Source: https://www.bookblister.com/2013/05/15/la-blogger-che-non-e-una-blogger-e-il-reato-che-non-ce/?replytocom=8362
Timestamp: 2018-11-16 18:06:18+00:00

Document:
La blogger (che non è una blogger) e il reato (che non c’è) - BookBlister
venerdì 16 novembre 2018 / 20:06
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La blogger (che non è una blogger) e il reato (che non c’è)
Cosa succede se sul tuo blog un utente, nei commenti, scrive qualcosa di poco rispettoso o calunnia qualcuno? Puoi essere accusato di diffamazione. Succede a Linda Rando del Writer’s Dream.
In questi giorni su diversi giornali (on-line e non) troneggiava la notizia di una blogger di Rovigo condannata per diffamazione. Linda Rando.
Prima di tutto no, non è una blogger. È la creatrice di Writer’s Dream, a oggi una delle community più attive tra quelle che si occupano di editoria, filiera editoriale, libri e scrittura.
Sono anni che Linda fa un servizio prezioso per tutti coloro che aspirano a pubblicare e non hanno idea di come funzioni una casa editrice. È stata una delle prime (la prima?) che con coraggio non si è limitata a parlare di editoria a pagamento (la cosiddetta Eap) ma è andata a fare il lavoro sporco. Ha cercato dati, valutato le fonti. Facendo un censimento degli editori “free” e di quelli che al contrario chiedono contributi (specificando di che genere ed entità). Roba che, se non vivessimo nel Paese degli omini buffi, l’Aie prevederebbe un censimento annuale degli editori presenti sul suolo patrio, pretendendo dichiarazioni chiare (e confutabili) sulla politica editoriale di ciascuno. Ma siamo in Italia e quindi l’Associazione italiana editori si occupa di diagrammi di flusso e cose così.
Tornando a noi. Su Writer’s Dream oggi si può trovare anche un elenco dettagliato di oltre 280 editori divisi per genere. Perché essere costruttivi è tipico delle persone intelligenti.
Negli anni questa ragazza ha subito angherie di ogni genere. Perché se un “editore” chiede 3mila euro per pubblicare a uno sprovveduto (sia chiaro è tutto legale) nessuno deve però dichiararlo apertamente. Cioè: si fa, ma non si deve dire.
Per questo, dopo dispute e rogne infinite (difficile gestire i commenti degli utenti, moderarli, verificare ogni segnalazione), le liste Eap sono state ospitate sui blog di Loredana Lipperini e di Michela Murgia, che l’hanno sempre appoggiata cogliendo il valore del suo servizio.
Senza dubbio in questo lavoro mastodontico ci sarà stata qualche pecca (Linda è super, non divina): qualche editore free infilato nella lista Eap e viceversa (più spesso il secondo caso, ahimè) ma la Rando ha sempre provveduto a rettificare, a gestire e moderare al meglio lo spazio creato (basta leggere il mastodontico regolamento creato per entrare a far parte della community).
Bene. È stata accusata e condannata per diffamazione.
Non per qualcosa che ha detto o scritto, ma per dei commenti (forse si tratta addirittura di uno scambio di battute in chat) in cui qualche utente “calunniava” la casa editrice 0111 (Zerounoundici, per chi non sapesse che numeri pigliare).
Per arrivare al verdetto (ma siamo solo al primo grado, c’è ancora il ricorso in appello e la Cassazione) è stata applicata una legge sulla stampa fresca fresca… cioè del 1948, e la community è stata trattata come una testata giornalistica. Perciò, come il direttore di un quotidiano, la Rando avrebbe dovuto vagliare i commenti di oltre tremila contatti al giorno, intervenendo e censurando tutto quanto non conforme.La politica della community, invece, è quella di regolamentare richiamando all’ordine senza ricorrere a censura alcuna. Tu chiamala se vuoi, libertà di espressione…
E, comunque, sarebbe impossibile pretendere di controllare in modo tanto capillare uno spazio che accoglie migliaia di persone ogni giorno (il che non vuol dire lasciare circolare informazioni sbagliate, ovvio).
Si vada, il giudice, a fare un giro nel pattume che circola su Facebook et similia. E volendo mister Mark Zuckerberg e i suoi scagnozzi qualcosa ci guadagnano, mentre la Rando e i suoi prodi no. E spero che la giustizia, in appello, perda un’altra occasione per coprirsi di ridicolo. Perché uno spazio di informazione e discussione non può chiudere per le inottemperanze di alcuni. Così come gli ottemperanti non dovrebbero essere costretti ad abbandonare i social network per la maleducazione di pochi.
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filosofo79 Reply
16 maggio 2013 at 9:49
Brava, appoggio Linda per il suo lavoro per quanto le accade ora. E appoggio questo tuo intervento, che condivido subito.
16 maggio 2013 at 10:08
Caro filosofo, qui è proprio il caso di prenderla con filosofia (con una spolverata di calma zen). Spero proprio che si risolva tutto!
La blogger (che non è una blogger) e il reato (che non c’è) | filosofo79 Reply
16 maggio 2013 at 9:54
[…] La blogger (che non è una blogger) e il reato (che non c’è). […]
16 maggio 2013 at 10:53
Chiara, aspettavo questo post, sperando di leggere la info secondo i tuoi parametri di lucidità e buon senso. Purtroppo il messaggio che si sta veicolando è: blogger multata per i commenti. E chiunque abbia un blog inizia a preoccuparsi, quando monitorare i commenti, oltre a far perdere di spontaneità il blog, è un lavoraccio, io l’ho fatto, col mio micro blog, per un giorno e davo i numeri. Conosco e visito writers dream da anni e mi spiace molto.
danven76 Reply
16 maggio 2013 at 11:17
Non ho parole…piena solidarietà a Linda che ho tra l’altro conosciuto. Viviamo veramente nel paese dei …quelli lì!
Viva la disinformazione Reply
16 maggio 2013 at 12:44
Citazioni direttamente dalla sentenza:
“Nel caso di specie il sito writersdream.org non ha caratteristiche di informazione ascrivibili alla stampa, ma costituisce la base per la costruzione di un gruppo settoriale di interesse, composto da scrittori esordienti, o aspiranti tali, mediante la discussione di temi comuni”
“La ricorrenza sul sito http://www.writersdream.org delle espressioni qui riportate è ampiamente documentata”
Riguardo i cosiddetti ‘commenti di altri’: “semmai concorrono nel reato, ma di essi in questo processo non v’è traccia d’identificazione, né sono imputati”
16 maggio 2013 at 18:21
Grazie mille per le precisazioni.
21 maggio 2013 at 14:19
E in base a queste precisazioni non hai nulla da dire?
21 maggio 2013 at 14:26
Non so, cose tipo: “Per arrivare al verdetto (ma siamo solo al primo grado, c’è ancora il ricorso in appello e la Cassazione) è stata applicata una legge sulla stampa fresca fresca… cioè del 1948, e la community è stata trattata come una testata giornalistica.” spudoratamente inventate e non presenti nella sentenza che ho citato sopra….
Cose così diciamo… 🙂
21 maggio 2013 at 14:36
Mi pare che tu te la cavi alla grande 😉
(Mi manca il tuo nome, scusa.)
Forse bisognerebbe metterla tutta, la sentenza. E quello che ho scritto era quello, ahimè, che forniva la stampa (mi riferisco alla legge fresca fresca).
Vorrei capire il punto della discussione. Se ritieni che la Rando meriti la sentenza, forse devi argomentare meglio tu.
21 maggio 2013 at 15:19
Be’, che la Rando meriti la sentenza lo dice la legge. Che sia moralmente giusto o che si abbia una visione personale differente o anche che la morale possa esonerarla per il bene che fa nell’ambiente è altro discorso.
La cosa che intendevo sottolineare è il rimbalzare di notizie false da giornale a giornale (primo su tutti la republicca e varese news).
In ogni caso, se si vede, la sentenza è questa:
[slideshare id=21200786&style=border:1px solid #CCC;border-width:1px 1px 0;margin-bottom:5px&sc=no] Sentenzarando from Massimiliano Maccaus
visibile anche qui: http://www.slideshare.net/mmaccaus/sentenzarando-21200786
21 maggio 2013 at 15:51
I blog, Massimiliano, (giusto?) esistono anche per questo. Si discute di un problema, si apporta il proprio contributo. Si danno informazioni.
