Source: http://www.jus.unitn.it/cardozo/Review/Business/Izzo-1996/juris4.htm
Timestamp: 2017-11-21 02:29:58+00:00

Document:
1 U.Izzo, Cento milioni a metro: il caso Reynolds, nota a Corte Distrettuale degli Stati Uniti -- Distretto Meridionale dell'Ohio 3 dicembre 1992, in Riv. dir. sport., 1995, 183.
2 La Supreme Court ha già avuto modo di respingere il writ of certiorari che i legali dell'atleta americano avevano solertemente provveduto a sottoporle. Il diniego segue la recente tendenza, che trova la sua legittimazione formale nella Rule 10 delle Supreme Court Rules, di innalzare una più solida barriera all'ingresso per l'accoglimento delle (sempre più numerose) istanze di revisione incombenti sul ruolo dei nove giudici di Washington. Per un'analisi del potere discrezionale della corte nel decidere la composizione della sua agenda decisionale, v. U.MATTEI, L'imperialismo del writ of certiorari: il tramonto della giurisdizione obbligatoria nella U.S. Supreme Court, in Riv. dir. civ., 1990, I, 131; nonché F.W.PERRY JR., Deciding to decide. Agenda setting in the United States Supreme Court, Cambridge Ma. - London, 1991.
3 Il lettore ricorderà che, nel giudizio di primo grado, la IAAF aveva consapevolmente deciso di restare contumace.
4 La più recente edizione di un''opera fondamentale per la comparazione giuridica (R.B.Schlesinger, H.V.Baade, M.Damaska, P.E.Herzog, Comparative law, V ed. Minneola, N.Y., 1988, 380 ss.) offre al lettore un dialogo surreale in cui Smooth ed Edge (giuristi municipali d'oltreatlantico) scoprono, con la guida del prof. Comparovich, la distanza concettuale che tradizionalmente separa la competenza civilian dalla jurisdiction statunitense. Le risposte dell'immaginario comparatista mettono però in luce come, sul piano operazionale sul piano operazionale, le soluzioni date dai due sistemi ad un medesimo problema giurisdizionale tendano sempre più a convergere. Su qQuestao interessante fenomeno di "convergenza" potrà essere apprezzatoci si soffermerà infra.
5 Recita testualmente l'Ohio Revised Code of Civil Procedure: "(A) court may exercise personal jurisdiction over a person who acts directly or by an agent, as to a cause of action arising from the person's: 1) transacting any businness in this state; 2) causing tortius injury by an act or omission in this state; 3) causing tortius injury in this state by an act or omission outside this state if he regularly does or sollicit businness, or engage in any other persistent course of conduct, or derives substantial revenue from goods used or consumed or services rendered in this state; 4) causing tortius injury in this state to any person by an act outside this state committed with the purpose of injuring persons, when he may reasonably have expected that some person would be injuried in this state".
6 E' la formula paradigmatica impiegata da Chief Justice Stone nel celebre caso International Shoe Co. v. State of Washington, Office of Unemployment Compensation and Placement, 326 U.S. 310, 316 (1945).
7 Si tratta di un'impugnazione straordinaria disciplinata dalla Rule 60(b) delle Fed. Rul. Civ. Proc.. Discendendo storicamente dalle antiche forms of extraordinary relief concesse nella giurisdizione di common law e di equity, questo istituto processuale consente alla parte soccombente di chiedere, all'autorità giudiziaria presso cui è iniziato il procedimento per l'esecuzione della sentenza, l'emanazione di un provvedimento che la sollevi dalle conseguenze della condanna. Nei fatti, il provvedimento, se concesso, finisce sempre per annullare la sentenza attaccata. I motivi per i quali è possibile esperire tale rimedio sono più ampi di quelli contemplati dall'art. 395 del nostro codice di procedura civile (v. F. JAMES, G.C. HAZARD, Civil Procedure, Boston, 1985, 674 ss.); fra di essi v'è l'ipotesi di nullità della sentenza, che è poi la censura su cui la IAAF ha fondato il suo collateral attack, sostenendo che la decisione della district court fosse stata resa in difetto assoluto di personal jurisdiction nei confronti di una convenuta contumace.
8 Sul punto v. D.Phillips Currault, Immediate appelability of minimum contact defenses: how far does the Cohen doctrine extend?, in Tul. L. Rev. 63 (1989), 913.
9 W.C.Perdue, Personal jurisdiction and the beetle in the box, in B.C. L. Rev., 32 (1991), 530.
10 E' opportuno avvertire, tuttavia, che l'economia di questa riflessione non consentirà di dare conto delle fattispecie processuali sottese ai casi che saranno citati.
11 Data la vastità del panorama editoriale dedicato all'argomento, ogni tentativo di prospettare in questa sede un itinerario bibliografico con ambizioni di completezza sarebbe fuori luogo. Il lettore insoddisfatto degli articoli che saranno di seguito richiamati, potrà guardare con fiducia all'esaustiva opera di R. C. CASAD, Jurisdiction in civil actions (2d ed.), Boston, 1991, che già nella sua prima edizione era stata segnalata per presentarsi come la prima trattazione organica della materia: v. W.M.RICHMAN, Casad's jurisdiction in civil actions, in Cal. L. Rev., 72 (1984), 1328. Sorprende, invece, per la sua compatta analiticità, la preziosa ricerca in lingua inglese condotta al di là dell'oceano da un processualcivilista tedesco: H.SCHACK, Jurisdictional minimum contacts scrutinized, Heidelberg, 1983.
12 Per una pionieristica, quanto approfondita, indagine comparativa sulla materia, v. V.Vigoriti, Note comparative in tema di Jurisdiction negli Stati Uniti d'America, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1969, 612. Il tema è stato ripreso dallo stesso autore nel suo successivo studio Garanzie costituzionali del processo civile. Due Process of law e art. 24 Cost., Milano, 1970, 51. Per un'ulteriore ricognizione v. anche B.M. Carl, P.Mengozzi, La competenza giurisdizionale nel diritto e nell'esperienza giurisprudenziale statunitensi, id., 1978, 768.
13 La storica pronuncia concluse l'assalto vittorioso del realismo giuridico americano (che annoverava Stone fra i suoi sostenitori) al dogma Austiniano della presence, che imponeva -- anche a costo di imbarazzanti finzioni (v. infra, nt.16) -- di riscontrare comunque la presenza del convenuto nello stato: sul punto, H.G.Maier & T.McCoy, A unifying theory for judicial jurisdiction and choice of law, in Am. J. Comp. L., 39 (1991), 258.
14 Come spesso accade al cospetto di storici revirement giurisprudenziali, l'insopprimibile tentazione di parlare di "prime volte" può far dimenticare che, nella maggior parte dei casi, la svolta è concettuale, ma non terminologica: così fu per la formula di cui si discorre, che, priva della rivoluzionaria valenza concettuale assegnatale dalla motivazione di Justice STONE, era stata già impiegata qualche anno prima in Milliken v. Meyer, 311 U.S. 457, 463 (1940).
15 La corsa verso l'allargamento indiscriminato dei confini giurisdizionali statali si accese con Mullane v. Central Hannover Bank & Trust Co. [339 U.S. 306 (1950)] -- ove la Supreme Court, in una controversia in tema di trust, celebrò il trionfo dell'interesse giurisdizionale dello stato ad amministrare le proprie leggi, a scapito della posizione del convenuto non residente -- ed ebbe il suo apice in McGee v. International Life Insurance Co. [355 U.S. 220 (1957)] -- ove la corte riaffermò la supremazia dell'interesse statale, sottolineando l'evoluzione giurisprudenziale, allora in atto, "toward expanding the permissible scope of state jurisdiction over foreign corporations and other nonresidents" (id., 222).
16 Prima di International Shoe, la giurisprudenza in tema di jurisdiction over foreign corporations ruotava attorno ai concetti di consent (i.e.: la volontaria accettazione del giudizio da parte della convenuta), presence [adattando ad una persona giuridica il criterio della presenza coniato per le persone fisiche nel risalente landmark Pennoyer v. Neff -- 95 U.S. 714, 24 L. Ed. 565 (1878) --, si riteneva una società assoggettabile alla giurisdizione dello stato qualora essa rivelasse di esservi "presente", mantenendovi dei dipendenti, un ufficio o, persino, un conto bancario -- International Harvester Co. v. Kentucky, 234 U.S. 579, 34 S. Ct. 944, 58 L. Ed. 1479 (1914) -- ] e doing business [in Tauza v. Susquehanna Coal Co. -- 220 N.Y. 259, 115 N.E. 915 (1917) --, Judge CARDOZO aveva ritenuto la giurisdizione su di una società che intratteneva rapporti commerciali nello stato che non avevano alcuna relazione con il giudizio promosso, perché ciò significava che "the corporation shall have to come into the state...once it is here, it may be served"]. Per una compiuta retrospettiva storica della law of personal jurisdiction v. W.C.PERDUE, Sin, scandal, and substantive Due Process: personal jurisdiction and Pennoyer reconsidered, in Wash. L. Rev., 62 (1987), 479; nonché, da ultimo, J.CONISON, What does Due Process have to do with jurisdiction?, in Rutgers L. Rev., 46 (1994), 1070.
17 H. Smit, Common and civil law rules of in personam adjudicatory authority: an analysis of underlying policies, in Int'l & Comp. L.Q., 21 (1972), 347; D.Currie, The growth of the long arm: eight years of extended jurisdiction in Illinois, in Univ. Ill. L. Forum, 1963, 533.
18 H.Smit, Constitutional guarantees in civil litigation in the United States of America, in M.Cappelletti, D.Tallon, Foundamental Guarantees of the parties in civil litigation, Milano - New York, 1973, 439.
19 Vigoriti, Garanzie costituzionali, cit., 58.
20 Questa incertezza fu colta da Vigoriti (Note comparative, cit., 632), in un quadro giurisprudenziale e dottrinale che all'epoca lasciava presagire gli sviluppi che di qui a poco saranno menzionati.
21 A.T.von Mehren & D.Trautman, Jurisdiction to adjudicate: a suggested analisys, in Harv. L. Rev., 79 (1966), 1121.
22 Sul significato di questo tradizionale inquadramento concettuale v. Vigoriti, Note comparative, cit., 618.
23 Questa classificazione, oggi correntemente insegnata nei corsi di procedura civile delle law schools americane, è divenuta in pochi lustri un punto di partenza obbligato nell'approccio al problema della personal jurisdiction, v. M. TWITCHELL, The mith of general jurisdiction, in Harv. L. Rev., 101 (1988), 610; L.BRILMAYER, J.HAVERKAMP, B.LOGAN, L.LYNCH, S.NEUWIRTH, J.O'òBRIEN, A general look at general jurisdiction, in Tex. L. Rev., 66 (1988), 721; da ultimo, F.ROSE, Related contacts and personal jurisdiction: the "but for" test, in Cal. L. Rev., 82 (1994), 1545.
24 Von Mehren & Trautman, cit., 1136.
25 In una prospettiva di general jurisdiction, il collegamento giurisdizionale non sorge in relazione ai fatti di causa ed alle ragioni di diritto (ad essi sottese) che la citazione evidenzia alla corte adita, ma si rinviene, piuttosto, nell'analisi di tutti gli elementi di contatto, anche non attinenti alla controversia, che la società convenuta mostra di avere con il locus fori. Gli elementi giurisdizionali che individuano la general jurisdiction si pongono, pertanto, in una relazione di genus a specie con quelli che caratterizzano la specific jurisdiction. Ne consegue che -- nel primo caso -- le circostanze valutate dalla corte devono essere, sul piano quantitativo e qualitativo, molto più intense di quelle che invece possono mostrarsi sufficienti a supportare un finding di specific jurisdiction. In quest'ultima ipotesi, infatti, il più tenue legame richiesto si giustifica perché esso incide direttamente sui fatti e sulle questioni giuridiche che sono dedotte nella domanda; per queste considerazioni v. TWITCHELL, cit., 626-27. In dottrina, tuttavia, v'è chi spiega il riscontro di general jurisdiction ricollegando alla esistenza di una citizen-like relationship: i contatti sistematici e pervasivi del convenuto con lo stato legittimerebbero la sua equiparazione dal punto di vista giurisdizionale al cittadino membro della comunità statale, v. A.R. STEIN, Styles of argument and interstate federalism in the law of personal jurisdiction, in Tex. L. Rev., 65 (1987), 758, che, peraltro, propugna una rilettura in chiave "pubblicistica" della personal jurisdiction, ritenendola uno strumento per l'allocazione della sovranità giurisdizionale dei singoli stati, piuttosto che un terreno di mediazione fra il potere autoritativo dello stato e le garanzie costituzionalmente riconosciute al soggetto convenuto.
26 Von Mehren & Trautman, cit., 1143-44.
27 Tuttavia, il concetto di general jurisdiction non può dirsi definitivamente tramontato nell'esperienza giurisprudenziale statunitense: lo dimostra l'attenzione riservata dai commentatori a Helicopteros National de Colombia, S.A. v. Hall (Helicol), 466 U.S. 408 (1984), ove la Supreme Court ha censurato, alla luce di un'indagine condotta secondo i lumi della general jurisdiction, la sottoponibilità in giudizio in Texas di una società colombiana che non aveva sede negli USA. Il caso è analizzato criticamente da TWITCHELL, cit., 639 e trova una discussione approfondita in RICHMAN, A sliding scale to supplement the distinction between general and specific jurisdiction, in Cal. L. Rev., 72 (1984), 1336. Per un commento in chiave internazionalprivatistica, v. la nota di C. FRIEDRICH, in Harvard International Law Journal, 26 (1985), 630.
28 Von Mehren & Trautman, cit., 1164-66.
29 La teoria è stata esplicitamente avallata dalla Supreme Court nel caso Calder v. Jones [465 U.S. 783, 787 (1984)], sebbene il suo portato concettuale fosse già presente in pronunce antecedenti [Keeton v. Hustler Magazine, Inc., 465 U.S. 770, 775 (1984); Insurance Corp. of Ireland v. Compagnie de Bauxites de Guinee, 456 U.S. 694 (1982); World-Wide Volkswagen v. Woodson, 444 U.S. 286 (1980); Rush v. Savchuk, 444 U.S. 320, 329 (1980); Shaffer v. Heitner, 433 U.S. 186, 207-09 (1977); Hanson v. Denckla, 357 U.S. 235, 251 (1958)]. Successive sono le applicazioni fattene in Helicopteros Nacionales de Colombia, S.A. v. Hall, 466 U.S. 408 (1984); Burger King v. Rudzewicz, 471 U.S. 462, 473 nt.15 (1985); Phillips Petroleum v. Shutts, 472 U.S. 797 (1985); Asashi Metal Industries Co. v. Superior Court, 480 U.S. 102 (1987); Van Cauwenberghe v. Biard, 486 U.S. 517 (1988); Burnham v. Superior Court, 495 U.S. 604 (1990).
30 Anche il Restatement (Second) of Judgements redatto dall'American Law Institute nel 1982, converge sull'approccio giurisdizionale propugnato da von Mehren e Trautman: nel paragrafo dedicato alla territorial jurisdiction (Ch. 2, § 4.) si legge: "(U)nder modern law...the basis of territorial jurisdiction has come to be defined primarly in terms of relationship between the place where the transaction in question occurred (including the place of residence of the parties to the transaction) and the territory of the state or nation in which the action is brought".
31 L'esperienza delle lower court rivela che, a tutt'oggi, la valenza concettuale dei due concetti non è ancora oggetto di univoca interpretazione: non di rado se ne riscontra un impiego improprio, laddove ipotesi di general jurisdiction vengono individuate in fattispecie che, il più delle volte, avrebbero potuto essere meglio (e più correttamente) inquadrate nella classificazione antagonista: v. TWITCHELL, cit., 629-38.
32 E' significativo che la sentenza impugnata avesse taciuto sul punto.
33 Il problema è sentito proprio con riguardo alle persone giuridiche non residenti: v. L. Brilmayer & K. Paisley, Personal jurisdiction and substantive legal relations: corporations, conspiracies and agency, in Cal. L. Rev., 74 (1986), 1.
34 Sono tre le ipotesi in cui l'assoggettamento alla giurisdizione statale del convenuto non residente può dipendere dal suo rapporto con un soggetto terzo: se la natura del rapporto si rivela tale che i contatti fra il terzo ed il foro inducono a ritenere ragionevole l'esercizio di giurisdizione nei confronti del convenuto (cd. attribution theory); se, ricorrendo alla dottrina del piercing the corporate veil, le separate entità giuridiche della società convenuta e del terzo rivelano di appartenere in realtà ad un unico soggetto (c.d. merged theory); se il terzo, in virtù del legame giuridico con il soggetto non residente, può essere considerato il sostituto di quest'ultimo (c.d. substitution theory); v. BRILMAYER & PAISLEY, cit., 2.
35 "Under the attribution theory, only the precise conduct shown to be instigated by the parent is attribuited to the parent; the rest of the subsidary's actions still pertain only to the subsidary", così Brilmayer & Paisley, cit., 12. Alimenta i nostri dubbi anche Rose, cit., 1574: "Courts corrently presume that the subsidary's contacts should not be attribuited to the parent, unless the parent has exercised a great deal of control over the subsidary".
36 Sul punto, la motivazione in rassegna così si esprime: "TAC was carrying out its statutory duty under the Amateur Sports Act and was not acting as the IAAF's agent when it intervened. There is no indication that the IAAF authorized or even requested TAC to appear. Indeed, the IAAF had consistently refused to appear and had taken the position that the district court lacked jurisdiction over the entire proceeding. We conclude that TAC appeared solely in its role as the national governing body under the Amateur Sports Act.".
37 Il metodo seguito dalla corte, come accade per tutti i palinsesti valutativi disegnati dalla prassi giurisprudenziale, sconta però i rischi proprî di ogni schematizzazione: in prosieguo non si mancherà di evidenziarli.
38 Si tratta del criterio del purposeful availment, apparso per la prima volta in Burger King Co. v. Rudzewicz (cit., supra, nt.29). La ratio del criterio è ben chiarita nella concurring opinion di Justice STEVEN: "By requiring that individuals have 'fair warning that a particular activity may subject [them] to the jurisdiction of a foreign sovereign', the Due Process Clause 'gives a degree of predictability to the legal system that allows potential defendants to structure their primary conduct with some minimum assurance as to where that conduct will and will not render them liable to suit'". Per una discussione critica, che mette in luce le difficoltá di interpretare e delineare il significato della condotta del convenuto in relazione alla manifestazione del consenso giurisdizionale, v. L.BRILMAYER, Consent, contract, and territory, in Minn. L. Rev., 74 (1989), 1.
39 L'indagine è pertanto ammissibile solo in una prospettiva di specific jurisdiction. In Roth v. Garcia Marquez [942 F.2d 617, 621 (9th Cir. 1991)], il Ninth Circuit non riscontrò il purposeful availment perché i viaggi del celebre scrittore sudamericano in California non avevano lo scopo di negoziare il contratto da cui nasceva la controversia.
40 Sottocriterio di quest'indagine è la foreseebility (o predictability). L'idea è stata sviluppata da Justice Steven in Shaffer v. Heitner, 433 U.S. 186, 218 (1977): "(I)f I visit another State, or acquire real estate or open a bank account in it, I knowingly assume some risk that the State will exercise its power over my property or my person while there. My contact with the State, thought minimal, give rise to predictable risks.", per essere successivamente ripresa ed enfatizzata dallo stesso estensore in World-Wide Volkswagen. Per una critica, che sottolinea l'inafferrabilità del criterio in discorso v. la dissenting opinion di Justice BRENNAN in World-Wide Volkswagen (cit., supra, nt.29).
41 L'importanza di questa "legittima aspettativa" del convenuto è favorevolmente analizzata in chiave di efficienza economica (limitando, però, il rilievo all'ipotesi di liability judgement) in uno studio di L.Brilmayer, How contacts count: Due Process limitations on state court jurisdiction, in Sup. Ct. Rev., 1980, 77, spec. 94-96.
42 Per uno studio critico che, evidenziando le contraddizioni di quest'approccio, propugna il ritorno ad un'idea autoritativa della giurisdizione coniugata con l'assetto federale dell'ordinamento statunitense v. Stein, cit. La dottrina del "consent" è stigmatizzata anche da Perdue, Personal jurisdiction, cit., 536.
43 Una diversa lettura del purposeful availment sembra emergere da uno degli ultimi casi discussi dalla Supreme Court in tema di personal jurisdiction. La majority opinion di Burnham v. Superior Court (cit., supra, nt. 29), infatti, spingendo fino alle estreme conseguenze l'approccio contrattualistico alla giurisdizione, sembra depurare la consent teory dalla necessitá di presupporre l'esistenza di un consenso del convenuto (per quanto espresso implicitamente) all'idea di essere sottoposto alla giurisdizione del locus fori. Nell'argomentazione seguita dall'estensore -- Justice BRENNAN --, il consenso del convenuto sorge a monte, in modo pressocché oggettivo, dalla circostanza che quest'ultimo abbia accettato i benefici rivenientigli dal suo contatto con lo stato. L'obbligazione giurisdizionalmente vincolante del convenuto sorge cosí in modo automatico, obbediendo agli schemi di un sinallagma funzionale che elimina la necessitá di giustificare la prefigurazione volontaristica sottesa al concetto di foreseebility. In dottrina l'argomento è stato, peròperó, aspramente criticato: v. MAIER & MCCOY, cit., 275; nonché PERDUE, Personal jurisdiction, cit., 541. Ad un livello ancora più alto, la critica di L. BRILMAYER, Rights, fairness and choice of law, in Yale L.J., 98 (1989), 1277, 1304, che mette in luce la circolarità dell'argomento con una sofisticata analisi della legittimazione concettuale della sovranità statale ad imporsi su un individuo che non sia territorialmente legato a quella sovranità.
44 Rose, cit., 1554.
45 Per il concetto di reasonable expectations, si veda la sofferta decisione resa dalla Supreme Court in Allstate Insurance Company v. Hague, 449 U.S. 302 (1981), ed in particolare il commento di A.HILL, Choice of law and jurisdiction in the Supreme Court, in Colum. L. Rev., 81 (1981), 967.
46 In materia, la maggiore, intriseca complessità dell'approccio "soggettivistico" statunitense -- fondato sul difficile accertamento del purposeful availment del convenuto -- rispetto alle corrispondenti guidelines giurisdizionali rinvenibili negli ordinamenti civilian può apparire, a prima vista, inconfutabile. Ciò non di meno, la comparazione dimostra che ogni regola cela le sue insidie: v. i rilievi comparatistici in tema di regole giurisdizionali applicabili all'ipotesi di diffamazione da mass media contenuti in SCHLESINGER, BAADE, DAMASKA, HERZOG, cit., 391.
47 Cfr., infra, nt.93.
48 Illuminante sotto questo profilo è la majority opinion di Justice Rehnquist in Calder v. Jones (cit., supra, nt.29) -- che non a caso, come si vedrà in prosieguo, è parzialmente riprodotta nella sentenza in rassegna. Mette però in luce le contraddizioni di questo tipo di approccio STEIN, cit., 727.
49 Una giurisprudenza piuttosto recente: il criterio è stato elaborato per la prima volta dalla corte del Ninth Circuit in Shute v. Carnival Cruise Lines, 897 F.2d 377, 385 (9th Cir. 1990), rev'd on other grounds, 499 U.S. 585 (1991). Peraltro, la recente analisi di Rose, cit., 1568, ne riscontra l'adozione anche presso altre Court of Appeal, fra cui quella del Sixth Circuit: Creech v. Roberts, 908 F.2d 75, 80 (6th Cir. 1990).
50 Con esso, l'analisi giurisdizionale sul comportamento illecito del convenuto non residente tende a spostarsi sul piano oggettivo e si colloca in una prospettiva d'indagine che ha riguardo alla consistenza del nesso di causalità fra la condotta illecita (verificatasi fuori dallo stato) e l'evento dannoso (prodottosi nello stato); v. ROSE, cit., 1545, nonché M.M.MALONEY, Specific personal jurisdiction and the "arise from or relate to" requirement... What does it mean?, in Wash. & Lee L. Rev., 50 (1993), 1265, 1277. L'approccio eziologico del but for test è stato, però, aspramente criticato: v. L.BRILMAYER, Related contacts and personal jurisdiction, in Harv. L. Rev., 101 (1988), 1444.
51 Cfr., supra, nt.25.
52 La gradazione dei contatti fra il convenuto ed il foro idonei ad integrare la relatedness è stata trasposta in assi cartesiani da Richman -- A sliding scale, cit., 1336 -- per proporre un modello applicativo fondato sulla relazione inversamente proporzionale fra la quantità e la qualità dei contatti del convenuto con il foro e l'apprezzamento del grado di connessione fra la cause of action azionata dall'attore e quegli stessi contatti. Secondo questo modello, di fronte a contatti "forti" dal punto di vista qualitativo e quantitativo, una corte avrebbe la possibilità di essere meno severa nell'apprezzare la connessione di tali contatti alla causa petendi dedotta nell'atto introduttivo di giudizio. Viceversa, contatti "deboli" preluderebbero ad una maggiore intransigenza valutativa. La teoria, per inciso, dimostra il livello di sofisticazione raggiunto dalla scolarship statunitense nell'analisi della personal jurisdiction.
53 Il termine è di Twitchell, cit., 643. Con esso, l'autrice identifica quelle liti in cui il complaint non censura una condotta del convenuto non residente che ha materialmente avuto luogo nel locus fori, ma, piuttosto, guarda alle conseguenze (prodottesi all'interno dello stato) di una condotta che il convenuto ha posto in essere altrove, anche quando quest'ultimo non abbia mai messo piede nel territorio statale.
54 Che hanno calcato i ruoli decisionali della Supreme Court: v. i casi Burger King v. Rudzewicz, Asashi Metal Industries Co. v. Superior Court e World-Wide Volkswagen v. Woodson (cit., supra, nt.29).
55 Il concetto è ben chiarito da due passaggi delle majority opinions di, rispettivamente, Burger King e Asashi Metal. Nella prima, Justice Brennan affermava: "(J)urisdiction is proper, however, where the contacts proximately results from action by the defendant himself that create a 'substantial connection' with the forum state...(T)hus where the defendant 'deliberately' has engaged in significant activities within a State...or has created 'continuing obligations between himself and resident in the forum,...he manifestly has availed himself of the privilege of conducting business there" (cit., supra, nt. 29, 487). Nella seconda, Justice O'CONNOR ribadiva: "'(T)he substantial connection' between the defendant and the forum State necessary for a finding of minimum contacts must come about by an action of the defendant purposefully directed toward the forum state" (cit., supra, nt.29, 1033).
56 L.W.Abramson, Clarifying "Fair Play and Substantial Justice": how the courts apply the Supreme Court standard for personal jurisdiction, in Hastings Const. L. Q., 18 (1991), 441.
57 In questo senso, Shack (cit., 26) definisce il criterio in discorso un "party-indipendent standard".
58 Il "decalogo" della reasonabless è tratto dalla majority opinion di Justice White in World-Wide Volkswagen (cit., supra, nt.29), che si esprimeva in questi termini: "(I)mplicit in this enphasis on reasonabless is the understanding that the burden on the defendant, while always a primary concern, will in appropiate case be considered in light of other relevant factors, including the forum State's interest in adjudicating the dispute; the plaintiff's interest in obtaining convenient and effective relief...the interstate judicial system's interest in obtaining the most efficient resolution of controversies; and the shared interest of the several States in furthering fundamental substantive social policies." (id., 292).
59 Principio che il lessico degli scholar, sulla scia dell'assimilazione apertamente avallata nella motivazione di Burger King (cit., supra, nt. 29, 476-78), tende ormai ad identificare -- tout court -- con l'arcinota espressione di International Shoe "fair play and substantial justice": v. Abramson, cit., 443.
60 Ricorrendo ad una metafora, l'impressione potrebbe essere quella di un'ipotetica griglia di domande giurisdizionali in cui il processo decisionale si compia sommando i valori parziali rivenienti da ciascuna risposta.
61 In una visuale storica più approfondita i ruoli dovrebbero essere invertiti, se è vero che il concetto di ragionevolezza, trovando il suo referente ideale nella natural justice del common law, preesiste all'enunciazione costituzionale della Due Process Clause: sul punto v. Conison, cit., 1166.
62 In Hutchinson v. Chase & Gilbert, Inc. [45 F.2d 139 (2d Cir. 1930)], la majority opinion del famoso giudice statunitense, pur non ripudiando l'allora imperante dogma della presence, avvertì esplicitamente la necessità di immettere nel giudizio giurisdizionale un criterio d'indagine che consentisse di stimare l'inconveniente prodotto al convenuto non residente dalla necessità di difendersi in un foro estraneo. Illuminanti sono -- a questo proposito -- le parole di LEARNED HAND: "(T)his...appears to us to be really the controlling consideration, expressed shortly by the word 'presence', but involving an estimate of the inconveniences which would result from requiring it to defend, where it has been sued. We are to inquire whether the extent and continuity of what he has done in the state in question has make reasonable to bring it before one of its court" (id., 141).
63 Presence e doing businness: v., supra, nt.15.
64 International Shoe, cit., supra, nt.6, 317.
65 Come rileva Conison (cit., 1200): "(T)he minimum contacts inquiry of International Shoe was intended as a reasonabless inquiry, adapted from Hutchinson's restatement of the general law of doing businness. Requirements of both minimum contacts and reasonabless count reasonabless twice" (il corsivo è dell'autore).
66 Sotto questo profilo, va quindi registrata con cautela l'attitudine ordinante, manifestata da alcuni scholar (v. ad es. Abramson, cit., 445), a descrivere l'indagine giurisdizionale come un procedimento a fasi successive in cui l'analisi volta ad accertare la sussistenza dei minimum contacts è considerata propedeutica alla verifica della ragionevolezza. E' significativo, del resto, che un acuto osservatore continentale (SHACK, cit., 26), accennando alla distinzione metodologica (ed al tempo stesso concettuale) fra il test sui minimum contacts e quello sulla reasonabless, si sia così espresso: "...the question seems futile whether minimum contacts and reasonabless are one or separate tests. The courts surely will find a tiny, meta-phisical minimum contact if they think is reasonable".
67 Sarebbe dunque in errore chi, nel tentativo di descrivere il ragionamento seguito da una corte statunitense per valutare la sussistenza della propria personal jurisdiction su di un convenuto non residente, considerasse i singoli fattori confluiti nel jurisdictional reasoning come monadi isolate.
68 Tuttavia, in tempi già lontani, la Supreme Court relativizzò questa preoccupazione adattandola al progresso tecnologico. In McGee v. International Life Ins. Co., 355 U.S. 220, (1957), la majority opinion di justice Black non mancò di rilevare, infatti, che "modern trasportation and communication has made it much less burdensome for a party sued to defend himself in a state where he engages in economic activity" (id., 222-23). Sul punto v. J.A.MARTIN, Restating territorial jurisdiction and venue for state and federal courts, in Cornell L. Rev., 66 (1981), 411, nonché SMIT, Common and civil rules, cit., 350.
69 Abramson (cit., 450) rileva come il riscontro del purposeful availment possa oggi indurre una corte a rovesciare la premessa logica su cui viene valutato il maggior onere imposto al convenuto dalla trasferta difensiva: "(A)s long as the Court finds that a defendant has satisfied the 'purposeful availment requirement', the Court may be implicity stating that any burden on the defendant is reduced as a result of the defendant's election to engage in the conduct which led to the filing of the lawsuit".
70 "The unique burdens placed upon one who must defend oneself in a foreign legal system should have significant weight in assessing the reasonabless of stretching the long arm of personal jurisdiction over national borders" v. Asashi Metal Industries Co. v. Superior Court, 480 U.S. 102, 114 (1987).
71 La giurisprudenza delle lower court ha sovente avallato questo ragionamento facendo riferimento al concetto di "ongoing activity in the forum state" (v. Abramson, cit., 449). La logica sottostante é, ancora una volta, quella di una giurisdizione negoziata, che dà rilievo al comportamento concludente del convenuto. Il quale, se "frequenta" operativamente un territorio, ne accetta implicitamente il complesso di regole che lo governa. Il rischio é, però, che, in tal modo, si finisce per rendere ragionevole l'esercizio di giurisdizione in base ad un sillogismo che (re)incaglia l'analisi giurisdizionale nelle (già lumeggiate) secche concettuali della general jurisdiction.
72 Cfr. Schlesinger, Baade, Damaska, Herzog, cit., 383.
73 Cfr. P.J. Borchers, Comparing personal jurisdiction in the United States and the European Community: lesson for american reform, in Am. J. Comp. L., 40 (1992), 121, 128.
74 L'autore di questa notazione (Smit, Common and civil rules, cit., 351) giustificava la scelta di privilegiare la posizione del convenuto, assumendo l'esistenza di un disfavore diffuso verso chi disturbi la tranquillità sociale promuovendo una lite. L'assunto è stato però efficacemente rovesciato (PERDUE, Personal jurisdiction, cit., 555), mettendo in luce come, sul presupposto che le controversie esistono prima e non a causa della lite giudiziale, l'ordinamento americano favorisca l'accesso alla giustizia e consideri la litigation un'attività socialmente utile.
75 Cfr., sul punto, J.Gottlieb, In search of a link between Due Process and jurisdiction, in Wash. U.L.Q., 60 (1983), 1291, 1298.
76 "Individual claimant are at a severe disadvantage if they must follow defendants to a distant place in order to hold them legally accountable": così McGee v. International Life Insurances Co., 355 U.S. 220, 223 (1957).
77 Interesse che, peraltro -- come dimostra il case law --, può indurre una corte ad invertire la valenza giurisdizionale della reasonabless ed a stabilire la giurisdizione del foro adito, quando si ritenga che la riproposizione del giudizio presso un'altra giurisdizione diminuisca in modo sostanziale le possibilità dell'attore di ottenere giustizia: sul punto v. ABRAMSON, cit., 456.
78 In Insurances Corp. of Ireland v. Compagnie des Bauxites de Guinee (cit., supra, nt.29, 702) la S.C., nella majority redatta da Justice White e avallata dalle concurring opinion di sette suoi colleghi, ha affermato che "(T)he personal jurisdiction requirement recognizes and protect an individual liberty interest", specificando poi in Burger King v. Rudzewicz (cit., supra, nt.29, 471-72) che "(T)he Due Process Clause protects an individual's liberty interest in not being subject to the binding judgements of a forum with which he has established no meanigful 'contacts, ties, or relations'".
79 Quanto dire che la personal jurisdiction presupporrebbe un due process right declinato in senso sostanziale piuttosto che procedurale. V'é però chi ha messo in rilievo (Perdue, Personal jurisdiction, cit., 535), che, così ragionando, occorrerebbe spiegare perché l'essere assoggettato all'esercizio di giurisdizione di una corte rappresenti una privazione della libertà, almeno quando il convenuto, avendo ricevuto regolare notifica, sia stato messo nelle condizioni di difendersi in giudizio.
80 Cfr. Asashi Metal Industries Co. v. Superior Court e Burnham v. Superior Court (entrambe cit., supra, nt. 29).
81 Conison, cit., 1194.
82 Il rilievo, del resto, non era sfuggito a Justice Black, che nella sua concurring opinion nel landmark International Shoe scriveva, con autorevole prosa argomentativa: "I believe that the Federal Constitution leaves to each State, without any 'ifs' or 'buts', a power to tax and to open the doors of its courts for its citizens to sue corporations whose agents do businness in those States. Believing that the Costitution gave the State this power, I think it a judicial deprivation to condition its exercise upon this Court's notions of 'fair play', however appealing the term may be. Nor I can stretch the meaning of due process so far to autorize this Court to deprive a State of the right to afford judicial protection to its citizens on the ground that it would be more 'convenient' for the corporation to be sued somewhere else" [cit., supra, nt.6, 324-25 (Black, J., concurring)].
83 Una delle rare applicazioni degli strumenti giuseconomici al problema della jurisdiction si rinviene in Perdue, Personal Jurisdiction, cit., 552. L'autrice si fa carico di sconfessare con gli insegnamenti di COASE l'argomento dei c.d. "undue burdens", per il quale favorire una giurisdizione "aggressiva", attribuendo all'attore-consumatore la possibilità di evocare in giudizio presso una corte domestica il convenuto-produttore, potrebbe indurre quest'ultimo ad aumentare artificiosamente il prezzo di vendita per assorbire il rischio (ed i costi) della distant litigation, con l'effetto di falsare il gioco concorrenziale interstatale.
84 Cfr. la casistica riportata da Abramson, cit, 451.
85 Il c.d. legitimate state interest è stato l'argomento forte che ha segnato la giurisprudenza della Supreme Court nel periodo immediatamente successivo ad International Shoe: ne sono esempi Mullane v. Central Hanover Bank & Trust Co., 339 U.S. 306 (1950) e McGee v. International Life Insurance Co., 355 U.S. 220 (1957).
86 In Burger King v. Rudzewicz, la Supreme Court sottolineava che il foro della Florida, adito dalla multinazionale dell'hamburger, "...had a manifest interest in providing its residents with a convenient forum for redressing injuries inflicted by out-of-state actors" (cit., supra, nt.29, 483).
87 Coase, questa una volta, sarebbe scomodato invano: motivo ispiratore dell'attitudine dimostrata dalle corti è, piuttosto, la visione federalistica del processo di allocazione del potere giurisdizionale immessa nel caleidoscopico circuito concettuale della reasonabless da un brano della celeberrima majority di International Shoe. L'inciso "... be reasonable, in the context of our federal system of governament,..." (cit., supra, nt.6, 317), ha dovuto attendere 40 anni per essere elevato, nella motivazione di World-Wide Volkswagen, a chiave di lettura della Due Process Clause: "...the Due Process Clause, acting as an instrument of interstate federalism, may sometimes act to divest the State of its power to render a valid judgement" (cit., supra, nt.29, 294).
88 Cfr. Abramson, cit, 460.
89 La formula enunciata (ma non sviluppata) in World-Wide Volkswagen, è stata ripresa e chiarita dalla Supreme Court nella majority opinion di Asashi Metal Industries Co. v. Superior Court, 107 S. Ct. 1026 (1987): "World-Wide Volkswagen also admonished courts to take into consideration the interests of the 'Several States', in addition to the forum state, in the efficient judicial resolution of the dispute and advancement of substantive policies. In the present case, this advice calls for a court to consider the procedural and substantive policies of others nations whose interests are affected by the assertion of jurisdiction by the California court. The procedural and substantive interests of other nations in a state court's assertion of jurisdiction over an alien defendant will differ from case to case. In every case, however, those interests, as well as the Federal interest in its foreign relations policies, will be best served by a careful inquiry into the reasonabless of the assertion of jurisdiction in the particular case, and an unwillingness to find the serious burdens of an alien defendant outweight by minimal interests on the part of the plaintiff or the forum State. 'Great care and reserve should be exercised when extending our notion of personal jurisdiction into the international field'" (id., 1034-35).
90 Come ricavare il crinale valutativo su cui risolvere questo contrasto (ove ritenuto sussistente) resta però incerto. In Asashi, infatti, la peculiarità della fattispecie (un produttore di pneumatici taiwanese, chiamato a rispondere di product liability da un attore californiano, aveva chiamato in garanzia davanti alla corte della California il subfornitore di valvole di pneumatici giapponese -- la Asashi Metal Industries Corporation) rendeva estremamente sottile il link giurisdizionale e, soprattutto, faceva sì che lo stato della California si mostrasse poco interessato a sostenere giurisdizionalmente la chiamata in garanzia richiesta da un convenuto straniero nei confronti di un terzo -- anch'esso straniero -- che, peraltro, non aveva mai intrattenuto alcuna relazione commerciale diretta con il mercato statunitense. Il metro su cui valutare il fattore in discorso sembrerebbe allora potersi ricavare in negativo dall'assenza di un legitimate state interest nel finding giurisdizionale: v. STEIN, cit., 765.
