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Protocollo d intesa distrettuale per l area anziani
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1 Protocollo d intesa distrettuale per l area anziani ART.1 OGGETTO DEL PROTOCOLLO D INTESA ART.2 OBIETTIVI DEL PROTOCOLLO D INTESA OBIETTIVI GENERALI per il Triennio Conoscere e monitorare la domanda attuale e potenziale 2. Adeguare i servizi ai nuovi bisogni 3. Fondo per la Non Autosufficienza OBIETTIVI SPECIFICI per il Triennio Cure Domiciliari Assegno di cura ADI e SAD Piani di salute Collaborazione ed aiuto al domicilio Azioni di supporto alla Rete dei Servizi Applicazione delle direttive regionali ART. 3 SERVIZIO ASSISTENZA ANZIANI ART. 4 COMPITI E FINALITA DEL SERVIZIO ASSISTENZA ANZIANI ART. 5 ASSETTO ORGANIZZATIVO DEL SAA Ufficio di coordinamento Esecutivo Il responsabile del SAA ART. 6 ACCESSO ALLA RETE DEI SERVIZI INTEGRATI ART. 7 UNITA DI VALUTAZIONE GERIATRICA Composizione e funzionamento ART. 8 FUNZIONE E COMPITI DELL UNITA DI VALUTAZIONE GERIATRICA ART. 9 IL RESPONSABILE DEL CASO ART. 10 COMPITI e FUNZIONE del Responsabile del Caso ART. 11 PERSONALE ART. 12 FINANZIAMENTO ART. 13 ONERI FINANZIARI DEL SAA 1) funzionamento del SAA 2) attività del SAA ART. 14 DURATA DEL PROTOCOLLO D INTESA
2 ART.1 OGGETTO DEL PROTOCOLLO D INTESA I Comuni del Distretto di Carpi, l Azienda USL e le IPAB sottoscrivono un protocollo per consolidare la rete dei servizi e degli interventi di natura sanitaria, sociale ed educativa, coordinati tra loro in risposta alla globalità dei bisogni della popolazione anziana (vedasi allegato A). Con il Protocollo attuale: 1. viene rinsaldato il ruolo di organismo politico amministrativo del Comitato di Distretto dell Associazione Intercomunale, quale strumento dei soggetti sottoscrittori, per la partecipazione alla definizione e alla gestione del Protocollo; 2. vengono ribadite le attività, il ruolo, l identità e l operatività del Servizio Assistenza Anziani (SAA) quale servizio operativo unitario per l accesso, il coordinamento e l integrazione delle funzioni sociali e sanitarie rivolte alla popolazione anziana; 3. viene ribadito il ruolo e l operatività dell UVG (Unità di Valutazione Geriatrica) come strumento tecnico del SAA con funzioni di valutazione dei bisogni socio-sanitari dell anziano non autosufficiente o a rischio di non autosufficienza. ART.2 OBIETTIVI DEL PROTOCOLLO D INTESA OBIETTIVI GENERALI per il Triennio Conoscere e monitorare la domanda attuale e potenziale Mantenere in efficienza il sistema per lo scambio di informazioni di tipo informatico tra i singoli servizi della rete e il SAA, al fine di consentire l aggiornamento dell archivio dell utenza, dei dati corrispondenti e la loro elaborazione statistica. Raccordare il sistema di informazione alla popolazione anziana, utilizzando la rete informale, diffusa sul territorio, dei punti di ritrovo degli anziani, delle Associazioni, delle Organizzazioni e delle Strutture Informative dei Comuni e dell AUSL (URP, Centro Famiglie, Quicittà, ). Organizzare le modalità di raccolta dei dati sulla domanda potenziale al fine di prevenire gravi situazioni di non autosufficienza (attraverso il coinvolgimento del Responsabile del Caso e il Medico di Medicina Generale). Monitorare i casi di non autosufficienza correlati all isolamento sociale, includendoli in un apposita mappatura dei soggetti anziani individuati, al fine di prevedere le azioni di intervento nelle situazioni ordinarie e straordinarie (per es.: disagio climatico stagionale). 2. Adeguare i servizi ai nuovi bisogni Consolidare la pratica della progettazione individualizzata dell intervento assistenziale. Aumentare il grado di flessibilità della rete, sperimentando nuove tipologie di servizi, riorganizzando quelle esistenti anche con il contributo di Associazioni di Volontariato e di attività del Privato Sociale ed Economico, nel confronto con le Organizzazioni dei Lavoratori. Stimolare l attivazione di nuove risorse da investire nel settore dell assistenza agli anziani, con attenzione alle Fondazioni Bancarie, al Terzo Settore e al mondo dell impresa. Qualificare l intervento di tutti servizi in direzione dei bisogni espressi dagli anziani affetti da demenza e dalle loro famiglie. Pagina 2
3 Progettare percorsi formativi, coerenti con gli obiettivi del presente Protocollo d intesa, per tutti i ruoli professionali sociali e sanitari in accordo con le Organizzazioni di riferimento e gli Enti di Formazione. Attivare percorsi di sostegno e di formazione per famigliari e volontari, anche diffondendo esperienze di auto-mutuo-aiuto. Promuovere il mantenimento e la costruzione di Reti Sociali di contrasto all isolamento, anche in vista delle possibili emergenze cliamtiche. Adottare parametri di riferimento comuni per la definizione della qualità di ciascun servizio e sperimentare strumenti in grado di valutare questo aspetto. Progettare misure info-formative rivolte anche al personale privato di assistenza all anziano. 3. Fondo per la Non Autosufficienza Accoglimento della normativa regionale inerente il Fondo per la Non Autosufficienza (ex art. 21, l. reg. 27/04) secondo le direttive che verranno emanate. OBIETTIVI SPECIFICI per il Triennio Cure Domiciliari Assegno di cura L intervento a domicilio dell anziano non autosufficiente rimane la scelta prioritaria che i servizi socio-sanitari privilegiano. Si ritiene infatti che questo tipo di intervento sia anche quello preferito dall utenza e che risponda in maniera più idonea ai bisogni dell anziano stesso nel rispetto dei legami famigliari e dell ambiente in cui è vissuto. In questo l Assegno di Cura è un importante opportunità che la rete dei servizi mette a disposizione delle famiglie grazie a: costante monitoraggio delle risorse disponibili nell ottica del loro massimo utilizzo; recepimento del nuovo regolamento aziendale e attivazione dei progetti sperimentali di Assegno di Cura Straordinario nell ambito delle Dimissioni Ospedaliere Protette; organizzare momenti concordati di verifica a domicilio da parte dei Medici di Medicina Generale (MMG) dei casi che stanno percependo tale contributo al fine di aggiornare gli opportuni piani assistenziali individuali proposti dall UVG in sede di prima valutazione multi-dimensionale; attivazione di progetti di consulenza specifica, promossi e gestiti dai professionisti dell UVG, per le famiglie che usufruendo dell Assegno di Cura si fanno carico dell assistenza agli anziani. ADI e SAD Potenziare gli interventi di ADI nel numero, nella tipologia e nella articolazione oraria diminuendo gli interventi di SAD in relazione alle esigenze dell utenza. Orientare gli interventi verso l integrazione, e non la sostituzione, delle funzioni di cura della famiglia. Sperimentare una maggiore flessibilità degli orari e delle prestazioni. Completare l equipe domiciliare con la figura del Terapista della Riabilitazione. Riorganizzazione dei SAD a livello Intercomunale al fine di utilizzare le sinergie massimizzando efficacia ed efficienza (anche attraverso il Gruppo Territoriale per le emergenze -Dimissioni Protette a domicilio). Promuovere, anche nei piccoli Comuni, il percorso di distinzione tra l Assistente Sociale Pagina 3
