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⭐ORDINANZA CASS. CIV. 17 aprile 2014 n (ord.) Sez. VI Pres. Finocchiaro Rel. Frasca
ORDINANZA CASS. CIV. 17 aprile 2014 n (ord.) Sez. VI Pres. Finocchiaro Rel. Frasca
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1 ORDINANZA CASS. CIV. 17 aprile 2014 n (ord.) Sez. VI Pres. Finocchiaro Rel. Frasca Responsabilità medica - Art. 3, legge n. 189/ Istituzione di una responsabilità extracontrattuale - Esclusione. L. 8 NOVEMBRE 2012, N. 189, ART. 3 L articolo 3, comma 1, della legge n. 189/2012, là dove omette di precisare in che termini si riferisca all esercente la professione sanitaria e concerne nel suo primo inciso la responsabilità penale, comporta che la norma dell inciso successivo, quando dice che resta comunque fermo l obbligo di cui all articolo 2043 c.c., poiché in lege aquilia et levissima culpa venit, vuole solo significare che il legislatore si è soltanto preoccupato di escludere l irrilevanza della colpa lieve in ambito di responsabilità extracontrattuale, ma non ha inteso prendere alcuna posizione sulla qualificazione della responsabilità medica necessariamente come responsabilità di quella natura. La norma, dunque, non induce il superamento dell orientamento tradizionale sulla responsabilità da contatto e sulle sue implicazioni (da ultimo riaffermate da Cass. n. 4792/2013). FATTO E DIRITTO Ritenuto quanto segue: 1. L Azienda Sanitaria Locale di ** ha proposto ricorso per cassazione contro ** e **, in proprio e nella qualità di esercenti la potestà genitoriale sui figli minori ** e **, nonché contro **, **, **, **,: a) l ordinanza del 28 marzo 2013, con la quale la Corte d Appello di Torino ha dichiarato inammissibile ai sensi dell articolo 348-bis c.p.c., il suo appello avverso la sentenza resa in primo grado dal Tribunale di Novara del 21 giugno 2012, che aveva accertato la responsabilità di essa ricorrente per le lesioni riportate da ** in occasione del parto della madre **, condannato la ricorrente al risarcimento a favore della stessa ** a quel che sembra per tutte le voci di danno, nonché per una sola voce di danno a favore dei genitori, e disposto la prosecuzione del giudizio per l accertamento degli ulteriori danni degli stessi genitori, del fratello ** e degli altri attori, nonni della piccola **; b) la citata sentenza di primo grado. 2. Al ricorso, che propone preliminarmente quattro motivi contro l ordinanza sub a) e due motivi contro la sentenza di primo grado del Tribunale di Novara, hanno resistito con controricorso gli intimati. 3. Prestandosi il ricorso ad essere deciso con il procedimento di cui all articolo 380-bis c.p.c., è stata redatta relazione ai sensi di detta norma ed essa è stata notificata agli avvocati delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell adunanza della Corte. 4. Parte ricorrente ha depositato memoria. Considerato quanto segue: 1. Nella relazione ai sensi dell articolo 380-bis c.p.c. si sono svolte le seguenti considerazioni, che si riportano integralmente con alcune piccole correzioni in neretto o cancellature di errori materiali: «(...) p.3. Il ricorso può essere deciso con il procedimento di cui all articolo 380-bis c.p.c., in quanto appare manifestamente inammissibile sia contro l ordinanza ex articolo 348-bis, sia contro la sentenza di primo grado. L inammissibilità del ricorso contro entrambi i provvedimenti impugnati appare discendere dalle seguenti ragioni, se saranno condivise dal Collegio. p.4. In via preliminare è opportuno rilevare che la proposizione, come accaduto nella specie, di un ricorso per cassazione unico, contro due distinti provvedimenti, pronunciati l uno in grado di appello e l altro in primo grado e, quindi, in gradi distinti del giudizio, pur in mancanza di una espressa previsione legislativa in tal senso (atteso che l articolo 348-ter, comma 3, prevede solo responsabilità civile e previdenza n addenda online Giuffrè Editore P.12 l impugnazione del provvedimento di primo grado, mentre