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AVVOCATO CIVILISTA BOLOGNA VALIDITA’ TESTAMENTO MANOMESSO... TESTAMENTO AVVOCATO BOLOGNA STUDIO LEGALE BOLOGNA - Studio Legale Bologna
AVVOCATO CIVILISTA BOLOGNA VALIDITA’ TESTAMENTO MANOMESSO… TESTAMENTO AVVOCATO BOLOGNA STUDIO LEGALE BOLOGNA
Giu 7, 2015 avvocato Sergio Armaroli Di Sergio Armaroli
AVVOCATO CIVILISTA BOLOGNA VALIDITA’ TESTAMENTO MANOMESSO
Ma.Si. e Ma.Gi., con atto di citazione del 30 settembre 1993, convenivano davanti al Tribunale di Firenze, M.G.M., per ivi sentire dichiarare l’invalidita’ del testamento del proprio padre, per mancanza di olografia, in quanto corretto da mano estranea e per ivi sentire dichiarare l’indegnita’ a succedere della M. con conseguente devoluzione, dell’eredita’ ai due figli secondo la legge. Esponevano gli attori che il (OMISSIS) decedeva in (OMISSIS) il Dott. Ma.Wi. cui succedevano Ma.Si. e Ma.G. figli nati dal primo matrimonio e M.G.M., terza moglie, sposata dal Dott. Ma.Wi. a meno di quattro mesi prima della morte dopo un breve periodo di convivenza. Aperta la successione la M. dichiarava l’esistenza di un testamento olografo in suo favore datato 23 marzo 1991 nel quale essa M. appariva beneficiaria dell’immobile abitato dal de cuius e costituente il cespite piu’ importante dell’asse ereditario.
Si costituiva M. opponendosi alla domanda attorea e, in linea subordinata, chiedeva il riconoscimento del diritto di abitazione sulla casa coniugale e l’accertamento della sua proprieta’ esclusiva di taluni beni mobili caduti nell’inventario dell’eredita’.
Espletata istruttoria, con consulenza tecnica grafologica, il Tribunale di Firenze con parziale del 17 luglio 2002 dichiarava aperta la successione, pronunciava la nullita’ del testamento impugnato, rigettava la domanda di indegnita’ della M., dichiarava la stessa e i figli del de cuius eredi ex lege per un terzo ciascuno e, successivamente il (OMISSIS) con sentenza definitiva, condannava la M. a titolo di conguaglio sul rendiconto a pagare ai coeredi la somma di Euro 13.796,88 ciascuno.
Avverso entrambe le sentenze, proponeva appello la M.G. M.. Gli appellati resistevano e in via riconvenzionale insistevano per la dichiarazione di indegnita’ della M..
La Corte di appello di Firenze con sentenza n. 1631 del 2007 rigettava l’appello principale e l’appello incidentale e confermava la sentenza impugnata. Compensava le spese del grado. Secondo la Corte fiorentina posto che il testamento di cui si dice era risultato manomesso per la presenza nel contesto del documento del termine apografo “lasciare” in sostituzione della parola cancellata “donare” il testamento, per quanto trasparente e indubitabile ne possa risultare la volonta’ del testatore era nullo per contrarieta’ all’art. 602 c.c.. Segnalava la Corte di Appello di Firenze che risultava che qualcuno dopo la morte del Dott. Ma.Wi. si fosse preso l’ardire di correggere per cosi’ dire, il testamento e, pertanto, era ragionevole pensare che lo stesso testatore si sarebbe servito di un collaboratore (o collaboratrice) e la sostituzione di quella parola previa cancellatura della parola originale sarebbe avvenuta sotto dettatura o comunque, previa autorizzazione. Mancando la prova che l’alterazione della scheda testamentaria sia opera della M., andava confermata l’esclusione della indegnita’ della M. a succedere al marito gia’ pronunciata dal Tribunale di Firenze. Confermava la decisione del Tribunale nella parte in cui aveva escluso il prelegato del diritto di abitazione, specificando che quel beneficio si cumulava alla quota di riserva nella successione necessaria del coniuge, ma non nella successione legittima in seno alla quale poteva semmai, costituire in sede di divisione un titolo preferenziale del coniuge sui beni da assegnare.