4 Responsabile del Caso e la gestione e coordinamento dei Servizi Domiciliari. Completare la presa in carico in ADI dell anziano non autosufficiente con la partecipazione e la condivisione del progetto da parte del Medico di Base. Favorire la presa in carico della cronicità, con particolare riferimento ai progetti aziendali, perseguendo l integrazione tra Nuclei di Cure Primarie e Servizi Sociali dei Comuni, per l individuazione dei reali bisogni della popolazione anziana, anche con incontri formativi. Piani per la Salute Promuovere iniziative di sensibilizzazione della popolazione anziana sui temi di salute in collaborazione con: le diverse forme aggregative, nuove o già consolidate a livello territoriale, che intervengono nei confronti della popolazione anziana; le Organizzazioni Sindacali di rappresentanza. Collaborazione ed aiuto al domicilio Studiare la fattibilitá di possibili Centri di Raccolta dell offerta di lavoro (rivolta alla popolazione anziana che fa ricerca di personale disponibile alla convivenza ai fini dell aiuto domestico e di elementari prestazioni assistenziali) con l intento di: monitorare l offerta e la richiesta di tali prestazioni nel nostro territorio; creare opportunità di regolarizzazione di questo tipo di lavoro domiciliare. Azioni di supporto alla Rete dei Servizi Progetto Demenza Mantenimento delle Unità di Valutazione Alzheimer e del Consultorio per le Demenze. Formazione del personale dei Servizi della Rete preposto all assistenza. Specializzare le attività dei Servizi che ospitano anziani affetti da Demenza. Coinvolgimento e formazione dei M.M.G. in rapporto con Consultorio e Centro di Ascolto. Completare la diffusione della Carta dei Servizi e Regolamenti di Accesso ai Servizi Sistema unico di valutazione del Bisogno Socio Assistenziale Il Distretto si impegna a concordare con i Medici di Base del territorio le procedure ed i percorsi per l accesso ai servizi integrati della rete. Rafforzare ruolo e compiti dell UOL Integrazione socio-sanitaria nelle Case Protette e Centri Diurni Progetto Dimissioni Protette Monitoraggio del percorso assistenziale Dimissioni Protette Ospedaliere organizzato dal Distretto di Carpi dell Azienda USL di Modena con la condivisione dei servizi integrati della rete e del territorio. Applicazione delle direttive regionali Adozione del nuovo regolamento di accesso ai servizi odontoiatrici. Predisposizione di appositi Piani di Azione per le emergenze climatiche. Pervenire al regolamento unico distrettuale di accesso alle strutture. Applicazione della direttiva reg. 377 attraverso la commissione locale sui costi di gestione Pagina 4
5 sostenuti dai gestori delle strutture. Applicazione della deliberazione della Giunta Regionale del 1 marzo 2000, nr.564 per la valutazione della qualità nelle strutture autorizzate al funzionamento. ART. 3 SERVIZIO ASSISTENZA ANZIANI Il Servizio Assistenza Anziani del Distretto è l organismo tecnico operativo per il Protocollo d intesa che, in diretto riferimento al Comitato di Distretto, ha la responsabilità di garantire il coordinamento e l integrazione delle funzioni sociali e sanitarie a favore delle persone anziane. Al SAA viene riconosciuto il compito di promuovere e stimolare la realizzazione dei programmi concordati e, in caso di inadempienze o ritardi, di sollecitare l intervento dei responsabili degli Enti e/o del Comitato. Il funzionamento del SAA è assicurato dalle risorse economiche e dal personale messo a disposizione dagli Enti firmatari del Protocollo direttamente o attraverso il Comune Capo Distretto. ART. 4 COMPITI E FINALITA DEL SERVIZIO ASSISTENZA ANZIANI Il Servizio Assistenza Anziani svolge le seguenti funzioni: 1. garantisce la conoscenza della domanda attuale e potenziale della popolazione anziana residente nel Distretto, al fine di favorire la messa a punto di linee coerenti con le esigenze locali e condivise dai servizi; 2. assicura a livello distrettuale l omogeneizzazione dei criteri di accesso ai servizi del territorio per metterli in grado di poter rispondere in modo ancor più esauriente e razionale al mix di bisogni e alla costante evoluzione della domanda; 3. assicura lo sviluppo organico dei servizi della rete; 4. raccorda le funzioni sociali con quelle sanitarie dell Azienda e del Presidio Ospedaliero; 5. coordina la fornitura di consulenza e di supporto gerontologico e geriatrico ai servizi, per sviluppare una cultura competente in tal senso, favorire la qualificazione del personale e delle prestazioni, e per omogeneizzare gli strumenti professionali ed operativi; 6. assicura la valutazione della richiesta e della situazione dell anziano, tramite l UOL, al fine di avviare il richiedente, secondo il tipo di bisogno, alla rete dei servizi sociali e sanitari e, tramite l UVG, a quella dei servizi integrati socio-sanitari; 7. persegue la massima diffusione delle informazioni sui servizi esistenti nel territorio sulla loro attività e i loro progetti con l aiuto di tutti i mezzi di comunicazione, che possono essere attivati direttamente o attraverso le opportunità fornite dagli Enti firmatari; 8. promuove raccordi e confronti periodici con le Associazioni di Volontariato impegnate nell assistenza agli anziani, nonché con le OOSS rappresentative degli anziani; 9. svolge un monitoraggio sullo stato di attuazione e di utilizzo della rete dei servizi integrati, verificando anche la qualità delle prestazioni, dotandosi di un proprio sistema informativo e di monitoraggio costante dell attività; 10. raccoglie ed elabora i dati informativi sui servizi per gli anziani esistenti sul territorio, al fine di monitorare la situazione ed avere elementi utili alla programmazione del lavoro; tali dati sono messi a disposizione, oltre che degli Enti firmatari, anche delle OO.SS. del Pensionati; 11. elabora modelli e parametri di riferimento per l organizzazione e la gestione dei servizi, per assicurare agli anziani del Distretto uguali opportunità di trattamento assistenziale e sanitario nei diversi Comuni e tra Pubblico e Privato; Pagina 5
6 12. promuove ed organizza le campagne di prevenzione, informazione e di educazione sanitaria rivolte alla popolazione anziana; 13. promuove ed organizza, anche in collaborazione con gli enti istituzionali preposti, le attività di formazione e aggiornamento del personale operante nei settori interessati; 14. coordina la propria attività con quella degli altri SAA. ART. 5 ASSETTO ORGANIZZATIVO DEL SAA UFFICIO DI COORDINAMENTO Per assicurare la realizzazione delle finalità indicate nel precedente articolo, viene istituito il Coordinamento del SAA, così composto: il Responsabile del SAA; i Responsabili del Settore Anziani o dei Servizi Sociali dei Comuni del Distretto; i Coordinatori delle strutture residenziali e semi residenziali pubbliche e convenzionate; i Responsabili del Caso; il Responsabile della Funzione Salute Anziani del Distretto; il Responsabile delle Funzioni Infermieristiche del Distretto; i componenti dell UVG; uno o più rappresentanti dei Medici di Base del territorio del Distretto; I Responsabili delle Cure Domiciliari sociali e sanitarie L ufficio di Coordinamento è convocato dal Responsabile del SAA, si incontra in seduta plenaria tutte le volte che sia necessario, e almeno due volte l anno: in corrispondenza della presentazione del Consuntivo dell Attività Annuale e per la predisposizione del Piano di Lavoro Annuale. Per ragioni di funzionalità il Coordinamento si può articolare, secondo opportunità, in gruppi di lavoro tematici. ESECUTIVO Essendo la composizione del coordinamento numerosa, si individua al proprio interno un gruppo ristretto, denominato Esecutivo, composto da operatori in rappresentanza delle diverse articolazioni dei servizi e competenze. Tale Esecutivo ha il compito di affiancare il Responsabile del SAA e proporre le priorità da sottoporre ai lavori del Comitato e del Coordinamento. IL RESPONSABILE DEL SAA Il Responsabile del SAA, come descritto nella direttiva 1379, è assegnato alle funzioni di programmazione, coordinamento e verifica delle attività del servizio, e assume la responsabilità delle risorse e delle relazioni del SAA con la rete del territorio. In particolare, qualificandosi come il tramite tra il livello politico-amministrativo e il livello tecnico-operativo dei servizi, ha il compito di: 1. riferire periodicamente (o a cadenza semestrale) al Comitato del Protocollo d intesa sull andamento dei servizi per gli anziani; 2. sottoporre alla valutazione ed approvazione del Comitato i piani di lavoro e di sviluppo elaborati dalla Struttura di Coordinamento del Servizio Assistenza Anziani; 3. tradurre operativamente le linee strategiche generali; 4. programmare, coordinare e verificare l attività del gruppo degli operatori designati, nonché di sovrintendere alla corretta gestione del budget e delle risorse eventualmente assegnate, rispetto alle quali dovrà rispondere direttamente al Comitato. Pagina 6
7 Il Responsabile del SAA risponde direttamente del suo operato all organo di gestione del Protocollo d intesa acquisendo autonomia dal soggetto istituzionale di provenienza. ART. 6 ACCESSO ALLA RETE DEI SERVIZI INTEGRATI L accesso dell utenza alla rete dei servizi integrati è governato unitariamente dal SAA attraverso una rete di punti decentrati nei seguenti Comuni e/o Circoscrizioni: 1. CARPI 2. CAMPOGALLIANO 3. SOLIERA 4. NOVI In questa sede l anziano o la sua famiglia saranno ascoltati da un assistente sociale ( lett. A del 1 comma, art. 15 L.R.. 5/94) che compie una prima valutazione della situazione. Se l intervento è di carattere socio-assistenziale (contributo economico, per la casa,...), l assistente sociale che riceve la richiesta prende in carico il problema dell anziano e verifica nel tempo l efficacia dell eventuale risposta. Se la natura del bisogno dell anziano richiede una risposta socio-sanitaria integrata, l assistente sociale si rapporta con la famiglia, con il medico di famiglia (esponente della UOL) o con l UVG per definire il Programma Assistenziale Individuale (PAI) personalizzato. (La UOL attiva l UVG per i casi particolarmente complessi che richiedono una valutazione multidimensionale). Fatte salve le urgenze, il cittadino che si rivolge ad uno qualunque dei servizi della rete riceverà entro 60 giorni dalla rappresentazione del suo bisogno all assistente sociale o al medico, riscontro in merito, tramite: l attivazione di un servizio; la comunicazione di inserimento nella graduatoria del servizio; la comunicazione della mancanza dei requisiti per l attivazione del servizio. A questo proposito ci si impegna infine a pervenire ad un regolamento unico di accesso ai servizi socio-sanitari della rete. ART. 7 UNITA DI VALUTAZIONE GERIATRICA Composizione e funzionamento L Unità di Valutazione Geriatrica (UVG) è parte integrante del SAA, in quanto momento tecnicoprofessionale geriatrico del servizio e si configura più come momento-supporto professionale per la valutazione, progettazione, verifica e consulenza del sistema di rete, che come mero strumento valutativo, che si attiva a richiesta dei servizi. L UVG rappresenta, nel modello delineato dalla legge regionale n. 5/94, il punto di snodo principale nella gestione delle risposte assistenziali all anziano non autosufficiente. Ad essa non vengono riconosciuti compiti di gestione dei servizi. L UVG è composta da: un Medico Geriatra; un Infermiera Professionale l Assistente sociale Responsabile del Caso (RdC); Pagina 7
8 L UVG si considera propriamente costituita ed operativa quando siano presenti tutti i suoi componenti. L attività di valutazione dei casi che non presentano la necessità di valutazioni complesse è espletata dall UOL. L UVG si rapporta con il medico di fiducia dell anziano e con l AS del Comune per la predisposizione del programma personalizzato. L UVG opera privilegiando il domicilio o il luogo dove si trova l anziano e nelle strutture convenzionante per anziani. Al fine di garantire un sempre migliore funzionamento dell UVG si valuterà a livello distrettuale la necessità di istituire forme di condivisione inter-settoriale e inter-comunale per le diverse figure professionali componenti l UVG, soprattutto in vista del puntuale lavoro di organizzazione degli impegni congiunti sul territorio. ART. 8 FUNZIONE E COMPITI DELL UNITA DI VALUTAZIONE GERIATRICA L UVG assolve le seguenti funzioni: 1. fornisce supporto tecnico-funzionale al responsabile del SAA e al Comitato, al fine di favorire scelte e azioni politiche professionali razionali ed efficaci rispetto alle condizioni del singolo e della popolazione anziana del Distretto; 2. valuta i risultati prodotti dai servizi per gli anziani non autosufficienti e supporta con proprie indicazioni tecniche gli stessi, al fine di garantire soluzioni assistenziali coerenti con le dinamiche delle condizioni dell utenza; 3. fornisce consulenza ai MMG, in materia di diagnosi e cura e di sistemi e strumenti di impostazione, regolazione, valutazione e verifica degli interventi, al fine di qualificare in senso gerontologico-geriatrico l azione di assistenza sanitaria dei servizi; 4. valuta i casi complessi segnalati e ne definisce il programma assistenziale, rapportandosi anche con il MMG; 5. propone l accesso dell anziano nei servizi socio sanitari della rete; 6. dispone ricoveri temporanei in RSA; 7. propone la concessione del contributo economico alle famiglie che mantengono l anziano non autosufficiente nel proprio contesto; 8. si raccorda con le unità operative ospedaliere per le dimissioni protette degli anziani non autosufficienti secondo i protocolli concordati nel SAA; 9. supporta il SAA per l attivazione e la gestione di programmi di controllo sul funzionamento della rete e di verifica della qualità delle prestazioni, al fine di garantire la produzione di un offerta assistenziale efficace ed in linea con gli impegni assunti con i cittadini; 10. supporta il SAA nella promozione e gestione di campagne di educazione alla salute e di prevenzione rivolte alla popolazione anziana, al fine di mantenere e migliorare le condizioni di benessere dell anziano; 11. supporta il SAA nella programmazione e nella realizzazione di programmi di aggiornamento degli operatori dei servizi della rete, al fine di qualificare la cultura e i comportamenti professionali in senso gerontologico-geriatrico; 12. l UVG individua e propone indicatori e strumenti di valutazione delle condizioni di non autosufficienza degli anziani e ne segue il loro corretto utilizzo da parte degli operatori della rete; Pagina 8
9 13. indirizza l attività di classificazione degli anziani nei servizi residenziali e semiresidenziali della rete, monitorandone i risultati e proponendo eventuali modifiche dei comportamenti valutativi. ART. 9 IL RESPONSABILE DEL CASO Il Responsabile del Caso (RdC) è la figura cardine del percorso assistenziale alla persona anziana, e individua un efficace e completa tutela dell assistito e della sua famiglia. Infatti è responsabilità di questo livello istituzionale assicurare ai Cittadini un sistema di Garanzie e di Diritti che il Responsabile del Caso, per la sua funzione di tutor è chiamato a perseguire. Ha la responsabilità di garantire il presidio dei processi di assistenza dei singoli anziani e delle loro famiglie, assicurando la massima coerenza possibile tra i bisogni espressi e gli interventi assistenziali effettuati relativamente al tempo (il percorso di vita dell anziano) e in ordine alla globalità di questi bisogni. È il perno attorno al quale si muovono i ruoli e i servizi che si alternano e si raccordano per l anziano, lungo il percorso di assistenza. È la figura professionale che ha come luogo fisico di azione la rete dei servizi, che percorre in tutte le direzioni, per seguire l anziano e la sua famiglia nelle diverse fasi di assistenza e, soprattutto, negli spazi che le separano. Il Responsabile del Caso: è parte integrante dell UVG e/o della UOL; dispone di canali formali e sistematici di comunicazione e di collaborazione con i MMG; è attiva in tutti i Comuni. Di norma il R.d.C non dovrebbe gestire alcun tipo di servizio, nemmeno di Assistenza Domiciliare, dato il carico di lavoro previsto, le specifiche competenze professionali necessarie a tutela, in via prioritaria, delle esigenze dell anziano rispetto ai servizi fornitori dell assistenza. La riorganizzazione e la separazione delle funzioni tra RdC e responsabile di servizio, risulta possibile se viene creata una forma di collaborazione tra più Comuni. Questo assetto potrebbe essere funzionale anche alla riorganizzazione del servizio di assistenza domiciliare, che se vuole articolarsi anche nei pomeriggi e nei festivi, necessità di agire su un bacino di utenti e di operatori più vasto dell attuale. ART. 10 COMPITI e FUNZIONE del Responsabile del Caso 1. Collabora alla individuazione della domanda attuale e potenziale della popolazione anziana nel territorio con gli organismi e i ruoli della rete distrettuale, al fine di favorire uno sviluppo dei servizi il più possibile coerente con il sistema delle condizioni, dei bisogni e delle richieste degli anziani. 2. Collabora con il responsabile del servizio all elaborazione degli obiettivi, delle strategie e delle politiche di assistenza alla popolazione anziana, fornendo dati, valutazioni e suggerimenti in materia. 3. Assicura in collaborazione con il SAA, l informazione alla popolazione anziana in merito ai servizi e alle prestazioni disponibili sul territorio. 4. Garantisce la massima coerenza tra domanda e offerta e il supporto all anziano e alla sua famiglia lungo l intero percorso di assistenza, dal primo contatto con l utente, all ingresso e utilizzo della rete dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari. Pagina 9
10 A tal fine: attiva la relazione con l anziano e la sua famiglia; effettua la valutazione di primo livello del caso e del suo contesto, consultando se necessario il MMG; garantisce l elaborazione del Programma di Assistenza Personalizzato; attiva, quando necessario, l UVG; cura l accesso dell anziano nella rete dei servizi; partecipa alla verifica, valutazione della qualità complessiva e dell efficacia dei programmi di assistenza individuali messi a punto dai servizi; promuove e cura, in collaborazione con l UVG e il SAA, gli spostamenti dell anziano lungo il percorso dei servizi socio-assistenziali, socio-sanitari integrati e sanitari. 5. Mantiene relazioni professionali ed operative con i MMG, responsabili della salute dell anziano, soprattutto nelle fasi di valutazione delle condizioni e dei bisogni dell utenza, di individuazione degli obiettivi di benessere perseguibili nel breve/medio periodo e di messa a punto del relativo piano di assistenza, al fine di prefigurare percorsi di aiuto organici e coerenti. 6. Mantiene relazioni professionali ed operative con il sistema dei servizi socio-assistenziali e sanitari, al fine di incrementare il grado di omogeneità e di continuità dell azione di assistenza realizzata con gli anziani e le famiglie. ART. 11 PERSONALE Il personale operante all interno del SAA e dell UVG, sia a livello accentrato che decentrato, mantiene la qualifica e la dipendenza gerarchica dell Ente di appartenenza. Sulla piano funzionale risponderà all organizzazione di assegnazione in base ai ruoli, ai compiti e agli obiettivi prefissati tra Azienda USL, Comuni ed IPAB così come indicati nel presente Protocollo d intesa. Eventuali nuovi operatori o figure professionali dipendenti che si rendessero necessari per l espletamento dei servizi dovranno essere previsti nei PP.OO. dei rispettivi Enti. ART. 12 FINANZIAMENTO Dal presente Protocollo d intesa discendono le Convenzioni stipulate tra l Azienda USL di Modena Distretto n 1 di Carpi e i singoli sottoscrittori di codesta intesa. Gli oneri dei singoli soggetti aderenti al Protocollo d intesa saranno concordati e ripartiti in base ad una programmazione annuale delle azioni finalizzate al raggiungimento degli obiettivi precedentemente concordati. ART. 13 ONERI FINANZIARI DEL SAA Gli Enti sottoscrittori individuano nel Comune di Carpi, in qualità di Comune capofila, il soggetto che assume l onere, per conto degli altri contraenti, di provvedere agli aspetti amministrativi e contabili del funzionamento e dell attività del SAA. Gli altri soggetti, previa nota di addebito a consuntivo si impegnano a versare al Comune capo distretto le cifre di loro competenza ripartite secondo le seguenti modalità: Pagina 10
11 1) FUNZIONAMENTO DEL SAA Ogni anno viene formulato un preventivo di spesa e comunicato agli Enti interessati entro il 10 settembre, composto dalle seguenti voci: Personale; spese dirette di gestione dell Ufficio (carta e cancelleria, utenze acqua, gas, luce, uso telefono, fax, fotocopiatrice, ecc..); spesa a rimborso dei costi per l attività amministrativo-contabile del comune capofila; arredi ed attrezzature. La ripartizione delle spese tra i soggetti sottoscrittori è effettuata sulla base delle modalità di ripartizione degli oneri rispettivamente a carico di ciascun Ente già indicati nella Delibera di C.C. n 153 del 08/10/98: 75% del Costo a carico dei Comuni (l onere a carico di ciascun Comune viene concordato sulla base del numero dei cittadini residenti al 31 Dicembre; 20% del costo complessivo a carico della AUSL; 5% del costo complessivo a carico delle IPAB; 2) ATTIVITA DEL SAA Considerato che l attività del SAA si svolge per progetti, in fase di formulazione del preventivo di cui al punto 1 i soggetti aderenti al presente protocollo determinano la spesa per ogni progetto il cui ammontare complessivo, nonché le singole quote di competenza di ciascuno degli Enti sottoscrittori, verranno definite in relazione al programma di attività. Qualora, in corso d anno, dovesse verificarsi la necessità di attivare nuovi progetti, si dovrà tenere conto delle scadenze di variazione di bilancio previste dal Comune capofila. Salvo modalità diverse, previste all atto di approvazione dei progetti, ciascun Ente aderente al Protocollo dovrà versare al Comune di Carpi il 50% delle quote a suo carico entro il 30 aprile di ogni anno, e la restante parte, a conguaglio delle spese effettivamente sostenute, sarà versata successivamente al ricevimento del rendiconto annuale delle spese inviato dal Comune di Carpi. Gli Enti sottoscrittori ripartiranno la spesa per la gestione dei servizi di cui al presente Protocollo d intesa, applicando pienamente le direttive 1377/1378/1379 del 1999 in materia di servizi per gli anziani, la direttiva regionale n. 1637/86 per l identificazione degli interventi sociali a rilievo sanitario a carico del FSN e la direttiva n.124/99 sulle cure domiciliari. ART. 14 DURATA DEL PROTOCOLLO D INTESA Il presente Protocollo d intesa ha validità pari a quella del Piano di Zona di cui è parte integrante e potrà essere rinnovato previa adozione di un apposito atto deliberativo da parte degli Enti aderenti. Nel caso che nel periodo di vigenza del Protocollo vi siano rinnovi di parte delle Amministrazioni che lo hanno sottoscritto, su specifica richiesta, il Protocollo sarà sottoposto a revisione. Pagina 11
12 Letto, approvato e sottoscritto Carpi li 29 giugno 2005 per l Azienda Sanitaria Locale Distretto n.1 di Carpi per il Comune di Carpi per il Comune di Campogalliano per il Comune di Novi di modena per il Comune di Soliera per l IPAB Fondaz.Marchi-Rossi, Carpi per l IPAB R. Rossi, Novi di Modena Pagina 12

References: ART.1
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 ART. 5
 ART. 6
 ART. 7
 ART. 8
 ART. 9
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