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Timestamp: 2020-02-19 10:03:12+00:00

Document:
FF 1990 Volume 47 P. 757
Messaggio concernente la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla televisione transfrontaliera
del 16 ottobre 1990
Onorevoli presidenti e consiglieri, Con il presente messaggio vi sottoponiamo un disegno di decreto federale che approva la Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera, aperta alla firma il 5 maggio 1989.
Nel contempo vi proponiamo di togliere di ruolo il seguente postulato: 1988 P 87.577 Pubblicità straniera sulle reti via cavo (N 13.6.88, Zwygart) Gradite, onorevoli presidenti e consiglieri, l'espressione della nostra alta considerazione.
Compendio La Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera fissa le prescrizioni minime che i programmi televisivi devono rispettare per poter essere captati e diffusi liberamente negli altri Stati contraenti. Tale garanzia riguarda in modo particolare la ritrasmissione mediante le reti via cavo.
La regolamentazione minima si riferisce principalmente a: - la protezione di alcuni diritti individuali come il diritto di risposta, - l'accesso del telespettatore agli avvenimenti principali, - la responsabilità del diffusore, in particolare riguardo alla violenza, alla pornografia e alla protezione della gioventù, - gli obiettivi culturali (quota di opere audiovisive di origine europea e principio dell'utilizzazione «a cascata» dei lungometraggi), - la pubblicità (durata, forma, inserimento, limitazioni per prodotti determinati) e la sponsorizzazione.
La Convenzione scaturisce dalle dichiarazioni della prima Conferenza ministeriale europea sulla politica delle comunicazioni di massa tenutasi a Vienna nel dicembre 1986. È stata firmata da 10 Stati membri del Consiglio d'Europa, tra cui la Svizzera, il 5 maggio 1989, in occasione del 40° anniversario del Consiglio d'Europa a Strasburgo. All'epoca, il Consiglio federale aveva deciso di applicarla a titolo provvisorio dimostrando così che un accordo di questo tipo, volto a favorire la libera circolazione dei programmi attraverso una regolamentazione minima comune, ha un'importanza prioritaria per la Svizzera.
La Convenzione entrerà in vigore tre mesi dopo che 7 Stati ne saranno diventati parte. Ratificandola rapidamente, la Svizzera, che ha avuto una funzione trainante durante l'elaborazione, potrà contribuire a farla entrare in vigore quanto prima.
Parte generale Genesi
Riuniti a Vienna il 9 e 10 dicembre 1986, i Ministri partecipanti alla prima Conferenza europea sulla politica delle comunicazioni di massa adottavano una dichiarazione finale concernente l'avvenire di questo settore in Europa. L'obiettivo della dichiarazione era di attribuire la massima priorità all'elaborazione, nell'ambito del Consiglio d'Europa, di strumenti giuridici vincolanti inerenti ad alcuni aspetti essenziali della radiodiffusione transfrontaliera. Essa ingiungeva per altro al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa di prevedere i mezzi volti a prevenire e a risolvere le controversie che potessero sorgere in tale ambito. Già nel 1984, durante una riunione a Berlino, i Ministri responsabili degli affari culturali avevano auspicato in una risoluzione che si definisse una politica armonizzata nel settore dei mezzi di comunicazione di massa.
Sulla base di tale dichiarazione, nel gennaio 1987 il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa incaricava il Comitato di esperti - il CDMM (Comitato Direttivo sui Mezzi di comunicazione di Massa) - di redigere nel più breve tempo possibile uno strumento giuridico vincolante che contenesse i principi essenziali atti a disciplinare la radiodiffusione transfrontaliera in Europa.
Questo Comitato doveva ispirarsi alle raccomandazioni esistenti in seno al Consiglio d'Europa in materia di massmedia, in particolare: - Raccomandazione n. R (84) 3 del 23 febbraio 1984 sui principi relativi alla pubblicità televisiva; - Raccomandazione n. R (84) 22 del 7 dicembre 1984 sull'uso delle capacità dei satelliti per la televisione e la radiodiffusione sonora; - Raccomandazione n. R (86) 2 del 14 febbraio 1986 sui principi relativi ai problemi di diritto d'autore nel settore della televisione via satellite e via cavo; - Raccomandazione n. R (86) 3 del 14 febbraio 1986 sulla promozione della produzione audiovisiva in Europa.
Dal canto suo, l'8 ottobre 1987 l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa raccomandava al Comitato dei Ministri di mettere a punto quanto prima questo strumento giuridico vincolante concernente la radiodiffusione transfrontaliera, affinchè potesse entrare in vigore al momento della seconda Conferenza dei Ministri responsabili dei mezzi di comunicazione di massa, prevista per il novembre 1988 a Stoccolma.
Durante tale Conferenza,
venne in effetti discusso un progetto di convenzione europea sulla televisione transfrontaliera che riprendeva le linee direttrici fissate durante una riunione informale degli stessi Ministri tenutasi a Vienna nell'aprile 1988. Su gran parte del testo proposto si potè raggiungere un'identità di vedute.
I Ministri dei massmedia hanno poi trasmesso al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa le questioni in sospeso, corredandole di un insieme di proposte in vista della rifinitura, dell'adozione e della firma del testo, da effettuarsi il più presto possibile.
Nella seduta del 15 marzo 1989, il Comitato dei Ministri ha adottato il testo della Convenzione (RU 1989 1877), che è stata aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio d'Europa, degli altri Stati parte alla Convenzione culturale europea e della Comunità Europea il 5 maggio 1989.
Motivi dell'elaborazione della Convenzione
Da qualche anno gli sviluppi tecnici nel campo delle comunicazioni hanno portato a cambiamenti di grande importanza nel panorama audiovisivo europeo.
Per molti anni i programmi televisivi sono stati disponibili solo in numero limitato nella maggior parte dei Paesi europei, fatta eccezione per le regioni frontaliere ed alcuni piccoli Paesi come la Svizzera. Oggi, l'uso sempre più diffuso dei satelliti di comunicazione e delle reti via cavo per la trasmissione di programmi televisivi ha notevolmente aumentato l'offerta per il telespettatore. La messa in orbita di satelliti di diffusione diretta (TDF 1 [francese] e TV Sat [tedesco]), come pure di nuovi satelliti di media potenza (ASTRA) contribuisce a questa rivoluzione nel campo televisivo, rendendo possibile in molti Paesi europei la ricezione di una gamma di programmi sempre più vasta per un numero sempre più elevato di persone. A causa di queste nuove capacità tecniche, si assiste ad una tendenza alla moltiplicazione dei servizi dei programmi e ad un relativo aumento della concorrenza. Di fronte a questa moltiplicazione dell'offerta occorre accettare una sfida: quella della tutela e dello sviluppo delle identità culturali in ogni regione d'Europa, pur considerando la necessità di garantire il pluralismo delle informazioni e la qualità delle emissioni. È infatti lecito temere che l'aumento della concorrenza a livello internazionale fra i nuovi servizi televisivi comporti il rischio di un uso della radiodiffusione a fini prevalentemente commerciali. Ne potrebbe risultare un abbassamento generale del livello qualitativo a scapito del concetto di servizio pubblico (in mano a privati o a un ente pubblico) e della diversità culturale europea. Dando prova del loro grande attaccamento ai principi fondamentali della libertà d'informazione contenuti nell'articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo - uno dei pilastri della loro politica relativa alle comunicazioni di massa - gli Stati membri del Consiglio d'Europa hanno l'intenzione di trarre il miglior profitto dagli aspetti positivi dello sviluppo della televisione. Cercano contemporaneamente di ridurre il più possibile i rischi che potrebbero avere effetti negativi. La risposta che hanno voluto dare a tale sfida è la redazione di una convenzione sulla televisione transfrontaliera.
Atteggiamento della Svizzera nei confronti della Convenzione
Membro del Consiglio d'Europa, la Svizzera, che attribuisce grande importanza a questa Convenzione, ha avuto una funzione trainante durante i negoziati, intensi e a volte difficili. A causa della sua posizione geografica al centro dell'Europa, viste le sue modeste dimensioni (distanza massima dalla frontiera 75 km) e tenuto conto della forte densità delle reti via cavo, il nostro Paese 760
non può tenersi in disparte da un accordo sulla televisione transfrontaliera sul continente europeo. Tale accordo deve permettere di continuare a condurre a livello interno una politica dei mezzi di comunicazione che non dipenda troppo dagli aspetti aleatori del mercato internazionale. Infatti, poiché le onde non sono fatte di sostanze tangibili e non conoscono frontiere, il problema della ritrasmissione di programmi televisivi esteri non può essere risolto in modo soddisfacente unicamente dal diritto nazionale.
Vista l'importanza che un accordo multilaterale in questo campo riveste per il nostro Paese, la delegazione svizzera, composta di rappresentanti del Dipartimento federale degli affari esteri ,(DFAE) e del Dipartimento federale dei trasporti, delle comunicazioni e delle energie (DFTCE), ha svolto un ruolo attivo nella ricerca di soluzioni che fossero accettabili per tutti i Paesi e che tenessero conto delle posizioni iniziali spesso divergenti. Ha tentato, per quanto fosse possibile, di fare in modo che le soluzioni adottate fossero, se non proprio identiche, almeno compatibili con la legislazione nazionale. Negoziati condotti in modo approfondito hanno permesso di giungere ad un compromesso sulla partecipazione della Comunità europea.
Per il nostro Paese, dunque, riveste grande importanza il fatto che la Convenzione entri in vigore quanto prima possibile in Europa, permettendo al telespettatore di disporre di un'ampia scelta di programmi senza che la missione di servizio pubblico venga rimessa in causa dalla comparsa di nuovi diffusori privati, in particolare nei piccoli Paesi.
La delegazione svizzera avrebbe voluto che nella Convenzione fosse inclusa anche la radiodiffusione sonora. I problemi che abbiamo dovuto affrontare durante questi ultimi anni nelle regioni frontaliere inducevano a cercare una soluzione all'interno dell'accordo. Purtroppo, pochi Paesi hanno interesse a estendere la Convenzione alla radio. Molti ritengono che i problemi da risolvere siano diversi da quelli del settore televisivo e che debbano essere perciò trattati in un altro ambito. La Svizzera, appoggiata dall'Austria, ha ottenuto che la questione della radio fosse affrontata in un protocollo aggiuntivo alla Convenzione. I lavori sono in corso.
Risultati della procedura di consultazione semplificata
II DFCTE ha svolto una procedura di consultazione semplificata. Sono pervenute 48 risposte provenienti essenzialmente da partiti politici e da organizzazioni vicine ai settori dei massmedia, della salute e delle bevande alcoliche. Due questioni erano state poste, ossia la necessità di ratificare la Convenzione e l'opportunità di mantenere una riserva che permettesse di proibire in Svizzera la ritrasmissione di programmi esteri contenenti messaggi pubblicitari sulle bevande alcoliche. I pareri raccolti riflettono il quadro seguente: La ratifica della Convenzione è accettata da tutti a parte qualche eccezione (Vigilance, Unione svizzera degli agenti pubblicitari, Schweizerische Weinbauverein-deutsche Schweiz). Molti si sono dichiarati estremamente favorevoli e, considerata l'evoluzione rapida del settore dei massmedia in Europa, ritengono si tratti di una necessità. Gran parte approva l'impegno dell'Esecutivo e del761
l'amministrazione federale nei negoziati, anche se l'accordo non può considerarsi perfetto. Nessuno si è espresso negativamente circa l'applica/ione provvisoria dell'accordo prima della ratifica. Da ultimo, alcuni auspicano che il Consiglio d'Europa continui ad essere l'istituzione privilegiata in Europa per le questioni relative allo spazio audiovisivo europeo ed incoraggia il nostro Collegio ad operare in questo senso.
Rispetto alla necessità di mantenere la riserva sulla pubblicità per le bevande alcoliche, i pareri sono divisi sia all'interno dei partiti, sia all'interno delle organizzazioni specializzate che si sono espresse. Il Partito radicale democratico, l'Unione democratica di centro, il Partito liberale, tutte le organizzazioni del settore delle bevande alcoliche, i diffusori, le reti via cavo, gli ambienti della pubblicità, le associazioni di giornali e l'Associazione dei Comuni svizzeri auspicano che la Svizzera non faccia tale riserva. I partiti socialista, evangelico ed ecologista, le associazioni dei giornalisti, la maggior parte delle organizzazioni operanti nel campo della salute, i consumatori, la Commissione dei cartelli e la Commissione federale per i problemi femminili desiderano che detta riserva venga confermata al momento della ratifica.
Gli argomenti a sfavore della riserva sono i seguenti: - Da quando esistono le reti via cavo vengono ritrasmessi in Svizzera programmi esteri che contengono messaggi pubblicitari sulle bevande alcoliche.
