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Timestamp: 2017-11-19 10:43:19+00:00

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Sentenza n. 23171/2016 del 09/02/2016 della Corte di Cassazione “Cantiere sotto soglia, Committente, Datore di Lavoro Committente, Idoneità tecnico professionale” 2° Parte. | ILA - Ispettori del Lavoro Associati
Sentenza n. 23171/2016 del 09/02/2016 della Corte di Cassazione “Cantiere sotto soglia, Committente, Datore di Lavoro Committente, Idoneità tecnico professionale” 2° Parte.
Inviato da redazione il Ven, 13/10/2017 - 22:32
ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA segnala la Sentenza n. 23171/2016 del 09/02/2016 della Corte di Cassazione “Cantiere sotto soglia, Committente, Datore di Lavoro Committente, Idoneità tecnico professionale”< 2° Parte.
Una responsabilità concorrente del committente veniva ravvisata in sostanza quando questi travalicava tale ruolo, assumendo di fatto posizione direttiva, vuoi perché si ingeriva nell'esecuzione dei lavori o perché datore di lavoro di fatto; vuoi perché i lavori erano stati eseguiti dall'appaltatore senza autonomia tecnica, con l'apprestamento da parte del committente delle apparecchiature di lavoro. In caso di appalto, quindi, l'osservanza delle norme antinfortunistiche incombeva all'imprenditore, titolare dell'organizzazione del cantiere e datore di lavoro di quanti v i operano.
Nella sentenza testé richiamata si dà, tuttavia, conto del progressivo affinamento della riflessione in materia, grazie al quale si è pervenuti ad individuare, accanto all'ingerenza e all'assunzione di una posizione direttiva, una ulteriore fonte di doveri, ovvero il potere di governo della fonte di pericolo: "In materia di omicidio colposo per infortunio sul lavoro, il committente è corresponsabile con l'appaltatore o col direttore dei lavori, qualora l'evento si colleghi causalmente anche alla sua colposa azione od omissione. Ciò avviene sia quando egli abbia dato precise direttive o progetti da realizzare e le une e gli altri siano già essi stessi fonte di pericolo ovvero quando egli abbia commissionato o consentito l'inizio dei lavori, pur in presenza di situazioni di fatto parimenti pericolose. Il margine più o meno ampio di discrezionalità eventualmente conferito ai soggetti innanzi indicati (appaltatore e direttore dei lavori) non esclude di per sé la sua colpa concorrente sotto il profilo eziologico".
All'esito di tale ricognizione normativa, pertanto, può affermarsi che la figura del committente, in passato titolare di una posizione di garanzia ancorata - in base al principio dell'effettività - ad una ingerenza in concreto nell'attività dell'appaltatore/datore di lavoro, dal d. lgs. 494/96 in avanti è figura espressamente contemplata dalla normativa di settore, come tale fonte di obblighi di controllo e di intervento, diversamente declinati in base alle dimensioni e alla tipologia del cantiere. Il committente, soggetto che normalmente concepisce, programma, progetta e finanzia l'opera, è quindi titolare ex lege di una posizione di garanzia che integra quella di altre figure di garanti legali, tanto da poter anche designare formalmente un responsabile dei lavori, con compiti di tipo decisionale e gestionale, con esonero, nei limiti dell'incarico conferito, dalle responsabilità (Sez. 4, n. 37738 del 28/05/2013, Rv. 256635).
L'individuazione di tale peculiare figura è del resto coerente con la complessiva configurazione del sistema di protezione di cui si parla, che tende a collegare la responsabilità penale al ruolo esercitato da alcune figure che di regola intervengono nell'ambito delle attività lavorative. Tale ruolo giustifica, quindi, l'attribuzione di una sfera di responsabilità per ciò che riguarda la sicurezza che si sostanzia nella previsione di alcuni obblighi sia nella fase progettuale che in quella esecutiva, destinati ad interagire e ad integrarsi con quelli delle altre figure di garanti legali. La normativa, peraltro, prevede ragionevolmente la possibilità che il committente non possa o non voglia gestire in proprio tale ruolo e, a tal fine, come già ricordato, gli è consentito designare un responsabile dei lavori (articolo 2 d. Ivo. 494/96, oggi art. 89 d.lgs. 81/2008<) che può essere incaricato dal committente, secondo la previgente disciplina, «ai fini della progettazione o della esecuzione o del controllo dell'esecuzione dell'opera>>, secondo l'art. 89 citato <<per svolgere i compiti ad esso attribuiti>> dallo stesso decreto 81/2008<.
La giurisprudenza di questa Corte, per lo più intervenendo in situazioni di contemporanea presenza nel cantiere di più imprese (art. 3 co. 3, d I.gs. 494/96) ha avuto modo di precisare che il committente è titolare di una autonoma posizione di garanzia e può essere chiamato a rispondere dell'infortunio subito dal lavoratore qualora l'evento si colleghi causalmente ad una sua colpevole omissione, specie nel caso in cui la mancata adozione o l'inadeguatezza delle misure precauzionali sia immediatamente percepibile senza particolari indagini (Sez. 4 n. 10608 del 04/12/2012 Ud. (dep. 07/03/2013), Rv. 255282, proprio con riferimento ad un caso di inizio dei lavori nonostante l'omesso allestimento di idoneo ponteggio). Egli è, pertanto, esonerato dagli obblighi in materia antinfortunistica, con esclusivo riguardo alle precauzioni che richiedono una specifica competenza tecnica nelle procedure da adottare in determinate lavorazioni, nell'utilizzazione di speciali tecniche o nell'uso di determinate macchine, ma non anche nel caso in cui abbia omesso di attivarsi per prevenire un generico rischio di caduta, immediatamente percepibile [Sez. 4 n. 1511 del 28/11/2013 Ud. (dep. 15/01/2014), Rv. 259086, con riferimento al rischio di caduta di operai che lavoravano su un cornicione, la cui instabilità risultava peraltro ben nota all'imputato; conf. Sez. 3 n. 12228 del 25/02/2015 Ud. (dep. 24/03/2015), Rv. 262757, in un caso in cui il committente aveva omesso di attivarsi per prevenire il rischio, non specifico, di caduta dall'alto di un operaio operante su un lucernaio].
Così ricostruito il dovere di sicurezza, con riguardo ai lavori svolti in esecuzione di un contratto di appalto o di prestazione d'opera, tanto in capo al datore di lavoro (di regola l'appaltatore, destinatario delle disposizioni antinfortunistiche), che al committente, questa sezione ha però avvertito la necessità che tale principio non conosca una applicazione automatica, <<...non potendo esigersi dal committente un controllo pressante, continuo e capillare sull'organizzazione e sull'andamento dei lavori>> (Sez. 4, n. 3563 del 18/01/2012, Rv. 252672).
Ne consegue che, ai fini della configurazione della responsabilità del committente, "...occorre verificare in concreto quale sia stata l'incidenza della sua condotta nell'eziologia dell'evento, a fronte delle capacità organizzative della ditta scelta per l'esecuzione dei lavori, avuto riguardo alla specificità dei lavori da eseguire, ai criteri seguiti dallo stesso committente per la scelta dell'appaltatore o del prestatore d'opera, alla sua ingerenza nell'esecuzione dei lavori oggetto di appalto o del contratto di prestazione d'opera, nonché alla agevole ed immediata percepibilità da parte del committente di situazioni di pericolo" (Sez. 4, n. 3563 del 2012 citata).
4.2. La difesa - nell'individuare i poteri di controllo e verifica incombenti sul committente - ha sottolineato la specificità della presente situazione, caratterizzata dall'affidamento dei lavori ad un'unica impresa e dalla non perfetta sovrapponibilità delle norme di cui all'art. 3 comma 8 d. lgs. 494/96 e all'art. 90 d. lgs. 81/2008<, la seconda avendo delimitato detti poteri, mediante l'espunzione della locuzione "anche" dal testo normativo, non prevedendo che il committente "chieda" alla ditta la documentazione di cui alle lett. a) e b), ma considerando soddisfatto l'obbligo di verifica attraverso la "presentazione" della documentazione in questione.
Sul punto, deve rilevarsi che l'art. 3, co. 1, d. lgs. 495/96 richiama il committente ad attenersi ai principi e alle misure generali di tutela di cui all'art. 3 del d. lgs. 626/94 e che, parallelamente, il comma 9 lett. a) dell'art. 90 citato prevede, in adempimento dell'obbligo di verifica da parte del committente, la presentazione, da parte del datore di lavoro, del certificato d'iscrizione alla Camera di commercio, industria e artigianato e del documento unico di regolarità contributiva, corredato però dalla autocertificazione sul possesso degli altri requisiti di cui all'allegato XVII.
Il citato allegato riguarda, per l'appunto, l'idoneità tecnico professionale dell'impresa e contiene un espresso richiamo alla documentazione minima che il datore di lavoro deve esibire al committente o al responsabile dei lavori, ove nominato. Vi figurano, oltre alla iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato, anche il documento di valutazione dei rischi (lett. b), la specifica documentazione attestante la conformità alle disposizioni di cui al decreto legislativo, di macchine, attrezzature e opere provvisionali (lett. c), l'elenco dei dispositivi di protezione individuali forniti ai lavoratori (lett. d), la nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione e delle altre figure preposte alla prevenzione dei rischi nel cantiere (lett. e), gli attestati inerenti la formazione (lett. g), oltre all'elenco dei lavoratori e al documento unico di regolarità contributiva (lett. h e i).
Trattasi di dati che consentono al committente di svolgere un vaglio consapevole della idoneità della impresa prescelta, tenuto conto della natura e delle dimensioni dell'opera e dei tempi di realizzazione della stessa, dovendosi egli comunque attenere alle misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, come elencate nell'art. 3 del d.lgs. 626/94 (e oggi recepite nell'art. 15 del T.U. 81/2008<).
Ciò vale soprattutto per l'accertamento secondo cui tra le parti furono stipulati due distinti contratti di appalto, entrambi verbalmente conclusi, argomento che, come vedremo, assume rilievo centrale nella ricostruzione della posizione di garanzia differenziata in capo ai due imputati: la motivazione della sentenza impugnata sul punto specifico si sottrae alle censure difensive, essendo fondata su elementi fattuali certi, tra cui le stesse affermazioni del consulente della difesa, oltre che sulla natura dei lavori da eseguire, tali da far apparire assolutamente illogico che essi siano ripresi all'insaputa del committente e senza la previa rinegoziazione delle condizioni del contratto. Sul punto, va pure richiamato quanto esposto nella sentenza di primo grado a proposito delle deposizioni di FFFFFFF Rocco e Ffffffff fffffff, secondo cui i lavori di "tompagnatura" (quelli cioè relativi alla seconda fase) furono iniziati proprio su sollecitazione dell'YYYYYYYY.
La Corte del merito ha correttamente ricostruito la condotta colposa del committente YYYYYYYY, sia con riferimento alla scelta della ditta appaltatrice, tenuto conto degli obblighi di verifica imposti dall'art. 3 co. 8 del d Igs. 494/96, che sulla scorta dell'omesso controllo dell'adozione, da parte del datore di lavoro, delle misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro, nel caso di specie totalmente omesse. Tali misure non devono essere approntate dal committente, rientrando certamente nel novero degli obblighi propri del datore di lavoro, ma la loro concreta adozione da parte di costui deve essere verificata e, in caso di accertata omissione, pretesa dal committente.
In tale prospettiva, del tutto correttamente i giudici di merito hanno ritenuto che le capacità tecniche ed organizzative della ditta appaltatrice apparissero del tutto inadeguate alla tipologia dei lavori commissionati: la ditta era sottodimensionata rispetto all'entità dell'opera che prevedeva la "tompagnatura" di una struttura già eretta di ben tre piani di altezza; la ditta del FFFFFFF, al momento del decesso, stava impiegando la quasi totalità di operai in nero e l'opera richiedeva l'impiego di una forza lavoro superiore rispetto a quella formalmente indicata; il cantiere era del tutto privo dei minimi presidi di sicurezza e la ditta non aveva neppure adottato il documento di valutazione dei rischi e il P.O.S. Tali circostanze erano immediatamente percepibili dal committente YYYYYYYY, in quanto soggetto solito frequentare giornalmente il cantiere e che, soprattutto, aveva sollecitato e negoziato l'esecuzione dei lavori oggetto del secondo accordo verbale.
Giova, altresì, ricordare che neppure era stato adempiuto l'obbligo, sempre stabilito dall'art. 3 co. i. a carico di tutti i committenti, di prevedere nel progetto la durata dei lavori e delle varie fasi di essi, obbligo che, proprio per le modalità che in concreto hanno caratterizzato la presente fattispecie - con la suddivisione dei lavori in due fasi distinte - ha assunto una evidente efficacia causale rispetto all'evento. Tale adempimento è oggi declinato nelle lett. a) e b) del comma 1 dell'art. 90 del d.lgs. 81/2008<.
