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Timestamp: 2019-06-20 10:01:22+00:00

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Indice. Diritto privato comparato. 2 di 19
1 INSEGNAMENTO DI DIRITTO PRIVATO COMPARATO LEZIONE XI PRINCIPALI PROBLEMI RELATIVI AI CONTRATTI NEI DIVERSI SISTEMI GIURIDICI PROF. ANNAFLORA SICA2 I...
Author: Bonaventura Masi
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INSEGNAMENTO DI DIRITTO PRIVATO COMPARATO LEZIONE XI “PRINCIPALI PROBLEMI RELATIVI AI CONTRATTI NEI DIVERSI SISTEMI GIURIDICI” PROF. ANNAFLORA SICA
Imprevisti E Inadempimento Contrattuale Nella Civil Law E Nella Common Law ------------------------------ 3
L’interpretazione Dei Contratti: Un Parallelismo Con I Sistemi Di Common Law ------------------------------- 7
La Conclusione Del Contratto Mediante Invio Di Condizioni Generali -------------------------------------------- 13
La Formation Of Contract In Presenza Di Condizioni Generali Di Contratto ------------------------------------ 14
La Conclusione Del Contratto Nel Commercio Internazionale. ------------------------------------------------------ 17
1 Imprevisti e inadempimento contrattuale nella civil law e nella common law Il campo in cui si può applicare la forza maggiore dà luogo spesso a controversie. È utile quindi adottare una clausola ben precisa che definisca chiaramente l’evento e ne determini le conseguenze sul contratto tra le parti. Spesso i contratti internazionali recano clausole che precisano che la forza maggiore costituisce una causa di esenzione dalla responsabilità contrattuale nell’ipotesi in cui si verifichino determinati eventi. Civil Law (forza maggiore) Le esimenti dalla responsabilità sono già previste dalle leggi almeno per quelle ipotesi più gravi in cui è oggettivamente divenuto impossibile eseguire il contratto. Ne consegue che la clausola di forza maggiore nel sistema giuridico europeo continentale (o di civil law) e in quei sistemi che ne sono stati influenzati, potrebbe anche essere omessa perché comunque la legge la prevede. Le evenienze impreviste possono però essere di vario tipo e potrebbero dare adito a controversie sulla loro natura impediente o meno. Si usa quindi inserire nel contratto la clausola di forza maggiore allo scopo di: 1.
precisare quali cause particolari siano comprese nella forza maggiore. È il caso dello sciopero del personale dell’azienda, che non è considerato come forza maggiore dalla giurisprudenza comunitaria e occidentale in generale, mentre lo era nei Paesi dell’Est Europa al tempo dei regimi socialisti e rischia di sopravvivere nella memoria di qualche giudice anche attualmente;
dare una soluzione alla situazione che si viene a creare una volta che si sia verificato l’evento che impedisce di adempiere.
Sarà infatti necessario che le parti determinino se, in caso si avveri una causa di forza maggiore, esse intendono: •
sospendere per un determinato periodo l’esecuzione del contratto, riservandosi di decidere dopo tale pausa se terminare o accettare una prestazione tardiva, oppure
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far decadere immediatamente diritti e obblighi a cominciare dal momento della notifica dello stato di forza maggiore.
Common law (frustration) La forza maggiore non è una figura normalmente presente nel sistema anglo-americano. Nella common law si parla di frustration del contratto nei casi che noi potremmo identificare come forza maggiore. Tuttavia, nel nostro sistema l’evento che giustifica l’inadempimento deve: •
essere imprevedibile al momento del contratto e non dovuto a colpa della parte che lo invoca;
impedirne oggettivamente l’esecuzione senza che sia possibile opporvi alcun rimedio.
