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Timestamp: 2020-04-06 21:23:53+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1863 del 25/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1863 del 25/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/01/2017, (ud. 14/12/2016, dep.25/01/2017), n. 1863
sul ricorso 14706-2015 proposto da:
T.A.A., elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE MILIZIE
1, presso lo studio dell’avvocato PAOLA ROSSI, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato ADRIANO ROSSI giusta procura a
avverso la sentenza n. 7369/14/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA del 18/11/2014, depositata il 04/12/2014;
partecipata del 14/12//2016 dal Consigliere Relatore Dott. ETTORE
Il prof. T.A.A. ricorre per la cassazione della sentenza della CTR-Lazio che il 4 dicembre 2014 ha riformato la decisione della CTP-Roma che aveva accolto la domanda del contribuente, laddove essa era diretta a ottenere l’annullamento della cartella notificata il 1 settembre 2011 per omesso versamento dell’IRAP (2007). Il fisco non spiega attività difensiva.
I tre motivi di ricorso, illustrati anche con memoria, devono essere disattesi.
Il primo motivo – nel censurare l’attribuzione a carico del contribuente dell’onere probatorio per l’esonero dall’IRAP, invece del tutto corretta (Cass. Sez. U, Sentenza n. 9451 del 10/05/2016, in motivazione) – mira nella sostanza rimeditare gli accertamenti di fatto che, devoluti al monopolio del giudice di merito, sono oramai ridotti, dopo la novella dell’art. 360 c.p.c., n. 5, al solo errore omissivo di giustificazione della decisione di merito sul fatto (Cass. Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830), nella specie neppure specificatamente evocato.
Lo stesso si dica per quanto riguarda il secondo motivo che, riguardo al requisito legale dell’autonoma organizzazione, mira al medesimo scopo attraverso la lente della pretesa falsa applicazione di norme di diritto sostanziali regolatrici dell’IRAP, laddove il mezzo ruota tutto sul ruolo rivestito dal collaboratore dott. comm. C., sul rilievo dei beni ammortizzabili e sulle composite attività di consulenza economica e aziendale svolta dal contribuente, professore universitario, per compagini societarie.
Quanto al terzo motivo, riguardante preteso vizio di omessa pronunzia su difetti formali della cartella di pagamento asseritamente rimasti assorbiti in primo grado e riproposti in appello, si rileva che la circostanza è rimasta a livello di enunciazione verbalistica non risultando in ricorso, con la dovuta autosufficienza (Cass. Sez. U, Sentenza n. 15781 del 28/07/2005, Rv. 583090), i modi in cui dette questioni sarebbe state introdotte nel giudizio di merito, trattandosi di questioni delle quali non v’è alcun riscontro, neppure grafico, nella sentenza d’appello.
Inoltre, siccome il giudizio di appello integra una revisio prioris instantiae, l’omessa pronuncia su una domanda non può essere oggetto di mera riproposizione ma deve essere denunciata con la formulazione di uno specifico motivo di appello (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 2855 del 12/02/2016, Rv. 638781).
Conseguentemente il ricorso può essere deciso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1, con ordinanza (in forma semplificata) di rigetto del ricorso stesso. Nessuna statuizione va assunta in punto di spese mancando concreta attività difensiva da parte del fisco.

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