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Timestamp: 2019-08-17 12:35:41+00:00

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1375. Esecuzione di buona fede
Codice Civile Libro Quarto: DELLE OBBLIGAZIONI Titolo II: DEI CONTRATTI IN GENERALE Capo V: DEGLI EFFETTI DEL CONTRATTO Sezione I: DISPOSIZIONI GENERALI Art.1375. Esecuzione di buona fede.
Art. 1375. Esecuzione di buona fede.
1. Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede.
Effetti del contratto - esecuzione di buona fede - Plurime obbligazioni pecuniarie relative a rapporto contrattuale complesso - Rapporto di durata - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 6591 del 07/03/2019
Contratti in genere - effetti del contratto - esecuzione di buona fede - Plurime obbligazioni pecuniarie relative a rapporto contrattuale complesso - Rapporto di durata - Pretese creditorie conseguenti - Possibilità di frazionamento giudiziale - Limiti - Fattispecie. Le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, benché relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi, ma, ove le suddette pretese creditorie, oltre a far capo ad un medesimo rapporto tra le stesse parti, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o, comunque, fondate sullo stesso fatto costitutivo, - sì da non poter essere accertate separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza dell'identica vicenda sostanziale - possono essere formulate in autonomi giudizi solo se risulti in capo al creditore un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata, e, laddove ne manchi la corrispondente deduzione, il giudice che intenda farne oggetto di rilievo dovrà indicare la relativa questione ex art. 183 c.p.c., riservando, se del caso, la decisione con termine alle parti per il deposito di memorie ex art. 101, comma 2, c.p.c. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza che aveva dichiarato improponibili, perché integranti un ingiustificato frazionamento della tutela processuale, le domande di risarcimento del danno da lucro cessante proposte nei confronti dell'Agenzia delle Dogane e Monopoli da alcune società per aver dovuto dismettere apparecchi da gioco risultati irregolari nonostante il nullaosta dell'amministrazione convenuta, ancorché per il medesimo fatto dannoso le stesse società avessero richiesto il risarcimento del danno emergente in un precedente giudizio). Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 6591 del 07/03/2019 Cod_Civ_art_1375, Cod_Proc_Civ_art_034, Cod_Proc_Civ_art_100, Cod_Proc_Civ_art_101, Cod_Proc_Civ_art_183_1...
Collocamento a riposo - Collocamento a riposo per anzianità massima contributiva ex art. 72, comma 11, del d.l. n. 112 del 2008 - Corte di Cassazione, Sez. L - , Sentenza n. 6556 del 06/03/2019
Impiego pubblico - impiegati dello stato - collocamento a riposo - Collocamento a riposo per anzianità massima contributiva ex art. 72, comma 11, del d.l. n. 112 del 2008 - Recesso anteriore all'entrata in vigore dell'art. 16 del d.l. n. 98 del 2011 - Obbligo di motivazione - Fondamento - Omissione - Conseguenze. In tema di pubblico impiego contrattualizzato, l'esercizio della facoltà di risoluzione del rapporto di lavoro per il raggiungimento dell'anzianità massima contributiva, prevista dall'art. 72, comma 11, del d.l. n. 112 del 2008, conv. con modif. in l. n. 133 del 2008, anteriormente alle modifiche introdotte con l'art. 16 del d.l. n. 98 del 2011, conv. con modif. in l. n. 111 del 2011, deve essere motivato, poiché è solo attraverso la motivazione che la P.A. esplicita le ragioni organizzative sottese all'adozione dell'atto di risoluzione e lo rende rispondente ai principi di correttezza e buona fede, nonché al pubblico interesse che deve costantemente orientare l'azione amministrativa. Corte di Cassazione, Sez. L - , Sentenza n. 6556 del 06/03/2019 Cod_Civ_art_1175, Cod_Civ_art_1375...
Contratto di locazione di immobile da costruirsi ad opera del locatore e da destinare ad edificio pubblico - Irregolarità urbanistica e paesaggistica del bene locato - Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 6356 del 05/03/2019
Giurisdizione civile - giurisdizione ordinaria e amministrativa - Contratto di locazione di immobile da costruirsi ad opera del locatore e da destinare ad edificio pubblico - Irregolarità urbanistica e paesaggistica del bene locato - Domanda del locatore di adempimento di obbligazioni contrattuali - Domanda subordinata di risarcimento dei danni per il legittimo affidamento nella condotta complessiva dell'amministrazione - Giurisdizione del giudice ordinario - Sussistenza. In caso di domanda fondata su contratto di locazione di immobile da costruirsi ad opera del locatore e da destinare ad edificio pubblico (nella specie, caserma dei carabinieri) spetta alla giurisdizione del giudice ordinario non solo la domanda del locatore volta a conseguire l'adempimento delle obbligazioni nascenti da quel contratto, ma anche quella dal medesimo rivolta contro il locatario e tutte le altre pubbliche amministrazioni che, prima della stipula del contratto e durante l'esecuzione dei lavori di edificazione, abbiano in lui indotto, con complessive condotte, consistite anche in interlocuzioni formali, un affidamento incolpevole sulla legittimità pure urbanistica e paesaggistica dell'opera, esclusa, invece, dall'autorità giudiziaria penale. Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 6356 del 05/03/2019 Cod_Civ_art_1175, Cod_Civ_art_1218, Cod_Civ_art_1375, Cod_Civ_art_2043...
Lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - Corte di Cassazione Sez. L - , Ordinanza n. 3655 del 07/02/2019
Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - per giusta causa - Svolgimento di attività extra lavorativa da parte del lavoratore durante la malattia - Violazione dei doveri di correttezza e buona fede - Configurabilità - Condizioni - Insussistenza - Irrilevanza disciplinare - Insussistenza del fatto contestato - Equivalenza – Conseguenze - Corte di Cassazione Sez. L - , Ordinanza n. 3655 del 07/02/2019 In tema di licenziamento individuale per giusta causa, l'insussistenza del fatto contestato, che rende applicabile la tutela reintegratoria ai sensi dell'art. 18, comma 4, st. lav., come modificato dall'art. 1, comma 42, lett. b), della l. n. 92 del 2012, comprende anche l'ipotesi del fatto sussistente ma privo del carattere di illiceità, come nell'ipotesi del dipendente che, durante il periodo di assenza per malattia, svolga un'altra attività lavorativa, senza che ciò determini, per le sue concrete modalità di svolgimento, alcun rischio di aggravamento della patologia né alcun ritardo nella ripresa del lavoro, e dunque senza violazione degli obblighi di buona fede e correttezza nell'esecuzione del rapporto. Corte di Cassazione Sez. L - , Ordinanza n. 3655 del 07/02/2019 Cod_Civ_art_1175, Cod_Civ_art_1375 licenziamento individuale per giusta causa...
Responsabilita' professionale - Acquisto di quota di un bene oggetto di comunione ereditaria – Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 2525 del 30/01/2019
Notariato - responsabilita' professionale - Acquisto di quota di un bene oggetto di comunione ereditaria – Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 2525 del 30/01/2019 Mancato rilievo, da parte del notaio rogante, dell'esistenza di trascrizione di domanda di divisione - Responsabilità professionale - Sussistenza - Fondamento. Il notaio che, incaricato della stipulazione di un contratto di compravendita di una quota ideale di bene in comunione ereditaria, ometta di accertarsi della sussistenza della trascrizione di una domanda di divisione, viola gli obblighi di buona fede ex art. 1175 c.c., finalizzati a garantire la più ampia tutela possibile alla libertà negoziale delle parti, incorrendo in responsabilità professionale per non aver posto l'acquirente in condizione di valutare pienamente opportunità e convenienza dell'affare all'esito della ponderazione della situazione di litigiosità della "res". Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 2525 del 30/01/2019 &nbsp...
Impiegati dello stato - disciplina - in genere facoltà del dipendente di non eseguire un ordine
Impiego pubblico - impiegati dello stato - disciplina - in genere facoltà del dipendente di non eseguire un ordine - palese illegittimità dell’ordine - portata oggettiva - necessità - obiezione ragionevole del dipendente – presupposti - Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 31086 del 30/11/2018 In tema di pubblico impiego, la facoltà del dipendente di non eseguire un ordine, previa rimostranza a chi lo ha impartito, prevista dall'art. 17 del d.P.R. n. 3 del 1957 e dalla contrattazione collettiva di vari comparti, presuppone che la "palese" illegittimità sia oggettiva, derivando, anche se non dal compimento di un atto vietato dalla legge penale o costituente illecito amministrativo, comunque da altri vizi, quali violazioni dei generali principi di buona fede e correttezza di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., che alla stregua dei principi di imparzialità e di buon andamento di cui all'art. 97 Cost., devono essere rispettati dalla PA nell'emanazione degli atti che rivestono la natura di determinazioni negoziali assunte con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro; ne consegue che, pur non sussistendo un obbligo incondizionato del pubblico dipendente di eseguire le disposizioni, ivi incluse quelle derivanti da atti di organizzazione, impartite dai superiori o dagli organi sovraordinati, il limite al dovere di obbedienza, derivante dall'illegittimità dell'ordine ricevuto, deve fondarsi su di un'obiezione ragionevole, basata su una illegittimità reale e oggettiva, che può essere esternata e percepita anche soltanto dal destinatario dell'ordine medesimo, ma esclusivamente nel suo ruolo di "sentinella" e di collaboratore volto ad assicurare la legalità dell'Amministrazione, che gli deriva dall'art. 54, comma 2, Cost., e non per finalità, ragioni e percezioni meramente personali. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 31086 del 30/11/2018 &nbsp...
Società a responsabilità limitata (nozione, caratteri, distinzioni) - in genere - recesso del socio di s.r.l. trasformata in s.p.a
Società - di capitali - società a responsabilità limitata (nozione, caratteri, distinzioni) - in genere - recesso del socio di s.r.l. trasformata in s.p.a - disciplina "ante" trasformazione ex art. 2473 c.c. - applicabilità - fondamento - disciplina del recesso del socio di s.p.a. - applicazione analogica - esclusione - ragioni - ricorso ai principi della buona fede contrattuale - ammissibilità - conseguenze – fattispecie - Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 28987 del 12/11/2018 In caso di recesso del socio di s.r.l. esercitato successivamente alla trasformazione in s.p.a., in considerazione del rafforzamento della tutela del diritto al disinvestimento dei soci di minoranza, rispetto a quella della stabilità del vincolo associativo, dovuto alle nuove caratteristiche personalistiche del tipo societario della s.r.l. configurato dalla riforma del 2003, la disciplina del diritto di recesso è quella dettata per le s.r.l. dall'art. 2473, comma 2, c.c. che non prevede termini di decadenza, essendo contrario alla lettera del comma 1 della citata norma, nonché alla "ratio legis" e alla buona fede, assoggettare il socio dissenziente ai ridotti termini di esercizio del recesso fissati per le s.p.a. dall'art. 2437 bis c.c., da ritenersi non applicabile analogicamente per la diversità di presupposti del recesso nei due tipi societari; pertanto, in detta ipotesi, il diritto di recesso del socio va esercitato nel termine previsto nello statuto della s.r.l., prima della sua trasformazione in s.p.a., e, in mancanza di detto termine, secondo buona fede e correttezza, quali fonti di integrazione della regolamentazione contrattuale, dovendo il giudice del merito valutare di volta in volta le modalità concrete di esercizio del diritto di recesso e, in particolare, la congruità del termine entro il quale il recesso è stato esercitato, tenuto conto della pluralità degli interessi coinvolti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto legittimo il recesso dei soci della s.r.l. trasformata in s.p.a., il cui statuto sociale era stato approvato nel 1987 senza previsione delle modalità di recesso, comunicato, in concreto non entro il termine di 15 giorni previsto per le s.p.a. dall'art. 2437 bis c.c. ma poco oltre i 60 giorni). Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 28987 del 12/11/2018...
Svolgimento di altra attività lavorativa durante lo stato di malattia
Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – estinzione del rapporto - licenziamento individuale - per giusta causa - dipendente assente per malattia - svolgimento di altra attività lavorativa durante lo stato di malattia - violazione degli obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà e dei doveri generali di correttezza e buona fede - configurabilità - fattispecie. Corte di Cassazione Sez. L, Ordinanza n. 26496 del 19/10/2018 >>> Lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente, durante lo stato di malattia, configura la violazione degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà nonché dei doveri generali di correttezza e buona fede, oltre che nell'ipotesi in cui tale attività esterna sia, di per sé, sufficiente a far presumere l'inesistenza della malattia, anche nel caso in cui la medesima attività, valutata con giudizio "ex ante" in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione o il rientro in servizio. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito, la quale aveva ritenuto legittimo il licenziamento di un lavoratore - addetto al lavaggio di automezzi - che, nel periodo di malattia conseguente a "dolenzia alla spalla destra determinata da un lipoma", aveva svolto presso un cantiere attività di sbancamento di terreno con mezzi meccanici e manuali). Corte di Cassazione Sez. L, Ordinanza n. 26496 del 19/10/2018...
Licenziamento per ritorsione
Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – estinzione del rapporto - licenziamento collettivo - in genere - licenziamento per ritorsione - distribuzione dell'onere della prova tra datore di lavoro e lavoratore - fattispecie. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 26035 del 17/10/2018 >>> In tema di licenziamento, l'allegazione, da parte del lavoratore, del carattere ritorsivo del licenziamento intimatogli non esonera il datore di lavoro dall'onere di provare, ex art. 5 della l. n. 604 del 1966, l'esistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo del recesso; solo ove tale prova sia stata almeno apparentemente fornita incombe sul lavoratore l'onere di dimostrare l'illiceità del motivo unico e determinante del recesso. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto esente da critiche la sentenza che aveva dichiarato nullo un licenziamento collettivo effettuato nei confronti di alcuni dipendenti, desumendone il carattere ritorsivo da gravi e concordanti elementi presuntivi, quali la persistenza nella struttura aziendale dell'unità nella quale lavorava il personale licenziato, l'illegittimità della procedura di mobilità che lo aveva coinvolto e l'adozione di criteri di scelta atti a consentire una selezione assolutamente discrezionale dei lavoratori da licenziare). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 26035 del 17/10/2018...
Sospensione per ragioni di pubblico interesse o necessità
Opere pubbliche (appalto di) - esecuzione del contratto - in genere - sospensione per ragioni di pubblico interesse o necessità - legittimità - condizioni - obbligo del committente di acquisire le autorizzazioni amministrative necessarie per l'esecuzione dell'appalto - sussistenza - fondamento. Corte di Cassazione Sez. 1, Ordinanza n. 25554 del 12/10/2018 >>> In tema di appalto di opera pubblica, le ragioni di pubblico interesse o necessità che possono giustificare la sospensione dei lavori vanno identificate in esigenze pubbliche oggettive e sopravvenute, non previste né prevedibili da parte della P.A. con l'uso dell'ordinaria diligenza, e non possono quindi essere invocate al fine di porre rimedio a negligenza o imprevidenza della committente, cui spetta acquisire, quale titolare dell'opera da realizzare, le autorizzazioni amministrative necessarie per l'esecuzione dei lavori in osservanza del dovere, discendente dall'art. 1206 c.c. e più in generale dai principi di correttezza e buona fede oggettiva, di cooperare all'adempimento dell'appaltatore ponendo in essere tutte quelle attività, distinte dal comportamento dovuto da quest'ultimo, necessarie affinché egli possa realizzare il risultato cui è preordinato il rapporto obbligatorio. Corte di Cassazione Sez. 1, Ordinanza n. 25554 del 12/10/2018...
Concessione di vendita - recesso del fornitore
Contratti in genere - autonomia contrattuale - in genere - concessione di vendita - recesso del fornitore - periodo di preavviso - necessità - obbligo di motivazione - esclusione - rapporto tra il legittimo esercizio del diritto di recesso e l’abuso di posizione dominante. Corte di Cassazione Sez. 1, Ordinanza n. 25606 del 12/10/2018 >>> Nell'ambito del contratto di concessione di vendita, il recesso del fornitore in funzione della riorganizzazione della propria rete commerciale, presuppone, avuto riguardo alla disciplina comunitaria, il rispetto di un termine di preavviso di un anno,potendo, peraltro, avvenire "ad nutum" e senza alcun obbligo di motivazione formale; esso non dà luogo ad abuso di posizione dominante, se non qualora sia concretamente dimostrato che la relativa facoltà sia esercitata per finalità diverse da quelle per le quali era stata pattuita o, comunque, prevista dall'ordinamento. Corte di Cassazione Sez. 1, Ordinanza n. 25606 del 12/10/2018...
Plurime obbligazioni pecuniarie – pretese creditorie
Contratti in genere - effetti del contratto - esecuzione di buona fede - plurime obbligazioni pecuniarie relative a rapporto contrattuale complesso – rapporto di durata – pretese creditorie conseguenti – interesse al frazionamento giudiziale – necessità di specifica deduzione - mancanza – conseguenze - fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 24698 del 08/10/2018 >>> Quando distinti crediti maturati da un soggetto sono inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo e fondati su un unico rapporto di durata, il frazionamento del credito è ammesso soltanto se risulti in capo al creditore un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata. Laddove manchi la corrispondente deduzione, il giudice che intenda farne oggetto di rilievo dovrà indicare la relativa questione ex art.183 c.p.c., riservando la decisione con termine alle parti per il deposito di memorie ex art.101, comma 2, c.p.c. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha, in una fattispecie in cui un unico rapporto di collaborazione professionale si era protratto con una compagnia assicuratrice per circa dieci anni ed articolato in migliaia di incarichi peritali, ritenuto che la linea difensiva adottata dalla società convenuta, improntata principalmente sulla improponibilità della domanda per abusivo frazionamento del credito, presupponesse logicamente proprio la contestazione dell'esistenza di un interesse meritevole di tutela a tale modalità di esercizio del diritto di azione). Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 24698 del 08/10/2018...
Plurime obbligazioni pecuniarie - pretese creditorie
Licenziamento per giustificato motivo - Onere della prova
Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – estinzione del rapporto - licenziamento individuale - per giustificato motivo – obiettivo - obbligo di “repechage” - limite - difetto della capacità professionale richiesta per occupare il posto di lavoro - onere della prova a carico del datore di lavoro - necessità - fondamento. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 23340 del 27/09/2018 >>> In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, grava sul datore di lavoro l'obbligo di provare - in base a circostanze oggettivamente riscontrabili - che il lavoratore non abbia la capacità professionale richiesta per occupare la diversa posizione libera in azienda, altrimenti il rispetto dell'obbligo di "repechage" risulterebbe sostanzialmente affidato ad una mera valutazione discrezionale dell'imprenditore. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 23340 del 27/09/2018...
Doveri di correttezza e buona fede
Obbligazioni in genere - comportamento secondo correttezza - rapporto contrattuale - esecuzione secondo correttezza e buona fede - contenuto - determinazione - criteri - fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 23069 del 26/09/2018 >>> I doveri di correttezza e buona fede previsti dagli artt. 1175 e 1375 c.c. - essendo diretti a salvaguardare l'utilità della controparte nei limiti dell'interesse proprio, dell'accessorietà all'obbligazione pattuita e della necessità di non snaturare la causa contrattuale - non impongono al debitore di avvertire il creditore dell'imminente scadenza del termine di prescrizione del suo credito. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la violazione dei predetti doveri nel comportamento dell'assicuratore il quale aveva omesso di avvisare il contraente della prossima scadenza del termine di prescrizione biennale del diritto ad incassare l'indennizzo spettante in base ad una polizza assicurativa sulla vita, che era stato conseguentemente devoluto al fondo per le vittime delle frodi finanziarie, ai sensi dell'art. 1, comma345 quater, della l. n. 266 del 2005). Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 23069 del 26/09/2018...
Impiego pubblico - impiegati dello stato - disciplina - procedimento disciplinare - in genere - licenziamento disciplinare - dipendente responsabile del procedimento amministrativo - situazione di conflitto di interessi, anche potenziale - sufficienza - fondamento. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 22683 del 25/09/2018 >>> In tema di pubblico impiego privatizzato, ha rilievo disciplinare e legittima la sanzione espulsiva del licenziamento la condotta del dipendente, responsabile del procedimento amministrativo, il quale ometta di astenersi dalle attività di ufficio in caso di conflitto di interessi, ovvero ometta di segnalare situazioni di conflitto, anche solo potenziale, venendo in rilievo obblighi finalizzati a garantire la trasparenza ed imparzialità dell'azione amministrativa e, ad un tempo, a prevenire fenomeni corruttivi. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 22683 del 25/09/2018...
effetti del contratto - esecuzione di buona fede
Contratti in genere - effetti del contratto - esecuzione di buona fede - Pluralità di crediti facenti parte di un unico rapporto di durata - Azionabilità in distinti processi - Limiti - Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 20714 del 13/08/2018 Le domande aventi a oggetto diversi e distinti diritti di credito relativi a un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi solo ove l'attore risulti assistito da un oggettivo interesse al frazionamento del credito. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto insussistente l'oggettivo interesse al frazionamento in relazione all'instaurazione di cinquantotto procedimenti per ingiunzione per ottenere il pagamento di una pluralità di crediti relativi alle spese di custodia di veicoli affidati ad una carrozzeria dalle autorità di pubblica sicurezza). Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 20714 del 13/08/2018 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto - diritto alla conservazione del posto - infortuni e malattie - in genere - Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 20
Infermità permanente - Conseguente impossibilità sopravvenuta della prestazione - Giustificato motivo di recesso - Condizioni - “Repechage” - Valutazione al momento del licenziamento - Necessità - Fondamento. In caso di sopravvenuta infermità permanente del lavoratore, l'impossibilità della prestazione lavorativa, quale giustificato motivo di recesso del datore di lavoro, viene meno ove il lavoratore medesimo possa essere adibito ad una diversa attività, compatibile con il suo stato di salute, che sia riconducibile - alla stregua di un'interpretazione del contratto secondo buona fede - alle mansioni attualmente assegnate o a quelle equivalenti (art. 2103 c.c.) o, se ciò è impossibile, a mansioni inferiori, purché tale diversa attività sia utilizzabile nell'impresa, secondo l'assetto organizzativo insindacabilmente stabilito dall'imprenditore. La verifica dell'esistenza nell'organico aziendale di posizioni adeguate allo stato di salute del dipendente, al fine della corretta applicazione del «repechage», deve essere contestuale all'intimazione del licenziamento, cioè al momento nel quale il datore di lavoro decide di recedere dal rapporto in ragione della rilevata incompatibilità del dipendente con le mansioni di originaria adibizione, poiché nell'ottica del bilanciamento di opposti interessi costituzionalmente protetti (artt. 4, 32,36, 41 Cost.) - quale quello connesso alla conservazione del posto di lavoro e quello connesso alla libertà di iniziativa economica - va escluso, salvo il limite del rispetto della correttezza e buona fede ex art. 1375 c.c., l'obbligo per la parte datoriale di prefigurarsi, in un momento antecedente al suo realizzarsi, la possibile, futura, eventuale situazione di incompatibilità e di modulare le proprie scelte tecnico organizzative in funzione di tale ipotesi. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 20497 del 03/08/2018 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto - licenziamento collettivo - riduzione e criteri di scelta del personale - Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 204
Art. 5 della l. n. 223 del 1991 - Criteri di scelta - "Carichi di famiglia" - Accertamento - Mancata comunicazione del lavoratore - Irrilevanza - Conoscenza "aliunde" da parte del datore di lavoro - Sufficienza - Fondamento - Fattispecie. In tema di licenziamenti collettivi, il datore di lavoro deve tenere conto del criterio dei carichi di famiglia cui fa riferimento l'art. 5 della l. n. 223 del 1991 anche quando, in assenza di comunicazioni da parte del lavoratore, sia comunque a conoscenza della sua condizione familiare e della presenza di persone a suo carico sulla base di circostanze ufficiali, atteso che la norma ha lo scopo di individuare i lavoratori da licenziare tra quelli meno deboli socialmente, avuto riguardo alla situazione economica effettiva. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto sussistente l'obbligo datoriale di considerare i carichi di famiglia rispetto ad una lavoratrice che aveva in precedenza usufruito dei periodi di astensione obbligatoria in occasione della nascita dei figli). Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 20464 del 02/08/2018 &nbsp...
Previdenza (assicurazioni sociali) - assicurazione per l'invalidità, vecchiaia e superstiti - pensioni - in genere - Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 20458 del 02/08/2018
Prosecuzione dell'attività lavorativa ex art. 24, comma 4, del d.l. n. 201 del 2011, conv. con modif. in l. n. 214 del 2011 - Diritto potestativo del lavoratore - Esclusione - Prosecuzione di fatto del rapporto - Clausola generale di buona fede e correttezza - Applicabilità - Fattispecie. In materia di trattamenti pensionistici, la disposizione dell'art. 24, comma 4, del d.l. n. 201 del 2011, conv. con modif. nella l. n. 214 del 2011, non attribuisce al lavoratore il diritto potestativo di proseguire nel rapporto di lavoro fino al raggiungimento del settantesimo anno di età, in quanto la norma non crea alcun automatismo, ma si limita a prefigurare condizioni previdenziali di incentivo, sulla cui base le parti possano consensualmente stabilire la prosecuzione dello stesso rapporto; qualora tuttavia ricorrano dette condizioni e il lavoratore abbia chiesto la prosecuzione, l'assenso del datore di lavoro a tale proposta non deve necessariamente esprimersi in forma scritta, ma può trarsi anche dal comportamento concludente tenuto nella fase successiva al raggiungimento dell'età pensionabile, interpretato alla luce dei criteri di buona fede oggettiva e correttezza contrattuale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che, utilizzando corretti canoni ermeneutici e così sottraendosi a censure di legittimità, aveva desunto la volontà della società di aderire alla proposta di prosecuzione del rapporto avanzata dal lavoratore sulla base di molteplici e convergenti elementi, quali la completezza della proposta stessa, il silenzio serbato su di essa, accompagnato dal protrarsi dell'esercizio dei poteri datoriali per oltre sedici mesi, nonché l'avvio di una trattativa per l'ulteriore prolungamento). Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 20458 del 02/08/2018 &nbsp...
Contratti in genere - effetti del contratto - esecuzione di buona fede - Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 17893 del 06/07/2018
Plurime obbligazioni pecuniarie relative a rapporto contrattuale complesso – Rapporto di durata – Pretese creditorie conseguenti – Possibilità di frazionamento giudiziale – Limiti - Fattispecie. Le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, benchè relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi, ma, ove le suddette pretese creditorie, oltre a far capo ad un medesimo rapporto tra le stesse parti, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o, comunque, fondate sullo stesso fatto costitutivo, - sì da non poter essere accertate separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza dell'identica vicenda sostanziale - le relative domande possono essere formulate in autonomi giudizi solo se risulti in capo al creditore un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata, e, laddove ne manchi la corrispondente deduzione, il giudice che intenda farne oggetto di rilievo dovrà indicare la relativa questione ex art. 183 c.p.c., riservando, se del caso, la decisione con termine alle parti per il deposito di memorie ex art. 101, comma 2, c.p.c. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito in una fattispecie in cui un perito aveva svolto, per conto di una compagnia di assicurazioni, un'attività continuativa per molti anni con le medesime modalità e con regolamentazione uniforme, essendo la remunerazione per il singolo incarico collegata unicamente al numero dei sinistri periziati, con accettazione delle parcelle mediante il sistema informatico della compagnia, indipendentemente dal contenuto concreto della prestazione). Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 17893 del 06/07/2018...
Contratti in genere - effetti del contratto - esecuzione di buona fede - Corte di Cassazione, Sez. L - , Sentenza n. 15885 del 15/06/2018
Abuso del diritto - Nozione - Fattispecie. L'abuso del diritto non è ravvisabile nel solo fatto che una parte del contratto abbia tenuto una condotta non idonea a salvaguardare gli interessi dell'altra, quando tale condotta persegua un risultato lecito attraverso mezzi legittimi, essendo, invece, configurabile allorché il titolare di un diritto soggettivo, pur in assenza di divieti formali, lo eserciti con modalità non necessarie ed irrispettose del dovere di correttezza e buona fede, causando uno sproporzionato ed ingiustificato sacrificio della controparte contrattuale, ed al fine di conseguire risultati diversi ed ulteriori rispetto a quelli per i quali quei poteri o facoltà sono attribuiti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso configurasse un abuso il trasferimento in sedi lontane e disagiate di alcuni lavoratori, che avevano scelto di non aderire ad una proposta di conciliazione per l'accettazione della mobilità in una condizione di libera autodeterminazione e nella consapevolezza delle conseguenze di ciascuna delle opzioni esistenti). Corte di Cassazione, Sez. L - , Sentenza n. 15885 del 15/06/2018 &nbsp...
