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Timestamp: 2016-05-27 00:15:16+00:00

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Alimenti per il coniuge Redditi elevati - obbligo di locare un appartamento di vacanze o un appartamento gravato da diritto di abitazione Alimenti per il coniuge
Caso 195, 13 maggio 2008
Nel caso concreto siamo in presenza di due coniugi in procedura di divorzio con alle spalle un matrimonio di lunga durata (segnatamente di 25 anni); il reddito del marito è da considerarsi elevato (ca. CHF 20'000.00 mensili); alla moglie, di 60 anni, non può essere imposto di iniziare un'attività lavorativa; risulta tuttavia proprietaria di due fondi, uno di vacanza in Grecia e uno a Londra, locato a CHF 1'600.00 mensili; abita in un appartamento per il quale beneficia di un diritto di abitazione. Per quanto concerne l'abitazione di vacanze in Grecia, vista la lunga durata del matrimonio e il diritto della moglie di conservare il tenore di vita goduto durante il matrimonio (DTF 129 III 7, consid. 3.1), non si può pretendere che la medesima rinunci alle vacanze in tale abitazione e provveda a locarla a terzi per poterne ricavare una pigione. Per quanto concerne l'appartamento da lei abitato, a maggior ragione non si può pretendere che lo dia in locazione a terzi ricavandone un reddito, già per il solo motivo che per poter locare a terzi un diritto di abitazione (art. 777 CC) occorre il consenso del proprietario (cfr. ad es. P.H. Steineuer, Les droits réels, Tomo III°; 3e ed., 2003, n° 2498 et 2506b) e ciò anche se, come nel caso concreto, la proprietaria dell'abitazione è la madre della moglie. Naturalmente per l'appartamento di Londra non vi sono per contro motivi per non continuare a considerare l'entrata di CHF 1'600.00 mensili a favore della moglie.
Rapporto tra equa indennità della previdenza professionale e mantenimento dopo il divorzio Alimenti per il coniuge
Caso 193, 14 aprile 2008
Nella presente fattispecie siamo in presenza di due coniugi in cui il marito ha 14 anni in più della moglie e il matrimonio è di lunga durata (oltre 10 anni). Il marito al momento del divorzio aveva 71 anni, per cui già in pensione, mentre la moglie 57 anni. Litigiosi nel caso concreto sono il contributo di mantenimento post divorzio del marito a favore della moglie (art. 125 CC) e l'indennità adeguata prevista dall'art. 124 CC (l'ammontare dell'indennità adeguata dopo il sopraggiungere di un caso di previdenza). Se il coniuge debitore di alimenti è già pensionato, mentre l'altro lo sarà parecchi anni dopo, il Giudice del divorzio deve prevedere per il periodo posteriore il pensionamento del coniuge più giovane, sia un'indennità adeguata ex art. 124 CC, sia un contributo alimentare ai sensi dell'art. 125 CC, importi che prendano in considerazione i bisogni concreti di ciascun coniuge. Gli importi fissati per ciascuno di questi due diritti sono tra di loro interdipendenti, nel senso che eventuali lacune previdenziali devono essere colmate con il versamento di un contributo alimentare (DTF 129 III 257 consid. 3.5 p. 263). Al contrario, se l'equa indennità è adeguata, si giustifica un contributo di mantenimento ridotto. In ogni caso l'importo totale corrisposto dal coniuge debitore è limitato sia dal tenore di vita goduto dai coniugi durante il matrimonio, sia dalle capacità contributive ridotte del coniuge debitore, tenuto conto d'altra parte che gli importi di previdenza professionale non raggiungono mai l'ammontare dell'ultimo stipendio. Naturalmente, qualora si fosse stato in presenza di un matrimonio di breve durata, il concetto del clean break, per quanto riguarda l'applicabilità dell'art. 125 CC, avrebbe fatto decadere la possibilità di ottenere un contributo alimentare dopo il divorzio, ma non per l'ottenimento di un'equa indennità ai sensi dell'art. 124 CC.
* Sentenza non pubblicata, ma reperibile sul sito internet del Tribunale federale: 5A 55/2007 (v. anche FamPra 1/2008, N. 6).
Data creazione: 14 aprile 2008
Ripresa e estensione dell'attività lavorativa in caso di probabile futura mancata riconciliazione Alimenti per il coniuge
Caso 183, 19 novembre 2007
La questione di una ripresa, rispettivamente una estensione di un'attività lavorativa da parte del coniuge creditore di un contributo alimentare durante la separazione (in particolare nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale) è stata trattata nel caso-148. A prescindere dal fatto che la procedura sia di misure a protezione dell'unione coniugale, di separazione coniugale o di divorzio, secondo la giurisprudenza, quando non si possa ragionevolmente contare su di una ripresa della comunione domestica, per decidere il contributo alimentare, e in particolare la questione inerente alla ripresa, rispettivamente all'estensione dell'attività lucrativa di un coniuge, occorre prendere in considerazione i criteri applicabili al mantenimento dopo il divorzio (DTF 128 III 65, consid. 4a). Nell'ambito del divorzio ciascun coniuge, per quanto possibile, deve poter sovvenire autonomamente al proprio fabbisogno ed essere incoraggiato ad acquistare la propria indipendenza economica (DTF 129 III 7, consid. 3.1). Dato che dopo l'inoltro di una procedura di divorzio non si può più ragionevolmente prevedere una possibilità di riconciliazione, l'obiettivo della ripresa o estensione di un'attività lavorativa dev'essere ritenuto già importante nell'ambito di misure cautelari ex art. 137 cpv. 2 CC e i principi giurisprudenziali sul mantenimento dopo il divorzio (art. 125 cpv. 2 CC) possono essere considerati in modo più esteso rispetto all'ambito delle misure a protezione dell'unione coniugale (DTF 130 III 537, consid. 3.2, pag. 542). Un coniuge può dunque anche vedersi imputare un reddito ipotetico superiore a quello effettivamente conseguito con la sua attività lavorativa, sempre che l'aumento di stipendio sia effettivamente possibile e possa ragionevolmente essere esatto (DTF 128 III 4, consid. 4; DTF 127 III 136, consid. 2a in fine; DTF 119 II 314, consid. 4a; DTF 117 II 16, consid. 1b; DTF 110 II 116, consid. 2a). Infatti un reddito ipotetico può essere computato non solo al coniuge debitore alimentare, ma anche al coniuge creditore di alimenti, in particolare se si tratta di decidere dei contributi alimentari nell'abito di procedure cautelari ex art. 137 cpv. 2 CC (cfr. sentenza TF 5P.418/2001 e 5P.488/2000) o in una procedura di divorzio (DTF 127 III 136, consid 2a e 2c). Sinteticamente si può riassumere che nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale, per poter pretendere che il coniuge creditore di alimenti ripristini, rispettivamente estenda un'attività lavorativa, occorre rispettare i tre principi indicati nel caso-148; tuttavia se una riconciliazione non può ragionevolmente essere considerata, allora si applicano i principi giurisprudenziali sul mantenimento dopo il divorzio (art. 125 cpv. 2 CC). Mentre nell'ambito di una procedura provvisionale di divorzio, essendo ragionevolmente in ogni caso esclusa una riconciliazione, si applicano i principi giurisprudenziali sul mantenimento dopo il divorzio (art. 125 cpv. 2 CC).
Data creazione: 19 novembre 2007
Contributo di mantenimento dopo il divorzio: matrimonio che ha marcato la vita coniugale e adattamento alle circostanze future prevedibili Alimenti per il coniuge
Caso 174, 18 giugno 2007
Data creazione: 18 giugno 2007
Effetti di un concubinato sul contributo di mantenimento dopo il divorzio Alimenti per il coniuge
Caso 173, 29 maggio 2007
Secondo il nuovo diritto del divorzio una consolidata comunione di vita analoga al matrimonio da parte del coniuge creditore alimentare non comporta più l'estinzione del diritto al mantenimento. Entra semmai in considerazione una sospensione del diritto al contributo di mantenimento.
Data creazione: 29 maggio 2007
Contributo di mantenimento dopo il divorzio in caso di matrimonio di media durata Alimenti per il coniuge
Caso 171, 30 aprile 2007
Alimento al genitore che deve prendersi cura dei figli bisognosi di cure Alimenti per il coniuge
Caso 169, 2 aprile 2007
Secondo l'ormai costante giurisprudenza del Tribunale federale, rimasta invariata anche con l'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio del 1° gennaio 2000, il limite d'età per cui il genitore affidatario (di regola la madre) è costretto ad intraprendere un'attività lavorativa a tempo parziale è quando il figlio più piccolo compie 10 anni, rispettivamente a tempo pieno quando compie i 16 anni (cfr. caso 055 e DTF 115 II 6).Vi sono vari motivi per cui si può derogare a questa regola, come ad es. gli altri fattori di ponderazione previsti all'art. 125 cpv. 2 CC.Nelle sentenze del Tribunale federale oggetto del presente commento, la giurisprudenza ha previsto la possibilità di derogare alla regola sopra descritta anche nel caso in cui il genitore affidatario non si occupa del quotidiano del figlio, siccome p. es. il figlio è collocato in una struttura in internato (in questo caso il Tribunale federale ha ritenuto che il limite dei 16 anni di età del figlio può essere abbassato - sentenza 5P.242/2006) oppure nel caso in cui il figlio necessita di cure particolari, siccome con problemi di salute (in quest'altro caso il Tribunale federale ha ritenuto che il limite dei 16 anni di età del figlio potesse essere aumentato, segnatamente a 18 anni, momento in cui il bambino in questione, sofferente di un'epilessia congenita e di diversi ritardi sullo sviluppo, potrà beneficiare di una struttura statale protetta con un relativo lavoro; da notare che comunque per la madre, genitore affidatario, vista l'età della medesima - 54 anni - e l'assenza dal lavoro da parecchi anni - 24 - , i suoi problemi di salute, la situazione del mercato del lavoro e la buona situazione economica dell'ex marito, il Tribunale federale ha preteso una sua attività comunque solo a tempo parziale anche dopo il compimento dei 18 anni di età del figlio - sentenza 5C.171/2005).
Contributo alimentare decretato dopo la sentenza di divorzio, quando gli effetti accessori sono ancora controversi Alimenti per il coniuge
Caso 167, 5 marzo 2007
Secondo l'art. 126 cpv. 1 CC il Giudice stabilisce il contributo di mantenimento a favore dell'ex coniuge sotto forma di rendita e fissa l'inizio dell'obbligo di versamento. Se la sentenza di divorzio non prevede a partire da quando decorra il contributo, l'obbligo di versamento comincia con il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio. L'inizio dell'obbligo di mantenimento dopo il divorzio può essere fissato anche al momento del passaggio in giudicato parziale, e ciò quand'anche il giudice delle misure provvisionali abbia stabilito un contributo di mantenimento che si estende oltre tale data (DTF 128 III 121). Il momento a partire dal quale decorre il contributo alimentare può essere fissato anche a partire da una data parecchio posteriore la pronuncia del divorzio: ad es. può coincidere con il pensionamento allorquando un coniuge anziano è in grado di provvedere al proprio mantenimento dopo il divorzio, ma non dispone di una sufficiente previdenza di vecchiaia. L'art. 126 cpv. 3 CC prevede inoltre che il Giudice può subordinare a determinate condizioni il contributo di mantenimento (ad es. si può prevedere un aumento della rendita qualora una delle clausole della convenzione sulle conseguenze accessorie al divorzio non fosse adempiuta o ad es. in caso di un eventuale insuccesso del reinserimento professionale previsto al momento del divorzio): cfr. per alcuni esempi il Messaggio sulla revisione del diritto di famiglia (FF 1996, pag. 128). Se appare pacifica la possibilità di far decorrere il contributo alimentare a partire da un periodo posteriore la crescita in giudicato della sentenza di divorzio, parte della dottrina ritiene che si potrebbe prevedere la decorrenza anche a partire da un periodo precedente (ad es. Gloor/Spycher, Basler Commentar, N. 4 ad art. 126 CC), questione tuttavia non considerata da altra dottrina (ad es. Schwenzer, Famkommentar, N. 10 ad art. 126 CC), nè dal Tribunale federale (DTF 128 III 121). Giusta l'art. 137 cpv. 2 terza frase CC le misure provvisionali - decretate pendente causa o dopo lo scioglimento del matrimonio, ove il processo sugli effetti del divorzio non fosse ancora terminato - sono rette, per analogia, dalle disposizioni a tutela dell'unione coniugale. Il criterio per la definizione dei contributi alimentari si fonda in tal caso, sul riparto dell'eccedenza - di regola a metà - una volta dedotto dal reddito familiare il fabbisogno dei coniugi e dei figli (il cosiddetto "calcolo delle eccedenze"). Il principio testé riassunto non è tuttavia senza limiti. Nel caso in cui sia altamente verosimile che in esito al divorzio non sarà accordato alcun contributo di mantenimento (art. 125 CC) è possibile in effetti che, una volta passato in giudicato lo scioglimento del matrimonio, il Giudice delle misure provvisionali rifiuti ogni contributo.
Aspettative ereditarie - computo di una quota di eredità gravata da usufrutto per il calcolo del contributo di mantenimento dopo il divorzio Alimenti per il coniuge
Caso 154, 2 agosto 2006
Secondo il diritto in vigore fino al 31 dicembre 1999 le aspettative (tra cui quelle ereditarie verso l'altro coniuge) erano considerate esplicitamente nell'ambito dell'applicazione dell'allora vigente art. 151 vCC. Altra questione era invece quella concernente la possibilità di considerare, sempre per il calcolo degli alimenti, le aspettative ereditarie relativamente all'ipotesi di decesso di un genitore di un coniuge; su tale aspetto la dottrina maggioritaria era dell'opinione che non dovessero essere prese in considerazione. Il Tribunale Federale si era espresso in passato per il caso in cui era il coniuge creditore ad essere il possibile beneficiario di eredità: cfr. DTF 114 II 117; la sentenza è stata oggetto di commento da parte della dottrina (cfr. referenze citate al consid. 2.2 della sentenza qui commentata). Secondo i Giudici di Losanna la revisione del diritto entrato in vigore il 1° gennaio 2000 non ha cambiato nulla in merito. Nel caso in esame è stato precisato che è esclusa la possibilità di considerare, per il calcolo dei contributi di mantenimento, mere aspettative ereditarie che dovesse avere il coniuge debitore dell'alimento. E' infatti escluso che si possano considerare dei beni patrimoniali se i medesimi non fanno parte della massa patrimoniale del coniuge debitore. Inoltre nel caso concreto di beni gravati da usufrutto a favore di terzi (è il caso in una successione, in cui un coniuge risulta il figlio, nudo proprietario di beni lasciati in usufrutto al proprio genitore dall'altro deceduto) fintanto che sussiste la mera nuda proprietà a favore del coniuge, la sostanza risulta irrilevante per il calcolo dei contributi alimentari. * Sentenza non pubblicata sulla raccolta ufficiale, ma reperibile sul sito internet del Tribunale Federale: 5C.27/2005.

References: art. 124
 Sentenza 
 art. 137
 DTF 
in fine
 DTF 
 DTF 
 DTF 
 art. 137
 sentenza 
 DTF 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 126
 art. 126
 art. 151
 DTF 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza