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Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali - PDF
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Lidia Spada
1 Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali Il lavoro nel settore dei servizi sociali e le professioni sociali Rapporto a cura del FORMEZ Febbraio 2009 Direzione Generale per la gestione del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali e monitoraggio della spesa sociale 12 Indice EXECUTIVE SUMMARY 4 PARTE I - IL SISTEMA DI REGOLAZIONE DEL LAVORO E DELLE PROFESSIONI SOCIALI 5 1. LE PROFESSIONI SOCIALI NELLA NORMATIVA NAZIONALE E REGIONALE Metodologia Le professioni sociali nei provvedimenti normativi nazionali Le professioni sociali nella normativa regionale Il riordino dei profili professionali: lo stato dell arte nelle diverse regioni Le schede di sintesi dei profili di riferimento LE PROFESSIONI SOCIALI NELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA Analisi di alcuni applicati alle professioni sociali IL SISTEMA DI REGOLAZIONE DEL LAVORO E DELLE PROFESSIONI SOCIALI IN INGHILTERRA, SPAGNA E GERMANIA Il sistema di regolazione in Germania Il quadro di regolazione in materia di servizi sociali La riforma dei servizi per la non autosufficienza Il quadro di regolazione del sistema educativo e della formazione professionale Il quadro di regolazione del sistema delle professioni Catalogo delle professioni nei servizi sociali Quadro dei rapporti contrattuali nel settore dei servizi sociali Il sistema di regolazione in Inghilterra Quadro normativo e contrattuale delle professioni: Sistema e strumenti di regolazione caratteristiche generali Evoluzione delle politiche in materia di servizi sociali in Inghilterra Il quadro di regolazione delle competenze istituzionali Gli strumenti di regolazione dei servizi e delle professioni sociali Regolazione delle professioni sociali Dimensioni del lavoro nei servizi sociali: la forza lavoro del settore sociale Le tipologie di servizi e di utenti Il sistema di regolazione in Spagna Il sistema di regolazione e competenze istituzionali del sistema dei servizi sociali I servizi e le politiche per la non autosufficienza in Spagna La regolazione del sistema dei servizi sociali in Catalogna Il sistema della formazione professionale e di catalogazione delle professioni 115 Bibliografia, fonti e documenti 1223 PARTE II IL LAVORO E LE PROFESSIONI SOCIALI ANALISI SUL CAMPO 126 Premessa 126 Lo strumento di rilevazione IL CASO DEL DISTRETTO DEL PLUS 21- (SARDEGNA) La scelta del caso studio e la metodologia di analisi seguita Il sistema locale dei servizi sociali: istituzioni, soggetti, attività Il sistema dei servizi sociali nella Regione Sardegna Il sistema dei servizi sociali nell Ambito del PLUS L offerta sociale Il lavoro nei servizi sociali Analisi quantitativa, occupati, tipologia, profili professionali La spesa per la retribuzione del personale Aspetti qualitativi e criticità del lavoro nei servizi sociali Aspetti qualitativi, criticità del sistema locale dei servizi sociali e conclusioni 164 Bibliografia, fonti e documenti IL CASO DEL DISTRETTO DI TRIGGIANO (PUGLIA) La scelta del caso studio e la metodologia di analisi seguita Il sistema locale dei servizi sociali: istituzioni, soggetti, attività Il sistema dei servizi sociali nella Regione Puglia Il sistema dei servizi sociali nell Ambito Territoriale di Triggiano L offerta sociale Il lavoro nei servizi sociali Analisi quantitativa, occupati e tipologia, profili professionali La spesa per la retribuzione del personale Aspetti qualitativi e criticità del lavoro nei servizi sociali Aspetti qualitativi, criticità del sistema locale dei servizi sociali e conclusioni 209 Bibliografia, fonti e documenti ALLEGATI 216 Allegati al Capitolo I 216 Allegati al Capitolo II 246 Allegati al Capitolo III 277 Allegati al Capitolo IV 302 Allegati al Capitolo V 324 34 EXECUTIVE SUMMARY Il documento presenta i risultati