Source: http://tregeoformazione.blogspot.com/2015/10/
Timestamp: 2019-06-24 11:37:02+00:00

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Tregeoformazione: ottobre 2015
Il permesso di costruire in caso di strutture temporanee all'aperto …. (la legislazionetecnica.it)
Con la Sentenza del 24/07/2015, n. 189, la Corte Cost., su ricorso promosso dalla Regione Veneto, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 41, comma 4, del D.L. 69/2013 (Decreto del Fare), che modificando l’art. 3, comma 1, lettera e.5) del D.P.R. 380/2001 (Testo Unico dell’Edilizia) considerava tra gli “interventi di nuova costruzione” anche l’installazione di manufatti leggeri, prefabbricati e ogni altra struttura che non fosse diretta a soddisfare esigenze meramente temporanee “ancorché siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all'interno di strutture ricettive all'aperto, in conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti”.
La Regione Veneto ha impugnato l’art. 41, comma 4, del D.L. 69/2013 in quanto, novellando l’art. 3, comma 1, lettera e.5) del D.P.R. 380/2001, ha ricompreso tra gli interventi di nuova costruzione, quindi soggetti al permesso di costruire, “l'installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere…” “…ancorché siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all'interno di strutture ricettive all'aperto, in conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti”. Ciò sarebbe in contrasto con l’art. 117, commi 3 e 4, Cost., in quanto sottrarrebbe illegittimamente tali interventi alla competenza delle Regioni, in specie in materia di turismo.
Con l’introduzione di tale modifica, che ha sovvertito integralmente il senso della norma impugnata, è stata ripristinata la competenza legislativa regionale per detti interventi.
Nonostante ciò la Corte Cost. ha ritenuto comunque fondata la questione di incostituzionalità sollevata dalla Regione Veneto, in quanto la precedente previsione contenuta nel disposto dell’art. 41, comma 4, D.L. 69/2013 è rimasta in vigore dal 22/06/2013 al 27/05/2014, mesi durante i quali tale disposizione ha trovato applicazione.
In conclusione, l’illegittimità costituzionale dichiarata dalla Corte con la Sentenza del 24/07/2015, n. 189 colpisce unicamente il testo vigente nel periodo intercorso tra il 22/06/2013 (data di entrata in vigore del D.L. 69/2013) ed il 27/05/2014 (giorno precedente alla data di entrata in vigore della L. 80/2014, di conversione del D.L. 47/2014). Durante tale periodo, l’art. 3, comma 1, lettera e.5) del D.L. 380/2001, va di conseguenza letto nel testo precedente alla modifica apportata dal D.L. 69/2013 e perciò come segue: “e.5) l'installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee”.
http://www.legislazionetecnica.it/1985592/prd/news-giurisprudenza/il-permesso-costruire-caso-installazione-strutture-temporanee-all%E2%80%99ap
Dopo la riforma del condominio si può ancora parlare di mala gestio dell’amministratore? Fonte: www.StudioCataldi.it
Riportiamo un interessate approfondimento dal sito Studiocataldi.it:
L’amministratore di condominio, per come desumibile anche dal novellato art. 1130 c.c., è l’organo di gestione e di rappresentanza del condominio.
Lo stesso, in virtù di apposito contratto, si obbliga a compiere uno o più atti giuridici nell'interesse di un altro soggetto, pertanto, la sua figura è riconducibile a quella del mandatario con rappresentanza e ciò anche in virtù dell’esplicito richiamo dell’art. 1129 c.c. il quale, tra l’altro, prevede che per tutto quanto non espressamente disciplinato, all’amministratore di condominio si applicano le norme sul mandato (artt. 1703-1741).
Nel caso di specie, quindi, l’amministratore di condominio assumerà le vesti del mandatario e agirà nell'interesse di altri soggetti, i condomini, che tecnicamente risultano essere i mandanti.
Inquadrata giuridicamente la figura dell’amministratore di condominio, evidenziamo subito come, con la legge 220/2012 di riforma del condominio, il legislatore abbia voluto disciplinare in maniera più puntuale - facendo tesoro per lo più dei precedenti giurisprudenziali in materia - i casi di revoca dell’amministratore, enucleando vieppiù le ipotesi di gravi irregolarità che possono portare alla revoca dello stesso.
In primo luogo può essere revocato, ed è l’ipotesi che definiremmo non contenziosa, per volontà dell’assemblea, in qualsiasi momento e con le maggioranze previste per la sua nomina.
In altri termini: quando viene meno l’apprezzamento da parte dei condòmini.
Quelle successive risultano invece ipotesi giudiziali, in quanto prevedono l’intervento dell’autorità giudiziaria, tant’è vero che, è previsto il ricorso al Tribunale da parte di ciascun condomino, allorquando l’amministratore non comunica all’assemblea i provvedimenti dell’autorità amministrativa o citazioni che esulano dalle sue attribuzioni (art. 1131 c.c.) ovvero in caso di omessa rendicontazione o gravi irregolarità.
L’art. 1129 c.c. specifica quali possono essere le “gravi irregolarità”, si tratta, tuttavia, di ipotesi non esaustive, ulteriori fattispecie infatti sono state individuate nel tempo dalla giurisprudenza.
Tra queste la norma richiamata contempla: 1) l’omessa convocazione dell'assemblea per l'approvazione del rendiconto condominiale, il ripetuto rifiuto di convocare l'assemblea per la revoca e per la nomina del nuovo amministratore o negli altri casi previsti dalla legge; 2) la mancata esecuzione di provvedimenti giudiziari e amministrativi, nonché di deliberazioni dell'assemblea; 3) la mancata apertura ed utilizzazione del conto corrente condominiale; 4) la gestione secondo modalità che possono generare possibilità di confusione tra il patrimonio del condominio e il patrimonio personale dell'amministratore o di altri condomini; 5) l’aver acconsentito, per un credito insoddisfatto, alla cancellazione delle formalità eseguite nei registri immobiliari a tutela dei diritti del condominio; 6) qualora sia stata promossa azione giudiziaria per la riscossione delle somme dovute al condominio, l’aver omesso di curare diligentemente l'azione e la conseguente esecuzione coattiva; 7)l’inottemperanza agli obblighi di cui all’articolo 1130, numeri 6 (registro anagrafe condominiale), 7 (registro verbali assemblea; registro nomina e revoca amministratore; registro contabilità) e 9 (attestazione stato pagamenti e liti in corso); 8)l’omessa, incompleta o inesatta comunicazione dei dati di cui al secondo comma del presente articolo (dati anagrafici e professionali, codice fiscale - se si tratta di società anche la sede legale e la denominazione - il locale dove si trovano i registri, i giorni e le ore di presa visione e rilascio documenti).
Ad avviso di chi scrive, tuttavia, ci troviamo dinnanzi ad una tipica norma a fattispecie aperta che, appunto, non esaurisce tutte le possibili ipotesi di gravi irregolarità, ed è in tal senso che appare pienamente operante il principio della cd. mala gestio, mutuato appunto dalle norme sul mandato che, come abbiamo avuto modo di verificare, risultano applicabili anche alla figura dell’amministratore di condominio.
Ecco che allora l’amministratore (mandatario) è tenuto ad eseguire il mandato con la diligenza del buon padre di famiglia e i condòmini, di contro, quali mandanti, sono tenuti a fornire all’amministratore i mezzi necessari per la corretta esecuzione del mandato.
Detto ciò, tra le ipotesi di mala gestio non tipizzate, rientrano senza dubbio il mancato versamento degli oneri previdenziali e assistenziali, il mancato versamento delle contribuzioni I.N.A.I.L. (Cfr.: Tribunale di Palermo, 21.01.2015), “gonfiare” le spese, omettere di presentare il modello 770. Altre fattispecie sono state individuate nella omessa ripartizione dei consumi dell’acqua e nella utilizzazione di tabelle millesimali difformi.
Da ricordare, infine, che: “A seguito dell'entrata in vigore della riforma del condominio la presenza di "gravi irregolarità" da parte dell'amministratore di condominio comporta la immediata revoca di quest'ultimo. Ciò, nonostante, nella fattispecie, lo stesso amministratore si fosse poi repentinamente reso disponibile a rimediare all'errore commesso poiché la sua condotta, ha comportato, a detta del collegio, una "inescusabile superficialità" (Trib. Trento Ordinanza, 05/06/2014).
