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Timestamp: 2019-08-21 08:17:13+00:00

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Munizioni e Armi da Guerra - Vaglio Magazine
24 Mar Munizioni e Armi da Guerra
Posted at 13:14h in Senza categoria, VaglioMagazine n° 00	by	Avv. Alessio Tranfa
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Munizioni e Armi da Guerra - 24 Marzo 2019
Corte di Cassazione, Sezione Sesta Penale, sentenza n.11172 dell’11.11.2014, depositata il 17.3.2015
Armi e munizioni comuni e da guerra – Distinzione a fini penali – Le cartucce calibro 9×19 e le pistole camerate 9×19 non possono essere considerate a fini penali come munizioni e armi da guerra nonostante le stesse siano in dotazione alle Forze Armate e alle Forze dell’Ordine.
In tal senso la Prima Sezione Penale dei giudici di Piazza Cavour, con la sentenza numero 11172/2015 dell’11 novembre 2014 (depositata il 17 marzo 2015), ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte di Appello di Roma, Sezione 3^ Penale (RG. 08009/2013), pronunciata in data 25.10.2013, limitatamente alla qualificazione giuridica delle munizioni calibro 9×19, sequestrate all’imputato, rinviando ad altra sezione della Corte di Appello di Roma ai soli fini della rideterminazione della pena.
La particolarità della suddetta sentenza di legittimità risiede nel fatto che la Corte ha ritenuto come le munizioni calibro 9×19 non possano essere ritenute armi da guerra, infatti la destinazione per quanto esclusiva, ad armamento delle Forze Armate e dei corpi armati dello Stato non può assumere nel caso della pistola semiautomatica calibro 9×19 parabellum e delle relative munizioni, alcun ruolo decisivo ai fini della sua classificazione e qualificazione giuridica come arma da guerra.
In data 26.11.2102 l’imputato veniva tratto in arresto perché trovato in possesso di n.9 munizioni calibro 9×19 e n.4 munizioni calibro 9×21, debitamente sequestrate da parte dei Carabinieri nel corso di una perquisizione domiciliare.
Il capo d’imputazione formulato dalla Procura procedente era il seguente: “[omissis] imputato del reato p. e p. dell’art. 2 della L. 859/67 perché deteneva, illegalmente all’interno della propria abitazione n. nove (9) munizioni da guerra calibro 9×19 con sigla G.F.L. sul fondello, in uso alle Forze Armate, e n. quattro (4) munizioni calibro 9×21, con sigla IMI sul fondello. Con recidiva specifica infraquinquennale ex art. 99 c.p.”.
A seguito della convalida dell’arresto l’imputato chiedeva e otteneva di essere giudicato con rito abbreviato condizionato all’escussione di un consulente balistico di parte che deduceva che sia le munizioni di calibro 9×21 che quelle di calibro 9×19 (entrambe erano tra l’altro reperibili presso le sezioni del Tiro a Segno Nazionale e quindi destinate anche ai civili) non potevano considerarsi munizioni di guerra. Il consulente di parte precisava che seppure in dotazione alle Forze Armate e alle Forze dell’Ordine, tale mera destinazione non ne determinava il carattere bellico, e che anzi le munizioni calibro 9×19 hanno una potenzialità offensiva minore rispetto a quelle calibro 9×21 sia a causa della minor carica presente nel bossolo (di due millimetri più corto), sia a causa del fatto che la blindatura della palla la rende non deformabile e quindi meno devastante e letale.
Con sentenza in data 11/2/2013 il Tribunale condannava l’imputato alla pena di 1 anno e 4 mesi di reclusione ritenendo perfezionato il delitto di detenzione di munizioni da guerra di cui all’art.2 della legge n.895/1967 in relazione a tutte le cartucce sequestrate, e cioè sia quelle calibro 9×21 che quelle calibro 9×19.
Ciò malgrado il capo d’imputazione avesse contestato, con riferimento alle munizioni calibro 9×21, la violazione dell’art.697 c.p. anziché quella ben più grave di cui all’art.2 della Legge n.895/1967.
Il difensore proponeva appello contro detta sentenza deducendo, tra l’altro, alla luce degli atti a disposizione del giudice di primo grado (tra cui il verbale di sequestro dei Carabinieri, la testimonianza e l’elaborato scritto del consulente tecnico balistico della difesa), l’errata qualificazione giuridica che meglio doveva essere circoscritta nella fattispecie contravvenzionale di cui all’art.697 c.p. (in relazione a tutte le munizioni sequestrate o quantomeno in relazione alle munizioni calibro 9×21) anziché a quella delittuosa di cui all’art.2 legge n.895/1967.
Con sentenza del 25.10.2013 la Corte di Appello, in parziale accoglimento del gravame di merito, derubricava (con riferimento alle munizioni calibro 9×21) il reato di detenzione di munizioni da guerra (art.2 legge n.895/1967) in quello di detenzione di munizioni per arma comune da sparo (art. 697 c.p.), riducendo conseguentemente la pena irrogata a 10 mesi di reclusione.
Confermava dunque la sussistenza del delitto di cui all’art.2 legge n.895/1967 in relazione alle cartucce calibro 9×19.
La Corte di Appello motivava tale decisione affermando che le munizioni calibro 9×21 non erano da considerarsi armi da guerra pertanto, come indicato nel capo di accusa il reato pertanto andava derubricato all’ipotesi contravvenzionale di cui all’art 697 c.p., mentre per quanto concerne le munizioni calibro 9×19 veniva affermata la loro caratteristica di armi da guerra, ribadendo come a dizione dell’art. 2 della L. 110/75, come modificata dal D.L.gs. 204/2010, fosse necessario rilevare come sia vietata l’introduzione nel territorio dello stato e la loro vendita, salvo che siano destinate al munizionamento delle Forze Armate o dei corpi armati dello Stato, o all’esportazione.
La Corte di legittimità, tornando nuovamente sul tema posto col ricorso (si vedano le sentenze n.12737 del 20.3.2012, rv 252560; n.52170 del 2014 e n.52526 del 2014), ribadiva (anche mediante riferimenti in materia tecnico balistica di notevole rilievo e competenza) che le munizioni calibro 9×19 non possono essere qualificate, a fini penali, come munizioni da guerra.
In tema di armi, il requisito tipico e individualizzante dell’appartenenza del modello di pistola calibro 9×19 alla categoria delle armi da guerra (o tipo guerra) è contraddetto e messo in crisi dalla paciﬁca qualificazione normativa di arma comune da sparo della pistola semiautomatica calibro 9×21 destinata al mercato civile e liberamente vendibile ai privati in possesso dell’apposita licenza rilasciata dall’Autorità di P.S., comunemente detto “porto d’armi” (per uso sportivo o per uso difesa personale esso sia).
La pistola semiautomatica calibro 9×21, tipica arma corta comune da sparo, possiede caratteristiche tecniche e capacità balistiche pressoché identiche (anzi superiori) a quelle con munizionamento 9×19 in dotazione alle Forze Armate e alle Forze dell’Ordine.
L’unica differenza tra questi due modelli è il fatto che la pistola semiautomatica 9×21 è camerata per le cartucce calibro 9×21 dotate di un bossolo più lungo di 2 mm e di una potenza di sparo certamente non inferiore (per non dire superiore) a quella della cartuccia 9 parabellum che costituisce, in genere, una delle cartucce per pistola più diffuse e utilizzate al mondo (anche al di fuori dell’impiego militare e da parte delle forze di polizia) perché unisce una traiettoria piatta a un moderato contraccolpo, oltre che a un discreto “potere d’arresto”.
L’esclusione dell’intrinseca potenzialità offensiva, tipica invece del munizionamento per armi da guerra (o tipo guerra, secondo la deﬁnizione contenuta nell’art.1 comma 2 della legge n. 110 del 1975), della cartuccia calibro 9 parabellum è confermata (come del resto aveva affermato il Consulente Tecnico Balistico della difesa sentito nel giudizio di primo grado) dall’esistenza e dalla sua commerciabilità, sul mercato italiano, di munizioni per arma comune da sparo dotate di una capacità di offesa alla persona superiore (come ad esempio il calibro 9×33), liberamente e legittimamente detenute da soggetti privati (purché muniti di licenza) nonché – soprattutto – dalla circostanza che armi lunghe da fuoco camerate per cartucce del medesimo calibro 9 parabellum, come la carabina Thureon Defense di fabbricazione USA, hanno recentemente ottenuto dal Banco nazionale di prova di Gardone Valtrompia (BS), la certiﬁcazione di armi comuni da sparo importabili e commerciabili anche in Italia.
La conclusione che ne consegue è che la qualificazione in termini di arma da guerra della pistola semiautomatica camerata per l’utilizzo di munizioni 9 parabellum non può discendere da un – inesistente – carattere intrinseco della stessa come arma destinata, in forza di una naturale potenzialità offensiva, all’impiego bellico.
Questo trova riscontro – prosegue la Corte – sul piano normativo/sistematico poiché la relativa disciplina é contenuta non già nell’art.1 della legge n.110 dei 1975 (che definisce, come si é visto, le armi da guerra, le armi tipo guerra e le munizioni da guerra), ma nel successivo art.2, che definisce le munizioni comuni da sparo, prevedendo – al comma 2 – il divieto di fabbricazione, di introduzione nel territorio dello Stato e di vendita del relativo modello di armi corte da fuoco “salvo che siano destinate alle forze armate o ai corpi armati dello Stato, ovvero all’esportazione” cosi presupponendo che, in mancanza di tale divieto, le armi stesse sono commerciabili nello Stato secondo la disciplina delle armi comuni da sparo posto che, se si trattasse di armi da guerra rientranti nella deﬁnizione dell’art.1, l’importazione in Italia e la vendita ai soggetti privati sarebbe di per sé proibita dalla relativa qualità, senza la necessita di stabilire un apposito divieto al riguardo.
Paradossalmente, dunque, il suddetto inciso della Corte (“salvo salvo che siano destinate alle forze armate o ai corpi armati dello Stato, ovvero all’esportazione”) fa sì che la destinazione della munizione 9×19 parabellum ad armi destinate alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate concorra ad escluderne il carattere bellico.
II divieto assoluto, stabilito dalla normativa nazionale per i soggetti privati, di acquistare, detenere e portare (ovviamente con le debite autorizzazioni) il modello di pistola calibro 9×19 parabellum è dunque funzionale ad assicurarne la destinazione esclusiva della stessa ed alla dotazione delle forze armate e dei corpi di polizia, a prescindere da una presunta qualità e natura intrinseca dell’arma da guerra dovuta ad una inesistente maggiore potenzialità offensiva delle cartucce 9×19 parabellum il cui impiego sarebbe altrimenti – indifferentemente – proibito anche per le armi da fuoco lunghe.
Pertanto la relativa disciplina assolve la funzione non già di tutelare la sicurezza pubblica – inibendo la disponibilità ai soggetti privati di un’arma (e di un munizionamento) dotata di una spiccata pericolosità e azione lesiva tipica delle armi da guerra (che la pistola calibro 9×19 parabellum si é visto non possedere) – bensì di consentire – o per converso di escludere – l’immediata riferibilità, in termini di tendenziale certezza, all’azione delle Forze Armate o di Polizia, in caso di sparo o di conﬂitto a fuoco, dei bossoli dei colpi esplosi da armi corte il cui calibro corrisponda (o viceversa non corrisponda) allo speciﬁco modello della pistola di servizio in dotazione esclusiva ai Corpi Armati dello Stato, posto che la similare cartuccia calibro 9×21, proprio a causa della maggiore lunghezza del bossolo di 2 millimetri, non può essere camerata nelle pistole munite di una camera di scoppio lunga solo 19 millimetri, come appunto quelle in dotazione ai corpi di polizia o armati.
La destinazione, per quanto esclusiva, dell’armamento delle Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato non può pertanto assumere, nel caso della pistola semiautomatica calibro 9×19 parabellum, alcun ruolo decisivo ai fini della sua classiﬁcazione e qualificazione giuridica come arma da guerra, che – a seguito dell’abrogazione dell’art.7 della legge n.110 dei 1975 e per effetto della novella di cui all’art.14 della legge n.183 del 2011, con conseguente soppressione, con decorrenza dall’1 gennaio 2012, del catalogo ivi previsto – non é più possibile ricavare, per esclusione, neppure dalla mancata iscrizione nel catalogo nazionale delle armi comuni da sparo.
Un’importanza fondamentale rivestono invece, per quanto concerne gli effetti della risoluzione della questione di diritto inerente la corretta qualificazione che deve attualmente riconoscersi alla pistola calibro 9×19, la sopravvenienza della norma di cui all’art.23, comma 12 sexiesdecies, della legge 7 agosto 2012 n.135 (di conversione in legge, con modificazioni, dei D.L. 6 luglio 2012 n. 95) che, a seguito dell’abolizione del catalogo previsto dall’art.7 della legge n. 110del 1975, ha attribuito al Banco nazionale di prova di cui all’art.11 comma 2 della medesima legge, la competenza di verificare, per ogni arma da sparo prodotta, importata o commercializzata in Italia, la qualità di arma comune da sparo nonché le conseguenti determinazioni che sono state adottate dal suddetto Banco nazionale, in attuazione dei nuovi compiti assegnati dalla legge nella procedura per la classificazione e il riconoscimento delle armi comuni da sparo.
Questa, con specifico riguardo alle armi da fuoco corte semi automatiche calibro 9×19 parabellum, dopo aver dato atto che la normativa nazionale di cui all’art.5 D. Lgs. n.204/2010 ne consente “la fabbricazione e l’esportazione secondo la normativa delle armi comuni”, ma tuttavia ne vieta la commercializzazione in Italia ai soggetti privati, precisa che “per evitare equivoci” (come testualmente recita la risoluzione) le armi stesse non saranno inserite nell’elenco delle armi classificate, ma che sul certificato di prova rilasciato al produttore/importatore, il Banco dichiarerà che si tratta di arma comune non commercializzabile in Italia.
