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AUTISMO E VACCINI - Sentenza favorevole di indennizzo a Pesaro - Libera Scelta
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Comilva, 24/11/2013 – Il tribunale del lavoro di Pesaro riconosce una attendibile probabilità causale. Si tratta di una nuova sentenza favorevole che non esclude il nesso causale tra autismo e vaccinazioni.
Con sentenza del Tribunale del Lavoro di Pesaro nella causa di previdenza iscritta al n.624/2011 lavoro e Previdenza promossa da una famiglia marchigiana rappresentata e difesi dall’avv. Luca Ventaloro, CONTRO il MINISTERO della SALUTE, nella persona del dott. Vincenzo Pio Baldi quale giudice del lavoro, visti gli articoli 442 e 429 c.p.c., preso atto delle conclusioni rassegnato dalle parti al termine della discussione orale, ha pronunziato mediante lettura del dispositivo e della contestuale motivazione
SENTENZA l’accoglimento della domanda della famiglia di un minore affetto da Autismo di ottenere l’indennizzo di cui agli artt. 1 e 2 della L. 210/92, condannando il Ministero, riconoscendo il diritto a percepire l’indennizzo di cui alla L.210/92 alla luce del nesso causale sussistente fra la grave patologia sofferta dal medesimo e la vaccinazione alla quale era stato sottoposto durante l’anno 1998.
Il Ministero di era costituito eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva, l’infondatezza della domanda e l’inammissibilità per decorso del termine triennale di decadenza. Espletata una consulenza tecnica d’ufficio, esaurita la discussione, la causa è stata decisa; con la lettura del dispositivo e della contestuale motivazione.Così sinteticamente riassunti i fatti di causa:
è stata preliminarmente rigettata l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dal Ministero della Salute (la responsabilità è in capo al Ministero circa l’indennizzo);
Per ciò che concerne l’eccepita decadenza dal beneficio per decorso del termine triennale di cui all’art. 3 L. 210 cit., questione preliminare rispetto al merito, se è vero, come ha dedotto il Ministero convenuto, che le prime manifestazioni e diagnosi della sindrome autistica si sono avute nell’anno 2000 e la domanda amministrativa è stata presentata soltanto il 29.07.2006, è anche vero che nessun medico specialista, negli anni immediatamente successivi alla manifestazione della malattia, ha paventato possibilità che detta sindrome fosse causalmente riconducibile alle vaccinazioni somministrate.Soltanto nell’anno 2005 il medico legale dott. Niglio, al quale si erano rivolti i ricorrenti, ha evidenziato la sussistenza del legame causale in discussione. Si è ritenuto pertanto che la domanda è stata tempestiva dal momento che la “conoscenza del danno”, cui alla citata norma e che deve intendersi riferita anche alla consapevolezza della sussistenza di un possibile nesso causale fra la vaccinazione e la malattia che ne è derivata.
Tribunale del Lavoro di Pesaro n.624/2011
Passando, ora, al merito della domanda, nel corso del processo è stato nominato un consulente tecnico al ﬁne di veriﬁcare la sussistenza del nesso causale fra la malattia di xxxxx e la vaccinazione alla quale è stato sottoposto. Il CTU, dott.ssa Badolato, ha ritenuto che la manifestazione della malattia, avutasi subito dopo la somministrazione del vaccino è causalmente riconducibile alla vaccinazione effettuata in termini di “attendibile probabilità causale”. Il CTU, insomma, pur non avendo fornito certezze ha parlato di attendibile probabilità circa la sussistenza del legame fra due eventi. Le conclusioni del CTU vengono fatte proprie dal giudicante in quanto esse sono frutto di esaurienti ed accurate indagini, immuni da vizi logici o da errori di metodo e comunque adeguatamente chiarite in seguito ai rilievi mossi dal consulente del Ministero.
Occorre, poi, rilevare che non è stato oggetto di contestazione la circostanza che il piccolo godesse di ottima fino al periodo immediatamente precedente alla somministrazione del vaccino. E” stato, poi dedotto e documentato dai ricorrenti che tutto il decorso postnatale di xxxxx si è svolto senza alcuna complicazione, quindi, il prima della vaccinazione del 1998, è cresciuto regolarmente, non essendosi manifestata alcuna malattia, tantomeno quella autistica. Soltanto a partire dalla vaccinazione si sono evidenziati i seri problemi di salute debitamente documentati, che, secondo quanto accertato dal CTU, risultano tuttora irreversibili. E’ evidente, allora, che, per quanto appena indicato, va affermata in termini di alta probabilità la sussistenza del nesso causale la vaccinazione somministrata e la malattia sofferta dal piccolo xxxxx.
