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Timestamp: 2017-05-30 10:57:49+00:00

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Legge 40 toccala: maggio 2010
Corriere della Sera - 31 maggio 2010Nuovo attacco alla legge 40, che potrebbe «perdere un altro pezzo»ROMA - Smontare la legge italiana sulla fecondazione assistita. A sei anni dalla nascita (è stata approvata all’inizio del 2004) il testo che regola l’attività dei centri dell’infertilità rischia seriamente di ricevere un’ulteriore spallata. Sono stati depositati infatti i ricorsi contro il divieto alle tecniche eterologhe. Dieci coppie chiedono di poter tentare di avere un bambino avvalendosi della donazione di gameti (ovuli e sperma) appartenenti ad estranei. Il primo procedimento fra quelli avviati riguarderà il tribunale di Bologna. «Abbiamo ottime speranze di ottenere l’incostituzionalità così come è successo per il divieto di diagnosi preimpianto e di creare più di tre embrioni», è fiduciosa Maria Paola Costantini, del Foro di Firenze, uno dei relatori del convegno «Procreazione assistita e tutela della persona» organizzato a Roma dal Consiglio Nazionale forense. La relazione finale è stata affidata a Stefano Rodotà. Tra gli altri ne parleranno Pietro Rescigno, università La Sapienza, Guido Alpa, presidente del Consiglio Forense e Andrea Barenghi, università del Molise.LA LEGGE POTREBBE PERDERE UN ALTRO PEZZO - La legge 40, già smembrata delle parti più criticate, ha buone possibilità di perdere un altro pezzo, il no all’eterologa. Sulla procreazione assistita, secondo gli organizzatori del convegno romano «la giurisprudenza italiana ed europea si muovono decise nello smontare alcuni principi che hanno ispirato il legislatore italiano». L’ultimo fronte aperto è quello di Strasburgo. Ad aprile la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato incompatibile con la Convenzione dei diritti dell’uomo la norma della legge austriaca che proibisce l’impiego di gameti eterologhi. La norma austriaca è identica a quella italiana e secondo la Corte viola gli articoli 8 (divieto di discriminazione) e articolo 14 (diritto al rispetto della vita privata) della Convenzione. Il ricorso bolognese è stato presentato il 6 maggio. Riguarda una coppia dove l’uomo ha una sterilità conclamata. Gli attacchi alla legge 40 hanno cominciato a produrre i primi risultati nel 2009 quando la Corte ha dichiarato incostituzionale la norma dei tre embrioni e, di conseguenza, quella che prevedeva il divieto assoluto al congelamento. Sono stati tra l’altro affermati il diritto-dovere del medico di decidere insieme alla coppia la metodica più appropriata e dunque anche il numero di embrioni da produrre. Lo scorso gennaio è arrivata la sentenza del tribunale di Salerno che ha accolto il ricorso contro il divieto alla diagnosi preimpianto presentato da una coppia con malattia genetica. La battaglia contro l’eterologa si inserisce in un contesto particolare. Pochi giorni fa una donna di 57 anni è diventata mamma grazie ad un’ovodonazione chiesta ad un centro estero.Margherita De Bac
SVIZZERA - Fecondazione artificiale, Consiglio federale pensa a regole meno stringenti
Il Consiglio federale è pronto ad allentare le regole nel settore della procreazione medicalmente assistita. Il governo prevede di togliere il divieto di conservare embrioni dopo una fecondazione in vitro. In merito, è necessaria una modifica della Costituzione.Il Consiglio federale ha deciso in questo senso dopo aver preso atto dei risultati della consultazione sul suo progetto di abolizione del divieto della diagnosi preimpianto per le coppie che rischiano di trasmettere una malattia grave al loro bambino.La maggioranza degli ambienti consultati approva la possibilità di autorizzare questa tecnica. Critica tuttavia le condizioni-quadro troppo severe.Aduc - 27 maggio 2010
Repubblica — 25 maggio 2010 pagina 3 sezione: TORINOIl caso della mamma-nonna di Torino (ma la donna arriva in realtà da un piccolo centro del Piemonte) diventa spinoso. Non tanto per l' ospedale Sant' Anna, dove la donna - 57 anni compiuti e un marito settantenne - è seguita già da alcuni mesi nel reparto della professoressa Tullia Todros, quanto per chi dovrà occuparsene in seguito: i servizi sociali e gli psicologi del territorio d' origine. Se dal punto di vista fisico, infatti, la gravidanza della donna non ha comportato difficoltà particolari, dall' altro il caso è osservato con estrema attenzione e potrebbe finire sul tavolo del Tribunale per i Minori. La coppia potrà accettare oppure no di seguire un percorso di sostegno psicologico, ma in caso contrario i servizi del Comune di residenza potrebbero segnalare questo rifiuto al Tribunale. Esistono o meno le condizioni affinché l' interesse del bambino sia pienamente tutelato, come prevede la legge? O il fatto di ritenere del tutto «normale» far nascere un figlio quando si ha abbondantemente raggiunto l' età di diventare nonni rappresenta di per sé un rischio per il minore? Il dibattito, non nuovo in Italia anche da quando la legge ha stabilito limiti assai restrittivi per la fecondazione assistita, torna a riaccendersi. E se la storia della coppia - lui pensionato, lei impiegata - non dovesse concludersi col lieto fine, richiedendo l' intervento dei servizi sociali, si tratterebbe con ogni probabilità del primo caso italiano nel quale un bambino nato grazie a una fecondazione assistita viene sottratto alla donna che lo ha portato in grembo per nove mesi. La legge, infatti, non fa distinzioni - né potrebbe farle - tra i figli concepiti «naturalmente», oppure con l' intervento anche accanita dei medici. Le statistiche internazionali fissano in cinquesei tentativi la soglia oltre la quale la fecondazione assistita deve fermarsi, ma la letteratura medica è ricca di casi che si spingono molto al di là. Non ci sono limiti al «diritto» degli adulti di desiderare e cercare la maternità o la paternità. E l' eventuale violazione delle norme italiane coinvolge solo i medici, nel caso in cui sia provato la loro partecipazione a cure procurate all' estero. Un paradosso, specie se si pensa alle lunghe trafile necessarie alle coppie per altro ben più giovani che chiedono di essere dichiarate idonee all' adozione e alla facilità - almeno fino a oggi - di diventare invece madri grazie all' ovodonazione praticata all' estero. E se i ginecologi preferiscono non azzardare previsioni sul futuro di questo bambino, la palla passa ad altri professionisti, appunto gli assistenti sociali e gli psicologi. In ospedale intanto uno stretto «cordone sanitario» si è chiuso intorno alla paziente per consentirle di arrivare fino al momento del parto senza essere disturbata. «Non mi pronuncio sul caso, certo non condanno questa signora - ha detto la professoressa Todros - adesso quello che conta è portare a termine questa gravidanza nel migliore dei modi e ci sono tutti i presupposti perché questo possa avvenire». L' interessata, poi, non ha voluto dichiarare nulla ai medici che la seguono sull' origine della sua gravidanza, né è in alcun modo tenuta a farlo. Quel che è certo è che l' età media delle donne che partoriscono continua a crescere, ponendo all' ospedale problemi nuovi: non solo fisici (pressione alta e gestosi sono più frequenti nella mamme «attempate») ma anche e soprattutto psicologici, perché l' industria della fecondazione assistita non sempre segue adeguatamente questo aspetto. Nel solo 2008, al Sant' Anna hanno partorito 27 donne di più di 45 anni di età, mentre sono state ben 644 le mamme ultraquarantenni. Ma il caso della nonna-mamma resta un record.VERA SCHIAVAZZI Pubblicato da
Repubblica — 25 maggio 2010 pagina 3 sezione: TORINO«Dal punto di vista del buon senso, il limite è quello dei cinquant' anni. Ma dal punto di vista etico non tocca ai medici giudicare. Non esistono ricerche sulla crescita dei bambini nati da madri "attempate", almeno che io sappia. Non tocca ai ginecologi parlare, ma certo nei nostri centri una richiesta del genere sarebbe stata garbatamente respinta». Il professor Alberto Revelli, responsabile della fecondazione assistita al Sant' Anna, commenta così il caso che in queste ore fa discutere in ospedale e in città. Esistono limiti fissati per legge? «No. Molte pratiche, come l' ovodonazione (il trasferimento dell' ovocita di una donna giovane nell' utero della madre ricevente, e la successiva fecondazione col seme del partner o di un donatore, ndr) sono vietate in Italia. Ma una volta realizzate non possono certo venir penalizzate. E sul piano psicologico non tocca ai medici giudicare». Ma qual è il limite condiviso dai medici italiani? «Nella mia esperienza, condivisa da molti colleghi, non è opportuno proporre terapie per la fertilità a donne che hanno superato i cinquant' anni. Questo non tanto pensando alla salute della madre, che ad esempio con l' ovodonazione corre rischi minimi, ma alla differenza di età tra la donna e il bimbo che potrebbe nascere: oltre i cinquanta si supera di troppo il divario che la natura stessa ha previsto». Quali sono le motivazioni che spingono donne anche anziane a cercare un figlio a tutti i costi? «Possono essere i più diversi. C' è chi ha divorziato e poi incontrato un nuovo compagno, chi si è decisa troppo tardi, e molti casi di donne anche giovani che perdono precocemente la fertilità. Per queste ultime, l' ovodonazione può essere davvero risolutiva, benché purtroppo la legge italiana la escluda, e in generale è un metodo che annulla il rischio genetico (l' ovocita appartiene a una donna giovane) e limita anche i rischi per la futura madre, al di là di quelli strettamente connessi a gravidanza e parto dopo i quarant' anni»(v.sch.)
