Source: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2014/09/
Timestamp: 2017-09-25 18:55:54+00:00

Document:
Il blog di Nicoletta Forcheri : 2014/09
In realtà non siamo neanche in un sistema di puro fiat money, bensì in un ibrido fiat money di facciata, ma contabilmente di moneta merce agganciata non già a un metallo o a una merce ma ad altra carta straccia che rappresenta i nostri debiti e quindi le nostre proprietà.
Fossimo in una pura fiat money, non ci sarebbero problemi, invece siamo in un duplice inganno:
1. quello di una finta fiat money ma una vera moneta/merce basata sui titoli del debito che rappresentano la nostra merce/cose/proprietà/demanio...
2. quello del falso contabile con la mancata contabilizzazione della creazione della moneta dal "debito" da parte degli istituti di emissione.
In una vera fiat money si creerebbe la moneta dal NULLA, come promessa dell'IMPEGNO di uno Stato/comunità a produrre maggiore benessere per tutti e invece le banche la creano dal NOSTRO DEBITO come promessa a peggiorare la situazione di ciascuno di noi, sempre più slegato dal senso di comunità.
Il fazioso obbligo di pareggio di bilancio a somma zero completa il tutto, in una illusione visiva dove tale finta parità si ottiene esteticamente con una partita doppia truccata sin dall'inizio per la non contabilizzazione della moneta creata dal nostro debito. Si segna il nostro debito, ma non il credito che la banca si è autoaccreditata arbitrariamente e senza alcun controllo democratico, o dei legali titolari di tale moneta, assicurandosi al "rientro" una "generosa" raccolta di frutti immeritata quanto invisibile.
L'abolizione poi del ruolo di pagatore di ultima istanza dai trattati UE peggiora ulteriormente il quadro in quanto esso è logicamente necessario, abolendolo come è stato fatto significa quindi che noi siamo in ultima istanza i pagatori di tutto e in tutto.
Nforcheri 30/9/2014
Qua l'articolo FIAT MONEY/MONETA MERCE: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2014/03/paghero-o-passivita-le-mezze-verita.html
Pubblicato da Nicoletta Forcheri a 22:56
Fonte: https://www.facebook.com/signoraggioinformazionecorretta/posts/298875930315908?ref=notif&notif_t=like
ESPROPRIAMO BANKITALIA
La Banca D’Italia è un ente dove gli utili sono privati e i debiti sono pubblici.
Di Massimiliano Di Benedetto
La Banca d’Italia (un vero abuso definirla tale) è per il 95% in mano a privati.
Gli utili vengono distribuiti tra i suoi soci (privati al 95%), costituiscono un debito contratto dallo Stato e vanno ad incrementare il debito pubblico.
Oggi quella che molti credono la Banca d’Italia, non è solo una Banca privata, ma è una vera violazione costituzionale nell’esercizio della politica monetaria.
Questa la natura giuridica e il funzionamento dell’attuale Banca d’Italia.
In Italia, dal 1936 grazie alla Legge bancaria (R.D.L. 375 del 12.03.1936 convertito nella Legge 441 del 07.03.1938) e al successivo “Statuto” approvato con R.D. 1067 del 11.06.36, la Banca D’Italia, trasformata in istituto di diritto pubblico, esercita in regime di monopolio la funzione di emissione della carta moneta (con esclusione delle monete metalliche la cui competenza esclusiva è riservata al Tesoro dello Stato).
Sin qui parrebbe che il potere sovrano di emettere moneta, essendo stato delegato ad un istituto di diritto pubblico, continui ad appartenere allo Stato e che sempre allo Stato vada il cosiddetto “reddito da signoraggio”. Ma non è così.
Per vedere come questo non corrisponda al vero è necessario andare ad analizzare lo statuto della Banca D’Italia, il suo funzionamento e le sue “anomalie”:
I° Anomalia
I principali compiti, e funzioni, che la legge del 1936 affida alla Banca d’Italia sono:
Istituto di emissione. (Anche se, come vedremo dopo, dal 1° gennaio 2002, con il Trattato di Mastricht, l’emissione delle banconote in euro aventi corso legale in Europa è compito della Banca centrale europea);
Gestione della tesoreria provinciale dello Stato;
Funzione di vigilanza sul sistema creditizio
L’organizzazione interna ricalca sostanzialmente quella che è propria di una società per azioni. Così vi troviamo:
un capitale sociale, suddiviso in quote detenute di partecipanti;
un collegio sindacale;
gli Organi Amministrativi e di Controllo, come avviene nelle società per azioni, sono nominati dall’assemblea Generale dei “partecipanti”: in particolare il Consiglio Superiore, che poi provvede a nominare tra i propri componenti il Comitato, il Governatore, il direttore Generale e i due vice Direttori Generali1;
I portatori delle quote si riuniscono annualmente in assemblea generale ordinaria.
Inoltre i partecipanti, come gli azionisti di una società per azioni, hanno diritto;
al rendiconto annuale della gestione sulla base del bilancio (da sottoporsi all’approvazione dell’assemblea);
alla partecipazione all’utile della gestione;
ai frutti derivanti dall’investimento delle riserve del patrimonio netto.
Questa analisi non ci porta ancora a privare la Banca D’Italia della qualifica di ente pubblico. Infatti, come ribadito anche dalla Cassazione, un ente si definisce pubblico quando, pur essendo privatizzato, ha un fine pubblico e un sistema di controlli pubblici.
Ma la Banca d’Italia risponde a tali requisiti?
Sul fine pubblico nulla questio, trattandosi di un istituto di emissione; il problema sono i controlli da parte dello Stato che nella sostanza non esistono.
Questo perché gli organi amministrativi e di controllo della Banca d’Italia sono nominati dall’Assemblea Generale dei partecipanti (che sono al 95% dei privati). Il Governo può solo approvare la nomina, o la revoca, di alcune cariche, ma l’approvazione da parte del Governo non influisce minimamente sulla validità della nomina.
In soldoni è come se non esistesse.
In conclusione, la Banca d’Italia è un ente privato, strutturato come società per azioni, a cui è affidata, in regime di monopolio, la funzione statale di emissione di carta moneta, senza controlli da parte dello Stato.
II° Anomalia
La Banca D’Italia abbiamo detto è per il 95% in mano a privati. Essi sono:
Dall’analisi dei soci ci rendiamo conto che solo il 5% del capitale è dell’INPS, ovvero di una società pubblica. Dunque la banca D’Italia è per il 95% in mano a banche private. Ma qui risulta evidente la seconda forte anomalia. Infatti abbiamo detto che con la legge bancaria del 1936 a Banca D’Italia è stato demandato il compito di vigilanza sulle altre banche. Ora, le banche sono proprietarie della Banca che dovrebbe su di loro vigilare ed, attraverso i consigli di amministrazione, nominano Governatori e Direttori; ciò vuol dire, in altre parole, che i controllati controllano i controllori, e non vicerversa.
III° Anomalia
Riguarda gli art. 543 e 564 del Titolo IV (BILANCI, UTILI, SPESE E PERDITE, RISERVE)Vediamo perché:
In baseall’art. 54 la quota di utili da assegnare allo Stato corrisponde circa al 50% dell’Utile di Esercizio del Bilancio Annuale, dedotto il 40% accantonato a riserve e il 10 % del capitale sociale attribuiti ai partecipanti.
L’art. 56, inoltre, prevede che una quota, a valere sul fruttato delle riserve medesime, sia distribuita ai partecipanti al capitale sociale (come annualmente deliberato dall’assemblea).
Analizziamo nei fatti le conseguenze di queste norme. Come sottolinea la CTU redatta dal perito nella sentenza n. 2978/05 del giudice di pace di Lecce, nella causa sul signoraggio, l’accantonamento dei frutti delle riserve (e l’assegnazione di parte di essi ai partecipanti) determina una incremento (e una decurtazione) delle riserve stesse quale partita negativa del conto economico e, pertanto, il risultato di esercizio è rappresentato in bilancio al netto di tale posta.
Gli accantonamenti a riserve generano patrimonio e frutti ad esclusivo vantaggio dei partecipanti al capitale sociale dell’Istituto e, per converso, rappresentano un reddito sottratto alla competenza dello Stato.
Inoltre, la quota di riserve attribuita annualmente ai partecipanti (quota stabilita in assoluta autonomia dal Consiglio di Amministrazione della Banca d’Italia), ai sensi dell’art. 56 dello Statuto, è sovente sensibilmente superiore alla quota di utile assegnata allo Stato (ad esempio nel 2003, al netto degli accantonamenti a riserve, sia stato corrisposto un dividendo per ogni quota di partecipazione unitaria pari a circa il 300% del valore della stessa. Dividenti andati tutti a privati (le banche) e che formano il debito pubblico).
Insomma è evidente come la Banca D’Italia assolva ai fini che dovrebbero essere di natura pubblica in piena autonomia e indipendenza, ritraendone utili e frutti che divide tra i “partecipanti” privati.
la Banca D’Italia è una società privata, detenuta per il 95% da privati; gli Organi Amministrativi e di Controllo della Banca d’Italia, come avviene nelle società per azioni, sono nominati dall’assemblea Generale dei “partecipanti” (cui il 95% sono privati): in particolare il Consiglio Superiore, che poi provvede a nominare tra i propri componenti il Comitato, il Governatore, il direttore Generale e i due vice Direttori Generali; con la legge 82 del 07.02.1992 varata dal ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore della Banca d’Italia), è stata attribuita alla Banca d’Italia la facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro. Ovvero autonomamente un gruppo di banche private decide per lo Stato italiano il costo del denaro.
Annualmente, il Consiglio di Amministrazione, autonomamente eletto (dai soci privati), stabilisce quote di riserva variabili che, spesso, producono una quota di utili superiore alla quota di utili che viene data allo Stato tali utili (risultato degli interessi sul prestito) la Banca d’Italia li distribuisce tra i suoi soci che sono al 95% privati; gli utili distribuiti alle banche private costituiscono un debito contratto dallo Stato e vanno ad incrementare il debito pubblico. Stante la situazione appena descritta appare chiaro che la sovranità monetaria è esercitata da una società a capitale privato con scopo di lucro che decide in piena autonomia il costo del denaro.
Da questi elementi può affermarsi che lo Stato, da tempo, ha ceduto la propria sovranità monetaria in favore di un ente privato (non certo pubblico), ovvero la Banca d’Italia.
Bisogna istituzionalizzare una Banca dello Stato, come Ente pubblico interamente detenuto dal Ministero del Tesoro. La sovranità monetaria è fondamentale per un Stato. Dobbiamo uscire da questa Ue. Dobbiamo tornare sovrani.
Pubblicato da Nicoletta Forcheri a 16:48
http://www.libreidee.org/2012/06/litalia-fa-gola-a-deutsche-bank-vogliono-prenderci-tutto/
sistema di welfare sociale e di servizi pubblici per un valore di centinaia di miliardi di euro per i seguenti paesi: Francia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda. Il rapporto stretto con gli “attacchi” dei mercati internazionali si vede a occhio nudo. Gli autori del rapporto hanno come modello di riferimento per questo piano di privatizzazione il vecchio Treuhandanstalt tedesco (l’Istituto di Gestione fiduciaria che, tra il 1990 e il 1994 garantì la dismissione di cira 8000 aziende dell’ex Ddr soprattutto a vantaggio delle imprese dell’Ovest). Stiamo parlando di un valore patrimoniale di 600 miliardi di marchi tedeschi del 1990 secondo le stime ufficiali, circa 307 miliardi di euroattuali. privatizzazione l’emblema del progetto, in modo da non sapere più cosa e quando viene venduto, aggirando eventuali opposizioni. esempio l’approvvigionamento d’acqua, la gestione delle fognature, l’assistenza sanitaria e le attività non statali dell’amministrazione pubblica».
