Source: http://www.mariantoniettafarinacoscioni.it/norme-sulla-tutela-della-dignita-della-vita-e-disciplina-delleutanasia/
Timestamp: 2017-12-13 03:38:03+00:00

Document:
Norme sulla tutela della dignità della vita e disciplina dell'eutanasia ( 181 ) - Maria Antonietta Farina Coscioni
Onorevoli Colleghi! – «Il pensiero della morte come fatto biologico disinnesca nell’uomo uno strano meccanismo di rimozione che è stato ben descritto da Lev Tolstoj nel racconto La morte di Ivan Il’ic laddove il protagonista, nel riconoscere come giusta e valida l’idea generica della morte quale decesso, vi si ribella quando la morte finisce con il riguardarlo personalmente.
Il rapporto dell’essere umano con l’idea della propria estinzione fisica riguarda la sfera individuale, come tale inaccessibile a qualsiasi ordinamento giuridico, pur dovendosi dare atto che psicanalisi (Freud: “si vis vitam para mortem“) e cattolicesimo (“Estote parati“), quantunque da versanti opposti, pervengono alla concorde conclusione secondo la quale l’accettazione dell’idea della propria morte determina un più sereno rapporto con la vita.
Tale è il caso dell’eutanasia, secondo il concetto base della Commissione per le questioni sociali e per la sanità presso il Consiglio d’Europa nel suo rapporto del 1976 (…) dove si dà per acquisito che mentre l’eutanasia attiva implica un atto che ha effetto di abbreviare la vita o di mettervi fine, l’eutanasia passiva consiste nell’astenersi da ogni azione che potrebbe
inutilmente prolungare il momento terminale ed irreversibile della vita».
Il professore Umberto Veronesi, nel suo ultimo libro sull’argomento, sostiene che: «l’eutanasia non può essere altro che il “diritto di morire”, il quale, come tutti i diritti della persona, fa capo unicamente al soggetto. Eutanasia soltanto se è la persona stessa ad averlo deciso. Quindi, eutanasia volontaria. Questo è il diritto che si vuole difendere, nell’ambito di quel concetto onnicomprensivo che è il diritto di ogni uomo all’autodeterminazione, cioè il diritto alla libertà».
Nell’articolo 4 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, elaborata nel corso della Rivoluzione francese, si afferma che: «La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri; l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. Questi limiti possono essere determinati solo dalla legge». Nell’articolo 1 della Costituzione francese del 1793 questi princìpi sono confermati: «Lo scopo della società è la felicità comune. Il governo è istituito
per garantire all’uomo il godimento dei suoi diritti naturali e imprescrittibili». Nell’articolo 6 della stessa Costituzione si afferma che: «La libertà è il potere che permette all’uomo di compiere tutto ciò che non nuoce ai diritti degli altri; essa ha per principio la natura, per regola la giustizia, per salvaguardia la legge; essa ha il suo limite morale in questa massima: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”».
Piero Welby, a questo proposito, nella ricordata lettera al Presidente della Repubblica del 21 settembre 2006, aveva tra l’altro scritto: «In Italia, l’eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non “esista”: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e, viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informativo di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni Paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente “terminale” che ne faccia richiesta di programmare
con il medico il percorso di “approdo” alla morte opportuna.
L’articolo 1 definisce i casi nei quali è possibile, mediante l’assistenza di un medico, ricorrere all’eutanasia attiva o all’interruzione delle terapie di sostenimento
vitale. Come si può osservare, si è ritenuto di consentire l’applicazione della legge non solo ai pazienti in condizioni terminali, ma anche a chi, in forma irreversibile e con prognosi infausta, si trovi a vivere in condizioni di grave invalidità e quindi in condizioni che incidono in modo rilevante sulla qualità dell’esistenza.
L’articolo 2 descrive in dettaglio le procedure per dare luogo all’eutanasia attiva su richiesta del paziente. Viene precisato che può fare richiesta di eutanasia attiva soltanto il paziente senza speranza, la cui sofferenza sul piano fisico o psichico è persistente e insopportabile, non può essere alleviata ed è la conseguenza di una causa fortuita o di una patologia grave e inguaribile.
L’articolo 3 introduce il «testamento biologico» mediante il quale una persona può chiedere di essere sottoposta all’eutanasia attiva in caso di malattia che provoca la perdita delle facoltà psichiche e intellettive, se la richiesta è stata formulata per iscritto quando era pienamente capace di intendere e volere. Il testamento biologico può includere anche volontà inerenti l’interruzione o il non inizio delle terapie disciplinate dall’articolo 4.
L’articolo 4 disciplina l’interruzione o il non inizio delle terapie di sostenimento vitale, definendo innanzitutto le condizioni per le quali si può definire un paziente in condizioni terminali, e cioè: «incurabile stato patologico cagionato da lesioni o da malattia e dal quale, secondo cognizione medico-scientifica, consegue l’inevitabilità della morte, il cui momento sarebbe soltanto ritardato ove si facesse ricorso a terapie di sostenimento vitale utilizzando tecniche meramente rianimative nonché apparecchiature meccaniche o artifici per sostenere, riattivare o sostituire una naturale funzione vitale».
Se non è avanzata alcuna opposizione dalle persone conviventi, nonché dagli ascendenti e dai discendenti in linea diretta o dai parenti collaterali, se il paziente non ha consentito in precedenza con il testamento biologico di cui all’articolo 3 di avvalersi delle terapie di sostenimento vitale e se è accertata la sussistenza delle condizioni terminali da parte di un medico, con il parere obbligatoriamente concorde del primario anestesiologo, il medico dispone per iscritto l’interruzione delle terapie.
L’articolo 6 stabilisce che la morte per eutanasia attiva o per interruzione o non inizio delle terapie di sostenimento vitale è assimilata ai fini del diritto civile alla morte naturale, allo scopo di non penalizzare gli eredi per possibili inadempienze contrattuali derivanti dalla scelta del paziente, oppure dal suo mancato consenso a essere sottoposto alle terapie di sostenimento vitale.
PROPOSTA DI LEGGE Art. 1. (Disposizioni generali).
Art. 2. (Procedura per l’eutanasia attiva).
a) informare il paziente sulla sua situazione clinica e sulle prospettive di vita; chiedere conferma al paziente della sua richiesta di eutanasia e documentarlo
sulle possibilità terapeutiche ancora attuabili e sui trattamenti palliativi, nonché sulle loro conseguenze;
Art. 3. (Testamento biologico).
1. Non è punibile il medico che provoca o agevola la morte di una persona che si trova nelle condizioni di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 2, se la richiesta di eutanasia è stata formulata per iscritto quando la persona era pienamente capace di intendere e di volere.
2. Nella richiesta formulata ai sensi del comma 1 possono essere incluse volontà
inerenti al non inizio o all’interruzione delle terapie di cui all’articolo 4. Art. 4. (Disciplina dell’interruzione delle terapie di sostenimento vitale).
2. L’accertamento delle condizioni terminali è effettuato da un medico competente nelle tecniche di rianimazione su concorde parere del primario anestesiologo. Il medico che ha effettuato l’accertamento ne comunica i risultati alle persone che sono legittimate a proporre opposizione, di cui al comma 3, e che sono agevolmente reperibili. Se non è accertata alcuna opposizione e se il paziente non ha espresso personalmente e consapevolmente, nel testamento biologico previsto dall’articolo 3, il consenso alle terapie di sostenimento vitale di cui al comma 1, il medico dispone per iscritto l’interruzione delle terapie.
4. L’accertamento delle condizioni terminali non dispensa il medico che lo ha in cura dal dovere di assistere il paziente. L’interruzione delle terapie non dispensa il medico dall’apprestare al paziente le cure che, senza incidere direttamente sull’esito naturale dell’infermità, sono intese ad alleviarne le sofferenze.
Art. 5. (Obiezione di coscienza).
1. Il medico che non intende partecipare alle procedure previste dalla presente legge deve manifestare all’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri competente la propria obiezione di coscienza, entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, ovvero dall’avvio del servizio presso un ente in cui sono praticate le procedure previste dalla presente legge. In tale caso il medico è tenuto anche a esplicitare la propria obiezione all’eutanasia al paziente che lo interpella ai fini previsti dalla presente legge.
Art. 6. (Effetti giuridici).
Art. 7. (Registrazione).
Art. 9. (Documentazione).
4. La Commissione esamina il documento di registrazione debitamente compilato e trasmesso dal medico. La stessa Commissione verifica, sulla base del secondo fascicolo del documento, di cui comma 3, se l’intervento di eutanasia o di interruzione delle terapie di sostenimento vitale è stato effettuato secondo le condizioni e le procedure previste dalla presente legge e, in caso di dubbio, può decidere, a maggioranza semplice, di essere portata a conoscenza dell’identità del paziente. In tale caso, prende cognizione del primo fascicolo del documento, di cui al comma 2. Art. 10. (Rapporto della Commissione).
1. La Commissione trasmette al Parlamento, ai fini dell’esame da parte dei competenti organi parlamentari, decorso un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge e, in seguito, con cadenza biennale, un rapporto statistico sull’attuazione della presente legge, corredato
dalle valutazioni della Commissione stessa.
2. Per la redazione del rapporto di cui al comma 1 la Commissione può chiedere la collaborazione di esperti nonché racco-gliere tutte le informazioni utili da autorità e da istituzioni nonché da ogni soggetto, pubblico e privato. Le informazioni raccolte dalla Commissione sono coperte dal segreto, in particolare per quanto riguarda l’identità delle persone citate nel documento di registrazione di cui all’articolo 9.
3. La Commissione può trasmettere le informazioni statistiche, ad eccezione dei dati aventi carattere personale, agli istituti universitari, scientifici e di ricerca pubblici che ne fanno richiesta motivata. Art. 11. (Riservatezza dei dati).
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Legge quadro in materia di libertà e diritto di informazione e delega al Governo per l’emanazione di nuove norme in materia di uso efficiente dello spettro elettromagnetico ( 183 ) →

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3
 Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 9
 Art. 10
 Art. 11