Repubblica — 24 maggio 2010 pagina 1 sezione: TORINODiventare mamma per la prima volta a 57 anni, con un papà che sfiora i settanta. E' quanto succederà - un caso senza precedenti nella storia dell' ospedale - questa settimana al Sant' Anna, nella clinica universitaria, quando con un parto cesareo nascerà il bambino di una signora già ricoverata da alcuni giorni e seguita ormai da quattro mesi dai medici torinesi. In Corso Spezia la vicenda è avvolta dal riserbo, non soltanto per il rispetto della privacy dovuta a ogni paziente ma perché clinici e infermieri sanno bene che il caso è di quelli destinati a far discutere. In assoluto, perché le ' mamme-nonne' sono al centro, in Italia e nel mondo, di una controversia che dura come minimo dal 1993, quando Liliana Cantadori mise al mondo un maschietto a 61 anni con l' aiuto di Carlo Flamigni, famoso ginecologo bolognese. Seguì, nel 1994, Rosanna Della Corte, che con i suoi 63 anni tuttora detiene il ' record' . Ma anche in particolare, perché questa storia sembra fatta apposta per riaccendere le polemiche sulla fecondazione artificiale, i limiti imposti dalla controversa legge italianae le scappatoie all' estero che - nel frattempo - hanno attratto migliaia di donne che nel loro paese non avrebbero potuto avere un figlio. Tra i 40 e i 45 anni, infatti, la fertilità femminile precipita (non così quella maschile), e intorno ai 50 cessa del tutto. Non a caso, molti ginecologi, tra i quali il torinese Alessandro Di Gregorio, tendonoa respingere le pazienti che cercando un figlio dopo la menopausa: "I rischi sono troppo elevati - spiega il medico - soprattutto per la madre, che a quell' età ha probabilità molto maggiori di sviluppare patologie come la gestosi, il diabete o l' ipertensione. E più in generale non mi pare una scelta giusta neppure per il nascituro". Ma le storie umane, si sa, sono diverse una dall' altra. Così la coppia torinese, formatasi dopo unioni precedenti a un' età nella quale di solito non si spera più né nell' amore né tanto meno nella discendenza, ha deciso di tentare il tutto per tutto pur di dare un seguito alla propria unione. Nessuno, neppure al Sant' Anna, sa in che modo sia stata ottenuta la gravidanza: se è vero infatti che la legge italiana vieta la donazione di ovuli e quella di embrioni, è altrettanto vero che quando una donna incinta si presenta in un ospedale pubblico ha dirittoa ricevere l' assistenza e le cure del caso indipendentemente dalle terapie alle quali può essersi sottoposta. Ma è ragionevole immaginare che anche la signora A., e il lieto evento che sta per prodursi nel più grande ospedale materno-infantile della regione, debbano aver fatto ricorso o alla donazione di ovociti (in Spagna, Grecia, Ucraina e Russia centinaia di giovani donne ' regalano' i propri ovuli alle più attempate signore arrivate dal resto d' Europa) o addirittura a un' embriodonazione, cioè a una fecondazione totalmente eterologa alla quale l' aspirante madre fornisce soltanto il proprio utero. La pratica può costare tra i 6.000 e gli 11.000 euro: dipende dai costi aggiuntivi per viaggio e albergo e dal numero di tentativi necessari a ottenere una gravidanza. Le ricerche, condotte soprattutto negli Stati Uniti, dimostrano che l' età della madre non influisce sulla salute del bambino, anche perché gli ovociti appartengono a donne molto più giovani e i rischi genetici (come quelli di sindrome di Down, che crescono con l' età materna) sono quindi azzerati. Resta una domanda preliminare: è giusto far nascere un bambino che avrà genitori dell' età che normalmente appartiene ai nonni? Perdonata alle star del cinema e dell' arte, la questioneè aperta peri comuni cittadini, come la coppia che sta per festeggiare al Sant' Anna. La perplessità tra i medici torinesi è forte, ma i codici deontologici parlano chiaro: occorre fare di tutto perché gravidanza e parto si concludano felicemente.VERA SCHIAVAZZI
Sette coppie italiane che si sono rivolte ad una clinica di Cipro per ottenere la fecondazione assistita eterolologa rischiano di perdere gli embrioni di loro proprieta' lasciati nella struttura in attesa dell'impianto.Una di queste coppie ha chiesto aiuto all'associazione Luca Coscioni e 'Cerco un bimbo' e hanno dato mandato all'avvocato Filomena Gallo di fare luce sulla questione la quale ha preso contatti con il consolato italiano.Al momento risulta che la clinica Ivf and Pgd e' sequestrata e sono sottoposte al sequestro anche le banche con gli embrioni e non sono reperibili i dati riguardanti i donatori e i codici identificativi degli embrioni.La clinica, ha spiegato il legale, e' di proprieta' di medici russi che hanno altri centri anche a Chicago.In particolare una delle coppie non era potuta partire per impiantare gli embrione a causa della nube del vulcano islandese che aveva bloccato i voli in Europa. Circa 20 giorni fa l'uomo era andato a Cipro per depositare il seme e farlo fecondare formando un embrione con l'ovocita di una donatrice.Per l'intervento la coppia avrebbe dovuto pagare circa 6 mila euro, di cui la meta' e' stata gia' versata.Al momento sul sito della clinica appare una comunicazione nella quale la struttura si rivolge ai 'rispettabili pazienti' per informare che la clinica ha sospeso tutte le attivita' a causa del sequestro di tutto il materiale, compresi gli embrioni congelati, da parte del ministro della salute di Cipro.Aduc - 21 maggio 2010
Entro il 2020 il sesso sarà solo svago. Si concepirà per fecondazione in vitro
Corriere della Sera - 17 maggio 2010«La riproduzione naturale attraverso l’atto sessuale è un processo abbastanza inefficace»MILANO - Nel giro di cinque-dieci anni le coppie smetteranno di fare sesso finalizzato al concepimento e preferiranno, invece, ricorrere a pratiche come la fecondazione in vitro. La previsione - di per sé inquietante se si pensa che venne già annunciata nel 1932 da Aldous Huxley nel suo «Brave New World» («Il mondo nuovo»), dove si teorizzava il ricorso alle tecnologie riproduttive e al controllo mentale per creare un nuovo modello utopistico di società - è opera di due veterinari della “Murdoch University” di Perth, in Australia.SOLO SVAGO - Secondo il dottor John Yovich e il suo collega, Gabor Vajta, infatti, nel giro di un decennio al massimo le trentenni ricorreranno in misura assai più massiccia ai metodi di concepimento artificiali, stante l’inefficacia di quelli tradizionali. Risultato: negli anni a venire il sesso non sarà nient’altro che un’attività di svago, con tutte le implicazioni anche teologiche che tale visione comporterebbe, visto che per la Chiesa il rapporto sessuale dev’essere finalizzato al concepimento. Non solo. Il possibile ricorso alla fecondazione in vitro aumenterebbe anche le questioni etiche relative all’eugenetica (ovvero, la selezione artificiale operata dalle coppie tramite lo screening dei caratteri fisici e mentali positivi e negativi degli embrioni). Ma per i due medici australiani, che hanno sperimentato la loro teoria sui bovini, rilevando come su di loro l’IVF funzioni praticamente ad ogni tentativo, la fecondazione artificiale sarà presto una prassi comune e totalmente efficace anche fra gli esseri umani.LO SCENARIO - «La riproduzione naturale attraverso l’atto sessuale è, nella migliore delle ipotesi, un processo abbastanza inefficace – ha spiegatoYovich nella sua ricerca, scritta con Vajta e pubblicata sulla rivista “Reproductive BioMedicine” – perché per gli over 35 la percentuale di concepimento è di uno su dieci, mentre per i più giovani si scende a uno su quattro. Ecco perché, nel giro di un decennio al massimo, le coppie attorno ai 40 anni penseranno per prima cosa all’inseminazione in vitro quando decideranno di avere figli». «La fecondazione in vitro nei bovini è cento volte più efficace di quella naturale – gli fa eco il collega Vajta – e, pertanto, non c’è ragione perché non si possa arrivare al medesimo risultato anche negli esseri umani (attualmente, nelle coppie sane, le possibilità di successo sono del 50%, ndr)». Uno scenario per certi versi fantascientifico, che il ginecologo Gedis Grudzinskas, specialista di problematiche legate alla sterilità, non si sente, però, di sposare in pieno. «Per me, non sarebbe una sorpresa constatare che l’IVF possa diventare nettamente più efficace della riproduzione naturale – ha detto al “Daily Mail” – ma dubito che si riesca anche a garantirne completamente le possibilità di successo>.Simona Marchetti Pubblicato da
Corriere della sera - 15 maggio 2010Dubbi sul fatto che la direzione non si sia accorta dei mancati introiti. L'ammanco ammonta a 500 mila euroPADOVA - Antonio Ambrosini e suo figlio Guido, rispettivamente ex direttore della Clinica ginecologica dell'Azienda ospedaliera ed ex responsabile dell’Unità di Fisiopatologia della riproduzione, sostengono di non aver mai saputo che le procedure di fecondazione assistita in vitro («Fivet» e «Icsi ») dovessero essere pagate dai pazienti. Come invece precisava la circolare del 2003, firmata dall'allora direttore sanitario dell'Azienda ospedaliera Pietro Grasso. Gli Ambrosini, dunque, non si sentirebbero responsabili dell'ammanco di oltre 500mila euro, che le casse dell'ospedale avrebbero accusato in questi anni per la mancata riscossione delle prestazioni. Soldi che adesso il direttore generale dell'Azienda Adriano Cestrone è intenzionato a riavere indietro. Come ha detto giovedì: «Procederemo al recupero delle somme - ha affermato il direttore -. E adotteremo tutti i provvedimenti previsti dal contratto e dalla legislazione».Che gli Ambrosini non sapessero della prescrizione della direzione sanitaria, tuttavia, appare difficile. Sono spuntati altri due documenti che attesterebbero che (per lo meno) il professor Antonio Ambrosini fosse a conoscenza della tariffazione delle procedure di fecondazione assistita (400 per la «Fivet», 700 euro per l'«Icsi»). Si tratta di una lettera del 7 aprile 2004 spedita dall'ex direttore sanitario Pietro Grasso proprio all'ex responsabile della Clinica ginecologica; e del verbale di un incontro avvenuto il 26 novembre 2007 nello studio della dottoressa Anna Maria Saieva (direzione), alla presenza di Guido Ambrosini. La lettera del 2004, inviata da Grasso ad Antonio Ambrosini, è chiara; a partire dall'oggetto: «Tariffazione procedura fecondazione in vitro». Il testo poi è esplicito: «Si fa seguito ai colloqui intercorsi tra la dottoressa Montagna e il dottor Ambrosini - si legge - per confermare che la prestazione di cui all'oggetto è già stata codificata tariffata. Si ricorda altresì che la fecondazione in vitro, non essendo compresa nel tariffario regionale, dovrà essere erogata addebitando il costo tramite fatturazione diretta ». Anche il verbale dell'incontro del 2007 è sullo stesso tono. «Il professor G. Ambrosini - si apprende nella relazione - propone un "pacchetto" per Fivet e Icsi per il quale l'utente paghi max. 150-200 euro». Fu addirittura lui a proporlo, nonostante il prezzo già pattuito nel 2003 fosse più alto. Gli Ambrosini hanno ora 7 giorni di tempo per depositare una giustificazione scritta alla direzione. Ma restano alcune domande cruciali sul campo. La prima: è possibile che in tutti questi anni nessuno della direzione amministrativa si sia accorto che mancassero all'appello gli introiti delle fecondazioni assistite? E la seconda: è proprio sicuro che i pazienti non abbiano mai sborsato un euro per quelle prestazioni (che in Clinica facevano tutti), anche se poi ufficialmente le somme non comparivano? Tutti elementi sui quali andrà posta attenzione nei prossimi giorni.Giovanni Viafora
Corriere della sera - 14 maggio 2010Antonio e il figlio Guido nel mirino: non avrebbero fatto pagare le prestazioniPADOVA—La circolare firmata nel maggio 2003 da Pietro Grasso, allora direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera di Padova, parlava chiaro. «La procedura di fecondazione in vitro (Fivet) e quella di fecondazione in vitro mediante iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (Icsi) - informava il dirigente - sono da erogare in regime di fatturazione, secondo le relative tariffe. Fivet: 400 euro. Icsi: 700 euro». Ecco perché, quando l’altro ieri il professor Gianni Nardelli, nuovo primario della Clinica ginecologica, ha scoperto che ad oggi nella sua struttura nessuna di quelle prestazioni risulta mai essere stata pagata, un dubbio lo ha immediatamente pervaso. Perché per sette anni le due tecniche di procreazione assistita, nonostante la precisa indicazione della direzione sanitaria, sono state erogate gratuitamente, creando in questo modo un grave ammanco alle casse dell’Azienda ospedaliera.Un primo conteggio, basato sul fatto che nella Clinica vengono effettuate decine di «Fivet» e di «Icsi» ogni mese, avrebbe fatto emergere un danno stimato attorno ai 500 mila euro, ma i soldi che mancherebbero all’appello potrebbero essere molti di più. Una voragine. Nardelli ha immediatamente informato il direttore generale dell’Azienda ospedaliera, Adriano Cestrone. Ed è scoppiato il caso. Il numero uno dell’ospedale ha subito rilasciato una dichiarazione di fuoco. «Procederemo al recupero delle somme, sia nei confronti dell’allora direttore della Clinica che del responsabile dell’Unità operativa semplice di Fisiopatologia della riproduzione umana - ha sbottato ieri Cestrone - E adotteremo quindi tutti i provvedimenti previsti dal contratto e dalla legislazione».L’attenzione si è spostata sulle due figure individuate dal direttore generale. E così sono spuntati nuovamente i nomi del professor Antonio Ambrosini, l’ex direttore della Clinica ginecologica, già coinvolto dallo scandalo dei cosiddetti «parti-fantasma» (per il quale risulta ancora indagato dalla procura) e di suo figlio Guido, associato di Ginecologia (anch’egli indagato, ma per la vicenda dei cateteri animali usati su donne) che, dal 2007 al 2010, è stato il responsabile dell’Unità di Fisiopatologia della riproduzione. La struttura che si occupa proprio delle tecniche di fecondazione assistita. Guido Ambrosini, che ieri pomeriggio è stato sentito dai direttori amministrativo e sanitario dell’ospedale, avrebbe ammesso di non aver mai fatto pagare le prestazioni, perché non sarebbe stato a conoscenza della circolare firmata nel maggio 2003. Una spiegazione che però non avrebbe convinto. Sulla circolare firmata dall’ex direttore sanitario Grasso sono indicati chiaramente i nomi dei destinatari, tra cui c’è anche, in qualità di responsabile dell’Unità operativa complessa di Ginecologia, il professor Antonio Ambrosini.Giovanni Viafora
Repubblica — 13 maggio 2010 pagina 13 sezione: GENOVACIRCA la metà delle donne liguri che decidono di ricorrere alla fecondazione in vitro si rivolge a strutture fuori Liguria: c' è anche questo nelle fughe della sanità ligure, ed è un fenomeno che riguarda poco meno di 300 casi all' anno. Il dato è emerso ieri mattina a San Martino dove è stato presentato il bilancio dei primi due mesi di lavoro del nuovo laboratorio di fecondazione assistita. E' una struttura tecnologicamente avanzata su cui, hanno spiegato il direttore generale del San martino Mauro Barabino, il direttore sanitario Gianni Orengo il responsabile del reparto di fisiopatologia della riproduzione, Gianni Venturini, e la dottoressa Paola Anserini. In due mesi nel laboratorio hanno ottenuto 18 gravidanze su 46 prelievi di ovociti: «Una percentuale del 39 per cento che è sopra alla media nazionale». Barabino ha spiegato come uno dei motivi per cui sono stati realizzati gli investimenti sul nuovo laboratorio sia proprio l' impossibilità di far fronte a tutte le richieste, nei centri di San Martino e Galliera che sono gli unici della Liguria: «Abbiamo utilizzato i finanziamenti dell' alta tecnologia. La metà delle donne liguri che fa la fecondazione in vitro va a farla fuori Liguria». A fornire i numeri di questo fenomeno è stata la dottoressa Anserini: «in Liguria le donne in età fertile sono circa 200 mila e si calcola che il 25 per cento faccia ricorso alla fecondazione in vitro. Di queste, nel 2007 a San Martino e al Galliera che sono gli unici centri pubblici della Liguria, ne sono state trattate solo 287: l' altra metà va fuori regione». Pubblicato da
La gravidanza di due padri gay - Così nascerà la nostra Rachel
Repubblica — 11 maggio 2010 pagina 44 sezione: CRONACARachel Maria Sechi Mercer nascerà attorno alla seconda metà di agosto a Boston: una bambina con due nomi, due cognomi, forse due nazionalità, ma anche due padri: e madri? Ancora due, una biologica, una surrogata: ma per l' anagrafe, nessuna. Sul certificato di nascita, Rachel Maria risulterà figlia di Sandro Sechi, nato a Sassari 40 anni fa, e di Erik Mercer, nato 41 anni fa nel Massachusetts. Sechi si è laureato a Milano in letteratura russa, da anni vive a New York, è stato l' assistente di Oriana Fallaci negli ultimi anni della sua vita, esperienza da lui raccontata nel libro "Gli occhi di Oriana". Mercer lavora come psicologo degli omicidi incarcerati e passibili della pena di morte, sulla cui esperienza Sechi ha scritto "L' angelo degli assassini". Si sono conosciuti 5 anni fa in una palestra, si sono sposati il 19 marzo di quest' anno in Massachusetts, dove, come in altri cinque stati americani (Connecticut, Iowa, New Hampshire, Vermont, Washington D. C.) esiste il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Vivono insieme a New York che (come gli stati di New York, Rhode Island e Maryland) li considera coppie di fatto, il che consente a Sandro di avere la copertura dell' assicurazione sanitaria di Erik. In Italia Erik e Sandro non potrebbero sposarsi, non avrebbero alcun riconoscimento giuridico come coppia di fatto, secondo la legge 40/2004 sarebbe loro vietato di accedere alla fecondazione assistita eterologa, proibita pure per le coppie di sesso diverso, conviventi o sposate. Né secondo la legge 184 potrebbero adottare un bambino, come invece è ammesso negli Stati Uniti anche per le coppie come la loro e per le persone singole. «Ma gli italiani sono più avanti dell' Italia: quando sono tornato a Sassari per informare i miei, due fratelli, due sorelle e sei nipoti, dell' arrivo di Rachel Maria, tutti erano entusiasti, e abbiamo festeggiato a spumante». Certo questa è una storia che la nostra gerarchia ecclesiastica riterrà diabolica e i nostri governanti, se si distoglieranno dai loro pasticci ingloriosi, una tipica americanata, una stravaganza che in un paese probo come il nostro non potrebbe mai essere accettata. «Io sono cattolico praticante e so che la mia Chiesa predica contro l' omosessualità: ma non quella di Erik, i cui genitori sono entrambi pastori protestanti della United Church of Christ, anche se ci sono altre chiese, come la Battista, molto conservatrici. È stato il padre a presentarmi in chiesa ai loro fedeli come "il compagno di nostro figlio"». Come siete diventati padri? «Un' amica di infanzia di Erik, Rachel Segall, di religione ebraica, praticante, sposata e madre di tre figli, si è offerta, con l' appoggio del marito Tony, di realizzare il nostro desiderio, portando avanti una gravidanza, però con gli ovuli di un' altra donna, non volendo essere la madre biologica del bambino». Ammetterà che può stupire la generosità di questa vostra amica e di suo marito. «Questi dubbi confermano quale gesto straordinario d' amore e generosità sia quello dei nostri straordinari amici». Le procedure per diventare padri sono state abbastanza complicate. «Su consiglio del cognato di Rachel, ginecologo, ci siamo rivolti al maggior esperto degli Stati Uniti in materia, un avvocato donna del New Jersey che ci ha fatto firmare un contratto di venti pagine che definisce responsabilità, diritti e obblighi, miei, di Erik, di Rachel, di suo marito e dell' eventuale donatrice di ovuli. In una clinica della fertilità nel Connecticut ci hanno sottoposto a due visite psicologiche, la prima tutti insieme, noi due, Rachel e Tony, la seconda in coppie separate». A casa, i due aspiranti padri ricevono le foto da bambina e da adulta di eventuali donatrici, e un documento di una quindicina di pagine con un profilo estetico e tutti i dati necessari a partire dai bisnonni per rassicurare su eventuali malattie genetiche. «Secondo i criteri americani, un fattore importanteè quello dell' istruzione: gli ovuli di una studentessa di Harvard o Yale possono costare sino a tre volte di più. Finalmente, quando ci presentiamo al secondo appuntamento per le analisi del sangue, ci consegnano un plico con le informazioni su una bellissima ragazza metà italiana e metà americana, come la nostra coppia: sarà lei la nostra donatrice». Per contratto la ragazza resterà anonima, non sarà consentito ai futuri padri di incontrarla, percepirà un compenso e non sarà informata sui risultati della fecondazione in vitro. «Dei cinque ovuli fecondati, tre da Erik e due da me, ne vengono impiantati tre, gli altri due vengono congelati, altra pratica proibita in Italia, se in futuro penseremo a un altro figlio. Alla seconda ecografia scopriamo che stiamo aspettando una bambina, la nostra Rachel Maria, Rachel dal nome della madre surrogata, Maria dal nome di mia madre morta poco dopo il mio incontro con Erik. L' avvocato ci informa che per poter avere i nostri due nomi sul certificato di nascita della bambina dobbiamo sposarci. E così velocemente facciamo». Esiste una madre biologica, che resterà sconosciuta, ma non vi interessa sapere chi di voi due sarà il padre biologico? «A meno che non ci sia una somiglianza vistosa con uno di noi, non lo sapremo mai e saremo padri allo stesso identico modo, senza gelosie o inquietudini». Come spiegherete a Rachel Maria il fatto di avere due padri e nessuna madre? «Nel modo più semplice possibile: esistono tanti tipi di famiglie, la nostra sarà una di quelle che si impegnano a fare felici i propri figli e a insegnare loro i valori del vivere civile».NATALIA ASPESI
In Australia, paese d'avanguardia nella fecondazione in vitro (Ivf), si registra una grave carenza di donazioni di sperma, che spinge le cliniche di fecondazione assistita e le coppie desiderose di prole a lanciare accorati appelli, anche con annunci su giornali e riviste, nelle pagine di salute e con piu' successo in quelle sportive. Diverse cliniche hanno cominciato a importare le preziose ampolle dagli Stati uniti.Il numero di donatori e' crollato dopo l'introduzione lo scorso gennaio di norme che danno ai figli il diritto di conoscere l'identita' del padre biologico quando raggiungono i 18 anni. 'Molti possibili donatori temono lo stress emotivo di quando qualcuno bussa alla porta per dire: tu sei mio padre', ha detto lo specialista di fecondazione assistita Michael Chapman. Molti temono che la prole possa ottenere diritti di eredita' negli anni a venire, ha aggiunto.'La situazione e' disastrosa e puo' solo peggiorare. Sara' piu' facile adottare che ottenere una gravidanza grazie ad un donatore', ha detto la direttrice della clinica Fertility First di Sydney, Anne Clark. Oltre alle coppie sterili che dipendono dai donatori, vi sono diverse ragioni per mantenere delle banche di sperma, per uomini che si sottopongono a vasectomia, radioterapia o chemioterapia, ha aggiunto. Aduc - 11 maggio 2010
Piu' bambini nati, 700 in un anno, e meno aborti. Sono i risultati della sentenza della Cassazione che lo scorso anno ha di fatto modificato la legge 40 sulla fecondazione assistita, consentendo la deroga dal tetto di massimo tre embrioni impiantabili e la crioconservazione di quelli prodotti in eccesso. E' quanto emerge da uno studio multicentrico realizzato dai centri di medicina della riproduzione dell'Humanitas di Milano, del Tecnobios procreazione, e di G.E.NE.R.A, presentato oggi al II Congresso unificato delle societa' italiane di medicina della riproduzione. Lo studio confronta i risultati dei sette mesi precedenti con quelli dei sette mesi successivi l'attuazione delle modifiche alla legge 40 indotte dalla Corte di Cassazione. "La Sentenza 151 della Corte Costituzionale - ha ricordato il dott. Filippo Ubaldi di G.E.NE.R.A - fissa due punti importanti: l'autonomia e responsabilita' del medico nello stabilire il numero necessario di embrioni da impiantare, riducendo al minimo il rischio per la salute della donna, ed eventualmente del feto; il ricorso, in deroga alla legge 40, al congelamento di quegli embrioni 'prodotti ma non impiantati per scelta medica"'. "Il gruppo di studio - ha illustrato Ubaldi - comprende 6.976 cicli di trattamento per fecondazione in vitro, e si e' osservato un aumento del numero di gravidanze evolutive (a termine o oltre la 20? settimana di gestazione) dopo l'attuazione della Sentenza 151 passando dal 20,2% al 22,2% e una riduzione degli aborti passando dal 24,1% al 20,4%.Tradotto in numeri questo vuol dire che da dopo la Sentenza 151 e' possibile ottenere una gravidanza evolutiva in piu' ogni 52 trattamenti. Se noi consideriamo che in Italia si eseguono ogni anno circa 40.000 trattamenti di fecondazione in vitro questo incremento di gravidanza post-Sentenza 151 porta ad un aumento di piu' di 700 bambini nati ogni anno con questa tecnica"."Questi miglioramenti clinici sono ancora piu' evidenti nei casi sterilita' da fattore maschile severo passando da un tasso di gravidanza evolutiva del 26,5% al 35%.Tali differenze saranno ancora piu' significative quando, tra qualche mese, potremo aggiungere alle gravidanze ottenute dal trasferimento di embrioni freschi quelle ottenute dal trasferimento di embrioni congelati ottenendo cosi quella che viene definita "gravidanza cumulativa".Aduc - 7 maggio 2010
Un bimbo e' gia' nato e uno sta per nascere grazie alla ricerca del Centro di Crioconservazione dei gameti maschili dell'Azienda ospedaliera universitaria di Padova che ha messo a punto una metodica che consente di scegliere lo spermatozoo migliore, quello piu' sano quindi idoneo a portare a compimento con successo la fecondazione medicalmente assistita.La questione, assieme a quella della possibile adozione di embrioni congelati conservati in provetta, gia' al centro di alcune richieste, e' stata affrontata nel corso di un convegno a Padova su 'l'esame del liquido seminale nelle linee guida internazionali', presieduto dal prof. Carlo Foresta, direttore del centro padovano. La ricerca vede da una parte l'ingrandimento degli spermatozoi di 6 mila volte (rispetto alle mille normalmente utilizzate dai microscopi), dall'altra la scoperta di una correlazione molto stretta tra come appare il nucleo e l'entita' e frequenza delle alterazioni del nucleo stesso. 'Abbiamo individuato, attraverso tecniche molto sofisticate, le associazioni di patologie nucleari piu' o meno frequenti negli spermatozoi a seconda di come compaiono a microscopio con maxi ingrandimento. Con questa metodica - spiega Foresta - abbiamo isolato e crioconservato spermatozoi singoli e in due coppie, con precedenti esperienze negative per mancato sviluppo embrionale, sono state eseguite tecniche di fecondazione in vitro: un bambino e' gia' venuto al mondo, l'altro sta per nascere. Il nostro e' un segnale forte che conferisce alta qualita' in un settore molto delicato, anche per impedire che si compiano sperimentazioni sugli embrioni con il gravoso problema degli embrioni crioconservati prima dell'entrata in vigore della legge 40 e il cui esito non e' ancora chiaro'.Nelle gravi alterazioni testicolari che si presentano con azoospermia oggi e' possibile produrre fertilizzazione in vitro attraverso spermatozoi che si isolano dal testicolo con tecniche bioptiche. 'Tuttavia i risultati che si ottengono non sono troppo incoraggianti, d'altra parte - aggiunge Foresta - diventa sempre piu' importante disporre di metodi per selezionare gli spermatozoi che possono dare maggior successo: la selezione comporta infatti l'individuazione della tecnica che meglio caratterizzi la qualita' dello spermatozoo in termini di corredo genomico nucleare che, integrandosi con il corredo genomico cellulare dell'ovocita, da' origine all'embrione. Gli spermatozoi che nascono in testicoli alterati frequentemente hanno anche il corredo cromosomico alterato'. Aduc - 1 maggio 2010

References: articolo 14
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