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Timestamp: 2019-12-10 01:40:42+00:00

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Cassazione I civile del 30 dicembre 2011, n. 30199 - testo integrale Sentenza
Cassazione I civile del 30 dicembre 2011, n. 30199
Divorzio · casa coniugale · assegnazione · immobili · autosufficiente · economicamente · assegno divorzile · mantenimento · famiglia
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"la suddivisione in due unita' abitative trasformando l'immobile, sconvolgerebbe l'ambiente domestico in cui il giovane figlio delle parti e' vissuto, senza contare la conflittualita' esistente tra il ricorrente e la moglie nonche' la pessima influenza della vicinanza del padre, desumibile dal provvedimento di decadenza dalla potesta', tale da costituire una sicura e continua minaccia alla serenita' e salubrita' dell'ambiente di vita del figlio."
In un procedimento di divorzio tra T.S. e A. C., la Corte d'Appello di Palermo, con sentenza in data 11 - 7/22-9-2008, confermava l'assegnazione della casa coniugale all' A. e, in riforma della sentenza del Tribunale di Palermo in data 21-3/14-4-2006, elevava l'assegno di mantenimento per il figlio delle parti, maggiorenne, ma non autosufficiente economicamente, ad Euro 200,00.
Ricorre per cassazione il T., sulla base di tre motivi.
Resiste, con controricorso, l' A.
Con il primo motivo, il ricorrente censura violazione della L. divorzio, art. 6, comma 6, sostenendo che la casa assegnata all' A. non era la "casa familiare".
Con il terzo, censura vizio di motivazione al riguardo. I due motivi possono trattarsi congiuntamente perche' strettamente connessi. E' vero che l'assegnazione di un immobile in sede di separazione o divorzio deve effettuarsi solo con riferimento alla casa coniugale, da intendersi come quella di fatto abitata dalla famiglia in modo continuativo, e non di una che la famiglia non abbia mai abitato o dove abbia soggiornato solo saltuariamente (cio' indipendentemente da eventuali risultanze anagrafiche in contrario) (al riguardo, tra le altre Cass. n. 5793 del 1993; n. 8667 del 1992).
Ma, nella specie, con motivazione congrua e non illogica, la sentenza impugnata chiarisce che la casa assegnata ora per l'appunto quella coniugale, quando i coniugi convivevano, ed ha continuato ad essere abitata, sostanzialmente senza soluzione di continuita', dell' A. insieme con il figlio; in un certo periodo - continua il giudice a quo - il figlio delle parti era ospite dei nonni materni in altra localita' dove studiava, ma tornava sempre a casa nei giorni di fine settimana; dal 2003 madre e figlio, maggiorenne ma non autosufficiente economicamente - cosi' la sentenza impugnata - abitano di nuovo a tempo pieno nella casa in questione.
Appaiono pertanto infondati i motivi proposti.
Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta ulteriore violazione della L. divorzio, art. 6, comma 6, in relazione all'art. 42 Cost. e all'art. 832 c.c., in quanto il giudice a quo non ha provveduto a dividere l'immobile, assegnandone una parte al marito ed una alla moglie.
Anche tale motivo appare infondato.
La sentenza impugnata chiarisce che la suddivisione in due unita' abitative trasformando l'immobile, sconvolgerebbe l'ambiente domestico in cui il giovane figlio delle parti e' vissuto, senza contare la conflittualita' esistente tra il ricorrente e la moglie nonche' la pessima influenza della vicinanza del padre, desumibile dal provvedimento di decadenza dalla potesta', tale da costituire una sicura e continua minaccia alla serenita' e salubrita' dell'ambiente di vita del figlio.
E' appena il caso di precisare che l'assegnazione della casa coniugale al genitore viene disposta, ai sensi dell'art. 155 quater c.c. e L. divorzio, art. 6 tenendo prioritariamente conto dell'interesse del figlio.
Il Giudice a quo ha pertanto applicato rettamente le predette norme e motivato in modo congruo e non illogico.
Non si fa luogo a pronuncia sulle spese, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 133 essendo entrambe la parti ammesse al patrocinio a spese dello Stato.
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 art. 133