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STIMA DEL RISARCIMENTO DEL DANNO
AMBIENTALE CAUSATO DALL’EDIFICAZIONE
SENZA NULLA OSTA IN UN’AREA RICADENTE
ALL’INTERNO DELLA RISERVA NATURALE
DELL’INSUGHERATA.
Allegato n&deg; 1 – inquadramento vincoli
L.A. Genesis srl
Dott. Agr. Alain Ennio Ascarelli
Dott. Agr. Antonio Rossetti
STATO ATTUALE DEI LUOGHI, INQUADRAMENTO CARTOGRAFICO:
CARTE TECNICHE IDENTIFICATIVE ....................................................................................... 2
1.1 INDIVIDUAZIONE CATASTALE E SU CARTA TECNICA REGIONALE (CTR) DELL’AREA. ............................ 2
1.2 CARTA DELL’USO DEL SUOLO (CORINE LAND COVER). ................................................................ 3
1.3 FITOCLIMA. .............................................................................................................................. 4
STATO ATTUALE DEI LUOGHI, INQUADRAMENTO AMBIENTALE E
PAESAGGISTICO: CARTE TECNICHE IDENTIFICATIVE ....................................................... 6
2.1 CLASSIFICAZIONE SU BASE DEL NPRG DEL COMUNE DI ROMA. ..................................................... 6
2.1.1 SISTEMA AMBIENTALE ........................................................................................................................................ 6
2.1.2 SISTEMA PAESAGGISTICO ................................................................................................................................. 13
2.1.3 QUADRO SINTETICO DI RIFERIMENTO NORMATIVO. ............................................................................................. 15
2.2 CLASSIFICAZIONE DELLE SUPERFICI AZIENDALI SU BASE CARTOGRAFICA DEL PIANO
TERRITORIALE PAESAGGISTICO REGIONALE....................................................................................... 15
2.3 PIANO DI ASSETTO DELLA RISERVA NATURALE DELL’INSUGHERATA.............................................. 24
2.4 ZONE SIC E ZPS ..................................................................................................................... 29
2.5 VINCOLO IDROGEOLOGICO ...................................................................................................... 29
2.6 INQUADRAMENTO AZIENDALE NEGLI AMBITI DEI P.T.P. .............................................................. 29
1 STATO ATTUALE DEI LUOGHI, INQUADRAMENTO CARTOGRAFICO:
CARTE TECNICHE IDENTIFICATIVE
1.1 INDIVIDUAZIONE CATASTALE E SU CARTA TECNICA REGIONALE (CTR) DELL’AREA.
Le superfici aziendali sono catastalmente individuate sul foglio di mappa n. 218
del Comune di Roma – Sez. D, particelle 63, 380, 381, 384, 709 e 710, per una
superficie pari a 24.090,00 mq, e si inquadrano nella Carta Tecnica Regionale CTR n&deg;
ctr 374020 (di cui si allega stralcio fuori scala, Fig. 1). Nella raffigurazione CTR
riportata la scala adottata per lo stralcio inserito &egrave; diversa dall’usuale 1/10.000
esclusivamente in funzione della esigenza di facilitare il riconoscimento dell’area di
intervento, delimitata da una linea rossa.
Fig. 1: Localizzazione aziendale su base CTR.
Le superfici catastali dell’area sono riportate in Fig. 2.
Fig. 2: Localizzazione aziendale su base catastale.
1.2 CARTA DELL’USO DEL SUOLO (CORINE LAND COVER).
Le caratteristiche agropedologiche del sito vengono individuate utilizzando le
indicazioni dettate dalla Regione Lazio con D.G.R. 18 maggio 1999 n&deg; 2649. L’uso del
suolo viene classificato utilizzando la Carta di Uso del Suolo (C.U.S.), redatta dalla
Regione Lazio che &egrave; una carta tematica di base rappresentante lo stato attuale di utilizzo
del territorio. Essa si inquadra nell’ambito del progetto Corine Land Cover dell’Unione
Europea. Gli stralci della Carta di Uso del Suolo relativi alle superfici aziendali sono
contenuti nell’allegato cartografico e, come si pu&ograve; notare il corpo aziendale oggetto
d’intervento &egrave; ascrivibile alle seguenti classi:
243- Superfici agricole utilizzate
Fig. 3: Carta d’uso del Suolo
1.3 FITOCLIMA.
Relativamente all’area ove si estendono le superfici di pertinenza dell’Azienda
Agricola, si pu&ograve; procedere alla classificazione della zona climatica di appartenenza con
l’ausilio degli elaborati cartografici contenuti nella “Carta fitoclimatica del Lazio” (C.
Blasi, 1994).
Questo documento individua sull’intera Regione alcune macrozone in cui risulta
evidente una relazione diretta tra le caratteristiche climatiche e geomorfologiche
peculiari dell’area e l’affermazione di un determinato gruppo di specie vegetali.
Nel caso specifico della tenuta aziendale, questa viene localizzata nell’area
fitoclimatica n&deg; 9 le cui caratteristiche distintive la descrivono come:
REGIONE MEDITERRANEA DI TRANSIZIONE
TERMOTIPO MESOMEDITERRANEO MEDIO O COLLINARE INFERIORE
Ombrotipo subumido superiore
Regione xeroterica/MESAXERICA (sottoregione
mesomediterranea/ipomesaxerica).
Precipitazioni annuali comprese tra 810 e 940 mm. Aridit&agrave; estiva presente a
giugno, luglio, agosto e sporadicamente anche a maggio. Freddo prolungato ma non
intenso da novembre ad aprile. Temperatura media delle minime del mese pi&ugrave; freddo da
2,3 a 4 &deg;C.
Il territorio &egrave; caratterizzato dalla presenza di Cerreti, quercieti misti a roverella e
cerro con elementi del bosco di leccio e di sughera. Potenzialit&agrave; per boschi mesofili
(forre) e macchia mediterranea (dossi).
In riferimento alla caratteristiche sopra elencate si evidenziano formazioni
appartenenti alla serie del carpino bianco (Aquifolio Fagion fragm.); serie del cerro
(Teucrio siculi-Quercion cerridis); serie della roverella e del cerro (Ostryo-Carpinion
orientalis; Lonicero Quercion pubescentis fragm.); serie del leccio e della sughera
(Quercion ilicis).
All’interno delle formazioni boschive gli alberi guida sono Quercus cerris, Q.
suber, Q. ilex, Q. ruber, Q. pubescens, Acer campestre, A. monspessulanum, Fraxinus
omus, Carpinus butulus e Corylus avellana. Le specie arbustive guida (mantello e
cespuglieti) sono: Spartium junceum, Phillyrea latifolia, Lonicera etrusca, L.
caprifolium, Prunus spinosa, Asparagus acutifolius, Robia peregrina, Cistus incanus,
C. salvifolium, Rosa sempervirens, Paliurus spina-christi, Osyris alba, Rhamnus
alaternus, Carpinus orientalis.
2 STATO ATTUALE DEI LUOGHI, INQUADRAMENTO AMBIENTALE E
PAESAGGISTICO: CARTE TECNICHE IDENTIFICATIVE
2.1 CLASSIFICAZIONE SU BASE DEL NPRG DEL COMUNE DI ROMA.
2.1.1 SISTEMA AMBIENTALE
Attualmente, nel NPRG del Comune di Roma, approvato dal Consiglio Comunale
con Deliberazione n&deg;18 del 12/2/08, si &egrave; voluta introdurre una pi&ugrave; precisa
classificazione delle aree di interesse rurale e paesaggistico sulla base delle
caratteristiche proprie del territorio.
Le componenti prese in esame per la classificazione del territorio comunale,
riprodotte su una serie di elaborati tematici, vengono individuate in un sistema
ambientale ed in un sistema paesaggistico. Questo sistema di inquadramento ambientale
del territorio fornisce specifiche indicazioni sulla base dell’appartenenza di un sito ad
un’area naturale protetta, ad un determinato ambito di paesaggio, alle estensioni
dell’Agro Romano, alla presenza di un reticolato idrografico e ad altre peculiarit&agrave;
geomorfologiche delle aree.