Locazione - obbligazioni del locatore - in genere - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 15378 del 13/06/2018
Inidoneità dell'immobile ai fini del conseguimento dell'abitabilità - Annullabilità del contratto per errore sulla qualità dell'oggetto - Esclusione - Vizio della cosa locata - Sussistenza - Rimedio risolutorio - Ammissibilità. In tema di locazione, l'inidoneità dell'immobile ai fini del conseguimento dell'abitabilità non rende annullabile il contratto per errore sulla qualità dell'oggetto, ma determina il mancato rispetto delle qualità che l'immobile deve possedere e dunque un vizio della cosa locata, con conseguente esperibilità del rimedio risolutorio previsto dall'art. 1578 c.c. Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 15378 del 13/06/2018 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - mansioni - trasferimenti - Corte di Cassazione, Sez. L - , Sentenza n. 11408 del 11/05/2018
Trasferimento illegittimo - Rifiuto della prestazione lavorativa - Legittimità - Condizioni - Buona fede - Necessità. In tema di trasferimento adottato in violazione dell'art. 2103 c.c., l'inadempimento datoriale non legittima in via automatica il rifiuto del lavoratore ad eseguire la prestazione lavorativa in quanto, vertendosi in ipotesi di contratto a prestazioni corrispettive, trova applicazione il disposto dell'art. 1460, comma 2, c.c. alla stregua del quale la parte adempiente può rifiutarsi di eseguire la prestazione a proprio carico solo ove tale rifiuto, avuto riguardo alle circostanze concrete, non risulti contrario alla buona fede. Corte di Cassazione, Sez. L - , Sentenza n. 11408 del 11/05/2018 &nbsp...
lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - disciplinare Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 1631 del 23/01/2018
Giusta causa - Falsa certificazione - Consapevole utilizzo - Configurabilità - Condizioni. In tema di licenziamento disciplinare, il consapevole utilizzo da parte del lavoratore di un falso certificato, al fine di poter usufruire di un giorno di riposo altrimenti non spettante, può concretare il concetto di giusta causa previsto dall'art. 2119 c.c., derogabile in senso più favorevole al lavoratore solo ove una specifica norma contrattuale collettiva preveda espressamente simile caso come meritevole di una sanzione meno grave. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 1631 del 23/01/2018 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – Corte di Cassazione Sez. L - , Ordinanza n. 29054 del 05/12/2017
Categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - mansioni – trasferimenti - Ingiustificatezza ex art. 2103 c.c. - Rifiuto opposto dal lavoratore - Legittimità - Condizioni - Disponibilità a prestare servizio presso la sede originaria - Necessità - Fattispecie. In caso di trasferimento non adeguatamente giustificato a norma dell'art. 2103 c.c, il rifiuto del lavoratore di assumere servizio presso la sede di destinazione deve essere proporzionato all'inadempimento datoriale ai sensi dell'art. 1460, comma 2, c.c, sicché lo stesso deve essere accompagnato da una seria ed effettiva disponibilità a prestare servizio presso la sede originaria. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito che, in presenza di trasferimento illegittimo del lavoratore da Pomezia a Milano, aveva ritenuto proporzionata la reazione del lavoratore medesimo che aveva messo a disposizione le sue energie lavorative presso la legittima sede di lavoro). Corte di Cassazione Sez. L - , Ordinanza n. 29054 del 05/12/2017 &nbsp...
giurisdizione civile - giurisdizione ordinaria e amministrativa - impiego pubblico - Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 27197 del 16/11/2017
Impiego pubblico contrattualizzato - Procedure concorsuali – Approvazione della graduatoria – Successivo annullamento in via di autotutela - Controversia - Devoluzione alla giurisdizione del giudice ordinario – Fondamento - Fattispecie. In tema di pubblico impiego privatizzato, con l'approvazione della graduatoria nelle procedure concorsuali si esaurisce l'ambito riservato al procedimento amministrativo ed all'attività autoritativa della P.A. e subentra una fase in cui i comportamenti dell'amministrazione vanno ricondotti all'ambito privatistico, espressione del potere negoziale della P.A. nella veste di datrice di lavoro, da valutarsi alla stregua dei principi civilistici sull'inadempimento delle obbligazioni (art. 1218 c.c.), inclusi i parametri della correttezza e della buona fede, sicché la controversia rimane devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, ai sensi dell'art. 63, comma 1, del d.lgs. n. 165 del 2001, anche nell'ipotesi in cui la graduatoria del concorso sia stata annullata in via di autotutela dopo l'instaurazione del rapporto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello che, riformando quella di primo grado, aveva ritenuto la giurisdizione del giudice ordinario nel giudizio promosso dal vincitore del concorso pubblico per la copertura di un posto di dirigente della polizia municipale, successivamente dichiarato decaduto dalla nomina per mancata produzione della documentazione comprovante il possesso dei requisiti prescritti dal bando). Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 27197 del 16/11/2017 &nbsp...
Contratti in genere - scioglimento del contratto - risoluzione del contratto - per inadempimento - rapporto tra domanda di adempimento e domanda di risoluzione – Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 20939 del 08/09/2017
Imputabilità dell'inadempimento, colpa o dolo - eccezione d'inadempimento - Prestazioni con termini diversificati - Eccezione di inadempimento - Operatività - Condizioni - Fattispecie. La disposizione di cui all’art 1460, comma 1, ultima parte, c.c., secondo cui l'eccezione di inadempimento non è ammissibile quando termini diversi per l'adempimento siano stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto, dev’essere interpretata nel senso che, pure in tale ipotesi, l'eccezione va consentita solo quando sia già evidente che la controprestazione non potrà mai essere adempiuta o vi siano fondate probabilità di un ritardo tale da superare il termine fissato in contratto per la controprestazione, eccedendo i limiti della normalità secondo un’interpretazione di buona fede ovvero, ancora, vi sia un evidente pericolo di perdere la controprestazione.(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza d’appello, che aveva escluso la proponibilità dell’eccezione da parte della promissaria acquirente di un immobile, la quale aveva sospeso il pagamento delle rate del corrispettivo, ritenendo che i promittenti alienanti non ne avrebbero ottenuto la regolarizzazione urbanistica nel termine all'uopo fissato nel contratto preliminare). Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 20939 del 08/09/2017 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - mansioni - diverse da quelle dell'assunzione - Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 18506
Inidoneità sopravvenuta allo svolgimento di mansioni - Richiesta del lavoratore di adibizione a mansioni diverse - Onere del lavoratore di indicazione di specifiche posizioni in azienda - Esclusione - Fondamento. In caso di sopravvenuta inidoneità del lavoratore alle mansioni originarie, la richiesta di quest’ultimo di assegnazione a mansioni diverse, comporta, per il datore di lavoro, l’obbligo di adibizione del prestatore di lavoro ad altre posizioni di utile collocazione compatibili con le condizioni di salute del lavoratore, ovvero l'onere di provare la indisponibilità di tali posizioni, senza che tale onere sia in alcun modo condizionato dalla previa allegazione, da parte del lavoratore, di posizioni specifiche esistenti in azienda, posizioni che il prestatore di lavoro non è tenuto a conoscere e che potrebbero, in ipotesi, anche essere estranee alla sua sfera di conoscibilità. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 18506 del 26/07/2017 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – Corte di Cassazione Sez. L - , Sentenza n. 18506 del 26/07/2017
Categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - mansioni - diverse da quelle dell'assunzione - Inidoneità sopravvenuta allo svolgimento di mansioni - Richiesta del lavoratore di adibizione a mansioni diverse - Onere del lavoratore di indicazione di specifiche posizioni in azienda - Esclusione - Fondamento. Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto - diritto alla conservazione del posto - infortuni e malattie - in genere. In caso di sopravvenuta inidoneità del lavoratore alle mansioni originarie, la richiesta di quest’ultimo di assegnazione a mansioni diverse, comporta, per il datore di lavoro, l’obbligo di adibizione del prestatore di lavoro ad altre posizioni di utile collocazione compatibili con le condizioni di salute del lavoratore, ovvero l'onere di provare la indisponibilità di tali posizioni, senza che tale onere sia in alcun modo condizionato dalla previa allegazione, da parte del lavoratore, di posizioni specifiche esistenti in azienda, posizioni che il prestatore di lavoro non è tenuto a conoscere e che potrebbero, in ipotesi, anche essere estranee alla sua sfera di conoscibilità. Corte di Cassazione Sez. L - , Sentenza n. 18506 del 26/07/2017 &nbsp...
Locazione - obbligazioni del conduttore - restituzione della cosa locata - Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 8672 del 04/04/2017
Offerta non formale - Ammissibilità - Condizioni - Rifiuto dell'offerta da parte del locatore – Valutazione dello stesso alla luce dell'art. 1375 c.c. - Fattispecie. In tema di riconsegna dell’immobile locato, mentre l’adozione della procedura di cui agli artt. 1216 e 1209, comma 2, c.c., rappresenta l’unico mezzo per la costituzione in mora del creditore e per provocarne i relativi effetti, l’utilizzo, da parte del conduttore, di altre modalità aventi valore di offerta reale non formale (art. 1220 c.c.), purché serie, concrete e tempestive e sempreché non sussista un legittimo motivo di rifiuto da parte del locatore, benchè insufficiente a costituire in mora il locatore è tuttavia idonea ad evitare la mora del conduttore nell'obbligo di adempiere la prestazione, anche ai fini dell'art. 1591 c.c. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto, da un lato, la serietà e conseguente validità dell’offerta non formale di riconsegna di un immobile locato effettuata dal conduttore con un preavviso di soli due giorni e, dall’altro, la contrarietà a buona fede del rifiuto opposto dal locatore a causa dell’assenza del suo tecnico di fiducia, necessario per la ricognizione dello stato dei luoghi, atteso che questi avrebbe potuto invitare altro tecnico, ovvero accettare la restituzione con riserva). Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 8672 del 04/04/2017 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - diritti ed obblighi del datore e del prestatore di lavoro - obbligo di fedelta' - Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 8711 del 04/04/2017
Obbligo di fedeltà - Contenuto - Integrazione con i principi di correttezza e buona fede - Necessità - Fattispecie. L'obbligo di fedeltà a carico del prestatore di lavoro, sancito dall'art. 2015 c.c. e da integrarsi con i generali doveri di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., che impongono correttezza e buona fede anche nei comportamenti extralavorativi, determina per il lavoratore l’obbligo di astenersi da qualsiasi condotta che contrasti con i doveri connessi al suo inserimento nella struttura e nell'organizzazione dell'impresa, o che crei situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi della medesima, o sia comunque idonea a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto. (Nella specie, la S.C. ha individuato la lesione dell'obbligo di fedeltà nella condotta del dipendente che aveva assunto l'incarico di consulente tecnico di parte, per conto di soggetti terzi, in dichiarato conflitto di interessi con il datore di lavoro). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 8711 del 04/04/2017 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - diritti ed obblighi del datore e del prestatore di lavoro - obbligo di fedeltà - in genere - Corte di Cassazione Sez. L - , Sentenza n. 8711 de
Obbligo di fedeltà - Contenuto - Integrazione con i principi di correttezza e buona fede - Necessità - Fattispecie. L'obbligo di fedeltà a carico del prestatore di lavoro, sancito dall'art. 2015 c.c. e da integrarsi con i generali doveri di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., che impongono correttezza e buona fede anche nei comportamenti extralavorativi, determina per il lavoratore l’obbligo di astenersi da qualsiasi condotta che contrasti con i doveri connessi al suo inserimento nella struttura e nell'organizzazione dell'impresa, o che crei situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi della medesima, o sia comunque idonea a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto. (Nella specie, la S.C. ha individuato la lesione dell'obbligo di fedeltà nella condotta del dipendente che aveva assunto l'incarico di consulente tecnico di parte, per conto di soggetti terzi, in dichiarato conflitto di interessi con il datore di lavoro). Corte di Cassazione Sez. L - , Sentenza n. 8711 del 04/04/2017 &nbsp...
Impiego pubblico - impiegati dello stato - in genere - Sez. L , Sentenza n. 6775 del 15/03/2017
Pubblico impiego contrattualizzato - Risoluzione del rapporto per nullità dell'atto costitutivo - Conseguenze - Lesione dell'affidamento incolpevole - Esclusione - Fondamento. Responsabilita' civile - amministrazione pubblica - in genere. In tema di pubblico impiego contrattualizzato, nel caso di risoluzione del rapporto da parte dell’amministrazione, in ragione della nullità del contratto posto in essere in violazione di norme imperative, il lavoratore, operando il datore di lavoro in regime privatistico, può chiedere il risarcimento del danno per violazione degli obblighi di buona fede e correttezza, di cui assume l’onere della prova, ma non promuovere l’azione risarcitoria per lesione dell’affidamento incolpevole, che ha come presupposto l’agire autoritativo dell’amministrazione. Sez. L , Sentenza n. 6775 del 15/03/2017 &nbsp...
Responsabilita' civile - professionisti - attivita' medico-chirurgica - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 5004 del 28/02/2017
Alterazione cromosomica riscontrata nel feto – Obblighi di informazione sui rischi conseguenti alla prosecuzione della gravidanza – Contenuto – Per il ginecologo della gestante – Per il laboratorio di analisi e per il genetista ai quali il primo abbia indirizzato la propria paziente. In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, il ginecologo di fiducia della gestante che riscontri, tramite esame specialistico, un'alterazione cromosomica o altre anomalie del feto, non può limitarsi a comunicare tale dato alla propria paziente, indirizzandola al laboratorio di analisi per ulteriori approfondimenti, atteso che gli obblighi di informazione a suo carico devono estendersi a tutti gli elementi idonei a consentire a quest'ultima una scelta informata e consapevole, sia nel senso della interruzione della gravidanza, che della sua prosecuzione, non sottacendo, in tal caso, l’illustrazione delle problematicità da affrontare; a propria volta, il laboratorio di analisi ed il genetista non possono limitarsi alla verifica della esistenza della anomalia, reindirizzando la paziente al ginecologo di fiducia ma, a specifica richiesta della gestante, devono soddisfare le sue richieste di informazione anche in relazione alle più probabili conseguenze delle anomalie riscontrate. Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 5004 del 28/02/2017 &nbsp...
Contratti in genere - effetti del contratto - esecuzione di buona fede – Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 22574 del 07/11/2016
Credito nascente da un unico rapporto obbligatorio - Proposizione di due diversi giudizi, uno monitorio ed uno ordinario, per riscuotere l'unico credito - Frazionamento giudiziale contrario alla buona fede - Esclusione - Fondamento. L'attore che, a tutela di un credito nascente da un unico rapporto obbligatorio (nella specie per il pagamento di compensi professionali), agisce, dapprima, con ricorso monitorio, per la somma già documentalmente provata, e, poi, in via ordinaria, per il residuo, non viola il divieto di frazionamento di quel credito in plurime domande giudiziali, e non incorre, pertanto, in abuso del processo, - quale sviamento dell'atto processuale dal suo scopo tipico, in favore di uno diverso ed estraneo al primo - stante il diritto del creditore a ricorrere ad una tutela accelerata, mediante decreto ingiuntivo, per la parte di credito assistita dai requisiti per la relativa emanazione. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 22574 del 07/11/2016...
Lavoro - lavoro subordinato - estinzione del rapporto - per mutuo consenso dimissioni - Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 22489 del 04/11/2016
Inerzia del lavoratore dopo l'impugnativa di licenziamento - Sufficienza - Esclusione - Circostanze ulteriori - Necessità - Percezione del tfr o reperimento di altra occupazione - Irrilevanza. In tema di mutuo consenso alla risoluzione del rapporto di lavoro, non è sufficiente il mero decorso del tempo fra il licenziamento e la relativa impugnazione giudiziale, essendo necessario il concorso di ulteriori e significative circostanze, della cui allegazione e prova è gravato il datore di lavoro; non costituisce elemento idoneo ad integrare la fattispecie di tacita risoluzione consensuale il fatto che il lavoratore abbia, nelle more, percepito il tfr, ovvero cercato o reperito un'altra occupazione. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 22489 del 04/11/2016 &nbsp...
Fidejussione - limiti - scadenza dell'obbligazione principale - Corte di Cassazione Sez. 1 - , Sentenza n. 20244 del 07/10/2016
Garanzia fideiussoria prestata in relazione a contratto di locazione - Termine di durata annuale - Validità - Condizioni - Fondamento. La fideiussione avente durata annuale e tacitamente rinnovabile, di anno in anno, salvo richiesta di svincolo tra le parti da esercitarsi entro una predeterminata scadenza, prestata a garanzia dell'obbligo del pagamento dei canoni di un contratto di locazione di maggior durata rispetto alla prima, è valida se, alla stregua dell'interpretazione complessiva delle sue clausole, il giudice accerti come pattuito un minore impegno temporale per il garante, atteso che, in una siffatta ipotesi, la descritta fideiussione si configura come un contratto a termine, in cui l'esercizio del diritto di disdetta finalizzato ad evitarne la rinnovazione tacita ha natura di atto meramente ricognitivo, e non di ingiustificato recesso dallo stesso. Corte di Cassazione Sez. 1 - , Sentenza n. 20244 del 07/10/2016 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - in genere – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 19933 del 05/10/2016
Dirigente medico in regime di extra-moenia - Prestazioni libero-professionali rese in costanza di malattia presso casa di cura privata - Rilievo disciplinare - Fondamento. E suscettibile di rilievo disciplinare la condotta del medico dirigente, in rapporto di lavoro pubblico contrattualizzato non esclusivo (cd. extra-moenia), che, durante il periodo di assenza per malattia, presti attività libero-professionale presso una casa di cura privata, sia pure per un breve arco temporale e per prestazioni numericamente limitate, senza avere offerto la prestazione lavorativa alla P.A. datrice di lavoro, venendo egli meno ai canoni della reciproca lealtà e della buona fede, che, nel rapporto di lavoro, connotano le reciproche obbligazioni delle parti, anche in funzione del buon andamento della P.A. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 19933 del 05/10/2016 &nbsp...
Prescrizione civile - sospensione - in genere – Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 19567 del 30/09/2016
Pagamento differito al verificarsi di una condizione - Obbligo di comunicazione del suo avveramento gravante sul debitore - Inosservanza - Occultamento doloso dell'estinzione del debito - Configurabilità - Ragioni. In tema di sospensione della prescrizione, in virtù dei principi di correttezza e buona fede nell'adempimento delle obbligazioni negoziali, e stante la forza di legge che il contratto assume tra le parti, costituisce doloso occultamento del debito, ai fini dell'applicabilità dell'art. 2941 n. 8 c.c., l'omessa comunicazione circa il maturare del presupposto per la riscossione del dovuto ove sussista un obbligo del debitore di corrispondere una somma al verificarsi dell'evento considerato nella clausola contrattuale che ha disposto il differimento del pagamento. Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 19567 del 30/09/2016 &nbsp...
Contratti in genere - effetti del contratto - esecuzione di buona fede – Sez. 6 - 2, Sentenza n. 18810 del 26/09/2016
Compensi professionali per lo svolgimento di distinte perizie assicurative - Pluralità di giudizi nei confronti del medesimo convenuto - Frazionamento del credito - Esclusione - Fondamento. Non costituisce frazionamento del credito la proposizione, nei confronti del medesimo convenuto, di una pluralità di giudizi per compensi professionali per lo svolgimento di perizie assicurative conferite con singoli incarichi, collegati a differenti sinistri, trattandosi di crediti nascenti da distinte obbligazioni. Sez. 6 - 2, Sentenza n. 18810 del 26/09/2016 &nbsp...
Procedimento civile - litisconsorzio - facoltativo - Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 18782 del 26/09/2016
Litisconsorzio facoltativo attivo - Promozione autonoma di distinti giudizi - Abuso processuale - Esclusione - Facoltà - Sussistenza - Fattispecie in tema di responsabilità per fatto illecito. In tema di litisconsorzio facoltativo (nella specie, sussistente tra più soggetti danneggiati a seguito di un unico fatto illecito), la possibilità di agire unitamente nel medesimo processo in ragione della connessione delle domande non può essere interpretata quale obbligo derivante dal principio di ragionevole durata del processo, secondo una logica di economia processuale, posto che la scelta della promozione autonoma dell'azione in distinti processi non integra un abuso ma il legittimo uso di una facoltà espressamente prevista dall'ordinamento. Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 18782 del 26/09/2016 &nbsp...
Assicurazione - veicoli (circolazione-assicurazione obbligatoria) - esercizio dell'assicurazione - tariffe e condizioni generali di polizza - Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 18603 del 22/09/2016
Assicurazione "RCA" - Clausola "bonus-malus" Responsabilità dell'assicurato per un danno risarcibile a terzi - Contestazione della stessa da parte dell'assicurato - Transazione stipulata dall'impresa assicuratrice con il terzo danneggiato - Doglianza da parte dell'assicurato circa un inesatto adempimento del contratto di assicurazione - Ripartizione degli oneri probatori. Le clausole dei contratti di assicurazione della responsabilità civile per la circolazione di veicoli (o natanti) a motore che prevedano aggiornamenti del premio inizialmente pattuito in relazione al verificarsi, o meno, di sinistri in dato periodo di tempo (cosiddette clausole "bonus-malus") operano con variazione "in pejus" soltanto in caso di provata responsabilità dell'assicurato per un danno risarcibile a terzi, sicché, intervenuta una transazione tra la compagnia assicuratrice ed il terzo asseritamente danneggiato dall'assicurato, allorché quest'ultimo abbia contestato tempestivamente la pretesa risarcitoria, grava sull'impresa assicuratrice, che ignori o consideri infondata quell'opposizione, fornire la dimostrazione della esistenza delle condizioni per la variazione in aumento del premio, in applicazione della clausola anzidetta, e cioè di aver agito con la diligenza del buon padre di famiglia nell'accertamento del danno e nella tutela degli interessi dell'assicurato. Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 18603 del 22/09/2016 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato - diritti ed obblighi del datore e del prestatore di lavoro - prestazione del lavoro – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 17968 del 13/09/2016
Fruizione di permessi ex art. 33 della l. n. 104 del 1992 - Nesso di causalità con la prestazione di assistenza - Necessità - Funzione compensativa - Esclusione - Uso improprio - Conseguenze. Il permesso ex art. 33 della l. n. 104 del 1992 è riconosciuto al lavoratore in ragione dell'assistenza al disabile, rispetto alla quale l'assenza dal lavoro deve porsi in relazione causale diretta, senza che il dato testuale e la "ratio" della norma ne consentano l'utilizzo in funzione meramente compensativa delle energie impiegate dal dipendente per la detta assistenza. Ne consegue che il comportamento del dipendente che si avvalga di tale beneficio per attendere ad esigenze diverse integra l'abuso del diritto e viola i principi di correttezza e buona fede, sia nei confronti del datore di lavoro che dell'Ente assicurativo, con rilevanza anche ai fini disciplinari. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 17968 del 13/09/2016 &nbsp...
Contratti bancari - apertura di credito bancario - recesso – Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 17291 del 24/08/2016
Previsione del recesso anche in assenza di giusta causa - Incensurabilità - Esclusione - Limite della buona fede - Onere della prova del debitore che agisce per far dichiarare l'arbitrarietà del recesso. Il recesso di una banca da un rapporto di apertura di credito in cui non sia stato superato il limite dell'affidamento concesso, benché pattiziamente previsto anche in difetto di giusta causa, deve considerarsi illegittimo, in ragione di un'interpretazione del contratto secondo buona fede, ove in concreto assuma connotati del tutto imprevisti ed arbitrari, contrastando, cioè, con la ragionevole aspettativa di chi, in base ai rapporti usualmente tenuti dalla banca ed all'assoluta normalità commerciale di quelli in atto, abbia fatto conto di poter disporre della provvista redditizia per il tempo previsto e non sia, dunque, pronto alla restituzione, in qualsiasi momento, delle somme utilizzate. Il debitore il quale agisce per far dichiarare l'arbitrarietà del recesso ha l'onere di allegare l'irragionevolezza delle giustificazioni date dalla banca, dimostrando la sufficienza della propria garanzia patrimoniale così come risultante a seguito degli atti di disposizione compiuti. Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 17291 del 24/08/2016 &nbsp...
Fidejussione - estinzione - liberazione del fidejussore per obbligazione futura – Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 16827 del 09/08/2016
Fideiussione - Peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore principale - Concessione di ulteriori finanziamenti da parte dell'istituto di credito in assenza di autorizzazione del garante - Conseguenze. In tema di fideiussione per obbligazioni future, la persistente erogazione di finanziamenti da parte della banca creditrice a favore di una società, debitore principale, senza chiedere al garante (nella specie, né socio, né amministratore della società) la necessaria autorizzazione pur in presenza di un peggioramento delle condizioni economiche e finanziarie del debitore garantito in ragione delle perdite notevolmente superiori al capitale sociale e di un saldo di conto corrente permanentemente in passivo, costituisce comportamento non improntato al rispetto dei principi di correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto, idoneo a determinare la liberazione del fideiussore dalle obbligazioni future. Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 16827 del 09/08/2016 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato - diritti ed obblighi del datore e del prestatore di lavoro - obbligo di fedeltà - in genere – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 16629 del 08/08/2016
Impossessamento di documenti aziendali ai fini della produzione in giudizio - Accertamento delle modalità - Necessità - Rilevanza - Fattispecie. In caso di impossessamento di documenti aziendali da parte del lavoratore, al fine di esercitare il diritto di difesa in giudizio, cui va in ogni caso riconosciuta prevalenza rispetto alle eventuali esigenze di segretezza dell'azienda, occorre valutare la legittimità delle modalità di apprensione ed impossessamento, posto che le stesse potrebbero di per sé concretare ipotesi delittuose o, comunque, integrare giusta causa di licenziamento per violazione dell'art. 2105 c.c., ove in contrasto con i criteri comportamentali imposti dal dovere di fedeltà e dai canoni di correttezza e buona fede, sì da ledere irrimediabilmente il rapporto fiduciario. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello che aveva ritenuto idonee a legittimare il licenziamento le modalità di apprensione della documentazione, consistenti nella registrazione di una conversazione tra presenti all'insaputa dei partecipanti e nell'impossessamento di una e-mail non destinata alla visione del lavoratore). Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 16629 del 08/08/2016 &nbsp...
Procedimento civile - domanda giudiziale - interesse ad agire – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 16626 del 08/08/2016
Provvedimenti datoriali attinenti all'organizzazione del lavoro - Azione del singolo lavoratore in prevenzione - Interesse ad agire - Esclusione - Fattispecie. Il singolo lavoratore non è titolare di un interesse ad agire in prevenzione rispetto a provvedimenti organizzativi datoriali solo potenzialmente lesivi della sua posizione giuridica, in quanto il datore di lavoro, nell'esplicazione della libera iniziativa economica garantita dall'art. 41 Cost., non è vincolato nei confronti della generalità dei dipendenti, né dagli obblighi generali di correttezza e buona fede derivano obbligazioni autonome nei suoi confronti. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di appello ed escluso l'interesse ad agire di singoli lavoratori avverso un provvedimento datoriale che negava l'autorizzazione per cambio turno, ed ad altri fini, per i dipendenti già assenti per malattia in periodi di massima concentrazione delle ferie o assenti al controllo fiscale o in altre condizioni specificamente elencate, nessuna delle quali in concreto sussistente in capo ad essi). Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 16626 del 08/08/2016 &nbsp...
Obbligazioni in genere - adempimento - pagamento - a creditore apparente – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 14445 del 15/07/2016
Locazione immobiliare - Morte del locatore - Pagamento in buona fede dei canoni all'erede apparente - Efficacia liberatoria - Configurabilità. Il conduttore che, alla morte del locatore, continui in buona fede a versare i canoni nelle mani dell'erede legittimo e legittimario, che si trovi nel possesso dei beni erri, è liberato dalla propria obbligazione, senza che rilevi né che esista controversia tra i coeredi sull'attribuzione dell'eredità, né che alcuno degli eredi abbia fatto pervenire copia del testamento al conduttore, rimanendo a carico del creditore, legittimato a conseguire il pagamento, l'onere di dimostrare il colpevole affidamento del conduttore. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 14445 del 15/07/2016 &nbsp...
Obbligazioni in genere - adempimento - pagamento - a creditore apparente – Sez. 3, Sentenza n. 14445 del 15/07/2016
Locazione immobiliare - Morte del locatore - Pagamento in buona fede dei canoni all'erede apparente - Efficacia liberatoria - Configurabilità. Il conduttore che, alla morte del locatore, continui in buona fede a versare i canoni nelle mani dell'erede legittimo e legittimario, che si trovi nel possesso dei beni ereditari, è liberato dalla propria obbligazione, senza che rilevi né che esista controversia tra i coeredi sull'attribuzione dell'eredità, né che alcuno degli eredi abbia fatto pervenire copia del testamento al conduttore, rimanendo a carico del creditore, legittimato a conseguire il pagamento, l'onere di dimostrare il colpevole affidamento del conduttore. Sez. 3, Sentenza n. 14445 del 15/07/2016 &nbsp...
Responsabilità civile - amministrazione pubblica - contratti della p.a. - responsabilità precontrattuale - In genere - Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 14188 del 12/07/2016
In tema di contratti conclusi con la P.A., l'eventuale responsabilità di quest'ultima, in pendenza dell'approvazione ministeriale, deve qualificarsi come precontrattuale, ai sensi degli artt. 1337 e 1338 c.c., ed è inquadrabile nella responsabilità di tipo contrattuale da "contatto sociale qualificato", inteso come fatto idoneo a produrre obbligazioni, ex art. 1173 c.c., e dal quale derivano, a carico delle parti, non obblighi di prestazione ai sensi dell'art. 1174 c.c., bensì reciproci obblighi di buona fede, di protezione e di informazione, giusta gli artt. 1175 e 1375 c.c., con conseguente applicabilità del termine decennale di prescrizione sancito dall'art. 2946 c.c. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 14188 del 12/07/2016 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato - categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - mansioni - diverse da quelle dell'assunzione – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 13511 del 01/07/2016
Sopravvenuta inidoneità fisica - Art. 42 del d.lgs. n. 81 del 2008 - Obbligo del datore di lavoro di ricercare soluzioni organizzative compatibili - Sussistenza - Conseguenze - Fattispecie. L'art. 42 del d.lgs. n. 81 del 2008, nel prevedere che il lavoratore divenuto inabile alle mansioni specifiche possa essere assegnato anche a mansioni equivalenti o inferiori, nell'inciso "ove possibile" contempera il conflitto tra diritto alla salute ed al lavoro e quello al libero esercizio dell'impresa, ponendo a carico del datore di lavoro l'obbligo di ricercare - anche in osservanza dei principi di buona fede e correttezza nell'esecuzione del rapporto - le soluzioni che, nell'ambito del piano organizzativo prescelto, risultino le più convenienti ed idonee ad assicurare il rispetto dei diritti del lavoratore e lo grava, inoltre, dell'onere processuale di dimostrare di avere fatto tutto il possibile, nelle condizioni date, per l'attuazione dei detti diritti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello, che aveva ritenuto non adempiuto l'obbligo di ricerca di diverse mansioni, comunque di autista, in favore di lavoratore licenziato perché divenuto inabile alle mansioni specifiche di autista internazionale). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 13511 del 01/07/2016 &nbsp...
demanio - facoltà di godimento dei beni demaniali (concessioni) – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 11396 del 01/06/2016
Concessione in uso di alloggio demaniale - Morte del concessionario - Occupazione dell'alloggio da parte del figlio e pagamento del canone - Concessione "per fatti concludenti" - Esclusione - Fondamento. In tema di concessione in uso di un alloggio demaniale, nel caso di morte del concessionario non è configurabile a favore del figlio, ancorché questi, ivi nato e vissuto, occupi l'alloggio e provveda al pagamento del canone, un atto di concessione "per fatti concludenti", il quale può sorgere solo in esito ad una attività provvedimentale della P.A., la cui volontà si deve esteriorizzare con atti formali nominati e tipici, sicché il protrarsi di una situazione di fatto non può generare un "affidamento" giuridicamente rilevante. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 11396 del 01/06/2016 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - volontario ("ad nutum") - preavviso – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10852 del 25/05/2016
Sospensione durante il decorso della malattia del lavoratore - Obbligo di comunicare al lavoratore la necessità di riprendere servizio - Esclusione - Principi di correttezza e buona fede - Irrilevanza - Fattispecie. Alla malattia del lavoratore consegue di diritto la sospensione del rapporto, compreso il decorso del preavviso, per tutto il suo protrarsi, a prescindere dalla dichiarazione aziendale di volersene avvalere, e, ugualmente, il sinallagma funzionale del rapporto riprende senza alcuna sollecitazione datoriale dopo la cessazione dello stato morboso, sicché va escluso operino al riguardo, in attuazione dei principi di correttezza e buona fede, obblighi d'informazione datoriali, trattandosi di effetti giuridici previsti direttamente dalla legge. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la sentenza di appello, proposto da lavoratrice licenziata per giusta causa dopo che era stata in malattia, con sospensione del preavviso relativo ad un primo licenziamento per giustificato motivo oggettivo, e non era rientrata al lavoro, senza giustificazioni per l'assenza, allo scadere del periodo coperto da certificazione medica). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10852 del 25/05/2016 &nbsp...
Lavoro subordinato - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - volontario ("ad nutum") - preavviso – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10852 del 25/05/2016
lavoro - lavoro subordinato - categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - qualifiche - carriera - concorsi interni – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 1075 del 18/01/2011
Concorso per promozione a categoria superiore - Obblighi di correttezza e buona fede da parte del datore di lavoro - Sussistenza - Violazione - Conseguenze - Fattispecie. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 1075 del 18/01/2011 In tema di concorsi interni per attribuzione di qualifica superiore (previsti a norma di contratto collettivo o per disciplina unilaterale del datore di lavoro), che debbono essere espletati mediante l'attribuzione di punteggi legati a determinate caratteristiche professionali dei concorrenti, incombe al datore di lavoro l'obbligo di osservare, nell'espletamento della procedura concorsuale, criteri di correttezza e buona fede, rispettando altresì il principio di obiettività e trasparenza e la "par condicio" fra tutti gli aspiranti. (Nella specie, la S.C.,in applicazione del principio in esteso, ha confermato la sentenza impugnata che, in relazione ad un concorso per la promozione al grado di funzionario di terza categoria di un istituto bancario, aveva riconosciuto all'istante la qualifica richiesta e accolto la domanda risarcitoria proposta, desumendo decisivi indizi di arbitrarietà e, comunque, di non conformità ai canoni di correttezza e buona fede nell'attribuzione ad un candidato di punteggi attitudinali, dalla circostanza che il legale rappresentante della società datrice di lavoro non aveva saputo dar conto, in udienza, delle ragioni della diversa attribuzione dei punteggi discrezionali e dal confronto tra la posizione del candidato pretermesso e quella di altri concorrenti risultati vincitori del concorso in situazioni valutate omogenee, concludendo nel senso che, se fossero stati attribuiti al candidato pretermesso i punteggi assegnati agli altri quattro, il primo avrebbe acquisito il punteggio sufficiente a superare quello dell'ultimo dipendente collocato nella graduatoria dei vincitori). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 1075 del 18/01/2011 &nbsp...
Lavoro subordinato - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - disciplinare – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10069 del 17/05/2016
Controllo del datore di lavoro sul lavoratore - Obbligo - Esclusione - Conseguenze in ordine alla tempestività della contestazione. Il datore di lavoro ha il potere, ma non l'obbligo, di controllare in modo continuo i propri dipendenti, contestando loro immediatamente qualsiasi infrazione al fine di evitarne un possibile aggravamento, atteso che un simile obbligo, non previsto dalla legge né desumibile dai principi di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., negherebbe in radice il carattere fiduciario del lavoro subordinato, sicché la tempestività della contestazione disciplinare va valutata non in relazione al momento in cui il datore avrebbe potuto accorgersi dell'infrazione ove avesse controllato assiduamente l'operato del dipendente, ma con riguardo all'epoca in cui ne abbia acquisito piena conoscenza. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10069 del 17/05/2016 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - disciplinare – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10069 del 17/05/2016
Previdenza (assicurazioni sociali) - assicurazione contro le malattie - maternità – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 9757 del 12/05/2016
Notai - Indennità di maternità - Massimale di cui al comma 3-bis dell'art. 70 del d.lgs. n. 151 del 2001 - Mancato esercizio del potere derogatorio - Obbligo di motivazione - Esclusione - Fondamento. In tema di indennità di maternità dovuta ai notai, nel regime giuridico di cui all'art. 70 del d.lgs. n. 151 del 2001, come modificato dalla l. n. 289 del 2003, la Cassa non è tenuta a motivare il mancato esercizio del potere discrezionale di aumento del massimale di cui al comma 3-bis in quanto tale condotta consiste in una conformazione a parametri esterni e certi prefissati per legge, rispetto alla quale è irrilevante il richiamo alle clausole generali di correttezza e buona fede, che presiedono l'esercizio dei poteri discrezionali ma non l'applicazione mera di norme. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 9757 del 12/05/2016 &nbsp...
lavoro - lavoro subordinato - costituzione del rapporto - assunzione - concorsi - bandi di concorso – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 9049 del 19/04/2006
Offerta al pubblico - Configurabilità - Effetti - Mancata assunzione dei vincitori od omessa ottemperanza ai risultati emergenti dalla graduatoria approvata - Conseguenze - Responsabilità contrattuale e obbligo risarcitorio del datore di lavoro proponente - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 9049 del 19/04/2006 Il bando di concorso indetto, nell'ambito dei rapporti di lavoro regolati dal diritto privato, per l'assunzione, la promozione o il riconoscimento di determinati trattamenti o benefici a favore del personale all'esito di determinate procedure selettive, costituisce un'offerta contrattuale al pubblico (ovvero ad una determinata cerchia di destinatari potenzialmente interessati), caratterizzata dal fatto che l'individuazione del soggetto o dei soggetti, tra quelli che con l'iscrizione al concorso hanno manifestato la loro adesione e che devono ritenersi concretamente destinatari e beneficiari della proposta, avverrà per mezzo della stessa procedura concorsuale e secondo le regole per la medesima stabilite. Pertanto, il datore di lavoro è tenuto a comportarsi con correttezza e secondo buona fede, nell'attuazione del concorso, così come nell'adempimento di ogni obbligazione contrattuale, con individuazione della portata dei relativi obblighi correlata, in via principale, alle norme di legge sui contratti e sulle inerenti obbligazioni contrattuali e agli impegni assunti con l'indizione del concorso, con la conseguenza che, in caso di loro violazione, incorre in responsabilità contrattuale per inadempimento esponendosi al relativo risarcimento del danno in favore del lavoratore che abbia subito la lesione del suo diritto conseguente all'espletamento della procedura concorsuale. (Nella specie, la S.C., enunciando il riportato principio, ha rigettato il ricorso e confermato la sentenza che aveva accolto il ricorso proposto da una dipendente della s.p.a. Poste Italiane che, malgrado fosse risultata vincitrice ed utilmente collocata nella graduatoria per avere diritto alla mobilità volontaria, non si era vista riconoscere il suo diritto dalla datrice di lavoro, che, se non era obbligata a trasferirla immediatamente, nel caso di impossibilità di sguarnire la sede di provenienza, aveva tuttavia l'obbligo di effettuare il suo trasferimento appena possibile, rispetto alle esigenze di copertura dell'organico della sede di destinazione, considerandosi, in ogni caso, la prevalenza della mobilità a domanda rispetto a quella per esigenze organizzative dell'azienda). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 9049 del 19/04/2006 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato - estinzione del rapporto - per mutuo consenso dimissioni – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 6900 del 08/04/2016
Inerzia del lavoratore - Rilevanza - Affidamento del datore di lavoro sulla volontà di recesso - Fondamento - Fattispecie. Il comportamento del titolare di una situazione creditoria che per lungo tempo trascuri di esercitarla, e generi un affidamento della controparte nell'abbandono della relativa pretesa, è idoneo a determinare la perdita della stessa, sicché l'inerzia del lavoratore può ingenerare nel datore di lavoro un ragionevole affidamento in ordine ad una sua volontà di recedere dal rapporto. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva dedotto la volontà di non dare seguito al rapporto dall'inerzia del lavoratore che, sottoposto ad un intervento chirurgico, era rientrato al lavoro dopo un mese senza inviare alcuna certificazione medica attestante il suo stato di salute, né comunicare anche oralmente alcuna notizia al riguardo). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 6900 del 08/04/2016 &nbsp...
