Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/codice_fallimentare/38
Timestamp: 2020-04-06 12:05:46+00:00

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I. Il curatore adempie ai doveri del proprio ufficio, imposti dalla legge o derivanti dal piano di liquidazione approvato, con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico. Egli deve tenere un registro preventivamente vidimato da almeno un componente del comitato dei creditori, e annotarvi giorno per giorno le operazioni relative alla sua amministrazione. (1)
II. Durante il fallimento l’azione di responsabilità contro il curatore revocato è proposta dal nuovo curatore, previa autorizzazione del giudice delegato, ovvero del comitato dei creditori. (2)
III. Il curatore che cessa dal suo ufficio, anche durante il fallimento, deve rendere il conto della gestione a norma dell’art. 116.
(1) Comma sostituito dall’art. 36 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
(2) Comma modificato dall’art. 36 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 con l'aggiunta delle parole «, ovvero del comitato dei creditori». La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Rendiconto del curatore - Approvazione - Estensione - Verifica contabile e controllo di gestione - Responsabilità per gli atti di “mala gestio” - Contestazioni - Requisiti.
Azione di responsabilità contro il curatore revocato ex art. 38 l. fall. - Legittimazione processuale del curatore - Esclusività - Limiti - Inerzia dell'amministrazione fallimentare - Conseguenze - Legittimazione del fallito - Azione extracontrattuale di risarcimento danni contro il curatore - Ammissibilità - Prescrizione - Sospensione durante la pendenza della procedura fallimentare - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
La legittimazione diretta del fallito alla proposizione dell'azione ex art. 38 l. fall. contro il curatore revocato è configurabile solo nel caso di ingiustificata inerzia del nuovo curatore, essendo di regola legittimata a tale azione solo la massa dei creditori. Nei confronti del curatore, anche non revocato, il fallito è tuttavia sempre legittimato a richiedere, per fatti illeciti che non incidano sul patrimonio fallimentare, il risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c., il cui termine prescrizionale decorre dalla produzione del danno e non resta sospeso ai sensi dell'art. 2941 n. 6 c.c., poiché tale disposizione si riferisce a fattispecie di responsabilità nascente dall'amministrazione del patrimonio altrui, non applicabile al rapporto in questione non compreso nell'attività fallimentare. (Nella specie la S.C., ha confermato la decisione della corte d'appello che, ritenuta improponibile l'azione ex art. 38 l. fall. da parte del fallito nei confronti del curatore revocato, non avendo ravvisato inerzia da parte del nuovo curatore - che aveva assunto tale decisione dopo avere valutato le risultanze di un parere legale - diversamente qualificando l'azione proposta quale domanda ex art. 2043 c.c., ne aveva dichiarato la prescrizione, ritenendo non applicabile alla specie l'ipotesi di sospensione prevista dall'art. 2941 n. 6 c.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 15 Ottobre 2018, n. 25687. Segue...
Procedure concorsuali – Prolungata durata della procedura – Dovuta a negligenza o inerzia degli organi della procedura – Danno inflazionistico per il creditore – Responsabilità extracontrattuale degli organi della procedura – Sussiste.
La prolungata durata di una procedura concorsuale può determinare un danno per il creditore che, in conseguenza del fenomeno inflazionistico, vede eroso il valore reale delle somme che debbono essergli restituite. Tuttavia, la soluzione di tale problema non può di certo essere trovata facendo sorgere un’obbligazione di pagamento in capo all’imprenditore soggetto alla procedura concorsuale, che medio tempore non può in alcun modo adempiere e che dovrebbe subire i pregiudizi derivati dalle scelte di soggetti terzi e/o da circostanze estranee alla sua sfera di controllo.
Appare doveroso pretendere dai curatori/commissari delle procedure concorsuali ogni sforzo volto alla chiusura entro il più breve tempo possibile delle stesse, potendo valutarsi una responsabilità extracontrattuale laddove si accertino negligenze o inerzie in capo agli organi della procedura che hanno per colpa impedito una tempestiva soddisfazione dei creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 17 Marzo 2017. Segue...
Fallimento - Responsabilità del curatore - Legittimazione ad agire - Nuovo curatore incaricato di tutelare e far valere i diritti e gli interessi dei creditori concorsuali.
Legittimato ad agire in giudizio per far valere la responsabilità dell’ex curatore fallimentare, ai sensi dell’art. 38 legge fall., - e, conseguentemente, la responsabilità del terzo per concorso nell’illecito ascrivibile al medesimo ex curatore - è il nuovo curatore, incaricato ex lege di tutelare e far valere i diritti e gli interessi dei creditori concorsuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Novembre 2014. Segue...
Fallimento - Responsabilità del curatore - Diligenza richiesta al curatore - Parametro.
Prima che il legislatore della riforma introducesse un espresso riferimento alla diligenza richiesta dalla natura dell'incarico, la dominante giurisprudenza riteneva che il parametro cui ancorare il grado della diligenza richiesta al curatore fosse non quello del buon padre di famiglia bensì quello esigibile in relazione alla natura dell’incarico ed alle competenze necessariamente proprie del soggetto investito di tale incarico. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Novembre 2014. Segue...
Fallimento - Incarico di curatore - Equiparazione al mandato - Natura contrattuale della responsabilità conseguente alla violazione di obblighi specifici e del dovere di corretta gestione del patrimonio.
L’incarico di curatore, sebbene conferito dall’autorità giudiziaria, va equiparato ad un contratto di mandato, il che comporta la natura contrattuale della responsabilità conseguente alla violazione degli obblighi specifici e del generale dovere di corretta gestione del patrimonio acquisito alla procedura e di tutela e salvaguardia degli interessi della massa dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Novembre 2014. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Legge n. 95 del 1979 - Azione revocatoria - Esercizio nella procedura di amministrazione straordinaria - Aiuto di Stato vietato dall'art. 87 (già art. 92) del Trattato CE - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Esercizio dell'azione prima o durante la liquidazione dei beni aziendali - Rilevanza ai fini dell'individuazione dell'aiuto di Stato - Esclusione.
L'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare nell'ambito dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, come regolata dalla legge 3 aprile 1979, n. 95 (di conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 30 gennaio 1979, n. 26) non integra un aiuto di Stato ai sensi dell'art. 87 (ora 92) del Trattato CE, trattandosi di procedimento attivabile ordinariamente nel corso della procedura falimentare, senza che rilevi la distinzione tra fase conservativa e fase liquidatoria, onde ricavarne che l'azione revocatoria non comporta aiuti alle imprese sotto il profilo di un finanziamento forzoso unicamente se esercitata nella seconda fase, atteso che l'azione revocatoria, anche quando esercitata durante la fase conservativa, è diretta a produrre risorse da destinare alla espropriazione forzata a fini satisfattori, di tutela degli interessi dei creditori. Né rileva che il bene recuperato con l'azione revocatoria non sia destinato immediatamente alla liquidazione ed al riparto tra i creditori, poiché è sufficiente che esso concorra con gli altri beni a determinare il patrimonio ripartibile al termine del tentativo di risanamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2014. Segue...
Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - In genere - Frazionamento abusivo di immobile in sede esecutiva - Nullità del decreto di trasferimento - Deducibilità da parte del proprietario esecutato - Limiti e condizioni.
Il frazionamento dell'immobile soggetto ad espropriazione forzata, in contrasto con la disciplina urbanistica, può essere fatto valere dal debitore esecutato soltanto a condizione che della mancanza delle prescritte autorizzazioni non si sia dato atto nel bando di vendita (giacché in tal caso non si applicherebbe l'esonero dalla garanzia per i vizi di cui all'art. 2922, secondo comma, cod. civ.) e che il vizio sia stato fatto valere non oltre la formazione dei lotti, superata la quale il debitore esecutato non ha più titolo per far valere il suddetto vizio, né con le opposizioni esecutive, né con l'azione generale di nullità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 Ottobre 2013, n. 23140. Segue...
Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - Imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) - Obblighi dei contribuenti - Pagamento dell'imposta - Rimborsi - Richiesta di rimborso accelerato - Mancata prestazione delle garanzie - Conseguenze - Termine di prescrizione - Decorrenza - Esclusione - Diritto al rimborso in via ordinaria - Configurabilità - Termine di prescrizione - Decorrenza dal ventisettesimo mese dalla presentazione dell'istanza.
In tema di rimborso dell'IVA, qualora il contribuente abbia optato per la procedura prevista dall'art. 38-bis, secondo comma, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (nel testo, applicabile "ratione temporis", introdotto dall'art. 1 del d.P.R. 29 gennaio 1979, n. 24), la mancata prestazione delle prescritte garanzie impedisce l'insorgenza del diritto al rimborso accelerato, escludendo pertanto la decorrenza del relativo termine di prescrizione, ma non incide sul diritto del contribuente al rimborso in via ordinaria, ai sensi del primo comma dell'art. 38-bis cit., il quale, prevedendo a favore dell'Amministrazione finanziaria un termine di ventisette mesi per l'effettuazione del rimborso, comporta lo spostamento in avanti dell'esigibilità del credito, e quindi dell'inizio del decorso della prescrizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 25 Febbraio 2010, n. 4597. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Rendiconto del curatore - Verifica ex art. 116 r.d. 267/1942 - Estensione - Controllo di gestione - Diniego di approvazione - Responsabilità del curatore - Pregiudizio per la massa e per i singoli creditori - Accertamento in concreto - Necessità.
Il giudizio di approvazione del rendiconto presentato dal curatore ha ad oggetto oltre alla verifica contabile anche l'effettivo controllo di gestione e può estendersi all'accertamento della personale responsabilità nel compimento di atti pregiudizievoli per la massa o per i singoli creditori; in quest'ultimo caso il diniego di approvazione deve essere preceduto dal concreto riscontro di tutti i requisiti di riconoscimento della responsabilità, incluso il pregiudizio eventualmente cagionato alla massa o ad uno dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Settembre 2007, n. 18940. Segue...

References: art. 38
 art. 38
 art. 2043
 art. 38
 art. 2043
 art. 92
 art. 116