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Timestamp: 2020-02-18 13:41:40+00:00

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Lettera aperta al Presidente della Regione autonoma della Sardegna sugli usi civici in Sardegna, con particolare riferimento alla situazione di Orosei. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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luglio 4, 2019 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
come noto, i terreni a uso civico e i demani civici (leggi n. 168/2017, n. 1766/1927 e s.m.i., regio decreto n. 332/1928 e s.m.i., legge regionale Sardegna n. 12/1994 e s.m.i.) costituiscono un patrimonio di grandissimo rilievo per le Collettività locali, sia sotto il profilo economico-sociale che per gli aspetti di salvaguardia ambientale (valore riconosciuto sistematicamente in giurisprudenza)[1].
Abbiamo appreso dalla Stampa regionale (“A Orosei non ci sono più. Serve una nuova verifica”, La Nuova Sardegna, 30 giugno 2019) della ennesima richiesta proveniente dall’Amministrazione comunale di Orosei di intervento regionale per eliminare il problema degli usi civici, così come di fatto lo definiscono.
Nel caso di specie, sembra chiedano l’adozione di un atto di annullamento in via di autotutela della determinazione n. 30498/949 del 20 dicembre 2011 del Direttore del Servizio Territorio rurale, ambiente e infrastrutture dell’Assessorato regionale Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale che ha accertato il demanio civico di Orosei.
A parte il fatto che non paiono delinearsi quei “sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell’adozione del provvedimento o … di nuova valutazione dell’interesse pubblico originario” che possano sostanziare un simile provvedimento (art. 21 quinques della legge n. 241/1990 e s.m.i.), la situazione meriterebbe ben altra soluzione, salvaguardando il patrimonio della collettività locale (titolare dei diritti di uso civico), tutelando gli interessi di salvaguardia ambientale costituzionalmente garantiti e venendo finalmente incontro alle legittime aspettative di tanti privati.
Infatti, da anni è ben nota la vicenda: sulla costa di Orosei centinaia di ettari di terreni a uso civico, appartenenti al locale demanio civico di cui sono titolari esclusivi tutti i cittadini residenti nel centro della costa orientale sarda, sono stati venduti illegittimamente dal Comune nel corso del tempo.
Sono sorti complessi turistico-edilizi e “seconde case”, spesso gli attuali acquirenti ignorano le vicende degli anni passati.
Le Amministrazioni comunali e il Consiglio regionale hanno tentato le soluzioni più fantasiose e illegittime, venendo sempre fermati da Corte costituzionale (sentenze nn. 210/2014 e 103/2017) e azioni ecologiste, sprecando soldi e tempo, esasperando poi tanti incolpevoli cittadini.
Tuttora è pendente il procedimento n. 1/2012 davanti al Commissario per gli usi civici, nel quale venne realmente rilevato “un concreto e reale conflitto di interessi tra il comune ricorrente e gli utilizzatori residenti nel comune di Orosei”, in quanto l’Amministrazione comunale “contesta la qualità demaniale del suolo e, comunque, l’esistenza degli usi civici” (ordinanza commissariale del 28 settembre 2012).
Ignorata finora la soluzione più semplice e rispettosa di leggi e buon senso: trasferire i diritti di uso civico dai terreni irrimediabilmente compromessi a boschi e coste di proprietà comunale. A iniziare da Bidderosa, per esempio.
Il trasferimento potrebbe esser deciso in via giurisdizionale proprio davanti al Commissario, mediante quelle soluzioni conciliative proprie del procedimento (art. 29 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.), mentre, oggettivamente, la recente sentenza Corte cost. n. 178/2018 ha decisamente complicato le procedure amministrative in materia, già disciplinate dall’art. 18 ter della legge regionale Sardegna n. 12/1994 e s.m.i.
Gli artt. 37-39 della legge regionale Sardegna n. 11/2017 ora dichiarati illegittimi avevano il pregio – caso unico in Italia – di legare qualsiasi eventuale ipotesi di sdemanializzazione di terreni a uso civico irreversibilmente trasformati (seppure illegittimamente) a trasferimenti del diritto di uso civico su altri terreni pubblici di pregevole interesse ambientale (es. coste, boschi, zone umide, ecc.) e sempre previa vincolante procedura di copianificazione Stato – Regione.[2]
Dopo decenni di gravissima ignavia dello Stato e di gran parte delle Regioni (Regione autonoma della Sardegna compresa) costituiva un importante passo verso la salvaguardia e la gestione del grande patrimonio delle terre collettive (oltre 5 milioni di ettari in tutta Italia, 4-500 mila ettari nella sola Sardegna).
Ora la Corte costituzionale ha riportato un clima di grande incertezza senza indicare una strada giuridicamente corretta di agevole percorrenza.
Infatti, si deve ricordare che l’art. 38 della legge regionale n. 11/2017, ora dichiarato illegittimo, aveva sostituito integralmente l’art. 18 ter della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i. concernente il trasferimento dei diritti di uso civico e non è pacifica – in conseguenza della sentenza Corte cost. n. 178/2918 – la reviviscenza della norma che continuerebbe a consentire il trasferimento dei diritti di uso civico in altri terreni di proprietà pubblica in casi di irreversibile perdita delle caratteristiche morfologiche o ai fini di accorpamenti o, comunque, di migliore fruizione collettiva e tutela ambientale.
La giurisprudenza costituzionale (Corte cost. n. 218/2015, Corte cost. n. 13/2012, Corte cost. n. 107/1974) non indica un generale e automatico effetto di reviviscenza di norme abrogate in caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale.
In proposito, poi, gli istituti della permuta dei terreni e del trasferimento dei diritti d’uso civico, previsti da varie normative regionali, non sono esplicitamente previsti dalla normativa nazionale (legge n. 168/2017, legge n. 1766/1927, regio decreto n. 332/1928), ma sembrerebbero comunque applicabile in base al favor della legge n. 1766/1927 e s.m.i. per le soluzioni conciliative (art. 29).
I nodi critici evidenziati costituiscono elementi di fondamentale rilievo per una corretta gestione delle terre collettive finalizzata al migliore risultato sotto il profilo della salvaguardia ambientale e della effettiva fruizione dei diritti di uso civico, criticità ben rappresentate anche in sede di Conferenza delle Regioni e Province autonome dove, recentemente (nota prot. n. 18/161/CR12bis/C1 del 13 dicembre 2018 “Problematiche applicative della legge 168/2017 Art. 3, comma 7 in materia di Domini Collettivi”), è stato affermato che “partendo dalla considerazione che la competenza regionale deve essere intesa esclusivamente come legittimazione a promuovere i procedimenti finalizzati alle ipotesi di sclassificazione di cui alla legge 1766/1927 (legittimazione, alienazione e mutamento di destinazione) (sentenza n. 178/2018), ci si interroga sull’ammissibilità di alcuni istituti previsti dalle Leggi regionali, quali la permuta o il trasferimento di usi civici su altri terreni di proprietà del comune”.
