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Timestamp: 2017-07-24 17:50:12+00:00

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ROM Linea 40 Ricerca IntegraleUploaded by Ga_VRelated InterestsPoliticsSocietySocial InstitutionsEthical PrinciplesJusticeRating and Stats0.0 (0)Document ActionsDownloadShare or Embed DocumentEmbedDescription: 2011 - Rapporto sulla scolarizzazione dei minori rom a RomaView More2011 - Rapporto sulla scolarizzazione dei minori rom a RomaCopyright: Attribution Non-Commercial (BY-NC)Download as PDF, TXT or read online from ScribdFlag for inappropriate contentAssociazione 21 luglio, Linea 401
Introduzione……………………………………………………………………………… 3 1. Quadro normativo……………………………………………………………………... 5 2. La scolarizzazione dei minori rom a Roma……………………………………...…... 10 3. I minori rom e la scuola romana (anno scolastico 2010/2011)……………………..... 14 4. Il «villaggio attrezzato» di via di Salone…………………………………………….. 15 5. La linea 40…………………………………………………………………………… 16 6. Il bambino rom in classe……………………………………………………………... 17 6.1 Dal Casilino 900 a via di Salone……………………………………………. 17 6.2 Ritardi nell‟entrata in classe e uscita anticipata…………………………….. 20 6.3 Bambini rom e non rom: discriminazioni possibili…………………………. 22 6.3.1 Diverso livello di apprendimento…………………………………. 23 6.3.2 Separazioni e differenze…………………………………………... 25 6.3.3 Episodi di razzismo…………...…………………………………... 27 6.3.4 Classi differenziate………………………………………………... 27 7. Rapporto scuola – genitori…………………………………………………………… 30 8. Attività dell‟ente affidatario………………………………………………………….. 32 9. L‟esperienza di un insegnante di una scuola romana………………………………… 35 Conclusioni………...…………………………………………………………………… 38 Raccomandazioni……………………………………………………………………….. 42
Il 7 aprile 2011 la Commissione Europea ha proposto il quadro europeo per le strategie nazionali di integrazione dei rom1, che orienterà le politiche nazionali mobilitando fondi europei disponibili a sostenere le iniziative di inclusione. Il quadro fa riferimento a quattro aree: accesso all'istruzione, all'occupazione, all'assistenza sanitaria e all'alloggio. A partire dal 2011, ogni anno, ogni stato dell'Unione Europea dovrà presentare una strategia nazionale per l'integrazione dei rom. La Commissione Europea ha preso atto che le condizioni socio-economiche delle comunità romaní in Europa sono notevolmente peggiori del resto della popolazione. I rom sono una popolazione giovane: il 37,5% ha un'età inferiore a 15 anni, a fronte di una media del 15,7% per la popolazione complessiva dell'UE. Solo il 42% dei bambini rom completa la scuola primaria, rispetto a una media europea del 97,5%. Per l'istruzione secondaria, la frequenza dei rom è stimata ad appena il 10%. Secondo la Commissione «gli stati membri dovrebbero garantire che tutti i bambini rom, sedentari o no, abbiano accesso a un'istruzione di qualità e non siano soggetti a discriminazioni o segregazioni». Il presente rapporto2 intende presentare i risultati dell'esame del percorso scolastico di un gruppo di bambini rom residenti in un «villaggio attrezzato» di Roma in seguito all'attuazione del Piano Nomadi di Roma. Nel valutare l'impatto che le diverse azioni educative hanno avuto sul gruppo di minori presi in esame si è deciso di svolgere la ricerca come un caso-studio focalizzato su una delle 7 linee di trasporto scolastico che giornalmente si occupano di accompagnare i bambini rom abitanti nel «villaggio attrezzato» di via di Salone a Roma presso i rispettivi plessi scolastici all'interno del «progetto di scolarizzazione dei bambini e adolescenti rom del Comune di Roma». In particolare l'Associazione 21 luglio ha analizzato l'organizzazione e la realizzazione del progetto istituzionale di scolarizzazione che ha riguardato durante l'anno scolastico 20102011 i 55 alunni rom che hanno usufruito del servizio della linea 40. L'indagine, iniziata il 1° novembre 2010 e conclusa il 19 luglio 2011, è stata condotta attraverso l'osservazione diretta, le interviste in profondità e la raccolta di documentazione per l‟analisi storica e statistica. Nel corso della ricerca sono state raccolte 9 interviste con altrettanti componenti di 6 famiglie rom che vivono nel «villaggio attrezzato» di via di Salone, 6 interviste con i docenti delle scuole raggiunte
Cfr. Commissione Europea, Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020, Bruxelles, 5 aprile 2011; http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2011:0173:FIN:IT:PDF 2 La ricerca è stata realizzata all'interno del programma Italian Roma Rights Project, dell'Associazione 21 luglio e finanziato dall'Open Society Institute. La ricerca è stata curata da Andrea Anzaldi, responsabile dell‟area ricerca dell‟Associazione 21 luglio. Adriana Arrighi, Carlo Stasolla e Andrea Anzaldi hanno condotto la ricerca sul campo e hanno scritto, documentato e curato questo rapporto. Hanno collaborato: Aurora Sordini, Stefano Batori e Simona Pagano.
dalla linea 40, 2 con i rappresentanti di altrettante associazioni che si occupano della scolarizzazione dei minori rom a Roma, un‟intervista con la ex direttrice didattica della scuola Iqbal Masih e due con i rappresentanti di Roma Capitale. Le condizioni dei bambini rom in classe, i rapporti scuola-genitori e le attività dell'ente affidatario sono state le aree tematiche prese in esame durante le fasi dell‟indagine sul campo. La ricerca Linea 40 infine ha valutato le possibili situazioni di esclusione, segregazione e di privazione di quei diritti sanciti nelle convenzioni internazionali che riguardano i minori rom nella città di Roma, facendo riferimento principalmente alla Convenzione sui diritti dell'Infanzia firmata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata nell'ordinamento giuridico italiano dalla legge n. 176 del 27 maggio 1991.
L'indagine svolta dall'Associazione 21 luglio tiene conto del complesso quadro normativo di riferimento internazionale, europeo e nazionale. Il diritto all‟istruzione e all‟educazione è uno dei principi fondamentali della quasi totalità delle convenzioni internazionali. La normativa relativa al diritto all'istruzione trova fondamento, a livello internazionale, nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948, ratificata nell'ordinamento giuridico italiano nel 1955, che all'articolo 26 recita: «(comma1) Ogni individuo ha diritto all'istruzione […] (comma 2) L‟istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali»3. Tale diritto è riaffermato nel Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali che statuisce all‟articolo 13, primo comma: «Gli Stati Parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo all‟istruzione. Essi convengono sul fatto che l‟istruzione deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana e del senso della sua dignità e rafforzare il rispetto per i diritti dell‟uomo e le libertà fondamentali. Essi convengono inoltre che l‟istruzione deve porre tutti gli individui in grado di partecipare in modo effettivo alla vita di una società libera, deve promuovere la comprensione, la tolleranza e l‟amicizia fra tutte le nazioni e tutti i gruppi razziali, etnici o religiosi ed incoraggiare lo sviluppo delle attività delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace»4. Su un piano più specifico il diritto all‟educazione del fanciullo viene ripreso e sviluppato dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia di New York che all‟articolo 28 stabilisce: «Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all'educazione [...]»5 e vincola gli stati a garantire l'istruzione con modalità tali da sviluppare pienamente le capacità di ogni bambino come si evince all‟articolo 29, comma 1, lettera a) che ulteriormente specifica l‟articolo precedente: «Gli Stati parti convengono che l‟educazione del fanciullo deve avere come finalità: a) di favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità»6 in un contesto di rispetto per la sua identità, lingua, valori culturali nonché di rispetto dei valori nazionali del paese in cui vive e delle civiltà diverse dalla propria.
Cfr. Articolo 26, Dichiarazione Universale dei Diritti dell‟Uomo, Parigi, 10 dicembre 1948; http://www.ohchr.org/en/udhr/pages/language.aspx?langid=itn 4 Cfr. Articolo 13, Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, New York, 16 dicembre 1966, entrata in vigore in data 03 gennaio 1976, ratificata dall‟ordinamento giuridico italiano in data 15 settembre 1978; http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Patto_desc_1966_1.pdf 5 Cfr. Articolo 28, Convenzione sui diritti dell‟Infanzia, New York, 20 novembre 1989, ratificata dall‟Italia con Legge del 27 maggio 1991 n. 176; http://www.unicef.it/Allegati/ Convenzione_diritti_infanzia.pdf 6 Cfr. Articolo 29, Convenzione sui diritti dell‟Infanzia, New York, 20 novembre 1989, ratificata dall‟Italia con Legge del 27 maggio 1991 n. 176; http://www.unicef.it/Allegati/ Convenzione_diritti_infanzia.pdf
Altro aspetto fondamentale per garantire il diritto all'istruzione è il superamento di ogni forma di discriminazione, così come affermato esplicitamente dalla Convenzione contro la discriminazione nell'istruzione dell'UNESCO del 1960 che all'art. 3 statuisce: «Al fine di eliminare e prevenire la discriminazione [...], gli Stati aderenti si impegnano [...] di non consentire, in qualsiasi forma di assistenza concessa dalle autorità pubbliche alle istituzioni, eventuali restrizioni o preferenze basate solo sull'appartenenza degli allievi a un particolare gruppo»7. Questa, e altre norme internazionali, impongono agli Stati parte di riconoscere, tutelare e promuovere il diritto all'istruzione nei confronti dei minori, senza discriminazioni di sorta, incluse l'origine etnica, la nazionalità e la regolarità del soggiorno, rimuovendo gli ostacoli che ne limitano di fatto l'uguaglianza. Ancora su questo aspetto la Convenzione Internazionale sulla Eliminazione di ogni forma di Discriminazione Razziale all‟articolo 5 statuisce: «Gli Stati Parte si impegnano a vietare e ad eliminare la discriminazione razziale in tutte le forme ed a garantire a ciascuno il diritto all‟uguaglianza dinanzi alla legge, senza distinzione di razza, colore della pelle o origine nazionale o etnica, in particolare nell‟esercizio dei seguenti diritti: […] il diritto all'istruzione e alla formazione»8. Il diritto all'istruzione come diritto primario è ormai consolidato anche a livello europeo. Esso, secondo il Protocollo 1 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, non può essere rifiutato a nessun individuo. «Lo Stato, - afferma l'art. 2 protocollo 1 della Convenzione - nell‟esercizio delle funzioni che assume nel campo dell‟educazione e dell‟insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche»9. Posizione peraltro ribadita a livello dell‟Unione Europea dall‟articolo 14, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea che definisce il diritto all'istruzione come diritto individuale «all'istruzione e all'accesso alla formazione professionale e continua [...]»10. Queste, e altre norme comunitarie e internazionali, impongono agli Stati parte di riconoscere, tutelare e promuovere il diritto all'istruzione nei confronti dei minori, senza discriminazioni di sorta, incluse l'origine etnica, la nazionalità e la regolarità del soggiorno, rimuovendo gli ostacoli che ne limitano di fatto l'uguaglianza11.
Cfr. Articolo 3, Convenzione contro la discriminazione nell‟istruzione, UNESCO, Parigi, 14 dicembre 1960, ratificata dall‟Italia in data 06 ottobre 1966; http://www.unesco.org/education/ pdf/DISCRI_E.PDF 8 Cfr. Articolo 5, Convenzione internazionale sull‟eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, New York, 21 dicembre 1965, entrata in vigore in data 04 gennaio 1969, ratificata dall‟ordinamento giuridico italiano in data 05 gennaio1976; http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/italiano/Scheda_paese/Egitto/Pdf/Convenzione_discriminazione_r azziale.pdf 9 Cfr. Articolo 2 , Protocollo addizionale della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell‟uomo e delle libertà fondamentali, Parigi, 20 marzo 1952; http://www.echr.coe.int/NR/rdonlyres/ 0D3304D1-F396-414A-A6C197B316F9753A/0/ITA_CONV.pdf 10 Cfr. Articolo 14, Carta dei Diritti Fondamentali dell‟Unione Europea, Strasburgo, 12 dicembre 2007 che ha acquisito con l‟entrata in vigore del Trattato di Lisbona lo stesso valore giuridico dei trattati; http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2010:083:0389:0403:IT:PDF, la quale si ispira al summenzionato art. 2 del Protocollo addizionale della Convenzione Europea dei Diritti dell‟Uomo e delle Libertà Fondamentali, vedi: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/ LexUriServ.do?uri=OJ:C:2007:303:0017:0035:IT:PDF 11 Si citano solo alcune fra le tante dedicate in maniera specifica ai minori appartenenti alle comunità romanì e al diritto all'istruzione: Raccomandazione n. R (2000)4 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sull'educazione dei bambini
L'Italia, negli ultimi anni, è stata richiamata a più riprese dalle istituzioni europee e internazionali per le gravi violazioni dei diritti della comunità rom e sinta e specificamente per la mancata tutela del diritto all'istruzione nei confronti dei minori appartenenti alla medesima comunità. È quanto afferma anche la Commissione ONU per l'eliminazione della discriminazione razziale che, riguardo al diritto all'istruzione, impone anche allo Stato italiano di vietare ed eliminare «la discriminazione razziale in tutte le forme» e richiede un maggior impegno nel capo dell‟inclusione sociale e scolastica12. Per quanto poi concerne la legislazione italiana sul tema del diritto all'istruzione, va innanzitutto ricordata la Costituzione italiana. L'articolo 33 stabilisce: «La Repubblica detta norme generali sull'istruzione»13 e l'articolo 34 sancisce sia il principio secondo cui «la scuola è aperta a tutti»14 sia il diritto dei capaci e dei meritevoli, anche se privi di mezzi economici, di raggiungere i gradi più alti dello studio; lo stesso articolo attribuisce alla Repubblica il compito di rimuovere (come sancito dall‟art. 3) gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno godimento di questo diritto, anticipando così la stessa Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Il Decreto Legislativo 15 aprile 2005 n. 76 sviluppa ulteriormente il dettato costituzionale in materia di diritto all‟istruzione: all'articolo 1, rubricato Diritto-dovere all'istruzione e alla formazione, viene chiarito che «la Repubblica promuove l'apprendimento in tutto l'arco della vita e assicura a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze» e sottolinea «la Repubblica assicura a tutti il diritto all'istruzione e alla formazione»; esso afferma infine in maniera esplicita che «la fruizione dell'offerta di istruzione e di formazione come previsto dal presente decreto costituisce per tutti ivi compresi, ai sensi dell'articolo 38 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, (vedi infra) i minori stranieri presenti nel territorio dello Stato, oltre che un diritto soggettivo, un dovere sociale ai sensi dell'articolo 4, secondo comma, della Costituzione»15. In tale ambito i riferimenti normativi nazionali che si sono succeduti nell'ultimo ventennio sono numerosi e hanno spesso riguardato l'inserimento degli alunni stranieri nella scuola dell'obbligo. In questo quadro si inseriscono due importanti circolari del MIUR del 1989 e del 1990: la
rom/zigani in Europa, adottata il 03 febbraio 2000; Raccomandazione CM/Rec(2009) del Comitato dei Ministri agli Stati membri sull'educazione dei Rom e della Gens du voyage in Europa, adottata il 17 giugno 2009; Raccomandazione generale n. 27 della Convenzione internazionale sull‟eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale del 16 agosto 2000. 12 Cfr. Osservazioni conclusive del Comitato sull'eliminazione della discriminazione razziale, CERD/C/ITA/CO/15 del 16 maggio 2008; http://daccess-dds-ny.un.org/doc/ UNDOC/GEN/G08/419/12/PDF/G0841912.pdf?OpenElement 13 Cfr. Articolo 33, Costituzione della Repubblica Italiana, aggiornata alla Legge Costituzionale 30 maggio 2003 n.1; http://www.governo.it/Governo/Costituzione/CostituzioneRepubblicaItaliana.pdf 14 Cfr. Articolo 34, Costituzione della Repubblica Italiana, aggiornata alla Legge Costituzionale 30 maggio 2003 n.1; http://www.governo.it/Governo/Costituzione/CostituzioneRepubblicaItaliana.pdf 15 Cfr. Articolo 1, Decreto Legislativo 15 aprile 2005 n.76,“Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all'istruzione e alla formazione, a norma dell'articolo 2, comma 1, lettera c), della Legge 28 marzo 2003 n. 53”; http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/05076dl.htm
circolare ministeriale 08 settembre 1989 n. 301 e la circolare 205 del 22 luglio 1990. La prima16 afferma la tutela del diritto di accesso del minore straniero alla scuola, come condizione primaria per realizzare le giuste condizioni di tutela giuridica e dignità personale e per «il lavoratore immigrato e la sua famiglia», una scuola che abbia come obiettivo educativo una sempre più acuta sensibilità ai significati di una società multiculturale (suggerendo attività didattiche orientate alla valorizzazione delle peculiarità delle diverse etnie). La seconda17, introduce per la prima volta il concetto di «educazione interculturale», intesa come strumento per il contrasto del razzismo e di ogni forma di intolleranza. Se l'obbligo scolastico per i minori stranieri presenti nel territorio italiano, è stato per così dire consolidato, all'interno del Testo unico sull'immigrazione, emanato con decreto legislativo n. 286 del 25 luglio 1998, estendendo a questi ultimi l'applicazione di tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all'istruzione, di accesso ai servizi educativi e di partecipazione alla vita della comunità scolastica18, grazie al Decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 31 agosto 1999, il diritto/dovere all'istruzione è garantito a tutti i minori stranieri indipendentemente dalla loro posizione giuridica19, ossia senza distinzione tra minori regolari o irregolari, come pure tra minori che dispongono o meno del permesso di soggiorno. Si ricorda inoltre la «Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione», emanata con Decreto del Ministero dell'Interno del 23 aprile 2007 al capo «Diritti Sociali. Scuola, Istruzione e Formazione», stabilisce che i bambini e i ragazzi hanno il diritto e il dovere di frequentare la scuola dell'obbligo, al fine di inserirsi a parità di diritti nella società e divenirne soggetti attivi. Sempre per la stessa Carta dei valori è essenziale promuovere la conoscenza della cultura e della religione di appartenenza dei ragazzi e delle loro famiglie per un insegnamento adeguato al pluralismo della società; a questo fine la scuola, in una prospettiva interculturale, deve promuovere la conoscenza e l'integrazione tra tutti i ragazzi, il superamento dei pregiudizi, e la crescita comune dei giovani evitando divisioni e discriminazioni20.
