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Timestamp: 2020-07-10 18:52:31+00:00

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Redatto da Heike Gross 29.05.2020
Condividere in chat le foto imbarazzanti di un collega, riprendere una lite nel cortile della scuola o postare commenti offensivi sui social media: gli episodi di cyberbullismo riguardano soprattutto bambini e ragazzi, ma talvolta anche gli adulti. Spesso comincia come una presa in giro, ma può avere gravi conseguenze per le vittime e configurare un reato sanzionato dalla legge.
In un’intervista Katrin Sprenger e Karoline Fuss della start-up zurighese Silenccio rispondono alle principali domande sul cyberbullismo e spiegano come muoversi sul piano legale per tutelare se stessi o i propri figli.
In che cosa consiste il cyberbullismo?
Katrin Sprenger: Si parla di cyberbullismo quando una persona viene intenzionalmente offesa, derisa o molestata sulle piattaforme digitali per un periodo di tempo prolungato. Il cyberbullismo ha molti volti: si va dalla diffusione di voci infondate alla creazione di falsi profili offensivi, dalle minacce via SMS alla divulgazione di foto intime o imbarazzanti.
Oltre a tali ben note manifestazioni, può assumere anche forme meno conosciute, ad esempio la redazione di innumerevoli articoli e commenti negativi che appaiono nei motori di ricerca quando si scrive il nome della vittima. Indipendentemente dalle sue declinazioni, l’obiettivo è sempre lo stesso: diffamare una persona.
Quali sono le cause del cyberbullismo?
Katrin Sprenger: Ritengo che il bullismo, o mobbing che dir si voglia, e il cyberbullismo abbiano le stesse cause. In linea di massima, il mobbing è sempre una prova di forza o il tentativo di accrescere la propria autostima. Le ragioni più profonde di tali comportamenti possono essere molteplici: spesso si tratta di invidia, di desiderio di rivalsa o anche solo di voglia di far soffrire gli altri. La sempre maggiore diffusione del cyberbullismo è dovuta anche al fatto che oggi praticamente tutti possiedono uno smartphone e possono quindi praticare il mobbing sempre e ovunque con il favore dell’anonimato, indipendentemente dal luogo in cui si trova la vittima.
Che cosa rende il cyberbullismo così pericoloso?
Karoline Fuss: Il mobbing a cui si assiste nella vita reale e il cyberbullismo sono due fenomeni completamente diversi: nel primo caso, con il passar del tempo, si tende a dimenticare i singoli episodi e la diffamazione avviene «solo» per via orale; nel secondo, una volta in rete, i post, i commenti o le foto vengono diffusi in pochissimo tempo in tutto il mondo. I percorsi che seguono praticamente non sono tracciabili ed è difficile eliminare del tutto i dati in questione. Pertanto una foto inviata su un sistema di messaggistica istantanea come whatsapp può essere archiviata per anni nel cloud.
Inoltre, su Internet si è coperti dall’anonimato. Se nel mondo reale l’autore del mobbing deve confrontarsi direttamente con la vittima, in quello virtuale non rivela la sua identità, ha quindi meno inibizioni e a tutt’oggi è raro che tema di dover rispondere delle proprie azioni, poiché la rete viene ancora considerata, a torto, una zona franca.
Dal 2019 la start-up zurighese Silenccio è partner di AXA con un innovativo servizio online che offre a privati e imprese assistenza e protezione in caso di cyberbullismo, attacchi di malware, hacking e phishing.
Qual è l’impatto del cyberbullismo sulle vittime?
Karoline Fuss: Il cyberbullismo, proprio come il mobbing nella vita reale, è una forma di violenza psicologica che può avere gravi conseguenze. Oltre a predisporre all’isolamento, causa problemi fisici e mentali, tra cui disturbi del sonno e incubi. Riduce inoltre l’autostima e danneggia l’immagine di sé, provocando, nella peggiore delle ipotesi, danni permanenti alla salute come depressione e ansia, se non esiti ancora più nefasti.
Come si diffonde il cyberbullismo in Svizzera?
Karoline Fuss: È difficile da tradurre in cifre poiché il confine tra ciò che è percepito come una presa in giro e ciò che viene vissuto come un’offesa è estremamente soggettivo. Pertanto non è facile quantificare le vittime effettive. Una cosa però è certa: si comincia a parlare di cyberbullismo quando ci si sente tormentati o offesi.
Stando allo studio JAMES della zhaw, in Svizzera circa il 20 per cento dei giovani è stato vittima di cyberbullismo sui social media almeno una volta.
A circa un ragazzo su otto è già capitato di assistere alla divulgazione su Internet di informazioni false o offensive sul proprio conto. Dal rapporto redatto nel 2018 emerge che un terzo dei ragazzi si è visto postare su Internet foto o video senza il proprio consenso.
Secondo uno studio condotto in Germania, il 13 per cento degli alunni ha già commesso il reato di cyberbullismo, perlopiù per motivi legati a conflitti di natura personale con la vittima. Colpisce che uno su cinque affermi di esserne stato vittima a sua volta (studio Cyberlife II del 2017).
