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Timestamp: 2019-02-18 06:20:05+00:00

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La necessità, conseguente alle modifiche introdotte dalla legge 6 agosto 2015 n. 132 di conversione del decreto-legge 27 giugno 2015 n. 83, di una formulazione della proposta concordataria in termini di "assicurazione" della percentuale offerta ai creditori e, quindi, in termini più certi rispetto a quelli di mera previsione che hanno caratterizzato la disciplina previgente, consente al tribunale di esprimere un giudizio di merito in ordine alla rispondenza della assicurazione data dal debitore alla concreta prospettiva realizzatoria, valutazione, quest'ultima, che attiene alla fattibilità economica della proposta e che dovrà essere attestata dal professionista ai sensi dell'articolo 161, comma 3, legge fall. e la cui valutazione finale compete ai creditori, anche nell'ipotesi in cui, nel corso della procedura, il commissario giudiziale offra ricostruzioni alternative e diverse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 29 ottobre 2015.
Il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive contro il debitore che abbia depositato domanda di concordato preventivo vale anche per l’esecuzione per rilascio di immobile concesso in leasing, perché l’art. 168 L.F. non prevede distinzioni in ordine al tipo ed all’oggetto dell’azione esecutiva instaurata, quindi ogni azione esecutiva è idonea ad incidere sul patrimonio del debitore che insta per il concordato. (Nicola Traverso) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 17 luglio 2015.
E’ improcedibile l’esecuzione per rilascio dell’immobile concesso in leasing dal creditore procedente all’utilizzatore che abbia fatto domanda di concordato preventivo ex art. 161, comma 6, L.F., perché la nozione di “patrimonio del debitore” ex art. 168 L.F. va intesa alla stregua di tutti i beni comunque organizzati in funzione dell’esercizio dell’impresa, cioè di tutte le situazioni giuridiche attive e passive facenti capo a un soggetto, comprese le aspettative e i diritti di obbligazione. (Nicola Traverso) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 19 agosto 2015.
Il concordato con cessione dei beni prevede la realizzazione di un piano di tipo liquidatorio riconducibile, nella fase esecutiva ed al pari della procedura fallimentare, alla più vasta categoria dei procedimenti di esecuzione forzata; nei casi in cui la proposta concordataria per cessione dei beni implichi un’attività liquidatoria, spetta sempre al Tribunale, alla stregua del carattere imperativo delle prescrizioni contenute nell’art. 182 l. fall., il potere di stabilire le modalità della liquidazione (da porre in essere secondo criteri competitivi e, in via preferenziale, secondo i criteri ed i moduli operativi previsti per il fallimento; vedi Tribunale di Milano sez. II 28 ottobre 2011 n.58), essendo il Tribunale sempre dotato del potere di integrare la proposta di concordato, quando ciò appaia necessario al fine di consentire il rispetto delle prescrizioni di legge, poiché lo spazio lasciato all’autonomia privata non è illimitato (vedi Cass. 15 luglio 2011 n. 15699). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 02 luglio 2015.
Fallimento - Imprenditore agricolo - Insufficienza qualifica formale - Attività commerciale prevalente od esclusiva
Fallimento - Presupposto - Natura imprenditore commerciale - Applicazione del principio di non contestazione
Fallimento - Poteri d’iniziativa d’ufficio - Esclusione - Funzione integrativa del tribunale di disporre mezzi istruttori
La sola qualifica formale di imprenditore agricolo non legittima l’esclusione dal fallimento, essendo invece necessario che l’impresa non eserciti in modo esclusivo o prevalente un’attività commerciale e che un’attività commerciale può dirsi connessa ai sensi per gli effetti di cui all’art. 2135 c.c. solo se deriva in via prevalente dall’esercizio dell’attività agricola. (Tommaso Sannini, Tommaso Stanghellini) (riproduzione riservata)
La natura di imprenditore commerciale soggetto al fallimento ai sensi dell’art. 1 L.F. è da considerarsi il presupposto stesso posto a fondamento del ricorso del creditore ai sensi dell’art. 6 L.F. per cui, in assenza di contestazioni e di elementi in senso contrario, eventualmente desumibili dagli atti, la circostanza deve considerarsi alla stregua di un elemento di fatto acquisito. (Tommaso Sannini, Tommaso Stanghellini) (riproduzione riservata)
Nel procedimento fallimentare i poteri di iniziativa d’ufficio devono essere considerati espunti dall’ordinamento una volta abrogata la disposizione contenuta nell’art. 6 L.F. ante riforma, relativa all’iniziativa di ufficio per la dichiarazione di fallimento che di tali poteri costituiva l’antecedente logico e giuridico. Riprova ne è che, allo stato, il potere del tribunale di disporre d’ufficio “accertamenti necessari” e “mezzi istruttori” è esercitabile soltanto nel contraddittorio tra le parti (salve le informazioni urgenti) quale misura integrativa dei mezzi di prova rimessi alle parti stesse (commi 4 e 6 dell’art. 15 L.F.) ovvero di elementi comunque già acquisiti agli atti. (Tommaso Sannini, Tommaso Stanghellini) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 14 novembre 2014.