del Progetto Il lavoro nel settore dei servizi sociali e le professioni sociali commissionato dal Ministero della Solidarietà Sociale e realizzato dal Formez nel corso del 2008 Il Progetto prevedeva la realizzazione di un attività di ricerca finalizzata a fornire un quadro conoscitivo e un impianto metodologico funzionali al percorso di riordino delle professioni sociali previsto dalla legge quadro di riforma del welfare locale L. 328/2000. La parte I del documento illustra i risultati della prima linea di attività del Progetto nell ambito della quale è stato ricostruito il quadro dei principali provvedimenti normativi nazionali e regionali che regolano le figure professionali che operano nel campo dei servizi alla persona e sono stati analizzati i principali contratti collettivi nazionali applicati. Viene inoltre riportato un quadro delle modalità di regolazione del lavoro e delle professioni sociali in tre paese europei: Inghilterra, Germania e Spagna. Nella II parte vengono presentati i risultati di un approfondimento sul campo, condotto nell Ambito Sociale del PLUS 21 della Regione Sardegna e nell Ambito di Triggiano della Regione Puglia, finalizzato a ricostruire le principali dimensioni e caratteristiche qualiquantitative del lavoro sociale nella rete dei servizi, con riferimento sia al settore pubblico che a quello privato. La ricerca è stata possibile solo grazie all'interesse e alla collaborazione degli amministratori locali, funzionari pubblici e responsabili di cooperative sociali e organizzazioni no profit che hanno accettato di rispondere ai nostri questionari e condividere le loro valutazioni sui problemi al centro dell'indagine. Li ringraziamo tutti per la loro disponibilità e collaborazione. La ricerca è stata realizzata da un Gruppo di lavoro che ha integrato competenze diverse. L'impostazione e il coordinamento del lavoro sono state curate da Clara Poddighe, responsabile del Progetto per il Formez, che con la collaborazione di Rita Loi ha curato la stesura definitiva del rapporto. Hanno fatto parte del gruppo di lavoro: per l attività di analisi normativa Stefania Baghino, Jessica Contieri, Cristina Defalchi, Carla Fonzo, Rita Loi, Emilia Presutti, Anna Maria Tanda e Mariangela Vuolo; per l analisi della contrattazione collettiva Enzo Veneziano; per lo studio dei casi europei Alfredo Amodeo, Timo Lutz e Anna Paola Usai; per l analisi sul campo nel Distretto del PLUS 21 Cristina Defalchi, Carla Fonzo e Rita Loi; per l analisi sul campo nel Distretto di Triggiano Anna Pina Cuccurullo, Giuseppe Chiapperino e Giulia Sannolla. 45 PARTE I - IL SISTEMA DI REGOLAZIONE DEL LAVORO E DELLE PROFESSIONI SOCIALI 1. LE PROFESSIONI SOCIALI NELLA NORMATIVA NAZIONALE E REGIONALE 1.1. Metodologia Metodologia di raccolta e analisi degli atti normativi La rilevazione della normativa nazionale e regionale (leggi e atti secondari) che regolamenta le professioni sociali è stata operata attraverso l utilizzo di diverse fonti: Il Sistema di informazione giuridica Dejure Edizioni Giuffrè aggiornato al 2008 (http://dejure.giuffre.it) le banche dati degli atti normativi regionali disponibili online sui siti internet istituzionali delle diverse Regioni la Banca dati della normativa nazionale e regionale dal 1971 ad oggi consultabile on line sul sito della Camera dei Deputati (http://camera.ancitel.it/lrec/) Sono stati inoltre consultati alcuni servizi disponibili su portali tematici regionali 1. A completamento è stato utilizzato il motore di ricerca generico (www.google.it), che rimanda a vari siti a tema quali quello degli ordini professionali degli psicologi o degli assistenti sociali. Lo spoglio delle raccolte normative è stato condotto, oltre che per area tematica (Beneficenza e Opere Pie -Assistenza Sociale-; Sanità e Igiene 2 ) per parole chiave, a partire da una prima lista predisposta dal team di ricerca 3, progressivamente incrementata/implementata nel corso dell analisi e costantemente condivisa