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La progressiva giuridicizzazione delle regole etiche
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1 2 diritto e praticaamministrativa EDITORIALE La progressiva giuridicizzazione delle regole etiche di PAOLA MARIA ZERMAN Avvocato dello Stato Adeguare il proprio comportamento a parametri di lealtà, correttezza, e servizio al bene comune dovrebbe rappresentare l essenza stessa del pubblico dipendente, così come prescrive la Costituzione, che impone di svolgere le funzione pubbliche con disciplina e onore (art. 54, comma 2), con imparzialità (art. 97) nonché di essere al servizio esclusivo della Nazione (art. 98). Tali principi, che possono essere sembrati connaturali e scontati alle precedenti generazioni, sono ora imposti dal legislatore attraverso una progressiva giuridicizzazione degli stessi, con il passaggio dall ambito dell etica a quello del diritto, in ragione della previsione del rilievo disciplinare della violazione degli stessi. È un campanello d allarme la constatazione che il legislatore, in modo progressivo, imponga un comportamento imparziale e corretto al pubblico dipendente attraverso le sanzioni disciplinari, perché ciò rende manifesta la diffusione della mancanza spontanea di adesione a tali principi e valori. La circostanza poi che la revisione del codice di comportamento sia inserita nella legge anticorruzione non si dimentichi che il nostro Paese è sceso al 72 posto nella classifica mondiale(1) per trasparenza e rispetto della legalità è indice rivelatore del fatto che non così raramente si annidano nelle pubbliche amministrazioni sacche di privilegio che possono anche sfociare in fenomeni corruttivi, specie laddove vi siano collegamenti con la politica(2). La ratio della più rigorosa disciplina è allora che la previsione del rilievo disciplinare del codice di comportamento diventi uno strumento efficace nei confronti di coloro che non si adeguano spontaneamente a principi che dovrebbero essere connaturali, conosciuti e seguiti non solo senza alcuna imposizione, ma con fierezza e personale impegno da chi è posto al servizio dei cittadini. I doveri contenuti nel codice di comportamento costituiscono, come dichiarato dall art. 1 dello schema di regolamento dei dipendenti pubblici i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che i pubblici dipendenti sono tenuti ad osservare. Gli stessi sono riconducibili a un principio basilare di giustizia quale constans et perpetua voluntas ius suum cuique tribuendi (Digesto) il che comporta per chi opera all interno di un ufficio pubblico, l obbligo dell imparzialità, della correttezza nei confronti sia del datore di lavoro che degli utenti finali del servizio, i cittadini. Aristotele chiama la giustizia virtù completa perché diretta a regolare nella sua essenza stessa la relazione con gli altri. Già da allora era evidente l infinita gamma di ingiustizie che cagionano non solo sofferenza nella persona ma anche gravi squilibri sociali. Per questo lo stesso Aristotele afferma che La multiformità dell ingiustizia mette in evidenza la multiformità della giustizia (3). (1) Redatta da Transparency International del (2) Urgente è poi che il codice di comportamento non venga solo previsto per i pubblici dipendenti ma anche per i politici. (3) La Repubblica, 331. LUGLIO AGOSTO3 EDITORIALE diritto e praticaamministrativa Il rischio di ricercare il proprio interesse anche quando si è titolari di una funzione pubblica è evidentemente presente nella natura umana, se già Cicerone ammoniva: In generale chi si dispone a reggere lo Stato abbia sempre presenti questi due precetti di Platone: primo salvaguardare il bene dei cittadini, di modo che, qualunque cosa facciano, quello soprattutto abbiano di mira dimentichi del loro utile; poi curare tutto il complesso dello Stato, per non trascurare le altre parti mentre ne curano una. Infatti l amministrazione dello Stato, come la tutela privata, deve avere di mira l utilità di quelli che ne hanno dato l incarico, non la propria (Cicerone, I doveri). dirpa diritto e pratica amministrativa Direttore Responsabile PAOLO POGGI Coordinamento scientifico