La cassazione di questa sentenza e’ stata chiesta da M. G.M. per sei motivi. Ma.Gi. e M. S. hanno resistito con controricorso proponendo a loro volta ricorso incidentale per due motivi.
1) Con il primo motivo di ricorso la violazione e falsa applicazione degli artt. 620 e 606 cc. nonche’ dell’art. 1362 c.c. e segg., comma 3. Con riferimento alla dichiarata nullita’ del testamento olografo e, cio’ in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, e dell’art. 360, comma 1, n. 5, motivazione insufficiente e contraddittoria.
2) Con il secondo motivo la violazione degli artt. 602 e 603 c.c.. nonche’ dell’art. 132 c.p.c., per carenza di motivazione sul punto dell’inutilizzabilita’ d’indagini scientifiche ai fini della declaratoria di nullita’ del testamento olografo e cio’ in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Insufficiente, illogica e contraddittoria motivazione sul medesimo punto e cio’ in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
3) Con il terzo motivo, la violazione e falsa applicazione delle norme dettate per c.d. interpretazione soggettiva dei contratti di cui agli artt. 1362 e 1365 cc.. siccome applicabili, con i necessari correttivi, anche ai negozi mortis causa, violazione e falsa applicazione del principio di conservazione degli atti di cui all’art. 1367 c.c., ed omessa considerazione ed interpretazione della volonta’ testamentaria espressa nel documento originario, e cio’ in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3. Motivazione illogica, contraddittoria e carente in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
A) Avrebbe errato la Corte fiorentina, secondo la ricorrente, nell’aver ritenuto che un’alterazione parziale di un testamento olografo, pur se originariamente provvisto dei requisiti di cui all’art. 602 possa, sic et simpliciter, cagionare la nullita’ ed invalidita’ dell’intero testamento, anche ove tale alterazione non impedisca l’individuazione dell’originaria e genuina volonta’ del testatore.
Eppero’ il ragionamento della Corte di merito, sempre secondo la ricorrente, sarebbe contrario al consolidato orientamento di questa Corte che avrebbe chiarito portata e rilevanza dell’art. 602 c.c., specificando che l’alterazione di un testamento, siccome successiva alla sua formazione e, dunque, al suo perfezionamento non sia tale da impedire di individuare la volonta’ originaria del testatore tale alterazione non renderebbe invalido il negozio che, al contrario, conserverebbe inalterato il proprio valore, (da ultimo Cass. N. 11733 del 2002). Insomma, il Giudice di appello avrebbe errato nel limitare la propria indagine al mero dato testuale o, meglio, al solo significato del termine apografo, dovendo al contrario indagare ai sensi degli artt. 602, 606 e 1362 e ss. se fosse possibile, astraendo dall’alterazione, individuare una volonta’ testamentaria riconducibile al de cuius.
B) Avrebbe errato la Corte fiorentina, secondo la ricorrente nell’aver ritenuto inammissibile il ricorso a strumenti scientifici che consentano di riesumare il possibile contenuto sottostante alle alterazioni atteso che tale indagine sarebbe coerente con il disposto normativo di cui agli artt. 602 e 606 e conforme a costante orientamento giurisprudenziale. In particolare, ritiene la ricorrente, la Corte fiorentina avrebbe ritenuto possibile prescindere da un’indagine circa la sussistenza o meno di un testamento valido in quanto perfettamente formato per mano del testatore, non tenendo conto dell’orientamento giurisprudenziale secondo cui la validita’ del testamento olografo permarrebbe nell’ipotesi in cui la manomissione della scheda testamentaria sia avvenuta in un momento successivo al perfezionamento dello stesso testamento. E di piu’, la Corte fiorentina, compiendo un percorso logico giuridico del tutto arbitrario ha sostenuto che l’alterazione del testamento del dr. Ma.Wi. risalisse ad epoca antecedente al morte del testatore e quindi con la sicura partecipazione di quest’ultima, mediante dettatura e/o autorizzazione.
Tale conclusione C) secondo la ricorrente la Corte di merito avrebbe omesso qualunque indagine interpretativa diretta a ricavare dal testo della scheda testamentaria, intesa nel suo complesso, la volonta’ originariamente espressa dal dr. Ma.W. e si e’ limitata ad escludere in capo al defunto la volonta’ di disporre dei cespiti oggetto del testamento in questione in favore della sig.ra M. sulla base del significato tecnico giuridico del termine “donare” redatto ed utilizzato dal testatore.
Come correttamente ha evidenziato la Corte fiorentina nel caso in esame, tenuto conto che la sig.ra M., moglie del de cuius, sostanzialmente e’ come chi dice “alla morte, si e’ trovato in casa questo documento cosi’ come lo vedete”, non si puo’ dire che qualcuno dopo la morte del Dott. Ma.Wi. “si fosse preso l’ardire di correggere, diciamo cosi’, il testamento“. Pertanto, non si puo’ non pensare che la cancellazione della parola “donare” con la sostituzione della parola “lasciale”, nonche’, quel ripasso delle parole scritte con mano, come afferma la Corte fiorentina, troppo insicura, siano avvenuti quando ancora il testamento era custodito dal (dato che non risulta sia stato depositato presso persona di fiducia o presso un Notaio) e, quindi, si trovava nella sfera di controllo del suo autore, sempre modificabile per sua iniziativa, Sicche’, e’ da ritenere, come correttamente ha affermato la Corte fiorentina, che la cancellazione della parola “donare” con la sostituzione della parola “lasciare” sia avvenuta o sotto la dettatura del testatore o comunque, visto che il testamento era conservato dal suo autore, previa autorizzazione dello stesso. Cio’ significa che l’azione del terzo si e’ svolta durante la redazione o la revisione del testamento e, pertanto, anche l’aggiunta di una sola parola nel corpo della disposizione di ultima volonta’ per mano di altri durante la confezione (o lo stesso durante la modifica di un originario contenuto del testamento) priva il testamento stesso del requisito dell’autografia e ne determina, ai sensi dell’art. 602 cod. civ., la nullita’. A ben vedere, il testamento sarebbe stato valido, e avrebbe rispettato il requisito dell’olografia, nonostante la correzione di cui si dice, ove fosse stato dimostrato ovvero si avesse avuto la certezza che il testamento al momento della morte esisteva e che dopo la morte una mano estranea illecitamente lo avesse alterato (dimostrazione che nel caso concreto e’ mancata) perche’ in questa ipotesi il testamento di che trattasi sarebbe stato un testamento esistente e rispondente ai requisiti voluti dalla legge, valutabile e apprezzabile ancor prima di un’eventuale manomissione.
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1.1.a).- Come ha affermato questa Corte in altra occasione, che qui si condivide, la validita’ del testamento olografo esige, ai sensi dell’art. 602 c.c., l’autografia non solo della sottoscrizione ma anche della data e del testo documento, ad escludere l’olografia e’ sufficiente ogni intervento di terzi, indipendentemente dal tipo e dall’entita’ (e quindi anche in presenza di una sola parola scritta da un terzo durante la confezione del testamento), non assumendo al riguardo rilevanza l’importanza che dal punto di vista sostanziale la parte eterografa riveste ai fini della nullita’ dell’intero testamento secondo il principio “utile per inutile non vitiatur”.
1.1.b).- Inconferente, altresi’, risulta la giurisprudenza richiamata dalla ricorrente a sostegno della propria tesi perche’ non pertinente al caso di specie.
Questa Corte con la sentenza n. 11733 del 2002 citata dalla ricorrente, ha escluso la nullita’ del testamento quando la disposizione di ultima volonta’ sia stata interamente scritta di pugno dal testatore e da lui sottoscritta pur se il documento cartaceo che la reca contenga scritti di mano aliena in una parte diversa da quella occupata dalla disposizione testamentaria. Eppero’, il caso in esame riguarda, invece, l’ipotesi in cui e’ stata alterata o corretta proprio la disposizione testamentaria e non, invece, la scheda che conteneva il testamento. Piuttosto, il caso in esame e’ riconducibile alle categorie delle ipotesi in cui la stessa sentenza citata ha ritenuto configurabile la nullita’ del testamento per difetto di autografia, allorche’ nel corpo della disposizione di ultima volonta’, anche, una sola parola sia di mano altrui o risulti scritta dal terzo durante la confezione del testamento, ancorche’ su incarico o col consenso del testatore.
2- Con il quarto motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 540 c.c., comma 2, e art. 581 c.c.. Sul punto del mancato riconoscimento, in capo al coniuge superstite, del diritto di abitazione nella casa coniugale e di uso degli eredi, e cio’ in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonche’ in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per illogicita’ e contraddittorieta’ della motivazione. Avrebbe errato la Corte fiorentina, secondo la ricorrente, nell’aver escluso che la sig.ra M. fosse titolare del diritto di abitazione nella casa coniugale e di quello di uso degli arredi ivi contenuti come previsti dall’art. 540, secondo comma, a favore del coniuge superstite.
Secondo la ricorrente, la Corte di appello di Firenze, avrebbe giustificato il mancato riconoscimento dei diritti di abitazione e d’uso previo espresso richiamo a quanto gia’ disposto dal Giudice di primo grado, eppero’ lo fa in modo parziale, cosi’, viziando l’intero ragionamento il Tribunale aveva dapprima negato la sussistenza in capo alla ricorrente di qualunque diritto di abitazione e di uso e successivamente, con la sentenza definitiva, aveva completato la decisione assunta specificando che la quota di legittima spettante al coniuge superstite ex art. 581 non era cumulabile con i diritti di abitazione e di uso. La Corte di appello a differenza del primo giudice parte dal presupposto del riconoscimento in capo alla ricorrente dei diritti di uso e di abitazione salvo poi a ritenerli insussistenti in quanto non cumulabili con la quota di legittima, b) Per altro, tenuto conto della sentenza della Corte costituzionale n. 527 del 1988, secondo la ricorrente l’interpretazione corretta della normativa di cui all’art. 540 c.c., sarebbe quella di escludere che i diritti di abitazione e di uso siano cumulabili con la quota di legittima riconosciuta in forza degli artt. 581 e 582, ma quei diritti dovranno essere ricompresi nella quota ex artt. 581 e 582.
2.1.- Il motivo e’ fondato per le ragioni di cui si dira’.
La prima questione da prendere in esame e’ quella prospettata con il quarto motivo del ricorso principale, vale a dire il significato ed il valore del precetto di cui all’art. 540 c.c., comma 2, dettato in tema di successione necessaria, secondo cui al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprieta’ del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla porzione disponibile e, qualora questa non sia sufficiente, per il rimanente sulla quota di riserva del coniuge ed eventualmente sulla quota riservata ai figli. Ora, la dottrina piu’ attenta, che in questa sede si intende condividere, ha avuto modo di chiarire che la norma si applica anche alla successione legittima.
L’art. 584 c.c., comma 1, dettato in tema di successioni legittime, con riferimento al coniuge putativo contempla espressamente l’applicabilita’ della disposizione stabilita dall’art. 540, comma 2.
L’estensione dei diritti previsti da questa norma al coniuge legittimo non puo’ essere revocata in dubbio, perche’ sarebbe contrario al principio di eguaglianza che il coniuge putativo fosse trattato diversamente e in modo piu’ favorevole rispetto al coniuge legittimo.
