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Timestamp: 2020-06-02 20:39:33+00:00

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Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 20115 - pubb. 06/07/2018
Fallimento del datore di lavoro ed effetti sul rapporto di lavoro
Cassazione civile, sez. I, 30 Maggio 2018, n. 13693. Est. Campese.
Fallimento del datore di lavoro - Cessazione dell'attività aziendale - Conseguenze sul rapporto di lavoro - Sospensione del rapporto - Crediti retributivi - Ammissione al passivo - Esclusione - Ragioni
In caso di fallimento del datore di lavoro, salvo che sia autorizzato l'esercizio provvisorio, il rapporto di lavoro entra in una fase di sospensione, sicché il lavoratore non ha diritto di insinuarsi al passivo per le retribuzioni spettanti nel periodo compreso tra l'apertura del fallimento e la data in cui il curatore abbia effettuato la dichiarazione ex art. 72, comma 2, l.fall., in quanto il diritto alla retribuzione non sorge in ragione dell'esistenza e del protrarsi del rapporto di lavoro ma presuppone, in conseguenza della natura sinallagmatica del contratto, la corrispettività delle prestazioni. (massima ufficiale)
1. V.A. ricorre per cassazione, affidandosi a cinque motivi, resistiti dalla curatela del Fallimento della (*) s.p.a., avverso il decreto del Tribunale di Bolzano del 4 giugno/22 luglio 2013, comunicato il 23 luglio 2013, reiettivo dell'opposizione da lui proposta contro la mancata ammissione al passivo della suddetta procedura concorsuale anche per le ulteriori somme ivi indicate, afferenti crediti nascenti dall'intercorso rapporto lavorativo con la menzionata società in bonis dal 9 maggio 2002 al 24 novembre 2011 (data dell'avvenuta comunicazione del recesso da parte del curatore), con le mansioni di responsabile dell'ufficio personale e della sicurezza presso la sede di (*), inquadrato come dirigente dall'1 gennaio 2008, ed alle dirette dipendenze dell'amministratore delegato, con il quale si confrontava quotidianamente in merito alla gestione delle risorse umane e della sicurezza dell'azienda. Entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 380-bis.1 c.p.c.
1.1. Per quanto qui di specifico interesse, quel tribunale ritenne: i) non dovuti gli importi pretesi a titolo di retribuzione per i mesi di ottobre e novembre 2011, e di corrispondenti ratei di tredicesima e di quattordicesima, atteso che, per effetto del fallimento della (*) s.p.a., pronunciato dal Tribunale di Bolzano il 20 ottobre 2011, il descritto rapporto lavorativo era stato sospeso, ai sensi della L. Fall., art. 72, fino all'avvenuta comunicazione del licenziamento da parte del curatore. Era mancata, dunque, a decorrere dalla data predetta, un'effettiva prestazione lavorativa da parte del V., tale non potendosi ritenere il suo "rimanere a disposizione"; 2) non spettante il bonus invocato quale retribuzione variabile per il 2011, attesa la inopponibilità dell'accordo ad esso relativo, intercorso fra la (diversa) società Wolseley e l'opponente, al fallimento (*) s.p.a., privo, quindi, sul punto, di titolarità passiva; 3) parimenti non dovuta l'ulteriore (rispetto a quanto riconosciutogli dal giudice delegato) somma richiesta, peraltro con allegazioni generiche, per indennità sostitutiva del preavviso, dovendo escludersi dalla corrispondente base di calcolo la voce di retribuzione variabile 2011, non riconosciuta all'opponente per le ragioni già esposte, e quelle per ferie, festività soppresse o permessi non goduti; 4) nemmeno spettante quanto domandato per indennità sostitutiva di ferie non godute, dovendosi l'opponente considerare, in base alle stesse sue argomentazioni, alla stregua di un dirigente apicale. Egli, peraltro, non aveva dedotto di avere, in passato, dovuto sempre concordare i periodi di ferie con l'amministratore delegato, nè che questi gli sarebbero stati negati, nè, in ogni caso, era stata fornita adeguata prova della ricorrenza di necessità aziendali, assolutamente eccezionali ed obiettive, ostative alla loro fruizione.
2. Il primo motivo di ricorso è rubricato "Violazione e falsa applicazione di legge (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), con riferimento al R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 72; violazione e falsa applicazione di norme dei contratti collettivi (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), con riferimento all'art. 8 del CCNL Dirigenti di aziende del settore terziario del 23.01.2008; violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c.; omessa o insufficiente motivazione su punto essenziale della controversia ed in particolare in relazione all'affermazione che non fossero necessarie figure dirigenziali presso il Fallimento (*) s.p.a. dopo il 20.10.2011; omessa o insufficiente motivazione su punto essenziale della controversia ed in particolare in relazione all'affermazione che non si possa ritenere attività lavorativa il "rimanere a disposizione" del datore di lavoro". Esso censura il decreto impugnato nella parte in cui ha negato il riconoscimento degli importi invocati a titolo di retribuzione per i mesi di ottobre e novembre 2011, nonchè per i ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità.
2.1. Il secondo motivo prospetta "Violazione e falsa applicazione di legge (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), con riferimento agli artt. 115 e 116 c.p.c.; omessa o insufficiente motivazione su punto essenziale della controversia ed in particolare in riferimento all'affermazione che il Fallimento (*) s.p.a. non abbia legittimazione passiva in relazione alla domanda di pagamento degli importi dovuti al ricorrente a titolo di retribuzione variabile riguardante l'anno fiscale 2011", e critica gli assunti utilizzati dal tribunale per negare al V. quanto dal medesimo richiesto a titolo di retribuzione variabile (bonus) per il 2011.
2.2. Il terzo motivo reca "Violazione e falsa applicazione di legge (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) con riferimento alla quantificazione dell'indennità di mancato preavviso ai sensi dell'art. 2118 c.c.; violazione e falsa applicazione di norme dei contratti collettivi (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), con riferimento all'art. 35, comma 11 del CCNL Dirigenti di aziende del settore terziario del 23.01.2008", ed ascrive al decreto impugnato di aver erroneamente ritenuto corretta, in relazione alla domandata indennità sostitutiva del preavviso, l'avvenuta ammissione al passivo, effettuata dalla curatela, di un minor importo, dalla cui base di calcolo erano stati esclusi sia la parte variabile della retribuzione che gli ulteriori istituti contrattuali quali festività, ex festività, permessi, etc.
4.1.1. Invero, risulta pacifico, in fatto, che: 1) l'odierno ricorrente svolse la propria attività lavorativa fino al (*), data in cui il Tribunale di Bolzano pronunciò il fallimento della (*) s.p.a., ordinando, tra l'altro, l'apposizione dei sigilli in tutti i locali dell'azienda, compresi i quaranta punti vendita, per cui l'attività della stessa cessò salvo il solo punto vendita "(*)", ubicato in (*), del quale fu autorizzato l'esercizio provvisorio; 2) con missiva del 24 novembre 2011, il curatore di quel fallimento gli comunicò il recesso dal contratto di lavoro; 3) nessuna prestazione lavorativa fu concretamente svolta, nel suddetto intervallo temporale, dal V.: quest'ultimo, però, ha sostenuto di essere rimasto "a disposizione" del datore di lavoro in tale periodo.
4.1.4. Il principio per il quale, in seguito a dichiarazione di fallimento, il rapporto di lavoro rimane sospeso in attesa della dichiarazione del curatore ai sensi della L. Fall., art. 72, il quale può scegliere di proseguire nel rapporto medesimo ovvero di sciogliersi da esso, ha trovato conferma nella nuova formulazione della L. Fall., art. 72, introdotta dal D.Lgs. n. 5 del 2006 (applicabile, ratione temporis, nell'odierna controversia), che disciplina in generale il fenomeno degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici pendenti. Diversamente, qualora sia disposto l'esercizio provvisorio di impresa, la regola valida per tutti i rapporti pendenti è nel senso che la prosecuzione è automatica, salva la facoltà del curatore di scioglierli o sospenderli (L. Fall., art. 104, comma 7).
4.2. Alla stregua dei suesposti principi, dunque, nessuna violazione e/o falsa applicazione delle norme invocate dal V. è riscontrabile nel decreto oggi impugnato laddove ha escluso l'essere a questi dovuta la retribuzione (ed i corrispondenti ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità) anche per il periodo (20 ottobre/24 novembre 2011) intercorso tra la dichiarazione di fallimento della (*) s.p.a. e la comunicazione di recesso del rapporto lavorativo allo stesso comunicata dal curatore fallimentare: fino al compimento della scelta prevista dalla L. Fall., art. 72 invero, il rapporto pendente, privo di bilaterale esecuzione, è rimasto in una fase di sospensione ed il curatore ha esercitato una facoltà espressamente prevista dalla legge, per cui la sua condotta è immune da censure.
4.3. Il medesimo motivo è, invece, inammissibile relativamente al prospettato vizio motivazionale, atteso che la doglianza così proposta mira, in realtà, a sollecitare un riesame dell'apprezzamento compiuto dal giudice di merito in ordine alla valenza probatoria dei documenti prodotti (in particolare, la già menzionata missiva del curatore del 24.11.2011, in cui lo stesso, oltre a comunicare al V. il recesso dal rapporto lavorativo, specificava che non erano necessarie, a parere della curatela, figure dirigenziali in relazione al ramo di azienda - l'unico per cui era stato disposto l'esercizio provvisorio - "(*)", avente sede in (*)), la cui sindacabilità in sede di legittimità, già esclusa in riferimento all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, trattandosi di un profilo non attinente all'interpretazione di una norma di legge, ma alla ricostruzione della fattispecie concreta, neppure può ormai ritenersi consentita sotto il profilo del vizio di motivazione alla stregua di quanto si è già detto circa il concreto significato da attribuirsi al novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
4.3.1. Il V., peraltro, pur allegando la circostanza dell'autorizzato esercizio provvisorio del solo punto vendita "(*)" di (*), già precedentemente menzionato, neppure ne spiega la concreta rilevanza (considerato l'elevato numero di punti vendita posseduti dalla (*) s.p.a. come desumibile dalla sentenza dichiarativa del suo fallimento) con riferimento alle sue mansioni di "responsabile dell'ufficio personale e della sicurezza" presso la sede di (*), sicchè la doglianza risulta essere carente quanto al requisito della decisività del fatto il cui esame si assume essere stato omesso.
5.1. Si assume, invero, che il tribunale avrebbe "ignorato fatti e documenti pur presenti in atti, che avrebbero portato alla decisione opposta", e che "quel che è più grave ancora, il Collegio bolzanino ha omesso totalmente qualunque motivazione per non aver valorizzato tali circostanze di causa" (cfr. pag. 29 del ricorso). Ci si riferisce, in particolare (cfr. pag. 29-30 del ricorso), al documento costituente l'allegato sub n. 10 del ricorso in opposizione del V. (cioè la lettera proveniente da (*) s.p.a. alla quale era stato allegato il prospetto della Wolseley recanti gli obbiettivi da raggiungersi nel 2011), al piano di incentivi per l'anno fiscale 2006/2007 a quest'ultimo comunicato sempre dalla (*) s.p.a., nonchè alla lettera di detta società riferita al raggiungimento ed al pagamento del piano incentivi per il 2008.
5.2. Orbene, anche a volersi sottacere la circostanza che l'omesso esame di cui al novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, deve riguardare un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti ed abbia carattere decisivo, e non risultanze probatorie, rileva il Collegio che, da un lato, il Tribunale di Bolzano ha certamente valutato il documento costituente l'allegato sub n. 10 del ricorso L. Fall., ex art. 98-99 del V., posto che nel decreto oggi impugnato si legge, specificamente (cfr., amplius, pag. 5-6), che "il documento allegato dal reclamante a prova dell'accordo relativo agli obbiettivi da raggiungere (doc. n. 10 del reclamante) è riconducibile esclusivamente alla soc. Wolseley e non alla (*) s.p.a., diverso soggetto giuridico. E' difatti della società Wolseley l'intestazione del documento.. e ad essa sono altresì riconducibili gli obbiettivi fissati attraverso il documento stesso.. La stessa lettera di (*) s.p.a., cui è allegato il detto Bonus Plan, fa riferimento alle indicazioni fornite dal Gruppo per il top management, dando atto, pertanto, trattarsi di obiettivi eterostabiliti.. Deve, quindi, negarsi l'opponibilità dell'accordo relativo al bonus 2011 intercorso tra Wolseley ed il reclamante al fallimento (*) s.p.a.."; dall'altro, che l'ulteriore documentazione invocata dal ricorrente si riferisce ad annualità fiscali diverse dal 2011, sicchè, a tacer d'altro, non sembra che alla stessa (e/o ai fatti da essa ricavabili) possa attribuirsi carattere di decisività.
5.3. In definitiva, anche la censura appena descritta è volta, in realtà, a sollecitare un inammissibile riesame, in questa sede, dell'apprezzamento compiuto dal giudice di merito in ordine alla valenza probatoria dei documenti suddetti. Ciò determina anche l'inammissibilità del vizio di violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. prospettato, nel motivo in esame, proprio, ed esclusivamente, con riferimento all'asserita omessa valutazione delle (diverse) risultanze che il ricorrente intenderebbe trarre da quegli stessi documenti. E' sufficiente, infatti, ricordare, in proposito, che, in tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un'erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge ed implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; l'allegazione di un'erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è, invece, esterna all'esatta interpretazione della norma ed inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, sottratta al sindacato di legittimità (cfr., ex multis, Cass. n. 24155 del 2017; Cass. n. 22707 del 2017).
