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Timestamp: 2020-07-07 00:46:59+00:00

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Società di capitali - Azione di responsabilità sociale promossa dai soci in sostituzione processuale della società - Successivo fallimento della società - Curatore quale unico soggetto legittimato alla prosecuzione
(Facendo applicazione del suddetto principio, la Suprema Corte ha cassato il capo della sentenza impugnata relativo alla condanna dei sindaci al risarcimento del danno, poiché il giudizio di appello non poteva essere proseguito). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 31 maggio 2016.
Trasferimento della sede all'estero: presunzione di coincidenza con la sede legale, onere della prova e contegno delle parti
Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Trasferimento della sede all'estero - Competenza territoriale - Presunzione della coincidenza del centro di interessi dell'impresa con la sede legale - Onere della prova contraria - Facoltà del giudice di desumere argomenti di prova dal contegno delle parti nel processo
Benchè non gravi sulla società nei cui confronti sia presentata un'istanza di fallimento, bensì sui creditori istanti, la dimostrazione che il centro effettivo dei propri interessi coincida con l'ubicazione della sua sede legale, è comunque consentito al giudice, ai sensi dell'art. 116 c.p.c., comma 2, - applicabile al procedimento prefallimentare - al fine di vincere la presunzione di corrispondenza tra sede effettiva e sede legale della società stessa, di desumere argomenti di prova dal contegno delle parti nel processo (Cass., sez. un., 11 marzo 2013, n. 5945, m. 625477). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 26 maggio 2016.
L'affitto del ramo di azienda che non compromette l'interesse dei creditori è atto di ordinaria amministrazione
Alle vendite competitive di cui all'articolo 163-bis legge fall. non è applicabile il potere di sospensione della vendita che l'articolo 107 legge fall. riconosce al curatore per l'ipotesi della presentazione di offerte migliorative, in quanto tale disciplina è applicabile esclusivamente alle vendite effettuate direttamente dal curatore laddove, invece, nel concordato preventivo, le vendite competitive in tema di offerte concorrenti sono gestite dal giudice delegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano 17 maggio 2016.
Diritto alla prova e natura dell'opposizione allo stato passivo ove non è possibile far valere un proprio diritto nell'opposizione proposta da altro soggetto
Tale ultima limitazione del diritto alla prova depone per la natura sommaria della fase necessaria dell'accertamento e impone di ritenere (come d'altra parte si desume dal testo normativo: cfr. art. 99 legge fall.) che, con l'opposizione contro il provvedimento pronunciato a seguito di cognizione sommaria, il diritto predetto - compresso per esigenze di celerità della procedura fallimentare - si riespanda, consentendo al creditore escluso un grado di merito a cognizione piena, non condizionata da preclusioni istruttorie maturate nella fase sommaria, perché non previste espressamente dalla legge e, anzi, espressamente escluse dal tenore dell'art. 99 legge fall., il cui testo, già prima del decreto correttivo prevedeva sin dagli atti introduttivi (ricorso e memoria difensiva) l'onere, a pena di decadenza, di specifica indicazione dei mezzi di prova e dei documenti "prodotti" di cui la parte intendeva avvalersi, così segnando quale termine preclusivo quello della proposizione dell'opposizione (cfr. Sez. I, Sent., 4 settembre 2009, n. 19211). Una diversa interpretazione sarebbe in contrasto con l'art. 24 Cost., costituendo il diritto alla prova il "nucleo essenziale del diritto di azione e di difesa" (Corte cost. n. 139/1975). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Deve, pertanto, ritenersi fuori luogo ogni richiamo alla disciplina della produzione dei documenti in appello e all'articolo 345 c.p.c., trattandosi, nel caso dell'opposizione, di un giudizio affatto differente da quello ordinario di cognizione non potendo l'opposizione allo stato passivo, integralmente disciplinata dalla normativa fallimentare, essere qualificata come appello. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Nell'ambito del giudizio di opposizione allo stato passivo, deve escludersi la possibilità di far valere un proprio diritto nel contesto dell'impugnazione proposta da altro soggetto, dovendosi distinguere l'opposizione del creditore escluso anche parzialmente dall'impugnazione del credito ammesso, posto che con l'opposizione, proposta nei confronti del curatore, il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o immobili contesta che la propria domanda sia stata accolta in parte o sia stata respinta, mentre con l'impugnazione del credito ammesso, rivolta nei confronti del creditore concorrente, si contesta che la sua domanda sia stata accolta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 11 maggio 2016.
