Source: http://www.tecmen.it/UNI.T.E.htm
Timestamp: 2018-12-10 11:26:53+00:00

Document:
d.lgvo 31 luglio 2005 n. 177
Testo unico della televisione
analogica – digitale
la TV pay per view
TELEVISIONE OGGI E DOMANI
La televisione è omai entrata con caratteristiche di insostituibilità nella vita di ogni famiglia.
Tralasciando il suo “peso” in grado di condizionare o formare il dissenso od il consenso che ha determinato in diverse occasioni scontri piuttosto aspri tra le diverse componenti politiche nel nostro Paese, anche la sua trasformazione tecnologica è motivo di contrasto e di polemiche.
Non è questa la sede per approfondire i diversi motivi del contendere, riteniamo però opportuno cercare di tracciare uno scenario di conoscenze che meglio possono agevolarne la comprensione nei suoi diversi aspetti.
Aspetti di tipo tecnico ed economico che incidono pesantemente sull’intero settore.
E’ forse sufficiente richiamare alla comune memoria quanti contrasti siano scaturiti a livello di “gestione” e di incidenza commerciale che la televisione ha determinato dalla liberalizzazione delle trasmissioni nel nostro Paese.
Sono alcuni decenni che le comunicazioni radiotelevisive rappresentano un travagliato terreno di scontro tra chi, di volta in volta, si trova a guidare il Paese e chi, in posizioni di minoranza, ne contrasta le scelte.
Oggi la trasformazione tecnologica non agevola il dialogo.
Sia analogica che digitale, di ricezione satellitare che terrestre, sia in “chiaro” che codificata, gratuita o a pagamento, la televisione condiziona notevoli interessi per cui ben si comprende l’attenzione che essa determina.
Occorre in primis ricordare il Decreto Legislativo 31 luglio 2005, n. 177 “Testo unico della televisione” per costruire una cornice entro cui collocare il quadro anche tecnico della “nuova” televisione.
Successivamente verranno esaminati gli sviluppi della tecnologia e delle diverse tipologie di ricetrasmissione.
Sono in definitiva solo alcuni cenni, che ci auguriamo, potranno fornire alcune risposte alle molteplici domande che assillano i telespettatori.
Art. 23. Durata e limiti delle concessioni e autorizzazioni televisive su frequenze terrestri in tecnica analogica.
Il periodo di validità delle concessioni e delle autorizzazioni per le trasmissioni televisive in tecnica analogica in àmbito nazionale, che siano consentite ai sensi dell'articolo 25, comma 8, della legge 3 maggio 2004, n. 112, e delle concessioni per le trasmissioni televisive in tecnica analogica in àmbito locale, è prolungato dal Ministero, su domanda dei soggetti interessati, fino alla scadenza del termine previsto dalla legge per la conversione definitiva delle trasmissioni in tecnica digitale. Tale domanda può essere presentata entro il 25 luglio 2005 dai soggetti che già trasmettono contemporaneamente in tecnica digitale e, se emittenti nazionali, con una copertura in tecnica digitale di almeno il 50 per cento della popolazione nazionale.
Fino all'attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale, i soggetti non titolari di concessione in possesso dei requisiti di cui all'articolo 6, commi 1, 3, 4, 6, 8 e 9, della deliberazione dell'Autorità 1° dicembre 1998, n. 78, possono proseguire l'esercizio della radiodiffusione televisiva in tecnica analogica, con i diritti e gli obblighi del concessionario.
Fatto salvo il limite di tre concessioni o autorizzazioni per la radiodiffusione televisiva in ambito locale all’interno di ciascun bacino di utenza, e nel rispetto della definizione di ambito locale televisivo di cui all’articolo 2, comma 1, lettera p), un medesimo soggetto può detenere, anche tramite società controllate o collegate, un numero plurimo di concessioni e autorizzazioni per l’esercizio dell’attività televisiva in ambito locale. In caso di diffusioni interconnesse, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 29. (Comma così sostituito dal comma 4-bis dell'art. 16, D.L. 1° ottobre 2007, n. 159, aggiunto dalla relativa legge di conversione).
Alle emittenti che trasmettono in àmbito provinciale, fermi restando i limiti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera p), è consentito di trasmettere, indipendentemente dal numero delle concessioni o delle autorizzazioni, in un'area di servizio complessiva non superiore ai sei bacini regionali di cui al comma 3.
Nei limiti di cui ai commi 3 e 4 ad uno stesso soggetto è consentita la programmazione anche unificata fino all'intero arco della giornata.
6. Fino alla completa attuazione del piano nazionale delle frequenze televisive in tecnica digitale è consentito ai soggetti legittimamente operanti in àmbito locale alla data di entrata in vigore della legge 3 maggio 2004, n. 112, di proseguire nell'esercizio anche dei bacini eccedenti i limiti dei commi 4 e 5. Le disposizioni del presente comma si applicano anche alle emissioni televisive provenienti da Campione d'Italia.
Art. 24. Durata e limiti delle concessioni e autorizzazioni radiofoniche su frequenze terrestri in tecnica analogica.
Fino all'adozione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze di radiodiffusione sonora in tecnica analogica di cui all'articolo 42, comma 10, la radiodiffusione sonora privata in àmbito nazionale e locale su frequenze terrestri in tecnica analogica è esercitata in regime di concessione o di autorizzazione con i diritti e gli obblighi stabiliti per il concessionario dalla legge 6 agosto 1990, n. 223, e successive modificazioni, da parte dei soggetti legittimamente operanti in possesso, alla data del 30 settembre 2001, dei seguenti requisiti:
I legali rappresentanti e gli amministratori delle imprese non devono aver riportato condanna irrevocabile a pena detentiva per delitto non colposo superiore a sei mesi e non devono essere stati sottoposti alle misure di prevenzione previste dalla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e successive modificazioni, o alle misure di sicurezza previste dagli articoli 199 e seguenti del codice penale.
Uno stesso soggetto esercente la radiodiffusione sonora in àmbito locale, direttamente o attraverso più soggetti tra loro collegati o controllati, può irradiare il segnale fino ad una copertura massima di quindici milioni di abitanti. In caso di inottemperanza, il Ministero dispone la sospensione dell'esercizio fino all'avvenuto adeguamento.
Art. 25. Disciplina dell'avvio delle trasmissioni televisive in tecnica digitale.
Fino all'attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale, i soggetti esercenti a qualunque titolo attività di radiodiffusione televisiva in àmbito nazionale e locale, in possesso dei requisiti previsti per ottenere l'autorizzazione per la sperimentazione delle trasmissioni in tecnica digitale terrestre, ai sensi dell'articolo 2-bis del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, possono effettuare, anche attraverso la ripetizione simultanea dei programmi già diffusi in tecnica analogica, le predette sperimentazioni fino alla completa conversione delle reti, nonché richiedere, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge 3 maggio 2004, n. 112, e nei limiti e nei termini previsti dalla deliberazione dell'Autorità n. 435/01/CONS, in quanto con essa compatibili, le licenze e le autorizzazioni per avviare le trasmissioni in tecnica digitale terrestre, nel rispetto di quanto previsto dagli articoli 23, commi 5, 6, 7, 8 e 25, commi 11 e 12, della medesima legge n. 112 del 2004.
