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Timestamp: 2020-06-06 18:53:42+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12792 del 21/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12792 del 21/06/2016
Cassazione civile sez. trib., 21/06/2016, (ud. 01/06/2016, dep. 21/06/2016), n.12792
sul ricorso 22344-2010 proposto da:
P.P., elettivamente domiciliato in ROMA VIA GERMANICO 146,
presso lo studio dell’avvocato ERNESTO MOCCI, rappresentato e
difeso dall’avvocato EUGENIO BRIGUGLIO giusta delega in calce;
avverso la sentenza n. 28/2010 della COMM.TRIB.REG. di MILANO,
1. A seguito della verifica eseguita in data 18.10.1993 dalla G. di F. presso la società “Bresaole P. SNC”, veniva emesso anche l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) per IRPEF relativa all’anno di imposta 1992 nei confronti del socio P.P., impugnato dal contribuente con esito favorevole sia in primo che in secondo grado. Avverso questa decisione la Agenzia delle entrate proponeva ricorso per cassazione.
2. La Corte di cassazione con la sentenza n. 27067/2007, depositata il 21.12.2007, accoglieva il ricorso per “l’estrema genericità della motivazione ed il malgoverno dei principi giurisprudenziali in ordine alle regole che disciplinano la disamina dell’appello” e disponeva la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio alla CTR della Lombardia in altra composizione per il riesame.
3. Il giudizio, riassunto dall’Agenzia, veniva definito con la sentenza n.28/01/2010, depositata il 18.02.2010, che accoglieva l’appello dell’Amministrazione.
Il giudice del rinvio confermava l’avviso di accertamento; in proposito osservava che in pari data aveva deciso la controversia riguardante la società, confermando il maggior reddito accertato e, in base a ciò, riconosceva anche la legittimità dell’accertamento del maggior reddito imputato per trasparenza al socio.
4. Pi.Pa. ricorre per cassazione avverso questa sentenza su tre motivi, corredati da memorie ex art. 378 c.p.c.. L’Agenzia replica con controricorso.
5. La causa perviene alla udienza pubblica a seguito di trasmissione disposta all’esito dell’adunanza camerale del 18.04.2012, per eventuale riunione con altri procedimenti pendenti.
In particolare “Il giudizio di rinvio deve svolgersi entro i limiti segnati dalla sentenza di annullamento e non si può estendere a questioni che, pur non esaminate specificamente, in quanto non poste dalle parti o non rilevate d’ufficio, costituiscono il presupposto logico giuridico della sentenza stessa, formando oggetto di giudicato implicito ed interno, poichè il loro riesame verrebbe a porre nel nulla o a limitare gli effetti della sentenza di cassazione, in contrasto col principio della loro intangibilità, con la conseguenza che deve escludersi la possibilità per il giudice del rinvio di sindacare la improponibilità della domanda, dipendente da qualunque causa, anche da inosservanza di modalità o di termini, pur essendo la stessa rilevabile d’ufficio in qualunque stato e grado del processo.” (Cass. SSUU n. 13676/2014, Cass. n. 26200/2014, prec. conf. Cass. n. 9539/2002).
2.6. Sulla scorta di tali principi si deve rilevare che, nel caso in esame, la questione del contraddittorio risulta essere stata implicitamente definita, in assenza di statuizioni in merito all’integrazione del litisconsorzio con i soci, all’esito del giudizio rescindente di cassazione e la circostanza che la richiamata sentenza delle SSUU n. 14815/2008 sia stata emessa solo dopo la decisione rescindente, non interferisce con tali principi, in quanto, comunque il giudice del rinvio non avrebbe potuto esorbitare dal perimetro segnato dalla sentenza di annullamento, nel quale non rientrava la questione del contraddittorio e del litisconsorzio, questione sulla quale – come già chiarito – si ravvisa un giudicato implicito interno.
