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Timestamp: 2016-02-13 00:13:36+00:00

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Avvocato Sasso / CODICE DEONTOLOGICO FORENSE - Avvocato Sasso
26 aprile 2012 IL CODICE DEONTOLOGICO FORENSE
PREAMBOLO L\’avvocato esercita la propria attività in piena libertà , autonomia ed indipendenza, per tutelare i diritti e gli interessi della persona, assicurando la conoscenza delle leggi e contribuendo in tal modo all\’attuazione dell\’ordinamento per i fini della giustizia.
Nell\’esercizio della sua funzione, l\’avvocato vigila sulla conformità delle leggi ai principi della Costituzione, nel rispetto della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e dell\’Ordinamento comunitario; garantisce il diritto alla libertà e sicurezza e l\’inviolabilità della difesa; assicura la regolarità del giudizio e del contraddittorio.
Le sanzioni devono essere adeguate alla gravità dei fatti e devono tener conto della reiterazione dei comportamenti nonchè delle specifiche circostanze, soggettive e oggettive, che hanno concorso a determinare l\’infrazione.
ART. 3. – Volontarietà dell\’azione.
Oggetto di valutazione è il comportamento complessivo dell\’incolpato.
Quando siano mossi vari addebiti nell\’ambito di uno stesso procedimento la sanzione deve essere unica.
ART. 4. – Attività all\’estero e attività in Italia dello straniero.
Nell\’esercizio di attività professionali all\’estero, che siano consentite dalle disposizioni in vigore, l\’avvocato italiano è tenuto al rispetto delle norme deontologiche del paese in cui viene svolta l\’attività .
Del pari l\’avvocato straniero, nell\’esercizio dell\’attività professionale in Italia, quando questa sia consentita, è tenuto al rispetto delle norme deontologiche italiane.
L\’avvocato deve ispirare la propria condotta all\’osservanza dei doveri di probità , dignità e decoro.
I – Deve essere sottoposto a procedimento disciplinare l\’avvocato cui sia imputabile un comportamento non colposo che abbia violato la legge penale, salva ogni autonoma valutazione sul fatto commesso.
II – L\’avvocato è soggetto a procedimento disciplinare per fatti anche non riguardanti l\’attività forense quando si riflettano sulla sua reputazione professionale o compromettano l\’immagine della classe forense.
III – L\’avvocato che sia indagato o imputato in un procedimento penale non puà² assumere o mantenere la difesa di altra parte nello stesso procedimento.
L\’avvocato deve svolgere la propria attività professionale con lealtà e correttezza.
I – L\’avvocato non deve proporre azioni o assumere iniziative in giudizio con mala fede o colpa grave.
L\’avvocato deve adempiere i propri doveri professionali con diligenza.
àˆ dovere, oltrechè diritto, primario e fondamentale dell\’avvocato mantenere il segreto sull\’attività prestata e su tutte le informazioni che siano a lui fornite dalla parte assistita o di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza del mandato.
I – L\’avvocato è tenuto al dovere di segretezza e riservatezza anche nei confronti degli ex?clienti, sia per l\’attività giudiziale che per l\’attività stragiudiziale.
II – La segretezza deve essere rispettata anche nei confronti di colui che si rivolga all\’avvocato per chiedere assistenza senza che il mandato sia accettato.
III – L\’avvocato è tenuto a richiedere il rispetto del segreto professionale anche ai propri collaboratori e dipendenti e a tutte le persone che cooperano nello svolgimento dell\’attività professionale.
d) in un procedimento concernente le modalità della difesa degli interessi dell\’assistito.
L\’avvocato deve prestare la propria attività difensiva anche quando ne sia richiesto dagli organi giudiziari in base alle leggi vigenti.
I – L\’avvocato che venga nominato difensore d\’ufficio deve, quando cià² sia possibile, comunicare all\’assistito che ha facoltà di scegliersi un difensore di fiducia, e deve informarlo, ove intenda richiedere un compenso, che anche il difensore d\’ufficio deve essere retribuito a norma di legge.
II – Costituisce infrazione disciplinare il rifiuto ingiustificato di prestare attività di gratuito patrocinio o la richiesta all\’assistito di un compenso per la prestazione di tale attività .
L\’avvocato non deve accettare incarichi che sappia di non poter svolgere con adeguata competenza.
I – L\’avvocato deve comunicare all\’assistito le circostanze impeditive alla prestazione dell\’attività richiesta, valutando, per il caso di controversie di particolare impegno e complessità , l\’opportunità della integrazione della difesa con altro collega.
II – L\’accettazione di un determinato incarico professionale fa presumere la competenza a svolgere quell\’incarico.
I. L’avvocato non puà² introdurre intenzionalmente nel processo prove false. In particolare, il difensore non puà² assumere a verbale nè introdurre dichiarazioni di persone informate sui fatti che sappia essere false.
L’avvocato deve provvedere regolarmente e tempestivamente agli adempimenti dovuti agli organi forensi nonchè agli adempimenti previdenziali e fiscali a suo carico, secondo le norme vigenti.
II. Costituisce infrazione disciplinare l’avere richiesto l’iscrizione all’albo in pendenza di cause di incompatibilità , non dichiarate, ancorchè queste siano venute meno.
L’avvocato puà² dare informazioni sulla propria attività professionale.
Quanto al contenuto, l’informazione deve essere conforme a verità e correttezza e non puà² avere ad oggetto notizie riservate o coperte dal segreto professionale. L’avvocato non puà² rivelare al pubblico il nome dei propri clienti, ancorchè questi vi consentano.
III – E’ altresà¬ vietato all’avvocato offrire, senza esserne richiesto, una prestazione personalizzata e, cioè, rivolta a una persona determinata per un specifico affare.] (3)
II – E’ consentita l’indicazione del nome di un avvocato defunto, che abbia fatto parte dello studio, purchè il professionista a suo tempo lo abbia espressamente previsto o abbia disposto per testamento in tal senso, ovvero vi sia il consenso unanime dei suoi eredi.
(1) Periodo cosà¬ modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007. La precedente versione cosà¬ recitava: “Il contenuto e la forma dell’informazione devono essere coerenti con la finalità della tutela dell’affidamento della collettività “.
(2) Canone cosà¬ modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007. La precedente versione cosà¬ recitava: “I – Sono consentite, a fini non lucrativi, l’organizzazione e la sponsorizzazione di seminari di studio, di corsi di formazione professionale e di convegni in discipline attinenti alla professione forense da parte di avvocati o di società o di associazioni di avvocati, previa approvazione del Consiglio dell’ordine del luogo di svolgimento dell’evento”.
Puà² indicare:
L’avvocato puà² utilizzare esclusivamente i siti web con domini propri e direttamente riconducibili a sè, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipa, previa comunicazione tempestiva al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto in cui è espresso.
Il sito non puà² contenere riferimenti commerciali e/o pubblicitari mediante l’indicazione diretta o tramite banner o pop-up di alcun tipo.
(1) Articolo cosà¬ modificato dal CNF con la delibera 12 giugno 2008, n. 15.
I. Il difensore, con il consenso del proprio assistito e nell’esclusivo interesse dello stesso, puà² fornire agli organi di informazione e di stampa notizie che non siano coperte dal segreto di indagine.
II. In ogni caso, nei rapporti con gli organi di informazione e con gli altri mezzi di diffusione, è fatto divieto all’avvocato di enfatizzare la propria capacità professionale, di spendere il nome dei propri clienti, di sollecitare articoli di stampa o interviste sia su organi di informazione sia su altri mezzi di diffusione; è fatto divieto altresà¬ di convocare conferenze stampa fatte salve le esigenze di difesa del cliente.
àˆ vietata ogni condotta diretta all\’acquisizione di rapporti di clientela a mezzo di agenzie o procacciatori o con modi non conformi alla correttezza e decoro. (1)
I – L\’avvocato non deve corrispondere ad un collega, o ad un altro soggetto, un onorario, una provvigione o qualsiasi altro compenso quale corrispettivo per la presentazione di un cliente.
II – Costituisce infrazione disciplinare l\’offerta di omaggi o di prestazioni a terzi ovvero la corresponsione o la promessa di vantaggi per ottenere difese o incarichi.
III “ E\’ vietato offrire, sia direttamente che per interposta persona, le proprie prestazioni professionali al domicilio degli utenti, nei luoghi di lavoro, di riposo, di svago e, in generale, in luoghi pubblici o aperti al pubblico. (2)
IV “ E\’ altresà¬ vietato all\’avvocato offrire, senza esserne richiesto, una prestazione personalizzata e, cioè, rivolta a una persona determinata per un specifico affare. (2)
(1) Periodo cosà¬ modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007. La precedente versione cosà¬ recitava: “àˆ vietata l\’offerta di prestazioni professionali a terzi e in genere ogni attività diretta all\’acquisizione di rapporti di clientela, a mezzo di agenzie o procacciatori o altri mezzi illeciti.”.
II ” Costituisce altresà¬ illecito disciplinare il comportamento dell’avvocato che agevoli, o, in qualsiasi altro modo diretto o indiretto, renda possibile a soggetti non abilitati o sospesi l’esercizio abusivo dell’attività di avvocato o consenta che tali soggetti ne possano ricavare benefici economici, anche se limitatamente al periodo di eventuale sospensione dall’esercizio.
III – L’avvocato puà² utilizzare il titolo accademico di professore solo se sia docente universitario di materie giuridiche. In ogni caso dovrà specificare la qualifica, la materia di insegnamento e la facoltà .
IV – L’iscritto nel registro dei praticanti avvocati puà² usare esclusivamente e per esteso il titolo di “praticante avvocato”, con l’eventuale indicazione di “abilitato al patrocinio” qualora abbia conseguito tale abilitazione.
III – L’avvocato non puà² registrare una conversazione telefonica con il collega. La registrazione, nel corso di una riunione, è consentita soltanto con il consenso di tutti i presenti.
IV – Nell’esercizio del mandato l’avvocato puà² collaborare con i difensori delle altre parti, anche scambiando informazioni, atti e documenti, nell’interesse della parte assistita e nel rispetto della legge.
IV. Ai fini della tenuta degli albi, l’avvocato ha il dovere di comunicare senza ritardo al Consiglio dell’Ordine di appartenenza ed eventualmente a quello competente per territorio, la costituzione di associazioni o società professionali e i successivi eventi modificativi, nonchè l’apertura di studi principali, secondari e anche recapiti professionali.
L\’avvocato deve consentire ai propri collaboratori di migliorare la preparazione professionale, compensandone la collaborazione in proporzione all\’apporto ricevuto.
L\’avvocato è tenuto verso i praticanti ad assicurare la effettività ed a favorire la proficuità della pratica forense al fine di consentire un\’adeguata formazione.
I – L\’avvocato deve fornire al praticante un adeguato ambiente di lavoro, riconoscendo allo stesso, dopo un periodo iniziale, un compenso proporzionato all\’apporto professionale ricevuto.
II – L\’avvocato deve attestare la veridicità delle annotazioni contenute nel libretto di pratica solo in seguito ad un adeguato controllo e senza indulgere a motivi di favore o di amicizia.
III – àˆ responsabile disciplinarmente l\’avvocato che dia incarico ai praticanti di svolgere attività difensiva non consentita.
L\’avvocato non puà² mettersi in contatto diretto con la controparte che sia assistita da altro legale.
I – Soltanto in casi particolari, per richiedere determinati comportamenti o intimare messe in mora od evitare prescrizioni o decadenze, la corrispondenza puà² essere indirizzata direttamente alla controparte, sempre peraltro inviandone copia per conoscenza al legale avversario.
II – Costituisce illecito disciplinare il comportamento dell\’avvocato che accetti di ricevere la controparte, sapendo che essa è assistita da un collega, senza informare quest\’ultimo e ottenerne il consenso.
ART. 28. – Divieto di produrre la corrispondenza scambiata con il collega. Non possono essere prodotte o riferite in giudizio le lettere qualificate riservate e comunque la corrispondenza contenente proposte transattive scambiate con i colleghi.
III. L’avvocato non deve consegnare all’assistito la corrispondenza riservata tra colleghi, ma puà², qualora venga meno il mandato professionale, consegnarla al professionista che gli succede, il quale è tenuto ad osservare i medesimi criteri di riservatezza.
L\’avvocato è tenuto a dare tempestive istruzioni al collega corrispondente. Quest\’ultimo, del pari, è tenuto a dare tempestivamente al collega informazioni dettagliate sull\’attività svolta e da svolgere.
I – L\’elezione di domicilio presso altro collega deve essere preventivamente comunicata e consentita.
II – àˆ fatto divieto all\’avvocato corrispondente di definire direttamente una controversia, in via transattiva, senza informare il collega che gli ha affidato l\’incarico.
III – L\’avvocato corrispondente, in difetto di istruzioni, deve adoperarsi nel modo pià¹ opportuno per la tutela degli interessi della parte, informando non appena possibile il collega che gli ha affidato l\’incarico.
L\’avvocato che abbia raggiunto con il patrono avversario un accordo transattivo accettato dalle parti deve astenersi dal proporre impugnativa giudiziale della transazione intervenuta, salvo che l\’impugnazione sia giustificata da fatti particolari non conosciuti o sopravvenuti.
ART. 33. – Sostituzione del collega nell\’attività di difesa.
Nel caso di sostituzione di un collega nel corso di un giudizio, per revoca dell\’incarico o rinuncia, il nuovo legale dovrà rendere nota la propria nomina al collega sostituito, adoperandosi, senza pregiudizio per l\’attività difensiva, perchè siano soddisfatte le legittime richieste per le prestazioni svolte.
I – L\’avvocato sostituito deve adoperarsi affinchè la successione nel mandato avvenga senza danni per l\’assistito, fornendo al nuovo difensore tutti gli elementi per facilitargli la prosecuzione della difesa.
Salvo che il fatto integri un\’autonoma responsabilità , i collaboratori, sostituti e ausiliari non sono disciplinarmente responsabili per il compimento di atti per incarichi specifici ricevuti.
I – Nel caso di associazione professionale, è disciplinarmente responsabile soltanto l\’avvocato o gli avvocati a cui si riferiscano i fatti specifici commessi.
ART. 35. – Rapporto di fiducia. Il rapporto con la parte assistita è fondato sulla fiducia.
I – L\’incarico deve essere conferito dalla parte assistita o da altro avvocato che la difenda. Qualora sia conferito da un terzo, che intenda tutelare l\’interesse della parte assistita ovvero anche un proprio interesse, l\’incarico puà² essere accettato soltanto con il consenso della parte assistita.
II – L\’avvocato deve astenersi, dopo il conferimento del mandato, dallo stabilire con l\’assistito rapporti di natura economica, patrimoniale o commerciale che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale, salvo quanto previsto nell’art. 45. (1)
(1) Canone cosà¬ modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007. La precedente versione cosà¬ recitava: “II – L\’avvocato deve astenersi, dopo il conferimento del mandato, dallo stabilire con l\’assistito rapporti di natura economica, patrimoniale o commerciale che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale”.
L\’avvocato ha l\’obbligo di difendere gli interessi della parte assistita nel miglior modo possibile nei limiti del mandato e nell\’osservanza della legge e dei principi deontologici.
I – L\’avvocato non deve consapevolmente consigliare azioni inutilmente gravose, nè suggerire comportamenti, atti o negozi illeciti, fraudolenti o colpiti da nullità .
II – L\’avvocato, prima di accettare l\’incarico, deve accertare l\’identità del cliente e dell\’eventuale suo rappresentante.
III – In ogni caso, nel rispetto dei doveri professionali anche per quanto attiene al segreto, l\’avvocato deve rifiutare di ricevere o gestire fondi che non siano riferibili a un cliente esattamente individuato.
IV – L\’avvocato deve rifiutare di prestare la propria attività quando dagli elementi conosciuti possa fondatamente desumere che essa sia finalizzata alla realizzazione di una operazione illecita.
ART. 37. – Conflitto di interessi. L’avvocato ha l’obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa determini un conflitto con gli interessi di un proprio assistito o interferisca con lo svolgimento di altro incarico anche non professionale.
II – L’obbligo di astensione opera altresà¬ se le parti aventi interessi configgenti si rivolgano ad avvocati che siano partecipi di una stessa società di avvocati o associazione professionale o che esercitino negli stessi locali.
I – Il difensore d\’ufficio deve assolvere l\’incarico con diligenza e sollecitudine; ove sia impedito di partecipare a singole attività processuali deve darne tempestiva e motivata comunicazione all\’autorità procedente ovvero incaricare della difesa un collega, il quale, ove accetti, è responsabile dell\’adempimento dell\’incarico.
L\’avvocato ha diritto di partecipare alla astensione dalle udienze proclamata dagli organi forensi in conformità con le disposizioni del codice di autoregolamentazione e delle norme in vigore.
I – L\’avvocato che eserciti il proprio diritto di non aderire alla astensione deve informare preventivamente gli altri difensori costituiti.
II – Non è consentito aderire o dissociarsi dalla proclamata astensione a seconda delle proprie contingenti convenienze. L\’avvocato che aderisca all\’astensione non puà² dissociarsene con riferimento a singole giornate o a proprie specifiche attività , cosà¬ come l\’avvocato che se ne dissoci non puà² aderirvi parzialmente, in certi giorni o per particolari proprie attività professionali.
ART. 40. – Obbligo di informazione. L’avvocato è tenuto ad informare chiaramente il proprio assistito all’atto dell’incarico delle caratteristiche e dell’importanza della controversia o delle attività da espletare, precisando le iniziative e le ipotesi di soluzione possibili. L’avvocato è tenuto altresà¬ ad informare il proprio assistito sullo svolgimento del mandato affidatogli, quando lo reputi opportuno e ogni qualvolta l’assistito ne faccia richiesta.
ART. 41. – Gestione di denaro altrui. L\’avvocato deve comportarsi con puntualità e diligenza nella gestione del denaro ricevuto dal proprio assistito o da terzi per determinati affari ovvero ricevuto per conto della parte assistita, ed ha l\’obbligo di renderne sollecitamente conto.
II – In caso di deposito fiduciario l\’avvocato è obbligato a richiedere istruzioni scritte e ad attenervisi.
L\’avvocato è in ogni caso obbligato a restituire senza ritardo alla parte assistita la documentazione dalla stessa ricevuta per l\’espletamento del mandato quando questa ne faccia richiesta.
I – L\’avvocato puà² trattenere copia della documentazione, senza il consenso della parte assistita, solo quando cià² sia necessario ai fini della liquidazione del compenso e non oltre l\’avvenuto pagamento.
Durante lo svolgimento del rapporto professionale l’avvocato puà² chiedere la corresponsione di anticipi ragguagliati alle spese sostenute ed a quelle prevedibili e di acconti sulle prestazioni professionali, commisurati alla quantità e complessità delle prestazioni richieste per lo svolgimento dell’incarico.
III – L’avvocato non puà² richiedere un compenso maggiore di quello già indicato, in caso di mancato spontaneo pagamento, salvo che ne abbia fatto espressa riserva.
IV – L’avvocato non puà² condizionare al riconoscimento dei propri diritti o all’adempimento di prestazioni professionali il versamento alla parte assistita delle somme riscosse per conto di questa.
[V – E’ consentito all’avvocato concordare onorari forfettari per le prestazioni continuative solo in caso di consulenza e assistenza stragiudiziale, purchè siano proporzionali al prevedibile impegno.] (1)
ART. 44. – Compensazione. L’avvocato ha diritto di trattenere le somme che gli siano pervenute dalla parte assistita o da terzi a rimborso delle spese sostenute, dandone avviso al cliente; puà² anche trattenere le somme ricevute, a titolo di pagamento dei propri onorari, quando vi sia il consenso della parte assistita ovvero quando si tratti di somme liquidate in sentenza a carico della controparte a titolo di diritti e onorari ed egli non le abbia ancora ricevute dalla parte assistita, ovvero quando abbia già formulato una richiesta di pagamento espressamente accettata dalla parte assistita.
(1) Articolo cosà¬ modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007 e da ultimo con la delibera 12 giugno 2008, n. 15.
La precedente versione cosà¬ recitava: “Art. 45 – Accordi sulla definizione del compenso.
E\’ consentito all\’avvocato pattuire con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, fermo il divieto dell\’articolo 1261 c.c. e sempre che i compensi siano proporzionati all\’attività svolta”.
La versione precedente alle modifiche del 18 gennaio 2007 recitava cosà¬: “Art. 45. – Divieto di patto di quota lite.
I – àˆ consentita la pattuizione scritta di un supplemento di compenso, in aggiunta a quello previsto, in caso di esito favorevole della lite, purchè sia contenuto in limiti ragionevoli e sia giustificato dal risultato conseguito.”
ART. 46. – Azioni contro la parte assistita per il pagamento del compenso. L\’avvocato puà² agire giudizialmente nei confronti della parte assistita per il pagamento delle proprie prestazioni professionali, previa rinuncia al mandato.
L\’avvocato ha diritto di rinunciare al mandato.
I – In caso di rinuncia al mandato l\’avvocato deve dare alla parte assistita un preavviso adeguato alle circostanze, e deve informarla di quanto è necessario fare per non pregiudicare la difesa.
II – Qualora la parte assistita non provveda in tempi ragionevoli alla nomina di un altro difensore, nel rispetto degli obblighi di legge l\’avvocato non è responsabile per la mancata successiva assistenza, pur essendo tenuto ad informare la parte delle comunicazioni che dovessero pervenirgli.
III – In caso di irreperibilità , l\’avvocato deve comunicare la rinuncia al mandato con lettera raccomandata alla parte assistita all\’indirizzo anagrafico e all\’ultimo domicilio conosciuto. Con l\’adempimento di tale formalità , fermi restando gli obblighi di legge, l\’avvocato è esonerato da ogni altra attività , indipendentemente dal fatto che l\’assistito abbia effettivamente ricevuto tale comunicazione.
I – Qualora ritenga di invitare la controparte ad un colloquio nel proprio studio, prima di iniziare un giudizio, l’avvocato deve precisarle che puà² essere accompagnata da un legale di fiducia.
II – L’addebito alla controparte di competenze e spese per l’attività prestata in sede stragiudiziale è ammesso, purchè la richiesta di pagamento sia fatta a favore del proprio assistito.
L\’avvocato non deve aggravare con onerose o plurime iniziative giudiziali la situazione debitoria della controparte quando cià² non corrisponda ad effettive ragioni di tutela della parte assistita.
àˆ vietato richiedere alla controparte il pagamento del proprio compenso professionale, salvo che cià² sia oggetto di specifica pattuizione, con l\’accordo del proprio assistito, e in ogni altro caso previsto dalla legge.
I – In particolare è consentito all\’avvocato chiedere alla controparte il pagamento del proprio compenso professionale nel caso di avvenuta transazione giudiziale e di inadempimento del proprio cliente.
ART. 52. – Rapporti con i testimoni. L\’avvocato deve evitare di intrattenersi con i testimoni sulle circostanze oggetto dei procedimento con forzature o suggestioni dirette a conseguire deposizioni compiacenti.
1. Il difensore di fiducia e il difensore d\’ufficio sono tenuti ugualmente al rispetto delle disposizioni previste nello svolgimento delle investigazioni difensive.
2. In particolare il difensore ha il dovere di valutare la necessità o l\’opportunità di svolgere investigazioni difensive in relazione alle esigenze e agli obiettivi della difesa in favore del proprio assistito.
3. La scelta sull\’oggetto, sui modi e sulle forme delle investigazioni nonchè sulla utilizzazione dei risultati compete al difensore.
4. Quando si avvale di sostituti, collaboratori di studio, investigatori privati autorizzati e consulenti tecnici, il difensore puà² fornire agli stessi tutte le informazioni e i documenti necessari per l\’espletamento dell\’incarico, anche nella ipotesi di intervenuta segretazione degli atti, raccomandando il vincolo del segreto e l\’obbligo di comunicare i risultati esclusivamente al difensore.
5. Il difensore ha il dovere di mantenere il segreto professionale sugli atti delle investigazioni difensive e sul loro contenuto, finchè non ne faccia uso nel procedimento, salva la rivelazione per giusta causa nell\’interesse del proprio assistito.
6. Il difensore ha altresà¬ l\’obbligo di conservare scrupolosamente e riservatamente la documentazione delle investigazioni difensive per tutto il tempo ritenuto necessario o utile per l\’esercizio della difesa.
8. Il difensore deve informare le persone interpellate ai fini delle investigazioni della propria qualità , senza obbligo di rivelare il nome dell\’assistito.
10. Il difensore deve altresà¬ informare le persone sottoposte a indagine o imputate nello stesso procedimento o in altro procedimento connesso o collegato che, se si avvarranno della facoltà di non rispondere, potranno essere chiamate a rendere esame davanti al giudice in incidente probatorio.
11. Il difensore, quando intende compiere un accesso in un luogo privato, deve richiedere il consenso di chi ne abbia la disponibilità , informandolo della propria qualità e della natura dell\’atto da compiere, nonchè della possibilità che, ove non sia prestato il consenso, l\’atto sia autorizzato dal giudice.
12. Per conferire, chiedere dichiarazioni scritte o assumere informazioni dalla persona offesa dal reato il difensore procede con invito scritto, previo avviso al legale della stessa persona offesa, ove ne sia conosciuta l\’esistenza. Se non risulta assistita, nell\’invito è indicata l\’opportunità che comunque un legale sia consultato e intervenga all\’atto. Nel caso di persona minore, l\’invito è comunicato anche a chi esercita la potestà dei genitori, con facoltà di intervenire all\’atto.
ART. 53. – Rapporti con i magistrati. I rapporti con i magistrati devono essere improntati alla dignità e al rispetto quali si convengono alle reciproche funzioni.
I – Salvo casi particolari, l\’avvocato non puà² discutere del giudizio civile in corso con il giudice incaricato del processo senza la presenza del legale avversario.
II – L\’avvocato chiamato a svolgere funzioni di magistrato onorario deve rispettare tutti gli obblighi inerenti a tali funzioni e le norme sulla incompatibilità .
III – L\’avvocato non deve approfittare di eventuali rapporti di amicizia, di familiarità o di confidenza con i magistrati per ottenere favori e preferenze. In ogni caso deve evitare di sottolineare la natura di tali rapporti nell\’esercizio del suo ministero, nei confronti o alla presenza di terze persone.
L\’avvocato deve ispirare il proprio rapporto con arbitri e consulenti tecnici a correttezza e lealtà , nel rispetto delle reciproche funzioni.
I – L’avvocato non puà² assumere la funzioni di arbitro quando abbia in corso rapporti professionali con una delle parti.
II – L’avvocato non puà² accettare la nomina ad arbitro se una delle parti del procedimento sia assistita da altro professionista di lui socio o con lui associato, ovvero che eserciti negli stessi locali.
III – L’avvocato che sia stato richiesto di svolgere la funzione di arbitro deve dichiarare per iscritto, nell’accettare l’incarico, l’inesistenza di ragioni ostative all’assunzione della veste di arbitro o comunque di relazioni di tipo professionale, commerciale, economico, familiare o personale con una delle parti. Diversamente, deve specificare dette ragioni ostative, la natura e il tipo di tali relazioni e puà² accettare l’incarico solo se le parti non si oppongano entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione.
L\’avvocato ha il dovere di rivolgersi con correttezza e con rispetto nei confronti del personale ausiliario di giustizia, del proprio personale dipendente e di tutte le persone in genere con cui venga in contatto nell\’esercizio della professione.
I – Anche al di fuori dell\’esercizio della professione l\’avvocato ha il dovere di comportarsi, nei rapporti interpersonali, in modo tale da non compromettere la fiducia che i terzi debbono avere nella sua capacità di adempiere i doveri professionali e nella dignità della professione.
ART. 58. – La testimonianza dell\’avvocato.
Per quanto possibile, l\’avvocato deve astenersi dal deporre come testimone su circostanze apprese nell\’esercizio della propria attività professionale e inerenti al mandato ricevuto.
I – L\’avvocato non deve mai impegnare di fronte al giudice la propria parola sulla verità dei fatti esposti in giudizio.
II – Qualora l\’avvocato intenda presentarsi come testimone dovrà rinunciare al mandato e non potrà riassumerlo.
ART. 59. – Obbligo di provvedere all\’adempimento delle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi.
L\’avvocato è tenuto a provvedere regolarmente all\’adempimento delle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi.
I – L\’inadempimento ad obbligazioni estranee all\’esercizio della professione assume carattere di illecito disciplinare, quando, per modalità o gravità , sia tale da compromettere la fiducia dei terzi nella capacità dell\’avvocato di rispettare i propri doveri professionali.
Le disposizioni specifiche di questo codice costituiscono esemplificazioni dei comportamenti pià¹ ricorrenti e non limitano l\’ambito di applicazione dei principi generali espressi.
Tagged: CODICE DEONTOLOGICO FORENSE L'autore: Ciro Sasso
24 settembre 2015 Cerca
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References: ART. 3

ART. 4

ART. 28

ART. 33

ART. 35

ART. 37

ART. 40

ART. 41

ART. 44
 sentenza 

ART. 46

ART. 52

ART. 53

ART. 58

ART. 59