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Timestamp: 2019-06-18 14:45:43+00:00

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Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza 15 febbraio 2017, n. 7162 - Renato D'Isa
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In ordine alla possibile applicazione della circostanza attenuante (denominata “super-attenuante”, in quanto prevede una riduzione di pena fino a due terzi) dei “casi di minore gravità” della violenza sessuale (art. 609-bis, comma 3, c.p.) agli atti sessuali commessi ai danni della moglie o della convivente (parlandosi in tal caso di “rapporto paraconiugale”).
La sussistenza di un rapporto coniugale o di convivenza, o altresì di una relazione affettiva senza convivenza, non può essere assolutamente considerato di per sé un indice di minore gravità del fatto. Si tenga infatti presente che, pur se successivamente alla commissione dei fatti per cui è stata emessa la sentenza in commento, il D.L. n. 93/2013 ha introdotto nel codice penale il nuovo art. 609-ter, comma 1, numero 5-quater), disposizione che qualifica come fattispecie aggravata la violenza sessuale commessa “nei confronti di persona della quale il colpevole sia il coniuge, anche separato o divorziato, ovvero colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza
3.1.1 I primo motivo lamenta in effetti la mancata acquisizione di consulenza tecnica di parte e la mancata disposizione d’ufficio di una perizia medico-legale. Si richiama quindi la richiesta di acquisizione, in grado d’appello, con riapertura dell’istruttoria dibattimentale ex articolo 603 c.p.p., comma 1, di un parere specialistico del 15 maggio 2015 (del professor (OMISSIS), allegato ai motivi d’appello) e di disposizione di perizia, il tutto riguardante la compatibilita’ tra le condizioni fisiche dell’imputato – rimasto leso per un incidente stradale al braccio destro con le condotte a lui attribuite. Si sostiene che solo la prova scientifica avrebbe potuto confermare od escludere i contestati atti di violenza sessuale. Il giudice d’appello, prendendo le mosse dall’attendibilita’ delle accuse della persona offesa, ha ritenuto superflua tale integrazione probatoria: ma in questo modo avrebbe compiuto “un’inferenza palesemente illogica”. Le limitate capacita’ motorie del braccio destro dell’imputato, confermate dalle stesse dichiarazioni della persona offesa, oltre che dal parere medico-legale – prodotto nell’istruttoria – del dottor (OMISSIS) e dalle dichiarazioni dell’imputato, ad avviso del ricorrente “imponevano quel supplemento istruttorio”: e la corte territoriale avrebbe semmai dovuto disporre la perizia proprio per valutare l’attendibilita’ della persona offesa. Dunque in un “duplice vizio” sarebbe incorsa la sentenza: ritenere compatibile la limitazione della piegatura del braccio destro dell’imputato agli episodi di violenza fisica e ritenere irrilevante la richiesta perizia sulla funzionalita’ dell’arto. Ancora ad avviso del ricorrente, il giudizio sull’attendibilita’ della persona offesa come testimone “sorvola” l’incompatibilita’ tra la dinamica delle presunte violenze e l’impossibilita’ dell’imputato di usare il braccio destro per costringerla ad atti sessuali. E la corte territoriale ignora pure “la deposizione dell’imputato”. Vengono a questo punto proposti uno stralcio delle dichiarazioni della persona offesa e comunque una analisi fattuale di come sarebbero avvenute le condotte dell’imputato, per concludere la doglianza nel senso che da cio’ emergerebbe “l’irreparabile illogicita'” dell’affermazione sulla inidoneita’ della prova scientifica a incidere in modo determinante.
3.2.1 Il secondo motivo adduce che per le ragioni in parte gia’ esposte nel motivo precedente deve censurarsi “il giudizio di piena attendibilita'” della persona offesa, le cui dichiarazioni avrebbero dovuto essere sottoposte a valutazione frazionata, distinguendosi tra gli episodi piu’ (riscontrati (percosse) e i fatti privi di riscontro (le violenze sessuali). “Infondato” sarebbe poi l’assunto che la vittima abbia ben spiegato la portata della limitazione funzionale del braccio destro dell’imputato, visti il certificato medico in atti e il parere del professor (OMISSIS), peraltro non acquisito. E sempre per l’attendibilita’ della persona offesa non si sarebbe tenuto conto che le sue dichiarazioni si sono innestate in una “gravissima crisi matrimoniale” con correlata lite civile per l’affidamento del figlio minorenne.
Nel caso di specie, allora, la corte ha adempiuto il suo obbligo motivazionale in ordine appunto al grado di compressione della liberta’ sessuale della vittima affermando si’ che l’appellante avrebbe chiesto l’applicazione dell’attenuante “sul presupposto di una minore compressione della liberta’ sessuale della vittima nell’ambito di un rapporto coniugale o paraconiugale”, ma non fondando il diniego sulla confutazione di questo preteso argomento che ora il ricorrente smentisce, bensi’, dopo avere richiamato quanto osservato in precedenza a proposito del reato sessuale di per se’, lo impernia su tutt’altro genere di valutazioni: “particolare disvalore penale assume nella vicenda in esame la reiterazione nel tempo degli episodi abusanti e la qualita’ degli atti contestati, segnatamente alle modalita’ di esercizio della violenza, sempre con approfittamento della condizione di sottomissione e fragilita’ della p.o., madre di un minore in tenera eta'”, cui deve aggiungersi “il grave danno, in termini psicofisici”, derivato alla vittima “dai fatti incriminati, come documentato anche dalla relazione psicologica prodotta dalla difesa e redatta su incarico del Tribunale civile” – vale a dire, accertamento tecnico non di parte (motivazione, pagina 10). Tale giustificazione del diniego e’ quindi adeguata, poiche’ gli elementi addotti sono piu’ che sufficienti a dimostrare l’incompatibilita’ dei fatti contestati con l’ipotesi lieve del reato. Anche questo motivo, pertanto, risulta privo di alcun pregio.
In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza e anche per conformazione fattuale di parte delle doglianze, con conseguente condanna del ricorrente, ai sensi dell’articolo 616 c.p.p., al pagamento delle spese del presente grado di giudizio. Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale emessa in data 13 giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi e’ ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato senza “versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilita'”, si dispone che il ricorrente versi la somma, determinata in via equitativa, di Euro 2000 in favore della Cassa delle ammende.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 609
 articolo 603
 sentenza