Source: http://blog.mioaffitto.it/2016/affitto/cambi-citta-per-lavoro-attenzione-non-e-detto-che-valga-il-recesso-anticipato-per-giusta-causa/
Timestamp: 2017-11-21 06:16:09+00:00

Document:
Se decidi di cambiare cittá per motivi di lavoro e di conseguenza di recedere dal contratto di locazione menzionando il recesso per giusta causa fai attenzione ai motivi oggettivi che ti portano a cambiare cittá. Dipendono da fattori esterni alla tua volontá, la distanza tra le cittá é sufficientemente amplia da richiedere un cambio di domicilio? Vediamo insieme un caso concreto.
Come visto anche nel nostro articolo “Disdetta anticipata del contratto di affitto per giusta causa”, la disdetta per trasferimento del posto di lavoro è una delle possibili giuste cause per il recesso anticipato del contratto di locazione, come dice l’ art. 3, sesto comma, l. n. 431/98.
Tali gravi motivi citati dalla legge, per la giusta causa, devono però essere obiettivi e non essere frutto della mera valutazione del conduttore.
In caso infatti di contestazione da parte del locatore, sarà l’ inquilino che dovrà darne prova di obiettività e di estraneità alla causa di trasferimento.
Infatti nel caso di cambio di cittá per motivi di lavoro la giusta causa viene accettata nel caso in cui il cambio non dipenda dal conduttore, ma da fattori esterni, come il cambio della sede da parte dell’ azienda stessa.
Se la città non risulta sufficientemente distante da richiedere un trasferimento anche di residenza non sussiterà la giusta causa per la recessione del contratto di locazione.
Non sará una giusta causa per il recesso nemmeno se il cambio di città per motivi di lavoro dipende da una scelta prettamente personale e non dovuta a fattori esterni.
Il 5 aprile 2016 è stata depositata la sentenza n. 6553 in cancelleria da parte della Suprema Corte di Cassazione che stabilisce i casi in cui si puó recedere dal contratto di locazione:
I gravi motivi che giustificano il recesso dal contratto di locazione per giusta causa devono essere determinati da:
“avvenimenti sopravvenuti alla costituzione del rapporto, estranei alla sua volontà ed imprevedibili, tali da rendere oltremodo gravosa per il conduttore la sua prosecuzione. La gravosità della prosecuzione deve avere una connotazione oggettiva, non potendo risolversi nella unilaterale valutazione effettuata dal conduttore in ordine alla convenienza o meno di continuare il rapporto locativo (cfr., oltre alle massime citate in sentenza – tra cui Cass. n. 5328/07 – anche, tra le più recenti, Cass. n. 9443/10 e n. 26711/11), con la precisazione che, rispetto alle locazioni abitative, la gravosità della prosecuzione va valutata non (solo) sotto il profilo economico (come affermato nelle massime relative all’attività aziendale svolta nei locali per cui viene effettuato il recesso: Cass. n. 7217/14), ma anche tenendo conto delle esigenze di vita del conduttore medesimo (cfr. Cass. n. 12291/14)”.
Il caso preso in esame vedeva il conduttore decidere di trasferirsi da Pisa a Firenze per lavorare in uno studio legale del capoluogo toscano.
L’appartamento preso in locazione a Pisa a nome del genitore dell’inquilino, allora studente, veniva quindi abbandonato presentando una comunicazione di recesso al proprietario per gravi motivi ex art. 3, sesto comma, l. n. 431/98.
Il propietario si opponeva a tale recesso e la questione arrivó fino alla Corte di Cassazione.
Come afferma la Corte nella sentenza sopra citata non solo non c’era prova del fatto che la nuova sede lavorativa del conduttore non fosse stata da lui scelta volontariamente e non gli fosse capitata un’occasione improvvisa e non preventivabile, ma altresì la sentenza d’appello era ben motivata sull’insussistenza dei gravi motivi anche in ragione del fatto che la distanza tra il comune di ubicazione della casa e quello del nuovo lavoro del conduttore non fosse poi tale da considerare insostenibile la prosecuzione del rapporto locatizio.
La Corte infatti condivideva appieno quanto stabilito anteriormente dai giudici, per cui non valevano i motivi della giusta causa in quanto:
il trasferimento si riteneva prevedibile dal conduttore, tanto da suggerirgli di disdire il contratto in anticipo;
la scelta della nuova sede non dipendeva da fattori esterni alla volontá del conduttore;
la distanza fra la vecchia e la nuova sede di lavoro ( Pisa – Firenze) non era suficientemente importante come da richiedere un trasferimento della residenza.
In pratica, il periodo degli studi della figlia, inquilina dell’appartamento, affittato a nome del genitore era prevedibile e calcolabile, in modo che era possibile richiedere la disdetta del contratto anticipata nei termini della legge.
Il trasferimento da Pisa a Firenze, oltre ad avere delle distanze contenute, non poteva rientrare tra i casi menzionati come motivo grave che permettono il recesso del conduttore per giusta causa.
La sentenza della Cassazione ribadisce pertanto che il conduttore non poteva recedere dal contratto di locazione perché non sussistevano motivi gravi ed indipendenti dalla sua volontà in grado di giustificare tale scelta.
Una risposta a Cambi cittá per lavoro? Attenzione non é detto che valga il recesso anticipato per giusta causa
febbraio 10, 2017 alle 22:10
Ho fittato il mio appartamento il 1 giugno 2016 il conduttore mi ha detto a febbraio che vuole lasciare la casa il contratto è di 4+4 anni,
,può lasciare la casa prima da premettere che mi ha fatto fare molte spese, si è fatto cambiare tutti i pezzi del bagno ,ho dovuto cambiare la caldaia del riscaldamento che hanno fatto scoppiare + altre spese ,era meglio non fittare almeno non avevo queste spese grazie
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References: art. 3
 sentenza 
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 Cass. 
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