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Timestamp: 2019-01-17 21:44:25+00:00

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Giurisprudenza – Ascom Confcommercio Isola di Procida
27 settembre 2007 di ascomprocida
La prescrizione degli accertamenti passati in giudicato
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L’avviso di accertamento notificato oltre i termini previsti NON DECADE se non impugnato entro 60 giorni dalla notifica – Cassazione s.18019 del 24/08/2007
Sentenza n. 18019 del 24 agosto 2007
La decadenza, un treno da non perdere
Se non opposta, sono validi anche gli atti successivi all’avviso di accertamento non contestato
Se l’avviso di accertamento non viene impugnato nel termine di sessanta giorni dalla data di notificazione dell’atto, previsto dall’articolo 21 del Dlgs 546/1992, anche solo per opporre l’intervenuta decadenza dello stesso, diviene definitivo e, dunque, efficace nei confronti del contribuente. La conseguenza è che, in difetto di tempestiva impugnazione, anche gli atti susseguenti (cartella esattoriale) sono validi.
Lo ha affermato la Corte di cassazione con la sentenza n. 18019 depositata il 24 agosto 2007.
La controversia in esame ha a oggetto l’impugnazione di una cartella esattoriale, con la quale l’Amministrazione finanziaria chiedeva, dopo avere notificato un avviso di accertamento divenuto definitivo per mancata impugnazione, il pagamento dell’imposta dovuta per intero.
Il ricorso presentato dal contribuente veniva rigettato dalla Ctp, mentre la Commissione tributaria regionale riformava la decisione di primo grado, annullando la cartella esattoriale in quanto fondata su un avviso di accertamento notificato al contribuente oltre i termini previsti dall’articolo 43 del Dpr 600/1973.
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10 settembre 2007 di ascomprocida
La “contabilità in nero” legittima l’accertamento induttivo – Cassazione n.17817 del 21/08/2007
Sentenza n. 17817 del 21 agosto 2007
La “contabilità in nero” legittima l’accertamento induttivo
Anche quando le informazioni “nascoste” sono rinvenute in un’agenda ricca di appunti di varia natura
Il ritrovamento di una contabilità parallela informale, tenuta in qualsiasi modo, legittima l’Amministrazione finanziaria a procedere ad accertamento induttivo.
E’ questo il principio espresso dai giudici di legittimità con la recente sentenza n. 17817 del 21 agosto 2007, sulla base del quale la Corte ha cassato, con rinvio, la sentenza della Commissione tributaria regionale che aveva, invece, ritenuto onere dell’Amministrazione finanziaria effettuare i necessari accertamenti probatori in ordine ai dati rinvenuti in un’agenda prima di procedere ad accertamento induttivo.
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8 settembre 2007 di ascomprocida
Dove e da chi devono essere tenuti i libri paga e matricola – Corte di Cassazione sentenza 18255 del 28/08/2007
Cassazione – Sezione lavoro, sentenza del 29 agosto 2007, n. 18255
Libri paga e matricola – Dove e da chi devono essere legittimamente tenuti
Possono NON essere istituiti in ogni luogo dove si svolge il lavoro dell’impresa
La Cassazione – Sezione lavoro, con sentenza del 29 agosto 2007, n. 18255 ha chiarito che i libri paga e matricola non devono essere istituiti in ogni luogo di lavoro, rigettando così quelle argomentazioni della Direzione del lavoro secondo cui tali documenti devono essere istituiti in ogni luogo di lavoro ed esibiti ad ogni richiesta dell’istituto assicuratore.
Secondo la Corte di Cassazione il Dpr 1124/1965 impone al datore di lavoro di tenere un libro paga e un libro matricola ma in esso non vi sono contenute “indicazioni topografiche“: in altre parole il datore di lavoro può depositare tali libri presso un consulente del lavoro a condizione che una copia degli stessi sia depositata presso il datore di lavoro. E’ tenuto però a presentarli ad ogni richiesta degli ispettori.
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31 agosto 2007 di ascomprocida
Pagamento ridotto della Tarsu ed attività stagionali: sentenze della Corte di Cassazione
Sentenze nn 10361/2007 e 10978/2007
Tarsu: misura ridotta “condizionata” per le attività stagionali
Occorre un regolamento del Comune che lo preveda. Il periodo di operatività non deve essere superiore a quello indicato nella licenza
Il proprietario di un albergo che svolge attività stagionale può chiedere il pagamento ridotto della Tarsu solo se il periodo in cui la struttura è stata operativa non superi quello indicato nella licenza di esercizio. Lo ha affermato la Cassazione con le sentenze nn 10361 e 10978, depositate, rispettivamente il 7 e il 14 maggio scorso.
La controversia in esame trae origine dall’impugnazione di una cartella esattoriale con la quale un Comune della Campania chiedeva il pagamento della Tarsu, in misura integrale, a un’azienda alberghiera che aveva svolto l’attività per più di sette mesi, ovvero per un periodo superiore a quello previsto dal regolamento comunale per potere ottenere la riduzione della tassa nella misura del 50 per cento.
Avverso detta iscrizione la società proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale, deducendo, sostanzialmente, che l’aver svolto l’attività alberghiera per più di sette mesi non giustificava il disconoscimento dell’agevolazione in parola, ma, a causa della ridotta utilizzazione dell’immobile (determinata dalla stagionalità dell’attività), doveva essere riconosciuta, comunque, una esclusione dalla tassazione in proporzione alla fruizione del servizio.
Entrambi i gradi di giudizio vedevano soccombente la società, che proponeva ricorso per cassazione.
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21 agosto 2007 di ascomprocida
Ritardato pagamento: l’assenza di colpa va provata
Sentenza n 11593 del 18 maggio 2007
Il ricorrente deve dimostrare di avere fatto tutto il possibile per adempiere l’obbligazione
Il contribuente non può addurre a sua difesa che il ritardo nel pagamento dell’obbligazione tributaria sia dipeso da causa a lui non imputabile, se non dimostra la propria assenza di colpa. Il principio è stato espresso dalla Cassazione, con la sentenza n. 11593 del 18 maggio 2007.
La controversia in esame trae origine dalla notifica di una cartella esattoriale, con la quale l’ufficio chiedeva a una Srl il pagamento di sanzioni e interessi per ritardato versamento di un acconto Irpeg. Il rappresentante legale della società presentava ricorso in Commissione tributaria provinciale, lamentando l’inesigibilità del credito: l’obbligazione tributaria non era stata adempiuta per causa a essa non imputabile, ovvero a causa della mancata realizzazione di crediti nei confronti di una Asl.
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28 giugno 2007 di ascomprocida
Infortuni sul lavoro; responsabilità del datore di lavoro esclusa solo se la condotta del lavoratore presenta i caratteri dell’imprevedibilità o abnormità
Fonte: Studio Legale Mei & Calcaterra
(Cassazione civile, sez. lavoro, 18 maggio 2007, n. 11622).
E’ principio consolidato in giurisprudenza quello in forza del quale, in caso di infortunio occorso sul posto di lavoro, la responsabilità del datore di lavoro sia esclusa solo quando la condotta del dipendente presenti i caratteri dell’abnormità o dell’imprevedibilità.
Oltre a ciò, quando il lavoratore attribuisca al datore di lavoro una responsabilità ex art. 2087 c.c., egli non è gravato dall’onere di provare le specifiche omissioni del datore in relazione alle norme antinfortunistiche, essendo soltanto tenuto a fornire prova dell’infortunio, del danno che ne è conseguito, del nesso eziologico e della nocività dell’ambiente di lavoro. Dovrà, pertanto, essere il datore di lavoro a dimostrare di aver adottato tutte le cautele atte ad evitare che i lavoratori, esperti od inesperti che siano, restino coinvolti in lavorazioni pericolose.
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7 giugno 2007 di ascomprocida
Sanzioni amministrative per i saldi anticipati (Tar Lazio 6997/2004)
Fonte: AziendaLex
Attenzione per quanti decidano durante l’estate di anticipare i saldi.
Gli esercizi commerciali che decidono di anticipare i saldi per favorire i clienti in possesso di “carta fedeltà” rischiano la sospensione dell’attività per alcuni giorni, ma l’Amministrazione che applica la sanzione ha il dovere di essere imparziale per salvaguardare l’azienda.
Il Tar del Lazio in una sentenza del 2004 (6997) nell’accogliere il ricorso della Coin. s.p.a. contro il Comune di Roma che aveva disposto la sospensione dell’attività commerciale di un punto vendita della società per cinque giorni (proprio durante il periodo dei saldi) in seguito all’anticipo dei saldi effettuato dall’esercizio a favore dei possessori della carta fedeltà. I giudici amministrativi hanno chiarito che anticipare i saldi, anche se per una parte selezionata della clientela, costituisce ugualmente un illecito amministrativo in quanto i saldi devono svolgersi nel periodo che è stato fissato dalla legge. Tuttavia, nel caso in esame il provvedimento è stato annullato per eccesso di potere in quanto in primo luogo non spettava all’amministrazione decidere il periodo di chiusura, ed, in secondo luogo, la decisione di chiudere l’esercizio proprio nel periodo dei saldi ha prodotto all’azienda un danno ulteriore violando il dovere di imparzialità della Pubblica Amministrazione.
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3 giugno 2007 di ascomprocida
Anticipabile la chiusura dei bar rumorosi (Tar Veneto 1582/2007)
Il Comune può intervenire per far osservare il silenzio fuori dei locali nelle ore notturne
I comuni possono imporre modifiche all’orario di chiusura degli esercizi commerciali per esigenze di quiete pubblica. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto ha così respinto il ricorso del titolare di un bar contro il Comune di Verona che con un’ordinanza aveva cambiato l’orario di chiusura del locale a causa degli schiamazzi prodotti dai clienti durante la notte. Secondo i giudici amministrativi, infatti, l’amministrazione comunale può decidere di modificare l’orario di chiusura di un esercizio commerciale se vi sia la necessità di garantire la quiete pubblica e di tutelare il diritto al riposo e quindi alla salute psico – fisica delle persone: nel caso in esame, ha spiegato il Tar, l’orario di apertura del bar era stato ridotto dal Comune dopo che era stato accertato che gli abitanti della zona, durante le ore notturne, venivano ripetutamente disturbati dal rumore prodotto dagli avventori del locale senza che i gestori facessero nulla per impedirlo, nonostante fosse loro preciso dovere.
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References: Sentenza 
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Sentenza 
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Sentenza 
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 art. 2087
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