Un piano di dismissione gigantesco, proporzionale a quello che coinvolse la ex Germania dell’Est dopo la riunificazione del 1990. E’ questa la richiesta che la Deutsche Bank ha fatto all’Europa, e in particolare al governo tedesco, in suo rapporto di qualche mese fa e che ora abbiamo potuto leggere. Il documento è del 20 ottobre 2011 e si intitola “Guadagni, concorrenza, crescita” ed è firmato da Dieter Bräuninger, economista della banca tedesca dal 1987 e attualmente Senior Economist al dipartimento Deutsche Bank Research. Un testo importante perché aiuta a capire meglio cosa sono “i mercati finanziari”, chi è che ogni giorno boccia o promuove determinate politiche di questo o quel governo.
La richiesta che è rivolta direttamente alla cosiddetta Troika, Commissione europea, Bce e Fmi, è quella della privatizzazione massiccia e profonda del
Nonostante quell’agenzia abbia terminato il suo lavoro con una perdita di 256 miliardi di marchi, lo schema viene riproposto nel documento Deutsche Bank – e a giudicare dalle intenzioni, anche dai progetti governativi: «La situazione difficile sui mercati finanziari non è un ostacolo», scrive il rapporto. «Una modalità consisterebbe nel trasferire gli attivi a un’agenzia incaricata esplicitamente delle privatizzazioni. Questa potrebbe in seguito, a seconda della congiuntura dei mercati, scaglionare la vendita nel tempo». Si mette tutto in un fondo comune, dunque, senza fare di questa o quella
Il capitolo che riguarda l’Italia è molto dettagliato, al pari di quelli degli altri Stati. Dopo aver fatto una breve disamina della situazione pregressa – dall’Iri alle privatizzazioni di Telecom e delle altre grandi aziende – il documento ammette che «lo Stato, nel suo complesso, nel corso dell’ultimo decennio si è ritirato in modo significativo» da diversi settori. Però esistono ancora «potenziali entrate derivanti dalla vendita di partecipazioni in grandi aziende». Almeno 70-80 miliardi. Ma «particolare attenzione meritano gli edifici pubblici, terreni e fabbricati. Il loro valore è stimato dalla Cassa Depositi e Prestiti per un totale di 421 miliardi». E, si aggiunge, «la loro vendita potrebbe essere effettuata relativamente con poco sforzo».
«Secondo i dati ufficiali, è di proprietà dello Stato (comprese le Regioni, i Comuni) un patrimonio complessivo di 571 miliardi, ossia quasi il 37% del Pil». Quindi, non si tratta di vendere solo qualche quota di Eni o Enel ma interi pezzi del patrimonio pubblico, «in particolare l’approvvigionamento di acqua», misura che appare “utile” soprattutto per via delle «enormi perdite, fino al 30%, dell’acqua distribuita». In effetti il testo dedica molto spazio ai servizi pubblici, non solo l’acqua pubblica: «A differenza delle telecomunicazioni, certe parti del settore energetico e dei trasporti (innanzitutto ferroviari) sono ancora suscettibili di privatizzazioni radicali e di una deregolamentazione, da condurre nell’insieme dell’Europa». E nel testo non c’è alcun imbarazzo a scrivere che «in principio, la privatizzazione di servizi pubblici di interesse generale presenta dei vantaggi, come ad
Oltre all’Italia, come detto, il rapporto si occupa di altri paesi. La Francia, ad esempio, dovrebbe avere circa 88 miliardi dieuro di beni capitalizzabili sul mercato, il 4,6% del Pil ma, spiega la Deutsche Bank, «l’intervento statale nell’economiava oltre queste cifre». Ci sono le infrastrutture, le centrali idroelettriche a partire dall’Edf che è di proprietà statale e ampi spazi del settore bancario. Per quanto riguarda la Spagna, l’accento è posto sulla vendita di aeroporti, sui servizi di navigazione, i cantieri navali, le Poste, le ferrovie. Infine, per quanto riguarda la Grecia, si ricorda che gli impegni presi dal paese nei confronti della Troika riguardano il 22% del Pil, circa 50 miliardi di euro di privatizzazioni. Ma, si sottolinea, «lo Stato controlla il 70% del Paese», quindi c’è ancora molto da fare.
(Salvatore Cannavò, “La Deutsche Bank e il piano di dismissioni per i governi”, da “Il Fatto Quotidiano” del 19 giugno 2012).
Pubblicato da Nicoletta Forcheri a 15:54
Pubblicato da Nicoletta Forcheri a 23:24
La funzione legislativa è stata delegata ai funzionari delle imprese private - cioé delle multinazionali e delle banche..
Pubblicato da Nicoletta Forcheri a 00:50
I dati sotto ricuperati dal net, 2004, sul sito di ATI, filiale operativa di Northern Petroleum, compagnia petrolifera britannica ci sfatano alcuni miti raccontati dalla cupola mafiomassonica bancaria e persino diffusi da paladini della sovranità monetaria come Marco Della Luna (cfr. trasmissione video di ieri sera qui) sulla scarsità di risorse energetiche che come si legge sotto sono tanto abbondanti da piazzare l'Italia al secondo posto come ricchezza di idrocarburi (e non terzo come scritto sotto se si tiene conto del fatto che la Gran Bretagna usufruisce del sistema delle isole e dei territori oversea).
Altro mito sfatato è quello delle difficoltà burocratiche che scompaiono come d'incanto quando si tratta delle richieste di licenze di trivella delle compagnie petrolifere frangloamericane...
Altro mito sfatato sotto è quello della fiscalità pesante, apparentemente valido unicamente per noi italici con uno dei massimi tassi di imposizione del lavoro in UE - la prima aliquota è del 23,5% su un reddito complessivo netto di 7500 euro!! -vergogna!!! - mentre i miliardi delle compagnie petrolifere se la cavano con una aliquota massima del 35% sui proventi derivanti dall'inquinamento dell'acqua, lo sfracello del sottosuolo, il rischio sismico, la distruzione del turismo che comporta la produzione di idrocarburi nell'ex belpaese... Aliquota massima significa che se la possono cavare con molto meno...
Altra informazione capitale direi esplosiva è quella della disponibilità permanente dei dati sismici e del nostro sottosuolo a qualsiasi compagnia petrolifera estera... come se un cittadino desse il codice bancario a tutti coloro che volessero servirsi sul suo conto. Qua non esiste nessuna nozione di sicurezza pubblica né di dignità del paese se si tiene conto del fatto che le trivellazioni si possono fare su giacimenti di dimensioni fino a 750km2 con pozzi tanto profondi da rischiare di mettere a repentaglio la sismicità del territorio, con trivellazioni e fracking, secondo quanto affermato da vari esperti e giornalisti. Per non parlare dell'inquinamento dell'acqua e del massacro dell'agricoltura...
Ci sono persino premi, esentasse, per i primi 20 milioni di idrocarburi prodotti, e royalties tra le più basse al mondo, e in altra pagina si afferma persino che
(Investitori) il regime fiscale italiano in materia di idrocarburi è più stabile di quello del Mar del Nord britannico!!
Questo, coniugato alla mia informazione che l'UNMIG, l'ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, del ministero dello Sviluppo economico, non può MAI rifiutare un'istanza procrastinare la risposta positiva mi fanno pensare che ci sia uno di quegli accordi segreti del dopo guerra a regolarne le attività...Basti sfogliare il sito dell'UNMIG per capire che il belpaese è trivellato da cima a fondo, in terraferma e offshore: 118 licenze attive attualmente (cfr. titoli ricerca) più 111 altre richieste di cui unicamente 2 respinte, oltre a 11 altre istanze di ricerca in Sicilia (cfr. istanze di ricerca ).
Da quel che ricordo delle mie ricerche, grazie a una legge di Prodi è stato reso tutto il territorio della Repubblica suscettibile di ricevere un'istanza di ricerca degli idrocarburi.
NForcheri
Fonte: http://web.archive.org/web/20041206200544/http://www.ati-oil.com/operations/overview.html Tradotto a cura di N. Forcheri
L'Italia è un paese attraente per le compagnie petrolifere di esplorazione e produzione di idrocarburi. L'Italia è il terzo maggior paese produttore di petrolio e di gas (dopo il Regno Unito e la Norvegia) [secondo quindi come produttività se si considera che nel computo della produzione del Regno Unito rientra il sistema delle isole del Commonwealth, ndtr] ma la sua produzione comprende un'ampia gamma di configurazioni geologiche.
Esistono quattro maggiori giacimenti dei quali il bacino del Po e il Mare Adriatico dispongono di infrastrutture di oleodotti e gasdotti sviluppati correttamente. I maggiori giacimenti di idrocarburi sono situati in Sicilia, in terraferma e offshore.
Le condizioni fiscali e di licenza in Italia sono da considerarsi favorevoli per i modelli di business della Compagnia:
Rendite annue di unicamente 5 euro al km2;
Le licenze possono essere richieste per giacimenti grandi fino a 750 km2;
Le licenze sono premiate con un periodo iniziale di sei anni di cui per i primi cinque non è richiesto all'azienda l'obbligo di trivellare;
I dati sismici offshore sono DISPONIBILI;
Le royalty di produzione ammontano fino a solo un massimo del 7% (4% per il petrolio offshore) ma non è dovuta alcuna royalty per i primi 20 milioni di metri cubici di gas e 20 milioni di tonnellate di petrolio;
L'imposizione fiscale che rientra sia nella fiscalità regionale sia in quella degli utili delle società ammonta a un massimo del 35%.
ATI crede che, dalle scoperte petrolifere della fine degli anni 80 vi sia stata una concentrazione eccessiva nell'area degli Appennini meridionali. La recente abrogazione del monopolio dell'ENI sul bacino del PO presenta una insolita opportunità di potere beneficiare della rielaborazione dei dati sismici esistenti. Adesso possiamo impiegare un moderno pc per rielaborare i dati e in alcune aree possiamo disporre di dati in 2D e 3D per aggiornare le prospettive. In altre aree più recentemente sviluppate le trivellazioni e la tecnologia possono essere utilizzate (da noi) vantaggiosamente.
In seguito alla partecipazione non effettiva di Northern Petroleum nel pozzo di gas commerciale Colombo 1 della licenza di Fiume Tevere vicino a Roma, un mutamento di politica ha portato a un periodo intensivo di istanze da parte di Northern per ottenere licenze esplorative sia in terraferma che offshore. In Italia non esistono bandi di gara ma tutti i terreni senza licenza sono costantemente disponibili [grazie a una legge di Prodi, ndtr], anche quelli con scarsa produttività.
Northern, con il suo partner ATI, sta concentrando le sue istanze in aree più consolidate di idrocarburi che sono in qualche modo state scartate nell'ultimo decennio e se ne sta alla larga dall'area degli Appennini Meridionali sia per gli elevati costi sia per la scarsità di dati sismici di qualità a disposizione e le varie difficoltà da parte dei locali.
Le aree di interesse comprendono il proficuo bacino del Po e il giacimento di gas del Nord Adriatico-Marche, a terra, mentre le richieste offshore si situano soprattutto nella Sicilia sudorientale, la regione occidentale fino al sudest della Sicilia per gli idrocarburi. Altre richieste sono state fatte offshore ad ovest del sito Colombo 1 compreso nell'area del Delta del Tevere.
A Northern stata accordata la prima licenza Savio (Gazzetta Marzo 2004), nel sudest del Bacino del Po, per il gas.
