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Timestamp: 2019-10-20 17:38:30+00:00

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Giurisprudenza | Cĭbārĭa
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L’articolo 28, paragrafo 2, del regolamento (CE) 834/2007 del Consiglio, del 28 giugno 2007, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CEE) n. 2092/91, deve essere interpretato nel senso che, affinché i prodotti possano essere considerati venduti "direttamente", ai sensi di tale disposizione, al consumatore o all’utilizzatore finale, occorre che la vendita avvenga in presenza, contemporaneamente, dell’operatore o del suo personale addetto alla vendita e del consumatore finale.
Riferimenti: Corte di Giustizia UE, sezione IX, sentenza sulla causa C‑289/16 del 12 ottobre 2017
Lo stato di cattiva conservazione, potendo concernere sia le caratteristiche intrinseche che le modalità estrinseche di conservazione del prodotto, riguarda quelle situazioni in cui le sostanze alimentari, pur potendo essere ancora genuine e sane, si presentano mal conservate, e cioè preparate, confezionate e messe in vendita senza l'osservanza delle prescrizioni dirette a prevenire pericoli di deterioramento o nocumento dell'alimento, senza che rilevi a tal fine la produzione di un danno alla salute. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Cassazione penale, sez. III, sentenza n. 41588 del 12 settembre 2017 (ud. del 19 luglio 2017)
Omessa indicazione nel menù di alimenti surgelati: è frode in commercio
Non è necessario che l'omessa indicazione nel menu del carattere surgelato degli alimenti sia accompagnata da ulteriori elementi idonei a trarre in inganno l'acquirente, perché tale omessa indicazione è da sola sufficiente ad integrare il tentativo di frode in commercio, integrando una mancanza di adeguata informazione ai consumatori, i quali, in mancanza di indicazioni di segno contrario, possono legittimamente presumere di consumare alimenti freschi. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Cassazione penale, sez. III, sentenza n. 30173 del 16 giugno 2017 (ud. del 17 gennaio 2017)
I prodotti puramente vegetali non possono essere definiti “latte”, “crema di latte o panna”, “burro”, “formaggio” o “iogurt”
L’articolo 78, paragrafo 2, e l’allegato VII, parte III, del regolamento n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, devono essere interpretati nel senso che ostano a che la denominazione «latte» e le denominazioni che tale regolamento riserva unicamente ai prodotti lattiero-caseari siano utilizzate per designare, all’atto della commercializzazione o nella pubblicità, un prodotto puramente vegetale, e ciò anche nel caso in cui tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione, salvo il caso in cui tale prodotto sia menzionato all’allegato I della decisione 2010/791/UE della Commissione, del 20 dicembre 2010, che fissa l’elenco dei prodotti di cui all’allegato XII, punto III.1, secondo comma, del regolamento n. 1234/2007 del Consiglio. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Corte di giustizia UE, sezione VII, causa C‑422/16 del 14 giugno 2017
Nella fattispecie (commerciante condannato per avere detenuto per la vendita 20 confezioni di formaggio a temperatura non adeguata), poiché la responsabilità del ricorrente è stata affermata a causa della conservazione dei prodotti alimentari a temperatura non idonea, cioè a temperatura ambiente e non a quella compresa tra 0° e + 8°, risultano insussistenti i presupposti di applicabilità della esimente di cui all'art. 19 I. n. 283 del 1962. Tale disposizione, infatti, nel prevedere che: "Le sanzioni previste dalla presente legge non si applicano al commerciante che vende, pone in vendita o comunque distribuisce per il consumo prodotti in confezioni originali, qualora la non corrispondenza alle prescrizioni della legge stessa riguardi i requisiti intrinseci o la composizione dei prodotti o le condizioni interne dei recipienti e sempre che il commerciante non sia a conoscenza della violazione o la confezione originale non presenti segni di alterazione", attiene ai requisiti intrinseci o di composizione dei prodotti o alle condizioni interne dei recipienti, e non alle modalità di conservazione degli alimenti, che ricadono sotto la responsabilità del detentore, a cagione delle quali, e in particolare della inidoneità della conservazione a temperatura ambiente, è stata affermata la responsabilità dell'imputato, con la conseguente manifesta infondatezza della allegazione della configurabilità di tale esimente speciale, di cui nella specie non ricorrono i presupposti di fatto. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Cassazione penale, sez. III, sentenza n. 19596 del 26 aprile 2017 (ud. del 23 novembre 2016)
La pena accessoria della pubblicazione della sentenza di condanna è prevista, in considerazione del particolare allarme sociale comunemente ingenerato da tali specifiche condotte, per i soli casi di "frode tossica o comunque dannosa alla salute". (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Cassazione penale, sez. III, sentenza n. 14482 del 24 marzo 2017 (ud. del 7 dicembre 2016)
Riferimenti: Cassazione civile, sez. Lavoro, sentenza n. 6534 del 14 marzo 2017 (ud. del 6 dicembre 2016)
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