Source: https://www.studiamo.it/pages/societa-anno-accademico-pavese-1898-99-e-opera-di-mariano-mariani-inaugurazione-anno-accademico-pavese-1898-99-e-opera-di-mariano-mariani/
Timestamp: 2019-06-19 07:01:58+00:00

Document:
Anno accademico pavese 1898/99 e opera di Mariano Mariani - Studiamo.it Anno accademico pavese 1898/99 e opera di Mariano Mariani - Studiamo.it
Corso di Laurea Specialistica in Storia e Cultura Giuridica
anno accademico 2006- 2007
Tesina propedeutica per la prova d’esame di Diritto moderno e contemporaneo
Prof. Marizia LUCCHESI
DISCORSO INAUGURALE DELL’ANNO ACCADEMIO PAVESE 1898/99:
“Francesco Maria Pecchi”, discorso del Prof. Mariano Mariani
La presente esposizione ha come intento quello d’illustrare la figura del Professore Mariano Mariani, docente di procedura civile presso l’Università degli Studi di Pavia dal 1863 al 1910.
Nell’anno accademico 1898/99, in qualità di Preside della Facoltà di Giurisprudenza, egli pronunciò l’orazione inaugurale dedicando il suo discorso alla figura del Professore Francesco Maria Pecchi.(1)
Prendendo come base tale discorso sarà esaminata la figura del Mariani alla luce del contesto storico – giuridico del nostro paese.
§ 1. Note biografiche su Mariano Mariani
Mariano Mariani nacque a Motta Visconti il 12 giugno 1838 e morì a Pavia il 5 giugno 1914. (2)
Allievo del Collegio Ghislieri si laureò a 21 anni in Giurisprudenza e venne nominato ripetitore di materie legali nel Collegio medesimo. (3)
L’anno 1863 vide il suo ingresso come docente presso l’Ateneo Pavese e nel 1865 ottenne la cattedra di Procedura Civile e Ordinamento giudiziario. Nel 1884 venne nominato cultore di Diritto Costituzionale, mentre nel 1897/98 ebbe l’incarico d’insegnare Diritto e procedura Penale. (4)
Fu Preside dal 1898 al 1899, ottenendo la fiducia dei colleghi ininterrottamente dal 1903 al 1909. (5)
Rivestì la carica di membro rappresentante dell’Università nel Consiglio d’Amministrazione del R. Collegio Ghislieri e fu Consigliere rappresentante l’Università nel Consiglio d’Amministrazione nel medesimo Collegio, lasciò l’università nel 1911 e morì nel 1914. (6)
Il ritratto che scaturisce dal necrologio curato da Marco Tullio Zanzucchi, membro per la Facoltà di Giurisprudenza della Commissione Permanente di Vigilanza della biblioteca universitaria, durante gli anni venti del 1900 (7), è senz’altro quello di un grande uomo e di un grande giurista.
Ligio al dovere sia come cittadino che come insegnate egli diede sempre il meglio di se in tutto ciò che fece, ma pretese la stessa dedizione sia dai propri studenti che dai propri colleghi.
