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Timestamp: 2018-02-23 12:06:00+00:00

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Riconosciuto l’esercizio abusivo della professione di medico, psicologo e psicoterapeuta nonchè violenza sessuale aggravata a carico del soggetto che, abusando della condizione di inferiorità psichica del soggetto (affetto da anoressia), abbia commesso atti sessuali di vario genere. – Noi Radiomobile™
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Riconosciuto l’esercizio abusivo della professione di medico, psicologo e psicoterapeuta nonchè violenza sessuale aggravata a carico del soggetto che, abusando della condizione di inferiorità psichica del soggetto (affetto da anoressia), abbia commesso atti sessuali di vario genere.
Posted on 28 settembre 2016 28 settembre 2016 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
(Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza 7 settembre 2016, n. 37166)
avverso la sentenza del 31-03-2015 della Corte di appello di Milano;
2) (per il (OMISSIS)) il capo F1) per il delitto di cui all’articolo 81 cpv. c.p., articolo 61 c.p., n. 11, articolo 609 bis c.p., comma 2, n. 1 e articolo 609 septies c.p., comma 4, n. 4 per avere, in tempi diversi e con piu’ azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, indotto (OMISSIS) a compiere e a subire atti sessuali (baci; carezze; masturbazione reciproca; un rapporto genitale) abusando delle condizioni di inferiorita’ psichica in cui la (OMISSIS) versava al momento dei fatti, derivanti dall’essere stata a lui affidata quale paziente – nell’erronea convinzione, dal (OMISSIS) ingenerata e alimentata, che egli fosse uno psicoterapeuta – per la cura dei gravi disturbi psicogeni dell’alimentazione da cui era affetta, e dall’avere specificamente il (OMISSIS) indicato quelle attivita’ sessuali quale strumento idoneo a superare le inibizioni connesse ai suddetti disturbi. Fatto aggravato perche’ commesso con abuso della relazione di prestazione d’opera tra il sedicente psicoterapeuta e la paziente (ancorche’ impropriamente instaurata, per la mancanza dei prescritti titoli professionali in capo al (OMISSIS)). In (OMISSIS), tra la fine del (OMISSIS) e la fine del (OMISSIS).
Procedibile d’ufficio in quanto connesso con il delitto di esercizio abusivo della professione contestato al Capo D.2); nonche’ il capo F.2) per il delitto di cui all’articolo 61 c.p., n. 11, articolo 609 bis c.p., comma 2, n. 1 e articolo 609 septies c.p., comma 4, n. 4 per avere indotto (OMISSIS) a compiere e a subire atti sessuali (baci; carezze; palpamenti del seno; masturbazione reciproca) abusando delle condizioni di inferiorita’ psichica in cui la (OMISSIS) versava al momento dei fatti, derivanti: a) dalla sua condizione di paziente afflitta da disturbi psicogeni dell’alimentazione, gia’ ricoverata, per questo, presso la Casa di cura (OMISSIS) (Svizzera) e da qui indirizzata all'(OMISSIS) di (OMISSIS), della quale egli era all’epoca Presidente; b) dal fatto che ella versasse nell’erronea convinzione, da lui ingenerata e alimentata, che egli fosse uno psicoterapeuta; c) dal fatto che il (OMISSIS) avesse indicato quelle attivita’ sessuali quale strumento idoneo a superare i malesseri connessi ai disturbi suddetti e, in generale, alla condizione esistenziale della donna. Fatto aggravato perche’ commesso con abuso della relazione di prestazione d’opera tra il sedicente psicoterapeuta e la paziente (ancorche’ impropriamente instaurata, per la mancanza dei prescritti titoli professionali in capo al (OMISSIS)). In (OMISSIS), in data imprecisata del (OMISSIS). Procedibile d’ufficio in quanto connesso con il delitto di esercizio abusivo della professione contestato al Capo D.2);
Il ricorrente obietta che la Corte d’appello non avrebbe considerato alcune deposizioni, riportate per estratto nel ricorso, che escludevano che il (OMISSIS) prescrivesse farmaci o comunque esercitasse la professione medica, la professione di dietologo e quella di psicoterapeuta alla quale erano deputate apposite figure professionali, ribadendo come il ricorrente fosse abilitato all’esercizio della professione di “naturopata” che consentiva di esercitare una serie di attivita’ “paramediche” come la consulenza nutrizionale, la fisioterapia, l’accompagnamento psicologico, l’omeopatia complessa, il massaggio medico, la medicina tradizionale cinese (tra cui l’agopuntura, la consulenza alimentare, la fitoterapia), la naturopatia tradizionale europea (tra cui l’idroterapia, la consulenza nutritiva, massaggi), la chiropratica, le elettroterapia, il massaggio delle psicozone, la medicina antropofisica, la medicina informativa, la medicina ortomolecolare, l’ossigenoterapia, la psicologia.
Tali circostanze sarebbero state confermate, secondo assunto del ricorrente, da un teste qualificato, il Dottor (OMISSIS), con la conseguenza che le condotte di esercizio abusivo della professione contestate al (OMISSIS), quanto meno per cio’ che attiene al territorio svizzero avrebbero dovuto essere vagliate alla luce, anche, della peculiare normativa estera atteso che la professione di “naturopata” e disciplinata in Svizzera secondo un’impostazione culturale assai diversa rispetto alla tradizionale formazione vigente in Italia.
Percio’, quanto all’abusivo esercizio della professione medica, i giudici del merito hanno innanzitutto precisato che il reato e’ integrato anche dal compimento di un solo atto tipico della professione abusivamente esercitata ed hanno posto in evidenza che diverse pazienti avevano riferito, sia pure per periodi o in occasioni limitate, come il ricorrente facesse diagnosi di carattere psichiatrico e prescrivesse vari psicofarmaci (antidepressivi, ansiolitici, calmanti).
Il fatto che la “prescrizione” medica e formale venisse poi richiesta alla dottoressa (OMISSIS) (che era l’unica a poter emettere delle ricette mediche) e’ stata ritenuta di alcuna incidenza sul compimento della diagnosi fatta da parte del ricorrente e sulla individuazione del farmaco. In questo senso le dichiarazioni della coimputata (OMISSIS), sulle quali si insiste nel ricorso, non sono state riscontrate, secondo il motivato convincimento espresso dai giudici del merito, dall’istruttoria testimoniale e la stessa non e’ risultata complessivamente credibile; in una caso la testimone (OMISSIS) ha riferito che la dottoressa (OMISSIS) osservo’ che il medicinale indicato dal (OMISSIS) non era piu’ attuale e, per tale motivo, preferi’ prescriverne uno aggiornato, continuando pero’ a seguire l’indicazione di (OMISSIS); nel caso della paziente (OMISSIS), la stessa ha anche precisato che il (OMISSIS) le aveva prescritto veri e propri farmaci, prima di tipo omeopatico e poi psicofarmaci come la fluoxetina e Lexotan.
Analoghe indicazioni quanto alla prescrizione di medicinali su indicazione del (OMISSIS) sono venute dalle pazienti (OMISSIS) e (OMISSIS); un esplicito riferimento alla prescrizione di psicofarmaci da parte del (OMISSIS) e’ stato fatto anche dalla testimone (OMISSIS). La testimone (OMISSIS) (un’operatrice ausiliaria che lavoro’ per circa 10 giorni (OMISSIS)) ha dichiarato che una paziente, all’uscita da un incontro individuale con il (OMISSIS), le aveva detto esplicitamente di aver ricevuto dal professore (cioe’ dal ricorrente) una diagnosi di disturbo borderline, attivita’ diagnostica che competerebbe esclusivamente al medico psichiatra.
In questo senso, e’ stato chiarito che, ad escludere la configurabilita’ del reato di violenza sessuale con abuso delle condizioni di inferiorita’ fisica o psichica della persona offesa, di cui all’articolo 609 bis c.p., comma 2, n. 1, non e’ sufficiente che sia stato prestato l’altrui consenso, ossia che la persona con la quale e’ intercorso il rapporto sessuale abbia acconsentito a compiere o a subire l’atto sessuale, ma e’ necessario accertare se tale consenso non si configuri quale conseguenza di una strumentalizzazione della inferiorita’ della vittima da parte dell’autore del fatto, che abbia sfruttato le condizioni di minorata capacita’ di resistenza o di comprensione della natura dell’atto da parte del soggetto passivo (Sez. 3, n. 24212 del 21/04/2004, Piras, Rv. 228697) mediante una condotta di induzione, consistente in un’opera di persuasione spesso sottile o subdola con cui il partner e’ spinto o convinto a sottostare ad atti che diversamente non avrebbe compiuto, e di abuso che si verifica quando le condizioni di menomazione sono strumentalizzate per accedere alla sfera intima della persona che, versando in una situazione precaria, viene ridotta a mezzo per soddisfare l’altrui libidine.
Pertanto i rapporti consensuali sono da considerare leciti soltanto se non connotati da induzione o abuso delle condizioni di menomazione, anche dovute a fattori ambientali, di consistenza tale da incidere negativamente sulla volontà e sulla libertà sessuale della vittima, si’ da determinare in quest’ultima un’assente o diminuita capacita’ di resistenza agli stimoli esterni. Spetta, quindi, al giudice la verifica della consapevolezza da parte dell’agente non solo delle minorate condizioni del soggetto passivo, ma anche quella dell’abuso di tale stato per fini sessuali (Sez. 3, n. 15910 del 12/02/2009, Figus, Rv. 243403 e in motiv.).
Peraltro la (OMISSIS) aveva manifestato il suo disagio per la condotta del (OMISSIS) su taluni poli d’ascolto, come quello rappresentato dal forum internet (OMISSIS), dove, intervenendo in risposta ad un messaggio di altra persona, scriveva: “Innanzitutto vorrei salutare (OMISSIS) perche’ l’ho conosciuta ed e’ una gran donna, nonostante questo io sono stata vittima del grande (OMISSIS) cosi’ come si faceva chiamare quel fenomeno da baraccone di (OMISSIS).
A me durante le sedute mi spogliava, mi toccava, mi baciava, mi faceva il lavaggio del cervello, dicendomi che io ero innamorata di lui e che dovevo rimanere con lui che mi avrebbe mantenuta, mi portava al ristorante e perfino a casa sua, uno schifo, una vergogna, grazie a Dio sono riuscita ad andarmene dopo otto mesi serviti solo a creare ulteriori problemi, e’ vero non e’ stato cosi’ per tutte perche’ lui le selezionava, selezionava la vittima quella che gli piaceva, non a caso la sua morosa era una ex paziente, anche il caro dottor (OMISSIS) andava a letto con una ragazza ricoverata li’, due porci cosi’ dovrebbero essere seviziati e messi ai lavori forzati e noi povere vittime dovremmo anche essere risarcite per tutto”.
La Corte d’appello ha dunque concluso come fosse emerso con chiarezza, tanto dalla lettura del diario quanto dalle prove dichiarative, l’approfittamento da parte dell’imputato della malattia fisiopsichica in cui versava la ragazza, l’inganno realizzato avendo spacciato la pratica sessuale con il terapeuta come uno strumento di guarigione, suggestionando enormemente la donna che versava in condizioni emotive e psicologiche particolarmente precarie senza neppure disdegnare di prospettarle la necessita’ di cambiare analista qualora non avesse accettato la “terapia sessuale” proposta.
Una simile condotta, a ragione ritenuta dalla Corte del merito di chiara rilevanza penale, e’ stata giudicata, come si desume dal testo della sentenza impugnata, dall’ordine degli Psicologi della (OMISSIS) al cui albo l’imputato era iscritto, contraria alle piu’ fondamentali ed elementari regole deontologiche tanto da comportarne la radiazione proprio a seguito di quanto emergente dalla lettura del diario.
La Corte d’appello ha ritenuto che, quanto all’asserita irreversibile impotenza, la circostanza fosse sfornita di adeguata prova emergendo dagli atti chiari elementi di segno contrario, al di la’ delle dichiarazioni delle parti lese, atteso che non vi era agli atti alcuna documentazione redatta dal medico specialista nel settore di competenza che avesse, in concreto, accertato l’effettiva disfunzione dedotta ricorrente.
Quanto alla moglie dell’imputato, la teste aveva affermato che il marito in epoca successiva ad un’ischemia cerebrale verificatasi nel (OMISSIS) “a livello sessuale non provava piu’ nulla e non aveva piu’ nessuno stimolo”, dato questo che costitui’, a suo dire, una delle cause della successiva separazione, con la conseguenza che anche da tale testimonianza non poteva certamente dirsi provato che l’imputato fosse affetto da una definitiva ed irreversibile impotenza erettile, fenomeno che, come e’ noto, puo’ dipendere non solamente da cause fisiologiche (non provate nel caso concreto) ma anche psicologiche come tali superabili laddove mutino le condizioni interiori o anche quelle esterne, dipendendo come e’ noto la libido anche dal partner con il quale ci si rapporta.
E agli atti del procedimento vi erano tre testimonianze di giovani pazienti di (OMISSIS) che deponevano per un evidentemente ritrovato aumento della libido, degli stimoli e dell’interesse sessuale da parte del ricorrente.
Oltre infatti alle testimonianze (OMISSIS) e (OMISSIS), anche (OMISSIS) aveva ricordato di essere stata piu’ o meno volontaria partecipe di episodi confermativi del fatto che l’imputato non fosse affatto insensibile a pratiche erotiche.
Condanna (OMISSIS) alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalla parte civile (OMISSIS), che liquida in complessivi Euro 3500,00 oltre accessori di legge.
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 articolo 609
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