Source: https://www.laleggepertutti.it/205843_bacio-sulla-bocca-di-sorpresa-e-violenza-sessuale
Timestamp: 2018-11-12 23:30:39+00:00

Document:
Bacio sulla bocca di sorpresa: è violenza sessuale
Chi ci prova con una ragazza deve sempre assicurarsi che lei possa esprimere il proprio dissenso liberamente, sottraendosi al bacio sulle labbra.
Probabilmente l’unico timore che, in passato, ti ha trattenuto dal baciare sulla bocca una ragazza è stato quello di ricevere un sonoro schiaffo o un’imbarazzante rifiuto, accompagnato da frasi come «Mi sa che hai equivocato…», «tu per me sei solo un amico» oppure «Hey! ma che ti sei messo in testa?». Bé, se le cose sono andate così, sappi che sei stato fortunato: hai evitato guai ben peggiori. Piuttosto che rimediare una brutta figura, potevi essere denunciato per violenza sessuale. Ciò succede in tutti quei casi in cui il bacio sulle labbra avviene in una circostanza che non consente alla donna di divincolarsi. Secondo infatti la Cassazione il bacio sulla bocca di sorpresa è violenza sessuale. Sono numerose le sentenze che lo affermano. Secondo i giudici non c’è neanche bisogno della lingua per far entrare in gioco il codice penale: anche il semplice sfiorarsi delle labbra è vietato dalla legge. La sentenza è di qualche giorno fa [1] e chiarisce, meglio di quanto sia stato già detto in passato, qual è il confine tra il lecito e l’illecito di quel famoso apostrofo rosa tra due labbra. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire quando il bacio sulla bocca è reato e quando invece è consentito dalla nostra legge.
1 Bacio sulla bocca: quando è violenza
2 Bacio sulla bocca: quando non è violenza
3 Il tentativo di bacio è violenza sessuale?
4 Gli altri atti sessuali vietati
Bacio sulla bocca: quando è violenza
Probabilmente, nel leggere questa notizia, i più timorosi paventeranno un ritorno ai tempi delle elementari quando, se un bambino voleva “fidanzarsi” con la compagna di classe, le mandava il bigliettino con scritto «Ti vuoi mettere con me?». L’alternativa per chi invece “ci prova” direttamente e magari si avvicina per dare un bacio sulla bocca o sul collo è di valutare la situazione con attenzione e competenza giuridica, facendo ben attenzione a che la ragazza corteggiata possa sottrarsi in qualsiasi momento e con facilità al galante gesto.
La regola è: non prendere la donna alla sprovvista. Se, in un modo o nell’altro, riesci anche solo a sfiorarne le labbra giocando sulla sua distrazione o sul fatto che non se lo aspettava, allora potresti avere problemi legali. Una denuncia per violenza sessuale, se lei non l’ha presa bene.
Un bacio può essere un apostrofo rosa tra le parole “violenza” e “sessuale”
Non è necessario il bacio alla francese (quello cioè passionale, con l’uso della lingua): basta solo il contatto perché si possa parlare di violenza sessuale. Possibile? Assolutamente sì perché, secondo la Cassazione, le labbra sono una zona erogena al pari del seno, nelle natiche, delle cosce, del collo e, ovviamente, delle parti intime.
Va qualificato come «atto sessuale» anche il bacio sulla bocca che sia limitato al semplice contatto delle labbra. Sono necessari due elementi per far scattare il reato:
agire contro il volere della vittima;
coartare la volontà della vittima con un comportamento che, pur non integrando il concetto tradizionale di violenza fisica (ad esempio usare un’arma o legare i polsi), mira a limitare l’altrui possibilità di reazione. Il concetto di violenza è sicuramente legato al gesto dell’uomo che, ad esempio, spinge verso il muro una donna, le cinge i fianchi in modo da non consentirle vie d’uscita e la bacia. In questo caso non c’è difesa di avvocati che tenga: siamo nel penale. L’atto è riprovevole anche socialmente perché fa leva sulla violenza fisica per costringere la donna a subire qualcosa che non avrebbe altrimenti voluto (che ragione ci sarebbe stata altrimenti di “chiuderla nell’angolo”, a mo’ di un pugile?). Tuttavia non è l’unico caso in cui il bacio sulla bocca è violenza sessuale. Secondo i supremi giudici il reato scatta anche quando la vittima, benché non costretta fisicamente, è comunque presa alla sprovvista e, in quanto tale, incapace di sottrarsi al gesto.
Bacio sulla bocca: quando non è violenza
Il bacio sulla bocca non ha una connotazione sessuale e quindi non è reato in presenza di particolari contesti sociali, culturali o familiari nei quali l’atto risulti privo di valenza erotica, come, ad esempio, nel caso del bacio sulla bocca scambiato, nella tradizione russa, come segno di saluto. Non è vietato neanche quando è solo un tentativo di avvicinamento che, senza l’aiuto di altri mezzi (come le mani strette sui fianchi), consente alla vittima di sottrarsi facilmente anche con un semplice scostamento del volto.
Il tentativo di bacio è violenza sessuale?
I giudici ritengono che sia reato di violenza sessuale anche il semplice tentativo di bacio se la condotta dell’imputato era diretta in modo non equivoco a baciare la vittima sulla bocca, contro la volontà di costei, ma l’intento non era stato perseguito per la reazione di quest’ultima.
Nella specie, è stato ravvisato il tentativo, sul rilievo che la condotta dell’imputato era dimostrato essere stata diretta in modo non equivoco a baciare la vittima sulla bocca, contro la volontà di costei, ma l’intento non era stato perseguito per la reazione di quest’ultima. Secondo il ragionamento della Cassazione, per «atti sessuali» vanno intesi tutti quegli atti che coinvolgono zone del corpo che, in base alla scienza medica, psicologica e antropologica, sono considerate erogene, ovvero tali da dimostrare l’istinto sessuale. Pertanto, anche il bacio sulla bocca rientra in tale nozione, costituendo una delle principali manifestazioni dell’istinto sessuale, a nulla rilevando che, per le particolari condizioni in cui sia dato o scambiato, si riveli inidoneo a eccitare l’istinto sessuale. La decisione aderisce a quell’orientamento interpretativo, ampiamente consolidato, in forza del quale rientrano nella nozione di «atto sessuale» tutti gli atti, anche diversi dalla congiunzione carnale, che coinvolgono comunque la «corporeità sessuale» del soggetto passivo [2].
In questa concezione, il concetto di «atti sessuali», penalmente rilevanteex articolo 609-bis del codice penale, finisce con il ricomprendere tutti quelli che coinvolgono comunque la «corporeità sessuale» del soggetto passivo, anche se non sostanziantisi nella congiunzione carnale e, addirittura, anche se non si risolvono in un «contatto corporeo» tra il soggetto attivo e quello passivo.
Non è necessaria “la lingua” per far scattare il reato. Basta il contatto delle labbra
Facciamo un esempio. Immaginiamo un dentista che abbia in cura una paziente. Questa si rilassa (si fa per dire) sulla sedia e apre la bocca. Lui le si avvicina, le guarda i denti, la invita poi a chiudere le labbra e, proprio in quel momento, la bacia. Siamo nel campo del reato? Assolutamente sì. Il comportamento tenuto dal dentista è qualificabile come “violenza sessuale” in piena regola, sanciscono i giudici della Cassazione. Legittima, di conseguenza, la condanna alla reclusione.
Un bacio sulla guancia è inoffensivo?
Quando il bacio sulla bocca viene dato in modo repentino, in modo netto, basta il semplice contatto delle labbra per far scattare la condanna. Le circostanze del caso concreto, certamente, giocano una componente essenziale e le dichiarazioni della vittima, in questo, hanno un rilievo importantissimo. Il reato scatta ad esempio quando viene accertata l’assenza di qualsiasi confidenza personale e fisica tra le due persone ed il bacio non è riconducibile all’ipotesi di una espressione di innocua affettività amicale. E sempre secondo i magistrati, è corretto parlare di «violenza», se la ragazza «è stata colta di sorpresa dall’estemporanea iniziativa dell’uomo» e si è trovata «nell’impossibilità di reagire e di esprimere il proprio dissenso».
Gli altri atti sessuali vietati
Insomma, tutto sommato è forse consigliabile iniziare con una carezza sulle guance, in modo tale da aver ben chiara la situazione e la possibile reazione della giovane. Ma attenzione: il concetto di «atti sessuali» – quindi vietati se non c’è il consenso della vittima – è molto più ampio di quanto non si possa credere. Sono infatti ricompresi nella nozione de qua anche i toccamenti e i palpeggiamenti in zone definibili come «erogene», pur se diverse da quelle genitali in senso stretto (ad esempio, i glutei, il collo, le cosce o il seno della vittima) dove, del resto, oltre al coinvolgimento della «corporeità fisica» della vittima, vi è un contatto fisico tra questa e l’agente. E vi rientrano infine gli atti di autoerotismo che il soggetto attivo abbia costretto la vittima a compiere su di sé, o su altri soggetti diversi dallo stesso soggetto attivo.
[1] Cass. sent. n. 43553/2018. Cfr. anche Cass. sent. n. 20712/18 del 10.05.2018.
[2] Trattasi di quell’orientamento secondo cui, in materia di reati sessuali, con l’articolo 609-bis del codice penale,come introdotto dalla legge 15 febbraio 1996 n. 66, si è abolita la distinzione tra la «congiunzione carnale» e gli altri «atti di libidine», unificandosi le due nozioni in quella più generale di «atti sessuali», soprattutto per evitare alla vittima le invasive indagini processuali (già) necessarie per accertare la sussistenza del reato di cui all’articolo 519 del codice penale(violenza carnale) o di quello previsto dall’articolo 521 del codice penale(atti di libidine violenti), ma anche nella convinzione che la lesione della libertà sessuale ha una gravità intrinseca che prescinde dal grado di intrusione corporale subito dalla vittima.
1. Con sentenza del 7 febbraio 2017, la Corte di appello di Bologna confermava la sentenza dell’8 luglio 2011, con cui il G.U.P. presso il Tribunale di Reggio Emilia aveva condannato Jo. An. Up. Ku. alla pena di anni 1 e mesi 2 di reclusione in ordine al reato di cui all’art. 609 bis cod. pen., ritenuta l’ipotesi di minore gravità di cui all’ultimo comma, perché, abusando della sua autorità di medico dentista e comunque con violenza, estrinsecata nella rapidità del gesto, dopo avere fatto accomodare la minore Il. Us., nata il (omissis…), sulla poltrona ed avere controllato l’apparecchio ortodontico, la baciava sulla bocca, fatto commesso in Rubiera il 20 luglio 2006.
Né la rinuncia della persona offesa, divenuta nelle more maggiorenne, alla costituzione parte civile, depositata alla Corte dal difensore del ricorrente, appare idonea a incidere sulla valutazione di attendibilità della persona offesa, apparendo piuttosto l’intervenuto risarcimento del danno una conferma ulteriore della consapevolezza da parte del ricorrente del disvalore della propria condotta. Passando al secondo motivo, suscettibile di essere trattato congiuntamente al terzo, che ne costituisce una sintetica specificazione, deve ritenersi che la qualificazione giuridica della condotta appare parimenti immune da censure. Ed invero i giudici di appello hanno correttamente richiamato il costante orientamento di questa Corte (Sez. 3, n. 25112 del 13/02/2007 Rv. 236964), secondo cui “a/ fini della configurabilità del reato di violenza sessuale, va qualificato come “atto sessuale” anche il bacio sulla bocca che sia limitato al semplice contatto delle labbra, potendosi detta connotazione escludere solo in presenza di particolari contesti sociali, culturali o familiari nei quali l’atto risulti privo di valenza erotica, come, ad esempio, nel caso del bacio sulla bocca scambiato, nella tradizione russa, come segno di saluto”.
La giurisprudenza di legittimità è inoltre costante nel ritenere (Sez. 3, n. 964 del 26/11/2014 Rv. 261634) che, “ai fini della configurabilità del delitto di violenza sessuale, la rilevanza di tutti quegli atti che, in quanto non direttamente indirizzati a zone chiaramente definibili come erogene, possono essere rivolti al soggetto passivo, anche con finalità del tutto diverse, come i baci o gli abbracci, costituisce oggetto di accertamento da parte del giudice del merito, secondo una valutazione che tenga conto della condotta nel suo complesso, del contesto sociale e culturale in cui l’azione è stata realizzata, della sua incidenza sulla libertà sessuale della persona offesa, del contesto relazionale intercorrente tra i soggetti coinvolti e di ogni altro dato fattuale qualificante (in applicazione di tale principio è stata ritenuta penalmente rilevante la condotta di un medico di guardia presso una casa di riposo, che si avvicinava velocemente ad una operatrice sanitaria alla quale non era legato da alcun particolare rapporto confidenziale o affettivo e la baciava alla bocca con una forte pressione)”. Alla stregua di tali condivise premesse ermeneutiche, la Corte territoriale ha osservato, in modo non illogico, che la peculiarità del rapporto medico-paziente, il significativo divario di età tra i protagonisti all’epoca dei fatti (48 anni il ricorrente, non ancora 14 la persona offesa), e l’assenza di qualsiasi antecedente confidenza personale e fisica tra i due, qualificavano il bacio come atto del tutto estraneo all’ambito di una mera espressione di innocua affettività amicale. Quanto al requisito della violenza, non può che ribadirsi anche in questa sede la costante affermazione di questa Corte (ex multis cfr. Sez. 3, n. 27273 del 15/06/2010, Rv. 247932), secondo cui, nel reato di violenza sessuale, l’elemento della violenza può estrinsecarsi, oltre che in una sopraffazione fisica, anche nel compimento insidiosamente rapido dell’azione criminosa tale da sorprendere la vittima e da superare la sua contraria volontà, così ponendola nell’impossibilità di difendersi, come appunto avvenuto nel caso di specie, essendo stata la minore colta di sorpresa dall’estemporanea iniziativa del suo dentista, di fronte alla quale si è trovata nell’impossibilità di reagire e di esprimere il suo dissenso. Non appare dirimente infine la circostanza che la Corte di appello non abbia approfondito l’ulteriore questione sollevata dalla difesa relativamente all’abuso di autorità (contestato peraltro come elemento aggiuntivo della condotta, essendo il requisito della violenza, nei termini sopra descritti, di per sé già idoneo ai fini dell’integrazione della fattispecie oggetto di imputazione), dovendosi evidenziare al riguardo che il tema era stato già trattato dalla sentenza di primo grado, la cui motivazione, trattandosi di doppia conforme, è destinata a saldarsi con quella della sentenza impugnata, per formare un unico complessivo corpo argomentativo (sul punto cfr. Sez. 3, n. 44418 del 16/07/2013 Rv. 257595). Orbene, nella sentenza di primo grado, il G.U.P. aveva correttamente evidenziato che il ricorrente aveva sfruttato la sua posizione di superiorità rispetto alla vittima, approfittando del fatto che, essendo egli da almeno un anno il dentista da cui si faceva curare la minore, poteva far leva su una condizione di sicura affidabilità, che tuttavia è stata utilizzata per compiere un’azione repentina risultata comprensibilmente invasiva della libertà sessuale della persona offesa. Del resto, rispetto alla nozione di abuso di autorità, la recente e più condivisibile evoluzione giurisprudenziale è nel senso che tale espressione fa riferimento non solo a una posizione autoritativa di tipo formale e pubblicistico, ma anche a situazioni di supremazia di tipo privatistico (sul punto cfr. Sez. 3 n. 19419 del 19.4.2012 Rv. 252768, e Sez. 3 n. 33042 dell’8.3.2016, Rv. 267453), come appunto quella in cui si è realizzata la condotta illecita oggetto di contestazione.
Neanche questo caso per me è violenza sessuale, violenza si ma non sessuale perchè sessuale vuol dire relativa al sesso e il sesso delle persone è una parte ben definita del corpo, forse per le donne si può includere anche la zona mammelle:
Ma sessuale riguarda solo il sesso; non è che questa distinzione cambia molto le cose e le pene ma mi pare giusto precisare come ho scritto sopra.
Vi ringrazio ed invio cordiali saluti.
02/11/2018 alle 10:59
Mi dispiace per voi donne… ma a questo punto io mi limito anche a sfiorare una donna, perché non voglio che mi prendano per un depravato.

References: sentenza 
 articolo 609
 Cass. 
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