Source: https://studiolegalemeiecalcaterra.wordpress.com/2008/01/08/
Timestamp: 2019-06-25 07:36:22+00:00

Document:
2008 gennaio 08 «Studio Legale Mei & Calcaterra Studio Legale Mei & Calcaterra
La messa in commercio senza indicazione del luogo di produzione non costituisce “inganno” martedì, Gen 8 2008
avvocati and avvocato and Cassazione and diritto penale and giurisprudenza and processo penale and sentenza and studi legali mgraziamei 1:39 pm
Cassazione, Sez. III penale, sentenza n.166 del 07/01/2008.
La Suprema Corte con la sentenza 166/08 ricorda che la garanzia assicurata dal legislatore con la previsione di cui all’articolo 517 cod. pen. riguarda l’origine e la provenienza della merce non da un determinato luogo ma da un determinato produttore, cioè da un imprenditore che ha la responsabilità giuridica, economica e tecnica del processo di produzione (medesimo convincimento è stato enunciato dalla Corte in precedenti sentenze concernenti casi di prodotti fabbricati all’estero per conto di un produttore o di un importatore italiano e sui quali era indicato il nome del produttore italiano ed eventualmente della località in cui esso aveva sede ma non vi era specificazione alcuna del luogo in cui il prodotto era stato fabbricato; ex pluribus Cass. Sez. III, 19.04.2005 e Cass. Sez. III, 02.03.2005).
Nella motivazione della sentenza 166/08, la Corte, infatti, sottolinea che interesse dell’ordine economico è l’informazione relativa alla fabbricazione da parte di un determinato imprenditore che coordinando l’iter del processo produttivo assicura la qualità del prodotto e non la provenienza geografica del prodotto. Per la Corte è il marchio lo “strumento che rassicura il mercato” in quanto rappresenta il collegamento tra un determinato prodotto e l’impresa ed è su esso stesso che si fonda la responsabilità del produttore verso l’acquirente. Per i giudici la funzione del marchio non è modificata neanche dall’odierna realtà economica nella quale “numerosi imprenditori si avvalgano legittimamente di imprese situate in altri paesi per fabbricare prodotti” contrassegnati da un proprio marchio distintivo.
Con il ricorso sottoposto al vaglio di legittimità della Corte, il legale rappresentante di un’industria vetraria di Empoli, ha censurato la sentenza della Corte di Appello di Milano per erronea interpretazione della legge penale che lo aveva ritenuto penalmente responsabile ai sensi degli articoli 56 e 517 cod.pen. per aver egli tentato di mettere in commercio vasellame per uso domestico in ceramica recante la dicitura di articolo appartenente ad una griffe italiana mentre era stato prodotto in Cina e per aver insufficientemente ed illogicamente motivato il proprio decisum.
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’imprenditore in quanto la Corte Milanese pur aderendo all’indirizzo giurisprudenziale di cui sopra in ordine alla ratio dell’articolo 517 cod. pen. ne ha fatto un’applicazione illogica non avendo motivato in ordine al punto nodale della questione e cioè se l’imprenditore con il corredo pubblicitario che accompagnava siffatta messa in commercio avesse garantito che si trattava di oggetti fabbricati in Italia mentre gli stessi provenivano dalla Cina nè, tantomeno, aver motivato in ordine alla supposta non corrispondenza del prodotto alla qualità promessa al pubblico.
La Corte nel corpo della sentenza si è inoltre soffermata sulle disposizioni della legge finanziaria 2004 volte a proteggere il made in Italy “anche attraverso la regolamentazione dell’indicazione di origine o l’istituzione di un apposito marchio a tutela delle merci integralmente prodotte nel territorio italiano o assimilate ai sensi della normativa europea in materia di origine”, disposizioni non applicabili al caso di specie in quanto trattasi di fatti avvenuti nel 2001.
Pensione di vecchiaia: a partire dal 2008 introdotto il sistema delle finestre martedì, Gen 8 2008
diritti del lavoratore and diritto civile and diritto del lavoro and lavoro and previdenza mgraziamei 10:17 am
Come preannunciato da tutti i media (anche prima della conferma definitiva) è stato scongiurato il pericolo “scalone” e, in buona sostanza è stato previsto un congelamento delle decorrenze fino al giugno 2009. Diverso trattamento è stato riservato alle pensioni di vecchiaia che, a partire dal gennaio 2008 saranno erogate con il meccanismo delle “finestre” previsto per le pensioni di anzianità.
Prima della riforma, per coloro che avevano maturato i requisiti con il 31/12/2007 la pensione veniva concessa in costanza del raggiungimento dell’età anagrafica (60 anni le donne, 65 gli uomini) e del requisito contributivo (almeno 20 anni). In deroga ai predetti requisiti potevano (e possono tutt’oggi) collocarsi in pensione i soggetti che al 31/12/1992 avevano già raggiunto i 15 anni di contribuzione; i soggetti che al 31/12/1992 avevano già compiuto l’età pensionabile; i soggetti che erano stati autorizzati ai versamenti volontari prima del 31/12/1992; i lavoratori con almeno 25 anni di assicurazione (per assicurazione deve intendersi un arco temporale intercorrente tra il primo contributo versato e l’ultimo), occupati per almeno 10 anni anche non consecutivi, per periodi inferiori a 52 settimane nell’anno solare. Ma cosa succede dal 2008?
In buona sostanza quei lavoratori che pensavano di poter riscuotere la pensione dal primo giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti dovranno…. [continua…]

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza