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Numero 2/3 Anno II Aprile/Settembre PDF
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1 QUADERNI DI DIRITTO MERCATO TECNOLOGIA Numero 2/3 Anno II Aprile/Settembre 2012 CON CONTRIBUTI DI: Anna Chiara Calabrese, Monica Di Genova, Giuseppina Napoli, Gilberto Nava, Eleonora Sbarbaro, Rosetta Surdo, Alessandra Taccone, Marialisa Taglienti.2 SOMMARIO Diritto Mercato Tecnologia ISSN (Online edition):3 SOMMARIO SOMMARIO Cultura, industria e proprietà intellettuale Diritto d autore e cultura libera nella società dell informazione di Monica Di Genova pag. 7 Mercato, concorrenza e regolazione Public intervention to counter the relocation of production abroad: efficiency issues di Alessandra Taccone pag. 40 L evoluzione della regolamentazione dei servizi a sovrapprezzo sulle reti mobili di Gilberto Nava pag. 57 La disciplina dei prezzi predatori dal Trattato C.E.C.A. all art. 102 T.F.U.E. di Rosetta Surdo pag. 106 La concorrenza sleale ex art. 2598, n. 3, c.c.: una clausola generale ancora aperta. Nota alla sentenza del Tribunale di Torino, Sez. IX civile, 2 febbraio 2012 di Marialisa Taglienti pag. 133 Pratiche commerciali e tutela dei consumatori L azione di classe a tutela del consumatore contro pratiche commerciali scorrette e comportamenti anticoncorrenziali delle imprese di Eleonora Sbarbaro pag4 SOMMARIO Comunicazioni elettroniche, audiovisivo e garanzie I Decreti legislativi 28 maggio 2012 n. 69 e n. 70: emendamenti al Codice delle Comunicazioni Elettroniche e al Codice Privacy di Giuseppina Napoli pag. 194 Osservatorio di Diritto Comparato The Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) and the impact assessment on intellectual property di Anna Chiara Calabrese pag5 COMITATO SCIENTIFICO Prof. Guido Alpa Prof. Vincenzo Di Cataldo Prof.ssa Giusella Finocchiaro Prof. Giorgio Floridia Prof. Gianpiero Gamaleri Prof. Alberto M. Gambino Prof. Gustavo Ghidini Prof. Andrea Guaccero Prof. Mario Libertini Prof. Francesco Macario Prof. Roberto Mastroianni Prof. Giorgio Meo Prof. Cesare Mirabelli Prof. Enrico Moscati Prof. Alberto Musso Prof. Luca Nivarra Prof. Gustavo Olivieri Prof. Cristoforo Osti Prof. Roberto Pardolesi Prof.ssa Giuliana Scognamiglio Prof. Giuseppe Sena Prof. Salvatore Sica Prof. Vincenzo Zeno- Zencovich Prof. Andrea Zoppini COMITATO DI REFEREE Margarita Castilla Barea Emanuele Bilotti Roberto Bocchini Cesare Galli Fiona Macmillan Marco Maugeri Anna Papa Francesco Ricci Maria Pàz Garcia Rubio Raffaele Trequattrini Filippo Vari Alessio Zaccaria COMITATO EDITORIALE Andrea Stazi, Università Europea di Roma (Coordinatore di Redazione) Davide Mula, Università Europea di Roma (Vice - Coordinatore di Redazione) Emanuela Arezzo, LUISS Guido Carli (Curatrice degli aggiornamenti dell ordinamento giuridico degli Stati Uniti d'america) Enrico Bonadio (Curatore degli aggiornamenti dell'ordinamento giuridico del Regno Unito) Linda Briceño Moraia, Università degli Studi di Pavia (Curatrice degli aggiornamenti dell ordinamento giuridico della Spagna)6 Mattia dè Grassi di Pianura, CERNA, Mines ParisTech (Curatore degli aggiornamenti dell'ordinamento giuridico della Francia) Maximiliano Marzetti, Universidad Católica Argentina Santa Maria de los Buenos Aires (Curatore degli aggiornamenti dell'area geografica del Sud America) Tobias Malte Mueller, Università di Mainz (Curatore degli aggiornamenti dell ordinamento giuridico della Germania) Valerio Mosca (Curatore degli aggiornamenti giurisprudenziali Tar Lazio e Consiglio di Stato in materia di diritto della concorrenza, pratiche commerciali scorrette, diritto e regolazione delle comunicazioni elettroniche) Gilberto Nava, Università della Tuscia di Viterbo (Curatore degli aggiornamenti giurisprudenziali Tar Lazio e Consiglio di Stato in materia di diritto della concorrenza, pratiche commerciali scorrette, diritto e regolazione delle comunicazioni elettroniche) Francesca Nicolini, Università degli studi di Roma Tor Vergata (Curatrice degli aggiornamenti dell'ordinamento giuridico comunitario) Maria Francesca Quattrone, Università LUISS Guido Carli (Curatrice degli aggiornamenti giurisprudenziali in materia di proprietà intellettuale) Federica Togo, Università di Firenze (Curatrice degli aggiornamenti dell ordinamento giuridico della Germania) Sveva Bernardini, Università Europea di Roma Anna Chiara Calabrese, Università Europea di Roma Oreste Calliano, Università degli studi di Torino Virgilio D'Antonio, Università degli studi di Salerno Massimiliano Dona, Università Europea di Roma Philipp Fabbio, Università deli studi di Reggio Calabria Valeria Falce, Università Europea di Roma Marilena Filippelli, IMT Institute for Advanced Studies Francesco Graziadei, LUISS Guido Carli Elena Maggio, Università Europea di Roma Federico Mastrolilli, Università Europea di Roma 67 Giuseppina Napoli, Università Europea di Roma Andrea Nuzzi, Università Europea di Roma Giovanni Nuzzi, Università Europea di Roma Maria Cecilia Paglietti, Università degli studi Roma Tre Eugenio Prosperetti, Università degli studi di Roma La Sapienza Ana Ramalho, Università di Amsterdam Andrea Renda, LUISS Guido Carli Annarita Ricci, Università degli studi di Bologna Giovanni Maria Riccio, Università degli studi di Salerno Eleonora Sbarbaro, LUISS Guido Carli Cristina Schepisi, Università degli studi di Napoli Parthenope Benedetta Sirgiovanni, Università degli studi di Roma Tor Vergata Giorgio Spedicato, Università degli studi di Bologna Claudia Stazi, Università degli studi Roma Tre Alessandra Taccone, Università Europea di Roma Francesco Vizzone, Università