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La «lotta per i diritti fondamentali» in Europa Integrazione europea, diritti fondamentali e ragionamento giuridico - PDF
La «lotta per i diritti fondamentali» in Europa Integrazione europea, diritti fondamentali e ragionamento giuridico
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1 [in Identità, diritti, ragione pubblica in Europa, a cura di I. Trujillo e F. Viola, il Mulino, Bologna, 2007, pp ] La «lotta per i diritti fondamentali» in Europa Integrazione europea, diritti fondamentali e ragionamento giuridico GIORGIO PINO 1. Il contesto: conflitto costituzionale e dialogo inter-giudiziale Lo scopo della creazione della Comunità europea (poi Unione europea), è stato notoriamente l integrazione degli Stati membri in uno spazio comune. La costruzione di questo spazio comune ha visto una sorta di gioco di specchi tra mercato, politica e diritto: se l obiettivo quasi utopistico dei fondatori delle Comunità europee era quello di unire gli Stati europei reduci dalle catastrofi di due guerre mondiali nel giro di tre decenni nell impegno a costruire un destino comune di pace e prosperità, ed è quindi un obiettivo genuinamente politico, questo obiettivo è stato dapprima caratterizzato, quasi minimalmente, in un senso prettamente economico e di mercato; e in questo contesto, il diritto è stato dapprima lo strumento per la costruzione e il consolidamento di un mercato comune. Quasi subito, tuttavia, la dimensione giuridica ha acquisito un ruolo determinante nel processo di integrazione europea, e l integrazione attraverso il mercato è diventata anche e soprattutto un integrazione attraverso il diritto 1. Nella fase più recente, un ruolo importante nel processo di integrazione è stato svolto dall idea che un compito essenziale dell Unione europea consista 1 Come è noto, la Corte di Giustizia ha definito la (allora) Comunità economica europea come una «comunità di diritto» almeno a partire dalla sentenza Les Verts (23 aprile 1986, causa C- 294/83). Per alcuni usi precedenti di questa locuzione nella dottrina comunitaristica, si veda G. Itzcovich, Teorie e ideologie del diritto comunitario, Torino, Giappichelli, 2006, p. 122, nota
2 nel riconoscimento e nella tutela dei diritti fondamentali dei cittadini europei: l integrazione europea è diventata anche un integrazione attraverso i diritti. Questa idea, talvolta accettata forse fin troppo entusiasticamente, talvolta considerata un mero feticcio ideologico o uno specchietto per le allodole, ha un nucleo di innegabile buon senso: in fondo, forse è preferibile rinunciare alla ricerca (o all invenzione 2 ) di un identità comune basata sulla condivisione di valori «forti» tra i popoli che abitano lo spazio comune europeo, come quella che potrebbe derivare dalla condivisione di caratteristiche etniche o di un credo religioso, e riconoscersi invece nella comune adesione ad un catalogo di diritti fondamentali 3. In altre parole, i diritti fondamentali si propongono quasi come una nuova koiné in cui tutti i cittadini europei dovrebbero orgogliosamente riconoscersi al di là delle differenze linguistiche, religiose, culturali 4, assumendo così un ruolo essenziale, al posto della scoperta di radici comuni, nella costruzione dichiaratamente artificiale (e come potrebbe essere altrimenti?) di una cittadinanza europea. Ecco dunque la Carta dei diritti fondamentali dell Unione europea del 2000, c.d. Carta di Nizza, che istituisce un catalogo di diritti fondamentali per la verità non troppo dissimile rispetto a quello contenuto nella Convenzione europea dei diritti dell uomo del 1950 (d ora in avanti: CEDU), e che a questo si richiama in vari punti 5 ; Carta che è stata poi recepita all interno del Trattato che adotta una costituzione per l Europa (sottoscritto a Roma nel 2004, ma non ancora entrato in vigore) 6. Non è stato sempre così, notoriamente. In tempi meno recenti le istituzioni comunitarie, e la Corte di Giustizia delle Comunità europee in primo luogo hanno ritenuto, ed esplicitamente affermato, che la tutela dei diritti fondamentali non fosse affar loro, e che la contrarietà di un atto normativo 2 Sul fenomeno tutto moderno dell «invenzione» delle identità e delle appartenenze sociali, etniche ecc., cfr. L. Friedman, La società orizzontale (1999), Bologna, il Mulino, 2002, spec. capp. III e V. 3 Cfr. J.H.H. Weiler, Human Rights, Constitutionalism and Integration: Iconography and Fetishism, in «International Law FORUM du droit international», 3, 2001, pp Sul punto v. anche le osservazioni di A. Schiavello, Integrazione europea, ragione pubblica, negoziazione. Qualche riflessione a partire dalla questione del richiamo alle «radici cristiane» nel Preambolo della Costituzione europea, in questo volume. 4 Sui diritti come nuovo «linguaggio comune» tra individui e culture diverse nel regime del pluralismo, v. F. Viola, Etica e metaetica dei diritti umani, Torino, Giappichelli, 2000, cap. VIII. 5 V. in proposito A. Pace, A che serve la Carta dei diritti fondamentali dell Unione europea? Appunti preliminari, in «Giurisprudenza costituzionale», 2001, pp Si tratta in particolare della Parte Seconda del Trattato, artt. da II-61 a II
3 comunitario ai diritti fondamentali previsti da una costituzione nazionale non potesse sortire l effetto di rendere invalido quell atto comunitario 7. In questa fase, i diritti fondamentali non giocavano dunque il ruolo di fattore di integrazione, ma erano piuttosto potenziali fattori di conflitto costituzionale tra la Comunità europea e gli stati membri 8. Una buona parte di questo potenziale conflitto costituzionale è stata gestita non in sede politica ma in sede giurisdizionale, da parte della Corte di Giustizia e delle Corti costituzionali nazionali (specialmente quella tedesca e quella italiana): in altre parole, la gestione, o meglio l elusione, del conflitto costituzionale in materia di diritti fondamentali è stata condotta non con gli strumenti della negoziazione politica, ma con quelli del ragionamento giuridico. Ho parlato di elusione perché il conflitto non è mai veramente scoppiato, ma si è incanalato in una sorta di «dialogo» tra le corti, dialogo caratterizzato da moniti, da riserve latenti, ma anche da collaborazione 9. Credo si possa affermare che il dialogo tra la Corte di Giustizia e le Corti costituzionali, o alcune di esse, ha dato luogo ad almeno due «dottrine» notevoli: la prima è che, sì, dopotutto la Corte di Giustizia, nel vigilare sull esecuzione dei Trattati e sulla corretta applicazione del diritto comunitario, deve effettivamente tenere in considerazione («è tenuta ad ispirarsi»), ed eventualmente assicurare un qualche grado di tutela, ai diritti fondamentali quali riconosciuti dalle tradizioni costituzionali degli stati membri, o dalla CEDU, ciò, comunque, assicurando anche un grado di compatibilità tra la tutela dei diritti fondamentali e gli obiettivi della Comunità europea. La seconda è che, tra i principi costituzionali degli stati membri, ve ne sono alcuni che hanno carattere «supremo», e che non possono essere lesi dal diritto comunitario 10. In questo saggio mi propongo di sottoporre ad analisi teorica questi due aspetti della vicenda sinteticamente tratteggiata sopra: l idea che i diritti 7 È quanto espressamente affermato in Corte giust. 17 dicembre 1970, causa C-11/70, Internationale Handelsgesellschaft. 8 Per un esposizione più dettagliata dei problemi di conflitto tra ordinamento comunitario e ordinamenti nazionali, N. MacCormick, La sovranità in discussione. Diritto, stato e nazione nel «commonwealth» europeo (1999), Bologna, il Mulino, 2003, cap. VII; M. Kumm, The Jurisprudence of Constitutional Conflict: Constitutional Supremacy in Europe before and after the Constitutional Treaty, in «European Law Journal», 11, 3, 2005, pp La ricostruzione dei rapporti tra queste corti in termini di dialogo è abbastanza comune: cfr. ad esempio A. Benazzo, Diritti fondamentali, giudici costituzionali e integrazione europea, in «Rivista italiana di diritto pubblico comunitario», 1998, pp ; G. Itzcovich, Teorie e ideologie del diritto comunitario, cit., pp. 407 ss. 10 Per una recente ricostruzione di queste vicende, G. Itzcovich, Teorie e ideologie del diritto comunitario, cit., pp ,
4 fondamentali siano riconosciuti in ambito comunitario in quanto resi compatibili (bilanciati, oggetto di limitazioni non sproporzionate) con altri obiettivi perseguiti dalla Comunità europea ( 2-2.3); e l idea, speculare, che la tutela dei diritti fondamentali sia un limite, un baluardo, rispetto all azione delle istituzioni comunitarie e degli stessi governi nazionali in quanto esecutori di normazione o di politiche comunitarie ( 3): un «controlimite», come si usa dire, cioè un limite alle limitazioni di sovranità accettate dallo Stato con la sua adesione alla Comunità europea. Due precisazioni preliminari. (1) Come detto, l analisi che sarà svolta nelle pagine che seguono adotterà una prospettiva di teoria generale del diritto. Ciò significa che non esprimerò valutazioni di merito circa il trattamento che è stato riservato ad un certo diritto fondamentale in un caso particolare (la Corte di Giustizia avrebbe dovuto proteggere meglio la libertà di espressione?), o sulla desiderabilità che un certo principio, magari a preferenza di un altro, assurga allo status di principio supremo. Cercherò piuttosto di chiarire, di rendere per quanto possibile trasparenti e quindi più agevolmente controllabili, le procedure argomentative seguite dalle corti nelle fattispecie che ci interessano. Con ciò, beninteso, non intendo dare patenti di razionalità a tutte le pratiche argomentative seguite dalle corti; anzi, la maggiore «trasparenza» che una pratica dovrebbe avere a seguito di indagine teorica può ben condurre ad evidenziare un deficit di razionalità, salti logici, mancanza di coerenza tra affermazioni programmatiche e risultati raggiunti ecc. (2) La circostanza che un compito a bene vedere politico sia stato svolto da istituzioni giudiziarie non implica che tali ultime istituzioni si siano convertite puramente e semplicemente in attori politici. Piuttosto, il dialogo inter-istituzionale tra le corti ha dovuto necessariamente mantenere la forma del ragionamento giuridico 11 : è stata (quando lo è stata) una negoziazione condotta nella forma di un argomentazione (giuridica). Intendo dire che se pure è vero che certe «mosse» dei partecipanti a questo dialogo intergiudiziale possono essere state dettate da motivazioni diverse da quelle di una semplice e illuministica «fedeltà al diritto» (ad esempio: estendere la portata della propria giurisdizione, acquisire maggiore legittimità, autorevolezza o credibilità nei confronti degli altri interlocutori istituzionali, o della cultura giuridica, o dell opinione pubblica in generale, prevenire un prevedibile o preannunciato irrigidimento degli interlocutori istituzionali, ecc.), 11 J. Bengoetxea, N. MacCormick, L. Soriano, Integration and Integrity in the Legal Reasoning of the European Court of Justice, in G. de Búrca, J.H.H. Weiler (eds.), The European Court of Justice, Oxford, Oxford U.P., 2001, pp
5 se pure è vero che anche alcuni orientamenti interpretativi della Corte di Giustizia e della Corte costituzionale italiana possono avere avuto origine come istanze di «uso strategico dell argomentazione», bisogna tuttavia tenere in considerazione quella che è stata chiamata «la forza civilizzatrice dell ipocrisia» 12 : con le parole di Anna Pintore, «l esser costretti a pensare perfino il nostro inconfessabile interesse egoistico o tornaconto personale con le fattezze di argomenti universali tendenti al bene comune può indurre alla lunga a pensare veramente in termini di bene comune (qualunque cosa ciò significhi)» 13. Certo, per quanto riguarda la giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia di diritti fondamentali, è possibile analizzarla solo dal punto di vista degli effetti strategici che essa potrebbe aver perseguito (allargare la propria competenza e sfera di influenza, accontentare formalmente alcune corti costituzionali nazionali proclamando un riconoscimento di facciata ai diritti fondamentali, ma poi piegando questi ultimi alle esigenze puramente mercantili della Comunità europea, ecc.) 14. Tuttavia, occorre innanzitutto verificare se questa analisi possa superare il vaglio empirico, vale a dire se sia confermata dalla giurisprudenza effettivamente prodotta dalla Corte di Giustizia 15 ; in secondo luogo, si può ipotizzare che l inclusione dei diritti fondamentali tra i parametri del ragionamento giuridico della Corte di Giustizia per quanto strumentale, per quanto strategica tale inclusione possa essere stata, abbia comunque sortito l effetto che ora nell argomentazione della Corte i diritti fondamentali ci sono. Detto in termini molto crudi: potrebbe anche essere vero che la Corte di Giustizia abbia progressivamente introdotto nella propria orbita i diritti fondamentali delle tradizioni costituzionali nazionali e della CEDU al fine (anche? solo?) di indurre le corti costituzionali nazionali a cedere quote di sovranità nazionale, ma al tempo stesso piegando i diritti fondamentali alle esigenze di mercato (ma la corroborazione empirica di una ricostruzione di questo tipo è alquanto problematica); tuttavia, una volta che la Corte di Giustizia si è auto-attribuita la funzione di giudice dei diritti, essa è dovuta 12 Sull uso strategico dell argomentazione e sulla forza civilizzatrice dell ipocrisia, v. J. Elster, Argomentare e negoziare (1993), Milano, Anabasi, 1993, cap A. Pintore, I diritti della democrazia, Roma-Bari, Laterza, 2003, p È ad esempio la tesi di J. Coppel, A. O Neill, The European Court of Justice: Taking Rights Seriously?, in «Common Market Law Review», 1992, p Per una dimostrazione che la giurisprudenza della Corte di Giustizia sui diritti fondamentali è in realtà tutt altro che omogenea, cfr. J.H.H. Weiler, N.J.S. Lockhart, «Taking Rights Seriously» Seriously: The European Court of Justice and Its Fundamental Rights Jurisprudence, in «Common Market Law Review»,32, 1995, pp e
6 diventare un giudice dei diritti: una volta che ha iniziato ad includere i diritti fondamentali tra i parametri che deve utilizzare nel proprio ragionamento giuridico, non ha potuto fare a meno di utilizzarli, cioè di assicurarne un livello di tutela. 2. Proporzionalità e bilanciamento Il primo caso che intendo analizzare è l uso del principio di proporzionalità da parte della Corte europea di Giustizia, in contesti in cui è coinvolta la tutela di diritti fondamentali. Trattandosi di una tematica assai nota, quantomeno tra i cultori del diritto comunitario e del diritto pubblico, saranno sufficienti solo brevissime notazioni introduttive per delineare i contorni del discorso successivo. Anche i riferimenti dottrinali e giurisprudenziali saranno ricondotti alle esigenze minimali di un sommario viatico. Il principio di proporzionalità trova le prime applicazioni nel diritto pubblico tedesco già nel XIX secolo, come strumento di controllo dell azione amministrativa, e successivamente come parametro di costituzionalità della legge 16. Nel corso del 900, esso è stato ampiamente utilizzato dalla Corte costituzionale tedesca come strumento per valutare, tra le altre cose, il grado di ammissibilità di una interferenza del pubblico potere (legislativo e amministrativo) in una libertà fondamentale 17. Nella giurisprudenza della Corte di Giustizia l uso del principio di proporzionalità risale almeno al Successivamente, tale principio è stato via via riconosciuto come espressione dei principi generali non scritti del diritto comunitario, quindi è stato espressamente incluso nel Trattato istitutivo della Comunità europea ad opera del Trattato di Maastricht (art. 3b, par. 3), e infine è stato sancito nel (non ancora entrato in vigore) Trattato che adotta una costituzione per l Europa (artt. I-11 e II-112). Sul piano europeo, peraltro, il principio di proporzionalità può essere rinvenuto anche nella CEDU, in cui opera non come clausola di limitazione 16 Si veda in proposito la ricostruzione di J. Luther, Ragionevolezza e Verhältnismäßigkeit nella giurisprudenza costituzionale tedesca, in «Diritto e società», 1993, pp Per alcune ricostruzioni dell uso del criterio di proporzionalità a partire dalla giurisprudenza tedesca, J. Barnes, Introducción al principio de proporcionalidad en el Derecho comparado y comunitario, in «Revista de Administración Pública», 135, 1994, pp ; G. Scaccia, Gli «strumenti» della ragionevolezza nel giudizio costituzionale, Milano, Giuffrè, 2000, pp. 270 ss. 18 Con la sentenza Corte giust. 17 dicembre 1970, causa C-11/70, Internationale Handelsgesellschaft. 6
7 «orizzontale» della tutela dei diritti fondamentali, ma come clausola di limitazione specifica di alcuni diritti, nei limiti in cui una tale limitazione sia necessaria in una società democratica al fine di tutelare determinati interessi pubblici (cfr. ad es. artt. 2.2, 5.1, 8.2, 9.2, 10.2, 11.2), ed è ampiamente utilizzato dalla Corte europea per i diritti dell uomo 19. In generale, l utilizzo del criterio di proporzionalità da parte della Corte di Giustizia si svolge in due principali ambiti di applicazione: in primo luogo, il controllo dell esercizio delle competenze in ambito comunitario (di cui non mi occuperò in questa sede); in secondo luogo, l ambito di tutela dei diritti (o «libertà») riconosciuti dall ordinamento comunitario, vale a dire a) diritti («libertà») direttamente previsti dal Trattato, oppure b) diritti rilevanti per il diritto comunitario in quanto espressione delle tradizioni costituzionali comuni o in quanto previsti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali. Per quanto riguarda questo secondo ambito, il principio di proporzionalità si colloca al centro della strategia argomentativa perseguita dalla Corte al fine di rendere compatibile il riconoscimento dei diritti fondamentali con gli obiettivi della Comunità europea. Come è noto, infatti, da almeno tre decenni la Corte di Giustizia afferma costantemente che i diritti fondamentali non sono «prerogative assolute», ma devono essere contemperati con altre esigenze, in particolare con gli obiettivi di un organizzazione comune di mercato; il metro di questo contemperamento è il criterio di proporzionalità. Il principio di proporzionalità dunque, o meglio il modo in cui è stato concretamente utilizzato dalla Corte di Giustizia, è stato uno snodo fondamentale della «dottrina» dei diritti fondamentali sul piano comunitario. Ovviamente, non sto certo affermando che l idea che i diritti siano limitabili in ragione di esigenze ulteriori (la tutela di altri diritti, interessi collettivi, ecc.), e che tali limitazioni siano ammissibili sempre che siano ragionevoli, non eccessive ecc., sia un unicum, un contributo del tutto originale distillato dalla Corte di Giustizia. Al contrario, che i diritti fondamentali possano entrare in conflitto con esigenze ulteriori, e che tali conflitti debbano essere gestiti ricorrendo a bilanciamenti 20 (ragionevoli, prudenti, equilibrati, ecc.) è una 19 V. in proposito l approfondita analisi di S. Van Drooghenbroeck, La proportionnalité dans le droit de la convention européenne des droits de l homme, Bruxelles, Bruylant, Per un applicazione particolarmente perspicua del test di proporzionalità da parte della Corte europea per i diritti dell uomo, si veda la sentenza del 24 novembre 1993, Informationsverein Lentia c. Austria. 20 Per maggiori approfondimenti su questo punto, cfr. B. Celano, Diritti fondamentali e poteri di determinazione nello stato costituzionale di diritto, in «Filosofia politica», 2005, pp ; G. Pino, Conflitto e bilanciamento tra diritti fondamentali. Una mappa dei problemi, in «Ragion pratica», 28,
8 caratteristica probabilmente ineliminabile di ogni catalogo di diritti fondamentali: per quanto assolute possano essere le proclamazioni dei diritti fondamentali in testi costituzionali o simili, l applicazione concreta, l amministrazione dei diritti comporterà necessariamente l esigenza di un loro contemperamento, di una loro armonizzazione, di un loro parziale sacrificio. Se questo è vero, allora l affermazione ricorrente che il principio di proporzionalità serve alla Corte di Giustizia per imporre indebite o discutibili restrizioni ai diritti fondamentali, in tal modo relativizzandoli, può essere distinta in due affermazioni diverse, l una semplicemente insostenibile, l altra aperta a discussione, e che è bene tenere separate. L affermazione insostenibile consiste nel ritenere inaccettabile l operazione di «relativizzazione» che la Corte di Giustizia effettua nei confronti dei diritti fondamentali quando li «prende in considerazione» a vario titolo nel proprio ragionamento giuridico 21. Questa affermazione è insostenibile perché la «relativizzazione» di un diritto fondamentale è semplicemente ciò che accade sempre quando si tratta di interpretare (definire la portata) e applicare un diritto fondamentale. L affermazione aperta a discussione è, invece, che tali limitazioni non siano ritenute soddisfacenti o accettabili, perché vengono (molto) spesso fondate su esigenze economiche e di mercato: la relativizzazione dei diritti fondamentali non è considerata (o non è considerata solo) indebita in sé, ma precisamente in quanto dà luogo ad una gerarchia assiologica ritenuta, nel merito, non condivisibile 22 ; non è criticato il fatto in sé che la Corte effettui bilanciamenti tra diritti fondamentali e altre esigenze, ma il modo in cui lo fa. Su questo, sulla «qualità» del bilanciamento operato dalla Corte, si può legittimamente e razionalmente discutere. Ma, affinché la discussione sia seria, è bene che i due profili siano tenuti distinti. Da quest ultimo punto di vita, è probabilmente vero che la Corte di Giustizia ha spesso perseguito una strategia quantomeno di equiparazione (quando non di subordinazione) sul piano assiologico dei diritti fondamentali rispetto alle esigenze del mercato comune. Questa strategia ha causato frequenti critiche all operato della Corte, e ha peraltro dato origine alla peculiare «risposta» da parte di alcune corti costituzionali nazionali che, come vedremo successivamente ( 3. e ss.), è consistita nell includere i diritti 21 Cfr. ad es. P. Stancati, Il diritto fondamentale comunitario alla libera manifestazione del pensiero: profili critici e ricostruttivi (Parte I), in «Politica del diritto», 2005, pp (p. 220). 22 J. Coppel, A. O Neill, The European Court of Justice: Taking Rights Seriously?, cit.; M. Cartabia, Principi inviolabili e integrazione europea, Milano, Giuffrè, 1995, pp. 39 ss. 8
