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Timestamp: 2020-01-21 19:27:44+00:00

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Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 [02a parte: art. 22-35] - Progetto Melting Pot Europa
Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 [02a parte: art. 22-35]
Capo III - Ingresso in istituto e modalità del trattamento
Art. 23 - Modalità dell’ingresso in istituto
Art. 25 - Albo degli avvocati
Art. 28 - Espletamento dell’osservazione della personalità
Art. 30 - Assegnazione dei detenuti e degli internati agli istituti
Art. 31 - Raggruppamento nelle sezioni
Art. 33 - Regime di sorveglianza particolare
Art. 34 - Reclamo avverso il provvedimento di sorveglianza particolare
Art. 35 - Detenuti ed internati stranieri
1. Le direzioni degli istituti penitenziari devono ricevere le persone indicate nell’art. 94 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, e quelle che si costituiscono dichiarando che ciò fanno per dare esecuzione ad un provvedimento da cui consegue la privazione dello stato di libertà.
2. In ogni caso la persona viene sottoposta all’isolamento previsto dal n. 3) del primo comma dell’art. 33 della legge, soltanto se l’autorità giudiziaria abbia disposto in tal senso.
3. Quando viene ricevuta una persona, che non può essere trattenuta perchè deve essere sottoposta a misura privativa della libertà diversa da quella alla cui esecuzione l’istituto è destinato, la direzione provvede ad informare il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ai fini dell’assegnazione.
4. In caso di arresto in flagranza o di fermo di indiziato di delitto, la prescritta informazione all’autorità giudiziaria competente deve essere effettuata dalla polizia giudiziaria prima dell’introduzione del detenuto nell’istituto, al fine di consentire la tempestiva emanazione dell’eventuale provvedimento di sottoposizione all’isolamento di cui al comma 3. Allo stesso modo provvede il direttore nel caso di presentazione spontanea in istituto di persona a carico della quale non sia stato ancora emesso provvedimento restrittivo della libertà personale dall’autorità giudiziaria.
5. Il provvedimento dell’autorità giudiziaria che dispone l’isolamento deve precisare le modalità, i limiti e la durata dell’isolamento medesimo.
6. In caso di mancata indicazione dei predetti elementi, la direzione richiede all’autorità giudiziaria competente le integrazioni necessarie. Segnala in ogni caso l’eventuale insorgenza di stati di sofferenza psicofisica della persona.
7. Durante l’isolamento giudiziario possono avere contatti con il detenuto isolato, con l’osservanza delle modalità stabilite dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il personale, nonchè gli altri operatori penitenziari anche non appartenenti al personale dell’amministrazione, incaricati, autorizzati o delegati dal direttore dell’istituto.
1. La direzione cura che il detenuto o l’internato all’atto del suo ingresso dalla libertà sia sottoposto a perquisizione personale, al rilievo delle impronte digitali e messo in grado di esercitare la facoltà prevista dal primo comma dell’art. 29 della legge, con le modalità di cui all’art. 62 del presente regolamento. Il soggetto è sottoposto a visita medica non oltre il giorno successivo.
2. Fermo restando quanto previsto dal comma 4 dell’art. 24, qualora dagli accertamenti sanitari o altrimenti, risulti che una persona condannata si trovi in una delle condizioni previste dagli articoli 146 e 147, primo comma, numeri 2) e
3), del codice penale, la direzione dell’istituto trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza per i provvedimenti di rispettiva competenza. La direzione provvede analogamente, quando la persona interessata si trovi in custodia cautelare, trasmettendo gli atti alla autorità giudiziaria procedente.
