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Timestamp: 2020-08-09 04:52:15+00:00

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Riparazione antieconomica: cosa mi posso aspettare? • Studio San Giorgio
31 Gennaio 2020 No Comments » Sinistri Giovanni Senatore
Risarcimento per equivalenza o in forma specifica?
Il felice possessore di un veicolo ormai datato è bene che si metta il cuore in pace: se qualcuno glielo danneggia seriamente, dovrà accontentarsi di cifre che non compenseranno mai il valore che il veicolo aveva per il suo utilizzatore. Con riparazione antieconomica s’intende, quindi, la sfortunata circostanza secondo la quale il costo della riparazione supera di molto il valore commerciale che il veicolo aveva prima del sinistro. Questo, sia che il proprietario intenda comunque procedere alla riparazione sia che decida di rottamare la propria automobile danneggiata e acquistarne una nuova.
Si parla di risarcimento per equivalenza quando la Compagnia Assicuratrice soccombente versa al proprietario del veicolo danneggiato, a fronte del risarcimento di un sinistro con ragione, una cifra equivalente al valore di mercato ante sinistro del veicolo meno il valore del rottame. Il motivo per cui non si ritiene di risarcire per intero il costo della riparazione è di evitare un “ingiustificato arricchimento del proprietario”. Il risarcimento, infatti, dovrebbe ripristinare le condizioni precedenti il sinistro, non costituire un’anomala e casuale fonte di guadagno. E poco importa se per il proprietario, il mezzo danneggiato costituisse una comodità non equiparabile al valore di mercato del veicolo.
Qualsiasi sia la cifra che la Compagnia Assicuratrice decide di riconoscere al danneggiato in qualità di risarcimento, ad essa possono essere aggiunti alcuni costi accessori il cui risarcimento è riconosciuto dalla RC auto. Se il sinistrato, ad esempio, decide di rottamare la propria automobile danneggiata, perché il costo della riparazione supera di molto il valore commerciale del mezzo e quindi non risulta conveniente ripristinarne la funzionalità, al risarcimento può essere aggiunto il costo della demolizione del relitto.
Se oltre questo, il proprietario danneggiato decide di acquistare un nuovo veicolo per sostituire il vecchio ormai inutilizzabile, ai costi accessori può essere aggiunto quello dell’immatricolazione, nel caso in cui il veicolo acquistato sia nuovo, o del passaggio di proprietà nel caso in cui a essere acquistato sia un veicolo già immatricolato. Ad essi, inoltre, si devono aggiungere i costi di soccorso, traino, recupero e custodia del mezzo incidentato. Infine, devono essere riconosciuti gli eventuali costi di bollo e assicurazione non goduti.
Sentenze della Cassazione sull’antieconomicità della riparazione
L’antieconomicità della riparazione a seguito di un sinistro stradale è argomento parecchio dibattuto in giurisprudenza. A fronte di fatture che renderebbero facile quantificare il risarcimento per ripristinare la funzionalità del mezzo danneggiato, il problema si manifesta quando la riparazione supera “di molto” il valore commerciale ante sinistro del veicolo. È proprio questa la parola che suscita i dibattiti più accesi: di molto. Come stabilire, da un punto di vista giuridico, il valore di questa “quantità”? Se è giusto rimettere il danneggiato nella condizione precedente il sinistro, e quindi di nuovo in grado di avvalersi della comodità che il suo mezzo costituiva per lui; più difficile e far digerire alle Compagnie Assicuratrici e ai giuristi quanto la comodità di un vecchio veicolo funzionante si discosta dal valore che lo stesso ha sul mercato.
In passato l’orientamento prevalente della giurisprudenza in materia di riparazioni antieconomiche ammetteva la possibilità, per il giudice di merito, di condannare al risarcimento del danno per equivalente (ex art. 2058, comma 2). Il quale, come detto, consiste nel sottrarre dal valore di mercato ante sinistro del mezzo danneggiato il valore del relitto. Il risarcimento, quindi, consisterà nella cifra risultante da questa operazione a cui possono essere sommate, a seconda dei casi, i costi accessori. I quali, tuttavia, possono far lievitare il risarcimento anche oltre il 30% del valore di mercato precedente il sinistro del veicolo.
“Il danneggiato può chiedere la reintegrazione in forma specifica, qualora sia in tutto o in parte possibile. Tuttavia il giudice può disporre che il risarcimento avvenga solo per equivalente, se la reintegrazione in forma specifica risulta eccessivamente onerosa per il debitore”
Più di recente alcune sentenze della cassazione (Cassazione Civile, Sezione II, Sentenza del 9 ottobre 2012, n. 17217; Cassazione Civile, Sezione III, sentenza del 1° giugno 2010, n. 13431; Cassazione Civile, Sezione III, Sentenza del 12 ottobre 2010, n. 21012) e alcune pronunce dei Giudici di Pace (Giudice di Pace di Firenze, Sentenza del 16 maggio 2013 n. 3413, est. dott.ssa Elena Mereu; Giudice di Pace di Prato, Sentenza del 19 ottobre 2012 n. 1204, est. Avv. Pietro Vittorio Trolli; Tribunale di Prato, Sentenza del 10 ottobre 2012 n. 4496, est. Dott.ssa Raffaella Borgi; Tribunale di Bologna, Sentenza del 20 maggio 2009, n. 2626, est. Candidi Tommasi), hanno stabilito principi di segno opposto, dando al giudice la possibilità di condannare al risarcimento del danno in forma specifica. La quale ammette il risarcimento integrale del danno anche in caso di riparazioni antieconomiche, seppur con valutazioni da compiere caso per caso.
In quale caso sia opportuno selezionare l’una o l’altra forma di risarcimento, non appare ancora chiaro e più spesso risulta discrezionale. Tuttavia, ciò che risulta invece limpido da questa situazione di incertezza in cui si trovano sia i danneggiati sia le Compagnie Assicuratrici, è che qualunque sia la forma di risarcimento più giusta – in forma specifica o per equivalenza – non spetta alla Compagnia Assicuratrice stabilirlo. Al limite sarà il giudice stesso che, nell’esercizio del suo potere discrezionale, potrà stabilire che il risarcimento in forma specifica risulta troppo oneroso per il debitore, ovvero per la compagnia di assicurazione chiamata a risarcire il danno.
Con più di dieci anni di esperienza nel campo, lo Studio San Giorgio può sostituirsi al cliente nella gestione della pratica. L’ottenimento di un equo risarcimento danni in caso di riparazione antieconomica passa, anzitutto, da una giusta valutazione ante sinistro del valore del veicolo. Quindi da una dettagliata elencazione dei costi accessori sostenuti dal cliente. Infine, dalla capacità di rappresentarlo in sede giudiziaria se non si dovesse trovare un accordo soddisfacente col liquidatore della Compagnia Assicuratrice soccombente in sede stragiudiziale.

References: art. 2058
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