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Timestamp: 2018-11-16 06:20:40+00:00

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 3 luglio 2014, n. 15240. La lesione del diritto alla riservatezza determina un illecito ai sensi dell’art. 2043 c.c. al quale tuttavia non consegue un’automatica risarcibilità dovendo il pregiudizio morale o patrimoniale essere comunque provato secondo le regole ordinarie - Avvocato Renato D'Isa
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sentenza 3 luglio 2014, n. 15240
sul ricorso 7357/2010 proposto da:
P.N. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 9, presso lo studio dell’avvocato LUBERTO ENRICO, rappresentata e difesa dall’avvocato CAMAIONI LITA CATERINA giusta procura in calce al ricorso;
MINISTRO DELLA GIUSTIZIA (OMISSIS), in persona del rispettivo Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende per legge;
avverso la sentenza n. 20048/2009 del TRIBUNALE di BOLOGNA, depositata il 22/01/2009 R.G.N. 11536/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 14/05/2014 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO;
udito l’Avvocato LITA CATERINA CAMAIONI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per l’accoglimento del 1^ motivo (D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 15) e inammissibilità ex art. 366 bis c.p.c., del 2^ motivo;
cassazione con rinvio anche art. 336 c.p.c..
1. Con ricorso al Tribunale di Bologna ai sensi del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 152, P.N., assistente di Polizia penitenziaria, ha chiesto che fosse accertata l’illegittimità del trattamento di alcuni suoi dati sanitari compiuto dal Ministero della giustizia.
Il Tribunale, con sentenza del 22 gennaio 2009, ha accertato che il trattamento dei dati sanitari compiuti dall’Amministrazione convenuta non era conforme alle previsioni del D.Lgs. n. 196 del 2003, artt. 4 e 20, in quanto, trattandosi di dati sensibili, gli stessi potevano essere trattati solo in presenza di autorizzazione da parte del Garante per la protezione dei dati personali, nella specie non richiesta. Il Tribunale, però, ha respinto la domanda di risarcimento dei danni, sul rilievo che la ricorrente non aveva fornito alcuna prova sul punto, compensando le spese di lite.
2. Avverso la sentenza del Tribunale di Bologna propone ricorso la P., con unico atto affidato a due motivi.
Depositato in Cancelleria il 3 luglio 2014.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2014-09-01T11:44:53+00:001 settembre 2014|Cassazione civile 2014, Codice della privacy, Corte di Cassazione, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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 art. 15
 art. 366
 art. 336
 art. 152
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