Source: http://www.iacoviello.it/fondo_casella/
Timestamp: 2018-09-24 17:00:05+00:00

Document:
Fondo Casella - Studio Iacoviello
Fondi Pensione, Fonti Istitutive
I ricorsi promossi dal “Comitato Difesa e Salvaguardia del Fondo Casella” sono stati presentati in vari Tribunali.
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5365/17
Il Fondo Casella (www.fondocasella.it) è il “Fondo Nazionale di Previdenza per i Lavoratori dei Giornali Quotidiani Fiorenzo Casella”. Si tratta dell’ ente preposto all’erogazione delle pensioni integrative in favore di tutti gli impiegati e operai delle aziende editrici e stampatrici di giornali quotidiani e delle agenzie di stampa operanti sull’intero territorio nazionale.
Per la storia del Fondo clicca qui.
Il Fondo è sottoposto alla vigilanza della Covip, nel cui Albo è iscritto al n. 1041 (clicca qui).
– IL FONDO DEI DIRIGENTI
Esiste poi per i Dirigenti un altro Fondo distinto, il “FONDO PREVIDENZA DIRIGENTI GIORNALI QUOTIDIANI”, (www.predirgio.it), iscritto all’ Albo Covip al n. 1042 (clicca qui).
Per tale Fondo è stato recentemente stipulato l’ Accordo sindacale del 25 settembre 2015.
– IL FONDO DEI GIORNALISTI
Infine esiste il Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani (iscritto all’albo dei Fondi Pensione al n. 1352) il cui sito è www.fondogiornalisti.it
Il Fondo Casella è regolato dalle seguenti principali fonti normative:
– Atto costitutivo del 3 aprile 1958
– DPR 2 gennaio 1962, n. 1158 (anche in formato word), con link alla Gazzetta Ufficiale
– Statuto del Fondo Casella
– Regolamento del Fondo Casella
– Norme di attuazione dal 1° marzo 2015 deliberate dal Fondo
– Accordo sindacale 19 luglio 2013 sul contributo di solidarietà del 25%
– Accordo sindacale del 18 dicembre 2014 sul contributo di solidarietà del 50%
– IL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’
Il Fondo Casella è da anni in crisi, per vari motivi, riconducibili essenzialmente a tre ordini di fattori:
1. La contrazione generale della base occupazionale dei lavoratori attivi nel settore dei poligrafici.
2. La politica dei prepensionamenti, che ha inciso pesantemente anche sull’ equilibrio del Fondo Casella.
3. Una “mala gestio” del Fondo, denunciata in varie sedi dagli iscritti, aggravata dal tardivo recepimento in Italia della Direttiva Europea 2003/41/CE, che fu tardivamente parzialmente attuata con il Decreto Legislativo n. 28 del 2007.
Per fronteggiare questa situazione di crisi si è introdotto a carico degli iscritti – in due fasi successive – un contributo di solidarietà, dapprima del 25% (Accordo sindacale 19 luglio 2013) e poi del 50% (Accordo sindacale del 18 dicembre 2014).
Questo contributo di solidarietà è illegittimo per motivi sia di procedura che di merito, come vedremo.
Sul punto sono state emesse varie sentenze:
– Sentenze negative per i pensionati:
– Tribunale di Venezia n. 450/16 del 29 giugno 2016.
– Tribunale di Roma n. 5287 del 2016
– Tribunale di Roma n. 9640 del 2016
– Tribunale di Roma n. 1792 del 2017
– Sentenze favorevoli ai pensionati:
– Tribunale di Padova n. 237/17
– La procedura di modifica statutaria
La legge prevede una chiara procedura per le modifiche statutarie, articolata in due fasi:
– Delibera da parte degli Organi Statutari del Fondo (Consiglio di Amministrazione, Assemblea ed eventuale referendum), ai sensi dell’ art. 19, comma 2, lett. b del Decr. Leg.vo 252/05.
– Approvazione da parte della COVIP, ai sensi del Decreto Leg.vo 252/05, art. 19, comma 2, lett. b).
Nessuna di queste procedure è stata seguita dal Fondo Casella, che ha invece utilizzato una seconda strada, basata sugli asseriti poteri delle Fonti Istitutive di cui al Decreto Legge n. 76 del 28 giugno 2013, che all’ art. 10, comma 2, ha così disposto:
«2-bis. Qualora i fondi pensione di cui al comma 1 che procedono alla erogazione diretta delle rendite non dispongano di mezzi patrimoniali adeguati in relazione al complesso degli impegni finanziari esistenti, le fonti istitutive possono rideterminare la disciplina, oltre che del finanziamento, delle prestazioni, con riferimento sia alle rendite in corso di pagamento sia a quelle future. Tali determinazioni sono inviate alla Covip per le valutazioni di competenza. Resta ferma la possibilità che gli ordinamenti dei fondi attribuiscano agli organi interni specifiche competenze in materia di riequilibrio delle gestioni».
