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Timestamp: 2018-11-16 00:46:40+00:00

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Regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578 (in Gazz. Uff., 5 dicembre, n. 281). - Decreto convertito in l. 22 gennaio 1934, n. 36 (in Gazz. Uff., 30 gennaio 1934, n. 24).
Ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore (1) (2) (3) (4).
(1) Il termine «procuratore legale», contenuto nella presente legge deve intendersi sostituito con il termine «avvocato» per effetto dell'art. 3, l. 24 febbraio 1997, n. 27 (di soppressione dell'albo dei procuratori legali).
Nessuno può assumere il titolo, né esercitare le funzioni di avvocato [o di procuratore] se non è iscritto nell'albo professionale.
Conservano tuttavia il titolo quegli avvocati [e procuratori] che, dopo averne acquistato il diritto, sono stati cancellati dall'albo per una causa che non sia di indegnità.
La violazione della disposizione del primo comma di questo articolo, quando non costituisca più grave reato, è punita, nel caso di usurpazione del titolo di avvocato [o di procuratore], a norma dell'art. 498 del codice penale, e, nel caso di esercizio abusivo delle funzioni, a norma dell'articolo 348 dello stesso codice (1).
(1) Il termine «procuratore legale», contenuto nel presente articolo deve intendersi sostituito con il termine «avvocato» per effetto dell'art. 3, l. 24 febbraio 1997, n. 27 (di soppressione dell'albo dei procuratori legali).
Non si può essere iscritti che in un solo albo di avvocati [ed in un solo albo di procuratori].
(1) Comma abrogato dall'art. 6, l. 24 febbraio 1997, n. 27.
(2) Il termine «procuratore legale», contenuto nel presente articolo deve intendersi sostituito con il termine «avvocato» per effetto dell'art. 3, l. 24 febbraio 1997, n. 27 (di soppressione dell'albo dei procuratori legali).
L'esercizio delle professioni di avvocato [e di procuratore] è incompatibile con l'esercizio della professione di notaio, con l'esercizio del commercio in nome proprio o in nome altrui, con la qualità di ministro di qualunque culto avente giurisdizione o cura di anime, di giornalista professionista, di direttore di banca, di mediatore, di agente di cambio, di sensale, di ricevitore del lotto, di appaltatore di un pubblico servizio o di una pubblica fornitura, di esattore di pubblici tributi o di incaricato di gestioni esattoriali.
È anche incompatibile con qualunque impiego od ufficio retribuito con stipendio sul bilancio dello Stato, delle Province, dei Comuni, delle istituzioni pubbliche di beneficenza, della Banca d'Italia, [della Lista civile] (1), del gran magistero degli ordini cavallereschi, del Senato, della Camera dei deputati ed in generale di qualsiasi altra Amministrazione o istituzione pubblica soggetta a tutela o vigilanza dello Stato, delle Province e dei Comuni.
b) gli avvocati [ed i procuratori] degli uffici legali istituiti sotto qualsiasi denominazione ed in qualsiasi modo presso gli enti di cui allo stesso secondo comma, per quanto concerne le cause e gli affari propri dell'ente presso il quale prestano la loro opera. Essi sono iscritti nell'elenco speciale annesso all'albo (2) (3).
(1) L'istituto della Lista civile è da intendersi soppresso a causa del mutamento della forma istituzionale dello Stato.
(2) Lettera così modificata dall'art. 1, l. 23 novembre 1939, n. 1949.
(3) Il termine «procuratore legale», contenuto nel presente articolo deve intendersi sostituito con il termine «avvocato» per effetto dell'art. 3, l. 24 febbraio 1997, n. 27 (di soppressione dell'albo dei procuratori legali).
Gli avvocati iscritti in un albo possono esercitare la professione davanti a tutte le Corti d'appello, i Tribunali e le Preture della Repubblica.
Davanti alla Corte di cassazione, al Consiglio di Stato ed alla Corte dei conti in sede giurisdizionale, al Tribunale [supremo] militare, al Tribunale superiore delle acque pubbliche ed alla [Commissione centrale per le imposte dirette] (1) il patrocinio può essere assunto soltanto dagli avvocati iscritti nell'albo speciale di cui all'articolo 33 (2).
(1) Ora Commissione tributaria centrale.
(2) Vedi, anche, l'art. 1, d.lg.lgt. 19 ottobre 1944, n. 318.
(1) Gli artt. 5 e 6, già accorpati dall'art. 4, l. 24 luglio 1985, n. 406, sono stati successivamente abrogati dall'art. 6, l. 24 febbraio 1997, n. 27.
(1) Articolo accorpato al precedente dall'art. 4, l. 24 luglio 1985, n. 406, successivamente abrogato dall'art. 6, l. 24 febbraio 1997, n. 27.
Davanti a qualsiasi giurisdizione speciale la rappresentanza, la difesa e l'assistenza possono essere assunte soltanto da un avvocato [ovvero da un procuratore] assegnato ad uno dei Tribunali del distretto della Corte d'appello e sezioni distaccate, nel quale ha sede la giurisdizione speciale. Nelle cause commerciali davanti al Tribunale la parte che comparisca personalmente deve essere assistita [da un procuratore o] da un avvocato.
Nulla è innovato alle norme che disciplinano i procedimenti davanti ai [conciliatori] (1), a quelle che regolano la rappresentanza e la difesa delle amministrazioni dello Stato e alle disposizioni particolari relative a determinati organi giurisdizionali (2).
I laureati in giurisprudenza, che svolgono la pratica prevista dall'articolo 17, sono iscritti, a domanda e previa certificazione del procuratore di cui frequentano lo studio, in un registro speciale tenuto dal consiglio dell'ordine degli avvocati [e dei procuratori] presso il tribunale [nel cui circondario] (1) hanno la residenza, e sono sottoposti al potere disciplinare del consiglio stesso.
I praticanti procuratori, dopo un anno dalla iscrizione nel registro di cui al primo comma, sono ammessi, per un periodo non superiore a sei anni, ad esercitare il patrocinio davanti ai tribunali del distretto nel quale è compreso l'ordine circondariale che ha la tenuta del registro suddetto, limitatamente ai procedimenti che, in base alle norme vigenti anteriormente alla data di efficacia del decreto legislativo di attuazione della legge 16 luglio 1997, n. 254, rientravano nella competenza del pretore. Davanti ai medesimi tribunali e negli stessi limiti, in sede penale, essi possono essere nominati difensori d'ufficio, esercitare le funzioni di pubblico ministero e proporre dichiarazione di impugnazione sia come difensori sia come rappresentanti del pubblico ministero (2).
