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21 aprile 2015 – carmignaniconsulenza
21 aprile 2015 di carmignaniconsulenza
OBBLIGO SCORRIMENTO GRADUATORIE DISTINZIONE PER CATEGORIA E PROFILO PROFESSIONALE – SENTENZA CONSIGLIO DI STATO N. 01186/2015
1. Con ricorso proposto dinanzi al TAR per il Lazio, Sezione staccata di Latina, il Sig. Daniele Antonucci invocava l’annullamento della delibera di Giunta Comunale n.105 dell’1 aprile 2014 avente ad oggetto: “Fabbisogno triennale del personale 2014/2016.”
2. Il primo giudice con la pronuncia indicata in epigrafe dichiarava inammissibile il ricorso per difetto di giurisdizione, sostenendo la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario, in quanto la controversia ha ad oggetto il diritto allo scorrimento della graduatoria in cui è compreso il ricorrente con la conseguenza che non sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo, che, in materia di rapporti di lavoro “contrattualizzati”, si “arresta” con l’approvazione della graduatoria del concorso, non risultando rilevante che nella controversia venga in rilievo un atto organizzativo ovvero la nota del 19 maggio 2014, che rifiutava l’inserimento della graduatoria in cui è collocato il ricorrente tra le graduatorie di concorso valide ed efficaci oggetto di rilevazione ex articolo 4, comma 5, d.l. 31 agosto 2013 n. 101, convertito in legge con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125.
2. Con l’odierno gravame l’originario ricorrente sostiene l’erroneità della sentenza di prime cure, in quanto la pretesa allo scorrimento di una graduatoria in corso di validità rappresenterebbe un interesse legittimo di fronte alla decisione dell’amministrazione di utilizzare un’altra forma di reclutamento, perché in questo caso l’atto organizzativo non si configurerebbe quale atto presupposto, ma quale atto lesivo dell’interesse legittimo del concorrente, come testimonierebbe la giurisprudenza del Consiglio di Stato e della Cassazione.
3. Costituitasi in giudizio l’amministrazione comunale chiede la conferma della sentenza impugnata.
4. Con memoria del 22 gennaio 2015 l’appellante ribadisce le proprie conclusioni.
5. In data 12 febbraio 2015 l’amministrazione comunale deposita memoria, che risulta tardiva per il mancato rispetto del termine fissato dagli artt. 73, 87 e 105 c.p.a.
6. L’appello è fondato e deve essere accolto, non potendosi condividere le conclusioni alle quali è giunto il giudice di prime cure. Al riguardo, infatti, occorre osservare che sia la giurisprudenza della Suprema Corte che quella del Consiglio di Stato, ha chiarito che in materia di procedure concorsuali e di scorrimento della graduatoria, nel caso di indizione di un nuovo concorso, l’amministrazione esercita un potere autoritativo, di fronte al quale il candidato idoneo vanta solo un interesse legittimo tutelabile davanti al giudice amministrativo D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 63, comma 4 (v. Cass. S.U.18-6-2008 n. 16527, Id. 16-11-2009 n. 24185, Id. 6-5-2013 n. 10404, Id. 3-2-2014, n. 2290; Id., 29 novembre 2013, n. 26774; Cons. St., Sez. V, 27 dicembre 2013, n. 6248, Id., 10 settembre 2012, n. 4770, Id., Ad. Plen. 28 luglio 2011, n. 14). Pertanto, la contestazione dell’atto organizzativo con il quale l’amministrazione sceglie un percorso diverso da quello dello scorrimento della graduatoria incide non sul diritto soggettivo del concorrente idoneo, ma sul suo interesse legittimo, di modo che si radica la giurisdizione del g.a. Infatti, l’amministrazione mantiene pur in costanza di una graduatoria ancora efficace il potere di non utilizzare lo strumento in questione per il reperimento di nuovo personale, ciò non toglie, però, che questo potere discrezionale si interfacci con l’interesse legittimo dei concorrenti utilmente collocati. Ciò configura una chiara ipotesi di giurisdizione del g.a. contrariamente a quanto sostenuto nella sentenza di prime cure.
7. L’appello, pertanto, deve essere accolto. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.
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SOGGETTI AGGREGATORI E CENTRALI UNICHE DI COMMITTENZA – DETERMINAZIONE ANAC N. 2/2015
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ACCESSO E PUBBLICITA’ EMAIL ISTITUZIONALI – SENTENZA CONSIGLIO DI STATO N. 1113/2015
1.- La questione posta all’esame della Sezione attiene alla legittimità del rifiuto di accesso opposto dall’Istituto Nazionale di Astrofisica in relazione al contenuto di una e-mail che un soggetto ha indirizzato al Presidente dell’Istituto al fine di segnalare alcuni episodi relativi all’attività lavorativa svolta dalla parte appellata.
2.- Con un primo motivo l’appellante deduce l’inammissibilità del ricorso di primo grado per tardività, in quanto la ricorrente non avrebbe impugnato la nota del 13 dicembre 2014, con la quale l’amministrazione aveva rigettato l’istanza di accesso. In particolare, l’appellante rileva che il successivo diniego di accesso del 15 gennaio 2014 sarebbe un atto meramente confermativo del precedente e in quanto tale inidoneo a consentire la riapertura dei termini.
L’art. 116 cod. proc. amm. dispone che «Contro le determinazioni e contro il silenzio sulle istanze di accesso ai documenti amministrativi, nonché per la tutela del diritto di accesso civico connessa all’inadempimento degli obblighi di trasparenza il ricorso è proposto entro trenta giorni dalla conoscenza della determinazione impugnata o dalla formazione del silenzio, mediante notificazione all’amministrazione e ad almeno un controinteressato».
