Source: http://archivioiuniscuola.blogspot.com/2017/02/
Timestamp: 2017-12-15 04:38:19+00:00

Document:
Comparto Regioni e Autonomie locali
In applicazione del principio della correlazione tra compensi incentivanti di qualsiasi natura e retribuzione di risultato dei lavoratori titolari di posizione organizzativa, in sede di regolamentazione della materia, è possibile prevedere la progressiva riduzione della seconda in relazione al crescere dell’importo dei primi, fino al completo azzeramento della stessa laddove i suddetti compensi superino determinate soglie?
Nell’ambito dei criteri di precedenza previsti dall’art.15, comma 4, rispetto all’ordine di priorità ivi indicato, un corso di qualifica professionale di durata annuale dove deve essere collocato?
In relazione all’ordine di priorità previsto dall’art.15, comma 5, un corso di qualifica professionale può essere assimilato ad un corso della scuola media superiore o inferiore?
L’indennità di rischio (art.37 del CCNL del 14.9.2000 e art.41 del CCNL del 22.1.2004) e l’indennità di reperibilità (art.23, comma 1, del CCNL del 14.9.2000) possono essere pagate prima della stipulazione del contratto integrativo?
Un dipendente è stato ammesso alla fruizione dei permessi per il diritto allo studio, in quanto collocato al primo posto della graduatoria, a tal fine predisposta, nel rispetto disciplina contrattuale e delle previsioni del regolamento adottato dall’ente. I lavoratori richiedenti erano due. Poiché il lavoratore avente diritto ha comunicato che utilizzerà solo parzialmente le 150 ore, in quanto terminerà la frequenza dei corsi alla fine del prossimo mese di marzo, è possibile accogliere la richiesta dell’altro lavoratore di fruire delle rimanenti ore non fruite, dopo una eventuale rinunzia formale del primo?
Un ente ha effettuato assunzioni con contratto a termine per la durata di 12 mesi, prorogati poi per ulteriori 12 mesi, di lavoratori LSU ed LPU, ai sensi dell’art.1, comma 207, della legge n.147/2013 e dell’art.13, comma 1-bis, del D.L. n.185/2015. Tali assunzioni sono interamente finanziate dallo Stato e dalla Regione. Queste assunzioni possono giustificare un incremento delle risorse decentrate? Ove tale incremento non fosse possibile, per il trattamento accessorio del personale di cui si tratta è possibile utilizzare le generali risorse decentrate disponibili presso l’ente, quantificate ai sensi dellart.15 del CCNL dell’1.4.1999?
Un dipendente vanta una anzianità lavorativa complessiva di 30 anni nel pubblico impiego, di cui 10 prestati presso l’ente dove attualmente presta servizio e gli altri presso altre amministrazioni. Nel caso di risoluzione del rapporto di lavoro, per sopravvenuta inidoneità assoluta e permanente a qualsiasi proficuo lavoro, l’indennità sostitutiva di preavviso deve essere rapportata alla complessiva anzianità lavorativa maturata oppure deve essere calcolata con riferimento al solo periodo lavorativo prestato presso l’ente di attuale appartenenza?
Direttiva del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione in materia di comportamenti e atti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, d. lgs. n. 165/2001 ostativi all’allattamento”
Segnalazione da U.O. Studi e analisi compatibilità
La ministra Marianna Madia ha emanato una direttiva, rivolta a tutte le pubbliche amministrazioni, affinché assumano azioni positive, comportamenti collaborativi o comunque non ostacolino le esigenze di allattamento. L’allattamento è un diritto fondamentale dei bambini e le madri devono essere sostenute nella realizzazione del desiderio di allattare. Tale diritto è riconosciuto dalla legislazione comunitaria e nazionale. La direttiva 2006/141/CE richiama il principio della promozione e della protezione dell’allattamento al seno e la necessità di non scoraggiare la stessa pratica.
Sentenza n. 15 del 24/1/2017
Presidenza del Consiglio dei Ministri - incarichi dirigenziali di 1 e 2 fascia conferiti ai sensi dell’art. 19 d.lgs. n. 165/01 - cessazione degli stessi alla data del 1 novembre 2012 in base all’art. 1 comma 1 legge n. 135/2012 - incostituzionalità della normaSegnalazione da U.O. Monitoraggio contratti e legale
La Corte dichiara la illegittimità costituzionale dell’art. 1 comma 1 della legge n. 135/2012 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario) nella parte in cui prevede che all’esito del processo di riorganizzazione delle proprie strutture sulla base di contenimento della spesa e di ridimensionamento strutturale attuato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e comunque non oltre il 1 novembre 2012, cessano tutti gli incarichi in corso a quella data, di prima e seconda fascia, conferiti ai sensi dell’art. 19 comma 6 del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165. Dicono infatti i giudici delle leggi che : “la norma scrutinata viola i principi posti dagli artt. 3, 97 e 98 Cost. prevedendo un meccanismo di decadenza automatica da incarico dirigenziale che incide negativamente sul buon andamento dell’amministrazione e lede, al contempo, in modo irragionevole, la tutela dell’affidamento che i lavoratori interessati riponevano sulla naturale durata dell’incarico dirigenziale quindi del rapporto di lavoro a tempo determinato ad esso connesso”.
Sentenza n. 26 del 27/1/2017
Ammissibilità del referendum abrogativo avente ad oggetto le seguenti disposizioni: d.lgs. n. 23/2015 recante: “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo determinato a tutele crescenti in attuazione della L. n. 183/2014” nella sua interezza e dell’art. 18 L. n. 300/1970”Segnalazione da U.O. Monitoraggio contratti e legale
La Corte dichiara inammissibile la richiesta di referendum popolare per l’abrogazione del decreto legislativo 4 marzo 2015 n. 23 e dell’art. 18 della legge 20 maggio 1970 n. 300.
Sentenza n. 27 del 27/1/2017
Ammissibilità del referendum abrogativo avente ad oggetto le seguenti disposizioni: art. 29, d. lgs. 10 settembre 2003, n. 276, recante “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30”Segnalazione da U.O. Monitoraggio contratti e legale
La Corte dichiara ammissibile la richiesta di referendum popolare per l’abrogazione dell’art. 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30), limitatamente alle parole «Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative del settore che possono individuare metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti,» e alle parole «Il committente imprenditore o datore di lavoro è convenuto in giudizio per il pagamento unitamente all’appaltatore e con gli eventuali ulteriori subappaltatori. Il committente imprenditore o datore di lavoro può eccepire, nella prima difesa, il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore medesimo e degli eventuali subappaltatori. In tal caso il giudice accerta la responsabilità solidale di tutti gli obbligati, ma l’azione esecutiva può essere intentata nei confronti del committente imprenditore o datore di lavoro solo dopo l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori.».
Sentenza n. 28 del 27/1/2017
Ammissibilità del referendum abrogativo avente ad oggetto le seguenti disposizioni: - artt. 48, 49 (come modificato, al comma 3°, dal d. lgs. n. 185/2016) e 50 d. lgs. 15 giugno 2015 n. 81, recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183 (voucher)” Segnalazione da U.O. Monitoraggio contratti e legale
La Corte dichiara ammissibile la richiesta di referendum popolare per l’abrogazione degli artt. 48, 49 (come modificato, al comma 3, dal d.lgs. n. 185/2016) e 50, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante «Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183 (voucher).
Sentenza n. 217 del 9/1/2017
Dirigenza pubblica – demansionamento ingiustificato – risarcimento del danno – ripristino dell’incarico Segnalazione da U.O. Monitoraggio contratti e legale
I giudici rigettano il ricorso, proposto da una azienda Sanitaria ospedaliera condannata, in primo e secondo grado, a risarcire il danno ad un dirigente che aveva subito un forte ed ingiustificato demansionamento con conseguente impoverimento della sua professionalità, e a reintegrarlo nelle mansioni svolte prima del suddetto demansionamento. La Corte detta poi questo importante principio di diritto: “In applicazione dei principi affermati dalla giurisprudenza di questa Corte a proposito della configurazione del ripristino dell'incarico dirigenziale come una forma di tutela attribuibile da parte del giudice ordinario in favore dei dirigenti pubblici che siano stati privati, in tutto o in parte, delle loro mansioni per effetto di un illegittimo provvedimento della P.A. datrice di lavoro, il suddetto ripristino - non