all interno del gruppo di lavoro al fine di garantire l utilizzo di criteri di ricerca omogenei per tutte le Regioni. Questo approccio metodologico ha consentito: di estendere l esame anche a singoli articoli e commi contenuti in leggi trasversali (esempio leggi finanziare) e non direttamente riconducibili, sulla base della loro intitolazione e della loro classificazione tematica all interno delle banche dati, alla materia oggetto di analisi; di analizzare e catalogare anche quelle norme che solo menzionavano uno o più figure (per esempio elencando le figure professionali operanti o da prevedere come dotazione minima all interno di uno specifico servizio/struttura) pur non prevedendone una vera e propria regolamentazione con riferimento ai campi di indagine individuati dal team di ricerca (funzioni, competenze, requisiti di accesso, formazione, struttura). 1 Tra questi citiamo a titolo esemplificativo: 2 Sono stati riportati a titolo esemplificativo alcune delle aree tematiche/canali tematici di ricerca utilizzabili nella Banca Dati Dejure ) 3 La lista delle parole chiave conteneva la denominazione delle più diffuse professioni sociali (es. assistente sociale, animatore, psicologo) e di alcuni servizi/strutture (es. assistenza domiciliare, centro di aggregazione, asilo nido; le principali aree di intervento sociale (es. dipendenze, disabilità). 56 È stato inoltre possibile catalogare tutte quelle norme che, pur non facendo riferimento a specifici profili o figure professionali, contenevano delle disposizioni applicabili in via generale al complesso delle figure professionali operanti nel settore dei servizi sociali (dichiarazioni di principio sulla necessità della formazione; indicazioni sulle modalità di programmazione ed organizzazione della formazione; proposte di riordino delle professioni sociali). L analisi e l inventario normativo ha riguardato anche i Piani sociali regionali; normalmente è stato esaminato l ultimo Piano approvato e/o la proposta di Piano al momento in fase di approvazione 4. Va precisato che diversi atti potenzialmente rilevanti ai fini dell analisi, non sono stati reperiti attraverso le fonti utilizzate per la ricerca (trattasi prevalentemente di Deliberazioni di Giunta o di Consiglio regionale richiamate, con estremi e intitolazione, in altri atti normativi o sintetizzate in altri documenti di settore analizzati). La catalogazione delle norme ha tenuto conto in via generale delle abrogazioni esplicite di leggi e regolamenti e delle abrogazioni implicite 5. La rilevazione di queste ultime, che denuncia un ineliminabile grado di discrezionalità da parte dell interprete, presuppone un lavoro minuzioso di comparazione dei testi normativi che è stato parzialmente avviato e di cui si è tenuto traccia attraverso l inserimento di note esplicative nel database utilizzato per la catalogazione degli atti 6. Un ulteriore aspetto che necessiterebbe di maggiori approfondimenti attiene alle modalità con le quali nelle diverse Regioni continuano a trovare applicazione regolamenti e deliberazioni che formalmente avrebbero dovuto cessare di produrre effetto in ragione dell abrogazione degli atti primari che li hanno generati (è il caso di piani sociali o regolamenti attuativi che regolamentavano aspetti specifici che non sono stati oggetto di nuova disciplina). La normativa raccolta è stata sistematizzata per l analisi in un database (DB_ProfessioniSociali) in formato access. Sono state esaminate nel complesso le norme di tutte le Regioni, comprese le due Province Autonome di Trento e Bolzano. Nell ambito delle attività di coordinamento dei gruppi di lavoro coinvolti nella realizzazione delle indagini sull occupazione e le professioni nel settore sociale, si è avuta l opportunità di sottoporre alle 12 Regioni 7 che aderiscono al Protocollo d Intesa, sottoscritto tra il Ministero della Solidarietà Sociale e la Regione Veneto, il risultato della ricerca. Ai referenti regionali è stata richiesta la verifica dello stato di vigenza degli atti rilevati per la 4 Ad esempio per la Regione Marche è stata esaminata la bozza di Piano sociale regionale ; per la Sardegna il Piano socio-assistenziale per il triennio e la bozza del nuovo Piano regionale in attesa di approvazione da parte del Consiglio Regionale. 