2.1.a).- Lo stesso risultato per altro verrebbe assicurato interpretando correttamente, (cioe’ tenendo conto delle esigenze che sono poste al fondamento del) l’art. 540 c.c., comma 2, il quale prevede i diritti di abitazione e di uso in favore del coniuge superstite “anche quando concorra con altri chiamati”. Ora poiche’ un concorso con altri chiamati puo’ verificarsi solo con riferimento alla successione legittima o a quella testamentaria, sembra evidente che il legislatore abbia inteso stabilire che, a prescindere del tipo di successione, al coniuge superstite spettano, comunque, i predetti diritti, dettando, poi, delle regole per fare in modo che gli stessi incidono il meno possibile sulla quota di riserva degli altri legittimari. Insomma, come con l’art. 584 cc. collocato nelle norme relative alla successione legittima, il legislatore ha disciplinato la posizione del coniuge putativo anche quale legittimario, cosi’ nell’art. 540 collocato nelle norme relative alla tutela dei legittimari, il legislatore ha dettato una disposizioni che vale anche per la successione legittima.
2.2.- Ora, posto che i diritti di abitazione e d’uso competano indifferentemente al coniuge che succeda ab intestato ed a quello che succeda in via legittima, resta da individuare il criterio di imputabilita’ dei diritti di cui si dice sulla successione.
A) Alcuni ritengono che l’abitazione e l’uso raffigurino dei diritti, che al coniuge sono riservati come prelegati, oltre la sua quota di riserva. Cio’ si argomenta dal dato testuale, secondo cui i diritti di abitazione e di uso gravano sulla disponibile e, solo se questa non sia sufficiente, sulla quota riservata al coniuge ed ai figli. La definizione di legato “ex lege”, poi, si fonda sul modo della trasmissione: contemplando la disposizione beni determinati (il diritto di uso e di abitazione), si ritiene che la norma disciplini una trasmissione a titolo particolare. Dalla lettera della legge e dal chiaro intendimento legislativo di favorire il coniuge superstite, si argomenta che questi diritti si aggiungono alla quota spettante al coniuge. Assegnati, anzitutto, al coniuge i diritti di abitazione e di uso, la successione legittima si apre sul residuo.
Pertanto, la enunciazione del diritto di abitazione e di uso raffigura la mera indicazione dei beni, i quali concorrono a formare la quota spettante al coniuge nella successione legittima. Le conseguenze sulla formazione della quota del coniuge sono differenti, perche’ i diritti di abitazione e di uso non si aggiungono, ma vengono a comprendersi nella quota spettante a titolo di successione legittima.
C) Vi e’ ancora chi distingue tra successione necessaria e successione legittima. Si ritiene che avuto riguardo alla successione necessaria, posto che la norma stabilisce che i diritti di abitazione e di uso gravano, in primo luogo, la disponibile, cio’ significa che, come prima operazione si deve calcolare la disponibile sul patrimonio relitto, ai sensi dell’art. 556 c.c., e, per conseguenza, determinare la quota di riserva. Calcolata poi la quota del coniuge nella successione necessaria, in base a quanto stabiliscono l’art. 540 c.c., comma 1, art. 542 c.c., e art. 543 c.c., comma, alla quota di riserva cosi’ ricavata si devono aggiungere i diritti di abitazione e di uso in concreto, il cui valore viene a gravare la disponibile (sempre che la disponibile sia capiente). Diverso sarebbe, secondo questo orientamento, il discorso riguardante la successione legittima. Nella successione legittima i diritti di cui si dice non si aggiungerebbero alla quota ereditaria per due ragioni: una di ordine formale e altra per l’effetto di una interpretazione sistematica delle norme. Intanto, vien osservato che la quota di riserva stabilita in favore del coniuge si incrementa, aggiungendosi i diritti di abitazione e di uso gravanti per la ragione assorbente che quei diritti, ai sensi dall’art. 540 c.c., comma 1, art. 542 c.c., e art. 544 c.c., comma 1, gravano sulla disponibile. Sicche’ questo stesso criterio non sarebbe applicabile all’ipotesi di successione legittima perche’ in tema di successione legittima, non troverebbero applicazione gli istituti della disponibile e della riserva. Ma si rinviene una ragione sistematica piu’ persuasiva. La riserva rappresenta il minimo, che il legislatore vuole assicurare ai piu’ stretti congiunti, anche contro la volonta’ del defunto. I diritti di abitazione e di uso fanno parte della riserva e, quindi, anch’essi fanno parte del minimo. Per evitare che attraverso la disciplina delle successioni legittime vengano pregiudicati i diritti dei legittimari, l’art. 553 c.c., che serve di raccordo tra la successione legittima e la successione necessaria, stabilisce che le porzioni fissate nelle successioni legittime, ove risultino lesive dei diritti dei legittimari, si riducono proporzionalmente per integrare tali diritti. Peraltro, dal sistema della successione necessaria emerge che il legislatore interviene nel meccanismo delle successioni legittime quando la quota spettante nella successione intestata andrebbe al di sotto della quota di riserva; da nessuna norma, per contro, risulta che il legislatore abbia modificato il regime della successione intestata per attribuire agli eredi legittimi (che siano anche legittimari), piu’ di quanto viene loro riservato con la successione necessaria.
Poiche’ l’art. 553 cit. vuole fare salva l’intera riserva del coniuge (secondo il sistema della successione necessaria), i diritti di abitazione e di uso si aggiungono alla quota di riserva regolata dall’art. 540, comma 1, e art. 542 cit..
Per contro, non essendo cio’ previsto da nessuna norma in tema di successione legittima, non v’e’ ragione per ritenere che alla quota intestata contemplata dagli artt. 581 e 582 c.c., si aggiungano i diritti di abitazione e di uso.
2.2.a) – Tuttavia, il regime va ricostruito tenuto conto che uno dei presupposti per l’attribuzione dei diritti di cui si dice e’ quello che la casa e i mobili che la corredano devono potersi considerare come quella di abituale coabitazione, cio’ significa che l’esigenza che quell’attribuzione intende garantire e’ il diritto all’abitazione, quale minimo, che il legislatore vuole assicurare al coniuge superstite in ragione di quella solidarieta’ coniugale che ha animato il rapporto tra i coniugi, un diritto questo (quello dell’abitazione) e una solidarieta’ coniugale garantiti anche dalla costituzione (artt. 47 e 2 Cost.) quali esigenze a garanzia di un pieno ed integrale sviluppo della persona. Vi e’ ragione, pertanto, di ritenere che quei diritti vanno posti a carico dell’intero patrimonio ereditario. Con la precisazione che nella successione legittima, non trovando applicazione gli istituti della riserva e della disponibile quei diritti vanno imputati all’asse ereditario e proporzionalmente sulle quote legittime degli eredi compreso il coniuge(cfr. Cass., SSUU. 27 febbraio 2013, n. 4847).
a) con il quinto motivo, la violazione e falsa applicazione dell’art. 540 c.c., comma 2, e art. 581 c.c., in relazione all’errata misura della percentuale di devoluzione dei beni ereditari a favore degli eredi, e cio’ in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Omessa motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5. Avrebbe errato la Corte fiorentina, secondo la ricorrente, nell’aver disposto l’attribuzione di una quota pari ad un terzo dell’asse ereditario per ciascun coerede perche’ non ha tenuto conto dei legati di abitazione della casa coniugale e di uso degli arredi previsti ex lege a favore del coniuge superstite.
Pertanto, conclude la ricorrente, dica l’Ecc. ma Corte di Cassazione se in caso di successione legittima ex art. 581 c.c., nell’attribuzione della quota pari ad un 1/3 dell’intero riservata la coniuge superstite per il caso di concorso con due o piu’ figli del de cuius debbano espressamente includersi anche i diritti di abitazione nella casa coniugale e di uso degli arredi ivi contenuti.