Per concludere ATI adesso è interessata in 16 licenze, a vari stadi delle richieste, sia recenti sia completate. Nell'insieme, la posizione di ATI in Italia può essere considerata una chiave di volta della Compagnia. L'opinione di ATI è che aggiungerà molto valore con il miglioramento delle sue posizioni attuali. L'accesso a queste opportunità e la politica accettabile di uno Stato membro UE, con condizioni ottimali per le licenze, vanno a formare lo zoccolo duro della motivazione della Compagnia.
Pubblicato da Nicoletta Forcheri a 21:01
Riassunto dello stato Attuale delle cose DOC. 10 /07/14 - Google Drive
Pubblicato da Nicoletta Forcheri a 01:47
Posted on 07/28/2014 |
(Excerpted from Chapter 20: Big Oil & Their Bankers…)
La stretta di mano segreta
Il cartello bancario delle Otto Famiglie e la progenie dei Quattro Cavalieri considerano il fondamentalismo islamico compatibile con il monopolio globale capitalista dal quale derivano la loro immensa ricchezza.
Ambo le ideologie preconizzano un controllo centralizzato, l'intolleranza delle opposizioni, il governo per decreto e il ritorno alla legge feodale monarchica. Condividono nemici comuni nel nazionalismo e socialismo che tentano di ridistribuire ricchezza tossica e potere.
Attraverso la storia dei banchieri Illuminati hanno creato i provocatori islamici per terrorizzare i movimenti popolari nazionalisti che si prefiggevano di liberare le loro nazioni dal controllo del programma dei banchieri FMI BN di dominio globale. Gli esempi più recenti sono la Libia e la Siria, ma questa è un'alleanza antica.
I cavalieri templari lavoravano con la Setta dei Fratelli musulmani Assassini per potrtare avanti le trame nell'era delle crociate contro i nazionalisti musulmani saraceni. Il fondatore della setta degli Assassini era Hasan bin Sabah che condivide il cognome con l'attuale clan al potere hascemita del Kuwait. Questi erano stati assunti dai britannici per scacciare i turchi dal Golfo Persico ricco di petrolio alla fine del XVIII secolo.
Dopo la WWII il Direttore della Cia Allen Dulles, cugino dei Rockefeller, fece un patto con la Fratellanza musulmana Benoist-Mechin il cui centro di potere risiede presso la caa saudita wahabita. L'accordo fu stipulato a Losanna, Svizzera, sede dell'Internazionale Nazista di Otto Skorzeny, e portava avanti le azioni di controllo mentale di MK-ULTRA della CIA attraverso la conoscenza della Fratellanza Musulmana delle tecniche di controllo mentale della setta degli Assassini. (1)
Le Otto Famiglie e le loro agenzie d inteligence surrogate sostenute dai fondamentalisti islamici durante il rovesciamento del governo di sinistra di Sukarno in Indonesia nel 1964 per opera della CIA.. [2] Quando lo sha d'Iran fu deposed la CIA e l'intelligence britannica fornirono al fondamentalista Ayatollah Komeini una lista di leader del partito Tudeh di sinistra che volevano fossero uccisi. In Afghanistan la CIA ha lanciato la sua maggiore operazione coperta dal Vietnam, una campagna di 3.8 miliardi che sostenevano gli estremisti di Hezbi-i Isbmi, capeggiato da Gulbuddin ekmatyar, che gettavano gli acidi nella loro guerra per procura contro una sequela di governi socialisti a Kabul. Questi frankenstein furono dispiegati in tutta l'Asia centrale e nei Balcani per terrorizzare i governi non amici all'egemonia dei Quattro Cavalieri e delle Otto Famiglie.
Il Mossad israeliano ha utilizzato Hamas come quinta colonna contro il presidente palestinese nazionalista Yasser Arafat e ha finanziato la jihad islamica egiziana con i fondamentalisti in Giordania. [3] L'ex presidente egizianot Anwar Sadat- un aleato banchiare stunch - incoraggio gli islamisti nel suo paese per controbilanciare i gruppi pro nasser di sinistra. Gli islamisti CIA in Somalia hanno distrutto quel paese per Big Oil. La casa saudita finanzia la maggior parte di queste azioni.
Nel 1996 secondo il London Observer, British MI6 utilizzò gli operativi di Al Qaeda in Libia per tentare di assassinare il presidente nazionalista Gheddafi.
Osama bin Laden ha supervisionato la costruzione di campi di addestramento dei terroristi per conto CIA a Khost e teneva dei conti correnti alla BCCI. o faceva in quanto emissario della casa saudita della fratellanza musulmana, che dichiarò una volta: "Per contrastare i russi atei, i sauditi hanno scelto me come rappresentante in Afghanistan. Ho costruito il mio primo campo dove questi volontari venivano addestrati da funzionari pakistani e americani. Le armi venivano fornite dagli americnai, la moneta dai sauditi.”[4]
Non è soprendente che 15 sui 19 dirottatori del 11 settembre erano sauditi? O che 24 membri della famiglia di bin Laden poterono volare su jet privati a una £asemblea segreta in Texas" poco dopo le torri gemele, quando tutto il traffico aereo negli statu uniti era grounded, in modo da fare evacuare la famiglia in Arabia Saudita? Raytheon ha anche fornito un jet con i reali sauditi da Tampa a Lexington, KY. Nessuno della famiglia saudita è stato convocato per un interrogatoio dall'FBI. Nella serata dell'incidente alle torri gemelle, il principe saudita Bandar, uomo di punta della casa saudita nel finanziamento delle operazioni coperte dela CIA per decenni, era alla csa bianca a fumare un sigaro sul balcone assieme al presidente Bush [5]
Agha Khan è il leader spirituale della Fratellanza musulmana i cui tentacoli attuali copmprendono la Casa saudita. Hamas, la Jihad egiziana, gli Ismaeliani sciiti, La Fratellanza Musulmana di, Louis Farrakhan e Al Qaeda. La Casa saudita funge da finanziatore di tutti questi neo crociati. Secondo David Icke, la fondazione dell'Agha Khan appartiene alla Crown Agency,, una filiale della casa britannica dei Windsor. .
Nel suo libro The Robot’s Rebellion, Icke diche che le famiglie di banchieri degli Illuminati e gli islamisti condividono e stesse radici che precedono persino le società dell'epoca delle crociate, I monarchi GCC discendono dagli ashemiti che impiegavano società segrete come quelle dei Karmaliti, dei Drusi, della Fratellanza dei Nove e degli Assassini per perpetrare le loro skulduggery politche. Queste società segrete musulmane il cui centro di potere era la Gan Loggia del Cairo, gestita dalla Fratellanza musulmana.
La Fratellanza musulmana, come i banchieri Illuminati, discende dalla Fratellanza del Serpente, che controllava gli schiavi nela costruzione dele piramidi egizie, probabilmente sotto il controllo dei Re del Serpente degli Annunaki. Il padre spirituale degli Illuminati, Re Salomone, frequentava la stessa Gran Loggia del Cairodella Fratellanza musulmana. [6]
Le Otto famiglie emergevano da un tangle di società segrete, frammassoni, cavalieri templari, cavalieri teutonici, rosacruciani, ordine cabalista di Melchizidek, Cavalieri di Malta e Cavalieri di San Giacomo di Gerusalemmen. Questi gruppi derivano anche dalla Frateanza del Serpente dei sumeri e degli egizi, per più tardi portare avanti le macchinazioni politiche delle famiglie dei banchieri genovesi che finanziavano l'espansione dell'impero roano e che adesso controllano la City di Londra.
Le fortune della casa saudita della fratellanza musulmana divenne collegata a quella degli illuminati quando l'aramco scoprà petrolio nel regno nel 1938. Da quel momento gli old Crusader pals reunited, operando insieme per controllare il mondo con il petrolio. Mentre la casa saudita rappresenta la fratellanza musulmana, il ramo saudita della frammassoneria si concentra tra i dirigenti di aramco e i banchieri di SAMA Padre Bianco. Altri dirigenti ashemiti dello stato del golfo furono cut into nello schema di egemonia globale petrolifera del 1981 tra Illuminati/Muslim Brotherhood con la formazione del GCC.
A fine novembre del 2002 Newsweek riferiva che Michael Isakoff raccontò una storia sulla Principessa Haifa, moglie dell'ambasciatore saudita Principe Bandar, - che aveva firmato assegni a due intermediari sauditi, che rilasciarono i proventi a due dei presunti dirottatori delle torri gemelli. A pochi giorni dalle rivelazioni i due sauditi poterono lasciare gli USA senza che fosse portata avanti una indagine credibile della money trail igation of the money trail had even gotten under way. Il Senatore Joseph Lieberman (D-CT) accusò l'Amministrazione Bush di proteggere la casa saudita bloccando indagini significative nel convolgimento saudita delle torri gemelle. I leader Joint Congressional Task Force investigating 911 accused both the FBI and CIA of withholding classified documents from their probe.
Ex-Naval Intelligence officer William Cooper- author of Behold a Pale Horse- did a radio talk show in Phoenix in October 2001. Cooper lost both his legs when he was run off the road after exposing various elements ofIlluminati plans for a New World Order. Now he suggested CIA and Israeli Mossad involvement in 911, naming Mossad operative Josie Hadas as the handler of the Arab patsies involved in the hijackings. Internet and cable feeds from the broadcast were immediately cut. A few days later Cooper was gunned down at 1:00 AM in his home by Maricopa County deputies. [7]
While Bush propagandists hammered home the “Arab terrorist” thesis, serving up photos of 911 “hijackers” within hours and conveniently “finding” Mohamed Atta’s passport in the WTC rubble, several US agencies were quietly tracking down leads concerning Mossad spy rings active in the US on and since 911.
Israelis were detained in Detroit, Albuquerque and an unnamed West Coast city. A Ryder truck full of Israelis was caught casing Whidbey Island Naval Station in Washington. According to a May 13, 2002 Fox News report, the truck tested positive for TNT and RDX military-grade explosives. US intelligence also investigated a mysterious ring of “Israeli art students” who had infiltrated US law enforcement facilities and military bases over the past two years.
Was Osama bin Laden working for Mossad or the CIA- as University of Ottawa Economics Professor Michel Chossudovsky has stated? According to John Trochmann of the Militia of Montana, bin Laden carried a “CIA-issue RC 58 Harris satellite phone” and his family was a primary backer of the CIA’s Iridium satellite tracking consortium. Did elements of the CIA and Mossad deploy 19 modern-day mind-controlled Assassins, of which 15 just happened to be from the Muslim Brotherhood Kingdom of Saudi Arabia- whose point man in funding the Afghan mujahadeen, which constitute the core of al Qaeda, was CIA agent Osama bin Laden?
What did 911 fall guy Zaccarias Mousaui mean when he told the judge at his July 25, 2002 arraignment that he was not involved in 911, but that the US government had another person in custody who was involved and that “the government knew all about 911 plans” before the tragedy took place? Why did the CIA refuse to hand over a key al Qaeda operative to the Mousaui prosecution? What don’t they want him to tell the court?
When Osama bin Laden died is irrelevant. What matters is that he died. Dead men don’t talk.
Did the CIA- using its Carlyle Group channel headed by ex-CIA Director George Bush- hatch this brutal attack to further insert US forces into Central Asia to protect the Four Horsemen Caspian Sea black goldmine, giving Israeli butchers another pretext in their occupation of Palestinian lands and promoting a new Clash of Civilizations WWIII Crusade against pesky nationalist Muslims- beginning with an invasion of oil-rich Iraq? What of the timing of the bin Laden family investments via Carlyle? Was Osama really the black sheep of the bin Laden family?
According to the Washington Post, Qazi Hussein Ahmed- leader of the Pakistan-based Jamiaat-i-Islami, which helped create the Taliban- visited CIA at Langley in July 2001. Why, the Village Voice queried, was Taliban leader Mullah Mohammed Omar’s emissary to Washington Rahmattulah Hashami rebuffed by the Bush State Department when he promised in summer 2001 to hold onto bin Laden until the CIA could apprehend him? Why, Vanity Fair asked, had the CIA turned down an earlier offer from Sudan?