[È condizione per l'esercizio del patrocinio e delle funzioni di cui al secondo comma aver prestato giuramento davanti al presidente del tribunale del circondario in cui il praticante procuratore è iscritto secondo la formula seguente: «Consapevole dell'alta dignità della professione forense, giuro di adempiere ai doveri ad essa inerenti e ai compiti che la legge mi affida con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia»] (3) (4).
(2) Comma, da ultimo, così modificato dall'art. 246, comma 1, d.lg. 19 febbraio 1998, n. 51. Le disposizioni di cui al presente comma, si applicano fino a quando non sarà attuata la complessiva riforma della professione forense (art. 246, comma 2, d.lg. 51/1998 cit.).
(4) Il termine «procuratore legale», contenuto nel presente articolo deve intendersi sostituito con il termine «avvocato» per effetto dell'art. 3, l. 24 febbraio 1997, n. 27 (di soppressione dell'albo dei procuratori legali).
[Con atto ricevuto dal cancelliere del Tribunale o della Corte d'appello, da comunicarsi in copia al Consiglio dell'ordine, il procuratore può, sotto la sua responsabilità, procedere alla nomina di sostituti, in numero non superiore a tre, fra i procuratori compresi nell'albo in cui egli trovasi iscritto.
Nei giudizi davanti alle Preture la rappresentanza può essere conferita ad un praticante procuratore] (1).
[Il procuratore deve risiedere nel capoluogo del circondario del Tribunale al quale è assegnato, ma il Presidente del Tribunale, sentito il parere del Consiglio dell'ordine, può autorizzarlo a risiedere in un'altra località del circondario (1), purché egli abbia nel capoluogo un ufficio presso un altro procuratore] (2).
[Il procuratore non può, senza giusto motivo, rifiutare il suo ufficio] (1).
Gli avvocati [ed i procuratori] debbono adempiere al loro ministero con dignità e con decoro, come si conviene all'altezza della funzione che sono chiamati ad esercitare nell'amministrazione della giustizia.
Il giuramento è prestato in una pubblica udienza della Corte d'appello o del Tribunale con la formula seguente: «Giuro di adempiere ai miei doveri professionali con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia e per gli interessi superiori della Nazione» (1).
Gli avvocati [e i procuratori] non possono essere obbligati a deporre nei giudizi di qualunque specie su ciò che a loro sia stato confidato o sia pervenuto a loro conoscenza per ragione del proprio ufficio, salvo quanto è disposto nell'articolo 351, comma secondo, del codice di procedura penale (1) (2).
(1) Ora artt. 200 e 201 c.p.p.
I Consigli dell'ordine degli avvocati [e dei procuratori] oltre ad adempiere tutti gli altri compiti loro demandati da questa o da altre leggi:
d) dànno il parere sulla liquidazione degli onorari di avvocato nel caso preveduto dall'articolo 59 e negli altri casi in cui è richiesto a termini delle disposizioni vigenti (1);
e) dànno, nel caso di morte o di allontanamento di un avvocato [o di un procuratore], a richiesta ed a spese di chi vi abbia interesse, i provvedimenti opportuni per la consegna degli atti e dei documenti in dipendenza della cessazione dell'esercizio professionale;
f) interpongono i propri uffici, a richiesta degli interessati, per procurare la conciliazione delle contestazioni che sorgano tra avvocati [e procuratori] ovvero tra questi professionisti ed i loro clienti, in dipendenza dell'esercizio professionale. Quando gli avvocati ed i procuratori non dipendono dallo stesso Consiglio, la conciliazione è promossa da quel Consiglio che ne sia stato per primo richiesto.
(Omissis) (2) (3).
(1) Lettera così modificata dall'art 1, n. 1, l. 23 marzo 1940, n. 254.
(2) Comma da ritenersi abrogato dal d.lg.lgt. 23 novembre 1944, n. 369 perché faceva riferimento a disposizioni dell'ordinamento corporativo. Vedi, ora, gli artt. 8 e 9, d.lg.lgt. 23 novembre 1944, n. 382.
L'alta vigilanza sull'esercizio delle professioni di avvocato [e di procuratore] spetta al Ministro della giustizia, che la esercita sia direttamente, sia per mezzo dei primi presidenti e dei procuratori generali (1).
Per ogni Tribunale civile e penale sono costituiti un albo di avvocati [e un albo di procuratori]. La data dell'iscrizione stabilisce la anzianità per ciascun professionista.
Il Consiglio dell'ordine degli avvocati [e dei procuratori] procede al principio di ogni anno alla revisione degli albi ed alle occorrenti variazioni, osservate per le cancellazioni le relative norme. La cancellazione è sempre ordinata qualora la revisione accerti il difetto dei titoli e requisiti in base ai quali fu disposta l'iscrizione, salvo che questa non sia stata eseguita o conservata per effetto di una decisione giurisdizionale concernente i titoli o i requisiti predetti (1).
È iniziato il procedimento disciplinare se dalla revisione siano emersi fatti che possono formarne oggetto (1).
Gli albi riveduti debbono, a cura del Consiglio, essere comunicati al Ministro della giustizia, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale ed ai capi della Corte d'appello e dei Tribunali del distretto ed essere affissi nelle sale di udienza della Corte, dei Tribunali e delle Preture del distretto medesimo per mezzo di ufficiale giudiziario.
Un elenco dei praticanti, con le annotazioni di cui al precedente comma, è comunicato alle Preture del distretto della Corte d'appello ed è affisso nelle sale di udienza delle Preture medesime (2).
(1) Gli attuali secondo e terzo comma così sostituiscono l'originario secondo comma, per effetto dell'art. 1, n. 2, l. 3 marzo 1940, n. 25.
5° avere compiuto lodevolmente e proficuamente un periodo di pratica, frequentando lo studio di un procuratore ed assistendo alle udienze civili e penali della Corte d'appello o del Tribunale almeno per due anni consecutivi, posteriormente alla laurea, nei modi che saranno stabiliti con le norme da emanarsi a termini dell'art. 101, ovvero avere esercitato, per lo stesso periodo di tempo, il patrocinio davanti alle Preture ai sensi dell'art. 8;
6° essere riuscito vincitore, entro il numero dei posti messi a concorso, nell'esame preveduto nell'art. 20 ;
7° avere la residenza o il proprio domicilio professionale nella circoscrizione del tribunale nel cui albo l'iscrizione è domandata (1).
