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Timestamp: 2019-06-27 02:58:45+00:00

Document:
Sentenza Corte Costituzionale n. 127 2010 Legge Regione Umbria n. 11/2009 Rifiuti VIA Illegittimità costituzionale artt. 7, 44 e 46
CORTE COSTITUZIONALE - 8 aprile 2010, n. 127
RIFIUTI - Potestà legislativa esclusiva statale - Regolamenti - Esigenze di uniformità. La materia dei rifiuti attiene alla potestà legislativa esclusiva statale in materia di tutela ambientale (sentenze n. 10 e 314 del 2009, n. 62 del 2008), e, in tale materia, è consentito allo Stato emanare regolamenti, per esigenze di uniformità (sentenze n. 233 del 2009 e 411 del 2007). Pres. Amirante, Est. Finocchiaro - Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Umbria - CORTE COSTITUZIONALE - 8 aprile 2010, n. 127
RIFIUTI - Centri di raccolta dei rifiuti urbani - Gestione - Comune - Autorizzazione - Non compete - Art. 7, lettera c) L.r. Umbria n. 11/2009 - Illegittimità costituzionale - Contrasto con la normativa di cui al d.m. 8 aprile 2008 - Art. 183, c. 1, lett. c) d.lgs. n. 152/2006. L’art. 7, lettera c) della legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11 (Norme per la gestione integrata dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate) va dichiarato costituzionalmente illegittima nella parte in cui attribuisce ai Comuni la funzione di «rilascio, rinnovo e modifica dell’autorizzazione alla gestione» dei centri di raccolta. Ai Comuni non compete infatti, in aggiunta all’approvazione dei centri di raccolta dei rifiuti urbani riguardo alla realizzazione di essi, l’autorizzazione alla gestione. Pertanto, subordinare la gestione di tali centri al preventivo rilascio di un’autorizzazione da parte del Comune, si pone in contrasto con la normativa nazionale rappresentata dal d.m. 8 aprile 2008, emesso in attuazione dell’art. 183, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 152 del 2006, che è espressione della competenza statale in materia di tutela dell’ambiente di cui all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. Pres. Amirante ,Est. Finocchiaro - Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Umbria - CORTE COSTITUZIONALE - 8 aprile 2010, n. 127
RIFIUTI - Nozione di rifiuto stabilita dal legislatore statale di attuazione delle direttive comunitarie - Legislatore regionale - Esclusione di particolari sostanze o materiali - Art. 44 L.r. Umbria n. 11/2009 - Esclusione di sedimenti non contaminati - Illegittimità costituzionale - Fondamento. Non sono consentite esclusioni da parte del legislatore regionale di particolari sostanze o materiali in astratto ricompresi nella nozione di “rifiuto” stabilita dalla legislazione statale in attuazione della direttiva comunitaria (sentenze nn. 61 e 315 del 2009). L’ art.. 44 della legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11, sottraendo alla nozione di rifiuto taluni residui che, invece, corrispondono alla definizione sancita dall’art. 1, lettera a), della direttiva 2006/12/CE, come «qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate nell’allegato I e di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi», si pone in contrasto con la direttiva medesima, che funge da norma interposta per la valutazione di conformità della normativa regionale all’ordinamento comunitario (sentenza n. 62 del 2008).Fra le sostanze escluse dal campo di applicazione della direttiva (e della normativa statale rappresentata dal d.lgs. n. 152 del 2006), vi sono le «acque di scarico, esclusi i rifiuti allo stato liquido» (art. 2, par. 1, lettera b-iv, della direttiva; art. 185, comma 1, lettera b, n. 1, del d.lgs. n. 152 del 2006), ma fra questi non possono essere ricompresi i sedimenti, indicati dalla disposizione regionale, che costituiscono residui semi-solidi, derivanti dal trattamento delle acque. Neppure rileva che l’esclusione sia limitata dalla norma regionale a quei sedimenti che non siano contaminati oltre misura: tale connotato può considerarsi ai fini della qualificazione della sostanza come pericolosa, non anche per l’esclusione di questa dalla categoria dei rifiuti. Sotto tale profilo non è consentito al legislatore regionale introdurre limiti quantitativi non previsti nella regolamentazione statale unitaria, ai fini di sottrarre un oggetto a una determinata disciplina (così, in tema di adempimenti connessi alla disciplina dei rifiuti pericolosi, la sentenza n. 315 del 2009), specie ove si tratti di ambiti tecnici per l’attuazione di livelli di tutela uniforme (sentenza n. 249 del 2009). Pres. Amirante ,Est. Finocchiaro - Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Umbria - CORTE COSTITUZIONALE - 8 aprile 2010, n. 127
RIFIUTI - Art. 44 L.r. Umbria n. 11/2009 - Riproduzione letterale della direttiva 2008/98/CE non ancora recepita dal legislatore statale - Competenza all’attuazione delle direttive comunitarie - Materie di legislazione esclusiva dello Stato - Ambiente - Iniziative del legislatore regionale - Inammissibilità. Il dettato dell’art. 44 della legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11 riproduce quasi letteralmente il testo dell’art. 2, par. 3, della direttiva 19 novembre 2008, n. 2008/98/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa ai rifiuti, che abroga precedenti direttive in materia). Questa non è stata ancora recepita da legge statale (termine di recepimento: 12 dicembre 2010). La norma comunitaria introduce una esclusione dall’ambito di applicazione della stessa direttiva, proprio relativamente ai «sedimenti spostati all’interno di acque superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi d’acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di inondazioni o siccità o ripristino dei suoli, se è provato che i sedimenti non sono pericolosi».La competenza per l’attuazione delle direttive comunitarie, tuttavia, nelle materie di legislazione esclusiva dello Stato, come la tutela dell’ambiente, in cui rientra la disciplina dei rifiuti, appartiene inequivocabilmente allo Stato (sentenza n. 233 del 2009), e non sono ammesse iniziative delle Regioni di regolamentare nel proprio ambito territoriale la materia, ispirandosi ad una direttiva non ancora recepita per i rifiuti. L’art. 44 della legge regionale n. 11 del 2009, dunque, è illegittimo, nella parte in cui esclude dal campo di applicazione della legge stessa, «i sedimenti derivanti da attività connesse alla gestione dei corpi idrici superficiali, alla prevenzione di inondazioni, alla riduzione degli effetti di inondazioni o siccità, al ripristino dei suoli, qualora sia stato accertato che i materiali non risultino contaminati in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti». Pres. Amirante ,Est. Finocchiaro - Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Umbria - CORTE COSTITUZIONALE - 8 aprile 2010, n. 127
VIA - Normativa comunitaria - Necessità di esperire la procedura di VIA - Valutazione caso per caso - Fissazione di soglie - Modifiche ex d.lgs. n. 4/2008 - Svolgimento di un sub procedimento preventivo - Progetti di cui all’allegato IV al d.lgs. n. 152/2006 sottoposti alla verifica di assoggettabilità di competenza delle regioni - Deroga all’obbligo di compiere la verifica - Potere regionale - Esclusione. La necessità di esperire la procedura di VIA, è rimessa dalla normativa comunitaria, per i progetti per i quali si prevede un notevole impatto ambientale (direttiva 27 giugno 1985, n. 85/337/CEE, Direttiva del Consiglio concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati: art. 4, paragrafo 2), a valutazioni caso per caso o alla fissazione di soglie. Per effetto delle modifiche apportate dal d.lgs. n. 4 del 2008, l’effettuazione della VIA è ora subordinata, anziché alla determinazione di soglie, allo svolgimento di un subprocedimento preventivo volto alla verifica dell’assoggettabilità dell’opera alla VIA medesima (art. 20 d.lgs. n. 152 del 2006). Sicché, atteso il rinvio alla normativa nazionale, se non è dato ravvisare una violazione diretta della normativa comunitaria (la verifica delle regole di competenza interne, comunque, sarebbe preliminare al controllo del rispetto dei principi comunitari: sentenza n. 368 del 2008), per i progetti indicati dall’allegato IV al d.lgs. n. 152 del 2006, sottoposti alla verifica di assoggettabilità di competenza delle Regioni, non sembra che queste possano derogare all’obbligo di compiere la verifica, potendo solo limitarsi a stabilire le modalità con cui procedere alla valutazione preliminare alla VIA vera e propria. Pres. Amirante ,Est. Finocchiaro - Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Umbria - CORTE COSTITUZIONALE - 8 aprile 2010, n. 127
VIA - Obbligo di sottoporre il progetto alla procedura di VIA - Tutela ambientale - Livello di tutela uniforme - Introduzione di limiti quantitativi all’applicabilità della disciplina- Possibilità - Esclusione. L’obbligo di sottoporre il progetto alla procedura di VIA, o, nei casi previsti, alla preliminare verifica di assoggettabilità alla VIA, attiene al valore della tutela ambientale (sentenze n. 225 e n. 234 del 2009), che, nella disciplina statale, costituisce, anche in attuazione degli obblighi comunitari, livello di tutela uniforme e si impone sull’intero territorio nazionale. La disciplina statale uniforme non consente di introdurre limiti quantitativi all’applicabilità della disciplina, anche se giustificati dalla ritenuta minor rilevanza dell’intervento configurato o dal carattere tecnico dello stesso. Pres. Amirante ,Est. Finocchiaro - Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Umbria - CORTE COSTITUZIONALE - 8 aprile 2010, n. 127
VIA - Art. 46 L.r. Umbria n. 11/2009 - Esclusione dalla procedura di VIA di specifici progetti - Illegittimità costituzionale. L’ art. 46 della legge della Regione Umbria n. 11 del 2009 è illegittimo, nella parte in cui esclude dalla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale di cui all’articolo 20 del d.lgs. n. 152 del 2006 i progetti relativi agli impianti mobili per il recupero di rifiuti non pericolosi mediante operazioni di cui all’allegato C, lettera R5, della parte IV, del d.lgs. n. 152 del 2006, anche se rientranti, con riferimento alle capacità complessivamente trattate, nella «tipologia di cui al punto 7, lettera zb), dell’allegato IV alla parte II del d.lgs. 152/2006, qualora trattino quantitativi medi giornalieri inferiori a duecento tonnellate e il tempo di permanenza degli stessi impianti sul sito predeterminato per lo svolgimento della campagna di attività non sia superiore a sessanta giorni». Pres. Amirante ,Est. Finocchiaro - Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Umbria - CORTE COSTITUZIONALE - 8 aprile 2010, n. 127

References: Art. 7
 Art. 183
 Art. 44
 art. 185
 sentenza 
 Art. 44
 art. 4
 sentenza 
 Art. 46
 art. 46