Source: https://www.laleggepertutti.it/182471_pensione-di-inabilita-civile-condizioni-e-requisiti-di-reddito
Timestamp: 2018-09-25 23:54:01+00:00

Document:
Pensione di inabilità civile: condizioni e requisiti di reddito
Per verificare il rispetto dei requisiti si somma il reddito dell’invalido con quello del coniuge.
Chi non è più in grado di lavorare, e quindi ha una inabilità lavorativa totale (100%) e permanente, ha diritto alla pensione di inabilità civile. Si tratta di un contributo erogato dall’Inps proprio in ragione dello stato di bisogno economico dell’ex lavoratore e che, pertanto, viene concesso solo a chi non presenta redditi superiori a una determinata soglia prefissata dalla legge e di cui a breve diremo. Il fatto di essere collegato all’incapacità lavorativa fa sì che abbiano diritto alla pensione di inabilità solo gli invalidi totali di età compresa tra 18 e 65 anni e 7 mesi. Proprio ieri la Cassazione è intervenuta sull’argomento [1] chiarendo quale reddito bisogna avere per chiedere la pensione di inabilità civile; in proposito la Corte ha detto che, ai fini del calcolo del limite di reddito, quello del coniuge fa cumulo, ossia si somma a quello del richiedente. La soluzione adottata dai giudici ha così tagliato fuori dal beneficio assistenziale in commento una folta platea di soggetti. Ma procediamo con ordine e vediamo qual è il reddito per la pensione di inabilità civile.
1 Pensione di inabilità civile: a chi spetta
2 Che differenza tra pensione di inabilità civile e assegno di invalidità?
3 Pensione di invalidità civile: quale limite di reddito?
4 Pensione di inabilità civile: quant’è?
5 Fino a quando viene versata la pensione di inabilità civile?
6 Quando viene pagata la pensione di inabilità civile?
7 Come chiedere la pensione di inabilità civile?
8 Legge 30 marzo 1971, n. 118
Pensione di inabilità civile: a chi spetta
La pensione di inabilità civile è una prestazione economica, erogata a domanda, in favore dei lavoratori per i quali viene accertata l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa. La pensione di inabilità civile è regolata da una legge del 1971 che riportiamo a termine dell’articolo in forma integrale per maggiori chiarimenti [2].
Hanno diritto alla pensione di invalidità civile:
gli invalidi totali con età tra 18 e 65 anni e sette mesi;
a cui sia stata riconosciuta una inabilità lavorativa e permanente del 100%;
in stato di bisogno e, quindi, con un reddito che non supera le soglie fissate dalla legge (v. dopo);
con cittadinanza italiana (per i cittadini stranieri comunitari è necessaria l’iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza; invece per i cittadini stranieri extracomunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato: permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all’art. 41 TU immigrazione, anche se privi di permesso di soggiorno CE di lungo periodo);
con residenza stabile ed abituale sul territorio italiano.
La pensione spetta anche a chi sta già percependo pensioni di invalidità per causa di guerra, di lavoro o di servizio. È inoltre compatibile con gli altri trattamenti pensionistici diretti concessi per invalidità (assegni ordinari d’invalidità, pensioni di inabilità, ecc.).
Che differenza tra pensione di inabilità civile e assegno di invalidità?
Mentre l’assegno di invalidità viene corrisposto ai lavoratori che perdono almeno i due terzi (67%) della capacità di lavoro e rimangono quindi in possesso di un residuo di capacità lavorativa, la pensione di inabilità, erogata nei casi più gravi di menomazione (quelli che comportano la perdita totale della capacità lavorativa), presuppone la cessazione di ogni attività lavorativa.
Pensione di invalidità civile: quale limite di reddito?
Come abbiamo detto, la pensione di inabilità civile può essere erogata solo a condizione di essere in stato di bisogno. Questo significa che il richiedente non può avere un reddito superiore ai limiti fissati dalla legge e periodicamente aggiornati. Ad oggi il limite di reddito per chiedere la pensione di inabilità è pari a 16.532,10 euro.
