Source: https://lexscripta.it/codici/codice-penale/articolo-595
Timestamp: 2019-08-18 12:54:10+00:00

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Art 595 cp | Codice Penale | Diffamazione. | Lexscripta
Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032. Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065. Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516. Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.
chevron_left Art. 594
Art. 596 chevron_right
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 17 Mar 2017, n. 6965
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, le espressioni sconvenienti rivolte "in incertam personam", in occasione di un intervento ad un forum di discussione su un blog internet, non integrano l'illecito di cui all'art. 4, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006, il quale postula che la condotta disciplinarmente rilevante costituisca reato, attesa la impossibilità di ricondurre tali espressioni al reato di diffamazione in ragione dell'inesistenza di un destinatario identificato o identificabile.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 26 May 2015, n. 10796
Cassazione Penale SS.UU. Sentenza 29 Jan 2015, n. 31022
In tema di sequestro di giornali e di altre pubblicazioni, la testata giornalistica telematica, funzionalmente assimilabile a quella tradizionale in formato cartaceo, rientra nella nozione di "stampa" di cui all'art. 1 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 e, pertanto, non può essere oggetto di sequestro preventivo in caso di commissione del reato di diffamazione a mezzo stampa, in quanto si tratta di prodotto editoriale sottoposto alla normativa di rango costituzionale e di livello ordinario, che disciplina l'attività di informazione professionale diretta al pubblico. (In motivazione la Corte ha precisato che, in tale ambito, non rientrano i nuovi mezzi di manifestazione del pensiero destinati ad essere trasmessi in via telematica quali forum, blog, newsletter, newsgroup, mailing list e social network, che, pur essendo espressione del diritto di manifestazione del pensiero, non possono godere delle garanzie costituzionali relative al sequestro della stampa).
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 Mar 2014, n. 6827
La condotta con cui il magistrato, attraverso i "media", si difenda dall'attribuzione - frutto di dichiarazioni diffuse dagli organi di informazione - di un provvedimento non solo di contenuto diverso da quello adottato, ma anche inconciliabile con i suoi doveri e con l'immagine che ogni appartenente all'ordine giudiziario deve dare di sé, per la credibilità propria e della magistratura nel suo complesso, non viola di per sé, ma eventualmente solo per i mezzi concretamente usati, il valore costituzionale dell'imparzialità, al quale, anche sul piano dell'immagine, ogni magistrato deve sempre uniformarsi. Ne consegue che, nel caso il cui l'interessato, per difendersi, faccia ricorso ad interviste e comunicati stampa, la legittimità della sua condotta sul piano disciplinare, in relazione alla configurabilità delle esimenti dello stato di necessità e dell'adempimento di un dovere, deve essere valutata con un giudizio "ex ante" e in concreto che, avuto riguardo alle specifiche circostanze connotanti la lesione dell'onorabilità professionale del magistrato, non si limiti ad individuare le astratte alternative dallo stesso percorribili a tutela del proprio diritto, ma quali fossero gli effettivi risultati in tal modo conseguibili a questo fine.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 Oct 2011, n. 20935
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, integra l'illecito disciplinare di cui all'art. 2, comma 1, lett. d), d. lgs. n. 109 del 2006, in quanto fatto costituente reato idoneo a ledere l'immagine del magistrato, l'espressione di giudizi pesantemente critici in merito alla capacità professionali ed alle caratteristiche di imparzialità ed indipendenza, e, dei componenti di un collegio penale della Corte di cassazione, della Sezione disciplinare del Cons. Sup. Magistratura, nonché del collegio delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, formulati all'interno di nota allegata ad una domanda di pensionamento indirizzata al Vice Presidente del Cons. Sup. Magistratura, sussistendo, il requisito della comunicazione con più persone, necessario per integrare il reato di diffamazione commessa mediante scritti, anche quando le espressioni offensive pur comunicate ad una sola persona siano destinate ad essere riferite almeno ad un'altra persona, che ne abbia poi effettiva conoscenza.
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