5 Ci si riferisce a quelle abrogazioni determinate dalla incompatibilità del significato normativo di una disposizione precedente rispetto a quello dettato da una norma dello stesso grado successiva 6 In Regione Puglia ad esempio la Legge regionale n. 19/2006 e il relativo regolamento attuativo n. 4/2006 hanno ridisciplinato in maniera complessiva il sistema dei servizi alla persona prevedendo, tra l altro, il progressivo adeguamento alle proprie disposizioni delle diverse leggi di settore esistenti. Analogo discorso può essere fatto in Regione Marche per ciò che concerne la legge regionale n. 20/2002 e i relativi regolamenti di attuazione in materia di autorizzazione delle strutture e dei servizi sociali a ciclo residenziale e semiresidenziale. Il lavoro di comparazione dei testi normativi per l individuazione di eventuali abrogazioni implicite è stato avviato, sono state inserite delle note a commento di quegli atti normativi potenzialmente oggetto di abrogazioni implicite. 7 Friuli Venezia Giulia; Emilia Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Puglia; Piemonte; Liguria; Basilicata; Calabria; Molise 67 Regione di appartenenza e l indicazione di eventuali ulteriori norme significative rispetto agli obiettivi della ricerca, anche emanate in data successiva a quella di chiusura della rilevazione (giugno 2008). Sei Regioni (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Toscana, Umbria e Veneto) hanno fatto pervenire al gruppo di ricerca i risultati della propria validazione, alla luce dei quali si è provveduto ad integrare e aggiornare i contenuti del Database della normativa e le relative elaborazioni. 78 Il DB_Professioni sociali Il DB_ProfessioniSociali è articolato in due maschere. La prima denominata Dati generali consente di inserire gli estremi dell atto normativo inventariato (anno, numero, fonte sulla produzione, titolo, soggetto emanatore, area di contenuto 8 ) oltre a contenere un campo di testo libero che è stato utilizzato per riportare annotazioni/osservazioni e commenti relative a specifici elementi di contenuto del medesimo testo normativo che, pur non facendo riferimento a specifiche figure professionali, sono stati valutati rilevanti ai fini della ricerca. La seconda, denominata Figure professionali, consente di associare all atto normativo schedato nella prima maschera le diverse figure/professioni dallo stesso regolamentati. Per ciascuna è possibile compilare, secondo criteri che terranno conto degli elementi più significativi emersi dall analisi della normativa, un record/scheda distinto articolato nei seguenti campi d indagine: denominazione; competenze, funzioni, formazione, requisiti d accesso, servizi/struttura presso cui opera, livello/area di contenuto professionale, area di welfare, settore di riferimento (sociale, sanitario o socio-sanitario). È inoltre previsto un campo di testo libero per eventuali annotazioni/ commenti aggiuntivi relativi a elementi regolamentati e non classificabili nei campi predefiniti. Sono state predisposte una serie di interrogazioni per la produzione di alcuni schemi di sintesi ed elaborazione dei dati inseriti (ad esempio è possibile richiedere la produzione di un report che riporta la Distribuzione delle figure rilevate per Regione; la Distribuzione delle norme intervenute sulle figure per tipologia di atto etc.) 8 Gli atti sono stati classificati in 3 aree di contenuto: Programmazione e indirizzo, Istituzione e Standard di funzionamento di servizi e Regolazione profili. 