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Timestamp: 2020-02-19 06:20:54+00:00

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Art. 1161 codice civile - Usucapione dei beni mobili - Brocardi.it
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Articolo 1161 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1161 Codice civile
In mancanza di titolo idoneo, la proprietà dei beni mobili [1153] (1) e gli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per dieci anni, qualora il possesso sia stato acquistato in buona fede.
(1) La disposizione si riferisce anche ai beni mobili passibili di registrazione, ma che non siano in concreto registrati.
“ In usucapionibus mobilium continuum tempus numeratur ”
Nell'usucapione di cose mobili il tempo viene conteggiato senza alcuna interruzione
“ Non potest pro derelicto usucapire, qui falso exstimaverit rem pro derelicto habitam esse ”
Non può usucapire un bene come se questo fosse stato abbandonato, chi erroneamente lo riteneva tale
“ Pignori rem acceptam usu non capimus, quia pro alieno possidemus ”
Non possiamo usucapire una cosa ricevuta in pegno, poiché la possediamo per conto di un altro
Spiegazione dell'art. 1161 Codice civile
La norma disciplina l'usucapione abbreviata dei beni mobili e dei titoli al portatore. Ogniqualvolta manchi un titolo idoneo, stabilisce l'articolo, i diritti su tali beni si acquistano in virtù del possesso di buona fede quinquennale.
È da rilevare anzitutto dal lato formale il ritorno all'espressione usata nell' art. 1158 del c.c. « possesso continuato per.... ».
Dal lato sostanziale, è chiaro che, sebbene la norma parli di possesso « acquistato in buona fede », essa allude al possesso di buona fede definito dall' art. 1147 del c.c., e conseguentemente trovano applicazione alla specie le disposizioni di tale articolo circa la presunzione di buona fede e circa l’ inefficacia di essa quando l'ignoranza dipenda da colpa grave.
Disciplina dell'usucapione delle universalità di mobili
Osserva la Relazione al Re Imperatore che se con la buona fede concorresse il titolo, si opererebbe l'acquisto immediato del diritto a sensi dell’ art. 1153 del c.c..
Questo rilievo, insieme con la circostanza dell'abbinamento dei « beni mobili » ai « titoli al portatore » e con il riferimento che evidentemente il principio dell'articolo fa all'art. 1153, sembrerebbe a prima vista dover portare a ritenere che il legislatore abbia inteso escludere l'applicazione dell'art. 1161 alle universalità di mobili, che — come si è visto — l' art. 1156 del c.c. esclude dall'applicazione dell' art. 1153 del c.c.
Ed il principio potrebbe anche trovare una giustificazione nella universalmente riconosciuta differenza tra i singoli beni e gli aggregati di essi.
Una tale interpretazione condurrebbe però alla grave conseguenza che manchi nella legge una norma riferibile all'usucapione delle universalità e quindi che esse non possano acquistarsi, oltre che per usucapione abbreviata, nemmeno col decorso del termine ordinario. Sembra perciò preferibile, poiché la dizione dell'articolo non vi si oppone, ritenere che l'espressione « beni mobili » sia comprensiva anche delle universalità e che quindi a queste si applichi in toto l'art. 1161.
Una tale interpretazione è del resto suffragata dal rilievo che, quando la legge ha ritenuto di dover escludere l'applicazione di una norma alle universalità, lo ha detto esplicitamente (art. 1156 del c.c.), pertanto l'aver taciuto significa non aver voluto stabilire tale esclusione.
Problema della usucapibilità dei titoli nominativi e all'ordine
Il rilevato abbinamento dei « beni mobili » ai « titoli al portatore » è fonte di non lieve incertezza riguardo ai titoli all'ordine e nominativi. Il solo scrittore che sinora si è occupato del punto, il Montel, dopo aver rilevato come, a ben vedere, non possano qualificarsi « pubblici registri » i libri dei soci delle innumerevoli società private e come quindi sia difficile far rientrare detti titoli tra i beni registrati cui si riferisce il successivo art. 1162 del c.c., propende, pur con qualche esitazione, per l'inapplicabilità dell'articolo citato tanto ai titoli nominativi che a quelli all'ordine, per l'inapplicabilità a questi ultimi anche dell'art. 1161 e per l'ammissibilità della usucapione ordinaria ventennale sia per i titoli all'ordine che per quelli nominativi.
Usucapione da parte dell'acquirente a domino in base ad un titolo viziato
Per l'usucapione regolata da questo articolo non vale la limitazione del campo di applicazione al caso di acquisto a non domino: questa usucapione è infatti stabilita per il caso di mancanza di titolo idoneo, cioè tanto per il caso di esistenza di titolo a non domino non idoneo all'acquisto del diritto, quanto per quello di mancanza di qualsiasi titolo, sia a non domino che a domino. A ciò sembra dover portare il confronto delle espressioni usate nell'articolo da un lato con quelle dell' art. 1153 del c.c. (corrispondente, come si è visto, all'art. 707 del codice del 1865), dall'altro con quelle degli art. 1159 e 1162che parlano esplicitamente di acquisto dal non proprietario.
Trascrizione delle sentenze da cui risulta l'usucapione di un diritto
Analogamente a quanto, come si è visto, l’ art. 2651 del c.c. dispone per gli immobili, l'art. 2689 stabilisce che « devono essere trascritte le sentenze da cui risulta acquistato per usucapione uno dei diritti indicati dai numeri 1 e 2 dell'art. 2684 »: valgono a proposito le considerazioni esposte a commento della pri­ma norma.
548 Il testo colma una grave lacuna del codice precedente, il quale non disciplinava espressamente l'usucapione rispetto ai beni mobili. Per quanto la prevalente dottrina non dubitasse dell'ammissibilità di questa anche in materia mobiliare sulla base della portata generale degli articoli 710 e 2135, permaneva pur sempre la grave anomalia che, mentre in tema d'immobili era regolata, con l'usucapione ordinaria, l'usucapione abbreviata, in tema di mobili l'usucapione non poteva in ogni caso compiersi che nel lungo termine di trent'anni. A norma dell'art. 1161 del c.c. l'usucapione della proprietà e degli altri diritti reali di godimento sui beni mobili si compie con il possesso continuato per dieci anni (è sembrato troppo breve il termine di cinque anni stabilito nel precedente testo del libro della proprietà), qualora, pur mancando il titolo, il possesso — come nel caso che taluno s'impossessi di un oggetto compreso in un'eredità ritenendo erroneamente di essere erede — sia stato acquistato in buona fede. Naturalmente, se con la buona fede concorresse il titolo, si opererebbe l'acquisto immediato del diritto reale ai sensi dell'art. 1153 del c.c.. Si compie invece l'usucapione con il possesso continuato per venti anni, ossia in un termine pari a quello stabilito per l'usucapione ordinaria degli immobili, qualora il possessore sia di mala fede. Quanto alle universalità di mobili, l'usucapione ordinaria si compie col possesso continuato per venti anni: quella abbreviata col possesso continuato per dieci anni, se concorrono la buona fede e il titolo (art. 1160 del c.c.). Sull'usucapione abbreviata degli immobili si modella l'usucapione abbreviata dei mobili iscritti in pubblici registri. La proprietà e gli altri diritti reali di godimento su di essi si acquistano, sempre che concorra la buona fede, col decorso di tre anni dalla data della trascrizione del titolo d'acquisto a non domino (art. 1162 del c.c., primo comma). Il termine di tre anni potrà apparire troppo breve, ma esso è stabilito in considerazione della brevità della vita (si pensi sopratutto agli aeromobili) che normalmente hanno alcuni di questi beni. Non concorrendo la buona fede e la trascrizione del titolo, l'usucapione dei beni mobili iscritti in pubblici registri si compie con il possesso continuato per dieci anni (art. 1162, secondo comma).
Massime relative all'art. 1161 Codice civile
Cass. civ. n. 1464/2008
Qualora, all'atto dell'apertura di una successione per causa di morte, esista nel patrimonio del de cuius la titolarità di una quota di una società cooperativa edilizia, senza che l'appartamento sia stato ancora costruito, essa costituisce un bene mobile, come tale soggetto ad usucapione decennale da parte dell'erede, ai sensi dell'art. 1161 c.c., ove il possesso sia stato da quest'ultimo acquisito in buona fede.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1464 del 23 gennaio 2008)
Cass. civ. n. 2103/1982
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2103 del 6 aprile 1982)
La buona fede possessoria, che legittima ai sensi dell'art. 1161 c.c. l'usucapione mobiliare abbreviata, è costituita non dall'ignoranza dell'altrui diritto, ma dall'ignoranza di arrecare danno all'altrui diritto, senza che al riguardo possa rilevare la conoscenza della validità (o invalidità) formale dell'atto dispositivo. Pertanto, in presenza di una donazione non di modico valore, nulla perché effettuata senza l'atto pubblico ed accettata senza l'autorizzazione governativa, necessaria per l'accettazione di donazioni di eredità da parte di persone giuridiche, la buona fede dell'accipiens (nella specie parrocchia), sussiste ove risulti che il possesso sia ottenuto con la coscienza della concreta osservanza e del rispetto dell'interesse e della volontà del donante.

References: Articolo 1161

Articolo 1161
 art. 1158
 art. 1147
 art. 1153
 art. 1156
 art. 1153
 art. 1162
 art. 1153
 art. 1159
 art. 2651

Cass. 
 sentenza 

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