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Timestamp: 2019-04-19 08:37:06+00:00

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Martin Luther King Jr. – Elia Spurgeon
Martin Luther King Jr., nato Michael King Jr. (Atlanta, 15 gennaio 1929 – Memphis, 4 aprile 1968), è stato un pastore protestante, politicoe attivista statunitense, leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani.
Martin Luther King nacque ad Atlanta, in Georgia, il 15 gennaio 1929, secondogenito di Martin Luther King Senior (1899-1984), di origini africane e irlandesi, reverendo della chiesa Battista, e di Alberta Williams (1904-1974) organista nel coro della chiesa[1]. Il suo nome legale alla nascita era Michael King come quello di suo padre. Il padre decise di cambiare il nome in Martin Luther King nel 1934 durante un viaggio in Terra santa e in Europa, e che lo portò anche nella Berlino della Germania nazista dove fu affascinato dalla figura del grande riformatore tedesco Martin Lutero. In famiglia il piccolo King continuò ad essere chiamato Mike[2]. Il nonno materno di Martin, il Reverendo Adam Daniel Williams (1861-1931), era pastore nella chiesa in cui venne battezzato, la Ebenezer Baptist Church di Atlanta, mentre sia la nonna paterna, Delia Linsey (1875-1924) che quella materna, Jennie Celeste Parks Williams (1873-1941) frequentarono lo stesso seminario, lo Spellman Seminary. Delia, figlia di due schiavi, James Jim Long (1844-1880) e Jane Linsey (1853-1880), acquisì il cognome della madre, mentre il nonno paterno, James Albert King (1864-1933), proveniva da una famiglia di origine irlandese e africana.
Martin Luther King crebbe ad Atlanta nella Auburn Avenue, la zona borghese della città[3], dove frequentò le scuole elementari Younge street elementary School e David T. Howard Elementary School nella quale si diplomò nel 1940[4]. In seguito frequentò la scuola sperimentale dell’università di Atlanta prima di entrare al Booker T. Washington High School. All’età di soli tredici anni divenne il più giovane vice direttore di un giornale per la collaborazione prestata all’Atlanta Journal[4]. A quattordici anni, come racconta nella sua biografia, di ritorno da un viaggio in autobus a Dublin dove aveva sostenuto una gara oratoria, poi vinta, fu costretto assieme ad altri a cedere il suo posto a passeggeri bianchi saliti a bordo lungo il percorso, rimanendo in piedi per oltre 140 chilometri. Come lui stesso avrebbe affermato, fu una serata indelebile nella sua memoria[5].
A quindici anni riuscì a superare l’esame di ammissione all’Atlanta Baptist College, collegio per neri successivamente rinominato Morehouse College di Atlanta[2], frequentato in precedenza da suo padre e da suo nonno – formalmente senza aver concluso gli studi precedenti – dove si laureò in sociologia nel giugno del 1948[4]. Al college negli anni 1946 e 1948 ottenne due secondi posti al John L. Webb Oratorical Contest. Nel 1946 ottenne un’occupazione estiva all’Atlanta Railway Express Company, da dove si dimise subito dopo che il suo capo bianco lo aveva chiamato con il termine nigger[6]. Durante gli anni in cui frequentava il college pensava al suo futuro: inizialmente voleva diventare avvocato o medico[7], anche se aveva aiutato suo padre per diversi mesi[8] e un suo caro amico, Walter McCall, era deciso a diventare pastore.
Nel 1954, ebbe diverse offerte, sia da alcune chiese[18] che da alcuni college, di cui una dalla chiesa battista di Dexter Avenue a Montgomery, in Alabama, che accettò volentieri. Il 24 gennaio 1954 proferì il suo sermone di prova, con il titolo The Three dimension of a complete life (le tre dimensioni di una vita completa)[19] Il 14 aprile 1954 accetta l’incarico, con un salario di 4.200 dollari all’anno.[20] A venticinque anni Martin Luther King Jr. diventò così il pastore di una delle città nel profondo Sud degli Stati Uniti dove la situazione razziale era tra le più dure. Entrò a far parte della sede locale del NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) e diventò vicepresidente del Consiglio dell’Alabama per i rapporti umani.[21]
La situazione di segregazione e negazione dei più elementari diritti civili alla comunità nera, a Montgomery come in molte altre parti degli USA, aveva già portato molta tensione nella comunità afroamericana. Il 2 marzo del 1955 a Montgomery alcuni bianchi salirono su un autobus;[22] non essendoci posti liberi, l’autista pretese che quattro donne nere, che si erano sedute nei posti di mezzo, si alzassero lasciando il loro posto a quei ragazzi bianchi: due ubbidirono mentre altre due no. Accorsa la polizia a dirimere la questione, Claudette Colvin, una studentessa quindicenne, reclamò i propri diritti, in quanto sedutasi prima, ma venne fatta scendere e arrestata.[23] Il caso viene messo al vaglio di una commissione della comunità afroamericana in cui sedeva anche King, il quale, assieme agli attivisti Edgar Nixon e Clifford Durr, decise di non prendere iniziative per il momento.
L’autobus dove Rosa Parks fu arrestata. Esso è esposto presso l’Henry Ford Museum di Detroit, Michigan.
Ci furono delle trattative in municipio dove King voleva presentare tre punti su cui discutere, fra cui la richiesta di rispettare l’ordine in cui si saliva sui mezzi pubblici, ma venne obiettato dal legale Jack Crenshaw che la loro proposta violava l’ordinanza municipale e non si concluse nulla.[32] Si diffuse un finto accordo tenutosi il 22 gennaio con persone non aderenti al MIA ma si riuscì a smentire l’accaduto in tempo, continuando l’azione di disturbo,[33] mentre il sindaco annunciò in televisione che si doveva combattere il boicottaggio. Il 26 gennaio 1956King si trovava alla guida della propria auto e decise di raccogliere alcune persone con cui condivise il viaggio; notando di essere seguito da un poliziotto cercò di rispettare il codice stradale ma venne fermato, e con il pretesto di eccesso di velocità,[34] arrestato e incarcerato.[35]
Il 13 febbraio 1956 la giuria della contea di Montgomery doveva decidere sulla legalità del boicottaggio, le 18 persone che costituivano la giuria trovarono un accordo il 21 febbraio, facendo riferimento a una vecchia ordinanza del 1921[38], e stabilirono che il boicottaggio era illegale. Cento persone vennero rinviate a processo. King in quel momento si trovava a Nashville, dove stava dando lezioni all’università di Fisk, ma decise di ritornare a Montgomery e fu quindi arrestato,[39] la cauzione venne pagata e King tornò a casa. Il 22 marzo il giudice Eugene Carter fissò la multa da pagare in 500 dollari, a cui si aggiungevano le spese processuali; l’alternativa erano 386 giorni di lavori forzati.[40]
Dietro pressioni delle autorità locali, le compagnie di assicurazione statunitensi decisero che dal 15 settembre avrebbero annullato tutte le polizze delle auto usate per il trasporto di passeggeri. Per ovviare al problema si chiese e si ottenne l’intervento dei Lloyd’s, la compagnia assicurativa inglese.[41] La campagna si concluse dopo un lungo strascico nei tribunali: il 19 giugno 1956, la Corte Distrettuale degli Stati Uniti stabilì (caso Browder v. Gayle) che la segregazione forzata di passeggeri neri e bianchi sugli autobus operanti a Montgomery violava la Costituzione Americana (in particolare contrastando con quanto stabilito dal XIV emendamento). Dalla parte opposta fu chiesto al tribunale federale di intervenire anche sul servizio delle auto, ma senza successo.
