Source: https://www.laleggepertutti.it/163209_tamponamento-a-catena-chi-e-responsabile-2
Timestamp: 2018-11-21 09:03:05+00:00

Document:
28 luglio 2017 | Autore: Maura Corrado
Per individuare il responsabile se si verifica un tamponamento a catena, occorre capire se il sinistro sia avvenuto tra veicoli fermi in colonna o tra veicoli in movimento.
In caso di incidente tra due auto, di solito, si fa presto a capire di chi sia la colpa e chi, quindi, debba pagare. Più difficile il discorso nel caso di un tamponamento a catena: chi è responsabile? L’assicurazione di quale automobilista coinvolto deve essere chiamata ai danni? Cerchiamo di fare chiarezza, esaminando una sentenza del Tribunale di Agrigento [1] relativa proprio a un’ipotesi di tamponamento a catena. In essa si chiarisce che, per individuare il responsabile in caso di incidente con diverse macchine una dietro l’altra, è necessario distinguere a seconda che il sinistro sia avvenuto tra veicoli fermi in colonna o tra veicoli in movimento.
1 Tamponamento: chi paga?
2 Tamponamento a catena: chi paga?
2.1 Veicoli fermi in colonna
2.2 Veicoli in movimento
3 Tamponamento a catena: che fare per non pagare?
4 Tamponamento a catena: si applica l’indennizzo diretto?
5 Tamponamento a catena: che fare nell’immediato?
Tamponamento: chi paga?
In un’ipotesi di questo genere, la responsabilità è del mezzo che ha provocato il tamponamento [3] che – si presume – non ha rispettato le norme sulla distanza di sicurezza, che deve essere almeno uguale allo spazio percorso durante il tempo che passa tra la prima percezione di un pericolo e l’inizio della frenata. L’unico modo che ha il tamponatore per non dover pagare i danni è riuscire a provare che l’incidente non si è verificato per colpa sua: ad esempio, perché il conducente della macchina tamponata, per salutare un amico, ha frenato improvvisamente.
Se, invece, il tamponamento a catena coinvolge autoveicoli in movimento, si presume che la colpa sia, in ugual misura, di tutti gli automobilisti che hanno contribuito a produrre il danno subito dai singoli mezzi [4]. In sostanza, si considerano responsabili, allo stesso modo i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), che non hanno rispettato la distanza di sicurezza rispetto al veicolo che li precedeva. In altre parole, ogni automobilista paga il conducente del veicolo che gli sta davanti, per i danni che questo ha subito nella parte posteriore del mezzo.
Tuttavia, ha di recente affermato la Cassazione, quando la responsabilità del tamponamento a catena è imputabile a una sola auto, si applica ugualmente l’indennizzo diretto.
[1] Trib. Agrigento sent. n. 674 del 24.04.2017.
[2] Cass. sent. n. 18234 dello 03.07.2008.
[3] Art. 141 cod. str.: «È obbligo del conducente regolare la velocità del veicolo in modo che avuto riguardo alle caratteristiche, allo stato ed al carico del veicolo stesso, alle caratteristiche e alle condizioni della strada e del traffico e ad ogni altra circostanza di qualsiasi natura, sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose ed ogni altra causa di disordine per la circolazione».
[4] Art. 2054, co. 2, cod. civ. come risulta da Cass. sent. n. 8481 del 27.04.2015.
Circolazione stradale – Scontri tra veicoli facenti parte di una colonna in sosta – Responsabilità esclusiva dell’ultimo dei veicoli.
Nel caso di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile degli effetti delle collisioni è il conducente che le abbia determinate, tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna stessa.
•Corte di cassazione, sezione VI civile, sentenza 15 giugno 2018 n. 15788
Circolazione stradale – Tamponamento a catena tra veicoli in movimento – Presunzione di uguale colpa ex articolo 2054 del Cc, comma 2, a carico dei conducenti di ciascuna coppia di veicoli – Scontri tra veicoli di una colonna in sosta – Responsabilità esclusiva del conducente che abbia tamponato da tergo l’ultimo veicolo.
Nel tamponamento a catena di autoveicoli in movimento trova applicazione l’articolo 2054 c.c., comma 2,con conseguente presunzione iuris tantum di colpa in eguale misura in entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia fornita la prova liberatoria di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno. Nel caso, invece, di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile delle conseguenze delle collisioni è il conducente che le abbia determinate tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna
•Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 19 febbraio 2013 n. 4021
Tamponamento a catena – Responsabilità dell’ultimo veicolo – Sussistente se i veicoli sono fermi in una colonna in sosta – Presunzione di responsabilità ex articolo 2054 c.c. –Applicazione nel caso di veicoli in movimento – Sussiste – Effetti.
Il principio di diritto che, nei casi di tamponamento a catena, addebita all’ultimo veicolo della colonna la responsabilità di tutti i tamponamenti dei veicoli precedenti è stato affermato solo nei casi di tamponamento di veicoli fermi incolonnati. Nel tamponamento a catena di veicoli in movimento trova, invece, applicazione, con riguardo ai veicoli intermedi, e quindi con esclusione del primo e dell’ultimo veicolo della colonna – l’articolo 2054 c.c., comma 2 con conseguente presunzione iuris tantum della colpa in eguale misura a carico di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicolo tamponato e tamponante, fondata sulla inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia da loro fornita la prova liberatoria di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno e ancorché uno solo dei conducenti e/o l’autoveicolo da questi condotto abbia riportato danni. Nessuna presunzione legale può essere tratta, secondo la Suprema corte, dalla disposizione dell’articolo 2054 c.c. per sostenere una responsabilità esclusiva o almeno concorrente del conducente dell’ultimo veicolo tamponante per i danni conseguenti al tamponamento dell’auto che precedeva il penultimo veicolo e che da tale veicolo, e non dall’ultimo veicolo, è stato perciò tamponato.
•Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 3 luglio 2008 n. 18234
Circolazione stradale – Presunzione di responsabilità art. 2054 c.c. – Fondamento – Condotta dei veicoli – Distanza di sicurezza tra veicoli – Inosservanza – Scontri successivi – Applicazione della presunzione – Prova contraria.
Partendo dall’evento “scontro tra veicoli”, con le sue conseguenze dannose, la presunzione iuris tantum di colpa ex art. 2054 c.c., c. 2 risale ai comportamenti causativi dell’evento stesso che individua nella condotta di ciascun conducente. La presunzione, nella sua duplice estensione di presunzione di un comportamento colposo e di nesso causale tra tale comportamento e l’evento, è applicabile anche nel caso di urti successivi, a meno che non sia provato, anche attraverso le specifiche modalità, che un determinato danno sia derivato da uno soltanto di essi. Allorché non sussistano specifici elementi che consentano, sia pure attraverso le specifiche modalità dell’incidente ovvero anche, nei congrui casi, la natura del danno, l’esatta ricostruzione del sinistro, e la conseguente addebitabilità a uno o all’altro dei conducenti, dello stesso risponderanno in ogni caso entrambi.
•Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 4 novembre 1992 n. 11953
Il Tribunale di Agrigento, sezione civile in composizione monocratica, in persona del Giudice Vincenza Bennici, ha pronunciato la seguente
nella causa civile iscritta al n. 60126/2013 R.G. vertente tra
GROUPAMA ASSICURAZIONI S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t., CF. 00411140585 (Avv. Nicola Castiglione) – appellante
MOSCATO GIOVAN BATTISTA, nato a Gela il 11/02/1968 (Avv. Antonio Alaimo) – appellato;
BUGIA ROSARIO,
INGUANTA ROSARIO
FONDIARIA SAI, IMPRESA DESIGNATA DAL FONDO VITTIME DELLA STRADA, in persona del legale rappresentante p.t., CF 00818570012 (Avv. Sabina Schifano) – appellata
DEL SETTE ALESSANDRO, BUGIA ANTONINO, ALLEANZA TORO SPA – appellati contumaci
Oggetto: appello avverso la sentenza del Giudice di Pace di Licata n. 15 del 2/2/2012
Conclusioni: cfr. verbale di udienza del 18/04/2017
Con atto di citazione introduttivo del giudizio, Groupama Assicurazioni spa proponeva appello avverso la sentenza del Giudice di Pace di Licata n. 15 del
2/02/2012, assumendo che il primo Giudice aveva valutato non correttamente le risultanze dell’istruttoria svolta in primo grado ed aveva affermato la responsabilità di Inguanta Rosario per i danni riportati da Moscato Giovan Battista in occasione del tamponamento a catena verificatosi in Licata in data 14/09/2006; chiedeva inoltre, la restituzione delle somme pagate da essa compagnia in esecuzione dell’impugnata sentenza.