nessuna disposizione risulta in punto di impugnabilità dell ordinanza ex articolo 348-bis), risulta pienamente legittima, in quanto: aa) l ordinamento conosce il fenomeno della impugnazione con unico ricorso per cassazione di due sentenze emesse nello stesso processo, siccome fanno manifesto l articolo 360, comma 3, ed il secondo dell articolo 361 c.p.p.; bb) l applicazione del criterio della idoneità dell atto al raggiungimento dello scopo, previsto dall articolo 156 c.p.c., in tema di forme processuali, evidenzia al di là di previsioni espresse che, quando i due provvedimenti impugnati sono stati emessi nell ambito dello stesso processo, l unità del processo giustifica che l esercizio del diritto di impugnazione in cassazione avvenga con un unico atto. In termini generali tanto trova conferma nel principio risalente nella giurisprudenza di questa Corte e giustificato proprio dalle due ragioni appena indicate secondo cui L impugnazione di una pluralità di sentenze con un unico atto è consentita solo quando queste siano tutte pronunciate fra le medesime parti e nell ambito di un unico procedimento, ancorché in diverse fasi o gradi come nel caso di sentenza non definitiva oggetto di riserva di impugnazione e di successiva sentenza definitiva; della sentenza revocanda e di quella conclusiva del giudizio di revocazione; della sentenza di rinvio e di quella di rigetto della istanza di revocazione, allorché le due impugnazioni siano rivolte contro capi identici o almeno connessi delle due pronunzie; di sentenze di grado diverso pronunciate nella medesima causa, che investano l una il merito e l altra una questione pregiudiziale, mentre è inammissibile sia il ricorso per cassazione proposto contestualmente e con un unico atto, contro sentenze diverse, pronunciate dal giudice del merito in procedimenti formalmente e sostanzialmente distinti, che concernano soggetti anch essi parzialmente diversi, sia l applicabilità in sede di legittimità, ai fini di una eventuale riunione, del disposto dell articolo 274 c.p.c., che comporta valutazioni di merito ed esercizio di poteri discrezionali propri ed esclusivi del giudice del merito stesso. (così già Cass. n. 5472/1994, poi costantemente ripresa da decisioni successive). Nella specie, dunque, la proposizione della congiunta impugnazione dei due provvedimenti sopra indicati risulterebbe rituale e non impingerebbe in alcun problema di ammissibilità. p.5. L impugnazione dell ordinanza ex articolo 348-bis, è, tuttavia, inammissibile. Queste le ragioni. Nel dibattito dottrinale sollecitato dalla riforma di cui al d.l n. 83/2012, convertito, con modificazioni, nella legge n. 134/2012, è noto che, di fronte al silenzio della legge sulla impugnabilità o meno dell ordinanza ex articolo 348-bis c.p.c., ed alla previsione della impugnabilità, in tal caso, del provvedimento emesso in primo grado, con il ricorso per cassazione, si sono prospettate due distinte opinioni, la prima escludente in ogni caso la possibilità di assoggettare a ricorso per cassazione detta ordinanza, la seconda ammissiva di tale impugnabilità, sia pure con vari distinguo in determinati casi. p.5.1. Ritiene questo relatore che le tesi dottrinali che ipotizzano un impugnabilità di detta ordinanza o in via ordinaria con lo stesso ricorso per cassazione contro la sentenza di primo grado o con ricorso straordinario ai sensi dell articolo 3, scomma 7, della Costituzione (proposto separatamente o congiuntamente a quello ordinario contro la sentenza di primo grado) si scontrino con obiezioni che non paiono sormontabili. p.5.2. L ipotesi della impugnazione per la via del ricorso ordinario unitamente alla sentenza di primo grado e con pregiudizialità della trattazione dell impugnazione dell ordinanza rispetto a quella del ricorso contro la sentenza di primo grado, confligge con il dettato legislativo, che nell articolo 348-ter, comma 3, non solo nulla dice sull impugnabilità dell ordinanza, ma, restringendo il potere processuale