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Timestamp: 2019-09-20 01:57:22+00:00

Document:
L'edilizia di culto secondo il TAR Lombardia / Diritto#PA articoli e approfondimenti di diritto amministrativo
L.R. Lombardia 11 marzo 2005, n. 12
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, sentenza 5.11.2018 n. 2480 [est. De Vita]
Successivamente al ricorso - che contestava il P.G.T. del Comune di Varese per avere omesso di individuare un’area da destinare alla realizzazione di attrezzature religiose in relazione al culto islamico, nonostante ciò fosse stato espressamente richiesto in sede di partecipazione al procedimento di redazione del Piano - è entrata in vigore la legge regionale n. 2 del 3 febbraio 2015, che ha subordinato l’installazione di nuove infrastrutture religiose alla previa approvazione del Piano delle attrezzature religiose. Nel gennaio 2018 il Comune ha avviato il procedimento per la redazione del PAR. Non essendosi il procedimento concluso alla data delal decisione, si è determinata una carenza di interesse alla decisione del merito del ricorso proposto nella presente sede, atteso che la sua eventuale fondatezza non arrecherebbe alcun vantaggio alla ricorrente, considerata la necessità, allo stato, della previa adozione del Piano delle attrezzature religiose per poter installare un nuovo edificio di culto.
La decisione sul sito della Giustizia Amministrativa
T.A.R. Lombardia, Brescia, sez. I, sentenza 15.10.2018 n. 977 [est. Pedron]
La sentenza si caratterizza per la considerazione finale relativa agli effetti dell'ordinanza di rimessione in pristino ex at. 31 T.U.Edilizia, ineseguita. Poiché la certezza del diritto tra le parti può dirsi raggiunta solo con la sentenza, risulta irrilevante - afferma il TAR - il superamento del termine di 90 giorni per il ripristino dello stato dei luoghi. Grazie al trasferimento della sede dell’associazione culturale intervenuto in corso di causa, i proprietari ricorrenti evitano così la perdita della proprietà dell'immobile locato, a condizione che la nuova destinazione d’uso impressa all’immobile sia conforme alla disciplina urbanistica.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, ordinanza 8.10.2018 n. 2227 [est. Bini]
Successivamente a ordinanza cautelare con cui aveva sospeso gli effetti del diniego opposto dal Comune di Sesto Calende alla individuazione di area per il culto islamico, il TAR Lombardia rimette alla Corte Costituzionale le questioni relative all’articolo 72 comma 5 della legge regionale della Lombardia 11 marzo 2005, n. 12, nel testo risultante dalle modifiche apportate dall’articolo 1, comma 1 lett. c) della legge regionale 3 febbraio 2015 n. 2, per contrasto con l’art. 2 Cost., con l’art. 3 Cost., con l’art. 5 Cost., con l’art. 19 Cost., con l’art. 114 Cost., con l’art. 117 comma 2 lett. m) Cost., con l’art. 117 comma 6 terzo periodo Cost. e con l’art. 118 Cost. Tre i profili:
a) al decorso dei 18 mesi previsti dall'art. 72, comma 5, non è prevista alcuna disposizione “sanzionatoria”, quale la sostituzione commissariale per l’adozione del Piano delle Attrezzature Religiose, così che la perdurante situazione di attesa e di incertezza non è compatibile con il rango costituzionale del diritto di libertà religiosa;
b) il fatto che l’art. 72 comma 5 della L.R. Lombardia n. 12/2005 rinvii a tempo indeterminato la risposta a un’esigenza riguardante l’esercizio di un diritto fondamentale della persona è in contrasto con il principio di buon andamento che deve presiedere l’attività della Pubblica Amministrazione;
c) la circostanza che la norma regionale condizioni l’adozione del Piano delle attrezzature religiose alla revisione complessiva del piano di governo del territorio costituisce una ingiustificata compressione delle prerogative del Comuni da parte della Regione.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, sentenza 27.8.2018 n. 2018 [est. Bini]
La sentenza ricostruisce puntulamente la normativa della Regione Lombardia e il suo rapporto con la legislazione nazionale in tema di mutamenti di destinazione d'uso senza opere finalizzati alla realizzazione di luoghi di culto, specificando che - una volta accertato l'utilizzo dell'immobile come luogo di culto e che tale utilizzo non è contemplato dalle previsioni dello strumento urbanistico locale per la specifica zona - è giocoforza applicare il regime sanzionatorio previsto dall'art. 31 del d.P.R. 380/2001, in uno con le conseguenze acquisitive connesse alla mancata ottemperanza. La decisione è stata commentata in questo sito nell'articolo Edifici di culto: l’uso di un bene come luogo di preghiera è illegittimo in assenza di permesso di costruire.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, sentenza 8.8.2018 n. 2227 [est. Bini]
In una annosa vicenda che vede opposti il Comune di Sesto Calende e una associazione islamica, l'amministrazione comunale - cui era stato ordinato di rivalutare l’istanza presentata dall’Associazione Comunità Islamica Ticinese per l'insediamento di un luogo di culto, al fine di verificare se nel caso concreto ricorressero tutte le condizioni previste dall’art. 70 e seguenti della legge della Regione Lombardia n. 12 del 2005 per poterla accogliere - oppone il testo della novella della l.r. n. 12/2005 contenuta nella l.r. 2/2015, affermando che solo in sede di redazione del PGT è possibile esaminare l'istanza. Il TAR rimette quindi alla Corte Costituzionale le questioni di legittimità costituzionale relative all’articolo 72 comma 5 della legge regionale della Lombardia 11 marzo 2005, n. 12 (nel testo risultante dalle modifiche apportate dall’articolo 1, comma 1 lett. c) della legge regionale 3 febbraio 2015 n. 2), per contrasto con gli articoli 2, 3, 5, 19, 114, 117 comma 2 lett. m), 117 comma 6 terzo periodo e 118 Cost.. Ad avviso del TAR la domanda di spazi da dedicare all’esercizio della libertà religiosa deve trovare una risposta - in un senso positivo o in senso negativo - in tempi certi, ed entro un termine ragionevole, avuto riguardo sia ai tempi connessi alla valutazione di impatto sul tessuto urbanistico, a volte indiscutibilmente complessa, sia avuto riguardo alla particolare importanza del bene della vita al quale aspirano i fedeli interessati.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, sentenza 3.8.2018 n. 1939 [est. Di Mauro]
Il TAR Milano rimette alla Corte Costituzionale le questioni di legittimità relative all’articolo 72, commi 1 e 2, della legge regionale della Lombardia 11 marzo 2005, n. 12, nel testo risultante dalle modifiche apportate dall’articolo 1, comma 1, lett. c), della legge regionale 3 febbraio 2015, n. 2, per contrasto con gli articoli 2, 3 e 19 della Costituzione. Ritiengono i giudici milanesi che impedire l’apertura di alcuna attrezzatura religiosa, a prescindere dal contesto e dal carico urbanistico generato dalla specifica opera, in assenza o comunque al di fuori delle previsioni del Piano delle attrezzature religiose, costituisca un ostacolo di fatto al libero esercizio del culto, poiché la possibilità di esercitare collettivamente e in forma pubblica i riti non contrari al buon costume – garantita dalla Costituzione – viene a essere subordinata alla pianificazione comunale e, quindi, al controllo pubblico.
T.A.R. Lombardia, Brescia, sez. I, sentenza 31.1.2018 n. 145 [est. Pedron]
La realizzazione di un luogo di culto tramite ristrutturazione ^pesante^, gode dell’esenzione dal contributo di costruzione soltanto con riferimento al luogo di culto, non per i locali con destinazione d’uso diversa e distinta, ed è subordinata alla stipula di una convenzione a fini urbanistici con il Comune.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, sentenza 16.1.2018 n. 119 [est. De Vita]
L'astratta localizzazione in uno strumento urbanistico di insediamenti per il culto non è idonea a far ritenere applicabile il disposto di cui all'art. 70, c. 8, della l.r. n. 2/2005, in cui si prevede che le disposizioni in questione non si applicano alle attrezzature religiose esistenti alla entrata in vigore della legge recante “Modifiche alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio) – Principi per la pianificazione delle attrezzature per servizi religiosi”.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. IV, sentenza 5.9.2017 n. 1783 [est. Fornataro]
La subordinazione dell’installazione di attrezzature religiose ad una specifica attività di pianificazione e programmazione, oltre ad essere in sé legittima sul piano costituzionale, perché attiene alla disciplina di una materia rimessa alla legislazione regionale concorrente, non è di per sé idonea ad introdurre discriminazioni tra le diverse confessioni religiose.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. IV, sentenza 3.4.2017 n. 772 [est. De Vita]
La compatibilità urbanistica con tutte le destinazioni d’uso omogenee previste dal D.M. n. 1444 del 1968 della sede delle associazioni di promozione sociale e dei locali nei quali si svolgono le relative attività (ex art. 32, comma 4, della legge n. 383 del 2000) non esonera dall’obbligo di richiedere e ottenere un conforme titolo edilizio con riferimento alle opere di trasformazione necessarie, non rilevando nel vigente ordinamento giuridico, ai fini della valutazione del regime autorizzatorio applicabile, la qualificazione soggettiva del privato proponente.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, sentenza 6.2.2017 n. 290 [est. Cozzi]
Il divieto a firma sindacale di svolgere, all’interno di immobili esistenti, attività culturali ed assistenziali connesse alla professione religiosa è illegittimo là dove adottato non nell’esercizio dei poteri volti alla repressione degli abusi edilizi. La mancanza del certificato di prevenzione incendi e "la possibilità che possano insorgere in luogo contrasti fra persone di diversa fede religiosa" non sono idonee a supportare il contenuto dispositivo dell’atto, vero che non si vede in che modo la prestazione di attività culturali ed assistenziali possa incidere sul pericolo del verificarsi di incendi ovvero fomentare contrasti fra i residenti.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, ordinanza 20.1.2017 n. 112 [est. Di Mauro]
L’istanza per l’individuazione di un luogo di culto nel territorio comunale deve essere valutata, secondo l’insegnamento della Corte costituzionale, “all’entità della presenza sul territorio dell’una o dell’altra confessione, alla rispettiva consistenza e incidenza sociale e alle esigenze di culto riscontrate nella popolazione”, mentre irrilevante è invece la mancanza del riconoscimento ai sensi della legge n. 1159 del 1929.
T.A.R. Lombardia, Brescia, sez. I, sentenza 28.12.2016 n. 1776 [est. Falferi]
Il mutamento di destinazione d'uso da utilizzo commerciale a luogo di culto (nel caso di specie la Chiesa di Scientology delle Orobie) è correttamente sanzionato tramite il ricorso all’art. 52, comma 3 bis, della l.r. Lombardia n. 12/2005, anche quando non comporti la realizzazione di opere edilizie.
T.A.R. Lombardia, Brescia, sez. I, sentenza 28.11.2016 n. 1615 [est. Pedron]
La novella del 2015 alla normativa regionale della Lombardia in materia di edifici di culto non è applicabile a un edificio di culto già favorevolmente valutato in sede di variante al PGT e inserito nel piano dei servizi.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, sentenza 15.9.2016 n. 1681 [est. De Vita]
L'ottenimento dell'iscrizione all'Albo delle Associazioni e Organizzazioni religiose presenti sul territorio della città di Milano ha natura dichiarativa e vale quindi ad attestarne la caratteristica già in precedenza e quindi anche nel momento in cui è stato richiesto il permesso di costruire.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, sentenza 25.5.2016 n. 1078 [est. Fanizza]
E' legittimo il diniego di permesso di costruire finalizzato al cambio di destinazione d'uso da capannone di uso industriale a centro culturale e luogo di culto, motivato sull’assunto che “l’attività di culto e centro culturale non risulta compatibile" - secondo l'ASL - "con il grado di inquinamento presente nell’area in questione, poiché i valori da rispettare sono quelli della colonna A della tab. 1 parte IV del D.lgs. 152/2006”.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. IV, sentenza 21.4.2016 n. 754 [est. Gatti]
La contestazione relativa all’improprio utilizzo a luogo di culto di locali esistenti in assenza del titolo prescritto dalla normativa vigente, non vale a escludere il richiedente dalla procedura di assegnazione di immobili comunali, qualora avviato successivamente alla presentazione della domanda di partecipazione alla procedura impugnata.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, sentenza 17.2.2016 n. 344 [est. Zucchini]
Lo svolgimento dell’attività propria di un’associazione culturale – di carattere ricreativo o formativo, non disgiunto magari da momenti di preghiera – non è compatibile con la destinazione a laboratorio industriale propria dei locali di cui è causa. Nè soccorre l’art. 23-bis del DPR 380/2001, in quanto la categoria “produttiva e direzionale” di cui alla lettera b) del comma 1 dell’articolo citato, nella quale può comprendersi quella a laboratorio industriale, non può consentire attività culturali e formative sia pure in senso lato.
T.A.R. Lombardia, Brescia, sez. I, ordinanza 16.12.2015 n. 2228 [est. Pedron]
Il permesso di costruire per i luoghi di culto minori può essere anche temporaneo e provvisorio, in attesa dell’approvazione del piano delle attrezzature religiose. In questo modo è possibile contemperare il diritto all’esercizio del culto con l’esigenza di non pregiudicare la futura pianificazione.
T.A.R. Lombardia, Brescia, sez. I, sentenza 9.12.2015 n. 344 [est. Pedron]
In presenza di problemi geologici, la maggiore vulnerabilità dell’area conseguente all’aumento del numero delle persone esposte al rischio, deve comunque essere presa in considerazione in sede di prescrizioni apposte in sede di convenzione, quale sede naturale di trattazione dei rischi connessi alla contemporanea presenza di un elevato numero di persone, ma non può costituire motivo di diniego al rilascio del permesso di costruire per ristrutturazione edilizia e cambio di destinazione d’uso da residenziale a luogo di culto.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, ordinanza 13.4.2015 n. 466 [est. Cozzi]
L’accertata presenza di tre persone intente a pregare all’interno dei locali stessi non dimostra l’avvenuta trasformazione dell’immobile in luogo di culto.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, sentenza 20.1.2015 n. 216 [est. Cattaneo]
La contestazione della modifica della destinazione d'uso di locali da laboratorio a luogo di culto è validamente supportata dali accertamenti compiuti dall’amministrazione che, come tutti i verbali provenienti da pubblici ufficiali, hanno efficacia di piena prova, fino a querela di falso, ai sensi dell'art. 2700 c.c. relativamente alla provenienza dell'atto dal pubblico ufficiale che lo ha formato, alle dichiarazioni delle parti e agli altri fatti che il pubblico ufficiale attesti avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, ordinanza 12.1.2015 n. 40 [est. Di Mauro]
Non è compatibile con la la destinazione autorizzata a laboratorio industriale la presenza, all’interno dello stesso, di un centinaio di persone intente alla preghiera.
T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, sentenza 8.11.2013 n. 2485 [est. Bini]
La normativa regionale non subordina (né potrebbe farlo, pena la sua incostituzionalità) la possibilità di destinare aree ad attrezzature religiose al gradimento od alla condizione della “tolleranza sociale” da parte della maggioranza della popolazione residente. Stabilisce l’art. 19 della Costituzione che tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa ed esercitarne in privato o in pubblico il culto: la garanzia di tale diritto, che implica quella di poter realizzare attrezzature religiose (cfr. Corte Costituzionale sent. n. 195 del 27 aprile 1993), riguarda tutti i soggetti, e quindi anche coloro che appartengono a minoranze; essa deve essere, perciò, assicurata anche se non vi è il gradimento della “maggioranza” della popolazione, la quale non può, con il proprio volere, comprimere le libertà fondamentali dell’individuo sancite dalla Costituzione (si realizzerebbe, in caso contrario, quel fenomeno che la dottrina definisce “tirannia della maggioranza” e che la Carta fondamentale intende invece scongiurare). Il TAR rimette alla Corte Costituzionale la valutazione dell’articolo 72, comma 5, della legge regionale della Lombardia 11 marzo 2005, n. 12, nel testo risultante dalle modifiche apportate dall’articolo 1, comma 1, lett. c), della legge regionale 3 febbraio 2015, n. 2, per contrasto con l’art. 2 Cost., con l’art. 3 Cost., con l’art. 5 Cost., con l’art. 19 Cost., con l’art. 114 Cost., con l’art. 117 comma 2 lett. m) Cost., con l’art. 117 comma 6 terzo periodo Cost. e con l’art. 118 Cost.
Distanze in edilizia: aggiornato il repertorio di giurisprudenza

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 art. 32
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