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Timestamp: 2019-10-16 14:21:14+00:00

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1. 1.1. 1.2. 1.3. LEASING E FALLIMENTO CONTRATTO DI LEASING RISOLUZIONE DEL CONTRATTO AZIONE REVOCATORIA EX ART. 67 L. FALL.
LA REVOCABILITA EX ART. 67 COMMA 2 L. FALL. DELLA
RISOLUZIONE DI DIRITTO DI UN CONTRATTO DI LEASING. 2.1. 2.2. FATTISPECIE NELLA GIURISPRUDENZA ANALISI DEI REQUISITI PER ESPERIRE LAZIONE REVOCATORIA 2.2.1. REQUISITO OGGETTIVO DELLAZIONE REVOCATORIA 2.2.1.1. 2.2.1.2. 2.2.1.3. 2.2.2. 2.2.3. GIURISPRUDENZA FAVOREVOLE GIURISPRUDENZA CONTRARIA LA POSIZIONE DELLA DOTTRINA
REQUISITO SOGGETTIVO DELLAZIONE REVOCATORIA REQUISITO TEMPORALE DELLAZIONE REVOCATORIA
AZIONE REVOCATORIA AUTONOMA O IN VIA DECCEZIONE
GLI EFFETTI DELLACCOGLIMENTO O DEL RIGETTO DELLAZIONE
REVOCATORIA SUL FALLIMENTO
1. LEASING E FALLIMENTO
1.1 CONTRATTO DI LEASING
Il contratto di leasing un contratto atipico riconducibile alla libert contrattuale sancita dallart. 1322 cod. civ.1; esso infatti deriva dallesperienza anglosassone e ha avuto in Italia una notevolissima espansione, pur non avendo finora formato oggetto di una specifica disciplina2. La dottrina pi autorevole qualifica infatti questo negozio come contratto atipico ma socialmente tipico
in considerazione della grande diffusione
nella pratica commerciale. La Suprema Corte cos ne definisce lessenza una parte concede allaltra il godimento di un bene dietro corresponsione di un canone periodico determinato; al termine del periodo di
Art. 1322 cod. civ.: Le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge []. Le parti possono anche concludere contratti che non appartengano ai tipi aventi una disciplina particolare, purch siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo lordinamento giuridico. 2 In realt, va precisato che lo Stato italiano con legge 14 luglio 1993, n. 259 ha ratificato e dato esecuzione alla Convenzione UNIDROIT sul leasing finanziario internazionale, stipulata a Ottawa in data 28 maggio 1988. 3 GAZZONI, Manuale di diritto privato, Napoli, 1996, 1233 e ss. 2
godimento previsto, in via alternativa e a favore della parte che ha ricevuto il godimento, la restituzione del bene o lacquisto di esso per una somma residua predeterminata 4. La dottrina ha nel tempo ravvisato la sua assimilabilit alla locazione, o comunque ai contratti di durata, oppure alla vendita con riserva di propriet con corrispondente applicazione analogica in caso di risoluzione, rispettivamente, del regime di cui allart. 1458 cod. civ.5 ovvero dellart. 1526 cod. civ.6 Le motivazioni che portano ad assimilare tale contratto a quello di locazione si possono riassumere nellobbligazione di godimento per un determinato arco di tempo di un bene contro il versamento di un corrispettivo. Le argomentazioni a favore della vendita con riserva di propriet sono riconducibili al fatto che il rischio e le spese di manutenzione sono addossati allutilizzatore fin
Cass. 28.02.1983, n. 6390 Art. 1458 cod. civ.: La risoluzione del contratto per inadempimento ha effetto retroattivo tra le parti, salvo il caso di contratti ad esecuzione continuata o periodica, riguardo ai quali leffetto della risoluzione non si estende alle prestazioni gi eseguite. La risoluzione anche se stata espressamente pattuita, non pregiudica i diritti acquistati dai terzi, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di risoluzione. 6 Art. 1526 cod. civ.: Se la risoluzione del contratto ha luogo per linadempimento del compratore, il venditore deve restituire le rate riscosse, salvo il diritto a un equo compenso per luso della cosa, oltre al risarcimento del danno. Qualora si sia convenuto che le rate pagate restino acquisite al venditore a titolo dindennit, il giudice, secondo le circostanze, pu ridurre lindennit convenuta. [] 3
dallinizio del rapporto e che la somma normalmente prevista a titolo di riscatto talmente esigua da far ritenere che i precedenti canoni versati in corso di contratto siano in realt delle vere e proprie rate di prezzo. In merito alla scelta tra le due diverse figure, la Suprema Corte7 giunta a distinguere lipotesi di finanziamento a scopo di godimento, c.d. leasing di godimento, da quella preordinata al trasferimento, c.d. leasing traslativo. Il primo leasing ha per oggetto un bene a rapida obsolescenza, rispetto al quale linteresse dellutilizzatore verso il bene si esaurisce, di solito, con il consumarsi del periodo contrattualmente stabilito per il godimento e quindi tale bene non verr riscattato perch ha perso la sua utilit o comunque verr riscattato ad un prezzo molto esiguo, di regola corrispondente al valore venale del bene al termine del rapporto: ad esso si applica lart. 1458 cod. civ. Nel leasing traslativo, invece, il bene oggetto del contratto conserva un valore residuo elevato e comunque superiore alla
Cass. 13.12.1989, n. 5569, 5570, 5571, 5572, 5573, 5574 4
somma richiesta quale diritto di opzione e i canoni scontano anche una quota di prezzo in previsione del successivo acquisto; per tale ragione quindi, il godimento del bene strumentale rispetto a quella principale del trasferimento della propriet: ad esso si applica lart. 1526 cod. civ. Il concedente, pertanto, nellipotesi di risoluzione per inadempimento del contratto di locazione finanziaria, deve restituire i canoni percepiti durante lesecuzione del contratto, ma ha diritto ad un equo compenso per luso della cosa da parte dellutilizzatore8, oltre al risarcimento del danno9.
Sullequo compenso ci ritorneremo pi avanti. Fra le molte, cfr. Cass. 08.01.2010, n. 173; Trib. Napoli, 09.06.2010, in www.ilcaso.it.; Cass. 14.11.2006, n. 24214; Trib. Milano 03.02.2003, in Fall. 2003, 899. 5
1.2. RISOLUZIONE DEL CONTRATTO
Questa tesi ha il principale fine di approfondire la materia della revocatoria fallimentare avente ad oggetto un atto di risoluzione di diritto di un contratto di locazione finanziaria avvenuto prima della dichiarazione di fallimento della societ utilizzatrice. In via preliminare, verranno analizzati sinteticamente i concetti di risoluzione del contratto e di revocatoria fallimentare, per poi addentrarsi pi analiticamente nellargomento oggetto del presente studio.
La risoluzione di un contratto viene generalmente definita dalla dottrina come unanomalia sopravvenuta nella
corrispettivit. Il contratto nasce infatti valido ed efficace, ma per motivi sopravvenuti diviene invalido e/o inefficace10.
Diversamente dallistituto della rescissione, che viene considerato dalla dottrina come unanomalia genetica nella corrispettivit, in quanto il contratto nasce viziato sin dallorigine. Vedi per tutti TORRENTE-SCHLESINGER, Manuale di Diritto Privato, Milano, 2004, 207 ss. 6
Il codice civile disciplina tre tipologie di risoluzione: per impossibilit sopravvenuta, per eccessiva onerosit e per inadempimento (che statisticamente lipotesi pi ricorrente). In questultimo caso, in seguito allinadempimento di una parte, la parte non inadempiente pu scegliere se mantenere in vita il contratto e di conseguenza pretendere ladempimento, oppure chiedere la risoluzione del contratto11. La risoluzione del contratto pu avvenire non soltanto per effetto di una sentenza del giudice (avente natura costitutiva), ma pu anche essere consensuale o di diritto (c.d. risoluzione automatica), in tre casi espressamente regolati dal codice civile: in seguito alla comunicazione di una diffida ad adempiere rimasta senza effetto ai sensi dellart. 1454 cod. civ.12; in seguito a unintimazione in base a clausola risolutiva espressa ai sensi
Art. 1453 cod. civ.: Nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, laltro pu a sua scelta chiedere ladempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno []. 12 Art. 1454 cod. civ. Diffida ad adempiere: Alla parte inadempiente laltra pu intimare per iscritto di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente tale termine, il contratto sintender senzaltro risoluto. Il termine non pu essere inferiore a quindici giorni, salvo diversa pattuizione delle parti o salvo che, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore. Decorso il termine senza che il contratto sia stato adempiuto, questo risoluto di diritto. 7
dellart. 1456 cod. civ.13; o in seguito alla scadenza del termine essenziale ai sensi dellart. 1457 cod. civ.14. La diffida ad adempiere consiste in una dichiarazione scritta, con la quale si intima al contraente inadempiente di provvedere alladempimento entro un termine congruo (di regola non inferiore a 15 giorni) con espressa avvertenza che, ove il termine fissato dovesse decorrere senza che si faccia luogo alladempimento, il contratto, a partire da quel momento, si intender senzaltro risolto15. Nella clausola risolutiva espressa, invece, le parti prevedono espressamente che il contratto dovr considerarsi automaticamente risolto qualora una determinata obbligazione non venga adempiuta affatto o comunque non venga eseguita rispettando le modalit pattuite. Quando in un contratto figura
Art. 1456 cod. civ. Clausola risolutiva espressa: I contraenti possono convenire espressamente che il contratto si risolva nel caso che una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalit stabilite. In questo caso, la risoluzione si verifica di diritto quando la parte interessata dichiara allaltra che intende valersi della clausola risolutiva. 14 Art. 1457 cod. civ. Termine essenziale per una delle parti: Se il termine fissato per la prestazione di una delle parti deve considerarsi essenziale nellinteresse dellaltra, questa, salvo patto o uso contrario, se vuole esigerne lesecuzione nonostante la scadenza del termine, deve darne notizia allaltra parte entro tre giorni. In mancanza, il contratto sintende risoluto di diritto anche se non stata espressamente pattuita la risoluzione. 15 La giurisprudenza ammette la rinuncia, anche implicita, agli effetti della risoluzione: cfr. Cass. 08.11.2007, n. 23315; Cass. 01.04.2005, n. 6891. 8
una tale clausola, la risoluzione in caso di inadempienza si ha quando la parte non inadempiente comunica allaltra parte lintenzione di avvalersi della clausola risolutiva, e non in maniera automatica (e infatti si dice recettizio). La parte inadempiente infatti ha il diritto di scegliere tra la manutenzione del contratto e la sua risoluzione. Unofferta di adempimento tardivo a seguito della comunicazione pu essere legittimamente rifiutata dal contraente che ha scelto la risoluzione, il quale peraltro non potrebbe pi cambiare la sua decisione e tornare a pretendere la manutenzione del contratto. Il termine per ladempimento di una prestazione si dice essenziale quando la prestazione diventa inutile per il creditore, qualora non venga eseguita entro il termine stabilito. In questo caso linadempimento determina la risoluzione del contratto senza bisogno di alcuna dichiarazione da parte della parte non inadempiente, a meno che questultimo non voglia mantenere in vita il contratto accettando un adempimento tardivo,
comunicando tale scelta entro tre giorni dalla scadenza del termine rimasto inosservato.
1.3. AZIONE REVOCATORIA EX ART. 67 L. FALL.
allaccertamento dello stato dinsolvenza di un imprenditore che esercita attivit commerciale e al conseguente accertamento dei crediti e dei debiti per procedere alla sua liquidazione secondo il principio della par condicio creditorum. Nellattivo fallimentare rientrano non soltanto i beni appartenenti al debitore al momento della dichiarazione di fallimento, ma anche quelli sopravvenuti e quelli che hanno cessato di appartenergli anteriormente alla dichiarazione di fallimento e che la legge, ricorrendo determinati presupposti, ritiene opportuno ricomprendere fra i beni soggetti allesecuzione collettiva16. Uno dei rimedi e dei mezzi pi efficaci (e di pi larga applicazione) per la ricostruzione dellattivo fallimentare la revocatoria fallimentare (disciplinata dallart. 67 l. fall.), la cui finalit , infatti, quella di ricostruire il patrimonio
FIALE, Diritto fallimentare, Napoli, 2010, 156 10
dellimprenditore fallito, richiamando in esso beni che ne siano usciti17 o espellendo da esso debiti o garanzie che siano venuti a farne parte illegittimamente, con pregiudizio per i creditori. La revocatoria fallimentare dunque preordinata alla salvaguardia del principio della par condicio creditorum e si fonda sul presupposto che il patrimonio del debitore destinato a soddisfare alla pari tutti i creditori, fatte salve naturalmente le cause legittime di prelazione (pegno, ipoteca, privilegio). Per quanto riguarda gli atti sottoposti alla revocatoria fallimentare, il legislatore ha delineato la seguente distinzione per categorie: a) per gli atti a titolo oneroso, pagamenti di debiti scaduti e garanzie che presentino anormalit tali da far sospettare lintenzione fraudolenta (es.: dazione di pagamento di un bene notevolmente superiore al debito, vendita di un bene per una somma irrisoria, etc.) ha posto una presunzione di conoscenza dellinsolvenza da parte del terzo se compiuti
Va precisato che lazione revocatoria non comporta un effetto restitutorio del bene al patrimonio del debitore, con la conseguenza che il bene non torna nella propriet del fallito; sul punto si ritorner pi avanti. 11
nellanno antecedente alla dichiarazione di fallimento, ammettendo tuttavia la possibilit che il terzo acquirente provi di aver ignorato lo stato di insolvenza del debitore nel momento in cui stato compiuto latto18; b) per gli atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie che non presentino irregolarit ha ammesso la revoca solo se il curatore provi che laltra parte conosceva lo stato di insolvenza e gli atti stessi siano stati compiuti entro sei mesi dalla dichiarazione di fallimento19. Presupposto soggettivo dellazione revocatoria invece la conoscenza dello stato dinsolvenza da parte del terzo; lart. 67 l. fall., infatti, non fa alcun cenno allelemento psicologico del debitore, richiedendo solo, nel terzo contraente, la
Art. 67, primo comma, nn. 1-2-3-4, l. fall.: sono revocati, salvo che l'altra parte provi che non conosceva lo stato d'insolvenza del debitore: 1) gli atti a titolo oneroso compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto ci che a lui e' stato dato o promesso; 2) gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento; 3) i pegni, le anticresi e le ipoteche volontarie costituiti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non scaduti; 4) i pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie costituiti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti scaduti. 19 Art. 67, secondo comma, l. fall.: Sono altres revocati, se il curatore prova che l'altra parte conosceva lo stato d'insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se compiuti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento. 12
consapevolezza dello stato di insolvenza del debitore (che si traduce nella conoscenza dellincapacit del debitore di adempiere regolarmente e con mezzi normali alle proprie obbligazioni). Lart. 67 l. fall. sancisce, per gli atti elencati nel primo comma, una presunzione relativa di conoscenza
dellinsolvenza da parte del terzo, salvo il caso in cui il terzo provi la sua inscientia decoctionis, ovvero che non conosceva lo stato di insolvenza del debitore20, mentre pone a carico del curatore, per le ipotesi previste dal secondo comma, lonere di provare lo stato soggettivo del terzo (scientia decoctionis), sempre al momento del compimento dellatto o del ricevimento del pagamento. Quindi, rispetto alle previsioni del primo comma, vi linversione dellonere della prova21. La questione di maggior rilievo anche ai fini del presente lavoro consiste nello stabilire se, ai fini della conoscenza dello stato di insolvenza, sia sufficiente la cosiddetta conoscibilit di
Cass. 23.07.2003, n. 11430 in Fall. 2004, 1022 secondo cui agli effetti dellazione revocatoria di un atto con prestazioni sproporzionate al curatore incombe la prova del compimento dellatto medesimo, mentre al convenuto quella di aver agito in circostanze tali da far ritenere ad una persona di ordinaria prudenza ed avvedutezza che limprenditore si trovasse in una situazione di normale esercizio dellimpresa. 21 Si afferma infatti che nelle ipotesi di revocatoria ai sensi dellart. 67, comma 1, l. fall. il curatore gode di unagevolazione probatoria. 13
tale stato oppure se occorra la conoscenza effettiva. Ci si chiede cio se il terzo debba avere una conoscenza piena o una mera conoscibilit dello stato di insolvenza del debitore. La giurisprudenza prevalente22 sostiene che la conoscenza dello stato di insolvenza di cui allart. 67, primo comma, l. fall., va intesa non tanto come conoscenza effettiva, quanto come possibilit di conoscere rapportata alla capacit media di apprensione intellettiva23 (con riferimento alla qualit delle persone, alle condizioni di tempo e di luogo e tenendo conto di tutti gli elementi di conoscibilit reperibili nella fattispecie); la conoscenza dello stato di insolvenza di cui allart. 67, comma 2, l. fall., va intesa, invece, come conoscenza effettiva e non
Cass. 21.12.2005, n. 28299 Sul punto si sono espressi: Cass. 08.02.1983, n. 1043 in Giust. civ. Mass. 1983, ove si deduce che: ai fini dellazione revocatoria ex art. 67, comma 1, l.f., la conoscenza, da parte del terzo, dello stato di insolvenza del debitore, nel momento in cui fu posto in essere latto del quale si chiede la revoca, presunta, sicch, per vincere questa presunzione, il terzo deve fornire la prova, con ogni mezzo e quindi anche con presunzioni semplici, della propria inscientia decoctionis che potendo essere circoscritta ad un mero stato danimo, ma ricorrendo solo quando sussistano circostanze esterne, concrete e specifiche, tali da indurre ragionevolmente un soggetto di ordinaria prudenza e avvedutezza in quel convincimento si risolve nella non conoscibilit dellinsolvenza, secondo il parametro della ragionevolezza di una persona di ordinaria prudenza e avvedutezza []. E ancora, Cass. 22.05.2007, n. 11844: il terzo [] pu vincere la presunzione di conoscenza dello stato dinsolvenza, di cui gode il curatore, soltanto dimostrando lesistenza, al momento in cui stato posto in essere latto impugnato, di circostanze tali da far ritenere ad una persona di ordinaria prudenza e avvedutezza che limprenditore si trovi in una situazione normale di esercizio dellimpresa. Sulla medesima posizione: Cass. 09.05.2007, n. 10629 in Giust. civ. Mass. 2007, 5. 14
come possibilit di conoscere, anche se sul punto si aggiunge che gli elementi di conoscibilit possono essere rappresentati da presunzioni ed indizi gravi, precisi e concordanti in modo tale da fornire la certezza della scientia decoctionis al momento della ricezione dei pagamenti. Terzo e ultimo presupposto ai fini dellazione revocatoria il cosiddetto presupposto temporale. La legge fallimentare infatti prevede espressamente i termini per la proponibilit dellazione revocatoria e ne stabilisce la decorrenza a ritroso dalla data di pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento: gli atti a titolo oneroso che presentino anormalit ex art. 67, comma 1, l. fall. devono essere compiuti entro lanno precedente alla dichiarazione di fallimento, quegli atti che invece non presentino anormalit ex art. 67, comma 2, l. fall. e art. 67, comma 1, n. 4, l. fall. devono essere compiuti entro sei mesi dalla dichiarazione di fallimento. La revocatoria fallimentare, infine, deve essere esercitata entro un determinato lasso di tempo previsto dallart. 69-bis l. fall., a pena di decadenza.
2. LA REVOCABILITA EX ART. 67 COMMA 2 L. FALL. DELLA RISOLUZIONE DI DIRITTO DI UN CONTRATTO DI LEASING
2.1. FATTISPECIE NELLA GIURISPRUDENZA
Una societ di leasing concedeva in locazione finanziaria un immobile industriale a unimpresa edile, convenendo il pagamento di 60 rate mensili di canone e la possibilit, al termine del contratto, di riscattare il bene mediante il pagamento di un prezzo predeterminato nel suo ammontare. Il contratto
prevedeva, fra le altre, una clausola risolutiva espressa a favore del concedente per lipotesi di inadempimento dellutilizzatore nel pagamento delle rate di canone. Dopo tre anni dalla conclusione del contratto, in seguito al peggioramento delle condizioni economiche e patrimoniali dellutilizzatrice e al ritardo nel pagamento di alcune rate di leasing, la societ concedente provocava la risoluzione di diritto della locazione finanziaria avvalendosi della clausola risolutiva espressa contenuta nelle condizioni generali di contratto. Cinque
mesi e mezzo dopo la risoluzione del contratto, la societ utilizzatrice veniva dichiarata fallita (si precisa che la comunicazione di risoluzione del contratto di leasing risaliva a oltre sei mesi prima rispetto alla dichiarazione di fallimento, ma con effetti prodotti nel semestre anteriore). La societ concedente, che alla data del fallimento dellutilizzatrice non era ancora rientrata nella disponibilit materiale dellimmobile oggetto del contratto di leasing risolto, presentava al Tribunale fallimentare domanda di restituzione dellimmobile e domanda di ammissione al passivo fallimentare per le rate scadute e non pagate, gli interessi e le penali contrattuali. In vista delludienza fissata per lesame dello stato passivo il curatore fallimentare depositava il progetto di stato passivo ai sensi dellart. 95, comma 2, l. fall. proponendo il rigetto sia della domanda di restituzione dellimmobile, sia della domanda di insinuazione al passivo. In particolare, secondo il curatore: a) latto di risoluzione di diritto del contratto di leasing appariva revocabile ai sensi dellart. 67, comma 2, l. fall., in quanto atto a titolo oneroso compiuto nel semestre anteriore alla dichiarazione di fallimento; b) la domanda di insinuazione risultava infondata
in considerazione dellinesistenza di un credito della societ concedente opponibile al fallimento per canoni di leasing arretrati, interessi e penali. Oggetto della nostra indagine sar pertanto la verifica della fondatezza della tesi del curatore alla luce degli orientamenti giurisprudenziali e dottrinari in materia.
ANALISI DEI REQUISITI PER ESPERIRE
LAZIONE REVOCATORIA
2.2.1. REQUISITO OGGETTIVO DELLAZIONE REVOCATORIA
Va in primo luogo esaminato lelemento oggettivo della revocatoria fallimentare, costituito dalla circostanza che latto compiuto tra il soggetto poi fallito e un terzo rientri nelle categorie previste dallart. 67 commi 1 e 2, l. fall. (ad esempio si tratti di un pagamento con mezzi anormali, di costituzione di pegno, ipoteca, anticresi, ecc) e che lo stesso abbia anche eventualmente costituito un pregiudizio per i creditori del soggetto che poi stato dichiarato fallito24.
Secondo la giurisprudenza, infatti, lart. 67 l.fall. non richiederebbe lulteriore requisito del danno effettivo (a differenza di quanto avviene per lazione revocatoria ordinaria ex art. 2901 cod. civ.), tenuto conto della natura dellazione revocatoria fallimentare che come precisato in particolare da Cass., sez. unite, 28.03.2006, n. 7028 non ha funzione indennitaria, ma distributiva, essendo diretta a ripristinare lattivo concorsuale al fine di consentire il soddisfacimento dei crediti nel rispetto del principio della par condicio creditorum: cfr., di recente, Trib. Piacenza 31.03.2011, in www.ilcaso.it.
Il pregiudizio, valutato ex ante e non in base agli effetti realmente prodotti, non si manifesta soltanto in una diminuzione del patrimonio del fallito, ma anche in una disuguale distribuzione dello stesso fra i creditori. Il pregiudizio infatti dovrebbe essere valutato con riferimento alla situazione del concorso dei creditori poich sussiste un danno non solo quando ciascun creditore riceve meno, ma anche nellipotesi in cui un creditore riceva di pi, in violazione del principio della par condicio creditorum. Nella fattispecie oggetto di tesi, la risoluzione unilaterale di un contratto di leasing da parte della societ concedente comporta un depauperamento del patrimonio del soggetto utilizzatore, il quale, fra laltro, viene privato della possibilit di riscattare il bene alla scadenza contrattuale (nonostante il pagamento delle rate gi corrisposte). Infatti, la risoluzione del contratto di leasing fa perdere definitivamente allutilizzatore il valore delle rate gi pagate che, nel leasing cosiddetto traslativo, non hanno natura di corrispettivo per luso del bene, non essendo ragguagliate al valore di utilizzazione di
questultimo per la durata della vita tecnico-economica dello stesso25. Nel leasing traslativo, infatti, il corrispettivo del trasferimento del bene in parte incluso nellammontare dei canoni e riguarda beni atti a conservare, alla scadenza contrattuale, un valore residuo superiore allimporto convenuto per lopzione di riscatto. In altri termini, la risoluzione di diritto del contratto di leasing, soprattutto se attuata in prossimit della scadenza naturale del contratto, impedisce allutilizzatore di poter acquisire la propriet del bene mediante il pagamento del prezzo di riscatto. Ci comporta inevitabilmente un pregiudizio per i creditori dellutilizzatore, che non potranno soddisfarsi (anche) su quel bene ai sensi dellart. 2740 cod. civ. nellipotesi di successivo inadempimento del loro debitore.
Diversamente da quanto avviene nel leasing cosiddetto di godimento (o leasing di finanziamento), che riguarda beni non idonei a conservare un apprezzabile valore residuale alla scadenza del rapporto, esposti a notevole usura, e per il quale i canoni configurano esclusivamente il corrispettivo delluso dei beni stessi. In questa tipologia di leasing, la previsione del pagamento del prezzo di riscatto si pone come clausola marginale ed accessoria che dimostra la ininfluenza del valore residuo del bene al momento del riscatto stesso. 21
La giurisprudenza che per prima si occupata della questione ha ritenuto ammissibile la revocatoria fallimentare ai sensi dellart. 67, comma 2, l. fall. dellatto di risoluzione unilaterale di un contratto di locazione finanziaria considerato a tutti gli effetti atto a titolo oneroso attuato dal soggetto concedente ai danni del soggetto utilizzatore ai sensi degli artt. 1454 cod. civ. e/o 1456 cod. civ; in tal senso si sono pronunciati diversi tribunali26. Si infatti argomentato che se lesigenza di tutelare la par condicio creditorum consente di attribuire al curatore il potere di revocare una risoluzione consensuale di un contratto, non si vede come la stessa esigenza non debba permettere un identico potere al curatore, quando il medesimo effetto giuridico - economico venga dal terzo conseguito, non gi
In epoca risalente: Trib. Reggio Emilia 15.01.1953, in Dir. fall. 1953, II, 270; Trib. Firenze 04.12.1959, in Giur. tosc. 1960, 13; Trib. Firenze 04.12.1959, ivi, 126; Corte dappello di Bologna, 04.07.1963, in Giur. it. 1964, 1, 2, 218. Pi di recente: Trib. Milano 03.02.2003, in Giurisprudenza milanese 2003, 12, 413; Trib. Milano 18.04.1994, in Fall., 2009, 514; Trib. Milano 14.09.1989, in Fall. 1990, 312; Trib. Milano 08.06.1989, in Fall. 1990, 291; Trib. Milano 04.07.1985, in Fall. 1986, 208; Trib. Roma 21.02.1983, in Fall. 1983, 1122; Trib. Venezia 05.05.1981, in Fall. 1983, 99; Trib. Milano 12.03.1981, in Fall. 1982. 22
mediante la risoluzione consensuale del contratto, bens mediante lo strumento concessogli dallart. 1454 Codice Civile
. In particolare, pi di recente, si ritenuto che la
risoluzione unilaterale del contratto da parte del contraente in bonis costituisce atto a titolo oneroso suscettibile di revocatoria fallimentare, comportando esso un depauperamento del
patrimonio del debitore, a nulla rilevando che latto non sia stato compiuto dal fallito, n che questi non vi abbia in alcun modo cooperato. Secondo il Tribunale, argomento che
solitamente addotto contro la tesi della revocabilit della risoluzione di diritto quello letterale. Si sostiene infatti che gli atti a titolo oneroso revocabili sono quelli che provengono dal debitore. Senonch, in primo luogo, deve replicarsi che largomento letterale non decisivo, poich nellart. 67, comma secondo, l.f. la categoria degli atti a titolo oneroso non riferita ad un soggetto. N il mancato riferimento al soggetto del debitore pu configurare un elemento interpretativo di
Trib. Firenze 04.12.1959, cit. 23
significato soltanto equivoco, dovendosi considerare [] che sono revocabili anche gli atti posti in essere da terzi, come liscrizione dellipoteca volontaria e dellipoteca giudiziale nonch la riscossione di mandati di pagamento .28 La sentenza, che conferma lorientamento che ammette lammissibilit della revocatoria fallimentare degli atti di risoluzione di diritto, meritevole di essere segnalata in quanto precisa che per atti a titolo oneroso ai sensi dellart. 67, comma 2, l. fall. devono comprendersi sia quelli posti in essere dal soggetto fallito, sia quelli posti in essere da terzi senza la cooperazione del fallito (come nel caso di risoluzione di diritto provocata dal creditore del soggetto poi fallito in seguito a diffida ad adempiere o a clausola risolutiva espressa)29. Lelemento di novit, o comunque di particolare importanza, consiste in sostanza nel riconoscimento che qualsiasi atto a titolo oneroso suscettibile di revocatoria fallimentare se compiuto nel c.d.
Trib. Milano 03.02.2003, in Giurisprudenza milanese 2003, 12, 413, cit. Va tuttavia precisato, per mera completezza dargomento, che anche nei casi in cui la risoluzione di diritto di un contratto sia provocata mediante ad esempio diffida ad adempiere, appare quantomeno dubbio che il debitore non cooperi in alcun modo nella caducazione degli effetti del contratto. Si potrebbe infatti ipotizzare un comportamento omissivo del debitore che, sollecitato dal creditore ad adempiere con una diffida ai sensi dellart. 1454 cod. civ., resti inerte, provocando in tal modo la risoluzione automatica del contratto. 24
periodo sospetto e purch il curatore dimostri la conoscenza in capo al terzo contraente dello stato di decozione in cui versava il debitore poi fallito al momento della conclusione dellatto sia che provenga dal fallito, sia che provenga anche dal fallito (come nel caso di una risoluzione consensuale) 30, sia che non provenga affatto dal fallito ma da un terzo (come nel caso di risoluzione di diritto attuata in forza di clausola risolutiva espressa o di diffida ad adempiere). Linterpretazione fornita dal Tribunale di Milano appare del tutto coerente con il tenore letterale dellart. 67, comma 2, l. fall., che non precisa se gli atti a titolo oneroso debbano essere compiuti da un soggetto piuttosto che da un altro. Sembra quindi corretto sostenere che per atti a titolo oneroso debbano intendersi tutti gli atti, da chiunque posti in essere, che abbiano un contenuto suscettibile di valutazione economica e che
Si tratta dellaccordo col quale le parti stabiliscono di risolvere un contratto precedentemente tra loro intervenuto. La giurisprudenza prevalente orientata nel senso della revocabilit ai sensi dellart. 67, comma 2, l. fall.: cfr. Trib. Genova 18.02.2005, in www.dejure.giuffre.it; Trib. Milano 03.02.2003, in Giurisprudenza milanese 2003, 12, 413; Cass. 21.07.1962, n. 2030, in Dir. fall. 1962, II, 791; Cass. 20.04.1959, n. 1186, in Giust. civ. 1959, I, 993; Cass. 08.07.1957, n. 1830, in Dir. fall. 1957, II, 529. Peraltro, in alcuni casi la giurisprudenza ha qualificato la risoluzione consensuale come atto estintivo anormale, revocabile ai sensi dellart. 67, comma 1, n. 2, l. fall.: cfr. Corte dappello Bologna, 06.07.1975, in Giur. it. 1976, I, 2, 460; Trib. Firenze 13.04.1959, in Dir. fall. 1959, II, 530. 25
incidano sul patrimonio del fallito alterando la par condicio creditorum. Si tenga presente che alle stesse conclusioni si potrebbe altres giungere considerando che: (i) anche i pagamenti coattivi e le iscrizioni ipotecarie operate dal creditore sono pacificamente revocabili ai sensi dellart. 67, comma 2, l. fall., nonostante siano atti compiuti da terzi e non invece dal fallito31; (ii) lart. 2901 cod. civ. in materia di revocatoria ordinaria si riferisce espressamente agli atti in frode compiuti dal debitore. Invece, lart. 67, comma 2, l. fall. non fa nessun riferimento al debitore, con la conseguenza che in assenza di indicazione specifica deve ritenersi che latto a titolo oneroso possa essere compiuto sia dal fallito, sia da un terzo (con o senza il concorso del fallito).
Per la revocabilit dei pagamenti coattivi, quali ad esempio quelli eseguiti in seguito ad un procedimento di esecuzione forzata presso terzi, cfr., fra le molte, Cass. 19.11.2008, n. 27518; Cass. 12.01.2006, n. 463. 26
Va tuttavia segnalato un orientamento giurisprudenziale contrario che, seppur molto recente, non sembra condivisibile. In particolare, si sostiene che dal tenore letterale dellart. 67, comma 2, l. fall. appare chiaro che oggetto dellazione revocatoria sia unicamente latto compiuto dal fallendo nel c.d. periodo sospetto, mentre nella fattispecie oggetto di revoca sarebbe, secondo la pretesa della curatela, la dichiarazione di avvalersi della clausola risolutiva espressa, rilasciata tuttavia da soggetto altro e diverso rispetto al fallendo32. Le ragioni per le quali la sentenza non appare convincente paiono del tutto evidenti sulla base di quanto sopra scritto. Basti qui pensare che lart. 67, comma 2, l. fall., contrariamente a quanto ritenuto dal tribunale capitolino, non menziona in alcun modo il soggetto fallito (diversamente, ricordiamo, da quanto avviene per lart. 2901 cod. civ. in materia di revocatoria ordinaria). Non si comprende pertanto il motivo per il quale la sentenza in
Trib. Roma 01.10.2010, in www.ilcaso.it 27
questione dia atto che dal tenore letterale dellart. 67, comma 2, l. fall. appare chiaro che oggetto dellazione revocatoria sia unicamente latto compiuto dal fallendo nel c.d. periodo sospetto . Nel senso della non revocabilit dellatto di risoluzione di un contratto di leasing si pronunciato anche un altro tribunale33, secondo cui la revocatoria fallimentare predisposta per rendere inefficace un atto di disposizione compiuto dal debitore prima della dichiarazione di fallimento, e concerne beni e diritti appartenenti al patrimonio del debitore; la risoluzione del contratto di leasing intervenuta tra limprenditore poi fallito e il concedente, convenuto dal curatore in revocatoria, non rientra in nessuna delle ipotesi previste dallart. 67, l. fall., e segnatamente non rientra nel n. 1, quando il contratto di leasing escludesse ogni restituzione di canoni in precedenza versati e subordinasse il finale acquisto del bene in leasing al regolare adempimento di tutte le obbligazioni dellutilizzatore. La sentenza in questione stata pubblicata sulla rivista Giur. merito
Trib. Viterbo 13.03.2002, in Giur. merito 2003, 918
solo in massima, pertanto non possibile cogliere appieno il ragionamento seguito dai giudici. Tuttavia, sembrerebbe poco coerente con il tenore letterale dellart. 67, comma 2, l. fall. (che, come gi osservato, si riferisce agli atti a titolo oneroso senza distinzioni di sorta) e in contrasto con la giurisprudenza prevalente che ritiene ammissibile la revocatoria fallimentare sia dellatto di risoluzione di diritto del contratto di leasing (vedi nota 2), sia dellaccordo di risoluzione consensuale del contratto34.
La questione avente ad oggetto la revocabilit dellatto di risoluzione di un contratto (nel nostro caso di leasing immobiliare) stata dibattuta anche in dottrina. In particolare, lorientamento seguito dalla prevalente giurisprudenza che ammette la revocatoria fallimentare stato condiviso anche da
Trib. Genova 18.02.2005, in www.dejure.giuffre.it; Trib. Milano 03.02.2003, in Giurisprudenza milanese 2003, 12, 413; Cass. 21.07.1962, n. 2030, in Dir. fall. 1962, II, 791; Cass. 20.04.1959, n. 1186, in Giust. civ. 1959, I, 993; Cass. 08.07.1957, n. 1830, in Dir. fall. 1957, II, 529 29
vari autorevoli giuristi. Maffei Alberti, ad esempio, ritiene che: per poter affermare la revocabilit della risoluzione sembra sufficiente ammettere che la revocatoria fallimentare pu colpire anche atti posti in essere da terzi senza alcuna partecipazione del debitore: potranno cos essere resi inefficaci sia il negozio unilaterale della diffida ad adempiere, sia il negozio unilaterale recettizio con il quale il curatore manifesta la volont di avvalersi della clausola risolutiva espressa
. Nello stesso
senso si pronunciata anche altra parte della dottrina: revocabile anche la risoluzione di diritto conseguente alla diffida ad adempiere, o attuata in forza di clausola risolutiva espressa36; la dichiarazione della controparte di volersi avvalere della risoluzione di diritto del contratto stipulato con il debitore poi fallito, manifestata prima dellinizio della procedura concorsuale, soggetta allazione revocatoria fallimentare37; revocabile la dichiarazione della controparte di volersi avvalere della risoluzione di diritto del contratto stipulato col debitore,
MAFFEI ALBERTI, Fallimento, in Encicl. Giur. Treccani, Roma, 1988, 13. cfr. GUERRIERI, Commentario breve alla legge fallimentare, sub. art. 67, a cura di Maffei Alberti, Padova, 2009, 341 37 PERUGINI, La nuova revocatoria fallimentare, Napoli, 2005, 145 30
poi fallito, manifestata prima dellinizio del procedimento concorsuale38. Nello stesso senso, per la dottrina pi risalente, cfr. altres FERRARA, Il fallimento, Milano, 1959, 306.
Alla luce di quanto esposto e limitatamente al requisito oggettivo, nella fattispecie oggetto di tesi possibile ritenere abbastanza consolidato il diritto del curatore di chiedere la revocatoria fallimentare dellatto di risoluzione del contratto di leasing attuata dalla societ concedente, prima del fallimento della societ utilizzatrice, in forza di clausola risolutiva espressa. Lazione trova infatti conforto in giurisprudenza e in dottrina; lorientamento contrario che tende invece a negare questa possibilit per il curatore appare, allo stato, minoritario.
LO CASCIO, Codice del fallimento commentato con la dottrina e la giurisprudenza, sub. art. 67, Ipsoa, 1997, 291 31
2.2.2. REQUISITO SOGGETTIVO DELLAZIONE REVOCATORIA
Laltro presupposto dellazione revocatoria fallimentare costituito dallelemento soggettivo, inteso come conoscenza, da parte del terzo avente causa dal soggetto poi fallito, dello stato di insolvenza in cui versava questultimo al momento in cui stato compiuto latto astrattamente revocabile. La prova dellelemento soggettivo generalmente a carico del curatore, ma per determinate categorie di atti la conoscenza dello stato di insolvenza presunta (si tratta di una presunzione relativa, ossia che ammette la prova contraria), con conseguente inversione dellonere della prova. In particolare, lart. 67, comma 1, l. fall. stabilisce una serie di atti particolarmente sintomatici dello stato di insolvenza per i quali la legge presume che il terzo avente causa dal soggetto poi fallito fosse a conoscenza dello stato di decozione in cui versava laltro contraente. Si tratta degli atti a titolo oneroso compiuti nellanno anteriore alla dichiarazione di fallimento in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal fallito
sorpassano di oltre un quarto ci che a lui stato dato o promesso (c.d. atti a prestazioni sproporzionate); degli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con denaro o con altri mezzi normali di pagamento, compiuti nellanno anteriore alla dichiarazione di fallimento (c.d. pagamento anormali); dei pegni, anticresi, ipoteche volontarie costituite nellanno anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non scaduti; dei pegni, anticresi, ipoteche giudiziali o volontarie costituite entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti scaduti. In tutti questi casi, il curatore agevolato sotto il profilo probatorio, in quanto dovr limitarsi a provare solo lelemento oggettivo, essendo quello soggettivo presunto ex lege. Sar onere della parte convenuta nel giudizio di revocatoria dimostrare la propria inscientia decoctionis, ossia leffettiva ignoranza dello stato di insolvenza (non essendo sufficiente lobbiettiva inconoscibilit) 39.
Nella pratica, stante limpossibilit o la estrema difficolt di fornire direttamente la prova negativa di un atteggiamento psicologico, di regola la prova liberatoria sar fornita attraverso presunzioni tali da indurre un soggetto di normale avvedutezza e prudenza nella convinzione che il debitore, nel 33
Invece, per gli atti elencati allart. 67, comma 2, l. fall. (pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, atti a titolo oneroso, atti costitutivi di un diritto di prelazione per debiti anche di terzi contestualmente creati, compiuti nel semestre anteriore alla dichiarazione di fallimento), il curatore dovr provare in modo per la verit piuttosto rigoroso la conoscenza dello stato di insolvenza in capo al terzo contraente. La c.d. scientia decoctionis consiste nella conoscenza
effettiva dellinsolvenza nel momento del compimento dellatto revocabile40. Deve quindi trattarsi di conoscenza effettiva e non di mera conoscibilit. Il contenuto della prova si esaurisce generalmente nella dimostrazione di circostanze tali da determinare la conoscenza in un soggetto di normale prudenza e avvedutezza. La prova, nei casi in cui sia a carico del curatore, pu essere fornita in qualsiasi modo, anche a mezzo testimoni o addirittura in base a presunzioni, purch gravi, precise e concordanti e tali da far ritenere dimostrato che il terzo creditore
momento in cui stato posto in essere latto astrattamente revocabile, si trovava in condizioni di normale esercizio dellattivit di impresa. 40 Ad esempio, nel caso di compravendita di un immobile, occorre avere riguardo alla data del rogito notarile e non a quelle della stipulazione del precedente contratto preliminare o della successiva trascrizione dellatto definitivo nei pubblici registri immobiliari. 34
fosse consapevole dello stato di dissesto economico e di crisi irreversibile in cui versava il debitore41. Secondo la giurisprudenza, la scientia decoctionis deve consistere non gi in una conoscenza meramente potenziale, secondo un paradigma astratto di doveroso comportamento esigibile, secondo un canone di normale prudenza, in base ad una tipizzazione schematica di situazioni di fatto caratteristiche dello stato di dissesto (alla stregua di conoscibilit), ma in una conoscenza effettiva, sul solido fondamento di elementi indiziari, ma gravi, precisi e concordanti, tali cio da lasciare ragionevolmente presumere una conoscenza effettiva 42. Va inoltre precisato che nei casi in cui il terzo, per il compimento dellatto revocabile, si sia avvalso di un rappresentante, la scientia decoctionis va accertata in capo allo stesso rappresentante ai sensi dellart. 1391 cod. civ. 43
Sullammissibilit del ricorso a presunzioni aventi i requisiti della gravit, precisione e concordanza, cfr., fra le tante, Cass. 17.07.2007, n. 15939. 42 Corte dappello Torino, 30.04.2009, Foro it. Rep. 2009, voce Liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria, n. 31. 43 Tuttavia, secondo alcuni, nellipotesi di scientia decoctionis del rappresentato, latto sarebbe revocabile anche nei casi in cui il rappresentante ignorasse lo stato di insolvenza del fallito: cfr. RAGUSA MAGGIORE, Diritto fallimentare, Napoli, 1967, 674. 35
Nella fattispecie oggetto di questa tesi, la risoluzione di diritto di un contratto di locazione finanziaria attuata dalla societ concedente avvalendosi di clausola risolutiva espressa (o diffida ad adempiere) contenuta nel contratto di leasing rientra perlomeno in base allorientamento prevalente fra gli atti a titolo oneroso ai sensi dellart. 67, comma 2, l. fall44. Di conseguenza, ai fini dellesercizio dellazione revocatoria fallimentare dellatto di risoluzione di diritto, lonere di provare la scientia decoctionis in capo alla societ concedente spetta al curatore, il quale non potr giovarsi del regime probatorio agevolato previsto invece per gli atti indicati dallart. 67, comma 1, l. fall. Il curatore, ai fini del raggiungimento della prova della conoscenza dello stato di insolvenza, ha a disposizione diversi elementi indiziari, tra cui i pi comuni sono:
Isolata rimasta la tesi sostenuta da una parte della dottrina secondo cui se la risoluzione impinge nelle condizioni economiche generali del debitore che non pu pagare il prezzo, e trova la sua spiegazione nel desiderio del creditore di ridurre e contenere il suo danno, col riprendersi in possesso ed in propriet la merce venduta, la risoluzione realizza una solutio con mezzi anormali di pagamento e va assoggettata al regime presuntivo in esame [art. 67, comma 1, l. fall.]: cfr. PAJARDI, Manuale di diritto fallimentare, Milano, 1969, 350. 36
pubblicazione di protesti cambiari45; pendenza di procedure esecutive immobiliari a carico
del soggetto poi fallito, in considerazione della pubblicit cui sono soggette46;
La pubblicazione assume particolare valore sia nei casi in cui il titolo protestato sia stato rilasciato allo stesso convenuto in revocatoria (cfr. Cass. 21.08.1996, n. 7722; Trib. Roma 30.06.1967, Dir. fall. 1967, II, 682), sia nei casi in cui il convenuto nellazione revocatoria sia un istituto di credito o comunque un soggetto che svolge attivit di finanziamento, come ad esempio le societ finanziarie e di leasing: in tal senso, cfr. Trib. Milano 28.06.2005, Foro it. Rep. 2006, voce Revocatoria (azione), n. 25; cfr. altres Trib. Roma 13.09.2010, in www.dejure.giuffre.it). Costituisce infatti dato acquisito alla comune esperienza che le banche e in generale i soggetti che svolgono attivit di finanziamento, in considerazione dellattivit svolta, delle modalit che la connotano, della circostanza che dispongono di operatori professionali qualificati, possono cogliere i sintomi di un dissesto del soggetto finanziato meglio e pi tempestivamente di un soggetto non professionale, avendo a disposizione, pi facilmente rispetto agli altri creditori, gli strumenti atti a interpretarli e valutarli. In questi casi, la giurisprudenza ritiene che il certificato della Camera di commercio attestanti i numerosi protesti levati contro la societ debitrice poi fallita abbia valenza di piena prova della conoscenza dello stato di insolvenza (in tal senso, cfr. Trib. Napoli 21.04.2004, Foro it. Rep. 2005, voce Fallimento, n. 462; Corte dappello Napoli, 11.03.2003, in Giur. nap. 2003, 271; Corte dappello Bari, 14.02.2002, in Fall. 2009, 422; Trib. Milano 06.07.1995, in Giust. 1995, 3876; Trib. Venezia 28.07.1987, Foro it. Rep. 1988, voce Fallimento, n. 382; Trib. Roma 10.12.1959, Dir. fall. 1960, II, 140. Di recente, cfr. altres Cass. 13.01.2010, n. 391, secondo cui lavvenuta pubblicazione di una pluralit di protesti a carico del fallito pu costituire presunzione tale da esimere il curatore dallonere della prova che gli stessi fossero concretamente noti al convenuto in revocatoria, su questultimo risultando, in tal caso, traslato lonere di dimostrare il contrario e senza che, tuttavia, ci esima il giudicante dalla considerazione di rilevanza, caso per caso, del loro numero, qualit, ammontare, collocazione cronologica, luogo di pubblicazione oltre che dello status professionale della parte che avrebbe dovuto averne conoscenza). Secondo la Cassazione, qualora il curatore provi la pubblicazione dei protesti a carico del fallito nel periodo sospetto (ossia nel semestre anteriore alla dichiarazione di fallimento, come previsto dal secondo comma dellart. 67 l.fall.), incomber sul terzo convenuto che voglia evitare la revoca lonere di provare la mancata conoscenza dello stato di insolvenza: cfr. Cass. 04.05.2009, n. 10209; Cass. 04.11.1998, n. 11060; Cass. 14.07.1983, n. 4839; Cass. 20.05.1980, n. 3302. 46 Lesecuzione forzata avente ad oggetto immobili resa conoscibile ai terzi mediante la trascrizione nei pubblici registri immobiliari dellatto di pignoramento (cfr. art. 555, comma 2, c.p.c.). 37
presentazione da parte del creditore di istanze di
fallimento a carico del debitore47; iv. sussistenza di decreti ingiuntivi chiesti da banche e
intermediari finanziari nei confronti del soggetto debitore poi fallito48;
Diversamente, invece, per le procedure esecutive mobiliari e presso terzi, che non sono soggette ad alcuna forma di pubblicit, salvo naturalmente il caso in cui il creditore pignorante sia il convenuto nellazione revocatoria. In generale, per lirrilevanza delle procedure monitorie ed esecutive non soggette a pubblicit, cfr. Trib. Monza 09.07.2010 e Trib. Bari 30.06.2010, in www.dejure.giuffre.it. Le procedure esecutive mobiliari e presso terzi tuttavia costituiscono un indizio particolarmente significativo dinsolvenza quando sono numerose ed eventualmente accompagnate da altri elementi di fatto, quali ad esempio la concessione di decreti ingiuntivi a carico del debitore, la revoca dei fidi da parte delle banche e lesistenza di proposte per un concordato stragiudiziale. 47 Cass. 28.04.1998, n. 4318; Corte dappello Bologna, 15.05.1993, Trib. Palermo 10.03.1986, Corte dappello Torino, 12.11.1982, richiamate in LO CASCIO, Codice del fallimento commentato con la dottrina e la giurisprudenza, sub. art. 67, Ipsoa, 1997, 255. Sono invece irrilevanti le istanze di fallimento presentate da terzi, in quanto potrebbero non essere conosciute dal creditore in considerazione dellassenza di un regime di pubblicit ad hoc. In ordine ai procedimenti esecutivi e prefallimentari, infatti, non esiste alcun dovere di informazione, ma anzi espressamente sancita la riservatezza dei registri di cancelleria e degli atti relativi. 48 Se generalmente i procedimenti monitori non sono soggetti ad alcuna forma di pubblicit e rilevano solo nei casi in cui siano stati promossi dal convenuto nellazione revocatoria (che richiedendo il decreto ingiuntivo manifesta lintenzione di procurarsi un titolo esecutivo al fine di aggredire il patrimonio del proprio debitore inadempiente), lo stesso discorso non vale anche per il caso in cui il creditore sia una banca o altro intermediario finanziario: in tal senso, cfr. Cass. 13.10.2005, n. 19894 che ha di recente statuito che a proposito della conoscibilit dei decreti ingiuntivi, costituisce dato acquisito alla comune esperienza che gli istituti di credito, disponendo di operatori professionali qualificati, possono cogliere i sintomi di un dissesto del soggetto finanziato meglio e pi tempestivamente di un soggetto non professionale. Essi hanno a disposizione, pi facilmente rispetto agli altri creditori, gli strumenti atti a metterli in condizione di rendersi conto dello stato di decozione dell'imprenditore; in altri termini, noto che una banca in grado di avere informazioni sulla situazione patrimoniale ed economica dei propri debitori (specie per quanto concerne l'eventuale assoggettamento a procedure giudiziarie recuperatorie) in misura certamente superiore a quella comune e che le specifiche conoscenze tecniche a sua disposizione possono valere a renderla edotta che eventuali, anche minimi, segni esteriori di crisi sono in realt sintomi di insolvenza. Inoltre, il 38
dati provenienti dalla Centrale rischi49, purch in
concorso con altri indizi; vi. situazione di illiquidit e di sbilancio corrente
risultante dai bilanci della societ debitrice depositati presso il registro delle imprese50;
sistema informativo della Centrale dei rischi regolato da norme di legge e fondato sull'obbligo, posto a carico degli intermediari partecipanti, di segnalare mensilmente i rapporti di credito in essere nei confronti di ciascun cliente, di importo pari o superiore ai limiti di censimento definiti nella menzionata circolare della Banca d'Italia, contenente le istruzioni per gli intermediari creditizi. Gli intermediari sono tenuti a una puntuale osservanza delle norme che regolano il funzionamento del servizio di centralizzazione dei rischi; le eventuali violazioni delle disposizioni concernenti il servizio emanate dal CICR e dalla Banca d'Italia comporta l'irrorazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all'art. 144 del TUB. La Cassazione ha perci concluso nel senso che di fronte a un simile quadro normativo, difficile sostenere che la segnalazione dei crediti appostati a sofferenza, quali quelli rivenienti da conti affidati revocati o oggetto di iniziative giudiziarie di recupero, sia solo da presumersi e non invece usualmente praticata da tutti gli intermediari sotto comminatoria di pesanti sanzioni e rilievi ispettivi da parte dell'Istituto di vigilanza. Cos come arduo negare che un banchiere, anche solo minimamente avveduto, sia solito compulsare questa preziosa fonte di informazione prima di concedere o rinnovare l'affidamento a un proprio cliente (sottolineature nostra). 49 Va tuttavia rilevato che secondo un orientamento i dati provenienti dalla Centrale rischi istituita dalle banche non costituiscono elementi univoci per fondare la consapevolezza dello stato di insolvenza in quanto lindebitamento dellimprenditore potrebbe anche rappresentare indice di un perdurante elevato livello di credito e quindi di solvibilit: cfr. in tal senso Corte dappello Venezia, 04.12.1998, in Foro it. 1999, I, 2682; Trib. Parma 27.05.1998, in Fall. 1999, 565. 50 Trib. Busto Arsizio 30.08.2010, in www.dejure.giuffre.it, con riferimento ad una fattispecie in cui la scientia decoctionis stata ravvisata in capo al creditore bancario di unimpresa di grandi dimensioni che aveva preso visione dei bilanci consolidati. Secondo parte della dottrina (REBECCA-SPEROTTI, La revocatoria di rimesse bancarie, Milano, 1998, 21 ss.), i dati sintomatici di conoscenza dello stato di insolvenza, ricavabili dal bilancio della societ debitrice, alla data o allepoca di compimento dellatto revocabile sarebbero: a) lindice di disponibilit, costituito dal rapporto tra il capitale circolante (liquidit e magazzino) e i debiti a breve; b) il rapporto di liquidit, cio il rapporto tra le attivit correnti (escluso il magazzino) e le passivit correnti; c) lindice di garanzia dei debiti a medio termine, dato dal rapporto tra le immobilizzazioni e i debiti con scadenza oltre i dodici mesi; d) il rapporto di indebitamento, ossia il rapporto tra il patrimonio netto e il totale delle attivit. 39
vii. viii. ix. debitrice53; x. xi.