Non possono conseguire l'iscrizione nell'albo o nel registro dei praticanti coloro che abbiano riportato una delle condanne o delle pene accessorie o si trovino sottoposti ad una delle misure di sicurezza che, a norma dell'art. 42, darebbero luogo alla radiazione dall'albo e coloro che abbiano svolto una pubblica attività contraria agli interessi della Nazione (2).
(1) Numero prima sostituito dall'art. 5, l. 24 febbraio 1997, n. 27 e poi così modificato dall'art. 18, l. 3 febbraio 2003, n. 14 - Legge comunitaria 2002.
Nell'adempimento della pratica di cui all'articolo precedente, può tenere luogo della frequenza dello studio di un [procuratore], per un periodo non superiore ad un anno, la frequenza, per un uguale periodo di tempo, posteriormente alla laurea, e con profitto, di un seminario o altro istituto costituito presso un'università della Repubblica, nei quali siano effettuati all'uopo speciali corsi, e che siano riconosciuti con decreto del Ministro della giustizia (1).
È equiparato alla pratica il servizio prestato per almeno due anni da magistrati dell'ordine giudiziario, militare o amministrativo, o del [Tribunale speciale per la difesa dello Stato] (2), dai vicepretori onorari, dagli avvocati dello Stato e del cessato ufficio legale delle ferrovie dello Stato, dagli aggiunti di procura della stessa Avvocatura dello Stato, nonché il servizio prestato, per lo stesso periodo di tempo, nelle prefetture dai funzionari del gruppo A dell'Amministrazione civile dell'interno, con grado non inferiore a quello di consigliere (3).
(1) Il suddetto riconoscimento rimane valido ed efficace fino all'entrata in vigore dei decreti ministeriali di cui all'art. 17, comma 114, l. 15 maggio 1997, n. 127.
(2) Tribunale soppresso dal r.d.l. 29 luglio 1943, n. 668.
Nel mese di ottobre di ogni anno i Consigli dell'ordine degli avvocati [e dei procuratori], ciascuno per la rispettiva circoscrizione, tenuto conto del numero degli iscritti, delle vacanze verificatesi e del complesso degli affari giudiziari, indicano, con parere motivato, al Ministro della giustizia il numero di coloro che potrebbero essere ammessi nell'anno seguente negli [albi dei procuratori].
Il Ministro della giustizia, sentito il parere del Consiglio nazionale forense, stabilisce, entro il successivo mese di dicembre, il numero massimo dei nuovi [procuratori] che complessivamente potranno essere iscritti nell'anno seguente negli albi dei Tribunali compresi in ciascun distretto di Corte d'appello e la loro ripartizione nei singoli albi.
Agli esami possono partecipare i praticanti che abbiano compiuto la prescritta pratica entro il giorno 10 del mese di novembre (1) (2) (3).
(1) L'applicazione delle norme concernenti la limitazione del numero dei posti da conferire annualmente per l'iscrizione negli albi dei procuratori è stata sospesa, con provvedimento di natura temporanea, ma tuttora in vigore, con il d.lg.lgt. 7 settembre 1944, n. 215. Vedi, inoltre, gli artt. 1, 2 e 4, r.d.l. 13 maggio 1943, n. 509.
(2) Comma così sostituito dall'art. 1, l. 20 aprile 1989, n. 142.
(1) Vedi, ora, l'art. 17-bis, r.d. 22 gennaio 1934, n. 37.
Il Ministro per la grazia e giustizia stabilisce volta per volta se gli esami di [procuratore] debbano avere luogo presso il Ministero della giustizia in Roma ovvero presso le Corti d'appello.
È in facoltà del presidente di suddividere la commissione in tre sottocommissioni, presieduta ciascuna dal magistrato più elevato in grado o di maggiore anzianità e composta di un altro magistrato, di un professore e di due avvocati. Il presidente della commissione ripartisce fra le tre sottocommissioni i compiti assegnati alla commissione stessa per l'espletamento delle prove scritte ed orali (1) (2).
(1) Articolo così sostituito dall'art. 1, n. 4, l. 23 marzo 1940, n. 254.
1. Gli esami di [procuratore legale] hanno luogo nel mese di dicembre di ogni anno presso le corti di appello (1).
2. I temi per ciascuna prova scritta sono dati dal Ministro della giustizia.
3. Le commissioni esaminatrici sono nominate dal Ministro della giustizia e ciascuna di esse è composta di cinque membri titolari e cinque supplenti, dei quali due titolari e due supplenti sono avvocati, iscritti da almeno otto anni ad un ordine del distretto di corte d'appello sede dell'esame; due titolari e due supplenti sono magistrati dello stesso distretto, con qualifica non inferiore a quella di consigliere di corte d'appello; un titolare e un supplente sono professori ordinari o associati di materie giuridiche presso un'Università della Repubblica, ovvero presso un Istituto superiore.
4. Gli avvocati componenti le commissioni di esame sono designati dal Consiglio nazionale forense, su proposta congiunta dei consigli dell'ordine di ciascun distretto, assicurando la presenza in ogni commissione, a rotazione annuale, di almeno un avvocato per ogni consiglio dell'ordine del distretto. Il Ministro della giustizia nomina per ogni commissione esaminatrice il presidente ed il vicepresidente tra i componenti avvocati.
6. Qualora il numero dei candidati che abbiano presentato la domanda di ammissione superi le duecentocinquanta unità, le commissioni esaminatrici possono essere integrate, con decreto del Ministro della giustizia, da emanarsi prima dell'espletamento delle prove scritte, da un numero di membri supplenti aventi i medesimi requisiti stabiliti per i membri effettivi tale da permettere, unico restando il presidente, la suddivisione in sottocommissioni, costituite ciascuna di un numero di componenti pari a quello delle commissioni originarie e di un segretario aggiunto. A ciascuno delle sottocommissioni non può essere assegnato un numero di candidati superiore a duecentocinquanta (2) (3).
(1) Comma così sostituito dall'art. 2, l. 20 aprile 1989, n. 142.
(3) Articolo così sostituito dall'art. 1, l. 27 giugno 1988, n. 242.
(1) Articolo abrogato dall'art. 2, l. 4 marzo 1991, n. 67.
