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DBAPPAREL ITALIA S.r.l. Modello di Organizzazione, di Gestione e Controllo di cui al decreto legislativo n. 231 dell 8 giugno PDF
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Lamberto Ferro
1 DBAPPAREL ITALIA S.r.l. Modello di Organizzazione, di Gestione e Controllo di cui al decreto legislativo n. 231 dell 8 giugno Parte Generale - 1
2 1. Introduzione Definizioni e Glossario (copre le definizioni contenute nell intero documento) Principali termini utilizzati nel Modello e loro significato Attività aziendale Attività sensibile Global Business Standards Norme Globali di Condotta aziendale. CFO CIO Controllo interno Decreto Director/Direttori/Dirigenti Disposizione aziendale Documento di valutazione dei rischi aziendali Documento programmatico sulla sicurezza - DPS Finance Funzione aziendale HR IT Linee Guida di Confindustria Local Marketing Logistic Manager D.C. Mappatura dei Rischi Modello Organizzativo o Modello Operations Organigramma Organismo di vigilanza oppure OdV Procedura Si intende l ordinaria operazione aziendale svolta nell ambito delle mansioni attribuite alla specifica Funzione aziendale. Si intende un operazione o una serie di operazioni svolte ordinariamente dal personale dipendente nell ambito delle proprie mansioni e che, per la loro caratteristica, richiedono l applicazione di specifici controlli al fine di limitare l esposizione al rischio di commissione dei reati previsti dal Decreto. Corrisponde al Codice Etico ed indica le Norme aziendali di condotta aziendale. Il documento include anche i principi etici della Società finalizzati ad evitare comportamenti che possono comportare le fattispecie di reato previste dal Decreto. Chief Financial Officer Funzione che sovraintende le attività finanziarie, amministrative e contabili. Chief Information Officer Direttore dei Sistemi operativi. Si intende l'insieme delle Procedure aziendali poste in essere dai Consiglieri e dalla Dirigenza per garantire la corretta esecuzione delle Attività aziendali, l'affidabilità, l'accuratezza e la completezza delle informazioni, nonché la salvaguardia del patrimonio aziendale. Indica il Decreto Legislativo 8 Giugno 2001 n 231 e successive modificazioni e integrazioni. Si intendono il lavoratori preposti alla direzione di una o più Aree aziendali con autonomia decisionale a cui compete promuovere, gestire e coordinare la realizzazione degli obiettivi aziendali. Una regola aziendale specifica e formalizzata in termini sintetici quale, ed esempio, un ordine di servizio. Si intende il documento di cui agli artt. 17 e 28 del D.Lgs. 81/ 08. Si intende il documento redatto in base alle disposizioni di cui al punto 19 del disciplinare tecnico in materia di misure minime di sicurezza, allegato b del codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003). Attività connesse alla gestione amministrativa aziendale svolte sotto la responsabilità del CFO Si intende una serie di attività che hanno la medesima natura, riunite tra loro perché riguardanti il medesimo oggetto operativo e finalizzate alla realizzazione degli obiettivi d impresa. Gestione delle Risorse Umane Si intende information tecnology ovvero il settore specialistico riferito all informatica. Si tratta delle linee guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del Decreto, approvate il 7 marzo 2002 e aggiornate al 31 marzo Funzione preposta all organizzazione delle attività di marketing e di iniziative pubblicitarie. Funzione preposta alla attività della logistica. Si intende la documentazione predisposta da BAI che (i) analizza le attività sensibili della Società con riferimento ai rischi di commissione dei reati di cui al Decreto, (ii) ne sintetizza i protocolli posti in essere per contrastare i rischi di reato, (iii) rinvia, dove applicabile, alla documentazione più estesa dei controlli e delle procedure disponibile nel sistema aziendale, e (iv) indica analiticamente i livelli di responsabilità per la corretta applicazione delle regole aziendali. Indica il modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire i reati predisposto dalla Società ai sensi del D.Lgs. 231/2001. E il settore aziendale che si occupa dell attività di stabilimento. Si intende il sistema di rappresentazione delle varie funzioni aziendali organizzate per lo svolgimento dell Attività aziendale secondo i relativi rapporti gerarchici intercorrenti. L organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo di cui all art. 6 del Decreto nominato dalla Società. Un insieme di regole aziendali codificate e da applicare nello svolgimento di una specifica Attività aziendale svolta da una Funzione aziendale. 3
