Source: http://www.nonsolobionde.it/webmagazine-italiano-birra-artigianale-111.html
Timestamp: 2020-02-26 05:53:08+00:00

Document:
La legislazione sulla birra - nonsolobionde.it
di Riccardo Pau
La birra è una bevanda antichissima e fin dai suoi esordi nella civiltà è stata regolamentata da apposite leggi, come quelle che si trovano nel codice di Hammurabi.
La situazione dell'attuale legislazione italiana sulla produzione brassicola, però, a fronte di un'amplissima e dettagliata legislazione in tema di produzioni vinicole, è assai meno felice. La legge che ne determina gli aspetti essenziali è nata quasi 60 anni fa e di certo non più attuale né adatta a regolamentare una situazione assai diversa, ed in particolare l'attività dei microbirrifici, nonostante una miriade di successive modifiche, norme e regolamenti dovuti ai diversi istituti legislativi (ministeri, enti locali, UE, ecc.) che hanno detto la loro. Il risultato è una galassia normativa assai, troppo, intricata ma che, allo stesso tempo, risulta insufficiente nel regolamentare in modo equo la situazione attuale.
In una conferenza tenutasi a Santa Lucia di Piave Lucia in occasione di "Mastro Birraio 2014" (ne parliamo QUI), il dott. Maurizio Mangiameli, funzionario dell'ICQRF (Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti alimentari) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ha illustrato i termini generali della normativa e approfondito alcuni aspetti rilevanti.
Il discorso del dott. Mangiameli riproponeva in maniera quasi quasi lineare le slide che aveva preparato per la proiezione durante la conferenza, slide che ci sembrano già sufficientemente chiare e dense di informazioni. Abbiamo quindi pensato di farvi cosa gradita, invece di riassumere la conferenza in poche battute, di riproporvi il contenuto delle slide in altrettante schede, riproposte in modo quasi diretto, con solo poche modifiche per meglio chiarire i passaggi troppo sintetici.
In alcuni casi (vedasi, per esempio, la questione dell'etichettatura), il funzionario del Ministero si è soffermato a lungo e in modo ampio; in altri casi, e per cause di forza maggiore, vista la durata limitata di una conferenza, la trattazione è stata assai più superficiale e troverete, quindi, alcune schede assai scarne e prive di informazioni su argomenti che, per altro, meriterebbero senz'altro un'approfondimento.
Scorrendo queste schede, come si evince anche da alcuni dei commenti da parte del dott. Mangiameli che ritrovate nelle schede stesse, risulta evidente che questa articolata legislazione, anche a causa dei diversi organismi di competenza in materia, presenta notevoli incongruenze.
Basti vedere la questione della sconosciuta "Rifermentazione in bottiglia", o alcune mancanze o incongruenze in materia di etichettatura, oppure di come si stranamente la sanzione pecuniaria per omissioni, errori o falsi nell'elenco delle indicazioni obbligatorie in etichetta risulti circa il doppio della sanzione per chi produce birra con materie prime guaste o avariate, cosa, quest'ultima, che ci sembra lapalissianamente più grave.
Non a caso lo stesso dott. Mangiameli ha chiaramente auspicato una globale e coerente rimodulazione dell'intero impianto legislativo in materia di birra.
Vi invitiamo a scorrere con attenzione le schede seguenti, nelle quali, siamo certi, troverete spunti interessanti.
Organismi di competenza e controllo del settore birra:
• Ministero dello Sviluppo Economico: normativa
• Ministero della Salute: Nas/Ulss: Controlli igienico sanitari
• Ministero dell'economia e delle finanze: Agenzia delle Dogane – UTF: Accisa
• Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali: ICQRF: Controlli alla produzione - qualitativi merceologici, controlli alla commercializzazione – Etichettatura……
La normativa sulla produzione di birra si limita alla:
Legge 16 agosto 1962, n° 1354 - Disciplina igienico sanitaria della produzione e del commercio della birra.
• Premessa: Nel 1962 il legislatore, dopo aver disciplinato in generale con la legge 30 aprile 1962 n.283, la produzione e la vendita di sostanze alimentari il grande bevande ha, con la legge 16 agosto 1962 n.1354, e gli innumerevoli provvedimenti successivi, ha inteso provvedere a dettare una disciplina per la produzione ed il commercio della birra.
• Da allora ad oggi la legge originaria, fatto solo di 32 Articoli, ha subito numerose modifiche.
È diventata una sorta di “Ragnatela“
A nostro avviso oggi la legge è obsoleta ed incompleta: ci sono molti ambiti non trattati ed altri aspetti soggetti ad arbitrarie interpretazioni, per i quali è difficile confrontarsi sia per chi produce che per chi controlla.
Legge 16 agosto 1962, n° 1354 - Disciplina igienico sanitaria della produzione e del commercio della birra
• Art. 1 - comma 1 (sostituito dall'articolo 1 del DPR 30 giugno 1998 n° 272)
La denominazione di “birra” è riservata al prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica con ceppi di Saccharomyces carlsbergensis o di Saccharomyces cerevisiae di un mosto preparato dal malto, anche torrefatto, di orzo o di frumento o di loro miscele ed acqua, amaricato con luppolo o suoi derivati o entrambi. (Reg. punto (CE) N. 1850/06 della Commissione del 14/12/2006 e OCM 1308/13 Art. 77, Art. 190, Sez. B parte III
Né in questo articolo né in altri si parla di “Rifermentazione” e/o “Rifermentazione in bottiglia”!!!!
• La fermentazione alcolica del mosto può essere integrata con la fermentazione lattica.
Per quanto riguarda batteri lattici ed acidificazione, si veda:
D.M. (Decreto Ministeriale) del 2 maggio 1996 n° 325 - Regolamento concernente l'Impiego di batteri lattici nell’acidificazione del mosto destinato alla produzione della birra.
Consente l'uso di batteri lattici appartenenti al genere Lactobacillus, e detta una serie di prescrizioni sulle loro caratteristiche ed impiego.
• Nella produzione della birra è consentito l'uso di estratti di malto torrefatto ed altri additivi alimentari.
Il D.M. 27 feb. 1996 n° 209 (ultima modifica: D.M. 8 mag 2006 n° 229) precisa:
• Coloranti: caramello semplice (E150a), caramello solfito caustico (E150b), caramello ammoniacale (E150c), caramello solfitato ammoniacale (E150d)
• Edulcoranti: acesulfame (E950), aspartame (E951), saccarina (E954), neoesperidina (E959)
• Additivi: Ac. lattico (E270), Ac. ascorbico (E300), ascorbato di sodio (E301) Ac. citrico (E330), gomma arabica (E414), alginato di 1,2 propandiolo (E405), polidestrosio (E1200) (* Reg. UE n.470/2012)
• Antiossidanti: anidride solforosa e solfiti.
Il malto d'orzo o di frumento può essere sostituito con altri cereali, anche rotti o macinati o sotto forma di fiocchi, nonché con “materie prime amidacee e zuccherine” nella misura massima del 40% calcolato sull'estratto secco del mosto.
Questo comma parla di Materie prime amidacee e zuccherine. Cosa s'intende con questo termine?
È lecito pensare che con questa modifica della legge, il legislatore abbia voluto consentire l’aggiunta di materie amidacee quali ad esempio “castagne” od altro e materie prime zuccherine quali “frutta” e/o miele ecc…, nella elaborazione di particolari tipi di birra.
Domanda: Il saccarosio può essere considerato una materia prima zuccherina?
Certamente NO!: infatti esso è il prodotto finale della lavorazione industriale della barbabietola da zucchero o della canna da zucchero.
In realtà il saccarosio è un “ingrediente” che entra a far parte della composizione di un prodotto (prodotti da forno, confetture, ecc.. ecc..) e certamente non può essere confuso come una materia prima.
Perché citiamo questo caso?