Cfr. Circolare ministeriale 8 settembre 1989 n. 301, “Inserimento degli stranieri nella scuola dell'obbligo: promozione e coordinamento delle iniziative per l'esercizio del diritto allo studio”; http://www.edscuola.it/archivio/norme/circolari/cm301_89.html 17 Cfr. Circolare ministeriale 26 luglio 1990 n. 205, “La scuola dell'obbligo e gli alunni stranieri. L'educazione interculturale”, ove si legge: «l'obiettivo primario dell'educazione interculturale si delinea come promozione delle capacità di convivenza costruttiva in un tessuto culturale e sociale multiforme. Essa comporta non solo l'accettazione ed il rispetto del diverso, ma anche il riconoscimento della sua identità culturale, nella quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione e di collaborazione, in una prospettiva di reciproco arricchimento...(omissis)...Ogni intervento che si colloca su questo piano tende così... a prevenire il formarsi di stereotipi e pregiudizi nei confronti di persone e culture ed a superare ogni forma di visione etnocentrica, realizzando un'azione educativa che sostanzia i diritti umani attraverso la comprensione e la cooperazione fra i popoli nella comune aspirazione allo sviluppo e alla pace»; http://www.edscuola.it/archivio/norme/circolari/cm205_90.html 18 Cfr. Articolo 38 «Istruzione degli stranieri. Educazione Interculturale», Decreto Legislativo 25 luglio 1998 n. 286 “Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”; http://www.altalex.com/index.php?idnot=836 19 Cfr. Articolo 45 «Iscrizione scolastica», Decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n.394, “Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell'articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286”; http://www.esteri.it/MAE/normative/Normativa_Consolare/Visti/DPR394_1999modificato.pdf 20 Cfr. Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione, Decreto del Ministero dell'Interno del 23 aprile 2007; http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/servizi/legislazione/ cittadinanza/ della Pubblica
Infine, va ricordato il più recente documento organico del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca che affronta le problematiche legate all'inserimento dei bambini stranieri nelle scuole italiane che viene pubblicato nell'ottobre 2007 e ha per titolo «La vita italiana per la scuola interculturale e l'integrazione degli alunni stranieri»21. Nel documento si sottolineano due dimensioni irrinunciabili e speculari: l'intercultura, che coinvolge tutti gli alunni e tutte le discipline e che attraversa i saperi e gli stili di apprendimento, e l'integrazione che rappresenta l'insieme delle misure e delle azioni specifiche per l'accoglienza e gli apprendimenti linguistici, in particolare per alunni di nuova immigrazione.
Istruzione, 200709998_2007_06_15_decreto_carta_valori.html 21 Cfr. La via italiana per la scuola interculturale e l‟integrazione degli alunni stranieri, Ministero della Pubblica Istruzione, 2007; http://archivio.pubblica.istruzione.it/news/2007/allegati/ pubblicazione_intercultura.pdf
2. LA SCOLARIZZAZIONE DEI MINORI ROM A ROMA I primi tentativi di scolarizzazione dei minori rom a Roma si registrano nell‟anno scolastico 1961-1962 con l‟istituzione di due classi differenziate per 33 alunni rom nelle scuole Giovanni Cagliero e Damiano Chiesa. Si tratta di figli di rom abruzzesi “baraccati” al Mandrione22. Nel 1965 il Ministero della Pubblica Istruzione e l‟Opera Nomadi stipulano una convenzione con la quale si istituiscono a Roma 5 classi speciali statali. Due di esse funzionano presso la scuola Giovanni Cagliero (per i rom abruzzesi e in locali separati), mentre 3 classi si spostano con lo spostarsi degli accampamenti. Così si trovano a funzionare nella scuola Belli al Borghetto Prenestino dove sono baraccate numerose famiglie Lovara, alla scuola M. L. King a san Basilio (sinti e rom sloveni), alla scuola Filzi (rom Rudari e Khorakhanè)23. Queste scuole speciali, cui fu dato il nome di Lacio Drom (Buon Viaggio) sono a tutti gli effetti scuole statali e i maestri dipendono dalle autorità scolastiche competenti per territorio. Nel 1971, in seguito a sperimentazioni e a ricerche fatte, la convenzione viene modificata: le scuole speciali Lacio Drom devono essere considerate una tappa di preparazione all‟inserimento degli scolari rom nelle classi comuni24. Nel 1974 ancora una modifica: i minori rom devono frequentare in generale le classi comuni; per aiutarli sono previsti maestri di sostegno. Le classi Lacio Drom restano solo per i ragazzi che frequentano troppo irregolarmente a causa della vita nomade oppure presentano un grave ritardo scolastico25. Dal 1982 vengono definitivamente soppresse le classi speciali per alunni rom pur riconoscendo - nel caso gli alunni avessero difficoltà nell'apprendimento per l'appartenenza a una cultura diversa o per il problema del bilinguismo - un insegnante di sostegno26. Negli anni successivi alcuni direttori didattici ricostituiscono di fatto le classi speciali riunendo tutti gli alunni rom, soprattutto se non molto numerosi, in una sola classe affidata a un maestro di sostegno. Nel contempo si intensifica l‟azione di volontari appartenenti a diverse organizzazioni per promuovere l‟iscrizione scolastica dei bambini rom. A tale iscrizione corrisponde però una frequenza saltuaria e parziale, sia per le continue espulsioni, sia perché i bambini devono spesso concorrere all‟economia familiare.
Cfr. Lacio Drom, 1986, n. 5, p. 31. Cfr. Lacio Drom, 1986, n. 5, p. 31. 24 Cfr. Lacio Drom, 1979, n. 3, p. 41. 25 Cfr. Lacio Drom, 1979, n. 3, p. 41. 26 Cfr. Romano Lil, La scolarizzazione dei bambini Rom/Sinti, Roma, 2007; http://romanolil .blog.tiscali.it/2007/05/09/la_scolarizzazione_dei_bambini_rom_sinti_1707637-shtml/
Nel 1985-1986 risultano iscritti a Roma 220 bambini rom alla scuola elementare e 18 alla scuola media27. Nel 1986 viene disdetta la convenzione tra Ministero della Pubblica Istruzione e Opera Nomadi con la circolare 207 del 16.07.198628. Tale disdetta comporta la rinuncia a ogni delega e l‟assunzione in pieno da parte della scuola della responsabilità di offrire un servizio adeguato nel «massimo rispetto dell‟identità culturale dei soggetti interessati e il dovere di predisporre, per quanto possibile, un‟organizzazione proficua, soddisfacente e rispondente ai reali bisogni degli stessi»29. Nel 1989 e nel 1990 il Ministero della Pubblica Istruzione emana due importanti circolari30 riguardanti il diritto all‟istruzione dei figli degli immigrati, quindi anche dei rom giunti dall‟Europa Orientale: la scuola li deve accogliere anche se i genitori sono privi di permesso di soggiorno e realizzare iniziative per un‟educazione interculturale31. I primi progetti di scolarizzazione del Comune di Roma iniziano nel 1991 con una fase sperimentale a cui contribuisce anche la Regione Lazio. Il primo bando comunale che istituisce il progetto di scolarizzazione viene emanato dall‟Ufficio speciale immigrazione e nomadi del Comune di Roma e viene vinto da due associazioni operanti nel terzo settore: Opera Nomadi e Arci. Dal 1993 gli interventi a favore dei minori rom finalizzati alla scolarizzazione sono stabiliti con Deliberazioni della Giunta comunale e finanziati in parte con i fondi trasferiti dalla Regione Lazio per il Diritto allo Studio, Legge n. 29/9232. Gli interventi avviati proseguono con alcune proroghe fino al 1996. Questi primi progetti istituzionali prevedono la scolarizzazione e l'attività denominata extrascuola con l'idea di impegnare i bambini rom in attività ludico-ricreative propedeutiche alla scolarizzazione nella scuola pubblica33. Nel triennio 1996-1999 la scolarizzazione dei minori rom viene nuovamente affidata dal Campidoglio, dopo bando pubblico, a due enti gestori: Arci solidarietà e Opera Nomadi. Il lavoro di scolarizzazione diventa di competenza del Dipartimento XI del Comune di Roma. Nell‟anno scolastico 1999-2000 i bambini rom iscritti nella scuola pubblica sono 1.161
Cfr. Lacio Drom, 1986, n. 5, p. 31. Cfr. Circolare Ministeriale del 16 luglio 1986, n.207, “Scolarizzazione degli alunni zingari e nomadi nella scuola materna, elementare e secondaria di primo grado”; http://istruzionevicenza.edumoot.com/pluginfile.php/1068/mod_resource/content/1/materiali/CM_207_luglio_1986_sc olarizzazione-nomadi.pdf 29 Cfr. Lacio Drom, 1989, n. 6, p. 9. 30 Cfr. Circolare ministeriale 8 settembre 1989 n. 301, “Inserimento degli stranieri nella scuola dell'obbligo: promozione e coordinamento delle iniziative per l'esercizio del diritto allo studio”; http://www.edscuola.it/archivio/norme/circolari/cm301_89.html; e Circolare ministeriale 26 luglio 1990 n. 205,“La scuola dell'obbligo e gli alunni stranieri. L'educazione interculturale”; http://www.edscuola.it/archivio/norme/circolari/cm205_90.html. 31 Cfr. Romano Lil, La scolarizzazione dei bambini Rom/Sinti, Roma, 2007; http://romanolil.blog.tiscali.it/2007/05/09/la_scolarizzazione_dei_bambini_rom_sinti_1707637-shtml/ 32 Comune di Roma Dipartimento XI, Obiettivi del progetto di scolarizzazione dei ragazzi rom, Roma 2005; http://www.cittaeducativa.roma.it/documents/assessorato/scolarizzazione_rom/organizzazione_20032004.pdf 33 Intervista a un rappresentante di una associazione del terzo settore che interviene nei progetti di scolarizzazione in alcuni insediamenti abitati da rom a Roma, Roma, 1° agosto 2011.
