Source: https://www.covip.it/?cat=101
Timestamp: 2019-03-26 16:51:52+00:00

Document:
Requisiti di professionalità – situazioni di ineleggibilità, decadenza e incompatibilità « COVIP
AVVISO: manifestazione interesse per servizio di Servizio di supporto all’ufficio stampa COVIP
BREXIT: comunicato stampa del MEF sulle misure transitorie in caso di no-deal
Educazione previdenziale: siglato protocollo di intesa tra il Comitato Edufin e INPS
Forme pensionistiche complementari. Pubblicati i valori degli ISC aggregati al 31.12.2018
La previdenza complementare. Principali dati statistici. Aggiornamento dicembre 2018
HomeRegolamentazioneFondi PensioneRisposte a quesitiOrgani di amministrazione e controllo – Responsabile
Requisiti di professionalità - situazioni di ineleggibilità, decadenza e incompatibilità
Oggetto: Quesito in materia di requisiti di professionalità di cui all’art. 2, comma 1, lett. g), del DM n. 70 del 2007
(lettera inviata a un fondo pensione negoziale)
Si fa riferimento alla richiesta del …. con la quale codesto Fondo ha posto un quesito in merito al D.M. 15 maggio 2007, n. 79 recante norme per l’individuazione dei requisiti di professionalità e di onorabilità dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso le forme pensionistiche complementari.
Il quesito verte, nello specifico, sul requisito di professionalità previsto dall’art. 2, comma 1, lett. g) del D.M. n. 79 del 2007 che attribuisce rilievo all’aver svolto un’esperienza complessiva di almeno un triennio attraverso l’esercizio di “attività di amministrazione, di controllo o di carattere direttivo presso imprese diverse da quelle indicate nella lettera a), ovvero funzioni di amministratore, di carattere direttivo o di partecipazione a organi collegiali presso enti ed organismi associativi, a carattere nazionale, di rappresentanza di categoria, comparto o area contrattuale, nonché a organismi e comitati di settore che svolgono funzioni similari nell’ambito della pubblica amministrazione, purché le persone in possesso delle predette esperienze professionali abbiano frequentato corsi di formazione di cui all’articolo 3 in un periodo non antecedente a tre anni dalla nomina”.
In base alla sopra citata previsione, l’aver svolto per almeno un triennio le attività ivi previste non è di per sé sufficiente ai fini della maturazione dei prescritti requisiti di professionalità, essendo necessario anche l’aver frequentato, in un periodo non antecedente a tre anni dalla nomina, uno dei corsi professionalizzanti regolati dal successivo art. 3.
Con riferimento a tale fattispecie, codesto Fondo chiede di conoscere se i corsi di formazione c.d. professionalizzanti, richiesti al fine di integrare l’esperienza professionale, debbano essere stati completati al momento della nomina ovvero se il requisito possa ritenersi posseduto anche qualora l’attività formativa sia in corso di svolgimento alla data della nomina.
In particolare viene fatto presente che, in sede di verifica della sussistenza dei requisiti di professionalità nei confronti dei nuovi consiglieri di amministrazione eletti, è emerso che due di essi hanno presentato un’attestazione di frequenza, nell’anno accademico in corso di svolgimento (2016-2017), di un corso professionalizzante ex art. 3 del D.M. n. 79 del 2007.
Al riguardo, è inoltre rappresentato che alcuni consiglieri hanno in quella sede ritenuto che i requisiti in questione debbano essere già posseduti al momento dell’assunzione dell’incarico, sicché sarebbe necessario aver già terminato il corso di formazione richiamato dall’art. 2, comma 1, lett. g) e disciplinato dall’art. 3 del D.M. n. 79 del 2007, mentre altri consiglieri sarebbero di contrario avviso. Questi ultimi, come evidenziato nella nota, avrebbero ritenuto di poter trarre elementi a favore della propria tesi da una risposta a quesito, resa dalla COVIP nel giugno del 2010.
In merito a quanto sopra, si ritiene in primo luogo utile evidenziare che la risposta a quesito richiamata non ha assolutamente trattato il profilo che qui viene in rilievo, dal momento che la questione a suo tempo esaminata riguardava il rapporto esistente tra la tempistica di svolgimento di una delle attività professionali contemplate dall’art. 2, comma 1, lett. g) del D.M. n. 79 del 2007 e la tempistica di svolgimento del corso professionalizzante, essendo in dubbio se la predetta esperienza professionale potesse essere maturata anche contestualmente alla partecipazione del corso di formazione.
Infatti, come risulta palese dal contesto complessivo della risposta a quesito, in tale occasione era in discussione in quale momento si dovesse collocare l’avvenuta frequenza del corso professionalizzante rispetto all’aver svolto attività di amministrazione, di controllo o di carattere direttivo presso imprese diverse da quelle del settore bancario, finanziario o assicurativo.
Nell’ambito della succitata risposta a quesito, la considerazione secondo la quale “Si ritiene quindi non vi siano impedimenti al compimento del percorso formativo anche contestualmente allo svolgimento dell’attività di amministrazione e controllo o di carattere direttivo, che andrebbe a integrare, unitamente alla formazione stessa, i requisiti che danno titolo alla nomina” non è, quindi, da intendersi in alcun modo riferita all’attività professionale svolta presso il fondo pensione, bensì all’attività professionale svolta antecedentemente all’assunzione dell’incarico.
Con riferimento invece al quesito in esame, si fa presente che, ai sensi della normativa richiamata, l’esperienza formativa deve essersi senz’altro conclusa antecedentemente alla nomina, in quanto elemento che, unitamente all’esperienza professionale precedentemente svolta, costituisce il requisito che deve essere posseduto per l’assunzione dell’incarico. Ciò si evince chiaramente dal combinato disposto dell’art. 2, comma 1, lett. g) e dell’art. 3 del D.M. n. 79 del 2007.
La previsione dell’art. 2, comma 1, lett. g) richiede infatti l’avvenuta maturazione sia dell’esperienza professionale pregressa sia della frequenza del corso professionalizzate. Tale previsione richiama, poi, integralmente l’art. 3 del D.M. n. 79 del 2007 che, nel descrivere le caratteristiche dei corsi professionalizzanti, prevede espressamente che il corso debba concludersi con il positivo superamento della prova finale e con il rilascio di un’apposita attestazione.
