Source: https://insiemearaimondo.wordpress.com/2012/02/15/sentenza-eternit-la-giustizia-possibile-solo-nelle-democrazie-una-vittoria-che-restituisce-dignita-alle-vittime/
Timestamp: 2018-04-26 09:37:47+00:00

Document:
Sentenza Eternit: la giustizia possibile solo nelle democrazie! Una vittoria che restituisce dignità alle vittime! – INSIEME a RAIMONDO DONZEL
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Sentenza Eternit: la giustizia possibile solo nelle democrazie! Una vittoria che restituisce dignità alle vittime!
Posted on 15 febbraio 2012 by insiemearaimondo
La sentenza Eternit mi ha portato a riflettere se un simile risultato sarebbe mai stato possibile in una società non democratica. E la risposta è stata no. In un regimeil potere economico non va mai alla sbarra se non per fini politici. In questo caso invece si è fatto giustizia nel merito.
Una seconda riflessione mi viene dal fatto che alcuni commentatori hanno fatto rilevare che se si condannano gli imprenditori allora nel nostro paese nessuno vorrà più investire. Nulla di più falso. Con questa sentenza l’Italia dimostra di essere un paese serio, autorevole, organizzato e democratico. Non è luogo per i pirati dell’economia ma per imprese serie e per una concorrenza vera nel rispetto delle norme. Chi produce violando norme sanitarie danneggia i lavoratori, la popolazione e fa concorrenza sleale. L’Italia quindi si rivela un paese per investitori seri che vogliono operare nella certezza del diritto.
Infine nessuna sentenza potrà mai restituire alle famiglie gli affetti perduti e ripagare delle tante sofferenze di uomini, donne e intere famiglie. Una morte terribile quella causata dai tumori per inalazione (ingestione) di asbesto. Una tragedia che solo grazie al coraggio dei malati e delle loro famiglie, oltre che di tanti uomini e donne di buona volontà, si è conclusa con una vittoria morale (il risarcimento economico è nulla rispetto alla perdita di vite umane) che restituisce dignità alle vittime di coloro che hanno inteso perseguire il profitto a scapito della vita umana.
Da il Pensiero scientifico editore
Eternit, il processo del riconoscimento di responsabilità
I due titolari dell’Eternit in Italia sono stati accusati di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Stephan Schmideiny e Jean Louis de Cartier de Marchienne sono stati condannati a 16 anni di reclusione dal tribunale di Torino. Il processo torinese riguarda il periodo in cui la multinazionale svizzera Eternit ha prodotto amianto nel nostro Paese, dal 1966 al suo fallimento nel 1986, nei quattro stabilimenti di Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Le imputazioni riguardavano: 2.191 morti di cancro e oltre 600 malati di cancro attribuiti alle lavorazioni dell’amianto in alcune fabbriche della Eternit. Gli imputati sono stati dichiarati colpevoli per gli stabilimenti di Casale Monferrato e Cavagnolo.
Si tratta certamente, come ha dichiarato il Ministro della Salute Renato Balduzzi, di “una sentenza che senza enfasi si può definire davvero storica, sia per gli aspetti sociali che per gli aspetti strettamente tecnico-giuridici”. Una sentenza che apre spazi di riflessione e discussione sulla stretta relazione tra salute e ambiente, sul dialogo tra epidemiologi, giuristi, amministratori, politici e anche cittadini, e sulla difficoltà di fornire delle prove epidemiologiche nei processi per reati di tipo ambientale che contribuiscano all’accertamento delle responsabilità nel campo della salute.
[…] Sono stati e sono esposti, come sono stati e sono esposti i lavoratori dell’Eternit e non solo. Le conseguenze dell’esposizione all’amianto si continuano a sentire ancora oggi al ritmo di 50 morti l’anno. L’Istituto Superiore di Sanità stima che in Italia il picco di mortalità per malattie legate all’amianto si avrà tra il 2015 e il 2020.
Con il processo di Torino è stata vinta una battaglia. Nel mondo si continua a produrre amianto soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Due tonnellate all’anno. La Russia è il primo produttore seguito da Cina, Kazakhstan, Brasile, Canada, Zimbabwe e Colombia.
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