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Timestamp: 2017-04-24 22:49:46+00:00

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Sanatoria 2012: la regolarizzazione deve avvenire entro 30 giorni dalla domanda | Studio Legale Avv. Michele Spadaro - Il Blog
michelespadaro / 5 febbraio 2015	TAR Marche, sezione prima, sent. n. 513/2014 del 08/05/2014
sul ricorso numero di registro generale 103 del 2014, proposto da:
Hasan Shak, rappresentato e difeso dall’avv. Giuseppe Lufrano, con domicilio eletto presso Segreteria T.A.R. Marche in Ancona, via della Loggia, 24;
la declaratoria di illegittimità del silenzio-rifiuto a seguito dell’istanza di emersione da lavoro irregolare.
Relatore nella camera di consiglio del giorno 17 aprile 2014 il dott. Gianluca Morri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Il ricorrente, cittadino extracomunitario soggiornante in Italia, era stato destinatario di domanda di emersione dal lavoro irregolare ai sensi del D.Lgs. n. 109/2012, presentata dal sig. Mario Secchi in data 13.10.2012, in relazione alla quale viene proposto l’odierno ricorso per denunciare l’illegittima inerzia dell’Amministrazione nella conclusione del procedimento.
Si è costituita in giudizio la Prefettura di Ancona evidenziando che il ritardo dipende dalla Questura che, nonostante svariati solleciti, non ha ancora provveduto alle verifiche di propria competenza.
Al riguardo l’odierno Collegio non ignora che, con recente sentenza, il Giudice Amministrativo di secondo grado ha espresso contrario avviso, affermando che:
“Né un termine certo per la conclusione del procedimento di emersione può ricavarsi dalla disciplina generale sul procedimento amministrativo che, all’art. 2, comma 4, ha espressamente stabilito che i termini per la conclusione del procedimento «non possono comunque superare i centottanta giorni, con la sola esclusione dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana e di quelli riguardanti l’immigrazione» che evidentemente possono concludersi in termini più lunghi.
Del resto ciò si giustifica con la particolare natura di tali procedimenti che possono coinvolgere un numero anche molto rilevante di persone (non sempre esattamente misurabile a priori) e per i quali sono necessari a volte accertamenti complessi.
In assenza di una espressa previsione legislativa (sul termine a provvedere e sulla formazione del silenzio rifiuto), e in assenza, nella fattispecie, di una formale diffida a provvedere, non poteva quindi essere riconosciuta alla parte la legittimazione ad impugnare un silenzio rifiuto che non si era formato” (cfr. Cons. Stato, Sez. III, 25.2.2014 n. 891 che ha riformato TAR Marche 19.6.2013 n. 464).
Il Collegio ritiene, tuttavia, che sussistano ragioni (che non paiono adeguatamente scrutinate dal Giudice di appello e che potrebbero quindi dar luogo ad un suo ripensamento), per continuare ad applicare l’orientamento espresso da questo Tribunale, peraltro tuttora condiviso da larga parte della giurisprudenza amministrativa di primo grado (cfr., di recente, TAR Lombardia, Milano, Sez. III, 7.5.2014 n. 1191, 1185 e 1184; 7.3.2014 n. 611; id. 26.2.2014 n. 530; 25.2.2014 n. 529; TAR Veneto, Sez. III, 31.3.2014 n. 430).
In particolare va osservato che, per principio ormai generale dell’ordinamento amministrativo, ogni procedimento deve essere concluso entro un termine certo e predeterminato, alla violazione del quale non solo l’interessato può agire in giudizio per ottenere l’adempimento, ma anche il ristoro dei danni da ritardo. L’inosservanza del termine di conclusione rileva poi ai fini disciplinari nei confronti del relativo responsabile.
Pare quindi poco sostenibile che l’ordinamento possa ancora tollerare procedimenti amministrativi privi un termine certo di riferimento, specie quando l’incertezza (indubbio segno di cattiva amministrazione e di scarsa attenzione alle esigenze dell’utenza) dipende dall’inerzia dell’amministrazione interessata, che omette volutamente di stabilire i termini di conclusione dei procedimenti di propria competenza. Del resto la norma sussidiaria cui all’art. 2 comma 2 della Legge n. 241/1990 assume proprio questa finalità, che non risulta certo incompatibile con i tutti procedimenti riguardanti l’immigrazione, atteso che lo stesso ordinamento stabiliva, ad esempio, un termine inferiore (20 giorni), per il rilascio o il rinnovo o la conversione del permesso di soggiorno, solo recentemente elevato a 60 giorni (cfr. art. 5 comma 9 del D.Lgs n. 286/1998 da ultimo modificato dall’ art. 1 comma 1 lett. c del D.Lgs. 4.3.2014 n. 40).
L’ordinamento andò anche oltre, semplificando i rapporti tra amministrazione e cittadino e velocizzando gli strumenti di tutela, specificando che il ricorso avverso il silenzio avrebbe potuto essere proposto “anche senza necessità di diffida all’amministrazione” (cfr. art. 2 Legge n. 15/2005), superando così la disciplina previgente che richiedeva, invece, la previa attivazione della speciale procedura di cui all’art. 25 comma 1 del DPR n. 3/1957.
Anche una regressione al passato, sotto tale profilo, pare quindi poco compatibile con l’evoluzione dei principi in materia di giusto procedimento amministrativo e di effettività della tutela giurisdizionale nei confronti della pubblica amministrazione inadempiente ai propri obblighi e doveri.
Peraltro dalla richiamata sentenza n. 891/2014 non sembra poi emergere quale sia il termine di riferimento per legittimare l’azione avverso il silenzio che dovesse ulteriormente protrarsi dopo che l’amministrazione procedente sia stata diffidata a provvedere.
In ogni caso, anche a voler seguire l’indirizzo espresso dalla richiamata pronuncia del Giudice di secondo grado, va osservato che, nel caso specifico, parte ricorrente aveva ripetutamente sollecitato l’amministrazione alla conclusione del procedimento come documentato in atti (ancorché senza l’osservanza delle forme di cui al citato art. 25 del DPR n. 3/1957).
Il presupposto dell’azione risulta quindi sussistente.
Di conseguenza, alla data di proposizione dell’odierno ricorso, il termine di 60 giorni, dalla presentazione della dichiarazione di emersione o comunque dalla data di avvenuta convocazione (4.11.2013), risultava essere abbondantemente scaduto.
La presente sentenza sarà eseguita dall’Autorità amministrativa ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle part.
Così deciso in Ancona nelle camere di consiglio dei giorni 17 aprile 2014, 8 maggio 2014, con l’intervento dei magistrati:
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← Emersione 2012, la legge consente di individuare la Prefettura competente, è esclusa l’archiviazione per tale ragione	Emersione 2012, un breve allontanamento per motivi familiari non interrompe il requisito della presenza ininterrotta in Italia del lavoratore prima del 31 dicembre 2011 →

References: art. 5
 art. 1
 art. 2
 sentenza 
 art. 25
 sentenza