SULLA CTU
La seduta peritale si è svolta lo scorso 23.05.2012 alle ore 17,30, cone entrambi i nominati CTP Dott. Fabrizio Niglio, Dott.ssa Tomassini Chiara, che hanno regolarmente partecipato all’incontro. Con domanda del 29.07.2006 inoltrata al Ministero della Salute, i ricorrenti xxxxx, presentavano istanza di accertamento dei requisiti per l’indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie ( L. 210/92). Nella seduta tenuta in data 19.11.2007 la C.M.O. del Dipartimento Militare di medicina Legale di Chieti, escludeva il nesso di causa tra la profilassi vaccinale antitetanica, antidifterica, antipoliomielite, antipertosse, antiepatite Hb HIB somministrate in data 12.11.1998 ed MMR somministrate in data 13.03.1999, e successive vaccinazioni, e gli esiti di cui si richiedeva il riconoscimento, consistenti in una “sindrome autistica”. La suddetta CMO contestava inoltre che la domanda di accertamento non sia stata proposta entro i termini di legge.
Veramente cospicua si è dimostrata la documentazione sanitaria prodotta dalal famiglia del minore, tra cui sottolineiamo il seguente passaggio che può risultare molto utile per molte famiglie che sstanno percorrendo lo stesso calvario nelle in alree aule di tribunale in tutta Italia:
“… Cartella clinica Ospedale O.I.R.M. – S. Anna di Torino. Data di ingresso 07.06.2003. Diagnosi: Sospetta malattia infiammatoria intestinale in soggetto con disturbo autistico”. Dall’anamnesi emerge: “Gravidanza decorsa con minaccia di aborto. Parto eutocico. Buone condizioni neonatali. Sviluppo neuro-motorio nella norma. Sviluppo del linguaggio alterato … ha sofferto di RGE nel primo anno di vita. A 12 mesi ricovero per forti dolori addominali e dimesso con diagnosi di adeno-mesenterite in corso di stipsi. Riferita stipsi e dolori addominali nei primi anni di vita, …. A 18 mesi è riferita una regressione del linguaggio e … disturbi del comportamento … Diagnosi di disturbo pervasivo di sviluppo, gli accertamenti eseguiti … sono risultati tutti nella norma. A giugno 2003… inserito nel protocollo di studio …”
“Secondo al testimonianza della madre, sono state escluse familiarità sospette o patologie parentali significative. In particolare non vengono riferite malattie immunologiche, malattie allergiche o altre forme patologiche attinenti al caso. La madre dichiara di aver affrontato all’età di 28 anni la gravidanza di xxxxx e a distanza di sei anni, quella della figlia minore, che attualmente ha 9 anni ,è in buona salute e presenta normale sviluppo psico-fisico (frequenta con profitto la terza elementare). Precisa inoltre che, nonostante non sia mai stata vaccinata, la figlia minore ha mostrato una buona resistenza immunitaria, ammalandosi meno dei suoi coetanei nei primi anni di vita, tanto da non aver fatto ricorso agli antibiotici prima di 4 anni.”
“L’attaccamento al seno è avvenuto poi regolarmente, due o tre giorni dopo il parto, in concomitanza con la montata lattea e il bambino, allattato naturalmente fino all’età di 15 mesi, cresceva regolarmente sotto la sorveglianza del pediatra, manifestando un regolare sviluppo psico-fisico con tutti i progressi prevedibili in base all’età (primi sorrisi, primi giochi, lalalismo ….). Iniziato lo svezzamento a partire dai sei mesi, non ha mai presentato segni di intolleranze alimentari. Ha iniziato a proferire le prime parole di senso compiuto all’età di 9 mesi e mezzo e anche l’aspetto neuro-motorio risultava regolare (i primi passi furono compiuti verso i 12 mesi senza “gattonamento”). Nel periodo di vita successivo il bambino progrediva e cresceva regolarmente.”
