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Timestamp: 2019-11-19 07:21:21+00:00

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Associazione Corvelva - Il Ministero della Salute: sui danneggiati da vaccino diventa troppo spesso una vergogna italiana
Sentenze Staff Corvelva	 13 Giugno 2019	 Visite: 2841
Nel 2001 un bambino viene vaccinato, la sua vita viene distrutta e per la famiglia inizia un calvario infinito. 17 anni dopo un giudice, accogliendo il ricorso dei genitori, condanna il Ministero della Salute e riconosce il nesso di causalità tra vaccinazione ed autismo. Non solo, lo stesso giudice ha richiesto al Ministero della Salute un approfondimento scientifico ordinando di convocare in udienza il responsabile presso l’Istituto Superiore della Sanità del centro di documentazione dell’ufficio regionale per l’Europa dell’OMS. Il Ministero non ha dato seguito alla richiesta del giudice e addirittura non si è più presentato in udienza, determinando un “irragionevole ritardo nella definizione del procedimento".
Quasi 17 anni per avere giustizia e un ministero, forse troppo occupato ad obbligare, totalmente disinteressato ai danneggiati da vaccino. Una vergogna tutta italiana.
In un nostro articolo del 2018 1, da cui era scaturita una campagna di sensibilizzazione chiamata “Lasciati Soli”, avevamo tentato di raccontare cosa avviene in caso di danno da vaccino. No, non avevamo parlato dell’aspetto prettamente medico, ma di quell’aspetto umano dietro ad un danno da vaccino dal momento in cui chiedi aiuto e tutti coloro che entrano in contatto con te, o con tuo figlio, avranno un atteggiamento standard: negare sempre, tutto.
Per meglio comprendere cosa si annida nell'apparato burocratico collegato alla Legge 210/92 2, che ricordiamo essere la legge che indennizza i danneggiati o deceduti per le complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni o trasfusioni, vogliamo portare come esempio una sentenza del 2017.
La sentenza n. 1449/2017 del Tribunale di Roma ha visto ricorrere i genitori di un ragazzo danneggiato da vaccino, G. M., contro il Ministero della Salute. Nel caso del minore G. M. il Ministero ha tentato di richiedere l'inammissibilità per via delle tempistiche di presentazione della domanda, ovvero il tempo trascorso dalla vaccinazione al momento che si era presentata la domanda di indennizzo ad una USL, un mero fatto burocratico pertanto. Come spesso accade il Ministero si dimentica di leggere l’intero articolo 3 della legge 210/92, ovvero che pur restando vigente il termine dei 3 anni per la segnalazione ad una USL, termine perentorio pena la decadenza della possibilità di presentare domanda di indennizzo, l'avente diritto di indennizzo può far decorrere i termini dal momento in cui ha avuto conoscenza del danno, non per forza concomitante all’inoculazione vaccinale. Sostanzialmente G. M. è stato vaccinato con il trivalente Morupar (MPR) a gennaio 2001 ma solo nel giugno 2012 è riuscito ad avere una diagnosi di "encefalopatia immunomediata un quadro clinico della sindrome autistica ASD ad insorgenza post vaccinale e ne consegue, come poi rilevato dal giudice, che le tempistiche erano rispettate se pur distanti 11 anni dalla vaccinazione.
Forse non sai che il vaccino Morupar è stato ritirato dal commercio a marzo 2006 per il numero particolarmente alto di segnalazioni di sospette reazioni avverse. Ricordiamo a tutti che la segnalazione di sospetta reazione avversa è sottostimata, in molte parti d’Italia ha numeri ridicoli e i medici, anche se obbligati per legge a segnalare una sospetta reazione avversa, nella maggior parte dei casi non lo fanno. Nel 2006 non era neppure attivo il sito Vigifarmaco e non era stata recepita la direttiva europea che chiedeva di permettere ai cittadini di segnalare spontaneamente una sospetta reazione avversa. Capite bene che parliamo di numeri totalmente scollegati alla realtà oggettiva e che comunque hanno portato al ritiro della commercializzazione di quel vaccino.
Vi citiamo alcuni passi della sentenza per meglio collocare il quadro:
“Il c.t.u. (consulente tecnico d'ufficio ndr), nella sua relazione scritta, ha diagnosticato l'effettiva sussistenza di una encefalopatia polidistrettuale con aspetti di demielinizzazione attendibilmente immunomediata ad insorgenza post vaccinale e quadro clinico di sindrome autistica con lieve ritardo mentale e disturbo complesso dello sviluppo.”
Il c.t.u. è appunto un consulente tecnico ed è normato ai sensi dell'articolo 61 del Codice di procedura civile, o meglio, quando per la risoluzione della controversia sono necessarie cognizioni in materie specifiche che il giudice non conosce e non è tenuto a conoscere e quando i fatti da accertare siano riscontrabili solo attraverso specifiche cognizioni od esperienze tecniche, l'organo giudicante può farsi assistere da uno o più consulenti tecnici. Parliamo nel caso in oggetto di un medico, scienziato o ricercatore nominato dal giudice, un consulente del giudice che ha dato un parere medico e scientifico. Nella sentenza troviamo che “…la valutazione diagnostica del c.t.u. è del tutto condivisibile, essendo fondata sulla scrupolosa analisi dei dati disponibili ed essendo immune da vizi logici o argomentativi”.
Nota che la sentenza è del 2017, la diagnosi è del 2012 e la vaccinazione è del 2001. Spero capiate bene che in mezzo a queste righe c’è un bambino, ormai ragazzo, distrutto da un vaccino. C’è una famiglia che combatte da 16 anni e, soprattutto, spero si comprenda che tutto c’è, ma non lo Stato.
Il giudice istruttore, pur accettata la relazione tecnica del c.t.u, corredata da scrupolosa analisi dei dati disponibili, ha chiesto un supplemento di indagine al consulente tecnico vista la complessità della materia.
Il giudice ha richiesto al Ministero l’assunzione di tutta la letteratura scientifica più aggiornata sulla correlazione tra vaccino Morupar (MPR) e la patologia oggetto di causa, disponendo tal fine la citazione in udienza del responsabile pro tempore del centro di documentazione dell'ufficio regionale per l'Europa dell'organizzazione mondiale della sanità (OMS/EURO), presso l'Istituto superiore di sanità.
Qua avviene ciò che per noi ha dell’incredibile. La controparte citata dal giudice, il Ministero, “non ha mai dato corso all'ordine del giudice, senza fornire alcuna spiegazione, e che anzi non è più comparsa alle successive udienze. Determinando così un ritardo irragionevole nella definizione del procedimento.” Disinteresse totale che a nostro avviso delinea un atteggiamento vergognoso.
Nel mentre il c.t.u. ha risposto al supplemento di indagine richiesto dal giudice in modo ampio ed argomentato, confermando la sussistenza del nesso causale tra la vaccinazione del 4 gennaio 2001 e la patologia diagnosticata secondo criteri probabilistici.
Da notare che il processo civile, rispetto a quello penale, opera con la regola della preponderanza dell'evidenza o "del più probabile che non" e pertanto il giudice ha ritenuto sufficientemente provata la sussistenza del nesso causale nel caso di specie vista anche tutta la documentazione scientifica prodotta dal suo consulente tecnico, fermo restando il sostanziale rifiuto di dar corso all'ordine di acquisizione della più aggiornata letteratura scientifica in merito alla correlazione tra somministrazione del vaccino e la patologia diagnosticata al minore
Questa triste storia non è la sola, è particolarmente emblematica ma è la prassi. Lo Stato italiano, ed il suo Ministero della Salute, nei confronti dei soggetti danneggiati da vaccinazione, hanno non solo un atteggiamento di negazione completa, ma lavorano per contrastare il giusto ed equo indennizzo portando le famiglie a dover combattere anni, qua quasi 17, prima di vedere giustizia. Tutto fregandosene delle evidenze scientifiche.
Questa è l'Italia, questo è il nostro Ministero.
Per concludere questa triste storia, vi vogliamo dire che il Ministero, dopo non aver risposto al giudice e non essersi presentato alle successive udienze, ha ricorso in appello. Per cui G. M. vedrà chiudersi questa triste storia tra parecchi anni o forse mai.

References: sentenza 
 sentenza 
 articolo 3
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