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Timestamp: 2017-03-26 07:24:30+00:00

Document:
Pubblico Impiego e Responsabilità Amministrativa - Gazzetta Amministrativa
A tale proposito, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali chiarisce che l'utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio, nel periodo transitorio sopra ricordato, dovrà essere effettuato nel rispetto delle disposizioni in materia di lavoro accessorio previste nelle norme oggetto di abrogazione da parte del decreto. segnalazione del comunicato del Ministero del Lavoro del 21.3.2017
L’art. 688, comma 1, del d.p.r. 15 marzo 2010, n. 90 (Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, a norma dell’articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246) prevede che «i documenti caratteristici hanno lo scopo di registrare tempestivamente il giudizio personale diretto e obiettivo dei superiori sui servizi prestati e sul rendimento fornito dal militare, rilevando le capacità e attitudini dimostrate e i risultati conseguiti».
La giurisprudenza costante di questo Consiglio è nel senso che il giudizio sul rendimento e sulle qualità del personale militare formulato dai superiori gerarchici con le schede valutative ha natura ampiamente opinabile, in quanto comunque affidato a “giudizi di valore”, come tali esclusivamente soggettivo. Le valutazioni circa le capacità e le attitudini dimostrate in concreto da un militare nel periodo considerato sono connotate da un’ampia discrezionalità che può essere sindacata solo quando risulti palese l’esistenza di una chiara figura sintomatica dell’eccesso di potere (Cons. Stato, sez. IV, 9 marzo 2011, n. 1519; sez. III, 20 novembre 2009, n. 1729).
L’art. 688, comma 1, del d.p.r. 15 marzo 2010, n. 90 (Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, a norma dell’articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246) prevede che «i documenti caratteristici hanno lo scopo di registrare tempestivamente il giudizio pers ... Continua a leggere
sabato 11 marzo 2017 09:17
Mansioni superiori: per il medico ospedaliero che ricopre posizione funzionale intermedia e svolge mansioni primariali su un posto vacante non occorre alcun atto di conferimento segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 1.3.2017
"È ormai consolidata giurisprudenza di questo Consiglio nel senso che, qualora un medico ospedaliero che ricopra posizione funzionale intermedia – ad esempio un aiuto “anziano” o il solo aiuto in servizio – svolga mansioni primariali su un posto vacante, non occorre alcun atto organizzativo o amministrativo di conferimento delle mansioni superiori, giacché non può ammettersi l’ipotesi che una struttura sanitaria rimanga priva del titolare delle funzioni di vertice, responsabile dell’attività svolta nel suo ambito (tra le molte, cfr. Cons. Stato, III Sez., n. 4985/2013).".
È questo il principio ribadito dalla Terza Sezione del Consiglio di Stato che nella sentenza del 1 marzo 2017 ha affermato che, "nel superiore interesse (e nella responsabilità del presidio medico) verso il pubblico degli utenti – pazienti, un basilare principio di buon andamento e di efficiente servizio di sanità pubblica imponga che vi sia sempre un titolare formale ovvero sostanziale della struttura medica che preveda in organico il posto di primario.
Né può, l’Amministrazione sanitaria, lucrare “de facto” e “de iure” per effetto della mancata copertura del posto primariale, che, una volta istituito, non è destinato a rimanere un mero proclama di volontà senza che alcun concorso effettivamente segua.
"È ormai consolidata giurisprudenza di questo Consiglio nel senso che, qualora un medico ospedaliero che ricopra posizione funzionale intermedia – ad esempio un aiuto “anziano” o il solo aiuto in servizio – svolga mansioni primariali su un posto vacante, non occorre alcun atto organizzativo o ammin ... Continua a leggere
sabato 11 marzo 2017 09:08
Concorsi pubblici: il risarcimento del danno per ritardata assunzione segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 1.3.2017
Nella vicenda in esame si controverte della legittimità della sentenza con cui il T.A.R. Lazio ha respinto la richiesta proposta da una signora di condanna del Ministero dell’Interno al risarcimento dei danni conseguenti alla illegittima esclusione dell’arruolamento della Polizia di Stato e dunque alla condanna a corrisponderle le somme per stipendi e accessori non percepiti a causa della ritardata assunzione, oltre interessi e rivalutazione.
Il Consiglio di Stato, Sezione Terza, ha rigettato l'appello rilevando che "l’Adunanza Plenaria di questo Consiglio ha chiarito, con sentenza n. 10 del 1991, che la “restitutio in integrum” agli effetti economici oltre che giuridici, spetta al pubblico dipendente solo nel caso di sentenza che riconosca l’illegittima interruzione di un rapporto già in corso e non anche di giudicato che dichiari illegittimo il diniego di costituzione del rapporto di lavoro.
La ricorrente, a seguito dell’annullamento del diniego di assunzione presso la Polizia di Stato, ha ottenuto, come doveroso, il riconoscimento della decorrenza ai fini giuridici dalla stessa data attribuita a coloro che nella stessa procedura di assunzione erano stati nominati tempestivamente.
Non può, invece, riconoscersi ai fini economici il diritto alla corresponsione delle retribuzioni per il periodo di ritardo nell’assunzione.
Tale diritto, in forza della sua natura sinallagmatica, presuppone necessariamente l’avvenuto svolgimento dell’attività di servizio (cfr. tra le molte, Cons. Stato, III Sez. , n. 1029/2015).