Newsweek wondered why top-ranking Pentagon officials suddenly canceled flight plans for September 10th? The Wall Street Journalquestioned the timing of Saudi Defense Minister Prince Sultan’s canceling of a mid-September trip to Japan and wondered why Saudi Intelligence Prince Turki al-Faisal – who was especially cozy with the Taliban and who met with Osama bin Laden regularly- suddenly resigned his post of 25 years on August 31, 2001?
While Unocal adviser and Afghan President Hamid Karzai huddled with Unocal official and Bush Afghan envoy Zalmay Khalilzad, US Ambassador to Pakistan Wendy Chamberlain busied herself meeting with Pakistan’s Oil Minister Usman Aminuddin and her Saudi counterparts to plan the new Turkmenistan-Indian Ocean trans-Afghan pipeline. In 2005 Unocal was bought by Chevron Texaco, assuring Four Horsemen control over the recently completed pipeline.
On November 28, 2001 the Bush White House quietly celebrated the official opening of the Caspian Pipeline Consortium pipeline- the Four Horsemen-owned, Bechtel-built, Mossad-guarded pipeline through Turkey to the Black Sea. Bush stated, “The CPC project also advances my Administration’s energy policy by developing a network of pipelines that includes Baku-Tbilisi-Ceyhan, Baku-Supsa and Baku-Novorossiysk.”
Bush’s closest confidant at the White House was said to be Condaleeza Rice, who sat on Chevron’s board before becoming a Stanford University expert on Central Asia and Kazakhstan. Did Bush bring Rice on board knowing US troops would soon headed to Central Asia? Was it mere coincidence that Uzbekistan- which Trilateral Commission founder and BP Amoco board member Brzezinski identified as the key country in his global chess game- was suddenly receiving US bases? Why did US military exercises begin in the region months before 911?
Vreeland was detained by Canadian authorities and jailed. His 8-11-01 prison letter specifically mentions the World Trade Center, the Pentagon, the White House, the Sears Tower, the Royal Bank of Canada and the Ottawa Parliament as possible terrorist targets in the “days ahead”. His letter said the plan was to, “Let one happen. Stop the rest.” The letter was admitted as evidence for the defense by a Canadian court. The US Defense Department has confirmed Vreeland’s rank. [10]
Despite Vreeland’s warning and those of numerous governments around the world, on 911 the Air Force National Guard was ordered to stand down from standard procedure of intercepting any plane that strays from its designed flight path, much less jumbo jets flying towards the World Trade Center and Pentagon. While much political hay was made by Bush cronies about last-ditch failed attempts to scramble fighters to shoot down the planes, the fact is that fighters should have automatically intercepted those planes.
According to an August 22, 2002 AP story a “top US intelligence agency was planning an exercise last September 11th in which an errant aircraft would crash into one of its buildings”. The Washington Post reported on September 16, 2001 that American Flight 77, which allegedly crashed into the Pentagon, was piloted by Charles Burlingame, whose previous job was as F-4 fighter pilot for the US Navy. In this capacity Burlingame drafted an emergency response plan to the crashing of a plane into the Pentagon. The morning Burlingame’s plane apparently did just that, Pentagon medic Matt Rosenberg was studying Burlingame’s draft in Corridor 8 of the building.
Dick Cheney would have been in charge of the planned 911 “exercise”, since on May 8, 2001 he was named to head the Office of Domestic Preparedness (ODP), which would identify US vulnerabilities to domestic terrorism. Cheney’s ODP was running four different exercises on 911: Operation Northern Guardian, Operation Vigilant Guardian, Operation Vigilant Warrior and Operation Northern Vigilance.
The latter removed most fighter jets from the East Coast and sent them to Canada and Alaska. The first two simulated hijackings of commercial airliners in the Northeast. The third may have been the strike component. NORAD was briefed to expect these exercises. That morning their radars showed twenty-two hijacked planes. [11] They didn’t know which ones were hijacked and which ones were part of the “exercise”.
On September 10, 2001 members of the House and Senate Intelligence Committees leaked a memo alleged lead hijacker Mohammed Atta sent to the man US intelligence deems the mastermind of 911- Khalid Sheikh Mohammad. The memo used language which one would associate with a military exercise, stating that “the match is about to begin. Tomorrow is ‘zero hour’.” Cheney was outraged that the memo was leaked and ordered the FBI to investigate members of the Congressional committees. All information regarding Khalid Sheikh Mohammad remains classified.
There has been a well-founded notion since America’s inception that the European Rothschild-led Illuminati bankers have sought to bring America to its knees, overturn the American Revolution and return it to the fold of the Crown of England- whose power is derived from oligarchical remnants of the Roman Empire
This medieval rollback could be easily accomplished through the mere withdrawal of Eight Families funding of America’s $14 trillion debt, which has mostly accrued owing to the US military’s role as mercenary praetorian guard of the Illuminati global empire. Coupled with a devastating US military defeat, America could be brought to its knees.
On August 15, 1871 Sovereign Grand Commander of the Ancient & Accepted Scottish Rite of Freemasonry General Albert Pike wrote a letter to Italian P-1 33rd Degree Grand Commander and Mafia founder Guiseppe Mazzini. In the letter Pike talked of a Brotherhood plan for three World Wars. The first, he said, would destroy czarist Russia and create a Communist “bogeyman” which the bankers could employ to justify their foreign interventions around the world. The second, Pike said, would be used to create Israel, which would become a mercenary force for the international bankers, protecting oil interests for Rothschild and Rockefeller combines.
The Third World War, stated Pike’s letter, would pit Arabs against Zionists, and would culminate in a New World Order completely controlled by the international bankers and their secret societies. Pike described the events that would unfold as pretext for WWIII, “We must provoke a social cataclysm which in all its horror…everywhere, the citizens obliged to defend themselves against the world minority of revolutionaries…will receive the true light through…the pure doctrine of Lucifer, brought finally out into public view.”[12]
A group of commercial airline pilots, many of them Vietnam veterans, met in the aftermath of 911 to discuss the logistical aspects of the tragedy. They concluded overwhelmingly that the three Arabs who supposedly flew the jumbo jets into the WTC and the Pentagon could absolutely not have done so with the limited flight simulator experience they received at US flight schools. The group found it odd that the transponders on the planes had all been turned off, since this would serve no purpose if the Arabs were in control of the planes. The group came to believe that the planes’ flight paths were programmed by AWAC surveillance planes flying off the Atlantic coast.
Could a new global financial/military alliance- organized by the Eight Families- be emerging? Were Deutsche Bank and Standard Chartered paymasters for this alliance? Deutsche Bank founder Dr. Hermann Josef Abs was a leading banker to the Nazis and remained the bank’s Honorary Chairman until his 1994 death. [13] When Deutsche Bank bought Banker’s Trust ownership of the Four Horsemen shifted to the Bohn Warburg combine that financed Hitler. Deutsche Bank quickly became the world’s largest bank.
Did the Nazi International Illuminati bankers bait the US into a Central Asian ring of fire surrounded by China, Russia and India- who recently formed the G-3 coalition as counterweight to US global hegemony”? Is Pakistan- home to the Crown Agency-owned Agha Khan Foundation, creator of the Taliban, comforter to Osama bin Laden and paymaster to Mohammed Atta- the fuse to WWIII?
In June 2001 a female Russian doctor stated in a Pravda column that the US would be subject to a massive terrorist attack in late August 2001. She was then asked what she believed was coming next. She suggested selling dollars and buying Russian rubles, saying that the secret group behind 911 was the most powerful force in the world, worth over $300 trillion. She said this group would soon “strike America in the back” while it was down and that the next shoe to drop would be the decimation of the US economy, which she predicted would begin in 2002. [14] The NASDAQ crash, a plummeting dollar and a massive housing housing bust prove her right again. This “secret group” could only be the Illuminati Rothschild-led Eight Families.
Cecil Rhodes- the Rothschild protégé who founded the Business Roundtable in the early 20th century- wrote his last will and testament in 1877. Rhodes’ will was implemented through the establishment of the Royal Institute for International Affairs in London. Its sister group in the US is the Council on Foreign Relations. Rhodes founded the Standard Chartered Bank, whose UAE Dubai branch supplied 911 hijackers with the funds needed to carry out the attack.
Rhodes last will and testament aspired, “to establish a trust, to and for the establishment and promotion and development of a secret society, the true aim and object whereof shall be the extension of British rule throughout the world…and the ultimate recovery of the United States of America as an integral part of the British Empire.”[15]
[1] Dope Inc: The Book that Drove Kissinger Crazy. The Editors ofExecutive Intelligence Review. Washington, DC. 1992.
[2] “Ex-Agents Say CIA Compiled Death Lists for Indonesia”. Kitty Kadane.San Francisco Examiner. 5-20-90
[3] “Islamic Terrorists: Creature of the US Taxpayer?” John K. Cooley.International Herald Tribune. 3-13-96
[5] Dude, Where’s My Country. Michael Moore WarnerBooks New York 2003
[6] The Robot’s Rebellion: The Story of Spiritual Renaissance. David Icke. Gateway Books. Bath, UK. p.98
[7] “A Tribute to William Cooper”. David Icke. http://www.davidicke.com11-01
[8] “Is Netanyahu Plotting Terror Inside US?” Jeffrey Steinberg. Executive Intelligence Review. 5-24-02
[9] “Lucy, You gotta lot a ‘Splainin to Do”. Michael Rupert.http://www.copvcia 2-02
[10] “Canadian Court Case Reveals US Naval Officer had Advance Knowledge of 911 Attacks”. Michael Rupert. http://www.rense.com 1-25-02
[11] “Paranotes: War Games Drills Confuse NORAD on 911”. Al Hidell.Paranoia. Issue 37. Winter 2005
[14] http://www.newsmax.com October 2001
[15] Dope Inc: The Book that Drove Kissinger Crazy. The Editors ofExecutive Intelligence Review. Washington, DC. 1992.
Pubblicato da Nicoletta Forcheri a 22:09
La valuta cinese sostituirà il dollaro...?
Ma chi controlla i tassi di cambio? E chi controlla la valuta cinese? Oltre ai mandarini... (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2014/06/davide-serra-renzi-bilderberg-axa-mps-e.html ; http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2014/08/giuda-e-giuda-basta-saperlo-non-dirmi.html). NF
Fonte: http://kitdemonter.wordpress.com/2014/09/16/le-nouveau-systeme-financier-international-acte-1/ Traduzione a cura di N. Forcheri
Il nuovo sistema finanziario internazionale. Atto 1
La Gran Bretagna includerà il renminbi cinese come riserva valutaria. Un colpo ulteriore contro il dollaro americano.
LONDRA, 12 settembre (XINHUA) - Il Cancelliere dello Scacchiere britannico, Georges Osborne, ha annunciato venerdì che il governo britannico prevede l'emissione di una obbligazione denominata in renminbi e di utilizzarla per finanziare le riserve valutarie del governo.
«Adesso posso annunciare che il governo del Regno Unito intende essere il primo governo nazionale esterno alla Cina a emettere un prestito nella valuta cinese. Abbiamo emesso obbligazioni in dollaro americano precedentemente, e adesso pubblicheremo un legame in RMB" ha dichiarato Osborne nel comunicato stampa del sesto incontro Cina Regno Unito in un "dialogo economico e finanziario" (EFD).
Osborne ha descritto il dialogo come "momento storico" e dichiarazione di fiducia britannica nel potenziale del RMB per diventare "la principale moneta mondiale di riserva".
"E mi faccia essere chiaro, la Cina sta diventando una piazza sempre più grande dell'economia mondiale, la sua moneta sarà utilizzata ovunque nel mondo. In Gran Bretagna noi vogliamo essere il primo paese occidentale a cogliere l'opportunità che ciò offrirà" ha dichiarato Osborne.
Nel frattempo l'emissioni di obbligazioni in moneta cinese è sinonimo di occupazione e investimenti in Gran Bretagna. Questo piano economico a lungo termine è sempre attuale, ha osservato osborne.
Fonte : English.news.cn
Pubblicato da Nicoletta Forcheri a 14:38
L'esorcista Padre Amorth parla della Massoneria e della lott...
Pubblicato da Nicoletta Forcheri a 00:58
http://www.laleggepertutti.it/55766_espropriazione-dallue-divieto-di-ipoteca-sulla-casa-anche-per-banche-e-finanziarie
dott.sa Floriana Baldino
STOP ai pignoramenti delle prime case anche per le Banche e le finanziarie.
Si possono bloccare pignoramento e vendita.
Dopo lo stop dei pignoramenti alle prime case dei contribuenti deciso dal nostro Parlamento con il decreto del fare, (decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 convertito, con modifiche, in legge 9 agosto 2013, n. 98, ieri 10.09.2014), è arrivata anche una significativa sentenza della Corte di Giustizia Europea, C. Giust. UE n. C-34/13, che ha messo un freno anche a Banche e finanziarie.
Secondo la Corte, "Il Giudice può bloccare provvisoriamente la Banca o la Finanziaria che mette all'asta la casa se nel contratto sono presenti delle clausole abusive", ovvero tutte quelle clausole vietate dalle direttive UE e che la banca o la finanziaria hanno fatto comunque firmare al cliente.
Il diritto all'abitazione è un diritto intangibile ed è tutelato anche dalla Unione Europea.
La corte ricorda che va rispettata la direttiva 93/13/CEE relativa alle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori.
Così se la banca o la finanziaria ha fatto firmare clausole abusive, l'ipoteca è nulla ed il pignoramento (come la successiva vendita all'asta) vanno bloccate.
Il diritto all'abitazione in sostanza prevale nel caso di applicazione di clausole vietate dall'UE.
Una grande vittoria per i cittadini, che, dopo lo stop ad Equitalia, ora potranno stare tranquilli anche con le Banche e le finanziarie, purchè ci sia stata applicazione di clausole abusive nei propri contratti.
Articolo a cura della dott.sa Floriana Baldino.
Per contatti scrivere a florianabaldino@gmail.com oppure a federitaliatrani@gmail.com o 3491996463
Ecco il testo della Sentenza in Italiano:
10 settembre 2014 (*)
«Rinvio pregiudiziale - Direttiva 93/13/CEE - Clausole abusive - Contratto di credito al consumo - Articolo 1, paragrafo 2 - Clausola che riflette una disposizione legislativa di carattere imperativo - Ambito di applicazione della direttiva - Articoli 3, paragrafo 1, 4, 6, paragrafo 1, e 7, paragrafo 1 - Credito garantito attraverso un diritto reale costituito su un bene immobile - Possibilità di realizzare tale garanzia tramite una vendita all'asta - Sindacato giurisdizionale»
Nella causa C‑34/13,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell'articolo 267 TFUE, dal Krajský súd v Prešove (Slovacchia), con decisione del 20 dicembre 2012, pervenuta in cancelleria il 23 gennaio 2013, nel procedimento
composta da M. Ilešič, presidente di sezione, C. G. Fernlund, A. Ó Caoimh, C. Toader (relatore) e E. Jarašiūnas, giudici,
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all'udienza del 5 giugno 2014,
- per il governo slovacco, da B. Ricziová, in qualità di agente;
- per il governo tedesco, da T. Henze e J. Kemper, in qualità di agenti;
- per la Commissione europea, da A. Tokár e M. van Beek, in qualità di agenti,
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda l'interpretazione delle direttive 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori (GU L 95, pag. 29), e 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 149, pag. 22), alla luce dell'articolo 38 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (in prosieguo: la «Carta»), nonché della sentenza Simmenthal (106/77, EU:C:1978:49).
2 Tale domanda è stata presentata nell'ambito di una controversia pendente tra la sig.ra Kušionová e la SMART Capital a.s. (in prosieguo: la «SMART Capital»), in merito alle modalità di realizzazione del diritto reale costituito a garanza di un contratto di prestito ipotecario e alla legittimità della clausole inserite in tale contratto.
Il diritto dell'Unione
3 L'articolo 7 della Carta così recita: «[o]gni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e delle proprie comunicazioni».
4 L'articolo 38 della Carta prevede che nelle politiche dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione dei consumatori.
5 L'articolo 47 della Carta prevede quanto segue:
«Ogni persona i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell'Unione siano stati violati ha diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel presente articolo».
6 Il dodicesimo, tredicesimo, quattordicesimo e ventiquattresimo considerando della direttiva 93/13 sono formulati come segue:
«considerando tuttavia che per le legislazioni nazionali nella loro forma attuale è concepibile solo un'armonizzazione parziale; che, in particolare, sono oggetto della presente direttiva soltanto le clausole non negoziate individualmente; che pertanto occorre lasciare agli Stati membri la possibilità di garantire, nel rispetto del trattato [CE], un più elevato livello di protezione per i consumatori mediante disposizioni nazionali più severe di quelle della presente direttiva;
considerando che si parte dal presupposto che le disposizioni legislative o regolamentari degli Stati membri che disciplinano, direttamente o indirettamente, le clausole di contratti con consumatori non contengono clausole abusive; che pertanto non si reputa necessario sottoporre alle disposizioni della presente direttiva le clausole che riproducono disposizioni legislative o regolamentari imperative (...); che a questo riguardo l'espressione "disposizioni legislative o regolamentari imperative" che figura all'articolo 1, paragrafo 2, comprende anche le regole che per legge si applicano tra le parti contraenti allorché non è stato convenuto nessun altro accordo;
considerando che spetta agli Stati membri fare in modo che clausole abusive non siano incluse nei contratti stipulati con i consumatori; (...)
considerando che le autorità giudiziarie e gli organi amministrativi degli Stati membri devono disporre dei mezzi adeguati ed efficaci per far cessare l'inserzione delle clausole abusive contenute nei contratti stipulati con i consumatori».
7 L'articolo 1 della direttiva 93/13 prevede quanto segue:
«1. La presente direttiva è volta a ravvicinare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti le clausole abusive nei contratti stipulati tra un professionista e un consumatore.
2. Le clausole contrattuali che riproducono disposizioni legislative o regolamentari imperative (...) non sono soggette alle disposizioni della presente direttiva».
8 L'articolo 4, paragrafo 1, della sesta direttiva così stabilisce:
«Fatto salvo l'articolo 7, il carattere abusivo di una clausola contrattuale è valutato tenendo conto della natura dei beni o servizi oggetto del contratto e facendo riferimento, al momento della conclusione del contratto, a tutte le circostanze che accompagnano detta conclusione e a tutte le altre clausole del contratto o di un altro contratto da cui esso dipende».
9 L'articolo 6, paragrafo 1, di detta direttiva dispone che «[g]li Stati membri prevedono che le clausole abusive contenute in un contratto stipulato fra un consumatore ed un professionista non vincolano il consumatore, alle condizioni stabilite dalle loro legislazioni nazionali (...)».
10 L'articolo 7, paragrafo 1, della medesima direttiva così dispone:
«Gli Stati membri, nell'interesse dei consumatori e dei concorrenti professionali, provvedono a fornire mezzi adeguati ed efficaci per far cessare l'inserzione di clausole abusive nei contratti stipulati tra un professionista e dei consumatori».
Il diritto slovacco
11 Ai sensi dell'articolo 151j, paragrafo 1, del codice civile:
«Se il credito garantito da un diritto reale di garanzia non è rimborsato debitamente e per tempo, il creditore garantito può dare inizio all'esecuzione sul bene dato in garanzia.
Nell'ambito dell'esecuzione sul bene dato in garanzia il creditore garantito può soddisfarsi nel modo stabilito nel contratto oppure mediante la vendita del bene costituente la garanzia attraverso un'asta, secondo la legge speciale (...), oppure esigere il soddisfacimento mediante la vendita del bene costituente la garanzia secondo le leggi speciali (...), ove non sia altrimenti previsto da questo codice o da una legge speciale».
12 Il giudice del rinvio rileva che il summenzionato paragrafo 1 comporta una prima nota a piè di pagina, inserita dopo le parole «secondo la legge speciale», che rinvia alla legge n. 527/2002, relativa alle vendite all'asta volontarie, che integra la legge del Consiglio nazionale slovacco n. 323/1992, relativa ai notai e all'attività notariale (codice notariale), come modificata (in prosieguo: la «legge relativa alle vendite all'asta volontarie»), e una seconda nota, inserita dopo le parole «secondo le leggi speciali», che rinvia al codice di procedura civile e al codice delle misure di esecuzione.
13 L'articolo 151m del codice civile stabilisce:
«1) Il creditore garantito può vendere il bene dato in garanzia nel modo stabilito nel contratto di costituzione della garanzia o all'asta, non prima di 30 giorni dalla data di notifica dell'inizio dell'esecuzione sul bene dato in garanzia al garante e al debitore, qualora il debitore sia persona diversa dal garante, ove non sia altrimenti previsto dalla legge speciale (...)
2) Successivamente alla notifica dell'inizio dell'esecuzione sul bene dato in garanzia, colui che ha prestato la garanzia e il creditore garantito possono convenire che anche prima della scadenza del termine previsto al paragrafo 1 il creditore garantito è autorizzato a vendere il bene costituente la garanzia nel modo convenuto nel contratto di costituzione della garanzia o all'asta.
3) Il creditore garantito che ha dato inizio all'esecuzione sul bene dato in garanzia, al fine di soddisfare il proprio credito nel modo convenuto nel contratto di costituzione della garanzia, può in qualsiasi momento, nel corso di tale esecuzione, cambiare le modalità di esecuzione e vendere all'asta il bene costituente la garanzia o esigere il soddisfacimento mediante la vendita del bene costituente la garanzia secondo le leggi speciali. Il creditore garantito è tenuto a informare colui che ha prestato la garanzia riguardo al cambiamento di modalità dell'esecuzione sul bene dato in garanzia».
14 Ai sensi dell'articolo 74, paragrafo 1, del codice di procedura civile, il giudice può disporre misure provvisorie se è necessario regolare temporaneamente i rapporti tra le parti o se esiste un rischio che l'esecuzione della decisione giudiziaria venga compromessa. In forza dell'articolo 76, paragrafo 1, di tale codice, il giudice può imporre ad una parte misure provvisorie, in particolare «in esecuzione di un obbligo di fare, di non fare o di subire».
15 La legge relativa alle vendite all'asta volontarie definisce, all'articolo 6, l'organizzatore di vendite all'asta come «colui che organizza la vendita all'asta, nel rispetto delle condizioni fissate dalla presente legge speciale, che lo autorizza ad esercitare l'attività di cui trattasi» e, all'articolo 7, paragrafo 1, il richiedente la vendita all'asta, come il proprietario dell'oggetto della vendita, il creditore garantito o qualsiasi altro soggetto autorizzato a proporre l'esecuzione dell'asta ai sensi di una legge speciale.
16 Per quanto riguarda, in particolare, il creditore garantito, l'articolo 7, paragrafo 2, della medesima legge stabilisce che egli è tenuto a dichiarare per iscritto, non solo che l'oggetto della vendita può essere venduto all'asta, ma altresì l'esistenza, l'entità e la scadenza del credito per il quale viene richiesta l'esecuzione sul bene costituente la garanzia in applicazione di tale legge.
17 Ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, di tale legge, una vendita all'asta può essere effettuata esclusivamente in base ad un contratto stipulato tra la persona che ha proposto la vendita e l'aggiudicatore.
18 In forza dell'articolo 17 della legge relativa alle vendite all'asta volontarie, l'aggiudicatore è tenuto a dare comunicazione della vendita all'asta tramite un avviso. Se l'oggetto della vendita è un appartamento, una casa, un altro immobile, un'impresa o uno dei suoi comparti, o se l'offerta più bassa è superiore a EUR 16 550, l'aggiudicatore pubblica l'avviso nel registro delle vendite pubbliche almeno 30 giorni prima della data di inizio della vendita all'asta, e trasmette altresì, senza ritardo ingiustificato, l'avviso di vendita all'asta al ministero ai fini della pubblicazione nel Bollettino ufficiale del commercio. L'avviso di vendita all'asta è altresì trasmesso alla persona che ha proposto la vendita all'asta, al debitore del creditore garantito, al proprietario del bene messo in vendita all'asta, se quest'ultimo non è il debitore.
19 Nell'ipotesi in cui l'oggetto della vendita all'asta sia un appartamento, una casa, un altro immobile, l'articolo 20, paragrafo 13, di tale legge dispone che lo svolgimento di tale vendita debba essere registrato in un atto notarile, in cui il notaio segnala altresì l'obbligo che incombe al proprietario precedente in conformità dell'articolo 29, paragrafo 2, prima frase, di tale legge.
20 L'articolo 21, paragrafo 2, della medesima legge prevede che, in caso di violazione delle disposizioni di essa, il soggetto che si considera danneggiato può chiedere al giudice di dichiarare la nullità della vendita all'asta. Il diritto di adire il giudice con una domanda di annullamento si estingue tuttavia se non viene esercitato entro i tre mesi seguenti all'aggiudicazione, a meno che i motivi dell'annullamento siano collegati alla commissione di un reato e la vendita riguardi una casa o un appartamento in cui il proprietario precedente era ufficialmente domiciliato.
21 L'articolo 21, paragrafo 4, della legge summenzionata precisa che le parti nel procedimento diretto all'annullamento di una vendita all'asta in forza del paragrafo 2 di tale articolo sono la persona che ha proposto la vendita, l'aggiudicatore, l'aggiudicatario, il proprietario precedente e il soggetto che allega la violazione dei suoi diritti in conformità del medesimo paragrafo 2.
22 In caso di mancata aggiudicazione o se il giudice dichiara la vendita nulla, l'articolo 21, paragrafo 5, di tale legge prevede che l'aggiudicazione sia considerata senza effetto a partire dal giorno in cui è stata proclamata.
23 In caso di vendita all'asta di un bene ai sensi dell'articolo 20, paragrafo 13, della legge relativa alle vendite all'asta volontarie, l'articolo 29, paragrafo 2, di essa dispone, anzitutto, che il proprietario precedente è tenuto, senza ritardo ingiustificato, a consegnare l'oggetto della vendita all'asta, su presentazione della copia certificata conforme dell'atto notarile e della prova dell'identità dell'aggiudicatario secondo le condizioni menzionate nell'annuncio di vendita pubblica. Inoltre, l'aggiudicatore è tenuto a stilare in loco un verbale di consegna del bene venduto. Infine, tale verbale comporta, in particolare, una descrizione dettagliata dello stato del bene e delle circostanze in cui sono stati trasferiti i diritti e gli obblighi collegati all'oggetto della vendita e, eventualmente, ai suoi accessori.
24 L'articolo 32, paragrafo 1, di detta legge prevede che, salvo disposizioni contrarie, i benefici della vendita all'asta, previo rimborso delle spese, soddisfacimento del creditore garantito e pagamento della somma risultante dall'asta, sono versati senza ritardo ingiustificato dall'aggiudicatore al proprietario precedente.
25 Il 26 febbraio 2009, la sig.ra Kušionová concludeva con la SMART Capital un contratto di credito al consumo per l'importo di EUR 10 000. A garanzia del credito veniva costituito un diritto reale di garanza su un bene immobile, la casa di famiglia in cui la ricorrente risiede.
26 La sig.ra Kušionová presentava dinanzi all'Okresný súd Humenné (tribunale distrettuale di Humenné) un ricorso di annullamento del contratto di credito e del contratto costitutivo della garanzia, diretto contro la SMART Capital, facendo valere il carattere abusivo delle clausole contrattuali stipulate con tale impresa. Il giudice di primo grado annullava in parte il contratto di credito, dichiarando che talune clausole contrattuali erano abusive. Il contratto costitutivo della garanzia veniva invece integralmente annullato. Le due parti hanno interposto appello contro tale sentenza dinanzi al Krajský súd v Prešove (corte regionale di Prešov).
27 Il giudice del rinvio si adopera per accertare se una delle clausole del contratto costitutivo della garanzia, cioè quella relativa all'esecuzione stragiudiziale sul bene immobile che costituisce la garanzia fornita dal consumatore, presenti carattere abusivo e rammenta che tale clausola permette al creditore l'esecuzione sul bene oggetto della garanzia senza alcun controllo giudiziale.
28 Nel contesto di tale valutazione il giudice del rinvio ha tuttavia rilevato una difficoltà supplementare costituita dal fatto che la clausola di cui trattasi discende da una disposizione normativa, cioè l'articolo 151j del codice civile.
29 Poiché le clausole contrattuali su cui il giudice del rinvio deve effettuare la verifica possono essere considerate abusive ai sensi della direttiva 93/13 e una di esse è di origine normativa, tale giudice ritiene che la soluzione del procedimento principale dipenda dall'interpretazione del diritto dell'Unione.
30 È in tale contesto che il Krajský súd v Prešove ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1) Se la [direttiva 93/13] e la direttiva [2005/29], alla luce dell'articolo 38 della [Carta] debbano essere interpretate nel senso che è a loro contraria la disposizione normativa di uno Stato membro, quale l'articolo 151j, paragrafo 1, del codice civile, in combinato disposto con le ulteriori disposizioni della normativa pertinente nel procedimento principale, che consente al creditore, senza valutazione della clausole contrattuali da parte di un giudice, di esigere la prestazione derivante da clausole contrattuali abusive procedendo all'esecuzione sul bene immobile dato in garanzia di proprietà del consumatore, malgrado tra le parti esista un contrasto in ordine alla questione se si tratti di clausole contrattuali abusive.
2) Se le disposizioni normative dell'Unione europea [indicate nella prima questione] ostino ad una norma di diritto interno, come l'articolo 151j, paragrafo 1, del codice civile, in combinato disposto con le ulteriori disposizioni della normativa pertinente nel procedimento principale, che consentono al creditore di esigere la prestazione derivante da clausole contrattuali abusive procedendo all'esecuzione sul bene immobile dato in garanzia di proprietà del consumatore, senza valutazione delle clausole contrattuali da parte di un giudice, malgrado tra le parti esista un contrasto in ordine alla questione se si tratti di clausole contrattuali abusive.
3) Se la sentenza della Corte [Simmenthal, EU:C:1978:49] debba intendersi nel senso che, nell'interesse del conseguimento dello scopo delle direttive menzionate nella prima questione, alla luce dell'articolo 38 della [Carta], il giudice nazionale disapplicherà le disposizioni di diritto interno, quale l'articolo 151j, paragrafo 1, del codice civile, in combinato disposto con le ulteriori disposizioni della normativa pertinente nel procedimento principale, che consentono al creditore di esigere una prestazione derivante da clausole contrattuali arbitrarie procedendo all'esecuzione sul bene immobile dato in garanzia di proprietà del consumatore, senza valutazione delle clausole contrattuali da parte di un giudice, evitando così, malgrado tra le parti esista un contrasto, il controllo giudiziale d'ufficio delle clausole contrattuali.
4) Se l'articolo 4 della [direttiva 93/13], debba essere interpretato nel senso che una clausola contrattuale, inserita in un contratto concluso con un consumatore - da questi stipulato senza l'assistenza di un avvocato - che consente al creditore di procedere all'esecuzione stragiudiziale sul bene dato in garanzia senza controllo di un giudice, è elusiva del principio fondamentale del diritto dell'Unione relativo al controllo giudiziale d'ufficio delle clausole contrattuali ed è pertanto abusiva anche in un contesto in cui la formulazione di siffatta clausola contrattuale proviene da una norma di diritto interno».
31 Nel corso dell'udienza svoltasi il 5 giugno 2014, il governo slovacco ha informato la Corte del fatto che, a causa dell'adozione della legge n. 106/2014 Z.z., del 1° aprile 2014, applicabile a tutti i contratti in corso di esecuzione a partire dal 1° giugno 2014, le norme procedurali riguardanti l'esecuzione sul bene dato in garanzia sono state modificate.
32 In particolare, l'articolo V, paragrafo 7, di tale legge avrebbe integrato l'articolo 21, paragrafo 2, della legge relativa alle vendite all'asta volontarie, cosicché tale disposizione avrebbe ormai la seguente formulazione:
«In caso di contestazione della validità del contratto costitutivo della garanzia o di violazione delle disposizioni della presente legge, il soggetto che allega una lesione dei suoi diritti derivante da tale violazione può chiedere al giudice di dichiarare la nullità della vendita (...)».
33 Il governo tedesco considera, in via principale, che le due prime questioni poste dal giudice del rinvio sono irricevibili.
34 Il giudice del rinvio non fornirebbe anzitutto né gli elementi di fatto né quelli di diritto necessari affinché la Corte possa rispondere in modo utile a tali questioni. Da un lato, la possibile esecuzione sul bene dato in garanzia senza controllo giudiziale non costituirebbe una prassi commerciale sleale. Dall'altro, il giudice del rinvio non si riferirebbe concretamente ad alcuna disposizione della direttiva 2005/29.
35 Inoltre, si tratterebbe di questioni teoriche per cui la Corte non avrebbe competenza a rispondere. Infatti, dal momento che il bene dato in garanzia non è stato ancora attaccato dalla SMART Capital, la situazione descritta dal giudice del rinvio non esisterebbe.
36 Infine, il procedimento principale riguarderebbe la nullità del contratto di prestito e del contratto costitutivo della garanzia. Orbene, il giudice del rinvio vorrebbe piuttosto ottenere, attraverso le sue prime due questioni, una valutazione della conformità delle disposizioni procedurali nazionali alla direttiva 93/13. Poiché quest'ultima ha lo scopo di riavvicinare le legislazioni degli Stati membri relative alle clausole abusive, essa riguarderebbe quindi solo le clausole stipulate nei contratti e non le condizioni richieste dal diritto nazionale per l'esecuzione sul bene oggetto di tale garanzia.
37 Pur ammettendo che la domanda di pronuncia pregiudiziale comporta talune lacune, il governo slovacco ritiene tuttavia che le due prime questioni poste dal giudice del rinvio siano ricevibili. Dal canto suo, la Commissione europea ha affermato nel corso dell'udienza che le condizioni di irricevibilità definite dalla Corte nell'ordinanza SKP (C‑433/11, EU:C:2012:702) non ricorrono nella presente causa e che, di conseguenza, considera ricevibili le due questioni succitate.
