Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=14&id=00173807&part=doc_dc-ressten_rs&parse=no
Timestamp: 2013-05-23 12:09:03+00:00

Document:
RESOCONTO STENOGRAFICO Presidenza del presidente PERA PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,06).
PERUZZOTTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 25 gennaio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico PRESIDENTE.Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,11).
Sull'uccisione di un carabiniere nel corso di una rapina PELLICINI (AN). Domando di parlare.
PELLICINI (AN). Signor Presidente, prima di iniziare i nostri lavori, credo vada sottolineata una questione.
Ieri, nel corso di una rapina, è stato ucciso un carabiniere al quale i banditi hanno sparato con la chiara intenzione di uccidere. Di fronte alla morte di quel carabiniere, padre di un bambino di sei mesi, e a questo ennesimo delitto, credo che lei, signor Presidente, con la sua autorevolezza, possa spendere qualche parola nei confronti dell'Arma e della famiglia del carabiniere ucciso. (Applausi dal Gruppo AN).
PRESIDENTE. Senatore Pellicini, le ricordo che già nella giornata di ieri, dunque immediatamente, ho espresso i sentimenti di cordoglio miei personali e di tutta l'Assemblea. Naturalmente, sono disposto a ribadirli e credo sia opportuno farlo, perché quello accaduto è veramente un episodio efferato, che ha colpito una famiglia.
Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge: (3715) Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 271, recante proroga di termini in materia di efficacia di nuove disposizioni che modificano il processo civile (Relazione orale) (ore 16,13) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3715.
Ricordo che nella seduta antimeridiana del 24 gennaio ha avuto luogo la discussione generale, mentre il relatore facente funzioni ed il rappresentante del Governo hanno rinunziato ad intervenire in replica. Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti al testo del decreto-legge da convertire.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi su di essi.
MUGNAI, f. f. relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su entrambi gli emendamenti.
VENTUCCI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il mio parere, signor Presidente, è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100.
Verifica del numero legale VALLONE (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.
(La seduta, sospesa alle ore 16,15 è ripresa alle ore 16,38). Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3715 PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Passiamo nuovamente alla votazione dell'emendamento 1.100.
(La seduta, sospesa alle ore 16,40, è ripresa alle ore 17,01). Presidenza del vice presidente DINI Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3715 PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Vedo tre luci accese in corrispondenza di due senatori. Senatore De Rigo, tolga la scheda e non solo la scatola dei fiammiferi; non è corretto, altrimenti sono costretto a chiedere l'intervento di un assistente parlamentare.
Sospendo la seduta per venti minuti. (La seduta, sospesa alle ore 17,03, è ripresa alle ore 17,23).
Discussione e reiezione di proposta di inversione dell'ordine del giorno BRUTTI Massimo (DS-U). Domando di parlare.
BRUTTI Massimo (DS-U). Signor Presidente, vorrei rivolgermi ai colleghi della maggioranza per proporre molto brevemente un'inversione dell'ordine del giorno. Ora vedo che i colleghi della maggioranza sono presenti in numero più rilevante che nell'ultima verifica del numero legale e, tuttavia, la possibilità di garantire con continuità il numero legale sembra oggi essere alquanto precaria.
Avanzo allora una proposta - non è la prima volta che lo facciamo - che so incontrare, tra l'altro, il consenso almeno di una parte della maggioranza. Poiché il numero legale è a rischio, per l'appunto, e si rischia per questo di perdere tempo, perché non procedere ad un'inversione dell'ordine del giorno ed affrontare la questione delle cosiddette quote rosa (Proteste e commenti ironici dai banchi della maggioranza) con l'impegno a concluderla nella settimana? So che una parte della maggioranza sarebbe d'accordo su questo e potrebbe registrarsi una continuità di lavoro, mentre invece, se andiamo avanti così… (Reiterate proteste e commenti ironici dai banchi della maggioranza). Un po' di tolleranza, ragazzi. Se andiamo avanti così, è anche probabile che il numero legale torni a mancare.
Mi rivolgo quindi a voi, prospettando la possibilità di una convergenza per poter lavorare su un provvedimento che ottiene consensi anche da una parte significativa della maggioranza. (Applausi dei senatori Morando e Baio Dossi).
MANZIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, vorrei in qualche modo perfezionare la proposta che ha avanzato il collega Massimo Brutti. (Proteste dai banchi della maggioranza). Secondo me, signor Presidente, potremmo concludere il provvedimento che stiamo discutendo, che prevede la votazione di tre emendamenti e poi le dichiarazioni di voto finale, un provvedimento che, al di là del metodo utilizzato, incontra il consenso di tutti, e poi, come diceva il collega Massimo Brutti, avviare la discussione generale del disegno di legge che prevede, per l'appunto, le quote rosa, approfittando anche del fatto che è presente il ministro Prestigiacomo e magari, grazie alla sua presenza, si potranno appianare quei contrasti che la maggioranza, in maniera vistosa, manifesta ogni giorno su questo argomento. Sappiamo che su questa proposta, già formalizzata in Aula questa mattina con l'intervento del collega Morando, una parte della maggioranza è d'accordo. Se essa può servire ad organizzare meglio i lavori dell'Aula, sicuramente merita di essere accolta.
SCHIFANI (FI). Domando di parlare.
SCHIFANI (FI). Signor Presidente, intervengo per esprimere la nostra contrarietà sulla proposta dell'opposizione e ne spiegherò il motivo. Oggi abbiamo affermato, su un'analoga proposta, che siamo favorevoli al fatto che l'Aula esamini in settimana il testo e, al momento opportuno, ci pronunzieremo anche sulle procedure temporali della sua definizione. Allo stato attuale, riteniamo questa proposta dell'opposizione quasi speculativa in relazione all'assenza del numero legale. Non abbiamo bisogno di modificare il calendario dei lavori per procedere nell'approvazione del disegno di legge di conversione di un importante decreto-legge e ci riserviamo di rispondere (quando il calendario ce lo consentirà, nelle prossime ore) alle speculazioni dell'opposizione, che ritiene inutilmente di spaccare una maggioranza che spaccata non è. (Applausi dal Gruppo FI e dei senatori Servello e Consolo).
PRESIDENTE. Senatore Massimo Brutti, lei acconsente alla modifica suggerita dal senatore Manzione della sua proposta di inversione dell'ordine del giorno?
BRUTTI Massimo (DS-U). Sì, Presidente. DE PETRIS (Verdi-Un). Domando di parlare.
DE PETRIS (Verdi-Un). Signor Presidente, chiedo di intervenire, anche perché il senatore Manzione ha avanzato una proposta che perfeziona quella del senatore Brutti, quindi, sostanzialmente l'intervento a favore sulla proposta come definita deve essere ancora svolto. (Commenti dai banchi del centro-destra).
Colleghi, sarò breve. Cerco, ancora una volta, di far comprendere alla maggioranza, o almeno a una parte di essa, che quelle che il senatore Schifani ha definito "speculazioni" verrebbero subito meno se finalmente, dopo tutti i teatrini di questi giorni, arrivassimo a discutere nel merito di questo disegno di legge. In tal modo, ognuno si assumerà liberamente la responsabilità di esprimere la propria opinione e di votare di conseguenza.
Si tratta di una proposta assolutamente saggia, cui aderiamo di buon grado: concludiamo il provvedimento che è in corso di esame e arriviamo finalmente a discutere - questa volta, si spera, con serenità - del disegno di legge sulle quote rosa, su cui abbiamo opinioni diverse e articolate. Non abbiamo certamente sposato il testo presentato dal Governo: abbiamo molto da dire, così come voi.
Tuttavia, voglio invitare alla serietà e a non nascondersi più dietro una serie di trucchi e trucchetti. Siamo tutti adulti, siamo al Senato, quindi dobbiamo assumerci la responsabilità di affrontare la questione, discutere e votare su di essa. Pertanto, se ci sono degli equivoci, questi potranno essere risolti in qualche modo ed ognuno potrà liberamente esprimere il proprio voto e il proprio pensiero.
Per questo invito i colleghi a ripensare sulla proposta formulata e a votare a favore di essa. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).
TOFANI (AN). Domando di parlare.
TOFANI (AN). Signor Presidente, abbiamo avuto modo di dimostrare ampiamente che non c'è spazio per le polemiche dell'opposizione nei confronti della maggioranza.
Non voglio interpretare il pensiero del collega Schifani, perché credo che egli sia stato abbastanza chiaro. Mi permetto però di fare una sottolineatura. Credo di poter dire che tutta la maggioranza, oltre ad Alleanza Nazionale, si è impegnata a discutere e votare entro questa settimana il provvedimento sulle quote rosa. Questa è la posizione che abbiamo già espresso giorni addietro, che abbiamo ribadito questa mattina e che ha ripetuto testé il senatore Schifani. Non credo si debba fare speculazione su un tema che, alla fine, ci vede tutti d'accordo; è un fatto importante per il Parlamento e non è appannaggio di questa o quella forza politica. Pertanto, Alleanza Nazionale conferma di ritenere opportuno che entro questa settimana si giunga al voto e non ci si limiti ad esaurire la discussione.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della proposta di inversione dell'ordine del giorno. Verifica del numero legale
VALLONE (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.
Ripresa della discussione di proposta di inversione dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Metto pertanto ai voti la proposta di inversione dell'ordine del giorno, avanzata dal senatore Massimo Brutti.
MACONI (DS-U). Chiediamo la controprova. PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Non è approvata.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3715 (ore 17,34) PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.100, presentato dal senatore Petrini e da altri senatori.
Metto ai voti l'emendamento 1.101, presentato dal senatore Petrini e da altri senatori.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
MUGNAI, f. f. relatore. Esprimo parere contrario su entrambi gli emendamenti riferiti all'articolo 2. VITALI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.100, presentato dal senatore Vallone e da altri senatori.
Metto ai voti l'emendamento 2.101, presentato dal senatore Vallone e da altri senatori.
Poiché l'emendamento 3.100, riferito all'articolo 3 del decreto-legge, è inammissibile, passiamo alla votazione finale. MANZIONE (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
MANZIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, sin dall'inizio, come Gruppo della Margherita abbiamo affermato che, al di là del metodo della conduzione dei lavori d'Aula e delle forzature che questa maggioranza continua quotidianamente a mettere in atto rispetto alla gestione del Parlamento, non avevamo motivi di avversione rispetto al decreto-legge che stiamo discutendo e convertendo in legge proprio perché si tratta di un provvedimento che prevede il differimento dei termini di entrata in vigore delle nuove disposizioni che modificano il processo civile.
Proprio per questo motivo, signor Presidente, dovendo sostanzialmente ora affrontare soltanto il merito del provvedimento, non possiamo che ribadire che il voto della Margherita sarà favorevole.
LEGNINI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
LEGNINI (DS-U). Signor Presidente, anche il nostro Gruppo voterà a favore di questo disegno di legge; peraltro noi stessi in Commissione giustizia avevamo richiesto l'adozione di un provvedimento di proroga dell'entrata in vigore della mini riforma del processo civile. Pur tuttavia, l'occasione è utile per motivare il nostro sostegno fornendo una valutazione sugli interventi che negli ultimi mesi hanno riguardato il processo civile. Era stato avviato un percorso parlamentare unitario finalizzato a una revisione organica del sistema processuale civile di cui avevamo bisogno, invece la maggioranza e il Governo hanno introdotto una pletora di provvedimenti che stanno determinando disorientamento e confusione negli operatori del diritto. É accaduto così che nel decreto-legge cosiddetto sulla competitività è stato introdotto un corpus di norme: sul processo di cognizione; sull'esecuzione; una delega sulla riforma del rito in Cassazione; un'altra delega sulla riforma del rito del procedimento arbitrale (deleghe esercitate poi dal Governo con l'emanazione dei relativi decreti legislativi); un provvedimento legislativo assunto in sede deliberante correttivo del processo civile deliberato a dicembre; nuove norme sulle esecuzioni mobiliari (provvedimento già approvato alla Camera che noi dovremmo approvare in questi giorni in Commissione in sede deliberante); disposizioni processuali contenute nella legge sul cosiddetto affido condiviso in materia di separazione dei coniugi. Dunque, ben sei provvedimenti normativi in materia di processo civile adottati negli ultimi sei mesi, con evidenti problemi di disorientamento e di difetto di coordinamento tra le diverse norme, che stanno creando problemi tra gli operatori del diritto.
Ben venga, quindi, il differimento; rimane il rammarico per non aver potuto partecipare, discutere e quindi adottare una riforma più condivisa e organica del processo civile avendo, peraltro, dato noi la più ampia disponibilità nella Commissione di merito e il nostro contributo alla definizione di molte delle importanti norme che sono state a suo tempo emanate. Il rischio che noi paventiamo è che queste disposizioni normative, per come sono state emanate e per i problemi di coordinamento che pongono, possano non incidere nel profondo sul problema dei problemi che riguarda il processo civile, cioè quello dei tempi processuali. Le cause della lentezza dei processi civili sono ben note, ma non sono state affrontate in alcun modo con questi provvedimenti di cui oggi disponiamo la proroga dell'entrata in vigore. Mi riferisco all'eccessivo ricorso al contenzioso civile che ha motivazioni complesse e diffuse (di cui, naturalmente, non è il caso di parlare in questa sede); all'assoluta inadeguatezza della macchina giudiziaria (a volte le sentenze rimangono depositate nelle cancellerie per mesi perché non vi è personale sufficiente per poter scrivere e comunicare); alla situazione caotica che si è determinata negli uffici giudiziari riguardo al personale; alla scarsissima innovazione tecnologica negli uffici giudiziari stessi; alla totale assenza d'intervento, all'interno di questi provvedimenti, sulla fase di appello nel processo civile, che costituisce un vero e proprio collo di bottiglia rispetto alla durata complessiva del processo civile (tre anni di durata media per processi che molte volte non richiedono il rinnovo dell'istruttoria); all'utilizzo improprio del ricorso per Cassazione, non risolto con il provvedimento sulla cosiddetta nomofilachia adottato dal Governo in sede di esercizio della delega a cui mi riferivo prima.
Neanche la massiccia immissione in questi anni, che pure noi abbiamo voluto, della magistratura onoraria - il giudice di pace e i GOA - ha inciso in modo sensibile sulla durata dei processi civili in Italia, che costituisce un'anomalia molto grave del nostro sistema giudiziario. Mi auguro che questo differimento possa consentire almeno di omogeneizzare l'entrata in vigore di questi pezzi di riforma che avete voluto approvare in modo così disorganico, per consentire agli operatori (magistrati e avvocati) ma anche ai cittadini, d'affrontare le molte innovazioni - che, ripeto, nel merito abbiamo pure condiviso in molte circostanze - in modo più efficace, senza la difficoltà di rincorrere date diversificate, cosa che accrescerebbe la già prodotta confusione normativa cui mi riferivo. (Applausi dal Gruppo DS-U).
ZANCAN (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
ZANCAN (Verdi-Un). Signor Presidente, signori colleghi, la necessità di questa proroga è una diretta conseguenza della vostra aerofagia legislativa; non so come chiamarla altrimenti.
Ormai stiamo vivendo la stagione della bandierine. Ogni Gruppo vuole la sua legge: la Lega Nord vuole la modifica dei reati d'opinione ed ha ottenuto tale modifica particolarmente scombiccherata; Alleanza Nazionale ha voluto le norme in materia di legittima difesa; ora, siamo passati dalla bandierina dei Gruppi alla bandierina dei singoli parlamentari di spicco dei vari Gruppi. Così, ad esempio, l'onorevole Pecorella vuole mettere la bandierina sulla sua legge in materia di inappellabilità, malgrado gli ampi, convincenti, esaustivi ed assolutamente fondati rilievi del Capo dello Stato. Mentre voi, dunque, esercitate questa aerofagia legislativa, non già nell'interesse di una retta amministrazione della giustizia, ma soltanto per creare dei miseri, quando non miserevoli, spot elettorali, magari rinforzati da evenienze quali tragiche sparatorie, con una persona morta, sia pure ladro (se volete, chiamatelo anche delinquente, ma non credo proprio che si possa chiamare nessuno con questo termine finale una volta che è mancato), mentre state ricercando degli squallidi spot elettorali, tutte le mattine i cittadini vanno in tribunale e vi si recano non soltanto i cittadini che hanno un processo, gentilissimi colleghi della maggioranza, ma soprattutto i cittadini che mendicano, nella situazione di lentezza della nostra amministrazione di giustizia, i loro buoni diritti in materia di lavoro, di risarcimento dei danni, di recupero delle indennità che devono percepire a seguito di un incidente stradale, che magari ha lasciato un capofamiglia paralizzato su una sedia a rotelle. Allora, quei cittadini non possono reggere il piovasco dettato dalla vostra aerofagia legislativa, debbono avere termini ordinati. Questa proroga di termini risolve problemi cronologici, risolve la messa a punto di questa grandinata di leggi e serve a dare agli operatori di giustizia - avvocati, magistrati e parti - quell'ordinato fluire senza che si verifichino decadenze o, peggio, compromissioni di diritti.
Per queste ragioni, il Gruppo dei Verdi, che per mio tramite aveva non soltanto sin da subito espresso il proprio consenso ma anche patrocinato e ispirato questo testo di legge, dichiara che voterà a favore.
BOBBIO Luigi (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
BOBBIO Luigi (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Alleanza Nazionale voterà a favore di questo importante provvedimento chiesto da tutti gli operatori del diritto, sia dall'Avvocatura che dall'Associazione nazionale magistrati.
Il provvedimento si è reso necessario, purtroppo, anche - occorre sottolinearlo, dispiace dirlo ma la verità è tale e resta tale - per il ritardo causato dalla sinistra alla Camera nell'iter di approvazione di quella parte della riforma del codice di procedura civile adottata al di fuori del decreto sulla competitività. Non bisogna dimenticare - è tempo di bilanci e giova anche evidenziare determinati passaggi all'attenzione dei cittadini - che proprio questo atteggiamento tenuto alla Camera dagli esponenti del centro-sinistra, in particolare della sinistra, ha peraltro impedito di varare parti importanti della riforma, se solo si pensa che a causa di questa e altre tattiche ostruzionistiche e comunque negatorie della riforma, non contributive, sono rimasti fuori pezzi importanti come la modifica del regime degli sfratti, una parte di testo che il centro-destra avrebbe voluto varare, ma il cui varo è stato reso di fatto impossibile proprio dall'atteggiamento tenuto dai colleghi del centro-sinistra alla Camera.
Il provvedimento che ci accingiamo a votare contiene una proroga per l'entrata in vigore delle nuove norme che modificano il processo civile estremamente utile, per non dire necessaria, anche per le ragioni e per la sfasatura che ho cercato di evidenziare, per consentire l'allineamento operativo dei due tronconi della riforma del processo civile. Una riforma che resta - giova ancora una volta sottolinearlo - un vero e proprio fiore all'occhiello della maggioranza e del Governo, che servirà per la prima volta ad affrontare in chiave risolutiva gravissimi problemi di lungaggine del processo civile, intervenendo su settori estremamente qualificanti perché relativi a parti estremamente forti del processo civile e afflitte, da un lato, da un contenzioso enorme e, dall'altro, da lungaggini processuali altrettanto imponenti.
La riforma voluta dalla maggioranza di centro-destra e dal Governo garantirà finalmente velocità al processo civile e quindi - questo è il risultato politico di grande importanza - velocità e certezza nei rapporti di diritto civile, di diritto privato tra i cittadini, il che significa garantire le regole della convivenza civile ordinata, i princìpi elementari di una società fondata sul diritto e sulla pacifica coesistenza tra i vari interessi dei cittadini che compongono una collettività.
Ancora una volta è grave l'atteggiamento tenuto su questo provvedimento dai colleghi del centro-sinistra nell'Aula del Senato, perché non c'è dubbio che dalla stessa dichiarazione di voto del senatore Manzione emerge, con assoluta evidenza, come, da parte dei colleghi del centro-sinistra, con una tattica ostruzionistica e dilatoria, non ci si sia fatti scrupolo di giocare sull'interesse dei cittadini, strumentalizzando un provvedimento necessario, a costo e a rischio di negare, ancora una volta, ai cittadini una normativa indispensabile nel merito. Questa tattica non è andata in porto, il risultato non è stato conseguito dagli amici del centro-sinistra, dall'opposizione: oggi ci dicono di votare a favore, ne prendiamo atto, voteremo a favore, ne prendono atto anche i cittadini. (Applausi dal Gruppo AN).
VALLONE (Mar-DL-U). Domando di parlare.
VALLONE (Mar-DL-U). Presidente, dopo aver ascoltato le dichiarazioni del senatore Bobbio, ma soprattutto quelle del collega Schifani, il quale ha affermato che la maggioranza è in grado di garantire il numero legale, dal momento che siamo alla votazione finale, vorremmo verificare se ce ne sono le condizioni. Chiedo pertanto la verifica del numero legale.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3715
PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge, composto del solo articolo 1. E' approvato.
Discussione del disegno di legge: (3717) Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, recante definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti (Relazione orale) (ore 17,53) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3717.
Il relatore, senatore Falcier, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
FALCIER, relatore. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, l'argomento al nostro esame è la conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, recante definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti. Il decreto-legge consta di 39 articoli, più uno relativo all'entrata in vigore. In via preliminare, do atto e ricordo che la Commissione ha riscontrato in tale provvedimento l'esistenza dei presupposti di necessità e urgenza che la Costituzione richiede come requisito per l'emanazione dei decreti-legge. Nel merito, è da precisare - e lo farò brevemente, ma ritengo doverosamente - che il provvedimento, in sintesi, prevede, all'articolo 1, la proroga dal 31 dicembre 2005 al 31 dicembre del 2006, dei tempi per la definizione transattiva, con le imprese esecutrici di lavori, delle controversie per opere pubbliche di competenza dell'ex Agensud.
Il provvedimento, di competenza sia del Ministero delle infrastrutture che del Ministero delle politiche agricole, prevede anche che il Ministero delle politiche agricole presenti al Parlamento una dettagliata relazione sulla gestione delle attività connesse alle controversie entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione.
L'articolo 2 prevede la proroga, dal 31 dicembre 2005 a non oltre il 30 giugno 2006, del termine per l'emanazione del decreto relativo al fondo per la produzione, la distribuzione, l'esercizio relativo alle attività cinematografiche. La proroga si rende necessaria anche a seguito di una sentenza della Corte costituzionale che ha previsto la necessità di un'intesa Stato-Regioni per l'emanazione del decreto citato; decreto che risulta ora al visto della Corte dei conti e che comporta comunque la richiesta di proroga dei termini.
L'articolo 3 proroga dal 31 dicembre 2005 al 31 dicembre 2006, il termine per la privatizzazione, trasformazione o fusione degli enti di cui alla tabella A del decreto legislativo n. 419 del 29 ottobre 1999, riguardanti soprattutto il Ministero dei beni culturali. Con lo stesso articolo viene prorogato al 31 dicembre 2006 il termine per l'approvazione dello statuto e provvedimenti conseguenti dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano. L'articolo 4 proroga, dal 15 maggio al 30 giugno 2006, il mandato dei componenti dei consigli della rappresentanza militare, anche per evitare la coincidenza degli adempimenti elettorali con il periodo relativo alle elezioni politiche. L'articolo 5 proroga, al 30 giugno 2006, il termine per il completamento degli investimenti, da parte delle imprese che abbiano presentato richiesta di nulla osta entro il 30 novembre 2004 ai Vigili del fuoco, della messa a norma ai fini delle misure antincendio delle strutture ricettive. Un emendamento approvato dalla Commissione sposta i due termini, rispettivamente, al 31 dicembre 2006 e al 30 giugno 2005. L'articolo 6 prevede il prolungamento dagli anni 2003-2006 agli anni 2003-2007 (proroga, di fatto, all'anno scolastico 2006-2007) delle norme previste per le iscrizioni anticipate alla scuola dell'infanzia (termine ora previsto annualmente entro il 28 febbraio degli anni di riferimento o altra data anticipata rispetto al 30 aprile. L'articolo 7 prolunga da centottanta giorni a dieci mesi termini previsti per una serie di adempimenti a carico dell'Università "Carlo Bo" di Urbino, per l'approvazione del piano collegato al risanamento economico dell'Istituto. L'articolo 8 proroga, dal 31 dicembre 2005 al 31 dicembre 2006, gli effetti previsti dall'articolo 5 del decreto legge n. 97 del 2004 in materia di personale docente e non docente universitario, nel senso che non siano conteggiati i costi aggiuntivi nell'ambito del vincolo del 90 per cento come limite massimo per le spese fisse e spese di personale rispetto all'importo dei trasferimenti statali.
L'articolo 9 proroga, fino al 30 giugno 2006, all'Istituto nazionale di documentazione per l'innovazione e la ricerca educativa la facoltà di continuare ad avvalersi del personale a tempo determinato in servizio per la realizzazione del Programma Socrates.
L'articolo 10 proroga, dal 31 dicembre 2005 al 31 marzo 2006 e dal 31 marzo 2006 al 30 giugno 2006, due termini previsti come scadenze per adempimenti relativi alle garanzie di sicurezza nel trattamento dei dati personali e prevede una ulteriore proroga, dal 31 dicembre 2005 al 28 febbraio 2006, di un altro articolo dello stesso decreto legislativo n. 196 del 2003. L'articolo 11 proroga al 30 giugno 2006 il termine per l'integrazione documentale di cui al decreto-legge n. 269 del 30 settembre 2003 (relativo al condono edilizio), e successive modifiche, in materia di procedure di integrazione della documentazione in materia edilizia. Un emendamento approvato dalla Commissione precisa e integra la norma relativa all'integrazione documentale. L'articolo 12 prolunga anche al 2006 i termini di riferimento di cui al diritto annuale delle camere di commercio, in attesa di una modifica dei criteri per determinare lo stesso diritto.
L'articolo 13 prolunga al 31 dicembre 2007 i termini previsti dall'articolo 4, comma 150, della legge n. 350 del 2003 in materia di edilizia residenziale pubblica e prevede l'ulteriore proroga, al 31 dicembre 2007, dei termini previsti dall'articolo 11, comma 2, e dall'articolo 12, comma 2, della legge n. 136 del 1999, sempre in materia di edilizia residenziale pubblica. Trattasi della proroga della possibilità di utilizzare specifiche risorse per la costruzione di alloggi per il personale impiegato nella lotta criminalità. L'articolo 14 proroga a tutto l'anno 2006 l'attività di programmazione da parte della ARCUS Spa, operante nel settore dei beni e attività culturali. L'articolo 15 proroga a non oltre il 30 giugno 2006 il canone per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria nazionale, in attesa del completamento dell'iter del provvedimento che dovrebbe modificare i criteri per la determinazione dello stesso canone. L'articolo 16 proroga al 30 aprile 2007 la permanenza in carica del Consiglio nazionale degli studenti universitari. L'articolo 17 proroga al 30 giugno 2006 le prescrizione previste dall'articolo 72 del decreto legislativo n. 285 del 1992 in materia di codice della strada (relative all'obbligo delle strisce laterali negli autoveicoli), con la precisazione che si applicano dal 1° gennaio 2007 le prescrizioni per l'equipaggiamento con dispositivi omologati degli apparecchi idonei a ridurre la nebulizzazione dell'acqua in caso di precipitazioni. Su questo articolo è stato approvato un emendamento da parte della Commissione che proroga ulteriormente il termine al 31 dicembre 2006; tutto ciò in attesa della prevedibile nuova direttiva comunitaria sull'argomento, che risulterebbe imminente. In base all'articolo 18, i giudici onorari aggregati il cui mandato scada dopo l'entrata in vigore del presente decreto sono prorogati al 31 dicembre 2006. L'articolo 19 proroga a fine 2008 il termine per la conversione in tecnica digitale del sistema televisivo su frequenze terrestri. L'articolo 20 proroga, sulla base di specifici accordi in sede governativa, il termine per definire interventi in materia di ammortizzatori sociali, per cessazione di attività di imprese e licenziamenti in imprese anche con meno di 15 dipendenti.
L'articolo 21, in tema di reclutamento nell'arma dei Carabinieri, proroga i termini previsti dal 2001 al 2005 con il nuovo termine dal 2001 al 2007. Trattasi della procedura che prevede il trasferimento di 149 persone dall'Esercito e da altri Corpi all'arma dei Carabinieri, cui sono già state trasferite 122 persone, rendendosi altresì necessario un nuovo bando. In base all'articolo 22, il termine in materia incenerimento di rifiuti, previsto dal decreto-legge n. 133 del 2005, é prorogato al 28 febbraio 2006, anche al fine di conoscere le modifiche che stanno intervenendo sulle direttive comunitarie. L'articolo 23, in materia di energia e attività produttive, proroga i vari termini collegati alle concessioni e all'adeguamento alle prescrizioni contenute nei decreti autorizzativi degli impianti.
L'articolo 24 fa decorrere dal 1° gennaio 2007 il termine previsto dall'articolo 1-bis,comma 1, della legge n. 1216 del 1961 in materia di aliquote sull'imposta sulle assicurazioni.
L'articolo 25 proroga di un anno il termine per l'esercizio, da parte dei Comuni, delle disposizioni in materia di catasto.
L'articolo 26 proroga al 31 dicembre 2007 il termine per l'utilizzo del fondo per lo sviluppo della meccanizzazione in agricoltura.
L'articolo 27 proroga varie disposizioni in materia di ricomposizione degli organi delle liquidazioni dei consorzi agrari.
L'articolo 28 proroga al 31 dicembre 2006 le norme relative al mantenimento in servizio di personale del Ministero degli affari esteri.
L'articolo 29 proroga al 31 dicembre 2006 i termini già previsti dall'articolo 24, comma 1, della legge n. 488 del 2004 in materia di trasformazione e soppressione di enti pubblici, semplificando la procedura e prevedendo, in modifica a quanto finora previsto, che il decreto individui gli enti indispensabili e non viceversa.
L'articolo 30 proroga a entro trenta giorni dalla decisione della Commissione europea sull'approvazione del regime di aiuti le norme in materia di crediti di imposta per giovani imprenditori agricoli.
L'articolo 31 proroga al 28 febbraio 2006 i termini per le comunicazioni del contribuente in materia di fiscalità di impresa previsti dall'articolo 1, comma 4, del decreto-legge n. 209 del 2002.
L'articolo 32 proroga di sessanta giorni, per gli enti che effettuano la trasmissione in via telematica, i bilanci di previsione ai Ministeri vigilanti, se la trasmissione è effettuata, appunto, in via telematica.
L'articolo 33 precisa che le risorse già previste dal comma 70 dell'articolo 4 della legge n. 350 del 2003, e successive integrazioni, costituiscono il patrimonio della Fondazione per l'esposizione permanente del design italiano e del made in Italy.
L'articolo 34 proroga al 30 giugno 2006 il contratto del servizio fatto dal centro elaborazione dati del Dipartimento dei trasporti terrestri del Ministero dei trasporti e comunque fino al completamento della procedura per il nuovo affidamento.
L'articolo 35, in materia di procedure di reclutamento dei docenti universitari, prevede che, all'articolo 1, comma 6, secondo periodo, della legge 4 novembre 2005, n. 230, le parole: «alla medesima data» sono sostituite con le parole: «alla data di entrata in vigore del decreto legislativo di attuazione della delega prevista e comunque non oltre il 30 giugno 2006 (…)», nel senso che restano validi i bandi già emanati dalle singole università.
Con l'articolo 36, all'articolo 160 della legge n. 267 del 1942 viene aggiunto un comma con il quale è equiparato lo stato di crisi a quello di insolvenza.
Con l'articolo 37, ai fini di concorrere alla soluzione di crisi industriali di cui all'articolo 11, comma 8, del decreto-legge n. 35 del 2005, le possibilità previste sono estese ad altri territori della Regione Puglia.
Con l'articolo 38 sono prorogate al 31 dicembre 2006 le percentuali di sconto a carico delle farmacie (280 in zone urbane e 350 in zone agricole) con un fatturato annuo inferiore ad una cifra che il decreto indica.
Con l'articolo 39 le quote dei limiti di impegno per la realizzazione di alcune infrastrutture di cui all'articolo 13, comma 1, della legge n. 166 del 2002, non impegnate entro il 31 dicembre 2005, costituiscono economie di bilancio e sono riscritte nella competenza degli esercizi successivi.
Al decreto-legge sono state presentate alcune centinaia di emendamenti che la Commissione ha esaminato, approvato o respinto, tenendo conto dei vincoli derivanti dal fatto che il decreto-legge è relativo alla definizione e proroga di termini e conseguenti disposizioni urgenti e, di conseguenza, numerosi emendamenti sono stati dichiarati non ammissibili.
La 5a Commissione permanente non ha ancora espresso il parere di competenza e quindi il relatore ha mandato di ritirare gli emendamenti, anche se approvati, per i quali non vi sia la copertura finanziaria ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Per la complessità e diversità delle materie trattate, alcuni emendamenti, su richiesta del relatore o del Governo, sono stati ritirati con l'invito a ripresentarli magari in Aula, per una più approfondita verifica ed una eventuale riscrittura, che consenta di ricomprenderli nell'ambito dei vincoli citati circa le materie del decreto-legge.
Con queste precisazioni, la Commissione - ne è traccia il documento - ha approvato alcuni emendamenti relativi ai seguenti argomenti: proroga dei termini per la trasmissione dei dati telematici alla Corte dei conti; estensione anche a norme speciali delle procedure relative a contenziosi previsti dalla legge Merloni (n. 109 del 1994); accatastamento degli immobili del Ministero della difesa; proroga al 30 giugno 2006 del termine per la definizione di nuovi criteri per l'aumento dei canoni demaniali; ulteriore proroga per l'adeguamento dei sistemi antincendio delle strutture ricettive; proroga per l'impiego del personale a tempo determinato impiegato nel Progetto Socrates; riconoscimento del diritto di voto agli studenti nell'ambito del Consiglio universitario nazionale; proroga al 31 dicembre 2006 del termine per l'adeguamento agli obblighi relativi alle fasce laterali riflettenti sugli autoveicoli; proroga dei termini contenuti nel decreto legislativo per la previdenza dei soci delle cooperative; proroga di alcuni termini per gli impianti di produzione di energia elettrica; proroga delle convenzioni tra Istituti di credito ed ex Cassa per il credito alle imprese artigiane; proroga degli incarichi collegati alla Convenzione di Parigi per il disarmo chimico, per la denuncia dei pozzi, per il risparmio di energia negli edifici, in materia di tasse brevettali; non applicazione agli ordini e collegi professionali dei vincoli del Patto di stabilità; proroga di termini per gli impianti di distribuzione del carburante, per il commercio elettronico, per l'etichettatura; indicazione che gli enti istituiti dopo il 1° gennaio 1999 sono soggetti al Patto di stabilità dopo l'ottavo esercizio dalla loro istituzione.
Tutti gli articoli rappresentano proroghe per la salvaguardia di fondi già stanziati, per completare adempimenti già previsti da norme precedenti, per garantire la funzionalità di uffici e servizi e per esigenze di ordine sociale ed organizzativo. Pertanto, con le precisazioni sopra indicate, relative soprattutto al parere della 5a Commissione, si propone l'approvazione degli emendamenti presentati dalla Commissione e dell'articolo di conversione del decreto-legge, oltre naturalmente agli emendamenti che l'Aula intenderà approvare. (Applausi dei senatori Pastore e Gubert).
PRESIDENTE. Ringrazio il relatore, senatore Falcier, che ha illustrato minuziosamente il contenuto di tutte le proroghe di termini previste nei 39 articoli del decreto-legge, oltre a spiegare bene la questione degli emendamenti presentati in Commissione e dalla Commissione stessa.
*VILLONE (DS-U). Domando di parlare.
VILLONE (DS-U). Signor Presidente, intendo porre una questione pregiudiziale di costituzionalità su questo decreto per due profili. Il primo, che definirei generale, parte dalla considerazione della inaccettabile eterogeneità del testo, che ha i contenuti più diversi. Ormai i decreti di questo Governo sono diventati una sorta di ecoballa legislativa che, come tutte le ecoballe, dovrebbe essere destinata ad una appropriata trattazione, insieme forse al Governo che la adotta. Ma questa è una conseguenza ulteriore e da verificare nel prossimo turno elettorale.
Oltre a questa censura di eterogeneità che vale su tutto, vorrei farne una specifica sull'articolo 18. (Brusìo in Aula) PRESIDENTE. Colleghi per favore, riducete il brusìo. VILLONE (DS-U). Nell'accurata e puntigliosa esposizione del relatore che il Presidente poc'anzi richiamava, non a caso sono scomparsi per l'articolo 18 i commi 3 e 4, che il collega Falcier non ha affatto menzionato. Questi commi sono apparentemente formulati in una di quelle stesure del tutto criptiche e incomprensibili. Leggo: «3. La disposizione di cui alla lettera e) del comma 97 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, si interpreta nel senso che è consentita l'assunzione prioritaria degli idonei dell'ultimo concorso a posti di consiglieri di Stato espletato entro la data del 31 dicembre 2004». Innanzitutto sembrerebbe una norma interpretativa, ovvero una di quelle norme che lasciano le cose come sono perché in realtà si precisa l'intento del legislatore. In verità non è così, perché questa è una norma che fa diventare consiglieri di Stato ex lege gli idonei dell'ultimo concorso al Consiglio di Stato. Si potrebbe dire che in fondo è normale che nell'ambito di un concorso pubblico si abbia un'utilizzazione delle graduatorie degli idonei. Però, badate bene, qui non ci troviamo davanti ad una utilizzazione di graduatorie in base a norme già vigenti; né siamo ad una modifica della regola sull'utilizzazione delle graduatorie. Siamo di fronte alla decisione legislativa secondo la quale una specifica graduatoria in uno specifico concorso è utilizzata ai fini delle nomine conseguenti. Si nomina vincitore del concorso chi il concorso l'ha perso ed è stato dunque dichiarato idoneo ma non vincitore. E questo vale per gli idonei del concorso ultimo al Consiglio di Stato. Si potrebbe dire che in fondo non è una norma generale, che è una norma fotografia, ma una foto di famiglia di tutti gli idonei: tuttavia, andando ad approfondire la questione, signor Presidente, si scopre che l'idoneo è uno solo. Questa non è una foto di famiglia ma è la foto di un orfanello, proprio quello che è stato lasciato davanti alla porta del convento, affinché qualche buon uomo lo raccogliesse. E qui il buon uomo, nostro collega in quest'Aula, c'è stato. Questo orfanello è stato raccolto, e tradotto in una norma di decreto-legge. D'altronde, che sia questo il senso, lo troviamo confermato poi nel successivo comma 4. In esso si chiarisce che a tal fine - e cioè per far diventare consigliere di Stato questo orfanello che aveva perso il concorso - la dotazione organica del Consiglio di Stato è incrementata di un'unità. Abbiamo quindi la prova che non c'era il posto in organico e che un'utilizzazione della graduatoria non poteva essere nell'interesse dell'amministrazione. Si fa il vincitore e contestualmente si crea le poltrona sulla quale debba poi sedersi. Quindi è del tutto evidente, signor Presidente, che siamo nel caso indiscutibile di una norma ad personam; l'ennesimo esempio della norma fotografia, della norma nell'interesse privato, che quindi norma non è - chiedo scusa ai giuristi o agli aspiranti tali - ma disposizione che finge di essere una norma e che in realtà è un'azione positiva individuale (mettiamola in questo senso per nobilitarla), come questa maggioranza ci ha già abituati a vedere in altre occasioni. Signor Presidente, se io fossi un giovane aspirante consigliere di Stato e avessi perso il concorso rimanendo solo idoneo, ci penserei due volte a farmi fare una apposita norma di legge per entrare. Quando si entra in un collegio, per così dire, di pari, bisogna avere un titolo pari, altrimenti pari non si sarà mai. A questo giovane orfano nessuno ha detto ciò, ma glielo dico io, perché abbiamo raccolto le proteste delle associazioni dei magistrati dei TAR e del Consiglio di Stato, che quindi si predispongono a dare a questo ex orfano il migliore dei benvenuti. Ma non è per queste proteste che io sollevo una pregiudiziale di costituzionalità, bensì per l'evidente violazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione. Per questi motivi, chiedo il voto favorevole dell'Assemblea.
TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, avevo alzato la mano per sollevare anch'io una pregiudiziale di costituzionalità. Certamente non potrò farlo con la compiutezza del collega Villone, che è davvero maestro a questo proposito, ma devo spendere due parole a proposito della violazione dell'articolo 77 della Costituzione, a proposito dell'eterogeneità delle norme del provvedimento, a proposito di alcune disposizioni ad personam che fanno impallidire addirittura quelle adottate per favorire gli interessi del Presidente del Consiglio: mi riferisco alla norma, nella quale manca solo il nome e cognome, contenuta negli ultimi due commi dell'articolo 18.
Non ritengo di aggiungere altro alle considerazioni così brillanti del collega Villone. Credo debba essere sottoposta al voto dell'Aula una pregiudiziale di costituzionalità su questo decreto, che va ormai nel solco della peggiore tradizione di questo Governo. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che i tempi sono contingentati e che il tempo di questi interventi verrà scalato da quello rimasto a disposizione dei relativi Gruppi.
Ricordo altresì che, a termini di Regolamento, nella discussione sulla questione pregiudiziale può prendere la parola non più di un rappresentante per Gruppo parlamentare e che ciascuno intervento non può superare i dieci minuti.
PETRINI (Mar-DL-U). Signor Presidente, il Gruppo della Margherita voterà a favore delle questioni pregiudiziali presentate dai colleghi, e in particolare a quella presentata dal senatore Villone, perché la trova significativa delle insidie contenute in un simile decreto: quaranta articoli e centinaia di commi che sfuggono ad una puntuale analisi dell'Assemblea, che si trova a votare materie assolutamente disparate e di difficile comprensione. É quindi inevitabile che, o all'interno dell'Assemblea stessa o nello stesso del Governo, ci sia la tentazione di introdurre dispositivi legislativi non corrispondenti ad un interesse generale, ad un criterio di giustizia normativa, ma a specifici e non commendabili interessi. É questo il caso evidenziato dal collega Villone, ma temo che non sia l'unico. Quindi, denuncio l'incapacità strutturale dell'Assemblea di poter capire e valutare la portata di un provvedimento di questo tipo, di questa ampiezza, di questa varietà e di questa complessità.
