Source: https://renatodisa.com/2016/09/23/corte-di-cassazione-sezione-iii-penale-sentenza-7-settembre-2016-n-37172/
Timestamp: 2018-11-16 07:59:22+00:00

Document:
Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza 7 settembre 2016, n. 37172 - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza 7 settembre 2016, n. 37172
Home/Cassazione penale 2016, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Diritto Tributario, Sentenze - Ordinanze/Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza 7 settembre 2016, n. 37172
Legittimo il sequestro per equivalente sul patrimonio dell’ente che ha tratto vantaggio dalla commissione di reati
sentenza 7 settembre 2016, n. 37172
avverso l’ordinanza del 02/03/2016 del Tribunale di Roma;
letta la requisitoria scritta del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. FIMIANI Pasquale, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
1. Con ordinanza del 2.3.2016, il Tribunale di Roma, pronunciando in sede di rinvio a seguito della sentenza n. 15736 del 16.1.2015 di questa Corte, confermava il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma in data 13.6.2013 nei confronti di (OMISSIS) in relazione al reato di cui al Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 bis, per le annualita’ dal 2006 al 2011 per un ammontare complessivo di Euro 1.709.330,88.
2. Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso per cassazione (OMISSIS), per il tramite del difensore di fiducia, articolando il motivo di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’articolo 173 disp. att. c.p.p., comma 1: violazione di legge con riferimento all’articolo 627 c.p.p., comma 3.
Il ricorrente deduce che il decreto di sequestro preventivo, emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma in data 13.6.2013 non ha mai riguardato conti correnti o altre disponibilita’ della (OMISSIS) scarl e non contiene l’esposizione delle ragioni che renderebbero impossibile procedere al sequestro diretto in pregiudizio della predetta societa’; la Corte di Cassazione ha annullato due ordinanze del Tribunale del riesame disponendo un nuovo esame diretto a verificare se fosse possibile eseguire il sequestro preventivo, prodromico alla confisca, direttamente sulle disponibilita’ liquide della (OMISSIS) scarl; l’ordinanza impugnata e’ stata preceduta da provvedimento interlocutorio con il quale si chiedeva al PM di inviare ulteriori atti necessari a verificare la predetta disponibilita’ ma a tanto il PM non ha ottemperato; l’ordinanza impugnata ha, quindi, richiamato soltanto gli atti esecutivi dell’originario sequestro omettendo l’accertamento in concreto richiesto dalla Suprema Corte.
Chiede, pertanto, l’annullamento dell’ordinanza impugnata e del decreto di sequestro preventivo.
Il Procuratore Generale presso questa Suprema Corte ha rassegnato ex articolo 611 cod. proc. pen. proprie conclusioni, con le quali ha chiesto il rigetto del ricorso rimarcando che in sede di rinvio il giudice ha valorizzato le emergenze fattuali che davano atto dell’assenza di provvista nei conti correnti della societa’ al momento di disposizione del sequestro per equivalente in danno del ricorrente.
In data 17.6.2016 la difesa del ricorrente ha depositato memoria difensiva nella quale ha ribadito il motivo di ricorso e confutato le argomentazioni contenute nella requisitoria scritta del Procuratore generale.
La L. 24 dicembre 2007, n. 244, articolo 1, comma 143, (legge finanziaria 2008), ha esteso ai delitti tributari di cui al Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articoli 2, 3, 4, 5, 8, 10 bis, 10 ter, 10 quater e 11, le disposizioni di cui all’articolo 322 ter c.p., norma che rende obbligatoria per alcuni reati contro la pubblica amministrazione la confisca del prezzo o profitto del reato e che introduce la possibilita’ di procedere alla confisca per equivalente nel caso in cui tale prezzo o profitto non sia facilmente aggredibile. Pertanto, nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti, per uno dei delitti tributari previsti dagli articoli sopra richiamati, “e’ sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato” (confisca diretta); quando cio’ non e’ possibile, avra’ luogo “la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilita’, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto” (confisca per equivalente). A seguito dell’abrogazione di tale norma ad opera del decreto legislativo n. 158/2015, l’articolo 10 del predetto decreto legislativo ha contestualmente introdotto il Decreto Legislativo n. 74 del 2000, nuovo articolo 12 bis, riconducendo cosi la disposizione contenuta nella L. 24 dicembre 2007, n. 244, articolo 1, comma 143, (legge finanziaria 2008) nell’ambito del decreto legislativo n. 74/2000. La nuova norma dispone, infatti, che “nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 c.p.p., per uno dei delitti previsti dal presente decreto e’ sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non e’ possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilita’ per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto.
Costituisce insegnamento di questa Suprema Corte che, in tema di reati tributari, il profitto, confiscabile anche nella forma per equivalente, e’ costituito da qualsivoglia vantaggio patrimoniale direttamente conseguito alla consumazione del reato e puo’, dunque, consistere anche in un risparmio di spesa, come quello derivante dal mancato pagamento del tributo, interessi, sanzioni dovuti a seguito dell’accertamento del debito tributario (Sez. U, n. 18374 del 31/01/2013, Adami, Rv. 255036; Sez. 3, n. 11836 del 04/07/2012, Bardazzi, Rv. 254737; Sez. 5, n. 1843 del 10/11/2011, Mazzieri, Rv. 253480; piu’ in generale, sulla riconducibilita’ al profitto del “risparmio di spesa” si veda, altresi’, Sez. U, n. 38343, n. 24/04/2014, Espenhahn, Rv. 261117). Tali elementi concorrono, quindi, nel loro insieme a configurare quel vantaggio economico di natura illecita che e’ effetto della commissione del reato.
Tale principio e’ stato affermato con riferimento a tutti i delitti in materia di dichiarazione, Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articoli 2, 3, 4 e 5, (Sez. 3, 27.11.2013, Rv 257918; Sez. 3, 2.12.2011, Rv 251893); con riferimento alle violazioni di cui agli articoli 10 bis, 10 ter e 10 quater, che attengono alla fase esecutiva del rapporto tributario (Sez. Un. 28.3.2013, Rv 255757), con ragionamento sovrapponibile, il profitto del reato e’ stato individuato con le risorse finanziare che non sono state versate.
3. L’ordinanza impugnata ha fatto buon governo dei principi di diritto suesposti uniformandosi alla questione di diritto decisa con la sentenza di annullamento con rinvio di questa Corte del 16.1.2015, rilevando, dall’esame degli atti processuali, che risulta eseguito un sequestro diretto su conto corrente intestato alla ” (OMISSIS) s.c.a.r.l.” (l’unico dei quattro intestati alla predetta societa’ con saldo attivo) per la somma di Euro 1.258,18 (a fronte di un sequestro disposto per Euro 1.709.330,88).
Ne deriva, pertanto, la legittimita’ del sequestro per equivalente effettuato sui beni personali del ricorrente, nella qualita’ di legale rappresentante della ” (OMISSIS) s.c.a.r.l.”, emergendo l’impossibilita’ di disporre il sequestro finalizzato alla confisca di denaro o di altri beni fungibili o di beni direttamente riconducibili al profitto del reato tributario.
Non e’, condivisibile l’impostazione del ricorrente nella parte in cui esige un vero e proprio accertamento preliminare da parte del PM – per il quale, invece, e’ sufficiente la valutazione di quanto gia’ emerge dagli atti.
Va ricordato che, in tema di reati tributari il pubblico ministero e’ legittimato, sulla base del compendio indiziario emergente dagli atti processuali, a chiedere al giudice il sequestro preventivo nella forma per “equivalente”, in luogo di quella “diretta”, all’esito di una valutazione allo stato degli atti in ordine alle risultanze relative al patrimonio dell’ente che ha tratto vantaggio dalla commissione del reato, non essendo invece necessario il compimento di specifici ed ulteriori accertamenti preliminari per rinvenire il prezzo o il profitto diretto del reato, incombendo al soggetto destinatario del provvedimento cautelare l’onere di dimostrare la sussistenza dei presupposti per disporre il sequestro in forma diretta.
(Sez. 3 del 11.11.2014 n. 1738, dep. 15/01/2015, Rv. 261929; Sez. 3, n. 41073 del 30/09/2015, Rv. 265028).
La questione e’ stata adeguatamente considerata dal Tribunale, in linea con il principio di diritto suesposto, e la relativa motivazione e’ adeguata e si sottrae al sindacato di legittimita’.
4. Consegue, pertanto, il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali a norma dell’articolo 616 cod. proc. pen..
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2016-09-23T18:28:16+00:0023 settembre 2016|Cassazione penale 2016, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Diritto Tributario, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 sentenza 
 articolo 10
 articolo 611
 articolo 1
 articolo 12
 articolo 1
 sentenza