Moscato Giovan Battista e Inguanta Rosario, Fondiaria sai s.p.a.- nella qualità di impresa designata dal Fondo vittime della strada – costituitisi, chiedevano il rigetto del gravame; Inguanta e Fondiaria Sai inoltre, eccepivano inoltre, l’inammissibilità dell’appello ex art. 342 c.p.c e 348 bis c.p.c.
Bugia Rosario si costituiva chiedendo il rigetto dell’appello, in subordine, ove fosse stato accertata la sua responsabilità esclusiva o concorrente nella causazione del sinistro, chiedeva la riforma della sentenza nella parte in cui aveva affermato la sua responsabilità quale proprietario dell’autocarro (ultimo veicolo tamponante).
Nessuno si costituiva per Del Sette Alessandro, Bugia Antonino e Alleanza Toro spa, sebbene ritualmente evocati in giudizio.
Così delineato l’oggetto del contendere, va rilevata preliminarmente l’infondatezza dell’eccezione di inammissibilità dell’appello ai sensi dell’art. 342 c.p.c., essendo chiaramente desumibili dal corpo dell’atto di gravame le censure mosse nei confronti dell’impugnata sentenza e quali siano le modifiche che alla stessa l’appellante ha chiesto di apportare.
Sempre in via preliminare deve disporsi la correzione della sentenza di primo grado nel senso che ove si legge “Bugia Antonio” deve intendersi “Bugia Antonino”.
Nel merito l’appello è fondato.
È noto che secondo un consolidato l’indirizzo, dal quale non vi è ragione di doversi discostare “il principio di diritto secondo cui, in caso di tamponamento a catena, è addebitato all’ultimo veicolo della colonna la responsabilità di tutti i tamponamenti dei veicoli precedenti vale solo nei casi di tamponamento di veicoli fermi incolonnati. Nel caso di veicoli in movimento, invece, trova applicazione, con riguardo ai veicoli intermedi e, quindi, con esclusione del primo e dell’ultimo veicolo della colonna, il comma 2 dell’art. 2054 c.c., con conseguente presunzione “iuris tantum” della colpa in eguale misura a carico di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli tamponati e tamponanti, fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia da loro fornita la prova liberatoria di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno e ancorché uno solo dei conducenti e/o l’autoveicolo da questi condotto abbia riportato danni (Cassazione civile, sez. III, 03/07/2008, n. 18234).
Ebbene, ciò precisato in linea generale, deve ora notarsi che, nel caso in esame, ai fini della ricostruzione della dinamica del sinistro, nessun apporto ha fornito la deposizione del teste Bonaffino, dalla quale non è emerso se al momento dell’impatto il secondo veicolo si trovasse fermo oppure in movimento.
Inoltre, nessun rilievo può attribuirsi alla mancata contestazione di Bugia Rosario, trovando applicazione il principio di contestazione solo con riferimento ai fatti che ricadono nella diretta conoscenza del soggetto; ora, tale requisito difetta nel caso in esame, non essendo stato Bugia Rosario presente al momento del sinistro.
Ciò chiarito, deve ora osservarsi che non vi è motivo per non valorizzare le dichiarazioni rese dai conducenti dei veicolo coinvolti dal sinistro subito dopo lo scontro, ove si consideri che le stesse, oltre a essere state rese nell’immediatezza dei fatti, sono tra loro concordanti.
Dalle predette dichiarazioni emerge che il primo veicolo della fila fosse fermo al momento dell’impatto, in attesa di svoltare a sinistra; peraltro tale circostanza non è oggetto di contestazione tra le parti ed è stata confermata dal teste Bonaffino.
Inoltre, Del Sette ha affermato che il veicolo condotto da Inguanta, che lo precedeva, era fermo, così come il veicolo capo-fila; ha dichiarato inoltre di avere urtato il veicolo Lancia dopo essere stato tamponata dall’autocarro.
Lo stesso Bugia Antonino ha affermato che i primi due veicolo della fila (dunque anche quello condotto da Inguanta) erano fermi e ha pure detto che, una volta azionato i freni, “si concretizzava un tamponamento a catena”, non riuscendo nonostante aver frenato a evitare l’impatto.
Ebbene, alla luce di tali dichiarazioni deve ritenersi che il veicolo condotto da Inguanta fosse fermo e che il tamponamento si sia verificato per colpa dell’ultimo veicolo il quale, non mantenendo la distanza di sicurezza e andando ad elevata velocità, si è scontrato con il terzo veicolo della fila causando anche lo scontro tra questi e il secondo veicolo e tra quest’ultimo e la vettura capo-fila.
Deve dunque affermarsi la responsabilità dell’ultimo veicolo della fila in relazione ai danni riportati da moscato Giovan Battista.
Pertanto, al risarcimento del danno patito da Moscato Giovan Battista, il quale ha proposto appello incidentale,chiedendo, in caso di accoglimento dell’appello, la condanna del soggetto dichiarato responsabile- devono essere condannati Fondiaria Sai spa, Bugia Antonino e Bugia Rosario, in solido tra loro.
Con riferimento a quest’ultimo, responsabile in quanto proprietario dell’autocarro Fiat, deve essere osservato quanto segue.
Bugia Rosario assume che nessuna responsabilità può essergli ascritta in quanto il mezzo, priva di copertura assicurativa e custodito in una campagna di sua proprietà, era stato prelevato da Bugia Antonino a sua insaputa; assume in particolare, che il figlio avrebbe prelevato le chiavi da un cassetto chiuso a chiave e che lo stesso avrebbe forzato.
Tuttavia, l’appellato non ha fornito la prova di tale assunto.
Infatti, il teste Bugia Carmelo ha riferito che il cassetto era chiuso a chiave e che lo stesso era stato forzato solo perché aveva appreso tale circostanza dal padre.
Si tratta all’evidenza, di una “testimonianza de relato ex parte”, la quale non essendo supportata da ulteriori elementi, non ha alcuna efficacia probatoria (v. Tribunale Reggio Emilia, sez. II, 27/05/2015, n. 847).
Né a superare la presunzione di responsabilità di Bugia Rosario vale la circostanza che lo stesso avesse vietato ai familiari di usare l’autocarro o che lo stesso non fosse munito dei documenti necessari per la circolazione.
Sul punto va ricordato quanto statuito da unanime giurisprudenza, secondo cui: “Ad integrare la prova liberatoria dalla presunzione di colpa stabilita dall’art. 2054, comma 3, c.c., non è sufficiente la dimostrazione che la circolazione del veicolo sia avvenuta senza il consenso del proprietario, ma è al contrario necessario che detta circolazione sia avvenuta contro la sua volontà, la quale deve estrinsecarsi in un concreto ed idoneo comportamento ostativo, specificamente inteso a vietare ed impedire la circolazione del veicolo mediante l’adozione di cautele tali che la volontà del proprietario non possa risultare superata” (Cassazione civile, sez. III, 14/07/2011, n. 15478).
Non essendo, sulla base di tale principio, sufficiente il mero divieto espresso dal proprietario o il fatto che il veicolo fosse privo dei documenti per la circolazione e non essendo stato provato che Bugia Rosario abbia ben custodito le chiavi, non può ritenersi che questi abbia adottato le necessarie cautele per impedire che altri utilizzassero il mezzo; a ciò è appena il caso di aggiungere che appare davvero poco plausibile che un soggetto in età matura, quale era Bugia Antonino all’epoca del sinistro, abbia utilizzato un mezzo, come un autocarro, senza che il padre fosse al corrente di tale utilizzazione. Pertanto la responsabilità per i danni riportati da Moscato Giovan Battista va imputata a Bugia Rosario, Bugia Antonino e Fondiaria Sai, in solido tra loro.
Quest’ultimi pertanto devono essere condannati a pagare a Moscato i danni correttamente quantificati dal primo decidente in € 996,00 oltre interessi a decorrere dal fatto illecito.
Per effetto di questa sentenza, inoltre, Moscato deve essere condannato a restituire a Groupama la somma di € 3.727,95 la quale è stata corrisposta dalla compagnia assicurativa in ottemperanza alla sentenza di primo grado.
Quanto alle spese di lite, esse seguono la soccombenza nel rapporto tra l’appellante, Bugia Rosario, Bugia Antonino e Fondiaria Sai e vanno liquidate, per il primo grado in euro 1.800,00 e per il secondo grado in euro 2.254,00 di cui € 2.030,00 per compenso di avvocato e € 224,00 per spese, oltre accessori di legge; le spese, nel rapporto tra l’appellante e Inguanta, devono essere compensate in quanto il primo non ha svolto alcuna reale domanda nei confronti del secondo; le spese relative al rapporto tra l’appellante, Del Sette e Alleanza Toro spa vanno dichiarate irripetibili; Bugia Rosario, Bugia Antonino e Fondiaria Sai devono essere condannati a pagare a Moscato le spese di lite di entrambi i gradi del giudizio, da distrarsi in favore del procuratore dichiaratosi antistatario e liquidate, per il primo grado in euro 1.898.00 di cui € 1.700,00 per compenso di avvocato e € 198,00 per spese, e per il secondo grado in euro 2.030,00, oltre accessori di legge.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando sulla presente controversia, ogni altra istanza ed eccezione disattesa, nella contumacia di Del Sette Alessandro, Bugia Antonino, Alleanza Toro Spa, così provvede:
dispone la correzione della sentenza di primo grado nel senso che ove si legge “Bugia Antonio” deve intendersi “Bugia Antonino”;
dichiara che responsabili per i danni subiti da Moscato a seguito del sinistro verificatosi in Licata in data 14/09/2006 sono, in solido, Bugia Rosario, Bugia Antonino e Fondiaria Sai- Impresa designata dal Fondo vittime della strada;
condanna Bugia Rosario, Bugia Antonino e Fondiaria Sai- Impresa designata dal Fondo vittime della strada a pagare a Moscato Giovan Battista la somma di € 996,00 oltre interessi a decorrere dal fatto illecito;
condanna Moscato a restituire all’appellante la somma di € 3.727,95, oltre interessi dalla data della proposizione della domanda giudiziale;
condanna Bugia Rosario, Bugia Antonino, Fondiaria Sai- Impresa designata dal Fondo vittime della strada e Moscato, in solido, a rimborsare all’appellante le spese di lite che liquida in € 1.800,00 per il primo grado e, per il secondo grado, in € 2.254,00 di cui € 2.030,00 per compenso di avvocato e € 224,00 per spese, oltre accessori di legge; compensa le spese nel rapporto tra l’appellante e Inguanta e le dichiara irripetibili nel rapporto tra l’appellante, Del Sette e Alleanza Toro;
condanna Bugia Antonino, Bugia Rosario e Fondiaria Sai a pagare a Moscato le spese di lite di entrambi i gradi del giudizio, da distrarsi in favore del procuratore dichiaratosi antistatario e liquidate, per il primo grado in euro 1.898,00, di cui euro 1.700,00 per compenso di avvocato e euro 198,00 per spese, e per il secondo grado in euro 2.030,00, oltre accessori di legge.
Così deciso in Agrigento, il 24 aprile 2017
Vincenza Bennici

References: sentenza 
 Cass. 
 Art. 141
 Art. 2054
 Cass. 
 sentenza 
 articolo 2054
 sentenza 
 articolo 2054
 sentenza 
 art. 2054
 art. 2054
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 342
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza