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Timestamp: 2020-05-27 07:25:44+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 31711 del 07/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31711 del 07/12/2018
Cassazione civile sez. trib., 07/12/2018, (ud. 08/05/2018, dep. 07/12/2018), n.31711
sul ricorso iscritto al n. 16439 del ruolo generale dell’anno 2011
Regionale del Piemonte n. 42/24/2010, depositata in data 3 maggio
il giudice di appello ha premesso, in punto di fatto, che: il contribuente aveva proposto ricorso avverso l’avviso di accertamento emesso, relativamente all’anno di imposta 2001, per omessa fatturazione e regolarizzazione dei costi per mancato ribaltamento delle commesse eseguite e dei corrispettivi per l’esecuzione dei lavori nell’ambito dei rapporti economici sussistenti con il Consorzio Manital; in particolare, in sede di verifica, la Guardia di finanza aveva accertato che il Consorzio Manital aveva adottato una procedura anomala di contabilizzazione di costi e ricavi e delle operazioni attive e passive ai fini Iva svolte nei confronti dei soggetti consorziati (quale l’attuale ricorrente) e nei rapporti con soggetti esterni in quanto, in luogo della corretta modalità di fatturazione di costi e proventi nei confronti dei consorziati, il Consorzio e le consorziate avevano provveduto alla fatturazione reciproca alla sola quota di costi e proventi, operando quindi il consorzio quale impresa commerciale avente scopo di lucro; pertanto, con l’avviso di accertamento si determinava un maggior reddito di impresa ai fini delle imposte dirette e maggiori operazioni imponibili ai fini Iva, e si emetteva nei confronti della ditta individuale consorziata la conseguente irrogazione di sanzioni; la Commissione tributaria provinciale di Torino aveva accolto il ricorso; avverso la suddetta pronuncia aveva proposto appello l’Agenzia delle entrate, nel contraddittorio con il contribuente;
con il primo motivo di ricorso si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per violazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 41-bis, comma 1 e del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54, comma 5 e art. 55, comma 1 e comma 2, nn. 2 e 3, in quanto l’ufficio tributario aveva accertato le maggiori imposte in base alla verifica eseguita ed aveva applicato le disposizioni di legge, sicchè l’accertamento non era fondato su presunzioni, ma su una ricostruzione induttiva condotta in base alla documentazione contabile acquisita, mentre era da considerarsi errata la decisione impugnata per avere ritenuto che, in mancanza di elementi e di documentazione completa, non esibita dalla contribuente nè in sede di verifica nè successivamente all’accertamento, nè in sede contenziosa, l’ufficio non poteva procedere alla contestazione tenendo conto di calcoli proporzionali su valori aggregati del consorzio;
con il secondo motivo si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per violazione dell’art. 1706 c.c., dell’art. 1713c.c., comma 1, dell’art. 1720c.c., comma 1, e degli artt. 1709,2602,2615-ter c.c. e del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 37 bis, comma 1, in materia di divieto dell’abuso del diritto, in quanto, tenuto conto dei rapporti derivanti dal contratto di consorzio e in coerenza con la natura mutualistica del consorzio che agisce senza perseguire uno scopo di lucro, vi era l’obbligo del medesimo di ribaltare su tutte le consorziate, e quindi anche sulla ditta verificata, sia costi che ricavi, indipendentemente dalla partecipazione della singola impresa alle commesse che hanno generato gli utili e determinato i costi, sicchè sussisteva l’obbligo per la ditta individuale verificata di emettere fattura nei confronti del consorzio, in proporzione della quota consortile, per il ribaltamento dei proventi delle commesse e di autofattura per i costi di gestione del consorzio, mentre il sistema di compensazione posto in essere realizzerebbe un abuso del diritto;
ciò posto, considerato che nel caso concreto non è contestato che, come riporta la CTR, “la ditta V.W., nell’anno in questione, non ha avuto assegnato alcun lavoro”, e che, come riconosciuto dalla stessa ricorrente (vd. pag. 7 del ricorso), il consorzio Manital procedeva anche ad eseguire direttamente commesse con la propria organizzazione e struttura imprenditoriale, non è fondata la pretesa erariale di ribaltamento di costi nei confronti della ditta individuale consorziata che non ha ricevuto alcuna commessa e che, quindi, non ha conseguito utili, nè ha potuto generare costi, rimanendo estranea al meccanismo compensativo adottato dalla Manital per la regolazione dei rapporti contabili con le consorziate esecutrici di commesse;

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 41
 art. 54
 art. 55
 sentenza 
 art. 37