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Timestamp: 2016-12-06 00:59:57+00:00

Document:
Risoluzione Agenzia Entrate n. 18 del 02.02.2007
Istanza di interpello - Art. 11, legge 27 luglio 2000
l'interpretazione dell'articolo 25-bis del DPR n. 600 del 1973
Il dott. XX, nella qualità di curatore dei fallimenti n. ..., n. ... e n. ... dichiarati dal Tribunale di ..., chiede di sapere se -in
applicazione dell'articolo 23 del DPR n. 600 del 1973, come modificato dall'articolo
37, comma 1, del D.L. 4 luglio 2006, n.
223 - sussiste
l'obbligo per il curatore fallimentare di effettuare la ritenuta d'acconto di cui all'articolo 25-bis
del DPR n. 600 del 1973 sui compensi erogati
all'Istituto Vendite Giudiziarie per l'effettuazione delle operazioni di vendita di beni compresi nel compendio fallimentare.
Ove si ritenesse sussistente a carico del curatore dell'obbligo di
effettuare la ritenuta di cui al citato articolo 25-bis
del DPR n. 600 del
1973 sui compensi erogati all'IVG, l'interpellante chiede, inoltre, di
sapere "quale mod. 770 utilizzare per indicarla" e se "al curatore sia
demandata la redazione del mod. 770 del fallito per l'anno precedente alla
dichiarazione di fallimento o per la frazione d'anno fra il primo gennaio e
la dichiarazione di fallimento, periodi durante i quali potrebbe pur essere
avvenuta la corresponsione di redditi soggetti a ritenuta.".
L'istante, pur ammettendo che da un'interpretazione letterale
dell'articolo 532 codice di procedura civile, potrebbe evincersi una sostanziale assimilazione
dell'attività dell'IVG a quella dei
"commissionari", ritiene, tuttavia, che detta assimilazione non sia di fatto
sostenibile. L'IVG, infatti, agisce sempre in nome e per conto di terzi (sia
esso il fallito, sia esso l'esecutato) e deve procedere alla vendita
mediante esperimento d'asta, mentre il commissionario opera per conto di
terzi ma in nome proprio e non è vincolato a vendere tramite asta.
Il riferimento dell'articolo 532 codice di procedura civile agli
"altri commissionari" sarebbe, dunque, finalizzato alla mera "individuazione
della categoria di soggetti ai quali il giudice dell'esecuzione può
affidare l'incarico della vendita in alternativa agli IVG".
L'istante esclude altresì che l'attività dell'IVG sia riconducibile
agli altri rapporti contrattuali elencati nell'articolo 25-bis in commento,
per cui conclude affermando che "sui compensi erogati all'IVG non vanno mai
operate le ritenute d'acconto".
Con riguardo agli obblighi dichiarativi, l'istante ritiene di dover
indicare nel proprio modello 770 soltanto le ritenute effettuate sulle somme
dal medesimo corrisposte.
L'articolo 37, comma 1 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 prevede che
<All'articolo 23, comma 1, del decreto del presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600, dopo le parole: "le persone fisiche che esercitano arti e professioni," sono inserite le seguenti: "il curatore fallimentare ed
il commissario liquidatore">.
Con la circolare n. 28 del 4 agosto 2006 è stato precisato che "...
il curatore fallimentare ed il commissario liquidatore acquistano la
qualifica di sostituti d'imposta... anche in relazione agli obblighi di
ritenuta previsti per le altre tipologie di reddito dalle disposizioni che
rinviano al medesimo articolo 23, primo comma, per l'individuazione dei
sostituti d'imposta".
Tra le norme che rinviano al riportato articolo 23 figura, tra
l'altro, l'articolo 25-bis
del DPR 29 settembre 1973, n. 600 che, al primo
comma, dispone: "I soggetti indicati nel primo comma dell'art. 23, escluse
le imprese agricole, i quali corrispondono provvigioni comunque denominate
per le prestazioni anche occasionali inerenti a rapporti di commissione, di
agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento
di affari, devono operare all'atto del pagamento una ritenuta a titolo di
acconto dell'Irpef o dell'Irpeg (ora Ires) dovuta dai percipienti, con
obbligo di rivalsa" (cfr. circolare n. 24 del 10 giugno 1983).
Ai fini del corretto inquadramento della fattispecie in esame occorre
preliminarmente verificare se l'attività di vendita svolta dall'IVG
nell'ambito della procedura fallimentare sia riconducibile ad alcuno dei
rapporti contrattuali contemplati dal citato articolo 25-bis
del DPR n. 600
L'articolo 105 della cd. "Legge fallimentare", recata dal Regio
Decreto 16 marzo 1942, n. 267, nel testo in vigore fino al 15 luglio 2006 (data di entrata in vigore del decreto legislativo 9 gennaio 2006, n.
che, riformulando complessivamente la materia, ha sostituito, tra l'altro,
l'articolo 105 in esame) richiama l'applicazione delle norme del codice di
procedura civile relative al processo di esecuzione, nell'ambito della
vendita di beni mobili ed immobili del fallimento.
In particolare, l'articolo 532, primo comma, del codice di procedura
civile, nel testo sostituito dall'articolo 2, comma 3, lett. e), n. 16), del
decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, e successivamente modificato
dall'articolo 9 della legge 24 febbraio 2006, n. 52, entrato in vigore dal
1 marzo 2006, si applica anche alle procedure esecutive pendenti a tale
ultima data; tuttavia, se la vendita è già stata ordinata, la stessa ha
luogo in base alle norme previgenti. L'articolo 532 in argomento prevede che
"Il giudice dell'esecuzione può disporre la vendita senza incanto o tramite
commissionario dei beni pignorati. Le cose pignorate devono essere affidate
all'istituto vendite giudiziarie, ovvero, con provvedimento motivato, ad
altro soggetto specializzato nel settore di competenza, affinché proceda
alla vendita in qualità di commissionario".
Dal tenore letterale del riportato articolo 532, rubricato, peraltro
"Vendita a mezzo di commissionario", si evince che l'assimilazione al
commissionario è stata disposta per l'IVG e per ogni "altro soggetto
specializzato nel settore di competenza" preposto alla vendita delle cose
pignorate. Di fatto, non si comprenderebbe la ragione di una
differenziazione tra IVG e commissionari, posto che l'IVG e gli altri
soggetti specializzati sono preposti allo svolgimento della medesima attività e sono tenuti all'assolvimento dei medesimi obblighi dei
commissionari, come confermato dalla rubrica del successivo articolo 533
c.p.c. "Obblighi del commissionario".
Tale soluzione trova, da ultimo, conferma nell'orientamento
prevalente della giurisprudenza; in ordine alla qualificazione dell'attività svolta dall'IVG il Tribunale di Mantova, sez. II, con la
sentenza del 6 aprile 2006, ha stabilito che "per effetto del rinvio
contenuto nell'art. 105 l.f., la fattispecie risulta disciplinata dall'art.
532 c.p.c. ai sensi del quale l'incaricato alla vendita assume la veste di
commissionario (v. artt. 1731 e segg. c.c.)".
Deve, pertanto, concludersi che l'IVG incaricato di effettuare le
operazioni di vendita nell'ambito della procedura fallimentare agisce in base ad un rapporto di commissione e, di conseguenza, che i compensi ad esso
erogati devono essere assoggettati a ritenuta d'acconto da parte del
curatore, in quanto riconducibili all'articolo 25-bis
1973. L'IVG, quando trattiene il compenso ad esso spettante direttamente dal
ricavato della vendita dei beni (come previsto dall'articolo 38 del D.M. n.
109 del 1997 in tema di vendite fallimentari), è tenuto a "rimettere ai
preponenti, committenti o mandanti l'importo corrispondente alla ritenuta"
(al curatore, nel caso di specie), ai sensi del quarto comma dell'articolo
25-bis in argomento.
La ritenuta in questione si applica limitatamente ai compensi
inerenti alle operazioni di vendita.
Il curatore, di conseguenza, dovrà adempiere all'obbligo di
effettuazione e versamento della ritenuta, nonché di emettere la certificazione relativa alla ritenuta effettuata e versata e di indicarla
nella dichiarazione annuale prevista per i sostituti d'imposta.
La soluzione sopra illustrata deve ritenersi applicabile anche alle
procedure regolate dalla vigente legge fallimentare, come modificata con il decreto legislativo 9 gennaio 2006, n.
5, a condizione che il rapporto tra
il curatore e l'IVG sia assimilabile a quello descritto.
Con riferimento alla questione riguardante la presentazione della
dichiarazione dei sostituti d'imposta per l'anno precedente alla
dichiarazione di fallimento e per l'anno in cui è intervenuta la
dichiarazione di fallimento, si fa presente che l'Amministrazione
finanziaria, con circolare n. 5 del 7 novembre 1988, ha precisato che "poichè dopo la dichiarazione di fallimento il fallito viene spossessato
del proprio patrimonio e privato, quindi, del potere di disposizione e di
amministrazione dello stesso", l'obbligo di presentazione della
dichiarazione dei redditi concernente il periodo d'imposta conclusosi
anteriormente alla dichiarazione di fallimento deve far carico al curatore.
Il suddetto orientamento, applicabile alla generalità delle
dichiarazioni (imposta sui redditi, IRAP, sostituti di imposta ed IVA) trova
conferma nelle norme recate dal DPR 22 luglio 1998, n. 322, che fissano in
capo al curatore gli obblighi di dichiarazione per periodi antecedenti a
quello in cui è dichiarato il fallimento.
Con riguardo agli adempimenti cui sono tenuti i curatori
fallimentari, inoltre, è opportuno richiamare il paragrafo 4.2 delle
Istruzioni per la compilazione del Modello 770/2006 (approvato con
Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate del 17 gennaio 2006),
in cui è espressamente specificato che "nell'ipotesi di non prosecuzione
dell'attività da parte di altro soggetto (liquidazione, fallimento e
liquidazione coatta amministrativa), la dichiarazione deve essere presentata
dal liquidatore, curatore fallimentare o commissario liquidatore, in nome e
per conto del soggetto estinto relativamente al periodo dell'anno in cui
questi ha effettivamente operato. In particolare, nel frontespizio del
modello, nel riquadro "dati relativi al sostituto" e nei quadri che
compongono la dichiarazione, devono essere indicati i dati del sostituto
d'imposta estinto ed il suo codice fiscale; il liquidatore, curatore
fallimentare o commissario liquidatore che sottoscrive la dichiarazione,
deve invece esporre i propri dati esclusivamente nel riquadro del
frontespizio "dati relativi al rappresentante firmatario della
Per quanto sopra esposto, si ritiene che il curatore fallimentare
debba presentare, in qualità di "rappresentante firmatario", sia la dichiarazione annuale Mod. 770/2006 per l'anno 2005, con le
modalità in
precedenza richiamate, sia la dichiarazione annuale Mod. 770/2007 per l'anno
2006 (modello di prossima approvazione da parte del Direttore dell'Agenzia
delle entrate), evidenziando distintamente, solo per l'anno 2006, i redditi
erogati e le ritenute effettuate a partire dal 4 luglio 2006, in
applicazione dell'articolo 23 del DPR n. 600 del 1973, come modificato dal
citato decreto-legge n. 223 del 2006 (cfr. circolare del 4 agosto 2006, n. 28/E, par. 45).
interpello, presentata alla Direzione Regionale Veneto, viene resa dalla
scrivente ai sensi dell'art. 4, comma 1, ultimo periodo, del D. M. 26 aprile

References: Art. 11
 articolo 25
 articolo 23
 articolo 23
 articolo 25
 articolo 532
 articolo 533

sentenza