Qualora l'indebitamento sia stato provocato dalla necessità di aiutare il figlio affetto da deficit psichici, dal mancato incasso di crediti dovuto a morosità di inquilini nonché dall'azione esecutiva in danno della moglie comproprietaria, è possibile escludere che il debitore abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 08 maggio 2015.
Il tribunale può autorizzare lo scioglimento ai sensi dell'articolo 169 bis L.F. di un contratto in corso di esecuzione qualora lo stesso si riveli necessario e strumentale rispetto ai contenuti del progetto di superamento della crisi e dunque utile al soddisfacimento dei creditori concordatari, determinando l'indennizzo in conformità alle indicazioni del proponente. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 16 febbraio 2015.
La fattibilità giuridica del piano concordatario - intesa come compatibilità delle modalità di attuazione della proposta con le norme giuridiche vigenti; - costituisce imprescindibile condizione di ammissibilità del concordato, la cui mancanza, comportando l'impossibilità di dare esecuzione alla proposta, può e deve essere rilevata d'ufficio dal giudice, indipendentemente dalle eventuali preclusioni già verificatesi a carico delle parti. (Nel caso di specie, la Cassazione ha cassato la sentenza della corte di merito, la quale aveva omesso di pronunciarsi sulla questione concernente la fattibilità giuridica del concordato, ritenendone erroneamente precluso l'esame in quanto tardivamente sollevata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 29 gennaio 2015.
In sede di omologazione del concordato preventivo, il sindacato del tribunale, e della corte di appello nell'eventuale giudizio di reclamo, non può estendersi, attraverso una verifica istruttoria, alla probabilità di successo del concordato approvato dai creditori, dovendosi escludere che la relativa omologazione possa essere negata ancorché, a giudizio del tribunale o della corte di appello, ne sia prevedibile l'inadempimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 04 luglio 2014.
In tema di concordato preventivo, la fattibilità del piano è un presupposto di ammissibilità della proposta sul quale, pertanto, il giudice deve pronunciarsi esercitando un sindacato che consiste nella verifica diretta del presupposto stesso, non restando questo escluso dall'attestazione del professionista. Tuttavia, mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo, può essere svolto solo nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obbiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole, fermo, ovviamente, il controllo della completezza e correttezza dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato e i documenti allegati, ai fini della consapevole espressione del loro voto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto sia l'incapacità della proponente di formalizzare l'acquisto, promessole da terzi, degli immobili su cui si basava il piano concordatario e dei quali assumeva di aver già pagato il prezzo, sia la verosimile mancata formalizzazione delle garanzie promesse da terzi, sia l'inattendibilità della valutazione dei menzionati immobili, collocati in zona agricola). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 23 maggio 2014.
Nel concordato preventivo, il controllo di legittimità da parte del giudice, che deve svolgersi in tutte le fasi del concordato, non è limitato alla completezza, alla congruità logica ed alla coerenza complessiva della relazione del professionista, ma si estende alla fattibilità giuridica della proposta, la cui valutazione implica un giudizio in ordine alla sua compatibilità con le norme inderogabili e con la causa in concreto dell'accordo, il quale ha come finalità il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore, da un lato, e l'assicurazione di un soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori, da un altro.(Redazione IL CASO.it - riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 30 aprile 2014.
In tema di concordato preventivo, la dichiarazione di inammissibilità della domanda di ammissione alla procedura avanzata dal debitore può essere inclusa nella sentenza di fallimento. Ne consegue che l'audizione del proponente, prevista dall'art. 162 legge fall., può coincidere con quella relativa ad eventuali istanze di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 22 maggio 2014.
Anche nel concordato preventivo, come riformato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, vale la regola generale, secondo cui, a differenza che nel fallimento, la mancanza nel compendio patrimoniale del debitore del bene gravato da privilegio non impedisce l'esercizio del diritto di prelazione, con la conseguenza che il credito va soddisfatto integralmente; ciò a condizione, però, che il proponente non si sia avvalso della facoltà, introdotta dal novellato art. 160, terzo comma, legge fall., di limitare la soddisfazione dei creditori privilegiati alla sola parte del loro credito, che troverebbe capienza nell'ipotesi di liquidazione del bene gravato. (Massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 06 novembre 2013.
In tema di concordato preventivo, il controllo del tribunale va effettuato sia verificando l'idoneità della documentazione prodotta (per la sua completezza e regolarità) a corrispondere alla funzione che le è propria, consistente nel fornire elementi di giudizio ai creditori, sia accertando la fattibilità giuridica della proposta, sia, infine, valutando l'effettiva idoneità di quest'ultima ad assicurare il soddisfacimento della causa della procedura. Rientrano, dunque, nell'ambito di detto controllo, la correttezza e la coerenza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte dal professionista a sostegno del formulato giudizio di fattibilità del piano; l'eventuale impossibilità giuridica di dare esecuzione, sia pure parziale, alla proposta di concordato; l'eventuale inidoneità della proposta, se emergente "prima facie", a soddisfare in qualche misura i diversi crediti rappresentati. Resta, invece, riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito di detto giudizio, che ha ad oggetto la fattibilità del piano e la sua convenienza economica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 27 maggio 2013.
In tema di concordato preventivo, il giudice ha il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato, non restando questo escluso dall'attestazione del professionista, mentre rimane riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito del detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti. Il menzionato controllo di legittimità - che deve svolgersi in tutte le fasi del concordato preventivo - non è limitato alla completezza, alla congruità logica e alla coerenza complessiva della relazione del professionista, ma si estende alla fattibilità giuridica della proposta, la cui valutazione implica un giudizio in ordine alla sua compatibilità con le norme inderogabili e con la causa in concreto dell'accordo, il quale ha come finalità il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore, da un lato, e l'assicurazione di un soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori, da un altro. Con particolare riguardo al concordato preventivo con cessione di beni, il controllo di legittimità consiste nella verifica dell'idoneità della documentazione a fornire elementi di giudizio ai creditori circa la convenienza della proposta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 09 maggio 2013.
Nel caso di specie, la sentenza impugnata aveva rilevato che i creditori non erano stati informati dell'avvenuta cessione del marchio utilizzato dalla ricorrente per la commercializzazione dei propri prodotti, la cui indisponibilità avrebbe impedito di assicurare la continuità aziendale asseritamente perseguita dalla proposta, facendo in tal modo apparire irragionevole la prospettiva di una realizzazione integrale dei crediti vantati nei confronti dei franchisees. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) (1) Cassazione civile, sez. I 17 ottobre 2014.
Sovraindebitamento - Assistenza di professionisti per la preparazione della proposta - Ammissibilità
Sovraindebitamento - Omologazione - Oggetto della verifica del giudice - Raggiungimento della maggioranza prescritta - Integrale pagamento dei crediti impignorabili, di Iva e ritenute non versate - Valutazione della convenienza della proposta in presenza di opposizioni
Sovraindebitamento - Apporto di finanza esterna proveniente da procedura di concordato preventivo - Valutazione della fattibilità
Il debitore che voglia avvalersi della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento può limitarsi a chiedere la nomina di un professionista che svolge le funzioni di organismo di composizione della crisi e aspettare che quest'ultimo predisponga la proposta di accordo e l'attestazione di fattibilità. La norma non impedisce tuttavia che al momento della richiesta di nomina dell'organismo di composizione della crisi venga già depositata una proposta di accordo redatta da professionisti scelti dal debitore e che faccia salva ogni eventuale modifica fino al momento in cui la proposta stessa sia sottoposta ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
In sede di omologa dell'accordo previsto dall'articolo 12 della legge n. 3 del 2012, il giudice dovrà verificare non solo il raggiungimento di una maggioranza favorevole pari al 60% dei creditori, ma anche l'integrale pagamento dei crediti impignorabili e di quelli per Iva e ritenute operate e non versate. Nel caso venga fatta opposizione, il giudice dovrà altresì valutare la convenienza della proposta rispetto all'alternativa liquidatoria disciplinata dalla seconda sezione della legge citata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Nell'ipotesi in cui la proposta formulata dal debitore che si avvalga della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento preveda l'apporto di finanza esterna proveniente dalla esecuzione di una procedura di concordato preventivo, la fattibilità della proposta dovrà essere valutata anche sotto questo ulteriore profilo attraverso la valutazione delle previsioni di pagamento contenute nella diversa procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
I creditori garantiti da fideiussione rilasciata da soci di una società di persone che abbia presentato domanda di concordato preventivo, nell'ambito della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento riguardante i singoli soci possono essere raggruppati in apposita classe senza diritto di voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 19 novembre 2014.
Il decreto di cui all’articolo 173 L.F., con il quale viene rigettata la richiesta di revoca del concordato, non è autonomamente reclamabile, atteso il carattere meramente ordinatorio del provvedimento, il quale non provvede sulla revoca e non implica, pertanto, alcuna decisione in ordine alla omologazione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Il termine per il deposito della cauzione di cui all’articolo 163 L.F. non può ritenersi perentorio in mancanza di esplicita previsione normativa; in secondo luogo, il mancato rispetto di detto termine non comporta l’immediata e automatica applicazione della sanzione della revoca del concordato, bensì l’apertura d’ufficio del procedimento di revoca, nell’ambito del quale, previa audizione del debitore, il giudice, tenendo conto dell’interesse della procedura e dei creditori, dovrà valutare caso per caso se il ritardato versamento della somma renda impossibile il rispetto di tutte le successive scadenze. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Posto che il decreto di ammissione al concordato preventivo di cui all’articolo 163 L.F. non è soggetto a reclamo per esplicita previsione del primo comma di detta disposizione, appare opportuno rilevare che la soluzione di valutare l’eventuale mancato rispetto del termine per il deposito della cauzione nell’ambito del procedimento di revoca del concordato appare una soluzione coerente con la natura procedimentalizzata del procedimento e consente di contemperare, grazie al controllo del giudice, le particolari e pregnanti varie esigenze di speditezza e certezza della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bari 30 settembre 2014.
Nei confronti del curatore non può essere pronunciata la sentenza costitutiva che produca gli effetti del contratto non concluso, sia perché il fallimento immobilizza il patrimonio, sia perché il curatore è terzo rispetto alle parti. La sopravvivenza del fallimento consente al curatore di ottenere una pronuncia di rigetto della domanda di esecuzione in forma specifica e di optare per lo scioglimento del contratto anche in presenza della trascrizione della domanda e dell'avvenuto pagamento del prezzo. L'effetto prenotativo della trascrizione vale, infatti, solo per le sentenze dichiarative e non per quelle costitutive in relazione alla facoltà di scelta del curatore di sciogliersi o di subentrare nel contratto, la quale trova il solo limite del giudicato. (Franco Benassi) (1) Cassazione civile, sez. II 05 maggio 2014.
Nell'ambito del procedimento per la sospensione o lo scioglimento dei contratti in corso di esecuzione nel concordato preventivo di cui all'articolo 169 bis L.F., è necessaria la convocazione in contraddittorio del terzo contraente, la cui partecipazione non può essere rimandata alla eventuale fase di gravame avverso il provvedimento autorizzatorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) (1) Appello Venezia 20 novembre 2013.
L'autorizzazione allo scioglimento o alla sospensione dei contratti in corso di esecuzione di cui all'articolo 169-bis L.F. non determina di per sé l'effetto sostanziale del definitivo scioglimento del contratto, ma solo quello procedimentale di consentire al proponente di presentare ai creditori una proposta e un piano che lo prevedano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 23 gennaio 2014.

References: art. 161
 art. 168
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 160
 sentenza 
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