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Timestamp: 2019-06-26 16:37:32+00:00

Document:
Avvocati senza p.iva: esercitare con prestaz. occasionali ? - page 3 - [ Giovani avvocati e i problemi della professione ] - FORUM AVVOCATI & Praticanti Avvocati
Autore Topic: Avvocati senza p.iva: esercitare con prestaz. occasionali ? (Letto 93306 volte)
« Risposta #50 il: 25 Ott 2010, 15:10 »
ciao jackmandolino,
il contratto ex art. 2222 non disciplina il "lavoro autonomo occasionale", ma il contratto d'opera: è quello che si applica in qualunque caso s'incarichi taluno d'un'opera o d'un servizio.
La norma ex art. 2222 è di tipo meramente civilistico e nulla ci dice in merito all'inquadramento fiscale che riguarderà il versamento del compenso.
Peraltro, il contratto d'opera in sè e per sè non è proprio la forma giuridica esatta alla quale fare riferimento nei rapporti tra praticante o avvocato e cliente: il contratto ex art. 2222 si riferisce infatti allo svolgimento d'opere manuali e materiali.
Per il caso che ci riguarda, invece, occorre guardare alla species del contratto d'opera intellettuale, di cui al successivo art. 2230, che è quello fra difensore (o commercialista, o medico, o pubblicitario...) e cliente. Anche lì, però, non possiamo trovare alcuna indicazione circa il profilo fiscale relativo ai compensi versati, perchè il c.c. tratta solo il lato squisitamente contrattual-civilistico della faccenda.
Per il profilo fiscale, occorre guardare la normativa tributaria.
Un contratto d'opera ex art. 2222 (od in particolare un contratto d'opera della species intellettuale, ex 2230) è un'operazione imponibile IVA?
La legge ci dà la risposta.
La c.d. "legge IVA" (dpr 633/1972), all' art.1, definisce il campo d'applicazione del tributo:
"L'imposta sul valore aggiunto si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell'esercizio di imprese o nell'esercizio di arti e professioni e sulle importazioni da chiunque effettuate.".
Vediamo all'art. 3 della stessa norma se, fra questi servizi oggetto d'IVA, rientrano anche quelli che derivano dai contratti d'opera:
"Costituiscono prestazioni di servizi le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da contratti d'opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte.".
Pertanto il contratto ex art. 2222 in senso lato - nonché in particolare quello ex art. 2230, per quanto riguarda noi tutti - ingenerano proventi che, per legge, sono soggetti ad IVA.
Ne deriva che le prestazioni dei difensori vanno fatturate, con conseguente necessità d'aprire la partita IVA... e ciò non viene meno per improbabili riferimenti, nella ricevuta che si volesse rilasciare al posto della fattura, agli art. 2222 o 2230 del codice civile!
« Risposta #51 il: 25 Ott 2010, 15:24 »
spiega, spiega:
guadagnare come si deve!
com'è che intenderesti fare?
« Risposta #52 il: 25 Ott 2010, 15:57 »
guarda nigri appena scopro come si fa ti spiegherò il metodo da applicare...
« Risposta #53 il: 25 Ott 2010, 15:59 »
ho capito, anche tu sei una che la racconti...
« Risposta #54 il: 25 Ott 2010, 19:22 »
riporto qui ciò che avevo scritto in altra discussione:
Parto da alcune considerazioni per giungere a delle conclusioni.Ditemi se ho o non ho ragione:
-avvocati e praticanti non possono emettere ricevute per prestazioni occasionali (art. 61, comma 3 D.lgs 276/03)
-l'alternativa alla ricevuta per prestazioni occasionali è la parcella
-la parcella può essere emessa solo se si è titolari di partita iva
-per inziare una attività professionale da legale è necessaria la dichiarazione di inizio attività annessa all'apertura della p.iva
-l'apertura della partita iva comporta, per legge, il pagamento degli oneri previdenziali
1) Possono essere pagati solo gli avvocati e i praticanti con p.iva.Tutti gli altri non possono percepire redditi.
2) Non avendo aperto la partita iva, con contestuale dichiarazione di inizio attività, nessun praticante/avvocato può,ai fini fiscali, esercitare la professione forense
3) l'apertura della partita iva obbliga al pagamento dei contributi previdenziali (INPS e/o Cassa Forense)
« Risposta #55 il: 25 Ott 2010, 19:40 »
non c'entra niente la collaborazione occasionale della legge biagi, non sta parlando di quella nessuno credo. 30 gg in un anno (il limite di questo tipo di collaborazione) spero che non ci lavori nessun praticante.
stiamo parlando (e vale tutto quello detto fin qui in queste due pagine) della prestazione autonoma occasionale ex art 67 (il vecchio 81) lettera l del tuir esente IVA in quanto redditi diversi. è una vita che praticanti emettono queste ricevute, altro che firma congiunta con altro avv.
