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Timestamp: 2019-02-20 05:54:48+00:00

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SVF Libro I
§ 1.Struttura della conoscenza: rappresentazione, sensazione, criterio di verità
Frammenti n. 52-73
SVF I, 58
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 236. Qualora Zenone affermi che la rappresentazione è un’impronta nell’animo, bisogna intendere [per ‘animo’ non tutto l’animo, ma quella sua parte … chiamata ‘egemonico’].
[2] VII, 230. <Crisippo> dunque sottintende che Zenone usi il termine ‘impronta’ nel senso di ‘alterazione’.
SVF I, 59
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 248. […] Rappresentazione catalettica è quella rappresentazione che nasce da un oggetto esistente, che è stata ben ricalcata e sigillata in conformità all’esistente stesso ed è quale non potrebbe nascere da un oggetto inesistente.
SVF I, 63
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VIII, 355. Epicuro disse che ogni oggetto sensibilmente percepito è saldamente esistente, mentre lo stoico Zenone utilizzava la diairesi […]
SVF I, 64
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 373. [Cleante aveva affermato che la ‘rappresentazione’ è un’impronta fatta di rientranze e di sporgenze]. Ma se è così <dice Crisippo>, allora è abolita la memoria in quanto tesaurizzazione di rappresentazioni [ed è anche abolita ogni arte].
SVF I, 67
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 151. L’opinione è l’assenso debole e fallace.
SVF I, 68
[4] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 151. La scienza è apprensione sicura, salda e inamovibile ad opera di un ragionamento.
SVF I, 69
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 151. La scienza, l’opinione e l’apprensione, la quale è posizionata nella terra di confine tra le due […] l’apprensione sta frammezzo a queste.
[3] VII, 153 Arcesilao, […] il quale mostra che l’apprensione non è affatto un criterio di verità che stia frammezzo alla scienza e all’opinione.
SVF I, 73
[4] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ II, 10. Pertanto ogni arte è un insieme formato da apprensioni allenate e che prendono riferimento da un fine profittevole alla vita.
[5] Sesto Empirico (vari altri luoghi). Gli Stoici definiscono l’arte in questo modo: l’arte è un insieme inerente all’animo e formato da apprensioni allenate, eccetera.
§ 2. Retorica
Frammenti n. 74-84
SVF I, 75
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ II, 7. Onde anche Zenone di Cizio, quando gli fu chiesto in che cosa si differenzi la dialettica dalla retorica, racchiuse la mano e poi di nuovo la dispiegò dicendo: “A questo”. Con la chiusura della mano, infatti, egli dava una forma al peculiare carattere atticciato e conciso della dialettica, mentre con il suo dispiegamento e la distensione delle dita alludeva all’ampiezza della facoltà retorica.
Il cosmo è uno - Il cosmo è generato e destinato alla morte - Il cosmo occupa un solo spazio - Il cosmo è fatto di quattro elementi - La conflagrazione universale e la palingenesi - Il cosmo è un animale sapiente
Frammenti n. 97-114
SVF I, 110
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ IX, 107. Quello che <Platone> pubblicò è potenzialmente lo stesso discorso di Zenone. Giacché anche Zenone dice che l’universo è opera bellissima condotta a perfezione secondo natura; ed anche, secondo ogni verosimiglianza, creatura vivente animata, cognitiva, razionale.
SVF I, 111
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ IX, 104. E Zenone di nuovo dice: “Se ciò ch’è razionale è migliore di ciò ch’è non razionale; nulla è migliore del cosmo; dunque il cosmo è razionale”. E altrettanto dicasi di ciò che partecipa di cognitività e di animalità. “Giacché ciò ch’è cognitivo è migliore di ciò ch’è non cognitivo; e ciò ch’è animato è migliore di ciò ch’è inanimato; nulla è migliore del cosmo; dunque il cosmo è cognitivo ed animato”.