Risulta, pertanto, di tutta evidenza che, la condizione dell’avvenuta “frequenza” prevista dal sopra citato art. 2, comma 1, lett. g), può dirsi realizzata solo al termine del percorso formativo previsto dall’art. 3, una volta conseguita l’attestazione.
Ritenere, al contrario, che possano esercitarsi le funzioni non avendo già completato il percorso formativo costituirebbe un vulnus alla ratio sottesa alla stessa normativa sui requisiti di professionalità, secondo la quale gli esponenti dei fondi pensione devono aver previamente maturato l’esperienza professionale richiesta e, nelle fattispecie di cui all’art. 2, comma 1, lett. g), anche aver previamente acquisito le conoscenze necessarie allo svolgimento dell’incarico.
Oggetto: Risposta a quesito sull’applicazione dell’art. 9 del DM n. 166 del 2014
(lettera inviata a una fonte istitutiva)
Si fa riferimento alla nota del … u.s., con la quale codesta Banca ha chiesto chiarimenti in merito all’applicazione dell’art. 9 del DM Economia n. 166 del 2014 in materia di incompatibilità nell’esercizio delle funzioni di amministrazione, direzione e controllo nei fondi pensione. La richiesta di parere è posta con riguardo alla situazione in essere presso il Fondo……, di cui codesta Banca è fonte istitutiva.
In particolare, nel quesito è rappresentato che tre componenti dell’organo di amministrazione di … sono anche:
a) uno membro del consiglio di gestione della capogruppo …;
b) uno componente del consiglio di amministrazione di … e di …, entrambe controllate da …;
c) uno componente dell’organo di amministrazione di …controllata dalla stessa ….
E’ poi riferito che un sindaco del Fondo è componente anche del collegio sindacale del …, Società anch’essa controllata da codesta Banca.
Dalla nota emerge infine che anche il gestore finanziario del Fondo, denominato …, fa parte del medesimo Gruppo di cui … è la Capogruppo.
Ciò premesso, viene chiesto se l’incompatibilità prevista dal citato art. 9 del DM n. 166 possa riguardare i componenti dell’organo di amministrazione del Fondo sopra indicati alle lettere b) e c), non investendo il quesito anche il componente dell’organo di amministrazione del Fondo che è anche componente dell’organo di amministrazione di codesta Banca (lett. a), né il componente del collegio dei revisori del Fondo che è anche componente del collegio sindacale del …, sempre controllato da ….
Nel porre la questione relativa ai due componenti sopra individuati, codesta Banca richiama il contenuto di una risposta a quesito in materia di incompatibilità adottata dalla Commissione nel novembre 2015.
In quell’occasione, la Commissione si è peraltro espressa in ordine alla portata dell’incompatibilità relativa allo svolgimento delle sole “funzioni di direzione”, ritenendo che il perimetro di applicazione delle incompatibilità di cui all’art. 9 del DM n. 166 del 2014 relativo a dette funzioni comprenda solo coloro che svolgono funzioni direttive apicali, confermando così quanto già in precedenza indicato nei propri Orientamenti del 1998, stante l’invarianza sul punto della normativa sopravvenuta (DM n. 166 del 2014) rispetto a quella precedentemente in vigore (DM n. 703 del 1996).
Il quesito in esame attiene, invece, all’incompatibilità tra lo svolgimento delle “funzioni di amministrazione e controllo nel fondo pensione” con lo svolgimento delle medesime funzioni (di amministrazione e controllo) nel gestore convenzionato e in altre Società del Gruppo cui appartiene il gestore convenzionato.
Nella richiesta di parere viene dunque impropriamente richiamata la risposta a quesito del novembre 2015, esprimendosi il convincimento che l’incompatibilità dei componenti sarebbe da intendersi limitata alle funzioni effettivamente idonee a influire sull’operatività del Fondo. Sulla base di detta considerazione, codesta Banca ritiene quindi che, stante l’estraneità delle aziende del Gruppo a cui appartengono i due componenti dell’organo di amministrazione del Fondo e la loro assoluta ininfluenza nel loro ruolo amministrativo rispetto a …, non si verrebbe a configurare la condizione di incompatibilità prevista dall’art. 9 del DM n. 166 del 2014, in quanto, non rientrando nel perimetro delle fonti istitutive, non potrebbero incidere sulle vicende del Fondo.
Al fine della soluzione del quesito si rileva che secondo l’art. 9 del citato DM n. 166 del 2014 “Lo svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo nel fondo pensione è incompatibile con lo svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo nel gestore convenzionato, nel depositario e in altre società dei gruppi cui appartengono il gestore convenzionato e il depositario.”
In base alla disposizione riportata, per quanto qui interessa, l’incompatibilità opera quindi tra lo svolgimento di funzioni di amministrazione e controllo nel Fondo pensione…e lo svolgimento delle medesime funzioni nel gestore convenzionato e in altre Società del Gruppo di appartenenza dello stesso gestore (…).
Appare dunque pienamente operante l’incompatibilità nei casi previsti alle lettere b) e c) (componenti dell’organo di amministrazione del Fondo che sono anche componenti degli organi di amministrazione di Società appartenenti al Gruppo del gestore). Ciò vale anche con riferimento al sindaco del Fondo (che è anche componente del collegio sindacale di una Società appartenente al Gruppo del gestore).
Siffatta incompatibilità è inoltre riscontrabile, ad avviso della scrivente, nel caso di cui alla lett. a) relativa al componente dell’organo di amministrazione del Fondo che è anche componente dell’organo di amministrazione di … Banca.
Quanto a quest’ultimo profilo, si rileva che l’attuale disciplina delle incompatibilità di cui al citato art. 9 del DM n. 166 del 2014 non prevede più, a differenza della precedente normativa (art. 8, comma 8, del DM n. 703 del 1996), l’incompatibilità tra le funzioni di amministrazione, direzione e controllo nel fondo pensione e le funzioni di direzione presso i soggetti sottoscrittori.
Si osserva, tuttavia, che il superamento dell’incompatibilità relativa allo svolgimento delle funzioni nei soggetti sottoscrittori dei fondi pensione non vale a escludere l’incompatibilità relativa al componente di cui alla lett. a), il quale, pur essendo componente dell’organo di amministrazione del soggetto sottoscrittore della fonte istitutiva (…), è comunque anche membro dell’organo amministrativo della Società Capogruppo del gestore e, come tale, in posizione di incompatibilità al pari degli altri componenti di cui sopra.
Oggetto: Quesito in materia di incompatibilità per i componenti degli organi sociali
Si fa riferimento alla nota del …con la quale codesto Fondo ha posto un quesito in merito all’interpretazione dell’art. 9 del D.M. Economia n. 166 del 2014 in materia di incompatibilità per l’esercizio delle funzioni di amministrazione, direzione e controllo nel fondo pensione.
In particolare, viene chiesto di conoscere se l’incompatibilità ivi prevista tra lo svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo nel fondo pensione e le medesime funzioni esercitate presso il gestore, o il depositario, o le società del loro gruppo debba essere intesa in maniera circoscritta alle sole figure apicali delle società (direttore generale, amministratore delegato o comunque che svolgano funzioni assimilabili, oltre che ai componenti degli organi societari), o debba riguardare anche il personale con inquadramento di dirigente o di funzionario che svolga “funzioni di carattere direttivo” nelle predette società.
Nella nota sono richiamati gli “Orientamenti in ordine alla disciplina dell’incompatibilità ex art. 8, comma 8, DM Tesoro 703/1996 ed ai requisiti di professionalità ex art. 4, comma 2, DM Lavoro 211/1996 degli esponenti dei fondi pensione”, adottati dalla Commissione con Deliberazione del 23 aprile 1998, così da verificare se la linea interpretativa rappresentata in detto documento, sul profilo dell’incompatibilità, sia da ritenersi ancora applicabile.
Al riguardo si rileva che la Commissione ha preliminarmente posto in evidenza, negli Orientamenti sopra indicati, la diversità dell’espressione “funzioni di carattere direttivo” presente nelle norme all’epoca vigenti sui requisiti di professionalità (art. 4 del D.M. Lavoro n. 211 del 1997), rispetto alla dicitura “funzioni di direzione”, utilizzata nell’allora vigente disciplina delle incompatibilità (art. 8, comma 8, D.M. Tesoro n. 703 del 1996).
Sul punto si osserva che detta differenza, sulla quale è stato fondato il diverso approccio interpretativo sin qui seguito dalla Commissione, è riscontrabile anche nella normativa attuale.
Giova infatti osservare che l’art. 8, comma 8, del D.M. n. 703 del 1996, in tema di incompatibilità, è stato sostituito dal menzionato art. 9 del D.M. n. 166 del 2014, e che la nuova disposizione in parte ricalca quella precedente, dando rilevanza, ai fini della incompatibilità, tra le altre alle “funzioni di direzione”. Quanto poi ai requisiti di professionalità, l’art. 2 del D.M. n. 79 del 2007, che ha sostituito il succitato art. 4, del D.M. n. 211 del 1997, analogamente alla disciplina previgente, utilizza l’espressione “attività di carattere direttivo” per individuare i requisiti di professionalità. Le normative succedutesi nel tempo, sia riguardo alle incompatibilità sia riguardo ai requisiti di professionalità, sono quindi in buona parte assimilabili.
Si ritiene pertanto che restino valide le precisazioni contenute nei menzionati Orientamenti del 1998, nell’ambito dei quali è stato espresso l’avviso che la platea dei possibili soggetti cui si riferisce la norma sui requisiti di professionalità sia più ampia di quella dei soggetti considerati incompatibili, tenuto conto del diverso tenore letterale e della differente ratio sottostante alle due norme – che prevedono, da un lato, “funzioni di carattere direttivo” e, dall’altro, “funzioni di direzione”.
Ciò in quanto, come chiarito negli Orientamenti in parola per l’acquisizione dei requisiti di professionalità rileva “la preparazione professionale, la competenza e l’esperienza dei soggetti, comprovata dall’aver svolto funzioni a carattere direttivo – il che giustifica il riferimento più ampio dato dall’utilizzo del termine “carattere”, mentre per le incompatibilità “rileva invece l’effettivo potere decisionale esercitato, poiché soltanto qualora lo stesso soggetto sia titolare di funzioni decisionali si può verificare la situazione di conflitto di interessi”.
Si conferma quindi che, stante la sostanziale invarianza del quadro normativo di riferimento, il perimetro di applicazione delle incompatibilità di cui all’art. 9 del D.M. n. 166 del 2014 comprende solo coloro che svolgono funzioni direttive apicali, come indicato negli Orientamenti COVIP del 1998, presso il gestore convenzionato o il depositario o le altre società del gruppo di appartenenza.
Infine, si fa presente che, anche se non rilevanti sotto il profilo delle incompatibilità, eventuali situazioni particolari quali quelle rappresentate nella nota dovranno essere adeguatamente valutate da codesto Fondo ai fini dell’individuazione e gestione dei possibili conflitti di interesse, in conformità all’art. 7 dello stesso D.M. n. 166 del 2014.
Oggetto: Quesito in materia di verifica dei requisiti di professionalità.
Si fa riferimento alla richiesta del …, con la quale codesto Fondo ha chiesto chiarimenti in ordine alla sussistenza in capo a un componente dell’organo di amministrazione del requisito di professionalità di cui all’art. 2, comma 1, lett. a), del D.M. n. 79 del 15 maggio 2007.
Il requisito di cui al citato art. 2, comma 1, lett. a), come noto, consiste nell’aver maturato un’esperienza complessiva di almeno un triennio attraverso l’esercizio di attività di amministrazione, di controllo o di carattere direttivo presso enti o imprese del settore bancario, finanziario o assicurativo.
In particolare, codesto Fondo si interroga sulla sussistenza dell’anzidetto requisito di professionalità in capo a un candidato alla carica di consigliere che, per un periodo superiore a tre anni, ha rivestito il ruolo di componente di una società che svolge l’attività propria dei consorzi e cooperative di garanzia collettiva per i fidi a favore delle piccole e medie imprese (cosiddetti Confidi).
Il Fondo ritiene che sulla base della descrizione rilevabile dalla visura camerale della società, l’attività svolta dal consigliere e l’oggetto sociale appaiono concretamente attinenti a un’attività bancario-finanziaria, di cui la materia dei fidi costituisce attività tipica, correlata alle operazioni di finanziamento.
Per effetto delle considerazioni effettuate, codesto Fondo chiede se possa essere riconosciuta in capo al consigliere in questione la professionalità di cui all’art. 2, comma 1, lett. a) del DM n. 79 del 2007, vale a dire l’esercizio di attività di amministrazione presso enti o imprese del settore bancario o finanziario.
Al riguardo, nel rammentare che la disciplina di settore individua in capo agli organi di amministrazione dei fondi pensione la competenza a valutare il possesso dei requisiti in parola, si forniscono sul punto gli elementi di valutazione richiesti.
Per quanto concerne gli enti del “settore finanziario” è opportuno precisare che nel nostro ordinamento non esiste una norma che definisca chiaramente l’attività finanziaria o il “settore finanziario”. Il disposto dell’art. 2, comma 1, lett. a) del D.M. n. 79 del 2007 va, quindi, interpretato considerando le varie discipline che regolamentano, sotto vari profili, i soggetti che svolgono un’attività finanziaria.
Ai fini che qui rilevano, si osserva che il Titolo V del d. lgs. n. 385 del 1993, recante il Testo Unico bancario, risulta espressamente denominato “Soggetti operanti nel settore finanziario”. Nell’ambito del citato Titolo V, l’art. 112 (Altri soggetti operanti nell’attività di concessione dei finanziamenti) disciplina i Confidi, prevedendo che gli stessi esercitino in via esclusiva l’attività di garanzia collettiva dei fidi e i servizi a essi connessi o strumentali e stabilendone l’iscrizione in un elenco tenuto da un apposito Organismo, disciplinato dall’art. 112-bis, vigilato dalla Banca d’Italia.
Si ritiene dunque che i Confidi riconducili all’ambito applicativo degli artt. 112 e 112-bis del T.U. bancario siano inquadrabili tra i “soggetti operanti nel settore finanziario”, atteso che in base al Titolo V dello stesso T.U. gli stessi vengono così qualificati.
Conseguentemente, si è dell’avviso che l’attività di consigliere di amministrazione presso i Confidi possa rientrare tra le attività di amministrazione presso enti o imprese del settore finanziario cui fa riferimento l’art. 2, comma 1, lett. a), del D.M. n. 79 del 2007.
Oggetto: Quesito in materia di requisiti di professionalità
(lettera inviata a un fondo pensione)
Si fa riferimento alla richiesta del …, con la quale codesto Fondo ha posto un quesito in materia di requisiti di professionalità di un componente del proprio organo di amministrazione, recentemente investito della funzione.
La questione riguarda in particolare una persona che, in qualità di rappresentante sindacale, ha a suo tempo frequentato un corso professionalizzante, ai sensi dell’art. 3 del DM Lavoro n. 79 del 2007, e che a seguito della maturazione del requisito di professionalità è entrato a far parte dell’organo di amministrazione del Fondo pensione … a decorrere dal …, esercitando tuttora il ruolo di amministratore di quella forma pensionistica complementare.
Nel valutare la sussistenza dei requisiti di professionalità in capo al predetto amministratore, l’organo di amministrazione ha tuttavia riscontrato che, al momento della nomina, erano decorsi più di tre anni dalla data di conseguimento dell’attestazione di frequenza del corso di formazione.
Da un punto di vista strettamente letterale, è stato quindi rilevato che si sarebbe dovuto dichiarare l’insussistenza del requisito di professionalità, atteso che l’art. 2, comma 1, lett. g), del DM n. 79 del 2007 dispone che detti corsi debbano essere frequentati in un periodo non antecedente a tre anni dalla nomina. Nel contempo è stata evidenziata la contraddittorietà della situazione che si sarebbe venuta a verificare, che da un lato consentirebbe al componente in questione di continuare a far parte dell’organo di amministrazione di … e dall’altro gli precluderebbe la possibilità di esercitare analoga funzione nell’organo di amministrazione di …. .
Sulla base di tali considerazioni, l’organo di amministrazione di codesto Fondo ha ritenuto che, nel caso concreto, non fosse ancora venuto meno il requisito di cui all’art. 2, comma 1, lett. g) del DM n. 79 del 2007, atteso che l’interessato ha, nel corso del triennio successivo alla frequenza del corso professionalizzante, esercitato attività di amministratore di un’altra forma pensionistica complementare.
La decisione assunta sul punto è condivisibile. La norma, secondo la quale occorre aver frequentato il corso professionalizzante in un periodo non antecedente a tre anni dalla nomina, mira infatti a tutelare la professionalità dei componenti degli organi dei fondi attraverso la presunzione che, decorsi tre anni senza che quella professionalità abbia avuto modo di tradursi nell’espletamento effettivo di un incarico di amministrazione, di direzione o di carattere direttivo in forme pensionistiche complementari, la stessa venga a cessare.
Alla luce di quanto detto, è da ritenersi che, se successivamente alla frequenza del corso il soggetto abbia assunto incarichi del tipo appena richiamato, ancorché per un periodo non sufficiente a integrare il requisito di cui all’art. 2, comma 1, lett. b), il triennio rilevante al fine del venir meno della professionalità debba farsi decorrere dalla cessazione dell’incarico nel frattempo assunto.
Nella situazione rappresentata nel quesito, il soggetto non solo ha effettivamente esercitato funzioni di amministrazione presso un fondo pensione durante il triennio successivo alla frequenza del corso ma, al momento della nomina in …, ancora svolge detto incarico. Si reputa pertanto coerente con la ratio della norma la decisione assunta dall’organo di amministrazione di codesto Fondo.
Oggetto: Quesito relativo all’acquisizione dei requisiti di professionalità di cui all’art.2, comma 1, lett. g) del D.M. n.79/2007
Si fa riferimento alla Vs. n nota del ……… con la quale sono stati chiesti chiarimenti in merito alla normativa in materia di requisiti di professionalità di cui al D.M. n.79 del 15 maggio 2007.