Europea di Roma Collaboratori Roberto Alma Gianni Capuzzi Angelo Castaldo Giuseppe Cassano Iacopo Pietro Cimino Michele Contartese Massimo Di Prima Lifang Dong Nicoletta Falcone Raffaele Giarda Lucio Lanucara Antonio Liguori Lucia Marchi Raffaele Marino Giuseppe Mastrantonio Marianna Moglia Valeria Panzironi Cinzia Pistolesi Augusto Preta Silvia Renzi Claudia Roggero Marco Scialdone Guido Scorza Paola Solito Ferdinando Tozzi 78 Cultura, industria e proprietà intellettuale Diritto d autore e cultura libera nella società dell informazione di Monica Di Genova Abstract Almost forty years has passed from the birth of Internet; since then, the net has overwhelmed official channels of spread of the knowledge. The principles of freedom and sharing, which were the basis for the start and the development of the web, enabled the creation of a so-called diffused power society, where everybody has the right to inform and to be informed. If this is an advantage in the exchange of creative contents and in the direct access to knowledge, the freedom of the net cannot be synonym of anarchy. This is especially true if we focus on the author's rights of the creative contents shared online. The tension between copyrights and spread of knowledge should be mitigated by searching a balance between access and protection or, better perhaps, author's fair retribution. Since the net is capable to host every kind of data and informations, it is easy to commit there those kind of crimes whose basis are the spread and the use of those data and informations. In the complex dynamics bound with the crimes committed online there is the problem to portray the responsibility, in addition to the one of the crime perpetrator, of the network operators, specifically the Internet Service Providers (ISPs). The Italian and European legislators tried to outline this responsibility in the last twenty years, reaching to conclusions not widely accepted, in particular from the so-called people of the web. A ormai quasi quarant anni dalla nascita di Internet si può indubbiamente affermare che la Rete ha travolto i canali ufficiali di diffusione della conoscenza. I principi di libertà e condivisione, che hanno reso possibile la nascita e lo sviluppo del web, hanno permesso la costruzione di una società a potere diffuso, nella quale tutti hanno il diritto di informare e di essere informati. Se ciò pone vantaggi relativamente allo scambio di contenuti creativi e all accesso diretto alla cultura, la libertà della rete non può certamente essere sinonimo di anarchia della rete, soprattutto con riguardo alla tutela dei titolari dei diritti sui contenuti creativi diffusi on line. La tensione esistente tra diritto d autore e diffusione della conoscenza dovrebbe essere temperata dalla ricerca di un equilibrio tra accesso e protezione o, meglio, giusta remunerazione dell autore. Posto che la rete è in grado di ospitare dati ed informazioni di ogni tipo possono in tale sede essere agevolmente consumati tutti gli illeciti che si 89 DIRITTO MERCATO TECNOLOGIA N. 2/ fondano sulla diffusione o sulla utilizzazione di tali dati e informazioni. Nella complessa dinamica legata al tema dell illecito on line si pone il problema dell eventualità di configurare, oltre ad una responsabilità in capo all autore materiale dello stesso, anche una responsabilità in capo agli operatori della rete, in particolar modo gli ISP. Proprio nel tentativo di tracciare i contorni di tale responsabilità si sono mossi il legislatore europeo ed italiano negli ultimi vent anni, giungendo a soluzioni tuttavia non sempre condivise soprattutto da parte del c.d. popolo della rete.] Sommario: 1. Internet e diritto d autore. Selling Wine without Bottles on the GlobalNet; 2. Cenni alla normativa di riferimento: la sfida del diritto d autore nell era digitale; 3. La responsabilità degli Internet Service Providers; 3.1. Una panoramica italiana: il d. lgs. n. 70/2003, a) La responsabilità del Provider nell attività di semplice trasporto (mere conduit), b) La responsabilità del Provider nell attività di memorizzazione temporanea (caching), c) La responsabilità del Provider nell attività di memorizzazione delle informazioni (hosting), d) L assenza di un obbligo generale di sorveglianza, e) La neutralità della rete; 4. L evoluzione della giurisprudenza nazionale e comunitaria; 5. Lo Schema di regolamento in materia di tutela del diritto d autore sulle reti di comunicazione elettronica dell AGCom; 6. Conclusioni. 1. Internet e diritto d autore. Selling Wine without Bottles on the GlobalNet [1] Da strumento nato per finalità militari - grazie all iniziativa del Dipartimento Americano per la Difesa, attraverso la costituzione dell ente di ricerca ARPA (United States Defense Advanced Research Project Agency), per la realizzazione di una rete di comunicazioni efficace anche in caso di conflitto nucleare[2] e capace di sopravanzare tecnologicamente il nemico sovietico appena lanciatosi nella corsa allo spazio[3] - e utilizzato poco dopo per finalità accademiche con l istallazione del primo server Internet presso la UCLA di Los Angeles nel 1969[4] - Internet è diventato un mezzo di comunicazione di massa facilmente accessibile dagli utenti di qualunque parte del mondo. La Rete ha ampliato e decentralizzato le strutture di produzione e distribuzione di informazione, cultura e conoscenza, consentendo contemporaneamente l incremento esponenziale dello scambio sia di beni materiali, attraverso l e-commerce[5], sia di beni immateriali. Il termine Internet, infatti, deriva dall espressione interconnected networks, ovvero rete di reti interconnesse ; tale connessione crea uno spazio, 910 Cultura, industria e proprietà intellettuale comunemente definito come cyberspazio, dove i computer di milioni di utenti interagiscono tra di loro utilizzando protocolli di comunicazione comuni. Proprio sotto il profilo della tutela giuridica ed economica dei beni immateriali, Internet rappresenta una rivoluzione epocale, paragonabile a quella della stampa, poiché non solo rimette in discussione i modelli giuridici ed economici di fruibilità dei beni immateriali, ma aggiunge a questi la questione della a-territorialità della loro fruizione. L evoluzione della tecnologia digitale, attraverso la trasformazione dell informazione in un espressione in codice binario, ha consentito di inserire, riprodurre e modificare dati e, dunque, intere opere con una facilità prima inimmaginabile, permettendo a qualsiasi utente di diffondere il materiale digitalizzato, moltiplicando enormemente la probabilità di lesioni del diritto d autore. Il processo di digitalizzazione ha permesso di scindere l opera creativa dal supporto materiale in cui necessariamente prima si estrinsecava, e di renderla, dunque, idonea a viaggiare in uno spazio virtuale non più soggetto a limiti di territorialità. Proprio le caratteristiche dell a-materialità e a-territorialità del dato creativo trasmesso su internet, suscitando non pochi problemi di identificazione fra l opera digitale e quella tradizionale, permettono un numero infinito di lesioni potenziali e rendono difficile la definizione della loro collocazione spaziale[6]. A fronte del dibattito scaturito dal problema giuridico della trasposizione delle vecchie categorie concettuali alle nuove situazioni verificabili nel mondo digitale, possono individuarsi varie correnti di pensiero a seconda della diversa prospettiva dalla quale viene osservato il Web; parte della dottrina, considerando la Rete una vera e propria rivoluzione nel campo delle comunicazioni, ritiene necessaria una regolamentazione ex novo della disciplina esistente, magari con una codificazione ripensata a livello transnazionale, perché questa non sarebbe più in grado di provvedere alla protezione della proprietà intellettuale[7]; altri, considerando Internet solo come un ulteriore fenomeno tecnologico, ritengono che le previsioni dei propri ordinamenti siano sufficientemente elastiche a coprire i problemi ad esso connessi, seppur necessitando qualche adattamento, così come è avvenuto per altre tecnologie rivoluzionarie, quali la radio e la televisione[8]; una terza corrente, più radicale, coglie nella rivoluzione informatica il momento fondamentale per ripensare l intera disciplina della proprietà intellettuale e, partendo dal presupposto che la forza innovativa di internet sia fortemente legata alla scomparsa dei costi imposti dal mondo fisico, ritiene che la questione della tutela della proprietà intellettuale on line non possa essere scissa dalla re-indagine sui suoi stessi fondamenti[9]. Soprattutto le prime due correnti, nonostante le svariate differenze, riconoscono la necessità di assicurare agli autori nel web una protezione altrettanto intensa rispetto a quella assicurata agli autori nel 1011 DIRITTO MERCATO TECNOLOGIA N. 2/ mondo reale; assumendo che medesima cosa è l opera nel mondo virtuale ed in quello analogico, medesimi sono gli illeciti lesivi, medesima deve essere l efficacia della tutela. Nonostante questa tesi, sicuramente prevalente, non manca chi, in posizione critica rispetto al ruolo della proprietà intellettuale nel mondo digitale, ha messo in discussione l applicabilità delle previsioni tradizionali all opera virtuale supponendo che queste fossero pensate per beni che necessitavano una estrinsecazione fisica e, dunque, un investimento maggiore a livello produttivo; su tali basi l equiparazione tra opera analogica e opera virtuale non sarebbe allora possibile per la mancanza del requisito di fisicità di quest ultima[10]. La ragione della ostilità di tale corrente all estensione del diritto d autore in Internet e, dunque, all equiparazione tra opera tradizionale ed opera digitale, sta nel fatto che, ove questa equiparazione avvenisse, verrebbe implicitamente affermato che il diritto esclusivo è attribuito indipendentemente dai presupposti economici che ne hanno storicamente segnato la nascita. Questo porterebbe, sempre secondo tali autori, alla pericolosa estensione del diritto esclusivo ben oltre i motivi per il quali è stato riconosciuto, con un pronunciato sbilanciamento a favore degli interessi degli autori nei confronti del pubblico. Si ritiene, infatti, che la creazione intellettuale debba essere considerata un bene pubblico, sia perché non suscita godimento rivale, sia perché, tanto nel contenuto quanto nella forma di espressione, risulta essere in gran parte il prodotto della società cui appartiene. Nello specifico, la tutela su qualsiasi opera dell ingegno trasforma quest ultima da semplice bene di mercato, potenzialmente concorrenziale, in minimonopolio (ossia monopolio su quella specifica opera). La diretta conseguenza è la libertà da parte del suo possessore, che ne possiede la totalità dei diritti di utilizzo e sfruttamento, di restringere l offerta e fissare il prezzo che ritiene per lui più vantaggioso, che sarà necessariamente superiore a quello che si avrebbe se non vigesse alcuna forma di privativa sul bene. Secondo la teoria economica del diritto d autore esiste una relazione causale tra diritti di proprietà intellettuale e mercati: in sostanza, la struttura di un mercato e i comportamenti degli agenti economici che vi operano sono in