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Timestamp: 2020-02-29 07:38:06+00:00

Document:
Forte Urbano di Castelfranco Emilia, 30.03.1944
Descrizione: Nei primi giorni di marzo del 1944 nove giovani renitenti alla leva, residenti nella frazione di Renno, si presentano al Comando di Pubblica Sicurezza della RSI di Pavullo per regolarizzare la propria posizione e rispondere alla chiamata alle armi. Alcuni di loro hanno alle spalle un breve periodo di militanza partigiana, ma negli interrogatori del 9 marzo 1944 si dichiarano determinati a rinunciare alla Lotta di Liberazione e confidano nell’applicazione dei provvedimenti di clemenza che Mussolini e il governo di Salò hanno annunciato nelle settimane precedenti. La Guardia Nazionale Repubblicana di Pavullo, guidata da Giordano Bruno Rivaroli, fornisce loro rassicurazioni, ma il 19 marzo 1944 li mette a disposizione del Tribunale Militare Straordinario del Comando Militare regionale di Bologna insieme al partigiano Egidio Montecchi, arrestato in seguito a una delazione. I dieci ostaggi vengono rinchiusi nel carcere del Forte Urbano di Castelfranco, dove il 29 marzo 1944 subiscono un processo sommario: il presidente del Tribunale Militare Straordinario del Comando Militare regionale di Bologna Alberto Patroncini e la giuria – che comprende, fra gli altri, Bruno Rivaroli e il Vice-Commissario di Pubblica Sicurezza Clemente Tommasone, firmatario degli interrogatori – condannano a morte Sante Adani, Bruno Badiali, Renato Camatti, Ubaldo Gherardini, Gervasio Maletti, Teodorico Manfredini, Walter Martelli, Egidio Montecchi, Massimo Patarozzi e Romano Vandelli. La sentenza viene eseguita il 30 marzo 1944: i giovani vengono fucilati uno alla volta e sono costretti ad assistere alla fine dei compagni. Questo brutale provvedimento provoca una drastica diminuzione delle risposte alla chiamata alle armi della RSI e un sensibile incremento degli organici partigiani poiché la fiducia dei renitenti nei confronti dei fascisti cala in maniera notevole: diverse voci critiche si alzano non solo dal clero, ma anche dalle strutture della Repubblica Sociale.
Annotazioni: La documentazione dell’ANPI fa riferimento ad alcune violenze e intimidazioni che le forze della RSI effettuarono nei confronti delle famiglie dei nove giovani: la memoria partigiana collega, pertanto, la decisione di comparire dinanzi al comando di Pubblica Sicurezza alla volontà di proteggere i propri cari dalle angherie fasciste. Questa linea, seguita da Ilva Vaccari nella monumentale opera “Dalla parte della libertà”, non trova conferma nei verbali degli interrogatori che il Vice-Commissario di P.S. Clemente Tommasone completa il 9 marzo 1944: in questi documenti, “come da copione”, i renitenti affermano l’irrevocabile volontà di allontanarsi dalla Resistenza e accusano i “ribelli” di aver compiuto atti di saccheggio o violenza nei confronti delle proprie famiglie, ma non forniscono informazioni rilevanti sui nuclei partigiani che si stanno organizzando nel pavullese. Appare evidente che le circostanze di queste ricostruzioni abbiano indotto gli interrogati a mantenere un profilo autoassolutorio e ad accusare l’organizzazione resistenziale per cercare di ottenere la salvezza, ma non si attestano neppure conferme delle intimidazioni fasciste nei confronti delle famiglie dei renitenti: ciò che resta certo è l’auspicio di ottenere clemenza e di regolarizzare la propria posizione nel contesto bellico, che induce i nove giovani a presentarsi al comando di Pubblica Sicurezza di Pavullo.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2018-12-29 17:04:26