Non si è tuttavia mai assistito, nel nostro Paese, a manifestazioni ostili a questa pratica.
Il rischio che programmi popolari come l'ARD, la ZDF, l'ORF e la RAI Uno non siano più accessibili a gran parte del pubblico svizzero è spropor/.ionato rispetto all'effetto di prevenzione che potrebbe avere la scomparsa di siffatti messaggi pubblicitari.
La Svizzera non deve isolarsi con provvedimenti inadeguati, ma piuttosto impegnarsi con tutte le forze per una limitazione generale della pubblicità di bevande alcoliche a livello internazionale.
La libertà d'espressione e d'informazione è un elemento fondamentale del nostro sistema democratico: una sua eventuale violazione deve quindi essere considerata con estrema cautela. Considerato l'effetto incerto, a livello della prevenzione della salute, dei provvedimenti complicati, costosi e difficili da far rispettare nel caso in cui la riserva venisse applicata, una tale violazione non sarebbe giustificata.
Gli argomenti a favore della riserva sono i seguenti: - La salute non ha prezzo; abbiamo il dovere di fare tutto il possibile per lottare contro il flagello dell'alcolismo, anche se a scapito della libertà d'espressione e d'informazione.
Si tratta di una questione di principio: una concessione in quest'ambito a favore delle ritrasmissioni estere significherebbe presto o tardi aprire le porte alla pubblicità di bevande alcoliche anche nei programmi svizzeri.
Si deve tener conto dell'iniziativa in corso sul divieto totale della pubblicità di bevande alcoliche.
La Svizzera deve dare l'esempio nella lotta contro i danni dell'alcolismo e dispone qui di una buona occasione per farlo.
Si evita una distorsione della concorrenza fra i diffusori svizzeri ed esteri.
Da ultimo, alcuni propongono una soluzione intermedia (Partito democraticocristiano, Anello degli indipendenti, Conferenza dei direttori cantonali della sanità, Conferenza dei direttori cantonali dell'assistenza pubblica), suggerendo di esprimere la riserva al momento del deposito degli strumenti di ratifica, senza però obbligatoriamente applicarla. Mettono in evidenza che l'articolo 32 capoverso 1 lettera a della Convenzione non ha carattere coercitivo e non obbliga a prendere provvedimenti immediati il Paese che ha espresso una riserva relativa alla ritrasmissione di programmi che contengono messaggi pubblicitari di bevande alcoliche. In questo modo non si pregiudicherebbe il risultato della votazione popolare sull'iniziativa in corso «per la diminuzione dei problemi dovuti all'alcool» (FF 1990 I 667).
Parte speciale Caratteristiche della Convenzione
L'obiettivo della Convenzione è di promuovere il libero scambio dell'informazione e delle idee incoraggiando la circolazione dei programmi televisivi al di là delle frontiere, sulla base del rispetto di alcune regole comuni improntate ai valori fondamentali comuni agli Stati membri, in particolare il pluralismo di idee e opinioni e l'autonomia culturale dei vari popoli.
La Convenzione non intende disciplinare nei particolari l'attività dei diffusori nell'ambito dei programmi né interferisce con le politiche nazionali in materia di massmedia. Ogni parte rimane libera perciò di organizzare il proprio panorama audiovisivo in funzione delle sue aspirazioni politiche, culturali, sociali e giuridiche.
L'accordo si presenta come una serie di regole basilari comuni, in parte direttamente applicabili. Gli Stati firmatari sono tenuti a farle rispettare dai diffusori che dipendono dalla sua giurisdizione. Queste prescrizioni minime hanno per scopo uno sviluppo ordinato dei servizi dei programmi televisivi che varcano le frontiere nazionali. Confermano la garanzia di ricezione, per il pubblico e favoriscono la ritrasmissione via cavo di ogni programma che le rispetti.
La struttura della Convenzione permette agli Stati di applicare norme più dettagliate o più restrittive di quelle contenute nelle prescrizioni minime per i diffusori interni. Ogni Stato ha così la possibilità di salvaguardare le peculiarità del proprio sistema audiovisivo, tenendo conto anche delle differenziazioni esistenti in quasi tutti i Paesi europei tra emittenti pubbliche e private. Le disposizioni comuni riguardano solo gli aspetti della radiodiffusione transfrontaliera che sono stati giudicati essenziali durante la prima Conferenza ministeriale: - protezione dei diritti individuali, - responsabilità del radiotrasmettitore, - obiettivi culturali, - pubblicità, - sponsorizzazione.
Pur essendo state elaborate in modo sufficientemente preciso per poter essere applicate immediatamente a partire dall'entrata in vigore della Convenzione, queste regole sono abbastanza duttili, talché rimarranno valide indipendentemente dai cambiamenti che si registrano frequentemente in questo settore. Con la creazione di un meccanismo appropriato, sarà relativamente semplice emendarle sulla base dell'esperienza acquisita nell'applicazione della Convenzione e completarle in funzione dell'evoluzione dei media elettronici.
Allo scopo di garantire un'applicazione efficace della Convenzione, sono previsti un certo numero di meccanismi basati sul principio della cooperazione. Si postula una mutua assistenza tra gli Stati e una procedura di composizione pacifica delle controversie nell'ambito di un Comitato permanente. Per i casi estremi, è istituito un arbitrato obbligatorio.
Tenuto conto degli obiettivi a cui mira, la Convenzione è stata concepita in modo che Stati non-membri vi possano aderire. In primo luogo, per motivi tecnici (diffusione via satellite) e culturali (appartenenza ad uno spazio culturale comune), si è pensato naturalmente ai Paesi dell'Europa dell'Est. La Polonia, per esempio, ha già firmato la Convenzione il 16 novembre 1989.
La Convenzione si suddivide in quattro parti: un preambolo, le disposizioni sostanziali, le disposizioni d'applicazione con le clausole finali e gli allegati.
Nel preambolo, gli Stati firmatari riaffermano il loro attaccamento ai diritti dell'uomo e alle libertà individuali fondamentali, in particolare alla libertà d'espressione e di informazione sancita dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Esprimono la loro intenzione di seguire le Raccomandazioni del Consiglio d'Europa e la Risoluzione n. 2 della prima Conferenza dei Ministri responsabili dei mezzi di comunicazione di massa.
I capitoli da I a IV sono dedicati alle disposizioni sostanziali.
II primo capitolo contiene le disposizioni generali e definisce un certo numero di termini utilizzati nella Convenzione. Tali espressioni non sono necessariamente simili a quelle usate in altri strumenti internazionali o nel diritto interno degli Stati, ma mirano soprattutto ad una comprensione uniforme del testo.
L'articolo 3 delimita il campo d'applicazione. Il criterio adottato per determinare un servizio di programmi transfrontalière è quello fattuale. Tutti i servizi televisivi che possono essere ricevuti dal pubblico di un altro Stato, qualunque siano i mezzi di trasmissione utilizzati, sono considerati transfrontalieri. Ne deriva che qualsiasi «sconfinamento», intenzionale o meno, di emissioni tra764
smesse mediante satellite o trasmettitore terrestre può rientrare nell'ambito d'applicazione della Convenzione.
A parte qualche eccezione (programmi trasmessi esclusivamente via cavo, programmi con diffusione terrestre molto limitata), questo vale sia per i programmi della SSR sia per i programmi delle emittenti svizzere diffusi a livello nazionale, regionale o di regione linguistica ai sensi del disegno di legge federale sulla radiotelevisione. Il principio di fondo della libertà di ricezione e di ritrasmissione derivante dall'articolo 10 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali viene richiamato nell'articolo 4. È così instaurato un legame anche formale tra questi due strumenti internazionali.
Le altre disposizioni contenute in questo capitolo sanciscono la responsabilità dei firmatari, che devono vigilare affinchè i servizi televisivi dipendenti dalla loro giurisdizione siano conformi alle disposizioni della Convenzione.
Il secondo capitolo contiene le disposizioni inerenti alla programmazione. I radiotrasmettitori sono tenuti a rispettare, nelle loro emissioni, la dignità della persona umana e i diritti fondamentali (art. 7). In particolare, i programmi non devono avere un contenuto pornografico né esaltare la violenza. Queste disposizioni non autorizzano tuttavia gli Stati-parte ad esercitare una censura preliminare o ad intervenire direttamente nel contenuto dei programmi. Si tratta piuttosto di una prescrizione che riprende a livello europeo le regole già esistenti nelle legislazioni nazionali.
A tutte le persone provenienti da uno degli Stati partecipi della Convenzione è garantito un diritto di risposta. La Parte trasmittente deve offrire la possibilità ad un residente o non-residente di far correggere fatti o informazioni inesatti, per esempio nel caso in cui rechino pregiudizio alla sua dignità, al suo onore o alla sua reputazione.
Onde garantire un diritto effettivo del pubblico all'informazione, i firmatari devono esaminare le modalità di esercizio dei diritti esclusivi di trasmissione o ritrasmissione di avvenimenti di una certa importanza (art. 9). È infatti necessario evitare che parte considerevole del pubblico non possa seguire per televisione un avvenimento importante (politico, sportivo, ecc.) in seguito a un contratto di esclusiva in favore di un solo diffusore. Un gruppo di esperti del CDMM sta esaminando quali soluzioni pratiche possano venire adottate a livello europeo.
Gli Stati-parte devono vigilare affinchè i programmi contengano quanto possibile una proporzione maggioritaria di opere di origine europea (art. 10). Si intende così assicurare lo sviluppo delle produzioni nazionali e delle coproduzioni europee allo scopo di affermare un'identità culturale europea, pur tenendo conto naturalmente delle peculiarità di ogni singolo Stato. Contrariamente a quanto auspicato da un certo numero di Paesi dell'Europa latina, questo paragrafo non accoglie il principio di una quota fissa. La maggior parte degli Stati, tra cui la Svizzera, ha ritenuto che un sistema troppo rigido avrebbe avuto effetti contrari agli scopi prefissi. In virtù dell'articolo 10, ogni Paese è quindi libero di prendere i provvedimenti che ritenga necessari per il raggiungimento di tale scopo politico, a condizione che siano compatibili con gli altri impegni internazionali (ad es. nell'ambito dell'OCSE o del GATT).
52 Foglio federale. 73° anno. Voi. III
Per salvaguardare i diritti dell'industria cinematografica, è stato adottato un sistema «a cascata» per la diffusione dei film; salvo accordo contrario, le pellicole cinematografiche non possono essere messe in onda prima cha siano trascorsi due anni dalla prima proiezione nelle sale cinematografiche; in caso di coproduzione televisione-cinema il periodo è di un anno (art. 10).
I capitoli III e IV riguardano la pubblicità e la sponsorizzazione. I principi generali (onestà, divieto di trarre in inganno, ecc.) sono in gran parte ripresi da una raccomandazione del 1982 sullo stesso argomento. Le regole fissate segnatamente per la durata (in media 15% al giorno) e per le interruzioni delle emissioni costituiscono un limite minimo. Poiché la Convenzione non è uno strumento di unificazione delle legislazioni nazionali, ogni Stato-parte può adottare regole più restrittive per le proprie emittenti. È vietata la pubblicità di determinati prodotti, come i tabacchi e i farmaci disponibili solo su prescrizione medica. Quanto alla pubblicità per l'alcool, esistono restrizioni, ma non un vero e proprio divieto. Tuttavia, gli Stati-parte hanno la possibilità di esprimere una riserva e rifiutare la ritrasmissione sul loro territorio di programmi che contengono pubblicità per le bevande alcoliche (art. 32). I messaggi pubblicitari rivolti sistematicamente al pubblico di un altro Stato non sono autorizzati se eludono le regole da questo stabilite (art. 16).
I capitoli da V a XI (art. 19-34) contengono le disposizioni d'applicazione (in particolare la composizione delle vertenze), gli sviluppi futuri (emendamenti) e le clausole finali. A questo proposito, ci si è ispirati alle convenzioni già esistenti del Consiglio d'Europa. Un Comitato permanente, composto di rappresentanti delle Parti contraenti e di eventuali osservatori, è incaricato di vigilare affinchè la Convenzione sia rispettata. È apparso infatti evidente che, se i rappresentanti delle Parti hanno la possibilità di incontrarsi regolarmente per seguire l'applicazione della Convenzione, è più semplice raggiungere determinati obiettivi e tenere presenti la rapida evoluzione nel settore dei media e l'esperienza acquisita. In quest'ottica, è stata espressamente prevista anche una cooperazione fra le Parti (art. 19). In seno al Comitato permanente, le decisioni importanti vengono prese con la maggioranza dei tre quarti dei membri presenti. Questa soglia elevata è stata introdotta per mantenere l'equilibrio istituzionale della Convenzione e garantire che le decisioni riflettano i pareri delle" Parti. La maggioranza dei tre quarti è necessaria anche per l'accettazione di proposte di emendamento (art. 23).
