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Timestamp: 2017-09-21 08:24:33+00:00

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Per una mappa bibliografica dell'italiano giuridico
in collaborazione con Federico Battaglia
Si offre qui una bibliografia ragionata degli studi sull’italiano giuridico. La natura interdisciplinare del progetto "La Lingua del Diritto" riflette l’ampio spettro di punti di vista dai quali, nel corso del tempo, sono stati esaminati i rapporti fra lingua e diritto.
La bibliografia propone una schematica mappatura delle principali prospettive di ricerca in questo campo. A questo scopo, ogni lista è preceduta da una breve descrizione. È stata evitata la citazione ripetuta di uno stesso scritto, anche se pertinente a più d’una prospettiva. Il repertorio – per quanto sicuramente incompleto e imperfetto - vuole essere uno strumento per una collaborazione, nel seno di progetti comuni, fra studiosi disponibili ad assumere, almeno in parte, metodi di altre discipline e a condividere i propri.
Quest’obiettivo è del resto insito nella linguistica giuridica intesa come disciplina applicata, capace di individuare e di proporre soluzioni per i problemi legati all’uso del linguaggio nella produzione, comunicazione e interpretazione del diritto.
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1. Lingua e diritto: parallelismi e interferenze; problemi generali.
Cinque ragioni almeno suggeriscono l’accostamento lingua – diritto. Le prime tre attengono ai due fenomeni considerati singolarmente e alle loro caratteristiche comuni, che determinano una sorta di analogia o parallelismo:
a) sono entrambi istituti spontanei, nati dalla convenzione sociale, ma in perpetuo riassetto e divenire storico, secondo un’impostazione già presente ad es. in G.B. Vico, ma coltivata specialmente dalla Scuola storica del diritto tedesca, in sintonia con le ricerche sulle fiabe come espressione irriflessa dello spirito popolare [GRIMM 1815/1882; BÄCKER - KLATT - ZUCCA-SOEST 2012];
b) sono entrambi sistemi con forte organizzazione interna; la lingua viene spesso descritta in termini normativi (le ‘regole’ della grammatica’);
c) permettono il sussistere della società attraverso le relazioni intersoggettive (funzione comunicativa, di scambio).
Due ragioni attengono, invece, al rapporto specifico fra lingua e diritto, al loro contatto o interferenza:
d) la lingua può essere oggetto di legislazione linguistica [ORIOLES 2010], cioè di disciplina giuridica, che prescrive: la lingua da usarsi negli atti e nei processi (cf. art. 122 c.p.c.; art. 109 c.p.p.); la toponomatica e l’onomastica e l’ortografia (cf. per la Germania la Gemeinsame Absichtserklärung zur Neuregelung der deutschen Rechtschreibung); la tutela o la disincentivazione di lingue diverse da quella ufficiale o parlata dalla maggioranza della popolazione (cf. l. 15 dicembre 1999, n. 482);
e) molte teorie del diritto affermano (in misura maggiore o minore) la consustanzialità tra la disposizione giuridica e la sua espressione linguistica; anche le teorie meno legate al normativismo, dalla retorica antica all’ermeneutica novecentesca agli studi di Law and Literature, riconoscono che l’interpretazione testuale svolge un ruolo fondamentale nell’applicazione del diritto.
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2. Comprensibilità e semplificazione del linguaggio giuridico e amministrativo; tecnica legislativa; scrittura istituzionale.
Oltre che per il suo spiccato interesse come oggetto di studio socio-linguistico, di linguistica testuale e di pragmatica (v. n. 4), la richiesta di accessibilità (il «diritto a capire e a farsi capire») costituisce il principale movente dell’attenzione rivolta dagli studiosi alla lingua del diritto.
Anche se la critica tocca tutti i tipi di testi (per la tipologia v. n. 4), sono soprattutto quelli legislativi (normativi) e quelli burocratici a essere nel mirino dell'opinione pubblica. Il tema della legge oscura [Ainis 1997, De Mauro 2002, Mattarella, 2011] e dell’ostico ‘burocratese’ [Proietti 2010-2011, Piemontese 2011] sono proverbiali.
La critica all’obscuritas della legislazione risale del resto all’antichità romana [Bianchi 2005], che l’ha trasmessa alle età successive, specialmente al giusrazionalismo e all’illuminismo, legandolo al tema della certezza, nel quadro di un’ideologia che ha privilegiato l’identificazione della diritto con la legge (e della legge con la lingua: Grossi 2015).
Si tratta dunque di una tematica che ha conosciuto nel corso della storia molteplici riprese, spesso con le stesse parole d’ordine (e, in un’ipnotica circolarità, i discorsi odierni si rifanno ai precedenti più autorevoli, specialmente illuministici, per legittimare le critiche o per giustificare la difficoltà di intervenire: godono di particolare fortuna gli interventi di G.B. De Luca, L.A. Muratori, Montesquieu, U. Foscolo, A. Manzoni [De Luca 2010]).
Dopo il 1861, la lingua legislativa è terreno di lavoro delle commissioni incaricate di predisporre i Codici unitari [Costanzo ‒ Sagri 2008]; nella Repubblica, il coinvolgimento di Pietro Pancrazi nella revisione stilistica del testo della Costituzione simboleggia l’impegno dei Costituenti nella predisposizione di una legge chiara e comprensibile a tutti [De Mauro 2015, Mortara Garavelli 2011].
In Italia, la stagione più recente – che possiamo considerare ancora attuale – viene, probabilmente a ragione, fatta risalire alle «nuove questioni linguistiche» sollevate da Pier Paolo Pasolini e accolte da un ampio dibattito [interventi in Parlangèli 1971].
