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Timestamp: 2019-10-19 02:22:17+00:00

Document:
Portale europeo della giustizia elettronica - Questioni di diritto di famiglia
Divorzio - Grecia
Per ottenere il divorzio è necessaria una sentenza giudiziaria definitiva (articoli 1438 e segg. del codice civile (Αστικός Κώδικας)).
Esistono due procedure di divorzio:
il divorzio consensuale (συναινετικό διαζύγιο), procedura in cui i coniugi decidono di comune accordo di sciogliere il loro vincolo coniugale mediante un accordo scritto firmato da entrambi e dai loro avvocati, o soltanto da questi ultimi purché abbiano ricevuto espressamente una procura per agire in rappresentanza dei coniugi. La coppia deve essere stata sposata per almeno sei mesi. Se non vi sono figli minori di età il matrimonio viene sciolto in via stragiudiziale, vale a dire che il suddetto accordo è sufficiente. Tuttavia, in presenza di figli minori, l'accordo sullo scioglimento del matrimonio deve essere accompagnato da un secondo accordo sottoscritto dai coniugi, regolante l'affidamento dei figli e le comunicazioni tra genitori e figli. Entrambi gli accordi sono presentati al tribunale monocratico di primo grado competente per territorio (Μονομελές Πρωτοδικείο), che li approva e scioglie il matrimonio secondo la procedura di giurisdizione volontaria.
la procedura di divorzio contenzioso (διαζύγιο κατ' αντιδικία), in cui un coniuge o entrambi i coniugi, con domande separate, presentano la domanda di divorzio al tribunale di primo grado in composizione monocratica competente per territorio, indicandone i motivi.
Nel procedimento contenzioso il divorzio può essere chiesto per i seguenti motivi (articolo 1439 del codice civile):
rottura del rapporto coniugale, causata dal convenuto o da entrambi i coniugi, tale da rendere fondatamente intollerabile per l'attore il proseguimento del vincolo coniugale. La rottura del rapporto coniugale è presunta, salvo che il convenuto non dimostri il contrario, in caso di bigamia, adulterio, abbandono, attentato alla vita dell'attore da parte del convenuto o atti di violenza domestica compiuti dal convenuto ai danni dell'attore. La rottura del matrimonio è presunta irrefutabilmente nel caso in cui i coniugi siano separati in modo continuativo da almeno due anni. In tal caso, può chiedere il divorzio anche il coniuge che ha causato il deteriorarsi delle relazioni coniugali;
l'irreperibilità per morte presunta di uno dei coniugi, nel qual caso l'altro coniuge può chiedere il divorzio.
In caso di scioglimento del matrimonio mediante divorzio cessa l'obbligo di coabitare e di prendere decisioni in comune. Se uno dei coniugi aveva assunto il cognome dell'altro, di norma riprende il proprio cognome, a meno che non desideri conservare quello del coniuge, avendo acquisito notorietà professionale o artistica sotto tale cognome. Cessa ogni responsabilità dei coniugi di adempiere i loro obblighi reciproci, perde validità l'impedimento costituito dalla bigamia e termina la sospensione della prescrizione dei diritti esigibili da un coniuge nei confronti dell'altro. Il legame di affinità costituitosi mediante il matrimonio tra i parenti dei coniugi continua a sussistere anche dopo lo scioglimento del matrimonio.
In caso di divorzio, ciascuno dei coniugi ha il diritto di recuperare i beni mobili che gli appartengono o che si presume gli appartengano - anche se tali beni sono stati utilizzati da entrambi i coniugi o soltanto da uno dei due - salvo che l'altro coniuge confuti la presunzione. Non costituisce ostacolo a tale riguardo il fatto che il bene in questione sia indispensabile per le necessità dell'altro coniuge. Se il coniuge che ha in possesso il bene rifiuta di restituirlo al proprietario, questi può intentare un'azione reale, un'azione possessoria o un'azione diretta a far valere l'adempimento delle relative obbligazioni. Per quanto riguarda l'abitazione familiare, dopo lo scioglimento del matrimonio, il proprietario della stessa può far valere tutti i suoi diritti di proprietario nei confronti dell'altro coniuge che ne fa uso ed esigere l'adempimento delle relative obbligazioni. Con il divorzio cessa la situazione di comproprietà e ciascuno dei coniugi resta con la parte di patrimonio che gli spetta secondo le disposizioni relative allo scioglimento della comunione dei beni e alla divisione dei beni comuni. Per quanto riguarda i beni acquistati da uno dei coniugi nel corso della vita matrimoniale, l'altro coniuge ha diritto a una parte di ciascuno di essi.
