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Timestamp: 2020-08-11 21:49:55+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 14180 del 12/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14180 del 12/07/2016
Cassazione civile sez. I, 12/07/2016, (ud. 10/05/2016, dep. 12/07/2016), n.14180
AUTOSTRADA DEL BRENNERO S.P.A., in persona del legale
ANGELICO 103, presso l’avvocato MASSIMO LETIZIA, che la
rappresenta e difende unitamente agli avvocati FRANCESCO PAOLUCCI,
VITTORIO PAOLUCCI, giusta procura a margine del ricorso;
C.G., (c.f. (OMISSIS)), S.M.
POMPEO MAGNO 94, presso l’avvocato MAURO LONGO, che li rappresenta
e difende unitamente agli avvocati ANDREA CHIOSSI, DAVIDE AMADEI,
avverso la sentenza n. 433/2009 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
depositata il 01/04/2009;
udito, per la ricorrente, l’Avvocato LETIZIA MASSIMO che ha chiesto
udito, per i controricorrenti, l’Avvocato LONGO MAURO che ha
chiesto il rigetto o l’inammissibilità del ricorso;
I coniugi C.G. e S.M., proprietari di un immobile in (OMISSIS), adiacente la corsia nord dell’autostrada (OMISSIS), ottennero nei confronti della s.p.a.
Autostrade del Brennero un provvedimento ex art. 700 c.p.c., teso a imporre la realizzazione di un’apposita barriera antirumore.
Convennero quindi la società dinanzi al tribunale di Modena per il giudizio di merito, reiterando le ragioni esposte in sede cautelare e instando per il risarcimento del danno.
I. – Col primo motivo di ricorso la società denunzia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 90 del 1998, artt. 33 e 35, e il vizio di motivazione in ordine al rigetto del motivo d’appello col quale era stata eccepita la carenza di giurisdizione del giudice ordinario in favore del giudice amministrativo.
Il motivo, ove non inammissibile in relazione al quesito di diritto, che si rivela composto in mero interpello in ordine al fatto “se, alla luce delle considerazioni dedotte, la fattispecie rientri nella giurisdizione esclusiva (..)” e “se, alla luce delle considerazioni dedotte, la sentenza della corte d’appello (..) abbia o meno violato le disposizioni di cui al D.Lgs. n. 90 del 1998, artt. 33 e 35”, e ove non inammissibile perchè la sottostante questione era (ed è) questione giuridica, e dunque non poteva essere dedotta mediante critica della motivazione, è in ogni caso manifestamente infondato.
La pronuncia di manifesta infondatezza del motivo di ricorso è consentita direttamente in questa sede in base all’art. 374 c.p.c., comma 1. – Col secondo mezzo la società denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 669 octies c.p.c., (testo pro tempore), essendo stato il giudizio di merito instaurato dopo il decorso del termine perentorio di trenta giorni dalla pronuncia del provvedimento cautelare.
In ogni caso il motivo è anche infondato, giacchè dalla sentenza risulta che l’ordinanza cautelare era stata pronunciata fuori udienza e comunicata il 30-8-2000; sicchè l’instaurazione del giudizio di merito, avvenuta con citazione notificata il 13-10-2000 (fatto pacifico anche in base alle difese della società, che addirittura ha indicato il 12-10-2000 come data di spedizione dell’atto), era certamente tempestiva.
La deroga alla sospensione (in base alla L. n. 742 del 1969, art. 3, nel riferimento all’art. 92 dell’ord. giud.) non va oltre la fase cautelare.
3. – Col terzo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 844 c.c., e il vizio di motivazione, avendo l’impugnata sentenza mancato di considerare la necessità di contemperamento della disciplina sulle immissioni con le esigenze della produzione.
4. – La corte d’appello ha ritenuto “pretestuoso” l’altrui richiamo alle esigenze della produzione affermando che il comportamento della società convenuta dovevasi considerare illecito perchè protratto per anni nel superamento della soglia di tollerabilità delle immissioni acustiche.
La ricorrente lamenta che nè in fase cautelare, nè nel giudizio di merito, sia stata disposta una c.t.u. per stabilire i livelli di inquinamento riscontrabili in loco.
In tal modo il giudice a quo non ha infranto disposizioni di legge, dal momento che il principio di non contestazione operava anche prima della riforma dell’art. 115 c.p.c., giacchè il convenuto, ai sensi dell’art. 167 c.p.c., era in ogni caso tenuto a prendere posizione in modo chiaro e analitico sui fatti posti dall’attore a fondamento della propria domanda, i quali potevano quindi ritenersi ammessi, senza necessità di prova, ove la parte nella comparsa di costituzione e risposta si fosse limitata a negare genericamente la sussistenza dei presupposti di legge per l’accoglimento della domanda (e v. già in tal senso Sez. 3^ n. 1989615).
Ne consegue che, in tema di immissioni acustiche, la differenziazione tra tutela civilistica e tutela amministrativa mantiene la sua attualità anche a seguito dell’entrata in vigore del D.L. n. 208 del 2008, art. 6 ter, convertito con modificazioni in L. n. 13 del 2009, che ha introdotto misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente (v. Sez. 3^ n. 20927-15).
In altre parole, neppure un tale impianto normativo possiede una portata derogatoria e limitativa dell’art. 844 c.c.. Esso non esclude l’accertamento in concreto del superamento del limite della normale tollerabilità, dovendo comunque ritenersi sempre prevalente, come detto, il soddisfacimento dell’interesse a una normale qualità della vita rispetto a qualsivoglia esigenza della produzione.
La causa petendi – per quanto dalla sentenza si apprende era circoscritta all’art. 32 Cost., e art. 2043 c.c., dovendosi giudicare di immissioni recanti pregiudizio alla salute umana e all’ambiente.
Pertanto la verifica del superamento della soglia di normale tollerabilità (finanche rapportata all’art. 844 c.c.) comportava doversi escludere qualsiasi criterio di contemperamento di interessi contrastanti e/o di priorità dell’uso, venendo in considerazione, in tale ipotesi, unicamente l’illiceità del fatto generatore del danno, rientrante nello schema dell’azione generale di cui all’art. 2043 c.c..
5. – Col quarto motivo la società, deducendo violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 155, della L. n. 249 del 1986, del D.P.C.M. 1 marzo 1991, della legge quadro n. 447 del 1995, del D.P.C.M. 14 novembre 1997, e del D.M. 29 novembre 2000, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 155, artt. 844 e 2043 c.c., e vizio di motivazione, censura la sentenza perchè la realizzazione della barriera antirumore non era dovuta per norma di legge, e quindi non avrebbe potuto essere posta a carico della società.
6. – Eguali considerazioni valgono per i motivi quinto e sesto, nei quali vengono denunziati vizi di motivazione (i) sul punto afferente le fasce di pertinenza e la dedotta inapplicabilità all’interno di esse dei limiti assoluti di immissione e (ii) in ordine alla deduzione circa la “non debenza” della barriera in ragione della intempestività con cui era stata pretesa “l’attuazione di parte di un più ampio piano costituente mero obbligo pubblicistico”.
7. – Col settimo motivo la società in unico contesto denunzia: (i) vizio di motivazione; (ii) violazione di legge D.Lgs. n. 285 del 1992, ex art. 155, art. 32 Cost., e artt. 844 e 2043 c.c.; (iii) ancora vizio di motivazione.
La duplice censura di vizio di motivazione inammissibile perchè non conclusa da adeguata sintesi caratterizzante il cd. quesito di fatto.
Ancora una volta si fa generica questione di “assoluta carente motivazione (..) della richiesta declaratoria di non debenza della barriera da parte di Autobrennero”, senza migliore specificazione.
La critica di violazione di legge è assorbita in quanto più sopra esposto ed è comunque inammissibile perchè non calibrata sulla ratio decidendi della sentenza.
Indubbiamente, ai fini che interessano, non si può prescindere dalla rumorosità di fondo, ossia dalla fascia rumorosa costante sulla quale vengono a innestarsi i rumori denunciati come immissioni abnormi (cd. criterio comparativo). E altrettanto indubbiamente la valutazione ex art. 844 c.c., diretta a stabilire se i rumori restino compresi o meno nei limiti della norma, deve essere in generale riferita, da un lato, alla sensibilità dell’uomo medio e, dall’altro, alla situazione locale (v. già Sez. 2^ n. 17051-11).
8. – Con l’ottavo motivo di ricorso viene dedotto il vizio di motivazione con riferimento alla domanda di accertamento dell’inammissibilità di una produzione documentale e del conseguente “stralcio” dal fascicolo di causa, anche in ragione della violazione del diritto al contraddittorio. Viene inoltre censurata la sentenza in relazione alla domanda di cancellazione di una frase asseritamente ingiuriosa leggibile a pag. 6 della costituzione degli appellati.
Nella prima parte, neppure risulta a tacer d’altro specificato quale fosse l’oggetto della produzione documentale, così da potersene in qualche modo apprezzare una benchè minima rilevanza ai fini della decisione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 700
 sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 sentenza 
 art. 6
 sentenza 
 art. 2043
 art. 155
 art. 155
 sentenza 
 art. 155
 art. 32
 art. 844
 sentenza