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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell'uomo del 23/06/2015 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Petrachi in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea
23 giugno 2015	Note alla rassegna
Di seguito la rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data Martedì 23 giugno 2015, di cui, per ciascuna, si ripropongono:
Niskasaari e Otavamedia Oy c. Finlandia32297/103I ricorrenti sono Mikko Veli Niskasaari e Otavamedia Oy rispettivamente una cittadina e una società finlandese; la signora Niskasaari è una giornalista che lavora per Otavamedia Oy e il loro caso ha ad oggetto un procedimento per diffamazione riguardante due documentari televisivi, andati in onda nel 1998 e 2001, contenenti una falsa testimonianza di un ricercatore. Successivamente alla richiesta di risarcimento danni presentata nei confronti dei due ricorrenti, il pubblico ministero ha proposto un ricorso con l'accusa di diffamazione. Nonostante le accuse fossero state respinte nel procedimento di primo grado, la corte d'appello ha condannato la signora Niskasaari e la società al pagamento di una discreta somma di denaro. La Corte Suprema nel 2009 ha rifiutato la richiesta di appello dei ricorrenti, i quali ora lamentano una violazione dell'articolo 10 (libertà di espressione) della Convenzione EDU ed anche una violazione dell'articolo 6 (diritto ad un equo processo) riguardo l'eccessiva durata del procedimento a nei loro confronti. Articolo 6
Articolo 10Violazione dell'articolo 10 - Libertà di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Libertà di espressione)
Sidabras e Altri c. Lituania50421/08
56213/082I ricorrenti, Juozas Sidabras, Kęstutis Džiautas e Raimundas Rainys, sono tre cittadini lituani e il loro caso riguarda la normativa che vieta agli ex dipendenti del KGB di ricoprire alcuni incarichi nel settore privato. Prima di esser licenziati, nel 1999, il signor Sidabras era un ispettore delle tasse, il signor Džiautas un pubblico ministero e il signor Rainys un avvocato in una società privata di telecomunicazioni e dato l'insuccesso del ricorso presso i giudici nazionali, i tre hanno proposto ricorso davanti la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che si è pronunciata, nel 2004 in favore dei primi due ricorrenti e nel 2005 in favore del terzo, riscontrando una violazione dell'articolo 14 (divieto di discriminazione) in combinato disposto con l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare), sottolineando che le restrizioni previste dallo Stato per il settore privato non potevano essere equiparate a quelle riguardanti l'accesso al settore pubblico. I ricorrenti hanno ricevuto un risarcimento ma la legge riguardante il KGB è rimasta in vigore, così i primi due hanno presentato i loro casi chiedendo un risarcimento per discriminazione arbitraria, mentre il terzo ha chiesto di esser reintegrato nel proprio posto di lavoro. La Corte Suprema nel 2008 ha stabilito che non vi era alcuna prova di discriminazione causata dal KGB Act e che i signori Sidbras e Dziautas non trovavano lavoro perchè gli mancano le qualifiche necessarie; in merito al signor Rainys la sua reintegrazione non può essere posta in essere fintanto il KGB Act è in vigore. Tutti e tre i candidati lamentano il fallimento della Lituania nell'abrogare la normativa in questione, nonostante le sentenze CEDU ed invocano l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare), l'articolo 14 (divieto di discriminazione) e all'articolo 46 (vincolante forza ed esecuzione delle sentenze), della Convenzione europea.Articolo 8
Articolo 46Violazione dell'articolo 14 + 8 - Divieto di discriminazione (articolo 14 - Discriminazione) (articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare
Nessuna violazione dell'articolo 14 + 8 - Divieto di discriminazione (articolo 14 - Discriminazione) (articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare
Danno patrimoniale - reclamo respinto (articolo 41 - Danno economico)
Danno non patrimoniale - premio (articolo 41 - Danno morale)
Koprivica c. Montenegro41158/093Il ricorrente è Veseljko Koprivica, gionalista montenegrino e il caso riguarda la denuncia su un procedimento per diffamazione avviato nei suoi confronti e l'equa soddisfazione inerente alla sentenza della Corte Europea del 22 Novembre 2011 in cui è stato rilevato che il risarcimento danni cui era stato condannato era largamente sproporzionato, rilevando anche che non vi era stata una violazione dell'articolo 10 (libertà di espressione). Articolo10Danno patrimoniale - risarcimento (articolo 41 - Danno economico) Danno non patrimoniale - accertamento di infrazione sufficiente (Articolo 41 - Danno non patrimoniale)
Butnaru e Bejan-Piser c. Romania8516/073Cristina Butnaru e David Bejan-Piser sono due cittadini rumeni e ricorrono alla Corte Edu denunciando di esser stati processati due volte in ordine ai fatti avvenuti il 2 giugno 2004. Accusati di aver provocato lesioni personali da D.M.M. i due vengono assolti con sentenza di primo grado il 7 novembre 2005; a seguito di un nuovo ricorso da parte di D.M.M. Il 7 marzo 2006 vengono condannati per aggressione e rapina a 7 anni di carcere successivamente ridotti a 4; la sentenza è stata confermata in appello e cassazione. I successivi ricorsi sono stati inutili a far valere il ne bis in idem. I ricorrenti invocando l'articolo 4 del protocollo n ° 7 (diritto di non essere giudicato o punito due volte) sostengono di esser stati processati due volte in merito agli stessi eventi e inoltre invocano l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti), l'articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), l'articolo 6 (diritto ad un equo processo), l'articolo 7 (nessuna pena senza legge), e anche l'articolo 1 del protocollo n . 1 (protezione della proprietà).Articolo 3
Articolo 4 protocollo n. 7Violazione dell'articolo 4 del Protocollo n ° 7 - Diritto a non essere giudicato o punito due volte- {generale} (articolo 4 del Protocollo n ° 7 - Diritto di non essere giudicato o punito due volte)
Caraian c. Romania34456/073Vasile Caraian è un cittadino rumeno che vive a Bucarest il quale nel 1997 è stato incriminato per una serie di reati, tra i quali corruzione e contraffazione. Nel 2005 le autorità inquirenti rilevano l'improcedibilità per intercorsa prescrizione dei reati addebitati; decisione confermata con sentenza dei tribunali nazionali. Nel 2007 la Corte della contea di Bacau ha respinto il ricorso del signor Caraian e riconosce la sua colpevolezza per concorso in frode e contraffazione. Il ricorrente invoca l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) lamentando la pronuncia della sua colpevolezza nonostante la prescrizione. Articolo 6Violazione dell'articolo 6 - Diritto a un equo processo (articolo 6-2 - Presunzione di innocenza)
Costel Gaciu c. Romania39633/103Costel Gaciu è un cittadino rumeno che è stato arrestato nel 2009 con l'accusa di cospirazione e di aver commesso crimini e ricatti. Durante la sua detenzione in attesa del processo ha richiesto più volte delle visite coniugali che non gli sono state concesse perchè spettanti solo ai detenuti condannati in via definitiva e non a quelli in atteso del processo. Il signor Gaciu denuncia le corti nazionali e le autorità carcerarie senza successo; invoca l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) lamentando il sovraffollamento e la scarsa igiene del centro di detenzione di Cluj e Gherla e inolte gli articoli 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e l'articolo 14 (divieto di discriminazione) lamentando il rifiuto delle sue richieste di visite coniugali durante la sua detenzione preventiva per il solo fatto di non essere un prigioniero condannato. Articolo 3
Articolo 14Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento costituzionale
Opriș c. Romania15251/073Ioan Radu Claudiu Opris è un cittadino rumeno arrestato durante un operazione della polizia volta a scoprire una rete di trafficanti di droga; il 20 giugno del 2003 è stato rinvenuto nella macchina del ricorrente un pacco contenente eroina e il signor Opris posto in stato di arresto ha dichiarato, senza la presenza di un'avvocato, che era un individuo gli aveva fatto pressioni e che lui aveva accettato a procurargli lo stupefacente perché in difficoltà finanziarie. Il 23 settembre 2003 ha dichiarato che l'eroina era stata messa nella sua auto a sua insaputa; nel 2004 è stato condannato a 5 anni di carcere, confermati anche dopo la revisione del caso nel 2006. Il signor ha presentato un ulteriore ricorso sostenendo di esser stato istigato dalla polizia ma anche questo è stato rigettato dall'Alta Corte di Cassazione. Invocando l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) il ricorrente sostiene di aver commesso il reato perché incitato dalla polizia e lamenta l'utilizzo delle sue prime dichiarazioni rese senza la presenza di un avvocato. Articolo 6Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale
Kovárová c. Slovacchia46564/103 Eva Kovářová è una cittadina slovacca che vive a Bratislava; il suo caso dalla presentazione di un ricorso volto a far dichiarare invalide le decisioni prese in una assemblea di condominio illegale; il suddetto ricorso è stato prima sospeso nel 2008 per morte dell'imputato e successivamente dichiarato irricevibile dalla Corte di Cassazione, decisione confermata anche dalla Corte Costituzionale nel 2009. Un successivo riesame ha evidenziato una violazione del termine legale di due mesi operato dal tribunale regionale che ha reso la decisione di sospensione arbitraria. Invocando l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) la signora Kovářová lamenta che le decisioni dei tribunali ordinari sulla sua causa civile erano arbitrari e che la Corte costituzionale ha violato il suo diritto di accesso al tribunale respingendo il suo ricorso al tribunale regionale perchè tardivo. Articolo 6Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento costituzionale
Balta e Demir c. Turchia 48628/122I ricorrenti, Ahmet Balta e Ahmet Gökşen Demir, sono due cittadini turchi accusati di far parte dell'organizzazione illegale del PKK sulla base di una identificazione di un cittadino rimasto anonimo. Nel 2009 a seguito della testimonianza anonima i due sono stati arrestati dalla polizia ma sono stati rilasciati dopo aver contestato le accuse. In una data non definita sono stati nuovamente accusati insieme ad altre 14 persone e poste in arresto con l'accusa di appartenere al PKK. Nel 2010 la Corte d'Assise ha condannato i due a sei anni di reclusione, decisione confermata successivamente in cassazione. Invocando l'articolo 6 (diritto in un equo processo) i ricorrenti lamentano di non aver potuto contro-interrogare il testimone anonimo e contestare le sue dichiarazioni. Articolo 6Violazione dell'articolo 6 + 6-3-d - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale Articolo 6-1 - Processo equo) (articolo 6-3-d - Audizione di testimoni Testimoni Articolo 6 - Diritto ad un processo equo) Danno patrimoniale - reclamo respinto (articolo 41 - pecuniarie danni Basta soddisfazione) Danno non patrimoniale - risarcimento (articolo 41 - il danno non patrimoniale Equa soddisfazione)
Ercan Bozkurt c. Turchia20620/103Ercan Bozkurt è un cittadino turco vittima, nel novembre 2000, dell'esplosione di una mina in un campo nelle vicinanze di una zona militare di Bitlis, dove ha perso entrambe le gambe; secondo i militari la mina era stata piazzata dal PKK per attentare ai militari. Due procedure di risarcimento danni sono state poste in essere: il primo è stato interrotto nel 2005 perchè secondo i giudici amministrativi non erano state pagate le spese processuali (decisione passata in giudicato senza alcun ricorso); il secondo presentato nel 2006 è stato respinto nel 2014 per superamento del termine legale di presentazione del risarcimento. Invocando l'articolo 6 CEDU (diritto ad un processo equo) il ricorrente lamenta il fatto che il primo procedimento è stato respinto a causa di un errore, sostenendo di aver pagato gli oneri di cancelleria; inoltre lamenta l'eccessiva durata del secondo procedimento. La Corte ha inoltre chiesto al Governo di presentare osservazioni in merito alla sua responsabilità di proteggere la vita del signor Bozkurt da atti terroristici, ai sensi dell'articolo 2 CEDU (diritto alla vita) e l'articolo 13 CEDU (diritto ad un ricorso effettivo).Articolo 2
Articolo 13Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento amministrativo
Özçelebi c. Turchia34823/052Ömer Fuat Özçelebi è un ex militare turco sottoposto a processo penale per aver insultato l’immagine di Atatuk, eroe nazionale della moderna Turchia. Quando era comandante di marina avrebbe apostrofato un’immagine di Ataturk riferendosi alla sua testa con un’espressione gergale -kelle- che si utilizza per gli animali. Egli è sottoposto a processo prima da parte della Corte militare, che lo condanna ad un anno di reclusione con una sentenza poi annullata dalla Corte di Cassazione turca; poi da parte del Tribunale penale, che lo condanna nuovamente ad un anno di reclusione salvo poi, nei giudizi di impugnazione, essere convertita tale pena al pagamento di una multa di 3,400 euro, a sua volta sospesa in ragione dell’entrata in vigore di una nuova legge.