La richiesta di parere riguarda, in particolare, il requisito di professionalità previsto dall’art.2, comma 1, lett. g) del citato D.M. n.79/2007, relativo all’aver svolto attività di amministrazione, di controllo o di carattere direttivo presso imprese diverse da quelle del settore bancario, finanziario o assicurativo.
In base alla predetta normativa, tale requisito non può essere fatto valere in via autonoma, potendo essere utilizzato solo a condizione che la persona interessata abbia anche frequentato, in un periodo non antecedente a tre anni dalla nomina, uno dei corsi professionalizzanti regolati dal successivo art. 3. In ragione di ciò, codesto Fondo chiede, in primo luogo, di conoscere se la relativa esperienza professionale possa essere maturata anche contestualmente alla partecipazione al corso professionalizzante.
Sul punto si fa presente che la norma richiamata (articolo 2, comma 1, lett. g) del D.M. n. 79/2007) nulla dispone circa i tempi e le modalità con cui l’attività formativa debba realizzarsi rispetto al compimento dell’esperienza professionale prescritta; l’unico limite temporale indicato è costituito dall’aver frequentato il corso di formazione in un periodo non antecedente ai tre anni dalla nomina. Si ritiene, quindi, che non vi siano impedimenti al compimento del percorso formativo anche contestualmente allo svolgimento dell’attività di amministrazione, di controllo o di carattere direttivo, che andrebbe ad integrare, unitamente alla formazione stessa, i requisiti che danno titolo alla nomina.
Quanto, poi, alla c.d. “attività di carattere direttivo” il Fondo pensione chiede se debba trattarsi o meno di incarichi dirigenziali. La questione ha già formato oggetto di precisazioni negli “Orientamenti in ordine alla disciplina dell’incompatibilità ex art. 8, comma 8, DM Tesoro 703/1996 ed ai requisiti di professionalità ex art. 4, comma 2, DM Lavoro 211/1997”, adottati dalla COVIP il 23 aprile 1998. Pur se riferite alla previgente disciplina sui requisiti di professionalità, le considerazioni formulate nel paragrafo 3 del citato documento, in merito alle caratteristiche concrete delle “funzioni di carattere direttivo”, possono considerarsi ancora utilizzabili ai fini dell’interpretazione dell’analoga previsione contenuta nel D.M. n.79 del 2007 e qui richiamabili.
Nei citati Orientamenti è stato precisato che la funzione di carattere direttivo non presuppone necessariamente la sussistenza della qualifica di dirigente. Laddove il soggetto non rivesta tale qualifica, si è chiarito che spetterà al fondo pensione “valutare in maniera complessiva la qualifica ricoperta e le funzioni del soggetto per definire l’esistenza di funzioni di carattere direttivo. Pertanto, sarà opportuno che tale valutazione sia condotta con estrema attenzione, tenendo conto di elementi certi ed obiettivi quali l’effettiva direzione di settori aziendali, l’attribuzione di poteri di firma di atti di rilevanza esterna di contenuto significativo, un adeguato livello di autonomia e discrezionalità, e così via, anche in relazione alla tipologia di organizzazione imprenditoriale e alle dimensioni sia dell’azienda sia dell’eventuale settore affidato”.
È inoltre chiesto se possa qualificarsi quale esercizio di “attività di amministrazione o di controllo o di carattere direttivo presso imprese diverse da quelle indicate nella lettera a)” l’aver ricoperto l’incarico di amministratore nel Fondo di Assistenza della medesima azienda, ente che persegue l’attuazione di forme di assistenza sanitaria e sociale in favore dei dipendenti della medesima azienda.
Ferma restando l’esigenza che ricorra anche l’ulteriore condizione di cui all’art.3 del D.M. 79/2007 (frequenza dei corsi professionalizzanti), si fa presente che l’essere componente di un consiglio di amministrazione di un ente potrebbe assumere rilievo, quale “esercizio di attività di amministrazione”, ai fini della sussistenza del requisito di professionalità di cui all’articolo 2, comma 1, lett. g) del D.M. 79/2007, unicamente nell’ipotesi in cui l’ente svolga attività imprenditoriale.
In presenza di enti che, come le associazioni e le fondazioni, non sono costituiti nella forma dell’impresa collettiva societaria, si dovrà pertanto attentamente considerare se l’attività svolta possa essere qualificata, ai sensi dell’art.2082 cod. civ., come “attività d’impresa”. Trattasi, peraltro, di valutazione che si intende rimessa alla competenza dell’organo di amministrazione del Fondo pensione, il quale deve compiere un’adeguata analisi delle caratteristiche dell’attività esercita dall’ente e delle modalità organizzative della stessa.
Infine, si rileva che nella nota citata è stata rappresentata l’intenzione del Fondo di farsi direttamente carico dei costi di iscrizione a un corso professionalizzante di due propri associati, interessati ad acquisire le competenze necessarie per poter essere candidabili alla carica di membro del consiglio di amministrazione. Al riguardo si reputa che, in linea generale, risulti improprio addossare alla totalità degli iscritti l’onere finalizzato a far acquisire ad alcuni soggetti, individuati dal consiglio di amministrazione, le predette competenze.
Oggetto: Quesito relativo ai corsi professionalizzanti di cui all’art. 3 del D.M. n. 79 del 2007
(lettera inviata a una società)
Si fa riferimento alla nota del …………. con la quale codesta società ha posto un quesito in ordine alla previsione di cui all’art.3, comma 1 del D.M. n.79 del 2007.
Nello specifico, si evidenzia che dall’esame della norma richiamata emerge che gli elementi considerati essenziali ai fini della qualificazione del corso come professionalizzante sono il fatto che il corso sia promosso e organizzato da facoltà universitarie, che sia articolato su tutti i principali aspetti giuridici, economici, finanziari e organizzativi attinenti alla previdenza complementare, che abbia durata almeno semestrale e numero totale di ore di insegnamento non inferiore a 150 e che le lezioni siano affidate a docenti universitari ovvero ad esperti del settore, al fine di fornire conoscenze sia teoriche che pratico-operative e che vi sia una prova finale ad esito della quale viene rilasciata ai partecipanti un’attestazione in cui è certificata la rispondenza dell’attività espletata alle caratteristiche indicate dalla norma e la proficuità della partecipazione.