Per quanto riguarda il sito in oggetto questo ricade per intero nell’ambito dei
“Parchi istituiti e tenuta di Castel Porziano” Romano, secondo la classificazione Sistemi
e Regole del P.R.G. vigente come si evince dalle tavole grafiche sistemi e regole
1:10000 n. 3.10 e degli elaborati prescrittivi.
Fig. 4: Stralcio dell’elaborato 3.10 del NPRG, “Sistemi e regole” e relativa
legenda, con localizzazione delle superfici oggetto di intervento.
Legenda (estratto):
Nelle aree ricadenti in zone “Parchi istituiti e tenuta di Castel Porziano” si applica
quanto di cui all’articolo n. 69 – “Aree naturali protette nazionali e regionali”.
Art. 69. Nelle Aree naturali protette regionali, individuate nell’elaborato 3. “Sistemi e Regole”, rapp.
1:10.000, fino all’approvazione dei Piani di cui all’art. 26 della LR n. 29/1997 o fino all’adozione, da
parte degli enti competenti, di specifiche norme di salvaguardia, si applica la disciplina transitoria
costituita dall’art. 9 della LR n. 24/1998 e dagli articoli 8, 44, commi 13 e 14, della LR n. 29/1997.
Si applica altres&igrave;, ove pi&ugrave; restrittiva o ad integrazione, la disciplina urbanistica del PRG previgente; per le zone gi&agrave; destinate ad Agro romano, in luogo delle norme tecniche pre-vigenti, si
applicano quelle del presente PRG.
LR n. 24/1998 - Articolo 9 - Protezione dei Parchi e delle Riserve Naturali
1. Ai sensi dell'articolo 82, quinto comma, lettera f), del d.p.r. 616/1977, sono sottoposti a vincolo
paesistico i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonch&eacute; i territori di protezione esterna dei
2. Nella categoria dei beni paesistici di cui al comma 1, di seguito denominata aree naturali
protette, vanno ricompresi i parchi e le riserve naturali nazionali nonch&eacute; i relativi territori di
protezione esterna, i parchi, le riserve e i monumenti naturali, le relative aree contigue
rispettivamente istituiti e definite con provvedimento regionale nonch&eacute; le aree naturali protette
individuate nel piano regionale approvato.
3. L'accertamento dell'esatta perimetrazione cartografica dei beni di cui al presente articolo spetta
all'organo regionale o statale competente in materia.
4. Ai sensi delle vigenti leggi regionali in materia, la disciplina di tutela dei beni paesistici di cui al
presente articolo si attua mediante le indicazioni contenute nei piani delle aree naturali protette.
5. Nei territori di cui al comma 2, nelle more dell'approvazione dei piani delle aree naturali
protette si applicano sia le misure di salvaguardia previste negli specifici provvedimenti istitutivi o
legislativi generali, sia la normativa relativa alle classificazioni per zone delle aree ove prevista dai
PTP o dal PTPR; in caso di contrasto prevale la piu' restrittiva.
6. Ai sensi dell'articolo 25, comma 2, della legge 6 dicembre 1991, n. 394 i piani delle aree naturali
protette di cui all'articolo 26 della legge regionale 6 ottobre 1997, n. 29, hanno valore anche di
piano paesistico e di piano urbanistico e sostituiscono i piani paesistici e i piani territoriali o
urbanistici di qualsiasi livello. I piani delle aree naturali protette tengono conto delle disposizioni
di cui al Capo II della presente legge quali livelli minimi di tutela, fatte salve valutazioni specifiche
coerenti con le finalit&agrave; delle aree naturali protette.
7. A seguito dell'approvazione dei piani delle aree naturali protette, il nulla osta di cui all'articolo
28 della l.r. 29/1997, rilasciato dall'ente di gestione, assorbe anche l'autorizzazione paesistica ai
sensi dell'articolo 7 della l. 1497/1939 solo nel caso in cui tale nulla osta sia stato espressamente
8. In ogni caso il nulla osta dell'ente gestore e' trasmesso alla Regione nonch&eacute; al Ministero dei Beni
L.R 29/1997 - ARTICOLO 8 - Misure di salvaguardia
1. Il presidente della Giunta regionale, qualora vengano ravvisate o accertate situazioni di grave
pericolo o di danno ambientale relativamente ad aree naturali da proteggere inserite nello schema
di piano adottato dalla Giunta regionale, pu&ograve; sottoporre le aree interessate a misure di
salvaguardia ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 394/1991 e dell'articolo 10 della legge
regionale n. 74/1991, sentita la competente Commissione consiliare che deve pronunciarsi entro
otto giorni dalla data di ricevimento dell'atto. Decorso tale termine il presidente della Giunta
regionale procede.
2. Dalla data di pubblicazione del piano regionale approvato dal Consiglio regionale in conformit&agrave;
a quanto stabilito dall'articolo 7 e fino alla data di entrata in vigore delle leggi regionali istitutive
delle singole aree naturali protette, e comunque per non pi&ugrave; di cinque anni, entro i confini delle
aree di cui all'articolo 7, comma 4, lettera a), si applicano le disposizioni dei successivi commi e le
eventuali misure transitorie di salvaguardia previste dall'articolo 7, comma 4, lettera b).
3. All'interno delle zone A previste dall'articolo 7, comma 4, lettera a), numero 1), delle aree
naturali protette individuate dal piano regionale, sono vietati: a) la raccolta ed il danneggiamento
della flora spontanea, ad eccezione di quanto connesso con le attivit&agrave; di produzione agricola, di cui
all'articolo 2135 c.c., o agro-turistica e di quanto eseguito per fini di ricerca e di studio da parte di
istituti pubblici, fatti salvi il pascolo e la raccolta di funghi, tartufi ed altri prodotti del bosco,
purch&eacute; effettuati nel rispetto della vigente normativa, degli usi civici e delle consuetudini locali;
b) l'introduzione in ambiente naturale di specie, razze e popolazioni estranee alla flora spontanea
e alla fauna autoctona;
c) il prelievo di materiali di interesse geologico e paleontologico, ad eccezione di quello eseguito,
per fini di ricerca e studio, da istituti pubblici;
d) l'apertura di nuove cave e torbiere e la riattivazione di quelle dismesse. Le attivit&agrave;
legittimamente in esercizio alla data di pubblicazione del piano regionale di cui all'articolo 7,
proseguono ai sensi e per gli effetti della legge regionale 5 maggio 1993, n. 27. La Regione Lazio,
entro un anno dalla predetta data, procede ad un monitoraggio delle cave ricadenti all'interno
delle aree indicate dal piano regionale e pu&ograve; disporre motivate variazioni o prescrizioni ai fini di
un adeguato recupero e sistemazione ambientale per la compatibilit&agrave; con gli interessi di tuteladel
e) l'uso di qualsiasi mezzo diretto all'abbattimento ed alla cattura della fauna selvatica fatto salvo
l'esercizio dell'attivit&agrave; venatoria e della pesca in acque interne, secondo quanto previsto dalla
g) il transito di mezzi motorizzati fuori dalle strade statali, provinciali, comunali, vicinali gravate
dai servizi di pubblico passaggio e private, fatta eccezione per i mezzi di servizio, di soccorso e per
le attivit&agrave; agro-silvo-pastorali e agrituristiche, nonch&eacute; per gli autoveicoli e le autovetture dei
proprietari residenti regolarmente autorizzati e muniti di apposito contrassegno;
h) la costruzione nelle zone agricole di qualsiasi tipo di recinzione, ad eccezione di quelle
necessarie alla sicurezza degli impianti tecnologici e di quelle accessorie alle attivit&agrave; presenti e
compatibili, purch&eacute; realizzate secondo tipologie e materiali tradizionali;
i) lo svolgimento di attivit&agrave; sportive a motore;
j) la circolazione dei natanti a motore a combustione interna lungo le aste fluviali
ed i bacini lacustri, fatta eccezione per le attivit&agrave; di sorveglianza, di soccorso e di esercizio della
pesca autorizzata;
k) la realizzazione di opere che comportino modificazione permanente del regime delle acque;
l) l'apertura di nuove discariche per rifiuti solidi urbani;
m) l'apposizione di cartelli e manufatti pubblicitari di qualunque natura e per qualsiasi scopo, fatta
eccezione per la segnaletica stradale di cui alla normativa vigente e per la segnaletica informativa
n) la realizzazione di nuove opere di mobilit&agrave; , quali: ferrovie, filovie, impianti a fune, aviosuperfici,
nuovi tracciati stradali;
o) la realizzazione di nuovi edifici all'interno delle zone territoriali omogenee E) previste
dall'articolo 2 del decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 16 aprile 1968, n. 97, in cui sono comunque consentiti:
1) interventi gi&agrave; autorizzati e regolarmente iniziati alla data di entrata in vigore della presente
2) interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro conservativo e di risanamento
igienico-edilizio che non comportino modifiche di carattere strutturale;
3) ampliamenti ed adeguamenti a fini agrituristici;
4) interventi di adeguamento tecnologico e funzionale. 4. All'interno delle zone A, previste
dall'articolo 7, comma 4,
lettera a), numero 1), sono consentite:
a) la realizzazione di quanto previsto dagli strumenti urbanistici vigenti generali ed attuativi nelle
zone territoriali omogenee A) e B) di cui all'articolo 2 del decreto del Ministro per i lavori pubblici
2 aprile 1968;
b) la realizzazione di qualsiasi attivit&agrave; edilizia nelle zone C), D) e F) di cui all'articolo 2 del decreto
del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, previo nulla osta specifico dell'Assessorato
competente in materia di urbanistica;
c) la realizzazione di opere pubbliche e di interventi pubblici di recupero ambientale ed in
particolare di tutela idrogeologica volti a prevenire rischi documentati per l'integrit&agrave; dell'ambiente
e per la pubblica incolumit&agrave;, con particolare riguardo agli impianti di adduzione idrica,
all'illuminazione pubblica, alle reti di telecomunicazione, alle opere igienico-sanitarie, alla
soppressione ed interramento di linee elettriche. Tali opere ed interventi devono essere
accompagnati da uno studio di compatibilit&agrave; ambientale redatto secondo direttive da approvare da
parte della Giunta regionale e da pubblicare nel Bollettino ufficiale della Regione e che tengano
conto delle direttive gi&agrave; contenute nella deliberazione della Giunta regionale 28 maggio 1996, n.
4340;
d) la realizzazione di interventi per le infrastrutture ferroviarie e viarie nell'ambito dei tracciati
esistenti o di limitate modifiche di questi, previa valutazione di impatto ambientale da parte della
sezione aree naturali protette;
e) le attivit&agrave; agricole e gli interventi strutturali previsti dai piani di miglioramento aziendale
autorizzati dagli organi tecnici competenti; gli interventi di imboschimento, di utilizzazione dei
boschi e dei beni silvo-pastorali possono essere realizzati purch&eacute; non siano in contrasto con le
finalit&agrave; di cui all'articolo 2.
5. All'interno delle zone B previste dall'articolo 7, comma 4, lettera a), numero 2), si applicano le
prescrizioni di cui ai commi 3 e 4 in quanto compatibili con l'attuazione delle previsioni degli
strumenti urbanistici vigenti generali ed attuativi e delle norme di ricostruzione delle zone
6. Nelle zone territoriali omogenee C), D), E) ed F) di cui al decreto ministeriale 2 aprile 1968
all'interno delle zone B, previste dall'articolo 7, comma 4, lettera a), numero 2), gli interventi per i
quali, pur in presenza dell'approvazione definitiva alla data di entrata in vigore della presente
legge, non si sia ancora proceduto all'avvio dei lavori per la realizzazione di opere di
urbanizzazione primaria o di singoli insediamenti, sono sottoposti a nulla osta preventivo degli
assessorati regionali competenti che lo rilasciano entro sessanta giorni dal ricevimento
dell'istanza. Trascorso infruttuosamente tale termine il comune interessato promuove, nei
quindici giorni successivi, una conferenza di servizi ai sensi dell'articolo 14 della legge 7 agosto
7. Gli interventi e le opere previsti al comma 3, lettera o), numeri 1, 2, 3 e 4, al comma 4, lettere a),
c), d) ed e), e comma 5 sono sottoposti al nulla osta preventivo di cui al comma 6.
8. Gli strumenti urbanistici generali dei comuni inclusi nell'area naturale protetta, non ancora
approvati alla data di entrata in vigore della presente legge, sono sottoposti a nulla osta reso, in
sede di Comitato Tecnico Consultivo Regionale (CTCR), istituito con la legge regionale 8 novembre
1977, n. 43 e da ultimo modificato con la legge regionale 22 maggio 1997, n. 11, dall'Assessorato
competente in materia di aree naturali protette, che ne verifica la compatibilit&agrave; con le finalit&agrave; di cui
all'articolo 2. La prima sezione del CTCR &egrave; integrata dal dirigente regionale competente in materia
di aree naturali protette.
9. In caso di necessit&agrave; ed urgenza o per ragioni di sicurezza pubblica, il Presidente della Giunta
regionale, con provvedimento motivato, pu&ograve; autorizzare deroghe alle misure di salvaguardia di cui
al presente articolo, prescrivendo le modalit&agrave; di attuazione di lavori ed opere idonei a tutelare
l'integrit&agrave; dei luoghi e dell'ambiente naturale.
ARTICOLO 44 - commi 13 e 14
13. Nelle aree protette di cui al comma 8 e in tutti i territori del comune di Roma ricadenti in aree
protette istituite con il presente articolo, sono fatte salve le previsioni dei piani attuativi del piano
regolatore generale adottati o approvati dal comune di Roma o di programmi di intervento oggetto
di accordi di programma approvati dalla Regione alla data di entrata in vigore della presente legge.
Ad esse non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 8, commi 5, 6 e 7.
Nell'ambito delle suddette aree, in quelle classificate come B, ai sensi dell'articolo 7, comma 4,
lettera a), numero 2), fino all'adozione di una specifica normativa di salvaguardia da parte degli
organismi di gestione delle aree naturali protette, &egrave; fatto divieto di:
b) prelevare materiali di rilevante interesse geologico e paleontologico ad eccezione del prelievo
eseguito, per fini di ricerca e studio, da istituti pubblici;
f) transitare con mezzi motorizzati fuori dalle strade statali, provinciali, comunali, vicinali gravate
dai servizi di pubblico passaggio e private, fatta eccezione per i mezzi di servizio e per le attivit&agrave;
agro-silvo-pastorali.
14. Nelle aree di cui al comma 13, comprese nelle zone B, previste dall'articolo 7, comma 4, lettera
a), numero 2, sono consentiti esclusivamente gli impianti sportivi a carattere estensivo purch&eacute;
realizzati secondo tipologie e con materiali tradizionali, nonch&eacute; i servizi pubblici strettamente
connessi alla fruibilit&agrave; del parco e le aree di verde attrezzato, necessarie per il rispetto degli
standard urbanistici relativi a piani e programmi, previsti negli strumenti urbanistici adottati o
approvati, che includono aree ricomprese nel perimetro delle aree protette. La potenzialit&agrave;
edificatoria eventualmente stabilita dai suddetti piani e programmi pu&ograve; essere trasferita su suoli
interni ai citati piani e programmi ma esterni all'area protetta.
D.P.R. 381/2001 - Art. 3 - Definizioni degli interventi edilizi
a) &quot;interventi di manutenzione ordinaria&quot;, gli interventi edilizi che riguardano le opere di
b) &quot;interventi di manutenzione straordinaria&quot;, le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e
sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonch&eacute; per realizzare ed integrare i servizi igienicosanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unita'
immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso;
c) &quot;interventi di restauro e di risanamento conservativo&quot;, gli interventi edilizi rivolti a conservare
l'organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalit&agrave; mediante un insieme sistematico di opere che,
nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, ne consentano
ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell'edificio, l'inserimento degli elementi accessori
e degli impianti richiesti dalle esigenze dell'uso, l'eliminazione degli elementi estranei
d) &quot;interventi di ristrutturazione edilizia&quot;, gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi
mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o
in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di
alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi
ed impianti. Nell'ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli
consistenti nella demolizione e successiva fedele ricostruzione di un fabbricato identico, quanto a
sagoma, volumi, area di sedime e caratteristiche dei materiali, a quello preesistente, fatte salve le
sole innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica.
e) &quot;interventi di nuova costruzione&quot;, quelli di trasformazione edilizia e urbanistica del territorio
non rientranti nelle categorie definite alle lettere precedenti. Sono comunque da considerarsi tali:
e.1) la costruzione di manufatti edilizi fuori terra o interrati, ovvero l'ampliamento di quelli
esistenti all'esterno della sagoma esistente, fermo restando, per gli interventi pertinenziali, quanto
previsto alla lettera e.6);
e.2) gli interventi di urbanizzazione primaria e secondaria realizzati da soggetti diversi dal
e.3) la realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche per pubblici servizi, che comporti la
trasformazione in via permanente di suolo inedificato;
e.4) l'installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi
e.5) l'installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali
roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di
lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze
meramente temporanee;
e.6) gli interventi pertinenziali che le norme tecniche degli strumenti urbanistici, in relazione alla
zonizzazione e al pregio ambientale e paesaggistico delle aree, qualifichino come interventi di
nuova costruzione, ovvero che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20% del
volume dell'edificio principale;
e.7) la realizzazione di depositi di merci o di materiali, la realizzazione di impianti per attivit&agrave;
produttive all'aperto ove comportino l'esecuzione di lavori cui consegua la trasformazione
f) gli &quot;interventi di ristrutturazione urbanistica&quot;, quelli rivolti a sostituire l'esistente tessuto
urbanistico-edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, anche
Gli elaborati di NPRG della serie 4 “Rete ecologica” individuano le componenti
del sistema ambientale che insistono sul territorio, con particolare riferimento alla rete
idrografica principale e secondaria.
Tale caratterizzazione obbliga, in fase di pianificazione e progettazione degli
interventi, a considerare la loro rispondenza alle vigenti norme e prescrizioni di
salvaguardia delle acque superficiali (L. 431/85) che individuano le fasce di rispetto
dalla sponda o dal piede dell’argine di fiumi, torrenti o altre acque superficiali ai sensi
dell’art. 1 della Legge 431/85 e ai sensi del comma 6 dell’art. 7 del Capo II delle L.R.
Fig. 5: Stralcio dell’elaborato 4.10 del NPRG, “Rete ecologica” e relativa
2.1.2 SISTEMA PAESAGGISTICO
Sempre in riferimento ai quadri conoscitivi dei caratteri paesaggistici del Nuovo
Piano Regolatore Generale di Roma, si &egrave; proceduto con il riconoscimento di ulteriori
peculiarit&agrave; ambientali del sito in oggetto.
L’inquadramento negli ambiti di paesaggio (cfr. al comma 11 art. 10 delle NTA),
cos&igrave; come specificati nell’elaborato G6 “Sistema paesaggistico - 1:50.000” e nel G7
“Guida alla progettazione degli ambiti di paesaggio” (Del. Del C.C. n&deg; 33 del 1920/3/2003), che costituisce un allegato alle NTA del PRG vigente, contiene indicazioni
utili ad indirizzare la progettazione degli interventi previsti.
L’azienda, secondo l’elaborato G6 “Sistema paesaggistico - 1:50.000”, ricade nell’
“Ambito delle valli” componente “Aree pianeggianti coltivate e versanti non vegetali”
Fig. 6: Stralcio dell’elaborato G6 del NPRG, “Sistema paesaggistico”
art. 10 delle NTA
10. I progetti degli interventi diretti pubblici o privati – con esclusione degli interventi di categoria
MO, MS, RC, RE – ricadenti nella Rete ecologica, nelle aree a Verde privato della Citt&agrave; consolidata,
negli Ambiti di programmazione strategica, nonch&eacute; gli strumenti urbanistici esecutivi, i Programmi
integrati, i Progetti urbani, i PAMA e gli altri interventi definiti nella disciplina dell’Agro romano, i
progetti d’intervento nel Sistema di cui al Titolo IV, dovranno essere corredati da una “Valutazione
ambientale preliminare”, contenente:
a) l’analisi ambientale preliminare, intesa quale conoscenza e descrizione delle componenti
paesaggistiche e naturalistiche dei luoghi - con riguardo agli aspetti idrogeologici, idraulici,
agropedologici, vegetazionali - e del loro stato di conservazione o alterazione;
b) la valutazione degli effetti sulle componenti ambientali e paesaggistiche generati dagli
interventi previsti, sulla basedelle risultanze dell’analisi ambientale e della natura degli
interventi trasformativi;
c) l’individuazione delle categorie d’intervento ambientale da applicare sulla base delle risultanze
delle valutazioni di cui alle lett. a) e b), nonch&eacute; la definizione tecnicoprogettuale degli specifici interventi di categoria ambientale.
11. Le elaborazioni di cui al comma 10 devono essere commisurate, per dettaglio e
approfondimento, all’ampiezza e al valore ambientale dei luoghi, nonch&eacute; alla rilevanza degli
interventi trasformativi, ed essere estese, nel caso di interventi indiretti, all’intero comprensorio
d’intervento, nel caso di interventi diretti all’area di pertinenza o asservita e all’immediato
contesto; in entrambi i casi, le elaborazioni dovranno essere inquadrate negli Ambiti di paesaggio
di cui all’art. 68, comma 3, nonch&eacute; tener conto delle indicazioni contenute negli elaborati
G6.“Sistema paesaggistico” e G7.“Guida alla progettazione negli ambiti di paesaggio”.
2.1.3 QUADRO SINTETICO DI RIFERIMENTO NORMATIVO.
Il Nuovo Piano Regolatore Generale approvato dal Comune di Roma &egrave;, con le sue
Norme Tecniche di Attuazione, l’unico e pi&ugrave; restrittivo riferimento normativo per la
gestione del territorio comunale anche nelle aree protette. Sulla base dei riferimenti
normativi in esso contenuti si pu&ograve; stabilire un quadro riepilogativo delle specifiche
norme che incidono sul sito, di seguito sintetizzate in Tabella 1.
Tabella 1: NPRG approvato dal Comune di Roma, riferimenti normativi, elaborati grafici e
Elaborati e norme prescrittive, SISTEMA AMBIENTALE
elaborato grafico 3.10
elaborato grafico 4.10
NTA, Titolo III, Capo 1&deg; Componenti del
NTA, Titolo III, articolo n. 69
Elaborati e norme gestionali, SISTEMA PAESAGGISTICO
Ambiti di paesaggio:
elaborato grafico G6
AMBITO DELLE VALLI
NPRG, Elaborati gestionali, elaborato G7,
“Guida per la progettazione negli ambiti di
TERRITORIALE PAESAGGISTICO REGIONALE.
Secondo il PTPR l’area oggetto dell’intervento ricade all’interno delle seguenti
Tavola A: l’area in oggetto ricade nelle seguenti categorie:
Sistema del Paesaggio Naturale – Paesaggio Naturale di continuit&agrave;;
Fascia di rispetto delle coste marine, lacuali e dei corsi d’acqua.
Fig.7 - Estratto della Tavola A.24 - Sistema del Paesaggio Agrario
Legenda - Sistemi e ambiti del paesaggio:
Per quanto riguarda la zona definita “Paesaggio Naturale di Continuit&agrave;”, si riporta
quanto contenuto nelle Norme del PTPR (art. 24 - CAPO II “Disciplina di tutela, d’uso
e valorizzazione dei paesaggi”) alla Tabella B – Disciplina delle azioni/trasformazioni e
obiettivi di tutela che cos&igrave; recita:
PAESAGGIO NATURALE DI CONTINUIT&Agrave;
OBIETTIVO SPECIFICO DI TUTELA E DISCIPLINA
Uso agricolo e silvo- Conservazione esercizio attivit&agrave; agricole e silvo pastorali nel
rispetto della morfologia del paesaggio
il Sono compatibili: le opere per il drenaggio delle acque di
superficie e per il consolidamento delle scarpate instabili con
dell’efficienza dell’attivit&agrave;
obbligo di provvedere alla sistemazione delle scarpate sia
agricola e zootecnica
naturali, sia artificiali mediante l’inerbimento e/o la
cespugliatura al fine di favorire il loro consolidamento e una
efficace difesa del suolo; gli interventi volti al miglioramento
delle attivit&agrave; agricole esistenti come fontanili, abbeveratoi,
legnaie e piccoli ricoveri per attrezzi. I silos ed impianti di serra,
la posa di teloni o di rivestimenti mobili e impianti per la
stabilizzazione delle condizioni termiche o di illuminazione con
plastica o altri materiali mobili, le tettoie e le schermature poste
a protezione delle colture, possono esse realizzati
subordinatamente a PUA e SIP che ne verifichino la
localizzazione non impattante. Per quanto riguarda l’attivit&agrave;
zootecnica si possono realizzare modeste strutture per il
ricovero degli animali. Non &egrave; consentito di realizzare
sbancamenti, terrazzamenti, sterri e qualsiasi opera che possa
modificare l’attuale morfologia dei luoghi
manufatti necessari alla conservazione del paesaggio naturale e del patrimonio edilizio
conduzione del fondo
tradizionale esistente.
Magazzini, depositi attrezzi, Consentita la conservazione dei manufatti esistenti e un
macchine aumento di volume &lt; 20%. Non sono consentite nuove
agricole, fienili
edificazioni. Ogni trasformazione deve avvenire nel rispetto
la della tipologia edilizia tradizionale.
localizzazione e insediamento.
Conservazione delle tipologie edilizie tradizionali
Recupero manufatti esistenti Consentite manutenzione ordinaria, straordinaria e il restauro
ed ampliamenti inferiori al e risanamento conservativo. La ristrutturazione edilizia di cui
all’articolo 3, co. 1 lettera d) del DPR 380/01 e alle leggi
regionali di recepimento, nonch&egrave; l’adeguamento igienicosanitario nei limiti del 5% per massimo 50 mq. &egrave; subordinata a
SIP che deve fornire elementi di valutazione sul rapporto
funzionale e spaziale con il paesaggio circostante
Costruzione di manufatti Non consentita
fuori terra o interrati (art.3
DPR 380/01 co1 lett.e.1)
non rientranti nella lettera d
Istallazione di manufatti Non compatibile
leggeri anche prefabbricati e
strutture di qualsiasi genere
che non siano diretti a
(art. 3 lett. e.5 DPR 380/01)
Fruizione dell’area nel rispetto del patrimonio naturale e
Recupero e ampliamenti
inferiori al 20%
ampliamenti superiori
impianti sportivi all’aperto e
servizi di pertinenza
viabilit&agrave; locale
nuovi tracciati ferroviari
grande viabilit&agrave;
all’attivit&agrave; agricola
o ad altre attivit&agrave; con essa
percorsi pedonali e sentieri
parcheggi e piazzole di sosta
E’ consentita la manutenzione ordinaria, straordinaria, il
restauro e risanamento conservativo con adeguamento alle
prescrizioni relative ai materiali, coperture, finiture delle
strutture esistenti. Ristrutturazione edilizia e ampliamenti
inferiori al 20% sono consentiti previo SIP.
E’ consentita la realizzazione di servizi strettamente
indispensabili alla fruizione di impianti sportivi esistenti
nonch&eacute; la realizzazione di impianti sportivi previo SIP nel
rispetto della vegetazione arborea e del sistema morfologico,
con indice di fabbricabilit&agrave; di 0,001 mc per ha e altezza
massima di m 7,00.
E’ consentita la realizzazione di nuovi impianti sportivi
all’aperto, nonch&eacute; di servizi strettamente indispensabili alla
loro fruizione previo SIP nel rispetto della vegetazione arborea
e del sistema morfologico
consentiti in assenza di soluzioni alternative e subordinati a SIP
ovvero a VIA nei casi previsti. Il SIP deve fornire elementi di
valutazione sulla compatibilit&agrave; con il paesaggio, in relazione
anche alle modificazioni dell’assetto percettivo, scenico e
panoramico e prevedere interventi di compensazione o
mitigazione degli effetti ineliminabili sul paesaggio circostante.
Deve inoltre prevedere sistemazioni paesistiche che
favoriscano l’inserimento del tracciato nel contesto urbano
rurale o naturale e di miglioramento della qualit&agrave; paesaggistica
complessiva dei luoghi.
E’ consentita l’apertura di strade poderali necessarie alla
conduzione dei fondi. I tracciati devono seguire la morfologia
del terreno e non devono
essere asfaltati.
Consentiti nel rispetto del contesto naturale esistente. Sono
consentiti anche impianti elementari per la sosta. I sentieri di
attraversamento della duna devono essere realizzati in legno o
altri materiali naturali, rispettare l’andamento naturale del
terreno e devono essere compatibili con la vegetazione
esistente. E’ prescritto il mantenimento dello stato degli accessi
al mare, evitando nuovi accessi carrabili e migliorando quelli
Consentite previo SIP nel rispetto del contesto naturale
Sono consentite esclusivamente piazzole di sosta in zone non
boscate o, per le zone costiere, ad almeno 50 m. dal limite
interno della duna.
Tavola B: l’area in oggetto ricade nelle seguenti categorie:
Individuazione degli immobili e delle aree di notevole interesse
pubblico: lett. c) e d) beni d’insieme: vaste localit&agrave; con valore estetico
tradizionale, bellezze panoramiche; parchi e riserve naturali; aree di
interesse archeologico gi&agrave; individuate, beni puntuali con fascia di
Fig.8 - Estratto della Tavola B.24 – Beni Paesaggistici
Secondo la Tavola C – Beni del patrimonio naturale e culturale - l’area in
oggetto ricade nelle categorie zone a conservazione speciale siti di interesse
regionale (Direttiva comunitaria 92/43/CEE habitat - bioitaly D.M. 3/4/200) e
Parchi archeologici e colturali (art.3 ter L.R. 24/98)
Fig.9 - Estratto della Tavola C.24 – Beni del patrimonio naturale e culturale
Secondo la Tavola D l’area in oggetto ricade nelle categorie “Inviluppo dei
beni paesaggistici (art. 134 lett. a e b D.Ivo 42/2004 – art 22 L.R. 24/1998)”.
Fig.10 - Estratto della Tavola D.24
Si allega stralcio dei commi dell’art. 35 delle Norme del PTPR in quanto la
propriet&agrave; confina con il fosso dell’acqua traversa
CAPO III (modalit&agrave; di tutela delle aree tutelate per legge)
art. 35 (protezione dei corsi delle acque pubbliche)
1. Ai sensi dell’articolo 142 co1, lettera c), del Codice sono sottoposti a vincolo paesistico i fiumi, i
torrenti ed i corsi d’acqua iscritti negli elenchi di cui al testo unico delle disposizioni di legge sulle
acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative
sponde o piede degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna, di seguito denominata fascia di
2. I fiumi i torrenti e i corsi d’acqua sono costituiti da quelli iscritti negli elenchi delle acque
pubbliche riportati nelle Gazzette Ufficiali relativi ai cinque capoluoghi di provincia della Regione;
sono inoltre da tutelare ai fini paesistici tutte le sorgenti iscritte negli elenchi delle acque
pubbliche individuate nelle tavole B del PTPR .
3. Il riferimento cartografico per l’individuazione della fascia di rispetto &egrave; costituito dalle mappe
catastali; qualora le suddette mappe non risultino corrispondenti allo stato dei luoghi si fa ricorso
alla carta tecnica regionale o a rilievi aerofotogrammetrici in scala non inferiore a 1:5.000. Con la
DGR n 211 del 22.02.2002 &egrave; stata effettuata la ricognizione e la graficizzazione ai sensi dell’art. 22
comma 1 lett. b) della LR 24/98 dei corsi d’acqua l’atto pubblicato sul BURL n.18 del 29.6.2002 su
cinque Supplementi Ordinari per ciascuna provincia, integrata dalla DGR n. 861 del 28.06.2002 e
successivamente modificata e precisata con DGR n. 452 del 01.04.2005, al riguardo il PTPR
rappresenta l’insieme dei provvedimenti precedenti inserendo le modifiche successive.
4. Sono altres&igrave; rappresentate nella Tavola B, senza la fascia di rispetto, i corsi d’acqua che la
Regione, in tutto o in parte, abbia ritenuto irrilevanti ai fini paesaggistici entro il 27.04.2006 data
di pubblicazione del Decreto Legislativo 24.03.2006 n. 157.
5. In tutto il territorio regionale &egrave; fatto divieto di procedere all’intubamento dei corsi d’acqua
sottoposti a vincolo; &egrave; ammesso l’intubamento, per tratti non eccedenti i 20 metri e non ripetibile a
distanze inferiori ai metri 300, di corsi d’acqua pur vincolati ma di rilevanza secondaria, previa
autorizzazione di cui all’articolo 7 della legge 1497/1939. Sono fatti salvi i tratti gi&agrave; intubati con
regolare autorizzazione alla data di entrata in vigore della legge regionale 24/98. I comuni
individuano sulla carta tecnica regionale i suddetti tratti intubati, specificando il nome ed il
numero identificativo del corso d’acqua interessato e trasmettono la documentazione alla Regione
ai fini dell’aggiornamento del sistema informativo di cui all’articolo 3 della LR 24/98.
6. I corsi d’acqua e le relative fasce di rispetto debbono essere mantenuti integri e inedificati per
una profondit&agrave; di metri 150 per parte; nel caso di canali e collettori artificiali, la profondit&agrave; delle
fasce da mantenere integre e inedificate si riduce a metri 50.
7. Fatto salvo l’obbligo di richiedere l’autorizzazione paesistica ai sensi degli articoli 146 e 159 del
Codice , le disposizioni di cui ai precedenti commi 5 e 6 non si applicano alle aree urbanizzate
esistenti come individuate dal PTPR, e corrispondenti al “paesaggio degli insediamenti urbani” e
alle “Reti, infrastrutture e servizi”, ferma restando la preventiva definizione delle procedure
relative alla variante speciale di cui all’articolo 60 delle presenti norme, commi 1 e 2, qualora in
tali aree siano inclusi nuclei edilizi abusivi condonabili.
9. Nelle fasce di rispetto &egrave; fatto obbligo di mantenere lo stato dei luoghi e la vegetazione ripariale
esistente, fatto salvo quanto previsto dal successivo comma 17 gli interventi di cui ai commi
successivi devono prevedere una adeguata sistemazione paesistica coerente con i caratteri
morfologici e vegetazionali propri dei luoghi.
10. L’indice di edificabilit&agrave; attribuito alle fasce di rispetto individuate ai sensi dei commi
precedenti concorre ai fini del calcolo della cubatura realizzabile nel medesimo comparto
insediativo o nello stesso lotto di terreno, fermo restando l’obbligo di costruire al di fuori di esse.
14 Al fine di favorire il recupero del patrimonio edilizio ricadente nelle fasce di rispetto delle
acque pubbliche legittimamente realizzato o sanabile ai sensi delle leggi vigenti ed esterno alle
aree urbanizzate di cui al precedente comma 7, per i manufatti non vincolati ai sensi della parte
prima del Codice ricadenti in un lotto minimo di 10.000 mq, &egrave; consentito un aumento di
volumetria ai soli fini igienico - sanitari, non superiore al 5 per cento e comunque non superiore a
50 mc. Nei casi in cui non sussista il requisito del lotto minimo di 10.000 mq &egrave; possibile
l’adeguamento igienico dell’immobile con incremento massimo di cubatura pari a 20 mc.
15 Le opere idrauliche e di bonifica indispensabili per i corsi d’acqua sottoposti a vincolo
paesistico, le opere relative allo scarico e alla depurazione delle acque reflue da insediamenti civili
e produttivi conformi ai limiti di accettabilit&agrave; previsti dalla legislazione vigente, le opere connesse
ad attivit&agrave; indispensabili ai fini della eliminazione di situazioni insalubri e di pericolo per la sanit&agrave;
pubblica nonch&eacute; le opere strettamente necessarie per la utilizzazione produttiva delle acque sono
consentite, previo nulla osta rilasciato dagli organi competenti. Qualora, in presenza di eventi
eccezionali o di rischi di esondazione, si debbano eseguire opere di somma urgenza o di
sistemazione idraulica, i soggetti esecutori sono tenuti a darne avviso al momento dell’inizio delle
opere e a dimostrare all’autorit&agrave; preposta alla tutela del vincolo paesistico l’avvenuto ripristino
dello stato dei luoghi o a presentare un progetto per la sistemazione delle aree.
17 Gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria descritti nel decreto del Presidente
della Repubblica 14 aprile 1993, n. 1474, da effettuarsi nei corsi d’acqua, purch&egrave; gli stessi non
comportino alterazioni permanenti dello stato dei luoghi e non alterino l’assetto idrogeologico del
territorio, non sono soggetti all’autorizzazione di cui agli articoli 146 e 159 del Codice, ma
all’obbligo di comunicazione alle strutture regionali decentrate dell’assessorato competente in
materia di opere, reti di servizi e mobilit&agrave; ed alla struttura regionale competente al rilascio dei
provvedimenti autorizzatori di cui agli articoli 146 e 159 del Codice, almeno trenta giorni prima
dell’inizio dei lavori. Le opere di ripristino dell’officiosit&agrave; dei corsi d’acqua, conseguenti a calamit&agrave;
naturali o dirette a prevenire situazioni di pericolo comprendenti anche la rimozione di materiali
litoidi dagli alvei, previste in appositi piani di intervento da sottoporre a nullaosta, secondo
competenza, delle autorit&agrave; di bacino di rilievo nazionale, interregionale o regionale, nullaosta che
comprende le valutazioni preventive previste dall’articolo 5 della legge 5 gennaio 1994, n. 37, in
quanto rivolti alla rimessa in pristino di una situazione preesistente, costituiscono interventi di
manutenzione che non alterano lo stato dei luoghi, ai sensi dell’articolo 4, comma 10 bis della legge
31 dicembre 1996, n. 677.
2.3 PIANO DI ASSETTO DELLA RISERVA NATURALE DELL’INSUGHERATA
La Riserva Naturale dell’Insugherata &egrave; stata istituita con la legge regionale 29/97.
Il 9 settembre 2006 viene approvato il piano di assetto (BURL 9 settembre 2006).
In base al piano di assetto l’area su cui insiste il centro ippico ricade in parte in
zona D/6 e in parte in zona B/2.
Fig.10 - Estratto del Piano di Assetto della riserva naturale dell’insugherata
Articolo 27 – La zona D, di promozione economica e sociale, e le relative sottozone
La zona D comprende quelle parti di territorio pi&ugrave; estesamente modificate da processi di
antropizzazione e sulle quali si registra la permanenza o la vocazione ad ospitare attivit&agrave; di
rilevante interesse economico per le comunit&agrave; locali. Si tratta di aree, dove, in armonia con le
finalit&agrave; istituite dell’area naturale protetta e in conformit&agrave; con i criteri fissati dell’Ente di Gestione,
prevalgono attivit&agrave; di fruizione, di promozione agricola e servizi turistici della Riserva.
L’azione di piano &egrave; volta alla promozione della fruizione pubblica e dell’identit&agrave; culturale
delle comunit&agrave; locali e allo sviluppo di attivit&agrave; economiche sostenibili.
Sono consentiti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e
risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia ed interventi di demolizione e ricostruzione di
edifici, solo nell’ambito della volumetria legittimamente esistente, a condizione che gli stessi non
superino quelli demoliti in volumetria e sagoma.
Sono altres&igrave; consentite nuove costruzioni, nei limiti previsti nelle relative sottozone, e per quanto
non disciplinato da queste stesse norme, da quelle di tutela del Piano Territoriale Paesistico o dal
D.Legs 42/2004 e successivamente modificato.
Gli interventi di nuova costruzione e di demolizione e ricostruzione, ove previsti, devono
in ogni caso essere corredati da uno Studio di Inserimento Paesistico (S.I.P.).
Nella zona D sono consentiti interventi nei limiti previsti in ciascuna sottozona e le attivit&agrave;
e gli interventi inseriti nelle schede progetto allegate al Piano della Riserva.
La realizzazione di tali interventi &egrave; subordinata al rilascio del preventivo nulla osta da
parte dell’Ente di Gestione, secondo quanto previsto dall’art. 21 delle presenti Norme Tecniche di
La disciplina speciale delle zone D &egrave; articolata con riferimento alle seguenti sottozone.
7.6 Sottozona D6 – Valorizzazione e recupero del patrimonio edilizio esistente al fine di
incentivare le utilizzazioni agricole o con esse compatibili nonch&eacute; le attrezzature e i servizi per la
fruizione dell’area protetta.
La sottozona D6 comprende aree ad utilizzazione a vocazione agricola.
Pu&ograve; essere consentita la realizzazione di fattorie-scuole, di attivit&agrave; educative di tipo agroambientale e naturalistico; in queste aree possono trovare collocazione iniziative per attivit&agrave; di
agriturismo, di turismo rurale ed ambientale.
A tale scopo &egrave; incentivato il riutilizzo del patrimonio edilizio esistente e sono consentiti interventi
di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione
edilizia ed interventi di demolizione e ricostruzione di edifici, a condizione che gli stessi non
superino quelli demoliti in volumetria e sagoma, previo uno Studio di Inserimento Paesistico
(S.I.P.). Per i manufatti vincolati sono consentiti unicamente interventi di manutenzione ordinaria,
manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo.
Anche per le nuove costruzioni occorre presentare all’Ente di Gestione uno Studio di Inserimento
Paesistico (S.I.P.).
Sono altres&igrave; ammessi interventi di nuova costruzione finalizzati al mantenimento e al
miglioramento della produzione agricola, allo svolgimento delle attivit&agrave; connesse (conservazione,
lavorazione e commercializzazione dei prodotti del fondo), complementari e compatibili
(agriturismo, ricreazione e tempo libero, educazione ambientale, tutela e valorizzazione di beni di
interesse culturale e ambientale), con una cubatura massima ammissibile pari al 20% di quella
legittimamente esistente alla data di istituzione della Riserva Naturale, con la sola deroga prevista
dell’applicazione del P.U.A., come definito con le procedure di cui alla L.R. 24/1998 e successive
I fabbricati per gli allevamenti zootecnici dovranno sorgere ad una distanza non inferiore a 100m
dalle singole case di abitazione esistenti, a 250m dai nuclei residenziali esistenti o previsti ed a
300m dal perimetro del centro abitato. Qualora i fabbricati siano destinati ad allevamenti avicoli e
suinicoli, la distanza dalle singole abitazioni non dovr&agrave; essere inferiore a 200m e quella dai nuclei
residenziali e dal perimetro dei centri abitati non inferiore a 500m.
Nel caso di tettoie mobili o fisse, destinate alla conservazione di paglia e fieno, il limite massimo di
altezza &egrave; elevato a 10 m e devono essere poste in modo da arrecare il minor impatto visivo e
paesaggistico. I manufatti da realizzare, salvo che per gli allevamenti zootecnici, dovranno essere
concentrati in un’area ristretta e continua di superficie non superiore all’1% dell’appezzamento.
Le prescrizioni precedenti, fatte comunque salve le norme igienico-sanitarie, non si applicano nel
caso in cui le abitazioni esistenti costituiscano parte integrante dell’azienda agricola. I fabbricati
destinati agli allevamenti dovranno altres&igrave; distare almeno 500m dalle aree di alimentazione delle
sorgenti ed essere protetti da adeguata zona di rispetto, anche munita da recinzioni e di opportune
schermature vegetali oltre che di impianti di raccolta e trattamento dei reflui zootecnici al suo
interno. Sono consentiti i lavori di manutenzione ordinaria e straordinari sella viabilit&agrave;
interpoderale esistente. E’ consentita la realizzazione di nuova viabilit&agrave; di servizio strettamente
connessa alle esigenze del fondo, previa presentazione di uno Studio di Inserimento Paesistico
(S.I.P.) e previa approvazione da parte dell’Ente di Gestione.
Sono altres&igrave; consentite le colture protette ed i vivai. Le colture protette con impianti fissi sono
consentite per un’estensione non superiore al 5% della superficie aziendale e comunque, per
impianti superiori a 2.000mq, &egrave; necessario uno Studio di Inserimento Paesistico (S.I.P.) da
sottoporre all’Ente di Gestione per la relativa approvazione. I nuovi impianti vivaistici sono
ammessi previa autorizzazione dell’Ente di Gestione, purch&egrave; il vivaio sia destinato alla produzione
di piante a ecotipo locale. Il relativo progetto dovr&agrave; specificare le fonti di approvvigionamento del
materiale vegetale, dei substrati, sistemi e metodi per la prevenzione della diffusione di
fitopatologie, metodi di coltivazione adottati, adozione di idonee certificazioni fitosanitarie,
eventuali interventi di mitigazione degli impatti. Sono consentiti impatti di itticoltura, previa
presentazione di uno Studio di Inserimento Paesistico e previa approvazione da parte dell’Ente di
Gestione. Per quanto non disciplinato nel presente articolo, si rinvia alle norme di tutela del Piano
Territoriale Paesistico e alle disposizioni regionali. Nel caso la normativa di detti strumenti non
fosse coerente si applica la norma pi&ugrave; restrittiva. L’Ente di Gestione promuove l’adozione delle
tecniche dell’agricoltura bioclimatica e l’uso di materiali ecologici con iniziative di informazioni
tecniche agli agricoltori, volte anche a diffondere l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.
Articolo 25 – Le zone B, di riserva generale, e le relative sottozone
1. Le zone B comprendono le aree nelle quali gli elementi naturali e i valori paesaggistici e
ambientali concorrono a formare ambienti di rilevante interesse e che inoltre svolgono un ruolo
fondamentale per la salvaguardia dell’equilibrio delle risorse naturali.
2. Nelle zone B, di riserva generale, l’azione di tutela &egrave; volta a preservare i processi ecologici, a
mantenere le componenti le componenti della biodiversit&agrave; ed a preservare il paesaggio. L’azione di
tutela assume carattere rilevante nelle aree coperte da vegetazione naturale o da quelle di valore
storico-paesistico, prevedendo, laddove necessario, le attivit&agrave; di mantenimento e recupero
ambientale autorizzate o promosse dall’ente di gestione. Per quanto riguarda i coltivi abbandonati,
all’interno di questi ultimi, sono soggette a tutela le aree a ricolonizzazione con vegetazione
spontanea autoctona secondo la vigente normativa forestale. Nelle aree con presenza di beni di
interesse archeologico si richiama la disciplina introdotta dal precedente art. 8 delle suddette
3. In tutte le zone di riserva generale sono consentiti:
a) gli interventi sulle risorse naturali condotti o promossi dall’Ente di Gestione conformemente alle
finalit&agrave; della Riserva, secondo le indicazioni dettate per ciascuna sottozona, come quelli di
recupero e ripristino ambientale, di conservazione forestale e floristica, di protezione e
ripopolamento faunistico rivolti a ridurre gli squilibri ecologici o mitigare i fattori di degrado;
b) le sole attivit&agrave; produttive agro-silvo-pastorali di tipo non intensivo esistenti alla data di
istituzione della Riserva, con le limitazioni esplicitate di seguito;
c) le attivit&agrave; di fruizione e didattiche per la realizzazione di attrezzature idonee agli usi consentiti,
ad esclusione del campeggio;
d) gli interventi di manutenzione ordinaria e manutenzione straordinaria del solo patrimonio
edilizio legittimamente esistente alla data di entrata in vigore del piano, come definiti dall’art. 31
comma 1 lettere a) e b), della Legge 5 Agosto 1978, n. 457 e successive modificazioni nonch&eacute; quelli
per adeguare gli stessi edifici alle norme vigenti in materia di eliminazione delle barriere
e) le attivit&agrave; agrituristiche;
f) le opere di adeguamento igienico-sanitarie del solo patrimonio edilizio legittimamente esistente
alla data di entrata in vigore del Piano, purch&eacute; con finalit&agrave; strettamente connesse alle attivit&agrave;
agro-silvo-pastorali o agrituristiche e alle altre finalit&agrave; della Riserva. Gli interventi finalizzati a tale
adeguamento da eseguirsi su edifici sottoposti al vincolo di cui al D.M. 31 maggio 1983 devono
essere preventivamente assentiti alla competente Sopraintendenza;
g) l’esercizio del pascolo nelle zone di riserva generale nei limiti previsti dalla presente normativa;
h) la gestione forestale previo piano di assestamento, obbligatorio limitatamente alle zone boscate
superiori a 3 ha. Tale prescrizione non si applica agli impianti di arboricoltura da legno. In assenza
di piano di assestamento il taglio &egrave; subordinato all’approvazione, da parte dell’Ente di Gestione, del
progetto di taglio.
4. E’ consentito il taglio del bosco o di singoli individui arborei isolati o di sistemi di siepi naturali
di qualunque et&agrave; ed altezza esclusivamente nei casi in cui sia necessario per l realizzazione degli
interventi previsti dal Piano. Inoltre &egrave; consentito il taglio di colture arboree da frutto o di impianti
di arboricoltura da legno, regolati da norme di settori vigenti.
5. Sono inoltre consentite e incentivate, previa autorizzazione dell’Ente di Gestione, le opere di
miglioramento del patrimonio forestale.
6. Sono consentiti gli interventi di carattere forestale, esplicitamente indicati nelle schede progetto
e nelle tavole di Piano nonch&eacute; quelli di carattere conservativo o fitosanitario.
7. Nelle aree coperte da vegetazione naturale autoctona sono promossi laddove necessario, gli
interventi di deframmentazione e integrazione della copertura vegetale e gli interventi di recupero
della funzionalit&agrave; del reticolo idrografico e della qualit&agrave; delle acque.
8. Il pascolo &egrave; consentito nei limiti di 1 Unit&agrave; Bovino Adulto (U.B.A.) per ettaro di superficie
foraggera.
9. Entro la fascia di rispetto di 10 m dalle sponde o dai piedi degli argini dei corsi d’acqua di cui
all’art. 1 della L. 431/1985 cos&igrave; come assorbita dal Codice dei Beni Colturali (D.Lgs. 42/2004 e
successive modificazioni), e nella fascia di 2 m di tutti i corsi d’acqua non stagionali, esclusi i canali
di irrigazione, sono vietati l’esercizio dell’agricoltura, il taglio della vegetazione ripariale naturale,
tutte le trasformazioni del territorio, fatti salvi gli interventi di recupero e riqualificazione
ambientale. Le eventuali strade di servizio o le capezzagne dovranno svilupparsi al di fuori di tale
fascia di rispetto.
10. E’ vietata la realizzazione di vivai e l’istallazione di strutture mobili o fisse e relativi impianti
tecnologici, per la realizzazione di serre.
11. Nelle zone B sono consentite unicamente le forme di gestione delle risorse naturali e le attivit&agrave;
agro-silvo-pastorali compatibili con le esigenze di tutela, recupero e valorizzazione della
biodiversit&agrave; e della funzionalit&agrave; ecologica, nonch&eacute; dei caratteri ambientali e paesaggistici dell’area,
secondo le specifiche indicazioni e prescrizioni dettate dalla Riserva.
12. Sono incentivati gli interventi di carattere naturalistico per la conservazione e l’incremento
della biodiversit&agrave; o comunque finalizzati a raggiungere condizioni di stabilit&agrave; ecologica, nonch&eacute;
azioni di ripristino generalizzato della vegetazione autoctona.
13. Nel caso di situazioni particolarmente delicate, in relazione agli equilibri ambientali, l’Ente di
Gestione pu&ograve; predisporre un programma di gestione; in esso sono indicate le operazioni colturali
necessarie per una gestione del fondo secondo i principi di eco compatibilit&agrave; e le eventuali
limitazioni e prescrizioni per valorizzare la suscettivit&agrave; del pascolo ed ottimizzare di conseguenza
il carico bestiame. Il pascolo dei caprini pu&ograve; essere concesso previo parere dell’Ente di Gestione
che valuta le condizioni vegetazionali e di tutela dei suoli oggetto di richiesta di autorizzazione.
14. L’Ente di Gestione promuove l’adozione dei metodi di agricoltura biologica, sia con specifiche
iniziative volte a fornire informazioni tecniche agli imprenditori agricoli sia con specifiche attivit&agrave;
per favorire la commercializzazione di produzioni biologiche.
15.2 Sottozone B2 – Prati di fondovalle
Le sottozone B2 sono costituite da aree interessanti sia dal punto di vista paesistico, sia per la loro
conformazione idrogeologica. Tale unit&agrave; &egrave; composta da un fondovalle pianeggiante in cui il
seminativo o il prato pascolo si integrano nella vegetazione golenale lungo il corso d’acqua.
Gli indirizzi di tutela sono volti a salvaguardare l’ecosistema tipico dell’area adiacente all’alveo e
alla golena del corso d’acqua.
Coerentemente con gli indirizzi di tutela previsti dal presente Piano per le zone B, si prescrive, per
la ricostruzione della fitocenesi, l’utilizzo delle associazioni vegetali dei quercieti caducifogli e/o
boschi misti, con predominanza della farnia, tipici del sub orizzonte mesoigrofilo (vedi Titolo V
capo I delle norme del Piano Territoriale Paesistico vigente, oppure quanto indicato nel
regolamento della Riserva Naturale). La conservazione delle fitocenosi superstiti &egrave; finalizzata alla
protezione e alla prevenzione di fenomeni i degrado ambientali quali micro discariche e fonti di
inquinamento e attivit&agrave; improprie.
Pertanto &egrave; fatto obbligo di:
- eliminare dalle aree boscate o da quelle oggetto di rimboschimento tutte le
attivit&agrave; improprie e i fenomeni di degrado ambientali quali micro discariche e
- integrare le parti nude e rafforzare la copertura del manto per le aree debolmente
Gli eventuali interventi di messa a dimora, rinfoltimento o rimboschimento devono essere
preceduti da un’analisi fitosociologia al fine di individuare correttamente la potenzialit&agrave;
2.4 ZONE SIC E ZPS
I terreni di propriet&agrave; della societ&agrave; non ricadono in zone ZPS e SIC.
2.5 VINCOLO IDROGEOLOGICO
I terreni non ricadono all’interno di zone sottoposte a vincolo idrogeologico.
2.6 INQUADRAMENTO AZIENDALE NEGLI AMBITI DEI P.T.P.
I terreni in argomento sono ricompresi nel Piano Territoriale Paesistico, Ambito
Territoriale n.15/2 Insugherata, adottato dalla Giunta Regione Lazio con delibera n.
2283/87 e approvato con la Legge Regionale 755/93 che assoggetta il comprensorio a
zona a tutela limitata.
Quest’ultimo strumento di pianificazione territoriale prevede, nel suo insieme, il
mantenimento della disciplina urbanistica contemplata dal P.R.G., salvo particolari
prescrizioni riassumibili, nella fattispecie, nell’obbligo di edificare sulle sommit&agrave; dei
crinali, di mantenere un rapporto di copertura comprensoriale pari al 10% (requisito che,
di fatto, non limita in alcun modo la potenzialit&agrave; edificatoria sia comprensoriale, sia dei
singoli lotti) e di porre a dimora nel comprensorio specifiche essenze.

References: Art. 69
 Articolo 9
 ARTICOLO 8

ARTICOLO 44
 Art. 3
 art. 10

art. 10

art. 35

Articolo 27

Articolo 25
 art. 8