Mi pare che la notizia errata sia appunto il considerare Writer’s Dream al pari di una testata giornalistica. Ma siccome la Rando è stata considerata responsabile dei contenuti presenti nella community, a conti fatti, è come se fosse così. Da lì l’errore, immagino.
Ma il succo, a parere mio, non cambia. Trovo assurda la “responsabilità diretta” in una community come questa. E trovo ridicolo che il regolamento non abbia alcuna funzione di tutela in tal senso.
In merito ai contenuti: ho visto editori a pagamento finire nella lista free e viceversa. Credo sarebbe bastata una comunicazione chiara e 0111 avrebbe ottenuto tutte le rettifiche del caso. Cosa capitata più volte (anche perché spesso sono gli stessi editori a modificare la propria politica editoriale).
Ritengo che la piaga della Eap sia tale. E non lo dico da lettrice, ma da editor. E ritengo che Linda Rando faccia un lavoro encomiabile e non la ringrazierò mai abbastanza per questo.
21 maggio 2013 at 17:13
Non sono massimiliano.
Dalla sentenza si legge che il blog NON è stato assimilato a testata giornalistica. Che la Rando NON è stata condannata per i commenti altrui. Che è stata giudicata solo per i SUOI commenti e fomentazioni. Oltretutto la sentenza non la condanna per aver giudicato EAP ma per diffamazione e insulti.
Anche io sono contro le EAP e, personalmente, non mi piacciono i contratti della 0111. Altresì non mi piace neanche l’arroganza di alcuni individui. Forse è stato uno sfogo, e ha sbagliato (chi non sbaglia), ma forse sarebbe bastato un: “Oh salve, lei è la rappresentante della casa editrice in questione. I miei informatori dicono che lei gestisce una eap. Mi smentisca e sarò lieta di toglierla dalla lista. Buona giornata.”
Cosa che per altro ha dovuto fare poi in seguito. A volte le buone maniere risolvono tutto, anche se la capisco perché nel mondo editoriale si contano sulle dita delle mani gli scrittori con un po’ di testa e gli editor altrettanto intelligenti.
Ma ripeto, queste sono opinioni personali. Il mio intervento era volto solo a chiarire che ciò che è scritto nella sentenza è ben altro. 🙂
21 maggio 2013 at 18:01
Sai che faccio fatica a parlare con i fantasmi? Un nome, non dico un cognome, male non fa.
Ho cercato i commenti ingiuriosi cui si fa riferimento ma ti confesso di non averli trovati. Ho visto Linda non perdere la pazienza anche se attaccata in modo sgradevole e scorretto. E non la considero una persona arrogante. Al massimo alle volte era una persona esasperata…
Comunque, vedremo come andrà a finire.
Denise Cecilia S. Reply
16 maggio 2013 at 13:00
Nulla da aggiungere, se non che mi piacerebbe proprio sapere in cosa è consistita cotanta diffamazione che ha portato ad una denuncia…
Barbara Arlati Pitrè Reply
17 maggio 2013 at 0:46
Tutto ciò mi sembra abbastanza allucinante, tutti i forum più noti e frequentati hanno un disclaimer da accettare registrandosi in cui ci si assume la responsabilità di ciò che si scrive, non ho mai sentito il caso che un blogger o un gestore di community finisse nei casini per un commento?!?
tuqiri73 Reply
17 maggio 2013 at 16:22
ho letto un articolo che ora nn trovo che citava passaggi allucinanti della sentenza, oltre al fatto che va contro decisioni precedenti della Cassazione. Dimmi tu come, in un blog frequentato come il suo, sarebbe possibile operare un controllo ferreo sui contenuti. La rete è la rete, se ora io qui ti scrivo un vaffa, tu lo vedi anche tra mezz’ora, ma intanto qualcuno l’ha letto e copiato: nulla scompare!
oltre tutto questo tipo di sentenza è come dire agli utenti “scrivete pure tutto quello che vi passa x la testa, tanto risponde chi gestisce il forum”. ASSURDO!
18 maggio 2013 at 10:27
Scrivo ormai da anni sul forum di Writer’s dream, apprezzando sempre la passione e l’impegno di Linda. Per cui mi dispiace molto per questa sentenza…
22 maggio 2013 at 18:36
L’ha ribloggato su il dilettevole dilettarsi del dilettantee ha commentato:
Uso il Reblog come dichiarazione d’intenti.
Ho rimuginato sulla cosa e mi sono venute in mente un sacco di cose, ora però non ho il tempo per scrivere una risposta adeguata, provvederò dopo essere rientrato dalla trasferta inglese.
22 maggio 2013 at 18:38
Ho letto e riflettuto, avrei un sacco di cose da dire ma ora non ho il tempo per farlo (per lo meno non in modo comprensibile)… non temete, rimedierò non appena rientrato dalla trasferta anglofona.
julka75 Reply
22 maggio 2013 at 20:15
Era un po’ che volevo scrivere a proposito di Linda Rando, ma lo stanno facendo altre persone meglio di me, e il reblog mai come in questi casi è uno strumento meraviglioso.
27 maggio 2013 at 17:29
Per completezza di informazioni: qui trovate un lungo scambio tra Stefania Lovati, titolare della 0111, e Linda Rando. Vengono sollevate le questioni salienti della vicenda e riportate le offese a causa delle quali è scattata l’azione legale.
http://www.0111edizioni.spruz.com/forums/?page=post&id=BB141D4C-634E-4F28-9EAA-C42496C9B50C&cachecommand=bypass&pageindex=1
Antonio F. Reply
30 maggio 2013 at 23:29
Il solito articolo pieno di falsità. Cominciamo a correggerle una per una:
1) Linda Rando è una blogger. Gestisce infatti anche il blog del WD.
2) Non ha cercato dati e valutato fonti: spesso l’inserimento degli editori nelle liste era senza verifiche affidabili.
3) L’AIE organizza la Fiera Piulibripiuliberi di Roma assieme ad Armando Editore, che è un editore molto serio, ed è stato classificato come editore a pagamento.
4) Le liste dei cosiddetti free contengono anche editori che non pagano i diritti d’autore.
5) Linda Rando non ha mai rettificato, anzi, ha fomentato l’utenza al pubblico scherno, in molti episodi che contraddistinguono la condotta del WD.
6) Linda Rando è stata condannata per diffamazione in quanto parte coinvolta. I “commenti di terzi” non c’entrano niente. Ci sono stati terzi, ma che avrebbe potuto moderare o bannare. Invece fomentava i terzi e bannava chi la pensava diversamente da lei.
7) Loredana Lipperini e Michela Murgia non hanno valutato le loro fonti.
8) Il sito WD non è stato trattato come una testata giornalistica. Tra l’altro la diffamazione a mezzo Internet per legge è molto più grave della diffamazione a mezzo stampa.
9) Non ci vuole nulla a moderare un sito, basta volerlo fare.
10) Il ricorso in appello è probabilmente motivato dalla speranza della Rando che il reato si prescriva da sé, come giustizia italiana vuole.
Conclusione: sentenza più che giusta. Il diritto di cronaca e la libertà di espressione sono una cosa, la diffamazione un’altra. Ogni tanto la legge funziona. Speriamo che l’appello confermi il primo grado.
31 maggio 2013 at 0:06
Grazie per il punto di vista, Antonio. Confesso che il tono mi piace poco (come poco mi piace quella “F.” che fa tanto vorrei ma non posso).
Linda non ha cercato dati e valutato fonti?
Mi fermo qui. Non so che mestiere tu faccia ma da editor posso dirti che ne sai pochino del mostruoso lavoro fatto dal Writer’s Dream che come tale, ovviamente, avrà comportato pure svariati sbagli. Ma non sono mica del team “Linda santa subito”.
E forse ne sai poco di Eap, dell’Aie e degli editori seri (e se ne sai, aiuto!).
L’Eap è una piaga che immette sul mercato un blob di feccia di cui ci sarebbe solo da vergognarsi. Il tutto illudendo (in modo legale, ovvio!) persone perbene (e pure egocentrici disinformati) che sia necessario sborsare per iniziare un percorso editoriale.
Il nostro è un Paese di pagliacci in cui l’utilissima Aie non fa un censimento serio degli editori e non impone che la politica editoriale sia – come una carta di identità – obbligatoriamente dichiarata da ciascuna casa editrice. Un Paese in cui esistono finti seriosi festival dove compaiono solo Eap che se la cantano e se la sonano tra loro, gli stessi Eap che affollano le più importati fiere del libro italiane (con buona pace dell’amata Aie).
