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Timestamp: 2018-08-16 17:45:38+00:00

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﻿ AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA BOLOGNA AVVOCATO PENALE REATO DI TRUFFA DIFESA IN APPELLO E CASSAZIONE
da Armaroli | Mar 4, 2018 | AVVOCATO PENALISTA AVVOCATO PENALE | 0 commenti
AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA BOLOGNA AVVOCATO PENALE REATO DI TRUFFA DIFESA IN APPELLO E CASSAZIONE
BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA AVVOCATO PENALE REATO DI TRUFFA DIFESA IN APPELLO E CASSAZIONE
AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA AVVOCATO PENALE REATO DI TRUFFA DIFESA IN APPELLO E CASSAZIONE ARTIFICI E RAGGIRI: ad es. sussistono gli artifici e raggiri, idonei ad integrare il delitto di truffa, nell’ipotesi in cui l’imputato, prima della conclusione di un contratto di compravendita, al fine di indurre in errore la persona offesa sulla sua solvibilità, consegni, quale acconto, dapprima un assegno andato a buon fine e poi altri due assegni, la cui provvista, esistente al momento dell’emissione, venga ritirata prima del pagamento: Cass. 532/1981 Rv. 151705; INGIUSTO PROFITTO: in tema di truffa contrattuale, l’ingiusto profitto, con correlativo danno del soggetto passivo, consiste essenzialmente nel fatto costituito dalla stipulazione del contratto:
Con sentenza del 20/01/2010, il giudice monocratico del tribunale di Foggia – sez. distaccata di San Severo – assolveva P. G. e P.M. dal reato di truffa a danno di D.F.A. (nella sua qualità di legale rappresentante della Ideal Carda s.a.s.) perchè il fatto non sussiste in quanto la cessione della merce (poi successivamente non pagata) non fu frutto di artifizi e raggiri ma fu consegnata agli imputati “alla luce del buon rapporto di conoscenza”: solo successivamente, quando i titoli dati in pagamento non erano stati onorati, gli imputati dettero al D. “ampie rassicurazioni” circa il buon esito degli assegni, ma tali artifizi e raggiri, essendo stati effettuati in un momento successivo alla deminutio patrimonii, erano irrilevanti.
Proposto appello, ai soli fini civili, dalla parte civile D., la Corte di Appello di Bari, in riforma della suddetta sentenza, condannava gli imputati, ai soli effetti civili, al risarcimento dei danni subiti dal D.: la Corte, infatti, riteneva che “la condotta di chi rilasci assegni bancari con l’espressa assicurazione della loro esigibilità sia idonea in quanto tale a vincere – come verificatosi a proposito del caso in esame –
Contro la suddetta sentenza, hanno proposto ricorso per cassazione entrambi gli imputati i quali hanno dedotto i seguenti motivi:
Ai ricorrenti è stato contestato un episodio di cd. truffa contrattuale in relazione alla quale, in via di stretto diritto, è opportuno rammentarne la nozione e quale ne siano i presupposti giuridici.
Precisati i suddetti principi di diritto, resta da appurare le modalità con le quali il fatto si è concretamente svolto.
AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA AVVOCATO PENALE REATO DI TRUFFA DIFESA IN APPELLO E CASSAZIONE ARTIFICI E RAGGIRI:
Con decreto emesso l’1.10.2014 dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma era dichiarata inammissibile l’opposizione alla richiesta di archiviazione del PM relativa al procedimento penale nei confronti di (OMISSIS), indagato per il reato di cui all’articolo 640 cod. pen.; opposizione presentata nell’interesse di (OMISSIS) quale responsabile del (OMISSIS) della (OMISSIS) s.p.a..
Ricorre per Cassazione avverso la predetta ordinanza il difensore della (OMISSIS) s.p.a. sulla base di un unico motivo: inosservanza e mancata applicazione ex articolo 606, lettera b) e c) dell’articolo 410 c.p.p., comma 3 e articolo 409 c.p.p., commi 2, 3 e 4.
La truffa prospettata ai danni di (OMISSIS) e’ stata denunciata nei seguenti termini.
Cio’ premesso, il giudice nel provvedimento impugnato ha ritenuto che i fatti denunciati “attengono in realta’ all’ingiustizia sostanziale del negozio giuridico posto in essere dall’indagato ma non riescono a sovvertire il dato obiettivo che il negozio appare formalmente regolare”.
Con sentenza resa in data 3 ottobre 2013, il Tribunale di Agrigento in composizione monocratica, investito dei giudizio nei confronti di A.M. imputato del reato di truffa, dichiarava la propria incompetenza territoriale in favore del Tribunale di Brescia, nella cui circoscrizione era stato conseguito il profitto dei reato. Come risulta dal capo di imputazione a M. era stato contestato di aver promesso e garantito a R.C. per la somma di mille euro la vendita di autovettura Fiat Panda 4×4 a mezzo del sito internet autoscout24.it, inducendolo in errore sull’imminente passaggio di proprietà e sul buon fine della trattativa, procurandosi l’ingiusto profitto di 400 euro richiesta e ottenuta a mezzo di ricarica su carta postepay a se’ intestata, con pari danno della persona offesa.A ragione della decisione, osservava che M. aveva incassato il danaro della vendita tramite accreditamento sulla propria postepay, conseguendo il profitto in Borgosatollo, provincia di Brescia, luogo della sua residenza idoneo a radicare la competenza territoriale anche in forza della regola suppletiva prevista dall’art. 9 cod. proc. pen..