“La prima inoculazione vaccinica fu eseguita, come da protocollo, quando il bambino aveva tre mesi e mezzo e la madre ricorda che nei giorni successivi all’inoculazione vaccinica il bambino era particolarmente irrequieto e piangeva frequentemente. Inoltre, si associava una stipsi alternata a scariche diarroiche con emissione esplosiva di feci acquose con contorsioni e dolori di tipo colico, continua irrequietezza e disturbi del sonno notturno. Tali disturbi, che persistevano più o meno a fasi alterne con conseguente perdita di liquidi e perdita di peso del bambino allarmavano la madre che prospettava la situazione al pediatra, ottenendo infine rassicurazioni e prescrizioni di tisane e dieta adeguata.”
“Alla somministrazione della seconda dose vaccinica, seguiva un peggioramento del quadro.Il pediatra continuava a tenere il bambino in osservazione mantenendo le medesime precauzioni dietetiche. Nel periodo intercorrente i disturbi si attenuavano, senza però cessare mai del tutto, finché, in concomitanza con la terza somministrazione (verso i 13 mesi) i dolori addominali divennero particolarmente intensi, associati a disturbi ancor più accentuati, tanto che il pediatra, interpellato, consigliava il ricovero del bambino in data 1.12.98. Dopo un’ecografia addominale si dedusse la diagnosi di mesenterite intestinale, non meglio interpretata dai sanitari. Ricorda che, nello stesso periodo era comparso anche un importante “arrossamento” nella regione perianale ed interglutea, che i sanitari identificarono come una banale dermatite. Ma si trattava di una forma particolarmente evidente e duratura (ricorda che si protrasse per oltre 15 giorni) molto irritante per il bambino. Le fu consigliata una crema a base di ossido di zinco, applicata assiduamente con scarso giovamento. Dopo quel ricovero il quadro complessivo tendeva a peggiorare, specialmente per una maggiore l’irrequietezza e un aumento dei disturbi intestinali.”
Tutto questo quadro clinico avrebbe dovuto indurre i sanitari alla massima cautela verso ulteriori somministrazioni vaccinali in quanto tutti questi episodi potevano e dovevano essere correlati alle vaccinazioni. Invece, a causa dell’ottusa convinzione che le vaccinazioni pediatriche non possano essere causa di queste ed altre manifestazioni patologiche del bambino si è colpevolmente proseguito sulla strada della devastazione di questo bambino, così come accade purtroppo ogni giorno, anche oggi.
All’età di 15 mesi, la somministrazione del vaccino trivalente (parotite + morbillo + rosolia) determinava ulteriore recrudescenza del quadro con comparsa di stipsi, di vomito e diarrea, maggiore irrequietezza e insonnia e, conseguentemente, anche perdita di peso e scarsa crescita. Nello stesso tempo la mamma aveva notato una regressione del linguaggio mentre il bambino non rispondeva agli stimoli uditivi e tendeva ad estraniarsi con comportamento assente sicché, giunto all’età di circa due anni, il pediatra, allarmato dai chiari segni comportamentali, consigliava un esame ABR dell’udito che risultava negativo. A partire dal settembre 2000, verso i tre anni, il piccolo xxxxx fu inserito all’asilo infantile e svezzato dal pannolone, ma continuava a manifestare disturbi alimentari e rifiuto del cibo (anche quando centrifugato). All’età di 4 anni fu indirizzato al centro “La nostra famiglia” di Bosisio Parini, presso l’Istituto Eugenio Mendea, ove fu posta per la prima volta la diagnosi di autismo. Intanto peggioravano i disturbi alimentari fino a che, verso i 6 anni, si manifestava il rifiuto totale del cibo con continua perdita di peso. Inoltre, col progredire dell’età, il bambino diventava sempre più irritabile e talvolta persino aggressivo, tanto da dover essere contenuto e costretto per evitare traumi auto o etero-diretti. Per i problemi alimentari fu inizialmente seguito a Rimini dal dott. Nardocci e in seguito fu inviato presso l’Ospedale le Molinette di Torino, (Dott. Balzola) dove una colonscopia ha condotto alla diagnosi di “enterocolite autistica”, in seguito alla quale fu introdotta una dieta appropriata (priva di glutine, soia, lattosio, caseina e zuccheri) che è tuttora in atto.