Sulla complessa problematica suscitata da questo Decreto Legge, si veda l’ apposita pagina del sito sui poteri delle c.d. Fonti Istitutive.
L’ Accordo Sindacale che introduce il contributo di solidarietà è illegittimo innanzitutto perchè non vi sono i presupposti di legge per l’ esercizio di tali poteri. Infatti la legge prevede tali poteri soltanto nel caso di insufficienza di “mezzi patrimoniali”, che consistono nelle riserve patrimoniali che il Fondo deve costituire per legge, pari al 5% in aggiunta al suo fabbisogno attuariale.
Senonchè la stessa legge, con riferimento ai Fondi Pensione c.d. “preesistenti” concede un termine di ben 10 anni per costituire tali riserve, e solo dopo che sarà decorso questo termine di 10 anni si potrà constatare che vi è eventualmente una “insufficienza di mezzi patrimoniali“, tale da legittimare l’ intervento dell’ Accordo Sindacale.
Ad oggi tale intervento – se necessario – è riservato solo agli organi del Fondo, e non ai poteri eccezionali delle c.d. Fonti Istitutive.
In conclusione: qualsiasi modifica dello Statuto – per essere formalmente legittima – avrebbe dovuto essere deliberata dal solo Consiglio di Amministrazione del Fondo, e successivamente sottoposta alla indispensabile “approvazione” della Covip, senza la quale la modifica statutaria non può entrare in vigore.
Tutto questo non è avvenuto per il Fondo Casella, con conseguente illegittimità dell’ Accordo Sindacale.
Nel caso del Fondo “parallelo” dei Dirigenti dei quotidiani, un analogo Accordo Sindacale è stato comunque ratificato dal Consiglio di Amministrazione e poi notificato per la presa d’ atto alla Covip.
Questo non risulta avvenuto per il Fondo Casella, nel cui sito anzi neppure è pubblicato il testo del secondo Accordo (quello del 18 dicembre 2014), che pure dovrebbe costituire una fonte di regolamentazione per il Fondo, avendo esso apportato addirittura delle modifiche allo Statuto.
– La discriminazione fra pensionati
L’ Accordo Sindacale ha introdotto il contributo di solidarietà in modo palesemente discriminatorio, poichè lo ha posto a carico solo delle pensioni (o quote di pensione) maturate anterioriormente al 1995, lasciando intatte tutte le altre pensioni.
E’ evidente quindi che i pensionati più anziani sono stati discriminati rispetto a quelli più giovani, e sono stati gli unici a pagare il costo del riequilibrio del Fondo, comprese le pensioni future di chi attualmente è in servizio.
E’ invece evidente che i sacrifici avrebbero dovuto essere distribuiti proporzionalmente su tutti gli iscritti al Fondo, e quindi non solo includendovi le pensioni (o quote di pensione) maturate dopo il 1995, ma anche i lavoratori oggi in servizio, che magari si accingono ad accollare al Fondo anche il loro prepensionamento.
Per completezza va ricordato che il Decreto Leg.vo 124/93, anzi, prevedeva all’ art. 18, comma 7, esattamente l’ opposto: l’ intervento delle c.d. Fonti Istitutive potevano incidere solo su coloro che non avevano ancora maturato il diritto alla pensione, e doveva lasciare completamente indenne chi era già pensionato (o aveva anche solo già maturato gli anni di contributi necessari per la pensione, pur essendo ancora in servizio).
La norma suddetta (e tutto il Decr. Leg.vo 124/93) è stata abrogata con effetto dal 1° gennaio 2007, perchè spostituita dal c.d. Decreto Maroni (252/05), ma in ogni caso la norma è espressione di un principio generale comunque applicabile, ovvero la tutela delle posizioni previdenziali già maturate.
In ogni caso un elementare principio di parità di trattamento impone di distribuire i sacrifici fra tutti i pensionati, anziché penalizzare solo una certa categoria a vantaggio di altri, soprattutto poi se viene penalizzato chi ha versato i contributi per un lasso di tempo maggiore.
La discriminazione fra iscritti più anziani e giovani non è certo casuale, ma nasce da un preciso vizio di fondo.
