Source: https://www.popoffquotidiano.it/2019/11/18/ilaria-cucchi-querela-matteo-salvini/
Timestamp: 2020-04-05 21:49:09+00:00

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«Il signor Matteo Salvini non può giocare sul corpo di Stefano Cucchi» - Popoff Quotidiano
L’annuncio. Ilaria Cucchi ha deciso di querelare il capo della Lega, Salvini, il quale non è l’unico politico a dire oscenità sulla morte di Stefano Cucchi
Ilaria Cucchi ha deciso di querelare il leader della Lega Matteo Salvini per le sue dichiarazioni dopo la sentenza di condanna a 12 anni per due carabinieri per omicidio preterintenzionale nel processo sulla morte del fratello Stefano. L’ex ministro dell’Interno aveva detto che il caso «dimostra che la droga fa male».
«Il signor Matteo Salvini non può giocare sul corpo di Stefano Cucchi. Non posso consentirglielo. Questo era il suo volto quando io ed i miei genitori lo vedemmo all’obitorio il 22 ottobre del 2009. Questo era quel che rimaneva di Stefano. Dei suoi diritti. Della sua dignità di essere umano», scrive su Fb Ilaria Cucchi, pubblicando una foto del fratello Stefano sul tavolo dell’obitorio. Nel post, Ilaria annuncia l’intenzione di querelare il leader della Lega Matteo Salvini per le sue dichiarazioni sulla morte del fratello Stefano a causa della droga. «Immagino che questo post verrà oscurato da Facebook perché idoneo ad urtare la sensibilità di qualcuno mentre, viceversa, non vengono oscurati tutti i commenti ed i post di insulti e minacce e falsità che, molto bene organizzati, sono comparsi sui social dopo la presa di posizione pubblica dell’ex Ministro dell’Interno – aggiunge Ilaria – Lo devo a mio fratello. Lo devo a mia madre che, pur estremamente sofferente, ha trascorso tutta la giornata del 14 novembre scorso in attesa di una sentenza che ci rendesse giustizia. Lo devo a mio padre la cui fiducia nello Stato ha fatto sì che compisse il sacrificio più pesante che si potesse chiedergli: denunciare il proprio figlio, da morto e dopo averlo visto in queste terribili condizioni, per la sostanza stupefacente trovata a casa sua».
«Stefano Cucchi ha sbagliato ed avrebbe dovuto pagare ma non morire in quel modo – continua Ilaria Cucchi – Il giorno in cui viene pronunciata la sentenza ha il coraggio di dire quelle parole come se fosse al bar e parlasse ai suoi amici? Sono solo una normale cittadina ma non posso fare altro che querelarlo. Mi piacerebbe tanto che l’attuale Ministro dell’Interno sostituisse la costituzione di parte civile fatta proprio dal sig. Salvini con la propria. Non sono un avvocato ma forse potrebbe essere possibile. Ed ora che i leoni da tastiera si scatenino pure con le loro menzogne sempre più raffinate e costruite ad arte. Io vado avanti».
Non è la prima volta che Salvini si scaglia contro Ilaria Cucchi
Salvini non è l’unico politico a cercare di lucrare consenso sulla pelle di una vittima della violenza dei carabinieri. Va segnalato un consigliere regionale del Lazio, tale Palozzi, autore di un post choccante contro Ilaria Cucchi che, a suo dire «sfrutta il fratello tossico per il proprio successo». Questo era scritto nel post di un consigliere regionale del Lazio di Cambiamo!, Adriano Palozzi, già Fi, poi cancellato con tanto di scuse. Il post però è rimasto su Facebook abbastanza per circolare e indignare il web. Anche per i toni usati. Nel post Palozzi sosteneva che Cucchi «è stato maltrattato» e lo definiva «tossico» gettando un velo anche sulle condanne dei due carabinieri commentando: «giuste? Bah». «Stefano Cucchi ha avuto finalmente giustizia (Bah)! -scriveva Palozzi- La sorella finalmente è soddisfatta e si lancia in una nuova e brillante carriera politica o nello spettacolo (insomma cerca un modo per guadagnare). Stefano Cucchi sarà anche stato maltrattato e per questo ci sono state delle condanne (giuste? Bah)! Va però ricordato che non parliamo di uno studente modello o di un bravo ragazzo di città bensì di un tossico preso con 20 grammi di hashish e con alcune dosi di cocaina destinate evidentemente allo spaccio e pure abbastanza spocchioso». Il post, intitolato ‘Io non sto con Ilaria Cucchì, si concludeva con l’attacco ad Ilaria: «per carità nessuno può morire e deve morire di botte ma neanche può passare per vittima o per eroi lui e tantomeno la sorella che sta sfruttando il fratello tossico per il proprio successo!». In serata le parole sono state cancellate e sono arrivate le scuse: «tolgo il post sulla vicenda Cucchi perché ormai su Facebook non è più possibile esprimere una opinione senza essere fraintesi o giudicati. Mi scuso con chi si è sentito offeso non era questo lo scopo!». Ilaria Cucchi da sempre è oggetto di episodi di odio on line. Anche dopo la sentenza di condanna dei due carabinieri. Un’altra esponente di Cambiamo! dopo la sentenza scrive sempre su Fb: «I Carabinieri avranno anche sbagliato!!!!…. ma tuo fratello rimarrà sempre un drogato e spacciatore che uccideva altre persone …. Non c’è nulla da festeggiare!!!!! #ILARIACUCCHI Vergognati». «Parole vergognose». Questo il commento del segretario del Pd Lazio, senatore Bruno Peccato che tutti i suoi colleghi del Pd che ringraziano invece Ilaria Cucchi per la sua «battaglia di civilità» non abbiano fatto nulla e nemmeno lo faranno per quella che doveva chiamarsi Legge Cucchi, una vera legge sulla tortura come da convenzione firmata dall’Italia alla fine degli anni 80 e tradita nel 2017 dalla legge totalmente inadeguata scritta sotto la dettatura delle lobby politico-militari.
La vicenda Cucchi terrà banco a lungo sia per il processo, alle prime battute, contro chi è accusato dei depistaggi in grande stile, 8 tra carabinieri di truppa e alti ufficiali, sia per i gradi successivi di giudizio. La condanna del maresciallo Mandolini a tre anni e otto mesi «è il punto dolente della vicenda», ha detto l’avvocato della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo. «Il maresciallo Mandolini ha una grande responsabilità nelle sofferenze inflitte alla famiglia di Stefano e agli agenti penitenziari. Non è stato solo lui a depistare», ha spiegato l’avvocato. «La sentenza verrà impugnata, una volta lette le motivazioni, sotto questo profilo e ci aspettiamo che la procura lo faccia, perché la differenza» rispetto alle altre condanne «non può non essere colta da operatori del diritto».
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