Per quanto riguarda la domanda di risarcimento del danno, non può ritenersi che il mero dato dell’annullamento giurisdizionale della esclusione e dunque la ammissione e poi assunzione in servizio successiva (ma con la medesima decorrenza giuridica) rispetto a quella dei colleghi di concorso, sia sufficiente a costituire gli elementi che l’art. 2043 cod. civ. invocato stabilisce, ed in particolare l’ingiustizia del danno e la colpevolezza dell’Amministrazione, ai fini della responsabilità civile di quest’ultima.
La gravità ed ingiustizia del danno, inclusa la colpevolezza della parte resistente, devono essere dimostrate da chi fa valere la pretesa risarcitoria.
Nel caso in esame, l’ammissione al corso per agente in prova era stata provvisoria e la valutazione negativa dell’Amministrazione sui requisiti della concorrente, annullata dal T.A.R. Lazio con sentenza, non può presumersi – in difetto di alcuna prova a riguardo - come atto amministrativo colpevolmente o dolosamente arrecante un danno ingiusto alla candidata esclusa.
Non emerge, nella apodittica affermazione pretensiva dell’appellante, il richiamo di alcun fatto o circostanza da cui possa ragionevolmente desumersi l’elemento psicologico occorrente per integrare la domanda ex art. 2043 cod. civ.". Per approfondire scarica il testo integrale della sentenza.
Nella vicenda in esame si controverte della legittimità della sentenza con cui il T.A.R. Lazio ha respinto la richiesta proposta da una signora di condanna del Ministero dell’Interno al risarcimento dei danni conseguenti alla illegittima esclusione dell’arruolamento della Polizia di Stato e dunque ... Continua a leggere
domenica 26 febbraio 2017 15:24
Turn over e capacità assunzionali: il parere della Corte dei Conti sui cd "resti"
segnalazione del parere della Corte dei Conti Regione Lombardia n. 23/2017/PAR del 15.2.2017
Quesito: Il Sindaco espone che il Comune “conta attualmente una popolazione pari a n. 1773 abitanti. A seguito delle dimissioni volontarie presentate in data 10.04.2014 dalla dipendente comunale, collaboratore amministrativo, area amministrativa, servizi demografici, il posto medesimo è rimasto vacante” e, quindi, “l'Amministrazione ha intenzione di procedere all'assunzione, attraverso concorso pubblico, di un nuovo dipendente a tempo pieno ed indeterminato, a decorrere dall'anno 2017”.
Sulla scorta di detta premessa, l’ente istante richiama la normativa susseguitasi in questi anni in tema di c.d. turn over e conclude affermando che «per le assunzioni da effettuarsi nel 2017, pertanto, è possibile utilizzare i "resti" delle facoltà assunzionali degli anni 2014-2015-2016 (calcolati sulle rispettive cessazioni degli anni 2013-2014-2015, applicando le percentuali vigenti nel tempo, meno la spesa per le assunzioni effettuate nel triennio 2014-2015-2016).
I "resti" delle facoltà assunzionali, per l'anno 2017, sono quindi i seguenti:
- capacità assunzionali 2014: 60% dei risparmi delle cessazioni del 2013; 80% per gli enti con rapporto tra spesa del personale e spesa corrente inferiore al 25%;
- capacità assunzionali 2015: 60% dei risparmi delle cessazioni del 2014; 100% per gli enti con rapporto tra spesa del personale e spesa corrente inferiore al 25%;
- capacità assunzionali 2016: 25% dei risparmi delle cessazioni del 2015; 100% per gli enti con rapporto tra spesa del personale e spesa corrente inferiore al 25% e 75% per i comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti con rapporto tra dipendenti e popolazione inferiore a quello previsto per gli enti dissestati».
In punto di fatto, inoltre, l’ente istante afferma di rispettare «i presupposti della citata normativa, che risultano essere seguenti:
a) sussistenza di personale cessato nell'anno 2014;
b) spesa complessiva del personale inferiore al 25 % delle spese correnti;
c) rispetto del limite di spesa relativo al valore medio di spesa del triennio antecedente alla data di entrata in vigore dell'art. 3 comma 5 bis del D.L. n. 90/2014;
d) rapporto tra dipendenti-popolazione dell'anno precedente inferiore al rapporto medio dipendenti-popolazione per classe demografica come definito triennalmente con il Decreto del Ministro dell'interno di cui all'art. 263, comma 2, del D.Lgs. 267/2000.
Detto ciò, il Comune formula il seguente quesito in merito all’assunzione di un dipendente a tempo pieno e indeterminato, mediante concorso pubblico, a decorrere dall'anno 2017: è possibile utilizzare il 100% della «capacità assunzionale relativa alla cessazione intervenuta nell'anno 2014 ("resto" assunzionale anno 2015)» oppure l'utilizzo del resto della capacità assunzionale va conteggiato «nella percentuale del 75% della spesa del personale cessato»?
PARERE IN SINTESI: Nell’ambito della disciplina del c.d. turn over, al fine di calcolare la “capacità assunzionale” bisogna prendere come riferimento la percentuale indicata per l’anno in cui si intende avviare la procedura di assunzione, a prescindere da quale fosse la percentuale indicata nell’anno a cui si riferiscono le cessazioni intervenute (ossia i c.d. resti). Infatti, i “resti” devono essere presi in considerazione solo per determinare l’entità del budget di spesa su cui va parametrata la capacità assunzionale che deve necessariamente essere rispettosa della percentuale fissata dal legislatore per l’anno in cui si intende procedere con la nuova assunzione.
PARERE ESTESO: I) Il quadro normativo che ha regolato la c.d. disciplina del turn over negli enti locali dall’anno 2014 ad oggi.
L’art. 3, comma 5, del decreto-legge del 24 giugno del 2014, convertito dalla legge n. 114 del 2014, come modificato dal decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito dalla legge n. 125 del 2015, aveva previsto che: «Negli anni 2014 e 2015 le regioni e gli enti locali sottoposti al patto di stabilità interno procedono ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 60 per cento di quella relativa al personale di ruolo cessato nell'anno precedente. Resta fermo quanto disposto dall'articolo 16, comma 9, del decreto legge 6 luglio 2012, n.95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.135. La predetta facoltà ad assumere è fissata nella misura dell'80 per cento negli anni 2016 e 2017 e del 100 per cento a decorrere dall'anno 2018. Restano ferme le disposizioni previste dall'articolo 1, commi 557, 557-bis e 557-ter, della legge 27 dicembre 2006, n.296. A decorrere dall'anno 2014 è consentito il cumulo delle risorse destinate alle assunzioni per un arco temporale non superiore a tre anni, nel rispetto della programmazione del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile; è altresì consentito l'utilizzo dei residui ancora disponibili delle quote percentuali delle facoltà assunzionali riferite al triennio precedente….». Il comma 5 quater, del medesimo articolo di legge, tuttavia, innalzava le predette percentuali affermando che «Fermi restando i vincoli generali sulla spesa di personale, gli enti indicati al comma 5, la cui incidenza delle spese di personale sulla spesa corrente è pari o inferiore al 25 per cento, possono procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, a decorrere dal 1º gennaio 2014, nel limite dell'80 per cento della spesa relativa al personale di ruolo cessato dal servizio nell'anno precedente e nel limite del 100 per cento a decorrere dall'anno 2015».
Per gli anni 2015 e 2016 il legislatore, tuttavia, ha introdotto, per le assunzioni a tempo indeterminato, una disciplina derogatoria al quadro normativo esistente. Infatti, ai sensi dell’art. 1, comma 424, della legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità 2015), modificata dall'art. 4, comma 2-bis, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n.125, “ Le regioni e gli enti locali, per gli anni 2015 e 2016, destinano le risorse per le assunzioni a tempo indeterminato, nelle percentuali stabilite dalla normativa vigente, all'immissione nei ruoli dei vincitori di concorso pubblico collocati nelle proprie graduatorie vigenti o approvate alla data di entrata in vigore della presente legge e alla ricollocazione nei propri ruoli delle unità soprannumerarie destinatarie dei processi di mobilità. È fatta salva la possibilità di indire, nel rispetto delle limitazioni assunzionali e finanziarie vigenti, le procedure concorsuali per il reclutamento a tempo indeterminato di personale in possesso di titoli di studio specifici abilitanti o in possesso di abilitazioni professionali necessarie per lo svolgimento delle funzioni fondamentali relative all'organizzazione e gestione dei servizi educativi e scolastici, con esclusione del personale amministrativo, in caso di esaurimento delle graduatorie vigenti e di dimostrata assenza, tra le unità soprannumerarie di cui al precedente periodo, di figure professionali in grado di assolvere alle predette funzioni…”.
Il quadro normativo appena delineato è stato oggetto di numerosi interventi in sede consultiva della Giurisprudenza contabile e, tra questi, in questa sede ci si limita a segnalare le pronunce della Sezione delle Autonomie. Con una prima delibera (deliberazione n. 26/AUT/2015/QMIG) la Sezione ha affermato il principio in base al quale “gli enti locali possono effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato utilizzando la capacità assunzionale del 2014 derivante dalle cessazioni di personale nel triennio 2011-2013 nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica; mentre, il budget di spesa del biennio 2015-2016 (riferito alle cessazioni di personale intervenute nel 2014 e nel 2015), è soggetto ai vincoli posti dall’articolo 1, comma 424 della legge 190 del 2014 finalizzati a garantire il riassorbimento del personale provinciale”.
La medesima Sezione, con la successiva deliberazione n. 28/SEZAUT/2015/QMIG, ha inoltre precisato che il riferimento “al triennio precedente” inserito nell’art. 4, comma 3, del decreto-legge n. 78 del 2015, che ha integrato l’art. 3, comma 5, del decreto-legge n. 90 del 2014, è da intendersi in senso dinamico, con scorrimento e calcolo dei resti, a ritroso, rispetto all’anno in cui si intende effettuare le assunzioni”.
Con la legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016), il legislatore ha nuovamente modificato il regime delle assunzioni stabilendo nuovi limiti alla capacità assunzionali degli enti locali. Difatti, il comma 228 dell’art. 1, dispone che: “Le amministrazioni di cui all'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, e successive modificazioni, possono procedere, per gli anni 2016, 2017 e 2018, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato di qualifica non dirigenziale nel limite di un contingente di personale corrispondente, per ciascuno dei predetti anni, ad una spesa pari al 25 per cento di quella relativa al medesimo personale cessato nell'anno precedente. In relazione a quanto previsto dal primo periodo del presente comma, al solo fine di definire il processo di mobilità del personale degli enti di area vasta destinato a funzioni non fondamentali, come individuato dall'articolo 1, comma 421, della citata legge n. 190 del 2014, restano ferme le percentuali stabilite dall'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 24 giugno 2014, n.90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114. Il comma 5- quater dell'articolo 3 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n.114, è disapplicato con riferimento agli anni 2017 e 2018.”
L’art. 16 del c.d. d.l. enti locali (D.L. n. 113/16 conv. con mod. nella l. 160/16), tuttavia, oltre ad aver abrogato la lettera a) dell’'articolo 1, comma 557, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, all'articolo 1, comma 228, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, dopo il primo periodo, aggiunge il seguente: «Ferme restando le facoltà assunzionali previste dall'articolo 1, comma 562, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per gli enti che nell'anno 2015 non erano sottoposti alla disciplina del patto di stabilità interno, qualora il rapporto dipendenti-popolazione dell'anno precedente sia inferiore al rapporto medio dipendenti-popolazione per classe demografica, come definito triennalmente con il decreto del Ministro dell'interno di cui all'articolo 263, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, la percentuale stabilita al periodo precedente è innalzata al 75 per cento nei comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti».
Da ultimo, la legge di bilancio per il 2017 (l. n. 232/2016), alla lettera d) del comma 479 dell’art. 1 ha stabilito che “ai sensi dell'articolo 9, comma 4, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, a decorrere dall'anno 2018, con riferimento ai risultati dell'anno precedente e a condizione del rispetto dei termini perentori di certificazione di cui ai commi 470 e 473”, «per i comuni che rispettano il saldo di cui al comma 466, lasciando spazi finanziari inutilizzati inferiori all'1 per cento degli accertamenti delle entrate finali dell'esercizio nel quale è rispettato il medesimo saldo, nell'anno successivo la percentuale stabilita al primo periodo del comma 228 dell'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, è innalzata al 75 per cento qualora il rapporto dipendenti-popolazione dell'anno precedente sia inferiore al rapporto medio dipendenti-popolazione per classe demografica, come definito triennalmente con il decreto del Ministro dell'interno di cui all'articolo 263, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267».
Dunque, nell’attuale quadro normativo, la capacità di turn over è stata sensibilmente ridotta rispetto alla previsione del decreto-legge n. 90 del 2014. Difatti, gli enti locali possono, ora, assumere per gli anni 2017 e 2018 nella misura del 25 per cento della spesa del personale cessato nell’anno precedente o del 75% quando ricorre la deroga prevista dal c.d. D.L. enti locali o dalla legge di bilancio per il 2017.
II) Nozione di capacità assunzionale.
Chiarito il quadro normativo, in merito al quesito formulato, il Comune riferisce che il rapporto dipendenti-popolazione dell'anno precedente è inferiore al rapporto medio dipendenti-popolazione per classe demografica (come definito triennalmente con il decreto del Ministro dell'interno di cui all'articolo 263, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267); dunque, il medesimo ente istante, avendo una popolazione superiore ai 1000 e inferiore a 10.000 abitanti e non avendo ancora proceduto a nuove assunzioni, ha una capacità assunzionale pari al 75% del budget formatesi prendendo come riferimento le cessazioni avvenute nel triennio precedente (che, nel caso di specie, è rappresentato dalla cessazione intervenuta nell’anno 2014).
In linea generale, questa Sezione rammenta all’ente che quando il legislatore interviene per modificare solo la percentuale del c.d. turn over, al fine di calcolare la “capacità assunzionale” bisogna prendere come riferimento la percentuale indicata per l’anno in cui si intende avviare la procedura di assunzione, a prescindere da quale fosse la percentuale indicata nell’anno a cui si riferiscono le cessazioni intervenute (ossia i c.d. resti). Infatti, i “resti” devono essere presi in considerazione solo per determinare l’entità del budget di spesa su cui va parametrata la capacità assunzionale che deve necessariamente essere rispettosa della percentuale fissata dal legislatore per l’anno in cui si intende a procedere con la nuova assunzione."
Per approfondire scarica il testo integrale del parere.
Quesito: Il Sindaco espone che il Comune “conta attualmente una popolazione pari a n. 1773 abitanti. A seguito delle dimissioni volontarie presentate in data 10.04.2014 dalla dipendente comunale, collaboratore amministrativo, area amministrativa, servizi demografici, il posto medesimo è rimasto vac ... Continua a leggere
venerdì 24 febbraio 2017 12:48
Il titolo di "Professore emerito": il conferimento dell'onorificenza
La l. 30 dicembre 2010, n. 240, si propone espressamente di dare attuazione alle “disposizioni di cui all'articolo 33 e al titolo V della parte II della Costituzione” e all’art. 1 comma 2 dispone, con norma qualificata di principio, che “ciascuna università opera ispirandosi a principi di autonomia e di responsabilità”.
In tali termini, il Consiglio di Stato, Sesta Sezione nella sentenza del 24 febbraio 2017 ha ricordato che il titolo di “Professore Emerito” è in sintesi e prima di tutto un’onorificenza, che l’università conferisce alla chiusura della carriera ad uno studioso, perché ritiene che l’opera di questi sia particolarmente rappresentativa dei valori espressi dalla propria attività scientifica e civile.
Tale potere di apprezzamento positivo fa parte del contenuto minimo di qualsiasi autonomia (cfr. Sez. VI, 16 febbraio 2017, n. 696).
Essa infatti non si concepirebbe per soggetti nemmeno autorizzati ad esprimere in via ufficiale opinioni sulla propria sfera di competenza. Tale giudizio positivo esprime non solo il merito scientifico, ma anche l’adesione ad un più ampio complesso di valori civili, ed è quindi legittimamente espresso anche con una delibera del Senato accademico, del quale fanno parte non solo professori, come tali colleghi e pari del docente che si intende onorare, ma anche rappresentanti di diverse categorie. Così la recente sentenza C.G.A. 18 febbraio 2016, n. 42. Il Collegio, in conclusione, ha ritenuto la competenza del Senato accademico, che nella specie si è pronunciato a termini del regolamento.