Situazioni analoghe a quella di Orosei sono presenti in Sardegna (e alcune sono state positivamente risolte proprio con il trasferimento dei diritti di uso civico, come a Macomer) come nel resto d’Italia (es. a Civitavecchia interi quartieri sono risultati edificati illegittimamente in aree a uso civico).
Non solo, vi sono esempi positivi, validi per l’intero Bel Paese, che avrebbero vita difficile alla luce della sentenza Corte cost. n. 178/2018: per esempio, il Comune di Desulo ha deciso, con la deliberazione consiliare n. 33 del 29 novembre 2018, adottata all’unanimità, segno della forte condivisione della proposta, di chiedere all’Agenzia Argea Sardegna il trasferimento dei diritti di uso civico (art. 18 ter della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i. e s.m.i.) da poco più di 11 ettari di vari terreni non contigui a più di 1.577 ettari di boschi e pascoli del Gennargentu, per “ … incrementare il proprio patrimonio civico e tutelare sotto il profilo ambientale una vasta area boschiva. In particolare l’apposizione del diritto d’uso civico garantirà, alle generazioni future, l’inalienabilità, l’inusucapibilità e l’imprescrittibilità dei terreni sui quali si trasferirà il diritto”.
[2] In passato la Corte costituzionale aveva ritenuto legittimi provvedimenti normativi regionali che consentivano procedure di sdemanializzazione di terreni a uso civico una volta oggetto di trasformazioni irreversibili senza alcuna contropartita (vds. Corte cost. n. 511/1991).
da La Nuova Sardegna, 30 giugno 2019
«A Orosei non ci sono più Serve una nuova verifica».
Il primo cittadino Nino Canzano spiega il suo appello al presidente della Regione «Chiediamo alla giunta guidata da Solinas un atto di annullamento in autotutela». (Paolo Merlini)
OROSEI. «Ho scritto al presidente della giunta Solinas e ai capigruppo in consiglio regionale per evidenziare il paradosso burocratico degli usi civici nel territorio comunale di Orosei, visto che quelli individuati insistono su aree urbanizzate da decenni, con centinaia di abitazioni costruite con regolare autorizzazione sulla base di quelle che erano le norme dell’epoca». Nino Canzano, sindaco di Orosei, spiega le ragioni del confronto che l’amministrazione comunale ha aperto con la Regione alcuni giorni fa per tentare di sbrogliare la matassa degli usi civici nelle frazioni turistiche, in particolare a Cala Liberotto. Per questo, la giunta Canzano chiede che gli usi civici di Orosei vengano sottoposti a una nuova verifica che evidenzi l’incongruenza tra quanto individuato dalle carte e la realtà, ormai pluridecennale, delle zone urbanizzate ed edificate (oltre a centinaia di abitazioni private, alcune strutture turistiche come l’Hotel Tirreno). «Nel corso dei vari incontri a ogni livello il Comune di Orosei ha ribadito come la specifica problematica degli usi civici accertati sul proprio territorio potesse essere risolta senza attendere l’emanazione di una nuova normativa, mediante un esame in contraddittorio con la Regione sulla base della documentazione fornita dal Comune e da tempo già in possesso della Regione. Ove infatti – continua la nota del sindaco – dalla documentazione d’archivio e storica risultasse inequivocabilmente l’inesistenza degli usi civici in determinate zone di territorio, i relativi mappali potrebbero essere immediatamente sgravati in regime di autotutela mediante un annullamento della determinazione regionale».
Per l’amministrazione Canzano la via da percorrere è questa, e non per esempio il trasferimento degli usi civici da Cala Liberotto al parco forestale di Bidderosa. Eventualità peraltro cassata in linea di principio da una recente sentenza della Corte Costituzionale. «Un atto del genere – conclude il sindaco – porterebbe inoltre il nostro Comune ad accollarsi le spese degli atti notarili per il nuovo status di ciascuna abitazione costruita sugli attuali usi civici, per non parlare delle cause di risarcimento che molti proprietari hanno annunciato a più riprese se dovesse permanere la situazione attuale».
(foto da Sardegna Geoportale, Benthos, J.I., S.D., archivio GrIG)
Consorzio Cala Liberotto
leggo la sua lettera aperta al Presidente della Regione Sardegna, e non voglio discutere né le encomiabili finalità del vostro movimento, né le dettagliate motivazioni che la spingono a suggerire alla Regione Sardegna più adeguate e definitive modalità normative affinchè sia garantita, in futuro, tutela al territorio regionale ancora vergine, ove previsto dalla legge.
Voglio piuttosto focalizzarmi sul caso specifico di Cala Liberotto, sul quale lei ed il suo movimento siete intervenuti più volte, e più volte anticipando i vostri commenti dall’affermazione che il caso sia ormai da anni arci noto. Mi chiedo se sia davvero così, e approfitto di queste pagine per le mie considerazioni, svolte a titolo personale ma anche in rappresentanza di un Consorzio di proprietari che – lungi dall’idea di dover dedicare ogni energia all’ostica e sopraggiunta tematica degli usi civici- si era costituito diversi anni orsono proprio con l’obiettivo di proteggere la località dall’assalto indiscriminato e dal selvaggio uso delle spiagge, di creare servizi minimi, a partire da un adeguato sistema fognario, insomma…obiettivi tutti orientati alla salvaguardia ambientale e alla tutela degli interessi collettivi.
A lei è noto che Cala Liberotto conta circa 1000 proprietà, esito di un piano di urbanizzazione comunale promosso negli anni ’60 dal Comune di Orosei, quando né gli uffici comunali né alcuno tra gli attuali proprietari neanche lontanamente immaginava che – per vicende storiche secolari – ci si apprestava a costruire su aree demaniali inalienabili e inusucapibili vita natural durante. E qualora si volesse sospettare, come spesso è stato fatto, che tale “colpevole” ignoranza potesse essere frutto di accordo tra gli interessi di un Comune che voleva vendere aree e biechi speculatori, quegli accordi contrattuali furono al tempo vagliati da notai, uffici provinciali, regionali e nazionali, senza che nessuno, proprio nessuno, eccepisse alcunchè. Quanto affermato è ampiamente documentabile, da ciascuno di noi, attraverso pile di documenti timbrati e sottoscritti che, al momento opportuno, ed in sede civile, siamo da anni pronti a mettere a disposizione. Vorrei per esempio sottolineare, tra i tanti, che ciascuno di noi fu obbligato a chiedere permesso di costruire direttamente al Corpo Forestale, e quindi indirettamente allo stesso assessorato regionale responsabile dell’atto di accertamento che negli anni 2005/2011 ci ha portato in questa situazione, e nulla fu eccepito. Prima domanda : a lei sembra normale, accettabile, giustificabile, aggettivi lei..che in uno stato di diritto, quello che si reclama ora, possa essere accaduto tutto ciò?
Andiamo avanti : è solo nel 2005 che la Regione Sardegna si sveglia da un quasi secolare torpore e rispolvera il mondo delle “cussorgie” e degli “ademprivi”, edittii del 1700, decreti regi del 1800 e sentenze commissariali degli anni ’30, linguaggi desueti e materie neanche più trattate nei corsi universitari di diritto, e fa sapere al Comune di Orosei che quella lottizzazione non era a norma. Per le informazioni in mio possesso, dato che tale risveglio altrimenti non avrebbe alcuna possibilità di spiegazione, l’origine viene da molto più lontano, da cose amene tipo lo stato di patrimonializzazione dei Comuni italiani dopo anni di finanza allegra sui derivati, e l’obbligo di trovare a tutti i costi, a livello nazionale, forme di tamponamento a questo disastro, per un fantasioso e insperato maquillage dei bilanci pubblici. Facciamo che siano fantasie? Va bene, prendiamo atto che così è stato e basta. Ecco. Lei sa che nessuno di noi è stato formalmente informato di una situazione così grave ? Non una lettera, non un pubblico comunicato, niente. La Regione Sardegna stabiliva il “sequestro” senza termine delle nostre proprietà senza dirci niente. Tra l’altro, vorrei non trascurarlo,…si trattava del caso di uso civico più importante della Sardegna, non tanto per dimensione territoriale (in origine oltre 1600 ha) quanto per numero di proprietà interessate, circa 1000, un intero paese di medie dimensioni.
Quello stesso atto di accertamento, già discutibile per quanto detto, fu tutt’altro che cristallino e incontrovertibile. Redatto da un “esperto” geometra e da una società di consulenza non sarda profumatamente pagata, trasudava di errori e superficialità. Non lo dico io, ma lo stesso ente emittente, la Regione Sardegna. Tanto che fu annullato ben due volte, dietro semplici ricorsi, purtroppo portati non da noi, che -complice la mancata informazione – in quegli anni, ignari, dormivamo ancora sonni tranquilli. Errorini formali? Ma no !!! Grandi come una casa : dei 1600 ettari iniziali si dovette in fretta e furia ammettere che ci si era sbagliati per circa 500, robetta !
Bene, si arriva al 2012, e finalmente anche noi, grazie al passa parola (ancora nessuna informazione dall’ente pubblico) prendiamo coscienza del problema e alcuni di noi presentano ricorso al Commissario per gli usi Civici, Maria Cristina Ornano. Sette anni fa!! Fa altrettanto il Comune di Orosei, rimettendosi alla decisione del giudice preposto, che inizia una trattativa in via transattiva, puntando da subito sulle stesse istanze del vostro gruppo, ossia quelle del trasferimento del vincolo civico verso l’area protetta di Biderrosa. Niente da eccepire sull’idea, che noi stessi abbiamo per lunghi anni caldeggiato e condiviso, fatto salvo che la discrezionalità del giudice preposto resta vincolata dal contenuto degli atti e, nel caso di proposte transattive, dalla disponibilità ad accettarle del suo interlocutore, ossia il Comune di Orosei. Altrimenti, da solo, deve trarre le sue conclusioni. Per 7 anni è stata retribuita con questo unico mandato.
Gli atti : sarebbe sufficiente ad un giudice di campagna leggere il contenuto di alcuni dettagliati ricorsi portati dagli studi ricorrenti per comprendere quanti e quali difetti si porti dietro l’atto di accertamento della Regione Sardegna, assessorato all’Agricoltura, anche dopo il duplice annullamento e le correzioni apportate. E’ evidente che sono state trascurate precedenti sentenze commissariali che da sole – sull’oggetto – avrebbero precluso all’ente regionale qualunque nuova possibilità di intervento sull’area incriminata, perché già da 90 anni dichiarata non dal sottoscritto, ma dal Commissario preposto, definitivamente libera da gravame civico. Ma ancora, errori da sovrapposizioni di carte, libere interpretazioni sulle pertinenze originarie, insomma, un pasticcio inguardabile. Che – diligentemente – è stato chiesto comunque di valutare al massimo giudice in materia, il Commissario, che ha avuto 7 anni di tempo per farlo. E noi? In diligente attesa, nelle mani di uno “stato di diritto”, tra situazioni della vita anche tragiche, di chi magari aveva necessità di vendere per curarsi o per vivere dignitosamente, ed ha visto l’impossibilità di alienare. Gli altri ? Le case non possono essere toccate, centinaia di ristrutturazioni congelate, morte dell’attività artigianale e di manutenzione edilizia, decine di milioni di €uro di danni, valore dei propri patrimoni falcidiato.
Nel mentre, fatti sopravvenuti importanti : sono stati portati alla luce, redatti da storici e privati cittadini, nuovi documenti a supporto della tesi dell’inesistenza del vincolo, e messi a disposizione, tanto della Regione Sardegna quanto del Commissario. Il Comune di Orosei stesso ha formalmente chiesto che fossero esaminati, convinto dell’importanza degli stessi, ma la richiesta dell’allora sindaco Mula (2015) è stata completamente ignorata con supponenza dalla Regione. Il Commissario Ornano, invece, continuando a testa bassa sull’unica strada del trasferimento, ha nominato ben 3 consulenti tecnici di parte affinchè le nuove carte fossero prese in esame, insieme ad ogni altra disponibile.
Il finale ? E’ noto : nessuno ha mai visto il lavoro, pur remunerato, dei consulenti, neanche dopo ben 3 anni, e a inizio 2019 il Comune di Orosei ha formalmente rifiutato ogni proposta transattiva, ritenendola inadeguata rispetto all’evidenza delle proprie carte, peraltro mai guardate ufficialmente dai propri interlocutori, e ha chiesto al commissario di sentenziare. E cosa fa il Commissario Ornano ? Saluta tutti, ci lascia così, a bocca aperta, e se ne va.
