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Timestamp: 2018-05-24 02:34:21+00:00

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Cassazione: ...bambino si fa male sulle attrezzature del parco giochi di un ristorante... Chi ne risponde?
Corte di cassazione, sez. III Civile, sentenza 5 aprile – 21 maggio 2013, n. 12401 - Presidente Trifone – Relatore Ambrosio
Nel, giudizio promosso da A.F. e M.T., in proprio e quali esercenti la potestà sul figlio minore A.F. nei confronti di A.V. per il risarcimento dei danni subiti dal minore in data 29.09.1993 a seguito di una caduta occasionata da un’attrezzatura (dondolo di una giostra) sita nel parco giochi del ristorante di proprietà del convenuto, il Tribunale di Torre Annunziata, sez. stralcio, rigettava la domanda attorca nei confronti del V., nonché nei confronti della s.n.c. Gelin e della s.r.l. Sarba, terze chiamate in causa, rispettivamente fornitrice e costruttrice della suddetta attrezzatura, compensando le spese processuali tra le parti.
1. Preliminarmente si dà atto che i ricorsi, proposti in via principale e incidentale condizionata, avverso la stessa sentenza, sono riuniti ex art. 335 cod. proc. civ..
1.1. La Corte di appello - preliminarmente evidenziata l’inconciliabilità e l’inattendibilità delle deposizione dei testi addotti di parte convenuta e, nel contempo, esclusa l’esistenza di vizi dell’attrezzatura ludica (“costruita a perfetta regola d’arte e con materiali non scadenti”) del parco giochi del ristorante del V. - ha ricostruito l’incidente occorso ad A.F. sulla base della deposizione del teste addotto dall’originaria parte attrice, P.S. e - valutate le relative dichiarazioni, alla luce delle indicazioni di attendibilità fornite dai due c.t.u. e sulla scorta del materiale fotografico in atti - ha ritenuto che effettivamente il piccolo A.F. fosse stato sospinto nella caduta dal movimento oscillatorio del dondolo (segnat:amente, da una sporgenza individuata nelle foto); e ciò in quanto “la sua posizione statica doveva essere così pericolosamente prossima all’altalena da lambirla, se ... ne è rimasto impigliato”. Di conseguenza ha ritenuto che la prevalente responsabilità del sinistro dovesse attribuirsi proprio al minore in ragione del 80% e che il residuo 20% facesse carico al titolare del ristorante ove era allocato il parco giochi, considerato che costui “omettendo di apprestare una necessaria sorveglianza dei minori intenti all’uso dell’attrezzatura, ha fatto sì che un’attività di svago normalmente innocua diventasse pericolosa”.
2.1. Con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 2043, 2051 cod. civ. (art. 360 n. 3 cod. proc. civ.) in considerazione della manciata enunciazione da parte del giudice di appello del fondamento della ritenuta (concorrente) responsabilità del V., come sarebbe stato necessario attesa la diversità dei presupposti applicativi, rispettivamente, dell’art. 2043 cod. civ. e 2051 cod. civ.. Il motivo si conclude con il seguente quesito di diritto: “dica la S.C. se il giudice di merito, nell’affermare la responsabilità del convenuto per fatto illecito, debba precisare se ha inteso ricondurre la fattispecie sottoposta al suo esame nel campo di applicazione della previsione generale di cui all’art. 2043 cod. civ. o in quella specifica di cui all’art. 2051 cod. civ.».
2.3. Con il terzo motivo di ricorso, formulato in via ancora subordinata, si denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 2043 cod. civ., degli artt. 40, 41 cod. pen. (art. 360 n.3 cod. proc. civ.), rilevandosi - per l’ipotesi che si ritenga inquadrata dal giudice a quo la responsabilità dei. V. nell’ambito dell’art. 2043 cod. civ. - che non è stato operato alcun accertamento sul punto della causalità omissiva. Il motivo si conclude con il seguente quesito di diritto; “dica la S.C. se il giudice di merito, ove ritenga un ristoratore il quale abbia messo a disposizione del figli dei propri clienti un parco giochi costituito da attrezzi innocui, costruiti a perfetta regola d’arte e tenuti in perfetto stato di manutenzione, responsabile dei danni subiti da un minore in connessione con l’uso di tali attrezzi in quanto ‘omettendo di apprestare una necessaria sorveglianza dei minori intenti all’uso dell’attrezzatura, ha fatto sì che un’attività di svago normalmente innocua diventasse pericolosa’ debba specificare la fonte di tale obbligo di sorveglianza e della relativa responsabilità”.
3.1. Va premesso, in merito al rapporto che intercorre tra l’azione di responsabilità per danni a norma dell’art. 2043 cod. civ. e l’azione di responsabilità a norma dell’articolo 2051 cod. civ., in conformità alla giurisprudenza assolutamente pacifica di questa Corte (cfr. Cass. 23 giugno 2009, n. 14622; Cass. 2 febbraio 2007, n. 2308; Cass. 6 luglio 2004, n. 12329; Cass. Sez. Unite, 7 agosto 2001, n. 10893), che l’applicabilità dell’una o dell’altra norma implica, sul piano eziologico e probatorio, diversi accertamenti e coinvolge distinti temi d’indagine, trattandosi di accertare, nel primo caso, se sia stato attuato un comportamento commissivo od omissivo, dal quale è derivato un pregiudizio a terzi, e dovendosi prescindere, invece, nel caso di responsabilità per danni da cosa in custodia, dal profilo del comportamento del custode, che e elemento estraneo alla struttura della fattispecie normativa di cui all’art. 2051 cod. civ., nella quale il fondamento della responsabilità è costituito dal rischio, che grava sul custode, per i danni prodotti dalla cosa che non dipendano dal caso fortuito (ex plurimis: Cass. 17 gennaio 2001, n. 584).
3.3. Così delimitato l’ambito normativa di riferimento, si rammenta che in tema di illecito aquiliano, l’analisi sull’esistenza del nesso causale va condotta alla stregua dei principi desumibili dagli artt. 40 e 41 cod. pen. (atteso che è comune alla disciplina civilistica e a quella penalistica la ricerca della determinazione dell’esistenza del nesso eziologico tra l’azione o l’omissione e l’evento, risultando diversa solo la regola probatoria, che, ai fini della responsabilità penale, è quella della prova “oltre il ragionevole dubbio”, mentre per l’illecito civile vige la regola della preponderanza dell’evidenza o “del più probabile che non”), assegnando rilievo nell’ambito delle serie causali individuate solamente a quelle che nel momento in cui si produce l’evento causante non appaiano del tutto inverosimili, ma che si presentino come effetto non del tutto imprevedibile, secondo il principio della c.d. causalità adeguata o quella similare della c.d. regolarità causale (ex multis Cass. 8 luglio 2010, n. 16123; Cass. 14 aprile 2010, n. 8885; Cass,. 7 luglio 2009, n. 15895).
Peraltro, in riferimento all’illecito aquiliano per omissione colposa, detta nozione di prevedibilità statistica deve essere adattata alla circostanza che in esso il giudizio causale assume come termine iniziale la condotta omissiva del comportamento dovuto: rilievo che si traduce nell’affermazione dell’esigenza, per l’imputazione della responsabilità, che il danno sia una concretizzazione del. rischio, che la norma di condotta violata tendeva a prevenire. La causalità nell’omissione non può, dunque, essere meramente materiale, in quanto ex nihilo nihil fit ed il suo accertamento postula un giudizio ipotetico sulla idoneità dell’azione prescritta e colpevolmente omessa ad impedire l’evento, pur restando, comunque, distinguibili il piano della causalità e quello della colpevolezza (cfr. Cass. 31 maggio 2005, n. 11609).
In tale contesto il dubbio sollevato dalla Corte di appello e ribadito anche da parte resistente circa l’esistenza in loco di 2un regolamento d’uso delle attrezzature del parco riservato ai minori dal 5 ai 12 anni sotto la diretta sorveglianza dei genitori” attiene a circostanza neutra sul piano della responsabilità del titolare del ristorante, atteso che l’eventuale “regolamento” nei termini sopra precisati non avrebbe fatto altro che confermare un canone di comportamento proprio dei genitori o, in genere, di chi ha la responsabilità dei minori, fermo restando l’obbligo del ristoratore di garantire il buono stato d’uso delle attrezzature (che qui non è in discussione).
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15 mag 2016 0 1338

References: sentenza 
 art. 335
 Cass. 
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 Cass. Sez. 
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