Source: https://www.foroeuropeo.it/ordinamento-forense-2/ordinamento-forense/5244-art-52-contenuto-della-decisione
Timestamp: 2019-07-17 03:03:50+00:00

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Art.52.(Contenuto della decisione) - Foroeuropeo
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I limiti al sindacato delle sentenze CNF ex art. 360, n. 5, c.p.c. In forza dell’art. 360, n. 5, c.p.c., è oggi deducibile per cassazione esclusivamente l’«omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti». Tale disposizione deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 delle preleggi, come riduzione al minimo costituzionale del sindacato sulla motivazione in sede di giudizio di legittimità. Sicché l’anomalia motivazione denunciabile in sede di legittimità è solo quella che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante e attiene all’esistenza della motivazione in sé, come risulta dal testo della sentenza e prescindendo dal confronto con le risultanze processuali, e si esaurisce, con esclusione di alcuna rilevanza del difetto di “sufficienza”, nella “mancanza assoluta di motivazione sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili”, nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile” (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha rigettato il ricorso proposto avverso Consiglio Nazionale Forense – pres. f.f. Logrieco, rel. Esposito – sentenza del 25 luglio 2016, n. 231). Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 31108 del 28 dicembre 2017 ...
Decisione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 dicembre 2017, n. 218
Il termine per il deposito e la notifica della decisione disciplinare è ordinatorio Il termine quindicinale per il deposito e la notifica della deliberazione, stabilito dagli artt. 37 e 50 R.D.L. n. 1578/33 (ratione temporis applicabili), il quale decorre non già dalla data della deliberazione, ma da quella del deposito del provvedimento stesso, è un termine ordinatorio e non perentorio, dal momento che il mancato rispetto non è correlato ad alcuna sanzione e non determina alcun vizio procedurale che si ripercuota sulla validità della deliberazione. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 dicembre 2017, n. 218 ...
Il CNF può integrare, in sede di appello, la motivazione della decisione del Consiglio territoriale La mancanza di adeguata motivazione (nella specie, peraltro, esclusa) non costituisce motivo di nullità della decisione del Consiglio territoriale, in quanto, alla motivazione carente, il Consiglio Nazionale Forense, giudice di appello, può apportare le integrazioni che ritiene necessarie, ivi compresa una diversa qualificazione alla violazione contestata. Il C.N.F. è infatti competente quale giudice di legittimità e di merito, per cui l’eventuale inadeguatezza, incompletezza e addirittura assenza della motivazione della decisione di primo grado, può trovare completamento nella motivazione della decisione in secondo grado in relazione a tutte le questioni sollevate nel giudizio sia essenziali che accidentali. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 dicembre 2017, n. 218 ...
Il CNF può integrare, in sede di appello, la motivazione della decisione del Consiglio territoriale La mancanza di adeguata motivazione (nella specie, peraltro, esclusa) non costituisce motivo di nullità della decisione del Consiglio territoriale, in quanto, alla motivazione carente, il Consiglio Nazionale Forense, giudice di appello, può apportare le integrazioni che ritiene necessarie, ivi compresa una diversa qualificazione alla violazione contestata. Il C.N.F. è infatti competente quale giudice di legittimità e di merito, per cui l’eventuale inadeguatezza, incompletezza e addirittura assenza della motivazione della decisione di primo grado, può trovare completamento nella motivazione della decisione in secondo grado in relazione a tutte le questioni sollevate nel giudizio sia essenziali che accidentali. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 dicembre 2017, n. 213 ...
Bis in idem - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 dicembre 2017, n. 205
Ne bis in idem e decisioni in rito Si verifica un “bis in idem” qualora la stessa condotta sia gia` stata in precedenza valutata nel merito e, pertanto, si sia consumato il potere disciplinare e si sia formato un giudicato. Conseguentemente, l’annullamento in rito (nella specie, per motivi formali) della decisione disciplinare del Consiglio territoriale che abbia irrogato la sanzione disciplinare, non si traduce in una preclusione comportante l’impossibilita` di riesaminare i fatti posti a fondamento degli addebiti e, quindi, una consumazione del potere disciplinare, poiche´ il giudicato si riferisce al solo accertamento della nullita`, la quale non si propaga agli atti precedenti a quello dichiarato invalido. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 dicembre 2017, n. 205 ...
Decisione del Consiglio territoriale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° dicembre 2017, n. 197
Il CNF può integrare, in sede di appello, la motivazione della decisione del Consiglio territoriale La mancanza di adeguata motivazione (nella specie, peraltro, esclusa) non costituisce motivo di nullità della decisione del Consiglio territoriale, in quanto, alla motivazione carente, il Consiglio Nazionale Forense, giudice di appello, può apportare le integrazioni che ritiene necessarie, ivi compresa una diversa qualificazione alla violazione contestata. Il C.N.F. è infatti competente quale giudice di legittimità e di merito, per cui l’eventuale inadeguatezza, incompletezza e addirittura assenza della motivazione della decisione di primo grado, può trovare completamento nella motivazione della decisione in secondo grado in relazione a tutte le questioni sollevate nel giudizio sia essenziali che accidentali. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° dicembre 2017, n. 197 ...
Decisione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° dicembre 2017, n. 197
L’omessa indicazione della data di deposito non inficia la decisione disciplinare L’indicazione della data di deposito non è un elemento essenziale della decisione disciplinare, sicché la sua omissione non comporta vizi di sorta, tenuto altresì conto che il termine di impugnazione non decorre da tale data ma dalla notifica all’interessato della copia integrale. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° dicembre 2017, n. 197 ...
Decisione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° dicembre 2017, n. 201
La delibera di esecuzione della decisione disciplinare non è impugnabile al CNF La delibera con cui il Consiglio dell’Ordine dia esecuzione alla decisione disciplinare (nella specie, sospensione dall’esercizio dell’attività professionale) non è impugnabile dinanzi al Consiglio Nazionale Forense. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° dicembre 2017, n. 201 ...
Decisione del Consiglio territoriale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186
Il CNF può integrare, in sede di appello, la motivazione della decisione del Consiglio territoriale La mancanza di adeguata motivazione non costituisce motivo di nullità della decisione del Consiglio territoriale, in quanto, alla motivazione carente, il Consiglio Nazionale Forense, giudice di appello, può apportare le integrazioni che ritiene necessarie, ivi compresa una diversa qualificazione alla violazione contestata. Il C.N.F. è infatti competente quale giudice di legittimità e di merito, per cui l’eventuale inadeguatezza, incompletezza e addirittura assenza della motivazione della decisione di primo grado, può trovare completamento nella motivazione della decisione in secondo grado in relazione a tutte le questioni sollevate nel giudizio sia essenziali che accidentali. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186 ...
Decisione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 178
Copia notificata della decisione disciplinare: sufficiente la dicitura “firmato” La mancanza della sottoscrizione del giudice non costituisce motivo di nullità della decisione, se si riferisce alla copia notificata e non all’originale del provvedimento. In ogni caso, con particolar riferimento alle decisioni disciplinari, qualora la conformità all’originale della copia notificata della sentenza risulti attestata dal consigliere segretario recando, con la dicitura “firmato” o “F.to” e l’indicazione a stampa del nome e del cognome del presidente e del segretario, tale formulazione della copia non è idonea a dimostrare la mancanza della sottoscrizione dell’originale asseverando, anzi, il contrario. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 178 ...
Il CNF può integrare, in sede di appello, la motivazione della decisione del Consiglio territoriale La mancanza di adeguata motivazione non costituisce motivo di nullità della decisione del Consiglio territoriale, in quanto, alla motivazione carente, il Consiglio Nazionale Forense, giudice di appello, può apportare le integrazioni che ritiene necessarie, ivi compresa una diversa qualificazione alla violazione contestata. Il C.N.F. è infatti competente quale giudice di legittimità e di merito, per cui l’eventuale inadeguatezza, incompletezza e addirittura assenza della motivazione della decisione di primo grado, può trovare completamento nella motivazione della decisione in secondo grado in relazione a tutte le questioni sollevate nel giudizio sia essenziali che accidentali. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 181 ...