Lo sfondo dominante è quello sociolinguistico [Beccaria 1973, che tuttavia non tratta della variante giuridica]; la riflessione sul ruolo dell’italiano nello sviluppo democratico dell’Italia repubblicana coinvolge anche il linguaggio della pubblica amministrazione (nell’Italia dell’analfabetismo e dei regionalismi [De Mauro 2015]).
Il saggio di Italo Calvino, Per ora sommersi dall’antilingua, pubblicato da «Il giorno» il 3 febbraio 1965 è l’emblema di questo dibattito.
Sul fronte dei giuristi [oltre agli interventi di Pugliatti 1978], già nel 1960 la rivista «Diritto dell’economia» dedica un fascicolo alla «scienza della legislazione» e alla tecnica legislativa, con contributi ‒ tra gli altri ‒ di Francesco Carnelutti, Giuseppe Grosso, Costantino Mortati, Mario Longo.
Sarà il diffondersi in vari Paesi – specialmente negli USA, sotto le presidenze Nixon e Carter - del movimento del Plain Language ad accelerare il dibattito e le iniziative.
Sullo sfondo dell’entrata in vigore delle Regioni ordinarie e le esigenze di riordino complessivo dell’apparato legislativo italiano, nel 1979 un rapporto del ministro per la Funzione Pubblica, M.S. Giannini, riscontra l’esigenza di una generale riorganizzazione della Pubblica Amministrazione, sottolineando la relazione tra la qualità della legislazione e la sua «attuabilità», con evidenti riflessi in termini di efficienza del sistema.
Del 1984 è la prima direttiva vincolante per gli uffici regionali, promossa dalla Regione Toscana (Suggerimenti per la redazione dei testi normativi), in cui la redazione linguistica ha parte notevole [Marziale 1985].
Nel 1989, a Palermo, un gruppo di lavoro nazionale, coordinato dall’Osservatorio legislativo interregionale e presieduto da G. U. Rescigno presenta il documento Regole e suggerimenti per la redazione dei testi normativi, che diventa nel 1991 manuale unificato per le Regioni (fatto proprio nel gennaio del 1992 dalla Conferenza dei presidenti dell’assemblea, dei consigli regionali e delle province autonome), la cui prima parte è dedicata in dettaglio agli aspetti linguistici della normazione [Frosini 2000].
Nel 1993 il ministro S. Cassese avvia un nuovo progetto di riforma dell’amministrazione pubblica, che ribadisce l’importanza da attribuire all’efficacia comunicativa (viene pubblicato il Codice di stile delle comunicazioni scritte ad uso della pubblica amministrazione; v. anche Manuale di stile 1997, a cura di A. Fioritto).
Con la direttiva Frattini sulla Semplificazione del linguaggio dei testi amministrativi, nel 2002, le regole sulla redazione linguistica degli atti amministrativi acquistano carattere più formale.
Vere e proprie «norme sulla normazione» vengono emanate anche a livello parlamentare: le modifiche al regolamento della Camera dei deputati approvate alla fine degli anni ’90, che disciplinano l’attività istruttoria delle Commissioni permanenti e istituiscono il Comitato per la legislazione, introducono nell’ordinamento italiano disposizioni di rango primario sull’uso del linguaggio nella redazione dei testi di legge [Murgia 2012].
Un intervento importante, negli stessi anni, con notevoli riflessi anche di teoria generale del diritto, è quello della Corte Costituzionale (su tutte, Sent. Cost. 346/88 e 185/92 [Zaccaria 2012]), in cui si afferma il principio per cui «l'inevitabilità dell'ignoranza della legge penale» determina un errore scusabile (art. 5 c.p.).
Ad esito di varie iniziative (fra cui è da ricordare il Libro Bianco di G. Tremonti del 1994), il principio della chiarezza e conoscibilità delle norme viene esteso anche alla materia tributaria e fatto oggetto di legislazione ordinaria (l. 27 luglio 2000, n. 212, cd. Statuto dei diritti del contribuente), con importanti ricadute teoriche e giuridiche.
Da segnalare per la loro utilità alcuni portali web: http://www.maldura.unipd.it/buro/ (promosso da M.A. Cortelazzo), dedicato alla semplificazione del linguaggio burocratico; http://www.tecnichenormative.it/ (promosso da P. Costanzo), focalizzato sugli aspetti giuridici e linguistici del legal drafting. Su quest’ultimo tema, dal lato istituzionale, un’ampia rassegna bibliografica è disponibile al sito del Parlamento italiano, nella sezione (D51) dedicata al legal drafting e all’analisi preventiva e alla verifica di impatto della regolamentazione (tema, quest’ultimo, di notevole rilevanza, che non sarà qui trattato: vedi http://presidenza.governo.it/DAGL/uff_studi/AIR.html). Da segnalare infine http://ec.europa.eu/translation/italian/rei/index_it.htm, sito della Rete per l’eccellenza dell’italiano istituzionale, con l’obiettivo di «migliorare la qualità dei testi istituzionali prodotti dalle pubbliche amministrazioni e dalle istituzioni nazionali e internazionali».
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3. Uso non sessista del linguaggio giuridico.
Un tema connesso a quello del «dover essere» del linguaggio giuridico riguarda i profili di genere: evitare discriminazioni nella sostanza e ottenere anche sotto il profilo idologico il pari trattamento linguistico di uomo e donna è oggi uno scopo della buona legislazione.
Il tema presenta un interesse anche teorico, perché si verifica qui in modo molto concreto la tensione fra il potere legislativo, capace di imporre anche novità terminologiche, e lo svolgimento della lingua, che è un fenomeno affidato alle consuetudini dei parlanti (e alle regole interne della lingua stessa).