SVF I, 113
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ IX, 110. Prendendone spunto da Senofonte, Zenone di Cizio argomenta interrogativamente così: “Il seme di una creatura razionale ceduto all’esterno è anch’esso razionale; il cosmo cede all’esterno un seme di natura razionale; dunque il cosmo è razionale”. E la sua esistenza è inclusa in esso.
SVF I, 114
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ IX, 85. Ma la natura che include in sé anche le nature razionali è anch’essa senz’altro razionale, giacché non può l’intero essere peggiore della parte.
Fisica VI.
Gli dei esistono - L’etere è il sommo dio - Dio è uno e insieme tanti dei - La natura e la Prònoia - La mantica - Il destino
Frammenti n. 152-177
SVF I, 152
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ IX, 133. Zenone soleva prospettare questo ragionamento: “Ragionevolmente si onorerebbero gli dei; ma quelli che sono non dei si onorerebbero irragionevolmente; dunque gli dei esistono”.
SVF I, 159
[3] Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 218. Gli Stoici <dicono che la divinità è> uno pneuma pervasivo anche delle cose schifose e fetide.
§ 1.Sul sommo bene
Quale sia il sommo bene
Frammenti n. 179-184
SVF I, 184
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ XI, 30. E la felicità, come esplicitarono i seguaci di Zenone, di Cleante e di Crisippo, è il sereno fluire dell’esistenza.
Le aberrazioni sono pari
Frammento n. 224
SVF I, 224
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 422. Prendendo impulso da qui, i seguaci di Zenone insegnavano che tutte le aberrazioni sono pari.
L’amore per i ragazzi
Frammenti n. 247-249
SVF I, 249
Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 200. E cosa vi è di stupefacente in ciò, laddove anche i filosofi Cinici e i seguaci di Zenone di Cizio, di Cleante e di Crisippo affermano che questo (cioè l’omosessualità maschile) è un ‘indifferente’?
Frammenti n. 250-257
SVF I, 250
Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 245. Per esempio, il loro scolarca Zenone nelle ‘Diatribe’, circa l’educazione dei ragazzi dice altre cose simili a queste che seguono: “Metterlo tra le cosce a ragazzi o non ragazzi, a femmine o maschi è né più né meno lo stesso. Giacché si fanno ai ragazzi o ai non ragazzi, alle femmine o ai maschi cose non diverse, ma le stesse identiche cose che si confanno e che sono confacenti”.
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ XI, 190. E circa l’educazione dei ragazzi, nelle ‘Diatribe’ lo scolarca Zenone entra in particolari di questo genere (seguono le parole del frammento precedente).
SVF I, 251
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ XI, 190. E poi di nuovo. “L’hai messo tra le cosce del tuo amato?” “Io no” “E non smaniavi forse di metterlo?” “Tantissimo” “Smaniavi che egli si prestasse a te ma hai avuto paura di intimarglielo?” “Per Zeus!” “Ma glielo intimasti?” “Assolutamente si” “E però lui non ti ha fatto il servizio?” “Ecco, no”.
SVF I, 255
Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 206. Zenone non rifiuta la masturbazione, che per noi è invece una pratica deprecabile.
SVF I, 256
Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 246. Circa il sacrosanto rispetto verso i genitori, lo stesso uomo <ossia Zenone> afferma che nella vicenda di Giocasta e di Edipo non sarebbe da considerarsi una cosa terribile il massaggiare la propria madre. Se, infatti, Edipo avesse massaggiato con le mani Giocasta, poiché ella s’era indebolita in qualche altra parte del corpo, e ciò le fosse stato di giovamento, nulla di vergognoso avrebbe commesso. Se invece Edipo, massaggiando altre parti del corpo di sua madre, la allieta poiché ne fa cessare le doglianze e ne fa nascere figli di razza, allora questo è ritenuto vergognoso.
[2] ‘Adv. Math.’ XI, 191. Zenone, dopo avere proposto ed investigato la vicenda di Giocasta e di Edipo, afferma che non vi era nulla di terribile nel massaggiare la madre. Infatti, se Edipo le avesse recato giovamento massaggiandole con le mani il corpo che si era indebolito, nulla di vergognoso avrebbe commesso. Se invece egli la massaggia con un’altra parte di sé, grazie alla quale trova che ne fa cessare le doglianze facendone pure nascere dei figli di razza, cosa vi sarebbe in ciò di vergognoso?
[3] ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 205. Ma anche Zenone di Cizio afferma che non è assurdo massaggiare il sesso della madre con il proprio sesso, appunto come nessuno direbbe che è vizioso massaggiare con la mano un'altra parte del suo corpo.
I DISCEPOLI DI ZENONE
1. Aristone di Chio (320-250 aC.)
§ 1.La vita
Frammenti n. 333-350
SVF I, 344
Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ I, 234. Perciò Aristone diceva di Arcesilao:
‘Davanti Platone, dietro Pirrone e in mezzo Diodoro’
giacché egli sfruttava la dialettica di Diodoro, ma visto di faccia appariva un Platonico.
§ 2. Massime
SVF I, 356
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 12. Aristone di Chio non soltanto, come si dice, deplorava lo studio teorico della Fisica e della Logica in quanto futile e nocivo per coloro che fanno vita filosofica; ma anche nell’ambito dell’Etica circoscriveva insieme alcuni campi, come il parenetico e l’ammonitorio. Egli diceva che questi due campi potrebbero ricadere nell’interesse di balie e di pedagoghi, mentre per vivere beatamente basta il ragionamento che ci fa imparentare con la virtù, che ci fa estraniare dal vizio e che ci fa inveire contro le cose che stanno frammezzo a queste due, e per le quali i più vanno in palpitazione e si rendono infelici.
SVF I, 361
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ XI, 63. Aristone di Chio affermava che la salute, e tutto ciò che le è similare, non è un indifferente promosso. Infatti, dire che essa è un indifferente promosso equivale ad essere del parere che essa è un bene, e quindi in pratica a ridurre la differenza ad una questione di nomi. Tra le cose indifferenti che stanno frammezzo alla virtù e al vizio non vi è, in generale, divario alcuno; né alcune sono per natura promosse ed altre invece ricusate, ma a seconda delle differenti circostanze del momento, né quelle che si dice siano state promosse diventano in ogni caso promosse, né quelle che si dice siano state ricusate continuano ad essere necessariamente ricusate. Infatti, se fosse imposto che tutti gli individui in salute si mettessero al servizio di un tiranno e, a causa di ciò, fossero poi levati di mezzo; e invece i malati, essendo per questo esentati dal servizio al tiranno, scampassero contemporaneamente all’eliminazione fisica; ebbene il sapiente, in questo momento preciso, sceglierebbe piuttosto di ammalarsi che di restare in salute. In questo modo è chiaro che né la salute è in ogni caso un indifferente promosso, né la malattia è in ogni caso un indifferente ricusato. Pertanto, come nel caso della scrittura dei nomi noi preordiniamo una volta in un modo e un’altra in un altro i caratteri dell’alfabeto e li giustapponiamo a seconda delle differenti circostanze, usando così quale capolettera la ‘Delta’ quando scriviamo il nome ‘Dione’, la ‘Iota’ quando scriviamo il nome ‘Ione’ e la ‘Omega’ quando scriviamo il nome ‘Orione’, senza che sia per natura predeterminato che alcune lettere vadano scritte prima delle altre, ed è invece il momento preciso della scrittura a costringerci a fare ciò; così nelle faccende che stanno frammezzo alla virtù e al vizio non vi è una predeterminazione naturale di indifferenti promossi o ricusati invece di altri, ma ciò avviene piuttosto a seconda delle circostanze.
Frammenti di Logica e di Retorica
