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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 19/01/2016 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Aurora Licci in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 19 gennaio 2016
Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 19 gennaio 2016, si è inserito, per ciascuna decisione:
M.D. e M.A. c. Belgio 58689/12 3
Due cittadini russi, M.D. e M.A., rispettivamente marito e moglie, lasciano il loro Paese a seguito di una vicenda che li vedeva coinvolti negli strascichi di un regolamento di conti. Il padre del ricorrente -ucciso dai sostenitori di un politico ceceno- viene vendicato dal proprio figlio, il quale uccide a sua volta un familiare del leader politico. I due coniugi, dopo essere sopravvissuti ad un attacco, decidono prima di riparare in Inguscezia e poi, temendo ancora per la propria incolumita', in Belgio dove, una volta stabilitisi, chiedono asilo politico. Le autorita' rigettano piu' volte le loro richieste di protezione e procedono all'esecuzione dellâordine di espulsione per i ricorrenti. Questi ricorrono alla Corte europea che, nel 2011, ne blocca l'espulsione sino al termine del procedimento incardinatosi davanti ad essa.
Oggi i signori M.D. e M.A. sostengono che lâespulsione in Russia li esporrebbe al rischio di subire trattamenti inumani e degradanti (art.3 CEDU) e denunciano inoltre ex art.13 CEDU lâindisponibilita' di un rimedio efficace di denuncia.
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante; trattamento inumano) (Condizionale) (Russia)
Sow c. Belgio 27081/13 2
Oumou Fadil Sow, nata in Guinea, e' costretta a fuggire dal suo Paese per evitare di esser sottoposta -per la seconda volta- alla pratica dellâinfibulazione per volonta' dello zio, che aveva sposato sua madre rimasta vedova. La signora Sow, oggi ventottenne, si ribella allâignobile pratica con la forza: le mutilazioni che riporta sul suo corpo sono infatti parziali. Poco tempo dopo, sempre per volonta' dello zio, e' costretta a sposare il cugino; tre giorni dopo scappa dalla Guinea per riparare in Belgio e li' chiede asilo politico. Bruxelles nega lâaccoglienza per be tre volte valutando come insufficienti le motivazioni addotte dalla ricorrente.
Oggi Oumou Fadil Sow chiede protezione ex art.3 CEDU rispetto ai trattamenti inumani e degradanti che subirebbe se venisse espulsa in Guinea; denuncia inoltre la mancanza di un ricorso effettivo ex art.13 CEDU.
Nessuna violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante; trattamento inumano) (aspetto sostanziale) (Condizionale) (Guinea)
Kalda c. Estonia 17429/10 2 Il signor Kalda, che attualmente sconta la condanna di carcere a vita nella prigione di Tartu, denuncia in Corte europea la violazione della sua liberta' di espressione ex art.10 CEDU. Nel 2007, infatti, gli e' stato fatto divieto, da parte delle autorita' carcerarie, di accedere al sito internet del Consiglio d’Europa e a due database appartenenti allo Stato; egli, stando alle sue dichiarazioni, avrebbe voluto condurre delle ricerche rispetto ai procedimenti penali che lo vedevano coinvolto. Tali richieste pero' hanno sempre incontrato il diniego delle corti estoni; per ultima si e' pronunciata la Corte Suprema nel 2009 che, respingendo il ricorso ha dichiarato il divieto legittimo sia per ragioni economiche sia per ragioni di sicurezza inerenti il monitoraggio dei detenuti. Articolo 10 Violazione dell'articolo 10 - Liberta' di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Liberta' di ricevere informazioni)
Albrechtas c. Lituania 1886/06 3 Il ricorrente, Sig. Albrechtas, e' arrestato, latitante, due anni dopo l’omicidio di un cittadino lituano perche' ritenuto esserne il mandante. Per lui dal 2005, grazie ad una confessione di un imputato appartenente alla banda armata (esecutrice dell’omicidio), scatta la carcerazione preventiva che viene poi estesa piu' volte sino al 2012, anno in cui viene pronunciata la sentenza di condanna. La motivazione di tale condanna risiede nella volonta' del ricorrente ad essere il mandante dell’omicidio, al fine di eliminare l’uomo, scoperto essere suo creditore. Nel periodo di tempo intercorso tra la carcerazione preventiva e la pronuncia del giudice viene negato l’accesso agli atti d’accusa all’avvocato del ricorrente: per tali ragioni egli invoca l’art 5.4 della Convenzione europea. In aggiunta, intende dimostrare l’infondatezza dell’accusa mossa dalle autorita' in merito alla sua latitanza: egli sostiene di aver infatti rinnovato i documenti d’identita' e di aver pagato anche le tasse. Articolo 5 Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-4 - Garanzie procedurali del riesame)
G.B. c. Lituania 36137/13 2
La signora G.B. nel 2010 presenta istanza di divorzio e chiede al giudice lituano l’affidamento delle due figlie; ottiene dunque la loro custodia sino alla conclusione della procedura. A seguito di tale comportamento ingiustificato del genitore, la madre denuncia la situazione alle autorita' che, per voce della Corte distrettuale, impongono al padre di riportare le figlie dalla ricorrente; gli ufficiali giudiziari tentano in ben tre occasioni di eseguire, senza successo, l’ordine del tribunale: l’anno successivo, il padre viene poi condannato. Tuttavia il tribunale affida le giovani al padre, nell’esclusivo interesse delle minori.
La ricorrente oggi denuncia davanti alla Corte europea la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare ex art.8 CEDU, a causa della mancata esecuzione della sentenza che le ha impedito di assolvere ai suoi doveri di genitoriali. Invoca inoltre il dritto ad un equo processo ex art.6 CEDU a causa di un processo esclusivamente cartolare che le ha impedito di essere ascoltata oralmente, e durante il quale le e' stata anche negata l’ammissione di nuove prove.
Nessuna violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - Rispetto della vita familiare)
Cazanbaev c. Moldavia 32510/00 3 Il signor Canzabaev durante una lite con il suo vicino di casa esplode 3 colpi di pistola contro il muro dellâabitazione. Subito dopo viene arrestato dalla polizia; ed e' proprio in questa occasione, stando al suo ricorso, apprendiamo che egli e' stato picchiato violentemente dagli agenti di polizia riportando una grave ferita alla testa. Nonostante le sue richieste le autorita' non svolgono alcuna indagine ed e' per tali motivi che oggi il ricorrente denuncia la Moldavia per i trattamenti inumani e degradanti (art.3 CEDU) e per lâassenza di un ricorso effettivo (art.13CEDU).
Aurelian Oprea c. Romania 12138/08 3
Il professore universitario Oprea nel 2005, durante una conferenza, critica le molte carenze del suo ateneo ed in particolare rivolge un’invettiva contro il vice rettore, accusandolo di ricoprire troppe cariche: quest’ultimo tre mesi dopo lo denuncia per diffamazione. Se in sede penale le istanze vengono respinte in primo grado perche' secondo i giudici il ricorrente non ha danneggiato intenzionalmente il vice rettore, non e' cosi' in sede civile: egli e' infatti tenuto al risarcimento d 7.470 euro.
Oggi il signor Oprea, all’eta' di settantatre' anni, attende l’esito del suo ricorso promosso in Corte europea, riguardante la violazione dell’art. 10 CEDU, perche' a parer suo, e' stata compromessa la sua liberta' di criticare il sistema di istruzione dell’universita'.
Gormus e Altri c. Turchia 49085/07 2
Ahmet Alper GÃ¶rmÃ¼Å, Mehmet Ferda Balancar, Ahmet HaÅim Akman, Ahmet Sik, Nevzat Cicek e Banu Uzpeder sono cittadini turchi che vivono a Antalya e Istanbul (Turchia) e sono rispettivamete il direttore esecutivo (il primo) e giornalisti del settimanale Nokta (gli altri). Nel 2007 pubblicano un articolo basato su documenti confidenziali appartenenti al Capo di Stato Maggiore riguardante liste di casi editrici e giornalisti favorevoli o ostili alle forze armate. Successivamente e' stata condotta una capillare ispezione negli uffici della rivista; si e' proceduto poi al sequestro di documenti e di materiale informatico da ben 46 computer presenti nella redazione.
Oggi i ricorrenti denunciano i sequestri e le modalita' con cui sono stati condotti, cio' ha violato il diritto alla liberta' di espressione protetto dall’art.10 CEDU: in particolare ritengono ingiustificato lo scopo perseguito dalle autorita' che mirava sostanzialmente a identificare le loro fonti di informazione, comprimendo cosi' il diritto a ricevere o comunicare informazioni.
Gulcu c. Turchia 17526/10 2
Nel 2008 Ferit Gulcu viene arrestato all’eta' di quindici anni per aver lanciato pietre contro la polizia durante una manifestazione tenutasi a DiyarbakÄ±r in Turchia. Quel giorno si protestava contro le condizioni di detenzione di Ocalan, il leader del Partito dei Lavoratori del Kurdista (PKK). Il ricorrente viene condannato a sette anni di carcere, poi rilasciato con la condizionale nel luglio del 2010 a seguito della revisione del suo caso (per l’intervenuta novella che modificava la legislazione in seno piu' favorevole per i minorenni autori di reato).
Il giovane turco lamenta la l’eccessivita' della pena edittale comminatagli dal Giudice, e rinnega la sua appartenenza al PKK. La Corte di Strasburgo ha basato la sua pronuncia sulla disamina del ricorso ai sensi dell’art.11 CEDU (liberta' di riunione e di associazione) ed ha accolto il ricorso.
Albrechtas c. Lituania Aurelian Oprea c. Romania Belgio Cazanbaev c. Moldavia Estonia G.B. c. Lituania Gormus e Altri c. Turchia Gulcu c. Turchia Kalda c. Estonia Lituania M.D. e M.A. c. Belgio Moldavia Romania Sow c. Belgio Turchia Tutte le sentenze	2016-01-19
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