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Timestamp: 2019-06-25 05:22:38+00:00

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Commento e osservazioni critiche in ordine alla applicabilità della legge 183/2010 nel pubblico impiego - La Previdenza - Quotidiano di informazione giuridica - Banca Dati Giuridica
Sentenza della Corte Costituzionale n. 303/2011 - La legittimità costituzionale della legge 183/2010 (Collegato lavoro)
La sentenza n. 303 del 09 novembre 2011 emessa dalla Corte Costituzionale, si è espressa in merito alla questione di legittimità costituzionale dell’Art. 32, commi 5,6 e 7, della legge 04 novembre 2010, n. 183, promossi dalla Corte di Cassazione con ordinanza del 28/01/2011 e dal Tribunale di Trani con ordinanza del 20/12/2010, in riferimento agli art.li 3,4,11,24,101,102,111e 117 della Costituzione .
Con ordinanza interlocutoria n. 2112 del 28/01/2011, la Suprema Corte di Cassazione sollevava questione di legittimità costituzionale dei commi 5,6,7 dell'Art. 32 della Legge 183/2010.
In relazione alla censura formulata al comma 5 dell'Art. 32, la S.C. non ritiene possibile quantificare economicamente ed in via preventiva, un danno che è futuro ed incerto, determinando il suo ammontare facendo riferimento all'indennità prevista dall'Art.8 della legge 15 luglio 1966 n. 604. Inoltre a parere della Corte, una indennità probabilmente sproporzionata per difetto rispetto all'ammontare del danno, può indurre il datore di lavoro a persistere nell'inadempimento.
Il limite risarcitorio introdotto con la legge 183/2010, sarebbe anche in contrasto con l'Art. 117 Cost., comma 1, per violazione dell'obbligo assunto dall'Italia con la sottoscrizione e ratifica della Convenzione Europea dei Diritti dell'uomo, il cui art. 6 comma 1, sancendo il diritto di ogni persona ad un giusto processo, impone al potere legislativo, di non intromettersi nell'amministrazione della giustizia allo scopo di influire sulla decisione di una singola controversa o su un gruppo di esse. Tale ingerenza, sarebbe giustificata solo da ragioni imperative di interesse generale ( Corte Cost. n. 311 del 2009 e giurisprudenza della Corte EDU).
Ravvisa la Corte altresì, la violazione della Direttiva n.1999/70 CE, la quale obbliga gli Stati membri, di prevenire l'utilizzo abusivo dei contratti a termine, così come da interpretazione costante della giurisprudenza comunitaria.
La lettera b) del comma 4 dell'Art. 32 della legge 183/2010, applica tale normativa ai contratti di lavoro a termine, stipulati anche in virtù di leggi previgenti al decreto legislativo 06 settembre 2001 n. 368 e già conclusi in vigore della presente legge.
Nel dubbio interpretativo, onde evitare applicazioni speculative della norma impugnata, contrarie invece alla sua autentica ratio, riscontrando l'orientamento della stessa Corte Costituzionale espresso con sentenza n. 303/2011, è necessario fare chiarezza e circoscrivere con certezza l'ambito di applicazione dell'Art. 32 della legge 183/2010, argomentando sulle ragioni che ostano ad includere nella fattispecie oggetto di attenzione, il rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici precari.
Dalla precisa lettura della sentenza della Corte Costituzionale n. 303/2011, si evince chiaramente che "lo Stato datore di lavoro pubblico a termine.....omissis, non figura neppure tra i destinatari delle disposizioni censurate ".
Ed ancora nella sentenza n. 303/2011, la Corte Costituzionale ribadisce che "..la normativa de qua, escluso ogni vantaggio mirato per lo Stato od altro soggetto pubblico...omissis.. ".
Tale limite temporale apposto a pena di decadenza dell'azione, sarebbe chiaramente un termine in danno dei lavoratori pubblici, contrastando altresì la giurisprudenza costante in materia, la quale più volte ha sottolineato la necessità, di differire la decorrenza del termine prescrizionale, al momento della certa esistenza della stabilità del rapporto di lavoro, e tanto perché solo in tale data, si presume cessi la situazione psicologica di timore del lavoratore ( Cass. S.U. 05/03/1991 n. 2334, Cass. 12/01/2002 n. 325, Cass. 22/06/2004 n. 11644, Cass. 13/12/2004 n. 23227 ). La Cassazione ha espressamente motivato il differimento del termine prescrizionale, giustificato dall’evidente metus del lavoratore, di perdere l’occupazione nella successione di contratti illegittimi ( Cass. 03/07/2003 n. 10542, Cass. 21/05/2007 n. 11736 ).
E' il caso della procedura di infrazione n.2007/4734 ( Abuso dei contratti di formazione e di lavoro a tempo determinato ) nei confronti dello Stato Italiano, a seguito della messa in mora ex. Art. 226 TCE.
Tale assunto infine, contrasterebbe anche con l'orientamento costante della giurisprudenza della Corte di Giustizia dell' Unione Europea, in virtù del quale anche i lavoratori precari, hanno diritto a partecipare alle procedure concorsuali interne, e non possono in alcun modo essere discriminati rispetto ai lavoratori assunti a tempo indeterminato. Si veda per tutte la recente sentenza della Corte di Giustizia (Seconda Sezione ) n. C - 177/10.
LaPrevidenza.it, 23/11/2011

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 226
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