§ 2. Sulla vista
Frammento n. 484
SVF I, 484
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 228. Secondo loro la rappresentazione è un’impronta nell’animo. Ma su di essa <gli Stoici> ben presto si dispararono. Infatti Cleante intese ‘l’impronta’ fatta di rientranze e di sporgenze, com’è l’impronta fatta dagli anelli nella cera.
[2] VII, 372. Se infatti la rappresentazione è un’impronta nell’animo, o si tratta di un’impronta fatta di sporgenze e di rientranze, come legittimano i seguaci di Cleante; oppure essa nasce per mera alterazione.
[3] VIII, 400. Cleante intese per ‘impronta’ principalmente quella che si capisce constare di rientranze e di sporgenze.
[4] ‘Pyrrh. Hypot.’ II, 70. Ora, poiché l’animo e l’egemonico sono pneuma oppure, come essi dicono, qualcosa di ancor più sottile dello pneuma; sarà impossibile divisare l’impronta in esso come qualcosa che consta di rientranze e di sporgenze, come vediamo nel caso dei sigilli, o come la miracolosa ‘trasformazione alterativa’ della quale essi parlano.
§ 6. La natura degli dei
Frammenti n. 528-547
SVF I, 529
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ IX, 88. Cleante usava argomentare interrogativamente in questo modo. Se esiste una natura migliore di un’altra, allora potrebbe esistere una natura migliore di tutte le altre. Se esiste un animo migliore di un altro, allora potrebbe esistere un animo migliore di tutti gli altri. E pertanto se esiste un animale migliore di un altro, allora potrebbe esistere un animale più eccellente di tutti. Le cose di questo genere, infatti, sono per natura tali da non ricadere nell’ambito di serie infinite. Dunque né la natura, né l’animo, né l’animale potrebbero migliorare all’infinito. Però esiste un animale migliore di un altro: per esempio, un cavallo è migliore di, tanto per dire, una tartaruga; un toro di un asino, un leone di un toro. E l’uomo a sua volta soverchia per eccellenza quasi tutti gli animali terrestri quanto a disposizione fisica e d’animo. Pertanto l’uomo potrebbe essere l’animale più eccellente e migliore di tutti. Eppure l’uomo può anche essere un animale nient’affatto eccellente, come quando procede nel vizio e passa tutto, o almeno la maggior parte del suo tempo, in esso (e se mai raggiunge la virtù, la raggiunge tardi e al ponente della vita); un animale caduco, debole, bisognoso di miriadi di soccorsi quali cibo, ricoveri, e di varie altre cure per il corpo. Corpo il quale ci sta sopra al modo di un crudele tiranno che richiede il tributo giornaliero e che minaccia malattie e morte se noi non procurassimo di lavarlo, ungerlo, vestirlo e cibarlo. Sicché l’uomo non è un animale perfetto ma imperfetto, anzi molto lontano dalla perfezione. Dunque se l’animale perfetto e migliore di tutti esistesse, esso sarebbe migliore dell’uomo, completamente ricolmo di tutte le virtù e non suscettibile di un qualunque vizio. Ma questo non differirà da dio, anzi è dio.
§ 1. Il sommo bene
Frammenti n. 552-556
SVF I, 554
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ XI, 30. E la felicità, come esplicitarono i seguaci di Cleante, è il sereno fluire dell’esistenza.
§ 5. Le passioni
Frammenti n. 570-575
SVF I, 574
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ XI, 74. Cleante nega che il piacere della carne sia secondo natura, al modo che non è secondo natura una spazzola, e che esso abbia valore nella vita.
§ 7.Il dovere
Frammenti n. 578-586
SVF I, 585
Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 199-200. Presso di noi è turpe, e per di più è ritenuta illegale, l’omosessualità maschile. Presso i Germani, invece, si dice che sia una pratica non turpe […] Cosa vi è di stupefacente in ciò, laddove anche i Cinici e i seguaci di Zenone di Cizio, di Cleante e di Crisippo affermano che questa pratica è un ‘indifferente’?

References: § 1

§ 2

§ 1

§ 1

§ 2

§ 2

§ 6

§ 1

§ 5

§ 7