38 Al riguardo, è sufficiente ricordare che, secondo una giurisprudenza costante della Corte, le questioni relative all'interpretazione del diritto dell'Unione sollevate dal giudice nazionale nel contesto di diritto e di fatto che egli individua sotto la propria responsabilità, del quale non spetta alla Corte verificare l'esattezza, godono di una presunzione di rilevanza. Il rifiuto della Corte di statuire su una questione pregiudiziale sollevata da un giudice nazionale è possibile solo qualora risulti manifestamente che la richiesta interpretazione del diritto comunitario non ha alcuna relazione con la realtà o con l'oggetto della causa principale, qualora il problema sia di natura ipotetica oppure qualora la Corte non disponga degli elementi di fatto o di diritto necessari per fornire una soluzione utile alle questioni che le sono sottoposte (sentenza Pohotovost', C‑470/12, EU:C:2014:101, punto 27 e giurisprudenza ivi citata).
39 In primo luogo, occorre rilevare che la prima questione pregiudiziale riguarda in effetti, oltre alla direttiva 93/13, la direttiva 2005/29. Tuttavia, come ha giustamente rilevato il governo tedesco, il giudice del rinvio si limita a citare quest'ultima direttiva, senza precisare la ragione per cui la sua interpretazione è necessaria alla soluzione della controversia di cui al procedimento principale. Inoltre, tale giudice non precisa neppure per quale motivo il procedimento di esecuzione sul bene dato in garanzia, contestato dalla ricorrente nel procedimento principale, potrebbe costituire una prassi commerciale sleale.
40 Inoltre, quanto all'oggetto della presente domanda di pronuncia pregiudiziale, essa riguarda la portata degli articoli 1, paragrafo 2, 3, paragrafo 1, 4, 6, paragrafo 1, e 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13, disposizioni in forza delle quali il legislatore dell'Unione ha previsto, rispettivamente, un'eccezione all'ambito di applicazione di tale direttiva, definito ciò che costituisce una clausola abusiva, enunciato la regola secondo cui una clausola abusiva non vincola i consumatori e precisato che gli Stati membri garantiscono la predisposizione di mezzi adeguati ed efficaci per far cessare l'inserzione di clausole abusive.
41 Di conseguenza, si risponderà alle questioni poste dal giudice del rinvio con riferimento alle sole disposizioni della direttiva 93/13.
42 In secondo luogo, la circostanza che il bene costituente la garanzia non sia ancora stato completamente attaccato con un procedimento di esecuzione non significa che tali questioni abbiano un carattere ipotetico. Da un lato, il giudice del rinvio sottolinea che la SMART capital ha effettivamente agito, nei confronti del consumatore, per procedere alla vendita del bene immobile che costituisce la garanzia. Dall'altro lato, anche qualora l'esecuzione sul bene dato in garanzia non fosse giunta a termine, le questioni poste consistono non tanto nello stabilire se la vendita sia stata completata quanto nel determinare se il creditore possa de iure procedere ad una vendita siffatta e se il debitore disponga di mezzi giurisdizionali per contestarne il compimento.
43 In tal senso, le questioni pregiudiziali non sono di natura ipotetica e l'interpretazione richiesta delle disposizioni della direttiva 93/13 risulta necessaria alla soluzione della controversia di cui al procedimento principale.
44 Alla luce di quanto precede, occorre quindi dichiarare ricevibile la domanda di pronuncia pregiudiziale.
Sulla prima, seconda e terza questione
45 Occorre precisare che, se la prima questione menziona esclusivamente l'articolo 38 della Carta, la presente domanda di pronuncia pregiudiziale si riferisce, in sostanza, e cita, in particolare, tra gli elementi pertinenti del diritto dell'Unione, l'articolo 47 della Carta. Dal momento che le prime tre questioni poste dal giudice del rinvio sono dirette a stabilire il livello di protezione di cui beneficiano i consumatori nonché i rimedi giurisdizionali di cui essi dispongono, è necessario integrare tale articolo tra gli strumenti del diritto dell'Unione di cui il giudice del rinvio chiede un'interpretazione alla Corte.
46 Con le sue prime tre questioni, che è opportuno esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se, alla luce degli articoli 38 e 47 della Carta, le disposizioni della direttiva 93/13 debbano essere interpretate nel senso che ostano ad una normativa nazionale, come quella in esame nel procedimento principale, che consente il recupero di un credito fondato su clausole contrattuali eventualmente abusive, attraverso l'esecuzione stragiudiziale sul bene immobile che costituisce la garanzia data dal consumatore. In caso di risposta affermativa, tale giudice intende stabilire se, in conformità della giurisprudenza espressa nella sentenza Simmenthal (EU:C:1978:49), tali disposizioni di diritto interno debbano essere disapplicate.
47 Da un lato, occorre rammentare che l'articolo 38 della Carta dispone che nelle politiche dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione dei consumatori. L'articolo 47 della Carta riguarda il diritto ad una tutela giurisdizionale effettiva. Tali precetti valgono per l'attuazione della direttiva 93/13 (v., in tal senso, sentenza Pohotovost', EU:C:2014:101, punto 52).
48 D'altra parte, la Corte ha già dichiarato nella sua giurisprudenza che il sistema di tutela posto in atto dalla direttiva 93/13 è fondato sull'idea che il consumatore si trovi in una situazione di inferiorità rispetto al professionista, per quanto riguarda sia il potere nelle trattative sia il grado di informazione, situazione che lo induce ad aderire alle condizioni predisposte dal professionista senza poter incidere sul contenuto delle stesse (sentenze Pohotovost', EU:C:2014:101, punto 39, e giurisprudenza ivi citata; Kásler e Káslerné Rábai, C‑26/13, EU:C:2014:282, punto 39 e giurisprudenza ivi citata, nonché Sánchez Morcillo e Abril García, C‑169/14, EU:C:2014:2099, punto 22).
49 Per quanto riguarda la realizzazione delle garanzie che accompagnano i contratti di prestito conclusi dai consumatori, occorre dichiarare che la direttiva 93/13 non contiene alcuna indicazione relativa all'esecuzione sui beni oggetto di garanzia.
50 Tuttavia, risulta da costante giurisprudenza che, in mancanza di armonizzazione dei meccanismi nazionali di esecuzione forzata nel diritto dell'Unione, spetta all'ordinamento giuridico interno di ciascuno Stato membro stabilire tali norme, in virtù del principio dell'autonomia procedurale, a condizione però che esse non siano meno favorevoli delle norme che disciplinano situazioni simili sottoposte al diritto interno (principio di equivalenza) e che non rendano praticamente impossibile o eccessivamente arduo l'esercizio dei diritti conferiti dal diritto dell'Unione (principio di effettività) (v., in tal senso, sentenze Aziz, C‑415/11, EU:C:2013:164, punto 50 e la giurisprudenza ivi citata, nonché Pohotovost', EU:C:2014:101, punto 46).
51 Per quanto riguarda il principio di equivalenza, si deve rilevare che la Corte non dispone di alcun elemento tale da far dubitare della conformità a quest'ultimo della normativa di cui trattasi nel procedimento principale.
52 In merito al principio di effettività, si deve rammentare che, per giurisprudenza costante della Corte, ciascun caso in cui si pone la questione se una disposizione processuale nazionale renda impossibile o eccessivamente difficile l'applicazione del diritto dell'Unione dev'essere esaminato tenendo conto del ruolo di detta disposizione nell'insieme del procedimento, dello svolgimento e delle peculiarità dello stesso, dinanzi ai vari organi giurisdizionali nazionali (sentenza Asociación de Consumidores Independientes de Castilla y León, C‑413/12, EU:C:2013:800, punto 34 e giurisprudenza ivi citata).
53 Inoltre, le caratteristiche specifiche dei procedimenti giurisdizionali che si svolgono nel contesto del diritto nazionale tra i professionisti ed i consumatori non possono costituire un elemento atto a pregiudicare la tutela giuridica di cui devono godere questi ultimi in forza delle disposizioni della direttiva 93/13 (v., in tal senso, sentenze Banco Español de Crédito, C‑618/10, EU:C:2012:349, punto 55 e giurisprudenza ivi citata, nonché Aziz, EU:C:2013:164, punto 62).
54 È necessario quindi stabilire, in una situazione come quella di cui al procedimento principale, in quale misura sarebbe praticamente impossibile o eccessivamente arduo applicare la tutela conferita dalla direttiva succitata.
55 Nella fattispecie, risulta dal fascicolo che l'articolo 151 m, paragrafo 1, del codice civile, letto in combinato disposto con l'articolo 17, paragrafo 3, della legge relativa alle vendite all'asta volontarie, prevede, da un lato, che una vendita all'asta possa essere contestata entro il termine di 30 giorni dalla notifica dell'esecuzione sul bene dato in garanzia e, dall'altro, che il soggetto che contesta le modalità di tale vendita dispone, ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 2, della stessa legge, di un termine di 3 mesi, decorrenti dall'aggiudicazione, per agire.
56 Orbene, se la direttiva 93/13 impone, nelle controversie che coinvolgono un consumatore e un professionista, un intervento positivo, esterno al rapporto contrattuale, del giudice nazionale investito di tali controversie (sentenze Asbeek Brusse e de Man Garabito, C‑488/11, EU:C:2013:341, punto 39 e giurisprudenza ivi citata, nonché Pohotovost', EU:C:2014:101, punto 40 e giurisprudenza ivi citata), il rispetto del principio dell'effettività non può giungere al punto di supplire integralmente alla completa passività del consumatore interessato (v., in tal senso, sentenza Asturcom Telecomunicaciones, C‑40/08, EU:C:2009:615, punto 47).
57 Fatte salve le verifiche che il giudice del rinvio deve effettuare, la combinazione dei termini previsti dalla normativa nazionale di cui trattasi nel procedimento principale, come esposti al punto 55 della presente sentenza, non è paragonabile né al termine di 20 giorni oggetto della causa decisa con la sentenza Banco Español de Crédito (EU:C:2012:349) né alle circostanze della causa decisa con la sentenza Aziz (EU:C:2013:164, punti da 57 a 59), in cui il ricorso del consumatore contro tali provvedimenti era destinato a fallire.
58 D'altra parte, al fine di preservare i diritti attribuiti ai consumatori dalla direttiva 93/13, gli Stati membri sono tenuti, in particolare, in forza dell'articolo 7, paragrafo 1, di tale direttiva, ad adottare meccanismi di tutela tali da far cessare l'utilizzazione delle clausole qualificate come abusive. Ciò è del resto confermato dal ventiquattresimo considerando di tale direttiva che precisa che le autorità giudiziarie e gli organi amministrativi devono disporre di mezzi adeguati ed efficaci rispetto a tale obiettivo.
59 In particolare, in base alla giurisprudenza costante della Corte relativa al principio di leale cooperazione, ora sancito dall'articolo 4, paragrafo 3, TUE, pur conservando la scelta delle sanzioni applicabili alle violazioni del diritto dell'Unione, gli Stati membri devono vegliare a che esse abbiano un carattere effettivo, proporzionato e dissuasivo (v., in tal senso, sentenza LCL Le Crédit Lyonnais, C‑565/12, EU:C:2014:190, punto 44 e giurisprudenza ivi citata).
60 Per quanto riguarda il carattere effettivo e dissuasivo, da un lato, le osservazioni scritte presentate alla Corte dal governo slovacco precisano che, nel corso di tale procedimento di esecuzione stragiudiziale su un bene dato in garanzia, il giudice nazionale competente potrebbe, in forza degli articoli 74, paragrafo 1, e 76, paragrafo 1, del codice di procedura civile, adottare qualsiasi provvedimento provvisorio che vieti la prosecuzione dell'esecuzione di tale vendita.