1. Sante Adani: nato a Pavullo il 1 novembre 1923, figlio di Francesco e Angiolina Camatti, residente a Renno di Pavullo, renitente alla leva della RSI, inquadrato partigiano nella Brigata “Comando” della Divisione Modena Montagna. Non avendo risposto alla chiamata alle armi della RSI, il 24 febbraio 1944 entra in contatto con i “ribelli” garibaldini di Mario Ricci (“Armando”) e incontra Ubaldo Gherardini, Bruno Badiali, Antonio Maletti, Enrico Camatti ed Egidio Montecchi, ma le dure circostanze di fine inverno lo inducono a presentarsi presso la Pubblica Sicurezza fascista. Dopo l’interrogatorio riceve rassicurazioni, ma il 19 marzo 1944 viene messo a disposizione del Tribunale Militare di Guerra Straordinario di Modena ed è tradotto nel carcere del Forte Urbano di Castelfranco insieme a Bruno Badiali, Renato Camatti, Ubaldo Gherardini, Gervasio Maletti, Teodorico Manfredini, Walter Martelli, Egidio Montecchi, Massimo Patarozzi e Romano Vandelli. Il 29 marzo 1944 il Tribunale Militare Straordinario li condanna a morte: il 30 marzo 1944 i fascisti della GNR fucilano i dieci giovani uno per volta, imponendo alle vittime di assistere alle esecuzioni precedenti.
2. Bruno Badiali: nato a Renno di Pavullo (MO) il 3 gennaio 1924, figlio di Ettore e Andreina Lucidi, residente a Renno, commerciante, renitente alla leva e inquadrato come partigiano della Brigata “Comando” della Divisione Modena Montagna. Non avendo risposto alla chiamata alle armi della RSI, il 24 febbraio 1944 entra in contatto con i “ribelli” garibaldini di Mario Ricci (“Armando”) e incontra Ubaldo Gherardini, Sante Adani, Antonio Maletti, Enrico Camatti ed Egidio Montecchi, ma le dure circostanze di fine inverno lo inducono a presentarsi presso la Pubblica Sicurezza fascista. Dopo l’interrogatorio riceve rassicurazioni, ma il 19 marzo 1944 viene messo a disposizione del Tribunale Militare di Guerra Straordinario di Modena ed è tradotto nel carcere del Forte Urbano di Castelfranco insieme a Sante Adani, Renato Camatti, Ubaldo Gherardini, Gervasio Maletti, Teodorico Manfredini, Walter Martelli, Egidio Montecchi, Massimo Patarozzi e Romano Vandelli. Il 29 marzo 1944 il Tribunale Militare Straordinario li condanna a morte: il 30 marzo 1944 i fascisti della GNR fucilano i dieci giovani uno per volta, imponendo alle vittime di assistere alle esecuzioni precedenti.
3. Renato Camatti: nato a Pavullo il 14 marzo 1925, figlio di Andrea e Giuseppina Pavesi, residente a Renno di Pavullo, renitente alla leva della RSI, inquadrato partigiano nella Brigata “Comando” della Divisione Modena Montagna. Non avendo risposto alla chiamata alle armi della RSI, il 24 febbraio 1944 entra in contatto con i “ribelli” garibaldini di Mario Ricci (“Armando”), ma le dure circostanze di fine inverno lo inducono a presentarsi presso la Pubblica Sicurezza fascista. Dopo l’interrogatorio riceve rassicurazioni, ma il 19 marzo 1944 viene messo a disposizione del Tribunale Militare di Guerra Straordinario di Modena ed è tradotto nel carcere del Forte Urbano di Castelfranco insieme a Sante Adani, Bruno Badiali, Ubaldo Gherardini, Gervasio Maletti, Teodorico Manfredini, Walter Martelli, Egidio Montecchi, Massimo Patarozzi e Romano Vandelli. Il 29 marzo 1944 il Tribunale Militare Straordinario li condanna a morte: il 30 marzo 1944 i fascisti della GNR fucilano i dieci giovani uno per volta, imponendo alle vittime di assistere alle esecuzioni precedenti.