Alla stregua di tale ultima determinazione proveniente dall‘Ente istituzionalmente deputato a verificare la qualità di arma comune da sparo delle armi da fuoco prodotte o importate in Italia, non è dunque possibile dubitare della qualità di arma comune da sparo che deve riconoscersi, sul piano normativo, alla pistola semi automatica calibro 9×19, camerata per le munizioni calibro 9×19 parabellum, il cui inserimento nell’elenco delle armi commercializzabili in Italia ai soggetti privati è inibito soltanto dal divieto normativo – contenuto nell’art.2 comma 2 della Legge n.110/1975 – che ne riserva la destinazione d’uso alle Forze Armate e ai Corpi Armati dello Stato, e non dalla natura e qualità intrinseca del modello di pistola in oggetto che è e resta quella di un’arma comune da sparo.
Pertanto dovrà essere affermata la natura di arma comune da sparo della pistola Beretta calibro 9×19 parabellum e la conseguente natura di munizioni per arma comune da sparo delle relative cartucce calibro 9×19 costituenti la naturale dotazione dell’arma da fuoco in questione; munizioni, queste, si ribadisce, prive delle caratteristiche di micidialità e della forza dirompente che costituiscono il discrimine per poterle qualificare come munizionamento da guerra (v. sentenza Cassazione Sezione 1^ Penale, n.9068 del 3.2.2011, Rv. 249874).
Dalle considerazioni sopra esposte consegue che – in accoglimento del primo motivo di ricorso – la detenzione delle cartucce è stata riqualificata ai sensi dell’art.697 c.p. anche per quanto riguarda le munizioni calibro 9×19 parabellum (trattandosi di condotta che rientra nell’ambito applicativo di detta norma incriminatrice, come da ultimo ribadito per le munizioni per arma comune da sparo dalla Cassazione Sezione 1^ Penale n.51450 del 15.7.2014, rv 261583), con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Roma ai soli fini della conseguente rideterminazione della pena.
In conclusione la Corte di Cassazione, investita del gravame della sentenza della Corte di Appello, rigettava il ricorso con riferimento al secondo motivo di impugnazione (non riconducibilità delle cartucce all’imputato) ma accoglieva il primo motivo di ricorso statuendo come “la detenzione delle cartucce dovesse essere riqualificata nella violazione dall’art.697, anche per quanto riguarda le munizioni calibro 9×19”(trattandosi di condotta che rientra nell’ambito applicativo di detta norma incriminatrice, come da ultimo ribadito per le munizioni per arma comune da sparo da Sez. I n. 51450 del 15.7.2014, rv 261583)” e rinviando alla Corte di Appello ai soli fini della rideterminazione della pena.
Il notevole cambiamento di prospettiva operato dalla Corte di Cassazione deriva dal fatto che il fondamentale criterio della spiccata potenzialità offensiva (che caratterizza la definizione normativa di arma da guerra e delle munizioni destinate al loro caricamento) è stato contraddetto dalla pacifica qualificazione normativa, di arma comune da sparo, della pistola semiautomatica calibro 9×21, liberamente commerciabile nel mercato interno, che costituisce ad oggi, un modello di arma corta da fuoco con caratteristiche identiche a quelle del modello 9×19, rispetto alla quale, l’unica differenza è rappresentata dal fatto di essere camerata per le cartucce calibro 9×21 IMI, dotate di bossolo più lungo di 2 mm e di una potenza di sparo non inferiore a quella della cartuccia 9 parabellum.
In tal senso, l’esclusione del criterio della spiccata potenzialità offensiva (tipico del munizionamento per armi da guerra) è confermato dal fatto che in commercio, nel mercato italiano, si trovano anche munizioni per arma comune da sparo dotate di una superiore capacità di offesa alla persona (es: calibro 357 magnum 9×33 mm R) che sono liberamente detenibili da privati, ovviamente nel rispetto della normativa di P.S.
In estrema analisi pertanto, si può quindi affermare che, la destinazione per quanto esclusiva, ad armamento delle forze armate non può assumere (come nel caso della semiautomatica cal. 9 parabellum) alcun ruolo decisivo ai fini della classificazione della stessa come arma da guerra, di conseguenza, il porto di munizioni calibro 9×19, non può essere fatto rientrare nella fattispecie del reato di detenzione di armi da guerra.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 99
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art.2
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