2.7. La censura non coglie nel segno nemmeno laddove invita a prendere le distanze dall’orientamento giurisprudenziale secondo il quale l’enunciazione del principio di diritto “vincola il giudice del rinvio che ad esso deve uniformarsi, anche se nel frattempo sono intervenuti mutamenti in seno alla giurisprudenza di legittimità” (Cass. SSUU n. 17442/2006, cfr. Cass. anche n. 6086/2014), perchè detto principio non risulta pertinente e calzante con il presente caso: la richiamata sentenza delle SSUU infatti prende in esame l’effetto dei mutamenti giurisprudenziali della Corte di cassazione sul principio di diritto dettato al giudice del rinvio, laddove, nel caso in esame, la questione del litisconsorzio necessario, implicitamente esclusa, non ha costituito oggetto di alcun principio di diritto, in quanto il rinvio al merito è stato disposto per difetti motivazionali.
2.9. Tale conclusione non è revocabile in dubbio nemmeno alla luce dei più recenti arresti della Corte secondo i quali, quando il principio di diritto al quale deve uniformarsi il giudice del rinvio, nelle more dello stesso, viene superato da una pronuncia della Corte di Giustizia o della Corte Costituzionale che abbiano immediata efficacia, il giudice del rinvio ne deve tenere conto, trattandosi di jus superveniens (Cass. nn. 19301/2014, 6086/2014, 13873/2012). Anche in questo caso, la questione riguarda solo i profili della decisione interessati dal principio di diritto e non tutti gli altri profili che esorbitano dall’oggetto specifico del rinvio.
2.11. Quanto ai procedimenti riguardanti il socio P.R., che – secondo quanto riferito dal ricorrente – con diversa sorte, sarebbero stati rimessi dalla Corte di Cassazione dinanzi al giudice di primo grado per l’integrazione del contraddittorio in ragione del litisconsorzio necessario, va considerato che tale situazione trova agevole tutela e soluzione attraverso l’applicazione del consolidato orientamento delle sezioni unite della Corte, desumibile proprio dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 14815/2008, secondo cui “nel giudizio avente ad oggetto l’accertamento dei redditi di società ed associazioni, ove, in violazione dei principi del litisconsorzio necessario, si formino giudicati “parziali” relativi a singole posizioni, i rapporti fra il giudicato parziale e le posizioni dei soggetti nei cui confronti non si sia formato il giudicato debbono essere risolti in base ai principi del contraddittorio e del diritto di difesa, per cui il terzo può trarre beneficio dal giudicato inter alios, ma non esserne pregiudicato”. Con la conseguenza, ulteriormente puntualizzata dalla Corte (Cass. n.12793/2014), che la formazione di un giudicato a carico di uno dei litisconsorti impedisce la concreta attuazione del litisconsorzio processuale, e tale giudicato – ove sia sfavorevole – non pregiudica la posizione degli altri litisconsorti (Cass. n. 12793/2014, conf. n. 17360/2014).
Sostiene la ricorrente che la Commissione nel motivare manifestando adesione alla sentenza emessa in pari data, sulla medesima vicenda nei confronti della società non avrebbe soddisfatto i suoi obblighi motivazionali.
3.3. In prima battuta va considerato che la censura avrebbe dovuto essere svolta quale error in procedendo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
3.4. Anche a voler superare questo aspetto, va ricordato che, come questa Corte ha già affermato, nel processo tributario, la motivazione di una sentenza può essere redatta “per relationem” rispetto ad un’altra sentenza non ancora passata in giudicato, purchè resti “autosufficiente”, riproducendo i contenuti mutuati e rendendoli oggetto di autonoma valutazione critica nel contesto della diversa, anche se connessa, causa, in modo da consentire la verifica della sua compatibilità logico – giuridica (Cass. SSUU n 14814/2008, sez. 5 n. 107/2005).
Orbene nel caso in esame la CTR ha dato atto della esistenza della decisione resa contestualmente sulla medesima vicenda e vi ha prestato adesione, ed inoltre ha svolto una specifica valutazione circa la posizione del contribuente Pi.Pa., affermando che l’accertamento compiuto nei suoi confronti era derivato da quello compiuto nei confronti della società e che, in ragione di ciò, andava confermato.
3.5. Ciò posto va rilevato che la censura non solo non coglie nel segno, ma è anche astratta e non indica gli specifici e rilevanti elementi sui quali la CTR avrebbe omesso la motivazione o la avrebbe resa in modo non sufficiente.
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE – rigetta il ricorso per infondatezza dei motivi primo e secondo, inammissibile il terzo;

References: Sentenza 
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 art. 378
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 Cass. 
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