Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2011&numero=281
Timestamp: 2020-02-25 18:02:14+00:00

Document:
Sentenza 281/2011 (ECLI:IT:COST:2011:281)
Camera di Consiglio del 05/10/2011; Decisione del 17/10/2011
Norme impugnate: Art. 85, c. 1°, del decreto del Presidente della Repubblica 29/09/1973, n. 602.
Massime: 35887
Atti decisi: ord. 380/2010; 5/2011
Massima n. 35887
Imposte e tasse - Riscossione delle imposte - Esecuzione esattoriale - Esito negativo del terzo incanto nell'espropriazione forzata immobiliare - Assegnazione dell'immobile allo Stato "per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede", anziché "per il prezzo base del terzo incanto" - Violazione del principio di ragionevolezza - Illegittimità costituzionale in parte qua - Assorbimento delle altre questioni e degli ulteriori profili di censura.
Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 85, comma 1, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, nella parte in cui prevede che, se il terzo incanto ha esito negativo, l'assegnazione dell'immobile allo Stato ha luogo «per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede», anziché per il prezzo base del terzo incanto, per la sua palese irragionevolezza. Infatti la norma, nello stabilire il prezzo del trasferimento immobiliare, fissa un ammontare che prescinde da qualsiasi collegamento con il valore del bene e che può essere anche irrisorio; e ciò nonostante che il trasferimento immobiliare abbia la finalità di trasformare il bene in denaro per il soddisfacimento dei creditori e non certo di infliggere una sanzione atipica al debitore inadempiente.
Su tema analogo, v. ordinanza n. 383/1988.
decreto del Presidente della Repubblica 29/09/1973 n. 602 art. 85 co. 1
1. – Nel corso di una procedura di riscossione coattiva di crediti tributari effettuata mediante espropriazione immobiliare e promossa nei confronti di un contribuente dalla s.p.a. Equitalia Romagna, agente della riscossione per la provincia di Forlí-Cesena, il Giudice dell’esecuzione del Tribunale ordinario di Forlí, con ordinanza depositata il 2 agosto 2010 (r.o. n. 380 del 2010), ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 42 e 53 della Costituzione, questioni di legittimità dell’art. 85, comma 1, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) − secondo cui «Se il terzo incanto ha esito negativo, il concessionario, nei dieci giorni successivi, chiede al giudice dell’esecuzione l’assegnazione dell’immobile allo Stato per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede, depositando nella cancelleria del giudice dell’esecuzione gli atti del procedimento» −, «nella parte in cui prevede che l’assegnazione allo Stato abbia luogo “per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede”, anziché “per il prezzo base del terzo incanto”».
1.1. – Il Giudice dell’esecuzione rimettente riferisce, in punto di fatto, che: a) la s.p.a. Equitalia Romagna aveva promosso «esecuzione esattoriale» immobiliare per crediti tributari dello Stato, pari ad € 59.466,41, risultanti dagli estratti di ruolo prodotti in giudizio; b) la procedura di riscossione si era svolta regolarmente con la trascrizione dell’avviso di vendita dell’immobile, la sua notificazione al debitore e l’effettuazione di tre incanti andati deserti; c) la base d’asta del terzo incanto era stata di € 79.454,67; d) l’agente della riscossione aveva chiesto, ai sensi dell’art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973, l’assegnazione dell’immobile pignorato allo Stato per il prezzo costituito dall’importo dei sopra indicati crediti tributari dello Stato, inferiore alla base d’asta del terzo incanto; e) erano intervenuti nell’esecuzione la s.p.a. CORIT − Riscossioni Locali, per un credito di € 1.628,58, la Cassa dei Risparmi di Forlí e della Romagna, per un credito di € 1.941,15 e la stessa s.p.a. Equitalia Romagna, con due interventi per crediti, rispettivamente, di € 2.581,72 e di € 6.296,79.