Ora, egregio Dottore, mi fermo qui. Credo ci sia abbastanza per giustificare la più che lecita richiesta formulata nuovamente, negli scorsi giorni, dal sindaco di Orosei canzano, affinchè la Regione Sardegna riapra velocemente i faldoni, per guardarli, tanto i vecchi quanto i nuovi, e dica la sua. Fosse anche una propria facoltà e non un obbligo, è certo che ci sono troppi elementi in ballo che obbligherebbero anche solo moralmente l’ufficio responsabile di questi 14 anni di follia di dire la sua. E se necessario – ancorchè estremamente imbarazzante – cospargersi il capo di cenere e ammettere di aver sbagliato. E’ l’orgoglio, la vergogna, il rischio di pietra tombale sulla credibilità di certi uffici ad interdire da anni questo semplice passaggio? A noi poco interessa, ci serve la verità e la fine delle chiacchiere gratuite su Cala Liberotto.
E se ancora una volta la Regione, per i deprecabili motivi appena elencati, facesse finta di niente, resta il giudice preposto, il Commissario : è nuovo, e gli facciamo gli auguri, ha le carte e sul tavolo una richiesta di sentenza formulata dal principale accusato, il Comune di Orosei. Lo preghiamo di fare presto, qualunque possa essere la sua decisione, perché noi siamo stanchi.
Qualcuno metta una firma su una carta, purchè sia. Noi non abbiamo timore, forti delle nostre convinzioni, ma soprattutto della trasparenza degli atti che in modo incontrovertibile dimostreranno a chiunque e per sempre la nostra buona fede e, nel caso peggiore di condanna del Comune, il diritto ad un rimborso sacrosanto del cui ammontare si parlerà in tutta la Sardegna.
A lei, Dott. Deliperi, chiediamo solo di continuare liberamente ogni sua battaglia per l’intera regione, e proporre ogni soluzione normativa utile affinchè il patrimonio non ancora urbanizzato della regione Sardegna possa essere salvaguardato. Ma anche, qualora una prossima volta volesse focalizzare la sua attenzione sulla nostra area, di essere finalmente oggettivo e rispettoso dei fatti concreti appena descritti, e della nostra condizione. Magari anche, una volta per tutte, mettendosi l’anima in pace sull’ipotesi di trasferimento, qualora non obbligata, né più percorribile.
Resto a sua completa disposizione per fornirle ogni documento utile, in futuro, ad una migliore descrizione del nostro problema. Grazie
(Presidente Consorzio Cala Liberotto)
luglio 4, 2019 alle 3:11 pm
Gent.mo dott. Chironi,
quelle terre collettive oggetto di “linguaggi desueti e materie neanche più trattate nei corsi universitari di diritto” riguardano oltre 5 milioni di ettari in tutta Italia, 4-500 mila in Sardegna, circa un sesto dell’Isola, diffuse in quasi il 90% dei territori comunali sardi.
Così “desuete” dall’esser state ambito di un recentissimo convegno nazionale a Tarquinia (https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2019/06/06/i-convegno-nazionale-sui-domini-collettivi-il-cammino-delle-terre-comuni-dalle-leggi-liquidatorie-degli-usi-civici-al-riconoscimento-costituzionale-dei-domini-collettivi/), d’aver fatto costituire specifici Istituti Universitari, come quello presso l’Università degli Studi di Trento (https://www.usicivici.unitn.it/home.html), o di far svolgere ricerche come quelle in corso presso il Dipartimento di Giurisprudenza di Cagliari, presso cui ho svolto un seminario lo scorso 28 giugno.
Per quanto concerne la situazione dei tanti acquirenti di residenze stagionali a Cala Liberotto, lei sfonda una porta aperta.
Come lei sa, per questa tipologia di situazioni purtroppo non rare nell’ambito degli usi civici il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus da anni propone una soluzione che contempera le esigenze di salvaguardia del patrimonio delle Collettività locali (cioè di tutti i residenti nel Comune interessato, non dei soli acquirenti locali) e della tutela ambientale con i legittimi interessi delle tante persone che incolpevolmente si sono ritrovate ad acquistare immobili che non potevano esser venduti, come i terreni a uso civico: il trasferimento dei diritti di uso civico su altri terreni di valore ambientale (es. coste, boschi, zone umide) e la conseguente sdemanializzazione delle aree ormai irreversibilmente trasformate e regolarizzazione degli atti di acquisto.
E’ la soluzione che avrebbe potuto permettere di risolvere il vostro “problema” da parecchi anni e che potrebbe permetterlo anche ora fin in sede giudiziale davanti al Commissario per gli usi civici (art. 29 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.).
Non ho la più pallida idea delle ragioni per cui il Comune di Orosei effettuò l’alienazione di tali aree e la conseguente lottizzazione negli anni ’60 del secolo scorso. Posso solo immaginare che le ritenessero parte del patrimonio comunale.
Così come non ho la più pallida idea delle ragioni che abbiano spinto il Comune di Orosei a non accettare finora soluzioni conciliative in sede giurisdizionale, davanti al Commissario per gli usi civici.
Mi risulta che l’atto di accertamento demaniale (la determinazione n. 30498/949 del 20 dicembre 2011 del Direttore del Servizio Territorio rurale, ambiente e infrastrutture dell’Assessorato regionale Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale, vds. https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_19_20111228141131.pdf) abbia modificato il precedente accertamento del 2005 fondamentalmente per il successivo rinvenimento della sentenza del Commissario degli Usi civici n. 143 del 10 aprile 1942 e abbia visto in precedenza il Comune chiedere l’estromissione solo di aree già destinate a insediamenti produttivi, non la declaratoria di inesistenza dei diritti di uso civico. Nessun’altra opposizione risulta presentata.
L’atto di accertamento non riguarda poi l’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente né il Corpo forestale e di vigilanza ambientale.
Non entro nel merito del giudizio pendente – nel quale il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus non è parte – né di perizie o altro.
Non conosco eventuali documentazioni che porterebbero alla eventuale declaratoria dell’inesistenza di diritti di uso civico a Orosei: se le ha a disposizione, può inviarle, se ritiene, all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com e le esaminerò volentieri.
Ben poco convince la richiesta di annullamento in via di autotutela del provvedimento di accertamento del demanio civico: dovrebbero esistere “sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell’adozione del provvedimento o … di nuova valutazione dell’interesse pubblico originario” (art. 21 quinques della legge n. 241/1990 e s.m.i.), motivi che non compaiono all’orizzonte.
Non ho idea nemmeno dei tempi del giudizio e anche in ragione dei lunghi anni in attesa la soluzione conciliativa del trasferimento dei diritti di uso civico sembra proprio quella più opportuna, di sano buon senso.
luglio 4, 2019 alle 11:29 am
Gli atti pubblici fatti dal Comune per favorire i privati ,cedendo un bene di cui non poteva avere la proprietà , sono nulli. In un paese legale i “venditori” dovrebbero essere perseguiti per truffa ,in questo caso con le aggravanti per il fatto che si sottrae un bene pubblico. P.S. Totò ,nel famoso film, andò incontro a guai quando vendette la fontana di Trevi all’ americano credulone.
luglio 4, 2019 alle 12:48 pm
Tanta roba da leggere…caspita!
