Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/codice_fallimentare/103
Timestamp: 2020-07-04 20:49:38+00:00

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Procedimenti relativi a domande di rivendica e restituzione
I. Ai procedimenti che hanno ad oggetto domande di restituzione o di rivendicazione, si applica il regime probatorio previsto nell’articolo 621 del codice di procedura civile. Se il bene non è stato acquisito all’attivo della procedura, il titolare del diritto, anche nel corso dell’udienza di cui all’articolo 95, può modificare l’originaria domanda e chiedere l’ammissione al passivo del controvalore del bene alla data di apertura del concorso. Se il curatore perde il possesso della cosa dopo averla acquisita, il titolare del diritto può chiedere che il controvalore del bene sia corrisposto in prededuzione.
II. Sono salve le disposizioni dell’articolo 1706 del codice civile. (1)
(1) Comma aggiunto dall’art. 6 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
Creditore garantito dal fallito per credito verso debitori diversi dal fallito - Art. 52 l.fall. - Ammissione al procedimento di verificazione - Esclusione - Fondamento.
I creditori titolari di un diritto di ipoteca o di pegno sui beni compresi nel fallimento costituiti in garanzia per crediti vantati verso debitori diversi dal fallito non possono, anche dopo la novella introdotta dal d.lgs. n. 5 del 2006, avvalersi del procedimento di verificazione dello stato passivo di cui al capo V della legge fallimentare, in quanto non sono creditori del fallito e non possono proporre domanda di separazione ex art. 103 l.fall, non risultando neanche tra i destinatari dell'avviso del curatore ex artt. 92 e 107, comma 3, l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Luglio 2019, n. 18790. Segue...
Stato passivo - Rivendicazione, restituzione, separazione di cose fungibili o di denaro - Inammissibilità - Domanda di ammissione del credito allo stato passivo - Necessità - Fattispecie.
Le domande di rivendicazione e restituzione, ai sensi dell'art. 103 l.fall., sono ammissibili solo con riguardo a cose mobili determinate nella loro specifica e precisa individualità, non anche in relazione alle cose fungibili e, in particolare, al denaro, restando al loro riguardo configurabile un diritto di credito da far valere nei modi e nelle forme dell’ammissione al passivo ex artt. 93 ss l.fall. (Nella specie, la S.C. ha confermato la pronuncia del tribunale che, nel rigettare un’opposizione allo stato passivo, aveva disatteso la domanda di una società tesa ad ottenere la restituzione di somme che essa assumeva essere detenute dalla fallita per l’esecuzione di un mandato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Gennaio 2018, n. 1891. Segue...
Fallimento - Domanda di rivendica - Pendenza del giudizio ordinario di accertamento dell'autenticità delle sottoscrizioni della scritta privata di vendita - Inammissibilità.
Il procedimento di rivendica non può essere instaurato, ai sensi degli artt. 93 e 103 legge fall., in pendenza del giudizio ordinario di accertamento dell'autenticità delle sottoscrizioni della scritta privata di vendita, in quanto, fino al positivo esaurimento di quel giudizio e fino alla trascrizione dell'atto contenuto nella scrittura, difetta il presupposto cui associare il titolo di legittimazione nei confronti del fallimento.
Nel caso di specie, la stessa ricorrente aveva evidenziato che era sempre pendente il giudizio ordinario di cognizione teso a ottenere l'accertamento giudiziale delle sottoscrizioni della scrittura di vendita, per quanto - e ovviamente - con previa trascrizione della relativa domanda ai sensi dell'art. 2652, n. 3, cod. civ. ai fini della retrodatazione degli effetti della trascrizione della scrittura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2018, n. 1190. Segue...
Fallimento - Stato passivo - Rivendicazione, restituzione, separazione di cose - Cose fungibili o di denaro - Inammissibilità - Domanda di ammissione del credito allo stato passivo - Necessità.
Le domande di rivendicazione, restituzione o separazione, ai sensi dell'art. 103 l.fall., sono ammissibili solo con riguardo a cose mobili possedute dal fallito ed esattamente individuate per specie, non anche in relazione alle cose fungibili ed, in particolare, al denaro, restando al loro riguardo configurabile un diritto di credito azionabile nei modi e con gli effetti previsti dagli art. 93 e segg. l.fall.. nei confronti della curatela del fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Dicembre 2017, n. 30894. Segue...