8.1. Il giudice di merito, nell'applicare il principio di soccombenza certamente non incorrendo, per ciò solo, nel vizio di violazione di legge (cfr., ex plurimis, Cass. n. 19613 del 2017; Cass. n. 8421 del 2017; Cass. n. 14349 del 2012; Cass. nn. 17145 e 25270 del 2009) - ha liquidato le spese giudiziali "..secondo i criteri di cui al D.M. 20 luglio 2012, n. 140, preso come riferimento lo scaglione da Euro 100.000,01 a Euro 500.000,00 ed applicati i valori medi di liquidazione, con riduzione del 50% dei soli valori medi della fase decisoria, in considerazione della ridotta attività processuale espletata nella detta fase (partecipazione ad un'unica udienza di discussione senza redazione di memorie conclusionali)" (cfr. pag. 11 del decreto impugnato).
8.2. Il ricorrente assume che tale decisione violerebbe "platealmente" il complesso normativo desumibile dal D.M. n. 140 del 2012: "in primo luogo, perchè la quantificazione dei compensi.. avrebbe dovuto essere, a norma di legge, inferiore, ed in secondo luogo perchè non avrebbe potuto comunque pronunciarsi la condanna anche al rimborso forfettario pari al 12,5%" (cfr. 48 del ricorso).
8.3. E' parimenti infondata la censura secondo cui la quantificazione del compenso "avrebbe dovuto essere, a norma di legge, inferiore". Essa si fonda sul seguente triplice assunto (cfr. pag. 49-50 del ricorso): 1) "domande sostanzialmente identiche, con solamente qualche variazione nella quantificazione, sono state avanzate, nei confronti del Fallimento (*) s.p.a., per mezzo della scrivente difesa, anche dai sigg.ri G.N. e Vi.Pa."; 2) "la Curatela si è costituita in giudizio con memorie seriali, con contenuto praticamente identico in diritto, con la sola variazione parziale di alcuni punti di fatto, dei nomi dei ricorrenti e degli importi oggetto di causa"; 3) "in pratica, l'attività forense a favore del Fallimento (*) s.p.a., per quanto attiene alla posizione del ricorrente e delle altre parti difese dallo scrivente patrocinio.. ha avuto carattere seriale. Ciò avrebbe dovuto essere tenuto bene in conto dal Tribunale di Bolzano, ovviamente ben conscio, leggendo gli atti, di tale carattere", così da procedere ad "una sostanziale riduzione percentuale dei compensi di tutte le fasi (ivi incluse, quindi, quella di studio ed introduttiva), oppure, alternativamente, all'applicazione del D.M. n. 140 del 2012, art. 4, comma 4, con previsione, quindi, di un compenso unico aumentato fino al doppio e, per conseguenza, poi diviso tra il numero delle parti ricorrenti nella medesima posizione".
8.3.1. il D.M. n. 140 del 2012, art. 4 stabilisce (per ciò che in questa sede interessa), al comma 2, che "nella liquidazione il giudice deve tenere conto del valore e della natura e complessità della controversia, del numero e dell'importanza e complessità delle questioni trattate, con valutazione complessiva anche a seguito di riunione delle cause, dell'eventuale urgenza della prestazione", e, al comma 4, che "qualora l'avvocato difenda più persone con la stessa posizione processuale, il compenso unico può essere aumentato fino al doppio. Lo stesso parametro di liquidazione si applica quando l'avvocato difende una parte contro più parti..". Non v'è dubbio, pertanto, che presupposto necessario affinchè il compenso possa essere aumentato nella misura suddetta, in ragione del numero delle parti assistite o del numero delle controparti, è che vi sia da liquidare un unico compenso, relativo o al medesimo processo o a più processi che, benchè separatamente introdotti, sono stati successivamente riuniti. Nel diverso caso, verificatosi nella specie, in cui l'avvocato assista o difenda la stessa parte in una pluralità di cause, che, pur se aventi ad oggetto identiche questioni di fatto e di diritto, non siano state riunite, la liquidazione degli onorari, invece, non può che essere effettuata separatamente, in relazione a ciascun procedimento; nè, in tal caso, l'onorario relativo alla seconda causa (ed a quelle eventualmente successive) può essere quantificato come sancito dalla citata disposizione, il cui chiaro tenore testuale esclude che la sua operatività possa essere estesa, in via di interpretazione analogica, anche all'ipotesi in cui la riunione non sia stata disposta.
Depositato in Cancelleria il 30 maggio 2018.

References: art. 72
 art. 380
 art. 72
 art. 72
 art. 72
 art. 72
 art. 104
 art. 72
 art. 360
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 98
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 4
 art. 4