2.3. − Priva di fondamento è, infine, secondo la medesima Avvocatura generale, anche la questione sollevata in riferimento all’art. 42 Cost., perché detto parametro riguarda l’istituto dell’espropriazione per motivi di interesse generale, che fa sorgere, in capo all’espropriato, un interesse legittimo all’indennizzo, e non quello, ad essa estraneo, dell’espropriazione forzata (vengono richiamate le sentenze di questa Corte n. 13 del 1971; n. 93 del 1964; n. 42 del 1964).
4. − Anche in questo giudizio di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, svolgendo considerazioni identiche a quelle esposte nell’atto di intervento nel giudizio iscritto al r.o. n. 380 del 2010 e concludendo nel senso dell’infondatezza delle questioni.
1. − Con due ordinanze, di contenuto sostanzialmente identico, il Giudice dell’esecuzione del Tribunale ordinario di Forlí ed il Giudice dell’esecuzione del Tribunale ordinario di Torino dubitano della legittimità costituzionale dell’art. 85, comma 1, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), il quale, nel contesto della disciplina della riscossione coattiva delle imposte sul reddito effettuata mediante espropriazione immobiliare, dispone che: «Se il terzo incanto ha esito negativo, il concessionario, nei dieci giorni successivi, chiede al giudice dell’esecuzione l’assegnazione dell’immobile allo Stato per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede, depositando nella cancelleria del giudice dell’esecuzione gli atti del procedimento». La disposizione, applicabile solo «se si procede per entrate tributarie dello Stato» (art. 30, comma 1, del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, recante «Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell’articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337»), è denunciata «nella parte in cui prevede che l’assegnazione allo Stato abbia luogo “per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede”, anziché “per il prezzo base del terzo incanto”».
Con il primo, deducono che la disposizione denunciata víola gli evocati parametri perché l’entità della «somma per la quale si procede» − cioè del credito tributario posto a base dell’esecuzione − non costituisce un ragionevole prezzo di acquisto di un immobile, ma rappresenta una «variabile indipendente dal valore dell’immobile […] neppure indirettamente collegata» con esso, e ciò a differenza del «prezzo ribassato che funge da base d’asta del terzo incanto».
1.2. – Con riferimento agli artt. 3 e 42 Cost., i giudici rimettenti sollevano questioni di legittimità sotto il profilo dell’«irragionevole determinazione del prezzo per l’assegnazione coattiva», in quanto l’assegnazione dell’immobile allo Stato per un prezzo pari all’ammontare del credito tributario e, quindi, inferiore al prezzo base del terzo incanto, non rispetterebbe il principio del «serio ristoro» elaborato dalla giurisprudenza costituzionale per l’indennizzo da corrispondersi in caso di espropriazione per pubblica utilità; principio applicabile − sempre secondo i rimettenti − anche nell’ipotesi del trasferimento coattivo della proprietà privata di cui al caso di specie.
2. − I due giudizi devono essere riuniti e congiuntamente decisi, perché prospettano identiche questioni di legittimità costituzionale.