Nel contesto della norma, la collaborazione con enti ed organizzazioni operanti nell’ambito della previdenza complementare è, invece, considerata quale elemento del tutto eventuale e, comunque, non determinante per la qualificazione del corso come professionalizzante.
Pertanto, ai sensi della predetta normativa, possono considerarsi “professionalizzanti” solo i corsi istituiti da facoltà universitarie e, cioè, da università italiane, statali e non statali, autorizzate a rilasciare titoli aventi valore legale. A queste Istituzioni compete la promozione e l’organizzazione di detti corsi, nonché ogni determinazione funzionale a garantire il rispetto degli ulteriori requisiti previsti dalla normativa.
Conseguentemente, si ritengono rimesse alle predette Istituzioni Universitarie anche le opportune valutazioni circa la qualificazione e competenza degli enti con i quali stipulare, se del caso, accordi di collaborazione per l’espletamento dei corsi professionalizzanti, di cui all’art.3 del D.M. n.79 del 2007.
Oggetto: Quesito sui requisiti di professionalità
Si fa riferimento alla nota del …. con la quale codesto Fondo ha posto un quesito in merito alla normativa sui requisiti di professionalità contenuta nel D.M. n.79/2007.
In particolare, con riguardo alla previsioni dell’art. 2, comma 1, lettera g) di detto D.M., è stato chiesto di conoscere se la frequenza dei corsi professionalizzanti possa costituire, di per sé, condizione sufficiente per la sussistenza del relativo requisito di professionalità.
Nel caso, poi, in cui si ritenga che la frequenza dei corsi di formazione debba necessariamente accompagnarsi allo svolgimento delle attività contemplate nello stesso art. 2, comma 1, lettera g), codesto Fondo chiede se lo svolgimento di funzioni di “direttore di ……” possa integrare l’esperienza professionale prevista dalla citata lettera g).
In relazione alla prima questione segnalata, si fa presente che la sola frequenza dei corsi di formazione, disciplinati nel dettaglio all’art.3 del medesimo decreto n.79/2007, non può ritenersi sufficiente a conferire la professionalità richiesta, attesa la formulazione normativa della sopra citata lettera g).
Come risulta chiaramente dalla congiunzione “purché”, utilizzata nella disposizione in esame, la partecipazione ai corsi professionalizzanti in materia di previdenza complementare costituisce la condizione necessaria affinché l’esperienza professionale maturata presso le imprese e gli enti considerati nella lettera g) integri, nel complesso, la professionalità richiesta per ricoprire presso le forme pensionistiche complementari le cariche menzionate nell’art. 2, comma 1.
Pertanto, in sede di verifica dei requisiti di professionalità si dovrà aver cura di accertare sia l’effettivo svolgimento, per il periodo prescritto, delle attività professionali indicate nella predetta lettera, sia l’avvenuto svolgimento dei corsi professionalizzanti, di cui alla normativa di settore della previdenza complementare.
Quanto poi alla specifica valutazione richiesta, si fa presente che la sussistenza dei requisiti deve essere accertata direttamente dall’organo di amministrazione sulla base della documentazione acquisita e, ove ritenuto necessario, degli eventuali approfondimenti dallo stesso effettuati.
Ai fini di detto giudizio può, comunque, essere utile richiamare l’attenzione di codesto Fondo sulle indicazioni, di carattere generale, fornite dalla COVIP negli “Orientamenti in ordine alla disciplina dell’incompatibilità ex art. 8, comma 8, DM Tesoro 703/1996 ed ai requisiti di professionalità ex art. 4, comma 2, DM Lavoro 211/1997”, adottati il 23 aprile 1998.
Pur se riferite alla previgente disciplina sui requisiti di professionalità, le considerazioni formulate nel paragrafo 3 del citato documento, in merito alle caratteristiche concrete delle “funzioni di carattere direttivo”, possono considerarsi ancora attuali. Si richiama, dunque, la considerazione secondo la quale le “… funzioni direttive si caratterizzano prevalentemente per l’attribuzione della direzione di uffici e per il conferimento della firma sociale, riferito ad atti di rilevanza esterna e di contenuto significativo.”.
Di interesse è anche la parte in cui è precisato che “risulta necessario valutare le funzioni concretamente svolte dal soggetto. In tal senso, la direzione di un settore aziendale di rilevante importanza, il potere di rappresentanza della società, un adeguato livello di autonomia decisionale e di discrezionalità nell’individuazione ed attuazione degli obiettivi dell’impresa, possono essere tutti elementi da considerarsi significativi per la valutazione della professionalità. Si può quindi ritenere che, in assenza della qualifica di dirigente – la quale presuppone di per se stessa l’esistenza di un adeguato livello di professionalità – sarà necessario valutare in maniera complessiva la qualifica ricoperta e le funzioni del soggetto per definire l’esistenza di Funzioni di carattere direttivo. ……… Pertanto, sarà opportuno che tale valutazione sia condotta con estrema attenzione, tenendo conto di elementi certi ed obiettivi quali l’effettiva direzione di settori aziendali, l’attribuzione di poteri di firma di atti di rilevanza esterna di contenuto significativo, un adeguato livello di autonomia e discrezionalità, e così via, anche in relazione alla tipologia di organizzazione imprenditoriale e alle dimensioni sia dell’azienda sia dell’eventuale settore affidato.”.
Da ultimo, tenuto conto del tenore letterale della nota succitata, si ravvisa l’esigenza di chiarire due ulteriori profili.
In primo luogo si rileva che il quesito inerente l’interpretazione dell’art. 2, comma 1 lettera g), del D.M. n.79/2007 risulta formulato anche con riferimento ai componenti dell’organo di controllo del fondo pensione. In proposito si precisa che i requisiti di professionalità indicati nella lettera g) non riguardano i componenti degli organi di controllo, per i quali trova applicazione la specifica disciplina contenuta nel successivo comma 3 del medesimo articolo.