Grazie al cielo – a parte queste deludenti iniziative – gli orrori degli Eap sono in pratica introvabili, così lo stupro perpetrato contro la narrativa e la lingua italiana non può danneggiare troppo i già pochi lettori.
Antonio Filippi Reply
31 maggio 2013 at 9:23
Continuano a circolare nei blog dichiarazioni sbagliate su questa vicenda, purtroppo bisognerebbe documentarsi meglio. Vengo a spiegarmi nei dettagli.
Conosco molto bene il lavoro del Writer’s Dream: in pratica il sito nasce nell’aprile del 2008 come sito che ha creato la “black list degli editori truffatori”. Da quel momento sulla piattaforma Forumfree e su un blog di WordPress inizia a circolare la lista dei presunti editori a pagamento; inizialmente sono elencati in pochi, aumentano col tempo. Spesso le segnalazioni che determinano l’inserimento in una lista o nell’altra derivano da pseudo-informazioni fornite da utenti semplicemente scontenti o frustrati, non da una vera politica di censimento. A volte solo per mancanza di chiarezza si viene inseriti nelle liste. Linda Rando non controlla le fonti, spesso fomenta discussioni che portano al turpiloquio, viene seguita da diversi utenti di Writer’s Dream. Assieme a lei contribuiscono a queste discussioni alcuni rappresentanti di case editrici: l’es. più lampante è quello di Carlotta Borasio, che col nome di DabriaTiann è admin di WD nel 2009 e contemporaneamente collabora con Las Vegas Edizioni; lo stesso Malabaila della Las Vegas interviene a più riprese nel forum. Questa situazione (si parla di editori truffatori, persone che turlupinano, Inferno, ladri ecc. ecc.) determina il malcontento di numerosi editori. Iniziano contrasti, diffide. Linda Rando se la ride, sfida gli editori scontenti a denunciarla. Il Writer’s Dream nel frattempo cresce e si alimenta soprattutto grazie a questa situazione, perché l’utenza ha l’impressione superficiale che si siano rivelate verità scomode. Molti traggono vantaggio dalla situazione: soprattutto editori collaboratori con WD, agenzie letterarie, persone che vogliono mettersi in mostra. Ma, poveri noi, chi trae maggior beneficio da tutta questa storia sono proprio gli editori big, che assistono alla distruzione della piccola editoria.
A questo punto apro una parentesi: l’editoria a pagamento è un fenomeno legale. E’ vero che sono molti gli editori a pagamento che lavorano male, ma da qui a parlare di truffe ce ne passa. Una truffa è quando non rispetti un contratto, quando prometti e non mantieni (per iscritto). Diversi free non pagano i diritti d’autore, la maggior parte dei free fa altri lavori per sopravvivere o fallisce nell’arco di 2 anni se non ha altre entrate. Con buona pace dei lettori. Ciò determina la distruzione della piccola editoria di cui dicevo, e la cui unica vera causa sarebbe la distribuzione, non l’EAP. Ma andiamo avanti.
Parlare di editoria senza dati alla mano, con insulti e altro, è diffamazione; ma nessuno fa niente. Le cause costano, e molti editori si limitano a diffidare. Writer’s Dream intanto diventa un sito più grande, si fa più furbo, a un certo punto (ottobre 2009 circa) fa sparire i vecchi insulti (sparisce il vecchio forum) e si ripulisce un po’, ma il messaggio di fondo rimane che l’EAP non fa selezione, pubblica carta straccia, non fa editing, ecc. ecc.; nel frattempo Writer’s Dream diventa agenzia letteraria, ecc., si fa pagare per servizi di editing e correzione bozze (ma pretende che l’editore non possa fare altrettanto). Le controversie comprensibilmente continuano, fino a che arriviamo alla querela di 0111, nata nello specifico probabilmente perché un giornalista de Il Giornale, Antonio Armano, riporta senza documentarsi i riferimenti alle liste di WD e torna alla vecchia “nomenclatura”, “la black-list degli sfruttaesordienti”. La titolare della casa editrice inizialmente interviene in prima persona per ragionare con Linda Rando (anche troppo, secondo me), ma viene categoricamente respinta; inizia il turpiloquio contro la casa editrice, fomentato da Linda Rando stessa, ecc. ecc. Alla fine 0111 querela. Il resto è risaputo.