3 Principali termini utilizzati nel Modello e loro significato Protocolli o Controlli preventivi Pubblica Amministrazione oppure P.A. Regolamento Responsabile della Privacy RSPP Sales Director Traditional Trade Sales Director Mass Market Retail & Dep Stores Director Sistema disciplinare Società o DBAI Soggetti Apicali Soggetti Subordinati Soggetti destinatari Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro oppure TU. Si intendono le regole di controllo previste nello svolgimento di un Attività aziendale e finalizzati a contrastare i rischi di commissione dei reati di cui al Decreto. Si intende quanto previsto nella Parte A Reati contro la Pubblica Amministrazione all interno della Parte Speciale del presente Modello Organizzativo. Regolamento di funzionamento dell Organismo di vigilanza predisposto dal medesimo. Si intende la persona preposta dal titolare del trattamento dei dati personali in base all art. 29 della Legge 196/2003 (testo unico della privacy). Si tratta del responsabile del servizio di prevenzione e protezione di cui all'art. 2 lett. f) del TU. Direttore vendite - Funzione aziendale preposta alle vendite del canale del dettaglio tradizionale. Direttore vendite - Funzione aziendale preposta alle vendite del canale Ipermercati e Supermercati. Direttore vendite - Funzione aziendale preposta alle vendite del canale dei negozi diretti, negozi in franchising e dei punti vendita nei grandi magazzini. Si intende il sistema disciplinare di cui agli artt. 6 e 7 del Decreto idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello Organizzativo. Indica DBAPPAREL ITALIA S.r.l. Si intendono le persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso. di cui al l art. 5, comma 1, lett. a) del Decreto. Si intendono le persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei Soggetti Apicali di cui al l art. 5, comma 1, lett. b) del Decreto. Sono i soggetti sia dipendenti che terzi rispetto alla Società ai quali sono indirizzati i principi etici, le istruzioni operative ed il Modello Organizzativo nel suo insieme, ciascuno secondo i livelli di responsabilità a loro attribuiti. Si intende il D.Lgs. n. 81/2008 Attuazione dell articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. 4
4 2. Premessa Il decreto legislativo 8 Giugno 2001 n 231 ha intro dotto nel nostro ordinamento la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica. In base a tale nuova disciplina, nel caso in cui vengano commessi i reati previsti nel Decreto e secondo le condizioni ivi specificate, la Società (in quanto entità legale) può essere ritenuta direttamente responsabile, a meno che non dimostri di avere adottato un modello di organizzazione, di gestione e di controllo tale per cui l azione sia stata commessa da una singola persona, in violazione alle disposizioni aziendali. BAI ha adottato il presente Modello Organizzativo, con delibera del Consiglio di Amministrazione del 22 dicembre BAI confida sull integrità del comportamento di tutti i propri dipendenti per mantenere un idoneo livello di applicazione delle disposizioni previste dal presente Modello Organizzativo. 3. Campo di Applicazione del Documento Le prescrizioni del presente documento si applicano a tutti i dipendenti di BAI che, a qualsiasi titolo, sono partecipi e/o gestiscono attività di riferimento, e/o dati e informazioni connesse. Inoltre, si applicano nei confronti di tutti i Soggetti Destinatari. Infatti, secondo il Decreto, la Società è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: da Soggetti Apicali; da Soggetti Subordinati. BAI non risponde, per espressa previsione legislativa (art. 5, comma 2, Decreto), se le persone indicate hanno agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi. Il presente documento sarà soggetto a revisione periodica da parte di BAI, per opera dell Organismo di vigilanza e/o del Consiglio di Amministrazione, in funzione del principio del miglioramento continuo posto alla base del sistema di governo dei processi aziendali. Il Modello Organizzativo quindi, potrà subire delle modifiche a discrezione della Società stessa a seguito di modifiche derivanti dall osservanza delle norme giuridiche in materia e loro integrazioni e variazioni. In ogni caso, i principi e le metodologie del presente Modello Organizzativo definito da BAI troveranno applicazione anche con riferimento a eventuali ulteriori ipotesi di reato che, a seguito di intervento legislativo dovessero assumere rilievo in ordine alla responsabilità amministrativa della Società. 5
5 4. Il Decreto Con il Decreto si introduce nel nostro ordinamento giuridico il principio della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, quando specifici reati sono commessi dai Soggetti Apicali o dai Soggetti Subordinati, qualora tali reati siano stati commessi nell'interesse o a vantaggio della Società stessa (superamento del principio societas delinquere non potest ). Tale responsabilità si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il reato. Le società si spingono sempre più verso la definizione di piani e programmi tendenti alla prevenzione di eventi dannosi per le stesse; per cui la previsione di un Modello Organizzativo permette di dare le indicazioni necessarie a prevenire l'insorgere di potenziali criticità, definendo ove possibile, opportuni indicatori per le singole tipologie di rischio. A tal fine Confindustria ha emanato le Linee Guida di Confindustria per la costruzione di modelli organizzativi ai sensi del Decreto. In estrema sintesi, possiamo riassumere le aree di intervento individuate nelle Linee Guida di Confindustria, come segue: individuazione degli ambiti aziendali di attività e delle varie aree a rischio (operazioni contabili, procedure di sicurezza ecc,.); individuazione dei rischi potenziali e delle condizioni per la commissione di reati nell'interesse o a vantaggio della società; nomina di un organismo di vigilanza che sia a diretto riporto del vertice interno aziendale, indipendente, autorevole, adeguato, autonomo, non occasionale; definizione di responsabilità e attività finalizzate alla appropriata gestione delle attività; definizione delle procedure interne di controllo, atte a governare, prevenire e controllare le attività a rischio; definizione dei meccanismi di comunicazione da parte dell organismo di vigilanza verso i vertici della società e viceversa; definizione dei meccanismi di comunicazione da parte dei soggetti destinatari del Decreto verso l organismo di vigilanza e viceversa; predisposizione di un codice etico; previsione di un sistema disciplinare e dei meccanismi sanzionatori, in caso di violazione del modello organizzativo. 6
6 5. Il Valore Aggiunto Dotare la Società un Modello Organizzativo atto a prevenire i reati, costituisce una scelta strategica per la Società stessa e per i soci, dando la possibilità di: poter perfezionare l'organizzazione interna ottimizzando la suddivisione di competenze e responsabilità; migliorare l'immagine presso i clienti, il mercato e verso l esterno in generale. Oltre al valore aggiunto derivante dall implementazione di un sistema di governante il Decreto prevede la possibilità di andare esenti dalle responsabilità e dalle conseguenti sanzioni quando si verifica un procedimento penale per uno dei reati previsti dal Decreto, nel caso il Modello Organizzativo venga efficacemente adottato. 6. L adeguatezza e l efficacia del Modello Organizzativo É importante evidenziare che l accertamento della responsabilità della Società viene effettuato anche attraverso la valutazione della adeguatezza ed efficacia del Modello Organizzativo e, quindi, il giudizio d idoneità del sistema interno di organizzazione, gestione e controlli per la prevenzione dei reati che il giudice è chiamato a formulare in occasione di un procedimento penale. 7. Fattispecie di Reato Le fattispecie di reato previste dal Decreto, che possono configurare la responsabilità amministrativa della Società, sono quelle espressamente previste e sono comprese nelle seguenti categorie: reati contro la Pubblica Amministrazione (quali corruzione e malversazione ai danni dello Stato, indebita percezione di erogazioni, truffa ai danni dello Stato e frode informatica ai danni dello Stato, indicati agli artt. 24 e 25 del Decreto); reati societari (quali, ad esempio, false comunicazioni sociali, corruzione tra privati, falso in prospetto, illecita influenza sull assemblea, indicati all art. 25 ter del Decreto); reati transnazionali (quali, ad esempio, associazione a delinquere o associazione di tipo mafioso con estensione e ramificazione in più nazioni, previsti dall art. 10 della Legge 146/2006); reati di falso nummario (quali, ad esempio, falsificazione di monete, indicati dall art. 25 bis del Decreto); 7
7 reati in materia di antiriciclaggio (quali, ad esempio, riciclaggio di denaro o ricettazione indicati dall art. 25 octies del Decreto); reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro (indicati dall art 25 septies del Decreto, materia disciplinata anche dall art. 30 del D.Lgs n. 81/2008); reati in materia di criminalità informatica (quali, ad esempi, accessi non autorizzati, violazioni di sistemi informatici o falsificazioni di documenti informatici, indicati all art. 24 bis del Decreto); delitti in materia di terrorismo e di eversione dell ordine democratico (ivi incluso l assistenza agli associati, indicati all art. 25 quater del Decreto); delitti contro la personalità individuale (quali, ad esempio, l induzione alla prostituzione, la pornografia minorile, la tratta di persone e la riduzione e mantenimento in schiavitù, indicati all art. 25 quinquies del Decreto); abusi di mercato: abuso di informazioni privilegiate e manipolazione del mercato (art. 25 sexies del Decreto); pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 25 quater.1 del Decreto). Delitti contro l industria e il commercio art. 25-bis 1 Delitti di criminalità organizzata (art. 24-ter). Delitti in materia di violazione del diritto d'autore (art. 25-novies, D.Lgs. 231/01). Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria (art. 25-novies, D.Lgs. 231/01). Reati di natura ambientale (Art.25 undecies). Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (Art.25 - duodecies): La Società può essere chiamata a rispondere in Italia in relazione ai reati contemplati nel Decreto, anche se commessi all estero, nei casi e alle condizioni previsti dagli articoli 7, 8, 9 e 10 del codice penale e purché nei suoi confronti non proceda lo Stato del luogo in cui e' stato commesso il fatto. 8. Modello di Organizzazione, gestione e controllo. 8.1 Caratteristiche del Modello Il Decreto (art. 6), prevede che il Modello Organizzativo abbia determinate caratteristiche, tali da far sì che possa essere addotto a esimente della responsabilità dell ente in caso di commissione dei reati; inoltre, tali caratteristiche, di seguito elencate, guidano l implementazione stessa del Modello Organizzativo: 8
8 mappatura dei Rischi: consiste nell analisi del contesto aziendale, di Processi e prassi, per evidenziare in quale Area aziendale ovvero Attività aziendale e secondo quali modalità si possono verificare eventi pregiudizievoli per gli obiettivi indicati dal Decreto; progettazione del sistema di controllo (c.d. Protocolli): si sostanzia nella valutazione del Sistema di governance esistente all interno della Società in termini di capacità di contrastare/ridurre efficacemente i rischi identificati, operando l eventuale adeguamento del sistema stesso; individuazione delle modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a impedire la commissione dei reati; previsione degli obblighi di informazione dell Organismo di vigilanza: si sostanzia nell istituzione dell organo di Controllo interno posto a monitorare e verificare il funzionamento e l osservanza del Modello Organizzativo, avente anche il compito di curare l eventuale aggiornamento. Il Modello Organizzativo deve prevedere anche un sistema informativo costante dell Organismo di vigilanza; previsione di un attività di monitoraggio sistematico: diretta a far sì che periodicamente il funzionamento del Modello Organizzativo venga opportunamente verificato; previsione un attività di comunicazione e diffusione del Modello Organizzativo; definizione di un appropriato Sistema disciplinare e sanzionatorio: da applicare nel caso di mancato rispetto delle disposizioni previste dal Modello Organizzativo, nei confronti dell eventuale autore del reato che abbia agito eludendo fraudolentemente le disposizioni del Modello Organizzativo. 8.2 Architettura del Modello Il Modello Organizzativo definito da BAI, si compone di: Una Parte Generale, che definisce i principi, le logiche e la struttura del Modello Organizzativo; Una Parte Speciale, nella quale sono illustrate le categorie dei reati contemplati dal Decreto evidenziando le tipologie potenzialmente applicabili, quelle associabili ad un livello di rischio molto basso o remoto e quelle ritenute non applicabili tenuto conto della realtà operativa di BAI. 9
9 È parte del presente Modello Organizzativo anche la Mappatura dei Rischi con evidenza, per ciascun reato considerato delle seguenti componenti: la Funzione Aziendale potenzialmente coinvolta; l attività sensibile a rischio reato; la descrizione sintetica dei Protocolli/Controlli preventivi da seguire e/o regole specifiche da osservare; i responsabili di primo e secondo livello dell applicazione costante delle misure di controllo; il riferimento alla specifica Procedura aziendale; la valutazione del grado di rischio (H = alto, M = medio L = basso). 8.3 Attività Sensibili e/o a Rischio Reato A seguito dell analisi effettuata nel contesto organizzativo ed operativo di BAI, finalizzata alla individuazione delle aree che potenzialmente possono rivelare il rischio di commissione dei reati previsti dal Decreto, si può affermare che le attività a rischio reato in BAI possono essere circoscritte a: i reati contro la Pubblica Amministrazione (salvo alcune fattispecie evidenziate nella Parte A della Parte Speciale); i reati societari (salvo alcune fattispecie evidenziate nella Parte B della Parte Speciale); i reati in materia di antiriciclaggio; i reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro; i reati di natura ambientale. All interno della realtà aziendale di BAI le attività sensibili sono definite e formalizzate nell apposito documento di Mappatura dei Rischi. Si riassumono di seguito le principali aree sensibili su cui viene posta la necessaria attenzione in relazione alla prevenzione dei reati indicati nel Decreto mentre si rimanda sempre al citato documento di Mappatura dei Rischi per una analisi e definizione puntuale di tutte le Attività aziendali valutate a rischio per i reati previsti dal Decreto. 10
10 In particolare sono considerate a rischio per i reati contro la Pubblica Amministrazione, a titolo esemplificativo, ma non esaustivo: le attività che comportano rapporti con la Pubblica Amministrazione nella normale gestione d impresa (ASL, Uffici del lavoro, Uffici fiscali ecc..) il ricorso a finanziamenti pubblici (esempio: gestione finanziamenti, contributi e/o benefici pubblici; una serie di attività amministrative (esempio: contabilità fornitori, uscite finanziarie, fatturazione attiva); (*) le attività rientranti nella sfera dell amministrazione del personale (esempio: procedure assuntive, sistema di remunerazione ecc..); (**) le attività di acquisizione di beni e servizi. (*) i compensi provvigionali. (*) le attività di marketing e pubblicità. (*) (*) in quanto potenziali mezzi di provvista illecita propedeutica alla commissione del reato. (**) in quanto potenziale mezzo indiretto per attività corruttiva. Riguardo alle Attività aziendali a rischio per i reati societari sono considerate a titolo esemplificativo, ma non esaustivo; le attività seguite per la redazione del bilancio civilistico; le procedure commerciali; la fatturazione (ciclo attivo); la fatturazione (ciclo passivo); la gestione di tesoreria; la gestione di magazzino; le procedure di contabilità generale in genere. Riguardo ai Processi/Attività a rischio per i reati in materia di antiriciclaggio sono considerate: le attività connesse agli acquisti di beni e servizi; le attività connesse alle uscite finanziarie; le attività relative agli incassi. 11
11 Riguardo ai Processi/Attività aziendali a rischio per i reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro sono considerate: le attività di monitoraggio in tema di nomina delle figure professionali previste dal TU; la formalizzazione e l aggiornamento periodico del documento di valutazione dei rischi aziendali di cui agli artt. 17 e 28 del TU; le attività formative obbligatorie; il complesso degli obblighi richiamati dall art. 30 del TU per quanto applicabili nella fattispecie. Riguardo ai Processi/Attività aziendali a rischio per i reati ambientali sono considerate (Decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152): inquinamento del suolo, delle acque superficiali e sotterranee ( art 257); 8.4 Modifiche del Modello organizzativo Tutte le modifiche sostanziali del Modello Organizzativo derivanti, ad esempio, dall introduzione di nuovi reati o quelle attinenti alla valutazione del rischio, sono di competenza del Consiglio di Amministrazione. A tale scopo l OdV porterà all attenzione del Consiglio di Amministrazione le modifiche al Modello Organizzativo che si rivelassero necessarie e potrà avvalersi, per l espletamento di tale compito, della struttura interna della Società. Le modifiche alla Mappatura dei Rischi, ad eccezione del livello dei rischi, sono concordate fra l OdV e il Responsabile dell Area aziendale interessata. 12
12 9. Matrice Organizzativa e Responsabilità Di seguito, in maniera schematica, una tabella riassuntiva con alcune delle principali attività poste in essere dalla Società al fine di adempiere alle disposizioni del Decreto correlate ai soggetti o organi responsabili: TASKS PRINCIPALI Adozione Modello Organizzativo CdA SOGGETTI O ORGANI RESPONSABILI OdV Responsa bili di Funzione aziendale. Dirigenti Dipendenti Terze parti Accettazione e sottoscrizione del Modello Organizzativo Nomina Organismo di vigilanza e suoi membri Accettazione e messa in atto delle regole e adempimenti previsti dal Modello. Comunicazione e diffusione del Modello Organizzativo Valutazione della modifica/adeguamento Modello Organizzativo Realizzazione di nuove Procedure finalizzate ai contenuti del Decreto Approvazione delle modifiche al Modello Organizzativo Segnalazione di qualsiasi atto/attività che induca (anche potenzialmente) un possibile rischio reato Aggiornamento e formazione continua sul Modello Organizzativo Table 1 Matrice schematica attività/responsabilità 10. Identificazione dell Organismo di vigilanza Gli artt. 6 e 7 del Decreto prevedono che l ente possa essere esonerato dalla responsabilità connessa alla commissione dei reati indicati nel Decreto qualora l organo dirigente abbia, fra l altro: a) adottato il modello di organizzazione, gestione e controllo e lo abbia efficacemente attuato, e b) affidato il compito di vigilare sul funzionamento e sull osservanza del modello di organizzazione, gestione e controllo e di curarne l aggiornamento ad un organismo dell ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo. 13
13 10.1 Requisiti dell Organismo di vigilanza L Organismo di vigilanza di BAI: è dotato di requisiti di indipendenza e autonomia; possiede adeguata professionalità; è dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo; possiede il requisito della continuità di azione. Il regolamento dell Organismo di Vigilanza, redatto in documento separato, è parte integrante del Modello Organizzativo La composizione dell Organismo di Vigilanza Al fine di ottemperare ai requisiti sopra descritti BAI ha optato per un Organismo Collegiale composto da : Un professionista esterno esperto in amministrazione e controllo con il ruolo di Presidente. Un professionista esterno esperto in materia societaria con il ruolo di Membro dell Organismo. Un dipendente dell Azienda in posizione apicale, o comunque con elevato grado di autonomia, in qualità di Membro dell Organismo e con il compito di assicurare la giusta comunicazione tra la struttura aziendale e l Organismo. 11. Il Codice Etico o Codice di Comportamento. Come indicato dalla Linee Guida della Confindustria, l adozione di principi etici rilevanti ai fini della prevenzione dei reati ex D. Lgs. 231/2001 costituisce un elemento essenziale del sistema di controllo preventivo. Tenuto conto dell avvenuta adozione da parte di BAI delle Norme globali di condotta aziendale (predisposte a livello di Gruppo Internazionale) il suddetto Codice, integrato ai fini di aderenza ai requisiti del Modello, diviene parte integrante dello stesso. 14
14 12. Il Sistema Disciplinare Ai sensi degli artt. 6 e 7 del Decreto, BAI deve definire e porre in essere un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. Questo è un aspetto fondamentale del Modello, il quale deve prevedere l esistenza di adeguate sanzioni per la violazione delle regole ivi definite al fine della prevenzione dei reati. Infatti, la previsione di sanzioni, debitamente commisurate alla violazione e dotate di meccanismi di deterrenza, applicabili in caso di violazione del Modello Organizzativo, ha lo scopo di contribuire da un lato all efficacia del Modello Organizzativo stesso, e dall altro, all efficacia dell azione di controllo effettuata dall Organismo di vigilanza. In documento separato ma inserito come parte integrante del modello organizzativo, è formalizzato il Sistema disciplinare adottato dalla Società. 13. Formazione, comunicazione e diffusione E preciso impegno di BAI dare ampia divulgazione, all interno ed all esterno della Società dei principi contenuti nel presente Modello Organizzativo. A tal fine, BAI pone in essere opportune iniziative atte a promuovere e a diffondere la conoscenza del presente Modello Organizzativo, avendo cura di operare una necessaria diversificazione di approfondimento a seconda del ruolo, responsabilità e compito in Società. 15
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI ZF PADOVA S.R.L. ex D. Lgs. 231/2001 PARTE GENERALE
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI ZF PADOVA S.R.L. ex D. Lgs. 231/2001 PARTE GENERALE DOCUMENTO SOTTOPOSTO ALL APPROVAZIONE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE IL 30 MARZO 2012 INDICE 1.
E VENETA SANITARIA FINANZA DI PROGETTO S.p.A. Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001 Approvato dal Consiglio di Amministrazione il 26 settembre 2006 Rev_3 del 25
ARCESE TRASPORTI S.P.A. Modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D.Lgs 231/2001 PARTE GENERALE
ARCESE TRASPORTI S.P.A. Modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D.Lgs 231/2001 PARTE GENERALE ELENCO DELLE REVISIONI REV. DATA DESCRIZIONE APPROVAZIONE 01 28/07/15 Modello 231/01-

References: art. 6
 art. 29
 art. 5
 art. 5
 articolo 1
 art. 25
 art. 10
 art. 25
 art. 25
 art. 30
 art. 24
 art. 25
 art. 25
 art. 25
 art. 30