Fermo restando quanto previsto dall'articolo 43, i limiti previsti dall'articolo 2-bis, comma 1, quinto periodo, del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, nonché quelli stabiliti per la concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo dal Capo VIII della delibera dell'Autorità n. 435/01/CONS, si applicano fino all'attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale.
Art. 26. Trasmissione dei programmi e collegamenti di comunicazioni elettroniche.
Fino alla completa attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiofoniche e televisive in tecnica digitale le emittenti radiotelevisive locali possono trasmettere programmi ovvero messaggi pubblicitari differenziati per non oltre un quarto delle ore di trasmissione giornaliera in relazione alle diverse aree territoriali comprese nel bacino di utenza per il quale è rilasciata la concessione o l'autorizzazione. Successivamente all'attuazione dei predetti piani, tale facoltà è consentita ai titolari di autorizzazione alla fornitura di contenuti in àmbito locale.
Alle emittenti radiotelevisive locali è consentito, anche ai fini di cui al comma 1, di diffondere i propri programmi attraverso più impianti di messa in onda, nonché di utilizzare, su base di non interferenza, i collegamenti di comunicazione elettronica a tale fine necessari. Alle medesime è, altresì, consentito di utilizzare i collegamenti di comunicazioni elettroniche necessari per le comunicazioni ed i transiti di servizio, per la trasmissione dati indipendentemente dall'àmbito di copertura e dal mezzo trasmissivo, per i tele-allarmi direzionali e per i collegamenti fissi e temporanei tra emittenti.
Le imprese di radiodiffusione sonora e televisiva operanti in àmbito locale e le imprese di radiodiffusione sonora operanti in àmbito nazionale possono effettuare collegamenti in diretta sia attraverso ponti mobili, sia attraverso collegamenti temporanei funzionanti su base non interferenziale con altri utilizzatori dello spettro radio, in occasione di avvenimenti di cronaca, politica, spettacolo, cultura, sport e attualità. Le stesse imprese, durante la diffusione dei programmi e sulle stesse frequenze assegnate, possono trasmettere dati e informazioni all'utenza, comprensive anche di inserzioni pubblicitarie.
L'utilizzazione dei collegamenti di comunicazioni elettroniche di cui ai commi 2 e 3 non comporta il pagamento di ulteriori canoni o contributi oltre quello stabilito per l'attività di radiodiffusione sonora e televisiva locale.
Art. 27. Trasferimenti di impianti e rami d'azienda.
Fino all'attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale sono consentiti, in tecnica analogica, i trasferimenti di impianti o rami d'azienda tra emittenti televisive private locali e tra queste e i concessionari televisivi in àmbito nazionale che alla data di entrata in vigore del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, non abbiano raggiunto la copertura del settantacinque per cento del territorio nazionale.
I soggetti non esercenti all'atto di presentazione della domanda, che hanno ottenuto la concessione per la radiodiffusione televisiva su frequenze terrestri in tecnica analogica, possono acquisire impianti di diffusione e connessi collegamenti legittimamente esercitati alla data di entrata in vigore del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66.
Ai fini della realizzazione delle reti televisive digitali sono consentiti i trasferimenti di impianti o di rami d'azienda tra i soggetti che esercitano legittimamente l'attività televisiva in àmbito nazionale o locale, a condizione che le acquisizioni operate siano destinate alla diffusione in tecnica digitale.
Gli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva ed i collegamenti di comunicazioni elettroniche, legittimamente operanti in virtù di provvedimenti della magistratura, che non siano oggetto di situazione interferenziale e non siano tra quelli risultati inesistenti nelle verifiche dei competenti organi del Ministero, possono essere oggetto di trasferimento.
Durante il periodo di validità delle concessioni per la radiodiffusione sonora e televisiva in àmbito locale e per la radiodiffusione sonora in àmbito nazionale sono consentiti i trasferimenti di impianti o di rami di aziende, nonché di intere emittenti televisive e
radiofoniche da un concessionario ad un altro concessionario, nonché le acquisizioni, da parte di società di capitali, di concessionarie svolgenti attività televisiva o radiofonica costituite in società cooperative a responsabilità limitata. Ai soggetti a cui sia stata rilasciata più di una concessione per la radiodiffusione sonora è consentita la cessione di intere emittenti a società di capitali di nuova costituzione. Ai medesimi soggetti è, altresì, consentito di procedere allo scorporo mediante scissione delle emittenti oggetto di concessione.
Sono consentite le acquisizioni di emittenti concessionarie svolgenti attività di radiodiffusione sonora a carattere comunitario da parte di società cooperative senza scopo di lucro, di associazioni riconosciute o non riconosciute o di fondazioni, a condizione che l'emittente mantenga il carattere comunitario. È inoltre consentito alle emittenti di radiodiffusione sonora operanti in àmbito locale di ottenere che la concessione precedentemente conseguita a carattere commerciale sia trasferita ad un nuovo soggetto avente i requisiti di emittente comunitaria.
I trasferimenti di impianti di cui al presente articolo danno titolo ad utilizzare i collegamenti di comunicazione elettronica necessari per interconnettersi con gli impianti acquisiti.
Art. 28. Disposizioni sugli impianti radiotelevisivi.
Al fine di agevolare la conversione del sistema dalla tecnica analogica alla tecnica digitale la diffusione dei programmi radiotelevisivi prosegue con l'esercizio degli impianti di diffusione e di collegamento legittimamente in funzione alla data di entrata in vigore della legge 3 maggio 2004, n. 112. Il repertorio dei siti di cui al piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica analogica resta utilizzabile ai fini della riallocazione degli impianti che superano o concorrono a superare in modo ricorrente i limiti e i valori stabiliti ai sensi dell'articolo 4 della legge 22 febbraio 2001, n. 36.
Il Ministero, attraverso i propri organi periferici, autorizza le modifiche degli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva e dei connessi collegamenti di comunicazioni elettroniche, censiti ai sensi dell'articolo 32 della legge 6 agosto 1990, n. 223, per la compatibilizzazione radioelettrica, nonché per l'ottimizzazione e la razionalizzazione delle aree servite da ciascuna emittente legittimamente operante. Tali modifiche devono essere attuate su base non interferenziale con altri utilizzatori dello spettro radio e possono consentire anche un limitato ampliamento delle aree servite.
