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Timestamp: 2019-07-16 04:16:54+00:00

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Contrattazione integrativa istituto. Legittimo fornire l’elenco dei nominativi e dei compensi retribuiti con il Fondo di istituto? - Orizzonte Scuola
Il tema della privacy viene a correlarsi con questioni sindacali e in effetti è proprio in una determinazione del Garante della privacy nelle “Linee Guida in materia di trattamento di dati personali” risalenti all’anno 2007, delibera n.23 del mese di giugno, paragrafo 5.2, in cui sono disciplinati i rapporti con le organizzazioni sindacali. Nella prima parte del passaggio è scritto che “le pubbliche amministrazioni possono comunicare a terzi in forma realmente anonima dati ricavati dalle informazioni relative a singoli o a gruppi di lavoratori: si pensi al numero complessivo di ore di lavoro straordinario prestate o di ore non lavorate nelle varie articolazioni organizzative, agli importi di trattamenti stipendiali o accessori individuati per fasce o qualifiche/livelli professionali, anche nell'ambito di singole funzioni o unità organizzative”. Nella seconda parte si sottolinea che “sulla base delle disposizioni dei contratti collettivi, i criteri generali e le modalità inerenti a determinati profili in materia di gestione del rapporto di lavoro sono oggetto di specifici diritti di informazione sindacale preventiva o successiva. Ad esclusione dei casi in cui il contratto collettivo applicabile preveda espressamente che l'informazione sindacale abbia ad oggetto anche dati nominativi del personale per verificare la corretta attuazione di taluni atti organizzativi (19), (la presente nota fa esplicitamente riferimento al contratto Scuola del 2003) l'amministrazione può fornire alle organizzazioni sindacali dati numerici o aggregati e non anche quelli riferibili ad uno o più lavoratori individuabili (20). É il caso, ad esempio, delle informazioni inerenti ai sistemi di valutazione dell'attività dei dirigenti, alla ripartizione delle ore di straordinario e alle relative prestazioni, nonché all'erogazione dei trattamenti accessori (21). Ora nell’art.6 del CCNL si parla di “nominativi del personale utilizzato nelle attività e progetti retribuiti con il fondo di istituto e di verifica dell’attuazione della contrattazione collettiva integrativa di istituto sull’utilizzo delle risorse”; si tratta di elementi, indicati nell’art.6, necessari a rilevare che il contratto integrativo sia stato attuato correttamente come nelle previsioni fatte in sede di contrattazione. Alla fine dello stesso paragrafo è data all’organizzazione sindacale “la possibilità di presentare istanze di accesso a dati personali attinenti ad uno o più lavoratori su delega o procura (art. 9, comma 2, del Codice), come pure la facoltà di esercitare il diritto d'accesso a documenti amministrativi in materia di gestione del personale, nel rispetto delle condizioni, dei limiti e delle modalità previsti dalle norme vigenti e per salvaguardare un interesse giuridicamente rilevante di cui sia portatore il medesimo sindacato (artt. 59 e 60 del Codice) (22). Il rifiuto, anche tacito, dell'accesso ai documenti amministrativi, è impugnabile presso il tribunale amministrativo regionale, la Commissione per l'accesso presso la Presidenza del Consiglio dei ministri o il difensore civico (artt. 25 e ss. l. 7 agosto 1990, n. 241; art. 6 d.P.R. 12 aprile 2006, n. 184). Resta fermo il fatto che i dati relativi alla contrattazione di istituto di cui la RSU viene a conoscenza nell’esercizio della sua funzione non sono soggetti a pubblicazione all’albo sindacale.
Tuttavia il tema della privacy correlato alla pubblicazione dei compensi accessori corrisposti al personale della scuola trova riscontro anche in una Nota Aran del 30/08/2013 in risposta ad un quesito posto da un dirigente scolastico e del quale l’USR Campania ne dà conoscenza con la Nota prot.8415 del 30/10/2013; un passaggio della nota così riporta “il dirigente scolastico, al fine di fornire un prospetto riassuntivo alle RSU nel rispetto dell’autonomia negoziale e nel quadro delle relazioni sindacali improntato ai criteri di comportamento di correttezza, di collaborazione e di trasparenza, dovrebbe da un lato pubblicare i nominativi ai sensi del succitato art. 6, comma 2, del CCNL 29/11/2007 e, dall’altro, pubblicare l’importo complessivo dei compensi accessori distinti per voce e tipologia”. La precisazione addotta nella nota è irrilevante ai fini di far luce sulla questione dell’eventualità o meno di fornire in relazione diretta nominativi e compensi del personale. L’uso del tempo condizionale (“dovrebbe”) indica infatti una possibilità la cui realizzazione è determinata da un’altra condizione; al contrario nella nota si affermano separatamente due possibilità: pubblicazione dei nominativi e dei compensi accessori distinti per voce e tipologia; elementi questi posti in simmetria ma in modo che i primi non siano identificabili con i secondi. In pratica sembra che la Nota USR Campania lasci un margine di discrezionalità al dirigente scolastico. Ma non è così. Infatti riprendendo un passo della Nota si cita a sostegno della tesi un provvedimento del Garante della Privacy, il numero 431 del 2012, in cui un commissario di polizia penitenziaria ricorreva dinnanzi al Garante proprio perché lamentava l’indebita comunicazione alle organizzazioni sindacali di dati personali relativi alle prestazioni di lavoro straordinario. Il Garante predisponeva il