Il 13 novembre 1956 la Corte Suprema degli Stati Uniti confermò la decisione della Corte Distrettuale, con approvazione unanime[9]. L’ordinanza abolitiva fu resa esecutiva a Montgomery il 20 dicembre ed il boicottaggio dei bus terminò il giorno successivo, dopo 382 giorni.[42] Il giorno stesso, alle 5.55, King attendeva il primo autobus, salì pochi minuti dopo insieme a Nixon, Abernathy e Glenn Smiley, un prete bianco che sedette al suo fianco.[43] La decisione dei tribunali, accolta con entusiasmo dalla comunità nera, provocò rabbia e sgomento tra gli attivisti razzisti bianchi più estremisti, che risposero con episodi di violenza, tra i quali i lanci di bombe nella chiesa e nella casa dell’amico di Martin Luther King Ralph Abernathy[44].
Martin Luther King, in compagnia di Ralph Abernathy e altri attivisti per i diritti civili della comunità afroamericana, fondò il Southern Christian Leadership Conference (Congresso dei leader cristiani degli stati del Sud).[45] L’obiettivo di questa associazione era di organizzare in modo chiaro e dare un’autorità di riferimento al movimento per i diritti. La SCLC riesce così a riunire e dare una forma precisa al movimento dei vari gruppi di neri che in precedenza avevano come unico riferimento le singole parrocchie della città. Intanto gli attentati continuarono fino al 31 gennaio, quando sette persone bianche vennero arrestate in relazione agli eventi accaduti.[46]
Il reverendo disse che l’aspettava l’avvocato Fred Gray, tentennò e venne arrestato, maltrattato e condotto in prigione.[54] Rilasciato pagando la cauzione venne condannato il giorno dopo al pagamento di 14 dollari o alla prigionia per 14 giorni. Udendo la sentenza King rifiutò di pagare, le sue parole convinsero lo stesso commissario di polizia a pagare di tasca propria la multa e lasciarlo libero.[55] Il 20 settembre 1958, mentre King firmava alcune copie del suo libro Stride toward freedom (“Marcia verso la libertà”) in un negozio di Harlem, venne pugnalato al petto, con un tagliacarte, dalla domestica quarantaduenne Izola Ware Curry, una donna afroamericana disturbata mentalmente.[56] Riportò una ferita profonda. Fu portato all’Harlem Hospital dove rimase per ore ad attendere che gli estraessero la lama dal corpo, e venne operato. King chiese spiegazioni circa la lunga attesa al chirurgo Aubrey Maynard e gli venne risposto che la lama si era conficcata in profondità per cui l’operazione era più complicata del previsto.[57]
Durante il periodo di convalescenza fu ospite del reverendo Sandy F. Ray, vi trascorse alcuni giorni, tornò a Montgomery il 24 ottobre. Viaggiò in India approfittando del fatto che il primo ministro indiano, Jawaharlal Nehru, era in visita negli USA e desiderava conoscere King. Oltre alla consorte fece parte del gruppo anche il suo biografo, Lawrence Reddick, che partì con loro il 3 febbraio 1959, raggiungendo il paese dopo una piccola sosta a Parigi in cui King conobbe Richard Wright. Atterrarono a Bombay il 10 febbraio, ripartirono il 10 marzo[58]. Con la famiglia si trasferì il 24 gennaio ad Atlanta dove King aiutò suo padre. Fu impressionato dall’abilità di due avvocati afroamericani William Ming e Hubert Delaney che vinsero una causa dove la giuria era completamente composta da bianchi: questo fu un caso che fece molto scalpore all’epoca e convinse King dell’efficienza dell’abilità oratoria quando si difendeva la verità[59].
King non sapeva di essere recidivo,[65] per questo venne condannato a quattro mesi di lavori forzati, da scontare al penitenziario di Reidsville: sentenza pronunciata dal giudice J. Oscar Mitchell,[66] l’avvocato che difendeva King era Charles M. Clayton. Grazie all’insistenza di Harris Wofford e alle pressioni di John e Robert Kennedy, King venne liberato il giorno dopo il trasferimento.[67] Alle elezioni presidenziali Kennedy ebbe circa il settanta percento dei voti della comunità nera: nell’agenda del nuovo Presidente degli Stati Uniti entrano così di prepotenza i temi dei diritti civili (voto, lavoro, elezione, …) per gli afroamericani. Grazie anche all’appoggio della Casa Bianca, King e gli altri leader della SCLC proseguono le loro campagne nel Sud degli Stati, soprattutto nel Mississippi e nella Georgia.
Il Congress of Racial Equality (CORE) organizzò un primo gruppo di Freedom Riders che partì da Washington il 4 maggio 1961 in autobus, ma venne attaccato quasi giunto ad Anniston, stato di Alabama. I partecipanti vennero ricoverati in un ospedale. Il 21 maggio del 1961 King[68] tenne un discorso a tal proposito nella sua chiesa[69] mentre era assediato da teppisti, undici membri giunsero poi ad Albany nel dicembre 1961. Nel novembre del 1961 ad Albany, in Georgia, si formò un movimento di lotta anti-segregazionista, entro il quale a dicembre si inserì anche il movimento di lotta non-violenta di King e della SCLC. Il movimento mobilita centinaia di cittadini e la campagna riesce a suscitare, attraverso tecniche di nonviolenza, l’attenzione della cittadinanza e dell’opinione pubblica statunitense e mondiale. Il 15 dicembre 1961 King rispose a un invito di William G. Anderson, leader del movimento, presentandosi ad Albany.
Il giorno dopo venne incarcerato nel corso di un arresto di massa dei manifestanti (700 arresti, le accuse erano quella di disturbo alla quiete pubblica, ostacolo al traffico e aver partecipato a una «dimostrazione non autorizzata»[70]): la sera stessa vennero rilasciati ma i giudici poi confermarono le accuse. Il giudice A. N. Durden lesse la sentenza il 10 luglio: 178 dollari o 45 giorni di lavori forzati (furono condannati in quattro: oltre a King, Ralph Abernathy, Eddie Jackson e Solomon Walker[71]). Il reverendo decise per la prigione, per cui il 23 luglio quando – chiamato da Laurie Pritchett – seppe che la multa era stata pagata, uscì malvolentieri di prigione. La contravvenzione era stata pagata da un non identificato afroamericano e King commentò la notizia dicendo: «era la prima volta che ci buttavano fuori per forza da una prigione»[72]. Per gli incidenti accaduti il 24 luglio il giorno dopo il 25 luglio, King proclamò una giornata di penitenza[73].
King fu arrestato nuovamente il 27 luglio: quel giorno stava partecipando a una veglia in compagnia fra gli altri di Slater King e Anderson davanti al municipio, davanti a numerosi giornalisti, lo sceriffo li aveva invitati nel suo ufficio. Al loro rifiuto vennero incarcerati,[74] avrebbe dovuto partecipare al programma televisivo Meet the press condotto da Lawrence Spivak,[75] ma venne sostituito da Anderson. Le successive riunioni si tennero in prigione. Gli arresti continuarono nei giorni successivi, dopo la sentenza del 10 agosto, con sospensione condizionale della pena, si decise di annullare le marce previste. Sebbene non avesse raggiunto l’obiettivo prefissato, la campagna di Albany mostrò per la prima volta il sostegno che una ben organizzato impegno non-violento poteva fornire alla lotta del movimento nazionale per i diritti civili.
