Source: http://www.nuovocaporalato.it/norme.htm
Timestamp: 2018-06-19 02:26:50+00:00

Document:
Nuovo Caporalato: Le norme calpestate
Le normative calpestate....
abolita la somministrazione di manodopera
Legge per soci lavoratori
Dlgs 276/03 (attuazione Legge 30/03 "Legge Biagi")
Pareri della Direzione provinciale del lavoro di Modena
sentenza su intermediazione
Sentenza cassazione su intermediazione 26/10/06 (interessante commento del Sole24ore)
APPALTO DI SERVIZI O SOMMINISTRAZIONE ABUSIVA DI MANODOPERA NELL'ATTIVITA' DELLE COOPERATIVE DI PRODUZIONE E LAVORO (Interessante contributo di Gualtiero Cannavò (patrocinante in Cassazione, avvocato in Messina).
parere toelettatura asl - consorzio prosciutto parma
il sito della d.p.l di ferrara [pdf]
Vigilanza sulla somministrazione di lavoro [pdf]
interessante documento di veneto lavoro sull'interposizione di manodopera
Appalto e cessioni: ecco le differenze
interposizione fittizia di manodopera e responsabilità dell'appaltante (sentenza cassazione 22/10/06 n°22910)
Interposizione di manodopera: il datore di lavoro effettivo è responsabile per gli infortuni (Sentenza Cassazione n 40499 del 16/11/10)
Inesistente il licenziamento in caso di interposizione di manodopera (Sentenza Cassazione n 23684 del 23 novembre 2010)
Sentenza Tribunale di Torino 3810 del 2010 sulla incostituzionalità contratto di lavoro UNCI
Programmazione delle attività ispettive nelle cooperative spurie
LASCIATA A CASA PER CALO DI LAVORO? RESTA SOCIA, BISOGNA PAGARLE GLI SPENDI DAL 2008 AL OGGI. LO DICE LA CORTE D’APPELLO
ESISTE INTERPOSIZIONE DI MANODOPERA ANCHE QUANDO L'APPALTATORE E' DOTATO DI UNA VERA E PROPRIA ORGANIZZAZIONE D'IMPRESA. CASSAZIONE 27/11/12
SOMMINISTRAZIONE ILLECITA E COOPERATIVE SPURIE da Bollettino ADAPT 23 giugno 2014
IMPORTANTE RISPOSTA DEL MINISTERO DEL LAVORO AD UN INTERPELLO IN TEMA DI RIDUZIONE D'ORARIO DI LAVORO AI SOCI LAVORATORI DI COOPERATIVE. Secondo il ministero del lavoro è improprio ridurre l'orario di lavoro ai soci lavoratori delle cooperative di facchinaggio. Per poterlo fare è necessario un accordo sindacale [leggi]
Articolo 6 L. 123 del 3 agosto 2007 (obbligo del tesserino di riconoscimento per i dipendenti delle imprese appaltatrici
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA Art. 45
La mutualità è inesistente ed è presente la più spudorata e palese speculazione privata. Non esiste la partecipazione democratica e pochissime sono quelle cooperative che fanno almeno un’assemblea all’anno. Buona parte delle cooperative cambia nome, mediamente ogni due anni, per sfuggire a tutti i vincoli di controlli fiscali che potrebbero esserci in futuro.
Molti sono i casi in cui si può dimostrare l’impiego di “presta nomi” per ricoprire la carica di presidente. Mentre chi continua a dirigere e controllare la cooperativa è sempre il proprietario dell’azienda committente.
Il presidente è visto, e si presenta e si impone, come il “padrone”.
La Legge ha sicuramente favorito l’incremento di questo tipo di false cooperative, ma non ne ha controllato il suo sviluppo e le sue finalità!
In merito ai controlli ed alla vigilanza vedi testo interrogazione dell' On. Luciano D'Ulizia e la risposta del Ministro Pier Luigi Bersani.
A Modena, dove solo nella zona di Vignola (territorio con 70000 abitanti) se ne contano oltre 100, senza contare quelle che operano nella zona avendo però la propria sede legale fuori provincia, l’incremento di queste pseudo imprese è evidentissimo.
Legge 142/01
In quasi tutte le false cooperative non vengono effettuate le assemblee dei soci per eleggere i propri organi direttivi e nemmeno si decidono le scelte strategiche della cooperativa.
Le pochissime cooperative che svolgono le assemblee le convocano ad orari, o in luoghi, impossibili per i loro soci. Inoltre le cooperative sono composte quasi esclusivamente da lavoratori stranieri che conoscono a malapena l’italiano ed, in queste assemblee, vengono chiamati a prendere decisioni su cose e argomenti che non capiscono.
Per quanto riguarda decisioni sulla destinazione dei risultati economici, i soci lavoratori di queste pseudo imprese sono semplici spettatori, prendendo solo le briciole degli utili realizzati, mentre i loro caporali conducano auto di lusso e investono i profitti, della “sua” cooperativa in case e alberghi!
L'appalto è il contratto col quale una parte (l’appaltatore) assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un'opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro.