4. Ubaldo Gherardini: nato a Renno di Pavullo il 26 aprile 1923, figlio di Casimiro e Carolina Leoni, residente a Renno, renitente alla leva della RSI, inquadrato partigiano nella Brigata “Comando” della Divisione Modena Montagna. Presta servizio militare per 13 mesi tra le file degli Alpini ed è di stanza a Gorizia, ma dopo l’8 settembre 1943 torna a casa. Intorno al 20 febbraio del 1944 prende contatto con un tenente di fanteria che organizza la Resistenza, entra nella Brigata garibaldina che opera nei pressi di Pavullo e si occupa della logistica. Dopo pochi giorni, decide di presentarsi al comando fascista per regolarizzare la propria posizione: dopo l’interrogatorio con gli agenti di Pubblica Sicurezza della RSI di Pavullo riceve rassicurazioni sulla sua sorte, ma il 19 marzo 1944 viene messo a disposizione del Tribunale Militare di Guerra Straordinario di Modena ed è tradotto nel carcere del Forte Urbano di Castelfranco insieme a Sante Adani, Bruno Badiali, Renato Camatti, Gervasio Maletti, Teodorico Manfredini, Walter Martelli, Egidio Montecchi, Massimo Patarozzi e Romano Vandelli. Il 29 marzo 1944 il Tribunale Militare Straordinario li condanna a morte: il 30 marzo 1944 i fascisti della GNR fucilano i dieci giovani uno per volta, imponendo alle vittime di assistere alle esecuzioni precedenti.
5. Gervasio Maletti: nato a Pavullo il 25 novembre 1923, figlio di Francesco e Anita Ferrari, residente a Renno di Pavullo, renitente alla leva della RSI, inquadrato partigiano nella Brigata “Comando” della Divisione Modena Montagna. Non avendo risposto alla chiamata alle armi della RSI, il 24 febbraio 1944 entra in contatto con i “ribelli” garibaldini di Mario Ricci (“Armando”), ma le dure circostanze di fine inverno lo inducono a presentarsi presso la Pubblica Sicurezza fascista. Dopo l’interrogatorio riceve rassicurazioni, ma il 19 marzo 1944 viene messo a disposizione del Tribunale Militare di Guerra Straordinario di Modena ed è tradotto nel carcere del Forte Urbano di Castelfranco insieme a Sante Adani, Bruno Badiali, Renato Camatti, Ubaldo Gherardini, Teodorico Manfredini, Walter Martelli, Egidio Montecchi, Massimo Patarozzi e Romano Vandelli. Il 29 marzo 1944 il Tribunale Militare Straordinario li condanna a morte: il 30 marzo 1944 i fascisti della GNR fucilano i dieci giovani uno per volta, imponendo alle vittime di assistere alle esecuzioni precedenti.
6. Teodorico Manfredini: nato a Pavullo il 19 aprile 1925 (Ilva Vaccari) o il 19 marzo 1924 (ANPI), figlio di Ernesto e Cesira Peli, residente nella frazione di Camatta, renitente alla leva della RSI, inquadrato partigiano nella Brigata “Comando” della Divisione Modena Montagna. Non avendo risposto alla chiamata alle armi della RSI, il 24 febbraio 1944 entra in contatto con i “ribelli” garibaldini di Mario Ricci (“Armando”), ma si sente sorvegliato dalla GNR e decide di presentarsi presso la Pubblica Sicurezza fascista di Pavullo. Dopo l’interrogatorio riceve rassicurazioni, ma il 19 marzo 1944 viene messo a disposizione del Tribunale Militare di Guerra Straordinario di Modena ed è tradotto nel carcere del Forte Urbano di Castelfranco insieme a Sante Adani, Bruno Badiali, Renato Camatti, Ubaldo Gherardini, Gervasio Maletti, Walter Martelli, Egidio Montecchi, Massimo Patarozzi e Romano Vandelli. Il 29 marzo 1944 il Tribunale Militare Straordinario li condanna a morte: il 30 marzo 1944 i fascisti della GNR fucilano i dieci giovani uno per volta, imponendo alle vittime di assistere alle esecuzioni precedenti.
7. Walter Martelli: nato a Montefiorino il 6 marzo 1923, figlio di Gioacchino e Cristina Contri, residente nella frazione di Vetriola, renitente alla leva della RSI, riconosciuto partigiano della Brigata Barbolini (Ilva Vaccari) o Bigi (ANPI). L’8 settembre lo sorprende mentre presta il servizio militare: sbanda e fa ritorno a casa, ma non risponde alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale. Il 4 marzo 1944 viene sorpreso armato ed è arrestato dai fascisti di Pavullo, che lo uniscono ai giovani renitenti di Renno. Il 19 marzo 1944 viene messo a disposizione del Tribunale Militare di Guerra Straordinario di Modena ed è tradotto nel carcere del Forte Urbano di Castelfranco insieme a Sante Adani, Bruno Badiali, Renato Camatti, Ubaldo Gherardini, Gervasio Maletti, Teodorico Manfredini, Egidio Montecchi, Massimo Patarozzi e Romano Vandelli. Il 29 marzo 1944 il Tribunale Militare Straordinario li condanna a morte: il 30 marzo 1944 i fascisti della GNR fucilano i dieci giovani uno per volta, imponendo alle vittime di assistere alle esecuzioni precedenti.
8. Egidio Montecchi: nato a Pavullo il 13 dicembre 1919, figlio di Giovanni e Marianna Lamazzi, residente nella frazione di Montorso, operaio, partigiano. Il 1 dicembre 1943 entra nella Brigata “Zoello Monari” e poche settimane dopo ricopre il ruolo di Capo Squadra nella Brigata “Comando” della Divisione Modena Montagna. Arrestato per delazione, viene imprigionato al Forte Urbano di Castelfranco Emilia. Il 19 marzo 1944 viene messo a disposizione del Tribunale Militare di Guerra Straordinario di Modena ed è unito ai giovani renitenti Sante Adani, Bruno Badiali, Ubaldo Gherardini, Gervasio Maletti, Teodorico Manfredini, Walter Martelli, Egidio Montecchi, Massimo Patarozzi e Romano Vandelli. Il 29 marzo 1944 il Tribunale Militare Straordinario li condanna a morte: il 30 marzo 1944 i fascisti della GNR fucilano i dieci giovani uno per volta, imponendo alle vittime di assistere alle esecuzioni precedenti.
9. Massimo Patarozzi: nato a Renno di Pavullo il 17 ottobre 1925, figlio di Remigio e Maria Patarozzi, residente a Renno, operaio, renitente alla leva della RSI, inquadrato partigiano nella Brigata “Comando” della Divisione Modena Montagna. Non avendo risposto alla chiamata alle armi della RSI, il 24 febbraio 1944 entra in contatto con i “ribelli” garibaldini, ma dopo pochi giorni d’azione decide di presentarsi al comando fascista per regolarizzare la propria posizione: nell’interrogatorio con gli agenti di Pubblica Sicurezza della RSI di Pavullo afferma di aver partecipato a due azioni, ma di non essere mai stato nella condizione di utilizzare le armi. In un secondo momento, dichiara che all’inizio dell’inverno il Brigadiere dei Carabinieri di Pavullo gli ha promesso che, qualora si fosse presentato, sarebbe rimasto incolume anche in caso di ritardo. Dopo l’interrogatorio riceve ulteriori rassicurazioni, ma il 19 marzo 1944 viene messo a disposizione del Tribunale Militare di Guerra Straordinario di Modena ed è tradotto nel carcere del Forte Urbano di Castelfranco insieme a Sante Adani, Bruno Badiali, Renato Camatti, Ubaldo Gherardini, Gervasio Maletti, Teodorico Manfredini, Walter Martelli, Egidio Montecchi e Romano Vandelli. Il 29 marzo 1944 il Tribunale Militare Straordinario li condanna a morte: il 30 marzo 1944 i fascisti della GNR fucilano i dieci giovani uno per volta, imponendo alle vittime di assistere alle esecuzioni precedenti.
10. Romano Vandelli: nato a Pavullo il 12 febbraio 1924, figlio di Fedele e Giusta Covili, residente a Renno di Pavullo, renitente alla leva della RSI, inquadrato partigiano nella Brigata “Comando” della Divisione Modena Montagna. Non avendo risposto alla chiamata alle armi della RSI, il 4 febbraio 1944 entra in contatto con i “ribelli” garibaldini di Mario Ricci (“Armando”) e partecipa al combattimento di Sella di Montespecchio, ma le dure circostanze di fine inverno lo inducono a presentarsi presso la Pubblica Sicurezza fascista. Dopo l’interrogatorio riceve rassicurazioni, ma il 19 marzo 1944 viene messo a disposizione del Tribunale Militare di Guerra Straordinario di Modena ed è tradotto nel carcere del Forte Urbano di Castelfranco insieme a Sante Adani, Bruno Badiali, Ubaldo Gherardini, Gervasio Maletti, Teodorico Manfredini, Walter Martelli, Egidio Montecchi, Massimo Patarozzi e Romano Vandelli. Il 29 marzo 1944 il Tribunale Militare Straordinario li condanna a morte: il 30 marzo 1944 i fascisti della GNR fucilano i dieci giovani uno per volta, imponendo alle vittime di assistere alle esecuzioni precedenti.
Egidio Montecchi
Elenco vittime renitenti 9
Sante Adani,
Bruno Badiali,
Renato Camatti,
Ubaldo Gherardini,
Gervasio Maletti,
Teodorico Manfredini,
Walter Martelli,
Massimo Patarozzi,
Romano Vandelli
Note responsabile “L\'epilogo luttuoso di una delle gesta frequenti nella nostra montagna dovute ai \"partigiani\", si è avuto stamane in quel di Castelfranco ove sono stati fucilati alla schiena dieci giovani quasi tutti nativi della frazione di Pavullo, che ha un nome giustamento noto per antichità e fasti civili: Renno. Sono stati giudicati nella giornata di ieri dal Tribunale Militare Straordinario del Comando Militare regionale di Bologna costituitosi appunto a Castelfranco dell\'Emilia. Codesti giovani dovevano rispondere del reato di renitenza per nove di essi, mentre il decimo era estraneo alle forze armate, pure essendosi unito ai primi per compiere atti contro i Poteri dello Stato e per avere uccisi soldati e guardie repubblicane. A quanto ci assicura la sentenza del Tribunale, tutti i dieci imputati hanno confessati i loro delitti ad addebiti fatti a loro carico. Alla pena di morte si deve aggiungere la condanna ad anni 20 di reclusione e lire trentamila di multa per ognuno dei dieci. I giustiziati rispondono ai seguenti casati: 1°) Romano Vandelli di Felice; 2°) Gervaso Maletti di Francesco; 3°) Walter Martelli di Gioacchino da Montefiorino; 4°) Teodoro Manfredini di Ernesto da Camatta; 5°) Sante Adani di Francesco; 6°) Ubaldo Gherardini di Casimiro; 7°) Bruno Badiali di Ettore; 8°) Renato Camatti di Andrea; 9°) Massimo Patarozzi di Remigio; 10°) Egidio Montecchi di Giovanni, da Montorso di Pavullo. Tranne il 3°, il 4° e il 10°, tutti gli altri sono nativi di Renno. Benché giudicati a Castelfranco dal Tribunale Regionale e non da quello Provinciale di Modena, riteniamo non di meno che i dieci accusati facessero parte di quel gruppo di ribelli, rastrellati or non è molto in quel di Pavullo”. (Adamo Pedrazzi, Cronaca dell’Occupazione Nazi-Fascista di Modena – MCMXLIII-MCMXLV, Archivio dell’Istituto Storico di Modena, Volume II, pp. 757-758).
Note procedimento Processo della Corte d’Assise contro Bruno Rivaroli.
Clemente Tommasone
Cognome Tommasone
Note responsabile Clemente Tommasone, Vice-Brigadiere di Pubblica Sicurezza ------------ “L\'epilogo luttuoso di una delle gesta frequenti nella nostra montagna dovute ai \"partigiani\", si è avuto stamane in quel di Castelfranco ove sono stati fucilati alla schiena dieci giovani quasi tutti nativi della frazione di Pavullo, che ha un nome giustamento noto per antichità e fasti civili: Renno. Sono stati giudicati nella giornata di ieri dal Tribunale Militare Straordinario del Comando Militare regionale di Bologna costituitosi appunto a Castelfranco dell\'Emilia. Codesti giovani dovevano rispondere del reato di renitenza per nove di essi, mentre il decimo era estraneo alle forze armate, pure essendosi unito ai primi per compiere atti contro i Poteri dello Stato e per avere uccisi soldati e guardie repubblicane. A quanto ci assicura la sentenza del Tribunale, tutti i dieci imputati hanno confessati i loro delitti ad addebiti fatti a loro carico. Alla pena di morte si deve aggiungere la condanna ad anni 20 di reclusione e lire trentamila di multa per ognuno dei dieci. I giustiziati rispondono ai seguenti casati: 1°) Romano Vandelli di Felice; 2°) Gervaso Maletti di Francesco; 3°) Walter Martelli di Gioacchino da Montefiorino; 4°) Teodoro Manfredini di Ernesto da Camatta; 5°) Sante Adani di Francesco; 6°) Ubaldo Gherardini di Casimiro; 7°) Bruno Badiali di Ettore; 8°) Renato Camatti di Andrea; 9°) Massimo Patarozzi di Remigio; 10°) Egidio Montecchi di Giovanni, da Montorso di Pavullo. Tranne il 3°, il 4° e il 10°, tutti gli altri sono nativi di Renno. Benché giudicati a Castelfranco dal Tribunale Regionale e non da quello Provinciale di Modena, riteniamo non di meno che i dieci accusati facessero parte di quel gruppo di ribelli, rastrellati or non è molto in quel di Pavullo”. (Adamo Pedrazzi, Cronaca dell’Occupazione Nazi-Fascista di Modena – MCMXLIII-MCMXLV, Archivio dell’Istituto Storico di Modena, Volume II, pp. 757-758).
Cognome Benassi
Giuseppe Garusi
Cognome Garusi
Note responsabile Giuseppe Garusi, Vice-Commissario di Pubblica Sicurezza -------------- “L\'epilogo luttuoso di una delle gesta frequenti nella nostra montagna dovute ai \"partigiani\", si è avuto stamane in quel di Castelfranco ove sono stati fucilati alla schiena dieci giovani quasi tutti nativi della frazione di Pavullo, che ha un nome giustamento noto per antichità e fasti civili: Renno. Sono stati giudicati nella giornata di ieri dal Tribunale Militare Straordinario del Comando Militare regionale di Bologna costituitosi appunto a Castelfranco dell\'Emilia. Codesti giovani dovevano rispondere del reato di renitenza per nove di essi, mentre il decimo era estraneo alle forze armate, pure essendosi unito ai primi per compiere atti contro i Poteri dello Stato e per avere uccisi soldati e guardie repubblicane. A quanto ci assicura la sentenza del Tribunale, tutti i dieci imputati hanno confessati i loro delitti ad addebiti fatti a loro carico. Alla pena di morte si deve aggiungere la condanna ad anni 20 di reclusione e lire trentamila di multa per ognuno dei dieci. I giustiziati rispondono ai seguenti casati: 1°) Romano Vandelli di Felice; 2°) Gervaso Maletti di Francesco; 3°) Walter Martelli di Gioacchino da Montefiorino; 4°) Teodoro Manfredini di Ernesto da Camatta; 5°) Sante Adani di Francesco; 6°) Ubaldo Gherardini di Casimiro; 7°) Bruno Badiali di Ettore; 8°) Renato Camatti di Andrea; 9°) Massimo Patarozzi di Remigio; 10°) Egidio Montecchi di Giovanni, da Montorso di Pavullo. Tranne il 3°, il 4° e il 10°, tutti gli altri sono nativi di Renno. Benché giudicati a Castelfranco dal Tribunale Regionale e non da quello Provinciale di Modena, riteniamo non di meno che i dieci accusati facessero parte di quel gruppo di ribelli, rastrellati or non è molto in quel di Pavullo”. (Adamo Pedrazzi, Cronaca dell’Occupazione Nazi-Fascista di Modena – MCMXLIII-MCMXLV, Archivio dell’Istituto Storico di Modena, Volume II, pp. 757-758).
Note responsabile Marta Rossi, amante di Rivaroli -------------- “L\'epilogo luttuoso di una delle gesta frequenti nella nostra montagna dovute ai \"partigiani\", si è avuto stamane in quel di Castelfranco ove sono stati fucilati alla schiena dieci giovani quasi tutti nativi della frazione di Pavullo, che ha un nome giustamento noto per antichità e fasti civili: Renno. Sono stati giudicati nella giornata di ieri dal Tribunale Militare Straordinario del Comando Militare regionale di Bologna costituitosi appunto a Castelfranco dell\'Emilia. Codesti giovani dovevano rispondere del reato di renitenza per nove di essi, mentre il decimo era estraneo alle forze armate, pure essendosi unito ai primi per compiere atti contro i Poteri dello Stato e per avere uccisi soldati e guardie repubblicane. A quanto ci assicura la sentenza del Tribunale, tutti i dieci imputati hanno confessati i loro delitti ad addebiti fatti a loro carico. Alla pena di morte si deve aggiungere la condanna ad anni 20 di reclusione e lire trentamila di multa per ognuno dei dieci. I giustiziati rispondono ai seguenti casati: 1°) Romano Vandelli di Felice; 2°) Gervaso Maletti di Francesco; 3°) Walter Martelli di Gioacchino da Montefiorino; 4°) Teodoro Manfredini di Ernesto da Camatta; 5°) Sante Adani di Francesco; 6°) Ubaldo Gherardini di Casimiro; 7°) Bruno Badiali di Ettore; 8°) Renato Camatti di Andrea; 9°) Massimo Patarozzi di Remigio; 10°) Egidio Montecchi di Giovanni, da Montorso di Pavullo. Tranne il 3°, il 4° e il 10°, tutti gli altri sono nativi di Renno. Benché giudicati a Castelfranco dal Tribunale Regionale e non da quello Provinciale di Modena, riteniamo non di meno che i dieci accusati facessero parte di quel gruppo di ribelli, rastrellati or non è molto in quel di Pavullo”. (Adamo Pedrazzi, Cronaca dell’Occupazione Nazi-Fascista di Modena – MCMXLIII-MCMXLV, Archivio dell’Istituto Storico di Modena, Volume II, pp. 757-758).
Note responsabile Paolo Magrini, Questore di Modena --------------- “L\'epilogo luttuoso di una delle gesta frequenti nella nostra montagna dovute ai \"partigiani\", si è avuto stamane in quel di Castelfranco ove sono stati fucilati alla schiena dieci giovani quasi tutti nativi della frazione di Pavullo, che ha un nome giustamento noto per antichità e fasti civili: Renno. Sono stati giudicati nella giornata di ieri dal Tribunale Militare Straordinario del Comando Militare regionale di Bologna costituitosi appunto a Castelfranco dell\'Emilia. Codesti giovani dovevano rispondere del reato di renitenza per nove di essi, mentre il decimo era estraneo alle forze armate, pure essendosi unito ai primi per compiere atti contro i Poteri dello Stato e per avere uccisi soldati e guardie repubblicane. A quanto ci assicura la sentenza del Tribunale, tutti i dieci imputati hanno confessati i loro delitti ad addebiti fatti a loro carico. Alla pena di morte si deve aggiungere la condanna ad anni 20 di reclusione e lire trentamila di multa per ognuno dei dieci. I giustiziati rispondono ai seguenti casati: 1°) Romano Vandelli di Felice; 2°) Gervaso Maletti di Francesco; 3°) Walter Martelli di Gioacchino da Montefiorino; 4°) Teodoro Manfredini di Ernesto da Camatta; 5°) Sante Adani di Francesco; 6°) Ubaldo Gherardini di Casimiro; 7°) Bruno Badiali di Ettore; 8°) Renato Camatti di Andrea; 9°) Massimo Patarozzi di Remigio; 10°) Egidio Montecchi di Giovanni, da Montorso di Pavullo. Tranne il 3°, il 4° e il 10°, tutti gli altri sono nativi di Renno. Benché giudicati a Castelfranco dal Tribunale Regionale e non da quello Provinciale di Modena, riteniamo non di meno che i dieci accusati facessero parte di quel gruppo di ribelli, rastrellati or non è molto in quel di Pavullo”. (Adamo Pedrazzi, Cronaca dell’Occupazione Nazi-Fascista di Modena – MCMXLIII-MCMXLV, Archivio dell’Istituto Storico di Modena, Volume II, pp. 757-758).
cippo a Forte Urbano, Castelfranco Emilia
Ubicazione: Forte Urbano, Castelfranco Emilia
Descrizione: Dal 1985 un cippo eretto nei pressi del Forte Urbano di Castelfranco commemora la fucilazione dei dieci ostaggi, avvenuta il 30 marzo 1944.
lapide a Chiesa plebana
Ubicazione: Chiesa plebana
Descrizione: I giovani di Renno sono ricordati in una lapide collocata all’esterno della chiesa plebana della frazione.
altro a Municipio di Pavullo nel Frignano
Descrizione: I giovani di Renno sono ricordati in un’epigrafe collettiva affissa al municipio di Pavullo.
Ermanno Gorrieri, La repubblica di Montefiorino, Bologna, Il Mulino, 1970, pag. 188.
Claudio Silingardi, Una provincia partigiana, Milano, Franco Angeli, 1998, pag. 214.
Ilva Vaccari, Dalla parte della libertà, Santa Sofia di R., Stab. Tip. dei Comuni per COOP Estense, 1999, pp. 553-554.
Ilva Vaccari, Il tempo di decidere, pp. 116-117.
http://emilia-romagna.anpi.it/modena/archivio_res/dicembre_02/art_12_10.htm
http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2011/01/10/news/balugani-ecco-la-verita-sull-eccidio-di-castelfranco-1.378745
Walter Martelli, in Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana [http://www.ultimelettere.it/?page_id=35&ricerca=85], url consultata il 28 dicembre 2018
Massimo Pattarozzi, in Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana [http://www.ultimelettere.it/?page_id=35&ricerca=92], url consultata il 28 dicembre 2018
Adamo Pedrazzi, Cronaca dell’Occupazione Nazi-Fascista di Modena – MCMXLIII-MCMXLV, Archivio dell’Istituto Storico di Modena, pag. 757.

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