Source: https://francescocolaci.wordpress.com/2011/03/
Timestamp: 2019-11-19 04:38:41+00:00

Document:
marzo | 2011 | Francesco Colaci's BLOG
PEREQUAZIONE AUTOMATICA DEFINITIVA PENSIONI ANNO 2011
Si richiama l’attenzione sulla circolare Inps n.60 del 30 marzo 2011 riguardante l’argomento riportato nel titolo,di cui si evedenzia quanto segue.
Premesso che con la circolare n. 167 del 30 dicembre 2010 l’Istituto ha cmunicato che è stato comunicato che il decreto del 19 novembre 2010, emanato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 279 del 29 novembre 2010, aveva fissato nella misura dello 1,4 per cento l’aumento di perequazione automatica da attribuire alle pensioni, in via previsionale, per l’anno 2011.;Considerato che L con nota del 17 gennaio2011 l’Istat hacomunicato che la variazione percentuale verificatasi negli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi, tra il periodo gennaio 2009 – dicembre 2009 e il periodo gennaio 2010 – dicembre 2010 è risultata pari al 1,6 per cento.
viene asserito che detto valore rappresenta l’indice di perequazione automatica da attribuire alle pensioni, in via definitiva, per l’anno 2011.
Fermo restando che, a norma di quanto disposto dal citato decreto ministeriale, il conguaglio di perequazione spettante per l’anno 2011 sarà effettuato in sede di perequazione per l’anno 2012, si è proceduto per il momento alla rideterminazione, sulla base della predetta percentuale del 1,6 per cento, del massimale di retribuzione pensionabile con l’aliquota del 2 per cento annuo e delle fasce pensionabili con le aliquote di rendimento decrescenti di cui alla tabella allegata alla legge 11 marzo 1988, n.67, e all’articolo 12 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503.
Inoltre è da prendere tto che sulla base del trattamento minimo di pensione per l’anno 2011, quale risulta con l’applicazione dell’aumento di perequazione del 1,6 per cento (euro 468,35 mensili), si è proceduto altresì alla rideterminazione del minimale retributivo per l’accredito dei contributi ai fini del diritto a pensione, a norma dell’articolo 7, comma 1, della legge 11 novembre 1983, n. 638, e dell’articolo 1, comma 2, della legge 7 dicembre 1989, n. 389. Resta comunque fermo che il trattamento minimo per l’anno 2011 viene erogato nella misura risultante sulla base del coefficiente di perequazione automatica del 1,4 per cento stabilita con decreto ministeriale 19 novembre 2010, salvo conguaglio in sede di perequazione per l‘anno 2012.
Peraltro la circolare sottolinea che stati rideterminati i limiti di reddito relativi all’anno 2011 ai fini della riduzione percentuale delle pensioni ai superstiti e degli assegni di invalidità a norma dell’articolo 1, commi 41 e 42, della legge 8 agosto 1995, n. 335 ed infine che
a)è stato aggiornato il massimale di retribuzione imponibile di cui all’articolo 2, comma 18, della legge n. 335 del 1995, utilizzato per il calcolo del contributo di solidarietà di cui all’articolo 67 della legge n. 488 del 1999 ;
b) i limiti di reddito per l’integrazione al minimo e per le pensioni sociali potranno essere adeguati soltanto in occasione dell’aggiornamento degli importi del trattamento minimo e della pensione e assegno sociale che viene effettuato normalmente in occasione del rinnovo delle pensioni per l’anno successivo, con il conguaglio tra perequazione provvisoria e definitiva ;
c) le procedure di calcolo delle pensioni sono aggiornate sulla base dei dati rideterminati con l’applicazione della predetta percentuale di perequazione automatica del 1,6 per cento accertata dall’ISTAT per l’anno 2011.
Alla circolare in questione risultano allegate le tabelle aggiornate sulla base della percentuale di variazione del 1,6 per cento, in sostituzione delle tabelle F, G, O, R, S e T trasmesse in allegato alla circolare n. 167 del 30 dicembre 2010 ,che possono essere consultate accedendo al sito inps.it
INPDAP:AGGIORNAMENTO FASCE RETRIBUZIONE E ALIQUOTE RENDIMENTO PER CALCOLO TRATTAMENTI QIESCIENZA E MASSIMALE CONTRIBUTIVO
In relazione all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT per l’anno 2010,che è pari al 1,6% l’Inpdap con nota operativa n.15 del 29marzo 2011 comunica
le fasce di retribuzione e le aliquote di rendimento aggiornate per il calcolo dei trattamenti di quiescenza nelle relative tabelle riepilogative.
A) FASCE DI RETRIBUZIONE E ALIQUOTE DI RENDIMENTO.
Il massimale annuo della base contributiva e pensionabile previsto dall’art. 2, comma 18, della legge 8 agosto 1995 n. 335, per i nuovi iscritti dall’1/1/1996 a forme pensionistiche obbligatorie e per coloro che optano per la pensione con il sistema contributivo, rivalutato in base all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati calcolato nella misura del 1,6 per cento, è pari, per l’anno 2011, ad Euro 93.621,38.
CIRCOLARE MINISTERO LAVORO EFFETTI NOTIFICAZIONE ILLECITI
Con la circolare n.10 del 28 marzo 2011 ilMinistero del Lavoro ha ritenuto fi chiarire alcuni aspetti conseguenti alla contestazione e notificazione degli illeciti attraverso il verbale unico con particolare riferimento all’individuazione del dies a quodal quale comincia a decorrere il termine per il pagamento delle sanzioni in misura ridotta (60 giorni), ex art. 16 L. n. 689/1981, qualora con il verbale unico siano irrogate sanzioni relative sia ad illeciti oggetto di diffida sia ad illeciti non diffidabili.
Premessso che sul punto va evidenziato che il Legislatore, all’art. 33, comma 5, della L. 183/2010, ha stabilito che “ove da parte del trasgressore o dell’obbligato in solido non sia stata fornita prova al personale ispettivo dell’avvenuta regolarizzazione e del pagamento delle somme previste, il verbale unico (…) produce gli effetti della contestazione e notificazione degli addebiti accertati nei confronti del trasgressore e della persona obbligata in solido ai quali sia stato notificata alla efficacia della notificazione” ,significando che in altri termini, qualora nel verbale unico si provveda contestualmente, per taluni illeciti, a diffidare il trasgressore e, per altri illeciti, a richiedere il pagamento delle relative sanzioni in misura ridotta, il termine di 60 giorni previsto dal citato art. 16 della L. n. 689/1981 decorre necessariamente dalla scadenza dei termini già individuati dal Legislatore del Collegato lavoro ai fini della ottemperanza alla diffida e del relativo pagamento degli importi in misura minima (45 giorni in tutto ovvero 15 giorni nelle ipotesi in cui trova applicazione la c.d. diffida ora per allora).
Ciò in quanto il Legislatore, con il richiamato art. 33, comma 5, ha inteso produrre “gli effetti della contestazione e notificazione degli addebiti accertati nei confronti del trasgressore e della persona obbligata in solido” solo dopo lo spirare del termine utile per l’adempimento degli obblighi derivanti dalla diffida impartita dal personale ispettivo.
Resta fermo che il termine dei 60 giorni per aderire alla c.d. conciliazione amministrativa di cui all’art. 16 della L. 689/1981 decorre invece dalla ricezione del verbale unico qualora nello stesso siano presenti esclusivamente illeciti non diffidati.
CHIARIMENTI INPS DS LAVORATORI SOSPESI E MOBILITA’ IN DEROGA
Si richiama l’attenzione sul Messaggio Inps n.7570 del 29 marzo 2011 contenente i chiarimenti di cui al titolo,che di seguito si riportano.
1.Per quanto riguarda l’indennità di disoccupazione prevista dall’art. 19 legge n. 2/2009 in favore dei lavoratori sospesi per crisi aziendali e occupazionali ,il messaggio ricorda che il flusso di lavoro prevede la liquidazione dell’intera prestazione alla fine del periodo di sospensione
Per potere istruire la domanda, è necessario che l’EBAM abbia effettuato il pagamento della quota di propria competenza relativa al primo mese di sospensione. Deve inoltre essere verificata la presenza delle rendicontazioni mensili che l’azienda deve comunicare entro il 20° giorno del mese successivo a quello di fruizione della sospensione ,mentre situazioni particolari dovranno essere valutate caso per caso, fermo restando il principio della massima tempestività possibile nella erogazione della prestazione in oggetto ed infine che l’eventuale esaurimento dei fondi EBAM, da comunicare da parte della Direzione Regionale Inps, che comporterà la chiusura di tutte le domande di indennità di disoccupazione per sospensione ancora in liquidazione.
2.Riguardo all’ Indennità di mobilità in deroga ,viene preliminarmnte ricordato il messaggio n. 27995 del 8/11/2010 (Disposizioni in materia di concessione e/o proroga, in deroga alla vigente normativa, del trattamento di cassa integrazione guadagni ordinaria e/o straordinaria, di mobilità e di disoccupazione speciale in favore di lavoratori dipendenti di imprese ubicate nella Regione MARCHE) ,in cui si stabilisce che un lavoratore decade dalla prestazione in oggetto nel caso in cui sia stato assunto a tempo indeterminato o collocato in pensione prima della data di fine concessione del trattamento in deroga.
Invece la circolare n. 5/2010 (incentivi per l’assunzione di lavoratori destinatari di ammortizzatori in deroga) prevede la possibilità, al termine del rapporto di lavoro a tempo determinato per il quale il datore di lavoro percepisce l’incentivo, di riprendere a godere dell’ammortizzatore sociale per il periodo rimanente.
Tenuto conto di quanto indicato nei documenti citati, il Messaggio in esame precisa che l’indennità di mobilità in deroga resta sospesa per tutto il periodo in cui il lavoratore viene assunto con contratto a tempo determinato o, se assunto a tempo indeterminato, non supera il relativo periodo di prova. Il periodo di assunzione di cui al punto precedente deve essere considerato neutro ai fini della durata complessiva dell’indennità, nel rispetto dei limiti temporali previsti dagli accordi regionali vigenti in materia di ammortizzatori sociali in deroga
Infine con riferimento all’Accordo dellaRegione Marche che prevede l’erogazione della mobilità in deroga a tutti i lavoratori dipendenti che non possano fruire di altri ammortizzatori, il Messaggio citato afferma che fermo restando il controllo del requisito soggettivo, é possibile il pagamento anche per i lavoratori domestici.
Si richiama l’attenzione sulle seguenti decisioni della Corte di Cassazione in materia di lavoro e legislazione sociale ,con riferimento ale questioni affrontate:
Sentenza 20 gennaio 2011, n. 1253
Condotte datoriali, quali la richiesta di svolgimento di lavoro straordinario, l’assunzione di nuovi lavoratori o la devoluzione all’esterno dell’impresa di parte della produzione, successive al licenziamento collettivo, non sono suscettibili di incidere sulla validità del licenziamento stesso, una volta che la procedura di mobilità si sia svolta nel rispetto dei vari adempimenti previsti dagli5 della legge n. 223 del 1991, ove non risulti la necessità di colmare vuoti di organico originati ingiustificatamente dal processo di ristrutturazione, e ove non si sia in presenza di un ampliamento dell’attività economica dell’impresa, non giustificata sulla base delle ragioni che hanno portato alla riduzione del personale, sicché non sarebbe neppure sufficiente dedurre che vi è stata l’assunzione di nuovi lavoratori per escludere sic et simpliciter la legittimità del ricorso alla procedura di mobilità
Sentenza 11 febbraio 2011, n. 3383
Con tale sentenza la Corte territoriale dà per scontato che, dato il tipo di compiti affidati alla ricorrente, la subordinazione va misurata sulla base di parametri attenuati (cfr., da ultimo, Cass. 19 aprile 2010 n. 9251), ma sostanzialmente rileva che, proprio sulla base di tali indicatori, nel rapporto dedotto appare prevalente l’aspetto relativo al godimento del locale utilizzato come abitazione dalla A. di cui l’attività lavorativa di quest’ultima costituiva mero corrispettivo (cfr., per la distinzione dal lavoro subordinato compensato anche con il godimento di un alloggio Cass. 29 dicembre 1998 n. 12871).
La Corte esclude infatti che i compiti della Aggio attenessero alla custodia dell’impianto, avendo accertato, con valutazione di fatto delle risultanze istruttorie di sua esclusiva competenza – e che il ricorso tenta di contrastare attraverso una inammissibile rivisitazione dell’intero materiale istruttorio, per proporne in questa sede di legittimità una rivalutazione nell’ambito di un giudizio di merito -, che l’unico incarico riguardava la pulizia dei piccoli uffici situati presso l’impianto e l’apertura la mattina e la chiusura la sera (alle 19 e occasionalmente più tardi) dei cancelli dell’impianto. Per cui le considerazioni in diritto che la difesa della ricorrente ritiene di trarre dall’affidamento a questa di compiti di custodia appaiono non pertinenti rispetto alla realtà accertata in giudizio.
Ma anche per ciò che riguarda il preteso inserimento dell’opera della A. nella organizzazione aziendale (inserimento che, per essere significativo sul piano considerato, deve comunque avvenire mediante subordinazione), la descrizione dei modesti compiti una volta per tutte ad essa affidati (e con ampia libertà di orario quanto a quelli di pulizia) finisce per rendere evanescente nella motivazione della sentenza la stessa percepibilità di siffatto elemento, come di ogni altro riferibile al tipo di rapporto rivendicato.
Né d’altronde emergono dal ricorso indicazioni di fatti significativi trascurati o male interpretati dalla Corte territoriale e in grado di rimettere in discussione la decisione.
In conclusione appare quindi non censurabile la qualificazione operata dalla Corte territoriale di un rapporto in cui la prestazione lavorativa autonoma rappresenta il mero corrispettivo del godimento di un immobile, in corrispondenza della funzione propria assegnata dalle parti al rapporto medesimo
Sentenza 21 febbraio 2011, n. 4149
Al riguardo è opportuno rammentare che, come questa Corte ha già avuto modo di precisare (Cass. sez. lav. n. 9141 del 13/5/2004), “nel rapporto di lavoro subordinato, il carattere vicario delle mansioni svolte preclude il diritto del sostituto all’inquadramento nella qualifica superiore del sostituito, e lo stesso diritto alla maggiore retribuzione per il periodo della sostituzione, sia quando la sostituzione non abbia riguardato mansioni proprie della qualifica rivendicata né comportato l’assunzione dell’autonomia e della responsabilità tipiche della qualifica stessa, sia quando le mansioni proprie della qualifica del sostituto comprendano compiti di sostituzione di dipendenti di grado più elevato. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva rigettato la richiesta di riconoscimento della superiore qualifica di funzionario, proposta da dipendente del B. di N. avente la qualifica di vice capo ufficio, grado 9.0, che, in conformità all’ordinamento interno del B., aveva svolto i compiti previsti per gli impiegati di prima classe, grado 10.0) (in senso conforme v. anche Cass. sez. lav. n. 14738 del 30/12/1999).
Sentenza n. 6806 del 24 marzo 2011,
In merito alla deduzione della remunerazione dell’amministratore, il quale sia anche socio di una società in nome collettivo.l’Agenzia delle Entrate aveva notificato un accertamento per il recupero delle imposte indebitamente dedotte ad una snc di Ponte San Pietro, la quale lo aveva impugnato con successo davanti alla Commissione Tributaria Provinciale. La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia conferma il giudizio di primo grado, ma la Corte di Cassazione ribalta le sorti della vicenda e accoglie il ricorso dell’amministrazione finanziaria, alla luce della seguente considerazione: la deduzione dei costi per la remunerazione dell’amministratore, qualora siano maggiori di quelli dovuti in quanto socio, è ammessa solo se si dimostra che l’attività di socio è quella prevalente.
Sentenza n. 6625/2011
Risulta sancito che non può considerarsi assolto l’onere di “repechage” del dipendente licenziato se l’azienda propone un’attività di natura non subordinata esterna all’azienda, quale si configura il lavoro con contratto di sub-agenzia. In particolare, nei confronti del dipendente assunto precedentemente con un contratto di lavoro dipendente, l’azienda non può considerare assolto l’onere di “repechage” offrendo un contratto di sub-agenzia (quindi lavoro autonomo ed esterno all’azienda), che non garantisce – sostiene la Corte – le stesse garanzie reali in termini di flusso di lavoro e di reddito, soprattutto quando l’azienda offre ad altri dipendenti un posto fisso. In questa situazione, quindi, il datore non può licenziare il lavoratore per giustificato motivo oggettivo motivando tale provvedimento con il “rifiuto di accettare qualsiasi ipotesi di ricollocazione tra quelle prospettate dall’azienda”.
Sentenza n. 6298/2011
Risulta chiarito che, in presenza di trasformazione di un contratto di formazione e lavoro in contratto di lavoro a tempo indeterminato, ovvero in caso di assunzione a tempo indeterminato sulla base di chiamata diretta entro i dodici mesi dal momento della cessazione del contratto di formazione e lavoro, la disposizione di cui all’art. 3 del DL n. 726/1984 in base alla quale il periodo di formazione e lavoro va computato nell’anzianità di servizio, vale anche in materia economica.
Nello specifico la Suprema Corte ha sottolineato che il beneficio, di cui alla disposizione legislativa citata, va considerato valido anche in relazione alle disposizioni in materia economica contenute nei diversi CCNL, prime fra tutte quelle relative alla concessione di somme a titolo di anzianità.
Sentenza n. 6633 del 23 marzo 2011
Risulta stabilito l’inapplicabilità di quanto previsto dal Collegato Lavoro in tema di risarcimento del danno per licenziamento illegittimo, così come previsto dall’art. 32 della norma.
Nello specifico la Suprema Corte ha sottolineato che “(…) costituisce condizione necessaria per poter applicare nel giudizio di legittimità, ed a prescindere dalla riferibilità pur a tale giudizio della disposizione dell’articolo 32 del Collegato, che estende retroattivamente i nuovi criteri di determinazione del danno, che la nuova disciplina del rapporto controverso sia pertinente alle censure formulate, tenuto conto della natura del giudizio di legittimità, il cui perimetro è limitato dagli specifici motivi del ricorso (…)”.
Sentenza n. 6500 del 22 marzo 2011
Risulta stabilito che non può essere licenziato per giusta causa il lavoratore che si azzuffa con un collega davanti agli altri.
La decisione presa dalla Corte si basa sul fatto che il comportamento del lavoratore, contrario alle più comuni norme etiche e civili, pur essendo previsto tra le ipotesi di licenziamento per giusta causa dal contratto collettivo, può essere escluso da queste stesse ipotesi dal giudice se questo ravvisa che tale comportamento non ha fatto venir meno il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore, condizione necessaria per poter procedere a licenziamento per giusta causa
sentenza n. 6375 del 21 marzo 2011 Risulta respinto il ricorso il ricorso di un un’azienda sottolineando che il lavoratore (in malattia per una distorsione alla caviglia) “si era adeguato alle prescrizioni del suo medico curante” e che “la ripresa di alcune attività della vita privata”, come fare la spesa, “non è evidentemente comparabile con un’attività lavorativa a tempo pieno”.
Pertanto se il medico consiglia al malato di uscire di casa, passeggiare e fare la spesa, il datore di lavoro non può considerare il dipendente guarito e licenziarlo per assenza ingiustificata e in malafede dal luogo del lavoro
A favore del lavoratore hanno giocato, infatti, i rilievi strumentali che dimostravano l’infortunio, la documentazione mediche fornite (“provenienti anche dall’Inail, ente previdenziale pubblico”) e sulle terapie seguite che dimostrava la volontà di favorire la guarigione. E soprattutto la testimonianza del medico curante che aveva prescritto al malato di compiere movimento e, in particolare, di camminare.
Sentenza 22 marzo 2011 n. 6498
Le riprese a circuito chiuso sono utilizzabili anche per accertare eventuali illeciti dei dipendenti. Il divieto di monitorare l’attività dei lavoratori attraverso impianti audiovisivi, infatti, non si applica qualora il controllo serva a tutelare il patrimonio aziendale.
sentenza n.6908 del 20 marzo 2011
Le Fiamme gialle non possono, senza l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica, fare accertamenti fiscali nei locali in cui il professionista ha la residenza. Anche se si tratta dello studio.
Sentenza n.6734 del 24 marzo 2011
Se l’azienda, e nella fattispecie una snc, non impugna il decreto ingiuntivo, lo stesso atto diventa definitivo nei confronti dei soci che non abbiano fatto opposizione. Inoltre, i soci stessi non potranno nemmeno rivendicare la prescrizione precedentemente maturata nel tentativo di evitare il versamento. Per i giudici della Cassazione, si legge nella sentenza, “il decreto ingiuntivo pronunciato nei confronti di una società in nome collettivo estende i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili e, pertanto, anche ciascuno di questi ha l’onere di proporvi opposizione, con la conseguenza che, in mancanza, il monitorio stesso diviene definitivo anche nei confronti del socio e questi non può opporre l’eventuale prescrizione maturatasi in precedenza….(il socio) ha l’onere di proporre opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti, verificandosi, in mancanza, anche nei suoi confronti l’effetto della definitività del monitorio stesso
NUOVA DECISIONE FAVOREVOLE RIFORMA DECRETO LEG.VO N.150/09
Come è noto l’art.65 del dec.lgvo n.150/09 prevede quanto segue :
“1. Entro il 31 dicembre 2010, le parti adeguano i contratti collettivi integrativi vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto alle disposizioni riguardanti la definizione degli ambiti riservati, rispettivamente, alla contrattazione collettiva e alla legge, nonche’ a quanto previsto dalle disposizioni del Titolo III del presente decreto.
3. In via transitoria, con riferimento al periodo contrattuale immediatamente successivo a quello in corso, definiti i comparti e le aree di contrattazione ai sensi degli articoli 40, comma 2, e 41, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come sostituiti, rispettivamente, dagli articoli 54 e 56 del presente decreto legislativo, l’ARAN avvia le trattative contrattuali con le organizzazioni sindacali e le confederazioni rappresentative, ai sensi dell’articolo 43, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, nei nuovi comparti ed aree di contrattazione collettiva, sulla base dei dati associativi ed elettorali rilevati per il biennio contrattuale 2008-2009. Conseguentemente, in deroga all’articolo 42, comma 4, del predetto decreto legislativo n. 165 del 2001, sono prorogati gli organismi di rappresentanza del personale anche se le relative elezioni siano state già indette. Le elezioni relative al rinnovo dei predetti organismi di rappresentanza si svolgeranno, con riferimento ai nuovi comparti di contrattazione, entro il 30 novembre 2010.
5. Le disposizioni relative alla contrattazione collettiva nazionale di cui al presente decreto legislativo si applicano dalla tornata successiva a quella in corso.”
La validità ed applicazione di quanto contenuto in detta disposizione risulta affermata nella circola del Dipartimento Funzione Pubblica n.7 /2010 , ma ciò malgrado sono intervenute alcune decisioni della magistratura contrarie all’immediata applicazione della disposizione in questione ed in merito tra le altre si ricorda quella del giudice del lavoro di Trieste contenuta nel decreto del 6 ottobe 2010.
Ma la norma citata è stata dichiarata legittima ed applicabile da altre decisioni, nel senso che dopo quella del giudice di Pesaro n.417/2010,è intervenuta quella del tribunale di Venezia in data 14 marzo 2011.
Il Tribunale di Pesaro ha sancito che la piena operatività del D.Lgs. n. 150/2009 non è condizionata da un diritto transitorio legatoall’adeguamento dei contratti, smontando efficacemente tutte le interpretazioni su cui erano state
fondate le decisioni dei giudici monocratici, con l’emanazione di decreti in via di urgenza.
Innanzitutto, i giudici del tribunale di Pesaro hanno affermato che le clausole contrattuali collettive
contrastanti con il sistema basato sulla riforma della Legge Brunetta devono intendersi sostituite di
diritto con le previsioni contenute nella legge, unica soluzione giuridicamente corretta del contrasto
tra legge e contratti. La sentenza del Tribunale, in definitiva, fornisce un’interpretazione conforme a
quella data dal Ministero per la pubblica amministrazione e innovazione con circolare 13 maggio
2010, n. 7.
In secondo luogo, la sentenza n. 417/2010 fa chiarezza su una situazione fonte di confusione nelle
precedenti decisioni dei giudici del lavoro monocratici, che hanno ritenuto che l’applicazione delle
novità in tema di gestione del rapporto previste dalla Riforma Brunetta fossero condizionate
dall’articolo 65 dello stesso D.Lgs. n. 150/2009 al previo e necessario adeguamento dei contratti
decentrati. Per il giudice del lavoro di Pesaro, invece, i commi 1-4 dell’articolo 65 citato si
riferiscono espressamente ai contratti collettivi integrativi, per cui le norme attinenti al loro
necessario adeguamento non si applicano ai contratti collettivi nazionali.
Il giudice delLavoro di Venezia è stato ancora più esplicito ,avendo affermato che l’applicazione della riforma Brunetta non può configurare condotta antisindacale, perché è un dovere del dirigente pubblico.
. Oggetto della controversia, in questo caso, la decisione di un dirigente scolastico di non sottoporre alla contrattazione decentrata materie che, pur essendo rimesse a tale forma di relazione dall’articolo 6, lettera m), del Ccnl 29/11/2007 del comparto scuola, riguardavano tuttavia l’organizzazione degli uffici e la gestione del personale. che risultano ambiti, attribuiti dal dlgs 150/2009 all’esclusiva competenza della dirigenza, per cui i ammette alcuna soltanto l’informazione.al sindacato . Il giudice veneziano esclude radicalmente che il dirigente scolastico abbia posto in essere una condotta antisindacale, mostrandosi contrario alla contrattazione decentrata sulla base di un proprio convincimento e sostiene che il medesimo ha operato bene e doverosamente. Infatti, da un lato si è attenuto alle previsioni della circolare 7/2010 del dipartimento della funzione pubblica. Dall’altro, essendo gravato dell’obbligo di adottare gli atti di organizzazione dell’ufficio, era tenuto a fornire una propria interpretazione circa l’ambito temporale di applicazione del dlgs 150/2009. ,ispirato dal desideriodi non arrecare danni alle prerogative sindacali: infatti ha proseguito nella negoziazione integrativa fino a tutto il 31/12/2010, nonostante il mancato consenso del sindacato.
Secondo il decreto del giudice veneziano l’articolo 65 del dlgs 150/2009, erroneamente ritenuto dai sindacati e dalle prime decisioni dei giudici del lavoro alla stregua di norma di diritto transitorio, non costituisce ostacolo alcuno al pieno dipanarsi dell’operatività della riforma-Brunetta. Detto articolo 65, infatti, si limita a mantenere in vita solo i contratti decentrati vigenti al 15/11/2009, ma fino al 31/12/2010 (per le amministrazioni locali, il termine è al 31/12/2011). Se i contratti già vigenti al momento dell’entrata in vigore della riforma restano efficaci al verificarsi delle scadenze previste proprio dall’articolo 65 «tanto più deve ritenersi esclusa la possibilità di stipulare nuovi contratti integrativi in contrasto con la disciplina di cui al dlgs 150/09». Insomma la conservazione di efficacia dei contratti integrativi stipulati prima del 15/11/2009, che per altro non solo possono, ma devono essere adeguati alla riforma se i loro contenuti siano con essa incompatibili, non consente di stipulare, a riforma vigente, contratti decentrati nuovi in contrasto con la stessa.
Il decreto sostiene inoltre che a far data dall’1/1/2011 si è determinata la sostanziale disapplicazione delle clausole dei contratti collettivi nazionali vigenti al momento dell’entrata in vigore del dlgs 150/2009 che disciplinavano la contrattazione integrativa affidandole materie riferibili all’organizzazione degli uffici e alla gestione del personale.
RAPPORTO TRA INDENNITA’ MOBILITA’ E DS CON LAVORO INTERMITTENTE
Si richiama l’attenzione sul Messaggio n.7401 del 25 marzo con cui l’Inps fornisce indicazioni circa il comportamento da adottare nei confronti dei percettori di indennità di mobilità che si rioccupano con contratto di lavoro subordinato intermittente ed in particolare se, durante i periodi di non lavoro tra una chiamata e l’altra, all’avente diritto sia possibile riconoscere l’indennità in parola.
L’Istituto ritiene che sia necessario, preliminarmente, verificare se il lavoratore abbia o meno l’obbligo contrattuale di risposta alla chiamata del datore di lavoro con conseguente corresponsione dell’indennità di disponibilità ,che a norma degli artt.33 e 34 del dec.leg.vo il contratto di lavoro intermittente, sia nella forma a tempo determinato che in quella a tempo indeterminato, può infatti prevedere l’indennità di disponibilità, che vincola il lavoratore a rispondere alla chiamata del datore di lavoro.
Precisato che tal fine l’indennità di disponibilità deve essere contrattualmente assunta dal lavoratore ed il relativo ammontare indicato nel corpo del contratto , dichiarando la possibile assimilazione di tale forma contrattuale con quella del rapporto di lavoro part-time di tipo verticale, la circolare contiene i seguenti chiarimenti:
– nell’ipotesi di lavoratore che ha assunto l’obbligo di rispondere alla chiamata del datore di lavoro, trova applicazione la disciplina dettata, in via generale, dalla l. 223/1991. E dunque, in caso di rioccupazione sia a tempo determinato che indeterminato, la prestazione rimane sospesa per tutto il periodo di vigenza contrattuale (art. 8, commi 6 e 7, l. 223/91);
– nell’ipotesi di lavoratore che non ha assunto l’obbligo di rispondere alla chiamata del datore di lavoro, trovano applicazione, per analogia legis, le disposizioni vigenti in materia di disoccupazione. Ciò in quanto, in tale evenienza, “il vincolo contrattuale per il lavoratore sembra sorgere solo al momento della risposta (facoltativa) alla chiamata del datore di lavoro” (circ. 41 del 13 marzo 2006). Per tale motivo, sia in caso di riassunzione a tempo determinato che indeterminato, l’indennità di mobilità può essere riconosciuta limitatamente ai periodi di non lavoro tra una chiamata e l’altra, restando la prestazione sospesa durante i periodi di risposta alla chiamata da parte del lavoratore.
INTERPRETAZIONE AUTENTICA LEGGE COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO VITTIME E RELATIVI FAMILIARI CRIMINALITA’,TERRORISMO,DOVERE E LAVORO
Si segnala che sulla Gazzetta Ufficiale n.69 del 25 marzo 2011 risulta pubblicata la legge n.25 dell’11.3.2011 ,relativa alla”Interpretazione autentica del comma 2 dell’articolo 1 della legge 23 novembre 1998, n. 407, in materia di applicazione delle disposizioni concernenti le assunzioni obbligatorie e le quote di riserva in favore dei disabili”, in vigore dal 9 aprile p.v.,il cui testo si riporta di seguito .
Prima di commentare la legge di cui sopra ,per completezza informativa si ritiene opportuno anztutto riportare il testo delle seguenti disposizioni richiamate dalla legge n.25/2011 :
Inoltre , risultando pertinente sia alla legge n. 407/1998 ,che alla legge d’interpretazione n.25/2011,si riporta il testo dell’art.3 comma 123 della legge n.244/2007 :
Peraltro si ritiene confacente elencare i destinatari del collocamento obbligatorio di cui alla legge n.407/1998 :
e) Art.34 comma 1 ﻿legge n. 3/2003 (Beneficio a favore dei congiunti del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia e spese sanitarie sostenute dal medesimo personale :
In ordine all ‘assunzione con precedenza disciplinatadalla legge n.407/98 ,è da dire chela stessa riguarda anche i soggetti che già svolgono un’attività lavorativa e che trova applicazione sia ai datori di lavoro privati -compresi gli enti pubblici economici -,che alle pubbliche amministrazioni di cui all’art,1 comma 2 del dec.legvo n.165/01 , ritenendo peraltro che ,in ordine all’organico di personale da tener presente affinchè sorga l’obbligo per gli uni e le altre, occorre far rifermento, se l’assunzione riguarda le “vittime ” all’art.3 dellal egge n.68/99 ,a quello previsto dalla stessa norma , mentre, se riguarda i superstiti delle stesse ,bisogna riportatarsi all’art.18 della citata legge n.68/99
I destinatari dell’assunzione ex legge n.407/98 sono anche quelli che non risultano in possesso dello stato di disoccupazione, pur essendo tenuti ,per espressa previsione dell’art 1 comm 2 del dpr n.333/2000 ,all’iscrizione negli elenchi degli aspiranti al collocamento obbligatorio presso i Servizi per l’Impiego ,prescindendo, nel caso degli orfani delle vittime o equiparati ,dalla minore età al momento del decesso del genitore o dell’evento riguardante il medesimo che comporta l’equiparazione.Infatti il citato art.1 al comma 3 stabilisce che , agli effetti della iscrizione negli elenchi, si considerano minori i figli di età non superiore a 21anni, se studenti di scuola media superiore, e a 26 anni, se studenti universitari .
Presso i datori di lavoro privati, le assunzioni in questione devono avvenire secondo le disposizioni generali della legge n.68/99 e del dpr n.333/2000, vigendo per le assunzioni obbligatorie il sistema del nullaosta rilasciato dai Servizi Impiego,previa richiesta dei datori di lavoro,che può essere nominativa ovvero numerica,secondo la disciplina dell’art.7 della legge n.68/99 ,che stabilisce le richieste nominative per:
c) il 60 per cento delle assunzioni cui sono tenuti i datori di lavoro che occupano più di 50 dipendenti richieste ,fermo restando che i Servizi Impiego sono tenuti ad evadere le stesse avviando con precedenza o con preferenza a parità di titoli ,i soggetti appartenenti alle categorie delle vittime e superstiti del terrorismo,della criminalità ,del dovere o del lavoro, regolarmente iscritti negli elenchi delle strutture interessate ed in possesso dei requisiti professionali indicati nelle richieste pervenute , avviando dalle graduatorie formate sulla base dei criteri generali indicati dall’art.9 comma 3 del dpr n.333/2000 ,ma ferma restando la facolta’ delle Regioni d’individuare ulteriori criteri in base alle singole esigenze locali.
Resta inteso peraltro che le richieste di avviamento nel settore privato possono riguardare i quadri,gli impiegati (d’ordine,di concetto ,direttivi,amministrativi e tecnici),nonche’ gli operai (generici,qualificati e specializzati) ed anche gli intermedi.
Per quanto riguarda la procedura delle assunzioni da parte delle pubbliche amministrazioni , ci si riportarsi alla previsione della circolare n.2/03 del Dipartimento Funzione Pubblica,che dispone quanto segue.
Per le pubbliche amministrazioni l’obbligo delle assunzioni degli appartenenti alla categoria delle vittime del terrorismo , della criminalita’ organizzata,del dovere e del lavoro o loro congiunti, con precedenza assoluta rispetto alle altre categorie protette, anche nell’ipotesi in cui gia’ svolgano un’attivita’ lavorativa , la normativa prevede due distinti regimi giuridici, di cui il primo,comune a tutte le amministrazioni pubbliche, che riguarda le assunzioni concernenti i profili professionali fino al quinto livello retributivo, ed il secondo, riferito esclusivamente al personale contrattualizzato del comparto Ministeri, relativo ai livelli retributivi dal sesto all’ottavo, ora corrispondenti alle posizioni economiche, rispettivamente B3, C1 e C2:
In ordine alle assunzioni per i profili professionali sino al quinto livello retributivo, è da dire che le stesse possono essere effettuate tramite chiamata diretta, a seguito di domanda che gli interessati possono presentare alle amministrazioni pubbliche. Nell’eventualita’ in cui non risultino presentate domande, l’amministrazione dovra’ rivolgersi ai competenti uffici di collocamento per attingere alle relative liste ,applicando l’art.32 del dec.leg.vo n.487 94.mentre in riferimento al settore della scuola, le riserve di posti previste dalla legge n. 68/1999 si applicano, oltre che alle procedure concorsuali relative al personale docente e ATA, anche aquelle previste dall’art. 29 del decreto legislativo n. 165/2001, iviincluse quelle per il conferimento degli incarichi di presidenza, di durata annuale, negli istituti e nelle scuole di istruzion secondaria, nei licei artistici e negli istituti d’arte.
Le assunzioni dei soggetti vittime del terrorismo della criminalita’ ,del dovere e del lavoro secondo quanto prescritto dall’art. 39 della legge n. 449/1997 e successive modificazioni, devono essere effettuate nell’ambito del sistema della programmazione delle assunzioni. ed in conseguenza ogni amministrazione, ai fini dell’assunzione di
soggetti appartenenti alle categorie protette, (comprese quelle relative ai soggetti di cui alla legge n.407/98) deve attenersi alle seguenti fasi procedurali:
Venendo alla disposizione aggiunta dall’art 3 comma 123 della legge n.244 /07 ,si fa notare che la stessa prevede che alle assunzioni obbligatorie delle vittime e relativi superstiti non si applica la quota di riserva prevista dall’art. 18, comma 2, della legge n. 68/1999,fissata per le aziende private ed amministrazioni pubbliche con più di 50 dipendenti all’1% , bensì , stando al tenore letterale della richiamata disposizione , quella del 7% stabilita per le categorie del invalidi in caso di datori di lavoro con un organico di personale superiore a 50 unità.
L’inserimento sia degli appartenenti alla categoria delle “vittime” ,chea quella dei superstiti delle stesse all’interno della disciplina specifica per i disabili ,ha comportato molteplici perplessita’ interpretative e conseguenti incertezze operative .
Le assassociazioni dei disabili , ritenendo che la categoria risultava eccessivamente penalizzata nella ricerca e conseguimento di confacente sistemazione lavorativa attraverso il collocamento obbligatorio , ha attivato corrispondenti iniziative , ed hanno convinto il Parlamento ad approvare appunto la legge d’interpretazione n.25 dell’11.3.2011,citata all’inizio della presente ,che, ripristinando il 7% dei posti di lavoro riservati soltanto ai lavoratori portatori di disabilità dei datori di lavoro pubblici e privati , realizza la tutela dei diritti acquisiti dalla categoria degli invalidi , limita invece lo sbocco lavorativo per i familiari superstiti delle vittime della criminalità,del terrorismo ,del dovere e del lavoro decedute o divenute grandi invalidi , perche’ dispone l’applicazione della percentuale dell’1% prevista dall’art.18 della legge n.68/99.
Inoltre ,sempre in base all’interpretazione letterale dell’a legge n.25/2011 , rispetto alle pubbliche amminitrazioni, le assunzioni relative ai profili professionali dal sesto all’ottavo livello retributivo, ora corrispondenti alle posizioni economiche B3,C1 e C2 , riguardanti i soggetti di cui all’art. 1, comma 2, della legge n. 407/1998, appartenenti al personale contrattualizzato del comparto Ministeri, non possono superare l’aliquota del 10% del numero di vacanze in organico.
In attesa che gli organi istituzionali competenti forniscano le istruzioni del caso rispetto all’applicazione conforme ed uniforme della legge n.25/2011 in esame, secondo l’interpretazione letterale della stessa è da ritiene in sintesi che :
a) la precedenza concessa agli appartenenti alla categoria delle “vittime” di lavoro,dovere,criminalità e terrorismo è confermata ,ma dovrebbe valere esclusivamente nei confronti delle altre categorie ricomprese nell’art. 18 dela legge n.68/99 ;
.c) il “superamento” della percentuale dell’1% potrebbe essere effettuato soltanto nel caso in cui una pubblica amministrazione, verificata ed individuata l’effettiva carenza in organico del personale da assumere , stabilisca la riserva del 10% agli appartenenti alla categoria delle “vittime” e superstiti di terrorismo ,criminalità ,dovere e lavoro nei bandi di concorso ,che probabilmente vanno autorizzati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel rispetto dell’art. 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449. ,applicando ,come gia detto, la procedura dell’art.32 del dec.legvo n.487ì/94 per posti di posizione economica sino a B2 ovvero quella del concorso o della pubblica selezione. per posti di posizione economica superiore
d) al di fuori dell’ipotesi considerata nella precedente lettera c) ,di norma alle “vittime ” essendo invalide,si applicherebbero le aliquote previste dell’art.3 della legge n.68/99,mentre ai superstiti ed equiparati delle stesse si applicherebbe quella dell’1% di cui all’art.18 della predetta legge.
ANCORA SULLA MOBILITA’ VOLONTARIA PUBBLICI DIPENDENTI
Qualche giorno fa ,sul blog è stato pubblicato il post recante il titolo ” A proposito mobilità pubblici dipendenti” per esporre la posizione degli autori indirizzati a sostenere che ,a seguito del dec.legv.vo n.150/2009,che tra l’altro ha novellato l’art.30 del dec.legvo n.165/01 ,risulta venuto meno l’obbligo del preventivo consenso al trasferimento dei dipendenti pubblici da parte delle amministrazioni cedenti neòll’ambito di una procedura di mobilità volontaria.
Ora appare confacente tornare a parlare del medesimo argomento, considerato che la tesi suddetta viene contestata da altri interpreti ,che , dichiarando un opposto orientamento in merito, sono portati a rirenere che risulta ancora necessario il nullaosta anche dell’amministrazione di provenienza , sulla base di valutazioni e considerazioni che di seguito si riportano.
Questi interpreti ritengono non convincenti le argomentazioni contrarie , affrmando che le stesse si basano su una presunta e non dimostrata volontà del legislatore di favorire e snellire il passaggio dei dipendenti da un’amministrazione all’altra ,mentre appare del tutto improprio il riportarsi all’ articolo 12 delle preleggi,secondo cui occorre dare priorità nell’interpretazione della legge al senso che deriva dal testo letterale dell stesse.
Inoltre questi autori contestano agli altri che nel testo dell’articolo 30, comma 1, del dlgs 165/2001 non si rinviene un’espressa volontà del legislatore di eliminare il consenso e che la previsione normativa non fa cenno all’ eliminazione della necessità del «nulla osta
Gli stessi si oppongono altresì a ritenere che il parere favorevole del dirigente riferito al personale che «è assegnato» riguardi il dipendente, estraneo ai ruoli dell’amministrazione, ma in essa operante in posizione di comando ,in quanto dei dipendenti in comando o fuori ruolo non parla il comma 1 dell’articolo 30 e ,ma il comma 2 bis . ,che condiziona il reclutamento di nuovo personale all’espletamento delle procedure di mobilità o all’immissione in ruolo del personale comandato.
Ma il vero punto di forza ,su cui gli interpreti favorevoli alla persistenza dell’obbligo del consenso al trasferimento da parte dell’amministrazione cedente,oltre che del parere di quella di destinazione ,sta nel far notare che il comma 1, dell’art.30 qualifica la mobilità come «cessione del contratto». e di conseguenza dichiarano che non può che trattarsi della fattispecie regolata dall’articolo 1406 del codice civile, che la dottrina dominante e maggioritaria considera come un negozio necessariamente trilaterale, posto che si configura ogni volta che un soggetto, detto cedente, sostituisce a sé stesso un terzo, detto cessionario, nei rapporti derivanti da un contratto a prestazioni corrispettive con il il consenso dell’altro contraente (il c.d. ceduto) e che le prestazioni oggetto del contratto trasferito non siano ancora state eseguite.
Nel caso dell’articolo 30, comma 1, cedente è il lavoratore, cessionario è l’amministrazione verso la quale il lavoratore intende trasferirsi, ceduto è l’amministrazione dalla quale il lavoratore intende andar via ,pertanto l’ obbligatorietà del consenso del ceduto è esplicitamente necessario.
La conferma della tesi sostenuta ,secondo questi interpreti , discende dalla constatazione che il comma 1 dell’art.30 più volte citato prevede il parere favorevole del dirigente dell’amministrazione presso cui il personale «è» assegnato, che altra non che quella da cui il lavoratore vuol andare via .
L’aspetto finale che risulta sottolineato in ordine alla conferma del persistere del consenso al trasferimento da parte dell’amministrazione cedente fa riferimento alla cicostanza che detto consenso si esprime in forma scritta , al pari del contratto di cessione ,in applicazione della regola generale , secondo la quale i negozi modificativi debbono avere la medesima forma del negozio a cui si ricollegano .
Conclusivamente viene evidenziato la dichiarazione degli autori in parola circa l’inaccettabilita’ di interpretazioni capaci di consentire al dipendente pubblico attraverso la mobilità di cambiare liberamente ed autonomamente il datore di lavoro.
Rispetto a quanto sopra esposto, si ritiene di fare qualche osservazione costruttiva ,ritenendo che parte delle argomentazioni portata a sostegno della tesi sul mantenimento dell’obbligo di preventivo consenso al trasferimento da parte dell’amministrazione cedente ,non trovando completo riscontro nel testo dell’art.30 comma 1 deldecreto lgislatovo n.165/01,potrebbe determinare perplessità e dubbi nell’applicazione della norma e favorire contrasti operativi con conseguente richieste d’intervento dei giudici.
Gli aspetti che,rispetto a quanto prima detto , suggeriscono una certa prudenza nella condivisione appaiono quelli in cui, sostenendo che tuttora la mobilita ‘è condizionata dal consenso dell’amministrazione di provenienza ,si afferma che:
a) nel testo dell’art.30 non vi è traccia che esplicitamente esclude il predetto consenso;
b) posto che nell’ art.30 si prevede che deve essere espresso il parere favorevole del dirigente dell’aminisistrazione ” cuiilprsonale è o sarà assegnato”,detto consenso non può che essere dato dall’amministrazione cedene.
c ) dei dipendenti in comando o fuori ruolo non parla il comma 1 dell’articolo 30 e ,ma il comma 2 bis .
Per quanto riguarda l’aspetto sub a), in realtà nel testo del’art.30 ,come novellato dal dec.leg.vo n.150/09 ,non solo manca ogni traccia non solo circa l’esplicita abolizione dell’obbligo del consenso al trasferimento,ma anche ogni indicazione sul mantenimento delo stesso. Stando così la situazione ,la soluzione dell’incertezza puòvenire soltando ponendo a confronto i testi dell’art.30 prima e dopo la novella allo stesoapportata daò dc.leg.vo n.150/09,che peròsi ritiene sia fa vorevole a chi esclude l’obbligo delconenso in questione.Infatti il testo del come 1 seconda parte dell’art. 30 prima d’ essere novellato stabilisce :”Il trasferimento e’ disposto previo consenso dell’amministrazione di appartenenza.”,che invece manca nel testo modificato dal dec.lgvo n.150/09.
Per quanto concerne l’aspetto sub) ,visto che nel testo novellato dell’art.30 comma 1 si parla di ufficio di “assegnazione” e non dove già si presta servizio, si ritiene più corretto leggere che necessita il parere dell’ufficio cui il dipendente dovrà andare. Tale lettura, peraltro, sembra pertinente visto che la lettera “O” inserita tra “è” e “sarà” significa che se occorresse il parere dell’ente di provenienza, sarebbe escluso quello dell’ente di arrivo, e ciò sarebbe una evidente incongruenza.
Infine in merito a quanto sub c) , occorre notare che,se è vero che di dipendenti in comando e fuori ruolo si parla non nel comma 1 ,ma nel .2 bis dell’art.30 del dec.legvo n.165/01,altrettanto vero è che quest’ultimo si riporta esplicitamente al primo ,poichè dispone che ” le amministrazioni, prima di procedere all’espletamento di procedure concorsuali finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono attivare le procedure di mobilità di cui al comma 1 “che ,come è stato sottolineato prima , a differenza del precedente ,nel testo ora igente tace sull’obbligatorio preventivo consenso dell’amministrazione cedente ,dovendosi tutt’al più riportare al riguardo all’eventuale previsione della contrattazione collettiva. In conclusione si ritiene che la rilevanza del comma 2 bis,non sta nella conferma dell’obbligo del consenso dell’amministrazione di provenienza ,ma piuttosto ,come risulta scritto nella disposizione, che l’amministrazione cedente deve procedere “in via prioritaria, all’immissione in ruolo dei dipendenti, provenienti da altre amministrazioni, in posizione di comando o di fuori ruolo, appartenenti alla stessa area funzionale, che facciano domanda di trasferimento nei ruoli delle amministrazioni in cui prestano servizio. Il trasferimento e’ disposto, nei limiti dei posti vacanti, con inquadramento nell’area funzionale e posizione economica corrispondente a quella posseduta presso le amministrazioni di provenienza”
Si termina affermando l’esigenza che gli organi istituzionali competenti ,affiancando le opinioni degli interpreti, anche a seguito di specifica sollecitazione di amminitrazioni o enti direttamente interessati alla questione ,forniscano al più presto indicazioni capaci tanto di indirizzare verso comportamenti uniformi e conformi al dettato normativo ,quanto di prevenire l’ attivazione di controversie da parte dei dipendenti a causa di disposizioni poco chiare ovvero di letture delle stesse non convergenti.
INDICAZIONI INAIL PER DURC
La circolare n. 22 del 24 marzo 2011 diffusa dall’Inail con le novità in materia di regolarità contributiva operative dall’8 giugno, a seguito dell’entrata in vigore del Regolamento di attuazione del codice di attuazione dei contratti pubblici, prevede che occorre il DURC per tutti i contratti pubblici, siano essi di lavoro, di servizi o di forniture, e anche nel caso di acquisti in economia o di modesta entità.
Viene chiarito però che nell’ ‘aggiudicazione di un appalto vale il criterio dello scostamento non grave ,nel senso che omissioni contributive fino al 5% del dovuto o, se superiori, fino a 100 euro, non pregiudicano la regolarità,mentre la valdità è pregiudicata per sempre per omissioni contribute di mporto a 100 euro.
Inoltre si spiega che, ai sensi del comma 2 dell’articolo 6 del predetto regolamento (dpr n. 207/2010), l’ambito di applicazione del Durc nei contratti pubblici comprende praticamente tutti i contratti sia di lavori, di servizi che di forniture ,mentre restano esclusi i soli contratti per i quali lo stesso Codice prevede una deroga espressa (ad esempio i contratti di servizi di arbitrato e conciliazione).
In base a tale previsione, quindi, il Due deve essere richiesto, senza alcuna eccezione, per ogni contratto pubblico e, dunque, anche nel caso degli acquisti in economia o di modesta entità.
L’Istuto aggiunge che spetta alla pubblica amministrazione procedente stabilire se la fattispecie concreta rientri nella tipologia del contratto pubblico e, quindi, se debba essere chiesto il Durc ,risultando confermato che, anche a seguito del nuovo codice dei contratti, il Durc va richiesto per ogni singolo contratto pubblico e, all’interno di questo, per ciascuna fase operativa.
il Durc rilasciato ha un periodo di validità trimestrale ,che decorre sempre dalla data di emissione .
Infine si segnala che lo sportello unico previdenziale comunica la modifica, in maniera sensibile, dell’applicazione dedicata alla richiesta ed al rilascio del Durc, con nuove funzionalità ed una diversa veste grafica. La nuova versione 4.0 sarà disponibile dal 28 marzo 2011.
L’Inail diffonde un vademecum riepilogativo sulle principali regole per il Durc aggiornato con le novità del regolamento attuativo del codice dei contratti pubblici che entreranno in vigore l’8 giugno.
You are currently browsing the Francesco Colaci's BLOG blog archives for marzo 2011.

References: art. 16
 art. 16
 art. 33

Sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 Cass. sez. 

Sentenza 

Sentenza 

Sentenza 

Sentenza 

Sentenza 

sentenza 

Sentenza 

sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 65
 Art.34
 art.1
 articolo 12
 art.30