L’ Accordo Sindacale è stato stipulato dai sindacati dei lavoratori in servizio, che certo non rappresentano in alcun modo i pensionati, come da molti anni ritenuto dalla Cassazione.
Questi sindacati, rappresentando solo i lavoratori in servizio, hanno ovviamente privilegiato gli interessi di costoro, a tutto scapito di coloro che sono già pensionati.
Se invece la modifica statutaria fosse stata deliberata dagli organi del Fondo, avrebbe dovuto necessariamente tener conto dei diritti di tutti gli iscritti al Fondo, sia pensionati che attivi, ed in difetto sarebbe stata invalida per violazione del principio di parità di trattamento. Inoltre la Delibera sarebbe stata sottoposta alla indispensabile approvazione della COVIP, che avrebbe dovuto applicare i principi di legge.
In conclusione solo il Consiglio di Amministrazione del Fondo Casella avrebbe potuto deliberare il contributo di solidarietà ed in questo caso avrebbe dovuto rispettare il principio di parità di trattamento.
Queste considerazioni si prestano ad una facile obiezione: il Consiglio di Amministrazione è comunque nominato dai Sindacati, e quindi avrebbe deliberato nella stessa maniera.
Qui si tocca una seconda questione, assai importante: il Consiglio di Amministrazione è illegittimo, poiché non è stato mai eletto dagli iscritti.
L’ ELEZIONE DEL CONSIGLIO DI AMMISTRAZIONE
Lo Statuto del Fondo stabilisce che i membri del Consiglio di Amministrazione vengono direttamente nominati (oltre che dalle aziende) dai Sindacati, che anzi avrebbero un potere insindacabile di revoca dei Consiglieri in qualunque momento.
Si tratta di una normativa statutaria completamente illegittima, ed in plateale violazione dell’art. 5, comma 1 del Decreto Leg.vo 252/05, che così testualmente dispone:
“I componenti dei primi organi collegiali sono nominati in sede di atto costitutivo. Per la successiva individuazione dei rappresentanti dei lavoratori è previsto il metodo elettivo secondo modalità e criteri definiti
dalle fonti costitutive.”
Si tratta di un principio di legge inderogabile, che costituisce espressione del principio generale di partecipazione degli iscritti alla amministrazione del Fondo.
Nel Fondo Casella, invece, non si sono mai tenute delle libere elezioni, e gli iscritti non hanno mai potuto votare i loro rappresentanti. A giudicare dai risultati della gestione, questa violazione di legge non ha portato molta fortuna al Fondo Casella, che oggi si trova a dover richiedere sacrifici gravissimi ad (alcuni) iscritti – pari addirittura al 50% della pensione – per rimediare ai risultati di una gestione di organi non eletti da nessuno, ma solo “nominati”.
Va altresì aggiunto che la Covip ha previsto espressamente che i Consiglieri del Fondo non possono superare i tre mandati consecutivi, e questa norma non pare essere stata rispettata dal Fondo.
Né vale replicare che le nomine non elettive sono previste dallo Statuto, poiché lo Statuto è subordinato alle norme di legge, ed il Fondo Casella è pacificamente assoggettato alla normativa sui fondi pensione, con la conseguente vigilanza della Covip.
La normativa applicabile al Fondo Casella
Infatti il Fondo Casella è iscritto all’ Albo dei Fondi Pensione tenuto dalla Covip al n. 1041, ed è quindi assoggettato alla normativa di legge sui Fondi Pensione.
Questa normativa di legge consiste essenzialmente nel Decreto Leg.vo 124/93 e nel Decreto Leg.vo 252/05, integrato dalla normativa secondaria deliberata dalla Covip.
Non vi sono deroghe o regimi speciali per il Fondo Casella, che rientra nella categoria dei c.d. “fondi preesistenti”, ovvero i fondi già istituiti alla data del 15 novembre 1992, come moltissimi altri Fondi (nel 2014 erano 323).
Né costituisce una deroga alla legislazione vigente il Decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 22 dicembre 1995 che aveva disposto l’applicazione al Fondo del comma 8-bis del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 ( ), poiché si tratta semplicemente dell’ applicazione di una norma generale che consentiva per altri otto anni dal 1993 la iscrizione dei neo assunti al regime a prestazione definita.
Alla luce della normativa applicabile, e della palese violazione di legge nella nomina dall’ esterno dei Consiglieri di Amministrazione, è evidente che la Covip dovrà al più presto sciogliere l’attuale Consiglio di amministrazione, nominando un Commissario che disponga per la prima volta delle libere elezioni fra tutti gli iscritti.