- “In tema di condominio, la mancata disponibilità della documentazione contabile in sede di approvazione del consuntivo da parte dei condomini comporta la violazione, da parte dell'amministratore, del dovere di diligenza ex art. 1710 c.c. nella gestione contabile e dell'obbligo di fornire un chiaro rendiconto del proprio operato, con la conseguente invalidità della delibera di approvazione e condanna dell’amministratore al risarcimento del danno prodotto dalla sua negligente attività” (Trib. Monza Sez. IV, 26/11/2007);
- “L’amministratore del condominio configura un ufficio di diritto privato assimilabile al mandato con rappresentanza con la conseguente applicabilità, nei rapporti tra l’amministratore e ciascuno dei condomini, delle disposizioni sul mandato, tale che alla scadenza del mandato l’amministratore è tenuto a restituire, ex art. 1713 c.c., ciò che ha ricevuto nell’esercizio del mandato stesso per conto del condominio, ivi compresi i documenti concernenti la gestione dello stesso. (Nella specie, in particolare, l’ex amministratore condominiale è tenuto anche al risarcimento del danno consistente nelle spese legali sostenute in procedimenti stragiudiziali volti a comporre vertenze con fornitori che avanzavano ritardi nei pagamenti, ritardi da imputarsi alla mancanza della necessaria documentazione poiché nella disponibilità dello stesso che rifiutava di consegnarla” (Trib. Genova Sez. III, 03/07/2007);
- L'amministratore non più confermato ha l'onere, ex art. 1713 c.c., di rendere il conto della sua gestione e di consegnare al condominio tutti i documenti e i libri riguardanti la gestione del condominio. Se l'amministratore non ottempera a tale obbligo, deve essere condannato non solo alla consegna di tale documentazione, ma anche al risarcimento del danno causato al condominio e costituito in quei costi necessari a ricostruire le posizioni contabili interne e verso terzi fornitori. Tale danno non è sempre facilmente documentabile e potrà essere liquidato equitativamente” (Trib. Padova Sez. I, 14/06/2003).
Fonte: Dopo la riforma del condominio si può ancora parlare di mala gestio dell’amministratore?
Bed & breakfast: il condominio non può vietarlo (estratto da www.laleggepertutti.it)
Se vuoi fare del tuo appartamento un bed & brekfast non hai bisogno di chiedere autorizzazioni al condominio: l’assemblea, infatti, non si può opporre all’apertura di un’attività commerciale dentro la tua proprietà, né al fatto che i tuoi clienti utilizzino le scale, l’ascensore o qualsiasi altra parte comune dell’edificio.
Quindi, qualora il condominio sia dotato di spazi ricreativi, come spiazzi, aiuole, panchine, campi da tennis, gli avventori potranno usufruirne. Non è tutto. Se anche il regolamento, approvato da tutti i condomini, prevede l’esplicito divieto di dare agli immobili destinazioni d’uso diverse da quella abitativa, deve essere interpretato nel senso che l’attività di B&B va consentita: il bed & breakfast, infatti, implica una fruizione comunque di carattere “para-familiare” dei locali, anche quando sono gestiti da un’impresa commerciale.
A ripeterlo è ormai da diversi anni la giurisprudenza e, da ultimo, il Tribunale di Verona. Il regolamento di condominio non può vietare i B&B La pronuncia in commento ha annullato una decisione dall’assemblea con cui era stato dichiarato off-limits l’utilizzo degli spazi aperti del complesso edilizio come piscine e campetti sportivi ai clienti della struttura ricettiva. Il divieto era stato giustificato dalla presenza, nel regolamento, della seguente clausola: “È vietato destinare gli alloggi ad uso laboratorio, scuole, circoli, depositi merci ed a qualsiasi attività rivolta ad impresa, comunque ad uso diverso dall’abitazione e/o diverso da quello previsto nel piano regolatore del Comune”. Ma, a ben vedere, la attività vietate sono tutte utilizzazioni non abitative dell’immobile, mentre il bed & breakfast non altera la destinazione d’uso dell’appartamento.
Quindi, l’unico modo per il regolamento di condominio di vietare l’apertura del B&B è che: – il divieto sia espresso e categorico, riferendosi proprio ai bed & breakfast, e non genericamente a qualsiasi tipo di attività commerciale; – il regolamento sia stato approvato all’unanimità dei condomini. Il bed and breakfast è attività para-familiare Anche se, almeno nell’immaginario collettivo, il B&B è un albergo a basso costo, in verità tale attività ha carattere “sobrio e inderogabilmente breve”, similmente con quanto accade con qualsiasi tipo di servizio di “affitta-camere”. Peraltro la gestione degli ospiti è svolta nella maggioranza dei casi alla presenza del proprietario in loco. Per cui ben si può parlare di attività “para-familiare”, a prescindere dal fatto che la gestione del denaro sia poi lasciata non alla persona visita ma ad una azienda vera e propria con tanto di partita IVA e iscrizione alla Camera di commercio. La Cassazione A sdoganare i B&B all’interno dei condomini è anche la Cassazione [2]: aprire un bed and breakfast all’interno di un edificio residenziale non può essere soggetto ad alcuna restrizione. Ogni proprietario di appartamenti è libero di affittare a ore o a giorni il proprio immobile, una o più camere, a una o più persone. Tale attività – ricorda la Suprema Corte – non costituisce un mutamento della destinazione d’uso e l’immobile può rimanere accatastato come “civile abitazione”. Peraltro tale business non va in conflitto né danneggia gli altri proprietari che vivono nello stesso palazzo.
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Sentenze/ Funzioni e responsabilità del CTU (fonte: http://www.thelegaljournal.eu/legal-news/sentenze-funzioni-e-responsabilita-del-ctu/)
In una recente sentenza (n. 1813 del 18/09/15,Pres. M. Chiarini, Est. A Scrima), la Cassazione ha avuto modo di pronunciarsi sulla responsabilità civile per fatto illecito dell’esperto estimatore dei beni pignorati.
La Corte ha statuito sull’esclusiva responsabilità del CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio) per colpa in caso di fatto illecito, escludendo che vi fosse una corresponsabilità per i danni provocati a carico del Ministero della Giustizia.
La sentenza perveniva a tali conclusioni facendo riferimento all’art. 64 c.p.c. Nell’esame del caso, i Giudici hanno sottolineato che il CTU svolge, nell’ambito del processo, “una pubblica funzione quale ausiliare del giudice, nell’interesse generale e superiore delle giustizia”.
Nell’esercitare tale funzione, il Consulente Tecnico d’Ufficio, opera “con una responsabilità oltre che penale e disciplinare, anche civile”. A fronte di tale responsabilità, il CTU ha “l’obbligo di risarcire il danno che abbia cagionato in violazione dei doveri connessi all’ufficio” (Cass. 25/05/1973, n. 1545; Cass. 21/10/1992, n. 11474).
La Corte, richiamando i propri precedenti, ha precisato che il CTU “non esercita funzioni giudiziarie in senso tipico” (Cass. 08/05/20008, n. 11229; Cass. 05/08/2010, n. 18170). Per quanto all’atto di nomina dell’esperto per la stima del bene pignorato di cui all’art. 568 c.p.c., la Cassazione lo ritiene “atto preparatorio e non di esecuzione” (Cass. 21/05/1962, n. 1161 e Cass. 02/05/1975, n. 1691).
A questo, i giudici hanno aggiunto, in tema di responsabilità, che pur essendo tale nomina facoltativa, questo “non rileva ai fini della responsabilità anche civile del predetto ausiliare una volta che il G.E. abbia proceduto a tale nomina e il nominato abbia assunto l’incarico”.
Nessun dubbio, sostengono i giudici, che “tale esperto sia equiparabile al CTU (arg. ex Cass. 03/08/2001, n. 10670) e sia, pertanto, soggetto al regime di responsabilità per lo stesso previsto dall’art. 64 c.p.c.”.
http://www.thelegaljournal.eu/legal-news/sentenze-funzioni-e-responsabilita-del-ctu/
Condominio: legittima la nomina di un "caposcala", quale aiutante dell'amministratore (Fonte:www.StudioCataldi.it)
Con la pronuncia in commento, quindi, la Corte di Appello ha respinto il ricorso dei condomini avverso la designazione da parte dell’amministratore di un caposcala addetto alla riscossione delle quote condominiali e dei pagamenti inerenti i consumi d’acqua: la nomina di un amministratore con le maggioranze previste dall’articolo 1136 del codice civile lo rende, infatti, legale rappresentante verso l’esterno dei condomini, in grado di gestire e conservare le parti comuni di un edificio sia autonomamente che attraverso l’ausilio di soggetti terzi
Fonte: Condominio: legittima la nomina di un "caposcala", quale aiutante dell'amministratore
Assemblea condominiale e interpretazione del regolamento (da condominioweb.com)
Fonte http://www.condominioweb.com/assemblea-condominiale-e-interpretazione-del-regolamento.12023#ixzz3iK6y2WP2

References: Sentenza 
 Sentenza 
 art. 1130
 art. 1710
 art. 1713
 art. 1713
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.