MASSIMILIANO ATELLI Magistrato della Corte dei Conti Proprietario ed editore SPA Presidente BENITO BENEDINI Amministratore Delegato Donatella Treu Sede legale Via Monte Rosa, Milano Amministrazione Via Monte Rosa, Milano Comitato Scientifico Aldo Carosi, Magistrato della Corte dei conti (SS.RR. in sede di controllo); Antonio Catricalà, Magistrato, Vice Ministro al Ministero dello Sviluppo economico; Ciro D Aries, Dottore commercialista in Milano; Claudio De Rose, Procuratore generale della Corte dei conti; Enrico De Giovanni, Avvocato dello Stato; Filippo Patroni Griffi, Consigliere di Stato; Francesco Caringella, Consigliere di Stato; Luigi Carbone, Consigliere di Stato; Luigi Caso, Magistrato della Corte dei conti (sez. giurisd. Lombardia); M. Antonio Scino, Avvocato dello Stato; Marcello Clarich, Ordinario Luiss di Roma; Marco Lipari, Consigliere di Stato; Mario Ristuccia, Procuratore generale aggiunto della Corte dei conti; Michele Oricchio, Procuratore regionale della Corte dei conti per la Basilicata; Oberdan Forlenza, Magistrato Tar; Roberto Garofoli, Consigliere di Stato; Roberto Proietti, Magistrato del Tar Lazio; Rosanna De Nictolis, Consigliere di Stato; Stefano Toschei, Magistrato Tar; Tommaso Miele, Magistrato della Corte dei conti (SS.. RR. in sede giur.) ; Umberto Realfonzo, Magistrato Tar; Vittorio Italia, Ordinario Univ. di Milano Redazione: Piazza Indipendenza, 23b/c Roma Tel.: Fax: Coordinamento editoriale IRENE CHIAPPALONE Redazione MARIA IDA LALLI I L SOLE 24 ORE S.P.A. Tutti i diritti sono riservati. Le fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun fascicolo di periodico dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto dall art. 68, commi 4 e 5, della legge 22 aprile 1941, n Le riproduzioni effettuate per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comuque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da EDISER Srl, Società di servizi dell Associazione Italiana Editori, attraverso il marchio di CLEARedi, Centro Licenze e Autorizzazioni Riproduzioni Editoriali, Corso di Porta Romana, n Milano. Informazioni: Registrazione presso Tribunale di Milano Decreto n. 490 del 20 luglio Servizio clienti Periodici: Il Sole 24 Ore S.p.a. Via Tiburtina Valeria (s.s. n. 5), km 68, Carsoli (Aq) tel oppure ; fax oppure Abbonamento annuale (Italia): euro 175,00. 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Via Tiburtina Valeria (S.S. n. 5) Km 68, Carsoli (AQ). Questo numero è stato chiuso in redazione il 4 luglio Le opinioni espresse negli scritti firmati impegnano solo gli Autori, non riflettendo necessariamente quelle della rivista 4 LUGLIO AGOSTO 20134 diritto e praticaamministrativa SOMMARIO Il codice di comportamento dei dipendenti pubblici A cura di Paola Maria Zerman 6 Il codice di comportamento dei dipendenti pubblici di Paola Maria Zerman 17 Leprincipalinovità e l analisi delle singole norme di Fiammetta Palmieri 9 I principi generali di condotta del pubblico dipendente di Paola Maria Zerman 36 La responsabilità amministrativa per danno erariale connesso alla violazione del codice di Salvatore Sfrecola 12 Glispecificiobblighi del dirigente di Paola Maria Zerman 46 L applicazioneconcreta nelle amministrazioni pubbliche di Amelia Laura Crucitti LUGLIO AGOSTO5 IL CODICE DI COMPORTAMENTO INTRODUZIONE diritto e praticaamministrativa Il regolamento recante il codice di comportamento per i dipendenti pubblici è stato emanato con Dpr n. 62 del 16 aprile 2013 Il codice di comportamento dei dipendenti pubblici acuradipaolamariazerman Avvocato dello Stato Il codice di comportamento come strumento di prevenzione della corruzione Quando devo assumere qualcuno decido in base a tre cose. La prima è l integrità personale, la seconda l intelligenza e la terza è l alta dose di energia. Ma senza la prima le altre due sono letali (4). La convinzione appena riportata è anche quella del legislatore che con la legge 190/2012 diretta alla prevenzione e repressione della corruzione e dell illegalità nella pubblica amministrazione, persegue l integrità del comportamento del pubblico dipendente come fattore decisivo per il buon andamento della PA. La legge disegna un articolato quadro di misure, dirette quanto meno sulla carta a contrastare fenomeni di corruzione e illegalità sia attraverso una strategia repressiva che di prevenzione dei fenomeni illegali. In questo ultimo senso sono da leggersi i più ampi obblighi di trasparenza nell organizzazione interna e nell assegnazione degli incarichi dirigenziali (di recente emanazione è il Dlgs n. 33/2013 sulla trasparenza, previsto dal comma 35 dell art. 1 della legge n. 190), nonché attraverso una nuova disciplina delle incompatibilità (materia sulla quale è intervenuto il decreto legislativo n. 39 dell 8 aprile 2013) e, infine, con la previsione di un nuovo codice di comportamento per i dipendenti pubblici, che si adegui alle specifiche finalità previste dalla legge, ovvero: assicurare la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell interesse pubblico, e non solo, come previsto dalla precedente versione, la qualità dei servizi. Il regolamento recante il codice di comportamento per i dipendenti pubblici, che costituisce la falsariga per tutte le PA, è stato emanato con Dpr n. 62 del 16 aprile Le relative disposizioni saranno integrate e ulteriormente specificate dai codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni ai sensi dell art. 54, comma 5, Dlgs n. 165/2001. Il previgente codice di comportamento dei dipendenti pubblici (Dm 28 novembre 2000) è stato conseguentemente abrogato. L ambito di operatività del codice Una prima novità delle nuove disposizioni riguarda l ambito di operatività del codice. Oltre a trovare applicazione per tutti i dipendenti delle pubbliche amministrazioni (di cui all art. 1, comma 2, Dlgs n. 165/2001), le sue norme sono estese, per quanto compatibili, a tutti i collaboratori o consulenti, con qualsiasi tipologia di contratto o incarico e a qualsiasi titolo, ai titolari di organi e incarichi negli uffici di diretta collaborazione delle autorità politiche, nonché nei confronti dei collaboratori di imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell amministrazione. A tale scopo, le amministrazioni sono tenute a inserire, negli atti di incarico o nei contratti di acquisizione delle collaborazioni o dei servizi, disposizioni o clausole di risoluzione o decadenza del rapporto in caso di violazione degli obblighi derivanti dal codice. Nel rispetto delle attribuzioni derivanti dagli statuti speciali e delle relative norme di attuazione, le disposizioni del codice si applicano anche alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano. Le amministrazioni, inoltre, devono dare la più ampia diffusione al codice, pubblicandolo sul sito internet istituzionale, nella rete intranet e trasmettendolo inoltre tramite e mail a tutti i dipendenti e titolari di contratti di collaborazione o consulenza, ai titolari di organi e incarichi negli uffici di diretta collaborazione (4) Warren Buffet, amministratore delegato Berkshire Hathaway. 6 LUGLIO AGOSTO 20136 diritto e praticaamministrativa dei vertici politici e infine ai collaboratori a qualsiasi titolo di imprese fornitrici di servizi in favore dell amministrazione. All atto della sottoscrizione di ogni contratto di lavoro o atto di conferimento di incarico, l amministrazione deve consegnare e far sottoscrivere ai nuovi assunti copia del codice di comportamento. Analoga diffusione dovrà essere data ai codici di comportamento definiti da ciascuna amministrazione ai sensi dell art. 54, comma 5, Dlgs n. 165/2001. L attività formativa per l apprendimento del codice A evitare che il codice rimanga nei fatti lettera morta, è previsto che: Al personale delle pubbliche amministrazioni sono rivolte attività formative in materia di trasparenza e integrità, che consentano ai dipendenti di conseguire una piena conoscenza dei contenuti del codice di comportamento, nonché un aggiornamento annuale e sistematico sulle misure e sulle disposizioni applicabili in tali ambiti (art. 15). Le amministrazioni provvedono a questi adempimenti nell ambito delle risorse umane, finanziarie, e strumentali disponibili. L ufficio procedimenti disciplinari, cura l aggiornamento del codice di comportamento dell amministrazione, l esame delle segnalazioni di violazione dei codici di comportamento, la raccolta delle condotte illecite accertate e sanzionate. Il rilievo disciplinare delle regole di condotta previste nel codice Chi opera nelle PA è consapevole che il codice etico, già previsto nella versione originaria del lontano Dlgs n. 29/1993, risultava nei fatti sconosciuto ai dipendenti che nella maggior parte dei casi, occorre dirlo si adeguavano spontaneamente ai principi basilari del corretto agire, senza nemmeno conoscere i contenuti del codice. Contenuti che per lo più rimanevano ignorati, sebbene la normativa imponesse di consegnare una copia del codice al dipendente all atto di assunzione e prevedesse nel tentativo di darne più forza l obbligo di coordinamento con le previsioni contrattuali in materia di responsabilità disciplinare (art. 58 bis del Dlgs n. 29/1993). Episodi sempre più diffusi e resi noti dai mezzi di informazione, sia di cattiva amministrazione che di scorretto comportamento di pubblici funzionari, hanno imposto un giro di vite sulla efficacia giuridica delle norme del codice di comportamento, già a opera del Dlgs n. 150/2009 (c.d. riforma Brunetta ). Lo stesso, nell introdurre forme più rigorose di disciplina per i dipendenti pubblici, prevede la possibilità di IL CODICE DI COMPORTAMENTO INTRODUZIONE licenziamento disciplinare nell ipotesi di scarso rendimento dovuto alla reiterata violazione (nell arco di due anni) non solo di obblighi concernenti la prestazione stessa o altre norme di legge o regolamento, ma anche di quelli derivanti dal codice di comportamento (art. 55 quater, comma 2 del Dlgs n. 165/2001). Dall esame della giurisprudenza, tale la disposizione risulta peraltro sostanzialmente disapplicata, forse perché l uso del bastone di misure così drastiche non di rado è controproducente, oltre al fatto che lo spirito di corpo spesso induce a tollerare comportamenti non corretti. La legge n. 190/2012 oltre a prescrivere attività di formazione con il chiaro scopo di far permanere attuale l interesse e la rilevanza del codice con finalità di prevenzione di comportamenti scorretti, rafforza anche il profilo costrittivo del codice (art. 54, comma 3 del Dlgs n. 165 novellato dalla legge n. 190) prevedendo che la violazione dei doveri contenuti nel codice di comportamento: a) è fonte di responsabilità disciplinare; b) è rilevante ai fini della responsabilità civile, amministrativa e contabile quando le stesse siano collegate alla violazione di doveri, obblighi leggi o regolamenti; c) gravi o reiterate violazioni comportano l applicazione della sanzione del licenziamento disciplinare di cui al comma primo dell art. 55 quater, svincolato, a differenza del comma 2, dal riferimento all arco temporale di almeno 2 anni. La previsione si aggiunge dunque a quest ultima, già richiamata dalla legge Brunetta. I doveri contenuti nel codice di comportamento vengono ad aggiungere e integrare quelli già individuati sia dalla stessa legge n. 165 (relativamente alla più grave sanzione del licenziamento) e quelli sanzionati dai Ccnl dei relativi settori della PA. Non a caso sull applicazione del codice devono vigilare non solo i dirigenti responsabili e le strutture di controllo interno, ma anche gli uffici di disciplina (art. 54, comma 6). In applicazione della rigorosa disciplina prevista dalla legge n. 190, l art. 16 del codice dispone che la violazione degli obblighi previsti dal codice integra comportamenti contrari ai doveri d ufficio. La stessa è quindi fonte di responsabilità disciplinare da accertarsi all esito del procedimento disciplinare, nel rispetto dei principi di gradualità e proporzionalità delle sanzioni. Allo scopo di determinare il tipo e l entità della sanzione disciplinare concretamente applicabile, la violazione deve essere valutata in ogni singolo caso con riguardo alla gravità del comportamento ed all entità del pregiudizio, anche morale, derivatone al decoro o al prestigio dell amministrazione di appartenenza (art. 16, comma 2). In relazione alla sanzione del licenziamento (previ LUGLIO AGOSTO7 IL CODICE DI COMPORTAMENTO INTRODUZIONE diritto e praticaamministrativa sta dalla legge n. 190/2012 in caso di grave e reiterate violazioni del codice) l art. 16 prevede tale misura espulsiva nel caso di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 4 (accettazione o richiesta di regali o altri compensi), nel caso in cui il valore del regalo non sia modico e vi sia immediata correlazione con il compimento di un atto o di un attività tipici dell ufficio. Egualmente è prevista l irrogazione del licenziamento nell ipotesi prevista dall art. 5, comma 2 (costrizione esercitata su altri dipendenti per la partecipazione ad associazioni), e della violazione della norma sul conflitto di interessi prevista dall art. 14, comma 2. I contratti collettivi possono prevedere ulteriori criteri di individuazione delle sanzioni applicabili in relazione alle tipologie di violazione del codice. Problemi interpretativi possono sorgere in relazione alla individuazione delle sanzioni e alla specificità della condotta sanzionata. Si reputa tuttavia che il maggior deterrente introdotto dalla norma, non sia tanto il rilievo disciplinare, quanto quello giuridico connesso a responsabilità di carattere soprattutto contabile (oltre che civile e amministrativo, sulla responsabilità contabile v. infra), laddove a causa del comportamento scorretto del dipendente si siano creati danni (anche da disservizio o anche da lesione di interesse legittimo per eccesso di potere in caso di disparità di trattamento) fonte di responsabilità risarcitoria a carico della PA, e quindi, in caso di dolo o colpa grave, a sua volta a carico di chi ne è stato l autore (ai sensi dell art. 1, legge n. 20/1994). NOVITÀ I LIBRI DI GUIDA AGLI ENTI LOCALI I VIZI DI NOTIFICA DEGLI ATTI TRIBUTARI a cura di M. Suppa Il rituale procedimento notificatorio è essenziale per la rilevanza esterna e per la conoscenza legale dell atto. 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Trova quella più vicina all indirizzo 8 LUGLIO AGOSTO 20138 diritto e praticaamministrativa IL CODICE DI COMPORTAMENTO PRINCIPI GENERALI DI CONDOTTA Il dipendente deve attenersi ai principi comportamentali dell integrità, correttezza, buona fede, proporzionalità, obiettività, trasparenza, equità e ragionevolezza, imparzialità I principi generali di condotta del pubblico dipendente acuradipaolamariazerman Avvocato di Stato La nuova versione del codice, per molti aspetti coincidente con il precedente, fa espressa menzione di una serie di principi di carattere comportamentale cui si deve attenere il dipendente (art. 3, comma 2), quali: integrità, correttezza, buona fede, proporzionalità, obiettività, trasparenza, equità e ragionevolezza, imparzialità. Nel timore di tralasciare qualche aspetto importante, il legislatore ha preferito sovrabbondare nell indicazione di regole di condotta che sono in gran parte riconducibili a medesimi principi comportamentali e che, così elencati, corrono il rischio di essere tanto numerosi quanto generici ed evanescenti. L elemento unificante a cui possono essere ricondotti pare essere il primo indicato dalla norma, e cioè l integrità personale, la quale si esteriorizza nelle molteplici vicende quotidiane e si manifesta in multiformi aspetti che vanno dalla lealtà nei rapporti interpersonali, alla onestà e al perseguimento dell interesse pubblico, all equilibrio e correttezza nel comportamento verso i colleghi, collaboratori e i destinatari dell azione amministrativa. I principi generali appena descritti, sono poi dall art. 3 specificati con ulteriori disposizioni, che comunque non esauriscono l ampio ambito di operatività degli stessi. Utilizzo delle prerogative e poteri pubblici a fini esclusivamente di interesse generale(art. 3, comma 3) La fondamentale regola di condotta a cui si deve attenere il dipendente è quella di servire il pubblico interesse e di agire esclusivamente con tale finalità. Ne consegue che qualsiasi utilizzazione di prerogative legate alla funzione per fini personali, manifestano una inaccettabile strumentalizzazione delle stesse. Per quanto concerne l utilizzo di beni materiali, il codice tiene a specificare che (art. 11, comma 2): Il dipendente utilizza il materiale o le attrezzature di cui dispone per ragioni di ufficio e i servizi telematici e telefonici dell ufficio nel rispetto dei vincoli posti dall amministrazione. Il dipendente utilizza i mezzi di trasporto dell amministrazione a sua disposizione soltanto per lo svolgimento dei compiti d ufficio, astenendosi dal trasportare terzi, se non per motivi d ufficio. Ma la strumentalizzazione della propria qualità a fini personali può andare ben oltre l improprio utilizzo di beni materiali. L art. 3 vieta l utilizzo a fini privati di informazioni di cui è in possesso in ragione del proprio ufficio, nonché dello sfruttamento della propria posizione per ottenere vantaggi tra privati. A tale regola deve essere ricondotta la prescrizione dell art. 10, in base alla quale: 1. Nei rapporti privati, comprese le relazioni extralavorative con pubblici ufficiali nell esercizio delle loro funzioni, il dipendente non sfrutta, né menziona la posizione che ricopre nell amministrazione per ottenere utilità che non gli spettino e non assume nessun altro comportamento che possa nuocere all immagine dell amministrazione. È a tutti noto come non di rado viene utilizzata la propria qualità per ottenere trattamenti di favore sul piano strettamente privato, e che non hanno alcuna ragion d essere se non quella di alimentare un atteggiamento culturale basato sul privilegio anziché quello della pari dignità ed eguaglianza di tutti i cittadini. L equilibrio tra la qualità dei risultati e il contenimento dei costi Il dipendente esercita i propri compiti orientando l azione amministrativa alla massima economicità, efficienza ed efficacia. La gestione di risorse pubbliche ai fini dello svolgimento delle attività amministrative deve seguire una logica di contenimento dei costi, che non pregiudichi la qualità dei risultati (art. 3, comma 3). Il comportamento cui è tenuto il dipendente deve coniugare l efficienza dell azione amministrativa con la economicità della stessa e il contenimento dei costi. Il criterio dettato è riconducibile all atteggiamento di diligenza del buon padre di famiglia richiamato dall art c.c. per valutare la diligenza del debitore nello svolgimento dell obbligazione. Il modello del pater familias ha reali ripercussioni sull esercizio concreto del lavoro, sia in termini di risparmio (si pensi al buon uso delle utenze di elettricità ecc.) che di individuazioni delle migliori soluzioni di natura organizzativa e gestionale. Innumerevoli sprechi ed episodi di cattiva amministrazione sono infatti determinati da un atteggiamento culturale di sfruttamento della cosa pubblica, anche da parte del pubblico impiegato. La perdurante crisi economica ha imposto LUGLIO AGOSTO9 IL CODICE DI COMPORTAMENTO PRINCIPI GENERALI DI CONDOTTA diritto e praticaamministrativa quindi un cambio di rotta e di mentalità, a partire dalla gestione quotidiana di mezzi (anche di cancelleria) e di risorse in genere. La parità di trattamento dei destinatari dell azione amministrativa(art. 3, comma 5); Nei rapporti con i destinatari dell azione amministrativa, il dipendente assicura la piena parità di trattamento a parità di condizioni, astenendosi, altresì, da azioni arbitrarie che abbiano effetti negativi sui destinatari dell azione amministrativa o che comportino discriminazioni basate su sesso, nazionalità, origine etnica, caratteristiche genetiche, lingua, religione o credo, convinzioni personali o politiche, appartenenza a una minoranza nazionale, disabilità, condizioni sociali o di salute, età e orientamento sessuale o su altri diversi fattori. La parità di trattamento presuppone necessariamente l imparzialità del dipendente (Cons. Stato, sez. IV, sent. n del 3 maggio 2011). L obbligo di imparzialità del pubblico dipendente, principio cardine che caratterizza l agire amministrativo, ai sensi dell art. 97 della Cost., viene specificato dalla presente disposizione sotto diversi profili. Il primo concerne il criterio in realtà sottinteso ma esplicitato nella norma che l uguaglianza di trattamento presuppone eguali condizioni, viceversa differenti situazioni sostanziali comportano trattamenti differenziati. Si pensi ad esempio a un più ampio uso del part time o di flessibilità di orario per le dipendenti con figli piccoli o per chi ha particolari situazioni familiari. A garanzia dell imparzialità ma anche dell immagine di imparzialità, è la disciplina prevista in materia di regali, compensi o altre utilità per sé o altri (esempio familiari, amici) (art. 4). L art. 4 pone una diversa regola di condotta: il divieto, più ampio, di chiedere compensi sotto varia natura (agevolazioni, sconti, viaggi ecc.) anche di modico valore per lo svolgimento della propria attività (anche al di fuori dall ipotesi di reato); se i regali sono offerti spontaneamente, il dipendente può accettarli solo se di modico valore. In via orientativa il comma 5 specifica che per modico valore si intende la soglia di 150 euro. Sempre nell ottica di prevenzione della corruzione e garanzia dell imparzialità, devono essere le norme che impongono la comunicazione degli interessi finanziari e conflitti di interesse (art. 6), l obbligo di astensione (art. 7) in caso di coinvolgimento di interessi proprio o di parenti o anche di persone con le quali il dipendente abbia rapporti di frequentazione abituale. La massima collaborazione con le altre pubbliche amministrazioni(art. 3, comma 6) Tra i principi generali il codice pone il principio di massima collaborazione con le altre PA assicurando lo scambio e la trasmissione delle informazioni e dei dati in qualsiasi forma anche telematica, nel rispetto della normativa vigente. La ratio della norma è quella di spingere verso una pubblica amministrazione moderna, al di fuori da logiche di isolamento autoreferenziale, che è in grado di colloquiare e scambiare informazioni nella logica di un migliore servizio al cittadino. Nella stessa logica è anche da leggersi l art. 9 che impone al dipendente di adempiere al meglio agli obblighi di trasparenza previsti in capo alle PA, prestando la massima collaborazione nell elaborazione, reperimento e trasmissione dei dati sottoposti all obbligo di pubblicazione sul sito istituzionale (art. 9). Significativo è anche, in tal senso il secondo comma che prevede la tracciabilità dei processi decisionali adottati dai dipendenti che deve essere garantita attraverso un adeguato supporto documentale che consenta in ogni momento la replicabilità. I doveri connessi al rapporto con il pubblico Il codice dedica particolare attenzione al comportamento che il dipendente deve tenere nei rapporti con il pubblico, sia de visu, che attraverso posta elettronica o cartacea. Obbligo di identificazione Il dipendente in rapporto con il pubblico si fa riconoscere attraverso l esposizione in modo visibile del badge o altro supporto identificativo messo a disposizione dall amministrazione. Obbligo di cortesia e precisione Il dipendente opera con spirito di servizio, correttezza, cortesia e disponibilità e, nel rispondere alla corrispondenza, a chiamate telefoniche e ai messaggi di posta elettronica, opera nella maniera più completa e accurata possibile. Qualora non sia competente per posizione rivestita o per materia, indirizza l interessato al funzionario o ufficio competente della medesima amministrazione. La norma impone come regola quello che nella pratica costituisce l eccezione: un impiegato cortese, preciso, disponibile, ora non potrà più essere una rarità ma dovrà costituire l habitus culturale del pubblico impiegato. In tale logica va letto il divieto di rifiutare prestazioni cui è tenuto, con motivazioni generiche, nonché il rispetto degli appuntamenti con i cittadini. Non si dovrà più assistere poi al disimpegno dell impiegato che afferma di non essere competente, avendo l obbligo di indirizzare l interessato all ufficio competente, anche se 10 LUGLIO AGOSTO 2013 Vedere altro
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References: art. 1
 art. 68
 art. 1
 art. 54
 art. 1
 art. 54
 art. 55
 art. 16
 art. 16
 art. 5
 art. 14
 art. 1
 art. 3
 art. 3
 art. 10
 art. 97
 art. 4
 art. 9
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 Art.1
 Art. 1
 Art. 1
 Art. 1
 Articolo 1
 Art. 1
 ARTICOLO 1
 Art. 1
 Art. 1
 art. 2
 art. 34
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Art. 3
 art. 55
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 Articolo 55
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