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Timestamp: 2020-08-04 17:00:51+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 21086 del 11/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21086 del 11/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 11/09/2017, (ud. 05/05/2017, dep.11/09/2017), n. 21086
sul ricorso 22650-2015 proposto da:
T.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FALERIA
17, presso lo studio dell’avvocato MANFREDO PIAZZA, che lo
M.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CRESCENZIO
9, presso lo studio dell’avvocato EMILIANO AMATO, rappresentata e
difesa dall’avvocato WLADIMIRO MANZIONE;
avverso la sentenza n. 17/2014 della CORTE D’APPELLO di REGGIO
CALABRIA, depositata il 17/07/2014;
Con sentenza n. 17/2014 del 20.03.2014, la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha rigettato, confermando integralmente la sentenza del Tribunale di Reggio Calabria, l’appello proposto da T.A. avverso la pronuncia giudiziale di separazione personale dello stesso e M.C., con addebito posto a carico del medesimo impugnante.
La Corte d’Appello, per quel che ancora interessa, ha condiviso la valutazione dei fatti e la rilevanza causale delle condotte violente del T. al fine di determinare l’irreversibilità della crisi coniugale. Il giudice di primo grado ha dato analiticamente conto delle ragioni del proprio convincimento, evidenziando che il consolidamento della crisi coniugale, con carattere di irreversibilità, era maturata molto prima che la M. abbandonasse il tetto coniugale.
Avverso suddetta T.A. propone ricorso per Cassazione sulla base di quattro motivi, cui resiste con controricorso, accompagnato da memoria ex art. 380 bis c.p.c., M.C..
Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione artt. 143 e 151 c.c., consistente nel fatto che la Corte d’Appello di Reggio Calabria, nonostante la consapevolezza dei comportamenti anomali tenuti dalla M. in costanza di matrimonio, non ha ritenuto dover addebitare la separazione a carico della stessa, nè in via esclusiva, nè in via concorrente;
Con il quarto motivo (enumerato come quinto) il ricorrente lamenta motivazione illogica e contraddittoria con riferimento al necessario nesso di causalità tra la condotta del ricorrente e la rottura dell’affectio coniugalis.
I primi due motivi di ricorso sono inammissibili, in quanto tendono a richiedere a questa Corte un riesame nel merito dei fatti di causa, benchè in questa sede siano precluse valutazioni dei fatti alternative a quelle eseguite dal giudice di merito (Cass. n. 21439/2015); inoltre la Corte d’Appello ha adeguatamente ed esaurientemente motivato le ragioni poste a fondamento della propria statuizione. La Corte territoriale non ha alterato il regime dell’onere probatorio, ritenendo che fosse stato provato il nesso di causalità tra le condotte poste a carico del ricorrente (e non contestate in fatto) e la irreversibilità della crisi. Tale nesso, senza negare l’esistenza delle condotte censurate dal ricorrente, non risulta invece complessivamente provato, secondo la valutazione dei fatti svolta dal giudice del merito, in ordine alla controricorrente. La Corte, pertanto, incensurabilmente, ha ritenuto che la M. abbia provato la sussistenza del predetto causale e il ricorrente no, senza alcuna sovrapposizione dell’onus probandi.
Il terzo ed il quarto motivo di ricorso risultano inammissibili in quanto prospettano censure ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, secondo la formulazione anteriore alla riforma intervenuta con il D.L. n. 83 del 2012 convertito in L. n. 134 del 2012. Nella nuova formulazione applicabile alla specie il sindacato del giudice di legittimità, ex art. 360 c.p.c., n. 5, deve fondarsi sulla rilevazione dell’omesso esame di un “fatto” decisivo e discusso dalle parti non potendosi di conseguenza prospettare vizi connessi alla mera contraddittorietà ed omissione del tessuto motivazionale. Le due censure non sono formulate secondo il nuovo paradigma.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 380
 art. 360
 art. 360
 art. 13