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Timestamp: 2020-07-12 06:37:55+00:00

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IL MANIFESTO DEL RESTAURO ITALIANO il testo in 23 articoli THE MANIFESTO OF ITALIAN RESTORATION text in 23 articles - Restauratori Senza Frontiere
IL MANIFESTO DEL RESTAURO ITALIANO il testo in 23 articoli
THE MANIFESTO OF ITALIAN RESTORATION text in 23 articles
13 Nov 2016 | Sotto News | Scritto da Restauratori Senza Frontiere | 2 Commenti
A supporto dei 23 articoli del Manifesto sono i contenuti espressi negli interventi dei numerosi relatori della Giornata di Studio organizzata da Restauratori Senza Frontiere sul tema ”Dove va il Restauro Italiano – Problemi e proposte”, tenutasi il 20 novembre 2015 presso l’ Archivio di Stato di Roma, con il contributo di alcuni componenti del Comitato Scientifico e Soci Onorari, di RSF. L’incontro ha avuto lo scopo di fornire a rappresentanti di Enti e Istituzioni responsabili del patrimonio e a studiosi e specialisti del settore, una piattaforma per discutere le molte situazioni di criticità che si riscontrano nel sistema della conservazione e del restauro dei BBCC e per indicare un percorso che ne possa migliorare le condizioni.
Il mondo normativo della tutela dei beni culturali è disorganico e la prospettiva di evoluzione della politica della tutela, tra formazione eccessivamente settoriale, mancato riconoscimento dei giusti ruoli e delle competenze, programmazione, progettazione e gestione dei lavori di restauro carenti sotto molti punti di vista, appare indirizzata verso una progressiva involuzione e l’annichilimento.
L’approfondimento in corso di definizione dei decreti attuativi del nuovo codice degli appalti, sebbene sia un’importante occasione di confronto costruttivo tra le istituzioni e le associazioni di settore, non sembra essere in grado di risolvere la grande complessità sistemica dei problemi che affliggono i Beni Culturali Italiani, per la sua stessa natura di dettaglio. Le norme citate nel Manifesto costituiscono, pertanto, solo un punto di riferimento in un complesso itinerario che non può considerarsi certamente concluso, né sempre perfettamente orientato, per la mancanza di un approccio sistematico, coerente e unitario dell’intero comparto dei Beni Culturali.
Questo malessere è sentito in modo particolare tra i restauratori. Per la complessa e delicata cura, non solo materiale, di cui sono incaricati, i restauratori di beni culturali vivono in prima persona la realtà paradossale di essere tra i più importanti artefici della tutela e della conservazione delle nostre ineguagliabili opere d’arte e, al contempo, parte di una categoria instabile e vessata da regole e norme confuse e contraddittorie, se non irrazionali, che negano, nella sostanza, il ruolo stesso a loro assegnato.
Dopo decenni di attesa, finalmente normata, la categoria dei restauratori/conservatori è paradossalmente trascinata in un mondo irreale, dove la nuova formazione parcellizzata assomiglia più ai vecchi mestieri e le competenze settoriali non garantiscono la trasmissione di una conoscenza pienamente professionale. La figura professionale del Restauratore di Beni Culturali risulta frammentata, svilita e svuotata di competenza operativa e direzionale: sta morendo, perdendo consistenza nella formazione impropria e nell’impossibilità, normata, di adeguarsi a un mercato pensato per altre realtà, di prevalente interesse economico piuttosto che culturale.
Chi è il nuovo Restauratore di Beni Culturali? Un artigiano con particolare addestramento, un operatore di alta formazione, un super-specialista in micro settori della conservazione, o come potrebbe e dovrebbe essere, un professionista con particolari competenze operative in grado di concretizzare il progetto di restauro costituendo il fulcro di un team interdisciplinare? Qualunque delle opzioni si scelga, ne conseguono implicazioni importanti per la politica della tutela e conseguenze di economia sociale e culturale che non possono non essere prese seriamente in considerazione in un Paese nel quale la tutela dei Beni Culturali è un compito costituzionale. Formazione adeguata e riconoscimento delle professionalità coinvolte nella conservazione, nel restauro e nella manutenzione del patrimonio culturale sono, quindi, di rilevanza assoluta. Per fare un solo esempio, l’esperto scientifico della conservazione è oggi definito come diagnosta, mentre le sue competenze, oltre alla mera interpretazione dei dati analitici, dalla ricerca all’applicazione di nuove tecniche e materiali sul campo, sono molto più ampie e determinanti per le dinamiche conservative dei manufatti. Incongruenze e mancanza di organicità in questo ambito potrebbero generare l’inefficacia dell’intero sistema della tutela.
