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Timestamp: 2017-09-25 04:21:49+00:00

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SUCCESSIONE FORLI RAVENNA CESENA TRIB FORLI SENTENZA SIMULAZIONE PREZZO VENDITA E DONAZIONE Trib. Forlì, Sentenza parziale 3879/2010 del 10.03.2015, Pres. Pescatore est. Ramacciotti Successione – Azione di simulazione relativa – Prescrizione – Dies a quo. | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
SUCCESSIONE FORLI RAVENNA CESENA TRIB FORLI SENTENZA SIMULAZIONE PREZZO VENDITA E DONAZIONE
Una compravendita effettuata ad un prezzo inferiore di quello effettivo non integra di per sé stessa un negotium mixtum cum donatione, il quale deve essere caratterizzato da una causa onerosa e da una finalità del negozio commutativo volta a raggiungere per via indiretta, attraverso la sproporzione di significativa entità delle prestazioni corrispettive, l’arricchimento di uno dei contraenti. Deve sussistere poi la consapevolezza da parte dell’alienante di cagionare, per puro spirito di liberalità, un arricchimento della controparte acquirente, costituito dalla differenza tra il valore reale del bene ceduto e la minore entità del corrispettivo ricevuto, che appare del tutto insufficiente. In questo modo il negozio posto in essere realizza una fattispecie di donazione indiretta. Il negotium mixtum cum donationepuò tradursi in una simulazione relativa e in tal caso spetterà alla parte, che intenda far valere in giudizio la simulazione, provare la sussistenza di una sproporzione di significativa entità tra le prestazioni, la consapevolezza di essa e l’animus donandidell’alienante.
Il giorno 23.01.2008 decedeva a Forlì la de cuiusB. T..
Nessuna documentazione è stata prodotta in ordine agli asseriti titoli di cui al dossier titoli n. [omissis] intestato a T. B. presso la Cassa di Risparmio di Cesena, la cui esistenza non è stata neppure, peraltro, tempestivamente allegata. Onde tale dossier, anche ove esistente, può essere preso in considerazione in questa sede.
Si osserva, al riguardo, che – come la Suprema Corte ha avuto modo di chiarire (Cass. civ. Sez. II, 30 07 2004, n. 14562) premesso che il legittimario che, come nella specie, impugni per simulazione un atto compiuto dal “de cuius”, ha veste di terzo rispetto al negozio di cessione di beni ereditari compiuto dal de cuius (e rispetto all’accordo simulatorio) da tale veste derivano effetti non solo sul piano probatorio ma anche sotto il profilo della prescrizione, che decorre non dal compimento dell’atto che si assume simulato ma dall’apertura della successione: “da tale momento il legittimario può proporre la domanda di simulazione esercitando un’azione di natura personale (per la tutela di un diritto suo proprio) soggetta al termine ordinario di prescrizione decorrente dall’apertura della successione, posto che da tale momento che coincide con quello di acquisto della qualità di erede l’atto compiuto dal de cuius assume l’idoneità a ledere i diritti del legittimario e ne rende concreto ed attuale l’interesse ad agire in giudizio per la ricostruzione dell’asse ereditario al fine della determinazione per lui più favorevole dei diritti riservati”; “peraltro, secondo quanto chiarito nella giurisprudenza di legittimità, quando l’azione di simulazione relativa è diretta a far emergere il reale mutamento della realtà voluto dalle parti con la stipulazione del negozio simulato, tale azione si prescrive nell’ordinario termine decennale; quando invece è finalizzata ad accertare la nullità tanto del negozio simulato, quanto di quello dissimulato” per la mancanza dei requisiti di sostanza o, come nel caso in esame, di forma “rilevando l’inesistenza di qualsiasi effetto tra le parti, tale azione non è soggetta a prescrizione” (sentenze 18/8/1997 n. 7682; 16//1997 n. 382).
Secondo consolidato insegnamento della Suprema Corte, poi, l’erede legittimario che chiede la dichiarazione di simulazione di una vendita compiuta dal de cuius siccome celante una donazione assume la qualità di terzo rispetto ai contraenti con conseguente ammissibilità della prova testimoniale o presuntiva senza limiti o restrizioni quando agisce a tutela del diritto, riconosciutogli dalla legge, all’intangibilità della quota di riserva, proponendo in concreto una domanda di riduzione, nullità o inefficacia della donazione dissimulata. In tale situazione, infatti, la lesione della quota di riserva assurge a causa petendi accanto al fatto della simulazione ed il legittimario benché successore del defunto non può essere assoggettato a vincoli probatori previsti per le parti dall’art. 1417 cod. civ.; né assume rilievo il fatto che egli oltre all’effetto di reintegrazione riceva, in quanto sia anche erede legittimo, un beneficio dal recupero di un bene al patrimonio ereditario, non potendo applicarsi, rispetto ad un unico atto simulato, per una parte una regola probatoria e per un’altra una regola diversa (Cass. 13.11.2009 n. 24134; conforme Cass. 25.6.2010 n. 15346; conforme Cass. 29.5.2007 n. 12496; v. anche Cass. 28.10.2004 n. 20686).
L’attrice comunque non ha offerto prova testimoniale univoca, rigorosa, sostanzialmente certa della avvenuta simulazione della vendita.
Con riferimento al pagamento, fermo quanto affermato in relazione al fatto che l’attrice onerata non ha fornito prova sufficiente delle proprie allegazioni, la tesi dei convenuti ha comunque trovato significativi riscontri.
La venditrice ha dunque rilasciato all’acquirente ampia e liberatoria quietanza dell’ intero prezzo della vendita con dichiarazione di null’altro avere e pretendere e rinunzia all’ipoteca legale. (doc. 14 parte attrice).
Quanto poi all’importo del prezzo indicato nell’atto, importo che secondo la attrice è nettamente inferiore a quello di mercato dell’epoca e quindi proverebbe quanto meno la donazione “indiretta” (rectius negotium mixtum cum donatione), va richiamato innanzi tutto l’insegnamento di Cass. 29/09/2004 n. 19601 secondo cui, nel cosiddetto “negotium mixtun cum donatione“, la causa del contratto ha natura onerosa, ma il negozio commutativo stipulato dai contraenti ha la finalità di raggiungere, per via indiretta, attraverso la voluta sproporzione tra le prestazioni corrispettive, una finalità diversa e ulteriore rispetto a quella dello scambio, consistente nell’arricchimento, per puro spirito di liberalità, di quello dei contraenti che riceve la prestazione di maggior valore, con ciò realizzando il negozio posto in essere una fattispecie di donazione indiretta. Ne consegue che la compravendita ad un prezzo inferiore a quello effettivo non integra, di per sé stessa, un “negotium mixtum cum donatione“, essendo, all’uopo, altresì necessario non solo la sussistenza di una sproporzione tra prestazioni, ma anche la significativa entità di tale sproporzione, oltre alla indispensabile consapevolezza, da parte dell’alienante, dell’insufficienza del corrispettivo ricevuto rispetto al valore del bene ceduto, funzionale all’arricchimento di controparte acquirente della differenza tra il valore reale del bene e la minore entità del corrispettivo ricevuto. Incombe poi alla parte che intenda far valere in giudizio la simulazione relativa nella quale si traduce il “negotium mixtum cum donatione” l’onere di provare sia la sussistenza di una sproporzione di significativa entità tra le prestazioni, sia la consapevolezza di essa e la sua volontaria accettazione da parte dell’alienante in quanto indotto al trasferimento del bene a tali condizioni dall'”animus donandi” nei confronti dell’acquirente.
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 Cass. 
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