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Timestamp: 2019-11-14 13:35:51+00:00

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Art. 2437 codice civile - Diritto di recesso - Brocardi.it
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Articolo 2437 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2437 Codice civile
Hanno diritto di recedere, per tutte o parte delle loro azioni (1), i soci che non hanno concorso alle deliberazioni riguardanti:
a) la modifica della clausola dell'oggetto sociale [2328, n. 3], quando consente un cambiamento significativo dell'attività della società;
b) la trasformazione della società [2498, 2500, 2500 ter, 2500 sexies, 2500 octies];
c) il trasferimento della sede sociale all'estero [1373];
b) l'introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari (2).
È nullo ogni patto volto ad escludere o rendere più gravoso l'esercizio del diritto di recesso nelle ipotesi previste dal primo comma del presente articolo.
(1) Il recesso del socio rappresenta l'esercizio di un atto unilaterale recettizio, non revocabile nè soggetto a condizione, destinato a produrre effetti dal momento in cui la dichiarazione che lo esprime viene a conoscenza della società destinataria.
(2) Il recesso può essere escluso dalla volontà dei soci espressa nello statuto sociale.
Il diritto di recesso presuppone la qualità di socio al momento in cui sia adottata la deliberazione di cui si discute. La Riforma (D. Lgs. 6/2003) amplia le cause che legittimano il recesso del socio abbandonando il principio di tassatività.
Spiegazione dell'art. 2437 Codice civile
Il recesso è il negozio giuridico unilaterale recettizio perfezionato dal socio avente ad oggetto lo scioglimento del rapporto sociale limitatamente al socio stesso. Dottrina e giurisprudenza sono concordi nel ritenere che si tratti di recesso contrattuale (v. art. 1373).
Si tratta di una delle forme di tutela della minoranza. Infatti le società di capitali sono governate dal principio di maggioranza, ma con i limiti dell'interesse sociale e della parità di trattamento dei soci.
Le cause di recesso si distinguono in inderogabili, derogabili e statutarie.
Sono cause legali inderogabili quelle previste dal primo comma della norma:
"a) la modifica della clausola dell'oggetto sociale [2328, n. 3], quando consente un cambiamento significativo dell'attività della società;
g) le modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione."
Hanno diritto di recedere i soci dissenzienti, assenti, astenuti e privi del diritto di voto. Altre cause inderogabili di recesso sono le seguenti:
- quella prevista dal terzo comma della norma: "Se la società è costituita a tempo indeterminato e le azioni non sono quotate in un mercato regolamentato il socio può recedere con il preavviso di almeno centottanta giorni; lo statuto può prevedere un termine maggiore, non superiore ad un anno." Si ritiene inderogabile per il principio generale di inammissibilità dei vincoli perpetui;
- recesso a seguito della revisione di stima (v. art. 2343 ultimo comma);
- recesso in caso di introduzione o soppressione di clausole compromissorie;
- recesso ex art. 2437 quinquies per il quale "Se le azioni sono quotate in mercati regolamentati hanno diritto di recedere i soci che non hanno concorso alla deliberazione che comporta l'esclusione dalla quotazione."
Sono cause legali derogabili quelle previste dal secondo comma della norma:
a) la proroga (a tempo determinato) del termine;
Sono cause statutarie quelle ulteriormente previste dallo statuto della società. In tal senso il legislatore ha fissato il carattere non tassativo delle cause di recesso.
Lo statuto può prevedere un recesso per giusta causa, oppure un recesso per il mero volere del socio c.d. ad nutum. In quest'ultimo caso è necessario un preavviso di almeno 180 giorni, previsto dal terzo comma della norma in commento (Consiglio Notarile di Milano - massima n. 74).
