Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-3964-del-14-02-2017
Timestamp: 2020-07-05 11:02:51+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 3964 del 14/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3964 del 14/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 14/02/2017, (ud. 21/12/2016, dep.14/02/2017), n. 3964
sul ricorso 29241-2015 proposto da:
rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONIO PANCALLO giusta procura
avverso la sentenza n. 358/2/2015 della COMMISSIONI, TRIBUTARIA
REGIONALE di POTENZA del 04/05/2015, depositata il 25/05/2015;
D.T.M. propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Basilicata, che aveva accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Matera. Quest’ultima, a sua volta, aveva accolto il ricorso del contribuente avverso sette cartelle di pagamento, sostenendo l’applicabilità dell’istituto della definizione delle liti pendenti.
Nella decisione impugnata, la CTR ha rilevato la nullità della sentenza di primo grado per mancanza di motivazione e, nel merito, ha osservato che il ricorso era stato proposto oltre il termine decadenziale di 60 gg., D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 21, comma 1.
Il ricorso affidato ad un unico motivo, col quale il D.T. lamenta “difetto di motivazione ex art. 360, commi 3 e 5 per omesso esame circa un punto decisivo della controversia”.
Secondo il ricorrente, la CTR avrebbe dovuto tener conto principalmente della pendenza della lite condonabile, piuttosto che soffermarsi sul merito delle questioni.
Il riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 urta con la constatazione che il ricorrente non ha indicato in alcun modo la norma di legge violata, nè essa può essere ipotizzata nel fatto che – come sembrerebbe evincersi dalla lettura del ricorso – la CTR abbia deciso il merito, senza soffermarsi sul rilievo dell’istanza di condono, posto che si tratterebbe di una questione processuale, che neppure il ricorrente ha dimostrato di aver sollevato in quella sede.
D’altronde, il riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5è incongruo, giacchè la norma deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Sez. U, n. 8053 del 07/04/2014).
Sotto tale ultimo aspetto, il vizio non risulta dal testo della sentenza impugnata e non risulta dunque neppure essere stato oggetto di discussione fra le parti.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del presente giudizio, liquidate in Euro 2.000,00 oltre spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 21
 art. 360
 sentenza 
 sentenza