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Timestamp: 2018-07-17 15:27:30+00:00

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Licenziamento del lavoratore in malattia per colpa del datore è illegittimo Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 28/10/2016 n° 1901 | Sindacato FSI
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Licenziamento del lavoratore in malattia per colpa del datore è illegittimo Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 28/10/2016 n° 1901
Sentenza 21 settembre – 28 ottobre 2016, n. 21901
sul ricorso 20858/2014 proposto da:
AZIENDA UNITA’ SANITARIA LOCALE AUSL (OMISSIS), C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore Generale pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIOVANNI BETTOLO 9, presso lo studio dell’avvocato ANDREA CLAUDIO MAGGISANO, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;
M.P., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FABIO MASSIMO 45, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI PELLETTIERI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato ROSA TRONCELLITI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 1423/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 26/02/2014 R.G.N. 6034/2010;
udito l’Avvocato MAGGISANO ANDREA CLAUDIO;
udito l’Avvocato TRONCELLITI ROSA;
2. A differenza del primo Giudice, la Corte di appello riteneva che le assenze dal lavoro verificatesi fino al 4.3.02 fossero ascrivibili a colpa del datore di lavoro ex art. 2087 c.c., e dunque non computabili ai fini del periodo di comporto. Ciò in quanto era documentato in atti che il ricorrente aveva subito un’aggressione all’interno dell’ospedale ad opera di due individui mascherati che lo avevano assalito e malmenato nottetempo nel luogo di lavoro senza difficoltà, avendo potuto utilizzare uno dei quattro possibili accessi, tutti incustoditi e privi anche di normali misure atte a garantire l’impenetrabilità di estranei all’interno, in un contesto poco illuminato e non presidiato. Erano stati altresì provati in giudizio la notorietà dell’insufficiente sicurezza dell’Ospedale, la particolare pericolosità del reparto di radiologia (ubicato nel seminterrato), la verificazione di furti e minacce. Alla stregua di tale ricostruzione fattuale, la Corte di appello riteneva comprovata la nocività dell’ambiente di lavoro e la mancata adozione da parte della ASL delle più elementari misure di sicurezza, quale la predisposizione di ordinari sistemi di sbarramento atti a prevenire l’ingresso, soprattutto di notte, all’interno del reparto di radiologia per ragioni estranee alle esigenze di cura.
4. Per la cassazione di tale sentenza la ASL (OMISSIS) propone ricorso affidato ad un motivo.
1. Con unico motivo di ricorso l’Azienda sanitaria ricorrente denuncia erronea motivazione e falsa applicazione dell’art. 2087 c.c., per avere la Corte territoriale ricondotto a causa di servizio un’aggressione posta in essere da terzi, per motivi estranei all’attività lavorativa del dipendente. Si era trattato di un evento imprevisto, che non poteva essere ricondotto alla mancata adozione di misure di sicurezza, ma era ascrivibile ad una condotta criminale tenuta da terzi estranei al rapporto di lavoro per finalità estorsive. La portata dell’art. 2087 c.c., non può essere ampliata tanto da oggettivizzare la portata della norma.
3. Nel caso di lavoratori esposti al rischio di rapina, l’osservanza del generico obbligo di sicurezza di cui all’art. 2087 c.c., impone al datore di lavoro l’adozione delle correlative misure di sicurezza cd. “innominate”, sicchè incombe sullo stesso, ai fini della prova liberatoria correlata alla quantificazione della diligenza ritenuta esigibile nella predisposizione delle suindicate misure, l’onere di far risultare l’adozione di comportamenti specifici che, pur non dettati dalla legge o altra fonte equiparata, siano suggeriti da conoscenze sperimentali e tecniche, dagli “standards” di sicurezza normalmente osservati o trovino riferimento in altre fonti analoghe (Cass. n. 34 del 2016, v. pure 15082 del 2014, n. 8855 del 2013). L’art. 2087 c.c. rende necessario l’apprestamento di adeguati mezzi di tutela dell’integrità psicofisica dei lavoratori nei confronti dell’attività criminosa di terzi nei casi in cui la prevedibilità del verificarsi di episodi di aggressione a scopo di lucro sia insita nella tipologia di attività esercitata, in ragione della movimentazione, anche contenuta, di somme di denaro, nonchè delle plurime reiterazioni di rapine in un determinato arco temporale (v. Cass. n. 3424 del 2016, nonchè Cass. n. 23793 del 2015 e n. 7405 del 2015).
3.1. La Corte di appello ha evidenziato, con accertamento di fatto incensurabile in questa sede, che erano stati comprovati in giudizio la notorietà dell’insufficiente sicurezza dell’Ospedale, la particolare pericolosità del reparto di radiologia (ubicato nel seminterrato) e soprattutto il fatto che già in precedenza si erano verificati furti e rapine. Ha dunque formulato il proprio giudizio muovendo dalla considerazione che al datore di lavoro fosse nota la pericolosità dei locali e la facilità di accesso da parte di terzi estranei e ciò nonostante nessuna misura idonea a scongiurare il ripetersi di fatti criminosi fosse stata adottata dalla ASL per assicurare l’incolumità del personale in servizio, soprattutto in orario notturno. Parte ricorrente non si confronta con tale specifica motivazione, limitandosi ad opporre, in modo del tutto generico, che l’art. 2087 c.c., non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, laddove la sentenza aveva ben evidenziato la sussistenza di colpevoli omissioni.
5. Il ricorso è dunque inammissibile. Consegue la condanna della ASL ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate nella misura indicata in dispositivo per esborsi e compensi professionali, oltre spese forfettarie nella misura del 15 per cento del compenso totale per la prestazione, ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55, art. 2.
6. Sussistono i presupposti processuali (nella specie, inammissibilità del ricorso) per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013).
Depositato in Cancelleria il 28 ottobre 2016.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 art. 2087
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 2
 art. 13
 art. 1