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Timestamp: 2019-10-21 23:21:49+00:00

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10 2001 | Edscuola
Il DM 21.09.01 fissa l’indizione, entro il 31 ottobre 2001, secondo la procedura elettorale semplificata di cui all’art. 22 dell’OM 215/91, di una fase aggiuntiva alle elezioni dei rappresentanti delle Consulte provinciali degli studenti, in tutti quegli istituti secondari superiori, nei quali non siano state indette, per l’anno scolastico 2001/02, le elezioni di tali rappresentanti o nei quali le operazioni elettorali non siano state avviate secondo le procedure prescritte dalla CM 49/01.
31 ottobre Netdays 2001
L’Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la ricerca educativa (ex BDP) in collaborazione con il Servizio per l’Automazione Informatica e l’Innovazione Tecnologica del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, promuove anche quest’anno la partecipazione delle scuole italiane al Progetto Netdays Europe.
Le scuole interessate devono presentare i propri progetti alla Biblioteca di Documentazione Pedagogica entro il nuovo termine del 31 ottobre 2001 (che posticipa il precedente termine del 15 ottobre come da Nota 11.06.01, Prot. n. 2881).
I temi del Netdays 2001 sono:
Cittadinanza europea e Internet
Diversità culturale europea in Rete
L’iniziativa culminerà con una settimana dimostrativa (dal 19 al 25 novembre 2001) che si svolgerà in tutta Europa con eventi online ed offline.
Nel sito http://www.bdp.it/netdays2001/home.htm è possibile compilare il form on line.
Per ulteriori informazioni si può scrivere a netdays@bdp.it.
Il 30 ottobre si svolge, presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Bologna l’ottava giornata, di Orientagiovani, organizzata dall’Associazione Industriali sul tema ‘Fare Futuro’.
Di seguito l’intervento del ministro, una scheda sui progetti in corso per l’orientamento, ed il programma della manifestazione:
Questo Governo ha preso un impegno preciso con il Paese: porre l’istruzione, l’educazione e la formazione al centro del progetto di sviluppo e di innovazione della società italiana. Perché questo impegno si realizzi vogliamo innescare un circolo virtuoso che consenta ai giovani italiani di “sapere, saper fare, saper essere”. Vogliamo, cioè, che i giovani si formino prima di tutto come persone e come cittadini per realizzare il loro progetto di vita.
La ragione che ci ha indotto fin da questa finanziaria a destinare fra le priorità le risorse che si renderanno disponibili grazie all’ eliminazione delle inefficienze e al miglioramento della produttività del lavoro verso la valorizzazione, la formazione e l’aggiornamento del personale della scuola é chiara: dobbiamo realizzare un processo informativo e formativo, trasversale a tutti gli ordini e gradi di istruzione, affinché la crescita umana, civile e culturale delle nuove generazioni avvenga mediante un loro attento ed efficace orientamento all’inserimento nella vita civile, lavorativa e professionale. Soltanto così sapremo dare ai nostri giovani una “cittadinanza” reale, e non formale.
Nelle nostre intenzioni, l’orientamento dovrà dunque assolvere ad un ruolo di primaria importanza non soltanto all’interno dei percorsi scolastici, ma anche nelle delicate fasi che caratterizzano il passaggi tra scuola, formazione, università e lavoro; passaggi fatti sempre più frequentemente di “uscite” e “rientri” che richiedono ripensamenti e scelte meditate e assistite. Passaggi che oggi i giovani sono invece costretti il più delle volte a compiere da soli, senza alcun sistema di tutoraggio e supporto effettivamente organizzato.
L’ orientamento costituisce una componente essenziale dei percorsi educativi e formativi e sempre più deve essere parte integrante degli stessi curricoli di studio. L’orientamento deve entrare nelle classi a pieno titolo. Ed e’ in relazione a questa esigenza che l’orientamento va gestito con l’apporto continuo e qualificato dei docenti, ma anche di una molteplicità di soggetti pubblici e privati che a vario titolo sono coinvolti e competenti. Pensiamo, dunque, che l’orientamento debba divenire un compito statutario della scuola, ma che vada affrontato in una visione aperta di integrazione di tutte le agenzie educative che operano in questo campo, nel privato come nel privato sociale.
Il tema dell’orientamento é dibattuto da 100 anni in tutti i paesi industriali. Secondo la definizione che ne diede l’UNESCO nel 1970, “orientare significa porre l’individuo in grado di prendere coscienza di sé e di progredire per l’adeguamento dei suoi studi e della sua professione alle mutevoli esigenze della vita”. L’orientamento é dunque un processo complesso che deve fornire agli studenti prima di tutto gli strumenti per saper scegliere il proprio futuro. Oggi invece dalla scuola escono giovani spesso senza personalità, incapaci di adattarsi alle trasformazioni del lavoro che li attende e, fatto ancor più grave, poco consapevoli delle opportunità che possono cogliere e insicuri rispetto al modo poter dare corpo alle proprie aspirazioni, alle proprie inclinazioni, ai propri sogni. Orientare vuol dire trasmettere fiducia nelle proprie capacità. La scuola deve assumersi dunque il compito di formare le coscienze e non soltanto di disseminare le conoscenze.
Un’indagine recente dell’OCSE rivela che l’opinione pubblica considera l’orientamento al lavoro come uno dei principali compiti della scuola. Nei nostri programmi, l’orientamento dovrà assolvere a questo compito di consulenza, continua e in costante aggiornamento, ai giovani e alle famiglie affinché le loro scelte possano essere fatte sulla base di informazioni chiare e con il sostegno di competenze e conoscenze adeguate. L’orientamento é infatti una questione che riguarda il rapporto fra sapere e mutamento sociale; un rapporto che si caratterizza per la sua dinamicità, per la variabilità e la mutevolezza tipiche delle società moderne che si inseriscono nel processo di globalizzazione della conoscenza. L’orientamento é un lungo processo prevalentemente formativo. Ed é per questo che deve divenire parte integrante dei percorsi educativi e dei curricoli, a partire dalla scuola d’infanzia e per l’intero corso di studi.
Dobbiamo riconoscere che questo processo di orientamento é oggi troppo debole e lacunoso. Se guardiamo all’integrazione tra formazione e lavoro, il rapporto tra la scuola e il mercato delle professioni e dei mestieri é di fatto bloccato. Soltanto uno studente su 100 in Italia, tra i 16 e i 19 anni, fa esperienza di alternanza tra studio e lavoro, contro i 50 studenti su 100 in Danimarca, i 30 in Canada, i 28 nel Regno Unito e i 19 negli Stati Uniti. E solo 17 ragazzi su 100 che escono dalle scuole medie inferiori si rivolge ad una struttura di orientamento. Il nostro sistema educativo appare incapace il più delle volte di creare quella positiva “contaminazione” tra scuola e lavoro che é una delle condizioni essenziali dell’orientamento dei giovani.
Scuola e lavoro si allontanano così sempre più. Tre esempi di questo distacco. Oggi l’Italia é l’unico fra i grandi paesi industriali nel quale la maggioranza dei lavoratori é rappresentata da persone che hanno completato unicamente la scuola dell’obbligo. Oggi soltanto 5 giovani italiani su 100 scelgono i percorsi formativi dopo il diploma, nonostante la forte domanda di elevate qualificazioni che proviene dalle imprese. Oggi, infine, a fronte di facoltà universitarie che producono tassi di disoccupazione crescente, vediamo aumentare continuamente la carenza di profili professionali legati ai mestieri e alle professioni che il mercato del lavoro richiede.
E’ una condizione che il Paese non può più sostenere. Al pesante costo sociale rappresentato dall’ “esercito” di giovani abbandonati, emarginati, lasciati soli nel momento più delicato del loro inserimento nella vita attiva si aggiunge infatti il grave costo economico rappresentato dalla progressiva perdita di competitività che il minor sapere e la minora conoscenza tecnica dei nostri giovani provoca al sistema produttivo. Principi irrinunciabili di equità sociale e obiettivi altrettanto irrinunciabili di sviluppo economico ci impongono una svolta radicale. Prendendo decisioni che non possono più essere rinviate.
Ci impegneremo a prendere queste decisioni ascoltando le proposte che possono venire innanzitutto dalle imprese e dal mondo del lavoro, coinvolgendo le forze sociali nella condivisione delle linee programmatiche e aprendo l’orientamento al contributo di esperienze e competenze esterne alla scuola. Ma riaffermando con chiarezza e con fermezza che l’orientamento e il tutoraggio dei giovani studenti é prima di tutto un compito del sistema educativo nazionale.
Il progetto al quale stiamo lavorando non prevede, tuttavia, che la scuola rafforzi unicamente la propria funzione “professionalizzante” degli studenti. Il compito della scuola é molto più vasto: é quello di promuovere lo sviluppo complessivo della persona, favorendo la condivisione di valori comuni e di alti ideali di vita, diffondendo tra i giovani un vasto patrimonio culturale realmente nazionale, europeo, globale. Il mondo produttivo nel quale questi giovani dovranno inserirsi richiede non soltanto specializzazioni, competenze tecniche, esperienze mirate. Richiede soprattutto persone capaci di integrarsi in realtà complesse, persone capaci di lavorare in squadra, persone formate a combinare tecnica e creatività, persone “eccellenti” nel saper prendere decisioni e nel rispettare le opinioni degli altri.
La scuola italiana non può venir meno al proprio ruolo educativo e dovrà saper cogliere la duplice sfida portata da una crescente domanda di sapere e da una crescente domanda di qualità. Certo, le linee programmatiche che il Ministero ha enunciato davanti al Parlamento riguardano il miglioramento dei livelli medi di istruzione, ancora troppo bassi, per dotare la scuola di strumenti educativi avanzati, di strutture fisiche funzionanti e di laboratori moderni. Ma, prima di tutto, la scuola dovrà insegnare il valore della libertà, della responsabilità, il sapere della flessibilità, la cultura dell’integrazione.
Saremo pienamente soddisfatti dell’impegno che metteremo in questo progetto soltanto il giorno in cui anche questi saperi, queste culture e questi valori potranno essere insegnati, appresi e misurati.
SCHEDA DI BACKGROUND SUI PROGETTI IN CORSO
1. A livello post-secondario il Ministero é impegnato a potenziare le opportunità che ha già cominciato ad offrire il canale dell’ Istruzione Tecnica Superiore (IFTS) nel nuovo disegno del sistema educativo e del mercato del lavoro che abbiamo inserito tra gli obiettivi programmatici del Governo. I corsi del programma IFTS, che hanno una durata che va dai 2 ai 4 semestri, riguardano figure professionali con ampia spendibilità nel mercato del lavoro, sono interamente progettati e realizzati dalle università, dai centri di formazione, dalle scuole superiori e dalle aziende in associazione fra loro. I corsi IFTS sono destinati a giovani e ad adulti, occupati e disoccupati, che dopo il conseguimento del diploma intendono specializzarsi. Al termine dei corsi viene rilasciato un certificato di specializzazione valido su tutto il territorio nazionale con indicati i crediti formativi acquisiti spendibili da coloro che volessero continuare.
2. Per quanto riguarda l’informazione, il Ministero ha organizzato una banca-dati “on line” che consentirà finalmente ai giovani e alle loro famiglie di sapere quali e quanti sono i punti di servizio disponibili nelle nelle università, il numero dei posti a sedere nelle aule, le postazioni attrezzate con strumenti multimediali, gli orari di apertura dei laboratori, il numero e i titoli dei libri raccolti nelle biblioteche e varie altre informazioni utili a scegliere facoltà e corsi di laurea.
3. Per quanto riguarda la formazione del corpo docente, il Governo ha previsto nella Legge Finanziaria da poco presentata lo stanziamento di 30 milioni di Euro da destinare, a partire dal primo Novembre, all’auto-aggiornamento dei docenti, i quali potranno così acquistare libri e computer oppure compiere viaggi di aggiornamento personale.
4. E’ in fase di discussione una più stretta collaborazione con le Poste per lo sviluppo del “Progetto Magellano” sperimentato con grande successo lo scorso anno su un campione di oltre mille scuole italiane. Stiamo lavorando con le Poste perché quel progetto, che punta a fornire agli studenti nuovi strumenti multimediali di orientamento allo studio e all’inserimento nel mondo del lavoro e nuove metodologie (valutazione degli aspetti psicologici, culturali, sociali), possa nell’immediato futuro essere esteso ad oltre diecimila scuole , coinvolgendo così decine di migliaia di ragazzi e i loro docenti.
5. Altri progetti finalizzati all’orientamento, già avviati negli anni passati o di nuova realizzazione, vedono impegnato il Ministro in questi mesi. Si tratta di iniziative che riguardano l’orientamento nella scuola materna e elementare, come il “Progetto OR.M.E.” nato con una direttiva ministeriale del 1997 e che si é ultimamente esteso sull’intero territorio nazionale per via telematica; oppure di iniziative che toccano la scuola secondaria di primo grado (il “Progetto Orientamento” per la formazione in servizio); oppure, ancora, di iniziative che puntano a creare una continuità tra scuola media e scuola superiore, agevolando la transizione tra i due gradi di istruzione (“Progetto Giano”). Infine, sono in corso da tempo numerosi progetti per lo sviluppo di una didattica orientativa nell’ambito dell’istruzione professionale -progetti che in alcuni casi sono cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo- e progetti che rientrano nel Protocollo d’intesa tra Ministero dell’Istruzione e CONFINDUSTRIA.
Apertura dei lavori: Romano Volta – Presidente Associazione Industriali della Provincia di Bologna Massimo Bucci – Presidente Confindustria Emilia Romagna Enzo Raisi – Assessore alle Attività produttive commerciali e turistiche del Comune di Bologna
“Fare futuro” Introduzione: Guido Barilla – Delegato Confindustria per le attività di education e conoscenza Conduce: Daria Bignardi
I sessione – Cultura e professionalità Filmato “Dove c’è impresa c’è cultura?” Faccia a faccia: Stefano Zamagni – Università di Bologna Giovanni Ricco – Unione degli studenti
II sessione – Mobilità, Europa e formazione
Filmato “Se non ti muovi non trovi” Ne parlano: Mariangela Bastico – Assessore Lavoro e formazione Regione Emilia Romagna Natale Forlani – Amministratore Delegato Italia Lavoro Emma Marcegaglia – Consigliere Confindustria per l’Europa Andrea Ranieri – Presidente OBNF
III sessione – E-learning: le nuove frontiere dell’apprendimento Filmato “Non basta la penna” Ne parlano: Elio Catania – Presidente e Amministratore Delegato IBM Italia Pier Ugo Calzolari – Rettore Università di Bologna Andrea Granelli – Amministratore Delegato Telecom Lab
IV sessione – “Orientamento, lavoro e nuova imprenditorialità”
Filmato “E se facessi l’imprenditore….” Presentazione dell’indagine “Giovani e imprese” a cura di Renato Mannheimer – Presidente Ispo Ne parlano: Guidalberto Guidi – Consigliere Confindustria per le relazioni industriali e gli affari sociali Nerio Alessandri – Presidente Technogym Group
Ore 12.00 Intervento Letizia Moratti – Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Conclusioni Antonio D’Amato – Presidente Confindustria
decreto Presidente Repubblica 29 ottobre 2001, n. 461 (in GU 7 gennaio 2002, n. 5)
Regolamento recante semplificazione dei procedimenti per il riconoscimento della dipendenza delle infermità da causa di servizio, per la concessione della pensione privilegiata ordinaria e dell’equo indennizzo, nonché per il funzionamento e la composizione del comitato per le pensioni privilegiate
nota MAE 29 ottobre 2001, Prot. n. 268/9855
Criteri di riformulazione della Graduatoria Permanente costituita sulla base del D. M. del 16.5.1997
28 ottobre Termine Ora Legale
Il Decreto Presidente Consiglio Ministri 10 ottobre 2000, sulla scorta di quanto previsto dall’Ottava Direttiva 97/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 luglio 1997, stabilisce che l’ora normale (anticipata di sessanta minuti primi dalle ore due di domenica 25 marzo 2001) rientra in vigore a partire dalle ore tre (legali) di domenica 28 ottobre 2001.
L’ora legale (come previsto dalla Direttiva 2000/84/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 gennaio 2001 e dal DPCM 21.09.01) sarà nuovamente in vigore dalle ore due di domenica 31 marzo 2002, alle ore tre (legali) di domenica 27 ottobre 2002.
Scuole collocate in zone a forte processo immigratorio (artt.5 e 29 del C.C.N.I. -Comparto Scuola- 1999) – Anno scolastico 2001/02
PON Scuola 2000-2006 – Misura 6 – Istruzione Permanente
nota 25 ottobre 2001, Prot. n. 569
Contingente per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente
nota 22 ottobre 2001, Prot. n. 3059
Indizione procedura terza fascia delle graduatorie di circolo e di istituto per il conferimento di supplenze temporanee al personale ATA – D.M. n. 150 del 10.10.2001 – Avviso di pubblicazione
22 – 27 ottobre Educazione Stradale
Come previsto dalla Lettera circolare prot. n. 3292/A2 del 26.7.01 – nel quadro del progetto di ricerca intitolato “Una nuova cultura della sicurezza stradale – Programma per un test di autovalutazione degli studenti“, promosso dai ministeri dell’Istruzione e delle Infrastrutture in collaborazione con Censis e Le Monnier – gli alunni delle scuole superiori sono sottoposti, dal 22 al 27 ottobre, ad un test su:
familiarità con le norme di sicurezza
22 – 26 ottobre Settimana Sicurezza Lavoro
Dal 22 al 26 ottobre 2001 si svolge La “settimana europea per la salute e la sicurezza sul lavoro”, organizzata dalla Commissione europea tramite l’Agenzia di Bilbao, al fine della divulgazione delle tematiche relative; il tema scelto quest’anno dalla Commissione è “Il successo non è un incidente” (si veda la circolare Funzione Pubblica 1 ottobre 2001, n. 8).