Fallimento - Domande di rivendica e restituzione - Ammissione al passivo del controvalore del bene - Esperimento infruttuoso della domanda di rivendica - Esclusione - Onere della prova.
La facoltà riconosciuta dall'art. 103 l.fall. al titolare del diritto in tema di domande di rivendica e restituzione, di richiedere l'ammissione al passivo del controvalore del bene alla data di apertura del concorso, non presuppone l'esperimento infruttuoso della domanda di rivendica o di restituzione.
L'impossibilità della restituzione del bene può risultare da attività poste in essere dagli organi della procedura e che siano note al titolare del diritto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 08 Novembre 2017, n. 26424. Segue...
Giudizio di verificazione - Rivendica di immobili e impianti - Riserva atipica - Inammissibilità - Fondamento - Conseguenze.
In sede di verificazione dello stato passivo, la domanda di rivendica di immobili e impianti non può essere oggetto di ammissione con riserva, posto che quest’ultima, in quanto atipica ed estranea alle ipotesi tassativamente indicate dall'art. 95 l.fall., anche qualora sia disposta dal giudice, va considerata come non apposta, dovendosi intendere il provvedimento giudiziale come di accoglimento pieno del diritto fatto valere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 2017. Segue...
Domanda tardiva di rivendica d’immobile – Articolo 31, comma 2 l.fall. – Autorizzazione a stare in giudizio – Necessità – Esclusione – Fattispecie.
In tema di domanda tardiva di rivendica d’immobile, a norma dell’art. 31 l. fall., il curatore può stare in giudizio senza l’autorizzazione del giudice delegato. (Nella specie, la domanda di rivendica risultava proposta dopo che era stata disposta la vendita e il ritardo non era giustificato a norma dell’art. 101, comma 3, l.fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Agosto 2017, n. 19748. Segue...
Fallimento - Ammissione al passivo - Domanda cd. supertardiva - Conoscenza della pendenza della procedura fallimentare da parte del socio amministratore di società di persone - Imputabilità alla società - Assenza di limitazioni ai poteri di amministrazione - Applicabilità dell'art. 1391 c.c..
La domanda cd. supertardiva proposta, ex art. 101, comma 4, l.fall., da una società in accomandita semplice assumendo di non aver ricevuto l'avviso di cui all'art. 92 l.fall., è inammissibile ove il suo socio accomandatario e legale rappresentante, di cui nemmeno risultino limitazioni statutarie o assembleari dei pieni poteri di amministrazione e rappresentanza spettantigli, fosse comunque a conoscenza della pendenza della procedura concorsuale, valendo anche per le società di persone il principio, desumibile dall'art. 1391 c.c., dell'attribuibilità della conoscenza di un fatto di pertinenza della società sulla base dell'atteggiamento psichico delle persone che la rappresentano. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Ottobre 2016, n. 20120. Segue...
Fallimento e altre procedura concorsuali – Ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c. promossa prima dell’inizio della procedura – Improcedibilità – Istanza di ammissione al passivo – Necessità.
L’ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c. ha natura provvisoria allo stato degli atti e, come tale, è destinata ad essere superata ed assorbita dalla sentenza che, all’esito del giudizio, statuisce (con attitudine al giudicato) sul diritto in contesa; deve, quindi, affermarsi la sopravvenuta improcedibilità dell’azione di restituzione svolta dal locatore nell’intimazione di sfratto, per effetto dell’ammissione, in corso di lite, del conduttore alla procedura di amministrazione straordinaria ex D.L. n. 347/2003.
La domanda di restituzione potrà, pertanto, essere coltivata in sede concorsuale con apposita istanza di ammissione al passivo da proporre ai sensi dell’art. 93 della legge fall. (esplicitamente contemplante, al comma 1, le domande “di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili”), e dell’art. 103 l.fall., interamente dedicato a disciplinare i “procedimenti relativi a domande di rivendica e restituzione” proposte in ambito concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 09 Luglio 2016. Segue...
Fallimento - Domanda di rivendica di somma di denaro - Qualificazione quale domanda di credito.