La crudeltà del cyberbullismo sta nel fatto, che a differenza di quanto accade per il mobbing nella vita reale, la vittima è perseguitata fino a casa. Non c’è «tregua» né riparo perché Internet è ovunque.
Karoline Fuss, Operations Manager di Silenccio
Come funziona il cyberbullismo? Ci può fare qualche esempio?
Karoline Fuss: Il classico caso è senz’altro quello tra alunni. Basta che uno di loro non si conformi al gruppo classe perché alcuni compagni comincino a postare frasi stupide su un profilo social di chi è stato preso di mira. Gli altri le leggono, le commentano e in un attimo diventano gravi offese. A volte si corredano con il cellulare di foto o video realizzati di nascosto e il gioco è fatto.
Oltre a queste forme classiche ce ne sono altre molto più subdole: soprattutto tra gli adulti si diffondono insistentemente sui social media menzogne o voci infondate finché l'entourage della vittima non si convince che sono vere. In molti casi, sia tra i ragazzi che tra gli adulti, un ruolo importante è rivestito dalla dinamica di gruppo e dal desiderio di appartenenza a quest’ultimo nutrito dall’autore.
In Svizzera qual è la normativa esistente in materia?
Karoline Fuss: In Svizzera non esiste un articolo di legge specifico sul cyberbullismo, ma le vittime hanno comunque la possibilità di portare gli autori in tribunale perché rispondano dei loro comportamenti. A seconda della portata e della natura del mobbing si configura un reato per il quale la legge prevede un’apposita sanzione. Ai sensi del Codice penale, insulti, diffamazione, minacce, ossia le classiche fattispecie del cyberbullismo, costituiscono altrettanti reati passibili di una pena fino a un massimo di 180 aliquote giornaliere.
L’hackeraggio o l’utilizzo di un account senza previo consenso del titolare effettuato nell’ambito del mobbing è considerato un accesso non autorizzato a un sistema di trattamento dei dati ed è punibile con una pena detentiva fino a cinque anni. In sintesi, anche in mancanza di un articolo del Codice penale che sanzioni espressamente il cyberbullismo, le vittime hanno senz’altro la possibilità di difendersi sul piano legale.
Se si è vittima di cyberbullismo, è importante raccogliere immediatamente le prove realizzando degli screenshot e riprendendo tutto lo schermo in modo da poter dimostrare in seguito dove il commento o la foto sono stati pubblicati.
Che cosa posso fare se sono vittima di cyberbullismo?
KUF: Per quanto difficile appaia la situazione nel momento in cui si verifica, bisogna mantenere la calma e non rispondere assolutamente ai commenti negativi. È molto meglio procurarsi subito le prove realizzando degli screenshot di conversazioni, messaggi e foto. Se i dati sono protetti, si devono bloccare gli autori sulla piattaforma in questione per evitare che postino altri commenti. Successivamente, se possibile, andrebbe cancellato tutto. L’ideale sarebbe un colloquio chiarificatore con le persone coinvolte. Se non si riesce a risolvere il problema con le buone, si può sporgere denuncia alla polizia.
Silenccio protegge dai messaggi di odio in rete. Come funziona il servizio di prevenzione?
KAS: Puntiamo su due funzioni. Da un lato, il cliente può collegare alla nostra piattaforma il suo profilo sui social media. Dall’altro, ha la possibilità di indicare, oltre al suo nome, delle parole chiave che potrebbero essere collegate a lui. Nelle piattaforme registrate e sui siti Internet accessibili al pubblico cerchiamo sistematicamente i testi in cui ricorrono il nome o le altre parole chiave eventualmente indicate e termini con un’accezione negativa.
Quando ci imbattiamo in un estratto di testo di questo genere inviamo al cliente un avviso perché lo visualizzi. Se anche lui ritiene che il testo abbia una connotazione negativa, ci attiviamo e contattiamo direttamente l’autore del messaggio o la piattaforma per domandarne la cancellazione. Qualora la richiesta restasse senza esito anche dopo ripetuti solleciti, il cliente potrà adire le vie legali in collaborazione con AXA-ARAG.
Normativa contro il cyberbullismo
In Svizzera il cyberbullismo non costituisce reato, perché non esiste uno specifico articolo di legge relativo a questo fenomeno. Tuttavia, grazie alle seguenti disposizioni del Codice penale svizzero, diventa un reato e l’autore può essere perseguito:
art. 143, 143bis CP: hackeraggio di password / acquisizione illecita di dati
art. 144bis punto 1 CP: danneggiamento di dati
art. 156 CP: estorsione
art. 173 CP: diffamazione
art. 174 CP: calunnia
art. 177 CP: ingiuria
art. 179 quater CP: violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d’immagini
art. 179 novies CP: sottrazione di dati personali
art. 180 CP: minaccia
art. 181 CP: coazione

References: art. 143

art. 144

art. 156

art. 173

art. 174

art. 177

art. 179

art. 179

art. 180

art. 181