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Timestamp: 2019-01-24 03:08:11+00:00

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Pubblicato il 19/07/2017N. 08540/2016 REG.RIC.
Ministero della Difesa, Ministero della Salute, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, Ente Strumentale alla Croce Rossa Italiana, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato e presso la medesima domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Ministero della Difesa, Ministero della Salute, Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ente Strumentale alla Croce Rossa Italiana, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale Dello Stato e presso la medesima domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, 12;
1)	Violazione o falsa applicazione dell’art. 12 della legge 28 ottobre 1986, n. 730; eccesso di potere per contrasto fra atti interni ed esterni; illogicità manifesta, tenuto conto delle ragioni (eventi calamitosi degli anni ’80), che avevano indotto il legislatore ad istituire un ruolo speciale di personale militare ad esaurimento, che non potrebbe venire meno per la mera trasformazione dell’ente pubblico in associazione di diritto privato, tenuto conto del fatto che l’art. 1, comma 4, del citato d.lgs. n. 178 del 2012 indica fra le attività dell’associazione quella di “continuare a svolgere, in tempo di pace e in conformità a quanto previsto dalle vigenti convenzioni e risoluzioni internazionali, servizi di assistenza sociale e di soccorso sanitario in favore di popolazioni, anche straniere, in occasioni di calamità e di situazioni di emergenza, di rilievo locale, regionale, nazionale e internazionale”. Permanendo, infatti, le ragioni di servizio che avevano condotto all’istituzione del ruolo ad esaurimento di cui trattasi, non si sarebbe potuta disporre la cessazione dall’impiego militare del personale ricorrente;
2)	Violazione del codice di ordinamento militare; eccesso di potere per contrasto fra atti esterni, in quanto l’art. 5, comma 5, del d.lgs n. 178 del 2012 – disponendo il collocamento in congedo ex lege dell’intero personale militare – introdurrebbe per quest’ultimo una tipologia di cessazione dal servizio estranea ad ogni ipotesi tipica prevista dal predetto codice, senza abrogazione dello stesso e senza deroga formale;
3)	Violazione degli articoli 3, 4 e 97 della Costituzione; violazione dell’art. 31 del d.lgs n. 165 del 2001; violazione del principio di ragionevolezza, eccesso di potere per carenza assoluta di motivazione; sviamento, in quanto la cessazione dell’ente pubblico non economico Croce Rossa Italiana e l’istituzione dell’omonimo ente morale di diritto privato non avrebbe dovuto comportare cessazione dal servizio del personale militare, potendo quest’ultimo passare ad altre strutture dello Stato ad ordinamento militare, ovvero permanere nel ruolo militare ad esaurimento della stessa C.R.I., di cui all’art. 5, comma 3 del d.lgs. n. 178/12. Quanto sopra, in conformità a quanto avvenuto in occasione della smilitarizzazione di altri Corpi, come quelli della Polizia Penitenziaria e della Guardie di pubblica Sicurezza, al cui personale, che non intendesse transitare nel ruolo civile, era stata consentita la permanenza in ruoli ad esaurimento degli ufficiali e dei sottufficiali (leggi 15 dicembre 1990, n. 395, art. 25 e legge 1 aprile 1981, n. 121, art. 36). Nel caso di specie, al personale interessato non è accordata alcuna possibilità di completare nel ruolo di provenienza la maturazione del proprio servizio attivo, in vista del raggiungimento dell’età pensionabile, potendo detto personale soltanto optare per un servizio volontario e gratuito (in violazione del diritto alla conservazione del proprio trattamento economico), ovvero accettare il passaggio nell’ambito del personale civile, con attribuzione dei relativi livelli funzionali e retributivi, con successivo transito presso altre amministrazioni pubbliche.
A)	Contrasto degli articoli 1 e 5, commi 3, 5 e 6 del d.lgs. n. 178 del 2012 con gli articoli 76 e 77, comma 1 della Costituzione, in quanto la decisione del Governo di privatizzare l’ente pubblico in questione risulterebbe assunta in eccesso rispetto alla delega, al medesimo conferita con legge n. 183 del 2010: con tale legge, infatti, risultano preordinati soltanto “semplificazione e snellimento dell’organizzazione e della struttura amministrativa degli enti, istituti e società vigilati”, nonchè “razionalizzazione e ottimizzazione delle spese e dei costi di funzionamento”, con ulteriore “ridefinizione del rapporto di vigilanza tra il Ministero della Salute e gli enti ed istituti vigilati”, in ogni caso con mera razionalizzazione dell’esistente e ricerca di moduli organizzativi per coniugare i diritti dei lavoratori con le esigenze di contenimento della spesa pubblica, non anche con creazione di un nuovo organismo associativo di diritto privato;
B)	Contrasto degli articoli 5, comma 5 e 6, commi 1, 2 e 3 del d.lgs. n. 178 del 2012 con gli articoli 3, 4, 35 e 97 della Costituzione, per intervenuta reformatio in peius delle condizioni dei lavoratori interessati, costretti a scegliere fra il passaggio nel Corpo militare volontario (composto in via esclusiva da personale militare in congedo e non retribuito) e la ricomprensione nell’ambito del personale civile dell’Ente, con successiva assegnazione a diverse amministrazioni pubbliche – nella fase di mobilità speciale disciplinata dalla c.d. “legge Madia”, attuata con D.M. del 14 settembre 2015 – e successivo collocamento in disponibilità del personale non assorbito dal giorno 1 gennaio 2018, senza assicurare la continuità del rapporto di impiego e la tutela dei livelli retributivi acquisiti., nei termini sanciti dall’art. 2112 cod. civ., richiamato dall’art. 31 del T.U. sul Pubblico Impiego. ;
C)	Contrasto degli articoli 5 e 6 del d.lgs. n. 178 del 2012 con l’art. 1 – protocollo 1 – della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e, quindi, con l’art. 117, comma 1, della Costituzione, tenuto conto del complesso dei diritti, derivanti da rapporti di servizio anche trentennali nel Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, come disciplinati dall’art. 6 della legge 20 ottobre 1986, n. 730 e dall’art. 5 R.D. 10 febbraio 1936, n. 484, implicanti uno status giuridico ed economico, la cui tutela potrebbe essere ricondotta anche all’art. 1 del Protocollo 1 CEDU: tutela, da intendere non come assoluta e perpetua intangibilità, ma come prevedibilità della condotta dei pubblici poteri, sulla base di norme accessibili, precise e certe (cfr in tal senso Corte EDU, Carbonara e Ventura, n. 24638/94, sentenza del 30 maggio 2000 e Beyeler c. Italia – Grande Camera – n. 33202/96, sentenza del 30 maggio 2000). Nella situazione in esame resterebbero del tutto oscure le modalità, con cui il personale militare della Croce Rossa Italiana verrebbe ad essere impiegato, dopo essere passato in un ruolo ad esaurimento nell’ambito del personale civile della stessa Croce Rossa, con attribuzione di livelli funzionali al di fuori di prestabiliti criteri di equipollenza e con sicura disparità di trattamento rispetto non solo al corrispondente personale delle Forze Armate, ma anche al personale di pari grado e livello già operante presso la Croce Rossa Italiana.
A tale riguardo, appare in primo luogo necessario valutare l’ampiezza e le finalità della delega, contenuta nella citata legge n. 183 del 2010: legge che, come già in precedenza sottolineato, si riferiva non specificamente alla Croce Rossa, ma alla disciplina di svariati rapporti di lavoro con amministrazioni pubbliche (in relazione all’eventuale carattere usurante delle mansioni da svolgere, ovvero a congedi, aspettative, permessi, ammortizzatori sociali ed altro), con ulteriore prevista riorganizzazione di enti. Sotto quest’ultimo profilo, l’art. 2, comma 1, della legge n. 183 contiene formale delega al Governo “ad adottare….uno o più decreti legislativi, finalizzati alla riorganizzazione degli enti, istituti e società vigilati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Ministero della Salute, nonché alla ridefinizione del rapporto di vigilanza dei predetti Ministeri sugli stessi enti, istituti e società, ferme restando….le funzioni loro attribuite”.
a)	Semplificazione e snellimento dell’organizzazione e della struttura amministrativa, in base ai principi di efficacia, efficienza ed economicità dell’attività amministrativa, “ferme restando le specifiche disposizioni vigenti per il… personale in servizio”, alla data di entrata in vigore della legge delega;
b)	Razionalizzazione e ottimizzazione delle spese;
c)	Ridefinizione del rapporto di vigilanza, in base a indirizzi e direttive delle Amministrazioni vigilanti;
d)	Organizzazione del casellario centrale infortuni;
e)	Obbligo degli enti e istituti vigilati di adeguare i propri statuti alle disposizioni dei decreti legislativi, emanati in attuazione della medesima legge delega.
A fronte di tali disposizioni – che non sembrano suggerire interventi totalmente innovativi, né certamente soppressivi, degli enti da riorganizzare – il decreto legislativo n. 178 del 2012 opera un’integrale rinnovazione strutturale per quanto riguarda la Croce Rossa Italiana, già ente pubblico non economico a norma dell’art. 1 del d.P.R. n. 613 del 31 luglio 1980 (nel testo sostituito dall’art. 7 del d.l. n. 390 del 1995, convertito in legge n. 490 del 20 20 novembre 1995) ed inclusivo di un Corpo volontario ausiliario delle Forze Armate, con il regime di cui all’art. 3 del d.lgs. n. 165 del 2001 (e conseguente giurisdizione del giudice amministrativo per il relativo rapporto di lavoro: cfr. Cons. Stato, sez. VI, 25 luglio 2003, n. 4283). La riorganizzazione parte (art. 2) dalla nuova denominazione dell’ente – ancora pubblico – come “Ente strumentale alla Croce Rossa Italiana” e – previa predisposizione di nuovo atto costitutivo e statuto (art. 3) – prevede quindi svariate attività, fra cui il ripiano dell’indebitamento pregresso e ad una fase disciplinata, per quanto non espressamente previsto (art. 4), dalle norme in materia di liquidazione coatta amministrativa; in base all’art. 8 del medesimo d.lgs., infine, “a far data dal 1° gennaio 2018 l’Ente è soppresso e posto in liquidazione”, con subentro in tutti i rapporti attivi e passivi di una neo-istituita “Associazione della Croce Rossa Italiana”, promossa dai soci della C.R.I. e dotata di personalità giuridica di diritto privato. Tale Associazione opera come movimento volontario di soccorso, alla stregua di una Onlus (in tal senso TAR Puglia, Lecce, sez. II, 14 settembre 2015, n. 2740) e – per quanto riguarda i corpi militari ausiliari delle Forze Armate – è destinataria della peculiare disciplina – qui specificamente rilevante – contenuta nell’art. 5 del medesimo d.lgs. n. 178 del 2012.
Appare evidente il profondo mutamento di status e di prospettive del personale militare, costretto ad una scelta obbligata, se impegnato nella precedente attività – come la generalità dei lavoratori – anche per fare fronte alle proprie esigenze di vita, in quanto l’unica possibile permanenza nel ridotto ruolo militare è quella dell’opzione per un’attività volontaria, da svolgere a titolo gratuito (ex art. 5, comma 4 d.lgs. n. 178 cit.); quanto all’inevitabile (per la maggioranza del personale in questione) passaggio al ruolo civile, non vi è inoltre garanzia di progressione economica commisurata al grado rivestito (essendo previsto solo un assegno “ad personam”, destinato al riassorbimento nell’ambito del successivo sviluppo di carriera nel nuovo ruolo, ex art. 5, comma 5 del medesimo d.lgs.); ugualmente, mancano garanzie di conservazione delle funzioni in precedenza attribuite, contrariamente a quanto previsto nell’art. 2, comma 1, lettera a) della legge delega n. 183 del 2010, poiché l’art. 6, comma 1, del più volte citato d.lgs. n. 178 rimette ad un “decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su proposta del Ministro della Salute, di concerto coni Ministri dell’Economia e delle finanze, della Difesa e per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, sentito il Presidente della C.R.I.” la definizione di “criteri e modalità di equiparazione fra i livelli di inquadramento previsti dal contratto collettivo relativo al personale civile con contratto a tempo indeterminato della C.R.I. e quelli del personale di cui all’art. 5, già appartenenti al Corpo militare, nonché tra i livelli delle due predette categorie di personale e quelli previsti dai contratti collettivi dei diversi comparti della Publica Amministrazione”: quanto sopra, senza alcun richiamo a comparti o settori dell’Amministrazione stessa, in cui si svolgano attività comparabili con quelle del personale di cui trattasi, in possesso di specifica professionalità per situazioni di emergenza, di cui può considerarsi fatto notorio la costante, se non accresciuta necessità.

References: art. 25
 art. 36
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 5