Decisione del Consiglio territoriale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 175
Il CNF può integrare, in sede di appello, la motivazione della decisione del Consiglio territoriale La mancanza di adeguata motivazione (nella specie, peraltro esclusa) non costituisce motivo di nullità della decisione del Consiglio territoriale, in quanto, alla motivazione carente, il Consiglio Nazionale Forense, giudice di appello, può apportare le integrazioni che ritiene necessarie, ivi compresa una diversa qualificazione alla violazione contestata. Il C.N.F. è infatti competente quale giudice di legittimità e di merito, per cui l’eventuale inadeguatezza, incompletezza e addirittura assenza della motivazione della decisione di primo grado, può trovare completamento nella motivazione della decisione in secondo grado in relazione a tutte le questioni sollevate nel giudizio sia essenziali che accidentali. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 novembre 2017, n. 167 ...
Decisione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 164
La nullità della decisione impugnata non può essere eccepita (solo) con dei motivi aggiunti In sede di procedimento di impugnazione dinanzi al CNF, i motivi di ricorso devono essere formulati con un unico ricorso e non possono essere successivamente proposti motivi aggiunti; ne consegue che le eccezioni di nullità della decisione disciplinare del Consiglio territoriale devono essere dichiarate inammissibili se non sono eccepite nell’atto di impugnazione della decisione al CNF, ma sono proposte come motivi aggiunti. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 164 ...
Decisione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 140
Copia notificata della decisione disciplinare: sufficiente la dicitura “firmato” La mancanza della sottoscrizione del giudice non costituisce motivo di nullità della decisione, se si riferisce alla copia notificata e non all’originale del provvedimento. In ogni caso, con particolar riferimento alle decisioni disciplinari, qualora la conformità all’originale della copia notificata della sentenza risulti attestata dal consigliere segretario recando, con la dicitura “firmato” e l’indicazione a stampa del nome e del cognome del presidente e del segretario, tale formulazione della copia non è idonea a dimostrare la mancanza della sottoscrizione dell’originale asseverando, anzi, il contrario. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 140 ...
Decisione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 141
Decisione disciplinare: necessaria (e sufficiente) la firma del Presidente e del Segretario che hanno partecipato alla seduta in cui la deliberazione è stata adottata Le decisioni disciplinari devono essere sottoscritte dal presidente e dal segretario che hanno partecipato alla seduta di deliberazione, la cui data risulta nel corpo della decisione. Pertanto deve essere dichiarata nulla la decisione che non soddisfi tale prescrizione (Nel caso di specie, la decisione disciplinare impugnata era stata sottoscritta dal solo presidente e non pure dal segretario. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha accolto il ricorso). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 141 ...
Colpevolezza “al di là di ogni ragionevole dubbio” - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 147
Il principio della colpevolezza “al di là di ogni ragionevole dubbio” vale anche in sede disciplinare Ai fini della condanna disciplinare, la prova della responsabilità dell’incolpato deve essere raggiunta oltre ogni ragionevole dubbio, così da superare la presunzione di non colpevolezza. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 147 ...
Decisione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 148
Il termine per il deposito e la notifica della decisione disciplinare è ordinatorio Il termine quindicinale per il deposito e la notifica della deliberazione, stabilito dagli artt. 37 e 50 R.D.L. n. 1578/33 (ratione temporis applicabili), il quale decorre non già dalla data della deliberazione, ma da quella del deposito del provvedimento stesso, è un termine ordinatorio e non perentorio, dal momento che il mancato rispetto non è correlato ad alcuna sanzione e non determina alcun vizio procedurale che si ripercuota sulla validità della deliberazione. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 148 ...
Decisioni a sorpresa - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 settembre 2017, n. 125
Corrispondenza tra addebito contestato e pronuncia disciplinare: il divieto di decisioni a sorpresa La difformità tra contestato e pronunziato (nella specie, esclusa) si verifica nelle ipotesi di c.d. “decisione a sorpresa”, ovvero allorchè la sussistenza della violazione deontologica venga riconosciuta per fatto diverso da quello di cui alla contestazione e, dunque, la modificazione vada al di là della semplice diversa qualificazione giuridica di un medesimo fatto, ditalché la condotta oggetto della pronuncia non possa in alcun modo considerarsi rientrante nell’originaria contestazione. Tale principio di corrispondenza tra addebito contestato e decisione disciplinare è inderogabile, in quanto volto a garantire la pienezza e l’effettività del contraddittorio sul contenuto dell’accusa ed è finalizzato a consentire, a chi debba rispondere dei fatti contestatigli, il compiuto esercizio del diritto di difesa, costituzionalmente garantito. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 settembre 2017, n. 125 ...
Decisione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 settembre 2017, n. 134
Decisione disciplinare: necessaria (e sufficiente) la firma del Presidente e del Segretario che hanno partecipato alla seduta in cui la deliberazione è stata adottata Le decisioni disciplinari devono essere sottoscritte dal presidente e dal segretario che hanno partecipato alla seduta di deliberazione, la cui data risulta nel corpo della decisione. Pertanto deve essere dichiarata nulla la decisione che non soddisfi tale prescrizione (Nel caso di specie, la decisione disciplinare impugnata era stata sottoscritta dal presidente del Consiglio territoriale, che tuttavia non aveva partecipato alle sedute di trattazione e, quindi, neppure alla formazione della decisione stessa. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha accolto il ricorso). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 settembre 2017, n. 134 ...
Decisioni a sorpresa - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 113
Corrispondenza tra addebito contestato e pronuncia disciplinare: il divieto di decisioni a sorpresa La difformità tra contestato e pronunziato si verifica nelle ipotesi di c.d. “decisione a sorpresa”, ovvero allorchè la sussistenza della violazione deontologica venga riconosciuta per fatto diverso da quello di cui alla contestazione e, dunque, la modificazione vada al di là della semplice diversa qualificazione giuridica di un medesimo fatto, ditalché la condotta oggetto della pronuncia non possa in alcun modo considerarsi rientrante nell’originaria contestazione. Tale principio di corrispondenza tra addebito contestato e decisione disciplinare è inderogabile, in quanto volto a garantire la pienezza e l’effettività del contraddittorio sul contenuto dell’accusa ed è finalizzato a consentire, a chi debba rispondere dei fatti contestatigli, il compiuto esercizio del diritto di difesa, costituzionalmente garantito. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 113 ...
Consiglio territoriale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 113
Il CNF può integrare, in sede di appello, la motivazione della decisione del Consiglio territoriale La mancanza di adeguata motivazione (nella specie, peraltro esclusa) non costituisce motivo di nullità della decisione del Consiglio territoriale, in quanto, alla motivazione carente, il Consiglio Nazionale Forense, giudice di appello, può apportare le integrazioni che ritiene necessarie, ivi compresa una diversa qualificazione alla violazione contestata. Il C.N.F. è infatti competente quale giudice di legittimità e di merito, per cui l’eventuale inadeguatezza, incompletezza e addirittura assenza della motivazione della decisione di primo grado, può trovare completamento nella motivazione della decisione in secondo grado in relazione a tutte le questioni sollevate nel giudizio sia essenziali che accidentali. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 113 ...
Decisione del Consiglio territoriale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 119
La mancanza della data e del nome del relatore non comporta la nullità della decisione del Consiglio territoriale La mancanza della data e del nome del relatore non comporta la nullità della decisione del Consiglio territoriale, in assenza di una espressa previsione normativa, necessaria in base al principio di tassatività. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 119 ...
Rilevanza deontologica - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 19163 del 2 agosto 2017
La valutazione del CNF circa la rilevanza deontologica del fatto e la relativa sanzione disciplinare da applicare non è sindacabile in Cassazione Le decisioni del Consiglio nazionale forense in materia disciplinare sono impugnabili dinanzi alle sezioni unite della Corte di Cassazione soltanto per incompetenza, eccesso di potere e violazione di legge, con la conseguenza che l’accertamento del fatto, l’apprezzamento della sua rilevanza rispetto alle imputazioni, la scelta della sanzione opportuna e, in generale, la valutazione delle risultanze processuali non possono essere oggetto del controllo di legittimità, salvo che si traducano in un palese sviamento di potere, ossia nell’uso del potere disciplinare per un fine diverso da quello per il quale è stato conferito. Non è quindi consentito alle Sezioni Unite sindacare, sul piano del merito, le valutazioni del giudice disciplinare, dovendo la Corte limitarsi ad esprimere un giudizio sulla congruità, sulla adeguatezza e sulla assenza di vizi logici della motivazione che sorregge la decisione finale. Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 19163 del 2 agosto 2017 ...
I limiti al sindacato della Cassazione sulle sentenze CNF In tema di ricorso per cassazione avverso le decisioni emanate dal Consiglio Nazionale Forense in materia disciplinare, l’inosservanza dell’obbligo di motivazione su questioni di fatto integra una violazione di legge, denunciabile con ricorso alle Sezioni Unite della Corte di cassazione, solo ove essa manchi del c.d. “minimo costituzionale”, ovvero si traduca in una motivazione completamente assente o puramente apparente, vale a dire non ricostruibile logicamente ovvero priva di riferibilità ai fatti di causa. Diversamente, si concreterebbe una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito giudizio di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto di fatti e vicende processuali, quanto l’attendibilità maggiore o minore di questa o di quella risultanza procedimentale, quanto ancora le opzioni espresse dall’organo di appello non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone ai propri desiderata, quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa fossero ancora legittimamente a porsi dinanzi al giudice di legittimità. Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 18984 del 31 luglio 2017 ...
Decisione consiglio territoriale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 90
Mancata sottoscrizione della decisione territoriale da parte del Presidente o del Segretario e rimessione al giudice a quo La decisione del Consiglio territoriale dev’essere sottoscritta dal Presidente e dal Segretario, a pena di nullità insanabile e conseguente rimessione del procedimento al Consiglio a quo affinché proceda a riesaminare nel merito la causa (Nella specie, mancava la sottoscrizione del Consigliere Segretario. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha annullato la decisione e quindi rimesso il procedimento al CDD competente). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 90 ...
Consiglio territoriale – motivazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 91
Il CNF può integrare, in sede di appello, la motivazione della decisione del Consiglio territoriale La mancanza di adeguata motivazione (nella specie, peraltro esclusa) non costituisce motivo di nullità della decisione del Consiglio territoriale, in quanto, alla motivazione carente, il Consiglio Nazionale Forense, giudice di appello, può apportare le integrazioni che ritiene necessarie, ivi compresa una diversa qualificazione alla violazione contestata. Il C.N.F. è infatti competente quale giudice di legittimità e di merito, per cui l’eventuale inadeguatezza, incompletezza e addirittura assenza della motivazione della decisione di primo grado, può trovare completamento nella motivazione della decisione in secondo grado in relazione a tutte le questioni sollevate nel giudizio sia essenziali che accidentali. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 91 ...
Archiviazione dell’esposto disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 luglio 2017, n. 84
L’archiviazione dell’esposto disciplinare non rileva ai fini del ne bis in idem La delibera di archiviazione dell’esposto disciplinare non è idonea ad assumere autorità di giudicato onde l’eventuale riapertura del procedimento non vìola il divieto di bis in idem. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 luglio 2017, n. 84 ...
Difformità formale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 luglio 2017, n. 87
La mera difformità formale tra il dispositivo della decisione letto in udienza e il contenuto della decisione pubblicata Attesa la natura amministrativa del procedimento disciplinare davanti al Consiglio territoriale, non esiste un obbligo normativo relativo alla lettura del dispositivo in udienza, sicché al dispositivo della decisione pubblicata mediante deposito in segreteria occorre fare riferimento ai fini dell’impugnazione. In particolare, la deliberazione del Consiglio territoriale adottata all’esito del procedimento a conclusione della discussione costituisce un primo elemento del procedimento di formazione della decisione, di per sé inidoneo ad integrarne da solo gli effetti sostanziali, di talché la decisione assume consistenza giuridica di provvedimento sanzionatorio soltanto con la sua pubblicazione mediante deposito dell’originale nella segreteria del Consiglio dell’Ordine, così come prescritto dall’art. 51, co. 2 del R.D. n. 37/34, cui deve seguire ai fini dell’opponibilità degli effetti la sua notificazione all’incolpato (Nel caso di specie, la difformità riguardava le norme deontologiche ma non pure il fatto oggetto di contestazione disciplinare). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 luglio 2017, n. 87 ...
Cassazione - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 16690 del 6 luglio 2017
I limiti al sindacato della Cassazione sulle sentenze CNF In tema di ricorso per cassazione avverso le decisioni emanate dal Consiglio Nazionale Forense in materia disciplinare, l’inosservanza dell’obbligo di motivazione su questioni di fatto integra una violazione di legge, denunciabile con ricorso alle Sezioni Unite della Corte di cassazione, solo ove essa manchi del c.d. “minimo costituzionale”, ovvero si traduca in una motivazione completamente assente o puramente apparente, vale a dire non ricostruibile logicamente ovvero priva di riferibilità ai fatti di causa. Diversamente, si concreterebbe una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito giudizio di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto di fatti e vicende processuali, quanto l’attendibilità maggiore o minore di questa o di quella risultanza procedimentale, quanto ancora le opzioni espresse dall’organo di appello non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone ai propri desiderata, quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa fossero ancora legittimamente a porsi dinanzi al giudice di legittimità (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha rigettato il ricorso avverso Consiglio Nazionale Forense – pres. f.f. Picchioni, rel. Sorbi, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 217). Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 16690 del 6 luglio 2017 ...
Sentenze CNF - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 16691 del 6 luglio 2017
I limiti al sindacato della Cassazione sulle sentenze CNF In tema di ricorso per cassazione avverso le decisioni emanate dal Consiglio Nazionale Forense in materia disciplinare, l’inosservanza dell’obbligo di motivazione su questioni di fatto integra una violazione di legge, denunciabile con ricorso alle Sezioni Unite della Corte di cassazione, solo ove essa manchi del c.d. “minimo costituzionale”, ovvero si traduca in una motivazione completamente assente o puramente apparente, vale a dire non ricostruibile logicamente ovvero priva di riferibilità ai fatti di causa. Diversamente, si concreterebbe una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito giudizio di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto di fatti e vicende processuali, quanto l’attendibilità maggiore o minore di questa o di quella risultanza procedimentale, quanto ancora le opzioni espresse dall’organo di appello non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone ai propri desiderata, quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa fossero ancora legittimamente a porsi dinanzi al giudice di legittimità (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha rigettato il ricorso avverso Consiglio Nazionale Forense – pres. f.f. Picchioni, rel. Sorbi, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 223). Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 16691 del 6 luglio 2017 ...
Consiglio territoriale – decisione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 76
La mancanza della data nella decisione del Consiglio territoriale La mancanza della data e del nome del relatore non comportano la nullità della decisione del Consiglio territoriale, in assenza di una espressa previsione normativa, necessaria in base al principio di tassatività. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 76 ...
Reiscrizione all’albo a seguito di radiazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 71
Reiscrizione all’albo a seguito di radiazione: l’oggetto di valutazione della condotta “irreprensibile” La valutazione della condotta “irreprensibile” (già “specchiatissima ed illibata”), che la legge richiede per la re-iscrizione nell’albo a seguito di cancellazione disciplinare o radiazione non può limitarsi all’esame dei comportamenti dell’avvocato precedenti alla condanna disciplinare, poiché altrimenti di nessun professionista gia` ritenuto meritevole di radiazione o di cancellazione disciplinare potrebbe mai essere disposta la reiscrizione (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha annullato la delibera con cui il consiglio dell’ordine aveva rigettato la domanda di reicrizione all’albo, nel contempo disponendo in via sostitutiva l’iscrizione del ricorrente stesso nell’Albo degli Avvocati). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 71...
Archiviazione dell’esposto disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 63
L’archiviazione dell’esposto disciplinare non rileva ai fini del ne bis in idem La delibera di archiviazione dell’esposto disciplinare non è idonea ad assumere autorità di giudicato onde l’eventuale riapertura in base ad ulteriori e diversi elementi non vìola il divieto di bis in idem. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 63 ...
L’istruttoria del tutto espletata in secondo grado comprometterebbe il diritto di difesa dell’incolpato Il C.N.F. può integrare in sede di impugnazione la decisione del Consiglio territoriale non solo in ipotesi di inadeguatezza o incompletezza ma, addirittura, in caso di assenza della motivazione. Tuttavia, cio` non comporta che, in applicazione del principio accusatorio che regola il procedimento disciplinare, il C.N.F. debba sostituirsi integralmente al Consiglio territoriale per l’espletamento di una istruttoria che sia stata del tutto omessa, giacché altrimenti, una eventuale istruttoria svolta completamente in secondo grado determinerebbe la coincidenza in un unico organo dei ruoli di giudice di primo grado e di secondo grado con una sostanziale compromissione del diritto di difesa per l’incolpato. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 53 Revoca del provvedimento impugnato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 43 La revoca del provvedimento impugnato determina la cessazione della materia del contendere (salvo opposizione del ricorrente) L’intervenuta revoca del provvedimento impugnato (nella specie, di sospensione cautelare dall’esercizio della professione) determina la sopravvenuta carenza di interesse all’annullamento della decisione stessa, con conseguente declaratoria di cessazione della materia del contendere, salvo che il ricorrente insista per l’esame dell’impugnazione alla luce di un suo eventuale permanente interesse alla riforma della decisione cautelare impugnata Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 43 ...