Re: Avvocati senza p.iva: lavorare con la prestaz. occasiona
« Risposta #56 il: 25 Ott 2010, 19:42 »
Ecco il modello tipico di una ricevuta per prestazione occasionale ,ditemi se manca qualcosa
*Oggetto:______
*Ricevuta n:_______
*Nome e Cognome ________
*Nato a______ il ______
*residente in ________
*C.F/P.I. ______
*Io sottoscritto (nome e cognome) __________ dichiaro di aver ricevuto per la mia attività occasionale di
__________ per conto di (nome e cognome cliente) _______residente in ________*C.F/P.I. ______
*La somma lorda di (euro): ______
*ritenuta d'acconto del 20% (euro): ______
*Corrispettivo a ricevere netto (euro): ______
*Descrizione della prestazione occasionale: _________________
*Dichiaro sotto la mia responsabilità di essere esente dall’ambito IVA
ai sensi degli articoli 1 e 5 DPR 633 del 26.10.1972.
aggiungerei nel titolo che la prestazione è ex art 67 lett. l TUIR
« Risposta #57 il: 25 Ott 2010, 20:04 »
Peraltro io il problema a livello personale l'ho risolto aprendo subito partita iva (da patrocinatore)
prestazioni occasionali, lavoro autonomo occasionale, collaborazioni...in ogni caso sapevo che nel giro di poco tempo avrei avbuto difficoltà a giustificare e provare il requisito - formale e sostanziale - dell'occasionalità
comunque il mio post breve e impreciso trovava spunto da qui. http://www.fiscoitaliano.altervista.org/collaborazionioccasionali.htm
vorrei approfondire la questione (soprattutto quella inerente l'IVA: vale quanto suggerito da Ossicini o l'art 67?), ma ora me ne vado fuori a cena....la lascio approfondire a voi
« Risposta #58 il: 25 Ott 2010, 20:17 »
Diciamo che qui si pone un bis in idem del problema relativo all'iscrizione alla gestione separata INPS.
La categoria pare estremamente indisciplinata (curioso, proprio chi le leggi ben dovrebbe conoscerle e cercare di farle interpretare e applicare al meglio dai giudici... ) ergo, pur essendo obbligati, quasi tutti - nei primi anni di attività - se ne fott.ono e non si iscrivono nè alla cassa ("tanto son sotto il reddito minimo": questo è il ragionamento di fondo) nè alla gest. separ. INPS ("Tanto ci ho la cassa... e se non sono iscritto alla cassa, la cassa c'è cmq, sta lì e aspietta amme: che vuole allora l'inps?", questo l'altro ragionamento alla base.... ).
Alla stessa maniera, pur non parendo assolutamente conciliabile la ratio normativa della prestazione d'opera occasionale con la natura stessa della professione forense, che sia da avvocato o praticante abilit. poco cambia (vista l'iscrizione all'albo o registro, etc etc), molti se ne fot.tono e fanno tranquillamente ricevutine per prestazioni occasionali, senza IVA nè cassa, un po' così, perchè si usa...
« Risposta #59 il: 25 Ott 2010, 20:27 »
succede esattamente questo!
« Risposta #60 il: 25 Ott 2010, 21:02 »
la partita iva non è necessaria nemmeno per l'avvocato nella misura in cui svolga attività occasionale
infatti alla cassa non ci si deve iscrivere se , non esercitando con continuità, non si superino i 10.000 euro circa
ergo la partita iva è essenziale se si supera quel tot perchè alla cassa ci si dovrebbe iscrivere in quel caso
se si lavora occasionalmente o con poco lavoro non è necessario
la prestazione occasionale è pienamente compatibile con la funzione di avv se non si superano i 10.000 euro
« Risposta #61 il: 25 Ott 2010, 21:07 »
Dici, saitta?
Il punto di differenziazione tra lavoro autonomo occasionale e professionale è costituito dal concetto di abitualità recato dalla legge sull’IVA (art.5 D.PR. n. 633/1972). Un’attività è da considerarsi svolta abitualmente se caratterizzata da ripetitività, regolarità, stabilità e sistematicità di comportamenti. Esiste un solo caso in cui il compimento anche di un solo atto, indipendentemente dal tempo o dall’importo, radica subito l’abitualità e quindi la necessità di apertura della partita IVA: è il caso dell’iscrizione agli albi professionali che è indice assoluto di abitualità.
Si veda la circolare INPS nr. 83 del 28.03.1997 e la ancor pienamente valida Ris. n. 362012/77 dell 8 giugno 1977 - Dir. TT. AA oltre alle numerose prese di posizione tra cui – quella ufficiale del Ministero delle Finanze per bocca dell’allora Ministro Guarino pubblicata sul Sole 24ORE del 23.5.1987.
Un conto è il così fan tutti, altro conto è il così si dovrebbe fare (se si rispettasse la legge...)
