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CIRCOLARE N. 1/2015. del 9 gennaio PDF
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1 CIRCOLARE N. 1/2015 del 9 gennaio 2015 OGGETTO: SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CONTRATTO DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO A TUTELE CRESCENTI, IN ATTUAZIONE DELLA LEGGE 10 DICEMBRE 2014, N. 183 Il Decreto Legislativo, presentato dal Governo il 24 dicembre 2014, chiamato a dare attuazione ai principi e alle direttive della Legge del 10 dicembre 2014, n.183 (il Jobs Act) sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, riscrive la disciplina sanzionatoria relativa ai licenziamenti di natura economica e di natura disciplinare, allargando il nuovo regime di tutela ai licenziamenti collettivi. Il Decreto attuativo elimina, inoltre, il tentativo obbligatorio di conciliazione per i licenziamenti economici avanti la Direzione Territoriale del Lavoro, ma prevede un nuovo strumento di conciliazione nel caso in cui il datore di lavoro, a seguito dell intimazione di un licenziamento, offra spontaneamente al lavoratore un indennizzo di importo variabile in relazione all anzianità di servizio. Il Decreto Legislativo elimina, infine, il rito abbreviato per le controversie in materia di licenziamento assistito dal regime di tutela di cui all articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e istituisce il contratto di ricollocazione con lo scopo di favorire la rioccupazione professionale del lavoratore in stato di disoccupazione involontaria. La nuova disciplina si applica ai contratti di lavoro a tempo indeterminato stipulati a partire dalla data di entrata in vigore del Decreto Legislativo. Restano esclusi dal campo di applicazione delle nuove disposizioni sul contratto a tutele crescenti i lavoratori con qualifica di dirigente. Di seguito, esponiamo in dettaglio le nuove regole introdotte dallo schema di Decreto Legislativo, che dovranno ora passare attraverso il parere consultivo delle Camere prima di entrare in vigore. 1. Licenziamento economico Viene ampiamente modificata la disciplina sanzionatoria dei cosiddetti licenziamenti economici, per tali dovendosi intendere i licenziamenti determinati da una esigenza di carattere organizzativo, produttivo, tecnico o economico. M I L A N O Via Principe Amedeo, Milano Italia Tel: Fax: Il professor Francesco Carnelutti è scomparso nel La lista degli attuali Soci dell Associazione Professionale è disponibile su richiesta. Codice fiscale e p.iva R O M A Carabba & Partners Via Condotti, Roma Italia Tel: Fax:
2 Il dato centrale è costituito dalla definitiva eliminazione della reintegrazione in servizio del lavoratore illegittimamente licenziato, essendo unicamente prevista una tutela indennitaria che viene modulata sulla base dell anzianità di servizio del lavoratore. La nuova disciplina stabilisce, in proposito, che il giudice, dopo aver accertato la illegittimità del licenziamento economico, dichiari estinto il rapporto di lavoro e condanni il datore di lavoro al versamento di un indennità, esente da contribuzione previdenziale, in misura pari a 2 mensilità dell ultima retribuzione globale di fatto per ogni anno di servizio. La misura dell indennità non può essere, comunque, inferiore a 4 mensilità e superiore a 24 mensilità. In questo modo viene sensibilmente ridotta l incertezza con cui si deve confrontare il datore di lavoro in presenza di una impugnazione del licenziamento, in quanto la misura del risarcimento viene direttamente collegata all anzianità di servizio del lavoratore, permettendo di conoscere da subito l importo cui potrà ambire il lavoratore in caso di esito favorevole della controversia. Il Decreto Legislativo prevede che per le frazioni d anno di anzianità di servizio l indennità economica debba essere riproporzionata e, pertanto, per determinare l importo da riconoscere al lavoratore a titolo risarcitorio con riferimento alla frazione di anno, si dovrà effettuare una media tra i mesi di servizio svolti e i 12 mesi che compongono l anno intero. Se, ad esempio, il lavoratore, di cui sia stata dichiarata l illegittima estromissione dal posto di lavoro, abbia maturato 2 anni e mezzo di anzianità, l indennizzo sarà pari a 5 mensilità dell ultima retribuzione globale di fatto, atteso che i 6 mesi finali equivarranno alla metà dell indennizzo pieno (pari a 2 mensilità) previsto per ciascun intero anno di servizio espletato. Il Decreto Legislativo, inoltre, prevede che le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni debbano essere computate come mese intero. Va segnalato che, in presenza di cambio appalto, l anzianità di servizio maturata dal lavoratore che passa alle dipendenze dell impresa subentrante si calcola sommando anche quella precedentemente acquisita nell ambito della medesima attività appaltata. Viene eliminato l obbligo di far precedere il licenziamento per giustificato motivo oggettivo da un preventivo esame congiunto con contestuale tentativo di conciliazione presso la Direzione Territoriale del Lavoro. Il Decreto Legislativo introduce, invece, la facoltà per il datore di lavoro di offrire al lavoratore, nel termine di 60 giorni dall impugnazione del licenziamento, un importo di ammontare pari a una mensilità dell ultima retribuzione globale di fatto per ogni anno di servizio, con la precisazione che detto importo non potrà essere, comunque, inferiore a 2 mensilità e superiore a 18 mensilità. L offerta economica deve essere presentata presso una delle sedi protette abilitate a raccogliere la sottoscrizione dei verbali di conciliazione ai sensi dell art 2113, comma 4, codice civile (ovvero, tra l altro, in sede sindacale, presso la Direzione Territoriale del Lavoro o presso le Commissioni di Certificazione). L importo offerto dal datore di lavoro, che dovrà essere consegnato al lavoratore mediante assegno circolare, non costituisce reddito imponibile ai fini Irpef e non è assoggettato a contribuzione previdenziale. Se il lavoratore accetta l assegno, il rapporto di lavoro si estingue alla data del licenziamento e l impugnazione del medesimo licenziamento si intende rinunciata
3 2. Licenziamento disciplinare In presenza di un licenziamento riconducibile ad un comportamento colpevole o inadempiente del lavoratore (graduabile nelle misure del licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa) la sanzione della reintegrazione in servizio del lavoratore illegittimamente licenziato non viene del tutto eliminata, ma si assiste ad una ulteriore riduzione del suo ambito di applicazione. Il Decreto Legislativo stabilisce, in proposito, che la reintegrazione nel posto di lavoro interviene esclusivamente nelle ipotesi in cui sia direttamente dimostrata in giudizio l insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore, con l ulteriore precisazione per cui resta estranea dalle valutazioni che è chiamato a compiere il giudice ogni considerazione in merito alla proporzionalità della misura espulsiva rispetto alla gravità dei fatti rilevanti sul piano disciplinare. Il cambiamento, rispetto al regime di tutela vigente per i licenziamenti disciplinari che rientrano nell ambito di applicazione dell articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, appare rilevante. L articolo 18, comma 4, della Legge n. 300/1970, prevede, infatti, che il giudice, se nel corso del giudizio accerta l insussistenza del fatto contestato oppure che il fatto è punibile con una sanzione conservativa alla luce del ccnl o del codice disciplinare applicabili, sia tenuto a disporre la reintegrazione in servizio del lavoratore. Una parte significativa della giurisprudenza di merito ha interpretato tale disposizione nel senso che la valutazione del fatto contestato non è limitata alla sua componente materiale, ovvero alla verifica sulla esistenza o meno delle circostanze e degli addebiti contestati in sede disciplinare, essendo necessario fare riferimento, invece, al fatto nella sua duplice componente oggettiva e soggettiva, incluse le condizioni personali del lavoratore e la verifica sulla proporzionalità del provvedimento espulsivo rispetto alla gravità delle condotte disciplinari contestate. In questo contesto, appare evidente che il nuovo regime di tutela previsto per i contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti riduce la possibilità di applicare la reintegrazione in servizio, in quanto la nuova formulazione esclude espressamente ogni riferimento alle componenti soggettive e valutative del fatto contestato, tanto più che il Decreto Legislativo si è preoccupato di precisare che alla verifica circa la sussistenza del fatto disciplinarmente rilevante è estranea ogni valutazione in merito alla sproporzione del licenziamento. Il restringimento nell ambito di applicazione della tutela reintegratoria