Sotto la guida del reverendo Wyatt Tee Walker, direttore esecutivo della SCLC nel periodo 1960-1964, inizia a Birmingham, in Alabama, una campagna per la promozione dei diritti civili degli afroamericani, per eliminare le politiche sociali, civili ed economiche segregazioniste del paese, era divenuta un simbolo, pensando anche alle affermazioni del governatore dell’Alabama George Wallace.[76] King incontrò Walker, Fred Shuttlesworth, che in precedenza aveva fondato l’ACMHR, ovvero il Movimento cristiano dell’Alabama per i diritti umani e Abernathy al numero 29 del motel Gaston, luogo di incontri anche in passato. Insieme stilarono il progetto C.[77] che prevedeva una serie di sit-in e marce costringendo la polizia all’arresto dei manifestanti.
Un tipico sit-in consisteva in entrare in un locale “proibito” ai neri, sedersi sul pavimento finché la polizia non interveniva per sgombrare: gli attivisti non reagivano alle violenze verbali e fisiche della polizia, ma si lasciavano trascinare fuori dai locali fino alle prigioni.[9] Il 3 aprile 1963250 volontari[78] manifestarono occupando ristoranti e negozi guidati da Fred Shuttles. Bull Connor che aveva perso pochi giorni prima alle elezioni contro Albert Burton Boutwell al ballottaggio, motivo per cui si era deciso di posticipare l’iniziativa, si oppose a tale decisione arrestando 20 persone.[79] le proteste e gli arresti continuarono nei giorni seguenti, il 10 aprile il tribunale emise un’ingiunzione che obbligava i dimostranti a terminare ogni manifestazione, la risposta di King fu la disobbedienza civile: disobbedire alle leggi che si ritenevano ingiuste, subendone le conseguenze penali.
Il 12 aprile si decise di marciare sicuri di andare in prigione: con King Ralph Abernathy e 50 persone partirono dalla chiesa di Zion Hillcantando fino all’incontro con la polizia e l’arresto, così si riempiva oltremodo le prigioni della città.[80] Dalla prigione stilò la sua celebre Lettera dalla prigione di Birmingham[81] che fu pubblicata come risposta al An Appeal for Law and Order and Commons Sense pubblicata sul Birmingham News[82] Nel suo scritto dove citava gli esempi sulle leggi ingiuste di Sant’Agostino «una legge ingiusta non è legge» e Tommaso d’Aquino affermando che se un individuo che ritiene, in coscienza, una legge ingiusta ed è disposto al carcere per dimostrare il suo dissenso rispetta in realtà la legge.
Ricorda che la disubbidienza civile non sia una novità, citando ad esempio la rivolta del Tè di Boston e risponde a chi gli avrebbe scritto che il tempo gli avrebbe dato ragione e che non doveva accelerare i tempi, perché «i tempi sono sempre maturi per fare quel che è giusto»[83]. Dopo 8 giorni King e Abernathy uscirono di prigione, la campagna riprese. King ritornò su una sua vecchia idea, quella di coinvolgere adolescenti e bambini. Si trattava della “Crociata dei bambini”, dopo alcune marce che coinvolgeva pochi bambini[84] da un’idea di Jim Bevel si organizzò il D-Day il 2 maggio,[85] a cui parteciparono migliaia di bambini e ragazzi di età sino a 18 anni, gli arresti furono circa 1.000,[86] mentre la popolazione bianca rimase neutrale.
Intervennero Burke Marshall e Joseph F. Dolan a dirimere la questione, intanto durante un incontro tenutosi il 7 maggio ci fu un’altra protesta civile, tanto numerosa fu la partecipazione che le prigioni non bastarono a contenerli tutti. Di fronte a tale spettacolo si iniziò a cercare un accordo e il 10 maggio stabilirono 4 punti a firmarono il patto: nei punti decisi si stabilì l’abolizione del segregazionismo nelle tavole calde e nelle toilette e assunzione senza discriminazione nelle imprese[90][91]. Saputo di tale sottoscrizione ci furono rappresaglie: un attentato dinamitardo contro la casa del fratello di Martin Luther, A. D. King e la stanza del motel che veniva utilizzata frequentemente dal reverendo.
Si parlò in questo senso di partecipazione dei Big Six, leader delle sei grandi organizzazioni per i diritti civili, a un’unica manifestazione; assieme a King (SCLC) c’erano: Roy Wilkins (NAACP), Whitney Young (NUL), A. Philip Randolph (Brotherhood of Sleeping Car Porters), John Lewis (Student Nonviolent Coordinating Committee-SNCC) e James L. Farmer Junior (CORE). John F. Kennedy fu inizialmente contrario alla marcia temendo possibili incidenti, ma poi, comprendendo i motivi per cui i sei grandi volevano parteciparvi, finì con l’appoggiarla.[96] La folla poté assistere alla stretta di mano tra Kennedy e i leader della SCLC e al celebre discorso “I have a dream” di King, preparato sino a poche ore prima di quella stessa giornata,[97] che divenne il discorso-simbolo della marcia ed uno dei più famosi della storia oratoria americana, paragonabile ad esempio all'”Infamy Speech” di Roosevelt.
Pochi giorni dopo il 15 settembre 1963 ci fu un attentato dinamitardo contro una chiesa di Birmingham, in cui persero la vita quattro bambine afroamericane.[99] King incontrò John Kennedy dopo l’attentato il 19 settembre 1963, il 22 lo stesso reverendo tenne un’omelia per le bambine morte. Il 22 novembre 1963 l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy scosse l’America e King, che nel suo discorso affermò che l’odio è contagioso come un virus che deve essere fermato: “Più che chiedersi chi l’abbia ucciso ci si doveva chiedere cosa lo avesse ucciso”[100].
Altre importanti occasioni di protesta avvennero a St. Augustine, in Florida, nel 1964: il 9 febbraio 1964 fu Robert Hayling, che guidava il movimento dei diritti civili, a chiedere l’intervento della SCLC, giunsero prima Hosea Williams ed in seguito lo stesso King intervenne.[101] Vi furono molte manifestazioni che portarono a 285 arresti,[101] il 28 maggio il reverendo in un suo discorso chiese aiuto. Lo stesso King andrà in prigione l’11 giugno,[102] mentre uscì il suo libro We Can’t Wait. Si decise di chiedere l’intervento del governatore, ottenendo una commissione composta da quattro membri il cui compito era quello di vagliare la situazione e trovare il modo di risolvere i problemi razziali.[103].
Saputo di ciò le proteste cessarono in attesa dell’esito. Gli attivisti lasciarono la città quando seppero dell’imminente disegno legislativo sui diritti civili nazionale e della Civil Rights Act firmata dal nuovo presidente Lyndon Johnson. Il 21 giugno 1964 scomparvero alcuni attivisti,[104]nello stato del Mississippi, alle porte della manifestazione Estate della libertà. King decise di visitare alcune città dello stato dopo aver dichiarato pubblicamente, il 16 luglio di essere contrario alla candidatura di Barry Goldwater[105] Viaggiò in molte città dello stato fra cui Greenwood,[106] per giungere dopo varie tappe a Philadelphia, luogo dove gli attivisti furono uccisi. Nel viaggio apprezzò gli sforzi della manifestazione estiva.[107]
Il Partito Democratico della Libertà del Mississippi (MFDP) avanzò delle richieste alla commissione per l’accreditamento del Partito Democratico nazionale cercando di ottenerne il riconoscimento ufficiale. King tenne un discorso in favore.[108] Martin Luther King conobbe Malcolm X il 26 marzo 1964 scambiandovi poche parole:[109] l’attivista, portatore di una linea aggressiva, criticava la nonviolenza praticata da Martin Luther; il pastore vedeva in lui una vittima del sistema che induce a far sentire gli afroamericani dei nessuno e reagire senza comprendere la differenza fra il non opporre resistenza e opporre una resistenza non violenta.[110] A Selma, in Alabama, il 5 febbraio 1965 Malcolm X parlò con Coretta dimostrandosi più interessato alla non violenza e pochi giorni dopo, il 21 febbraio, venne ucciso.[111]
