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Timestamp: 2019-09-20 01:07:12+00:00

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Art. 215 codice di procedura penale - Ricognizione di cose - Brocardi.it
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Articolo 215 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 215 Codice di procedura penale
1. Quando occorre procedere alla ricognizione del corpo del reato [253 2] o di altre cose pertinenti al reato [253 1], il giudice procede osservando le disposizioni dell'articolo 213, in quanto applicabili.
2. Procurati, ove possibile, almeno due oggetti simili a quello da riconoscere, il giudice chiede alla persona chiamata alla ricognizione se riconosca taluno tra essi e, in caso affermativo, la invita a dichiarare quale abbia riconosciuto e a precisare se ne sia certa (1).
(1) Se la cosa viene riconosciuta sotto il controllo del P.M., durante la fase delle indagini preliminari, l'atto assume la forma della individuazione di cosa (art. 361).
Spiegazione dell'art. 215 Codice di procedura penale
Per quanto riguarda le cose, la norma in esame prevede che si possa procedere alla ricognizione quando occorra riconoscere il corpo del reato o altre cose pertinenti al reato. In tali casi, il giudice procede ex art. 213 per quanto riguarda gli adempimenti e poi, una volta allontanata la persona che deve effettuare la ricognizione, il giudice deve disporre almeno due cose molto somiglianti al corpo del reato o alle altre cose pertinenti al reato, per poi richiamare la persona che deve effettuare la ricognizione.
A pena di nullità, il verbale deve far menzione di come si svolga la ricognizione, in tutti i suoi adempimenti formali e sostanziali. Tuttavia, secondo un orientamento giurisprudenziale, qualora non siano state rispettate le formalità prescritte dalla legge, la ricognizione può essere utilizzata ugualmente per la formazione del convincimento del giudice, a patto che siano considerati e verificati il contenuto e le modalità dell'atto, unitamente ad altri elementi di riscontro, a fronte dell'assenza nell'ordinamento di un principio di tassatività dei mezzi di prova.
Massime relative all'art. 215 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 5926/1998
Per il riconoscimento della refurtiva da parte del derubato non devono essere necessariamente osservate le formalità stabilite per la ricognizione di cose; in questo caso, infatti, il derubato, avendo avuto il possesso delle cose rubate, è in grado di identificarle direttamente, come chiunque altro ne avesse avuto per ragioni analoghe personale conoscenza, e, quindi, la relativa operazione, costituendo un mero accertamento di fatto e non un atto processuale formale, può essere liberamente utilizzato dal giudice nella formazione del suo convincimento.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5926 del 20 maggio 1998)
Il riconoscimento della refurtiva da parte del derubato non costituisce ricognizione e, come tale, non è soggetto a particolari formalità. Esso è un mero accertamento di fatto, e non un atto processuale formale, e può essere liberamente utilizzato dal giudice nella formazione del suo convincimento.
Cass. pen. n. 9256/1991
In tema di utilizzabilità nel giudizio abbreviato degli atti di polizia giudiziaria, l'identificazione di cose sequestrate oggetto del reato da parte della persona offesa, eseguita su iniziativa della polizia giudiziaria anche al fine della restituzione delle cose stesse al titolare, costituisce valida fonte di prova, anche in mancanza di un formale atto di ricognizione. (Fattispecie in tema di riconoscimento di quadri rubati in una chiesa, da parte del parroco).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 9256 del 12 settembre 1991)

References: Articolo 215

Articolo 215
 art. 213

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza