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Timestamp: 2020-08-04 17:55:45+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19420 del 18/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19420 del 18/07/2019
Cassazione civile sez. VI, 18/07/2019, (ud. 05/04/2019, dep. 18/07/2019), n.19420
sul ricorso 17205-2017 proposto da:
domiciliato in ROMA, VIA IPPONIO, 8, presso lo studio dell’avvocato
CAMERA DI COMMERCIO DI FROSINONE, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA DI VILLA SACCHETTI 9, presso lo studio dell’avvocato ULISSE
COREA e FRANCESCO SAVERIO MARINI, che la rappresentano e difendono
unitamente all’avvocato, GINO SCACCIA in virtù di procura in calce
avverso la sentenza n. 16/2017 del TRIBUNALE di CASSINO, depositata
il 05/01/2017;
Con sentenza n. 1487/2009, il Giudice di Pace di Cassino confermava il decreto ingiuntivo n. 784/07, ottenuto da S.G. per il pagamento di prestazioni professionali, e opposto dalla Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato di Frosinone.
La CCIAA di Frosinone impugnava la sentenza contestando la nullità del contratto di patrocinio, a causa della mancanza del necessario requisito della forma scritta, e ritenendo inidoneo l’esclusivo conferimento della procura generale alle liti per confermare la validità di tale rapporto contrattuale. Il S. contestava tali affermazioni, sottolineando che la validità del contratto era suffragata da una consolidata giurisprudenza in materia, ma il Tribunale di Cassino, con sentenza n. 766/2012, accoglieva l’appello della CCIAA Frosinone e revocava il decreto ingiuntivo. Contro la pronuncia d’appello S.G. proponeva ricorso per cassazione.
Al termine del giudizio di legittimità, con ordinanza n. 10674/2015 la Cassazione accoglieva il ricorso principale e cassava la sentenza con rinvio al Tribunale di Cassino in diversa composizione, affermando il principio di diritto secondo cui “in tema di contratti della P.A., che devono essere stipulati ad substantiam per iscritto, il requisito della forma del contratto di patrocinio è soddisfatto con il rilascio al difensore, a mezzo di atto pubblico, di procura generale alle liti ai sensi dell’art. 83 c.p.c., qualora sia puntualmente fissato l’ambito delle controversie per le quali opera la procura stessa (nella specie: “tutte le cause attive e passive promosse e da promuoversi, innanzi a qualsiasi Autorità Giudiziaria, esclusa la Suprema Corte di cassazione, aventi ad oggetto il solo recupero dei crediti della stessa Camera di commercio mandante”, con espressa autorizzazione, a tal fine, di “intraprendere azioni esecutive, intervenire in quelle da altri iniziate e dare loro impulso”)”.
Ritualmente riassunto il processo ex art. 392 c.p.c. il Tribunale di Cassino, con la sentenza n. 16/2017, affermata la validità del contratto di patrocinio intercorso tra S.G. e la CCIAA Frosinone, confermava il decreto ingiuntivo, rigettava ogni altra richiesta e compensava le spese, disattendendo così la richiesta del S. di porle interamente a carico della parte avversa, dal momento che ricorrevano gravi ed eccezionali ragioni idonee a legittimare il giudice a compensare le spese ai sensi dell’art. 92 c.p.c., comma 2, così come formulato ante riforma del 2014.
Avverso tale sentenza propone oggi ricorso per cassazione S.G. con un unico motivo di ricorso, con cui lamenta la “violazione o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 91 e 92, comma 2 – come modificato dal D.Lgs. 12 settembre 2014, n. 132, art. 13, comma 1, conv. con modif. in L. n. 162 del 2014 – art. 118 disp. att. c.p.c, comma 2, art. 132c.p.c., comma 2, n. 4, artt. 24 e 111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c. n. 3”.
Rammenta il ricorrente che il legislatore ha reso applicabile il nuovo art. 92 c.p.c., comma 2 a tutti i procedimenti introdotti dopo il trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del D.L., pertanto la norma andrebbe logicamente applicata anche al giudizio di rinvio di cui se ne contesta l’esito. Dal momento che in questa vicenda non si ravvisano ipotesi di soccombenza reciproca, o di assoluta novità della questione, nè di mutamento giurisprudenziale sulle questioni dirimenti, il giudice del rinvio avrebbe fatto errata applicazione dell’art. 92 c.p.c., comma 2,; la stessa norma, peraltro, sarebbe stata falsamente applicata anche laddove fosse stata considerata nella sua vecchia formulazione, poichè nel caso di specie non sussisterebbero situazioni “gravi ed eccezionali”. Tutto ciò lederebbe, da ultimo, il diritto di difesa, costituzionalmente garantito, giacchè la compensazione delle spese non troverebbe alcun fondamento in questo caso, stante l’esito vittorioso del professionista nei vari gradi del processo. Ha resistito con controricorso la Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato di Frosinone.
Ciò esclude, infine, l’asserita violazione degli artt. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 118, disp. att. e di conseguenza degli artt. 24 e 111 Cost., attesa l’impossibilità di riscontrare una deficienza dell’iter argomentativo del giudice di merito tale da sfociare in un’anomalia consistente nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, essendosi esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (cfr. Cass. S.U. 8053/2014).
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente del contributo unificato dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, art. 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 392
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 13
 art. 118
 art. 132
 art. 92
 art. 118
 Cass. 
 art. 13
 art. 1
 art. 13
 art. 1