Source: https://temi.camera.it/leg18/temi/gli-interventi-in-materia-di-lavoro-del-decreto-legge-cura-italia.html
Timestamp: 2020-07-11 05:37:04+00:00

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tema topic 18 giugno 2020 Jun 18, 2020
Gli interventi in materia di lavoro per fronteggiare l’emergenza Coronavirus Work interventions for the Coronavirus emergency
Per affrontare l'emergenza epidemiologica da covid 19 si sono succeduti diversi interventi normativi per la cui descrizione si rinvia all'apposito tema web.
Dal punto di vista lavoristico, le predette misure sono state indirizzate, tra l'altro, alla tutela dei lavoratori, con l'obiettivo, in particolare, di favorire lo svolgimento dell'attività lavorativa in modalità agile e di predisporre strumenti di sostegno al reddito in conseguenza della riduzione o sospensione del lavoro conseguente all'emergenza. Di seguito una panoramica delle predette misure, contenute, in particolare, nel decreto legge n. 18 del 2020 , che ha esteso all'intero territorio nazionale le misure inizialmente previste solo per determinate zone (cosiddette zone rosse), nel decreto legge n. 34 del 2020 (cd. decreto Rilancio) che ha esteso le suddette misure e, da ultimo, nel decreto legge n. 52 del 2020 che reca, tra l'altro, ulteriori norme speciali in materia di trattamenti di integrazione salariale.
Per una panoramica degli interventi legati all'emergenza adottati nei diversi settori si rinvia al Quadro di sintesi degli interventi relativi al richiamato decreto rilancio, mentre per quelli adottati nel settore del lavoro si rimanda all'apposita brochure pubblicata sul sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
To address the epidemiological emergency from covid 19, several regulatory interventions have been carried out for the description of which please refer to the appropriate web theme.
From the point of view of employment, these measures have been directed, inter alia, to the protection of workers, with the aim, in particular, to facilitate the conduct of work in an agile manner and to provide means of income support as a result of the reduction or suspension of work resulting from the emergency. Below is an overview of the above-mentioned measures, contained, in particular, in Decree-Law No. 18 of 2020, which extended to the entire national territory the measures initially provided for only certain areas (so-called red zones), in Decree-Law No. 34 of 2020 which has extended the above measures and, finally, in Decree-Law No. 52 of 2020 which brings, among other things, further special rules in the matter of salary integration treatments.
For an overview of the interventions related to the emergency adopted in the various sectors, please refer to the Summary Framework of the interventions related to the aforementioned decree relaunch, For those adopted in the field of work, please refer to the brochure published on the website of the Ministry of Labour and Social Policy.
Per quanto concerne gli ammortizzatori sociali, in conseguenza dell'emergenza epidemiologica, sono state introdotte disposizioni speciali - quali semplificazioni procedurali, deroghe ai limiti di durata complessiva ed esenzioni dalle addizionali contributive - per i trattamenti di integrazione salariale, ordinari e in deroga, e di assegno ordinario richiesti per sospensione o riduzione dell'attività lavorativa a seguito dell'emergenza epidemiologica da COVID-19.
Di seguito una panoramica di tali misure, come risultanti da quanto disposto in materia dai decreti legge 18/2020, 23/2020 e 34/2020.
Trattamenti di integrazione salariale ordinari e in deroga in conseguenza dell'emergenza da COVID-19
Gli artt. 19 e 22 del D.L. 18/2020 - come modificati dagli artt. 68 e 70 del D.L. 34/2020 (attualmente in fase di conversione) - disciplinano la concessione dei trattamenti di integrazione salariale in favore dei datori di lavoro che hanno subito una sospensione o una riduzione dell'attività lavorativa in conseguenza dell'emergenza epidemiologica.
L'art. 19, come modificato dall'art. 68 del D.L. 34/2020, detta disposizioni speciali in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e di assegno ordinario per i datori di lavoro e i lavoratori che, nel 2020, accedono ai suddetti strumenti di sostegno al reddito per sospensione o riduzione dell'attività lavorativa a seguito dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, che possono essere concessi, entro un determinato limite di spesa, per una durata massima di diciotto settimane.
Il richiamato D.L. 34/2020 ha disposto che la fruizione delle suddette diciotto settimane avvenga con riferimento a due momenti temporalmente distinti: le prime quattordici per periodi decorrenti dal 23 febbraio al 31 agosto 2020 e le ulteriori quattro per periodi decorrenti dal 1° settembre al 31 ottobre 2020 (o anche per periodi precedenti il 1° settembre per i datori di lavoro dei settori concernenti il turismo, le fiere, i congressi, i parchi divertimento, gli spettacoli dal vivo e le sale cinematografiche).
Esclusivamente per i datori di lavoro che abbiano interamente fruito delle prime quattordici settimane, il decreto legge n. 52 del 2020 prevede la possibilità di usufruire delle ulteriori quattro settimane anche per periodi decorrenti antecedentemente al 1° settembre 2020.
I suddetti trattamenti possono essere concessi per un periodo aggiuntivo non superiore a tre mesi in favore dei datori di lavoro con unità produttive site in dieci comuni della provincia di Lodi ed in un comune della provincia di Padova (comuni menzionati nell'allegato 1 del D.P.C.M. 1° marzo 2020), nonché, in favore di quelli con unità produttive al di fuori di detti comuni, limitatamente ai lavoratori già residenti o domiciliati nei predetti comuni e impossibilitati a prestare la propria attività lavorativa.
Nel dettaglio, il richiamato art. 19 introduce alcune semplificazioni procedurali per i suddetti datori di lavoro e dispone che i periodi di trattamento di cassa integrazione salariale ordinaria e di assegno ordinario non sono conteggiati ai fini dei limiti di durata previsti dalla normativa vigente.
Le suddette prestazioni sono riconosciute in favore dei lavoratori anche in assenza di un'anzianità di effettivo lavoro di almeno novanta giorni al momento della presentazione della richiesta, e l'erogazione dell'assegno ordinario viene riconosciuta - limitatamente al periodo indicato e nel 2020 - anche ai lavoratori dipendenti presso datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale che occupano mediamente più di 5 dipendenti.
In materia di erogazione della prestazione, limitatamente alle settimane successive alle prime nove già riconosciute, il nuovo art. 22-quinquies– introdotto dal richiamato D.L. 34/2020 – introduce una procedura per il pagamento diretto da parte dell'INPS analoga a quella prevista per il pagamento diretto della CIG in deroga dall'art. 22-quater del D.L. 18/2020 (vedi infra).
L'art. 22, come modificato dall'art. 70 del D.L. 34/2020, prevede, in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, la concessione - con il riconoscimento della contribuzione figurativa e degli oneri accessori e nei limiti di determinate risorse - di trattamenti di integrazione salariale in deroga per una durata massima di diciotto settimane – di cui quattordici fruibili, secondo determinate modalità, per periodi decorrenti dal 23 febbraio al 31 agosto 2020 e quattro dal 1° settembre al 31 ottobre 2020 - con riferimento ai datori di lavoro del settore privato per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni (di cui ai Titoli I e II del D.Lgs. 148/2015) in materia di sospensione o riduzione dell'orario di lavoro. Dall'ambito dei trattamenti in esame sono esclusi i datori di lavoro domestico, mentre sono esplicitamente inclusi (ove ricorra la circostanza di assenza di altre tutele) quelli agricoli, della pesca e del terzo settore, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti. I datori di lavoro dei settori concernenti il turismo, le fiere, i congressi, i parchi divertimento, gli spettacoli dal vivo e le sale cinematografiche, possono usufruire delle suddette quattro settimane, a determinate condizioni, anche per periodi precedenti il 1° settembre
Per i soli datori aventi più di cinque dipendenti, i trattamenti in esame sono subordinati alla conclusione di un accordo - che può essere concluso anche in via telematica - tra la regione (o la provincia autonoma) e le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale per i datori di lavoro.
Ulteriori periodi di concessione dei medesimi trattamenti in deroga, per una durata non superiore a tre mesi, sono previsti per i soggetti operanti in dieci comuni della provincia di Lodi ed in un comune della provincia di Padova (comuni menzionati nell'allegato 1 del D.P.C.M. 1° marzo 2020) e non superiore a quattro settimane per i soggetti operanti nei territori delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto (quest'ultimo trattamento non è cumulabile con quello specifico previsto per gli undici comuni summenzionati).
L'INPS provvede all'erogazione delle prestazioni in esame, con pagamento diretto ai beneficiari. L'INPS medesimo provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa, fornendo i risultati di tale controllo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e alle regioni e province autonome.
In materia di erogazione della prestazione, limitatamente alle settimane successive alle prime nove già riconosciute, il nuovo art. 22-quater – introdotto dal richiamato D.L. 34/2020 – dispone che la competenza della concessione, ad eccezione delle fattispecie relative alle aziende multilocalizzate (per le quali la competenza spetta al Ministero del lavoro e delle politiche sociali), è trasferita dalle regioni all'INPS.
Per quanto concerne la procedura di pagamento diretto, il medesimo art. 22-quater prevede il pagamento di una quota pari al quaranta per cento dell'intero trattamento entro quindici giorni dal ricevimento della domanda, con successiva liquidazione dell'importo restante.
La procedura di pagamento diretto da parte dell'INPS resta tassativa per i trattamenti in deroga riconosciuti a valere sulle risorse attribuite alle regioni e alle province autonome, mentre i trattamenti in deroga di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali possono essere corrisposti anche dalle imprese, con successivo rimborso ad esse da parte dell'INPS. Nell'ambito di tale procedura di pagamento diretto, in base al principio di cui all'articolo 44, comma 6-ter, del D.Lgs. 148/2015, il datore, se non trasmette all'INPS - entro i termini e secondo le modalità previsti - i dati per il pagamento del trattamento in deroga, è tenuto ad anticipare la prestazione medesima al dipendente.
Le suddette prestazioni sono riconosciute in favore dei lavoratori che risultano alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti la prestazione alla data del 25 marzo 2020 (art. 68 D.L. 34/2020), anche in assenza di un'anzianità di effettivo lavoro di almeno novanta giorni al momento della presentazione della richiesta (come invece previsto nella generalità dei casi dall'articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 148/2015).
Sul punto si fa presente che l'art. 41 del D.L. 23/2020 dispone che i suddetti trattamenti si applichino ai lavoratori alle dipendenze dei datori di lavoro dal 23 febbraio al 17 marzo 2020.
Ai datori di lavoro che accedono ai suddetti trattamenti di integrazione salariale è riconosciuta la possibilità di procedere al rinnovo o alla proroga dei contratti a tempo determinato (anche di somministrazione) in deroga a determinate previsioni normative che escludono la proroga in caso di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa.
L'art. 20 del D.L. 18/2020, come modificato dall'art. 69 del D.L. 34/2020, dispone che le aziende che, alla data del 23 febbraio 2020, avessero già in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario, possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale - per un periodo massimo di 18 settimane - che sospende e sostituisce il trattamento di integrazione straordinario già in corso.
Si ricorda che l'art. 98 del D.L. 34/2020 dispone che i lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti con retribuzione annua lorda non superiore a 50.000 euro, possano accedere alla CIG in deroga per un periodo massimo di nove settimane.
Per quanto concerne i termini per la presentazione delle domande relative ai suddetti trattamenti di integrazione salariale, il richiamato D.L. 52/2020 dispone che le stesse devono essere presentate, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell'attività lavorativa. In caso di pagamento diretto, il datore di lavoro deve inviare all'INPS tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell'integrazione salariale entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale; trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente.
Inoltre, il medesimo decreto legge dispone che, indipendentemente dal periodo di riferimento, i datori di lavoro che hanno erroneamente presentato domanda per trattamenti diversi da quelli a cui avrebbero avuto diritto (o comunque con errori o omissioni che ne hanno impedito l'accettazione) possono presentare la domanda nelle modalità corrette entro trenta giorni dalla comunicazione dell'errore nella precedente istanza da parte dell'amministrazione di riferimento, a pena di decadenza.
Cassa integrazione in favore degli operai agricoli
L'art. 68 del D.L. 18/2020, come modificato dal D.L. 34/2020, disciplina la concessione del trattamento di integrazione salariale in favore degli operai agricoli (CISOA), richiesto per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica, per un periodo massimo di 90 giorni, dal 23 febbraio 2020 al 31 ottobre 2020, e comunque entro il 31 dicembre 2020.
Tale trattamento è concesso in deroga al limite massimo di fruizione riferito al singolo lavoratore e al numero di giornate lavorative da svolgere presso la stessa azienda pari secondo la normativa vigente, rispettivamente, a 90 giorni e a 180 giornate lavorative in un anno svolte presso la stessa azienda.
Inoltre, le integrazioni salariali CISOA con causale COVID-19 sono concesse dalla sede dell'INPS territorialmente competente, in deroga alla disposizione (di cui all'art. 14 della citata L. 457/1972) che attribuisce all'INPS la corresponsione del trattamento sostitutivo della retribuzione, su deliberazione di una commissione costituita presso ogni sede dell'Istituto stesso.
Ulteriore finanziamento delle integrazioni salariali
L'art. 22-ter del D.L. 18/2020, introdotto dal D.L. 34/2020, istituisce nell'ambito dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali un apposito capitolo di bilancio con dotazione, per il 2020, pari a 2.740,8 milioni di euro al fine di garantire, se necessario, un ulteriore finanziamento degli strumenti di integrazione salariale già previsti dal decreto cura Italia e rifinanziati dal decreto rilancio.
NASpI, DIS-COLL e mobilità in deroga
Il decreto rilancio (articoli 87 e 92 del D.L. 34/2020) proroga di due mesi la fruizione delle indennità di disoccupazione NASpI e DIS-COLL che terminano nel periodo compreso tra il 1° marzo 2020 e il 30 aprile 2020 (art. 92) e a tutto il 2020 la mobilità in deroga per i lavoratori che abbiano cessato il trattamento di integrazione salariale in deroga per il periodo 1° dicembre 2017 - 31 dicembre 2018 e che non hanno diritto alla fruizione della NASpI
A seguito della riduzione o sospensione dell'attività lavorativa, viene riconosciuta (entro determinati limiti di spesa) un'indennità - pari a 600 euro per ciascuno dei mesi di marzo e aprile 2020, e, per talune categorie e in presenza di determinati requisiti, di 1.000 euro per il mese di maggio 2020 - in favore dei seguenti soggetti, qualora non siano titolari di trattamenti pensionistici (ad eccezione dell'assegno ordinario di invalidità) e non siano iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie:
dei lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell'INPS (relative agli artigiani, agli esercenti attività commerciali ed ai coltivatori diretti, mezzadri, coloni e imprenditori agricoli professionali). Per tali lavoratori, l'indennità è riconosciuta per i soli mesi di marzo e aprile 2020 nella misura di 600 euro per ciascun mese;
dei lavoratori dipendenti stagionali e in somministrazione del settore turismo e degli stabilimenti termali che abbiano cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020. Per tali soggetti è richiesto anche che non siano percettori di NASpI al 19 maggio 2020;
degli operai agricoli a tempo determinato che nel 2019 hanno svolto almeno 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo. Per tali lavoratori, l'indennità è riconosciuta per i soli mesi di marzo e aprile 2020, nella misura di 600 euro per il mese di marzo e di 500 euro per aprile;
dei lavoratori dipendenti stagionali, appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali, che abbiano cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020 e che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel medesimo periodo. L'indennità è riconosciuta per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020 nella misura di 600 euro per ciascun mese;
dei lavoratori intermittenti che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020. L'indennità è riconosciuta per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020 nella misura di 600 euro per ciascun mese;
dei lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, che nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 23 febbraio 2020 siano stati titolari di contratti di lavoro autonomo occasionale e che non abbiano un contratto in essere alla data del 23 febbraio 2020. L'indennità è riconosciuta per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020 nella misura di 600 euro per ciascun mese;
degli incaricati alle vendite a domicilio con reddito annuo per il 2019, derivante dalle medesime attività, superiore ad euro 5.000, purché titolari di partita IVA attiva e iscritti alla suddetta Gestione separata INPS, alla data del 23 febbraio 2020. L'indennità è riconosciuta per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020 nella misura di 600 euro per ciascun mese;
di lavoratori iscritti al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo che rientrino in una delle seguenti fattispecie: abbiano almeno 30 contributi giornalieri versati nell'anno 2019 al medesimo Fondo, da cui derivi un reddito non superiore a 50.000 euro (tale fattispecie è l'unica prevista per la precedente indennità di marzo); abbiano almeno 7 contributi giornalieri versati nel 2019, da cui derivi un reddito non superiore a 35.000 euro. Si richiede che tali lavoratori non siano titolari di un rapporto di lavoro dipendente al 19 maggio 2020. L'indennità è riconosciuta per i mesi di marz, aprile e maggio 2020 nella misura di 600 euro per ciascun mese;
dei lavoratori domestici che che abbiano in essere, alla data del 23 febbraio 2020, uno o più contratti di lavoro per una durata complessiva superiore a 10 ore settimanali. L'indennità è riconosciuta per i mesi di aprile e maggio 2020 nella misura di 500 euro per ciascun mese;
di titolari di rapporti di collaborazione presso federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, società e associazioni sportive dilettantistiche (tale indennità è erogata dalla società Sport e salute S.p.A.).
Le suddette indennità sono cumulabili con l'assegno ordinario di invalidità (ad eccezione di quella prevista a favore dei collaboratori presso federazioi sportive) non sono cumulabili tra loro e non sono riconosciute ai percettori del reddito di emergenza o del reddito di cittadinanza e Per i casi in cui la misura del Reddito di cittadinanza (in godimento da parte dell'intero nucleo familiare) sia inferiore all'importo delle indennità, viene riconosciuto un corrispondente incremento provvisorio, per i mesi per i quali troverebbe applicazione l'indennità in questione.
Si ricorda che è prevista l'erogazione di una indennità per il solo mese di marzo 2020 pari a 500 euro in favore dei soggetti di cui alle precedenti lettere a) e b) operanti nei comuni delle cd. zone rosse al 23 febbraio 2020.
Per una disamina più approfondita circa la distribuzione, nel periodo dal 14 al 20 aprile del 2020, del predetto "bonus 600 euro" per i lavoratori autonomi, gli stagionali del turismo, ilavoratori agricoli a tempo determinato e i lavoratori dello spettacolo, si rinvia al documento "Prime evidenze sui pagamenti connessi al DL Cura Italia n. 18/2020", realizzato mediante una collaborazione tra l'INPS e la Banca d'Italia.
Per i termini di presentazione elle relative domade, si veda l'apposita tabella elaborata dal'INPS.
Viene, inoltre, istituito, il Fondo per il reddito di ultima istanza, volto a garantire - nel limite di spesa di 300 milioni di euro per il 2020 - misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti e autonomi che, in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID 19, hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività lavorativa. Con decreto interministeriale del 28 marzo 2020, una quota parte del suddetto fondo, pari a 200 milioni di euro per il 2020, viene destinata al sostegno al reddito in favore dei professionisti iscritti a forme di previdenza obbligatoria non gestite dall'INPS, attraverso l'erogazione di un bonus di 600 euro per il mese di marzo 2020. Con il successivo decreto interministeriale del 4 maggio 2020, che modifica il precedente decreto del 28 marzo 2020, sono stati aggiunti 80 milioni di euro allo stanziamento iniziale di 200 milioni - con lo scopo di garantire il bonus 600 euro a tutti i professionisti che hanno presentato regolare richiesta entro il 30 aprile 2020 -, nonché ulteriori 220 milioni di euro per il rifinanziamento del Fondo per il reddito di ultima istanza per estendere, a determinate condizioni, il suddetto bonus di 600 euro ad altre categorie di lavoratori dipendenti e autonomi non coperti da altre tutele (lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali, lavoratori intermittenti, autonomi privi di partita iva, incaricati di vendite a domicilio).
Il decreto rilancio ha incrementato di 550 mln di euro la dotazione del suddetto Fondo, al fine di garantire l'erogazione anche per i mesi di aprile e maggio 2020 di un'indennità di pari importo in favore dei medesimi professionisti iscritti alle casse professionali. Il decreto interministeriale del 29 maggio 2020 definisce le modalità e le condizioni di erogazione del suddetto bonus per il mese di aprile 2020.
i quali, per accedere al bonus, devono avere un reddito fino a 35 mila euro o compreso tra 35 e 50 mila euro con una riduzione del fatturato di almeno il 33% rispetto all'anno precedente. Si ricorda che per l'erogazione del bonus per i mesi di aprile e maggio 2020 è prevista l'emanazione di un apposito decreto ministeriale.
Si prevede, altresì, l'erogazione di un bonus di 100 euro a favore dei lavoratori dipendenti, pubblici e privati, con reddito complessivo non superiore a 40.000 euro, che, durante il periodo di emergenza sanitaria da COVID 19, continuino a prestare servizio nella sede di lavoro nel mese di marzo 2020.
Per una disamina più approfondita circa i requisiti richiesti per l'erogazione delle suddette indennità, si rinvia allo schema riassuntivo.
Per completezza, si segnala che la regione Campania e l'INPS hanno stipulato un accordo al fine di erogare misure di sostegno al reddito ai seguenti soggetti:
i lavoratori dipendenti stagionali dei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali, residenti nella regione Campania, che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 e che non sono titolari di trattamento pensionistico diretto né, alla data del 17 marzo 2020, di rapporto di lavoro dipendente. A tali lavoratori viene erogato un bonus di 300 euro per il mese di marzo 2020;
i titolari - residenti sul territorio campano - di pensioni sociali/assegni sociali e di pensioni di vecchiaia integrate al trattamento minimo il cui importo, incluse altre rendite e prestazioni sia inferiore ai 1.000 euro mensili. Per tali soggetti, il bonus avrà un ammontare variabile finalizzato a raggiungere la soglia dei 1000 euro e sarà erogato in due flussi di pagamento, per i mesi di maggio e giugno 2020.
Il recente decreto cura Italia (D.L. 18/2020) ha introdotto una serie di misure volte a fronteggiare la sospensione dei servizi educativi per l'infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado conseguente all'emergenza epidemiologica.
Le suddette misure sono poi state prorogate ed integrate dal decreto rilancio (D.L. 34/2020)
In particolare, si riconosce:
ai lavoratori dipendenti pubblici e privati, agli iscritti in via esclusiva alla Gestione separata e ai lavoratori autonomi iscritti alle relative gestioni INPS - a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito, o disoccupato, o non lavoratore - un congedo speciale, continuativo o frazionato, di durata complessiva non superiore a trenta giorni, per i figli di età non superiore a 12 anni (o anche di età superiore nei casi di figli con disabilità grave), con un'indennità pari al 50 per cento della retribuzione e con il riconoscimento della contribuzione figurativa. Tale congedo è fruibile dal 5 marzo al 31 luglio 2020.
la possibilità (prevista anche per i lavoratori autonomi iscritti alle casse privatizzate) di fruire, in alternativa ai suddetti benefici e in presenza dei medesimi presupposti, di un voucher per l'acquisto di servizi di baby-sitting nel limite massimo complessivo di 1.200 euro, elevato a 2.000 euro per i dipendenti del settore sanitario (pubblico e privato), nonché per i dipendenti della Polizia di Stato e per il personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico impiegato per l'emergenza epidemiologica;
ai lavoratori dipendenti privati - in presenza di figli minori di 16 anni e a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito, o disoccupato, o non lavoratore - il diritto di astenersi dal lavoro per il periodo di sospensione dei servizi educativi per l'infanzia e delle attività didattiche, senza corresponsione di indennità né riconoscimento di contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro;
ulteriori complessivi ventiquattro giorni, fruibili nei mesi dia marzo a giugno 2020, di permesso retribuito per l'assistenza di familiari disabili, che si aggiungono ai tre giorni di permesso mensile riconosciuti dalla L. 104/199﻿0.
Per quanto concerne specificamente l'attuazione del lavoro agile nel settore pubblico, conseguente all'emergenza epidemiologica da COVID-19, l'art. 87 del decreto legge n. 18 del 2020 dispone che, per il periodo dello stato di emergenza, il lavoro agile possa essere applicato a qualsiasi rapporto di lavoro subordinato, costituendo la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa delle pubbliche amministrazioni, le quali sono chiamate a limitare la presenza sul posto di lavoro esclusivamente per assicurare le attività indifferibili e non altrimenti erogabili (cfr. la direttiva n. 2 del 2020 e la circolare n. 2 del 2020 del Dipartimento della funzione pubblica). Inoltre, sia con il richiamato art. 87, sia con i diversi DPCM che si sono succeduti dall'inizio dell'emergenza, sono state semplificate le relative modalità di attuazione, prevedendo la possibilità di ricorrere al lavoro agile anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla normativa vigente e l'assolvimento in via telematica degli obblighi di informativa.
Le suddette previsioni sono state integrate dal D.L. 34/2020 (cosiddetto decreto rilancio), con la finalità di adeguare le misure di limitazione delle presenze del personale delle pubbliche amministrazioni sul luogo di lavoro alle esigenze della progressiva completa riapertura di tutti gli uffici pubblici e a quelle dei cittadini e delle imprese connesse al graduale riavvio delle attività produttive e commerciali.
In particolare, al fine di assicurare la continuità dell'azione amministrativa e la celere conclusione dei procedimenti, le amministrazioni pubbliche, fino al 31 dicembre 2020, adeguano le misure (di cui al richiamato art. 87) che limitano la presenza del personale in servizio, organizzando il lavoro dei propri dipendenti e l'erogazione dei servizi attraverso la flessibilità dell'orario di lavoro: a tal fine, ne rivedono l'articolazione giornaliera e settimanale, introducendo modalità di interlocuzione programmata, anche attraverso soluzioni digitali e non in presenza con l'utenza. Ulteriori modalità organizzative possono essere individuate con uno o più decreti del Ministro per la pubblica amministrazione.
Per quanto riguarda il settore privato, l'articolo 90 del D.L 34/2020 dispone che, fino al 31 dicembre 2020, la suddetta modalità di svolgimento dell'attività lavorativa possa essere applicata dai datori di lavoro privati ad ogni rapporto di lavoro subordinato anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla normativa vigente.
Inoltre, il medesimo articolo introduce un diritto allo svolgimento del lavoro in modalità agile in favore dei genitori di figli minori di anni 14, anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla normativa vigente, fermo restando il rispetto degli obblighi informativi previsti dalla normativa vigente. Tale diritto è riconosciuto a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell'attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore e che la modalità agile sia compatibile con le caratteristiche della prestazione
A seguito dell'emergenza epidemiologica, sono state introdotte alcune disposizioni che prevedono la proroga o la sospensione dei termini relativi ad alcune misure o adempimenti.
In particolare, vengono prorogati i termini per la presentazione delle domande di disoccupazione per la NASpI e la DIS-COLL e per quella agricola, portandoli, rispettivamente, a centoventotto giorni (in luogo di sessantotto) dalla cessazione del rapporto di lavoro e al 1° giugno 2020 (in luogo del 31 marzo 2020).
i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria in scadenza tra il 2 marzo ed il 30 aprile 2020 per alcune attività economiche maggiormente esposte all'emergenza epidemiologica (di cui all'art. 61 del D.L. 18/2020). La suddetta sospensione opera con riferimento ai versamenti in scadenza tra il 2 marzo ed il 30 giugno 2020 per le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive professionistiche e dilettantistiche (come specificato dal D.L. 34/2020). I versamenti sospesi sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un'unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata (o in unica soluzione) entro il 16 settembre 2020;
per le imprese con sede in Italia, con ricavi o compensi non superiori a 2 mln di euro nel periodo di imposta 2019, i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria in scadenza tra l'8 marzo ed il 31 marzo 2020. I versamenti sospesi sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un'unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre 2020;
per le imprese con sede in Italia, con ricavi o compensi non superiori a 50 mln di euro nel periodo di imposta 2019, che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33 per cento nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d'imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d'imposta, sono sospesi, rispettivamente, per i mesi di aprile e di maggio 2020, i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria. I versamenti sospesi sono effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un'unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal medesimo mese di giugno 2020
fino al 1° giugno 2020, i termini di decadenza relativi a prestazioni previdenziali, assistenziali e assicurative erogate da INPS e INAIL;
per quattro mesi dal 17 marzo 2020, le misure di condizionalità connesse al godimento di determinati strumenti di sostegno al reddito (quali reddito di cittadinanza, CIG, NASpI e DIS-COLL), ferma restando la fruizione dei relativi benefici economici, ed alcune procedure relative al cosiddetto collocamento obbligatorio. Per quanto concerne il reddito di cittadinanza, la suddetta sospensione non si applica alle offerte di lavoro congrue nell'ambito del Comune di appartenenza;
per 5 mesi dal 17 marzo 2020, i licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo e a quelli collettivi (con sospensione delle procedure in corso);
per 60 giorni dal 17 marzo 2020, lo svolgimento delle procedure concorsuali per l'accesso al pubblico impiego. Sono escluse dalla sospensione, le procedure nelle quali la valutazione dei candidati avviene esclusivamente su base curriculare o in modalità telematica. Sul punto, il D.L. 34/2020 reca alcune previsioni per la semplificazione delle procedure concorsuali, prevedendo che le stesse, sino al 31 dicembre 2020, si svolgano in modalità decentrata e telematica;
le attività dei comitati centrali e periferici dell'INPS.;
per il periodo 23 febbraio 2020 al 1° giugno 2020, il decorso di alcuni termini temporali relativi a prestazioni a carico dell'INAIL (ossia i termini di decadenza relativi alle domande di prestazioni erogate dall'INAIL, i termini di prescrizione per le azioni giudiziali relative alle medesime prestazioni, nonché i termini per la domanda di revisione della rendita di inabilità che scadrebbero nel suddetto periodo.
Per individuare i confini della responsabilità datoriale in caso di contagio da Covid-19 si devono prendere le mosse dall'articolo 42, comma 2, del dl 18/2020 , che ha confermato anche per le infezioni da virus SARS-CoV-2 l'applicazione del principio generale in base al quale le malattie infettive contratte in occasione di lavoro (ad esclusione di quelle inquadrate come malattie professionali) sono considerate infortuni sul lavoro ai fini della relativa assicurazione obbligatoria, generando un dibattito pubblico sulla responsabilità penale e civile del datore di lavoro.
Su tale disposizione sono intervenute la circolare INAIL n. 13 del 2020 e soprattutto la circolare INAIL n. 22 del 2020 che ha avuto modo di precisare l'impatto della disposizione in materia di responsabilità datoriale con riguardo agli infortuni in occasione di lavoro.
La circolare n. 13, tra l'altro, individua le fattispecie professionali per le quali viene riconosciuta una presunzione semplice di contrazione in occasione di lavoro (della malattia in oggetto), demandando, per le altre fattispecie, la definizione dell'eventuale sussistenza dell'occasione di lavoro all'accertamento medico-legale (quest'ultimo - afferma la circolare - "seguirà l'ordinaria procedura, privilegiando essenzialmente i seguenti elementi: epidemiologico, clinico, anamnestico e circostanziale").
La circolare n. 22, infine, anticipando i contenuti dell'art. 29-bis del D.L. 23/2020, riconosce che "la responsabilità del datore di lavoro è ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali di cui all'articolo 1, comma 14 del decreto legge 16 maggio 2020, n.33", adottate al fine di prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi.
Peraltro, "il rispetto delle misure di contenimento, se sufficiente a escludere la responsabilità civile del datore di lavoro, non è certo bastevole per invocare la mancata tutela infortunistica nei casi di contagio da Sars-Cov-2, non essendo possibile pretendere negli ambienti di lavoro il rischio zero. Circostanza questa che ancora una volta porta a sottolineare l'indipendenza logico-giuridica del piano assicurativo da quello giudiziario".
Si giustifica, in conclusione, che "il riconoscimento del diritto alle prestazioni da parte dell'Istituto non può assumere rilievo per sostenere l'accusa in sede penale, considerata la vigenza del principio di presunzione di innocenza nonché dell'onere della prova a carico del Pubblico Ministero. Così come neanche in sede civile l'ammissione a tutela assicurativa di un evento di contagio potrebbe rilevare ai fini del riconoscimento della responsabilità civile del datore di lavoro, tenuto conto che è sempre necessario l'accertamento della colpa di quest'ultimo nella determinazione dell'evento".
Su tale impianto è recentemente intervenuto il richiamato art. 29-bis del D.L. 23/2020 che rimanda, per l'adempimento dell'obbligo di cui all'art. 2087 del codice civile - in base al quale l'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro - all'applicazione, all'adozione e al mantenimento delle prescrizioni contenute nel protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 24 aprile 2020 tra il Governo e le parti sociali, e successive modificazioni e integrazioni, e negli altri protocolli e linee guida di cui al richiamato articolo 1, comma 14, del D.L. 33/2020 Qualora non trovino applicazione le predette prescrizioni rilevano le misure contenute nei protocolli o accordi di settore stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Di seguito alcune ulteriori disposizioni a sostegno dei lavoratori.
In materia di contratti a termine si prevede :
la possibilità di rinnovare o prorogare fino al 30 agosto 2020 i contratti a tempo determinato, in essere al 23 febbraio 2020, anche in assenza delle condizioni (cd. causali) richieste dalla normativa vigente;
per la promozione del lavoro agricolo, la possibilità per i percettori di ammortizzatori sociali e di reddito di cittadinanza, di stipulare con datori di lavoro del settore agricolo contratti a termine non superiori a 30 giorni, rinnovabili per ulteriori 30 giorni, senza subire la perdita o la riduzione dei predetti benefici previsti e nel limite di 2000 euro per il 2020.
Altre disposizioni sono volte a promuovere e garantire lo svolgimento in sicurezza delle attività lavorative. In particolare:
i datori di lavoro pubblici e privati assicurano la sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio, in ragione dell'età e dello stato di salute;
vengono previsti degli incentivi in favore delle imprese che hanno realizzato interventi per la riduzione del rischio di contagio nei luoghi di lavoro.
Tra le altre disposizioni, si segnalano, in particolare:
l'equiparazione del periodo trascorso in quarantena (con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva) a malattia (non computabile ai fini del periodo di comporto) per i lavoratori del settore privato e, fino al 31 luglio 2020, a degenza ospedaliera per i lavoratori pubblici con comprovata disabilità;
la possibilità per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni - fino al termine dell'emergenza e comunque non oltre il 30 settembre 2020 - di cedere le ferie e i riposi maturati fino al 31 dicembre 2019;
il trasferimento di 50 milioni di euro, da parte dell'INAIL ad Invitalia, da erogare alle imprese per l'acquisto di dispositivi e di altri strumenti di protezione individuale;
in merito al riequilibrio finanziario dell'INPGI, la proroga al 31 dicembre 2020 della sospensione delle norme che prevedono la nomina di un commissario straordinario;
l'istituzione dell'Osservatorio nazionale del lavoro, con lo scopo di programmare adeguate strategie occupazionali in conseguenza degli effetti dell'emergenza epidemiologica sul mercato del lavoro.
Strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione (SURE)

References: art. 19
 art. 22
 art. 22
 art. 22
 art. 87
 art. 87
 art. 29
 articolo 1