Nel merito poi, si segnala il passaggio motivazionale con il quale il Consiglio di Stato rileva che fra le ragioni di reiezione della proposta di conferimento del titolo vi è il rilievo di una circostanza che l’appellante incidentale come fatto storico non nega, ovvero la sua passata appartenenza alla nota “Loggia P2”. Si tratta di un’associazione sciolta d’autorità con la l. 25 gennaio 1982, n. 17, come esempio concreto delle associazioni segrete proibite dalla stessa legge, anche a pena di responsabilità disciplinare per i dipendenti pubblici che ne facciano parte. Non risulta dunque anomalo o affetto da eccesso di potere il giudizio di non meritevolezza, basato sull’esser stato membro di tale associazione, perché conforme ad una valutazione negativa dello stesso legislatore".
La l. 30 dicembre 2010, n. 240, si propone espressamente di dare attuazione alle “disposizioni di cui all'articolo 33 e al titolo V della parte II della Costituzione” e all’art. 1 comma 2 dispone, con norma qualificata di principio, che “ciascuna università opera ispirandosi a principi di autonomia ... Continua a leggere
mercoledì 22 febbraio 2017 19:14
Mobilità, le controversie sono decise dal giudice ordinario
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio din Stato Sez. VI del 7.2.2017
La Sesta sezione del consiglio di Stato nella sentenza del 7 febbraio 2017 ha richiamato il principio sancito dalle Sezioni Unite a tenore del quale "Le controversie in materia di mobilità sono devolute alla giurisdizione ordinaria, in quanto si tratta di una mera modificazione soggettiva del rapporto di lavoro con il consenso di tutte le parti (Cass., sezioni unite, n. 5077 del 2015)".
La Sesta sezione del consiglio di Stato nella sentenza del 7 febbraio 2017 ha richiamato il principio sancito dalle Sezioni Unite a tenore del quale "Le controversie in materia di mobilità sono devolute alla giurisdizione ordinaria, in quanto si tratta di una mera modificazione soggettiva del rappo ... Continua a leggere
Gli incentivi di produttività, di cui all’art.54 del CCNL del 14.9.2000, previsti per i messi comunali per la notifica degli atti dell’amministrazione finanziaria, possono essere riconosciuti al suddetto personale anche nel caso della notifica di avvisi di addebito aventi ad oggetto il recupero di ... Continua a leggere
Fondo di solidarieta' per la riconversione e riqualificazione professionale, per il sostegno dell'occupazione e del reddito del personale del credito: in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero del Lavoro segnalazione del decreto del Ministero del Lavoro pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 266 del 14.11.2016
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.266 del 14-11-2016 il decreto del MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI 23 settembre 2016 recante "Fondo di solidarieta' per la riconversione e riqualificazione professionale, per il sostegno dell'occupazione e del reddito del personale del credito. (Decreto n. 97220)". Scarica il decreto segnalazione del decreto del Ministero del Lavoro pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 266 del 14.11.2016
Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca rende noto che è stato pubblicato l'elenco delle commissioni dell’ASN 2016 sorteggiate in data 31/10/2016. I relativi decreti di nomina, di pari data (31/10), saranno pubblicati a partire dal 2 novembre p.v.
Per maggiori informazioni ac ... Continua a leggere
Assorbimento del Corpo forestale: il Consiglio di Stato risponde ai quesiti del decreto legislativo Madia segnalazione del pare del Consiglio di Stato Comm. Spec. del 14 ottobre 2016 n. 2112
Il Consiglio di Stato con parere comm. spec., 14 ottobre 2016, n. 2112, risponde ai quesiti del Ministero in ordine all’attuazione del decreto legislativo “Madia” 19 agosto 2016 n. 177 sull’assorbimento del Corpo forestale. Precisando:
In generale, i quesiti riguardano il procedimento di riassegnazione dei singoli dipendenti conseguente allo scioglimento del Corpo forestale. 2. Tramite il primo quesito, il dicastero chiede indicazioni sull’adozione dei provvedimenti di assegnazione del personale, ritenendo prevalente la tesi in base alla quale gli atti di assegnazione debbano assumere la forma individuale o collettiva, sulla base della natura discrezionale o vincolata dell’assegnazione.
