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Timestamp: 2020-08-12 04:58:03+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25500 del 13/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25500 del 13/12/2016
Cassazione civile, sez. III, 13/12/2016, (ud. 04/10/2016, dep.13/12/2016), n. 25500
sul ricorso 10617-2013 proposto da:
CARLO POMA 2, presso lo studio dell’avvocato FABIO MASSIMO ORLANDO,
che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIANGIORGIO
CASAROTTO giusta procura speciale a margine del ricorso;
A.F., AL.FE., P.L., nella loro
veste rispettivamente di figlie e coniuge, nonchè eredi del signor
AL.GI., elettivamente domiciliate in ROMA, VIA PIERLUIGI
le rappresenta e difende unitamente all’avvocato RICCARDO RAVIGNANI
EREDI AL.GI.;
avverso la sentenza n. 2435/2012 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,
depositata il 14/11/2012;
04/10/2016 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA;
udito l’Avvocato GIANGIORGIO CASAROTTO;
1. Nel 1995, C.G. convenne in giudizio Al.Gi., quale acquirente da M.M. ed A.A. di fondi agricoli siti in (OMISSIS), al fine di esercitare il regresso degli stessi ex L. n. 590 del 1965. Espose di essere coltivatore diretto nonchè proprietario di fondi agricoli confinanti. Si costituì il convenuto osservando come i fondi vendutigli da A.A. non confinavano con quelli dell’attore e, per quelli del M., osservò che era coltivatore diretto affittuario degli stessi.
Il Tribunale di Verona rigettò la domanda dell’attore.
2. La decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello di Venezia, con sentenza n. 2435 del 14 novembre 2012. La Corte ha ritenuto che l’appellante non avesse svolto domanda di accertamento della simulazione del contratto di affitto agrario poichè così emergeva dalle conclusioni dell’atto di appello e che, comunque, l’ A. fosse in possesso del requisito di Coltivatore diretto.
3. Avverso tale decisione, C.G. propone ricorso in Cassazione sulla base di 5 motivi, illustrati da memoria.
3.1 Resiste con controricorso illustrato da memoria A.F., Al.Fe. e P.L. quali eredi di Al.Gi..
4.1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce la “violazione e falsa applicazione di norme di diritto, art. 360 c.p.c., n. 3, con riferimento agli artt. 2727 e 2729 c.c.”.
Lamenta che il giudice del merito ha errato laddove ha negato valore indiziario agli elementi acquisiti in giudizio senza accertare se essi, quand’anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, non fossero in grado di acquisirla ove valutati nella loro sintesi, nel senso che ognuno avrebbe potuto rafforzare e trarre vigore dall’altro in un rapporto di vicendevole completamento.
Il Giudice non è incorso in nessuna violazione di legge. Trattasi di una valutazione, sia per singoli indizi sia complessiva, lasciata al libero apprezzamento del Giudice e come tale non censurabile in questa sede. Infatti è principio consolidato di questa Corte che con la proposizione del ricorso per Cassazione, il ricorrente non può rimettere in discussione, contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento in fatto dei giudici del merito, tratto dall’analisi degli elementi di valutazione disponibili ed in sè coerente.
4.2. Con il secondo motivo, denuncia la ” nullità della sentenza art. 360 c.p.c., n. 4″.
Il ricorrente si duole della nullità della sentenza per motivazione apparente o motivazione perplessa.
Il motivo è inammissibile anche per la sua genericità. Nel giudizio di legittimità è onere del ricorrente indicare con specificità e completezza quale sia il vizio da cui si assume essere affetta la sentenza impugnata. Sono inammissibili quei motivi che non precisano in alcuna maniera in che cosa consiste la violazione di legge che avrebbe portato alla pronuncia di merito che si sostiene errata, o che si limitano ad una affermazione apodittica non seguita da alcuna dimostrazione (Cass. 15263/2007). In ogni caso, non riporta su quali argomenti avrebbe dovuto motivare.
4.3. Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta la “nullità della sentenza art. 360 c.p.c., n. 4 con riferimento all’art. 132 c.p.c., n. 4, e art. 111 Cost., comma 6.”.
4.4. Con il quarto motivo, il ricorrente lamenta la “nullità della sentenza art. 360 c.p.c., n. 4 con riferimento all’art. 112”.
Con il terzo e quarto motivo censura la sentenza del giudice del merito criticando la motivazione sulla carenza in capo all’ A. della capacità lavorativa necessaria per il riconoscimento della qualifica di coltivatore diretto. Ritiene anche che il giudice non si sia pronunciato sul motivo di appello relativo all’inconfigurabilità nella fattispecie di causa di un contratto a coltivatore diretto, per la mancanza del requisito della capacità lavorativa da parte del sig. A..
4.5. Con il quinto motivo, il ricorrente deduce la “violazione e falsa applicazione di norme di diritto, art. 360 c.p.c., n. 3, con riferimento alla L. 3 maggio 1982, n. 203, art. 6”.
Si duole che la sentenza non ha esaminato e qualificato il contratto di affitto a coltivatore diretto, tra l’allora proprietario M. e l’ A., nella sua valenza alla data dell’11 novembre 1990 avendo, invece, il giudice incentrato la sua attenzione, per quanto riguarda la verifica della partecipazione familiare al 1993. Tale erroneo riferimento temporale priva la qualificazione del contratto, come a coltivatore diretto, di ogni fondamento giuridico.
Anche gli ultimi tre motivi sono infondati.
E’ principio consolidato di questa Corte che con la proposizione del ricorso per Cassazione, il ricorrente non può rimettere in discussione, come appunto nel caso di specie, contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento in fatto dei giudici del merito, tratto dall’analisi degli elementi di valutazione disponibili ed in sè coerente. L’apprezzamento dei fatti e delle prove, infatti, è sottratto al sindacato di legittimità, dal momento che nell’ambito di detto sindacato, non è conferito il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice di merito, cui resta riservato di individuare le fonti del proprio convincimento e, all’uopo, di valutare le prove, controllarne attendibilità e concludenza e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione (Cass. 7921/2011).
Il giudice, infatti, ha verificato attraverso la Ctu la sussistenza di tutti requisiti. Inoltre, come emerge dalla motivazione è il C. che non ha fornito la prova che l’ A. e la sua famiglia non avessero la forza lavoro necessaria per coltivare i terreni costituenti l’azienda agricola.
Anche per quanto riguarda il quinto motivo il giudice del merito ha valutato tutta la documentazione e le prove agli atti con motivazione scevra da vizi logico-giuridici.
la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità in favore dei controricorrenti che liquida in complessivi Euro 8.200,00 di cui 200 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 4 ottobre 2016.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 111
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 6
 sentenza