Fino alla completa attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale il Ministero autorizza, attraverso i propri organi periferici, modifiche degli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva e dei connessi collegamenti di comunicazioni elettroniche censiti ai sensi dell'articolo 32 della legge 6 agosto 1990, n. 223, nel caso di trasferimento, a qualsiasi titolo, della sede dell'impresa o della sede della messa in onda, ovvero nel caso di sfratto o finita locazione dei singoli impianti. Il Ministero autorizza, in ogni caso, il trasferimento degli impianti di radiodiffusione per esigenze di carattere urbanistico, ambientale o sanitario ovvero per ottemperare ad obblighi di legge.
Gli organi periferici del Ministero provvedono in ordine alle richieste di autorizzazione di cui ai commi 2 e 3 entro sessanta giorni dalla richiesta.
Il Ministero autorizza, attraverso i propri organi periferici, le modificazioni tecnico-operative idonee a razionalizzare le reti analogiche terrestri esistenti e ad agevolarne la conversione alla tecnica digitale e, fino alla data di entrata in vigore delle leggi regionali che attribuiscono tale competenza alla regione e alla provincia ai sensi dell'articolo 12, autorizza le riallocazioni di impianti necessarie per realizzare tali finalità.
La sperimentazione delle trasmissioni televisive in tecnica digitale può essere effettuata sugli impianti legittimamente operanti in tecnica analogica. Gli impianti di diffusione e di collegamento legittimamente eserciti possono essere convertiti alla tecnica digitale. L'esercente è tenuto a darne immediata comunicazione al Ministero.
In attesa dell'attuazione dei piani di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione sonora e televisiva in tecnica digitale e sonora in tecnica analogica, gli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva, che superano o concorrono a superare in modo ricorrente i limiti di cui al comma 1, sono trasferiti, con onere a carico del titolare dell'impianto, su iniziativa delle regioni e delle province autonome, nei siti individuati dal piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica analogica e dai predetti piani e, fino alla loro adozione, nei siti indicati dalle regioni e dalle province autonome, purché ritenuti idonei, sotto l'aspetto radioelettrico dal Ministero, che dispone il trasferimento e, decorsi inutilmente centoventi giorni, d'intesa con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, disattiva gli impianti fino al trasferimento.
La titolarità di autorizzazione o di altro legittimo titolo per la radiodiffusione sonora o televisiva dà diritto ad ottenere dal comune competente il rilascio di permesso di costruire per gli impianti di diffusione e di collegamento eserciti e per le relative infrastrutture compatibilmente con la disciplina vigente in materia di realizzazione di infrastrutture di comunicazione elettronica.
Art. 29. Diffusioni interconnesse.
La trasmissione di programmi in contemporanea da parte delle emittenti radiotelevisive private locali, anche operanti nello stesso bacino di utenza, è subordinata ad autorizzazione rilasciata dal Ministero che provvede entro un mese dalla data del ricevimento della domanda; trascorso tale termine senza che il Ministero medesimo si sia espresso, l'autorizzazione si intende rilasciata.
La domanda di autorizzazione di cui al comma 1 può essere presentata da consorzi di emittenti locali costituiti secondo le forme previste dall'articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992, n. 255, o dalle singole emittenti concessionarie o autorizzate, sulla base di preventive intese.
L'autorizzazione abilita a trasmettere in contemporanea per una durata di sei ore per le emittenti radiofoniche e di dodici ore per le emittenti televisive. La variazione dell'orario di trasmissione in contemporanea da parte di soggetti autorizzati è consentita, previa comunicazione da inoltrare al Ministero con un anticipo di almeno quindici giorni. È fatto salvo il caso di trasmissioni informative per eventi eccezionali e non prevedibili di cui all'articolo 5, comma 1, lettera i), numero 3.
Le diffusioni radiofoniche in contemporanea o interconnesse, comunque realizzate, devono evidenziare, durante i predetti programmi, l'autonoma e originale identità locale e le relative denominazioni identificative di ciascuna emittente.
Alle imprese di radiodiffusione sonora è fatto divieto di utilizzo parziale o totale della denominazione che contraddistingue la programmazione comune in orari diversi da quelli delle diffusioni interconnesse.
Le emittenti che operano ai sensi del presente articolo sono considerate emittenti esercenti reti locali.
L'autorizzazione rilasciata ai consorzi di emittenti locali o alle emittenti di intesa tra loro, che ne abbiano presentato richiesta, a trasmettere in contemporanea per un tempo massimo di dodici ore al giorno sul territorio nazionale comporta la possibilità per detti soggetti di emettere nel tempo di interconnessione programmi di acquisto o produzione del consorzio ovvero programmi di emittenti televisive estere operanti sotto la giurisdizione di Stati membri dell'Unione europea ovvero di Stati che hanno ratificato la Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera, resa esecutiva dalla legge 5 ottobre 1991, n. 327, nonché i programmi satellitari. In caso di interconnessione con canali satellitari o con emittenti televisive estere questa potrà avvenire per un tempo limitato al 50 per cento di quello massimo stabilito per l'interconnessione.
Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alle diffusioni radiofoniche in contemporanea o interconnesse tra emittenti che formano circuiti a prevalente carattere comunitario sempreché le stesse emittenti, durante le loro trasmissioni comuni, diffondano messaggi pubblicitari nei limiti previsti per le emittenti comunitarie. L'applicazione di sanzioni in materia pubblicitaria esclude il beneficio di cui al presente comma.
Art. 30. Ripetizione di programmi radiotelevisivi.
L'installazione e l'esercizio di impianti e ripetitori privati, destinati esclusivamente alla ricezione e trasmissione via etere simultanea ed integrale dei programmi radiofonici e televisivi diffusi in àmbito nazionale e locale, sono assoggettati a preventiva autorizzazione del Ministero, il quale assegna le frequenze di funzionamento dei suddetti impianti. Il richiedente deve allegare alla domanda il progetto tecnico dell'impianto. L'autorizzazione è rilasciata esclusivamente ai comuni, comunità montane o ad altri enti locali o consorzi di enti locali, ed ha estensione territoriale limitata alla circoscrizione dell'ente richiedente tenendo conto, tuttavia, della particolarità delle zone di montagna. I comuni, le comunità montane e gli altri enti locali o consorzi di enti locali privi di copertura radioelettrica possono richiedere al Ministero autorizzazione all'installazione di reti via cavo per la ripetizione simultanea di programmi diffusi in àmbito nazionale e locale, fermo quanto previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera f).
L'esercizio di emittenti televisive i cui impianti sono destinati esclusivamente alla ricezione e alla trasmissione via etere simultanea e integrale di segnali televisivi di emittenti estere in favore delle minoranze linguistiche riconosciute è consentito, previa autorizzazione del Ministero, che assegna le frequenze di funzionamento dei suddetti impianti. L'autorizzazione è rilasciata ai comuni, alle comunità montane e ad altri enti locali o consorzi di enti locali e ha estensione limitata al territorio in cui risiedono le minoranze linguistiche riconosciute, nell'àmbito della riserva di frequenze prevista dall'articolo 2, comma 6, lettera g), della legge 31 luglio 1997, n. 249. L'esercizio di emittenti televisive che trasmettono nelle lingue delle stesse minoranze è consentito alle medesime condizioni ai soggetti indicati all'articolo 2, comma 1, lettera q), numero 3).
Si accenna spesso alla questione relativa alla trasmissione dei segnali, indicando per questi se la stessa ricetrasmissione avviene in "analogico" o "digitale".
Doppiamente il problema è diventato di grande interesse prima con la telefonia mobile ed oggi con la televisione.
E' noto come il sistema TACS dei cosiddetti "telefonini" utilizzava per la ricetrasmissione delle conversazioni il sistema analogico mentre, per il GSM (la moderna talefonia) le conversazioni avvengono in forma digitale.
Più propriamente occorrerebbe parlare di "tecnologia analogica" o " tecnologia digitale".
Pure rilevando come una trattazione completa della materia comporterebbe un ben diverso livello di approfondimento delle diverse problematiche, riteniamo sia utile illustrarne gli aspetti principali alfine di rendere maggiormente comprensibile la questione.
Anche in questo caso vale un'avvertenza: la spiegazione è volutamente di tipo elementare ed è resa al solo esclusivo scopo di chiarire i due termini.
I SEGNALI ANALOGICI sono costituiti da livelli di voltaggio elettrico prodotti da trasduttori che misurano caratteristiche fisiche varianti con continuità.
Per essere ancora più semplici specifichiamo che un segnale analogico può essere rappresentato con continuità da una linea, senza alcuna interruzione ed avente un valore diverso per ogni punto della stessa linea.
Contrariamente ai SEGNALI DIGITALI che hanno solo due livelli: presente o assente, o per dirla in "binario" UNO o ZERO. (presente assente, chiuso aperto e così via).
Poiché è noto che il "linguaggio informatico o degli elaboratori" è il binario (o digitale, composto cioè da digit -numero, cifra-) occorre dunque che le informazioni che sono messe a disposizione di un elaboratore siano di tipo digitale.
La conversione dei segnali da analogico a digitale è compito di un convertitore analogico digitale.
Per fare un altro esempio tra i due tipi di informazioni o segnali si pensi ad un normale orologio a "lancette" e ad uno a display.
Nel primo lo scorrimento del tempo è visibile in forma continua (segnale analogico - senza soluzione di continuità). Infatti lo spostamento delle lancette non conosce intervalli. Nel secondo è viceversa possibile "vedere" lo spostamento ad intervalli regolari: quando cioè varia la cifra, ad esempio dei secondi.
Senza ovviamente approfondire la tecnologia che supporta apparecchiature ricetrasmittenti operanti in analogico o digitale, crediamo non risulti difficile apprezzare la grande differenza tra le due trasmissioni di segnali.
Nelle prime infatti il segnale rappresenta una pressoché infinita gamma di variabili e quindi durante il loro "percorso" nell'aria soggette ad altrettante possibili modificazioni. Per le seconde, viceversa, trattandosi di "eventi" certi -UNO o ZERO- più facile è l'apprezzamento "certo" della precisione o regolarità dell'informazione ed, inoltre, il segnale ricevuto e valutato corretto, può essere direttamente utilizzato nella visualizzazione e gestione dei dati.
L'introduzione del digitale anche per la fonia (tipica la conversazione telefonica) ha rappresentato un grande salto di qualità nelle comunicazioni.
Ad esempio con il sistema GSM (acronimo che sta a significare Global System for Mobile communications o anche Groupe Special Mobile dal gruppo di studio che ha determinato le specifiche tecniche), prescindendo dall'area di servizio che esso offre consentendo le comunicazioni anche in grande ambito (europeo ed extraeuropeo come meglio è specificato in altra parte), si distingue, rispetto al "fratello minore" TACS (Total Access Communication System) per alcune fondamentali caratteristiche:
migliore "qualità" dei messaggi;
maggiore "velocità" di ricetrasmissione;
minore assoggettamento della conversazione alle "evanescenze" del segnale dovute alla maggiore "sensibilità" del segnale "analogico" in ragione delle condizioni incontrate durante il "viaggio nell'etere";
grande sicurezza della segretezza delle conversazioni. E' noto infatti che una ricetrasmissione effettuata in forma analogica può essere facilmente "ascoltata" mentre quella digitale difficilmente può essere ricomposta in forma logica almeno tramite i normali ricevitori di segnali.
Di grande importanza è la possibilità di utilizzare la trasmissione "digitale" per inviare o ricevere "dati" non necessitando, in questo caso, alcun modem (modulatore-demodulatore) che, viceversa, è indispensabile quando il messaggio è diretto, o ricevuto, nei confronti di sistemi informatici che, come detto, utilizzano lo stesso linguaggio binario.
In definitiva dunque la grande "rivoluzione" nelle ricetrasmissioni (e nella fattispecie nelle trasmissioni televisive) realizzata dalla tecnologia digitale ha fatto compiere quel salto qualitativo e quantitativo sempre più richiesto anche dai comuni utilizzatori che non si accontentano più "solo" di ascoltare o di vedere ma vogliono anche interagire con la TV comunicando con immagini e trasformando il televisore in una vera e propria stazione informatica
Passaggio dalla televisione analogica alla televisione digitale
La televisione analogica è destinata ad essere soppiantata dalla televisione digitale per gli indubbi vantaggi che quest'ultima offre. Le transizioni da televisione analogica via cavo a televisione digitale via cavo e da televisione analogica satellitare a televisione digitale satellitare sono quasi del tutto completate, sono infatti ormai pochissime nel mondo le emittenti televisive per la televisione analogica via cavo e per la televisione analogica satellitare. Questo perché la televisione via cavo e la televisione satellitare sono sempre state legate alla pay TV e le pay TV hanno sempre fornito i loro servizi televisivi attraverso un set-top box quasi sempre a noleggio o anche in comodato, quindi, in caso di passaggio ad un nuovo standard televisivo, sostituito dalla pay TV stessa senza (era stato detto …. ) costi per l'utente.
Discorso completamente diverso per la televisione analogica terrestre legata invece alla televisione gratuita e alla televisione pubblica: l'utente non è sempre ben disposto ad affrontare spese per la fruizione di un servizio gratuito e/o pubblico. Anche se i governi continuano a fissare scadenze per il completo passaggio alla televisione digitale terrestre, molto probabilmente tale passaggio coinciderà con il normale ciclo di sostituzione dei televisori (la maggior parte dei nuovi televisori messi in commercio sono ormai compatibili con la televisione digitale terrestre), tali scadenze vengono infatti regolarmente posticipate e, nel frattempo, è stato incrementato l’utilizzo di decoder in grado di convedire il segnale digitale in segnale analogico e, quindi, continuando ad utilizzare i “vecchi” apparati riceventi di tipo analogico.
Storia della televisione analogica
Non è inutile ricordare la storia della televisione analogica che è stata la prima ad affermarsi.
Quando la televisione inizia a diffondersi, a partire dal 1928 negli Stati Uniti e a partire dal 1929 nel Regno Unito e in Germania, è infatti una televisione analogica, in particolare una televisione analogica terrestre.
La televisione analogica via cavo inizia invece a diffondersi a partire dal 1948 sempre negli Stati Uniti, mentre la televisione analogica satellitare a partire dal 1974.
Quando la televisione analogica inizia la sua conquista del mercato la rappresentazione digitale dell'informazione elettronica non esiste ancora. Tale rappresentazione nasce infatti nel 1941 con la realizzazione del primo computer elettronico, l'Atanasoff–Berry Computer. Trascorre però più di mezzo secolo prima che l'hardware necessario per una televisione digitale diventi economicamente alla portata del consumatore medio. La televisione digitale inizia infatti a diffondersi solo a partire dal 1994 sempre negli Stati Uniti.
E’ utile ricordare che la televisione terrestre, o TV terrestre, è la televisione che giunge agli utenti per mezzo di onde radio emesse da trasmettitori posti sulla superficie terrestre.
La televisione è diffusa agli utenti attraverso reti per telecomunicazioni che possono utilizzare metodi di trasmissione diversi in diversi tratti della rete. In base al metodo di trasmissione utilizzato nel tratto di rete che giunge all'utente la televisione si distingue infatti in televisione terrestre se il metodo di trasmissione utilizzato sono onde radio emesse da trasmettitori posti sulla superficie terrestre, in televisione satellitare se il metodo di trasmissione utilizzato sono onde radio emesse da trasmettitori posti su satelliti per telecomunicazioni, in televisione via cavo se il metodo di trasmissione utilizzato è un cavo per telecomunicazioni.
La televisione analogica terrestre e televisione digitale terrestre
La televisione terrestre si distingue in televisione analogica terrestre e televisione digitale terrestre. La televisione analogica terrestre differisce dalla televisione digitale terrestre per il tipo di rappresentazione dell'informazione elettronica rappresentante la televisione.
Come detto nella televisione analogica la rappresentazione è analogica cioè l'informazione elettronica varia in modo continuo e assume un numero molto alto di valori, mentre nella televisione digitale la rappresentazione è digitale cioè l'informazione elettronica varia in modo discreto e assume solo due valori (la televisione analogica in realtà può anche avere alcune componenti informative secondarie, come il sonoro e il teletext, in forma digitale)
La televisione analogica terrestre è stata la prima televisione a diffondersi nel mondo verso la fine degli anni '20 del XX secolo. Anche in Italia è stata la prima televisione a diffondersi. Dopo un periodo di trasmissioni non regolari, il 3 gennaio 1954, è il giorno d'inaugurazione delle trasmissioni regolari di Programma Nazionale (l'attuale Rai Uno), la prima emittente televisiva attivata in Italia. L'editore è la RAI (Radio Audizioni Italiane) che dopo qualche mese cambierà nome in RAI Radiotelevisione Italiana. Programma Nazionale rimarrà l'unica emittente televisiva attiva in Italia fino al 4 novembre 1961 giorno d'inaugurazione delle trasmissioni regolari di Secondo Programma (l'attuale Rai Due), sempre edita da RAI Radiotelevisione Italiana. Per altri dieci anni, Programma Nazionale e Secondo Programma, rimarranno le uniche due emittenti televisive attive in Italia (negli anni '70 nascono le prime emittenti private).
Abiamo ricordato come la rappresentazione digitale dell'informazione elettronica, cioè l'elettronica digitale, ha iniziato a diffondersi a partire dal 1941 con la realizzazione dell'Atanasoff-Berry Computer, il primo computer elettronico. Ma saranno necessari vari decenni prima che l'hardware necessario per una televisione digitale sia realizzato e diventi economicamente alla portata dei consumatori. La prima televisione digitale terrestre ad essere attivata nel mondo è infatti una televisione del Regno Unito, il 15 novembre 1998. In Italia la televisione digitale terrestre si diffonde invece a partire solo dal 1º dicembre 2003 quando Mediaset attiva un gruppo di televisioni gratuite, tra le quali Canale 5 e Italia 1 (già diffuse per la televisione analogica terrestre).
Caratteristiche della televisione terrestre.
Vantaggi rispetto alla televisione via cavo:
è ricevibile in un qualsiasi punto dell'area geografica servita. All'interno dell'area geografica servita è quindi possibile ricevere la televisione terrestre in movimento con apparecchi televisivi portatili o installati su mezzi mobili (automobili, barche, ecc.).
Gli svantaggi rispetto alla televisione via cavo sono principalmente un numero inferiore, o limitato, di emittenti televisive diffondibili. Con alcune tecnologie per la televisione via cavo, come ad esempio l'IPTV, il numero di emittenti televisive diffondibili con la televisione via cavo è illimitato, rispetto quindi a tale televisione via cavo il numero di emittenti televisive diffondibili con la televisione terrestre è limitato. Con altre tecnologie per la televisione via cavo il numero di emittenti televisive diffondibili è invece limitato, rispetto a tale televisione via cavo il numero di emittenti televisive diffondibili con la televisione terrestre è inferiore.
E necessaria un'antenna. Inoltre, in caso di ricezione fissa (in abitazioni o altro), è consigliabile l'installazione di apposite centraline elettroniche che migliorano la ricezione.
Non è disponibile il video on demand. Per vari motivi il video on demand non è mai stato realizzato per la televisione terrestre.
I vantaggi rispetto alla televisione satellitare:
ricevibile anche se tra il radiotrasmettitore e l'antenna ricevente dell'utente sono presenti ostacoli fisici. Fino ad un certa grandezza dell'ostacolo la televisione terrestre è comunque ricevibile. È ad esempio ricevibile con l'antenna ricevente posizionata all'interno di edifici, cosa invece non possibile con la televisione satellitare nella quale non ci deve essere nessun tipo di ostacolo tra il radiotrasmettitore e l'antenna ricevente dell'utente.
Svantaggi rispetto alla televisione satellitare: ricezione spesso non perfetta. Rilievi montuosi ed edifici situati tra il radiotrasmettitore e l'antenna ricevente dell'utente degradano la qualità della televisione terrestre. Nella televisione digitale terrestre però tale inconveniente è estremamente più ridotto essendo dotata di sistemi per la correzione degli errori di trasmissione.
Copertura limitata del territorio. Coprire capillarmente un'intera nazione con la televisione terrestre è dispendioso in termini di infrastrutture e costi.
La televisione satellitare invece copre facilmente aree geografiche continentali, un'emittente televisiva satellitare è ricevibile perfettamente in tutta la nazione e anche all'estero.
Ripercorrendo l’evoluzione e la nascita della televisione via cavo si comprende meglio il diffondersi della comunicazione delle immagini.
La nascita di questo sistema di comunicazione viene fatto risalire alla fine degli anni Quaranta, negli Stati Uniti, quando, in alcuni paesi che per ragioni geografiche non ricevevano bene i segnali televisivi, i commercianti di elettrodomestici si accorsero che potevano far arrivare le immagini televisive delle città vicine collocando una potente antenna sulla collina o la montagna vicina a questo paese, e far discendere da quest'antenna un cavo elettrico o un cavo telefonico, che congiungeva questa antenna centrale alle case, alle abitazioni. In questo modo la televisione poteva arrivare anche nelle cosiddette zone d'ombra. Questa iniziativa cominciò a portare la televisione in molti piccoli villaggi degli Stati Uniti che prima non potevano aver televisione. E questo significò per i commercianti di elettrodomestici la possibilità di vendere televisori. Per buona parte degli anni cinquanta, però, la televisione via cavo fu un fatto marginale, poco interessante, ed era impiegata solo nelle piccole concentrazioni urbane.
Il grande boom della televisione via cavo si ha a partire dal 1957, quando negli Stati Uniti si incomincia a diffondere la televisione a colori. E la coesione cavo-televisione a colori diventa molto importante perché quest'ultima riusciva ad arrivare nelle case con una maggior qualità se si usava il cavo. Soprattutto nelle grandi città, dove c'erano alti grattacieli che facevano da schermo a molte abitazioni e quindi impedivano che le trasmissioni della televisione a colori arrivassero in modo qualitativamente accettabile. Il cavo diventa dunque uno strumento molto adatto per portare la qualità televisiva del colore nelle grandi città. Questa è anche la fase in cui il cavo entra in modo molto più diffuso nei grandi mercati televisivi americani.
La televisione via cavo come strumento di comunicazione sociale
Il cavo diventa, quindi, l'unico strumento adatto a creare dei canali televisivi di dimensioni locali, che nel Canada incominciano ad essere dati in gestione a delle comunità di base. Nasce in Canada, con la televisione via cavo, la prima idea di televisioni comunitarie: televisioni dove le comunità locali, i gruppi culturali, i gruppi sociali di base trovano l'occasione di informare gli altri delle proprie attività, di riflettere insieme sui problemi del quartiere, sui problemi della città, e anche di produrre alcune cose di tipo culturale sulla storia locale, sulla geografia, sugli aspetti più interessanti anche dal punto di vista espressivo e artistico, legati alla capacità produttiva locale. In questa prospettiva, le comunità locali delle grandi città mettono a disposizione dei cittadini e dei gruppi di base anche le strutture per produrre. E questo avviene grazie al fatto che il processo di miniaturizzazione elettronica e di riduzione dei costi porta sul mercato dei mezzi di produzione televisiva che oggi sono largamente diffusi, ma che iniziano a essere presenti sul mercato nella seconda metà degli anni Sessanta.
Questi sono i videotape, i video-registratori portatili, che permettono di decentrare la produzione televisiva, e quindi di alimentare la televisione via cavo anche a livello locale.
La televisione via cavo è, insomma, utilizzata come una sorta di "specchio", dove i gruppi sociali locali e individui riflettono insieme sugli aspetti anche di carattere culturale e politico, di partecipazione politica, dell'attività politica.
La diffusione in Europa.
Sull'onda della televisione comunitaria canadese, anche in Europa si incomincia a scoprire la televisione via cavo come veicolo per creare televisioni locali regionali. E nel corso degli anni settanta la televisione approda in Europa: prima in Belgio, poi in Francia, in Inghilterra e in Germania, però a livello sperimentale, e poi in Italia. Da questo momento degli anni Settanta lo sviluppo della televisione via cavo avverrà a marce forzate in alcuni paesi europei, come l'Olanda, il Belgio e la Svizzera. Si svilupperà con maggiori difficoltà in Inghilterra e in Francia, e il paese dove avrà più successo è la Germania, dove oggi circa diciassette milioni di famiglie sono allacciate ad una rete via cavo. Si può dire che la storia del cavo è la storia attuale delle autostrade dell'informazione. L'aspetto interessante dello sviluppo del cavo attraverso diverse epoche è da cercare nelle sue diverse funzioni che ha svolto: la prima, tecnologica, poi quella sociale e poi ancora la funzione di comunicazione a fianco della televisione tradizionale.
La televisione via cavo nel mondo.
Mancando la concorrenza del DTH (che fu lanciato solo nel 1994), il cavo si sviluppò rapidamente nel mondo. In Gran Bretagna la trasmissione via cavo, dopo un esordio poco promettente, iniziò ad affermarsi nel 1983: tuttavia, i grossi investimenti nel settore partirono solo con i primi anni novanta, quando gli imprenditori vennero incentivati dalla possibilità di offrire, congiuntamente ai servizi televisivi, anche quelli telefonici. Nel 1989 il cavo si trovò a competere con il sistema DTH fornito da Rupert Murdoch, il quale era al tempo stesso il principale provider, ossia fornitore di programmi, e dunque occupava sul mercato una posizione di predominio. I lunghi tempi di costruzione dei sistemi via cavo e il prezzo più alto della programmazione ridussero, alla fine del 1995, gli abbonati al sistema via cavo a meno di 1.300.000, mentre il British Sky Broadcasting (BSkyB), che trasmetteva in DTH, ne contava 3.600.000. Ciononostante, il successo della telefonia via cavo (il cui numero di abbonati è di gran lunga superiore a quello della televisione via cavo), insieme alla speranza nei futuri servizi interattivi, hanno mantenuto in vita l’industria della televisione via cavo.
La trasmissione via cavo è molto forte anche in Olanda dove è nata per diffondere canali televisivi non satellitari. Al momento molti paesi europei stanno scegliendo la diffusione di sistemi via cavo o DTH su base topografica. In Italia, ad esempio, si prevede che nei prossimi anni prevarrà il sistema DTH. Lo sviluppo maggiore si è avuto nell’area asiatica, dove Murdoch e gli operatori statunitensi stanno espandendo il mercato dei servizi DTH e il sistema di diffusione via cavo contemporaneamente.
La televisione via cavo in Italia
Gli inizi: l'epoca del cavo coassiale
Quando iniziò un ciclo regolare di trasmissioni televisive in Italia, nel 1954, l'esercizio delle trasmissioni radio e tv era riservato allo stato, che lo dava alla Rai, società pubblica, in concessione. La RAI era quindi l'unica società ammessa a irradiare programmi radio e tv nel Paese.
Già negli anni Sessanta iniziarono i tentativi di interconnettere uno studio televisivo con le abitazioni private tramite cavo coassiale, in particolare a Torino e a Napoli. Il principale protagonista della lotta contro il monopolio televisivo fu Giuseppe Sacchi, che a Biella aveva fondato Telebiella ed ebbe l'entusiastico appoggio di un personaggio popolarissimo come Enzo Tortora, vicepresidente dell'emittente durante il suo periodo di esilio dalla Rai.
( Art 6, Legge 28/10/1970, n° 775)
( Art 21 Costituzione)
L'anno successivo una nuova legge, la legge 103/75 (c.d. "Legge di riforma"), regolamentava la televisione via cavo concedendo anche all'iniziativa privata la realizzazione della televisione via cavo, anche se con molti limiti. In parlamento infatti le forze che difendevano il monopolio televisivo della RAI erano ancora preponderanti e, non potendo mantenere il monopolio radiotelevisivo riservato alla stato dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale a sfavore di tale monopolio inerente la televisione via cavo, fissarono comunque forti limitazioni: ogni televisione via cavo poteva essere diffusa ad un solo comune o a più comuni contigui se questi non avevano una popolazione complessiva superiore a 150.000 abitanti; ogni rete per telecomunicazioni (necessaria per la diffusione del segnale televisivo agli utenti) realizzata poteva diffondere solo una singola televisione (cavo monocanale).
A cavallo di quegli anni ci fu un ampio proliferare di televisioni via cavo, realtà più amatoriali che industriali, semi però, in alcuni casi, delle realtà industriali di oggi. Milano 2, il quartiere satellite ideato da Silvio Berlusconi, ad esempio, per scelta urbanistica degli architetti progettisti, aveva adottato una rete per telecomunicazioni in cavo coassiale per la diffusione delle televisioni via etere all'interno del quartiere in modo da evitare l'antiestetico proliferare di antenne. Il cavo coassiale permetteva la diffusione di un'ulteriore televisione oltre a quelle già diffuse, nacque così, per iniziativa di Giacomo Properzj, l'idea di realizzare una televisione via cavo di quartiere diffusa attraverso la rete già esistente, Telemilanocavo da cui nascerà in seguito Canale 5, una delle televisioni nazionali più seguite di oggi.
un maggior numero di canali disponibili, grazie a tecniche di codifica di sorgente del segnale che permettono la riduzione (compressione dati) fino a 1/5 della banda di frequenze utilizzate per la trasmissione di un canale.
una migliore qualità immagine/audio, infatti il segnale digitale, grazie a tecniche di codifica di canale, è meno soggetto alle interferenze e può veicolare contenuti video in 16:9 e audio con caratteristiche simili ai DVD
possibilità di programmi interattivi, con possibilità ad esempio di esprimere giudizi o rispondere a quiz direttamente col telecomando
minore inquinamento elettromagnetico grazie alla necessità di minore potenza di trasmissione
1. Efficienza spettrale e flessibilità
Le persone abituate ad usare servizi televideo sanno che assieme ai comuni programmi televisivi possono essere trasmessi dati aggiuntivi. L'occasione del passaggio al digitale terrestre può essere usata per l'introduzione di nuovi standard che sfruttano la possibilità di ricevere dati aggiuntivi per offrire servizi interattivi prima inesistenti come l'EPG che sarebbe una apposita guida TV presente nei canali Rai e Mediaset. Già in passato lo spettatore aveva la possibilità di "dialogare" con le emittenti televisive, per esempio inviando voti con delle telefonate; i nuovi standard consentono un'interazione più semplice e coinvolgente grazie al fatto che lo spettatore maneggia unicamente il suo telecomando e può osservare i risultati delle sue azioni sullo schermo del proprio televisore.
È da notare che una vera interazione richiede che lo spettatore possa trasmettere dei dati verso l'emittente televisiva, trasmissione che non può, per ragioni tecniche, avvenire con la stessa tecnologia ed infrastruttura usata per la diffusione dei canali televisivi. È da notare che l'invio di dati all'emittente può costituire una spesa per lo spettatore.
3. Isofrequenza
Va inoltre evidenziata la possibilità di trasmettere in isofrequenza, tecnica che non era possibile implementare nelle trasmissioni televisive analogiche. Questa evoluzione tecnologica permette di inviare lo stesso segnale sulla medesima frequenza contemporaneamente da più siti trasmittenti, e con possibilità di spostamento senza necessità di risintonizzazione. A settembre 2009 è stato definito un piano nazionale di assegnazione delle frequenze per le emittenti nazionali: relativamente alla banda VHF, questa sarà riservata, per i servizi televisivi, alla RAI che la utilizzerà in modalità MFN sui canali 5, 7, 9, 11. Per quanto concerne invece la UHF, 13 canali (di cui uno riservato al mux Rai 1 nelle zone dove storicamente era adottata, per Rai Uno in analogico, la banda I, II o UHF) saranno assegnati al DVB-T e 2 canali al DVB-H. I restanti verranno suddivisi tra le emittenti locali, e saranno variabili di zona in zona.
La televisione analogica terrestre è la forma di televisione più diffusa al mondo, ricevibile attraverso le normali antenne non paraboliche.
Nella televisione satellitare la transizione da televisione analogica satellitare a televisione digitale satellitare è ormai quasi del tutto completata, questo perché la televisione satellitare è diffusa da pochi anni, solo dopo la televisione terrestre e la televisione via cavo. Inoltre la televisione satellitare è sempre stata molto legata alla televisione a pagamento. La televisione satellitare infatti permette di diffondere un numero di canali decisamente maggiore rispetto alla televisione terrestre e alla televisione via cavo, per questo è sempre stata scelta dalle televisioni a pagamento. E le televisioni a pagamento satellitari sono quasi sempre state fornite attraverso un ricevitore proprietario, spesso a noleggio, quindi, in caso di passaggio della televisione a pagamento da televisione analogica satellitare a televisione digitale satellitare il ricevitore viene sostituito dall'azienda della televisione a pagamento stessa senza costi aggiuntivi per l'utente.
Il discorso è invece completamente diverso per la televisione analogica terrestre. Prima tipologia di televisione a diffondersi nel mondo, è sempre stata la tipologia più diffusa, legata soprattutto alla televisione gratuita, in particolare alla televisione pubblica. Nei Paesi dove la televisione pubblica ha un ruolo rilevante il passaggio dall'analogico al digitale necessita, per gli utenti, di dotarsi di un nuovo apparecchio per poter continuare a fruire del servizio pubblico. Per questo la transizione da televisione analogica terrestre a televisione digitale terrestre sarà inevitabilmente lenta, legata al normale ciclo di sostituzione degli apparecchi televisivi, anche se spesso vengono programmate dai governi degli Stati delle scadenze per tali transizioni (sovente procrastinate).
In accordo a recenti normative europee, gli stati dell'Unione stanno convertendo o convertiranno le loro infrastrutture per la diffusione dei canali televisivi, passando da sistemi analogici a sistemi digitali, secondo tempi decisi autonomamente dalle autorità dei vari Paesi avendo ben presenti le questioni legate ai:
§ problemi legati alla transizione
§ le nuove apparecchiature
Per il normale spettatore lo svantaggio principale del digitale terrestre è dato dalla necessità di acquistare dei nuovi apparecchi atti alla sua ricezione. È possibile sostituire i propri televisori con nuovi modelli in grado di ricevere autonomamente le trasmissioni digitali oppure affiancare ai televisori già posseduti dei ricevitori esterni ( decoder ). Oltre che un costo in termini economici questo costituisce una difficoltà pratica per le persone che, come molti anziani, non hanno dimestichezza con la tecnologia: l'uso di una nuova televisione richiede un cambiamento di abitudini consolidate e l'uso di un decoder implica anche un telecomando in più.
Anche se i televisori più recenti integrano il sintonizzatore digitale terrestre[5], spesso si tratta di modelli base: non consentono di usufruire dei servizi a pagamento (come Mediaset Premium, Dahlia TV e Pangea) o lo consentono solo in seguito all'acquisto di un componente aggiuntivo (modulo CAM); tipicamente, inoltre, non supportano l'interattività. Ciò significa che per usufruire dei vantaggi del digitale terrestre può essere necessario affiancare un decoder anche ai televisori recenti.
Oltre ai televisori, in generale qualunque apparecchio per la ricezione di canali televisivi, ad esempio videoregistratori e schede tv per computer, deve disporre di un decoder esterno o essere sostituito. Televisione e videoregistratore possono condividere un unico decoder, ma questo fa sì che non sia più possibile registrare un programma mentre se ne guarda un altro sul televisore.
La tipica antenna per la ricezione di canali televisivi.
L'impianto d'antenna richiesto dal digitale terrestre è lo stesso già usato per le trasmissioni analogiche e quindi già presente in tutte le abitazioni; alcuni impianti, particolarmente i più vecchi, possono però richiedere una revisione: l'Agcom ritiene infatti che per i sistemi centralizzati sia da prevedere la necessità di un intervento tecnico di adeguamento almeno nel 20/30% dei casi[6]. I costi legati anche all'adeguamento degli impianti d'antenna sono quindi rilevanti.
Maggiori consumi di energia elettrica
L'utilizzo di decoder esterni porta ad un aumento dei consumi di energia elettrica: se un sintonizzatore televisivo è integrato all'interno di un televisore lo spegnimento del televisore implica anche lo spegnimento completo del sintonizzatore, ciò però non accade se il sintonizzatore è esterno (cioè se si usa un decoder). Non solo può essere facile dimenticare acceso il decoder, bisogna anche considerare che esso non si spegne completamente a meno di non staccare fisicamente la spina, questo comportamento è dettato da ragioni di comodità: rimanendo così il decoder in uno stato di stand-by può mantenere attivi alcuni componenti e permettere la riaccensione tramite telecomando. Se è vero che i consumi possono diminuire quando un decoder è in stand-by, è altrettanto vero che non si azzerano: mentre gli apparecchi più virtuosi esibiscono consumi inferiori al watt, quelli più economici possono consumare anche 5 o più watt. Per un ipotetico nucleo famigliare dotato di due decoder questo si traduce in un consumo di 87,6 kWh/anno (circa 20 €/anno secondo le tariffe tipiche)[8], tenendo poi presente l'elevato numero di persone che si sono dotate o si doteranno di decoder si ottiene che il quantitativo di corrente elettrica sprecato nella sola Italia è dell'ordine del megawatt.
Questo problema andrà a sparire mano a mano che l'obsolescenza tecnologica spingerà gli utenti a sostituire i vecchi televori con nuovi televisori dotate di decoder digitale integrato che quindi renderanno inutile la presenza del decoder esterno.
Modem obsoleti
Fra i decoder attuali quelli che supportano l'interattività si avvalgono di connessioni "56k" per la creazione del canale di ritorno. Tali connessioni sono comunemente considerate obsolete e usate per l'accesso ad internet solo in assenza di alternative o in casi particolari: sono lente (meno di 50 kb/s in trasmissione), occupano la linea telefonica ed espongono al rischio di truffe "da 899". In principio anche tecnologie differenti dal "56k" potrebbero essere impiegate, ad esempio sfruttando connessioni ADSL.
Essendo l'infrastruttura per il digitale terrestre in fase di realizzazione, la copertura del territorio può non essere completa ed affidabile. In Italia per esempio essa è tutt'altro che completa e molte zone sono soggette a temporanee perdite di segnale o ricezione corrotta, soprattutto in caso di pioggia. Queste problematiche di ricezione sono chiaramente destinate a sparire con il tempo.
Costi per le emittenti
Ancora, i costi non sono esclusivamente per gli spettatori, ma anche per le emittenti televisive: la RAI nel 2008 ha chiesto un importante aumento del canone giustificato anche dai costi del passaggio al digitale.
Switch-over e switch-off.
Il momento del passaggio della televisione analogica a quella digitale è indicato come momento dello awitch-over e switch-off.
Calendario italiano del passaggio alla tv digitale.
In Italia la legge 29 novembre 2007 n. 222 ha determinato che la "transizione al digitale" (terrestre) si compirà entro il 31 dicembre 2012. Due allegati alla stessa legge definiscono le zone territoriali e le rispettive scadenze per lo spegnimento della telediffusione di tipo analogico.
Acquisto dei programmi.
Pay-per-view in Italia
Le pay-per-view di SKY, la piattaforma satellitare per il mercato italiano più diffusa e ricca di contenuti, sono Primafila SKY e SKY Calcio, 55 canali in totale e acquisto tramite decoder proprietario, telefono, sms o Internet. Per poter usufruire delle PPV di SKY è necessario sottoscrivere un abbonamento ad uno dei pacchetti di canali televisivi. Per quanto riguarda la televisione digitale terrestre, Mediaset offre Premium Calcio, 6 canali in totale visibili con tessera prepagata senza necessità di sottoscrivere un'offerta di canali televisivi a pagamento, tuttavia la propria zona deve essere coperta dal segnale ed è necessario possedere un televisore o un decoder digitale terrestre con tecnologia MHP. Un'offerta simile a quella di Mediaset è Cartapiù oggi Dhalia. Per quanto riguarda infine la televisione via cavo, le piattaforme TV di FASTWEB e Alice Home TV offrono la PPV in video on demand, quindi i programmi televisivi sono visibili a qualsiasi orario non appena l'utente li richiede, possibilità non disponibile con le PPV della televisione digitale terrestre e satellitare citate.
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References: Art. 23

Art. 24

Art. 25

Art. 26

Art. 27

Art. 28

Art. 29

Art. 30