della parte soccombente all impugnazione della sentenza di primo grado e con la previsione di una restrizione del relativo diritto quanto ai motivi deducibili per il caso di inammissibilità fattuale (articolo 348-ter, comma 4, c.p.c.), cioè con l esclusione della ricorribilità ai sensi dell articolo 360 c.p.c., n. 5, palesemente impedisce di considerare discutibile con tale rimedio anche l ordinanza de qua. E ciò ancorché equivocamente ed inspiegabilmente la Relazione accompagnatoria della riforma alluda alla possibilità della Corte di cassazione di controllare eventuali nullità del procedimento di appello. Sembra questo un caso in cui i conditores P.2 responsabilità civile e previdenza n addenda online Giuffrè Editore3 hanno interpretato quello che hanno scritto in modo assolutamente privo di riferimento con il suo tenore. La tesi della ricorribilità in cassazione con ricorso ordinario sembra contrastare, inoltre, anche con il dato testuale che l articolo 360 c.p.c., limita tale ricorso alle sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado (salvo il ricorso per saltum), onde, dovendo l eventuale ricorribilità essere ricercata al di fuori dell articolo 348-ter e, dunque, nell articolo 360 c.p.c., è palese che non la si può rinvenire in essa. p.5.3. L ipotesi della ricorribilità in via straordinaria ai sensi dell articolo 111 Cost., comma 7, a sua volta, si scontra, quanto alla direzione contro il merito della decisione di inammissibilità con un ostacolo insormontabile rappresento dalla circostanza che l ordinanza ex articolo 348-ter, se indubbiamente ha carattere decisorio e, dunque, uno dei requisiti di accesso al ricorso straordinario, dato che è emessa nel processo civile iniziato a cognizione piena, che è la tipica sede della cognizione decisoria, cioè su situazioni di diritto o comunque su situazioni giuridiche che in senso stretto non abbiano natura di diritto soggettivo ma delle quali è prevista la piena giustiziabilità, non ha l altro necessario carattere per l accesso al ricorso straordinario, cioè non ha il carattere della definitività riguardo alla tutela che compete alla situazione giuridica dedotta nel processo. È sufficiente osservare che, infatti, che tale situazione è ridiscutibile impugnando in cassazione la sentenza di primo grado e, pertanto, la decisione espressa nell ordinanza non definisce la sua tutela. p.5.4. D altro canto, un carattere di definitività idoneo a giustificare l accesso in cassazione con il ricorso straordinario non lo si può ravvisare nemmeno in tutte quelle ipotesi che parte della dottrina che ha commentato la riforma ha variamente individuato e nelle quali in definitiva è accaduto che sull appello: a) si sia deciso a torto ai sensi dell articolo 348-ter, cioè al di fuori delle ipotesi consentite e, quindi, mentre si doveva decidere con il procedimento di trattazione e di decisione normale (emergente dall articolo 350 e ss.), così negandosi il c.d. diritto (processuale) ad avere la giusta forma di decisione; b) si sia deciso ai sensi dell articolo 348-ter, senza il rispetto di regole processuali, cioè in violazione di norme sul procedimento interne al procedimento di appello, pur sommarizzato come quando si decide ai sensi dell articolo 348-bis c.p.c.. In queste ipotesi, infatti, la definitività dell ordinanza non è quella ritenuta dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite della Corte idonea a giustificare, in una con il requisito della decisorietà, l accesso al ricorso straordinario. Ciò che è definito dall ordinanza è solo il diritto processuale, cioè la modalità di svolgimento dell azione in giudizio, quanto ai presupposti della pronuncia ai sensi dell articolo 348-ter. Viceversa, la definitività richiesta per il ricorso straordinario è quella sulla situazione giuridica sostanziale dedotta nel processo, per cui, se essa è ridiscutibile e lo è tramite il ricorso per cassazione contro la sentenza di primo grado, non si tratta di definitività idonea a giustificare