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Timestamp: 2017-06-25 01:47:55+00:00

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Cassazione Civile – Sez. III; Sent. n. 7193 del 10.04.2015
Con atto di citazione del 2004 B.D. ha convenuto davanti al Tribunale di Torino – Sez. dist. di Susa – P. V. e A. e la s.p.a. Fondiaria SAI, rispettivamente proprietario, conducente e assicuratrice dell’automobile Ford Sierra sulla quale era trasportato, allorchè il 4 settembre 1999 è stato coinvolto in un grave sinistro stradale lungo l’autostrada X. .
1.- Deve essere preliminarmente rilevato che non è stato depositato dal ricorrente l’avviso di ricevimento della notificazione a mezzo posta del ricorso a Bo.Fr., il quale non ha depositato difese.
2.- Il primo motivo denuncia violazione di varie disposizioni di legge in tema di prova e di illecito civile, ed “omessa nonchè contraddittoria motivazione su di un punto decisivo della controversia”, con riferimento al capo della sentenza impugnata che ha negato al ricorrente il risarcimento dei danni patrimoniali, quantificati in Euro 80.000,00, per avere egli perso l’opportunità, a causa dell’incidente, di essere assunto per quattro anni alle dipendenze della s.r.l. Italcoge, dalla quale avrebbe percepito un compenso di Euro 20.000,00 all’anno.
Deduce il ricorrente che erroneamente la domanda è stata ritenuta inammissibile perchè tardivamente proposta, poichè nelle conclusioni di cui all’atto di citazione in primo grado egli ha chiesto il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali derivati dal sinistro e tale richiesta da ritenersi comprensiva anche del danno patrimoniale da lucro cessante. Richiama altresì la memoria 24 giugno 2005, depositata ai sensi dell’art. 184 c.p.c., con cui ha prodotto la lettera dell’Italcoge che gli comunicava l’intenzione di assumerlo quale operatore elettrico a tempo indeterminato a decorrere dal 20 settembre 1999, e ha dedotto i capitoli di prova testimoniale sul punto. Rileva che, con memoria di replica, la controparte ha proposto opposizione all’ammissione delle prove, così dimostrando di essere stata messa in condizione di svolgere le proprie difese.
La domanda di risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali, proposta dal danneggiato nei confronti del soggetto responsabile, comprende necessariamente tutte le voci che compongono il danno ed in particolare il lucro cessante, pur se non contiene alcuna precisazione in tal senso, in quanto la domanda stessa, per la sua onnicomprensività, esprime la volontà di riferirsi ad ogni possibile voce di danno (Cass. civ. Sez. 3, 26 febbraio 2003 n. 2869, con riferimento all’omessa, specifica menzione del danno biologico;
Idem, 22 giugno 2006 n. 14456 e 13 ottobre 2009 n. 21680).
La giurisprudenza in contrario citata dalla resistente non è in termini, poichè si riferisce ai casi, diversi da quello di specie, in cui la domanda di cui all’atto di citazione non sia onnicomprensiva, ma indichi specifiche e determinate voci di danno, alle quali sia estranea quella successivamente azionata.
La motivazione con cui la domanda è stata anche respinta nel merito, perchè non sufficientemente provata dalla lettera di intenti della Italcoge, non essendo stato stipulato alcun contratto, è a dir poco insufficiente, tenuto anche conto della perdita delle chance lavorative che l’infortunato, appena diciottenne, avrebbe potuto avere, pur a prescindere dalla certezza che il rapporto di lavoro con la Italcoge sarebbe stato effettivamente concluso e si sarebbe protratto per l’intera durata quadriennale prospettata.
2.- Il secondo motivo denuncia violazione degli artt. 1226, 2056, 2059 e 2697 c.c., ed omessa motivazione in ordine alla liquidazione del danno biologico, nel capo in cui la Corte di appello ha ritenuto che il giudice di primo grado non abbia fatto riferimento alle tabelle adottate per la liquidazione ed abbia erroneamente concesso la rivalutazione della somma liquidata, pur avendo adottato un valore del punto di invalidità (Euro 2.900,00) vicino al massimo del valore del punto (Euro 3.103) alla data della sentenza (2008) e superiore al massimo di quello in vigore alla data del sinistro.
3.- Il terzo motivo denuncia ancora violazione delle norme sopra citate e contraddittoria od omessa motivazione, nel capo in cui ha negato al ricorrente il diritto al risarcimento dei danni morali, liquidato in suo favore dal Tribunale in Euro 43.500,00, in aggiunta al risarcimento del danno biologico, con la motivazione che il Be. non avrebbe provato per quali ragioni nel caso di specie la dedotta sofferenza emotiva causata dalle lesioni non fosse compresa nel danno biologico e non costituisse duplicazione risarcitoria, ove liquidata in una somma aggiuntiva.
E’ vero infatti che il danno non patrimoniale va liquidato in modo unitario e senza procedere a duplicazioni risarcitorie, ma occorre che, nella conclusiva valutazione unitaria, siano comprese tutte le componenti che determinano la consistenza del danno: quindi non solo le lesioni e le sofferenze fisiche (danno biologico), ma anche la sofferenza morale, il dolore psichico, l’eventuale pregiudizio alla vita di relazione, le menomazioni al pieno godimento dei rapporti affettivi e familiari, e così via), evitando solo che sia attribuito più volte il risarcimento in relazione al medesimo atteggiarsi del danno, sulla base di distinzioni puramente nominali fra l’uno e l’altro.
Se la tabella a cui il giudice ha fatto riferimento per la liquidazione dei danni biologici tiene conto anche delle ulteriori componenti del danno non patrimoniale sopra indicate così come avviene per attuali tabelle approvate dal Tribunale di Milano (cfr.
Cass. civ. Sez. 3, 6 marzo 2014 n. 5243) – la somma conseguentemente attribuita può ritenersi onnicomprensiva del danno biologico e delle sofferenze morali, senza ulteriori aggiunte: ferma restando la necessità di procedere all’ulteriore adeguamento, in relazione agli opportuni criteri di personalizzazione, eventualmente richiesti dal caso concreto.
Nel caso in esame la sentenza di primo grado aveva liquidato separatamente il danno biologico e il danno morale. Sicchè il diniego della somma attribuita a questo secondo titolo ad opera della Corte di appello comporta l’omessa liquidazione di una parte del danno non patrimoniale risarcibile. La sentenza impugnata deve essere quindi cassata anche per questo capo ed il giudice di rinvio dovrà procedere ad una liquidazione unitaria, che però tenga conto non solo del c.d. danno biologico, ma anche del danno c.d. morale.
4.- In accoglimento del primo e del terzo motivo di ricorso, la sentenza impugnata è cassata nei corrispondenti capi, con rinvio della causa alla Corte di appello di Torino, in diversa composizione, perchè decida la controversia uniformandosi ai principi sopra enunciati.
La Corte di cassazione accoglie il primo e il terzo motivo di ricorso e rigetta il secondo motivo. Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia la causa alla Corte di appello di Torino, in diversa composizione, che deciderà anche sulle spese del giudizio di cassazione.
Depositato in Cancelleria il 10 aprile 2015
La omessa o ritardata diagnosi .
Corte di Cassazione, sez. IV, penale, sentenza 11 marzo 2013, n. 11493 Medici – Responsabilità professionale – Colpa – Linee guida – Novum normativo ex legge 189/2012 – Rilevanza – Limiti. (Cp, articolo 43; legge 8 novembre 2012 n. 189) In tema di responsabilità professionale del medico, il novum normativo introdotto con l’articolo 3 della legge 8 novembre 2012 n. 189, secondo cui «l’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non rispon- de penalmente per colpa lieve», non può essere invocato allor- quando i profili di colpa contestati riguardano la prudenza e la negligenza, giacché le linee guida contengono solo regole di perizia e non afferiscono ai profili di imprudenza e di negligenza. In ogni caso, comunque, quando si discuta della perizia del medico, affinché le linee guida possano avere rilievo nell’accerta- mento della responsabilità, occorre si tratti di linee guida che indichino standards diagnostico-terapeutici conformi alle regole dettate dalla migliore scienza medica a garanzia della salute del paziente e che non risultino, invece, ispirate a esclusive logiche di economicità della gestione, sotto il profilo del contenimento delle spese, in contrasto con le esigenze di cura del paziente. Infatti, solo nel caso di linee guida conformi alle regole della migliore scienza medica è possibile utilizzarle come parametro per l’accertamento dei profili di colpa ravvisabili nella condotta del medico e attraverso le indicazioni dalle stesse fornite è possibile per il giudicante – anche, se necessario, attraverso l’ausilio di consulenze rivolte a verificare eventuali particolarità specifiche del caso concreto, che avrebbero potuto imporre o consigliare un percorso diagnostico-terapeutico alternativo – indi- viduare o escludere eventuali condotte censurabili secondo il parametro di riferimento indicato dall’articolo 3 della legge 189/2012.
Corte di Cassazione, sez. IV, penale, sentenza 9 apri- le 2013, n. 16237 Professionisti – Medici e chirurghi – Articolo 3 della legge 8 novembre 2012, n. 189 – Depenalizzazione par- ziale degli articoli 589 e 590 del Cp – Condizioni. In tema di responsabilità medica, l’articolo 3 della legge 8 novembre 2012, n. 189 esclude la rilevanza della colpa lieve a quelle condotte che abbiano osservato linee guida o pratiche terapeutiche mediche virtuose, purché esse siano accreditate dalla comunità scientifica. (Nella specie, la Sc ha osservato che la norma ha dato luogo a una “abolitio criminis” parziale degli articoli 589 e 590 del codice penale, avendo ristretto l’area del penalmente rilevante individuata da questi ultimi e avendo ritaglia- to implicitamente due sottofattispecie, una che conserva natura penale e l’altra divenuta penalmente irrilevante).
Ced, Cassazione, 2013 Danno da perdita di chance

References: sentenza 
 sentenza 

Cass. 
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 articolo 43
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 Articolo 3