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Timestamp: 2020-07-07 19:04:51+00:00

Document:
Corte di Giustizia CE, Sez. 6, 10 novembre 2016 - C-697/15 - Appalti pubblici. Offerente che omette di indicare i costi aziendali per la sicurezza sul lavoro. Obbligo giurisprudenziale. Esclusione
Nella causa C‑697/15,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte (Italia), con ordinanza dell’11 novembre 2015, pervenuta in cancelleria il 28 dicembre 2015, nel procedimento
Società Metropolitana Acque Torino (SMAT) SpA,
De Campo Egidio Eredi di De Campo Danilo & C.,
composta da A. Arabadjiev, facente funzione di presidente di sezione, C.G. Fernlund e S. Rodin (relatore), giudici,
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la MB Srl e la Società Metropolitana Acque Torino (SMAT) SpA, in merito a una decisione di quest’ultima, in qualità di amministrazione aggiudicatrice, di escludere la MB dalla procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico di lavori.
9 Con lettere di invito del 22 giugno 2015, la SMAT, società con capitale interamente pubblico che gestisce i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione dei Comuni dell’hinterland torinese, ha avviato una procedura ristretta semplificata per l’affidamento di un appalto pubblico di lavori avente ad oggetto l’ampliamento del «serbatoio delle Valli» e il collegamento della rete comunale con quella di Andrate (Italia). Dall’ordinanza di rinvio emerge che i documenti relativi a tale procedura prevedevano che il criterio di aggiudicazione dell’appalto in questione fosse quello del prezzo più basso, con applicazione della procedura di esclusione automatica delle offerte che avessero presentato una percentuale di ribasso pari o superiore a una certa soglia, qualificata come soglia di anomalia.
10 LA MB ha presentato un’offerta mediante un apposito modello che era stato allegato alla lettera di avvio della procedura. A seguito dell’accoglimento della sua offerta, essa è stata designata aggiudicataria provvisoria dalla SMAT.
11 Tuttavia, con nota del 13 ottobre 2015, la SMAT, senza preliminarmente accordare un termine per la regolarizzazione dell’offerta e senza aver verificato se, effettivamente, l’offerta in questione rispettasse o meno le prescrizioni imposte in materia di sicurezza, ha ritirato la propria decisione di aggiudicazione provvisoria dell’appalto alla MB e ha escluso detta società dalla procedura di affidamento di detto appalto, con la sola motivazione che l’offerta dalla stessa presentata non specificava i costi interni per la sicurezza sul lavoro. L’obbligo di specificare detti costi nelle offerte risulterebbe, secondo il giudice del rinvio, dalla normativa nazionale, come interpretata dal Consiglio di Stato (Italia) nella sua sentenza n. 3 del 20 marzo 2015, pronunciata in Adunanza plenaria.
12 Con tale sentenza, il Consiglio di Stato avrebbe dichiarato che, nell’ambito delle procedure di affidamento relative ad appalti pubblici di lavori, gli offerenti dovevano indicare, nella loro «offerta economica», i costi interni per la sicurezza aziendale, pena l’esclusione dalla procedura, e ciò anche se tale obbligo di indicazione e le conseguenze della sua inosservanza non erano previsti nei documenti di gara.
13 Con sentenza n. 9, del 2 novembre 2015, l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, confermando la propria interpretazione, avrebbe precisato:
14 La De Campo Egidio Eredi di De Campo Danilo & c. Snc è stata dichiarata aggiudicataria provvisoria dell’appalto pubblico di cui al procedimento principale.
15 La MB ha allora proposto dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte (Italia) un ricorso diretto all’annullamento della decisione che la escludeva dalla procedura di aggiudicazione e di tutti gli atti connessi a tale decisione di esclusione.
16 A sostegno del suo ricorso, la MB deduce che l’obbligo di indicare separatamente nell’offerta i costi aziendali per la sicurezza sul lavoro, pena l’esclusione dalla procedura di aggiudicazione dell’appalto, non risultava dalla documentazione di gara. Detto obbligo non era infatti previsto nell’invito a partecipare all’appalto né nel modello da compilare per presentare l’offerta, fornito dall’amministrazione aggiudicatrice.
17 In tale contesto, il Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
18 Ai sensi dell’articolo 99 del regolamento di procedura della Corte, quando una questione pregiudiziale è identica a una questione sulla quale essa ha già statuito, quando la risposta a tale questione può essere chiaramente desunta dalla giurisprudenza o quando la risposta alla questione pregiudiziale non dà adito a nessun ragionevole dubbio, la Corte, su proposta del giudice relatore, sentito l’avvocato generale, può statuire in qualsiasi momento con ordinanza motivata.
19 Nella sua sentenza del 2 giugno 2016, Pizzo (C‑27/15, EU:C:2016:404), la Corte è stata chiamata a pronunciarsi su questioni sostanzialmente identiche a quelle sollevate nella presente causa dal Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte.
20 Dato che le risposte fornite da tale sentenza risultano pienamente trasponibili alla presente causa, è opportuno applicare la summenzionata norma procedurale.
21 In limine, occorre ricordare che la sentenza del 2 giugno 2016, Pizzo (C‑27/15, EU:C:2016:404) ha fornito un’interpretazione delle disposizioni della direttiva 2004/18. Tale direttiva è stata abrogata dalla direttiva 2014/24, con effetto dal 18 aprile 2016.
22 L’articolo 90 della direttiva 2014/24 dispone che gli Stati membri devono mettere in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi a tale direttiva entro il 18 aprile 2016, fatte salve talune deroghe tra cui, in particolare, quelle relative agli appalti pubblici elettronici, per le quali il termine di trasposizione è fissato al 18 ottobre 2018.
23 Di conseguenza, alla data dei fatti di cui al procedimento principale, la direttiva 2004/18 era ancora applicabile, ragion per cui occorre leggere la domanda di pronuncia pregiudiziale come riferita all’interpretazione di quest’ultima direttiva, e non della direttiva 2014/24.
24 Con la sua questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se il principio della parità di trattamento e l’obbligo di trasparenza, come attuati dalla direttiva 2004/18, debbano essere interpretati nel senso che ostano all’esclusione di un offerente dalla procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico a seguito dell’inosservanza, da parte di detto offerente, dell’obbligo di indicare separatamente nell’offerta i costi aziendali per la sicurezza sul lavoro, obbligo il cui mancato rispetto è sanzionato con l’esclusione dalla procedura e che non risulta espressamente dai documenti di gara o dalla normativa nazionale, bensì emerge da un’interpretazione di tale normativa e dal meccanismo diretto a colmare, con l’intervento del giudice nazionale, le lacune presenti in tali documenti.
25 Al fine di rispondere a tale questione, occorre ricordare, in via preliminare, da un lato, che il principio della parità di trattamento impone che tutti gli offerenti dispongano delle stesse possibilità nella formulazione dei termini delle loro offerte e implica quindi che tali offerte siano soggette alle medesime condizioni per tutti gli offerenti. Dall’altro lato, l’obbligo di trasparenza, che ne costituisce il corollario, ha come scopo quello di eliminare i rischi di favoritismo e di arbitrio da parte dell’amministrazione aggiudicatrice (sentenza del 2 giugno 2016, Pizzo, C‑27/15, EU:C:2016:404, punto 36 e giurisprudenza ivi citata).
26 Tale obbligo implica che tutte le condizioni e le modalità della procedura di aggiudicazione siano formulate in maniera chiara, precisa e univoca nel bando di gara o nel capitolato d’oneri, così da permettere, in primo luogo, a tutti gli offerenti ragionevolmente informati e normalmente diligenti di comprenderne l’esatta portata e d’interpretarle allo stesso modo e, in secondo luogo, all’amministrazione aggiudicatrice di essere in grado di verificare effettivamente se le offerte degli offerenti rispondono ai criteri che disciplinano l’appalto in questione (sentenza del 2 giugno 2016, Pizzo, C‑27/15, EU:C:2016:404, punto 36 e giurisprudenza ivi citata).
27 La Corte ha altresì precisato che i principi di trasparenza e della parità di trattamento richiedono che le condizioni sostanziali e procedurali relative alla partecipazione a un appalto siano chiaramente definite in anticipo e rese pubbliche, in particolare gli obblighi a carico degli offerenti, affinché questi ultimi possano conoscere esattamente i vincoli procedurali ed essere assicurati del fatto che gli stessi vincoli valgono per tutti i concorrenti (sentenza del 2 giugno 2016, Pizzo, C‑27/15, EU:C:2016:404, punto 37 e giurisprudenza ivi citata).
28 Inoltre, occorre rilevare che la direttiva 2004/18, all’allegato VII A, relativo alle informazioni che devono figurare nei bandi e negli avvisi di appalti pubblici, nella sua parte relativa al «Bando di gara», punto 17, prevede che i «[c]riteri di selezione riguardanti la situazione personale degli operatori che possono comportarne l’esclusione e [le] informazioni necessarie a dimostrare che non rientrano in casi che giustificano l’esclusione» dalla procedura di aggiudicazione dell’appalto in questione debbano essere menzionati nel bando di gara (v. sentenza del 2 giugno 2016, Pizzo, C‑27/15, EU:C:2016:404, punto 38).
29 Nella controversia principale, il giudice del rinvio precisa che l’obbligo di indicare separatamente nell’offerta i costi aziendali per la sicurezza sul lavoro, pena l’esclusione dalla procedura di aggiudicazione dell’appalto, non era previsto né dal bando di gara né espressamente dalla legge.
30 Come esposto da detto giudice, tale obbligo risulterebbe dall’interpretazione della normativa nazionale ad opera del Consiglio di Stato.
31 Si deve rilevare che, in applicazione dell’articolo 27, paragrafo 1, della direttiva 2004/18, l’amministrazione aggiudicatrice può precisare o può essere obbligata da uno Stato membro a precisare nel capitolato d’oneri l’organismo o gli organismi dai quali i candidati o gli offerenti possono ottenere le pertinenti informazioni sugli obblighi relativi alla fiscalità, alla tutela dell’ambiente, alle disposizioni in materia di sicurezza e alle condizioni di lavoro che sono in vigore nello Stato membro. Tuttavia, dalle disposizioni di tale direttiva, in particolare dagli articoli da 49 a 51 della stessa, non emerge che la mancanza di indicazioni, da parte degli offerenti, del rispetto di tali obblighi determini automaticamente l’esclusione dalla procedura di aggiudicazione (v., in tal senso, sentenza del 2 giugno 2016, Pizzo, C‑27/15, EU:C:2016:404, punto 43).
32 Una condizione, derivante dall’interpretazione del diritto nazionale e dalla prassi di un’autorità, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che subordini il diritto di partecipare a una procedura di aggiudicazione sarebbe particolarmente sfavorevole per gli offerenti stabiliti in altri Stati membri, il cui grado di conoscenza del diritto nazionale e della sua interpretazione nonché della prassi delle autorità nazionali non può essere comparato a quello degli offerenti nazionali (sentenza del 2 giugno 2016, Pizzo, C‑27/15, EU:C:2016:404, punto 46).
33 Nell’ipotesi in cui, come nella controversia principale, una condizione per la partecipazione alla procedura di aggiudicazione, pena l’esclusione da quest’ultima, non sia espressamente prevista dai documenti dell’appalto e possa essere identificata solo con un’interpretazione giurisprudenziale del diritto nazionale, l’amministrazione aggiudicatrice può accordare all’offerente escluso un termine sufficiente per regolarizzare la sua omissione (sentenza del 2 giugno 2016, Pizzo, C‑27/15, EU:C:2016:404, punto 50).
34 Come risulta dall’insieme delle suesposte considerazioni, occorre rispondere alla questione posta dichiarando che il principio della parità di trattamento e l’obbligo di trasparenza, come attuati dalla direttiva 2004/18, devono essere interpretati nel senso che ostano all’esclusione di un offerente dalla procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico a seguito dell’inosservanza, da parte di detto offerente, dell’obbligo di indicare separatamente nell’offerta i costi aziendali per la sicurezza sul lavoro, obbligo il cui mancato rispetto è sanzionato con l’esclusione dalla procedura e che non risulta espressamente dai documenti di gara o dalla normativa nazionale, bensì emerge da un’interpretazione di tale normativa e dal meccanismo diretto a colmare, con l’intervento del giudice nazionale di ultima istanza, le lacune presenti in tali documenti. I principi della parità di trattamento e di proporzionalità devono inoltre essere interpretati nel senso che non ostano al fatto di concedere a un tale offerente la possibilità di rimediare alla situazione e di adempiere detto obbligo entro un termine fissato dall’amministrazione aggiudicatrice.
35 Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese.

References: sentenza 
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