Per questi motivi, che si sommano a quello specificatamente rappresentato dal collega Villone, il nostro voto sarà positivo. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U). PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della questione pregiudiziale.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3717
PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale, avanzata con diverse motivazioni, dai senatori Villone e Turroni.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Turroni. Ne ha facoltà.
TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, quest'ennesimo decreto-legge si occupa di materie eterogenee, come tutte le volte che questo Governo ha legiferato a fine anno. Ci sono norme di tutti i tipi, si prorogano i termini per la definizione transattiva di controversie per le opere pubbliche, si proroga il mandato dei componenti dei Consigli di rappresentanza militare, e così via. Il collega Falcier ha fatto una lunga disamina delle eterogenee e numerose norme che vengono prorogate.
Su una di queste ha già detto brillantemente il collega Villone, ma vorrei riprenderla; essa riguarda la vera e propria vergogna dei commi 3 e 4 dell'articolo 18, che presentano rilevanti violazioni alla Costituzione poiché consentono l'assunzione prioritaria degli idonei dell'ultimo concorso ai posti di consigliere di Stato, incrementano la dotazione organica di una unità dal primo gennaio ed individuano, in modo inequivocabile, il nuovo consigliere di Stato: manca solo il nome e cognome, evidentemente il Governo doveva fare un favore a qualcuno dei suoi. Questa norma si rivolge all'unico possibile destinatario e contrasta con la Costituzione, in particolare con la sentenza n. 266 del 1993 della Corte costituzionale, secondo la quale il principio di una selezione concorsuale aperta sarebbe inficiato dall'attribuzione di una posizione di privilegio per i candidati risultati idonei in concorsi precedenti. Questa norma è per noi inaccettabile e dobbiamo definirla una norma ad personam, che non dovrebbe mai essere contenuta in un provvedimento. Desidero spendere poche parole anche sull'articolo 11 del provvedimento in esame: l'eterno condono edilizio. La Casa abusiva delle libertà ci ha abituati a questo tipo di provvedimenti ed il condono non finisce mai. Avete cominciato col condono nel 1984, quando molti esponenti dell'attuale maggioranza appoggiavano o facevano parte di un Governo che varò il primo condono edilizio, portando al massacro del Bel Paese. Siete stati sempre voi a fare il secondo condono edilizio nel 1994, continuando nel massacro del nostro territorio. Siete stati ancora voi a varare, dieci anni dopo, il terzo condono edilizio e i colleghi della Lega hanno votato il secondo ed il terzo condono con grande soddisfazione; poi avete fatto tutti gli altri condoni, fino ad arrivare a quello che riguardava la villetta in Sardegna del Presidente del Consiglio, la casa abusiva delle libertà.
E ora, per accontentare tutti i vostri clienti, cioè tutti coloro che non hanno ancora integrato la documentazione che avrebbero dovuto presentare fino a qualche mese fa per poter usufruire dei vantaggi che con tanta generosità, contro gli interessi del Paese, del suo paesaggio, del suo ambiente e dei suoi centri storici, avete loro concesso, forse perché tra le vostre fila ci sono tanti abusivi, tanti che hanno costruito abusivamente anche in luoghi assai importanti del Paese, soprattutto in Sicilia, consentite che questa proroga per l'integrazione della documentazione arrivi al 30 aprile 2006. Questa è un'ulteriore vergogna che consentirà a tanti di poter ottenere, con documentazioni rabberciate, raffazzonate, o altro, un condono a cui non avrebbero in alcun modo diritto.
In questo modo proseguite in quell'opera di manomissione del nostro territorio, che porta alla perdita dei suoi beni più preziosi: il paesaggio da una parte e il patrimonio storico-artistico dall'altra.
Con questo, signor Presidente, non posso far altro che denunciare un metodo per noi assolutamente inaccettabile. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Eufemi, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G100. Ne ha facoltà.
EUFEMI (UDC). Signor Presidente, con l'ordine del giorno G100, sottoscritto anche dai colleghi Iervolino e Compagna, ho posto il problema dei commi 570 e 571 della finanziaria 2006 che finalizzano risorse per la prosecuzione di programmi internazionali. Il sottosegretario Costa può farsi interprete anche di questa esigenza.
I destinatari di tali risorse sono imprese nazionali impegnate a promuovere qualificati livelli di partecipazione competitiva. È anche avvertita l'esigenza di realizzare programmi di export che consentano di attivare ulteriori collaborazioni industriali rafforzando il posizionamento nazionale.
A tal riguardo va richiamato che con la legge n. 94 del 2005 è stato ratificato il Memorandum d'intesa Italia-Israele, firmato a Parigi il 16 giugno 2003. Il relativo programma ha una notevole ricaduta sul comparto dell'elettronica in termini di occupazione e salvaguardia del know-how nazionale, di disponibilità di prodotti in settori strategici e di più ampi livelli di esportazione. Si tratta ora di dare continuità ai programmi con stanziamenti adeguati, il che significa programmi pluriennali che non possono avere interruzioni.
Per queste ragioni abbiamo posto all'attenzione del Governo l'opportunità di prevedere che nell'ambito del piano in elaborazione presso il Ministero della difesa, relativo all'assegnazione delle risorse di cui ai richiamati commi 570 e 571 della legge n. 266 del 2005, possano trovare adeguata soluzione gli obiettivi che ho indicato in favore dell'elettronica, un comparto particolarmente importante perché costituisce un'area di nicchia di autentica eccellenza internazionale, rappresenta lo sviluppo del cosiddetto dual use, cioè applicazioni in termini civili nell'ambito del settore aerospazio-difesa navale, e soprattutto consente di raggiungere una strategicità di alto valore aggiunto nei suoi prodotti. Non si tratta soltanto di beni e servizi, ma anche di assicurare un futuro a giovani con alte conoscenze, appunto in linea con quella società della conoscenza di cui si è preso atto a Lisbona e, non per ultimo, di un aspetto occupazionale che, seppure inflazionato nelle grida di dolore per altri comparti economici in contrazione, soprattutto nel manifatturiero, consente impieghi ad alto valore aggiunto e nel settore delle conoscenze, ovvero in quelli che possono rappresentare ambiti di sviluppo per la crescita del Paese.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (Mar-DL-U). Ho più volte manifestato, in precedenti occasioni, le difficoltà in cui si trova un parlamentare nel dover illustrare una posizione, esprimere un voto o comunque svolgere un approfondimento, di fronte a provvedimenti legislativi di tal genere, assolutamente magmatici, vari nella materia e di difficile comprensione.
Per l'ennesima volta denuncio tale difficoltà e mi limiterò pertanto ad alcune valutazioni di ordine generale perché i decreti di questo tipo dimostrano la difficoltà in cui si trova il nostro sistema democratico, in cui un organo legislativo viene regolarmente scavalcato nelle sue funzioni dall'Esecutivo il quale inevitabilmente ha la tentazione di espropriare il Parlamento della funzione legislativa perché la legge diventa strumento essenziale di governo.
Pertanto, si verifica sovente che il Parlamento espropria il Governo della sua funzione o, viceversa, il Governo espropria il Parlamento della propria: la seconda ipotesi è quella di fronte alla quale ci troviamo. Presidente, ho pochissimi minuti per discutere un argomento difficile e non riassumibile nemmeno in un tempo più lungo: questa è l'evidenza della situazione di totale difficoltà e soggezione in cui viene a trovarsi il Parlamento di fronte a quest'azione decretativa del Governo. Si tratta di un problema assolutamente più ampio rispetto alla materia specifica che stiamo trattando e che continuiamo ad ignorare. Abbiamo fatto una riforma costituzionale che non ha mai affrontato tale nodo gordiano e non ha risolto il problema della separazione delle funzioni tra Parlamento e Governo in tema di legiferazione; anzi, se possibile l'ha complicata, continuando ipocritamente a immaginare che sia il Parlamento, nella sua diversa composizione (Senato federale e Camera politica) a svolgere la funzione legislativa. Tuttavia, non è così e così non sarà.
Continueremo pertanto a vivere in una finzione che rappresenta un tradimento della democrazia del nostro Paese. La mia denuncia la lascio naturalmente agli atti parlamentari, poiché oltre non posso andare. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G101. Ne ha facoltà.
FERRARA (FI). Signor Presidente, intendo illustrare l'ordine del giorno G101 che tende a chiarire l'interpretazione dell'articolo 3, comma 2, del D.P.R. n. 633 del 1972, modificato all'articolo 4 dalla legge n. 28 del 1997.
Tale normativa, relativa alla contabilità di Stato, prevede infatti che gli atti contenenti cessioni di credito vantati verso la pubblica amministrazione debbano costituirsi in forma autentica e quindi attraverso un atto notarile o equivalente.
Il trattamento fiscale di tali atti, anche se finalizzati ad operazioni di cartolarizzazione o factoring, non prevede alcuna agevolazione, in quanto a tali atti si applica la normale imposizione di bollo e di registro. Per quanto riguarda gli atti contenenti cessioni di credito effettuati da soggetti diversi, ciascuno portatore di un credito autonomo, stipulati in favore di un cessionario unico (quindi società di veicolo, società di factoring), considerandoli come atti finalizzati al compimento di una operazione o una molteplicità di imposte di registro, non è chiaro se debbano applicarsi più imposizioni o una sola. Dal momento che si tratta - come richiamato dalla nota cui facevo riferimento prima, relativa all'ordinamento - di crediti qualificati come soggetti ad IVA, succede che alcune Agenzie delle entrate interpretano tali atti di cessione come un'unica operazione finanziaria, e pertanto richiedono il pagamento di una sola imposta di registro, mentre altre agenzie le considerano come plurime operazioni finanziarie e quindi ravvisano la necessità che venga oblata una molteplicità di cessioni. Questo stato di cose non fa che creare una differenza di trattamento tributario sul territorio dello Stato. Conseguentemente, dovrebbe essere necessario un chiarimento che, al di là delle relative interpretazioni fatte da alcune agenzie, non porti ad un trattamento diverso e quindi ad una autorizzazione di questa o altra parte del territorio per porre in essere gli atti richiamati di factoring, quindi con un trattamento diverso rispetto al cessionario e al cedente.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore.
FALCIER, relatore. Rinuncio alla replica.
VENTUCCI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Anch'io rinuncio ad intervenire in replica.
PRESIDENTE. Poiché non è ancora pervenuto il parere della 5a Commissione permanente sugli emendamenti, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Comunico, inoltre, che il decreto-legge n. 2, recante interventi urgenti per i settori dell'agricoltura, dell'agroindustria, della pesca, nonché in materia di fiscalità d'impresa è ancora all'esame della Commissione, che non ha completato i propri lavori. Pertanto, passiamo al successivo punto all'ordine del giorno recante la discussione del disegno di legge n. 3731.
Discussione del disegno di legge: (3731) Conversione in legge del decreto-legge 17 gennaio 2006, n. 6, recante differimento dell'efficacia di talune disposizioni della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, nonché finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas (Relazione orale) (ore 18,43) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3731.
I relatori, senatori Eufemi e Tunis, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Eufemi.
EUFEMI, relatore. Signor Presidente, colleghi, l'articolo 1 del decreto-legge differisce l'efficacia di talune disposizioni previste dalla legge di tutela del risparmio e disciplina dei mercati finanziari (n. 262 del 2005) in materia di obbligazioni bancarie e di prodotti finanziari assicurativi, nonché di obbligo del prospetto per le sollecitazioni all'investimento: in tal modo, il Governo ha inteso tener conto di alcune problematiche di carattere applicativo sollevate da enti destinatari delle disposizioni e consentire quindi, con un termine temporale più congruo, l'adempimento degli obblighi connessi. In riferimento all'articolo 8, relativo alla concessione di crediti in favore di azionisti e obbligazionisti degli esponenti bancari, l'applicazione del comma 2 è differita a decorrere dal sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto.
Con il comma 2 dell'articolo 8 della citata legge sul risparmio, la procedura di approvazione all'unanimità del consiglio di amministrazione della banca per le operazioni in cui i componenti degli organi sociali hanno un conflitto di interessi è stata estesa anche alle obbligazioni intercorrenti con società controllate da soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo; poiché, quindi, il numero di soggetti collegati ai componenti degli organi sociali della banca si è ampliato, è stato disposto un periodo transitorio al fine di consentire l'identificazione di tutti i soggetti interessati.
Lo stesso rinvio della decorrenza per l'applicazione delle norme è disposto per l'articolo 11, comma 2, lettere b) e c), e articolo 11, comma 3.
Nel dettaglio, il comma 2, lettera b), estende l'obbligo di prospetto ai prodotti bancari ed assicurativi: è opportuno prevedere un periodo transitorio che consenta sia alle imprese che all'Autorità di vigilanza di utilizzare un tempo maggiore per l'applicazione di tale norma; per quanto riguarda la lettera c), che disciplina la circolazione in Italia dei prodotti finanziari emessi all'estero, volta a subordinare l'esenzione di responsabilità degli intermediari nei confronti degli acquirenti non investitori professionali alla consegna di un idoneo documento informativo, valgono le stesse considerazioni di opportunità che rendono necessario un ulteriore rinvio di sessanta giorni. Da ultimo, relativamente al comma 3, che attribuisce poteri di vigilanza alla CONSOB per quanto riguarda i prodotti bancari e assicurativi finanziari, il differimento di sessanta giorni è necessario al fine di consentire una precisa identificazione dei prodotti assicurativi finanziari da sottoporre alla nuova disciplina.
Infine, è disposto lo stesso differimento per il comma 2 dell'articolo 25, che reca disposizioni in materia di competenza sulla trasparenza delle condizioni contrattuali di banche, intermediari finanziari, assicurazioni e fondi pensione. Anche in questo caso occorre maggior tempo per individuare i prodotti assicurativi sui quali l'autorità ISVAP e la CONSOB esercitano, d'intesa, le competenze in materia di trasparenza.
Signor Presidente, il decreto-legge n. 6 del 2006 tiene dunque conto di esigenze di carattere istituzionale, poiché è interesse di tutti che le fondamentali norme degli articoli 8, 11 e 25, relative ai rapporti tra banca e impresa, agli strumenti finanziari e all'obbligo di prospetto, nonché alle Autorità, siano attuate con rigore e precisione: il Governo, nel presentare questo decreto-legge, ha inteso salvaguardare queste esigenze e questi obiettivi. Come relatore, mi sono fatto carico di verificare, tuttavia, che il termine di sessanta giorni fosse adeguato alle effettive esigenze di attuazione piena di norme fondamentali, che riguardano sia i singoli operatori che le Authorities: in particolare, la procedura di interfacciamento con i soggetti interessati richiede tempi più lunghi ed adeguati rispetto a quelli previsti. Di qui muove l'esigenza, di cui mi sono fatto carico, di proposte emendative. Se non vi è accordo su tale termine, se ne proponga un altro e ci si confronti, assumendosi le relative responsabilità verso il sistema.
Altra questione è quella relativa al termine da assegnare alla CONSOB per la definizione dei regolamenti attuativi. Il termine attualmente non c'è, è indefinito: è però necessario fissarlo e quindi occorre intervenire. Stiamo parlando, signor Presidente, di ben 20 atti di normativa secondaria di grande rilevanza, che richiedono approfondimenti adeguati. La proposta è stata fissata in dodici mesi a partire dall'entrata in vigore della legge 28 dicembre 2005, n. 262. Anche a questo proposito è bene che il Governo dica se è d'accordo o se vi sono eventuali ragioni ostative, motivandole.
Per queste ragioni, auspico che le riflessioni da me svolte possano essere tenute in considerazione dal Governo
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Tunis.
TUNIS, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge in argomento giunge in Assemblea dopo l'esame in sede referente da parte delle Commissioni riunite 6a e 10a, senza che siano state approvate proposte di modifica rispetto al testo presentato dal Governo. Il decreto-legge, di cui si propone la conversione, all'articolo 1 dispone il rinvio dell'entrata in vigore di alcune delle disposizioni contenute nella legge sul risparmio, in materia di obbligazioni bancarie, prodotti finanziari ed assicurativi e di obbligo del prospetto per le sollecitazioni all'investimento, al fine di ovviare ad alcune difficoltà emerse in fase di applicazione. Per quanto concerne più direttamente le competenze della Commissione industria, si sottolinea che, al fine di garantire alle imprese un congruo periodo per la predisposizione dei relativi documenti, viene prorogata al sessantesimo giorno successivo all'entrata in vigore del decreto l'applicazione dell'articolo 11, comma 2, lettera b), della legge 28 dicembre 2005, n. 262, relativo all'obbligo di prospetto informativo per i prodotti bancari ed assicurativi. Lo stesso termine viene poi fissato per l'entrata in vigore del comma 3 dello stesso articolo 11, con il quale sono state estese ai prodotti bancari ed assicurativi finanziari alcune disposizioni del Testo unico n. 58 del 1998 relative ai rapporti con la clientela e sono stati attribuiti in materia poteri alla CONSOB. L'applicazione di tale norma, in particolare, si è scontrata con la difficoltà di identificare tempestivamente e in maniera condivisa la categoria dei prodotti assicurativi finanziari.
La medesima difficoltà ha infine suggerito di prorogare l'applicazione dell'articolo 25, comma 2, con il quale alcune competenze in materia di prodotti assicurativi sono state attribuite all'ISVAP, d'intesa con la CONSOB.
L'articolo 2 del decreto-legge in esame contiene norme per il finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas. La legge finanziaria per il 2006, nel riordinare il sistema di finanziamento delle Autorità prevedendo sistemi autonomi di reperimento delle risorse, ha infatti soppresso le previgenti disposizioni in materia. Come è evidenziato nella relazione che accompagna il decreto, «per mero errore materiale non è stato valutato che l'Autorità per l'energia elettrica è l'unica a non essere destinataria di una norma primaria che ne disciplini il finanziamento» e ciò ha comportato l'assenza di fondi per il 2006.
In questa sede, pertanto, si colma tale lacuna, ripristinando, in riferimento a tale Authority, la normativa soppressa. Si dispone pertanto che l'entità della contribuzione a carico dei soggetti che operano nel settore dell'energia elettrica e del gas resti fissata in una misura non superiore all'uno per mille dei ricavi dell'ultimo bilancio approvato prima dell'entrata in vigore della legge. Per le variazioni della misura della contribuzione necessarie alla copertura dei costi di funzionamento adottate in futuro dall'Authority, il limite dell'uno per mille andrà calcolato sui ricavi risultanti dal bilancio relativo all'ultimo esercizio immediatamente precedente la variazione stessa. (Applausi dal Gruppo FI).
TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, intervengo per proporre una questione sospensiva.
È appena un mese che il provvedimento che regola la tutela del risparmio è stato approvato da questo Parlamento e già stiamo introducendo modifiche. Signor Presidente, credo che questi temi debbano essere affrontati con tutta l'attenzione possibile, anche perché vedo un emendamento 1.0.100, a firma del senatore Grillo, e la cosa mi preoccupa moltissimo, attesa la sua indubbia competenza in argomento. Ritengo quindi che vi siano problemi in questo provvedimento, soprattutto perché l'emendamento citato reca «Proroga del termine di decorrenza della sterilizzazione dei diritti di voto delle Fondazioni bancarie nelle assemblee delle banche conferitarie».
Signor Presidente,come tutti sanno, io mi occupo di questioni ambientali, però a pensar male, come dice il presidente Andreotti, si fa peccato ma raramente si sbaglia, e allora ritengo che il tema debba essere approfondito e molto bene. Per questo chiedo la sospensione dell'esame del provvedimento.
PRESIDENTE. Poiché nessuno intende intervenire, passiamo alla votazione della questione sospensiva.
Verifica del numero legale TURRONI (Verdi-Un). Chiediamo la verifica del numero legale.
(La seduta, sospesa alle ore 18,58, è ripresa alle ore 19,18). Presidenza del vice presidente MORO (ore 19,18)
Discussione e approvazione di proposta di inversione dell'ordine del giorno ANTONIONE, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Domando di parlare.
ANTONIONE, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, pur comprendendo il clima in cui si svolge il dibattito qui in Aula e le questioni che sono state poste altresì sul piano politico, penso sia mio dovere e anche corretto osservare che ci sono all'ordine del giorno 28 provvedimenti relativi alla ratifica di accordi internazionali che hanno ovviamente una loro urgenza, accordi che - sono convinto - sono importanti per tutte le forze politiche (molti di questi, infatti, sono stati sottoscritti da Governi precedenti). Credo che sarebbe un segnale importante prendere in considerazione queste ratifiche per esaminarle e licenziarle. Chiedere all'Assemblea di avere un'attenzione particolare per questi provvedimenti non è agevole da parte mia, ma credo che questa mia osservazione e di conseguenza la mia proposta di inversione dell'ordine del giorno possa essere accolta solo ed esclusivamente se esiste una unanimità di consensi, un comune pensare e riflettere per quanto riguarda provvedimenti che sono di interesse per tutto il nostro Paese. Vorrei quindi pregare tutti i colleghi di esaminare con spirito bipartisan - se posso utilizzare questo aggettivo - questa mia proposta e possibilmente condividerla. Signor Presidente, formalizzo dunque la richiesta di inversione dell'ordine del giorno per esaminare appunto i provvedimenti di ratifica previsti al punto VI.
TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, credo che il sottosegretario Ventucci sappia bene di cosa sto per parlare. Qualche giorno fa, chiesi al Presidente dell'Assemblea che un disegno di legge, che in realtà è una ratifica di una convenzione internazionale, di un accordo con le Nazioni Unite, venisse discusso insieme alle ratifiche di accordi internazionali. Sto parlando del punto VII dell'ordine del giorno, cioè del disegno di legge n. 3473: «Istituzione di zone di protezione ecologica oltre il limite esterno del mare territoriale».
Non abbiamo nulla in contrario rispetto alla trattazione delle ratifiche; vorremmo però che si cominciasse da questo disegno di legge, che sostanzialmente potrebbe essere equiparato ad una ratifica. Credo che il Governo sia d'accordo con quanto propongo, anche perché il provvedimento non ha emendamenti, si può esaminare in poco tempo ed è stato approvato all'unanimità, sia alla Camera, sia in Commissione qui in Senato.
VALLONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, anche noi condividiamo quanto detto dal senatore Turroni. Riteniamo vi possa essere un'inversione all'ordine del giorno, come chiesto dal Sottosegretario, naturalmente partendo dal punto VII, perché lo riteniamo un elemento qualificante.
Dal momento però che la seduta era stata sospesa per mancanza del numero legale, ci incorre l'obbligo di chiedere nuovamente la verifica del numero legale. (Commenti dal Gruppo FI). Credo che stia nelle regole... (Il sottosegretario Ventucci si alza dalla sua sedia) sottosegretario Ventucci, non si agiti.
TOFANI (AN). Signor Presidente, spero di non essere frainteso dal collega, perché non è nel mio costume né nelle mie intenzioni conculcare la libertà di alcuno, tanto meno di un collega parlamentare. Mi sembra però che il Sottosegretario abbia rivolto un appello all'Assemblea affinché il tempo a disposizione possa essere sfruttato per argomenti largamente, se non addirittura in modo assoluto, condivisi. Pregherei, allora, il collega di evitare di esercitare una pur legittima e sacrosanta richiesta, perché l'obiettivo verosimilmente è comune e non è ascrivibile né alla maggioranza né all'opposizione. PRESIDENTE. Senatore Vallone, conferma la richiesta di verifica del numero legale?
VALLONE (Mar-DL-U). Certo, signor Presidente.
Il Senato è in numero legale. (Applausi ironici all'indirizzo del senatore Vallone dai banchi di AN).
VALLONE (Mar-DL-U). Sono io che dovrei applaudire voi.
PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di inversione dell'ordine del giorno, avanzata dal sottosegretario Antonione, così come integrata dal senatore Turroni.
Discussione e approvazione del disegno di legge: (3473) Istituzione di zone di protezione ecologica oltre il limite esterno del mare territoriale (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 19,21) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3473, già approvato dalla Camera dei deputati.
I relatori, senatori Mulas e Boco, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Mulas.
MULAS, relatore. Signor Presidente, il disegno di legge in questione ha lo scopo di istituire una zona di protezione ecologica oltre il limite esterno del mare territoriale italiano. Tale iniziativa legislativa ha la finalità, sia di prevenire scarichi di sostanze inquinanti in acque internazionali, ma prospicienti le coste italiane, sia di conformarsi ad atti legislativi assunti da altri Stati rivieraschi che hanno istituito proprie zone di interesse particolare, a tutela dell'ambiente e della pesca. A tale riguardo, si fa presente che la Francia ha provveduto a legiferare sulla materia anche prima di giungere alla conclusione degli accordi con gli Stati rivieraschi prospicienti. Il disegno di legge il cui iter è giunto al termine è quanto mai opportuno, sia per prevenire inquinamenti di varia natura nelle acque prospicienti le coste italiane, pur trovandosi in ambito internazionale, sia per costituire una posizione negoziale dell'Italia in vista della stipula di futuri accordi bilaterali con gli Stati interessati ad analoga iniziativa. Nell'ambito del disegno di legge in titolo si fa spesso riferimento al mare territoriale ed alla piattaforma territoriale; con la prima espressione si intende la zona di mare adiacente alle coste sulla quale si estende la sovranità degli Stati; l'estensione dei mari territoriali è pari ad un massimo di 12 miglia marine dalla costa; per piattaforma territoriale s'intende invece quella parte del suolo marino contiguo alle coste che costituisce un naturale prolungamento delle stesse, mantenendosi ad una profondità costante di circa 200 metri. Il provvedimento, composto da due articoli, recanti rispettivamente l'istituzione di zone di protezione ecologica e l'applicazione della normativa all'interno di queste zone, consente una parziale attuazione dell'istituto costituito dalla zona economica esclusiva previsto dalla Convenzione di Montego Bay delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, a cui l'Italia ha aderito. Il disegno di legge presentato dal Ministro dell'ambiente di concerto con il Ministro degli affari esteri e con il Ministero per i beni e le attività culturali, è stato modificato e migliorato alla Camera, nelle Commissioni riunite che si sono attivate varie volte per approvare questo provvedimento, il disegno di legge è stato approvato all'unanimità e quindi se ne chiede l'approvazione in tempi rapidi, sapendo che sarà utile per proteggere l'Italia e le coste italiane da possibili futuri inquinamenti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Boco.
BOCO, relatore. Signor Presidente, farò, come il collega, una breve illustrazione di questo provvedimento che riteniamo così importante. Il disegno di legge in esame è finalizzato ad istituire zone di protezione ecologica oltre il limite esterno del mare territoriale italiano. Al largo delle coste italiane è molto alto, come d'altra parte in tutto il Mediterraneo, il rischio di catastrofi ecologiche dovute sia a scarichi volontari di sostanze inquinanti da parte di navi mercantili che ad incidenti di navigazione. Un tale rischio viene reso ancora di più elevato dal fatto che alcuni Stati concedono molto facilmente la loro bandiera a diverse compagnie di navigazione, senza esercitare alcun controllo sullo stato di manutenzione e sulle condizioni di sicurezza delle navi che la ricevono. Incidenti purtroppo, non infrequenti in mari chiusi o semichiusi come l'Adriatico o il Mediterraneo, possono provocare devastazioni ambientali irreparabili e dalle conseguenze catastrofiche per l'ecosistema marino. Il diritto internazionale del mare e in particolare la Convenzione di Montego Bay delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, di cui l'Italia è parte, prevede il diritto degli Stati costieri di istituire le cosiddette zone costiere esclusive e al loro interno zone di gestione delle risorse biologiche, zone di pesca, o di gestione della protezione dell'ambiente marino, zone di protezione ecologica. È utile ricordare che il mare territoriale è quella zona di mare adiacente alle coste sulla quale si estende la sovranità degli Stati; l'acquisizione della sovranità è automatica e l'estensione del mare territoriale può arrivare a 12 miglia marine dalla costa; la piattaforma territoriale è quella parte del suolo marino contigua alle coste che costituisce il naturale prolungamento delle coste ed una profondità costante di circa 200 metri. Lo Stato costiero, al di là del mare territoriale, ha il diritto esclusivo di sfruttare tutte le risorse sia biologiche che minerali della piattaforma e la zona economica esclusiva riconosce agli Stati costieri il controllo esclusivo di tali risorse fino ad un'estensione massima di 200 miglia marittime dalla linea di base del mare territoriale. Il provvedimento in esame, dunque, è teso a realizzare una parziale attuazione dell'istituzione prevista dalla Convenzione di Montego Bay e vuole anche corrispondere ad atti legislativi analoghi adottati da diversi Stati rivieraschi che hanno istituito di recente zone di particolare interesse a scopo di tutela ambientale. È il caso della Francia, che con la legge 15 aprile 2003, n. 306, ha creato una zona di protezione ecologica che si estende un miglio nautico oltre il limite del mare territoriale, evitando di istituire una zona economica esclusiva (come la Convenzione di Montego Bay consente di fare), ma stabilendo una zona entro la quale si esercitano solo alcune delle competenze che spetterebbero dentro una zona economica esclusiva (per l'appunto la protezione e preservazione dell'ambiente marino).
E' evidente che, se l'Italia non procedesse ad approvare una misura analoga, oltre che porsi in una posizione negoziale debole nella prospettive della stipula di futuri accordi bilaterali - e non solo - di definizione delle zone di influenza, correrebbe il serio rischio determinato dalle navi che sceglierebbero di navigare sul versante italiano per essere immuni dall'esercizio della giurisdizione da parte dello Stato costiero che ha già invece adottato misure per la protezione dell'ambiente marino.
Il testo licenziato dalla Camera, con le modifiche che le Commissioni III e VIII hanno apportato al testo originario in ordine alla necessità di renderlo maggiormente conforme al diritto internazionale e alle previsioni della Convenzione di Montego Bay, prevede, all'articolo 1, l'autorizzazione all'istituzione di zone di protezione ecologica, alla quale si dovrebbe provvedere con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, da notificare agli Stati interessati, le cui coste cioè sono adiacenti od opposte a quelle italiane, secondo le regole di condotta previste dal diritto internazionale. I limiti esterni delle zone vengono determinati sulla base di accordi con gli Stati interessati e, fino alla data di entrata in vigore di tali accordi, i limiti della zone italiane vengono fissati dalla linea di equidistanza tra le linee di base del mare territoriale italiano e di quello dello Stato estero adiacente.
L'articolo 2 stabilisce che l'Italia, nelle zone istituite, esercita la propria giurisdizione in materia di protezione dell'ambiente marino, compreso il patrimonio storico e archeologico, e che le norme del diritto italiano, del diritto dell'Unione europea e dei trattati internazionali in vigore per l'Italia si applicano anche nei confronti delle navi battenti bandiera straniera, sia in materia di prevenzione e repressione di tutti i tipi di inquinamento marino, che in materia di protezione dei mammiferi, della biodiversità e del patrimonio archeologico e storico.
Il presente disegno di legge non comporta nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, poiché le attività connesse alla protezione dell'ambiente marino sono già svolte dai soggetti istituzionalmente preposti alla vigilanza. Lo riteniamo un passo importante e dovuto, che ci mette in ordine per la difesa territoriale del nostro Paese e che ci porta ad essere, come ha fatto la Francia, dentro la Convenzione di Montego Bay e in difesa delle nostre acque territoriali. Per questi motivi, come relatore, ne chiedo l'approvazione convinta di tutto il Senato.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e non intendendo intervenire in replica né il relatore né il rappresentante del Governo, do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere di nulla osta». Passiamo all'esame degli articoli. Metto ai voti l'articolo 1.
Passiamo alla votazione finale. VALLONE (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
VALLONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, prima di dichiarare il mio voto sul disegno di legge vorrei chiarire che non ho compreso l'atteggiamento di alcuni colleghi della maggioranza nei confronti della mia richiesta di verifica del numero legale. Vorrei puntualizzare che rientra fra le competenze di ciascun senatore avanzare tale richiesta, ma mi viene il sospetto, signor Presidente, che la richiesta di inversione dell'ordine del giorno non fosse dovuta ad un senso di responsabilità nell'approvare le ratifiche internazionali, bensì alla certezza che l'Aula non riuscisse ad esprimere il numero legale, altrimenti non si comprende questo tipo di atteggiamento. Vorrei ricordare ai colleghi della maggioranza che hanno l'obbligo di garantire i numeri perché si possa procedere nei termini previsti dal Regolamento del Senato. Premessa tale precisazione, entro nel merito del disegno di legge in esame, finalizzato ad istituire zone di protezione ecologica oltre il limite esterno del mare territoriale italiano. Al largo delle coste italiane, infatti, è molto alto il rischio di catastrofi ecologiche dovute sia a scarichi volontari di sostanze inquinanti da parte di navi mercantili che frequenti incidenti da navigazione. Il diritto internazionale del mare, ed in particolare la Convenzione di Montego Bay del 1982, di cui l'Italia è firmataria, prevede il diritto degli Stati costieri di istituire le cosiddette zone economiche esclusive e al loro interno zone di gestione delle risorse biologiche o di gestione della protezione dell'ambiente marino. Il provvedimento in esame è finalizzato appunto a realizzare una parziale attuazione di tale previsione, in corrispondenza di atti legislativi analoghi adottati da diversi Stati rivieraschi. È il caso, ad esempio, della Spagna, della Croazia e della Francia. Quest'ultima nel 2003 ha creato una zona di protezione ecologica che si estende un miglio nautico oltre il limite del mare territoriale, ove peraltro esercita solo alcune delle attribuzioni esercitabili all'interno di una zona economica esclusiva.
Appare di tutta evidenza che se l'Italia non procedesse ad approvare una misura analoga a quella francese, non solo si porrebbe in una posizione negoziale di debolezza nella prospettiva della stipula di futuri accordi bilaterali che definiscono zone di influenza, ma correrebbe anche il rischio determinato dalle navi che sceglierebbero di navigare sul versante italiano per essere immuni dall'esercizio della giurisdizione da parte dello Stato costiero che ha già invece adottato misure per la protezione dell'ambiente marino. La mancata applicazione del disegno di legge alle attività di pesca è conseguente alla scelta di non istituire vere e proprie zone economiche esclusive. A tal proposito, in considerazione del caso della Croazia testé ricordato (la cui decisione di istituire una zona economica esclusiva, con evidente danno verso la flotta di pesca italiana, fu revocata proprio in base alle forti pressioni internazionali), ricordo analoga decisione nel febbraio del 2005 da parte della Libia, alla quale sono seguite notizie di interdizione nei confronti di pescherecci italiani. La circostanza in virtù della quale il presente disegno di legge non comporterebbe nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, dal momento che le attività connesse alla protezione dell'ambiente marino sono già oggi svolte dai soggetti istituzionalmente preposti alla vigilanza e finanziati dalla legge n. 979 del 1982 sulla difesa del mare, depone a favore della sua approvazione. La mia parte politica ritiene che il provvedimento in discussione sia uno degli elementi fondanti di una futura politica di maggiore tutela delle acque del Mediterraneo il quale, proprio per le sue caratteristiche di mare semichiuso, è particolarmente sensibile e vulnerabile.
In tale prospettiva, il disegno di legge in esame è, a nostro avviso, un atto parziale al quale dovrà seguire la creazione di un più generale sistema di accordi bilaterali con gli Stati interessati in materia di tutela delle acque marine e di biodiversità, anche oltre le fasce di competenza nazionale. In tal senso, sollecitiamo il Governo ad un attento e concreto impegno per la definizione di tali accordi nell'ambito della Convenzione di Montego Bay. Per le ragioni esposte, annuncio il voto convinto e favorevole del mio Gruppo sul provvedimento in esame.
TURRONI (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, vorrei far notare come noi Verdi ci siamo battuti perché questo provvedimento del Governo fosse iscritto all'ordine del giorno dell'Aula, ancor prima delle Commissioni riunite, ed approvato dopo l'opposizione della Camera dei deputati. L'abbiamo fatto perché il nostro intervento - l'ho ricordato anche prima quando abbiamo parlato dell'inversione dell'ordine del giorno - è rivolto all'interesse esclusivo del nostro Paese. Non possiamo dimenticare la forma della nostra penisola e delle sue isole; come sono costituite ed organizzate le attività economiche che sul mare prosperano, che dal mare traggono la loro sussistenza, che sul mare vivono. Costantemente la nostra azione in questa legislatura è stata volta proprio a difendere, tutelare il mare e le attività economiche che su di esso vivono. Alcuni anni fa, ho partecipato ad un dibattito sull'Adriatico. In quella circostanza mostrai ai presenti, che erano tanti dato che l'incontro si svolgeva presso una associazione industriale, la planimetria del nostro Mare adriatico, sulla quale avevo montato alla stessa scala l'onda nera della Exxon-Valdés (ricorderete tutti la catastrofe che interessò il Nord-America molti anni fa). Ebbene, la dimensione di quella macchia ricopriva interamente il Mare adriatico dalla Puglia fino a Venezia. Se disgraziatamente si verificasse un evento del genere sarebbe la fine delle attività economiche, dell'ambiente, della natura di questo mare e sarebbe un disastro per la nostra economia.
Con questa consapevolezza ci siamo costantemente battuti perché sembrava estraneo all'azione politica e parlamentare il fatto che si tenesse conto di questo grande rischio che corriamo. Ricordo a tutti che nei porti italiani sono movimentati ogni anno 120 milioni di tonnellate di idrocarburi, il 70 per cento dei quali va nei porti di Genova, di Trieste, di Cagliari, di Augusta-Priolo, di Ravenna e di Venezia. Queste zone sono tutte in pericolo. Vi è pertanto la necessità di misure adeguate per proteggere i nostri territori. Abbiamo fatto ciò con molte iniziative di carattere parlamentare,tra le quali: la mozione approvata all'unanimità, a mia prima firma, il 6 febbraio 2003, proprio in seguito al naufragio della petroliera motoscafo Prestige al largo delle coste della Galizia (tutti ricordano quel disastro e le conseguenze drammatiche che ebbe); la proposta di legge per l'istituzione del santuario dei cetacei nel Mar ligure e nel Tirreno settentrionale; la proposta di legge, poi approvata, che prevedeva il doppio scafo per le petroliere. Vi è stata una costante iniziativa dei Verdi in difesa del mare, delle coste, dell'ecosistema marino. Questo provvedimento, una volta giunto in Senato, faticava a procedere nonostante l'impegno dei colleghi Mulas e Boco, perché c'erano altre urgenze, altre provvedimenti che sembravano più importanti; per questo noi Verdi ci siamo battuti e abbiamo richiesto, anche oggi, che esso venisse calendarizzato in Aula e votato. Signor Presidente, è la prima volta che posso esprimermi con tanta tranquillità a favore di un provvedimento del Governo, anche se deve dire che l'istituzione della zone di protezione ecologica non è ancora sufficiente. La Convenzione di Montego Bay, infatti, consente l'istituzione di zone economiche esclusive che, qualora venissero messe in campo, ci consentirebbero da una parte di proteggere la nostra natura e il nostro ecosistema e dall'altra di difendere meglio le attività economiche che prosperano sul nostro mare. Lo faremo prossimamente, perché non possiamo non considerare il Mediterraneo come un bacino che va regolamentato, proprio in ragione del grande numero di abitanti dei territori che su esso si affacciano e delle attività economiche che su esso si accalcano. Occorre considerare il fatto che ciascuno dei Paesi che si affacciano su questo mare, deve avere cura del Mediterraneo, proprio per la sua complessità, per il lentissimo ricambio, la poca profondità e l'alta salinità delle acque e dunque per tutte quelle caratteristiche che lo rendono così unico, ma anche così fragile. E proprio perché fragile, esso va assolutamente tutelato. Quindi, signor Presidente, noi siamo favorevoli al fatto che con la legge al nostro esame si possa applicare la normativa relativa alla zona di protezione ecologica sul mare che circonda il nostro Paese. Pensiamo sia giusto che si applichino le norme del diritto italiano, di quello dell'Unione Europea e dei trattati internazionali in vigore per l'Italia, nei confronti di tutte le navi - comprese quelle battenti bandiera straniera - e di coloro che su di esse sono imbarcati, anche se di diversa nazionalità. Ciò al fine di prevenire e di reprimere tutti i tipi di inquinamento marino, a cominciare da quello prodotto dalle acque di zavorra che ancora, colpevolmente, molte navi continuano a scaricare, inquinando il nostro mare. Sappiamo, signor Presidente, che esistono strumenti satellitari e di altro tipo, che ci consentirebbero di controllare da vicino e di prevenire simili azioni se veramente volessimo proteggere il nostro ambiente, i fondali marini, i mammiferi la biodiversità, il patrimonio archeologico e storico insieme con le coste.
Signor Presidente, concludo sottolineando che l'istituzione della zona di protezione ecologica dovrà essere determinata sulla base di accordi con gli Stati interessati, ovvero quelli che sono dall'altra parte del mare rispetto alle nostre coste. Oggi sappiamo, in prima applicazione, che questa zona sarà determinata dalla linea mediana tra i punti più vicini delle linee di costa e quindi in questo modo possiamo superare taluni limiti che potrebbero determinare una perdita di tempo: infatti a volte accade che si decida di sottoscrivere accordi senza dar loro effettivamente corso.
Signor Presidente, siamo particolarmente lieti che finalmente si approvi questo testo, vogliamo che esso venga immediatamente applicato e per questo il Gruppo dei Verdi voterà convintamente a suo favore. (Applausi del senatore Zancan).
IOVENE (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
IOVENE (DS-U). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole del Gruppo dei Democratici di Sinistra su questo disegno di legge che punta ad istituire zone di protezione ecologica a partire dal limite esterno del mare territoriale, in ottemperanza a quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite di Montego Bay del 10 dicembre 1982, relativa al diritto del mare.
Nell'ambito delle istituende zone di protezione ecologica, ciascun Paese esercita la vigilanza sulla protezione e preservazione dell'ambiente marino, compreso il patrimonio archeologico e storico che in esso possa trovarsi, e tale opera di vigilanza verrà esercitata dal nostro Paese, grazie a questo provvedimento, mediante l'estensione anche alle navi battenti bandiere straniere delle norme del diritto italiano, del diritto dell'Unione Europea e dei Trattati in vigore relativi alla prevenzione e repressione dell'inquinamento marino.
Questo provvedimento è tanto più urgente dato il rischio di scarichi volontari di sostanze inquinanti da parte di navi mercantili o di incidenti di navigazione, con effetti devastanti, ovviamente, cui occorre aggiungere la preoccupazione che alcuni Stati terzi concedono molto facilmente le loro bandiere senza esercitare alcun effettivo controllo sulle condizioni di sicurezza della navigazione a bordo delle navi che le ricevono.
È evidente che questa disposizione dev'essere considerata particolarmente importante e tassello di una politica più complessiva di tutela delle acque dei nostri mari; del Mediterraneo, che, per le sue caratteristiche di mare semichiuso, è particolarmente sensibile e vulnerabile.
L'urgenza deriva anche dalla considerazione che altri Paesi (già la Francia, la Spagna e la Croazia, come hanno ricordato altri colleghi) hanno istituito con leggi recenti analoghe zone di tutela dei mari territoriali. Se non approvassimo questa normativa, potrebbero derivarne rischi di inquinamento accidentale o intenzionale, in quanto l'area costiera interessata potrebbe essere scelta quale rotta di navigazione, con il rischio di inquinamento e con gravi conseguenze per la tutela dei nostri mari e della biodiversità.
Successivamente all'approvazione di questo disegno di legge, il Governo dovrà impegnarsi (è questo il nostro auspicio) per la creazione di un più generale sistema di accordi bilaterali con gli Stati interessati in materia di tutela delle acque marine, anche oltre le fasce di competenza nazionale. Su questo chiediamo che il Governo attui un impegno concreto nell'ambito della Convenzione di Montego Bay ricordata, di modo che si possa effettivamente procedere in maniera più efficace alla tutela del Mediterraneo.
GUBERT (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
GUBERT (UDC). Signor Presidente, anch'io, a nome del Gruppo UDC, dichiaro un convinto voto favorevole su questo disegno di legge.
Il Mediterraneo è un mare semichiuso, quindi con limitati scambi con l'esterno, ed è pertanto molto più fragile, sensibile agli inquinamenti, soprattutto quelli derivanti da petroliere che sciacquano le loro stive. Nell'ambito del Mediterraneo, l'Italia ha un mare, l'Adriatico, che, come ha già detto il senatore Turroni, è anch'esso semichiuso ed è particolarmente esposto a rischi di degrado e di inquinamento.
Esistevano difficoltà a controllare quel mare e il disegno di legge al nostro esame colma una di tali difficoltà: quella del controllo. Ricordo come l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, della quale faccio parte su mandato del Senato, ed in particolare la Commissione ambiente, agricoltura, poteri locali, si sia fatta promotrice, assieme al Congresso dei poteri locali e regionali, sempre del Consiglio d'Europa, di un'azione per coordinare tutte le Regioni e gli Stati rivieraschi: è quindi stata fondata la Euroregione adriatica, uno dei cui obiettivi è proprio il controllo della qualità.
Questo disegno di legge, oltre a risolvere gli aspetti economici, rende possibile anche la tutela ambientale del mare Adriatico. Spero che il Governo aderisca a questa iniziativa e stabilisca accordi per fissare i confini, in modo da venire incontro, eventualmente, alle difficoltà di chi sta dall'altra parte dell'Adriatico a svolgere un effettivo controllo, come ci è stato detto nel corso di più convegni. (Applausi dal Gruppo UDC). MALABARBA (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole di Rifondazione Comunista su questo disegno di legge.
Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: (3449) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Regno di Svezia sulla cooperazione culturale, educativa, scientifica e tecnologica, fatto a Roma il 29 novembre 2001 (ore 19,58) PRESIDENTE.L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3449.
La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.
PIANETTA, relatore. Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare in discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Non ho nulla da aggiungere, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione. Metto ai voti l'articolo 1.
Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: (3646) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di mutua assistenza amministrativa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica islamica dell'Iran per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con Allegato, fatto a Teheran l'11 ottobre 2004 (ore 19,59) PRESIDENTE.L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3646.
PIANETTA, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.
Approvazione del disegno di legge: (3644) Ratifica ed esecuzione del Protocollo recante modifica della Convenzione che istituisce un ufficio europeo di polizia (Convenzione EUROPOL) e del Protocollo relativo ai privilegi e alle immunità dell'EUROPOL, dei membri dei suoi organi, dei suoi vicedirettori e agenti, fatto a Bruxelles il 28 novembre 2002 (ore 20) PRESIDENTE.L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3644.
PROVERA, relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, passiamo all'esame degli articoli.
Metto ai voti l'articolo 1. E' approvato.
Metto ai voto l'articolo 2.
E' approvato.
Metto ai voto l'articolo 3.
Discussione del disegno di legge: (3645) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione nel settore della difesa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Libano, fatto a Beirut il 21 giugno 2004 (ore 20,01) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3645.
PELLICINI, relatore. Signor Presidente, mi riporto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Martone, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G2. Ne ha facoltà.
MARTONE (Misto-RC). L'ordine del giorno G2 che ho presentato alla ratifica di questo accordo nel settore della difesa è inteso ad assicurare una serie di meccanismi di trasparenza, controllo e verifica rispetto alla destinazione di uso finale dei sistemi d'arma e di materiali di armamento, che sono oggetto in parte di questo accordo bilaterale. Dal momento in cui è stata decisa la revisione della legge n. 185 del 1990 (una legge - lo vorrei ricordare - che aveva posto l'Italia all'avanguardia a livello internazionale in termini di strumenti di controllo sul mercato delle armi), abbiamo assistito alla moltiplicazione per eccesso di accordi bilaterali nel settore della difesa che, come la stessa relazione di accompagnamento dice, sono parte integrante di un modello nuovo di politica estera del nostro Paese.
A prescindere dalle valutazioni politiche che farò in sede di dichiarazione di voto, vorrei soltanto riaffermare la necessità di approvare questo ordine del giorno perché riprende alcune preoccupazioni espresse anche a suo tempo da importanti settori della maggioranza rispetto alla trasparenza delle intermediazioni bancarie, delle transazioni e delle esportazioni di armi, soprattutto nel caso del Libano che è un Paese oggi al centro di una forte tensione con la Siria a seguito al caso Harari e soprattutto perché è un Paese centrale per quanto riguarda la stabilizzazione e la pacificazione di tutto il Medio Oriente. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Boco, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G1. Ne ha facoltà. BOCO (Verdi-Un). Signor Presidente, tra le numerose ratifiche che stiamo per approvare - mi rivolgo al presidente Provera e al Governo - alcune presentano al loro interno un problema sostanziale, che torna spesso quando vengono stipulati accordi di cooperazione nel settore militare. All'articolo 5 di questo accordo si stabilisce - lo leggo in sintesi - che l'interscambio di materiali di armamento tra Italia e Libano può essere effettuato con operazioni dirette da Stato a Stato (e qui interverrebbe la citata legge n. 185) oppure tramite società private autorizzate dai rispettivi Governi. È ovvio che questa è una dizione, colleghe e colleghi, che può costituire l'aggiramento di una legge in vigore nel nostro Paese, che è stata un caposaldo di civiltà e che è appunto la legge n. 185 del 1990. Abbiamo presentato un ordine del giorno, presidente Moro, con il quale chiediamo rispettosamente una valutazione attenta del Governo e, con altrettanto rispetto (mi permetto di rivolgermi ai banchi dei relatori e del Governo), inviterei la Presidenza del Senato - vedo il presidente Moro molto affaccendato - dal momento che gli accordi sono numerosi, a trattare prima gli altri accordi internazionali che non presentano questo problema che onestamente ci divide. Solo dopo la fine delle votazioni degli altri accordi, si potrà arrivare ad un giudizio dell'Aula su questo provvedimento. Cito un altro caso simile, il disegno di legge n. 3649, relativo all'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo degli Emirati Arabi Uniti. Noi solleviamo un problema politico. É difficile pensare che giusti accordi, ripeto, giusti accordi, arrivino al punto di trovare strade intermedie, come quella dell'aggiramento della legge n. 185. Il nostro giudizio su questo accordo è negativo e abbiamo presentato un ordine del giorno.
Inviterei la Presidenza a sottoporre all'Aula la mia proposta di esaminare prima i dieci accordi che non presentano problemi, per poi tornare agli altri, discutendone con rispetto, senza chiedere valutazioni concordi. Qualora l'Assemblea fosse d'accordo, i nostri lavori ne trarrebbero beneficio. Ripeto, il nostro giudizio resta negativo fino a quando manteniamo dizioni che potrebbero permettere di aggirare leggi in vigore nel nostro Paese.
Non ho nulla da chiedere e non voglio spingere oltre la contrarietà ad un accordo internazionale. Ricordo che abbiamo presentato ordini del giorno e non emendamenti, perché un accordo internazionale non si può emendare, ma un giudizio negativo si trasforma in un voto, nelle dinamiche di voto normali dell'Assemblea. Con grande rispetto verso la maggioranza, avviso che il rispetto lo vogliamo anche per le nostre idee, che sono legittime.
Come ha fatto prima il sottosegretario Antonione, quando ha chiesto l'inversione dell'ordine del giorno, propongo dunque di esaminare per primi gli accordi internazionali che non hanno contenziosi, per poi passare agli altri che vedono la nostra contrarietà e che, secondo noi, sono difficili da approvare. Mi pare che gli accordi internazionali interessati da simili ordini del giorno siano quattro. Invito l'Aula a esaminarli per ultimi. Sta a me chiederlo, ma non rispondere in merito. Prenderemo atto delle risposte dei relatori e del Governo e saremo conseguenti ad una battaglia che è la nostra vita, che è cosa onestamente legittima, da noi sempre fatta con trasparenza, alla quale si può rispondere con un sì o con un no. Ripeto, sono stati presentati degli ordini del giorno, perché non si possono presentare emendamenti.
Riteniamo che la dizione: "(...) che l'interscambio (...) può essere attuato (...) tramite società private autorizzate (...)" sia un modo per aggirare la legge n. 185 del 1990, che siamo qui a difendere, con convinzione. Il voto e le sue dinamiche rappresentano l'unica possibilità che abbiamo per difendere il nostro operato. Credo di non essere stato criptico e spero di avere una risposta.
PRESIDENTE. Mi risulta che le ratifiche interessate dalla problematica da lei sollevata siano due. Chiedo ai relatori sui due disegni di legge e al rappresentante del Governo se accettano di posporre l'esame di tali provvedimenti in coda alle altre ratifiche.
PELLICINI, relatore. Quali sono i provvedimenti in questione, signor Presidente?
PRESIDENTE. Sono i disegni di legge nn. 3645 e 3649. PROVERA (LP). Domando di parlare.
PROVERA (LP). Signor Presidente, per il provvedimento di cui sono relatore sarei favorevole ad accogliere la richiesta del collega Boco. PELLICINI, relatore. Domando di parlare.
PELLICINI, relatore. Anch'io sono del parere di accogliere la richiesta del senatore Boco.
COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Domando di parlare.
COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, anche il Governo concorda.
PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, la proposta del senatore Boco si intende accolta; di conseguenza, la discussione dei disegni di legge n. 3645 e 3649 è posposta alla fine delle ratifiche che ora andremo ad esaminare.
Approvazione del disegno di legge: (3663) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di collaborazione scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Consiglio federale svizzero, con Annesso, fatto a Berna il 14 maggio 2003 (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 20,10) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3663, già approvato dalla Camera dei deputati.
PIANETTA, relatore. Signor Presidente, mi rifaccio alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo concorda con il relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli. Metto ai voti l'articolo 1.
Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo, testé riunitasi, ha deciso, all'unanimità, di inserire al primo punto dell'ordine del giorno della seduta antimeridiana di domani la discussione della mozione n. 373, dei senatori Marini ed altri, sulla raccolta delle firme per la presentazione delle candidature alle elezioni politiche. Nella discussione della mozione sono stati attribuiti dieci minuti a ciascun Gruppo e venti minuti al Gruppo misto.
Approvazione del disegno di legge: (3703) Adesione della Repubblica italiana all'Accordo sui privilegi e le immunità del Tribunale internazionale del diritto del mare, adottato a New York il 23 maggio 1997 ed aperto alla firma il 1º luglio 1997 (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 20,14) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3703, già approvato dalla Camera dei deputati.
SODANO Calogero, relatore. Signor Presidente, mi rifaccio alla relazione scritta.
COSTA, sottosegretario di Stato per le attività produttive. Il Governo concorda con il relatore.
Discussione e approvazione del disegno di legge: (3704) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica islamica del Pakistan sulla lotta contro il traffico di sostanze stupefacenti, sostanze psicotrope e precursori, fatto a Roma il 29 settembre 2004 (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 20,15) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3704, già approvato dalla Camera dei deputati.
PELLICINI, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta, sottolineando l'importanza di questo provvedimento, che tende a controllare, se non a bloccare, la produzione e lo spaccio di droghe in Pakistan che, con il vicino Afghanistan, è il maggior produttore di droga a livello internazionale.
Approvazione del disegno di legge: (3705) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Regno della Thailandia, con Annesso, fatto a Roma il 22 settembre 2004 (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 20,16) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3705, già approvato dalla Camera dei deputati.
SODANO Calogero, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.
COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, anch'io mi rimetto alla relazione scritta.
Approvazione del disegno di legge: (3707) Adesione della Repubblica italiana al Protocollo del 1996 alla Convenzione del 1972 sulla prevenzione dell'inquinamento dei mari causato dall'immersione di rifiuti, fatto a Londra il 7 novembre 1996, con allegati (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 20,17) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3707, già approvato dalla Camera dei deputati.
Approvazione del disegno di legge: (3708) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Consiglio dei Ministri della Bosnia Erzegovina sulla regolamentazione reciproca dell'autotrasporto internazionale di viaggiatori e merci, fatto a Sarajevo il 28 aprile 2003 (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 20,18) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3708, già approvato dalla Camera dei deputati.
PROVERA, f. f. relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.
Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: (3324) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di mutua assistenza amministrativa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo federale della Repubblica federale di Jugoslavia per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con allegato, fatto a Belgrado il 29 marzo 2002 (ore 20,19) PRESIDENTE.L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3324.
Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: (3670) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Azerbaijan sulla mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con Allegato, fatto a Roma il 24 febbraio 2005 (ore 20,20) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3670.
PROVERA, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli, nel teasto proposto dalla Commissione. Metto ai voti l'articolo 1.
Discussione e approvazione del disegno di legge: (3685) Ratifica ed esecuzione del Protocollo elaborato in base all'articolo 43, paragrafo 1, della Convenzione che istituisce un Ufficio europeo di polizia (Convenzione EUROPOL) che modifica detta Convenzione, fatto a Bruxelles il 27 novembre 2003 (Relazione orale) (ore 20,21) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3685.
Il relatore, senatore Pianetta, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
PIANETTA, relatore. Signor Presidente, con il disegno di legge in esame il Governo sottopone alla ratifica parlamentare il protocollo di Bruxelles del 27 novembre 2003 che introduce una serie di modifiche alla Convenzione EUROPOL del 1995. Il protocollo si inquadra in un contesto europeo di lotta alla criminalità organizzata che trova la sua legittimazione nel Trattato dell'Unione Europea del 1992 e nei piani quinquennali in materia di giustizia, adottati a Tampére nel 1994 e poi a L'Aja nel 2004. Con il protocollo del 2003 si tende a rendere più incisivo il ruolo di EUROPOL nella cooperazione tra le polizie e a rafforzare la sua funzione di sostegno alle autorità nazionali. L'azione di EUROPOL ne risulta rafforzata principalmente per tre ragioni. In primo luogo, viene riscritto l'articolo 2, relativo agli obiettivi di EUROPOL, con la razionalizzazione dell'ambito applicativo, che nella precedente formulazione risentiva dell'applicazione progressiva della Convenzione ai vari reati contemplati nell'oggetto del mandato di EUROPOL e con l'estensione della competenza a tutte le forme gravi di criminalità internazionale organizzata. Signor Presidente giunti a questo punto, per quanto riguarda i dettagli, le chiedo di poter consegnare la restante parte della relazione affinché venga allegata. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Mi rimetto all'intervento del relatore.
PRESIDENTE. Do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame: «La Commissione programmazione economica e bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere di nulla osta». Passiamo all'esame degli articoli. Metto ai voti l'articolo 1.
Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: (3289) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile, con Allegato, fatto a Roma il 6 ottobre 2004 (ore 20,23) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3289.
COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo si conforma al parere del relatore.
Discussione e approvazione del disegno di legge: (3706) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Macedonia sulla cooperazione in campo turistico, fatto a Skopje il 15 novembre 2002 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 20,25) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3706, già approvato dalla Camera dei deputati.
Il relatore, senatore Provera, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
PROVERA, relatore. Signor Presidente, con il suo permesso, chiedo di allegare la relazione ai Resoconti della seduta odierna.
Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Mi rimetto alla relazione.
PRESIDENTE. Do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame: «La Commissione programmazione economica e bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere di nulla osta nel presupposto che: appare necessario mantenere l'attuale clausola finanziaria di cui all'articolo 3 del disegno di legge in esame, in quanto, trattandosi di ratifica di Accordo internazionale presentato alle Camere nell'anno 2005 e non approvato entro la fine del medesimo esercizio, lo stesso è da considerare quale provvedimento "slittato", ai sensi dell'articolo 11-bis, comma 5, della legge n. 468 del 1978; non derivino oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato dalle agevolazioni fiscali per facilitare gli investimenti reciproci previste dall'articolo 10, paragrafo 1, né dalla prestazione delle consulenze in campo, turistico di cui all'articolo 12». Passiamo all'esame degli articoli. Metto ai voti l'articolo 1.
Discussione e approvazione del disegno di legge: (3741) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Sud Africa, con Allegato, fatto a Città del Capo il 13 novembre 2003 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 20,25) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3741, già approvato dalla Camera dei deputati.
Il relatore, senatore Pellicini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
PELLICINI, relatore. Signor Presidente, con il suo permesso, chiedo di allegare ai Resoconti della seduta odierna la relazione.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
PRESIDENTE. Do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere di nulla osta nel presupposto che la prima riunione della Commissione mista nella Repubblica Sudafricana di cui all'articolo 19 dell'Accordo avvenga nel 2006 e che non derivino effetti finanziari dalla possibilità, ivi prevista, di tenere riunioni straordinarie della suddetta Commissione mista, stante il carattere eventuale delle medesime». Passiamo all'esame degli articoli. Metto ai voti l'articolo 1.
Discussione e approvazione del disegno di legge: (3743) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Namibia sulla promozione e protezione degli investimenti, con Protocollo, fatto a Windhoek il 9 luglio 2004 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 20,30) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3743, già approvato dalla Camera dei deputati.
PELLICINI, relatore. Signor Presidente, questo Accordo rientra nel quadro di accordi generali che il nostro Paese sottoscrive con altri Paesi per assicurare ai nostri imprenditori che si recano là per lavoro la sicurezza sotto il profilo commerciale, economico ed assicurativo degli investimenti, naturalmente dando le medesime garanzie reciproche ai Paesi con i quali firmiamo questi accordi. Quindi, rientra nella nostra politica estera, come schema generale. Ne chiedo pertanto l'approvazione all'Assemblea. Chiedo, inoltre, signor Presidente, di allegare il testo integrale della relazione, che ho riassunto sinteticamente.
Non essendovi iscritti a parlare in discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Concordo con quanto detto dal relatore.
PRESIDENTE. Do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo, secondo cui:
- si conferma che, come indicato nella relazione illustrativa presentata presso l'altro ramo del Parlamento, agli eventuali indennizzi per gli eventi eccezionali di cui all'articolo 4 si farà fronte con le risorse individuate da appositi provvedimenti legislativi;
- a valere degli ordinari stanziamenti di bilancio risultano risorse disponibili, di competenza del Ministero della giustizia, già finalizzate a far fronte agli oneri per la risoluzione di eventuali controversie tra le parti, tra cui la costituzione del Tribunale arbitrale ad hoc di cui all'articolo 10, e per la soluzione delle controversie tra gli investitori e le parti, ivi compresa la costituzione del Tribunale arbitrale ad hoc di cui all'articolo 9 dell'Accordo;
- si assicura che non si verificano oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato correlati all'articolo 12 in relazione al rispetto della clausola della Nazione più favorita, tenuto conto che sulla base delle intese raggiunte tra le parti contraenti, le disposizioni dell'Accordo sono state previste in relazione ai principio della reciprocità, esprime, per quanto di competenza, parere di nulla osta.». Passiamo all'esame degli articoli. Metto ai voti l'articolo 1.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3645 (ore 20,26) PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione del disegno di legge in titolo.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno in esame.
PELLICINI, relatore. Signor Presidente, il parere è favorevole all'ordine del giorno presentato dal senatore Martone e contrario a quello presentato dal senatore Boco. Ne spiego la ragione: è evidente che, quando stipuliamo accordi in materia di difesa con Paesi a rischio come il Libano, che ha avuto vicissitudini a tutti note, deve esserci la trasparenza e la certezza che le armi vadano alle forze governative di quel Paese e non si disperdano, viceversa, in altri rivoli. Sotto questo profilo, non soltanto il senatore Martone ha ragione quando chiede trasparenza e sicurezza, quanto è il Governo stesso che esige ciò, poiché siamo ben convinti della necessità di portare avanti la nostra politica nei Paesi mediorientali in un quadro di sicurezza, certezza, trasparenza, di assicurare cioè che le armi non finiscano in mano, per esempio, al terrorismo. Sono favorevole, pertanto, a che il Governo accolga l'ordine del giorno del senatore Martone. Non sono invece d'accordo sulle motivazioni avanzate nell'ordine del giorno dal senatore Boco perché mi paiono aprioristiche: mirano cioè a negare, addirittura a contestare la radice dell'accordo che, viceversa, è giusto, rientrando in quel quadro - seguirà un altro provvedimento sugli Emirati Arabi - della politica italiana che portiamo avanti nel Mediterraneo e fuori di esso perché vi sia una politica di sicurezza anche per le nostre Forze armate laddove, ogni tanto purtroppo, siamo costretti ad andare. (Applausi del senatore Moncada). COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Così come ha detto il relatore, esiste una controparte che si è impegnata con noi alle condizioni previste dall'Accordo ed evidentemente esse non possono essere modificate unilateralmente. Sicché, nostro malgrado, dobbiamo dire no all'ordine del giorno del senatore Boco e sì, perché possibile, all'ordine del giorno del senatore Martone.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G1.
BOCO (Verdi-Un). Signor Presidente, ruberò poco tempo all'Assemblea. Capisco le motivazioni del relatore Pellicini ed onestamente comprendo la sua posizione. Infatti, non è accoglibile da parte di chi sottoscrive questo accordo il nostro ordine del giorno, che - ripeto - è un ordine del giorno che mette in discussione simili accordi. Lascio alla memoria del Resoconto dell'Assemblea l'impegno preciso, che chiediamo al Governo, ovvero quello di "esercitare, nell'ambito delle proprie competenze, un controllo rigoroso sulle imprese private eventualmente autorizzate ad effettuare operazioni di scambio di armamenti con imprese private autorizzate dal Governo del Libano". Noi asseriamo di vedere in nuce, in questi provvedimenti, l'esplicito aggiramento della legge n. 185 del 1990 ed su questo c'è la nostra contrapposizione sostanziale e radicale, perché non è accettabile che si trovino strade terze per aggirare la normativa in vigore. Pertanto ribadisco, come ho tentato di fare precedentemente, la nostra contrarietà a questo provvedimento: per poter far ciò, chiedo, signor Presidente, che, prima di mettere in votazione l'ordine del giorno, ci dia la possibilità di verificare il numero legale.
MARTONE (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
MARTONE (Misto-RC). Vorrei fare una considerazione sull'ordine del giorno G1, cui chiedo di poter aggiungere la mia firma, sottolineando come la questione relativa alle triangolazioni è solo una delle necessità connesse alla regolamentazione dell'attività del settore privato. Ringrazio il rappresentante del Governo e il relatore per aver accolto l'ordine del giorno G2, che credo sia, a questo punto, cosa fatta. Voglio però sottolineare come esso risolva solo una parte delle questioni, ma non risolva il problema a monte, ovvero quello della deregulation dei meccanismi di trasparenza e di controllo del sistema degli armamenti e di esportazione degli armamenti. Intendo poi svolgere considerazioni di tipo politico, che farò in sede di dichiarazione di voto sul provvedimento in generale.
Verifica del numero legale PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta, precedentemente avanzata, dal senatore Boco risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
Senatore Maffioli, vicino a lei non ci sono altri senatori; quindi, la invito a togliere le due tessere inserite nelle postazioni accanto alla sua.
(La seduta, sospesa alle ore 20,34, è ripresa alle ore 20,55).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3645 PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Passiamo nuovamente alla votazione dell'ordine del giorno G1.
BOCO (Verdi-Un). Domando di parlare.
BOCO (Verdi-Un). Signor Presidente, le rinnovo la richiesta di verifica del numero legale e la invito, signor Presidente (ma è nelle sue titolarità), qualora non vi fosse (ma spero vi sia) il numero legale, ad apprezzare le circostanze.
Apprezzate le circostanze, tolgo la seduta e rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
e per la risposta scritta ad un'interrogazione GARRAFFA (DS-U). Domando di parlare.
GARRAFFA (DS-U). Signor Presidente, nella notte tra venerdì 27 e sabato 28, è stata dolosamente data alle fiamme l'auto del segretario della Camera del lavoro di Corleone, Dino Paternostro. La mafia teme chi, come Dino Paternostro, coniuga quotidianamente, alla lotta per affermare i diritti come sindacalista, un'opera di diffusione della cultura antimafia, come giornalista e saggista. Si tratta di due aspetti inscindibili nella battaglia contro l'illegalità e contro il fenomeno mafioso, un doppio binario che è fondamentale per far sì che la lotta alla mafia sia una battaglia di massa efficace per distruggere i poteri criminali. A Dino Paternostro i Democratici di Sinistra hanno dato la loro concreta e doverosa solidarietà.
Sono certo che Dino non si farà intimidire e che il suo impegno per affermare i valori della libertà e della democrazia a Corleone e in Sicilia continuerà senza battute d'arresto. A nessuno, però, può sfuggire la forza di questa intimidazione nei confronti di colui che, peraltro, è autore del libro sui corleonesi e sulla mafia di Corleone diffuso da "l'Unità".
Ecco perché chiedo alla Presidenza di sollecitare l'intervento del Ministro dell'interno, a seguito di un'interrogazione a risposta scritta che ho presentato appunto al titolare di tale Dicastero.
Il prefetto di Palermo, come è sua consuetudine, con la solerzia e la capacità che contraddistinguono la sua azione quotidiana, ha convocato il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica e ha messo in campo le misure necessarie a garantire la sicurezza del segretario della Camera del lavoro di Corleone. È però necessario che il Ministro impegni risorse umane più consistenti, mezzi e strumentazioni più adeguati per assicurare alla giustizia i mandanti e gli esecutori di questo grave atto intimidatorio, perpetrato in una realtà dove l'antimafia si fa sentire, ma dove la mafia insiste con la sua presenza a condizionare l'economia, lo sviluppo, la politica.
PRESIDENTE. Senatore Garraffa, la Presidenza si attiverà nel senso da lei richiesto.
PERUZZOTTI (LP). Domando di parlare.
PERUZZOTTI (LP). Signor Presidente, il 21 gennaio dell'anno scorso, a Somma Lombardo, un pluripregiudicato, già recidivo per i reati di omicidio, rapina, stupro, violenza e altro, ha ucciso a colpi di rivoltella tre innocenti e poi si è procurato la morte sparandosi in testa.
Abbiamo chiesto al Ministro della giustizia come mai questo pluripregiudicato fosse stato rimesso in libertà e come abbia potuto compiere impunemente tre omicidi, oltre al suo suicidio. Non abbiamo, però, ancora ottenuto risposta e quindi vorremmo avere dal Ministero, prima della fine della legislatura, tutti i chiarimenti e le delucidazioni su questi efferati omicidi compiuti da un personaggio che avrebbe dovuto stare nelle patrie galere, mentre invece girava tranquillamente per la città armato di una calibro 9, addirittura sottratta - secondo quanto mi risulta - ad un appartenente all'Arma dei carabinieri.
Prego, pertanto, la Presidenza di farsi portavoce presso il Ministero della giustizia affinché ci vengano date le spiegazioni richieste con l'interpellanza 2-00666.
PRESIDENTE. Senatore Peruzzotti, la Presidenza si attiverà nel senso da lei auspicato.
Mozioni e interrogazioni, annunzio PRESIDENTE.Comunico che sono pervenute alla Presidenza una mozione e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
per le sedute di mercoledì 1° febbraio 2006 PRESIDENTE.Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 1° febbraio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con l'ordine il seguente ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 21).

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