Source: https://www.laleggepertutti.it/171760_e-revocabile-la-donazione-da-suocero-a-nuora
Timestamp: 2019-03-19 20:02:37+00:00

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Anche se la coppia è già in crisi e la nuora tace l’intenzione di separarsi dal marito, la donazione non può essere revocata.
Nel caso in cui marito e moglie si separino, la donazione della casa fatta dal suocero alla nuora non può essere revocata. E ciò vale anche se, al momento della separazione, la nuora aveva già in animo di chiedere la separazione e procedere al successivo divorzio. Un principio, questo, di recente sancito dalla Cassazione che imporrà, d’ora innanzi, massima prudenza nel momento in cui si trasferisce la proprietà di un immobile a un soggetto che, per quanto legato da un vincolo coniugale, è comunque estraneo alla famiglia. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di comprendere perché è revocabile la donazione da suocero a nuora.
Per comprendere meglio il principio facciamo un esempio. Immaginiamo che un suocero doni alla nuora una casa; si tratta, in particolare, di un appartamento al mare, dove portare i nipotini in estate. L’uomo decide di intestare la casa alla moglie del figlio per ragioni fiscali. La coppia, però, dopo qualche tempo entra in crisi e decide di separarsi. Il suocero, a quel punto – mutato lo scenario familiare -, chiede alla nuora di restituire la casa donata o, quantomeno, il suo controvalore in denaro. La donna, però, non ne vuole sapere: «Un regalo è un regalo», sostiene, facendo ben intendere che non lo mollerà. Il suocero allora l’accusa di essere in malafede e di volersi appropriarsi indebitamente di un bene, che le era stato donato solo perché faceva parte della famiglia. La nuora, dal canto suo, fa presente che rimane la madre dei nipoti e a quella proprietà non intende rinunciare. Ne nasce una discussione.
Chi ha ragione? Il suocero, che ritiene che il bene donato debba essere restituito? Oppure la nuora, che, invece, crede non sia in dovere di rinunciare a quella donazione? La soluzione è in una sentenza della Cassazione.
Secondo la Corte, non si può revocare una donazione fatta dal suocero alla nuora o al genero in caso di separazione o divorzio. Secondo il codice civile, infatti, una donazione si può revocare solo per sopravvenienza di figli – ovvero se il donante non aveva o ignorava di avere figli al tempo della donazione – o per ingratitudine, come nel caso di ingiuria o calunnia (leggi Revoca della donazione per ingratitudine).
Pertanto, in caso di separazione o divorzio, la donazione del suocero alla nuora o della suocera al genero resta comunque valida. Senza nulla a pretendere. Per leggere gli estremi della sentenza e gli ulteriori approfondimenti vai all’articolo Donazione del suocero: si può revocare se c’è separazione?
Cassazione civile, sez. II, 15/03/2005, (ud. 15/12/2004, dep.15/03/2005), n. 5549
Con atto notificato il 17 dicembre 1987 F.S. affermò di aver donato in modo indiretto alla nuora L.V., appunto perché tale, l’appartamento nel dettaglio indicato, pagandone il prezzo al venditore; e la convenne innanzi al Tribunale di Torino per sentir annullare tale donazione, sostenendo che lo aveva ingannato, tacendo la sua intenzione di separarsi dal marito.
La convenuta si costituì e chiese il rigetto della domanda.
Il Tribunale con sentenza del 3 aprile 1992 accolse la domanda: annullò la detta donazione indiretta, e condannò la convenuta a trasferire all’attore la proprietà dell’immobile.
La Corte d’appello di Torino, con la sentenza indicata in epigrafe, l’ha invece rigettata; ha in particolare affermato che L.V. si era limitata a non informare il suocero della sua intenzione di separarsi dal figlio, e che in tale comportamento non è configurabile il dolo allegato dall’attore.
F.S. ha chiesto la cassazione di tale sentenza per un solo motivo.
L.V. ha resistito con controricorso, ed ha chiesto anch’essa la cassazione della detta sentenza con ricorso incidentale condizionato; contro il quale F.S. ha proposto controricorso.
Il ricorso principale e quello incidentale vanno riuniti, essendo stati proposti contro la stessa sentenza (art. 335 del codice di rito).
Con l’unico motivo del suo ricorso F.S. ripropone la tesi difensiva che la Corte d’appello di Torino ha disatteso, ponendo l’accento sul fatto che L.V. non lo informò della sua intenzione di separarsi da suo figlio, sapendo che egli, se fosse stato al corrente della prossima fine del suo matrimonio, non avrebbe posto in essere l’atto di liberalità di cui ha chiesto l’annullamento; e sul fatto che di tale crisi matrimoniale non poteva venire a conoscenza se non attraverso la rivelazione di sua nuora.
Il ricorrente sostiene quindi che la reticenza di F.S. fu finalizzata al suo inganno, e che dunque sussistono gli estremi del dolo omissivo da lui allegato; denunzia violazione dell’art. 1439 del codice civile, e vizi di motivazione.
La corte territoriale ha reso la statuizione censurata applicando puntualmente il consolidato principio giurisprudenziale secondo il quale il dolo omissivo, causa d’annullamento del contratto a norma dell’art. 1439 del codice civile, può ravvisarsi solo quando l’inerzia di uno dei contraenti s’inserisce in un complesso comportamento, adeguatamente preordinato, con malizia o astuzia, a realizzare l’inganno perseguito; ed il suo semplice silenzio, che si sia limitato a non contrastare la percezione della realtà alla quale sia pervenuto l’altro contraente, non costituisce causa invalidante del contratto.
Nel caso di specie il ricorrente nulla più che il semplice silenzio di controparte ha allegato, per dar conto dell’esistenza di artifizi o raggiri volti ad indurlo in errore.
Quanto poi ai denunziati vizi di motivazione, il ricorrente non ha specificato in cosa consistano.
Va piuttosto rilevato che è stato il ricorrente a non dar conto compiutamente delle asserzioni su cui ha fondato la sua censura, in particolare di quella con cui ha sostenuto che solo sua nuora poteva informarlo della sua crisi coniugale, dimenticando di riferire quale è stato il ruolo di suo figlio nella vicenda.
La Corte riunisce i ricorsi, rigetta quello principale, e dichiara assorbito l’incidentale. Compensa tra le parti le spese di lite.

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