Il 10 dicembre 1964, a Oslo, ricevette il premio Nobel per la pace. Nel discorso tenutosi al banchetto celebrativo ad Atlanta, il 27 gennaio 1965, affermò che doveva tornare a valle intendendo che se si fosse ritirato una volta ottenuto il massimo riconoscimento, si sarebbe ritirato all’apice, alla vetta.[112]
1. Il controllo delle amministrazioni locali era affidato a personaggi quali lo sceriffo di Selma, Jim Clark, di idee segregazioniste;[113]
2. Le ordinanze (come quelle sui cortei) impedivano di fatto agli afroamericani di riunirsi;
3. La difficoltà di iscriversi nelle liste per il voto, in riferimento al fatto che nella sola contea di Dallas invece dei 15.000 afroamericani erano iscritti solo 335;[114]
4. Gli elettori dovevano sottoporsi ad un esame che doveva servire per comprendere se l’elettore sapesse scrivere e leggere, ma che in realtà era diventato arduo superare.[115]
Si organizzarono delle marce a Selma e Marion, a cui fecero seguito migliaia di arresti; anche King venne arrestato insieme ad oltre duecento persone mentre tentava di raggiungere il tribunale.[118] Dalla prigione diede le sue direttive a Joe Lowery, che doveva chiedere l’intervento del governatore della Florida Leroy Collin, e a Walter Fauntroy che doveva contattare il Presidente.[119] Per trovare un accordo incontrò più volte il vicepresidente Hubert H. Humphrey e il ministro della Giustizia Nicholas Katzenbach, intanto si susseguivano episodi di violenza, fra cui l’uccisione di Jimmie Lee Jackson[120] il 26 febbraio, e il pestaggio dei manifestanti al ponte Edmund Pettus il 7 marzo.[121]
Le marce continuarono (in una di esse King riferisce di aver sfilato con i Blackstone Rangers che colpiti dai lanci di materiale vario continuarono a camminare, anche con tagli e nasi rotti[136]) e lo stesso King il 5 agosto 1966 venne colpito da un lancio di sassi al Gage Park,[137] ma proseguì a tenere testa al corteo nonostante i rischi. Venne organizzato un incontro del 17 agosto con i rappresentanti dell’associazione degli agenti immobiliari del Consiglio delle proprietà immobiliari, durato 10 ore, senza esiti la protesta continuò. Si volse l’attenzione sulle abitazioni fornite agli afroamericani, si lavorò per renderle più accoglienti, grazie alle associazioni di inquilini, che in un anno aumentarono in tutta la città[138] fra i risultati ottenuti sui contratti: cifra fissa, manutenzione e alcuni servizi offerti. Altro obiettivo era quello di risanare i quartieri, una volta restaurati gli edifici venivano acquistati da cooperative di inquilini precedenti costituite.
Dopo una pausa in cui scrisse il suo libro, Where do We Go from Here, Chaos or Community?, ritornò a Chicago per constatare che in sua assenza non venne fatto alcun passo in avanti. Quando King e gli altri membri delle organizzazioni ritornarono al Sud, lasciarono la situazione in mano ad un giovane studente di un seminario: Jesse Jackson. Jackson era entrato a far parte della SCLC a Selma, in poco tempo la collaborazione e l’intesa con King erano diventati tali che quest’ultimo non esitò ad affidargli la direzione organizzativa per l’SCLC di Chicago. L’anno successivo Jackson viene promosso direttore nazionale, iniziando il cammino che lo porterà, negli anni ottanta, a raggiungere la grande notorietà imponendosi come leader degli afroamericani e come politico del Partito Democratico.