necessariamente riferito all'incarico originario e comunque da limitare alla durata originariamente pattuita, con detrazione del periodo già trascorso – può essere disposto dal giudice ordinario, senza che eventuali sopravvenute modifiche organizzative adottate dall'Ente datore di lavoro possano impedire una simile pronuncia, laddove sia stato accertato che la privazione delle mansioni maggiormente caratterizzanti l'incarico dirigenziale conferito non sia avvenuta per effetto dell'adozione da parte della P.A. di un provvedimento di revoca - in ipotesi illegittimo, ma comunque espresso e motivato - ma a causa di una riorganizzazione aziendale la quale, pur lasciando integri formalmente i compiti affidati al dirigente, di fatto li abbia ridotti a quelli relativi agli interventi di carattere routinario, oltretutto a vantaggio di un consulente privato esterno alla P.A., senza alcuna specifica motivazione al riguardo. In tale ultima ipotesi, infatti, il contrasto con i principi costituzionali e legislativi di riferimento è ancora più grave che nel primo caso in quanto si riscontra la violazione non solo dei principi di imparzialità e di buon andamento dell'azione amministrativa di cui all'art. 97 Cost. (per il prodursi di una ingiustificata discontinuità dell'azione amministrativa), ma anche del principio del giusto procedimento (perché si viene a determinare una revoca implicita dell'incarico dirigenziale, in contrasto con l'art. 3 della legge n. 241 del 1990 che prescrive l'obbligo di motivazione per tutti i provvedimenti amministrativi) nonché dei principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, per l'ingiustificato aumento della "spesa complessiva per il personale regionale e locale", che, come più volte sottolineato dal Giudice delle leggi è una delle più frequenti e rilevanti cause del disavanzo pubblico.”
Sentenza n. 2000 del 26/1/2017
Art. 21 CCNL dirigenza medica e veterinaria 5/12/1996 - interpretazione costituzionalmente orientata - diritto alle ferie - irrinunciabilità Segnalazione da U.O. Monitoraggio contratti e legale
Nella sentenza la Suprema Corte chiarisce quale è l’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 21 comma 13 del CCNL 5 dicembre 1996 area medica e veterinaria: “L’art. 21, comma 13, CCNL 5 dicembre 1996, area dirigenza medica e veterinaria (che dispone il pagamento delle ferie nel solo caso in cui, all’atto della cessazione del rapporto, risultino non fruite per esigenze di servizio o per cause indipendenti dalla volontà del dirigente) va interpretato in modo conforme al principio di irrinunciabilità delle ferie, di cui all’art. 36 Cost., di guisa che si applica solo nei confronti dei dirigenti titolari del potere di attribuirsi il periodo di ferie senza ingerenze da parte del datore di lavoro e non anche nei confronti dei dirigenti privi di tale potere".
Sentenza n. 2510 del 31/1/2017
Legge n. 145/2002 - spoils system - incarichi dirigenziali apicali: legittimità - incarichi dirigenziali che comportano esercizio di compiti di gestione: illegittimità. Segnalazione da U.O. Monitoraggio contratti e legale
Nella sentenza la Corte ripercorre le numerose decisioni della Corte Costituzionale sulla materia ed alla fine così conclude: “Con la sentenze n. 124 del 2011 si è ribadita «l'illegittimità costituzionale di meccanismi di spoils system riferiti ad incarichi dirigenziali che comportino l'esercizio di compiti di gestione, cioè di «funzioni amministrative di esecuzione dell'indirizzo politico» (sentenze n. 224 e n. 34 del 2010, n. 390 e 351 del 2008, n. 104 e n. 103 del 2007), ritenendo, di converso, costituzionalmente legittimo lo spoils system quando riferito a posizioni apicali (sentenza n. 233 del 2006), del cui supporto l'organo di governo «si avvale per svolgere l'attività di indirizzo politico amministrativo» (sentenza n. 304 del 2010)». 12. I principi fissati dalla giurisprudenza costituzionale hanno trovato nel tempo rispondenza nell'evoluzione della normativa statale, in quanto l'attuale formulazione dell'art. 19 del d.lgs. n. 165 del 2001 prevede che la cessazione del rapporto di ufficio in corso di svolgimento può essere conseguenza soltanto di accertata responsabilità dirigenziale: la vigente disciplina statale, dunque, ha escluso dal sistema di regolazione della dirigenza tutte le fattispecie di spoils system, con la sola eccezione, ammessa sul piano costituzionale, degli incarichi di vertice (segretario generale dei ministeri, incarichi di direzione di strutture articolate al loro interno in uffici dirigenziali generali e quelli di livello equivalente, comma 3 dell'art. 19) i quali «cessano decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo» (art. 19, comma 8). Lo spoils system, dunque, è legittimo solo in relazione ai cd. Incarichi dirigenziali «apicali», che non attengono a una semplice attività di gestione.”
