Source: https://parlamento17.openpolis.it/singolo_atto/35922
Timestamp: 2019-02-17 08:11:08+00:00

Document:
Scheda su disegno di legge C. 2656 Disciplina delle professioni di educatore e di pedagogista <br />approvato con il nuovo titolo<br />"Disciplina delle professioni di educatore professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario e pedagogista" - OpenParlamento
C.2656
"Disciplina delle professioni di educatore professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario e pedagogista"
presentato il: 07/10/2014
ultimo status: 21/06/2016 Camera: approvato in testo unificato
Testo unificato con C.3247
07/10/2014C.2656
21/06/2016C.2656
pedagoghi e pedagogia
1 C. 2656 EPUB Proposta di legge presentata il 7 ottobre 2014
2 C. 2656-3247-A EPUB presentata l'8 giugno 2016. SANTERINI Milena, Relatore
L'Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani (APEI) sostiene fortemente la proposta di legge.La legge, in ogni suo articolo, conferisce il riconoscimento dovuto alla nostra professione, molto spesso sminuita, vilipesa, calpestata e dunque abusata. Capire chi è il pedagogista e/o l'educatore, in quali ambiti esercita è significativo, un punto di svolta ineludibile! Con la legge 2656 non solo si restituisce rispetto e dignità a figure professionali di fondamentale importanza, ma si restituisce dignità e rispetto a tutti quei bambini, ragazzi, adulti e anziani che sono costretti a incontrare nel loro percorso di vita servizi scadenti e non qualificati a causa della mancata regolamentazione della figura dell’educatore e del pedagogista. Educatore e pedagogista sono gli specialisti in scienze dell'educazione e scienze pedagogiche, professionisti laureati, con una propria autonomia e specificità professionale a garanzia degli utenti e a difesa di una scienza antica come l'uomo... la pedagogia. Il Presidente Nazionale A. Prisciandaro
La Proposta di Legge (Testo Unificato - C. 2656 Iori e C. 3247 Binetti) per la disciplina delle professioni di Educatore Professionale Socio-Pedagogico, Educatore Professionale Socio- Sanitario e Pedagogista, ci sembra ingiusta. Infatti, se la PDL fosse approvata così com’è, la figura dell’Educatore Professionale Socio-Pedagogico, che viene formato dalla Facoltà di Scienze della Formazione (classe L-19) e che ad oggi può lavorare prettamente nel settore sociale, sarebbe equiparata a quella dell’attuale Educatore Professionale, regolamentata dal Decreto Interministeriale 520/98, secondo cui può svolgere questo lavoro sia nel settore sociale, sia in quello socio-sanitario che in quello sanitario. Con questa proposta di Legge, quindi, gli attuali Educatori Sociali potranno lavorare anche nel settore Socio-Sanitario.
L’Educatore Socio-Pedagogico, però, attualmente non può essere parificato all’Educatore Professionale in quanto la sua preparazione teorica e pratica è ben diversa per affrontare il mondo della sanità: basti pensare che solo nel 48% dei Corsi di Laurea in Scienze dell’Educazione vengono svolte materie sanitarie e in questi pochi casi è permesso di conseguire appena (5 o 6) crediti formativi dei 180 previsti nel triennio (contro i 35 crediti frutto di circa 10 esami degli iscritti al Corso di Educatore Professionale nella Facoltà di Medicina e Chirurgia).
Non meno criticabile la quasi omissione nel PDL del termine “riabilitazione”, che per gli attuali Educatori Professionali è un punto fondamentale, perché necessario ad assicurare all’utenza l’obiettivo della massima autonomia possibile. Ci dobbiamo ricordare inoltre che con questa legge sarà precluso il settore socio-educativo all’attuale Educatore Professionale, cosa che fino ad oggi era legalmente normata dal decreto interministeriale 520/98.
Noi studenti EDP come ho già detto, abbiamo superato un test d’ingresso, abbiamo svolto 1500 ore di tirocinio pratico, abbiamo sostenuto un numero elevato di esami e assistito ad un numero elevatissimo di ore di lezioni obbligatorie, per non parlare del temuto esame di abilitazione. Vorremmo ad oggi qualche certezza in più, insomma delle sicurezze per il nostro futuro.
Inoltre una Legge così concepita comporterà l’inevitabile cambiamento dell’adeguatezza della formazione delle figure che opereranno nelle strutture/servizi, nonché la scomparsa di una figura altamente specializzata già presente ed operativa sul territorio, costituendo uno svantaggio per chi eroga e chi riceve servizi socio-sanitari.
E tale PDL non fermerà i maltrattamenti nelle strutture, poiché non prevederà un riassetto totale dell’organico delle stesse: infatti il PDL 2656 prevede una sanatoria per gli operatori che lavorano nelle strutture che hanno più di 50 anni di età o 25 anni di servizio e per coloro che lavorano da almeno 3 anni, anche in maniera non continuativa, prevede la possibilità, con un corso annuale anche a distanza, di ottenere la qualifica di Educatore Professionale Socio-Pedagogico.
Certi che l’obiettivo comune sia quello di mantenere alti gli standard di qualità dei nostri servizi socio-sanitari, vi preghiamo di prendere in seria considerazione quanto detto prima. Vi ringrazio tutti per l’interesse e per l’attenzione.
Nicolò Ricci Pacifici Referente coordinamento Nazionale Educatori Professionali SNT\2
PERCHE’ ABBIAMO BISOGNO DI QUESTA LEGGE!
1) PER UN MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ DEI SERVIZI EDUCATIVI E FORMATIVI
Sostenere che rendere obbligatoria la formazione universitaria L 19 per svolgere la professione di educatore non sia una risposta sufficiente per garantire la qualità dei servizi e per prevenire gli atti di violenza perpetrata a danno degli utenti, come la cronaca ci mostra, è un’ovvietà e non può essere presa come motivo di screditamento della legge. Infatti, la stessa argomentazione si applica potenzialmente a tutte le professioni sociali e sanitarie: la laurea in Medicina, in Infermieristica, in Psicologia, in Servizio sociale, in Educazione professionale L/SNT2, nessuna di tutte queste lauree garantisce automaticamente la formazione del “buon medico”, del “buon psicologo”, del” buon assistente sociale” e del “buon educatore”. Eppure, tale argomento non viene mai utilizzato per mettere in discussione la formazione di queste figure professionali regolamentate. Dunque, non vedo perché lo si debba fare per l’Educatore professionale L 19.
Da precisare però che se la laurea non è sufficiente per formare figure educative competenti, è tuttavia un prerequisito necessario. E lo è per ragioni più o meno ovvie. Basti ricordare che attorno al tema dell’educazione ruota un complesso sapere scientifico che illumina e guida l’agire educativo, sul piano teorico e metodologico. Ciò significa che l’agire educativo professionale non può basarsi su un sapere intuitivo e costruito esclusivamente sulla base delle proprie esperienze personali, per quanto l’esperienza effettivamente conti.
Infine, sempre a sostegno della necessità della laurea, è plausibile affermare che la frequenza impegnativa di un percorso universitario possa agire da scrematura: ci si aspetta che chi arriva a prendere una laurea in Scienze dell’educazione e della formazione sia motivato a fare l’educatore, che non lo faccia insomma per solo ripiego. Penso che la presenza di educatori motivati e adeguatamente preparati, per certi aspetti, possa comportare già di per sé un miglioramento della qualità del rapporto con l’utente, costituendo così una condizione di prevenzione di atti illeciti di violenza a danno dello stesso.
2) PER UN RICONOSCIMENTO DELLO STUDIO SVOLTO DAI LAUREATI L 19
Se la PDL fosse approvata, costituirebbe un’importante garanzia di certezza professionale per noi laureati L19, per lo meno sotto il profilo dell'appartenenza ad una categoria riconosciuta e ben definita, con conseguente attenuazione della sensazione di liquidità e di smarrimento professionale che talvolta avvertiamo durante il percorso di studio e nella costruzione della nostra carriera.
Credetemi non è bello scegliere (tra i tanti lavori possibili) di “fare l’educatore”, laurearsi in L 19 e poi constatare che per realizzare le proprie aspirazioni professionali sarebbe stato sufficiente studiare altro o non studiare affatto; che sarebbe stato possibile inserirsi professionalmente solo coltivando le reti sociali opportune.
Ma c’è di più. Quando si ascoltano le ragioni degli educatori professionali L/SNT2 contro la PDL 2656 si ha come l’impressione (reale) di sentirsi sminuiti, prima come studenti e poi come professionisti. La filastrocca ricorrente è la seguente: il laureato L 19 non ha la formazione adatta, ha sostenuto pochi esami nell’area medico-sanitaria, ha svolto poche ore di stage, non garantisce la qualità elevata del servizio, ecc.
In poche parole, si ha l’impressione che, al fine di garantirsi la porzione più ampia possibile della torta degli sbocchi professionali educativi, l’intento degli educatori socio-sanitari sia (senza tante mezze misure) quello di svuotare di senso l’iter formativo L 19.
Più esattamente, le critiche degli educatori socio-sanitari sembrano avere il seguente obiettivo: nel rimarcare le differenze qualitative tra i due percorsi di studio (“pro domo eorum”, ovviamente!), si esplicita ciò che il laureato L 19 non ha e si lascia completamente nell’ombra ciò che, invece, l’offerta formativa L 19 consente di apprendere. Alle loro litanie argomentative possiamo facilmente controbattere che se il laureato L 19 ha sostenuto meno esami nell’area medico-sanitaria e ha svolto meno ore di stage rispetto al laureato L/SNT2 non significa che si sia formato di meno, che abbia seguito un percorso più agevolato e che si sia sottoposto a meno sforzi nello studio, ma semplicemente che ha fatto altro, cioè qualcosa di diverso, ma dal valore ugualmente formativo. Ovvero, ha sostenuto più esami nell’area delle scienze umane, in cui ha una formazione più ampia e generalizzata (sempre curvata sul pedagogico) rispetto al laureato L/SNT2. Ecco il punto di forza della formazione L 19!
Vediamo di approfondire maggiormente il carattere di formazione umanistica e scientifica (scienze umane e sociali) dell’educatore L 19, magari avvalorandola di fronte al riduzionismo che appiattisce l’educativo al medico-sanitario.
L’educazione come ambito di studio è complesso, ha un taglio interdisciplinare e coinvolge più o meno tutte le scienze umane e sociali, e non ultima la filosofia. La formazione dell’educatore deve necessariamente calarsi all’interno di un quadro ampio di discipline, tra cui spiccano:
1) la PSICOLOGIA (ci aiuta ad esempio a capire e gestire le dinamiche di gruppo, a costruire una relazione educativa appropriata con il soggetto che si ha di fronte, anche -ma non necessariamente- in situazioni di disagio o di psicopatologia) 2) la SOCIOLOGIA (ci aiuta a guardare al soggetto come appartenente a specifici gruppi, a porre in rilievo l’influenza del contesto sociale -a livello micro e a livello macro- sul comportamento umano e sul processo educativo) 3) l’ANTROPOLOGIA (pone attenzione alla dimensione culturale dei comportamenti e delle identità, e ci guida alla costruzione di un modello sociale di interazione di tipo interculturale all’interno di una società sempre più multietnica e allo stesso tempo globale) 4) la FILOSOFIA (pur non essendo una scienza empirica deve continuare a nutrire la formazione dell’educatore, il quale dovrà sempre interrogarsi, in senso critico e mai dogmatico, sulla “giusta” etica delle relazioni, sul modello di “anthropos” da formare, sui modelli di società e di convivenza sociale da perseguire, in direzione anche dello sviluppo e della diffusione di modelli utopici collettivi, della cui carenza, oggi, la società individualista, materialista e narcisista soffre) 5) La STORIA (pone attenzione alla dimensione diacronica di tutto ciò che ruota attorno al tema dell’educazione: come la famiglia e le altre agenzie educative, l’infanzia, la formazione professionale, la stessa nozione di educazione) 6) la PEDAGOGIA (il cui “proprium”, ossia l’oggetto di studio caratterizzante, è lo stesso processo educativo/formativo, e quindi lo teorizza, lo problematizza, lo studia empiricamente, fornendo indicazioni teoriche e metodologiche, in linea con le ricerche empiriche provenienti dalle scienze dell’educazione, ma anche dal metodo critico-riflessivo della filosofia)
3) PER UN RISCATTO EPISTEMOLOGICO DELLA PEDAGOGIA
Quanto scritto ci porta ad una conclusione: DATA LA SUA COMPLESSITA’, IL CAMPO DI STUDIO DELL’EDUCAZIONE NON PUO’ ESSERE RIDOTTO AL SOLO AMBITO MEDICO-SANITARIO.
A ciò fa da eco un’altra conclusione: L’AGIRE DELL’EDUCATORE PROFESSIONALE NON E’ RIDUCIBILE ALL’INTERVENTO MEDICO-RIABILITATIVO, MA E’ QUALCOSA DI MOLTO PIU’ COMPLESSO.
L’EDUCATORE PROFESSIONALE LAVORA PER LA FORMAZIONE (GLOBALE) DELL’ESSERE UMANO E DEL CITTADINO: IL SUO INTERVENTO E’ UN SERVIZIO PER LA PERSONA E PER LA DEMOCRAZIA, che diventa emergenza nel contesto attuale di liquefazione delle appartenenze sociali tradizionali, di crisi della “Polis” (intesa come il complesso delle istituzioni politiche a vari livelli) e del “Demos“ come soggetto politico maturo che la governa.
La complessità del lavoro educativo va sottolineata, ribadita e gridata (!), con buona pace di tutta la "ratio" che struttura il corso di laurea L/SNT2, la cui finalità deve essere quella di formare esperti di riabilitazione e non dell’educazione!
Affermare il contrario (ovvero che gli Educatori professionali, quelli “veri”, riconosciuti, sono i laureati L/SNT2) non solo mette in discussione, sul piano istituzionale, il senso del percorso universitario L 19, ma finisce per sostenere, sul piano epistemologico, una forma di riduzionismo: la pedagogia ridotta a scienza medico-sanitaria; da sapere tradizionalmente filosofico diventa sapere medico-riabilitativo. E questo non deve avvenire, anche perché sarebbe un fenomeno completamente italiano, svincolato dalle posizioni della comunità scientifica internazionale.
4) RIEPILOGO
In conclusione, la PDL 2656, per quanto necessaria e da sostenere ad ogni costo, è certamente una proposta di legge figlia della politica del compromesso e non costituisce la risposta normativa ideale alla regolamentazione delle professioni educative. La grande anomalia italiana, che consiste nello smembramento dualistico della professione dell’educatore, permane e struttura la proposta di legge. Alla base di tale anomalia vi è il DM 520/98 che sancisce il caso atipico italiano: per fare l’educatore professionale non bisogna studiare scienze dell’educazione e della formazione, ma occorre una laurea nella classe “medico-sanitaria” delle scienze della riabilitazione: un’anomalia che, si è detto, implica l’appropriazione indebita dell’educativo da parte dell’ambito sanitario, con ripercussioni epistemologiche che comportano il rischio di “medicalizzazione della pedagogia”.
Ciò sarebbe potuto accadere anche ad altre categorie professionali affini. Mi viene in mente l’ambito (professionale e disciplinare) della psicologia: in uno scenario politico possibile, le Facoltà di Medicina avrebbero potuto conquistare la prerogativa di istituire al proprio interno corsi di formazione sanitaria per i “veri” psicologi a discapito del riconoscimento di quelli usciti dalle Facoltà di Psicologia, comportando di conseguenza una sorta di fagocitosi epistemologica del complesso sapere psicologico da parte dell'ambito medico-sanitario (psicologia dell’educazione, del lavoro, delle organizzazioni, ecc: tutto “medicalizzato”!).
Grazie al cielo, non è successo agli psicologi e la psicologia ha di fatto, anche in Italia, uno statuto epistemologico autonomo dall’ambito medico, sebbene certi suoi settori siano ad esso strettamente connessi. Purtroppo, però, è quanto accade o si vorrebbe che accadesse ai professionisti dell’educazione e alla pedagogia.
PER TUTTE QUESTE RAGIONI, SOSTENIAMO LA PDL 2656, IN VISTA PERO’ DI UN AUSPICABILE SUPERAMENTO FUTURO DEL DM 520/98, OVVERO DELL’ASSURDITA’ ITALIANA DI UNA DICOTOMIZZAZIONE DELLA FIGURA DELL’EDUCATORE PROFESSIONALE, CON CONSEGUENTE REVISIONE STRUTTURALE DEL CORSO DI LAUREA IN “EDUCAZIONE PROFESSIONALE” L/SNT2, CHE DEVE PREPARARE PROFESSIONISTI DELLA RIABILITAZIONE E NON DELL’EDUCAZIONE.
Alessandro Venturi, un comune laureato L 19 (in attesa di riconoscimento) al.vent@libero.it
Vanna IORI (Partito Democratico)	 Milena SANTERINI (Civici e Innovatori (era SCpI))
"Disciplina delle professioni di educatore professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario e pedagogista" - Disciplina delle professioni di educatore professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario e pedagogista (TESTO UNIFICATO PDL 2656-3247)
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C.2656 (17) C.2444 (14) C.857 (6) C.3247 (6) C.101 (3) C.4/08299 (2) C.1780 (2) C.102 (1)
Francesca BONOMO (10) Francesco D'UVA (6) Laura COCCIA (5) Vanna IORI (5) Umberto D'OTTAVIO (4) Paola BRAGANTINI (2)
C.2656 (17)
il ddl C.2656, approvato alla Camera, è ora approdato al Senato come S.2443.
Sabrina CAPOZZOLO ha firmato disegno di legge
C.2656 Disciplina delle professioni di educatore e di pedagogista
"Disciplina delle professioni di educatore professionale socio-pedagogico,...
Camera - Si è svolta una seduta in Assemblea Seguito della discussione ed approvazione del testo unificato - Esame articoli A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 1 A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 2 A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 3 A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 4 A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 5 A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 6 A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 7 A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 8 A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 9 A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 10 A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 11 A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 12 A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 13 A.C. 2656-3247-A - Esame articolo 14 A.C. 2656-3247-A - Esame ordini del giorno A.C. 2656-3247-A - Dichiarazioni di voto finale A.C. 2656-3247-A - Coordinamento formale A.C. 2656-3247-A - Votazione finale ed approvazione A.C. 2656-3247-A
Angela D'ONGHIA interviene [vai al testo] in ASSEMBLEA alla Camera su disegno di legge

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 articolo 7
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 articolo 9
 articolo 10
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 articolo 12
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 articolo 14