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Timestamp: 2020-08-12 21:25:30+00:00

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La responsabilità solidale della società di intermediazione mobiliare per i danni arrecati a terzi dai propri promotori finanziari. Nota a sentenza della Cassazione n. 8229/06 | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario
30 Giugno 2006 In Diritto bancario
A questa importante decisione della Corte va riconosciuto più di un merito: non solo essa rappresenta il completamento di quella giurisprudenza che pone – in modo pressoché pacifico – a carico della società di intermediazione mobiliare la responsabilità solidale per i danni arrecati a terzi dai propri promotori finanziari anche se tali danni sono conseguenti a responsabilità accertata in sede penale, ma si è anche pronunciata su tre importanti questioni:
– se, ed entro quali limiti, eventualmente, sussiste la colpa esclusiva o concorrente del cliente danneggiato dal comportamento illecito del promotore finanziario;
– se sussiste una situazione di apparenza del diritto, colpevolmente imputabile alla società di intermediazione, in forza della quale quest’ultima debba essere ritenuta responsabile della condotta illecita posta in essere dal promotore anche dopo la cessazione del rapporto tra la società ed il promotore medesimo;
– se spetti al cliente, a titolo di risarcimento, una somma comprensiva degli interessi convenzionali che il cliente avrebbe percepito qualora l’investimento da lui disposto fosse stato eseguito nei termini contrattualmente convenuti.
La figura del promotore finanziario è stata introdotta nel nostro ordinamento dall’art. 5 legge 1/1991 (Disciplina dell’attività di intermediazione mobiliare e disposizioni sull’organizzazione dei mercati mobiliari) alla quale sono poi succeduti il D.Lgs 415/96 ( Recepimento della direttiva 93/22/Cee del 10 maggio 1993 e della direttiva 93/6/Cee del 15 marzo 1993) e il D.Lgs 58/1998 (TU delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria ai sensi degli artt. 8 e 21 legge 52/1996).
Il promotore finanziario è il soggetto al quale l’ordinamento giuridico riserva in via esclusiva lo svolgimento dell’attività professionale di offerta fuori sede di strumenti finanziari e di servizi d’investimento.
Data la posizione dominante assunta dal promotore finanziario per il fatto di svolgere abitualmente e professionalmente l’attività finanziaria, il legislatore si è preoccupato di tutelare il risparmiatore attraverso l’introduzione di una normativa rigorosa che garantisca trasparenza ed affidabilità in ogni fase dell’investimento.
L’attività di promotore finanziario può essere assunta unicamente da persone fisiche che, in qualità di dipendenti, agenti o mandatari esercitino professionalmente l’offerta fuori sede. La preclusione per i promotori finanziari di unirsi in società, sia di capitali che di persone, trova la sua giustificazione nella necessità di mantenere un rapporto personale e fiduciario con il cliente (A. Chieppa Maggi in Testo Unico della Finanza, Commentario diretto da Campobasso, 2002 e V. Roppo in Commentario al Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, a cura di Alpa, Capriglione, 1998).
Si deve evidenziare, inoltre, che l’attività di promotore finanziario deve essere svolta esclusivamente nell’interesse di un solo soggetto: è il cd. “vincolo di monomandato”.
Promuovere o collocare presso i risparmiatori strumenti finanziari o servizi di investimento per conto di più soggetti abilitati è considerato uno degli illeciti più gravi in cui possa incorrere un promotore e, infatti, l’art. 98, comma 2, lett a) del regolamento Consob 11522/98 lo menziona al primo posto nell’elenco degli illeciti sanzionati con la radiazione dall’Albo.
Secondo il consolidato e rigoroso orientamento della giurisprudenza, avallato dalla prevalente dottrina, la responsabilità dell’intermediario per il fatto del promotore ha carattere essenzialmente oggettivo, poiché è connessa al rischio d’impresa ed ha lo scopo di offrire all’investitore una tutela rafforzata, potendo egli contare anche sul patrimonio dell’intermediario medesimo.
Il rischio, infatti, non può ricadere sull’inerme risparmiatore, ma deve cadere su chi scegli il collaboratore, se ne avvale, lo organizza, lo controlla e può tradurre il rischio stesso in costo.
Al riguardo vengono in rilievo le disposizioni regolamentari che la Consob è stata chiamata a dettare in base al disposto dell’art. 5, comma 8, della legge 1/1991, ed in particolare quelle menzionate nella lettera f) di detto comma, ossia le regole che i promotori devono osservare ” nei rapporti con la clientela al fine di tutelare l’interesse dei risparmiatori”.
Tra esse rileva qui l’art. 14, comma 9, del regolamento emanato dalla Consob con delibera 5388 del 2 luglio 1991 che fa obbligo al promotore di ricevere dal cliente esclusivamente:
Nel caso sottoposto all’esame della Corte, la Sim imputa al cliente la colpa esclusiva, o quanto meno concorrente, per il danno subito, per avere egli effettuato i versamenti a mani del promotore mediante assegni bancari al portatore e, quindi, in violazione delle condizioni contrattuali che impongono l’uso di assegni intestati direttamente alla società.
La Corte ha sancito che l’irregolare forma di pagamento non può escludere né il diritto al risarcimento del danno che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza (art. 1227 comma 2 c.c.), né comportare la riduzione del risarcimento per avere il fatto colposo del danneggiato concorso a cagionare il danno.
Nella sentenza si precisa che le norme riguardanti le modalità di pagamento sono dirette alla tutela del risparmiatore e pongono un obbligo di comportamento esclusivamente in capo al promotore; come tali, dette norme non possono tradursi in un onere di diligenza a carico del risparmiatore che si vuole tutelare, tale per cui l’eventuale violazione di dette prescrizioni si risolva in un addebito di colpa (concorrente, se non addirittura esclusiva) a carico del cliente danneggiato dall’altrui fatto illecito.
Concludendo, la Cassazione afferma che deve escludersi che la mera allegazione del fatto che il cliente abbia consegnato al promotore finanziario somme di denaro con modalità difformi da quelle con cui quest’ultimo sarebbe stato legittimato a riceverle valga, in caso di indebita appropriazione di dette somme da parte del promotore, ad interrompere il nesso di causalità esistente tra lo svolgimento dell’attività del promotore finanziario medesimo e la consumazione dell’illecito, e quindi precluda la possibilità di invocare la responsabilità solidale dell’intermediario preponente; e deve parimenti escludersi che un tal fatto possa essere addotto dall’intermediario come concausa del danno subito dall’investitore in conseguenza dell’illecito consumato dal promotore al fine di ridurre l’ammontare del risarcimento dovuto.
Relativamente al secondo argomento affrontato dalla Corte, e cioè se sussiste una situazione di apparenza del diritto colpevolmente imputabile alla società di intermediazione, tale da indurre il risparmiatore ad ipotizzare lo svolgimento di un’attività professionale per conto della Sim da parte di un determinato promotore finanziario, la sentenza precisa che l’intermediario finanziario deve essere chiamato a rispondere dell’illecito compiuto da chi semplicemente appaia essere un suo promotore, ed in tale apparente veste abbia arrecato danni a terzi, ogni qual volta l’affidamento del risparmiatore risulti essere incolpevole ed alla falsa rappresentazione della realtà abbia concorso con un comportamento colpevole, anche se solo omissivo, l’intermediario medesimo.
La circostanza che i promotori possano svolgere la loro opera nell’interesse di una sola società di intermediazione (cd. obbligo di monomandato) e la naturale conseguente identificazione da parte dei terzi del promotore come inserito nella struttura organizzativa di detta società, per effetto di un atto di preposizione da questa proveniente, rende evidente il rischio che i terzi – ed in specie i clienti adusi ad avere rapporti con la società tramite quello specifico promotore – possano continuare ad identificare in costui un referente della medesima società pur quando in realtà il rapporto di preposizione sia invece venuto meno.
Non può pretendersi – continua la Corte – che l’intermediario informi della cessazione del rapporto di preposizione tutti coloro che in passato siano entrati in qualche modo con lui in contatto per il tramite del promotore cessato. Ma un tale dovere di informazione è invece configurabile nei confronti di coloro i quali, essendosi sempre e ripetutamente avvalsi del promotore poi dimissionario, hanno intrattenuto rapporti con la società d’intermediazione in un arco di tempo che ragionevolmente può far supporre la loro attitudine ad effettuare ulteriori investimenti per il tramite di quel medesimo promotore.
Passando, infine, al terzo e ultimo argomento affrontato in sede di ricorso, la Cassazione conferma l’orientamento giurisprudenziale (Trib. Milano sentenza del 2 maggio 1996) secondo il quale il quantum risarcibile, previo accertamento in concreto, va determinato in ragione dei risultati che il danneggiato avrebbe conseguito dalla puntuale negoziazione dei titoli.
Il risarcimento del danno sofferto in conseguenza della violazione, da parte del soggetto cui una determinata somma era stata affidata, dell’obbligo di investirla conformemente alle disposizioni ricevute, non può essere circoscritto all’importo originariamente versato, maggiorato dei soli interessi legali.
Il quantum deve necessariamente – anche in difetto di pattuizione scritta in tal senso – essere comprensivo degli interessi che il cliente avrebbe percepito qualora le somme da lui affidate al promotore fossero state impiegate correttamente.
2. Non è in discussione il fatto che il denaro affidato dal cliente al promotore della Sviluppo Investimenti Sim per essere investito in certificati di deposito bancario fu invece distratto a proprio favore dal promotore medesimo. E’ un fatto accertato in causa e, comunque, pacifico. Altrettanto certo è che un tal fatto sia idoneo a generare il diritto del cliente al risarcimento del danno subito e che la pretesa risarcitoria, ove ricorrano le condizioni previste (allora vigente) dalla L. n. 1 del 1991, art. 5, comma 4, possa esser fatta valere anche nei confronti della società d’intermediazione per la quale il promotore operava.
3,1. Occorre muovere dalla considerazione che la L. n. 1 del 1991, art. 5, comma 4 (poi sostituito dal D.Lgs. n. 415 del 1996, art. 23 e quindi dal D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 31, comma 3, ma ancora applicabile ratione temporis ai fatti di causa) pone a carico dell’intermediario la responsabilità solidale per gli “eventuali danni arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari anche se tali danni siano conseguenti a responsabilità accertata in sede penale”.
6. Privo di fondamento, infine, è anche l’ultimo motivo di ricorso,con cui si lamenta la violazione dell’art. 1248 c.c., oltre che difetti di motivazione dell’impugnata sentenza.
L’IRAP, le sentenze della Corte di Cassazione, le circolari dell’A.E. e l’attività dei Promotori Finanziari 21 Luglio 2010

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 5
 art. 23
 art. 31