il ricorso straordinario. È da rilevare, in proposito, che, con sentenza n del 2003, le Sezioni Unite della Corte, risolvendo una risalente situazione di contrasto, statuirono, con arresto che a tutt oggi non risulta rimesso in discussione da decisioni successive di Esse (anche se sovente la giurisprudenza delle sezioni semplici non sempre vi si ispira), quanto segue: Quando il provvedimento impugnato sia privo dei caratteri della decisorietà e definitività in senso sostanziale (come nel caso dei provvedimenti, emessi in sede di volontaria giurisdizione, che limitino o escludano la potestà dei genitori naturali ai sensi dell articolo 317-bis c.c., che pronuncino la decadenza dalla potestà sui figli o la reintegrazione in essa, ai sensi degli articoli 330 e 332 c.c., che dettino disposizioni per ovviare ad una condotta dei genitori pregiudizievole ai figli, ai sensi dell articolo 333 c.c., o che dispongano l affidamento contemplato dalla Legge 4 maggio 1983, n. 184, articolo 4, comma 2), il ricorso straordinario per cassazione di cui all articolo 111 Cost., comma 7, non è ammissibile neppure se il ricorrente lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, quali espressione del diritto di azione, ed in particolare del diritto al riesame da parte di un giudice diverso, in quanto la pronunzia sull osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi e i tempi con i quali la domanda può essere portata all esame del giudice, ha necessariaresponsabilità civile e previdenza n addenda online Giuffrè Editore P.34 mente la medesima natura dell atto giurisdizionale cui il processo è preordinato e, pertanto, non può avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo, se di tali caratteri quell atto sia privo, stante la natura strumentale della problematica processuale e la sua idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione sul merito. La definitività sulle modalità di svolgimento dell azione in giudizio (cioè su un c.d. diritto processuale) e, quindi, anche di un grado di giudizio, ma non sulla situazione sostanziale dedotta in giudizio, è stata, dunque, ritenuta del tutto inidonea a giustificare il ricorso straordinario. p.5.5. Va ancora precisato che è sempre sul versante della mera definitività del modo di esercitare l azione e, quindi, del diritto processuale con essa esercitato, che rileva il fatto che l eventuale pronuncia dell ordinanza ai sensi del quarto comma dell articolo 348-ter, preclude l utilizzo dell articolo 360, n. 5, nel ricorso contro la sentenza di primo grado. Ciò che è negato in questo caso è la possibilità di ricorrere con un certo motivo (ammesso che di vera e propria negazione si tratti, ma il dubbio emergerà da quanto si dirà dire di seguito sul detto n. 5) e, dunque, è negato il sottodiritto processuale di impugnare la sentenza di primo grado ai sensi del detto n. 5, cioè con un particolare motivo, ma ciò lascia ancora intatta la possibilità di ridiscutere per gli altri motivi la situazione giuridica dedotta nel giudizio, il che evidenzia che non v è definitività di tutela di essa, ma solo su uno dei modi per tutelarla, e, dunque, gli estremi per il ricorso straordinario non sussistono. E, d altro canto, vertendosi in tema di vizio di motivazione, nemmeno si configura alcuna lesione dell articolo 111 Cost. comma 7, atteso che il precetto costituzionale impone l esperibilità del ricorso per cassazione contro le sentenze (sia pure in senso anche sostanziale) solo per violazione di legge. p.5.6. Considerazioni non dissimili si debbono fare se si considera che per il litigante che si vede dichiarare inammissibile l appello, la prospettiva di poter ancora tutelare la situazione giuridica sostanziale con il ricorso per cassazione, essendo quest ultimo mezzo di impugnazione a critica limitata, risulta ridimensionata rispetto a quella che sarebbe stata con l appello. Infatti, si dee rilevare che il ridimensionamento concerne in definitiva il dover articolare l impugnazione appunto