con un aumento progressivo e nell‟anno 2003-2004 i minori iscritti sono 2.15734. A partire dal 1999 gli interventi vengono pianificati all‟interno di un Progetto di scolarizzazione della durata di tre anni per migliorare la frequenza scolastica dei minori rom. Nel giugno 1999 il Comune di Roma indice licitazione privata per l‟affidamento del servizio di scolarizzazione dei minori e adolescenti rom per il triennio scolastico 19992002. Le risorse destinate all‟intervento mobilitano, complessivamente, oltre 5 miliardi di lire in 3 anni. Vengono ammesse Arci e Comunità di Capodarco. L'associazione Opera Nomadi viene esclusa dal bando in sede di verifica dei documenti ma, essendo la gara a ridosso dell'anno scolastico, le viene affidato tramite trattativa privata l'insediamento di Casilino per un importo di circa 1 miliardo di lire per il triennio35. Nell‟anno scolastico 2003-2004 risultano iscritti nelle scuole del Comune di Roma 2.157 minori rom con il coinvolgimento di 282 scuole. Le associazioni coinvolte sono Arci solidarietà e Comunità di Capodarco che dispongono di 145 operatori circa. Il trasporto scolastico viene affidato alla società Trambus ed effettuato con 36 pulmini36. Per il triennio scolastico 2005-2008 viene indetta un‟asta pubblica per la realizzazione del Progetto di scolarizzazione dei minori rom. L‟importo di circa 6 milioni di euro viene suddiviso in 9 lotti comprensivi dei diversi insediamenti presenti nella capitale37. Nell‟anno scolastico 2006-2007 le associazioni coinvolte nei progetti di scolarizzazione sono: Arci solidarietà, Comunità di Capodarco e Casa dei Diritti Sociali. Sono coinvolti più di 150 operatori che lavorano in 33 insediamenti e con 270 scuole. Il costo per l‟uso dei pulmini Trambus raggiunge la cifra di 1.200.000 euro mentre per il triennio 20062009 il costo per il progetto di scolarizzazione è di 2.333.000 euro l‟anno. I bambini iscritti sono 2.029 mentre nell'anno successivo le iscrizioni salgono a 2.070 unità38. Nel 2008, dopo la vittoria alle elezioni comunali di Roma delle formazioni politiche di centro-destra, la nuova amministrazione ritiene opportuno revocare il precedente bando triennale per farlo diventare annuale. Vengono intensificati gli sgomberi degli insediamenti informali e si segnalano due criticità: un bando annuale è troppo breve per prevedere azioni continuate nel tempo e la collocazione dei minori in continua evoluzione39. Si decide pertanto di dividere il servizio in due filoni: per i 7 «villaggi attrezzati» viene stabilito un bando biennale con scadenza 30 agosto 2011; per i 7 insediamenti non attrezzati viene disposto un bando annuale con scadenza 31 dicembre
Cfr. CESV Centro servizi per il volontariato, Scheda progetto per l'impiego di volontari in servizio civile in Italia, Roma, 2007; http://www.cesv.org/media/24832/2.pdf 35 Intervista a un rappresentante di una associazione del terzo settore che interviene nei progetti di scolarizzazione in alcuni insediamenti abitati da rom a Roma, Roma, 1° agosto 2011. 36 Comune di Roma, Dipartimento XI, Obiettivi del progetto di scolarizzazione dei ragazzi rom, Roma 2005; http://www.cittaeducativa.roma.it/documents/assessorato/scolarizzazione_rom/ organizzazione_20032004.pdf 37 Comune di Roma, Informascuola, newsletter dell'Assessorato alle Politiche Educative e Scolastiche n. 4, Roma, 21 luglio 2005; http://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/documents /Informascuola_4.pdf 38 Comune di Roma, Informascuola, newsletter dell'Assessorato alle Politiche Educative e Scolastiche n. 27, Roma, 18 settembre 2007; http://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/documents/Informascuola_n._27__18_settembre_07.pdf 39 Intervista a un rappresentante dell'Ufficio Scolarizzazione Alunni Rom di Roma Capitale, Roma, 21 gennaio 2011.
201140. Per il biennio 2009-2011 il Comune di Roma presenta il capitolato Affidamento per la realizzazione di un progetto di scolarizzazione per minori appartenenti alle comunità rom dei 7 villaggi attrezzati per un importo di 2.084.360 euro41. Nella primavera 2011 sono state aperte le buste del nuovo bando per i «villaggi non attrezzati» ma al momento della chiusura della presente ricerca la commissione non ha ancora assegnato le nuove convenzioni. In quest'ultima gara, dopo l'apertura delle buste, sono rimasti in lizza Arci solidarietà, cooperativa sociale Ermes e Casa dei Diritti Sociali42. Negli ultimi anni sono stati esclusi dai bandi, in fase di procedura preliminare, l'associazione Romà Onlus (2 volte) e l'associazione Modavi (3 volte). Quest'ultima è stata fondata da Gianni Alemanno43. Da febbraio 2011 a dicembre 2012, l'associazione Modavi, avvalendosi della collaborazione di Romà Onlus, sarà presente in 6 scuole di Roma, di ogni ordine e grado, con operatori specializzati che interverranno per evitare che i ragazzi abbandonino la scuola. Tra gli alunni coinvolti saranno presenti anche ragazzi rom44.
Intervista a un rappresentante dell'Ufficio Scolarizzazione Alunni Rom di Roma Capitale, Roma, 21 gennaio 2011. Comune di Roma, Affidamento per la realizzazione di un progetto di scolarizzazione per minori appartenenti alle comunità rom dei 7 villaggi attrezzati, Roma 2009; http://appalti.legalmente.net/dettaglio.do?daid=22885&rp=38&ro=1&rmo=D&rsid=3&rcid=9 42 Intervista a un rappresentante di una associazione del terzo settore che interviene nei progetti di scolarizzazione in alcuni insediamenti abitati da rom a Roma, Roma, 1° agosto 2011. 43 Cfr. Alemanno.it, Il sito ufficiale di Gianni Alemanno, Biografia; http://www.alemanno.it/it/biografia/default.aspx. 44 Cfr. Associazione Modavi, Andare a scuola oggi per stare meglio domani, 7 luglio 2011; http://www.modavi.it/archivio-notizie-italia/290-andare-a-scuola-oggi-per-stare-meglio-domani
3. I MINORI ROM E LA SCUOLA ROMANA (anno scolastico 2010-2011)45
Per l'anno scolastico 2010-2011 il Progetto di scolarizzazione dei bambini e adolescenti rom del Comune di Roma ha interessato 16 insediamenti, ubicati in 11 municipi. Il servizio di scolarizzazione dei minori appartenenti alle comunità rom presenti nei 7 «villaggi attrezzati» (Cesarina, Camping River, Salone, Gordiani, Candoni, Castel Romano, Lombroso) è stato disciplinato da un capitolato speciale di appalto, emanato dal Dipartimento XI - Uffici Scolarizzazione Rom - del Comune di Roma. L'appalto è stato diviso in 7 lotti con una spesa pari a 2.084.360,00 euro (biennio 2009-2011) e ha interessato 1.205 minori. Il servizio ha riguardato anche i 542 minori presenti in 8 insediamenti non attrezzati (Barbuta, Salviati 1, Salviati 2, Foro Italico, Martora, Tor de Cenci, Tor di Quinto e Monachina) e i 41 minori presenti nel Centro di prima Accoglienza di via Amarilli. In questo caso l'appalto ha riguardato 8 lotti con una spesa pari a 498.960,00 euro (anno 2011). In totale i minori rom iscritti nelle scuole statali (2010-2011) sono stati 1.788, di cui 1.205 (67,39%) residenti nei «villaggi attrezzati», 542 (30,31%) residenti negli insediamenti non attrezzati e 41 (2,29%) residenti nel centro di via Amarilli. Nella scolarizzazione dei minori rom sono stati coinvolti 4 organismi gestori: Arci solidarietà (5 insediamenti e 796 minori), Eureka 1 (1 insediamento e 73 minori), cooperativa sociale Ermes (4 insediamenti e 504 minori), Casa dei Diritti Sociali - Focus (6 insediamenti e 415 minori). Il trasporto pubblico è stato affidato alla società ATAC s.p.a. ed è stato effettuato con 33 linee dedicate al servizio. All'inizio dell'anno scolastico 2010-2011 risultavano iscritti i seguenti minori rom per tipologia di scuola: scuola di infanzia: 309 iscritti (17,28%), scuola primaria: 960 iscritti (53,69%), scuola secondaria 1° grado: 435 iscritti (24,33%), scuola secondaria di 2° grado e Centri di Formazione Professionale: 84 (4,70%).
Le informazioni contenute in questo capitolo sono state elaborate sui dati del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici – Ufficio Scolarizzazione Alunni Rom, e si riferiscono al Progetto Scolarizzazione Bambini e Adolescenti Rom – Anno Scolastico 2010-2011; in archivio Associazione 21 luglio.
4. IL «VILLAGGIO ATTREZZATO» DI VIA DI SALONE Durante l‟anno scolastico 2010-2011 risultavano iscritti alla scuola pubblica 324 minori residenti nel «villaggio attrezzato» di via di Salone. Nel progetto di scolarizzazione sono state coinvolte 47 scuole pubbliche. Per i minori dell'insediamento sono attivate 7 linee di trasporto scolastico gestite da ATAC s.p.a. attraverso ditte appaltatrici46. Secondo il bando pubblico l'ente gestore del servizio risulta essere la cooperativa sociale Ermes, nata nel 2006 da un ramo delle attività svolte fino a quel momento dalla Comunità di Capodarco di Roma. Il servizio della cooperativa, su mandato del Dipartimento XI del Comune di Roma - dovrebbe essere svolto da mediatori interculturali, docenti in italiano L2, educatori e operatori sociali che dovrebbero curare: - l‟accompagnamento e il trasporto scolastico dei minori rom; - gli aspetti sanitari e legali dei minori presi in carico e delle loro famiglie; - la mediazione con le famiglie; - la mediazione con gli istituti scolastici; - azioni di sostegno scolastico all'interno delle scuole tramite insegnanti di italiano L2 e laboratori interculturali realizzati da educatori; - azioni di responsabilizzazione dei genitori per svolgere in autonomia le incombenze relative alla scolarizzazione dei propri figli; - la creazione e il buon funzionamento della rete territoriale, al fine di favorire l'integrazione delle famiglie47. Durante un'intervista raccolta dall‟Associazione 21 luglio un rappresentante dell'ente che gestisce il progetto di scolarizzazione ha lamentato il troppo tempo dedicato all‟accompagnamento e al trasporto scolastico che distoglie risorse dalle attività educative. «Questo - sostiene l'intervistato - secondo me ha a che fare con l'atteggiamento delle amministrazioni comunali. Se si decide che le associazioni che vogliono svolgere questo servizio devono occuparsi anche del trasporto, che è l'attività che prende più tempo di tutte, tu amministrazione stai decidendo scientemente, tu che fai il bando, che quello che interessa è solo portare i bambini a scuola. Poi, come ci vadano o cosa imparino, più di tanto non interessa»48. In riferimento ai 324 minori residenti nel «villaggio attrezzato» di via di Salone, per il servizio di trasporto (ATAC s.p.a.) e per la gestione (cooperativa sociale Ermes) il Comune di Roma ha erogato, nell'anno scolastico 2010-2011 la somma di circa 485.000 euro, pari a circa 1.500 euro per ogni minore49.
Servizi Educativi e Scolastici – Ufficio Scolarizzazione Alunni Rom, Progetto Scolarizzazione Bambini e Adolescenti Rom – Anno Scolastico 2010-2011; in archivio Associazione 21 luglio. 47 Cooperativa sociale Ermes, lettera all'Antenna Territoriale Anti-discriminazione, che ha per oggetto: Servizio Scolarizzazione dei minori rom residenti nell'insediamento di via di Salone, 31 maggio 2011; in archivio Associazione 21 luglio. 48 Intervista al rappresentante dell‟associazione che cura il progetto istituzionale di scolarizzazione all‟interno del «villaggio attrezzato» di via di Salone, Roma, 19 luglio 2011. 49 Intervista a un rappresentante dell'Ufficio Scolarizzazione Alunni Rom di Roma Capitale, Roma, 21 gennaio 2011.
5. LA LINEA 4050
In prossimità del «villaggio attrezzato» di via di Salone non è presente alcuna linea di trasporto pubblico che colleghi l'insediamento ai quartieri circostanti così da rendere possibile alle famiglie l‟accompagnamento autonomo dei minori presso le scuole del territorio. Una delle 7 linee di trasporto scolastico che giornalmente si occupano di accompagnare i 324 minori rom nei rispettivi plessi scolastici è la linea 40 che serve le scuole situate nei municipi VI e VII e frequentate dai minori trasferiti nel febbraio 2010 nell'insediamento di via di Salone dopo lo sgombero del campo, una volta considerato «tollerato», Casilino 900. In seguito allo sgombero il Comune di Roma decise di garantire la continuità educativa degli alunni rom del Casilino 900 evitando così il loro trasferimento verso istituti scolastici nel territorio del Municipio VIII presso il quale è ubicato il «villaggio attrezzato» di via di Salone. Giornalmente la linea 40 dovrebbe giungere a via di Salone alle ore 7.30 per ripartire alle ore 7.40 accompagnando 55 minori presso 10 plessi scolastici dei 2 municipi. A ogni fermata i 3 operatori della cooperativa sociale Ermes, presenti sulla linea, dovrebbero provvedere all'accompagnamento o alla ripresa dei minori recandosi all'interno dei diversi plessi e, laddove necessario, dovrebbero interloquire con i diversi insegnanti circa le problematiche inerenti i minori rom. Nel suo tragitto la linea 40 accompagna i bambini rom nelle scuole Pirotta, San Benedetto, Catullo, Pezzani, Cecconi, Ferraironi, Balzani, Salici, e Fedro. Le distanze variano dai 13 km impiegati per raggiungere la scuola Pirotta, ai 16 km necessari per la scuola San Benedetto. I tempi di percorrenza vanno da 30 a 60 minuti. La conseguenza è che la maggior parte dei bambini trasportati con il mezzo della linea 40 giunge ogni giorno a scuola con un ritardo anche di 60 minuti. «Allo stesso modo all'uscita - scrive l'ente affidatario nella lettera inviata all'Antenna Territoriale Anti-discriminazione - è necessario prendere in anticipo alcuni bambini perché viceversa quelli delle altre scuole uscirebbero oltre l'orario consentito e questo verrebbe segnalato dalle scuole come abbandono». A più riprese l'ente affidatario ha segnalato al Comune di Roma «l'intempestività dello sgombero [del Casilino 900] e soprattutto il peggioramento delle condizioni di vivibilità determinato dall'inevitabile sovraffollamento del campo di via di Salone attraverso le relazioni e interviste alla stampa».
