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Timestamp: 2019-10-23 03:30:58+00:00

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Cassazione Civile, sentenza numero 6200 del 18/03/2014 – Semaforo verde
Cassazione Civile, sentenza numero 6200 del 18/03/2014
Cassazione Civile, Sezione terza, sentenza n. 6200 del 18 marzo 2014
1. T.M. convenne in giudizio P. A. e la S. Assicurazioni s.p.a. per ottenere la loro condanna in solido al risarcimento dei danni che asseriva dei aver subito a seguito del sinistro per cui è causa quando, era alla guida del ciclomotore A., provenendo dalla corsia laterale di via (OMISSIS), mentre stava per svoltare a sinistra con semaforo segnalante luce verde, venne investito dalla Fiat B., condotta dallo stesso P. e assicurata dalla S…
Il P. svolse anche domanda riconvenzionale per essere risarcito dei danni che sosteneva di aver subito nel medesimo sinistro e chiamò in causa il proprietario del ciclomotore, Pr. A., ed il suo assicuratore Nuova T.
Quest’ultima contestò la domanda.
3. Il Tribunale dichiarò la responsabilità esclusiva del T., rigettò la sua domanda, accolse la riconvenzionale e condannò in solido T., Pr. e Nuova T. al risarcimento dei danni in favore del P..
4. Propose appello il T..
Si costituirono la S. (Assicurazioni s.p.a.), il P. e la Nuova T. Assicurazioni.
Non si costituì Pr. che venne dichiarato contumace.
5. La Corte d’appello di Roma rigettò l’appello proposto da T. M. e lo condannò alle spese del grado.
6. Propone ricorso per cassazione T. M. con tre motivi.
7. Con il primo motivo del ricorso si denuncia “insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., n. 5) (Attendibilità delle testimonianze rese in giudizio)”.
Secondo il ricorrente la Corte d’appello ha errato nel ritenerlo esclusivamente responsabile del sinistro per cui è causa sulla base dell’assunto che il P. attraversò l’incrocio tra la via (OMISSIS) mentre il semaforo proiettava luce verde ed ha altresì errato nel ritenere tale circostanza provata sulla scorta della testimonianza resa dal D. C., mentre ha ritenuto meno attendibile l’altra testimonianza, contrastante, resa dai testi D.L. e B., in quanto l’autovettura sulla quale questi ultimi viaggiavano era ferma dietro altre autovetture, in posizione tale da non poter avere una precisa percezione degli scatti semaforici.
Detta interpretazione dei fatti di causa elaborata dalla Corte, ad avviso del T., è in palese contrasto con i dati della realtà fattuale, dalla quale emerge che i semafori di via (OMISSIS) sono posti in alto e ben visibili anche a notevole distanza; quindi anche da D. L. e B..
In ogni caso, dinanzi al contrasto delle dichiarazioni testimoniali di D. C., D. L. e B., secondo il T., la Corte avrebbe dovuto dichiarare il concorso di colpa ai sensi dell’art. 2054 c.c., comma 2.
Infatti, è giurisprudenza di questa Corte, che va ribadita, quella secondo la quale in tema di procedimento civile, sono riservate al giudice del merito la interpretazione e la valutazione del materiale probatorio, nonché la scelta delle prove ritenute idonee alla formazione del proprio convincimento. Ne consegue che è insindacabile in sede di legittimità il “peso probatorio” di alcune testimonianze rispetto ad altre, in base al quale il giudice di secondo grado sia pervenuto ad un giudizio logicamente motivato, diverso da quello formulato dal primo giudice (Cass., 28 gennaio 2004, n. 1554).
Nella specie emerge dall’impugnata sentenza che il teste D. C. rese dichiarazioni ai verbalizzanti nell’immediatezza del sinistro, mentre i testi D. L. e B. furono introdotti dal T. dopo l’atto di citazione.
Risulta in particolare dalla detta sentenza: che il teste D. C. stava seguendo con la sua auto quella del P.; che entrambi avevano luce verde; che quest’ultimo riuscì ad evitare un’autovettura proveniente da sinistra ma non il motociclo, condotto dal T., che seguiva la medesima auto.
La Corte ha invece, motivatamente, ritenuto meno attendibile la testimonianza del D. L. e della B. perché questi ultimi si trovavano fermi all’incrocio, ma dietro altre autovetture e quindi non potevano avere una percezione precisa degli scatti semaforici.
Tale argomentazione della corte è insindacabile in sede di legittimità proprio in quanto verte sulla valutazione delle prove ed è comunque convincentemente motivata.
9. Con il secondo motivo parte ricorrente denuncia “violazione e falsa applicazione degli artt. 141 C.d.S. con riferimento all’art. 2054 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3)”.
Secondo il ricorrente la Corte d’appello non poteva considerare superata la presunzione di responsabilità prevista dall’art. 2054 c.c., a carico di entrambi i conducenti, ritenendo la sua esclusiva responsabilità. Piuttosto avrebbe dovuto valutare la condotta di entrambi i conducenti e le rispettive condotte di guida, a prescindere dai diritti di precedenza, anche in caso di disciplina degli stessi con luce semaforica.
10. Con il terzo motivo T. M. denuncia “insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., n. 5) (Velocità del veicolo condotto dal sig. P.)”.
Assume il ricorrente che la velocità eccessiva del P. risulta dal verbale dei Vigili Urbani, intervenuti in loco, che non solo accertarono 46 metri di frenata (il che equivale ad una velocità fra i 100-150 Km/h) ma sanzionarono anche lo stesso ai sensi dell’art. 141 C.d.S..
L’impugnata sentenza sul punto, ad avviso del T., non ha invece fornito alcuna congrua motivazione.
In tema di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, infatti, la ricostruzione delle modalità del fatto generatore del danno, la valutazione della condotta dei singoli soggetti che vi sono coinvolti, l’accertamento e la graduazione della colpa, l’esistenza o l’esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento dannoso, integrano altrettanti giudizi di merito, come tali sottratti al sindacato di legittimità se, come nella sentenza in esame, il ragionamento posto a base delle conclusioni sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico – giuridico (Cass., 5 aprile 2003, n. 5375).
Nel caso in esame la Corte d’appello di Roma ha osservato che, pur avendo i vigili urbani accertato tracce di frenata per 46 metri riferibili all’auto del P., si doveva soprattutto tener conto che tale auto aveva luce verde mentre il T. aveva luce rossa e che il mancato rispetto del segnale semaforico da parte di quest’ultimo è assorbente, sotto il profilo del nesso causale, rispetto all’evento dannoso.
In altri termini la Corte d’appello ha ritenuto irrilevante la velocità tenuta dal P. ma tale valutazione attiene ad un profilo di merito e quest’ultimo è, come tale, insindacabile in sede di legittimità in quanto congruamente motivato.
12. In conclusione, per tutte le ragioni che precedono, il ricorso deve essere rigettato e in assenza di attività difensiva non v’è luogo a provvedere sulle spese del giudizio di cassazione.
Depositato in Cancelleria il 18 marzo 2014.
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