3. Un esperto dell’osservazione e trattamento effettua un colloquio con il detenuto o internato all’atto del suo ingresso in istituto, per verificare se, ed eventualmente con quali cautele, possa affrontare adeguatamente lo stato di restrizione. Il risultato di tali accertamenti è comunicato agli operatori incaricati per gli interventi opportuni e al gruppo degli operatori dell’osservazione e trattamento di cui all’art. 29. Gli eventuali aspetti di rischio sono anche segnalati agli organi giudiziari indicati nel comma 2. Se la persona ha problemi di tossicodipendenza, è segnalata anche al Servizio tossicodipendenze operante all’interno dell’istituto.
4. Dopo l’espletamento delle operazioni di cui ai commi precedenti e nel più breve tempo possibile, la direzione dell’istituto richiede al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria notizia su eventuali precedenti detenzioni, al fine di acquisire la preesistente cartella personale.
5. Il direttore dell’istituto, o un operatore penitenziario da lui designato, svolge un colloquio con il soggetto, al fine di conoscere le notizie necessarie per le iscrizioni nel registro, previsto dall’art. 7 del Regolamento per l’esecuzione del codice di procedura penale di cui al decreto ministeriale 30 settembre 1989, n. 334, e per iniziare la compilazione della cartella personale, nonchè allo scopo di fornirgli le informazioni previste dal primo comma dell’art. 32 della legge e di consegnargli l’estratto indicato nel comma 2 dall’art. 69 del presente regolamento. In particolare, vengono forniti chiarimenti sulla possibilità di ammissione alle misure alternative alla detenzione e agli altri benefici penitenziari.
6. Qualora il detenuto o l’internato si rifiuti di fornire le sue generalità o quando vi siano fondati motivi per ritenere che le generalità fornite siano false, e sempre che non si riesca a conoscere altrimenti le esatte generalità, il soggetto è identificato sotto la provvisoria denominazione di «sconosciuto» a mezzo di fotografia e di riferimenti a connotati e contrassegni fisici e ne è fatto rapporto all’autorità giudiziaria.
7. Nel corso del colloquio il soggetto è invitato a segnalare gli eventuali problemi personali e familiari che richiedono interventi immediati. Di tali problemi la direzione informa il centro di servizio sociale.
8. Gli oggetti consegnati dal detenuto o dall’internato, nonchè quelli rinvenuti sulla sua persona e che non possono essere lasciati in suo possesso, sono ritirati e depositati presso la direzione. Gli oggetti che non possono essere conservati sono venduti a beneficio del soggetto o inviati, a sue spese, alla persona da lui designata. Delle predette operazioni viene redatto verbale.
9. Degli oggetti consegnati dall’imputato o rinvenuti sulla sua persona è data notizia all’autorità giudiziaria che procede.
10. I contatti e gli interventi degli operatori penitenziari, degli assistenti volontari di cui all’art. 78 della legge, dei rappresentanti della comunità esterna autorizzati ai sensi dell’art. 17 della legge, nonchè quelli degli operatori sociali e sanitari delle strutture e dei servizi assistenziali territoriali intesi alla prosecuzione dei programmi terapeutici o di trattamento educativo-sociale, istituzionalmente svolti con gli imputati, i condannati e gli internati, non si considerano colloqui e ad essi non si applicano pertanto le disposizioni contenute nell’art. 18 della legge e nell’art. 37 del presente regolamento.
1. Nel registro previsto dell’art. 7 del regolamento per l’esecuzione del codice di procedura penale, di cui al decreto del Ministro di grazia e giustizia 30 settembre 1989, n. 334, oltre alle iscrizioni relative alle persone ivi indicate, devono essere inserite, in ordine cronologico, analoghe iscrizioni relative ai detenuti e agli internati che entrano o escono dall’istituto a causa di trasferimento o di transito.
2. Il registro, prima che sia posto in uso, è presentato al direttore dell’istituto, che ne fa numerare ciascuna pagina, vistandola e segnandola con sigillo del proprio ufficio. In fine del registro lo stesso direttore indica il numero complessivo delle pagine e vi appone la data e la sottoscrizione.
3. La disposizione di cui al comma 2 si osserva anche per il registro di cui all’art. 123 del codice di procedura penale e dall’art. 44 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271.
4. Le istanze, le impugnazioni e le dichiarazioni previste dall’art. 123 del codice di procedura penale, sono comunicate all’autorità giudiziaria mediante estratto o copia autentica. In caso di urgenza, si utilizza il mezzo di comunicazione più rapido. Le istanze dei detenuti e degli internati relative ai provvedimenti di cui al capo VI del titolo I della legge sono trasmesse al magistrato di sorveglianza o al tribunale di sorveglianza entro tre giorni dalla loro presentazione.
1. Presso ogni istituto penitenziario è tenuto l’albo degli avvocati del circondario, che deve essere affisso in modo che i detenuti e gli internati ne possano prendere visione.
2. E’ fatto divieto agli operatori penitenziari di influire, direttamente o indirettamente, sulla scelta del difensore.
1. Per ogni detenuto o internato è istituita una cartella personale, la cui compilazione inizia all’atto dell’ingresso in istituto dalla libertà. La cartella segue il soggetto in caso di trasferimento e resta custodita nell’archivio dell’istituto da cui il detenuto o l’internato è dimesso. Di tale custodia è data tempestiva notizia al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
2. L’intestazione della cartella personale è corredata dei dati anagrafici, delle impronte digitali, della fotografia e di ogni altro elemento necessario per la precisa identificazione della persona.
3. Nella cartella personale, oltre quanto stabilito dall’art. 94 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, sono inseriti i dati e le indicazioni previsti dal quarto comma dell’art. 13 della legge, con specifica menzione delle ricompense, delle sanzioni disciplinari e delle infrazioni che le hanno determinate, nonchè della eventuale sospensione, condono ed estinzione delle sanzioni stesse, delle istanze e dei provvedimenti di cui al capo VI del titolo I della legge, della sottoposizione al regime di sorveglianza particolare e del reclamo eventualmente proposto, nonchè di ogni altro dato richiesto da disposizioni ministeriali.
4. Tutti i provvedimenti del magistrato di sorveglianza e del tribunale di sorveglianza, di cui all’art. 14- ter e al capo VI del titolo I della legge, sono comunicati alla direzione dell’istituto per la annotazione nella cartella personale. I provvedimenti relativi all’affidamento in prova al servizio sociale, al regime di semilibertà ed alla detenzione domiciliare, sono, altresì, comunicati al centro di servizio sociale del luogo nel quale viene eseguita la misura alternativa alla detenzione.
5. Allo scadere di ogni semestre di custodia cautelare e di pena detentiva, nella cartella personale di ciascun detenuto è annotato il giudizio espresso dalla direzione sugli elementi indicati nel comma 2 dell’art. 103.
6. All’atto del trasferimento del detenuto o dell’internato in altro istituto, nella cartella personale è annotato un giudizio complessivo sugli sviluppi del trattamento e sulla condotta tenuta.
1. L’osservazione scientifica della personalità è diretta all’accertamento dei bisogni di ciascun soggetto, connessi alle eventuali carenze fisico-psichiche, affettive, educative e sociali, che sono state di pregiudizio all’instaurazione di una normale vita di relazione. Ai fini dell’osservazione si provvede all’acquisizione di dati giudiziari e penitenziari, clinici, psicologici e sociali e alla loro valutazione con riferimento al modo in cui il soggetto ha vissuto le sue esperienze e alla sua attuale disponibilità ad usufruire degli interventi del trattamento. Sulla base dei dati giudiziari acquisiti, viene espletata, con il condannato o l’internato, una riflessione sulle condotte antigiuridiche poste in essere, sulle motivazioni e sulle conseguenze negative delle stesse per l’interessato medesimo e sulle possibili azioni di riparazione delle conseguenze del reato, incluso il risarcimento dovuto alla persona offesa.
1. L’osservazione scientifica della personalità è espletata, di regola, presso gli stessi istituti dove si eseguono le pene e le misure di sicurezza.
2. Quando si ravvisa la necessità di procedere a particolari approfondimenti, i soggetti da osservare sono assegnati, su motivata proposta della direzione, ai centri di osservazione.
3. L’osservazione è condotta da personale dipendente dall’amministrazione e, secondo le occorrenze, anche dai professionisti indicati nel secondo e quarto comma dell’art. 80 della legge.
4. Le attività di osservazione si svolgono sotto la responsabilità del direttore dell’istituto e sono dal medesimo coordinate.
1. Il programma di trattamento contiene le specifiche indicazioni di cui al terzo comma dell’art. 13 della legge, secondo i princìpi indicati nel sesto comma dell’art. 1 della stessa.
2. La compilazione del programma è effettuata da un gruppo di osservazione e trattamento presieduto dal direttore dell’istituto e composto dal personale e dagli esperti che hanno svolto le attività di osservazione indicate nell’art. 28.
4. La segreteria tecnica del gruppo è affidata, di regola, all’educatore.
1. I condannati e gli internati, all’inizio dell’esecuzione della pena o della misura di sicurezza, sono provvisoriamente assegnati in un istituto destinato all’esecuzione del tipo di pena o di misura cui sono stati sottoposti, situato nell’ambito della regione di residenza. Qualora ciò non sia possibile per mancanza di tale istituto o per indisponibilità di posti, l’assegnazione deve avvenire ad altro istituto della stessa categoria situato in località prossima.
2. Nell’istituto di assegnazione provvisoria vengono espletate le attività di osservazione previste dall’art. 13 della legge.
3. Sulla base della formulazione del programma di trattamento individualizzato viene disposta l’assegnazione definitiva.
4. Per l’assegnazione definitiva dei condannati e degli internati si ha riguardo alla corrispondenza fra le indicazioni del trattamento contenute nel programma individualizzato e il tipo di trattamento organizzato negli istituti ai sensi dell’art. 115.
5. Alle assegnazioni provvisorie e definitive, che comportino trasferimento dalla circoscrizione di un provveditorato regionale a quella di un altro provveditorato, provvede il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Nell’ambito della stessa circoscrizione dispone il provveditore regionale, informandone il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, fatte salve le assegnazioni dei detenuti e degli internati riservate dalla vigente normativa alla competenza del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
1. Gli istituti penitenziari, al fine di attuare la distribuzione dei condannati e degli internati, secondo i criteri indicati nel secondo comma dell’art. 14 della legge, sono organizzati in modo da realizzare nel loro interno suddivisioni in sezioni che consentano raggruppamenti limitati di soggetti.
2. Gli imputati che non sono sottoposti all’isolamento previsto dal n. 3) del primo comma dell’art. 33 della legge, sono assegnati alle varie sezioni nelle quali l’istituto di custodia cautelare è suddiviso, in considerazione della loro età, di precedenti esperienze penitenziarie, della natura colposa o dolosa del reato ascritto e della indole dello stesso.
1. I detenuti e gli internati, che abbiano un comportamento che richiede particolari cautele, anche per la tutela dei compagni da possibili aggressioni o sopraffazioni, sono assegnati ad appositi istituti o sezioni dove sia più agevole adottare le suddette cautele.
2. La permanenza dei motivi cautelari viene verificata semestralmente.
3. Si cura, inoltre, la collocazione più idonea di quei detenuti ed internati per i quali si possano temere aggressioni o sopraffazioni da parte dei compagni. Sono anche utilizzate apposite sezioni a tal fine, ma la assegnazione presso le stesse deve essere frequentemente riesaminata nei confronti delle singole persone per verificare il permanere delle ragioni della separazione delle stesse dalla comunità.
1. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, quando, di propria iniziativa, o su segnalazione o proposta della direzione dell’istituto o su segnalazione dell’autorità giudiziaria, ritiene di disporre o prorogare la sottoposizione a regime di sorveglianza particolare di un detenuto o di un internato ai sensi dell’art. 14- bis, primo comma, della legge, richiede al direttore dell’istituto la convocazione del consiglio di disciplina, affinchè esprima parere nel termine di dieci giorni.