In merito all’AIE, il presidente Polillo ha dichiarato che “l’editore a pagamento non è un editore”.
Ora, lei deve sapere che il vice-presidente dell’AIE è (o è stato) Enrico Iacometti della casa editrice Armando, inserita da Linda Rando tra gli editori a pagamento (e il sig. Iacometti ha diffidato Linda Rando per questo motivo). Capisce che la cosa non ha molto senso. O no?
Firmato: Antonio Filippi, autore esordiente.
31 maggio 2013 at 9:42
Antonio Filippi autore esordiente?
Spero tanto sia vero.
O meglio. Spero tanto che non sia come si legge qui: http://lesgrinfie.altervista.org/direttamente-dal-ventre-del-recensore-esordienti-i-veri-editori-non-sono-questi/?doing_wp_cron=1369952328.5314829349517822265625
Dove si racconta di un fake che si aggira per la rete spacciandosi per Antonio Filippi, ma in realtà è un certo Davide Romano patron della “casa editrice” La Zisa. “Casa editrice” che ha discusso parecchio con il Writer’s Dream a causa della sulla sua politica editoriale.
Notizie interessanti qui: http://www.sulromanzo.it/2010/03/writers-dream-linda-rando-daniele-pozzi.html
E pure qui: http://www.sulromanzo.it/2010/02/writers-dream-il-sogno-di-essere.html
Idem qui: http://scrittevolmente.com/recensioni/cosa-non-recensiamo/
Fantastica la visione della Rando che, come una piaga, “cresce e aumenta” sulle spalle dei poveri Eap. Guadagnandoci cosa? Fama, successo, soldi? No, diffiide…
E mi diverte molto leggere la sua difesa all’Eap e l’accusa agli editori free che chiudono e non pagano i diritti. Davvero mi diverte da morire! È la barzelletta del venerdì mattina: siccome ci sono degli editori free che chiudono entro i due anni e non pagano sempre le royalty, viva la legalissima Eap!
E il signor Polillo, invece di limitarsi alle dichiarazioni inutili e di una banalità disarmante, potrebbe fare qualcosa per rendere limpido il mercato. Un mercato surclassato da politiche barbare. Per esempio indicando con puntualità chi è e chi non è Eap. Perché se è legale come mai tutti quando si tratta di dirlo infilano il capoccione sotto la melma?
Saluti, caro esordiente.
4 aprile 2014 at 22:31
Sono capitata qui cercando tutt’altro e ritrovo di nuovo i commenti di questo Antonio Filippi che attacca di WD a distanza di anni su presunti commenti diffamatori apparentemente introvabili. Con le stesse parole e negli stessi termini di altri interventi sotto altri nomi o non firmati come quelli precedenti. Io mi chiedo se Linda Rando non dovrebbe denunciare questo tizio per stalking o diffamazione o qualcosa del genere. Perché che una persona adulta perseguiti PER ANNI una ragazza mi fa pensare che sotto ci sia malafede, per essere clementi. Aggiungo anche una persona che evidentemente usa fake e l’anonimato per proteggersi. Possibile che sta gente non possa fermata con un intervento della polizia postale?
P.S. Fino a poco tempo fa non conoscevo il WD che invece si è rivelato utilissimo per la mia ricerca di editore. Confermo per altro che molte delle testimonianze sugli editori a pagamento corrispondono alla realtà.
6 aprile 2014 at 15:45
Linda, purtroppo, temo si sia abituata a certe aberrazioni del sistema.
Il WD è un posto utile e va difeso.
Rileggendo il suo intervento, aggiungo qualche altra parola sulle Fiere del libro e sulla distribuzione.
Lei saprà, gestendo un blog e facendo parte di un’Agenzia letteraria (se non sbaglio), che le Fiere del libro (Modena, Pisa, Roma, ma soprattutto Torino) hanno un costo molto alto per chi intenda parteciparvi. Un editore che partecipa a una fiera del libro fa promozione e pubblicità ai suoi libri. Non c’è niente di strano nel vedere editori a pagamento in fiera: fanno il loro lavoro. E l’AIE accetta ovviamente le loro iscrizioni perché sono soldi.
