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Timestamp: 2016-12-09 02:55:45+00:00

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⭐DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI (ART.17 E 28 D.LGS. 81/08 CORRETTO ED INTEGRATO DAL D.LVO 106/09)
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1 PAGINA 1 DI 133 ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE DI PRIMO GRADO SANT ELIA A PIANISI SCUOLA DELL INFANZIA MACCHIA VALFORTORE DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI AI SENSI DEL D.LVO. 81/08 CORRETTO ED INTEGRATO DAL D.LVO 106/09 ARTICOLO 17 COMMA 1 CON I CONTENUTI DELL ART 28 PLESSO DATORE DI LAVORO ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE DI PRIMO GRADO SANT ELIA A PIANISI SCUOLA DELL INFANZIA MACCHIA VALFORTORE PROF.SSA GIOVANNA FANTETTI SEDE MACCHIA VALFORTORE (CB) ENTE PROPRIETARIO COMUNE DI MACCHIA VALFORTORE NOME E COGNOME FIRMA DATORE DI LAVORO PROF.SSA GIOVANNA FANTETTI RESPONSABILE S.P.P. GEOM. MARCO D ANGELO MEDICO COMPETENTE DOTT. LUIGI ANTONIO MASCIA ADDETTO AL S.P.P. INS. LUCIA SANTOPOLO RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI SIG. FERNANDO SALVATORE MASELLI PER PRESA VISIONE DATA REVISIONE * *D.Lgs. 81/08 corretto ed integrato dal D.Lgs. 106/09 articolo 28 comma 2 data attestata dalla sottoscrizione del documento medesimo da parte del datore di lavoro, nonché, ai soli fini della prova della data, dalla sottoscrizione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e dal medico competente ove nominato2 PAGINA 2 DI 133 SOMMARIO CAPITOLO_0 PREMESSA _ORIENTAMENTI GENERALI _CAMPO DI APPLICAZIONE _SIGNIFICATO DELLA VALUTAZIONE _LA SOGGETTIVITÀ NEL VALUTARE _VALUTAZIONE SEMPLIFICATA E PRIMI APPROCCI ALLA VALUTAZIONE _QUANDO INIZIARE IL PROCESSO DI VALUTAZIONE _CHI PARTECIPA ALLA VALUTAZIONE _DEFINIZIONI E PROCEDURE PER L ESECUZIONE DELLA VALUTAZIONE IN LINEA CON GLI ORIENTAMENTI CEE _DEFINIZIONI _OBIETTIVI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI _CRITERI GENERALI _FASI PRELIMINARI _NORME PRINCIPALI IN MATERIA DI SICUREZZA E DI SALUTE SUL LUOGO DI LAVORO: CAPITOLO_1_MODALITÀ DI EFFETTUAZIONE DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI _PREMESSA _DESCRIZIONE DEL METODO DI LAVORO CAPITOLO_2 IDENTIFICAZIONE E RIFERIMENTI DELLA SCUOLA ELENCO DEGLI ADDETTI DIVISO PER MANSIONI CAPITOLO_3 DESCRIZIONE DELL ATTIVITÀ CAPITOLO_4 ORGANIGRAMMA E DESCRIZIONE DELLE RESPONSABILITÀ AZIENDALI _ DATORE DI LAVORO DIRIGENTE SCOLASTICO _RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE (R.S.P.P.) B_ADDETTO AL SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE (A.S.P.P.) _RESPONSABILE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA (R.L.S.) _MEDICO COMPETENTE CAPITOLO_5 DESCRIZIONE DELLA STRUTTURA DEDICATA ALLA SICUREZZA _SERVIZIO DI PREVENZIONE E DI PROTEZIONE _ COMPITI E FUNZIONI _ IL RUOLO E LE CAPACITÀ DELLE RISORSE UMANE _ RIUNIONE PERIODICA (ART.35) _ IL SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE CAPITOLO_6 DESCRIZIONE DELLA STRUTTURA DEDICATA ALL EMERGENZA, PRIMO SOCCORSO ED EVACUAZIONE RAPIDA _EMERGENZA ED EVACUAZIONE RAPIDA _PRIMO SOCCORSO _SEGNALAZIONI E COMUNICAZIONI CAPITOLO_7 VALUTAZIONE DEI RISCHI CAPITOLO_7.1 IMPOSTAZIONE GENERALE E DEFINIZIONI CAPITOLO_7.2 DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE DEI PERICOLI CAPITOLO_7.3.1 PERICOLI ORDINARI O GENERICI CAPITOLO_7.3.2 PERICOLI ERGONOMICI CAPITOLO_7.3.3 PERICOLI SPECIFICI CAPITOLO_7.3.4 PERICOLI DI PROCESSO CAPITOLO_7.3.5 PERICOLI ORGANIZZATIVI CAPITOLO_7.3.6 TABELLA PERICOLI CAPITOLO_7.4 DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE DEGLI ESPOSTI CAPITOLO_7.4.1 CATEGORIE PRINCIPALI DI LAVORATORI ESPOSTI CAPITOLO_7.4.1A ADDETTI DIRETTI (OPERATIVI O LINEA ) ED INDIRETTI (SERVIZI TECNICO AMMINISTRATIVI, AUSILIARI, LOGISTICA,ETC.) AL CICLO DI LAVORAZIONE CAPITOLO_7.4.1B TERZI OCCASIONALMENTE PRESENTI ALL INTERNO DELL UFFICIO O DEI LOCALI IN CUI SI SVOLGE L ATTIVITÀ... 423 PAGINA 3 DI 133 CAPITOLO_7.4.2 SOGGETTI CON LIMITAZIONI PERMANENTI O TEMPORANEE CAPITOLO_7.5 DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE GENERALE DEI RISCHI CAPITOLO_7.5.1 GENERALITÀ CAPITOLO_7.5.2 CATEGORIE DI RISCHIO CAPITOLO_7.5.3 RISCHI ORDINARI CAPITOLO_7.5.4 RISCHI ERGONOMICI CAPITOLO_7.5.5 RISCHI SPECIFICI CAPITOLO_7.5.6 RISCHI DI PROCESSO CAPITOLO_7.5.7 RISCHI ORGANIZZATIVI CAPITOLO_7.6 DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE DELLE MISURE DI TUTELA CAPITOLO_7.6.1 MISURE TECNICHE CAPITOLO_7.6.2 MISURE ORGANIZZATIVE CAPITOLO_7.6.3 MISURE PROCEDURALI CAPITOLO_7.6.4 MISURE DI PROTEZIONE PERSONALE CAPITOLO_7.7 PROCEDIMENTO DI CONDUZIONE DELLA VALUTAZIONE CAPITOLO_7.7.1 INDIVIDUAZIONE DELLE AREE OMOGENEE CAPITOLO_7.7.2 ANALISI E CENSIMENTO DEI PERICOLI CAPITOLO_7.7.3 INDIVIDUAZIONE DELLE MANSIONI RAPPRESENTATIVE CAPITOLO_ MANSIONI CAPITOLO_7.7.4 ANALISI E VALUTAZIONE DEI RISCHI CAPITOLO_ STRUMENTI DI BASE PER L ANALISI CAPITOLO_ ANALISI DI RISCHIO PER MANSIONE (JSA) CAPITOLO_7.8 CRITERI DI VALUTAZIONE CAPITOLO_7.8.1 RISCHI ORDINARI CAPITOLO_7.8.2 VALUTAZIONE DEI RISCHI CORRELATI AREA DI LAVORO ADDETTI ATTREZZATURE CAPITOLO_7.9 TUTELA DELLA SICUREZZA E DELLA SALUTE DELLE LAVORATRICI MADRI CAPITOLO_7.10 ALCOOL E TOSSICODIPENDENZA CAPITOLO_7.11 RISCHI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE DEI LAVORATORI NONCHÉ QUELLI CONNESSI ALLE DIFFERENZE DI GENERE, ALL ETÀ, ALLA PROVENIENZA DA ALTRI PAESI E QUELLI CONNESSI ALLA SPECIFICA TIPOLOGIA CONTRATTUALE ATTRAVERSO CUI VIENE RESA LA PRESTAZIONE DI LAVORO (D.LGS. 81/08 CORRETTO ED INTEGRATO DAL D.LGS. 106/09 ARTICOLO 28 COMMA 1) CAPITOLO_7.12 INDIVIDUAZIONE DELLE MANSIONI CHE EVENTUALMENTE ESPONGONO I LAVORATORI A RISCHI SPECIFICI CHE RICHIEDONO UNA RICONOSCIUTA CAPACITÀ PROFESSIONALE, SPECIFICA ESPERIENZA, ADEGUATA FORMAZIONE E ADDESTRAMENTO CAPITOLO_7.13 VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA STRESS LAVORO CORRELATO CAPITOLO_8 FORMAZIONE INFORMAZIONE ADDESTRAMENTO CAPITOLO_8.1 INFORMAZIONE CAPITOLO_9 DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALI CAPITOLO_10 DICHIARAZIONE DELLA POLITICA E DEGLI OBIETTIVI ANNUALI DI MIGLIORAMENTO E DELLE AZIONI SPECIFICHE PREVISTE CAPITOLO_11 PROCEDURE DI GESTIONE E DI REVISIONE (ANNUALE), RIESAME E RIEDIZIONE DEL DOCUMENTO4 PAGINA 4 DI 133 CAPITOLO_0 PREMESSA (ESTRATTO DA COORDINAMENTO TECNICO PER LA PREVENZIONE DEGLI ASSESSORATI ALLA SANITÀ DELLE REGIONI E PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO - VERSIONE DEFINITIVA APPROVATA IL 27/10/1995 DALLE REGIONI E PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO E DAGLI ISTITUTI CENTRALI) 0.1 ORIENTAMENTI GENERALI La valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro e la predisposizione dei conseguenti documenti è uno degli elementi del D.Lgs. 81/08 corretto ed integrato dal D.Lgs. 106/09. Essa rappresenta, infatti, l'asse portante della nuova filosofia in materia di tutela della salute dei lavoratori che vede nel datore di lavoro il protagonista attivo della funzione prevenzionale; essa costituisce, inoltre, il perno intorno al quale deve ruotare l'organizzazione aziendale della prevenzione. Pare opportuno richiamare l'attenzione sulla facoltà concessa dal D.Lgs. 81/08 corretto ed integrato dal D.Lgs. 106/09 al datore di lavoro di avvalersi, nella valutazione del rischio, delle procedure ritenute di volta in volta più appropriate ed efficaci, nel rispetto delle indicazioni contenute nello stesso testo di legge (è da privilegiare, infatti, il RISULTATO rispetto al PROCESSO!). 0.2 CAMPO DI APPLICAZIONE Il D.Lgs. 81/08 corretto ed integrato dal D.Lgs. 106/09 conferma il campo di applicazione in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori ad imprese ed enti, anche della P.A., finora coinvolti in minore misura in tali attività e a settori nuovi quali, ad esempio, la navigazione marittima ed aerea. Appare, pertanto, utile ricordare che tutti i datori di lavoro, indipendentemente dal numero dei loro dipendenti, dal settore lavorativo delle loro aziende, siano esse di natura pubblica o privata, sono soggetti all'obbligo di valutare i rischi connessi con l'attività da essi esercita. 0.3 SIGNIFICATO DELLA VALUTAZIONE La valutazione dei rischi lavorativi di cui al D.Lgs. 81/08 corretto ed integrato dal D.Lgs. 106/09 si iscrive nel più ampio e complessivo utilizzo a livello internazionale del metodo del "risk assessment", che coinvolge anche molti aspetti relativi ai costi ambientali del progresso e dell'uso delle risorse naturali. L'orientamento comunitario, in generale, è quello di fondare le iniziative legislative e la definizione delle priorità dell'intervento su un'analisi partecipata e strutturata in merito alla "accettabilità" sociale dei rischi e alla valutazione dei costi e dei benefici che la loro riduzione comporta per la comunità. Di per sé il "risk assessment" non porta automaticamente al "risk management", cioè alla risoluzione o al contenimento dei problemi evidenziati, ma ha il vantaggio di portarli alla luce e farne oggetto di valutazione sociale, di studio, di programmi articolati. Questo è il contesto culturale da cui il D.Lgs. 81/08 corretto ed integrato dal D.Lgs. 106/09 trae origine e che va armonizzato con il vigente assetto normativo che mantiene la sua validità. Infatti nessuna facoltà d'arbitrio è concessa al datore di lavoro in merito all'applicazione o meno delle norme vigenti in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, che devono essere comunque rispettate, per cui5 PAGINA 5 DI 133 l'obiettivo della valutazione non può essere la scelta di quali tra i vincoli normativi previsti siano i più opportuni o convenienti da adottare. L'applicazione degli art fornisce anche uno strumento per avviare una riorganizzazione razionale e pianificata della produzione nei suoi diversi componenti (macchine, procedure, spazi, organizzazione,...) al fine di raggiungere l'obiettivo di una sostanziale riduzione e/o del controllo dei fattori di rischio presenti, nel rispetto della legislazione nazionale e delle norme di buona tecnica prodotte da organismi accreditati (UNI-EN, CEI, etc...). La necessità che nell'impresa si proceda ad una stretta integrazione tra la produzione, tutte le funzioni aziendali ad essa collegate (direzione lavori, acquisti, gestione del personale, manutenzione, etc.), e la prevenzione dei rischi da essa derivanti al fine di progettare "lavoro sicuro", è chiaramente esplicitata tra le misure generali di tutela indicate nell'art. 15. Tra queste, infatti, al comma 1 lettera b) viene indicata "la programmazione della prevenzione mirando ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive ed organizzative dell'azienda nonché l'influenza dei fattori dell'ambiente di lavoro". La valutazione del rischio deve essere, pertanto, uno strumento fortemente finalizzato alla programmazione delle misure di prevenzione e più in generale alla organizzazione della funzione e del sistema prevenzionale aziendale. L'esame sistematico dei problemi di prevenzione in tutti gli aspetti dell'attività lavorativa non dovrà trascurare le situazioni di lavoro che esulano dalla routine (manutenzione, pulizia, arresto e riattivazione di impianti, cambio di lavorazioni,...), come chiaramente indicato negli orientamenti Cee. Non va persa di vista la natura di processo partecipato che la valutazione deve assumere, sia a garanzia di aver raccolto tutta l'informazione disponibile sui fattori di rischio (tra cui le trasformazioni che l'organizzazione del lavoro "formale" subisce, all'atto della sua concreta messa in pratica da parte dei lavoratori), sia per ottenere il coinvolgimento attivo di tutte le parti in causa nella ricerca delle soluzioni più efficaci e nella loro applicazione. Non va infatti dimenticato, per esempio, che gli studi del fenomeno infortunistico che utilizzano un approccio solo "deterministico", mirato ad identificare cause di infortunio solo in errori umani o in inconvenienti tecnici o in deficienze strutturali, presentano limiti importanti ed insolubili se non affrontano anche le interconnessioni con il tessuto organizzativo della produzione. A quanto sopra detto rimanda peraltro, in modo esplicito, anche il punto 1b) dell'art. 15 ("misure generali di tutela"). Il processo di partecipazione dei lavoratori attraverso le loro rappresentanze è dunque dovuto per legge, oltre che fortemente auspicabile. 0.4 LA SOGGETTIVITÀ NEL VALUTARE Per tutti i problemi di prevenzione non riconducibili ad un confronto con uno standard normativo o tecnico di riferimento, la valutazione dei rischi comporterà inevitabilmente un contributo della soggettività del/dei valutatore/i nell'attribuire loro maggiore o minore rilevanza e, di conseguenza, un equivalente valore nella programmazione degli interventi.6 PAGINA 6 DI 133 In particolare possono pesare negativamente nella valutazione quegli elementi di percezione soggettiva del rischio che spesso, più che caratterizzare un singolo soggetto, fanno parte di una certa "cultura d'impresa", là dove un'abituale sottostima del rischio ha alimentato l'abitudine a considerare "normali" procedure, attrezzature, metodi, del tutto inadeguati. In quelle situazioni si renderà necessario uno sforzo rilevante, da parte del datore di lavoro, in termini di comunicazione e di formazione corretta sui rischi lavorativi, perché la presa di coscienza dell'esistenza di un rischio non rappresenti un evento episodico, non condiviso e, come tale, non generatore di cambiamenti significativi. A mitigare la soggettività del valutatore possono contribuire l'uso razionale di misure di igiene industriale, nonché la raccolta della sintomatologia eventualmente accusata dai lavoratori. Inoltre l accurata consultazione del Rappresentante dei lavoratori e la raccolta critica dei giudizi soggettivi dei lavoratori rappresenta un momento decisivo per la integrazione delle conoscenze di quegli aspetti di rischio che sfuggono o sono sottovalutati dal management. Il datore di lavoro e/o il valutatore utilizzeranno documentazione tecnica e scientifica in materia potendosi rivolgere anche ai Servizi di prevenzione e vigilanza delle Aziende Usl o ai centri di documentazione regionale. 0.5 VALUTAZIONE SEMPLIFICATA E PRIMI APPROCCI ALLA VALUTAZIONE Per incentivare la massima estensione dell'attività di valutazione da parte dei datori di lavoro si favorirà, soprattutto nelle imprese di piccole dimensioni e rischi modesti, la semplificazione delle procedure di valutazione, che dovranno essere tese a raccogliere le informazioni sufficienti, dati e notizie all uopo pertinenti e rilevanti. A tal fine sarà utile, nelle indicazioni da fornire alle imprese, chiarire che per "valutazione del rischio" è da intendersi principalmente l'individuazione dei possibili centri/fonti di pericolo per la sicurezza e la salute dei lavoratori, l'identificazione dei lavoratori potenzialmente esposti a rischio e la valutazione dell'entità dell'esposizione. A tale proposito si potrà suggerire l'utilizzazione in prima istanza, ove possibile e adeguato, di metodi e criteri di valutazione approssimata del rischio in grado di distinguere chiaramente condizioni francamente accettabili da situazioni francamente non accettabili. Tali metodi possono consistere anche in valutazioni di tipo induttivo (quantità di materiale utilizzato, cubatura ventilazione) o semiquantitativo. Sarà possibile di conseguenza identificare quelle situazioni in cui è necessario un approfondimento da realizzare con più complesse procedure analitiche. Non è necessario, salvo casi particolari da individuare, che la "valutazione del rischio" comprenda stime probabilistiche di accadimento di guasti o di eventi accidentali così come, invece, previsto dalla normativa vigente per le imprese a rischio di incidente rilevante (DPR 175/88 e successive modifiche ed integrazioni).7 PAGINA 7 DI 133 Di grande utilità per l'utenza potrebbe risultare la definizione di linee guida alle valutazioni con riferimento non solo alla dimensione dell unità produttiva (piccole e medie imprese) ma anche al settore e al comparto produttivo tenuto conto della variabile distribuzione dei diversi rischi lavorativi nei diversi settori. Da quanto sopra emerge l'indicazione che l'elemento centrale degli adempimenti previsti degli art appare essere "l'individuazione delle misure preventive e di protezione" attuate o programmate, per la cui realizzazione dovranno essere scelti tempi e metodi congrui con la valutazione di gravità del rischio. E' opportuno, a questo proposito, che vengano individuate scale qualitative circa l'urgenza dei provvedimenti da assumere, formulate anche in base ad eventuali programmi di sviluppo aziendali. Tenendo presente che non è accettabile mantenere in atto inadempienze a precisi obblighi di legge, dovranno essere definite misure accessorie di natura organizzativa o procedurale in grado di provvedere al controllo ed alla riduzione del rischio nel periodo che intercorre tra la sua individuazione e la messa in atto dell'intervento tecnico risolutivo. Le fasi procedurali possono essere quelle proposte nel documento Cee, ma a tal proposito va precisato che non sempre è possibile fare a priori una stima significativa della gravità degli effetti derivanti da un'esposizione e della probabilità che tali effetti si manifestino. In tali casi è preferibile affidarsi ad uno studio approfondito della specifica situazione lavorativa e procedere secondo una logica squisitamente prevenzionistica. 0.6 QUANDO INIZIARE IL PROCESSO DI VALUTAZIONE La valutazione dei rischi e la stesura dei conseguenti atti documentali va ravvisata, in sede di prima applicazione, come un processo che ha avuto inizio con l entrata in vigore del D.Lvo 626 del Poiché la valutazione dei rischi complessivi presenti in una azienda e la stesura dei conseguenti programmi di prevenzione è, per lo più, un atto tecnico tutt'altro che semplice, diviene naturale suggerire ai datori di lavoro di reperire al più presto quelle competenze tecnico-professionali che li mettano in grado di assolvere adeguatamente al proprio compito, al di là della formalizzazione degli incarichi. Per quel che riguarda la figura del medico competente, esso potrà essere formalmente incaricato (con documentazione scritta) sin da subito in tutti quei casi in cui la normativa vigente prevede un obbligo già definito a priori di sottoporre i dipendenti ad accertamenti sanitari periodici. A tal fine si farà riferimento a quanto riportato nel D.Lgs. 81/08 corretto ed integrato dal D.Lgs. 106/09. Nel caso, invece, in cui la necessità e l'obbligo di sottoporre i lavoratori a sorveglianza sanitaria sia condizionato dalla preventiva valutazione dell'esistenza del rischio, come ad esempio nel caso della movimentazione manuale di carichi, dell'esposizione a cancerogeni e ad agenti biologici, la nomina del medico competente potrà essere effettuata successivamente una volta conclusa la fase di valutazione. 0.7 CHI PARTECIPA ALLA VALUTAZIONE L'obbligo di realizzare il processo di valutazione, controllo e gestione dei rischi lavorativi riguarda essenzialmente il datore di lavoro.8 PAGINA 8 DI 133 E' evidente tuttavia che dal punto di vista tecnico, operativo e procedurale il datore di lavoro dovrà allo scopo avvalersi di alcune competenze professionali e gestionali, peraltro in larga misura indicate ai commi 1 dell'art. 18 del D.Lgs. 81/08 corretto ed integrato dal D.Lgs. 106/09. In primo luogo è opportuno prevedere che al processo di valutazione/gestione dei rischi partecipi l'intera "linea" aziendale rappresentata dai dirigenti e dai preposti; gli stessi sono infatti, al contempo, depositari di importanti conoscenze e titolari di obblighi, per cui è opportuno prevedere un loro ampio coinvolgimento in questa fase del processo. Alla valutazione collaborano altresì il responsabile (e/o gli addetti) del servizio di protezione e prevenzione nonché, ove previsto, il medico competente: essi forniscono il loro contributo di conoscenze, per il rispettivo ambito professionale, utili all'inquadramento (e qualificazione) dei rischi lavorativi e alle strategie più idonee per il loro contenimento. La valutazione si avvale, inoltre, del contributo del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza il quale da un lato, laddove adeguatamente formato (art. 37 comma 10 e 11), è a sua volta ravvisabile come una specifica risorsa tecnica, e dall'altro lato costituisce il punto di riferimento ed il collettore delle specifiche conoscenze, esperienza e valutazione dei lavoratori, che pure rivestono grande importanza nel processo di controllo dei rischi lavorativi, come d'altronde stabilito in diversi punti del decreto legislativo (si veda ad es. l'art. 18 comma 1 punti n, o,p ); art. 20 comma 2 punti a, e). Infine, al processo di valutazione e gestione dei rischi partecipano, più o meno direttamente, i progettisti, i fabbricanti, i fornitori e gli installatori; gli stessi, infatti, nel rispettare il dettato degli art.22,23,24 devono anche fornire informazioni relative a criteri, ambiti e limiti per l'utilizzazione (sicura) di ambienti, impianti e strumenti di lavoro. La scrupolosa verifica del rispetto di tali criteri da parte degli altri soggetti protagonisti della valutazione rappresenta un ulteriore rilevante contributo al processo generale di valutazione e gestione dei rischi. 0.8 DEFINIZIONI E PROCEDURE PER L ESECUZIONE DELLA VALUTAZIONE IN LINEA CON GLI ORIENTAMENTI CEE DEFINIZIONI da : ORIENTAMENTI Cee RIGUARDO ALLA VALUTAZIONE DEI RISCHI DA LAVORO PERICOLO: proprietà o qualità intrinseca di una determinata entità (sostanza, attrezzo, metodo) avente potenzialità di causare danni RISCHIO: probabilità che sia raggiunto il livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego e/o di esposizione; dimensioni possibili del danno stesso da : NORMA UNI EN 292 PARTE I / 1991 PERICOLO: fonte di possibili lesioni o danni alla salute.9 PAGINA 9 DI 133 Il termine pericolo è generalmente usato insieme ad altre parole che definiscono la sua origine o la natura della lesione o del danno alla salute previsti: pericolo di elettrocuzione, di schiacciamento, di cesoiamento, di intossicazione, etc... SITUAZIONE PERICOLOSA: qualsiasi situazione in cui una persona è esposta ad un pericolo o a più pericoli. RISCHIO: combinazione di probabilità e di gravità di possibili lesioni o danni alla salute in una situazione pericolosa VALUTAZIONE DEL RISCHIO: valutazione globale della probabilità e della gravità di possibili lesioni in una situazione pericolosa per scegliere le adeguate misure di sicurezza da : D.Lgs. 81/08 corretto ed integrato dal D.Lgs. 106/09 PERICOLO: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni; RISCHIO: probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione; VALUTAZIONE DEI RISCHI: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell ambito dell organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza; Nel linguaggio comunemente adottato il termine pericolo assume normalmente un significato connesso al rischio infortunistico; nel testo degli Orientamenti Cee, invece, è utilizzato in un accezione più ampia; nel testo che segue potrà essere utilizzato anche il termine fattore di rischio ad indicare l esistenza di un pericolo da cui possa derivare un rischio per i lavoratori OBIETTIVI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI da: ORIENTAMENTI Cee RIGUARDO ALLA VALUTAZIONE DEI RISCHI DA LAVORO L obiettivo della valutazione dei rischi consiste nel consentire al datore di lavoro di prendere i provvedimenti che sono effettivamente necessari per salvaguardare la sicurezza e la salute dei lavoratori. Questi provvedimenti comprendono: - prevenzione dei rischi professionali - informazione dei lavoratori - formazione professionale dei lavoratori - organizzazione e mezzi destinati a porre in atto i provvedimenti necessari10 PAGINA 10 DI 133 L art. 15 del D.Lgs. 81/08 corretto ed integrato dal D.Lgs. 106/09 elenca, in successione logica e concatenata, i provvedimenti che devono essere assunti dal datore di lavoro quali misure di tutela per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Tra le misure indicate, la valutazione dei rischi è il primo atto previsto, dal quale derivano tutte le ulteriori misure, alla cui programmazione ed attuazione la valutazione stessa è finalizzata CRITERI GENERALI Il D.Lgs. 81/08 corretto ed integrato dal D.Lgs. 106/09 si riferisce in alcuni articoli alla valutazione dei rischi, in altri alla valutazione dei pericoli, in altri alla valutazione dell esposizione, pur facendo in ogni caso riferimento alla valutazione dei rischi disposta dall art. 17, primo comma. Sembra pertanto di poter desumere la volontà del legislatore ad interpretare il mandato al valutatore con una certa flessibilità, in ragione del tipo di pericolo preso in considerazione e della complessità che l analisi del problema di prevenzione implica. In questa valutazione si procederà principalmente all individuazione dei possibili centri/fonti di pericolo per la sicurezza e la salute dei lavoratori, la identificazione dei lavoratori potenzialmente esposti al rischio, non comprendendo stime probabilistiche di accadimento, salvo casi particolari da individuare. Per la concreta attuazione di quanto disposto dal Decreto Legislativo in merito alla valutazione dei rischi, tenuto conto dell'orientamento della stessa a fini di programmazione di interventi di prevenzione, possono essere sinteticamente proposti i seguenti criteri: a) Attuazione di una fase preliminare procedere all identificazione dei centri/fonti di pericolo sulla base dell analisi del processo produttivo e dell organizzazione del lavoro, nonché di tutta la documentazione e le informazioni disponibili ed utili. b) Orientamenti operativi se nella conduzione della valutazione viene individuato un pericolo per la salute o la sicurezza, la cui esistenza appare certa e fonte di possibile danno ai lavoratori, che sia riferibile o meno ad una mancata messa in atto di quanto previsto dalla normativa esistente, le misure di tutela eventualmente individuabili possono opportunamente essere attuate o programmate senza acquisire ulteriori elementi valutativi, se non quelli strettamente necessari alla definizione della priorità da assumersi per gli interventi stessi; se un possibile pericolo, connesso all'attività lavorativa in esame, è stato in precedenza valutato con esito favorevole (rischio assente o molto limitato) ovvero il pericolo stesso è stato ridotto o eliminato con l'adozione di opportune misure (può essere il caso della valutazione dell'esposizione dei lavoratori a piombo, amianto e rumore ai sensi del D.Lgs. 81/08 corretto ed integrato dal D.Lgs. 106/09), la valutazione dei rischi può limitarsi ad una presa d atto di tali risultanze, previa verifica della loro attualità;11 PAGINA 11 DI 133 al contrario, là dove l'esistenza di un pericolo risulti dubbia, o incerta la definizione delle possibili conseguenze, o complessa l'individuazione delle appropriate misure di prevenzione, appare opportuno condurre una valutazione dei rischi che si articoli in un percorso logico e procedurale più completo ed approfondito FASI PRELIMINARI Al fine di una sua corretta collocazione temporale e maggiore rappresentatività delle reali condizioni di lavoro, la valutazione va fatta precedere da un'attenta ricognizione circa le caratteristiche dell'attività lavorativa (produzione di beni o di servizi, di serie o per campagne, produzione conto terzi etc. e relativa variabilità delle lavorazioni in relazione al variare della produzione...) con particolare riferimento all'esistenza di attività di servizio alla produzione (pulizia, manutenzione...) od occasionali (guasti, riattivazione di impianti...); non dovrà essere trascurata la considerazione di prestazioni eventualmente erogate dai lavoratori all'esterno dell'abituale luogo di lavoro (montaggi, riparazioni...) come pure la possibilità di presenza sul luogo di lavoro di dipendenti di altre aziende o di utenti. Dovrà essere scelta la sequenza logica che il valutatore riterrà più opportuno adottare nell'analisi dei pericoli e dei rischi : sequenza ordinata delle lavorazioni nel ciclo produttivo compiti assegnati ai lavoratori ambienti di lavoro aggregati in base al linguaggio aziendale ("reparti", linee, uffici...), avendo unicamente cura di: esplicitare la scelta fatta attenersi ad essa in modo coerente Un'ulteriore fase preliminare da non trascurarsi è l acquisizione e l organizzazione di tutte le informazioni e le conoscenze già disponibili su elementi utili a connotare i fattori di rischio e/o gli eventuali danni riferibili al lavoro.12 PAGINA 12 DI NORME PRINCIPALI IN MATERIA DI SICUREZZA E DI SALUTE SUL LUOGO DI LAVORO: I riferimenti legislativi e bibliografici sotto elencati riguardano tutte le fasi dell intero ciclo lavorativo. D.Lvo 106 del 3 agosto 2009 Disposizioni integrative e correttive al Decreto legislativo 9 aprile 2008 n.81 D.Lvo 81/2008 del 9 Aprile 2008 TESTO UNICO attuazione dell art.1 della Legge 3 agosto 2007 n 123 in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro D.Lgs 475/92 - Attuazione delle direttive 89/686/CEE del Consiglio del 21/12/1989, in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale D.Lgs 532/99 Disposizioni in materia di lavoro notturno, a norma dell art.17 comma 2 della legge n. 25 del 5/2/99 D.P.R. 459/96 - Regolamento per l attuazione delle direttive 89/392/CEE, 91/368/CEE, 93/44/CEE e 93/68/CEE concernenti il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle macchine D.P.R. 224/88 Rumorosità delle macchine Legge 292 del 5/3/63 (vaccinazione antitetanica obbligatoria) D.M. 26/4/90 e D.M. 4/10/91 (individuazione delle categorie a rischio per la vaccinazione contro l epatite virale B) NIOSH: Work practices guide for manual lifting, NIOSH technical report, n U.S., 1981 Norma UNI - EN 292-1: Sicurezza del macchinario Concetti fondamentali, principi generali di progettazione Terminologia e metodologia di base Norma UNI - EN : Sicurezza del macchinario Concetti fondamentali, principi generali di progettazione Specifiche e principi tecnici Norma CEI - EN : Sicurezza delle macchinario Equipaggiamento elettrico delle macchine Requisiti generali D.Lgs.vo n 25 Attuazione della Direttiva 98/24/CE sulla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori contro i rischi derivanti da agenti chimici durante il lavoro Vedere altro
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