b).- con il sesto motivo, la violazione e di un debito da conguaglio gravante sulla ricorrente e cio’ in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Omessa, erronea o illogica motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5. falsa applicazione degli artt. 540, secondo comma, e 581 cc. in relazione all’erroneita’ della determinazione
4.- Con il primo motivo del ricorso incidentale Ma.Si. e Ma.Gi. lamentano l’omessa pronuncia in merito alla dichiarazione di indegnita’ della ricorrente, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4. Avrebbe errato la Corte fiorentina, secondo i ricorrenti, nel non aver escluso la indegnita’ della M. a succedere al marito, considerato che le circostanze di fatto portano a ritenere che nel caso in esame ricorre l’ipotesi prevista dall’art. 463 c.c., n. 6. In verita’, la Corte fiorentina, ritengono i ricorrenti, non avrebbe tenuto conto che la sig.ra M., come la stessa ha dichiarato ha avuto nella disponibilita’ il testamento del sig. Ma. dal momento della sua formazione fino a quando a cura della stessa, fu pubblicato e posto che il disordine grafico della parola “lasciare”, cosi’ come i ripassi mostravano immediatamente l’artefatto, la stessa si sarebbe avvalsa di un testamento falso. Dica, pertanto l’Ecc.ma Corte di cassazione se in base all’art. 463, n. 6, debba dichiararsi la indegnita’ di colui che abbia usato testamento che risulti visibilmente alterato.
4.1.- Il motivo e’ infondato non solo perche’ si risolve nella richiesta di una nuova e diversa valutazione delle circostanze di fatto correttamente valutate dalla Corte territoriale, non proponibile nel giudizio di cassazione, ma, soprattutto, perche’ non e’ stata fornita dai Ma. – e avrebbero dovuto u’ la dimostrazione che la manomissione del testamento sia stata operata dalla M., e/o che, comunque, sia stata operata successivamente la morte di Ma., non essendo, a tal fine, sufficiente una semplice illazione di probabilita’, atteso che la stessa probabilita’ porta a ritenere – come e’ stato chiarito dalla Corte territoriale, che il testamento sia stato modificato o per autorizzazione del de cuius o su dettatura dello stesso, essendo il testamento nella disponibilita’ e in custodia dello stesso de cuius.
5.- Con il secondo motivo i ricorrenti incidentali lamentano l’omessa pronuncia in merito alla domanda in appello ex art. 345 c.p.c., del valore locativo dovuto dalla sig.ra M. dal 1 novembre 2004 fino al rilascio effettivo dell’immobile di via (OMISSIS), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. Avrebbe errato la corte fiorentina, secondo i ricorrenti, nell’aver riconosciuto soltanto un debito a conguaglio della M. di Euro 13.796,88 a favore di ciascuno degli altri due coeredi omettendo pero’ di pronunciarsi in merito alla domanda in appello ex art. 345 c.p.c., del valore locativo dovuto dalla signora M. dall’11 gennaio 2004 fino al rilascio effettivo dell’immobile di via (OMISSIS).
Dica, pertanto la Ecc.ma Corte di Cassazione se in virtu’ di domanda formulata ai sensi dell’art. 345 c.p.c., comma 1, il giudice di secondo grado sia tenuto a pronunciarsi sulla richiesta di pagamento di canoni locativi dal momento della pronuncia di primo grado sino al momento della liberazione dell’immobile, essendo gia’ stato in primo grado liquidato l’importo derivante dalla configurazione di canone locativo virtuale per l’occupazione di un immobile sino al di della sentenza.
In definitiva, riuniti i ricorsi, va accolto il quarto motivo del ricorso principale, dichiarato assorbito il quinto e il sesto motivo del ricorso principale, rigettati gli altri; va rigettato il primo motivo del ricorso incidentale e dichiarato assorbito il secondo motivo. Pertanto, la sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto, la causa rinviata ad altra sezione della Corte di Appello di Firenze, la quale provvedera’ al regolamento delle spese anche del presente giudizio di cassazione.
Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 11 giugno 2013.

References: sentenza 
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e contrario
 Cass. 
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 sentenza 
 art. 581
 sentenza 
 art. 581
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e contrario
 art. 542
 art. 543
 art. 542
 art. 544
 art. 542
 art. 581
 art. 581
 art. 345
 art. 345
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