2. II Tribunale di Brescia, a sua volta, si riteneva incompetente osservando che la consumazione dei delitto si era verificata al momento e all’atto con cui la persona offesa aveva proceduto al versamento del denaro sulla carta “ricaricabile” postepay dell’imputato, essendovi coincidenza temporale tra il versamento dei denaro da parte della persona offesa e il conseguimento dei profitto da parte dell’autore del reato (essendo la ricarica immediatamente eseguita al momento stesso del versamento effettuato dall’offeso), con la conseguenza che la competenza per territorio doveva essere radicata nel luogo di compimento dell’ operazione, cioè Favara, compresa nel circondario del Tribunale di Agrigento.
Preliminarmente va dichiarata l’ammissibilità del conflitto in quanto dal rifiuto dei due giudici a conoscere dei processo consegue una stasi insuperabile, che può essere risolta solo con la decisione di questa Corte.2. II conflitto va risolto riconoscendo la competenza dei Tribunale di Agrigento. In tema di truffa le Sezioni Unite penali di questa Corte hanno di recente ribadito che trattasi di reato istantaneo e di danno che si perfeziona nel momento in cui alla realizzazione della condotta tipica da parte dell’ autore abbia fatto seguito la “deminutio patrimoni” dei soggetto passivo (S.U. – 16.12.98, Cellammare, CED 212079).
La giurisprudenza di questa Corte, inoltre, è concorde nel ritenere che la truffa c.d. contrattuale, quale è quella per cui si procede, è un reato di danno che si consuma nel momento in cui si verifica l’effettivo conseguimento dei bene da parte dell’agente e la definitiva perdita dello stesso da parte del raggirato (cfr. ex plurimis, sez. II – 29.01.98, Stabile, CED. 209671; sez. II – 16.04.97, Tassinari, CED 207831). Danno che non solo deve avere contenuto economico, ma deve consistere anche per il soggetto passivo in una lesione del bene tutelato, concreta ed effettiva, e non soltanto potenziale (S.U., 22.03.69, P.M. c/Carraro, Cass. pen. 1969, pag. 1023; S.U., 30.11.74, Forneris, Cass. pen. 1975, pag. 741.). Va, infatti, osservato che la truffa è un reato che prevede, come elementi costitutivi, due requisiti: il conseguimento dell’ingiusto profitto da parte dell’agente e il danno da parte dei soggetto leso: solo quando entrambi questi due elementi si sono verificati, la truffa può dirsi consumata proprio perché la condotta ingannatrice (alla quale sono riconducibili causalmente i due suddetti eventi) si è completamente realizzata. Nei casi tipici in cui l’oggetto materiale dei reato è costituito da titoli di credito, il momento della sua consumazione è stato indicato in quello dell’acquisizione da parte dell’autore del reato, della relativa valuta, attraverso la loro riscossione o utilizzazione, poiché solo per mezzo di queste si concreta il vantaggio patrimoniale dell’agente e nel contempo diviene definitiva la potenziale lesione dei patrimonio della parte offesa. Nel caso in esame, tuttavia, il raggiro è stato realizzato attraverso l’uso di una carta postepay ricaricabile che consente il versamento di denaro su una
carta propria o di terzi. Il conseguimento dei profitto da parte dei soggetto truffatore si è verificato nel momento stesso in cui la parte offesa ha proceduto al versamento del denaro sulla carta ricaricabile a lui intestata. Detto versamento ha infatti realizzato contestualmente l’effettivo conseguimento dei bene da parte dell’agente, che ha avuto immediatamente a disposizione la somma versata, e la definitiva perdita dello stesso da parte del raggirato. La competenza territoriale va quindi radicata nel luogo ove è stato effettuato il versamento, cioè Favara.
3. Per le ragioni esposte, ai sensi dell’art. 32 cod. proc. pen., deve essere dichiarata la competenza del Tribunale monocratico di Agrigento.
L’errore, in questa prospettiva, e’ dunque una falsa rappresentazione di circostanze di fatto capaci di incidere sul processo di formazione della volonta’, a cui il soggetto passivo e’ stato indotto dagli artifici e raggiri posti in essere dall’agente. Cio’ che contraddistingue l’errore, nella truffa, e’ quindi la peculiarita’ di essere, ad un tempo, causa dell’atto di disposizione patrimoniale della vittima ed effetto degli artifici e raggiri. Questi ultimi devono pertanto necessariamente precedere l’induzione in errore e il conseguimento dell’ingiusto profitto mentre, qualora questo sia gia’ stato ottenuto senza induzione in errore della vittima, non valgono ad integrare gli estremi del reato gli artifici posti in essere successivamente (in termini, Cass. sez. 6, sent. n. 12604 dell’11/12/2012 – dep. 18/03/2013 – Rv. 256000).
sentenza 24 febbraio 2017, n. 9197
avverso la sentenza del 27/02/2015 della Corte di Appello di Brescia
sentito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Delia Cardia, che ha concluso chiedendo l’inammissibilita’ del ricorso.
