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IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE LAZIO *** - PDF
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1 SENT. 517/2012 REPVBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE LAZIO Visto il ricorso iscritto al numero 71199/PM del registro di Segreteria; Udìto - nella pubblica udienza del 18 maggio in rappresentanza dell INPS ( Gestione ex INPDAP ) l avv. Andrea Botta, che ha concluso come in atti; Visti gli atti di causa; ha pronunciato SENTENZA nel giudizio introdotto con il ricorso in premessa, proposto da GUGLIELMETTI Amedeo, nato a Roma l avverso l INPDAP Sede Territoriale Roma 2. MOTIVI DELLA DECISIONE Con il ricorso in epigrafe parte attrice contesta la legittimità del nota Inpdap Sede Territoriale Roma 2 del , avente ad oggetto il recupero di un indebito di 6.161,95 maturato nel periodo sul trattamento pensionistico dell interessato (iscr. n ) in esito al conguaglio tra il trattamento provvisorio ed il trattamento definitivo di quiescenza di cui al decreto del Ministero della Difesa n. 238 del ; deducendo la buona fede e favorevoli precedenti giurisprudenziali di questa Corte in materia. Con memoria difensiva il resistente INPDAP ha chiesto il rigetto del ricorso, deducendo la piena legittimità del disposto recupero ex art cod. civ.; in subordine, in caso di accoglimento del ricorso, si chiede la declaratoria di non debenza di accessori di legge sulle somme incamerate a fronte del debito in questione e dinfine, l integrazione del contraddittorio nei confronti del ministero della difesa nonché il riconoscimento del diritto di
2 rivalsa nei confronti del ministero della difesa, quale ordinatore primario della spesa in questione. Con memoria di costituzione e difesa l INPS ( Gestione ex INPDAP ), ha richiamato recente giurisprudenza di questa Corte favorevole alla ripetizione dell indebito, chiedendo il rigetto del ricorso ed, in subordine, in caso di accoglimento della pretesa attorea, la declaratoria di non debenza di interessi e rivalutazione delle somme eventualmente oggetto di restituzione; si chiede altresì la diretta condanna del ministero della difesa a corrispondere al ricorrente le somme dichiarate irripetibili, ovvero alternativamente accertare il diritto di rivalsa dell INPS nei confronti del ministero della difesa, condannando quest ultimo alla rifusione in favore dello stesso INPS delle somme dichiarate irripetibili. Il ricorso può essere accolto nei termini che seguono. Invero, con la recente sentenza n. 7 del 2007, le Sezioni Riunite di questa Corte, nel ricondurre ad unitatem un articolato quadro normativo e giurisprudenziale, hanno fissato il principio secondo cui in assenza di dolo dell'interessato, il disposto contenuto nell'art. 162 del d.p.r. n 1092 del 1973, concernente il recupero dell'indebito formatosi sul trattamento pensionistico provvisorio, deve interpretarsi nell'ambito della disciplina sopravvenuta contenuta nella legge n 241 del 1990, per cui, a decorrere dall'entrata in vigore di detta legge n 241 del 1990, decorso il termine posto per l'emanazione del provvedimento definitivo sul trattamento di quiescenza, non può più effettuarsi il recupero dell'indebito, per il consolidarsi della situazione esistente, fondato sull'affidamento riposto nell'amministrazione.. Pertanto, in applicazione del suddetto principio, considerato che la fattispecie oggetto di giudizio concerne la legittimità del recupero di un indebito pensionistico da parte dell'inpdap nei confronti dell odierna parte ricorrente, indebito maturato nel corso di un lungo periodo ( ) per corresponsione di un trattamento provvisorio in
3 misura eccedente quello dovuto e successivamente liquidato in via definitiva; rilevata altresì l assenza di ogni contributo causale soggettivo a carico del ricorrente medesimo nella determinazione del credito erariale il ricorso può essere accolto: con conseguente declaratoria di irripetibilità delle somme di cui all impugnato provvedimento di recupero dell INPDAP, su cui grava altresì l obbligo di restituzione all'interessato degli importi medio tempore già recuperati, senza tuttavia maggiorazione di interessi legali e rivalutazione monetaria, trattandosi di somme comunque non dovute, la cui irripetibilità consegue per quanto suesposto - a specifica interpretazione giurisprudenziale della normativa vigente, assunta come derogatoria del generale diritto al recupero. Né in contrario appare dirimente il richiamo dell amministrazione alla recente sentenza n. 7/2011 delle Sezioni Riunite di questa Corte, il cui ambito applicativo è circoscritto al quesito relativo all applicabilità o meno al trattamento provvisorio, al momento dell adozione del decreto di pensione definitiva - qualora si modifichi detto atto provvisorio, per mutamento dei criteri di calcolo - degli artt. 203 ss. d.p.r del 1973; cui è conseguita in realtà la mera e tautologica affermazione che Gli artt. 203, 204 e 205 del Dpr n del 1973 non si applicano al trattamento provvisorio di cui all art. 162 del summenzionato Testo Unico delle pensioni. Quanto infine alla pretesa dell Istituto di previdenza di riconoscimento di un diritto di rivalsa nei confronti del Ministero della Difesa quale responsabile del ritardo nell emanazione del provvedimento definitivo di pensione, si rileva che la normativa implicata ( art. 8, comma 2 del dpr n. 538 del 1986 ), concerne i soli trattamenti di quiescenza a favore degli iscritti alle casse pensioni degli istituti di previdenza; ne consegue che l affermata giurisdizione di questa Corte dei conti in materia ( cfr. in ultimo, Cass. civ. Sez. Unite, Ord. n del 2011) non trova applicazione al caso in questione. In sostanza, l art. 8, comma 2, del dpr n. 538 del 1986, ha previsto - per gli Enti locali - sia l obbligo dell ente responsabile di errate comunicazioni, di rifondere all ente pagatore le
4 somme indebitamente corrisposte, sia la successiva azione di rivalsa dell ente responsabile nei confronti del proprio dipendente; questioni che, secondo il citato orientamento della Corte di Cassazione, incidono comunque sul contenuto del diritto e sull ammontare del trattamento pensionistico e che quindi rientrano nella giurisdizione della Corte dei conti. Nella fattispecie invece, trattandosi di amministrazione statale, non è prevista dall ordinamento uno specifico obbligo della medesima di rifusione delle maggiori somme erogate per un proprio errore né una specifica successiva azione di rivalsa nei confronti del pensionato: con la conseguenza che la pretesa dell Istituto di accollare all amministrazione di appartenenza del pensionato la responsabilità del conferimento dei maggiori importi, in ipotesi quale quella di specie - di già dichiarata irripetibilità dell indebito, attiene in realtà ad un generico rapporto obbligatorio distinto da quello pensionistico, che non incide né sul contenuto del diritto né sull ammontare del trattamento di quiescenza, con conseguente difetto di giurisdizione di questo Giudice su detta pretesa. Invero, non sussistono nel caso di amministrazioni statali, le due fasi procedimentali postulate dall art. 8, comma 2, del dpr n. 538 del 1986: quella nei confronti dell ente di appartenenza e quella ( solo successiva ) della rivalsa in via esclusiva di questo (l ente di appartenenza ) nei confronti del pensionato, non essendo invero prevista da detta disposizione un azione di ripetizione che si articoli direttamente tra l ente erogatore e l accipiens. Ne deriva che la relativa azione dell Inpdap/Inps di rivalsa nei confronti del Ministero della Difesa in esito a declaratoria di irripetibilità dell indebito, debba essere proposta davanti al giudice ordinario. Tenuto conto dei contrasti giurisprudenziali in materia, sussistono giusti motivi per compensare le spese di lite. Per Questi Motivi
5 LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE LAZIO ACCOGLIE nei termini di cui in motivazione il ricorso in epigrafe. Spese compensate. Così deciso in Roma, nell udienza del 18 maggio IL GIUDICE f.to( Cons. Enrico Torri ) Pubblicata mediante deposito in Segreteria il 22/05/2012 P. Il Direttore IL RESPONSABILE DEL SETTORE PENSIONISTICO f.to Paola ACHILLE
REPVBBLICA ITALIANA SENTENZA
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 art. 162
 art. 8
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