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Timestamp: 2020-04-06 09:44:53+00:00

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Prescrizione dei Reati Tributari: guida - Fiscomania
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Prescrizione dei Reati Tributari: guida
Come è disciplinata la prescrizione dei reati tributari? Vediamo il termine prescrizionale dei reati tributari.
L’istituto della prescrizione determina l’estinzione del reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo.
Essa viene dichiarata dal giudice in qualsiasi stato e grado del procedimento, anche d’ufficio (pur restando sempre espressamente rinunciabile da parte dell’imputato).
Da un punto di vista di politica criminale, tale connessione tra tempo e responsabilità penale deriva dal venire meno dell’interesse dello Stato sia a punire un comportamento illecito, sia a tentare il reinserimento sociale del reo.
Vediamo, quindi, l’evoluzione normativa italiana in tema di prescrizione dei reati tributari.
Termini di prescrizione dei reati tributari
PRESCRIZIONE DEI REATI TRIBUTARI: DISCIPLINA GENERALE
EVOLUZIONE NORMATIVA NELLA PRESCRIZIONE DEI REATI TRIBUTARI
DECORRENZA DEI TERMINI
SOSPENSAIONE E INTERRUZIONE DELLA PRESCRIZIONE
PRESCRIZIONE E PARTICOLARE TENUITÀ DEL FATTO
PRESCRIZIONE E CONFISCA
PRESCRIZIONE NELLE FRODI IVA
SENTENZA DELLA CORTE UE
DISAPPLICAZIONE
TABELLA RIEPILOGATIVA PRESCRIZIONE DEI REATI TRIBUTARI
L’articolo 157 c.p. (modificato dalla Legge n 251/2005) – prevede che la prescrizione estingua il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge. Comunque in un tempo:
Non inferiore a 6 anni se si tratta di delitto;
Non inferiore a 4 anni se si tratta di contravvenzione.
Rinuncia alla prescrizione
Ai fini del valido esercizio del diritto di rinuncia alla prescrizione, è necessaria la forma espressa, che non ammette equipollenti.
Pertanto, la richiesta di applicazione della pena da parte dell’imputato (ai sensi dell’art. 444 c.p.p.), o il consenso prestato alla proposta del pubblico ministero, non possono, di per sé, valere come rinuncia.
Anche in caso di “patteggiamento”, permane il potere di controllo del giudice, ai sensi dell’art. 129 c.p.p., con riferimento alle cause di estinzione del reato.
Per i delitti previsti dagli artt. 2 – 10 del DLgs n 74/00 i termini prescrizionali sono stati elevati di un terzo rispetto a quelli previsti dal codice penale (art. 17 co. 1-bis del DLgs n 74/00).
Oggi, per tutte le fattispecie di reati dichiarativi, per il reato di emissione di fatture (o altri documenti) per operazioni inesistenti e per quello di occultamento o distruzione di documenti contabili (artt. 2, 3, 4, 5, 8 e 10 del DLgs n 74/00) il termine è di 8 anni estensibile fino a 10 anni in caso di interruzione.
Nessuna peculiarità, invece, si registra in ordine alle fattispecie di omesso versamento di ritenute certificate (art. 10-bis del DLgs. 74/2000), omesso versamento IVA (art. 10-ter del DLgs. 74/2000), indebita compensazione (art. 10-quater del DLgs. 74/2000) e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 del DLgs. 74/2000).
In questi casi, il termine di prescrizione resta quello della disciplina generale prevista dal codice penale: 6 anni ovvero, in caso di interruzione, 7 anni e mezzo.
Per quanto riguarda, il momento da cui si inizia a calcolare lo scorrere del tempo (dies a quo), vige il principio generale dell’art. 158 c.p. che stabilisce la decorrenza dal giorno della consumazione del reato.
Reati dichiarativi
Per i delitti incentrati sulla dichiarazione dei redditi tale momento corrisponde a quello della presentazione della stessa. Ovvero, nell’ipotesi di omessa dichiarazione, al termine ultimo per la sua presentazione.
Per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti si avrà riguardo alla commissione concreta del fatto. Ad esempio, il momento in cui la fattura esce dalla sfera di disponibilità dell’emittente.
Per l’unicità del reato prevista dall’articolo 8 comma 2 del DLgs n 74/00, il termine di prescrizione di tale delitto inizia a decorrere, non dalla data di commissione di ciascun episodio, ma dall’ultimo di essi, anche nel caso di rilascio di pluralità di fatture nel medesimo periodo d’imposta.
Omessi versamenti e indebita compensazione
Per gli omessi versamenti la prescrizione decorre dalla scadenza del termine previsto per il pagamento. Mentre per l’indebita compensazione dal momento dell’invio del modello F24.
Distruzione o occultamento scritture contabili
In relazione alla fattispecie di cui all’articolo 10 del DLgs n 74/00:
La distruzione si configura come condotta delittuosa di natura istantanea, che si realizza al momento dell’eliminazione della documentazione;
L’occultamento consiste nella temporanea o definitiva indisponibilità della documentazione da parte degli organi verificatori. Esso si realizza mediante il nascondimento materiale del documento, dando luogo ad un reato permanente perché l’obbligo di esibizione perdura finché è consentito il controllo e quindi la condotta antigiuridica si protrae nel tempo a discrezione del reo, il quale, a differenza della distruzione, ha il potere di fare cessare l’occultamento esibendo i documenti.
Per individuare il “dies a quo” di decorrenza del termine di prescrizione del reato, tuttavia, la natura istantanea o permanente del delitto in questione ha importanza solo teorica. Questo, perché, anche ove si considerasse il reato istantaneo, la consumazione ai fini della decorrenza del termine prescrizionale non potrebbe essere collocata in data anteriore a quella dell’accertamento. Infatti, in mancanza di prove dell’avvenuta distruzione dei documenti in un determinato momento, la condotta dell’occultamento della documentazione diventa rilevante per il diritto nel momento in cui non si adempie l’obbligo di esibirla o di allegarla alla dichiarazione.
Pertanto, l’occultamento si consuma nel momento dell’ispezione ovvero nel momento in cui gli agenti chiedono di esaminare detta documentazione.
Da questo momento, ovvero da quando non si adempie l’obbligo di esibire la documentazione o di allegarla alla dichiarazione, cessa la situazione antigiuridica (anche formale) che si è protratta nel tempo in virtù della condotta dell’autore. E’ da questo momento che decorre il “dies a quo” per il computo del termine di prescrizione.
Il delitto previsto dall’art. 11 del DLgs n 74/00 si consuma nel momento in cui il soggetto agente compie un’alienazione simulata o altro atto fraudolento idonei ad incidere su una procedura esecutiva.
Nel caso in cui il reato sia realizzato attraverso una pluralità di atti, il momento consumativo va individuato nell’ultimo di essi.
La prescrizione può essere sospesa o interrotta.
Nel primo caso, la prescrizione riprende il suo corso dal giorno in cui è cessata la causa della sospensione (art. 159 c.p.). Nel caso di interruzione, invece, essa comincia nuovamente a decorrere dal giorno dell’interruzione (art. 160 c.p.).
Le circostanze e gli atti che possono avere efficacia sospensiva o interruttiva sono espressamente indicati dalle due ultime norme citate.
A questi si aggiungono, nell’ambito del diritto penal-tributario, il verbale di constatazione e l’atto di accertamento delle relative violazioni, che sono espressamente indicati quali cause interruttive dal co. 1 dell’art. 17 del DLgs n 74/00. Tale precisazione deriva dalla necessità di limitare gli effetti interruttivi a quegli atti che manifestano la volontà dell’amministrazione di perseguire l’illecito e che sono idonei a soddisfare le esigenze di garanzia del contribuente.
Questo comporta l’esclusione di qualsiasi rilevanza ai fini interruttivi della sola iscrizione a ruolo (anche quando avviene ai sensi degli artt. 36-bis o 36-ter del DPR n 600/73).
Così come per gli atti di cui all’art. 160 c.p., la giurisprudenza ha, tuttavia, affermato che è sufficiente l’emissione del processo verbale di constatazione, a prescindere dalla circostanza che l’atto, pur a natura recettizia per altri fini, sia stato notificato all’interessato o che sia portato a conoscenza dell’Autorità giudiziaria.
Deve, in altre parole, trattarsi di un’attività nel corso della quale gli uffici finanziari o la Guardia di Finanza prendono cognizione dell’esistenza del reato, in tal modo manifestandosi la persistenza della volontà punitiva dello Stato.
Ne consegue, per la giurisprudenza di legittimità, che non può negarsi validità interruttiva all’accertamento di una determinata ipotesi di reato, per il solo fatto che essa riguardi un soggetto diverso da quello nei cui confronti era stato compilato il processo verbale.
L’art. 161 c.p. precisa che – salve le ipotesi di alcuni reati più gravi – “in nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere“, ulteriormente aumentato nel caso di recidiva, abitualità o pericolosità sociale.
Tale limite comporta il fatto che, per i reati tributari, il termine di prescrizione non potrà mai comunque superare i 7 anni e mezzo (6 anni + 1/4) ovvero i 10 anni (8 anni + 1/4), a seconda della disciplina della singola fattispecie come sopra delineata.
Sospensione della prescrizione
Secondo l’art. 13 del DLgs n 74/00, la prescrizione è sospesa, qualora venga concesso, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il termine, ivi previsto, di tre mesi.
Termine eventualmente prorogabile per una sola volta, per il saldo del pagamento, già rateizzato, del debito tributario.
Per quanto riguarda l’applicazione della causa di non punibilità di cui all’articolo 131-bis c.p., questa non può essere rilevata in relazione ad un fatto già estinto per prescrizione.
La definizione di un procedimento con una pronuncia di estinzione per prescrizione rappresenta. Infatti, un esito più favorevole al reo, rispetto alla declaratoria di non punibilità che per particolare tenuità del fatto che lascia del tutto intatto il reato nella sua esistenza sia storica che giuridica, con le diverse conseguenze che derivano dalle due tipologie di proscioglimento.
La confisca del “prezzo del reato” (inteso quale corrispettivo dato o promesso per indurre, istigare o determinare taluno a commettere il reato) non ha natura punitiva.
Questo posto che il patrimonio dell’imputato non viene colpito in misura eccedente la somma direttamente proveniente dal fatto illecito e per il quale non si avrebbe neppure titolo civilistico alla ripetizione. Questo, in quanto, frutto di un negozio contrario a norme imperative.
La natura non sanzionatoria della confisca del prezzo del reato impone quindi che la responsabilità venga accertata con una sentenza di condanna anche se il processo venga successivamente definito con una declaratoria di estinzione del reato per prescrizione.
Anche la confisca diretta del profitto di reato (disciplinata dall’art. 322-ter c.p. in tema di reati contro la Pubblica Amministrazione e, per i reati tributari, dall’art. 12-bis del DLgs n 74/00) presuppone un’analoga nozione di “condanna” pur se successivamente seguita da una declaratoria di prescrizione del reato.
Situazione diversa si ha per la distinta figura della confisca per equivalente (o di valore).
Tale disciplina ha natura sanzionatoria, in quanto sostanzialmente ripristinatoria della situazione economica modificata in favore del reo dall’illecito.
In tal caso, dunque, la prescrizione avrà un effetto impeditivo rispetto al provvedimento di sottrazione di beni ulteriori ed equivalenti al profitto dell’illecito.
La peculiare disciplina della prescrizione prevista nell’ordinamento italiano deve confrontarsi con la normativa comunitaria.
Ciò vale, in generale, nell’ambito dei rapporti di reciprocità e di mutuo riconoscimento delle sentenze con gli altri Stati membri.
Più specificamente, l’Unione europea può intervenire direttamente sulle materie comunitarie, quali le frodi IVA.
La Corte di Giustizia si è pronunciata l’8.9.2015 sancendo l’incompatibilità con il diritto dell’Unione europea della normativa italiana sulla prescrizione dei reati in materia di frodi IVA.
Per i giudici di Lussemburgo è plausibile la preoccupazione che l’istituto della prescrizione dei reati – contrariamente alla sua finalità originaria – si tramuti in realtà in una “garanzia dell’impunità” per reati economici e che l’Italia, in definitiva, non ottemperi ai propri obblighi di diritto dell’Unione.
Ciò è dovuto:
sia al fatto che non è prevista la sospensione del decorrere della prescrizione durante un processo penale in corso;
sia per l’esistenza di un termine di prescrizione “assoluto“. Cioè, l’indicazione di un periodo massimo di tempo indipendente dagli accadimenti intervenuti.
Per queste ragioni, la Corte dichiara che la normativa italiana in materia di prescrizione del reato – come stabilita dal combinato disposto degli artt. 160, u.c. e 161 c.p. – è idonea a pregiudicare gli obblighi imposti agli Stati membri. Questo nell’ipotesi in cui detta normativa nazionale impedisca di infliggere sanzioni effettive e dissuasive in un numero considerevole di casi di frode grave che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea, termini di prescrizione più lunghi di quelli previsti per i casi di frode che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea.
In particolare, la Corte fa riferimento all’art. 325, § 1 e 2 del TFUE, agli artt. 1 e 2 della Convenzione PIF e all’art. 158 della “direttiva IVA“.
Non vengono, invece, ritenuti valutabili da parte della Corte i riferimenti del giudice di rinvio alle norme in materia di concorrenza (artt. 101 e 107 TFUE) e di finanze pubbliche (art. 119 TFUE).
Pertanto il giudice nazionale è tenuto a disapplicare, all’occorrenza, le disposizioni nazionali che abbiano per effetto di impedire allo Stato membro di rispettare gli obblighi comunitari imposti in tali materie.
Dal momento che l’esito della sentenza Taricco è la disapplicazione della normativa nazionale, il punto realmente problematico riguarda evidentemente la discrezionalità lasciata agli organi giudicanti. Questo:
Sia rispetto al bilanciamento di una tale disapplicazione con i diritti fondamentali costituzionali e convenzionali (con particolare attenzione ai principi di legalità e di proporzionalità),
Sia rispetto alla disciplina applicabile “in sostituzione” di quella incompatibile con le norme comunitarie.
In relazione a tale ultima problematica il prolungamento “fino alla metà” del termine prescrizionale vigente “ante 2005” garantisce maggiormente l’effettività delle sanzioni.
La disapplicazione del limite prescrizionale deve essere presa in considerazione solo a fronte di “frodi gravi” che ledono gli interessi finanziari dell’Unione.
Reato Sanzione Prescrizione
Dichiarazione fraudolenta mediante fatture o altri documenti per operazioni inesistenti
(art. 2) da 1 anno e 6 mesi a 6 anni 8 anni(10 con interruzione: limite potenzialmente disapplicabile a fronte della sentenza Taricco)
Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3) da 1 anno e 6 mesi a 6 anni 8 anni(10 con interruzione: limite potenzialmente disapplicabile a fronte della sentenza Taricco)
Dichiarazione infedele (art. 4) da 1 a 3 anni 8 anni(10 con interruzione)
Omessa dichiarazione (art. 5) da 1 anno e 6 mesi a 4 anni 8 anni(10 con interruzione: limite potenzialmente disapplicabile a fronte della sentenza Taricco27)
Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 8) da 1 anno e 6 mesi a 6 anni 8 anni(10 con interruzione: limite potenzialmente disapplicabile a fronte della sentenza Taricco)
Occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10) da 1 anno e 6 mesi a 6 anni 8 anni(10 con interruzione)
Omesso versamento di ritenute certificate (art. 10-bis) da 6 mesi a 2 anni 6 anni(7½ con interruzione)
(art. 10-ter) da 6 mesi a 2 anni 6 anni(7½ con interruzione: limite potenzialmente disapplicabile a fronte della sentenza Taricco28)
(art. 10-quater) da 6 mesi a 2 anni (crediti non spettanti)da 1 anno e 6 mesi a 6 anni (crediti inesistenti) 6 anni(7½ con interruzione)
(art. 11) da 6 mesi a 4 annida 1 anno e 6 mesi a 6 anni (ammontare complessivo imposta evasa 200.000 euro) 6 anni(7½ con interruzione: limite potenzialmente disapplicabile a fronte della sentenza Taricco)
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