buona sostanza indirizzati e circoscritti dalle norme che lo governano. A sua volta, la dottrina ha poi rilevato un nesso deterministico tra assetto tecnologico e diritti di proprietà, laddove ad ogni significativo cambiamento del primo corrisponde un radicale cambiamento dei secondi[11]. Quest'ultima relazione serve ad interpretare l'attuale rilevanza del dibattito contemporaneo sul diritto d autore da un lato, e a spiegare la strutturale debolezza di tale diritto rispetto ad uno scenario tecnologico in radicale mutazione, segnata da un marcato spostamento dall'ambito della riproduzione delle informazioni a quello della comunicazione. La tesi economica più diffusa a sostegno del diritto d autore è quella dell' incentivo a creare [12]. Dietro il concetto di proprietà intellettuale si cela 1112 Cultura, industria e proprietà intellettuale infatti un conflitto di difficile soluzione che contrappone la sfera pubblica, propria del sapere, a quella privata, propria dei mercati. Le idee sono un bene pubblico, ma lo sono anche nell'accezione economica che rimanda a particolari tipi di beni i quali non sono rivali al possesso tutti ne possono avere senza pregiudizio per alcuno né si esauriscono al consumo. I mercati, invece, sono luoghi economici in cui vengono allocate in modo efficiente risorse scarse e private. Data la natura pubblica delle idee, dunque, la funzione allocativa del mercato sembrerebbe superflua. Tuttavia, la teoria economica ha sollevato l'obiezione che, nonostante un bene pubblico non provochi tensioni dal lato della domanda, talvolta ne può creare dal lato dall'offerta, giacché di norma gli individui si dedicano a quelle attività dalle quali possono ricavare un beneficio, che nel contesto del mercato è primariamente pecuniario. Nel caso delle idee, in particolare, i cui costi di duplicazione sono relativamente modesti, alcuni individui, definiti free rider, riuscirebbero facilmente ad appropriarsene senza remunerare l'autore che, quindi, potrebbe decidere di non continuare nella sua attività creativa. In tal frangente, l'impossibilità di appropriarsi dei benefici delle attività creative avrebbe la conseguenza di dirigere il lavoro di alcuni creatori verso ambiti più remunerativi, a danno della società. Questa situazione viene indicata in letteratura come «fallimento del mercato», nel senso che il normale funzionamento del mercato (senza d.d.a.) non permetterebbe di produrre e scambiare una quantità socialmente ottimale, anche in termini qualitativi, di nuove opere dell'ingegno[13]. L'attribuzione di nuovi diritti di proprietà ad un individuo, l'autore, permette di risolvere questo problema al prezzo, però, di creare un monopolio. L'autore infatti diventa titolare del diritto esclusivo di disporre della sua creazione e ciò, nella logica del mercato, lo spinge a comportarsi da monopolista. Naturalmente, tale soluzione non è ottima in senso assoluto, in quanto il monopolio inietta un certo grado di inefficienza nel sistema economico, ma la dottrina più recente arriva a considerarla preferibile, quindi teoricamente ottimale, nel punto in cui il costo sociale dell opera (in termini di prezzi più alti pagati dai consumatori, che costituiscono l incentivo per il suo ideatore a produrre nuove opere) eguaglia il beneficio sociale derivante dalla disponibilità sul mercato di una nuova opera originale protetta. Il riconoscimento di questa sorta di monopolio, tuttavia, sarebbe legata al mondo fisico, mentre nel mondo virtuale, ove i costi di produzione e diffusione dell opera esterni all autore scompaiono, esso andrebbe perlomeno ripensato nella sua estensione se non, secondo alcuni, addirittura eliminato[14]. Nonostante le posizioni critiche anzidette, tali problemi, se fanno discutere, non appaiono irrisolvibili alla dottrina maggioritaria; secondo i più, infatti, una volta compiuto il salto mentale che permette di equiparare l opera tradizionale a quella digitale, anche l equiparazione del contesto in 1213 DIRITTO MERCATO TECNOLOGIA N. 2/ cui essa si trova e dei rapporti tra questa e l autore è pressoché automatico. Se c è un diritto esclusivo sull opera, infatti, ci saranno potenziali violatori e ci sarà la necessità di individuare un luogo fisico in cui l illecito viene perpetrato. 2. Cenni alla normativa di riferimento: la sfida del diritto d autore nell era digitale Nonostante le perplessità sopra riportate e tuttora presenti nell ampio e controverso dibattito sulla tutela autorale on line, tale tutela non è in discussione in quanto essa è essenziale anche per lo sviluppo delle reti di comunicazione elettronica che veicolano i contenuti protetti. D altra parte, fino allo sviluppo capillare della Rete i detentori dei diritti di proprietà intellettuale non erano soliti perseguire i privati trasgressori soprattutto perché le infrazioni erano economicamente irrilevanti e generalmente non soggette ad ulteriori diffusioni[15]. Con Internet le violazioni dei singoli sono divenute potenzialmente molto più dannose per i diritti degli autori, sia per la possibilità di riprodurre e diffondere senza costo l opera, sia per il numero sempre maggiore di trasgressori. Sul piano della normativa di settore, a seguito della rivoluzione digitale, Stati Uniti ed Unione Europea hanno iniziato a compiere passi necessari ad aggiornare la normativa generale sul diritto d autore, adattandola alle nuove tecnologie, anche attraverso accordi internazionali e attraverso l armonizzazione del quadro normativo europeo, tentando di superare così il dato testuale della protezione c.d. off line. Fra gli accordi più importanti è doveroso ricordare