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Timestamp: 2018-08-17 10:58:46+00:00

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Che succede se si abbandona una causa civile?
20 aprile 2017 | Autore: Serenella Zanfini
La rinuncia agli atti o l’inattività delle parti determinano l’estinzione del processo, ma la domanda può essere nuovamente proposta.
Accade di frequente, nel corso di una causa civile, che una delle parti non abbia più interesse a continuarla, per cui l’unica soluzione è rinunciare agli atti, o restare inerti per un dato periodo, al fine di provocare l’estinzione del processo [1].
Si pensi a chi è stato chiamato in giudizio per il pagamento di un credito e, sicuro di perdere, si sia difeso contestando soltanto l’incompetenza del giudice (perché, ad esempio, la domanda è stata proposta al giudice di un certo paese, piuttosto che a quello di un altro). A ben vedere, a costui non interessa proseguire il giudizio, perché il tipo di sentenza che chiede (che pronuncia solo sul rito, senza entrare “nella sostanza”) produce gli stessi effetti dell’estinzione del processo.
1 Cos’è la “rinuncia agli atti”?
2 Quando si ha inattività delle parti?
3 Quali sono gli effetti dell’abbandono della causa civile?
Cos’è la “rinuncia agli atti”?
La rinuncia agli atti consiste in una dichiarazione di non voler proseguire la causa, che può provenire tanto da chi ha instaurato la lite, quanto da chi si sta soltanto difendendo ma ha interesse a che la causa venga proseguita (ad esempio, perché anch’egli ha proposto un’ulteriore domanda). La dichiarazione può provenire anche dagli avvocati delle parti, purché il mandato conferito a costoro preveda questa facoltà.
La dichiarazione può essere fatta sia verbalmente in udienza, dinanzi al giudice, sia con un atto sottoscritto e debitamente notificato alla controparte [2]. Alla rinuncia fatta da una delle parti in lite deve seguire l’accettazione della controparte, senza riserve o condizioni. Chi rinuncia deve rimborsare le spese all’altra parte, ma è ammissibile un diverso accordo (ad esempio, ci si può accordare per compensarle).
La rinuncia agli atti può essere contenuta anche in una transazione, che è un contratto a mezzo del quale le parti pongono fine alla lite facendosi reciproche concessioni (ad esempio, tacitando le ragioni di credito di chi ha agito per primo con una somma di denaro congrua), e prescindendo del tutto dagli esiti che avrebbe potuto avere il processo.
Diversa dalla rinuncia agli atti, che in sostanza è la rinuncia ad avere una sentenza finale, è la rinuncia all’azione, che consiste nella dichiarazione di parte di rinunciare definitivamente ad agire per una data situazione (ad esempio, per vedersi riconosciuto un credito), e comporta l’impossibilità di proporre in futuro la stessa domanda.
Quando si ha inattività delle parti?
Per regola generale, i processi possono iniziare o proseguire solo quando le parti compiono gli atti che la legge rimette alla loro iniziativa.
Vi sono diverse ipotesi di inattività delle parti di un processo.
Nel primo gruppo rientrano quelle in cui, a seguito del mancato compimento di certi atti, il processo entra in uno stato “di attesa” (detta “quiescenza”) e, se non viene proseguito (o come si dice in gergo “riassunto”, con un atto contenente gli estremi per l’identificazione della controversia pendente) entro tre mesi dalla scadenza del termine per la costituzione della parte che è stata convenuta, o dalla data del provvedimento di cancellazione del giudice, si estingue.
Tutto questo avviene quando, dopo la notificazione dell’atto che dà inizio al giudizio, nessuna delle parti si è costituita (depositando il proprio fascicolo difensivo nella cancelleria del giudice competente); oppure, quando il giudice, nonostante la costituzione tempestiva di ambo le parti, abbia ordinato la cancellazione della causa dal ruolo (ad esempio, se chi ha presentato la domanda non compare alla prima udienza e l’altra parte non chiede che si proceda in sua assenza) [3]. In tutti questi casi, il processo riassunto si estingue comunque, se ancora una volta nessuna delle parti si costituisce, o se il giudice cancella la causa dal ruolo [4].
Nel secondo gruppo rientrano le ipotesi di inerzia delle parti che comportano estinzione immediata del processo (senza alcun periodo “di grazia”). Un esempio fra tutti è quello della diserzione dell’udienza da ambedue le parti. In questo caso il giudice, dopo aver disposto un primo rinvio ad altra udienza, se nessuna delle due parti compare neppure all’udienza successiva, ordina immediatamente la cancellazione della causa dal ruolo, e dichiara l’estinzione del processo [5]. L’estinzione, in entrambi i gruppi di ipotesi, opera da subito, ossia dal momento in cui si è verificata la sua causa.
Quali sono gli effetti dell’abbandono della causa civile?
L’estinzione del processo, sia per rinuncia agli atti che per inattività, non preclude alle parti di proporre nuovamente la stessa domanda [6]. Tuttavia, gli atti del processo estinto vengono tutti meno, inclusi i provvedimenti del giudice e fatta eccezione per le sentenze che hanno deciso su parte della causa, o per le pronunce riguardanti la competenza del giudice [7].
Anche le prove raccolte sopravvivono, sebbene avranno meno valenza agli occhi di un nuovo giudice (si dice che varranno solo come argomenti di prova [8]). Fanno eccezione prove come il giuramento o la confessione, che mantengono piena efficacia anche in un successivo giudizio, perché per esse il giudice ha minore capacità valutativa, dovendosi attenere ai loro esiti.
Le spese del processo estinto restano a carico di chi le ha anticipate [9].
[1] Art 306 , cod. proc. civ.
[2] Art. 306 co. 2 cod. proc. civ.
[3] Art. 307 co. 1 cod. proc. civ.
[4] Art. 307 co. 2 cod. proc. civ.
[5] Art. 307 co. 3, cod. proc. civ.
[6] Art. 310 . co. 1 cod. proc. civ.
[7] Art. 310 co. 2, cod. proc. civ.
[8] Art. 116 co. 2, cod. proc. civ.
[9] Art. 310 ult. co. cod. proc. civ.

References: sentenza 
 sentenza 
 Art. 306
 Art. 307
 Art. 307
 Art. 307
 Art. 310
 Art. 310
 Art. 116
 Art. 310