Massime relative all'art. 2437 Codice civile
Cass. civ. n. 26190/2017
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 26190 del 3 novembre 2017)
Cass. civ. n. 2979/2016
Il recesso legale del socio, sancito dagli artt. 2523 e 2437 c.c. (nei rispettivi testi anteriori alle modifiche apportate dal d.l.vo n. 6 del 2003), non può essere limitato o soppresso, neppure da clausole statutarie, senza violare la norma di legge attributiva del diritto potestativo, mentre, qualora tale facoltà trovi la sua fonte nelle clausole statutarie e, dunque, sorga con l'atto costitutivo come manifestazione della volontà negoziale, è suscettibile di essere disciplinata e conformata attraverso clausole che specifichino le situazioni legittimanti il relativo esercizio, oppure lo limitino o condizionino, prevedendo (come nella specie) la necessità, per la sua efficacia, di una positiva constatazione del consiglio d'amministrazione circa l'effettiva ricorrenza della situazione legittimante il recesso stesso.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2979 del 16 febbraio 2016)
Cass. civ. n. 15785/2010
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 15785 del 2 luglio 2010)
In tema di società per azioni, il primo comma dell'art. 2437 c.c. (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal D.L.vo 17 gennaio 2003, n. 6, applicabile nella specie ratione temporis) attribuisce il diritto di recesso al socio dissenziente da deliberazioni assembleari riguardanti il mutamento dell'oggetto sociale, il cambiamento del tipo di società o il trasferimento della sede all'estero. Presupposto affinché il diritto sorga è, dunque, un dissenso che necessariamente postula la qualità di socio al momento in cui sia assunta la deliberazione della quale si discute: con la conseguenza che il diritto stesso non compete a chi abbia acquistato le azioni della società in data successiva a quella di adozione della deliberazione stessa, ancorché anteriore a quella della sua iscrizione nel registro delle imprese, senza che possa farsi leva, in senso contrario, sul rischio che detto socio ignori la modificazione del contratto sociale frattanto intervenuta, dovendo la corrispondente tutela essere ricercata nella sfera dei rapporti contrattuali tra venditore ed acquirente delle azioni, o comunque su un piano che non coinvolga la società.
Cass. civ. n. 17012/2004
Il diritto di rimborso delle azioni spettante al socio che recede, ai sensi dell'art. 2437 c.c., è rigorosamente ancorato (nel vigore della norma nel testo anteriore alla novella introdotta dal D.L.vo 17 gennaio 2003, n. 6) alle quotazioni di mercato registrate nel semestre anteriore al giorno in cui è stata assunta la deliberazione. assembleare che legittima il recesso, con la conseguenza che pretese variazioni di misura del possesso azionario del socio receduto, asseritamente verificatesi in un momento successivo al periodo compreso in quel semestre, non possono entrare nel calcolo del rimborso spettante, e ciò tanto piú quando le ulteriori azioni delle quali il socio sarebbe divenuto titolare in un momento successivo siano di nuova emissione, derivando da un'operazione di aumento del capitale sociale. (Nella fattispecie si trattava di deliberazione di aumento gratuito del capitale seguita a deliberazione di modifica dell'oggetto sociale).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 17012 del 26 agosto 2004)
Cass. civ. n. 5850/2002
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5850 del 22 aprile 2002)
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 256 del 12 gennaio 1999)
Cass. civ. n. 12/1998
L'atto col quale il socio dissenziente in relazione a deliberazioni riguardanti il cambiamento dell'oggetto o del tipo di società o il trasferimento della sede sociale all'estero esercita il diritto di recesso a norma dell'art. 2437 c.c. ha natura di atto unilaterale recettizio e pertanto produce i suoi effetti nel momento in cui viene portato a conoscenza della società, con la conseguenza che i termini di cui al citato art. 2437 potranno ritenersi rispettati solo se entro lo scadere di essi la dichiarazione di recesso sia stata portata a conoscenza della società e non soltanto inviata dal recedente, a nulla rilevando che, per la brevità del termine e per la prescrizione normativa richiedente la trasmissione della dichiarazione con raccomandata, l'esercizio del diritto di recesso da parte del socio dissenziente verrebbe ad essere oltremodo compresso, posto che la norma, pur prevedendo l'invio di raccomandata, non esclude che la trasmissione della dichiarazione di recesso avvenga attraverso altre forme (telegrafo, telex, notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario) che presentino le medesime (o maggiori) caratteristiche di certezza della raccomandata.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12 del 3 gennaio 1998)
Cass. civ. n. 8958/1995
In tema di assicurazione della responsabilità civile per danni prodotti a terzi da cose, il valore dell'edificio per il quale l'assicurato intende essere coperto da assicurazione non incide né sul rischio in senso tecnico (cioè sulla probabilità di verificazione del sinistro), né sulla stessa entità della prestazione dell'assicuratore (e quindi sul premio), in quanto in tale tipo di contratto l'ammontare massimo dell'eventuale esposizione debitoria dell'assicurato e perciò dell'obbligazione dell'assicuratore di liberarlo dal debito che lo ha colpito non è determinato in funzione del valore del bene, ma dei danni subiti dal terzo. Ne consegue che in siffatto tipo di assicurazione non può trovare applicazione la norma di cui all'art. 1907 c.c. e l'unica possibilità di introdurre un limite convenzionale alla garanzia prestata dall'assicuratore è costituita dal massimale previsto in contratto.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8958 del 19 agosto 1995)
relative all'articolo 2437 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 2437 Codice civile - Diritto di recesso | Quesito Q201617294
Luigi L. chiede
sabato 12/11/2016 - Lazio
“Il diritto di recesso da parte del socio dissenziente è esercitabile nel caso di trasformazione della società da Srl a SPA senza che ci siano state altre modifiche nello statuto? Esistono sentenze in cassazione?”
Consulenza legale i 17/11/2016
Anche nel caso di trasformazione da s.r.l. ad s.p.a. rimane salvo il diritto di recesso ai sensi dell’art. 2437 cod. civ..
La trasformazione è un procedimento riorganizzativo del patrimonio con cui una società adotta la formula organizzativa propria di un altro tipo sociale e ne osserva gli adempimenti.
Non è rilevante che si tratti di passaggio da una società di capitali ad un’altra ugualmente di capitali, perché si tratta comunque di due tipologie organizzative diverse, tanto che proprio la trasformazione dalla s.r.l. alla s.p.a. pone una serie di problemi e questioni, tali da giustificare pienamente il recesso del socio dissenziente.
Il termine “trasformazione”, nel tempo, è venuto progressivamente ad allargarsi, ricomprendendo sia i casi si trasformazione omogenea (da società a società) che di trasformazione cosiddetta “eterogenea”, ovvero – ad esempio – da società a consorzio, associazione, fondazione, ecc..
Purtroppo non si ravvisano pronunce giurisprudenziali - neppure di Cassazione - che affrontino la questione specifica della trasformazione da società di capitali a società di capitali ed in particolare proprio del passaggio da s.r.l. a s.p.a..
Si segnala un'isolata (ma valida) pronuncia sul punto, emessa da un Tribunale di merito, che indirettamente conferma il diritto di recesso nell'ipotesi indicata “E' legittimato ad agire per il risarcimento del danno previsto dall'art. 2500 bis, comma 2 c.c. il socio che, dopo avere impugnato la delibera di trasformazione di una società a responsabilità limitata in s.p.a., abbia esercitato il diritto di recesso in seguito all'iscrizione della stessa nel registro delle imprese” (Tribunale Lanusei, 26/01/2007, n. 37).
Non vi sono, in definitiva, valide ragioni per escludere il diritto di recesso nel caso di deliberata trasformazione da s.r.l. in s.p.a., né di carattere normativo né di carattere giurisprudenziale.
Norma di riferimento: Articolo 2437 Codice civile - Diritto di recesso | Quesito Q201514035
Rosario S. chiede
mercoledì 26/08/2015 - Sicilia
“Sono socio di una cooperativa edilizia a propietà divisa per la costruzione di 20 alloggi da mq. 110 più box in un Comune della provincia di Caltanissetta.
Abbiamo acceso un mutuo venticinquennale con l'IRCAC che paghiamo da circa 18 anni. Da circa quindici anni abbiamo avuto assegnati dalla cooperativa gli alloggi, ma non abbiamo ancora fatto l'atto notarile. Ciò premesso, io non ho mai abitato tale alloggio, in quanto ho abitato prima come ospite e poi dal 2008 come erede (esattamente nel 2008 per successione è divenuta proprietaria mia moglie) di un alloggio sito nello stesso paese più grande e comodo di quello della Cooperativa. Io ho pagato il mutuo semestrale sempre regolarmente, ad eccezione del mese di giugno 2015, per cui non sono più in regola con i pagamenti. Domanda: io ho desiderio di rinunciare alla Cooperativa in quanto ho un alloggio comodo per abitare e non ho più la possibilità economica di pagare e mantenere il 2° alloggio della Cooperativa. Cosa posso fare, anche in considerazione che trovandomi in un piccolo paese non è semplice trovare nuovi soci per acquistare l'alloggio e tanto meno recuperare le spese sostenute e da (spero non più) sostenere. A cosa vado incontro per il fatto che non ho pagato il mutuo semestrale di giugno e gli altri che non vorrei più pagare.
Vi ringrazio e spero che possiate aiutarmi nel mio intento.
Consulenza legale i 31/08/2015
Nelle cooperative di edilizia a proprietà divisa i singoli soci divengono proprietari degli alloggi sociali con tutti gli effetti giuridici che ne derivano, attraverso regolari rogiti notarili.
E', tuttavia, assolutamente comune che ben prima del rogito la cooperativa proceda all'assegnazione degli alloggi a favore dei soci, non appena gli stessi vengano ritenuti abitabili.
Con l'assegnazione in via provvisoria, il socio diviene possessore - non ancora proprietario - dell'alloggio, vantando altresì una serie di diritti che vanno oltre quelli tipici del possesso.
Come accennato nel testo del quesito, la soluzione più semplice, nel caso di specie, sarebbe quella di trovare un soggetto disposto a subentrare al socio della cooperativa, che nel contempo recede.
La disciplina del recesso e dell’esclusione del socio trova regolamentazione nell'art. 2532 c.c., che ammette il recesso nei soli casi previsti dalla legge e dallo statuto.
Di norma, l'atto costitutivo della cooperativa contempla la possibilità per i soci di recedere, condizionando tale diritto solitamente all'autorizzazione o all'approvazione del consiglio d'amministrazione o dell'assemblea dei soci. Il socio autorizzato a recedere dal contratto di cooperativa edilizia ha diritto di vedersi restituire quanto versato in conto costruzione (è, però, possibile che il socio subisca decurtazioni, parziali o totali, delle somme versate a titolo di spese generali di amministrazione, secondo le norme statutarie e i deliberati sociali).
Il socio subentrante ad altro socio receduto si accolla la medesima posizione debitoria del socio uscente: per questo è importante che il subentrante chieda alla cooperativa l’effettiva situazione dei debiti gravanti sul socio uscente, comprese le rate di mutuo scadute e non pagate.
In tema di recesso convenzionale (e conseguente sostituzione) del socio della cooperativa, molto dipende da quanto viene previsto dallo statuto della società: può essere previsto, infatti, che il socio uscente fornisca un nuovo nominativo. E' fondamentale, pertanto, prendere visione delle norme interne della società.
Quanto alle ipotesi di recesso legale, per le cooperative che fanno riferimento alla normativa sulle società per azioni, si applica l'art. 2437 del c.c.; mentre per quelle che fanno riferimento alla disciplina delle società a responsabilità limitata, valgono le specifiche ipotesi di recesso di cui all’art. 2473 c.c.
Per fare un esempio, il terzo comma dell'art. 2437 prevede che se la società è costituita a tempo indeterminato e le azioni non sono quotate in un mercato regolamentato, il socio ha sempre diritto di recedere, con il preavviso di almeno 180 giorni (lo statuto può prevedere un termine maggiore, non superiore ad un anno). Se questo è il caso, non può essere impedito di fatto al socio di recedere dalla società, ad esempio mediante un rifiuto di provvedere o un diniego assoluto ed immotivato dell'approvazione da parte del cda o dell'assemblea dei soci.
In merito all'omesso pagamento di una rata del mutuo, si deve innanzitutto leggere lo statuto della cooperativa, che con ogni probabilità regola l’ipotesi della morosità dei soci: in assenza di una regola precisa, trovano applicazione le regole generali in materia di inadempimento contrattuale, quindi i soci inadempienti possono essere esclusi dalla società con la decadenza dal diritto all'assegnazione (vedi tutti i casi di esclusione legale all'art. 2533 c.c.).
In generale, se è stata omessa una sola rata del mutuo, l'inadempimento potrebbe non essere giudicato così grave da comportare la risoluzione del rapporto sociale, cioè l'esclusione del socio.
Il problema, nel nostro caso, è che il socio non avrebbe più intenzione di pagare. Certamente, egli non può arbitrariamente interrompere i pagamenti. Si dovrà valutare se sussiste in base allo statuto della cooperativa il diritto di recedere, e con quale preavviso.
Lo scioglimento del rapporto sociale per recesso o esclusione fa sorgere il diritto del socio receduto o escluso alla liquidazione della quota o al rimborso delle azioni, che deve avvenire sulla base del bilancio dell’esercizio in cui si sono verificati il recesso o l’esclusione.

References: Articolo 2437

Articolo 2437
 art. 1373
 art. 2343
 art. 2437

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
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Cass. 
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Cass. 
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Cass. 
 art. 2437
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Cass. 
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 Articolo 2437
 Articolo 2437