Decisioni del CNF - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 aprile 2017, n. 41
L’efficacia esecutiva ex lege delle decisioni del CNF La sanzione inflitta inizia a produrre i propri effetti dalla data di notificazione della decisione del CNF al professionista (art. 56 del RDL 27.11.1033 n. 1578 ratione temporis applicabile), senza che occorra alcuna integrazione della decisione stessa con la determinazione della decorrenza del dies a quo della operatività da parte del COA al quale l’incolpato è iscritto; la natura normativa di tale regola esclude l’eventuale rilevanza di un errore (di diritto) sulle stesse, anche se commesso in buona fede (Nel caso di specie, l’avvocato aveva continuato ad esercitare la professione nonostante gli fosse stata notificata la decisione di sospensione, affermando di attendere al riguardo una sorta di comunicazione attuativa da parte del COA). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 aprile 2017, n. 41 ...
Decisione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 394
Irrilevante la mancanza del nome o della firma del relatore nella decisione disciplinare La nomina del Relatore del procedimento disciplinare (art. 47, comma 3, R.D. n. 37/1934) e l’onere che al medesimo incombe di redigere il provvedimento finale (art. 51 R.D. n. 37/1934), hanno il solo scopo di organizzare il lavoro del Consiglio territoriale, tanto è vero che l’art. 51 cit. prescrive che la decisione sia sottoscritta esclusivamente dal Presidente e dal Segretario del Consiglio territoriale medesimo, sicché l’indicazione del consigliere relatore ed estensore non è determinante ai fini della validità della decisione. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 394 ...
Decisione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 401
Decisione disciplinare: necessaria (e sufficiente) la firma del Presidente e del Segretario in carica al momento della delibera (e non del successivo deposito) Le decisioni disciplinari devono essere sottoscritte dal presidente e dal segretario che hanno partecipato alla seduta di deliberazione, la cui data risulta nel corpo della decisione, a nulla rilevando l’eventuale cambiamento della composizione del consiglio medesimo al momento della pubblicazione della decisione stessa. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 401 ...
Decisione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 408
Decisione disciplinare: l’omessa indicazione del numero è irrilevante L’omessa indicazione, nella decisione disciplinare, del numero del registro delle decisioni non rileva ai fini della validità della stessa, non essendo prevista da alcuna norma procedimentale e costituendo eventualmente una irregolarità burocratica della segreteria, successiva al perfezionamento e al deposito dell’atto medesimo. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 408 ...
Decisione disciplinare – impugnazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 408
Decisione disciplinare: l’omessa indicazione dell’autorità e del termine per l’impugnazione L’omessa indicazione, nella decisione disciplinare adottata dal Consiglio territoriale, circa le modalità e la tempistica per la presentazione dell’impugnazione non è causa di nullità né giustifica, in caso di ritardo dell’impugnazione stessa, alcuna rimessione in termini, giacché la particolare qualifica professionale dell’incolpato esclude ogni incertezza in merito, non sussistendo pertanto un errore scusabile (Nel caso di specie, nella propria impugnazione il ricorrente aveva dato prova di aver ben compreso i fatti contestatigli nonche´ di aver individuato l’autorita` a cui proporre l’appello e il termine utile per proporre l’impugnazione stessa). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 408 ...
Notifica della decisione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 408
Il termine per la notifica della decisione disciplinare è ordinatorio Il termine di 15 giorni indicato dall’art. 50 co 1 R.D.L. n. 1578/1933 (ratione temporis applicabile) per il deposito o la notifica all’interessato della decisone del Consiglio dell’Ordine, ha natura ordinatoria e non perentoria, sicché il mancato rispetto di esso non determina ne´ la nullita` del provvedimento adottato ne´ altra ipotesi di vizio del procedimento non essendo correlato ad alcuna sanzione che incida sulla validita` della decisione. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 408 ...
Consiglio territoriale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 410
Il CNF può integrare, in sede di appello, la motivazione della decisione del Consiglio territoriale La mancanza di adeguata motivazione (nella specie, peraltro esclusa) non costituisce motivo di nullità della decisione del Consiglio territoriale, in quanto, alla motivazione carente, il Consiglio Nazionale Forense, giudice di appello, può apportare le integrazioni che ritiene necessarie, ivi compresa una diversa qualificazione alla violazione contestata. Il C.N.F. è infatti competente quale giudice di legittimità e di merito, per cui l’eventuale inadeguatezza, incompletezza e addirittura assenza della motivazione della decisione di primo grado, può trovare completamento nella motivazione della decisione in secondo grado in relazione a tutte le questioni sollevate nel giudizio sia essenziali che accidentali. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 410 ...
Decisione disciplinare – sottoscrizione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2016, n. 376
La mancanza, nella sola copia della decisione disciplinare, della sottoscrizione del presidente o del segretario La mancanza, nella decisione disciplinare, della sottoscrizione del presidente e del segretario non è motivo di nullità quando riguarda la copia e non l’originale del provvedimento, tenuto anche conto che chi ha ricevuto notizia del deposito dell’originale della decisione e sia stato, quindi, messo in condizione di prendere visione dell’originale dell’atto, non è legittimato a dedurre, in sede di impugnazione, come motivo di nullità della decisione, vizi riguardanti la formazione della copia. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2016, n. 376 ...
Motivazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2016, n. 389
Il CNF può integrare, in sede di appello, la motivazione della decisione del Consiglio territoriale La mancanza di adeguata motivazione (nella specie, peraltro esclusa) non costituisce motivo di nullità della decisione del Consiglio territoriale, in quanto, alla motivazione carente, il Consiglio Nazionale Forense, giudice di appello, può apportare le integrazioni che ritiene necessarie, ivi compresa una diversa qualificazione alla violazione contestata. Il C.N.F. è infatti competente quale giudice di legittimità e di merito, per cui l’eventuale inadeguatezza, incompletezza e addirittura assenza della motivazione della decisione di primo grado, può trovare completamento nella motivazione della decisione in secondo grado in relazione a tutte le questioni sollevate nel giudizio sia essenziali che accidentali. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2016, n. 389 ...
Decisione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2016, n. 376
Irrilevante la mancanza del nome o della firma del relatore nella decisione disciplinare La nomina del Relatore del procedimento disciplinare (art. 47, comma 3, R.D. n. 37/1934) e l’onere che al medesimo incombe di redigere il provvedimento finale (art. 51 R.D. n. 37/1934), hanno il solo scopo di organizzare il lavoro del Consiglio territoriale, tanto è vero che l’art. 51 cit. prescrive che la decisione sia sottoscritta esclusivamente dal Presidente e dal Segretario del Consiglio territoriale medesimo, sicché l’indicazione del consigliere relatore ed estensore non è determinante ai fini della validità della decisione. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2016, n. 376 ...
Decisione disciplinare – firma - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 22516 del 7 novembre 2016
Decisione disciplinare: necessaria (e sufficiente) la firma del Presidente e del Segretario in carica al momento della delibera (e non del successivo deposito) Le decisioni disciplinari devono essere sottoscritte dal presidente e dal segretario che hanno partecipato alla seduta di deliberazione, la cui data risulta nel corpo della decisione, a nulla rilevando l’eventuale cambiamento della composizione del consiglio medesimo al momento della pubblicazione della decisione stessa (In applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha cassato Consiglio Nazionale Forense sentenza del 29 dicembre 2015 n. 233, secondo cui “Le decisioni disciplinari devono essere sottoscritte dal Presidente e dal Segretario in carica al momento del deposito della decisione, anche se questi non fossero stati in carica, nemmeno quali componenti del collegio, al tempo in cui fu assunta la deliberazione”). Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 22516 del 7 novembre 2016 ...

References: art. 360
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