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Timestamp: 2019-01-18 14:23:48+00:00

Document:
DATE: Tuesday 30 October 2018 - 10:30
Prendete posto. Buongiorno a tutti.
Come spesso capita, quando ci sono delle difficoltà, tocca al Presidente provare non dico a risolvere, ma perlomeno a ricondurle dentro un percorso politico possibile. Avevamo raggiunto nella Conferenza dei Presidenti, presente anche il Governo regionale, un’intesa sull’ordine dei lavori che prevedeva di anticipare il punto n. 13) al punto n. 1) che chiamiamo, un po’ sommariamente, sul gioco d’azzardo.
Contrariamente a questo orientamento, sono intervenute delle difficoltà politiche che renderebbero difficile procedere su quel punto. Ritengo utile, siccome la decisione è stata presa nella Conferenza dei Presidenti, che si ritorni alla Conferenza dei Presidenti, che è l’organismo sovrano a disciplinare l’ordine dei lavori, in modo tale che tutti insieme decidiamo il da farsi.
Per questo, sospendo il Consiglio e convoco la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, insieme al Governo, nella sala accanto.
Presidente, buongiorno. Colleghi consiglieri, noi abbiamo la presunzione e la convinzione che questo consesso abbia un valore, un valore istituzionale, che i rapporti tra chi rappresenta i Gruppi e chi rappresenta il Consiglio abbiano un valore. Abbiamo la convinzione che le aspettative della gente richiedano la soluzione dei problemi, nel bene e nel male. Abbiamo la convinzione che si deve avere il coraggio, e la politica lo deve avere tutto intero questo coraggio, per mettere la faccia di fronte a qualsiasi decisione.
Chiedere che si ripristini, che si ritorni in una Conferenza dei Capigruppo dove, all’unanimità, si sono raggiunte le decisioni con la presenza del rappresentante del Governo, io penso che sia una richiesta inaccettabile. Ci dobbiamo assumere delle responsabilità, bisogna avere il coraggio di dire – questo vogliono i cittadini – io come la penso rispetto a un problema, non dire: io rimando il problema.
Pertanto, caro Presidente Loizzo, con la stima e con tutto il bene che noi possiamo nutrire per lei, pur avendo rispetto della sua statura istituzionale e della poltrona che lei occupa, io penso che non possiamo accettare una cosa del genere. Non la possiamo accettare.
Si dica chiaramente qual è il problema, lo si dica. Siamo passati da una politica in cui tutto doveva avvenire alla luce del sole, attraverso gli streaming, e già a livello nazionale abbiamo visto che gli streaming sono scomparsi, si parla di penali e non ci sono le carte che poi giustificano: questo quando tutti volevamo che i cittadini vedessero tutte le carte. E noi arriviamo a quella politica in cui diciamo: guardate, abbiamo giocato fino all’una e mezza, facciamo un’altra Conferenza dei Capigruppo, e nel chiuso di una stanza decidiamo al di fuori di quello streaming o di quella visibilità che pure sono dovuti a questa collettività.
Io cosa dico? Fate questa Conferenza dei Capigruppo. Io starò seduto qua, mi atterrò alle decisioni di questa Conferenza dei Capigruppo, ma starò seduto qua, perché per me il Consiglio deve iniziare e deve discutere l’ordine del giorno, si deve andare avanti, ognuno dica quello che pensa, ci metta la faccia, voti secondo coscienza e dia una risposta nel bene e nel male ai problemi della Puglia.
Collega Zullo, io conosco benissimo la dialettica politica e capisco benissimo la vostra posizione. Tuttavia, siccome non possiamo che far prevalere anche in questo caso il buonsenso, per fortuna, rispetto agli interessati che stanno qui fuori, domani non succede nulla. C’è la scadenza del 20 dicembre, per cui abbiamo tutto il tempo, con la santa pazienza – e ve lo dice un dirigente sindacale da trent’anni, che ha vissuto momenti come questi, e prima di arrivare al dunque ha vissuto momenti di preparazione e di percorso – fino al 20 di dicembre, per trovare, dal prossimo Consiglio, il 13, altri Consigli regionali che vedranno una risposta al problema discutendo meglio tutti insieme.
Questo è quello che voglio rappresentare per evitare, lo ripeto con il cuore, comprendendo benissimo la vostra posizione politica. È giusta. Nello stesso tempo, non esasperiamo sul punto il clima perché, per fortuna, abbiamo tutti i giorni per poter risolvere il problema.
Chiedo scusa se ho fatto questa piccola premessa.
Credo che non si tratti di esasperare il clima. Lei è testimone delle posizioni che abbiamo preso a difesa anche di sue posizioni relativamente ad altre questioni.
Quello che ci risulta insopportabile, signor Presidente, è che questo Consiglio regionale non può essere considerato, come abbiamo più volte riferito, lo scendiletto di qualcuno. Il rapporto istituzionale tra Consiglio regionale e Governo regionale avrebbe dovuto svolgersi su livelli più alti, signor Presidente.
Per cui, pretendere che il Consiglio regionale, nella sua interezza e nella sua variegata espressione politica, si adatti a impegni che altri hanno preso per conto mio, credo, Presidente, che questo non sia più tollerabile. Noi giungiamo a questa seduta di Consiglio regionale, con un clima che, peraltro, è determinato anche da coloro i quali, al di fuori di quest’Aula, reclamano una parola di chiarezza, ma giungiamo dopo alcune sedute che sono andate deserte, Consigli che diventano improduttivi. Per cui, credo che dovrebbe esserci un sussulto non dico di indipendenza, ma di terzietà rispetto a quelle che sono le decisioni del Governo o del Presidente stesso.
La teoria del rinvio, perché la scadenza non è oggi, ma è quella del 20 dicembre, credo che sia un’altra cattiva abitudine italiana, quella di arrivare all’ultimo momento, all’ultimo secondo determinare un’aspettativa, per accontentare un’aspettativa o negare a quell’aspettativa una risoluzione.
Siamo giunti a questo punto dopo numerosissime riunioni di Commissione, siamo giunti a questo punto dopo l’approvazione nelle ultime Commissioni di questo provvedimento al quale lei si riferisce e ci riferiamo tutti quanti e con una riunione dei Capigruppo di questa mattina, dove il Governo non ha eccepito nulla, quindi a noi risulta molto strano oggi, adesso, a quest’ora, assumere questa iniziativa. Abbiamo forti dubbi.
Sa perché glielo dico, Presidente? Non solo per questo provvedimento, dove uno può essere a favore, può essere contrario, la legittimità di ciascuno di noi è rassegnata alla storia di quest’Aula, alle proprie opinioni politiche e alle proprie teorie di gestione della vita comune. Quello che non possiamo più tollerare, Presidente, è procedere in questo modo. Questo è diventato intollerabile. Il disordine con cui si procede, l’improvvisazione con cui si procede, nessuna programmazione nei lavori del Consiglio: credo che questo sia definitivamente intollerabile. Lo dico con la calma e la fermezza di chi ritiene che così non si può più andare avanti.
Io, pertanto, invito chi le ha chiesto di invitare l’Aula ad una nuova riunione di Commissione a prendere atto di quelle che sono state le decisioni di Commissione, che potranno essere liberamente del Consiglio regionale, e ad attribuire al Consiglio regionale quella responsabilità istituzionale che ha, che rivendica e che vuole portare avanti in tutte le discussioni che verranno e su tutti i punti all’ordine del giorno.
Questa è la preghiera che, invece, rivolgo io a lei e al Presidente della Giunta, perché ritengo che il Consiglio regionale e le aspettative dei cittadini vengano rispettati, vengano innanzitutto rispettati. Per questo, la nostra opinione, Presidente, è che si proceda secondo quanto stabilito nella Conferenza dei Capigruppo di questa mattina.
Grazie, Presidente. Siamo qui per rimarcare quello che forse è mancato in questa consiliatura: rispetto per il Consiglio regionale. Vorrei solo ricordare in questa sede quello che è successo qualche tempo fa. Non abbiamo potuto rinnovare le Commissioni consiliari alla scadenza dovuta perché abbiamo dovuto aspettare che il Governo regionale andasse a completare la sua squadra assessorile. Non possiamo procedere alla votazione di una legge importante come quella proposta dal consigliere Amati sulla questione delle liste d’attesa perché non c’è in maggioranza una convergenza. I pugliesi non riescono a vedere questo Consiglio regionale che funziona perché i debiti fuori bilancio, le variazioni di bilancio non hanno mai i numeri adatti per procedere alla votazione. E questo naturalmente non per colpa nostra, dell’opposizione.
Oggi finalmente, dopo un iter lunghissimo di svariati mesi, stavamo per dare forza ad una proposta di legge per dare delle risposte a tutti quei cittadini che sono qui fuori, sono venuti qui e stanno anche bloccando una strada dando dei problemi alla città di Bari. E noi che facciamo? Dopo aver deciso nella Conferenza dei Capigruppo, all’unanimità, alla presenza del Governo, di cercare anche di sollevare i problemi alla città di Bari per risolvere la questione stradale, per problemi interni alla maggioranza, dobbiamo riconvocare la Conferenza dei Capigruppo per decidere qualcosa che chi è parte di questo Consiglio, ma è il capo del Governo della Regione Puglia vuole modificare.
Presidente, questo Consiglio regionale è fatto per legiferare. Abbiamo seguito un iter perfetto, condiviso da tutti. Ci sembra inopportuno adesso ritornare indietro. Dobbiamo andare avanti e vogliamo discutere quella proposta di legge, così come deciso all’unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo. È il momento che ognuno di noi si prenda delle responsabilità. Noi siamo pronti a prendercela e vogliamo proseguire su questa direzione.
Presidente, davvero, brevemente, la ringrazio molto per avermi dato la parola. Lei sa quanta fiducia e quanta stima io abbia nei suoi confronti, però veramente questa cosa onestamente è un po’ imbarazzante. Cioè, la terzietà dell’Aula rispetto al Governo va salvaguardata proprio come principio di libertà, di autonomia e di democrazia.
Diversamente, mi sembra che la soluzione migliore, la prossima volta, prima di fare la Conferenza dei Capigruppo, possa essere telefonare al Presidente Emiliano e dire: scusa, che dobbiamo fare? Quello ci risponde cosa dobbiamo fare, e poi siamo consequenziali. Cioè, così, perdiamo di credibilità. Veramente, quest’Aula in questo momento rischia di perdere seriamente di credibilità. Grazie.
No, non è consentito, sennò sgombriamo subito l’Aula: gli applausi non servono. Caro Liviano, devi sapere che per fortuna, avendo le spalle larghe, sono in grado di sopportare le croci, quelle mie e anche quelle degli altri. Per cui, in questa circostanza, non avere remore a dare giudizi sul sottoscritto. Andiamo avanti. Consigliere Campo.
Presidente, io credo che nessuno qui abbia intenzione di prevaricare le competenze dell’Aula, né di mettere in discussione quello che si è detto stamattina nella Conferenza dei Capigruppo, né tanto meno di non assumersi la responsabilità rispetto a questioni che sono emerse nelle settimane che abbiamo alle spalle, sulle quali la Commissione consiliare aveva adottato delle decisioni, assumersi la responsabilità di decidere.
Il problema è di altra natura. Noi dobbiamo essere messi nelle condizioni – tutti, l’intero Consiglio – di trovare una soluzione possibile rispetto ai problemi. E le soluzioni si trovano percorrendo, come normalmente accade in politica, la via della mediazione, dell’intesa, delle reciproche concessioni, per fare in modo che si possa giungere ad adottare decisioni più condivise, il più condivise possibili.
Tanto è vero, Presidente, che nessuno vuole sottrarsi, che oggi lei ha inaugurato la seduta portando il punto che era calendarizzato al tredicesimo posto all’ordine del giorno, se non sbaglio, al primo posto all’ordine del giorno. Se avessimo rispettato l’ordine del giorno non sarebbe avvenuta, probabilmente, la discussione, né oggi né alla prossima seduta. Questo per sgombrare il campo, assolutamente, dalla volontà di menare il can per l’aia. Quindi, c’è la piena volontà di affrontare la questione. Esiste la necessità, però, Presidente, che si tenga conto, nell’Aula consiliare, delle opinioni di tutti i consiglieri, perché non tutti fanno parte della Conferenza dei Capigruppo. Sono emerse novità di ordine politico. C’è la necessità, probabilmente, di affiancare la decisione con un ordine del giorno impegnativo per il Governo nazionale. Si chiedeva alle opposizioni, anzi, non alle opposizioni, ai Gruppi consiliari di considerare questa ulteriore possibilità che faciliterebbe il percorso per l’ottenimento del risultato, ossia dare una risposta a un problema che è stato posto dai cittadini, ma in primo luogo dalla Commissione che ha scelto di approvare questa proposta di legge.
Presidente, senza drammatizzare affatto questo momento, sono a chiedere che si sospendano per un quarto d’ora i lavori del Consiglio, che si possa avere la possibilità con gli altri Capigruppo di un confronto rapidissimo per convenire le modalità, che metterebbero tutti nella condizione di procedere il più speditamente possibile, considerando che, tra l’altro, è stato fatto già lo sforzo necessario. Il punto era al tredicesimo posto dell’ordine del giorno. Ne stiamo discutendo immediatamente, in apertura di seduta, prima ancora dei debiti fuori bilancio, prima ancora delle liste d’attesa, che ancora attendono, prima ancora di molte altre questioni che hanno altrettanta rilevanza.
Quindi, nessuna demonizzazione di questa proposta, ma soltanto l’esigenza di verificare se c’è convergenza su una proposta ulteriore di ordine del giorno. Unicamente questo, Presidente. Pregherei di accedere a questa richiesta. Un quarto d’ora. Se si trova l’intesa, sennò ritorniamo in Aula. Nessuno vuole fuggire, Presidente.
A questo punto, come da prassi consolidata, vi chiedo un quarto d’ora di sospensione. La maggioranza faccia le sue valutazioni.
Riprendiamo il Consiglio tra un quarto d’ora.
Ha chiesto congedo il consigliere Caroppo.
Sono pervenute risposte scritte a: Liviano D’Arcangelo: “Fondazione Apulia Film Commission”; Gatta: “Assegno di cura II^ annualità 2018/2019”; Liviano D’Arcangelo: “Apulia Film Commission - Nomina direttore”.
Sono state assegnate a:
Commissione I: “Proposta di legge a firma di Santorsola ‘Modifica alla legge regionale n. 25’”, più una serie di debiti fuori bilancio; Commissione II: “Richiesta parere delibera della Giunta n. 1733”; Commissione III: “Proposta di legge a firma del consigliere Pellegrino ‘Legge regionale - Modifica contributi all’attività solidaristica’”; Commissione IV: “Proposta di legge a firma del consigliere Pentassuglia ‘Modifiche alla legge regionale n. 1’”; Commissioni IV e VI (seduta congiunta): “Richiesta parere deliberazione della Giunta regionale n. 1731”.
Sono pervenute, inoltre, interrogazioni: Gatta: “Lavori alla viabilità della provincia di Foggia”; Barone: “Stabilimento di trasformazione del pomodoro Poggio Imperiale”; Gatta: “Deliberazione del direttore generale ASL Foggia n. 1426”; Liviano D’Arcangelo: “Infopoint aeroporti di Bari e Brindisi”; Gatta: “Legge regionale n. 45, Interventi a sostegno dei coniugi separati o divorziati”; Marmo “Conferimento incarico di referente tecnico di radiologia Ospedale di Galatina”.
Ordine del giorno. Prego, Presidente Campo.
Presidente, visto che viene riportata da parte del Governo l’urgenza di procedere all’adozione del consolidato, del bilancio consolidato, certamente, in assenza del quale sarebbe sostanzialmente paralizzata l’attività della Regione, e ci sono provvedimenti importanti tra i quali alcuni che comportano la possibilità di assunzioni, come faceva rilevare il Vicepresidente Nunziante, io chiederei, visto che i numeri ci sono e che non sottraiamo tempo al Consiglio, che si proceda all’anticipazione del punto relativo al consolidato del bilancio e poi al punto n. 13) così come concordato in Conferenza dei Capigruppo. Grazie.
Marmo, prego.
Presidente, solo per ricordare al collega Campo che l’attività della Regione, del Consiglio è paralizzata per ben altri motivi e non per la mancata approvazione del consolidato. Questo solo per precisarlo alla storia di quest’Aula e agli accadimenti di quest’oggi. Per cui, il nostro voto sarà contrario. Noi confermiamo l’ordine del giorno stabilito dalla Conferenza dei Presidenti, e cioè il 13), il 5) e poi gli altri punti. Grazie.
Zullo, prego.
Presidente, colleghi, è chiaro che noi condividiamo l’urgenza e la necessità di approvare quel provvedimento, tant’è che avevamo dato la disponibilità a restare in Aula perché si possa raggiungere il numero sufficiente per la maggioranza qualificata che l’approvazione di quel provvedimento richiede. Ma cosa cambia tra il fare e il seguire l’ordine del giorno concordato nella Conferenza dei Capigruppo? Avevamo detto che avremmo trattato la legge posta al n. 13) dell’ordine del giorno. Pochi minuti, una norma concordata in Commissione. Pochi minuti e la avremmo fatta. Dopodiché, la norma sulle RSA. Una parola dobbiamo votare. Una parola, quindi pochi minuti. Dopodiché avevamo assicurato che noi con il nostro voto avremmo contribuito a raggiungere i 26 voti favorevoli per approvare il bilancio consolidato. Scusate, penso che questa richiesta di rinvio, di modifica, suoni come una trappola, perché si fanno il bilancio consolidato con il nostro voto e poi ci dicono che abbiamo finito e ce ne andiamo a casa, perché poi i numeri non ci sono mai.
Presidente, non si può giocare. Non si può giocare, perché secondo noi è un gioco, questo, ed è un gioco che offende, che offende chi sta qui, da stamattina, nei banchi, ad aspettare di sapere chissà cosa vi siete detti e cosa avete fatto nelle segrete stanze, chi è stato nella Conferenza dei Capigruppo a concordare tutto quello che io ho raccontato, e che poi magari si ritroverà qui da solo, di fronte ad una maggioranza che magari va via, dopo aver incassato il bilancio consolidato, e poi andiamo a casa.
Io penso che un po’ di maturità politica, di serietà, di responsabilità debbano un po’ albergare nelle vostre teste, nelle vostre coscienze. Noi, guardate, siamo qui, assicuriamo che votiamo, il mio Gruppo vota favorevolmente il bilancio consolidato, perché sappiamo che ci sarebbero delle difficoltà. Noi assicuriamo che siamo qui, però facciamo il punto n. 13), così come concordato nella Conferenza dei Capigruppo, il punto n. 13) sul gioco d’azzardo patologico, il punto n. 5) sulle RSA, e il bilancio consolidato. Noi siamo qui, non andiamo via. Non andiamo via, per cui, Presidente, che necessità c’è se non quella di irretire un’opposizione responsabile, che è qui ad assecondare quello che si è deciso insieme, nella Conferenza dei Capigruppo e, in fondo, che è qui ad assecondare i bisogni della Regione? Da una parte il bilancio consolidato, sui bisogni di funzionamento di una macchina politico-amministrativa; ma dall’altra parte, i bisogni di una collettività che deve far funzionare le proprie attività per il sostentamento delle proprie famiglie.
Stiamo anche qui consentendo di dare la parola a tutti per non avvelenare di nuovo il clima, però vi richiamo al Regolamento: è stata posta una questione e si può parlare uno contro e uno a favore. Tuttavia, andiamo avanti, perché è giusto, visto il contesto in cui si sta sviluppando questa discussione, che ognuno possa esprimere la propria opinione, però vi chiedo rapidamente, a norma di Regolamento, di procedere.
De Leonardis, prego.
Io capisco le difficoltà che sta passando per il suo ruolo, ma mi stupisco veramente anche delle motivazioni che sono alla base della richiesta di inversione dell’ordine del giorno. Le motivazioni che sono poste alla base di questa modifica dell’ordine del giorno sono esattamente il contrario di quelle per le quali avevamo deciso di partire con il n. 13). Avevamo deciso di partire con il n. 13) perché c’era via Capruzzi chiusa e bloccata, nonostante i bar stiano facendo un grande lavoro economico, che è l’unica nota positiva della giornata. Avevamo deciso di affrontare un problema, quello sì, impellente. Nel caso in cui la legge non cambiasse, penso che gli operatori avrebbero a disposizione meno di un mese per spostare le loro attività commerciali. Avevamo deciso di votare quella norma perché c’era l’accordo di tutti i Gruppi consiliari presenti nella Conferenza dei Capigruppo, nessuno escluso.
Quindi, se c’è qualche consigliere che va contro quello che dice il suo Capogruppo questa è una cosa nuova, una novità. La Conferenza dei Capigruppo all’unanimità aveva deciso una cosa ben precisa. Ora ci sono i colleghi di maggioranza – con rammarico lo sto notando – che stanno dicendo esattamente il contrario di quello che avevano detto in Conferenza dei Capigruppo. Però in politica ci sta tutto.
Il problema di questi operatori economici è impellente, più impellente del bilancio consolidato. Se avessero aspettato cinque minuti in più non sarebbe cambiato niente. C’era la convergenza di tutti, maggioranza e opposizione. Avremmo fatto un favore anche alla città di Bari, perché avremmo liberato prima via Capruzzi. Visto che questa maggioranza, questo Governo regionale vuole costringere il Consiglio regionale ad essere un semplice passacarte, noi riteniamo che questo non debba succedere più.
Il Consiglio regionale ha una sua dignità. Le decisioni che sono state prese in Conferenza dei Capigruppo vanno mantenute e rispettate. Non è la prima volta che succede: questo Consiglio è succube della Giunta. Spero, Presidente, che anche in futuro ci sia una presa di coscienza di questa cosa. Dopo aver aspettato più di otto mesi per rinnovare le Commissioni consiliari, fatto mai accaduto nella storia di questo Consiglio regionale, stiamo veramente scendendo ai livelli più bassi della storia. Questa consiliatura sarà ricordata anche per il fatto che noi non abbiamo più la dignità di un Consiglio regionale autorevole.
Consigliere Casili, prego.
Bisogna constatare, purtroppo, per l’ennesima volta, l’assenza del Presidente della Giunta che, in queste circostanze molto particolari, non ci mette mai la faccia. Questa è la verità, Presidente, con tutto il rispetto che noi abbiamo per il suo ruolo, che oggi riteniamo anche abbastanza gravoso da un punto di vista dell’impegno, perché ha questo compito di rammagliare le maglie di una maggioranza che è sfaldata da molto tempo. Proprio l’altro giorno, in IV Commissione, con il Presidente Pentassuglia, non siamo riusciti a portare avanti l’incardinamento di un provvedimento perché, come purtroppo avviene negli ultimi periodi, siamo noi delle opposizioni a mantenere i numeri per portare avanti la macchina amministrativa di questa Regione.
Allora diciamoci la verità. Il primo responsabile è il Presidente della Giunta, ripeto, che oggi manca, il Presidente Emiliano, che in queste circostanze non ci mette la faccia soprattutto nei confronti della maggioranza, che non riesce a tenere in piedi da più tempo, e abbiamo assistito ai cambi che sono avvenuti nell’ultimo periodo proprio nella sua Giunta. Si gioca purtroppo con la vita delle persone, si gioca anche con tutti coloro che vorrebbero da questo Consesso ottenere chiarezza e trasparenza, ma soprattutto ritornare a casa con dei provvedimenti, che purtroppo, ahimè, come è stato detto anche da altri colleghi consiglieri che sono intervenuti, non riusciamo più a portare avanti.
Questo è un Consiglio che è congelato da più tempo, è un Consiglio che soffre per la mancanza, appunto, di responsabilità da parte del Presidente Emiliano, il quale è assolutamente concentrato sulla sua campagna elettorale del 2020, ai suoi numeri del 2020, con mancanza di responsabilità nei confronti di tutti i cittadini pugliesi, nessuno escluso.
Presidente, non è oggi la nostra assenza in Capigruppo una mancanza di rispetto nei suoi confronti, ma è soprattutto un profondo rispetto verso tutti i colleghi di opposizione e di maggioranza che oggi sono stati schiacciati, per l’ennesima volta, dall’irresponsabilità soprattutto di chi dovrebbe, da buon padre di famiglia di una Giunta, ma soprattutto da parte di colui che si è, dall’inizio di questa legislatura, classificato come il sindaco di tutti i cittadini pugliesi, ebbene oggi quello che abbiamo visto dal Presidente Emiliano è soltanto il sindaco di sé stesso, un uomo solo al comando, che non riesce a metterci mai la faccia, soprattutto quando ci sono questi Consigli regionali abbastanza accesi, quando abbiamo tantissime persone che sono lì fuori a reclamare delle questioni. Oggi noi, ripeto per l’ennesima volta, siamo qui ad assistere a un Consiglio vuoto, purtroppo. Probabilmente i numeri della maggioranza non ci sono, ma questo lo vedremo durante la discussione. Io credo, Presidente, che bisognerebbe veramente, se vogliamo continuare quest’ultima fase della legislatura, se volete farci capire perché dopo tanti Consigli regionali finiti ultimamente nell’ultimo periodo senza il raggiungimento del numero legale, noi vorremmo capire qual è il ruolo, qual è il nostro lavoro, qual è il nostro compito da consiglieri, indipendentemente dalle posizioni di ognuno perché oggi, ahimè, credo, assisteremo all’ennesima sceneggiata creata dal principale responsabile, che è il Presidente Emiliano.
Io non posso che condividere le preoccupazioni e le denunce che sono state qui sollevate. Anch’io a chi di dovere ho detto francamente che non sono più disposto a sopportare questo modo di agire nel rapporto con il Consiglio. Voglio ricordare al Capogruppo Casili che io ho il dovere di fare proposte. Queste proposte possono essere accettate o meno, nell’interesse dello svolgimento del Consiglio. Non accettarle non lo considero una mancanza di rispetto. È ben altro che considero mancanza di rispetto e anche di scarsa educazione politica. Ciò detto, in base al Regolamento, dobbiamo procedere al voto per alzata di mano sulla proposta del Presidente Campo di anticipare il punto relativo al consolidato di bilancio. Chi è d’accordo? Il Regolamento prevede la votazione per alzata di mano. Non è un problema. Votiamo con il voto elettronico. Collega Marmo, sa il mio affetto per lei. Qualsiasi sua proposta viene accettata, a prescindere. Andiamo avanti.
Bene. Votiamo con il voto elettronico.
Presenti 47, votanti 45, favorevoli 26, contrari 19, astenuti 2.
A questo punto, con i numeri in bilico, vediamo che succede. Questa è l’approvazione della delibera n. 16/91. C’è un Presidente, un relatore? Prego, collega Marmo.
Presidente, a scanso di equivoci desideravo dichiarare il voto contrario al bilancio consolidato, perché il bilancio consolidato non è altro che l’unione del bilancio consuntivo approvato dalla Giunta e dal Consiglio…
Collega Marmo, scusami, non ho visto tra le carte: c’è una relazione del Presidente? Perdonami. Tra le carte non avevo visto la relazione. Prego, collega, Presidente Amati. Le carte che mi avevano dato erano un pochino sfalsate. Scusa, Presidente Amati, la diamo per letta? Okay. Scusami, Presidente Marmo. Ti ridò la parola.
Presidente, due minuti soltanto per chiarire: questo provvedimento, cioè l’approvazione del bilancio consolidato, che significa la messa insieme del bilancio, del rendiconto insieme a quello di tutte le altre agenzie e società partecipate dalla Regione, è un voto politico di sostanza. Per cui, non può essere diverso dal voto che abbiamo dato in occasione dell’approvazione e del bilancio e dei rendiconti. Il nostro voto quindi è assolutamente contrario.
Ma è contrario anche per un altro motivo: per il consueto ritardo con cui questo provvedimento giunge in Consiglio regionale. In tutte le amministrazioni locali, comprese le Regioni, questo adempimento è previsto come approvazione entro il 31 settembre di ogni anno. È stato approvato in Giunta il 26 settembre, quindi denunciamo anche a questo proposito un ritardo elevato, perché da settembre giungiamo in Consiglio regionale il 30 ottobre.
Il collega Campo era preoccupato della mancanza degli effetti positivi derivanti dall’approvazione del consuntivo, cioè la possibilità di stabilizzazioni ed assunzioni: ebbene, bisognava che la Giunta se ne fosse ricordata prima, cioè quando doveva approvare questo provvedimento entro il 30 settembre, in Consiglio regionale, e non avrebbe avuto nessun problema relativamente alle stabilizzazioni e alle assunzioni.
Per cui, il nostro voto è contrario per due motivi: perché nel merito il bilancio, che è gestito da una maggioranza, da un Governo e solamente dal Governo, non può che ricevere il nostro voto contrario, e riceve ancora un voto contrario per il fatto che giunge all’Aula in estremo ritardo. Siamo quasi alla fine dell’anno. Credo che tra qualche settimana dovremo approcciarci al bilancio preventivo per il 2019.
Credo siano motivi sufficienti perché il nostro voto sia chiaramente contrario.
Il consigliere Zullo ha chiesto di parlare.
Ovviamente, condividiamo tutto il ragionamento e le lagnanze del collega Marmo. Effettivamente ci sono tanti vuoti, però noi partiamo da un presupposto. I documenti che noi sforniamo come Pubblica amministrazione sono molto spesso freddi quando li leggiamo. Spesso ci appelliamo ai ritardi. Spesso ci appelliamo anche a un accentramento delle valutazioni che sono di una maggioranza, ma non riflettiamo mai sulle ricadute che questi provvedimenti hanno sulla nostra collettività.
Noi, invece, come Gruppo, caro Vicepresidente Nunziante, vogliamo riflettere su questo aspetto. Noi sappiamo bene che la mancata approvazione di questo provvedimento comporterà la mancata assunzione di tanti giovani che hanno vinto un concorso per la Regione Puglia, che aspettano la chiamata e che, ove questo provvedimento non fosse approvato, resterebbero a casa. Pensiamo a quei nostri figli che magari chiedono di lavorare, vorrebbero formare una famiglia, vorrebbero essere indipendenti, vorrebbero essere i cittadini del futuro. Quei giovani, quei figli che tutti noi vorremmo vedere sistemati, come i figli di questa gente che oggi è in ansia ad aspettare che si approvi un provvedimento.
Noi pensiamo a questi ragazzi e li pensiamo perché vogliamo che possano realizzarsi. Sono ragazzi che hanno partecipato a selezioni pubbliche, hanno vinto un concorso e poi, magari, perché c’è il ritardo nella presentazione di un provvedimento in Consiglio regionale, perché c’è una maggioranza che cincischia, perché magari vogliamo essere per forza contro, magari non trova la luce questo provvedimento e questi tanti giovani restano a casa.
Presidente, colleghi, noi non siamo per questo. Noi guardiamo agli effetti e alle ricadute che i provvedimenti hanno sulla collettività, in questo caso sui nostri giovani. Ci lamentiamo della disoccupazione giovanile al 30 per cento e noi non vogliamo essere corresponsabili di tutto questo.
Vicepresidente Nunziante, il bilancio consolidato per noi doveva essere non di giugno o di luglio, doveva essere di molto prima, perché quando avete tenuto fuori dal perimetro di valutazione per il bilancio consolidato le ARCA e l’ARIF io credo che sia stato fatto un torto alla stabilità economico-finanziaria di questa Regione. Oggi arriva e, ripeto, non veniamo meno a una parola data. L’ho detto all’inizio. Però, così come noi, come Gruppo, manteniamo una parola data e vi daremo il voto favorevole per l’approvazione di questo bilancio consolidato, ripeto, guardando a quei giovani che devono essere assunti dalla Regione, perché se non fosse approvato questi giovani resterebbero per sempre a casa, nonostante avessero vinto un concorso, ripeto, noi vi diamo questo voto, ma voi dovete onorare questo voto restando in Aula, discutendo il provvedimento del gioco d’azzardo patologico e discutendo il provvedimento sulle RSSA. Diversamente, se dopo questo voto scappate per far mancare il numero legale, affinché non si discuta della situazione di queste o altre persone, io penso che avrete disonorato un nostro gesto di incontro, da una parte, avrete disonorato i vostri impegni nei nostri confronti e nei confronti della collettività e avrete sicuramente scavato un fossato nel dialogo, che noi auspichiamo si possa riprendere, tra una parte del Consiglio e questa parte del Consiglio.
Io, quindi, rassegno le conclusioni di questo mio discorso, Presidente. Il nostro sarà un voto favorevole, un voto favorevole che guarda a quei giovani per i quali l’approvazione determina l’assunzione, la mancata approvazione ne determinerebbe la mancata assunzione, però diamo questo voto favorevole, Vicepresidente Nunziante, con l’impegno che voi restate in Aula e discutete del GAP e discutete delle RSSA. Poi si può chiudere il Consiglio, ma su quei due provvedimenti dovete restare in Aula, perché dovete onorare e rendere merito a questo nostro sforzo di affiancamento e di afflato verso le difficoltà di questa maggioranza che non risponde ai bisogni dei giovani, ai bisogni di questa gente, che aspetta con ansia di poter tornare a casa e dire “guardate che per il momento la nostra situazione è scongiurata e possiamo ancora sostenere le nostre famiglie”.
Grazie, Presidente Zullo.
La parola al consigliere De Leonardis prima e poi a Damascelli.
Grazie, Presidente. Se prima c’è stata la divisione della maggioranza, adesso abbiamo la divisione delle opposizioni se vogliamo sdrammatizzare. A fronte di un atto politico che ogni anno si va a ripetere, di fatto votare a favore di questo bilancio consolidato sarebbe fare una approvazione implicita dei debiti fuori bilancio per esempio di Aeroporti di Puglia su cui abbiamo fatto una battaglia notevole che vedeva la transazione dell’IVA. Significherebbe condividere la disastrosa gestione dei Consorzi di bonifica commissariati da parte di questo Governo regionale. Significherebbe smentire tutti gli atti che abbiamo fatto in questo Consiglio regionale nell’anno 2017. Assolutamente noi siamo contro l’approvazione di questo bilancio, perché questo bilancio altro non è che una implicita approvazione, sottoscrizione e condivisione di quello che hanno fatto tutti gli enti strumentali cosiddetti della Regione Puglia (le Agenzie, le ASL) tutti i problemi che stanno, l’ARIF, tutte queste situazioni. Questo è assolutamente forse il momento politico principale del Consiglio regionale.
Il nostro è un giudizio politico negativo sulla maggioranza, assolutamente; una maggioranza sfilacciata, una maggioranza che è divisa, una maggioranza che non ha una chiara visione della Puglia, una maggioranza che ha bisogno di pescare a piene mani da destra e da sinistra per avere un minimo di numeri in Aula. Non ci sentiamo di sostenerla. Riteniamo assolutamente che questo sia un bilancio raffazzonato e per tale da bocciare così come la maggioranza di questo Governo.
Grazie, Presidente. Il bilancio consolidato è soltanto un passaggio, uno step, di tutta la programmazione economico-finanziaria della Regione Puglia. Oggi noi andiamo a discutere e quindi a consolidare un bilancio considerato quello che abbiamo visto sino ad ora, tutti gli atti approvati dalla Regione, dalla Giunta e dal Consiglio regionale, la programmazione, la pseudo programmazione in sede di legge di bilancio 2018. Oggi noi andiamo a consolidare il nulla, perché quelle leggi di bilancio rappresentavano il nulla e noi con questo, che è un atto politico, assolutamente politico, andiamo a consolidare quello che non è stato mai fatto per la nostra Regione.
Il collega De Leonardis faceva degli esempi importanti, ma noi ve ne potremmo fare tantissimi altri, a cominciare dalla questione relativa all’agricoltura, alla sanità, alla medicina ospedaliera, alla medicina territoriale, ai trasporti, ai tanti problemi che affliggono la nostra Regione. Ma oggi, chissà perché, il Presidente Emiliano è assente. È assente già dall’inizio dei lavori.
Noi vorremmo conoscere dal Governatore, da chi ha ricevuto la fiducia dei cittadini a governare questa Regione come la pensa sui problemi che in quest’Aula si vanno ad affrontare, tanto sul punto n. 13), inizialmente al punto n. 1), adesso rinviato con questo voto a più tardi, quanto su questi argomenti. Ma non riusciamo a capire qual è l’anima politica di questa maggioranza che purtroppo continua ad essere latitante su tanti, tanti, tanti problemi.
Oggi allora si va a consolidare che cosa? Il bilancio di una Regione che va soltanto ad armonizzare i bilanci del nostro ente, quindi un’armonizzazione di natura burocratica, contabile, ma che da un punto di vista politico non va ad armonizzare un bel nulla. Un bilancio consolidato che include nel suo interno enti, aziende, organismi strumentali, società controllate e partecipate dalla Regione, cioè tutto utilizzato solo e soltanto a scopi clientelari ed elettorali per le prossime elezioni, e ci assumiamo la responsabilità di quello che diciamo. Avete creato un’infinità di agenzie, il Consiglio regionale è diventato un “agenzificio”, che non hanno portato a nulla. Già non siete in grado di mantenere in vita quelle strategiche, quelle utili, quelle importanti per l’economia, per lo sviluppo socioculturale ed economico di questo territorio.
E allora consolidiamo nulla. Il voto, come naturalmente preannunciava il nostro Capogruppo non può che essere contrario. Voglio specificare che anche noi, e l’assessore Nunziante lo sa, teniamo molto a quelle assunzioni, ci teniamo che quei ragazzi possano essere assunti alla Regione Puglia, ma non è questo l’atto di quelle assunzioni. Questo è soltanto un passaggio, è uno step. Cioè, l’assessore dice: se non si approva questo, noi non possiamo assumere, ma non è con questo che si assume, è giusto, non è questo l’atto. Quindi, alle assunzioni noi ci teniamo. Al massimo, una opposizione fa in modo che voi possiate approvarlo, quindi può in questo essere collaborativa, ma non può mai approvare un atto di programmazione politica così importante dal punto di vista delle attività di governo di una Regione, che in realtà non contiene nulla, non ha mai contenuto nulla, quindi va soltanto a consolidare il nulla.
Collega Laricchia.
Con l’approvazione di questo bilancio consolidato – è stato ripetuto più volte dai colleghi consiglieri che mi hanno preceduto – noi diamo un giudizio politico sul modo in cui la Regione Puglia ha speso i soldi dei pugliesi, i soldi a sua disposizione, e sul modo non solo in cui l’ha fatto la Regione Puglia, ma anche sul modo in cui l’hanno fatto tutte le partecipate che ruotano intorno alla Regione Puglia.
Abbiamo già espresso il nostro voto negativo a luglio, quando siamo stati chiamati a dare il nostro parere sul bilancio consuntivo, che è quello solo della Regione Puglia. Adesso che si estende a tutte le partecipate, il giudizio non può che peggiorare, naturalmente.
Faccio riferimento esattamente al caso di Aeroporti di Puglia, del debito fuori bilancio che ha prima citato De Leonardis. Anche noi abbiamo assolutamente – per usare un eufemismo – dato il nostro contributo per sollevare il caso. Ricordiamo che, se non ce ne fossimo accorti in Commissione bilancio, probabilmente sarebbe passato inosservato. Ovviamente con i “se” non si fa la storia, ma certamente ce ne siamo accorti, anche se, purtroppo, poi non è servito a niente, perché quest’Aula l’ha comunque approvato.
Potremmo mai dare il nostro voto positivo alla gestione, quindi al modo in cui spende i suoi soldi, i nostri soldi Acquedotto, l’ARIF, Pugliapromozione, che in questi giorni è anche al centro di un’interessante bufera che stiamo osservando con attenzione? Osserviamo sempre con attenzione quando c’è qualche anomalia e qualche necessità di guardare con attenzione la maniera in cui vengono spesi i soldi dei pugliesi.
Io voglio sicuramente tranquillizzare Zullo. Se teme che dopo questo voto sparisca il numero legale, accadrà così. È sicuro. Un esperto come lui sa benissimo che è esattamente quello che accadrà. Quindi, non può reggere la speranza di far passare questo bilancio consolidato e poi vedere andare avanti il voto su tutti gli altri temi importantissimi che sono all’ordine del giorno.
Ci tengo anche a dire una cosa. Il modo in cui si spendono i soldi, soprattutto in queste partecipate, determina la qualità dei servizi dei pugliesi. Quindi, pensando all’ARIF, dipende da questo la qualità del nostro servizio idrico offerto agli agricoltori, alle attività forestali, eccetera, e dipendono anche, naturalmente, le sofferenze o meno del personale.
Lo sapete, ve l’ho detto tante volte: ci sono due modi di fare politica. Se si sceglie di guardare solo con attenzione agli scopi elettorali e, quindi, di prestare attenzione magari a un certo tipo di assunzioni, come si è visto durante il febbraio 2018 o diverse volte in questa Regione, in maniera molto emergenziale o elettorale, poi si finisce non solo per creare problemi al personale, che o non si vedono garantiti i loro diritti o a un certo punto, giustamente, non si vedono neanche garantiti purtroppo il loro futuro attraverso una stabilizzazione, ma soprattutto perde la qualità dei servizi. Quindi, noi paghiamo due volte, i pugliesi pagano due volte: perdono in qualità di servizi e perdono anche opportunità di lavoro, che potrebbero essere, invece, gestite molto meglio e in maniera molto più stabile.
Di conseguenza, noi non possiamo votare a favore di questo bilancio consolidato, ci mancherebbe. Anzi, se può servire il nostro voto contrario a mandare a casa questa Giunta, lo facciamo decisamente volentieri.
Pongo in votazione la delibera n. 1691.
Presenti 47, votanti 47, favorevoli 33, contrari 14.
Passiamo al punto n. 13).
Presidente, colleghi, la legge regionale n. 43 del 16 dicembre 2013 in materia di contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico (GAP) stabilisce all’articolo 7, comma 3, che, decorsi cinque anni dalla sua entrata in vigore (dicembre 2013-dicembre 2018), tutte le licenze di pubblica sicurezza rilasciate prima della legge stessa decadono. Ciò significa che a partire da dicembre saranno sostanzialmente espulsi dal territorio regionale tutti gli apparecchi da intrattenimento, le cosiddette slot, e la raccolta delle scommesse su rete fisica. Tutto ciò comporterà notevoli ripercussioni sulla rete di raccolta in termini reddituali occupazionali. Si ritiene pertanto necessario un intervento sulla legge regionale n. 43 del 2013 su richiamata mirato a stabilire una proroga per la scadenza delle licenze di pubblica sicurezza.
Nella seduta del 27 settembre scorso il testo è stato discusso in Commissione ed è stata approvata all’unanimità una proroga alla data di emanazione del testo unico in materia di prevenzione e trattamento del gioco d’azzardo patologico previa delibera di recepimento adottata dalla Giunta regionale.
Ci sono problemi? Abbiamo finito? Grazie. Chi chiede di parlare? Romano? No. Se non ci sono iscritti, io passo all’articolo unico. C’è un emendamento a firma di Santorsola. Spero che vi sia stato dato. Io ce l’ho qua sul tavolo, collega Marmo. Non so voi.
Un momento, calma. Do la parola al collega Santorsola, che giustamente è il proponente.
Grazie, Presidente. Signore e signori tutti, io avrei fatto a meno di tediarvi con la lettura delle motivazioni per cui presento questo emendamento, ma considerando anche l’importanza che ha e le aspettative da parte del pubblico presente in Aula, credo sia importante leggere le motivazioni al fine di capire il significato e l’intenzione che sta dietro questo emendamento.
Sarà necessario calendarizzare nella Commissione consiliare competente una serie di incontri e di audizioni con tutti i soggetti portatori di interesse al fine di valutare attentamente le diverse posizioni e apportare alla legge regionale n. 43 del 2013 le modifiche necessarie a renderla uno strumento utile, specie al contrasto e alla diffusione, nel contrasto al gioco d’azzardo patologico senza ledere i diritti dei lavoratori e degli operatori del settore. Grazie.
Grazie, consigliere Santorsola. Prego, consigliere Zullo.
Voglio intanto ringraziarvi per essere in Aula, non tanto per aver onorato il mio appello, quanto invece per aver smentito la collega Laricchia. Perché? Perché, Giovanni?
Vedete? Si dice che la vecchia politica non mantiene mai gli impegni, la nuova politica dimostra di mantenerli con la TAP, con l’ILVA e con tutto il resto. Quindi, bene: abbiamo dato dimostrazione che la vecchia politica dice una cosa e fa quello che dice.
Qualcuno diceva: avete votato favorevolmente, ma che fate, rompete con noi? No, non è questo. Avevamo assunto un impegno verso i giovani che dovevano essere assunti alle dipendenze della Regione, e senza quel provvedimento questa assunzione sarebbe venuta meno, e abbiamo voluto mantenerlo, fino all’ultimo. Quindi, grazie di questa vostra situazione.
Però, io dico una cosa: ma quale migliore occasione noi avevamo qui a disposizione con quella norma che noi abbiamo votato in Commissione all’unanimità? Quale miglior occasione per mettere a questo Governo degli impegni, questo Governo della TAP che non si fa e poi si fa, questo Governo dell’ILVA che si chiude e poi si apre.
Questo Governo lo dovevamo mettere alla prova perché in una Conferenza Stato-Regioni, le Regioni, compresa la Puglia e compreso Emiliano, hanno stabilito di attenersi alla normativa che questo Governo sta predisponendo a livello nazionale. Così omogeneizza tutte le procedure su tutto il territorio nazionale.
Io allora mi sarei aspettato che questo Consiglio mettesse con le spalle al muro il Governo Gialloverde e dicesse: “Visto che siete il Governo del cambiamento, fatelo in un mese, in un giorno, in dieci giorni”. Ecco perché noi diciamo che questo emendamento non va votato e vi preghiamo di non votarlo. Non lo dovete votare, perché noi dobbiamo mettere con le spalle al muro il Governo del cambiamento e degli impegni che cambiano. Sono contro il gioco d’azzardo? Facessero la normativa a livello nazionale entro una settimana, entro quindici giorni, e dimostrino il loro vero volto.
Io posso dire una cosa. Io sono disponibile, senza oneri a carico dell’ente Regione, a chiedere che tutti i Capigruppo... Con il Presidente della Giunta regionale, con il Presidente del Consiglio, entro trenta giorni, quarantacinque giorni andiamo a Roma, chiediamo udienza e pressiamo affinché facciano questa normativa, a spese nostre. Questo sì. La piazza, i social non possono più essere prerogativa di questo Governo. Non possono più esserlo. Oggi è arrivato il tempo in cui si deve parlare meno e si devono fare i fatti, e i fatti impongono coerenza tra quello che si dice quando si prendono i voti e quello che si fa quando si ritorna nei posti dove si è preso i voti. Questo è.
Non vogliamo vedere più gente che ha chiesto in quest’Aula le dimissioni di colleghi per un nonnulla, non la vogliamo vedere più, e che oggi non chiede le dimissioni dei propri parlamentari, dei propri Ministri, del proprio premier dopo aver preso i voti con tante bugie. Noi non li vogliamo vedere più e non li vogliamo sentire più. Ne abbiamo sentite tante per una sola colpa che noi avevamo: essere nati prima. Io sono nato nel 1959, ho sessant’anni quasi. Che colpa ho se ho iniziato a fare politica prima di loro, avendo un’età anagrafica più grande di loro? Che colpa ne ho io?
Mi ritirerò quando lo deciderà il mio elettorato, al quale non ho mai chiesto un voto con l’inganno. Mai. Voi avete chiesto i voti con l’inganno verso la TAP, verso l’ILVA, oggi verso la No Tav e così via. Non ho mai chiesto il voto con l’inganno, e ve lo posso dimostrare su tutta la Puglia. Ve lo posso dimostrare su tutta la Puglia. Voi avete...
Presidente Zullo, non faccia riferimenti. Continui il suo discorso.
Voi avete inondato quest’Aula di manifesti su Melendugno che Melendugno non si tocca e oggi Melendugno è ferita… E loro strillano! E loro strillano! Continuate a strillare!
Io chiedo a questa maggioranza di ritirare quell’emendamento, chiedo a questa maggioranza di mettere ancora una volta alla prova i Cinque Stelle, di fare in modo che approvino questa legge a livello nazionale. In una settimana, in quindici giorni, in un mese: ci rimettiamo a loro. Ci rimettiamo a loro. Ed è la grande occasione che ha questo Consiglio per mettere ancora una volta in evidenza di fronte all’opinione pubblica la differenza che c’è quando si strilla e quando, invece, si hanno responsabilità di governo e responsabilità di essere presenti sulle decisioni, e talvolta queste decisioni possono essere impopolari, ma si devono prendere per l’equilibrio complessivo di un paese o di una collettività.
Io mi permetto sommessamente di ritornare all’ordine dei lavori e di rappresentare la contraddizione in termini che è riportata nell’emendamento del collega Santorsola, perché ciò che spiega nelle motivazioni, e cioè che dopo i sessanta giorni, i sei mesi di proroga, si aprirebbe, secondo il collega Santorsola, lo scenario delle nuove audizioni in Commissione, incontri, tutta questa storia che abbiamo già fatto ed eseguito in Commissione… Quando parlo io, ti stai zitto.
Rispetto a questo, signor Presidente, la politica del rinvio a sei mesi, perché tra sei mesi ci dobbiamo ritrovare qui a discutere, a parlare, l’effetto di questo emendamento è drammatico, perché questo emendamento dice che, o arriva il provvedimento da parte del Governo centrale o non dovesse arrivare, tra sei mesi si chiude. Quindi, noi tra sei mesi, a parte le convinzioni di ciascuno di noi, perché ognuno di noi viene disegnato per essere a favore o contrario al gioco legale, perché parliamo di strutture legali, o contrario a queste strutture. Accadrebbe tra sei mesi quello che potrebbe accadere il 20 dicembre, e cioè la chiusura di un mare di attività e la deviazione verso il gioco illegale di tutto ciò che verrebbe chiuso. Pari a quello che è successo in Piemonte. Ma da dove vi viene di proporre questo emendamento? Da quale elucubrazione mentale? Potete scrivere che all’articolo 1, dopo le parole “adottata dalla Giunta” sono aggiunte le seguenti parole “e comunque di non oltre sei mesi”. Poi, si va a spiegare che l’emendamento si rende necessario per stabilire un termine certo, quindi un termine certo e definitivo. Nel termine di sei mesi, previsto dall’emendamento, scaduto il quale, anche in assenza dell’approvazione da parte dello Stato del testo unico in materia di prevenzione e trattamento del gioco d’azzardo patologico, la disciplina regionale entra completamente in vigore. Vivaddio, dovevate farla entrare in vigore in tutte le parti della legge n. 43, perché quella legge n. 43 è il parto di un Governo passato, dei dieci anni passati dalla sinistra al governo in questa Regione. Tutte quelle parti, la cura, le dipendenze, l’esame di coloro i quali dipendono dal gioco, nulla è stato attuato. Nulla. L’osservatorio e i fondi che dovevano essere spesi. Di che cosa vi ricordate? Delle distanze. Ma veramente vogliamo credere che le distanze, 499 metri, sono peccaminosi e 501 metri sono giusti? Io direi di smetterla con questa storiella infinita. Va bene l’emendamento che deriva dal collega Amati, firmato in Commissione e votato alla unanimità della Commissione, che stabilisce con molta chiarezza che il termine stabilito dall’articolo 7, cioè il giorno 20 dicembre, è prorogato alla data di emanazione del testo unico in materia di prevenzione e trattamento del gioco d’azzardo patologico. Questa è la cosa più logica. In Italia, dopo quello che è accaduto... Vi è stata una drastica riduzione delle sale da gioco e delle apparecchiature che in esse insistono, programmata dal Governo centrale. Sappiamo tutti che nel decreto dignità è già stata inserita una normativa che riguarda la pubblicità. Sappiamo tutti che il Governo ha preso impegno a proporre una normativa nazionale nei sei mesi successivi. Ora, perché dobbiamo andarci ad infilare in una storia tale che fra sei mesi ci ritroviamo ancora a discutere di questa cosa?
Noi non abbiamo la competenza per la pubblica sicurezza, cari colleghi consiglieri: ce lo ha spiegato candidamente un magistrato, l’altro giorno, in occasione dell’illustrazione di uno studio dell’Eurispes: non è nostra competenza. Quindi, tutte quelle questioni che riguardano la criminalità, il riciclaggio, non riguardano noi. Noi abbiamo una competenza ben specifica che è quella sociale e sanitaria, anzi, dovremmo attrezzare i nostri dipartimenti per le dipendenze, anche per le dipendenze dal gioco patologico, e questo dovremmo farlo con un’organizzazione sanitaria che funzioni, dove il territorio funzioni, dove ci sia veramente una nuova politica sanitaria e sociale di intervento.
E che cosa facciamo noi? Ce ne andiamo appresso a questi pannicelli caldi per far tener fede a colui il quale non è in quest’Aula oggi, e ha promesso ad altri che non sarebbe passata la norma? Questa è un’offesa al Consiglio regionale. Siamo stanchi di questo modo di fare!
Rivendichiamo la nostra autonomia che abbiamo esercitato in Commissione con l’approvazione di quell’emendamento. Chiedo che tutta l’Aula si erga a difesa istituzionale dell’Aula stessa e di ciascun consigliere regionale votando quell’emendamento e respingendo questo.
Credo che la misura sia colma. Le parole di chiarezza devono essere il nostro distintivo, non cincischiare attorno a problemi che poi ci rendiamo conto dopo che riguardano famiglie, riguardano persone, riguardano aziende che hanno fatto investimenti e hanno fatto investimenti sotto il cappello protettivo dello Stato, perché è lo Stato che ha autorizzato le attività di cui oggi si criminalizza l’esercizio, dimenticando tutti quanti che quello che accade a distanza di cinque centimetri, non di cinquecento metri, è ancora più grave di quanto può accadere nella nostra vita quotidiana, dove tutti quanti sperano di avere quei luoghi distanti dalla scuola, magari per non essere visti o dal figlio o dal nipote o dal parente.
Un po’ di chiarezza, un po’ di lealtà e parole determinate. Il rifiuto di questo modo di trattare il Consiglio, il rispetto del deliberato che abbiamo assunto in Commissione e che io vorrei votare oggi qui, in attesa di una normativa nazionale che sia chiara, che si occupi delle norme di pubblica sicurezza, che non riguardano noi e che dovremo soltanto obbedire ed eseguire, e occuparci, invece, delle norme della salute e del sociale. Questo è quello che ci riguarda.
Spero che il Consiglio regionale abbia un sussulto di dignità e torni ad operare finalmente nella strada retta, che è quella delle proprie prerogative istituzionali.
Collega Morgante.
Speaker : MORGANTE.
Naturalmente il parere mio e del collega De Leonardis su questa proposta è negativo. È negativo perché è soltanto un palliativo. È negativo all’emendamento proposto dal collega Santorsola perché è evidentemente un palliativo per rimandare un problema che è stato sviscerato in Commissione. C’è un parere unanime da parte della Commissione di cui fanno parte sia la maggioranza che l’opposizione.
Si è arrivati a questo processo legislativo con la consapevolezza da parte di tutti quanti che questa proposta di legge dovesse essere oggi discussa e votata, perché non vorrei che passasse il principio che questi lavoratori, questi imprenditori siano di serie B rispetto ad altri. Non si può giocare sulla vita e sul lavoro delle persone. Dobbiamo essere seri e prenderci le nostre responsabilità. Una legge che, se attuata, quella dei cinquecento metri, va a distruggere completamente… Parliamo di gioco legale, legale. Gli imprenditori pagano le tasse, i dipendenti sono regolarmente assunti, ci sono regole restrittive per chi può giocare. Se noi dovessimo oggi disattendere le aspettative legittime, legittime, di questi lavoratori, non faremmo altro che incentivare il gioco illegale. Ha ragione il collega Marmo: oggi tu puoi giocare tranquillamente con il tuo smartphone, da casa con un computer, accreditando delle credenziali false; oggi non c’è controllo. Lì ci sono delle regole, che la legge prevede.
Non capisco, allora, questo cambio di tendenza oggi da parte dell’Assise regionale, ma mi riferisco a una fronda della maggioranza, a una fronda della maggioranza, e soprattutto al grande assente, e per grande mi riferisco soprattutto alla stazza fisica, che non vuole questa legge, non vuole che questi cittadini abbiano il sacrosanto diritto di poter lavorare.
In fin dei conti che cosa stiamo dicendo? Rimandiamo al Governo nazionale di poter decidere sulle sorti di questa legge, di questo gioco, così come hanno fatto altre Regioni, per equiparare i cittadini, i lavoratori della regione Puglia ad altri cittadini di altre regioni.
Allora, collega Santorsola, questo emendamento è irricevibile. È irricevibile perché è soltanto una perdita di tempo, un voler procrastinare la soluzione di un problema, non volersi assumere la responsabilità oggi di dimostrare che la politica finalmente, quella con la “P” maiuscola, risolve i problemi dei cittadini, in modo tale che i cittadini che vanno a casa, al di là del colore politico, abbiano la contezza di dire che hanno risolto un problema. Hanno risolto il problema alla luce anche dell’emendamento votato a favore del collega Amati. Di questo stiamo parlando.
È evidente, cari cittadini, che ci saranno delle responsabilità. Guardate bene chi voterà a favore dell’emendamento e chi voterà in maniera contraria. Così avrete i nomi e i cognomi di chi guarda nell’esclusivo interesse dei cittadini e dei lavoratori e chi si perde nei giochi politici di altre stanze. Grazie.
Ventola, prego. Vi chiedo un po’ di sintesi, se è possibile.
Grazie, Presidente. Colleghi consiglieri, signori della Giunta, io vorrei restare nel merito dell’emendamento e proprio per soddisfare le esigenze del consigliere Santorsola lo inviterei a ritirarlo perché sono depositate presso la Commissione Sanità tre proposte di legge, una proprio a firma sua, di Colonna, di Borraccino e di Leo, e un’altra a firma di Pellegrino, che vogliono affrontare il tema della legge n. 43. È quello il luogo in cui noi potremo ascoltare chiunque. Per cui, questo emendamento è ultroneo. Se è finalizzato ad aprire le audizioni e ad ascoltare tutti i portatori di interessi diffusi, esistono già in III Commissione, già calendarizzate dal Presidente Romano, ben due proposte di legge, una delle quali porta la sua firma. Quale occasione migliore per affrontarla nel merito? Oggi mi sembra strumentale. Per cui quella motivazione andrebbe quantomeno ritirata, se l’obiettivo è di ascoltare i portatori di interessi diffusi. Invece, credo che sia un modo malcelato per voler giustificare una non condivisione di operato delle ultime ore.
Questo è un disegno di legge, una proposta di legge che era partita con due anni. C’era un effetto temporale, c’era un’indicazione. Poi c’è stata oserei dire la genialità di alcuni consiglieri regionali che in Commissione benissimo hanno fatto a renderci tutti quanti edotti, a portarci alla fine a condividere un percorso unanime che mettesse nelle mani del soggetto istituzionale abilitato, cioè il Parlamento italiano, a definire attraverso un testo unico, come deve essere organizzato il gioco legale in Italia, che è dato attraverso l’istituto della concessione, perché non è privato. È un’attività pubblica data in concessione ad imprenditori privati. La funzione è pubblica, se tale si vuole definire. Quello è il giusto metro all’interno del quale abbiamo misurato le diverse posizioni. Quindi, perché non un anno, perché non un anno e mezzo, perché non due anni? Perché non essere seri nei confronti sia di chi investe, sia del cittadino italiano?
Siamo nello Stato italiano ed è lo Stato italiano che deve decidere come deve essere erogato il gioco in concessione, il gioco legale. Quindi, questo emendamento credo che sia in controtendenza e credo che rappresenti soprattutto una contraddizione in termini proprio nella sua motivazione. Se le Commissioni hanno una funzione, e il consigliere Pellegrino ha presentato una proposta di legge di modifica della legge 43, sarà discussa o no? Credo di sì. In quell’occasione chiederemo come membri della Commissione audizioni o no? Credo di sì. Se gli stessi Borraccino, Colonna, Santorsola e Leo hanno depositato una proposta di legge di modifica alla 43, e se ne discuterà in Commissione, è quello il luogo dove dobbiamo audire tutti i portatori di interessi diffusi? Sì. Quindi io condivido appieno le sue motivazioni, ma stridono con questo emendamento. Allora, una volta tanto, si dia rispetto a chi si è adoperato sinora ed è riuscito a trovare una maggioranza oserei dire quasi assoluta, unanime su un concetto ben definito. Non intestiamoci delle battaglie che non ci appartengono, facciamo il nostro dovere. Che cosa siamo impegnati a fare in questo Consiglio regionale? A legiferare se ci deve essere o no il gioco legale? No. Allora non vendiamo false aspettative.
La nostra è una legge di contrasto al gioco d’azzardo ed è prevista tutta una serie di cose. Non l’ho votata io quella legge nel 2013 perché non c’ero. Ma chi era presente in quell’Aula, oggi può dire che quello che è previsto in quella legge è stato osservato? Esistono i Dipartimenti che fanno questo tipo di attività nelle nostre ASL? Chi è più anziano di me le ha ben illustrate.
E allora, prima di guardare la pagliuzza, o trovare sempre un avversario per poter emergere, assumiamoci la responsabilità delle cose che possiamo fare. Quella dei 500 metri è stata un azzardo, cinque anni fa. Le cose sono cambiate, cinque anni fa non c’era l’utilizzo degli smartphone e non c’era la pubblicità a go-go che ci invita a giocare sui siti on line: non c’erano cinque anni fa. Noi dobbiamo contestualizzare la legge nel momento in cui viviamo.
In questo momento c’è una Conferenza Stato-Regioni che ha definito un percorso. Esiste un Governo legittimato dal voto dei cittadini ed è lì che devono decidere. Noi non c’entriamo nulla. Noi con questa proposta di legge rimediamo all’errore che abbiamo commesso cinque anni fa come legislatori. Non esiste un giorno, due giorni, tre anni, 500 metri, 200 metri: la filosofia è molto più ampia non è questo il luogo in cui dobbiamo affrontarla, perché eluderebbe il nostro intervento, il nostro impegno. E siccome crediamo di essere delle persone serie, non vogliamo vendere false aspettative, ma stare nel merito delle cose che ci riguardano.
Noi, oggi, con la proposta di legge a firma di Abaterusso e votata in Commissione, mettiamo una pietra sopra ad un errore commesso cinque anni fa, del distanziometro. Dopodiché, chiediamo al Governo nazionale, che è l’unico legittimato, di intervenire come vorrà. Noi, da cittadini prima e da persone impegnate in politica poi, non faremo altro che eseguire pedissequamente ciò che ci dirà lo Stato nazionale.
Collega Abaterusso.
Ci sono ancora molti interventi. Vi chiedo di non utilizzare tutto il tempo a disposizione.
Intervengo solo per cercare di ristabilire per un attimo un po’ di verità sulla discussione che si è avviata oggi e che va avanti da qualche settimana, essendo stato io il proponente dell’oggetto di cui stiamo discutendo oggi, della proposta di legge, che cercava – come diceva il collega che mi ha preceduto – di porre rimedio a una legge regionale approvata nel 2013, la legge regionale n. 43, che inseriva una serie di divieti, oltre a una serie di proposte per cercare di lavorare, per debellare il gioco d’azzardo patologico.
Questa proposta tende a spostare i termini, in questo caso del 20 dicembre, in cui sarebbero entrate in funzione tutta una serie di restrizioni, la principale delle quali è che tutte le concessioni legali rilasciate dallo Stato all’interno dei cinquecento metri dai luoghi cosiddetti “sensibili” (scuole, oratori, parrocchie, residenze popolari e quant’altro) di fatto decadevano.
Io sono contrario a questa soluzione, ed è il motivo principale per il quale ho presentato questa proposta di legge. Cercherò anche di spiegare, approfittando della discussione sull’emendamento Santorsola, i motivi per cui io personalmente sono contrario all’eventuale entrata in vigore di quella legge e alle conseguenze, evidentemente, che ne verrebbero dall’applicazione di quella legge.
Per aver presentato questa legge sono stato considerato, soprattutto da parte degli amici del Movimento 5 Stelle, come colui che sostiene il gioco d’azzardo. Voglio eliminare in premessa questa ipotesi di reato. Io sono contrario, ferocemente contrario al gioco d’azzardo, come credo tutti in quest’Aula. Essendo contrario al gioco d’azzardo, posso dire che è un luogo comune, diffuso purtroppo, quello secondo il quale inserendo le distanze il gioco d’azzardo sparisce. La storia del nostro Paese – non conosco quella di altri Paesi – dice esattamente il contrario. Io ho partecipato, sabato scorso, non questo, l’altro, a un convegno in quel di Brindisi, al quale erano presenti il vescovo di Brindisi, il procuratore della Repubblica di Brindisi, nonché Presidente di Eurispes, e il comandante della Guardia di finanza, i quali dicevano esattamente il contrario, compreso il vescovo di Brindisi, vale a dire che, laddove si inseriscono, scattano queste limitazioni, peraltro tesi sostenuta anche dall’Istituto superiore della sanità, il proibizionismo in questo caso, si produce esattamente l’effetto opposto.
Fino agli anni Settanta e Ottanta in Italia non c’erano le concessioni del cosiddetto “gioco legale” – di questo stiamo parlando – concesso e autorizzato dallo Stato dietro pagamento di una tassa di concessione, che permette ai tabaccai, ai baristi, alle sale da gioco di inserire tanti tipi di gioco, dal Gratta e vinci al Superenalotto, al Lotto, al gioco istantaneo, alle slot e a tanti altri giochi. Fino agli anni Settanta e Ottanta non c’era questo tipo di giochi autorizzato dallo Stato. Ma non è che non ci fosse il gioco. Anzi, tutt’altro. Il gioco si praticava nelle bische clandestine. Questo dicono le fonti di polizia, le relazioni al tavolo dei procuratori della Repubblica. C’era il gioco e si praticava nelle bische clandestine, quindi fuori dal controllo dello Stato.
Quando, negli anni Novanta, lo Stato è intervenuto e ha previsto le cosiddette concessioni per il gioco legale, allora ci sono stati degli imprenditori che hanno investito su questo tipo di lavoro. Di fronte, a questa cosiddetta “legalizzazione” chi prima beneficiava delle bische, del lavoro non legalizzato, non è che è stato fermo. Sto usando parole dette dal procuratore della Repubblica, non sono parole mie. Non è che è stato fermo, ha tentato di intromettersi in questo business… Io lo voglio dire: lo Stato italiano ricava da questo tipo di gioco di cui stiamo discutendo 20 miliardi all’anno. 20 miliardi. Quindi, quelli che sono stati espropriati di quella facoltà, di cui potevano fare uso a loro piacimento, non sono stati fermi e hanno cercato di inserirsi o attraverso le infiltrazioni, cosa assai complicata perché chi è concessionario di questo tipo di licenze deve dimostrare allo Stato, non a me, di avere la fedina penale pulita, pulitissima, di non avere intanto rapporti con qualsiasi tipo di organizzazione criminale, e poi di avere la fedina penale pulita. Poi deve fare dei corsi di formazione presso i monopoli dello Stato, quindi dello Stato, quindi, o l’infiltrazione, cosa assai improbabile, oppure hanno tentato, come stanno tentando, con la cosiddetta – voglio usare le parole del Procuratore della Repubblica – selezione arbitraria (tra parentesi distanziometro). Se la soluzione è arbitraria, come in questo caso, è chiaro che togliendo i tabaccai, i baristi, non andranno ad aprire la rivendita in periferia o nelle zone industriali: lì non ci sono affari se non quelli del gioco. Si darà così la possibilità a coloro che ce l’avevano prima, questa facoltà, cioè alla malavita, parliamo con nomi e cognomi, di rimpossessarsi di un business miliardario togliendolo allo Stato.
Lo stesso Di Maio, lo dico agli amici dei Cinque Stelle, che ha cominciato il suo mandato governativo dicendo di voler combattere e dichiarare guerra al gioco d’azzardo, in realtà non ha fatto nulla perché nel decreto dignità l’unica azione che hanno intromesso nel decreto è quella di aumentare il prelievo dalle slot. Mica le hanno cancellate: si guardano bene dal cancellarle, perché in un momento in cui vanno alla ricerca persino di qualche euro per continuare a respirare con la speranza di mantenere qualcuna delle promesse che hanno fatto, figuriamoci se possono permettersi di perdere 20 miliardi di introiti che rivengono dal gioco.
Quindi, lasciamo stare le chiacchiere, parliamo di cose serie. Siamo di fronte a questa situazione: facciamo mancare un introito importante per lo Stato, quell’introito lo consegniamo in mani poco raccomandabili – non voglio usare… – ; in aggiunta, per quanto riguarda la nostra Regione, se facciamo una cosa del genere noi mandiamo a casa 20.000 persone, che non sono una quisquiglia. Fossimo nell’Eden, va bene, ma siccome ci troviamo in una situazione alquanto difficoltosa anche dal punto di vista sociale, economica e quant’altro, mandare a casa 20.000 persone non mi sembra il massimo degli obiettivi da raggiungere.
Ora, di fronte a questa situazione, lo voglio dire in maniera chiara, quando abbiamo approvato la proposta di legge che rinviava di due anni, perché questo diceva la prima proposta, quella a mia firma, quando abbiamo discusso in Commissione, tutti, all’unanimità, fatti salvi i Cinque Stelle che erano assenti in quella riunione, noi siamo stati tutti d’accordo. E siamo stati ancora più d’accordo quando io e il collega Amati, e io ho sottoscritto volentieri quell’emendamento, abbiamo trovato una soluzione, non di dare un termine temporale preciso, ma di dire: siccome è il Governo che si sta occupando di questa vicenda...
Lo voglio ricordare prima di tutto a me stesso. Sono due anni che il Governo nella Conferenza Stato-Regioni discute di come venirne fuori e non si riesce ancora a venirne fuori, se non con un protocollo d’intesa. Noi abbiamo detto: abbiamo visto le dichiarazioni che il nuovo Governo, i nuovi Ministri stanno rilasciando su questa questione. Benissimo. Lasciamo da parte la scansione temporale e rinviamo a quello che vorrà fare il nuovo Governo, in questo caso il Ministro Di Maio, che ha la competenza. Questo abbiamo fatto.
Se il termine che abbiamo usato è relativo al fatto che ci fermiamo un attimo dall’entrata in vigore di questa legge, che a mio parere è restrittiva per le ragioni che ho cercato di dire, quindi aspettiamo perché vogliamo che la nostra Regione si adegui a una normativa nazionale che riguarda tutte le altre Regioni, così come era successo in precedenza... Voglio ricordare che tutte le Regioni che si sono occupate di questa vicenda, tutte, escluso il Piemonte, che però, visti i risultati, sta facendo marcia indietro, si sono regolate con il rinvio, esattamente come abbiamo fatto noi. Anzi, a supporto delle cose che dicevo prima, la Regione Calabria addirittura questo argomento lo ha inserito nella proposta di legge che tratta come affrontare il problema della criminalità organizzata, della ’ndrangheta. Lì dentro ha inserito la norma del rinvio dell’entrata in vigore della legge che prevedeva le distanze.
Se è questo l’obiettivo, trovare una soluzione che soddisfi e che tenga conto di questi obiettivi, io sono sicuramente d’accordo, come sono stato d’accordo. Lo dico a me stesso e all’amico Santorsola. Se il motivo, invece, è quello che c’è nella motivazione dell’emendamento, che, cioè, scaduti i sei mesi, si taglia tutto e si manda tutti a casa... Io lo devo dire. Parliamoci chiaro: qui non c’è un problema di maggioranza o di minoranza. È un problema sicuramente economico e sociale, ma è un problema anche di etica. Sui problemi di etica e di principio non ci sono problemi di maggioranza o di opposizione. Ci sono problemi personali. Ognuno risponde alla propria coscienza sui problemi che riguardano l’etica. Io rispondo solo e soltanto alla mia coscienza in questo caso.
Se il problema è quello di aspettare, di discutere la proposta di legge (che c’è già, come diceva Ventola, se non sbaglio; ce ne sono due), se il problema è di prendere tempo perché nella discussione di quelle proposte di legge, come io ho proposto nella Commissione, vogliamo ascoltare i procuratori della Repubblica, i prefetti, gli organi di polizia, le gerarchie ecclesiastiche, le strutture sanitarie che si occupano del caso e tutti quanti abbiano la possibilità di suggerire a noi, sede legislativa, il miglior modo possibile per venir fuori con una norma che non dico accontenti tutti, ma che sia la più trasparente possibile, allora va bene. Se, invece, lo spirito che si nasconde dietro l’emendamento Santorsola è quello di far passare in fretta questi sei mesi, per poi far entrare in funzione la legge che c’era già, personalmente sono contrario per le ragioni che ho cercato di esplicitare, spero, in maniera abbastanza chiara. Ripeto, in questo caso non c’è un problema né di maggioranza né di opposizione, è un problema etico, e sui problemi etici non si transige.
Aggiungo un’ultima cosa. Nella Conferenza dei Capigruppo è sfuggito di enunciare il fatto che, insieme alla proposta di legge, io volevo presentare un ordine del giorno, che hanno sottoscritto anche altri colleghi, che recita esattamente in questo modo, come appendice alla proposta di legge: “Il Consiglio regionale, premesso che nel territorio nazionale e regionale si sono moltiplicati i casi di malati ludopatici che hanno messo in ginocchio la loro vita, con grave pregiudizio per le proprie famiglie; premesso che migliaia di cittadini pugliesi sono impiegati presso le strutture adibite al gioco; che la competenza legislativa in materia appartiene allo Stato, che, dopo la proliferazione del fenomeno, oggi è chiamato a porre un limite rigoroso alla diffusione dello stesso, impegnandosi altresì a salvaguardare i livelli occupazionali di quanti operano nel settore; impegna il Governo regionale a chiedere al Governo nazionale una tempestiva iniziativa normativa, anche attraverso decreto-legge, in materia di giochi, in modo che lo Stato ossequi la materia legislativa allo stesso riservata e che, tenendo in debita considerazione le suesposte premesse, sia finalizzata alla salvaguardia della salute dei cittadini secondo criteri di rafforzamento dell’informazione, con la previsione di campagne di comunicazione e informazione che indirizzino il giocatore verso un approccio al gioco legale consapevole e moderato, a impedire l’accesso al gioco tramite apparecchi da intrattenimento da parte dei minori e dei soggetti in cura per il gioco d’azzardo patologico mediante la lettura della tessera sanitaria o altro documento d’identità elettronico, al rafforzamento, infine, dei presìdi sociosanitari dedicati alle cure dei giocatori problematici”.
Questo ordine del giorno, per il momento, è stato firmato da me e dai consiglieri Pendinelli, Zinni, Pellegrino, Colonna e Campo. Ovviamente, invitiamo alla firma eventualmente altri Capigruppo.
Grazie, collega Abaterusso.
La parola al collega Galante. Prego i colleghi, visto che c’è un elenco piuttosto nutrito di richiedenti l’intervento, di attenersi al tempo di dieci minuti. Non arriva a lei, collega Galante, vale per tutti perché ce ne sono parecchi, nella lista, salvo che non si voglia fare notte.
Io intervengo innanzitutto per riportare come molti hanno detto, la questione sul tema principale che credo che nessuno di voi abbia toccato. Mi dispiace che siano presenti anche i colleghi di Commissione, medici, a parte gli avvocati con la loro capacità di esporre e di scaricare in qualche modo la colpa su chi non ne ha.
La sanità, la salute. La Regione si occupa di sanità e salute. In tutto ciò che avete detto, praticamente nessuno ha toccato il problema principale per cui la Regione si occupa del tema del gioco d’azzardo patologico. Avete parlato solo di gioco, o al massimo avete aggiunto “gioco d’azzardo”. Cercate di essere coerenti, non fate finta di tergiversare, eccetera.
Il problema lo avete creato voi, non l’abbiamo creato noi. Mi dispiace che non ci sia il consigliere Zullo. Gli vorrei ricordare che la Conferenza… Consigliere, all’accordo Stato-Regioni noi non c’eravamo, l’avete fatto voi, le vostre Regioni l’hanno fatto.
Collega Galante, parli all’Aula, sennò iniziamo a fare questo ping-pong…
Scusi, Presidente. L’avete fatto voi, da destra a sinistra, come al solito, e adesso ipocritamente cercate di trovare delle soluzioni. Oggi Di Maio è intervenuto per quello che poteva sulla pubblicità, e ha parlato, rispondendo anche a chi, magari anche Abaterusso, ha detto delle inesattezze, ma non solo, tutti avete detto delle inesattezze, delle falsità, proprio.
Il problema della pubblicità è uno dei temi che bisogna affrontare per prevenire questo fenomeno. Che è una piaga sociale nessuno l’ha detto, che è una piaga economica per molte famiglie, che ha distrutto intere famiglie nessuno lo ha detto, non avete parlato del tema per cui noi ci stiamo occupando di questo. Anche il consigliere Marmo ha fatto la sua arringa senza toccare il motivo principale. Avete parlato di tutto e di niente tranne che del motivo per cui noi ci stiamo occupando di questo problema.
Noi stiamo prevenendo. A me non suscita più nessuna forma di indignazione, nessuna forma di stranezza vedervi uniti da destra a sinistra su certe situazioni senza affrontarle seriamente. Nel centrosinistra che si definisce tale, c’è di tutto all’interno: chiamate noi incoerenti e cercate di addossarci colpe che sono trentennali. Avete all’interno dei neoliberisti e dei compagni, come si suol dire. Non so come facciate a governare. Siete veramente all’assurdo. E vi chiedete perché poi gli elettori non credono più alla politica e verrebbero a prenderci sotto casa.
Vi vorrei ricordare – lo ripeto – il motivo per cui ce ne stiamo occupando. Questa è prevenzione di sanità, perché questo rientra anche nei LEA. Quindi, non sparate sciocchezze, non dite stronzate agli italiani e ai pugliesi che vi stanno ascoltando. Questa è la pura verità. Avete avuto cinque anni per avvisare i gestori di mettersi in riga. È chiaro che anche per noi è assurdo leggere un emendamento del genere. Avete avuto cinque anni per chiamarli e dire: “Cerchiamo di trovare un accordo”, per tutelare, anche qui, la parte debole, che sono i lavoratori, che come al solito devono subire il ricatto lavorativo.
Questa è la pura realtà.
Ringrazio il collega Galante, che è stato addirittura sotto i tempi.
La parola al collega Damascelli.
Noi abbiamo l’abitudine di non prendere in giro la gente, di guardare negli occhi le persone. Abbiamo, però, anche l’astuzia, la capacità di non farci prendere in giro da nessuno.
L’emendamento depositato a firma del collega Santorsola dice: “e comunque non oltre sei mesi”. Quel “e comunque non oltre sei mesi” è in totale, palese e assoluta contraddizione con la motivazione sotto riportata nell’emendamento. Incredibilmente si scrive una cosa completamente diversa dall’altra. Se è “e comunque non oltre sei mesi” non si ha la possibilità di fare audizioni e di preparare, nelle more dei sei mesi, un’altra proposta di legge. È molto chiaro. Questo sgombra il campo da ogni dubbio e rischia soltanto di farceli ritrovare qui, in quest’Aula, tra sei mesi con lo stesso identico problema. Significa scappare dinanzi a delle risposte che noi, piaccia o non piaccia, con opinioni diverse e contrastanti, abbiamo il dovere di dare, abbiamo il coraggio di dare, a differenza di chi oggi scappa, è assente e non si fa vedere, non parla ai cittadini e non dice come la pensa.
Premetto che, per quanto mi riguarda, tutte le sale giochi che possono esistere potrebbero fallire se fossero tutti giocatori come me, perché io non so nemmeno come si scommette. Non ho mai scommesso in vita mia e non so neanche come è composta una schedina. Però, con buonsenso si legge… Mi suggeriva il collega Marmo: hai scommesso sulla tua candidatura quando ti sei candidato. E l’ho fatto quattro volte al Comune e poi in Regione. È un azzardo anche quello. Quindi, oggi parliamo della legge sul gioco d’azzardo patologico, diceva bene il collega che mi ha preceduto, però cerchiamo di armarci di buonsenso e capire se, in effetti, 501 metri o 499 metri possano o meno risolvere il problema. Cioè, se il caso è di una promessa politica che il Presidente Emiliano ha fatto ad altre organizzazioni, ad altre persone, e se noi dobbiamo soggiacere a una promessa politica di una persona che deve, appunto, superare la volontà e – consentitemi – anche la dignità di un intero Consesso regionale.
Ma mi chiedo: ammesso e concesso che una di queste attività vada a 500 metri da un luogo sensibile e se io oggi mi ritrovo nella situazione in cui uno di quei luoghi sensibili, per esempio una scuola, venga costruito successivamente all’apertura di un’agenzia, di una sala, che cosa succede? Si deve spostare quella sala. O è la scuola o è, per esempio, la banca o è il punto di interesse che deve mantenere la distanza in quel caso dall’agenzia? Mi sono posto questa domanda.
Un’altra domanda che mi pongo è questa: perché lo Stato ha rilasciato le concessioni nei 500 metri sapendo che, invece, da questa legge regionale non erano consentite? Perché le ha rilasciate? Chi ha rilasciato queste autorizzazioni, chi è deputato a farlo, perché le ha rilasciate sapendo che, invece, non si poteva fare?
Un’altra domanda ancora che mi sono posto è questa: perché tanti articoli e tanti commi di quella legge regionale restano, come si diceva prima, inattuati? Vi faccio soltanto un esempio, ve ne leggo soltanto uno, uno che è molto importante, se veramente vogliamo combattere tutti insieme la ludopatia, perché abbiamo il dovere di combattere il gioco d’azzardo patologico quando esso è una patologia. Il comma 5 dell’articolo 7 della legge regionale vigente dice: “Il personale operante nelle sale gioco e gli esercenti sono tenuti a frequentare corsi di formazione, predisposti dai Comuni, in collaborazione con le associazioni di categoria e con le organizzazioni del privato sociale sui rischi del gioco patologico e sulla rete di sostegno”.
Io è con loro che devo combattere il gioco patologico, è con gli esercenti che hanno un’attività legale, e che appunto questa attività è inerente a un gioco legale. È con loro che devo cercare di salvare la vita di quelle famiglie che rischiano invece di andare sul lastrico, cioè dei giocatori problematici.
Anche l’Istituto Superiore di Sanità ha detto che i dati dell’indagine mostrano che il giocatore problematico predilige i luoghi lontani da casa e dagli ambienti del lavoro perché garantiscono maggior privacy. E noi è là che dobbiamo intervenire, noi dobbiamo curare questi aspetti. È vero, è un aspetto sanitario importante, quindi bisogna intervenire non sul giocatore che non ha problemi, ma è sul giocatore problematico che bisogna intervenire e bisogna intervenire seriamente, con questo tipo di attività.
Ma noi rischiamo, tra l’altro, che di quelle attività lontane dal centro urbano uno, come dicevano alcuni esponenti della magistratura pugliese, addirittura si impadronisca la criminalità organizzata; due, rischiamo che si favorisca il gioco d’azzardo patologico, cioè di quei giocatori che hanno una patologia. Noi vogliamo controllare, vogliamo sorvegliare tutti insieme, anche noi come cittadini, quei centri, per capire che cosa viene fatto. E poi, è inutile che ci prendiamo in giro: mettiamo un po’ da parte l’ipocrisia. Sappiamo benissimo che nasceranno subito dei punti di gioco illegali, non so come si chiamano, come vengono definiti con precisione, e che comunque la gente continuerà ad andare a giocare. Poi ci saranno le forze dell’ordine che andranno a sequestrare i computer, poi i computer saranno buttati, questo dopo un anno, dopo sei mesi: così alimentiamo soltanto l’illegalità, andiamo soltanto a sostenere l’illegalità, perché poi riapriranno dopo pochi mesi e continueranno ad esercitare in modo illegale, senza nemmeno pagare le tasse. Invece devono pagare le tasse, come le pagano tutte le attività commerciali.
Io ho una scarsa sensibilità al gioco, una scarsa propensione personale, perché non sono portato. Ripeto: non so nemmeno come funziona una schedina, perché non ho mai scommesso in vita mia, però ho il dovere di occuparmi di un problema senza prendere in giro le persone, senza fare demagogia, solo con un po’ di buonsenso. Ecco perché è opportuno che il Governo nazionale si assuma subito le sue responsabilità, approvi il Testo unico in merito a questo argomento e si proceda nel modo più rapido possibile, dando comunque la possibilità a quelle attività attualmente esistenti di continuare a svolgere il loro lavoro nella legalità e non prendendo in giro nessuno.
La parola al collega Perrini.
Per me è “Domenico”, perché è un amico. Ex assessore Santorsola.
Io sono convinto che se l’ex assessore Santorsola stava da questa parte questo emendamento non l’avrebbe fatto. Questa, purtroppo, cari amici, è la storia di quando uno viene messo dall’altra parte, perché la sto vivendo io da un po’ di tempo, anche in Commissione, nella Commissione dove il Presidente è Pentassuglia. Vi è tutta una questione politica all’interno del provvedimento, secondo me. Se ognuno di noi entra nel provvedimento riesce a capire che bisogna sistemare la situazione, non ingarbugliarla.
L’invito che faccio, anche pubblicamente, agli amici presenti in Consiglio regionale è di partecipare alle Commissioni. Ieri è venuto meno il numero legale nella Commissione del Presidente Pentassuglia e non deve essere l’opposizione ogni volta a fare in modo che rimangano i numeri per andare avanti per un provvedimento.
Quello che le dico, caro Santorsola, è che su questo provvedimento sono nettamente contrario. Perché sei mesi e non due giorni e perché un anno? Credo che noi dobbiamo – come ho detto spesso ad alcuni colleghi – invece di aumentare le proposte di legge e aumentare situazioni, cercare di semplificare le leggi. Ne dobbiamo proporre di meno. Qui c’è gente che deve lavorare e deve fare in modo di portare il pane a casa. Invece, noi che cosa facciamo? Invece di semplificare le norme, le andiamo a incasinare.
Io, con il mio Gruppo, sono favorevole a questa proposta di legge e la domanda che faccio anche agli amici dei Cinque Stelle… Anzi, apprezzo più il voto contrario dei Cinque Stelle di chi oggi non è presente in Aula. Del resto, è facile, caro assessore, per chi viene dall’altra parte dire: vedi che questo gioco d’azzardo fa male, stiamoci attenti. D’altronde, come sono venuti da me gli imprenditori che stanno qui in Aula, così sono andati anche dall’altra parte. Però, io che cosa faccio? Mi prendo le mie responsabilità, non gioco, perché sono sempre stato abituato a metterci la faccia, come la sto mettendo anche questa volta nel portare avanti questo provvedimento, che secondo gli imprenditori, secondo chi sta qua riguarda 20.000 posti di lavoro, secondo altri che stanno dalla parte opposta 5.000-6.000. Comunque, anche 100 posti di lavoro per me sono fondamentali.
Allora non è un problema, caro collega Galante, di liberisti e compagni. Già la parola “compagni” a me fa rabbrividire. È un problema di un provvedimento di lavoro e di imprenditori che lavorano e hanno investito. La domanda che faccio è questa: se c’è un terreno della Curia o un terreno pubblico non a 500 metri, ma a due chilometri dal centro urbano, cosa facciamo? Costruisce l’imprenditore d’azzardo e poi ipotechiamo il fatto che la Chiesa o il pubblico non può costruire, un domani, una chiesa là vicino? Ci sono problemi a cui dobbiamo stare attenti. Perché se diciamo che devono andare fuori… Io vivo in un territorio dove, Tonino, la Curia è padrona di tanti terreni: l’imprenditore che va fuori deve andare anche a verificare dove va a costruire se fra cent’anni la Chiesa va a fare in quel terreno una chiesa? Non ingarbugliamoci là sopra, anche perché chi mi ha preceduto ha detto che basta un telefono per fare tutto. Io non sono un accanito giocatore d’azzardo, io sto ancora ai tempi della schedina quando si strappava, però vi dico: vogliamo ragionare? Io vedo i miei figli: per prenotare un biglietto al campo ci ho messo un mese, quelli in un secondo già stanno con il biglietto sul telefonino e stavano a Milano. Ma di che cosa stiamo parlando?
Cerchiamo di fare meno populismo e cerchiamo di aiutare l’imprenditore a fare i fatti.
Grazie, collega Pendinelli.
La parola al collega Santorsola. Si prepari Congedo.
Brevissimo. Io non ho nessuna intenzione di controbattere a quelle che sono state le motivazioni addotte da chi non ha letto l’emendamento, come il collega Marmo, o a chi soltanto per una presa di posizione politica, per la necessità di un contraddittorio politico, argomenta contro.
Io voglio solo rassicurare il collega Abaterusso che non c’è nessun retropensiero nel mio emendamento, tutt’altro. Io sono disponibile da domani a lavorare nella Commissione III, nella Commissione competente, per fare in modo che tutto quello che nella legge non va possa essere cambiato e che tutto quello che noi vorremmo aggiungere lo si possa aggiungere. Diversamente non me la sento di dare fiducia al Governo centrale attuale e aspettare, da questo Governo, una risposta alle esigenze di una categoria di lavoratori. Grazie.
Grazie, collega Santorsola. Adesso la parola al collega Pendinelli.
Io prendo la parola per pochi minuti, perché lo svilupparsi della vicenda di oggi impone, credo, una precisazione. Il dibattito su questo tema si è avviato da tempo, in Regione, e naturalmente il dibattito si è sviluppato anche e soprattutto in Commissione.
Abbiamo assistito alla presentazione di alcune proposte di legge che miravano a intervenire, e in più occasioni abbiamo avuto modo di sottolineare come in realtà la normativa regionale non avesse poi avuto una reale applicazione. Per cui, tutte le azioni di contrasto, di prevenzione, non sono di fatto partite.
Quando si è posto il tema del termine, a fine anno, quello che riguardava soltanto la distanza, noi abbiamo avuto la presentazione di una proposta da parte del collega Abaterusso e in Commissione abbiamo approfondito il tema, riscontrando come in realtà il problema della distanza fosse un problema relativo, che poteva determinare anche diverse valutazioni, perché se da una parte ci sono elementi che dicono che la distanza dai luoghi sensibili può scoraggiare il gioco, dall’altra ci sono ulteriori elementi che invece dicono che avere le sale da gioco, i posti deputati al gioco molto lontani e quindi periferici, non fa altro che agevolare.
Una condizione ha accomunato tutti quanti i componenti della Commissione, cioè che in questo momento era opportuno dare seguito ai lavori che si stanno sviluppando nella Conferenza Stato-Regioni e che era opportuno collegarsi a quella decisione che avrebbe uniformato l’attività e l’iniziativa su tutto il territorio nazionale.
Perché ho fatto la premessa? E chiudo, Presidente. Lo svilupparsi del discorso stamattina, con, ovviamente, i temi sostenuti dall’opposizione, ha generato una sorta di contrapposizione che sul tema, invece, non c’era e ha sviluppato anche la considerazione che qui ci sia una posizione da prendere pro e contro qualcuno, che oltretutto non è neanche presente e che – lo ribadisco – in quest’Aula avrebbe fatto bene ad essere presente. In tutto il periodo in cui c’è stato il dibattito ed è stato approfondito il tema non abbiamo mai avuto indicazioni particolari e precise. Quindi, ci siamo avviati alla discussione del tema con la massima liberalità, con il massimo spirito di collaborazione e con la volontà di lavorare per i cittadini della Puglia, senza venir meno a delle iniziative di prevenzione che, invece, come abbiamo sottolineato più volte, debbono essere portate avanti e soprattutto senza la volontà di lavorare contro qualcuno.
Questo è il motivo per cui io ho votato contro, e mi dispiace, la proposta del collega Campo, di rinvio dell’argomento. Tutto sommato, abbiamo inscenato un percorso, questa mattina, che avremmo potuto tranquillamente evitare e avremmo potuto tranquillamente procedere alla votazione.
Con queste premesse, che sintetizzano un po’ di riflessioni fatte, io devo dire che, purtroppo, sono contrario all’emendamento del collega Santorsola perché rimango dell’idea che noi dobbiamo andare sulla linea della proposta del consigliere Abaterusso così come l’abbiamo modificata in Commissione con l’emendamento del collega Amati.
Ci sono altri tre interventi. La parola al collega Amati.
Se riduciamo un po’ tutti i tempi degli interventi ce la facciamo a stare nel lasso che avevamo programmato.
Rapidamente. È chiaro che nessuno in quest’Aula può fare la predica, nel senso che siamo tutti contrari al gioco d’azzardo, in particolare quello patologico. In particolare, tutti combattiamo contro questi gravissimi problemi di salute. Tra l’altro, chi vi parla ha partecipato nel 2013, assieme ad altri colleghi, all’approvazione di quella legge, quella legge peraltro approvata (se non ricordo male) all’unanimità, una legge che all’interno di tante misure inattuate – di questo prendiamo atto e siamo d’accordo – prevede anche il sistema del cosiddetto “distanziometro” per dissuadere. Ebbene, dopo tanti mesi, ci ritroviamo di fronte all’entrata in vigore di questa legge, quindi qualcuno di noi sta rimeditando, e sta rimeditando in particolare su questa questione attinente al distanziometro. Questa rimeditazione è, peraltro, assistita non dalle nostre chiacchiere, le mie per prime ovviamente, ma da studi approfonditi. Lo so che gli studi e la scienza non sono argomenti che vanno per la maggiore, lo so, però ci sono studi scientifici, alcuni dell’Istituto superiore di sanità, altri espressi da chi si occupa di crimine e di potenziale propensione al crimine, molti anche in prima fila, come sono i procuratori della Repubblica, altri come sono i prefetti delegati per queste funzioni in quanto rappresentanti di Governo.
In questo cappello, che faccio soltanto per evitare affermazioni che, alla fine, servono soltanto per buttarla in caciara, del tipo “nessuno si occupa del problema che sta sotto e della sofferenza umana”, no, tutti ci occupiamo della sofferenza umana, semplicemente in questo momento non vogliamo fare demagogia, e per non fare demagogia, e io non so se parlo a titolo personale, non so se ci sono colleghi del mio Gruppo che sono d’accordo, questo non lo so, per non fare demagogia all’interno della Commissione, siccome abbiamo letto la sentenza della Corte costituzionale, che si è espressa sulla legittimità della legge regionale pugliese, perché l’abbiamo letta, e immagino che non tutti l’abbiano letta, abbiamo osservato al collega Abaterusso e il collega Abaterusso ha recepito che quella sentenza dichiarava la legittimità costituzionale della disciplina pugliese anche in quella parte, in quanto stiamo parlando di attività legislativa concorrente Stato-Regione, per cui spetta allo Stato definire l’ambito entro cui si esercita la potestà legislativa regionale, la cosiddetta “cornice”, e alle Regioni le norme di dettaglio per regolamentarle.
Ora, siccome noi non giochiamo alla roulette e quindi un mese, due mesi, sei mesi, no, sette mesi, quante fiche su un anno, allora ognuno mette le sue fiche, ma nel diritto, come nella pubblica amministrazione, ci si lega a fatti obiettivi, oggettivi, abbiamo pensato di presentare un emendamento e di agganciare la vita della nostra legge a quella del Testo unico nazionale. Perché? Per evitare un paradosso tecnico.
Io mi rendo conto che le ragioni della tecnica e del diritto a volte fanno a botte con le ragioni della lotta politica. Ma è una ragione tecnica, per evitare che l’introduzione – domani, auspichiamo noi, domani! – di un Testo unico, dettando norme di cornice incompatibili con la disciplina regionale, potesse portarci a vivere una situazione alquanto paradossale, kafkiana, si direbbe, ma poi mi servirà per recuperare questo autore nel finale del mio intervento, cioè per evitare che noi ci trovassimo, o potessimo trovarci, nella condizione di chi ha una norma statale, una contraddizione con la legge regionale.
Abbiamo scritto quell’emendamento, un emendamento approvato. La legge presentata all’Assemblea è più rigorosa dell’emendamento del collega Santorsola. Più rigorosa sotto il profilo ovviamente dalla lotta, perché fa riemergere il problema della parte inapplicata di quella legge, e più rigorosa perché mette in mora questo Governo, così come in passato sono stati posti in mora agli altri Governi sul fatto che bisogna intervenire su questa materia. Sapete a quando risale la normativa vigente in questa materia in Italia? Più o meno come quella dei Consorzi di bonifica, cioè agli anni Trenta. È un regio decreto, una cosa per nulla moderna.
Noi quindi dobbiamo richiedere al Governo nazionale e al Parlamento, in realtà dovrebbe essere un decreto legislativo, ma non voglio avventurarmi nel tecnicismo, di emettere subito un Testo unico, che definisca queste attività di cornice, perché non ci può essere il federalismo della stangata, per evocare il famoso film con Paul Newman.
Allora, il Consiglio regionale della Puglia deve compiere un atto del genere. Il collega Santorsola, che è un collega che scrive questo emendamento perché in cuor suo ha opportunamente la limpidezza di una battaglia che condividiamo, ha scritto un inciso finale: “senza ledere i diritti dei lavoratori e degli operatori del settore”, il che significa, nella prospettiva del collega Santorsola, che questi sei mesi, sui quali ho detto che non sono d’accordo, egli li vuole guadagnare perché ha preso atto, e attraverso la sua proposta di legge l’ha materializzato, che probabilmente la questione del distanziometro va riflettuta abbondantemente ancora e meglio con tutte le persone che ne sanno qualcosa, perché egli non vuole ledere i diritti dei lavoratori e degli operatori del settore.
Per eterogenesi dei fini, noi ci ritroviamo con una motivazione condivisibile, ma con un testo che, in realtà, non è convergente con la motivazione. Il testo originario è più severo, aggancia alla responsabilità dello Stato, in questo caso del Governo in carica, queste necessità e questi problemi che noi tutti quanti dobbiamo porci.
Poi c’è tutto l’argomento su cui dibatteremo in Commissione, in base al quale, per esempio, il distanziometro – l’ha detto il collega Marmo – può favorire, ed è stato detto da un procuratore della Repubblica, non da me, la criminalità organizzata o l’usura. Dobbiamo indagare se questo è, ma abbiamo bisogno di tempo per fare quello che il collega Santorsola ci chiede, cioè rimeditare sulla disciplina che sta all’interno della legge.
Se, invece, la questione è quella di lanciare questo argomento delicatissimo, che abbiamo affrontato con senso di responsabilità perché siamo contro il gioco, anche perché al gioco vince solo il banco, come insegnano i matematici, se poi vogliamo lanciarla in politica, allora c’è campo per tutto. C’è campo, per esempio, per guardare quando nella trasmissione televisiva Che tempo che fa del febbraio 2018 a un Fazio che chiede al Che Guevara di Roma, al secolo Alessandro Di Battista: “Per me sarebbe una grande idea togliere il gioco d’azzardo anziché aumentare la tassazione” egli risponde: “Si può fare questa azione”. Era come quando in poco tempo – l’ha ricordato il collega Zullo – si doveva bloccare TAP. Si può fare questa azione. “Sono d’accordissimo con lei” dice a Fazio. Ovviamente non l’hanno tolto, non hanno fatto quell’azione, ma hanno aumentato la tassazione, così come ha ricordato il collega Abaterusso.
Se la vogliamo buttare in politica c’è spazio. C’è spazio per rendere evidenti le contraddizioni. C’è spazio per segnalare che la manovra che è stata pubblicata mercoledì contiene all’interno un’ulteriore tassazione in materia di gioco legale, esattamente per finanziare la manovra. Quindi, lo Stato biscazziere continua nella sua prospettazione.
Allora, se questo è, mi pare – ripeto, non so se intervengo a titolo personale – che noi abbiamo, invece, la necessità di realizzare una norma, così come l’abbiamo concepita in Commissione, che apra questo contenzioso con il Governo nazionale e con il Parlamento per avere un testo unico. Scriveva, quello lì che vi ho detto, gli uomini non soltanto alla roulette, ma ovunque, non fanno altro che togliersi o vincersi qualcosa reciprocamente. Era Kafka nel Giocatore. Qua, invece, stiamo facendo un azzardo: togliamo qualcosa, perché lo togliamo, e l’abbiamo visto dalla manifestazione fuori, senza vincere il ritorno della salute dei cittadini, perché quella è la posta in palio.
Per questo, questo argomento va affrontato con equilibrio e credo che la soluzione trovata in Commissione sia altamente equilibrata.
La parola al collega Colonna. Invito tutti al rispetto dei tempi. Grazie.
Il mio, in realtà, è un non intervento, in quanto più che essere assertivo vuole portare semplicemente dei dubbi sul piano anche meramente tecnico e giuridico, davvero dubbi, che mi rendono perplesso sul tentativo in corso quest’oggi, qualunque tentativo.
Parto dal presupposto di ritenere la norma regionale del 2013 del tutto infondata sul piano pratico, consegnata anch’essa a una certa aleatorietà. Mi spiego meglio. L’articolo 7 della legge del 2013, disponendo la distanza minima dai cosiddetti “luoghi sensibili”, rinvia al regime autorizzatorio previsto dalle norme statali e per le nuove – questo poteva farlo – dispone la distanza minima di 500 metri dai luoghi sensibili. La domanda è questa: di quali autorizzazioni stiamo parlando? Ebbene, per quello che mi risulta, lo dico con estrema cautela, c’è un’autorizzazione – tra virgolette, uso il termine impropriamente – dal punto di vista dell’avvio di un’attività di tipo commerciale che è la SCIA, magari. E poi c’è l’autorizzazione, o ex licenza, del questore, ai sensi del Testo unico di pubblica sicurezza che rinviene da una disciplina molto risalente nel tempo, se non sbaglio addirittura il 1931.
Ebbene, detto questo, se la norma regionale poteva valere per il futuro e dare quindi all’autorità indicazione – tra virgolette – in materia di pubblica sicurezza l’indicazione, la prescrizione, meglio, che le autorizzazioni dovessero essere calibrate tenendo presente anche il rispetto di quella distanza minima, ci sta tutta. Il collega Amati giustamente richiamava anche un intervento della Corte costituzionale che salvando la norma regionale giustamente sottolineava come la Regione ha competenza in materia di tutela della salute, quindi latamente, oltre che altri profili che attengono anche al disegno urbanistico, al decoro e quant’altro. Tutta una serie di valutazioni che sono consegnate giustamente alla competenza regionale.
Detto questo, la Regione nel 2013 ha fatto una precisa scelta. La prescrizione è quella, data al – tra virgolette – Questore di escludere la possibilità di autorizzare il gioco, queste sale da gioco, qualora questa sala sia ubicata in un raggio inferiore a 500 metri dai luoghi sensibili. Ma la domanda è: ci stiamo occupando di questo? No. Ci stiamo occupando del terzo comma dell’articolo 7, e da qui ritengo impropria quella formulazione del 2013 che invece si arrischiò a disciplinare anche le autorizzazioni antecedenti, dicendo sostanzialmente che le autorizzazioni precedenti… Anzi, dice due cose: uno, che l’autorizzazione ha durata quinquennale. Era possibile? Non lo so. Per il futuro? Forse. Ma poteva dirlo anche per le autorizzazioni precedenti? Io tendo a escluderlo. Vale a dire che nel momento in cui c’era un esercizio già insediato alla data di entrata in vigore della legge del 2013, quelle autorizzazioni erano sottoposte a regime giuridico antecedente il 2013. Quindi, tendo a concludere, ripeto, con un carico di dubbi, che quella disposizione, in realtà, risulta essere priva di totale efficacia. Aver previsto nel 2013 che per gli esercizi esistenti, per quelle autorizzazioni, c’era un termine sempre quinquennale che decorreva dall’entrata in vigore della legge, mi pare fosse una disposizione che andava ben oltre le competenze del Consiglio regionale, quindi una disposizione, a mio parere, destinata a essere consegnata alla totale inefficacia. Qui, sì, entrano in campo quelle argomentazioni che sono state fornite in quest’Aula: essere una materia consegnata alla disciplina statale per la quale è necessario, magari, un intervento normativo statale.
Per dire che cosa? Per dire che non mi convincono tutti i tentativi in atto quest’oggi. Io sono convinto che non c’è nessuna decadenza di autorizzazione degli esercizi esistenti alla data di entrata in vigore della legge del 2013, quindi sono tutti inutili i tentativi che stiamo facendo.
In secondo luogo, e chiudo, invidio le certezze che sono state espresse da più parti quest’oggi, ma mi piace sottolineare dei tentativi che si stanno facendo, in particolare quello del collega Santorsola, che se è vero che queste forme di patologie – ognuno ha le sue dipendenze; io ho la mia dipendenza – non possono essere affrontate con un approccio proibizionistico, assolutamente fallimentari, e vale per tutti i settori, per quanto mi riguarda, è vero, sì, che combattere il gioco d’azzardo con una disposizione normativa è come raccogliere il mare con il secchiello, ma è vero anche che lo spirito originario di quella disposizione che Mimmo Santorsola tende a difendere, ripeto, pur non condividendo anche la sua soluzione, come quella a cui ci stiamo approcciando con la proposta agli atti, per le ragioni tecniche che ho esposto prima, vero è, però, che è un tema quello attuale, vale a dire quello di sottrarre i nostri ragazzi, le nostre zie, le nostre mamme, i nostri nonni a quella familiarità che questi luoghi ci restituiscono.
Questo è il tema. Su questo una certezza non è data e non può essere tradotto in una norma di legge (diciamocela tutta). Le risposte sono sul piano culturale, sul piano sociale, sul recupero di una rete di solidarietà, su altri tipi di azioni, che non possono essere consegnate a una norma.
Io – è una scelta del tutto personale – vi dico che non intendo partecipare a questo voto perché, ripeto, uno, non ritengo che sia una norma a poter affrontare questo tipo di problemi e, due, per le ragioni che ho detto prima non poteva essere la Regione nel 2013, né tantomeno può esserlo ora, a disciplinare un regime autorizzatorio che ha una disciplina statale, per giunta su autorizzazioni che erano già esistenti alla data di entrata in vigore della legge del 2013. Per queste ragioni, io mi sottraggo a tentativi che comprendo, ma che non condivido assolutamente anche sul piano tecnico-giuridico.
Per l’ultimo intervento, il collega Campo. Prego.
Mi rendo conto che oggi stiamo affrontando una discussione che è diventata molto più delicata di quanto non sembrasse nel momento in cui se n’è occupata la Commissione. Di questo elemento credo che tutti debbano prendere atto. Perché? Io non sono un esperto in materia, come credo tanti consiglieri come me, ma il problema è in ordine all’efficacia del distanziometro a essere strumento che in qualche modo può essere messo in campo per combattere la ludopatia, che sinceramente non è una riflessione che ho mai fatto. Bisognerebbe approfondire, ascoltare opinioni, e pur approfondendo e ascoltando opinioni vi è chi la pensa in un modo, chi la pensa in un altro. E di questo è stato reso conto ampiamente nel corso di questo dibattito.
Così come del tema più di fondo, se è giusto o meno che lo Stato faccia il biscazziere, come ha detto qualcuno, parliamo da tanti anni. Ci sono opinioni contrastanti: per un verso ci sono ragioni di ordine etico che militano contro questa possibilità, d’altro canto vi è chi dice che, se non esercita lo Stato questo controllo, lo fa la malavita, quindi si rischia di alimentare ulteriormente la criminalità organizzata. Per altro verso, quelle risorse servono per mantenere in equilibrio il bilancio, tant’è che pure chi, come ricordava il collega Amati poco prima, è andato al Governo con una serie di intendimenti, oggi sta facendo i conti con una difficoltà, con una realtà ben più complessa. Chiaramente, quando si ha una responsabilità diversa bisogna provare ad affrontarla non con gli slogan, ma per quella che è.
Io quindi consiglierei a tutti – questo mandato mi sono dato – di provare oggi, piuttosto che fare slogan o concessioni ad interlocutori, ai cittadini che qui oggi hanno il sacrosanto diritto di far valere le proprie opinioni, ad applicarci per trovare una soluzione possibile non in un braccio di ferro, per dire chi ha vinto e chi ha perso.
Se è questo l’obiettivo, mi sembra di aver detto a qualcuno anche di quelli presenti in Aula, una cosa molto prossima a quella di Enzo Colonna: ho dei dubbi fortissimi che se anche oggi noi non approvassimo questa proroga, domani esista uno strumento che possa in qualche modo costringere chi ha avuto una concessione prima del 2013 a spostarsi. E come la mettiamo, lo diceva credo Perrini, prima, magari con l’aspettativa di una parrocchia, di costruire un nuovo edificio, far spostare, l’ha detto Damascelli: che fa, fa spostare tutte quante le sale gioco che stanno nei dintorni, perché purtroppo sono lì? Più approfondiamo il tema, vedete, più ci rendiamo conto che è ben più complicato di come l’abbiamo considerato in origine.
Nino Marmo, evidentemente i legislatori del 2013 che all’unanimità scelsero di inserire tra le misure di contrasto alla ludopatia, immaginando di fare buona cosa, certamente non pensando di andare contro l’interesse dei cittadini, di porre il tema del distanziometro, evidentemente oggi riflettono e dicono: può darsi che ci siano state delle evoluzioni, che le cose siano cambiate, che forse dobbiamo riflettere di più.
Come vedete, forse mi resta di questa giornata un tema, una consegna: evidentemente dobbiamo riflettere di più, ed evidentemente dobbiamo tener conto, molti di voi oggi l’hanno detto, che forse noi abbiamo legiferato in passato sull’entusiasmo del contrasto alla ludopatia non tenendo conto che una disciplina di questo tipo, diceva Francesco Ventola, non spetta alla Regione metterla in atto per quanto riguarda le distanze, ma è una disciplina che dovrebbe avere una sua omogeneità sul territorio dello Stato, è una competenza nazionale.
Ci è stato detto anche oggi che molte Regioni stanno correndo ai ripari. Chi invece è andato avanti sul distanziometro, tipo il Piemonte, sta avendo difficoltà.
Oggi abbiamo appreso molte criticità. Il lavoro che è stato fatto in Commissione ha aperto uno squarcio problematico in questa vicenda. Sappiamo, tra l’altro, che in Conferenza Stato-Regioni – è vero, o mi smentite? – pende una discussione in atto su come lo Stato, il Governo si appresta a ridisciplinare più complessivamente il regime delle concessioni. Anche in campagna elettorale questo è stato il cavallo di battaglia di alcune forze politiche che oggi sono al Governo.
Oggi se il problema è, come mi pare sia diventato per tanti di noi che sono stati in quest’ultima settimana sollecitati ad occuparsi della vicenda, se il problema è o è diventato che il 20 dicembre incombe una scadenza che rischia – nessuno ha certezze nemmeno a questo riguardo – di mettere in difficoltà tante piccole attività economiche che danno lavoro a migliaia di persone e se è vero che in queste stesse ore, in queste stesse settimane, nelle prossime settimane in Conferenza Stato-Regioni si discuterà e poi il nuovo Governo presenterà un’ipotesi di ridisciplina dell’intera materia, se è vero tutto questo e se è vero che molti, forse, devono rimeditare rispetto a ciò che pensavano in ordine alla utilità del distanziometro... Non è che convinciamo le persone in un giorno o in due giorni. No. Non è che tutti abbiamo la laurea in ludopatie o contrasto al gioco d’azzardo. Siamo consiglieri regionali. Né è utile dire “tra sei mesi cosa succede?”. Tra sei mesi siamo ancora qui in Consiglio regionale. Pure tra tre mesi può tornare a riunirsi e prendere una decisione.
Se, dunque, il tema è complesso e vale la pena, rispetto a questioni del genere, non compromettere un risultato, che è quello di risolvere un problema posto: “Attenzione che il 20 dicembre ci troviamo nei guai”... A Roma stanno discutendo di come fare. Forse il distanziometro non è una misura efficace e forse non toccava nemmeno alla Regione farlo. Benissimo. Se l’obiettivo è questo, tra mille difficoltà, tante contraddizioni...
Sono legittime le opinioni di chiunque. Tra l’altro, ci muoviamo su un terreno sensibile. È la stessa discussione che abbiamo fatto e che facciamo da trent’anni sulla legalizzazione degli stupefacenti, sulle droghe leggere. Non riusciamo ancora a venirne a capo. Ci sono mutamenti legislativi ad ogni piè sospinto, e anche questo è un terreno che ha altrettanta sensibilità.
Allora, se l’obiettivo è questo, se è vero che il Governo se ne sta occupando, se è vero che non siamo tutti convinti, perché c’è una legge regionale che è stata approvata all’unanimità, ma se è vero che il problema che pongono gli operatori è, nelle prossime settimane, di vita o di morte, non ci dividiamo e non rischiamo di compromettere un risultato, che era quello di fermarci, di riflettere tutti un po’ di più. Evidentemente in queste settimane e in questi mesi c’è chi ci ha riflettuto di più, come il collega Abaterusso, e chi ci ha riflettuto di meno, come il collega Santorsola, e tra sei mesi, se non è successo nulla a livello nazionale, torniamo in Aula e il Consiglio regionale non lo espropria nessuno di nessuna potestà. Intanto non facciamo confusione in mezzo a noi, non creiamo pretesti perché si strumentalizzi la posizione del Presidente di un Gruppo piuttosto che di un altro, la gente va a casa serena che non chiude domani. Abbiamo sei mesi, come la buona politica insegna. Agitarsi a volte fa male. Come la buona politica insegna, a proposito della vita che toglie o aggiunge, in politica così si fa: per raggiungere un’intesa si toglie un punto a uno, si aggiunge un punto all’altro, l’importante è ottenere un risultato. Ce ne andiamo sereni a casa, non stressiamo né la maggioranza né il Consiglio regionale. Dopodiché, abbiamo il tempo, se non succede nulla a Roma, per rivedere compiutamente la legge, per rimeditare su cosa abbiamo fatto in questi anni, e cominciamo da adesso a mettere in calendario forse l’idea che il distanziometro non è uno strumento che deve trovare luogo nella legge regionale. E il punto non è più prorogare o non prorogare in attesa di chi, ma che forse quella cosa va proprio espunta dalla legge regionale sul contrasto alle ludopatie. O forse il Governo dei Cinque Stelle e della Lega, come ha promesso, ci porterà una soluzione, alla quale tutti quanti dovremo necessariamente attenerci perché è materia nazionale. O forse a Roma si deciderà che per alcuni aspetti decide lo Stato, per altri aspetti decidono le Regioni, e noi vedremo gli aspetti di nostra competenza, ci confronteremo e troveremo una soluzione.
Se oggi il tema era raggiungere un obiettivo e rimeditare quanto fatto, ripeto, all’unanimità cinque anni fa, benissimo, lo cogliamo. Abbiamo sei mesi di tempo. Se nulla accade a Roma, ci assumeremo la responsabilità di normare in materia e definiremo, una volta e per sempre, se il distanziometro è uno strumento che le Regioni è legittimo che usino per il contrasto alla ludopatia o no, e se il distanziometro, come dice Enzo Colonna, può andare a toccare i diritti quesiti di chi già ha il negozio, e se la chiesa, la parrocchia che vuole fare la parrocchia domani e si trova davanti le sale gioco le deve far chiudere o può edificare la parrocchia.
Avremo il tempo di farlo con tutta serenità. Questo è il mio appello. Dopodiché, mi rimetto al buonsenso di ognuno.
Passiamo, chiusa la discussione, all’emendamento a firma del consigliere, collega Santorsola. Mettiamo in votazione l’emendamento. Apriamo la votazione.
Presenti 45, votanti 41, favorevoli 22, contrari 19, astenuti 4.
Passiamo all’articolato. Dichiarazioni di voto? C’è qualche dichiarazione di voto? Scusate, Bozzetti, per dichiarazione di voto hai chiesto di parlare? Bozzetti, siamo in dichiarazione di voto: vuoi parlare? La parola al consigliere Zullo. Zullo, hai chiesto di parlare? Marmo? La parola al consigliere Zullo per dichiarazione di voto sull’articolo 1.
Dispiace che sia stato votato favorevolmente quell’emendamento, comunque noi restiamo dell’idea che si debba procrastinare questa scadenza. Voglio qui aprire un flash, da medico. Guardate: il gioco d’azzardo patologico non dipende dalle distanze o da chi esercita. Dipende da una fragilità dell’animo umano che porta alla compulsione a ripetere. Se io sono portato a ripetere certi gesti vado oltre i cinquecento metri, oltre i chilometri, sul computer e così via. Ecco perché noi convintamente sosteniamo questa proroga di scadenza, che dispiace sia stata limitata a solo sei mesi, quando avremmo voluto che la palla fosse in mano al Governo loro.
Comunque staremo a vedere se i nostri amici colleghi del Movimento 5 Stelle riescono a tallonare il loro Governo per fare in modo che entro questi sei mesi...
Bene. Infatti, ci avete abituato. Ci avete abituato a vedervi coerenti tra quello che dite e quello che fate. La TAP e l’ILVA ci hanno abituato, e ora li mettiamo alla prova perché ci dicono che entro sei mesi talloneranno il loro governo. Pensavo di andare io a Roma. Mi hanno liberato di questo compito. Andranno loro e entro sei mesi il loro governo disciplinerà tutta la materia.
Grazie per quello che farete. Tra sei mesi ci rincontreremo in quest’Aula.
Collega Marmo.
Presidente, dichiaro il mio sbalordimento di fronte a tanta compattezza della maggioranza che, tra chi dichiarava di non partecipare al voto e chi, invece, ha dichiarato apertamente di essere contrario a questa soluzione, che è una soluzione alla Ponzio Pilato, una soluzione che non decide, che rinvia il problema, per le cose che ho detto prima nel mio intervento credo che questo provvedimento, così come organizzato da questo emendamento, non meriti assolutamente la nostra attenzione.
Per questo, Presidente, io dichiarerò di non partecipare al voto e chiedo ai colleghi di non partecipare al voto. Dopo tanta discussione e tante affermazioni, che tutti abbiamo dichiarato come attenzione nei confronti di tante persone che sono qui, che sono presenti e che avevano confidato in un comportamento lineare, non dico “coerente”, perché la coerenza non è di tutti, non è un concetto che può essere assolutamente generalizzato, è molto selettivo, quello della coerenza, ma la linearità è assolutamente mancata.
Per questo, noi non daremo il nostro voto a questo che è un provvedimento parziale, inutile, dannoso, che fa rimanere le aziende, le persone e i cittadini nell’incertezza, che non ha nessun impegno. Non voteremo nemmeno l’ordine del giorno che ci impegna a fare che cosa non lo so. A chiedere a Roma di muoversi? Roma si muoverà secondo i tempi istituzionali che un Governo ha. Per cui, tutta questa foga nel dire “facciamo o non facciamo”, niente, non avete fatto niente, e noi non sprechiamo il nostro voto per un voto che è inutile, per un voto che è cattivo. Ci riserveremo tra sei mesi di parlare lo stesso linguaggio che abbiamo usato oggi e di parlare la voce, secondo noi, della verità, non dell’ipocrisia, qual è quella che è venuta fuori con questo emendamento.
Noi, pertanto, non partecipiamo al voto.
Intervengo giusto per riportare anche qui un po’ di chiarezza…
Ricordo che può parlare uno per Gruppo, per Regolamento. Siamo in dichiarazione di voto.
Io devo fare semplicemente un chiarimento ai consiglieri che continuano a parlare di testo unico, che non so se l’hanno inventato loro o l’hanno sognato questa notte. Il Governo attuale non ha mai parlato di nessun testo unico. Quell’accordo risale alla scorsa legislatura. Il Governo attuale, al massimo, parla di aggiustamenti, miglioramenti, interventi, ma quasi tutti in maniera restrittiva. Quindi, quello che deve fare la Regione Puglia lo deve fare già da cinque anni e avrebbe dovuto anche intervenire prima sia a livello di prevenzione sia a livello di capire meglio come aiutare i lavoratori, non tanto chi su questo gioco ha speculato per tempo.
Questo ordine del giorno, inoltre, è paradossale: state smentendo voi stessi, il vostro potere legislativo all’interno della Regione. Avete scritto tutto quello che la Regione fa e lo state chiedendo al Governo. Cioè, state abdicando al vostro dovere. Qua dite di intervenire a livello sanitario, con la prevenzione. Non lo so, ripeto, se voi avete dei problemi perché non sapete più come crearvi l’alibi di quello che avete combinato, quindi scrivete queste sciocchezze, tipo la salvaguardia della salute, la prevenzione, gli interventi. Lo dico anche al consigliere Zullo, che dice che ci vuole fare la risonanza. Non so a chi dovrebbe fare la risonanza perché, ripeto, state abdicando al vostro lavoro, che è quello della prevenzione nella salute e nella sanità.
Ovviamente, siccome io ho votato contro l’emendamento Santorsola, voterò a favore del provvedimento. Invito anche i colleghi, il collega Marmo in particolare, che hanno annunciato di non votare, facendo osservare che questa norma, così come emendata dal collega Santorsola, comunque in ogni caso mette una pezza al problema, perché senza questa norma avremmo il problema grande così come lo abbiamo avuto entrando in quest’Aula.
Certo, io come voi avrei auspicato altra soluzione, però nella vita amministrativa e legislativa bisogna anche accontentarsi e a volte perdere, così come è capitato a me di perdere. Chi invece voterà contro questa norma significa che se ne infischia del problema che noi abbiamo. Quando cioè quel tabellone si illuminerà dei voti di tutti, noi sapremo chi se ne occupa e chi se ne infischia, sia pur rinviandolo fra sei mesi, perché è chiaro che abbiamo bisogno in Italia di una legge cornice che manca.
Ripassando le nozioni di diritto costituzionale viene fuori che per un principio di continuità legislativa questo Governo è in mora rispetto ad una legge cornice e noi aspetteremo con ansia che esercitino la loro funzione, a meno che non vogliano ascoltare il Che Guevara di Roma, al secolo Alessandro Di Battista con le sue dichiarazioni a Che tempo che fa di Fabio Fazio. Quindi, si illumini il tabellone e si veda chi vuole risolvere… Io non interrompo mai voi: perché questa agitazione, perché questo azzardo? L’azzardo fa male alla salute. Voi vi state azzardando nell’agitazione. Calma.
Si illumini il tabellone, e dica chi vuole risolvere il problema, chiaramente, perciò vi invito a rimanere in Aula e a votare, e chi invece se ne infischia del problema. Noi siamo dalla parte di chi si vuole occupare del problema, anche se non abbiamo avuto tutto quello che volevamo. Grazie.
Consigliere Abaterusso.
Trenta secondi soltanto, Presidente, per dire che io ho votato contro l’emendamento Santorsola per le ragioni che ho cercato di illustrare nel mio primo intervento. Prendo atto positivamente che comunque siamo riusciti a strappare un tempo che permetterà alla Commissione prima e al Consiglio regionale poi di discutere e trovare una soluzione ai tanti problemi che sono venuti fuori stamattina.
Se prendo la parola, però, non è per questo, ma è solo per rispondere un attimo al collega Galante, il quale ha dichiarato testualmente che qui c’è qualcuno, riferito a noi, che non sta bene, perché avremmo combinato un pastrocchio. Credo di non aver sbagliato, ma mi sembra di aver visto che loro hanno votato a favore. Quindi, se c’è qualcuno che non sta bene, non sta da questa parte, ma sta da quella parte.
Va bene. Passiamo al voto. Stiamo votando l’articolo 1, così come è stato emendato.
C’è l’ordine del giorno… Non è un ordine del giorno fuori dal contesto. In base all’articolo 46, stiamo votando un ordine del giorno che attiene al tema. Pertanto, non si passa all’illustrazione, votiamo. Chi è d’accordo alzi la mano… No, non si può illustrare, in base all’articolo 46. Chi è d’accordo? Chi è contrario? Chi si astiene?
Il Consiglio è aggiornato a martedì 13 novembre.

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 sentenza 
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