Dal 1° marzo 2015 sono state altresì abolite le nuove pensioni di reversibilità se il reddito familiare ISEE è superiore a € 12.000 annui, con l’ aggravante che tale importo è modificabile a discrezione del Consiglio di Amministrazione.
La clausola del Regolamento è la seguente (art. 22):
Per quanto riguarda le pensioni indirette o reversibili riconosciute ai superstiti a decorrere dal 1 marzo 2015, sempre che l’evento morte si sia verificato dopo il 28 febbraio 2015, la pensione sarà dovuta secondo le seguenti modalità:
A) quanto alla quota di cui alla lettera a) del comma 2 che precede [quota fino al 1994]:
detta quota è corrisposta solo nel caso di nucleo familiare contraddistinto da un reddito ISEE inferiore ai 12 mila euro. Il Consiglio di Amministrazione potrà modificare l’importo del reddito ISEE laddove esso non si riveli compatibile con le logiche di sostenibilità attuariale del Fondo.
E’ evidente che si chiede ai soggetti più deboli (le vedove e gli orfani) di sopportare lo squilibrio del Fondo, addirittura rinunciando del tutto alla loro pensione “laddove esso non si riveli compatibile con le logiche di sostenibilità attuariale del Fondo”.
Nel frattempo i lavoratori in servizio potranno usufruire dei prepensionamenti, con un importo della pensione intatto rispetto a quello previsto.
Questa innovazione è del tutto illegittima, e la giurisprudenza ha già dichiarato nulli gli accordi sindacali che hanno abolito le pensioni di reversibilità, trattandosi di un diritto garantito a livello costituzionale ai superstiti (vedi Trib. Firenze, confermata dalla Corte d’ Appello di Firenze). Si veda ancora direcente la sentenza della Corte Costituzionale n. 174 del 2016
Oltretutto questa innovazione si pone in contrasto con i principi di legge (art. 1, comma 41, della legge 335/95) che prevedono la mera riduzione della pensione qualora il reddito del solo coniuge superstite (e non dell’ intero nucleo familiare) sia superiore ad una determinata soglia, che comunque è ben più alta, poichè nel 2016 è pari a € 19.573,71 e non € 12.000.
In conclusione le ultime modifiche del regolamento del Fondo Casella, oltre ad essere introdotte in modo illegittimo, hanno un contenuto vessatorio verso le sole pensioni (o quote di pensioni) maturate fino al 1994, poiché queste hanno subito:
– La riduzione del 50% tramite il contributo di solidarietà;
– La abolizione della conseguente pensione di reversibilità se il reddito familiare (e non personale) supera una soglia variabile ed oggi arbitrariamente indicata in € 12.000 lordi annui.
Si chiede pertanto alla COVIP, nell’ ambito dei suoi poteri di vigilanza, di intervenire urgentemente per:
– Ripristinare l’ elettività degli organi di amministrazione e di controllo del Fondo, ai sensi dell’ art. 5 del Decr. Leg.vo 252/05, sciogliendo gli attuali organi e nominando un Commissario che convochi delle regolari elezioni;
– Rimuovere la ingiusta discriminazione fra iscritti disposta con l’ introduzione di un gravoso contributo di solidarietà del 50% solo su alcuni di essi e lasciando indenni gli altri trattamenti pensionistici.
– Disporre che nell’ ipotesi di ritenuto squilibrio del Fondo, ai sensi dell’ art. 15, comma 4, del Decr. Leg.vo 252/05 siano adottati i doverosi provvedimenti dagli organi statutari elettivi, anziché dalle fonti istitutive, non essendosi ancora verificata la fattispecie di legge della “insufficienza di mezzi patrimoniali”, intesa come mancanza delle riserve patrimoniali da costituirsi entro dieci anni per i fondi preesistenti.
– Rispristinare le pensioni di reversibilità abolite con criteri disposti illegittimamente ed arbitrari nel merito.
) 8-bis. “Alle forme pensionistiche di cui al comma 1, gestite in via prevalente secondo il sistema tecnico- finanziario della ripartizione, in presenza di rilevanti squilibri finanziari derivanti dall’applicazione delle disposizioni previste dagli articoli 7, commi 3 e 5, e 8, comma 2, è consentita, per un periodo di otto anni dalla data di emanazione del decreto di cui al comma 6, l’iscrizione di nuovi soggetti in deroga alle citate disposizioni degli articoli 7 e 8.”

References: art. 19
 art. 19
 art. 10
 art. 18
 sentenza 
 art. 5
 art. 15