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Timestamp: 2020-06-05 20:22:20+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 15516 del 26/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15516 del 26/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 26/07/2016, (ud. 19/04/2016, dep. 26/07/2016), n.15516
sul ricorso 29899-2014 proposto da:
V.A.R., in qualità di erede di R.R. elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA CRESCENZIO 20, presso lo studio
dell’avvocato SALVINO GRECO, che la rappresenta e difende giusta
procura speciale per atto del Vice Commissario Amministrativo
Consolare e Sociale, delegato dal Console Generale d’Italia in
Buenos Aires Saverio Lopez del 15/12/2014 allegata in atti;
CARCAVALLO, LUIGI CALIULO, SERGIO PREDEN, ANTONELLA PATTERI, giusta
avverso la sentenza n. 1253/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA del
6/02/2013, depositata il 19/12/2013;
udito l’Avvocato Nicola Staniscia, per delega, che si riporta ai
motivi insistendo per l’accoglimento del ricorso ed in subordine per
la rimessione alle SS.UU. o alla P.U.;
– Il Tribunale di Roma aveva dichiarato inammissibile, per nullità della procura alle liti, il ricorso proposto da V.A.R. nei confronti dell’INPS, inteso ad ottenerne la condanna al pagamento degli interessi e della rivalutazione monetaria sui ratei della pensione tardivamente erogati al suo dante causa;
– la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 19.12.2013, ha dichiarato l’inammissibilità del gravame proposto dalla V., che richiamava la medesima procura apposta al ricorso di primo grado, affermando che quest’ultima non era valida, dovendo presumersi che fosse stata rilasciata all’estero, tenuto conto della circostanza che la mandante era residente fuori del territorio nazionale, che nulla era stato indicato circa il luogo e il rilascio della procura, che la ricorrente non era comparsa a rendere l’interrogatorio formale deferitole, nè aveva fornito la prova del proprio ingresso in Italia, e che, come rilevato dal primo giudice, neanche il difensore della ricorrente era comparso all’udienza di discussione della causa in primo grado;
– che il ricorso per cassazione della V., che ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 2 denunzia, con il primo motivo, violazione o falsa applicazione dell’art. 182 c.p.c. siccome novellato, sostenendosi che sussisteva l’obbligo del giudice di invitare le parti alla regolarizzazione del mandato alle liti ritenuto nullo, permettendo la sanatoria del vizio sin dall’instaurazione del rapporto processuale e che, trattandosi di “legitimatio ad processum”, verificabile in ogni stato e grado del processo, la prova della esistenza della procura potesse essere fornita in ogni stato e grado del processo ed anche in sede di legittimità.
– sulla questione dibattuta sono intervenute le Sezioni unite di questa Corte, con la sentenza n. 9217 del 19/04/2010, affermando che “L’art. 182 c.p.c., comma 2 (nel testo applicabile ratione temporis, anteriore alle modifiche introdotte dalla L. n. 69 del 2009), secondo cui il giudice che rilevi un difetto di rappresentanza, assistenza o autorizzazione può assegnare un termine per la regolarizzazione della costituzione in giudizio, dev’essere interpretato, anche alla luce della modifica apportata dalla L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 2, nel senso che il giudice deve promuovere la sanatoria, in qualsiasi fase e grado del giudizio e indipendentemente dalle cause del predetto difetto, assegnando un termine alla parte che non vi abbia già provveduto di sua iniziativa, con effetti ex tunc, senza il limite delle preclusioni derivanti da decadenze processuali”;
– che, tuttavia, dopo tale pronuncia, da una lato, Cass. 5.9.2013, n. 20459, e Cass. 14.11.2014, n. 24267, Cass.16.7.2015, n. 14901, Cass. 10.1.2015, n. 22969 hanno ritenuto, conformemente a quanto affermato dalle SS. UU., che la nuova formulazione della norma processuale costituisse un valido criterio per la interpretazione del testo dell’art. 182 c.p.c., comma 2, anche prima delle modifiche introdotte dalla L. n. 69 del 2009 (pur pervenendo le ultime tre pronunce menzionate al rigetto del ricorso sul rilievo che la deduzione di cui al motivo con il quale si denunciava la violazione dell’art. 182 c.p.c., comma 2 e art. 112 c.p.c. – per non avere i giudici osservato la regola secondo la quale, anche prima della modifica della prima di tali norme ad opera della L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 2, il giudice investito della causa deve, in caso di nullità della procura, assegnare alla parte un termine per il rilascio di altra valida – fosse tardiva), dall’altro, Cass. 9.12.2011, n. 26465, Cass. 23.9.2013, n. 21753, Cass. 17.10.2014, n. 22070 hanno ritenuto la non configurabilità, nella novella dell’art. 182 c.p.c., di una norma interpretativa e tale quindi da consentire un’estensione anche al passato del principio ivi affermato, atteso il tenore testuale fortemente innovativo rispetto al precedente;
– che, in presenza di tali contrastanti orientamenti, non sussistono i presupposti per la trattazione camerale, così come peraltro ritenuto per i ricorsi recanti i nn. R.G. 5722/13 e 16688/2014, già rimessi alla 4 sezione per la trattazione in pubblica udienza.
A seguito di riconvocazione la Corte rimette la causa alla quarta sezione, per la trattazione in pubblica udienza.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 46
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 112
 art. 46
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.