Source: http://docplayer.it/14249458-Relazione-di-prevenzione-incendi.html
Timestamp: 2018-11-12 19:05:28+00:00

Document:
Taddeo Fedele
1 RELAZIONE DI PREVENZIONE INCENDI PREMESSA La presente relazione è inerente la ristrutturazione del Palazzo Marchesale sito nel Comune di Matino.- Il progetto di ristrutturazione prevede l utilizzo di tale struttura come Sede Municipale di Matino ; un ampia sala destinata a locale polivalente ( teatro,conferenze, ecc.) della capacità di 148 persone con soppalco adibito a piccola biblioteca;altri ampi locali sono destinati ad esposizioni permanenti di vario genere aperti al pubblico.- L intero complesso è realizzato con murature in conci di tufo pugliese con spessori medi di cm e copertura a volta di varie tipologie ( botte,stella ecc) per la cui ragione si può affermare che le strutture portanti dell intero complesso hanno una resistenza pari almeno a REI 120 secondo la classificazione di cui alla Circolare n 91 del Ai fini della prevenzione incendi il complesso è soggetto a controllo VV.FF. in quanto vi si individuano le seguenti attività di cui al D.M : n 83: locali di spettacolo e di trattenimento in genere con capienza superiore a 100 posti ( area teatro e biblioteca); n 90 : Edifici pregevoli per arte e storia e quelli destinati a contenere biblioteche ecc; (area esposizione) STATO DI FATTO Gli interventi che hanno preceduto il presente progetto hanno interessato esclusivamente l area posta a Nord-Est del Palazzo destinata a sala Consiliare e relativamente alle attività di cui al punto n 90 e n 83 del E stato acquisito il relativo parere preventivo del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Lecce al Comune di Matino in data prot. N 9930/ Le opere più significative realizzate sono : 1) Impianto antincendio aventi le seguenti caratteristiche a. gruppo di spinta della DAB Mod. 2K70/300T b. n 4 idranti a cassetta UNI 45 c. n 1 idrante mod. UNI70 d. dorsale di alimentazione realizzata con tubo zincato da 2 1/2 2) Impianto rilevazione incendi composto da: a. rilevatori di fumo di tipo foto-elettronico a 23Vc.c. con sistema bifilare e rilevatori di fumo lineare completo di centrale allarme antincendio ed avvisatore acustico con sirena per esterno ad alta intensità 3) Segnaletica di sicurezza conforme al D.Lgv. 493/96 e n 9 estintori portatili 1
2 PREVISIONI DI PROGETTO Attività n 83 (locale B30) :Si prevede la compartimentazione di detta attività al fine di circoscrivere l area di rischio con strutture e porte REI120.- Per la sala convegni e conferenze e biblioteca è necessario acquisire il parere di agibilità della CPVLPS ai sensi del D.M e circ. n 16/91.- Si prevede l adeguamento dei presidi antincendio esistenti alla nuova destinazione prevista in progetto.- Attività n 90 :Conforme al parere VV.FF. prot. N 9930/27971 del è necessario che il carico d incendio sia al di sotto di 10kg/mq tenuto conto della rilevanza storico-artistica ai sensi del D.M. 569/92.- Sarà necessario compartimentare adeguatamente l edificio per aree di rischio disponendone le uscite di sicurezza che garantiscano un piano di esodo in caso di incendio.- Si prevedono i seguenti presidi antincendio: 1) ampliamento dell impianto antincendio esistente a servire idranti tipo UNI45 in corrispondenza delle uscite di sicurezza; 2) l intera struttura sarà protetta contro le scariche atmosferiche in conformità alle norme CEI 81-1 ai sensi dell art.8 pt.3 del D.M. 569/92, 3) Impianto di rilevazione fumi e allarme incendio con rete di distribuzione separata dagli impianti di energia e realizzata secondo le norme UNI 9795; 4) posa in opera di estintori in numero e tipologia adeguati all uso; 5) posa in opera di cartellonistica di sicurezza ai sensi del D.Lgvo 493/96.- ATTIVITA' INDIVIDUATE AI PUNTI N.90 DEL D.M Attività Principale: nr. 90 D.M Edifici pregevoli per arte o storia e quelli destinati a contenere biblioteche,archivi, musei, gallerie ecc.. ATTIVITA AVENTI SUPERFICIE INFERIORE A 400 MQ UBICATA IN EDIFICI ESISTENTI La superficie, oggetto dell intervento, riguarda un sub-comparto dell intero organismo edilizio completamente autonomo, inferiore a mq Ai sensi della Circ.Ministero Interno 9 giugno 1982 n 16193/4109, integrata dal Decreto 20 maggio 1992 n 569, capo IV art.13, per detta attività non è prevista visita e controllo di prevenzione incendi da parte dei comandi VV.F., tuttavia debbono applicarsi, sotto la responsabilità dell esercente, dei criteri di sicurezza per garantire norme elementari di evacuazione in caso di incendio.- GENERALITA' La presente relazione è inerente il primo e quarto stralcio del progetto di ristrutturazione del Palazzo Marchesale sito nel Comune di Matino.- Il progetto riguarda la ristrutturazione di una parte del Palazzo Marchesale e precisamente i vani a piano terra :-A11-A12-A13-A14-A15-A16-A18-A19-A23 che saranno destinati ad esposizione permanente mentre il vano A10 sarà destinato a biglietteria.- 2
3 La superficie complessiva di tali vani è inferiore a 400 mq e costituisce un comparto antincendio dell intero complesso con caratteristiche REI120.- USCITE DI SICUREZZA I locali saranno provvisto di un sistema organizzato di vie di uscita per il deflusso rapido ed ordinato delle persone verso luoghi sicuri, al fine di evitare pericoli per la loro incolumità nel caso d incendio o di qualsiasi altro sinistro.- Al fine di garantire l incolumità delle persone, sarà individuato il tratto più breve che esse devono percorrere per raggiungere le uscite. Il relativo percorso avrà in ogni punto una larghezza non inferiore a cm 90, e sarà privo di ostacoli e sarà segnalato da cartelli posti ad intervalli regolari di trenta metri, sui quali devono essere indicate, in modo chiaro e leggibile, le istruzioni sul comportamento che le persone devono adottare, nel caso di pericolo, e che saranno redatte in conformità alle disposizioni dell art. 11 del decreto sopra citato.- Il massimo affollamento consentito sarà commisurato alla capacità di deflusso del sistema esistente di due vie d uscita valutata pari a sessanta persone, per ogni modulo (<modulo uno> cm 60). Il conteggio delle uscite sarà effettuato sommando la larghezza di tutte le porte (di larghezza non inferiore a cm 90), che immettono in luogo sicuro. La misurazione della larghezza delle uscite va eseguita nel punto più stretto dell uscita.- La posizione delle uscite sarà tale da consentire il raggiungimento dei luoghi sicuri con percorsi non superiori a 30 ml.- Con riferimento al progetto sono state individuate: n 2 Uscite di Sicurezza aventi modulo 1,20 mt.- DISPOSIZIONI RELATIVE ALLO SVOLGIMENTO DI ATTIVITA NEGLI EDIFICI Gli elementi di arredo combustibili, posti in ogni singolo ambiente, che costituiscono i carichi di incendio elencati anche in allegato al certificato di prevenzione incendi, non possono essere incrementati.- Non sono considerati elementi di arredo gli oggetti esposti al pubblico.- Negli atri, nei corridoi di disimpegno, nelle scale e nelle rampe, non possono essere posti elementi di arredo combustibili, oltre al carico di incendio esistente costituito dalle strutture e dal materiale esposto, riportato nel certificato di prevenzione incendi.- Qualora negli edifici si svolgano nuove attività dopo la data di entrata in vigore del D.M.n.569 del 20/05/1992 (G.U. N.52 del 4/3/1993), ovvero siano ampliate le aree ove le attività sono svolte, il carico d incendio relativo agli arredi e al materiale da esporre, di tipo combustibile, con esclusione delle strutture e degli infissi combustibili esistenti, non possono superare i dieci chili di quantità equivalente di legno per metro quadrato in ogni singolo ambiente.- I nuovi elementi di arredo combustibili, che siano successivamente introdotti negli ambienti, devono possedere le seguenti caratteristiche di reazione al fuoco: a) i materiali di rivestimento dei pavimenti devono essere di classe non superiore a 2; b) i materiali suscettibili di prendere fuoco su entrambi i lati e gli altri materiali di rivestimento devono essere di classe 1; c) i mobili imbottiti devono essere di classe 1 IM. 3
4 I materiali citati dovranno essere certificati nella prescritta classe di reazione al fuoco secondo le specificazioni del decreto ministeriale 26 giugno 1984 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 agosto 1984, n.234).- CALCOLO DELL'AFFOLLAMENTO E VERIFICA DELLE VIE DI ESODO La densità di affollamento max ipotizzabile : 0,4 persone /mq ossia (0,4x319)= 127 persone max La capacità di deflusso attraverso un uscita di larghezza pari a 60 cm al piano terra è pari a 50 persone.- VERIFICA DELLE VIE DI ESODO DEL LOCALE DEPOSITO - Persone presenti =120 - uscite di sicurezza n 2 - Larghezza dell'uscita di sicurezza = ml 1,20 = due moduli da 60 cm - Capacità di deflusso = 50 persone/modulo - Numero di persone che possono defluire dalle uscite = 50 x 2 = 100 Da quanto sopra esposto risulta evidente che l'attività è dotata di uscite sufficienti a garantire un esodo ordinato e sicuro per gli occupanti in ogni caso è previsto un affollamento max = 100 persone.- CALCOLO DEL CARICO DI INCENDIO Il carico d incendio non sarà superiore a: CARICO DI INCENDIO = 10 Kg legna standard/mq di pavimento RESISTENZA AL FUOCO DELLE STRUTTURE L intero complesso è realizzato con murature in conci di tufo pugliese con spessori medi di cm e copertura a volta di varie tipologie ( botte,stella ecc) per la cui ragione si può affermare che le strutture portanti dell intero complesso hanno una resistenza pari almeno a REI 120 secondo la classificazione di cui alla Circolare n 91 del IMPIANTI ELETTRICI Gli impianti elettrici devono essere realizzati nel rispetto delle disposizioni contenute nella legge 1 marzo 1968, n.186 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 23 marzo 1968, n.77) e nella legge 5 marzo 1990, n.46 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 12 marzo 1990, n.59) e rispettive integrazioni e modificazioni.- Gli ambienti, ove è consentito l accesso del pubblico, devono essere dotati di un sistema di illuminazione di sicurezza, che deve indicare i percorsi di deflusso delle persone e le uscite di sicurezza. L edificio deve essere protetto contro le scariche atmosferiche, secondo la normativa tecnica vigente.- ILLUMINAZIONE DI SICUREZZA E' prevista la realizzazione di un impianto di illuminazione di sicurezza in grado di intervenire automaticamente in un tempo < 0,5 s in caso di mancanza della tensione di rete.- L illuminazione di sicurezza verrà realizzata lungo le vie di esodo (corridoi,scale,atrio,ed in 4
5 corrispondenza delle uscite di sicurezza), mediante corpi illuminanti dotati di alimentatori tampone ad accumulatori, posizionati all interno del corpo lampada ( fluorescente o gruppo indicatore Uscita/Uscita sicurezza), che assicurano un autonomia di almeno 60 minuti.- L impianto di illuminazione di sicurezza assicura un livello di illuminamento non inferiore a 5 lux ad 1 metro di altezza dal piano calpestio.- Queste lampade sono previste tutte del tipo in servizio permanente.- In corrispondenza delle uscite gli apparecchi di illuminazione verranno dotati di pittogramma recante la segnaletica di sicurezza prescritta dalle norme vigenti.- SEGNALETICA DI SICUREZZA Si applicheranno le vigenti disposizioni sulla segnaletica di sicurezza secondo alle norme di cui al D.P.R. 493/96 espressamente finalizzate alla prevenzione incendi.- Saranno installati, in particolare, cartelli indicanti le uscite, il divieto di fumare o usare fiamme libere, il divieto di usare acqua sui quadri elettrici in caso di incendio nonché cartelli di segnalazione dei mezzi antincendio.- MEZZI ANTINCENDIO Nei locali saranno installati impianti fissi di rivelazione automatica d incendio. Questi debbono essere collegati mediante apposita centrale a dispositivi di allarme ottici e/o acustici percepibili in locali presidiati.- Nei locali sarà previsto un sistema di allarme acustico ed ottico in grado di avvertire i visitatori delle condizioni di pericolo, in caso d incendio, collegato all impianto fisso di rilevazione automatica d incendio. Le modalità di funzionamento del sistema di allarme saranno tali da consentire un ordinato deflusso delle persone dai locali.- L intera struttura è coperta da una rete di idranti a cassetta UNI 45.- ESTINTORI Nei locali deve esservi un estintore portatile con capacità estinguente non inferiore a 13 A, per ogni 150 metri quadrati di superficie di pavimento. Tutti gli estintori debbono essere disposti uniformemente lungo tutto il percorso aperto al pubblico in posizione ben visibile, segnalata e di facile accesso. Gli agenti estinguenti debbono essere compatibili con i materiali che compongono gli oggetti esposti.- In particolare, nei locali dell'attività, saranno installati estintori carrellati a polvere chimica di tipo approvato dal Ministero dell'interno: - n. 6 estintori carrellati ATTIVITA' INDIVIDUATE AI PUNTI N.83 DEL D.M Attività Principale: nr. 83 D.M locali di spettacolo e di trattenimento in genere con capienza superiore a 100 posti ( area teatro e biblioteca); La superficie, oggetto dell intervento, riguarda un sub-comparto dell intero organismo edilizio completamente autonomo.- GENERALITA' La presente relazione è inerente il quinto stralcio del progetto di ristrutturazione del Palazzo Marchesale sito nel Comune di Matino.- 5
6 Il progetto riguarda la ristrutturazione di una parte del Palazzo Marchesale e precisamente il vano a piano terra : B30 già destinato a sala polivalente con capienza max di 148 persone avente h=8,70 mt ; su tale vano si prevede la realizzazione di un soppalco destinato a biblioteca con capacità max di 38 persone.- USCITE DI SICUREZZA I locali saranno provvisto di un sistema organizzato di vie di uscita per il deflusso rapido ed ordinato delle persone verso luoghi sicuri, al fine di evitare pericoli per la loro incolumità nel caso d incendio o di qualsiasi altro sinistro.- Al fine di garantire l incolumità delle persone, sarà individuato il tratto più breve che esse devono percorrere per raggiungere le uscite. Il relativo percorso avrà in ogni punto una larghezza non inferiore a cm 90, e sarà privo di ostacoli e sarà segnalato da cartelli posti ad intervalli regolari di trenta metri, sui quali devono essere indicate, in modo chiaro e leggibile, le istruzioni sul comportamento che le persone devono adottare, nel caso di pericolo, e che saranno redatte in conformità alle disposizioni dell art. 11 del decreto sopra citato.- Il massimo affollamento consentito sarà commisurato alla capacità di deflusso del sistema esistente di due vie d uscita valutata pari a sessanta persone, per ogni modulo (<modulo uno> cm 60). Il conteggio delle uscite sarà effettuato sommando la larghezza di tutte le porte (di larghezza non inferiore a cm 90), che immettono in luogo sicuro. La misurazione della larghezza delle uscite va eseguita nel punto più stretto dell uscita.- La posizione delle uscite sarà tale da consentire il raggiungimento dei luoghi sicuri con percorsi non superiori a 30 ml.- Con riferimento al progetto sono state individuate: n 2 Uscite di Sicurezza aventi modulo 1,20 mt a piano terra (sala polivalente) n 1 uscite di Sicurezza avente modulo 1,20 a piano primo (biblioteca) DISPOSIZIONI RELATIVE ALLO SVOLGIMENTO DI ATTIVITA NEGLI EDIFICI Gli elementi di arredo combustibili, posti in ogni singolo ambiente, che costituiscono i carichi di incendio elencati anche in allegato al certificato di prevenzione incendi, non possono essere incrementati.- Non sono considerati elementi di arredo gli oggetti esposti al pubblico.- Negli atri, nei corridoi di disimpegno, nelle scale e nelle rampe, non possono essere posti elementi di arredo combustibili, oltre al carico di incendio esistente costituito dalle strutture e dal materiale esposto, riportato nel certificato di prevenzione incendi.- Qualora negli edifici si svolgano nuove attività dopo la data di entrata in vigore del D.M.n.569 del 20/05/1992 (G.U. N.52 del 4/3/1993), ovvero siano ampliate le aree ove le attività sono svolte, il carico d incendio relativo agli arredi e al materiale da esporre, di tipo combustibile, con esclusione delle strutture e degli infissi combustibili esistenti, non possono superare i dieci chili di quantità equivalente di legno per metro quadrato in ogni singolo ambiente.- I nuovi elementi di arredo combustibili, che siano successivamente introdotti negli ambienti, devono possedere le seguenti caratteristiche di reazione al fuoco: a) i materiali di rivestimento dei pavimenti devono essere di classe non superiore a 2; 6
7 b) i materiali suscettibili di prendere fuoco su entrambi i lati e gli altri materiali di rivestimento devono essere di classe 1; c) i mobili imbottiti devono essere di classe 1 IM. I materiali citati dovranno essere certificati nella prescritta classe di reazione al fuoco secondo le specificazioni del decreto ministeriale 26 giugno 1984 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 agosto 1984, n.234).- CALCOLO DELL'AFFOLLAMENTO E VERIFICA DELLE VIE DI ESODO La densità di affollamento max ipotizzabile : 148 persone max La capacità di deflusso attraverso un uscita di larghezza pari a 60 cm al piano terra è pari a 50 persone.- VERIFICA DELLE VIE DI ESODO DEL LOCALE DEPOSITO - Persone presenti =148 - uscite di sicurezza n 2 - Larghezza dell'uscita di sicurezza = ml 1,20 = due moduli da 60 cm - Capacità di deflusso = 50 persone/modulo - Numero di persone che possono defluire dalle uscite = 50 x 4 = 200 Da quanto sopra esposto risulta evidente che l'attività è dotata di uscite sufficienti a garantire un esodo ordinato e sicuro per gli occupanti.- CALCOLO DEL CARICO DI INCENDIO Il carico d incendio non sarà superiore a: CARICO DI INCENDIO = 10 Kg legna standard/mq di pavimento RESISTENZA AL FUOCO DELLE STRUTTURE L intero complesso è realizzato con murature in conci di tufo pugliese con spessori medi di cm e copertura a volta di varie tipologie ( botte,stella ecc) per la cui ragione si può affermare che le strutture portanti dell intero complesso hanno una resistenza pari almeno a REI 120 secondo la classificazione di cui alla Circolare n 91 del IMPIANTI ELETTRICI Gli impianti elettrici devono essere realizzati nel rispetto delle disposizioni contenute nella legge 1 marzo 1968, n.186 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 23 marzo 1968, n.77) e nella legge 5 marzo 1990, n.46 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 12 marzo 1990, n.59) e rispettive integrazioni e modificazioni.- Gli ambienti, ove è consentito l accesso del pubblico, devono essere dotati di un sistema di illuminazione di sicurezza, che deve indicare i percorsi di deflusso delle persone e le uscite di sicurezza. L edificio deve essere protetto contro le scariche atmosferiche, secondo la normativa tecnica vigente.- ILLUMINAZIONE DI SICUREZZA E' prevista la realizzazione di un impianto di illuminazione di sicurezza in grado di intervenire automaticamente in un tempo < 0,5 s in caso di mancanza della tensione di rete.- L illuminazione di sicurezza verrà realizzata lungo le vie di esodo (corridoi,scale,atrio,ed in 7
8 corrispondenza delle uscite di sicurezza), mediante corpi illuminanti dotati di alimentatori tampone ad accumulatori, posizionati all interno del corpo lampada ( fluorescente o gruppo indicatore Uscita/Uscita sicurezza), che assicurano un autonomia di almeno 60 minuti.- L impianto di illuminazione di sicurezza assicura un livello di illuminamento non inferiore a 5 lux ad 1 metro di altezza dal piano calpestio.- Queste lampade sono previste tutte del tipo in servizio permanente.- In corrispondenza delle uscite gli apparecchi di illuminazione verranno dotati di pittogramma recante la segnaletica di sicurezza prescritta dalle norme vigenti.- SEGNALETICA DI SICUREZZA Si applicheranno le vigenti disposizioni sulla segnaletica di sicurezza secondo alle norme di cui al D.P.R. 493/96 espressamente finalizzate alla prevenzione incendi.- Saranno installati, in particolare, cartelli indicanti le uscite, il divieto di fumare o usare fiamme libere, il divieto di usare acqua sui quadri elettrici in caso di incendio nonché cartelli di segnalazione dei mezzi antincendio.- MEZZI ANTINCENDIO Nei locali saranno installati impianti fissi di rivelazione automatica d incendio. Questi debbono essere collegati mediante apposita centrale a dispositivi di allarme ottici e/o acustici percepibili in locali presidiati.- Nei locali sarà previsto un sistema di allarme acustico ed ottico in grado di avvertire i visitatori delle condizioni di pericolo, in caso d incendio, collegato all impianto fisso di rilevazione automatica d incendio. Le modalità di funzionamento del sistema di allarme saranno tali da consentire un ordinato deflusso delle persone dai locali.- L intera struttura è coperta da una rete di idranti a cassetta UNI 45.- ESTINTORI Nei locali deve esservi un estintore portatile con capacità estinguente non inferiore a 13 A, per ogni 150 metri quadrati di superficie di pavimento. Tutti gli estintori debbono essere disposti uniformemente lungo tutto il percorso aperto al pubblico in posizione ben visibile, segnalata e di facile accesso. Gli agenti estinguenti debbono essere compatibili con i materiali che compongono gli oggetti esposti.- In particolare, nei locali dell'attività, saranno installati estintori carrellati a polvere chimica di tipo approvato dal Ministero dell'interno: - n. 5 estintori carrellati GESTIONE DELLA SICUREZZA Il soggetto che, a qualsiasi titolo, ha la disponibilità di un edificio disciplinato dal D.M.n.569 del 20/05/1992 (G.U. N.52 del 4/3/1993), deve nominare il responsabile delle attività svolte al suo interno (direttore del museo) e il responsabile tecnico addetto alla sicurezza.- Il responsabile dell attività è,comunque, tenuto a verificare il rispetto della normativa sulla sicurezza dei locali. Egli, in particolare, deve verificare che: a) non siano superati i parametri per l affollamento di cui al precedente art.3, comma 3 del decreto. b) siano agibili e mantenuti sgombri da ostacoli i percorsi di deflusso delle persone; 8
9 c) siano rispettate le condizioni di esercizio in occasione di manutenzione, risistemazione e il restauro dei locali e dei beni posti al loro interno. Il responsabile tecnico addetto alla sicurezza deve intervenire affinchè: a) siano mantenuti efficienti i mezzi antincendio e siano eseguite con tempestività le manutenzioni o sostituzioni necessarie. Siano altresì, condotte periodicamente verifiche degli stessi mezzi con cadenza non superiore a sei mesi ed annotate nel registro dei controlli, di cui all art. 11, comma 6 del decreto; b) siano mantenuti efficienti ed in buono stato gli impianti esistenti nell edificio. In particolare, per gli impianti elettrici, deve essere previsto che un addetto qualificato provveda, con la periodicità stabilita dalle specifiche normative CEI, al loro controllo e manutenzione. Ogni loro modifica o integrazione dovrà essere annotata nel registro dei controlli e inserita nei relativi schemi. In ogni caso i predetti impianti devono essere sottoposti a verifiche periodiche con cadenza non superiore a tre anni. c) siano tenuti in buono stato gli impianti di ventilazione, di condizionamento e di riscaldamento, ove esistenti, prevedendo in particolare una verifica periodica degli stessi con cadenza non superiore ad un anno. Le centrali termiche devono essere condotte da personale qualificato in conformità con quanto previsto dalle vigenti normative. d) sia previsto un servizio organizzato, composto da un numero proporzionato di addetti qualificati, in base alle dimensioni e alle caratteristiche dell attività, esperti nell uso dei mezzi antincendio installati; e) siano eseguite, per il personale addetto all attività, periodiche riunioni di addestramento e di istruzione sull uso dei mezzi di soccorso e di allarme, nonchè esercitazioni di sfollamento dei locali in cui si svolge l attività. Il responsabile tecnico addetto alla sicurezza deve conservare in un fascicolo gli schemi aggiornati di tutti gli impianti esistenti nell edificio, nonchè delle condotte, delle fogne e delle opere idrauliche collocate entro la distanza di venti metri dal perimetro esterno dell edificio.- PIANI DI EMERGENZA E ISTRUZIONI DI SICUREZZA Prima dell inizio dello svolgimento delle attivit_ all interno degli edifici disciplinati dal D.M.n.569 del 20/05/1992 (G.U. N.52 del 4/3/1993), devono essere predisposti i piani di intervento da attuare se si verificano situazioni di emergenza. Il personale addetto deve essere a conoscenza dei dettagli dei piani. - I piani d intervento, definiti caso per caso in relazione alle caratteristiche dell attività, devono essere concepiti in modo che in tali situazioni: a) siano avvisati immediatamente i visitatori in pericolo, evitando, per quanto possibile, situazioni di panico; b) sia eseguito tempestivamente lo sfollamento dei locali secondo criteri semplici e prestabiliti e con l ausilio del personale addetto; c) sia richiesto l intervento dei soccorsi (vigili del fuoco, forze dell ordine, ecc.); d) sia previsto un incaricato che sia pronto ad accogliere i soccorritori con le informazioni del caso; e) sia attivato il personale addetto, secondo predeterminate sequenze, ai provvedimenti del caso, quali interruzione dell energia elettrica e verifica dell intervento degli impianti di emergenza, arresto delle eventuali installazioni di ventilazione e 9
10 condizionamento, azionamento dei mezzi di spegnimento e quanto altro previsto nel piano di intervento. Le istruzioni relative al comportamento del pubblico e del personale in caso di emergenza vanno esposte ben in vista in appositi cartelli, anche in conformità a quanto disposto nel decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n.524. All ingresso di ciascun piano deve essere collocata una pianta d orientamento semplificata, che indichi tutte le possibili vie di esodo. All ingresso dell attività va esposta una pianta dell edificio corredata delle seguenti indicazioni: a) scale e vie di esodo; b) mezzi di estinzione; c) dispositivi di arresto degli impianti di distribuzione del gas, dell energia elettrica e dell eventuale impianto di ventilazione e di condizionamento; d) eventuale quadro generale del sistema di rivelazione fumi e di allarme; e) impianti e locali a rischio specifico. Il responsabile dell attività, nominato ai sensi dell art.10, comma 1 del decreto, deve curare la tenuta di un registro, ove sono annotati tutti gli interventi ed i controlli relativi all efficienza degli impianti elettrici e dei presidi antincendi, nonchè all osservanza della normativa relativa ai carichi d incendio nei vari ambienti dell edificio e nelle aree a rischio specifico.- LIMITAZIONI DI ESERCIZIO E ISTRUZIONI DI SICUREZZA - 1) La cartellonistica con l indicazione del DIVIETO DI FUMARE di dimensioni tali da essere riconosciuta da ogni posizione e pre vista dal D.P.R. 524 del non deve assolutamente essere ma nomessa o asportata dalle pareti ove applicata. 