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Timestamp: 2020-07-12 00:28:22+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9479 del 04/04/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9479 del 04/04/2019
Cassazione civile sez. lav., 04/04/2019, (ud. 31/01/2019, dep. 04/04/2019), n.9479
Dott. TORRICE Amelia – Presidente –
sul ricorso 8663/2014 proposto da:
A.M., T.D., D.N.C.,
C.L., P.M., F.L., G.F.,
AS.GA., CA.CA., tutti elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
DEGLI SCIPIONI 252, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE RANDO,
rappresentati e difesi dall’avvocato SALVATORE CIARAVINO;
UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER LA SICILIA – AMBITO TERRITORIALE PER
LA PROVINCIA DI TRAPANI, ISTITUTO TECNICO COMMERCIALE (OMISSIS),
ISTITUTO SUPERIORE (OMISSIS);
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA, in
persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso
dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia
ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI, 12;
– resistente con mandato –
avverso la sentenza n. 251/2013 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
depositata il 28/03/2013 R.G.N. 557/2012.
la Corte d’Appello di Palermo, in sede di rinvio, ha parzialmente riformato la sentenza del Tribunale di Trapani, rigettando la domanda di A.M. e altri, lavoratori ATA presso gli enti locali, trasferiti con decorrenza 1/01/2000 nei ruoli del personale scolastico ai sensi della L. n. 124 del 1999, art. 8, con cui gli stessi chiedevano di dichiarare il loro diritto al riconoscimento, ai fini economici oltre che giuridici, dell’intera anzianità di servizio maturata negli enti di provenienza, con condanna del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca al pagamento delle differenze retributive tra quanto da percepito e quanto sarebbe loro spettato se fosse stata riconosciuta l’intera anzianità maturata presso gli enti di provenienza;
i lavoratori avevano contestato che, col passaggio dagli enti locali alla scuola, e in ragione dell’immediato subentro della disciplina contrattuale del comparto scolastico, avevano ricevuto un inquadramento retributivo meno favorevole di quello che avrebbero ricoperto presso gli enti di provenienza;
il comportamento dell’amministrazione scolastica, secondo gli appellanti, aveva disatteso non solo i principi di cui alla Direttiva 77/187 CEE (art. 3), ma anche l’interpretazione che di essi ha dato la Corte Europea di Giustizia (Grande Chambre) nella pronuncia 6/9/2011 C- 108/2010, Scattolon c.Miur, in sede di rinvio pregiudiziale;
in sede interpretativa della norma Europea, la Corte ha posto alcuni principi, finalizzati a scongiurare l’eventualità che il lavoratore trasferito possa subire un peggioramento retributivo sostanziale rispetto a quello percepito presso l’ente cessionario, per il mancato riconoscimento dell’anzianità maturata presso il cedente, da considerarsi equivalente a quella maturata dagli altri lavoratori alle dipendenze del cessionario;
la Corte Europea di Giustizia ha statuito che è compito del giudice nazionale esaminare se, all’atto del trasferimento di cui si controverte nella causa principale, un siffatto peggioramento retributivo abbia avuto luogo;
questa Corte, in seguito alla pronuncia della Corte Europea di Giustizia C – 108 Scattolon c. Miur accogliendo il ricorso del lavoratore, aveva cassato la pronuncia d’appello e rinviato alla stessa Corte territoriale in diversa composizione affinchè procedesse alla verifica in concreto dell’eventuale sussistenza del peggioramento retributivo sostanziale subito all’atto del trasferimento, ed accogliesse o respingesse la domanda dei lavoratori in relazione al risultato di detta verifica (Cass. n. 27274 del 2011);
la Corte d’Appello di Palermo in sede rescissoria ha rigettato la domanda dei lavoratori, avendo accertato l’inesattezza dei conteggi da questi allegati, sì come riferentisi non già al trattamento stipendiale percepito al momento del passaggio, ma a quanto gli stessi avrebbero potuto conseguire se fosse stata loro calcolata per intero l’anzianità di servizio; ha, quindi, statuito che nella fattispecie in esame nessun peggioramento retributivo sostanziale si era verificato in danno gli appellanti;
avverso tale decisione propongono ricorso per cassazione A.M. e gli altri litisconsorti sulla base di tre motivi; il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, l’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia – Ambito territoriale per la provincia di Trapani, l’Istituto Tecnico Commerciale (OMISSIS) e l’Istituto Superiore (OMISSIS) restano intimati.
con il primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il ricorrente deduce “Violazione e falsa applicazione della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 8 e della L. 23 dicembre 2005, n. 266 art. 1, comma 218”;
nel riconoscere la sola anzianità ai fini giuridici e non anche economici, la Corte d’Appello avrebbe contravvenuto al disposto della L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 218, con cui si stabilisce che, ai fini economici dell’inquadramento, si deve tener conto del trattamento economico complessivo in godimento all’atto del trasferimento; posto che essa ha natura interpretativa e pertanto non andrebbe applicata al giudizio in esame, comunque non va a incidere della L. n. 124, art. 8, comma 2, il quale stabilisce che al personale trasferito è riconosciuta, ai fini giuridici ed economici, l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza;
il secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamenta “Violazione degli artt. 6 e 46 della Convenzione EDU in relazione all’applicabilità della L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 218; Violazione delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della Corte di giustizia dell’Unione Europea e dei principi dalle stesse indicati”; ripercorre le motivazioni della giurisprudenza citata in epigrafe, e afferma che la Corte territoriale sarebbe venuta meno all’obbligo di attuare la volontà espressa dal Governo italiano di adottare misure necessarie a cancellare le conseguenze della violazione dell’art. 6 e 46 della CEDU da parte della L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 218, accertata dalla sentenza “Agrati” del 28 novembre 2011, successiva alla sentenza della Corte di giustizia Europea “Scattolon” del 6 settembre 2011;
col terzo e ultimo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, contesta “Violazione, sotto altro profilo, della L. n. 124 del 1999, art. 8 e della L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 218; Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio”; contestano l’affermazione dell’inesattezza dei conteggi prodotti in giudizio; precisano che i conteggi e le tabelle riassuntive degli stessi sarebbero stati di duplice natura: i primi relativi all’inquadramento economico al quale i ricorrenti avrebbero avuto diritto se fosse stata loro calcolata per intero l’anzianità di servizio maturata presso gli enti locali di provenienza, i secondi relativi all’ammontare delle differenze retributive tra quanto ricevuto dagli enti locali e quanto corrisposto dallo Stato dal 2000 per effetto della mancata erogazione, da parte di quest’ultimo, di tutte le voci retributive, costituenti il trattamento globale goduto prima del trasferimento;
la Corte territoriale avrebbe omesso di motivare che le differenze retributive, risultanti dai certificati e dai modelli PA04 rilasciati dall’ente locale ai ricorrenti e relativi alla retribuzione corrisposta per l’anno 1999, e i CUD relativi all’anno 2000 rilasciati dalla Ragioneria territoriale dello Stato, fossero irrilevanti al punto da non aver causato il peggioramento retributivo oggetto dell’accertamento di merito;
i motivi logicamente connessi, vanno esaminati congiuntamente;
essi non aggiungono elementi utili all’accertamento – nel senso auspicato all’esame della Corte territoriale, e, in particolare, non deducono gli esatti termini del contrasto con i principi affermati dalla Corte Europea di Giustizia nel caso Scattolon c. Miur e riaffermati con la sentenza rescindente;
sulle questioni sollevate da parte ricorrente questa Corte è già intervenuta (si veda per tutte Cass. n. 20342/2012, in particolare nei punti da 12 a 31) affermando principi ai quali va data continuità;
sulla scorta delle valutazioni svolte e dei principi nomofilattici affermati da questa Corte, la normativa nazionale va interpretata alla luce del diritto dell’Unione Europea e precisamente dell’art. 3 della direttiva 77/187/CE, come interpretato dalla Corte Europea di giustizia, secondo cui il passaggio alle dipendenze dello stato non può determinare per il lavoratore “…condizioni meno favorevoli di quelle godute in precedenza, secondo una valutazione comparativa da compiersi all’atto del trasferimento, in relazione al trattamento retributivo globale”;
il giudice nazionale è, dunque, chiamato ad accertare se, in virtù del mancato riconoscimento integrale dell’anzianità maturata presso l’ente cedente, il lavoratore trasferito abbia subito un peggioramento retributivo;
nella stessa sentenza la Corte Europea di giustizia ha anche indicato i criteri che il Giudice del merito deve applicare per accertare se ci si trova di fronte a condizioni meno favorevoli nel caso (come quello in esame) in cui il lavoratore trasferito si vede applicato immediatamente il contratto in vigore presso il cessionario;
