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Timestamp: 2016-12-08 04:01:20+00:00

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Art. 669 cod. proc. penale: Pluralità di sentenze per il medesimo fatto contro la stessa persona
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	1. Se più sentenze di condanna divenute irrevocabili sono state pronunciate contro la stessa persona per il medesimo fatto, il giudice ordina l’esecuzione della sentenza con cui si pronunciò la condanna meno grave, revocando le altre.
6. Le stesse disposizioni si applicano se si tratta di più decreti penali o di sentenze e di decreti ovvero se il fatto è stato giudicato in concorso formale con altri fatti o quale episodio di un reato continuato, premessa, ove necessaria, la determinazione della pena corrispondente.
7. Se più sentenze di non luogo a procedere o più sentenze di proscioglimento sono state pronunciate nei confronti della stessa persona per il medesimo fatto, il giudice, se l’interessato entro il termine previsto dal comma 2 non indica la sentenza che deve essere eseguita, ordina l’esecuzione della sentenza più favorevole, revocando le altre.
8. Salvo quanto previsto dagli articoli 69 comma 2 e 345, se si tratta di una sentenza di proscioglimento e di una sentenza di condanna o di un decreto penale, il giudice ordina l’esecuzione della sentenza di proscioglimento revocando la decisione di condanna. Tuttavia, se il proscioglimento è stato pronunciato per estinzione del reato verificatasi successivamente alla data in cui è divenuta irrevocabile la decisione di condanna, si esegue quest’ultima.
9. Se si tratta di una sentenza di non luogo a procedere e di una sentenza pronunciata in giudizio o di un decreto penale, il giudice ordina l’esecuzione della sentenza pronunciata in giudizio o del decreto.
Giurisprudenza annotataPluralità di sentenze
Il disposto di cui all'art. 669 c.p.p., relativo al caso che vi sia stata pluralità di sentenze per il medesimo fatto contro la stessa persona, non può trovare applicazione qualora la questione del "ne bis in idem" sia stata prospettata dalle parti e risolta negativamente in via principale nell'ambito del giudizio di cognizione.
Cassazione penale sez. I 08 luglio 2014 n. 36755 Il divieto di pluralità di sentenze contro la medesima persona per il medesimo fatto, non viene meno solo perché, insieme a tale fatto, le diverse sentenze riguardano anche altri fatti concorrenti con quello ripetutamente giudicato, atteso il disposto dell'art. 669, comma 6, c.p.p., il quale prevede la revoca parziale del giudicato, limitatamente alla porzione di pena inflitta per lo stesso fatto da più provvedimenti. (Annulla in parte con rinvio, Trib. Firenze, 09/08/2013 )
Cassazione penale sez. I 16 maggio 2014 n. 34048 All'imputato nei cui confronti sia divenuta irrevocabile sentenza di condanna o di estinzione del reato per prescrizione non può essere estesa, a norma dell'art. 669 c.p.p., l'assoluzione definitiva intervenuta in autonomo giudizio nei confronti del coimputato del medesimo reato, ma gli è consentita solo la possibilità di conseguire, qualora ne ricorrano i presupposti, la revisione della sentenza, ai sensi dell'art. 630 comma 1 lett. a) c.p.p., per inconciliabilità dei giudicati. Rigetta, Trib. Treviso, 08/11/2012
Cassazione penale sez. I 24 giugno 2013 n. 39538 Il principio del "ne bis in idem", finalizzato ad evitare che per lo stesso fatto si svolgano più procedimenti e si adottino più provvedimenti anche non irrevocabili, l'uno indipendentemente dall'altro, assume portata generale nel vigente diritto processuale penale, trovando espressione nelle norme sui conflitti positivi di competenza (art. 28 e ss. c.p.p.), nel divieto di un secondo giudizio (art. 649 c.p.p.) e nell'ipotesi di una pluralità di sentenze per il medesimo fatto (art. 669 c.p.p.). Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 16/08/2012
Cassazione penale sez. I 01 marzo 2013 n. 27834 La disciplina contenuta nell'art. 669 cod. proc. pen. è applicabile soltanto quando la pluralità di sentenze concerna, oltre che lo stesso imputato, lo "stesso fatto", inteso quest'ultimo come coincidenza fra tutte le componenti delle concrete fattispecie. (Fattispecie nella quale il ricorrente aveva dedotto il contrasto tra l'intervenuta condanna per il delitto di lesioni colpose e la separata assoluzione per la contravvenzione di cui all'art. 6 l. n. 626 del 1994, contestata in relazione alla vendita della pressa idraulica a pistone mobile costituente il mezzo di produzione del predetto delitto). Rigetta, App. Torino, 07/01/2011
Cassazione penale sez. I 26 ottobre 2011 n. 41172 Una volta che per l'imputato sia divenuta irrevocabile la sentenza di patteggiamento, l'assoluzione definitiva successivamente intervenuta nei confronti del coimputato del medesimo reato non gli può essere estesa ove egli, non avendo proposto tempestivo ricorso per cassazione per violazione dell'art. 129 c.p.p., ne proponga uno tardivo per dedurre l'inconciliabilità dei giudicati a norma dell'art. 669, comma 8, stesso codice, mentre gli è consentita la possibilità di conseguire la revisione della sentenza, qualora ne ricorrano i presupposti.
Cassazione penale sez. V 06 maggio 2010 n. 21943 È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 669 c.p.p., censurato, in riferimento all'art. 3 cost., nella parte in cui non prevede che il giudice dell'esecuzione possa concedere la sospensione condizionale della pena in relazione ad una sentenza nella quale l'applicazione del beneficio sia stata negata esclusivamente a causa dell'esistenza di una precedente sentenza di condanna poi revocata per violazione del divieto del "bis in idem". Premesso che l'art. 669 c.p.p. detta i criteri per individuare, nel caso in cui non sia stato in concreto osservato il divieto del bis in idem (art. 649 c.p.p.), quale fra le plurime sentenze irrevocabili emesse nei confronti della stessa persona per il medesimo fatto debba essere eseguita, con correlata revoca delle altre, prevedendo peraltro che detti criteri abbiano una valenza solo suppletiva rispetto alla facoltà, attribuita all'interessato dal comma 2, di indicare lui stesso, ove le pene siano diverse, quale sentenza deve essere eseguita, e premesso che tale disciplina è espressamente estesa all'ipotesi in cui il medesimo fatto sia stato giudicato quale "episodio" del concorso formale o del reato continuato (art. 669, comma 6, c.p.p.), nel caso di specie si è in presenza di una evenienza patologica, giacché il condannato ha operato una scelta contraria ai propri interessi, avendo chiesto che fosse eseguita quella non solo divenuta irrevocabile per ultima e recante una pena più severa, ma che per giunta aveva negato la sospensione condizionale, sicché manca lo stesso presupposto affinché possa ipotizzarsi l'esigenza costituzionale di un intervento volto a riequilibrare la relativa disciplina rispetto a quella stabilita per le ipotesi contemplate dagli art. 671, comma 3, e 673, comma 1, c.p.p., evocati dal rimettente come "tertia comparationis" (sentt. n. 416 del 1996, 86 del 2008; ord. n. 385 del 2008).
Corte Costituzionale 30 aprile 2009 n. 128 L'istanza al giudice dell'esecuzione di revoca "ex" art. 669, comma ottavo, cod. proc. pen. della sentenza di applicazione della pena per asserita inconciliabilità della stessa con sentenza dibattimentale di assoluzione dei coimputati per il medesimo reato è inammissibile, dovendosi a tal fine attivare il procedimento di revisione ai sensi degli artt. 629 cod. proc. pen., come modificato dalla L. 12 giugno 2003 n. 134, e 630, lett. a), dello stesso codice. (In motivazione, la S.C. ha precisato che con la novella di cui alla L. n. 134 del 2003 non può più trovare applicazione analogica al caso in esame l'istituto della revoca della sentenza ai sensi dell' art. 669, comma ottavo, cod. proc. pen.). Annulla senza rinvio, Gip Trib. Termini Imerese, 30 Giugno 2007
Cassazione penale sez. I 11 dicembre 2008 n. 47794 In tema di esecuzione il disposto di cui all'art. 669 cod. proc. pen., relativo al caso che vi sia stata pluralità di sentenze per il medesimo fatto contro la stessa persona, non può trovare applicazione qualora la questione del "ne bis in idem" sia stata prospettata dalle parti e risolta negativamente in via principale nell'ambito del giudizio di cognizione. Rigetta, App. Milano, 30 Gennaio 2008
Cassazione penale sez. I 23 ottobre 2008 n. 43708 Art. precedente
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