3) E vietato utilizzare i locali: centrale termica, depositi in fiammabili e/o combustibili come magazzini di prodotti ad essi non assimilabili, in particolare il locale caldaia deve essere ad uso esclusivo dell impianto termico. 4) Non immobilizzare, neanche con semplice legatura in cordicella, le porte delle uscite di sicurezza. 5) Le vie di uscita dovranno essere lasciate sempre sgombre. 7) Corridoi, porte, passaggi e disimpegni per raggiungere le uscite e le scale devono essere tenuti sgombri da merci, materiali ed imballaggi. E vietato, inoltre, creare depositi, anche provvisori, nelle zone che interessano le uscite. 13) E fatto divieto di effettuare linee elettriche volanti provvisorie. 14) Provvedere alla manutenzione e controlli periodici dei motori e degli impianti elettrici nel rispetto della legge 46/90. 15) I mezzi di difesa attiva dagli incendi devono essere sempre in vista e non occultati da materiale. 16) I mezzi di difesa attiva dagli incendi devono essere provati almeno semestralmente dell avvenuta prova dovrà essere tenuto apposito registro. 17) Gli estintori devono essere revisionati semestralmente. 22) Segnalare opportunamente con rosso nella parte alta delle pareti la posizione degli idranti e gli estintori in modo che siano facilmente individuati a distanza. 10
11 23) E vietato effettuare travasi di sostanze infiammabili e/o esplosive nei locali magazzino, reparti vendita e uffici. 26) E vietato costituire depositi di sostanze infiammabili eccedenti i 10 lt. in locali non preventivamente autorizzati. (deposi ti materiali per igiene). 27) All apertura assicurarsi che siano libere, aperte e funzionan ti tutte le vie di uscita normali e di sicurezza. 29) E vietato l uso di fiamme libere, di fornelli o stufe a gas, di stufe elettriche con resistenza a vista, di stufe a kerosene ecc. 30) Gli impianti di luci di emergenza dovranno essere provati con cadenza almeno settimanale (della avvenuta prova dovrà essere te nuto apposito registro). 31) Gli impianti di rivelazione fumi dovranno essere provati con cadenza almeno semestrale (dell avvenuta prova dovrà essere tenuto apposito registro). 34) Le chiavi dei locali tecnologici (centrali termiche, centrale pompaggio, depositi infiammabili ecc.) dovranno essere custodite in luogo sempre reperibile da parte del personale VV. F. sia in caso di verifiche che d intervento. 35)E fatto divieto assoluto di utilizzare acqua per l eventuale spegnimento di impianti elettrici o attrezzature sotto tensione. Tale divieto deve essere indicato con opportuna cartellonistica. 36) Qualsiasi modifica strutturale o degli impianti soggetti a prevenzione dovrà essere preventivamente autorizzata da questo Comando. 37)E fatto obbligo di notificare a questo Comando la disattiva zione (anche se temporanea) degli impianti fissi di spegnimento (idranti, sprinklers ecc.) e/o degli impianti di rilevazione e di illuminazione di emergenza. 38)Eventuali lavori di manutenzione con l uso di fiamme libere e/o fonti di ignizione dovranno essere effettuati in assenza di pubblico e con presenza di operatori provvisti di idonea attrezza tura antincendio. 40)Non disattivare i congegni di autochiusura delle porte REI. 41) E fatto divieto di manomettere, disattivare, asportare i si stemi antincendio rilevati e collaudati positivamente all atto del sopralluogo. 44) Individuare tra il personale una squadra di primo intervento addestrata periodicamente e in grado di affrontare e spegnere principi d incendio. 46)E vietato l uso delle fiamme libere, di fornelli o stufe a gas, di stufe elettriche con resistenza in vista, di stufe a kerosene, di apparecchi a incandescenza senza protezione, nonchè il deposito di sostanze che possono, comunque, provocare incendi o esplosioni. 47)E vietato il deposito di sostanze infiammabili in quantità eccedenti il normale uso giornaliero, qualora le medesime sostanze debbano essere utilizzate all interno dell edificio per attività di restauro delle opere ivi presenti. Negli ambienti ove è svolta l attività di restauro devono essere utilizzati impianti elettrici, anche provvisori, che in tutte le loro parti non costituiscano cause di pericolo. 48)Gli elementi di arredo combustibili, posti in ogni singolo ambiente, che costituiscono i carichi di incendio elencati anche in allegato al certificato di prevenzione incendi, non possono essere incrementati. Non sono considerati elementi di arredo gli oggetti esposti al pubblico. 49)Negli atri, nei corridoi di disimpegno, nelle scale e nelle rampe, non possono essere posti elementi di arredo combustibili, oltre al carico di incendio esistente costituito dalle strutture e dal materiale esposto, riportato nel certificato di prevenzione incendi. 11