(1) Disposizione superata a causa della sospensione degli esami di concorso, disposta dal d.lg.lgt. 7 settembre 1944, n. 215.
Hanno diritto di essere iscritti [nell'albo dei procuratori] presso il Tribunale nella cui giurisdizione hanno la loro residenza, purché siano in possesso dei requisiti indicati nei numeri 1), 2), 3) e 4) dell'art. 17:
d) coloro che, avendo conseguito l'abilitazione alla libera docenza e la definitiva conferma, abbiano per almeno sei anni esercitato l'incarico dell'insegnamento di materia attinente all'esercizio professionale (1);
e) coloro che per almeno dodici anni siano stati Vice pretori onorari e per i quali i capi della Corte d'appello attestino che hanno dimostrato particolare capacità e cultura nell'esercizio delle funzioni (1).
Coloro che siano stati magistrati dell'ordine giudiziario non possono svolgere la professione di procuratore avanti l'autorità giudiziaria presso la quale abbiano esercitato, negli ultimi tre anni, le loro funzioni, se non sia trascorso un biennio dalla cessazione delle funzioni medesime (2).
(1) Lettera aggiunta dall'art. 1, l. 23 marzo 1940, n. 254.
Hanno diritto di essere iscritti nell'albo degli avvocati presso il Tribunale nella cui giurisdizione hanno la propria residenza, purché siano in possesso dei requisiti indicati nei numeri 1), 2), 3) e 4) dell'art. 17:
a) coloro che per otto anni almeno siano stati magistrati dell'ordine giudiziario, militare o amministrativo o del [Tribunale speciale per la difesa dello Stato] (1), oppure avvocati dell'Avvocatura dello Stato, e del cessato ufficio legale delle ferrovie dello Stato, ovvero, per dieci anni, aggiunti di procura della stessa Avvocatura;
c) gli ex-Prefetti della Repubblica con tre anni di grado ovvero con 15 anni di servizio nei ruoli di gruppo A dell'Amministrazione dell'interno (2);
e) coloro che, avendo conseguito l'abilitazione alla libera docenza e la definitiva conferma, abbiano per almeno otto anni esercitato un incarico di insegnamento. La libera docenza e l'incarico debbono riguardare materia attinente all'esercizio professionale (3);
f) coloro che per almeno quindici anni siano stati Vice-pretori onorari e per i quali sia rilasciata attestazione dai capi della Corte d'appello nei sensi di cui all'art. 26, lettera e)(1).
(1) Tribunale soppresso dal r.d.l. 29 luglio 1943, n. 668.
(2) Lettera così sostituita dall'art. 1, n. 10, l. 23 marzo 1940, n. 254.
(3) Lettera aggiunta dall'art. 1, n. 11, l. 23 marzo 1940, n. 254.
La domanda per l'iscrizione all'albo degli avvocati è rivolta al Consiglio dell'ordine degli avvocati e dei procuratori nella cui circoscrizione il richiedente ha la sua residenza, e deve essere corredata dei documenti comprovanti i requisiti stabiliti dalla legge (1).
Il rigetto della domanda per motivi di incompatibilità o di condotta non può essere pronunciato se non dopo avere sentito il richiedente nelle sue giustificazioni (2).
La deliberazione è motivata ed è notificata in copia integrale entro quindici giorni all'interessato ed al Procuratore della Repubblica, al quale sono trasmessi altresì i documenti giustificativi. Nei dieci giorni successivi il Procuratore della Repubblica riferisce con parere motivato al Procuratore generale presso la Corte d'appello. Quest'ultimo e l'interessato possono presentare, entro venti giorni dalla notificazione, ricorso al Consiglio nazionale forense. Il ricorso del Pubblico Ministero ha effetto sospensivo (3).
Qualora il Consiglio non abbia provveduto sulla domanda nel termine stabilito nel 4º comma del presente articolo, l'interessato può, entro dieci giorni dalla scadenza di tale termine, presentare ricorso al Consiglio nazionale forense, il quale decide sul merito dell'iscrizione.
(1) Vedi, anche, l'art. 35, r.d. 22 gennaio 1934, n. 37.
(2) Vedi, anche, l'art. 45, r.d. 22 gennaio 1934, n. 37.
(3) Comma così sostituito dall'art. 1, n. 12, l. 23 marzo 1940, n. 254. Vedi, anche, gli artt. 59 e 60, r.d. 22 gennaio 1934, n. 37.
Gli avvocati, per essere ammessi al patrocinio davanti alla Corte di cassazione e alle altre giurisdizioni indicate nell'art. 4, secondo comma, debbono essere iscritti in un albo speciale, che è tenuto dal Consiglio nazionale forense (1).
Gli avvocati che aspirano all'iscrizione nell'albo speciale devono farne domanda allo stesso Consiglio nazionale forense e dimostrare di avere esercitato per dodici anni (2) almeno la professione di avvocato davanti alle Corti di appello e ai Tribunali.
Tuttavia, dopo venti anni di contemporanea iscrizione nei due albi, l'avvocato ha facoltà di rimanere iscritto nel solo albo speciale (3).
(1) Vedi, anche, gli artt. 1 e 2, d.lg.lgt. 19 ottobre 1944, n. 318 e l'art. 6, d.lg.c.p.s. 28 maggio 1947, n. 597.
(2) Termine così elevato, da ultimo, dall'art. 4, comma 1, l. 24 febbraio 1997, n. 27.
(3) Comma aggiunto dalla l. 7 dicembre 1951, n. 1333.
(4) Comma da ritenersi abrogato dal d.lg.lgt. 23 novembre 1944, n. 369, poiché faceva riferimento a disposizioni dell'ordinamento corporativo.
Possono essere iscritti nell'albo speciale, a condizione che siano iscritti in un albo di avvocati, ancorché non abbiano esercitato la professione per il periodo di tempo stabilito nell'articolo precedente:
a) i professori di ruolo di discipline giuridiche delle Università della Repubblica e degli istituti superiori ad essi parificati dopo quattro anni (1) di insegnamento;
b) coloro che siano stati magistrati dell'ordine giudiziario militare, o amministrativo o del [Tribunale speciale per la difesa dello Stato] (2), con grado non inferiore a quello di Consigliere di Cassazione, di Consigliere di Stato, di Consigliere della Corte dei conti o con altro grado equiparato, oppure per almeno tre anni col grado di Consigliere di Corte di appello o altro equiparato;
d) coloro che, avendo conseguita l'abilitazione alla libera docenza e la definitiva conferma, abbiano esercitato per almeno otto anni un incarico d'insegnamento. La libera docenza e l'incarico debbono riguardare materia attinente all'esercizio professionale (3).