La giurisprudenza del Consiglio di Stato ha già avuto modo di affermare che «il termine previsto dalla normativa per la proposizione del ricorso in sede giurisdizionale avverso le determinazioni dell’amministrazione sull’istanza di accesso, stabilito dall’art. 116 c. proc. amm., come già prima dall’art. 25, l. n. 241 del 1990, in trenta giorni dalla conoscenza del diniego o dalla formazione del silenzio significativo, è a pena di decadenza: di conseguenza, la mancata impugnazione del diniego nel termine non consente la reiterabilità dell’istanza e la conseguente impugnazione del successivo diniego laddove a questo possa riconoscersi carattere meramente confermativo del primo; viceversa, quando il cittadino reiteri l’istanza di accesso in presenza di fatti nuovi non rappresentati nell’istanza originaria o prospetti in modo diverso la posizione legittimante all’accesso ovvero l’amministrazione proceda autonomamente ad una nuova valutazione della situazione, è certamente ammissibile l’impugnazione del successivo diniego, perché a questo non può attribuirsi carattere meramente confermativo del primo» (Cons. Stato, sez. VI, 4 ottobre 2013, n. 4912; si veda anche Cons. Stato, sez. VI, 7 giugno 2006, n. 3431).
È evidente, pertanto, che si è in presenza dei presupposti – novità degli elementi prospettati cui si unisce anche una risposta espressa da parte dell’amministrazione – che la giurisprudenza amministrativa, sopra riportata, ha individuato al fine di ritenere ammissibile la proposizione del ricorso giurisdizionale avverso il nuovo atto di rigetto della richiesta di accesso.
3.- Con il secondo motivo si deduce l’erroneità della sentenza per avere consentito l’accesso al contenuto di una corrispondenza privata come risulterebbe dalle circostanza che l’e-mail: i) sarebbe stata inviata all’indirizzo personale del Presidente e all’indirizzo istituzionale ad accesso esclusivo del Presidente stesso; ii) non sarebbe stata protocollata; iii) avrebbe un “tono confidenziale”.
L’art. 22, lettera d), della legge n. 241 del 1990 prevede che per «documento amministrativo» si intende «ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti attività di pubblico interesse, indipendentemente dalla natura pubblicistica o privatistica della loro disciplina sostanziale».
L’art. 24, comma 7, della stessa legge dispone che «deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici». La norma aggiunge che nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari, l’accesso è consentito nei limiti in cui sia strettamente indispensabile e, in presenza di situazioni giuridiche di pari rango, in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale.
In relazione alla natura di documento, il contenuto dell’e-mail non può ritenersi corrispondenza privata in quanto il Presidente ha provveduto a rendere edotti gli uffici dell’amministrazione dell’esistenza di tale informativa. Così facendo ha reso egli stesso di rilevanza pubblica il documento. Non è un caso che la parte privata è venuta a conoscenza dell’esistenza dell’e-mail perché il responsabile del procedimento, nell’atto di diniego dell’accesso, ha fatto ad essa riferimento mediante il rinvio all’«allegato 5». Si trattava dunque di un documento ormai detenuto dall’amministrazione. La tesi dell’appellante sarebbe stata corretta se il Presidente avesse mantenuto in “forma privata” la corrispondenza ricevuta, assegnandole valenza non rilevante ai fini dell’attività istituzionale dell’ente.
4.- La particolare natura della controversia e la sua specificità, in assenza di precedenti giurisprudenziali rilevanti, giustifica l’integrale compensazione tra le parti delle spese anche del presente grado di giudizio.
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DIRETTIVE SU BILANCIO E FONDO SALARIO ACCESSORIO – CIRCOLARE MINISTERO ECONOMIA E FINANZE N. 8/2015
La circolare nel quadro del rispetto dei vincoli imposti dal patto di stabilità e crescita e di conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica segnala alle Amministrazioni centrali ed agli Enti ed organismi vigilati l’esigenza di adottare, nella predisposizione del bilancio di previsione per l’esercizio 2015, criteri volti principalmente al contenimento delle spese valutando attentamente la possibilità di procedere ad un’oculata riduzione degli stanziamenti complessivi. Pertanto, gli enti interessati dovranno fondare i bilanci di previsione 2015 tenendo conto delle disposizioni previste dal D.L. n. 78/2010, convertito dalla L. n. 122/2010 e smi, dal D.L. n. 95/2012, convertito dalla L. n. 135/2012 e smi, dal D.L. n. 35/2013, convertito dalla L. n. 64/2013, dal D.L. n. 101/2013, convertito dalla L. n. 125/2013 e smi, dalla Legge n. 147/2013 (Legge di stabilità 2014), dal D.L. 30/12/2013, n. 150 convertito, dalla L. n. 15/2014, dal D.L. n. 66/2014, convertito, dalla L. n. 89/2014, dal D.L. n. 90/2014, convertito, dalla L. n. 114/2014, dalla legge n. 190/2014 (Legge stabilità 2015) e dal D.L. 31 dicembre 2014, n. 192 recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative”, in corso di conversione in legge, nonché delle norme di contenimento della spesa pubblica, introdotte dalle altre disposizioni normative vigenti e riepilogate nel quadro sinottico allegato alla circolare.
Link: http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/CIRCOLARI/2015/Circolare_del_02_febbraio_2015_n_8.html
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