Nel sistema inglese, ripreso dagli Stati Uniti, si ha piuttosto riguardo a un evento che, pur essendo imprevedibile al momento in cui il contratto è stato stipulato, sia tale per cui la legge riconosce che, senza colpa di alcuna delle parti, un obbligo contrattuale non può essere adempiuto in quanto le circostanze nelle quali l’adempimento è richiesto lo renderebbero qualcosa di radicalmente diverso rispetto a quanto era stato pattuito nel contratto. Con questa definizione i giudici inglesi hanno un campo molto più vasto rispetto ai tribunali continentali per riconoscere esimenti dalla responsabilità per inadempimento anche laddove vi sia una possibilità di esecuzione del contratto. La più ampia possibilità di invocare la frustration per giustificare un inadempimento comporta che la parte che abbia interesse ad applicare restrittivamente le giustificazioni a un eventuale inadempimento cercherà di imporre la sola clausola di forza maggiore continentale, o force majeure. Si dovrebbe però tener conto che la redazione di una eventuale clausola di forza maggiore redatta allo scopo di evitare l’eccezione della frustration non sempre funzionerà con una controparte inglese o americana. Al fine della validità della restrizione si dovrà infatti avere riguardo alla legge applicabile al contratto, in quanto la pretesa di non riconoscere un’esimente tipica del diritto di controparte avrà poche probabilità di essere rispettata o di essere accolta da un tribunale di common law.
Considerando che il campo in cui si potrebbe applicare la forza maggiore dà luogo spesso a controversie, potrebbe essere utile adottare una clausola ben precisa che definisca chiaramente l’evento e ne determini le conseguenze sul contratto tra le parti. La soluzione per una definizione dettagliata delle cause di giustificazione potrebbe consistere, ad esempio, nella scelta della clausola di force majeure della Camera di Commercio Internazionale. Essa si presta molto bene a disciplinare i diritti e i doveri delle parti e dà una definizione precisa di forza maggiore. Alcuni soggetti richiamano tale clausola nel proprio contratto facendo riferimento alla clausola di forza maggiore della CCI, ma sarebbe più utile riportarne il testo, così da cooperare con la controparte per renderla consapevole di quali siano gli inadempimenti che possono considerarsi giustificati. Oscillazione cambi e valori materie prime In questo periodo di forti oscillazioni dei cambi e dei valori delle materie prime, alcuni operatori invocano la “causa di forza maggiore” o quella di eccessiva onerosità sopravvenuta, per chiedere di rinegoziare o di non eseguire il contratto senza pagare alcun risarcimento alla controparte. Purtroppo, come è noto, le oscillazioni dei cambi e delle materie prime non sono considerati rilevanti dalla giurisprudenza internazionale ai fini dell’esenzione da responsabilità per l’adempimento. In questi casi, quindi, si ricorre: •
alla preventiva tutela contrattuale, con una clausola di adeguamento prezzi (di solito poco gradita alle controparti) oppure
ad operazioni di copertura assicurativa o finanziaria (opzioni di acquisto o vendita a termine) dell’operazione che si conclude.
Non ci sarà pertanto una situazione che dia diritto automaticamente a non eseguire il contratto. Atto di embargo - divieto dell’autorità a eseguire il contratto Analogamente alla forza maggiore, anche l’atto dell’autorità impedisce l’esecuzione del contratto, e anche in questo caso la mancata previsione contrattuale non costituirà un problema per chi deve rifiutarsi di eseguire la prestazione in quanto la legge prevede la giustificazione.
Tuttavia in questi casi resta il problema di coprire il rischio politico previamente, attraverso apposite polizze assicurative. Provvedimenti in materia valutaria decisi dalle autorità statali Nell’ipotesi di una prolungata impossibilità per il contraente straniero di ricevere i pagamenti nell’ambito di un contratto di licenza a causa della normativa valutaria sopravvenuta nel Paese della parte tenuta al pagamento, si è ritenuto di poter applicare per analogia la sospensione del contratto sino alla cessazione della causa di forza maggiore, con la conseguenza che l’obbligo di adempimento deve riprendere la sua vigenza dopo la cessazione dell’evento impediente.