Sezione Regionale controllo Lombardia deliberazione n. 367/2017
Enti locali - Riduzione fondo salario accessorio - interpretazione art. 1 comma 236 legge 208/2015 (legge stabilità 2016)
Segnalazione da U.O. Monitoraggio contratti e legale
La deliberazione in esame è relativa alla richiesta di interpretazione del disposto del comma 236, dell’art. 1 L. 208/2015 (legge di stabilità 2016), concernente il calcolo del salario accessorio spettante al personale della pubblica amministrazione. La disposizione ha introdotto un correttivo alla proporzionalità della riduzione dei fondi destinati al trattamento accessorio collegando automaticamente le risorse del fondo non più solo alle riduzioni del personale in servizio ma anche alle possibili assunzioni già inserite nel Programma triennale dei fabbisogni del personale 2016-2018, posto in essere in base alla disciplina vigente in tema di assunzioni. I magistrati hanno chiarito, che non appare trovare alcun addentellato normativo la necessità di compiere una rettifica alla fine dell’esercizio delle effettive assunzioni effettuate dall’amministrazione - così come invece sostenuto dalla Ragioneria generale dello Stato con circolare n. 12/2016 - in quanto “la lettera della disposizione appare militare per il riferimento al personale astrattamente assumibile, indipendentemente dalla sua effettiva assunzione entro fine anno; ai fini dell’individuazione di tale parametro, appare corretto il riferimento all’individuazione posta in essere nel Piano occupazionale 2016, che deve essere adottato non solo nel rispetto della disciplina vincolistica in tema di assunzioni del personale, ma anche di budget assunzionale normativamente consentito per ogni Ente e delle effettive compatibilità di bilancio.”.
Sezione Regionale controllo Veneto deliberazione n. 12/2017
Enti locali – Conferimento incarichi dirigenziali - Applicazione vincoli previsti legge stabilità 2016
I magistrati contabili intervengono relativamente al dubbio interpretativo sollevato da una amministrazione locale, circa l’applicabilità agli enti locali delle disposizioni della legge 208/2015, legge di stabilità 2016, che vietano alle amministrazioni pubbliche il conferimento di incarichi dirigenziali a tempo indeterminato, di prima e seconda fascia, sui posti vacanti alla data del 15 ottobre 2015, in attesa dell’adozione dei provvedimenti di riordino della dirigenza pubblica. L’orientamento ribadito dal Collegio, è di considerare il vincolo esteso a tutti i soggetti enunciati nella disposizione, senza alcuna espressa eccezione per gli enti locali, infatti, “il rinvio tout court all’art. 1 co. 2 del d.lg.s 165/2001 costituisce una tipica modalità attraverso cui il legislatore perimetra per relazionem l’ambito soggettivo di disciplina, estendendolo a tutti i soggetti enunciati in materia di pubblico impiego”. Alla luce di queste considerazioni, a parere del Collegio, deve ritenersi che ricadano nel vincolo di indisponibilità anche gli incarichi dirigenziali a tempo determinato conferiti entro i limiti previsti dall’art. 110 co. 1 Tuel, ossia in misura non superiore al 30% dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica (in tal senso anche sez. Puglia n. 73/2015 e sez. Veneto 56/2017).
Sezione Regionale controllo Sardegna deliberazione n. 11/2017
Enti locali – Trattamento accessorio personale – Applicazione normativa statale
La deliberazione riguarda la possibilità prospettata da una amministrazione locale, di derogare ai vincoli posti dalle disposizioni della legge di stabilità 2016 (L. 208/2015) in materia di trattamento accessorio del personale, mediante l’applicazione delle norme di una legge regionale (L.R. n.2/2007). I magistrati osservano, che la norma regionale non ha valenza di norma speciale in quanto, nello specifico, disciplina altre materie ma non interviene sulla regolamentazione del trattamento accessorio del personale e inoltre, “il rapporto di specialità troverebbe comunque un limite cronologico essendo stato successivamente introdotto un vincolo di finanza pubblica, da parte di una legge dello Stato, che prevarrebbe nel sistema delle fonti rispetto a diversa regolamentazione regionale”.
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Etichette: ARAN Febbraio 2017
Per ora si sa che sono quattro i primi gruppi in calendario, di cui tre della Camera e uno del Senato.
Tra questi, un gruppo della maggioranza di governo e tre dell’opposizione. Un giro di “consultazioni extraparlamentari” che intende evitare che nella fretta si finisca per varare una nuova legge elettorale che ripeta gli errori compiuti dopo il Porcellum da cui nacque l’Italicum, anch’esso bocciato dalla Consulta.
Inoltre una “spada di damocle” pende sulla riforma elettorale: la convocazione tra febbraio e marzo di ben otto nuove udienze da parte dei Tribunali Civili di Roma, Bari, Lecce, Potenza, Brescia, Trento, Salerno e Catania, tutte città capoluogo dei distretti di Corte d’Appello. Udienze che potrebbero concludersi con nuove ordinanze di rinvio dell’Italicum alla Consulta, contro le altre parti su cui la Corte non si è espressa.
Di qui l’avviso del pool degli avvocanti anti-Italicum ai gruppi parlamentari: “Se si continua a confezionare leggi in fretta - dice Felice Besostri, l’avvocato che ha coordinato il ricorso alla Corte costituzionale - e leggi confezionate su misura secondo il momento politico, noi faremo il terzo ricorso che vinceremo. Meglio riflettere, quindi, sui cardini di costituzionalità già indicati per la seconda volta dalla Consulta. E tenere conto delle altre osservazioni che saranno oggetto dell’esame di otto Tribunali che si pronunceranno nei prossini sessanta giorni. E potrebbero inviare nuove Ordinanze alla Consulta su altri punti controversi”, sottolinea.
Besostri guiderà da lunedì la delegazione che con gli avvocati Anna Falcone, Pietro Adami, Giuseppe Sarno, Michele Ricciardi, incontrerà i primi gruppi parlamentari. La proposta di ragionare assieme è stata comunque estesa anche ai segretari di partito. Finora hanno risposto in due: Ferrero (Rifondazione) e Fratoianni (Sinistra Italiana). “Aspettiamo Renzi”, aggiunge.
Ironico? “No. Sono molto serio. Abbiamo scritto a tutti. Siamo a disposizione di tutti. E proprio l’incontro con Renzi mi pare con tutta evidenza molto significativo. Se accetta di incontrarci”.
Sono sei i punti segnati negli appunti pronti per gli incontri.
“Le leggi elettorali non si fanno con procedure speciali come quelle utilizzate dal governo che ha posto il voto di fiducia. In materia elettorale e costituzionale le leggi devono essere varate con procedura normale. Questo va ricordato ai partiti subito”.
“Assolutamente no. Il voto è personale e non può ammettere che se ad esempio io intendo dare la preferenza a un candidato in lista, automaticamente il mio voto si “trasmette” al capolista che non intendo votare, ma che è “in allegato” al simbolo della lista. Non intendo votare il capolista, ma il candidato “x”. Tuttavia, il mio voto va a finire anche chi non ho votato. Il capolista non è eletto quindi sulla base di un voto personale. E questa è una violazione di un principio costituzionale. Proprio su questi altri punti si attendono decisioni, che la sentenza della Consulta ha reso più facili.. La partita non è ancora finita”.
Perché non sarebbe un cavillo questo rilievo? Nella riforma elettorale che incidenza potrebbe avere in pratica?
Contestate anche la varietà di soglie per l’accesso al Parlamento tra Camera e Senato, tra lista e coalizione.
“Certamente questa varietà rende il voto diseguale. E questo è contrario al principio del voto uguale e personale previsto dalla Costituzione. Infatti a parità di risultato elettorale, una lista alla Camera e al Senato vede entrare i propri eletti da una soglia del 3 per cento alla Camera ad una dell’8 per cento al Senato. Significa che fino a da partire 25 anni (età per votare per il Senato, ndr) i voti non sono uguali agli altri. Ma serve una differenza del 5 per cento in più di elettori ultra-venticinquenni per avere un risultato di eletti che sia in equilibrio con quello della Camera. E’ questa una “disarmonia” tra Camera e Senato (riconfermato dal No al referendum) che penalizza la rappresentanza e ancora una volta la governabilità”.
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Etichette: CriticaSociale.net
IUniScuoLa Senior:Al Centro Anziani “Ricordi” si mangia bene
L’incontro della Commissione Politiche Sociali del Municipio 3, svoltosi martedì 24 gennaio 2017 presso la sede del Municipio, aveva lo scopo di presentare l’attività del Centro Socio Ricreativo Culturale “Ricordi” di via Boscovich.
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