La Cassazione ha detto che, per l’accertamento del requisito reddituale previsto per l’attribuzione della pensione di inabilità si deve tenere conto anche della posizione reddituale del coniuge dell’invalido. Ciò perché i criteri del sistema di sicurezza sociale riconoscono alla solidarietà familiare una funzione integrativa dell’intervento assistenziale pubblico. Dunque, per verificare se si rispetta o meno il limite di reddito per ottenere la pensione di inabilità è necessario sommare il reddito dell’inabile con quello del coniuge.
Pensione di inabilità civile: quant’è?
Ad oggi la pensione di inabilità civile corrisponde a 279,47 al mese. Si tratta, in particolare, di 13 mensilità versate dall’Inps.
Sono previste delle maggiorazioni per i soggetti che si trovano in particolari condizioni di reddito. In tali casi la pensione di inabilità civile può essere incrementata di un importo mensile stabilito dalla legge.
Fino a quando viene versata la pensione di inabilità civile?
La pensione di inabilità civile viene corrisposta fino a quando l’inabile non compie 65 anni e 7 mesi; dopo tale data, in sostituzione della pensione di inabilità viene corrisposto l’assegno sociale.
Quando viene pagata la pensione di inabilità civile?
Come chiedere la pensione di inabilità civile?
La prima cosa da fare per ottenere la pensione di inabilità civile è sottoporsi a una visita dal proprio medico di base il quale, all’esito del controllo, rilascia il «certificato medico introduttivo». Con tale certificato bisogna presentare domanda all’Inps. La domanda può essere fatta solo per via telematica, ossia collegandosi al sito www.inps.it, seguendo il percorso: Servizi on line>Servizi per il cittadino>Invalidità civile: invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari.
Bisogna essere in possesso del Pin rilasciato dall’Inps.
Chi non è pratico con gli strumenti telematici può presentare domanda per la pensione di inabilità civile rivolgendosi a un patronato o alle associazioni di categoria dei disabili (ANMIC, ENS, UIC, ANFASS).
A partire dal 4 luglio 2009 (con l’eccezione delle domande di aggravamento presentate dai malati oncologici) non è possibile presentare una nuova domanda per la stessa prestazione fino a quando non sia esaurito l’iter di quella in corso o, in caso di ricorso giudiziario, finché non sia intervenuta una sentenza definitiva.
(in Gazz. Uff., 2 aprile, n. 82). – Conversione in legge del decreto-legge 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili (1) (2).
(1) A norma dell’articolo 30 della legge 8 novembre 2000, n. 328 sono abrogate le disposizioni sugli emolumenti economici previste dalla presente legge, con effetto a decorrere dall’entrata in vigore del decreto legislativo previsto dall’articolo 24 della medesima legge.
È convertito in legge il D.L. 30 gennaio 1971, n. 5, concernente provvidenze a favore dei mutilati ed invalidi civili.
Nuove norme e soggetti aventi diritto.
Ai soli fini dell’assistenza socio-sanitaria e della concessione dell’indennità di accompagnamento, si considerano mutilati ed invalidi i soggetti ultrasessantacinquenni che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età (2).
I soggetti riconosciuti invalidi per servizio ai sensi dell’articolo 74 della legge 13 maggio 1961, n. 469, e successive modificazioni, possono accedere al beneficio dell’indennità di accompagnamento, qualora risultino in possesso dei requisiti sanitari previsti per la relativa concessione e non abbiano beneficiato, per il medesimo evento invalidante, di altri trattamenti pensionistici per invalidità di servizio o di altra indennità di accompagnamento (4) (5).
(1) Vedi l’art. 1, d.lg. 23 novembre 1988, n. 509.
(2) Comma aggiunto dall’art. 6, d.lg. 23 novembre 1988, n. 509.
(3) La Corte costituzionale, con sentenza 22 giugno 1989, n. 346, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto dagli artt. 1, primo comma, l. 11 febbraio 1980, n. 18 e 2, quarto comma, l. 30 marzo 1971, n. 118, nella parte in cui esclude che ad integrare lo stato di totale inabilità con diritto all’indennità di accompagnamento possa concorrere, con altre minorazioni, la cecità parziale.
(4) Comma aggiunto dall’art. 52, l. 17 maggio 1999, n. 144.
(5) A norma dell’articolo 30 della legge 8 novembre 2000, n. 328 sono abrogate le disposizioni sugli emolumenti economici previste dalla presente legge, con effetto a decorrere dall’entrata in vigore del decreto legislativo previsto dall’articolo 24 della medesima legge.
Il Ministero della sanità, ai fini dell’assistenza contemplata nei precedenti commi, può stipulare convenzioni con cliniche universitarie, con ospedali, con enti, associazioni ed istituzioni pubbliche e private che gestiscono idonei centri medico-sociali e che siano sottoposti alla sua vigilanza e offrano adeguate prestazioni educative, medico-psicologiche e di servizio sociale (1).
Centri di riabilitazione, ricerca e prevenzione.
Le istituzioni private per l’assistenza agli invalidi civili sono sottoposte al controllo e alla sorveglianza del Ministero della sanità. La loro denominazione deve contenere sempre l’indicazione “privato” o “privata”. Non possono essere usate denominazioni atte ad ingenerare confusione con gli istituti ed enti medico-psicopedagogici pubblici. Chiunque intenda aprire, ampliare o trasformare un centro di riabilitazione privato, deve inoltrare domanda al medico provinciale e adempiere alle prescrizioni tecnico-assistenziali del Ministero della sanità e del Consiglio provinciale di sanità. Il medico provinciale, in caso di inadempienza alle prescrizioni inserite nell’atto di autorizzazione, può diffidare l’istituzione privata ad eliminarle, ordinare la chiusura del centro fino ad un periodo di tre mesi e può, in caso di ripetute infrazioni o disfunzioni, revocare l’autorizzazione di apertura, sentito il Consiglio provinciale di sanità.
b) contributi a enti pubblici e persone giuridiche private non aventi finalità di lucro per stimolare lo studio sulla prevenzione ed i servizi sanitari, psicologici e sociologici, concernenti le principali malattie, a carattere congenito o acquisito e progressivo, che causano motolesioni, neurolesioni o disadattamenti sociali (1).
Personale ed educatori specializzati.
I programmi, l’ordinamento dei tirocini e i requisiti dei docenti sono stabiliti con decreto del Ministro per la pubblica istruzione di concerto con il Ministro per la sanità (1).
Accertamento delle condizioni di minorazione.
L’accertamento delle condizioni di minorazione degli aspiranti ai fini dei benefici previsti dalla presente legge è effettuato in ciascuna provincia dalla commissione sanitaria di cui all’articolo 7, nominata dal prefetto su proposta del medico provinciale e che ha sede presso l’ufficio del medico provinciale. Ove necessario, il prefetto su richiesta del medico provinciale può nominare con la stessa procedura più commissioni le quali possono avere sede anche in altri comuni della provincia presso l’ufficio dell’ufficiale sanitario (1).
Commissione sanitaria provinciale: composizione.
dal medico provinciale che la presiede;
da un ispettore medico del lavoro o da altro medico scelto dal capo dell’ispettorato provinciale del lavoro preferibilmente tra i medici previdenziali o fra gli specialisti in medicina legale o del lavoro, ovvero tra gli specialisti in igiene generale e speciale;
da un medico designato dall’Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi civili di cui alla legge 23 aprile 1965, n. 458.
Le funzioni di segretario della commissione sono esercitate, su designazione del medico provinciale, da un funzionario del ruolo della carriera direttivo-amministrativa o della carriera di concetto dei segretari dei Ministeri della sanità o dell’interno o del lavoro e previdenza sociale o dal segretario del comune presso il cui ufficio sanitario ha sede la commissione (1) (2).
(1) L’art. 3, l. 27 dicembre 1973, n. 908, ha sostituito con quattro commi gli originari commi primo e secondo del presente articolo. Successivamente, l’art. 3, l. 26 maggio 1975, n. 165, li ha così sostituiti con un unico comma.
(2) A norma dell’articolo 30 della legge 8 novembre 2000, n. 328 sono abrogate le disposizioni sugli emolumenti economici previste dalla presente legge, con effetto a decorrere dall’entrata in vigore del decreto legislativo previsto dall’articolo 24 della medesima legge.
Compiti della commissione sanitaria provinciale.
c) valutare la necessità o l’opportunità di accertamenti psicodiagnostici ed esami attitudinali.
Entro dieci giorni, dalla data della riunione, il segretario della commissione deve comunicare agli interessati l’esito dell’accertamento diagnostico.
La dichiarazione di inabilità permanente o di irrecuperabilità deve essere emessa dopo approfonditi accertamenti diagnostici da effettuarsi presso centri o cliniche specializzate e dopo adeguato periodo di osservazione o degenza (1).
Commissioni regionali sanitarie.
Contro il giudizio della commissione sanitaria provinciale, l’interessato può presentare ricorso in carta libera, entro trenta giorni dalla ricevuta comunicazione, alla commissione sanitaria regionale costituita presso l’ufficio del medico provinciale del capoluogo della regione e composta dal medico provinciale, che la presiede, da un docente universitario di medicina o da un medico che svolga funzioni di primario preferibilmente residenti in un comune della regione, da un ispettore medico del lavoro o da altro medico designato dal capo dell’ispettorato regionale del lavoro, da un medico specialista in discipline neuro-psichiatriche e da un medico designato dall’Associazione nazionale dei mutilati e invalidi civili di cui alla legge 23 aprile 1965, n. 458.
Le funzioni di segretario sono esercitate da un funzionario del ruolo della carriera direttiva-amministrativa dei Ministeri della sanità o dell’interno o del lavoro e della previdenza sociale.
Le commissioni sanitarie regionali possono disporre gli accertamenti diagnostici, di cui ai precedenti artt. 7 e 8 (1)(2).
(1) Comma aggiunto dall’art. 4, l. 27 dicembre 1973, n. 908.
(1) Articolo abrogato dall’art. 5, l. 26 maggio 1975, n. 165.
Alle domande deve essere allegato un certificato medico attestante la natura dell’infermità invalidante (1).
La pensione è corrisposta nella misura del 50 per cento a coloro che versino in stato di indigenza e siano ricoverati permanentemente in istituti a carattere pubblico che provvedono alla loro assistenza. A coloro che fruiscono di pensioni o rendite di qualsiasi natura o provenienza di importo inferiore alle lire 18.000 mensili, la pensione e ridotta in misura corrispondente all’importo delle rendite, prestazioni e redditi percepiti. Con la mensilità relativa al mese di dicembre è concessa una tredicesima mensilità di lire 18.000, che è frazionabile in relazione alle mensilità corrisposte nell’anno.
In caso di decesso dell’interessato, successivo al riconoscimento dell’inabilità, la pensione non può essere corrisposta agli eredi, salvo il diritto di questi a percepire le quote già maturate alla data della morte (1) (2).
(1) Per un’interpretazione autentica del presente comma, vedi la l. 13 dicembre 1986, n. 912.
– 1. Agli invalidi civili di età compresa fra il diciottesimo e il sessantaquattresimo anno nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 74 per cento, che non svolgono attività lavorativa e per il tempo in cui tale condizione sussiste, è concesso, a carico dello Stato ed erogato dall’INPS, un assegno mensile di euro 242,84 per tredici mensilità, con le stesse condizioni e modalità previste per l’assegnazione della pensione di cui all’articolo 12.
2. Attraverso dichiarazione sostitutiva, resa annualmente all’INPS ai sensi dell’articolo 46 e seguenti del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, il soggetto di cui al comma 1 autocertifica di non svolgere attività lavorativa. Qualora tale condizione venga meno, lo stesso è tenuto a darne tempestiva comunicazione all’INPS (1)(2).
(1) Articolo modificato dall’art. 22 del D.L. 30 giugno 1972, n. 267, convertito in legge 11 agosto 1972, n. 485 e sostituito dall’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247.
Norme per la concessione della pensione o dell’assegno.
Nella regione della Valle d’Aosta provvede il comitato regionale di assistenza e beneficenza pubblica, integrato con due rappresentanti della predetta Associazione nazionale mutilati e invalidi civili, nominati dal presidente della Giunta regionale (1).
Ricorsi in materia di pensione e di assegno.
Avverso la deliberazione dei comitati provinciali di assistenza e beneficenza pubblica l’interessato può presentare ricorso in carta libera, entro trenta giorni dalla notifica, al Ministero dell’interno, che provvede previo parere di una commissione consultiva, composta dal direttore generale dell’assistenza pubblica, in qualità di presidente, da un funzionario del Ministero dell’interno con qualifica non inferiore a vice prefetto ispettore, da un funzionario del Ministero del tesoro, con qualifica non inferiore a direttore di divisione e da due rappresentanti della categoria, designati dall’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili di cui alla legge 23 aprile 1965, n. 458.
Le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario del Ministero dell’interno con qualifica non inferiore a direttore di sezione.
La commissione è nominata dal Ministro per l’interno e dura in carica 5 anni.
In caso di necessità, il Ministro per l’interno può procedere alla costituzione di più commissioni consultive presiedute da funzionari del Ministero dell’interno, con qualifica non inferiore a vice prefetto, delegati dal direttore generale dell’assistenza pubblica (1).
Rilascio di certificato da parte degli uffici distrettuali delle imposte.
Ai fini dell’accertamento delle condizioni economiche i comitati provinciali di assistenza e beneficenza pubblica richiedono direttamente agli uffici distrettuali delle imposte, entro quindici giorni dalle comunicazioni delle commissioni sanitarie, il certificato relativo all’eventuale iscrizione dell’interessato nei ruoli dell’imposta di ricchezza mobile e se si tratta di coniugato il certificato relativo alla eventuale iscrizione del coniuge nei ruoli dell’imposta complementare dei redditi (1).
(1) Articolo abrogato dall’art. 6, l. 21 novembre 1988, n. 508.
Sono irripetibili i rate non maturati della mensilità percetta anticipatamente, sempre che non sia possibile effettuarne il recupero, con trattenuta diretta, su eventuali altre competenze spettanti a qualsiasi titolo al titolare del diritto o ai suoi aventi causa (1).
L’INPS dà comunicazione della data di inizio del pagamento della prima mensilità della pensione sociale ai comitati provinciali di assistenza e beneficenza pubblica che, dalla stessa data, sospendono la corresponsione della pensione o dell’assegno, salva l’applicazione della disposizione di cui al precedente comma. L’INPS sarà tenuto a rimborsare agli ECA quanto anticipato agli interessati a titolo di pensione sociale a decorrere dal compimento del sessantacinquesimo anno di età (1) (2) (3).
(3) Per l’incremento, a decorrere dal 1° gennaio 2018, del requisito angrafico per il conseguimento dell’assegno di cui al presente articolo, vedi l’articolo 24, comma 8, del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201.
Modalità di erogazione della pensione o dell’assegno.
Il pagamento della pensione o dell’assegno ai beneficiari è effettuato dagli enti comunali di assistenza con assegni postali tratti sui predetti conti correnti (1).
Accertamenti sulla permanenza dei requisiti.
Avverso il provvedimento di revoca, è ammesso ricorso nei termini e con le modalità di cui all’articolo 15 (1).
Contro i provvedimenti definitivi previsti dagli articoli 9 e 15 è ammessa la tutela giurisdizionale dinanzi ai competenti organi ordinari e amministrativi (1).
Addestramento, qualificazione e riqualificazione professionale, lavoro protetto e provvedimenti per la vita di relazione.
L’autorizzazione dei corsi e dei centri può essere concessa, previo riconoscimento di particolare competenza nel settore della riabilitazione, ad enti ed istituzioni pubbliche e private. Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale potrà inoltre promuovere iniziative o autorizzare spese attinenti al ripristino, all’acquisto e al rinnovo di particolari attrezzature didattiche, nonché all’istituzione di centri sperimentali e di appositi centri di formazione professionale (1).
Indennità di frequenza ai corsi.
L’assegno giornaliero spetta anche a coloro i quali percepiscono l’indennità di disoccupazione o il trattamento speciale di cui all’articolo 8 della legge 5 novembre 1968, n. 1115 (1).
Sistemi di lavoro protetto.
Ai fini indicati nel precedente comma, le amministrazioni competenti possono avvalersi di enti ed istituzioni particolarmente qualificati, nonché dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili, di cui alla legge 23 aprile 1965, n. 458 (1).
Congedo per cure.
[Ai lavoratori mutilati e invalidi civili cui sia stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa inferiore ai due terzi, può essere concesso ogni anno un congedo straordinario per cure non superiore a trenta giorni, su loro richiesta e previa autorizzazione del medico provinciale (1). ] (2)
(2) Articolo abrogato dall’articolo 7, comma 4, del D.L.g.s. 18 luglio 2011, n. 119.
Barriere architettoniche e trasporti pubblici.
Per facilitare la vita di relazione dei mutilati e invalidi civili gli edifici pubblici o aperti al pubblico e le istituzioni scolastiche, prescolastiche o di interesse sociale di nuova edificazione dovranno essere costruiti in conformità alla circolare del Ministero dei lavori pubblici del 15 giugno 1968 riguardante la eliminazione delle barriere architettoniche anche apportando le possibili e conformi varianti agli edifici appaltati o già costruiti all’entrata in vigore della presente legge; i servizi di trasporti pubblici ed in particolare i tram e le metropolitane dovranno essere accessibili agli invalidi non deambulanti; in nessun luogo pubblico o aperto al pubblico può essere vietato l’accesso ai minorati; in tutti i luoghi dove si svolgono pubbliche manifestazioni o spettacoli, che saranno in futuro edificati, dovrà essere previsto e riservato uno spazio agli invalidi in carrozzella; gli alloggi situati nei piani terreni dei caseggiati dell’edilizia economica e popolare dovranno essere assegnati per precedenza agli invalidi che hanno difficoltà di deambulazione, qualora ne facciano richiesta.
Le norme di attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo saranno emanate, con decreto del Presidente della Repubblica su proposta dei Ministri competenti, entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge (1).
Provvedimenti per la frequenza scolastica.
Le stesse disposizioni valgono per le istituzioni prescolastiche e per i doposcuola (2).
(1) Comma abrogato dall’art. 43, l. 5 febbraio 1992, n. 104.
Organizzazione scolastica nei centri degenza e di recupero.
Le sezioni staccate dei centri di riabilitazione per i minori possono essere aperte anche agli alunni non minorati (1).
Esenzione dalle tasse scolastiche e universitarie.
Ai mutilati ed invalidi civili che appartengono a famiglie di disagiata condizione economica e che abbiano subìto una diminuzione superiore ai due terzi della capacità lavorativa ed ai figli dei beneficiari della pensione di inabilità, è concessa l’esenzione dalle tasse scolastiche e universitarie e da ogni altra imposta, analogamente agli esoneri previsti per gli orfani di guerra, ciechi civili, i mutilati ed invalidi di guerra, di lavoro, di servizio e i loro figli (1).
3) Ministero del lavoro e della previdenza sociale: per l’orientamento e la formazione professionale di cui all’articolo 23 ivi comprese quelle attinenti all’acquisto ed al rinnovo delle particolari attrezzature didattiche necessarie, nonché all’istituzione di centri speciali di rieducazione, di appositi centri sperimentali ed alle provvidenze di cui agli articoli 24 e 25 quale contributo devoluto alla speciale gestione istituita in seno al Fondo per l’addestramento professionale dei lavoratori, di cui all’articolo 62 della legge 29 aprile 1949, n. 264: lire un miliardo 150 milioni.
Le somme non impegnate nell’esercizio cui si riferiscono possono essere utilizzate negli esercizi successivi (1).
Copertura della spesa.
Il Ministro per il tesoro è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio (1).
Durante la fase di revisione continua ad essere erogato l’assegno mensile di assistenza di cui alle precedenti leggi, con il diritto a percepire la differenza di lire 6.000 mensili, a decorrere dal 1° maggio 1971, da parte dei mutilati ed invalidi civili ai quali ai sensi dell’articolo 12 è riconosciuta la pensione di inabilità (1).
Sono abrogati il regio decreto-legge 29 ottobre 1936, n. 2043, e le leggi 10 giugno 1940, n. 933 (1), e 10 aprile 1954, n. 218 (2).
(1) Rectius, l. 10 giugno 1940, n. 932.
[1] Cass. ord. n. 26483/2017.
[2] Legge n. 118/1971 del 30.03.1971.
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 21 giugno – 8 novembre 2017, n. 26483
1.la Corte d’appello di Messina ha confermato la sentenza del Tribunale di Patti di accoglimento della domanda di Fr. Po. volta ad ottenere la pensione di inabilità civile. Secondo la Corte il requisito economico indispensabile ai fini del riconoscimento della prestazione doveva essere determinato sulla base del solo reddito individuale escludendo il cumulo con quello degli altri componenti il nucleo familiare (coniuge).
2.Avverso la sentenza ricorre l’Inps con un motivo. Il Po. è rimasto intimato.
3.Il ricorrente denuncia violazione dell’art 12 L. n 118/1971, dell’art 26 L. n 153/1969 come modificato dall’art. 3 di n 30/1974 conv. in L. n 114/1974 , dell’art. 14 septies L. n. 33/1980 di conversione con modifiche del DL n 663/1979 . Pone il quesito se per la concessione della pensione di inabilità assuma rilievo non solo il reddito individuale ma anche quello del coniuge.
Questa Corte, con alcune recenti pronunce (cfr, ex plurimis, Cass.4677/2011, n. 5003/2011, n 10658/2012, n. 697/2014), rese con riferimento alla disciplina anteriore alla novella di cui al DL n 76/2013 art 10 e 6, convertito in L. n 99/2013, ha enunciato il principio secondo cui, ai fini dell’accertamento del requisito reddituale previsto per l’attribuzione della pensione di inabilità prevista dalla L. n 118/1971 , art 12, deve tenersi conto anche della posizione reddituale del coniuge dell’invalido, secondo quanto stabilito dalla L. n 33/1981 , art 14 septies, comma4, in conformità con i generali criteri del sistema di sicurezza sociale, che riconoscono alla solidarietà familiare una funzione integrativa dell’intervento assistenziale pubblico, non potendo invece trovare applicazione la regola – stabilita dal successivo comma 5 dello stesso art. 14 septies solo per l’assegno mensile di cui alla L. n 118/1971 citata – della esclusione dal computo dei redditi percepiti da altri componenti del nucleo familiare dell’interessato”. Il Collegio non ravvisa ragioni per discostarsi dall’orientamento di cui sopra, dovendosi richiamare le ampie argomentazioni contenute nei precedenti di questa Corte ed in particolare:
-l’intervento attuato dal legislatore con l’art. 14 septies, comma 5, è chiaramente un intervento inteso a riequilibrare le posizioni dei mutilati e invalidi civili, a seguito dell’innalzamento del limite reddituale previsto, ma esclusivamente per gli invalidi civili assoluti – dalla L. n 29/1977. Significativo di tale intento è che per l’attribuzione dell’assegno è bensì, preso a riferimento il solo reddito individuale dell’assistito, ma l’importo da non superare per la pensione di inabilità (comma 4) corrisponde a più del doppio di quello stabilito per l’assegno (L. 5.200.000 annue a fronte di L. 2.500.000 annue) (attualmente la divaricazione si è notevolmente ampliata in quanto, secondo le tabelle INPS il limite reddituale stabilito per la pensione agli invalidi civili totali è quasi tre volte superiore a quello indicato per l’assegno mensile agli invalidi civili parziali a parità di importo mensile della prestazione).
-la norma, inoltre, rappresenta una deroga all’orientamento generale della legislazione in tema di pensioni di invalidità e di pensione sociale, in base al quale il limite reddituale va determinato tenendosi conto del cumulo del reddito dei coniugi (vedi Corte Cost. sent n 769/1988 e n 75/1991; vedi anche Corte cost. n.454 del 1992, in tema di insorgenza dello stato di invalidità dopo il compimento del 65 anno) e, di conseguenza, non esprime un principio generale con il quale dovrebbero essere coerenti disposizioni particolari. Del resto la sua stessa formulazione letterale, che fa menzione del solo assegno – fino a quel momento equiparato alla pensione di inabilità quanto alla regola del cumulo con i redditi del coniuge – non può che far concludere nel senso che la prestazione prevista per gli invalidi civili assoluti a questa regola sia rimasta assoggettata.
-e difatti, anche successivamente, nella L. n 412/1991, art 12 (dal titolo “requisiti reddituali delle prestazioni ai minorati civili”), la distinzione tra le due prestazioni continua ad essere mantenuta, disponendo la norma che con effetto dal 1 gennaio 1992 ai fini dell’accertamento, da parte del Ministero dell’Interno della condizione reddituale per la concessione delle pensioni assistenziali agli invalidi civili si applica il limite di reddito individuale stabilito per la pensione sociale, con esclusione, tuttavia, degli invalidi totali.
-si aggiunga che il giudice delle leggi (cfr. in particolare le citate sent. N 769/1988 e n 75/1991) ha, in più occasioni, affermato che il realizzare l’omogeneizzazione tra i livelli reddituali idonei ad individuare lo stato di bisogno di soggetti aventi diritto a prestazioni assistenziali a carico della collettività, così come il por mano all’opportuno adeguamento dei livelli di prestazione, appartiene alla discrezionalità del legislatore. Del pari, al paradigma del principio di uguaglianza non può farsi ricorso quando le disposizioni della legge ordinaria, dalle quali si pretende di trarre il tertium comparationis, si rivelino derogatorie rispetto alla regola desumibile dal sistema normativo e perciò insuscettibili di estensione ad altri casi, pena l’aggravamento, anziché l’eliminazione, dei difetti di coerenza con esso. E, sempre sul piano del sistema costituzionale, mette conto rilevare come l’attribuzione al reddito del coniuge (e dei vari componenti il nucleo familiare tenuti all’assistenza dell’invalido) di un rilievo preclusivo dell’intervento di sostegno a carico della collettività discende dal riconoscimento, nel vigente sistema di sicurezza sociale, di meccanismi di solidarietà particolari, concorrenti con quello pubblico e ugualmente intesi alla tutela dell’uguaglianza e della libertà dal bisogno, in attuazione dell’art. 3 Cost. , comma 2. 4. Per le suddette argomentazioni la sentenza impugnata va cassata in relazione alla censura accolta. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto la causa può essere decisa nel merito con il rigetto dell’originaria domanda del Po..
Compensa le spese processuali dei giudizi di merito stante il consolidarsi dell’indirizzo interpretativo qui accolto successivamente all’inizio del giudizio. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza.
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta l’originaria domanda del Po.; compensa le spese processuali dei giudizi di merito e condanna l’intimato a pagare le spese del presente giudizio liquidate in Euro 1.500,00 per compensi professionali ed Euro 200,00 per esborsi oltre 15% per spese generali ed accessori di legge

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 14
 sentenza 
 sentenza