Source: https://renatodisa.com/2018/04/20/consiglio-di-stato-sezione-terza-sentenza-9-aprile-2018-n-2159/
Timestamp: 2018-12-12 04:07:05+00:00

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L'art. 30 d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570, pur non menzionando in via esplicita la facoltà ammessa dal successivo art. 33, non detta un divieto di integrazione documentale e va, quindi, interpretato in modo compatibile con il sistema normativo favorevole all'integrazione di lacune meramente formali - Renato D'Isa
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L’art. 30 d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570, pur non menzionando in via esplicita la facoltà ammessa dal successivo art. 33, non detta un divieto di integrazione documentale e va, quindi, interpretato in modo compatibile con il sistema normativo favorevole all’integrazione di lacune meramente formali
Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 9 aprile 2018, n. 2159.
L’art. 30 d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570, pur non menzionando in via esplicita la facoltà ammessa dal successivo art. 33, non detta un divieto di integrazione documentale e va, quindi, interpretato in modo compatibile con il sistema normativo favorevole all’integrazione di lacune meramente formali. Alla stregua di un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 30 cit., deve pertanto estendersi anche ai Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti la facoltà, esplicitamente prevista dall’ultimo comma del successivo art. 33 del Testo Unico per i Comuni con popolazione superiore, di produrre “nuovi documenti”.
Una diversa opzione, che consentisse l’integrazione documentale esclusivamente nell’ambito delle procedure elettorali relative ai Comuni più popolosi, produrrebbe – stante l’assenza di una ragione giustificativa legata a specifiche esigenze organizzative e operative – una non ammissibile diversa conformazione dei diritti politici dei cittadini e dello status di elettore.
Sentenza 9 aprile 2018, n. 2159
Data udienza 9 aprile 2018
sul ricorso numero di registro generale 2736 del 2018, proposto dalla sig.ra Pa. Iu., rappresentata e difesa dall’avvocato Ma. Ma. e con questo elettivamente domiciliata all’indirizzo Pec (omissis);
la Prefettura di Pordenone e la Seconda Sottocommissione elettorale circondariale di Pordenone, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, non costituiti in giudizio;
signori Gi, Sa, ed altri, non costituiti in giudizio,
della sentenza del Tar Friuli Venezia Giulia 3 aprile 2018, n. 96, che ha respinto il ricorso proposto contro l’esclusione della candidatura in occasione delle elezioni amministrative nel Comune di (omissis).
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 9 aprile 2018 il Cons. Giulia Ferrari e il difensore presente dell’appellante, avvocato Ma. Ma.;
1. La signora Pa. Iu. ha proposto la sua candidatura, nella lista “Al. ci.”, alle elezioni amministrative del Comune di (omissis), che si terranno il prossimo 29 aprile.
La candidatura è stata però ricusata per mancanza del certificato di iscrizione nelle liste elettorali, prescritto dall’art. 32, d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570 senza che la Seconda Sottocommissione assegnasse all’interessata un termine per la regolarizzazione della carenza mediante integrazione del documento mancante.
Avverso detta esclusione la signora Iu. ha proposto ricorso al Tar Friuli Venezia Giulia che, con sentenza 3 aprile 2018, n. 96, lo ha respinto sul rilievo che a tale fattispecie non si applica il c.d. soccorso istruttorio né i principi espressi dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 23 del 2009, che si riferiscono ai certificati dei sottoscrittori di lista, e non dei candidati. In ogni caso, conclude il Tar, l’interessata non aveva prodotto in giudizio una prova di essersi tempestivamente attivata per la richiesta del certificato elettorale.
2. La sentenza del Tar è stata impugnata dalla signora Iu. con appello notificato e depositato il 5 aprile 2018, nel quale ha dedotto l’erroneità della sentenza del giudice di primo grado per essere il principio del soccorso istruttorio applicabile anche al caso in cui ad aver omesso la produzione del certificato di iscrizione delle liste sia stato il candidato.
E’ vero, infatti, che l’Adunanza Plenaria n. 23 del 2009 si era pronunciata su una fattispecie di carenza documentale riconducibile ai presentatori di una lista elettorale; ma è altrettanto vero che il principio di diritto affermato riguardava in generale l’inciso “ammettere i nuovi documenti”, contenuto nell’ultimo comma dell’art. 33, inciso che si riferisce indistintamente a tutti i documenti di cui all’art. 32, ivi compresi i certificati di iscrizione nelle liste elettorali dei candidati. L’art. 33, come interpretato dall’Adunanza Plenaria e dalla giurisprudenza successiva, non presuppone affatto la dimostrazione di esimenti o cause di giustificazione per l’attivazione del dovere di soccorso previsto nell’ultimo comma della norma.
4. I signori Gi. Sa., Gi. Ce., Cr. Bi., Fa. Bo., No. Bo., Lu. Ch., St. Da., An. Fa., Gi. Pa., Um. Sc., Da. Se., Cr. Qu., Cr. Ta., Ka. Za., Re. Mu., Da. Le., Fe. Be., Ca. Dal Ma., Ta. Ro., Fe. Co., Mi. Ca., Gi. Zi., Gl. Ba., Pa. De Bo., Lo. Ri., Ro. Fr., El. Ma., An. Li., Fr. Va., Jo. Mo., Br. Zi., Ma. Si., Do. Ni., Pa. Mo., Pi. Fr. Ca., Ma. Be., Gu. Bo., Ma. Bo., Na. Es. Co., De. Cu., An. De To., Da. Fr., Si. Ga., Al. Gr., Gi. Ma., Ro. Ma., Pa. Fi., Er. Mo., An. Pi., An. Ma. Po., Fr. Pa., Il. Mu., Lu. Pa., Ma. Pi., Io. Ma., Pa. Pi., Fa. Zi., Lo. Ma., Ta. Pi., Al. Qu., Cr. Mo., St. Pi., An. Ti., Lo. Pa., Er. Ro., Re. No., Be. Se., non si sono costituiti in giudizio.
Come esposto in narrativa è impugnata la sentenza del Tar Friuli Venezia Giulia 3 aprile 2018, n. 96, che ha respinto il ricorso proposto dalla signora Pa. Iu. – candidata con la lista “Al. ci.” alle elezioni amministrative del Comune di (omissis) – per l’annullamento della propria esclusione, disposta dalla Seconda Sottocommissione elettorale circondariale di Pordenone per mancanza del certificato di iscrizione nelle liste elettorali, prescritto dall’art. 32 del Testo unico delle leggi per la composizione e l’elezione degli organi delle Amministrazioni comunali, approvato con d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570.
Risulta dagli atti di causa che il Comune di (omissis) ha 8.419 abitanti.
Corollario obbligato di tale premessa era l’obbligo della Seconda Sottocommissione elettorale circondariale di Pordenone, prima di procedere all’esclusione della candidatura della signora Iu., di chiederle la produzione del certificato mancante, che peraltro era stato rilasciato dal Comune di Trieste all’interessata il 27 marzo 2018 (id est, lo stesso giorno in cui il delegato di lista, dottor An. Ma. Cr., ha presentato la lista, con la relativa documentazione, alla Seconda Sottocommissione elettorale circondariale) e del quale, come ha affermato il difensore dell’appellante in udienza, è stato precluso il deposito, seppure tardivo.
La soluzione indicata si rivela, in definitiva, come quella più rispettosa, al contempo, del principio del favor partecipationis, inteso come ineludibile declinazione dell’effettiva garanzia di esercizio dei diritti politici costituzionalmente garantiti, e degli interessi pubblici sottesi alla normativa di riferimento, restando, comunque, salvaguardata l’acquisizione delle certificazioni se la richiesta fosse stata rivolta alla signora Iu. appena riscontrata la mancanza, senza generare, in tal modo, alcun nocumento ai principi di celerità e certezza del procedimento elettorale.
In conclusione, per i suesposti motivi, l’appello va accolto, con conseguente riforma della sentenza del Tar Friuli Venezia Giulia 3 aprile 2018, n. 96 e ammissione alla competizione elettorale della signora Pa. Iu.
definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla la sentenza del Tar Friuli Venezia Giulia 3 aprile 2018, n. 96 e ammette la signora Pa. Iu. alle elezioni amministrative del Comune di (omissis) del 29 aprile 2018.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 9 aprile 2018 con l’intervento dei magistrati:

References: art. 33
 art. 33
 sentenza 
 art. 33
 art. 33

Sentenza 
 sentenza 
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