In merito ai corsi professionalizzanti occorre, infine, evidenziare che non risulta pertinente il richiamo, contenuto nella nota, ai corsi svolti “in conformità al disposto dell’art. 13 del Decreto legislativo 24 febbraio 1998 n.58”. Nell’ambito della normativa sui requisiti di professionalità degli esponenti delle forme pensionistiche complementari assume, infatti, rilievo unicamente la frequenza degli specifici corsi professionalizzanti contemplati dall’art.3 del D.M. n.79/2007.
Oggetto: Quesito relativo ai requisiti di professionalità dei componenti del consiglio di amministrazione
Si fa riferimento alla nota del……con la quale codesto Fondo ha posto un quesito in merito alla sussistenza dei requisiti di professionalità, di cui al D.M. n.79/2007, in capo ai dipendenti della società capogruppo……
In primo luogo è stato chiesto di conoscere se la società capogruppo……possa essere considerata “impresa del settore finanziario” ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera a), del D.M. n.79/2007, considerato che la stessa rientra tra i soggetti contemplati dall’articolo 113 del Testo Unico Bancario (d.lgs. n. 385/1993) ed è, pertanto, iscritta nella sezione speciale dell’elenco generale di cui all’articolo 106.
E’ stata, inoltre, chiesta conferma in merito all’idoneità dei dirigenti e dei quadri dipendenti della società capogruppo, che abbiano svolto almeno tre anni di attività di amministrazione, controllo o di carattere direttivo, ad assumere l’incarico di componente del consiglio di amministrazione del Fondo Pensione ……..
La norma che viene qui in rilievo è l’articolo 2, comma 1, lettera a) del D.M. n.79/2007 che prevede, tra i requisiti di professionalità, anche l’aver “maturato un’esperienza complessiva di almeno un triennio attraverso l’esercizio di attività di amministrazione, controllo o di carattere direttivo presso enti o imprese del settore, bancario, finanziario o assicurativo”.
Per quanto concerne gli enti del “settore finanziario” è opportuno precisare che nel nostro ordinamento non esiste una norma che definisca chiaramente l’attività finanziaria o il “settore finanziario”. Il disposto dell’articolo 2, comma 1, lettera a) del D.M. n. 79/2007 va, quindi, interpretato considerando le varie discipline che regolamentano, sotto vari profili, i soggetti che svolgono un’attività finanziaria. Ai fini che qui rilevano, si osserva che il Titolo V del Testo Unico Bancario (articoli da 106 a 114) risulta espressamente intitolato “Soggetti operanti nel settore finanziario”.
L’articolo 106 del T.U.B. riguarda gli intermediari finanziari che esercitano “nei confronti del pubblico attività di assunzione di partecipazioni, di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, di prestazione di servizi di pagamento e di intermediazione in cambi” e prevede che gli stessi siano iscritti in un elenco generale, tenuto adesso dalla Banca d’Italia. Tali intermediari possono svolgere esclusivamente attività finanziarie.
L’articolo 113 del T.U.B. riguarda, invece, i soggetti che esercitano “in via prevalente, non nei confronti del pubblico, le attività individuate all’articolo 106” e prevede che gli stessi siano iscritti in un’apposita sezione del succitato elenco generale. Per tali soggetti, la cui attività di carattere finanziario è rivolta unicamente nei confronti delle società del gruppo di appartenenza, non è richiesto il requisito dell’esercizio in via esclusiva di attività finanziarie, potendo rilevare, ai fini dell’iscrizione, il solo esercizio in via prevalente di dette attività.
Anche questi ultimi soggetti sono, pertanto, da inquadrare, ai sensi del T.U.B., tra i soggetti operanti nel settore finanziario, atteso che entrambe le tipologie di intermediari indicati nelle norme sopra citate risultano riconducibili alla categoria dei “soggetti operanti nel settore finanziario” di cui al predetto Titolo V.
Un’ulteriore conferma in tal senso si può trarre dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 17 febbraio 2009, n.29, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 3 aprile u.s., che definisce quali “intermediari finanziari” tutti i soggetti iscritti nell’elenco generale di cui all’articolo 106 del T.U.B. ; ciò vale, quindi, anche per coloro che, ex art.113, sono iscritti ad una sezione speciale del medesimo elenco.
Nel caso di specie, si ritiene, pertanto, che l’iscrizione, ai sensi dell’articolo 113 del T.U.B. , della società capogruppo……..nella sezione speciale dell’elenco generale di cui all’articolo 106, implichi la riconducibilità della stessa nell’ambito degli enti o imprese contemplati dall’articolo 2, comma 1, lett. a) del Decreto n.79/2007.
In merito, poi, all’idoneità dei dirigenti e quadri dipendenti della società………a ricoprire le funzioni di componente del consiglio di amministrazione del Fondo pensione, si fa presente che già negli Orientamenti COVIP dell’aprile 1998 in tema di requisiti di professionalità, si è avuto modo di precisare che spetta ai fondi pensione di andare a verificare, nel concreto, le funzioni effettivamente esercitate, all’interno della società, dal singolo dipendente, al fine di riscontrare la ricorrenza del requisito di professionalità.
In particolare, quanto alle “funzioni di carattere direttivo” si ritiene opportuno richiamare le considerazioni già rappresentate in detto Orientamento (si veda la sezione n.3), laddove è stato ritenuto che sia inadeguato considerare rilevante il solo inquadramento contrattuale e si è ravvisata l’esigenza, per coloro che non rivestono qualifica di dirigente, che venga verificata la ricorrenza di elementi certi ed obiettivi, quali l’effettiva direzione di settori aziendali, l’attribuzione di poteri di firma di atti di rilevanza esterna di contenuto significativo o un adeguato livello di autonomia e discrezionalità, anche in relazione alla tipologia di organizzazione imprenditoriale e alle dimensioni sia dell’azienda sia dell’eventuale settore affidato.
Oggetto: Quesito relativo ai requisiti di professionalità di cui al D.M. n. 79/2007
Si fa riferimento alla nota del ……… con la quale codesto Fondo ha chiesto un parere in merito alla validità della costituzione del proprio consiglio di amministrazione, atteso che solo la metà dei consiglieri eletti in rappresentanza dei lavoratori risulta disporre, ad esito delle verifiche effettuate, dei requisiti di professionalità prescritti dalla normativa.