Di là dai ricorrenti discorsi politici e dalle dichiarazioni ricche di frasi tanto rassicuranti quanto vuote di contenuto, rimane la sensazione che la nostra cultura e i nostri beni culturali siano sempre più relegati ai margini delle nostre coscienze. I sintomi e le evidenze del declino dei Beni Culturali sono ovunque e la mancanza cronica di finanziamenti, l’inefficacia nella gestione dei pochi fondi che esistono e le continue modifiche strutturali del MIBACT sono solo alcuni degli aspetti deleteri del sistema. Non solo i restauratori ma tutti gli attori nel panorama accidentato dei nostri Beni Culturali, attraverso un dibattito attivo e costruttivo, potranno portare un contributo al miglioramento delle politiche della tutela e della valorizzazione, oggi in evidente contrasto, incrementando e migliorando, nei futuri dibattiti proposti da RSF, i contenuti di un documento condiviso.
L’espressione di questo malcontento e l’urgenza di un richiamo al valore inalienabile della nostra cultura storico-artistica sono coagulate nel MANIFESTO DEL RESTAURO ITALIANO, che RSF porta all’attenzione di tutti coloro che si battono per la giusta causa della conoscenza, condivisione, valorizzazione e conservazione di ciò che i nostri padri ci hanno consegnato e che è nostro dovere proteggere con i migliori strumenti disponibili e tramandare al futuro.
Presidente di Restauratori Senza Frontiere – Italia
Il Manifesto del Restauro Italiano ribadisce la considerazione di rango primario dell’interesse pubblico alla tutela del Patrimonio Culturale, così come sancito dall’articolo 9 della Costituzione Italiana
La dignità dei Beni Culturali discende dalla considerazione del loro valore materiale e immateriale e della loro irripetibilità che impongono il rispetto dell’integrità, il recupero, la protezione del bene e la trasmissione dei suoi valori universali (D. Lgs. 2004 n. 42, Art. 1, 2, 3)
I Beni Culturali riassumono storicamente il valore della cultura di un popolo. In questo contesto del tempo storico che essi custodiscono, si inserisce il valore del restauro e della conservazione dei beni culturali.
Lo Stato Italiano deve impegnarsi a diffondere la specificità dell’approccio italiano alla conservazione e al restauro del patrimonio culturale, salvaguardandone l’eccellenza dei contenuti nei trattati europei.
La prevenzione, la manutenzione, il restauro conservativo del patrimonio storico-artistico sono strumenti prioritari della tutela (D. Lgs n. 42 /2004, Art. 3, 29 ).
La disciplina del restauro implica la conoscenza dell’origine storica dei beni culturali, in qualunque momento essi siano stati realizzati, il loro rispetto e la conservazione, guardando contemporaneamente al passato e al futuro dell’oggetto, del manufatto, del sito. In questo senso restaurare è riconoscere la contemporanea dignità del bene che proviene dal passato e si accrescerà nel futuro.
E’ necessario educare alla cultura della tutela, trasmettendone i principi basilari fin dai primi anni della formazione scolastica. In tempi di scambio e di fusione interculturale, diventa determinante imprimere la consapevolezza dell’importanza delle proprie radici e la necessità di conservarne le testimonianze materiali e immateriali negli anni della formazione delle coscienze.
La formazione a livello universitario delle nuove generazioni non deve essere indirizzata soltanto a specifici contenuti tecnici (competenza), ma deve fornire gli strumenti critici per sviluppare una visione generale della complessa attività del conservare (conoscenza). Di conseguenza oltre alla formazione generale si dovrà, per tutte le professioni pertinenti alla conservazione, prevedere la possibilità di una serie di specializzazioni successive di più alto livello.
È necessario attuare politiche di Conservazione Programmata a medio e lungo termine, anche secondo logiche innovative di collaborazione pubblico/privato che prevedano oltre alla sponsorizzazione una più ampia e costruttiva attività di Manutenzione Programmata (D. Lgs n. 50/2016, Art. 147 c 3).
In considerazione della vulnerabilità e delle caratteristiche sismiche del territorio italiano, lo Stato deve porre in essere una severa normativa per la prevenzione, la protezione e la conservazione del Patrimonio Culturale Materiale, per mezzo di una rete capillare di indagini statiche e interventi programmati di adeguamento e miglioramento sismico sugli immobili di interesse storico artistico, al fine di scongiurare danni gravi alle architetture e alle opere d’arte in esse conservate. Lo Stato e gli Enti locali devono poter garantire tempestività, efficienza e professionalità d’intervento nell’emergenza, per la messa in sicurezza e la protezione delle opere minacciate da calamità naturali o altri disastri. E’ necessario creare un coordinamento attivo e costante tra la Protezione Civile, le organizzazioni preposte, governative e non, e le associazioni specializzate nel settore della conservazione e del restauro presenti sul territorio nazionale.
Per la valutazione economica dei progetti di conservazione si deve tenere conto sia dei valori d’uso (ad es. ricavi dei musei, monumenti e siti), sia dei valori di non uso del patrimonio culturale (ad es. attività di conservazione e ricerca, esistenza e lascito futuro del bene), per gli effetti diretti e indiretti di carattere economico, sociale e di valore culturale da tramandare che essi producono.
In virtù della loro dignità, i beni culturali non possono essere ridotti a merce e devono essere sottratti alle logiche di mercato. E’ necessario, quindi, adottare coerenti regolamenti che evitino di ricondurre le attività di conservazione e restauro dei beni culturali alla disciplina del libero mercato dei servizi e delle opere. Di conseguenza la normativa degli appalti pubblici per i lavori di restauro conservativo dovrà essere sviluppata secondo logiche di accrescimento del valore culturale non subordinate ai comuni criteri della concorrenza, escludendo aste pubbliche al massimo ribasso e prevedendo tempistiche adeguate per l’esecuzione dei lavori (D.Lgs n. 50/2016, Art. 95, 97).
La conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente, coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro. Il progetto di restauro conservativo deve essere, pertanto, definito in conformità a studi preliminari per la conoscenza storico-artistica del manufatto, la sua tecnica costruttiva o di produzione, i materiali costituenti e la sua storia conservativa. Inoltre, ai fini della corretta progettazione dell’intervento di conservazione, è necessaria un’indagine diagnostica che definisca l’attuale stato di conservazione e le cause che hanno prodotto i danni riscontrati. Dall’integrazione dei risultati delle diverse indagini derivano gli elementi indispensabili alla progettazione dell’intervento che dia conto dell’unicità della situazione conservativa del manufatto (D. Lgs n. 50/2016, Art. 147).
Il restauro e la conservazione dei Beni Culturali sono attività interdisciplinari che richiedono la collaborazione tra professionisti specializzati, che collaborino all’iter progettuale dal livello Preliminare fino a quello Esecutivo (D. Lgs. 2004, n. 42 Art.9 bis; D. Lgs n. 50/2016, Art. 147).
In considerazione delle specifiche problematiche conservative di ogni manufatto, la progettazione dei lavori di restauro conservativo deve sempre includere una fase di verifica sul campo delle metodologie e dei materiali da utilizzare, sulla base dei risultati delle indagini preliminari (D.Lgs n. 50/2016, Art. 147).
Il progetto deve contenere sempre indicazioni per il monitoraggio nel tempo dello stato di conservazione, al fine di orientare la manutenzione programmata (D. Lgs. n. 50/2016, Art. 147).
Nella progettazione e nella realizzazione degli interventi di restauro conservativo si deve sempre tenere conto dell’efficacia delle metodologie e dei materiali da impiegare, della non nocività per la futura conservazione del bene e per l’ambiente e, nei limiti del possibile, della reversibilità al fine di non pregiudicare futuri interventi conservativi, consentendo la ri-trattabilità del manufatto (D. Lgs. 2004, n. 42, Art. 29).
In ambito di progettazione degli interventi di restauro conservativo dei beni mobili, delle superfici decorate dei beni architettonici e dei materiali storicizzati di beni immobili di interesse storico artistico e archeologico, il Restauratore di Beni Culturali, professionalmente qualificato secondo la normativa vigente e di comprovata esperienza, progetta e dirige gli interventi, esegue direttamente le verifiche progettuali preliminari, dirige e coordina il gruppo di professionisti che intervengono, ognuno per le proprie competenze specifiche, nelle attività di ricerca e sperimentazione (D. M. 86/2009, All. A).