Lavoro subordinato - categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - qualifiche - carriera - Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 6775 del 07/04/2016
Valutazioni datoriali su rendimento e capacità professionali del dipendente - Onere di motivazione - Sussistenza - Sindacabilità in giudizio - Controllo sulla correttezza del procedimento valutativo - Ammissibilità - Conseguenze. Il diritto riconosciuto ai lavoratori dipendenti di ottenere che le valutazioni datoriali su rendimento e capacità professionali siano formulate nel rispetto dei parametri oggettivi previsti dal c.c.n.l. e degli obblighi contrattuali di buona fede e correttezza, può essere fatto valere in sede giudiziaria pur prescindendo da un immediato effetto negativo, venendo in considerazione la tutela della dignità del lavoratore, sicché grava sul datore un onere di motivazione che permetta un controllo giudiziale non limitato alla coerenza estrinseca del giudizio valutativo, ma diretto alla verifica della correttezza del procedimento seguìto, residuando, in ipotesi di violazione, che la valutazione stessa debba ritenersi non avvenuta. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 6775 del 07/04/2016 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato - categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - qualifiche - carriera - Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 6775 del 07/04/2016
lavoro subordinato - categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - qualifiche - carriera - concorsi interni – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 4014 del 01/03/2016
Selezione per l'accesso a qualifica superiore - Risarcimento del danno da perdita di "chance" di promozione - Onere probatorio a carico del lavoratore - Contenuto - Fattispecie. In tema di procedure di selezione del personale per l'accesso a qualifica superiore, nel caso in cui il datore di lavoro privato non rispetti i principi di correttezza e buona fede, incombe sul lavoratore, che agisca per il risarcimento del danno da perdita di "chance", l'onere di provare, seppure in via presuntiva e probabilistica, il nesso causale tra l'inadempimento e l'evento dannoso, ossia la sua concreta e non ipotetica possibilità di conseguire la promozione, qualora la comparazione tra i concorrenti si fosse svolta in modo corretto e trasparente. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito in cui la prova che il ricorrente avesse il novanta per cento di probabilità di essere promosso era stata desunta dalla disamina della graduatoria dei partecipanti e dei criteri di attribuzione dei punteggi). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 4014 del 01/03/2016 &nbsp...
lavoro subordinato - categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - qualifiche - carriera - concorsi interni – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 4031 del 01/03/2016
Qualifica dirigenziale - Procedura di selezione affidata ad una società esterna - Utilizzo della graduatoria - Discrezionalità del datore di lavoro - Sussistenza - Limiti - Fattispecie. L'affidamento di una procedura di selezione per il riconoscimento della qualifica dirigenziale ad una società esterna, perché operi una valutazione del personale con attribuzione di punteggio e formazione di una graduatoria, non elimina la discrezionalità del committente nell'utilizzazione della selezione, se non sia provato, a cura dell'interessato, che il datore di lavoro si era obbligato a ritenerla vincolante. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione di merito che, in assenza di tale prova, aveva condannato la società datrice di lavoro al risarcimento del danno, da perdita di "chance", per violazione degli obblighi di correttezza e buona fede). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 4031 del 01/03/2016 &nbsp...
Responsabilità civile - professionisti - attività medico-chirurgica – Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 19212 del 29/09/2015
Consenso informato - Validità - Condizioni - Rilevanza del consenso espresso verbalmente nel corso dell'esecuzione dell'intervento - Esclusione - Ragioni - Fattispecie. Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 19212 del 29/09/2015 In tema di attività medico-chirurgica, il medico viene meno all'obbligo di fornire idonea ed esaustiva informazione al paziente, al fine di acquisirne un valido consenso, non solo quando omette del tutto di riferirgli della natura della cura prospettata, dei relativi rischi e delle possibilità di successo, ma anche quando ne acquisisca con modalità improprie il consenso, sicché non può ritenersi validamente prestato il consenso espresso oralmente dal paziente. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha negato che - in relazione ad un intervento chirurgico effettuato sulla gamba destra di un paziente, privo di conoscenza della lingua italiana e sotto narcosi - potesse considerarsi valida modalità di acquisizione del consenso informato all'esecuzione di un intervento anche sulla gamba sinistra, l'assenso prestato dall'interessato verbalmente nel corso del trattamento). Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 19212 del 29/09/2015 &nbsp...
Notariato - responsabilità professionale – Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 16990 del 20/08/2015
Responsabilità Professionali
Attività professionale del notaio - Obblighi accessori - Visure catastali - Omissione - Conseguenze - Responsabilità - Fondamento - Fattispecie relativa ad atto di "rettificazione" di precedente compravendita. Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 16990 del 20/08/2015 Il notaio richiesto della redazione di un atto pubblico di trasferimento immobiliare ha l'obbligo di compiere le attività preparatorie e successive necessarie per il conseguimento del risultato voluto dalle parti e, in particolare, è tenuto ad effettuare le visure catastali e ipotecarie, la cui eventuale omissione è fonte di responsabilità per violazione non già dell'obbligo di diligenza professionale qualificata, ma della clausola generale della buona fede oggettiva o correttezza, ex art. 1175 c.c., quale criterio determinativo ed integrativo della prestazione contrattuale, che impone il compimento di quanto utile e necessario alla salvaguardia degli interessi della controparte. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, che aveva rigettato la domanda risarcitoria nei confronti del notaio, il quale aveva rettificato un atto di compravendita - da lui stesso redatto - inserendovi un appezzamento di giardino, retrostante il fabbricato compravenduto, senza effettuare le visure che avrebbero permesso di accertare la diversa titolarità del terreno). Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 16990 del 20/08/2015 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato - estinzione del rapporto - licenziamento individuale – disciplinare. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 16465 del 05/08/2015
Svolgimento di attività extralavorativa in costanza di malattia - Illecito di pericolo - Configurabilità - Conseguenze - Fattispecie. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 16465 del 05/08/2015 Costituisce illecito disciplinare l'espletamento di attività extralavorativa durante il periodo di assenza per malattia non solo se da tale comportamento derivi un'effettiva impossibilità temporanea della ripresa del lavoro, ma anche quando la ripresa sia solo messa in pericolo dalla condotta imprudente. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto non giustificato il licenziamento di un lavoratore che, pur rientrato in servizio alla scadenza della prognosi, aveva effettuato, in costanza di malattia per colica addominale, tre immersioni di pesca subacquea). Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 16465 del 05/08/2015 &nbsp...
Impiego pubblico - in genere (natura, caratteri, distinzioni) – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 18972 del 24/09/2015
Pubblico impiego privatizzato - Atto di conferimento di incarichi dirigenziali - Natura privatistica - Obblighi per l'amministrazione datrice di lavoro - Canoni generali di correttezza e buona fede – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 18972 del 24/09/2015 Applicabilità - Comportamento non conforme a tali precetti - Inadempimento produttivo di danno risarcibile - Automatismo nella scelta - Esclusione - Potere sostitutivo del giudice - Esclusione - Limiti - Fattispecie. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 18972 del 24/09/2015 In tema di impiego pubblico privatizzato, gli atti di conferimento di incarichi dirigenziali rivestono la natura di determinazioni negoziali cui devono applicarsi i criteri generali di correttezza e buona fede, alla stregua dei principi di imparzialità e di buon andamento di cui all'art. 97 Cost., che obbligano la P.A. a valutazioni comparative motivate, senza alcun automatismo della scelta, che resta rimessa alla discrezionalità del datore di lavoro, cui corrisponde una posizione di interesse legittimo degli aspiranti all'incarico tutelabile ai sensi dell'art. 2907 c.c., anche in forma risarcitoria. Ne consegue che, ove la P.A. non abbia fornito nessun elemento circa i criteri e le motivazioni della selezione, l'illegittimità della stessa richiederà una nuova valutazione, sempre ad opera del datore di lavoro, senza possibilità di un intervento sostitutivo del giudice, salvo i casi di attività vincolata e non discrezionale. (Nella specie, la S.C., nel confermare la sentenza di merito, ha escluso che, annullata per difetto di motivazione la delibera di conferimento di un incarico di dirigente medico, potesse essere emessa una pronuncia costitutiva del diritto all'incarico). Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 18972 del 24/09/2015 &nbsp...
contratti di borsa - responsabilità civile - Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 15224 del 03/07/2014
Sollecitazione al pubblico risparmio - Doveri della banca - Correttezza e buona fede - Notizie riservate - Obblighi di informazione degli investitori - Responsabilità - Sussistenza. Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 15224 del 03/07/2014 In tema di appello al pubblico risparmio i principi di correttezza e di buona fede nei rapporti commerciali e contrattuali, di cui agli art. 1175 e 1375 cod. civ., impongono che l'offerta di titoli di partecipazione avvenga con modalità che consentano al contraente-investitore di effettuare una corretta ana1isi dell'offerta e della convenienza dell'operazione, dovendo escludersi che l'intento speculativo normalmente perseguito nelle operazioni di borsa esima l'altro contraente da alcuno degli elementari doveri di correttezza, sicché la banca che si trovi in posizione di vantaggio informativo, comunque acquisito, ha il dovere di non approfittarne in danno altrui, pena altrimenti la propria responsabilità. Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 15224 del 03/07/2014 &nbsp...
Contratti in genere - effetti del contratto - esecuzione di buona fede – Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 10177 del 18/05/2015
Obbligazione pecuniaria relativa a compensi professionali - Frazionamento giudiziale - Abuso del processo - Esclusione - Condizioni. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 10177 del 18/05/2015 L'attore che, a tutela di un unico credito dovuto in forza di un unico rapporto obbligatorio, agisca con ricorso monitorio per la somma provata documentalmente e con il procedimento sommario di cognizione per la parte residua, non incorre in un abuso dello strumento processuale per il frazionamento del credito in quanto tale comportamento non si pone in contrasto né con il principio di correttezza e buona fede, né con il principio del giusto processo, dovendosi riconoscere il diritto del creditore a una tutela accelerata mediante decreto ingiuntivo per i crediti provati con documentazione sottoscritta dal debitore. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 10177 del 18/05/2015 &nbsp...
obbligazioni in genere - inadempimento - costituzione in mora - offerta non formale - contratti agrari - diritto di prelazione e di riscatto Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 17975 del 14/08/2014
Riscatto agrario - Tempestivitàdel pagamento - Offerta reale - Condizioni - Cooperazione del creditore nell'adempimento - Necessità - Fattispecie. Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 17975 del 14/08/2014 Ai fini della tempestività del pagamento del prezzo nel riscatto agrario, le norme che attengono agli adempimenti di cui all'art. 1208 cod. civ. e seguenti, in tema di offerta reale, vanno interpretate ed applicate alla luce dei principi di buona fede e di cooperazione del creditore nell'adempimento, sicché l'offerta reale, e così gli effetti del riscatto, sono da ritenersi verificati qualora la mancata ricezione del pagamento sia imputabile all'ingiustificato rifiuto del creditore di prestare la cooperazione indispensabile a rendere possibile l'adempimento del debitore. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto illegittimo il rifiuto del creditore di ricevere l'offerta, avvenuta tramite assegno circolare in ragione del divieto di pagamento in contanti imposto dalle norme speciali, e rituale l'offerta eseguita indistintamente ai due creditori, coniugi comproprietari, perché previamente presentata al loro domicilio e successivamente seguita, dopo il loro rifiuto, dall'invito a presenziare al deposito della somma su libretti bancari intestati agli aventi diritto). Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 17975 del 14/08/2014 &nbsp...
vendita - promessa di vendita - Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 15392 del 04/07/2014
Preliminare di vendita immobiliare - Obbligo del promissario acquirente di sostenere l'onere per la redazione delle tabelle millesimali - Obbligo di consegna del promissario venditore degli elaborati necessari - Configurabilità - Fondamento - Interpretazione secondo buona fede della clausola contrattuale - Sussistenza - Art. 1477, terzo comma, cod. civ. - Estraneità. Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 15392 del 04/07/2014 In tema di compravendita di immobili, qualora il contratto preliminare preveda l'obbligo del promissario acquirente di sostenere l'onere delle spese per la redazione delle tabelle millesimali, ancora da ultimare al momento della stipula dell'atto, il promittente venditore è tenuto alla consegna degli elaborati tecnici necessari alla stesura definitiva delle stesse, desumendosi tale obbligo non dall'art. 1477, terzo comma, cod. civ., il quale riguarda i soli documenti che rendano agevole la fruizione della cosa venduta, ma dall'interpretazione secondo buona fede della volontà negoziale, espressione dell'interesse del compratore ad avere a disposizione le tabelle ed a conoscerne l'intero processo formativo al fine di controllare l'esercizio dei poteri dell'assemblea e la corretta ripartizione delle spese condominiali. Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 15392 del 04/07/2014 &nbsp...
contratti in genere - in genere (nozione, caratteri, distinzioni) - Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 8153 del 08/04/2014
Contratto di sponsorizzazione - Doveri di correttezza e buona fede - Obblighi integrativi - Inadempimento - Risarcimento danni - Condizioni. Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 8153 del 08/04/2014 Nel contratto di sponsorizzazione, in quanto rapporto caratterizzato da un rilevante carattere fiduciario, assumono particolare importanza i doveri di correttezza e buona fede, di cui agli artt. 1175 e 1375 cod. civ., contribuendo essi ad individuare obblighi, ulteriori o integrativi di quelli tipici del rapporto stesso, il cui inadempimento è patrimonialmente valutabile, ai sensi dell'art. 1174 cod. civ., e tale da giustificare una richiesta di risarcimento danni, purché siano specificati e provati i comportamenti pregiudizievoli e i loro concreti effetti lesivi. Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 8153 del 08/04/2014 &nbsp...
lavoro - lavoro subordinato - diritti ed obblighi del datore e del prestatore di lavoro - subordinazione - sanzioni disciplinari - Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 6337 del 13/03/2013
Procedimento - Contestazione di addebiti al lavoratore - Obbligo per il datore di lavoro di messa a disposizione della documentazione aziendale relativa ai fatti contestati - Configurabilità - Limiti - Fondamento. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 6337 del 13/03/2013 Nel procedimento disciplinare, sebbene l'art. 7 della legge 25 maggio 1970, n. 300, non preveda un obbligo per il datore di lavoro di mettere spontaneamente a disposizione del lavoratore, nei cui confronti sia stata elevata una contestazione, la documentazione su cui essa si basa, egli è però tenuto, in base ai principi di correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto, ad offrire in consultazione i documenti aziendali all'incolpato che ne faccia richiesta, laddove l'esame degli stessi sia necessario per predisporre un'adeguata difesa. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 6337 del 13/03/2013 &nbsp...
procedimento civile - domanda giudiziale - citazione - contenuto - indicazione delle parti e della loro residenza, domicilio o dimora - del convenuto – Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 4445 del 25/02/2014
Errore nell'individuazione della persona destinataria della domanda - Conseguenze - A carico dell'attore - Eccezione - Comportamento doloso o consapevolmente diretto a profittare dell'altrui errore da parte del convenuto - Fattispecie. Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 4445 del 25/02/2014 Sebbene sia onere dell'attore individuare correttamente la persona destinataria della domanda giudiziale le conseguenze dell'erronea identificazione del convenuto debbono essere sopportate da quest'ultimo allorché le circostanze del caso concreto dimostrino inequivocabilmente che l'errore dell'attore è stato inconsapevole, ancorché colposo, mentre il comportamento della controparte è stato doloso o comunque consapevolmente orientato ad approfittare dell'errore altrui per trarne ingiusto profitto. (In applicazione di tale principio, la S.C. - con riferimento all'azione proposta da un idraulico per la riscossione del compenso dovutogli in relazione ad attività svolta all'interno di un appartamento, identificata erroneamente dal medesimo la parte debitrice, sulla base delle risultanze dell'elenco telefonico, nella madre, defunta da oltre trent'anni, della destinataria della prestazione - ha ritenuto che il contegno tenuto dalla parte debitrice, consistito nel ricevere presso l'appartamento suddetto dapprima la diffida ad adempiere e poi la notificazione dell'atto di citazione, atti entrambi indirizzati alla propria genitrice, senza contribuire a dissipare l'equivoco, ma anzi alimentandolo, essendosi dichiarata "figlia" della destinataria dei due atti senza rivelarne l'avvenuto decesso, comportasse l'obbligo di rimborsare al creditore le spese sostenute per far valere il proprio diritto, avendo essa provveduto al pagamento di quanto dovuto solo in sede di esecuzione del titolo giudiziale formatosi nei confronti della defunta). Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 4445 del 25/02/2014 &nbsp...
fallimento - effetti - sugli atti pregiudizievoli ai creditori - azione revocatoria fallimentare - atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 3181 del 12/02/2014
Fallimento ed altre procedure concorsuali
Azione revocatoria fallimentare - Rimesse in conto corrente bancario - Onere della banca convenuta di produrre in giudizio la documentazione bancaria a dimostrazione della copertura del conto - Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 3181 del 12/02/2014 La banca convenuta in giudizio con azione revocatoria fallimentare avente ad oggetto le rimesse sul conto corrente operate dal fallito, non ha l'onere, né in base all'art. 119 del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, né in base al principio di buona fede, di produrre la documentazione bancaria allo scopo di dimostrare quale fosse la situazione del conto al momento delle rimesse, fermo restando l'obbligo di provvedere alla relativa esibizione ove questa sia ordinata dal giudice. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 3181 del 12/02/2014 &nbsp...
assicurazione - assicurazione della responsabilità civile - facoltà e obblighi dell'assicuratore - gestione della lite - Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 1607 del 27/01/2014
Obbligo dell'assicuratore di informare l'assicurato che il contratto non copre i danni da mora - Violazione - Conseguenze. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 1607 del 27/01/2014 L'assicuratore della responsabilità civile viene meno ai doveri di correttezza e buona fede se, durante la fase delle trattative stragiudiziali (anche se svolte direttamente tra l'assicuratore ed il terzo danneggiato), non informi l'assicurato che il contratto pone a suo esclusivo carico la responsabilità verso il terzo danneggiato per il danno da mora, a meno che, durante le trattative col terzo danneggiato, assicurato ed assicuratore abbiano avuto una costante interlocuzione, sì da rendere superfluo il suddetto espresso avvertimento. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 1607 del 27/01/2014 &nbsp...
contratti in genere - requisiti (elementi del contratto) - requisiti accidentali - condizione - pendenza - comportamento di buona fede delle parti – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 12 del 02/01/2014
Professionista incaricato da ente locale per l'elaborazione di un progetto di opera pubblica - Compenso condizionato a finanziamento pubblico - Affidamento dell'incarico a terzi nelle more dell'elaborazione del progetto - Mancata erogazione del finanziamento - Conseguenze - Avveramento fittizio della condizione - Configurabilità. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 12 del 02/01/2014 In tema di compenso del professionista per l'elaborazione di un progetto di opera pubblica, la cui corresponsione sia subordinata al finanziamento dell'opera da parte della Regione e alla presentazione della richiesta di finanziamento e gestione della relativa pratica da parte del Comune beneficiario dell'opera stessa, l'affidamento della stessa, nelle more dell'elaborazione del progetto da parte del professionista, ad altro soggetto privato, costituisce comportamento contrario a buona fede, in violazione dell'art. 1358 cod. civ., che determina l'avveramento fittizio della condizione, ai sensi dell'art. 1359 cod. civ., in quanto cagionato dal comportamento della parte portatrice di un interesse contrario all'avveramento.Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 12 del 02/01/2014...
impugnazioni civili - cassazione (ricorso per) - giurisdizioni speciali (impugnabilità) - consiglio di stato – Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 774 del 16/01/2014
Convenzione urbanistica - Interpretazione delle clausole alla luce delle regole di buona fede e correttezza - Eccesso di potere giurisdizionale - Esclusione - Ragioni - Applicabilità alla convenzione dei principi dell'ermeneutica contrattuale - Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 774 del 16/01/2014 Non è affetta dal vizio di eccesso di potere giurisdizionale la decisione con cui il giudice amministrativo interpreti le clausole di una convenzione urbanistica alla luce delle regole di buona fede e correttezza che soprassiedono alle fasi di formazione, conclusione ed esecuzione della convenzione, essendo alla stessa applicabili i comuni principi dell'ermeneutica contrattuale, sebbene si tratti un accordo destinato a disciplinare gli obblighi e le facoltà incombenti alla parte pubblica e privata in connessione con l'esercizio di potestà autoritative da parte della prima. (Nel caso di specie, il Consiglio di Stato, nel rilevare che la convenzione, intervenuta tra un Comune ed una società concessionaria di opere viarie, limitava la scelta del primo a tre differenti opzioni di allacciamento e collegamento alla viabilità generale, senza prevedere obblighi aggiuntivi eccedenti i collegamenti con la viabilità generale già esistente, ha ritenuto non conforme a buona fede la successiva imposizione, da parte dell'ente comunale, dell'obbligo di allestire un tronco di un nuovo asse di viabilità sovracomunale, "extra-comparto", non previsto nella convenzione).Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 774 del 16/01/2014...
contratti in genere - requisiti (elementi del contratto) - requisiti accidentali - condizione - pendenza - comportamento di buona fede delle parti - Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 12 del 02/01/2014
Professionista incaricato da ente locale per l'elaborazione di un progetto di opera pubblica - Compenso condizionato a finanziamento pubblico - Affidamento dell'incarico a terzi nelle more dell'elaborazione del progetto - Mancata erogazione del finanziamento - Conseguenze - Avveramento fittizio della condizione - Configurabilità. Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 12 del 02/01/2014 {tab massima|green}Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 12 del 02/01/2014In tema di compenso del professionista per l'elaborazione di un progetto di opera pubblica, la cui corresponsione sia subordinata al finanziamento dell'opera da parte della Regione e alla presentazione della richiesta di finanziamento e gestione della relativa pratica da parte del Comune beneficiario dell'opera stessa, l'affidamento della stessa, nelle more dell'elaborazione del progetto da parte del professionista, ad altro soggetto privato, costituisce comportamento contrario a buona fede, in violazione dell'art. 1358 cod. civ., che determina l'avveramento fittizio della condizione, ai sensi dell'art. 1359 cod. civ., in quanto cagionato dal comportamento della parte portatrice di un interesse contrario all'avveramento. {tab integrale|orange} Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 12 del 2014 SVOLGIMENTO DEL PROCESSO 1. - Lo Studio Ga.., Associazione Professionale d'Ingegneria, convenne in giudizio il Comune di Chiavari, chiedendone la condanna al pagamento del compenso dovuto per la redazione del progetto generale di risanamento igienico-sanitario del territorio comunale, ad esso affidata con atto del 9 ottobre 1990.Premesso che il pagamento era subordinato al finanziamento dei progetti esecutivi, la cui redazione, unitamente alla direzione ed alla contabilità dei lavori, avrebbe dovuto essere ugualmente affidata ad esso attore, espose che, nonostante l'intervenuta adozione del progetto da parte del Comune ed il recepimento dello stesso da parte della Regione, con lettera del 16 novembre 1999 l'Amministrazione aveva rifiutato l'adempimento, assumendo di avere affidato alla Idro Tigullio S.p.a. la gestione del servizio idrico integrato del Comune, comprendente anche la realizzazione del nuovo impianto di depurazione. Sostenne l'attore che, avendo reso in tal modo impossibile il conferimento degli ulteriori incarichi previsti dal contratto, indipendentemente dalla mancata concessione dei finanziamenti, il Comune era pertanto tenuto al pagamento del compenso dovuto per la redazione del progetto generale. 1.1. - Con sentenza del 7 maggio 2003, il Tribunale di Chiavari accolse la domanda.2. - L'impugnazione proposta dal Comune è stata rigettata dalla Corte d'Appello di Genova con sentenza del 23 gennaio 2006. Premesso che il contratto stipulato tra le parti era qualificabile come contratto di prestazione d'opera intellettuale, avente come presupposto implicito la realizzazione del progetto da parte dello stesso Comune, la Corte, per quanto ancora rileva in questa sede, ha ritenuto che la concessione del finanziamento, alla quale era subordinato il pagamento del compenso, si configurasse come una condizione sospensiva negativa non già meramente potestativa, ma mista, in quanto il verificarsi dell'evento non dipendeva esclusivamente dalla volontà del Comune, ma anche e principalmente dalle circostanze che potevano incidere sull'erogazione del finanziamento. Precisato che la natura parzialmente potestativa della condizione non esclude l'applicabilità degli artt. 1358 e...
Civile - domanda giudiziale - citazione - contenuto - indicazione delle parti e della loro residenza, domicilio o dimora - del convenuto – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 4445 del 25/02/2014
Errore nell'individuazione della persona destinataria della domanda - Conseguenze - A carico dell'attore - Eccezione - Comportamento doloso o consapevolmente diretto a profittare dell'altrui errore da parte del convenuto - Fattispecie. Sebbene sia onere dell'attore individuare correttamente la persona destinataria della domanda giudiziale le conseguenze dell'erronea identificazione del convenuto debbono essere sopportate da quest'ultimo allorché le circostanze del caso concreto dimostrino inequivocabilmente che l'errore dell'attore è stato inconsapevole, ancorché colposo, mentre il comportamento della controparte è stato doloso o comunque consapevolmente orientato ad approfittare dell'errore altrui per trarne ingiusto profitto. (In applicazione di tale principio, la S.C. - con riferimento all'azione proposta da un idraulico per la riscossione del compenso dovutogli in relazione ad attività svolta all'interno di un appartamento, identificata erroneamente dal medesimo la parte debitrice, sulla base delle risultanze dell'elenco telefonico, nella madre, defunta da oltre trent'anni, della destinataria della prestazione - ha ritenuto che il contegno tenuto dalla parte debitrice, consistito nel ricevere presso l'appartamento suddetto dapprima la diffida ad adempiere e poi la notificazione dell'atto di citazione, atti entrambi indirizzati alla propria genitrice, senza contribuire a dissipare l'equivoco, ma anzi alimentandolo, essendosi dichiarata "figlia" della destinataria dei due atti senza rivelarne l'avvenuto decesso, comportasse l'obbligo di rimborsare al creditore le spese sostenute per far valere il proprio diritto, avendo essa provveduto al pagamento di quanto dovuto solo in sede di esecuzione del titolo giudiziale formatosi nei confronti della defunta). Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 4445 del 25/02/2014. &nbsp...
domanda giudiziale - citazione - contenuto - indicazione delle parti e della loro residenza, domicilio o dimora - del convenuto – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 4445 del 25/02/2014
Errore nell'individuazione della persona destinataria della domanda - Conseguenze - A carico dell'attore - Eccezione - Comportamento doloso o consapevolmente diretto a profittare dell'altrui errore da parte del convenuto - Fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 4445 del 25/02/2014 Sebbene sia onere dell'attore individuare correttamente la persona destinataria della domanda giudiziale le conseguenze dell'erronea identificazione del convenuto debbono essere sopportate da quest'ultimo allorché le circostanze del caso concreto dimostrino inequivocabilmente che l'errore dell'attore è stato inconsapevole, ancorché colposo, mentre il comportamento della controparte è stato doloso o comunque consapevolmente orientato ad approfittare dell'errore altrui per trarne ingiusto profitto. (In applicazione di tale principio, la S.C. - con riferimento all'azione proposta da un idraulico per la riscossione del compenso dovutogli in relazione ad attività svolta all'interno di un appartamento, identificata erroneamente dal medesimo la parte debitrice, sulla base delle risultanze dell'elenco telefonico, nella madre, defunta da oltre trent'anni, della destinataria della prestazione - ha ritenuto che il contegno tenuto dalla parte debitrice, consistito nel ricevere presso l'appartamento suddetto dapprima la diffida ad adempiere e poi la notificazione dell'atto di citazione, atti entrambi indirizzati alla propria genitrice, senza contribuire a dissipare l'equivoco, ma anzi alimentandolo, essendosi dichiarata "figlia" della destinataria dei due atti senza rivelarne l'avvenuto decesso, comportasse l'obbligo di rimborsare al creditore le spese sostenute per far valere il proprio diritto, avendo essa provveduto al pagamento di quanto dovuto solo in sede di esecuzione del titolo giudiziale formatosi nei confronti della defunta). Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 4445 del 25/02/2014 &nbsp...
Società - di capitali - società cooperative - capitale sociale - partecipazione dei soci - esclusione del socio Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 22097 del 26/09/2013
Esclusione per morosità dopo una richiesta di chiarimenti e disponibilità a pagare - Violazione della buona fede - Sussistenza. Contratti in genere - effetti del contratto - esecuzione di buona fede La deliberazione di esclusione del socio per morosità, nonostante la richiesta, da parte di quest'ultimo, di chiarimenti e la manifestata disponibilità a pagare la somma richiesta, una volta accertatane la motivazione, costituisce reazione sproporzionata e lesiva del criterio della buona fede oggettiva. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 22097 del 26/09/2013 &nbsp...
Contratti in genere - requisiti (elementi del contratto) - accordo delle parti - Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 21255 del 17/09/2013
Responsabilità precontrattuale (trattative e formazione del contratto) – Regola della buona fede nella formazione del contratto - Violazione - Azione risarcitoria ex art. 2043 cod. civ. - Ammissibilità - Anche in caso di stipulazione del contratto - Sussistenza - Condizioni. L'azione di risarcimento danni ex art. 2043 cod. civ. per lesione della libertà negoziale è esperibile allorché ricorra una violazione della regola di buona fede nelle trattative contrattuali - nella specie, finalizzate alla stipulazione di una transazione - che abbia dato luogo ad un assetto d'interessi più svantaggioso per la parte che abbia subìto le conseguenze della condotta contraria a buona fede, e ciò pur in presenza di un contratto valido, ovvero, nell'ipotesi di invalidità dello stesso, in assenza di una sua impugnativa basata sugli ordinari rimedi contrattuali. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 21255 del 17/09/2013 &nbsp...
Obbligazioni in genere - adempimento - parziale – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n.6664 del 15/03/2013
Obbligazione pecuniaria nascente da titolo esecutivo giudiziale - Frazionabilità della pretesa mediante notifica di diversi precetti - Possibilità - Esclusione - Abuso degli strumenti processuali - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie. In tema di crediti pecuniari, ottenuto con un primo precetto il pagamento spontaneo della somma intimata, accettata senza riserve, la notifica di un nuovo precetto per il pagamento di una ulteriore somma, calcolata sulla base del medesimo titolo giudiziale posto a fondamento del precedente, deve ritenersi espressione di una condotta concretante abuso degli strumenti processuali che l'ordinamento offre alla parte, la quale bene avrebbe potuto tutelare il suo interesse sostanziale con la notifica di un solo atto di precetto per tutte le voci di credito ritenute dovute. Non osta a tale ricostruzione la natura di atto preliminare stragiudiziale del precetto, essendo esso opponibile giudizialmente e quindi idoneo a determinare una fase processuale evitabile con un corretto comportamento del creditore, improntato al rispetto dei principi di correttezza e buona fede nell'attuazione del rapporto obbligatorio nonché del principio costituzionale del giusto processo. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva accolto l'opposizione a un secondo precetto notificato da alcuni lavoratori in forza di un titolo esecutivo giudiziale già posto a base di altro precetto). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n.6664 del 15/03/2013 &nbsp...
Obbligazioni in genere - adempimento - pagamento - a creditore apparente – Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 8581 del 29/05/2012
Morte del locatore - Pagamento in buona fede dei canoni all'erede apparente - Efficacia liberatoria - Sussistenza. Il conduttore che, alla morte del locatore, continui in buona fede a versare i canoni nelle mani dell'erede legittimo e legittimario, che si trovi nel possesso dei beni erri, è liberato dalla propria obbligazione, senza che rilevi né che esista controversia tra i coeredi sull'attribuzione dell'eredità, né che alcuno degli eredi abbia fatto pervenire copia del testamento al conduttore, rimanendo a carico del creditore, legittimato a conseguire il pagamento, l'onere di dimostrare il colpevole affidamento del conduttore. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 8581 del 29/05/2012 &nbsp...
Lavoro subordinato - categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - qualifiche - carriera - concorsi interni – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 1075 del 18/01/2011
Concorso per promozione a categoria superiore - Obblighi di correttezza e buona fede da parte del datore di lavoro - Sussistenza - Violazione - Conseguenze - Fattispecie. In tema di concorsi interni per attribuzione di qualifica superiore (previsti a norma di contratto collettivo o per disciplina unilaterale del datore di lavoro), che debbono essere espletati mediante l'attribuzione di punteggi legati a determinate caratteristiche professionali dei concorrenti, incombe al datore di lavoro l'obbligo di osservare, nell'espletamento della procedura concorsuale, criteri di correttezza e buona fede, rispettando altresì il principio di obiettività e trasparenza e la "par condicio" fra tutti gli aspiranti. (Nella specie, la S.C.,in applicazione del principio in esteso, ha confermato la sentenza impugnata che, in relazione ad un concorso per la promozione al grado di funzionario di terza categoria di un istituto bancario, aveva riconosciuto all'istante la qualifica richiesta e accolto la domanda risarcitoria proposta, desumendo decisivi indizi di arbitrarietà e, comunque, di non conformità ai canoni di correttezza e buona fede nell'attribuzione ad un candidato di punteggi attitudinali, dalla circostanza che il legale rappresentante della società datrice di lavoro non aveva saputo dar conto, in udienza, delle ragioni della diversa attribuzione dei punteggi discrezionali e dal confronto tra la posizione del candidato pretermesso e quella di altri concorrenti risultati vincitori del concorso in situazioni valutate omogenee, concludendo nel senso che, se fossero stati attribuiti al candidato pretermesso i punteggi assegnati agli altri quattro, il primo avrebbe acquisito il punteggio sufficiente a superare quello dell'ultimo dipendente collocato nella graduatoria dei vincitori). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 1075 del 18/01/2011 &nbsp...
Provvedimenti del giudice civile - sentenza - secondo equità – Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 12644 del 29/05/2007
Sentenza n. 206 del 2004 della Corte costituzionale - Norme in materia di buona fede nell'esecuzione del contratto - Natura di principi informatori della materia - Configurabilità - Fattispecie. In tema di giudizio di equità, rientra fra i principi informatori della materia,ai quali è tenuto ad uniformarsi il giudice di pace a seguito della pronuncia n.206 del 2004 della Corte costituzionale, quello di buona fede nelle esecuzione delle obbligazioni, che è espressione del principio costituzionale di solidarietà sociale e che costituisce sia un vero e proprio dovere giuridico, al quale deve essere improntata la condotta delle parti (art. 1175 e art. 1375 cod. civ.), sia un limite ad ogni situazione, attiva o passiva, integrativo del contenuto e degli effetti del negozio. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza con la quale il giudice di pace aveva liquidato, ad un avvocato dipendente della s.p.a. Poste Italiane, il compenso per l'attività professionale svolta in una controversia, successivamente alla cessazione volontaria dal servizio, valendosi di una procura generale revocata due mesi dopo la data in cui avevano avuto effetto le dimissioni). Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 12644 del 29/05/2007 &nbsp...
Offerta al pubblico - Configurabilità - Effetti - Mancata assunzione dei vincitori od omessa ottemperanza ai risultati emergenti dalla graduatoria approvata - Conseguenze - Responsabilità contrattuale e obbligo risarcitorio del datore di lavoro proponente - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie. Il bando di concorso indetto, nell'ambito dei rapporti di lavoro regolati dal diritto privato, per l'assunzione, la promozione o il riconoscimento di determinati trattamenti o benefici a favore del personale all'esito di determinate procedure selettive, costituisce un'offerta contrattuale al pubblico (ovvero ad una determinata cerchia di destinatari potenzialmente interessati), caratterizzata dal fatto che l'individuazione del soggetto o dei soggetti, tra quelli che con l'iscrizione al concorso hanno manifestato la loro adesione e che devono ritenersi concretamente destinatari e beneficiari della proposta, avverrà per mezzo della stessa procedura concorsuale e secondo le regole per la medesima stabilite. Pertanto, il datore di lavoro è tenuto a comportarsi con correttezza e secondo buona fede, nell'attuazione del concorso, così come nell'adempimento di ogni obbligazione contrattuale, con individuazione della portata dei relativi obblighi correlata, in via principale, alle norme di legge sui contratti e sulle inerenti obbligazioni contrattuali e agli impegni assunti con l'indizione del concorso, con la conseguenza che, in caso di loro violazione, incorre in responsabilità contrattuale per inadempimento esponendosi al relativo risarcimento del danno in favore del lavoratore che abbia subito la lesione del suo diritto conseguente all'espletamento della procedura concorsuale. (Nella specie, la S.C., enunciando il riportato principio, ha rigettato il ricorso e confermato la sentenza che aveva accolto il ricorso proposto da una dipendente della s.p.a. Poste Italiane che, malgrado fosse risultata vincitrice ed utilmente collocata nella graduatoria per avere diritto alla mobilità volontaria, non si era vista riconoscere il suo diritto dalla datrice di lavoro, che, se non era obbligata a trasferirla immediatamente, nel caso di impossibilità di sguarnire la sede di provenienza, aveva tuttavia l'obbligo di effettuare il suo trasferimento appena possibile, rispetto alle esigenze di copertura dell'organico della sede di destinazione, considerandosi, in ogni caso, la prevalenza della mobilità a domanda rispetto a quella per esigenze organizzative dell'azienda). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 9049 del 19/04/2006 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato - costituzione del rapporto - assunzione - concorsi - bandi di concorso – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 13922 del 09/11/2001
In regime privatistico - Obbligo di correttezza e buona fede nella scelta dei vincitori - Sussistenza - Inadempimento - Conseguenze - Diritto degli esclusi al risarcimento danni - Configurabilità. A seguito del bando di concorso indetto da un'impresa privata per l'assunzione al lavoro di soggetti esterni, nasce a carico dell'impresa l'obbligazione di svolgere il concorso e di designare i vincitori attenendosi a criteri di correttezza e di buona fede, ponendosi questi ultimi come un limite alla discrezionalità del debitore nell'adempimento dell'obbligazione; ne consegue che in caso di inadempimento o di inesatto adempimento è configurabile, in favore dei soggetti esclusi, il diritto al risarcimento del danno ai sensi dell'art. 1218 cod. civ.. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 13922 del 09/11/2001 &nbsp...
Lavoro - lavoro subordinato - costituzione del rapporto individuale di lavoro subordinato - assunzione - in genere – Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 63 del 10/01/1986
Bando di concorso - natura - promessa al pubblico - esclusione - offerta al pubblico - configurabilità - effetti. Un bando di concorso indetto per l'assunzione in regime privatistico, in esito a determinate prove, di lavoratori dipendenti non può essere inquadrato nella categoria delle promesse al pubblico in senso proprio, perché queste costituiscono Atti unilaterali tipici (artt. 1987 e 1989 cod. civ.) in sè perfetti che generano obbligazioni di per sè senza necessità di alcuna integrazione negoziale; ne' può essere qualificato come mero invito, agli aspiranti al posto, a presentare una richiesta di assunzione, ove sia previsto che la selezione debba operare secondo criteri obiettivi e non già ampiamenti discrezionali. Il bando suddetto costituisce invece un'offerta al pubblico (art. 1336 cod. civ.), ossia una proposta, subordinata alla sussistenza di determinati presupposti, di uno o più contratti di lavoro (sia definitivi che meramente preliminari) rivolta ad una generalità indeterminata di soggetti di tal ché esso - ove contenga gli elementi essenziali del previsto contratto - è vincolante per il proponente nei confronti di coloro che, essendo in possesso dei requisiti richiesti e collocatisi utilmente nella graduatoria degli aspiranti, dichiarino di accettare la proposta, dovendo ritenersi rispettivamente concluso il contratto (ove la proposta abbia ad oggetto un contratto definitivo) ovvero (ove invece la proposta abbia ad oggetto un contratto preliminare) insorto l'Obbligo per le parti di prestare un ulteriore consenso per l'instaurazione del rapporto definitivo. Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 63 del 10/01/1986 &nbsp...
Commercio (disciplina amministrativa) - interno - esercizio del commercio - licenze commerciali - in genere (rappresentanza) – Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 379 del 20/01/1982
Rappresentanza nello svolgimento di una attività con licenza di pubblico esercizio - estensione nei rapporti giuridici inerenti all'attività dell'esercizio verso i terzi - esclusione - mancata annotazione sulla licenza della temporanea gestione da parte di persona diversa dall'intestatario - conseguenze. La rappresentanza nello svolgimento di una attività con licenza di pubblico Esercizio, ai sensi degli artt. 8, secondo comma, e 93, secondo comma, del R.d. 18 giugno 1931 n. 773, essendo tale licenza preordinata unicamente a finalità pubblicistiche, non importa di per sè la rappresentanza anche nei rapporti giuridici di carattere negoziale inerenti all'attività dell'Esercizio, la quale, invece, resta legata al rapporto interno tra titolare della licenza ed effettivo gestore, salva la necessità di annotazione sulla licenza stessa della temporanea gestione dell'Esercizio da parte di persona diversa dall'intestatario, potendo l'omissione di tale annotazione, in concorso con altri elementi, eventualmente valere a costituire, rispetto ai terzi, una situazione di apparenza giuridica implicante responsabilità del titolare della licenza per obbligazioni assunte dal gestore. Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 379 del 20/01/1982 &nbsp...
Commercio (disciplina amministrativa) - interno - esercizio del commercio - licenze commerciali - in genere – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 5433 del 19/10/1979
Obbligazioni verso terzi - responsabilita del vero gestore - convincimento dei terzi in ordine alla coincidenza della titolarita dell'esercizio con l'intestazione della licenza - rilevanza - condizioni - apparenza. La licenza di commercio e un'autorizzazione amministrativa la quale tende unicamente a disciplinare, nell'interesse pubblico, la esplicazione dell'attivita commerciale, senza interferire nei rapporti giuridici concreti di carattere negoziale privato che abbiano attinenza con l'attivita dell'Esercizio. Pertanto, quando non vi sia coincidenza tra la titolarita della licenza e la realta sostanziale della gestione dell'impresa, e il vero gestore che risponde in proprio ed in via esclusiva delle obbligazioni assunte verso i terzi. Cio, peraltro, non esclude che la responsabilita del titolare della licenza che non gestisca l'Esercizio possa affermarsi in relazione ad una situazione di apparenza giuridica, ad un comportamento, cioe, dello stesso intestatario che giustifichi il convincimento di terzi che egli, e non altri, sia l'effettivo gestore dell'Esercizio. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 5433 del 19/10/1979 &nbsp...
Commercio (disciplina amministrativa) - interno - esercizio del commercio - licenze commerciali - in genere – Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 1366 del 18/03/1978
Obbligazioni verso terzi - responsabilita del vero gestore - convincimento dei terzi in ordine alla coincidenza della titolarita dell'esercizio con l'intestazione della licenza - rilevanza - condizioni - apparenza. La licenza di commercio e un'autorizzazione amministrativa la quale tende unicamente a disciplinare, nell'interesse pubblico, l'esplicazione dell'attivita commerciale, senza interferire nei rapporti giuridici concreti di carattere negoziale privato che abbiano attinenza con l'attivita dell'Esercizio: resta pertanto integra, rispetto alla titolarita della licenza, la realta sostanziale della gestione dell'Esercizio, e il vero gestore risponde in proprio e in via esclusiva delle obbligazioni assunte verso i terzi. Cio non esclude, peraltro, che la responsabilita dell'intestatario della licenza che non gestisca l'Esercizio possa affermarsi in rapporto a una situazione di apparenza giuridica, ad un comportamento, cioe, dello stesso intestatario che giustifichi il convincimento dei terzi che egli, e non altri, sia l'effettivo gestore dell'Esercizio. Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 1366 del 18/03/1978 &nbsp...
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References: Art.1375

Art. 1375
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 art. 183
 art. 101
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 art. 72
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 art. 183
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 art. 2103
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 art. 33
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 Art. 42
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 Art. 1477
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 art. 2043
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