12 50) Qualora negli edifici si svolgano nuove attività dopo la data di entrata in vigore del D.M.n.569 del 20/05/1992 (G.U. N_.52 del 4/3/1993), ovvero siano ampliate le aree ove le attività sono svolte, il carico d incendio relativo agli arredi e al materiale da esporre, di tipo combustibile, con esclusione delle strutture e degli infissi combustibili esistenti, non possono superare i dieci chili di quantità equivalente di legno per metro quadrato in ogni singolo ambiente. I nuovi elementi di arredo combustibili, che siano successivamente introdotti negli ambienti, devono possedere le seguenti caratteristiche di reazione al fuoco: a) i materiali di rivestimento dei pavimenti devono essere di classe non superiore a 2; b) i materiali suscettibili di prendere fuoco su entrambi i lati e gli altri materiali di rivestimento devono essere di classe 1; c) i mobili imbottiti devono essere di classe 1 IM. I materiali citati dovranno essere certificati nella prescritta classe di reazione al fuoco secondo le specificazioni del decreto ministeriale 26 giugno 1984 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 agosto 1984, n.234) 51) Il soggetto che, a qualsiasi titolo, ha la disponibilità di un edificio disciplinato dal D.M.n.569 del 20/05/1992 (G.U. N.52 del 4/3/1993), deve nominare il responsabile delle attività svolte al suo interno (direttore del museo) e il responsabile tecnico addetto alla sicurezza. 52) Il responsabile dell attività è, comunque, tenuto a verificare il rispetto della normativa sulla sicurezza dei locali. Egli, in particolare, deve verificare che: a) non siano superati i parametri per l affollamento di cui al precedente art.3, comma 3 del decreto. b) siano agibili e mantenuti sgombri da ostacoli i percorsi di deflusso delle persone; c) siano rispettate le condizioni di esercizio in occasione di manutenzione, risistemazione e il restauro dei locali e dei beni posti al loro interno. 53) Il responsabile tecnico addetto alla sicurezza deve intervenire affinchè: a) siano mantenuti efficienti i mezzi antincendio e siano eseguite con tempestività le manutenzioni o sostituzioni necessarie. Siano altresì, condotte periodicamente verifiche degli stessi mezzi con cadenza non superiore a sei mesi ed annotate nel registro dei controlli, di cui all art. 11, comma 6 del decreto; b) siano mantenuti efficienti ed in buono stato gli impianti esistenti nell edificio. In particolare, per gli impianti elettrici, deve essere previsto che un addetto qualificato provveda, con la periodicità stabilita dalle specifiche normative CEI, al loro controllo e manutenzione. Ogni loro modifica o integrazione dovrà essere annotata nel registro dei controlli e inserita nei relativi schemi. In ogni caso i predetti impianti devono essere sottoposti a verifiche periodiche con cadenza non superiore a tre anni. c) siano tenuti in buono stato gli impianti di ventilazione, di condizionamento e di riscaldamento, ove esistenti, prevedendo in particolare una verifica periodica degli stessi con cadenza non superiore ad un anno. Le centrali termiche devono essere condotte da personale qualificato in conformità con quanto previsto dalle vigenti normative. d) sia previsto un servizio organizzato, composto da un numero proporzionato di addetti qualificati, in base alle dimensioni e alle caratteristiche dell attività, esperti nell uso dei mezzi antincendio installati; 12
13 e) siano eseguite, per il personale addetto all attività, periodiche riunioni di addestramento e di istruzione sull uso dei mezzi di soccorso e di allarme, nonchè esercitazioni di sfollamento dei locali in cui si svolge l attività. 54) Il responsabile tecnico addetto alla sicurezza deve conservare in un fascicolo gli schemi aggiornati di tutti gli impianti esistenti nell edificio, nonchè delle condotte, delle fogne e delle opere idrauliche collocate entro la distanza di venti metri dal perimetro esterno dell edificio. 55) Prima dell inizio dello svolgimento delle attivito all interno degli edifici disciplinati dal D.M.n.569 del 20/05/1992 (G.U. N.52 del 4/3/1993), devono essere predisposti i piani di intervento da attuare se si verificano situazioni di emergenza. Il personale addetto deve essere a conoscenza dei dettagli dei piani. 56) I piani d intervento, definiti caso per caso in relazione alle caratteristiche dell attività, devono essere concepiti in modo che in tali situazioni: a) siano avvisati immediatamente i visitatori in pericolo, evitando, per quanto possibile, situazioni di panico; b) sia eseguito tempestivamente lo sfollamento dei locali secondo criteri semplici e prestabiliti e con l ausilio del personale addetto; c) sia richiesto l intervento dei soccorsi (vigili del fuoco, forze dell ordine, ecc.); d) sia previsto un incaricato che sia pronto ad accogliere i soccorritori con le informazioni del caso; e) sia attivato il personale addetto, secondo predeterminate sequenze, ai provvedimenti del caso, quali interruzione dell energia elettrica e verifica dell intervento degli impianti di emergenza, arresto delle eventuali installazioni di ventilazione e condizionamento, azionamento dei mezzi di spegnimento e quanto altro previsto nel piano di intervento. 57) Le istruzioni relative al comportamento del pubblico e del personale in caso di emergenza vanno esposte ben in vista in appositi cartelli, anche in conformità a quanto disposto nel decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n ) All ingresso di ciascun piano deve essere collocata una pianta d orientamento semplificata, che indichi tutte le possibili vie di esodo. 59) All ingresso dell attività va esposta una pianta dell edificio corredata delle seguenti indicazioni: a) scale e vie di esodo; b) mezzi di estinzione; c) dispositivi di arresto degli impianti di distribuzione del gas, dell energia elettrica e dell eventuale impianto di ventilazione e di condizionamento; d) eventuale quadro generale del sistema di rivelazione fumi e di allarme; e) impianti e locali a rischio specifico. 60) Il responsabile dell attività, nominato ai sensi dell art.10, comma 1 del decreto, deve curare la tenuta di un registro, ove sono annotati tutti gli interventi ed i controlli relativi all efficienza degli impianti elettrici e dei presidi antincendi, nonchè all osservanza della normativa relativa ai carichi d incendio nei vari ambienti dell edificio e nelle aree a rischio specifico.- 13