61 D'altro lato, come è stato ricordato ai punti 31 e 32 della presente sentenza, pare che la legge n. 106/2014, del 1° aprile 2014, entrata in vigore il 1° giugno 2014 e applicabile a tutti i contratti costitutivi di una garanzia in corso di esecuzione a tale data, abbia modificato le norme procedurali applicabili ad una clausola come quella di cui trattasi nella causa principale. In particolare, l'articolo 21, paragrafo 2, della legge relativa alle vendite all'asta volontarie, nel testo in vigore, permetterebbe al giudice, in caso di contestazione della validità della clausola di garanzia, di dichiarare la nullità della vendita, il che, retrospettivamente, porrebbe il consumatore in una situazione quasi analoga alla sua situazione iniziale e non limiterebbe quindi il risarcimento del danno che quest'ultimo ha subito, in caso di illiceità della vendita, alla mera compensazione finanziaria.
62 Per quanto riguarda il carattere proporzionale della sanzione, occorre prestare particolare attenzione alla circostanza che il bene oggetto del procedimento di esecuzione stragiudiziale sulla garanzia di cui al procedimento principale è il bene immobile che costituisce l'abitazione della famiglia del consumatore.
63 Infatti, la perdita dell'abitazione familiare non è solamente idonea a violare gravemente il diritto dei consumatori (sentenza Aziz, EU:C:2013:164, punto 61), ma pone i familiari del consumatore interessato in una situazione particolarmente delicata (v., in tal senso ordinanza del presidente della Corte Sánchez Morcillo e Abril García, EU:C:2014:1388, punto 11).
64 A tale proposito, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha considerato, da un lato, che la perdita dell'abitazione costituisce una delle più gravi violazioni al diritto al rispetto del domicilio e, dall'altro, che qualsiasi persona che rischi di esserne vittima deve, in linea di principio, poter far esaminare la proporzionalità di tale misura (v. sentenze Corte EDU, McCann c. Regno Unito, n. 19009/04, § 50, CEDU 2998, e Rousk c. Svezia, n. 27183/04, § 137).
65 Nel diritto dell'Unione, il diritto all'abitazione è un diritto fondamentale garantito dall'articolo 7 della Carta, che il giudice del rinvio deve prendere in considerazione nell'attuazione della direttiva 93/13.
66 Per quanto riguarda in particolare le conseguenze che comporta l'espulsione del consumatore e della famiglia dall'abitazione che costituisce la loro residenza principale, la Corte ha già sottolineato l'importanza, per il giudice competente, di emanare provvedimenti provvisori atti a sospendere un procedimento illegittimo di esecuzione ipotecaria o a bloccarlo, allorché la concessione di tali provvedimenti risulta necessaria per garantire l'effettività della tutela voluta dalla direttiva 93/13 (v., in tal senso, sentenza Aziz, EU:C:2013:164, punto 59).
67 Nella fattispecie, la possibilità per il giudice nazionale competente di adottare un qualsiasi provvedimento provvisorio, come quello descritto al punto 60 della presente sentenza, sembra costituire uno strumento adeguato ed efficace per far cessare l'applicazione di clausole abusive, il che deve essere verificato dal giudice del rinvio.
68 Dalle considerazioni svolte risulta che le disposizioni della direttiva 93/13 devono essere interpretate nel senso che non ostano ad una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che consente il recupero di un credito fondato su clausole contrattuali eventualmente abusive, attraverso la realizzazione stragiudiziale di un diritto reale di garanzia costituito sul bene immobile dato in garanzia dal consumatore, qualora tale normativa non renda praticamente impossibile o eccessivamente arduo l'esercizio dei diritti che tale direttiva conferisce al consumatore, il che deve essere verificato dal giudice del rinvio.
69 In considerazione della risposta fornita alla prima parte delle prime tre questioni, non occorre rispondere alla seconda parte di esse, relativa all'incidenza della giurisprudenza enunciata nella sentenza Simmenthal (EU:C:1978:49) su una normativa nazionale che consente la realizzazione stragiudiziale di una garanzia.
70 Con la sua quarta questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l'articolo 4 della direttiva 93/13 debba essere interpretato nel senso che osta ad una clausola contrattale, inserita in un contratto concluso da un professionista con un consumatore, anche qualora il contenuto di siffatta clausola contrattuale provenga da una norma di diritto interno.
71 A tale riguardo, occorre ricordare che la circostanza che, formalmente, il giudice nazionale abbia formulato la questione pregiudiziale facendo riferimento a talune disposizioni del diritto dell'Unione non osta a che la Corte fornisca a detto giudice tutti gli elementi di interpretazione che possono essere utili per la soluzione della causa di cui è investito, indipendentemente dal fatto che esso vi abbia fatto o meno riferimento nella formulazione delle sue questioni. A tal proposito, la Corte è tenuta a trarre dall'insieme degli elementi forniti dal giudice nazionale e, in particolare, dalla motivazione della decisione di rinvio gli elementi di diritto comunitario che richiedano un'interpretazione tenuto conto dell'oggetto della controversia (sentenza Vicoplus e a., da C‑307/09 a C‑309/09, EU:C:2011:64, punto 22 e la giurisprudenza ivi citata).
72 Inoltre, laddove il giudice del rinvio si riferisce ampiamente all'esclusione dall'ambito di applicazione della direttiva 93/13 della clausole contrattuali che riflettono disposizioni legislative di diritto interno, occorre considerare che, anche se nella domanda di pronuncia pregiudiziale non si fa riferimento all'articolo 1, paragrafo 2, di tale direttiva, tale disposizione è implicitamente, ma necessariamente, presupposta dalla quarta questione pregiudiziale. Di conseguenza, si deve ritenere che la presente domanda di pronuncia pregiudiziale riguardi l'articolo 1, paragrafo 2, di tale direttiva.
73 Infine, secondo costante giurisprudenza la Corte, nell'ambito dell'esercizio della competenza di interpretazione del diritto dell'Unione ad essa conferita dall'articolo 267 TFUE, può interpretare i criteri generali utilizzati dal legislatore dell'Unione per definire la nozione di clausola abusiva (v., in tal senso, sentenza Pohotovost', C‑76/10, EU:C:2010:685, punto 60 e giurisprudenza ivi citata). Tuttavia, spetta al giudice del rinvio pronunciarsi, in base ai criteri sopra citati, sulla qualificazione concreta di una specifica clausola contrattuale in funzione delle circostanze proprie del caso di specie. Ne risulta che la Corte deve limitarsi a fornire al giudice del rinvio indicazioni che quest'ultimo dovrà prendere in considerazione al fine di valutare il carattere abusivo della clausola di cui trattasi (sentenze Aziz, EU:C:2013:164, punto 66 e giurisprudenza ivi citata; Kásler e Káslerné Rábai, EU:C:2014:282, punto 45, nonché ordinanza Sebestyén, C‑342/13, EU:C:2014:1857, punto 25).
74 Se l'articolo 1, paragrafo 1, della direttiva 93/13 definisce l'ambito di applicazione di essa, il paragrafo 2 del medesimo articolo prevede un'esclusione per le clausole che riproducono disposizioni legislative o regolamentari imperative.
75 A tale proposito, il governo slovacco e tedesco suggeriscono alla Corte di rispondere che le clausole contrattuali di cui trattasi nel procedimento principale, cioè la vendita all'asta volontaria, rientrano in tale esclusione. Al contrario, la Commissione ritiene che l'effetto utile delle disposizioni della direttiva 93/13 sarebbe compromesso se un'ipotesi come quella di cui al procedimento principale rientrasse in siffatta esclusione.
76 La Corte ha già avuto modo di ricordare che l'articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 93/13 istituisce un'esclusione dall'ambito di applicazione di essa che riguarda le clausole che richiamano disposizioni legislative o regolamentari imperative (v., in tal senso, sentenza RWE Vertrieb, C‑92/11, EU:C:2013:180, punto 25).
77 Come qualsiasi eccezione, occorre rammentare, alla luce dell'obiettivo di tale direttiva, cioè la protezione dei consumatori dalle clausole abusive inserite nei contratti conclusi da questi ultimi con professionisti, che essa deve essere interpretata restrittivamente.
78 All'occorrenza, dalla sentenza RWE Vertrieb (EU:C:2013:180) risulta che tale esclusione presuppone che ricorrano due condizioni. Da un lato, la clausola contrattuale deve richiamare una disposizione legislativa o regolamentare e, dall'altro, tale disposizione deve essere imperativa.
79 A tale riguardo, occorre rilevare che, per stabilire se tale clausola contrattuale è esclusa dall'ambito di applicazione della direttiva 93/13, spetta al giudice nazionale verificare se essa riproduce le disposizioni del diritto nazionale applicabili tra i contraenti indipendentemente da una loro scelta, o quelle che sono di natura suppletiva, ossia applicabili allorché non è stato convenuto alcun altro accordo tra i contraenti al riguardo (v., in tal senso, sentenza RWE Vertrieb, EU:C:2013:180, punto 26).
80 Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre rispondere alla quarta questione che l'articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 93/13 deve essere interpretato nel senso che una clausola contrattuale, inserita in un contratto concluso da un professionista con un consumatore, è esclusa dall'ambito di applicazione di tale direttiva solamente se detta clausola contrattuale richiama il contenuto di una disposizione legislativa o regolamentare imperativa, il che deve essere verificato dal giudice del rinvio.
Sull'effetto della presente sentenza nel tempo
81 Nell'ipotesi in cui la Corte giungesse a concludere che le disposizioni della direttiva 93/13 devono essere interpretate nel senso che l'esecuzione stragiudiziale su una garanzia, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, deve essere obbligatoriamente preceduta da un controllo giudiziario, il governo slovacco chiede alla Corte di limitare nel tempo gli effetti di tale sentenza.
82 In considerazione della risposta fornita alle prime tre questioni, non occorre rispondere a tale richiesta del governo slovacco.
83 Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
1) Le disposizioni della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, devono essere interpretate nel senso che non ostano ad una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che consente il recupero di un credito, fondato su clausole contrattuali eventualmente abusive, attraverso la realizzazione stragiudiziale di una garanzia costituita sul bene immobile dato in garanzia dal consumatore, qualora tale normativa non renda praticamente impossibile o eccessivamente difficile la salvaguardia dei diritti che tale direttiva conferisce al consumatore, il che deve essere verificato dal giudice del rinvio.
2) L'articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 93/13 deve essere interpretato nel senso che una clausola contrattuale, inserita in un contratto concluso da un professionista con un consumatore, è esclusa dall'ambito di applicazione di tale direttiva solamente se detta clausola contrattuale richiama il contenuto di una disposizione legislativa o regolamentare imperativa, il che deve essere verificato dal giudice del rinvio.
dott.sa Floriana Baldino.
Fonte: Corte di Giustizia: STOP ai pignoramenti delle prime case anche per le Banche e le finanziarie. In allegato il testo della sentenza in italiano
Pubblicato da Nicoletta Forcheri a 22:07
Giuno 2012: L’Italia fa gola a Deutsche Bank: vogl...
QUATTRO CHIACCHIERE CON NICOLETTA FORCHERI - A cur...
Gianni Girotto (M5S): TTIP e politica finanziaria ...
Riassunto dello stato Attuale delle cose DOC. 10 /...
Espropriazione: dall’UE divieto di ipoteca sulla c...
Modello The Ring, Sovversione Satanica e TV – Il P...
Conferenza di Wally Bonvicini
DIRETTA: ELIA MENTA SU DOGMA STATO DIRITTO E FORCH...
Grillini danno soldi alle banche e non a imprese i...
Pinosauro News: Intero paesino si ribella ai ‘prof...
Russia: l'autolesionismo italiano imperversa
Privatizzazioni: un rapido sunto
Registrata ufficialmente in Ucraina la prima “chie...
Povera Italia, anche la riscossione tributi finisc...
Mogherini lady PESC: tutti contenti, eppure non si...
J.R.R.Tolkien era Anti-Luciferino: Ecco le prove |...
Imam convertito a Cristo a partire dal Corano...

References: art. 543
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Articolo 1
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 § 50
 § 137
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza