Source: https://studiolegaleramelli.it/2020/03/20/sequestro-preventivo-e-confisca/
Timestamp: 2020-07-04 05:24:38+00:00

Document:
SEQUESTRO PREVENTIVO E CONFISCA – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca è una misura cautelare reale di grande applicazione nel sistema di repressione degli illeciti tributari e ricollegandosi al disposto di cui agli artt. 321 c.p.p., 322 – ter cod. pen., art. 12 bis introdotto dal d.lgs. 153/2015, attualmente opera con una duplice modalità:
(i) il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta, avente ad oggetto i beni costituenti il profitto o il prezzo del reato;
(ii) il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente (o per valore), che interviene laddove non sia possibile procedere alla confisca diretta e che riguarda i beni di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente al profitto o al prezzo del reato senza che sia necessario provare il nesso
In estrema sintesi, quando il reato risulta commesso dalla persona giuridica, il sequestro preventivo quale misura provvisoriamente ablatoria prodromica alla confisca, deve prima tendere ad escutere – nella forma diretta – il patrimonio della società per individuare e porre il vincolo della indisponibilità sul profitto o il prezzo dell’illecito (ad esempio il risparmio di imposta nel reato di omesso versamento dell’iva) e poi, qualora, tale attività non sia satisfattiva della pretesa tributaria, operare sul patrimonio personale del reo, normalmente identificabile nel legale rappresentante pro-tempore e nei concorrenti del reato (ad esempio amministratori di fatto).
La confisca a differenza del sequestro che ha natura cautelare provvisoria, comporta l’ablazione definitiva delle utilità patrimoniali in sequestro, secondo il disposto dell’art. 12 bis D.lgs. 74/2000, ed opera quando il procedimento penale viene definito con sentenza di condanna ovvero con applicazione della pena concordata tra le parti (patteggiamento).
Si segnala, inoltre, che il d.lgs. 124/2019 ha esteso ai reati tributari anche l’istituto della confisca allargata o per sproporzione, introducendo nel D.lgs. 74/2000 l’art. 12 ter del quale si riporta l’enunciato:
Art. 12 ter – confisca in casi particolari:
La confisca disposta ai sensi dell’art. 12 ter D.lgs. 74/2000 ha ad oggetto denaro, beni e altre utilità di cui il condannato non possa giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo, in valore sproporzionato al proprio reddito.
La rassegna della più significative pronunce della giurisprudenza di legittimità in tema di sequestro preventivo e confisca nei reati tributari:
Cassazione penale sez. III, 09/10/2019, n.166
Nel delitto previsto dal d.lgs. n. 74 del 2000, art. 10, allorquando l’importo dell’evasione sia stato aliunde determinato, è configurabile il profitto del reato, suscettibile di confisca, anche per equivalente, e di sequestro preventivo ai sensi dell’art. 321 c.p.p., comma 2 bis, con riguardo al tributo evaso e ad eventuali sanzioni ed interessi maturati sino al momento dell’occultamento o distruzione delle scritture contabili o dei documenti di cui è obbligatoria la conservazione, trattandosi di risparmio di spesa che costituisce vantaggio economico immediato e diretto della condotta illecita tenuta.
In tema di reati tributari, in caso di pronuncia di estinzione del reato fiscale per esito positivo della messa alla prova disposta nei confronti dell’imputato, non essendo tale declaratoria estintiva del reato equiparabile alla pronuncia di una sentenza di condanna, alla adozione della stessa non può seguire la confisca del profitto nella forma per equivalente.
Cassazione penale sez. III, 02/10/2019, n.47103
In tema di reati tributari, l’onere di indicare l’ammontare delle utilità esistenti al momento della consumazione del reato nel patrimonio del soggetto nei cui confronti si intende procedere a sequestro finalizzato alla confisca, che costituiscono il “risparmio di spesa” determinato dalla violazione dell’obbligo fiscale, grava sul pubblico ministero, secondo le regole generali in tema di ripartizione dell’onere della prova e secondo quanto dispone, anche per la determinazione della misura di sicurezza, l’ art. 187 cod. proc. pen.
Cassazione penale sez. III, 12/09/2019, n.47101
L’esito positivo della messa alla prova blocca la confisca per equivalente disposta nei confronti dell’evasore fiscale. Sottolineando che la confisca per equivalente non è una sanzione amministrativa accessoria, la Cassazione ha accolto il ricorso contro la decisione del tribunale, che dava il via libera alla confisca per equivalente delle somme oggetto di sequestro preventivo, pur avendo dichiarato di non doversi procedere per il reato di omesso versamento dell’Iva perché estinto grazie all’esito positivo della messa alla prova.
La Suprema corte ricorda che la confisca, prevista dalla legge sui reati tributari (art. 12 bis D.lgs. 74/2000), può essere disposta solo in presenza di una sentenza di condanna o in caso di patteggiamento, non invece nell’ipotesi, come nella fattispecie, di estinzione del reato grazie al superamento della messa alla prova ex articolo 168-ter del codice penale.
Il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente o diretta eseguito in relazione a un reato tributario, non esclude un ulteriore sequestro volto a impedire un successivo delitto. Ad affermarlo è la Cassazione che si è pronunciata favorevolmente al sequestro preventivo impeditivo dell’unità produttiva della società utilizzata per l’emissione di fatture inesistenti, anche se era già stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta o per equivalente. Per la Corte, infatti, il sequestro già disposto del profitto dei reati tributari o del valore equivalente ha oggetto e finalità differenti da quello impeditivo.
Cassazione penale sez. III, 15/07/2019, n.42946
Cassazione penale sez. III, 26/06/2019, n.40793
In tema di reati tributari, la disposizione di cui all’art. 12-bis, comma 2, D.Lgs. n. 74/2000 – secondo la quale la confisca, diretta o per equivalente, a seguito di condanna o applicazione della pena per uno dei delitti previsti dal citato d.lgs., «non opera per la parte del profitto o del prezzo del reato che il contribuente si impegna a versare all’erario anche in presenza di sequestro» – va intesa nel senso che il raggiungimento dell’accordo con il Fisco non preclude l’adozione (ed il mantenimento) del sequestro preventivo funzionale alla successiva ablazione del profitto, da determinarsi nella misura concordata su base negoziale fra contribuente ed Agenzia delle entrate, ma nel senso che esso ne sospende la possibilità di esecuzione fino al verificarsi del mancato pagamento del debito; solo l’avvenuto adempimento dell’obbligazione tributaria da parte del contribuente, secondo i termini ed i modi convenuti, ha effetto impeditivo della confisca.
Cassazione penale sez. II, 06/06/2019, n.31549
In tema di confisca di prevenzione, il rimpatrio di attività finanziarie e patrimoniali detenute irregolarmente fuori dal territorio dello Stato (c.d. “scudo fiscale”), ai sensi dell’art. 13-bis d.l. 1 luglio 2009, n. 78, conv. con modificazioni dalla l. 3 agosto 2009, n. 102, non esclude il requisito della sproporzione reddituale e non trasforma “ex se” le somme di provenienza illecita in proventi leciti, quando non sia adempiuto l’onere, da parte del proposto, di indicare gli specifici elementi da cui desumere che le somme rimpatriate o regolarizzate corrispondono esclusivamente a quelle oggetto delle violazioni penaltributarie a lui contestate.
In tema di reati tributari, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di cui all’ art. 12 bis d.lgs. 10 marzo 2000 n. 74, non può essere adottato sui beni già assoggettati alla procedura fallimentare, in quanto la dichiarazione di fallimento importa il venir meno del potere di disporre del proprio patrimonio in capo al fallito, attribuendo al curatore il compito di gestire tale patrimonio al fine di evitarne il depauperamento.
Cassazione penale sez. III, 18/04/2019, n.38608
La previsione dell’art. 52 d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, secondo cui la confisca non pregiudica i diritti di credito dei terzi e i diritti reali di garanzia anteriori al sequestro, sebbene riferita alla cd. confisca di prevenzione, esprime un principio generale, valido anche per gli altri tipi di confisca, diretta o per equivalente, per i quali venga in rilievo la posizione del terzo titolare di diritti di credito o di garanzia, ivi compresa quella in ambito tributario di cui all’art. 12 bis D.lgs. 74 del 10 marzo 2000.
In tema di sequestro preventivo funzionale alla confisca per sproporzione, eseguito su conto corrente cointestato all’indagato e a soggetto estraneo al reato, la misura cautelare si estende all’intero importo in giacenza, senza che a tal fine rilevino presunzioni o vincoli posti dal codice civile (artt. 1289 e 1834), regolativi dei rapporti interni tra creditori e debitori solidali, ma è fatta salva la facoltà per il terzo di dimostrare l’esclusiva titolarità di tali somme e la conseguente illegittimità del vincolo. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato senza rinvio il sequestro di un libretto di deposito postale nominativo cointestato con i genitori dell’indagato, alimentato esclusivamente dai ratei pensionistici di questi ultimi, dai proventi della vendita di un immobile privo di alcun collegamento con la condotta criminosa, nonché dagli investimenti rivenienti dalla medesima provvista lecita).
Cassazione penale sez. IV, 11/04/2019, n.31002
È legittimo il sequestro per equivalente sull’intero ammontare dell’imposta evasa, comprese le somme oggetto di procedure conciliative. Difatti, il giudice penale ben può discostarsi dall’ammontare dell’imposta evasa per l’adozione e il mantenimento del provvedimento cautelare in funzione della confisca, anche nei casi di raggiunti accordi conciliativi con l’erario, quali la rateazione del debito e l’accertamento con adesione. Ad affermarlo è la Cassazione che sottolinea come, sulla scorta di elementi di fatto, il giudice può assolutamente discostarsi dalla quantificazione del profitto come risultante dalla conclusione di accordi conciliativi con le Entrate, poiché diversamente ragionando si sarebbe pervenuti all’Introduzione di una pregiudiziale tributarla non prevista nell’ordinamento giuridico.
Cassazione penale sez. II, 15/03/2019, n.27932
In tema di misure di prevenzione, è legittima la confisca di beni acquistati con il ricavato dalla dismissione di altri beni, la cui acquisizione non trova conforto in una proporzionata disponibilità finanziaria, reddituale o comunque lecita, nel periodo di riferimento. (Fattispecie relativa alla confisca di un immobile abitativo costituente il reimpiego di redditi derivanti dalla conduzione di fondi acquistati “in regime di sproporzione” e dalla partecipazione a società costituite in assenza di risorse finanziarie lecite).
Cassazione penale sez. I, 16/01/2019, n.12629
In tema di confisca di prevenzione, la sproporzione tra i beni posseduti e le attività economiche del familiare o del terzo intestatario fittizio del bene in favore del proposto non può essere da costoro giustificata adducendo proventi da evasione fiscale, giacché, altrimenti, sarebbero illogicamente rese inoperative le rispettive presunzioni di interposizione fondate, per quanto attiene ai familiari ed al coniuge, sulla massima di comune esperienza della comunanza di interessi patrimoniali e di redditi nell’ambito dell’unità familiare entro cui si colloca la persona socialmente pericolosa, e, per quanto attiene al terzo, sull’accertamento di cui all’art. 26, d.lg. 6 settembre 2011, n. 159.
Cassazione penale sez. III, 14/12/2018, n.15745
In tema di reati tributari, ai fatti di occultamento o distruzione di documenti contabili commessi fino al 20 ottobre 2015, data di entrata in vigore dell’art. 12 bis d.lg n.74 del 2000, non è applicabile la confisca per equivalente, né ai sensi dell’art. 1, comma 143, legge n. 244 del 2007, che non contemplava l’art. 10 d.lg. cit. tra i delitti per i quali poteva essere disposto il provvedimento ablativo, né a norma dell’art. 12-bis, in quanto detta confisca, avendo natura eminentemente sanzionatoria, non si applica ai reati commessi anteriormente all’entrata in vigore della legge citata.
Cassazione penale sez. III, 05/12/2018, n.17840
In tema di reati tributari, ai fini della valutazione della legittimità del decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta, l’ente che trae profitto dall’altrui condotta illecita non può mai essere considerato terzo “estraneo” al reato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittimo il provvedimento di sequestro in vista della confisca diretta delle somme di denaro costituenti il profitto conseguito dalla persona giuridica beneficiaria del reato posto in essere dal commercialista dell’ente).
Cassazione penale sez. III, 11/10/2018, n. 6246
In tema di reati tributari, può essere oggetto di confisca c.d. diretta il saldo positivo del conto corrente nella disponibilità dell’imputato alla scadenza del termine per l’adempimento dell’obbligazione fiscale fino alla concorrenza dell’esborso che sarebbe stato necessario per il pagamento dell’imposta, in quanto queste somme costituiscono il profitto del reato di omesso versamento, rappresentando il “risparmio di spesa” conseguito grazie al mancato pagamento dell’imposta.
Cassazione penale sez. III, 27/09/2018, n.1657
In tema di reati tributari, ai fini del sequestro preventivo funzionale alla confisca anche per equivalente, il profitto è costituito dal risparmio economico derivante dalla sottrazione degli importi evasi alla loro destinazione fiscale, essendo indifferente se l’imposta evasa, in concreto, sia stata non pagata o portata a credito dal contribuente.
In tema di reati tributari, la disposizione di cui al comma 2 dell’articolo 12-bis del decreto legislativo 10 marzo 2000 n. 74, introdotta dal decreto legislativo n. 158 del 2015, secondo cui la confisca diretta o di valore dei beni costituenti profitto o prodotto del reato “non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all’erario anche in presenza di sequestro”, deve essere intesa nel senso che la confisca – così come il sequestro preventivo a essa preordinato – può essere adottata anche a fronte dell’impegno di pagamento assunto, producendo tuttavia effetti solo ove si verifichi l’evento futuro e incerto costituito dal mancato pagamento del debito. La locuzione “non opera”, infatti, non significa affatto che la confisca, a fronte dell’accordo rateale intervenuto, non possa essere adottata: la norma, invece, è nel senso che la confisca non diviene, più semplicemente, “efficace” con riguardo alla parte “coperta” da tale impegno, salvo a essere “disposta” allorquando l’impegno non venga rispettato e il versamento “promesso” non si verifichi.
Cassazione penale sez. VI, 13/09/2018, n.26255
La confisca del profitto non può essere disposta solo nel caso di restituzione integrale all’erario della somma anticipata dallo Stato, giacché tale comportamento elimina in radice l’oggetto della misura ablatoria. Va quindi escluso che un adempimento parziale possa autorizzare a non disporre la confisca del profitto. L’elisione del profitto illecito può avvenire soltanto come conseguenza di ‘integrale pagamento del profitto realizzato’ e non in presenza di un programma di rateizzazione delle somme dovute, dall’esito incerto fino all’ultima rata. A tale applicazione dell’istituto non potrebbe conseguire una duplicazione dei versamenti, atteso che la stessa confisca sarà interamente operativa solo con il verificarsi delle condizioni del mancato pagamento dei ratei e quindi, dopo il passaggio in giudicato della decisione, il Pubblico Ministero potrà mettere in esecuzione la misura qualora sia stato accertato l’inadempimento dell’accordo ed il mancato versamento dei ratei previsti.
Cassazione penale sez. III, 12/09/2018, n.54191
In caso di sentenza di condanna, laddove il giudice debba procedere alla confisca per equivalente del profitto conseguito a seguito della perpetrazione del reato di cui al capo di imputazione, egli non è tenuto ad individuare concretamente i beni da sottoporre alla misura ablatoria, ma può limitarsi a determinare la somma di denaro che costituisce il profitto o, a seconda dei casi, il prezzo del reato o il valore ad essi corrispondente, posto che la individuazione specifica dei beni da apprendere e la verifica della corrispondenza del valore di questi all’importo del profitto o del prezzo del reato è operazione riservata alla fase esecutiva della sentenza, spettante all’organo del Pubblico Ministero.
Cassazione penale sez. III, 18/05/2018, n.49199
In tema di reati tributari, il profitto, suscettibile di sequestro a fini di confisca, si identifica con il vantaggio economico direttamente conseguito alla consumazione del reato e può, dunque, consistere anche in un risparmio di spesa, come quello derivante dal mancato pagamento del tributo, interessi, sanzioni dovuti a seguito dell’accertamento del debito tributario: con la conseguenza che il mancato pagamento delle imposte (per omessa dichiarazione ex art. 5 d.lg. n. 74 del 2000) comportando un vantaggio economico, derivante dal risparmio delle somme non versate all’erario, costituisce il profitto del reato suscettibile di sequestro e, poi, di confisca.
RIFERIMENTI NORMATIVI PENALE TRIBUTARIO
Mezzi di impugnazione dei provvedimenti di sequestro preventivo: Riesame, Appello,... Autoriciclaggio e art. 8 d.lgs. 74/2000: non è configurabile la causa di esclusione...

References: art. 12
 sentenza 

Art. 12
 art. 10
 sentenza 
 art. 187
 sentenza 
 articolo 168
 art. 12
 sentenza 
 art. 5
 art. 8