Partecipò alla vita pubblica della città, e il proprio impegno fu stimato sia dagli amici che dagli avversari. (8)
Studioso di storia dell’ Ateneo Pavese, considerò le esperienze passate come la base per il futuro, così come si evince dall’altro discorso che tenne a Pavia sempre nel 1899 (9), nel quale, fra i tanti argomenti trattati, Mariani illustrò il decreto del 27 novembre 1471, firmato dal Duca Galeazzo Maria Visconti con il quale si imponeva ai bidelli di notare la diligenza o la negligenza dei professori e di denunciare ai Duchi o al Consiglio Segreto di Milano coloro che non adempissero scrupolosamente all’obbligo delle lezioni, affinché fossero prese nei confronti dei trasgressori la più severa misura che consisteva nella sospensione dello stipendio nei confronti dei professori denunciati. (11)
Esaustive a tal proposito furono le parole che pronunciò Mariani in merito a detto efficace provvedimento :
“ Non Vi pare, o signori, che gli odierni reggitori delle cose universitarie abbiano molto da imparare dai nostri antichi nonni ? fate i confronti. Allora era necessità di favorire in tutti i modi i professori, perché non abbandonavano e perché non abbandonassero lo Studio in cerca di lidi più proficui, e tuttavia quando si trattava dell’adempimento dè loro obblighi, si usa tutta la vigilanza e tutto il rigore. Né tempi nostri, in cui la ressa per giungere alla cattedra si vafacendo al dì in dì più grande, in cui non occorrono allettamenti per conservare professori anche buoni, ed ogni leggiera pena potrebbe bastare ad ottenere dai professori lo stretto adempimento del loro ufficio, vediamo molti di essi, o molto o poco trascurarlo. Nel secolo xv quanta autorità affidata ai bidelli. Nel secolo XIX questa autorità è raccolta dal rettore che però raramente se ne vale, poiché l’esperienza gli insegna che raramente si trova negli alti poteri il dovuto ed energico appoggio.” (12)
Un’altra dote del Mariani fu la sua “modernità “ d’animo che venne ricordata nella sua commemorazione funebre, in merito a due suoi scritti, il primo riguardante l’esegesi completa dell’art. 236 del C.P.C. – intitolato “Intorno all’ammissione delle donneall’esercizio dell’avvocatura”, mentre il secondo denominato “Ancora le donne Avvocate” scritti con i quali sosteneva l’ammissibilità delle donne all’esercizio della “Avvocheria” (13)
Su tale argomento Mariani prese posizione, nelle coeve discussioni giuridiche, a favore della dottoressa Lidia Poet, che fu la prima donna iscritta all’albo degli avvocati e che vide annullare la propria iscrizione presso lo stesso, a seguito della sentenza della corte d’appello di Torino pronunciata nell’anno 1883 (14)
1.1. Mariano Mariani e la propria epoca
Nel 1868, cinque anni dopo che Mariani ebbe l’incarico presso l’Ateneo pavese di procedura civile, nacque il contenzioso tra l’Università di Pavia e quella di Milano a seguito dell’applicazione della legge Casati. (15)
Come è noto, in forza del suo art. 52 e dei successivi interventi voluti dal ministro Matteucci, la Facoltà filosofica, scorporata dall’Ateneo pavese, fu trasferita a Milano nell’Accademia scientifico-letteraria e alcuni insegnamenti della Facoltà di scienze – ad esempio, la geometria applicata, la meccanica razionale, l’idraulica e l’idrometria, la geodesia teorica, – soppressi a Pavia, erano stati attivati presso l’Istituto tecnico superiore fondato nel capoluogo lombardo. Come scrisse nel 1862 un altro docente pavese, Costanzo Ciani, in un opuscolo fortemente critico sulle scelte di Matteucci «si commise lo sconcio di separare gli studi teorici dai pratici» e pertanto si «tradì il concetto proprio dell’Università medesima», vale a dire l’interconnessione dei saperi scientifici, da sempre valori fondanti di una università completa e di antica tradizione come quella di Pavia.(16)
Basti questa citazione a dare il senso di una “questione universitaria” aperta, terreno di un confronto teso tra Pavia e Milano, ma soprattutto di una lunga strategia di pressione politico-istituzionale tra periferia e centro del sistema universitario. Mariano Mariani, nell’anno 1899 che lo vide preside nella facoltà di Giurisprudenza tenne quattro conferenze presso l’associazione impiegati civili di Pavia (17) nelle quali comparò le manifestazioni degli studenti pavesi avvenute a fine ‘800 a quelle dei loro predecessori successe alla metà dell’anno ‘400. (18)
Gli studenti pavesi vissuti nel 1400 furono, secondo le fonti storiche del Mariani, profondamente provati dalle vicissitudini dell’Ateneo che fu sull’orlo di essere trasferito prima a Milano poi a Piacenza, ed infine a Parma. Per giunta essi vissero l’incubo di ammalarsi di peste.(19)
A tale proposito Mariani scrisse che nell’anno 1476, di fronte ad un’eventuale epidemia, il Duca Galeazzo Maria Visconti, con una lettera indirizzata ai suoi ufficiali, comunicò alla cittadinanza che il pericolo di contagio non sussisteva, pertanto si poteva dare inizio ai preparativi per la festa di S.Martino.(20) Invece i primi giorni di novembre di quell’anno un caso di peste si ebbe nella comunità studentesca e fu uno scompiglio generale. (21)
Mariani sostenne che l’origine dei tumulti studenteschi alla fine degli anni settanta del 1400 scaturirono dalla mancanza di fiducia, da parte del corpo studentesco, nei confronti del Duca che non garantì loro un’adeguata protezione al contagio della peste né diede agli stessi la certezza che il loro Ateneo non si sarebbe trasferito.
Tale convinzione del Mariani, trova conforto nel fatto che nell’anno 1499 il Ducato di Milano passò nelle mani del Re francese Ludovico XII e in quella occasione i pavesi provvidero subito alla sorte del loro studio. Nelle convenzioni e nei capitoli dello stesso anno i pavesi proposero come prima cosa alla Sacra Maestà “ che si degni in perpetuo di mantenere nella città di Pavia lo studio generale con tutte le facoltà, con le immunità, esenzioni, prerogative e scuole nuove situate dove già sono cioè nella Strada Nuova in Pavia e che nessun studio possa essere costruito in altra città “.(22)
Nell’anno 1876, nell’ Ateneo Pavese in forza di un regolamento universitario venne predisposta una sola sessione d’esame, divisa in due periodi, l’uno al termine delle lezioni, l’altro al principio dell’anno accademico seguente, con la precisazione che in questa seconda sessione si sarebbero esaminati gli studenti non presentatisi alla prima o in quella non approvati.(23)
Da quel momento si cronicizzò la tendenza da parte degli studenti a chiedere sessioni straordinarie, specie a febbraio-marzo, magari con l’escamotage di farle figurare semplici proroghe della sessione ordinaria autunnale. (24)
Iniziò un negoziato stagionale e quasi rituale, protagonisti fissi gli studenti in agitazione più o meno incisiva, interlocutori i rettori e il ministro, variamente attestati ora su posizioni di arrendevolezza ora d’intransigenza. (25)
Nelle sedute del Consiglio accademico di Pavia, la discussione sulla sessione d’esami straordinaria comparì spesso all’ordine del giorno, in genere tra fine gennaio e i primi di marzo, dando ogni volta luogo ad un’inchiesta presso gli altri atenei per cogliervi i segnali dell’orientamento prevalente. (26)
Non è raro cogliere al proposito espressioni di disagio per «la situazione umiliante» riservata alle autorità accademiche, la cui linea di rigore era talvolta condivisa e rafforzata dal ministro, come nel 1893, talvolta smentita dalle sue benigne concessioni, come nel 1894.(27)
In quest’ultimo caso l’eccezione tollerata per Torino – ove furono ammessi ad una sessione primaverile ad hoc i laureandi cui mancavano due soli esami -, fu il segnale per la protesta degli studenti di Pavia che «tumultuarono», salvo sgombrare senza incidenti l’Ateneo quando il rettore Camillo Golgi ne dispose la chiusura. (28)
Nel 1898 il ministero diede l’indicazione opposta, perché le sessioni straordinarie fossero concesse ovunque, senza discriminazioni.(29)
Mariani, concluse le sue conferenze, basate sulla comparazione storica delle rivolte studentesche verificatesi nell’Ateneo pavese negli ultimi tre secoli, evidenziando le differenti crisi che le alimentarono giudicando le prime, avvenute nel xv secolo supportate da validi motivi, mentre solo pretestuose le seconde del XIX secolo, espresse il suo rammarico per la coeva situazione studentesca utilizzando queste parole :
“ Noi assistiamo con meraviglia e dolore – al continuo pereregrinaredegli studenti, non in cerca di migliori professori, ma per iscriversi làdove è facile violare l’obbligo della frequenza alle lezioni e trovareprofessori che non affaticano troppo sé e gli scolari, o che godonofama di soverchia indulgenza.”(30)
(1) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it anno accademico 1898 –99 pag. 3
(2) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it necrologi e commemorazioni – anno 1914 – 15 pag. 287 a cura di Marco Tullio Zanzucchi pag. 287
(4) ibidem pag. 288
(5) Insegnò solo presso l’Università di Pavia, così si evince dal necrologio di Marco Tullio Zanzucchi – Annuari dell’Università di Pavia anno 1914 – 15 www.unipv.it –
(6) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it necrologi e commemorazioni – anno 1914 – 15 a cura di Marco Tullio Zanzucchi pag. 288
(7) La cattedra di procedura civile presso l’Ateneo pavese, rimase senza docente dopo il pensionamento di Mariano Mariani, nel 1911, che insegnò tale disciplina per ben 45 anni . Fu assegnata per un breve periodo al romanista Carlo Longo. La cattedra riconquistò l’antico prestigio solo nell’anno accademico 1913-1914 con la nomina a professore straordinario di Marco Tullio Zanzucchi. Cfr. Luciano Musselli, La Facoltà di giurisprudenza di Pavia nel primo secolo dell’Italia unita (1860-1960) –Annali di Storia delle Università Italiane – Volume 7 (2003)
(8) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it necrologi e commemorazioni – anno 1914 – 15 a cura di Marco Tullio Zanzucchi pag. 289
(11) Mariano Mariani, Vita Universitaria Pavese nel secolo xv – conferenze quattro tenute alla Associazione degli Impiegati Civili di Pavia – Pavia 1899 tip. Istituto Artigianelli pag. 20
(12) Mariani., Vita Universitaria Pavese, cit. pag. 20
(13) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it necrologi e commemorazioni – anno 1914 – 15 a cura di Marco Tullio Zanzucchi pag. 288
(14) Nella sentenza Poet i giudici, nell’accettare la richiesta del p.m. per l’annullamento dell’iscrizione della donna presso l’albo degli avvocati argomentano che la professione forense dovessero essere qualificata un ufficio pubblico. Il ragionamento è corroborato dalcuni corollari : l’uso della dizione letterale, perché la legge professionale non parlava mai di avvocate; l’uso dellatradizione storica, dal momento che anche nel diritto romano le donne non potevano esercitare l’avvocatura, e l’uso dell’argomento ex adverso, nel senso che l’ammissione delle donne agli uffici era esplicitamente stabilito dalla legge, q quindi dove là la legge taceva, non si poteva ritenere implicita l’ammissione all’ufficio. In Appello le argomentazioni dei giudici torinesi furono le stesse, aggiungendo alla sentenza di secondo grado la battuta finale : “ le donne nondebbono pretendere di divenire uguali agli uomini “(App. Torino 11.11.1883, in Giur.it, 1884, II, 9)
Con sentenza del 18.4.1884 la Cassazione di Torino confermò le tesi dei giudici di primo e secondo grado. Tra i giuristi dell’epoca contrari a detto giudicato troviamo il Mariani, Vidari, Giurati e Landofli (Monitori Tribunali 1884)
(15) La legge Casati fu promulgata come decreto legislativo del Regno di Sardegna nel 15 novembre1859 e fu estesa con l’unificazione in tutta Italia. Opera del ministero della Pubblica Istruzione, Gabrio Casati, la legge intendeva riformare l’intero ordinamento scolastico, dall’amministrazione all’organizzazione della scuola per ordini e gradi (struttura, materie di insegnamento, personale), sancendo il riconoscimento del diritto-dovere dello Stato di intervenire in materia scolastica, sostituendo e affiancando la Chiesa, da secoli detentrice del monopolio dell’istruzione La legge riconosceva quindi il ruolo normativo generale dello stato e la gestione diretta delle sue scuole, ma anche la libertà ai privati di aprire e gestire le loro www.garzanti.com
(16) Elisa SIGNORI “ Gli studenti dopo l’unità “Tumulti”, Associazione e impegno politico “ in CISUI – Centro Universitario per la storia delle Università Italiana
(17) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it necrologi e commemorazioni – anno 1914 – 15 a cura di Marco Tullio Zanzucchi pag 289
(18) Mariano Mariani – Vita Universitaria Pavese nel secolo XV – conferenze quattro tenute alla Associazione degli impiegati civili di Pavia – Pavia- Tip. Istituto Artigianelli anno 1899 pag. 23
(19) Mariani., Vita Universitaria Pavese, cit. pag. 56
(20) Mariani., Vita Universitaria Pavese, cit. pag. 56
(21) ibidem pag. 57
(22) ibidem, pagg. da 56 a 58
(23) Elisa Signori “Gli studenti dopo l’unità “Tumulti”
(30) Mariani, Vita Universitaria Pavese, cit,. pag. 23
Continua: Orazione inaugurale dell'anno accademico 1898/99

References: § 1
 sentenza 
 art. 52
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza