Source: http://www.ilcaso.it/rubriche/mpsa-az-resp.php
Timestamp: 2013-05-25 02:52:03+00:00

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Azioni di responsabilit�
L'eventuale insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento delle ragioni dei creditori (che è cosa diversa dall'insolvenza, essendo rappresentato dall'eccedenza delle passività sulle attività del patrimonio netto dell'impresa o insufficienza dell'attivo sociale a soddisfare i debiti della società) può emergere anche in un momento successivo alla dichiarazione di fallimento (o di sottoposizione alla procedura coattiva), finanche nella fase liquidativa e comunque nel corso della procedura può risultare anche una ulteriore diminuzione dell'attivo che comporti un aggravamento delle sbilanciamento in senso sfavorevole alle aspettative dei creditori e pertanto un aggravamento del dissesto, con la conseguenza che il termine di prescrizione dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società inizia a decorrere da tale momento. (Andrea Galimberti) (riproduzione riservata)L'esteriorizzazione dell'insufficienza del patrimonio - che non coincide con I'insolvenza - può avvenire, come fatto oggettivo conoscibile dai creditori, sia prima della dichiarazione di insolvenza, sia nel contesto della dichiarazione di fallimento, ove la decisione rilevi lo sbilanciamento patrimoniale negativo, sia infine nel corso della procedura, qualora lo sbilanciamento, o il suo aggravamento, emerga in sede di valutazione dell'attivo o durante le operazioni di liquidazione. (Andrea Galimberti) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 16 aprile 2011	.
Fallimento - Società a responsabilità limitata - Responsabilità degli amministratori nei confronti dei creditori - Applicazione analogica dell'articolo 2394, c.c..
L'articolo 2394, codice civile, il quale prevede la responsabilità degli amministratori delle società per azioni nei confronti dei creditori, in caso di fallimento, è applicabile in via analogica alle società a responsabilità limitata per effetto della previsione contenuta nell'articolo 146, legge fallimentare, norma che, attraverso il richiamo a tutte "le azioni di responsabilità contro gli amministratori", conferisce completezza ad un quadro normativo che non ha riprodotto, probabilmente a causa di una svista del legislatore, il richiamo contenuto nel vecchio testo dell'articolo 2487, codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 18 gennaio 2011	.
Responsabilità degli amministratori - Dissesto desumibile da bilancio non pubblicato - Prescrizione - Decorrenza dalla dichiarazione di fallimento.
Qualora il dissesto sia desumibile dalla redazione di un bilancio mai pubblicato, il termine di prescrizione quinquennale per l'esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori può decorrere dalla successiva dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Fallimento - Pagamenti preferenziali - Lesione della par condicio creditorum - Rilevanza per i singoli creditori - Danno alla massa - Esclusione.
La lesione della par condicio creditorum conseguente al pagamento preferenziale di un creditore al posto di un altro può tutt’al più generare una contesa tra le posizioni soggettive individuali dei singoli creditori ma non anche un pregiudizio per la massa creditoria considerata nel suo complesso, la quale mantiene comunque la medesima consistenza anche in caso di pagamento preferenziale, qualunque sia il creditore beneficiato dal pagamento lesivo della par condicio tra quelli aventi diritto di partecipare al concorso; ne consegue che il curatore non è legittimato ad agire per il ristoro del danno subito direttamente ed individualmente dal singolo creditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Fallimento - Pagamenti preferenziali - Pregiudizio individuale di ciascun creditore - Determinazione al momento del riparto e dopo l'infruttuoso o insufficiente esercizio di azioni revocatorie o recuperatorie - Concorso del curatore per omesso esercizio delle azioni.
Il pregiudizio subito individualmente da ciascun creditore per effetto di pagamenti preferenziali eseguiti dall'imprenditore prima della dichiarazione di fallimento si delinea compiutamente e definitivamente solo con l'esecuzione del riparto finale nonché all'esito dell'esperimento infruttuoso o insufficiente di eventuali azioni revocatorie; tale danno sarebbe imputabile in via immediata e diretta agli amministratori solo nell'ipotesi in cui alla sua determinazione non abbia dato causa lo stesso curatore fallimentare che abbia omesso di esercitare per tempo le possibili azioni revocatorie e recuperatorie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Fallimento - Responsabilità degli amministratori - Onere del curatore di allegazione - Indicazione dei singoli atti gestori e rilevanti - Necessità.
Il curatore fallimentare che voglia far valere la responsabilità degli amministratori per violazione del dovere di cui all'articolo 2486, codice civile, ha l'onere di specificare i singoli atti gestori concretamente adottati dagli amministratori in violazione del ricordato dovere e di provare il danno derivato da tali comportamenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Fallimento - Responsabilità degli amministratori - Determinazione del danno - Criterio equitativo - Condizioni - Limiti.
Il danno provocato dagli amministratori che abbiano violato il dovere di cui all'articolo 2486, codice civile, può essere determinato in via equitativa nel caso di fallimenti di società per le quali si deduca una notevole anteriorità della perdita del capitale rispetto alla dichiarazione di insolvenza. In queste ipotesi, si tratta di valutare un complesso di attività, a volte attraverso documentazione contabile non del tutto chiara o completa, con particolare difficoltà nell'individuare in modo sufficientemente circostanziato le operazioni non coerenti con il fine conservativo, sicché si può fare ricorso a criteri presuntivi sintetici di allegazione e dimostrazione che si basano sulla verosimiglianza nel caso concreto dell'imputazione che sia causa di un certo risultato negativo nel patrimonio sociale. In tale ipotesi, si potrà dunque ritenere assolto l'onere di allegazione quando il curatore fallimentare deduca che la perdita del capitale e lo stato di scioglimento della società siano anteriori alla dichiarazione dello stato d'insolvenza, o alla formale messa in liquidazione della società e affermi che gli amministratori hanno proseguito l'attività d'impresa provocando un'ulteriore perdita, superiore rispetto a quella registrata al momento dello scioglimento di fatto alla luce della differenza tra i diritti patrimoniali individuati, da un lato, alla data di scioglimento di fatto e, dall'altro, alla data della dichiarazione di fallimento, salvo valutare se l'ipotizzato incremento dello sbilancio si sia effettivamente verificato alla luce di una corretta comparazione tra i due dati contabili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Responsabilità degli amministratori - Articolo 2486 c.c. - Dovere di conservare il patrimonio sociale - Interpretazione - Divieto di operazioni fonte di nuovo rischio di impresa - Compimento di atti conservativi - Liceità.
Istituto di credito cooperativo – Liquidazione coatta amministrativa – Violazione delle norme sulla valutazione del merito creditorio – Nota ispettiva della Banca d'Italia – Accertamento della perdita patrimoniale e della sua riconducibilità alle condotte del direttore e degli amministratori – Azione di responsabilità – Fumus boni juris – Insussistenza. (12/10/2010)
Il fatto che una nota ispettiva della Banca d’Italia riconduca la perdita di bilancio alla inadeguata considerazione del merito creditorio degli affidati, non costituisce, di per sé, elemento sufficiente a ritenere sussistente o comunque probabile la responsabilità del direttore e degli amministratori, specialmente nel caso in cui non risulti accertata o provata la definitiva perdita delle poste patrimoniali e la riconducibilità delle stesse alle condotte dei suddetti. (Fattispecie in tema di sequestro conservativo richiesto nell’ambito di un giudizio di responsabilità promosso da liquidazione coatta amministrativa di istituto di credito cooperativo nei confronti del direttore e degli amministratori per violazioni nella concessione e valutazione del merito creditizio). (Franco Benass) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere 01 ottobre 2010	.
E’ idonea a far decorrere il dies a quo del termine di prescrizione dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori la pubblicazione del bilancio che riporti un risultato negativo consistente, tale da azzerare del tutto il capitale sociale e tale dunque da imporre l’adozione degli adempimenti di cui agli articoli 2446 e 2447 del codice civile. (fb) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 25 maggio 2010	.
In tema di azione di responsabilità contro amministratori e sindaci, ai sensi degli artt. 2393 e 2394 cod. civ., la decorrenza del termine di prescrizione quinquennale (dal momento in cui il patrimonio sociale risulti insufficiente al soddisfacimento dei crediti sociali) può essere anteriore o posteriore alla dichiarazione di fallimento o all'assoggettamento dell'impresa alla liquidazione coatta amministrativa e può non coincidere con la dichiarazione dello stato di insolvenza, ma presuppone che detta insufficienza - intesa come eccedenza delle passività sulle attività del patrimonio netto dell'impresa o insufficienza dell'attivo sociale a soddisfare i debiti della società - sia oggettivamente conoscibile dai creditori. Ai fini dell'individuazione del momento di esteriorizzazione dell'insufficienza patrimoniale antecedente al fallimento o alla messa in liquidazione coatta amministrativa, è senz'altro idoneo il bilancio di esercizio, tenuto conto della sua opponibilità "erga omnes" e della sua leggibilità anche per operatori non particolarmente qualificati. In base a tali principi non possono residuare dubbi circa le necessità della esteriorizzazione dello stato di deficit patrimoniale per la individuazione del dies a quo dei rimedi in discorso e, comunque, sulla necessità che sia l’amministratore convenuto a provare il manifestarsi dello steso in periodo antecedente alla dichiarazione di fallimento della compagine gestita. (fb) (riproduzione riservata)
Tribunale Nola 01 marzo 2010	.
Società per azioni – Azione di responsabilità dei soci – Procedimento per sequestro conservativo – Litisconsorzio necessario della società – Sussistenza.
Nel procedimento per sequestro conservativo prodromico all'azione sociale di responsabilità promossa dai soci di minoranza ex art. 2393-bis cod. civ., sussiste il litisconsorzio necessario della società, sia in quanto il provvedimento di sequestro richiesto, ove concesso, sarà destinato, all’esito del giudizio di merito, a convertirsi in pignoramento in favore della società, sia in quanto, in caso di esito positivo dell’azione, i soci attori avranno diritto di ottenere dalla società il rimborso delle spese di giudizio e di quelle sopportate per l’accertamento dei fatti che il giudice non abbia posto a carico dei soccombenti o non sia possibile recuperare a seguito della loro escussione, e tra queste sicuramente sono da ricomprendersi anche le spese relative alla fase cautelare. (lds)
Tribunale Mantova 09 novembre 2009	.
Amministrazione straordinaria di imprese in crisi – Prosecuzione dell’attività in presenza di stato di insolvenza – Omessa richiesta di accertamento dello stato di insolvenza – Danno al patrimonio della società – Azione di massa – Legittimazione del commissario straordinario – Sussistenza. Stato di insolvenza – Prosecuzione dell’attività – Aggravamento del dissesto – Responsabilità di amministratori e sindaci – Emissione di prestiti obbligazionari – Responsabilità concorrente degli intermediari lead manager – Esclusione.
Il commissario straordinario di procedura di amministrazione straordinaria di impresa in crisi è legittimato a proporre l’azione di risarcimento dei danni subiti dalla società - e di riflesso dalla massa indistinta dei creditori che avrebbero subito un depauperamento del patrimonio sociale - in conseguenza del fatto illecito commesso da intermediari finanziari che, in qualità di lead manager nel collocamento di prestiti obbligazionari, abbiano, in concorso con gli amministratori e i sindaci della società che detti prestiti ha emesso, ritardato l’emersione dell’insolvenza e provocato l’aggravamento del dissesto delle società insolventi. (fb) (riproduzione riservata) Ove il danno dedotto in giudizio consista nell’aggravamento del dissesto come conseguenza della prosecuzione dell’attività di impresa, non è possibile affermare la corresponsabilità degli intermediari finanziari che in veste di lead manager abbiano collaborato e garantito l’emissione di prestiti obbligazionari per la ristrutturazione del debito; l’emissione di detti prestiti ha, infatti, funzione meramente strumentale e derivata rispetto all’unico fatto illecito di natura omissiva ascrivibile agli organi sociali che al momento opportuno non hanno chiesto l’accertamento dello stato di insolvenza. (fb) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 03 novembre 2009	.
Società a responsabilità limitata – Responsabilità degli amministratori – Prova del danno – Mancanza di elementi di contabilità – Liquidazione in via equitativa – Criterio della differenza tra attivo e passivo – Ammissibilità.
Quando ricorrono condizioni quali la totale mancanza di documentazione contabile relativa alla società ed alle convocazioni dell’assemblea, la mancata approvazione e deposito dei bilanci relativi a più anni ed il legale rappresentante della società abbia stipulato due contratti di cessione di azienda a prezzo irrisorio che hanno di fatto depauperato la società, è possibile ritenere provato il nesso di causalità tra la condotta degli amministratori ed altresì il danno da questi provocato per la liquidazione del quale è possibile far uso del criterio della differenza tra attivo e passivo fallimentare. (fb) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 29 ottobre 2009	.
Società – Collegio sindacale – Dimissione di sindaci effettivi – Subentro dei sindaci supplenti – Comunicazione – Necessità.
Se è vero che la disciplina delle dimissioni dei sindaci (art. 2401 codice civile) risponde all’esigenza di assicurare la continuità delle funzioni sindacali attraverso un meccanismo di sostituzione automatica o, in via residuale, mediante il ricorso all’assemblea per l’integrazione del collegio, è anche vero che appare condivisibile quell’opinione dottrinale secondo cui le dimissioni, per essere efficaci, devono comunque essere comunicate ai sindaci supplenti, posto che la conoscenza della effettività della funzione costituisce il presupposto indefettibile per l’adempimento dei doveri e l’esercizio dei poteri che la carica comporta (fattispecie in tema di azione di responsabilità). (fb) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 25 luglio 2009	.
Società a responsabilità limitata – Responsabilità degli amministratori – Azione dei creditori sociali – Modifiche introdotte dalla riforma del diritto societario – Applicazione delle norme ratione temporis – Criteri – Condizioni.
In tema di azione di responsabilità dei creditori sociali nei confronti di amministratori di società a responsabilità limitata, al fine di stabilire se, ratione temporis, al singolo caso debba essere applicata la disciplina introdotta dalla riforma del diritto societario ovvero quella precedentemente in vigore, si dovrà tener conto del fatto che il primo comma dell’originario art. 2394 codice civile attribuiva ai creditori sociali un vero e proprio diritto sostanziale e non una semplice legittimazione ad agire, con la conseguenza che si dovrà tener presente quanto affermato da Cass., Sez. lav., 28 settembre 2002, n. 14073: “Il principio dell'irretroattività della legge comporta che la legge nuova non possa essere applicata, oltre che ai rapporti giuridici esauriti prima della sua entrata in vigore, a quelli sorti anteriormente ed ancora in vita se, in tal modo, si disconoscano gli effetti già verificatisi del fatto passato o si venga a togliere efficacia, in tutto o in parte, alle conseguenze attuali e future di esso. Lo stesso principio comporta, invece, che la legge nuova possa essere applicata ai fatti, agli status e alle situazioni esistenti o sopravvenute alla data della sua entrata in vigore, ancorché conseguenti ad un fatto passato, quando essi, ai fini della disciplina disposta dalla nuova legge, debbano essere presi in considerazione in se stessi, prescindendosi totalmente dal collegamento con il fatto che li ha generati, in modo che resti escluso che, attraverso tale applicazione, sia modificata la disciplina giuridica del fatto generatore. In materia previdenziale, in particolare, nel caso in cui si verifichi una successione di leggi, la nuova legge, mentre non può incidere negativamente sul fatto generatore del diritto alla prestazione previdenziale, le cui condizioni di esistenza restano definitivamente regolate dalla legge abrogata, può legittimamente disciplinare gli effetti giuridici che derivano dal predetto fatto generatore, in quanto danno luogo a situazioni che si protraggono nel tempo successivo alla sua entrata in vigore. – Fonte CED” (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto di non dover applicare le norme introdotte dalla riforma del diritto societario in quanto i comportamenti rilevanti per la valutazione della responsabilità degli amministratori ed i relativi effetti dannosi si erano consumati in epoca precedente la novella). (fb) (riproduzione riservata)
Tribunale Nola 25 giugno 2009	.
Società quotate - Attività di vigilanza sulla gestione ai sensi dell'art. 149,comma 3, d.lgs. n. 58 del 1998 - Riscontro di irregolarità - Obbligo di comunicazione alla Consob - Sussistenza - Condizioni - Valutazione discrezionale - Esclusione - Omissione - Presunzione di colpevolezza - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie.
In tema di controllo sulla legittimità della gestione delle società quotate in borsa, ai sensi dell'art. 149, comma 3, del d.lgs. n. 58 del 1998, il collegio sindacale deve comunicare senza indugio alla Consob le irregolarità riscontrate nell'attività di vigilanza cui è tenuto, senza che tale adempimento sia subordinato ad una valutazione discrezionale; l'omissione di tale comunicazione è punibile, ai sensi dell'art. 193,comma 3, del d.lgs. citato, ove i sindaci non provino che la predetta inosservanza è dipesa dall'impossibilità di riscontro dell'irregolarità dovuta a caso fortuito o forza maggiore, applicandosi l'art. 3 della legge n. 689 del 1981, che pone una presunzione relativa di colpevolezza della condotta. (Principio affermato, "ratione temporis", in relazione ad una sanzione irrogata prima che l'art. 149 venisse modificato dall'art. 2 della legge n. 262 del 2005). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. II 10 febbraio 2009	.
Direttore generale - Responsabilità per danni alla società ed ai creditori - Esecuzione delle direttive degli amministratori - Autonomo rilievo operativo - Sussistenza.
Il direttore generale è investito di ampi poteri decisionali ed anche se agisce in posizione formalmente subordinata rispetto agli amministratori, assume spesso rilievo operativo pari o anche preminente. Il direttore è quindi responsabile verso la società, verso i creditori sociali e verso i singoli soci o terzi per i danni arrecati nell’esecuzione dei compiti affidatigli, rispondendo in solido con gli amministratori per l’inosservanza del dovere generale di vigilanza e essendo tenuto a rifiutarsi di dare attuazione alle direttive degli stessi amministratori se illegali o pregiudizievoli per la società. (fb)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere 13 gennaio 2009	.
Società per azioni - Amministratori - Direttore generale - Estensibilità della responsabilità prevista per gli amministratori – Condizioni.
All'interno della società per azioni, al direttore generale (nella specie di s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa) può essere estesa la stessa disciplina prevista per la responsabilità degli amministratori qualora la sua nomina sia stata prevista nell'atto costitutivo oppure sia stata deliberata dall'assemblea o dal consiglio di amministrazione, entrando in questi casi la sua figura, in posizione apicale, a far parte della struttura tipica della società. Al di fuori di tali ipotesi non esiste alcuna previsione normativa che consenta di estendere al direttore generale il regime di responsabilità, di per sé già eccezionale e speciale, riguardante gli amministratori. (Fonte CED Corte di Cassazione)
Cassazione civile 05 dicembre 2008	.
Fallimento - Azione di responsabilità esercitata dal curatore - Natura contrattuale - Conseguenze - Novità delle operazioni intraprese dopo lo scioglimento della società - Onere della prova - Spettanza - A carico dell'attore. , Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori - Legittimazione del curatore - Natura contrattuale dell'azione - Conseguenze - Novità delle operazioni successive allo scioglimento della società - Onere della prova - Spettanza - A carico del curatore - Effetti.
L'azione di responsabilità esercitata dal curatore del fallimento ai sensi dell'art. 146 legge fall., ha natura contrattuale e carattere unitario ed inscindibile, risultando frutto della confluenza in un unico rimedio delle due diverse azioni di cui agli artt. 2393 e 2394 cod. civ.; ne consegue che, mentre su chi la promuove grava esclusivamente l'onere di dimostrare la sussistenza delle violazioni ed il nesso di causalità tra queste ed il danno verificatosi, incombe, per converso, su amministratori e sindaci l'onere di dimostrare la non imputabilità a sè del fatto dannoso, fornendo la prova positiva, con riferimento agli addebiti contestati, dell'osservanza dei doveri e dell'adempimento degli obblighi loro imposti; pertanto, l'onere della prova della novità delle operazioni intraprese dall'amministratore successivamente al verificarsi dello scioglimento della società per perdita del capitale sociale, compete all'attore e non all'amministratore convenuto. (fonte CED – Corte di Cassazione)
Cassazione civile 29 ottobre 2008	.
Nonostante, dopo l’entrata in vigore della riforma del processo societario di cui al d.lgs. n. 6/03, non vi sia una disciplina che espressamente regoli l’azione di responsabilità dei creditori sociali nei confronti degli amministratori di società a responsabilità limitata per mancata conservazione del patrimonio sociale, si deve ritenere che tale azione sia comunque esperibile in virtù del divieto del neminem ledere di cui all’art. 2043 cod. civ. e che la legittimazione a proporla spetti sicuramente al curatore del fallimento in forza del rinvio per relationem contenuto nell’art. 146 legge fallimentare. (fb)
Tribunale Biella 21 ottobre 2008	.
Società - di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Verso i creditori sociali - Liquidazione coatta amministrativa - Azione di responsabilità esperita nei confronti di amministratori e sindaci - Presupposto - Insufficienza del patrimonio sociale - Significato - Termine Prescrizionale - Decorrenza iniziale - Coincidenza con l'assoggettamento alla procedura concorsuale - Sussistenza - Esclusione - Oggettiva conoscibilità per i creditori della manifestazione dell'insufficienza patrimoniale - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie.Prescrizione civile - Termine - Prescrizioni brevi - Società - Società di capitali in liquidazione coatta amministrativa - Amministratori e sindaci - Azione di responsabilità esercitata dal commissario liquidatore - Prescrizione quinquennale - Decorrenza - Oggettiva conoscibilità della insufficienza patrimoniale - Condizioni - Fattispecie.Obbligazioni in genere - Solidarietà - Litisconsorzio (integrazione del contraddittorio) - Azione di responsabilità verso amministratori e sindaci ex artt. 2393 e 2394 cod. civ. - Litisconsorzio facoltativo - Sussistenza - Interruzione del processo per decesso di una parte - Omessa riassunzione nei confronti degli eredi - Conseguenze - Estinzione del solo rapporto processuale interrotto - Configurabilità - Fondamento.Società - di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - In genere - Liquidazione coatta amministrativa - Azione proposta dal commissario contro amministratori e sindaci ex artt. 2393 e 2394 cod. civ. - Obbligazione solidale passiva - Sussistenza - Conseguenze - Natura facoltativa del litisconsorzio processuale - Effetti in tema di interruzione del processo con riguardo ad una sola parte - Mancata riassunzione - Estinzione relativa al singolo rapporto processuale interrotto - Fondamento - Fattispecie. In tema di azione di responsabilità contro amministratori e sindaci, ai sensi degli artt. 2393 e 2394 cod. civ., la decorrenza del termine di prescrizione quinquennale (dal momento in cui il patrimonio sociale risulti insufficiente al soddisfacimento dei crediti sociali) può essere anteriore o posteriore alla dichiarazione di fallimento o all'assoggettamento dell'impresa alla liquidazione coatta amministrativa e può non coincidere con la dichiarazione dello stato di insolvenza, ma presuppone che detta insufficienza - intesa come eccedenza delle passività sulle attività del patrimonio netto dell'impresa o insufficienza dell'attivo sociale a soddisfare i debiti della società - sia oggettivamente conoscibile dai creditori. Ai fini dell'individuazione del momento di esteriorizzazione dell'insufficienza patrimoniale antecedente al fallimento o alla messa in liquidazione coatta amministrativa, è senz'altro idoneo il bilancio di esercizio, tenuto conto della sua opponibilità "erga omnes" e della sua leggibilità anche per operatori non particolarmente qualificati. (La S.C. ha fatto applicazione del suddetto principio di diritto in una fattispecie nella quale l'azione era stata proposta dal commissario della società in liquidazione coatta amministrativa più di cinque anni dopo l'approvazione del bilancio che aveva evidenziato una notevole eccedenza del passivo e perdite pari al doppio del capitale sociale). (fonte: CED – Corte di Cassazione).In tema di azione di responsabilità promossa (nella specie, dal commissario della società in liquidazione coatta amministrativa) contro amministratori e sindaci, ai sensi degli artt. 2393 e 2394 cod. civ., si versa in un ipotesi di litisconsorzio facoltativo poiché la predetta responsabilità per fatti di "mala gestitì configura un'ipotesi di obbligazione solidale passiva; pertanto, il creditore, come è libero di agire in giudizio contro uno qualsiasi dei condebitori, così è libero di riassumere il processo, instaurato nei confronti di tutti i coobbligati e successivamente interrotto (nella specie, per la morte di alcuni appellati), nei confronti di uno soltanto di essi, senza necessità di disporre l'integrazione del contraddittorio nel giudizio di impugnazione (art. 331 cod. proc. civ.); ne consegue che, se si verifica una causa di estinzione con riguardo ad uno soltanto dei rapporti processuali (nella specie, per la mancata riassunzione nei confronti degli eredi della parte deceduta), questa non si estende all'intero processo ma dev'essere dichiarata unicamente con riferimento a quel rapporto. (fonte: CED – Corte di Cassazione).
Cassazione civile 25 luglio 2008	.
Responsabilità di amministratori e sindaci –Denuncia al collegio sindacale – Ricorso per ispezione giudiziaria - Tutela dei soci.
La denuncia al collegio sindacale prevista dall’art. 2408 cod. civ. ed il ricorso per ispezione giudiziaria ex art. 2409 cod. civ. costituiscono gli unici elementi che consentono la effettiva verifica del bilancio e la piena tutela dei soci di fronte alla cattiva gestione degli amministratori ovvero all’omesso controllo dei sindaci. (fb)
Società per azioni – Revoca di amministratore delegato - Ricorso ex art. 700 c.p.c. di soci rappresentanti un quinto del capitale – Inammissibilità.
Tribunale Mantova 19 aprile 2008	.
Società a responsabilità limitata – Responsabilità degli amministratori nei cofnronti dei creditori sociali – Sussistenza - Fondamento. Società a responsabilità limitata – Tardiva approvazione del bilancio – Danno alla società – Esclusione.
In seguito alle modifiche introdotte dal d. lgs. N. 6/2003, la legittimazione dei creditori all’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di società a responsabilità limitata trova il proprio fondamento nella tutela aquiliana del credito e quindi nell’art. 2043 cod. civ., con la conseguenza che il comportamento dannoso deve essere sorretto da dolo o colpa. (fb)La tardiva approvazione del bilancio non è, di per sé, fonte di responsabilità, essendo a tal fine necessario dimostrare il danno che ne è conseguito. (fb)
Tribunale Verona 27 febbraio 2008	.
Società a responsabilità limitata – Responsabilità degli amministratori nei cofnronti dei creditori sociali – Sussistenza - Fondamento.
In seguito alle modifiche introdotte dal d. lgs. N. 6/2003, la legittimazione dei creditori all’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di società a responsabilità limitata trova il proprio fondamento nella tutela aquiliana del credito e quindi nell’art. 2043 cod. civ., con la conseguenza che il comportamento dannoso deve essere sorretto da dolo o colpa. (fb)
Società a responsabilità limitata – Tardiva approvazione del bilancio – Danno alla società – Esclusione.
La tardiva approvazione del bilancio non è, di per sé, fonte di responsabilità, essendo a tal fine necessario dimostrare il danno che ne è conseguito. (fb)
Liquidatore – Ricorso per revoca ex art. 33 d.Lgs 5/2003 – Giusta causa di revoca.
Il concetto di giusta causa, tanto con riferimento alla revoca dei liquidatori, quanto con riferimento alla revoca dell’amministratore di società, presuppone, per giurisprudenza costante, una condotta che integri una grave violazione dei doveri inerenti al mandato. Detta condotta deve essere connotata da una certa gravità e valutata con riferimento a criteri meramente oggettivi, onde evitare che il giudizio sulla sussistenza della giusta causa di revoca si tramuti in una valutazione di merito attinente alla scelte gestionali che sono proprie della discrezionalità del liquidatore.La cessazione dell’attività di impresa, il licenziamento per giusta causa dei dipendenti, la mancata accettazione di una proposta di affitto finalizzata al successivo acquisto dell’azienda, la valutazione caso per caso delle singole esposizioni debitorie sono di per sé decisioni pienamente legittime, rientranti nell’alveo della discrezionalità propria degli amministratori prima e dei liquidatori dopo.
Tribunale Isernia 01 febbraio 2008	.
Il gruppo di società consiste in un’aggregazione di imprese formalmente autonome e indipendenti l’una dall’altra ma assoggettate tutte ad una direzione unitaria. Tutte sono sotto l’influenza dominante di un’unica società (la capogruppo) che direttamente o indirettamente controlla e dirige, secondo un disegno unitario, la loro attività d’impresa per il perseguimento di uno scopo unitario e comune a tutte le società del gruppo (cd. interesse di gruppo). In altre parole, nei gruppi, ad un’unica impresa sotto il profilo economico corrispondono più imprese sotto il profilo giuridico, restando fermo nel nostro ordinamento il principio cardine della distinta soggettività e della formale indipendenza giuridica delle società del gruppo. (fb)Nell’ambito del gruppo di società, il generale potere di direzione e coordinamento della capogruppo nei confronti delle società controllate esiste per il solo fatto dell’esistenza del gruppo e dei poteri che di fatto la capogruppo esercita e quindi indipendentemente da eventuali previsioni contenute negli statuti o regolamenti. (fb)Nel gruppo di società, gli amministratori delle società controllate che si adeguano alle disposizioni impartite dalla capogruppo sono comunque tenuti al controllo dei parametri di legalità delle decisioni assunte e sono personalmente responsabili delle loro decisioni nei confronti dei soci della società amministrata. A conferma di tale impostazione, depone anche l’obbligo di motivazione imposto dall’art. 2497 ter cod. civ. per le decisioni adottate dalle società soggette ad attività di direzione e coordinamento quando sono da questa influenzate, decisioni che devono essere analiticamente motivate e devono recare puntuale indicazione delle ragioni e degli interessi la cui valutazione ha inciso sulla decisione. (fb)
Tribunale Biella 17 novembre 2006	.
Anche dopo l’entrata in vigore del D.lgs. n. 5/2003, la società a responsabilità limitata continua ad essere legittimata (al pari del Curatore Fallimentare nella ipotesi di fallimento) a promuovere direttamente l’azione sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori
Tribunale Pescara 15 novembre 2006	.
La legittimazione processuale del legale rappresentante della società a promuovere azione di responsabilità nei confronti degli amministratori necessita, a’ sensi dell’art. 2393, 1° comma cod. civ., del presupposto indispensabile costituito dalla deliberazione assembleare o dalla deliberazione del collegio sindacale che approva la promozione dell’azione. In mancanza di tale presupposto, deve ritenersi improponibile anche il ricorso in sede cautelare volto ad ottenere il sequestro conservativo dei beni dell’amministratore a garanzia della promuovenda azione risarcitoria.
Tribunale Biella 19 maggio 2006	.
E’ ammissibile l’azione promossa dal Curatore fallimentare ex art. 146 l.f. nei confronti degli amministratori di società a responsabilità limitata.
Tribunale Mantova 14 settembre 2005	.
Nuovo diritto societario – Società a responsabilità limitata – Azione sociale di responsabilità – Legittimazione della società – Sussistenza.Nuovo diritto societario – Azione sociale di responsabilità e di revoca degli amministratori – Deliberazione dell’assemblea – Quorum.Nuovo diritto societario – Azione sociale di responsabilità degli amministratori – Deliberazione dell’assemblea – Discussione del bilancio – Necessità. Revoca di amministratori di società – Poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione – Prorogatio – Inapplicabilità.
Non è condivisibile l’argomentazione secondo cui la nuova formulazione normativa contenuta nel d. lgs. n. 6/03 dovrebbe far ritenere l’insussistenza della legittimazione della società ad agire con l’azione sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori, azione che sarebbe invece rimessa esclusivamente all’iniziativa dei singoli soci, in favore dei quali il rimedio è stato espressamente tipizzato.Depone inequivocabilmente in senso contrario l’espressa previsione normativa di cui al novellato art. 2476 c.c. , I comma, c.c., della liquidazione dei danni in favore della società in ipotesi di condanna dell’amministratore vocato in giudizio dal singolo socio, e della contestuale liquidazione delle spese in favore di quest’ultimo ex art. 2476, IV comma, c.c..Tali previsioni normative, infatti, si giustificano esclusivamente in ragione della veste di sostituto processuale del socio, il che impone di ritenere l’ovvia configurabilità dell’azione in capo alla società sostituita secondo i principi generali propri della sostituzione processuale.In tale ottica solamente si giustifica, poi, l’altra previsione normativa di cui all’art. 2476 c.c., IV comma, c.c., in forza della quale la società può transigere o rinunziare all’azione di responsabilità proposta dal singolo socio nei confronti dell’amministratore: si può, all’evidenza, rinunziare o transigere solo un’azione relativa ad un diritto proprio.La delibera di promozione dell’azione di responsabilità e quella di revoca degli amministratori, (materie esulanti per ovvi motivi dall’ambito decisionale tipico dei poteri di quest’ultimi) nella nuova disciplina normativa debbono essere prese, dall’assemblea dei soci ex art. 2479 c.c., con la maggioranza di cui all’ultimo comma, a mente del quale “salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, le decisioni dei soci sono prese con il voto favorevole dei soci che rappresentato almeno la metà del capitale sociale”.La norma di cui all’art. 2393 c.c. nel prevedere che la deliberazione concernente la responsabilità degli amministratori possa essere presa “in occasione della discussione” del bilancio, anche se non è indicata nelle materie da trattare, introduce una deroga al principio generale della necessaria preventiva informazione circa l’oggetto delle delibere assembleari.La ratio evidente è quella di consentire all’assemblea - nello esame dell’atto più importante degli amministratori, qual è la redazione del bilancio della società - di adottare le opportune misure a tutela degli interessi della compagine sociale, laddove dalla discussione relativa al detto bilancio emergano delle inadempienze o delle responsabilità degli amministratori, senza dover attendere i tempi di un’altra assemblea ad hoc convocanda.La dizione adoperata dal legislatore “in occasione della discussione”, allora, deve essere intesa siccome rivolta a consentire l’adozione della deliberazione della responsabilità, anche laddove l’esame del bilancio non arrivi a compimento mediante una delibera di approvazione o di non approvazione dello stesso, ma non può considerarsi comprensiva anche dell’ipotesi in cui nessuna discussione sul concreto andamento gestionale e delle allocazioni attive e passive via sia stato (Trib. Rimini, 24.9.2002 in Giur. It. 2003, 302; Trib. Milano, 15.12.1988, in Giur. It. 1989, I, II, 358; Trib. Verona, 10.11.1989, in Giur. It. 1990, I, 2, 578).In tale ipotesi, infatti, non ricorre nemmeno il nesso di “occasionalità” richiesto dalla norma, peraltro speciale (e quindi non applicabile al di là dei casi previsti dal legislatore) rispetto al principio generale sopra menzionato. Non è condivisibile la tesi secondo la quale gli amministratori in stato di prorogatio potrebbero compiere solo gli atti di ordinaria amministrazione, dovendosi preferire l’orientamento giurisprudenziale (Cass. Civ., n. 3652/1997), secondo cui gli organi scaduti (o dimissionari) possono compiere atti tanto di ordinaria, quanto di straordinaria amministrazione, non rinvenendosi nelle norme (art. 2385, commi I e II) che prevedono la detta prorogatio alcuna distinzione al riguardo.Nemmeno è condivisibile quell’orientamento giurisprudenziale che estende agli amministratori revocati la disciplina della prorogatio (Corte d’Appello Trento, 13.12.2001, in Vita Not. 2002, 887), in quanto rispetto ad essi la rescissione del nesso fiduciario, che è a fondamento del loro mandato, esclude l’operatività dei principi ricavabili dall’art. 2385 c.c. in ipotesi di naturale o volontaria cessazione dalla carica (Trib. Milano, 22.3.1993, in Società, 1993, 1081).
Tribunale Marsala 01 aprile 2005	.
La disposizione di cui all’art. 2476, co. III, c.c. tende ad assorbire l’intera casistica delle responsabilità degli organi di amministrazione delle società a responsabilità limitata. Il mancato richiamo dell'art. 2409 c.c. si configura quindi come una conseguenza di quella connotazione spiccatamente personalistica e di quella struttura eminentemente contrattuale della società a responsabilità limitata, introdotte con la novella. Non può pertanto condividersi quell’orientamento secondo il quale la disciplina di cui all’art. 2409 c.c. sarebbe applicabile anche alle s.r.l., quantomeno a quelle in cui sia presente il collegio sindacale, in virtù del richiamo contenuto nell’art. 2477, comma IV, c.c. alle disposizioni in tema di società per azioni. La questione di ultrattività delle disposizioni di cui all’art. 2409 c.c. non può porsi neppure in astratto, dal momento che l’autonomia negoziale non può trovare alcun margine d’intervento, derogatorio o residuale, rispetto ai presupposti delineati per l’accesso al controllo giudiziario e rispetto al contenuto della tutela normativamente apprestata.L’esercizio del potere di denunzia di cui all’art. 2409 c.c. appare dunque inammissibile, con riguardo ai soci di società a responsabilità limitata, già a far data dal 1° gennaio 2004.
Tribunale Bari 27 novembre 2004	.
Società a responsabilità limitata – Responsabilità dell’amministratore - Azione cautelare del socio – Legittimazione - Revoca dell’amministratore – Nomina di amministratore giudiziario - Sequestro conservativo.
La riforma del diritto societario ha quasi integralmente soppresso il controllo giudiziario sull’amministrazione delle società a responsabilità limitata di cui all’art. 2409 c.c. ed ha correlativamente attribuito a ciascun socio la legittimazione all’esercizio dell’azione sociale di responsabilità con la possibilità (art. 2476 c.c.) di chiedere “altresì”, in caso di gravi irregolarità nella gestione, che sia adottato un provvedimento cautelare di revoca degli amministratori. Tale facoltà rientra nelle ipotesi di sostituzione processuale in cui eccezionalmente, ex art. 81 c.p.c., taluno “può far valere in giudizio in nome proprio un diritto altrui”. Il socio è, quindi, autorizzato ad esercitare in nome proprio, ma nell’interesse della società, l’azione di responsabilità normalmente promossa dalla società stessa a tutela dei propri diritti e potrà chiedere in via cautelare tutti i provvedimenti tipici previsti dall’ordinamento cui sia strumentale la relativa pronuncia di merito, tra i quali non può che rientrare il sequestro conservativo dei beni dell’amministratore.E’, tuttavia, opportuno precisare che, a causa del venir meno dell’applicabilità alle s.r.l. dell’istituto del controllo giudiziario ex art. 2409 c.c., non residua in capo al Tribunale alcun potere di nomina di un amministratore giudiziale, potere riservato unicamente ai soci, una volta che sia stata disposta la revoca dell’amministratore in carica ai sensi dell’art. 2479, comma 1 n. 2 c.c.
Tribunale Catania 14 ottobre 2004	.
Processo societario – Azione di responsabilità contro gli amministratori – Procedimento cautelare di revoca degli amministratori – Incostituzionalità – Manifesta infondatezza.Processo societario – Azione cautelare di revoca degli amministratori proposta ante causam – Ammissibilità – Legittimazione.(156-m3)Processo societario – Azione cautelare di revoca degli amministratori – Pronuncia sulle spese – Necessità. E’ manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell’art. 2476, 3° comma c.c. nella parte in cui prevede la revoca dell’amministratore come misura cautelare strumentale ad un’azione di merito avente un mero contenuto risarcitorio. L’azione cautelare di revoca degli amministratori prevista dall’art. 2476, 3° comma c.c., può essere proposta anche ante causam. L’esperibilità della tutela cautelare ante causam prevista nelle disposizioni del procedimento cautelare uniforme (art. 669 ter c.p.c.), non derogate sul punto dall’art. 23 D.lgs.n.5/2003, costituisce, infatti, regola generale dell’ordinamento processuale, finalizzata alla più ampia tutela delle posizioni soggettive e, pertanto, può subire deroghe solo ove queste siano dal legislatore esplicitate. La legittimazione a proporre detta azione spetta esclusivamente al socio. L’azione cautelare di revoca degli amministratori prevista dall’art. 2476, 3° comma c.c., rientra nei provvedimenti cautelari di cui all’art. 23 d. lgs. n. 5/03, per cui è necessaria la pronuncia in ordine alle spese del procedimento.
Tribunale Roma 28 settembre 2004	.
Nuovo diritto societario – Società a responsabilità limitata – Azione sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori – Legittimazione della società – Sussistenza.Nuovo diritto societario – Società a responsabilità limitata – Azione sociale di responsabilità – Legittimazione del curatore fallimentare – Sussistenza.Nuovo diritto societario – Società a responsabilità limitata – Azione di responsabilità dei creditori sociali – Applicazione dell’art. 2043 c.c. – Sussistenza.Nuovo diritto societario – Società a responsabilità limitata – Fallimento – Legittimazione del curatore all’esercizio d dell’azione dei creditori e dell’azione sociale di responsabilità – Sussistenza.
Anche dopo l’entrata in vigore del d. lgs. n. 5/2003, le cui modifiche di carattere processuale si applicano anche ai giudizi pendenti, la società a responsabilità limitata continua ad essere legittimata a promuovere direttamente l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, desumendosi ciò dai principi generali e dal fatto che quella promossa dai singoli soci non è altro che l’azione sociale. Anche dopo l’entrata in vigore del d. lgs. n. 5/2003, le cui modifiche di carattere processuale si applicano anche ai giudizi pendenti, permane in capo al curatore fallimentare la legittimazione all’esercizio dell’azione sociale di responsabilità e ciò in virtù di quanto dispone l’art. 146 l. fall. e gli artt. 42 e 43, secondo i quali il curatore subentra nell’amministrazione del patrimonio sociale ed è l’unico legittimato a stare in giudizio nelle controversie relative ai rapporti compresi nel fallimento. Non è condivisibile l’opinione secondo la quale l’omessa previsione nella riforma del diritto societario dell’azione di responsabilità dei creditori sociali delle s.r.l. ha comportato l’eliminazione di tale rimedio dall’ordinamento.La legittimazione dei creditori sociali a promuovere l’azione per i danni derivanti dalla mancata conservazione del patrimonio sociale discende, infatti, dall’applicazione della norma generale di cui all’art. 2043 c.c., della quale l’art. 2394 costituisce solo uno dei riconoscimenti legislativi della cd. tutela aquiliana dei diritti di credito e della risarcibilità dei danni riflessi; la rilevanza giuridica del “bene della vita” rappresentato dall’interesse dei creditori alla conservazione della garanzia patrimoniale può desumersi anche da altri dati normativi e dai principi generali. Deve quindi concludersi che, anche in mancanza di una espressa previsione di legge, la legittimazione dei creditori sociali a promuovere l’azione di responsabilità per i danni derivanti dalla mancata conservazione del patrimonio sociale (danni cd. Riflessi causati dalle condotte sanzionate dall’art. 2394 c.c.) discende dall’applicazione della norma generale di cui all’art. 2043 c.c. Il fatto che, con la riforma del diritto societario, non sia stata prevista, per le s.r.l., una norma che richiami la disciplina delle s.p.a. (così come avveniva con il previdente art. 2487 c.c.), non significa che sia venuta meno la legittimazione sostitutiva del curatore, dovendosi valorizzare le disposizioni della legge fallimentare con particolare riferimento all’art. 146 co. 1° e 240 l. fall.. L’art. 146 deve essere letto nel senso che lo stesso richiami, per relationem, le vigenti disposizioni che regolano la responsabilità degli amministratori delle s.r.l., ossia l’art. 2476 c.c. (per l’azione sociale) e l’art. 2043 c.c. ovvero l’art. 2394 c.c. (per l’azione dei creditori per i danni riflessi), nonché gli artt. 2485 co. 1° c.c., 2486 c.c. e 2497, co. 2° c.c. novellati. L’art. 240 l. fall., non novellato, prevede, poi, la legittimazione sclusiva del curatore a costituirsi parte civile nel processo penale, salvo che per il risarcimento dei danni arrecati direttamente a singoli creditori (i quali rimangono, in detti limiti, unici legittimati a costituirsi parte civile).Dal combinato disposto di cui agli artt. 146 e 2401. fall. si desume, quindi, che sia in sede civile, sia in sede penale il curatore rimane legittimato in via esclusiva ad esercitare le azioni per il risarcimento dei danni arrecati alla società e per il risarcimento dei danni riflessi subiti dai creditori sociali.
Tribunale Napoli 12 maggio 2004	.

References: Articolo 2486
 art. 2393
 art. 2394
 art. 2409
 art. 700
 art. 33
 art. 146
 art. 2476
 art. 2476
 art. 2479
 art. 81
 art. 2409
 art. 2487