con la deduzione di vizi specifici riconducibili al paradigma dell articolo 360 c.p.c., e, quindi, la tecnica di esercizio del diritto di impugnazione, ma non certo il possibile oggetto dei vizi deducibili, salvo per i vizi motivazionali concernenti la ricostruzione della quaestio facti. Infatti, i vizi tipizzati di cui all articolo 360, nn. 1, 2, 3 e 4, non sono dissimili da quelli corrispondenti che si possono dedurre con l appello. Mentre, il doversi il vizio ai sensi del n. 5 della norma incasellare necessariamente nella figura del difetto di motivazione circa un fatto controverso, indipendentemente dalle controverse letture che la dottrina ne ha dato ed in disparte l eventualità, sostenuta da taluno, che ciò che ne venga espunto possa rientrare dalla finestra dei vizi dei nn. 3e4 (quest ultimo sotto il versante dell articolo 132 c.p.c., n. 4), determinerebbe a tutto voler concedere pur sempre una definitività dell accertamento risalente alla sentenza di primo grado, che fosse impugnabile solo per vizio di motivazione al di fuori di ciò che all articolo 360 c.p.c., n. 5 o ai nn. 3 o 4, la quale sfuggirebbe a qualsiasi censura di incostituzionalità, nuovamente perché l articolo 111 Cost., comma 7, non contempla il vizio di motivazione. Di modo che agli effetti della norma costituzionale si sarebbe al di fuori della definitività che esige l accesso al giudizio di legittimità per il tramite del ricorso straordinario, atteso che detta norma lo garantisce solo allorquando un provvedimento giurisdizionale abbia attitudine a sancire in via definitiva, cioè non ridiscutibile, la situazione giuridica sostanziale, sì da coprire violazioni della legge sostanziale o processuale. p.5.7. È, poi, necessario un ulteriore rilievo: si è paventato un orror vacui per il caso di deduzione di errori revocatori contro la sentenza di primo grado, perché essi non si saprebbe come potrebbero essere recuperati. L assunto non pare avere fondamento: l errore revocatorio è errore che ha determinato necessariamente un errore sull applicazione di norme del procedimento nella sentenza di primo grado e, dunque, in questo caso sarà recuperabile con l impugnazione ai sensi dell articolo 360 c.p.c., n. 4, della sentenza di primo grado. P.4 responsabilità civile e previdenza n addenda online Giuffrè Editore5 p.5.8. Si deve, dunque, concludere che in nessun caso l ordinanza ex articolo 348-bis c.p.c., appare suscettibile di ricorso per cassazione quanto alla statuizione di dichiarazione dell inammissibilità dell appello Tanto sembra giustificare la declaratoria di inammissibilità dell ordinanza qui impugnata, riguardo alla quale è stato dedotto come motivo di ricorso per cassazione un motivo di violazione di norma del procedimento (violazione dell articolo 168 c.p.c., articolo 347 c.p.c., comma 3, articolo 369 c.p.c., comma 4; articoli 36 e 123-bis disp. att. c.p.c.; articoli 24 e 111 Cost., in relazione all articolo 360 c.p.c., n. 3 Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, che è stato oggetto di discussione tra le parti), come tale, in realtà riconducibile al paradigma dell articolo 360 c.p.c., n. 4, sotto il profilo dell avere il giudice d appello deciso senza che fosse stato acquisito il fascicolo d ufficio del giudizio di primo grado. p Per completezza è opportuno domandarsi ancorché il ricorso non sia stato proposto sotto tale profilo se l ordinanza ex articolo 348-ter sia da ritenere almeno impugnabile, come opina la dottrina, riguardo alla statuizione sulle spese. p La gran parte dei commentatori ha ritenuto che l ordinanza sarebbe certamente ricorribile per cassazione in via straordinaria almeno quanto alla statuizione sulle spese, ove in mancanza di proposizione del ricorso per cassazione contro la sentenza di primo grado, la statuizione sulle spese non diventi dipendente dalla decisione sul ricorso e, quindi, potenzialmente caducabile o non caducabile a seconda del suo esito ci si voglia dolere solo, da parte del soccombente in sede di 348-ter, dell eccesso della condanna alle spese rispetto alla tariffa. p Anche tale assunto non sembra giustificabile. È vero che la statuizione sulle spese in tal caso assume carattere anche definitivo ed è decisoria sotto il profilo dell incidenza sul patrimonio del soccombente, ma, ai fini dell accesso al rimedio del ricorso straordinario, o meglio della negazione di esso, assume rilievo un dato: si tratta di una condanna emessa a seguito di un procedimento di appello che, pur innestandosi in un processo sorto a cognizione piena e, quindi regolato dalla disciplina dei diritti delle parti espressa nelle relative regole normali, tuttavia, in appello, per valutazione insindacabile (secondo noi) del giudice si è svolto con una cognizione sommaria, cioè non assicurante l osservanza delle regole normali. Sotto tale profilo il provvedimento di condanna nelle spese eccessivo, pur essendosi formato come titolo giudiziale, si può vedere riconosciuta una forza non dissimile e, dunque, non maggiore, rispetto a quella propria dei titoli esecutivi stragiudiziali e, dunque, si può ritenere conforme a quanto ritenuto da Cass. n /2011 per le spese del cautelare che una discussione sull eccessività delle spese possa farsi in sede di opposizione ai sensi dell articolo 615 c.p.c., al precetto intimato sulla base dell ordinanza o all esecuzione sulla base di essa iniziata. Nel caso di condanna per difetto a favore della parte vittoriosa sembra doversi ritenere che la sommarietà della decisione, sempre una volta che si sia definita la vicenda per mancato esercizio dell impugnazione contro la sentenza in primo grado o per effetto della sua reiezione (in caso di accoglimento tutto torna in discussione), giustifichi l eventuale esercizio di un azione a cognizione piena volta ad ottenere la condanna nella misura giusta. Comunque, ciò che impedisce l accesso al ricorso straordinario è il carattere sommario della decisione sulle spese e, dunque, l idea che il rimedio dell articolo 111 Cost., comma 7, non sia necessario, perché il carattere pur definitivo e decisorio del provvedimento non assume la rilevanza di sentenza agli effetti di esso. Conclusivamente l ordinanza ai sensi dell articolo 348-ter, non appare neppure riguardo alle spese eccessive o liquidate per difetto impugnabile in cassazione. p.6. Passando all esame dell impugnazione proposta contro la sentenza di primo grado, si deve rilevare quanto segue. p.6.1. Non sembra prospettarsi un problema di ammissibilità dell impugnazione ai sensi dell articolo 360 c.p.c., comma 3, perché la sentenza di primo grado, avendo affermato la responsabilità nell an ha definito parzialmente il merito. Ove, invece, quella sentenza fosse stata decisoria di una questione senza definire il merito, ragioni di coerenza avrebbero imposto di escludere che l impugnazione in cassazione allo stesso modo di come non sarebbe stata esercitabile contro responsabilità civile e previdenza n addenda online Giuffrè Editore P.56 la sentenza di appello che avesse confermato la sentenza di primo grado (in ragione dell operare dell articolo 360, comma 3, che ne avrebbe rimandato l impugnazione in sede di legittimità unitamente alla sentenza definitiva del merito) fosse possibile contro di essa. p.6.2. Con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione e/o falsa applicazione degli articoli 1218, 1228, 2043 e 2697 c.c., con riguardo all articolo 360 c.p.c., n. 3. Tale motivo impinge nell inammissibilità di cui all articolo 360-bis c.p.c., perché prospetta consapevolmente una censura alla sentenza di primo grado per avere, sulla scorta della consolidata giurisprudenza di questa Corte, ritenuto esistente la responsabilità della ricorrente come struttura sanitaria ai sensi degli articoli 1218 e 1128 c.c., e, dunque, su base contrattuale e lo fa sollecitando un ripensamento di tale orientamento sulla base di un argomento desunto dal d.l. n. 158/2012, articolo 3, comma 1, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 189/2012. L assunto è che tale norma avrebbe disposto per il futuro la obbligatoria qualificazione sul piano civilistico della responsabilità del medico e, di riflesso, della struttura sanitaria di cui è dipendente o per cui agisce, sub specie del paradigma della legge Aquilia. Da tanto si dovrebbe inferire che il legislatore avrebbe anche inteso smentire per il passato la qualificazione contrattuale di detta responsabilità, secondo la figura della c.d. responsabilità da contatto sociale. A sostegno viene invocata una sentenza del Tribunale di Torino del febbraio del L assunto che ancorandosi ad una sopravvenienza normativa rispetto alla sentenza di primo grado e prospettando una quaestio iuris scevra dalla necessità di accertamenti di fatto, non integra la proposizione di un motivo di ricorso per cassazione su una questione che si sarebbe dovuta svolgere davanti al primo giudice e che semmai avrebbe potuto introdursi nel giudizio di appello per quella ragione durante il suo svolgimento, ma che, stante gli effetti attribuiti all ordinanza ex articolo 348-ter, non risulta preclusa come lo sarebbe stato se si fosse trattato di questione deducibile con l appello, che venne notificato prima dell entrata in vigore della norma è del tutto inidoneo a far superare al motivo la soglia dell ammissibilità ai sensi dell articolo 360-bis c.p.c., n. 1. Queste le ragioni. La norma invocata così dispone: 1. L esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l obbligo di cui all articolo 2043 del codice civile. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo. Ora, la fattura della norma, là dove omette di precisare in che termini si riferisca all esercente la professione sanitaria e concerne nel suo primo inciso la responsabilità penale, comporta che la norma dell inciso successivo, quando dice che resta comunque fermo l obbligo di cui all articolo 2043 c.c., poiché in lege aquilia et levissima culpa venit, vuole solo significare che il legislatore si è soltanto preoccupato di escludere l irrilevanza della colpa lieve in ambito di responsabilità extracontrattuale, ma non ha inteso certamente prendere alcuna posizione sulla qualificazione della responsabilità medica necessariamente come responsabilità di quella natura. Tanto evidenzia che la norma non sembra avere a regime l esegesi sostenuta dalla ricorrente e che, quindi, non può avere le ricadute sulle vicende pregresse da essa supposte, sulla falsariga del precedente di merito invocato. Non sembra ricorrere, dunque, alcunché che induca il superamento dell orientamento tradizionale sulla responsabilità da contatto e sulle sue implicazioni (da ultimo riaffermate da Cass. n. 4792/2013). p.6.3. Con il secondo motivo si fa valere violazione e/o falsa applicazione degli articoli 1218, 1228 e 2697 c.c., con riguardo all articolo 360 c.p.c., n. 3. Il motivo appare assorbito, dato che è dipendente dall accoglimento del primo. Comunque, esso sarebbe stato inammissibile per violazione dell articolo 366 c.p.c., n. 6, atteso che si fonda sulle risultanze di una c.t.u., riguardo alla quale non si indica se e dove sarebbe esaminabile, ove prodotta in questa sede di legittimità dalla ricorrente e nemmeno si dice se il P.6 responsabilità civile e previdenza n addenda online Giuffrè Editore7 ricorrente abbia inteso, agli effetti dell articolo 369 c.p.c., comma 2, n. 4, far leva sulla sua eventuale presenza nel fascicolo d ufficio (cosa possibile secondo Cass. Sez. Un. n /2011, ma che imponeva di precisarlo, in ottemperanza all articolo 366 n. 6 citato). p.8. Il ricorso contro la sentenza di primo grado dovrebbe, dunque, conclusivamente, rigettarsi, dato che la formula decisoria del ricorso inammissibile ex articolo 360-bis, n.1èilrigetto, giusta Cass. Sez. Un. n /2010». 