Io ho capito diverse e buone cosette dalla lettura di questo tormentato articolo: tormentato perché lungo ma soprattutto perché complesso ed infarcito di norme e di articoli di legge .
(…) “I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili ed imprescrittibili (artt. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017 e 2, 9, 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.): “intesi come i diritti delle collettività sarde ad utilizzare beni immobili comunali e privati, rispettando i valori ambientali e le risorse naturali, appartengono ai cittadini residenti nel Comune nella cui circoscrizione sono ubicati gli immobili soggetti all’uso”.
E’ chiaro sì?
sulla costa di Orosei centinaia di ettari di terreni a uso civico, appartenenti al locale demanio civico di cui sono titolari esclusivi tutti i cittadini residenti nel centro della costa orientale sarda, sono stati venduti illegittimamente dal Comune nel corso del tempo.
Due cose sono estremamente importanti di questo secondo punto: la prima è che centinaia di ettari appartenenti al demanio civico, sono stati venduti dal Comune; la seconda è che sono stati venduti illegittimamente. Ma come? C’è una discrepanza giuridica grande come il mondo: il demanio civico richiama… al concetto di godimento di una proprietà collettiva, dunque di tutti…Come ha fatto il Comune a vendere qualcosa che era di tutti? Glielo ha chiesto alla cittadinanza, per verificare se era d’accordo o no?
Mi scuso, ma non ho il codice linguistico di un giurista.
AIUTO…cari Dottori, chiedo aiuto a VOI…
Mi chiedo perché non sia seriamente presa in considerazione, quella che viene anche suggerita dal Grig, come:
(…)” La soluzione più semplice e rispettosa di leggi e buon senso”: trasferire i diritti di uso civico dai terreni irrimediabilmente compromessi a boschi e coste di proprietà comunale.”
Se altre realtà di grande intelligenza amministrativa e di alto senso civico, come il comune di Desulo, hanno messo in atto ciò che deve essere fatto anche da altri e
(…) “ validi per l’intero Bel Paese, che avrebbero vita difficile alla luce della sentenza Corte cost. n. 178/2018: per esempio, il Comune di Desulo ha deciso, con la deliberazione consiliare n. 33 del 29 novembre 2018, adottata all’unanimità, segno della forte condivisione della proposta, di chiedere all’Agenzia Argea Sardegna il trasferimento dei diritti di uso civico (art. 18 ter della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i. e s.m.i.) da poco più di 11 ettari di vari terreni non contigui a più di 1.577 ettari di boschi e pascoli del Gennargentu”,
Dio mio che fatica…prima a leggere, poi a commentare.
Grazie della vostra gentile e cortese comprensione.
luglio 4, 2019 alle 3:05 pm
A.N.S.A., 4 luglio 2019
Usi civici, sos ambientalisti a Solinas. Grig chiede regole certe per terre collettive da tutelare. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2019/07/04/usi-civici-sos-ambientalisti-a-solinas_f2190ccd-e753-4568-9992-e764180598b7.html)
Una legge per difendere gli usi civici. In particolare per definire meglio permute e trasferimenti delle terre nate per essere condivise da tutti. E che invece rischiano di essere vendute ai privati. È l’appello al presidente della Regione Christian Solinas del Gruppo d’intervento giuridico (Grig). Obiettivo: la tutela delle terre collettive messe a rischio da iniziative dei Comuni e da un quadro giuridico complesso, in qualche modo pericoloso per la loro sopravvivenza. L’ultimo caso – spiegano gli ambientalisti – riguarda Orosei.
Ma anche comuni come Desulo, che hanno chiesto all’Agenzia Argea il trasferimento dei diritti di uso civico da poco più di 11 ettari di terreni non contigui a più di 1.577 ettari di boschi e pascoli del Gennargentu per “incrementare il proprio patrimonio e tutelare sotto il profilo ambientale una vasta area boschiva”. Amministrazioni comunali e Consiglio regionale nel mirino. “Hanno tentato- denunciano gli ambientalisti – le soluzioni più fantasiose e illegittime – denuncia il presidente del Grig Stefano Deliperi – venendo sempre fermati da Corte costituzionale e azioni ecologiste, sprecando soldi e tempo, esasperando poi tanti incolpevoli cittadini”. Casi ancora da risolvere. “Tuttora – ricorda Deliperi – è pendente un procedimento davanti al commissario per gli usi civici, nel quale viene rilevato ‘un concreto e reale conflitto di interessi tra il comune ricorrente e gli utilizzatori residenti nel comune di Orosei”, in quanto l’amministrazione “contesta la qualità demaniale del suolo e, comunque, l’esistenza degli usi civici”. Il Grig è pronto alla nuova battaglia: “Disponibili a ogni forma di collaborazione finalizzata alla tutela delle terre collettive”.
da Sardinia Post, 4 luglio 2019
Una legge per difendere gli usi civici: l’appello degli ambientalisti a Solinas: https://www.sardiniapost.it/ambiente/una-legge-per-difendere-gli-usi-civici-lappello-degli-ambientalisti-a-solinas/
luglio 4, 2019 alle 5:39 pm
Il vero problema degli usi civici a Caliberotto non è tanto il trasferimento a Biderrosa di pari superfici, di pari valore dei terreni lottizzati e venduti, dal Comune di Orosei nei primi anni 60 ai semplici cittadini con regolari atti pubblici. Il dramma sono le presunte “usurpazioni” di privati cittadini che hanno costruito, venduto case e lotti in superfici soggette ad un presunto uso civico, per i quali non ci sarà mai una soluzione. Il comune di Orosei questo lo sa e per questo, pur avendo già deliberato, alcuni anni fa in Consiglio comunale tale trasferimento a Biderrosa ha sospeso tale sanatoria, cosciente che ad Orosei sarebbe scoppiata una guerra, una gravissima crisi sociale che avrebbe coinvolto diversi oroseini. Come dire o “si sana tutto o niente”. Per questo motivo il Comune di Orosei pretende, se mai quelle terre fossero soggette ad “uso civico”, che sia Commissario a dire, con una sentenza definitiva, storicamente e giuridicamente motivata,che tali superfici, in base agli atti depositati in giudizio, dalla Regione , dalla Amministrazione comunale di Orosei, dai privati ricorrenti, nonché dalla relazione dei tre periti nominati dal precedente magistrato, fossero “si” o “no” soggette a tali vincoli. Il Comune attendeva e attende una parola definitiva dal Commissario Straordinario su tutto ciò ed attenersi esclusivamente ad essa. Ma il Magistrato Ornano, dispiace dirlo, pur avendo le carte in mano per porre fine a questo contenzioso ultra decennale, proprio il giorno della sentenza si è dimessa. Come dire: “arrangiatevi”: . Era evidente, per chi ha seguito attentamente tutto il percorso” che, La Dr.ssa Ornano, si attendesse da parte del Comune di Orosei la soluzione del trasferimento di tale superfici oggetto del contenzioso a Biderrosa, lasciando la strada aperta ad una soluzione extra giudiziale che avrebbe risolto un complesso “caso” giudiziale evitandole, così, di prendere provvedimenti clamorosi o contro la Regione che ha fatto il censimento/accertamento o contro il Comune che ha ricorso contro tale atto. Alla fine se ne è lavata le mani, dovendo tra , l’altro scrivere una complessa sentenza giuridica con risvolti sociali e/o politici clamorosi. Non vi è dubbio che la Dr.ssa Ornano, cosi facendo ha creato un enorme disagio e disperazione per migliaia di famiglie, creando tra l’altro, il grave sospetto che tale l’accertamento, fatto fare dalla Regione, fosse fasullo, illegittimo e irricevibile, per cui un eventuale sentenza “contro”, avrebbe messo in dubbio e/o annullato complessivamente tutto il lavoro di “accertamento” svolto da anni in tutti gli altri Comuni della Sardegna. Come è evidente che la nota di “revisione e “sospensione” del decreto di accertamento presentata oggi dal sindaco di Orosei alla Presidenza della Giunta sia irricevibile da parte della Regione perché una eventuale provvedimento di annullamento in “autotutela”, dovrebbe essere di esclusiva competenza della componente gestionale che mai, oggi, ammetterebbe che “ci siamo sbagliati”. Quel decreto è definitivo e solo l’attuale Commissario potrebbe annullarlo e/o convalidarlo. Migliaia di persone, compreso il sottoscritto, che nei primi anni 2000 ha acquistato una casa a Calaliberotto, con regolare atto notarile, attendono fiduciosi che non “ci sarà un giudice a Berlino”, ma un “magistrato italiano”, che emetta una regolare sentenza a Cagliari.
luglio 4, 2019 alle 10:43 pm
in realtà il Comune di Orosei – nell’ambito delle operazioni di riaccertamento su impulso comunale del demanio civico in base alla legge regionale n. 19/2013 poi dichiarata illegittima con sentenza Corte cost. n. 210/2014 – propose un trasferimento dei diritti di uso civico con deliberazione Consiglio comunale n. 58 del 29 novembre 2013, escludendo accuratamente proprio Bidderosa.
Poi non se ne fece più nulla.
Ora il Comune e i ricorrenti Privati vogliono attendere la sentenza? Allora non si lamentino dei pretesi “ritardi”.
luglio 4, 2019 alle 6:10 pm
Più leggo e più sono imbarazzata per quella che appare come una situazione incredibile in cui, anziché risolvere, chi di dovere, ha ancor più ingarbugliato fatti, situazioni e problemi.
Quattordici anni di follia…
Trattasi di follia, si può ben dire, senza uno straccio di soluzione. E gli “usi civici” che fine faranno?
Oddio, mi sembra già di comprendere…non che fine faranno; che fine abbiano già fatto…
luglio 4, 2019 alle 11:57 pm
Grazie ancora GrIG per l’inestimabile impegno a difesa dei terreni a uso civico, un bene inestimabile e ancora in parte non compromesso da speculazioni immobiliari varie come quelle che hanno devastato la nostra bella isola dagli anni del boom.
Sapete qualcosa riguardo ai terreni demaniali di Decimoputzu? Mi risulta che vaste estensioni di terreni pedemontani fossero state vendute a vary pastori desulesi e orgosolesi dall’allora sindaco del comune, anch’egli di origine Desulese. Trattavasi di terreni demaniali o solo di terreni di proprieta’ del comune ma non demaniali?
luglio 5, 2019 alle 6:41 am
luglio 5, 2019 alle 7:38 am
Alcune osservazioni. L’eventuale revisione dell’accertamento non sarebbe un atto di autotutela. L’accertamento ha natura dichiarativa e può essere svolto in ogni tempo. Il problema è che il giorno dopo qualsiasi cittadino o associazione potrebbe contestarlo, non sarebbe risolutivo. Solo l’accertamento giudiziale non impugnato sarebbe risolutivo e anche per questo motivo l’accordo giudiziale sul trasferimento sarebbe la soluzione migliore. Inoltre in pendenza di verifica della qualitas soli nella sede giudiziale un nuovo accertamento amministrativo della regione non avrebbe senso. In ogni caso le modalità seguite dalla regione sono scritte nelle delibere e corrispondono a quelle seguite dal Commissario negli anni 40: si applica la presunzione che le terre siano collettive se erano intestate al comune quando nacque il vecchio catasto salvo che il comune dimostri di averle acquistate a titolo particolare. Il comune di Orosei dovrebbe dimostrare ciò, oppure un giudice possibilmente costituzionale o una legge dovrebbe dire che i presupposti per l’accertamento degli usi civici sono altri ( ad es che fosse dimostrata l’effettività dell’utilizzo collettivo, prova complessa a 200 anni di ritardo) . Per quanto riguarda la paura del comune di dover novare gli atti, c’è la corte costituzionale che già nel 1991 diceva validi gli atti nei casi di intervenuta sclassificazione di terre del demanio civico, e questo sarebbe l’effetto di un accordo giudiziale che stabilisca il trasferimento degli usi civici di Orosei. Basterebbe citare quella sentenza.
luglio 5, 2019 alle 7:47 am
La situazione è ingarbugliata e a leggere le varie spiegazioni , ci si intorta! 😉
Si sarebbe potuto risolvere e non si è voluto per le ragioni sopraesposte
Rimane solo l’affermazione di base che i terreni in oggetto sono terre ad uso civico illeggittimamente vendute. E a chi si chiede come possa essere stato possibile questo, si può rispondere che è successo e non solo ad Orosei.
Ora anche io sono curioso e attendo di vedere cosa succede…..
luglio 5, 2019 alle 10:46 am
nel consueto rispetto per la sua conoscenza della materia, non posso certo aspettarmi da lei, che per l’appunto partecipa a corsi e seminari, di condividere che linguaggi e contenuti di queste tematiche siano poco interessanti e desueti. Vent’anni fa nel mio libro di diritto (non studiavo legge) forse …mezza pagina. Restiamo su opinioni diverse, è irrilevante.
Vorrei però precisare che nessun ricorrente privato ha mai rifiutato alcunchè davanti al giudice, perché non è neanche arrivato il momento in cui eventualmente potesse farlo. Il giudice ha tagliato la corda, se ne è lavato le mani, capisce, quando non noi, non gli altri ricorrenti, ma ….è il Comune di Orosei ad essersi tirato indietro ritenendo irricevibile l’idea di trasferimento, perché convinto che non c’è niente da trasferire se l’uso civico non c’è. Vede che ancora una volta insiste con questo mischione tra proprietari e Comune, attribuendoci posizioni che non ci riguardano neanche lontanamente?
Torno ora sull’oggetto : Felice Corda ha spiegato perfettamente cosa ruota intorno alla posizione altalenante di Orosei, che non difendo affatto, per i pasticci continui che hanno contribuito alla situazione, in particolare quando nel 2013 si ammise implicitamente l’esistenza del gravame civico, passaggio che li ha resi definitivamente poco credibili. Così un altro utente, con evidenti competenze giuridiche, ha spiegato perfettamente l’utilità o meno di nuovi accertamenti, e di quale tipo debbano eventualmente essere, demolendo con due righe ll’infondatezza di alcuni slogan usati dal Comune di Orosei per alimentare il disordine, tipo costi impossibili per dover rifare tutti gli atti, ecc
Quello che è certo è che al momento per Orosei Cala Liberotto non abbiamo bisogno di alcuna nuova legge, peraltro auspicabile a livello regionale e nazionale per regolamentare anche in futuro una problematica ormai oltremodo diffusa. Non per il nostro caso, non ora. E’ proprio usando il caso Orosei per esclusivi fini elettorali che i nostri politicanti regionali hanno già avuto occasione di cimentarsi in goffi tentativi senza competenza alcuna, con il solo risultato di alimentare confusione e allungare i tempi.
Il Comune ha rifiutato l’ipotesi di trasferimento ? Non se ne viene fuori sinchè qualcuno, ossia il Giudice preposto, non valuta le carte prodotte dopo il 2012 dai ricorrenti, Comune compreso, e dice una volta per tutte se è carta straccia o meno.
Se non è carta straccia, ossia se si dovesse accertare che i riferimenti documentali usati dalla Regione Sardegna nel 2005-2012 per decretare l’esistenza dell’uso civico a Orosei sono discutibili, allora la credibilità della Regione sul tema finisce qui, e di uso civico in Sardegna ne riparliamo tra 200 anni, perché…cascherebbe l’asino. Personalmente credo in questa ipotesi, pronto ad accettare anche qualunque altra.
Dovesse mai il giudice motivare contro l’opinione del Comune, e cioè che i documenti prodotti post 2012 sono carta da bagno, il trasferimento a Biderrosa si fa in una settimana.
Ma è lì che occorre passare, speriamo entro questo secolo !! Tutto il resto, a partire dalle mie, sono chiacchiere e perdite di tempo!
luglio 5, 2019 alle 1:50 pm
Gent.mo Deliperi, non vi sono dubbi che la soluzione migliore, la più veloce, la più indolore per tutti sarebbe porre, davanti al commissario civico, una proposta di transazione, quindi di trasferimento, da parte dell’Amministrazione comunale di Orosei a Biderrosa delle superfici interessate alla lottizzazione pubblica dei primi anni 60.Trasferimento, per pari valore ambientale e pari superficie, che il Comune di Orosei non farà mai proprio per il problema delle terre civiche “occupate senza titolo”, parrebbe, da diversi cittadini di Orosei. Se ciò corrispondesse a verità, ne il Comune di Orosei, secondo le direttive impartite dalla Delib. della G.R. n. 25/11 del 23.05.2017, ha proceduto all’accertamento, ne lo stesso Assessorato ha provveduto a nominare un Commissario ad acta ai sensi dell’art. 22, comma 2, della L.R. 12/1994 e s.m.i., per fare ciò. Tra l’altro, il vero problema, alla fine, non è sostenere la tesi che a Calaliberotto “non vi fossero o non si praticassero gli usi civici”, ma dimostrare con atti alla mano, da parte dei comune di Orosei l’origine e la piena proprietà di quelle superfici che 60 anni fa ha venduto, con atti pubblici, a migliaia di ignari cittadini che le ha pagate e in perfetta buona fede, con regolari licenze vi ha costruito la casa. E’ inutile, “menare il can per l’aia”, dato che non spetta allo Stato dimostrare che quelle superfici non erano di proprietà del patrimonio “disponibile” del comune di Orosei per poter venderle, ma spetta al Comune o ai privati cittadini dimostrarne la legittima proprietà. Ecco perché, a questo punto, davanti all’inerzia del comune è necessario che si pronunci con “sentenza” il Commissario per gli Usi civici.. A titolo di cronaca, mi permetto di ricordare, che nel 2016, come Commissario Straordinario del Comune di Orgosolo, davanti ad una lottizzazione effettuata a favore dell’edilizia economico-popolare, negli anni 70, dall’allora amministrazione comunale, per circa 10 Ha di terreno, in una superficie soggetta ad uso civico, ho impiegato due giorni, d’accordo con Argea, per sanare questa situazione, con legittimi atti amministrativi, trasferendola in una altra zona di proprietà comunale. Senza ulteriori atti pubblici davanti a un notaio o al Segretario comunale. Ecco, perché oggi, ritengo che solo una sentenza del Commissario straordinario potrà porre fine a questo incredibile contenzioso. E’ inutile proporre o votare ulteriori leggi regionali senza il preventivo accordo con lo Stato poiché, come è noto, inevitabilmente verranno respinte dalla C.C..
luglio 5, 2019 alle 4:11 pm
Gent.mo dott. Chironi, gent.mo dott. Corda,
semplicemente credo che la corretta gestione di oltre 5 milioni di ettari in tutta Italia, ben 4-500 mila in Sardegna (un sesto dell’Isola), in quasi il 90% dei territori comunali sardi, meriti tutta l’attenzione necessaria.
Non essendo parte del giudizio il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus non conosco e non attribuisco “posizioni” a nessuno: mi limito a osservare le “oscillazioni” (per non dire altro) del Comune di Orosei e a segnalare la grande opportunità di una soluzione conciliativa in sede giurisdizionale (art. 29 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.) che preveda il trasferimento dei diritti di uso civico su altri terreni comunali di valore ambientale (coste, boschi, ecc.) e consenta – finalmente – di risolvere i “problemi” di tante persone che incolpevolmente si sono ritrovate a non esser proprietarie della propria casa.