Dopo lo scioglimento del matrimonio mediante divorzio, il giudice conferisce l'esercizio della responsabilità genitoriale o l'affidamento secondo una delle seguenti formule:
a) a uno dei genitori;
b) a entrambi i genitori, congiuntamente;
c) a entrambi i genitori, separatamente;
d) a un terzo.
L'obbligo dei genitori di mantenere i figli minori che non dispongono di redditi da lavoro o di rendite patrimoniali o le cui risorse non sono sufficienti per il loro sostentamento perdura anche dopo il divorzio. La ripartizione di tale obbligo è decisa dai genitori stessi o, in caso di divorzio contenzioso, dal giudice.
Dopo lo scioglimento del matrimonio mediante divorzio, se uno degli ex coniugi non è in grado di assicurare il proprio sostentamento con i suoi redditi o rendite, ha il diritto di chiedere che l'ex coniuge gli corrisponda regolarmente gli alimenti:
se, al momento della sentenza di divorzio, l'età e le condizioni di salute del coniuge richiedente non consentono di obbligare quest'ultimo a iniziare o a proseguire l'esercizio di un'attività lavorativa in modo tale da assicurarne il sostentamento;
se al richiedente è affidata la custodia di un figlio minore e per tale motivo gli è impossibile svolgere un'attività lavorativa adeguata;
se il richiedente non trova un lavoro stabile e adeguato oppure ha bisogno di acquisire una formazione professionale - in entrambi i casi, tuttavia, il diritto agli alimenti vale per un lasso di tempo non superiore a tre anni dopo la sentenza di divorzio;
in ogni altro caso in cui nella sentenza di divorzio venga riconosciuto il diritto agli alimenti per ragioni di equità.
Il diritto agli alimenti può essere rifiutato o limitato nel tempo, per motivi validi, se il matrimonio ha avuto breve durata oppure se la colpa del divorzio è addebitata all'avente diritto o se quest'ultimo ha provocato deliberatamente la propria condizione di indigenza. Il diritto agli alimenti decade se l'avente diritto si risposa o convive stabilmente con un'altra persona; esso non decade se il coniuge obbligato muore, ma decade in caso di decesso dell'avente diritto, tranne nel caso in cui il diritto si riferisca a un periodo passato o se, al momento del decesso, rimangono alcuni pagamenti da corrispondere.
Annullamento del matrimonio significa che un matrimonio che aveva pieni effetti giuridici cessa di averli quando, a causa di uno o più vizi, è annullato mediante sentenza giudiziale definitiva, con l'unica eccezione che i figli nati dal matrimonio dichiarato nullo continuano ad essere considerati figli legittimi. Le disposizioni sull'annullamento degli atti giuridici si applicano ai casi di annullamento e di nullità del matrimonio (articoli 1372 e segg. del codice civile).
Un matrimonio può essere annullato a causa della mancanza di uno dei requisiti positivi o della presenza di un impedimento assoluto, oppure a causa di un errore o di una minaccia.
Manca un requisito positivo quando le dichiarazioni dei futuri sposi non vengono pronunciate personalmente dagli stessi, oppure sono pronunciate con la riserva di condizioni o di termini temporali, quando i nubendi sono minorenni e non hanno ottenuto la dispensa dal tribunale, quando uno degli sposi si trova nella situazione giuridica d'interdizione e non ha ottenuto il consenso del tutore o l'autorizzazione del tribunale, oppure quando uno degli sposi, al momento del matrimonio, non è consapevole di ciò che sta accadendo o è privo dell'uso della ragione a causa di un'infermità mentale. Vi è impedimento assoluto in caso di consanguineità in linea retta, ascendente o discendente e senza limitazione di grado, e in caso di consanguineità collaterale sino al quarto grado incluso, oppure in caso di affinità in linea retta, ascendente o discendente e senza limitazione di grado, e in caso di affinità in linea collaterale sino al terzo grado. Sono impedimenti assoluti anche la bigamia e il vincolo di adozione.
La nullità è sanata dopo il matrimonio se gli sposi esprimono pieno e libero consenso, se il tribunale accorda successivamente l'autorizzazione ai minorenni o se il coniuge minorenne, compiuti i 18 anni, riconosce il matrimonio, se il coniuge interdetto riacquista la capacità e riconosce il matrimonio, se il matrimonio viene approvato dal tutore o dal tribunale o dal coniuge prima sottoposto ad assistenza giudiziaria e ridivenuto capace, ovvero se il coniuge indotto in errore o costretto sotto minaccia riconosce il matrimonio dopo aver scoperto l'errore o dopo la cessazione delle minacce. Il matrimonio è nullo se manca la relativa dichiarazione dinanzi al sindaco e ai testimoni, nel matrimonio civile, oppure se il matrimonio religioso non è stato celebrato da un ministro della chiesa ortodossa orientale o di un altro dogma o culto noto in Grecia. In tal caso, il matrimonio non ha effetti giuridici e la sua nullità può essere riconosciuta mediante atto ricognitivo da chiunque abbia un interesse legittimo al riguardo.
In principio, gli effetti del matrimonio sono soppressi con valore retroattivo. La retroattività riguarda tutte le relazioni tra i coniugi, di carattere personale, familiare o patrimoniale senza distinzione. Quindi, l'annullamento del matrimonio comporta principalmente la decadenza ex tunc del diritto di successione ereditaria di ciascuno dei due coniugi nei confronti del patrimonio dell'altro, in caso di eredità testamentaria. Decadono anche tutte le transazioni legali con terzi che i coniugi avevano intrapreso in comune, per le esigenze della loro vita coniugale o ai fini della gestione dei beni dell'uno o dell'altro, ma senza pregiudizio dei diritti dei terzi in buona fede che avevano rapporti con i coniugi. Se al momento di contrarre matrimonio entrambi i coniugi o uno dei due ignoravano che il matrimonio era nullo, la nullità produce i suoi effetti soltanto per il futuro e solo per il coniuge che ignorava la nullità al momento della celebrazione del matrimonio. Inoltre, quest'ultimo ha diritto agli alimenti - secondo le disposizioni previste in caso di divorzio, che si applicano per analogia - da parte dell'altro coniuge che sapeva sin dall'inizio che il matrimonio era nullo e dai suoi discendenti, qualora l'altro coniuge muoia dopo l'annullamento del matrimonio. Il medesimo diritto spetta al coniuge che è stato costretto a contrarre matrimonio sotto minaccia, in contrasto con la legge o con i buoni costumi, nel caso in cui il matrimonio sia annullato oppure abbia termine con il decesso dell'altro coniuge (articolo 1383 del codice civile).
Il tribunale di primo grado in composizione monocratica (articolo 17, paragrafo 1, del codice di procedura civile (Κώδικας Πολιτικής Δικονομίας)) è competente a dichiarare lo scioglimento di un matrimonio mediante divorzio per colpa di uno o di entrambi i coniugi o per irreperibilità o morte presunta, ad annullare un matrimonio invalido o dichiararlo nullo. Inoltre, durante il matrimonio, detto giudice è competente a pronunciarsi sulle relazioni tra i coniugi derivanti dal matrimonio. In tali casi il giudice applica la procedura prevista per il contenzioso in materia matrimoniale, che è stata modificata dalla legge n. 4055/2012.
In caso di divorzio consensuale, è del pari competente il tribunale di primo grado in composizione monocratica, che agisce secondo la giurisdizione volontaria. È competente per territorio il tribunale dell'ultima località di residenza comune delle parti (articolo 39 del codice di procedura civile) o il tribunale della residenza abituale delle parti, purché uno dei coniugi vi risieda ancora, o il tribunale della residenza abituale del convenuto (articolo 22 del codice di procedura civile) oppure, nel caso di domanda congiunta, il tribunale del luogo di residenza abituale dell'uno o dell'altro coniuge, o ancora, della residenza abituale dell'attore se vi risiedeva da almeno un anno prima della presentazione della domanda o da almeno sei mesi prima della presentazione della domanda se è cittadino greco o se entrambi i coniugi sono cittadini greci. Anche il ricorso incidentale deve essere presentato al medesimo tribunale. Inoltre, le azioni intese a ottenere la corresponsione degli alimenti possono essere riunite e giudicate in contemporanea con le azioni ai fini di divorzio, di annullamento o di riconoscimento della nullità di un matrimonio da parte del tribunale monocratico di primo grado competente per territorio, che segue la procedura del contenzioso in materia matrimoniale, con le limitazioni imposte da tale procedura. In fine, anche le azioni dirette all'attribuzione della responsabilità genitoriale e per la regolamentazione dei contatti tra figli e genitori possono essere intentate nel medesimo contesto della domanda di divorzio introdotta presso il tribunale di primo grado in composizione monocratica, conformemente alla procedura speciale di cui agli articoli 681B e segg. del codice di procedura civile.
La domanda va depositata presso la cancelleria del tribunale, dopo di che il cancelliere fissa la data dell'udienza e la annota sulle copie della domanda. L'avvocato dell'attore deve disporre affinché l'ufficiale giudiziario faccia pervenire al convenuto copia della domanda, con indicazione della data e della sede dell'udienza, nonché la citazione a comparire. Se il convenuto è residente o domiciliato in Grecia, la domanda e la citazione devono essergli notificate dall'ufficiale giudiziario entro 60 giorni dalla data dell'udienza; il termine è invece di 90 giorni se il convenuto è residente o domiciliato all'estero o se il suo domicilio è ignoto. Se gli atti devono essere notificati all'estero a una persona il cui domicilio è noto, tra gli Stati membri dell'Unione europea si applicano, per analogia, le disposizioni sulla notifica delle citazioni previste dai regolamenti dell'UE e, nello specifico, dal regolamento (CE) n. 1393/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale, oppure quelle previste dalla convenzione dell'Aia del 15 novembre 1965, ove applicabile, ovvero le disposizioni contenute in convenzioni bilaterali o multilaterali.
Le norme di diritto sostanziale applicabili ai rapporti patrimoniali tra i coniugi, al divorzio e alla separazione legale (articoli 14, 15 e 16 del codice civile) sono le seguenti, in ordine di prevalenza:
il diritto del paese di cui i coniugi avevano l'ultima cittadinanza comune nel corso del matrimonio, se almeno uno dei due la conserva;
il diritto dell'ultima residenza comune abituale dei coniugi nel corso del matrimonio; oppure
il diritto del paese con il quale i coniugi hanno legami più stretti.
Le relazioni tra genitori e figli (articoli 18 e 19 del codice civile) vengono disciplinate, in ordine di prevalenza:
a) dal diritto del paese di cui avevano l'ultima cittadinanza comune;
b) dal diritto della loro ultima residenza abituale;
c) dal diritto del paese di cui il figlio è cittadino. Se questi ha doppia cittadinanza, greca e straniera, si applica il diritto greco; se ha più di una cittadinanza straniera, si applica il diritto del paese con il quale ha legami più stretti.
Secondo il principio della lex fori, il diritto processuale da applicare è quello greco, sul quale prevalgono peraltro, a norma dell'articolo 28 della Costituzione greca, le disposizioni del diritto dell'UE e delle altre convenzioni internazionali. Gli avvocati che rappresentano ciascuna delle parti devono essere muniti di procura speciale o devono comparire in tribunale con la parte che rappresentano. Durante la fase di assunzione delle prove, si devono produrre in tribunale il certificato di matrimonio, il certificato di stato civile e gli altri documenti probatori. L'audizione dei testimoni e la presentazione delle conclusioni avvengono in aula. In caso di divorzio consensuale, le parti devono dichiarare in forma scritta che intendono sciogliere il loro matrimonio, tale dichiarazione deve essere firmata dalle parti o dai relativi rappresentanti legali, e devono presentare un accordo scritto riguardante l'affidamento dei figli e i diritti di visita tra i figli e i genitori. Il giudice approva l'accordo e dichiara lo scioglimento del matrimonio. Le deposizioni delle parti vengono esaminate liberamente. Il giudice non ammette, quali elementi di prova, l'audizione delle parti sotto giuramento e l'audizione dei figli quali testimoni, ma i testimoni e i periti rendono le loro deposizioni sotto giuramento. Nell'esaminare la domanda di divorzio, il giudice tenta di riconciliare le parti. Se il convenuto non compare in giudizio, ciò non influisce sulla pronuncia della sentenza. In caso di decesso di una delle parti prima della sentenza definitiva, l'azione legale decade. Nel caso di un'azione di annullamento del matrimonio, che può essere intentata anche dal pubblico ministero, è quest'ultimo che deve presentare le conclusioni. In caso di decesso di una delle parti, l'azione legale viene interrotta, ma può essere proseguita dagli eredi. Un'azione ai fini dell'annullamento o della dichiarazione di nullità di un matrimonio che sia intentata dal pubblico ministero è diretta contro entrambi i coniugi e, in caso di decesso di uno di essi, contro i loro eredi.
Sì, a determinate condizioni. In particolare, il patrocinio a spese dello Stato è accordato alla parte che possa dimostrare di non essere in grado di pagare le spese processuali senza che ne risultino ridotti i mezzi necessari per sostentare se stesso e la sua famiglia, e purché non venga dimostrato che tale richiesta è ingiustificata o inopportuna. La richiesta va presentata al giudice che sta esaminando o che dovrà esaminare la causa. Se il procedimento è discusso presso un tribunale di primo grado in composizione collegiale, la richiesta va presentata al suo presidente. In caso di azioni non processuali, la richiesta va presentata al giudice di pace (ειρηνοδικείο) della località di residenza del richiedente (articoli 194 e segg. del codice di procedura civile).
La richiesta deve indicare brevemente l'oggetto del procedimento, le prove che verranno fornite al riguardo e gli elementi addotti per attestare che la richiesta risponde alle condizioni previste per ottenere il patrocinio a spese dello Stato. Si devono allegare alla richiesta i seguenti documenti giustificativi:
un certificato rilasciato su carta libera dal sindaco o dal presidente del consiglio comunale della località in cui il richiedente è domiciliato o ha la sua residenza permanente, che ne attesti la situazione professionale, economica e familiare;
un certificato rilasciato su carta libera dall'ispettore fiscale della località in cui il richiedente è domiciliato o ha la sua residenza permanente, che attesti che negli ultimi tre anni il richiedente ha presentato la dichiarazione ai fini dell'imposta sul reddito o di ogni altra imposta diretta e che tale dichiarazione è stata approvata previo accertamento.
Il giudice adito può citare la controparte a titolo gratuito. Non è necessaria la presenza di avvocati. Dopo aver appurato che le condizioni suddette sono soddisfatte, il giudice accorda il beneficio del gratuito patrocinio. Tale istituto viene concesso separatamente per ogni azione giudiziale, è valido per ogni grado di giurisdizione e si estende anche all'esecuzione forzata della sentenza. La parte che ha ottenuto tale beneficio è esentata provvisoriamente dall'obbligo di pagare le spese giudiziarie e processuali in genere, ossia gli onorari dei notai e degli ufficiali giudiziari, le spese dei testimoni e gli onorari dei periti, degli avvocati e degli altri rappresentanti giudiziali, ed è altresì esonerata dall'obbligo di versare una cauzione a garanzia di tali spese. L'esenzione provvisoria può eventualmente essere concessa solo per una parte delle spese.
La concessione del patrocinio a spese dello Stato non incide sull'obbligo di versare alla controparte le somme accordategli dal giudice. Se l'obbligato glielo chiede, nella sentenza sul gratuito patrocinio o con una decisione successiva, il giudice può incaricare un avvocato, un notaio o un ufficiale giudiziario di assistere l'indigente. Tali persone sono obbligate ad accettare l'incarico e la decisione del giudice vale come conferimento del mandato di rappresentanza.
Il patrocinio a spese dello Stato cessa con la morte del beneficiario, con un'eccezione: sotto la copertura di tale beneficio possono essere effettuati, anche in epoca successiva, atti che non ammettono dilazione. Inoltre, tale beneficio può essere revocato o limitato con decisione autonoma del giudice o su proposta del pubblico ministero, se si dimostra che le condizioni per concederlo non sussistevano sin dall'inizio, oppure che non sono più valide o sono mutate. Il pagamento delle spese è disciplinato dagli articoli 190-193 del codice di procedura civile.
Pertanto, se la sentenza ordina che le spese siano a carico della parte avversa all'indigente, le somme dovute per l'imposta di bollo, la copia autenticata e gli altri oneri sono riscossi in conformità della legge sulla riscossione delle entrate pubbliche, mentre le somme dovute alla persona indigente, ai suoi avvocati o ad altri rappresentanti legali e ufficiali giudiziari vengono imputate alle persone interessate e riscosse mediante esecuzione forzata. Allo stesso modo, le spese imputate all'indigente sono riscosse non appena cessino di sussistere tutte o alcune delle condizioni per la concessione del gratuito patrocinio e qualora tale cessazione sia stata accertata. Se le parti hanno ottenuto il beneficio mediante dichiarazioni menzognere o false informazioni, il giudice che decide la revoca del beneficio le condanna a una pena pecuniaria di importo compreso fra 100 EUR e 200 EUR, a favore della cassa degli avvocati, fermo restando il loro obbligo di pagare le somme dalle quali erano state esentate e senza escludere un'azione penale nei loro confronti.
Sì. La parte soccombente può ricorrere presso la Corte d'appello (Εφετείο) competente per territorio per impugnare una sentenza di divorzio, di annullamento di un matrimonio nullo o annullabile, o di riconoscimento della non esistenza di un matrimonio, entro trenta giorni dalla data in cui le è stata notificata la sentenza, se la parte è residente o domiciliata in Grecia, oppure entro sessanta giorni se la parte è residente o domiciliata all'estero o se il suo domicilio è ignoto. Se la sentenza non è stata notificata alla parte, il termine per interporre appello è di tre anni a decorrere dalla pubblicazione della sentenza. In caso di decesso della parte avente diritto a impugnare la sentenza, il termine per interporre appello decorre dalla data alla quale la sentenza viene notificata ai suoi eredi universali o ai suoi legatari.
A norma del regolamento (CE) n. 2201/2003 relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, nella versione attualmente in vigore, le sentenze pronunciate in uno Stato membro dell'UE sono riconosciute negli altri Stati membri senza che sia necessaria una procedura speciale. Chiunque voglia far riconoscere in Grecia una sentenza di divorzio, di separazione o di annullamento del matrimonio deve presentarne domanda al tribunale monocratico di primo grado della località in cui risiede abitualmente la persona contro la quale si chiede l'esecuzione della sentenza o della località nella quale la sentenza deve essere eseguita.
Una volta fissata la data dell'udienza, una copia della domanda viene notificata alla controparte, assieme al documento di convocazione dell'udienza e alla citazione a comparire. Il giudice non può verificare la competenza del tribunale dello Stato membro dell'UE che ha pronunciato la sentenza, pertanto, deve accertare: che il suo riconoscimento non sia contrario all'ordine pubblico greco; che la domanda sia stata notificata al convenuto, qualora sia contumace, in tempo utile perché potesse difendersi o, in mancanza, che il convenuto abbia inequivocabilmente accettato la sentenza; che la sentenza stessa non sia in contrasto con nessun'altra decisione pronunciata in precedenza in una causa tra le medesime parti, in Grecia, in un altro Stato membro o in un paese terzo; e, infine, che risultino soddisfatte le condizioni per concedere il riconoscimento. Ove si reputi soddisfatto, il giudice riconosce la sentenza.
Per impugnare la decisione di un giudice greco con cui è stata riconosciuta la sentenza del giudice di un altro Stato membro dell'UE, si deve adire la Corte d'appello, che è competente a esaminare i ricorsi avverso le sentenze degli organi giudiziari inferiori. Il termine per interporre appello è di un mese dalla notifica della sentenza di riconoscimento, o di due mesi dalla notifica, se la parte contro la quale si agisce ha la sua residenza abituale in uno Stato membro diverso da quello in cui la sentenza è stata dichiarata esecutiva. Il termine non può essere prorogato per motivi di distanza. Se il convenuto non compare, il giudice è tenuto a sospendere il procedimento finché non sia accertato che il convenuto è stato citato a norma di legge ed entro il termine previsto o che si è compiuto ogni tentativo in tal senso. Avverso la decisione della Corte d'appello è proponibile ricorso dinanzi alla Corte di cassazione (Άρειος Πάγος).
Le disposizioni di diritto sostanziale da applicare ai fini del divorzio sono, in ordine di prevalenza, le seguenti:
il diritto del paese del quale i coniugi avevano l'ultima cittadinanza comune, se uno di loro la conserva;
il diritto del paese nel quale i coniugi avevano l'ultima residenza abituale, nel corso del matrimonio;
Conformemente al principio della lex fori, si applica il diritto processuale greco, sul quale peraltro prevale il diritto dell'Unione europea a norma dell'articolo 28 della Costituzione greca.

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