2 L’interpretazione dei contratti: un parallelismo con i sistemi di Common Law La principale differenza fra i sistemi di common Law e quelli di Civil Law, per quanto riguarda la problematica dell’interpretazione dei contratti, è costituta da un’applicazione maggiormente rigida, in questi ultimi sistemi, del criterio letterale. I sistemi di common Law infatti tendono ad escludere la ricerca dell'intenzione delle parti nell’interpretazione dei contratti, tranne in quei casi in cui un’applicazione troppo rigida dell’interpretazione letterale conduca a risultati inaccettabili o manifestamente assurdi. A titolo di esempio si può citare il diritto inglese dove, come osserva Cass. civ., sez. I, 0211-1995, n.11392: “… è presente …una regola interpretativa del tutto identica a quella prevista dall'art. 1363 c.c., che prevede la cosiddetta interpretazione complessiva. Ciò che distingue le norme sull'interpretazione dei contratti del diritto inglese dalle nostre… è che lo scopo dell'attività ermeneutica non è la scoperta della comune intenzione delle parti in senso soggettivo, ma dell'oggettivo significato che, nel contesto e nelle circostanze in cui il contratto è stato concluso, un reasonable man avrebbe attribuito alle espressioni usate”. La stessa regola opera all’interno dell’ordinamento statunitense, dove Samuel Williston ribadisce il concetto secondo cui l’interpretazione del contratto deve poggiare sull’oggettivo significato che ad esso sarebbe stato attribuito da una “persona ragionevole”, in base all’esame delle espressioni in esso contenute, estendendo la regola in questione agli atti prenegoziali dal cui incontro il contratto tipicamente nasce, ossia alla proposta (offerta) ed all’accettazione. Egli afferma infatti che “la prova della reale interpretazione di un’offerta o dell’accettazione non è data da ciò che la parte che l’ha effettuata pensava od intendeva dire, ma da ciò che una ‘reasonable person’ nella posizione delle parti avrebbe pensato che significava”. Nell’ordinamento giuridico canadese è stata più volte affermata dalla giurisprudenza la regola per cui se le parti sono d’accordo su una data interpretazione da dare ad un termine del contratto le Corti non devono ricercare una interpretazione diversa. In particolare, nel caso Scott v. Wawanesa Mutual Insurance Co. (1989) la Corte Suprema canadese, venutasi a trovare di fronte ad un problema di interpretazione di un contratto assicurativo, ebbe ad affermare che "se le espressioni del contratto sono chiare e non ambigue, le
Corti non dovrebbero attribuirvi un significato diverso da quello espresso da i suoi chiari termini, a meno che il contratto non sia irragionevole o produca effetti contrari all’intenzione delle parti". Pertanto alla Corte non è dato di fare un uso delle regole interpretative tale da ‘riscrivere’ (ossia stravolgere) il contratto, dovendosi piuttosto avvalere di queste regole per indicare esattamente le intenzioni delle parti al momento della conclusione del contratto. Si può pertanto constatare come nei sistemi di Common Law, quand’anche una certa considerazione venga data all’intenzione delle parti, la precedenza sia pur sempre attribuita al significato letterale, laddove invece nei sistemi di Civil Law, come ad esempio in quello italiano, il significato lessicale è funzionale alla ricostruzione delle intenzioni delle parti. In questi ultimi sistemi dunque, l’attenzione dell’interprete viene a concentrarsi sul dato letterale non in quanto tale, ma quale criterio principale attraverso cui è possibile risalire all'intenzione delle parti. Pertanto, nel caso in cui questa intenzione risulti già chiara dal dato letterale, all’interprete non sarà dato di compiere ulteriori indagini, ricorrendo ad ulteriori criteri ermeneutici (principio dell’ “in claris non fit interpretatio”). Per
dell’interpretazione contrattuale v’è la regola dettata dall’art. 1362 c.c., il quale stabilisce che l’interpretazione del contratto deve avere per scopo principale l’indagine su “quale sia stata la comune intenzione delle parti”. Tale disposizione va letta in combinazione con l’art. successivo (art. 1363 c.c.), a norma del quale “le clausole del contratto si interpretano le une per mezzo delle altre, attribuendo a ciascuna il senso che risulta dal complesso dell'atto”. Va tenuto ovviamente conto del fatto che il regolamento contrattuale può essere completato da fonti di integrazione eteronome, come avviene per le cd. clausole d’uso (art. 1340 c.c.), che determinano una ‘espansione’ del contenuto contrattuale, il quale viene a riempirsi di ulteriori elementi esterni rispetto a quelli determinati dall’autonomia privata. Queste clausole, ai sensi dell'art. 1340 c.c. non s'intendono inserite nel contratto quando risulta che non sono state volute dalle parti, ma la volontà di escluderle deve essere espressamente manifestata o desumibile da inequivoci comportamenti delle parti (Cass. civ., sez. Lavoro, 19-121987, n. 9473). Lo stesso meccanismo di integrazione del contratto ad opera di fonti eteronome opera anche nella Common Law, anche se con minore intensità rispetto ai sistemi de Civil Law. Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633)