89 FIGURA DB MASCHERA SULLA NORMATIVA FIGURA DB MASCHERA SULLE FIGURE PROFESSIONALI 910 1.2. Le professioni sociali nei provvedimenti normativi nazionali La natura degli interventi in relazione alle fonti. Sono stati esaminati 45 provvedimenti nazionali, che intervengono sulla disciplina in esame e che si ritengono notevoli: TAB PROVVEDIMENTI NAZIONALI ESAMINATI Primarie Secondarie Fonti Tipologia di provvedimento Dati Totali Leggi (comprese legge di conversione di D.L.) Decreti Legislativi 5 DM(sono coinvolti i Ministeri della Sanità, dell Istruzione, della Giustizia) DPR 6 DPCM 2 Accordi tra ministeri 2 Intesa Conferenza Stato-Regioni e Province autonome. Totale complessivo 45 Le fonti primarie disciplinano le professioni sociali principalmente attraverso interventi organici relativi: a. alla materia dei servizi sociali considerata in termini generali o con riferimento a specifiche tipologie di bisogno; b. alle singole figure professionali (assistenti sociali, psicologo, OSS e educatori). Nel dettaglio è possibile rilevare che gli interventi relativi alle singole professioni sono in gran parte riferibili a due sottomaterie i requisiti d accesso e la formazione, quest ultima peraltro disciplinata solo per principi. Tale osservazione conduce immediatamente all esame della normativa secondaria, concentrandosi la medesima proprio sul dettagliare la disciplina per principi contenuta in quella primaria. Gli aspetti in essa regolamentati attengono: a. nel 66% circa dei casi ai percorsi formativi e di accesso a specifiche professioni (Corsi universitari e/o corsi per l acquisizione di qualifiche professionali; equipollenza dei titoli; disciplina degli esami di Stato; istituzione di albi professionali). b. nel 15% alla definizione di requisiti minimi (a garanzia della prestazione minima essenziale) per l autorizzazione al funzionamento di alcuni servizi e/o strutture, ivi compresi quelli relativi alla dotazione del personale c. nel 19% alla definizione di linee strategiche di intervento in risposta a specifici fenomeni sociali o socio-sanitari (alcol dipendenza, immigrazione). Tra gli atti analizzati rilevano in particolare le intese raggiunte in sede di Conferenza Stato- Regioni e Province autonome relative all individuazione della figura professionale dell Operatore socio-sanitario (OSS) con la quale si realizza, dal punto di vista delle professionalità, l integrazione socio sanitaria resa necessaria dall impossibilità di separare interventi di cura da interventi di prevenzione, riabilitazione e recupero sociale della persona. Rileva in particolare l Accordo del 22 febbraio del 2001 che istituisce il profilo11 definendone competenze e ambiti di operatività e disciplinando l ordinamento didattico dei corsi di formazione. Il provvedimento de quo si segnala per l essere paradigmatico rispetto al tipo di intervento normativo che la legislazione nazionale in genere si riserva e per il rappresentare un precedente destinato a imporsi in questa materia dove la concorrenza delle fonti statali e regionali è obbligatoria. Quanto al primo aspetto ci si occupa della ripartizione di competenze tra Stato e Regioni nella materia della formazione del profilo professionale con affidamento alle seconde di una funzione di programmazione e adeguamento al territorio dei principi dettati dal primo. A ciò segue l indicazione dei requisiti d accesso e dei principi cui devono attenersi i corsi di formazione. Quanto al secondo aspetto la sede in cui si realizza l intesa dà ragione dell esigenza di un accordo necessario volto a garantire, in una materia in cui è essenziale, un minimo di uniformità delle prestazioni. TAB FIGURE PROFESSIONALI RILEVATE NELLA NORMATIVA NAZIONALE Profilo di riferimento Figure professionali Fonti primarie Fonti secondarie Totale Animatore 1 1 Assistente sociale Assistente sociale Assistente sociale 2 2 specialista Educatore Educatore professionale 7 7 Educatore per adulti 1 1 Operatore psicopedagogico Pedagogista 1 1 Figura educativa 1 1 Educatore d infanzia Assistente all infanzia 1 1 Educatore di comunità 1 1 Puericultrice