3.1. – Quanto al punto sub a), la non implausibilità dell’interpretazione che nega il potere discrezionale del giudice dell’esecuzione di rigettare la richiesta di assegnazione discende sia dalla lettera del comma 2 dell’art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 (il quale prevede, senza consentire alcuna scelta all’autorità giudiziaria, che il giudice dell’esecuzione, dietro richiesta dell’agente della riscossione, «dispone l’assegnazione»); sia dal testo del comma 3 del medesimo art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 (il quale − nel caso in cui lo Stato non abbia versato nel termine il prezzo di assegnazione del bene – attribuisce il potere di richiedere lo svolgimento di un quarto incanto esclusivamente al concessionario, ora agente della riscossione, «su indicazione dell’ufficio che ha formato il ruolo», e quindi non consente al giudice dell’esecuzione di disporre d’ufficio un nuovo incanto). La specialità del disposto del citato art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 rispetto alla normativa generale sull’espropriazione forzata ordinaria comporta l’applicazione esclusiva della suddetta norma speciale, per effetto del disposto dell’art. 49, comma 2, del d.P.R. n. 602 del 1973 (secondo cui «Il procedimento di espropriazione forzata è regolato dalle norme ordinarie applicabili in rapporto al bene oggetto di esecuzione, in quanto non derogate dalle disposizioni del presente capo e con esso compatibili»), e rende perciò irrilevante accertare se, nel diverso àmbito dell’espropriazione forzata ordinaria, il giudice dell’esecuzione abbia il potere discrezionale di rigettare l’istanza di assegnazione. In particolare, il fatto che nella riscossione coattiva delle imposte sul reddito mediante espropriazione forzata immobiliare il legislatore ha determinato in una misura fissa e speciale il prezzo di assegnazione dell’immobile allo Stato (art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973) esclude che, in mancanza di una espressa previsione di legge, il giudice dell’esecuzione possa discrezionalmente valutare la congruità di detto prezzo. L’art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 è incompatibile, quindi, con l’art. 586, primo comma, cod. proc. civ. che conferisce invece al giudice, nell’àmbito dell’esecuzione ordinaria, il potere discrezionale di valutare la congruità del prezzo e di sospendere la vendita quando lo ritenga notevolmente inferiore a quello giusto.
3.2. – Quanto al punto sub b), la non implausibilità dell’interpretazione che afferma la natura “sostitutiva” della vendita forzata propria dell’assegnazione allo Stato prevista dal citato art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 si desume dai commi 2 e 3 di detto articolo, i quali − nello stabilire che il prezzo per il quale è stata disposta l’assegnazione allo Stato deve essere versato nel termine previsto – implicitamente escludono che l’assegnazione possa qualificarsi “satisfattiva” o come una datio in solutum (cioè senza effettivo esborso di prezzo da parte del creditore) ovvero, ancora, come una assegnazione “mista” (cioè con versamento di conguaglio, ai sensi dell’art. 162 delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile, nel caso in cui il valore del bene assegnato superi il credito dell’assegnatario). La necessità dell’effettivo versamento del prezzo per il quale è stata disposta l’assegnazione dell’immobile allo Stato costituisce, pertanto, una condizione per perfezionare il trasferimento della proprietà del bene (commi 2 e 3 dell’art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973) ed induce a considerare detta assegnazione come una “assegnazione-vendita”; ipotesi nella quale il versamento del prezzo va a favore della massa attiva prevista dall’art. 509 cod. proc. civ.
4. – Nel merito, con la prima questione, i rimettenti evocano congiuntamente gli artt. 3 e 53 Cost., per «violazione dei princípi di ragionevolezza rispetto ai mezzi e allo scopo e di uguaglianza in sé, e in relazione al principio di capacità contributiva», in ragione del fatto che la misura della somma per la quale si procede − cioè del credito tributario per la riscossione del quale l’agente ha proceduto all’espropriazione forzata − non è idonea a stabilire un ragionevole prezzo di acquisto di un immobile, costituendo essa una «variabile indipendente dal valore dell’immobile […] neppure indirettamente collegata» con questo; e ciò diversamente dal «prezzo ribassato che funge da base d’asta del terzo incanto». Nonostante l’evocazione congiunta dei suddetti parametri, i giudici a quibus denunciano fondamentalmente, con riferimento all’art. 3 Cost., l’irragionevolezza («in sé», come si esprimono) della determinazione del prezzo di assegnazione dell’immobile allo Stato nella misura dell’importo del credito tributario per cui si procede, ove questo sia inferiore alla base d’asta del terzo incanto andato deserto (cosiddetto “criterio del minor prezzo” previsto dalla denunciata disposizione). Solo in via sussidiaria e ad colorandum viene da essi prospettata anche la lesione del principio di capacità contributiva (art. 53 Cost.).
