Source: https://www.inmarcia.it/component/content/article/28-ultimora/221-un-treno-carico-di-stress
Timestamp: 2020-06-02 20:42:08+00:00

Document:
"...UN TRENO CARICO DI STRESS": Convegno suI risultati della ricerca. Roma, 21 novembre 2012
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I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, GIMLE, rivista specializzata nel settore. Leggi sul sito l'intervento relativo alla utilità pratica per lavoratori e RLS della ricerca.
Scarica l'articolo "La valutazione soggettiva dello stress nei macchinisti e capitreno"
di Marrucci L. e Ruggieri V. (vol. 38, n. 4, pp. 284 - 294, ottobre-dicembre 2016)
UNA RICERCA PSICOFISIOLOGICA SU MACCHINISTI E CAPITRENO,
UN METODO A DISPOSIZIONE DI TUTTI I LAVORATORI
"...UN TRENO CARICO DI STRESS"
Roma, 21 novembre 2012, ore 8,30 - 17,30
Università 'Sapienza', Centro Congressi d’Ateneo, Via Salaria, 113 (*)
Scarica la Locandina - Scarica la Brochure
Si è conclusa la ricerca sullo Stress lavoro correlato per i macchinisti ed i capitreno, effettuata nei mesi scorsi tra i lavoratori che prestano servizio sui treni. Il progetto è stato realizzato su scala nazionale sotto la direzione scientifica del Prof. Vezio Ruggieri (Cattedra di Psicofisiologia Clinica della Facoltà di Medicina e Psicologia dell'Università di Roma, Sapienza), coadiuvato dalla dott.ssa Laura Marrucci con il coinvolgimento degli stessi lavoratori interessati attraverso un approfondito confronto, secondo il metodo dei 'gruppi omogenei'. L'iniziativa, nata per approfondire il tema 'valutazione Stress Lavoro Correlato' per lavoratori impegnati in mansioni atipiche, quali quelle della guida e della scorta treni, ha suscitato l'interesse della Regione Toscana, della AUSL Firenze 10 e della ASL Roma C. Il metodo partecipativo ed il questionario multischeda elaborato in questa occasione con i ferrovieri, si prestano infatti – con gli opportuni adattamenti – ad essere estesi anche ad altri settori nei quali sono presenti fattori di rischio stress specifici. Il convegno sarà l'occasione per illustrare i risultati del lavoro svolto e dibattere sul tema.
Vai all'indice e Scarica il volume "Un treno carico di stress"
Stress lavoro correlato: una ricerca Psicofisiologica su macchinisti e capitreno, un metodo a disposizione di tutti
8,30 Registrazioni partecipanti
9,40 Saluti: Maurizio Di Giorgio - Area sicurezza luoghi di lavoro Regione Lazio (Ascolta Audio) - (Vedi diapositive)
9,45 Vezio Ruggieri - Psicofisiologia Clinica - Università di Roma 'Sapienza'. Stress lavoro correlato in ambito ferroviario: il coinvolgimento dei lavoratori nella valutazione, gruppi operai omogenei, la valorizzazione della soggettività. (Ascolta Audio).
10,00 Roberto Testa - macchinista, Rls Ferrovie - La ricerca: motivazioni, disegno e metodo utilizzato. (Ascolta Audio)
10,15 Laura Marrucci - Vezio Ruggieri - Università di Roma 'Sapienza'. I risultati della ricerca. (Ascolta Audio) - (Vedi diapositive)
10,45 Roland Gauthy - ergonomo ETUI (Sindacato Europeo) Dipartimento di salute e sicurezza - Lo stress lavoro correlato in Europ. (Ascolta Audio) - (Vedi diapositive)
11,15 Giuseppe Petrioli, Stella Lanzilotta – Asl 10 Firenze e Regione Toscana - Stress lavoro correlato: Il contributo della Regione Toscana. (Ascolta Audio) - (Vedi diapositive)
11,30 Gino Rubini - Diario Prevenzione - L’esportabilità del 'metodo' di ricerca ad altre realtà lavorative. (Ascolta Audio).
11,45 Giacomo Porcellana - ASL TO 3 - Un'esperienza di vigilanza in tema di stress lavoro correlato nelle ferrovie. (Ascolta Audio).
12,00 Dibattito: Mauro Colombera - Isabella Corradini - Sandra Rogialli - Dante De Angelis e Gino Carpentiero - Amedeo Arena - Giovanni Crupi - Mirko Lo Giudice - Giuseppe Grillo
14,30 Enzo Cordaro - Asl Roma D - Un progetto di Valutazione stress lavoro correlato. (Ascolta Audio) - (Vedi diapositive)
14,45 Giuseppe Pinto - Capotreno, Rls Ferrovie - Carichi di lavoro e stress: la voce di chi lavora sui treni. (Ascolta Audio)
15,00 Gabriella Geraci, Mario Ronchetti - L'esperienza della Azienda ASL Roma C. (Ascolta Audio) - (Vedi diapositive)
15,15 Giuseppe Piegari - Ministero del lavoro. (Ascolta Audio)
15,30 Fulvio D'Orsi – ASL Roma C. Il Coordinamento delle Regioni e la Valutazione dello stress lavoro correlato. (Ascolta Audio) - (Vedi diapositive)
15,45 Maurizio Marcelli - Responsabile nazionale Salute e Sicurezza FIOM - Il ruolo del Sindacato. (Ascolta Audio).
16,00 Beniamino Deidda - Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Firenze - Stress lavoro correlato: il punto di vista del magistrato. (Scarica relazione in Pdf) - (Ascolta Audio)
16,15 Dibattito: Raffaele Bencini - Giuseppe Carroccia
17,00 Vezio Ruggieri - Giuseppe Petrioli - Conclusioni e prospettive. (Ascolta Audio).
Sono state invitate le imprese ferroviarie Trenitalia Spa, NTV Spa ed il Servizio Sanitario Fs.
Il convegno è rivolto a lavoratori di tutti i settori, RLS-RSU, Rspp, datori di lavoro, medici competenti, psicologi e Operatori della prevenzione.
Iniziativa formativa con riconoscimento di 5 crediti ECM per le qualifiche sanitarie: Medici del lavoro, Tecnici della Prevenzione e Psicologi
La partecipazione è gratuita con iscrizione obbligatoria. Per motivi organizzativi l'iscrizione deve effettuarsi entro il 19 novembre 2012 presso la sede della rivista 'ancora In Marcia' inviando una mail con oggetto: 'iscrizione Convegno stress 21 novembre 2012' all'indirizzo, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. oppure ai seguenti recapiti: tel. 055.486838, fax 055.4625985. Gli interessati ai crediti ECM sono pregati di specificarlo al momento dell'iscrizione
(*) La sede del Convegno è raggiungibile dalla Stazione Termini con gli autobus 38, 92, 217, 360. Scendere a piazza Fiume, poi proseguire per 300 metri in via Salaria, fino al numero civico 113.
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Scarica numero monografico della rivista
http://www.inmarcia.it/GiornalePdf/2011/AIM20113B.pdf
Solo la copertina
http://www.inmarcia.it/DOC/Volume_stressLC/Copertina_AiM_Numero_speciale_Stress.pdf
TORNA AGLI ATTI DEL CONVEGNO
www.inmarcia.it/DOC/Volume_stressLC/Treno_carico_di_stress_Copertina.pdf
Capitolo 1-3
www.inmarcia.it/DOC/Volume_stressLC/Treno_carico_di_stress_Cap_1-3.pdf
www.inmarcia.it/DOC/Volume_stressLC/Treno_carico_di_stress_Cap_4.pdf
Capitolo 5-6
www.inmarcia.it/DOC/Volume_stressLC/Treno_carico_di_stress_Cap_5-6.pdf
Scarica il Volume intero in pdf (7Mb)
www.inmarcia.it/DOC/Volume_stressLC/Un_Treno_carico_di_stress_Volume_intero.pdf
Capitolo 1. Come nasce questa ricerca
1.1 Atipici fra gli atipici di Roberto Testa pag. 7
1.2 La Regione Toscana e l’Azienda Sanitaria Locale 10 di Firenze pag. 10
di Stella Lanzilotta e Giuseppe Petrioli
Capitolo 2. Nuovi orientamenti nella descrizione del disagio lavorativo
di Vezio Ruggieri
Introduzione – L’Attenzione – Il Controllo – Lo Sforzo e la Fatica – La Soggettività
Capitolo 3. I Gruppi Omogenei
di Laura Marrucci
3.1 Breve storia dei gruppi omogenei pag. 26
3.2 Il gruppo omogeneo nella nuova psicosomatica da lavoro pag. 28
Lo studio in vivo della costruzione della patologia - L’autodiagnosi - Le differenze
individuali - La soggettivitˆ come sistema di autosegnali - La soggettivitˆ come
caposaldo dell’organizzazione del lavoro - Finalitˆ degli incontri di Gruppo
omogeneo - La nuova psicosomatica da lavoro: la veritˆ ﾏ nell’intreccio
3.3 Il Gruppo omogeneo dei macchinisti pag. 34
condotto da Vezio Ruggieri e Laura Marrucci
Agente solo: l’isolamento e la perdita di supporto sociale - Malore dell’Agente
solo - Costrizione psicofisica – Monotonia - Responsabilitˆ e carico di lavoro
fisico e mentale - Ergonomia …la postura…rumore, chiarezza del segnale,
microclima…visuale - Illuminazione - Campi elettromagnetici – Microclima -
Guida contro sole - Vetri sporchi - Rumore Vibrazioni - Gli effetti extrauditivi del
rumore - Le malattie professionali…uditive…muscoloscheletriche…tumorali…
gastriche e cardiovascolari - Timore a denunciare la malattia - L’inidoneità
- L’organizzazione dei turni di lavoro - Il Sonno del ferroviere -Pressioni e
Responsabilizzazione - Identità di ruolo e Deprofessionalizzazione - Parametri
oggettivi e soglie di rischio - La valutazione del rischio stress lavoro correlato
3.4 Il Gruppo omogeneo dei capitreno pag. 55
Le aggressioni durante il lavoro: il problema e la soluzione - La borsa di
controlleria - Il rapporto con la dirigenza: attribuzione di responsabilitˆ e conflitto
di ruolo - L’organizzazione dei turni di lavoro: …il lavoro a turni e le relazioni
interpersonali, …l’organizzazione dei turni e la sicurezza - L’organizzazione dei
turni di lavoro: alcune proposte - Infortuni e tipologia del contratto di lavoro -
Incubo “porte Killer”- Lo stress e la costruzione della patologia nel tempo…
i problemi muscoloscheletrici …l’ottundimento – L’autodiagnosi - Il medico
competente - Le pari opportunità
3.5 La sindrome del lavoratore tutelato e il sentimento del diritto di occupare
uno spazio: sintesi dell’ultimo incontro del gruppo omogeneo dei Capitreno pag. 69
Capitolo 4. La Ricerca
di Laura Marrucci e Vezio Ruggieri
4.1 Introduzione pag. 77
Soggetti promotori – Premessa - Breve inquadramento teorico – Obiettivo -
Metodo -Strumenti
4.2 La costruzione del questionario pag. 83
4.3 Il gruppo di ricerca pag. 85
4.4 I Fattori di rischio stress-lavoro-correlato specifici del personale ferroviario pag. 91
in servizio sui treni
4.5 La misura del livello di stress pag. 97
Presentazione del test M.S.P
4.6 Lo stress del personale ferroviario in servizio sui treni pag. 98
Livello di stress e condizioni socio-anagrafiche -
Livello di stress e condizioni di servizio
4.7 La risposta psicofisiologica ai fattori di rischio individuati nei gruppi omogenei pag. 104
Ambiente e Eventi contesto e stato psicofisico –L’organizzazione dei turni
di lavoro: i diversi tipi di giornata lavorativa, la composizione della sestina,
l’andamento del Turno
4.8 Stress e salute pag. 116
Presentazione del Questionario SHC - I Disturbi di salute comuni nel personale
ferroviario in servizio sui treni - Le patologie diagnosticate nel personale
ferroviario in servizio sui treni
4.9 Timori…una breve esplorazione del “Clima aziendale” pag. 124
4.10 Commento ai Dati pag. 127
Lo stress del personale ferroviario in servizio sui treni - La risposta psicofisiologica
ai fattori di rischio individuati nei gruppi omogenei - Stress e salute - Timori…una
breve esplorazione del “Clima aziendale”
Capitolo 5. L’esportabilità della ricerca
5.1 UN TRENO CARICO DI STRESS, una ricerca di grande utilità pag. 133
5.2 Luci ed ombre del metodo di valutazione ISPESL-INAIL. La necessità di
strumenti integrativi per le mansioni atipiche pag. 137
di Dante De Angelis
5.3 UN TRENO CARICO DI STRESS “Quali ricadute possibili di una ricerca pag. 143
sul “campo” di macchinisti e capitreno nelle aziende sanitarie?”
di Sandra Rogialli
Capitolo 6. Lo stress nel personale ferroviario in servizio sui treni
6.1 Una storia di inidoneità da stress pag. 146
Introduzione – Lavoro- Lavoro solitario – Inidoneità – Attualmente
6.2 Racconti di ferrovieri sotto stress pag. 151
La minima troppo alta – Meglio non sapere – Il male minore? - Stanchezza, nervosismo e autocontrollo- Malore al Capotreno
raccolti da Roberto Testa
6.3 Il cuore di Francesco di Giulio e Teodora pag. 154
6.4 Sto lontano dallo stress di I.M. pag. 158
6.5 Mezzo calzino di Giuseppe Carroccia pag. 159
Conclusioni pag. 161
Bibliografia pag. 165
Appendice A Tabelle statistiche pag. 169
Di seguito gli atti del convegno di presentazione del Progetto di ricerca tenutosi a Firenze il 30 maggio 2011, presso l'"Educatorio Il Fuligno", in Via Faenza, 48
IL RUOLO DEI LAVORATORI NELLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO
Una ricerca "sul campo" per Macchinisti e Capitreno
Un metodo partecipativo a disposizione di tutti
Il programma del 30 maggio 2011
La locandina del convegno di Firenze
Il numero speciale di ancora In Marcia ! contenenente il questionario multischeda
Filippo CUFARI In azienda lo stress “non si critica”: la vulnerabilità di un RLS
Giuseppe PINTO “Troppi” datori di lavoro: un organigramma aziendale complesso ed inefficiente
David LEONI Ingerenze esterne sulla scelta degli RLS
Roberto TESTA La voce dei lavoratori nella valutazione del rischio
Laura MARRUCCI “Un treno carico di stress”, illustrazione e aspetti metodologici della ricerca
Gino RUBINI Dip. Salute e sicurezza Cgil Emilia Romagna - Valutazione stress: burocrazia o strumento per migliorare il lavoro.
Domenico TADDEO Obblighi per il datore di lavoro: quali contenuti della valutazione e quali scadenze ?
Giacomo PORCELLANA (documento distribuito in cartella) La vigilanza in materia di valutazione dello stress lavoro correlato. L’esperienza di uno Spresal della provincia di Torino.
In azienda lo stress “non si critica”: la vulnerabilità di un RLS
RLS Filippo Cufari, macchinista - Livorno
Vorrei innanzitutto rivolgere un saluto ad un lavoratore che di stress se ne intende, al capotreno Sandro Giuliani, licenziato da Trenitalia il 21 gennaio 2011 per avere semplicemente e puntualmente seguito – come è suo e nostro dovere di ferrovieri - le istruzioni dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza nelle Ferrovie, a tutela della propria ed altrui incolumità. In attesa che un giudice – possibilmente non di Berlino! - gli restituisca la serenità ed il piacere del proprio lavoro, voglio ancora una volta manifestare a Sandro la mia affettuosa vicinanza, assieme a quella di tutti voi.