è ulteriormente confermato dalla eliminazione del riferimento alla disciplina dei ccnl e dei codici disciplinari, che alla luce della formulazione (talvolta) generica e incerta della disciplina collettiva ha favorito il sopravvivere di ampi margini di incertezza applicativa. In ogni altra ipotesi, esclusa la verificata insussistenza del fatto materiale contestato, in cui sia accertata l illegittimità del licenziamento disciplinare, il datore di lavoro è condannato al versamento di un indennizzo nella misura - già sopra esaminata - di 2 mensilità dell ultima retribuzione globale di fatto per ogni anno di anzianità di servizio, con un minimo di 4 mensilità ed un massimo di 24 mensilità. Valgono anche in tal caso gli stessi criteri di computo dell indennità già esaminati con riferimento alla frazione di anno e alla frazione di mese di anzianità di servizio. Si applica anche ai licenziamenti disciplinari la previsione circa la spontanea offerta datoriale di conciliazione, quale strumento diretto a rimuovere l opposizione del lavoratore al licenziamento
4 3. Vizi formali e procedurali Il Decreto Legislativo stabilisce che, se il licenziamento è stato intimato senza che sia stato osservato l obbligo di indicare la motivazione o senza che sia stata osservata la procedura disciplinare di cui all articolo 7 della Legge n. 300/1970, il giudice condanna il datore di lavoro a versare un indennità, anch essa non assoggetta a contribuzione previdenziale, di importo pari a una mensilità dell ultima retribuzione globale di fatto per ogni anno di servizio. Tale indennità non potrà, comunque, essere inferiore a 2 mensilità e superiore a 12 mensilità dell ultima retribuzione globale di fatto. 4. Licenziamento discriminatorio, nullo e intimato in forma orale La nuova disciplina mantiene la previsione per cui in presenza di un licenziamento discriminatorio o di un licenziamento riconducibile agli altri casi di nullità espressamente previsti dalla legge (tra cui il licenziamento durante il periodo maternità o in concomitanza di matrimonio) si applica la reintegrazione del lavoratore in servizio. Ciò, a prescindere dal motivo formalmente addotto per giustificare il licenziamento. Il giudice condanna, inoltre, il datore di lavoro, ricorrendo queste ipotesi, a versare al lavoratore a titolo risarcitorio un indennità commisurata all ultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento a quello della effettiva reintegrazione, dedotto unicamente l aliunde perceptum. La misura del risarcimento non può essere, comunque, inferiore a 5 mensilità della retribuzione globale di fatto. Il datore è tenuto, inoltre, a versare i contributi assistenziali e previdenziali. È sostanzialmente identica alla disciplina vigente (articolo 18, comma 1, della Legge n. 300/1970) anche la previsione per cui il lavoratore ha diritto di optare per un indennità sostitutiva della reintegrazione in misura pari a 15 mensilità dell ultima retribuzione globale di fatto. L esercizio dell opzione da parte del lavoratore deve essere effettuato entro 30 giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza o, se precedente, dall invito del datore di lavoro a riprendere servizio. La medesima disciplina si applica al licenziamento intimato oralmente. 5. Revoca del licenziamento È confermata la disciplina vigente secondo cui, nelle ipotesi di revoca del licenziamento, purché effettuata entro il termine di 15 giorni dalla comunicazione dell impugnazione del medesimo licenziamento, il rapporto di lavoro è ricostituito senza soluzione di continuità. In tal caso, il lavoratore ha unicamente diritto alla retribuzione relativa al periodo intercorso tra l irrogazione del licenziamento e la revoca. 6. Licenziamento collettivo Il nuovo regime di tutela previsto per i licenziamenti economici si applica anche in caso di licenziamento collettivo ex articoli 4 e 24 della Legge n. 223/1991, nel caso in cui sia stata accertata la violazione della procedura di informazione e consultazione sindacale o dei criteri di scelta di cui all articolo 5, comma 1, della medesima Legge n. 223/