Inoltre, nel precedente giudizio di costituzionalità erano stati evocati parametri costituzionali diversi da quelli indicati dagli odierni rimettenti. In particolare, la denuncia dell’arbitrarietà dell’art. 87 del d.P.R. n. 602 del 1973 – sotto il profilo che tale disposizione lasciava la determinazione del prezzo della devoluzione di diritto dell’immobile allo Stato «al caso e cioè all’ammontare del credito fiscale che può essere superiore, pari o inferiore al valore del bene devoluto o addirittura […] irrisorio» – fu prospettata dal rimettente dell’epoca in riferimento non all’art. 3 Cost., ma all’art. 97 Cost., cioè ad un parametro che la Corte ritenne «del tutto inconferente». Neppure le altre argomentazioni allora utilizzate dalla Corte al fine di escludere il contrasto dell’art. 87 del d.P.R. n. 602 del 1973 con gli altri parametri evocati dal rimettente − artt. 3 (sotto il profilo, diverso da quello qui in esame, della violazione del principio di uguaglianza), 24 e 113 Cost. – sono idonee ad orientare la Corte nel presente giudizio. Esse, infatti, attengono alla dimostrazione della compatibilità delle disposizioni denunciate con parametri (o profili) diversi da quelli attualmente prospettati oppure riguardano aspetti di dette disposizioni, o del quadro normativo nel quale esse si inserivano, che non sono piú attuali rispetto al vigente art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 e al connesso quadro normativo.
4.2. − Come piú volte affermato da questa Corte, la disciplina speciale della riscossione coattiva delle imposte non pagate risponde all’esigenza della pronta realizzazione del credito fiscale a garanzia del regolare svolgimento della vita finanziaria dello Stato ed è, per tale ragione, improntata a criteri di semplicità e speditezza della procedura (sentenze n. 351 del 1998, n. 415 del 1996, n. 444 del 1995 e n. 358 del 1994; ordinanze n. 158 del 2008, n. 217 del 2002 e n. 455 del 2000).
Né può obiettarsi – come, invece, fa l’Avvocatura generale dello Stato, richiamando un passaggio della motivazione dell’ordinanza di questa Corte n. 383 del 1988 − che «l’accoglimento della questione di costituzionalità nei termini prospettati dal giudice a quo comporterebbe […] per lo Stato l’acquisto (coattivo) di un immobile al prezzo base del terzo incanto concluso con esito negativo e, quindi, ad un valore risultato non appetibile sul mercato, ossia un esito che non potrebbe reputarsi congruo e ragionevole». L’obiezione sarebbe pertinente ove fosse riferita al previgente istituto della devoluzione di diritto dell’immobile allo Stato (art. 87 del d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo anteriore alla sua sostituzione ad opera dell’art. 16 del d.lgs. n. 46 del 1999), ma non si attaglia al vigente istituto dell’assegnazione allo Stato del bene previsto dalla disposizione censurata. Nell’ipotesi di devoluzione di diritto, l’automatica acquisizione dell’immobile al patrimonio statale (per effetto della mancata autorizzazione del terzo incanto o del suo esito negativo) operava a prescindere da una manifestazione di volontà dell’acquirente e non consentiva di evitare l’effetto traslativo. Ciò non avviene, invece, con riferimento all’istituto dell’assegnazione dell’immobile regolato dal vigente art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973. L’attuale disciplina consente, infatti, allo Stato – come visto – di valutare la convenienza dell’acquisizione dell’immobile al prezzo base del terzo incanto e, nel caso di esito negativo di tale valutazione, di provocare l’estinzione del processo esecutivo non versando il prezzo di assegnazione nel termine stabilito (a meno che l’agente della riscossione, nei trenta giorni successivi alla scadenza del termine per il versamento del prezzo, non dichiari, su indicazione dell’ufficio che ha formato il ruolo, di voler procedere a un ulteriore incanto per un prezzo base inferiore di un terzo rispetto a quello dell’ultimo incanto: art. 85, comma 3, del d.P.R. n. 602 del 1973). Deve quindi negarsi che, per effetto dell’accoglimento della questione di legittimità sollevata, l’acquisto dell’immobile per il prezzo pari alla base d’asta del terzo incanto sia imposto allo Stato.

References: Art. 85
 art. 85
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