RLS, spaventati guerrieri! ho scritto qualche tempo fa in un pezzo, proprio sull'argomento di oggi e citando un libro famoso, per tentare di descrivere la solitudine nella quale si trova ad operare giornalmente un RLS. Voglio tranquillizzare i dirigenti delle ferrovie presenti in sala: noi ci sentiamo “molto guerrieri” e “per niente spaventati”. Ma ci sentiamo soli.
Questa condizione determina la vulnerabilità del nostro ruolo che, al contrario di quanto erroneamente si possa credere, non consente mediazioni: le regole sono lì, non resta che rispettarle e farle rispettare.
Sono convinto che l'intero impianto normativo – peraltro in continua evoluzione – col quale ogni RLS deve fare i conti prima di scrivere anche la più semplice delle letterine al proprio datore di lavoro, sia stato concepito proprio allo scopo di rendere sempre più complesso un controllo vero dei lavoratori - di cui noi siamo lo strumento - sulla migliore vivibilità, in buona sostanza, della propria condizione.
In un momento storico così aspro, rischiano di diventare desideri – benché qualcuno di recente abbia scritto, riferendosi allo stato dell'Italia, "un inconscio collettivo, senza più legge, né desiderio" – anche le più banali richieste, come quella del macchinista Tommaso V. che chiede di poter guidare il treno che parte in un giorno d'agosto, alle 2:00 del pomeriggio, dalla stazione di Firenze SMN, con l'aria condizionata funzionante ed efficiente, come avviene in gran parte degli uffici della nostra regione, senza dover rischiare – per la sola richiesta – di essere puniti per questo, come poi effettivamente è avvenuto! Oppure quella del macchinista Simone B., di non essere tartassato anche mentre guida il proprio treno da chi, proprio in quel momento, pretendeva di accertarsi che egli fosse in possesso dell'ultima circolare aziendale (Simone, in seguito, ha chiesto l'intervento del Pronto Soccorso, e l'INAIL gli ha riconosciuto pure l'infortunio sul lavoro).
Oppure quella della capotreno Jennifer C., che al proprio arrivo a Firenze SMN, dopo aver svolto diligentemente il proprio lavoro, chiede di non dover sopportare l'alito poco gradevole di un suo capo che gli sbraita a pochi centimetri...
Ad altri, oggi, spetterà di descrivere le specifiche situazioni di stress che si vivono nelle nostre ferrovie; ma già da casi come questi che vi ho descritto si percepisce il clima “stressogeno” nel quale operano talune categorie di lavoratori.
In questo quadro l'RLS che fa? Guerreggia, ovviamente!
Non voglio tediarvi su quanto sia stato inopportuno (dipende dai punti di vista..!) estrapolare dal Decreto 81 e dal novero dei rischi lavorativi quello da stress lavoro-correlato; apparentemente ciò è avvenuto per dedicargli una migliore attenzione, ma in realtà – poiché è stato percepito il sicuro “pericolo” per le aziende – l'obiettivo è stato quello di poterlo in seguito “sterilizzare e modellare” depotenziandone i possibili effetti che già si prevedeva potesse avere sui bilanci aziendali se non si fosse corso, diciamo così, ai ripari...Evidentemente non avevano fatto i conti coi promotori di questo convegno..!
Però, quando s'è trovato (anzi: ritrovato!) a che fare con questo benedetto rischio da SLC, l'RLS ha provato a divincolarsi fra svariate linee guida, indicazioni di Commissioni Consultive, check-list omnibus; alla fine, semplicemente, l'implume guerriero ha capito che si trattava, in fondo, di un rischio come tutti gli altri (art. 15 dell'Unico Testo) da affrontare già dal 1955.
Io ho fatto pure questo, nella calda estate del 2010!
In buona sostanza: mi sono studiato un Documento di Valutazione dei Rischi preconfezionato e mai visto prima; ho buttato giù la mia brava relazione con la quale ho tentato di suggerire un approccio diverso alla problematica, ritenendo quello seguito un mero e mal riuscito esercizio di stile che nemmeno la Scuola Siciliana..; insomma, ho formulato le mie oneste controdeduzioni ...e sono stato censurato e diffidato!
In verità, il primo approccio è stato un tantinello conviviale poiché tutto è iniziato con una corposa contestazione disciplinare (del tipo di quelle fatte recapitare a Dante De Angelis, noto plurilicenziato...) alla quale m'è toccato replicare, tenendo all'oscuro mia moglie e nella speranza di non dover andare in ferie a tempo indeterminato...
A tutto questo non è seguito alcun provvedimento disciplinare. Mentre mi pregustavo la mia grande vittoria - con la benedizione di von Clausewitz – mi arriva una convocazione presso la responsabile del personale di allora (oggi nemmeno il datore di lavoro è più lo stesso) la quale, dopo salamelecchi vari, mi consegna la lettera di censura e di diffida (la seconda della mia carriera di RLS) che dovreste aver trovato fra le cose che vi sono state donate oggi.
In verità all'inizio non avevo intenzione di rendere pubblica la cosa: in fondo l'avevo scampata bella e l'azienda avrebbe dovuto ancora sopportarmi.
Tuttavia, dopo qualche settimana ne ho parlato ad alcuni miei compagni di lavoro fra Firenze e Livorno, ed anche ad alcuni membri della RSU i quali hanno sottoscritto poi un documento di sdegno che hanno indirizzato alle organizzazioni sindacali toscane affinché prendessero a cuore la cosa e farne motivo di battaglia...per la dignità dei lavoratori...per i diritti...bla bla bla...
Purtroppo nessun sindacato ha steso una riga di protesta, non un tazebao è stato stampato per informare i lavoratori di quanto m'era capitato (salvo un anonimo trafiletto in fondo ad un volantino che inneggiava ad un futuro sciopero regionale).
Debbo ammettere che il mio naturale riserbo su certe questioni che via via mi hanno riguardato in questi anni può aver giustificato l'apparente mancanza di solidarietà – almeno all'inizio - da parte dei miei compagni di lavoro. Ma dal sindacato m'aspettavo qualcosa di diverso.
Insomma, qualcosa di sinistra...Invece: niente! Quando prima parlavo di complessità dell'impianto normativo in materia di prevenzione dei rischi sui luoghi di lavoro, mi riferivo soprattutto a quella parte che avrebbe dovuto favorire una buona “agibilità” agli RLS all'interno delle aziende nelle quali operano giornalmente. Purtroppo, però, nemmeno il Decreto 81 ha risolto questo dilemma, tutt'altro..
Già dalla sua prima stesura appariva chiaro che nemmeno l'esperienza del 626 sarebbe servita ad abbattere o a ridurre quegli ostacoli che fin ad allora non avevano consentito agli RLS una vera autonomia ed una tutela dalle insidie aziendali. E per autonomia intendo non solo il poter agire in “serenità”, senza timore di ritorsioni, ma anche la garanzia di una formazione costante ed esigibile, di un sostegno alle spese legate all'esercizio del ruolo, della reale disponibilità di spazio fisico ove esercitare le proprie funzioni e che potesse costituire anche un riferimento oggettivo per i lavoratori.
E poi c'è il tempo, il maledetto tempo che manca, concesso in pillole. E qui mi torna in mente il ruolo dei sindacati, quando, nei tanti convegni ai quali partecipavano prima dell'emanazione del Decreto 81, ripetevano quanto fosse giusto aumentare, a carico datoriale, le ore a disposizione dell'RLS, affinché questi potesse esercitare al meglio le proprie funzioni, e quanto queste fossero scandalosamente poche, salvo poi procrastinare sine die l'accordo interconfederale del 22 giugno 1995, quello delle 40 ore annue di permesso retribuito.
Cosa ci faccio io con 40 ore annue, che rappresento i macchinisti del trasporto regionale di Trenitalia dell'intera Toscana? Me le faccio bastare, anche perché ho la sensazione che ci sia qualcuno che sta peggio di me...
Ah, il sindacato...
Non è raro trovare contesti lavorativi in cui l'RLS, quando non è letteralmente cooptato, si mostra come un semplice passacarte del sindacato al quale ha aderito. E quanto è triste sentirne tanti che, ai convegni, leggono quelle 4 paginette preparate dal loro mentore ...(Queste me le sono scritte da me, sia chiaro)... Certo, ognuno di noi l'autonomia se la conquista e se la difende giorno per giorno...Ma allora vi chiedo: quante guerre deve combattere l'RLS, triste, solitario y final?
L'ultima, forse, è quella con l'Organo di Vigilanza: l'Autorità Competente. Debbo subito chiarire che qui in Toscana non si sta poi tanto male. Dico questo non perché io voglia preservarmi la benevolenza delle ASL e DPL toscane...Però, che fatica, a volte...
Mi risulta che in altre regioni tali soggetti funzionino a singhiozzo – magari perché gravati da ridimensionamento degli organici od altro - ma ciò non può che accrescere il senso di solitudine e impotenza nell'RLS. Capita spesso a tanti di rivolgersi direttamente alla Magistratura. Allora il discorso si complica poiché entriamo in mondo in cui l'RLS diventa automaticamente un “signor K” qualunque; e qui la solitudine comincia a produrre i primi effetti nefasti anche sul fisico..! A proposito, en passant: non sarebbe meglio tirar fuori ed alimentare quell'ipotesi di creare una Procura Nazionale che si occupi della sicurezza nei luoghi di lavoro, ovviamente con tanto di personale che la faccia funzionare al meglio?
Ma prima di arrivare a tanto, si potrebbero costituire in ogni Regione gruppi di lavoro formati da tecnici della prevenzione che si occupino, magari in sinergia cogli RLS, di settori specifici. Quello ch'è sorto in Toscana qualche anno fa in relazione alle problematiche connesse all'esercizio ferroviario, funziona: che nessuno si sogni di smantellarlo, semmai andrebbe potenziato!
Però è capitato anche a me, su questioni rilevanti, di sentirmi dire che esse rivestivano un carattere nazionale e che, pertanto, bisognava affrontarle a tale livello, quando invece, di problematiche simili, in precedenza, s'era fatto carico la Regione Toscana, facendo da traino anche a tante altre sonnecchianti realtà sparse per l'Italia...
In conclusione, la mia esperienza di RLS non suggerirebbe grandi aspettative per chi svolge questo ruolo delicatissimo. Senza uno scatto che venga dalla società – quindi, dai lavoratori – ogni RLS rischia di diventare addirittura un capro espiatorio (vi assicuro: capita anche questo!).
La tutela certa del ruolo dell'RLS oserei dire che connota il livello di civiltà di una società, non foss'altro perché rappresenta una buona interpretazione del dettato Costituzionale: articolo 32, con specifico riferimento, in questo caso, all'articolo 42 della nostra bellissima Costituzione Italiana, laddove si afferma che “L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Ricordate?
Ma io non mi arrendo, e termino con Pierangelo Bertoli che diceva di sé:
“...affronterò la vita a muso duro. Un guerriero senza patria e senza spada, con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro...”.
--------- TORNA AL SOMMARIO -----------
“Troppi” Datori di lavoro: un organigramma aziendale complesso ed inefficiente
RLS Giuseppe PINTO - capotreno, Bologna
Se prendiamo in esame gli ultimi sei anni, tenendo a riferimento il periodo in cui gli attuali RLS di Trenitalia in carica sono stati eletti, l’architettura aziendale è mutata decine di volte, modificando conseguentemente organizzazione, strutture, responsabilità, competenze. E di quei RLS alcuni sono andati in pensione, altri non hanno mai esercitato nel loro incarico, altri si sono dimessi più o meno “autonomamente” e non rimpiazzati, qualcuno è stato ripetutamente licenziato e poi riassunto con provvedimento della Magistratura, ma tutti, attualmente, si “misurano” con molta difficoltà con la propria, chiamiamola così, “base elettorale” e con i propri obblighi di legge, in conseguenza degli smembramenti, accorpamenti, sdoppiamenti e diluizioni delle Unità produttive nelle quali erano stati eletti.
Molti RLS, con l’esiguo tempo a disposizione, i pochi strumenti e gli scarsi mezzi, devono confrontarsi con un certo numero di Datori di Lavoro, altrettanti RSPP ed ASPP. Senza dimenticare la lunga attesa di una nuova scadenza elettorale per nuovi mandati, continuamente prorogata negli anni.
L’articolazione organizzativa di Trenitalia, così come è stata definita con l’Ordine di Servizio del 13 maggio 2001, ridistribuisce ancora una volta nel giro di pochi anni, incarichi dirigenziali, competenze strategiche su nuove linee produttive, delinea una “geografia” aziendale connotata da una forte razionalizzazione delle risorse apicali ma, ciononostante, relega le figure dei Datori di Lavoro ai più bassi livelli della piramide gerarchica.
(Visionare estratto dell’organigramma datori di lavoro Trenitalia).
L’attività dei Datori di Lavoro (e di tutte le altre figure previste dal D. Lgs 81/2008), le competenze, le attribuzioni, i poteri di spesa e di intervento, le procedure, sono disciplinate dalla COMUNICAZIONE ORGANIZZATIVA n. 345/AD di Trenitalia del 19 novembre 2010, che rimette ordine così ad una decina di provvedimenti interni (Documenti Organizzativi) in materia di sicurezza del lavoro emanati a partire dal 2005.
Si è parlato di Datori di Lavoro, con una accentuazione sulla eccessiva pluralità di questo ruolo, perché un altro dei tratti distintivi di questa architettura è l’estrema frammentarietà a cui è stato destinata: sono 51, allo stato dell’arte, i Datori di Lavoro identificabili nell’Organigramma Organizzativo di Trenitalia. Decisamente un bel record.
La loro posizione nella “piramide” dirigenziale, oggettivamente ne limita le caratteristiche ed i poteri, cosi come sono individuati dal D. Lgs 81/2008: la posizione subordinata rispetto ai livelli dove, in una azienda complessa e con peculiari caratteristiche come questa, vengono definite strategie industriali, vengono operate scelte, individuati obiettivi, regolamentate procedure, gestite ingenti somme che vengono investite per acquisti e manutenzioni, tutte fasi vitali ed essenziali soprattutto in materia di organizzazione e gestione della sicurezza dei trasporti, ne condiziona fortemente l’attività, dovendo necessariamente incanalarla, limitarla, subordinarla a scelte, indirizzi e decisioni prese nei piani più alti.
Tale architettura fa pensare ad una sorta di opera di depotenziamento dell’effetto impositivo delle norme generali e di indirizzo (oltre che di quelle imperative) previste dal D. Lgs 81/2008 ed in particolare del possibile effetto coercitivo costituito dal suo pur debole apparato sanzionatorio: in sostanza (e l’esperienza di questi anni conforta questa ipotesi) si è cercato di definire una organizzazione della struttura che viene ad essere direttamente investita degli obblighi e dei ruoli in materia di Sicurezza del Lavoro, che garantisse il rispetto formale degli adempimenti, ma che non risultasse una sorta di ostacolo per chi, materialmente, prende decisioni, ai più alti livelli, in ogni settore strategico. Una sorta di: non disturbare il manovratore.
Con l’immediata conseguenza di costituire così anche una sorta di “rete di protezione” attorno ai “manovratori” del più alto livello dirigenziale, rispetto ai possibili fastidiosi incidenti di percorso costituiti dalle sanzioni amministrative in caso di omissione o inadempienza o dalle ben più gravi sanzioni penali.
Da qui ne discende, anche, una singolare condizione gestionale della materia in esame, che vede, ad esempio, Strutture ed Uffici investiti di importanti competenze in materia di acquisto materiale, manutenzione rotabili, gestione dei processi produttivi, gestione del personale, emanazione di norme regolamentari, assumere decisioni o emanare direttive di grande impatto sulle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori, sulla loro salute, sulla loro integrità psico-fisica, senza che il Datore di Lavoro, di fatto, sia in grado di condizionarne SOSTANZIALMENTE i contenuti: insomma, gestisce una o più Unità Produttive, ma le decisioni le prendono altri.
Un nefasto intreccio di interessi diversi che si è cercato di contemperare badando alla cura dei formalismi giuridici (si pensi alla adozione del modulo ad “agente solo” ed alla immediata valutazione del rischio di tale lavorazione, effettuata con effetto “fotocopia” in tutti i DVR senza averla mai neppure sperimentata), svuotando di contenuti tutti i possibili ambiti di intervento che la legislazione in materia di prevenzione e tutela della salute e della sicurezza propone: non ultimo l’approccio con la valutazione del rischio stress-lavoro correlato.
Proviamo, adesso, a ripensare alla luce di queste considerazioni, al ruolo, alla capacità di incidere e di intervenire, del RLS: mi viene da valutare (e non solo per esperienza personale) un effetto di depotenziamento anche di questa attività, anche solo per il confuso ed insormontabile bosco di rovi costituito da una parte da interlocutori caricati di responsabilità ma privi di effettivo potere (i Datori di Lavoro) e dall’altra un ferreo ed intaccabile elenco di Direzioni strategiche ed organizzative con cui non si riesce neanche a dialogare.
Ma vediamo a quali conseguenze, effettivamente, porta una situazione con tali premesse.
Il D. Lgs. 81/2008 include tra “le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro” l’obbligo della valutazione di tutti i rischi, fra i quali quelli connessi allo stress correlato al lavoro, nonché quelli derivanti da differenze di genere, età o diversa provenienze dei lavoratori.
Lo stress è una condizione che scaturisce dalla sensazione individuale di non essere in grado di rispondere alle richieste o di non essere all’altezza delle aspettative e può essere causato da aspetti del lavoro, come l’organizzazione, le procedure e la gestione del lavoro stesso. Lo stress lavoro-correlato può ridurre l’efficienza nel lavoro e può causare malessere fisico, psicologico o sociale (non dimentichiamo, anche, la condizione di lavoro di personale inidoneo alle “mansioni di sicurezza” proveniente da Macchina e Bordo, in seguito a malattie o infortuni).
Lo stress lavoro-correlato inoltre può associarsi, fra i lavoratori, a condizioni organizzative stressogene ampiamente note come il mobbing e il burnout, ovvero quell’insieme di comportamenti perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore (angherie, vessazioni, demansionamento, emarginazione, ecc.) o quell’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto ed interessa educatori, medici di base, insegnanti, poliziotti, poliziotti penitenziari, vigili del fuoco, carabinieri, infermieri, operatori assistenziali, personale addetto ai trasporti pubblici, assistenti sociali, fisioterapisti, anestesisti, responsabili e addetti a servizi di prevenzione e protezione aziendali, ecc. Queste figure sono caricate da una duplice fonte di stress: il loro stress personale e quello della persona aiutata o con cui si relazionano.
Lo stress può essere causato da una organizzazione del lavoro in continua evoluzione, da una modificazione conseguente delle proprie competenze (PdC che guida sempre e solo un certo tipo di locomotore, PdB che scorta sempre e solo una certa tipologia di trasporto), da una artificiosa divisione in gruppi specialistici di personale omogeneo (vedi divisionalizzazione), da un diverso trattamento “organizzativo” di questo personale (l’esempio è dato dalla diversa “attenzione” che il Personale delle diverse Divisioni riceve dall’Azienda). Ma può essere causato anche dalle pressioni a cui viene sottoposto per raggiungere performances di competitività definite di volta in volta dai Dirigenti Aziendali che si susseguono rapidamente negli incarichi.
Può essere causato dalla incuria a cui vengono relegati in conseguenza di scelte strategiche e di politica aziendale (pensiamo alle condizioni tecniche di locomotori e vetture del Servizio Base o Servizio Universale, alle porte killer, alla scadente ergonomia di certe cabine di guida, alla scadente, se non inesistente, manutenzione di tanti materiali ferroviari, alla carente formazione erogata a fronte di innovazioni tecnologiche, regolamentari, normative, alla approssimativa e carente gestione di un efficace pronto soccorso in linea al macchinista solo, a tutta la problematica della security del Personale sottoposto ad aggressioni verbali e fisiche, ecc. ).
Può essere causato dalle procedure che figure diverse dal Datore di Lavoro definiscono, il più delle volte funzionali a tagli di bilancio o a riduzioni di budget (pensiamo alla procedura di chiusura porte nelle stazioni di termine corsa, alla attribuzione al CT di funzioni di Formatore Treno e Verificatore, alla procedura di ritrovamento degli oggetti e bagagli smarriti, alle procedure da adottare in caso di degrado di tecnologie surrettizie applicate agli impianti di sicurezza come nel caso della lateralizzazione della chiusura porte).
La prevenzione, l’eliminazione o riduzione dei problemi derivanti dallo stress da lavoro non può che partire da una puntuale valutazione del rischio di stress lavoro-correlato all’interno della realtà organizzativa che, nel caso della nostra Azienda, diventa un vero e proprio defatigante percorso ad ostacoli.
La valutazione del rischio stress correlato al lavoro deve, quindi, essere affrontata nell’ambito del Documento di Valutazione dei Rischi e le fasi di questo processo di valutazione non possono ridursi ad una burocratica raccolta di dati organizzativi e indicatori di rischio stress lavoro-correlato che spesso non tengono neanche conto dei continui mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza del lavoro o delle reali condizioni di lavoro ed organizzazione dello stesso..
La valutazione dello stress lavoro-correlato è il punto di partenza per attivare un percorso di riduzione del rischio e miglioramento continuo all’interno dell’organizzazione aziendale. La condivisione e la discussione dei risultati ottenuti dal processo valutativo è la base per la progettazione di interventi di riduzione del disagio e promozione del benessere nei luoghi di lavoro.
La prevenzione, l’eliminazione o la riduzione dei problemi di stress lavoro-correlato comporta l’adozione di misure collettive, individuali o di entrambi i tipi. Qualunque sia la forma scelta, gli interventi per la riduzione dei rischi devono dare priorità alla modificazione dei fattori di rischio stress alla fonte, focalizzandosi sull’organizzazione/azienda o sui gruppi/settori/reparti/mansioni al suo interno che si sono rivelati più problematici.
Ricordando che questa attività, se omessa o non adeguatamente ed efficacemente organizzata, fa ricadere sul Datore di lavoro precise responsabilità, anche penali, in forza a due specifici articoli del D. Lgs 81/2008: Art. 17, comma 1 lettera a): “Il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività: a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’articolo 28. Art. 28, lettera a): “La valutazione … deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute di lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, … nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età e alla provenienza da altri Paesi”.
“Il valore sicurezza, fattore competitivo di sviluppo per il nostro Gruppo”: questa è la missione ispiratrice dell’apposita Disposizione di Gruppo, firmata dall’AD Mauro Moretti, dal titolo “La salute e la sicurezza sul lavoro nel Gruppo Ferrovie dello Stato. Indirizzi e obiettivi nel Piano Industriale del Gruppo 2011 – 2015” (n. 143/AD del 6 aprile 2011). Questa Disposizione individua come risultato primario da raggiungere l’eliminazione degli infortuni, con l’obiettivo di riduzione, per il quinquennio in esame, del 25% degli infortuni e del 10% dell’indice di incidenza (numero di infortuni per 1000 dipendenti).
Non possiamo che concordare nel perseguire questo obiettivo, sottolineando che, assieme allo sviluppo di un Sistema di gestione integrato della sicurezza, dell’ambiente e della qualità, alla innovazione tecnologica, alla formazione/comunicazione, alla adozione delle migliori pratiche, occorre il reale coinvolgimento dei lavoratori, non solo sollecitandone l’attenzione, ma ascoltandone i disagi ed i bisogni, prevenendo efficacemente i rischi, organizzandone efficacemente i processi di valutazione, prevenzione e protezione.
Ribaltandone quindi la scala di valori assunti: il valore della sicurezza della “persona” dovrà necessariamente sovrastare il valore della “competitività”.
Intervento di Gino Rubini al Convegno “Un treno carico di stress” Firenze 30 maggio 2011
Ringrazio gli organizzatori per l'invito a questo importante Convegno. La prima cosa che mi sento di dire riguarda l'apprezzamento per la vostra iniziativa intesa a promuovere una ricerca partecipata sulle condizioni di lavoro e di stress dei macchinisti e dei capitreno. Condivido pienamente l'approccio della ricerca che parte per iniziativa dei lavoratori per costruire una rappresentazione dello stato dell'arte delle condizioni di lavoro e della percezione soggettiva sulla sostenibilità della organizzazione del lavoro. Gli elementi di conoscenza che scaturiranno dalla ricerca saranno un riferimento importante per tutti coloro che si occupano della prevenzione nell'ambito del vostro settore ed oltre. Questo è l' approccio dovrebbe essere favorito dalle imprese che intendono per davvero sviluppare forme di organizzazione del lavoro e di gestione del personale a basso rischio di generazione dello stress.
Una gestione della organizzazione del lavoro che si ponga l'obiettivo di prevenire gli effetti negativi dello stress lavoro correlato si deve basare su di un sistema di comunicazione tra lavoratori e direzione aziendale che funzioni tramite feed back rapidi ed efficaci in modo da potere permettere a chi ha responsabilità di direzione d'intervenire tempestivamente a correggere le distorsioni organizzative che producono disagio. Il primo passo per costruire un sistema gestionale in grado di prevenire lo stress “lavoro correlato” è quello della prevenzione rispetto alla miopia organizzativa ovvero della incapacità di molti dirigenti di valutare l'impatto delle loro decisioni sulle persone che da esse dipendono. Senza un grado anche minimo di “democrazia della conoscenza” presente in azienda è molto difficile che vi sia prevenzione sia per i rischi fisici sia per quanto attiene lo stress lavoro correlato.
Cosa significa “democrazia della conoscenza” ? Per “democrazia della conoscenza” s'intende il fatto che l'azienda sia disponibile non solo a fornire i dati riguardanti i rischi presenti nel ciclo o flusso produttivo in modo utile ai Rls e ai lavoratori tramite la formazione e l'informazione accurata e precisa, ma ad attivare canali di comunicazione partecipata utili alla gestione della sicurezza. La partecipazione dei lavoratori nella valutazione e gestione dei rischi presuppone la conoscenza accurata degli stessi ed un apporto tramite l'esperienza per il miglioramento. Tutto questo diviene sempre più difficile tanto più aumenta un 'idea di competitività basata sulla intensificazione senza limiti del lavoro.
Nella democrazia della conoscenza deve avere cittadinanza il punto di vista e l'esperienza dei lavoratori, senza la circolarità delle informazioni è pressoché impossibile che si sviluppi una partecipazione responsabile dei lavoratori alla gestione della sicurezza. Nel clima attuale che si vive in molte aziende è divenuta difficile anche la semplice gestione della denuncia dei mancati incidenti che è molto utile per migliorare la gestione della sicurezza.
Come rompere la cultura del “biasimo” (blame culture) da parte delle gerarchie aziendali verso il lavoratore che denuncia un errore o una disfunzione organizzativa che può divenire un pericolo per sé e per altri ?
Su questo tema bisognerà lavorare molto con la formazione dei preposti e delle gerarchie aziendali ad una facilitazione della partecipazione dei lavoratori alla gestione attiva della sicurezza. Molto spesso è difficile cambiare il registro e innovare le modalità d'organizzazione per rendere più sicuro e sostenibile il lavoro. Questo avviene quando nell'azienda, a livello di dirigenti e quadri , persistono culture gestionali autoritarie ed autarchiche che ritengono di potere fare a meno dell'apporto del punto di vista dei lavoratori, queste culture sono inadeguate ed incapaci ad attivare percorsi positivi per migliorare la gestione del lavoro con bassi impatti dal punto di vista dello stress e della salute dei lavoratori.
La vicenda dello stress lavoro correlato così come si è sviluppata nel nostro paese dal 2008 in poi è un manuale di quello che non si doveva e non si dovrebbe fare per realizzare sistemi di gestione preventiva dei rischi psicosociali in ambito lavorativo.
La riduzione della questione dello stress lavoro correlato al problema di dovere integrare il DVR con una “aggiunta” ha senz'altro favorito la deriva negativa cui stiamo assistendo in questi ultimi mesi . La deriva cui assistiamo è verso la filosofia secondo la quale tutte le azioni in materia di prevenzione divengano banali adempimenti burocratici: anche lo stress è stato “incapsulato” e neutralizzato in queste procedure di neutralizzazione del problema.
La questione dello stress lavoro correlato ancor più di altri rischi o problemi rappresenta una sfida alla capacità dei dirigenti di sapere organizzare in modo diverso il lavoro, ma rappresenta una sfida anche per i rappresentanti sindacali rispetto alla capacità di contrattare proposte per un'organizzazione del lavoro più sostenibile. Nei fatti la circolare del ministero prevede l'avvio di una valutazione infinita senza termini e vincoli d'interventi di miglioramento. L'importante è, secondo il ministero, dare l'idea che c'è la buona volontà di affrontare il problema...
Sulla base di quella circolare migliaia di valutazioni avviate hanno già portato alla chiusura del problema con un “semaforo verde”. Dieci giorni fa, appare il manuale INAIL elaborato dal personale ex ispesl, uno strumento di 80 pagine che occorre studiare in profondità. Il coordinatore del gruppo di studio così scrive nella prefazione :
...omissis ..Pertanto, ancor più in presenza dell'individuazione di indicazioni procedurali definite "minime", è evidente l'attualità del ruolo della ricerca scientifica nel fornire rigorosi contributi sulla specifica tematica per l'elaborazione di strumenti certi e utili per la valutazione e gestione dello stress lavoro correlato, anche attraverso l'individuazione e diffusione di buone pratiche gestibili dalle figure della prevenzione che operano in azienda...
più avanti il coordinatore del Progetto aggiunge:
" Il prodotto così come realizzato ed illustrato nella presente pubblicazione, pertanto, oltre a fornire al datore di lavoro le modalità per effettuare la valutazione e la conseguente gestione del rischio stress lavoro correlato secondo il "livello minimo di attuazione dell'obbligo", in alternativa, permette,inoltre,di effettuare un auspicabile e scientificamente più corretto percorso valutativo e gestionale, con il coinvolgimento coordinato, partecipato ed integrato dei lavoratori e delle figure della prevenzione"
E' palese quale sia il valore scientifico della circolare del novembre 2010. Per quanto poi riguarda la "democrazia della conoscenza" Inail mette sotto password il sito "INAIL - Focus stress lavoro-correlato - 2011" cui possono accedere le aziende, mentre non è prevista alcuna forma di accesso per Rls e lavoratori.
A maggior ragione la vostra ricerca assume un valore importante e dovrebbe essere l'azienda a favorire questa iniziativa partecipata. Ma così non mi pare al momento …
Il secondo principio di valore, dopo “la democrazia della conoscenza” riguarda la riconquista del principio della “non delega” intesa come condizione necessaria per garantire la tutela della salute dei lavoratori e cioè l’assunzione fino in fondo, da parte dei lavoratori, della responsabilità della propria salute. Questa assunzione di responsabilità, che non è una responsabilità solo verso gli altri ma è verso se stessi e che significa essere coscienti del valore della propria salute, di come debba essere salvaguardata e quali siano gli strumenti utilizzabili per la sua tutela.
Questo è il lavoro concreto del sindacato perchè per quanto vi siano aziende sensibili e attente a non fare ammalare i lavoratori ( purtroppo io ne conosco poche) senza il ruolo contrattuale ovvero senza la capacità di leggere correttamente e d'intervenire sulla organizzazione del lavoro con la contrattazione è difficile che si ottengano dei miglioramenti. Lo stress lavoro-correlato non è una patologia, in prevalenza i determinanti dello stesso sono generati da chi ha il potere di decidere le forme di organizzazione del lavoro e questi sono gli interlocutori veri per il cambiamento.
Quindi occorre riprogettare la contrattazione tenendo conto di questi aspetti. Questo per togliere un peso troppo grande che si scarica sulle spalle dei soli Rls: senza una adeguata contrattazione degli organici, dei turni, dei carichi di lavoro è difficile parlare di strategie tese a governare il fenomeno dello stress lavoro-correlato. I vostri colleghi più giovani sono i più interessati a questa ricerca, in quanto, in previsione di una vita lavorativa più lunga, dovranno stare in salute per evitare l'emarginazione sociale e quindi sono loro che debbono essere i più intransigenti rispetto alle condizioni di lavoro.
Per chiudere l'intervento due temi: il primo riguarda la conquista della capacità da parte dei lavoratiori di confrontarsi con le nuove metodologie che stanno alla base di tutti i sistemi di certificazione diretta o indiretta. La valutazione dello stress lavoro-correlato è in qualche misura una forma di certificazione che l'azienda ha affrontato il problema e intende governarlo, quando la valutazione e solo un mero adempimento burocratico i danni ai lavoratori sono immediati e di lungo periodo poiché l'Ente assicuratore farà comunque riferimento al DVR. Lo stesso discorso vale per i sistemi di gestione salute e sicurezza SGSSL e i sistemi di gestione ergonomica del posto di lavoro, come quello che è stato ad esempio introdotto in Fiat, Ergo Uas.
La tendenza delle aziende è l'utilizzo delle certificazioni come scudo e come protezione legale presente e futura a prescindere dalla reale efficacia e scientificità dei metodi adottati. Occorre un grande sforzo per essere all'altezza e per essere in grado di valutare questi sistemi di valutazione e gestione, altrimenti saremo subalterni ad ogni manipolazione possibile senza che vi sia da questi sistemi un apporto reale di maggiore sicurezza e salute.
Quindi, per finire, un sincero augurio che alla vostra ricerca rispondano in molti e che offrano quelle conoscenze utili a migliorare il lavoro in FS.
Dott. Giacomo Porcellana
La vigilanza in materia di valutazione dello stress lavoro correlato.
L’esperienza di uno Spresal della provincia di Torino.
Pochi giorni dopo la pubblicazione della Circolare del Ministero del lavoro del 18/11/2010 con la quale si rendevano pubbliche le indicazioni della Commissione consultiva permanente sulla valutazione dello stress lavoro-correlato si teneva a Torino una riunione tra gli SPreSAL delle ASL e la Procura della Repubblica. Il confronto portava in evidenza il fatto che le Disposizioni transitorie e finali contenute nel documento approvato dalla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro nella riunione del 17/11/2010 prevedessero che “La data del 31 dicembre 2010, di decorrenza dell’obbligo previsto dall’articolo 28, comma 1-bis, del d.lgs. n. 81/2008, deve essere intesa come data di avvio delle attività di valutazione ai sensi delle presenti indicazioni metodologiche” e che “La programmazione temporale delle suddette attività di valutazione e l’indicazione del termine finale di espletamento delle stesse devono essere riportate nel documento di valutazione dei rischi”. E
ra opinione degli intervenuti che la Commissione fosse andata al di là del mandato ricevuto, introducendo un termine aperto per l’adempimento che la Legge richiedeva fosse compiuto entro il 31 dicembre 2010. Dunque si decideva, di comune accordo, di disapplicare le “Disposizioni transitorie e finali” contenute nel documento approvato dalla Commissione e di conseguenza gli organi di vigilanza si assumevano l’onere, a partire dal 1/1/2011, di verificare nell’ambito della normale attività ispettiva, i documenti di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato. Questa posizione veniva resa pubblica attraverso alcuni articoli di stampa (si veda LA STAMPA del 25-11-2010) e attraverso la partecipazione ad alcuni convegni sul tema (ad esempio il convegno organizzato il 13/12/2010 a Torino dall’Unione industriale). In effetti nell’attività ispettiva svolta nei primi mesi del 2011 non mi è mai capitato di verificare dei DVR che, seguendo le indicazioni della Commissione, si limitassero a riportare la programmazione temporale delle attività di valutazione, ma in tutti i casi analizzati il documento rendeva conto di una attività valutativa che era giunta a delle conclusioni. L’azione di vigilanza, con il prezioso ed insostituibile aiuto del Consulente Tecnico del Pubblico Ministero, ha messo in luce, in diversi casi, l’incompletezza e l’inadeguatezza della valutazione dei rischi SLC, rispetto ai contenuti dell’accordo europeo dell'8 ottobre 2004 e delle indicazioni della Commissione consultiva permanente del 17/11/2010. In tutti questi casi si è ritenuto violato l’articolo 29, comma 1, del D.L.gs 81/08, che in relazione all’art. 17, impone al datore di lavoro il doppio obbligo di effettuare la valutazione dei rischi e di elaborare il relativo documento di cui all’art. 28. E ciò in ragione della costante giurisprudenza secondo la quale l’inidoneità della valutazione dei rischi è sanzionabile quanto la sua assenza (Corte di Cassazione, Sez. III - Sentenza n. 33473 del 5 ottobre 2006 ; Corte di Cassazione Sez. III - Sentenza n. 4063 del 4 ottobre 2007; Corte di Cassazione Sez. III – Sentenza n. 4063 del 28 gennaio 2008). In alcuni casi poi si è osservato che era mancata la necessaria consultazione preventiva degli RLS, ed in particolare sul punto vale ricordare che l’obbligo contenuto nell’art. 29, comma 2, del Dlgs 81/08, non a caso, viene declinato al plurale (“le attività” ), e dunque la consultazione deve essere preventiva alla valutazione dei rischi e non solo alla elaborazione del documento. Di conseguenza è stata impartita ai contravventori la prescrizione ad adempiere prevista dal DLgs 758/94 e comunicata la notizia di reato alla Procura della Repubblica. La principale criticità emersa nell’analisi di questi documenti è rappresentata dall’assenza o dall’inadeguatezza di un percorso metodologico che consenta una corretta identificazione dei fattori di rischio da stress lavoro-correlato. In generale, non si ritiene possibile che un unico strumento di analisi possa definire realtà aziendali molto diverse tra loro. Non è credibile che si possano utilizzare efficacemente gli stessi indicatori e lo stesso sistema di pesatura per valutare lo SLC per il macchinista ferroviere, il capotreno, l’operaio alla catena di montaggio, l’insegnante, l’assistente sociale, l’ispettore della ASL, ecc., ecc. E’ quindi necessaria una valutazione qualitativa che porti ad evidenziare quali elementi è necessario indagare in ciascun contesto e quali “pesi” affidare a ciascun elemento. D’altra parte sia le indicazioni della Commissione sia i contenuti dell’Accordo dell’8/10/2004 (i cui contenuti, occorre sottolinearlo, sono cogenti) suggeriscono l’analisi di alcuni indicatori o fattori di SLC senza definire una lista chiusa (“ad esempio”) e
senza definire parametri quantitativi di pesatura. L’uso acritico di schede di controllo decontestualizzate dall’ambito di analisi e la prassi, contraria alle indicazioni della Commissione, di non “sentire” i lavoratori in merito agli indicatori di contenuto e di contesto del lavoro ha trasformato le valutazioni, affette da tali errori, in un mero esercizio teorico volto a giustificare lo stato di fatto. La lettura dell’organizzazione del lavoro (contesto e contenuto) e delle dinamiche interpersonali non può essere fatta da soli osservatori esterni, né dalla sola visione del datore di lavoro; il contributo dei lavoratori aiuta a rappresentare la realtà delle condizioni lavorative sia nel ricostruire gli aspetti organizzativi, sia nel fornire il contributo derivante dalle percezioni che ognuno ha del proprio vissuto rispetto all’organizzazione stessa. L’analisi degli indicatori non può limitarsi ad una verifica formale, ma deve portare a comprendere se la dimensione analizzata può avere o meno ricadute in termini di SLC. Ad esempio, è sicuramente rilevante conoscere il trend (“diminuito, inalterato o aumentato”) dei c.d. eventi sentinella, ma non si può tralasciare il loro valore assoluto. Allo stesso modo non è accettabile che si verifichi l’adeguatezza di un “un sistema di comunicazione aziendale” semplicemente attraverso il rilievo della presenza o dell’assenza della bacheca o che la “Possibilità di comunicare con i dirigenti di grado superiore da parte dei lavoratori” possa avere un significato a prescindere dal contesto in cui tale “possibilità” si realizza (se si realizza). In conclusione, è possibile utilizzare liste di controllo, ma occorre un’interpretazione qualitativa che vada oltre la semplice “crocetta”. Se si esprime un giudizio valutativo, per chiarezza di analisi e di lettura, si deve spiegare il percorso logico ha prodotto quel risultato allegando, laddove possibile, la relativa documentazione. Altra carenza ricorrente nei documenti analizzati è costituita dalla quasi totale assenza di misure di riduzione del rischio, ivi compresa l’informazione dei lavoratori. La ricerca del risultato quantitativo offerto dalle liste di controllo più diffuse, ha distolto l’attenzione dei valutatori dagli aspetti qualitativi che la valutazione mette in evidenza. L’errore che spesso viene commesso è quello di ritenere che esista una soglia di non intervento, ma l’articolo 15 del D.Lgs 81/08 e le stesse indicazioni della Commissione non confermano questa ipotesi. Dunque ogni singolo elemento di criticità deve essere analizzato, verificando quali misure di prevenzione siano applicabili al fine dell’eliminazione o riduzione del rischio.
Firenze, 30 maggio 2011
Educatorio di Fuligno, Via Faenza, 48
(300 m dalla stazione Fs di S.M.N)
Il convegno è aperto a tutti e rivolto a lavoratori, RLS, RSU, sindacati, ASPP, RSPP, medici competenti, datori di lavoro, operatori della prevenzione, psicologi.
Gli strumenti utilizzati dalle imprese per la valutazione del rischio stress lavoro-correlato (test, questionari e check list) appaiono inadeguati, soprattutto perche’ escludono completamente gli stessi lavoratori da tutelare.
Questo problema si aggrava nel caso di attivita’ atipiche come quelle di macchinisti e capitreno soggetti a turni aciclici, responsabilita’, solitudine, rigidita’ comportamentali e di orario.
Lavoratori e RLS, col metodo dei gruppi omogenei e l’ausilio di esperti e studiosi, hanno elaborato un progetto di ricerca che coinvolgera’ l’intera categoria con un questionario multischeda per la definizione dei fattori di stress specifici; una ricerca “sul campo” unica nel suo genere.
9,30 Daniela VOLPI Regione Toscana, Resp. Sett. Prevenzione Igiene e Sicurezza Luoghi di Lavoro - Apertura lavori
RLS, LE ESPERIENZE DIRETTE E IL CONTESTO AZIENDALE
9,35 Filippo CUFARI macchinista, RLS, Livorno – In azienda lo stress “non si critica”: la vulnerabilità di un RLS.
9,45 Giuseppe PINTO capotreno, RLS, Bologna – “Troppi” datori di lavoro: un organigramma aziendale complesso ed inefficiente
9,55 David LEONI capotreno, RLS “conteso”, Firenze – Ingerenze esterne sulla scelta degli RLS.
STRESS LAVORO-CORRELATO, FATTORI SPECIFICI, GRUPPI OMOGENEI E IL VALORE DELLA SOGGETTIVITÀ
10,00 Roberto TESTA macchinista, RLS, Roma, Coordinatore gruppi omogenei progetto – La voce dei lavoratori nella valutazione del rischio.
10,10 Maurizio GIUNTINI capotreno, RLS, Lucca - Gruppi omogenei: esperienze, emozioni, paure e proposte.
10,20 Laura MARRUCCI Psicologa clinica, psicoterapeuta – “Un treno carico di stress”, illustrazione e aspetti metodologici della ricerca.
10,40 Vezio RUGGIERI Cattedra Psicofisiologia Clinica, Univ. La Sapienza, Roma - Dal disagio psicofisico alla patologia.
L’ATTIVITÀ DEGLI ORGANISMI DI VIGILANZA, QUALI SPAZI PER LA PREVENZIONE
11,00 Beniamino DEIDDA Procuratore Generale Corte D’Appello di Firenze – Valutazione rischio stress: prevenzione e repressione.
11,15 Maurizio BALDACCI Resp. U.F. Pisll ASL10 Firenze - Stress e Trasporto pubblico locale: un esempio di intervento in prevenzione.
11,30 Gino RUBINI Dip. Salute e sicurezza Cgil Emilia Romagna - Valutazione stress: burocrazia o strumento per migliorare il lavoro.
11,45 Domenico TADDEO Dirigente Servizio Pisll, USL5 Pisa - Obblighi per il datore di lavoro: quali contenuti della valutazione e quali scadenze?
12,00 DIBATTITO - LA VOCE DI CHI LAVORA, ESPERIENZE A CONFRONTO
IL RUOLO DEL SINDACATO NELLA DIFESA DALLO STRESS LAVORO – CORRELATO
13,00 Marco BRACALI Orsa Toscana
13,10 Arturo PAPINI UIL Toscana
13,20 Raniero Casini USB Toscana
14,50 Cinzia FRASCHERI Resp. salute e sicurezza sul lavoro Cisl nazionale.
STRESS LAVORO-CORRELATO, LINEE GUIDA NAZIONALI E RICADUTE SUL TERRITORIO
15,00 Enzo CORDARO Dirigente U.O. Psicologia del Lavoro, resp. Centro Mobbing ASL Roma D – Le linee guida nazionali
15,15 Vito TOTIRE Medico del lavoro, resp. sportello disagio lavorativo Ausl Bologna – Dalle indicazioni nazionali al territorio: quali criticità
15,45 DIBATTITO - I LAVORATORI, PARTE ATTIVA DELLA PREVENZIONE
16,45 CONCLUSIONI
Partecipano: Alessandro BIANCO, capotreno, RLS,Venezia - Luigi CACIA, macchinista RLS, Catanzaro – Vincenzo CAPONE, capotreno, RLS, Roma - Vincenzo CITO, macchinista, RLS, Torino - Dante DE ANGELIS, macchinista, RLS, Roma - Roberto DE PAOLIS, macchinista, RLS Bologna - Rita GIACCONI, capotreno, RLS, Ancona – Emanuele GIACOMELLI, autista, RLS, Ataf Firenze - Domenico LO PARCO, capotreno, RLS, Pisa - Domenico MAIMONE, macchinista RLS, Messina - Luigi MURRU, macchinista, RLS, Cagliari - Alessandro PELLEGATTA, macchinista, RLS, Milano - Marco PERROTTA, autista, RLS Ataf, Firenze - Alessandro PICCOTIN, capotreno, RLS, Verona – Pino RICCIARDELLI, macchinista, RSU, Metropolitana di Roma – Francesco RUSSO, tecnico manutenzione, RLS, Roma - Francesco SARTINI, macchinista, RLS, Firenze - Domenico TESTA, tecnico RFI manutenzione, RLS, Roma.
LA PARTECIPAZIONE AL CONVEGNO E’ GRATUITA.
PER MOTIVI ORGANIZZATIVI E’ NECESSARIA L’ISCRIZIONE, DA EFFETTUARE ENTRO IL 25 MAGGIO 2011.
INFO E ISCRIZIONI: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. 055.486838-Fax 055.4625985
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2009-01-31 - Presidente Napolitano, vorremmo parlarle dei treni
2010-09-21 - Morto in tunnel Pietro Mirabelli, RLS
2011-09-12 - Io voglio umiliarti: flessibilità esasperata per macchinisti e capitreno
2011-08-24 - Privilegi ferroviari: ministro in vacanza chiede intero vagone di lusso
2011-09-02 - Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri: chi siamo ?
2012-11-09 - LICENZIAMENTO DE ANGELIS, ULTIMO ATTO? IL 12 NOVEMBRE SENTENZA D'APPELLO

References: articolo 32
 Art. 17
 Art. 28
 Sentenza 
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