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Timestamp: 2018-04-19 11:35:42+00:00

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I patti parasociali dopo la riforma Draghi. In particolare: gli oneri di pubblicità legale dei patti e gli adempimenti informativi in caso di recesso
In particolare: gli oneri di pubblicità legale dei patti e gli adempimenti informativi in caso di recesso
Si veda l'aggiornamento dell'autrice del 14 maggio 2001 : Le recenti modificazioni ed integrazioni alla disciplina delle comunicazioni alla CONSOB dei patti parasociali di cui all’art.122 d.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58.
SOMMARIO: 1. Il regime di trasparenza degli assetti proprietari delle società quotate prima della Riforma Draghi. Cenni. - 2. I patti parasociali in generale. - 3. In particolare: le tipologie di patti parasociali di cui all’art. 122 d.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58. - 4. Gli oneri di pubblicità legale dei patti parasociali. – 4-bis. L’invalidità dei patti non pubblicizzati nelle forme previste. - 5. Patti parasociali a tempo determinato ed indeterminato. In particolare: gli adempimenti informativi in caso di recesso. - 6. Il potere di disapplicazione della CONSOB. - 7. Conclusioni.
1. Il regime di trasparenza degli assetti proprietari delle società quotate prima della Riforma Draghi. Cenni.
Successivamente all’entrata in vigore del d.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58, Testo Unico delle disposizioni in materia di mercati finanziari, autorevole dottrina ha posto in evidenza come, già prima dell’emanazione del Testo Unico, numerose erano le norme dirette a far acquisire alla autorità di controllo e al pubblico dei risparmiatori una serie di informazioni chiara e veritiera circa le partecipazioni sociali nelle società quotate.
Tra queste, non potendo nella sede che ci occupa procedere ad un esame esaustivo di tutte le norme in tema di trasparenza degli assetti proprietari delle società quotate, si ricordano, in particolare, le seguenti:
- art.3 L. n. 216/1974 e successive modificazioni, ai sensi del quale la CONSOB poteva richiedere alle società con titoli quotati in borsa nonché agli enti aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, i cui titoli erano quotati in borsa, la comunicazione anche periodica di dati e notizie, come pure la trasmissione di atti e documenti; alla stessa CONSOB la norma riconosceva, altresì, il potere di eseguire ispezioni e di assumere notizie e chiarimenti dagli amministratori, dai sindaci o revisori e dai direttori generali al fine di accertare l’esattezza e completezza dei dati e delle notizie comunicati o pubblicati;
- art.4 bis L. n. 216/1974 che riconosceva alla CONSOB il potere di richiedere alle società con azioni quotate in borsa o ammesse alle negoziazioni nel mercato ristretto - ed alle società ed enti di qualsiasi natura che vi partecipassero direttamente o indirettamente - l’indicazione nominativa dei soci secondo le risultanze del libro dei soci, delle comunicazioni ricevute e di altri dati a loro disposizione. La citata prescrizione, al secondo comma, disponeva che le società fiduciarie - che avessero intestate a proprio nome azioni o quote di società appartenenti a terzi - erano tenute a comunicare alla Commissione (previa richiesta di quest’ultima) le generalità dei fiducianti;
- artt.5 e 5 bis L. n. 216/1974, che prescrivevano un obbligo di comunicazione delle partecipazioni rilevanti e delle successive variazioni della partecipazione. In particolare, il citato art.5 prevedeva che tutti coloro che partecipavano ad una società con azioni quotate in borsa (ovvero ammesse alle negoziazioni nel mercato ristretto) in misura superiore al 2% del capitale di questa, erano tenuti a darne comunicazione scritta alla società stessa ed alla CONSOB. Nella specie, la legge prevedeva che detta comunicazione fosse adempiuta in conformità ad appositi modelli predisposti dalla CONSOB, i quali imponevano anche l’indicazione della tipologia del rapporto di partecipazione, con la necessità di specificare, tra l’altro, l’eventuale sussistenza di un controllo della società attraverso un patto di sindacato[1];
- art.17 L. n. 216/1974, ai sensi del quale gli amministratori, i sindaci e i direttori generali di società con azioni quotate in borsa erano tenuti a dichiarare per iscritto alla CONSOB, ed alla società, le partecipazioni nella società stessa o in società controllate entro trenta giorni dalla data di accettazione della nomina o dalla data dell’acquisto.
Successivamente, vi furono ulteriori interventi normativi diretti a perseguire l’obiettivo dell’informazione societaria.
In proposito va osservato che, in un primo momento, fu la CONSOB a richiedere notizia dell’esistenza dei patti di sindacato di voto e, in seguito, dei sindacati di blocco: tra gli interventi della Commissione si ricorda, per tutti, il Regolamento di attuazione della disciplina sull’insider trading adottato con delibera n. 5553 del 14 novembre 1991.
In un secondo momento, fu, invece, il legislatore ad introdurre norme dirette a garantire la piena trasparenza dei patti e a disciplinare determinati settori dell’ordinamento economico, tra i quali l’ordinamento bancario, l’insider trading, l’intermediazione mobiliare, le partecipazioni rilevanti, l’OPA.
In particolare, ci si riferisce alla disciplina contenuta nell’art.10, commi 4, 5, e 6 L. 18 febbraio 1992 n. 149 (legge sull’OPA), così come modificata dall’art.7.1. di cui al D.L. 31 maggio 1994 n. 332 convertito in L. 30 luglio 1994 n. 474 (nota come legge sulle privatizzazioni). La norma citata – abrogata dall’art.214, comma 1, lett. ee) d.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 a far tempo dal 1° luglio 1998 - prevedeva che qualunque patto o accordo che comportasse per gli aderenti limitazioni o regolamentazioni del diritto di voto, obblighi o facoltà di preventiva consultazione per l’esercizio dello stesso, ovvero obblighi circa il trasferimento delle azioni, ovvero qualunque accordo per l’acquisto concertato dovesse essere comunicato, a pena di inefficacia, alla CONSOB entro 5 giorni dalla data di stipulazione, e reso pubblico, per estratto, mediante annuncio su tre quotidiani a diffusione nazionale, di cui due economici.
2. I patti parasociali in generale.
Prima di procedere all’esame delle norme che hanno definitivamente legittimato l’esistenza dei patti parasociali nel nostro ordinamento, dettando per i patti stessi specifiche regole dirette ad assicurarne la trasparenza, appare opportuno offrire una definizione generale di patto parasociale ed individuarne gli elementi strutturali tipici.
Per patti parasociali devono intendersi, in genere, tutti quegli accordi stipulati dai soci (da alcuni di essi ovvero anche da tutti), fuori dell’atto costitutivo e dello statuto, per regolare inter se o anche nei rapporti con la società, con organi sociali o con terzi, un loro interesse o una loro condotta sociale[2].
I patti parasociali sono, dunque, quei contratti (o patti) che vengono stipulati tra i soci, o tra alcuni di essi, al momento della costituzione della società o durante la vita di questa e che sono destinati a regolare i comportamenti che le parti si prefiggono di tenere nella loro qualità di soci[3].
Essi, in sostanza, sono accordi che tutti o alcuni soci, stipulano a latere dell’atto costitutivo e che sono funzionali a regolamentare il loro comportamento nelle dinamiche del governo societario, con modalità e termini tali da salvaguardare gli interessi particolari degli aderenti; i patti in discorso, dunque, sono espressione dell’autonomia privata e possono essere giuridicamente ricondotti all’ampia categoria dei contratti atipici[4], con l’unico limite della eventuale immeritevolezza degli interessi in concreto perseguiti[5].
Connotati essenziali dei patti parasociali sono, da un lato, la loro coesistenza con il rapporto sociale, poiché regolamentano situazioni giuridiche originanti dal contratto di società; dall’altro, la loro separazione dal regolamento legale e statutario del rapporto, dal momento che si collocano al di fuori del contratto di società[6].
Il primo elemento postula che almeno una delle parti del negozio parasociale sia un socio[7].
Il secondo elemento - la riconducibilità, cioè, degli accordi parasociali a negozi distinti dal contratto di società - spiega la particolare disciplina che li caratterizza e che li assoggetta alle regole generali dei contratti e delle obbligazioni, anziché a quelle del diritto delle società[8].
Ed ancora, sul piano dell’efficacia, i patti parasociali si distinguono dal contratto sociale, data la loro efficacia meramente obbligatoria. Cosicchè, l’eventuale inadempimento rileva unicamente quale fonte di responsabilità contrattuale e, sul versante societario, esso non incide sulla validità delle delibere (in caso di sindacato di voto) o delle alienazioni a terzi delle azioni o quote bloccate (in caso di sindacato di blocco).
Del resto, come è stato efficacemente puntualizzato dalla ormai nota ed innovativa sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 9975 del 20 settembre 1995, il vincolo nascente da un sindacato di voto … opera su un terreno esterno all’organizzazione sociale – donde, appunto, il carattere parasociale del patto – e non impedisce in alcun modo al socio di determinarsi liberamente nell’esercizio del voto in assemblea; sicché il funzionamento dell’organo assembleare non è in questione e non sarebbe dunque esatto sostenere che, vincolando con dei patti parasociali la propria libertà di voto, i soci finirebbero per svuotare l’assemblea delle funzioni e dei poteri che ad essa la legge attribuisce.
La circostanza che il socio medesimo si sia, in altra sede, impegnato a votare in un determinato modo, rileva solo per l’eventuale responsabilità contrattuale nella quale egli incorrerebbe - ma unicamente verso gli altri firmatari del patto parasociale - violando quell’accordo.
Il vincolo obbligatorio assunto, opera, cioè, né più né meno che come qualsiasi altro possibile motivo soggettivo ed individuale che possa spingere un socio ad assumere in assemblea un certo atteggiamento e ad esprimere un determinato voto. Ma nessuno potrebbe impedire a quel socio di optare per il non rispetto del patto di sindacato ogni qual volta, a suo personale giudizio, l’interesse ad un certo esito della votazione assembleare prevalga sul rischio di dover rispondere dell’inadempimento verso gli altri partecipanti al patto di sindacato[9].
Nello stesso senso è, altresì, orientata la più recente giurisprudenza di merito, laddove sostiene che i patti sindacali hanno efficacia soltanto obbligatoria fra i contraenti ed esterna alla società, di cui non alterano struttura ed ordinamento istituzionali, e, pertanto, se disattesi, non incidono negativamente sulla validità delle delibere assembleari. Nel contrasto fra l’obbligo parasociale e il diritto del socio di libera partecipazione alla formazione della volontà sociale, resta perciò inalterata la libertà dei singoli soci di votare anche in difformità dei patti parasociali, salve le conseguenze dell’inadempimento[10].
Nell’ambito del genus dei patti parasociali, la species che ha avuto maggiore diffusione nella pratica è rappresentata dalle convenzioni di voto[11], ossia dagli accordi con i quali i soci (alcuni o tutti) si alleano, vincolandosi reciprocamente in ordine al modo con cui eserciteranno il voto nell’assemblea della società[12].
Accanto alle convenzioni di voto, hanno, peraltro, proliferato molti altri accordi, eterogenei nei contenuti, finalizzati ad adeguare lo schema societario all’intento ed agli interessi concreti delle parti[13].
Si ricordano, in breve, le seguenti tipologie di patti:
- patti di consultazione, ossia patti che hanno l’effetto di imporre agli aderenti obblighi di preventiva consultazione sulla direzione dell’esercizio del diritto di voto e che, a differenza dei sindacati di voto - nei quali l’intendimento collettivo è vincolante per l’espressione individuale del voto - hanno come finalità il semplice scambio di informazioni prima che il convincimento del singolo aderente sia formato in modo definitivo[14];
- sindacati di blocco, ossia patti che, in generale, hanno l’effetto di porre limitazioni, sia qualitative che quantitative, al trasferimento, al di fuori del patto, di azioni o strumenti finanziari che attribuiscono diritti di acquisto o sottoscrizione delle stesse[15]. In buona sostanza, si tratta di accordi diretti, generalmente, ad assicurare compattezza alla compagine societaria attraverso la limitazione del potere di trasferire le azioni; tali accordi, sostanzialmente, si esplicano nel divieto di alienazione di tali strumenti, con l’obbligo, in caso contrario, di offrirli in prelazione agli altri soci sindacati. In questa categoria di patti autorevole dottrina ha ricondotto, altresì, le clausole statutarie di gradimento, ossia quelle clausole che impongono di alienare la propria partecipazione azionaria solo a soggetti che abbiano preventivamente ottenuto il placet dagli altri aderenti[16]; ed ancora, i patti con i quali ci si impegna a non aderire ad una offerta pubblica (volontaria od obbligatoria) di acquisto;
- patti di acquisto, ossia patti che hanno l’effetto di imporre l’acquisto di azioni o di strumenti finanziari che attribuiscono facoltà di acquisto e sottoscrizione di azioni, sia nella società di riferimento che in altre, allo scopo di rafforzare la posizione di controllo del patto nel suo complesso[17]; sul piano ermeneutico, la dottrina ha ritenuto che detta tipologia di patti parasociali si caratterizza per la previsione di un effetto giuridico (l’acquisto) che deve riguardare i parasoci: il contenuto di cui all’art.122, comma 5, lett.c) sembrerebbe, infatti, non riguardare, attualmente ed immediatamente, il diritto di voto, ma solo un “concertato acquisto” di azioni o di strumenti finanziari. Ed ancora, la stessa dottrina, ha rilevato che il termine “concertato”, riferito all’acquisto, sarebbe scomparso nel testo definitivo del d.lgs. 58/1998, in quanto l’acquisto sembrerebbe dover essere il solo oggetto del disegno contrattuale e, pertanto, necessariamente concertato e voluto[18];
- patti aventi per oggetto o per effetto l’esercizio anche congiunto di una influenza dominante sulle società quotate o sulle società che le controllano, la cui fattispecie costituisce, in realtà, una previsione di natura residuale e di chiusura all’interno di un sistema volto a rendere trasparenti gli assetti proprietari delle società quotate[19];
- patti di concentrazione delle azioni, con i quali i soci fondatori si obbligano a trasferire ad uno di essi tutte le azioni non appena costituita la società[20];
- ed infine, patti di smobilizzo delle partecipazioni nonché gli impegni assunti verso terzi creditori sociali (tra cui le lettere di patronage), con i quali si promette al finanziatore di tenere una certa condotta sociale all’interno della società partecipata e finanziata[21].
3. In particolare: le tipologie di patti parasociali di cui all’art.122 d.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58.
Il d.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 - Testo Unico delle disposizioni in materia di mercati finanziari ai sensi degli artt.8 e 21 della L. 2 febbraio 1996 n. 52 (cd. Riforma Draghi) - ha operato un significativo intervento nell’ambito dei patti parasociali, soprattutto nel senso di aver provveduto ad una diretta tipizzazione degli stessi da un punto di vista contenutistico e soggettivo, giungendo, in tal modo, a legittimarne l’esistenza nel nostro ordinamento giuridico.
In particolare, il Testo Unico – che dedica apposite disposizioni (artt.122, 123 e 207) ai patti parasociali – afferma, in linea di principio, la validità dei patti stessi, purché resi pubblici, con conseguenze positive sull’informazione dei mercati e delle minoranze e dètta, per i patti in discorso, i presupposti per una loro più organica e compiuta individuazione e regolamentazione.
La nuova disciplina dei patti di cui al decreto – la cui ratio va essenzialmente individuata nella tutela del risparmio e degli azionisti di minoranza - ha posto in primo piano l’interesse del mercato ad una informazione trasparente sugli assetti di potere delle società quotate. In altri termini, il legislatore, nell’aver preso atto che i patti parasociali rappresentano consolidati strumenti diretti ad esercitare un controllo sulla società, ha perseguito essenzialmente l’obiettivo di rendere trasparenti i patti stessi, dettando, per essi, specifici oneri di pubblicità.
In questa ottica, l’art.122 del d.lgs. 58/1998 assume grande rilievo, in quanto la norma - sia pure avendo riguardo alle sole società con azioni quotate ed alle società che le controllano - sancisce la piena e definitiva legittimazione, nel nostro ordinamento, dei sindacati di voto, purché resi pubblici, così assicurandone la trasparenza.
In particolare, l’art.122 d.lgs. 58/1998 prescrive che:
Appare opportuno precisare, nella sede che ci occupa, che, a norma dell’art.119 del Decreto, si considerano società con azioni quotate le società italiane con azioni quotate in mercati regolamentati italiani o di altri paesi dell’Unione Europea, e dunque, gli obblighi pubblicitari previsti dalla norma in commento e le relative sanzioni non riguardano né le società italiane quotate solo su un mercato extracomunitario né le società straniere quotate in Italia[22].
Il Decreto in esame, poi, all’art.93, definisce, con riferimento alle società non quotate ma controllanti società quotate, il concetto di controllo rilevante ai fini della Disciplina degli Emittenti contenuta nella parte IV. Ebbene, affinché una società non quotata sia soggetta alle prescrizioni dell’art.122, essa dovrà disporre della maggioranza dei voti esercitabili nella assemblea ordinaria di una quotata (cd. controllo di diritto) o, in alternativa, essere in grado di esercitare su questa un’influenza dominante (cd. controllo di fatto)[23].
In secondo luogo, e con riferimento alle singole tipologie di patti, va osservato che il legislatore, pur non offrendo una definizione generale di patti parasociali, ne ha individuato una serie tassativa, ed ha scelto espressamente alcune specifiche ipotesi rientranti nella nozione generale offerta dalla dottrina[24].
Quanto ai patti di cui all’art.122, comma 5, lettera c), la loro previsione costituisce una novità e, nell’ambito di essa, potrebbero essere ricondotti, ad esempio, la clausola con la quale i soci sindacati si riservino il diritto di prelazione per l’acquisto di obbligazioni convertibili in azioni o di diritti di opzione delle altre parti e quella con cui essi convengano che, per la cessione degli stessi a terzi, occorra il gradimento preventivo del sindacato[25].
Con riferimento alla fattispecie dei patti di influenza dominante, autorevole dottrina ha criticamente posto in evidenza che, mentre il codice civile conosce la dicotomia influenza dominante-influenza notevole (cfr. art.2359, comma 1 e 3), l’art.122, comma 5, lett. d), investe solo il primo termine del binomio, lasciando aperto il problema del se un patto parasociale che abbia per oggetto o per effetto l’esercizio di un’influenza “solo” notevole – e che non ricada per altro motivo nell’ambito di applicazione dell’art.122, comma 5, lettere da a) a c) - sia da reputare assoggettato all’art.122[26]. Ed ancora, è stato osservato che poiché la norma in esame si riferisce all’esercizio “anche” congiunto di un’influenza dominante, deve ragionevolmente ritenersi che la disciplina in commento sia applicabile anche ai patti che, contrariamente ai primi, abbiano per oggetto o per effetto l’esercizio “non” congiunto di quel tipo di influenza[27].
4. Gli oneri di pubblicità legale dei patti parasociali.
Proseguendo nell’esame della disposizione di cui all’art.122 Testo Unico, si osserva che la norma citata, dopo aver individuato i patti da regolamentare – e dopo avere, con la successiva norma transitoria di cui all’art.207, riconosciuti e legittimati i corrispondenti patti già esistenti – prescrive, nel comma 1, per le quotate e le loro controllanti oneri di comunicazione, di diffusione e di pubblicità legale, ossia l’obbligo di comunicazione alla CONSOB dell’avvenuta stipulazione del patto da assolvere entro cinque giorni nonché l’obbligo, di cui al comma 1, lettera b), di pubblicare per estratto i patti sulla stampa quotidiana entro dieci giorni dalla stipulazione[28].
Si osserva, dunque, che mentre la pubblicazione sulla stampa quotidiana può limitarsi all’estratto, alla CONSOB dovrà essere comunicato il testo integrale del patto.
La norma del Testo Unico, inoltre, all’art.122, comma 2, ha affidato alla CONSOB il compito di stabilire, con regolamento, le modalità e i contenuti della comunicazione, dell’estratto, e della pubblicazione.
La CONSOB, con delibera n. 11971 del 14 maggio 1999, in ottemperanza al disposto di cui all’art.122, comma 2, Testo Unico, ha adottato il regolamento di attuazione[29].
[1] Cfr., Delibera CONSOB del 25 settembre 1996 n.10234 in Bollettino CONSOB, n.10, ottobre 1996, p. 40 e ss..
[2] Cfr., per tutti, OPPO, Contratti parasociali, Milano, 1942, p. 96 e ss.; Id., Le convenzioni parasociali tra diritto delle obbligazioni e diritto delle società, in Riv. Dir. Civ. 1987, p. 571 e ss..
[3] Cfr., per tutti, DI SABATO, Manuale delle società, Torino, 1999, p. 147.
[4] Cfr., per tutti, FARENGA, I contratti parasociali, in Nuova Giur. Comm., 1989, II, p. 63 e ss., con ulteriori ampi riferimenti dottrinali e giurisprudenziali.
[5] Cfr., per tutti, ASCARELLI, In tema di sindacati azionari, in Banca Borsa e Titoli di credito, 1958, II, p. 550; FARENGA, I contratti parasociali, Milano, 1987, p. 471; BUTTARO, voce Sindacati azionari, in NNDI, vol. XII, Torino, 1970, p. 428; CARBONE, Le convenzioni di voto e la teoria generale del contratto, in NGCC, 1992, p. 49 e ss.; MASERA, Note in tema di nuove regole per le imprese quotate, in Giur. Comm., 1997, I, p. 807.
[6] Cfr., RESCIO, La distinzione del sociale dal parasociale, in Riv. Società, 1991, p. 596 e ss.; del medesimo orientamento, OPPO, Le convenzioni parasociali tra diritto delle obbligazioni e diritto delle società, cit., p. 571 e ss.; FARENGA, I contratti parasociali, cit., p. 63 e ss.; da ultimo, La legge Draghi e le società quotate in borsa diretto da Gastone COTTINO, Torino, 1999, p. 116.
[7] Cfr., così, FARENGA, I contratti parasociali, cit., p. 64.
[8] Cfr., per tutti, OPPO, Le convenzioni parasociali tra diritto delle obbligazioni e diritto delle società, cit., p. 517 e ss..
[9] Cfr., in giurisprudenza, Cass. 20 settembre 1995 n.9975 in Riv. Not. 1996, p. 626 e in Giur. It., 1996, I, 164; in dottrina, testualmente, ATELLI, in Il Testo Unico della intermediazione finanziaria, Commentario al D.Lgs 24 febbraio 1998 n. 58, RABITTI BEDOGNI (a cura di), Milano, 1998, sub artt.122-124, p. 668.
[10] Cfr., Trib. Roma 20 dicembre 1996, in Giur. Comm., 1997, II, 119, nota SONNINO.
[11] Per un’ampia rassegna di norme legislative ed amministrative facenti esplicito riferimento ai sindacati di voto, cfr., COSTI, I sindacati di voto nella legislazione più recente, estratto dal Testo della relazione tenuta al Convegno su “Sindacati di voto e di blocco” organizzata a Portofino nei giorni 8 e 9 giugno 1991 dalle Riviste Giurisprudenza commerciale e Diritto del commercio internazionale.
[12] Cfr., per tutti, SCHLESINGER, Sindacati di voto: oggetto delle clausole, in Giur. Comm., 1992, p. 424; ATELLI, Recesso ed inadempimento nelle convenzioni di voto in Contratto e impresa, 1997, p. 68 e ss..
[13] Cfr., La legge Draghi e le società quotate in borsa diretto da Gastone COTTINO, Torino, 1999, p. 117.
[14] Cfr., per ogni approfondimento, IRTI, I patti di consultazione, in Sindacati di voto e sindacati di blocco, a cura di Jaeger-Bonelli, Milano, 1993, p. 75 e ss.; LUCARINI ORTOLANI, Banche e partecipazioni, Milano, 1994, p. 146, nota 6; STELLA RICHTER JR., “Trasferimento del controllo” e rapporti tra soci, Milano, 1996, p. 160 e ss.; SCHIUMA, Controllo governo e partecipazione al capitale, Padova, 1997, p. 312, nota 88.
[15] Cfr., per tutti, CAMPOBASSO, Diritto delle società, Torino, 1995, p. 217.
[16] Cfr., per tutti, KUSTERMANN, Osservazioni sui patti parasociali dopo la “Riforma Draghi”, in Le società, 1998, p. 911.
[17] Cfr., ATELLI, in Il Testo Unico della intermediazione finanziaria, Commentario al D.Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58, cit., p. 677.
[18] Cfr., KUSTERMANN, op. cit., p. 911.
[19] Cfr., LISANTI, La nuova disciplina sui patti parasociali di società quotate dopo il Regolamento Consob, in Le società, 1999, p. 918, il quale, in particolare, verifica in modo critico la possibilità di comprendere, sotto la previsione di patti di coalizione, ulteriori tipologie di accordi parasociali.
[20] Cfr., La legge Draghi e le società quotate in borsa diretto da Gastone COTTINO, Torino, 1999, p. 117.
[21] Cfr., La legge Draghi e le società quotate in borsa, cit., p. 117.
[22] Cfr., COSTI, I patti parasociali, in La riforma delle società quotate, Atti del convegno di Santa Margherita Ligure, 13-14 giugno 1998, Milano, 1998, p. 119.
[23] Cfr., La legge Draghi e le società quotate in borsa, diretto da Gastone COTTINO, Torino, 1999, p. 122.
[24] Cfr., sopra par. 2.
[25] Cfr., ROSSI, Le diverse prospettive dei sindacati azionari nelle società quotate e in quelle non quotate, in Riv. Soc. 1991, p. 1358.
[26] Cfr., così, ATELLI, in Il Testo Unico della intermediazione finanziaria, Commentario al D.Lgs 24 febbraio 1998 n. 58, RABITTI BEDOGNI (a cura di), Milano, 1998, sub artt.122-124, p. 677.
[27] Cfr., così, ancora ATELLI, in Il Testo Unico della intermediazione finanziaria, Commentario al D.Lgs 24 febbraio 1998 n. 58, RABITTI BEDOGNI (a cura di), Milano, 1998, sub artt.122-124, p. 677.
[28] Cfr., Comunicazione CONSOB n. DIS/RM/96003888 del 30 aprile 1996 in Boll. Consob, 1996, 4, p. 136.
[29] Cfr., Estratto da: Regolamento recante norme di attuazione del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 in materia di emittenti (adottato dalla CONSOB con delibera n. 11971 del 14 maggio 1999 e successivamente modificato con delibera n. 12475 del 6 aprile 2000).
- le percentuali delle azioni da ciascuno conferite rispetto al numero totale delle azioni conferite e al numero totale delle azioni della medesima categoria rappresentative del capitale sociale; se il patto ha ad oggetto strumenti finanziari che attribuiscono diritti di acquisto o di sottoscrizioni di azioni, le percentuali di strumenti da ciascuno conferiti rispetto al numero totale degli strumenti conferiti e al numero totale degli strumenti emessi della medesima categoria nonché il numero delle azioni che possono essere acquistate o sottoscritte;
d) il contenuto e la durata del patto;
e) l'ufficio del registro delle imprese presso cui il patto è depositato e, se già noti, la data e gli estremi del deposito.
2. Se le modifiche riguardano esclusivamente i soggetti aderenti e il numero degli strumenti finanziari complessivamente o singolarmente apportati al patto, ovvero le percentuali previste dall'articolo 130, è consentito pubblicare solo le modifiche intervenute. Nel caso in cui, per effetto di tali modifiche, nessuna delle percentuali menzionate nell'anzidetto articolo 130, comma 1, lett. b) e c), vari di più di due punti percentuali, la pubblicazione è effettuata entro dieci giorni dalla conclusione di ciascun semestre dell'esercizio, indicando la situazione al momento esistente.
Continua nella II^ parte

References: art.3
 art.4
 art.5
 art.17
 sentenza 
 art.2359
 Cass. 
 articolo 130