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Timestamp: 2017-11-22 15:11:45+00:00

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ALLEGATO A NOTA INTRODUTTIVA AL BILANCIO DI PREVISIONE Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 1 - PDF
ALLEGATO A NOTA INTRODUTTIVA AL BILANCIO DI PREVISIONE Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 1
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Agnello Berardi
1 ALLEGATO A NOTA INTRODUTTIVA AL BILANCIO DI PREVISIONE 2013 Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 1
2 NOTA INTRODUTTIVA AL BILANCIO DI PREVISIONE 2013 PREMESSA Il riferimento programmatico di base del bilancio di previsione è rappresentato dalle Linee di Mandato presentate dal Presidente on. Guido Podestà ed approvate dal Consiglio provinciale con deliberazione n 26/2009 del Un altro documento di rilevante importanza è costituito dalla Relazione Previsionale e Programmatica , allegata al presente bilancio. All inizio del mandato amministrativo in corso non era prevedibile che, nel giro di pochi anni, il sistema delle Province fosse posto drasticamente in discussione e si generassero grandi incertezze riguardo ai possibili nuovi assetti. Il dl. 201/2011 convertito con modificazioni nella l. 22/12/2011 ha limitato le competenze delle province alle funzioni di indirizzo e coordinamento delle attività dei comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale, senza più prevedere la Giunta (art. 23). Successivamente, il dl. 6/7/2012, n. 95, art. 17 convertito dalla l. 7/8/2012, n. 135, ha previsto un percorso di riordino delle Province con l obiettivo di diminuirne il numero sulla base di requisiti minimi in termini di territorio e popolazione. In attesa del riordino sono state attribuite in via transitoria le funzioni di pianificazione territoriale provinciale, tutela e valorizzazione dell ambiente, pianificazione dei servizi di trasporto, costruzione, classificazione e gestione delle strade provinciali, programmazione della rete scolastica ed edilizia scolastica relativa alle scuole secondarie di secondo grado. Dal 1 gennaio 2014 si è prevista l istituzione delle Città metropolitane: fra queste è inclusa la Città metropolitana di Milano. Alle Città metropolitane sono attribuite anche le funzioni di pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali, la strutturazione dei sistemi dei servizi pubblici e organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano, mobilità e viabilità, promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale (art. 18). Il processo di riordino delle circoscrizioni provinciali a fronte delle difficoltà e delle obiezioni insorte non è giunto a buon fine e il dl. 188/2012, che definiva i nuovi ambiti territoriali, non è stato convertito in legge. Con la crisi di Governo e la fine della legislatura, si è solo potuto, con la legge di stabilità (l. 24/12/2012, n. 228), rimandare al 31/12/2013 il termine per la riforma delle Province (art. 1, c. 115). Inoltre si è stabilito che il presidente, la giunta e il consiglio delle Province restano in carica fino alla naturale scadenza dei loro mandati. Riguardo alle città metropolitane fino al 31/12/2013 è sospesa l applicazione delle disposizioni dell art. 18 del citato dl. 95/2012 che, fra l altro, norma la procedura per l adozione dello statuto definitivo di queste nuove realtà istituzionali. Nel frattempo continuano ad essere commissariate le Province i cui organi istituzionali sono già scaduti o lo saranno nel corso del Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 2
3 Evidentemente l assetto delle Province o di altre realtà amministrative che ne raccolgano le funzioni è del tutto indefinito e il bilancio e la programmazione triennali non possono che essere formulati a legislazione vigente. Ma non basta. Come si vedrà anche nelle prossime pagine, sulle Province si è abbattuta una serie micidiale di tagli alle risorse finanziarie. Per il 2012 il dl. 78/2012 ha imposto un taglio al sistema delle province di 500 milioni; il dl. 201 ha aggiunto 415 milioni e infine il dl. 95 ha imposto altri 500 milioni che diventano nel 2013 e che la l. 228/2012 (legge di stabilità) incrementa a Per capire l entità di questi tagli, si pensi che la spesa corrente delle province nel 2011 era pari a milioni. La somma dei tagli richiamati è milioni pari ad un quarto della spesa corrente. I tagli sono stati lineari: quelli derivanti dal dl. 95/2012 hanno utilizzato come riferimento i consumi intermedi. Ne consegue che la generalità del criterio utilizzato non ha permesso la considerazione di situazioni specifiche con il risultato di attivare numerosi ricorsi da parte delle amministrazioni provinciali depositati presso il Tar del Lazio. Nell ultimo riparto il Ministero ha adottato alcuni correttivi nella ripartizione dei tagli con il risultato di risolvere i problemi di qualche provincia a scapito di altre. Il principio di invarianza della decurtazione a carico delle Province si è risolto in un gioco a somma zero del quale la Provincia di Milano sopporta pesanti conseguenze. Nonostante negli ultimi anni si siano succedute le rilevazioni dei costi standard, questi ultimi continuano ad essere ignorati nella determinazione dei trasferimenti erariali, svuotando il meccanismo del federalismo fiscale e lasciando perdurare un assetto ancora basato sui costi storici. La predisposizione del bilancio di previsione è stata dunque resa particolarmente difficile e faticosa, oltre che dal ridimensionamento di importanti entrate tributarie, dall incremento delle somme da trasferire all amministrazione centrale dello Stato: si è determinata una contrazione delle spese correnti (non finalizzate) che non trova precedenti e tocca livelli non mantenibili nel medio/lungo periodo. Contemporaneamente, lo sforzo richiesto alla Provincia di Milano, per il riequilibrio delle finanze italiane attraverso continui innalzamenti dell obiettivo del Patto di Stabilità interno, diviene sempre più consistente. L obiettivo del 2011 era pari a 31,7 milioni di euro, nel 2012 il valore è 75,1 milioni di euro e balza a 95 milioni per l esercizio in corso. Il Patto di Stabilità rappresenta una criticità molto rilevante. A fronte di un obiettivo che impone un surplus di entrate rispetto alle spese, dal rendiconto 2012 emergono residui passivi di spese in conto capitale per 818 milioni di euro (erano 785 milioni di euro un anno prima). Questi importi si riferiscono a interventi decisi ed attivati in anni passati, i quali ora inevitabilmente si traducono in flussi di pagamenti tali da minacciare il rispetto dell obiettivo assegnato. A fronte di questa situazione la leva principale lasciata agli enti locali è la dismissione dei loro patrimoni, mentre le sanzioni per chi non rispetta il patto sono pesantissime e ne minacciano gli equilibri di bilancio. Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 3
4 Oggettivamente si è creata una situazione insostenibile tanto che il dl. 35/2013, pur senza intervenire direttamente sull obiettivo del Patto di Stabilità assegnato alle amministrazioni, apre spazi finanziari per i pagamenti degli enti locali esigibili al 31 dicembre 2012 (dunque rimane ancora da affrontare la questione dei debiti in scadenza nell anno in corso). In tal modo alla provincia è permesso di escludere dal Patto di Stabilità pagamenti per 132,8 milioni. Per una corretta valutazione delle conseguenze occorre chiarire che lo Stato non fornisce maggiori risorse alle amministrazioni (se non per compensare eventuali carenze di liquidità con somministrazioni di denaro comunque da restituire) e mette piuttosto le amministrazioni nelle condizioni di pagare di più. Continua dunque a non trovare soluzione il problema di obiettivi oggettivamente non sostenibili, per cui permane il rischio del loro sforamento da parte di molte amministrazioni. Ne consegue che la realizzazione del piano di alienazioni patrimoniali continua ad essere una condizione necessaria per il rispetto dell obiettivo del patto di stabilità. Sempre nel caso della Provincia di Milano, la cessione delle partecipazioni societarie acquisisce particolare rilevanza. Bisogna anche ricordare che la legge di stabilità 2012 (n. 183/2011), ha modificato i limiti di capacità di indebitamento previsti all art. 204 del TUEL portandoli al 6% per il 2013 e al 4% a decorrere dal 2014 delle entrate relative ai primi tre titoli del bilancio evidenziate dal rendiconto del penultimo anno precedente a quello di contrazione del debito. E dunque necessario reperire altre fonti per il finanziamento degli investimenti, quali le alienazioni di beni e i trasferimenti da altre amministrazioni pubbliche. Per quanto riguarda la possibilità di impiegare entrate correnti è superfluo ricordare che le risorse disponibili sono destinate a fronteggiare spese correnti e per il rimborso di mutui a causa dei tagli ai trasferimenti erariali e dell andamento dei tributi attinenti i veicoli. Infatti, queste vicende si snodano in una fase di recessione economica del Paese con un impatto sfavorevole sulle entrate tributarie legate agli autoveicoli. Le possibilità di compensazione della tendenza sono già state utilizzate nei passati esercizi con l aumento delle aliquote. Tutto ciò ha annullato gli effetti degli sforzi degli ultimi anni tesi a: - ripristinare l avanzo corrente (che nel 2010 aveva realizzato un valore negativo e nel biennio successivo aveva raggiunto valori positivi) e accrescere la capacità di autofinanziamento degli investimenti; - diminuire la rigidità della spesa corrente; - rafforzare la capacità di conseguire l obiettivo del patto di stabilità. Il bilancio dunque torna in una situazione di criticità, condivisa da gran parte delle Province, non meno rilevante di quella che ha caratterizzato la prima fase dell attuale mandato amministrativo. Più ancora che dell incertezza riguardante l assetto istituzionale, la minaccia più insidiosa e dirompente nell immediato è rappresentata Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 4
5 dalla perdurante asfissia finanziaria con le scontate conseguenze sulle attività che le Province possono effettivamente garantire. LO SCENARIO INTERNAZIONALE Guardando le ultime stime disponibili sul PIL mondale nel 2013 della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, i dati mostrano uno scenario del PIL a tre velocità: in testa ci sono Paesi emergenti veloci, seguono Paesi industriali che hanno ripreso a marciare e infine, eccezione negativa, l eurozona il cui PIL è in recessione per il secondo anno consecutivo. Quest anno il PIL mondiale dovrebbe crescere del 3,3 %, malgrado la crisi dell eurozona, che diminuirà dello - 0,3%. Da gennaio a marzo il PIL dell eurozona è scivolato dello 0,2%. La caduta si è verificata in nove dei diciassette paesi dell unione monetaria, inclusa la Francia, mentre la Germania è cresciuta solo dello 0,1%. Dopo l anno di crisi del 2009, anno di recessione mondiale, la ripresa c è stata, anche se non mancano le incertezze: in Cina le percentuali di crescita a due cifre sono finite e in altre parti del mondo, con l eccezione del Giappone, i risultati sono peggiori delle aspettative. In ogni caso, globalmente, il 2013 dovrebbe mostrare un andamento migliore dell anno precedente. Va detto però che questa ripresa è senza occupazione, soprattutto per i giovani. Come sempre capita in periodi di crisi, si bloccano le assunzioni prima di licenziare. E così i Paesi industriali dell Ocse lamentano 26 milioni di giovani (15-25 anni) disoccupati, mentre la Banca Mondiale stima in 262 milioni i giovani inattivi. La crisi mondiale, innescata da una finanza incontrollata, si è trasformata in crisi economica da domanda, che le diseguaglianze crescenti degli ultimi decenni hanno alimentato. Ulteriori differenze sono state fatte dalle politiche economiche adottate. La Fed in America e ora, se possibile, in misura ancora più massiccia, la Banca Centrale Giapponese hanno adottato politiche monetarie fortemente espansive. Invece, le politiche di austerità imposte nell eurozona, deprimendo la domanda, anche attraverso la rivalutazione dell euro, hanno portato alla recessione. Le difficoltà, che hanno avversato i paesi mediterranei, ormai iniziano ad intaccare la Francia ed anche la Germania. In Europa sul banco degli imputati sono in molti: gli economisti che non hanno saputo prevedere la crisi, l Euro che è una moneta unica di paesi molto diversi, la finanza internazionale che falsa e condiziona l andamento dell economia reale, la debolezza dei bilanci pubblici delle periferie europee. Non si possono chiudere gli occhi nemmeno sulla mancanza di un governo unitario e coerente dell economia europea. Senza misure espansive da parte dei più forti e l attenuazione dei programmi di rigore finanziari per gli altri paesi, questi ultimi non potranno fronteggiare né la crescita dei loro disavanzi, né migliorare la loro competitività. La Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 5
6 Banca Centrale Europea è riuscita a sostenere direttamente o indirettamente, i titoli di stato dei paesi più a rischio, ma i dati macroeconomici continuano a peggiorare. E questo peggioramento aumenta le diseguaglianze e mina il consenso e la coesione sociale. Si produce un circolo vizioso che impedisce l aggancio all economia mondiale. Quelle che sembravano certezze si sono dimostrate degli errori. Gli economisti del Fondo Monetario Internazionale hanno dimostrato che l impatto dell austerità sui PIL di un paese in recessione è assai più alto di quanto stimato in precedenza. Inoltre la dimostrazione che un rapporto debito/pil superiore al 90% è correlato a difficoltà economiche è stata anch essa smentita dopo aver rifatto i conti e le stime. In sintesi, l austerità non sta di per sé alla base dello sviluppo economico. Lo stesso Fondo Monetario Internazionale riconosce che i tentativi di riequilibrio fiscale troppo veloci danneggiano l economia; la via migliore è promuovere una prima fase di stabilizzazione finanziaria ed economica e, solo dopo la ripartenza dell economia, dar luogo ad un processo articolato nel tempo di rientro dei deficit di riforme strutturali per consolidare la crescita e di riduzione del debito. In ogni caso non si può ignorare che i problemi dell economia globale sono molto complessi. Ci si può chiedere quanto possa essere alla lunga sostenibile un sistema in cui gli eccessi di credito sono diffusi e i consumi di materie prime elevati. Rimangono forti squilibri strutturali. Ad esempio, gli Stati Uniti, che sono ancora il paese leader, si caratterizzano per un triplice deficit: deficit del settore pubblico, deficit delle imprese e delle famiglie e bilancia commerciale negativa. Il deficit del settore pubblico sfiora il 110% del PIL con un saldo negativo annuale superiore al 5%, la bilancia commerciale è negativa per il 3% del PIL, l indebitamento delle famiglie e delle imprese non finanziarie, benché in diminuzione, è ancora pari al 160% del PIL. Anche in Europa, nonostante le politiche finanziarie restrittive, i deficit pubblici, rispetto al PIL, hanno raggiunto percentuali elevate. Questi sono i valori previsti per il 2013: -7,9% per la Gran Bretagna, -4% per la Francia e -6,5% per Spagna. Migliori sono le performance di Italia (-3,0%) e Germania (0,3%). Tutti aspettano una crescita della domanda privata. La si attende nei paesi emergenti per sostituire, almeno parzialmente, le esportazioni con i consumi interni. La si attende negli Stati Uniti ed in Europa. Negli Stati Uniti però le famiglie sono già molto indebitate e in molti paesi europei, fra cui l Italia, le manovre restrittive di riequilibrio delle finanze pubbliche non allevieranno certamente le difficoltà delle famiglie né stimoleranno i loro consumi. Si aggiungono le difficoltà del sistema creditizio europeo, detentore di titoli pubblici scarsamente valutati dalle agenzie di rating, che limitano il credito alle imprese nonostante la grande liquidità garantita dalla Banca Centrale Europea. Rimane favorevole l andamento dei prezzi delle materie prime che si attesta ancora al di sotto del 9% rispetto al picco dell aprile 2011, per la debolezza della domanda e le incertezze riguardo le prospettive economiche. D altra parte negli ultimi mesi è Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 6
7 emersa una tendenza all aumento e i prezzi rimangono elevati rispetto ai livelli storici di medio-lungo periodo. I prezzi dei prodotti energetici potrebbero però diminuire a seguito della crescita dell offerta. In sintesi si mantiene uno scenario in cui: - le economie emergenti continuano a basarsi sulle esportazioni con una crescita insufficiente della loro domanda interna (in particolare consumi) per equilibrare le bilance dei pagamenti con i paesi avanzati; - è diffuso un grande scetticismo riguardo la capacità di molti paesi di ridurre i propri debiti pubblici; - permane la mancanza di un azione comune europea con conseguenze pesantemente negative, nonostante questa area presenti nel complesso una migliore situazione di quella americana (ad esempio in termini di indebitamento pubblico, di differenziale tra esportazioni ed importazioni e in termini di guadagni potenziali dalle riforme strutturali). In uno spaccato di sintesi si mostrano alcuni dati del prodotto interno lordo: USA +2,0 +2,7 - GIAPPONE +1,3 +1,4 - AREA EURO - 0,5 +0,8 - FRANCIA - 0,2 +0,8 - GERMANIA +0,6 +1,5 - ITALIA - 1,5-0,3 - SPAGNA - 1,6-0,1 I valori realizzati del 2013 sono inferiori a quelli attesi un anno fa (ad esempio per gli USA ci si attendeva una crescita del 2,3% e per l Italia una diminuzione di -0,1%). Nel 2013 si prevede un generalizzato miglioramento; l area dell euro rimane comunque su valori modesti. L ECONOMIA ITALIANA L economia italiana negli anni della crisi ha subito una contrazione in termini di produzione, occupazione e consumi. In particolare nel 2009 il Prodotto Interno Lordo (PIL) è diminuito del 4,3% ed il suo andamento è tornato positivo a partire dal primo trimestre 2010 segnando una crescita del 1,7% per l intero anno, nel 2011 la crescita ha cominciato a perdere colpi e si è limitata a + 0,4%. Nel 2012 è tornata la recessione (-2,4%). L andamento del prodotto risente soprattutto della flessione del reddito disponibile delle famiglie e dell incertezza che grava sulle scelte di Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 7
8 investimento delle imprese. Le esportazioni hanno tuttavia ripreso a crescere dopo il forte rallentamento degli ultimi tre mesi del Nel quarto trimestre del 2012 si è intensificata la diminuzione del PIL (-0,9% rispetto al trimestre precedente) trainata dal calo registrato dal valore aggiunto dell industria in senso stretto (-2,6%). Dal lato della domanda, alla contrazione ha contribuito la debolezza della domanda nazionale. Il sostegno alla dinamica del prodotto proveniente dalla domanda estera netta (pari a 0,4 punti) è riconducibile alla flessione delle importazioni e ad un andamento ancora positivo delle vendite all estero. La dinamica del prodotto, in sintesi, ha continuato a risentire della debolezza della domanda interna (consumi e, soprattutto, investimenti fissi lordi) e, in positivo, della spinta delle esportazioni. Nel primo trimestre 2013, per la settima volta consecutiva, il PIL italiano è calato (- 0,5%) rispetto al trimestre precedente: una simile durata della recessione non la si ricordava da decenni. Nel quarto trimestre la produzione industriale è diminuita del 2,2%. Nel complesso del 2012 l indice generale della produzione industriale è diminuito del 6,1% sull anno precedente. L andamento dei nuovi ordini industriali di origine interna e gli esiti delle inchieste congiunturali non fanno sinora prefigurare un inversione della fase ciclica nel breve termine. Le rilevazioni condotte presso le imprese dei servizi confermano la debolezza dell attività. Gli investimenti continuano a risentire delle prospettive incerte della domanda interna, dei bassi livelli di impiego della capacità produttiva e delle condizioni per l erogazione del credito. I prestiti bancari alle imprese hanno continuato a diminuire, sia per le aziende medio-grandi sia per quelle di piccole dimensioni. Queste ultime tuttavia risentono di una minore capacità di accesso a fonti di finanziamento alternative, quali il mercato obbligazionario. Le piccole imprese fronteggiano inoltre un maggior costo del credito bancario: la differenza fra il tasso di interesse sui prestiti di ammontare inferiore a euro, che approssima il costo del credito per le piccole imprese, e quello sui finanziamenti di ammontare superiore si è attestato a 180 punti base in febbraio. Questo valore eccede di circa 60 punti in più rispetto ai livelli prevalenti prima dell acuirsi della crisi nel mercato del debito sovrano. Il livello del debito complessivo delle imprese è rimasto poco sotto l 80% del PIL, un valore inferiore di circa 20 punti percentuali rispetto a quello medio dell area euro. Con riferimento al mercato del lavoro, nella media del 2012 l occupazione si è ridotta dello 0,3% rispetto al 2011 ( unità), segnando un progressivo deterioramento nella seconda metà dell anno, mentre l offerta di lavoro è cresciuta in maniera sostenuta (2,3%; unità). Ne è derivato un marcato aumento del tasso di disoccupazione che, al netto dei fattori stagionali, è giunto all 11,2% a dicembre (al 10,7% nella media dell anno, rispetto all 8,4% del 2011). Gli andamenti osservati nei primi mesi del 2013 indicano il protrarsi della debolezza del quadro occupazionale. Le retribuzioni unitarie di fatto hanno continuato a rallentare in termini nominali Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 8
9 (all 1,0% rispetto all 1,3% del 2011) ed anche in termini reali, considerato che nel 2012 i prezzi al consumo sono cresciuti del 3,3%. Dunque il differenziale prezzi/salari ha superato il 2%. Nel primo trimestre dell anno l inflazione al consumo ha proseguito la tendenza al ribasso avviatasi alla fine dell estate 2012, collocandosi su livelli appena superiori a quelli medi dell area dell euro. Hanno influito l esaurirsi, dallo scorso autunno, degli effetti dei passati rialzi dell imposizione indiretta, nonché le deboli condizioni della domanda interna e la forte decelerazione delle quotazioni dei prodotti energetici. Per quanto riguarda la finanza pubblica, nel 2012 l indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche ( milioni di euro), che rappresenta una fondamentale grandezza di riferimento per le politiche europee, è stato pari al 3% del PIL in diminuzione rispetto al 3,8% del 2011 ( milioni di euro). Il saldo primario (indebitamento al netto della spesa per interessi) è risultato positivo e pari al 2,5%, in miglioramento di 1,3 punti percentuali rispetto al La spesa per interessi è stata pari al 5,5% del PIL, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al 2011, anche a causa delle operazioni di swap. L avanzo primario è stato pari al 2,5% del prodotto, superiore di 1,3 punti rispetto a quello del Secondo le previsioni della Commissione europea, tra gli altri Paesi dell area dell euro solo la Germania ha registrato un avanzo primario comparabile a quello italiano (2,5% del PIL), a fronte di un disavanzo per l intera area pari allo 0,4%. L aumento dell avanzo primario in rapporto al prodotto è riconducibile alla crescita dell incidenza delle entrate, passata dal 46,6% al 48,1%, che ha superato il precedente massimo del 1997 (47,4%). Nel 2012 il fabbisogno delle amministrazione pubbliche al netto delle dismissione immobiliari è aumentato di 8,4 miliardi da 65,2 a 73,6 miliardi di euro. Il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche è, sempre nel 2012, stato pari al 4,7% del PIL. Nel primo trimestre del 2013 il fabbisogno è stato pari a 36,3 miliardi, superiore di 7,2 miliardi rispetto al valore dell anno precedente. Tornando al 2012 l incidenza del debito sul PIL è aumentata dal 120,8% al 127%. Lo scorso 10 aprile il Governo ha presentato il Documento di Economia e Finanza 2013 (DEF) che include, tra l altro, il Programma di Stabilità e il Programma Nazionale di Riforma. L indebitamento per il 2013 e il 2014 viene previsto rispettivamente al 2,9% e all 1,8% del PIL, includendo gli effetti (valutati in 0,5% del prodotto nel 2013 e nulli nel 2014) del dl. 35/2013 che prevede il pagamento di debiti commerciali e rimborsi fiscali per complessivi 40 miliardi in quest anno e nel La previsione per il disavanzo dell anno in corso è superiore di 1,1% a quella indicata lo scorso settembre nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012; essa sconta, oltre agli effetti del menzionato decreto, una caduta del prodotto più marcata (-1,3% contro -0,2%). Il saldo strutturale (ossia al netto degli effetti del ciclo economico e delle misure una tantum) risulterebbe in pareggio nel 2013 e in lieve avanzo nel In base alle ultime previsioni della Commissione europea, Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 9
10 l indebitamento netto nell area dell euro sarebbe pari al 2,8% nel 2013 e al 2,7% nel Nel DEF si prevede che il rapporto tra il debito e il PIL aumenti nell anno in corso di oltre tre punti percentuali, arrivando al 130,4%. Come si è osservato, è in atto una recessione di portata eccezionale: il fatturato industriale continua a cedere, i fallimenti sono in aumento, i consumi elettrici sono tornati ai livelli del Alla diminuzione della domanda interna, aggravata dalle politiche economiche deflattive, si aggiungono le difficoltà della domanda estera indotte dalla frenata di Francia e Germania, che costituiscono i principali mercati di sbocco per le esportazioni italiane. E del tutto evidente l urgenza di misure, anche strutturali, per il rilancio dell economia nazionale che da quasi venti anni mostra un dinamismo inferiore alla media europea. Per quanto riguarda la pubblica amministrazione si pone all ordine del giorno la revisione delle regole e degli obiettivi del patto di stabilità imposti agli enti locali con il risultato di soffocare la finanza delle imprese. Sicuramente interessanti sono i dati evidenziati dal Ministero dell Economia e delle Finanze in tema di comuni e province. Dai dati sui flussi di cassa risulta che nel 2012 gli incassi totali hanno registrato finora, rispetto all anno precedente, una diminuzione del 3,1% (passando da milioni nel 2011 a milioni di euro nel 2012), prevalentemente imputabile alla riduzione degli incassi correnti (-9,7%) e in particolare alla contrazione dei trasferimenti correnti dal settore statale (-71,9% nel 2012 rispetto al 2011) a cui si contrappone l aumento delle entrate tributarie, sia dirette (+21,3) che indirette (+20,3%). Nel complesso, i trasferimenti dal settore statale, sia correnti che in conto capitale, sono diminuiti passando da a milioni di euro (con una variazione percentuale di -60,9%). Anche i trasferimenti dalle regioni evidenziano, rispetto all analogo periodo dell anno precedente, una diminuzione complessiva di 732 milioni, pari a -5,6%, derivante da una riduzione dei trasferimenti correnti (-7,1%) e di quelli in conto capitale (-2,4%). Le spese registrano, rispetto all analogo periodo dell anno precedente, una riduzione complessiva del 4,1% (passando da a milioni di euro). I pagamenti correnti si sono ridotti del 2,7%. In particolare, la spesa per il personale mostra una diminuzione pari a -718 milioni di euro (-3,9%), quella relativa agli acquisti di beni e servizi un decremento di 166 milioni di euro (-0,5%) e quella per interessi cala di 139 milioni (-4,5%). I pagamenti per trasferimenti correnti registrano una diminuzione di 424 milioni di euro (-6,2%); I pagamenti in conto capitale si sono ridotti per un importo pari a milioni di euro (-6,8%), a seguito di un decremento degli investimenti ( milioni di euro, pari a - 7,5%). Evidentemente una delle distorsioni indotte dal Patto di Stabilità è stata la penalizzazione degli investimenti rispetto alle spese correnti, in quanto queste ultime hanno ormai raggiunto livelli pressoché minimali ben difficilmente riducibili. Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 10
11 Si aggiunge che gli enti locali sono stati costretti allo smobilizzo dei depositi bancari conseguenti alle norme introdotte con l art. 35, commi 8-13, del dl. 24 gennaio 2012, n. 1. Con questo ultimo provvedimento è stata prevista, al fine di agevolare la gestione della liquidità statale, la sospensione del regime di tesoreria unica mista fino a tutto il 2014 e l applicazione, nello stesso periodo, del sistema di tesoreria unica tradizionale presso la Tesoreria Provinciale dello Stato. Anche per l economia lombarda, il 2012 è stato un anno difficile. Il dato è negativo per quanto riguarda le attività produttive che già alla fine del 2011 hanno subito un ridimensionamento. L indice della produzione è sceso del 2,5% nel primo semestre del 2012 sul periodo precedente. Nel terzo trimestre l indicatore ha registrato una diminuzione congiunturale più contenuta (-1,0%), attestandosi su un valore del 13,8% inferiore rispetto al picco pre-crisi toccato nel quarto trimestre del La tendenza negativa è continuata nel quarto trimestre. Meno penalizzate risultano le imprese con l elevata propensione all esportazione (l export della Lombardia è aumentato nel 2011 del 10,8% e nel primo semestre 2012 del 4,9%). Un dato di fondo, già evidente da alcuni anni, è costituito dalla differenziazione della dinamica dei fatturati delle imprese della regione. Proseguono le difficoltà, già evidenti nel 2011, per le costruzioni e le opere pubbliche. Il rallentamento ha anche coinvolto il settore dei servizi. Inevitabili sono le conseguenze sull occupazione (che, in ogni caso, nel primo semestre 2012, è rimasta stabile a fronte comunque di un aumento dell offerta di lavoro) e le condizioni economiche delle famiglie. A loro volta le difficoltà delle imprese e delle famiglie incidono sulle immatricolazione delle vetture, che condizionano le entrate tributarie delle province. Nel 2012 in Lombardia le prime iscrizioni di autovetture sono state rispetto a del 2011 (-26,3%). I dati della Provincia di Milano sono rispettivamente e (-28,8%). Per quanto riguarda l economia regionale e locale si rinvia, per ulteriori approfondimenti, ai contenuti della Relazione Previsionale e Programmatica Sezione I: caratteristiche generali della popolazione, del territorio, dell economia insediata e dei servizi dell Ente. LE MANOVRE ECONOMICHE DEL GOVERNO Richiamando quanto già esposto nel precedente paragrafo, si evidenzia che la recessione, iniziata nella seconda metà del 2011, si è protratta per tutto il 2012, producendo una contrazione del PIL del 2,4% in linea con le stime diffuse a settembre 2012 nella Nota di aggiornamento del DEF. Nel 2013 si prefigura un nuovo calo del PIL nel primo semestre, seguito da una graduale ripresa nella seconda parte dell anno. Considerando anche l effetto di trascinamento negativo del 2012 sul 2013, le stime di crescita del PIL per il 2013 sono pari a 1,3%. Nel 2014 è prevista una crescita pari all 1,3%, anche grazie agli effetti del provvedimento relativo Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 11
12 al pagamento dei debiti commerciali della PA, che influenzerà anche la crescita del 2015, stimata in aumento dell 1,5%. Nel corso del 2012 l indebitamento netto è stato in linea con le raccomandazioni ricevute in sede comunitaria, al 3% del PIL; è previsto un valore pari al 2,9% per il 2013 e all 1,8% per il Per ciò che concerne il rapporto Debito / PIL, per il 2012 è superiore alle previsioni attestandosi al 127%, in relazione principalmente al fabbisogno del settore pubblico superiore alle attese, in relazione allo sblocco dei pagamenti della PA; per il 2013 è previsto ancora in crescita rispetto al 2012 arrivando al 130,4%, dovuto ad una previsione di PIL inferiore e a alla revisione al rialzo del fabbisogno del settore pubblico; per il 2014 si assiste ad una prima diminuzione, seppur contenuta, con un valore pari al 129%. Nel contesto economico sopra descritto e in un periodo di incertezza sul futuro dell assetto delle province, è stato chiesto un considerevole contributo a questo livello di governo per la messa in sicurezza dei conti pubblici da parte dello Stato. Si ripercorrono di seguito i principali interventi a carico del comparto province negli ultimi anni. La manovra correttiva, attuata con il Decreto Legge n. 78/2010 del 31/05/2010, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica (successivamente convertito nella legge 122/2010 del 30/07/2010), che comprendeva il biennio 2011/2012, ammontava a 24,9 miliardi di euro, di cui 14,8 miliardi (59%) a carico delle autonomie locali, sotto forma di risparmi di spesa e minori trasferimenti erariali. In particolare, per le Province, il contenimento di spesa previsto era pari a 300 milioni di euro nel 2011 e di 500 milioni a decorrere dall anno 2012 a valere sui trasferimenti erariali. In seguito, a fronte di un ulteriore indebolimento del quadro macroeconomico e dell inasprimento della crisi sui debiti sovrani in Europa, il Governo Monti è intervenuto con un ulteriore manovra (D.L. 201/2011). Il Decreto Legge n. 201/2011 convertito nella Legge 211/2011 (Decreto Salva Italia), oltre a modificare radicalmente il sistema delle Province con l art. 23, ha imposto un ulteriore misura aggiuntiva di 415 milioni di euro (per il 2012) al concorso finanziario delle Province per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica. Per realizzare gradualmente l autonomia di entrata delle Province (Decreto Legislativo 6 maggio 2011, n. 68) a partire dal 2012, sono stati soppressi i trasferimenti erariali sia di parte corrente che in conto capitale aventi carattere di generalità e permanenza, ad eccezione del fondo sviluppo investimenti legato a mutui in ammortamento ed è stato istituito il fondo sperimentale di riequilibrio di durata biennale (che verrà poi sostituito dal fondo perequativo), alimentato dal gettito della compartecipazione all IRPEF. Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 12
13 Tale fondo è stato oggetto dei tagli previsti dal Decreto Legge n. 78/2010 e dal Decreto Legge n. 201/2011 (c.d. Salva Italia) per un importo complessivo di 415 milioni. Il Decreto Legge n. 95/2012, convertito nella Legge n. 135/2012 Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario, ha previsto all art. 16 comma 7 un ulteriore manovra a carico delle Province, sempre a valere sul fondo sperimentale di riequilibrio, nei seguenti importi: 500 milioni di euro per il 2012, milioni di euro per ciascuno degli anni 2013 e 2014 e milioni di euro a decorrere dall'anno Le riduzioni da imputare a ciascuna provincia sono state determinate, con apposito decreto del 25 ottobre 2012 del Ministero dell'interno, ripartendo le riduzioni in proporzione alle spese sostenute per consumi intermedi desunte, per l'anno 2011, dal Siope, in quanto la Conferenza Stato città ed autonomie locali non aveva adottato, entro il 15 ottobre 2012, la deliberazione relativamente ai criteri per determinare le riduzioni da imputare a ciascuna provincia. Si ricorda che, successivamente, la Legge di Stabilità 2013 (L. n. 228/2012 del 24/12/2012) ha previsto maggiori riduzioni al fondo sperimentale di riequilibrio e al fondo perequativo delle Province per ulteriori 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e Infine, il recente D.L. 8 aprile 2013, n. 35, provvedimento in materia di pagamenti dei debiti scaduti della pubblica amministrazione e di riequilibrio finanziario degli enti locali, contiene norme che modificano l art. 16 comma 7 del Decreto Legge n. 95/2012, con riferimento ai criteri di riparto dei tagli ai trasferimenti alle Province a partire dal In particolare, l art. 10 del decreto legge, sostituisce la modalità di determinazione delle riduzioni, prevedendo per gli anni 2013 e 2014, in caso di mancata deliberazione della Conferenza Stato città e autonomie locali, non più l adozione di un Decreto Ministeriale, ma l applicazione di valori contenuti nell allegato 3bis allo stesso Decreto Legge. Per il calcolo delle riduzioni, il Ministero dell Interno si è basato sui consumi intermedi, ma al netto delle spese per il Trasporto pubblico locale, per la Formazione professionale e lo smaltimento dei rifiuti (per le province di Napoli e Caserta); inoltre, la Provincia di Napoli gode anche di una detrazione per i Lavori Socialmente Utili. La manovra interviene sulla ripartizione dei tagli coinvolgendo tutte le Province. In diverse situazioni lo scostamento rispetto agli importi determinati secondo i precedenti criteri risulta percentualmente (oltre che in valore assoluto) rilevante. La questione fondamentale è costituita dalla portata del taglio complessivo di 1,2 miliardi e dunque la sua ridistribuzione in un gioco a somma zero, a fronte di miglioramenti in alcune situazioni, crea e amplifica gli elementi di crisi nelle altre. Ciò fra l altro avviene ad esercizio inoltrato, vanificando per molte amministrazioni gli sforzi finora compiuti per predisporre i bilanci di previsione in equilibrio. Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 13
14 Le Province già da alcuni mesi hanno richiesto una diminuzione del taglio complessivo e sono state presentate proposte di emendamento al Decreto Legge, che finora non sono state accolte. Non va scordato che il comparto delle Province è stato quello maggiormente bersagliato dai tagli della finanza pubblica operati negli ultimi anni, che nell ultimo triennio hanno raggiunto il 25% delle spese correnti. Non si ravvisano dunque i presupposti per affermare che i tagli al sistema delle Province rappresentino un ammontare equo e sostenibile di risorse da recuperare, tenendo conto di parametri di virtuosità, dei costi standard e dei livelli quantitativi dei servizi da erogare, come del resto è previsto dalla normativa di indirizzo generale in materia. Il contributo della Provincia di Milano Il taglio imposto dall art. 14 c. 2 del D.L. 78/2010 per il 2011, pari a Euro 300 milioni, ha comportato per la Provincia di Milano una riduzione di trasferimenti erariali di euro 707 mila; l entità del taglio è stata moderata, in quanto l importo assunto a base di riferimento per la riduzione era costituito dal totale generale dei trasferimenti erariali attribuiti in spettanza alla data del 16 novembre 2010, e la Provincia di Milano godeva di trasferimenti erariali in misura trascurabile (anzi, nel 2011 la Provincia di Milano ha corrisposto allo Stato un conguaglio circa di euro 62 milioni). Il taglio previsto per il 2012, pari a euro 500 milioni si è sommato all ulteriore riduzione contemplata dall art. 28 del Decreto Legislativo n. 201/2012 pari a euro 415 milioni. Il contributo della Provincia di Milano è stato pari a 30,5 milioni di euro. Si aggiunge, poi, la riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio prevista dall art. 16 comma 7 del Decreto Legge n. 95/2012 di: 500 milioni di euro per il 2012, milioni di euro per ciascuno degli anni 2013 e 2014 e milioni di euro a decorrere dall'anno Per la Provincia di Milano la decurtazione per il 2012 è stata pari ad euro ,32, calcolata in proporzione alle spese sostenute per consumi intermedi desunte, per l'anno 2011, dal Siope. Sono stati considerati gli interventi di bilancio della spesa corrente 02 (acquisto di beni), 03 (prestazioni di servizi) e 04 (utilizzo beni di terzi). In un primo momento, tenendo fermo lo stesso criterio di riparto (spesa per consumi intermedi anno 2011) anche per gli anni successivi, era stato calcolato un importo di decurtazione pari a euro ,64 per ciascuno degli anni 2013 e Considerando, inoltre, l aggravio del contributo delle province alla manovra di ulteriori 200 milioni di euro per gli anni 2013, 2014 e 2015 previsto dalla Legge di stabilità 2013 e fermo restando il criterio di calcolo, la Provincia di Milano avrebbe subito un ulteriore riduzione di euro 7,8 milioni. Dal diverso riparto dei tagli previsti dal D.L. 95/2012 con riferimento agli esercizi 2013 e 2014 prodotto dall art. 10 del D.L. 35/2013, scaturisce una redistribuzione dei Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 14
15 tagli, che comporta un peggioramento dei tagli ai trasferimenti erariali di 6,4 milioni di euro. L importo complessivo della decurtazione a carico della Provincia di Milano si traduce nella registrazione in bilancio di un maggior esborso nei confronti del Ministero dell Interno in quanto i trasferimenti erariali assegnati sono insufficienti ad applicare la detrazione prevista. Si precisa che in sede di conversione del dl. 35 è stata eliminata la tabella indicante le riduzioni da importare a ciascuna provincia da applicarsi in caso di mancata deliberazione della Conferenza Stato-città ed autonomie locali. E comunque precisato nel testo emendato che le riduzioni da imputare a ciascuna provincia sono determinate in proporzione alle spese desunte dal SIOPE, sostenute nel 2011 per l acquisto di beni e servizi, con l esclusione di quelle relative alle spese per formazione professionale, per trasporto pubblico locale, per la raccolta di rifiuti solidi urbani e per servizi socialmente utili finanziati dallo Stato. Sono dunque in sostanza mantenuti i criteri che hanno portato alla redazione della tabella sopra citata. Nel seguente prospetto sono illustrate le riduzioni previste dalle norme sopra citate suddivise nei vari anni, nell ipotesi che negli anni 2014 e 2015 si utilizzi lo stesso criterio di riparto previsto per l anno Importi delle manovre sulle Province Importi in milioni di euro Province dl 78/ dl 201/2012 art. 28 commi 8 e dl 95/ Legge di stabilità Totale tagli Quota complessiva a carico della Provincia di Milano (valori a bilancio) 0,7 50,7 84,5 84,5 86,7 Differenza rispetto all anno precedente 0, ,8 0 2,2 Si fa presente che, in relazione ai criteri di riparto tra le province della riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio anno , oltre 20 Province (fra cui Napoli, Treviso, Siena, Ravenna, Caserta) hanno presentato ricorso al Tar del Lazio per l annullamento del Decreto del Ministero dell Interno 25/10/2012, aprendo una situazione di incertezza che potrebbe portare all adozione di coefficienti di riparto più sfavorevoli per la Provincia di Milano. Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 15
16 I LIMITI DI SPESA PREVISTI DAL D.L. 78/2010 Il Decreto legge 78/2010 del 31 maggio 2010, convertito nella legge n. 122 del 30 luglio 2010, ha previsto all'art. 6 una forte riduzione di alcune fattispecie di spesa degli apparati amministrativi, avendo come riferimento gli importi impegnati nell'esercizio Si fa riferimento in particolare a: - Spese per studi ed incarichi di consulenza (c. 7): non possono essere superiori al 20% di quelle sostenute nel Spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza (c. 8): non possono essere superiori al 20% di quelle sostenute nel Spese per trasferte e missioni dei dipendenti (c. 12): non possono essere superiori al 50% di quelle sostenute nel Spese per la formazione del personale (c. 13): non possono essere superiori al 50% di quelle sostenute nel Spese per acquisto, manutenzione, esercizio e noleggio di autovetture (c. 14): non possono essere superiori al 80% di quelle sostenute nel 2009, fatta eccezione per quelle destinate ai corpi di vigilanza; Nel corso del 2012 sono state approvate nuove norme volte ad incidere ulteriormente sulle spese di funzionamento del Si fa riferimento specifico a: - D.L. 95/2012, convertito nella legge 135/2012 art. 5, comma 2 che impone una ulteriore riduzione delle spese di manutenzione, noleggio ed esercizio del parco auto, nonché per l acquisto di buoni taxi, pari al 50% delle somme impegnate nel 2011; - Legge 228/2012 (legge di stabilità 2013) art. 1, comma 141 che prevede la riduzione delle spese per acquisto di mobili e arredi pari all 80% rispetto alla media degli importi impegnati nel 2010 e nel L applicazione dei limiti di spesa imposti dal D.L. 78/2010 al bilancio della provincia comporta un risparmio complessivo rispetto alla spesa storica pari a euro 4,6 milioni, la cui scomposizione per voce di spesa è riportata nella tabella seguente: Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 16
17 Tipologia di spesa dl 78/2010 impegnato 2009 modifiche di leggi successive Importo di riferimento per riduzione % di riduzione Limite di spesa 2013 ai sensi di Legge Consuntivo 2012 Spese per: a) relazioni pubbliche e rappresentanza; b) organizzazione di mostre e convegni; c) pubblicità , ,12-80% , ,18 Spese per studi ed incarichi di consulenza , ,22-80% , ,24 Spese per formazione del personale , ,00-50% , ,59 Spese per trasferte e missioni , ,57-50% , ,61 Spese di manutenzione, noleggio e carburante delle auto di servizio (i dati riguardano le sole autovetture di servizio, con eccezione di quelle relative a polizia provinciale, GEV, protezione civile e cantonieri) , , ,25-50% , ,58 spese per mobili ed arredi , ,19-80% ,24 Totale , , , , ,20 In merito ai dati riportati in tabella si precisa che i limiti di spesa sono stati determinati sulla base degli impegni iscritti nel Rendiconto del 2009 e successivi, al netto degli impegni di diretta pertinenza della Provincia di Monza e della Brianza assunti per suo conto a partire dalla data della sua istituzione; essi devono essere osservati per il presente esercizio e per i prossimi, fino ad una eventuale modifica legislativa. Nel corso del 2012, come riportato nella Relazione al Rendiconto della Gestione in fase di discussione in Consiglio provinciale, i budget sono stati rispettati e la spesa complessiva è stata di euro ,20. In ultimo, si evidenzia il fatto che sono sorti alcuni dubbi in merito all applicazione della norma che impone un rilevante contenimento delle spese per mobili ed arredi. Tale disposizione ha un impatto molto rilevante (come detto il taglio della spesa è dell 80% rispetto alla media ) tenendo conto che oltre agli arredi per ufficio, gli enti locali sono tenuti anche alla fornitura di arredi scolastici. In particolare, nell ambito delle funzioni delle Province è compresa la gestione e manutenzione degli edifici scolastici per l istruzione secondaria, comprendente Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 17
18 anche le forniture di banchi, sedie e tutti gli altri arredi richiesti dalle amministrazioni scolastiche. Si ritiene che una limitazione della capacità di spesa estesa ai mobili ed agli arredi scolastici non costituisca un intervento diretto a contenere le spese di funzionamento degli apparati amministrativi, bensì produca conseguenze sullo svolgimento di un compito istituzionale - ossia su un servizio finale - attribuito alle Province, con riflessi diretti sulla comunità amministrata. Tali considerazioni sono state presentate dall UPL (Unione delle Province Lombarde) con nota prot. n. 78 del 16/05/2013, alla Sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti della Lombardia, al fine di valutare la possibile esclusione delle spese suddette dai limiti di spesa. Con specifico riferimento alle spese per studi ed incarichi di consulenza si precisa che i presupposti, le condizioni e le modalità di conferimento degli incarichi individuali, mediante contratti di lavoro autonomo di natura occasionale o coordinata e continuativa, sono disciplinati dall art. 7, comma 6, del D.Lgs. 165/2001, come modificato dall art. 46, comma 1 della legge 133/2008. Rispetto all insieme di fattispecie che rientrano nella disciplina generale, i limiti previsti dal D.L. 78/2010 (art. 6, comma 7) non si applicano ai contratti collaborazione coordinata e continuativa, agli incarichi legati alla gestione delle opere pubbliche (progettazione, direzione lavori, collaudo, ecc.), a gli incarichi ai notai per rogito di atti ed gli incarichi legali per la rappresentanza in giudizio degli Enti. Inoltre, a seguito della deliberazione n. 7 del 07/02/2011, della Corte dei Conti sezioni riunite - nel computo del monte del 2009 e delle spese effettuate nel corso dell attuale esercizio non devono essere considerati gli incarichi esterni coperti da trasferimenti da altri soggetti, pubblici (stato, regione, ecc.) o privati estranei all ente affidatario (ad esempio le fondazioni bancarie). Tutto ciò premesso risulta evidente che, nell ipotesi di poter compensare le maggiori spese per arredi con minori spese di altre categorie, gli importi di spesa impegnati nel 2012 ben difficilmente potranno essere superati. Infatti, le spese previste in bilancio per arredi scolastici sono pari a euro, valore che, in mancanza di un responso positivo della Corte dei Conti regionale al quesito formulato, assorbirà gran parte dello spazio finanziario utilizzabile. NORMATIVA IN MATERIA DI SPESE DEL PERSONALE L esigenza di assicurare obiettivi di risparmio certi, ha portato il legislatore negli ultimi anni ad intervenire sulle limitazioni alla spesa di personale degli enti locali. Si tratta d interventi caratterizzati da scarsa organicità che hanno introdotto norme non sempre coerenti tra loro. Ad esempio la nozione di spesa di personale è variabile e ciò non ha mancato di provocare difficoltà ed incertezze. Il quadro normativo può essere sinteticamente riassunto come segue con riferimento alle Province. Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 18
19 Limite alla spesa annuale L art. 1 comma 557 L n. 296 prevede l obbligo di contenere la spesa di personale entro i limiti di spesa sostenuta nell anno precedente. Ai fini dell applicazione dell obbligo di riduzione delle spese del personale, si deve tenere conto anche delle spese sostenute per il lavoro flessibile, ed in particolare le spese per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.), per la somministrazione di lavoro, per gli incarichi con contratto a tempo determinato, nonché per tutti i soggetti a vario titolo utilizzati, senza distinzione del rapporto di pubblico impiego, in strutture e organismi variamente denominati partecipati o comunque facenti capo all Ente. Inoltre l art. 9, comma 2-bis, dl. 78/2010 stabilisce che l ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, non può superare il corrispondente importo dell anno 2010 ed è, comunque, automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio. Assunzioni di personale Si premette che per l esercizio legittimo delle facoltà occupazionali occorre, nell anno precedente, aver rispettato il patto di stabilità. L art. 76, comma 7, dl. 112/2008, come riformulato dall art. 14, comma 9, dl. 78/2010; dall art. 20, comma 9, dl. 98/2011; dall art. 4, comma 103, lett. a) L. 183/2011; dall art. 28, comma 11 quater dl. 201/2011; dall art. 4, comma 103, L 183/2011 (a decorrere dal 1/1/2012) e dall art. 4-ter, comma 10, L. 44/2012 (a decorrere dal 29/4/2012) fa divieto agli enti nei quali l'incidenza delle spese di personale è pari o superiore al 50% delle spese correnti di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale. Ai fini del computo si calcolano le spese sostenute anche dalle società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo. In sintesi per poter procedere ad assunzioni di personale bisogna considerare i seguenti limiti generali: - rispetto del patto di stabilità interno; - riduzione della spesa di personale rispetto all anno precedente; - rapporto tra spesa di personale e spesa corrente inferiore al 50%. Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 19
20 Assunzioni a tempo indeterminato L art. 16, c. 9 dl. 95/2012, convertito in L. 135/2012 dispone il divieto, nelle more del processo di razionalizzazione delle province, di procedere alle assunzioni a tempo indeterminato e dunque per il 2013 non è possibile effettuare tali assunzioni. Per completezza si riporta di seguito la normativa di carattere generale. L art. 76, comma 7, dl. 112/2008 come riformulato dall art. 14, comma 9, dl. 78/2010 e dall art. 1 comma 118, L 220/2010 (a decorrere dal 1/1/2011) e dall art. 20, comma 9, dl. 98/2011 e dall art. 4, comma 103, L 183/2011 (a decorrere dal 1/1/2012) e dall art. 4-ter, comma 10, L. 44/2012 (a decorrere dal 29/4/2012) prevede la possibilità di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 40 per cento della spesa corrispondente alle cessazioni dell'anno precedente. Ai soli fini del calcolo delle facoltà assunzionali, l'onere per le assunzioni del personale destinato allo svolgimento delle funzioni in materia di polizia locale, di istruzione pubblica e del settore sociale è calcolato nella misura ridotta del 50 per cento; le predette assunzioni continuano a rilevare per intero ai fini del calcolo delle spese di personale previsto dal primo periodo del presente comma. Per gli enti nei quali l'incidenza delle spese di personale è pari o inferiore al 35 per cento delle spese correnti sono ammesse, in deroga al limite del 40 per cento e comunque nel rispetto degli obiettivi del patto di stabilità interno e dei limiti di contenimento complessivi delle spese di personale, le assunzioni per turn-over che consentano l'esercizio delle funzioni fondamentali previste dall'articolo 21, comma 3, lettera b), L. 42/2009; in tal caso le disposizioni di cui al secondo periodo trovano applicazione solo in riferimento alle assunzioni del personale destinato allo svolgimento delle funzioni in materia di istruzione pubblica e del settore sociale. Assunzioni a tempo determinato L art. 9 comma 28 dl. 78/2010, come modificato dall art. 4, comma 102 L. 183/2011, dall art. 1, comma 6 bis, L. 14/2012 e dall art. 4-ter, comma 12, L. 44/2012 contempla la possibilità di avvalersi di personale a tempo determinato, con convenzione, di somministrazione di lavoro ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno A decorrere dal 2013 gli enti locali possono superare il predetto limite per le assunzioni strettamente necessarie a garantire l'esercizio delle funzioni di polizia locale, di istruzione pubblica e del settore sociale; resta fermo che comunque la spesa complessiva non può essere superiore alla spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno La deliberazione del 12/06/2012 della Sezione autonoma della Corte dei Conti, ha chiarito che la disciplina degli incarichi dirigenziali a contratto, di cui all art. 110, c. 1, TUEL s.m.i., è norma assunzionale speciale che deroga al regime assunzionale vincolistico di cui all art. 9, c. 28 dl. 78/2010, per le assunzioni flessibili. Atti /5.3/2012/8 Allegato A/pag. 20

References: art. 17
 art. 18
 art. 204
 art. 35
 art. 23
 art. 16
 art. 16
 art. 10
 art. 14
 art. 28
 art. 16
 art. 10
 art. 28
 art. 5
 art. 1
 art. 7
 art. 46
 art. 1
 art. 9
 art. 76
 art. 14
 art. 20
 art. 4
 art. 28
 art. 4
 art. 4
 art. 16
 art. 76
 art. 14
 art. 1
 art. 20
 art. 4
 art. 4
 art. 9
 art. 4
 art. 1
 art. 4
 art. 110
 art. 9