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25-10-2005 - Corte dei Conti
Corte dei conti sentenza 623/05 del 25/10/2005
Integrità psico-fisica dipendenti Pubblica Amministrazione
Sentenza n. 623 del 25 ottobre 2005
dott. Gaetano Pellegrino - presidente
dott. Silvio Aulisi - consigliere
dott. De Marco Angelo - consigliere
dott. Rotolo Enzo - consigliere
Sul ricorso in appello del Procuratore Generale, iscritto al n. 19342 del registro di segreteria, avverso la sentenza della sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la regione Piemonte, n. 1704/03 del 12 febbraio 2003, depositata in segreteria il 24 settembre 2003, contro il dott. Franco Russo, rappresentato e difeso, anche disgiuntamente, dagli avv. Claudio Massa e Costanza Acciai, presso lo studio di quest'ultima in Roma, via F. Corridoni, n. 7 domiciliato, come da delega a margine, dell'atto, depositato in data 10 maggio 2004, con cui si costituisce;
Uditi, alla pubblica udienza del 26 maggio 2004, il relatore cons. Eugenio Francesco Schlitzer, il P.M. nella persona del vice procuratore generale appellante Paolo Rebecchi e l'avvocato Costanza Acciai per il prof. Franco Russo, appellato.
Con nota prot. n. 2347/P/E25 in data 23 aprile 2002, il Ministero dell'Istruzione, Direzione Generale Regionale per il Piemonte, segnalava alla procura regionale per il Piemonte un'ipotesi di responsabilità per danno all'Erario, conseguente a sentenza civile di condanna di detta amministrazione al risarcimento di danni ad insegnanti da essa dipendenti.
La sentenza n. 6/02 in data 14/01/2002 emessa dal giudice istruttore del Tribunale di Cuneo in funzione di giudice del lavoro traeva infatti origine dalla richiesta azionata, in data 18/08/2000 contro il Ministero dell'Istruzione, quale datore di lavoro ed obbligato a proteggere l'integrità psico-fisica dei propri dipendenti, dai professori Belliardo Annarita, Bono Ferruccio e Nurisio Angela in servizio presso l'Istituto Comprensivo di Caraglio. Essi lamentavano di avere subito, da parte del preside dello stesso, il prof. Franco Russo, durante l'anno scolastico 1999/2000, soprusi, violenze morali e condotte moleste di tale gravità da provocare in loro un notevole stato depressivo e d'ansia tanto da indurli a ricorrere a cure mediche ed all'assunzione di farmaci ansiolitici ed antidepressivi e chiedevano, pertanto, il risarcimento di tutti i danni subiti.
L'amministrazione scolastica, sulla scorta del parere in data 19.3.2002 dell'Avvocatura distrettuale dello Stato, non appellava la predetta sentenza, in quanto “ … dalle risultanze processuali e dall'accertamento dei fatti in corso di giudizio, non si sono rinvenuti elementi sufficienti per contrastare le pretese espresse dai ricorrenti e per giustificare il comportamento tenuto dal prof. Russo”.
Ritenendo che dai fatti sopra descritti fosse derivato un danno alla finanza pubblica di € 15.000,00, pari alla somma che complessivamente l'Amministrazione scolastica ha dovuto versare a titolo di risarcimento ai tre insegnanti (€ 5.000,00 ciascuno) la procura piemontese conveniva in giudizio, per rispondere del danno in questione, il prof. Franco Russo.
La sezione giurisdizionale per la regione Piemonte respingeva la domanda attrice, mandando assolto il Russo da ogni addebito ritenendo l'insussistenza sia del danno erariale che della colpa grave.
Come meglio descritto in narrativa, oggetto del presente giudizio è l'appello avverso l'assoluzione del prof. Franco Russo dalla citazione della Procura regionale presso la Sezione giurisdizionale del Piemonte per il pagamento, in favore dell'Amministrazione scolastica, della somma di €.15.000,00 oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali .
La richiesta discendeva dall'avere dovuto la medesima pubblica Amministrazione pagare per effetto di sentenza civile di condanna analogo complessivo importo a tre suoi dipendenti, docenti in servizio presso l'Istituto Comprensivo di Caraglio, che avevano risultavano avere subito, durante l'anno scolastico 1999/2000, soprusi e condotte gravemente moleste da parte del prof. Franco Russo, preside, all'epoca dei fatti del suddetto istituto scolastico. Infatti il giudice civile (Tribunale di Cuneo), ravvisava nel comportamento del preside fonte di responsabilità per l'Amministrazione scolastica, sia sotto il profilo dell'art. 2087 c.c., essendo il datore di lavoro contrattualmente tenuto ad adottare le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei propri dipendenti sul posto di lavoro, sia sotto il profilo degli artt. 2043 e 2049 c.c., essendo l'Amministrazione responsabile per i danni arrecati dal fatto illecito dei propri dipendenti nell'esercizio delle incombenze cui sono adibiti.
In proposito deve ricordarsi come il risarcimento stabilito nella sentenza di condanna pronunciata dal giudice del lavoro non riguardava solo il danno biologico , ma comprendeva anche il danno morale relativo a fatti astrattamente qualificabili come reati. Si legge infatti nel decreto di archiviazione del G.I.P. in data 17 gennaio 2002. “Invero, diverse delle affermazioni del preside Russo presentano, in astratto, i profili dell'offensività e della diffamazione: definire taluno è condotta non estranea al novero delle situazioni penalmente sanzionate: ma nessuna di tali affermazioni si colloca, temporalmente, nel trimestre precedente alla proposizione dell'atto di impulso processuale, sicché, in relazione alle stesse, si apprezza con evidenza la tardività della querela”.
E' su questo presupposto che la sentenza ha un doppio profilo assolutorio, afferente l'uno il difetto di colpa grave del preside Russo e l'altro l'insussistenza del danno.
Altro sarebbe stato dire che nella fattispecie in questione non era configurabile, in sede civile, il risarcimento di un danno biologico solo temporaneo. E purtuttavia anche questa ulteriore considerazione, pur non adeguatamente esplicitata, traspare nella motivazione dei primi giudici quando parlano di “ danno biologico temporaneo arrecato a soggetti maggiorenni ed idonei alla funzione docente”
Non è questo il caso di specie, in cui i comportamenti contestati sono riferibili esclusivamente al preside Russo.
Tuttavia il pur incerto riferimento ad una quantificazione del danno da mobbing ad una percentuale tra il 15% e il 18% (sembra doversi intendere del totale) e quindi in media del 16,50% ed il pericolo che il riconoscimento di questo risarcimento in aggiunta a quello del danno morale, possa portare, se non adeguatamente definito, ad una duplicazione di risarcimenti, inducono il collegio a determinare in circa un terzo del totale (16,50 x 2) l'importo che per effetto del parziale accoglimento dell'appello il prof. Russo deve risarcire, senza che sussistano ragioni per l'applicazione del potere riduttivo.
definitivamente pronunciando, ogni altra e diversa istanza reietta, accoglie parzialmente l'appello in epigrafe e per l'effetto previa riforma della sentenza impugnata, anch'essa indicata in epigrafe condanna il prof. Franco Russo al pagamento della somma di €1.665 (milleseicentosessantacique) e degli interessi legali su di essa a partire dalla data della presente sentenza.
f.to Eugenio Francesco Schlitzer

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