Perchè talune aziende producono “birra rifermentata in bottiglia”, utilizzando per la seconda presa di spuma il saccarosio
Interpellato a riguardo il competente Ministero dello Sviluppo Economico la risposta è stata che: il saccarosio è una materia prima zuccherina e quindi è lecito usarlo.
Domanda: Se allora il saccarosio è una materia prima zuccherina, come dice il 4° comma dell'Art. 1, ne possiamo usare il 40%?
Art. 2 (così sostituito dall'art. 1 del D.P.R. 30.06.1998 n° 272)
• La denominazione di “birra analcolica” è riservata al prodotto con grado Plato non inferiore a 3 e non superiore a 8 e con titolo alcolometrico volumico non superiore a 1,2%
• La denominazione di “birra leggera” o “birra light” è riservata al prodotto con Grado Plato non inferiore a 5 e non superiore a 10,5, con titolo alcolometrico volumico superiore a 1,2% e non superiore a 3,5%
• La denominazione di “birra” è riservata al prodotto con Grado Plato superiore a 10,5 con titolo alcolometrico superiore a 3,5%
• “birra speciale” se il Grado Plato non è inferiore a 12,5%
• “birra doppio malto” il grado non è inferiore a 14,5%
Nel definire le tipologie di birra la legge prende in considerazione solo la gradazione alcolica e nulla dice riguardo ai requisiti delle molteplici tipologie di birra: Abbazia, Ale, Lager, Bitter, Pils, Rossa, ecc…
Art. 2 - comma 4
• Quando alla birra sono aggiunti frutta, succhi di frutta, aromi o altri ingredienti alimentari caratterizzanti, la denominazione di vendita e completa con il nome della sostanza caratterizzante.
Questo è un altro aspetto contraddittorio della legge. V. oltre schede sull'etichettatura
Art. 3 (requisiti materia prima)
È vietato impiegare nella fabbricazione della birra materie prime avariate guaste o contenenti sostanze che per natura, qualità e quantità possono essere nocive, è altresì vietato detenere le materie prime in siffatte condizioni nell'interno degli stabilimenti o delle fabbriche di produzione della birra.
Articolo obsoleto, con termini generici.
Infatti il tutto si rimanda ad una miriade di altre normative comunitarie e nazionali, generiche e non specifiche per la birra.
Durante la conferenza è stata tralasciata la descrizione particolareggiata di altri articoli…
Art. 4 (divieti uso di alcoli)
Art. 5 (prodotti casalinghi)
Art. 6 (malattie)
Art. 7 (caratteristiche analitiche)
Art. 8 (acqua)
Art. 9 (produzione e locali)
Art. 10 (apparecchi ed impianti)
Art. 11 (travasi e purezza CO2)
È un articolo della legge molto importante, che ha subito negli anni innumerevoli cambiamenti che riguardano essenzialmente:
• Capacità dei recipienti
• La disciplina dell'etichettatura è contenuta nel Decreto Legislativo 27.01.1992 n° 109
(e successive modifiche) in attuazione di due direttiva CEE (n° 89/395/CEE e n° 89/396/CEE) concernenti l’etichettatura, la presentazione della pubblicità dei prodotti alimentari. Tra queste le bevande (anche alcoliche) e quindi la BIRRA.
Etichettatura: Finalità dell'etichettatura (articolo 2 dal D.L. n° 109/92)
L'etichettatura e le relative modalità di realizzazione sono destinati ad assicurare la corretta e trasparente informazione del consumatore, esse devono essere effettuate in modo da:
• Non indurre in errore l'acquirente sulle caratteristiche del prodotto alimentare e precisamente sulla natura, identità, qualità, composizione, quantità, conservazione origine o provenienza, sul modo di fabbricazione o di ottenimento del prodotto.
• Non attribuire al prodotto effetti o proprietà che non possiede.
• Non suggerire che il prodotto possiede caratteristiche particolari, quando tutti i prodotti analoghi possiedono le stesse caratteristiche.
• Non attribuire al prodotto proprietà atte a prevenire, curare o guarire una malattia umana… …
• I divieti e le limitazioni valgono anche per la presentazione e la pubblicità dei prodotti… ...