Deve essere qualificata come istanza di ammissione al passivo di un credito la domanda di rivendica di una somma di denaro, trattandosi di un bene fungibile che si confonde della massa dell'attivo fallimentare con riferimento al quale non è possibile effettuare una discrezione come richiesto per i beni mobili o immobili di cui è possibile chiedere la restituzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 05 Maggio 2016. Segue...
Fallimento - Domande di risoluzione contrattuale e simulazione - Trascrizione anteriore al fallimento della parte convenuta - Proseguibilità con il rito ordinario - Pretese, accessorie, di carattere restitutorio o risarcitorio - Rito ex art. 93 ss. l.fall. - Necessità - Fondamento.
Le domande principali (prodromiche) di simulazione e risoluzione contrattuale, trascritte anteriormente alla dichiarazione di fallimento della parte convenuta in giudizio, proseguono legittimamente con il rito ordinario attesa l'opponibilità della relativa sentenza alla massa dei creditori in ragione dell'effetto prenotativo della trascrizione, mentre le pretese, accessorie, di restituzione e risarcimento del danno devono necessariamente procedere, previa separazione dalle prime, nelle forme degli art. 93 e ss. l.fall., in quanto assoggettate alla regola del concorso e non suscettibili di sopravvivere in sede ordinaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Febbraio 2016, n. 3953. Segue...
Azienda commerciale - Acquisizione al fallimento - Terzo cessionario dell'azienda o titolare di titolo autonomo ed anteriore al fallimento sui singoli beni appresi - Tutele esperibili - Fattispecie.
Con riguardo ad azienda commerciale, che sia stata inventariata tra le attività del fallimento e presa in consegna dal curatore (art. 88 l.fall.) - il quale è immesso "ope legis" nel possesso dei beni detenuti dal fallito - il terzo, che assuma di essersi reso cessionario dell'azienda medesima prima dell'instaurazione della procedura concorsuale o che vanti sui singoli beni appresi un titolo autonomo ed anteriore al fallimento, trova esclusiva tutela nel procedimento di verificazione dello stato passivo, nei modi e nei termini contemplati dall'art. 103 l. fall. per la rivendicazione, restituzione e separazione di cose mobili possedute dal fallito, salva solo l'autonoma tutela, esperibile in sede di cognizione, per gli eventuali provvedimenti abnormi di acquisizione dei suddetti beni alla massa. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto inammissibile l'azione possessoria proposta nei confronti del curatore per aver proceduto all'inventario presso la sede della società fallita, pur avendovi rinvenuto una diversa società con oggetto sociale identico). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2015, n. 25931. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda proposta ai sensi dell'articolo 2932 c.c. - Proponibilità con le forme della rivendica ex articolo 103 L.F. - Esclusione.
La domanda proposta ai sensi dell'articolo 2932 c.c., avente ad oggetto l'esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto, non rientra nell'ambito delle domande che possono e devono essere proposte nelle forme previste dagli articoli 92 e seguenti L.F. Il preliminare di vendita, infatti, non trasferisce la proprietà, ma obbliga a trasferirla, sicchè il promissario acquirente non può vantare un diritto reale che lo legittimi ad una domanda di restituzione o di rivendica ex articolo 103 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 2015. Segue...
Separazione patrimoniale - Obbligo della cd. doppia separazione patrimoniale - Violazione - Mancanza di effettiva separazione - Diritto di credito dell'investitore ex articolo 1782 c.c. - Fattispecie in tema di richiesta della cassa di previdenza degli agenti verso la compagnia assicuratrice in liquidazione coatta amministrativa.
Con riguardo alla domanda di rivendica, proposta dalla cassa di previdenza degli agenti verso la compagnia assicuratrice in liquidazione coatta amministrativa per la restituzione delle somme dei conti individuali riferibili agli agenti, costituenti il patrimonio della cassa e già depositate presso la compagnia, trova applicazione il principio di carattere generale, ricavabile dalla disciplina speciale delle società fiduciarie e di investimento finanziario, per cui il diritto del depositante a rivendicare le cose fungibili depositate sussiste solo in quanto sia stato rispettato l'obbligo della cd. doppia separazione patrimoniale (separazione del patrimonio della società da quello gestito per conto e nell'interesse dei clienti, nonché, all'interno di quest'ultimo, reciproca separazione dei beni e dei valori riferibili individualmente a ciascun cliente: principio già imposto dall'art. 8, 2° comma, 1. 2 gennaio 1991, n. 1, sancito dall'art. 19 d.lgs. 23 luglio 1996, n. 415 e confermato dall'art. 22 d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58); con la conseguenza che, in mancanza di effettiva separazione, l'investitore è titolare ex art. 1782 c.c. di un diritto di credito nei confronti del depositario, concorrente con i crediti vantati dai terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2015. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Applicazione dell'articolo 2751 bis, n. 3, c.c. - Applicazione nei rapporti tra gente e preponente - Privilegio della cassa di previdenza degli agenti verso l'impresa assicurativa - Esclusione.