5 7. Piccole e medie imprese e organizzazioni di tendenza Il Decreto Legislativo estende l applicazione della nuova disciplina sul contratto di lavoro a tutele crescenti ai datori di lavoro che non raggiungono i requisiti dimensionali previsti dell articolo 18, commi 8 e 9, della Legge n. 300/1970 ovvero: più di 15 lavoratori in ciascuna unità produttiva, ovvero anche in più unità produttive, ma nell ambito dello stesso Comune, ovvero più di 60 dipendenti complessivamente - con la specifica previsione che l ammontare delle indennità e dell importo previsti sia in caso di licenziamento economico o disciplinare illegittimo, sia in caso di vizi formali e procedurali, è dimezzato e non può in ogni caso superare 6 mensilità. Alle imprese di dimensioni minori, inoltre, non si applica la tutela reintegratoria prevista in via residuale per il licenziamento disciplinare. Si applica, invece, la nuova previsione sull offerta di conciliazione datoriale, ma anche in questo caso con previsione di un importo dimezzato (non superiore a 6 mensilità). Viene previsto che nel caso in cui il datore di lavoro, per effetto di assunzioni a tempo indeterminato intervenute successivamente all entrata in vigore del decreto, raggiunga il requisito dimensionale per l applicazione del regime di tutela forte (più di 15 o più di 60 dipendenti), a tutti i lavoratori, compresi quelli assunti in data precedente, si applica la nuova disciplina sui licenziamenti. La nuova disciplina si applica anche ai datori di lavoro non imprenditori che svolgono senza fine di lucro attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione, di religione o di culto. Si tratta anche in questo caso di una modifica non priva di significato, in quanto sino ad oggi a tali enti ed organizzazioni era esclusa l applicazione dell articolo 18 della Legge n. 300/1970 sulla reintegrazione e sul versamento dell indennizzo risarcitorio pieno. 8. Contratto di ricollocazione Il Decreto Legislativo istituisce presso l INPS un apposito fondo per la ricollocazione dei lavoratori in stato di disoccupazione involontaria, con il preciso scopo di favorire la rioccupazione professionale dei lavoratori licenziati illegittimamente, nonché dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo o nell ambito di una procedura collettiva di riduzione del personale. Ricorrendo una di queste condizioni il lavoratore licenziato ha diritto di ricevere dal centro per l impiego un voucher rappresentativo della propria dote individuale di ricollocazione, che potrà presentare ad una agenzia per il lavoro accreditata (pubblica o privata) al fine di sottoscrivere apposito contratto di ricollocazione nel quale si preveda: i. il diritto del lavoratore ad una assistenza appropriata nella ricerca di una nuova occupazione, che dovrà essere programmata, strutturata e gestita dall agenzia per il lavoro secondo le migliori tecniche del settore; ii. il diritto del lavoratore alla realizzazione di iniziative, da parte dell agenzia per il lavoro, di ricerca, di addestramento, di formazione e di riqualificazione professionale mirate a creare sbocchi occupazionali ed a favorire la sua ricollocazione professionale; - 5 -
6 iii. il dovere del lavoratore di mettesi a disposizione e di cooperare con l agenzia. L ammontare del voucher è proporzionato al profilo personale di occupabilità del lavoratore. L agenzia potrà incassare il voucher soltanto a seguito della effettiva ricollocazione del lavoratore. Vi invitiamo a contattare il Vostro professionista di riferimento dello Studio per ogni ulteriore chiarimento. Cordiali saluti. CARNELUTTI Studio Legale Associato NOTA BENE - Le informazioni contenute nella presente circolare vengono fornite con l intendimento che non possano essere interpretate come prestazioni di consulenza legale, contabile, fiscale o di altra natura professionale. Il contenuto ha finalità esclusivamente divulgativa generale e non può sostituire incontri con consulenti fiscali, legali o professionali di altra natura. Prima di adottare scelte o provvedimenti è necessario consultare consulenti professionali qualificati. Carnelutti Studio legale Associato, nonché i relativi soci, professionisti e dipendenti, declinano qualsivoglia responsabilità nei confronti di chiunque per decisioni o provvedimenti adottati facendo affidamento sulle informazioni contenute nella presente circolare. Le informazioni contenute nella presente circolare sono di proprietà di Carnelutti Studio legale Associato e possono essere usate esclusivamente a fini personali e interni; è vietato copiarle, inoltrarle o fornirle comunque a terzi

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 sentenza 
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