Il dovere di intervento del committente è stato infatti ricondotto alla posizione di garanzia dal medesimo assunta nel contesto del rischio connaturato alla esecuzione dell'opera appaltata. Egli doveva verificare l'idoneità tecnico-professionale dell'impresa, verifica che, nel caso di specie, andava cronologicamente collegata non solo alla scelta iniziale della ditta FFFFFFF, ma anche alla conferma della stessa nella fase successiva dei lavori, nel corso della quale si verificò il tragico evento. Tale controllo non poteva esaurirsi, come vorrebbe la difesa, nella mera presa d'atto formale dei documenti esibiti (all'inizio dei lavori) dalla ditta appaltatrice, in un'ottica dunque di disincentivazione dell'impiego di manodopera in nero, essendo esso finalizzato alla realizzazione dello scopo primario della norma, in base ai principi e alle misure generali di tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro, cui rinvia l'art. 3 del d.lgs. 494/96 (e, oggi, anche l'art. 90 del d. lgs. 81/2008< mediante il richiamo all'art. 15 dello stesso decreto).
Il committente, quale quello che, come nel caso di specie, affidi i lavori ad un’unica impresa, concorre, in definitiva, unitamente alle altre figure di garanti legalmente individuati, ognuno con precisi doveri, differentemente declinati dal legislatore, alla gestione del rischio connesso alla realizzazione di un'opera che ha specifiche caratteristiche ed è a lui riconducibile direttamente, in quanto ideatore, progettatore e finanziatore e, pertanto, vero dominus di essa, titolare di poteri di inibizione, la mancata attivazione dei quali, nel caso di specie, ha consentito la prosecuzione dei lavori in totale difformità alle norme più elementari poste a presidio dell'incolumità dei lavoratori impegnati nella esecuzione dell'opera stessa, ponendosi in rapporto di causa-effetto con il decesso dell'operaio Zzzzzzzz zzzzzzzzz.
6. L'inquadramento normativo nei termini che precedono, in uno con gli elementi di fatto valutati dai giudici di merito, non consentono, tuttavia, di ritenere dimostrata anche in capo alla imputata XXXXX la stessa condotta omissiva ravvisata in capo al coimputato YYYYYYYY.
Cosicché, nel suo caso, il rimprovero sulla scelta dell'impresa non potrebbe andare oltre la verifica documentale condotta nella fase iniziale dei lavori, mentre – con riferimento alla seconda fase di essi, quella cioè in cui si verificò l'evento mortale – nel giudizio di merito non è emerso alcun elemento che ricolleghi l'imputata alla stipula del relativo accordo verbale, essendo emerso che esso fu stipulato dal solo YYYYYYYY, con la conseguenza che la stessa non ha assunto, almeno rispetto alla fase di lavori interessata dall'evento mortale, alcuna posizione legale di garanzia. A meno di ritenere che essa derivi dalla stipula del primigenio accordo, il che può sostenersi solo in virtù di un inammissibile ragionamento presuntivo.
In difetto di elementi che dimostrino che anche la XXXXX ha effettivamente assunto la posizione di garante legale e che dalla stessa poteva esigersi l'attivazione del potere di controllo sulla fonte del rischio, cui ricondurre la condotta omissiva contestata, si impone nei suoi confronti l'annullamento della sentenza senza rinvio con formula assolutoria per non avere commesso il fatto.
7. Al rigetto del ricorso proposto nell'interesse dell'imputato Yyyyyyyy yyyyyyy, invece, segue la condanna dello stesso al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese in favore della parte civile Bbbbb bbbbb bbbbbbb che si stima equo liquidare in euro 3.000,00, oltre accessori come per legge, nonché delle parti civili Zzzzzzzzz ddddddd, Zzzzzzzzz ccccccccc e Zzzzzzzzz eeeeeeee che si stima equo liquidare in euro 4.200,00, comprensivi dell'aumento del 20% per ciascuna oltre la prima, con accessori come per legge.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti di Xxxxx xxxx per non aver commesso il fatto.
Luisa Branchi
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