Con sentenza del 27/02/2015 la Corte di Appello di Brescia confermava la decisione del Tribunale di Mantova emessa il 18/12/2013 di condanna dell’appellante (OMISSIS) alla pena di un anno di reclusione ed Euro 800,00 di multa perche’ ritenuto responsabile del reato di truffa in danno di (OMISSIS) nonche’ al risarcimento dei danni – liquidati in via definitiva in Euro 2.000 – in favore di quest’ultimo, costituitosi parte civile.
Ha proposto ricorso per cassazione il (OMISSIS) di persona sulla base di due motivi, incentrati sul vizio di motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza della truffa, dovendo la condotta ascritta (falsa denuncia di furto di assegni consegnati in pagamento) integrare esclusivamente gli estremi della calunnia, reato per il quale egli aveva gia’ riportato condanna; ha lamentato inoltre la violazione dell’articolo 512 c.p.p. per la mancata correlazione tra i fatti contestati e la sentenza.
Il ricorso e’ fondato con riferimento alla doglianza inerente alla configurazione nel caso in esame del reato di truffa.
Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, infatti, la falsa denuncia di furto di assegni bancari, in precedenza negoziati, integra il reato di calunnia poiche’ si attribuisce in tal modo al legittimo portatore l’impossessamento o la ricezione illecita del titolo e dunque il reato di furto o di ricettazione, dovendosi ritenere irrilevante, ai fini della consumazione del reato, la circostanza che, nella denuncia, non sia stato accusato alcun soggetto determinato, allorche’ il destinatario dell’incolpazione sia implicitamente ma agevolmente individuabile sulla base degli elementi enucleabili dalla denuncia stessa.
Per tale reato infatti il (OMISSIS) e’ stato condannato in via definitiva, come riportato nel ricorso.
Non e’ invece ravvisabile il reato di truffa.
Nell’ottica del reato di cui all’articolo 640 c.p. infatti l’attivita’ fraudolenta deve generare come risultato l’errore della vittima.
Orbene, risulta dalla motivazione della sentenza impugnata che gli assegni in disamina vennero consegnati dal (OMISSIS), post-datati al 31 marzo, 30 maggio e 31 luglio 2008, nel dicembre 2007 in pagamento di una terza fornitura di bestiame avvenuta il (OMISSIS), non contestualmente pagata perche’ il venditore aveva confidato sulla solvibilita’ dell’acquirente, adempiente rispetto all’obbligazione di versamento del prezzo relativo a due precedenti forniture (“al momento di ritirare la merce disse che, non avendo con se’ il libretto degli assegni, sarebbe ritornato successivamente…poiche’ si era dimostrato un cliente affidabile, il (OMISSIS) gli accordo’ fiducia ma, nonostante le rassicurazioni, il debito non venne saldato…pertanto la vittima incomincio’ a sollecitare l’imputato fino a quando, nel dicembre dello stesso anno… – pag. 3 della sentenza impugnata”); la falsa denuncia di furto fu altresi’ formalizzata il 14 marzo 2008 presso i Carabinieri di San Martino di Lupari.
La condotta fraudolenta, dunque, sostanziatasi nella presentazione della denuncia di furto, e’ successiva al conseguimento del profitto consistente nella consegna del bestiame e, conseguentemente, non rileva ai fini dell’integrazione degli estremi del reato di truffa.
D’altra parte – come non ha mancato di rilevare il ricorrente nel secondo motivo di ricorso – il delitto ex articolo 640 c.p. e’ stato contestato al capo B) in conformita’ al modello normativo ma in termini difformi da quelli accertati in sentenza (artifici e raggiri “consistiti nell’emettere assegni…postdatati…ottenendo la consegna del bestiame e procurandosi in tal modo un ingiusto profitto”).
La sentenza impugnata va pertanto annullata senza rinvio, perche’ il fatto non sussiste, con riferimento alla dichiarazione di penale responsabilita’ dell’imputato in ordine al reato di truffa.
AVVOCATO PENALE BOLOGNA,AVVOCATO PENALE RAVENNA Nel caso di specie, invece, la condotta dell’imputato non era diretta certamente ad alterare il processo formativo della altrui volontà (e certo non, ad es., ad impedire che l’utente interrompesse l’utilizzazione dei bagno, secondo la conclusione della Corte territoriale), né a turbarne la libertà psichica, ma piuttosto a conseguire immagini, attraverso l’impiego di mezzi subdoli di captazione, che non presupponevano alcuna consapevolezza della persona offesa.
risponde di truffa aggravata chi costituisce una cooperativa priva di strutture e beni, facendola apparire come intermediario tra “soci-produttori” ed “acquirenti finali trasformatori” e non versa all’Agenzia per le Erogazioni

References: Cass. 
 sentenza 
 articolo 606
 articolo 409
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. sez. 

sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
 articolo 640
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