L'art. 2751 bis, n. 3, c.c. si applica solo nei rapporti tra l'agente ed il preponente, non spettando quindi la prelazione alla cassa di previdenza degli agenti, creditrice in proprio verso l'impresa d'assicurazione per i contributi lasciati in deposito, atteso che non ricorre la fattispecie dell'indennità di fine rapporto prevista dall'art. 1751 c.c., né di forme sostitutive previste dalla contrattazione collettiva, che presuppongono la cessazione del contratto di agenzia tra preponente ed agente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2015. Segue...
Fallimento - Domanda di rivendicazione di beni mobili - Efficacia probatoria delle scritture contabili tra imprenditori ex articolo 2710 c.c. - Contestazione - Indicazione delle ragioni dell'idoneità della prova - Necessità.
In tema di efficacia probatoria tra imprenditori delle scritture contabili ex articolo 2710 c.c., va ribadito il principio secondo il quale le stesse, essendo soggette, come ogni altra prova, alla valutazione del giudice (art. 116, comma 1, c.p.c.), nella decisione devono essere indicate le ragioni per le quali il giudice considera le risultanze di tali scritture, nonostante la contestazione dell'altra parte, idonee, nel caso concreto, a fornire la prova dei fatti allegati dalla parte che le ha esibite.
Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che, nel caso concreto sottoposto al giudizio, l'esibizione del registro dei beni di terzi non garantisse alla domanda di rivendica il corredo probatorio necessario a supportarne la fondatezza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 12 Febbraio 2015. Segue...
Fallimento - Apposizione dei sigilli - Diritto soggettivo del proprietario del bene - Valutazione comparativa degli interessi in gioco - Reclamo contro gli atti del curatore - Esclusione - Domanda di rivendica e restituzione ex articolo 103 L.F..
L’apposizione dei sigilli risponde ad una funzione cautelare, diretta ad impedire la sottrazione di beni del fallito nel periodo di tempo compreso tra la dichiarazione di fallimento e la redazione dell’inventario, ed in quanto tale integra una misura temporanea del tutto legittima. In tale prospettiva, il diritto soggettivo del proprietario del bene all’interno del quale si trovano i beni nella disponibilità della procedura può subire una compressione, del tutto temporanea, giustificata dalla valutazione comparativa degli interessi in gioco. Da ciò discende che l’apposizione dei sigilli effettuata dalla curatela non integra alcuna violazione di legge e che la tutela del diritto soggettivo oggetto della limitazione derivante dall’apposizione dei sigilli non può realizzarsi con lo strumento di cui all’art. 36 L.F. (oltre all’assenza di violazione di legge alcuna, va considerato che il giudice delegato non potrebbe imporre al curatore un comportamento diverso da quello indicato nella sentenza di fallimento, emessa dal tribunale in composizione collegiale). Lo strumento che realizza la tutela del diritto del proprietario limitato nella facoltà di accesso ai locali è, pertanto, la domanda di cui all’art. 103 L.F., la cui sede di valutazione è l’accertamento del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 08 Agosto 2014. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa di società di intermediazione finanziaria - Principio della doppia separazione patrimoniale - Obbligo di restituzione immediata - Esclusione - Verifica della sufficienza dei beni dei patrimoni - Necessità - Conseguenze - Restituzione parziale ex articolo 91 TUB - Ammissibilità.