il mancato deposito del bilancio sociale51; pendenza di debiti con lErario52; notizie di stampa sulla situazione economica della
solleciti di pagamento54; revoca dei fidi bancari55;
Il mancato deposito del bilancio sociale deve essere in concorso con altri elementi presuntivi della scientia decoctionis, visto che di per s il solo omesso deposito potrebbe addirittura costituire argomento a favore del convenuto in revocatoria, che si troverebbe oggettivamente nellimpossibilit di valutare la situazione economica e finanziaria del proprio debitore. Sul punto, cfr. QUATRARO, GIORGETTI, FUMAGALLI, Revocatoria ordinaria e fallimentare, Tomo I, Milano, 2009, 733. 52 Debiti con lerario desumibili ad esempio dallesistenza di ipoteche legali iscritte dal concessionario della riscossione (Equitalia Estari). 53 Affinch siano rilevanti, le notizie di stampa devono essere frequenti e allarmanti, di interpretazione univoca e non generiche: in tal senso, cfr. Trib. Verona 13.03.2007, in Fall. 2007, 728; Trib. Milano 19.05.1983, in Fall. 1983, 969; Trib. Milano 18.01.1982, in Fall. 1983, 235. Per lorientamento che esclude la rilevanza di notizie concernenti la precaria situazione economica dellimpresa, pubblicate su quotidiani locali o su edizioni regionali di quotidiani non diffusi nella regione del terzo creditore, cfr. Corte dappello Genova, 28.01.1980, Giur. comm. 1981, II, 111. 54 Trib. Milano 09.03.1999, Foro it. 1999, I, 2682; Corte dappello Genova, 04.07.1983, Trib. Genova 21.05.1990, Trib. Milano 12.05.1983, Trib. Milano 24.03.1983, tutte richiamate in LO CASCIO, Codice del fallimento commentato con la dottrina e la giurisprudenza, sub. art. 67, Ipsoa, 1997, 256. Cfr. altres Cass. 18.06.1987, n. 5356, secondo cui la prova della scientia decoctionis pu desumersi anche dal ritardo nel pagamento di una sola rata di prezzo della compravendita. Per lorientamento meno rigoroso, secondo cui linadempimento e la richiesta di dilazioni di pagamento fra soggetti distanti e di lunga conoscenza commerciali non integra conoscenza dello stato di insolvenza, cfr. Corte dappello Milano, 13.06.2000, Foro it. Rep. 2001, voce Fallimento, n. 277; nello stesso senso, con riferimento alla richiesta di spostamento dei termini di pagamento nei casi in cui tale richiesta costituiva una prassi commerciale consolidata fra le parti, cfr. Trib. Milano 17.06.2010, in www.dejure.giuffre.it. 55 Trib. Firenze 06.10.1999, Foro it. Rep. 2000, voce Fallimento, n. 487; Trib. Milano 04.06.1990, Trib. Torino 24.05.1988, Corte dappello Milano 02.12.1986, richiamate in LO CASCIO, Codice del fallimento commentato con la dottrina e la giurisprudenza, sub. art. 67, Ipsoa, 1997, 255. 40
richiesta di postergazione della scadenza delle
obbligazioni56 (ma non anche il rilascio di assegni postdatati)57; xiii. bitore58; xiv. andamento negativo dei rapporti bancari intrattenuti adesione a concordati stragiudiziali proposti dal de-
con il debitore59; xv. invito di immediato rientro dallesposizione debitoria
comunicato dalla banca60; xvi. concessione di ulteriore credito o prosecuzione di rap-
porti commerciali61; xvii. perdite; assemblea straordinaria per riduzione capitale per
Trib. Milano 23.08.1990, richiamata in LO CASCIO, Codice del fallimento commentato con la dottrina e la giurisprudenza, sub. art. 67, Ipsoa, 1997, 256. 57 La postdatazione degli assegni, in considerazione del fatto che la prassi di emettere assegni postdatati ormai largamente diffusa, costituisce un semplice indizio non determinante per lesistenza di uno stato di insolvenza e come tale non produce in chi lo percepisce la consapevolezza dello stato di insolvenza: cfr. Trib. Torino 17.03.1990, in Fall. 1995, 1230. 58 Trib. Torino 26.06.1990 e Corte dappello Milano 29.06.1982, richiamati in LO CASCIO, Codice del fallimento commentato con la dottrina e la giurisprudenza, sub. art. 67, Ipsoa, 1997, 255. 59 Trib. Santa Maria Capua Vetere 27.09.2004, Foro it. Rep. 2006, voce Fallimento, n. 484. 60 Trib. Catania 28.12.1991, Foro it. Rep. 1992, voce Fallimento, n. 429. 61 La concessione di ulteriore credito non presuppone di per s linscientia decoctionis, potendo il creditore auspicare che il nuovo finanziamento aiuti limprenditore a superare la crisi e a uscire dallinsolvenza, o potendo egli volersi munire di garanzie che escludano o limitino il rischio legato allo stato di insolvenza: cfr. Cass. 03.08.2007, n. 17049; Cass. 03.04.2002, n. 4759. 41
xviii. rilievo; xix. xx.
notizie di dissesto, di scioperi o licenziamenti di
irregolarit dei pagamenti degli stipendi; cessioni anomale di crediti, ecc. Pertanto il curatore, sulla base di tali elementi indiziari a
sua disposizione, dovr assolvere allonere probatorio imposto dallart. 67, comma 2, l. fall., dimostrando la conoscenza, in capo alla societ di leasing, dello stato di insolvenza in cui versava la societ utilizzatrice nel momento in cui stata provocata la risoluzione del contratto.
2.2.3. REQUISITO TEMPORALE DELLAZIONE REVOCATORIA
Come gi osservato, lazione revocatoria fallimentare deve essere proposta entro limiti temporali ben precisi. Ad esempio, ai sensi dellart. 67 l. fall. sono soggetti a revocatoria fallimentare gli atti a titolo oneroso con prestazioni sproporzionate compiuti nellanno anteriore alla dichiarazione di fallimento, con la conseguenza che restano irrilevanti ai fini della revocatoria fallimentare gli atti compiuti un anno e sei mesi prima del fallimento (al ricorrere di determinati presupposti, questi atti potranno essere al limite soggetti a revocatoria ordinaria ai sensi dellart. 66 l. fall.). Ai fini della revoca di un atto quindi necessario che lo stesso sia astrattamente revocabile sotto il profilo oggettivo (ad esempio si tratti di atto a titolo oneroso, oppure di un atto estintivo di un debito eseguito con mezzi anormali di pagamento, ecc.), che sia stato compiuto entro un preciso lasso di tempo anteriore rispetto alla dichiarazione di fallimento e che sussista in capo al convenuto in revocatoria la consapevolezza che il
debitore, al momento del compimento dellatto, si trovava in stato di insolvenza. A ci va per aggiunto un ulteriore requisito, costituito dalla necessit che lazione revocatoria sia promossa entro un determinato periodo di tempo dal compimento dellatto revocabile, a pena di decadenza. Lart. 69-bis l. fall., inserito dallart. 55, d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, stabilisce infatti che le azioni revocatoria disciplinate nella presente sezione non possono essere promosse decorsi tre anni dalla dichiarazione di fallimento e comunque decorsi cinque anni dal compimento dellatto. La norma, che riguarda solo le procedure fallimentari i cui ricorsi siano stati presentati dopo il 16 luglio 2006, stabilisce un duplice termine di decadenza per lesercizio dellazione revocatoria62: tre anni dalla dichiarazione di fallimento e comunque cinque anni dal compimento dellatto. I termini sono di decadenza63, e quindi non sono soggetti a interruzione64.
In dottrina si discute se i termini di cui allart. 69-bis l. fall. riguardino solo le azioni revocatorie fallimentari (in tal senso, cfr. LIMITONE, La legge fallimentare. Commentario teorico-pratico a cura di Massimo Ferro, Padova, 2007, 516) o anche le revocatorie ordinarie promosse nellambito di una procedura fallimentare ai sensi dellart. 66 l. fall. (sul punto, cfr. MONTANARI, in Fall. 2005, 1094). 63 Prima della riforma attuata dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, non era previsto alcun termine di decadenza per lesercizio dellazione revocatoria. Secondo la giurisprudenza prevalente lazione 44
Nel nostro caso, la comunicazione con la quale la societ concedente ha provocato la risoluzione del contratto di leasing era stata inviata oltre sei mesi prima rispetto alla dichiarazione di fallimento, ma stata ricevuta dalla societ utilizzatrice nel semestre anteriore al fallimento. La dichiarazione con cui si manifesta la volont di avvalersi della clausola risolutiva espressa costituisce atto negoziale recettizio, per cui acquista efficacia solo quando perviene a conoscenza dellinteressato65. Di conseguenza, latto in questione risulter revocabile ai sensi
revocatoria fallimentare doveva essere promossa a pena di prescrizione nel termine di cinque anni decorrente dalla data di pubblicazione della sentenza dichiarativa del fallimento, anche nellipotesi in cui lazione revocatoria fosse fatta valere in via di eccezione dal curatore nei giudizi di accertamento del passivo (Cass. 16.02.1998, n. 1635; Trib. Milano 11.01.1993, in Foro it. Rep. 1993, voce Prescrizione e decadenza, n. 81; Trib. Palermo 04.04.1991, in Foro it. Rep. 1991, voce Fallimento, n. 358); secondo altra tesi, minoritaria e risalente nel tempo, il termine di prescrizione decorreva dalla data dellatto e ci sulla base dellaffermazione dellidentit di natura tra revocatoria ordinaria e revocatoria fallimentare (Corte dappello Napoli, 07.07.1960, in Foro nap. 1960, I, 148; Corte dappello Venezia, 08.08.1957, in Dir. fall. 1958, II, 820; Trib. Roma 12.04.1955, in Dir. fall. 1955, II, 341). 64 La norma mira a scongiurare azioni revocatorie a distanza di molti anni dal compimento dellatto revocabile, fenomeno che piuttosto frequente nelle ipotesi di consecuzione tra procedure concorsuali, per effetto della c.d. retrodatazione del periodo sospetto (ad esempio fallimento conseguente a un concordato preventivo non omologato). Prima della recente riforma che ha introdotto lart. 69-bis l. fall., la giurisprudenza riteneva che la prescrizione dellazione revocatoria fallimentare non poteva essere interrotta da parte del curatore con in atto stragiudiziale di messa in mora, ma era necessaria la notifica dellatto introduttivo del giudizio in considerazione della natura costitutiva di tale azione: cfr. Cass., sez. unite, 08.07.1996, n. 6225. 65 Cass. 05.01.2005, n. 167; per la dottrina, cfr. COSTANZA, Clausola risolutiva espressa, in Encicl. Giur. Treccani, Roma, 1988. 45
dellart. 67, comma 2, l. fall., alla condizione che
revocatoria sia esperita entro tre anni dalla dichiarazione di fallimento.
AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE IN VIA
AUTONOMA E IN VIA DI ECCEZIONE
Lazione revocatoria fallimentare pu essere promossa dal curatore in via autonoma oppure in via di eccezione. Nel primo caso, lazione pu essere esperita dal curatore previa autorizzazione del Giudice delegato ai sensi dellart. 25, comma 6, l. fall. nel corso della procedura fallimentare, in qualsiasi momento anteriore al deposito del decreto di esecutivit dello stato passivo. In questi casi, lazione introdotta con atto di citazione oppure con ricorso66 e la vertenza verr definita con sentenza (o con ordinanza se il giudizio era stato introdotto ai sensi dellart. 702-bis c.p.c.) soggetta agli ordinari mezzi di impugnazione. Nel secondo caso, invece, il curatore nel formulare le proprie conclusioni in merito a ciascuna domanda di insinuazione al passivo fallimentare potr eccepire ai sensi dellart. 95 l. fall. i fatti estintivi, modificativi o impeditivi del diritto fatto valere,
Ad esempio nei casi in cui lazione revocatoria sia promossa col rito sommario ai sensi dellart. 702bis. c.p.c. 47
nonch linefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione. Questa seconda via pi snella e veloce rispetto allazione in via autonoma, in quanto consente al curatore di far valere leccezione di revocatoria fallimentare (c.d. revocatoria in via breve) nellambito del giudizio di accertamento dello stato passivo, direttamente davanti al Giudice delegato, senza dover introdurre un giudizio ordinario, iscrivere a ruolo la causa, ecc. A fronte di questo indubbio vantaggio, vi daltro canto lo svantaggio costituito dalla circostanza che ben difficilmente alludienza di verifica dello stato passivo il curatore sar gi in grado di valutare in modo compiuto gli estremi per una revocatoria fallimentare. Ludienza di verifica dello stato passivo viene infatti generalmente fissata dopo pochi mesi dalla dichiarazione di fallimento e spesso le operazione di verifica si esauriscono dopo qualche udienza (in alcuni casi, quando le domande non sono molte, la verifica dello stato passivo si conclude addirittura in ununica udienza, a pochi mesi di distanza dalla dichiarazione di fallimento). Va tuttavia precisato che mentre lazione revocatoria in via di eccezione non incontra ostacoli di sorta, dal momento che lart. 95, comma 1, l. fall. consente al curatore di formulare la
relativa eccezione anche se prescritta la relativa azione67, lo stesso discorso non vale anche per quanto riguarda la revocatoria in via autonoma. In questultimo caso, infatti, al curatore sarebbe precluso agire per la revocatoria ove si sia gi formato un giudicato endofallimentare incompatibile con lesercizio
dellespletanda azione revocatoria, derivante ad esempio dal decreto di esecutivit dello stato passivo divenuto definitivo. Leffetto preclusivo determinato dal decreto di esecutivit dello stato passivo fallimentare non pi impugnabile ha per oggetto sia la domanda, sia il titolo da cui origina il credito, sotto i concorrenti profili della validit, dellefficacia e della
consistenza. Sul punto appare di grande importanza il principio di diritto sancito di recente dalla Cassazione a Sezioni Unite, secondo cui quando il creditore richiede l'ammissione al passivo per un importo inferiore a quello originario deducendo la compensazione, l'esame del giudice delegato investe il titolo
Parte della dottrina ritiene che anche quando lazione revocatoria non possa pi essere esercitata dal curatore per intervenuta decadenza ai sensi dellart. 69-bis l. fall., lo stesso possa comunque eccepire linefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione ai sensi dellart. 95 l. fall.: cfr. LIMITONE, La legge fallimentare. Commentario teorico-pratico a cura di Massimo Ferro, Padova, 2007, 516; CONTE, Il fallimento, 2007, 944. 49
posto a fondamento della pretesa, la
sua validit, la sua
efficacia e la sua consistenza. Ne consegue che il provvedimento di ammissione del credito residuo nei termini richiesti comporta implicitamente il riconoscimento della compensazione quale causa parzialmente estintiva della pretesa, riconoscimento che determina una preclusione endofallimentare, che opera in ogni ulteriore eventuale giudizio promosso per impugnare, sotto i sopra indicati profili dell'esistenza, validit, efficacia,
consistenza, il
titolo dal quale deriva il credito opposto in
compensazione68. Il principio, enunciato in un caso avente ad oggetto la compensazione di crediti e debiti, per la sua portata generale senzaltro applicabile in tutti i casi in cui sulla domanda di un creditore si sia formato un giudicato endofallimentare incompatibile con il successivo esercizio di unazione revocatoria.
Cass., sez. unite, 14.07.2010, n. 16508, in Foro it. 2010, I, 3376 con nota di Fabiani 50
Nella fattispecie oggetto di tesi, il curatore per poter revocare latto di risoluzione del contratto di leasing avr quindi due possibilit, alternative fra loro: i. sollevare la c.d. eccezione revocatoria nel corso
dellesame dello stato passivo davanti al Giudice delegato ai sensi dellart. 95 l. fall., proponendo il rigetto della domanda di restituzione dellimmobile oggetto del contratto di locazione finanziaria risolto prima del fallimento, in considerazione dellinefficacia della risoluzione di diritto ai sensi dellart. 67, comma 2, l. fall. 69; ii. oppure promuovere un autonomo giudizio di
revocatoria fallimentare ai sensi dellart. 67, comma 2, l. fall. alla condizione che la domanda di restituzione della societ concedente non sia stata accolta in via definitiva70 dal Giudice delegato nellambito del procedimento di verifica dello stato passivo. Infatti, nellipotesi in cui la domanda di restituzione fosse stata accolta e lo stato passivo dichiarato esecutivo e
La decisione assunta dal Giudice Delegato potr poi essere impugnata nellambito di un autonomo giudizio di opposizione allo stato passivo ai sensi dellart. 98 l. fall. 70 Ossia lo stato passivo esecutivo non deve essere divenuto inoppugnabile. 51
divenuto inoppugnabile, in applicazione del principio affermato da Cass., sez. unite, 14 luglio 2010, n. 16508 cit. al curatore sarebbe precluso agire per la revocatoria fallimentare dellatto di risoluzione del contratto di leasing.
3. GLI EFFETTI DELL ACCOGLIMENTO O DEL RIGETTO DELL AZIONE REVOCATORIA SUL FALLIMENTO
Laccoglimento di unazione revocatoria comporta di regola conseguenze molto importanti per il Fallimento. In via generale, lazione revocatoria non ha alcun effetto restitutorio del bene al patrimonio del debitore, con la conseguenza che con laccoglimento della domanda il bene non torna nella propriet del fallito. Latto dispositivo infatti pienamente valido ed efficace inter partes (ossia fra le parti originarie), ma colpito da inefficacia relativa, nel senso che il curatore potr liquidare il bene direttamente, senza ulteriori attivit che non siano quelle ordinarie per lapprensione dei beni allattivo fallimentare mediante ladempimento delle formalit di legge (quali ad esempio, per gli immobili, la trascrizione e lannotazione) previste per la domanda e la sentenza di revoca71.
Fra le molte, cfr. Cass. 21.06.2000, n. 8419 e di recente, per la giurisprudenza di merito, Trib. Busto Arsizio 13.04.2010, G.U. dott.ssa Savignano, inedita. 53
Secondo un orientamento giurisprudenziale, la sentenza di accoglimento dellazione revocatoria fallimentare, avendo natura costitutiva, sarebbe inidonea ad acquistare efficacia esecutiva prima del passaggio in giudicato e cos pure tutte le statuizioni immediatamente e direttamente consequenziali alla stessa, come le condanne restitutorie, dipendenti dalla revocatoria,
comportanti il ripristino della garanzia patrimoniale ai sensi dellart. 2740 c.c.72. Di conseguenza, il curatore prima di porre in esecuzione la sentenza dovr attendere il decorso del termine previsto dal codice di procedura civile per limpugnazione (in Corte dappello o in Corte di Cassazione). Secondo altro orientamento, invece, la sentenza che dichiari la revocatoria suscettibile di essere posta in esecuzione relativamente ai capi di condanna in essa contenuti e
Trib. Cuneo 21.12.2010, in www.ilcaso.it; Corte dappello Torino, 22.05.2006, in Foro it. Rep. 2007, Fallimento, 578; Corte dappello Napoli, 18.11.2002, in Foro it. Rep. 2003, Fallimento, 459; Trib. Modena, 01.02.2001, in Giur. it., 2001, 977. 54
ci indipendentemente dalla natura costitutiva del capo avente ad oggetto la dichiarazione di inefficacia degli atti revocati 73.
Nella fattispecie oggetto di questa tesi, leventuale accoglimento dellazione revocatoria avente ad oggetto latto di risoluzione di diritto di un contratto di leasing comporterebbe rilevanti conseguenze sul piano pratico. In primo luogo, la sentenza, avendo natura costitutiva, sar efficace solo dopo il suo passaggio in giudicato. In secondo luogo, la revocatoria fallimentare dellatto di risoluzione di diritto di un contratto comporter la non opponibilit al Fallimento di tale atto. Di conseguenza, il curatore potr avvalersi della facolt prevista dallart. 72 l. fall.74 di
Corte dappello Brescia, 30.11.2005, in www.ilcaso.it. e, di recente, Trib. Napoli 04.05.2011, in www.ilcaso.it. Pi in generale, cfr. Cass. 10.11.2004, n. 21367 che ha riconosciuto la provvisoria esecutivit di tutti i capi delle sentenze di primo grado aventi portata condannatoria. Per una disamina completa sullefficacia esecutiva di sentenze aventi natura costitutiva o di condanna in materia di revocatoria fallimentare, cfr. Trib. Cuneo 21.12.2010, in www.ilcaso.it e Corte dappello Torino 21.10.2010, in www.ilcaso.it. 74 Art. 72 l.fall.: Se un contratto ancora ineseguito o non compiutamente eseguito da entrambe le parti quando, nei confronti di una di esse, dichiarato il fallimento, lesecuzione del contratto, fatte salve le diverse disposizioni della presente Sezione, rimane sospesa fino a quando il curatore, con lautorizzazione del comitato dei creditori, dichiara di subentrare nel contratto in luogo del fallito, assumendo tutti i relativi obblighi, ovvero di sciogliersi dal medesimo []. 55
subentrare o di sciogliersi dal contratto di leasing, senza dover subire le conseguenze di una decisione unilaterale posta in essere dalla societ di leasing. In questo caso, il curatore potr pertanto valutare se: (i) subentrare nel contratto, dando esecuzione allo stesso come se il contratto non si fosse mai risolto e il concedente non fosse mai stato dichiarato fallito (pagando di conseguenza in prededuzione i canoni di leasing gi scaduti, in quanto sorti prima del fallimento, e quelli a scadere); (ii) sciogliersi dal contratto, facendo venire meno in modo definitivo e assoluto gli effetti del rapporto75. Naturalmente, nei casi di revocatoria di atti di risoluzione di un contratto la decisione di sciogliersi dal contratto dovrebbe essere remota, tenuto conto della finalit propria dellazione revocatoria in casi simili76.
Lo scioglimento ha valore assoluto e definitivo e rimane fermo anche dopo la chiusura o leventuale revoca del fallimento (Cass. 09.07.1999, n. 7203). 76 La scelta di sciogliersi dal contratto, dopo il vittorioso esperimento dellazione revocatoria fallimentare, potrebbe essere giustificata da circostanze sopravvenute, quali limprovvisa carenza della liquidit necessaria per il subentro, oppure laccertata non convenienza del subentro a causa ad esempio del crollo dei prezzi degli immobili (per lipotesi di leasing immobiliare). 56
La scelta di subentrare (o sciogliersi)77 dal contratto dovr previamente essere autorizzato dal comitato dei creditori ai sensi dellart. 72, comma 1, l. fall.78.
Qualora invece la domanda di revocatoria fallimentare venisse respinta, il Fallimento, pur non potendo pi subentrare nel contratto e di conseguenza riscattare il bene oggetto del leasing risolto, non rimarrebbe sempre e comunque privo di tutela. Nei capitoli precedenti di questa tesi si visto come la giurisprudenza effettui una precisa distinzione fra il leasing traslativo e quello di godimento quanto agli effetti conseguenti alla risoluzione del contratto. In sintesi: nel caso del leasing traslativo, si applica per analogia la disciplina dettata dallart. 1526 cod. civ. per la risoluzione del contratto di vendita
E discusso se lautorizzazione del comitato dei creditori sia necessaria anche per la decisione del curatore di sciogliersi dal rapporto. Lorientamento prevalente esclude tale necessit in considerazione del fatto che, stante la previsione dellart. 72, comma 2, l. fall., lo scioglimento del contratto pu conseguire anche al decorso del termine di messa in mora, senza la necessit di alcuna autorizzazione (cfr., per la disciplina ante riforma, Cass. 25.08.2004, n. 16860). 78 Qualora il curatore opti per il subentro nel rapporto in assenza di autorizzazione del comitato dei creditori, gli atti compiuti in esecuzione del contratto saranno inopponibili alla massa e il curatore dovr rispondere degli eventuali danni cagionati al terzo contraente in bonis. 57
dellutilizzatore, il quale, una volta riconsegnato il bene, ha diritto alla restituzione delle rate riscosse, mentre il concedente ha diritto ad un equo compenso per luso della cosa; nel leasing di godimento, invece, trattandosi di un negozio con funzione di finanziamento a scopo di godimento e quindi qualificabile come contratto di esecuzione continuata o periodica, leffetto retroattivo della risoluzione non si estende ai canoni gi corrisposti in base alla regola di cui allart. 1458 cod. civ., con la conseguenza che il concedente conserva il diritto a trattenere tutti i canoni percepiti79. Ci premesso, nella fattispecie oggetto del nostro esame qualora la domanda di revocatoria fallimentare avente ad oggetto la risoluzione di diritto del contratto di leasing venisse respinta, il Fallimento:
Fra le pi recenti, cfr. Cass. 08.01.2010, n. 173; Trib. Napoli, 09.06.2010, in www.ilcaso.it.; Cass. 14.11.2006, n. 24214; Trib. Milano 03.02.2003, in Fall. 2003, 899. Si registra tuttavia un recente orientamento di merito, sorto allindomani dellentrata in vigore della nuova legge fallimentare, che ritiene che non sia pi valida la distinzione fra leasing traslativo e leasing di godimento e che propone lapplicazione dellart. 72-quater l. fall. a ogni fattispecie di locazione finanziaria risolta prima della dichiarazione di fallimento: cfr. Trib. Treviso 06.05.2011, in www.ilcaso.it; Trib. Milano 22.11.2007, in Banca borsa e titoli di credito, 2009, 2, II, 222. 58
a) nel caso di leasing traslativo, avrebbe pur sempre diritto a ottenere la restituzione di tutte le rate pagate dalla societ quando era in bonis, salva la restituzione del bene al concedente e il riconoscimento a favore di questultimo del c.d. equo compenso 80 (in applicazione analogica dellart. 1526 cod. civ. disciplinante la vendita con patto di riservato dominio). Queste conclusioni valgono naturalmente nel solo caso di locazione finanziaria avente ad oggetto beni atti a conservare alla scadenza contrattuale un valore residuo superiore allimporto convenuto per lopzione, e dietro canoni che scontano anche una quota del prezzo in previsione del successivo acquisto; b) nel caso di leasing di godimento, invece, non avrebbe alcuna tutela, dal momento che: (i) non potrebbe chiedere la restituzione delle rate gi corrisposte prima del fallimento81 (come invece avviene nel caso del leasing traslativo), (ii)
Lequo compenso per luso della cosa comprende la remunerazione del godimento del bene, il deprezzamento conseguente alla sua incommerciabilit come nuovo e il logoramento per luso, ma non include il risarcimento del danno che pu derivare da un deterioramento anormale della cosa n comprende il mancato guadagno: cfr. Cass. 08.01.2010, n. 173. 81 Nel leasing di godimento trova infatti applicazione lart. 1458 cod. civ. che stabilisce la non retroattivit degli effetti della risoluzione per inadempimento di contratti ad esecuzione continuata o periodica. 59
dovrebbe restituire il bene oggetto del leasing risolto, (iii) dovrebbe ammettere al passivo fallimentare il diritto di credito della societ concedente relativo ai canoni maturati fino alla dichiarazione di fallimento82 (naturalmente nel caso in cui la societ concedente abbia tempestivamente avanzato specifica domanda in tal senso ai sensi dellart. 93 l. fall.). A conclusioni parzialmente diverse si perverrebbe infine nellipotesi in cui si accedesse alla tesi sostenuta di recente da una parte della giurisprudenza di merito che ritiene che dopo la riforma della legge fallimentare troverebbe sempre applicazione lart. 72-quater l. fall.83 in tutti i casi di risoluzione del contratto di leasing sia prima che dopo il fallimento84. Come gi ricordato sopra, questa tesi non distingue infatti fra leasing traslativo e leasing di godimento e ritiene applicabile lart. 72-quater l. fall.
Sul punto appare utile il richiamo a Cass. 13.12.1989, n. 5573, in Foro it., 1990, I, 461, con nota di De Nova e Pardolesi. 83 Art. 72-quater l.fall: Al contratto di locazione finanziaria si applica, in caso di fallimento dellutilizzatore, larticolo 72. [] In caso di scioglimento del contratto, il concedente ha diritto alla restituzione del bene ed tenuto a versare alla curatela leventuale differenza fra la maggiore somma ricavata dalla vendita o da altra collocazione del bene stesso avvenute a valori di mercato rispetto al credito residuo in linea capitale [] Il concedente ha diritto ad insinuarsi nello stato passivo fra la differenza fra il credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato dalla nuova collocazione del bene. []. 84 Trib. Treviso 06.05.2011, in www.ilcaso.it; Trib. Milano 22.11.2007, in Banca borsa e titoli di credito, 2009, 2, II, 222. 60
anche nei casi di leasing non pi pendente alla data della dichiarazione di fallimento. Di conseguenza, nellipotesi in cui venisse respinta lazione revocatoria fallimentare tesa a far dichiarare linefficacia dellatto di risoluzione del contratto di leasing, il Fallimento dovrebbe sempre restituire il bene al concedente e ammettere al passivo fallimentare leventuale credito vantato dallo stesso dopo lallocazione del bene sul mercato in base al (complicato) meccanismo previsto dallart. 72quater l. fall. 85 In conclusione, facendo applicazione di quanto sopra scritto alla fattispecie in esame trattandosi pacificamente di leasing traslativo in considerazione del fatto che il contratto di locazione finanziaria ha per oggetto un immobile industriale destinato a durare nel tempo, e in relazione al quale, di regola, il prezzo di riscatto risulta ben inferiore al valore residuo al termine del contratto nellipotesi di non accoglimento della domanda di revocatoria fallimentare, il curatore sar quindi tenuto a restituire
Previa insinuazione al passivo fallimentare, ma solo dopo lallocazione del bene sul mercato, tenuto conto che prima di tale momento la societ concedente non sarebbe in grado di quantificare con esattezza lammontare del proprio credito. 61
alla societ di leasing limmobile, potr pretendere la restituzione delle rate gi pagate prima della dichiarazione di fallimento, ma dovr corrispondere alla societ di leasing il c.d. equo compenso, in applicazione dellart. 1526 cod. civ. Queste conclusioni sono condivise dallorientamento giurisprudenziale prevalente che, come gi rilevato, ritiene applicabile tale norma al leasing traslativo risolto per inadempimento dellutilizzatore.
COSTANZA, Clausola risolutiva espressa, in Encicl. Giur. Treccani, Roma, 1988. FERRARA, il Fallimento, Milano, 1959, 306. FIALE, Diritto fallimentare, Napoli, 2010, 156. GAZZONI, Manuale di diritto privato, Napoli, 1996, 1233 e ss. GUERRIERI, Commentario breve alla legge fallimentare, sub. art. 67, a cura di Maffei Alberti, Padova, 2009, 341.
LIMITONE, La legge fallimentare. Commentario teorico-pratico a cura di Massimo Ferro, Padova, 2007, 516. LO CASCIO, Codice del fallimento commentato con la dottrina e la giurisprudenza, sub. art. 67, Ipsoa, 1997, 255, 256, 291. MAFFEI ALBERTI, Fallimento, in Encicl. Giur. Treccani, Roma, 1988, 13. PAJARDI, Manuale di diritto fallimentare, Milano, 1969, 350. PERUGINI, La nuova revocatoria fallimentare, Napoli, 2005, 145. QUATRARO, GIORGETTI, FUMAGALLI, Revocatoria ordinaria e fallimentare, Tomo I, Milano, 2009, 733.
RAGUSA MAGGIORE, Diritto fallimentare, Napoli, 1967, 674. REBECCA-SPEROTTI, La revocatoria di rimesse bancarie, Milano, 1998, 21 ss.
Il materiale giurisprudenziale stato reperito nelle banche dati de IL FORO ITALIANO (Zanichelli), DeJure (Giuffr), sito internet www. ILCASO.it, oltre alle altre riviste citate volta per volta nelle sentenze.
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