziamento e la realizzazione di presidi socio-assistenziali, continuano ad applicarsi per tutte le richieste di contributo presentate in seguito a bandi approvati dalla Giunta regionale alla data di entrata in vigore della presente legge.
I contributi regionali in conto capitale, concessi ai sensi delle leggi regionali 22/1990, 40/1995, 10/1996, e 59/1996 per l'acquisto, la ristrutturazione, la riconversione e la nuova costruzione di presidi socio-assistenziali possono essere introitati dai soggetti beneficiari, in via definitiva e senza obbligo di restituzione alla Regione, nella misura e secondo le quantità erogate dagli uffici regionali, nel caso di interventi che risultino parzialmente eseguiti ed i cui termini temporali di realizzazione siano decorsi alla data di entrata in vigore della presente legge.
3. La Regione sostiene l'attività degli istituti nei campi dell'informazione, dell'assistenza, della tutela; in particolare promuove l'espletamento di funzioni di segretariato sociale previste all' articolo 22, comma 4, lettera a) della legge 328/2000.
4. A tali fini sono concessi contributi annui a favore degli istituti di patronato e di assistenza sociale, riconosciuti giuridicamente ai sensi della legge 152/2001, che operano nel territorio della Regione Piemonte.
La lettera b) del primo comma dell'articolo 2 della legge regionale 21 maggio 1975, n. 31 è così riformulata:
b) ''alle iniziative di promozione, di informazione e di prevenzione, di formazione nei settori dell'assistenza e della sicurezza sociale, nonchè di consulenza, per attività finalizzate all'espletamento di pratiche a favore di soggetti e nei settori di intervento previsti dalla legge 152/2001 ''
Il primo comma dell'articolo 3 della legge regionale 21 maggio 1975, n. 31, è così riformulato:
1. I contributi di cui all'articolo 2 lettera a) sono ripartiti a favore di ciascuna sede provinciale degli istituti di patronato e di assistenza sociale in misura direttamente proporzionale al punteggio assegnato dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale.
Il primo comma dell'articolo 6 della legge regionale 21 maggio 1975, n. 31, è così riformulato:
1. Ai fini della concessione di contributi, i responsabili provinciali degli istituti di patronato e di assistenza sociale trasmettono, entro il 31 ottobre di ogni anno, domanda al Presidente della Giunta corredata da una relazione sull'attività svolta e dalla copia, vistata per conformità dagli ispettori provinciali del lavoro di tutti i dati trasmessi, a chiusura dell'attività dell'anno precedente, agli ispettorati medesimi.
La lettera b) del comma 1 dell'articolo 4 della legge regionale 31 agosto 1989, n. 55 è abrogata.
L' articolo 5 della legge regionale 31 agosto 1989, n. 55 è abrogato.
(Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 9 giugno 1994, n. 18 "Norme di attuazione della legge 381/91 'Disciplina delle cooperative socialì")
1. Ai fini di cui all'articolo 1, è istituito l'albo regionale delle cooperative sociali quale ambito unitario delle sezioni provinciali istituite dall' articolo 115 della legge regionale 44/2000
Il comma 5 dell'articolo 2 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18 è sostituito dal seguente:
5. Non sono iscrivibili le cooperative ed i consorzi che abbiano, come esclusivo scopo statutario, lo svolgimento di attività di formazione professionale, di cui alla legge 21 dicembre 1978, n. 845, attuata con legge regionale 25 febbraio 1980, n. 8, nonchè le società cooperative ed i loro consorzi, che organizzino attività di istruzione di qualsiasi ordine e grado.
Il comma 3 dell'articolo 3 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18 èsostituito dal seguente:
3. Il provvedimento di iscrizione è notificato al richedente, al comune ove ha sede legale la cooperativa, all'ASL di competenza, alla prefettura, all'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, agli enti previdenziali ed assistenziali ed è pubblicato gratuitamente per estratto sul bollettino ufficiale della Regione.
Al comma 1 dell'articolo 4 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18 la parola: "Regione" è sostituita dalla parola: "provincia".
Al comma 2 dell'articolo 4 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18 la parola "Regione " è sostituita dalla parola: "provincia".
Il primo capoverso del comma 1 dell'articolo 5 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18, è sostituito dal seguente:
Il comma 3 dell'articolo 5 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18 è sostituito dal seguente:
