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Timestamp: 2017-02-23 02:34:45+00:00

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L’amianto in tribunale : una decisione senza precedenti e un « patto col diavolo » | Socio-informatique et argumentation
L’amianto in tribunale : una decisione senza precedenti e un « patto col diavolo »
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Di questo biglietto esiste anche una versione in francese : L’amiante au tribunal : une décision sans précédent entachée d’un « pacte avec le diable »
Il 13 febbraio 2012 segna una data storica, a livello internazionale, nella lotta delle vittime dell’amianto per il riconoscimento dei loro diritti. Il giudice Giuseppe Casalbore, del tribunale di Torino, ha pronunciato una sentenza che ha condannato a 16 anni di prigione i due ex dirigenti di Eternit Italia Stephan Schmidheiny e Louis Ghislain de Cartier, infliggendo a loro e alle rispettive aziende il versamento di oltre 100 milioni di risarcimenti.
« Vergognatevi voi che sapete »
In seguito al nostro precedente biglietto sul processo di Torino,[1] analizziamo qui i nuovi sviluppi dell’affare nelle arene pubbliche francofone e italofone, prima e dopo la sentenza. Per questo disponiamo ora di uno strumento supplementare, sebbene ancora in fase di sperimentazione e sviluppo: i nuovi dizionari in italiano di Prospéro, che permettono i primi trattamenti informatizzati del corpus italofono.
Abbiamo dunque lavorato al confronto fra tre corpus, aggiornati al 29 febbraio 2012. Il primo, Amiante 2011-2012, affronta tutti gli aspetti della questione amianto e si compone di articoli e documenti parlamentari in francese (1.438 test da gennaio 2011 a febbraio 2012) ; il secondo, Eternit, riunisce le reazioni della stampa francofona al processo di Torino (297 testi da gennaio 2009 a febbraio 2012) ; il terzo, Amianto-Eternit, riunisce una selezione di articoli e agenzie in italiano sullo stesso soggetto e in riferimento allo stesso periodo (905 testi da gennaio 2009 a febbraio 2012).
Le repliche delle difese e le metafore dell’argomentazione
Dopo la celebre requisitoria del procuratore Guariniello, che ha chiesto 20 anni per i due imputati, ripresa dai media di tutta Europa, la stampa francofona non si é troppo occupata degli argomenti avanzati dagli avvocati difensori nel corso dell’autunno. La mancanza di argomenti sostanziali contro gli elementi avanzati per decenni dalla mobilitazione dei lavoratori e dei cittadini dei siti amiantati era del resto evidente.[2]
Ciononostante gli avvocati, oltre ad appellarsi a infiniti cavilli giuridici (cosa che fa evidentemente parte del gioco) hanno mobilitato delle figure argomentative finalizzate a rovesciare alcune delle accuse ricorrenti nei dibattiti pubblici. Negli ultimi anni, infatti, il dramma dell’amianto è stato spesso paragonato ad altre stragi di lavoro italiane, come il rogo della Thyssenkrupp o i morti dell’ILVA di Taranto e quelli di Porto Marghera, ma anche a grandi tragedie storiche, evocate dalla stampa e dai diversi attori, come il nazismo o Chernobyl.
E’ interessante notare che l’esempio della Germania nazista, ricorrente una decina di volte nel corpus italofono, é agitato esplicitamente dal difensore di Schmidheiny, l’avvocato Astolfo di Amato, che secondo il resoconto di Alberto Gaino, pubblicato dalla Stampa, ha anche evocato, nientemeno, che i diritti dell’uomo e Guantanamo.
L’arringa del difensore di Stephan Schmidheiny, l’avvocato Astolfo Di Amato, è cominciata dove erano finite le sue questioni di legittimità costituzionale. Ripartendo dalle stesse, sia pure sottoposte a restyling, e aggiungendone un’altra mezza dozzina il legale ha però introdotto una significativa variante: « Chiedo al tribunale di sottoporre in via pregiudiziale alla Corte europea di Giustizia… » (…) L’avvocato rilancia l’argomento per un’altra sventagliata di eccezioni di legittimità costituzionale e di contrasto con la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali: « Il principio di legalità vacilla se il cittadino non sa più cosa deve fare per rispettare la legge ». L’ambito è la sicurezza del lavoro. Di Amato è stato chiaro nel prendersela con la Corte di Cassazione e la sua giurisprudenza che ha significativamente integrato i profili di reato del disastro ambientale e delle omissioni dolose di norme antinfortunistiche, esattamente le accuse a Schmidheiny e a de Cartier. « Il fenomeno che caratterizza l’Italia – evidenzia Di Amato – è la forte erosione del principio di legalità nei suoi tribunali ». Per l’avvocato napoletano è la conseguenza del « diritto della paura » (cita le sentenze della Consulta sui tanti morti del lavoro alla Montefibre di Verbania e sul disastro di Sarno). Lo definisce « fondato sul consenso sociale » , osserva che « ha ascendenze culturali non nobili ». Evoca la giurisprudenza della Germania nazista che « ha piegato il diritto ai propri valori ». Passa per « il diritto penale pensato per distruggere il nemico e che giustifica Guantanamo ». [3]
Bisogna precisare che, sulla stampa italiana, l’esempio della Germania nazista non é utilizzato come parallelo delle stragi, ma come figura di paradosso: si fa notare che la Germania ha già proibito l’amianto nel 1942, e la metafora mira piuttosto a criticare i ritardi delle istituzioni.[4] Il giorno prima della sentenza, è la stampa francese, nella fattispecie Le Monde, che riprende questa considerazione: « A partire dal 1938, la Germania nazista identifica il legame fra l’amianto e il cancro della pleura. Nel 1943, lo proibisce. Ma a Casale bisogna lavorare, bisogna vivere. »[5]
Meno interessanti, dal punto di vista argomentativo, sono gli elementi riportati riguardo ai difensori del barone belga, che secondo la stampa si sono sostanzialmente limitati ad affermare l’estraneità del loro cliente ai fatti. Alla fine, il tribunale ha respinto tutte le eccezioni procedurali, e ha fissato la decisione per il 13 febbraio 2012.
E’ interessante invece considerare il riferimento a Cernobyl, che comincia nel 2009 in diverse sedi, e interessa il principale quotidiano italiano, La Repubblica.
Chi si batte da quasi trent’anni per avere giustizia e per far bandire ovunque l’amianto trova solo due paragoni possibili. L’ecatombe di Bhopal http://bhopal.net/e il disastro di Chernobyl. I numeri che inquadrano la prima udienza, sintetizzando con la cruda statistica centinaia di storie individuali tremende e decenni di battaglie collettive e transnazionali, disegnano il peso del dibattimento, l’immensità del dolore, la rabbia, il perché mezzo mondo guarda a Torino. Familiari, enti, associazioni, sindacati e cittadini chiedono alla prima sezione del Tribunale di rendere giustizia a quasi 2200 morti di mesotelioma – erano 2154 alla chiusura dell’udienza preliminare, altri si sono aggiunti nel corso dei mesi – e per 699 malati senza alcuna speranza di guarigione. Le diagnosi di nuovi casi viaggiano alla media di 40-50 l’anno. L’incubazione è lunghissima. Il picco di decessi deve ancora arrivare. « In Francia si stima che dal 1995 al 2025 – dice un legale d’Oltralpe – i decessi arriveranno a 100mila. Nell’ Unione europea se ne conteranno mezzo milione ». [6]
Il paragone con Hiroshima, proposto dall’avvocato delle vittime francesi dell’amianto, Jean-Paul Teissonnière, é ugualmente emblematica, e agitato alla vigilia della sentenza.[7]
Il rilancio dell’affare, annunciato per il 13 febbraio, é stato preceduto dall’insorgere, a metà dicembre, di una figura classica delle controversie pubbliche e della storia delle lotte sociali, ben descritta dall’antropologia e dalla sociologia[8], quella degli “alleati” che abbandonano la lotta, considerati di conseguenza dei “traditori”, anche se questa parola, urlata durante le prime contestazioni di cui seguono i filmati, appare una sola volta sulla stampa.
In compenso, la definizione « patto col diavolo », ricorrente 16 volte nel corpus italofono, é abbastanza indicativa delle reazioni seguite alla decisione del consiglio comunale di Casale del 17 dicembre scorso. Questa decisione, presa a maggioranza, accettava un’offerta di 18 milioni di euro fatta da un’azienda controllata da Schmidheiny, in cambio del ritiro della città-simbolo della lotta all’amianto dalla lista delle parti civili.
La collera é montata la sera stessa, quando il consiglio comunale è stato assediato da centinaia di manifestanti che hanno gridato al tradimento e chiesto le dimissioni del sindaco Giorgio Demezzi, capo di una maggioranza di centro-destra. Da una parte, gli amministratori affermavano il loro « pragmatismo » per giustificare la decisione come il mezzo più sicuro di ottenere i finanziamenti per la bonifica del territorio e per le cure mediche, senza aspettare i dubbi risultati della causa civile. Demezzi ha precisato più volte che, dal punto di vista giuridico, l’accordo non avrebbe cambiato nulla dei risultati del processo penale.
Ma dal primo momento é stato chiaro a tutti che il segnale politico era quello di una capitolazione, in un affare nel quale la parte giuridica non é che la punta dell’iceberg.
L’indignazione unanime delle associazioni, dei sindacati e degli amministratori dei comuni limitrofi, si é espressa in diverse arene. La stampa si é fatta eco di questa rabbia e, per la grande maggioranza, l’ha sostenuta. E’ sulla Stampa che troviamo il migliore riassunto delle due posizioni: « Il dissenso, via via cresciuto, si è manifestato con urla violente, « giustizia, vergogna, buffoni, traditori ». Il sindaco, tra una sospensione e l’altra del consiglio per le proteste, ha detto che « il risarcimento non è incompatibile con la giustizia, che viene perseguita penalmente », e quindi va accettata la proposta in quanto “vantaggiosa”. » [9]
La situazione si é fatta talmente delicata che, qualche giorno dopo, il nuovo governo italiano é stato costretto a intervenire, nella persona del ministro Renato Balduzzi, che ha usato a sua volta l’argomento al quale apparentemente la giunta di Casale era più sensibile, quello monetario, promettendo sovvenzioni governative in caso di rinuncia del Comune al “patto col diavolo”.
Questa vicenda, in Francia, ha attirato l’attenzione de Le Monde, secondo il quale « Il ministro italiano della salute, Renato Balduzzi, ha telefonato mercoledì 21 dicembre al sindaco di Casale Monferrato, Giorgio Demezzi, per chiedergli un supplemento di riflessione. L’amministratore avrebbe accettato di rivedere la sua posizione, affermando (…) che delle valutazioni tecniche e legali erano ancora in corso. »[10] Ciononostante, é solo alla fine di gennaio che il Comune di Casale rinuncia al “patto col diavolo”.
La sentenza del 13 febbraio A partire dal 12 febbraio, la mobilitazione della stampa italiana sul processo è stata massiccia, e ancora di più nei giorni successivi. Se confrontiamo i profili temporali dei corpus, notiamo non solo il picco nel numero degli articoli sul mese di febbraio (che era scontato), ma anche che per la prima volta il processo di Torino si ripercuote in una curva evidente nel profilo del corpus francofono generico Amiante 2011-2012 (vedi il testo precedente).
Corpus Amiante 2011-2012. Profilo temporale in numero di testi
I media francofoni dedicano per la prima volta un’attenzione prioritaria all’affare Eternit: nel mese di febbraio, contiamo nel corpus Eternit francofono 139 testi contro 307 nel corpus italofono, mentre nel periodo precedente (gennaio 2009 – gennaio 2012) il rapporto era di 158 a 598.
Corpus Eternit. Profilo temporale in numero di testi
Corpus Amianto - Eternit. Profilo temporale in numero di testi
Molti articoli sottolineano gli aspetti nazionalistici della controversia. In Italia, in effetti, il fatto che i due “nemici” siano dei miliardari stranieri ha facilitato il consenso generalizzato sulla battaglia, come dimostra lo spreco di bandiere tricolori in tutte le uscite pubbliche. A Casale, tra l’altro, è stato notato che Schmidheiny non viene mai chiamato col suo nome, ma è sempre evocato come “lo svizzero”. E’ forse il maniera ironica che La Tribune de Genève del 13 febbraio intitola « Attesa le sentenza per lo svizzero Schmidheiny. »[11]
Al processo di Torino. Fonte: La Repubblica
In compenso, la tuta blu dell’ex operaio fotografato prima della sentenza, rinviando alla identica tenuta dei suoi colleghi in tutto il pianeta, ricorda piuttosto l’internazionalismo proletario a cui si ispirano le decine di delegazioni di vittime venute dall’estero.
Il 13 febbraio, la sentenza é infine pronunciata, e la sola lettura della lista delle vittime da risarcire prende tre ore. Ma é nei primi minuti che il giudice Casalbore pronuncia le parole più importanti: condanna a 16 anni per i due imputati con obbligo di risarcimento delle vittime.
Le somme da versare sono stimate in oltre un centinaio di milioni, di cui 25 al comune di Casale, 15 all’INAIL, qualche decina a varie associazioni, istituzioni e sindacati, e circa 30.000 euro a ogni famiglia di vittime.
Non notiamo molti commenti su questa cifra, relativamente bassa, se rapportata al prezzo di una vita umana, dato che tutti protagonisti sono coscienti del valore poco più che simbolico del risarcimento in sede civile. Nella procedura, i commentatori non hanno mancato di sottolineare qualche disguido “all’italiana”: ad esempio, qualche giorno dopo la lettura dell’elenco delle vittime da risarcire, ci si é accorti che qualche centinaio di nomi erano spariti nel passaggio dalla lista manoscritta alla trascrizione, cosa che nei giorni successivi ha fatto risalire la collera di numerose famiglie di Casale e di Cavagnolo, piccolo comune vicino che é stato ugualmente toccato dalla catastrofe.[12]
Resta poi il problema delle vittime di Rubiera e Bagnoli, gli altri due comuni che hanno avuto centinaia di morti fra i lavoratori degli stabilimenti Eternit. Là, il giudice ha ritenuto di non dover procedere penalmente per prescrizione. Nei commenti dei giorni successivi, questi due casi fanno figura di rovescio della medaglia. Secondo il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, la sentenza é “bifronte”:
Allo stabilimento Eternit di Bagnoli vi sono stati 134 morti per tumore al polmone, 9 per cancro alla laringe, 258 per asbestosi polmonare, 65 per mesotelioma, e oltre un centinaio di quegli operai ancora ammalati sempre per le patologie succitate (…) La storica decisione di oggi a Torino sull’Eternit riesce ad essere tanto eclatante e innovativa quanto crudele e incomprensibile per quelle famiglie napoletane che hanno visto la vita dei propri cari distrutta dall’amianto: infatti, anche se vengono riconosciute le responsabilità’ dei massimi dirigenti della multinazionale e si rende giustizia alla collettività e ai dipendenti di quell’azienda, ciò’ non avviene per i familiari dei morti negli stabilimenti Eternit di Bagnoli e di Rubiera in Emilia Romagna, perché per loro é intervenuta la prescrizione dei reati. [13]
Rubiera, comune fra Reggio Emilia e Modena, conta una settantina di morti fra gli operai dello stabilimento ICAR[14]; fra questi, 42 parti civili del processo vengono dalla provincia di Reggio.[15] Tuttavia, Guariniello ha promesso che questi casi saranno “recuperati” nel processo Eternit-bis, di cui si annuncia la prossima apertura. L’ipotesi di reato non sarà più allora « disastro ambientale doloso e omissione volontaria di cautele sui luoghi di lavoro », ma omicidio, e la pena potrà dunque essere applicata anche a decessi avvenuti prima dell’agosto 1999, cioè la data della prescrizione applicata dai giudici di Torino.[16] In una intervista, il magistrato afferma che « Nel nostro procedimento per omicidio verranno presi in considerazione i morti tra i lavoratori e i cittadini non solo di Casale Monferrato e Cavagnolo ma anche di Rubiera e di Bagnoli (…) Ora , ha ribadito il pubblico ministero , è il momento di porre mano anche all’omicidio e l’esito di questa sentenza può influenzare anche l’impostazione di questo nuovo procedimento. »[17]
I luoghi del processo
La stampa francofona non si é troppo soffermata su questi particolari e ha insistito soprattutto sul valore eccezionale del processo come precedente giurisprudenziale di primaria importanza. Le delegazioni francesi erano numerose, e le dichiarazioni dei loro rappresentanti tutte sullo stesso registro. Il presidente della Association Nationale de Défense des Victimes de l’Amiante (ANDEVA), Pierre Pluta, a Torino con una delegazione di vedove di Dunkerque, afferma che « questo verdetto deve servirci da esempio e non può essere altrimenti. »[18] Il confronto fra la situazione italiana e quella francese é al centro dello stesso articolo sulla Voix du Nord, che raccoglie altri commenti dei rappresentanti delle associazioni francesi:
Jean-Michel Despres, che ha lavorato 34 anni alle officine Eternit di Thiant, vicino a Valenciennes, presidente del Comité amiante prévenir et réparer (CAPER), non può evitare un parallelo con la situazione francese: “Quello che é successo in Italia, é la giustizia. Da noi, ci sono gli stessi materiali, le stesse condizioni di lavoro e le stesse imprese, ma aspettiamo sempre (…) Il paragone poco lusinghiero con la situazione transalpina non si ferma qui. Martine Lecerf, giurista per il CAPER di Thiant, ricorda: “In Francia una denuncia contro Eternit è stata depositata nel 1995 a nome della nostra associazione. Nel 1996 siamo stati raggiunti dall’ANDEVA e dai suoi avvocati. Il dossier è andato avanti dieci anni. Due anni fa, é stato attivati un polo salute al ministero della giustizia, ma per il momento non si muove. Martine Lecerf ricorda le numerose delusioni delle vittime francesi dell’amianto: “Una settimana prima di Natale, c’é stato in Francia un non luogo a procedere contro i dirigenti di Eternit.” Pierre Pluta incalza nella stessa direzione: “Da noi, i vecchi dirigenti di Eternit sono assolti prima ancora di essere giudicati. [19]
Su un tono più ottimista l’articolo di Newspress del 22 febbraio: « Questo giudizio é storico e vale come esempio. L’Italia ci ha mostrato il cammino. »[20] Ma nei giorni successivi la stampa francofona ritorna sul dossier amianto sul registro del paradosso. Si considera emblematico l’esempio dell’allontanamento dal processo Eternit in Francia del giudice Bertella-Geoffroy, fatto sul quale gli intervistati da Libération sono unanimi.
Ultimo e sconcertante esempio : in dicembre, il tribunale ha tolto il procedimento dalle mani del giudice Marie-Odile Bertella-Geffroy, che seguiva da sette anni l’inchiesta sulla morte degli ex dipendenti della multinazionale. “Il dossier Eternit, da solo, fa 13 metri cubi di documenti” commentava all’inizio di gennaio su Libération Michel Parigot, vice presidente dell’ANDEVA. “Affidarlo a due giudici nuovi, di cui uno andrà in pensione e l’altro è già incaricato dell’affare Mediator, significa affossarlo!” Per il presidente dell’ANDEVA, Pierre Pluta, “di questo passo, le vittime (3.000 morti ogni anno in Francia) saranno mezzo metro sottoterra prima che il dossier sia istruito e i colpevoli giudicati! ”. [21]
La visita di Guariniello a Parigi il 25 febbraio, su invito del sindacato della magistratura, ha suscitato molta attenzione. Per introdurre l’attrazione fatale che lo Stivale esercita ormai sulle vittime transalpine, L’Humanité del 27 febbraio evoca i viaggi in Italia dei tempi del Grand Tour:
Se Roma, Napoli e Firenze avevano stregato Stendhal, sabato é Torino che ha affascinato i militanti e giuristi francesi, impegnati nella lotta contro l’amianto. A Parigi, una conferenza su “crimini sociali e ambientali” ha permesso loro di ascoltare un ospite d’eccezione: Raffaele Guariniello (…) La sua relazione ha sottolineato il contrasto con la Francia dove, mentre le prime denunce delle vittime dell’amianto risalgono al 1996, nessuna ha ancora dato luogo a un processo. E dove, peggio ancora, il dossier Eternit ha subito una battuta d’arresto con l’annullamento di sei denunce e l’allontanamento del giudice Marie-Odile Bertella-Geffroy che vi lavorava da sette anni. Il contrasto é dovuto ai sistemi giudiziari, molto differenti ai due lati delle Alpi. In Francia, i giudici d’istruzione conducono le inchieste, ma sotto il controllo delle Procure, dipendenti dal potere politico. In Italia, le indagini sono condotte da magistrati della Procura, ma sono indipendenti. E’ in questo contesto favorevole che Raffaele Guariniello ha condotto per vent’anni, con un gruppo di procuratori specializzati in sicurezza sul lavoro, un “viaggio nel Codice Penale, alla ricerca delle imputazioni più adatte” per perseguire un imprenditore che per ragioni economiche attenta alla salute dei suoi dipendenti. Viaggio il cui punto culminante è stato il dossier Eternit ma anche, nell’aprile scorso, la condanna dei dirgenti di Thyssenkrupp a sedici anni e mezzo di prigione per omicidio volontario, dopo la morte di sette operai nell’incendio di un’acciaieria nel 2007 (…) Dei giudizi abbastanza vertiginosi per dei giuristi francesi, ha sottolineato Odile Barral del Sindacato della magistratura, “visto che qui il processo per le vittime dell’amianto è al punto zero, il che pone il problema dello statuto delle Procure, e di questa ingiunzione folle di perseguire tutto, salvo gli affari importanti.” “Le Procure noin hanno mai preso la minima iniziativa negli affari di amianto” conferma l’avvocato delle vittime Jean-Paul Teissonnière, che sottolinea anche l’inadeguatezza del diritto penale francese. “Non c’è nessun testo che permetta di incriminare una persona all’origine di una catastrofe sanitaria per finalità lucrative, pur essendo cosciente dei rischi. Questo fenomeno sociale non può essere affrontato che sotto l’angolo dell’omicidio involontario, di una successione di incidenti individuali, senza l’aspetto collettivo.” Nello stesso senso, il giudice Marie-Odile Bertella-Geffroy ha deplorato “la chiara mancanza di mezzi per condurre indagini molto impegnative, l’assenza di qualificazioni diverse da quelle di “omicidi e lesioni involontarie” e la mancanza di indipendenza della giustizia. [22]
Quali sviluppi dopo l’affare Eternit ?
Alla fine di questo primo round dell’affare giudiziario Eternit-Italia, analizziamo le reti di entità che risultano dall’analisi dei tre corpus. Sappiamo che Prospéro permette di esportare le liste degli attori nei grafici Pajek, programma molto efficace nell’analisi e nella rappresentazione di diverse tipologie di reti.[23] Dal punto di vista sociologico, le potenzialità di questo strumento per un approccio alle reti politiche e sociali é evidente, senza peraltro limitarsi a questo aspetto. Abbiamo dunque analizzato con Pajek i legami fra gli di attori di ognuno dei tre corpus Prospéro, per poi confrontarli.
La rete del corpus italofono é evidentemente la più compatta, perché questo dossier si riferisce più direttamente allo svolgimento del processo, e il ruolo del confronto internazionale con altri casi in Europa e nel mondo é relativamente debole. La rete di Teissonnière é relativamente marginale rispetto all’insieme, dominato dalle grandi figure del processo, Guariniello, Cartier et Schmidheiny, fra i quali il sindaco di Casale, Demezzi, ottiene una posizione centrale grazie all’affare del “patto col diavolo”.
Corpus Amianto-Eternit – Grafico Pajek delle reti e degli attori
Corpus Eternit – Grafico Pajek delle reti e degli attori
I tre grafici, e in particolare quello del corpus francofono Eternit, mostrano che la personalità più legata alle altre, e dunque in generale la più citata, é Schmidheiny. Dei due imputati é lui quello considerato dall’inizio come il più interessante sia dalla stampa sia dalle associazioni, per diversi motivi. Intanto perché il suo coimputato, il barone belga, ha già più di novant’anni, e se si tiene conto dei tempi prevedibilmente lunghi dell’appello e della Cassazione, la sua condanna a 16 anni é percepita più che altro come simbolica, anche in virtù della legge italiana che proibisce l’incarcerazione di persone con più di 70 anni (legge approvata qualche anno fa sotto il governo Berlusconi, della quale anche il lettore meno al corrente delle faccende italiane può immaginare la vera finalità … ).
In compenso « lo svizzero », più giovane e ancora molto attivo in diverse imprese, figura come bersaglio principale, anche perché gli si attribuisce una sorta di “doppia vita”: dalla fine degli anni Ottanta, infatti, il suddetto si presenta come nientemeno che un “ecologista” e “filantropo”, cosa che non ha mancato di suscitare qualche sarcasmo da parte dei commentatori.[24]
Nel corpus Eternit francofono vediamo sorgere una serie di nomi legati a delle reti secondarie che non sono evidenti nel corpus italofono, e che vengono dal confronto internazionale: a destra del grafico, osserviamo le reti degli amiantati francesi e, nella parte sinistra, i protagonisti dell’affare Eternit-Belgio, dove la famiglia Jonckheere ha recentemente vinto un processo civile contro la multinazionale. Questa procedura é stata a sua volta guardata con molto interesse in Francia.
Corpus Amiante 2011-2012 – Grafico Pajek degli attori e delle reti
Il grafico più complesso è quello del corpus Amiante 2011-2012, nonostante cio sia meno evidente a prima vista, dato che gli attori sono più sparsi e i loro legami relativamente più deboli che negli altri due grafici. Intanto, é solo con le decine di articoli dedicati alla sentenza del 13 febbraio che i protagonisti del processo di Torino conquistano una posizione centrale, a fianco degli amiantati francesi e belgi. Bisogna sottolineare inoltre la posizione ugualmente centrale dei protagonisti del dibattito in corso nel Québec, che è forse la nuova frontiera della lotta per la proibizione dell’amianto, dato che la politica canadese di una produzione “controllata” e “sicura” delle fibre è costantemente rimessa in questione nelle arene pubbliche locali: dei 1.236 articoli di giornale del corpus Amiante 2011-2012, 101 sono stati pubblicati sui giornali canadesi francofoni, e le entità fittizie CANADA@ e Québec@ ottengono rispettivamente 420 e 294 citazioni.
In ogni caso, la storia giudiziaria di Eternit-Italia è lontana dalla conclusione, perché gli avvocati dei condannati in primo grado hanno annunciato il ricorso in appello, mentre dall’altra parte il processo Eternit-bis é in fase di istruzione.
Il problema é ormai di sapere se, fuori dai tribunali, la mobilitazione popolare saprà imporre la bonifica delle migliaia di siti e situazioni, in particolare fabbriche, abitazioni e materiali ferroviari, dove l’amianto, a vent’anni dalla sua proibizione in Italia, non é mai stato tolto, e se l’internazionalizzazione dell’affare produrrà risultati in altri contesti.
[1] F. Ferretti, « L’amiante au tribunal ou l’éternel rebondissement d’un cas sanitaire », Socio-Informatique et Argumentation, 3 décembre 2011, http://socioargu.hypotheses.org/3170
[2] Sulla lunga durata delle questiooni legate all’amianto e sulla sua storoa nello sviluppo del software Prospéro, si veda: F. Chateauraynaud, D. Torny, Les sombres précurseurs : une sociologie pragmatique de l’alerte et du risque, Paris, Editions de l’Ehess, 1999 ; F. Chateauraynaud, Prospéro, une technologie littéraire pour les sciences humaines, Paris, CNRS Editions, 2003 ; F. Chateauraynaud, J. Debaz, « Retrouver le temps des acteurs dans le temps des corpus », Socio-informatique et argumentation, 10 mars 2010, http://socioargu.hypotheses.org/347
[3] La Stampa, 12 ottobre 2011.
[4] ANSA, 11 ottobre 2010 ; 1gennaio 2012 ; 2 novembre 2009 ; 16 febbraio 2012.
[5] Le Monde, 11 février 2012.
[6] La Repubblica, 10 dicembre 2009.
[7] La Tribune de Genève, 13 février 2012 ; Libération, 13 février 2012.
[8] C. Giraud, De la trahison, contribution à une sociologie de l’engagement, Paris, L’Harmattan, 2010 ; S. Schehr, « Sociologie de la trahison », Cahiers internationaux de sociologie, 2007/2, n° 123, p. 313-323.
[9] La Stampa, 17 dicembre 2011.
[10] Le Monde, 27 décembre 2011.
[11] La Tribune de Genève, 13 février 2012.
[12] La Repubblica, 16 febbraio 2012 ; La Stampa, 17 febbraio 2012.
[13] Adnkronos, 13 febbraio 2012.
[14] Il Resto del Carlino, 8 novembre 2011.
[15] Il Resto del Carlino, 15 aprile 2011.
[16] Agenzia Giornalistica Italia, 13 febbraio 2012.
[17] Agenzia Telegrafica Svizzera, 16 febbraio 2012.
[18] La Voix du Nord, 14 février 2012.
[20] Newspress, 22 février 2012.
[21] Libération, 28 février 2012.
[22] L’Humanité, 27 février 2012.
[23] W. De Nooy, A. Mrvar, V. Batagelj, Exploratory Social analysis with Pajek, Cambridge, Cambridge University Press, 2005.
[24] Il Resto del Carlino, 7 aprile 2009 ; La Repubblica, 11 dicembre 2009 ; Planète sans visa, 6 juillet 2011; Libération, 13 février 2012
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