9 inalienabili della persona umana tra i principi costituzionali supremi, prevalenti rispetto al diritto comunitario in caso di conflitto con quest ultimo. Tuttavia, non deve essere sottovalutato che in alcune più recenti pronunzie la Corte di Giustizia sembra disposta a percorrere anche il cammino inverso rispetto a quanto visto sopra, ammettendo la possibilità di limitare le «libertà fondamentali» al fine di tutelare «diritti fondamentali» 23 come riconosciuti dalle tradizioni costituzionali nazionali e dalla CEDU. Superando gradualmente la tradizionale impostazione che poneva in posizione di prevalenza le libertà economiche e in posizione recessiva i diritti fondamentali, la Corte sembra adesso dirigersi verso una collocazione di diritti e libertà su un piede di parità assiologica, il che conduce alla conseguenza pressoché inevitabile di operare un bilanciamento in caso di conflitto 24. L esperienza recente sembra dunque preludere ad un progressivo riaggiustamento della bilancia utilizzata dalla Corte 25. Ma prima di vedere tutto questo, di quale proporzionalità si tratta? È usuale riconoscere il debito della Corte di Giustizia nei confronti del test di proporzionalità elaborato dalla giurisprudenza e dalla dogmatica tedesca; ma le cose stanno davvero così? La Corte di Giustizia applica davvero un test di proporzionalità «standard»? 2.1. Il criterio di proporzionalità 23 Una precisazione terminologica: tradizionalmente, si intendono per libertà fondamentali nell ambito del diritto comunitario la libertà di circolazione di persone, servizi, merci e capitali. Ovviamente, da un punto di vista di grammatica teorica, queste libertà, in quanto libertà, sono diritti. La letteratura comunitaristica comunque utilizza tale terminologia per meglio distinguere queste libertà fondamentali dai diritti fondamentali riconosciuti dalle tradizioni costituzionali e dalla Convenzione europea per i diritti dell uomo (si tratta di una distinzione inconsistente da un punto di vista teorico, ma retoricamente funzionale a rimarcarne la differenza assiologica). Per converso, è stato notato che a volte la Corte di Giustizia si è «appropriata» del vocabolario dei diritti fondamentali, applicandolo alle «libertà», probabilmente al fine di elevare queste ultime alla dignità dei primi: cfr. J. Coppel, A. O Neill, The European Court of Justice: Taking Rights Seriously?, cit.; M. Cartabia, Principi inviolabili e integrazione europea, cit., pp ; A. Tancredi, L emersione dei diritti fondamentali «assoluti» nella giurisprudenza comunitaria, in «Rivista di diritto internazionale», 2006, pp (a p. 655). 24 Corte giust. 26 giugno 1997, causa C-368/95, Familiapress; 12 giugno 2003, causa C-112/00, Schmidberger; 14 ottobre 2004, causa C-36/02, Omega. Sul punto, A. Tancredi, L emersione dei diritti fondamentali «assoluti» nella giurisprudenza comunitaria, cit.; C. Kombos, Fundamental Rights and Fundamental Freedoms: A Symbiosis on the Basis of Subsidiarity, in «European Public Law», 12, 3, 2006, pp Cfr. R. Conti, La dignità umana dinanzi alla Corte di Giustizia, in «Corriere giuridico», 4, 2005, pp
10 Ho usato l espressione «proporzionalità standard» per riferirmi alla nota ricostruzione «trifasica», che articola il giudizio di proporzionalità in tre passaggi (o fasi, o gradini, o sotto-principi); il primo passaggio è il test di «idoneità», a cui segue il test di «necessità», e infine il test di «proporzionalità in senso stretto». Questo modello di giudizio di proporzionalità di origine tedesca ha avuto una ricezione amplissima anche in altri ordinamenti, forse anche a causa della funzione «veicolare» assunta dalla giurisprudenza comunitaria 26. Il test di idoneità riguarda la verifica che la misura (ad esempio, legislativa) limitativa di un diritto fondamentale sia effettivamente atta a realizzare determinati obiettivi legittimi di interesse pubblico o la tutela di ulteriori diritti fondamentali, per come dichiarato dall autorità politica promotrice di quella misura 27. Ciò peraltro presuppone un ulteriore verifica, riguardante la legittimità del fine perseguito dall autorità politica. Normalmente si afferma 28 che il controllo di idoneità è (o deve essere) solo un controllo «in negativo», che consiste cioè nella valutazione che la misura non sia palesemente inidonea a perseguire il fine enunciato, e non deve anche implicare un controllo sulla praticabilità di altre misure «più idonee» a perseguire il fine. Questa delimitazione dell ambito del controllo di idoneità dovrebbe evidentemente escludere che il sindacato giurisdizionale si spinga su scelte, apprezzamenti e valutazioni di pertinenza dell autorità politica (come peraltro sarebbe dimostrato dalla circostanza che è alquanto raro che una misura venga dichiarata contraria al principio di proporzionalità sotto il profilo della sua inidoneità). Lo statuto logico di questa osservazione peraltro non è sempre 26 Il modello «trifasico» è ampiamente accolto, sia tra i giuristi positivi che tra i teorici del diritto: v., a mero titolo di esempio, nella letteratura dottrinale: R. Bin, G. Pitruzzella, Diritto costituzionale, Torino, Giappichelli, , pp ; G. Scaccia, Gli «strumenti» della ragionevolezza nel giudizio costituzionale, cit.; A. Sandulli, Proporzionalità, in Dizionario di diritto pubblico, diretto da S. Cassese, vol. V, Milano, Giuffrè, 2006, pp Nella letteratura teorico-generale: L. Prieto Sanchís, El juicio de ponderación, in Id., Justicia constitucional y derechos fundamentales, Trotta, Madrid, 2003, pp (p. 190); C. Bernal Pulido, El principio de proporcionalidad y los derechos fundamentales, Madrid, CEPC, 2005; S. Besson, The Morality of Conflict. Reasonable Disagreement and the Law, Oxford, Hart, 2005, pp Particolare curioso: talvolta si dice, come riportato nel testo, che la verifica deve riguardare il fine dichiarato della misura impugnata, senza indulgere in speculazioni su eventuali fini reconditi; ebbene, poiché difficilmente l autorità politica dichiarerà di perseguire un fine illegittimo, allora il controllo su quest ultimo requisito non potrà che essere pleonastico, al limite della farsa. 28 Cfr. ad es. J. Barnes, Introducción al principio de proporcionalidad en el Derecho comparado y comunitario, cit., p. 504; G. Scaccia, Gli «strumenti» della ragionevolezza nel giudizio costituzionale, cit., p Cfr. invece C. Bernal Pulido, El principio de proporcionalidad y los derechos fundamentales, cit., pp. 720 ss., per una ricognizione di applicazioni «gradualistiche» del criterio di idoneità, sia sul piano dottrinale che giurisprudenziale. 10