3. Il provvedimento di cancellazione è comunicato, a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, alla cooperativa o consorzio nonchè agli altri enti individuati al comma 3 dell'articolo 3 della legge ed è pubblicato gratuitamente per estratto sul bollettino ufficiale della Regione.
Al comma 1 dell'articolo 8 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18 le parole: "La Regione prevede" sono sostituite dalle parole: "la Regione e le province prevedono".
La lettera a) del comma 1 dell'articolo 8 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18 è così riformulata:
a) la realizzazione di uno stretto raccordo tra le strutture del sistema formativo regionale e le cooperative sociali, concernente la formazione di base, la riqualificazione e l'aggiornamento degli operatori anche con riferimento alle professionalità impegnate nell'ambito delle attività di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.
Alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 8 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18, dopo la parola: "Regione" sono aggiunte le parole: "e dalle province".
Il comma 1 dell'articolo 14 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18, è sostituito dal seguente:
1. Le province concedono contributi per la realizzazione di progetti di sviluppo ed attività alle cooperative iscritte alla sezione B dell'albo regionale.
La lettera a) del comma 2 dell'articolo 14 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18 è sostituita dalla seguente:
a) gli obiettivi sociali, produttivi e occupazionali, che non possono essere inferiori all'assunzione o all'ammissione a socio lavoratore a tempo indeterminato di almeno una persona svantaggiata, così come definita dall' articolo 4 della legge n. 381/91.
Al comma 3 dell'articolo 14 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18, le parole: "la Regione" sono sostituite dalle parole: "le province".
Il comma 1 dell'articolo 19 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 18, è sostituito dal seguente:
1. Al fine di favorire la continuità lavorativa dei cittadini cui sia venuta meno la situazione di svantaggio, riconosciuta ai sensi della legge n. 381/91, le province intervengono, per un massimo di due anni, con un contributo, corrispondente al 50% degli oneri previdenziali assistenziali versati per detti lavoratori, da erogarsi alle cooperative o datori di lavoro pubblici o privati che li abbiano assunti o li assumano con rapporto di lavoro a tempo indeterminato
h) educazione motoria, promozione delle attività sportive e tempo libero.
5. L'iscrizione al registro del volontariato è incompatibile con l'iscrizione al registro delle associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383
Il comma 1 dell'articolo 4 della legge regionale 29 agosto 1994, n. 38 è sostituito dal seguente:
1. Sono iscritte nel registro regionale e nelle sezioni provinciali le organizzazioni costituite ai sensi dell' articolo 3 della legge n. 266/91, aventi sede legale o articolazioni locali autonome nella Regione Piemonte, qualunque sia la forma giuridica da esse assunta, purchè compatibile con il fine solidaristico.
Il secondo periodo del comma 2 dell'articolo 4 della legge regionale 29 agosto 1994, n. 38 è abrogato.
Il comma 3 dell'articolo 4 della legge regionale 29 agosto 1994, n. 38 è sostituito dal seguente:
3. L'iscrizione è disposta entro novanta giorni dalla data di ricevimento dell'istanza.
Il comma 4 dell'articolo 4 della legge regionale 29 agosto 1994, n. 38 è sostituito dal seguente:
4. Il decreto di iscrizione, o di diniego di iscrizione, è pubblicato gratuitamente per estratto sul bollettino ufficiale della Regione
Il comma 1 dell'articolo 5 della legge regionale 29 agosto 1994, n. 38 è sostituito dal seguente:
1. Le amministrazioni proviciali e regionale provvedono alla revisione annuale del registro al fine di verificare il permanere dei requisiti che hanno dato luogo all'iscrizione. Le organizzazioni iscritte nel registro sono pertanto tenute a trasmettere, entro il 31 luglio di ogni anno, una relazione dettagliata che illustri l'attività svolta, nonchè copia del bilancio
Il comma 2 dell'articolo 5 della legge regionale 29 agosto 1994, n. 38 è sostituito dal seguente:
2. Le amministrazioni provinciali e regionale possono richiedere sia al comune nel cui territorio le organizzazioni di volontariato hanno sede o svolgono la loro attività, sia ad altre pubbliche amministrazioni un parere circa il permanere delle condizioni alle quali è subordinata l'iscrizione
Il comma 3 dell'articolo 5 della legge regionale 29 agosto 1994, n. 38 è sostituito dal seguente:
3. Il venir meno dei requisiti di cui al comma 1 dell'articolo 5 e dell'effettivo svolgimento dell'attività di volontariato comporta la cancellazione dell'organizzazione dal registro.
Il comma 6 dell'articolo 5 della legge regionale 29 agosto 1994, n. 38 è sostituito dal seguente:
6. Le organizzazioni di volontariato iscritte nel registro devono comunicare le variazioni dello statuto, dell'atto costitutivo o dell'accordo degli aderenti entro sessanta giorni dal prodursi dell'evento
1. I centri di servizio di cui all' articolo 15 della legge 266/91, nella programmazione e gestione della propria attività di sostegno alle organizzazioni di volontariato, si uniformano agli indirizzi emergenti dal piano regionale di sviluppo e dai singoli piani di settore.
4. I contributi sono concessi a condizione che gli interventi realizzati consentano l'agibilità dell'immobile e che lo stesso sia vincolato all'uso di cui al comma 2 per la durata di dieci anni; eventuali deroghe al suddetto vincolo possono essere concesse dalla Giunta provinciale con provvedimento motivato.
(Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 23 marzo 1995, n. 45 "Impiego di detenuti in semilibertà o ammessi al lavoro esterno per lavori socialmente utili a protezione dell'ambiente")
Il titolo della legge regionale 23 marzo 1995, n. 45, è modificato dal seguente: "Impiego di detenuti in semilibertà, ammessi al lavoro all'esterno, affidati in prova al servizio sociale o in detenzione domiciliare per lavori socialmente utili".
1. La Regione nell'ambito della propria attività a favore dell'inserimento sociale e del recupero dei detenuti attua, d'intesa con i competenti organi del Ministero di giustizia interventi per l'impiego di detenuti in semilibertà, ammessi al lavoro all'esterno, affidati in prova al servizio sociale o in detenzione domiciliare in opere e servizi socialmente utili, promossi d'intesa con gli enti locali e da questi gestiti avvalendosi, di norma, dei cantieri di lavoro
1. La Giunta regionale approva, con propria deliberazione le norme attuative della presente legge, sentiti il Tribunale di sorveglianza, il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria e le associazioni degli enti locali.
(Modifiche alla legge regionale 15 gennaio 1973, n. 3 "Criteri generali per la costruzione, l'impianto, la gestione ed il controllo degli asili-nido comunali costruiti e gestiti con il concorso dello Stato di cui alla legge 6 dicembre 1971, n. 1044 e con quello della Regione")
L' articolo 1, comma 1, della legge regionale 15 gennaio 1973, n. 3 è sostituito dal seguente:
1. I comuni, singoli od associati nelle forme previste dalla legge, e le comunità montane o collinari possono usufruire dei contributi dello Stato, ai sensi della normativa vigente, e di quelli della Regione, a norma della presente legge, sia per la costruzione e l'impianto, sia per la gestione degli asili-nido
legge regionale 26 marzo 1976, n. 15 (Norme per l'esercizio delle funzioni trasferite dal DPR 15-1-1972, n. 9, in materia di nomina dei Consigli di Amministrazione delle IPAB);
legge regionale 6 gennaio 1978, n. 2 (Norme sullo scioglimento degli EECCAA, sul passaggio delle attribuzioni del personale e dei rapporti patrimoniali ai Comuni ai sensi dell' articolo 25 del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616);
legge regionale 23 gennaio 1987, n. 7 (Norme urgenti concernenti la proroga dei termini previsti dagli artt. 36 della l.r. 23 agosto 1982, n. 20 ed 8 della l.r. 11 febbraio 1985, n. 9, il regime transitorio per la riconversione delle IIPPAB infermerie e la nuova numerazione delle Unità Socio-Sanitarie Locali subcomunali di Torino);
legge regionale 4 giugno 1987, n. 31 (Modifica della l.r. 23 gennaio 1987, n. 7 'Norme urgenti concernenti la proroga dei termini previsti dagli artt. 36 della l.r. 23 agosto 1982, n. 20 ed 8 della l.r. 11 febbraio 1985, n. 9, il regime transitorio per la riconversione delle IIPPAB infermerie e la nuova numerazione delle Unità Socio-Sanitarie Locali subcomunali di Torinò);
Gli articoli 114, 115, 116 e 117 della legge regionale 26 aprile 2000, n. 44, come inseriti dall' articolo 10 della legge regionale 15 marzo 2001, n. 5, sono abrogati.

References: Art. 7

Art. 44

Art. 45

Art. 46

Art. 47

Art. 48

Art. 49

Art. 50

Art. 51

Art. 52

Art. 53

Art. 54

Art. 55

Art. 56

Art. 58

Art. 59

Art. 60

Art. 61

Art. 62

Art. 63

Art. 65
 articolo 128
 articolo 3
 articolo 1
 articolo 5
 articolo 8
 articolo 10
 articolo 1
 articolo 26
 articolo 3
 articolo 20
 articolo 19
 articolo 1
 articolo 1
 articolo 108
 articolo 13
 sentenza 
 articolo 9
 articolo 3
 articolo 22
 articolo 5
 articolo 115
 articolo 4
 articolo 3
 articolo 15
 articolo 1
 articolo 25
 articolo 10