La Convenzione è aperta alla firma anche della Comunità economica europea, che ha elaborato un progetto di direttiva che riprende e completa in sostanza le disposizioni della Convenzione. Visto che il campo trattato dalla Convenzione non sarà più esclusivamente di competenza degli Stati comunitari, è parso necessario permettere alla Comunità in quanto tale di diventare Parte alla Convenzione.
Per evitare che gli Stati non comunitari siano posti sistematicamente in minoranza in caso di voto nel Comitato permanente, la Convenzione prevede che le decisioni importanti siano prese con la maggioranza dei tre quarti dei membri presenti. Questa regola di voto adottata su iniziativa della Svizzera permette di tenere conto del fatto che, per le questioni di sua competenza, la Comunità 766
eserciterà il diritto di voto invece dei suoi Stati membri e disporrà di un numero di voti pari a quello degli Stati membri partecipi della Convenzione.
In caso di violazione manifesta e grave di date disposizioni della Convenzione, la Parte ricevente può adottare misure provvisorie e sospendere la ritrasmissione del programma in causa sul suo territorio (art. 24).
In linea di massima, ogni difficoltà insorta fra le parti dovrà essere risolta mediante composizione amichevole (art. 25), eventualmente con l'aiuto del Comitato permanente. In presenza di vertenze per le quali la risoluzione amichevole e la conciliazione non sono possibili, è tuttavia previsto un ricorso all'arbitrato la cui decisione avrà carattere coercitivo (art. 26).
Le possibilità di formulare riserve sono estremamente limitate (art. 32): riguardano unicamente la pubblicità di bevande alcoliche e tabacchi. Nessun firmatario può opporsi a tali riserve, che devono dunque essere necessariamente accolte.
Una disposizione (art. 27) precisa i rapporti fra la Convenzione e altri accordi o intese internazionali conclusi o da concludersi. In particolare, per tenere conto dello sviluppo del diritto comunitario pur permettendo alla Comunità e ai suoi Stati membri, nelle loro relazioni esterne, di partecipare agli sforzi intrapresi dal Consiglio d'Europa nell'ambito della televisione transfrontaliera, è stata introdotta una clausola che prevede, per la prima volta, la creazione di due ordinamenti giuridici europei distinti che possono svilupparsi in modo indipendente: uno regge le relazioni all'interno degli Stati membri della Comunità; l'altro le relazioni fra la Comunità e i suoi Stati membri con gli Stati non membri della Comunità, come pure le relazioni fra Stati non membri della Comunità.
La Convenzione entra in vigore tre mesi dopo che sette Stati, di cui almeno cinque membri del Consiglio d'Europa, l'hanno ratificata. Uno Stato può, all'atto della firma, dichiarare di applicare la Convenzione a titolo provvisorio.
Rapporto fra la Convenzione e il diritto interno svizzero Cenni generali
La ratifica della Convenzione presuppone chi il nostro diritto interno sia compatibile con le regole in essa contenute, così che la Svizzera possa rispettare i suoi obblighi. In virtù del principio della preminenza del diritto internazionale pubblico, in caso di conflittualità le disposizioni della Convenzione prevarrebbero su quelle del diritto interno. Nell'interesse della certezza del diritto e della coerenza dell'ordinamento giuridico, è tuttavia opportuno evitare questo genere di situazione mediante adattamento del nostro diritto nazionale.
La compatibilita del diritto interno con la Convenzione va esaminata sotto due aspetti principali. Anzitutto quello della ritrasmissione dei programmi: l'articolo 4 della Convenzione obbligherà la Svizzera ad autorizzare la ritrasmissione di tutti i programmi esteri conformi alle disposizioni della Convenzione. Occorre dunque esaminare se le prescrizioni attuali relative alla diffusione via cavo di programmi esteri debbano essere modificate (v. n. 232).
Inoltre, in virtù dell'articolo 5 della Convenzione, la Svizzera sarebbe tenuta a vigilare affinchè tutti i programmi dei radiotrasmettitori svizzeri che possono 767
essere captati negli Stati-parte rispettino le prescrizioni della Convenzione. Occorre quindi esaminare in che misura il diritto interno attuale soddisfi le esigenze della Convenzione relative ai programmi ed alla pubblicità (v. n. 233).
Ritrasmissione di programmi esteri
Necessità delle autorizzazioni
L'articolo 3 della legge federale del 14 ottobre 1922 sulla corrispondenza telegrafica e telefonica (RS 784.10) prevede che per l'esercizio di una rete via cavo o di un ripetitore sia necessaria un'autorizzazione. La disposizione d'applicazione contenuta nell'articolo 78 capoverso 1 lettera a dell'ordinanza 1 del 17 agosto 1983 relativa alla legge suddetta (OLTT; RS 784.101) stabilisce che le reti via cavo concessionate possono ritrasmettere i programmi nazionali ed esteri a condizione che le disposizioni del diritto internazionale delle telecomunicazioni siano rispettate. In virtù dell'articolo 28 del decreto federale del 18 dicembre 1987 sulla radiodiffusione via satellite (DFSat; RS 784.402), per i programmi captati da satelliti è necessaria un'autorizzazione particolare del Dipartimento federale dei trasporti, delle comunicazioni e delle energie. A tal fine devono essere soddisfatte le esigenze relative ai diritti dei massmedia (art. 28 cpv. 2 lett. b-d). Se le condizioni sono adempiute, il richiedente ha diritto di ricevere l'autorizzazione per la rete via cavo, come pure le autorizzazioni fondate sul DFSat (v. art. 18 OLTT).
Occorre chiedersi se la necessità di ottenere un'autorizzazione sia compatibile con l'articolo 4 della Convenzione, secondo cui le Parti non possono opporsi alla ritrasmissione sul loro territorio di servizi di programmi che siano conformi alle disposizioni della medesima.
Per quanto riguarda le concessioni per l'esercizio delle reti via cavo la risposta è affermativa. La Convenzione è infatti uno strumento del diritto dei massmedia e non interviene nel campo d'applicazione delle norme interne o internazionali del diritto delle telecomunicazioni o della tecnica della radiodiffusione.
Questa constatazione vale anche per la ridiffusione di programmi diffusi a partire da satelliti di telecomunicazione, in quanto la necessità di ottenere l'autorizzazione scaturisce dal diritto internazionale delle telecomunicazioni (v. la definizione di «service fixe par satellite» nel regolamento radio internazionale n.
22, 960, 1992 segg. e 2023). L'obbligo che scaturisce dal DFSat di concedere autorizzazioni per la ridiffusione di programmi a partire da satelliti di radiodiffusione non si giustifica nello stesso modo. In virtù del diritto internazionale delle telecomunicazioni, la ricezione di programmi provenienti da satelliti di radiodiffusione è infatti libera. In questo caso bastano le condizioni contenute nell'articolo 78 capoverso 1 lettera a OLTT 1. Ai fini di una coerenza completa del diritto d'applicazione relativo alla ridiffusione di programmi di radiodiffusione esteri, il nostro Collegio dovrà completare questa ordinanza prevedendo che i programmi che rispettano le prescrizioni contenute nella Convenzione siano di norma autorizzati sulle reti via cavo. Questo complemento del diritto delle telecomunicazioni per le reti via cavo è perfettamente compatibile con la Convenzione.
Criteri di autorizzazione secondo l'articolo 28 capoverso 2 DFSat 232.21 Tutela degli interessi importanti del Paese L'articolo 28 capoverso 2 DFSat prevede che un'autorizzazione per la ridiffusione di programmi diffusi via satellite può essere in genere concessa unicamente a condizione che non vi si oppongano importanti interessi nazionali.
La Convenzione sulla televisione transfrontaliera non prevede criteri restrittivi di questo genere. La disposizione dell'articolo 28 DFSat non è compatibile con lo spirito della Convenzione e deve pertanto essere soppressa. Gli effetti di tale soppressione saranno tuttavia limitati poiché un interesse nazionale importante, in quanto tale, è già tutelato, almeno in parte, dagli altri criteri necessari per la concessione di un'autorizzazione per la diffusione di programmi.
223.22 Esigenze relative alla tecnica e ai programmi L'articolo 28 capoverso 2 DFSat dispone che l'autorizzazione è rilasciata se: a. secondo l'accertamento delle PTT risultano adempiute le esigenze del diritto svizzero ed internazionale delle telecomunicazioni; b. i programmi rispettano le principali disposizioni svizzere sulla pubblicità radiodiffusa; e. i programmi non contravvengono all'articolo 4 del presente decreto; d. un programma allestito per la Svizzera non sarà diffuso all'estero alfine di eludere il presente decreto.
Come abbiamo già indicato (v. n. 232.1) la Convenzione non incide sugli aspetti tecnici della televisione. Essa non lange il principio secondo il quale è permesso riprendere i programmi esteri via cavo, purché in conformità con il diritto internazionale delle telecomunicazioni (cpv. 2 lett. a).
La condizione secondo la quale i programmi esteri non devono essere contrari all'articolo 4 DFSat (cpv. 2 lett. e) non si oppone alla Convenzione. In effetti, la parte di questo articolo che prevede che i programmi non devono essere brutalizzanti o portare pregiudizio alla moralità pubblica corrisponde all'articolo 7 capoverso 1 della Convenzione. L'ostacolo frapposto alla ridiffusione dei programmi esteri che mettano in pericolo la sicurezza interna o esterna della Confederazione, dei Cantoni e del loro ordine costituzionale è per altro conforme al principio dell'indipendenza politica e della sovranità degli Stati, accettato nel diritto internazionale pubblico.
Il divieto di eludere il decreto (lett. d) rimarrà senza oggetto nel caso di programmi provenienti da Stati contraenti, in quanto il nostro diritto verrà adattato alle prescrizioni della Convenzione. Questo divieto sarà però rilevante per quanto riguarda i programmi provenienti da Stati non firmatari, nonché rispetto ai programmi radio non sottostanti alle disposizioni della Convenzione.
232.23 Esigenze relative alla pubblcità 232.231 Secondo l'articolo 28 capoverso 2 lettera b DFSat i programmi esteri ritrasmessi via cavo devono essere conformi alle disposizioni principali svizzere in materia di pubblicità radiodiffusa. Ci si riferisce ad esempio al rispetto del principio della non-interruzione delle emissioni. A questo proposito l'articolo 23 capoverso 2 DFSat e l'articolo 3 capoverso 2 delle Istruzioni per la pubblicità televisiva autorizzano a sfruttare le interruzioni naturali, come le pause di una manifestazione sportiva. Il disegno di legge sulla radiotelevisione (LRTV) si rifa alla stessa regola (art. 17 cpv. 2). L'articolo 14 della Convenzione autorizza invece l'interruzione delle emissioni a certe condizioni. Esiste quindi una divergenza notevole su questo punto. Un'altra differenza tra l'ordinamento svizzero e la Convenzione è quella relativa alla durata della pubblicità televisiva.
Se ratifica la Convenzione, la Svizzera sarà costretta ad autorizzare la ritrasmissione di tutti i programmi dei Paesi che vi hanno aderito, a condizione che ne rispettino le norme (art. 4 della Convenzione). È quindi opportuno modificare l'articolo 28 capoverso 2 lettera b DFSat nel modo seguente: b. i programmi rispettano le prescrizioni contenute nella Convenzione europea del 5 maggio 1989 (RU 1989 1877) sulla televisione transfrontaliera;
Analogamente, occorrerà adattare l'articolo 48 capoverso 1 lettera b del disegno LRTV. Questi adattamenti del nostro diritto interno al diritto internazionale si giustificano per diverse ragioni.
A parte questi due aspetti (interruzione dei programmi, durata della pubblicità) sui quali torneremo, le disposizioni della Convenzione e del nostro diritto nazionale in materia di pubblicità televisiva collimano in molti punti. In particolare: - Principio di lealtà, nonché divieto di pubblicità fallace e di influenza degli inserzionisti sui programmi (art. 11 cpv. 1, 2 e 4 della Convenzione): il principio di lealtà e il divieto di pubblicità fallace sono ripresi nell'articolo 9 lettera e delle Istruzioni sulla pubblicità alla televisione (ispirate agli art. 2 e 3 della legge federale del 19 dicembre 1986 contro la concorrenza sleale, RS 241). Il divieto relativo all'influenza delle agenzie pubblicitarie sul contenuto delle emissioni ha un equivalente nel diritto svizzero: l'autonomia della radio e della televisione contenuta nell'articolo 55bis capoverso 3 della Costituzione federale è garantita anche rispetto ai privati (v. FF 1981 II 849 segg.).
Questo principio è concretato nell'articolo 5 capoverso 3 del disegno LRTV.
Protezione dei giovani: l'articolo 11 capoverso 3 della Convenzione contiene in gran parte le stesse prescrizioni di quelle citate dall'articolo 24 capoverso 2 lettera b DFSat e dall'articolo 9 lettera g delle Istruzioni sulla pubblicità alla televisione.
Divisione del programma, principio dei blocchi pubblicitari, divieto di partecipazione dei collaboratori dei programmi agli spot pubblicitari: l'articolo 13 770
capoversi l e 4 della Convenzione rispecchia ampiamente il contenuto dell'articolo 23 capoversi 1 e 3 DFSat, come pure gli articoli 3 e 4 delle Istruzioni sulla pubblicità alla televisione. Vi è tuttavia una piccola divergenza: nella Convenzione, l'esclusione dagli spot pubblicitari si riferisce unicamente ai collaboratori che presentano regolarmente telegiornali e servizi di attualità.
Divieto della pubblicità clandestina: l'articolo 13 capoverso 3 della Convenzione corrisponde all'articolo 15 capoverso 2 della concessione della SSR e all'articolo 17 capoverso 1 del disegno LRTV. Lo stesso vale per quanto riguarda la pubblicità subliminale (art. 13 cpv. 2 della Convenzione e art. 17 cpv. 1 del disegno LRTV, il quale prescive che la pubblicità deve essere «chiaramente riconoscibile come tale»).
Pubblicità per tabacchi e farmaci: per quanto riguarda i tabacchi, non ci sono differenze sostanziali fra la Convenzione (art. 15 cpv. 1) e il nostro diritto (art. 42d dell'ordinanza del 26 maggio 1936 sulle derrate alimentari, ODA, RS 817.02; art. 9 lett. e delle Istruzioni sulla pubblicità alla televisione; art. 24 cpv. 1 DFSat). Analoga concordanza si riscontra anche nel campo della pubblicità per i farmaci. La Convenzione vieta la pubblicità di farmaci e terapie mediche disponibili solo dietro prescrizione medica nella Parte trasmittente e limita la pubblicità degli altri farmaci (art. 15 cpv. 3 e 4 della Convenzione). Il diritto svizzero prevede un divieto per la pubblicità dei farmaci della lista A-D dell'U.I.C.M. (art. 9 lett. e delle Istruzioni sulla pubblicità alla televisione; art. 24 cpv. 1 DFSat).
Vi è invece una notevole differenza per quanto riguarda la regolamentazione della durata massima della pubblicità, dell'interruzione delle emissioni e della pubblicità per le bevande alcoliche.
Quanto alla durata massima della pubblicità, la Convenzione fissa il limite al 15 per cento della durata quotidiana delle trasmissioni. Tenendo conto delle nuove forme di pubblicità, ad esempio delle vendite televisive, il limite può raggiungere il 20 per cento (art. 12 cpv. 1 della Convenzione). In Svizzera, la SSR è attualmente autorizzata a diffondere in media 29 minuti di pubblicità al giorno, pari a circa il 3,5 per cento della durata media delle emissioni quotidiane che è di 14 ore. Questo limite alquanto restrittivo sul piano nazionale risulta dalla particolare considerazione che si è voluta riservare alla stampa svizzera in conformità dell'articolo 55bls capoverso 4 della Costituzione federale.
Per i giornali, la pubblicità alle televisioni estere rappresenta tuttavia una minaccia minore di quella delle emittenti svizzere. È questa l'idea sulla quale si è basato il nostro Consiglio quando ha concesso ai due programmi di televisione via satellite (European Business Channel e TELECLUB) la possibilità di riservare uno spazio maggiore alla pubblicità (8 min. all'ora, ossia 13%). Ha infatti tenuto conto del fatto che questi programmi si rivolgono soprattutto ad un pubblico internazionale e che la pubblicità sarebbe quindi stata captata in parte all'estero. La diffusione via cavo di programmi esteri che contengono più pubblicità di quelli della SSR e che non presentano differenze sostanziali rispetto a quelli delle televisioni svizzere che diffondono sul mercato internazionale può quindi essere accettata senza troppe difficoltà.
Per quanto riguarda l'interruzione delle emissioni con la pubblicità, la Convenzione non fissa purtroppo limiti abbastanza severi. Su questo punto la posizione della delegazione svizzera in seno al Consiglio d'Europa (rifiuto totale delle interruzioni) è rimasta largamente minoritaria. Da parte nostra rimaniamo comunque ligi al principio del divieto di interruzione dei programmi in quanto salvaguarda l'integrità delle opere diffuse ed i diritti dello spettatore.
L'articolo 17 capoverso 2 del disegno LRTV riprende questo principio per i diffusori svizzeri. Per quanto concerne i programmi esteri ritrasmessi via cavo, un provvedimento così severo non sarebbe giustificato. Nell'interesse della libertà di informazione del pubblico, si deve accettare che i programmi esteri siano ritrasmessi via cavo nelle reti svizzere anche se interrotti dalla pubblicità, come già avviene per alcuni programmi esteri ricevuti via terra e per i quali non sono finora state fissate norme vincolanti in materia di pubblicità (v. art. 78 cpv. 1 OLTT 1).
232.232 Anche la pubblicità per le bevande alcoliche solleva un certo numero di problemi. L'articolo 420 capoverso 3 lettera a della legge federale sull'alcool del 21 giugno 1932 (RS 680) vieta la pubblicità per le bevande distillate alla radio ed alla televisione. Inoltre, l'articolo 9 lettera e delle Istruzioni sulla pubblicità alla televisione proibisce qualsiasi pubblicità per le bevande alcoliche sulle onde della SSR. Dal canto suo, la Convenzione autorizza la pubblicità per le bevande alcoliche, ma con un certo numero di restrizioni: la pubblicità per l'alcool non deve indirizzarsi specificatamente ai minori né essere fatta con la partecipazione di minori; non deve inoltre associare il consumo di bevande alcoliche a prestazioni fisiche o alla guida automobilistica; non deve nemmeno suggerire che le bevande alcoliche abbiano proprietà terapeutiche o un effetto stimolante o che possano risolvere problemi personali; non deve inoltre incentivare il consumo smodato di bevande alcoliche od offrire un'immagine negativa dell'astinenza o della sobrietà; da ultimo, non deve sottolineare indebitamente la gradazione alcolica delle bevande (v. art. 15 cpv. 2 della Convenzione).
Anche se queste condizioni restrittive hanno una certa rilevanza, il nostro Collegio reputa che per ragioni di salute pubblica la pubblicità per le bevande alcoliche non sia auspicabile.
L'articolo 32 della Convenzione consente agli Stati firmatari di fare una riserva alla ritrasmissione di programmi esteri che contengono pubblicità per l'alcool, se non conforme alla legislazione nazionale. Al momento della firma della Convenzione, il nostro Collegio ha annunciato la possibilità di una tale riserva per la Svizzera.
Occorre ora decidere se la Convenzione debba essere ratificata con o senza riserva siffatta.
Va qui rilevato che l'articolo 32 capoverso 1 lettera a della Convenzione non obbliga la Svizzera ad applicare la riserva in tutti i casi. Il nostro Paese manterrebbe però il diritto di vietare sul suo territorio la ritrasmissione di programmi televisivi contenenti pubblicità per le bevande alcoliche.
Vista l'iniziativa popolare tuttora pendente per la prevenzione dei problemi legati all'alcool (FF 1990 I 667), tale possibilità deve essere salvaguardata onde non pregiudicare il verdetto popolare. La riserva in quanto tale non sarà dunque applicata fino a questa decisione del Sovrano. Un altro fatto parla però in favore del mantenimento dello statu quo: un'applicazione immediata della riserva avrebbe effetti considerevoli sull'offerta di programmi delle reti svizzere via cavo, soprattutto per quanto concerne programmi popolari come ARD, ZDF, SAT l, RTL Plus, ORF e RAI Uno.
Oltre al fatto che questa decisione porrebbe grossi problemi d'applicazione, la soppressione di detti programmi nelle reti via cavo pregiudicherebbe gravemente la libertà d'informazione del pubblico.
Per altro, essa potrebbe causare una disparità di trattamento tra i telespettatori allacciati a una rete via cavo - che non hanno spesso altre possibilità di captare i programmi televisivi a causa delle prescrizioni in materia di protezione dei siti - e quelli che possono dotarsi di antenne individuali.
La soluzione mediana, da alcuni auspicata, di occultare gli spot contenenti pubblicità per l'alcool nei programmi esteri comporterebbe problemi tecnici, finanziari e giuridici. A parte il costo considerevole, essa presupporrebbe infatti la collaborazione delle emittenti straniere le quali, vista l'esiguità del mercato svizzero, potrebbero anche disinteressarsi del problema. Anche qui va inoltre considerata la summenzionata disparità di trattamento del pubblico televisivo.
232.233 Per completezza, indichiamo anche le prescrizioni svizzere relative alla pubblicità alla televisione che non sono riprese nella Convenzione: - Divieto di propaganda politica e religiosa (art. 24 cpv. 2 lett. a DFSat; art.
9 lett. b delle Istruzioni sulla pubblicità alla televisione). La Convenzione non prevede una restrizione siffatta. Questa differenza fra la Convenzione ed il diritto interno può essere tollerata senza danni. D'altronde, fino ad oggi nessun programma europeo si è lanciato in una propaganda di tal genere.
Tuttavia, se l'indipendenza politica del paese dovesse essere minacciata, vi sarebbe la possibilità di intervenire sulla base dell'articolo 28 capoverso 2 lettera e DFSat.
Divieto di trasmettere pubblicità la domenica (art. 24 cpv. 2 lett. e DFSat, art. 6 delle Istruzioni sulla pubblicità alla televisione). Già oggi questo divieto non fa più parte delle prescrizioni importanti sulla pubblicità radiodiffusa in Svizzera (cfr. l'art. 28 cpv. 2 lett. b DFSat). Anche nel disegno LRTV si è d'altronde rinunciato al divieto della pubblicità domenicale. Nelle reti via cavo svizzere esistono poi già numerosi esempi di programmi che trasmettono la pubblicità di domenica: ORF, TF 1, Antenne 2, FR3, RAI Uno. La ratifica della Convenzione non comporta quindi un cambiamento della situazione attuale.
Principio della reciprocità secondo l'articolo 28 capoverso 3 DFSat
L'articolo 28 capoverso 3 DFSat prevede che il DFTCE possa rifiutare un'autorizzazione di ritrasmettere un programma estero via satellite «se lo Stato, secondo il cui diritto è rilasciata una concessione per un programma, non permette sul proprio territorio la ridiffusione di programmi diffusi in virtù di una concessione svizzera». Questo principio di reciprocità è contrario allo spirito ed alle regole della Convenzione. D'altronde, se si constatasse che un programma che ha ottenuto la concesssione nel nostro Paese ed è conforme alla Convenzione non è autorizzato alla ridiffusione nelle reti via cavo di un Paese estero firmatario, la Svizzera potrebbe far valere una violazione della Convenzione.
In tal caso si applicherebbe la procedura definita per la composizione delle vertenze (art. 24 segg. della Convenzione). Rispetto agli Stati che non aderiscono alla Convenzione, il principio della reciprocità avrebbe ancora una certa giustificazione. L'applicazione di tale principio non sarebbe però opportuna rispetto agli Stati partecipi di accordi in cui anche la Svizzera si è impegnata, per esempio nell'ambito OCSE. L'estensione del «Code des invisibles» dell'OCSE al settore audiovisivo nel 1988 esclude l'applicazione del principio di reciprocità.
Per queste ragioni, vi proponiamo di abrogare il capoverso 3 dell'articolo 28 DFSat. Parimenti, si dovrà adattare l'articolo 48 capoverso 1 del disegno LRTV.
Esigenze relative ai programmi svizzeri concessionari
Rispetto della Convenzione da parte del radiotrasmettitore
11 sistema svizzero di concessione radiotelevisiva (art. 7 DFSat; art. 9 del disegno LRTV) permette di rispettare senza difficoltà gli articoli 5 e 6 della Convenzione che obbligano gli Stati-parte a vigilare affinchè i programmi televisivi sottostanti alla loro giurisdizione siano conformi alla Convenzione e affinchè l'emittente stessa offra una certa trasparenza. Ove le prescrizioni della Convenzione e quelle del diritto interno collimino (come vedremo in seguito), il controllo dei programmi da parte dell'autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva (cfr. art. 17 del decreto federale del 7 ottobre 1983, RS 784.45; art. 62 del disegno LRTV) contribuisce al rispetto delle norme contenute nella Convenzione.
Esigenze minime relative ai programmi
Le prescrizioni relative ai programmi contenute nell'articolo 7 della Convenzione sono direttamente applicabili (rispetto della persona umana, protezione della gioventù, ecc). In caso di conflitto con il diritto interno, esse prevalgono.
Non c'è tuttavia ragione di temere tali conflitti poiché norme siffatte esistono già (cfr. art. 55bis Cost.; art. 4 della concessione SSR; art. 3 DFSat; art. 203 segg. e 265 segg. CP, RS 311; art. 135 CP nella versione del 23 giugno 1989, 774
RU 1989 2452). Il divieto di fomentare l'odio razziale, citato nella Convenzione, dovrebbe prossimamente trovare un equivalente nel diritto svizzero non appena il Parlamento avrà accettato il nuovo articolo 261bis del Codice penale in connessione con la firma della Convenzione dell'ONU in questa materia.
II mandato assegnato agli Stati firmatari dall'articolo 8 capoverso 1 della Convenzione di introdurre un diritto di risposta è già adempito dagli articoli 28 segg. del Codice civile (RS 210). L'obbligo di identificazione del programma, previsto dall'articolo 8 capoverso 2 della Convenzione, è direttamente applicabile e può essere assicurato adattando gli oneri previsti nelle concessioni.
Accesso del pubblico ad avvenimenti principali
L'articolo 9 della Convenzione obbliga gli Stati-parte ad esaminare le misure giuridiche atte ad evitare che gli avvenimenti di grande importanza siano oggetto di contratti di esclusiva a favore di un determinato radiotrasmettitore. Disposizioni di questo tipo esistono già nel DFSat e garantiscono una protezione della SSR nell'ambito del suo compito di servizio pubblico (art. 6). Il disegno di LRTV contiene una prescrizione analoga (art. 7). L'obbligo che risulta da questo articolo della Convenzione è quindi adempito.
L'articolo 10 della Convenzione obbliga gli Stati a vigilare affinchè i radiotrasmettitori diffondano per quanto possibile opere di origine europea (cpv. 1 e 2). Inoltre, gli Stati-parte hanno il dovere di promuovere la creazione di opere audiovisive europee (cpv. 3). Da ultimo, è previsto un periodo di attesa per la diffusione televisiva di opere cinematografiche (cpv. 4). Queste prescrizioni lasciano ai Paesi firmatari un ampio margine di interpretazione. Per la Svizzera appare chiaro che i provvedimenti presi in quest'ambito devono essere conformi ai nostri impegni internazionali e non devono introdurre nuove discriminazioni (per es. OCSE). Riteniamo fra l'altro che la nostra partecipazione a «Eurêka Audiovisuel» ci permetterà di seguire le indicazioni dell'articolo 10.
11 nostro diritto nazionale contiene già un certo numero di norme che rispondono a questi obiettivi culturali. Nelle concessioni Teleclub (FF 1989 III 403; art. 4 e 6) e Télécinéromandie (FF 1990 I 878, art. 4 e 5) è già stato tenuto conto delle opere di origine europea e del periodo d'attesa per le opere cinematografiche. Il disegno di LRTV prevede pure, all'articolo 3, la promozione della produzione di origine europea come uno degli obiettivi della radiotelevisione. Inoltre, la promozione stessa delle opere audiovisive trova già appoggio nella legislazione sul cinema.
Come già detto (n. 232.23) in materia di pubblicità esiste una concordanza notevole fra le disposizioni della Convenzione e quelle del nostro diritto nazionale. Anzi, in alcuni punti il diritto svizzero è più restrittivo della Convenzione.
Questa politica più rigida rispetto ai programmi concessionati svizzeri è conforme alla Convenzione (cfr. art. 28).
Gli articoli 17 e 18 della Convenzione contengono un certo numero di disposizioni sulla sponsorizzazione (indicazione dello sponsor, garanzia di indipendenza del radiotrasmettitore, divieto della pubblicità indiretta, esclusione degli sponsor che offrono prodotti o servizi per i quali la pubblicità televisiva è vietata, divieto di sponsorizzazione di telegiornali e servizi d'attualità). Nel diritto svizzero vi sono già disposizioni analoghe (v. art. 22 DFSat e art. 18 del disegno LRTV). Mancano tuttavia, nel DFSat, una norma relativa al divieto della sponsorizzazione dei telegiornali e dei servizi d'attualità e l'esclusione degli sponsor per i quali la pubblicità televisiva è vietata. Le prescrizioni più severe della Convenzione in questa materia sono direttamente applicabili e non sarebbe quindi indispensabile introdurle nel diritto svizzero. Per rispettare la coerenza della legislazione, raccomandiamo tuttavia di completare l'articolo 22 del DFSat nel modo seguente: 4
La sponsorizzazione dei telegiornali e delle emissioni o serie di emissioni connesse con l'esercizio dei diritti politici a livello federale, cantonale e comunale è vietata.
4bis Le emissioni non possono essere sponsorizzate da persone fisiche o giuridiche che abbiano per attività principale la fabbricazione o la vendita di prodotti o la fornitura di servizi per i quali la pubblicità è vietata.
L'articolo 18 del disegno LRTV deve essere adattato nello stesso senso.
L'articolo 29 capoverso 3 della Convenzione prevede che uno Stato possa, al momento della firma, dichiarare che applicherà la Convenzione a titolo provvisorio, prima dell'entrata in vigore. Il nostro Collegio ha fatto uso di questa possibilità il 5 maggio 1989. Abbiamo in effetti considerato urgente di applicare le prescrizioni della Convenzione, in particolare tenuto conto delle diverse richieste in sospeso relative all'inserimento di programmi esteri nelle reti via cavo. Potevamo d'altronde partire dal presupposto che la Convenzione fosse in gran parte compatibile con il diritto nazionale (v. n. 23). Le principali differenze nel campo della pubblicità (interruzione delle emissioni, pubblicità per le bevande alcoliche) non devono essere considerate un ostacolo all'applicazione provvisoria della Convenzione in quanto le norme di quest'ultima corrispondono alla situazione giuridica vigente prima dell'adozione del DFSat. Queste 776
norme sono d'altronde quelle tuttora valide per la diffusione via cavo di programmi trasmessi per trasmettitore terrestre.
Rimane tuttavia irrisolta la questione relativa alla possibilità di applicazione provvisoria di una convenzione implicante un'unificazione multilaterale del diritto (cfr. n. 6). L'Ufficio federale di giustizia e la Direzione del diritto internazionale pubblico hanno esaminato la questione ed hanno risposto affermativamente.
La competenza del nostro Consiglio di decidere l'applicazione provvisoria di un trattato internazionale si fonda sull'articolo 102 numero 8 della Costituzione federale. Tale facoltà non potrebbe spettare all'organo competente per l'approvazione ordinaria, poiché ne conseguirebbe che la dichiarazione di applicazione provvisoria coinciderebbe con l'approvazione del trattato. Lo scopo stesso dell'applicazione provvisoria, quello cioè di permettere ad un trattato di esplicare i suoi effetti già dal momento della firma, sarebbe disatteso in numerosi casi.
È incontestabile che l'applicazione provvisoria di un trattato può comportare gravi conseguenze giuridiche interne. La gravita di tali conseguenze non può essere tuttavia valutata in funzione del fatto che un trattato sottostia o meno a referendum.
Le situazioni giuridiche create dall'applicazione provvisoria di un trattato devono essere reversibili, in modo da salvaguardare i diritti dell'autorità d'approvazione competente. Per questa ragione, ogni autorizzazione relativa alla diffusione di programmi esteri attraverso reti via cavo e concessa durante l'applicazione provvisoria della Convenzione contiene una riserva che permette al DFTCE di revocarla nel caso in cui la Convenzione non entri in vigore per la Svizzera. Se la vostra Assemblea o (in caso di referendum) il corpo elettorale respingesse l'approvazione della Convenzione, il nostro Collegio dovrà riesaminare se i programmi autorizzati per la ritrasmissione via cavo rispettino le esigenze del diritto nazionale e, in caso negativo, agire di conseguenza vietandone la diffusione.
L'entrata in vigore della Convenzione semplifica la procedura di autorizzazione per la ridiffusione di programmi via cavo, con conseguente alleggerimento dei compiti del servizio della radio e della televisione del DFTCE e dei servizi delle PTT in contatto con i distributori via cavo. Questo alleggerimento sarà però in parte controbilanciato dalla creazione del Comitato permanente, il quale comporterà un aumento di lavoro per i responsabili delle questioni internazionali inerenti ai massmedia. Non prevediamo perciò nessun cambiamento nell'effettivo del personale. Non sono neanche previsti contributi specifici dello Stato per l'applicazione della Convenzione.
Si prevede invece che l'applicazione della Convenzione implicherà spese supplementari per il Segretariato del Consiglio d'Europa, che dovrà probabilmente 7.77
aumentare il personale per sostenere gli organi incaricati dell'applicazione della Convenzione. Non è tuttavia ancora possibile dire se questi costi supplementari condurranno ad un leggero aumento dei contributi generali degli Stati membri del Consiglio d'Europa.
II presente progetto non figura nel programma di legislatura 1987-1991 (FF 1988 I 339). L'urgente necessità di disporre di una Convenzione siffatta e la rapidità con cui essa è stata elaborata non hanno permesso che il progetto venisse allora menzionato. Ciononostante, la Convenzione s'iscrive nella linea del programma di legislatura, che prevede un rafforzamento dell'integrazione della Svizzera in Europa attraverso strutture che permettano al nostro Paese di avere voce in capitolo, come nel Consiglio d'Europa.
Relazioni con il diritto europeo
In quanto diritto europeo, la Convenzione deve essere situata in rapporto alla direttiva sulla televisione transfrontaliera adottata nel 1989 dalla Comunità europea. In seguito al Vertice dei Capi di Stato tenutosi a Rodi nel dicembre 1988 si era deciso che la direttiva dovesse seguire, nella misura del possibile, le prescrizioni contenute nella Convenzione. Di fatto la direttiva è ampiamente compatibile con la Convenzione. Nella situazione attuale non esistono conflittualità fra questi due strumenti che sono stati elaborati nello stesso spirito dinamico.
La Convenzione tiene conto della possibilità di trasferire alla Commissione di Bruxelles una parte delle competenze degli Stati in materia audiovisiva. L'articolo 29 menziona espressamente le Comunità europee come possibile firmatario e l'articolo 27 contiene una clausola secondo cui fra gli Stati membri della Comunità viene in linea di massima applicato il diritto comunitario e solo in subordine quello sancito dalla Convenzione. In pratica, questo significa che la Convenzione disciplinerà le relazioni della Comunità e dei suoi Stati membri con gli Stati non membri della Comunità. Tale clausola garantisce una certa libertà d'azione alla Comunità. Per la Svizzera, non ha però conseguenze dirette.
Nell'ambito dei negoziati sullo Spazio economico europeo (SEE), il settore audiovisivo viene considerato un «servizio». I Paesi dell'AELS e della CE hanno convenuto che la circolazione dei servizi - come quella delle persone, dei beni e dei capitali - sarà liberalizzata nello SEE. La base giuridica comune da inserire nel trattato SEE per facilitare la libera circolazione dei programmi non è ancora stata fissata. Per la Svizzera e gli altri Paesi dell'AELS dovrebbe trattarsi della Convenzione TV del Consiglio d'Europa; per la Commissione della CE, invece, della direttiva TV del 3 ottobre 1989. Nonostante siano sostanzialmente simili, i due strumenti differiscono nell'impostazione. La Convenzione, oltre a garantire maggiormente il pluralismo dell'informazione e la diversità culturale, rivolge maggiore attenzione agli interessi del pubblico; la Direttiva, invece, da più peso all'aspetto economico dell'attività dei radiotrasmettitori.
Questi due modi di vedere le cose conducono a differenze che hanno una certa 778
rilevanza in particolare per i piccoli Paesi. Nel caso in cui la Direttiva TV venisse accolta come base giuridica nello SEE, un certo numero di modificazioni, segnatamente nell'ambito della ritrasmissione di programmi esteri e delle quote per le opere di origine europea, dovranno essere operate nella nostra legislazione.
Nel settembre del 1990, sedici Stati (di cui 7 della CE) avevano firmato la Convenzione: Austria, Italia, Spagna, Grecia, Ungheria, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, San Marino, Svezia, Jugoslavia e Svizzera. San Marino e la Polonia l'hanno già ratificata.
La maggior parte dei 23 membri del Consiglio d'Europa ha dichiarato di voler applicare immediatamente di fatto la Convenzione ed ha manifestato, come anche alcuni Paesi dell'Est, l'intenzione di ratificarla prossimamente.
La costituzionalità del disegno di decreto federale che approva la Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera si basa sull'articolo 8 della Costituzione federale che attribuisce alla Confederazione la competenza di concludere trattati internazionali. La competenza dell'Assemblea federale deriva dall'articolo 85 numero 5 della Costituzione federale.
I trattati internazionali devono essere sottoposti a referendum facoltativo quando una delle tre condizioni seguenti si verifica (art. 89 cpv. 3 Cost.): sono di durata indeterminata e indenunziabili, prevedono l'adesione ad un'organizzazione internazionale, comportano un'unificazione multilaterale del diritto.
La presente Convenzione può essere denunciata in qualsiasi momento e non prevede l'adesione ad un'organizzazione internazionale. Rimane quindi da verificare se implichi un'unificazione multilaterale del diritto ai sensi dell'articolo 89 capo verso 3 lettera e della Costituzione federale. Secondo la prassi definita dal nostro Collegio, solo i trattati che contengono diritto uniforme, nell'insieme direttamente applicabile, e che disciplinano nei particolari un campo giuridico ben definito e abbastanza importante da giustificare per analogia, a livello nazionale, l'elaborazione di una legge particolare devono obbligatoriamente essere sottoposti a referendum facoltativo secondo l'articolo 89 capoverso 3 lettera e della Costituzione (FF 1988II 801). In linea di massima, la Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera non soddisfa questi criteri. Ciononostante, visto che l'articolo 4, una delle disposizioni chiave della Convenzione, obbliga le Parti ad autorizzare la ritrasmissione sul loro territorio di servizi di programmi esteri che siano conformi alla Convenzione ed esclude l'emanazione di altre norme a livello nazionale, si può ammettere che la Convenzione implichi un'unificazione multilaterale del diritto quale intesa dal Parlamento. L'Assemblea federale ha in effetti precisato la prassi del nostro Collegio stabilendo che in casi particolari vi può essere unificazione multilaterale del diritto anche se le norme internazionali in questione sono poco numerose, ma rilevanti per portata e natura o perché implicanti organi internazionali di controllo (FF 1988II 801, Boll.
Uff. S 1986 488 segg., N 1987 147 segg., N 1986 1230 segg. e 1987 24 segg.).
Visto quanto precede, il decreto federale di approvazione della Convenzione deve essere sottoposto al referendum facoltativo.
Decreto federale concernente la Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera
L'Assemblea federale della Confederazione Svizzera, visto l'articolo 8 della Costituzione federale; visto il messaggio del Consiglio federale del 16 ottobre 19901', decreta:
Art. l 1 La Convenzione europea del 5 maggio 19892) sulla televisione transfrontaliera è approvata.
2 II Consiglio federale è autorizzato a ratificarla facendo la riserva prevista dall'articolo 32 capoverso 1 lettera a.
Art. 2 II presente decreto sottosta al referendum facoltativo (art. 89 cpv. 3 leti, e Cost.).
Decreto federale sulla radiodiffusione via satellite (DFSat)
L'Assemblea federale della Confederazione Svizzera, visto il messaggio del Consiglio federale del 16 ottobre 19901', decreta:
I II decreto federale del 18 dicembre 19872) sulla radiodiffusione via satellite (DFSat) è modificato come segue: Art. 22 cpv. 4 e 4bìs (nuovo) 4 La sponsorizzazione di telegiornali e di emissioni o serie di emissioni connesse con l'esercizio dei diritti politici a livello federale, cantonale e comunale è vietata.
4b s ' Le emissioni non possono essere sponsorizzate da persone fisiche o giuridiche che hanno per attività principale la fabbricazione o la vendita di prodotti o la fornitura di servizi per i quali la pubblicità è vietata.
Art. 28 cpv. 2 frase introduit iva e leti, b, e cpv. 3 L'autorizzazione è rilasciata se: b. il programma rispetta le prescrizioni contenute della Convenzione europea del 5 maggio 19893) sulla televisione transfrontaliera; 3 A drogato.
II presente decreto sottosta al referendum facoltativo.
Conclusa a Strasburgo il 5 maggio 1989 Firmata dalla Svizzera il 5 maggio 1989 Applicata provvisoriamente dalla Svizzera dal 5 maggio 1989
Preambolo Gli Stati membri del Consiglio d'Europa e gli altri Stati partecipanti alla Convenzione culturale europea 2), firmatari della presente Convenzione, considerando che l'obiettivo del Consiglio d'Europa consiste nella realizzazione di una più stretta unione fra i propri membri, al fine di salvaguardare e promuovere gli ideali ed i principi che sono loro patrimonio comune; considerando che tanto la dignità quanto l'uguaglianza di ogni essere umano rappresentano elementi fondamentali di tali principi; considerando che la libertà d'espressione e di informazione, così come viene garantita dall'articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali 3) costituisce uno dei principi fondamentali di una società democratica ed una delle condizioni essenziali per lo sviluppo della stessa e per quello di ogni essere umano; riaffermando il loro attaccamento ai principi relativi alla libera circolazione dell'informazione e delle idee e all'indipendenza dei radiotrasmettitori, che costituiscono una base indispensabile per la loro politica in materia di radiodiffusione; affermando l'importanza della radiodiffusione per lo sviluppo della cultura e per la libera formazione delle opinioni in condizioni tali da consentire la salvaguardia del pluralismo e dell'uguaglianza delle opportunità fra tutti i gruppi ed i partiti politici democratici; convinti del fatto che il costante sviluppo della tecnologia dell'informazione e della comunicazione debba servire a promuovere, indipendentemente dalle frontiere, il diritto di espressione, di ricerca, di ricezione e di comunicazione delle informazioni e delle idee, qualunque sia la loro origine; desiderosi di offrire al pubblico una più ampia scelta di servizi di programmi che consentano tanto la valorizzazione del patrimonio quanto lo sviluppo della creazione degli audiovisivi in Europa, e decisi a conseguire questo obiettivo culturale grazie agli sforzi tesi all'accrescimento della produzione e della circolazione di programmi di elevata qualità, venendo così a soddisfare i desideri del pubblico nel settore della politica, dell'educazione e della cultura; RS 0.784.405 "Dal testo originale francese (RO 1989 1877).
2 > RS 0.440.1; RU 1962 973 3 > RS 0.101; RU 1974 2151 782
Televisione transfrontalière
riconoscendo la necessità del consolidamento del quadro generale di regole comuni; tenendo a mente la Risoluzione n. 2 e la Dichiarazione della prima Conferenza ministeriale europea sulla politica delle comunicazioni di massa; desiderosi di sviluppare i principi riconosciuti dalle Raccomandazioni esistenti in seno al Consiglio d'Europa sui principi relativi alla pubblicità televisiva, sull'uguaglianza tra uomo e donna nei massmedia, sull'uso della capacità del satellite per la televisione e la radiodiffusione sonora e sulla promozione della produzione audiovisiva in Europa; hanno stabilito quanto segue: Capitolo I Disposizioni generali Articolo 1 Oggetto ed obiettivo La presente Convenzione concerne i servizi di programmi incorporati nelle trasmissioni. Il suo obiettivo consiste nel facilitare, fra le Parti, la trasmissione transfrontaliera e la ritrasmissione di servizi di programmi televisivi.
Articolo 2 Espressioni utilizzate Ai fini della presente Convenzione: a. «Trasmissione» designa l'emissione primaria, via trasmettitore terrestre, via cavo o mediante ogni tipo di satellite, codificata o meno, di servizi di programmi televisivi destinati alla ricezione del pubblico in generale. Non vengono contemplati i servizi di comunicazione operanti su chiamata individuale; b. «Ritrasmissione» indica il fatto di captare e trasmettere simultaneamente, qualunque siano i mezzi tecnici utilizzati, nella loro interezza e senza alcuna modifica, servizi di programmi televisivi o parti importanti di tali servizi trasmessi da radiotrasmettitori e destinati alla ricezione del pubblico in generale; e. «Radiotrasmettitore» indica la persona fisica o giuridica che elabora servizi di programmi televisivi destinati alla ricezione del pubblico in generale e li trasmette o li fa trasmettere da un terzo nella loro interezza e senza alcuna modifica; d. «Servizio di programmi» indica l'insieme degli elementi di un determinato servizio, fornito da un radiotrasmettitore ai sensi del paragrafo precedente; e. «Opere audiovisive d'origine europea» designa le opere di creazione la cui produzione o coproduzione è controllata da persone fisiche o giuridiche europee; 783
/. «Pubblicità» indica ogni annuncio pubblicitario realizzato al fine di incentivare la vendita, l'acquisto o la locazione di un prodotto o di un servizio, di promuovere una causa od un'idea o di produrre qualche altro effetto desiderato dall'inserzionista, al quale è stato concesso a tal fine un periodo di trasmissione dietro rimunerazione o altro compenso similare; g. «Sponsorizzazione» designa la partecipazione di una persona fisica o giuridica - non impegnata in attività di radiodiffusione o di produzione di opere audiovisive - al finanziamento diretto o indiretto di un'emissione al fine di promuoverne il nome, la ragione sociale o il prestigio.
Articolo 3 Campo d'applicazione La presente Convenzione trova applicazione per tutti i servizi di programmi trasmessi o ritrasmessi da organismi o tramite mezzi tecnici dipendenti dalla giurisdizione di una Parte, che si tratti di cavo, di trasmettitore terrestre o di satellite, i quali possono essere ricevuti, direttamente o indirettamente, da una o più altre Parti.
Articolo 4 Libertà di ricezione e di ritrasmissione Le Parti assicurano la libertà di espressione e di informazione, in conformità all'articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali; ed esse garantiscono la libertà di ricezione e non ostacolano la ritrasmissione sul proprio territorio di servizi di programmi che siano conformi alle disposizioni della presente Convenzione.
Articolo 5 Obblighi delle Parti trasmittenti 1. Ognuna delle Parti trasmittenti deve assicurarsi, tramite mezzi appropriati e istituzioni competenti, che tutti i servizi di programmi trasmessi da organismi o tramite mezzi tecnici dipendenti dalla propria giurisdizione, ai sensi dell'articolo 3, siano conformi alle disposizioni della presente Convenzione.
2. Ai sensi della presente Convenzione, per Parte trasmittente si intende: a. Nel caso di trasmissioni terrestri, la Parte nel cui territorio viene effettuata l'emissione primaria; b. Nel caso di trasmissioni via satellite: i. la Parte nel cui territorio ha origine il collegamento via aria verso il satellite; ii. la Parte che accorda il diritto di utilizzare una frequenza o una capacità del satellite nel caso in cui il collegamento via aria ha origine in uno Stato che non partecipa alla presente Convenzione; iii. la Parte nel cui territorio ha sede il radiotrasmettito re, nel caso in cui non è stata stabilita alcuna responsabilità in virtù dei capoversi i e ii.
3. Nel caso in cui dei servizi di programmi trasmessi da Stati che non facciano parte della Convenzione sono ritrasmessi da organismi o tramite mezzi tecnici 784
dipendenti dalla giurisdizione di una Parte, ai sensi dell'articolo 3, quest'ultima, in qualità di Parte trasmittente, si assicurerà, tramite mezzi appropriati ed istituzioni competenti, della conformità di questi servizi con le disposizioni della presente Convenzione.
Articolo 6 Trasparenza 1. Le responsabilità del radiotrasmettitore verranno indicate in modo chiaro e sufficiente nell'autorizzazione rilasciata dall'autorità nazionale competente o nel contratto concluso con quest'ultima, o mediante altre misure giuridiche.
2. L'autorità competente della Parte trasmittente fornirà, su richiesta, informazioni concernenti il radiotrasmettitore. Tali informazioni dovranno indicare almeno il nome o la denominazione, la sede e lo statuto giuridico del radiotrasmettitore, il nome del rappresentante legale, la composizione del capitale, la natura, l'oggetto, la modalità di finanziamento del servizio di programmi che il radiotrasmettitore fornisce o si appresta a fornire.
Capitolo II Disposizioni relative alla programmazione Articolo 7 Responsabilità del radiotrasmettitore 1. Tutti gli elementi dei servizi di programmi dovranno rispettare, nel contenuto e nella presentazione, la dignità della persona umana ed i diritti altrui fondamentali.
In particolare, tali elementi non dovranno: a. essere contrari al buon costume, né, in particolare, avere un contenuto pornografico; b. esaltare la violenza né essere atti ad incoraggiare il razzismo.
2. Gli elementi dei servizi di programmi che possano nuocere allo sviluppo fisico, psichico e morale dei fanciulli o degli adolescenti non debbono essere trasmessi quando questi ultimi, a causa dell'orario di trasmissione e di ricezione, li possano guardare.
3. 11 radiotrasmettitore vigila affinché i telegiornali presentino i fatti e gli avvenimenti in modo obiettivo così da favorire la libera formazione delle opinioni.
Articolo 8 Diritto di risposta 1. Ogni Parte trasmittente deve assicurarsi che tutte le persone fisiche o giuridiche, di qualsiasi nazionalità o qualunque sia il luogo di residenza, possano esercitare un diritto di risposta o similmente un ricorso giuridico o amministrativo nei confronti delle emissioni trasmesse o ritrasmesse da organismi o tramite mezzi tecnici dipendenti dalla propria giurisdizione ai sensi dell'articolo 3.
Essa si assicura in particolare che il termine e le altre modalità previste per l'esercizio del diritto di risposta siano sufficienti per permettere l'esercizio effetti785
vo di questo diritto. L'esercizio effettivo del diritto di risposta o di altri simili ricorsi giuridici o amministrativi dev'essere garantito sia quanto ai termini sia quanto alle modalità d'applicazione.
2. A tal fine, il nome del radiotrasmettitore responsabile del servizio di programmi viene ivi identificato ad intervalli regolari con ogni indicazione appropriata.
Articolo 9 Accesso del pubblico agli avvenimenti principali Ogni Parte esamina le misure giuridiche atte ad evitare che il diritto del pubblico all'informazione non venga rimesso in causa dall'esercizio, da parte di un radiotrasmettitore, di diritti esclusivi di trasmissione o ritrasmissione, ai sensi dell'articolo 3, di un avvenimento di grande interesse per il pubblico, con la conseguenza di privare una parte considerevole del pubblico, nell'ambito di una o più Parti, della possibilità di seguire per televisione quell'avvenimento.
Articolo 10 Obiettivi culturali 1. Ogni Parte trasmittente vigila, ogni volta che è possibile e tramite mezzi appropriati, affinchè i radiotrasmettitori riservino alle opere audiovisive di origine europea una quota maggioritaria del tempo di trasmissione non dedicato alle informazioni, a manifestazioni sportive, a giochi, alla pubblicità o a servizi di teletext. Questa quota, tenuto conto delle responsabilità del radiotrasmettitore nei confronti del suo pubblico in materia di informazione, di educazione, di cultura e di svago, dovrà essere ottenuta progressivamente in base a criteri appropriati.
2. In caso di disaccordo tra una Parte ricevente ed una trasmittente sull'applicazione del paragrafo precedente, si può fare appello, a richiesta di una sola delle Parti, al Comitato permanente perché dia un parere consultivo sulla materia. Tale disaccordo non può venire sottoposto alla procedura di arbitrato prevista all'articolo 26.
3. Le Parti s'impegnano a ricercare in comune gli strumenti e le procedure più adatti per sostenere, senza discriminazione tra i radiotrasmettitori, l'attività e lo sviluppo della produzione europea, segnatamente nelle Parti con debole capacità di produzione audiovisiva o di area linguistica ristretta.
4. Nello spirito di cooperazione e di mutua assistenza che anima la presente Convenzione, le Parti si sforzeranno di evitare che i servizi di programmi trasmessi o ritrasmessi da organismi o mediante mezzi tecnici dipendenti dalla loro giurisdizione a norma dell'articolo 3, non mettano in pericolo il pluralismo della stampa scritta e lo sviluppo delle industrie cinematografiche. A tal fine, salvo accordo contrario tra i titolari di diritti e il radiotrasmettitore, tali servizi non possono trasmettere opere cinematografiche prima che siano trascorsi due anni dalla prima proiezione nelle sale cinematografiche; se si tratta di opere cinematografiche coprodotte dal radiotrasmettitore, questo termine è di un anno.
Capitolo III Pubblicità Articolo 11 Norme generali
Ogni pubblicità deve essere leale ed onesta.
La pubblicità non deve essere fallace né ledere gli interessi dei consumatori.
La pubblicità destinata ai bambini o che fa appello a bambini non deve pregiudicare gli interessi di quest'ultimi, ma tenere conto della loro particolare sensibilità.
L'inserzionista non deve esercitare alcuna influenza editoriale sul contenuto dei programmi.
Articolo 12 Durata 1. 11 tempo di trasmissione dedicato alla pubblicità non deve essere superiore al 15 per cento della durata quotidiana delle trasmissioni. Tuttavia tale percentuale può arrivare al 20 per cento se comprende fórme di pubblicità come le offerte fatte direttamente al pubblico, sia per vendere sia per comperare sia per locare prodotti, sia per fornire servizi, purché il volume degli spot pubblicitari non superi il 15 per cento.
2. I tempi di trasmissione dedicati agli spot pubblicitari all'interno di un periodo dato di un'ora non devono superare il 20 per cento.
3. Le forme di pubblicità come le offerte fatte direttamente al pubblico sia per vendere, sia per comperare o locare prodotti, sia per fornire servizi, non devono superare un'ora al giorno.
Articolo 13 Forma e presentazione 1. La pubblicità deve essere chiaramente indentificabile come tale e chiaramente separata dagli altri elementi del servizio di programmi tramite mezzi ottici od acustici. In linea di massima, deve essere raggruppata in blocchi.
2. È vietata la pubblicità subliminale.
3. È vietata la pubblicità clandestina, in particolare la presentazione di prodotti o servizi nelle emissioni, nel caso in cui quest'ultima è realizzata a scopo pubblicitario.
4. La pubblicità non deve ricorrere, né visivamente, né oralmente, a persone che presentano regolarmente telegiornali e servizi di attualità.
Articolo 14 Inserimento della pubblicità 1. La pubblicità deve essere inserita fra le emissioni. Fatte salve le condizioni fissate nei paragrafi 2-5 del presente articolo, la pubblicità può essere ugual787
mente inserita nel corso delle emissioni ma in maniera da non recare danno all'integrità ed al valore delle emissioni ed in modo da non arrecare pregiudi/io ai diritti degli aventi diritto.
2. Nelle emissioni composte da parti autonome o nelle emissioni sportive e in avvenimenti ed in spettacoli di analoga struttura comprendenti intervalli, la pubblicità può essere inserita solo tra le parti autonome o negli intervalli.
3. La trasmissione di opere audiovisive come lungometraggi cinematografici e film concepiti per la televisione (escluse le serie, i romanzi a puntate, le emissioni di svago ed i documentari), a condizione che la loro durata sia superiore a 45 minuti, può essere interrotta una volta dopo una parte completa di 45 minuti. Un'altra interruzione è ammessa se la loro durata è superiore di almeno venti minuti a due o più parti complete di 45 minuti.
4. Se emissioni non comprese tra quelle del paragrafo 2 vengono interrotte dalla pubblicità, dovrebbe trascorrere almeno un periodo di 20 minuti tra ogni interruzione successiva all'interno delle emissioni.
5. La pubblicità non può essere inserita nella diffusione di cerimonie religiose.
I telegiornali, i servizi di attualità, i documentari, le emissioni religiose e le emissioni per bambini di durata inferiore ai 30 minuti non possono essere interrotte dalla pubblicità. Se durano almeno 30 minuti si applicano le disposizioni dei paragrafi precedenti.
Articolo 15 Pubblicità di prodotti determinati 1. È vietata la pubblicità di tabacchi.
2. La pubblicità per le bevande alcoliche di ogni sorta deve essere conforme alle seguenti norme: a. non deve essere indirizzata specificatamente ai minori; nessun individuo che possa essere ritenuto un minore può essere associato in una pubblicità al consumo di bevande alcoliche; b. non deve associare il consumo dell'alcool a prestazioni fisiche o alla guida automobilistica; e. non deve suggerire che le bevande alcoliche siano dotate di proprietà terapeutiche o che abbiano un effetto stimolante, sedativo o possano risolvere problemi personali; d. non deve incentivare il consumo smodato di bevande alcoliche od offrire un'immagine negativa dell'astinenza o della sobrietà; e. non deve sottolineare indebitamente la gradazione alcolica delle bevande.
4. La pubblicità degli altri farmaci e di altre terapie mediche deve essere chiaramente identificabile in quanto tale, leale, veritiera e controllabile, e deve conformarsi all'esigenza dell'assenza di effetti nocivi per l'individuo.
Articolo 16 Pubblicità rivolta specificamente ad una sola Parte 1. Onde evitare distorsioni della concorrenza e non esporre a pericolo il sistema televisivo di una Parte, i messaggi pubblicitari rivolti specificamente e frequentemente al pubblico di una sola Parte, che non sia quella trasmittente, non devono eludere le regole relative alla pubblicità televisiva di quella Parte.
2. Le disposizioni del paragrafo precedente non si applicano se: a. le regole di cui si tratta discriminano tra messaggi pubblicitari trasmessi da organismi o tramite mezzi tecnici dipendenti dalla giurisdizione di quella Parte e messaggi pubblicitari trasmessi da organismi o tramite mezzi tecnici dipendenti dalla giurisdizione di un'altra Parte; o b. le Parti interessate hanno concluso accordi bilaterali o multilaterali in questo campo.
Capitolo IV Sponsorizzazione Articolo 17 Norme generali
Nel caso in cui un'emissione o una serie di emissioni venga sponsorizzata tutta o in parte, ciò deve essere chiaramente ed appropriatamente indicato nei titoli all'inizio e/o alla fine della trasmissione.
Il contenuto e la programmazione di un'emissione sponsorizzata non possono, in nessun caso, essere influenzati dallo sponsor così da compromettere la responsabilità e l'indipendenza editoriale del radiotrasmettitore nei confronti delle emissioni.
Le emissioni sponsorizzate non devono incentivare la vendita, l'acquisto o la locazione di prodotti o servizi dello sponsor o di un terzo, in particolare facendo riferimenti specifici a titolo promozionale a tali prodotti o servizi nel corso delle emissioni medesime.
Articolo 18 Sponsorizzazioni vietate 1. Le emissioni non possono essere sponsorizzate da persone fisiche o giuridiche che abbiano per attività principale la fabbricazione o la vendita di prodotti o la fornitura di servizi la cui pubblicità è vietata in virtù dell'articolo 15.
2. È vietata la sponsorizzazione dei telegiornali e dei servizi di attualità.
Capitolo V Mutua assistenza Articolo 19 Cooperazione fra le Parti 1. Le Parti si impegnano ad assistersi mutualmente nell'attuazione della presente Convenzione.
2. A tale scopo: a. ogni Stato contraente designa una o più autorità comunicandone la denominazione e l'indirizzo al Segretario Generale del Consiglio d'Europa, al momento del deposito del proprio strumento di ratifica, di accetta/.ione, di approvazione o di adesione; b. ogni Stato contraente che ha designato più autorità indica, nella comunicazione contemplata al comma a, la competenza spettante ad ognuna delle autorità.
3. Un'autorità designata da una Parte: a. fornirà le informazioni indicate nell'articolo 6 paragrafo 2 della presente Convenzione; b. fornirà, su richiesta di un'autorità designata da un'altra Parte, informazioni relative al diritto ed alla prassi interni nei settori contemplati dalla presente Convenzione; e. coopererà con le autorità designate dalle altre Parti ogni volta che risulterà utile farlo e soprattutto nel caso in cui tale cooperazione possa consolidare l'efficacia delle misure adottate nell'applicazione della presente Convenzione; d. esaminerà qualsiasi difficoltà creatasi nell'applicazione della presente Convenzione che le verrà notificata da un'autorità designata da un'altra Parte.
Capitolo VI Comitato permanente Articolo 20 Comitato permanente 1. È costituito, ai sensi della presente Convenzione, un Comitato permanente.
2. Ogni Parte ha la possibilità di farsi rappresentare in seno al Comitato permanente da uno o più delegati. Ogni delegazione dispone di un voto. Nei campi di sua competenza, la Comunità economica europea esercita il suo diritto di voto con un numero di voti pari a quello dei suoi Stati membri che sono Parti nella presente Convenzione; la Comunità economica europea non esercita il suo diritto di voto nei casi in cui gli Stati membri interessati esercitino il loro, e viceversa.
3. Ogni Stato secondo l'articolo 29 paragrafo 1 che non partecipa alla presente Convenzione può farsi rappresentare al Comitato permanente da un osservatore.
4. Il Comitato permanente può, nel compimento della propria missione, ricorre ad esperti. Ha la possibilità di invitare, di sua iniziativa o su richiesta dell'organismo interessato, qualsiasi organismo nazionale o internazionale, governativo o non governativo, tecnicamente qualificato nei settori contemplati dalla presente Convenzione, ad essere rappresentato da un osservatore durante una delle sue riunioni o parte di essa. La decisione di invitare tali esperti o organismi viene adottata con maggioranza dei tre quarti dei membri.
5. Il Comitato permanente viene convocato dal Segretario Generale del Consiglio d'Europa. La sua prima riunione si svolge durante i sei mesi successivi alla data di entrata in vigore della Convenzione. Esso si riunisce poi quando un terzo delle Parti od il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ne presenta la richiesta, dietro iniziativa del Segretario Generale del Consiglio d'Europa, conformemente alle disposizioni dettate dall'articolo 23 paragrafo 2 oppure su richiesta di una o più Parti conformemente alle disposizioni degli articoli 21 comma e e 25 paragrafo 2.
7. Fatte salve le disposizioni del paragrafo 4 e dell'articolo 23 paragrafo 3, le decisioni del Comitato permanente vengono adottate con maggioranza dei tre quarti dei membri presenti.
Articolo 21 Funzioni del Comitato permanente II Comitato permanente è incaricato di controllare l'applicazione della presente Convenzione. Il Comitato può: a. fare raccomandazioni alle Parti riguardo all'applicazione della Convenzione; b. suggerire le modifiche alla Convenzione che potrebbero essere necessarie ed esaminare quelle che vengono proposte conformemente alle disposizioni dettate dall'articolo 23; e. esaminare, su richiesta di una o più Parti, ogni questione relativa all'interpretazione della Convenzione; d. facilitare per quanto è necessario la risoluzione amichevole di qualsiasi difficoltà che gli venga notificata conformemente alle disposizioni contemplate dall'articolo 25; e. formulare raccomandazioni al Comitato dei Ministri per invitare ad aderire alla Convenzione Stati non contemplati dall'articolo 29 paragrafo 1.
Articolo 22 Rapporti del Comitato permanente In seguito ad ognuna delle sue riunioni, il Comitato permanente trasmette alle Parti ed al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa un rapporto sui dibattiti svolti e su tutte le decisioni adottate.
Capitolo VII Emendamenti Articolo 23 Emendamenti 1. Ogni Parte può proporre emendamenti relativi alla presente Convenzione.
2. Ogni proposta di emendamento viene notificata al Segretario Generale del Consiglio d'Europa il quale la comunica agli Stati membri del Consiglio d'Europa, agli altri Stati partecipi della Convenzione culturale europea, alla Comunità economica europea e ad ogni Stato non membro che ha aderito o è stato invitato ad aderire alla presente Convenzione, conformemente alle disposizioni dell'articolo 30. Il Segretario Generale del Consiglio d'Europa convoca una riunione del Comitato permanente, al più presto due mesi dopo la comunicazione della proposta di emendamento.
3. Ogni proposta di emendamento viene esaminata dal Comitato permanente il quale sottopone il testo adottato con la maggioranza dei tre quarti dei suoi membri al Comitato dei Ministri, per riceverne l'approvazione. Dopo tale approvazione, il testo viene trasmesso alle Parti per l'accettazione.
4. Ogni emendamento entra in vigore il trentesimo giorno dopo che tutte le Parti hanno informato il Segretario Generale dell'accettazione dell'emendamento da parte delle stesse.
Capitolo Vili Violazioni addotte della presente Convenzione Articolo 24 Violazioni addotte della presente Convenzione 1. La Parte che constati una violazione della presente Convenzione comunica alla Parte trasmittente la violazione addotta e le due Parti si sforzano di risolvere il problema sulla base delle disposizioni contenute negli articoli 19, 25 e 26.
2. Se la violazione addotta è manifesta, seria e grave, sicché solleva importanti problemi di interesse pubblico e riguarda l'articolo 7 paragrafi 1 o 2, 12, 13 paragrafo 1 prima frase, 14 o 15 paragrafi 1 o 3 e se essa continua due settimane dopo la comunicazione, la Parte ricevente può sospendere, a titolo provvisorio, la ritrasmissione del servizio di programmi in causa.
4. La sospensione provvisoria della ritrasmissione non è ammessa nelle violazioni addotte all'articolo 7 paragrafi 3, 8, 9 o 10.
Capitolo IX Risoluzione delle vertenze Articolo 25 Conciliazione 1. In caso di difficoltà nell'applicazione della presente Convenzione, le Parti interessate debbono cercare di risolvere ogni disaccordo in via amichevole.
2. A meno che una delle Parti interessate non si opponga, il Comitato permanente può esaminare la questione, tenendosi a disposizione delle Parti interessate, per arrivare nel minor tempo possibile ad una soluzione soddisfacente e, all'occorrenza, formulare un parere consultivo su tale materia.
3. Ogni Parte interessata s'impegna a fornire al Comitato permanente, nel più breve termine possibile, tutte le informazioni e le agevolazioni necessarie allo svolgimento delle proprie funzioni in virtù del paragrafo precedente.
Articolo 26 Arbitrato 1. Se non possono risolvere la loro controversia sulla base delle disposizioni dell'articolo 25, le Parti interessate possono, di comune accordo, sottoporre la questione all'arbitrato secondo la procedura prevista nell'allegato alla presente Convenzione. In mancanza di tale accordo entro sei mesi a decorrere dalla prima richiesta per aprire la procedura di conciliazione, la controversia può essere sottoposta all'arbitrato dietro richiesta di una delle Parti.
2. Ogni Parte ha la facoltà, in qualsiasi momento, di riconoscere come obbligatoria di pieno diritto e senza convenzione speciale, nei confronti di ogni altra Parte che accetta lo stesso obbligo, l'applicazione della procedura d'arbitrato prevista nell'allegato alla presente Convenzione.
Capitolo X Altri accordi internazionali e diritto interno delle Parti Articolo 27 Altri accordi o intese internazionali 1. Nelle loro relazioni scambievoli, le Parti che sono membri della Comunità economica europea applicano le regole in vigore nella Comunità e non applicano dunque le regole derivanti dalla presente Convenzione se non nella misura in cui non esiste alcuna regola comunitaria sulla stessa questione particolare.
3. In caso di accordi bilaterali, la presente Convenzione non modifica in nulla i diritti e gli obblighi delle Parti che derivano da tali accordi e che non compromettono né il godimento da parte delle altre Parti dei diritti che loro spettano in virtù della presente Convenzione, né l'adempimento dei propri obblighi derivanti dalla stessa.
Articolo 28 Rapporti tra la Convenzione ed il diritto interno delle Parti Nessuna disposizione della presente Convenzione potrebbe impedire alle Parti di applicare regole più restrittive o più dettagliate di quelle previste nella presente Convenzione ai servizi di programmi trasmessi da organismi o attraverso mezzi tecnici dipendenti dalle loro giurisdizioni a norma dell'articolo 3.
Capitolo XI Disposizioni finali Articolo 29 Firma ed entrata in vigore 1. La presente Convenzione è aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio d'Europa e degli altri Stati che partecipano alla Convenzione culturale europea, nonché a quella della Comunità economica europea. La Convenzione sarà sottoposta a ratifica, accettazione o approvazione. Gli strumenti di ratifica, di accettazione o di approvazione verranno depositati presso il Segretario Generale del Consiglio d'Europa.
2. La Convenzione entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di tre mesi a decorrere dalla data in cui sette Stati, di cui almeno cinque membri del Consiglio d'Europa, avranno espresso il proprio consenso ad essere vincolati dalla Convenzione conformemente alle disposizioni del paragrafo precedente.
3. Uno Stato ha la facoltà, al momento della firma o in data successiva ma precedente l'entrata in vigore della presente Convenzione, di dichiarare di applicare la Convenzione a titolo provvisorio.
4. Per tutti gli Stati indicati al paragrafo 1, nonché per la Comunità economica europea, i quali manifesteranno ulteriormente il proprio consenso ad essere vincolati dalla Convenzione, quest'ultima entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di tre mesi a decorrere dalla data del deposito dello strumento di ratifica, di accettazione o di approvazione.
Articolo 30 Adesione di Stati non membri 1. Dopo l'entrata in vigore della presente Convenzione, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa potrà, dopo consultazione con gli Stati contraenti, invitare qualsiasi altro Stato ad aderire alla Convenzione tramite una decisione presa a maggioranza secondo la procedura contemplata dall'articolo 20 d dello Statuto del Consiglio d'Europa e all'unanimità dei rappresentanti degli Stati contraenti aventi il diritto di sedere al Comitato.
2. Per ogni Stato aderente, la Convenzione entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di tre mesi a decorrere dalla data di deposito dello strumento di adesione presso il Segretario Generale del Consiglio d'Europa.
Articolo 31 Clausola territoriale 1. Ogni Stato ha la facoltà, al momento della firma o al momento del deposito del proprio strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione, di designare il o i territori per i quali la presente Convenzione avrà validità.
2. Ogni Stato può, in qualsiasi momento successivo alla designazione, con una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d'Europa, esten794
dere l'applicazione della presente Convenzione ad altri territori designati nella propria dichiarazione. La Convenzione entrerà in vigore in quei territori il primo giorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di tre mesi a decorrere dalla data di ricevimento della dichiarazione da parte del Segretario Generale.
Al momento della firma o al momento in cui depositano il loro strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione: a. tutti gli Stati possono dichiarare che si riservano il diritto di opporsi alla ritrasmissione sul loro territorio, solo nella misura in cui essa non sia conforme alla loro legislazione nazionale, dei servizi di programmi contenenti pubblicità per le bevande alcoliche secondo le regole previste all'articolo 15 paragrafo 2 della presente Convenzione; b. il Regno Unito può dichiarare che si riserva il diritto di non ottemperare all'obbligo, previsto dall'articolo 15 paragrafo 1, di proibire la pubblicità per i derivati del tabacco, per quanto concerne la pubblicità di sigari e di tabacco per pipa diffusa dalla Independent Broadcasting Authority in territorio britannico con mezzi terrestri.
Non sono ammesse altre riserve.
3. Ogni Stato contraente che ha espresso una riserva in virtù del paragrafo 1 può ritirarla in tutto o in parte indirizzandone notifica al Segretario Generale del Consiglio d'Europa. Il ritiro avrà effetto alla data del ricevimento della notifica da parte del Segretario Generale.
4. La Parte che ha espresso una riserva in merito ad una disposizione della presente Convenzione non può pretendere l'applicazione di tale disposizione da un'altra Parte; tuttavia può, se la riserva è parziale o condizionale, pretendere l'applicazione di tale disposizione nella misura in cui essa l'ha accettata.
Articolo 33 Denuncia 1. Ogni Parte ha la facoltà, in qualsiasi momento, di denunciare la presente Convenzione, inviando una notifica al Segretario Generale del Consiglio d'Europa.
Televisione transfrontaliera Articolo 34
II Segretario Generale del Consiglio d'Europa notificherà agli Stati membri del Consiglio, agli altri Stati partecipanti alla Convenzione culturale europea, alla Comunità economica europea e ad ogni altro Stato che abbia aderito o che sia stato invitato ad aderire alla presente Convenzione: a. ogni firma; b. il deposito di ogni strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione; e. le date di entrata in vigore della presente Convenzione conformemente agli articoli 29, 30 e 31; d. ogni rapporto derivante dall'applicazione delle disposizioni dell'articolo 22; e. ogni altro atto, dichiarazione, notifica o comunicazione concernente la presente Convenzione.
Fatto a Strasburgo, il 5 maggio 1989, in francese ed in inglese, i due testi facenti ugualmente fede, in un solo esemplare che sarà depositato negli archivi del Consiglio d'Europa. Il Segretario Generale del Consiglio d'Europa ne comunicherà copia certificata conforme ad ognuno degli Stati membri del Consiglio d'Europa, agli altri Stati partecipanti alla Convenzione culturale europea, alla Comunità economica europea e ad ogni Stato che sia stato invitato ad aderire alla presente Convenzione.
Allegato Arbitrato 1. Le richieste di arbitrato vengono notificate al Segretario Generale del Consiglio d'Europa. Nel documento viene indicato il nome dell'altra parte in causa e l'oggetto della contesa. Il Segretario Generale comunica le informazioni ricevute a tutte le Parti alla Convenzione.
2. In caso di vertenza tra due Parti di cui una Stato membro della Comunità economica europea, essa stessa Parte, la richiesta di arbitrato va indirizzata sia a questo Stato membro sia alla Comunità, che notificheranno congiuntamente al Segretario Generale, entro un termine di un mese dal ricevimento della richiesta, se lo Stato membro o la Comunità, oppure lo Stato membro e la Comunità assieme, si costituiscono parte in causa. Se una tale notifica non perviene nel termine indicato, lo Stato membro e la Comunità sono reputati essere una sola e medesima parte in causa per l'applicazione delle disposizioni concernenti la costituzione e la procedura del tribunale arbitrale. Lo stesso dicasi se 10 Stato membro e la Comunità si costituiscono congiuntamente parte in causa.
Nell'ipotesi di cui al presente paragrafo, il termine di un mese previsto nella prima frase del paragrafo 4 è portato a due mesi.
3. Il tribunale preposto all'arbitrato si compone di tre membri: ogni parte in causa nomina un arbitro; i due arbitri nominati designano di comune accordo 11 terzo arbitro, il quale assume la presidenza del tribunale. Quest'ultimo arbitro non deve essere cittadino di una delle parti in causa, né avere la propria dimora abituale sul territorio di una di queste Parti, né trovarsi al servizio di una delle stesse, né, infine, essersi già occupato della controversia con una diversa qualifica.
4. Qualora, entro un mese a decorrere dalla comunicazione della richiesta da parte del Segretario Generale del Consiglio d'Europa, una delle Parti non ha nominato un arbitro, il Presidente della Corte europea dei Diritti dell'Uomo procede, su richiesta dell'altra Parte, alla nomina di tale arbitro entro un nuovo termine di un mese. Se il Presidente della Corte ne è impossibilitato o è cittadino di una delle Parti in causa, la nomina viene effettuata dal Vicepresidente della Corte o dal membro più anziano della Corte che sia disponibile e non sia cittadino di una delle Parti in causa. Viene seguita la stessa procedura nel caso in cui il presidente del tribunale arbitrale non sia stato nominato nell'arco di un mese a decorrere dalla designazione del secondo arbitro.
5. Le disposizioni dettate dai paragrafi 2 e 3, a seconda dei casi, sono valide per l'assegnazione di qualsiasi seggio vacante.
54 Foglio federale. 73° anno. Voi. III
8. Il tribunale arbitrale stabilisce le proprie regole per la procedura da seguire.
Le decisioni vengono prese dalla maggioranza dei membri. La sentenza ha carattere definitivo ed obbligatorio.
9. La sentenza del tribunale arbitrale viene notificata al Segretario Generale del Consiglio d'Europa il quale la comunica a tutte le Parti della Convenzione.
10. Ogni Parte in causa sostiene le spese relative all'arbitro da essa nominato; queste Parti sostengono, in misura uguale, le spese dell'altro arbitro, così come le altre spese relative all'arbitrato.
Messaggio concernente la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla televisione transfrontaliera del 16 ottobre 1990
10 116 495

References: art. 18
 art. 2
 art. 17
 art. 9
 art. 24
 art. 24
 art. 78
 art. 15
 art.
9
 art. 6
 art. 9
 art. 17
 art. 62
 art. 55
 art. 4
 art. 3
 art. 203
 art. 135
 articolo 261
 art. 4
 art. 4
 art. 28
 art. 22
 art. 18

Art. 2
 Art. 22

Art. 28
 Articolo 1

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 5

Articolo 6
 Articolo 7

Articolo 8

Articolo 9

Articolo 10
 Articolo 11

Articolo 12

Articolo 13

Articolo 14

Articolo 15

Articolo 16
 Articolo 17

Articolo 18
 Articolo 19
 Articolo 20

Articolo 21

Articolo 22
 Articolo 23
 Articolo 24
 Articolo 25

Articolo 26
 Articolo 27

Articolo 28
 Articolo 29

Articolo 30

Articolo 31

Articolo 33
 Articolo 34
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