Riguardo alla distribuzione, che è il vero problema dell’editoria, voglio dire che in libreria la selezione non è determinata dal fatto se un editore è a pagamento oppure free, ma dalla presunta vendibilità del libro. E’ il distributore a scegliere i titoli, non l’editore. E arrivano sia titoli di EAP che titoli di free. Anche se, in tutta onestà, moltissimi editori free NON si trovano affatto in libreria. E ciò addirittura anche se hanno un distributore, in molti casi. La situazione è piuttosto deprimente da questo punto di vista. Le fiere del libro infatti servono proprio da vetrina per tutti quegli editori che non vengono presi in considerazione dai distributori (o, pur avendo un distributore, non vengono distribuiti adeguatamente); solo che, dati i loro costi esorbitanti, costituiscono un’ulteriore problema.
La saggistica poi è a pagamento, non si può certo dire sia carta straccia, magari sono cose di nicchia. O sbaglio?
In merito agli editori free, deve sapere che solo l’anno scorso ne sono falliti moltissimi. Molti di questi pensavano di poter vivere delle vendite dei loro libri; altri hanno capito che i bilanci andavano senza speranza in perdita, e hanno preferito abbandonare. Non certo per colpa degli EAP; casomai per colpa del sistema editoriale italiano: distribuzione, colossi editoriali, lettori che si fidano solo di ciò che già conoscono, ignoranza, ecc.
E anche per colpa di Linda Rando, che, alimentando una falsa informazione sull’editoria, ha contribuito con la sua condotta al disastro che ci circonda. Se oggi la piccola editoria si trova nei guai è anche colpa sua, a mio parere.
31 maggio 2013 at 9:45
(Non faccio parte di una agenzia letteraria. Sono un editor e ho una agenzia editoriale).
Che l’Aie (la stessa che dichiara che gli editori a pagamento non sono editori) accetti poi i soldi dei suddetti è tutta da ridere!
31 maggio 2013 at 10:03
Ha appena riportato un ottimo esempio di varie falsità che ancora circolano in rete grazie a Linda Rando. Il primo link è sorto a seguito di una discussione avuta con la rappresentante di un’agenzia letteraria su Facebook. Gli altri sono farina del sacco di Linda Rando, che ha sempre trovato appoggio nell’Agenzia Letteraria Sul Romanzo, con cui ho anche parlato tempo addietro (mi riferisco alla persona di Marta Traverso).
Quando ho iniziato a discutere di questi argomenti, nel 2010, subito si sono infervorati gli animi delle persone oggetto dei miei discorsi. Linda Rando, viste informazioni che riportavo, ha tentato quasi subito di screditarmi, e ha quindi pensato bene di dichiarare arbitrariamente che io sarei il sig. Davide Romano di La Zisa, con cui Linda Rando – come sa – ha avuto una controversia tra il 2009 e il 2010 sempre per lo stesso motivo (le liste degli editori). Che Linda Rando creda davvero che io sia Davide Romano o invece sia consapevole del fatto che non è così, io non lo so. La cosa sicura è che non ne può esser certa e non lo può dimostrare, poiché non è vero.
Ecco, più o meno ha compilato le liste degli editori nello stesso modo. Miglior esempio non si poteva trovare.
Comunque questa storia della mia identità con il sig. Romano è una falsità, e anche passibile di denuncia, dal momento che non solo non corrisponde a verità ma mina la credibilità sia del sottoscritto (che tutto sommato è in pensione), sia soprattutto dell’editore, che certamente viene danneggiato (ulteriormente).
Riguardo alle sue speranze può stare tranquilla: non sono il sig. Davide Romano ma mi chiamo davvero come ho scritto. Quindi le chiederei gentilmente di non alimentare falsità deleterie sul mio conto. Se poi intende invece seguire la via della menzogna, lo faccia portando prove tra l’identità del sig. Romano e mia. Non escludo un intervento alla Postale prima o poi, specie se questa storia della falsa identità dovesse continuare.
Perché è un chiaro esempio di come si cerca di screditare chi risulta scomodo.
Mi accorgo poi con molto dispiacere che ha liquidato con molta facilità una discussione nella quale le ho spiegato perché la condanna per diffamazione di Linda Rando è sacrosanta. Mi auguro di non aver perso il mio tempo, anche se questa è la mia sensazione. Vedo che almeno su alcuni punti (fiere del libro) ci siamo capiti, almeno in parte.
5 luglio 2013 at 23:16
Cara signora Beretta Mazzotta, ecco a lei 70 documenti su Writer’s Dream (modalità di inserimento in liste, gestione del forum, ecc.). Trattasi di documenti, non di commenti né di opinioni (come le sue). Buona lettura. http://editoriaedintorni.blogspot.it/
7 luglio 2013 at 22:04
2 settembre 2013 at 21:24
Scusate del mio intervento un po` crudo e diretto! Ma mi e` parso di capire che la sentenza per intero non e` stata letta e se mi sbaglio qualcuno mi corregga. Ora anche se molti termini bisognerebbe studiarseli per giorni ed e` per questo che esista la consulenza legale (non tutti parlano il legalese). Comunque in ogni caso ho ben capito che la Mazzotta difende giustamente l’individualita` della Rando, della quale ne e` diretta conoscente e la segue ed apprezza il suo lavoro, e posso ben capire il ramarrico. Ma e` anche vero che sia umani e chiunque puo` sbagliare, e per l’appunto io personalmente voglio credere nella lucidita` e nell’equita` di certe affermazioni, in quanto per poter parlare dei fatti in questione bisogna per lo meno saperne i fatti e non solo affidandosi alla reputazione. Di seguito vorrei esprimere una mia personale opinione: Io credo che un blog e` un mezzo di comunicazione come anche tante altre chat e forum. Leggo e mi capita spesso personalmente in chat e forum commenti arditi, a volte scherzosi, e molte volte anche offensivi! In ogni caso screditare una persona sul web solo perche` non la si vede in faccia e` la stessa cosa del reale, solo che a differenza di leggerla un singolo individuo la puo` leggere il mondo intero. Mi sto informando su questi casi perche` ahime mi dispiace ammetterlo la legge e` ancora molto lontana da istituire leggi chiare al riguardo. Credo inanzitutto che un individuo che disponga di un mezzo di comunicazione, che si limiti ad utilizzarlo per comunicare o lo usi come mezzo di confronto, debba comunque applicare una sorta di filtro sui contenuti perche` e` in primis il propietario a dare visibilita` al contenuto. Ma e` altresi` vero che una persona non puo` controllare i milioni di persone che bazzicano sul web. Quindi direi che invece di condannare si dovrebbe quanto meno osservare la mancanza di un ente che tuteli sia la comune persona (quando si vede ledere la propia persona) che il blogger, writer, possessori di una testata, chat o chi che sia. Ci vorrebbero leggi piu` chiare perche` il comune cittatino ma anche la controparte (in questo caso) non avendo una linea guida ben chiara tende a vedersi sprovvisto di ogni linea di difesa e come accade in questi casi si lascia correre un po` troppo!
Parlo per esperienza personale e per ragion veduta: mi sono trovato a vedere siti di giochi per piccini, adolescenti, (per tutti), il quale dice di applicare filtri sui nick, nel quale pero` io stesso ho constato esserci nick volgari e di fine dubbio. Come bisognerebbe comportarsi in questo caso?! Io personalmente ho segnalato l’accaduto ai possessori del sito, che non hanno mai risposto, anche se ho segnalato piu` volte. Una denuncia?! E su quali basi?! Allora se la legge fosse piu` chiara e obbligasse per lo meno a ottemperare ad alcuni parametri morali le due controparti si scontrerebbero di meno. Vedo troppo spesso violenza gratuita sul web, ed il verificarsi di questi fenomeni e` in preuccopante aumento. Bisogna pur sempre considerare l’animo umano e molte volte impossibile da gestire, ma c’e` pur sempre una persona dietro un nick od un alias.
Mi scuso per essermi dilungato molto, ed aver toccato in modo non giornalistico, quello che secondo me e` il fulcro della situazione. Non ho espresso giudizi sulla Rando propio perche` voglio essere il piu` imparziale possibile e credo che l’argomento “Legalita` sul web e tutela del privato/pubblico debba essere la priorita` in assoluto”. Io francamente sono stanco di lasciar passare, esigo che lo stato ci tuteli nel modo piu` opportuno!
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Se il vicesindaco pensa ai giovani (son dolori)
Sylvia Plath – Opere

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