L'assunto trova conforto nelle linee guida del marzo 2016 espresse dai giudici del Tribunale di Bergamo: "Il principio (di cui all'art. 163-bis l.fall.) integra una significativa eccezione a quello generale secondo cui i contratti pendenti proseguono in costanza di concordato, salvo domanda di sospensione o scioglimento da parte del debitore ex art. 169-bis l. fall.. La sua applicazione va quindi riservata ai contratti preliminari conclusi prima della pubblicazione della domanda di concordato, che abbiano come oggetto l'azienda, un ramo d'azienda o specifici beni facenti parte dell'azienda, con conseguente esclusione dei contratti preliminari che siano stati conclusi in coerenza con l'attività di gestione caratteristica della società debitrice (es.: preliminari di compravendita di appartamenti stipulati da una società immobiliare)". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Livorno 11 maggio 2016.
Affitto di azienda precedente la domanda di concordato e continuità aziendale
Rientra nell'ambito della continuità aziendale e comporta, pertanto, l'applicazione della disciplina di cui all'articolo 186-bis legge fall. anche il caso in cui l'azienda sia stata affittata prima della presentazione della domanda di concordato e ciò in quanto l'esplicita previsione normativa della continuità indiretta induce a ritenere che il legislatore abbia dato rilevanza alla continuità in senso oggettivo, la quale non può considerarsi esclusa dal fatto che l'azienda sia stata affittata ad altro imprenditore prima della domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 05 maggio 2016.
Il legislatore ha inteso sbarrare la via del concordato al debitore il quale abbia posto dolosamente in essere gli atti contemplati dal citato art. 173 e ciò indipendentemente dalla eventuale approvazione del concordato da parte dei creditori, individuando in tali atti una ragione di radicale non affidabilità del debitore medesimo e quindi, nel loro accertamento, un ostacolo obiettivo ed insuperabile allo svolgimento ulteriore della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 05 maggio 2016.
L’affitto di azienda è incompatibile con il concordato preventivo con continuità aziendale
L’affitto di azienda anteriore o interinale alla fase endoconcordataria è incompatibile con il concordato preventivo con continuità aziendale in virtù di una interpretazione non solo testuale, ma anche teleologica e sistematica dell’art. 186-bis L.F. (Nel caso di specie, la proposta di concordato si incentrava essenzialmente sulla stipula di due contratti di affitto di rami di azienda finalizzati alla successiva cessione in favore dei rispettivi affittuari). (Giuseppe D'Elia) (riproduzione riservata)
La proposta di concordato incentrata sulla stipula di contratti di affitto di azienda finalizzati alla successiva cessione in favore degli affittuari qualifica il concordato preventivo come liquidatorio puro, con conseguente applicazione della soglia di sbarramento del pagamento del venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari prevista dal nuovo IV comma dell’art 160 L.F. (Giuseppe D'Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Como 29 aprile 2016.
Chiusura del concordato preventivo e fallimento successivo
Concordato preventivo – Omologazione – Fallimento successivo – Condizioni di ammissibilità
Il vigente art. 181 l. fall. stabilisce che la procedura di concordato preventivo si chiude con il decreto di omologazione. Ciò significa che, una volta pronunciata l’omologazione, non può più parlarsi di pendenza della procedura di concordato preventivo. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Il sistema normativo ricostruito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione ha confermato la possibilità giuridica, ossia in assenza di un divieto fissato da una precisa disposizione e, quindi, anche in assenza di risoluzione [o annullamento], di dichiarare il fallimento dopo l’omologa del concordato nel caso in cui risulti, tramite una valutazione ex post e in concreto svolta dal tribunale in sede di giudizio prefallimentare e in eventuale antitesi rispetto al giudizio ex ante e in astratto compiuto in sede concordataria sulla fattibilità economica del piano, che l’accordo non abbia risolto la situazione di insolvenza ovvero la stessa sia sopraggiunta nella fase di esecuzione del concordato. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord 29 aprile 2016.
Riformata e decisa nel merito la sentenza che ha compensato le spese in mancanza di soccombenza reciproca o di gravi ed eccezionali ragioni
Fallimento - Accertamento del passivo - Rinuncia alla domanda tempestiva prima della decisione nel merito - Riproponibilità in via tardiva
Può essere riproposta in via tardiva la domanda di ammissione al passivo che in sede di verifica delle domande tempestive sia stata oggetto di rinuncia prima della pronuncia di una decisione nel merito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Deve essere riformata e può essere decisa nel merito la sentenza che abbia errato nel compensare le spese processuali in mancanza di soccombenza reciproca o di "gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione". (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha riformato la decisione del tribunale che, in sede di opposizione allo stato passivo, ha accolto la domanda dell'opponente e compensato le spese di lite). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 27 aprile 2016.
La domanda di concordato con riserva è idonea ad introdurre il procedimento di concordato preventivo
Il procedimento concordatario ai sensi dell'art. 161, comma 6, legge fall. è introdotto dal ricorso di cui al primo e sesto comma della norma e non dal deposito del piano, con la conseguenza che il deposito della domanda di concordato "con riserva" determina di per sé, immediatamente ed a prescindere dal deposito del plano, tutta una serie di effetti tipici della procedura concordataria per cui non può certo negarsi che essa introduca una procedura di concordato, fattispecie a formazione progressiva in cui il deposito del piano rappresenta solo uno degli elementi costitutivi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino 19 aprile 2016.
A proposito dell'accertamento di atti in frode rilevanti per la revoca del concordato preventivo ai sensi dell'articolo 173 legge fall., occorre precisare che un conto è omettere di indicare la sussistenza di un potenziale credito, altro è indicarlo e svalutarlo, in quanto nel primo caso vi è certamente atto in frode, mentre nel secondo si pone esclusivamente una questione di valutazione circa la convenienza economica del concordato, valutazione che spetta ai creditori che siano stati adeguatamente informati. (Nel caso di specie, la questione riguardava l'indicazione di un credito di regresso, correttamente indicato ma del quale era stata prospettata la non realizzabilità). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia 18 aprile 2016.
Ammissibile la falcidia Iva nel concordato preventivo se un esperto indipendente attesta che il debito non riceverebbe un trattamento migliore in caso di fallimento
L’articolo 4, paragrafo 3, TUE nonché gli articoli 2, 250, paragrafo 1, e 273 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, non ostano a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, interpretata nel senso che un imprenditore in stato di insolvenza può presentare a un giudice una domanda di apertura di una procedura di concordato preventivo, al fine di saldare i propri debiti mediante la liquidazione del suo patrimonio, con la quale proponga di pagare solo parzialmente un debito dell’imposta sul valore aggiunto attestando, sulla base dell’accertamento di un esperto indipendente, che tale debito non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di proprio fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 07 aprile 2016.
Se i creditori, com'è ormai assodato dalla giurisprudenza di legittimità, sono sovrani nel valutare la convenienza di qualunque proposta concordataria, non si vede perché mai il giudice dovrebbe porre un freno alla volontà negoziale che si manifesti analogamente in via stragiudiziale, quando, nel caso di un accordo di ristrutturazione dei debiti, vi sia l'assenso della stragrande maggioranza dei creditori interessati, i quali, in misura nella fattispecie nettamente superiore a quella minima del 60% prevista dalla legge, si siano spontaneamente offerti, postergando le proprie ragioni e mantenendo l'operatività delle linee di credito in vigore, di creare le condizioni per consentire il pagamento integrale della minoranza rimasta estranea all'accordo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze 07 aprile 2016.
Poiché la sospensione dei contratti pendenti di cui all'articolo 169-bis legge fall. ha natura provvisoria, il tribunale può disporre che l'oggetto di futuri incassi da parte dell'imprenditore, conseguenti alla sospensione dei contratti bancari e dei negozi ad essi connessi, confluiscono su conto corrente aperto dalla procedura concordataria vincolato all'ordine dell'organo commissariale, ciò garanzia del terzo contraente in bonis per l'ipotesi di mancato scioglimento dei rispettivi contratti o di mancato deposito del piano concordatario cui non faccia seguito una dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano 05 aprile 2016.
È inammissibile l'azione revocatoria dell'atto di assegnazione effettuato a seguito di scissione societaria
È inammissibile l'azione revocatoria avverso l'atto di assegnazione posto in essere nell'ambito di una operazione di scissione societaria. Se è vero, infatti, che la finalità dell'art. 2504-quater c.c. consiste nell'assicurare la stabilità degli effetti di una complessa operazione societaria, la diversità qualitativa dei vizi non può comportare che tali effetti possano essere, in ogni caso messi in discussione (vuoi con la dichiarazione di nullità vuoi con la dichiarazione di inefficacia) una volta eseguite le prescritte formalità pubblicitarie e decorsi i termini per la opposizione: da questo momento pare ragionevole ritenere che per tutelare tali interessi di carattere generale, gli effetti della scissione diventino "irregredibili", e che la tutela offerta ai creditori anteriori della società scissa si concreti nei rimedi specificamente previsti, che sono tra l'altro oggettivamente estesi ed apprezzabili, visto il diritto al risarcimento del danno, previsto all'art. 2504-quater, comma 2. c.c. e la solidarietà di cui all'art. 2506-quater ultimo comma c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 01 aprile 2016.
Poiché rispetto al medesimo imprenditore ed alla medesima insolvenza il concordato non può che essere unico, qualora la procedura di concordato sia pendente non è configurabile un'ulteriore domanda di ammissione avente carattere di autonomia (Cass. 495/015), a meno che da quest'ultima non si desuma l'inequivoca volontà del proponente (pur se non espressa con formule sacramentali) di rinunciare a quella in precedenza depositata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 31 marzo 2016.
In tema di voto nel concordato preventivo, il principio del cd. silenzio-assenso previsto dall'art. 178, comma 4, legge fall., come modificato dall'art. 33, comma 1, del d.l. n. 83 del 2012 nel testo risultante dalla conversione nella l. n. 134 del 2012, si applica a tutti i procedimenti per concordato preventivo la cui domanda sia stata depositata a far data dal giorno 11 settembre 2012 (art. 33, comma 3, del menzionato decreto legge). Ne consegue che la disposizione così novellata non costituisce la regola di organizzazione delle adesioni alle proposte concordatarie presentate prima di tale data, anche se il nuovo regime era già vigente alla data di ammissione alla suddetta procedura concordataria. (Massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 14 marzo 2016.
L'esdebitazione si applica anche al debito previdenziale che non può essere considerato estraneo all'esercizio dell'attività di impresa
L'interpretazione secondo la quale l'esdebitazione non può trovare applicazione per il recupero della contribuzione obbligatoria, avente natura pubblicistica, è manifestamente infondata, atteso che l'art. 120 legge fall., nel prevedere, al comma 3, che con la chiusura del fallimento i creditori riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore per la parte non soddisfatta dei loro crediti, fa espressamente salvi gli articoli 142 e ss., ove l'art. 142, al penultimo comma, nel disporre l'esclusione dall'esdebitazione, non menziona il debito previdenziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
E' infondata la tesi secondo cui il debito verso gli enti previdenziali rientrerebbe nei "rapporti estranei all'esercizio dell'impresa", ex art. 142, comma 3, ex lett. a), legge fall., atteso che il rapporto previdenziale sorge "in occasione" del rapporto di lavoro ed è estraneo ad ogni scelta imprenditoriale e comunque volontaristica del datore di lavoro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La modifica all'art. 142, comma 3, lett. a), legge fall., introdotta dal decreto correttivo (che dispone l'esclusione dall'esdebitazione per "gli obblighi di mantenimento ed alimentari e comunque le obbligazioni derivanti da rapporti estranei all'esercizio dell'impresa") va nel senso di individuare l'area oggettiva dell'esclusione come relativa ai debiti personali non assunti per l'esercizio dell'impresa, ed anzi la formula adottata della "estraneità" priva di significato ogni tentativo di ricomprendere nell'ambito dell'esclusione i cd. debiti involontari; mentre i debiti previdenziali sono strettamente collegati all'esercizio dell'impresa e della stessa costituiscono necessaria conseguenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 11 marzo 2016.
Viola il requisito requisito della fattibilità giuridica la proposta di concordato misto che preveda la devoluzione in favore della procedura e, dunque, dei creditori, solo di una parte dei proventi derivanti dalla continuità aziendale, dal momento che una tale previsione contrasta con la ratio stessa dell'istituto, finalizzato, da un lato, a consentire il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore e, dall'altro, il soddisfacimento dei creditori, come emerge dalla necessità che la relazione del professionista incaricato attesti che la prosecuzione dell'attività sia funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori rispetto alla alternativa liquidatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze 08 marzo 2016.
Acquisizione al patrimonio del fallimento dei beni oggetto degli atti a titolo gratuito ex art. 64 l.f.: modalità di trascrizione della sentenza di fallimento
Fallimento - Acquisizione al patrimonio del fallimento dei beni oggetto degli atti a titolo gratuito - Trascrizione della sentenza di fallimento (art. 88 e art. 64 L.Fall.) - Modalità
In presenza di beni immobili, la sentenza di fallimento andrà trascritta dal curatore, salvo casi particolari ed in presenza di motivate ragioni (ad es. immobili che si trovino fuori del distretto), presso la Conservatoria competente, allegando una copia autentica del provvedimento.
In presenza di beni mobili iscritti nei pubblici registri, la sentenza va notificata ai pubblici registri, allegando l'estratto della sentenza ed indicando chiaramente i numeri di targa degli autoveicoli su cui effettuare la trascrizione (la trascrizione avviene in esenzione da spese).
Si rammenta che, a norma dell'art. 64 legge fall., come novellato dalla L. n. 132/2015, i beni oggetto di atti a titolo gratuito inefficaci nei confronti della massa sono acquisiti al patrimonio del fallimento mediante trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento. In tal caso, il Curatore procederà alla trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento redigendo due distinte note. Una prima nota, avente ad oggetto la trascrizione della sentenza di fallimento ex art. 88, comma 2, legge fall., da effettuarsi (indicando il codice 617) con effetti di pubblicità notizia, a favore della massa dei creditori e contro il fallito, da riferirsi a tutti i beni immobili di sua proprietà o ai diritti reali (o equiparati) di cui è titolare. Una seconda nota, finalizzata all'acquisizione dei beni ex art. 64, comma 2, legge fall. ed alla decorrenza del termine per il reclamo ex art 36 legge fall., da effettuarsi (con il codice 600, apprensione di beni al fallimento ex art. 64, comma 2, legge fall.) a favore della massa dei creditori contro l'avente causa dal fallito ed il medesimo fallito, da riferirsi ai soli beni oggetto di alienazione a titolo gratuito. Tribunale Siracusa, sez. Fallimentare 08 marzo 2016.
Scissione: la Cassazione definisce il perimetro della responsabilità solidale 'nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto'
L'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. (così come in precedenza l'articolo 2504-decies, comma 2), nella parte in cui prevede che, nel caso di scissione, "ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico" non riconosce un beneficio di previa escussione, poiché, nei casi in cui è previsto, tale beneficio è sempre riferito al patrimonio (artt. 563, 1944, 2268, 2304 c.c.) o al debitore da sottoporre ad esecuzione forzata (artt. 2393-bis e 2868 c.c.), mentre la norma in esame presuppone solo che i crediti da far valere siano rimasti insoddisfatti; la disposizione prevede, dunque, solo un beneficium ordinis, il quale presuppone esclusivamente la costituzione in mora del debitore (Cass., sez. III, 4 giugno 2009, n. 12896). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Il limite, previsto dall'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. del "valore effettivo del patrimonio netto" assegnato o rimasto alla società escussa, definisce la misura del credito azionabile nei confronti delle società non beneficiarie della scissione e non la misura della garanzia patrimoniale prestata dal debitore; ne consegue che ciascuna delle società risultanti dalla scissione può essere chiamata a rispondere solidalmente del passivo consolidato, ma solo la società cui il debito è trasferito o mantenuto ne risponde per intero, mentre le altre società ne rispondono solo nei limiti della quota di loro spettanza su quanto al momento della scissione era effettivamente disponibile per il soddisfacimento dei creditori, per cui è effettivamente possibile affermare che la norma tende a mantenere integre le garanzie dei creditori sociali e non certo ad accrescerle. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Le limitazioni previste dall'articolo 2506-quater, comma 3, c.c., per il caso di scissione ossia quella del beneficium ordinis e quella del limite di responsabilità, non escludono la solidarietà tra tutti i debitori, perché, come precisa l'articolo 1293 c.c., "la solidarietà non è esclusa dal fatto che i singoli debitori siano tenuti ciascuno con modalità diverse" e perché lo stesso articolo 2504-decies c.c. prevede espressamente la solidarietà tra debitori che per definizione rispondono in misura diversa della medesima prestazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 07 marzo 2016.
Nonostante la nomina a liquidatore della persona già in carica come commissario giudiziale con collida con il requisito che il liquidatore sia immune da conflitto di interessi, si deve tuttavia ritenere che qualora la nomina a liquidatore del commissario giudiziale non sia stata oggetto di contestazione e l'attività sia stata conseguentemente svolta, non possa negarsi al liquidatore il compenso per l'attività svolta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 07 marzo 2016.
Contenuti della proposta di concordato preventivo dopo il D.L. 83/2015: le indicazioni del Tribunale di Bergamo
Applicazione del D.L. 83/2015 - Principi generali da adottarsi nella pratica applicazione delle norme contenute agli artt. 160, 161, 163 e 163-bis legge fall. - I contenuti della proposta: l'ammontare del 20% dei crediti chirografari, formazione delle classi, valutazione di integrale adempimento della proposta, utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile che il proponente si obbliga ad assicurare a ciascun creditore
Nel concordato che non sia qualificabile come in continuità, la proposta deve assicurare, a pena di inammissibilità, il pagamento dell'ammontare del 20% dei crediti chirografari, il che significa che il debitore deve assumere necessariamente un'obbligazione di pagamento di carattere monetario.
Nel concordato che non sia qualificabile come in continuità la possibilità di assicurare pagamenti differenziati per classi autorizza che alcuni crediti (opportunamente classati), sia pagati in percentuale inferiore al 20%, a condizione che la media ponderata dei pagamenti, facendo riferimento al complessivo ammontare dei crediti chirografari ab origine e di quelli degradati al chirografo, sia pari o superiore alla soglia di legge.
Il pagamento del 20% dell'ammontare complessivo dei crediti chirografari costituisce il parametro cui ancorare la valutazione di integrale adempimento della proposta, nonché la valutazione di non scarsa importanza dell'eventuale inadempimento.
La previsione di cui all'art. 161, comma 2, lett e), per cui "in ogni caso la proposta deve indicare l'utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile che il proponente si obbliga ad assicurare a ciascun creditore", non autorizza il debitore, nei concordati sussumibili nell'art. 186 bis legge fall., a prevedere che il soddisfacimento di alcuni creditori possa prescindere dal pagamento o da altre forme di soddisfacimento tangibile (quali quelle elencate, in via meramente esemplificativa dall'art. 160, comma primo lett. a) legge fall.) dei crediti di titolarità dei creditori stessi. Tribunale Bergamo 03 marzo 2016.
Offerte concorrenti nel concordato preventivo dopo il D.L. 83/2015: le indicazioni del Tribunale di Bergamo
Applicazione del D.L. 83/2015 - Principi generali da adottarsi nella pratica applicazione delle norme contenute agli artt. 160, 161, 163 e 163-bis legge fall. - Le offerte concorrenti: inammissibilità delle proposte chiuse o vincolate, applicazione alle procedure con continuità aziendale, competenza del tribunale e del giudice delegato nella gestione della gara, interruzione del contratto preliminare pendente avente ad oggetto l'azienda, il ramo o specifici beni che ne fanno parte, conclusione della gara prima della scadenza del termine per il deposito della relazione ex articolo 172 l.f.
La nuova disciplina delle offerte concorrenti comporta che debbano essere ritenute sempre inammissibili le proposte cd. chiuse o vincolate, il che non esclude che la proposta possa essere accompagnata da un'offerta da parte di un soggetto già individuato, fermo restando l'obbligo, da parte del tribunale, di attivare la ricerca di altri interessati all'acquisto.
Il decreto con cui si dispone la ricerca di interessati all'acquisto e l'apertura di un procedimento competitivo, nonché le regole della gara, è di competenza del tribunale in composizione collegiale, spettando al giudice delegato soltanto la conduzione della gara tra i diversi offerenti, senza che sia possibile, per l'organo giurisdizionale, delegare tale funzione al commissario giudiziale.
La norma di cui all'ultima parte del comma primo dell'art. 163-bis legge fall., integrando un'eccezione al principio della prosecuzione dei contratti pendenti nel concordato, va riservata, nella sua applicazione, ai contratti preliminari conclusi dal debitore, prima del momento di apertura del concorso, aventi per oggetto l'azienda, il ramo d'azienda o specifici beni facenti parte dell'azienda.
La norma secondo la quale la gara deve concludersi prima dell'adunanza dei creditori va raccordata con la necessità che il commissario giudiziale sia a conoscenza dell'esito della gara prima della scadenza del termine di 45 giorni antecedenti all'adunanza, termine fissato per il deposito della relazione ex art. 172 legge fall., dal momento che il debitore deve modificare la proposta e il piano in conformità all'esito della gara. Tribunale Bergamo 03 marzo 2016.
Proposte concorrenti nel concordato preventivo dopo il D.L. 83/2015: le indicazioni del Tribunale di Bergamo
Applicazione del D.L. 83/2015 - Principi generali da adottarsi nella pratica applicazione delle norme contenute agli artt. 160, 161, 163 e 163-bis legge fall. - Le proposte concorrenti: termine per la consegna al commissario giudiziale delle scritture contabili, legittimazione alla presentazione di una proposta concorrente, natura del termine per la presentazione della proposta concorrente e rinvio dell'adunanza dei creditori, giudizio del tribunale di ammissibilità giuridica sulla proposta concorrente, misura minima del 30% o del 40% e oggetto dell'attestazione del professionista, arresto della procedura ex articolo 173 l.f. e presentazione della proposta concorrente
Il termine previsto dall'art. 163 per la consegna al commissario giudiziale di copia informatica o su supporto analogico delle scritture contabili o fiscali obbligatorie va inteso quale termine acceleratorio e di obbligatorio rispetto da parte del debitore, dovendosi ritenere che il comportamento insistentemente inerte del ricorrente possa comportare l'apertura del procedimento incidentale di cui all'art. 173 legge fall., come desumibile dall'unica interpretazione sistematicamente corretta della norma di cui all'art. 185 quarto comma legge fall., che ha introdotto il principio dell'inammissibilità del comportamento ostruzionistico del debitore nella fase che precede l'omologazione del concordato.
Legittimato alla presentazione di una proposta concorrente è qualsiasi soggetto, anche non facente parte, originariamente, del novero dei creditori concorsuali, che rappresenti almeno il dieci per cento dei crediti, eventualmente per effetto di acquisti successivi alla presentazione della domanda di concordato.
Il termine previsto per la presentazione di una proposta concorrente (trenta giorni prima dell'adunanza dei creditori) va inteso come prescritto a pena di inammissibilità. Ne consegue che il Tribunale non possa rinviare la data dell'adunanza stabilita nel decreto di ammissione ex art. 163 legge fall. se non riferendosi a ragioni di carattere eccezionale che rendano indispensabile il rinvio. In tale caso è inevitabile che slitti in avanti anche il termine di legge per la presentazione delle proposte concorrenti, essendo indispensabile che detto termine sia successivo a quello fissato per il deposito della relazione che il commissario giudiziale deve redigere ai sensi dell'art. 172 legge fall.
La proposta concorrente va sottoposta al giudizio di ammissibilità giuridica del tribunale prima di essere comunicata ai creditori anche nelle ipotesi in cui non occorra verificare la correttezza dei criteri di formazione delle classi.
Se la proposta del debitore assicura il pagamento dei crediti concorsuali nella misura minima del 40% o, nel concordato con continuità, del 30%, l'attestazione del piano deve riferirsi esplicitamente anche a tale profilo, il che significa che il professionista attestatore si deve assumere la responsabilità di attestare che, sulla base di quanto da lui potuto verificare, e salvo il verificarsi di eventi non prevedibili al momento della elaborazione dell'attestazione, detta misura minima sarà effettivamente corrisposta ai creditori chirografari.
La revoca ex art. 173 legge fall. dell'ammissione al concordato, così come la rinuncia alla domanda da parte del debitore, non comporta l'arresto della procedura quando nei termini di legge sia stata presentata una proposta concorrente. In tale caso la procedura proseguirà con riferimento alla proposta concorrente. Tribunale Bergamo 03 marzo 2016.
Arresto dell'accertamento del passivo ex art. 102 l.f. e chiusura della procedura in presenza di domande tardive: le indicazioni del Tribunale di Bergamo
Arresto dell'accertamento del passivo ex art. 102 l.f. - Chiusura della procedura in presenza di domande tardive
Una volta che sia stato reso esecutivo lo stato passivo riferito alle domande tempestive, il curatore è legittimato a chiedere la chiusura della procedura per mancanza di attivo ai sensi dell'art. 118 n. 4) legge fall., anche nella pendenza di domande di ammissione tardive, dovendosi ritenere che la previsione di cui al secondo coma dell'art. 102 legge fall. sia riservata ai soli casi di insufficienza, e non di mancanza assoluta, di attivo. Tribunale Bergamo 03 marzo 2016.
Credito vantato nei confronti di società in concordato preventivo eseguito e chiusura del fallimento
Sussistono i presupposti per procedere alla chiusura della procedura fallimentare ai sensi dell’art. 118, comma 2, legge fall., come modificato dal D.L. 83 del 27 giugno 2015 convertito in L. 132 del 6 agosto 2015, nell’ipotesi in cui il fallimento è creditore di una società in concordato preventivo che sia nella fase esecutiva e sia in attesa degli esiti della liquidazione concordataria, dovendo assimilarsi questa ipotesi a quella in cui la procedura fallimentare è paralizzata nella sua prosecuzione e definizione dalla pendenza di giudizi di cognizione o esecuzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 03 marzo 2016.

References: sentenza 
 art. 99
 art. 169
 art. 173
 art. 181
 sentenza 
 sentenza 
 art. 142
 art. 64
 sentenza 
 sentenza 
 art. 64
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 88
 art. 64
 art. 64
 articolo 2504
 articolo 172
 art. 172
 articolo 173
 art. 163
 art. 173
 art. 102
 art. 102