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Timestamp: 2013-05-26 05:38:56+00:00

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2012Thu18OctData Privacy Officer – IsacaPermalink | Shortlink | Comments (0) | TrackbackFiled in Varie
Data Privacy Officer – Lectio magistralis dell’avv. Luca de Grazia
Si è svolto oggi l’incontro organizzato da ISACA ROMA sulla nuova figura del DPO presso la Facolta di Ingegneria Informatica e Statistica di Roma di vial Salaria 115 tenuto dall’associato Avv. Luca de Grazia. C’è stata una notevole partecipazione tanto che si è dovuti cambiare aula per permettere alle persone in piedi di trovare sistemazione. Numerose domande ed interazioni hanno contribuito a rendere ancora più interessante l’evento.
Si coglie l’occasione per segnalare il sito www.conosciletue.info nelle quali possono esser trovati utili test gratuiti di autovalutazione nel settore.
Share this: Posted by Avv. Luca-M. de Grazia 10/18/2012 at 09:38	2011Wed20AprSi può veramente parlare di irresponsabilità dei motori di ricerca?Permalink | Shortlink | Comments (0) | TrackbackFiled in Commercio elettronico, D.Lgs n.231/2001, D.Lgs. n.196/2003
Prima di parlare dell’aspetto strettamente giuridico, ritengo opportuno riportare le risposte alle domande da me poste a due esperti “tecnici” della materia.
LMdG = Luca-Maria de Grazia, FM = Francesco Marinuzzi, RG = Rodolfo Giometti
LMdG: Cari Ingegneri, prima di rispondere alle domande, potreste brevementetratteggiare la vostra formazione e la vostra attività professionale, giusto perfar capire come verranno fuori determinate risposte?
FM: Ho preso una laurea specialistica in ingegneria ed un dottorato di ricerca in informatica. Ho insegnato all?università per tre anni e ho iniziato a lavorare sul mercato nel 1988 come dipendente e dal 1994 come libero professionista.
RG: Mi sono laureato all’università di Pisa in Ingegneria Informatica con specializzazione in Automazione Industriale e Robotica. Attualmente svolgo la libera professione di Ingegnere dove offro consulenze su sistemi di controllo e trasmissione dati basati esclusivamente su sistemi GNU/Linux.
LMdG: Potete spiegare come funziona esattamente un motore di ricerca? Può essere concepito, tecnicamente, come un programma che elabori una enorme quantità di dati, secondo le specifiche di chi lo ha – appunto – programmato?
FM: un motore di ricerca tradizionale quale Google è un programma che elabora una enorme quantità di dati secondo le specifiche di chi l’ha programmato. Il suo obiettivo è quello di generare un indice generale associando dei pesi ad ogni contenuto rispetto a delle chiavi di ricerca tipicamente testuali.
RG: Non conosco a fondo il funzionamento di un motore di ricerca ma, essendo questo un programma, ovviamente esso è un «programma che elabora una enorme quantità di dati secondo le specifiche di chi lo ha programmato»
LMdG: Un programma può realmente avere una propria “logica” oppure tale logica di correlazione degli eventi e dei dati è sempre frutto degli algoritmi di programmazione impostati? In altre parole, si può affermare che un programma “pensi” autonomamente oppure esegue sempre delle istruzioni, per quanto complesse?
FM: Ogni programma ha la logica dei suoi autori e non è dotato di libero arbitrio! La prevedibilità del suo comportamento può comunque essere difficile in funzione della sua complessità e del numero di interazioni che ha con gli elementi esterni tipicamente utenti, altri programmi od eventi. Tale complessità può dare l’apparenza che sia dotato di una sua intelligenza autonoma. In alcuni contesti specifici, attraverso una programmazione
specifica è facile che un programma possa acquisire con il tempo maggiori conoscenze, magari memorizzate e strutturate in una sua banca dati, e dunque capacità decisionali migliori dei suoi stessi autori.
RG: Un programma non pensa, è solo una sequenza di istruzioni che il computer esegue in maniera stupida. E’ il programmatore che «pensa» nel momento in cui scrive il programma.
