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Timestamp: 2020-02-19 00:10:38+00:00

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21 Ottobre 2013 | Autore: Paolo Florio
Gli uffici territoriali dell’Agenzia procedono, in alcuni casi, autonomamente, alla restituzione delle somme pagate a titolo di Irap, senza necessità di una condanna da parte del giudice; presentare l’istanza non ha alcun costo e potrebbe consentire il recupero di quanto pagato con gli interessi.
Per varie ragioni, l’Irap è stata considerata un’imposta odiosa. Ma, finalmente, l’Agenzia delle Entrate, recependo alcuni principi fissati dalla Cassazione, ha deciso di rimborsare automaticamente le somme versate – benché non dovute – dai lavoratori autonomi. In presenza di determinati requisiti, infatti, dietro richiesta dell’interessato e senza necessità del giudice, l’ufficio provvederà alla restituzione dell’imposta versata “per errore”.
Di recente, sembra che l’Agenzia delle Entrate stia dimostrando una maggiore “sensibilità” nel riscontrare le domande di rimborso dell’IRAP presentate dai contribuenti: domande a cui l’Agenzia in passato non aveva mai risposto.
A seguito delle continue sentenze favorevoli al contribuente – in cui l’amministrazione finanziaria è stata peraltro condannata alle spese – gli uffici hanno iniziato a valutare in concreto le domande di rimborso, riconoscendo il diritto alla restituzione delle somme.
Gli uffici dell’Agenzia, nel verificare il diritto al rimborso, controllano, innanzitutto l’eventuale presenza, presso il lavoratore autonomo, di dipendenti e/o spese di collaboratori esterni. In secondo luogo viene verificato l’ammontare delle quote di ammortamento.
È evidente che ove gli importi da rimborsare siano elevati le cautele e i riscontri degli uffici saranno più rigorosi.
Per verificare da sé i dati messi al setaccio dall’Agenzia, ciascun contribuente potrà esaminare il quadro RE della propria dichiarazione dei redditi e nello specifico, secondo il modello UNICO 2013, i righi:
RE11 “Spese per prestazioni di lavoro dipendente e assimilato”;
RE12 “Compensi corrisposti a terzi per prestazioni direttamente afferenti l’attività professionale”.
Se nei righi RE11 ed RE12 non viene riportato alcun importo, vi sono elevate probabilità di vedersi accolta la domanda di rimborso.
Un altro rigo che viene analizzato è l’RE7 relativo alle “Quote di ammortamento e spese per l’acquisto di beni di costo non superiore a euro 561,46”, anche se, in tale caso, la valutazione è più discrezionale e dipendente dall’attività esercitata.
Per esempio: un dentista avrà ammortamenti maggiori di un avvocato poiché, mentre il primo “ammortizza” beni molto costosi come le sedie su cui cura il paziente, l’avvocato “ammortizzerà” beni poco costosi come il computer, ecc., con costi di gran lunga inferiori. A ben vedere l’elevato ammontare degli ammortamenti non è determinante a escludere l’IRAP, ma dipendente dall’attività esercitata e se questa richiede beni costosi per essere svolta.
Il quadro RE sopra citato è utilizzato esclusivamente dai professionisti (avvocati, ingegneri, geometri, architetti, ingegneri, dentisti, agronomi, medici, ecc.) e non anche da quei lavoratori autonomi che, qualificati come imprenditori, sono iscritti al Registro delle Imprese (per esempio gli agenti). In questi casi si dovrà fare riferimento agli analoghi righi presenti nel quadro RG della dichiarazione dei redditi, anche se, in queste ipotesi, è più difficile chel’Agenzia provveda al rimborso senza l’intervento di un giudice, trattandosi di soggetti considerati non professionisti.
Il rimborso non può essere richiesto per i pagamenti IRAP effettuati nei 48 mesi precedenti all’istanza. Per tale motivo è bene affrettarsi a predisporre l’istanza di rimborso e a depositarla il prima possibile, onde evitare la scadenza del termine previsto per legge. In entrambi i casi di rimborso, tramite Agenzia delle Entrate o tramite sentenza del giudice, al contribuente saranno comunque riconosciuti anche gli interessi legali sulle somme versate, per come previsti dalla legge fiscale.
