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Timestamp: 2020-08-14 14:14:49+00:00

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Processo Trentini, a Massa Marco Cappato e Mina Welby sono stati assolti
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Marco Cappato e Mina Welby rilanciano: “La nostra disobbedienza civile continua fino a quando il Parlamento non deciderà su legge per eutanasia legale”.
Filomena Gallo, segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e coordinatrice del collegio di difesa di Marco Cappato e Mina Welby, commenta così l’esito del processo Trentini: “Decisione importante perché chiarisce che il requisito della presenza di trattamenti di sostegno vitale non è limitato alla sola presenza di macchinari”.
Mina Welby e Marco Cappato sono stati assolti dalla Corte di Assise di Massa dall’accusa di istigazione e aiuto al suicidio per la morte di Davide Trentini, perché il fatto non sussiste per l’istigazione al suicidio (articolo 580 del Codice penale) e perché il fatto non costituisce reato alla luce della sentenza della Corte costituzionale 242/19, per l’aiuto fornito a Davide Trentini. È stata questa la decisione dei giudici del Tribunale di Massa, al termine dell’udienza, in cui il Pubblico Ministero aveva chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione.
“La sentenza di oggi, nell’indifferenza del Parlamento, fa compiere un altro passo avanti verso un più ampio riconoscimento del diritto ad essere aiutati a morire”, hanno dichiarato Marco Cappato e Mina Welby, “La nostra azione di disobbedienza civile proseguirà fino a quando il Parlamento non avrà deciso sulla legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale che attende da 7 anni”.
La Corte di Assise di Massa è stata chiamata a valutare i fatti anteriori alla sentenza della Corte Costituzionale n. 242/19, che ha legalizzato l’aiuto al suicidio a condizioni specifiche.
“La Corte oggi ha riconosciuto che l’aiuto fornito a Davide Trentini, 53 anni, malato di sclerosi multipla da quando ne aveva 27, non costituisce reato ai sensi della sentenza 242/19 della Corte costituzionale”, ha dichiarato Filomena Gallo, avvocato, coordinatrice del collegio difensivo di Cappato e Welby e Segretario Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni,
“È stato riconosciuto che Davide Trentini possedeva quindi tutti i requisiti previsti dalla sentenza 242/19 della Corte Costituzionale che rende “non punibile chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio del malato, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.
“È una decisione importante perché chiarisce che il requisito, per il malato, della presenza di trattamenti di sostegno vitale non è limitato alla sola presenza di macchinari ma comprende anche i trattamenti farmacologici e di assistenza come nel caso di Davide, così come dimostrato dalla consulenza tecnica fornita durante il processo.
Aspettiamo le motivazioni per poter entrare nel dettaglio. Vogliamo però ricordare che ancora una volta sono i giudici che affermano libertà fondamentali dinanzi al Parlamento, che nonostante l’invito della Corte Costituzionale ad emanare una legge, ad oggi non ha discusso e emanato una legge che legalizzi tutte le scelte di fine vita”.
“Oggi ha vinto la Carta Costituzionale per i diritti e le libertà di tanti malati che, a seguito della sentenza dell Corte Costituzionale, ora vedono una corretta interpretazione del requisito: ‘mantenimento in vita da trattamento di sostegno vitale’.

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