Vigilatrice d infanzia Figure tecniche Responsabile della 1 1 struttura Mediatore Mediatore culturale Operatore Operatore d assistenza 1 1 d assistenza Operatore sociosanitario Operatore socio-sanitario (OSS) (OSS) Psicologo Psicologo Sociologo Sociologo 1 1 Dall analisi dello schema emerge una netta prevalenza degli interventi della normativa secondaria con riferimento alla materia delle singole professioni sociali. Solo alcune di queste possono vantare un riconoscimento legislativo più o meno importante. Rilevano in particolare l assistente sociale per ragioni numeriche in quanto ben quattro dei tredici provvedimenti che lo riguardano sono fonti primarie, l Educatore Professionale definito tra l altro solo per il comparto sanitario, mentre manca un profilo unico per chi lavora nella sanità, nel sociale e nelle strutture penitenziarie e l operatore socio-sanitario per la configurazione recente del profilo professionale. Appare significativo, rispetto all oggetto della ricerca, la presenza di un progetto di legge mai trasformatosi in legge che risale al 1996 relativo all istituzione dell albo professionale degli assistenti domiciliari, figura che ha un ampia diffusione e che risulta regolata in diverse regioni. 1112 1.3. Le professioni sociali nella normativa regionale Metodologia di analisi dei dati selezionati L analisi dei documenti normativi che direttamente e/o indirettamente incidono sulle professionalità sociali si è avvalsa di un approccio di tipo prevalentemente qualitativo. La scelta del metodo, condizionata dalla forte diversificazione dell oggetto d indagine, è apparsa l unica in grado di restituire un quadro analitico sulle connessioni tra figure professionali e ambiti di intervento degli atti di regolamentazione. La complessità della materia, che ricordiamo contempla atti normativi che generalmente incidono solo su singoli aspetti delle figure professionali sociali, ha richiesto l assunzione di un quadro interpretativo in grado di semplificare, salvaguardando le caratteristiche analitiche, la pluralità delle informazioni rilevate. Il percorso di elaborazione è stato scandito da una prima fase di classificazione delle diverse figure rilevate in gruppi omogenei, denominati profili di riferimento, definiti come l insieme delle figure professionali che hanno in comune un corpus di conoscenze e processi lavorativi, cioè un campo di lavoro dove esercitare le competenze. L identificazione si è basata in prima istanza, sulla nomenclatura presente nel documento normativo; in secondo luogo, sono state attribuiti al medesimo profilo anche figure con denominazioni diverse, ma con qualifiche professionali, competenze e funzioni affini. Successivamente, l approfondimento delle informazioni rilevate attraverso alcune variabili discriminanti, come per esempio criteri d accesso, funzioni, competenze, contesto operativo, hanno consentito l elaborazione e la definizione di tre aree di contenuto professionale, all interno delle quali sono state ricondotte tutte le figure censite. L elaborazione e la descrizione delle aree di contenuto professionale si basano su astrazioni concettuali e strumenti interpretativi dell insieme di competenze che qualificano il sistema di welfare; criterio sicuramente soggettivo e discutibile, ma che ha evidenziato la sua efficacia in quei contesti regionali che hanno avviato il processo di riordino delle professioni sociali, quale metodo di lettura e organizzazione delle qualifiche rilasciate dal sistema formativo. Infine, attraverso l analisi delle tipologie di servizi e degli ambiti di intervento descritti dai singoli atti normativi è stato possibile individuare e descrivere i diversi livelli di welfare (liveas) in cui le figure professionali svolgono il proprio ruolo. Descrizione delle aree di contenuto professionale Professioni che operano nell ambito dell assistenza sociale di base In questo primo gruppo sono state inserite tutte quelle figure che si occupano direttamente della cura e dell assistenza materiale di persone in perdita di autonomia fisica o che comunque hanno difficoltà nell espletamento delle attività di vita quotidiana; funzioni che richiedono attitudini nell agevolazione dei rapporti interpersonali, costanza nella routine, capacità di reagire alle emergenze, competenze relazionali. Di seguito, si citano le principali figure collocate in questa area: addetto all assistenza di base, operatore socioassistenziale, Adest, assistente familiare, assistente domiciliare ecc. Professioni tecnico/specialistiche Questo gruppo include tutte quelle figure professionali che con diversi livelli di conoscenze nelle discipline socio-educative e psico-pedagogiche e con specifiche competenze nel campo della comunicazione e della mediazione contribuiscono a rilevare e valutare la domanda sociale nella sua complessità, a prevenire comportamenti a rischio, a 1213 promuovere l integrazione sociale nei territori, i diritti di cittadinanza sociale, la costruzione di reti solidali, nonché lo sviluppo equilibrato delle singole personalità nelle diverse fasi della vita. A titolo esplicativo si riportano alcune figure inserite in questa area: Animatore (in tutte le sue declinazioni per es. animatore di comunità, sociale, socio-culturale ecc). Educatore con le diverse specializzazioni di contesto (educatore di strada, di infanzia, domiciliare ecc). Operatore (educativo, di strada, specializzato, ecc), Sociologo, Pedagogista, Comunicatore sociale, Orientatore, Mediatore (culturale, familiare, linguistico ecc). Professioni manageriali Questo gruppo include tutte quelle figure a cui gli atti di regolamentazione attribuiscono ruoli e funzioni di tipo gestionale e manageriale: coordinamento di progetti e servizi; responsabilità nell organizzazione delle strutture residenziali; promozione di attività di riqualificazione del personale; coordinamento degli ambiti socio-sanitari; direzione dei processi di programmazione e monitoraggio delle politiche sociali; promozione dei processi di costruzione dei sistemi di qualità sociale ecc. Descrizione dei livelli di welfare Welfare d accesso Rientrano in quest area tutti gli interventi rivolti all intera comunità che hanno la caratteristica di essere orientati a fornire una vasta gamma di informazioni, in grado di assicurare la lettura e la decodifica della domanda e di accompagnare i cittadini verso l elaborazione di programmi specifici. In un ottica di costruzione di un sistema integrato di interventi e servizi, il welfare d accesso è l elemento di connessione che garantisce la presa in carico tempestiva dell utente e la predisposizione di progetti/programmi individualizzati. La complessità e la varietà di funzioni attribuite al welfare d accesso, vedono la presenza di figure e qualifiche differenti ovvero da un lato, qualifiche intermedie, a cui si accede dopo il 2 ciclo dell istruzione, che agiscono nel così detto welfare di cittadinanza per informare, orientare, accompagnare nell utilizzo delle opportunità sociali presenti nel territorio; dall altro qualifiche rilasciate dopo un percorso di studio universitario, quindi, figure istituzionalmente preposte alla costruzione di percorsi individualizzati ed alla presa in carico dell utente. Welfare domiciliare Rientrano in quest area tutti gli interventi e servizi rivolti all ambito primario della vita delle persone, basati sull attenzione ai luoghi e ai soggetti protagonisti della cura. I servizi domiciliari, nell ambito degli interventi per la domiciliarità e, più complessivamente, del sistema locale dei servizi sociali a rete, sono volti ad assicurare il sostegno ai progetti di vita delle persone e delle famiglie nel loro ambiente relazionale. Nei confronti delle persone che non riescono a provvedere autonomamente alle proprie esigenze di vita quotidiana, i servizi domiciliari si pongono l obiettivo di potenziarne e mantenerne l autonomia e il benessere valorizzando capacità di autodeterminazione e di vita indipendente. Nei confronti delle famiglie in situazione di difficoltà, i servizi domiciliari si pongono l obiettivo di supportare e accompagnare la famiglia nell assunzione delle responsabilità genitoriali e degli impegni di cura. Innanzitutto, va rilevato che, la realtà dell assistenza domiciliare (servizi di cura e assistenza materiale) è caratterizzata dalla cospicua presenza di figure come l assistente familiare, che alcune regioni hanno già regolamentato attraverso la costruzione di un percorso ad hoc di formazione breve e di certificazione delle competenze acquisite nelle esperienze lavorative pregresse; 1314 In quest area, inoltre prevale la qualifica di Operatore Socio Sanitario (OSS), nonché l operatore socio assistenziale (OSA) ed altre figure similari (ADEST, OTA ecc..) che molte Regioni hanno già deciso di ricondurre all OSS, pur nella consapevolezza delle problematiche connesse alla definizione di questa figura e, soprattutto, di quanto anche da essa dipenda l integrazione socio-sanitaria, percorso fondamentale ma ancora tutto da costruire su gran parte del territorio nazionale. Per quanto riguarda le funzioni di sostegno alla genitorialità e di promozione delle capacità individuali di ciascuna persona sono svolte da figure quali l assistente sociale, l educatore professionale, lo psicologo, il pedagogista, individuabili a seconda delle caratteristiche e delle problematicità dell utente. Welfare comunitario Rientrano in quest area tutti gli interventi rivolti a rafforzare le responsabilità diffuse e i legami familiari, comunitari e di vicinato, come espressione di cittadinanza attiva e prevenzione del disagio e dell insicurezza sociale. I servizi comunitari mirano a promuovere l uscita dalla spirale dell emarginazione e dell assistenzialismo, rafforzando le capacità e le risorse delle persone attraverso azioni di promozione, prevenzione, socializzazione e accompagnamento sociale in percorsi di inserimento nel contesto sociale, lavorativo, abitativo, economico. Un area estremamente ampia, nella quale si collocano sia le figure professionali dedite all educazione, alla socializzazione e all inserimento sociale di bambini, ragazzi, giovani, adulti, disabili, anziani; sia le figure che operano nel campo della mediazione(interculturale, familiare, finalizzata all inserimento lavorativo) che richiede competenze di tipo psico-pedagogico. Welfare residenziale e semiresidenziale E l area costituita dall insieme delle strutture residenziali e semi-residenziali destinate ad accogliere, in modo temporaneo o stabile, adulti non autosufficienti o parzialmente non autosufficienti, persone fragili o vittime di violenza, soggetti in età minore che necessitano di cura e assistenza tutelare le cui esigenze di vita non possono trovare soluzione adeguata con gli altri interventi previsti dalla rete dei servizi essenziali. Nel welfare residenziale sono riconducibili non solo le professioni che operano nell ambito dell assistenza sociale di base, ma trattandosi di organizzazioni complesse, assumano valore fondante il lavoro specialistico all interno delle équipe multiprofessionali e le competenze gestionali necessarie al funzionamento della struttura. Azioni di sistema Rientrano in quest area l insieme di interventi e di azioni che non intervengono su singoli servizi o su target specifici, ma che incidono sul sistema di welfare nel suo complesso. Si tratta di iniziative che prevedono il coinvolgimento e la sinergia di più attori e/o soggetti diversi; per esempio la costruzione del sistema di qualità sociale; l implementazione del sistema informativo sociale; la realizzazione di percorsi di integrazione socio-sanitaria, la promozione dell integrazione con le altre aree di policy (lavoro-formazione- edilizia Pubblica ecc); la programmazione di corsi di aggiornamento e formazione degli operatori sociali. 14 Vedere altro
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