(1) Termine così ridotto dall'art. 1, secondo comma, l. 28 maggio 1936, n. 1003.
(3) Lettera aggiunta dall'art. 1, n. 13, l. 23 marzo 1940, n. 254.
[Le deliberazioni del Consiglio nazionale forense in materia di iscrizione nell'albo speciale e di cancellazione dall'albo stesso devono essere motivate. Esse sono notificate, entro quindici giorni, agli interessati ed al Pubblico Ministero presso la Corte di cassazione, i quali possono ricorrere al Consiglio nazionale forense nel termine di quindici giorni dalla notificazione] (1).
(1) Vedi, ora, l'art. 7 d.lg.c.p.s. 28 maggio 1947, n. 597.
Il Ministro per la grazia e giustizia esercita l'alta sorveglianza sugli esami per la professione di avvocato [e di procuratore] ed ha facoltà di annullarli quando siano avvenute irregolarità. Egli può intervenire in seno alle commissioni esaminatrici, anche per mezzo di un proprio rappresentante al quale impartisce le disposizioni che debbono essere osservate per la disciplina e per lo svolgimento degli esami (1) (2).
(1) Articolo così sostituito dall'art. 1, n. 14, l. 23 marzo 1940, n. 254.
La cancellazione dagli albi degli avvocati [e dei procuratori] è pronunciata dal Consiglio dell'ordine, di ufficio e su richiesta del Pubblico Ministero:
2) quando sia venuto a mancare uno dei requisiti indicati nei numeri 1) e 2) dell'art. 17, salvi i casi di radiazione;
3) quando [il procuratore] non osservi l'obbligo della residenza;
4) quando l'avvocato trasferisca la sua residenza fuori della circoscrizione del Tribunale presso cui è iscritto;
5) quando l'iscritto non abbia prestato giuramento senza giustificato motivo entro trenta giorni dalla notificazione del provvedimento di iscrizione, fermo per altro il disposto dell'art. 12, comma secondo;
6) quando l'iscritto rinunci all'iscrizione.
La cancellazione, tranne nel caso indicato nel numero 6), non può essere pronunciata se non dopo aver sentito l'interessato nelle sue giustificazioni.
L'avvocato [e il procuratore] cancellati dall'albo a termini del presente articolo hanno il diritto di esservi nuovamente iscritti qualora dimostrino, se ne è il caso, la cessazione dei fatti che hanno determinato la cancellazione e l'effettiva sussistenza dei titoli in base ai quali furono originariamente iscritti, e siano in possesso dei requisiti di cui ai numeri 1), 2) e 3) dell'art. 17. Per le reiscrizioni sono applicabili le disposizioni dell'art. 31.
[Le reiscrizioni nell'albo dei procuratori a norma del comma precedente hanno luogo indipendentemente dal numero dei posti da conferirsi nell'anno, per concorso, né di esse si tiene conto ai fini della determinazione del numero dei posti da mettersi a concorso per l'anno seguente].
L'avvocato riammesso nell'albo a termini del sesto comma del presente articolo è anche reiscritto nell'albo speciale di cui all'art. 33 se ne sia stato cancellato in seguito alla cancellazione dall'albo del Tribunale al quale era assegnato (1).
DELLA DISCIPLINA DEGLI AVVOCATI [E DEI PROCURATORI]
Salvo quanto è stabilito negli artt. 130, 131 e 132 del codice di procedura penale (1) e salve le disposizioni relative alla polizia delle udienze, gli avvocati [ed i procuratori] che si rendano colpevoli di abusi o mancanze nell'esercizio della loro professione o comunque di fatti non conformi alla dignità e al decoro professionale sono sottoposti a procedimento disciplinare (2).
La competenza a procedere disciplinarmente appartiene tanto al Consiglio dell'ordine che ha la custodia dell'albo in cui il professionista è iscritto, quanto al Consiglio nella giurisdizione del quale è avvenuto il fatto per cui si procede: ed è determinata, volta per volta, dalla prevenzione. Il Consiglio dell'ordine che ha la custodia dell'albo nel quale il professionista è iscritto è tenuto a dare esecuzione alla deliberazione dell'altro Consiglio (3).
Il procedimento disciplinare è iniziato di ufficio o su richiesta del Pubblico Ministero presso la Corte d'appello o il Tribunale, ovvero su ricorso dell'interessato (3).
Il potere disciplinare in confronto degli avvocati [e dei procuratori] che siano membri di un Consiglio dell'ordine spetta al Consiglio nazionale forense.
Nel caso preveduto nell'art. 33, comma sesto, le funzioni inerenti al potere disciplinare, attribuite al sindacato nazionale, sono esercitate dal comitato di cui allo stesso art. 33, comma sesto (3) (4).
(1) Vedi, ora, l'art. 105, c.p.p.
(2) Vedi gli artt. da 47 a 51, r.d. 22 gennaio 1934, n. 37.
(3) L'originario secondo comma è stato sostituito dagli attuali secondo e terzo comma dell'art. 1, n. 15, l. 23 marzo 1940, n. 254.
I discorsi, gli scritti ed in generale gli atti politici non possono formare oggetto di procedimento disciplinare tranne il caso che costituiscano una manifestazione di attività contraria agli interessi della Nazione.
Le pene disciplinari, da applicarsi secondo i casi sono:
5) la radiazione dall'albo (1).
(1) Articolo così sostituito dall'art. 1, l. 17 febbraio 1971, n. 91.
La radiazione è pronunciata contro l'avvocato [o il procuratore] che abbia comunque, con la sua condotta, compromesso la propria reputazione e la dignità della classe forense (1) (2).
(1) Articolo così sostituito dall'art. 2, l. 17 febbraio 1971, n. 91.
I provvedimenti preveduti nel presente articolo sono adottati dal Consiglio dell'ordine, sentito il professionista (1) (2).
(1) Articolo così sostituito dall'art. 3, l. 17 febbraio 1971, n. 91.
Oltre i casi di sospensione dall'esercizio della professione preveduti nel codice penale, importano di diritto la sospensione dall'esercizio della professione:
Nei casi preveduti nel presente articolo la durata della sospensione non è assoggettata al limite stabilito nell'articolo 40, n. 3 (1) (2).
