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Timestamp: 2019-10-14 21:35:52+00:00

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By Gustav Ludwig Theodor Marezoll
ViII. La mortis causa donatio § 227.
IX. Acquisto de'legati § 228.
X. Garentia de'legati e de'fedecommessi § 229.
XI. Invalidità de'legati § 230.
I. Introduzione § 231.
II. Bona vacantia § 232.
III. Il caducum § 233.
IV. L'erepticium § 234.
V. Addictio honorum libertatum servandarum causa § 235.
VI. In iure cessio della hereditas § 236.
VII. Usucapio pro herede § 237.
Indice alfabetico delle materie.
Nome, contenuto e scopo delle istituzioni del dritto romano.
Le istituzioni del dritto romano, come corso accademico, van risguardate come un' introduzione non solo per lo studio del dritto romano, ma eziandio per quello della scienza del dritto.
La ragione, per la quale già da secoli nelle nostre Università Io studio del dritto vien cominciato col giure romano (straniero d'origine pe' tedeschi) è storica innanzi tutto; giacchè questo dritto, durante il medio evo, è stato ricevuto in Germania, ed è rimasto persino ai nuovissimi tempi il più importante fondamento della nostra condizione giuridica. Si aggiunge ancora un'altra ragione scientifica, la quale conserverà perennemente il suo vigore ancor quando quella ragione pratico-storica, almeno nel primitivo suo grado, dovesse venir meno. Oltre ciò il dritto romano, a cagione della sua interna eccellenza e del suo conseguente perfezionamento, in sè stesso compiuto sotto il rapporto teorico e pratico, riesce eminentemente più che acconcio ad una regolare introduzione per tutta la scienza del dritto. D' onde il nome Instituzioni, verrà detto nella storia delle fonti del dritto romano (1).
In fine vuolsi dar principio con una introduzione a tutto lo studio del dritto, perchè ad un corso di giure romano è bene premettere alcuni principi propedeutici , che non contengono propriamente dritto romano, ma formano la base comune ad ogni dritto positivo.
IL DIRITTO IN GENERALE, SUA NATURALE ORIGINE,
SUO PROGRESSO E SCIENTIFICA TRATTAZIONE.
// Dritto e lo Stato.
Dritto è tutto ciò che corrisponde all' idea del giusto ed alle sue leggi.
Questa idea del giusto è nella più intima connessità coll'idea del
bene morale. Entrambe si originano, secondo il loro ultimo fondamento, dalla medesima sorgente, dalla ragion pratica dell'uomo, e sono derivazioni di una sola ed eterna verità, secondo la quale gli uomini e come individui e come università sono capaci di un sempre progressivo perfezionamento, al cui acquisto uopo è che si attenti con isforzi continui, sempre raddoppiati. Quindi il dritto e il bene morale si appresentano non contrari fra loro, bene sì come parti di uno stesso tutto che si compiono a vicenda, e che son destinate a rafforzarsi per tutti i lati, ed a far raggiungere con siffatto consociamento di forze i più alti fini proposti all'umana esistenza. Non dee dunque parer cosa strana se i Greci dinotarono col nome generale di Etica la dottrina del dritto e quella della morale, come un tutto scientificamente organato. Nondimeno una separazione di esse è, in astratto, secondo i naturali confini ed altri rapporti in che stanno tra loro, non solo possibile,ma benanco necessaria, così per lavita stessa, come per la scienza.
L'idea del dritto prende varie forme nelle molteplici prove che si fanno ad effettuarla praticamente ed a renderla visibile nella vita dei popoli; le quali v arietà son condizionate parte dal sempre mutabile grado di cultura di un popolo, parte da più altre circostanze esterne. Ma sempre noi la troviamo in istrettissimo legame colla idea dello Stato. Il dritto e lo Stato sono due storici fenomeni, che non mai ci si offrono disgiunti, ma sempre uniti. La ragione si è, che solo nello Stato, cioè solo in una ordinata civile società di uomini formanti de' grandi o piccioli popoli, sotto un' autorità comune, esterna e da tutti riconosciuta, si può attuare nella vita l'idea del dritto. Certo, appartiene all'essenza del dritto, che esso, come tale, sia riconosciuto generalmente dalla comunanza di quelli,che come popolo formano lo Stato,e che, in conseguenza sia vigilato e garentito dall'autorità dello Stato medesimo, siccome organo del consorzio civile. In ciò appunto rilevasi esternamente il carattere del dritto spiccatamente distinto da quello della morale. Entrambe, la dottrina del dritto e quella della morale, convengono in questo, che esse impongono leggi, prescrizioni, alle quali l'uomo, come essere libero e ragionevole, deve sottoporre sè e le sue azioni. Ma i precetti della morale portano in sè, sotto un duplice aspetto, più il carattere di leggi semplicemente individuali; parte perchè, secondo il loro essere, si fondano sull' interna coscienza d' ogni uomo, parte perchè, secondo la loro efficacia, solo dagli stessi individui e dalla loro coscienza son valutati, e perciò capaci unicamente di un interno costrignimento. Al contrario, le prescrizioni di dritto, come quelle che emanano dalla generalità della comunanza civile, quindi dallo Stato, dal popolo, vengono anche sorvegliate come leggi universali da questa medesima comunanza; stantechè l'organo di esse, l' autorità dello Stato, astringe ognuno, quando occorra, ad osservarle per mezzo di esterni provvedimenti.
La quale giuridica costrizione non reca veruna offesa alla dignità della libertà umana, e non è mica in contradizione con essa; chè le prescrizioni del dritto provvengono da quegli stessi che devono osservarie e che concorrono a formare V universalità, e quindi paiono solo come una limitazione della libertà dell'uomo imposta dalla ragione, senzachè la comune libertà giuridica, parte importante della libertà umana, non potrebbe sussistere.
Dritti e doveri di Dritto.
Per attuare l'idea del dritto e della libertà giuridica è necessità, che ad ogni uomo, come cittadino, cioè, come membro della grande comunità dello Stato, si assegni la sua sfera di libertà esterna o di dritto, entro la quale ei debba e possa a suo grado operare senza offendere la eguale sfera del dritto e della libertà altrui. Finchè ei si sta nel cerchio che gli fu assegnato, si comporta sempre giuridicamente, e lo Stato lo garentisce da ogni pregiudizio che altri gli possa arrecare, pregiudizio che suona un torto non tollerabile. Il perchè ognun deve reciprocamente obbligarsi di rispettare la eguale sfera di libertà, la sfera del dritto altrui, e di astenersi da ogni violazione di essa, come da un torto. Quindi si svolge una catena di reciproci dritti e doveri infra tutt' i cittadini, e tutti gli avvince. Gli atti esterni, che cadono nella sfera giuridica assegnata ad un cittadino, e ch' egli ha pur dritto di compiere, garante lo Stato, formano i suoi dritti, jura, nelle loro singole manifestazioni detti benanche facoltà, facoltà giuridiche. I doveri ad esse corrispondenti e che incombono ad altri, sono, come ognun vede, una conseguenza naturale e necessaria di que' dritti. Ciò posto, chi riconosce, come deve, tutt' i dritti altrui, e fornisce convenientemente i propri doveri giuridici, opra secondo il dritto, conforme a giustizia.
Iniuria ex eo dieta est, quod non iure fìat. Omne enim, quod non iure flt, iniuria fieri dicilur. Ulpiah. in fr. I. pr. D. XLVII, 10 de iniur.
Justitia est constans et perpetua voluntas ius suum cuique tribuendi. Juris praecepla sunt haec; honeste vivere, alterum non Jaedere, suum cuique tribuere. Pr. et § 3. Inst. I. 1. de Just, et Jure.
Rapporti di dritto. Dritto Pubblico e Privato.
Dall'idea de' dritti e de' doveri giuridici, svolta più sopra, derivano di necessità certi umani rapporti, o relazioni, in cui stanno giuridicamente tra loro i membri della comunanza civile.
Le si appellano rapporti di dritto, e sono di due specie, come tutta la condizione dell'uomo nello Stato ed inverso allo Stato.
Primamente, l' uomo sia come singolo individuo, come cittadino, rimpetto ad altri singoli individui, suoi concittadini. Da questa condizione si disvolge una quantità di rapporti di dritto degli individui tra loro, i quali rapporti non sembrano aver diretta ed immediata importanza che per quest'essi, come individui, privi, cioè singuli homines, privati, senza che tocchino immediatamente all' interesse di tutto lo Stato. Il perchè lo Stato rimette più o meno all' arbitrio di cotestoro la misura e l'indirizzo di queste giuridiche relazioni; non pone in generale che certi stabili principi, secondo i quali ei vuol vederle riconosciute e giudicate nel miglior modo compatibile col bene comune e con lo scopo generale del dritto. Essi formano il Dritto Privato, Privatum Ius, che ancor bene da'Romani fu detto jus civile.
Ma l'individuo coopera pur egli, come membro, a formare la comunità di tutto lo Stato, e vuolsi in questo riguardo considerarlo più addentro non come individuo, ma come parte integrante di essa. Da ciò risulta una quantità di rapporti di dritto, i quali più o meno mediatamente , ma sempre concernono e interessano l'individuo non già nelle sue relazioni come individuo verso di un altro, ma piuttosto ne'suoi rapporti colla comunità di tutto lo Stato. Questi sono dunque rapporti dello Stato medesimo, e i principi che li governano formano il dritto pubblico, publicum ius. Ad esso appartiene e la politica costituzione dello Stato con le diramazioni speciali che vi si collegano, e la teoria de' singoli poteri del governo, cioè di quei poteri che sono ceduti a' superiori, giusta la costituzione dello Stato, a fin di reggerlo ed attuarne lo scopo fuori e dentro di esso, e finalmente la esatta osservanza di quei principi fondamentali, con cui cotesti poteri vogliono essere esercitati.
Del resto, e ciò si scorge per naturali ragioni, una linea di separazione tra il dritto pubblico e'l dritto privato non può porsi così bene, che non rimangano più cose, che da una parte e per certi rapporti non sembrino appartenere a\ jus privatum, e quindi rimessi all'individuale disposizione privata, e d'altra parte e sotto altri rapporti al jus publicum. Nel quale ultimo dritto si rinvengono molti principi fondamentali, cui lo Stato, per motivi di utilità pubblica, considera come immutabili per guisa che si sottrae assolutamente ad ogni arbitrio privato. Egli è un fatto storico indubitato, che negli Stati non venuti molto innanzi a civiltà gran parte di ciò che propriamente appartiene al dritto pubblico prende forma di semplice dritto privato, e che a poco a poco, posciachè lo Stato acquistò maggiore coscienza della sua condizione e del suo compito, va a ricadere nella sfera del dritto pubblico. Per contrario, vi ha certe condizioni politico-religiose di un popolo, per cui molti rapporti di dritto, che secondo la loro natura appartengono propriamente al dritto privato, assumono una forma la quale sarebbe più propria del dritto pubblico. Entrambi questi fatti sono in ispecialità confermati dalla storia del dritto romano.
L' uomo individuo si offre finalmente e come parte integrante e come membro di quella comunanza religiosa, alla quale si aggrega secondo la sua intima, od almeno esternamente manifestata credenza. Per tal modo egli entra in rapporti religiosi più o meno speciali; c questi , in quanto che non restano generalmente nella sfera della pura

References: § 227
 § 228
 § 229
 § 230
 § 231
 § 232
 § 233
 § 234
 § 235
 § 236
 § 237
In fine
 § 3