Source: https://www.laleggepertutti.it/242859_lasciare-il-cane-chiuso-in-auto-puo-essere-sanzionato-con-una-multa
Timestamp: 2019-03-26 19:15:41+00:00

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> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Ottobre 2018
E’ consentito lasciare il cane da solo chiuso in macchina anche se per pochi minuti? La legge pone divieti al riguardo? Si rischia e cosa a farlo?
Si dice che il cane sia il migliore amico dell’uomo. Ma l’uomo è il migliore amico del cane? Lo penseresti se vedessi un cane lasciato solo in un’auto parcheggiata? Ti è mai capitato di essere tu a lasciare il tuo cane in auto anche se per poco, giusto il tempo di sbrigare velocemente una commissione? La questione non è solo morale, non riguarda solo il grado di sensibilità che possiamo avere verso gli animali in generale e il loro benessere, ma piuttosto può avere anche risvolti di natura giuridica. Sebbene, infatti, gli animali non siano ancora considerati soggetti giuridici, il nostro ordinamento tuttavia contiene norme che li tutelano e puniscono le condotte ad esse contrarie. Norme, che soprattutto negli ultimi anni, sono divenute sempre più incisive e sempre più estesa ne è stata anche la applicazione giurisprudenziale. Ha fatto notizia, ad esempio, una recente sentenza della Corte di Cassazione che, condividendo quanto sostenuto da diversi anni da una parte della comunità scientifica, ha ritenuto che anche i crostacei (nella specie, si trattava di aragoste) sono esseri senzienti capaci di provare dolore e ha sanzionato quindi un ristoratore che li deteneva in condizioni produttive di grandi sofferenze [1]. E’ il caso che tu legga questo articolo se lo hai già fatto o stai per farlo o ti stai semplicemente chiedendo: lasciare il cane chiuso in auto può essere sanzionato con una multa?.
1 Gli animali sono cose?
2 Che cosa sono i diritti degli animali?
3 Le sanzioni amministrative
4 Le sanzioni penali
Gli animali sono cose?
Dai criceti ai coniglietti, dagli uccellini ai piccoli rettili, fino ai pesci rossi, sono sempre di più gli animali, oltre al cane e al gatto, considerati ormai domestici e, quindi, entrati a far parte delle nostre vite e delle nostre famiglie. Una recente sentenza è arrivata ad ammettere che addirittura il pony possa essere considerato un animale da compagnia con la possibilità, quindi, di essere tenuto persino in casa, anche se con ovvi accorgimenti e con determinate condizioni per la tutela sia dell’animale stesso sia dei vicini [2]. Ma, nonostante questi legami affettivi, i nostri animali di casa sono spesso considerati e trattati come delle cose. E ciò non solo da noi stessi (come se fossero peluches, infatti, li mettiamo in borsetta, li vestiamo, li tingiamo), ma anche dalla legge.
Nel campo dell’esperienza giuridica, infatti, vengono considerati come “cose” anche gli esseri viventi suscettibili di essere utilizzati dall’uomo: quindi, oltre ai vegetali, anche gli animali. Per quanto riguarda gli animali, infatti, a parte quelli selvatici (oggetto della speciale legislazione che regolamenta la caccia e individua le specie “protette”), quelli addomesticati dall’uomo sono tradizionalmente suddivisi in:
animali “da reddito”, utilizzati appunto per il lavoro o la produzione (per esempio di carni, latte, uova, pelli);
animali “da compagnia” o “di affezione”, che sono quelli tenuti, o destinati ad essere tenuti, dall’uomo, per compagnia o per affezione, e quindi a tal fine utilizzati anche se senza finalità produttive o alimentari [3].
Ed, infatti, ad esempio, quando compri un animale, quindi anche un cane, si applicano le norme che disciplinano la compravendita, che ha per oggetto una cosa (che, se è un animale, sarà una “cosa mobile”), un “bene di consumo” [4].
Che cosa sono i diritti degli animali?
Se gli animali sono considerati cose, penserai quindi che non ci siano problemi a lasciare il cane chiuso in auto, quasi come un cuscino o le buste della spesa. Ma, in realtà, non è proprio così. Al di là, infatti, del loro essere considerati alla stregua di una cosa, gli animali, come si è già accennato, sono stati comunque sempre oggetto di norme finalizzate alla loro salvaguardia e tutela, in quanto l’uomo ha sempre nutrito verso di essi un senso di pietà, di protezione e di affetto. In epoca meno recente, infatti, il c.d. codice Zanardelli, cioè il codice penale italiano del 1889, puniva gli atti crudeli, le sevizie e i maltrattamenti verso gli animali. E la più recente legge [5] ha inserito nel vigente codice penale il nuovo Titolo IX-bis: “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”.
Con il crescente ruolo che negli ultimi decenni hanno raggiunto gli animali da compagnia nella nostra società, poi, si è avuto un ulteriore e più incisivo rafforzamento della loro tutela giuridica. Basti ricordare la c.d. “Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo” [6] e la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, stipulata a Strasburgo il 13 novembre 1987 e ratificata in Italia [7].
A questo punto ti chiederai come si possano allora conciliare tali norme con il fatto che gli animali siano cose. Ebbene, si conciliano perché la normativa, che prevede la tutela degli animali, comunque non li rende titolari di diritti. L’animale, infatti, sebbene sia un essere senziente, non può essere soggetto di diritti in quanto è privo della c.d. capacità giuridica, cioè la capacità di essere appunto soggetto di diritti e di obblighi, che l’ordinamento riconosce solo alle persone fisiche e a quelle giuridiche. L’animale, quindi, non è il titolare di un diritto alla tutela giuridica, ma è solo il beneficiario della tutela apprestata dal diritto.
Pertanto, quando comunemente oggi si sente sempre più parlare di diritti degli animali, con tale espressione si intende non già la titolarità di diritti soggettivi da parte degli animali, ma il complesso della tutela giuridica che il diritto appronta in loro difesa [8]. È una espressione che non va intesa, quindi, in senso tecnico né giuridico. Stando così le cose, ti chiederai a questo punto quale sia in conclusione la risposta alla domanda di partenza.
Ebbene, proprio per quanto detto nei paragrafi precedenti, lasciare il cane chiuso in auto è sanzionabile e non solo da un punto di vista amministrativo, ma anche da un punto di vista penale.
Nella consapevolezza che gli animali, come hai già visto, hanno un peso sempre più rilevante nella società e nella nostra vita e nell’intento di tutelarli da maltrattamenti di vario genere, oramai quasi tutte le amministrazioni comunali si dotano di regolamenti comunali per la tutela degli animali. Tali regolamenti, che contengono norme per la gestione degli animali, ed in particolare per quelli d’affezione, pongono, tra gli altri, proprio l’espresso divieto di lasciare soli animali chiusi in autoveicoli, anche se all’ombra e con i finestrini aperti, per un periodo superiore a quello specificato nel regolamento stesso (generalmente, un’ora) e indipendentemente dalla stagione oppure limitatamente al periodo dell’anno eventualmente indicato nel regolamento (generalmente, nel periodo estivo). La violazione di tale divieto comporta appunto l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria.
Ma lasciare il cane chiuso in auto è anche un reato.
Due sono, in particolare, le fattispecie criminose in cui viene inquadrata una siffatta condotta:
il maltrattamento di animali [9], punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro;
l’abbandono di animali [10], punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
Il primo è un delitto, il secondo, più lieve, è una contravvenzione, e si differenziano tra loro per il diverso atteggiamento soggettivo dell’agente.
Il maltrattamento di animali, infatti, che consiste nel provocare una lesione a un animale oppure nel sottoporlo a sevizie, comportamenti, fatiche o lavori insopportabili per le sue caratteristiche comportamentali, richiede il dolo da parte di chi lo commette, che può essere:
in forma specifica, nel caso in cui la condotta lesiva dell’integrità e della vita dell’animale sia tenuta “per crudeltà”;
in forma generica, nel caso in cui la condotta sia tenuta “senza necessità”. In questo caso, poi, si parla di dolo eventuale, se l’agente, pur rappresentatosi chiaramente la significativa possibilità che si verifichi l’evento concreto (cioè la lesione all’animale o la sua sottoposizione a sevizie, comportamenti, fatiche o lavori insopportabili), ciò nonostante, dopo aver considerato il fine perseguito e l’eventuale prezzo da pagare, si sia comunque determinato ad agire, anche a costo di causare l’evento lesivo, aderendovi laddove si verifichi. Situazione, questa, che, laddove non ricorra la predetta crudeltà, ben si adatta al caso del cane lasciato solo chiuso in auto, da colui che, pur nella consapevolezza che verosimilmente ne soffrirà nel senso richiesto dalla norma, corre comunque il rischio e mette comunque in atto la condotta.
L’abbandono di animali è caratterizzato da una condotta colposa dell’agente e si configura quando le condizioni di custodia dell’animale non solo appaiano incompatibili con la sua natura, ma siano anche produttive di gravi sofferenze per l’animale. Sofferenze che devono raggiungere un livello tale da rendere assolutamente inconciliabile la condizione in cui l’animale viene tenuto con la sua condizione propria in situazione di benessere. Esattamente come potrebbe avvenire per il cane rinchiuso nell’abitacolo angusto di un veicolo magari con poca aria e senza potersi agevolmente muovere.
[1] Cass. sent. n. 30177/2017 del del 16.06.2017.
[2] TAR Puglia sent. n. 388/2018 del 06.03.2018.
[3] Art. 1 D.P.C.M. del 28.02.2003.
[4] Art. 1496 cod. civ. in combinato disposto con artt. 128 e 135 del D. Lgs. n. 206/2005 del 6.09.2005.
[5] L. n. 189/2004 del 20.07.2004.
[6] L. n. 281/1991 del 14.08.1991.
[7] L. n. 201/2010 del 4.11.2010.
[8] Cass. sent. n. 22728/2018 del 25.09.2018.
[9] Art. 544-ter cod. pen.
[10] Art. 727 cod. pen.

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Art. 1
 Art. 1496
 Cass. 
 Art. 544
 Art. 727