Le informazioni contenute in questo capitolo sono ricavate dall'osservazione diretta svolta dai ricercatori dell'Associazione 21 luglio e dalla lettera inviata dalla Cooperativa sociale Ermes all'Antenna Territoriale Antidiscriminazione il 31 maggio 2011 e che ha per oggetto: Servizio Scolarizzazione dei minori rom residenti nell'insediamento di via di Salone; in archivio Associazione 21 luglio
6. IL BAMBINO ROM IN CLASSE
6.1 Dal Casilino 900 a via di Salone Lo sgombero forzato del campo Casilino 900 ha comportato gravi disagi alla vita e all‟equilibrio psicologico di centinaia di persone. La situazione più fragile e delicata è stata quella dei bambini che abitavano il campo informale e che dopo mesi di incertezza e minacce di sgombero, sono stati trasferiti in modo brusco e improvviso in un altro spazio abitativo51. Secondo quanto riferito dagli insegnanti e dai genitori dei bambini rom intervistati, tutto questo ha provocato disagi emotivi con stati di ansia e angoscia. Come ha riportato un'insegnante: «Spesso [gli alunni rom] dicevano: 'Non sappiamo se domani veniamo a scuola, forse domani andiamo via'. Ciò genera una situazione di incertezza che loro subiscono e una mancanza di prospettiva. È come se loro si trovassero dentro un buco nero. Questo lo vivono con angoscia»52. L'allontanamento dal campo non ha, inoltre, più permesso ai genitori di accompagnare personalmente i figli a scuola interrompendo così i rapporti, costruiti negli anni, con gli insegnanti e con i genitori degli altri alunni. «Quando stavamo al Casilino 900, tutti i rom portavano i loro figli a scuola, come tutti i cittadini romani. I rom portavano i figli da soli, come deve essere, senza pulmini. Secondo me questi pulmini speculano sui rom. Al Casilino 900 venivano questi pulmini e andavano vuoti: ci entravano sì e no 10 ragazzini. [Gli operatori] scrivevano sui loro rapporti che portavano i ragazzini; se invece vai dalle maestre ti diranno che non è assolutamente vero, perché noi portavamo i nostri figli [a scuola]»53. «Prima [al Casilino] quando accompagnavo io la bambina, loro [le maestre] erano contente, mi facevano salire su per parlare con me, per vedere la situazione e come si sta al campo, se le ragazzine stavano bene e se ci serviva qualcosa. Prima dello sgombero del campo c'era un incontro migliore con le maestre. Adesso mi dispiace perché non posso accompagnare più mia figlia a scuola»54. «Al Casilino la portavo io a scuola mia nipote. La lasciavo e poi andavo per secchi a cercare. Adesso qui [al campo di via di Salone] non sappiamo dove andare. Io vedevo anche le maestre. Adesso l'accompagnano e io non so cosa succede, le maestre non mi dicono niente»55.
Cfr. Associazione 21 luglio, Report Casilino 900, Roma, febbraio 2011; http://www.21luglio.com/locandine/Report_Casilino900.pdf 52 Intervista a un insegnante della scuola primaria Salici, Roma, 8 febbraio 2011. 53 Intervista a G. S., uomo rom con genitori montenegrini, apolide di fatto, 32 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. 54 Intervista a T. S., donna rom montenegrina, 28 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. 55 Intervista a S. S., donna rom montenegrina, 58 anni, Roma, campo Salone, 16 luglio 2010.
«Mio figlio sta bene a scuola, lui fa le elementari alla Cecconi. È fantastica come scuola e i maestri sono delle meraviglie. Il preside è fantastico e prima [dello sgombero del campo Casilino 900] io andavo sempre alle riunioni dei genitori, ma da quando sono stata trasferita a Salone non ci posso andare. Però il bambino mi racconta tutto: quando gioca con il computer, quando ha i compiti, cosa ha mangiato, quando gioca»56. «Le maestre ci hanno chiesto come stiamo [al campo di via di Salone] e io ho detto che non stiamo bene, stiamo tutti ammucchiati, ci stanno le fogne che puzzano, che i bambini sono stati tutta l‟estate male con la diarrea e con il vomito, e non stiamo bene. Mi hanno detto: 'Stavate, meglio là al Casilino o qua?', e ho detto: 'Stavamo meglio al Casilino'. Pure se avevamo le baracche, ma non avevamo i topi dentro, né gli scarafaggi, né le zanzare. Adesso in questo campo, adesso li abbiamo. Prima avevo la baracca, fatta di legno e non c‟erano topi. Adesso c'è un topo nel container, bello grande!»57. «Io quando stavo al Casilino andavo da sola a scuola. Prendevo l'autobus che fermava proprio davanti a scuola e facevo tutte le ore, dalla prima all'ultima. Quando c'è stato lo sgombero io avevo paura ad andare a scuola perché ogni giorno dicevano che sgomberavano, e io avevo paura di andare a scuola perché potevano portare via il campo. Io avevo più amici lì, ora ci hanno tutti divisi, la mia migliore amica è nel centro di via Amarilli»58. «Hanno vissuto tutto lo sgombero con angoscia perché non sapevano dove li avrebbero mandati»59. «Vengono da Casilino 900, l‟anno scorso li hanno sgomberati e in questo periodo hanno vissuto una situazione difficile. […] C‟era una bambina che ogni giorno diceva, preoccupata: 'Domani ci buttano fuori'; per tre mesi ha vissuto con questa angoscia […]. Prima i genitori, abitando a Casilino 900 potevano raggiungere la scuola a piedi e io avevo ogni giorno la possibilità di scambiare con loro due parole. Perché qui si tratta di mamme che ci tengono alla frequenza e alla scuola. Dal momento che li hanno spostati non le vedo più. [Gli alunni rom] arrivano a scuola distrutti, spesso si addormentano. Il ritmo biologico gli è stato cambiato. Adesso stanno vivendo un momento particolare perché le promesse che erano state fatte non sono state assolutamente mantenute. […] Una cosa che voglio dire è che durante tutto il periodo dello sgombero ho notato una cosa che prima non si era mai verificata: i bambini puzzavano. La loro è una situazione molto brutta, vivono in una situazione di incertezza permanente. Spesso dicevano: 'Non sappiamo se domani veniamo a scuola, forse domani andiamo via'. Ciò genera una situazione di incertezza che loro subiscono e di una mancanza di prospettiva. È come se loro si trovassero dentro un buco nero. Questo lo vivono con angoscia»60. A seguito dello sgombero appare evidente la violenza dell'interruzione delle interazioni sociali che il campo consentiva alle persone che lo abitavano: le relazioni sociali interne
Intervista a M. D., donna rom italiana, 27 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. Intervista a R. S., donna rom montenegrina, 23 anni, Roma, campo Salone, 2 marzo 2011. 58 Intervista a P. S., bambina rom con genitori montenegrini, 13 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. 59 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 15 febbraio 2011. 60 Intervista a un insegnante della scuola elementare Salici, Roma, 8 febbraio 2011.
all'insediamento e quelle esterne, a scuola e nel quartiere. «Quando hanno sgomberato il Casilino, i bambini non sono andati a scuola per quasi due mesi. […] Era meglio al Casilino perché i bambini andavano tutti insieme [a scuola], erano amici. Adesso non si vedono mai, siamo distanti perché siamo andati tutti da qualche altra parte. Ci hanno divisi dappertutto, ci hanno messo nelle foreste, ci hanno messo in un centro di accoglienza. Questo non è un campo, è un centro di accoglienza, perché siamo chiusi qui e i bambini non si integrano con gli altri bambini. Mi dispiace perché noi vogliamo che i bambini si integrino con gli altri bambini. Non solo con i rom, perché al Casilino i nostri figli avevano gli amici italiani che venivano a casa nostra. Da quando siamo qui sono venuti solo una volta o due, ma poi non sono più venuti perché hanno paura. Perché è un centro di accoglienza, non un campo. Forse non vengono perché devono mostrare un documento all'entrata, forse perché bisogna chiedere alla vigilanza o perché è troppo lontano. I nostri figli hanno interrotto il rapporto con gli italiani. Possono solo vedere gli italiani quando vanno a scuola. Qua vedono solo i guardiani. Qui noi siamo come dei cani, perché ci allontanano dalle persone. I cani stanno dentro un canile e a noi ci hanno chiuso dentro un recinto. Questo si chiama canile»61. «Durante lo sgombero del Casilino mio figlio ha avuto problemi, andava malissimo e per un periodo non è andato a scuola, aveva paura dello sgombero. Metti caso che ci mandavano via mentre lui era a scuola? Io avevo l'angoscia per mio figlio, è durato quasi un mese. […] Io ho sempre accompagnato mio figlio, da un anno non posso più. Lo portavo alle 8.00 e usciva alle 16.00 con gli altri bambini e parlavo con le mamme e mi ero integrata con le mamme. Adesso invece non siamo integrati, né io né lui. Lui va a scuola, ritorna e se ne va con i bambini rom isolati qui. Io se avessi la macchina lo accompagnerei io»62. «Lo spostamento dal campo Casilino i bambini l‟hanno vissuto con uno stress tremendo. È stato un disastro, è stato tremendo per i bambini. Sono stati deportati con la forza. Hanno vissuto con violenza i controlli che facevano al campo prima dello sgombero, anche quando hanno staccato luce e acqua»63. «Ho due bambini [rom] in classe: un maschio e una femmina. Il primo vive nel campo, la seconda in casa. Il maschio ha un grosso problema a relazionarsi con i coetanei. All‟inizio dell‟anno lo vedevo triste e ho sondato e lui mi ha detto che il motivo della sua tristezza era stato il passaggio dai due campi perché aveva perso gli amici. Diceva di trovarsi fuori contesto sia a casa che a scuola. Non concede lo sguardo, se lo si guarda lui gira lo sguardo verso la finestra»64. «Quando il campo veniva sgomberato c'è stata una difficoltà che si è amplificata perché c'era proprio, come dire, oltre la complessità immaginabile di quella situazione, anche l'assenza di riferimenti dal punto di vista sociale, con cui poter come scuola rendere
Intervista a F. H., uomo rom con genitori montenegrini, apolide di fatto, 38 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. 62 Intervista a M. D., donna rom italiana, 27 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. 63 Intervista a un insegnante della scuola primaria Marconi, Roma, 31 gennaio 2011. 64 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 8 febbraio 2011
quanto meno più morbido quel momento»65. «Lo sgombero è avvenuto in tempi lunghi, nel senso che più di una volta ci accorgevamo che succedeva qualcosa al campo perché sembrava lo scoppio di una guerra con gli elicotteri che giravano, si sentivano, si vedevano; c'era nell'aria qualcosa di veramente militare. La scuola ha vissuto lo sgombero in maniera negativa perché eravamo consapevoli che comunque dietro lo spostamento di un campo non sarebbero cambiati i problemi»66. 6.2 Ritardi nell’entrata in classe e uscita anticipata I genitori dei bambini e i loro insegnanti hanno segnalato i problemi organizzativi relativi al quotidiano trasferimento degli alunni dal «villaggio attrezzato» alle scuole attraverso il servizio di scuolabus della linea 40 che dovrebbe garantire il diritto alla frequenza scolastica. I ritardi riportati hanno invece provocato molti disagi ai bambini e hanno compromesso l‟integrazione nel contesto scolastico e la possibilità di conseguire un buon profitto in tutte le discipline. I bambini rom giungono nelle rispettive scuole con un considerevole ritardo rispetto al normale orario di ingresso degli altri alunni e devono abbandonare le lezioni prima del previsto per essere accompagnati al campo dal servizio di trasporto scolastico. Questo impedisce ai bambini rom di poter frequentare le lezioni che si svolgono normalmente alla prima e all‟ultima ora del programma settimanale, creando difficoltà nella comprensione di alcuni contenuti disciplinari e nello studio degli stessi e inoltre ostacola la socializzazione che avviene con gli altri alunni davanti la scuola prima e dopo l‟orario scolastico. «Adesso i pulmini portano [gli alunni rom] a scuola e li riportano. Ma fanno tardissimo. Non è immaginabile che un ragazzino arriva sul banco di scuola alle 10.00. Il pulmino parte dal campo alle 7.00 e arriva a scuola alle 9.30, 10.00»67. «I miei bambini mi dicono che stanno bene a scuola, che le maestre si comportano bene, che sono contenti perché vanno alla scuola dove andavano prima [dello sgombero del campo Casilino 900]. Però mi dispiace che arrivano tardi a scuola perché il pulmino parte da qui alle 7.20, 7.30, ma arriva a scuola alle 9.00. E quando prende [i bambini] dalla scuola li prende alle 15.30; escono prima per arrivare al campo alle 17.00. Sono sempre stanchi i bambini e quando arrivano a casa gli viene la nausea e qualche volta da vomitare. Tante volte la bambina dorme dentro il pulmino perché parte dal campo alle 7.30»68. «Mia figlia arriva a scuola verso le 10.00 ed esce alle 15.30, 15.40, prima degli altri
Intervista al coordinatore delle attività interculturali della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 19 luglio 2011. 66 Intervista al dirigente scolastico della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 8 febbraio 2011. 67 Intervista a G. S., uomo rom con genitori montenegrini, apolide di fatto, 32 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. 68 Intervista a D. H., donna rom montenegrina, 35 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011.
bambini e normalmente si entra alle 8.30 e si esce alle 16.30»69. «Ai nostri figli va tutto bene, solo che il pulmino che li accompagna ritarda. Siamo preoccupati per questi ritardi e quando arrivano a casa sono stanchi e i bambini più piccoli si accasciano a dormire»70. «Mio figlio dovrebbe uscire [da scuola] alle 16.00, ma esce verso le 15.20, 15.30. Esce sempre 20-30 minuti prima. Però è da un anno così, prima quando usciva c'ero io davanti al cancello»71. «Mio figlio mi dice che ogni volta che vanno alla mensa, appena poverino mangia, lo chiamano e deve andare a casa. Esce prima perché il pulmino deve fare il giro per prendere gli altri ragazzini per andare a casa. Non riesce mai a mangiare a scuola; ha la mensa, però non mangia quasi mai lì»72. «Io ogni giorno perdo quasi tre ore di scuola per il trasporto. Io dovrei uscire alle 14.10 ed esco alle 12.00. Entro la mattina alle 9.00, 10.00. Salto quasi sempre la lezione di matematica perché ce l'ho alla prima e ultima ora. Io la matematica non la so»73. «I bambini arrivano in ritardo la mattina, sono stanchi. […] Certo se mettono [i bambini rom] fuori dal Raccordo Anulare è chiaro che è diverso, arrivano sempre in ritardo, mediamente alle 9.30 e dovrebbero entrare alle 8.15 ed escono mezz‟ora prima, alle 16.00 invece che alle 16.30»74. «Il bambino rom arriva sempre in ritardo, alle 9.30 ed esce prima, alle 12.30. Il risultato è che ci sono delle materie di cui non sa nemmeno l‟esistenza e ci sono professori che non lo conoscono. Nella migliore delle ipotesi questi bambini perdono 10 ore a settimana! Il diritto allo studio viene violato»75. «Il fatto di fare tante assenze li penalizza ancora di più»76. «Il problema più grande è la presenza. [Gli alunni rom] entrano intorno alle 9.00 ed escono prima. Il fatto di fare meno ore non funziona, non va bene perché diventa una sorta di privilegio rispetto agli altri bambini che devono stare alle 8.10 a scuola»77. «[…] I nuovi campi sono lontani e [gli alunni rom] arrivano a scuola che sono già stanchi. E come puoi svegliarli? Come puoi pretendere qualcosa da loro se non sono in condizioni fisiche di poterlo fare? Usufruiscono della scuola meno degli altri. Quando
Intervista a T. S., donna rom montenegrina, 28 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. Intervista a F. H., uomo rom con genitori montenegrini, apolide di fatto, 38 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. 71 Intervista a M. D., donna rom italiana, 27 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. 72 Intervista a R. S., donna rom montenegrina, 23 anni, Roma, campo Salone, 2 marzo 2011. 73 Intervista a P. S., bambina rom con genitori montenegrini, 12 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. 74 Intervista a un insegnante della scuola primaria Marconi, Roma, 31 gennaio 2011. 75 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 8 febbraio 2011. 76 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 8 febbraio 2011 77 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 15 febbraio 2011.
entrano l‟attività è già cominciata e diventa difficile inserirli»78. «Il problema più grande è la frequenza. L'alunna rom che frequenta la mia classe viene dal campo di Salone, si sveglia molto presto, viene a scuola un‟ora dopo e se ne va un‟ora prima. Ha il disagio di fare un viaggio lungo e questo rappresenta una minore possibilità di partecipare. Si perde quei momenti informali in cui puoi fare degli scambi tra pari»79. «La frequenza non regolare è dovuta forse alla situazione precaria all‟interno della quale vivono. […] Adesso [gli alunni rom] vengono accompagnati dal pulmino mentre prima venivano accompagnati dai genitori. Qui arrivano, se va bene, alle 9.30 altrimenti alle 10.00. Poi il pulmino passa a riprenderli alle 15.30. Quindi loro che avrebbero bisogno della scuola più degli altri, usufruiscono della scuola meno degli altri»80. «Lei immagini una società dove tutti entrano a un certo orario e arriva uno che non lo rispetta. Si presentano già come diversi, e vengono considerati diversi. Non si permette loro di frequentare perché stanno in un'altra zona, completamente opposta»81.