Attualmente in età adolescenziale (15 anni) presenta un normale sviluppo fisico rispetto all’età, ma appalesa grave ritardo dello sviluppo cognitivo con evidenti turbe comportamentali. Non è in grado di relazionarsi e non stabilisce alcun contatto con l’interlocutore. Si limita a compiere movimenti stereotipati e non mostra alcun interesse per le circostanze e l’ambiente di visita. La madre riferisce che il ragazzo non ha fatto progressi e sarebbe anzi regredito, nonostante sia regolarmente seguito da insegnanti di sostegno ed educatori (a scopo socializzante frequenta oggi il II anno di scuola primaria di II grado ed è seguito presso un centro riabilitativo pomeridiano). Non ha consapevolezza del pericolo e in molti casi mette seriamente a rischio la propria o altrui incolumità e deve essere contenuto e guidato con forza, anche se, dopo l’introduzione delle restrizioni dietetiche, viene oggi riferita una minore tendenza all’aggressività. Presenta scarse capacità di orientamento, per lo più di tipo abitudinario, ma è incapace di seguire un percorso preordinato e non raramente si disorienta e si smarrisce; per tal motivo, è munito di braccialetto identificativo. Non sa scandire i ritmi della normale routine quotidiana, deve essere gestito in tutte le normali attività della vita, comprese le comuni manovre di igiene personale. Si alimenta solo se controllato, non è in grado di usare le posate che aveva invece iniziato ad utilizzare regolarmente già verso i due anni di età.
Questo è un quadro desolante, purtroppo comune in moltissime altre famiglie in Italia e nel mondo.
L’epicrisi medico legale, nello stabilire che i vaccini sono stati e sono tuttora oggetto di studi approfonditi, tesi a valutare i rapporti rischi/benefici per il singolo individuo e per tutta la collettività, anche in rapporto alle loro molteplici controindicazioni ed effetti collaterali.
Il CTU prosegue: “sull’argomento è fiorita una copiosissima letteratura medico-scientifica che ha aperto il varco ad alcune sentenze (cita, per la sua specificità, quella recente del Tribunale di Rimini, Sezione Lavoro, n. 148/2012 del 15.3.2012, che ha riconosciuto in capo al minore B.V. il nesso di causalità tra la vaccinazione e l’autismo, ed i benefici di indennizzo di cui alla Legge n. 210/1992) e la polemica fra i sostenitori dei vaccini e i detrattori emerge ancora accesa e serrata: la disamina, da un lato sembra mettere in crisi un “sistema” teso a garantire l’utilità sociale della prevenzione vaccinica fino ad oggi consolidata, dall’altro contrappone la tutela del singolo di fronte ai rischi di eventuali effetti dannosi, la cui correlazione alla somministrazione dei prodotti vaccinici e loro componenti non è così agevolmente dimostrata o dimostrabile.”
Ma ciò che è in discussione, non è tanto l’utilità sociale dei vaccini, quanto l’attribuzione ad essi di effetti dannosi ancora oggetto di studio. Una delle più infauste e paventate sequele della somministrazione vaccinica è stata da qualche tempo individuata nell’autismo (Sindrome Autistica o Autism Spectrum Disorders).
Il CTU quindi affronta uno degli argomenti più controversi nel dibattito odierno sull’autismo e vaccinazioni: “Consultando la letteratura inerente all’argomento, è praticamente impossibile leggere un articolo sul vaccino MPR senza incontrare un riferimento al gastroenterologo britannico Dr. Andrew Wakefield che nel 1998 pubblicò una ricerca sulla rivista The Lancet che suggeriva un possibile legame tra il vaccino MPR, la malattia intestinale cronica e l’autismo.
Fin dalla sua pubblicazione, l’articolo è rimasto uno degli studi più citati e ancora controversi sul tema della sicurezza dei vaccini e il contrasto di opinioni suscitato nel mondo scientifico ha dato origine ad un acceso dibattito che ha messo in dubbio la reputazione personale e professionale del ricercatore. Ma negli anni successivi altri studi hanno confermato le tesi di Wakefield. Il più noto accreditato è uno studio condotto in Danimarca nel 2004, che dimostrò inequivocabilmente come i bambini danesi siano passati da una media di 18,8 casi di autismo ogni 100,000 abitanti negli anni 80-85 (prima della vaccinazione MPR di massa, che iniziò nel 1987) a 146,4 casi nel 2002. Alcuni studi sul vaccino MPR affermano non solo che esso possa scatenare l’autismo ma anche selezionare mutazioni di pericolosi virus morbillosi.
Negli Stati Uniti per il massivo incremento di questa gravissima patologia (che sembra essersi accresciuta in dieci anni del 1700%), è stata coniata la definizione di “epidemia” di autismo”. E recentemente (il 29 marzo 2012) il CDC Centers for Disease Control and Prevention (CDC) ha reso noti i dati aggiornati sulla diffusione dell’autismo negli Stati Uniti: 1 bambino ogni 88. Data la diversa incidenza della malattia tra maschi e femmine (rapporto di 4 a 1), che 1 bambino ogni 54 e 1 bambina ogni 225 ha oggi un disturbo dello spettro autistico. E’ noto anche il clamore suscitato da alcune ricerche scientifiche intorno al thimerosal, componente battericida dei prodotti vaccinici contenente il 49,6% di mercurio, che nell’ultimo decennio è stato ritenuto responsabile di casi di autismo, di disordine da deficit dell’attenzione (ADD), di ritardi nel linguaggio e altri disturbi registrati.
Per contro, un rapporto del prestigioso “Institute of Medicine Academy of science”, pubblicato nel maggio 2004, affermava che “l’insieme delle evidenze disponibili conducevano a un rigetto dell’ipotesi di correlazione causale” tra thimerosal e autismo. Ma, nonostante la sua autorevolezza, il rapporto non fu sufficiente per chiudere la discussione sulla controversia medica che andava emergendo sulla presenza del mercurio anche in alcuni vaccini antitetanici, antidifto-tetanici, contro la pertosse e la meningite, somministrati ai bambini.
Studi più recenti condotti sugli animali e in vitro hanno fornito interessanti evidenze biologiche ma mancano tuttora vere e proprie prove scientifiche di un danno neurologico provocato dai vaccini contenenti mercurio. “
Il CTU prosegue: “Di fatto, fino ad oggi, da questa diffusa “empasse” letteraria, emergono risultati contrastanti che diventano motivo di inevitabili sperequazioni, ma è vero che, in molti casi, quand’anche le ricerche non abbiano ancora dimostrato una sicura correlazione tra i vaccini e la sindrome autistica, emergono comunque elementi storico-clinici e dati statistici che non possono essere ignorati.
Abbandonando il ginepraio delle innumerevoli e discordanti risultanze delle pubblicazioni scientifiche (largamente citate ed allegate anche dai CTP a sostegno delle rispettive argomentazioni di Parte), compito del CTU è valutare i risultati di questa specifica indagine, raccogliendo gli elementi più utili alla conclusione del caso, nell’intento primario di formulare un giudizio attendibile sul problema della correlabilità della sindrome autistica con la somministrazione dei preparati vaccinici.”
Dalla storia di xxxxx emergono elementi anamnestici a clinici che vanno a questo punto ben riepilogati e analizzati:
Dall’anamnesi raccolta sembrano potersi escludere patologie familiari sospette o in qualche modo significative.
Sembra escludibile anche la presenza di alterazioni organiche o di peculiari anomalie genetiche che possano deporre per una sindrome autistica di tipo primario, ovvero riconducibile a cause diverse o meglio individuabili.
Non sono emerse complicazioni gravidiche o alterazioni sospette, riconducibili ad una condizione di sofferenza pre o intra-partum: le indagini eseguite nella gravidanza sono riferite nella routine, il decorso della gravidanza sembra essere stato fondamentalmente regolare … Anche le reazioni del bambino nel periodo post-natale emergono nella norma: fu regolare l’attaccamento al seno, la crescita e lo sviluppo procedevano in modo apparentemente regolare entro i normali parametri dell’età.
Dolori addominali sospetti con scariche diarroiche esplosive accompagnati da uno stato di irrequietezza comparivano nei giorni successivi alla prima somministrazione vaccinica e si ripetevano con andamento ingravescente anche alle somministrazioni successive associandosi a fasi alterne di stipsi e diarrea, vomito, irrequietezza e insonnia che conduceva al ricovero il giorno 01.12.1998 per “Adeno-mesenterite in corso di virosi”, finchè, all’età di 15 mesi, la somministrazione del vaccino trivalente (parotite + MBR + rosolia)determinava un ulteriore recrudescenza del quadro con progressiva perdita di peso e rallentata crescita. Gradualmente si evidenziava la regressione del linguaggio, il bambino non rispondeva agli stimoli uditivi e tendeva ad estraniarsi manifestando un comportamento assente. In data 05.12.2000 presso U.O. Neuropsichiatria infantile Rimini si formulava la diagnosi di: “… Sindrome dismaturativa con limitazione nella comunicazione e nell’interazione sociale …” . Infine xxxxx fu indirizzato al centro “La nostra famiglia” di Bosisio Parini, presso l’Istituto Eugenio Mendea, ove nell’ottobre 2001 fu posta per la prima volta la diagnosi di autismo e in seguito, a partire dal giugno 2003, il bambino fu inserito nel protocollo di studio e sottoposto a tutte le indagini e controlli di follo-up clinico-funzionale.
IL CTU (ANNA BADOLATO) QUINDI CONCLUDE
Da questa ordinata analisi storico-clinica, si può evincere che, in assenza di anomalie organiche o sospette condizioni di sofferenza neurologica, il piccolo xxxxx era un neonato apparentemente “sano” che progrediva regolarmente e manifestava un regolare sviluppo psico-fisico post-natale.
Per contro, il verificarsi delle manifestazioni patologiche in concomitanza con le inoculazioni vacciniche, le recrudescenze coincidenti con le dosi somministrate, l’andamento protratto ed e ingravescente di disturbi caratteristici e in tutto corrispondenti alle descrizioni riportate nella copiosa letteratura sull’argomento, restano elementi fortemente sospetti che potrebbero avere un ruolo indicativo o comunque non marginale sotto l’aspetto del nesso di causa, spostando il giudizio verso un’attendibile grado di probabilità, sicché, alla luce delle precedenti considerazioni ed in rapporto agli elementi oggettivamente emersi nel caso di xxxxx, si può concludere l’indagine di specie, schematizzando le risposte ai quesiti secondo l’ordine di esposizione:
Alla domanda “Se sussista o meno nesso di causalità tra la malattia riscontrata e la vaccinazione di cui al ricorso, ossia se per effetto della vaccinazione sia insorta la predetta malattia, esprimendo, secondo gli ordinari criteri medico-legali, un giudizio di certezza, ovvero di alta probabilità, ovvero di mera possibilità”, si può rispondere che PUR NELLA DIFFICOLTOSA INTERPRETAZIONE DEGLI STUDI SCIENTIFICI FINORA CONDOTTI, DA CUI EMERGONO RISULTATI CONTRASTANTI, NEL CASO DI xxxxx LA STORIA CLINICA DEPONE PER UN CHIARO RAPPORTO CRONO-FENOMENOLOGICO DELLA SOMMINISTRAZIONE DEI VACCINI CON LA COMPARSA DI SEGNI E SINTOMI ALTAMENTE SOSPETTI, SICCHÉ, IN ASSENZA DI ALTRE CAUSE SCATENANTI E ALLA LUCE DI TUTTI I PRESUPPOSTI FONDAMENTALI DEL NESSO DI CAUSA, SI PUÒ FORMULARE UN GIUDIZIO DI ATTENDIBILE PROBABILITÀ CAUSALE ammettendo la riconducibilità della sindrome autistica ai prodotti vaccinici somministrati.
Per quanto attiene alla “data di manifestazione della malattia”, dalla documentazione sanitaria in atti si è dedotto che le manifestazioni di esordio della sindrome autistica erano concretamente evidenti a partire dal 05.12.2000, in concomitanza con la diagnosi posta presso la U.O. di Neuropsichiatria infantile Rimini di: “Sindrome dismaturativa con limitazione nella comunicazione e nell’interazione sociale”.
Originale: AUTISMO E VACCINAZIONI: UNA NUOVA SENTENZA FAVOREVOLE
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