Source: https://www.laleggepertutti.it/47133_usura-delle-banche-i-tassi-di-mora-si-sommano-agli-interessi-corrispettivi
Timestamp: 2019-01-21 14:54:14+00:00

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Genera sempre molte discussioni il problema, nei mutui bancari, del rapporto tra interessi di mora e usura. Infatti, se da una parte è certo che i tassi di mora, qualora superino una determinata soglia stabilita dalla legge, possano diventare usurari (e quindi generare il diritto alla restituzione da parte del correntista), dall’altro lato rimane il dubbio (che la giurisprudenza non ha risolto) se, per calcolare il superamento di tale soglia dell’usura, il tasso di mora debba o meno essere sommato a quello degli interessi corrispettivi: se così fosse, infatti, quasi sempre si avrebbe il superamento delle soglie d’usura nei finanziamenti bancari. I dubbi permangono a seguito di alcune pronunce, ma è meglio andare con ordine.
Cosa sono gli interessi corrispettivi?
Sono quelli che il cliente paga per il solo fatto di ricevere in prestito una somma dalla banca [1]. In pratica essi consistono nel corrispettivo (ossia la contropartita) che spetta all’istituto di credito per aver concesso il mutuo. In parole ancora più semplici, gli interessi corrispettivi sono il normale “prezzo” della prestazione. Se, infatti, non fossero previsti (e il mutuatario si impegnasse a restituire al mutuante solo la stessa somma ottenuta in prestito, e non un euro in più), il mutuo sarebbe “a titolo gratuito”.
Cosa sono gli interessi di mora o moratori?
Sono quelli che il cliente deve pagare in caso di ritardo (cosiddetta “mora”) nel pagamento di una rata [2]. Quindi, a differenza degli interessi corrispettivi, quelli di mora intervengono solo in una (eventuale) fase patologica del rapporto, in caso di inadempimento del mutuatario. In tal caso, il cliente dovrà pagare alla banca, oltre ai normali interessi corrispettivi, anche quelli di mora a causa del suo ritardo.
Gli interessi di mora possono diventare usurari?
La risposta data dalla giurisprudenza è ormai pacifica: si.
Già la legge [3] ha specificato che gli interessi a qualunque titolo convenuti – e quindi anche i moratori – vanno confrontati con le soglie d’usura.
La norma è talmente chiara che tutta la giurisprudenza successiva [4] ha ribadito questo principio.
Quello che, però, la giurisprudenza non ha ancora definitivamente chiarito è se, per calcolare l’eventuale sforamento della soglia dell’usura, si debba sommare o meno il tasso degli interessi moratori con quello degli interessi corrispettivi.
Una recente sentenza della Cassazione, però, sembra aver spezzato una lancia a favore dei correntisti. Essa ha stabilito il recupero integrale degli interessi pagati dal cliente su mutui se i tassi o le penali superano il tasso di soglia di usura stabilito dalla legge.
La novità più importante che stabilisce la Suprema Corte è che, nel calcolo del tasso effettivo praticato dalla banca su un mutuo ipotecario, devono essere inclusi anche gli interessi di mora. Quindi, è indispensabile confrontare il tasso praticato dalla banca con il tasso soglia per i mutui ipotecari, tenendo conto anche degli interessi moratori contrattualmente previsti in caso di ritardato pagamento delle rate.
La Corte ricorda, in tale pronuncia, che il tasso del mutuo è comunque da considerarsi usurario se la somma tra gli interessi convenzionali e quelli moratori supera il tasso soglia di usura stabilito dalla legge.
A fare proprio nel merito il principio della Cassazione è intervenuta successivamente la Corte d’Appello di Venezia [6] per la quale tale tutela si applica a tutte le obbligazioni e non solo ai mutui. Quest’ultimo è un precedente molto importante che ha dato il via a moltissime azioni di risarcimento ed è molto probabile che altre arriveranno.
Sulla base di tale ultima sentenza della Cassazione [5], alcuni clienti hanno eccepito in giudizio l’usurarietà dei finanziamenti bancari sostenendo che proprio la sentenza 350/2013 avrebbe ritenuto corretto sommare aritmeticamente il tasso degli interessi corrispettivi con quello degli interessi moratori.
Una recente ordinanza del Tribunale di Rovereto [7] ha sospeso parzialmente la provvisoria esecutività di un decreto ingiuntivo, ottenuto da una banca in relazione a un mutuo, sulla base della constatazione che il tasso complessivo (costituito però dalla somma dei tassi corrispettivi e dello spread previsto per i tassi moratori) sembrava in effetti superiore alla soglia. Sull’esito di questa vicenda va comunque attesa la sentenza definitiva del Tribunale.
L’Abf del Collegio di Napoli, con due recenti pronunce [8] ha però sostenuto che non è ammissibile sommare il tasso degli interessi corrispettivi con quello degli interessi di mora in quanto, dalla lettura dei contratti posti alla loro attenzione, “risulta evidente che gli interessi moratori non sono dovuti in aggiunta bensì in alternativa a quelli corrispettivi (o gli uni oppure gli altri)”. Gli esperti della materia sottolineano inoltre che, dal punto di vista matematico, gli interessi corrispettivi sono calcolati sul debito residuo mentre quelli moratori sono calcolati sulle rate (capitale e interessi) non pagate.
Quale tesi convince di più?
Secondo gli specialisti, la giurisprudenza non ha mai autorizzato la sommatoria degli interessi di mora a quelli corrispettivi, ma ha semplicemente e correttamente sommato il tasso degli interessi corrispettivi con la maggiorazione (cosiddetto spread) prevista per calcolare i tassi moratori. In altre parole, è stato semplicemente confermato che i tassi moratori (spesso determinati in contratto come sommatoria tra tasso degli interessi corrispettivi e spread fisso) vanno confrontati, di per sé, con la soglia d’usura senza essere stata autorizzata mai alcuna sommatoria.
A conferma di ciò, la matematica finanziaria spiega che gli interessi corrispettivi e quelli moratori sono calcolati su importi diversi. I corrispettivi servono per calcolare la quota interessi di ogni rata e si calcolano sul capitale complessivo residuo mentre i moratori si calcolano normalmente solo sulle rate (quota capitale e quota interessi) pagate in ritardo. Una sommatoria tra i due tassi, dunque, non sarebbe matematicamente corretta.
[3] D.l. n. 394/2000 (di interpretazione autentica della legge 108 del 1996 sull’usura).
[4] Cass. sent. n. 5286/2000; Cass. sent. n. 5324/2003; Cass. sent. n. 603/2013; C. Cost. sent n. 29/2002.
[6] C. App. Venezia, sent. n. 342/2013.
[7] Trib. Rovereto, ord. n. 30.12.2013.
[8] ABF Napoli, pronunce del 20 e 26 novembre 2013.
massimiliano bravin ha detto:
17/02/2014 alle 20:13
può essere interessante saperlo
20/03/2014 alle 18:17
se il tasso di mora si calcola sulla rata pagata in ritardo già comprensiva dell’interesse corrispettivo effettivamente nel momento il cui pago la rata comprensiva di interesse di mora sto pagando un tasso x se questo tasso è superiore al tasso soglia la banca sta facendo usura???
27/03/2014 alle 16:48
ragazzi, io sono pratico. allora bisogna leggere il contratto. In base a quello potete capire. io ad oggi ho iniziato 2 cause chiedendo indietro ben 700.000 €
ROY63 ha detto:
30/03/2014 alle 01:44
Salve, concordo se nel contratto vi è l’esplicita clausola che gli interessi di mora si calcolano in sostituzione del tasso corrispettivo, ma in assenza , gli interessi di mora essendo calcolati sulla rata insoluta, quindi inclusa anche degli interessi corrispettivi iniziali, la somma è matematica. In questo caso abbiamo anche l’anatocismo in quanto senza espressa esclusione , avremmo interessi di mora su interessi. Da non sottovalutare il principio della minaccia o dell’estorsione, se non paghi in modo puntuale, ecco che scattano le clausole vessatorie, mora e penali. Sono certo che la sentenza intendesse privilegiare e tutelare i Cittadini da queste ingiustizie. Andate a vedere i mutui in contenzioso e poi mi direte se di fatto hanno sostituito o meno!!!! I poteri sono forti, ma sono certo che la giustizia prevale sempre. Grazie

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 Cass. 
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