Source: https://codiceappalti.it/DLGS_50_2016/Art__167__Metodi_di_calcolo_del_valore_stimato_delle_concessioni/8563
Timestamp: 2019-04-19 04:24:51+00:00

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Art. 167. Metodi di calcolo del valore stimato delle concessioni (DLGS_50/2016)
1. Il valore di una concessione, ai fini di cui all'articolo 35, è costituito dal fatturato totale del concessionario generato per tutta la durata del contratto, al netto dell'IVA, stimato dall'amministrazione aggiudicatrice o dall'ente aggiudicatore, quale corrispettivo dei lavori e dei servizi oggetto della concessione, nonchè per le forniture accessorie a tali lavori e servizi.
2. Il valore stimato è calcolato al momento dell'invio del bando di concessione o, nei casi in cui non sia previsto un bando, al momento in cui l'amministrazione aggiudicatrice o l'ente aggiudicatore avvia la procedura di aggiudicazione della concessione.
3. Se il valore della concessione al momento dell'aggiudicazione è superiore di più del 20 per cento rispetto al valore stimato, la stima rilevante è costituita dal valore della concessione al momento dell'aggiudicazione.
4. Il valore stimato della concessione è calcolato secondo un metodo oggettivo specificato nei documenti della concessione. Nel calcolo del valore stimato della concessione, le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori tengono conto, se del caso, in particolare dei seguenti elementi:
a) il valore di eventuali forme di opzione ovvero di altre forme comunque denominate di protrazione nel tempo dei relativi effetti;
b) gli introiti derivanti dal pagamento, da parte degli utenti dei lavori e dei servizi, di tariffe e multe diverse da quelle riscosse per conto dell'amministrazione aggiudicatrice o dell'ente aggiudicatore;
c) i pagamenti o qualsiasi vantaggio finanziario conferito al concessionario, in qualsivoglia forma, dall'amministrazione aggiudicatrice o dall'ente aggiudicatore o da altre amministrazioni pubbliche, incluse le compensazioni per l'assolvimento di un obbligo di servizio pubblico e le sovvenzioni pubbliche di investimento;
d) il valore delle sovvenzioni o di qualsiasi altro vantaggio finanziario in qualsivoglia forma conferiti da terzi per l'esecuzione della concessione;
e) le entrate derivanti dalla vendita di elementi dell'attivo facenti parte della concessione;
f) il valore dell'insieme delle forniture e dei servizi messi a disposizione del concessionario dalle amministrazioni aggiudicatrici o dagli enti aggiudicatori, purchè siano necessari per l'esecuzione dei lavori o la prestazione dei servizi;
g) ogni premio o pagamento o diverso vantaggio economico comunque denominato ai candidati o agli offerenti. disposizione corretta con errata corrige del 15-07-2016
5. Nel calcolo del valore stimato della concessione le amministrazioni aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori tengono conto degli atti di regolazione delle Autorità indipendenti.
6. La scelta del metodo per il calcolo del valore stimato della concessione non può essere fatta con l'intenzione di escludere tale concessione dall'ambito di applicazione del presente codice. Una concessione non può essere frazionata al fine di escluderla dall'osservanza delle norme del presente codice, tranne nel caso in cui ragioni oggettive lo giustifichino, valutate al momento della predisposizione del bando dalla amministrazione aggiudicatrice o dall'ente aggiudicatore.
7. Quando un'opera o un servizio proposti possono dar luogo all'aggiudicazione di una concessione per lotti distinti, è computato il valore complessivo stimato della totalità di tali lotti.
8. Quando il valore complessivo dei lotti è pari o superiore alla soglia di cui all'articolo 35 il presente codice si applica all'aggiudicazione di ciascun lotto.
L'articolo 168 (Metodi di calcolo del valore stimato delle concessioni) disciplina i metodi di calcolo del valore stimato delle concessioni. Trattasi di disposizione dalla quale non discende alcun one...
L’articolo 167 disciplina i metodi di calcolo del valore stimato delle concessioni di importo superiore alla soglia di rilevanza europea, riprendendo il disposto dell’articolo 8 della direttiva n. 23,...
Relativamente alle censure rivolte nei confronti della lex specialis rivestono decisivo rilievo le seguenti evenienze fattuali, non controverse tra le parti:
i) al momento della pubblicazione dell’anzidetta lex specialis, l’appellante gestiva da anni (in alcuni casi, dal 2010) la quasi totalità (oltre il 92%) dei servizi oggetto della concessione posta in gara;
ii) la stessa è un’importante impresa del settore a livello nazionale (gestisce oltre 60 esercizi in ambito ospedaliero) e, in particolare, regionale (20 punti vendita in Regione Veneto);
iii) in sede di gara, l’offerta economica dell’appellante (euro 2.521.632,00) è risultata la migliore e ha, pertanto, conseguito il massimo punteggio stabilito dalla lex specialis (punti 30), mentre all’offerta economica dell’aggiudicataria sono stati assegnati 29,61 punti; L’appellante si è, invece, collocata al secondo posto per l’offerta tecnica, riportando p. 66,50 su 70, rispetto ai punti 67,00 attribuiti alla controinteressata: donde la differenza finale di 11 centesimi di punto a favore di quest’ultima.
Rispetto a tale situazione di fatto, le censure mosse dalla stessa appellante non si rivelano assistite dal necessario interesse a dedurle.
– come risulta espressamente dal brano sopra riportato sub 3.2., con tale motivo lamenta che “la parzialità dei dati” (economici) messi a disposizione dalla lex specialis (corrispettivo della concessione, anziché fatturato presunto) non avrebbe reso in sé impossibile la partecipazione (e la formulazione dell’offerta economica), ma “si sarebbe rivelata in concreto invalidante una volta appresa la minima entità del distacco tra prima e seconda (in termini di punteggio ed in termini di offerta economica), così concretando la ragionevole possibilità che, conoscendo con precisione le coordinate economiche, l’offerta avrebbe potuto avere una differente modulazione e gli esiti avrebbero potuto essere diversi”: secondo la stessa sintesi di Sirio, la partecipazione sarebbe risultata, dunque, “possibile”, ma “viziata” nella misura in cui ha determinato i suddetti esiti;
– ovviamente, nella misura in cui denuncia l’insufficienza delle “coordinate economiche” indicate dalla stazione appaltante, ne inferisce l’effetto “invalidante” sulla predisposizione dell’offerta economica, peraltro l’unica espressamente nominata nell’illustrazione del motivo;
– siffatta argomentazione presenterebbe profili di astratta plausibilità ove l’appellante denunciasse di non aver potuto formulare un’offerta economica migliore, in grado cioè di conseguire, a un’eventuale nuova valutazione, un punteggio superiore tale da annullare quel “minimo distacco” finale tra prima e seconda classificata;
– la stessa argomentazione rivela, viceversa, la propria fallacia per il fatto di essere formulata in relazione una situazione in cui l’offerta economica ha già conseguito nella gara controversa il massimo punteggio attribuibile (p. 30), per cui è evidente che nessun punteggio ulteriore essa potrebbe aspirare ad ottenere in caso di presentazione di una nuova offerta economica, pur parametrata al dato conoscitivo del fatturato presunto;
– sotto questo profilo, il primo motivo deve essere dichiarato inammissibile per carenza di interesse, stante che “nel processo amministrativo l’interesse ad impugnare l’aggiudicazione di una gara pubblica deve essere valutato in concreto, al fine di accertare l’effettiva utilità che può derivare al ricorrente dall’annullamento degli atti impugnati” (così Consiglio di Stato, sez. V, 14/04/2016, n. 1495), interesse che costituisce condizione dell’azione ex art. 100 c.p.c., rilevabile anche d’ufficio e in sede di appello (idem, 26/04/2018, n. 2534);
– in definitiva, poiché è l’appellante a prefigurare possibili esiti diversi in relazione a una “differente modulazione” dell’offerta economica, è esigibile nei suoi confronti una prova di resistenza sugli esiti alternativi della gara, nel senso che incombeva sulla stessa Siio l’onere di dimostrare il proprio interesse all’azione, allegando elementi attestanti un plausibile esito a sé favorevole della eventuale nuova fase valutativa delle offerte economiche (cfr. per questa Sezione: 16/04/2018, n. 2258): dimostrazione evidentemente preclusa, nella specie, dall’avere l’offerta economica già riportato il punteggio massimo previsto dalla lex specialis.
Il che, peraltro, vale anche a confutare la fondatezza nel merito della tesi dell’appellante, la quale – probabilmente anche grazie alla conoscenza dei risvolti economici della concessione posta a gara, derivantele aliunde dalla condizione di pluriennale gestore uscente di oltre il 90% dei servizi alla stessa gara afferenti – è risultata per tabulas in grado di formulare l’offerta economica migliore rispetto a quella delle altre due concorrenti e conseguentemente premiata con il punteggio massimo.
CONCESSIONI - BANDO DI GARA – OBBLIGO INDICAZIONE VALORE DELLA CONCESSIONE – NON PUO’ ESSERE SURROGATO DALLA STIMA DEL N. DEI POSSIBILI UTENTI (167.1-167.2)
TAR PIEMONTE SENTENZA 2018
Il bando di gara ha violato la previsione dell'art. 167, 1° e 2° comma del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 che impone, anche con riferimento alle concessioni, l'inserimento nel bando di gara del fatturato della concessione ("valore della concessione, ...costituito dal fatturato totale del concessionario generato per tutta la durata del contratto, al netto dell'IVA, stimato dall'amministrazione aggiudicatrice o dall'ente aggiudicatore, quale corrispettivo dei lavori e dei servizi oggetto della concessione, nonché per le forniture accessorie a tali lavori e servizi"). La più recente giurisprudenza amministrativa ha, invero, rimarcato l'essenzialità ed obbligatorietà dell'indicazione nel bando di gara del valore della concessione, al fine di garantire al partecipante alla procedura la possibilità di formulare la propria offerta cognita causa, ovvero nella più completa conoscenza dei dati economici del servizio da svolgere (Tar Toscana sez. II - sentenza 1° febbraio 2017 n. 173; Cons. Stato, sez. V, sentenza 20 febbraio 2017 n. 748; sez. III, 18 ottobre 2016, n. 4343). È stato altresì osservato che la previsione dell'art. 167, 1° e 2° comma del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, che impone alla stazione appaltante di indicare nella legge di gara una stima del valore economico della concessione, ha un contenuto obbligatorio in quanto costituisce sostanziale recepimento, nell'ordinamento italiano, dell'art. 8 della direttiva del Parlamento e del Consiglio 26 febbraio 2014, n. 2014/23/UE, senza alcuna previsione (ed in questo è una significativa differenza con la direttiva comunitaria) di soglie minime di applicabilità o di una qualche esenzione riservata alle concessioni di minore valore economico. Deve escludersi che l'indicazione del valore stimato della concessione possa essere surrogata dalla stima del numero dei possibili utenti: l'art. 167 del l d.lgs. d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 opera, infatti, un preciso riferimento a un valore della concessione stimato in termini monetari (secondo i precisi criteri di cui al quarto comma della disposizione) ed appare pertanto del tutto insufficiente l'utilizzazione di altri criteri di valutazione che, per di più, come nel caso di specie, non possono strutturalmente individuare quale sia il numero concreto di utenti interessati ad utilizzare il servizio e per quale volume di prestazioni.
DETERMINAZIONE DEL VALORE DEL CONTRATTO (167)
Ai fini dell’affidamento di un contratto pubblico, la stazione appaltante calcola preliminarmente il valore presunto dell’oggetto del contratto, secondo i criteri stabiliti dagli articoli 35 (in caso di appalto) e 167 (in caso di concessione) del d.lgs. n. 50/2016, in quanto «Come già affermato da questa Autorità, la corretta e trasparente determinazione del valore presunto del contratto e la sua indicazione nel bando è elemento fortemente rilevante nella procedura di gara poiché persegue l’obiettivo di evitare possibili elusioni della normativa comunitaria, sottraendo così l’affidamento alle regole di pubblicità e di aggiudicazione previste per gli appalti di rilevanza comunitaria, ed è necessario sia per la ponderazione della congruità dei requisiti speciali di partecipazione, sia ai fini del superamento delle soglie di rilevanza comunitaria in relazione al livello di remuneratività del contratto (Determinazione AVCP 22/12/2010 n. 9). Rileva, dunque, ai fini della determinazione delle soglie, della scelta delle procedure di gara, delle modalità di pubblicità, dell’importo della cauzione, della determinazione dei requisiti soggettivi, tecnici ed economici di selezione degli offerenti, per la determinazione del contributo dovuto all’AVCP» (Deliberazione n. 73 del 1 agosto 2012); considerato in particolare, quanto previsto dagli articoli 167 e 168 del d.lgs. n. 50/2016 con riferimento alla concessione (che è lo schema negoziale cui la giurisprudenza più recente tende a ricondurre i contratti quali quello in esame; cfr. TAR Puglia bari, 10 novembre 2016, n. 1273; TAR Piemonte 13 maggio 2016 n. 659; Consiglio di Stato 12 settembre 2017, n. 4297) in ordine alla necessità che le modalità di calcolo del valore presunto della concessione siano esplicitate nella documentazione di gara e che la concessione abbia una durata limitata e determinata nel bando in funzione dei servizi richiesti al concessionario, commisurata al valore della concessione e alla complessità organizzativa dell’oggetto della stessa. Il criterio della convenienza economica è integrato, in caso di offerte di pari convenienza, con il criterio dell’esperienza pregressa (avvenuto espletamento di attività analoghe presso Uffici Giudiziari e del conseguimento di riconoscimenti relativi alla qualità del servizio erogato) che, in quanto profilo di carattere soggettivo, può essere utilizzato ai fini della selezione delle offerte solo nel limite in cui esso consenta di apprezzare meglio il contenuto e l’affidabilità dell’offerta o di valorizzare caratteristiche dell’offerta ritenute particolarmente meritevoli, e quindi riguardi aspetti che incidono in maniera diretta sulla qualità della prestazione e che, comunque, non può avere un peso preponderante, visto che non riguarda tanto il contenuto dell’offerta ma la natura dell’offerente (Delibera precontenzioso n. 287 del 22 marzo 2017), ma che, nel caso di specie, è l’unico criterio di selezione, oltre a quello della convenienza economica, ad essere esplicitato nella lettera d’invito.
OGGETTO: Istanza di parere di precontenzioso ex art. 211, comma 1, del d.lgs.50/2016 presentata da …... – Effettuazione del servizio di pubblicità legale delle vendite giudiziarie e pubblicazione delle informazioni sulle procedure esecutive individuali e concorsuali sul sito internet ufficiale del Tribunale – Importo a base di gara: non indicato - S.A.: …...
CONCESSIONI - OBBLIGATORIO L’INSERIMENTO NELLA LEGGE DI GARA DEL "VALORE DI UNA CONCESSIONE” - ILLEGITTIMITÀ DELLA SOLA INDICAZIONE DEL CANONE DI CONCESSIONE (167.1 - 167.2)
TAR CAMPANIA NA SENTENZA 2017
L’offerta non riporta il valore complessivo in quanto non previsto nella lex specialis e, in questo, l’assenza di un riferimento al valore di concessione nella medesima offerta non rende semplicemente invalida la stessa bensì è conseguenziale a un vizio del bando. Il Collegio ritiene di aderire all’indirizzo secondo cui l'art. 167, commi 1 e 2, del D.Lgs. n. 50/2016 impone, anche con riferimento alle concessioni, l'inserimento nella legge di gara del "valore di una concessione, costituito dal fatturato totale del concessionario generato per tutta la durata del contratto, al netto dell'IVA, stimato dall'amministrazione aggiudicatrice o dall'ente aggiudicatore, quale corrispettivo dei lavori e dei servizi oggetto della concessione, nonché per le forniture accessorie a tali lavori e servizi". La previsione è vincolante e costituisce recepimento, nell'ordinamento italiano, dell'art. 8 della direttiva n. 2014/23/UE, senza alcuna statuizione (ed in questo è una significativa differenza con la direttiva comunitaria) di soglie minime di applicabilità o di una qualche esenzione per le concessioni di minore valore economico. Questa soluzione è già stata affermata dal Consiglio di Stato anche sotto il vigore del previgente D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163. Conseguentemente, l'indicazione del valore della concessione nel bando è essenziale ed obbligatoria e ciò per garantire al partecipante alla procedura la possibilità di formulare la propria offerta nella più completa conoscenza dei dati economici del servizio da svolgere (T.A.R. Toscana Firenze Sez. II, 14-02-2017, n. 239). E' illegittimo il bando di gara che non ha dato applicazione alla previsione dell'art. 167, comma 1 e 2 del D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50 che impone, anche con riferimento alle concessioni, l'inserimento nella lex specialis della procedura, del valore di una concessione (T.A.R. Toscana Firenze Sez. II, 01-02-2017, n. 173). Né tale omissione può essere ovviata mediante la sola indicazione del canone di concessione (Corte Stato, sez.III, 14.06.2017, n.2926).
CONCESSIONE DI SERVIZI - DETERMINAZIONE IMPORTO DELL'APPALTO (167.1)
L’articolo 167 del d.lgs. n. 50/2016 dispone, al comma 1, che il valore della concessione, ai fini della determinazione del relativo importo da porre a base di gara, è costituito dal fatturato totale del concessionario, generato per tutta la durata del contratto stimato dall'ente concedente, quale corrispettivo dei servizi o dei lavori oggetto della concessione, nonché per le forniture accessorie ai servizi stessi.
Oggetto: istanza di parere di precontenzioso ex articolo 211, comma 1, del d.lgs. 50/2016 presentata dalla A – Procedura aperta per l’affidamento in concessione dei servizi cimiteriali istituzionali e di illuminazione elettrica votiva del Comune di B - Importo a base di gara euro: 545.000,00 - S.A.: Comune di B
OMESSA ADOZIONE DEL PROVVEDIMENTO CHE DETERMINA AMMISSIONI ED ESCLUSIONI EX ART. 29, COMMA 1 - MANCATA ADOZIONE RITO SPECIALE
Deve rilevarsi che, pur essendo la gara in esame soggetta alle norme di cui al d.lgs. n. 50/2016 poiché indetto con bando pubblicato il 29 settembre 2016, la stazione appaltante ha omesso di adottare il provvedimento che determina ammissioni ed esclusioni previsto dall’art. 29, comma 1, secondo periodo del medesimo d.lgs. n. 50/2016 ed ha invece riunito ammissioni ed aggiudicazione in un unico verbale, tra l’altro concluso non con la “proposta di aggiudicazione” ma con l’aggiudicazione provvisoria. Essendo mancata tale fase procedurale, inevitabilmente l’impugnazione proposta ha dovuto essere rivolta simultaneamente contro l’ammissione della controinteressata e l’aggiudicazione disposta a suo favore. Il neonato rito speciale in materia di impugnazione contro esclusioni ed ammissioni costituisce eccezione al regime “ordinario” del processo appalti (a sua volta eccezione rispetto al rito ordinario e allo stesso rito accelerato ex art. 119 c.p.a.) e, perciò, deve essere applicato solo nel caso espressamente previsto (T.A.R. Puglia - Bari I, 7 dicembre 2016 n. 1367), e cioè quando sia stato emanato il provvedimento di cui all’art. 29, comma 1, secondo periodo del d.lgs. n. 50/2016; in caso contrario l’impugnativa non può che essere rivolta, congiuntamente, avverso l’ammissione dell’aggiudicatario ed il provvedimento di aggiudicazione laddove il secondo sia, come dedotto nel primo motivo, conseguenza del primo.
Il bando di gara deve essere ritenuto illegittimo poiché non ha dato applicazione alla previsione di cui all’art. 167, commi 1 e 2, del d.lgs. 50/2016 il quale impone, anche con riferimento alle concessioni, l’inserimento nella legge di gara del “valore di una concessione, ….. costituito dal fatturato totale del concessionario generato per tutta la durata del contratto, al netto dell'IVA, stimato dall'amministrazione aggiudicatrice o dall'ente aggiudicatore, quale corrispettivo dei lavori e dei servizi oggetto della concessione, nonché per le forniture accessorie a tali lavori e servizi”.
CONSIGLIO DI STATO SEGNALAZIONE 2016
L’AVCP ha rilevato che sebbene sia difficoltoso per le stazioni appaltanti stimare i proventi del servizio poiché provengono interamente dagli utenti e non da chi bandisce la gara, nondimeno l’esatta determinazione del valore dell’affidamento assume rilievo sotto molteplici aspetti: è essenziale per poter fornire una corretta informazione agli operatori economici potenzialmente interessati a prestare il servizio, serve ad individuare con esattezza la forma di pubblicità idonea, è necessaria per determinare l’entità delle cauzioni e del contributo dovuto all’Autorità. Già nella Deliberazione n. 9 del 25/02/2010, l’Autorità aveva precisato che: “Come è noto, ai sensi dell’art. 29, commi 1, invece, “il calcolo del valore stimato degli appalti pubblici e delle concessioni di lavori o servizi pubblici è basato sull'importo totale pagabile al netto dell'IVA, valutato dalle stazioni appaltanti. Questo calcolo tiene conto dell'importo massimo stimato, ivi compresa qualsiasi forma di opzione o rinnovo del contratto”. Per le concessioni in particolare, nella nozione di “importo totale pagabile” è sicuramente da ricomprendere il flusso dei corrispettivi pagati dagli utenti per i servizi in concessione. Infatti, così come nella stessa nozione è ricompreso il corrispettivo pagato dalla stazione appaltante nel caso di appalto, qualora si tratti di una concessione, non essendovi un prezzo pagato dalla stazione appaltante, ma solo quello versato dagli utenti, sarà quest’ultimo a costituire parte integrante dell’“importo totale pagabile” di cui è fatta menzione nella norma sopra citata; il canone a carico del concessionario potrà, altresì, essere computato ove previsto, ma certamente proprio in quanto solo eventuale non può considerarsi l’unica voce indicativa del valore della concessione”. Ha poi precisato che la mancata indicazione del valore stimato degli appalti, pone le imprese partecipanti alla gara in una situazione di estrema incertezza nella formulazione della propria offerta, rilevando che il calcolo relativo alla determinazione dell’importo del servizio oggetto di concessione deve essere effettuato in conformità a quanto previsto dall’art. 29, comma 1 del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, tenendo conto dei ricavi ipotizzabili in relazione alla sua futura gestione. Ha precisato, infatti, l’Autorità che “l’esatto computo del valore del contratto, assume rilevanza anche per garantire condizioni di trasparenza, parità di trattamento e non discriminazione, ex art. 2, comma 1, D.Lgs. n. 163/06 che si traducono nell’informare correttamente il mercato di riferimento sulle complessive e reali condizioni di gara” (cfr. deliberazione AVCP n. 40 del 19/12/2013). Nel caso di specie, come già stigmatizzato dall’Autorità di Vigilanza, il valore della concessione non può essere computato con riferimento al c.d. “ristorno” e cioè al costo della concessione, che è un elemento del tutto eventuale, ma deve essere calcolato sulla base del fatturato generato dal consumo dei prodotti da parte degli utenti del servizio di distribuzione automatica. (…) La correttezza di detto criterio di calcolo risulta confermata dalla previsione contenuta nella direttiva 2014/23/UE che ha stabilito all’art. 8, comma 2, rubricato “soglia e metodo di calcolo del valore stimato delle concessioni” che “…. Il valore di una concessione è costituito dal fatturato totale del concessionaria generato per tutta la durata del contratto, al netto dell’IVA, stimato dall’amministrazione aggiudicatrice o dall’ente aggiudicatore, quale corrispettivo dei lavori e dei servizi oggetto della concessione, nonché per le forniture accessorie a tali lavori e servizi. Tale valore stimato è valido al momento dell’invio del bando….”. Inoltre, il comma 3 stabilisce che il valore della concessione deve essere calcolato secondo un metodo oggettivo specificato nei documenti della concessione, indicando poi gli stessi elementi di valutazione, consentendo alle imprese di poter verificare anche i criteri utilizzati dalla stazione appaltante per la sua commisurazione.
RILASCIO CERTIFICAZIONI DI LAVORI SVOLTI DA CONCESSIONARI DI SERVIZI PUBBLICI (28 - 164 - 167 - 170)
Modalità di rilascio delle certificazioni di lavori svolti da concessionari di servizi pubblici
CONCESSIONI – BANDO DI GARA – INDICAZIONE DEL VALORE STIMATO – PREVISIONE DAL CONTENUTO OBBLIGATORIO (167.1 - 167.2)
La Sezione ha già rilevato, in sede cautelare (T.A.R. Toscana, sez. II, ord. 7 dicembre 2016, n. 624), la sicura illegittimità del bando di gara che non ha dato applicazione alla previsione dell’art. 167, 1° e 2° comma del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 (attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture) che impone, anche con riferimento alle concessioni, l’inserimento nella lex specialis della procedura, del <>. Con tutta evidenza, si tratta, infatti, di una previsione dal contenuto obbligatorio che costituisce sostanziale recepimento, nell’ordinamento italiano, dell’art. 8 della direttiva del Parlamento e del Consiglio 26 febbraio 2014, n. 2014/23/UE, senza alcuna previsione (ed in questo è una significativa differenza con la direttiva comunitaria) di soglie minime di applicabilità o di una qualche esenzione riservata alle concessioni di minore valore economico.
DETERMINAZIONE DEL VALORE DELLA CONCESSIONE - NECESSARIO PER FORMULARE OFFERTA
I bandi, i disciplinari, i capitolati speciali di gara e le relative lettere di invito vanno di regola impugnati unitamente agli atti che di essi fanno applicazione, in quanto solo in tale secondo momento diventa attuale e concreta la lesione della situazione soggettiva dell'interessato: è invece necessario procedere all’impugnativa immediata degli atti di indizione della gara quando le clausole impediscano la partecipazione alla procedura selettiva di un potenziale concorrente ovvero quando - come nel caso di specie - si afferma che impediscano una corretta e consapevole elaborazione della proposta economica, tale da rendere impossibile quel calcolo di convenienza economica che ogni impresa deve essere in condizione di poter effettuare all'atto di valutare se partecipare o meno a una gara pubblica.
Ebbene, il proposto gravame è inammissibile nella parte in cui la ricorrente censura il bando di gara per non avere l’Amministrazione indicato il presunto valore dell’affidamento – tale circostanza, nella prospettazione dell’interessata, le avrebbe impedito di elaborare un’offerta seria e consapevole -, giacchè delle due, l’una: se la mancata enucleazione, da parte dell’Amministrazione, del valore della concessione ha effettivamente impedito alla ricorrente di formulare un’offerta seria e consapevole, allora il dedotto vizio è irricevibile per tardività, in quanto avrebbe dovuto essere proposto tempestivamente avverso il bando che tale elemento (asseritamente essenziale) avrebbe omesso; se, invece, le ha comunque consentito di proporre un’offerta consapevole, allora la censura è inammissibile per difetto di interesse.
Ma la censura è, comunque, infondata: ed infatti – premesso che la giurisprudenza amministrativa è ondivaga sulla necessità, quale requisito sine qua non di legittimità della gara, di indicare il fatturato presunto del servizio oggetto di concessione (cfr., in senso positivo, CdS, V, 20.2.2017 n. 748; CdS, III, 18.10.2016 n. 4343; TAR Napoli, VIII, 28.11.2017 n. 5596; TAR Firenze, II, 14.2.2017 n. 239; contra, CdS, III, 8.6.2017 n. 2781; TAR Milano, IV, 24.3.2017 n. 706; TAR Roma, II, 24.3.2016 n. 3756; TAR Lecce, II, 17.12.2015 n. 3609) – deve osservarsi che se è vero che l’invocata norma impone all’Amministrazione di indicare il valore presunto dell'affidamento (la cui mancanza può effettivamente rendere difficoltosa la partecipazione alla gara delle imprese interessate), va da sè che qualora quest’ultima non sia in grado di ottemperare alla predetta prescrizione per motivi oggettivi (perché, per esempio, il servizio viene affidato per la prima volta, oppure perché – siamo in presenza di una concessione, non di un appalto di servizi - il concessionario uscente non ha voluto fornire il relativo dato), è tenuta a fornire gli elementi conosciuti in grado di consentire ai concorrenti di formulare un’offerta seria (e cioè, per esempio, le indicazioni circa il potenziale bacino di utenza del servizio da affidare, i costi ed i benefici correlati al servizio stesso, la base d’asta riferibile ai corrispettivi pagati dai precedenti gestori, etc.).
L’articolo 167 del d.lgs. n. 50/2016 dispone, al comma 1, che il valore della concessione, ai fini della determinazione del relativo importo da porre a base di gara, è costituito dal fatturato totale del concessionario, generato per tutta la durata del contratto stimato dall'ente concedente, quale corrispettivo dei servizi o dei lavori oggetto della concessione, nonché per le forniture accessorie ai servizi stessi, prevedendo altresì, al successivo comma 4, gli elementi di cui l’amministrazione tiene conto per il relativo calcolo.
La ratio legis perseguita dalla norma consiste nel garantire che il valore della concessione sia correlato al complesso degli introiti che possono essere ricavati, sotto qualsiasi forma, dal concessionario e che nell’intenzione legislativa la corretta determinazione del valore del contratto non solo rileva ai fini della disciplina applicabile, ma intende altresì consentire agli operatori economici la possibilità di formulare un’offerta economica più consapevole (cfr. delibera n. 245 del 8 marzo 2017).
La determinazione del valore della concessione è un’attività di specifica competenza dell’amministrazione, che deve effettuarla secondo i criteri normativi previsti e nel rispetto dei principi ermeneutici elaborati dalla giurisprudenza e dalla prassi in materia e l’Autorità non può, pertanto, sostituirsi ad essa nella definizione del valore contrattuale.
Oggetto: istanza di parere di precontenzioso ex articolo 211, comma 1, del d.lgs. n. 50/2016 presentata da …… - Procedura aperta per l’affidamento del servizio di accertamento e riscossione del canone sulle iniziative pubblicitarie, dei diritti sulle pubbliche affissioni, compresa la materiale affissione dei manifesti e del COSAP (canone occupazione di spazi e aree pubbliche) – CIG: 6863605A04- Importo a base d’asta: 118.335,20 euro – S.A. ……
PREC 136/18/S
Articolo 8 Soglia e metodi di calcolo del valore stimato delle concessioni (DIR_23/2014)

References: art. 100
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 211
 SENTENZA 
 articolo 211
 ART. 29
 art. 119
 art. 2
 articolo 211

Articolo 8