Prevenzione degli Infortuni in Europa
ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro)
Attribuzione del titolo di Vice Ministro al Sottosegretario di Stato presso il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca on. Guido Possa, a seguito della delega di particolari funzioni conferitagli dal Ministro, a norma dell’art. 10, comma 3 della legge n. 400 del 1988
lettera circolare 19 ottobre 2001, Prot. n 474
Mostra “Segni e Sogni della Terra” Palazzo Reale di Milano, p.zza Duomo, 2 27 settembre 2001 – 6 gennaio 2002
nota 19 ottobre 2001, Prot. n. 537
circolare 18 ottobre 2001, n. 152
Infrastrutture tecnologiche nelle scuole – Indicazioni operative e finanziarie per l’anno 2001
nota 17 ottobre 2001, Prot. n.17245/Int/U05
Recapiti per la presentazione dei progetti relativi alle Misure ed Azioni previste dal Programma Operativo Nazionale “La Scuola per lo Sviluppo” n.1999-IT-1-05-013 nell’ambito dei Fondi Strutturali Europei. Annualità 2002
nota 17 ottobre 2001, Prot. n.1176/U
DD.DD.GG. 17 settembre e 4 ottobre 2001 – Procedure di selezione per il passaggio alla posizioni economiche B3, C2 e C3
Erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari alle scuole secondarie legalmente riconosciute e pareggiate
decreto 16 ottobre 2001
Accademie e Conservatori – Trasferimenti personale docente e non
circolare 12 ottobre 2001, n. 151
Corsi integrativi per diplomati degli istituti magistrali e dei licei artistici statali, paritari e ll.rr. Anno scolastico 2001-2002. Decreto legislativo n. 297/94, art. 191
decreto 11 ottobre 2001, Prot. 1073-Ric.
Programma operativo nazionale “Ricerca, Sviluppo tecnologico, Alta formazione” 2000-2006 Invito alla presentazione di progetti di ricerca e sviluppo tecnologico nei settori strategici per il mezzogiorno (agro-industria, ambiente, beni culturali, trasporti)
nota 11 ottobre 2001, Prot. n.16237 – Ufficio V
Insegnamento di strumento musicale per gli studenti frequentanti l’indirizzo socio-psico-pedagogico Brocca e l’indirizzo delle scienze sociali
11 ottobre Censimento
Dall’11 al 20 ottobre 22 milioni di famiglie (57 milioni di cittadini) ricevono il questionario del 14° Censimento della popolazione e delle abitazioni che dovrà essere restituito, debitamente compilato entro l’11 novembre PV.
Dopo l’iniziativa “Il Censimento a scuola“, svoltasi il 21 marzo 2001 (vd. CM 8 maggio 2000), l’ISTAT propone ai docenti delle superiori la possibilità di utilizzare materiali predisposti per realizzare un’apposita lezione nella settimana che vedrà l’avvio del Censimento.
Maggiori informazioni sono reperibili in Rete sulle pagine dedicate al Censimento.
decreto 10 ottobre 2001, n. 150 (in GU 4a Serie Speciale 23 ottobre 2001, n. 84)
circolare 10 ottobre 2001, n. 149
Interventi a favore degli alunni ricoverati in ospedale o in regime di day-hospital
09 – 31 ottobre Finanziaria e Scuola
Il 31 ottobre la 5a Commissione Senato approva, nel testo emendato, la Legge Finanziaria 2002 che passa all’esame dell’Aula.
Riportiamo di seguito la risposta del ministro, nel corso della seduta della Camera del 24 ottobre, ad una interrogazione sugli interventi previsti nella legge finanziaria per la scuola pubblica (n. 3-00354):
“Pur nel presente difficile scenario economico il Governo ha valutato di preminente interesse la scuola e ritiene strategico un investimento nella scuola nel suo complesso quale investimento nelle risorse umane e nel futuro.
I risparmi preventivati sono destinati, pertanto, a valorizzare il ruolo e la funzione del personale docente. Tali risorse specifiche per la scuola si aggiungono a quelle previste in via generale per i rinnovi contrattuali di tutto il pubblico impiego. Questo è previsto solo per una quota delle economie stimate nella formulazione originaria della legge finanziaria ma, a seguito dell’esame da parte della competente Commissione VII e del confronto con le organizzazioni sindacali, il Governo si è impegnato a destinare per intero le economie realizzate alla valorizzazione del personale docente. Il Governo sta presentando un emendamento in tal senso che recepirà quello presentato da numerosi senatori.
A seguito del confronto sono state, inoltre, individuate formulazioni idonee a dissipare le incertezze interpretative che avevano suscitato qualche inquietudine nel mondo della scuola. Con riguardo alle supplenze è stata data ai dirigenti scolastici la possibilità e non l’obbligo di utilizzare più ampiamente, e comunque per brevi periodi, i docenti in servizio presso la scuola garantendo così anche una maggior coesione di tutto il corpo docente. Non viene, inoltre, modificata in alcun modo la disciplina dell’orario contrattuale. Si intende, invece, pervenire ad una più razionale utilizzazione dei docenti nel rispetto delle disposizioni contrattuali vigenti. Le ore aggiuntive saranno, quindi, effettuate solo dai docenti disponibili e verranno, ovviamente, compensate come lavoro straordinario, secondo quanto previsto dal contratto di comparto.
Circa l’insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare si è riscontrato che non risultano pienamente utilizzate tutte le competenze acquisite dai docenti che sono stati formati per l’insegnamento della lingua straniera con gli appositi piani pluriennali di formazione in servizio. Si rende necessario, pertanto, chiarire che, ove vi siano adeguate competenze dei docenti, l’insegnamento della lingua straniera va ad essi prioritariamente affidato. Su tali basi il confronto con le organizzazioni sindacali del 19 scorso ha registrato un notevole avvicinamento.”
Su scuola e finanziaria interviene, dalle pagine del Manifesto del 24 ottobre 2001, anche l’ex-ministro Luigi Berlinguer.
Il 12 ottobre, nel corso della seduta del CdM, il ministro svolge “una relazione sulle problematiche del settore scolastico, con riferimento al processo di riforma dell’ordinamento e dell’organizzazione scolastica (con il rafforzamento dell’impianto autonomistico), alle norme inserite nella legge finanziaria, al confronto con i sindacati, e alla necessità di garantire serenità al personale della scuola, alle famiglie e agli studenti.”
Dal 9 all11 ottobre la Legge Finanziaria 2002, varata il 27 settembre US dal CdM, è in discussione nella 7a Commissione del Senato: l’11 ottobre la Commissione esprime parere favorevole con osservazioni.
Riportiamo di seguito delle tabelle comparative degli stipendi dei docenti europei a parità di potere d’acquisto:
(*1000 – Fonte COBAS Scuola)
Queste le riduzioni di spesa previste dalla legge Finanziaria:
Art. 13 commi 1-6
183.868,20
738.396,56
1.407.184
Art. 13 commi 7-8
250.011,18
988.407
910.008
-183.869
– 248.404
– 707.184
– 1.139.457
(fonte UIL Scuola)
L’11 ottobre il ministro interviene, in replica, in 7a Commissione Senato segnalando che la Legge finanziaria 2002:
assegna al ministero dell’Istruzione (insieme a quello dell’Interno) più risorse che agli altri dicasteri
non agisce sull’orario di lavoro dei docenti, quanto sul rispetto dello stesso
stabilizza il personale della scuola a seguito dell’ eredità negativa degli anni precedenti
prevede specifici finanziamenti per l’università e per l’edilizia di settore
1. Il quadro generale: La legge finanziaria per il 2002 sconta una negativa situazione di partenza della finanza pubblica, gravata da un deficit superiore di 25 mila miliardi alle previsioni, cui si è aggiunta l’incertezza determinata dalla crisi internazionale e, ora, dalla guerra appena iniziata nella quale siamo coinvolti per la nostra appartenenza all’alleanza NATO.
Questa incertezza rende impossibile fare previsioni circa l’evoluzione dell’economia, quanto meno di qui alla fine dell’anno, ma certamente comporta, quanto meno ad oggi, un contesto economico-finanziario restrittivo. A ciò si devono aggiungere i vincoli del Patto di stabilità europea.
Questo ha costretto il Governo a rinviare gli investimenti necessari a rilanciare lo sviluppo e, oltre al rinvio degli investimenti, tutti i Ministeri hanno dovuto subire consistenti tagli, sia nel bilancio di assestamento 2001, sui beni e servizi, sia sul bilancio di previsione 2002.
2. La scuola, l’università e la ricerca: Il nostro Ministero non ha subito tagli, come qui ho inteso da alcuni di voi, ed anzi ha avuto un incremento di risorse, sia pure contenuto, insieme al solo Ministero dell’Interno.
Segno, questo, della consapevolezza del Governo, oltre che di non poter rinviare le misure di sostegno delle situazioni di più forte svantaggio sociale, di non poter privare di investimenti la scuola; si tratta infatti di investimenti nelle risorse umane e nel futuro.
3. Le scelte della legge finanziaria per la scuola: Ove si tenga conto dell’attenzione avuta per la specificità della scuola, nel senso anzidetto, le soluzioni proposte con il complesso delle disposizioni contenute nell’articolo 13, concernenti l’organizzazione scolastica, sono coerenti, e anzi costituiscono il logico sviluppo della riforma introdotta nel corso della passata legislatura. Riforma che ha profondamente modificato l’assetto organizzativo dell’amministrazione delineando un quadro di riferimento del tutto nuovo e diverso rispetto a quello configurato dal precedente ordinamento.
Si è trattato quindi di proporre, con la legge finanziaria, un complesso di norme che hanno alla loro radice, sia per quanto concerne la sede delle responsabilità decisionali e di gestione, sia per quanto riguarda l’oggetto stesso di tali responsabilità, i principi di sussidiarietà, di autonomia e di flessibilità organizzativa.
Un’applicazione concreta di tali principi è stata proprio quella di configurare gli uffici scolastici regionali quali centri di responsabilità amministrativa e quindi titolari diretti di allocazioni di risorse nello stato di previsione della spesa, in modo da consentire un’attività di gestione più aderente e flessibile rispetto alle specificità locali e pertanto più vicina ai bisogni degli utenti.
Ulteriore applicazione è stata quella di decentrare le decisioni in materia di determinazione e di ripartizione degli organici e di conferimento delle supplenze, di razionalizzazione della spesa.
Concordo peraltro con l’appunto di richiamare i criteri dettati dalle norme vigenti per la definizione degli organici, cui dovranno attenersi anche i direttori regionali e i capi d’istituto.
Le soluzioni proposte relativamente alle prestazioni dei docenti non toccano la disciplina dell’orario contrattuale, che resta impregiudicata, ma si pongono nell’ottica di una più razionale utilizzazione del predetto personale, nel rispetto delle disposizioni contrattuali vigenti. Le ore aggiuntive verranno compensate come lavoro straordinario, secondo quanto previsto dal C.C.N.L. vigente.
Sulla questione dell’insegnamento della lingua straniera occorre dire che, a fronte dei piani di finanziamento pluriennale realizzati per la formazione dei docenti di lingua straniera nella scuola elementare, si è riscontrato che le competenze acquisite dai predetti docenti non sono state e non vengono pienamente utilizzate. Si rende pertanto necessario che vengano date precise indicazioni al riguardo.
Quanto al tema specifico delle supplenze occorre precisare che certamente non è questa – e cioè la legge finanziaria oggi in esame – la prima volta nella quale quel tema si è posto. Si può però dire al riguardo, così come del resto per l’altra questione relativa all’orario, che le soluzioni proposte sono ispirate ai principi di autonomia e responsabilità, per cui le decisioni sono affidate alle scuole stesse, al fine di assicurare loro la flessibilità necessaria, senza che entrino più in gioco automatismi con effetti distorsivi. Il Governo comunque è disponibile a introdurre correttivi che rendano ad esempio la norma relativa alla sostituzione del personale assente meno drastica nel suo impatto applicativo.
Sulla valorizzazione del personale docente, da conseguire attraverso il reinvestimento dei risparmi preventivati, siamo sempre stati consapevoli che la soluzione effettivamente più congrua ed opportuna sarebbe quella di destinare a quel fine l’intero ammontare dei risparmi stessi. Peraltro, questa soluzione si porrebbe del resto nel solco del perseguimento degli obiettivi di qualità tracciati già dalla legge n.440 del 1997. Peraltro devo mettere in evidenza che risorse per il comparto della scuola sono state specificatamente previste nella legge finanziaria, in aggiunta alle risorse previste per tutto il pubblico impiego.
Relativamente alla proposta concernente la diversa composizione delle commissioni degli esami di Stato, siamo aperti a correttivi emendativi come quello di limitare il suo ambito applicativo alle scuole pubbliche e a quelle paritarie. Devo anche chiarire che ovviamente stiamo predisponendo rapidamente un disegno di legge che riformi l’intera materia.
4. Il finanziamento delle Università: La legge finanziaria ha previsto, oltre ad un modesto ma significativo incremento del fondo per il finanziamento ordinario, uno stanziamento di cassa superiore per 1000 miliardi a quello di competenza. Il differenziale verrà riassorbito nei prossimi cinque anni.
5. L’Organico: Un’ultima fondamentale annotazione in materia di personale della scuola.
L’art. 40 della legge finanziaria 1998 prevedeva una riduzione del personale del 3% nel biennio 1998/1999, con un risparmio previsto di 1900 miliardi. La legge finanziaria del 2000 prevedeva una ulteriore riduzione dell’1% con riferimenti espliciti a riduzioni delle supplenze brevi. A fronte di queste misure vi è stato invece un incremento di personale docente di 55.000 unità, di 94.000 ATA e un incremento incontrollato di supplenze. Questa è la situazione che noi abbiamo ereditato e le disposizioni contenute nell’art. 13 sono finalizzate a fornire gli strumenti per l’inizio di un effettivo governo della spesa del personale scolastico nonché per l’inizio di una riqualificazione della spesa, finora prevista ma mai attuata.
Sondaggio: Finanziaria e Scuola
decreto 8 ottobre 2001, n. 147
Cap.4151 – Concessione di contributi alle Scuole Materne non statali per la partecipazione alla realizzazione nel sistema pre-scolastico integrato
08 ottobre Ministro al Politecnico
L’8 ottobre si svolge la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano.
Siamo all’alba di un’epoca che ci impone un compito severo ed inderogabile: la definizione di politiche educative che consentano all’Italia di accrescere e rafforzare le proprie competenze culturali, tecniche e scientifiche. La ricchezza del capitale umano ed intellettuale sarà infatti la più importante risorsa strategica della quale potremo disporre per dare al Paese una prospettiva di sviluppo economico sostenibile ed un destino democratico di giustizia e solidarietà sociale.
In questa visione del bene comune, la vostra storia – la lunga e appassionante storia del Politecnico di Milano – che è così profondamente entrata nel patrimonio di valori dell’Italia moderna richiede oggi a voi, a noi tutti, di assumere una grande responsabilità. La responsabilità di saper educare e far crescere le nuove classi dirigenti che guideranno in futuro la nostra nazione, gli amministratori ai quali sarà affidata la cura della cosa pubblica, le famiglie professionali che determineranno le capacità competitive delle imprese, i talenti individuali che sapranno ridare slancio all’innovazione.
Questo processo formativo è sembrato interrompersi nel momento in cui, in anni anche recenti, più grave è divenuta la disarticolazione della nostra società ed enormi cambiamenti sociali hanno mutato i caratteri originali dello Stato nazionale. A noi, con il contributo della vostra competenza, spetta ora il compito di progettare un sistema educativo che sia in grado di rimettere rapidamente in moto il processo di costruzione sociale e di alimentazione del capitale umano e intellettuale.
Siamo preoccupati. I segnali di un decadimento che diventa ormai una grave minaccia per l’intero Paese sono numerosi e inconfutabili. Siamo un Paese che opera ormai prevalentemente sull’innovazione di secondo livello, utilizzando i prodotti della ricerca di altri. Le nostre università ricevono stimoli troppo deboli dal mondo delle imprese che ridimensionano o trasferiscono all’estero i propri laboratori. La mortalità formativa resta molto elevata (su 100 iscritti all’università se ne laureano poco più di 30, con il 95% di essi fuori corso). I nostri migliori studenti e i nostri migliori ricercatori emigrano troppo frequentemente. Permane il grave divario che ci separa dagli altri paesi dell’OCSE, dove il 21,5% della popolazione attiva è in possesso di un titolo equivalente alla laurea, contro il nostro 9,3%. Siamo agli ultimi posti per laureati scientifici e dottorati. Abbiamo appena 3,3 ricercatori per mille abitanti, rispetto al 5,3% dell’Unione Europa, ed una modesta incidenza della ricerca sul reddito nazionale prodotto ogni anno. Inoltre non investiamo a sufficienza nel settore high-tech, mentre altri paesi hanno già raggiunto livelli di investimento pari a un quarto del Prodotto nazionale lordo. Siamo, in una parola, sempre meno artefici del nostro destino.
Ma soprattutto stiamo pericolosamente impoverendo il lavoro di contenuti conoscitivi e tecnici, poiché soffriamo del più alto tasso di dispersione universitaria in Europa e della più bassa quota di laureati e diplomati sul totale della popolazione attiva fra tutti i paesi con i quali ci confrontiamo. Quale triste primato è il nostro che ci vede, unici nel novero dei paesi industriali, ad avere la maggioranza dei lavoratori con la sola licenzia media! In quarant’anni le università italiane hanno laureato tre milioni di studenti su 10 milioni di giovani iscritti. Si è formato così un vero esercito di dispersi dell’istruzione che ha rappresentato per il Paese un grave costo sociale. Non solo essi hanno prodotto minore ricchezza per la collettività, ma indirettamente hanno contribuito alla perdita di molte possibilità di creare in Italia quei “poli di eccellenza” – ad esempio, nella chimica avanzata, nelle biotecnologie e nell’informatica – che oggi determinano le graduatorie della competizione internazionale. A differenza di quanto altri paesi hanno saputo fare, noi non abbiamo infatti promosso un diverso e più proficuo rapporto tra università e imprese così come tra università e investitori privati che pure sarebbero interessati, se solo offrissimo loro un progetto di collaborazione possibile, a gettare i semi dell’innovazione all’interno delle nostre strutture educative e formative. Questi mondi, che altrove si sono incontrati, spesso con notevole successo, in Italia parlano ancora linguaggi diversi.
Dobbiamo fare riguadagnare identità sociale alla scuola e dobbiamo aiutare l’università a costruire la propria nuova identità. E’ un obiettivo che non possiamo fallire. Il Paese ha bisogno di molto più sapere, di molta più cultura, di molta più formazione. Gli atenei italiani devono essere chiamati a dare risposte adeguate ad una crescente domanda di nuova istruzione e di nuova formazione e devono poter contare su strutture organizzative e su mezzi sufficienti per un’università di massa. Devono integrarsi ed adottare standard qualitativi che in molti casi non appaiono soddisfacenti. Se vorremo fare del capitale umano e intellettuale la risorsa strategica del Paese, l’università dovrà essere investita di nuove responsabilità e dovrà garantire più servizi e percorsi formativi di qualità agli studenti. Più opportunità di sperimentazioni, progetti di ricerca e corsi di laurea realizzati d’intesa con le migliori imprese, programmi e tecnologie di formazione a distanza, adeguati supporti alla didattica.
L’autonomia universitaria è indubbiamente un’opportunità, ma va attentamente governata. Ne è una prova il distacco crescente tra il forte aumento dell’offerta di corsi di laurea e gli insoddisfacenti risultati che si continua ad ottenere. A tale preoccupazione si aggiunge quella del problema del proliferare dei nuovi corsi, tremila, delle nuove lauree triennali. A fronte di troppe facoltà universitarie che producono tassi di disoccupazione crescente, aumenta la carenza dei profili professionali richiesti dal mercato del lavoro. Un handicap aggravato dalla perdurante scarsa internazionalizzazione degli studi universitari, dalla poca mobilità degli studenti sia tra le università italiane sia e soprattutto tra le nostre università e gli atenei europei, dalla modesta presenza di studenti stranieri nelle nostre università, dall’elevata età alla conclusione degli studi se confrontata con quella degli studenti di molti altri paesi, dalla percentuale di iscritti che conseguono una laurea in lieve aumento ma ancora troppo bassa, dal più lungo ciclo di studi universitari, dall’ampiezza del divario tra durata ufficiale degli studi come prevista dagli ordinamenti e tempo effettivamente impiegato per concluderli. E inoltre: dall’inadeguatezza delle aule, dei servizi di sostegno, delle biblioteche, delle tecnologie.
Lo sviluppo complessivo del sistema universitario rischia così di accompagnarsi ad una perdita di efficienza. Pensiamo, perciò, che l’autonomia universitaria vada governata sulla base di requisiti di qualità chiari e condivisi. Requisiti che dovranno regolare il sistema dei finanziamenti agli atenei affinché la loro vocazione a trasformarsi in un sistema universitario di massa non comprometta l’innovazione e l’eccellenza nella qualità della didattica e della ricerca.
Ci stiamo preparando ad un monitoraggio della qualità dei corsi di studio ed al controllo preventivo dell’adeguatezza delle risorse – docenti, attrezzature, aule, assistenza didattica – messe in campo dagli atenei. E abbiamo già aperto all’accesso libero degli studenti la nostra banca dati che consente un confronto trasparente tra università e singole facoltà quanto a numero di posti a sedere disponibili nelle aule, laboratori funzionanti in un ateneo, libri utilizzabili nelle biblioteche.
Al centro della nostra azione saranno infatti, sempre e comunque, gli studenti, i loro bisogni, i loro problemi, le loro aspirazioni. Nel delicato passaggio tra la scuola e l’università gli studenti sono soli. Noi dobbiamo aiutarli e accompagnarli nella scelta dell’università. Stiamo studiando modalità per rafforzare il pre-orientamento universitario nelle scuole. E pensiamo che sia necessario introdurre anche nelle università l’accreditamento del prodotto formativo e la certificazione della qualità dei servizi, così che gli studenti possano fare le proprie scelte sulla base di una chiara e completa informazione. Ma gli studenti sono soli anche dentro l’università. Dobbiamo affiancarli e sostenerli, con sistemi di tutoring organizzato, in modo continuativo lungo tutto il loro percorso di formazione superiore e aiutarli nella decisiva scelta del primo inserimento nel mondo del lavoro.
La storia del Politecnico di Milano è per noi ricca di insegnamenti. Fu questo Politecnico il precursore dell’autonomia universitaria, anticipando di 125 anni, sin dalla sua fondazione, la legge dello Stato che l’avrebbe un giorno sancita e resa norma universale. Un esempio, dunque, del rigore con il quale l’autonomia può diventare un’opportunità di eccellenza. E soprattutto un’opportunità per aprire l’università ad un rapporto stretto e produttivo con l’industria. Tanti sono i testimoni storici di questo rapporto: Eugenio Cantoni e l’industria tessile, Giuseppe Colombo e l’industria elettrica e poi Erba, Riva, Pirelli e Salmoiraghi. Senza naturalmente dimenticare Giulio Natta, che dalla sua cattedra di Chimica industriale al Politecnico di Milano ha scritto una memorabile pagina nella storia della scienza arrivando, grazie al sostegno determinante della Montecatini, a scoperte di grandissimo interesse industriale. Un Nobel della chimica al quale dobbiamo ancora oggi un senso profondo di gratitudine.
Il rafforzamento della ricerca in ambito universitario è oggi un’opportunità che va colta con tempestività di iniziative e lungimiranza politica. La nostra attenzione sarà rivolta a sostenere la presenza dell’Italia in alcuni settori ad alta tecnologia: biotecnologie, aeronautica, spazio, difesa, informatica, energia, telematica e scienza dei nuovi materiali. Pensiamo che si debba passare da un sistema di finanziamenti a pioggia ad un sistema mirato ed integrato che favorisca il formarsi di una “rete di eccellenze” universitarie. Concentreremo e monitoreremo i finanziamenti a nostra disposizione per quelle tipologie di ricerca che abbiano ricadute positive sul sistema produttivo. Ancora una volta l’esperienza fatta al Politecnico di Milano può servirci da utile indicazione. Dovremo puntare ad elevare in tutti gli atenei la capacità formativa dei docenti che saranno chiamati ad affiancare all’attività didattica una valida attività di ricerca, contribuendo in tal modo a diffondere nel Paese una cultura dell’innovazione e dello sviluppo ancor oggi troppo debole. Riducendo la dispersione di risorse, intendiamo anche perseguire l’obiettivo di un ringiovanimento della popolazione dei ricercatori, rapidamente invecchiata in questi anni, offrendo alle future generazioni di studenti motivazioni che possano rendere attrattivo e competitivo il nostro mercato. I risultati della ricerca realizzata nei laboratori universitari, come dimostra l’attività del Politecnico di Milano, dovranno, per esempio, essere valorizzati economicamente.
Questo progetto di rilancio della ricerca che ci vede impegnati con forte determinazione pone inevitabilmente il problema delle risorse e degli strumenti disponibili, che andranno progressivamente adeguati agli standard europei. Inoltre, potenzieremo nel comparto pubblico la funzione di committente della ricerca; semplificheremo le procedure di accesso ai fondi pubblici; velocizzeremo gli adempimenti burocratici. Ma tutto questo non potrà essere sufficiente per colmare i ritardi.
Il rapporto tra università pubblica e impresa privata è l’altro grande tema che ispirerà la nostra azione politica e programmatica. La ricerca può e deve essere “imprenditorializzata”, come questo Politecnico è spesso riuscito a fare senza perdere la propria autonomia di indirizzo didattico e culturale. Non si tratta di rinunciare al ruolo di propulsore della ricerca e dell’innovazione che lo Stato ha sempre avuto in questo campo cedendo prerogative e funzioni a particolari interessi privati. Semmai, l’obiettivo deve essere quello di portare il capitale privato nelle strutture pubbliche. Pensiamo alla formazione di consorzi specialistici aventi la funzione di “incubatore” di progetti innovativi, in modo da facilitarne la valorizzazione industriale; consorzi che dovranno essere partecipati da università o enti pubblici, grandi aziende italiane e straniere, società di venture capital. Pensiamo alla formazione di distretti universitari high tech che sappiano promuovere un’aggregazione tra forze produttive di diversa natura. Pensiamo, in sostanza, a numerose iniziative che facilitino la nascita di un sistema integrato pubblico-privato di ricerca e sviluppo mediante collaborazioni, sinergie, trasferimenti di competenze e ricercatori.
Nella nostra azione, siamo ispirati da quanto il Politecnico di Milano ha già saputo fare in questa direzione.
Per esempio, nel rapporto che si è instaurato con le Fondazioni bancarie, alle quali abbiamo recentemente proposto modalità di intervento nel sistema educativo e formativo italiano che sembrano suscitare notevole interesse. Lo Stato può favorire un flusso di finanziamenti privati provenienti dalle Fondazioni e dalle imprese destinati a sostenere cattedre specifiche, borse di studio, alti studi per macro aree. Con la Fondazione Cariplo e la Fondazione di Piacenza e Vigevano, il Politecnico intrattiene da tempo un rapporto utile di sostegno di progetti mirati, in particolare per quanto riguarda l’edilizia universitaria e la creazione di strutture per il trasferimento tecnologico alle piccole e medie imprese. Altri strumenti e modi possono essere riproposti dal modello del Politecnico di Milano su scala nazionale. La formazione di consorzi inter-universitari con finalità di ricerca e di consorzi con enti privati per attività di ricerca e di formazione; oppure, le convenzioni e gli accordi con altri atenei. Sappiamo quanti casi di successo ha in tal senso realizzato il vostro Politecnico e siamo pronti a mettere questa vostra esperienza a fattor comune per il Paese.
Questo ci sembra, tra l’altro, il modo migliore per allacciare un rapporto anche con il mondo della finanza. Siamo pronti ad integrare l’esperienza fatta sul campo da atenei come il vostro con idee nuove che in altri paesi stanno trovando applicazione con successo; per esempio, stiamo studiando la possibilità di incentivare la collaborazione tra università e investitori privati mediante agevolazioni fiscali per quei fondi d’investimento che associno dipartimenti universitari in qualità di partners stabili nello sviluppo degli start up. Ne risulteranno probabilmente favorite una maggiore mobilità dei ricercatori, l’inserimento del personale di ricerca in attività imprenditoriali e l’aspirazione degli studenti a creare nuove imprese.
In un nuovo rapporto tra pubblico e privato nell’università e nella ricerca, il ruolo dello Stato assume connotazioni nuove. Il ruolo del sistema statale dovrà in futuro essere soprattutto quello di stabilire le linee programmatiche e le priorità strategiche; di attrarre investimenti; di promuovere la meritocrazia negli istituti di ricerca e valutare i risultati. Lo scenario che abbiamo di fronte impone un orientamento del tutto nuovo nel modo di concepire il problema dell’istruzione e della formazione dei giovani così come il modello di progettazione e conduzione della ricerca. Proponiamo un’autentica svolta culturale e politica. L’università autonoma ma capace di garantire standard didattici di qualità elevata e la ricerca aperta alla collaborazione tra pubblico e privato sono le due condizioni fondamentali per realizzare questa svolta e per dare all’Italia una prospettiva concreta di crescita economica e di stabilità sociale.
07 ottobre Attacco all’Afghanistan
Alle 18.30 (ora italiana) è cominciato il bombardamento da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna sull’Afghanistan: colpite Kabul, Kandahar e Jalalabad.
in Interlinea con… – La Pace e La Guerra a cura di Nadia Scardeoni
Si veda nel settore Cronologia – Settembre 2001 di Educazione&Scuola:
07 ottobre Referendum
Si svolge il 7 ottobre 2001 il referendum di modifica degli articoli 114-133 della Costituzione: partecipa al voto il 34% degli aventi diritto, 64,2% i SI.
Maggiori informazioni in Rete sulle pagine del Ministero dell’Interno.
in Bacheca – Educazione Civica a cura di Eugenio Donadoni
Referendum del 7 ottobre 2001
Costituzione (testo aggiornato)
nota 6 ottobre 2001, Prot. n.15721
Interventi nelle aree depresse finanziati dal CIPE – annualità 2001. Iniziative dirette a favorire il raccordo tra formazione e mondo del lavoro. Progetti Pilota. Pubblicazione Graduatoria
05 ottobre World Teachers’ Day
Il 5 ottobre, organizzato dall’UNESCO e da Education International, si svolge l’8° World Teachers’ Day dedicato a “Qualified Teachers for Quality Education”.
Maggiori informazioni in rete all’URL: http://www.ei-ie.org/ei/5october/english/ewtdindex.html
Delega di particolari funzioni al Sottosegretario di Stato presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca on. Guido Possa, a norma dell’art. 10, comma 3 della legge n. 400 del 1988
decreto direttore generale 04 ottobre 2001
circolare 4 ottobre 2001, n. 146
Contratti a tempo determinato e a tempo indeterminato del personale docente. Anno scolastico 2001/2002
nota 4 ottobre 2001, Prot. 15442
Progetto Lingue 2000 – Chiarimenti modalità richieste di finanziamento da parte delle istituzioni scolastiche
nota 3 ottobre 2001, Prot. n. 491
circolare 3 ottobre 2001, n.145
Articolo 37 del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo del comparto scuola del 31 agosto 1999. Funzioni strumentali al piano dell’offerta formativa a.s. 2001/2002
03 – 26 ottobre Attività Sindacale
26 ottobre: sequenza contrattuale dei dirigenti scolastici per le scuole italiane all’estero
25 ottobre: sottoscrizione Intesa Scuole in zone a forte processo immigratorio
18 ottobre: accordo per la disciplina sperimentale del telelavoro per il personale amministrativo del comparto Scuola
09, 15, 19, 25 ottobre: aspetti relativi alla scuola nel disegno di legge finanziaria 2002
Di seguito il verbale di conciliazione del 25 ottobre 2001:
Il giorno 25 ottobre 2001, alle ore 15,30 presso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, sono ripresi i lavori, sospesi il giorno 19 ottobre u.s., relativi al tentativo di conciliazione e raffreddamento richiesto dalle Organizzazioni Sindacale CGIL-Scuola, CISL-Scuola, UIL-Scuola, SNALS-Confsal e Gilda-Unams che hanno proclamato lo stato di agitazione del personale della scuola chiedendo una modifica delle scelte riguardanti la scuola inserite nel disegno di legge Finanziaria 2002
avv. Michele Dipace – Capo di Gabinetto;
avv. Daniela Salmini – Capo ufficio legislativo;
dott Nicola Rossi – Vice capo di Gabinetto;
dott. Pasquale Capo – Direttore Generale dell’Istruzione;
dott.ssa Maria Domenica Testa – Direttore Generale Servizio per gli Affari economico – finanziari
dott. Antonio Zucaro – Direttore Generale del Personale e della Scuola
prof. Enrico Panini – Segretario Generale CGIL-Scuola;
prof.ssa; Daniela Culturani – Segretario Generale CISL-Scuola;
prof Massimo Di Menna – Segretario Generale UIL-Scuola;
prof. Fedele Ricciato – Segretario Generale SNALS-Confsal;
prof. Alessandro Ameli – Coordinatore Nazionale GILDA-UNAMS
L’Amministrazione ribadisce l’impegno del Governo sia a modificare gli articoli 9 e 13 in materia scolastica, sia ad escludere il personale docente ed amministrativo dall’articolo 20, comma 1, del disegno di legge “Finanziaria 2002”. In particolare per quanto riguarda l’art 13 aggiunge che sono stati già presentati gli emendamenti al testo originario nella parte riguardante la sostituzione del personale docente della scuola secondaria limitandola a 15 giorni; l’introduzione della volontaria adesione ad accettare ore aggiuntive fino a 24 ore; la definizione degli organici basata anche sull’offerta formativa. Per quanto riguarda le modifiche agli artt. 9 e 20, l’Amministrazione sottolinea che esse dovrebbero rispettivamente comportare l’integrale recupero delle economie da impiegarsi per la valorizzazione professionale degli insegnanti e, in proporzione alla riduzione degli organici del personale ATA e l’esclusione dalla esternalizzazione dei servizi della scuola relativi all’area docente ed amministrativa Nel contempo l’Amministrazione fissa, per il 28 novembre p.v. l’avvio di un tavolo di confronto per la predisposizione di un piano quinquennale di risorse aggiuntive in favore della scuola, del quale un segnale significativo è il reperimento di un apposito stanziamento per l’autoaggiornamento dei docenti.
La Cisl – Scuola e la Uil – Scuola, sulla presentazione degli emendamenti da parte del Governo agli artt. 9, 13 e 20 della legge Finanziaria esprimono apprezzamento per quanto riguarda la materia scolastica e ritengono concluso positivamente il presente tentativo di conciliazione per la suddetta materia. Esprimono altresì soddisfazione per l’impegno del Ministro di aprire un confronto con le OO.SS. il giorno 28 novembre 2001 finalizzato alla predisposizione di un piano quinquennale di ulteriori investimenti nella scuola.
Rimane il giudizio negativo per l’esito dell’incontro svoltosi a Palazzo Chigi sulla verifica del differenziale inflattivo. Al riguardo attiveranno immediate azioni di lotta.
La Cgil – Scuola non considera risolti i problemi che hanno portato alla conferma dello sciopero. In particolare manca un piano pluriennale di investimenti a partire dal 2002; non ci sono le risorse per adeguare nel contratto 2002 – 2005 le retribuzioni ai parametri europei; non sono condivisibili le riformulazioni dell’art. 13 su organici, orario, supplenze nella secondaria, commissioni di esame. Gli interventi sul personale ATA sono gravissimi, si aggiungono al taglio di 20.000 posti di lavoro e alla mancata soluzione dei problemi del personale trasferito dagli Enti-Locali. Ai motivi già oggetto della proclamazione di sciopero si aggiunge la protesta per il taglio, in sede di assestamento del bilancio di 123 miliardi destinati al contratto integrativo 2001.
Lo Snals – Confsal dichiara che la proclamazione per il 15 ottobre 2001 dello stato di agitazione di tutto il personale della scuola originava da una valutazione negativa sui contenuti della Finanziaria 2002 che penalizzavano la scuola soprattutto riguardo agli artt. 9, 13 e 20. Sui punti predetti lo Snals ha ribadito la richiesta di modificare il disegno di legge che nella prima versione poteva rappresentare un attacco alla scuola. In particolare lo Snals ha chiesto che fossero apportati i necessari interventi correttivi sia sul piano finanziario che su quello normativo, per garantire l’indispensabile sviluppo dell’istruzione anche mediante la salvaguardia degli organici ed il reperimento di risorse da destinare ai contratti. In particolare le richieste riguardano la radicale riscrittura dell’art. 13, l’integrale reinvestimento delle economie di bilancio, il reperimento di risorse aggiuntive per docenti, dirigenti ed ATA, il rimborso per le spese di autoaggiornamento, le garanzie per la previsione di un piano pluriennale di breve – medio periodo per investimenti aggiuntivi nella scuola. Il testo emendato proposto in data odierna dal Governo ha recepito alcune delle nostre richieste irrinunciabili, prevedendo altresì precisi impegni politici in materia finanziaria. La totale riscrittura dell’art. 13, l’inserimento di un emendamento che destina 70 miliardi al rimborso delle spese di autoaggiornamento, l’impegno ad emendare l’art. 9 introducendo il totale reinvestimento di tutte le economie di spesa sia per il personale docente ed ATA, rappresentano obiettivi che lo Snals intendeva conseguire con la proclamazione dello stato di agitazione. Ad essi si aggiungono altri risultati di rilevanza sindacale: l’aver ottenuto l’impegno per la funzione docente ed educativa, nonché che i servizi amministrativi siano esclusi dagli interventi di esternalizzazione previsti dall’art. 20, rappresentano il pieno riconoscimento della specificità della scuola; l’impegno ad aprire il 28 novembre prossimo un tavolo di confronto per definire il tanto auspicato piano pluriennale di investimenti aggiuntivi per la scuola, costituisce una prima significativa risposta alle richieste dello Snals in materia.
Per questi motivi lo Snals considera concluso positivamente il tentativo di conciliazione tenutosi in data odierna e revoca pertanto lo stato di agitazione del personale.
La Gilda – Unams non concilia perché le risorse economiche previste in Finanziaria non sono sufficienti alla copertura necessaria ai rinnovi contrattuali ed al recupero del differenziale di inflazione. Inoltre non sono state recepite le modifiche richieste dalla Gilda – Unams ai commi 1, 4 e 7 dell’art. 13 della Finanziaria.
Alla luce di quanto precede, si assumono le seguenti conclusioni del presente tentativo di conciliazione nella materia scolastica:
la CISL-Scuola, la UIL-Scuola e lo SNALS-CONFSAL ritengono concluso positivamente il tentativo di conciliazione sulla materia oggetto del tavolo tecnico del Ministero. Per quanto riguarda invece le questioni aperte su altri tavoli governativi, la CISL-Scuola e la UIL-Scuola ribadiscono il giudizio negativo sulla verifica del differenziale inflattivo e al riguardo attiveranno immediate azioni di lotta. Lo SNALS-CONFSAL sulla medesima questione aperta sugli altri tavoli governativi si riferirà agli esiti della trattativa in corso tenuti dalla Confsal.
la CGIL-Scuola e la GILDA-Unams dichiarano che tale tentativo di conciliazione si è concluso negativamente.
19, 25 ottobre: avvio trattativa sul contratto mobilità per l’anno scolastico 2002-03
18 ottobre: sottoscrizione Contratto Collettivo Nazionale Conciliazione 2001-03
04, 11, 16, 17 ottobre: il 17 ottobre è raggiunto un pre-accordo sul CCNL per il personale dirigenziale Area V
Di seguito le tabelle relative ai nuovi stipendi dei dirigenti scolastici:
UNITA’ 1998
Stipendio al 31.12.2000
Incrementi mensili dal 1.1.2001
STIPENDIO ANNUO AL 1.1.2001
per 12 mesi 13^ mensilità per 13 mensilità
32.687.000 14.064.917 76.000 33.599.000 2.799.917 36.398.917
34.189.000 14.064.917 78.000 35.125.000 2.927.083 38.052.083
38.634.000 14.064.917 86.000 39.666.000 3.305.500 42.971.500
da 15 a 20 1.660 43.067.000 14.064.917 93.000 44.183.000 3.681.917 47.864.917
da 21 a 27 4.595 47.548.000 14.064.917 101.000 48.760.000 4.063.333 52.823.333
da 28 a 34 3.032 53.470.000 14.064.917 111.000 54.802.000 4.566.833 59.368.833
57.939.000 14.064.917 118.000 59.355.000 4.946.250 64.301.250
Stipendio annuo 36.398.917
Incremento annuo art. 40, comma 1 17.396.167
Conglobamento a carico del fondo art. 42 2.140.000
IIS (inclusa 13^ mensilità) 14.064.917
TOTALE 70.000.000
16 ottobre: sottoscrizione intesa attribuzione funzioni aggiuntive a.s. 2001/2002
03 ottobre: intesa sulle prestazioni minime indispensabili da assicurare in caso di sciopero
03 ottobre: accordo personale dirigenziale Area V sulle prestazioni minime indispensabili da assicurare in caso di sciopero
03 ottobre: sottoscrizione intesa attribuzione funzioni-obiettivo a.s. 2001/2002
03 ottobre: firmato l’accordo sul personale ATA; nascono le due nuove figure professionali del coordinatore tecnico e del coordinatore amministrativo.
(Roma, 4 ottobre 2001) E’ stato firmato presso il Ministero della Istruzione, Università e Ricerca l’accordo tra Amministrazione scolastica e CGIL, CISL, UIL e SNALS, relativamente alle “funzioni obiettivo” del personale docente per l’a.s. 2001-2002.
Le “funzioni obiettivo” sono strumentali all’attuazione del Piano dell’Offerta Formativa di ciascun istituto scolastico; si tratta di 58.296 funzioni , retribuite 3 milioni l’anno pari a 234 mld complessivi, che l’accordo regola e distribuisce su tutto il territorio nazionale.
Questo accordo si aggiunge a quello firmato tra l’ ARAN e le Organizzazioni sindacali il 28 settembre u.s., che istituisce i profili professionali di Coordinatore amministrativo e Coordinatore tecnico per il personale amministrativo tecnico e ausiliario della scuola, profili in cui sono stati inquadrate le corrispondenti professionalità dei dipendenti passati dagli Enti .Locali. allo Stato. Si apre così la strada alla revisione dell’inquadramento professionale e della carriera di questo personale da realizzare con il prossimo Contratto 2002-2005.
Gli incontri con le Organizzazioni sindacali. proseguono per dare piena attuazione ad altri istituti previsti dal Contratto in vigore.
03 – 19 ottobre Deleghe e Nomine MIUR
Il Consiglio dei Ministri, nel corso della seduta del 18 ottobre, avvia la procedura di nomina di Giovanni Trainito a Presidente dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione e nomina a componenti del relativo consiglio di amministrazione di Giacomo Elias, Giuseppe Bertagna, Guido Fiegna e Antonio Augenti.
L’ex presidente Vertecchi ed il precedente Consiglio di amministrazione avevano rassegnato le proprie dimissioni lo scorso settembre.
Il Consiglio dei Ministri, nel corso della seduta del 12 ottobre, assegna la delega come viceministro a Guido Possa (vd. DM 04.10.01 e DPR 19.10.01) per la ricerca scientifica, tecnologica ed universitaria.
Con decreto ministeriale del 3 ottobre 2001 il ministro distribuisce le deleghe ai Sottosegretari di Stato:
al Sottosegretario on. Valentina Aprea sono state conferite le deleghe per:
programmi e progetti per l’organizzazione degli uffici scolastici territoriali;
riforma degli ordinamenti, dei programmi e dei curricoli scolastici;
stato giuridico ed economico del personale della scuola;
riforma della valutazione del sistema scolastico;
organizzazione dei servizi nel territorio;
riforma degli organi collegiali;
progetti di reclutamento e formazione del personale della scuola.
al Sottosegretario dr. Stefano Caldoro sono state conferite le deleghe per:
programmi e progetti per l’attuazione delle politiche giovanili;
programmi di interventi di formazione nell’area del mezzogiorno d’Italia;
programmi riguardanti i rapporti di interazione tra il sistema scolastico e il sistema universitario.
al Sottosegretario sen. Maria Grazia Siliquini sono state conferite le deleghe per:
progetti relativi a istruzione post-secondaria e degli adulti;
programmi e progetti riguardanti l’obbligo formativo integrato di istruzione e formazione e lavoro;
stato giuridico ed economico del personale del Ministero ivi compresa la formazione;
progetti e programmi di semplificazione normativa;
monitoraggio dell’attuazione degli obiettivi per i quali sono state assegnate le risorse alle Università;
questioni riguardanti l’area del contenzioso del personale del ministero e della scuola.
Per quanto riguarda il vice-ministro on. Guido Possa, la procedura di attribuzione delle deleghe, che riguardano la ricerca scientifica e la ricerca universitaria, sarà completa con la firma del decreto da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri.
02 – 30 ottobre Riforme
Il 2 ottobre Bertagna invia una lettera (che di seguito riportiamo in estratto) alle associazioni delle famiglie, alle riviste specializzate, alle OOSS della scuola, ed alla CRUI che conferma quanto anticipato a grandi linee lo scorso settembre da questa rivista:
(2 ottobre 2001) Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica, con decreto ministeriale n. 672 del 18 luglio 2001, ha istituito un Gruppo ristretto di lavoro presieduto da chi scrive, allo scopo “di svolgere una complessiva riflessione sull’intero sistema di istruzione e, nel contempo, di fornire concreti riscontri per un nuovo piano di attuazione della riforma degli ordinamenti scolastici, ovvero per eventuali modifiche da apportare alla legge 30 del 10 febbraio 2000.
Il Ministro, alla luce del suo discorso alle Commissioni parlamentari, ci ha chiesto di procedere a questa “complessiva riflessione” e ad una ipotesi di “un nuovo piano di attuazione della riforma degli ordinamenti scolastici” tenendo conto, per quanto possibile e se condivise, delle seguenti raccomandazioni:
– ribadire il principio che il sistema di istruzione e formazione del Paese è al servizio della società e del progresso economico, e solo se è primariamente al servizio della persona di ciascuno e mira al massimo sviluppo possibile delle capacità di tutti; in questa prospettiva va collocato l’obbligo di 12 anni di istruzione e/o di formazione per tutti;
– valorizzare ulteriormente il ruolo e la funzione educativi della scuola dell’infanzia valutando “se e in quale modo considerare la frequenza della scuola dell’infanzia triennale, che resta non obbligatoria e curricolarmente unitaria, come possibile credito ai fini del soddisfacimento di almeno un anno dei 12 di istruzione e/o formazione obbligatoria”; ciò anche allo scopo di non lasciare “minori” sul piano della qualità della formazione iniziale e della successiva carriera i docenti che insegnano in questo grado di scuola;
– ipotizzare un’articolazione unitaria della scuola dai 6 ai 14 anni che avvalori le specificità delle età evolutive della fanciullezza e della preadolescenza sul piano degli ordinamenti, del piano degli studi e dell’organizzazione del servizio; ciò significa promuovere, nella cornice ordinamentale della scuola primaria quinquennale e della scuola secondaria di I grado triennale, un piano degli studi unitario, continuo e progressivo organizzato in cicli biennali, dove si realizzi un più efficace raccordo tra l’ultimo anno della scuola primaria e il primo della secondaria di I grado e, nondimeno, tra l’ultimo biennio della scuola secondaria di I grado e gli studi liceali o professionali successivi, al fine di stimolare una spinta qualitativa verso l’alto dell’intero sistema di istruzione e di formazione;
– eliminare la cosiddetta “onda anomala” determinata dall’attuazione della legge 30 per i gravi problemi che essa solleva anzitutto sul piano educativo e metodologico, per gli alunni, le famiglie ed i docenti, e, in secondo luogo, a livello organizzativo, edilizio, finanziario, anche per lo Stato e gli Enti locali;
– progettare una scuola secondaria superiore di elevata qualità culturale ed educativa, prevedendo anche la possibilità di completarla con eventuali anni di specializzazione non universitaria;
– identificare la natura pedagogica, l’identità curricolare e la fisionomia istituzionale di un percorso graduale e continuo di Formazione professionale parallelo a quello scolastico ed universitario dai 14 ai 21 anni, con esso integrato a livello di funzioni di sistema e ad esso pari in dignità culturale ed educativa, abilitato a rilasciare tre titoli di studio riconosciuti sul territorio nazionale: qualifica professionale, diploma professionale secondario, diploma professionale superiore;
– predisporre piani di studio nazionali obbligatori che, mentre rispettano forma e sostanza dell’art. 8 del Dpr. 275 e delle altre leggi ordinarie e costituzionali in materia, consentano più di ora sia percorsi e completamenti personalizzati da parte delle famiglie e degli studenti, sia una maggiore verifica comparativa nazionale dei risultati;
– dar corso ai punti precedenti avvalorando l’autonomia delle istituzioni scolastiche e dei centri per la formazione professionale e facendo sempre prevalere, sia sul piano delle verifiche dell’apprendimento sia su quello del soddisfacimento dell’obbligo per tutti i giovani, di 12 anni di istruzione/formazione, i vincoli di risultato su quelli procedurali e di percorso;
– prevedere linee di formazione iniziale degli insegnanti in relazione ai cicli scolastici e di formazione professionale ipotizzati.
Il nostro Gruppo ristretto di lavoro, per adempiere al mandato ricevuto, sarebbe interessato a conoscere il vostro giudizio su tutte queste raccomandazioni oppure, a scelta, su alcune di esse. Più in particolare, domandiamo se avete già provveduto a definire orientamenti e proposte concrete di riforma degli orientamenti scolastici e della formazione professionale che tengano, in tutto o in parte, specificatamente conto dei vincoli che il Ministro ci ha chiesto di autenticare nella loro praticabilità e condivisibilità. E’ gradita anche la declinazione operativa di eventuali ipotesi alternative che sarà cura del Gruppo esaminare e presentare al Ministro.
Sappiamo di chiedere uno sforzo non indifferente, ma le saremmo grati se potesse fornire risposta scritta alla nostra lettera entro e non oltre il 30 ottobre. […]
02 – 26 ottobre Mobilità AFAM
L’OM 30 luglio 2001 stabilisce il seguente calendario per i trasferimenti del personale docente e non docente delle Accademie e dei Conservatori di musica per il mese di ottobre:
Rinuncia, reclami, rettifiche 02 ottobre
Pubblicazione dei trasferimenti 16 ottobre
Termine utile per la presentazione della domanda di utilizzazione temporanea 26 ottobre
01 – 12 ottobre Accesso SSIS
L’accesso alle Scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario è regolamentato dal decreto MURST 2 luglio 2001.
Nel mese di ottobre la seconda tornata della prova scritta si svolge presso le sedi universitarie secondo il seguente calendario:
Lingue straniere 1 ottobre 2001
Scienze naturali 4 ottobre 2001
Fisico informatico matematico 5 ottobre 2001
Linguistico letterario 8 ottobre 2001
Scienze umane 11 ottobre 2001
Tecnologico 12 ottobre 2001
Formazione e aggiornamento del personale della scuola. Esercizio finanziario 2001
circolare Funzione Pubblica 1 ottobre 2001, n. 8 (in GU 8 ottobre 2001, n. 234)
nota 1 ottobre 2001, Prot. n.2733
Utilizzazione delle graduatorie di circolo e di istituto D.M. 103/2001
nota 1 ottobre 2001, Prot. n.2685
Operazioni di avvio dell’anno scolastico. Ripartizione del contingente provinciale di assunzioni a tempo indeterminato di personale ATA a.s. 2001/2002
09 – 31 ottobre Parlamento
MARIO PEPE. – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. – Per sapere – premesso che:
in questi anni il reclutamento dei professori universitari è avvenuto ad avviso dell’interrogante nella più completa irregolarità sotto lo sguardo indifferente dei governi;
in conseguenza di ciò molti ricercatori valorosi sono stati discriminati ed allontanati dalla carriera accademica, trasferendosi all’estero, dove si sono resi protagonisti di importanti ricerche;
la legge n. 370 del 1999, approvata nella scorsa legislatura, all’articolo 8, comma 7, sancisce un’ulteriore discriminazione nei confronti di cittadini italiani che, pur avendo la stessa posizione accademica e gli stessi titoli, non hanno potuto accedere ai giudizi di idoneità solo per questione di tempo, in quanto è intervenuto nel corso dei lavori delle commissioni esaminatrici l’intervento preclusivo della giustizia amministrativa;
tale comma 7, oltre a legittimare i giudizi di chi è riuscito ad accedere al concorso, contiene per gli stessi soggetti anche la legittimazione dell’accesso al concorso, pre-requisito di legittimità indispensabile per dichiarare legittima l’idoneità ottenuta; non è concepibile infatti una illegittimità dell’accesso ed una legittimità dell’idoneità ottenuta in seguito all’accesso illegittimo; i due eventi – quello del1’accesso al concorso e del successivo conseguimento del giudizio – sono strettamente interdipendenti ed uniti per quanto riguarda sia il carattere di conseguenzialità sia per quanto riguarda il carattere della legittimità;
quali iniziative intenda assumere il Ministro alla luce della legge e della sua più equa interpretazione ed applicazione per sottoporre ai giudizi di idoneità i tecnici laureati con tre anni di attività didattica e scientifica esclusi dai giudizi di idoneità in base al decreto del Murst del 21 maggio 1992, in modo da dare la possibilità anche a loro, come ai più fortunati colleghi, di fruire degli aspetti favorevoli della legge n. 370 del 1999, articolo 8, comma 7, risolvendo, attraverso la verifica concorsuale, una situazione di esclusione dall’accesso al concorso, di fatto ingiusta. (3-00353) (23 ottobre 2001)
LETIZIA MORATTI, Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è da sottolineare, in primo luogo, che la disposizione introdotta dall’articolo 8, comma 7, della legge n. 370 del 1999 – ricordata dall’onorevole Mario Pepe – trova giustificazione nelle vicende relative all’applicazione dell’articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 dell’11 luglio 1980, con il quale – com’è noto – furono dettate norme per l’inquadramento nella fascia dei professori associati di specifiche categorie di soggetti sulla base di giudizi di idoneità. Fra i beneficiari furono inseriti i tecnici laureati, a condizione che fossero in servizio alla data del primo agosto 1980 e che avessero svolto un triennio di attività didattica e scientifica debitamente documentato.
Nell’applicazione di tale disposizione, che prevedeva lo svolgimento di tre distinte tornate di giudizi, si è determinato un considerevole contenzioso, in particolare da parte dei soggetti esclusi per assenza dei requisiti richiesti dai giudizi di idoneità. Tale contenzioso, dopo vent’anni dall’emanazione della norma, non è ancora del tutto definito. Se si considera, infatti, che per la partecipazione alla sola terza ed ultima tornata sono state presentate circa 15.000 domande e che il Ministero ha ammesso poco più di 500 candidati e, cioè, coloro i quali erano in possesso dei requisiti di legge, è facile comprendere come l’esclusione degli altri richiedenti abbia comportato una consistente quantità di ricorsi sui quali i tribunali amministrativi regionali si sono, peraltro, pronunciati in modo diversificato, concedendo solo in alcuni casi la sospensiva.
A favore di questi è successivamente intervenuto l’articolo 8, comma 7, della legge ricordata. Il Parlamento, infatti, ha ritenuto di portare a sanatoria la posizione dei soggetti nei confronti dei quali le commissioni giudicatrici avevano espresso un giudizio positivo.
In relazione a quanto richiesto dall’onorevole interrogante, è da sottolineare che tale norma riveste un carattere di eccezionalità e, pertanto, non può essere interpretata estensivamente o applicata nei confronti di soggetti diversi da quelli ivi contemplati, a maggior ragione perché essa è in contrasto con quanto affermato da numerose pronunce giurisdizionali.
Conseguentemente, risulta impossibile ampliare il numero dei destinatari dell’articolo 8, comma 7, sopracitato perché ciò, tra l’altro, provocherebbe – com’è ovvio – ulteriori rivendicazioni da parte di soggetti che si trovano in situazioni analoghe.
MARIO PEPE. Signor Presidente, signor ministro, i soggetti interessati non sono 15.000, ma sono in tutto un centinaio. Vorrei ricordare che dal punto di vista giuridico il suo ufficio li ha tranquillizzati dicendo che tutto è a posto. Tuttavia, il problema non è giuridico, bensì politico. In altri termini, vi è una legge che stabilisce che è legittimamente conseguita una idoneità, però vi è un giudizio del Consiglio di Stato che afferma che l’accesso a quel concorso era illegittimo. Come può essere legittima una idoneità conseguita con un accesso illegittimo? Spetta, quindi, alla politica correggere le storture della norma giuridica.
TITTI DE SIMONE. – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. – Per sapere – premesso che:
gli interventi previsti nella prossima legge finanziaria per il 2002 nel settore della scuola determineranno, anche a detta dei sindacati della categoria, un peggioramento della qualità dell’offerta formativa nonché delle condizioni lavorative degli insegnanti;
è anche previsto un aumento dell’orario di lavoro cosiddetto frontale degli insegnanti che non tiene conto del fatto che l’attività di insegnamento si esplica e si estende già ben oltre l’orario ufficiale di lavoro intervenendo, di fatto, per via legislativa in una materia regolata esclusivamente dal Ccnl;
un’altra norma esclude il ricorso a personale specializzato per l’insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare determinando, di fatto, il taglio di numerosi posti di lavoro;
se non ritenga di intervenire affinché gli interventi governativi siano indirizzati alla valorizzazione di un settore così delicato e importante come quello dell’educazione e della formazione e se non ritenga di dover lasciare alla contrattazione tra le parti sociali qualsiasi modifica riguardante il contratto di lavoro degli insegnanti accogliendo e sostenendo, invece, le loro richieste comprese quelle economiche. (3-00354) (23 ottobre 2001)
LETIZIA MORATTI, Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Pur nel presente difficile scenario economico il Governo ha valutato di preminente interesse la scuola e ritiene strategico un investimento nella scuola nel suo complesso quale investimento nelle risorse umane e nel futuro.
Circa l’insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare si è riscontrato che non risultano pienamente utilizzate tutte le competenze acquisite dai docenti che sono stati formati per l’insegnamento della lingua straniera con gli appositi piani pluriennali di formazione in servizio. Si rende necessario, pertanto, chiarire che, ove vi siano adeguate competenze dei docenti, l’insegnamento della lingua straniera va ad essi prioritariamente affidato. Su tali basi il confronto con le organizzazioni sindacali del 19 scorso ha registrato un notevole avvicinamento.
TITTI DE SIMONE. Signor ministro, le modifiche apportate sotto le forti pressioni delle parti sociali dimostrano, a nostro avviso, palesemente quanto siano ingiuste e antisociali le proposte contenute nella finanziaria, in particolare, per quanto riguarda l’articolo 13, tanto da far cadere i pochi argomenti di mera ragioneria che questo Governo ha potuto utilizzare.
Si tratta di modifiche che, tuttavia, riducono la catastrofe, ma quest’ultima, a nostro avviso, resta; essa è determinata da una strategia complessiva con cui il Governo sta sottraendo linfa vitale alla scuola pubblica. Non ci soddisfano, quindi, le sue raccomandazioni, pur riconoscendo gli elementi migliorativi introdotti sotto la pressione di una massiccia mobilitazione della scuola sul testo della finanziaria; non ci soddisfano perché, intanto, resta l’impianto di controriforma che, secondo noi, svalorizza complessivamente la scuola pubblica e, a fronte di una retromarcia sull’aumento dell’orario di lavoro fuori dalla contrattazione nazionale, resta fermo l’utilizzo di insegnanti interni per le supplenze nelle scuole superiori: questo non è, forse, un invito ad innalzare obbligatoriamente l’orario per i docenti di questi istituti?
Il computo degli organici resta in base agli alunni e non alle classi, si scoraggia l’insegnamento qualificato della lingua straniera nella scuola elementare, si cancellano, nei fatti, migliaia di posti di lavoro per i precari e per il personale A.T.A, si cerca, nei fatti, di imporre orari europei senza adeguare gli stipendi in modo concreto a quegli standard.
Non bastano i risparmi investiti nella scuola quando a mancare è un piano di investimento pluriennale per il rinnovo dei contratti, per l’investimento e il sostegno dell’attività didattica e per l’edilizia scolastica, che nel nostro paese è fra le più fatiscenti d’Europa; non c’è alcun investimento per l’innovazione culturale e didattica, mentre con la delega al Governo si preferisce attaccare le regole democratiche della scuola per cancellare gli organi collegiali e si regalano 100 miliardi alle scuole private, mentre svariate centinaia di miliardi si tagliano alla scuola pubblica.
GRILLO. – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. – Per sapere – premesso che:
anche per quest’anno accademico si riproporrà la questione degli accessi ai corsi univeristari a numero programmato;
se non ritenga, al fine di evitare una nuova ondata di contenziosi contro i provvedimenti di esclusione, di adottare le opportune iniziative per gli iscritti all’anno accademico 2001/2002 e per sanare le situazioni in essere relative agli anni precedenti. (3-00355) (23 ottobre 2001)
LETIZIA MORATTI, Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Vorrei rispondere all’interrogazione presentata dall’onorevole Grillo confermando, in via preliminare, che effettivamente, riguardo all’accesso ai corsi universitari a numero programmato, negli anni passati si è verificato un notevole contenzioso.
Vorrei però anche ricordare – credo sia noto – che la questione dell’accesso ai corsi universitari a numero programmato è stata disciplinata con legge n. 264 del 1999, che ha recepito le osservazioni e i suggerimenti della Corte costituzionale, l’orientamento scaturito dalle sentenze dei TAR nonché le reiterate richieste del Parlamento, in particolare per quanto riguarda l’articolo 5, con il quale è stata disposta la cosiddetta sanatoria per gli iscritti alla frequenza nell’anno 1998-1999.
La legge n. 264 ha posto, dunque, un punto fermo sulla questione degli accessi, anche se per l’anno 1999-2000 sono stati nuovamente riproposti numerosi ricorsi in merito ai quali si è pronunciato il Consiglio di Stato, il quale ha sancito l’applicabilità della disciplina contenuta nella legge in argomento solo a decorrere dall’anno accademico 2000-2001.
Va ricordato, in proposito, che la legge n. 264 è stata approvata solo in data 29 luglio 1999, quando cioè la maggior parte dei provvedimenti propedeutici per il regolare avvio dell’anno accademico erano stati già predisposti ai sensi del regolamento previgente.
A seguito della situazione di incertezza, venutasi a creare per effetto del nuovo contenzioso, su iniziativa parlamentare è stata approvata la legge 17 marzo 2001 n. 133 che, tenuto conto dell’opportunità di tutelare posizioni acquisite dagli studenti nelle more dell’emanazione delle sentenze giurisdizionali definitive, ha previsto un’ulteriore sanatoria per l’iscrizione ai corsi 1999-2000.
Da queste premesse consegue ovviamente che, a decorrere dall’anno accademico 2000-2001, la legge n. 264 è stata regolarmente applicata. Le università operano, quindi, nel quadro della disciplina definita con la legge medesima in relazione al meccanismo di accesso ai corsi a numero programmato.
Non ritengo, pertanto che, stante l’attuale regolamentazione, possano verificarsi situazioni di contenzioso analoghe a quelle degli anni precedenti; infatti, risulta presentato, per l’anno accademico 2001-2002, un esiguo numero di ricorsi.
Infatti, ci troviamo di fronte a situazioni di discriminazione e di ingiustizia con il rischio, tra l’altro, di sollecitare i giovani studenti a incentivare la via del ricorso, con l’altro aspetto negativo, che tutti noi conosciamo, per averlo vissuto nella precedente legislatura.
Si pone, poi, un’altra questione, vale a dire quella relativa ad una regolarizzazione non del tutto giusta, che non ha permesso a tanti altri studenti di poter accedere ai benefici della legge, del marzo dello scorso anno, da lei citata.
Ci troviamo innanzi a responsabilità che non sono degli studenti. Qual è la loro responsabilità? Siamo di fronte a tempo sprecato, a esami sostenuti inutilmente, a requisiti per il servizio di leva che vengono meno, a sforzi finanziari delle famiglie che per anni hanno sostenuto gli studenti e che adesso non possono ottenere i benefici delle prestazioni, degli esami sostenuti e di tutta l’attività didattica svolta.
RUSSO SPENA, GIORDANO e TITTI DE SIMONE. – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. – Per sapere – premesso che:
il Governo, con l’articolo 19 del disegno di legge finanziaria per il 2002, chiede al Parlamento un’ampia delega ai fini della trasformazione in società per azioni di enti pubblici trai i quali fonti ministeriali e organi di stampa indicano l’Istat, il Cnr;
la ricerca pubblica rappresenta una garanzia di tutela della salute e di trasparenza, un’opportunità di crescita scientifica, culturale e sociale della collettività che non possono essere sottomesse ad un’ottica di profitto -:
LETIZIA MORATTI, Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge finanziaria per l’anno 2002 effettivamente prevede per gli enti per i quali lo Stato concorre al finanziamento la possibilità della trasformazione in società per azioni o in fondazioni di diritto privato. Peraltro, la stessa norma precisa che l’eventuale trasformazione dovrà essere preceduta da un’indagine finalizzata a valutare la proficuità della futura gestione al di fuori del settore pubblico dei servizi presi in esame e che solo in caso di valutazione positiva si procede alla trasformazione. Ritengo dubbio che la norma possa applicarsi al CNR, la cui missione prevalente non è quella di fornire servizi. Il CNR, come tutte le agenzie di ricerca, ha il compito fondamentale di promuovere la ricerca avanzata ad alto rischio, il cui ritorno è per sua natura differito nel tempo e quindi fuori da una logica di profitto immediato. In tutti i paesi avanzati queste istituzioni sono pubbliche e costituiscono il braccio operativo attraverso cui i governi attuano le loro politiche di ricerca. Un CNR trasformato in un’istituzione privata, che vive sul mercato, potrebbe essere indotto ad abbandonare strade di ricerca innovative, con una graduale trasformazione in un ente di puro servizio, in un paese che, viceversa, ha bisogno di incrementare la ricerca di base.
Peraltro, ciò non esclude che per il CNR, come per altri enti di ricerca, sia auspicabile che vengano individuate specifiche soluzioni che consentano l’apporto di ulteriori capitali destinati all’attività di ricerca istituzionale. In particolare, penso ad iniziative tese a valorizzare i risultati della ricerca e incentivare l’impegno dei ricercatori. In ogni caso, ogni iniziativa al riguardo sarà adottata salvaguardando il principio della libertà della scienza e la garanzia degli obiettivi scientifici e culturali perseguiti dai ricercatori nell’interesse della società, obiettivi che il Governo intende tutelare nella maniera più completa e dei quali si rende garante.
Da un lato vi è una precarizzazione dei lavoratori e del mercato del lavoro sino a giungere a contratti intermittenti, part-time elastici, contratti di lavoro a chiamata – vi è un vero furto di spazio, tempo, vita -; dall’altro lato si smantellano interi pezzi di Stato sociale e si privatizzano gli enti di ricerca come se essi potessero essere messi sul mercato, come se la loro utilità sociale dipendesse da ciò che viene prodotto, come se la cultura fosse una merce e non un bene collettivo, come se la formazione potesse essere sottratta alla comunità e diventare merce privatizzata sulla quale si può fare del profitto.
Nell’ambito della legge finanziaria, non solo presenteremo emendamenti alternativi ma condurremo anche un’iniziativa politica molto forte e decisa contro le intenzioni del Governo.
2a Comm. 18 La commissione approva il PdL AC 543, Norme in materia di incompatibilità dell’esercizio della professione di avvocato
5-00313 Angela Napoli e Butti: Regolamento sull’autonomia delle Accademie e dei Conservatori
5-00314 Gambale: Corsi polivalenti organizzati dall’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli
7a Com. 11 Audizioni di rappresentanti dell’Andu, Apu, Cidum, Cipur, Cnu, Firu, Snur-Cgil, Snals-Università, Ugl-Università, Uil-Paur in relazione all’autonomia statutaria degli Atenei e all’applicazione della riforma degli ordinamenti didattici
– Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2000 (C. 1597 Governo, approvato dal Senato)
5a Com. 30, 31 Il 31 ottobre la 5a Commissione Senato approva, nel testo emendato, la Legge Finanziaria 2002.
(30.10.01) Il presidente AZZOLLINI propone di riprendere l’esame degli emendamenti riferiti agli articoli 9 e 13 del disegno di legge finanziaria, precedentemente accantonati e pubblicati nel resoconto sommario di venerdì 26 ottobre 2001. Invita, quindi, il rappresentante del Governo ad illustrare gli emendamenti presentati dall’Esecutivo nn. 9.70 e 13.90.
Il sottosegretario APREA illustra l’emendamento 9.70, volto a sostituire il comma 3 dell’articolo 9. In particolare, fa presente che per quanto riguarda il conseguimento di economie derivanti dall’applicazione dell’articolo 13, la norma si estende anche al personale ATA. Illustra, quindi, l’emendamento 13.90 formulato dall’Esecutivo tenendo conto sia di molti emendamenti presentati dai Gruppi di maggioranza, sia di alcuni suggerimenti provenienti dalle opposizioni, pur nel mantenimento dei principi ispiratori della manovra. Sottolinea, inoltre, che molte scelte contenute nell’emendamento 13.90 prendono l’avvio dalle decisioni in materia di autonomia scolastica adottate nella passata legislatura. L’attuale Esecutivo si è sforzato di intervenire per meglio regolare i flussi di spesa di tale settore. A questo fine, sono stati per esempio introdotti gli organici di istituto ed è stata presa la decisione di aumentare il corpo docente in relazione a situazioni particolari come la presenza di studenti stranieri o allievi portatori di handicap, senza l’applicazione dei precedenti automatismi. Si sofferma quindi brevemente su alcuni temi, come quello delle supplenze e della formazione delle commissioni d’esame rispetto alle quali evidenzia le novità contenute nell’emendamento 13.90. (…)
Il sottosegretario Valentina APREA fa presente che la situazione ereditata dal Governo non consentiva scelte diverse da quelle che sono state assunte con il disegno di legge finanziaria in esame. Ricorda che le leggi finanziarie dal 1997 al 2000 avevano previsto risparmi di risorse, in conseguenza degli interventi di razionalizzazioni adottati, per circa 7000 miliardi di lire. I risultati sono stati assolutamente nulli e anzi gli automatismi hanno incrementato le spese per il personale nell’ordine di oltre 3000 miliardi di lire. Il Governo si è trovato quindi di fronte ad un buco finanziario per il settore scolastico pari a circa 10.000 miliardi di lire. La gestione attraverso automatismi del personale scolastico è infatti continuata sia con riferimento agli organici funzionali, sia per la sussistenza di parametri fissi come ad esempio quello concernente gli insegnanti di sostegno per i portatori di handicap.
Esprime, tuttavia, un ragionevole ottimismo sulle prospettive. Ciò in quanto, già a partire dal prossimo anno, il Governo sulla base di quanto sarà possibile correggere con la attuale legge finanziaria potrà impostare una nuova politica scolastica basata sulla responsabilizzazione dei dirigenti e degli insegnanti. Condivide le osservazioni formulate dal senatore Michelini, che però vanno riferite esclusivamente, almeno nella situazione attuale, alle regioni che hanno competenza esclusiva sulla scuola. Segnalerà quindi l’esigenza di un approfondimento in sede tecnica.
Ritiene che gli emendamenti hanno il pregio di coinvolgere gli insegnanti nelle scelte organizzative, responsabilizzandoli attraverso l’utilizzazione di incentivi efficaci. Cita, a titolo di esempio, il caso dell’insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare, dato che oggi è ancora possibile utilizzare, senza giustificazione, sia gli insegnanti con la cosiddetta “seconda competenza”, che gli specialisti. Per ciò che si riferisce al comma 6, ribadisce che non sono calcolati i risparmi, in quanto si tratta di una norma di tendenza, che indica l’esigenza di incentivare il risparmio delle risorse. Conferma, per ciò che concerne il comma 7, la possibilità di graduare le indennità attraverso il decreto del Ministro.
7a Com. 30 La Commissione esprime parere favorevole sul DdL, Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l’anno finanziario 2001 (già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)
7a Com. 24 Indagine conoscitiva, ai sensi dell’articolo 48 del Regolamento, sui nuovi modelli organizzativi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali. Audizione del sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Sgarbi.
7a Com. 17 I. Proposta di indagine conoscitiva, ai sensi dell’articolo 48 del Regolamento, sullo stato di attuazione del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, recante norme sul coordinamento, la programmazione e la valutazione della politica nazionale relativa alla ricerca scientifica e tecnologica.
II. Proposta di indagine conoscitiva, ai sensi dell’articolo 48 del Regolamento, sui nuovi modelli organizzativi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali.
7a Com. 09, 10, 11 1. Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2002 e bilancio pluriennale per il triennio 2002-2004.(700)
– Stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per l’anno finanziario 2002. (Tab. 7)
– Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l’anno finanziario 2002. (Tab. 14)
2. Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002). (699)L’11 ottobre la Commissione esprime parere favorevole alla 5a Commissione
(Parere 7a Commissione Senato) “La Commissione, esaminati lo stato di previsione della spesa del Ministero della pubblica istruzione per l’anno finanziario 2002, nonché le parti connesse del disegno di legge finanziaria, esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni, relative al disegno di legge finanziaria.
Quanto all’articolo 9, comma 3, ritiene opportuno incrementare la quota di risparmio devoluta alla valorizzazione dei docenti.
Quanto all’articolo 12, relativo al divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel pubblico impiego, si suggerisce di riflettere sull’opportunità di escludere dal blocco quegli enti pubblici che si caratterizzino per una bassa percentuale di oneri per il personale sui contributi ricevuti dallo Stato.
Quanto all’articolo 13, recante norme in materia di organizzazione scolastica, va rilevato in via generale che, trattandosi di misure finalizzate ad una riqualificazione della spesa, è necessario che i conseguenti risparmi rimangano destinati alla scuola; più puntualmente si osserva quanto segue:
– occorre, al comma 1, dettare indicazioni più precise ai fini della definizione con decreto ministeriale dei criteri relativi alla revisione delle dotazioni del personale docente;
– al comma 3, occorre prioritariamente assicurare il rispetto delle disposizioni contrattuali in materia di prestazione oraria eventualmente modificando gli ordinamenti didattici;
– appare ragionevole ridurre il termine attualmente fissato dal comma 5 in 30 giorni delle assenze cui le istituzioni scolastiche autonome debbano far fronte con risorse proprie, prevedendo altresì l’esclusione da tale disposizione per la scuola dell’infanzia;
– appare preferibile, al comma 6, procedere all’abrogazione esplicita delle disposizioni incompatibili con la normativa recata dai commi da 1 a 5, nonché raccordare tale abrogazione con l’entrata in vigore delle disposizioni attuative di rango secondario;
– al comma 7, appare preferibile prevedere un presidente esterno per ogni sede d’esame, per un massimo di tre commissioni d’esame, anziché un presidente per ciascun istituto scolastico, e fissare al contempo criteri precisi per la sua nomina da parte dei dirigenti regionali;
– al comma 8, appare indispensabile abrogare anche le altre disposizioni dell’articolo 4 della legge n. 425 del 1997 palesemente incompatibili con la nuova composizione delle commissioni d’esame.
Quanto all’articolo 14, si esprime il timore che il comma 2 (per effetto del quale, a seguito del conglobamento della quota di indennità integrativa speciale nello stipendio iniziale per le categorie indicate all’articolo 1, comma 1, della legge n. 37 del 1990 e della contestuale riduzione della misura dell’indennità integrativa speciale, sono modificati i rapporti percentuali fissati fra gli stipendi delle qualifiche dei docenti e dei ricercatori universitari), unitamente al comma 7 dell’articolo 9 (che pone a carico delle amministrazioni di competenza gli oneri di rinnovo contrattuale del personale non contrattualizzato, quali i professori universitari), risulti eccessivamente penalizzante per i docenti universitari.
Quanto all’articolo 31, che autorizza alcuni limiti di impegno al fine di agevolare lo sviluppo dell’economia e dell’occupazione, si rileva che quelli relativi all’edilizia scolastica, attualmente previsti a partire dal 2004, dovrebbero essere anticipati già a partire dal 2002.
Quanto infine alla Tabella C allegata, si richiama l’esigenza di un rafforzamento del Fondo per l’ampliamento dell’offerta formativa, inopportunamente ridotto rispetto al 2001, nonché degli stanziamenti destinati all’edilizia universitaria e alla ricerca. Per quanto riguarda più specificatamente tale ultimo aspetto, si ritiene necessario sia un incremento del Fondo unico per la ricerca, tale da portare l’investimento pubblico nel settore progressivamente all’1 per cento del prodotto interno lordo (PIL), sia l’inserimento di norme che prevedano esenzioni fiscali per gli assegni di ricerca ed in genere per le attività di ricerca delle università e degli enti di ricerca”.
(11.10.01) Il ministro si sofferma preliminarmente sul quadro economico-finanziario all’interno del quale viene a collocarsi la manovra di finanza pubblica; un quadro assai diverso da quello delineato nel Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF), a seguito della crisi economica internazionale manifestatasi in maniera sempre più acuta nel periodo immediatamente successivo all’approvazione del DPEF e ancor di più a seguito dell’attacco terroristico agli Stati Uniti d’America perpetrato l’11 settembre scorso, che ha generato un contesto di grave incertezza anche sotto il profilo delle previsioni economiche. Ciò nonostante, il Governo sta mantenendo gli impegni assunti in sede di campagna elettorale, grazie a una manovra di bilancio che tiene comunque conto delle esigenze delle categorie più svantaggiate e che mantiene inalterata la pressione fiscale.
Nel merito delle problematiche proprie del comparto della scuola, il Ministro ricorda che il Dicastero di cui ella è titolare è l’unico, assieme a quello dell’Interno, a non aver subito tagli relativamente ai propri stanziamenti e ad aver anzi registrato un contenuto incremento delle risorse ad esso assegnate. Il Ministro rileva altresì che il disegno di legge finanziaria dimostra una particolare attenzione per la specificità del settore scolastico, confermando coerentemente – in particolare all’articolo 13, relativo all’organizzazione scolastica – l’impianto organizzativo complessivo già delineato nel corso della passata legislatura; un impianto che, decentrando le sedi decisionali e di assunzione di responsabilità, configura gli uffici scolastici regionali quali centri di responsabilità amministrativa e individua nei dirigenti scolastici il fulcro attorno al quale dovranno essere adottate le scelte in tema di organici, di conferimento delle supplenze e di razionalizzazione della spesa.
Quanto all’insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare, il Ministro dichiara che la relativa disposizione nasce dalla consapevolezza che le competenze acquisite dai docenti non sono pienamente utilizzate.
Soffermandosi poi sulla questione delle supplenze, ella ricorda come le proposte contenute nel disegno di legge finanziaria si ispirino ai princìpi di autonomia e flessibilità, rimettendo le relative decisioni in capo alle singole istituzioni scolastiche autonome. Dichiara tuttavia sin da ora di essere disponibile a prendere in considerazione eventuali emendamenti che rendano meno rigida l’applicazione della norma, nella consapevolezza del particolare rilievo che assume la sostituzione del personale assente sotto il profilo della continuità didattica.
In riferimento poi alla valorizzazione del personale docente, il Ministro evidenzia che le determinazioni adottate dall’attuale manovra finanziaria si inscrivono nell’ambito delle linee guida tracciate in materia dalla legge n. 440 del 1997, sull’ampliamento dell’offerta formativa che già prevede il reinvestimento nella scuola di economie di spesa.
Un atteggiamento non rigido viene quindi dichiarato dal Ministro in merito alla norma contemplata dal disegno di legge finanziaria relativa alla composizione delle commissioni da insediare per lo svolgimento degli esami di maturità. Ella si dichiara infatti disponibile a prefigurare una limitazione della composizione di tali commissioni come prevista dal comma 7 dell’articolo 13 alle sole scuole pubbliche e paritarie; uguale disponibilità ella manifesta riguardo alla norma che disciplina il numero dei presidenti di commissione.
Il Ministro passa quindi ad affrontare puntualmente le questioni poste dai singoli senatori rispondendo in primo luogo al senatore Tessitore, al quale ricorda che gli effetti del blocco delle assunzioni di personale a tempo indeterminato, previsto dall’articolo 12 del disegno di legge finanziaria per il personale tecnico e amministrativo delle università, sono notevolmente attenuati dai margini assai ampi di ricorso alle assunzioni a tempo determinato. Dopo aver poi evidenziato che per l’edilizia universitaria sono previsti limiti di impegno per 15 miliardi di lire (con conseguenti investimenti per 150 miliardi di lire), e dopo aver sottolineato che l’articolo 9, comma 7, (che pone a carico dei bilanci delle amministrazioni di competenza gli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali anche del personale del comparto universitario in quanto non contrattualizzato), non ha carattere innovativo rispetto alla disciplina vigente, ella rileva come la norma introdotta dall’articolo 14 in merito al contenimento delle spese per il personale abbia natura meramente interpretativa e recepisca un consolidato indirizzo giurisprudenziale del Consiglio di Stato.
Al senatore D’Andrea il Ministro replica che non appartiene al Governo una visione aziendalistica della scuola, viceversa considerata momento essenziale di vita comunitaria, di aggregazione e di formazione. Occorre tuttavia attenersi anche in questo campo a criteri generali che consentano una buona gestione del sistema dell’istruzione. Quanto alla denunciata riduzione degli stanziamenti destinati alle scuole non statali, ella assicura che è stato posto rimedio al taglio effettuato in fase di assestamento per il 2001.
Rispondendo alla senatrice Manieri, il Ministro osserva che le risorse destinate ai rinnovi contrattuali del personale del comparto “Scuola” non sono unicamente allocate nella Tabella 7 allegata al disegno di legge di bilancio, dovendosi considerare queste ultime solamente aggiuntive, ma sono conglobate nella loro gran parte nell’ambito della voce di spesa finalizzata al pubblico impiego. Quanto al decentramento delle decisioni circa il conferimento delle supplenze, ella sostiene che alla base di tale scelta vi è il fine di responsabilizzare i singoli istituti scolastici e di ovviare agli abusi verificatisi in passato.
Dopo aver assicurato il senatore Favaro che si è proceduto a un rafforzamento degli investimenti destinati alla ricerca e che il Ministero si è posto l’obiettivo di innalzare la quota di risorse stanziate in questo settore all’1 per cento del prodotto interno lordo (PIL), ella si rivolge al senatore Berlinguer rammentando come già la manovra finanziaria per il 1998 disponesse una drastica riduzione del personale, pari al 3 per cento, evidentemente valutando che il conseguente risparmio di 1.900 miliardi non dovesse tradursi in una minore qualità del servizio scolastico. Ad essa si è aggiunta la successiva legge finanziaria per il 1999, che ha disposto un’ulteriore riduzione del personale pari all’1 per cento. Essendo rimaste disattese quelle norme e al contrario essendosi registrata una progressione della spesa scolastica pur in presenza di un calo costante del numero degli alunni iscritti (sul quale dato ella consegna alla Commissione il relativo grafico), l’attuale Governo ha ereditato i complessi problemi connessi al soddisfacimento di una esigenza – appunto già individuata in passato ma non soddisfatta – che richiede ora non una riduzione degli organici, bensì una loro stabilizzazione, che consenta di governare effettivamente la spesa scolastica e di riqualificarla.
(10.10.01) Il senatore GABURRO riferisce sulla Tabella 14, recante lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l’anno finanziario 2002, nonché sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria, sottolineando anzitutto come nel quadro di politica economica e finanziaria delineato nel Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2002-2006 il settore dei beni e delle attività culturali sia chiamato a svolgere un ruolo determinante, con una dinamica destinata a riflettersi positivamente anche sui conti pubblici. La piena valorizzazione delle risorse culturali, in particolare con riferimento al rilancio del Mezzogiorno, costituisce infatti il volano più appropriato per sviluppare l’enorme potenziale del settore sull’intera economia del Paese, con un incremento del gettito dei proventi erariali e delle entrate extra tributarie. In questa prospettiva, gli interventi pubblici di tutela e valorizzazione dei beni culturali devono trasformarsi in terreno di sviluppo di nuove attività produttive, non più solo attraverso l’indotto del turismo che infatti appare straordinariamente in crescita proprio nelle città d’arte.
Il relatore individua pertanto le seguenti linee di indirizzo programmatico: portare rapidamente a compimento la modernizzazione della macchina amministrativa in vista di una gestione più dinamica dei beni culturali, ridefinendo altresì le missioni istituzionali del Ministero; distinguere fra attività di tutela e salvaguardia (da mantenere in capo al Ministero) e gestione delle attività stesse (che possono essere concesse, con le dovute garanzie, all’imprenditoria privata); proseguire nel miglioramento dei servizi resi all’utenza stabilizzando ed estendendo i risultati positivi già raggiunti in alcune aree (apertura di nuovi musei, prolungamento degli orari di apertura, aumento dell’occupazione diretta ed indotta).
Per quanto riguarda in particolare lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali, il relatore – dopo aver dato analiticamente conto degli stanziamenti previsti per i residui passivi, la competenza e la cassa – osserva che lo stanziamento complessivo per il 2002 in conto competenza segna, rispetto alle previsioni assestate del bilancio 2001, una riduzione di 280,2 milioni di euro, relativa prevalentemente agli stanziamenti di parte corrente per le spese relative all’acquisto di beni e servizi e per i compensi aggiuntivi al personale.
Egli passa poi ad illustrare l’articolato del disegno di legge finanziaria, per le parti che abbiano riflessi sui beni culturali, soffermandosi in primo luogo sull’articolo 11 secondo il quale, ai fini del contenimento della spesa, le pubbliche amministrazioni non potranno istituire nuovi comitati ed organismi collegiali, ad eccezione di quelli di carattere tecnico e ad elevata specializzazione indispensabili per la realizzazione di obiettivi istituzionali non perseguibili attraverso l’utilizzazione del proprio personale. Gli organismi tecnici e ad elevata specializzazione già operanti nelle pubbliche amministrazioni e ritenuti indispensabili dovranno essere individuati con decreto del Ministro competente entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge; gli organismi non ritenuti indispensabili dovranno invece essere soppressi.
L’articolo 12 prevede il divieto di assunzione di personale a tempo indeterminato. In proposito, appare tuttavia opportuno inserire una norma di deroga, al fine di prorogare l’utilizzo del personale precario assunto in connessione con l’anno giubilare per il tempo necessario ad espletare le procedure di assunzione a tempo indeterminato a tal fine utilizzando gli stanziamenti appositamente accantonati nel fondo speciale di parte corrente di cui alla Tabella A allegata al disegno di legge finanziaria.
L’articolo 19 dispone la trasformazione di enti pubblici, finanziati direttamente o indirettamente dallo Stato, in società per azioni o fondazioni di diritto privato ovvero la loro soppressione e messa in liquidazione. Al riguardo, il relatore ricorda che, per quanto riguarda gli enti pubblici vigilati dal Ministero per i beni e le attività culturali, si è già proceduto a una loro razionalizzazione sulla base del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 419. Rispetto all’elenco contenuto nella tabella allegata a tale decreto legislativo, restano infatti da riordinare – fra gli enti di competenza dell’Amministrazione dei beni culturali – solo l’Ente per le ville vesuviane e “Il Vittoriale degli italiani”, la cui istruttoria però è temporaneamente sospesa a seguito di giudizio pendente dinanzi al Tar Lombardia.
L’articolo 21 prevede una riduzione del 10 per cento annuo dei contributi versati dallo Stato in favore di enti, istituti e altri organismi indicati nella Tabella 1 allegata al disegno di legge finanziaria e che i relativi importi siano iscritti in un unico capitolo nello stato di previsione di ciascun Ministero interessato. Per i Beni culturali la Tabella 1 prevede, oltre ai contributi in favore degli enti elencati nella Tabella A della legge n. 549 del 1995, altre 13 voci di spesa relative ad enti e istituti che finora non rientravano nel predetto elenco della legge n. 549 e che dovranno quindi essere iscritti in un unico capitolo.
Il relatore, rinviando ad una fase successiva della sua esposizione l’illustrazione dell’articolo 22 – che rappresenta a suo giudizio il punto cruciale della manovra di bilancio in materia di beni culturali – passa quindi all’analisi delle tabelle allegate al disegno di legge finanziaria.
Quanto alla Tabella A, che dispone gli accantonamenti sul fondo speciale di parte corrente, egli ricorda che l’accantonamento destinato ai Beni culturali è innanzi tutto preordinato, secondo la relazione al disegno di legge finanziaria, al fine di coprire gli oneri conseguenti ad alcuni degli interventi dei “cento giorni” per il rilancio per l’economia. La seconda finalizzazione degli accantonamenti indicati nella Tabella A concerne interventi da realizzare nel settore dei musei, con l’assunzione a tempo indeterminato del personale precario cosiddetto “giubilare”, anche se i fondi per il 2002 non appaiono sufficienti rispetto alle previsioni di spesa.
Infine, le somme dovranno essere utilizzate, con riferimento all’anno 2002, per il rifinanziamento della legge 1 marzo 2001, n. 39, per lo svolgimento dei XIX Giochi mondiali silenziosi. Al riguardo, il relatore ricorda che il Senato ha già provveduto all’approvazione di un apposito disegno di legge, risultante dall’unificazione degli atti nn. 634 e 635, e che ora il provvedimento è all’esame della Camera.
La Tabella A prevede peraltro altri fondi di interesse per la Commissione e in particolare nell’accantonamento del Ministero dell’economia: sempre in base alla relazione di accompagnamento, parte di tale accantonamento è infatti preordinata ad interventi straordinari, per il solo anno 2002, in favore del CONI.
Quanto alla Tabella B, che indica gli stanziamenti da includere nel fondo speciale di conto capitale, il relatore dà conto del dettaglio delle postazioni relative ai Beni culturali, per le quali la relazione di accompagnamento non indica tuttavia finalizzazioni, facendo solo riferimento a “interventi vari”.
Passando alla Tabella C, che determina gli stanziamenti relativi a provvedimenti legislativi vigenti la cui quantificazione è demandata alla legge finanziaria, il relatore indica le voci che registrano una maggiore variazione rispetto alla finanziaria 2001: funzionamento della Biblioteca nazionale centrale “Vittorio Emanuele II” di Roma, funzionamento degli Istituti centrali del Ministero, Scuola archeologica italiana in Atene (che registrano riduzioni per ciascun anno del triennio) e contributo alla Accademia nazionale dei Lincei (che registra invece un aumento).
Quanto alla Tabella F, che modula le autorizzazioni di spesa recate da leggi pluriennali, egli richiama le voci relative alle intese istituzionali di programma, agli interventi per Venezia, ai mutui agevolati per l’editoria libraria, agli interventi straordinari nel settore dei beni e delle attività culturali e ad ulteriori interventi per i beni culturali. Sottolinea infine come in detta Tabella F non siano più previste autorizzazioni di spesa per l’impiantistica sportiva.
Il relatore ritorna quindi all’articolato del disegno di legge finanziaria, soffermandosi analiticamente sull’articolo 22 in materia di servizi dei beni culturali che, afferma, riproduce integralmente la proposta avanzata dal Ministero per estendere il coinvolgimento dei privati nella gestione delle attività di valorizzazione e di offerta al pubblico dei beni culturali. Tale norma soddisfa infatti l’esigenza di riorganizzare sollecitamente i servizi offerti al pubblico, al fine sia di meglio corrispondere alle attese dei visitatori sia di utilizzare esperienze, sperimentate con successo in altri Paesi, di collaborazione fra pubblico e privato e di ricorso all’ outsourcing per le attività di produzione dei servizi per la fruizione. La novità si inserisce del resto nel solco già tracciato dalla cosiddetta “legge Ronchey” (che aveva prefigurato la concessione a privati dei soli servizi di assistenza culturale e di ospitalità), che appare tuttavia oggi troppo limitata rispetto ai compiti di valorizzazione del patrimonio culturale del Paese e di integrazione con gli altri settori produttivi del territorio. Restano peraltro ferme l’esclusiva statale nell’attività di tutela e di salvaguardia del patrimonio culturale e la vigente disciplina sulla conservazione e manutenzione.
Nella prospettiva di una crescita strutturale permanente dell’economia italiana, il settore dei beni e delle attività culturali è del resto chiamato a svolgere un ruolo determinante. Occorre pertanto stabilire un legame stretto fra valorizzazione delle attività culturali da un lato e sviluppo di attività produttive, di occupazione e formazione del capitale umano dall’altro. In futuro, il territorio verrà così articolato in veri e propri “bacini di utenza e sviluppo della cultura e dello sport”, in un sistema integrato di infrastrutture tese a valorizzare tutte le risorse in esso presenti.
Quanto agli effetti finanziari, si stima che la norma introdotta dall’articolo 22 – dopo una prudente sperimentazione limitata nel 2002 al 10 per cento dei musei, delle aree archeologiche e degli scavi – possa conseguire significativi aumenti di entrata attraverso l’estensione degli istituti e delle aree da concedere al 30 per cento nel 2003 e al 60 per cento nel 2004.
Quanto alla Tabella A, ed in particolare alla finalità indicata nella relazione di accompagnamento relativa alla stabilizzazione del personale precario, egli ricorda che nell’Anno Giubilare, grazie alla utilizzazione dei precari, vi è stata una forte crescita del numero dei visitatori dei musei (con conseguente incremento delle entrate), e che tale tendenza favorevole pare senz’altro da assecondare, anche in connessione con la già ricordata espansione del turismo nelle città d’arte. La manovra finanziaria in esame costituisce pertanto l’occasione per definire la situazione di precariato, non certo in funzione di ammortizzatore sociale, ma in considerazione del fatto che l’utilizzo di tali professionalità appare proficuo per una ulteriore implementazione delle risorse economiche del Paese.
Quanto alla Tabella B, il relatore sottolinea che – in assenza di specifiche finalizzazioni – occorrerebbe rafforzare il coinvolgimento dei privati nelle attività preordinate alla fruizione dei beni culturali. Strumento idoneo a tal fine potrebbe essere l’utilizzazione di un organismo a struttura societaria quale la Società italiana per i beni culturali (SIBEC), istituita dalla legge n. 352 del 1997 per la promozione e il sostegno di interventi di restauro, recupero e valorizzazione dei beni culturali. Ulteriori compiti da affidare alla SIBEC potrebbero essere attività di consulenza ed assistenza in favore non solo del Ministero per i beni e le attività culturali, ma anche dei Ministeri delle attività produttive, delle infrastrutture e dei trasporti, ai fini della individuazione e gestione dei “bacini di utenza e sviluppo della cultura, dello sport e del turismo”.
Il relatore lamenta infine che, nella manovra finanziaria, non sia stata rifinanziata la normativa riguardante le zone terremotate delle Marche e dell’Umbria (decreto-legge n. 6 del 1998, convertito dalla legge n. 61). Ciò, nonostante che dette regioni abbiano predisposto il piano degli interventi di ripristino del patrimonio culturale danneggiato e il piano finanziario volto ad individuare i soggetti pubblici e privati attuatori degli interventi. In ottemperanza alla normativa di riferimento, sono stati del resto contratti mutui ventennali con la Banca europea degli investimenti (BEI) e con il Fondo di sviluppo sociale (FSS) del Consiglio d’Europa. Poiché tale disponibilità finanziaria non ha coperto l’intero fabbisogno, appare improrogabile l’esigenza di un rifinanziamento dei mutui già contratti e a tal fine la BEI e il FSS si sono resi disponibili a finanziare un ulteriore mutuo per 500 miliardi. Occorre pertanto prevedere in Tabella D un ulteriore limite di impegno per mutui ventennali per circa 25 miliardi, onde non disperdere la disponibilità predetta.
Conclusivamente, il relatore propone di redigere un rapporto favorevole sulla Tabella 14 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria avanzando tuttavia alcuni suggerimenti: l’inserimento di una norma di proroga del personale precario cosiddetto “giubilare” ed una norma di spesa per la sua assunzione a tempo indeterminato; l’inserimento di una norma per l’utilizzo del contributo straordinario a favore del CONI; l’introduzione di una norma di spesa per aumentare il capitale sociale della SIBEC utilizzando l’accantonamento della Tabella B; l’inserimento in Tabella D di un ulteriore limite di impegno per mutui ventennali in favore delle zone terremotate delle Marche e dell’Umbria.
(09.10.01) Il relatore (…) illustra la Tabella 7, recante lo stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per l’anno finanziario 2002, e le connesse parti del disegno di legge finanziaria, soffermandosi anzitutto sulla struttura dei documenti di bilancio, secondo le nuove norme di contabilità pubblica. Ricorda infatti che la riforma del 1997 ha dismesso il sistema di contabilità previgente, basato sui capitoli quali unità elementari del conto di bilancio, rendendo oggetto della deliberazione parlamentare solo le unità previsionali di base, cui corrispondono i centri di responsabilità amministrativa. La riforma del 1997 ha peraltro mantenuto la ripartizione delle unità previsionali di base in capitoli, ma soltanto ai fini della gestione e della rendicontazione. In pratica, essa ha previsto un doppio bilancio: uno politico (basato sulle unità previsionali di base) e uno amministrativo (basato sui capitoli), segnando il trasferimento del potere autorizzatorio a livello di capitoli dal Parlamento al Governo. All’esito della riforma, il Parlamento può pertanto operare solo variazioni compensative fra unità previsionali di base, mentre le variazioni compensative fra capitoli sono rimesse a decreti ministeriali, assunti su proposta dei dirigenti responsabili.
La legge n. 208 del 1999, prosegue il relatore, ha poi dettato ulteriori modifiche, relative alla scansione temporale del ciclo di bilancio e a taluni profili di contenuto della legge finanziaria. Anzitutto, essa ha posticipato al 30 giugno (in luogo del 15 maggio) la presentazione del Documento di programmazione economico-finanziaria, nonché al 30 settembre (in luogo del 31 luglio) la presentazione del bilancio a legislazione vigente. Inoltre, ha fissato al 15 novembre il termine per la presentazione dei disegni di legge “collegati” ordinamentali, sopprimendo i “collegati” di sessione. Corrispondentemente, ha ampliato il contenuto della legge finanziaria, che può ora recare anche disposizioni a carattere non meramente quantitativo bensì ordinamentale ed organizzatorio (purché sia rilevante il loro apporto al miglioramento dei saldi ed abbiano effetti finanziari dal primo anno del bilancio pluriennale), nonché disposizioni a carattere espansivo (purché direttamente finalizzate al sostegno dell’economia, con l’esclusione di interventi microsettoriali e localistici).
Il relatore passa poi ad illustrare nel dettaglio la Tabella 7 del bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2002, ricordando che essa ha assunto da quest’anno una particolare configurazione a seguito dell’unificazione del Ministero della pubblica istruzione con il Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, con conseguente accorpamento dei centri di responsabilità relativi al Gabinetto ed agli Uffici di diretta collaborazione del Ministro. Inoltre, a seguito del riordino dell’ex Ministero della pubblica istruzione, la Tabella registra una ricollocazione delle unità previsionali di base e dei relativi capitoli nei nuovi centri di responsabilità risultanti dalla riforma, caratterizzata prevalentemente dall’articolazione a livello periferico in uffici scolastici regionali, cui si aggiungono i centri di responsabilità dell’ex Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica.
Il relatore si sofferma altresì sull’ammontare degli stanziamenti che, rileva, registrano un’incidenza percentuale complessiva del 7,66 per cento sul totale delle spese del bilancio dello Stato, con un incremento delle previsioni di spesa rispetto al bilancio assestato 2001 pari a circa 400 milioni di euro.
Quanto alle disposizioni del disegno di legge finanziaria, egli rimarca anzitutto alcune inadeguatezze: il fondo per l’ampliamento dell’offerta formativa registra un’inopportuna riduzione del 10 per cento rispetto al 2001; i limiti di impegno previsti per l’accensione di mutui da parte degli enti locali in favore dell’edilizia scolastica decorrono solo dal 2004, mentre sarebbe opportuno prevederne un’anticipazione al 2002; anche l’edilizia universitaria non sembra essere destinataria di adeguati stanziamenti; i fondi destinati alla ricerca appaiono infine insufficienti a perseguire l’obiettivo del Governo di portare l’investimento pubblico nel settore all’1 per cento del prodotto interno lordo onde allinearlo alla media europea.
Il relatore passa indi agli articoli del disegno di legge finanziaria che abbiano riflessi sull’istruzione, l’università e la ricerca, illustrando anzitutto l’articolo 9, che determina l’onere a carico del bilancio dello Stato per la contrattazione collettiva nazionale dei comparti del pubblico impiego e per gli aumenti retributivi al personale non contrattualizzato.
Al riguardo, egli rileva che – come nella precedente finanziaria – l’articolo reca in primo luogo l’indicazione delle risorse complessivamente disponibili per distinti aggregati: comparti di personale contrattualizzato i cui oneri gravano direttamente sul bilancio dello Stato (Ministeri, aziende autonome, scuola); personale non contrattualizzato (magistratura, militari e forze di polizia, appartenenti alle carriere diplomatica e prefettizia); personale dei comparti per i quali gli oneri contrattuali ricadono sui bilanci delle amministrazioni competenti (enti pubblici non economici; regioni ed autonomie locali; Servizio sanitario nazionale; istituzioni ed enti di ricerca; università). Esso individua poi ulteriori risorse specificamente destinate alla contrattazione integrativa o al trattamento accessorio per particolari categorie di personale (scuola; Corpi di polizia e delle forze armate, personale della carriera diplomatica e prefettizia), già ricomprese nei predetti aggregati.
L’articolo 9 fa infine riferimento ai rinnovi contrattuali del personale dei comparti degli enti pubblici non economici, delle regioni, delle province autonome di Trento e di Bolzano e delle autonomie locali, del Servizio sanitario nazionale, delle istituzioni e degli enti di ricerca e sperimentazione e delle università, nonché degli enti indicati dall’articolo 70, comma 4, del decreto legislativo n. 165 del 2001 (fra cui il CONI). Il relatore osserva peraltro che, a differenza della precedente finanziaria, il testo dell’articolo non fa riferimento al personale degli osservatori astronomici, astrofisici e vesuviano, che sono stati oggetto di riorganizzazione: gli osservatori astronomici e astrofisici sono infatti confluiti nell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), mentre l’Osservatorio vesuviano fa oggi parte dell’Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia. Poiché entrambi questi ultimi organismi sono enti di ricerca non strumentali, il relatore ritiene peraltro che il riferimento recato dal comma 7 alle “istituzioni ed enti di ricerca” dovrebbe ricomprendere anche tali enti.
Passando all’articolo 12, il relatore ricorda che esso introduce misure di carattere straordinario che, secondo la relazione tecnica, sono dettate dall’impossibilità di assolvere con interventi ordinari le attuali esigenze di contenimento della spesa pubblica. Si tratta del divieto di procedere a nuove assunzioni di personale per una serie di amministrazioni pubbliche (c.d. blocco del turn-over), da cui sono esclusi tuttavia alcuni comparti come ad esempio quello scolastico.
L’articolo 13 reca poi un duplice ordine di disposizioni, relative rispettivamente alle dotazioni e prestazioni orarie del personale docente (commi 1-6) e alla composizione delle commissioni giudicatrici degli esami di Stato conclusivi degli studi secondari superiori (commi 7-8).
Anzitutto, si prevede che le suddette dotazioni siano costituite sulla base della consistenza numerica degli alunni iscritti, in relazione alla dimensione oraria e alle caratteristiche dei curricoli obbligatori, secondo parametri, finalizzati all’ottimizzazione delle risorse, da definirsi con decreto ministeriale. Nel limite dell’organico complessivo determinato con decreto ministeriale, le dotazioni di ciascuna regione sono peraltro definite dal dirigente preposto all’ufficio scolastico regionale, su proposta del dirigente dell’istituzione scolastica, con conseguente revisione della disciplina recata dal regolamento sul dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche.
Quanto alla prestazione oraria del personale docente, il relatore ricorda che, secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro, l’attività d’insegnamento si svolge in 25 ore settimanali nella scuola materna, in 22 ore settimanali nella scuola elementare e in 18 ore settimanali nelle scuole ed istituti di istruzione secondaria ed artistica, distribuite in non meno di cinque giornate settimanali.
Il comma 3 dell’articolo 13 conferma tale disposizione, prevedendo che la prestazione oraria a tempo pieno del personale docente non possa essere inferiore alla determinazione contrattuale sopra ricordata. Ove si abbiano frazioni inferiori alle 18 unità orarie, esse sono attribuite al personale in servizio, “di norma” fino a un massimo di 24 ore settimanali. In tal modo, si corregge un’anomalia che consentiva, in taluni casi, orari di cattedra inferiori a quanto stabilito nel contratto collettivo. Si rischia tuttavia di imporre in talune circostanze una prestazione oraria superiore a quella prevista nel contratto medesimo, che finirebbe per diventare una sorta di “soglia minima”.
Il comma 4 prevede poi che l’insegnamento di una lingua straniera nella scuola elementare venga di norma assicurato all’interno del piano di studi obbligatorio e dell’organico d’istituto. Al riguardo, il relatore ricorda che l’insegnamento di una lingua straniera nella scuola elementare fu introdotto dall’articolo 10 della legge 5 giugno 1990, n. 148, e che il regolamento attuativo (decreto ministeriale 28 giugno 1991, n. 293) ha previsto che tale insegnamento sia impartito in aggiunta all’orario delle attività didattiche, da un insegnante elementare “specializzato”, inserito nel modulo organizzativo e didattico.
Nel sottolineare come l’insieme delle disposizioni sin qui esaminate mirino ad una riduzione del rapporto alunni/docenti, senza peraltro incidere sul numero dei docenti di sostegno, il relatore si sofferma quindi sul comma 6, che dispone l’abrogazione delle disposizioni di legge e dei regolamenti in contrasto con le norme recate dai precedenti commi. Al riguardo, ritiene preferibile l’espressa indicazione delle fonti oggetto di abrogazione ed auspica un raccordo con l’entrata in vigore delle disposizioni attuative di rango secondario.
In particolare, il comma 7 rende le commissioni integralmente interne (ossia composte dagli insegnanti delle materie d’esame della classe del candidato), salvo un presidente esterno (con il compito di organizzare e coordinare le operazioni), il quale è nominato – tra il personale docente e dirigente delle scuole secondarie superiori – dal dirigente regionale competente.
Il comma 8 dispone l’espressa abrogazione dell’articolo 4, comma 5, della legge n. 425 del 1997 (e del connesso articolo 9, per la corrispettiva norma finanziaria) relativo ai compensi per la partecipazione alle commissioni di esame. Nulla è detto invece con riguardo ad altre disposizioni dell’articolo 4 della legge n. 425, sebbene talune siano palesemente incompatibili con la nuova disciplina. Sotto un profilo di tecnica legislativa, parrebbe invero opportuno puntualmente esplicitare le disposizioni abrogate, rendendo così al contempo agevole la rilevazione delle disposizioni del medesimo articolo mantenute in vigore.
L’articolo 14 reca invece la riduzione del 10 per cento dei compensi per i Ministri (comma 1), nonché norme di contenimento delle spese di personale (comma 2). Quanto a tale ultimo aspetto, si tratta di una norma interpretativa dell’articolo 1, comma 1, della legge 28 febbraio 1990, n. 37, che aveva esteso ai dirigenti dello Stato ed alle categorie equiparate una precedente disposizione che aveva conglobato una parte dell’indennità integrativa nello stipendio.
Il comma 2 dell’articolo 14 dispone infatti che la predetta norma si interpreti nel senso che, per effetto del conglobamento della quota di indennità integrativa speciale nello stipendio iniziale delle categorie di personale ivi indicate e della contestuale riduzione della misura dell’indennità integrativa speciale, sono conseguentemente modificati tutti i rapporti percentuali fissati tra gli stipendi delle qualifiche dei docenti e ricercatori universitari, anche in relazione al regime di impegno già previsto dall’articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e dall’articolo 2 della legge 22 aprile 1987, n. 158.
Ultimo articolo con riflessi sulle materie in esame è infine l’articolo 19 che, al fine di ridurre la spesa e migliorare l’efficienza delle amministrazioni pubbliche, prevede l’emanazione di regolamenti governativi che dispongano la trasformazione (in società per azioni o in fondazioni di diritto privato) ovvero la soppressione di enti pubblici in relazione a servizi che siano più proficuamente erogabili al di fuori del settore pubblico. Al riguardo, il relatore ricorda che già il decreto legislativo n. 419 del 1999 aveva inserito in un elenco di enti da riordinare alcuni enti sottoposti alla vigilanza dell’ex Ministero della pubblica istruzione (Istituto italiano di studi germanici e Centro italiano di studi sull’alto medioevo) e dell’ex Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica (Erbario tropicale di Firenze). Chiede pertanto al Governo se i nuovi decreti confermeranno il riordino di tali enti, nonché a quali nuovi enti si applicheranno le procedure di trasformazione.
Passando al dettaglio delle Tabelle allegate al disegno di legge finanziaria, il relatore sottolinea che le prime due (Tabella A e Tabella B, rispettivamente relative ai fondi speciali di parte corrente e in conto capitale) sono lo strumento contabile mediante il quale si determinano gli spazi di copertura finanziaria per i provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel corso degli esercizi finanziari compresi nel bilancio pluriennale. Attraverso tali Tabelle viene così delineata la proiezione finanziaria triennale della futura legislazione di spesa che il Governo intende sostenere in Parlamento. Egli illustra quindi le specifiche postazioni relative al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca: per quanto riguarda la Tabella A, esse sono volte a coprire alcuni degli interventi dei “cento giorni”, nonché le spese per il subentro dello Stato nei contratti di appalto per prestazioni ATA stipulati da enti locali e la realizzazione di interventi per lo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica; per quanto riguarda la Tabella B, esse sono genericamente volte ad interventi in favore dell’istruzione, dell’università e della ricerca, su cui il relatore chiede chiarimenti al Governo.
Quanto alla Tabella C, recante gli stanziamenti la cui quantificazione annua è demandata alla legge finanziaria, il relatore evidenzia le voci che hanno registrato una variazione rispetto all’anno passato: programma europeo di cooperazione scientifica e tecnologica, attività sportiva universitaria, università non statali legalmente riconosciute, finanziamento ordinario delle università, finanziamento ordinario degli osservatori, fondo per l’ampliamento dell’offerta formativa, ricerca, edilizia universitaria.
Il relatore riferisce poi degli stanziamenti recati dalla Tabella D, con cui vengono rifinanziati interventi a sostegno dell’economia, i cui importi sono esposti anche in Tabella F: si tratta, in particolare, del fondo speciale per la ricerca applicata (che viene ridotto per il 2002 ma aumentato per il 2003) e dei fondi per l’edilizia universitaria (che vengono ridotti per il 2003 ma aumentati per il 2004).
Conclusa l’esposizione della Tabella 7 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria, il relatore svolge alcune considerazioni finali.
Nel raccomandare la redazione di un rapporto favorevole, egli ritiene infatti opportuno avanzare fin d’ora alcune osservazioni su cui sollecita il dibattito.
Con riferimento all’articolato del disegno di legge finanziaria, richiama anzitutto l’esigenza che l’articolo 13, in materia di organizzazione scolastica, fornisca indicazioni più precise ai fini dell’emanazione dei decreti ministeriali attuativi. Inoltre, occorrerebbe svolgere una riflessione sulle norme relative all’orario delle cattedre, sottolineando l’esigenza prioritaria di assicurare il rispetto delle disposizioni contrattuali, eventualmente apportando modifiche agli ordinamenti didattici. Ancora, è da valutare l’opportunità di ridurre la durata dell’assenza del personale docente (attualmente fissata in trenta giorni) cui, ai sensi del comma 5 del medesimo articolo 13, le istituzioni scolastiche autonome debbano fare fronte con proprie risorse umane e finanziarie.
Quanto al blocco delle assunzioni nelle pubbliche Amministrazioni (articolo 12), potrebbe essere opportuno ampliare le fattispecie escluse, quanto meno con riferimento a quegli enti che si caratterizzano per una bassa spesa percentuale per oneri di personale sul bilancio dello Stato. Richiama a tale specifico riguardo il caso dell’Istituto nazionale di fisica della materia (INFM), che nel 2001 ha registrato una spesa per il personale pari ad appena il 7 per cento del contributo ricevuto dallo Stato ed avrebbe in programma di elevarla al 9 per cento nel 2002.
Infine, giudica preferibile procedere all’abrogazione esplicita delle disposizioni incompatibili con il nuovo ordinamento recato dall’articolo 13, nonché raccordare tale abrogazione con l’entrata in vigore delle disposizioni attuative di rango secondario.
Con riferimento ai finanziamenti, richiama l’esigenza di un rafforzamento del Fondo per l’ampliamento dell’offerta formativa, il cui stanziamento appare ridotto rispetto al 2001, nonché l’opportunità di prevedere i limiti di impegno per l’edilizia scolastica già a partire dal 2002 anziché prevederne la decorrenza dal 2004 (come attualmente disposto dalla finanziaria).
Con particolare riferimento all’università e alla ricerca, ritiene poi indispensabile incrementare i fondi per l’edilizia universitaria nonché quelli destinati alla ricerca, anche al fine di rendere realistico l’obiettivo del Governo di portare all’1 per cento la percentuale del PIL destinata all’investimento pubblico nel settore.
05 – 31 ottobre Governo
(…) Previa relazione del Ministro Frattini, il Consiglio ha espresso avviso favorevole in ordine all’ipotesi di accordo per il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) del comparto Scuola.
– nomina del prof. Sergio VETRELLA a Presidente dell’Agenzia spaziale italiana – ASI,
(…) Il Consiglio, su proposta del Ministro La Loggia, ha infine esaminato talune leggi regionali di imminente scadenza ed ha deciso altresì di rinunciare ai ricorsi a suo tempo presentati alla Corte Costituzionale avverso delibere adottate dalle regioni Lombardia, Piemonte e Veneto in materia di referendum consultivi. Tale decisione consegue alla pubblicazione della legge costituzionale di modifica del titolo V della parte seconda della Costituzione.
(…) Successivamente, il Ministro per gli Affari Regionali, La Loggia, ha svolto una relazione sull’applicazione della legge di revisione del Titolo V della Costituzione, per la quale era stato incaricato in occasione dell’ultimo Consiglio dei Ministri. Il Ministro ha illustrato lo scenario apertosi dopo la pubblicazione della legge, con particolare riferimento ai tempi ed ai modi delle norme d’attuazione della riforma.(…)
– un decreto-legge recante misure urgenti per la prevenzione ed il contrasto dei reati commessi per finalità di terrorismo internazionale.
– di attribuire rilevanza tipica anche ad attività meramente preparatorie, in forma associativa, di atti terroristici in danno di Stati ed Organismi esteri o internazionali non riconducibili alla figura criminosa di associazione terroristica prevista attualmente dal codice penale; in particolare è prevista l’introduzione di una nuova fattispecie penale di associazione con finalità di terrorismo internazionale;
– di procedere ad intercettazioni preventive ed a quelle giudiziarie, estendendone l’applicabilità ai delitti con finalità di terrorismo;
– di estendere alle attività antiterrorismo le norme che rendono possibili in specifici settori (contrasto al traffico degli stupefacenti, riciclaggio, immigrazione clandestina, ecc.) il ritardo degli ordini di cattura, arresto, sequestro e le operazioni “sotto-copertura”, nonché le perquisizioni di edifici o blocchi di edifici.
Viene prevista inoltre la possibilità di utilizzare anche nell’ipotesi di contrasto alla criminalità di stampo terroristico le misure di prevenzione e gli strumenti di controllo patrimoniale attualmente impiegati nel settore della criminalità mafiosa e per altre gravi tipologie di reato; (…)
I Ministri Maroni e Prestigiacomo hanno poi illustrato il disegno di legge che disciplina i servizi di interesse pubblico per la prima infanzia. L’esame del provvedimento è stato aggiornato alla prossima riunione.(…)
– avvio della procedura di nomina del dott. Giovanni TRAINITO a Presidente dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione e nomina a componenti del relativo consiglio di amministrazione del prof. Giacomo ELIAS, del prof. Giuseppe BERTAGNA, del prof. Guido FIEGNA e del dott. Antonio AUGENTI. (…)
“(…) Il Ministro Moratti ha svolto una relazione sulle problematiche del settore scolastico, con riferimento al processo di riforma dell’ordinamento e dell’organizzazione scolastica (con il rafforzamento dell’impianto autonomistico), alle norme inserite nella legge finanziaria, al confronto con i sindacati, e alla necessità di garantire serenità al personale della scuola, alle famiglie e agli studenti.
(…) Il Consiglio ha altresì approvato in via definitiva (a seguito del parere reso dalla Conferenza unificata) il disegno di legge che modifica la normativa in materia di immigrazione e di asilo.
(…) Il Consiglio ha adottato le seguenti deliberazioni:
– scioglimento del consiglio di amministrazione dell’ENEA e nomina del prof. Carlo RUBBIA a Commissario straordinario;(…).”
– uno schema di regolamento recante disciplina dei procedimenti di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di nuovi impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti convenzionali, nonché alla modifica ed al ripotenziamento di quelli esistenti. Il provvedimento, predisposto in attuazione del decreto legislativo n. 79 del 1999 e sul quale saranno acquisiti i prescritti pareri, è finalizzato a realizzare (nell’ambito della liberalizzazione del mercato elettrico) un ampio intervento di semplificazione e di accelerazione delle attuali procedure di rilascio delle autorizzazioni prescritte, nel rispetto delle disposizioni in materia di tutela ambientale;
– un disegno di legge per la ratifica e l’esecuzione degli emendamenti (adottati il 1° ottobre a Vienna) allo Statuto dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica, concernenti la composizione del Consiglio dei Governatori e le procedure di programmazione e formazione del bilancio dell’Agenzia stessa.

References: art. 191

Art. 13

Art. 13

Articolo 37
 art. 40
 art. 42
 articolo 8
 articolo 9
 articolo 13