14 RELAZIONE TECNICA 1. OGGETTO La presente relazione specialistica ha lo scopo di illustrare le caratteristiche tipologiche e realizzative dell impianto di climatizzazione a servizio del Palazzo Marchesale in Matino (Le) lotto n. 5 Trattasi, essenzialmente, di una ampia sala articolata in due piani insistenti nello stesso volume, ricavati tramite soppalcatura, da destinarsi rispettivamente a biblioteca (livello del soppalco) e sala conferenze (livello pavimento) 2. TIPOLOGIE IMPIANTISTICHE ADOTTATE Date l elevata variabilità ed occasionalità dei carichi termici, e la necessità di gestire al meglio i consumi energetici, si è optato per l adozione un impianto del tipo ad espansione diretta di refrigerante con portata variabile dello stesso (VRF); In particolare, al livello del pavimento verranno installate unità ventilanti del tipo da incasso in nicchia (sistemate per lo più nelle rientranze dei finestroni), per l abbattimento di parte dei carichi, mentre al di sopra del soppalco verranno sistemate per ogni lato n. 2 condotte affiancate, all interno della zoccolatura delle librerie, per la distribuzione sia al livello della biblioteca, che verso la sala riunioni, di aria esterna trattata da 2 apposite unità ventilanti (integrate nel sistema ad espansione diretta di freon), in modo da poter essere utilizzata sia per il rinnovo che per l abbattimento parziale dei carichi. Detta soluzione permette di perseguire i seguenti vantaggi: Minimizzazione delle linee di distribuzione del vettore termico primario, costituite da una rete di distribuzione del refrigerante in rame coibentato, con derivazioni ai singoli terminali da colonne di distribuzione principali. Ottimizzazione dei consumi energetici, soprattutto in regime di carichi parziali, grazie al sistema di regolazione della portata variabile di freon alle singole unità terminali e di controllo della velocità di rotazione dei compressori tramite inverter. 14
15 C I T T A DI M A T I N O PROVINCIA DI LECCE Piazza Municipio Matino tel 0833/ fax 0833/ E mail: SETTORE SERVIZI ALLA CITTÀ PROCEDURA APERTA PER L AFFIDAMENTO DEI LAVORI di Interventi di restauro e ristrutturazione del Palazzo Marchesale - 4 e 5 Lotto - Importo progetto ,00 C.U.P. F64B C.I.G D. ULTERIORI PRECISAZIONI Si riportano di seguito ulteriori chiarimenti, resisi necessari a seguito di apposite richieste avanzate dal alcune Imprese, che possono riguardare più in generale tutti i partecipanti. In particolare si chiarisce che per quanto riguarda i documenti che devono essere contenuti nella busta C-Offerta tecnica di cui al punto 3. del disciplinare altri elaborati ritenuti dal concorrente opportuni o necessari per illustrare le suddette proposte progettuali, devono intendersi: documentazione tecnico-commerciale a corredo e dettaglio dei materiali e manufatti che si propongono eventualmente in variante (a titolo esemplificativo: depliants, caratteristiche tecniche, ecc.). Si avvisa inoltre che in allegato sono inseriti gli elaborati vistati dai Vigili del Fuoco, di cui ai pareri n.20994/27971 del 10/10/2008 e successiva n.6415 del 28/03/2009. Matino, 04/11/2010 IL RESPONSABILE DEL SETTORE Ing. Renato Del Piano 15
16 RELAZIONE TECNICA 1. OGGETTO La presente relazione specialistica ha lo scopo di illustrare le caratteristiche tipologiche e realizzative dell impianto di climatizzazione a servizio del Palazzo Marchesale in Matino (Le) lotto IV Trattasi, essenzialmente, di ambienti di servizio da destinarsi a zone di passaggio o uffici. 2. TIPOLOGIE IMPIANTISTICHE ADOTTATE Date l elevata variabilità ed occasionalità dei carichi termici, e la necessità di gestire al meglio i consumi energetici, si è optato per l adozione un impianto del tipo ad espansione diretta di refrigerante con portata variabile dello stesso (VRF); In particolare, al livello del pavimento verranno installate unità ventilanti del tipo da incasso in nicchia (sistemate per lo più in rientranze nei muri), oppure, in ambienti contigui a quelli del lotto n. 2, si prevede l installazione di sistema di diffusione e ripresa tramite condotte annegate nel pavimento ed attestate su bocchette pedonabili, in analogia con quanto previsto per il lotto n. 1 e con lo stesso n. 2, dal quale le condotte verranno derivate. Si evidenzia che, nelle more della realizzazione di quanto previsto per il lotto n. 3, dovrà essere installata l unità ventilante canalizzata già predisposta per il lotto n. 2, e che in seno allo stesso non era stata definita, in attesa di poter prevedere quanto occorrente a soddisfare anche gli ambienti contigui del lotto 3. Si rimanda, pertanto, anche agli elaborati relativi al lotto n. 2 per una definizione planimetrica completa del sistema. La soluzione proposta permette di perseguire i seguenti vantaggi: Minimizzazione delle linee di distribuzione del vettore termico primario, costituite da una rete di distribuzione del refrigerante in rame coibentato, con derivazioni ai singoli terminali da colonne di distribuzione principali. 16

References: art.8
 art.13
 art. 11
 art. 11
 art.3
 art. 11
 art.10
 art.3
 art. 11
 art.10