« Risposta #62 il: 25 Ott 2010, 21:25 »
comunque tra regime dei minimi e prestazione occasionale non c'è alcuna differenza quindi di che parliamo?
« Risposta #63 il: 25 Ott 2010, 21:28 »
in che senso non c'è alcuna differenza?
Comunque è curioso leggere come vi siano due differenti correnti di pensiero sull'utilizzabilità delle prestazioni occasionali..
In Italia non è mai chiaro un cactus!
« Risposta #64 il: 25 Ott 2010, 23:35 »
Scusate se insisto, ma reputo essenziale, per orientarsi almeno un minimo, leggere almeno di sfuggita le norme alle quali si fa riferimento.
Il su citato art. 67 t.u.i.r. esordisce definendo quali possano essere i c.d. "redditi diversi":
"Sono redditi diversi se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell'esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da societa' in nome collettivo e in accomandita semplice, ne' in relazione alla qualita' di lavoratore dipendente..." e segue elenco.
Mi pare abbastanza evidente che il praticante abilitato e l'avvocato non possano argomentare che i proventi del loro patrocinio siano redditi diversi ex art. 67 t.u.i.r., causa l'espressa esclusione della norma stessa.
« Risposta #65 il: 25 Ott 2010, 23:46 »
mi risulta che sia nel regime dei minimi (enro 30000 euro/anno) che nella prestazione occasionale non si sia soggetti al pagamento dell'IVA quindi...
« Risposta #66 il: 26 Ott 2010, 09:51 »
Ciao paperboy,
soprattutto essendo la situazione fiscale molto simile fra le due situazioni, conviene decisamente abbracciare la posizione corretta.
Infatti, nonostante il regime dei minimi e quello delle ricevute per prestazione occasionale siano coincidenti, ciò non toglie che non puoi dichiarare i redditi professionali come "redditi diversi", stante quanto riporta l'art. 67 t.u.i.r.
Inoltre, con le prestazioni occasionali, si evadono gli oneri previdenziali che sarebbero in realtà dovuti per le attività professionali... anche per quello non si può far finta di niente: conosco delle persone alle quali hanno chiesto grossi arretrati di cassa con sanzione !
« Risposta #67 il: 26 Ott 2010, 10:10 »
« Risposta #68 il: 26 Ott 2010, 10:25 »
Finalmente qualcuno l'ha letto!
(io pure ieri l'ho buttato lì, nella discussione, solo perchè l'avevo trovato citato in un paio di post e in un sito)
Ho ripreso in mano la mia Guida di Fisco Pratico e in effetti non ci sono dubbi: un professionista deve avere partita iva, le sue prestazioni devono essere soggette a iva: e quindi ci sono spazi per prestazioni occasionali, esenti da iva e sfuggenti da contributi previdenziali o irpef....
« Risposta #69 il: 26 Ott 2010, 10:45 »
Essere esenti IVA...
...non significa assolutamente non dover avere partita IVA...
La partita IVA ci vuole e ci vuole la fattura, non la ricevutina...
« Risposta #70 il: 26 Ott 2010, 14:40 »
conosco delle persone alle quali hanno chiesto grossi arretrati di cassa con sanzione !
ne conosco parecchi anch'io.Qualcuno di questi sta cercando di salvarsi retrodatando l'iscrizione alla Cassa, ma se l'operazione non va in porto si ha una mazzata economica di proporzioni incredibili...
« Risposta #71 il: 26 Ott 2010, 16:15 »
Dunque sappiamo che la cassa si fa viva e chiede gli arretrati, a chi ha fatto il furbo, perfetto.
E l'INPS? i famosi sessantamila "scoperti" previdenzialmente? qualcuno sa di cartelle INPS a tale proposito...?
« Risposta #72 il: 26 Ott 2010, 17:06 »
quelli che conosco io i problemi li hanno con l'INPS
« Risposta #73 il: 26 Ott 2010, 19:01 »
si jack ci vuole la fattura, non ho detto il contrario, ma voglio dire che i costi sono i medesimi e si sta più tranquilli. cioè se incasso 3000 euro come occasionale terrò 3000 euro in tasca, se incasso 3000 euro come minimi terrò in tasca 3000 euro (sempre che la mia prestazione sia nei confronti di una società. in entrambi i casi, se è una p. fisica pagherò l'irpef sempre in entrambi i casi)
« Risposta #74 il: 27 Ott 2010, 10:31 »
Non so voi,ma personalmente non conosco un solo giovane collega al quale l'ade abbia contestato l'emissione di ricevute per prestazioni occasionali.Con ciò non voglio sostenere che queste ricevute siano lecite (penso esattamente il contrario) però è del tutto possibile che vi sia una certa elasticità nel tollerarle....
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References: art. 2222
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 art. 2230
 art. 2222
 art.1
 art. 2222
 art. 2230
 art. 2222
 art. 67
 art. 67