L’estoppel ha pertanto ad oggetto una dichiarazione orale non corretta, in quanto non corrispondente al reale contenuto del contratto, ma che il giudice tratterà come una vera e propria promessa vincolante per chi l’ha effettuata, a tutela dell’affidamento ingenerato nell’altra parte. Nel caso quindi in cui una parte ingenera un’aspettativa nella controparte circa il modo in cui essa si comporterà, e poi pone nel regolamento contrattuale un contenuto diverso da quello inizialmente prospettato, le corti potranno intervenire “bloccando” (da qui il termine “estoppel”) il regolamento scritto e facendo valere il regolamento orale. Particolarmente ricca è la giurisprudenza italiana in materia di clausole d’uso: vedasi ad es. Cass. civ., sez. Lavoro, 17-02-2000, n. 1773, secondo cui “l'art. 1340 c.c., come posto in evidenza dalla dottrina civilistica classica, detta una disciplina volta a riconoscere anche all'interno del contratto regole che sono profondamente radicate in particolari contesti della vita di relazione, sì da potersi considerare come largamente accettate in modo tacito. In altri termini, non si verte in materia di limiti posti all'autonomia privata, ma di uno strumento che ad essa soccorre e da essa può essere rifiutata”. Tra le clausole d’uso integrative del contenuto contrattuale, la giurisprudenza annovera ad es. le norme e gli usi uniformi relativi ai crediti documentari e gli usi aziendali (vedasi Cass. civ., sez. I, 08-08-1997, n. 7388, secondo cui “Da tempo - cfr. sentt. nn. 1130 del 1979, 693 del 1982, 3992 del 1983, 1842 del 1996 - questa Corte ha chiarito che le norme e gli usi uniformi relativi ai crediti documentari …costituiscono clausole d'uso, integrative della volontà negoziale dei contraenti, ai sensi dell'art. 1340 cod. civ., e sono dirette a regolare in maniera uniforme le operazioni di apertura di credito documentario”) e Cass. civ., sez. Lavoro, 11-06-1987, n. 5119: (“E' costante orientamento di questa Corte, pertanto, quello secondo cui la prassi - ad uso aziendale, rientra nella previsione dell'art. 1340 cod. civ. relativo alle clausole d'uso)”. Divisa invece è la giurisprudenza circa l’appartenenza di tali clausole alla categoria degli usi negoziali (tesi cd. “contrattualistica”) od a quella degli usi normativi, ai sensi dell'art. 1374 cod. civ. (tesi “normativa”). La tendenza dominante mira a collocarle nella prima categoria (vedasi Cass. civ., sez. Lavoro, 23-12-1986, n. 7864, secondo cui “ Sembra, seguendo un più convincente orientamento dottrinale, che le clausole d'uso di cui al citato art. 1340 siano usi negoziali; e tale natura contrattuale deve desumersi dalla stessa denominazione di "clausola" e dal loro inserimento nel contratto salva volontà contraria delle parti, elementi questi che non si conciliano col caratterenormativo della consuetudine”). Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633)
Un tipico implied term, che si applica con riferimento ai contratti di lavoro subordinato, comporta l’obbligo a carico del datore di lavoro di avvisare il dipendente circa i diritti derivanti dal contratto (a meno che tale obbligo non sia stato espressamente escluso dalle parti). Quando fa riferimento al contratto si parla, più propriamente, di “promissory estoppel”. Si tratta pertanto di un rimedio che mira a correggere una situazione di ingiustizia o ad evitare un ingiusto arricchimento a carico di una delle parti. Numerosi sono i casi in cui è stato invocato lo strumento processuale del promissory estoppel, soprattutto a tutela di quei lavoratori che hanno fatto affidamento su una promessa o su una situazione di fatto non corrispondente alla realtà ingenerata dal datore di lavoro La recentissima sentenza della Cass. Civ., Sez II, 3-12-2004, n. 22781, a proposito del criterio ermeneutico che l’ordinamento italiano fissa all'articolo 1363 c.c., afferma che questo non è alternativo od eventuale rispetto a quello letterale, ma è concorrente - unitamente a quello di cui all'articolo 1362 c.c. - ai fini della ricerca della comune volontà dei contraenti. La stessa sentenza illustra in maniera assai chiara come si articola l’iter attraverso il quale avviene l’interpretazione del regolamento contrattuale all’interno del nostro ordinamento: “…nella ricerca della comune intenzione delle parti contraenti al momento della conclusione del contratto, il primo e principale strumento dell'operazione interpretativa è costituito dalle parole ed espressioni del contratto, il cui rilievo deve essere verificato alla luce dell'interocontesto contrattuale, restando escluso, ove esse indichino un contenuto sufficientemente preciso, che l'interprete possa ricercare un significato diverso da quello letterale in base ad altri criteri ermeneutici, il ricorso ai quali presuppone la rigorosa dimostrazione dell'insufficienza del mero dato letterale ad evidenziare in modo soddisfacente la volontà contrattuale”. Infine, sempre nella stessa sentenza si legge che “... non è sindacabile in sede di legittimità la scelta da parte del giudice del merito del mezzo ermeneutico più idoneo all'accertamento della comune intenzione delle parti, qualora sia stato rispettato il principio del gradualismo, secondo il quale deve farsi ricorso ai criteri interpretativi sussidiari solo quando i criteri principali (significato letterale e collegamento tra le varie clausole contrattuali) siano insufficienti all'individuazione della comune intenzione stessa.” La stessa linea interpretativa si coglie sempre in Cass. civ., sez. I, 02-11-1995, n. 11392, la quale nel tracciare un confronto tra l’ordinamento italiano e quello inglese stabilisce che: “nel diritto inglese, nel quale si distingue tra ‘interpretation’ intesa come esegesi della volontà espressa e ‘construction’ diretta a ricostruire la volontà secondo criteri oggettivi l'interpretazione letterale ha, Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633)
almeno in linea di principio (è stata infatti evidenziata dalla dottrina una tendenza a svalutare questo strumento interpretativo nel diritto inglese, che in ciò si allontana da quello nordamericano) esattamente la stessa portata e lo stesso ruolo che è previsto dalla nostra disciplina. In particolare la parola evidence rule, peraltro oggetto di forti critiche nella stessa cultura giuridica anglosassone, è del tutto corrispondente al nostro broccardo in claris non fit interpretatio il quale, come è noto, vieta al giudice di ricorrere ad ulteriori strumenti ermeneutici quando, all'esito di un procedimento interpretativo, ritenga che dai termini usati dalle parti emerge con chiarezza e univocità la loro comune intenzione”. Nel caso Hoffman V. Red Owl Stores of Norfolk (1965) la Supreme Court of Wisconsin, afferma che “lo scopo della dottrina del promissory estoppel è quello di permettere ad un promissario di far rispettare la promessa fattagli, ogni volta che mancato mantenimento della stessa si determini un’ingiustizia sostanziale”. Nel caso in questione il sig. Hoffman aveva richiesto di affiliarsi alla rete di franchising della catena “Red Owl”. L’Hoffmann, facendo affidamento su alcune prospettazioni fatte da uno dei Direttori di Divisione dell’azienda, aveva posto in essere una serie di azioni e di investimenti al fine di entrare a far parte di tale struttura, liquidando la sua precedente attività commerciale ed acquistando un loto di terreno dove sarebbe sorto l’esercizio. Quando però si giunse al momento di formalizzare la proposta di franchising, la Red Owl richiese all’Hoffman di versare una somma notevolmente superiore a quella inizialmente prospettatagli. L’Hoffman, non disponendo dell’intero ammontare, fu costretto ad indebitarsi con un istituto bancario. Ma una volta procuratasi la somma richiesta, la Red Owl ne aumentò nuovamente l’importo all’interno della sua offerta. L’Hoffman a questo punto si rifiutò di andare avanti con le trattative, ponendo termine alle negoziazioni e rinunciando all’apertura del negozio. Egli però citò la Red Owl per danni. Sulla base di questi fatti, la Corte riconobbe l’operatività del meccanismo del promissory estoppel, considerando vincolanti le prospettazioni del Direttore di Divisione dell’azienda, al fine impedire che l’Hoffman subisse una grave ingiustizia a causa degli impegni finanziari da egli assunti sulla base delle promesse della Red Owl. Sul principio del gradualismo vedasi anche Corte Cass., Sezione II, sent. 16 gennaio 2002, n. 397, secondo cui “In tema di interpretazione dei contratti non è sindacabile in sede di legittimità
la scelta del giudice del merito del mezzo ermeneutico più idoneo all'accertamento della comune intenzione delle parti, qualora sia stato rispettato il principio del gradualismo, secondo il quale deve farsi riferimento ai criteri interpretativi sussidiari solo quando i criteri principali (significato letterale e collegamento tra le varie clausole contrattuali) siano insufficienti all'individuazione del comune intento dei contraenti”.
3 La conclusione del contratto mediante invio di condizioni generali Parliamo di formation of contract prendendo in esame questa volta la conclusione del contratto in presenza di modelli contrattuali, prassi molto diffusa nel commercio internazionale con particolare riguardo ai contratti di vendita e di acquisto di beni e servizi. Esistono diversi termini inglesi per individuare questa tipologia di testo contrattuale; general terms and conditions, (standard) forms, contract templates, boilerplate, etc.. Le c.d. condizioni generali di contratto consistono in un insieme di clausole relative a diversi aspetti del rapporto contrattuale, dalla responsabilità (liability) alle classiche "clausole di stile" (confidentiality, force majeure, governing law, etc.), confezionate in un documento che faccia da complemento ai termini essenziali del contratto. Classico esempio è quello di un ordine di acquisto (purchase order) per determinati prodotti che richiami l'applicazione di condizioni generali riportate sul retro dell'ordine o contenute in un allegato.
4 La formation of contract in presenza di condizioni generali di contratto Analizziamo a questo punto alcune situazioni che possono verificarsi quando uno o entrambi i contraenti richiamano l'applicazione di condizioni generali di contratto. Prima ipotesi: il proponente sottopone il testo contenente i termini essenziali del rapporto al destinatario della proposta, richiamando l'applicazione delle proprie condizioni generali. Se la proposta viene accettata le condizioni generali saranno applicabili al rapporto contrattuale. Seconda ipotesi: il proponente sottopone al destinatario termini essenziali e condizioni generali. Il destinatario accetta i termini essenziali ma richiama l'applicazione delle proprie condizioni generali al rapporto contrattuale. Ci troviamo a questo punto dinanzi a due ordini di problemi. Il primo riguarda la effettiva conclusione del contratto. Abbiamo già approfondito questi temi nell'articolo sul meccanismo di conclusione del contratto, ma sarà opportuno ricordare sinteticamente che le posizioni "più rigide" (il nostro codice civile, la Convenzione di Vienna, la mirror image rule dei paesi di common law) escludono che l'accettazione non conforme alla proposta dia vita ad un contratto, quanto piuttosto ad una controproposta. Le esigenze del commercio internazionale tuttavia hanno contribuito a creare degli orientamenti maggiormente "possibilisti" sulla conclusione del contratto anche in presenza di un'accettazione non conforme nel caso di modifiche non sostanziali. Il secondo problema è rappresentato dalla c.d. "battle of the forms" e riguarda l'individuazione di quale tra le condizioni generali richiamate dai contraenti sia effettivamente applicabile al contratto una volta che le parti, pur senza avere fatto chiarezza (con un'espressa accettazione ovvero un rifiuto) sul testo contrattuale applicabile inizino comunque ad eseguire il contratto. La soluzione dei paesi di common law è nel meccanismo della last shot rule, che prevede l'applicabilità delle condizioni contrattuali dell'ultimo dei contraenti che le ha richiamate nell'ultimo scambio o comunicazione prima dell'inizio dell'esecuzione del contratto, secondo uno schema di
questo tipo: offer --> response = counteroffer -->performance --> acceptance by conduct on buyer's/seller's standard forms depending on who did the last shot. Questo orientamento ha trovato un discreto successo, maggiore di quello riservato alla knock out rule, che esclude l'applicazione di entrambe le condizioni generali perlomeno relativamente alle clausole chiaramente in contrasto tra loro. Anche i principi UNIDROIT seguono tuttavia quest'ultimo orientamento, riconoscendo valida applicazione unicamente alle clausole concordate ovvero sostanzialmente coincidenti nei contenuti. Terza ipotesi: il destinatario di proposta e condizioni generali accetta apportando tuttavia alcune modifiche alle condizioni generali del proponente. Anche in questo caso opera il meccanismo della last shot rule; il proponente che dà esecuzione al contratto una volta ricevuta l'accettazione non conforme da parte del destinatario avrà tacitamente accettato le modifiche apportate alla propria proposta contrattuale. Le norme che regolano la compravendita di beni del U.C.C. degli Stati Uniti (Uniform Commercial Code, art. 2) stabiliscono che l'accettazione espressa di una proposta che pure prevede additional or different terms rispetto alla offer è da considerarsi un'accettazione piena fatto salvo che non si tratti di un conditional assent, secondo il seguente schema: acceptance --> even though it states terms additional or different from those offered --> unless acceptance is expressly made conditional on assent to the different terms (= no acceptance, counteroffer). Altro presupposto è che eventuali additional or different terms non costituiscano modifiche sostanziali dell'offer (they don't materially alter the proposal): solo in questo caso infatti "such additional or different terms become part of the contract". In conclusione troviamo interessante parlare dell'aspetto linguistico e della terminologia da utilizzare nei contesti descritti. Le formule per richiamare l'applicazione delle condizioni generali possono essere molteplici. Ecco alcuni esempi: "The Seller's General Conditions of Sale are incorporated by reference in this Agreement" oppure "The General Terms and Conditions hereto attached are an integral part of this Agreement". Preso atto della delicatezza del meccanismo di proposta-accettazione e di quanto sia importante per il contraente esprimere in maniera chiara la propria volontà per non incorrere in effetti giuridici indesiderati o addirittura pregiudizievoli, sarà senz'altro opportuno ricorrere ad alcune formule linguistiche che possano aiutarci nei casi citati. Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633)
Torniamo all'esempio del purchase order inviato dal purchaser (acquirente) al seller (venditore). Il seller che ricevendo il purchase order non voglia o non sia in grado di fornire il prodotto richiesto, dovrà dare una risposta che non sia in nessun caso interpretabile come un'accettazione, come ad esempio: "Thank You for Your order. Unfortunately we no longer manufacture product A, but we have a similar product, B, which You can have on the same terms". Qualora la risposta del seller non introduca modifiche essenziali come nell'esempio sopra riportato (oggetto del contratto), ma piuttosto interessi altri termini del contratto quali ad esempio la responsabilità da prodotto difettoso, le nuove condizioni potrebbero essere sottoposte al buyer con un'accettazione della proposta condizionale all'accettazione dei nuovi termini introdotti: "Your order is accepted on condition that you agree to indemnify us for any claims of injury arising out of the use of goods described above". In conclusione potrebbe anche essere utile introdurre nelle condizioni generali di contratto una clausola che espressamente stabilisca la prevalenza delle medesime su qualsiasi contratto o condizioni generali dell'altro contraente. "These General Conditions shall prevail over any Buyer's general terms and conditions and shall apply to any contract of sale between the Seller and the Purchaser".
5 La conclusione del contratto nel commercio internazionale. Esaminiamo in sintesi i passaggi che scandiscono il meccanismo di conclusione del contratto negli ordinamenti di common law e nel contesto internazionale, tenendo presente che, mentre in generale un contratto può dirsi concluso quando le volontà delle parti si incontrano, nella prassi commerciale questo momento non è così facilmente individuabile. Secondo il diritto anglosassone il contratto si considera concluso quando il proponente viene a conoscenza dell'acceptance (o assent) - accettazione - della sua offer - proposta - da parte del destinatario. Nei casi di contratti tra assenti, qualora l'eventuale accettazione o rifiuto - rejection vengano comunicati a mezzo posta, il meccanismo della conclusione del contratto opera secondo la c.d. mail box rule e il contratto si considera concluso nel momento in cui viene spedita la lettera di accettazione. Al contrario, nel caso di accettazione via telefono, fax, email (senza che si ricorra alla spedizione postale) il contratto è concluso al momento del ricevimento della medesima da parte del destinatario (acceptance is effective on receipt). Negli Stati Uniti la conclusione del contratto avviene quando l'accettazione viene in qualche modo esternata dal destinatario della proposta - acceptance is put out of the offeree's possession -; se l'accettazione viene comunicata by mail ricadiamo nell'applicazione della mail box rule e il contratto si intenderà concluso al momento della spedizione dell'accettazione da parte del destinatario della proposta, mentre in tutti gli altri casi (vedi paragrafo precedente) l'accettazione avviene quando il proponente ne ha conoscenza. Dunque le regole di common law sulla formation of contract sono le medesime in U.K. e in U.S. L'offerta può essere revocata da parte del proponente - revocation - prima che intervenga l'accettazione, oppure, nel caso dei contratti tra assenti, prima che sia stata spedita la lettera di accettazione. La revocation ha effetto dal momento in cui viene comunicata dal proponente al destinatario; questo meccanismo non si applica nel caso di mail box rule, che non ammette revoca una volta spedita la lettera di accettazione. Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633)