91 Questa interpretazione 'diplomatica' della giurisdizione, pur non venendo apertamente addotta dai giudici del Sixth Circuit per motivare la scelta di cassare la sentenza appellata, percorre sottotraccia il circuito decisionale della pronuncia in rassegna. L'impressione è che la linea difensiva della IAAF (l'offesa alla comunità sovranazionale, la minaccia alla cooperazione internazionale, il richiamo -- pur infondato -- alla convenzione internazionale sul riconoscimento delle sentenze straniere di cui gli Stati Uniti sono firmatari) abbia sortito sul convincimento dei giudici di circuito un effetto molto più penetrante di quanto possa trasparire dalla lettura della sentenza in epigrafe. Solo così si giustifica la chiosa operata a ridosso del dispositivo, nella quale la corte ricorda a Reynolds -- a mo' di bacchettata (o beffa?) finale -- che la convenuta non avrebbe contestato la giurisdizione di una corte inglese se l'atleta l'avesse adita per soddisfare davanti ad un giudice civile la sua sete di giustizia.
92 In attesa dell'editing di questo scritto, la legge 31 maggio 1995 n.218 sulla riforma del sistema del diritto internazionale privato ha completamente modificato il quadrante normativo appena ricordato, abrogando fra le altre, le disposizioni di cui all'art 4 c.p.c.. E' qui possibile (solo) prenderne atto, rinviando -- per un primo approfondimento della novella -- a A.ATTARDI, La nuova disciplina in tema di giurisdizione italiana e di riconoscimento delle sentenze straniere, in Riv. dir. civ., 1995, I, 727.
93 Cfr. Izzo, cit., 193.
94 La corte giustamente sottolinea come, in difetto di questa rappresentazione, il purposeful availment del convenuto non residente non possa neppure essere oggetto di supposizione. Al che -- prendendo a prestito le categorie di indagine sull'elemento soggettivo del reato care alla nostra penalistica -- saremmo fortemente tentati di accostare il processo di accertamento seguito nella fattispecie al rigoroso percorso logico che governa il riscontro del dolo eventuale davanti al giudice penale italiano.
95 Cfr., supra, nt.48.
96 Comprendere perché la corte avverte la necessità di esprimere questa notazione (per negare l'assoggettabilità della IAAF alle corti dell'Ohio) significa arrivare al cuore del meccanismo di valutatazione su cui si gioca il riscontro del purposeful availment da fatto illecito, utile a instaurare il link giurisdizionale. Non si apprezza l'evento sotteso alla diffamazione ed all'interferenza economica alla luce (tipicamente civilistica) della mera idoneità causale del fatto a provocare il danno, bensì lo si valuta con una sensibilità quasi (lo si passi ancora) penalistica, per cogliere in esso la sua capacità di evidenziare la prefigurazione nell'agente degli effetti dannosi della condotta.
97 La copiosa letteratura statunitense in tema di personal jurisdiction sembra oggi concorde solo nell'esprimere la propria insoddisfazione circa l'incapacità -- manifestata negli ultimi lustri dalla Supreme Court -- di enucleare una teorica costituzionale che sappia donare un sostrato concettuale comune ai diversi criteri applicativi avallati in ciascuna pronuncia. Il disagio (solo apparente, visto che ad ogni latitudine i dottori sanno di veder aumentare il loro prestigio in queste situazioni) é perfettamente descritto dalle autorevoli parole di un leading scholar [R.C.CASAD, Personal jurisdiction in federal question cases, in Tex. L. Rev., 70 (1992), 1589, 1589]: "...(T)he Supreme Court's recent decisions on personal jurisdiction are far from satisfactory. In the past fourtheen years, the Court has decided thirteen cases dealing with due process limitations on the bases of state court personal jurisdiction. However, these cases have not given us a coherent philosophical foundation for the costitutional restrictions they recognize. The Court has talked confusingly about such considerations as fairness to the parties, litigational efficency, interstate federalism, territorial power, and protection of state interests. Sometimes the cases seems contradictory. We are not sure whether the Fourteenth's Amendament Due Process Clause in an instrument of interstate federalism...".
98 In questa situazione c'è perfino chi, con consapevole autoironia, propone un nuovo criterio (tanto improbabile, quanto divertente) per determinare la giurisdizione negli Stati Uniti: tracciare una linea retta fra i due fori scelti dall'attore e dal convenuto e ritenere competente la giurisdizione individuata dal punto mediano dell'immaginario segmento, v. J.M.BRUMBAUGH, W.L.REYNOLDS, The straight-line method of determining personal jurisdiction, in J. Legal Ed., 44 (1994), 130.
99 Shaffer v. Heitner, 433 U.S. 186, 219 (1977).
100 In termini giuseconomici, il sabba forense della personal jurisdiction litigation (3900 i soli casi censiti dai reports americani nel periodo 1960-83, v. Casad, cit. supra, nt. 11) rappresenta il costo diretto del sistema, a cui andrebbe aggiunto -- sotto forma di esternalità negativa -- l'effetto perverso che l'incertezza giurisdizionale genera sulla possibilità che le parti possano comporre la lite sottostante al jurisdictional issue in via transattiva.
101 Sorprende constatare come i grandi nomi della letteratura giuseconomica americana non abbiano preso a cuore il problema.
102 Nell'impossibilità di ricadere nella metonìmia descrittiva avvertita intraprendendo questa riflessione, basterà qui rinviare al già citato articolo di BORCHERS (supra, nt.73) oltre che a F.JUENGER, Judicial jurisdiction in the United states and in the European Communities: a comparison, in Mich. L. Rev., 82 (1984), 1195.
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References: sentenza 
 art. 24
 § 4
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