Il requisito fondamentale del contratto d’appalto lecito, è che l’appaltatore sia a tutti gli effetti un imprenditore e non un semplice intermediario, impieghi una propria organizzazione produttiva ed assuma i rischi della realizzazione dell’opera o del servizio appaltati.
Nella quasi totalità degli appalti di manodopera presenti non esiste autonomia imprenditoriale e nemmeno il rischio d’impresa. I soci lavoratori di queste false cooperative di facchinaggio vengono, spesso, gestiti e organizzati dal personale dell’azienda committente. Spesso i datori di lavoro, o i suoi responsabili e capo reparto, ne regolano le assunzioni e i licenziamenti dei soci lavoratori delle cooperative appaltatrici
La materia necessaria a compiere l’opera, deve essere necessariamente fornita dall’appaltatore, se non è diversamente stabilito dalla convenzione o dagli usi
L’appaltatore, cioè la falsa cooperativa, dovrebbe utilizzare proprio materiale per compiere l’opera. Siccome vengono date in appalto parti del processo lavorativo, nel nostro caso lavorazione delle carni e dei salumi, si presuppone che almeno le attrezzature, vestiario, coltelli e dispositivi di protezione individuale siano di proprietà dell’appaltatore, ma poche volte accade. Molte, di queste false cooperative, non consegnano nemmeno i camici o i coltelli per lavorare la carne, figuriamoci degli strumenti di protezione: pettorine, guanti, guanti metallici ecc.. Nessun problema tanto viene dato tutto dal reale datore di lavoro: l’appaltante cioè l’impresa committente
DPR 602/70 e DM del 3/12/99
Parere della Direzione provinciale del lavoro di modena
QUESITO DEI SINDACATI DEL SETTORE AGROALIMENTARE INVIATO AL DIRETTORE DELLA DIREZIONE PROVINCIALE DEL LAVORO DI MODENA IN MATERIA DELL'APPLICAZIONE CONTRATTUALE SULLE ATTIVITA' PREVISTE DAL DPR 602/70
RISPOSTA AL QUESITO DEL DIRETTORE DELLA DIREZIONE PROVINCIALE DEL LAVORO DI MODENA
Leggi e decreti che disciplinano le attività svolte dalle cooperative che possono godere di un particolare privilegio contributivo. Fra queste, oltre che al normale facchinaggio, compaiono anche, nel DM 3/12/99, la toelettatura e macellazione.
Qualche annetto dopo, la Direzione Provinciale del Lavoro di Modena, risponde ad un preciso quesito della Lega delle cooperative da cui se ne trae una interpretazione molto più estensiva del sopra citato DM del 3/12/99. Oltre alla toelettatura e macellazione si fanno rientrare anche il disosso e la rifilatura dei prosciutti. Le aziende del comparto "interpretano" questa estensione di attività come un'autorizzazione ad appaltare fasi del ciclo produttivo inerenti, appunto, al disosso e del rifilo delle cosce suine.
Parere toelettatura ASL, Consorzio prosciutto di Parma
Tutte le cooperative presenti nel comparto applicano il DPR 602/70 perché gli permette di pagare meno contributi previdenziali. Da evidenziare che quelle norme disciplinano solo la decontribuzione e non avvallano gli appalti di fasi dl processo produttivo, tipo: macellazione, rifilatura e lavorazione delle carni in genere.
Quelle norme sono il vero alibi delle cooperative, le quali credono che le loro attività, riconducibili con molte forzature a quelle previste nel DPR, possono tranquillamente essere appaltate esulando dagli obblighi previsti dalle altre leggi della nostra Repubblica, o da quanto prevede il CCNL.
Quindi abbiamo una cooperativa che presta, o affitta, dei facchini che disossano la carne, o rifilano cosce di suino, comandati, gestiti e organizzati direttamente dal committente che ritengono di essere in regola. Ancora una volta non si prendono in considerazione le Leggi vigenti, ma addirittura ritengono loro di essere in regola, millantando d’aver ricevuto specifiche rassicurazioni dagli organi competenti. Quegli organi sono stati più volte sollecitati con richieste d’intervento e segnalazioni, ma dopo anni nessuna risposta è arrivata.
Attendiamo ancora fiduciosi. Siamo però sicuri che questo sia uno dei cardini principali con cui si può smontare lo pseudo appalto, che non fa altro che nascondere una vera e propria somministrazione irregolare di manodopera.
Articolo 4 del CCNL Industria Alimentare
“Sono esclusi dagli appalti i lavori svolti in azienda direttamente pertinenti le attività di trasformazione e di imbottigliamento proprie dell’azienda stessa nonché quelle di manutenzione ordinaria continuativa, ad eccezione di quelle che necessariamente debbono essere svolte al di fuori dei turni normali di lavoro….”
Articolo quasi completamente ignorato da quasi tutte le imprese! Ignorato anche dagli organismi preposti ai controlli che, da quanto risulta, sono stati più volte interpellati.
L’articolo 4 del CCNL dell’industria alimentare è sicuramente uno dei più belli fra tutti i CCNL dell’industria di tutti i settori, ma qui è quotidianamente ignorato, calpestato e deriso.
Dlgs. 276/2003 Capo II - Appalto e distacco Art. 29. – Appalto
Questo decreto legislativo, introdotto con l’approvazione della Legge 30/03, ha sicuramente peggiorato la situazione perché ha eliminato una norma, la legge 1369/60 che vietava, e puniva severamente, la semplice intermediazione di manodopera. Una norma nata, appunto, per stroncare il caporalato che, oggi, ritorna sotto nuove vesti: un nuovo caporalato!
Con questo dlgs le “maglie” per appaltare più liberamente si allargano ulteriormente, ma comunque è ancora previsto, da parte dell’appaltatore, un rischio d’impresa e l’organizzazione dei mezzi necessari, che può anche essere l’esercizio del potere direttivo nei confronti dei lavoratori.
In realtà il rischio d’impresa è quasi inesistente, molte di queste false cooperative non hanno nemmeno un ufficio e, nei fatti, non fanno altro che affittare manodopera senza essere autorizzati.
Il potere organizzativo è spesso inesistente perché, anche se una linea è completamente composta dai dipendenti dell’azienda appaltatrice (ad es una falsa cooperativa), a dirigere ed organizzare i lavoratori è il personale dell’azienda committente. In molti casi, nelle aziende più piccole, è il titolare stesso che li comanda e dirige.
DECRETO LEGISLATIVO 10 settembre 2003, n. 276 Art. 18. - Sanzioni
5-bis. Nei casi di appalto privo dei requisiti di cui all’articolo 29, comma 1, e didistacco privo dei requisiti di cui all’articolo 30, comma 1, l’utilizzatore e il somministratore sono puniti con la pena della ammenda di euro 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione. Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell'arresto fino a diciotto mesi e l'ammenda è aumentata fino al sestuplo.
Questa delle sanzioni è sicuramente la nota più dolente perché non costituisce di certo un disincentivo.
Da evidenziare che la Legge 1369/60 prevedeva il carcere per chi esercitava abusivamente il ruolo dell’intermediazione di manodopera, ma anche per gli imprenditori committenti. Ora il committente se la cava con un ammenda amministrativa. Mentre l'appaltatore, o l'intermediatore di manodopera può rischiare un pò di penale, ma su questo esistono interessanti disquisizioni giuridiche [leggi]. Ecco i motivi che hanno sicuramente incentivato gli appalti irregolari, lo sviluppo di questo nuovo caporalato, accompagnato anche dall’inesistenza di controlli su questo fenomeno che hanno dato forza e sicurezza ai nuovi caporali.
Vedi questo interessante schema che mette a confronto la Legge 1369/60 con il dlgs 276/03 [leggi]
Inoltre oggi i lavoratori sfruttati dai nuovi caporali, se viene accertato l’illegalità dell’appalto o della somministrazione di manodopera, non hanno riconosciuto immediatamente ed automaticamente il rapporto di lavoro in capo all’azienda committente, come precedentemente era riconosciuto con la Legge 1369/60, ma tale diritto lo devono esercitare loro ai sensi dell’ art 414 del codice di procedura civile. Quindi una procedura giudiziaria che inevitabilmente, visti i tempi della giustizia sul lavoro che abbiamo a Modena, può durare oltre 5 anni!!!
Un disincentivo che è un altro grosso punto a favore dei mercanti di braccia e dei loro mandanti. Un disincentivo non solo per il tempo, comunque troppo lungo per ottenere giustizia, ma perché espone direttamente il lavoratore solo davanti al committente.
a) agenzie di somministrazione di lavoro abilitate allo svolgimento di tutte le attività
di cui all'articolo 20;
Le false cooperative di facchinaggio, esercitano la loro attività d’affitto di manodopera senza autorizzazione ministeriale così come previsto dal dlgs 276/03. La esercitano impunemente tanto da definirsi, e presentarsi, come agenzie. I committenti si avvalgono di queste agenzie non autorizzate perché lo fanno tutti e perché hanno ricevuto specifiche rassicurazioni dagli organismi competenti, almeno così dichiarano tranquillamente.
Oltre 40 casi di somministrazione irregolare di manodopera sono stati segnalati alle autorità competenti, ma nulla è accaduto.

References: sentenza 

Sentenza 

Sentenza 

Articolo 6
 Art. 45

Articolo 4
 Art. 29
 Art. 18