Per i lavori di restauro conservativo specialistico di beni mobili, di superfici decorate dei beni architettonici e di materiali storicizzati di beni immobili di interesse storico artistico e archeologico, da appaltarsi esclusivamente con un livello di Progettazione Esecutiva, e comunque non a corpo, deve essere prevista una eventuale ulteriore fase di Progettazione Integrativa in corso d’opera connessa alla complessità dell’opera e alle specifiche esigenze conservative non prevedibili se non in fase esecutiva. Questa ulteriore fase di Progettazione Integrativa deve, previa verifica ed autorizzazione del RUP, trovare copertura economica in apposite somme previste nel quadro economico (D. Lgs. n. 50/2016 Art. 147).
Gli interventi di conservazione e restauro specialistico devono essere realizzati esclusivamente da Restauratore di Beni Culturali (D. Lgs. 2004, n. 42, Art. 29).
Gli interventi nel settore del restauro specialistico dei Beni Culturali (beni mobili, superfici decorate dei beni architettonici e dei materiali storicizzati di beni immobili di interesse storico artistico e archeologico) devono essere affidati esclusivamente a imprese qualificate dal Titolare o dal Direttore Tecnico Restauratore di Beni Culturali, dal personale specializzato e attraverso attestazioni che certifichino lavori eseguiti direttamente e in proprio.
Nei comitati scientifici eventualmente preposti alla supervisione di interventi di restauro, tra le diverse professionalità deve essere prevista anche quella del restauratore di beni culturali e lo scientifico esperto nel settore di maggiore rilevanza.
La conoscenza della Storia Conservativa dei beni culturali è determinante e deve, quindi, essere sempre garantita per mezzo di documentazioni realizzate avvalendosi delle tecnologie più rilevanti per ogni singolo caso, in grado di fornire, per il futuro, un corpus organico di informazioni su metodologie, strumentazioni e materiali impiegati in ogni singolo intervento conservativo (D. Lgs. 2004, n. 42, Art. 29; D. Lgs. n. 50/2016, Art. 147).
Roma, 11 settembre 2016.
Membri del Comitato Direttivo di RSF – Italia
E’ possibile richiedere l’edizione cartacea del Manifesto del Restauro Italiano presso la Nardini Editore dal sito www.nardinieditore.it
The 23 articles of the Manifesto were supported by the presentations of many speakers who attended the one-day conference organized by Restauratori Senza Frontiere, which took place on November 20th 2015 at the National Archives in Rome, titled “Where is Italian Restoration going? – Problems and Suggestions”, with contributions from members of the scientific committee and honorary members of RSF. The purpose of the meeting was to provide members of organizations and institutions managing cultural heritage, as well as scholars and experts, with a platform to discuss the many critical elements of preservation and restoration of cultural heritage and to provide ways to improve these practices.
Cultural Heritage law is unsystematic and the development of a safeguarding policy seems to be heading towards a progressive involution and annihilation due to overly sectoral education, failure to recognize suitable positions and expertise, as well as the widely insufficient scheduling, planning, and managing of restoration works.
The ongoing research concerning the implementation of decrees of the new regulations, although considered an important opportunity for useful discussions between institutions and associations operating in the sector, does not seem capable of solving the massive systemic complexity of the problems of Italian Cultural Heritage, due to its specific nature. Hence, the norms cited in the Manifesto are only a reference point in a complex and unfinished path, one not always well-guided due to the lack of a systematic, coherent, and uniform approach within the field of Cultural Heritage.
This discomfort is felt particularly among restorers. Being entrusted with difficult and sensitive safeguarding, not only with respect to the material, restorers of Cultural Heritage experience firsthand the paradoxical reality of being an integral player in the protection and preservation of our incomparable works of art and, at the same time, being part of an unstable system that is held back by confused, contradictory and even irrational regulations and norms which basically deny the very role that they are assigned.
After decades of waiting, the role of restorer/conservator, regulated at last, paradoxically is now being dragged through a surreal world where the new fragmented education looks like the old professions, while expertise in the sector guarantees the transmission of fully professional knowledge. Professional Restorer of Cultural Heritage turns out to be an incomplete and undervalued position deprived of operational and executive competence. It is dying out, losing its significance due to inappropriate education and regulations which make it impossible to adapt itself to a market that is more interested in economy than culture.
Who is the new Cultural Heritage Restorer? Is he an artisan with specialist training, a professional with higher education, an expert in specific preservation areas, or is he, as it could and should be, a professional with specific operational expertise, able to put into effect a restoration project while playing a pivotal role in an interdisciplinary team? Whichever option is chosen, this requires meaningful involvement in the cultural heritage policy and the consequences for the social and cultural economy that may arise in a country where the protection of Cultural Heritage is a constitutional duty. Hence, an appropriate education and the acknowledgement of all expertise involved in the conservation, restoration and maintenance of cultural heritage are absolutely relevant. Just to give an example, the scientific expert in conservation is usually defined as a diagnostician nowadays, whereas his expertise in the conservative aspects of artifacts, from research to the application of new field methods and materials, are far greater and more important than the mere interpretation of analytical data.