11 chiaro, oscillando tra la rilevazione di effettivi usi giurisprudenziali e la prescrizione di un metodo di buon giudizio. Il test di necessità (o regola del «mezzo più mite») presuppone innanzitutto che sia stata esperita in termini affermativi la verifica di idoneità, e riguarda la verifica che la misura impugnata sia la meno invasiva nei confronti del bene concorrente; presuppone altresì che l obiettivo dichiarato sia perseguibile tramite diverse misure idonee, perché se per ipotesi un certo obiettivo fosse perseguibile con una sola misura, allora quest ultima oltre ad essere idonea sarebbe, per definizione, anche necessaria. In altre parole, esso consiste nel controllo che, tra varie misure tutte egualmente idonee a perseguire il fine dichiarato, sia stata adottata quella che impone il sacrificio minore ai diritti dei cittadini. Così come il controllo di idoneità, anche il controllo di necessità è di solito 29 configurato come un controllo «in negativo», finalizzato non ad individuare la misura migliore o più efficace per perseguire un certo obiettivo di interesse pubblico (compito ovviamente riservato all autorità politica), ma ad espungere dall ordinamento le misure non necessarie nel senso sopra precisato. Questa raffigurazione può essere tuttavia fuorviante in quanto, a differenza del controllo di idoneità (una misura o è idonea o non lo è), quello di necessità include normalmente anche una valutazione comparativa tra le varie misure astrattamente disponibili che avrebbero potuto realizzare in maniera altrettanto efficace l obiettivo dichiarato (il che in realtà rende questa verifica molto più complessa di quanto potrebbe sembrare dalle rassicuranti raffigurazioni che circolano normalmente cfr. infra). La verifica della proporzionalità in senso stretto riguarda la valutazione che il sacrificio imposto ai diritti fondamentali da una misura che persegue un obiettivo di interesse pubblico 30, sia «proporzionato», ossia ragionevolmente equilibrato rispetto al grado di soddisfazione di quest ultimo: nella nota formula proposta da Robert Alexy 31, «quanto maggiore è il grado di non soddisfazione di, o di interferenza con, un diritto, tanto maggiore deve essere l importanza della soddisfazione dell altro». 29 Cfr. ad es. J. Barnes, Introduccion al principio de proporcionalidad en el Derecho comparado y comunitario, cit., p Misura che sia già stata riconosciuta a) idonea a realizzare un certo legittimo fine di interesse pubblico, e altresì b) necessaria, nel senso che non erano disponibili misure meno «costose» rispetto ai diritti coinvolti. 31 R. Alexy, Teoría de los derechos fundamentales (1986), Madrid, CEPC, 2001, pp. 157 ss.; Id., Diritti fondamentali, bilanciamento e razionalità, in «Ars Interpretandi», 7, 2002, pp ; Id., On Balancing and Subsumption. A Structural Comparison, in «Ratio Juris», 16, 2003, pp ; Id., La formula per la quantificazione del peso nel bilanciamento, in «Ars Interpretandi», 10, 2005, pp
12 Questo terzo passaggio del controllo di proporzionalità è un vero e proprio bilanciamento tra i beni contrapposti. Nella raffigurazione usuale, mentre i primi due passaggi riguardano la valutazione dei mezzi prescelti, questo terzo passaggio riguarda gli obiettivi, o meglio il peso che quegli obiettivi (il grado della loro realizzazione) hanno nel caso concreto. Una volta che la misura sotto giudizio sia stata considerata idonea e necessaria, e quindi ammesso che quella misura è adatta in considerazione dell obiettivo perseguito, si dovrà stabilire se dopo tutto valga pur sempre la pena di perseguire quell obiettivo, o se invece il sacrificio imposto al bene inciso non sia tutto sommato eccessivo, non giustificato in ragione dell importanza, del grado di soddisfazione dell obiettivo perseguito La proporzionalità «comunitaria» Venendo più in dettaglio all uso del criterio della proporzionalità da parte della Corte di Giustizia nella materia dei diritti fondamentali, esso avviene come già accennato in due ordini di contesti: a) la valutazione di atti o norme comunitari (o statali, ma in esecuzione di obblighi comunitari) che impongano restrizioni o lesioni a diritti fondamentali previsti dalla CEDU o dagli ordinamenti costituzionali nazionali, in vista di un interesse generale 32 «Pesare» obiettivi di interesse generale, o principi costituzionali, o diritti fondamentali, non è cosa semplice, e la ponderazione è una attività spesso tacciata di irrazionalità, una scelta arbitraria, e sottratta a controllo intersoggettivo, sull importanza da assegnare ai beni in conflitto. Un tentativo di riscatto della ponderazione dall accusa di essere un procedimento irrazionale o intuitivo si deve proprio ad Alexy (v. i lavori citati alla nota precedente), che propone un modello in cui l applicazione della massima della ponderazione vista sopra è suddivisa in tre passaggi: al primo passaggio si stabilisce il grado di non-soddisfazione di uno dei due diritti; al secondo passaggio si stabilisce l importanza della soddisfazione del diritto concorrente; al terzo passaggio si stabilisce se l importanza di soddisfare quest ultimo diritto giustifica l interferenza o la non-soddisfazione del primo diritto. Un ruolo esenziale nell argomento di Alexy è svolto dalla traduzione dei fattori da considerare in termini matematici: il grado della nonsoddisfazione di un diritto, la misura dell importanza o peso astratto dell altro diritto; secondo Alexy, queste entità possono essere rese con grandezze quantitative, ad esempio collocandole in una scala triadica (violazione grave, media, lieve di un diritto; importanza astratta elevata, media, bassa di ciascuno dei diritti in conflitto); inoltre, può essere resa con una grandezza quantitativa anche una terza serie di fattori rilevanti per l applicazione della regola della ponderazione, ossia la affidabilità delle assunzioni empiriche che riguardano il grado di interferenza di un diritto sull altro. Tutti questi elementi, tradotti in quantità numeriche, potranno essere disposti in una formula il cui quoziente darà la formula del peso, ossia rivelerà quale dei due diritti ha più peso dell altro nel caso considerato. In tal modo, secondo Alexy, il bilanciamento diventa una procedura razionale, analogamente alla sussunzione: analoga ma non identica, tuttavia, perché la sussunzione funziona secondo le regole della logica, mentre la ponderazione secondo regole aritmetiche. 12
13 comunitario 33 ; b) la valutazione di un atto statale che limiti una libertà fondamentale comunitaria, al fine di tutelare un diritto fondamentale nazionale 34. La giurisprudenza più cospicua è senz altro riconducibile agli ambiti sub a): la Corte di Giustizia ha utilizzato il principio di proporzionalità come requisito per giustificare eventuali limitazioni dei diritti fondamentali «nazionali» imposte dal perseguimento degli obiettivi (di armonizzazione di mercato) delle Comunità europee. In altre parole, il ragionamento costantemente ripetuto dalla Corte, con affinamenti progressivi, quantomeno a partire dal è il seguente: la Corte può prendere in considerazione diritti fondamentali appartenenti agli ordinamenti nazionali, ma la tutela di tali diritti deve essere resa compatibile con gli scopi perseguiti dalla Comunità, il che può rendere necessarie alcune limitazioni della portata dei diritti fondamentali; affinché tale limitazione sia accettabile, essa non deve essere «sproporzionata» (nel modo che vedremo meglio tra poco). La giurisprudenza più risalente aveva peraltro buon gioco nel attribuire un ruolo recessivo ai diritti fondamentali, in quanto essi venivano collocati, sul piano delle fonti, tra i «principi generali», e quindi di rango subordinato rispetto ai Trattati. Il quadro avrebbe potuto cambiare (ma il cambiamento in effetti ha tardato a manifestarsi) con l inclusione dei diritti fondamentali tra le fonti di rango primario, avvenuta con il Trattato di Maastricht nel 1992 (art. F.2, poi 6.2 con il Trattato di Amsterdam del 1997). L iter argomentativo di solito seguito dalla Corte di Giustizia è bene esemplificato dal seguente passaggio: I diritti fondamentali riconosciuti dalla Corte non risultano [ ] essere prerogative assolute e devono essere considerati in relazione alla funzione da essi svolta nella società. È pertanto possibile operare restrizioni all esercizio di detti diritti, in particolare nell ambito di un organizzazione comune di mercato, purché dette restrizioni rispondano effettivamente a finalità d interesse generale perseguite dalla Comunità e non si risolvano, considerato lo scopo 33 Cfr. ad es. Corte giust. 13 dicembre 1979, causa C-44/1979, Hauer; 13 luglio 1989, causa C- 5/1988, Wachauf; 11 luglio 1989, causa C-265/87, Schräder; 30 luglio 1996, causa C-84/95, Bosphorus. 34 Cfr. le sentenze menzionate supra, nota Con la già citata sentenza Corte giust. 17 dicembre 1970, causa C-11/70, Internationale Handelsgesellschaft. 13
14 perseguito, in un intervento sproporzionato ed inammissibile che pregiudicherebbe la stessa sostanza di tali diritti. 36 Questo è il nucleo della valutazione di proporzionalità come effettuata dalla Corte di Giustizia, e che è stato poi codificato nel Trattato costituzionale, all art. II-112, comma 1 (che a sua volta riproduce l art. 52 della Carta di Nizza 37 ): Eventuali limitazioni all esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente Carta devono essere previste per legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà. Nel rispetto del principio di proporzionalità, possono essere apportate limitazioni solo laddove siano necessarie e rispondenti effettivamente a dette finalità di interesse generale riconosciute dall Unione o all esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui. A leggere quanto affermato in maniera costante e uniforme nelle motivazioni delle sue sentenze, la prima impressione è che i vari passaggi del giudizio di proporzionalità elaborato dalla Corte di Giustizia siano non chiaramente distinti tra loro, ma piuttosto quasi fusi in un giudizio cumulativo nel quale non si sa bene dove finisca un «gradino» e ne inizi un altro. Ma analizziamo più in dettaglio. Le limitazioni dei diritti sono ammesse: a) se vi è una finalità di interesse generale della Comunità; b) se la misura limitativa risponda effettivamente a detta finalità (giudizio di idoneità); c) se il grado di interferenza con il diritto concorrente non è sproporzionato ed inammissibile (necessità? 38 ); d) considerato lo scopo perseguito (proporzionalità in senso stretto); e) se comunque viene assicurata la «sostanza» del diritto concorrente. 36 Corte giust. 13 luglio 1989, causa C-5/1988, Wachauf. 37 Su cui vedi T. Groppi, Art. 52. Portata dei diritti garantiti, in R. Bifulco, M. Cartabia, A. Celotto (a cura di), L Europa dei diritti. Commento alla Carta dei diritti fondamentali dell Unione europea, Bologna, il Mulino, 2001, pp (la quale però, curiosamente, sembra distinguere il principio di proporzionalità, da una parte, dai requisiti della necessità e della effettiva rispondenza ad obiettivi di interesse generale, dall altra). 38 Il punto interrogativo segnala la circostanza che la Corte, pur non usando in questa formula il termine «necessità», effettua comunque una verifica qualificabile in tal senso. 14
15 L art. II-112, dal canto suo, per un verso arricchisce il quadro prevedendo f) che le eventuali limitazioni debbano essere previste per legge, e g) che un diritto fondamentale può essere limitato per l esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui (e non solo per più o meno generici obiettivi relativi ad un organizzazione comune di mercato). Questa disposizione, per altro verso, non sembra fare menzione esplicita della terza fase del giudizio di proporzionalità, ossia la proporzionalità «in senso stretto» o giudizio di bilanciamento. Solitamente l uso della proporzionalità nella giurisprudenza comunitaria è accompagnato da varie critiche e riserve. Si dice ad esempio che la Corte non applica correttamente il modello «trifasico», in particolare perché raramente approda alla terza fase del controllo di proporzionalità in senso stretto, fermandosi invece alle sole verifiche di idoneità e di necessità: così la Corte, riconosciuto che la misura contestata è idonea a perseguire il fine dichiarato, spesso ripiega sull affermazione che nella materia in oggetto è riconosciuta ampia discrezionalità all autorità politica (statale, o più spesso comunitaria), e si astiene dunque da ogni ulteriore verifica 39. In altre parole, la critica è che in tal modo la Corte effettua uno scrutinio eccessivamente «deferente» quando sono in considerazione interessi generali della Comunità, astenendosi dall effettuare un vero bilanciamento (che ha luogo nel terzo passaggio del giudizio di proporzionalità). Ma uno sguardo alla giurisprudenza della Corte sembra rendere le cose ancora più sfumate: infatti, nell applicazione concreta del modulo argomentativo della proporzionalità, la Corte talvolta effettua esplicitamente solo una verifica di necessità 40 (ovviamente lo scrutinio di necessità presuppone che sia stato positivamente superato quello di idoneità, ma resta il fatto che in tali casi la valutazione di idoneità non viene in alcun modo argomentata); talvolta solo una verifica di idoneità e necessità (o meglio, di non inidoneità e di non eccessività) 41 ; talvolta, ancora, solo un bilanciamento in senso stretto 42. Vi è pertanto una critica piuttosto ricorrente della proporzionalità «comunitaria», che suona pressappoco così: se solo la Corte si dotasse di un più preciso strumento di valutazione, come il giudizio di proporzionalità strutturato nel 39 Corte giust. 11 luglio 1989, causa C-265/87, Schraeder. 40 Corte giust. 20 settembre 1988, causa C-302/86, Commissione c. Danimarca; cfr. anche 7 febbraio 1985, causa 240/83, Association de défense des brûleurs d huiles usagées. 41 Corte giust. 11 marzo 1987, cause riunite C-279/84, C-280/84, C-285/84 e C-286/84, Lebensmittelwerke. 42 Cfr. la già citata, e assai discussa, sentenza Bosphorus. 15
16 normale modello trifasico, allora probabilmente le sue decisioni sarebbero più «equilibrate», o quantomeno più controllabili 43. Non so se queste critiche siano realmente incisive. In primo luogo, si potrebbe avanzare una considerazione empirica: nella sua più recente giurisprudenza, come abbiamo visto, la Corte ha mostrato la propria disponibilità a «prendere (più) sul serio» i diritti fondamentali, ed eventualmente a farli prevalere sulle esigenze del mercato comune e sulle libertà economiche comunitarie; in ciò fare, la Corte peraltro è stata capace di esibire sì un atteggiamento deferente, ma a parti invertite, affermando che, nella materia dei diritti fondamentali, occorre riconoscere un ampio margine di apprezzamento alle autorità nazionali 44. In secondo luogo, si può avanzare il sospetto che, forse, il modo confuso in cui la Corte di Giustizia applica il giudizio di proporzionalità non è dovuto solo, ad esempio, alla sua scarsa esperienza di «giudice dei diritti», ma è anche indice di un problema interno alla costruzione standard del giudizio di proporzionalità. Il punto è che le condizioni fattuali per l impiego ottimale del criterio di proporzionalità sono estremamente improbabili da verificarsi, il che rende la costruzione standard un modello troppo semplificato e al limite del semplicistico per fungere realmente da guida per una argomentazione razionale. Ad esempio, il requisito che il controllo di necessità riguardi la disponibilità di altre misure «più miti», ma parimenti efficaci, è irrealistico: quand è che due misure sono parimenti efficaci? Come si può immaginare che tra le diverse misure astrattamente praticabili, e tra le loro possibili combinazioni, ve ne siano due (o più, perché no?) che realizzino con pari efficacia il fine protetto? Si possono enumerare in anticipo e in astratto le variabili da prendere in considerazione? Direi di no 45. Forse «pari efficacia» vuol dire in realtà «efficacia parimenti accettabile», il che ovviamente non è la stessa cosa: la valutazione di «pari accettabilità sembra infatti implicare una valutazione all things considered, e se è così allora la Corte sta facendo una valutazione di merito (contrariamente a quanto dice di non voler fare). 43 Cfr. ad es. J. Kühling, Fundamental Rights, in A. von Bogdandy, J. Bast (eds.), Principles of European Constitutional Law, Oxford, Hart, 2006, pp ; per una panoramica su questo tipo di critiche, cfr. A. Tancredi, L emersione dei diritti fondamentali «assoluti» nella giurisprudenza comunitaria, cit., p Come viene affermato nelle sentenze Familiapress, Schmidberger e (seppur con la mediazione della nozione di ordine pubblico) Omega. Si vedano in proposito le quasi profetiche osservazioni di J.H.H. Weiler, N.J.S. Lockhart, «Taking Rights Seriously» Seriously: The European Court of Justice and Its Fundamental Rights Jurisprudence, cit., p Un argomento affine, ma ad altro proposito, è sostenuto da B. Celano, Possiamo scegliere tra particolarismo e generalismo?, in «Ragion pratica», 25, 2005, pp (spec. pp ). 16
17 Se il concetto di pari efficacia è difficilmente attingibile, allora ciò vuol dire che già in questo stadio la valutazione è guidata da un giudizio comparativo tra il livello di realizzazione del bene protetto (o della sua verosimiglianza) e il livello di interferenza con il bene concorrente. Ho peraltro preso in considerazione l ipotesi più semplice e, nuovamente, ai limiti del semplicistico che una misura di politica pubblica (come una legge, ad esempio) persegua un solo fine ben determinato: assai facilmente invece, una legge potrebbe perseguire più fini di interesse generale contemporaneamente (ad esempio, una legge che introduca sanzioni penali per l uso di stupefacenti potrebbe servire al fine di tutelare la salute dei cittadini, di contrastare la criminalità organizzata, di tutelare l ordine pubblico, ecc.). Con l aumentare delle variabili in gioco, aumentano le scelte (bilanciamenti, valutazioni di compatibilità, di importanza) che occorre effettuare già nelle prime due fasi del test di proporzionalità 46. Anche una considerazione più ravvicinata della terza fase del controllo di proporzionalità mostra che le costruzioni correnti del test di proporzionalità sembrano separare eccessivamente i primi due passaggi (valutazione dei mezzi impiegati per realizzare un certo obiettivo) dal terzo (valutazione dell importanza dell obiettivo perseguito). Il fatto è che se la terza fase del controllo di proporzionalità (la proporzionalità in senso stretto, o ponderazione) riguarda l importanza dei beni giuridici in gioco (principi, diritti), e se non esiste qualcosa come un peso astratto di un principio o di un diritto, allora il peso o importanza di un principio o di un diritto sarà determinato da vari fattori tra cui certamente l importanza del bene (principio, diritto) concorrente 47, nonché le modalità concrete del suo esercizio (i «mezzi»). In altre parole, nel giudizio di proporzionalità ciò che viene bilanciato non sono due principi o diritti in astratto, ma le modalità concrete del loro esercizio. Inoltre, sia la formulazione giurisprudenziale del test di proporzionalità, sia la sua enunciazione nella Carta dei diritti e nel Trattato costituzionale, fanno riferimento al contenuto essenziale o alla «sostanza» dei diritti in gioco. Anche in questo caso, si tratta di un rinvio ad operazioni di bilanciamento, visto che 46 Come afferma anche R. Alexy: «The applicability of the principle of necessity presupposes, however, that there is no third principle or goal, P 3, that is affected negatively by the adoption of the means interfering less intensively in P 2. If this constellation arises, the case cannot be decided by considerations concerning Pareto-optimality. When costs are unavoidable, balancing becomes necessary»; R. Alexy, Constitutional Rights, Balancing and Rationality, in «Ratio Juris», 26, 2, 2003, pp (p. 136). 47 R. Alexy, Teoría de los derechos fundamentales, cit., p. 161; B. Celano, Possiamo scegliere tra particolarismo e generalismo?, cit., p. 487, nt. 38: «Le ragioni assumono un peso solo nel loro contrasto, e nel loro bilanciamento». 17
18 non esiste un contenuto essenziale di un diritto fondamentale che sia determinabile in astratto, senza fare riferimento al «peso» e alla portata degli interessi concorrenti e dei diritti confliggenti 48. Il paradosso quindi è che la proporzionalità comunitaria, apparentemente più confusa rispetto all elegante e lineare modello standard, mette bene in luce che tra le fasi del giudizio di proporzionalità c è un continuum, in cui gli elementi ponderativi non sono confinati all ultimo, eventuale passaggio, ma accompagnano l intero iter del procedimento Proporzionalità, teoria dei diritti e ragionamento giuridico Indipendentemente dalla questione giuspolitica della condivisibilità o meno dei risultati cui perviene la Corte dopo aver impiegato il test di proporzionalità (ad esempio, perché nella sua applicazione concreta lascia eccessivo margine di apprezzamento alle istituzioni comunitarie), e dalla questione metodologica se essa lo applichi correttamente, è possibile trarre qualche spunto di riflessione di ordine più generale dalla vicenda della proporzionalità comunitaria. È probabile che ciò che dirò che sia fin troppo «caritatevole», nel senso che vada ben oltre la consapevolezza metodologica che la Corte ha dei propri strumenti argomentativi e stili di ragionamento. Non importa: in questo paragrafo, infatti, non intendo assumere le vesti dell avvocato d ufficio della Corte di Giustizia, ma piuttosto utilizzare la giurisprudenza della Corte come spunto per riflessioni più generali in materia di diritti fondamentali e ragionamento giuridico. La prima riflessione è che applicando il criterio di proporzionalità ad interferenze, restrizioni, regolamentazioni di tutti i tipi di diritti (anche del diritto di proprietà, o della libertà di esercizio di iniziativa economica, o della libertà di manifestazione del pensiero), il ragionamento giuridico della Corte di 48 Cfr. R. Alexy, Teoría de los derechos fundamentales, cit., p. 291 («El alcance de la protección absoluta depende de las relaciones entre los principios. La impresión de que puede ser conocida directa o intuitivamente, sin ponderaciones, surge de la seguridad de las relaciones entre principios»); R. Bin, Diritti e fraintendimenti, in «Ragion pratica», 14, 2000, pp ; A. Pintore, I diritti della democrazia, cit., p. 102 («Questa interazione [tra diritti fondamentali] assume di regola le fattezze del conflitto, ed è proprio tramite la definizione dei rapporti reciproci tra diritti e la risoluzione dei conflitti, che ciascun diritto acquista la sua fisionomia»); B. Celano, Diritti, principi e valori nello stato costituzionale di diritto: tre ipotesi di ricostruzione, in P. Comanducci, R. Guastini (a cura di), Analisi e diritto Ricerche di giurisprudenza analitica, Giappichelli, Torino, 2005, pp Condivisibilmente, A. Sandulli parla di una «connessione quasi simbiotica» tra i tre passaggi del controllo di proporzionalità: A. Sandulli, Proporzionalità, cit., p
19 Giustizia contribuisce ulteriormente a screditare una contrapposizione schematica e sempre più discussa nell ambito dei diritti, secondo cui da una parte starebbero i diritti di libertà (cui corrisponderebbe un mero obbligo di astensione da parte dei terzi, e dei pubblici poteri) e dall altra i diritti sociali (cui corrisponderebbe un obbligo di intervento attivo da parte dei pubblici poteri per assicurarne il soddisfacimento) 50. Tra i vari corollari di questa secca contrapposizione, vi è che mentre i diritti sociali sono necessariamente dipendenti dalle risorse disponibili, e sono quindi graduabili in funzione di tali risorse, i diritti di libertà non necessitano di alcuna «cooperazione» esterna (che non sia la mera astensione dei terzi): sono «lì» a disposizione del titolare, che può esercitarli quando e come crede. Ora, a parte vari altri argomenti che possono mostrare la natura artificiosa e in ultima analisi ideologica della netta contrapposizione tra diritti sociali e diritti di libertà 51, il test di proporzionalità rivela invece che un elemento di gradualità è necessariamente presente anche nei diritti di libertà. Infatti, se è vero che, come vuole una autorevole ricostruzione 52, il test di proporzionalità riguarda la verifica delle possibilità fattuali (idoneità e necessità) e giuridiche (proporzionalità in senso stretto) di realizzazione di un principio o di soddisfazione di un diritto, e se il test di proporzionalità si applica anche ai diritti di libertà (come di fatto fa la Corte di Giustizia), allora la conclusione è scontata: anche l esercizio dei diritti di libertà è graduabile e dipendente dalle risorse (materiali e giuridiche) disponibili. Si dirà: tutto questo riguarda non la definizione del diritto, il suo contenuto, ma piuttosto le condizioni del suo esercizio. Tuttavia, la distinzione tra la definizione di un diritto fondamentale e le modalità del suo esercizio può spesso risultare precaria 53, come peraltro dimostra il fatto che, come abbiamo visto, ciò che viene bilanciato non è mai il diritto o principio in astratto, ma le sue modalità concrete di esercizio. La seconda riflessione è dunque che, come testimonia forse involontariamente il ragionamento giuridico della Corte di Giustizia, la verifica della compatibilità tra due diritti fondamentali, o fra diritti e principi o obiettivi di interesse generale, non consiste nella lineare perlustrazione dei tre passaggi del test di proporzionalità (prima la valutazione dei mezzi, poi la valutazione del peso degli interessi coinvolti): piuttosto ha un carattere necessariamente 50 Per una presentazione standard di questa contrapposizione, cfr. G. Corso, Diritti umani, in «Ragion pratica», 7, 1996, pp Per una ricca argomentazione in tal senso, si veda ad es. E. Diciotti, Il mercato delle libertà, Bologna, il Mulino, 2006, cap. II. 52 R. Alexy, Teoría de los derechos fundamentales, cit., pp Cfr. R. Bin, Diritti e fraintendimenti, cit. 19
20 olistico, è la ricerca di un equilibrio riflessivo tra i mezzi a disposizione, il grado di soddisfazione di un diritto o di un principio, e il livello di lesione di un altro diritto o principio. La terza riflessione è che il test di proporzionalità è esattamente questo: solo un test, uno strumento di controllo e di ricostruzione ex post di una decisione che può essere raggiunta solo con un tipo diverso di ragionamento, e non un modello di ragionamento giuridico effettivamente praticato e praticabile dalle corti, o addirittura una procedura che di per sé possa determinare esiti «giusti». E, se le cose stanno così, allora è inutile sottolineare che il ragionamento giuridico della Corte di Giustizia, come esplicitato nelle motivazioni delle sentenze, non riproduce esattamente lo schema trifasico della proporzionalità: questo è solo una razionalizzazione ex post di una decisione che assume altre forme, e che può servire solo a rendere espliciti i passaggi di quella decisione. 3. Principi costituzionali supremi e controlimiti Ho più volte fatto ricorso all immagine del dialogo per raffigurare i rapporti tra la Corte di Giustizia e le corti costituzionali nazionali nel processo di integrazione giuridica europea. Nei paragrafi precedenti ho preso in considerazione due «mosse» nell ambito di questo dialogo, entrambe effettuate dalla Corte di Giustizia: una prima mossa, che è consistita nell affermazione perentoria che il diritto comunitario si impone anche sui principi costituzionali (e sui diritti fondamentali) nazionali; e successivamente una seconda mossa, che è consistita nel dire che sì, in effetti i diritti fondamentali riconosciuti dalle costituzioni nazionali (e quelli riconosciuti dalla CEDU) possono avere un ruolo nel ragionamento giuridico della Corte di Giustizia. Ciò che sta in mezzo tra queste due mosse della Corte di Giustizia è la peculiare presa di posizione di alcune corti costituzionali, tra cui principalmente quella italiana e quella tedesca: si può anzi affermare che il cambiamento di posizione della Corte di Giustizia è stato indotto proprio dalla consapevolezza da parte di quest ultima dell opportunità di evitare una rotta di collisione con le Corti costituzionali nazionali sulla materia dei diritti fondamentali. (Come accennato, secondo alcuni commentatori il cambiamento di posizione della Corte di Giustizia in materia di diritti fondamentali sarebbe stato meramente strategico, e in ultima analisi più apparente che reale. Ma, ammesso che questa osservazione sia corretta, al momento non importa.) Più in particolare, la Corte 20

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 art. 52
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