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Timestamp: 2019-02-18 03:26:12+00:00

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﻿ Cucine ristoranti friggitorie nessun obbligo autorizzazione emissioni
Corte di Cassazione Penale, Sezione III, sentenza del 10 settembre 2015, n. 36505: cucine, ristoranti, mense, rosticcerie e friggitorie non hanno l’obbligo dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera.
Nella sentenza del 10 settembre 2015, n. 36505 (che pubblichiamo integralmente) la Suprema Corte ha stabilito che cucine, ristoranti, mense, rosticcerie e friggitorie non hanno l’obbligo dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera.
La decisione della Suprema Corte fonda sul principio sancito dall’art. 269, comma 1, d.lgs 152/2006 che esclude espressamente l’obbligo dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli impianti di cui all’art. 272, comma 5, del medesimo decreto. Tale ultima norma, difatti, rinviando a sua volta alla Parte I dell’allegato IV alla parte quinta del decreto 152/2006, effettua una individuazione specifica degli impianti attinenti ad emissioni scarsamente rilevanti per i quali non è necessaria l’autorizzazione per le emissioni in atmosfera. Tra gli impianti di cui alla parte I dell’allegato IV sono indicati, in particolare, alla lettera e) proprio “Cucine, esercizi di ristorazione collettiva, mense, rosticcerie e friggitorie”.
Questo è il testo integrale della sentenza (fonte Corte di Cassazione).
“Penale Sent. Sez. 3 Num. 36505 Anno 2015 Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE Relatore: SAVINO MARIAPIA GAETANA Data Udienza: 05/11/2014
sul ricorso proposto da: (omissis) avverso la sentenza n. 2347/2011 TRIBUNALE di NAPOLI, del 19/10/2012 visti gli atti, la sentenza e il ricorso udita in PUBBLICA UDIENZA del 05/11/2014 la relazione fatta dal Consigliere Dott. MARIAPIA GAETANA SAVINO Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. (omissis)
(Omissis), con sentenza emessa dal Tribunale di Napoli in data 19.10.2012, veniva assolta per i capi A), B), C) dell’imputazione e condannata alla pena di E 300,00 di ammenda in ordine al capo D) della stessa perché, in violazione degli artt. 269 e 272, comma 1, 279 D.lgs. 152/06, nella qualità di titolare dell’esercizio pubblico (omissis) sito in Napoli, effettuava l’attività di cui al capo A), in mancanza della comunicazione alle competenti Autorità relativa alle emissioni in atmosfera e, quindi, in assenza della prescritta autorizzazione.
Avverso la suddetta sentenza, il difensore dell’imputata, proponeva appello, convertito poi in ricorso per Cassazione, deducendo i seguenti motivi di impugnazione.
A) Carenza o manifesta illogicità della motivazione assunta. Adduce la difesa che l’apparato motivazionale della sentenza impugnata risulta assolutamente carente. Infatti l’imputata veniva condannata perché avrebbe effettuato l’attività di ristorazione in assenza delle prescritte autorizzazioni per le emissioni in atmosfera, ma il giudice addiveniva ad un giudizio di colpevolezza sulla scorta di una mera presunzione anche perché, in assenza di motivazione sul punto non era dato comprendere sulla base di quali elementi avesse ravvisato la sussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie di reato contestata.
B) Inosservanza e/o erronea applicazione della legge penale. Lamenta la difesa che il giudice è addivenuto alla pronuncia di penale responsabilità della (Omissis), sulla scorta di un’erronea applicazione degli artt. 269 e 272, comma 1, e 279 D.lgs 152/2006.
Il ricorso proposto è fondato e, pertanto, deve essere accolto. Come correttamente rilevato da parte ricorrente, l’art. 269, comma 1, d.lgs 152/2006 esclude espressamente l’obbligo dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli impianti di cui all’art. 272, comma 5, del medesimo decreto.
Tale ultima norma, difatti, rinviando a sua volta alla Parte I dell’allegato IV alla parte quinta del decreto 152/2006, effettua una individuazione specifica degli impianti attinenti ad emissioni scarsamente rilevanti per i quali non è necessaria l’autorizzazione per le emissioni in atmosfera.
Tra gli impianti di cui alla parte I dell’allegato IV sono indicati, in particolare, alla lettera e) proprio “Cucine, esercizi di ristorazione collettiva, mense, rosticcerie e friggitorie”.
L’attività svolta dalla odierna imputata (attività di ristorazione e pizzeria) rientra quindi tra le summenzionate attività e, contrariamente a quanto sostenuto dal Giudice di prima istanza, l’attività di ristorazione con connesso utilizzo di un forno a legna non necessitava pertanto di una preventiva autorizzazione amministrativa.
Trattasi, infatti, di una tipologia di attività che rientra nel novero di quelle ritenute produttive di emissioni scarsamente significative e per le quali, conseguentemente, l’attuale normativa in vigore non richiede il rilascio di una preventiva autorizzazione delle competenti autorità.
Il fatto contestato alla imputata, quindi, non può essere sussunto sotto la fattispecie incriminatrice contestatale e la stessa doveva pertanto essere assolta in quanto il fatto non sussiste.
Tanto premesso, la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio.
Così deciso in Roma nella udienza tenutasi il giorno 5.11.2014″
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Domenico Moretta2016-08-01T21:56:38+00:00

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