(1) Articolo così sostituito dall'art. 4, l. 17 febbraio 1971, n. 91.
Salvo quanto è stabilito negli articoli 42 e 43, l'avvocato [o il procuratore] che sia stato sottoposto a procedimento penale è sottoposto anche, qualora non sia stato radiato a termini dell'art. 42, a procedimento disciplinare per il fatto che ha formato oggetto dell'imputazione, tranne il caso che sia intervenuta sentenza di proscioglimento perché il fatto non sussiste o perché l'imputato non lo ha commesso.
Parimenti è sottoposto a procedimento disciplinare, indipendentemente dalla sospensione di cui all'articolo precedente, l'avvocato [o il procuratore] contro il quale abbia avuto luogo o si sia proceduto per l'applicazione di una misura di sicurezza, del confino di polizia o dell'ammonizione.
Le autorità giudiziarie e le altre autorità competenti danno immediatamente avviso al Pubblico Ministero presso il Tribunale ed al Consiglio dell'ordine che ha la custodia dell'albo, in cui il professionista è iscritto, dei provvedimenti per i quali sono stabilite l'apertura del procedimento disciplinare o l'applicazione della sospensione cautelare (1).
Se il Consiglio dell'ordine non ritiene di pronunciare la sospensione del professionista ammonito o assegnato al confino di polizia o contro il quale sia stato emesso mandato od ordine di comparizione o di accompagnamento, deve informarne senza ritardo il Pubblico Ministero presso il Tribunale con rapporto motivato (1) (2).
(1) Comma aggiunto dall'art. 1, n. 16, l. 23 marzo 1940, n. 254.
Fermo il disposto dell'art. 42, comma terzo, e dell'art. 43, comma secondo, il Consiglio dell'ordine non può infliggere nessuna pena disciplinare senza che l'incolpato sia stato citato a comparire davanti ad esso, con l'assegnazione di un termine non minore di dieci giorni, per essere sentito nelle sue discolpe.
I provvedimenti di radiazione sono comunicati a tutti i Consigli dell'ordine degli avvocati [e procuratori] della Repubblica ed alle autorità giudiziarie del distretto al quale il professionista appartiene.
Le disposizioni dei precedenti commi si applicano anche nel caso di sospensione dall'esercizio di una delle due professioni (1).
Il professionista radiato dall'albo può esservi reiscritto purché siano trascorsi almeno cinque anni dal provvedimento di radiazione, e, se questa derivò da condanna, sia intervenuta la riabilitazione. Il termine è di sei anni se la condanna fu pronunciata per delitto commesso con abuso di prestazione dell'opera di avvocato [o di procuratore], ovvero per delitto contro la Pubblica Amministrazione, contro l'Amministrazione della giustizia, contro la fede pubblica o contro il patrimonio (1).
Il termine rispettivo di cinque e di sei anni decorrerà, nel caso in cui il professionista sia stato sottoposto a sospensione cautelare, dalla data di sospensione (1).
Sull'istanza di riammissione provvede il Consiglio dell'ordine che tiene l'albo per il quale è domandata la reiscrizione. Si applicano le disposizioni dell'art. 31 (2).
(1) Comma così sostituito dall'art. 1, n. 17, l. 23 marzo 1940, n. 254 e dall'art. 4, d.lg.c.p.s. 28 maggio 1947, n. 597.
Per l'istruttoria nei procedimenti disciplinari il Consiglio dell'ordine ha facoltà di sentire testimoni.
In confronto dei testimoni sono applicabili le disposizioni degli artt. 358 e 359 del codice di procedura penale (1).
(1) Ora artt. 133, 207 e 502, c.p.p.
I componenti del Consiglio nazionale e quelli di un Consiglio locale possono essere ricusati per i medesimi motivi, in quanto applicabili, indicati nell'articolo 116 del codice di procedura civile e devono astenersi quando vi sia un motivo di ricusazione da essi conosciuto, anche se non proposto.
Spetta altresì al Consiglio nazionale forense di pronunciarsi sui conflitti di competenza fra i Consigli locali per quanto concerne l'esercizio del potere disciplinare.
Le decisioni del Consiglio nazionale forense e dei Consigli dell'ordine locali sono notificate in copia integrale entro quindici giorni all'interessato ed al Pubblico Ministero presso il Tribunale, al quale sono comunicati contemporaneamente anche gli atti del procedimento disciplinare (1).
Il Pubblico Ministero presso il Tribunale riferisce entro dieci giorni con parere motivato al Pubblico Ministero presso la Corte d'appello. Quest'ultimo e l'interessato possono, entro venti giorni dalla notificazione di cui al comma precedente, proporre ricorso al Consiglio nazionale forense (1).
(1) L'originario primo comma è stato sostituito dagli attuali primo e secondo comma per effetto dell'art. 1, n. 18, l. 23 marzo 1940, n. 254.
DEL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE (1)
(1) Intitolazione così sostituita dall'art. 21, d.lg.lgt. 23 novembre 1944, n. 382.
(1) Articolo da ritenersi abrogato e sostituito dalle norme di cui al d.lg.lgt. 23 novembre 1944, n. 382 (artt. da 10 a 15, 21 e 22).
(1) Articolo da ritenersi abrogato e sostituito dagli artt. da 13 a 15 e 21, d.lg.lgt. 23 novembre 1944, n. 382.
(1) Le disposizioni di cui al presente articolo sono da ritenersi superate in virtù dell'incompatibilità fra la carica di consigliere di un ordine e quella di consigliere del Consiglio nazionale forense disposta dall'art. 13, d.lg.lgt. 23 novembre 1944, n. 382.
Le decisioni del Consiglio nazionale forense sono notificate, entro trenta giorni, all'interessato ed al Pubblico Ministero presso la Corte di appello ed il Tribunale della circoscrizione alla quale l'interessato appartiene. Nello stesso termine sono comunicate al Consiglio dell'ordine della circoscrizione stessa.
Il ricorso non ha effetto sospensivo. Tuttavia l'esecuzione può essere sospesa dalle sezioni unite della Corte di cassazione, in camera di consiglio, su istanza del ricorrente (1).
Il ricorso deve essere deciso nel termine di 90 giorni (1).
(1) Gli attuali commi quarto e quinto così sostituiscono l'originario comma quarto per effetto dell'art. unico, l. 15 novembre 1973, n. 738.