In conclusione il Sig. Özçelebi è stato processato e condannato da più Giudici per aver offeso l’immagine di Atatuk, senza essere tuttavia mai incarcerato o forzato al pagamento di alcuna multa.
Egli lamenta davanti alla Corte di Strasburgo la violazione del suo diritto alla libertà d’espressione ed a essere sottoposto ad un processo equo. Articolo 6
Violazione dell'articolo 10 - Libertà di espressione - {generali} (articolo 10-1 - Libertà di espressione) Equa soddisfazione respinto (fuori tempo)
Salin e Karşin c. Turchia44188/093Yusuf Salin e Nihat Karşin sono due cittadini turchi arrestati dalle forze speciali turche perché sospettati di aver collocato ordigni esplosivi all’interno di autobus comunali. La loro detenzione dura dalle 10.00 del 20 agosto 2007 alle 22.00 del 22 agosto 2007 e gli provoca diverse lesioni. Mentre i Sigg. Salin e Karşin sostengono e denunciano di essere stati torturati dagli agenti delle forze speciali, i report ufficiali in parte negano quelle violenze in parte spiegano che erano proporzionate alle resistenze dei ricorrenti.
Oggi i Sigg. Salin e Karşin, frattanto condannati per porto illegale di esplosivi e partecipazione al P.K.K., lamentano di essere stati torturati durante il fermo di polizia, che su quelle violenze non sono state svolte indagini effettive e che essi stessi non hanno avuto alcun rimedio interno tramite il quale ottenere giustizia in Turchia.Articolo 3
Articolo 13Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante
Selahattin Demirtaş c. Turchia (n. 1)15028/092Selahattin Demirtaş è vicepresidente del “Partito popolare democratico” (HDP), realtà politica filocurda di opposizione all’attuale Presidente Erdoğan. L’11 novembre 2007 una testata locale pubblicò in cartaceo e su internet un articolo, intitolato “Turco, è qui il tuo nemico”, nel quale erano riportati attacchi e insulti contro il Sig. Demirtaş ed il suo partito. Il ricorrente ha presto sporto denuncia, accusando il giornale di istigazione a delinquere contro la sua persona, ma la sua denuncia è stata infine archiviata nel 2008. Spiegava il Giudice che ha archiviato il caso che tali articoli riportavano informazioni vere e che, pur attaccando il ricorrente, esprimevano critiche accettabili.
Il Sig. Demirtaş, insoddisfatto dall’esito del giudizio penale in Turchia, oggi denuncia in Corte europea che tale articolo avrebbe messo in pericolo la sua vita, incitando i lettori ad aggredirlo ed ucciderlo.
Articolo 2resto irricevibile
Nessuna violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2 - obblighi positivi)
Finlandia Lituania Montenegro Romania Slovacchia Turchia Tutte le sentenze	2015-06-23
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About Marco Petrachi Studio Giurisprudenza a Firenze ma sono originario di Melendugno, una piccola città della provincia di Lecce. Sono un grande amante del mare e della mia terra.	Related Articles

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