Denominazione di vendita (Art. 4 del D.L. n° 109/92)
Per la birra: una delle 5 denominazioni indicate dall'art. 2 della legge 1354/62 (e successive modificazioni):
• Birra analcolica
• Birra leggera o light
• Birra Speciale
• Birra Doppio Malto
Etichettatura: Ulteriori indicazioni particolari
Risposta a quesito del Ministero dello Sviluppo Economico:
• Birra Artigianale, Birra Veneta, Birra Artigianale Veneta, … …
Il Reg. UE n° punto 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, in particolare art. 7 “stabilisce che le informazioni sugli alimenti non inducano in errore, in particolare: caratteristiche dell'alimento, Paese d'origine o luogo di provenienza, metodo di fabbricazione di produzione"
Ed inoltre Art. 2, comma 2, lettera p, Reg. UE . 1169/11 che definisce una “denominazione descrittiva”.
Per tale normativa le indicazioni su riportate sono consentite, purchè veritiere!
Etichettatura: … in particolare "Artigianale"
Nella risposta ad un quesito, il competente Ministero cita:
• Propria circolare del 10/11/2003 n° 168 riferita alla pronuncia n° 8884 del 09/11/2000 dell'Autorità Garante della Concorrenza e del mercato… Prodotti Artigianali:
“lavorazione artigianale” “specialità artigianale”, dipende dall’incidenza relativa e dalla valorizzazione dell’apporto umano, eventualmente legato all'utilizzo di metodologie ed utensili tradizionali, nel sistema di produzione adottato…
Ed ancora “che le fasi di lavorazione siano effettuate o manualmente o sotto il controllo diretto del personale addetto, con un apporto limitato delle procedure automatizzate peraltro in certa misura necessarie…"
Etichettatura: Elenco degli ingredienti (Art. 5 D.L. n° 109/92)
È costituito dalla enumerazione di tutti gli ingredienti del prodotto, in ordine di peso decrescente al momento della loro utilizzazione, esso deve essere preceduto dalla parola “ingredienti”.
Nella BIRRA:
• È obbligatorio solo per le birre con grado alcolico di 1,2% volt.
• Le birre con grado superiore sono ESENTATE!!
Etichettatura: Ingrediente caratterizzante (Art. 8 del D.L. n° 109/92)
Birra contenente: aromi, frutta, o altre sostanze alimentari aggiunte, miele, coriandolo, buccia d'arancia, zenzero … …
• Per come previsto dall'art. 2 comma 4 della legge 1354/62 la denominazione di vendita è completata con il nome della sostanza caratterizzante.
Tuttavia, per le birre con grado alcolico superiore a 1,2% vol non è richiesto l'elenco degli ingredienti, quindi la sostanza caratterizzante può apparire nella denominazione di vendita, senza riportare l'elenco degli ingredienti.
• Anche il comma 2, lett. a), n° 4 dell'art. 8, dice che nel caso che l'elemento caratterizzante sia “piccola quantità” l'indicazione non è obbligatoria.
Etichettatura: Birra contenente vino
• Alla birra è consentita l'aggiunta di vino (prodotti vitivinicoli).
• Tuttavia resta preclusa ai produttori italiani di birra: qualsiasi denominazione o raffigurazione che richiama l'uva, il mosto, o il vino nell’etichettatura.
• Comunque la parola “vino” può comparire nell'elenco degli ingredienti, là dove sia previsto o si voglia aggiungere.
Etichettatura: Identificazione ditta produttrice (Art. 11 D.L. n° 109/92)
• Il nome o la ragione sociale o il marchio depositato + la sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore stabilito nella Comunità Economica Europea.
• La sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento può essere omessa se:
a) Stabilimento ubicato nello stesso luogo della sede già indicata in etichetta.
b) Prodotti preconfezionati da altri paesi per la vendita tal quali in Italia.
c) Prodotti preconfezionati che riportano la bollatura sanitaria.
• Impresa con più stabilimenti: è consentito indicare in etichetta tutti gli stabilimenti purché quello effettivo venga evidenziato mediante punzonatura o altro segno.