In risposta al quesito il parere evidenzia le ragioni, letterali e funzionali, che giustificano l’adozione dell’atto plurimo nella redazione di detti provvedimenti, evitando il ricorso a due diverse tipologie di atti, collettivi e individuali, che sarebbe foriero di complicazioni e opacità. Rispetto al secondo quesito, relativo all’ordine dei criteri dettati dalla norma (art. 12) in tema di assegnazione, il parere detta due indicazioni: per un verso, sottolineando rapporto di gradualità, con una palese priorità di quello espresso alla lettera a), finalizzato ad attuare il principio della necessaria corrispondenza tra le funzioni trasferite e il transito del relativo personale; per un altro verso, in tema di unità di personale direttivo e dirigente da assegnare al Corpo dei vigili del fuoco, il “requisito temporale” e quello delle “specializzazioni possedute e degli incarichi ricoperti” sono complementari e, quindi, da prendere entrambi in considerazione. Rispetto al terzo quesito, concernente la procedura applicativa dei medesimi predetti criteri, il parere reputa corretto procedere non a formare una graduatoria, essendo necessario predeterminare in via generale gli elementi cui l'Amministrazione deve guardare nel dare applicazione - caso per caso - al criterio di cui all'art. 12, comma 2, lett. b), n. 1). In ordine al quarto quesito, il parere condivide la soluzione proposta di ridistribuire il contingente previsto per la guardia di finanza tra i ruoli degli agenti e degli assistenti, dei sovrintendenti e degli ispettori, al fine di garantire comunque il raggiungimento della prestabilita dotazione organica. Tale soluzione è corretta nella misura in cui prefigura l’aggiornamento della dotazione organica al ricorso allo strumento correttivo appositamente previsto dal legislatore delegato. In ordine al quinto quesito in tema di assegnazione al corpo dei vigili del fuoco, concernente le insufficienti disponibilità di personale del ruolo iniziale con le qualificazioni richieste, se da un lato il parere non condivide la soluzione di aumentare di pari numero le unità del ruolo superiore, in quanto, in mancanza di ulteriori specificazioni, risulterebbe un mero artifizio numerico del tutto scollegato con il principio di corrispondenza tra funzioni trasferite e unità di personale assegnate, dall’altro lato ritiene che la soluzione più corretta sia quella di assegnare al predetto corpo un numero di appartenenti al ruolo degli agenti ed assistenti inferiore di 13 unità rispetto a quello indicato nella tabella. Rispetto al sesto quesito, concernente gli effetti del collocamento a riposo di numerose unità con conseguenti dotazioni organiche inferiori rispetto alla tabella di cui al decreto, il parere non condivide la soluzione di rimettere tutto alla dotazione dell’Arma dei Carabinieri a cagione del vincolo legislativo della necessaria corrispondenza tra le funzioni trasferite e il transito del relativo personale, a cui sono improntati i criteri di assegnazione del personale che il legislatore ha disposto debbano essere osservati nella predisposizione dei provvedimenti di transito. Quindi la perdita delle risorse umane non può incidere soltanto sulle dotazioni dell’Arma dei carabinieri, ma deve necessariamente gravare su ciascuna delle Amministrazioni indicate. In merito al settimo ed ultimo quesito, il parere non condivide la soluzione proposta e tesa a consentire l'assegnazione del personale residuo preferibilmente nei ruoli del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
1. La commissione speciale, dando continuità al parere res ... Continua a leggere
"La domanda di accertamento di un rapporto di lavoro subordinato unitamente a quella di violazione della normativa in tema di interposizione fittizia di manodopera appare del tutto improponibile perché non supportata da elementi di fatto e di diritto idonei a permetterne il vaglio di merito; sul punto è sufficiente evidenziare che l’impugnata sentenza si è mossa coerentemente con le acquisizioni della giurisprudenza di questo Consiglio e della Cassazione, circa la necessità di assodare, con estremo rigore, la possibilità di instaurare un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con enti e amministrazioni pubbliche (ancorché esercenti attività di impresa), ai sensi della legge n. 1369 cit., ma al di fuori della regola fondamentale del pubblico concorso (cfr. Cons. Stato, sez. V, 23 ottobre 2014, n. 5261; Cass., sez. lav., n. 20314 del 2014; n. 11383 del 2015)." Sulla base di tale premessa la Quarta Sezione del Consiglio di Stato con la sentenza del 9.9.2016 ha rigettato l'appello proposto da alcuni soci di una cooperativa cui era affidato il servizio di facchinaggio in favore della Manifattura Tabacchi della città i quali avevano agito per ottenere il riconoscimento della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato che sarebbe intercorso tra gli stessi e l’Amministrazione dei Monopoli di Stato, previo accertamento della simulazione di un contratto di appalto tra l’Amministrazione intimata e la Società Cooperativa.
Il Consiglio di Stato, in particolare, ha respinto la richiesta rivolta in via subordinata di ammissione di mezzi istruttori sub specie della prova testimoniale.
"Invero, fermo restando che nel giudizio amministrativo vige il principio dispositivo - acquisitivo dei mezzi istruttori e pur dandosi atto che la prova testimoniale introdotta dall’art. 63 c.p.a. è stata riconosciuta come strumento generalmente utilizzabile nel processo amministrativo (Cons. Stato Sez. III, 23 luglio 2012 n. 1069), il Collegio ritiene che nella specie non sussistano le condizioni per accogliere la richiesta di che trattasi, atteso che alcuna rilevanza, alla luce degli elementi che connotano la vicenda all’esame, può annettersi all’eventuale assunzione della prova testimoniale..." Per approfondire scarica la sentenza,
È Giunta alla decisione della Quinta Sezione del Consiglio di Stato il ricorso in appello proposto da un dirigente della Regione Veneto per la riforma della sentenza del T.A.R. del Veneto con cui è stato dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso da lui proposto avverso gli atti con cui la Regione ha operato la ‘graduazione’ degli Uffici regionali anche al fine dell’attribuzione delle fasce rilevanti ai fini del trattamento economico
Con sentenza n. 3740 del 31 agosto 2016 il Consiglio di Stato ha ritenuto infondato l’appello in quantogli atti con cui la Regione ha proceduto alla graduazione degli uffici regionali ai fini della corretta attribuzione del trattamento economico non vengono qui riguardati quali atti di macrorganizzazione.