LMdG: Una ultima domanda, con riserva di approfondire il discorso… come definireste – ai minimi termini, a livello concettuale – un programma per elaboratore? Quali sono i requisiti minimi perché si possa parlare della esistenza di un programma? Ovviamente a prescindere dal linguaggio di programmazione utilizzato che è altra cosa rispetto alla logica computazionale…
FM: Un programma è un insieme di istruzioni di controllo e non che vengono eseguite da un dato dispositivo tipicamente chiamato elaboratore del programma. L’esistenza di un programma software è data dalla sua eseguibilità secondo una logica deterministica predefinita da uno o più autori. Alcuni programmi, in casi estremi, possono esser prodotti a loro volta da altri programmi e cosi via fino a risalire ai programmi “madre” scritti e progettati da programmatori specialistici.
RG: Un computer può essere definito come «uno stupido velocissimo» perché riesce ad eseguire una serie di istruzioni (non ambigue) in maniera velocissima (diversi milioni al secondo) senza sapere assolutamente quello che fa. L’«intelligenza» che un computer sembra avere risiede tutta nel programmatore che, attraverso un ragionamento scientifico, ha scritto le istruzioni che compongono l’algoritmo dandogli quell’intelligenza che (troppo spesso) viene attribuita al computer.
Giusto per essere ancora più chiari, una istruzione «non ambigua» è una istruzione che ha solo un modo per essere eseguita. Più genericamente si dice che «un linguaggio di programmazione è non ambiguo» e quindi è tale da poter essere utilizzato da un calcolatore. Ad esempio la lingua italiana è ambigua ed anche l’inglese è ambiguo, ma ciò non toglie che un suo sotto insieme può essere non ambiguo: ad esempio il linguaggio C, che usa un sotto insieme delle parole della lingua inglese, è non ambiguo.
LMdG: Bene, ringrazio entrambi e riprendiamo la parte giuridica, che a questo punto è necessariamente deduttiva rispetto a quella “tecnica”.
Se quanto sopra affermato è vero (e non ho motivo di dubitarne, sia per la competenza specifica dei soggetti intervistati, sia perché anche al sottoscritto risulta che le cose funzioni così come sono state descritte) non ha molto senso parlare giuridicamente di “irresponsabilità” dei motori di ricerca.
Mi riferisco in particolare alle due recenti decisioni (se non ricordo male una decisione nella quale Yahoo è stata condannata per aver linkato siti che contenevano materiale protetto dal diritto d’autore, e Google è stata condannata per diffamazione in quanto una persona ha visto accostare dal “motore di ricerca” il proprio nome e cognome a parole non propriamente piacevoli, per così dire).
Orbene, appare di tutta evidenza come questi “programmi” (perché un motore di ricerca altro non è che un programma, per quanto complesso ed elaborato) siano nel diretto ed immediato controllo di chi li “gestisce”, ossia dei loro proprietari. E sinceramente non vedo proprio per quale motivo se un oggetto da me creato, programmato, inviato in giro, crea dei danni, io non debba rispondere del “suo” operato.
Ricordo che nel diritto romano esisteva la figura del c.d. nuncius, il quale pur essendo nella sostanza un mandatario del titolare del diritto, non aveva altra funzione che quella – appunto – di recare l’annuncio, di manifestare la volontà del dominus; e l’eventuale accettazione della proposta si riverberava immediatamente nella sfera giuridica del dominus, non essendo dotato il nuncius di personalità giuridica.
Ecco, mi sembra l’ennesimo caso in cui i principi fondamentali del nostro diritto, che hanno radici antiche, possano soccorrere anche nell’era di internet!
Share this: Posted by Avv. Luca-M. de Grazia 04/20/2011 at 16:53	2011Wed20AprIl “titolare” si è mai domandato se sia veramente in regola?Permalink | Shortlink | Comments (2) | TrackbackFiled in D.Lgs n.231/2001, D.Lgs. n.196/2003
Infatti si sottovaluta il rischio effettivo, ragionando il termini di “tanto qui in Italia nessuno paga“; il che può essere anche vero, ma la domanda da farsi è: “..hai mai valutato seriamente cosa potrebbe succedere se tu fossi quello che paga?…”
Così come di recente è stata condannato l’intero C.D.A. di una società, oltre alla società medesima, in quanto questi soggetti non sono stati in grado di dimostrare – nel processo – di aver fatto quello che la norma imponeva loro di realizzare, quanto a procedure di controllo e prevenzione, affinché potessero cercare di dimostrare di essere esenti da responsabilità.
Tra l’altro, da un punto di vista meramente logico, il fatto stesso che un evento si sia verificato potrebbe essere la dimostrazione che i protocolli di prevenzione… non fossero validi.
E la recente sentenza sul caso Thyessen dovrebbe insegnare qualcosa!
Share this: Posted by Avv. Luca-M. de Grazia 04/20/2011 at 16:50	2011Wed13Apr$$$ dagli “spammatori”?Permalink | Shortlink | Comments (0) | TrackbackFiled in D.Lgs. n.196/2003
Share this: Posted by Avv. Luca-M. de Grazia 04/13/2011 at 08:05	2011Wed06AprBreve analisi modifiche art.34 Dlgs 196-2003Permalink | Shortlink | Comments (0) | TrackbackFiled in D.Lgs. n.196/2003
Link all’articolo pubblicato a suo tempo su www.diritto.it
Share this: Posted by Avv. Luca-M. de Grazia 04/06/2011 at 17:00	2011Tue25JanCopiare un documento su un server aziendale non è un furto se non vi è spossessamento o distruzionePermalink | Shortlink | Comments (0) | TrackbackFiled in Affari Italiani, Penale
Per quanto riguarda la configurabilità del furto del documento informatico giova probabilmente ricordare che con l’entrata in vigore delle varie norme sul documento informatico e le varie “regole tecniche” per la formazione e la trasmissione dei documenti informatici si è completato il quadro normativo che ha portato alla piena validità giuridica, anche nell’ordinamento italiano, dei documenti formati in via informatica.
Ovviamente, essendo la normativa in materia ancora molto recente, non si è ancora avuto modo di interpretarla nella sue materiali conseguenze, anche se sembra già essersi formato un orientamento in materia.
Questo perché mentre nel primo caso ci si trova di fronte all’impossessamento di un oggetto materiale, cioè del documento, anche se nella specie sotto forma di bit contenuti in un file e/o in un supporto magnetico, altra cosa sembra essere l’appropriazione di informazioni ottenute accedendo abusivamente ad un sistema elettronico, che al massimo si potrebbe configurare come reati di accesso abusivo o di danneggiamento.
Potrebbe sembrare forse troppo riduttivo ritenere che possa configurarsi il c.d. “furto di documento informatico” soltanto nell’ipotesi di sottrazione fisica del supporto sul quale tale documento sia memorizzato, con esclusione dell’esistenza di altro originale del documento stesso in qualsiasi altro luogo, perché, come si cercherà di argomentare in seguito, si rischia di lasciare fuori varie ipotesi che si collocano proprio sulla linea di confine, anche se l’interpretazione letterale e logica della norma porta in linea di massima proprio a tale conclusione.
Share this: Posted by Avv. Luca-M. de Grazia 01/25/2011 at 10:23	2011Tue25JanLa Cassazione: “Usare il cellulare aziendale per scopi personali non è peculato né abuso di ufficio”Permalink | Shortlink | Comments (0) | TrackbackFiled in Affari Italiani, Penale
Continua la Corte: “Nel caso, il G.u.p. ha giudicato su una vicenda in cui il danno arrecato era di circa 75 euro in un arco temporale di poco più di due anni per contatti di breve durata con un numero ristretto di persone.” ed ancora “Ragioni che hanno altresì condotto il giudicante a ritenere la insussistenza di un effettivo e concreto incremento economico del beneficiario idoneo a configurare il requisito dell’ingiusto vantaggio patrimoniale con riferimento al reato di abuso di ufficio.”"E’ anche corretta la decisione assunta in ordine al capo c), essendo emerso che il Comune di …… aveva contratto con Telecom un abbonamento a costo fisso per l’accesso in internet con la conseguenza che nessun danno è stato cagionato alla pubblica amministrazione. Neanche in ordine a tale fattispecie è ravvisabile un concreto incremento patrimoniale da parte dell’Imputato e quindi un vantaggio ingiusto. Neppure può ravvisarsi il reato di abuso di ufficio sotto il profilo del consumo di energie derivanti dall’utilizzo del computer, mancando anche in tal caso, per quest’ultima causale, un apprezzabile nocumento nei confronti della stessa amministrazione.”
Share this: Posted by Avv. Luca-M. de Grazia 01/25/2011 at 10:22	2010Fri03DecWikileaks e diritto italiano: cosa succederebbe?Permalink | Shortlink | Comments (0) | TrackbackFiled in Affari Italiani, D.Lgs. n.196/2003, Penale, Sicurezza informatica
Nel caso di concorso di reati preveduto dall’articolo 74, la durata delle pene da applicare a norma dell’articolo stesso non può superare gli anni trenta. La parte della pena eccedente tale limite, è etratta in ogni caso dall’arresto. Se si da un’occhiata anche di sfuggita alle sanzioni, direi che l’eventuale soggetto rischierebbe, se condannato, davvero un bel po’ di anni galera….
Share this: Posted by Avv. Luca-M. de Grazia 12/03/2010 at 11:15	2010Tue30NovUtilizzare il telefono aziendale per scopi personali non è peculatoPermalink | Shortlink | Comments (0) | TrackbackFiled in D.Lgs n.231/2001, D.Lgs. n.196/2003, Penale
Qualche breve annotazione, la sentenza è riportata per esteso qui di seguito.
non è assolutamente un principio generale, ma solamente l’applicazione del principio proporzionale ad un caso specifico. Le corti che hanno giudicato il soggetto per il reato di peculato (e non altri, quindi con tutte le specificità del reato medesimo) e da ultimo la Cassazione ha solamente precisato che trattandosi di un utilizzo minimale rispetto al totale, non vi era stato danno per la pubblica amministrazione Quanto all’altro reato contestato (abuso d’ufficio, legato alla utilizzazione di internet per scopi personali) anche in questo caso non vi era stato danno per la P.A., il contratto “flat”, e pertanto il soggetto di fatto non aveva sottratto nulla ad alcuno
Di conseguenza, attenzione a non generalizzare e soprattutto ricordiamo che questa condotta, anche nella P.A., potrebbe – pur senza essere sanzionabile penalmente, costituire la base per un illecito disciplinare, però solamente a patto che esista a monte un ben articolato codice di condotta in tal senso o, meglio, un regolamento vero e proprio, emanato ai sensi del combinato disposto del D.Lgs. n.196/2003 e del D.Lgs n.231/2001.
Considerava il G.u.p. che, in ragione di una reiterazione di condotte che comportavano modesti costi, doveva concludersi per “l’assenza di atti appropriativi di valore economico sufficiente per la configurabilità del delitto di peculato”. Rilevava quindi che neppure era configurabile il reato di abuso di ufficio in considerazione della mancanza dell’elemento costitutivo del reato consistente nell’ingiusto vantaggio patrimoniale “rappresentato da un effettivo e concreto incremento economico del patrimonio del beneficiato quale conseguenza della condotta abusiva”. Doveva poi escludersi la sussistenza del reato di abuso di ufficio in relazione all’utilizzo del computer dell’ufficio per usi personali perché il Comune di …… aveva con Telecom s.p.a. un abbonamento a costo fisso per la navigazione in Internet, mancando quindi, anche per tale comportamento, un ingiusto vantaggio patrimoniale al pubblico ufficiale, nemmeno ipotizzabile sotto il profilo di risparmio di spesa.
Avverso la sentenza propongono ricorso per cassazione il Procuratore generale e il Procuratore della Repubblica. Entrambi lamentano inosservanza o erronea applicazione di legge. ll Procuratore della Repubblica censura la sentenza anche per mancanza e contraddittorietà della motivazione. Quest’ ultimo, in particolare, insiste per la configurabilità del reato di peculato sub a). Sottolinea la non uniformità della giurisprudenza di questa corte di cassazione in ordine a vicende analoghe e soprattutto la differenza di situazioni di fatto prese in considerazione da detta giurisprudenza. Ragione per la quale si profilerebbe come opportuna la decisione del giudice del dibattimento, sussistendo comunque elementi idonei per sostenere la pubblica accusa. Entrambi i ricorrenti deducono, sotto il profilo del reato di abuso di ufficio, come appaia evidente l’ingiusto vantaggio patrimoniale che l’indagato si è procurato.
L’indagato ha depositato memoria in data 15 ottobre 2010 con la quale ha chiesto il rigetto dei ricorsi.
Per quanto attiene alla contestazione dei reati sub a) e b), se è vero che in punto di reato di peculato in caso di utilizzo da parte del pubblico ufficiale dei telefoni di cui ha la disponibilità per ragioni di ufficio per comunicazioni di carattere privato la giurisprudenza di questa corte di cassazione ha giudicato in modo differente, è anche vero che le diversità sono dovute essenzialmente alla diversa misura di tale utilizzazioni, laddove tutte le sentenze pronunciate sono concordi nel ritenere che danni al patrimonio della pubblica
amministrazione di scarsa entità finiscono per essere irrilevanti per rivelarsi le condotte inoffensive del bene giuridico tutelato.
Nel caso, il G.u.p. ha giudicato su una vicenda in cui il danno arrecato era di circa 75 euro in un arco temporale di poco più di due anni per contatti di breve durata con un numero ristretto di persone. Tale valutazione non appare irragionevole al Collegio decidente, avuti riguardo al raffrontato con i casi che si sono presentati all’esame della Corte di cassazione. I ricorsi appaiono quindi inammissibili per contenere censure non consentite nel giudizio di cassazione in quanto attinenti ad apprezzamenti e valutazioni dei dati di fatto riservati al giudice di merito, sottratti alla cognizione del giudice di legittimità siccome sorretti, nella specie, da una motivazione congrua e immune da censure di ordine logico, con la quale il G.u.p. ha spiegato adeguatamente le ragioni per le quali non ha ritenuto di sottoporre al vaglio del giudice del dibattimento una vicenda caratterizzata dalla raccolta di elementi insufficienti o contraddittori per sostenere l’accusa. Ragioni che hanno altresì condotto il giudicante a ritenere la insussistenza di un effettivo e concreto incremento economico del beneficiario idoneo a configurare il requisito dell’ingiusto vantaggio patrimoniale con riferimento al reato di abuso di ufficio.
E’ anche corretta la decisione assunta in ordine al capo c), essendo emerso che il Comune di …… aveva contratto con Telecom un abbonamento a costo fisso per l’accesso in internet con la conseguenza che nessun danno è stato cagionato alla pubblica amministrazione. Neanche in ordine a tale fattispecie è ravvisabile un concreto incremento patrimoniale da parte dell’Imputato e quindi un vantaggio ingiusto. Neppure può ravvisarsi il reato di abuso di ufficio sotto il profilo del consumo di energie derivanti dall’utilizzo del computer, mancando anche in tal caso, per quest’ultima causale, un apprezzabile nocumento nei confronti della stessa amministrazione.
Share this: Posted by Avv. Luca-M. de Grazia 11/30/2010 at 09:48	2010Thu25NovInstallare da soli un router sarà illegale?Permalink | Shortlink | Comments (0) | TrackbackFiled in TLC
Un chiaro modo di scrivere con i piedi le norme….
Qui la direttiva: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:162:0020:01:IT:HTML
In particolare leggiamo l’art.2:
ART. 2 (Allacciamento dei terminali di telecomunicazione alle interfacce della rete pubblica)
A prima vista sembrerebbe che si rivolta agli utenti finali, ma leggendo meglio (pur essendo anche in questo caso in presenza di termini non utilizzati correttamente, in quanto nella materia in generale la parola “utente” è utilizzata per i soggetti finali, gli “end users”, consumatori e non, ma non per gli intermediari, dovrebbe rivolgersi a chi installa apparecchiature TRA la rete pubblica (ovvero il c.d. “backbone”) e le varie sottoreti.
Però è anche vero che si parla di “allacciamento dei terminali di comunicazione alla rete pubblica”, il che potrebbe applicarsi a qualunque apparecchio che in qualunque modalità abbia accesso diretto alla rete pubblica.
D’altra parte su http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/02021dl.htm si estrapola:
d) “rete pubblica di telecomunicazione”: una rete di telecomunicazioni utilizzata, in tutto o in parte, per fornire servizi di telecomunicazioni accessibili al pubblico;
E poi: http://www.agcom.it/default.aspx?DocID=369
Io mi sbilancerei per l’ipotesi “commerciale”, ovvero che il D.Lgs non si rivolta agli utenti finali, anche e soprattutto alla luce della lettera (f), che prevede che il decreto attuativo possa individuare i casi di esenzione. Ora, nel caso in cui venga previsto che l’auto installazione non rientri nell’ambito della applicazione della normativa, appare abbastanza chiaro che la normativa si rivolta solamente, in pratica, agli operatori di TLC.
Però… qualche dubbio rimane… purtroppo.
Share this: Posted by Avv. Luca-M. de Grazia 11/25/2010 at 21:07	1
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