Quando Martin Luther King seppe che James Meredith venne ferito durante la marcia contro la paura il 6 giugno 1966, viaggiò con Floyd McKissick per incontrarlo in ospedale. I due decisero con Stokely Carmichael di continuare il viaggio iniziato da James, durante il primo tratto del tragitto iniziarono le critiche,[143] e al termine tornarono a Memphis. I Deacons for Defens e altri erano convinti dell’importanza dell’autodifesa mentre King obiettava che non si trattava di difendere la propria casa ma di portare armi in una manifestazione[144]mentre Stokely non voleva la partecipazione dei bianchi alle manifestazioni organizzate,[145] King invece ricordava chi fra i bianchi aveva dato la vita per l’eguaglianza non accettando l’idea di ripudiare i loro sacrifici; i presenti vennero convinti dalle sue parole; tempo dopo, il 16 giugno, lo stesso Stokely coniò il termine «Black Power»[146].
King incontrò Marian Wright ad Atlanta, dove gli espose una sua idea[151] che il pastore ampliò in un incontro con gli esponenti del SCLC nel novembre 1967. Si trattava della campagna a sostegno dei poveri, la Poor People’s Campaign. Lo scopo era quello di radunare migliaia di poveri, non solo afroamericani, ma anche indiani, portoricani e di altre nazionalità e farli marciare a Washington, domandando aiuti economici per le fasce sociali più deboli degli Stati Uniti. Il piano era quello di radunare 3.000 persone provenienti da 10 città diverse.[152] La campagna iniziò ufficialmente il 4 dicembre 1967[153]. James Lawson chiese a King di raggiungerlo a Memphis per dialogare con gli operai della nettezza urbana in sciopero, il 18 marzo 1968 parlò con 1.300 di loro esortandoli a continuare la protesta, in quella settimana il pastore pronunciò oltre 30 discorsi.[154]
Martin Luther King giunse a Memphis il 4 aprile 1968, dopo che il suo volo era stato ritardato per un allarme bomba. Dopo la marcia finita con la morte del ragazzo, rientra al Lorraine Motel sito a Mulberry Street,[158] di proprietà di Walter Bailey, sempre a Memphis. Nella sua stanza, la 306, situata al secondo piano (come affermò poi lo stesso Walter Bailey King, frequentatore abituale del motel, occupava sempre la stessa stanza, ma nei giorni dell’omicidio era stata assegnata una stanza diversa, la 202, in quanto la 306 era già stata occupata, appena libera traslocarono[159]), assieme ai suoi collaboratori (tra cui il reverendo Ralph Abernathy e Jesse Jackson) cerca di organizzare un nuovo corteo per uno dei giorni successivi. Doveva cenare a casa del reverendo Samuel B. Kyles, alle 17:30 giunse al motel chiedendo al pastore di seguirlo.[160] Salomon Jones, l’autista di King gli consigliò, visto il freddo, di coprirsi con un cappotto. Parlò al musicista Ben Branch, che avrebbe dovuto suonare quella sera ad un incontro locale in una chiesa dove era programmato un culto.
King gli chiese di intonare il suo inno preferito Take my hand, my precious Lord[161] (“Prendimi per mano, mio prezioso Signore”), poi intonato davvero dalla celebre Mahalia Jackson,[162] cara amica di King, nel corso dei suoi funerali. Alle 18:01 King uscì sul balcone del secondo piano del motel, dove venne colpito da un colpo di fucile di precisione alla testa; subito dopo fu ritratto in una foto di Joseph Louw: unico giornalista rimasto dopo che il giorno precedente avevano tutti abbandonato la città, stava preparando un documentario sul pastore.[163] Venne soccorso fra gli altri anche da Marrell McCullough, agente di polizia, che cercò inutilmente di tamponare la ferita.[164] Fu utilizzato un proiettilecalibro 30-06.[165] Trasportato al St. Joseph’s Hospital, i medici constatarono un irreparabile danno cerebrale, la sua morte venne annunciata alle 19:05 del 4 aprile 1968.[166] La salma oggi riposa nel Southview Cemetery, in Jonesboro Road, Atlanta.

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