Non si fa quindi questione di confermare o smentire l’orientamento (peraltro, più che consolidato) secondo cui ai fini del riparto di giurisdizione nelle controversie in materia di pubblico impiego occorre distinguere tra gli atti di macro - organizzazione (concernenti le linee fondamentali di organizzazione degli uffici ed i modi di conferimento degli incarichi dirigenziali), assoggettati a principi e regole pubblicistiche, e atti di micro - organizzazione, che si collocano al di sotto della soglia di configurazione degli uffici pubblici, regolati dalla disciplina privatistica (in tal senso- ex multis – Cons. Stato, V, 28 novembre 2013, n. 5684).
Ed infatti, sotto il profilo sostanziale, la pretesa vantata dall’appellante (volta, in ultima analisi al riconoscimento di una fascia economica ritenuta più adeguata alle caratteristiche dell’incarico conferito) ha ad oggetto diritti soggettivi in una materia che non rientra nella giurisdizione esclusiva del G.A., bensì nell’ambito della generale giurisdizione del G.O. in tema di atti paritetici che incidono sul rapporto di impiego pubblico privatizzato quale è quello dei dirigenti di amministrazioni pubbliche (articoli 5 e 63 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165).
Ne consegue che del tutto correttamente i primi Giudici hanno affermato che, nel caso in esame, la questione di giurisdizione debba essere risolta sulla base della consistenza della posizione giuridica azionata, da individuarsi in base al complesso delle richieste e dei fatti allegati (in tal senso –ex multis -: Cass. Civ., Sez. un., 31 marzo 2009, n. 7768)
Ma, riguardando la questione sotto il versante sostanziale, emerge che il ricorrente mira ad ottenere in giudizio il riconoscimento del proprio diritto soggettivo a godere del trattamento economico di prima fascia da lui ritenuto più consono alla tipologie delle funzioni svolte.
Egli non mira, quindi, ad ottenere una diversa configurazione dell’assetto macrorganizzativo dell’amministrazione di appartenenza, né a contestare l’individuazione degli uffici di maggiore rilevanza ovvero i modi di conferimento della titolarità dei medesimi (aspetti, questi ultimi, che in base al richiamato - e consolidato - orientamento sarebbero restati devoluti alla giurisdizione del Giudice amministrativo).
2.3. Né può ritenersi (contrariamente a quanto dedotto dal dottor Angelini alle pagine 7 e seguenti del ricorso in appello) che le conclusioni appena richiamate siano contrastanti con quanto statuito da questo Consiglio con la sentenza 20 dicembre 2011, n. 6705.
Vero è che in entrambi i casi si fa(ceva) questione dell’impugnativa di atti di graduazione degli uffici regionali ai fini della loro articolazione in fasce (anche ai fini dell’attribuzione del trattamento economico).
Tuttavia, nel richiamato precedente del 2011, questo Consiglio ha potuto affermare che la controversia avesse ad oggetto l’impugnativa dell’assetto di macrorganizzazione in base al rilievo che i ricorrenti mirassero “a sostenere il corretto inquadramento del proprio settore in una fascia di maggiore rilevanza [ragione per cui] l’effetto di tale domanda sul trattamento economico è solo indiretto”.
Al contrario – e per quanto riguarda la presente controversia – lo stesso appellante ha riconosciuto che la propria contestazione non ha ad oggetto i provvedimenti di conferimento dell’incarico dirigenziale (e i sottesi profili di macrorganizzazione – pagina 3 della memoria in data 12 maggio 2016).
Ne resta confermato che il proprium della contestazione qui riproposta consiste nella censura avverso la graduazione ai fini economici dell’ufficio conferito (contestazione che, in base alle disposizioni e agli orientamenti dinanzi richiamati, deve essere correttamente rivolta al Giudice ordinario). Anche per tale ragioni l’appello in epigrafe deve essere respinto e deve essere confermata la carenza di giurisdizione dell’adito Giudice amministrativo. Per approfondire scarica la sentenza.
Militari: il principio di proporzionalità nella irrogazione di una sanzione disciplinare segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 31.8.2016 n. 3736
Era stato sorpreso da militari dell’Arma dei carabinieri, in compagnia di un pregiudicato nell’atto di acquistare sostanze stupefacenti pagandone il prezzo e, a quel punto, aveva cercato di indurre i militari dell’Arma a desistere dal controllo mostrando il tesserino del Corpo della Guardia di Finanza. Tali condotte, unitamente a quella di avere tardivamente informato dell’accaduto il proprio comandante di Reparto, sono costate care all'appuntato scelto di mare appartenente alla Guardia di finanza al quale veniva inflitta la sanzione disciplinare della perdita del grado per rimozione con iscrizione senza alcun grado nel ruolo dei militari di truppa della Marina militare.
Impugnato il provvedimento espulsivo, il TAR rigettava il ricorso ed analogo epilogo ha avuto il giudizio di appello innanzi al Consiglio di Stato che, con la sentenza n. 3736 del 31 agosto 2016, ha infatti ritenuto infondato il ricorso con il quale si eccepiva la violazione del criterio di proporzionalità.
La Quarta Sezione del Consiglio di Stato sul punto ha richiamato quella giurisprudenza - elaborata con riguardo a finanzieri (e più in generale militari) dediti all’uso anche occasionale di droghe, ma evidentemente espressiva di un principio generale - secondo cui:
a) la potestà disciplinare, nelle sue forme proprie, opera in sfera diversa da quella che inerisce al magistero penale;
b) la valutazione in ordine alla gravità dei fatti addebitati al pubblico dipendente, in relazione all’applicazione di una sanzione disciplinare, costituisce espressione di discrezionalità amministrativa, non sindacabile in via generale dal giudice della legittimità salvo che per violazione delle norme procedurali o in alcune ipotesi-limite di eccesso di potere, sotto il profilo della abnormità e del travisamento dei fatti (fattispecie che qui non ricorrono);
c) il principio di proporzionalità consiste in un canone legale di raffronto che, anche dopo la sua espressa codificazione a livello comunitario sulle suggestioni del diritto tedesco (art. 5, ultimo comma, del Trattato C.E., e ora art. 5, comma 4, del Trattato U.E.), non consente di controllare il merito dell’azione amministrativa; inizialmente delineato in sede di verifica degli atti adottati dagli organismi comunitari, il principio è stato successivamente utilizzato dalla Corte di giustizia anche per l’esame della legittimità della normativa di recepimento degli atti comunitari emanata dagli Stati membri (cfr. Corte giust. 18 maggio 1993, causa C-126/91); la rilevanza assunta dal controllo di proporzionalità nella giurisprudenza comunitaria ha posto il problema dei limiti entro i quali tale esame possa esercitarsi; a tale proposito, la Corte ha rilevato che il riscontro di proporzionalità riguardi «solo il carattere manifestamente inidoneo di un provvedimento adottato in tale ambito, in relazione allo scopo che l’istituzione competente intende perseguire, può inficiare la legittimità di un siffatto provvedimento» (cfr. Corte giust. 16 dicembre 1999, causa C-101/98,); ciò significa che il sindacato giurisdizionale non può spingersi ad un punto tale da sostituire l’apprezzamento dell’organo competente con quello del giudice, valutando l’opportunità del provvedimento adottato ovvero individuando direttamente le misure (per queste considerazioni, si veda puntualmente Cons. Stato, sez. IV, 9 ottobre 2010, n. 7383);
d) ciò premesso, non è né illogica, irragionevole o sproporzionata la scelta di irrogare una sanzione destitutoria al militare appartenente alla Guardia di Finanza il quale risulti colluso con ambienti dediti al commercio illegale di sostanze stupefacenti, tenuto conto in primo luogo che l’appartenenza a un Corpo che è istituzionalmente preposto – fra l’altro – al contrasto allo spaccio ed alla diffusione degli stupefacenti impone di valutare la condotta ascritta all’appellante con la dovuta severità (cfr. ex plurimis Cons. Stato, Sez. IV, 16 febbraio 2010, n. 2927; sez IV, 4 maggio 2010, n. 2548; sez. IV, 13 maggio 2010, n. 2927; sez. IV, 26 ottobre 2010, n. 8352; sez. IV, 30 novembre 2010, n. 8352; sez. IV 18 novembre 2011, n. 6096 e n. 6099; sez. IV, 19 dicembre 2012, n. 6540; sez. IV, 11 marzo 2013, n. 1474; sez. IV, ord. 16 giugno 2016, n. 2239);
e) infatti la condotta rimproverata è del tutto inammissibile per un appartenente al Corpo della Guardia di Finanza perché, ponendosi in conflitto con uno specifico dovere istituzionale, costituisce una violazione degli obblighi assunti con il giuramento di appartenenza e rende del tutto irrilevante qualunque considerazione circa l’irrilevanza penale del fatto, l’asserita mancanza di ripercussione sociale, i positivi precedenti dell’incolpato, ma giustifica la sanzione espulsiva ai sensi dell’art. 40, n. 6, della legge 3 agosto 1961, n. 833, a detta del quale il militare di truppa incorre nella perdita del grado quando è stato rimosso “per violazione del giuramento o per altri motivi disciplinari, ovvero per comportamento comunque contrario alle finalità del Corpo o alle esigenze di sicurezza dello Stato, previo giudizio di una Commissione di disciplina”;
f) né può ritenersi che la gravità del comportamento del militare incolpato debba o possa influire sulla misura della sanzione in essa contemplata. Come ha più volte affermato il Consiglio di Stato, la perdita del grado è infatti “sanzione unica ed indivisibile”, non essendo suscettibile di essere regolata tra un minimo e un massimo entro i quali all’Amministrazione spetti di esercitare il potere sanzionatorio.
Dalle considerazioni che precedono, discende che l’appello è infondato e va perciò respinto, con conseguente conferma della sentenza di primo grado e dei provvedimenti impugnati.
del Dott. Carlo Bellesini «:::::::::GA:::::::::»
NORME SOPRAVVENUTE IN PENDENZA DI PROCEDURE CONCORSUALI: LA SOLUZIONE DELLA GIURISPRUDENZA
dell'Avv. Flavia Virginia Prosperetti «:::::::::GA:::::::::»
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dell'Avv. Giuseppe Dall'Ozzo «:::::::::GA:::::::::»
MANSIONI SUPERIORI DEL DIPENDENTE PUBBLICO: IL CONTRASTO GIURISPRUDENZIALE TRA LA CORTE DI CASSAZIONE ED IL CONSIGLIO DI STATO
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del Dott. Tommaso Ajello «:::::::::GA:::::::::»
FOCUS SUL "COLLEGATO LAVORO"
PPLICABILITÀ ALLE REGIONI E AGLI ENTI LOCALI DELLE NORME DEL D. LGS. N.150/2009 ALLA LUCE DELLA RECENTE GIURISPRUDENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

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 art. 2043
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 Cass. 
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 art. 5
e contrario
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