Tutti i lavoratori privi di un’autonoma organizzazione hanno diritto al rimborso dell’IRAP pagata, a condizione che la richiesta venga fatta entro 48 mesi dal versamento.
In alcuni casi l’Agenzia delle Entrate dispone il rimborso al contribuente sulla base della semplice domanda, senza necessità di dover richiedere l’intervento di un giudice.
Per verificare se si ha diritto al rimborso, è sufficiente analizzare il quadro RE della propria dichiarazione dei redditi e verificare se risultano costi per dipendenti o collaboratori esterni.
È sempre consigliabile presentare l’istanza perché non presenta costi e l’Agenzia delle Entrate, che ora riscontra tutte le domande ricevute, potrebbe disporre il rimborso in automatico.
In ogni caso la domanda di rimborso evita che il contribuente perda il diritto al rimborso per decorrenza del termine, potendo decidere successivamente se fare ricorso o meno.
ISTANZA DI RIMBORSO VERSAMENTI IRAP
Team Rimborsi
Via____________
Cap e Citta
Il sottoscritto ………….., nato a ……… il ………………….e residente in ……………., alla via ………………, c.f. ……………………….., esercente l’attività di ………………..
che in data …………. provvedeva al versamento del II acconto IRAP per l’anno d’imposta 2009 per ………… come da F24 allegato;
che in data …………. provvedeva al versamento del saldo IRAP per l’ anno 2009 la somma di …………., come da F24 allegato, versando complessivamente per il periodo di imposta 2009 la somma di euro …………,;
che in data …………….provvedeva al versamento del I acconto IRAP per l’anno 2010 della somma di € ………., come da F24 allegato;
che in data ………….provvedeva al versamento a titolo di II acconto I.R.A.P. per l’anno 2010 della somma di € ………., versando complessivamente per il periodo di imposta 2010 la somma di euro ………….;
che l’I.R.A.P., deve considerarsi non dovuta dal sottoscritto, in quanto:
– il presupposto dell’ I.R.A.P., consiste nell’esercizio “abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi” (ex Art. 2 D.Lgs. n. 446/1997);
– che la Corte Costituzionale con sentenza n. 156 del 21/05/2001 ha affermato che il presupposto I.R.A.P. non sussiste “nel caso di attività professionale ….svolta in assenza di elementi di organizzazione”;
– che tale affermazione è stata più volte interpretata dalla giurisprudenza delle Commissioni Tributarie nel senso della non soggezione all’ I.R.A.P. per il lavoratore autonomo che svolge la propria attività in assenza di una struttura organizzativa di rilievo (si vedano, per tutte, C.T.P. di Piacenza – Sez. IV Sentenza n.5 del 06-02-2002; C.T.P. di Parma –Sez. IV Sentenza n.117 del 11-12-2001;C.T.P. di Cagliari- Sez.V.- Sentenza n. 729 del 10-12-2001; C.T.P. di Parma- Sez. III Sentenza n. 93 del 15-11-2001; C.T.P di Parma- Sez. III Sentenza n. 94 del 15-11-2001; C.T.P Parma- Sez. V Sentenza n.64 del 14-11-2001;C.T.P. di Parma- Sez. V Sentenza n. 65 del 14-11-2001; C.T.P. di Parma- Sez. V Sentenza n. 66 del 14-11-2001; C.T.P. di Piacenza – Sez. IV. Sentenza n. 49 del 11-10-2001;C.T.P. di Trento- Sez. I. Sentenza n.101 del 2-10-2001);
– che il sottoscritto svolge la propria attività con apporto di lavoro di lavoro proprio, cosicché risulta non configurabile un’ attività autonomamente organizzata;
– che, per i suddetti motivi, in capo al sottoscritto non emerge il presupposto soggettivo ai fini I.R.A.P;
che codesto Ufficio voglia disporre il rimborso delle somme versate a titolo di acconto e di saldo I.R.A.P. per gli anni 2009 e 2010 per un importo totale di Euro …………in quanto non dovute, oltre ai corrispondenti interessi di Legge
1) F24 pagati
2) Documenti identità
15/12/2017 alle 00:13

References: sentenza 
 Art. 2
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