…..omissis ……
Nel merito si rileva che l’articolo 2, comma 1 del D.M. n. 79/2007 è chiaro nel prescrivere a tutti i componenti degli organi di amministrazione dei fondi pensione il possesso di uno dei requisiti indicati nelle lettere da a) a g), mentre il successivo comma 2 dispone che una percentuale di componenti debba possedere i più elevati requisiti di professionalità indicati nelle lettere da a) a f). Ne consegue, pertanto, che la componente di consiglieri individuata nell’articolo 2, comma 2 del D.M. n. 79/2007 deve possedere i requisiti da a) a f), mentre la restante parte deve, almeno, disporre dei requisiti di cui alla lettera g).
Ciò precisato, si fa presente che le disposizioni sopra citate devono essere rispettate anche con riguardo ai consiglieri di amministrazione dei fondi pensione preesistenti, considerato che gli stessi ricadono nell’ambito di applicazione del decreto individuato nell’articolo 1.
Giova, inoltre, porre in evidenza che anche in precedenza, sotto il vigore del D.M. n. 211/1997, non era possibile assumere la carica di consigliere di un fondo pensione senza disporre di uno dei requisiti di professionalità ivi previsti (si vedano sul punto i chiarimenti a suo tempo diffusi dalla Commissione negli Orientamenti ai fondi preesistenti del 26 novembre 1997 e la risposta a quesito del maggio 2000, i cui testi sono disponibili sul sito www.covip.it).
Quanto, poi, agli effetti conseguenti all’avvenuto accertamento dell’insussistenza, per taluni componenti, dei requisiti di professionalità, si ricorda che, ai sensi dell’articolo 6, comma 4 del D.M. n. 79/2007, spetta all’organo di amministrazione procedere a dichiararne la decadenza dalla carica entro trenta giorni dalla nomina o dalla conoscenza del difetto sopravvenuto. In caso di inerzia la decadenza è dichiarata dalla COVIP.
Oggetto: Sostituzione di componenti il consiglio di amministrazione
Si fa riferimento alla nota del ………. u. s. con la quale codesto Fondo ha chiesto un chiarimento in merito alla normativa da prendere in considerazione per effettuare la verifica dei requisiti di onorabilità e professionalità, in caso di sostituzione di un consigliere di amministrazione che ha preannunciato le sue prossime dimissioni.
In particolare, si ha presente che, ai fini di tale sostituzione, il Fondo dovrebbe ora attingere alla lista di nominativi formata in occasione dell’ultima elezione dei componenti del consiglio di amministrazione, tenutasi nel novembre 2006. In tale sede, infatti, erano stati già individuati, come previsto dallo statuto, coloro che avrebbero potuto in seguito subentrare in sostituzione degli amministratori eventualmente cessati dall’incarico per qualsiasi motivo.
A ciascun consigliere eletto in rappresentanza dei lavoratori era stato, cioè, collegato un candidato supplente, mentre per i consiglieri nominati in rappresentanza delle imprese era stato formato un elenco di nominativi a cui fare rinvio per le nomine successive, secondo l’ordine di lista, salvo diversa designazione da parte dell’azienda interessata.
Inoltre, i nominativi inclusi in queste liste erano stati prescelti nel rispetto della normativa sui requisiti di onorabilità e professionalità allora in vigore, ovvero del D.M. n. 211/1997. All’atto della presentazione delle liste per l’elezione del consiglio di amministrazione i candidati avevano, infatti, dichiarato di trovarsi nelle condizioni prescritte dalla predetta normativa.
Detta normativa, ad avviso di codesto Fondo, dovrebbe continuare ad operare per tutte le sostituzioni che venissero effettuate, sulla scorta degli automatismi statutari, mediante nominativi inseriti nelle liste formate in occasione di detta Assemblea, ancorché sia nel frattempo mutato il quadro normativo di riferimento.
Al riguardo si ritiene opportuno evidenziare che le disposizioni pregresse sui requisiti dei consiglieri e sindaci, contenute nel D.M. n. 211/1997, sono state espressamente abrogate dall’articolo 8 comma 1 del D.M. n. 79 del 15 maggio 2007, pubblicato sulla G.U. del 22 giugno 2007. Le norme abrogate (articoli. 4, 7 e 14 del D.M. n. 211/1997) non possono, pertanto, continuare a produrre effetti giuridici al di fuori di un’esplicita previsione normativa.
L’unica eccezione contemplata nel decreto è quella di cui al successivo comma 2 dell’articolo 8, che consente la prosecuzione del mandato residuo per coloro che, essendo in carica al momento dell’entrata in vigore della nuova normativa, siano in possesso di uno dei requisiti di professionalità contemplati dal Decreto n. 211/1997 e non più ammessi dal Decreto n. 79/2007.
Questa fattispecie, però, non corrisponde all’ipotesi rappresentata dal Fondo, considerato che la deroga è ammessa solo nei riguardi di coloro che, alla data di entrata in vigore del nuovo Decreto, fossero già stati nominati e avessero già assunto il relativo incarico. Non possono essere, infatti, considerati tali quei soggetti che, sotto la vigenza della precedente normativa, sono stati soltanto individuati dall’Assemblea come possibili supplenti di consiglieri eletti.
L’attivazione oggi della procedura di sostituzione di consiglieri dimissionari e la conseguente nomina dei sostituti non potrà prescindere, in difetto di una disposizione derogatoria applicabile al caso di specie, dal rispetto integrale della normativa nel frattempo sopravvenuta. La verifica del possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità del nuovo consigliere di amministrazione dovrà essere, quindi, effettuata sulla scorta della normativa attualmente vigente, ovvero il D.M. 79/2007.
1 2 3 successiva - ultima

References: art. 3
 art. 3
 art. 2
 art. 9
 art. 9
 art. 8
 art. 4
 art. 9
 art. 4
 art. 2
 art. 3
 art. 8
 art. 4
 art. 2
 art. 8
 art. 4
 art.113