Appare chiara su questo punto la differenza con il nostro ordinamento che consente invece la revoca dell'accettazione purché il proponente ne abbia conoscenza prima dell'accettazione (Art. 1328, secondo comma, c.c.). Alcune analogie con il diritto inglese si riscontrano nel principio secondo cui un'accettazione non conforme alla proposta equivale ad un rifiuto della proposta - rejection - e ad una nuova proposta (o controproposta) - counteroffer -, nonché nella possibilità per il proponente di formulare una proposta irrevocabile, rinunciando al diritto di revoca. La proposta irrevocabile è definita option nel linguaggio giuridico anglosassone, firm offer nell'ambito dello Uniform Commercial Code, U.C.C. statunitense. Procedendo con le analogie tra gli ordinamenti, è un principio ormai consolidato che l'accettazione in senso formale possa essere sostituita dall'inizio dell'esecuzione. E' il caso dell'acceptance by performance/by conduct, alternativa dunque all'acceptance by promise. Nei contratti commerciali internazionali che richiamano l'applicazione dei principi Unidroit il contratto sarà concluso "sia con l'accettazione dell'offerta, sia con un comportamento delle parti che dimostri con sufficiente certezza il raggiungimento dell'accordo" (Unidroit 2004, 2.1.1.). La convenzione di Vienna del 1980 contiene previsioni molto vicine a quelle del nostro codice civile. Il momento di conclusione del contratto è individuato nella conoscenza dell'accettazione da parte del proponente ovvero nella condotta del destinatario della proposta da cui appare chiara la volontà di dare esecuzione al contratto. I principi di European Contract Law ricalcano il modello del nostro codice civile e della convenzione di Vienna quanto alla conclusione del contratto tramite la comunicazione dell'accettazione; se invece viene dato inizio all'esecuzione del contratto la formazione del contratto avviene quando il proponente ne viene a conoscenza. È opportuno a questo punto approfondire il tema dell'accettazione non conforme alla proposta. Modified acceptance or counteroffer? I principi Unidroit prevedono che: "Una risposta ad un'offerta volta ad essere un'accettazione, ma che contiene aggiunte, limitazioni o altre modificazioni è un rifiuto dell'offerta e vale come controproposta. Tuttavia, una risposta ad un'offerta volta ad essere un'accettazione, ma che contiene clausole aggiunte o difformi che non alterano sostanzialmente i termini dell'offerta, costituisce accettazione, Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633)
a meno che l'autore dell'offerta, senza ingiustificato ritardo, non si opponga a queste differenze. In caso contrario, il contenuto del contratto è il contenuto dell'offerta con le modificazioni nell'accettazione" (Unidroit 2004, 2.1.11). La convenzione di Vienna tuttavia rimane meno flessibile rispetto ai principi Unidroit sul tema dell'accettazione non conforme in virtù di condizioni aggiuntive o diverse - additional or different terms (ovvero amendments) - che viene in effetti considerata una controproposta. I principi di European Contract Law riservano maggiore flessibilità alla questione delle modifiche contrattuali; una proposta si intenderà accettata se le modifiche non sono sostanziali material - e se risulta chiara la volontà di aderire alla proposta. Negli Stati Uniti la posizione piuttosto rigida del common law è rappresentata dalla mirror image rule, che considera il contratto concluso quando l'accettazione corrisponde pienamente alla proposta (come "un'immagine allo specchio"); negli ultimi decenni tuttavia i giudici hanno preferito mitigare questa rigidità ammettendo che i minor changes (le modifiche non sostanziali) non siano fattori impeditivi alla conclusione del contratto. Su questa linea anche l'Art. 2.204 del U.C.C. (che però, lo ricordiamo, regola unicamente i casi di sale of goods), che rispetto alla conclusione del contratto stabilisce la priorità della existence of the agreement, palesata dai contraenti formalmente oppure per facta concludentia, sulle technicalities relative al meccanismo di proposta e accettazione.
Report "Indice. Diritto privato comparato. 2 di 19"

References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1340
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 2