L’articolo 21, comma 2, TUB, ove prevede che, nel caso gli strumenti finanziari non risultino sufficienti per l’effettuazione di tutte le restituzioni in favore dei singoli clienti, la situazione di incapienza che ne deriva è necessariamente destinata a riflettersi in misura proporzionale sulle ragioni dei clienti stessi, i quali per la parte del diritto rimasto insoddisfatto concorreranno con i creditori chirografari nella ripartizione dell’attivo ricavato dalla liquidazione del patrimonio della Sim, costituisce la normale proiezione in ambito concorsuale del principio della doppia separazione patrimoniale già introdotto dall’articolo 8, della legge n. 1 del 1991 e ribadito dalle leggi successive. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Sino a quando non siano definite le opposizioni proposte da coloro che pretendono di avere diritto alla iscrizione della propria posizione nella sezione separata dello stato passivo, la concreta soddisfazione integrale dei diritti, già nominalmente riconosciuti, alla restituzione, in quanto iscritti nella stessa sezione separata, resta condizionata dalla verifica in ordine alla sufficienza dei beni ivi indicati per soddisfare tutte le pretese restitutorie degli aventi diritto. Prima di tale definitivo accertamento (non del passivo della Sim nella sua interezza ma) dei diritti alla restituzione dei beni iscritti nell’apposita sezione separata, il commissario può, a norma dell’articolo 91, comma 4, TUB, procedere a restituzioni parziali, i cui limiti debbono però prudenzialmente essere stabiliti onde non pregiudicare la possibilità di soddisfazione di tutte le pretese restitutorie degli aventi diritto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Luglio 2013, n. 17101. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Società d'intermediazione mobiliare (SIM) - Tutela degli investitori - Principio della doppia separazione patrimoniale - Violazione parziale del principio - Confusione dei patrimoni - Conseguenze - Spettanza di mero diritto di credito concorrente con gli altri crediti vantati dai terzi verso l'intermediario.
Inventariazione di beni nella disponibilità del fallito - Acquisizione con decreto del giudice delegato - Legittimità - Condizioni - Rimedi esperibili dal terzo che ne accampi la proprietà - Azione di rivendica - Mancata proposizione - Reclamo ex art.26 legge fall. - Inammissibilità - Fondamento - Fattispecie.
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Competenza funzionale - Operatività della "vis attractiva" ex art.24 legge fall. - Azioni derivanti dal fallimento - Criteri di individuazione. .
Sono azioni derivanti dal fallimento, ai sensi dell'art. 24 legge fall., quelle che comunque incidono sul patrimonio del fallito, compresi gli accertamenti che costituiscono premessa di una pretesa nei confronti della massa, anche quando siano diretti a porre in essere il presupposto di una successiva sentenza di condanna; ne consegue che non rientra invece nella competenza funzionale del foro fallimentare, prevista dalla predetta norma, la domanda del terzo che, volta alla declaratoria di nullità di un contratto (nella specie, di edizione) stipulato dalla società fallita, abbia come scopo solo tale accertamento, sia pur ai fini di ottenere - mediante l'inibizione ad effettuare lo sfruttamento delle opere - la libera disponibilità dei relativi diritti, non assumendo, al riguardo, alcun rilievo che essi siano stati nel frattempo inventariati nell'attivo del fallimento, sia perchè, comunque, in caso di nullità del contratto la società fallita non aveva acquisito alcun diritto, sia perchè l'art. 103 legge fall. prevede l'obbligo di insinuare al passivo la domanda di rivendica dei beni in possesso del fallimento, ma non che tale forma sia da utilizzarsi per le domande di inibitoria che non comportino anche una riconsegna dei beni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2010, n. 17279. Segue...
Fallimento – Azione possessoria – Bene immobile – Accertamento in sede fallimentare – Necessità..
L’azione possessoria che tenda alla restituzione di un bene immobile nei confronti del fallimento deve essere proposta avanti al giudice delegato nelle forme di cui agli artt. 93 e 103 legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 12 Dicembre 2009. Segue...
Azione possessoria – Restituzione dei beni immobili – Competenza del giudice delegato – Sussistenza. (14/09/2010).
L’azione possessoria fondata sulla detenzione qualificata di un immobile in base ad un contratto di comodato deve essere proposta nelle forme di cui agli articoli 93 e 103, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona-Jesi, 12 Dicembre 2009, n. 0. Segue...
Fallimento – Leasing – Domanda di rivendica – Prova del diritto – Autoveicoli – Registrazioni al PRA – Opponibilità alla massa..
Le registrazioni sul P.R.A. relative all’acquisto dell’autoveicolo da parte della società di leasing ed al contestuale affidamento all’utilizzatore in leasing forniscono valida prova, sia pure per fatti equipollenti, della stipulazione del contratto di leasing automobilistico in data coeva alle annotazioni medesime; ove esse siano rimaste immutate fino alla data del fallimento dell’utilizzatore -così da escludere che, medio tempore, lo stato giuridico dell’autoveicolo possa aver subito variazioni- sono opponibili alla massa dei creditori. (Francesco Cavazzana) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 29 Ottobre 2009. Segue...
Fallimento – Domanda di restituzione di beni in leasing – Regime probatorio – Presunzioni semplici – Ammissibilità..
In tema di domanda di restituzione proposta da istituto di leasing ai sensi dell’art. 103 legge fallimentare, il diritto alla consegna dei beni o al pagamento del loro controvalore, può essere riconosciuto anche in base a presunzioni semplici, così come previsto dall’art. 621 codice di procedura civile quando l’esistenza del diritto sia resa verosimile dalla professione o dal commercio esercitati dal terzo o dal debitore. (Francesco Cavazzana) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 16 Febbraio 2009. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Società fiduciarie - Rivendica e restituzione di beni e valori gestiti nell'interesse dei clienti - Indicazione della specie e quantità dei beni - Sufficienza - Rapporti anteriori alla legge n. 1 del 1991 - Principio della doppia separazione patrimoniale - Applicabilità - Sussistenza - Inosservanza - Conseguenze - Criterio di proporzionalità ex art. 34 del d.lgs. n. 415 del 1996 - Applicabilità - Esclusione.
In tema di liquidazione coatta amministrativa di società finanziaria, l'azione di rivendica e restituzione di beni e valori mobiliari gestiti dalla società per conto e nell'interesse dei clienti, pur non richiedendo una specifica individuazione dei beni rivendicati, in quanto la natura fungibile degli stessi fa apparire sufficiente l'indicazione della loro specie e quantità, presuppone comunque l'avvenuto rispetto del principio della doppia separazione patrimoniale (applicabile anche alle fattispecie anteriori all'entrata in vigore della legge n. 1 del 1991), il quale implica non solo la separazione tra il patrimonio della società e quello dei clienti, ma anche, all'interno di quest'ultimo, la reciproca separazione dei beni e dei valori riferibili individualmente a ciascun cliente, onde evitare che, per effetto dell'accoglimento della rivendica proposta da un fiduciante, restino pregiudicate le ragioni degli altri, il cui diritto al controvalore andrebbe soddisfatto in prededuzione, ai sensi dell'art. 79, secondo comma, della legge fall. In caso di mancato rispetto del predetto principio, all'attore non residua che un diritto di credito, destinato a concorrere con gli altri crediti vantati da terzi verso l'intermediario, non trovando applicazione, per i rapporti anteriori alla legge n. 1 del 1991, il criterio di proporzionalità introdotto dall'art. 34 del d.lgs. n. 415 del 1996, la cui applicabilità non può essere fatta neppure discendere dall'art. 718 cod. civ., il quale, imponendo di evitare un eccessivo frazionamento dei cespiti in comunione che pregiudichi il diritto dei condividenti di ottenere una porzione di valore proporzionalmente corrispondente a quello del complesso da dividere, prevede un criterio meno rigidamente quotistico di quello risultante dall'applicazione dell'art. 91 del d.lgs. n. 385 del 1993, richiamato dall'art. 34 cit.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Settembre 2008, n. 23560. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Impresa di assicurazione - Restituzione di somme gestite per conto della Cassa di previdenza degli agenti - Condizioni - Principio della doppia separazione patrimoniale - Osservanza da parte della società depositaria - Necessità - Violazione - Conseguenze - Acquisto della proprietà del denaro da parte della società depositaria - Spettanza alla Cassa di un mero diritto di credito.
In tema di domanda di rivendica, proposta da una cassa di previdenza degli agenti verso la compagnia assicuratrice in liquidazione coatta amministrativa, per la restituzione delle somme dei conti individuali riferibili agli agenti e costituenti il patrimonio della cassa e già depositate presso la compagnia, trova applicazione il principio di carattere generale, ricavabile dalla disciplina speciale delle società fiduciarie e di investimento finanziario, per cui il diritto del depositante a rivendicare le cose fungibili depositate sussiste solo in quanto sia stato rispettato l'obbligo della cosiddetta doppia separazione patrimoniale (separazione del patrimonio della società da quello gestito per conto e nell'interesse dei clienti, nonché, all'interno di quest'ultimo, reciproca separazione dei beni e dei valori riferibili individualmente a ciascun cliente), ispirato allo scopo di garantire un'efficace tutela degli investitori, soprattutto nel caso di crisi dell'intermediario, attraverso la sottrazione dei beni alla liquidazione concorsuale e l'attribuzione all'investitore della possibilità di recuperare immediatamente e completamente quelli riconducibili al proprio patrimonio; ne deriva che questa tutela è garantita appieno soltanto nel caso in cui il regime di separazione sia stato effettivamente rispettato, con la conseguenza che, qualora ciò non sia accaduto, l'investitore è titolare esclusivamente, come effetto della ricorrenza della disciplina del deposito irregolare ex art. 1782 cod. civ., di un diritto di credito nei confronti del depositario, che concorre con gli altri crediti vantati dai terzi nei confronti di quest'ultimo. (Principio affermato dalla S.C. che, cassando con rinvio la sentenza impugnata, ha negato che l'appostazione in bilancio delle predette somme fosse di per sè indiziante della autonomia patrimoniale e di gestione separata dei fondi depositati, nemmeno essendo stato accertato un vincolo legale o contrattuale di destinazione delle stesse ed invece sussistendo un mero obbligo di garantire la pronta liquidità solo per le somme da retrocedersi in caso di trasferimento degli agenti ad altra cassa o di definitiva cessazione del rapporto di agenzia). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Febbraio 2008. Segue...
Marchio commerciale - Natura di bene mobile - Acquisizione al fallimento - Terzo cessionario del marchio in epoca antecedente all'apertura della procedura concorsuale - Tutela esperibile.
Azienda commerciale - Acquisizione al fallimento - Terzo cessionario dell'azienda prima della instaurazione della procedura concorsuale - Tutela esperibile.
Con riguardo ad azienda commerciale, che sia stata inventariata tra le attività del fallimento e presa in consegna dal curatore (art. 88 legge fall.) - il quale è immesso "ope legis" nel possesso dei beni detenuti dal fallito - il terzo, che assuma di essersi reso cessionario dell'azienda medesima prima dell'instaurazione della procedura concorsuale, trova tutela nel procedimento di verificazione dello stato passivo, nei modi e nei termini contemplati dall'art. 103 legge fall. per la rivendicazione, restituzione e separazione di cose mobili possedute dal fallito, salva l'autonoma tutela esperibile dal terzo stesso in sede di cognizione, in relazione ad eventuali provvedimenti abnormi di acquisizione dei beni in questione alla massa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Novembre 1994, n. 9046. Segue...
Fallimento - Divieto di esecuzioni individuali - In genere - Sequestro giudiziario non ancora convalidato - Fallimento del possessore dei beni sequestrati - Conseguenze - Sequestro - Inefficacia - Ammissibilità.
Fallimento - Inventario - Inclusione di beni mobili - Presunzione assoluta di possesso da parte del fallimento - Esclusione - Rivendicazione - Prova della legittimazione passiva del fallimento - Insufficienza
L'inclusione di beni mobili nell'inventario fallimentare non importa una presunzione assoluta di possesso dei beni stessi da parte del fallimento e, quindi, non è, da sola, sufficiente a fondare la legittimazione passiva del fallimento stesso rispetto all'Azione di rivendica proposta da un terzo. (nella specie alcuni beni erano stati inventariati presso il creditore cui il fallito li aveva dati in pegno). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 1969, n. 1279. Segue...

References: Art. 52
 art. 103
 art. 93
 Articolo 31
 art. 101
 art. 665
 art. 665
 sentenza 
 art. 93
 sentenza 
 art. 93
 sentenza 
 articolo 103
 articolo 103
 articolo 1782
 art. 1782
 articolo 2710
 articolo 2710
 articolo 103
 sentenza 
 articolo 91
 art.26
 art.24
 sentenza 
 art. 34
 art. 1782
 sentenza