Studi su questa materia, diffusi in altri Paesi, iniziano a suscitare interesse anche nella comunità scientifica italiana.
Amiconi, R., Forme linguistiche al femminile dei nomi di professioni in Italia, in D. Veronesi (cur.), Linguistica giuridica italiana e tedesca. Rechtslinguistik des Deutschen und Italienischen, Padova 2000, 169-176.
Cavagnoli, S., Linguaggio giuridico e lingua in genere. Una simbiosi possibile, Alessandria 2013.
Daum, U., Die Gleichbehandlung von Männern und Frauen in der Rechtssprache, in D. Veronesi (cur.), Linguistica giuridica italiana e tedesca. Rechtslinguistik des Deutschen und Italienischen, Padova 2000, 161-168.
Dell’Anna, M. V.,Genere e generi. Donne e rappresentazione linguistica al femminile nei testi del diritto e dell’amministrazione in Italia, in Linguaggio giuridico e lingua di genere. Atti del Convegno organizzato dal Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Milano, Aula Magna del Palazzo di Giustizia, 21 novembre 2014 (c.d.s.).
Robustelli, C., Pari trattamento linguistico di uomo e donna, coerenza terminologica e linguaggio giuridico, in R. Zaccaria (cur.), La buona scrittura delle leggi, Roma 2011, 181-198.
4. Linguistica giuridica
Il linguaggio giuridico (o linguaggio/lingua del diritto), inteso come linguaggio settoriale, è una variante diafasica (e diastratica) dell’italiano.
I testi, scritti per lo più, ma anche orali, che ne sono la realizzazione svolgono molteplici funzioni nel processo di comunicazione (espositiva, informativa, regolativa, argomentativa, narrativa).
Per riferirsi all’insieme di queste realizzazioni, si può parlare, convenzionalmente, di linguaggio giuridico o del diritto.
Poiché la pluralità di funzioni determina ulteriori sotto-variazioni [Gualdo-Telve 2011; De Mauro 2015], si potrà poi parlare specificamente di linguaggio normativo (o legislativo o regolativo), per indicare i testi orientati alla funzione regolativa (ad es. leggi e contratti); di linguaggio dei giuristi, per indicare testi di carattere argomentativo, narrativo e informativo (comprensivi di generi molto diversi, dalla sentenza giudiziaria al manuale universitario); infine, di linguaggio burocratico [Serianni 2003/20123; Cortelazzo-Viale 2006, Lubello 2014], per indicare i testi di amministrazioni pubbliche volti a comunicare atti giuridici a singoli destinatari o al pubblico (ad esempio, le comunicazioni dell’Agenzia dell’Entrate ai contribuenti).
Una tipologia dei testi giuridici deve perciò prescindere dal valore giuridico e guardare alla loro funzione comunicativa (spesso molteplice all’intero di uno stesso atto: nella sentenza si troverà una parte narrativa, una argomentativa e una prescrittiva); al tempo stesso occorre tenere presente che la forma espressiva dipende – oltre che dalla funzione – dalla tradizione in cui sono inseriti, così che per esempio all’interno della stessa legislazione diverso sarà lo stile della Costituzione, del Codice Civile o delle norme di origine comunitaria, perché fanno riferimento a precedenti e a prassi peculiari; lo stesso vale per le sentenze, stilisticamente distinte – anche quando si tratti di svolgere funzioni comunicative analoghe – dai discorsi della dottrina giuridica.
Lo studio dell’italiano giuridico è coltivato in particolare dagli specialisti di sociolinguistica, linguistica testuale e pragmatica, interessati di volta in volta ai profili del lessico, della sintassi, della testualità e della ricezione, in relazione all’insieme dei testi giuridici o a singoli tipi.
Nel cogliere il peso delle tradizioni testuali poco sopra accennate, l’apporto dei giuristi e in particolare degli storici del diritto può essere significativo.
Spiccano, in quest’area, gli studi che descrivono i tratti caratteristici dei testi legislativi (normativi), che hanno recato, nell’insieme, il contributo più importante alla descrizione e comprensione dell’italiano giuridico [Sabatini 1990, 1998, 1999, Mortara Garavelli 2001].
Di grande aiuto per questo tipo di studi sono le banche dati, i corpora e gli archivi documentari per la consultazione dei testi [Rovere 2005, Ondelli 2014], per i quali si rinvia alle note bibliografiche circa i lavori di informatica giuridica (infra, § 9).
La tecnica per la redazione di testi giuridici (che rappresenta in larga misura una applicazione dei risultati ottenuti sul piano della linguistica descrittiva) è definita legal writing, quella di testi normativi legal drafting, con termini che manifestano l’origine geo-culturale di questi studi applicativi [Gopen - Smout 1991; cf. http://www.legalwritingjournal.org/, edito da The Legal Writing Institute, Seattle University School of Law].
In ambito italiano, con riferimento specifico alla redazione dei testi normativi, è invalsa la locuzione «tecnica legislativa», che coinvolge più ampiamente gli aspetti procedimentali della produzione normativa [Albanesi 2013].
La tecnica per utilizzare appropriatamente il linguaggio burocratico viene spesso definita «scrittura istituzionale» [Cortelazzo - Pellegrino 2003].
Se nell’ambito del diritto e in quello della burocrazia sono in uso linguaggi specialistici, è apparso opportuno distinguere (seppure con tutte le difficoltà connesse a questo genere di distinzioni, rese spesso problematiche dalla sovrapposizione dei campi) tra le diverse specialità professionali (gruppi di parlanti spesso, ma non sempre e non nella stessa misura, in relazione reciproca), portatrici di tradizioni per vari aspetti indipendenti: oltre a un linguaggio giuridico dai tratti condivisi a tutti, si è distinto un linguaggio dei notai, uno degli avvocati e uno dei giudici (intrecciati spesso in un linguaggio del processo), degli accademici, delle amministrazioni pubbliche, eccetera, di cui i risentono i testi prodotti nelle rispettive professioni [Fioritto 2009].
a) Studi generali e su fatti linguistici e stilistici in varie tipologie di testo:
Bazzanella, C. – Morra, L., Metafora e linguaggio giuridico: alcune riflessioni, in Aa.Vv., Atti del 3° congresso di studi dell’Associazione Italiana di Linguistica Applicata, Perugia 2004, 191-212.
Beccaria, G. L., Italiano antico e nuovo, Milano 1992, 172-234.
Berti, A., L’àmbito giuridico della lingua, in «Studi linguistici italiani» 25 (1999), 64-97.
Cavagnoli, S., Il discorso giuridico: un approccio linguistico all’analisi, in E. Ioriatti Ferrari (cur.), La traduzione del diritto comunitario ed europeo: riflessioni metodologiche, Atti del convegno 10-11 marzo 2006, Facoltà di Giurisprudenza dell’università di Trento, Padova 2006, 61-86.
Cavagnoli, S., Linguaggio giuridico e linguistica applicata: perché interagire [rielaborazione abbreviata e modificata del testo: Il discorso giuridico: un approccio linguistico all’analisi, in E. Ioriatti Ferrari (cur.), La traduzione del diritto comunitario ed europeo: riflessioni metodologiche, Atti del convegno 10-11 marzo 2006, Facoltà di Giurisprudenza dell’università di Trento, Padova 2006, 61-86] in «Cultura e diritti, per una formazione giuridica», 1, 4 (2012), 15-24.
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c) Il linguaggio della Costituzione:
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d) Il linguaggio del processo: giudici e avvocati:
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Coppi, F., Il linguaggio della difesa penale, in A. Mariani Marini – F. Bambi (cur.), Lingua e diritto. Scritto e parlato nelle professioni legali, Pisa 2013, 107-120
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5. Storia della lingua giuridica
La storia della lingua giuridica ha la sua premessa nella lingua tecnica del diritto romano [fondamentali Marouzeau 1959; De Meo 20052] e vede poi, rispetto alla lingua comune, una più lenta affermazione dell’italiano, a causa della durevole presenza del Corpus Iuris Civilis come principale testo di riferimento non solo nei tribunali, ma anche e soprattutto nelle Università [fondamentali gli studi di Fiorelli 2008].
La fine del sistema di diritto comune e l’adozione dell’italiano nell’insegnamento e nella legislazione, fra XVIII e XIX secolo, vanno di pari passo con l’importazione di gallicismi (spesso: franco-latinismi, legati alla medesima tradizione giuridica) e, in misura minore, di calchi semantici sul tedesco, lingua della dottrina ottocentesca.
La fase più recente della storia dell’italiano giuridico si sovrappone all’esperienza del multilinguismo (nell’ambito dell’Unione Europea e, su scala mondiale, nel quadro dei rapporti transnazionali), su cui vd. infra § 7.
In molti casi gli studi storici sono serviti da corredo alla predisposizione di archivi e banche dati, a loro volta strumentali alla ricerca descrittiva sul linguaggio giuridico e la sua storia (v. infra, §. 10).
Abatino, B., Gallicismi e franco-latinismi nella traduzione di Francesco Foramiti, in D. Mantovani - A. Padoa Schioppa (cur.), Interpretare il Digesto. Storia e metodi, Pavia 2014, 161-194.
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6. Teoria e filosofia del linguaggio giuridico.
Solo un cenno si può qui fare all’area, molto estesa, degli studi teorici e filosofici sul linguaggio giuridico, specialmente normativo.
A dominare gli studi sui rapporti tra lingua e diritto, in questo settore è, fin dall’inizio del Novecento, la filosofia analitica.
Negli anni ’60 inizia, a livello internazionale, una ricca stagione di studi di filosofia del linguaggio, legata specialmente alla teoria degli atti linguistici e ‒ sul fronte giuridico ‒ alla logica deontica; vedono la luce, per esempio, i lavori fondanti di Austin (1962), von Wright (1963), Kalinowski (1965), Searle (1969).
L’insieme di queste ricerche si situa, variamente, sul terreno della semiotica giuridica, cioè lo studio del diritto come insieme di segni (parte della semiotica generale: Jori-Pintore 2014].
I lavori di quest’area concernono soprattutto i profili della semantica e della pragmatica del linguaggio giuridico: quasi sempre gli studi sono volti a disambiguare il valore degli enunciati deontici (specialmente di quelli normativi [Conte 1989, 1994, 2001]).
Questo scopo avvicina le ricerche filosofiche agli obiettivi di comprensibilità perseguiti dalla linguistica applicata (e dalla tecnica della legislazione). Importante, in questa prospettiva, anche il nesso teorico fra chiarezza e certezza del diritto [Luzzati 1999].
Tuttavia gli studi teorici e filosofici si differenziano perché non si occupano di una specifica lingua naturale (l’italiano giuridico), ma della struttura e delle caratteristiche universali del linguaggio giuridico.
Varie discipline linguistiche e giuridiche si interessano, con scopi specifici, del tema delle definizioni giuridiche [Belvedere 1989], dell’interpretazione [Chiassoni 2010, Guastini 2010], dell’argomentazione e del discorso giudiziario [Mazzi 2007, 2008; Gentili 2013], della retorica e dell’oratoria forense [Cavalla 2007].
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7. Il diritto nella pluralità delle lingue.
Nella seconda metà del Novecento, la riflessione filosofica (specialmente nel campo dell’ermeneutica) fa riscoprire la storicità del rapporto tra espressione linguistica e oggetto giuridico e favorisce, tra le altre, lo sviluppo di ricerche sulle tecniche di trasposizione linguistica di un concetto giuridico da una lingua all’altra e da una cultura giuridica ad un’altra [Cavagnoli, S. ‒ Ioriatti Ferrari 2009, Sacco 2000].
Il problema della traduzione giuridica coinvolge sia i linguisti (linguistica contrastiva, traduttologia), sia i giuristi (gli studiosi di diritto comparato su tutti, ma anche gli internazionalisti), tanto accademici quanto pratici: giudici, avvocati e professionisti alle prese con rapporti giuridici ed economici transnazionali.
Quest’area di studio acquista importanza con l’intensificarsi dell’attività normativa e burocratica dell’Unione Europea: la produzione, l’interpretazione e l’applicazione delle norme affrontano la prova del multilinguismo e quella, non minore, della compresenza di tradizioni giuridiche diverse. La figura del giurista-linguista (lawyer-linguist) riveste una funzione-chiave nell’amministrazione comunitaria.
Un campo di studio recente, di interesse soprattutto linguistico, riguarda, sotto diverso profilo ma con frequenti intersezioni rispetto al precedente, le caratteristiche dell’italiano giuridico e burocratico prodotto fuori dai confini nazionali (soprattutto dalle istituzioni europee: cd. euroletto [Mori 2003]), in prospettiva contrastiva rispetto a quello dei documenti interni.
a) Traduttologia e comparazione giuridica:
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8. Linguistica forense e giudiziaria
Gli studi di quest’area si occupano delle tecniche di analisi dei testi (scritti, registrati o prodotti oralmente) a vario titolo rilevanti in indagini o procedimenti giudiziari: destinati, cioè, a essere oggetto di valutazione degli inquirenti e dei magistrati, e prima ancora dai tecnici e dagli operatori coinvolti nel loro reperimento.
La disciplina, altrove già avanzata [Svartvik 1968, Fitzgerald 2004] acquisisce progressiva autonomia anche in Italia, forte soprattutto dell’importanza acquisita nell’ultimo decennio dalle intercettazioni e dalle perizie foniche come strumento di indagine e a fini processuali [Romito 2013].
In quest’area intervengono giuristi ‒ specialmente esperti di criminologia, diritto e procedura penale ‒ e linguisti, sul fonte della definizione delle competenze tecniche necessarie all’analisi dei testi in giudizio.
Molti sono i problemi coinvolti (per esempio, quelli di traduzione dalla lingua registrata a quella italiana e da quella orale a quella scritta, nelle registrazioni foniche); tra i diversi livelli di analisi interessati (pragmatica, dialettologia, psicolinguistica, ecc.), va segnalato ‒ per la rilevanza in materia di intercettazioni ‒ quello della fonetica giudiziaria.
In alcuni studi è marcata l’intersezione con il tema della lingua del processo (supra, § 4). È il caso, per esempio, delle analisi delle procedure di verbalizzazione delle deposizioni orali durante i processi, in cui le variazioni di registro (così per parlanti poco alfabetizzati), oltre che di mezzo, possono avere conseguenze sul testo finale esaminato dai giudici [Bellucci 2005].
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Romito, L., Manuale di fonetica articolatoria, acustica e forense, Cosenza 2000.
Romito, L., Le intercettazioni, in M.Caligiuri (cur.), Cultura della legalità, II, Catanzaro 2010, 207-2017.
Romito L. (cur.), Manuale di linguistica Forense, Roma 2013.
Romito, L. ‒ Lio, R. ‒ Perri, P. F., Stabilità dei parametri nello Speaker Recognition: a variabilità intra e inter parlatore F0, durata e articulation rate, in S. Schmid ‒ M. Schwarzenbach ‒ D. Studer-Joho (cur.), La dimensione temporale del parlato, Atti del 5° convegno Associazione Itlaiana Scienze della Voce (AISV), Università di Zurigo, 4-6 febbraio 2009, V, Torriana (RN) 2010, 643-670.
Romito L. ‒ Tucci M., Verso un formato standard nelle intercettazioni e una proposta per l’archiviazione e la conservazione delle registrazioni, in L. Romito ‒ V. Galatà ‒ R. Lio (cur.), La fonetica sperimentale. Metodo e applicazioni, Atti del IV Convegno Nazionale dell’Associazione Italiana di Scienze della Voce (AISV), Arcavacata di Rende (CS), 3-5 dicembre 2007, Rimini 2008, 22-39.
Svarvtik, J., The Evans Statements: A Case for Forensic Linguistics, Stockholm 1968.
9. Informatica e linguaggio giuridico: archivi, analisi, legimatica.
a) Informatica giuridica documentaria.
Nel settore documentario, gli studi e i progetti di informatica giuridica riguardano i metodi di archiviazione e consultazione del materiale giuridico, coinvolgendo soprattutto ricerche linguistiche di tipo lessicografico (informatica documentaria).
Decisiva in questo settore è l’attività, avviata a Firenze nel 1968, dell’Istituto di Documentazione Giuridica (IDG), che prosegue dal 2002 nell’Istituto di Teoria e Tecniche dell’Informazione Giuridica (ITTIG), del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Nel 1963, prende avvio (grazie al coinvolgimento di R. Orestano, G. Nencioni, P. Fiorelli), in stretto legame con l’Accademia della Crusca, il progetto di un Vocabolario Giuridico della Lingua Italiana [già Fiorelli 1947]. Nel 1993 l’IDG pubblica in tre volumi cartacei, grazie ai materiali già raccolti, l’inventario lessicale Indice della Lingua Legislativa Italiana (ILLI) [Mariani Biagini 1993].
Il materiale cartaceo selezionato è stato digitalizzato negli anni Ottanta, dando vita a due archivi: la banca dati LLI (Lingua Legislativa Italiana), contenente il testo integrale della prima edizione dei maggiori testi normativi in lingua italiana, e quella LGI (Lessico giuridico Italiano), che integra il primo archivio con fonti giuridiche ulteriori. Rinominato VocaNet e dotato di un nuovo programma di navigazione, permette lo spoglio di testi legislativi, dottrinali e della prassi dal decimo al ventesimo secolo [Sagri 2014].
b) Passaggio successivo è l’analisi informatica dei dati lessicografici raccolti nei corpora. L’archivio IS-LeGi offre dal 2008 chiavi semantiche per la consultazione delle banche dati LLI e VocaNet [Mariani 2008].
La banca dati DoGi ‒ Dottrina giuridica dell’ITTIG raccoglie riferimenti bibliografici di studi giuridici apparsi in riviste italiane. L’archiviazione e la digitalizzazione dei documenti giuridici in lingua italiana favorisce anche la ricerca storiografica [Palazzolo 2002]. Oltre ai corpora citati, va segnalata la Bibliografia delle Edizioni Giuridiche Antiche (BEGA).
Un importante archivio è messo a disposizione, a partire dagli anni ’60, dal Centro Elettronico di Documentazione (CED)della Corte di Cassazione. Il sistema ItalgiureWeb mette a disposizione un amplissimo apparato di testi giurisprudenziali e normativi.
c) Analisi automatica dei testi, semplificazione della comunicazione giuridica e legimatica.
Gli studi di questa area si occupano del trattamento informatico dei testi, con il fine di contribuire alla semplificazione del linguaggio giuridico.
La leggibilità dei testi è messa in relazione a parametri formalizzati, per il calcolo dei quali si ricorre a formule di leggibilità [De Mauro ‒ Piemontese ‒ Vedovelli 1986].
La legimatica si propone la modellizzazione delle procedure relative alla produzione di testi normativi [Mercatali 1993, Biagioli ‒ Mercatali ‒ Sartor 1993 e 1995].
In seno all’ITTIG sono stati sviluppati specifici software legimatici [Fameli ‒ Mercatali ‒ Ragona ‒ Tiscornia 2014]: l’istituto ha prodotto in passato Lexedit, il primo software specialistico di aiuto alla redazione di testi legislativi, e di recente xmLeges, famiglia di applicazioni open source per il drafting legislativo sviluppato nell’ambito del Progetto «Norme in Rete», proposto dal Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA, ora DigitPA), in collaborazione con il Ministero della Giustizia.
d) Accesso all’informazione giuridica e multilinguismo.
Un’ulteriore applicazione degli strumenti di gestione e analisi automatica dei testi giuridici riguarda il multilinguismo, che presuppone la categorizzazione degli oggetti giuridici e favorisce la comparazione di istituti e concetti, offrendo un aiuto prezioso alla linguistica contrastiva e alla traduttologia giuridica.
a) Informatica giuridica documentaria:
Cammelli, A. ‒ Mariani Biagini, P., Documentazione e lingua giuridica italiana, in B. Pozzo ‒ F. Bambi (cur.), L’italiano giuridico che cambia, Firenze 2012, 215-223.
Fameli, E. ‒ Mercatali, P. ‒ Ragona, M. ‒ Tiscornia, D., L’Istituto di Teoria e Tecniche dell’Informazione Giuridica del CNR. Dalla documentazione giuridica automatica ai sistemi esperti e alla legimatica, in G. Peruginelli ‒ M. Ragona, L’informatica giuridica in Italia. Cinquant’anni di studi, ricerche ed esperienze, Napoli 2014,169-228.
Fiandanese, F., II Centro Elettronico di Documentazione della Corte Suprema di Cassazione, in G. Peruginelli ‒ M. Ragona (cur.), L’informatica giuridica in Italia. Cinquant’anni di studi, ricerche ed esperienze, Napoli 2014, 151-168
Fiorelli, P., Premessa in P. Mariani Biagini, Indice per la Lingua Legislativa Italiana. Inventario lessicale dei cento maggiori testi di legge tra il 1723 e il 1973, Firenze 1993.
Mariani, P., Informatica e lingua del diritto, in R. Nannucci (cur.), Lineamenti di informatica giuridica. Teoria, metodi, applicazioni, Napoli 2002, 453-478.
Mariani, P., IS-LeGI: un dizionario in rete per un migliore accesso al patrimonio giuridico italiano, in «Informatica e diritto» 17 (2008), n. 1-2, 235-244.
Sagri, M. T., Informatica documentaria e lessicografia giuridica: strumenti per la conoscenza della lingua, in G. Peruginelli ‒ M. Ragona, L’informatica giuridica in Italia. Cinquant’anni di studi, ricerche ed esperienze, Napoli 2014, 499‒520.
b) Banche dati e corpora:
CED, Italgiureweb, http://www.italgiure.giustizia.it/
ITTIG, Bibliografia delle Edizioni Giuridiche Antiche (BEGA), http://www.ittig.cnr.it/Ricerca/Testi/Bega1978-1993.htm
ITTIG, DoGi. Dottrina giuridica, http://www.ittig.cnr.it/dogi/
ITTIG, IS-LeGI ‒ Indice Semantico del Lessico Giuridico Italiano e Archivi digitali di documenti giuridici antichi,http://www.ittig.cnr.it/BancheDatiGuide/vgi/islegi/)
ITTIG, Lessico Giuridico Italiano (LGI), Istituto di Teoria e Tecniche dell’Informazione Giuridica (ITTIG) del CNR, archivio Vocanet (http://www.ittig.cnr.it/BancheDatiGuide/vocanet/Index.html)
ITTIG, Lingua Legislativa Italiana ‒ LLI. Archivio della lingua legislativa. Codici, Costituzioni e Leggi fondamentali dal 1539 (estensione del repertorio ILLI)
Mariani Biagini, P. (cur.). Indice della Lingua Legislativa Italiana (ILLI), Istituto di Documentazione Giuridica (IDG) del CNR, Firenze, 1993-1997, 3 voll.
c) Analisi automatica dei testi, semplificazione della comunicazione giuridica e legimatica:
Biagioli, C., Strutturazione funzionale delle leggi per la progettazione di strumenti informatici a sostegno del drafting legislativo, in D. Veronesi (cur.), Linguistica giuridica italiana e tedesca. Rechtslinguistik des Deutschen und Italienischen, Padova 2000, 135-146.
Biagioli, C. ‒ Mercatali, P. ‒ Sartor, G. (cur.), Elementi di legimatica, Padova 1993.
Biagioli, C. ‒ Mercatali, P. ‒ Sartor, G. (cur.), Legimatica. Informatica per legiferare, Napoli 1995.
Dell’Anna, M. V. ‒ Marinai, E. ‒ Romano, F. ‒ Visconti J., Un corpus di documenti giuridici per il Nuovo Vocabolario dell’Italiano moderno e contemporaneo, in «Informatica e diritto» 23 (2014), 181-192.
Fameli, E. ‒ Mercatali, P. ‒ Ragona, M. ‒ Tiscornia, D., L’Istituto di Teoria e Tecniche dell’Informazione Giuridica del CNR. Dalla documentazione giuridica automatica ai sistemi esperti e alla legimatica, in G. Peruginelli ‒ M. Ragona (cur.), L’informatica giuridica in Italia. Cinquant’anni di studi, ricerche ed esperienze, Napoli 2014,169-228.
Gioria, M. L., Le banche dati: legimatica e sistemi informativi, in «Parlamenti regionali» 12 (2004), 193-197.
Lupo, C., Accesso e automazione nel ciclo di produzione delle leggi, in «Parlamenti regionali» 12 (2004), 176-187.
Mercatali, P. (cur.), Computer e linguaggi settoriali. Analisi automatica di testi giuridici e politici, Milano 1988.
Mercatali, P., Verso una nuova discipliuna: la legimatica, in «Informatica e diritto» 18 (1993), 43-52.
Mercatali, P., Appunti per nuove regole legistiche e legimatiche, in «Parlamenti regionali» 12 (2004), 170-175.
Mercatali, P., Il problema della comprensibilità del linguaggio giuridico negli USA: verso un’analisi automatica dei testi, in P. Mercatali, P., Linguistica, informatica, scienza e tecniche della comunicazione nella formazione del giurista, in R. Zaccaria (cur.), La buona scrittura delle leggi, Roma 2011, 139-150.
Palazzolo, N., L’informatica per la ricerca storico-giuridica: problemi metodologici e prospettive applicative, in Aa.Vv., Cunabula iuris. Scritti storico-giuridici per Gerardo Broggini, Milano 2002, 324-327.
Romano, F., Strumenti informatici per l’analisi e il controllo linguistico dei testi legislativi e amministrativi, in N. Palazzolo (cur.), Lingua giuridica e tecnologie dell’informazione, Napoli 2006, 103-134.
Sagri, M.-T., L’evoluzione delle risorse linguistiche nel reperimento dell’informazione giuridica, in N. Palazzolo (cur.), Lingua giuridica e Tecnologia dell’informazione, Napoli 2006, 57-76.
Tiscornia, D., Il linguaggio giuridico nella prospettiva computazionale, in J. Visconti, Lingua e diritto. Livelli di analisi, Milano 2010, 321-338.
d) Accesso all’informazione giuridica e multilinguismo:
Liebwald, D., Interfacing between different legal systems – N-Lex and EUR-Lex, in G. Grewendor – M. Rathert (cur.), Formal Linguistics and Law, Berlin 2009, 181-200.
Peruginelli, G., Multilinguismo e sistemi di accesso all’informazione giuridica, Milano 2009.
Peruginelli, G., Lingue e concetti giuridici: premesse metodologiche per un sistema di accesso multilingue all’informazione giuridica, in N. Palazzolo (cur.), Lingua giuridica e tecnologie dell’informazione, Napoli 2006, 77-102.
Steinberger, R. - Ebrahim, M. - Poulis, A. e Manuel Carrasco-Benitez, M. - Schlüter, P. – Przybyszewski M., Gilbro, S., An overview of the European Union’s highly multilingual parallel corpora, in «Resources & Evaluation» 48 (2014), 679-707.
Vilella, G., Innovazione tecnologica e democrazia, prefaz. M. Schulz, Bologna 2015.
10. Didattica.
Meritano una segnalazione alcuni lavori pionieristici sulla didattica dei temi relativi al linguaggio giuridico: l’insegnamento linguistico nelle Facoltà giuridiche, la didattica del drafting legislativo, quella della traduzione giuridica.
a) Linguaggio giuridico:
Cavagnoli, S., Valutazione di materiali didattici, in D. Veronesi (cur.), Linguistica giuridica italiana e tedesca. Rechtslinguistik des Deutschen und Italienischen, Padova 2000, 383-396.
Cavagnoli, S., Ruolo e competenze dei docenti di lingua all’interno delle facoltà di giurisprudenza in area italo-tedesca, in P. Diadori, La formazione dei docenti di lingua e traduzione in ambito giuridico italo-tedesco, Siena 2009, 294-304.
Diadori, P. (cur.), Progetto Jura: la formazione dei docenti di lingua e traduzione in ambito giuridico italo-tedesco, Perugia 2009.
Dondolini Scholl, G., La produzione di materiali didattici multimediali per i linguaggi settoriali dell’italiano nel quadro del Progetto LINGUA VOCALLIT; il modulo “L’italiano del diritto”, in D. Veronesi (cur.), Linguistica giuridica italiana e tedesca. Rechtslinguistik des Deutschen und Italienischen, Padova 2000, 413-421.
Pavesi, M. – Bernini, G. (cur.), L’apprendimento linguistico all’università: le lingue speciali, Roma 1998.
Sabatini, F., La formazione linguistica del cittadino comune e del legislatore, in R. Zaccaria (cur.), La buona scrittura delle leggi, Roma 2011, 61-64.
Semplici, S., Aspetto “tridimensionale” nell’insegnamento dei linguaggi settoriali: una proposta per l’insegnamento del linguaggio giuridico, in D. Veronesi (cur.), Linguistica giuridica italiana e tedesca. Rechtslinguistik des Deutschen und Italienischen, Padova 2000, 397-412.
b) Tecniche legislative:
Albanesi, E., L’insegnamento della tecnica legislativa nelle aule universitarie, in M. Cavino – L. Conte (cur.), La tecnica normativa tra legislatore e giudici, Napoli 2014, 163-171.
Amato, G., La Scuola di Scienza e Tecnica della Legislazione, in ISLE, Statuto e finalità 1962-2012, Napoli 2012, 21 ss.
Costanzo, P., Le tecniche legislative nella formazione universitaria, in «Iter legis» n.s. 3 (1999), 72.
Pagano, R., La formazione dei redattori di testi legislativi. L’esperienza dell’ISLE, in «Iter legis» n.s. 3 (1999), n. 3-4, 110 ss.
Pagano, R., Training Legal Drafters. The Italian Experience, in R. C. Bergeron (ed.), Essays on Legislative Drafting, Ottawa 1999, 291 ss.
c) Traduzione:
Garzone, G., Inglese giuridico e generi testuali nella prospettiva didattica, in L. Schena (cur.), La lingua del diritto, Roma 1997, 207-234.
Garzone, G., Osservazioni sulla didattica della traduzione giuridica, in P. Mazzotta ‒ L. Salmon (cur.), Tradurre le microlingue scientifico-professionali. Riflessioni teoriche e proposte didattiche, Torino 2007, 194-238.
11. Altre lingue del diritto.
Lo studio della lingua del diritto è strettamente legato a specifiche lingue; il panorama delle ricerche relative ad altre lingue (in taluni casi, con lavori ormai classici) offre non solo elementi di comparazione, ma suggerisce metodi e problemi. Si segnalano alcune letture:
Bhatia, V.K., Worlds of written discourse, London - New York 2004.
Bhatia, V.K. ‒ Garzone, G. ‒ Salvi, R. ‒ Tessuto, G. ‒ Williams, C. (cur.), Language and Law in Professional Discourse Issues and Perspectives, Newcastle upon Tyne 2014.
Bhatia, V.K. – Bremner, S., The Routledge handbook of language and professional communication, London - New York 2014.
Bourdieu, P., Langage et pouvoir symbolique, Paris 2001.
Cornu, G., Linguistique juridique, Paris 1990, 20053.
Eichhoff-Cyrus, K.M. – Antos, G. (cur.), Verständlichkeit als Bürgerrecht? Die Rechts- und Verwaltungssprache in der öffentlichen Diskussion, Mannheim - Leipzig - Wien - Zürich 2008.
Felder, E., Juristische Fachsprache, in Cordes, A. - Lück, H. - Werkmüller, D. - Schmidt-Wiegand, R. (cur.), Handwörterbuch zur deutschen Rechtsgeschichte, Berlin 20112, 1443-1449.
Goodrich, P., Legal discourse. Studies in Linguistics, Rhetoric and Legal Analysis, London 19902.
Goyard-Fabre, S., La textualité du droit. Étude formelle et enquête transcendantale, Paris 2012.
Grewendor, G. – Rathert, M. (cur.), Formal Linguistics and Law, Berlin 2009.
Jackson, B.S., Semiotics and Legal Theory, London, Boston, Melbourne and Henley, 1985.
Lerch, K.D. (cur.), Die Sprache des Rechts. Studien der interdisziplinären Arbeitsgruppe Sprache des Rechts der Berlin-Brandenburgischen Akademie der Wissenschaften, 3 voll., Berlin-New York 2004.
Müller, F. - Wimmer R. (cur.), Neue Studien zur Rechtslinguistik, Berlin 2001.
Philbrick, F.A., Language and the Law. The Semantics of Forensic English, New York 1951.
Turell, M.T. (cur.), Lingüística forense, lengua y derecho: conceptos, métodos y aplicaciones
Valadés, D., La lengua del derecho y el derecho de la lengua, México 2005.
Weinrich, H., Sprache, das heißt Sprachen, Tübingen 2001.
White, J.B., The Legal Imagination. Studies in the Nature of Legal Thought and Expression, Boston – Toronto 1973.

References: art. 122
 art. 109
 sentenza 
 sentenza 
 § 9
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 § 7
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 § 4