Beyond recurring political discourses and statements, as rich in encouraging expressions as they are devoid of any content, a perception still remains that our culture and Cultural Heritage increasingly pushed to the side-lines of our consciousness. Signs of the decline of our Cultural Heritage are everywhere, and the chronic lack of funding, the inability to manage the small amount of funds that do exist, and the incessant changes inside the MIBACT, are just a few of the damaging aspects of the system. Restorers, together with all the actors involved in the rugged landscape that is our Cultural Heritage system, could strive to improve the protection and developmental policies, in stark contrast to today, by engaging in active and constructive debate, as well as expanding and improving the contents of a commonly agreed document during future discussions promoted by RSF.
The expression of this discontent and the urgency of recalling the inalienable value of our historic and artistic culture have been condensed in the MANIFESTO OF ITALIAN RESTORATION, which RSF is bringing to the attention of all those who are fighting for the good cause of knowledge, sharing, enhancement and the conservation of our ancestor’s heritage and that is our duty to protect it, through the very best of our abilities and to hand it on to our successors.
President of Restauratori Senza Frontiere – Italia
Manifesto of Italian Restoration
The Manifesto of Italian Restoration restates the primary importance of the public interest in the safeguard of Cultural Heritage, as guaranteed by Art. 9 of The Constitution of the Italian Republic.
The dignity of Cultural and Landscape Heritage comes from its material and immaterial value as well as from its uniqueness which necessitates the respect of its integrity, the recovery, the protection of cultural property and preservation of its universal values. (D. Lgs. 2004 n. 42, Art. 1, 2, 3)
Cultural Heritage summarises, historically, the value of a community’s culture. The historical time it safeguards is filled with the value of restoration and preservation of cultural property.
The Italian State must make an effort to broadcast distinctive Italian approach to the preservation and restoration of cultural heritage, defending its excellent contents in European Agreements.
The prevention, maintenance and restoration of historical and artistic property are the primary safeguarding instruments. (D. Lgs n. 42 /2004, Art. 3, 29 ).
Restoration requires the knowledge of the historical origin of the cultural heritage, no matter when it has been created, as well as its respect and preservation, considering both the past and the future of the object, artefact or site. According to this, to restore means to recognise the current dignity of the property coming from the past and to increase and enhance its dignity in the future.
It is essential to teach the culture of safeguarding, to pass down its fundamental values starting at the beginning of the educational curriculum. In times of exchange and cross-cultural fusion, it is crucial to transmit, during the years of awareness raising, both the consciousness of the importance of its own roots and the need to preserve their material and immaterial testimony.
University education of the new generations must not take care only of particular technical subjects (expertise) but it must also provide analytical tools to develop a general view of the complexity of preservation (knowledge). As a consequence, general education must be integrated by several postgraduate specializations for all careers concerning preservation.
It is essential to implement a medium and long-term policy for Organized Preservation, according to innovative approaches where public/private partnership can provide sponsorship as well as for a more broad and constructive activity of Organized Maintenance (D. Lgs n. 50/2016, Art. 147 c 3).
In view of the seismic characteristics of the Italian territory, the State must put in place strict rules for the prevention, protection and preservation of Material Cultural Heritage, through a network of static surveys and planned interventions of seismic improvement on buildings of historic and artistic interest. The State and Local Authorities must be able to guarantee timeliness, efficiency and professionalism of intervention in the emergency, to the safety and protection of endangered works by natural ravages or other disasters. It is necessary to create an active and constant coordination between the Civil Protection, the responsible organizations, both governmental and non-governmental, and associations specialized in the field of conservation and restoration on the national territory.
Economic evaluation of conservation projects must take account of both values in use (for ex. museums, monuments and sites’ earnings) and values not in use of the cultural heritage (for ex. preservation and research activity, existence and future property bequest) due to the direct and indirect economic, social and cultural consequences which they produce.
By virtue of its dignity, cultural heritage cannot be considered as goods and must be saved from common market logic. Therefore, it is essential to adopt coherent rules to prevent conservation and restoration activities from being connected to the free market for services and works. As a result, the laws of public procurement that rule cultural heritage preventive restoration activities will be addressed to the growth of the cultural value, preventing association with common competition criteria, excluding unique bid tenders and considering the appropriate timing for the execution of the works. (D.Lgs n. 50/2016, Art. 95, 97).
The preservation of Cultural Heritage is guaranteed by a coherent, coordinated and planned study, prevention, maintenance and restoration. Hence, conservation projects must follow preliminary studies based on the historical and artistic value of the artefact, the technique of execution, materials and its conservation history. In addition, for the purposes of a correct conservation intervention, a diagnostic survey to determine state of preservation and causes of observed damage is essential. Integrating the results of different surveys provides essential information to plan an intervention which could determine for the whole conservation status of the artefact. (D. Lgs n. 50/2016, Art. 147).
Cultural heritage restoration and preservation are interdisciplinary activities requiring the collaboration of specialized experts collaborating on the project from the Preliminary to the Executive status. (D. Lgs. 2004, n. 42 Art.9 bis; D. Lgs n. 50/2016, Art. 147).
Due to the specific conservation problems of each artefact, the restoration project must always include an audit of the methodology and materials to be used, based on the results of the preliminary surveys (D.Lgs n. 50/2016, Art. 147).
The project must include information about monitoring the conservation status over time with the aim of planning appropriate maintenance. (D. Lgs. n. 50/2016, Art. 147).
Projecting and implementing restoration works must always take into account the efficacy of methods and materials to be used, the non-detrimental effect on the artefact’s conservation and on the environment and, when possible, the reversibility, in order not to compromise future conservation works and to allow the retreatment of the artefact. (D. Lgs. 2004, n. 42, Art. 29).
Speaking of restoration projects for movable property, decorated surfaces of architectural property and historical material of immovable property of historical, artistic and archaeological interest, the Restorer of Cultural Heritage is a qualified expert according to the current regulations, with a proven track record, who plans and directs works, verifies preliminary projects, directs and organizes a team of experts doing research and testing employing their own specific expertise. (D. M. 86/2009, All. A).
Specific restoration works on movable property, decorated surfaces of architectural property and historical material of immovable property with historical, artistic and archaeological interest can only be subcontracted with Executive Planning and not a fixed price contract, must include a potential additional phase of Supplementary Planning work in progress related to the complexity of the work as well as particular conservation needs only foreseeable during the executive phase. This further phase of Supplementary Planning must be financially covered with specific funds of the economic framework, after consulting and approval of the Tender Responsible Officer. (D. Lgs. n. 50/2016 Art. 147).
Specific conservation and restoration works must be accomplished exclusively by a Restorer of Cultural Heritage (D. Lgs. 2004, n. 42, Art. 29).
Specific restoration works of Cultural Heritage (movable property, decorated surfaces of architectural property and historical material of immovable property with historical, artistic and archaeological interest) must be entrusted exclusively to qualified companies by the Director Restorer of Cultural Heritage, by qualified staff and with documents certifying freelance work .
When scientific committees are required to supervise restoration work, a restorer of cultural heritage must be included among the different experts together with a scientific expert in the most important area.
To know the Conservation History of the cultural heritage is essential and for this reason it must be always guaranteed by documentation obtained with the help of the most relevant technologies to be employed in every single case and be able to produce, for the future, an organic corpus of information about instruments and materials to be used in all the conservation works (D. Lgs. 2004, n. 42, Art. 29; D. Lgs. n. 50/2016, Art. 147).
Rome, September 11, 2016.
Members of the Directive Committee of RSF- Italy
Hard copy of the Manifesto can be requested at the Nardini Editore www.nardini.it
Hugo Burgos Guevara, Ph. D.
Formidable, Formidabile, huge example for Cultural Heritage in Ecuador, where has been discovered three tumble of deep hole in the middle of San Francisco square, Quito, in recent days There is danger that this pre-columbian vestige could be destroyed by non sense authorities
Martha Beatriz Plazas de Fontana
Per carità, perché non tradurre in espagnolo, siamo milioni de milioni nel mondo!

References: Art. 1
 Art. 3
 Art. 147
 Art. 95
 Art. 147
 Art.9
 Art. 147
 Art. 147
 Art. 147
 Art. 29
 Art. 147
 Art. 29
 Art. 29
 Art. 147
 Art. 9
 Art. 1
 Art. 3
 Art. 147
 Art. 95
 Art. 147
 Art.9
 Art. 147
 Art. 147
 Art. 147
 Art. 29
 Art. 147
 Art. 29
 Art. 29
 Art. 147