6.3 Bambini rom e non-rom: discriminazioni possibili I riscontri effettuati e le interviste raccolte hanno fatto emergere una situazione caratterizzata da elementi di separazione fra alunni rom e non rom. Secondo il rappresentante dell‟associazione che cura il progetto istituzionale di scolarizzazione all‟interno del «villaggio attrezzato» di via di Salone, questa condizione di diversità percepita è dovuta all‟accompagnamento degli alunni rom tramite l‟utilizzo di uno scuolabus, al sostegno insufficiente da parte dei genitori rom nei confronti del percorso scolastico dei figli, al «deficit didattico» degli alunni rom e all‟«atteggiamento delle scuole». Il coordinatore delle attività interculturali della scuola San Benedetto facendo anch‟egli riferimento all‟esistenza di una condizione di separazione ha individuato le cause di tale situazione nella presenza di classi per i corsi di sostegno scolastico e italiano L2 organizzate solo per alunni rom, nei ritardi per il raggiungimento delle scuole da parte degli alunni rom dovuti alla lontananza dall‟insediamento in cui vivono e nella valutazione che i docenti adottano nei loro confronti con parametri diversi rispetto a quelli utilizzati per gli alunni non rom perché terrebbero conto delle condizioni di svantaggio che li riguardano. Le persone intervistate hanno riferito di una diversità fra alunni rom e non rom relativa al grado di apprendimento, della percezione di una concreta e fisica separazione dagli altri alunni all‟interno della scuola, della presenza di classi separate e di casi di razzismo. «Il problema è che il bambino rom viene percepito come diverso anche a causa del pulmino, del poco sostegno dei propri genitori al percorso scolastico, per il deficit
Intervista a un insegnante della scuola primaria Salici, Roma, 8 febbraio 2011. Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 15 febbraio 2011. 80 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 15 febbraio 2011. 81 Intervista al dirigente scolastico della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 8 febbraio 2011.
didattico e per l‟atteggiamento delle scuole. Il pulmino è solo un segno di questa discriminazione»82. «[…] Sicuramente questo è il limite di una modalità di questo tipo [classi per i corsi di sostegno scolastico e italiano L2 frequentate solo da alunni rom], che non è la migliore modalità possibile, non ho alcun dubbio, ma è quello che con queste risorse siamo realisticamente in grado di fare, per non rimanere totalmente passivi di fronte alle difficoltà che si palesano quotidianamente. Detto diversamente, è evidente che se tu riproduci una modalità stile campo, in cui sono soltanto loro [gli appartenenti alle comunità rom] in uno spazio separato, questo naturalmente può dare la sensazione di amplificare il senso di separazione insieme all‟orario diverso di entrata a scuola, al ritardo. […] Il terzo livello, forse quello nei termini di percezione di classe, che è più vissuto dagli altri, è che è evidente che la valutazione del docente ha presente la complessità della situazione: non si utilizzano gli stessi parametri per valutarli [gli alunni rom] e si considerano le loro condizioni di partenza. […] Magari può accadere, se io sono un docente di italiano, che se uno stesso tema me lo scrivesse un ragazzo nato qui, cresciuto in una famiglia che gli ha dato tutte le opportunità, con tutta una serie di errori di ortografia e un po‟ di imprecisione nell‟impostazione della frase, forse lo valuterei con una insufficienza grave. Se invece accade a un ragazzo rom che è dentro un percorso per cui, per lui lo scrivere è già un approdo rispetto alla cultura orale di provenienza, è evidente che magari…»83. «Lei immagini una società dove tutti entrano a un certo orario e arriva uno che non lo rispetta. Si presentano già come diversi, e vengono considerati diversi. Non si permette loro di frequentare perché stanno in un'altra zona, completamente opposta»84.
6.3.1 Diverso livello di apprendimento Gli insegnanti intervistati hanno osservato che il lavoro in classe con i bambini rom è particolarmente impegnativo perché, a causa del disagio sociale dal quale provengono, mostrano lacune didattiche rispetto agli altri bambini della stessa classe nella quale sono inseriti. Gli insegnanti hanno affermato di trovarsi perciò nella difficile condizione di dover procedere con il programma didattico consueto con la maggior parte della classe e contemporaneamente impegnare i bambini rom in attività didattiche parallele allo scopo di recuperare con loro parti del programma già assimilate e apprese dagli altri alunni. Questo porterebbe a un rallentamento della didattica e a una emarginazione didattica dei bambini rom che si percepiscono e vengono percepiti come diversi dagli altri. Anche i genitori degli alunni rom intervistati hanno riferito questa differenza nel livello di apprendimento tra i propri figli e gli altri compagni non rom sottolineando l‟importanza dell‟intervento del personale docente nel rimuoverne le cause.
Intervista al rappresentante dell‟associazione che cura il progetto istituzionale di scolarizzazione all‟interno del «villaggio attrezzato» di via di Salone, Roma, 19 luglio 2011. 83 Intervista al coordinatore delle attività interculturali della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 19 luglio 2011. 84 Intervista al dirigente scolastico della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 8 febbraio 2011.
«Prima mia figlia non aveva da fare i compiti a casa, finché io non sono andato a lamentarmi con le maestre. Mia figlia deve mettersi al pomeriggio quando arriva a casa a fare i compiti con la madre o il padre che danno una mano»85. «Mia figlia fa la quarta e scrive in stampatello e basta, dovrebbe sapere scrivere anche in corsivo. Perché mia figlia non sa leggere? È sempre colpa nostra? Mia figlia è andata a scuola dalla prima elementare, non è andata da ieri. Mia figlia va sempre a scuola, tutti i giorni, tutti gli anni. Perché non sa scrivere in corsivo e non legge bene? È facile dire 'i rom non vogliono mandare i figli a scuola'. Non è assolutamente vero, perché se vai a vedere il registro, mia figlia c'era e allora perché non sa leggere e scrivere? […] Mia figlia [mostra il quaderno] non ha nessun compito scritto, solo disegni. Sarebbe da denunciare questa cosa qua. […] Loro [gli insegnanti] dovrebbero capire che se non insegnano adesso a questi ragazzini, quando saranno grandi non sapranno né leggere né scrivere, saranno ignoranti»86. «Anche se [i compagni di scuola] sanno che lui è un bambino zingaro lui si trova tranquillo. Anche se sanno che vive in un campo rom i bambini non lo prendono in giro. Lui si trova veramente bene. Vedo che con la classe è integrato. Molte volte lo hanno invitato ai compleanni. [...] Certe volte c'è una differenza [con gli alunni non-rom] e pure tanta. Dipende dagli insegnanti, dai genitori, dalla scuola. Mio marito quando andava a scuola non gli insegnavano a leggere e a scrivere. Le maestre gli davano un mazzo di carte e lui giocava da una parte tutto il giorno. Gli insegnanti non lo coinvolgevano nemmeno e ora mio marito non sa leggere e scrivere. Anche adesso io lo vedo: ci sono bambini che sanno leggere e scrivere e altri no. Molto dipende dai maestri, se vedono un bambino rom alcuni non si impegnano. Non pensano 'noi siamo insegnanti e abbiamo un obbligo verso questi bambini, sia rom, sia romeni, sia italiani. Quindi dobbiamo insegnargli qualcosa affinché i bambini imparino a parlare l'italiano'. Se fosse così sarebbe fantastico. Invece molti maestri non lo fanno. Io ringrazio Dio che ho trovato dei maestri che sono stati fantastici con mio figlio. Quello che ho visto con mio marito non lo sto vedendo con i miei figli e i maestri come insegnano ai bambini italiani così insegnano a mio figlio che è uno zingaro»87. «Io vedo che mio figlio non scrive bene, non sa leggere bene, allora penso che non va bene a scuola. Ho parlato con la maestra e mi ha detto che deve fare un sostegno, e allora ho detto che va bene, però mi sa che non impara per niente. […] Mio figlio va tutti i giorni [a scuola] e non sa nemmeno scrivere il nome bene e nemmeno leggere. Se un altro ragazzino italiano prende un libro o un quaderno, allora si vede la differenza. Perché il bambino non sa scrivere bene, non sa leggere. […] Lui non porta i compiti a casa. Io quando andavo a scuola portavo a casa i compiti, ma lui non li ha portati mai, manco una volta»88. «Loro hanno tutte le capacità per essere come gli altri, però la situazione che vivono, il
Intervista a T. S., donna rom montenegrina, 28 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. Intervista a G. S., uomo rom con genitori montenegrini, apolide di fatto, 32 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. 87 Intervista a M. D., donna rom italiana, 27 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. 88 Intervista a R. S., donna rom montenegrina, 23 anni, Roma, campo Salone, 2 marzo 2011.
contesto in cui vivono non li aiuta»89. «È il contesto che fa la differenza! [Gli alunni rom] sono molto carenti nella memoria. […] È vero che per essere promossi devono saper leggere e scrivere e fare i conti. Ma tu istituzione cosa hai dato? Li hai messi in condizioni di scrivere, leggere e fare i conti? No, e quindi a fine anno arriva la sanzione, la bocciatura! Loro hanno problemi di svantaggio culturale, ambientale e sociale. Sono bambini normali in condizioni non normali»90. «Magari può accadere che se io sono un docente di italiano, se quello stesso tema me lo scrivesse un ragazzino nato qui, cresciuto in una famiglia che gli ha dato tutte le opportunità, con tutta una serie di errori di ortografia e un po‟ di imprecisione nell‟impostazione della frase, forse lo valuterei come una insufficienza grave. Se invece è un ragazzino rom che è dentro un percorso per cui, per lui lo scrivere è già un approdo rispetto alla cultura orale di provenienza, è evidente che magari...»91. «[Gli alunni rom] sono più stanchi e questo non li aiuta; hanno una scarsa scolarizzazione, gravi lacune delle capacità di base: lettura, scrittura e calcolo»92.
6.3.2 Separazioni e differenze Gli insegnanti e i genitori hanno constatato una difficoltà di integrazione dei bambini rom nel contesto della classe. I bambini rom vivono spesso una condizione di emarginazione e non partecipano ai normali scambi relazionali che avvengono durante la vita scolastica. Secondo quanto riferito dalle persone intervistate i bambini rom e non rom sembrano spaventati da tutto ciò che appare loro lontano dal proprio vissuto quotidiano. La distanza dei modi di essere e apparire tra i bambini rom e non rom è accentuata dalle condizioni di vita presenti nell‟insediamento in cui i minori rom vivono. «Mia figlia mi dice che [i sui compagni di scuola non rom] non vogliono giocare con lei, che sta sempre sola e poi c'è una mia nipote nella sua classe e stanno loro insieme e con un'altra ragazzina rom. […] A me non mi fa piacere che siano sempre loro tre che giocano tra di loro. Dovrebbero stare con le altre ragazzine, per capire che sanno giocare, per conoscersi meglio»93. «Mia figlia e le altre due bambine rom in classe vogliono integrarsi, però è la classe che le spinge all'angoletto. Queste cose non devono succedere dentro una scuola poi. La scuola è una istituzione che dà l'istruzione. […] Non è solo mia figlia che me lo dice, me lo dicono anche gli altri ragazzini [rom]. Le maestre non ti possono mettere in un banco separato dagli altri ragazzini e dire 'tu fatti un disegno' e andare avanti intanto con la
Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 15 febbraio 2011. Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 15 febbraio 2011. 91 Intervista al coordinatore delle attività interculturali della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 19 luglio 2011. 92 Intervista al dirigente scolastico della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 8 febbraio 2011. 93 Intervista a T. S., donna rom montenegrina, 28 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011.
classe. Questo non deve succedere. Secondo il pensiero mio, ognuno come insegna al gagiò deve pure insegnare al ragazzino rom che non deve essere escluso dalle materie, dalla grammatica, dalla matematica, da tutte queste cose importanti»94. «Io con i miei compagni di scuola non ho tanta confidenza. Io sto sempre da sola e qualche volta con le mie amiche qua del campo che vanno alla stessa scuola. Loro [i compagni di scuola non rom] è come se avessero paura. […] Alcuni professori ai rom non li seguono, non gli importa niente di loro. […] Per alcune professoresse è come se non esistiamo per loro. Ci trattano come se non siamo esseri umani, perché con i bambini rom gridano sempre, sempre»95. «I bambini rom raccontano tranquillamente della loro baracchina. Sono bambini come gli altri, quello che hanno di diverso è quando ti parlano del fatto che non avevano l‟acqua, per cui la mattina si alzavano molto presto ed erano stanchi»96. «Ho due bambini rom in classe: un maschio e una femmina. La bambina è completamente diversa, cerca in tutti i modi di farsi accettare. Questo autunno abbiamo fatto una festa e tutti i bambini dovevano portare una marmellata fatta con i frutti autunnali e la bambina ha portato una marmellata fatta dai rom. Ma alla fine della festa è rimasta solo la sua! Noi l‟abbiamo prontamente comprata per sminuire l‟episodio, ma alla fine la cosa chiara era che la sua marmellata era ancora li. Lei aveva cercato di partecipare, ma alla fine ha visto che non c‟è stata risposta. Comunque vengono tollerati. Se c‟è un posto libero da solo il bambino rom si mette lì»97. «Il modo di interagire di R. [alunno rom] è abbastanza minaccioso, ma credo sia un modo per farsi accettare perché non è assolutamente integrato e i compagni sono spaventati dal suo modo di fare. […] Le differenze che si notano con gli altri compagni sono soprattutto legate allo stile di vita e alle regole da rispettare»98. «Ci sono stati problemi per l‟odore e per la puzza dei vestiti [degli alunni rom]»99. «Alcuni compagni si irrigidiscono ad avere la bambina rom come compagna di banco, qualcuna diceva che puzzava e io non ho forzato. Io noto comunque mondi diversi. È diverso dagli stranieri che bramano di imparare e sono stimolanti e stimolati. Loro [gli alunni rom] sentono di appartenere a un mondo diverso e probabilmente è così»100. «Non è che noi siamo un'isola felice in cui se dici di avere un bambino rom in classe tutti sono felicissimi, qualcuno lo vive ancora come un elemento di complicazione in più»101.
Intervista a G. S., uomo rom con genitori montenegrini, apolide di fatto, 32 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. 95 Intervista a P. S., bambina rom con genitori montenegrini, 13 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. 96 Intervista a un insegnante della scuola primaria Marconi, Roma, 31 gennaio 2011. 97 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 8 febbraio 2011 98 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 8 febbraio 2011. 99 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 15 febbraio 2011. 100 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 15 febbraio 2011. 101 Intervista al coordinatore delle attività interculturali della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 19 luglio 2011.
6.3.3 Episodi di razzismo Alcune persone intervistate hanno riferito episodi di razzismo avvenuti in classe nei confronti di alunni rom. «Una volta, in prima media, un ragazzino mi ha detto 'rom, zingara' e io l'ho detto alla professoressa»102. «Per tre volte mio figlio è tornato da scuola con un occhio nero! Non so adesso perché, però non è una cosa normale. Cioè, ho detto: 'se era un ragazzino italiano, chiamavate i carabinieri e facevate pure la denuncia', non è successo una volta, due, è successo una terza volta! [Gli insegnanti] non mi hanno nemmeno chiamata»103. «Perché i rom non sanno leggere e scrivere, anche i rom che sono ormai invecchiati in Italia? Per questo motivo, perché c'è il razzismo dentro la scuola, ma non solo da parte dei ragazzini, può succedere, ma anche da parte delle maestre addirittura. Io sono un testimone. Perché la mia maestra, quando andavo in quarta mi ha detto: 'Io non voglio insegnare a una razza inferiore'. […] Ecco perché i rom non sanno né leggere, né scrivere; non per colpa loro, ma per colpa degli insegnanti gagè che non vogliono insegnare a una razza inferiore»104. «Mia figlia un giorno è venuta a casa e ha cominciato a piangere: “Papà dei ragazzini mi hanno detto „zingara‟ e hanno detto: 'Non bastava che abbiamo cacciato questi zingari dal Casilino 900, ma adesso ce li ritroviamo di nuovo dentro la classe'. Lo hanno detto dentro la classe davanti alle maestre e le maestre non dicevano niente»105. «Una volta una bambina ha detto a una bambina rom 'pensavamo che con lo spostamento da campo Casilino c‟eravamo liberati per sempre da voi!'. Ma questa è una frase da adulto e i bambini rom avvertono la discriminazione»106. «I compagni risentono di tutto quello che si dice in giro e quindi usano determinate parole nei confronti del bambino rom: 'sporco zingaro!'»107.
6.3.4 Classi differenziate In alcuni plessi sono stati organizzati - durante l'orario scolastico e attraverso la collaborazione tra il personale docente e quello dell‟ente affidatario del progetto di scolarizzazione - corsi di italiano L2 e azioni di sostegno scolastico frequentati
Intervista a P. S., bambina rom con genitori montenegrini, 13 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. Intervista a R. S., donna rom montenegrina, 23 anni, Roma, campo Salone, 2 marzo 2011. 104 Intervista a G. S., uomo rom con genitori montenegrini, apolide di fatto, 32 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. 105 Intervista a G. S., uomo rom con genitori montenegrini, apolide di fatto, 32 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. 106 Intervista a un insegnante della scuola primaria Salici, Roma, 8 febbraio 2011. 107 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 8 febbraio 2011.
esclusivamente da alunni rom con diversa età anagrafica. Un rappresentante dell‟associazione che cura il progetto di scolarizzazione che comprende la linea 40 ha ritenuto questo intervento utile per colmare le lacune didattiche, mentre alcuni genitori rom e docenti intervistati hanno sottolineato come queste classi non favorirebbero una positiva interazione con gli altri alunni non rom. «Alla scuola San Benedetto vengono organizzati i moduli L2 e sostegno didattico da operatori qualificati. Vengono utilizzate 6 ore a settimana all‟interno dell‟orario scolastico e sono diretti a 6 bambini di diversa età tra i 10 e i 13 anni riuniti in un‟unica aula. Per quanto riguarda il sostegno, l‟unica differenza è che i bambini vengono separati all‟interno della stessa aula in base alle diverse classi, si spostano i banchi. […] Io accetto le classi con solo i rom perché penso siano utili per recuperare le lacune rispetto agli altri e perché ce lo chiedono gli insegnanti per migliorare il loro [degli alunni rom] grado di istruzione. In Spagna organizzano queste classi, ma non solo per rom, per tutti quelli che ne hanno bisogno, ma il problema è che noi abbiamo un progetto dedicato ai rom e quindi interveniamo solo per loro»108. «Adesso da 10, 15 giorni hanno messo mia figlia insieme agli altri che sono rimasti indietro, solo rom. Hanno preso un ragazzino della seconda, un altro della terza, uno della quarta e li hanno messi dentro una stanza. Li prendono dalla classe e li portano in un'altra aula, solo rom. Sono circa 6 bambini. […] I bambini fanno la classe normale e poi anche l'altra con il sostegno, fanno un po' e un po' nell'orario di scuola e si dividono tra di loro. Io l'ho chiesto a mia figlia se ci stanno ragazzini pure italiani, se hanno bisogno di recupero e lei mi ha detto che non ci sono»109. «Ci sono delle classi per il recupero dove ci sono delle maestre che dicono: 'vieni qua che ti aiuto io a fare i compiti come si deve'»110. «Gli operatori che ci portano a scuola prendono alcuni bambini e li portano in una classe. A me mi hanno portato una volta o due, perché dicono che io non ne ho bisogno agli altri bambini sì»111. «A scuola ci sono diversi bambini rom, e allora una maestra viene e porta cinque, sei ragazzini rom in una classe durante l'orario e fa lezione a loro»112. «I laboratori vengono anche svolti. Ad esempio, alla scuola San Benedetto dove ci sono le medie, lì abbiamo un paio di ragazzini che hanno delle problematiche ancora a leggere e a scrivere, a loro gli facciamo noi il laboratorio. Ma non solo in quella scuola, ma anche in parecchie altre scuole, sono svolti anche da noi stessi della cooperativa. Gli viene dato il sostegno a questi ragazzini quindi due volte a settimana viene data una classe a parte solo per loro che hanno la difficoltà. Fino a ora sono stati sempre ragazzini rom. Aiutiamo
Intervista al rappresentante dell‟associazione che cura il progetto istituzionale di scolarizzazione all‟interno del «villaggio attrezzato» di via di Salone, Roma, 19 luglio 2011. 109 Intervista a T. S., donna rom montenegrina, 28 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. 110 Intervista a D. H. donna rom montenegrina, 35 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. 111 Intervista a P. S., bambina rom con genitori montenegrini, 13 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. 112 Intervista a R. S., donna rom montenegrina, 23 anni, Roma, campo Salone, 2 marzo 2011.
noi sempre, e quando ci sono questi laboratori, noi arriviamo e li facciamo uscire dalla classe e andiamo in questa altra classe insieme con loro. Poi le maestre dicono quali materie devono recuperare, e noi così li aiutiamo. [Gli alunni rom] non rimangono di più, ma viene fatto nell‟orario scolastico. Quindi, prima che escono, gli diciamo è arrivata l‟ora, preparatevi»113. «[…] Sicuramente questo è il limite di una modalità di questo tipo [le classi per i corsi di italiano L2 e sostegno frequentate solo da alunni rom], che non è la migliore modalità possibile, non ho alcun dubbio, ma è quello che con queste risorse siamo realisticamente in grado di fare, per non rimanere totalmente passivi di fronte alle difficoltà che si palesano quotidianamente. Detto diversamente, è evidente che se tu riproduci una modalità stile campo, in cui sono soltanto loro [gli appartenenti alle comunità rom] in uno spazio separato, questo naturalmente può dare la sensazione di amplificare il senso di separazione»114.
Intervista a F. H., uomo rom montenegrino, operatore dell'associazione che si occupa della scolarizzazione nel campo di via di Salone, 24 anni, Roma, campo Salone, 2 marzo 2011. 114 Intervista al coordinatore delle attività interculturali della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 19 luglio 2011.
7. RAPPORTO SCUOLA-GENITORI
Prima dello sgombero del campo Casilino 900, alcuni genitori rom erano soliti accompagnare i bambini a scuola e questo rendeva possibile un rapporto costante tra gli insegnanti e le famiglie, migliorando il dialogo educativo indispensabile per una buona didattica. Dopo lo sgombero forzato e il trasferimento nel campo di via di Salone, i bambini rom vengono accompagnati a scuola dal servizio della linea 40 e la distanza non rende più possibile un rapporto adeguato tra le famiglie e i docenti. I genitori e i docenti intervistati hanno sottolineato questa condizione di estraneità e marginalità delle famiglie rispetto al percorso didattico compiuto dagli alunni rom. Nonostante ciò, sia i genitori sia i figli hanno manifestato forti aspettative riguardo a un futuro lavorativo garantito da un corretto percorso scolastico. «Prima [al Casilino] quando accompagnavo io la bambina, loro [le maestre] erano contente, mi facevano salire su per parlare con me, per vedere la situazione e come si sta al campo, se le ragazzine stavano bene e se ci serviva qualcosa. Prima dello sgombero del campo c'era un incontro migliore con le maestre. Adesso mi dispiace perché non posso accompagnare più mia figlia a scuola»115. «Quando eravamo al Casilino incontravamo gli insegnanti ogni giorno perché li portavamo sempre noi a scuola. […] Alle maestre dispiace che stiamo qua perché siamo troppo lontani, perché ci vedevano e ora siamo troppo lontano»116. «Adesso [dopo il trasferimento dal Casilino 900 a via di Salone] non riesco a parlare come prima con le maestre. Adesso se c'è una riunione con i genitori io non posso andare perché con gli autobus è troppo lontano. […] Adesso il rapporto è cambiato tantissimo, non c'è più quell'attaccamento, quella fiducia. Io ho fiducia ancora nelle maestre, per carità, ma di meno, perché mi sento messa da parte»117. «Prima i genitori abitando a Casilino 900 potevano raggiungere la scuola a piedi e io avevo ogni giorno la possibilità di scambiare con loro due parole; perché qui si tratta di mamme che ci tengono alla frequenza e alla scuola. Dal momento che li hanno spostati non le vedo più. Arrivano a scuola distrutti, spesso si addormentano, il ritmo biologico gli è stato cambiato. Adesso stanno vivendo un momento particolare perché le promesse che erano state fatte non sono state assolutamente mantenute...»118. «Io avevo più rapporti con le famiglie quando erano a Casilino 900. È importante responsabilizzare le famiglie, perché loro [i genitori rom] ai figli ci tengono, non è una favola»119.
Intervista a T. S., donna rom montenegrina, 28 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. Intervista a D. H. donna rom montenegrina, 35 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. 117 Intervista a M. D., donna rom italiana, 27 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. 118 Intervista a un insegnante della scuola primaria Marconi, Roma, 31 gennaio 2011. 119 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 8 febbraio 2011.
«I rapporti con le famiglie sono scarsi, abbiamo provato attraverso un‟operatrice che ha lavorato tanto ed è riuscita a farci incontrare con la madre e lo zio, ma non è facile»120. «Non ho mai incontrato le famiglie, non hanno mai ritirato le schede»121. «Adesso vengono accompagnati dal pulmino mentre prima venivano accompagnati dai genitori. Loro [le famiglie rom] ci tengono alla scuola»122. «La mia esperienza è stata positiva, ho stabilito un contatto con i genitori, l‟anno scorso erano più seguiti dai genitori, anche dai nonni; prima avevamo più contatti con le famiglie: o la mamma o il papà o i nonni»123. «Con le famiglie, prima dello sgombero, stavamo intrecciando delle relazioni positive. Le famiglie ora sono sempre più lontane, abbiamo sempre meno contatti e anche la scuola si sta allontanando da loro»124. «Io spero che mia nipote con la scuola ringraziando Dio, trova lavoro, che vive meglio di noi»125. «Io all'inizio dell'anno ho fatto la domanda al direttore di mettere mio figlio in una classe dove ci sono solo bambini italiani e non ci sono bambini rom, perché lui non si sarebbe integrato. Il direttore mi ha ascoltata e adesso non mettono altri bambini rom nella classe sua. È l'unica cosa buona questa. Io mi auguro che mio figlio vada all'università e che abbia un futuro migliore di me e suo padre. Io sarei contenta di qualsiasi sua scelta che accetterei con tutto il cuore»126. «Io voglio che i miei figli vanno a scuola e avranno un lavoro fisso. Però non so se sarà così. Ma se vanno a scuola devono imparare qualcosa, non è che devono andare là e rimanere inutilmente dentro la classe con i ragazzini a litigare. Devono imparare qualcosa. Voglio che i miei figli vanno a scuola, e che imparano qualcosa per bene. Lo spero!»127. «Io se potrò ce la metterò tutta per andare all'istituto alberghiero e fare la mia strada e diventare pasticcera»128.
Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 8 febbraio 2011. Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 15 febbraio 2011. 122 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 15 febbraio 2011. 123 Intervista a un insegnante della scuola primaria Salici, Roma, 8 febbraio 2011. 124 Intervista al dirigente scolastico della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 8 febbraio 2011. 125 Intervista a S. S., donna rom montenegrina, 58 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011. 126 Intervista a M. D., donna rom italiana, 27 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. 127 Intervista a R. S., donna rom montenegrina, 23 anni, Roma, campo Salone, 2 marzo 2011. 128 Intervista a P. S., bambina rom con genitori montenegrini, 13 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011.
8. ATTIVITÀ DELL'ENTE AFFIDATARIO
I genitori degli alunni rom intervistati hanno riferito le difficoltà legate al servizio di accompagnamento dei propri figli presso le diverse scuole dove sono iscritti. Il mezzo di trasporto della linea 40 diventa spesso luogo di scontri fisici e verbali tra bambini che rappresentano motivi di preoccupazione per i familiari. I genitori intervistati hanno valutato negativamente i rapporti con gli operatori che lavorano all‟interno del progetto di supporto alla scolarizzazione e hanno considerato inefficaci le loro azioni di mediazione con il personale docente delle scuole. Secondo il rappresentante dell‟organizzazione che cura il progetto istituzionale di scolarizzazione dei bambini rom del campo di via di Salone, l‟amministrazione comunale appare esclusivamente interessata alla realizzazione del trasporto degli alunni presso le diverse strutture scolastiche. La sua analisi critica ha individuato come elemento problematico del progetto di scolarizzazione l‟inadeguatezza delle risorse finanziarie delle scuole e di quelle messe a disposizione dall‟amministrazione comunale per fare in modo che venga garantito ai minori rom un percorso educativo efficace e completo. «[…] Abbiamo 43 laboratori che non sono pari neanche alla metà dei plessi scolastici nei quali operiamo. Questo secondo me ha a che fare con l'atteggiamento delle amministrazioni comunali. Se si decide che le associazioni che vogliono svolgere questo servizio devono occuparsi anche del trasporto, che è l'attività che prende più tempo di tutte, tu amministrazione stai decidendo scientemente, tu che fai il bando, che quello che interessa è solo portare i bambini a scuola […]. Nonostante l'accesso alla scuola dei bambini rom sia garantito e quantomeno più consolidato di quanto fosse 10 anni fa, il diritto al percorso viene meno perché non ci sono risorse da investire né da parte dell‟amministrazione né da parte delle scuole. […] Abbiamo 89 plessi e con le risorse che abbiamo siamo costretti a fare interventi mirati e far riferimento a una serie di risorse di rete. Servirebbe inoltre che gli istituti scolastici venissero dotati di maggiori risorse non solo per i bambini rom ma anche per i bambini stranieri in generale»129. «Loro [l‟ente affidatario del progetto di scolarizzazione] ci guadagnano su mio figlio che va a scuola e poi quando ci sono le riunioni a scuola, loro non ce lo dicono. Loro non avvertono i genitori. Io ormai non mi aspetto niente da nessuno, non c'è da aspettarsi niente»130. «Io non so niente di loro [del personale dell‟ente affidatario del progetto di scolarizzazione]. Io so che viene il pulmino e prendere i bambini. Ci dovrebbero essere dei laboratori per insegnare ai bambini, ma dove sono?»131.
Intervista al rappresentante dell‟associazione che cura il progetto istituzionale di scolarizzazione all‟interno del «villaggio attrezzato» di via di Salone, Roma, 19 luglio 2011. 130 Intervista a M. D., donna rom italiana, 27 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. 131 Intervista a G. S., uomo rom con genitori montenegrini, apolide di fatto, 32 anni, Roma, campo Salone, 10 febbraio 2011.
«Quando ero al Casilino li accompagnavo io i miei figli per non litigare nel pulmino con gli altri bambini. […] I bambini fanno sempre a botte e ci sono sempre litigi. […] Nessuno della cooperativa è mai venuto a vedere che problemi hanno i ragazzini, la situazione dei pulmini, niente»132. «Noi accompagniamo i ragazzini là, o mia figlia li porta davanti al pulmino. Li mettono in pulmino e vanno via. Loro [il personale dell‟ente affidatario del progetto di scolarizzazione] non ci dicono i ragazzini hanno questo o questo. Quando i bambini hanno qualcosa, la maestra fa un avviso e loro lo portano a casa. Prima al Casilino [gli operatori] venivano a prendere i bambini a casa nostra e li portavano a scuola, li abbracciavano, erano come parenti fratelli, parenti per loro. Qua li mettono solo nel pulmino, poi i ragazzini dentro si menano, bisticciano»133. «Fino all'anno scorso lo accompagnavo io a scuola. […] Adesso sono obbligata a usare il pulmino e questo non mi piace. Il pulmino è piccolo e ci sono troppi bambini. [...] I bambini si picchiano sempre e anche se ci stanno gli operatori non possono stare attenti a tutti quei bambini lì dentro»134. «Io sono molto critica perché gli operatori della cooperativa non hanno mai chiesto un contatto con noi. Io ho fatto il possibile per incontrarli e ci sono riuscita tre volte per chiedere di darmi la possibilità di incontrare la famiglia, perché credo sia fondamentale responsabilizzare i genitori. Ma la cooperativa in questo non mi ha minimamente aiutato, tutti i contatti richiesti li hanno rimandati. Anzi più volte gli operatori mi hanno detto che la mattina il bambino non lo trovavano sveglio e lo lasciavano al campo e che il pomeriggio lo avrebbero aiutato nei compiti ma questo non è mai avvenuto»135. «Io quando ho parlato con la comunità che si occupa di loro…insomma non so chi sia l‟associazione ma mi hanno detto che cercano di fare da intermediari»136. «Io non ho grandi rapporti. Possiamo dire che siamo come dei separati in casa, non c‟è molta comunicazione tra scuola e l‟ente affidatario»137. «Diciamo che quando è stato chiesto qualcosa non sono stati molto utili»138. «Io vorrei che loro [gli operatori dell‟ente affidatario del progetto di scolarizzazione] mi portassero dove [gli alunni rom] vivono adesso, vorrei capire perché non fanno i compiti, vorrei capire la questione dei ritardi, altrimenti tutto è inutile»139. «Se noi abbiamo spesso operatori che provengono dal servizio civile o che fanno quella
Intervista a D. H. donna rom montenegrina, 35 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. Intervista a F. H., uomo rom con genitori montenegrini, apolide di fatto, 38 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. 134 Intervista a M. D., donna rom italiana, 27 anni, Roma, campo Salone, 8 marzo 2011. 135 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 8 febbraio 2011. 136 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 8 febbraio 2011. 137 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 15 febbraio 2011. 138 Intervista a un insegnante della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto\Catullo, Roma, 15 febbraio 2011. 139 Intervista a un insegnante della scuola primaria Salici, Roma, 8 febbraio 2011.
attività tra mille altre occupazioni perché a loro volta sono precari, non hanno una professionalità su L2 e sugli strumenti della didattica, e ripeto, sono costretti ad improvvisarsi, è evidente che anche su questo versante, ciò che si potrebbe e ciò che si fa, c‟è ancora una grande distanza. Questa non è una critica in nessun modo ai lodevoli sforzi che fanno i ragazzi che vengono a lavorare nelle scuole»140.
Intervista al coordinatore delle attività interculturali della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 19 luglio 2011.
9. L'ESPERIENZA DI UN INSEGNANTE DI UNA SCUOLA ROMANA
Il racconto che segue è la narrazione di ciò che un insegnante di una scuola situata a nord di Roma ha vissuto durante lo scorso anno scolastico relazionandosi con una alunna che ha vissuto la maggior parte della propria vita all‟interno degli insediamenti autorizzati della capitale tra cui, per ultimo, il «villaggio attrezzato» di via di Salone. L'approccio consapevole e competente dei docenti della scuola frequentata dalla ragazza, rappresenta una vera e propria buona pratica che ha permesso a Fatima di intraprendere un percorso scolastico in realtà mai iniziato. Il superamento delle condizioni del campo, il rapporto diretto e non mediato realizzato fra corpo docente e la madre di Fatima, l'attuazione di un percorso didattico non differenziato sembrano essere gli strumenti più adeguati che hanno consentito a Fatima di affermare il suo diritto all'istruzione. Al telefono la voce dell‟operatrice della casa famiglia è molto alterata e quando le dico che mi serve un po‟ di tempo per controllare gli elenchi degli alunni delle varie classi per vedere se c‟è posto, mi manifesta tutto il suo scoraggiamento. Siamo la quarta scuola che chiama, due le hanno detto che non c‟è posto, la terza invece prima le ha detto di sì, poi quando ha visto la mamma della ragazza al momento dell‟iscrizione ci ha ripensato. Il posto per la figlia di una signora rom non c‟era. Le assicuro che farò il possibile. Spiego la situazione ai colleghi del consiglio di classe che si dimostrano disponibili ad accogliere una nuova ragazza anche il se il numero di alunni della classe è già elevato. Quando spiego la situazione alla dirigente non mi fa neanche finire il discorso, dice subito di sì. Al momento dell‟iscrizione scopriamo che Fatima ha altri due fratellini, uno deve andare nella terza classe della scuola primaria, l‟altro all‟ultimo anno della scuola dell‟infanzia. Anche per loro, finora, in tutte le scuole alle quali si sono rivolti, non hanno trovato posto. Grazie al passaparola tra insegnanti, che – almeno in questo caso – ha funzionato molto meglio delle vie ufficiali, nel giro di pochi giorni anche i due fratellini trovano un posto nelle scuole statali del territorio. Dopo l‟arrivo del nulla osta proviamo a tracciare un quadro della situazione di Fatima, le informazioni le otteniamo dalla mamma e dalla scuola di provenienza. Fatima è stata trasferita abbastanza recentemente con il papà e i fratelli nel campo di Salone, proveniente da un piccolo campo che era stato sgomberato. Nel campo di Salone la famiglia va in crisi, non si trovano bene, non conoscono nessuno, stanno sempre in “casa”. Il papà beve, diventa violento, picchia la mamma, le toglie i soldi che riusciva a guadagnare vendendo oggetti vecchi e ferro. Le violenze si ripetono più volte alla presenza dei bambini. Un‟amica aiuta la mamma di Fatima a trovare il coraggio per denunciare il marito. Inizia così un percorso di protezione da una struttura di prima accoglienza a una struttura di secondo livello, dove attualmente sono domiciliati Fatima, la mamma e i suoi fratellini. Ci racconta la mamma che nella prima struttura i tre figli si nascondevano sotto il tavolo, a testa bassa guardavano il pavimento e non si riusciva a farli uscire. La loro frequenza
scolastica era sempre stata molto saltuaria. Intanto Fatima entra in classe, l‟accompagno sulla soglia della porta, esita un attimo, è molto spaventata, ma entra e i compagni l‟accolgono affettuosamente. A questo punto, insieme alla preside contattiamo la scuola di provenienza di Fatima, una collega ci racconta che non riuscivano a farla entrare in classe che la ragazza urlava per i corridoi che erano convinti che la ragazza avesse qualche handicap perché proprio non capiva niente. Però era un po‟ migliorata e quindi dalla prima classe l‟avevano promossa alla seconda. Queste informazioni ci lasciano decisamente perplessi. Piuttosto ci accorgiamo che Fatima è quasi totalmente analfabeta, conosce solo alcune lettere, e i numeri fino a dieci, ma non è in grado di operare la sintesi e l‟analisi tra le lettere per riuscire a leggere e a scrivere. Così tracciamo una programmazione per un percorso di apprendimento personalizzato, fondato su questa convinzione: la ragazza deve imparare a leggere e a scrivere e le quattro operazioni, ma ha 14 anni e non possiamo trattarla come una bambina di sei. L‟apprendimento deve essere funzionale a una piena integrazione con i suoi compagni e non tracciare un ulteriore solco tra lei e i suoi coetanei. Per questo la mattina durante l‟orario di lezione Fatima è sempre in classe con i suoi compagni, segue per quello che può. Soprattutto alcune discipline e alcuni argomenti permettono la partecipazione anche a chi non sa ancora leggere e scrivere (arte, musica, ascoltare storie). Il pomeriggio Fatima partecipa alle lezioni di Italiano L2 per i ragazzi non italofoni della nostra scuola. Lì si presenta come una ragazza bosniaca che deve imparare l‟italiano dall‟inizio, e gli esercizi specifici per l‟apprendimento della lettura e l‟attenzione particolare che gli viene dedicata non comportano particolare meraviglia. Nell‟operazione dell‟apprendimento della lettura sono comunque coinvolti tutti i suoi insegnanti, non solo quelli di Italiano curricolare e di Italiano L2. Si è convinti che l‟apprendimento della capacità di leggere, soprattutto a questa età, coinvolga competenze e abilità trasversali, che non ci si possa fermare all‟apprendimento meccanico e alla memorizzazione delle lettere. Che, soprattutto, la ragazza debba trovare un‟adeguata fiducia in se stessa. Seguendo questo percorso, nel giro di due mesi abbiamo cominciato ad osservare i primi cambiamenti nell‟atteggiamento di Fatima. La ragazza ha cominciato a sorridere, a parlare, le relazioni con i compagni e le compagne si sono intensificate e parallelamente ci sono stati progressi sensibili nell‟apprendimento. Fatima ha cominciato a leggere. Non si direbbe proprio che abbia problemi di tipo cognitivo, quanto che invece, finora, le siano mancate le opportunità ed un contesto favorevole all‟apprendimento e all‟acquisizione di un‟adeguata fiducia in se stessa come persona capace di conoscere e capire. Si è via via sempre più integrata col suo gruppo e nel mese di maggio è partita per un campo scuola. È stata la prima volta nella sua vita che si è allontanata dalla mamma. Si è convinta facilmente nonostante le paure che ancora, crediamo, debbano essere elaborate e la strettissima relazione che la lega alla mamma. Fatima non ha raccontato niente a nessuno, finora, della sua vita precedente. È come se tra la vita del campo e la precedente esperienza scolastica e il nuovo contesto di vita abbia tracciato una linea netta. Ogni tanto dice “noi” facciamo così (intendendo noi rom) questa o quella cosa. A volte anche “nella mia lingua diciamo in questo modo”, soprattutto nel contesto di apprendimento di Italiano L2, dove la diversità di ciascuno è la caratteristica del gruppo in modo evidente. Almeno una volta a settimana abbiamo ricevuto la mamma, per informarla su come procedevano l‟integrazione e l‟apprendimento e per avere dei riscontri. La signora ha
manifestato sempre maggiore fiducia. E dopo le prime settimane in cui ci raccontava che la vita nella struttura di accoglienza era difficilissima e che, invece, al campo di Salone la vita non era così male, ha cominciato a raccontarci fatti precisi. Di come nel campo di Salone non ci fossero spazi per i bambini che stavano sempre dentro la “casa”, che a scuola ci andavano molto poco e senza voglia. Che adesso cerca lavoro, che spera di trovarlo perché vorrebbe per i suoi figli un futuro migliore della vita nel campo. Che è molto duro resistere e andare avanti, perché la famiglia l‟ha abbandonata, tutti stanno dalla parte del marito: la scelta di denunciare le violenze e di uscire dal campo ha dato sicuramente nuove opportunità ai suoi figli, ma sta pagando un prezzo molto caro. Non sappiamo quello che sarà il futuro di Fatima, dipenderà da vari fattori, anche dalle sentenze del tribunale, dalla determinazione della mamma che sta percorrendo una strada difficilissima. Il suo è un caso in cui è evidente la relazione strettissima tra condizionamento sociale e rendimento scolastico. La ricerca sull‟argomento ha ormai raggiunto alcuni risultati consolidati. Viene da chiedersi, soprattutto alla luce dei progressi di Fatima ogni giorno più incoraggianti, se davanti a noi avessimo avuto una ragazzina ancora residente nel campo di Salone (o in qualsiasi altro campo) i risultati del nostro intervento quali sarebbero stati? Su questa domanda credo sia urgente un confronto obiettivo fondato su ricerche rigorose.
CONCLUSIONI L‟indagine svolta su alcuni aspetti del percorso scolastico di un gruppo di bambini rom residenti nel «villaggio attrezzato» di via di Salone a Roma ha permesso di riscontrare alcuni elementi di differenziazione tra alunni rom e non rom: ritardi da parte dei bambini rom nel raggiungimento delle scuole e uscite anticipate degli stessi, diverso livello di apprendimento degli alunni rom, emarginazione e distanza sociale dei bambini rom, classi composte solo da alunni rom, accompagnamento tramite scuolabus utilizzato esclusivamente per i bambini rom, segregazione abitativa delle famiglie rom, utilizzo di specifici indicatori della frequenza scolastica degli alunni rom. Le persone intervistate hanno individuato le cause della presenza di tali elementi nella scarsa organizzazione e competenza da parte delle autorità locali nella proposta del bando per il progetto di scolarizzazione, nella inadeguatezza delle risorse finanziarie a disposizione della scuola pubblica, nelle politiche abitative realizzate dall'amministrazione comunale per le comunità di rom e sinti, nella scarsa conoscenza da parte del personale docente delle attività previste dal progetto di scolarizzazione, nella mancata realizzazione di periodiche azioni ispettive da parte del Dipartimento XI di Roma Capitale. Alcuni osservatori privilegiati hanno riportato pareri contrastanti circa le cause che determinano la presenza di tali elementi di differenziazione. Secondo il rappresentante dell‟associazione che cura il progetto istituzionale di scolarizzazione all‟interno del «villaggio attrezzato» di via di Salone questa condizione di diversità percepita è dovuta all‟accompagnamento degli alunni rom tramite una linea specifica di scuolabus, al sostegno insufficiente da parte dei genitori rom nei confronti del percorso scolastico dei figli, al «deficit didattico» degli alunni rom e all‟«atteggiamento delle scuole». Il coordinatore delle attività interculturali della scuola San Benedetto, facendo anch‟egli riferimento all‟esistenza di una condizione di separazione, ha individuato le cause di tale situazione nella presenza di classi per i corsi di sostegno scolastico e italiano L2 organizzate solo per alunni rom, nei ritardi per il raggiungimento delle scuole da parte degli alunni rom dovuti alla lontananza dall‟insediamento in cui vivono e nella valutazione che i docenti adottano nei loro confronti con parametri diversi rispetto a quelli utilizzati per gli alunni non rom perché tengono conto delle condizioni di svantaggio che li riguardano. Ritardi I bambini rom che utilizzano lo scuolabus della linea 40 giungono nelle rispettive scuole con un considerevole ritardo rispetto al normale ingresso degli altri alunni e devono abbandonare le lezioni prima del previsto per essere riaccompagnati al campo tramite il servizio di trasporto scolastico. Questo impedisce ai bambini rom di poter frequentare le lezioni che si svolgono normalmente alla prima e all‟ultima ora del programma settimanale, creando difficoltà nella comprensione di alcuni contenuti disciplinari e nello studio degli stessi e inoltre ostacola la socializzazione che avviene con gli altri alunni davanti la scuola prima e dopo l‟orario scolastico.
Diverso livello di apprendimento Gli insegnanti intervistati hanno osservato che il lavoro in classe con i bambini rom è particolarmente impegnativo perché, a causa del disagio sociale dal quale provengono, hanno mostrato lacune didattiche rispetto agli altri bambini della stessa classe nella quale sono inseriti. Gli insegnanti hanno affermato di trovarsi perciò nella difficile condizione di dover procedere con il programma didattico consueto con la maggior parte della classe e contemporaneamente impegnare i bambini rom in attività didattiche parallele allo scopo di recuperare con loro parti del programma già assimilate e apprese dagli altri alunni. Questo porterebbe a un rallentamento della didattica e a una emarginazione didattica dei bambini rom che si percepiscono e vengono percepiti come diversi dagli altri. Anche i genitori degli alunni rom intervistati hanno riferito questa differenza nel livello di apprendimento tra i propri figli e gli altri compagni non rom sottolineando l‟importanza dell‟intervento del personale docente nel rimuoverne le cause. Emarginazione e distanza sociale Gli insegnanti e i genitori hanno constatato una difficoltà di integrazione dei bambini rom nel contesto della classe. I bambini rom vivono spesso una condizione di emarginazione e non partecipano ai normali scambi relazionali che avvengono durante la vita scolastica. Secondo quanto riferito dalle persone intervistate i bambini rom e non rom sembrano spaventati da tutto ciò che appare loro lontano dal proprio vissuto quotidiano. La distanza dei modi di essere e apparire tra i bambini rom e non rom è accentuata dalle condizioni di vita presenti nell‟insediamento in cui i minori rom vivono. Alcune persone intervistate hanno riferito episodi di razzismo avvenuti in classe nei confronti di alunni rom. Classi composte solo da alunni rom In alcuni plessi sono stati organizzati – durante l'orario scolastico e attraverso la collaborazione tra il personale docente e quello dell‟ente affidatario del progetto di scolarizzazione - corsi di italiano L2 e azioni di sostegno scolastico frequentati esclusivamente da alunni rom con diversa età anagrafica. Secondo alcuni genitori rom e docenti intervistati, queste classi non favorirebbero una positiva interazione con gli altri alunni non rom. Accompagnamento tramite scuolabus utilizzato esclusivamente per i bambini rom Prima dello sgombero del campo Casilino 900, alcuni genitori rom erano soliti accompagnare i loro bambini a scuola e questo rendeva possibile un costante rapporto tra gli insegnanti e le famiglie, migliorando il dialogo educativo indispensabile per una buona didattica. Dopo lo sgombero forzato e il trasferimento nel campo di via di Salone, i bambini rom vengono accompagnati a scuola dal servizio della linea 40 e la distanza non rende più possibile un rapporto adeguato tra le famiglie e i docenti. I genitori e i docenti intervistati hanno sottolineato questa condizione di estraneità e marginalità delle famiglie rispetto al percorso didattico compiuto dagli alunni rom.
Il mezzo di trasporto della linea 40 diventa spesso luogo di scontri fisici e verbali tra bambini che rappresentano motivi di preoccupazione per i familiari. I genitori intervistati hanno valutato negativamente i rapporti con gli operatori che lavorano all‟interno del progetto di supporto alla scolarizzazione e hanno considerato inefficaci le loro azioni di mediazione con il personale docente delle scuole. Secondo il rappresentante dell‟organizzazione che cura il progetto istituzionale di scolarizzazione dei bambini rom del campo di via di Salone, l‟amministrazione comunale appare esclusivamente interessata alla realizzazione del trasporto degli alunni presso le diverse strutture scolastiche. La sua analisi critica ha individuato come elemento problematico del progetto di scolarizzazione l‟inadeguatezza delle risorse finanziarie delle scuole e di quelle messe a disposizione dall‟amministrazione comunale per fare in modo che venga garantito ai minori rom un percorso educativo efficace e completo. Segregazione abitativa Gli insegnanti e i genitori degli alunni rom hanno sottolineato i disagi sofferti dai bambini dovuti alle caratteristiche del campo Salone e alla sua lontananza dai diversi istituti scolastici. Le distanze variano da 13 a 16 km con tempi di percorrenza da 30 a 60 minuti. La condizione di esclusione e segregazione vissuta all'interno del campo141 impedisce una partecipazione degli alunni rom alle attività extrascolastiche e di socializzazione con i coetanei (feste di compleanno, incontri, etc.). Utilizzo di specifici indicatori della frequenza scolastica degli alunni rom Secondo il decreto legislativo n. 59 del 2004, «ai fini della validità dell'anno per la valutazione degli allievi è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell'orario annuale personalizzato»142 pari a una frequenza del 75% del totale dei giorni previsti dal calendario scolastico. Da alcuni anni il Comune di Roma elabora i dati relativi alla frequenza scolastica dei minori rom utilizzando, solo per loro, una tabella che prevede quattro fasce: frequenza regolare (70%-100%), frequenza media (40%-70%), frequenza scarsa (0,1%-40%), frequenza nulla (0%). È solo attraverso l'utilizzo di tale diverso indicatore che le autorità preposte possono concludere che durante gli ultimi anni scolastici più del 50% dei minori rom ha frequentato in maniera media e regolare143. Nel corso della ricerca è stato possibile rilevare un approccio da parte degli insegnanti nei confronti della situazione socio-culturale delle comunità rom che può essere definito di tipo relativista e che prefigura a volte una presunta incompatibilità del bambino rom con la didattica rivolta al resto degli alunni. Un presunto o male interpretato tratto culturale (per esempio: cultura rom = cultura nomade = cultura orale = differenza culturale = difficoltà di apprendimento) che dovrebbe segnare una "naturalizzata" appartenenza etnica può diventare, anche
Per quanto riguarda le condizione di emarginazione abitativa vissuta dalle famiglie rom e sinte abitanti nel «villaggio attrezzato» di via di Salone, cfr. Associazione 21 luglio, Esclusi e Ammassati, Roma, novembre 2010; http://www.21luglio.com/ESCLUSI%20_E_AMMASSATI.pdf 142 Cfr. Articolo 11, comma 1, Decreto Legislativo 19 febbraio 2004, n.59, 2004, “Definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione, a norma dell'articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53”; http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/04059dl.htm 143 Intervista a un rappresentante dell'Ufficio Scolarizzazione Nomadi di Roma Capitale, Roma, 21 gennaio 2011.
inconsapevolmente, il motore di una dinamica differenzialista144 in cui tale concetto di etnicità, sovrapposto alle condizioni sociali di esclusione, diventa un ulteriore ostacolo che rischia di segnare in negativo il percorso scolastico dei bambini rom che è stato oggetto della ricerca. Anche l'ideazione e la realizzazione del progetto di scolarizzazione del Comune di Roma esclusivamente indirizzato ad alunni appartenenti alle comunità di rom e sinti può costituire uno dei fattori di separazione dei bambini rom dal resto della classe. Storicamente i provvedimenti diretti solamente alle comunità rom e sinte, anche se presentati come azioni di discriminazione positiva, di fatto hanno segnato politiche nazionali e locali discriminatorie e penalizzanti. Le leggi regionali degli anni '80 a “tutela della cultura rom e sinta” hanno dato inizio alla costituzione dei “campi nomadi”. Successivamente, la dichiarazione dello stato di emergenza del maggio 2008, nella sua ambigua formulazione e realizzazione, viene motivata da esponenti delle autorità nazionali e locali con la necessità di migliorare le condizioni di vita delle comunità rom145. Anche per quanto riguarda il caso studiato, una politica basata sui progetti di scolarizzazione per alunni rom che sembra contenere un'azione di discriminazione positiva se ideata e attuata con scarsa comprensione delle condizioni socio-culturali delle comunità rom e sinti, con risorse finanziarie non sufficienti e con una organizzazione non adeguata può rivelarsi un elemento che contribuisce alla realizzazione della condizione di emarginazione degli alunni rom a scuola fino a condurre al possibile riscontro di un vero e proprio profilo discriminatorio. Come è stato affermato nel corso di due interviste con altrettanti osservatori privilegiati: «Poco prima leggevo un articolo che riguardava progetti con cui si è usciti dalla logica dei campi. Esiste un meccanismo che a monte produce una separazione su base etnica: i campi. È evidente che fino a quando non si rimuove questo dato di partenza, tutte le azioni a cascata continueranno ad avere quel segno. È un segno che non favorisce l‟integrazione»146. «Per i rom il percorso normale di scolarizzazione è complicato e la scuola necessita di tempi aggiuntivi per seguire questi ragazzi e integrarli nella classe. Se la scuola non ce li ha, rischia di mettere insieme e isolare [gli alunni rom]. Senza fondi, modalità d‟aiuto anche dall‟ente locale, la scuola necessariamente si trova a dover fare dei percorsi talmente differenziati, che alla fine isola questi bambini, con il rischio di avere il gruppetto rom differenziato»147.
Per una critica antropologica alla retorica essenzialista della cultura e dei "gruppi etnici" si veda R. Galissot, A. Rivera, L'imbroglio etnico, Dadalo, Bari, 1997; M. Augè, Il senso degli altri, Anabasi, Milano 1995; U. Fabietti, L'identità etnica, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1995. 145 European Roma Rights Centre, Open Society Institute, OsservAzione, Memorandum to the European Commission: Violations of EC law and the fundamental rights of Roma and Sinti by the Italian government in the implementation of the census in „nomad camps‟, 4 maggio 2009; http://www.errc.org/db/03/D5/m000003D5.pdf . 146 Intervista al coordinatore delle attività interculturali della scuola secondaria di primo grado S. Benedetto, Roma, 19 luglio 2011. 147 Intervista con la ex direttrice didattica della scuola statale primaria "Iqbal Masih".
Gli insegnanti dovrebbero:  acquisire una completa conoscenza di tutte le attività e gli aspetti previsti dal Capitolato speciale di appalto per l'affidamento del progetto di scolarizzazione dei bambini e adolescenti rom del Comune di Roma e interagire in modo più efficace con il personale dell'ente affidatario nello svolgimento delle azioni progettuali. Le autorità locali dovrebbero:  nell'immediato, porre in atto azioni adeguate per eliminare i ritardi nell'entrata a scuola e le uscite anticipate degli alunni rom coinvolti nel trasporto scolastico della linea 40;  nell'immediato, consentire che le scuole presenti nel Municipio VIII - dove è situato il «villaggio attrezzato» - possano accogliere un numero maggiore di alunni che abitano nell'insediamento di via di Salone, anche in deroga alla circolare n. 2 dell'8 gennaio 2010 del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca che stabilisce un limite alla presenza in ciascuna classe di alunni con cittadinanza non italiana;  nell'immediato realizzare una linea di trasporto pubblico che colleghi il «villaggio attrezzato» di via di Salone alle aree circostanti e che quindi permetta ai genitori dei minori rom di poter, in modo autonomo, accompagnare i propri figli presso i rispettivi istituti scolastici;  provvedere alla distribuzione presso le famiglie rom e gli insegnanti delle scuole frequentate dagli alunni rom del testo contente il progetto dell'ente, vincitore del bando per l'affidamento del servizio di scolarizzazione dei minori rom del Comune di Roma, al fine di migliorare la conoscenza delle azioni previste e rendere realmente efficaci le relazioni tra genitori, insegnanti e operatori dell'ente affidatario.  coinvolgere tutte le famiglie rom che abitano l'insediamento di via di Salone nella ideazione e realizzazione del progetto di supporto scolastico;  realizzare un supporto scolastico calibrato sui bisogni degli alunni rom, ma non organizzato su base etnica, rimuovendo ogni elemento di separazione dal resto della classe che possa diventare causa di discriminazione;  per quanto riguarda i corsi di italiano L2 e sostegno scolastico, laddove questi coinvolgono solo i bambini rom, predisporre una partecipazione interculturale al fine di eliminare il pericolo della realizzazione di un percorso scolastico
differenziato su base etnica;  adottare i provvedimenti necessari per fornire agli insegnanti una completa conoscenza della complessa realtà socio-culturale che riguarda le comunità di rom e sinti;  interrompere la politica del Piano Nomadi del Comune di Roma basata sulla realizzazione di spazi istituzionali di segregazione - quali sono i «villaggi attrezzati» - e sugli sgomberi degli insediamenti informali. Tali interventi impediscono l'accesso all'istruzione, la regolare frequenza e peggiora la qualità del livello scolastico degli alunni rom.
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