ha stabilito in proposito che: a) quanto ai soggetti la cui posizione va comparata, il confronto va attuato con le condizioni immediatamente antecedenti al trasferimento del lavoratore (n. 75, 77, 82 e 83 della Direttiva); b) quanto alle modalità, deve trattarsi di un “peggioramento retributivo sostanziale” e la comparazione non riguarda il singolo istituto, bensì il trattamento retributivo globalmente inteso (n. 76, n. 82 della Direttiva); c) quanto al momento da prendere in considerazione il confronto va svolto all’atto del trasferimento (nn. 82 e 83);
i motivi di ricorso si palesano, pertanto generici, in quanto la Corte territoriale in sede rescissoria ha esperito l’accertamento richiesto da questa Corte con la sentenza n. 27274 del 2011, svolgendo il puntuale accertamento domandato al giudice del merito, perchè verificasse in concreto e nel caso specifico “…la sussistenza o meno di un peggioramento retributivo sostanziale all’atto del trasferimento” ed accogliesse o respingesse la domanda del lavoratore in relazione al risultato di tale verifica;
la Corte territoriale ha stabilito, con motivazione esente da vizi, che la posizione stipendiale attribuita ai dipendenti ATA provenienti da ente locale e trasferiti alla scuola dovesse essere considerata pari al trattamento annuo in godimento al 31/12/1999, (lett. a) sopra richiamata), costituito dalla retribuzione (escluse le indennità accessorie); che tale trattamento non aveva determinato in capo agli stessi un peggioramento retributivo sostanziale, nei termini di cui alla lett. b), e ai sensi della L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 218; che i lavoratori non avevano dimostrato in giudizio che la retribuzione riconosciuta dal cessionario all’atto del trasferimento (nei termini di cui alla lett. c), avesse procurato loro un peggioramento rispetto al trattamento goduto presso il cedente in ragione del mancato riconoscimento integrale dell’anzianità posseduta, atteso che nel tabulato allegato al ricorso introduttivo dell’appello, la parte aveva approntato conteggi inesatti, con cui il confronto veniva operato non già rispetto al trattamento goduto al momento del passaggio, bensì a quello che l’appellante avrebbe potuto conseguire se gli fosse stata riconosciuta per intero l’anzianità di servizio;
questa Corte ha ritenuto che le differenze nella struttura del trattamento retributivo dei molteplici comparti della pubblica amministrazione, possono determinare che la contrattazione collettiva conferisca un peso diverso al fattore dell’anzianità – intesa ora come automatismo ora come esperienza acquisita nella qualifica – ai fini dell’attribuzione degli scatti retributivi; pertanto, e in conformità con i principi affermati dalla Corte Europea di Giustizia, in sede interpretativa della Direttiva 77/187/CEE, così come applicati da questa Corte (Cass. n. 20342 del 2012; Cass. n. 13598 del 2017), in caso d’immediato subentro della disciplina contrattuale del personale scolastico a quella degli enti locali, il giudizio sul “peggioramento sostanziale” della posizione retributiva complessiva eventualmente subita all’atto del passaggio, non può che basarsi su un’analisi concreta dell’effetto che il riallineamento delle posizioni contrattuali ante e post avvicendamento hanno prodotto sull’inquadramento retributivo del dipendente;
solo allorquando dall’inquadramento retributivo derivante dell’abbandono del precedente contratto collettivo e dell’immediato assoggettamento al nuovo, dovesse determinarsi un peggioramento sostanziale nel senso anzidetto, rispetto al quale non rilevano marginali possibili scostamenti, il dipendente avrebbe diritto a rivendicare le corrispondenti differenze retributive presso l’ente di destinazione;
sotto il profilo del vizio di motivazione, infine, il terzo motivo di ricorso si rivela inammissibile, atteso che la relativa doglianza non fa riferimento all’omesso esame “di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia)” (Cass. S.U. n. 8053 del 2014);
le Sezioni Unite di questa Corte hanno precisato che “nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie” (ancora, Cass. S.U. n. 8053 del 2014);
la formulazione della doglianza da parte dei ricorrenti finisce per denunciare non già l’omesso esame di un fatto storico decisivo, bensì la mancata valorizzazione di risultanze istruttorie, che si assumono erroneamente valutate dalla Corte territoriale; in via conclusiva, in continuità con l’orientamento già espresso da questa Corte in fattispecie analoghe (cfr. fra le più recenti Cass. nn. 30916, 30266, 29938, 29936, 28033 del 2018), il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; non si provvede sulle spese in mancanza di attività difensiva da parte degli intimati; si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, nell’Adunanza Camerale, il 31 gennaio 2019.

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 art. 8
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 art. 369
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