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Timestamp: 2020-06-01 20:27:55+00:00

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Revisione assegno divorzio: ultime sentenze
Sentenza di divorzio e accordo tra i coniugi; revisione dell’assegno divorzile e condizioni; modificazione della situazione economica; domanda di revisione dell’assegno di divorzio.
Il giudice non può procedere ad una nuova ed autonoma valutazione dei presupposti o dell’entità dell’assegno di divorzio. Quando è possibile la revisione dell’assegno di divorzio? Quanto conta il tenore di vita goduto in costanza del matrimonio? In quali casi il coniuge è legittimato a chiedere un aumento dell’assegno divorzile? Per conoscere le risposte a queste e a tante altre domande, leggi le ultime sentenze sulla revisione dell’assegno di divorzio.
1 Potere d’acquisto del reddito e revisione dell’assegno divorzile
2 Revisione dell’assegno divorzile: presupposti
3 Tenore di vita e revisione dell’assegno
4 Diritto di accesso alla dichiarazione dei redditi del coniuge
5 Somma mensile di importo non modificabile
6 Modifica delle condizioni economiche degli ex coniugi
7 Accordo definitivo di revisione
8 Decisione giurisdizionale di revisione dell’assegno di divorzio
9 Revisione dell’assegno divorzile: cosa rileva?
10 Domanda di revisione dell’assegno di separazione
11 Come non pagare l’assegno all’ex moglie? GUARDA IL VIDEO
Potere d’acquisto del reddito e revisione dell’assegno divorzile
Considerato che il reddito deve essere valutato in relazione al suo potere d’acquisto nel momento in cui viene percepito, al fine di valutare la sussistenza dei presupposti per la revisione dell’assegno divorzile è corretto procedere alla rivalutazione del reddito percepito dal coniuge obbligato al momento della sentenza di divorzio per poterlo comparare con quello attuale, tenuto conto altresì che l’assegno divorzile è soggetto a rivalutazione.
Tribunale Pavia sez. II, 24/01/2019, n.512
Revisione dell’assegno divorzile: presupposti
In tema di assegno divorzile, presupposto per disporre la revisione dell’assegno divorzile è il sopraggiungere di un giustificato motivo laddove siffatto presupposto deve intendersi come fatto nuovo sopravvenuto modificativo della situazione economica in relazione alla quale erano stati adottati i provvedimenti concernenti il mantenimento del coniuge, non essendo consentito addurre fatti pregressi o ragioni giuridiche non prospettate nel procedimento di divorzio e ciò alla stregua del principio secondo cui il giudicato copre il dedotto e il deducibile.
Quindi, non può qualificarsi come giustificato motivo ai sensi dell’art. 9 della legge n. 898/1970 il mero mutamento di giurisprudenza in ordine ai criteri con cui deve attualmente essere commisurato l’assegno di divorzio atteso che, in caso contrario, si verrebbe ad estendere a rapporti esauriti, perché coperti dal giudicato, una diversa interpretazione della regola giuridica a suo tempo applicata ma con efficacia retroattiva ciò che non è consentito nemmeno alla legge (perlomeno in via generale: v. art. 11 disp. prel. c.c.) e che produrrebbe un risultato valutato come irragionevole dalla giurisprudenza di legittimità.
Tribunale Mantova sez. I, 24/04/2018
Tenore di vita e revisione dell’assegno
Il giudice investito della richiesta, exart. 9 l. n. 898/1970, di “revisione” dell’assegno divorzile che incida sulla stessa spettanza del relativo diritto, in ragione della sopravvenienza di “giustificati motivi” deve verificare se i sopravvenuti “motivi” dedotti giustifichino effettivamente, o no, la negazione del diritto all’assegno a causa della sopraggiunta “indipendenza o autosufficienza economica” dell’ex coniuge beneficiario, e non già con riguardo ad un “tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio”.
Cassazione civile sez. I, 22/06/2017, n.15481
Diritto di accesso alla dichiarazione dei redditi del coniuge
Ove finalizzato ad ottenere una revisione dell’assegno divorzile, sussiste in capo al ricorrente un interesse concreto e diretto all’accesso alle dichiarazioni dei redditi presentate dall’ ex coniuge, detenendo, il ricorrente, da una lato, una posizione qualificata e differenziata in ragione dell’obbligo su di lui gravante di corrispondere detto assegno all’ ex coniuge e, dall’altro, un interesse concreto all’acquisizione dei dati sulla situazione reddituale di quest’ultimo, necessari a sostenere efficacemente la domanda giudiziale diretta alla modifica della regolamentazione dei rapporti patrimoniali con il coniuge divorziato.
TAR Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 01/04/2017, n.266
Somma mensile di importo non modificabile
La disposizione della sentenza di divorzio, resa su domanda congiunta, con la quale si prevede, recependo un pregresso accordo tra coniugi, che l’uno debba erogare all’altro, in luogo dell’assegno divorzile e per tutta la vita di questo, una somma mensile di importo non modificabile, non è soggetta a revisione per fatti sopravvenuti.
Corte appello Napoli, 01/02/2017
Modifica delle condizioni economiche degli ex coniugi
La revisione dell’assegno divorzile di cui all’art. 9 della l. n. 898 del 1970 postula l’accertamento di una sopravvenuta modifica delle condizioni economiche degli ex coniugi idonea a mutare il pregresso assetto patrimoniale realizzato con il precedente provvedimento attributivo dell’assegno, secondo una valutazione comparativa delle condizioni suddette di entrambe le parti.
In particolare, in sede di revisione, il giudice non può procedere ad una nuova ed autonoma valutazione dei presupposti o della entità dell’assegno, sulla base di una diversa ponderazione delle condizioni economiche delle parti già compiuta in sede di sentenza divorzile, ma, nel pieno rispetto delle valutazioni espresse al momento della attribuzione dell’emolumento, deve limitarsi a verificare se, ed in che misura, le circostanze, sopravvenute e provate dalle parti, abbiano alterato l’equilibrio così raggiunto e ad adeguare l’importo o lo stesso obbligo della contribuzione alla nuova situazione patrimoniale-reddituale accertata.
Cassazione civile sez. I, 13/01/2017, n.787
Accordo definitivo di revisione
In tema di revisione delle condizioni di divorzio o separazione, laddove nel corso del processo le parti (genitori) raggiungano un accordo definitivo di revisione (nella specie, rimozione dell’assegno di mantenimento dei figli a seguito del loro inserito nel mercato del lavoro) e lo sottoscrivano dinanzi al magistrato, viene meno l’originaria res litigiosa, in quanto le originarie condizioni sono immediatamente sostituite da quelle “nuove” volute e sottoscritte dalle parti: ogni vicenda successiva all’accordo, quindi, non rileva al fine di modificare lo stesso o decidere in misura diversa, giacché un patto genitoriale non può restare travolto o solo condizionato da relazioni negoziali dei genitori.
Tribunale Milano sez. IX, 24/02/2016
Decisione giurisdizionale di revisione dell’assegno di divorzio
In materia di revisione dell’assegno di divorzio, il diritto a percepirlo di un coniuge ed il corrispondente obbligo a versarlo dell’altro, nella misura e nei modi stabiliti dalla sentenza di divorzio, conservano la loro efficacia, sino a quando non intervenga la modifica di tale provvedimento, rimanendo del tutto ininfluente il momento in cui di fatto sono maturati i presupposti per la modificazione o la soppressione dell’assegno, sicché, in mancanza di specifiche disposizioni, in base ai principi generali relativi all’autorità, intangibilità e stabilità, per quanto temporalmente limitata (“rebus sic stantibus”), del precedente giudicato impositivo del contributo di mantenimento, la decisione giurisdizionale di revisione non può avere decorrenza anticipata al momento dell’accadimento innovativo, rispetto alla data della domanda di modificazione.
Cassazione civile sez. VI, 30/07/2015, n.16173
Revisione dell’assegno divorzile: cosa rileva?
Ai fini della revisione dell’assegno divorzile rilevano solo quegli incrementi delle condizioni patrimoniali dell’ex coniuge che si configurino come ragionevole sviluppo di situazioni e aspettative presenti al momento del divorzio. Anche durante la separazione e fintanto che il matrimonio non si scioglie, il coniuge può maturare aspettative di miglioramento del tenore di vita, in ragione dei progressi economici e lavorativi dell’altro, ma se il miglioramento delle condizioni economiche dell’ex coniuge è dovuto al buon esito di un’attività imprenditoriale intrapresa dopo il divorzio e senza alcun collegamento con l’attività svolta in costanza di matrimonio, l’altro non è legittimato a chiedere un aumento dell’assegno divorzile.
Corte appello Catania, 15/05/2015
Domanda di revisione dell’assegno di separazione
La domanda di revisione dell’assegno di separazione, coeva a quella di divorzio, non comporta la riunione dei due procedimenti, trattandosi di due procedimenti con caratteri e finalità diverse, nonchè distinzioni anche temporali: il regime della modifica di condizioni verrà meno con la pronuncia di divorzio.
Cassazione civile sez. VI, 09/02/2015, n.2437
Come non pagare l’assegno all’ex moglie? GUARDA IL VIDEO
Autore immagine: revisione assegno di Bacho
30/12/2019 alle 11:00
Buongiorno a tutti voi della legge per tutti. vorrei un vostro consiglio, Sono divorziata dal 2012, con 300 euro di alimenti per me e 1000 euro per mio figlio. All’epoca ero una manager in salute. Oggi sono invece invalida totale con handicap grave, bisognosa di assistenza dentro e fuori casa in modo quasi continuativo (sono spesso a letto). Sono in causa contro INPS per accompagnamento. Ho svenduto un pezzo di casa e sto per raddoppiare il mutuo sulla casa per altri 18 anni per avere liquidità e pagare debiti contratti per salute e altro.Mio figlio vive da ormai 4 anni dal padre e da allora l’ho visto 3 volte. Ha ancora la residenza a casa mia. Percepisco una pensione che non mi basta a mantenere le spese mediche e di casa.Vorrei chiedere l’aumento dei 300 euro, potendo dimostrare le spese che sono costretta a sostenere. Posso farlo, stante il fatto che ricevo dal mio ex marito 1300 euro?
30/12/2019 alle 11:10
Il peggioramento delle condizioni di salute della lettrice e della conseguente capacità lavorativa rispetto alla data del divorzio (anno 2012, così come precisato in quesito) potrebbero rappresentare un adeguato presupposto per poter chiedere la revisione in aumento della quota dovuta alla stessa a titolo di assegno divorzile ed attualmente fissata ad € 300,00 (la lettrice non ha specificato, però, a che titolo essa è stata stabilita e cioè se in virtù di accordo o a seguito di un procedimento di divorzio giudiziale). Non è facile, invece, stabilire in questa sede a quanto la lettrice potrebbe aspirare: bisognerebbe meglio esaminare la situazione economica del suo ex marito, la durata del suo matrimonio e l’apporto dato dalla stessa alla costituzione del patrimonio familiare e di quello del suo coniuge. Non esistono delle tabelle di riferimento a cui poter rimandare per stabilire con certezza l’ammontare dell’assegno, la cui misura è rimessa al prudente apprezzamento del magistrato coinvolto, dopo aver esaminato i dati documentali a sua disposizione. In sostanza, non è agevole affermare, teoricamente, se la cifra ottenuta potrebbe essere tanto superiore agli attuali € 1.300, se non addirittura inferiore. Anzi, a questo proposito, si fa notare alla lettrice che mille euro dei predetti sono in realtà versati dal suo ex marito a titolo di mantenimento per suo figlio; questi, però, è andato a vivere altrove. Pertanto, se la stessa facesse ricorso per la revisione della predetta somma, vista la mutata condizione di suo figlio, lei perderebbe i mille euro di riferimento; infatti la paventata revisione in aumento dell’assegno divorzile avrebbe come base di partenza i 300 euro e non i 1.300 di cui sopra. In pratica, il marito della lettrice continua a versare la cifra anzidetta, nonostante non vi siano i presupposti per l’esborso a doppio titolo: si noti pertanto che, con un’eventuale revisione, la lettrice correrebbe il serio rischio, da un lato, di perdere i mille euro per suo figlio e, dall’altro, di non ottenere un aumento così sensibile del contributo a lei dovuto, tale da compensare la predetta perdita. Ad ogni modo si consiglia alla lettrice di scegliere l’avvocato del gratuito patrocinio (può farlo rivolgendosi al consiglio dell’ordine della sua città oppure, mediante passaparola, chiedendo a qualche avvocato di sua conoscenza) e di far esaminare al medesimo la documentazione in suo possesso (ad esempio quella relativa al suo stato di salute) e le informazioni relative al matrimonio col suo ex ed alle condizioni patrimoniali dello stesso, affinché possa in concreto valutare meglio la sua situazione.

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 art. 11
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