l accordo GATT/Trips, sugli aspetti della proprietà intellettuale attinenti al commercio adottato a Marrakech il 15 aprile 1994, il quale ha il merito di introdurre la protezione dei programmi per elaboratore come opera letteraria ai sensi della Convenzione di Berna e le compilazioni di dati o altro materiale che a causa della selezione o disposizione del contenuto costituiscono creazioni intellettuali. Di maggior rilevanza è altresì l accordo OMPI sul diritto d autore e diritto connesso (WCT WIPO - World Copyright Treaty), adottato dalla WIPO Diplomatic Conference on Certain Copyright and Neighboring Rights Questions, tenutasi a Ginevra il 20 dicembre 1996, ed entrato in vigore il 6 marzo 2002; tale accordo assicura la protezione dei programmi per elaboratore e banche dati secondo la formula già adottata dagli accordi Trips, e rafforza i diritti degli autori a livello di distribuzione, locazione commerciale, comunicazione al pubblico con tutti i mezzi con o senza fili, prevedendo inoltre l obbligo per gli Stati contraenti di stabilire sanzioni contro l aggiramento dei mezzi tecnici di protezione. Un secondo trattato OMPI è stato concluso nello stesso momento con riguardo ai diritti di artisti interpreti ed esecutori (WPPT WIPO Performances and Programs Treaty). 1314 Cultura, industria e proprietà intellettuale Il WCT all art. 8 garantisce agli autori di opere letterarie ed artistiche il diritto esclusivo di autorizzare ogni comunicazione al pubblico, sul filo o via etere, delle loro opere [16]. Ma è il trattato WPPT a specificare il significato del concetto di comunicazione al pubblico. Essa viene definita quale trasmissione al pubblico mediante qualunque mezzo, diverso dalla radiodiffusione, di suoni di una esecuzione, ovvero dei suoni o di una rappresentazione di suoni fissati su un fonogramma, comprendendo questa definizione anche l atto di rendere udibile al pubblico. Tale definizione, contenuta in una fonte internazionale, non fa esplicito riferimento a Internet, o a comunicazioni on line o telematiche; ciò nonostante l art. 10 e l art. 14 del trattato WPPT prevedono, a favore dei produttori e degli esecutori, il diritto esclusivo di autorizzare la messa a disposizione del pubblico, sul filo o con la tecnologia wireless, delle esecuzioni fissate in fonogrammi, anche digitali, in modo che ciascun utente possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente[17]. Si tratta di una norma che disciplina tutte le diverse modalità di messa a disposizione al pubblico create con lo sviluppo della c.d. information society, come la diffusione, comunicazione e trasmissione di contenuti on line e i servizi c.d. on demand[18]. I suddetti Trattati sono stati poi implementati dalla Decisione del Consiglio dell Unione Europea 2000/278/CE del 16 marzo 2000[19], la quale al primo Considerando afferma che il trattato dell OMPI sul diritto d autore e il trattato OMPI sulle interpretazioni ed esecuzioni e sui fonogrammi ( ) concorreranno a garantire un livello di protezione equilibrato alle opere e alle altre espressioni letterarie ed artistiche, consentendo l accesso del pubblico ai contenuti che potranno essere veicolati sulle reti telematiche. Per quanto concerne lo specifico della disciplina comunitaria, le direttive europee riprendono in sostanza la formulazione degli accordi OMPI. In particolare, cronologicamente, è doveroso citare la Direttiva n. 2000/31/CE del Parlamento e del Consiglio Europeo dell 8 giugno 2000, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno (c.d. Direttiva sul commercio elettronico )[20]. A seguito della citata Decisione 2000/278/CE è stata emanata, inoltre, dal Parlamento e dal Consiglio una Direttiva n. 2001/29/CE relativa all armonizzazione di taluni aspetti del diritto d autore e dei diritti connessi nella società dell informazione, recepita nel nostro ordinamento dal d. lg. n. 68/2003. Tale direttiva riprende quanto stabilito in sede di accordi internazionali, rendendo pienamente esecutivi i principi degli accordi Trips e OMPI e prevedendo mezzi tecnici di protezione molto simili a quelli previsti nel Digital Millennium Copyright Act americano. Di fronte alla diffusione della tecnologia digitale e della fruizione, anche illegale, di contenuti protetti dal diritto d autore, la Direttiva n. 2004/48/CE sul c.d. Enforcement dei diritti di proprietà intellettuale ha inteso poi 1415 DIRITTO MERCATO TECNOLOGIA N. 2/ rafforzare gli strumenti di protezione dei diritti esclusivi riconosciuti ai titolari di opere intellettuali, privilegiando gli strumenti processuali rispetto a quelli sostanziali. Particolare importanza ha rivestito la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo sui contenuti creativi on-line nel mercato unico del gennaio 2008 (COM (2007) 836), in cui si è analizzato il tema delle eccezioni e delle limitazioni al diritto d autore rilevanti per la diffusione della conoscenza nell era digitale. La Commissione ha sostenuto che lo sviluppo di servizi leciti presuppone che si affronti e risolva il problema della pirateria on-line e si chiariscano i confini tra lecito e illecito, invocando una riforma della legge[21]. Nel 2009, ancora, la Commissione europea ha indicato, attraverso la Comunicazione su il diritto d autore nell economia della conoscenza (COM (2009) 532), alcune linee operative, basate sulla supervisione di un dialogo costante fra i portatori di interessi rilevanti. Tale Comunicazione ha portato alla stesura di un documento di riflessione che, con riguardo alla sfida costituita dalla creazione di un mercato unico europeo del digitale per i contenuti creativi, illustra le sfide attuali relative a tre categorie coinvolte: i titolari del diritto d autore, i consumatori e gli utenti commerciali. Il dibattito comunitario riguardante l approvazione del nuovo quadro normativo per le comunicazioni elettroniche si è incentrato in particolare sul profilo della tutela delle prerogative degli utenti di fronte ad una possibile sospensione dell accesso a Internet nei casi di violazione dei diritti d autore. L accesso ai contenuti on line costituisce lo snodo fondamentale con il quale il legislatore e le autorità di concorrenza e regolazione del settore devono confrontarsi. A fronte di inadeguate garanzie contro restrizioni eccessive all accesso a Internet da parte della Commissione europea e del Consiglio, il Parlamento europeo ha richiesto che i diritti degli utenti non fossero limitati senza una decisione preliminare di un autorità giudiziaria, come previsto dalla Carta dei diritti fondamentali dell Unione europea. In seguito all approvazione, da parte del Comitato di conciliazione, di una nuova versione di compromesso riguardante la tutela della libertà di accesso ad Internet da parte dei cittadini europei, è stata approvata la Direttiva 2009/140/CE che riconosce la possibilità di restrizione dell uso di Internet quando appropriata, proporzionata e necessaria in una società democratica. La Direttiva, inoltre, ha eliminato l esigenza di un intervento esclusivo dell autorità giudiziaria, apportando una serie di garanzie procedimentali all intervento di sospensione del collegamento. Nel 2010 la Commissione europea ha pubblicato una relazione[22] sull applicazione della Direttiva Enforcement (Direttiva 2004/48/CE) in cui si rilevano dati allarmanti riguardo al volume e al valore finanziario delle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale. In seguito, la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica al fine di intraprendere una 1516 Cultura, industria e proprietà intellettuale riflessione che coinvolga gli Stati membri in un progetto di protezione dei diritti di proprietà intellettuale più efficace. La Commissione ha annunciato che la consultazione pubblica sarà il punto di partenza per una proposta di direttiva che sarà presentata nel Infine, nel maggio 2011, con una Comunicazione al Parlamento europeo, la Commissione ha posto ancora una volta l attenzione sulla necessità di un quadro globale di regolamentazione del diritto d autore nel mercato unico digitale[23]. In una prospettiva internazionale, nel 2006 su iniziativa di alcuni Paesi occidentali, in particolare degli Stati Uniti e del Giappone, è stata intrapresa la discussione su un nuovo trattato intergovernativo in materia di lotta alla contraffazione dei beni sia su Internet sia off line. Il discusso progetto dell ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) avrebbe dovuto inserire norme di maggior rigore in materia di responsabilità per violazione della proprietà intellettuale, anche di natura penale, nonché filtri sulla rete per impedire lo scambio, soprattutto peer to peer dei files. Nonostante le critiche sia di parte della dottrina, che, in maniera molto più pressante, da parte dell opinione pubblica, in special modo delle associazioni dei consumatori e del popolo della rete, l'acta è stato siglato a Tokyo il 26 gennaio 2012 tra 22 dei 27 Stati membri dell'unione europea, tra cui l Italia, e gli Stati che hanno adottato l ACTA già nell ottobre 2011 (l'australia, il Canada, il Giappone, la Repubblica di Corea, gli Stati uniti messicani, il Regno del Marocco, la Nuova Zelanda, la Repubblica di Singapore, la Confederazione svizzera e gli Stati Uniti d'america). Il Parlamento europeo è stato chiamato a ratificare l'accordo l 11 giugno Proprio nei giorni in cui si scrive, nello specifico il 4 luglio 2012, la ratifica è stata respinta con una significativa votazione del Parlamento europeo. Da quando la proposta dell'accordo è trapelata raggiungendo l'opinione pubblica, sono state numerose ed accese le proteste contro l'acta poiché oggetto di negoziati riservati fra gli Stati e ritenuto lesivo dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini europei e non europei; infatti il timore condiviso da diversi operatori nasceva dalla consapevolezza che l entrata in vigore di un trattato simile avrebbe privilegiato gli interessi dei detentori di diritti di proprietà intellettuale, rispetto ad altri interessi di natura più generale, quali quello alla riservatezza delle comunicazioni, alla libertà di manifestazione del pensiero, al diritto di venire sottoposti ad un processo equo e non sommario. 3. La responsabilità degli Internet Service Providers Tra i numerosi problemi giuridici posti dalla diffusione di Internet ve ne sono alcuni che vengono ormai comunemente riassunti nella formula responsabilità del provider. Si allude, in tal modo, all eventualità di ritenere civilmente, o anche penalmente, responsabile il provider tutte le 1617 DIRITTO MERCATO TECNOLOGIA N. 2/ volte in cui la immissione o la circolazione in Rete di dati della più varia specie integri gli estremi di un illecito[24]. L illecito on line può derivare dalla violazione di norme a tutela del diritto d autore, ma anche dalla violazione del diritto alla riservatezza o di altri diritti della persona, come l onore o la reputazione, dalla violazione di norme a tutela dei marchi, dalla violazione di norme in materia di concorrenza sleale. Posto che la rete è in grado di ospitare dati ed informazioni di ogni tipo è del tutto naturale che sulla Rete, o meglio, attraverso la Rete, possano essere agevolmente consumati tutti gli illeciti che si fondano sulla diffusione o sulla utilizzazione di dati e informazioni. Gli svariati illeciti che possono essere compiuti per mezzo della rete Internet pongono il problema relativo all eventualità di configurare, oltre ad una responsabilità in capo all autore materiale dell illecito, anche una responsabilità in capo all Internet Provider[25]. Propedeuticamente all esame, sul piano giuridico, della problematica in oggetto appare opportuno comprendere, attraverso brevi cenni tecnici, il funzionamento della rete Internet[26], ambiente virtuale nel quale si muovono i c.d. prestatori intermediari, e l attività e il ruolo di questi ultimi. Nel sistema Internet la trasmissione delle informazioni dei dati avviene, materialmente, tramite impulsi trasmessi attraverso cavi in rame che sono di proprietà di alcune società e passano, per la maggior parte, accanto ai binari delle normali linee ferroviarie. Alla stazione di arrivo i cavi dedicati finiscono nei c.d. bocchettoni di derivazione per terminare nei computer dei prestatori intermediari di servizi che, poi, forniscono agli utenti finali l accesso alla rete Internet. I computer dei prestatori intermediari sono chiamati server, perché prestano un servizio tra l utente finale e la società proprietaria dei cavi della rete. I server sono in comunicazione tra di loro attraverso un linguaggio comune basato su un protocollo di comunicazione; in sostanza, dunque, il server è il computer che dispone delle informazioni richieste da altri computer chiamati client (i quali lo interrogano alla ricerca di informazioni, file, pagine web o per l esecuzione di procedure) e Internet, di conseguenza, è una rete di computer in comunicazione tra loro. La Direttiva 31/2000/CE ha inteso anzitutto regolamentare il servizio di trasmissione delle informazioni attraverso la rete, occupandosi di coloro i quali, con propri mezzi, svolgono tale servizio intermediario tra utenti finali e proprietari dei cavi. Appariva fondamentale, dunque, disciplinare le responsabilità di tutti gli intermediari della Rete perché proprio tale attività di trasporto permette il funzionamento dell intera rete Internet[27]. Se questi intermediari si fermassero, perché troppo gravati di responsabilità, il mercato europeo si arresterebbe a sua volta perché nessun imprenditore accetterebbe il rischio di prestare il servizio di intermediario, con la conseguenza che gli operatori economici del settore cercherebbero un mercato nel quale il regime giuridico delle responsabilità sia più 1718 Cultura, industria e proprietà intellettuale liberale[28]. Naturalmente analogo discorso vale per i diritti civili connessi alla comunicazione: si è osservato, infatti, che un eccesso di responsabilità degli intermediari potrebbe comportare il blocco del settore connesso allo stesso diritto di comunicazione e più a monte alla libera manifestazione del pensiero[29]. Detto ciò appare intuibile la delicatezza e l importanza dell individuazione del corretto regime di responsabilità degli intermediari della rete Internet, avendo questa un riflesso diretto non solo sul piano giuridico ma anche su quello economico e sociale. Nell esame della problematica in oggetto è imprescindibile individuare il ruolo svolto in concreto dal prestatore del servizio; in modo particolare, si deve accertare se l Internet provider si sia limitato a fornire l accesso alla rete o ad offrire alcuni servizi, oppure se abbia rivestito il ruolo di produttore diretto dell informazione (c.d. content provider); in quest ultimo caso, è indubbio che il provider sia chiamato a rispondere del proprio operato in quanto autore e non in quanto intermediario di informazioni altrui. Il problema, invece, sorge nella fattispecie in cui manchi una qualsiasi partecipazione attiva del provider alla commissione dell illecito. L affermazione di responsabilità in capo all intermediario comporta indubbi vantaggi sul versante della semplificazione probatoria e sul piano di una maggiore garanzia dal punto di vista economico a favore del danneggiato[30]; infatti, anche se ogni utente accede alla Rete mediante un codice di accesso, ciò non garantisce di poter individuare con sicurezza l identità del soggetto che ha commesso l illecito e può accadere, altresì, che anche se si individua il responsabile, questo si trovi in uno stato la cui normativa non permetta di perseguirlo; l Internet provider invece rimane un soggetto sempre identificabile Una panoramica italiana: il d. lgs. n. 70/2003 Il d. lgs. n. 70/2003 disciplina la responsabilità del provider agli artt , recependo, in modo pressoché invariato, gli artt della Direttiva sul commercio elettronico. Gli artt del d. lgs. 70/2003 distinguono tre tipologie di servizi svolti dall intermediario, rispettivamente, semplice trasporto (mere conduit), memorizzazione temporanea (caching), memorizzazione delle informazioni (hosting). In questo modo si differenziano le condizioni che escludono la responsabilità, sulla base del ruolo effettivamente svolto dal prestatore del servizio, nel contesto in cui è svolto l illecito. L art. 17, invece, prevede una norma generale, la quale si applica a tutte le tipologie di servizi svolti dall intermediario, disponendo che il provider, nella prestazione dei servizi di cui agli articoli precedenti, non ha un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, ne un obbligo generale di 1819 DIRITTO MERCATO TECNOLOGIA N. 2/ ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite. Il provvedimento sul commercio elettronico non introduce, in effetti, una specifica forma di responsabilità per i provider, bensì afferma che, ferma restando l applicazione delle altre regole di diritto comune, per andare incontro a responsabilità extracontrattuale in ordine al fatto illecito commesso on line dagli utenti, nei confronti del provider dovranno risultare insussistenti le condizioni espressamente previste dal d.lgs. 70/2003. Viene insomma introdotta una sorta di immunità condizionata dell intermediario[31]. In sostanza, i fornitori di servizi non hanno alcuna responsabilità per i contenuti, a condizione che non intervengano in alcun modo sui contenuti stessi. Tuttavia la formulazione delle norme è tale da ingenerare non poche perplessità in relazione alla natura degli interventi dei fornitori di servizi, perché è noto che le attività di trasmissione e instradamento delle informazioni comportano sempre qualche forma di intervento che potrebbe rientrare tra le cause di non esenzione della responsabilità[32]. La responsabilità del prestatore viene dunque definita in negativo: se sussistono le condizioni di cui al D.L.vo 70/2003 allora il prestatore non potrà essere chiamato a rispondere degli illeciti commessi on-line dagli utenti. Se, viceversa, il provider pone in essere un comportamento contrario a quanto sancito dal provvedimento, allora scatterà l obbligo di risarcire il danno prodotto. Si tratterà evidentemente di una responsabilità solidale con l autore dell illecito ex art cod. civ.[33]. a) La responsabilità del Provider nell attività di semplice trasporto (mere conduit) Ai sensi dell art. 14, comma 1, del decreto sul commercio elettronico, nella prestazione di un servizio della società dell informazione consistente nel: - trasmettere, su una rete di comunicazione, informazioni fornite da un destinatario del servizio, - o nel fornire un accesso alla rete di comunicazione, il prestatore non è responsabile delle informazioni trasmesse a condizione che: a) non dia origine alla trasmissione; b) non selezioni il destinatario della trasmissione; c) non selezioni né modifichi le informazioni trasmesse. Le predette attività di trasmissione e di fornitura di accesso includono la memorizzazione automatica, intermedia e transitoria delle informazioni trasmesse, a condizione che questa serva solo alla trasmissione sulla rete di comunicazione e che la sua durata non ecceda il tempo ragionevolmente necessario a tale scopo (art. 14, comma 2). 1920 Cultura, industria e proprietà intellettuale L autorità giudiziaria o quella amministrativa avente funzioni di vigilanza può esigere, anche in via d urgenza, che il prestatore, nell esercizio delle attività di cui al comma 2 dell art. 14, appena illustrate, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse[34]. Quello del mere conduit è il caso specifico del fornitore di posta elettronica, oppure dell access provider, il quale si limita a fornire il semplice accesso alla Rete per gli utenti, ed è equiparato al gestore di una rete telefonica (carrier), il quale non può certamente essere ritenuto responsabile per gli illeciti commessi dagli utenti della rete stessa, in quanto si limita a porre a disposizione una piattaforma tecnologica che l utente usa come preferisce. Un problema si è posto nei casi di c.d. gerarchizzazione dei contenuti, cioè quando l intermediario adotta politiche di gestione attiva nell istradamento degli stessi. È il caso in cui si concede banda maggiore ad alcuni servizi (ad esempio i video) rispetto ad altri (come i voip). In questo caso il provider, a differenza di quanto avviene nei servizi telefonici, assume un ruolo attivo nella gestione delle comunicazioni in transito. Come chiarito nei Considerando della direttiva europea, la neutralità, e quindi l irresponsabilità, del provider deve ritenersi sussistente tutte le volte in cui esso pone in essere una attività di natura meramente tecnica, automatica e passiva (mere technical, automatic and passive nature), mentre non deve in alcun modo essere coinvolto con le informazioni trasmesse e non può volontariamente collaborare con l utente che pone in essere l illecito. Al comma 2 dell articolo 14 è definita l equiparazione delle attività di memorizzazione automatica, intermedia e transitoria (caching) all attività di semplice trasporto delle informazioni, qualora il caching sia funzionale alla sola trasmissione delle informazioni e la durata sia proporzionata al tempo necessario per l instradamento delle informazioni. In casi diversi si applica l art. 15. Ovviamente, il prestatore può essere oggetto di provvedimenti inibitori dell autorità giudiziaria o amministrativa, anche in assenza di una sua responsabilità, al fine di impedire o porre fine ad un illecito[35]. b) La responsabilità del Provider nell attività di memorizzazione temporanea (caching) Nella prestazione di un servizio della società dell informazione consistente nel trasmettere, su una rete di comunicazione, informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non è responsabile della memorizzazione automatica, intermedia e temporanea di tali informazioni effettuata al solo scopo di rendere più efficace il successivo inoltro ad altri destinatari a loro richiesta, a condizione che (art. 15, comma 1): a) non modifichi le informazioni; b) si conformi alle condizioni di accesso alle informazioni; 20 Vedere altro
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References: art. 102
 art. 2598
 sentenza 
 art. 8
 art. 10
 art. 14
 art. 17
 art. 14
 art. 14
 articolo 14
 art. 15
 Articolo 1
 art. 5
 sentenza 
 art. 9
 SENTENZA 
 ART. 31
 ARTICOLO 4
 ARTICOLO 1
 ART. 19
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Articolo 1
 art. 4
 ART. 1
 art. 25
 art. 25
 art. 2363