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Timestamp: 2018-04-23 05:44:38+00:00

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Messaggio INPS n. 437/2018 del 31.01.2018 Oggetto: Circolare n. 121 del 5 luglio 2016. calcolo dell’importo complessivo annuo di omesso versamento delle ritenute previdenziali, su cui si basa il discrimine (10.000 euro annui) tra illecito penale o amm. | ILA - Ispettori del Lavoro Associati
Messaggio INPS n. 437/2018 del 31.01.2018 Oggetto: Circolare n. 121 del 5 luglio 2016. calcolo dell’importo complessivo annuo di omesso versamento delle ritenute previdenziali, su cui si basa il discrimine (10.000 euro annui) tra illecito penale o amm.
Inviato da redazione il Mar, 13/02/2018 - 22:02
ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA segnala il Messaggio INPS n. 437/2018 del 31.01.2018< Oggetto: Circolare n. 121 del 5 luglio 2016. Articolo 3, comma 6, del decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 8, attuativo della legge 28 aprile 2014, n. 67. Determinazione dell’importo complessivo superiore ad euro 10.000 annui. Conferma criteri.
Messaggio INPS n. 437/2018 del 31.01.2018< Oggetto: Circolare n. 121 del 5 luglio 2016. Articolo 3, comma 6, del decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 8, attuativo della legge 28 aprile 2014, n. 67. Determinazione dell’importo complessivo superiore ad euro 10.000 annui. Conferma criteri.
Allegato al Messaggio INPS n. 437/2018 del 31.01.2018< Corte Suprema di Cassazione Sezioni Unite Penali. Informazione Provvisoria n. 1.
Messaggio n. 437<
Il predetto Ispettorato, infatti, con nota n. 8376 del 25 settembre 2017<, sulla base della posizione espressa nella sentenza della Corte di Cassazione Sez. Pen. n. 39882 del 2017 del 29.08 – 04.09 del 2017, ha specificato che la verifica dell’eventuale omissione del versamento delle ritenute va effettuata secondo il criterio della competenza contributiva, cioè facendo riferimento al periodo intercorrente dalla scadenza del primo versamento dell’anno contributivo dovuto relativo al mese di gennaio (16 febbraio) sino alla scadenza dell’ultimo, relativo al mese di dicembre (16 gennaio dell’anno successivo).
Nota INL 8376/2017 del 25.09.2017 Direzione centrale vigilanza, affari legali e contenzioso - Oggetto: art. 2, comma 1 bis, del D.L. n. 463/1983 (conv. da L. n. 638/1983) – nota di chiarimento a seguito della sentenza della Corte di Cassazione Sez. Pen. n. 39882 del 2017 del 29.08 - 04.09 del 2017.<<
Nota INL 8376/2017 del 25.09.2017<<
Sentenza N 39882/2017 del 29.08.2017 della Corte di Cassazione.<<
INL_DCVIG.REGISTRO UFFICIALE.USCITA.0008376.25-09-2017<<
Oggetto: art. 2, comma 1 bis, del D.L. n. 463/1983 (conv. da L. n. 638/1983) – nota di chiarimento a seguito della sentenza della Corte di Cassazione Sez. Pen. n. 39882 del 2017 del 29.08 - 04.09 del 2017<<.
Con nota del 03.05.2016 prot. n. 9099, questa Direzione centrale, a seguito di un incontro tecnico con i rappresentanti dell’INPS e d’intesa con l’Ufficio legislativo, ha fornito chiarimenti circa l’individuazione del parametro annuo da cui, per effetto della modifica introdotta dal D.Lgs. n. 8/2016, consegue la rilevanza penale dell’illecito di omesso versamento delle ritenute previdenziali ex art. 2, comma 1 bis, del D.L. n. 463/1983.
Com’è noto, infatti, l’illecito assume rilevanza penale solo laddove i versamenti omessi siano superiori all’importo annuo di euro 10.000. In proposito, la Corte di Cassazione con sentenza n. 39882/2017, ha chiarito che “la consumazione del reato appare coincidere, secondo una triplice diversa alternativa, o con il superamento, a partire dal mese di gennaio, dell’importo di euro 10.000 ove allo stesso non faccia più seguito alcuna ulteriore omissione, o con l’ulteriore o le ulteriori omissioni successive sempre riferite al medesimo anno, ovvero, definitivamente e comunque, laddove anche il versamento del mese di dicembre sia omesso, con la data del 16 gennaio dell’anno successivo”.
Ne consegue che il personale ispettivo dovrà verificare l’eventuale omissione del versamento delle ritenute secondo il criterio della competenza contributiva cioè facendo riferimento al periodo intercorrente dalla scadenza del primo versamento dell’anno contributivo dovuto relativo al mese di gennaio (16 febbraio) sino alla scadenza dell’ultimo, relativo al mese di dicembre (16 gennaio dell’anno successivo).
Devono pertanto ritenersi superate, le indicazioni fornite sul punto con la citata nota.
Sentenza N 39882/2017 del 29.08.2017 della Corte di Cassazione.<<<
Sentenza della Corte di Cassazione N. 39882/2017 del 29/08/2017 corretto calcolo dell’omesso versamento all’Inps delle ritenute previdenziali differenze con la nota MLPS n. 9099 del 3 maggio 2016<<<
Penale Sent. Sez. F Num. 39882 Anno 2017 Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA Relatore: MENGONI ENRICO Data Udienza: 29/08/2017<<<
SENTENZA<<<
Xxxxxx xxxxxxxx, nata a Ragusa il 21/6/1948
avverso la sentenza del 24/1/2017 della Corte di appello di Catania;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Perla Lori, che ha concluso chiedendo l'annullamento senza rinvio per prescrizione quanto alle condotte da gennaio a maggio 2009, e l'annullamento senza rinvio per esser il fatto non punibile quanto alle successive
1. Con sentenza del 24/1/2017, la Corte di appello di Catania confermava la pronuncia emessa 1'11/9/2015 dal Tribunale di Ragusa, con la quale Xxxxxxxx xxxxxx era stata giudicata colpevole del delitto di cui agli artt. 81 cpv. cod. pen., 2, comma 1-bis, d.l. 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla I. 11 novembre 1983, n. 638, e condannata alla pena di due mesi di reclusione e 300,00 euro di multa; alla stessa - nella qualità di legale rappresentante di due distinte ditte - era contestato di non aver versato le ritenute previdenziali ed assistenziali operate sulle retribuzioni dei dipendenti nell'anno 2009, per un importo complessivo di circa 11.200,00 euro.
2. Propone ricorso per cassazione la Xxxxxx, a mezzo del proprio difensore, deducendo i seguenti motivi:
- violazione degli artt. 157, 160, 161 cod. pen., 129 cod. proc. pen.. La Corte di appello non si sarebbe avveduta della maturata prescrizione di numerose delle condotte ascritte, contestate in continuazione, quantomeno con riguardo alle mensilità da gennaio a marzo 2009 (e fino a comprendere anche quelle di aprile e maggio dello stesso anno, qualora si applichi la sospensione del termine ai sensi del solo art. 2, comma 1-quater, d.l. citato); ne deriverebbe la violazione delle norme contestate;
- violazione dell'art. 129 cod. proc. pen., con riguardo all'art. 3, comma 6, d. lgs. 15 gennaio 2016, n. 8. Qualora la Corte di merito avesse accertato quanto precede, avrebbe altresì constatato che - in ordine alle mensilità residue, non colpite da prescrizione - non era più raggiunta la soglia di punibilità di 10.000 euro annui, di cui al d. 1gs. n. 8/2016; con ogni conseguenza in termini di proscioglimento;
- violazione dell'art. 131-bis cod. pen.; vizio motivazionale. La sentenza avrebbe negato Fa causa di non punibilità per particolare tenuità con argomento carente e contraddittorio; in particolare, e premessa la pacifica applicazione dell'istituto anche a condotte per le quali sia prevista una soglia di punibilità, il Collegio avrebbe omesso la doverosa verifica degli elementi di cui all'art. 133, comma 1, cod. pen., valorizzando peraltro un precedente specifico – neppure citato - la cui rilevanza sarebbe stata già esclusa dal primo Giudice.
Con riguardo, infatti, all'eccepita prescrizione del reato - per talune mensilità - già alla data della pronuncia di appello, osserva la Corte che, in effetti, le omissioni relative al periodo gennaio-marzo 2009 erano già estinte al 24/1/2017; ed invero, individuato il dies a quo nel giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento, applicata la sospensione trimestrale della prescrizione di cui all'art. 2, comma 1-quater della legge citata, nonché quella ordinaria ex art. 159 cod. pen., il termine prescrizionale per le mensilità citate è spirato tra il 16 novembre 2016 ed il 16 gennaio 2017. In epoca anteriore, quindi, alla pubblicazione della sentenza di secondo grado.
5. La fondatezza della prima doglianza, dunque, comporta ex se che il gravame non possa esser ritenuto inammissibile, sì da doversi dichiarare l'intervenuta estinzione per prescrizione anche di ulteriori mensilità oggetto di rubrica, fino a quella di ottobre 2009 compreso; ed invero, applicando i termini di calcolo appena richiamati, la fattispecie di reato relativa a tale ultimo periodo si è estinta il 16/08/2017.
Si impone, pertanto, l'annullamento della sentenza senza rinvio - quanto alle omissioni relative alle mensilità da gennaio ad ottobre 2009 compresi - per esser tali episodi estinti per prescrizione.
6. Residua, dunque, la sola mensilità di novembre 2009.
Questa Corte, infatti, ha già affermato - con indirizzo condiviso dal Collegio e qui da ribadire - che, con l'introduzione della soglia di 10.000 euro annui, di cui al d. Igs. n. 8 del 2016, il legislatore non si è limitato semplicemente ad introdurre un limite di "non punibilità" delle condotte lasciando inalterato, per il resto, l'assetto della precedente figura normativa (che, come noto, nessun limite prevedeva), ma ha configurato tale superamento, strettamente collegato al periodo temporale dell'anno, quale vero e proprio elemento caratterizzante il disvalore di offensività che viene a segnare, tra l'altro, il momento consumativo dello stesso; in altri termini, il reato deve ritenersi già perfezionato, in prima battuta, nel momento e nel mese in cui l'importo non versato, calcolato a decorrere dalla mensilità di gennaio dell'anno considerato, superi l'importo di 10.000 euro senza che, peraltro, attesa, come si è detto, la necessaria connessione con il periodo temporale dell'anno, le ulteriori omissioni che seguano nei mesi successivi dello stesso anno sino al mese finale di dicembre possano "aprire" un nuovo periodo e, dunque, dare luogo, in caso di secondo superamento, ad un ulteriore reato. Tali omissioni, infatti, contribuiscono ad accentuare la lesione inferta al bene giuridico per effetto del già verificatosi superamento dell'importo di legge sicché, da un lato, non possono semplicemente atteggiarsi quale post factum penalmente irrilevante e, dall'altro, approfondendo il disvalore già emerso, non possono segnare, in corrispondenza di ogni ulteriore mensilità non versata, un ulteriore autonomo momento di disvalore (che sarebbe infatti assorbito da quello già in essere). Ricorre, in realtà dunque, a ben vedere, alla stessa stregua di altre figure criminose (come, ad esempio, le fattispecie di corruzione o di usura : cfr. rispettivamente, per la prima, Sez. 6, n. 49226 del 25/09/2014, Chisso, Rv.261352; per la seconda, da ultimo, Sez. 2, n. 40380 del 11/06/2015, P.G., Tiesi in proc. Cardamone, Rv.264887), una fattispecie caratterizzata dalla progressione criminosa nel cui ambito, una volta superato il limite di legge, le ulteriori omissioni nel corso del medesimo anno si atteggiano a momenti esecutivi di un reato unitario a consumazione prolungata la cui definitiva cessazione viene a coincidere con la scadenza prevista dalla legge per il versamento dell'ultima mensilità, ovvero, come noto, con il termine del 16 del mese di gennaio dell'anno successivo.
Quanto sopra comporta dunque che, rispetto alla precedente figura di reato, il momento consumativo sia evidentemente diverso: mentre nel precedente assetto normativo il reato si consumava in corrispondenza di ogni omesso versamento mensile (cfr., da ultimo, Sez.3, n. 26732 del 05/03/2015, P.G. in proc. Bongiorno, Rv. 264031), nell'attuale e nuovo la consumazione appare coincidere, secondo una triplice diversa alternativa, o con il superamento, a partire dal mese di gennaio, dell'importo di euro 10.000 ove allo stesso non faccia più seguito alcuna ulteriore omissione, o con l'ulteriore o le ulteriori omissioni successive sempre riferite al medesimo anno ovvero, definitivamente e comunque, laddove anche il versamento del mese di dicembre sia omesso, con la data del 16 gennaio dell'anno successivo. La struttura del "nuovo" reato come tratteggiata sopra, impone inoltre di tenere conto, al fine dell'individuazione o meno del superamento del limite di legge di 10.000 euro, di tutte le omissioni verificatesi nel medesimo anno e, dunque, nella specie, anche di quelle eventualmente estinte per prescrizione: del resto, la mera declaratoria di estinzione del reato per ragioni connesse al decorso del tempo non può significare elisione della materiale sussistenza del fatto di omesso versamento (per tutte, Sez. 3, n. 37232 dell'11/5/2016, Lanzoni, Rv. 268308; Sez. 3, n. 649 del 20/10/2016, Messina, Rv. 268813).
Dal che, l'infondatezza della seconda doglianza.
8. Con riguardo alla stessa mensilità di novembre 2009, peraltro, ritiene questa Corte di poter direttamente provvedere alla rideterminazione del trattamento sanzionatorio, a tal fine richiamando l'art. 620, comma 1, lett. I), cod. proc. pen., per come novellato dalla I. 23 giugno 2017, n. 103; ed a mente del quale, la Corte di cassazione pronuncia sentenza di annullamento senza rinvio se ritiene di poter decidere, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, o di rideterminare la pena sulla base delle statuizioni del giudice di merito o di adottare i provvedimenti necessari, e in ogni altro caso in cui ritiene superfluo il rinvio. Orbene, in forza di questo principio, e valutata la gravità della residua omissione secondo i parametri dell'art. 133 cod. pen., si stima congrua la pena di 15 giorni di reclusione e 50,00 euro di multa, condizionalmente sospesa come già disposto in sede di merito.
7. Da ultimo, la causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis cod. pen.; orbene, anche sul punto ritiene la Corte che la questione sia infondata. La sentenza impugnata, infatti, con motivazione del tutto congrua e non suscettibile di censura, ha negato l'applicazione dell'istituto in ragione dell'ammontare dell'importo complessivo evaso (pari al 12.3% della soglia fissata dal d. Igs. n. 8/2016), ritenendo che lo stesso non potesse esser qualificato come "irrisorio", quindi di particolare tenuità; quel che, peraltro, emerge anche dal numero delle mensilità oggetto di omissione, e dall'esser queste riferite a due distinti soggetti giuridici. Con piena applicazione, dunque, dei criteri di cui all'art. 133, comma 1, cod. pen., tali da render priva di fondamento la censura qui proposta.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata relativamente agli episodi consumati sino ad ottobre 2009 e ridetermina la pena per il residuo episodio di novembre 2009 in giorni 15 di reclusione e 50,00 euro di multa.
Così deciso in Roma, il 29 agosto 2017
Circolare INPS n. 121/2016 del 05/07/2016 Oggetto: Articolo 3, comma 6, del decreto legislativo 15 gennaio 2016 n. 8, attuativo della legge 28 aprile 2014 n. 67 – Depenalizzazione parziale del reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali.<
Roma, 05/07/2016
Circolare n. 121<
Articolo 3, comma 6, del decreto legislativo 15 gennaio 2016 n. 8, attuativo della legge 28 aprile 2014 n. 67 – Depenalizzazione parziale del reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali.
Con la presente circolare si provvede ad illustrare il nuovo quadro normativo, già oggetto del messaggio n. 804 del 22 febbraio 2016, a seguito dell’intervento di parziale depenalizzazione del reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali di cui all’articolo 2, co. 1-bis, del decreto legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638. Il legislatore ha introdotto due diverse fattispecie sanzionatorie legate al valore dell’omissione compiuta dal datore di lavoro: la sanzione penale della reclusione fino a tre anni congiunta alla multa fino a euro 1.032 per gli omessi versamenti di importo superiore a euro 10.000 annui e la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000 per gli importi omessi inferiori a tale soglia.
L’intervento di depenalizzazione nell’ambito della materia previdenziale ha riguardato, in particolare, l’articolo 2, co. 1-bis, del decreto legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, che è stato sostituito dall’articolo 3, co. 6, del decreto legislativo n. 8/2016. Tale norma ha parzialmente depenalizzato il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali introducendo due diverse fattispecie sanzionatorie collegate all’importo della stessa omissione.
Il testo originario della norma, infatti, puniva con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032 qualsiasi condotta illecita del datore di lavoro che operasse le ritenute previdenziali previste dalla legge sulle retribuzioni senza provvedere al dovuto versamento all’Inps. Siffatta strutturazione giuridica ha comportato un appesantimento del carico di lavoro degli organi giudiziari, accentuatosi in tempi di crisi economica, anche a fronte di somme non versate di esigua entità.
Il legislatore pertanto è intervenuto riscrivendo la norma che, oggi, nella versione attuale, opera un distinguo legato al valore dell’omissione compiuta dal datore di lavoro: la sanzione penale della reclusione fino a tre anni, congiunta alla multa fino a euro 1.032, risulta confermata per i soli omessi versamenti di importo superiore a euro 10.000 annui.
Diversamente, se l’importo omesso resta sotto la predetta soglia, al datore di lavoro si applicherà la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000.
Con la presente circolare, si provvede ad illustrare il nuovo quadro normativo venutosi a delineare, tenuto conto delle indicazioni fornite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale - Direzione Generale per l’Attività Ispettiva – con parere del 3 maggio 2016 condivise dall’Ufficio legislativo del medesimo Dicastero con nota del 3 maggio 2016, prot. 29/0002839/P.
1. Il nuovo regime sanzionatorio di cui all’art. 2, comma 1-bis del decreto legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638.
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Direzione Generale per l’Attività Ispettiva - con propria circolare n. 6/2016 del 5 febbraio 2016, nel fornire le prime indicazioni operative in ordine all’applicazione del d.lgs. n. 8/2016, con riguardo alla novella dell’art. 2, co. 1-bis della legge n. 638/1983, in considerazione del meccanismo che definisce la non punibilità con la sanzione penale né l’assoggettabilità alla sanzione amministrativa del datore di lavoro laddove lo stesso provveda al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla notifica della contestazione della violazione, ha precisato che si ritiene che si debba escludere l’applicazione dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 124/2004 risultando applicabile esclusivamente la procedura di cui agli articoli 14 e 16 L. n. 689/1981.
I successivi commi 4 e 5 regolano i conseguenti adempimenti dell’autorità amministrativa che, entro 90 giorni dalla ricezione degli atti relativi ai procedimenti penali, deve notificare gli estremi della violazione agli interessati. Per i residenti all’estero tale termine è di 370 giorni.
‹ Messaggio INPS n. 1399/2018 del 29.03.2018 Oggetto: Polo Unico per le visite fiscali. Riepilogo e aggiornamento delle disposizioni vigenti. su Messaggio INPS n. 4988 del 12 dicembre 2017 chiarimenti in merito alle modalità di accredito figurativo per maternità ai sensi dell’art. 25 del D.Lgs. n. 151/2001. ›

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