• Impresa di distribuzione o vendita dei prodotti: sulle cui confezioni non è indicato il fabbricante od il confezionatore, la sede dello stabilimento deve essere completata dall'indirizzo ovvero da una indicazione che agevoli la localizzazione.
Etichettatura: Termine minimo di conservazione (Art. 10 del D.L. n° 109/92)
“Il termine minimo di conservazione è la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche … …”
Va indicato con la dicitura:
• “da consumarsi preferibilmente entro … …” se la data contiene l'indicazione anche del giorno.
• “da consumarsi preferibilmente entro la fine … …” negli altri casi
• Giorno, mese, anno: per prodotti conservabilità meno di 3 mesi.
• Mese, anno: per prodotti conservarli più di tre mesi MA meno di 18 mesi.
• Anno: per prodotti conservabilità più di 18 mesi.
N.B.: per la birra non ci sono specifiche disposizioni
Etichettatura e packaging: Quantità (Art. 9 del D.L. n° 109/92)
• La quantità netta dei prodotti alimentari preconfezionati deve essere espressa in etichetta in unità di volume per i prodotti liquidi: Litro (l o L), centilitro (cl), millimetro (ml)
• Quantità nominali dei preimballaggi in volume (bottiglie, lattine, fusti) Il decreto legislativo n° 12 del 25/01/2010, che attua la Direttiva 76/211/CEE, ha provveduto alla “deregolamentazione” delle quantità nominali dei prodotti preconfezionati.
Pertanto per la birra:
Tutte le capacità sono possibili!!!
Etichettatura: Lotto (Art. 13 del D.L. n° 109/92)
• Per lotto s'intende “un insieme di unità di vendita” di una derrata alimentare, prodotte, fabbricate o confezionate in circostanze praticamente identiche.
• I prodotti alimentari non possono essere posti in vendita qualora non riportano l'indicazione del lotto di appartenenza
• il lotto è determinato: dal produttore, confezionatore, o dal primo venditore … è preceduto dalla lettera “L”.
• L'indicazione del lotto può figurare sull'imballaggio o sull'etichetta.
• Quando il termine minimo di conservazione è espresso in gg/mm/aa
• Esercizi di vendita al consumatore finale attigui a loro luoghi di produzione
Etichettatura: Titolo alcolometrico (Art. 12 del D.L. n° 109/92)
• “Il titolo alcolometrico volumico effettivo” è il numero di parti in volume di alcole puro alla temperatura di 20°C contenuta in 100 parti in volume del prodotto considerato.
• È espresso dal simbolo di “% vol”, preceduto dal numero corrispondente che può comprendere solo un decimale. Può essere preceduto dal termine “alcol” o dalla sua abbreviazione “alc”.
• 0,5 % vol: birre con contenuto alcolometrico vol. Non sup a 5,5 %
• 1 % vol: birre con contenuto alcolometrico vol. Superiore a 5,5 %
Etichettatura: Modalità di identificazione delle menzioni obbligatorie (Art. 14 del D.L. n° 109/92)
Devono figurare sullo stesso campo visivo
Altri articoli della legge
Dall'Art. 13 all'Art. 32
Vengono trattati altri aspetti della legge: pulizia dei recipienti, personale e libretto sanitario, autorizzazione all'esercizio, importazione ed esportazione, depositi per il commercio all'ingrosso, locali di mescita e rivendita, vigilanza, analisi, … … …, sanzioni … … …
Tutti questi argomenti non vengono specificati dalla legge sulla birra, molti articoli sono stati abrogati comunque si rimanda ad altra normativa di riferimento.
Tale trattazione, punto per punto richiederebbe un'ulteriore è lungo approfondimento!
Sostanze consentite (breve riepilogo)
Enzimi Pectolitici (D.M. 22 ott. 1973)
è consentito impiegare nella preparazione della birra:
• Proteasi da malto di cereali
• Proteasi da lattice di papaya
• Proteasi da microrganismi
Dosi e prescrizioni dei requisiti di purezza ed innocuità
Acido tannico (D.M. 1° lug. 1994 n° 519)
• Con il termine “acido Tannico” si intendono gallotannini idrolizzabili ottenuti per estrazione da alcune specie vegetali appartenenti alle specie Quercus Sumac.
• è consentito l'uso quale coadiuvante di chiarificazione e di stabilizzazione.
Gel di Silice (D.M. 23 dic. 1981)
• è il Biossido di silicio sottoforma di gel o soluzione colloidale
• è consentito l'uso quale coadiuvante di filtrazione e di chiarificante
Polivinil-polipilorridone (D.M. 1° ott. 1992)
• è consentito l'uso quale coadiuvante di filtrazione e di chiarificazione
• dose massima di impiego 70 g/hl
Enzimi amilolattici e betaglucanasici
• è consentito l'uso di preparazioni enzimatiche costituite da:
• alfa amilasi, alfa 1,4 e 1,6 amiloglucosidasi e loro miscele
• 1,4 e 1,3 betaglucanasi
N.d.R. Base di partenza per una modifica della normativa vigente che distingua i microbirrifci dai birrifici industriali potrebbe già essere una differenza tra le sostanze consentite, lasciando le sostanze sopra elencate utilizzabili ai birrifici industriali, ma non ai microbirrifici, come già d'altronde fanno… Una sorta di Reinheitsgebot all'italiana per i microbirrifici.
Di seguito presenteremo un quadro sinottico delle violazioni previste dalla normativa e dalle relative sanzioni.
• Salvo che il fatto non costituisca più grave reato … …
• Presenza di sostanze nocive per la salute … …
• Frode in commercio … … e associazione per delinquere … …
• Per gli altri illeciti si applicano le sanzioni amministrative della:
• legge 689/81 per le trasgressioni alla L 1354/62
• D.L. 109/92 per le trasgressioni in materia di etichettatura
Ipotesi di violazione: Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque produce, inbottigli o la mette altrimenti in commercio birra con materie prime guasti o avariate
Norma violata e sanzionatoria: L. 1354/62 e successive modificazioni
Sanz. Amm. Min.: € 154,94
Sanz. Amm. Mass.: € 4.648,11
Autorità competenti: ICQRF
Pagamento in misura ridotta: sì
Ipotesi di violazione: Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque produce, inbottigli o mette altrimenti in commercio birra non rispondente in tutto o in parte al regime della L. 1354/62
Sanz. Amm. Min.: € 77,47
Sanz. Amm. Mass.: € 1.549,37
Ipotesi di violazione: Chiunque produce e imbottiglia o soltanto imbottiglia birra senza l’autorizzazione di cui al titolo VI della L. 1354/62
Ipotesi di violazione: Chiunque produce e imbottiglia o soltanto imbottiglia servendosi di impianti ed op. non rispondenti ai requisiti
Sanz. Amm. Mass.: € 2.324,06
Ipotesi di violazione: Ogni altra violazione delle norme previste dalla legge 1354/62, salvo che il fatto non costituisca più grave reato
Sanz. Amm. Mass.: € 774,69
Ipotesi di violazione: Etichettatura, D.L. 109/92
Norma violata e sanzionatoria: Art. 2 - Indurre in errore l’acquirente del prodotto sulla natura, identità, qualità, composizione…
Sanz. Amm. Min.: € 13.500,00
Sanz. Amm. Mass.: € 18.000,00
Autorità competenti: Regioni, salvo delega ai Sindaci
Norma violata e sanzionatoria: Art. 3 - Elenco indicazioni obbligatorie
Sanz. Amm. Min.: € 1.600,00
Sanz. Amm. Mass.: € 9.500,00
Norma violata e sanzionatoria: Dall’art. 4 all’art. 17
Sanz. Amm. Min.: € 600,00
Sanz. Amm. Mass.: € 13.500,00

References: Art. 1
 Art. 77
 Art. 190

Art. 2

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11
 art. 7
 Art. 2
 Art. 2
 Art. 3