2. Il Collegio condivide le argomentazioni e le conclusioni della relazione in ordine ad entrambi i provvedimenti impugnati Con riferimento alla valutazione di inammissibilità del ricorso contro l ordinanza ai sensi dell articolo 348-ter c.p.c., il Collegio, in relazione alle considerazioni svolte da parte ricorrente nella memoria, nonché alla sopravvenienza di Cass. (ord.) n. 7273/2014 (resa dalla Sesta Sezione 2, nonché di Cass. Sez. Un. nn e 8054 del 2014), ritiene necessario aggiungere quanto segue. 3. Nella memoria si muovono alla relazione le seguenti critiche. In primo luogo, si sostiene che, escludere l impugnabilità dell ordinanza comporterebbe che il giudizio conseguente alla cassazione della sentenza di primo grado non assicurerebbe alla parte il giudizio di appello negato dall ordinanza di inammissibilità, ma solo un «normale giudizio di rinvio», con conseguente compressione del diritto di difesa costituzionalmente garantito, mentre la cassazione dell ordinanza determinerebbe lo svolgimento dell appello secondo le regole ordinarie. In secondo luogo, si lamenta che negare l impugnabilità dell ordinanza precluderebbe alla parte la possibilità di avere il doppio grado di merito. In terzo luogo, la limitazione che l impugnazione in Cassazione della sentenza di primo grado risentirebbe in relazione all ipotesi dell articolo 348-ter c.p.c., comma 4, determinerebbe la perdita della possibilità di avere un giudizio sull omesso esame di un fatto decisivo e tanto comporterebbe un incidenza non già sul solo diritto processuale della parte, ma anche sul suo diritto sostanziale, come sarebbe accaduto nel caso di specie. La risposta a tali obiezioni è opportuno posporla alla considerazione delle sopravvenienze giurisprudenziali sopra indicate. 4. Con ordinanza n. 7273/2014 la Sesta Sezione-2 della Corte ha, con ampia ed approfondita argomentazione, ritenuto che l ordinanza pronunciata ai sensi dell articolo 348-ter, al di fuori dei casi in cui l ordinamento consentirebbe con essa la definizione dell appello dovrebbe considerarsi impugnabile in cassazione ed ha anche, preliminarmente, individuato quali sarebbero questi casi. L assunto è stato prospettato con riferimento ad un caso nel quale il giudice d appello aveva ritenuto di dichiarare inammissibile l appello per inosservanza dell articolo 342 c.p.c., cioè sostanzialmente per difetto di specificità del suo tenore, sia pure riferita alle ora apparentemente, dato che a ragione si è detto da parte della dottrina che esse nulla di più esprimono più puntuali e stringenti prescrizioni della norma rispetto a quello che esprimeva il suo tenore precedente quando si riferiva al dover essere i suoi motivi specifici (in termini si veda Cass. n /2013). Nella suddetta decisione preliminarmente si è aderito alla tesi dottrinale, del tutto prevalente, che ha letto la previsione dell articolo 34-bis c.p.c., siccome individuatrice dell ambito di applicabilità dell ordinanza ai sensi dell articolo 348-ter c.p., (a parte la definizione di esso anche in base alle ipotesi espressamente escluse di cui al secondo comma della norma ed all articolo 348-ter, comma 2), per il tramite dell espressione «fuori dei casi i cui deve essere dichiarata con sentenza l inammissibilità o l improcedibilità...», nel senso che essa varrebbe ad escludere da quell ambito (oltre quella di improcedibilità) le ipotesi di inammissibilità dell appello tradizionali, che sarebbero diverse da quella «nuova» della inesistenza nell appello della «ragionevole probabilità di essere accolto», la quale, proprio per l incidenza dell inciso eccettuativo che inizia con il «fuori» resterebbe confinata nel caso in cui l appello non abbia ragionevole possibilità di essere accolto per ragioni inerenti il merito. Il campo di applicazione dell ordinanza ex articolo 348-ter, sarebbe, dunque, quello dell appello manifestamente infondato nel merito. Esclusa resterebbe anche qualsiasi altra ipotesi di inammissibilità dell appello conseguente alla constatazione di una questione di rito impediente l esame del merito dell appello. responsabilità civile e previdenza n addenda online Giuffrè Editore P.7 Vedere altro
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