I costi della regolarizzazione delle varie posizioni potrebbero essere contenuti, se vi fosse il coinvolgimento per la parte di competenza del segretario comunale quale ufficiale rogante.
Come già dicevo, non conosco eventuali documentazioni che porterebbero alla eventuale declaratoria dell’inesistenza di diritti di uso civico a Orosei, non conosco quindi i motivi della “granitica certezza” su cui si basa l’Amministrazione comunale: se le avete a disposizione tale documentazione, potete inviarle, se ritiene, all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com e le esaminerò volentieri.
Dubito che il Presidente della Regione –in presenza di un contenzioso in cui è parte – voglia adottare qualsiasi provvedimento e, contemporaneamente, non dubito dell’opacità dell’operato del Comune di Orosei.
Il ricordo in materia del dott. Corda quale commissario straordinario del Comune di Orgosolo fa capire molto..a chi vuol capire!
A questo punto, molto probabilmente, si dovrà attendere la sentenza del Commissario per gli usi civici.
luglio 5, 2019 alle 7:56 pm
Probabilmente la soluzione definitiva ci sarebbe solo con in accordo conciliativo in sede giudiziale tra tutte le parti, regione, comune e privati ricorrenti, con cui si prevede il trasferimento degli usi civici e ciascuno si impegna a non proporre appello o altro ricorso o richieste di danni. In questo modo si formerebbe il giudicato e la vicenda sarebbe chiusa per sempre. Il comune potrebbe obiettare che nelle conciliazioni ognuno cede qualcosa, ma sugli usi civici non si possono fare sconti e comunque il beneficio per il comune sarebbe dato dallo scampato pericolo di danni per centinaia di milioni di euro. Se invece il contenzioso dovesse definirsi in un senso o nell’altro (cioè, confermare l’accertamento degli usi civici o invece dichiararne l’inesistenza) bisognerebbe aspettare tanto altro tempo per i diversi gradi di giudizio, mentre se dovesse essere semplicemente annullato il provvedimento della regione per vizi di forma o di procedimento, si sarebbe di nuovo daccapo, senza alcuna certezza per privati, notai, comune e regione. Aggiungo che se il commissario per gli usi civici dovesse accertare la qualitas soli in modo differente rispetto a quanto fatto dalla regione, non sarebbe un fallimento per quest’ultima, la legge ha previsto l’accertamento giudiziale proprio per fugare incertezze e consentire la formazione del giudicato.
Non vi sono dubbi che solo con un accordo conciliativo, in sede giudiziale, fra tutte parti interessate porrebbe fine a questo incredibile contenzioso che si sa quando è iniziato, ma, non si sa quando finirà! Tra l’altro, davanti a qualsiasi sentenza del Commissario straordinario, le vecchie norme sul ricorso in Corte di appello di Roma, già fissate dall’art. 32 della L. 16 giugno 1927, n. 1766 sono state aggiornate dal D.lgs n.150/2011, appesantendo il ricorso quantunque l’ulteriore ricorso in Cassazione non sia previsto. Un accordo definitivo sul trasferimento delle superfici nell’oasi naturalistica di Bidderosa non compromettere niente dal punto di vista della conservazione integrale del luogo di cui, come Direttore territoriale dell’Ente foreste, posso vantarmi .di aver trasformato un cantiere forestale ,un “bosco chiuso” ai non addetti ai lavori, in un “luogo aperto”, visitato tutto l’anno da migliaia di cittadini che pagano il ticket per i servizi in essa presenti, quali tavoli per picnic, bagnotti, raccolta rifiuti, sistemazione sentieri, ecc. Un sistema gestito dall’Ente foreste e da una cooperativa, i cui introiti, però, vanno integralmente nelle casse comunali di Orosei, senza investire, di contro, un Euro. Tra l’altro, primi in Italia, il numero chiuso per le auto e il pagamento del ticket come contributo di scopo. Sistema di tutela ambientale oggi malamente scopiazzato in tutta la Sardegna e in Italia. Ma al di là di questo, il comune trasferisce superfici di Calaliberotto, che sicuramente erano soggette ad uso civico, considerato che, oggi, come ieri, il Comune di Orosei non ha nessun atto che dimostri la piena proprietà di tali superfici poiché, da sempre sarebbero incluse, fra i suoi terreni “disponibili”, come gli altri, circa 3000ha, di terreni comunali. Ma tant’è. Si continua a tergiversare sul fatto che a Calaliberotto ” non ci sono mai stati usi civici” non sulla “proprietà” delle superfici, dimenticando il detto giuridico: “ubi feuda ibi demania, ubi demania ibi jus”. Si possono capire le difficoltà del Comune ammettere quasi sicuramente che ha torto e che, se pur in buona fede, in passato ha venduto superfici non di sua proprietà poiché storicamente, come noto, le terre civiche veniva poste in “liquidazione” per favorire la crescita della proprietà privata in danno alle terre civiche. Evidente, tutto si è complicato con il la legge Galasso, invertendo tale filosofia liquidatoria a favore della sua conservazione e rivalutazione naturalistica e ambientale. Ma al di là di questo, tutti ottengono e il comune cede senza alcun beneficio oltre allo scampato pericolo di risarcimenti miliardari? Personalmente, ritengo che una soluzione, conciliatoria che soddisfacerebbe la comunità di Orosei,sarebbe quella di chiedere a tutti i lotisti, coinvolti in tale situazione, un contributo di scopo, che potrebbe essere 1 euro a mq di superficie interessata da uso civico. Non credo che incassare nelle casse comunali 1.250.000 euro da compensare e investire per la cittadinanza di Orosei, possa far schifo. Non ho dubbi che questa mia proposta personale possa essere respinta da tutti gli abitanti di Calaliberotto. Purché finisca questa ignobile e indegna situazione di un paese civile.
dicembre 26, 2019 alle 8:40 am
tanti, tanti interessi particolari.
da La Nuova Sardegna, 25 dicembre 2019
Orosei, l’hotel degli svizzeri passa in mani sarde: in campo i fratelli Loi.
Dopo 45 anni il “Tirreno” di Cala Liberotto va alla Iti Marina. La storia dell’albergo dalle Poste elvetiche a un fondo arabo. (Paolo Merlini): https://www.lanuovasardegna.it/nuoro/cronaca/2019/12/24/news/l-hotel-degli-svizzeri-passa-in-mani-sarde-in-campo-i-fratelli-loi-1.38255568
Il frazionamento di un unico complesso immobiliare è lottizzazione abusiva. MOSE, Venezia, cialtroni e farabutti.

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 Art. 3
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