blocco della comunicazione dei dati e richiamava il “provvedimento del 14 giugno 2007 (Linee guida in materia di trattamento di dati personali di lavoratori per finalità di gestione del rapporto di lavoro in ambito pubblico) dove si prevede che l'Amministrazione possa fornire "alle organizzazioni sindacali dati numerici o aggregati e non anche quelli riferibili ad uno o più lavoratori individuabili (…) ad esclusione dei casi in cui il contratto collettivo applicabile preveda espressamente che l'informazione sindacale abbia ad oggetto anche dati nominativi del personale"; quest’ultima ipotesi rientra nell’art.6 del CCNL Scuola in cui si parla espressamente di nominativi del personale utilizzato nelle attività e progetti retribuiti con il fondo di istituto; è inteso quindi che i nominativi siano soggetti a comunicazione. Ed è bene anche sottolineare che all’interno del provvedimento n.431 del 2012 si faccia esplicito richiamo alle Linee Guida di cui sopra e al paragrafo 5.2, in cui è indicata proprio la possibilità di un accesso amministrativo “per salvaguardare un interesse giuridicamente rilevante”. Il paragrafo 5.2 delle Linee Guida è ripreso anche all’interno di una recente sentenza del Tribunale di Treviso del 31/01/2012; la stessa conferma che l’informazione successiva di cui all’art.6 del CCNL più volte citato sia dovuta perché nella previsione contrattuale; all’interno della sentenza così si legge: “quanto al rapporto tra art.6 del CCNL e disciplina della contrattazione integrativa è sufficiente osservare che quest’ultima dà sostanza a quel diritto di informazione sulla delicata materia della gestione e distribuzione delle risorse finanziarie della scuola, già previsto dalla norma sopra citata del contratto collettivo”.
E’ indispensabile citare anche il D. Lgs. n.165 del 2001 nella parte relativa alla “Contrattazione e Rappresentatività sindacale” Titolo III, novellata anche dal D.Lgs. n.150 del 2009; si riporta il comma 3 bis dell’art.40 “le pubbliche amministrazioni attivano autonomi livelli di contrattazione collettiva integrativa, nel rispetto dell' articolo 7 , comma 5, e dei vincoli di bilancio risultanti dagli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. La contrattazione collettiva integrativa assicura adeguati livelli di efficienza e produttività dei servizi pubblici, incentivando l'impegno e la qualità della performance ai sensi dell' articolo 45 , comma 3. A tale fine destina al trattamento economico accessorio collegato alla performance individuale una quota prevalente del trattamento accessorio complessivo comunque denominato. Essa si svolge sulle materie, con i vincoli e nei limiti stabiliti dai contratti collettivi nazionali (…)” .
b) alla performance organizzativa con riferimento all'amministrazione nel suo complesso e alle unità
organizzative o aree di responsabilità in cui si articola l'amministrazione;
c) all'effettivo svolgimento di attività particolarmente disagiate ovvero pericolose o dannose per la salute. (193)
al comma 4 che “i dirigenti sono responsabili dell'attribuzione dei trattamenti economici accessori”.
Ancora la sentenza di Treviso del 2012 conferma che “il rifiuto dei Dirigente Scolastico di fornire i richiesti dati integra, pertanto una condotta antisindacale”; il giudice nel sostenere la tesi dell’ostensione dei dati e dei nominativi richiama le "Linee guida in materia di trattamento di dati personali di lavoratori per finalità di gestione del rapporto di lavoro in ambito pubblico" – 14 giugno 2007” ove al paragrafo 2.3 si afferma che “oltre alle leggi e ai regolamenti, anche i contratti collettivi (nazionali e integrativi) contengono alcune previsioni che permettono di trattare lecitamente informazioni di natura personale anche per ciò che attiene all'attività sindacale (ad esempio, per determinare il trattamento economico fondamentale ed accessorio, per fruire di permessi o di aspettative sindacali, per accedere a qualifiche, per la mobilità o per la responsabilità disciplinare). Il trattamento effettuato dal soggetto pubblico deve attenersi in concreto a queste disposizioni e restare compatibile con le finalità per le quali i dati sono stati inizialmente raccolti o già trattati (art. 11, comma 1, lett. b), del Codice). Particolare attenzione deve essere posta alle disposizioni dei contratti collettivi che prevedono la conoscenza di dati da parte di organizzazioni sindacali, avendo cura che il doveroso rispetto degli obblighi di informativa, consultazione, concertazione e contrattazione che comportano la comunicazione di informazioni alle medesime organizzazioni avvenga nel rispetto dei principi di necessità e proporzionalità”. In ordine a quanto sopra riportato dalle Linee guida si tenga presente che lo stesso Garante al paragrafo 5.2 della delibera n.23, ha sostenuto che l’informazione successiva può avere ad oggetto anche i nominativi qualora il contratto collettivo lo preveda espressamente. E la sentenza di Treviso sostiene apoditticamente che il “Dirigente Scolastico non può invocare la disciplina sulla privacy per negare al ricorrente sindacato le informazioni circa l’impiego del Fondo d’istituto (…), con l’indicazione analitica dei lavoratori che hanno avuto accesso alle risorse, attività singolarmente svolte, impegni orari relativi e compensi”.
24 Mar 2015 - 7:00 - Katjuscia Pitino

References: art. 6
 art. 6
 sentenza 
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 art.6
 articolo 7
 articolo 45
 sentenza 
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