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Timestamp: 2020-06-05 08:15:04+00:00

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da avvocatobarile | Set 15, 2019 | Giurisprudenza, guida in stato di ebbrezza, Penale
In tema di confisca, la formale titolarità di un bene in capo ad un soggetto estraneo al reato non è sufficiente ad escludere la confisca stessa e a tutelare l’intangibilità del diritto del proprietario qualora costui abbia tenuto atteggiamenti negligenti favorendo l’uso indebito del bene.
Tale principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 33231 del 24 luglio 2019, ritenendo legittima la sentenza del Giudice del merito che aveva disposto la confisca dell’autovettura di proprietà della madre di un uomo condannato per il reato di cui all’art. 186 comma 2 lett. C) con l’aggravante di aver provocato un sinistro stradale.
L’art. 186, comma 2 lett. C) prevede, infatti, che “con la sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti, anche se è stata applicata la sospensione condizionale della pena, è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato.”
Il concetto di estraneità al reato è sempre stato oggetto di interpretazione da parte dei Giudici di legittimità, i quali hanno dato una portata più ampia al significato letterale dell’espressione “persona estranea al reato”.
Infatti, secondo l’orientamento dominante, per persona estranea al reato non deve intendersi esclusivamente la persona non colpevole o non concorrente nel reato, ma occorre che la persona eviti ogni comportamento negligente che possa agevolare la commissione del reato.
Aderendo a tale orientamento, con la sentenza n. 33231/2019, la Corte di Cassazione ha ritenuto corretta la motivazione della sentenza impugnata tenuto conto che dall’istruttoria dibattimentale era emersa l’imprudenza e la negligenza della madre nell’affidare l’auto al figlio, del quale conosceva i problemi di alcolismo.
Tale circostanza legittima la condanna alla misura della confisca dell’auto di proprietà della madre, la quale non può considerarsi “persona estranea al reato”.
Cassazione Penale, Sezione IV, sentenza n. 33231 del 24 luglio 2019
sez. IV Penale, sentenza 14 marzo – 24 luglio 2019, n. 33231
Presidente Menichetti – Relatore Cenci
La Corte d’Appello di L’Aquila con sentenza del 9 giugno 2017 ha confermato integralmente la decisione del Tribunale di Chieti, Sezione di Ortona, del 23 febbraio 2017, con la quale Di Pa. Fa. è stato condannato alla pena di un anno ed un mese di arresto e 3.500,00 Euro di ammenda, con revoca della patente di guida e confisca dell’autovettura, per il reato p. e p. dall’art. 186, comma 2, lett. c), e comma 2-bis, del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, per avere guidato l’autovettura targata (omissis…) in stato di ebbrezza alcolica, con tasso alcolemico accertato in 2,82 grammi / litro, causando un sinistro con una vettura in sosta sulla pubblica via, fatto commesso il 23 febbraio 2017.
L’imputato, a mezzo del proprio difensore di fiducia, propone ricorso per cassazione, elevando tre motivi.
2.1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta violazione di legge in ordine alla ritenuta responsabilità del Di Pa., dal momento che la sussistenza del reato era stata accertata, peraltro diverse ore dopo rispetto ai fatti, sulla base delle risultanze di un apparecchio alcoltest da considerarsi non aggiornato né revisionato: detto apparecchio, infatti, aveva rilasciato scontrini che rilevavano, alla seconda misurazione, un tasso alcolemico più elevato rispetto alla prima, oltre a riportare orari palesemente incongrui rispetto agli accertamenti compiuti dalla polizia giudiziaria.
2.2. Mediante il secondo motivo il ricorrente lamenta illogicità della motivazione per avere la Corte distrettuale dapprima sostenuto un principio utile a stabilire la responsabilità dell’imputato, vale a dire quello per cui la curva di metabolizzazione dell’alcool non avrebbe un andamento necessariamente decrescente, salvo poi a dedurre che se il test fosse stato effettuato nell’immediatezza, la percentuale di alcol nel sangue sarebbe stata maggiore.
2.3. Con l’ultimo motivo il ricorrente lamenta violazione di legge e vizio della motivazione in ordine alla disposta confisca dell’autovettura guidata dall’imputato. Essa, infatti, è di proprietà della madre del Di Pa., El. Di Pr., ed appartiene dunque a persona da ritenersi totalmente estranea al reato, atteso che l’imputato conviveva stabilmente, oltre che con la madre, anche con il fratello e la sorella, che potevano tranquillamente servirsi, come lui, del veicolo.
Il ricorso è infondato e deve, pertanto, essere rigettato.
1.1. Prive di pregio sono le doglianze relative al supposto malfunzionamento dell’alcoltest. La motivazione della Corte distrettuale appare in linea con gli insegnamenti costantemente impartiti dalla giurisprudenza di legittimità, la quale afferma che è valida la rilevazione del tasso alcolemico effettuata mediante l’alcoltest anche nel caso in cui la prima prova spirometrica abbia dato un risultato inferiore alla seconda, dovendosi escludere che la curva di assorbimento dell’alcol nell’organismo abbia uno sviluppo decrescente (cfr. Sez. 4, n. 20545 del 19/02/2016, Pelfini, Rv. 266842).
1.2.Come osservato dalla Corte distrettuale, infatti, il presunto malfunzionamento dell’alcoltest non può certo dedursi dal fatto che la prima spirometrica abbia dato un risultato inferiore rispetto alla seconda, dato che deve escludersi che la curva di assorbimento dell’alcol nell’organismo abbia necessariamente uno sviluppo decrescente, potendo variare per molteplici fattori. La contraddizione fra tale affermazione e quella successiva, secondo cui, se il test fosse stato effettuato nell’immediatezza, la percentuale di alcol nel sangue sarebbe stata maggiore, pur essendo evidente, non è tale da inficiare la motivazione della sentenza impugnata nel suo complesso, dovendosi ritenere correttamente applicato il principio anzidetto circa la curva di assorbimento dell’alcol.
Né maggiore fondamento hanno le ulteriori censure difensive relative al tempo intercorso fra i fatti e l’alcoltest, ovvero al fatto che l’apparecchio non segnasse l’ora corretta. Quanto al primo profilo, infatti, è pacifico che, in tema di guida in stato di ebbrezza, in presenza di un accertamento strumentale del tasso alcolemico conforme alla previsione normativa, grava sull’imputato l’onere di dare dimostrazione di circostanze in grado di privare quell’accertamento di valenza dimostrativa della sussistenza del reato, fermo restando che non integra circostanza utile a tal fine il solo intervallo temporale intercorrente tra l’ultimo atto di guida e l’espletamento dell’accertamento (v. Sez. 4, n. 50973 del 05/07/2017, Denicolò, Rv. 271532; Sez. 4, n. 40722 del 09/09/2015, Chinello, Rv. 264716). Quanto al secondo profilo, il fatto che l’orario indicato sugli scontrini fosse errato non aveva alcuna rilevanza, come affermato dalla Corte territoriale. Il controllo deve intendersi avvenuto alle ore 20.00, come affermato in udienza dal verbalizzante, essendo evidente che il diverso orario sugli scontrini dovesse spiegarsi con il mancato aggiornamento dell’orario con il passaggio all’ora legale.
1.3. Infondato, infine, è anche il motivo di ricorso relativo alla confisca del veicolo.
In tema di confisca, la formale titolarità di un bene in capo ad un soggetto estraneo al reato non è sufficiente ad escludere la confisca stessa e a tutelare l’intangibilità del diritto del proprietario, se costui abbia tenuto atteggiamenti negligenti che abbiano favorito l’uso indebito del bene (v. Sez. 3, n. 2024 del 27/11/2007, Familio, Rv. 238590).
Corretta appare, pertanto, la motivazione della sentenza impugnata, avendo ritenuto che la madre del prevenuto, proprietaria del veicolo, non potesse dirsi estranea al reato, in quanto era certamente a conoscenza del fatto che il figlio fosse alcolizzato, tanto che, a dire del fratello, secondo quanto riferiscono i Giudici di merito, aveva causato alla famiglia tanti problemi, essendo pertanto evidente la totale imprudenza della Di Pr. nell’affidare al prevenuto l’auto senza che sussistessero ragioni di necessità.
Si impone, per quanto affermato, il rigetto del ricorso, cui segue per legge la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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