DEGLI ONORARI DEGLI AVVOCATI [E DEI PROCURATORI] E DEL RIMBORSO DELLE SPESE
I criteri per la determinazione degli onorari e delle indennità dovute agli avvocati [ed ai procuratori] in materia penale e stragiudiziale sono stabiliti ogni biennio con deliberazione del Consiglio nazionale forense. Nello stesso modo provvede il Consiglio nazionale forense per quanto concerne la determinazione degli onorari nei giudizi penali davanti alla Corte suprema di cassazione ed al Tribunale supremo militare.
Le deliberazioni con le quali si stabiliscono i criteri di cui al comma precedente devono essere approvate dal Ministro per la grazia e giustizia (1) (2).
(1) Articolo così sostituito dall'art. 3 d.lg.lgt. 22 febbraio 1946, n. 170.
A tal fine ciascun [procuratore] è obbligato a presentare, insieme con gli atti della causa, la nota delle spese, delle proprie competenze e dell'onorario dell'avvocato, secondo le norme del codice di procedura civile e del regolamento generale giudiziario.
Qualora tale obbligo non venga adempiuto, con la sentenza si provvede alla tassazione delle spese nonché [delle competenze di procuratore e] dell'onorario di avvocato in base agli atti della causa.
I procuratori inadempienti sono condannati con la stessa sentenza al pagamento a favore dell'erario dello Stato di una somma da lire quattromila a lire diecimila.
Per quanto riguarda l'onorario di avvocato, alla nota delle spese può essere unito, all'atto della presentazione di essa ed in ogni caso non oltre dieci giorni dall'assegnazione della causa a sentenza, il parere del Consiglio dell'ordine degli avvocati [e procuratori] (1).
L'onorario dell'avvocato nei confronti del proprio cliente, in materia sia giudiziale sia stragiudiziale, è determinato, salvo patto speciale, in base ai criteri di cui all'art. 57, tenuto conto della gravità e del numero delle questioni trattate.
Fermo il disposto degli artt. 4 e 7 del R.D.L. 7 agosto 1936, n. 1531, sul procedimento d'ingiunzione, gli avvocati possono chiedere il decreto di ingiunzione in confronto dei propri clienti anche all'autorità giudiziaria della circoscrizione per la quale è costituito l'albo in cui sono iscritti, osservate le norme relative alla competenza per valore (1).
Le convenzioni in contrario devono risultare da atto scritto (1).
(2) Comma aggiunto dall'art. 1, n. 21, l. 23 marzo 1940, n. 254.
Quando più avvocati abbiano prestato simultaneamente l'opera loro nell'interesse della stessa parte, ciascuno ha diritto nei confronti di quest'ultima, al proprio onorario, salva quella riduzione che fosse reputata giusta in rapporto al concorso degli altri avvocati.
Ai [procuratori] che davanti alle giurisdizioni speciali e nelle cause penali compiono opera di avvocato sono dovuti gli onorari che spetterebbero all'avvocato (1).
Gli onorari e gli altri diritti dei [procuratori] sono determinati dalle norme generali della tariffa e dalla tabella unite al R.D.L. 27 ottobre 1918, n. 1774, e dalle successive modificazioni (1).
Le tariffe per la determinazione degli onorari e degli altri diritti dei [procuratori] possono essere rivedute ogni cinque anni con decreto del Ministro della giustizia, sentito il parere del Consiglio nazionale (2).
(1) Vedi, ora, d.m. 5 ottobre 1994, n. 585.
Le spese e gli onorari dei giudizi arbitrali, qualora non siano stati tassati con la sentenza, sono liquidati dal presidente del Tribunale nella cui circoscrizione la sentenza fu depositata.
Gli avvocati [e i procuratori] non possono ritenere gli atti della causa e le scritture ricevute dai clienti, per il mancato pagamento degli onorari e dei diritti loro dovuti o per il mancato rimborso delle spese da essi anticipate.
Su reclamo dell'interessato il Consiglio dell'ordine ordina all'avvocato [o al procuratore] di depositare gli atti e i documenti nella propria sede, e si adopera per la composizione amichevole della controversia.
Nei casi di urgenza il Presidente del Consiglio dell'ordine può adottare tutti i provvedimenti che valgano a conciliare i legittimi interessi dell'avvocato [o del procuratore] con quelli del cliente.
Le modalità per il deposito degli atti, nel caso preveduto nel comma secondo, saranno stabilite con successive disposizioni da emanarsi ai sensi dell'art. 101 (1).
Nel termine di tre anni dalla morte dell'avvocato [o del procuratore] i suoi eredi possono valersi delle speciali norme stabilite per il rimborso delle spese e per il pagamento degli onorari (1).
Quando un giudizio è definito con transazione, tutte le parti che hanno transatto sono solidalmente obbligate al pagamento degli onorari e al rimborso delle spese di cui gli avvocati [ed i procuratori] che hanno partecipato al giudizio degli ultimi tre anni fossero tuttora creditori per il giudizio stesso (1).
Il periodo di pratica occorrente per l'ammissione agli esami è ridotto a tre mesi per gli ex-combattenti che siano stati iscritti per la pratica stessa anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
Gli ex-combattenti i quali abbiano conseguito o conseguano l'idoneità nell'esame di [procuratore] possono essere iscritti nell'albo senza limitazioni di numero (1).
I procuratori laureati in giurisprudenza ex-combattenti possono essere iscritti nell'albo degli avvocati dopo quattro anni di esercizio professionale, ovvero essere ammessi agli esami di avvocato dopo un anno di esercizio di procuratore.
I [procuratori] ex-combattenti iscritti nell'albo prima dell'entrata in vigore della legge 22 dicembre 1932, n. 1674, possono essere iscritti nell'albo degli avvocati dopo tre anni di esercizio professionale (1) (2).
(1) Articolo così sostituito dall'art. 1, n. 22, l. 23 marzo 1940, n. 254.
Gli avvocati ex-combattenti possono essere iscritti nell'albo speciale preveduto nell'art. 33 dopo quattro anni di esercizio professionale (1).
Per gli effetti del presente decreto sono considerati ex-combattenti gli insigniti di medaglia al valor militare, i mutilati, gli invalidi di guerra che abbiano contratto l'invalidità in zona di operazioni, i feriti in combattimento che siano stati autorizzati a fregiarsi dello speciale distintivo, i volontari di guerra appartenenti alle armi combattenti che abbiano conseguito la speciale medaglia di benemerenza, e tutti coloro che, per un anno almeno durante la guerra del 1915-1918, abbiano prestato servizio, come militari o assimilati, in reparti combattenti ai sensi dell'art. 41, comma secondo, del R.D. 30 settembre 1922, n. 1290, e dell'art. 1 del R.D.L. 18 dicembre 1922, n. 1637, ovvero nelle condizioni prevedute nell'art. 6 del R.D.L. 27 ottobre 1922, n. 1462, modificato dallo stesso art. 1 del R.D.L. 18 dicembre 1922, n. 1637.
(1) Articolo da ritenersi abrogato in virtù della soppressione del partito nazionale fascista, disposta con r.d.l. 2 agosto 1943, n. 704.
DISPOSIZIONI PER I TERRITORI ANNESSI AL REGNO E PER LE ISOLE ITALIANE DELL'EGEO (1)
(1) In base al d.lg.c.p.s. 28 novembre 1947, n. 1430 le disposizioni del presente titolo hanno perduto la loro efficacia.
(1) In base al d.lg.c.p.s. 28 novembre 1947, n. 1430 le disposizioni del presente articolo hanno perduto la loro efficacia.
Alle professioni di avvocato [e di procuratore] non si applicano le norme che disciplinano la qualifica di specialista nei vari rami di esercizio professionale (1).
È data facoltà ai Consigli dell'Ordine di stabilire tasse speciali per i pareri sulle liquidazioni degli onorari di avvocato e per il rilascio dei certificati e delle copie degli atti e documenti relativi ai procedimenti disciplinari. Il provento di queste tasse è attribuito ai Consigli.
Le deliberazioni riguardanti le tasse prevedute nel precedente comma devono essere approvate dal primo presidente della Corte d'appello, previo parere del Consiglio nazionale forense, e, dopo l'approvazione, sono comunicati a cura del Consiglio, ai Ministri della giustizia e del lavoro e della previdenza sociale. Quelle del Consiglio nazionale forense devono essere approvate dal Ministro della giustizia e sono comunicate, a cura dello stesso Consiglio nazionale, al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Non può essere imposta alcuna tassa relativamente alla iscrizione negli albi professionali e nei registri dei praticanti.
I candidati agli esami di [procuratore] che ottengono l'idoneità e abbiano diritto alla iscrizione nell'albo senza limitazioni di numero non sono compresi nelle graduatorie da formarsi a norma dell'art. 23. Essi sono inclusi in un elenco a parte, che è sottoscritto dal presidente della commissione esaminatrice e dal segretario.
Per le iscrizioni nell'albo dei [procuratori] senza limitazione di numero sono applicabili le disposizioni dell'art. 31 (1).
Salvo quanto è disposto nell'art. 16, comma secondo, conservano l'iscrizione negli albi gli avvocati [e i procuratori] che la conseguirono in conformità alle disposizioni anteriori alla legge 25 marzo 1926, n. 453.
L'incompatibilità preveduta nell'art. 3, comma secondo, non si applica agli impiegati [degli uffici della Lista civile] (1), del gran magistero degli Ordini cavallereschi, del Senato e della Camera dei deputati, iscritti negli albi anteriormente alla data di entrata in vigore della L. 25 marzo 1926, n. 453.
(2) Comma abrogato dall'art. 2, l. 23 novembre 1939, n. 1949.
Gli avvocati iscritti nell'albo anteriormente alla data di entrata in vigore della L. 25 marzo 1926, n. 453, conservano, ancorché non iscritti nell'albo speciale di cui l'art. 33, la facoltà di patrocinare dinanzi al Tribunale superiore delle acque pubbliche, alla Corte dei conti in sede giurisdizionale, al Tribunale supremo militare ed alla Commissione centrale per le imposte dirette. Eguale facoltà è riconosciuta ai procuratori iscritti nell'albo prima della data predetta.
(1) Articolo implicitamente abrogato dall'art. 1, l. 24 febbraio 1997, n. 27.
Il periodo di pratica compiuto anteriormente alla data d'entrata in vigore del presente decreto è calcolato ai fini dell'adempimento della pratica prescritta dal decreto medesimo.
Coloro che erano iscritti per la pratica di [procuratore] o l'avevano compiuta prima della data dell'entrata in vigore della L. 25 marzo 1926, n. 453, hanno diritto all'iscrizione nell'albo dei procuratori senza limitazione di numero purché abbiano conseguito l'idoneità nell'esame di procuratore o la conseguano entro il 31 dicembre 1935.
L'ammissione agli esami di avvocato a norma del precedente comma è consentita fino al 31 dicembre 1942 (1).
Per gli effetti dell'iscrizione nell'albo degli avvocati è valido l'esame di avvocato sostenuto anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, qualora sia stata conseguita l'idoneità (2).
(1) Comma così sostituito dall'art. 1, n. 24, l. 23 marzo 1940, n. 254.
I seminari ed altri istituti costituiti presso una Università della Repubblica che siano stati già riconosciuti agli effetti della pratica di avvocato sono senz'altro autorizzati ad istituire corsi per la pratica di procuratore ai sensi dell'art. 18, comma primo.
(1) Disposizione ormai priva di vigore normativo.
Le norme relative alla determinazione degli onorari di avvocato, attualmente vigenti, avranno efficacia fino all'entrata in vigore del nuovo codice di procedura civile (1).
(1) Articolo così sostituito dall'art. 1, n. 25, l. 23 marzo 1940, n. 254.
Il presente decreto entrerà in vigore 1º febbraio 1934, salvo le disposizioni dei commi seguenti, dell'art. 98 e dei commi primo, quarto e sesto dell'art. 99, la cui entrata in vigore avrà luogo con la pubblicazione del decreto stesso nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana.
Con successivi decreti, sentito il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri per le finanze e del lavoro e della previdenza sociale saranno emanate le norme relative al funzionamento dei Consigli dell'ordine degli avvocati [e procuratori] per l'esercizio delle attribuzioni della tenuta degli albi professionali e della disciplina degli iscritti, e quelle relative ai procedimenti avanti al Consiglio nazionale forense per gli avvocati [e procuratori], nonché tutte le altre disposizioni che possano occorrere per integrare ed attuare il presente decreto e coordinarlo con altre leggi.
Questo decreto sarà presentato al parlamento per la sua conversione in legge, e il Ministro proponente è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge (1).

References: art. 33
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 sentenza 
 sentenza 
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 art. 1