2. L’autorità giudiziaria deve far pervenire i pareri di cui al terzo comma dell’art. 14- bis della legge al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria entro il termine di dieci giorni.
3. La direzione dell’istituto chiede preventivamente alla autorità giudiziaria competente ai sensi del secondo comma dell’art. 11 della legge l’autorizzazione ad effettuare il visto di controllo sulla corrispondenza in arrivo ed in partenza, quando tale restrizione è prevista nel provvedimento che dispone o proroga il regime di sorveglianza particolare. Il provvedimento dell’autorità giudiziaria viene emesso entro il termine di dieci giorni da quello in cui l’ufficio ha ricevuto la richiesta.
4. Del provvedimento che dispone in via provvisoria il regime di sorveglianza particolare e delle restrizioni a cui il detenuto o l’internato è sottoposto, è data comunicazione al medesimo, che sottoscrive per presa visione.
5. I provvedimenti che dispongono in via definitiva o che prorogano il regime di sorveglianza particolare sono comunicati dalla direzione dell’istituto al detenuto o internato mediante rilascio di copia integrale di essi e del provvedimento con cui in precedenza sia stata eventualmente disposta la sorveglianza particolare in via provvisoria.
6. Dei provvedimenti che dispongono o prorogano il regime di sorveglianza particolare e dei reclami proposti e del loro esito è presa nota nella cartella personale.
7. La direzione dell’istituto provvede, di volta in volta, ad inviare al magistrato di sorveglianza le copie di ciascuno dei predetti provvedimenti e degli eventuali reclami proposti dall’interessato.
8. Quando il detenuto o internato sottoposto al regime di sorveglianza particolare viene trasferito, anche temporaneamente, in altro istituto posto nella giurisdizione di un diverso ufficio di sorveglianza, la direzione dell’istituto di destinazione ne dà comunicazione a tale ufficio, trasmettendogli anche le copie dei provvedimenti e dei reclami di cui ai commi precedenti.
9. Il trasferimento ad altro istituto idoneo viene disposto quando nell’istituto in cui il detenuto o l’internato si trova non sia disponibile una sezione nella quale il regime di sorveglianza particolare possa essere attuato senza comportare pregiudizio per la popolazione detenuta o internata e senza pregiudicare l’ordine o la sicurezza. Ove sia necessario, il detenuto o internato sottoposto a regime di sorveglianza può essere trasferito in uno degli istituti o in una delle sezioni di cui all’art. 32.
1. Il reclamo avverso il provvedimento definitivo che dispone o proroga il regime di sorveglianza particolare, se proposto con atto ricevuto dal direttore dell’istituto, è iscritto nel registro previsto dall’art. 123 del codice di procedura penale e dall’art. 44 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, ed è trasmesso al più tardi entro il giorno successivo in copia autentica al tribunale di sorveglianza, al quale è altresì trasmessa copia della cartella personale dell’interessato e del provvedimento che dispone o proroga il regime di sorveglianza particolare. In caso di urgenza, la comunicazione è fatta con il mezzo più rapido.
2. Il detenuto o l’internato, nel proporre reclamo, può nominare contestualmente il difensore.
3. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ove non ritenga di provvedere direttamente, può delegare il provveditore regionale o il direttore dell’istituto a presentare al tribunale di sorveglianza memorie relative al provvedimento avverso il quale il detenuto o l’internato ha proposto reclamo.
1. Nell’esecuzione delle misure privative della libertà nei confronti di cittadini stranieri, si deve tenere conto delle loro difficoltà linguistiche e delle differenze culturali. Devono essere favorite possibilità di contatto con le autorità consolari del loro Paese.
2. Deve essere, inoltre, favorito l’intervento di operatori di mediazione culturale, anche attraverso convenzioni con gli enti locali o con organizzazioni di volontariato.

References: art. 22
 art. 22

Art. 23

Art. 25

Art. 28

Art. 30

Art. 31

Art. 33

Art. 34

Art. 35
In fine