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Timestamp: 2018-01-23 06:17:26+00:00

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Dipartimento Finanze - Introduzione
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Il 17 febbraio 1861 a Torino si riunì il primo Parlamento italiano con all'ordine del giorno la proclamazione del Regno d'Italia. Il successivo 21 febbraio, il Conte di Cavour presentò al Senato il relativo progetto di legge che "doveva affermare in cospetto dei popoli dell'Europa il fatto compiuto della costituzione del Regno d'Italia". La legge fu promulgata il 17 marzo 1861.
La prima esigenza fu quella di unificare gli ordinamenti tributari, prevalenti negli stati preunitari, profondamente diversi, soprattutto in materia d'imposizione diretta sulla ricchezza fondiaria, oltre che a reperire i mezzi finanziari necessari a fronteggiare il volume crescente di spesa pubblica che occorreva al nuovo Stato per concorrere allo sviluppo di una economia che in larghe parti del paese si trovava in condizioni di mera sussistenza.
Questo quadro iniziale influenzò in maniera decisa anche l'evoluzione del sistema tributario. L'unificazione tributaria comportò, al di là di astratte discussioni su quali modelli fossero più appropriati, un profondo ed effettivo sconvolgimento nelle strutture economiche e nei rapporti tra contribuenti e istituzioni statali. Questo sconvolgimento fu più sentito nelle aree in cui il precedente ordinamento tributario era lontano da quello nuovo imposto dove "a pochi anni di distanza si succedevano o imposte che non si conoscevano affatto prima, o imposte che erano conosciute in forma lievissima ... Tutto fu mutato e sconvolto" (Nitti, 1958).
Lo Statuto Albertino, del 4 marzo 1848, che divenne nel 1861 lo Statuto del Regno, all'art. 25 recitava che "Essi [tutti i regnicoli] contribuiscono indistintamente, nella proporzione dei loro averi, ai carichi dello Stato". Nello Statuto del Regno erano significativamente indicati tanto l'esistenza di un obbligo di contribuire alle spese pubbliche a carico dei consociati, quanto la fissazione di un limite al potere impositivo, consistente nella "proporzionalità" con le sostanze patrimoniali di ciascuno. Un'ulteriore necessità fu, quindi, di omogeneizzare l'imposizione indiretta con i principi tributari, dello Statuto del Regno.
Tale opera di omogeneizzazione ed unificazione fu avviata dal Ministro delle Finanze Bastogi, su iniziativa del Primo Ministro Cavour, che aveva, al riguardo, già sostenuto la necessità di ricostituire tutto l'apparato fiscale, con un coordinamento unico a livello nazionale. Il primo programma che si proponeva il Ministro Bastogi fu di: provvedere ai bisogni dell'amministrazione dello Stato, cercando di diminuire la differenza esistente tra le entrate e le spese; dare un assetto uniforme al debito pubblico; unificare la legislazione tributaria del Regno ; riordinare l'amministrazione finanziaria. Il Ministro Bastogi unificò la tariffa doganale e avviò l’accorpamento delle discipline doganali con il Regolamento del 12.09.1860, che veniva applicato in tutto il Regno d’I talia. Il 29.10.1861 un nuovo Regolamento separò le norme doganali da quelle dei monopoli e abolì le dogane interne. Il nuovo regolamento ebbe breve vita poiché il Ministro delle Finanze Quintino Sella (3 marzo 1862), constatando l’aumento del contrabbando e la notevole diminuzione degli introiti, l’11.09.1862 pubblicò un nuovo regolamento doganale con cui mantenne molte dogane interne, che dovevano essere soppresse dal precedente regolamento di Bastogi. Con l'applicazione uniforme della tariffa vigente nel Regno di Sardegna fu esteso il libero scambio in tutto il Paese.
Nel 1864 il Regno venne diviso in 59 province, 193 circondari, 1601 mandamenti e 7719 comuni. Tra il 1862 e il 1864 i ministri Sella e Minghetti proposero e attuarono una radicale riforma dell’ordinamento tributario, perequando l’imposta fondiaria e istituendo nuovi e moderni tributi, l’i mposta sui fabbricati e l’imposta di ricchezza mobile.Nel 1865 si svolsero le elezioni per il rinnovo della Camera e subito dopo Sella dichiarava che le condizioni del bilancio permanevano gravi e che era necessario istituire nuovi tributi (Sella era decisamente contrario alla politica dei prestiti pubblici): a ciò si provvedette nel 1868 con la istituzione della “tassa sul macinato”, la prima moderna imposta di fabbricazione. Proprio la rigorosa politica fiscale portò al pareggio di bilancio ma il suo annuncio (marzo 1870) comportò la caduta di quella parte politica, la Destra storica, che tanto si era spesa al riguardo. Al pareggio di bilancio si arrivò con una politica fiscale attuata non solo grazie all'inasprimento delle imposte e delle tasse, ma anche con specifiche scelte tecniche e produttive mirate a un'attualizzazione dei tributi e dei loro strumenti applicativi.
Nel 1876 la Sinistra salì al potere con Depretis, il quale conservò per sé il dicastero delle finanze. Le scelte di politica commerciale e doganale della Sinistra comportarono un rilevante aumento del gettito dei dazi doganali, ma negli anni successivi nessun governo della Sinistra intraprese la riforma del sistema tributario che Depretis riteneva urgente. In seguito, durante i primi sette anni dell’età giolittiana vi fu un notevole aumento delle entrate, cui contribuirono le privative, le tasse di fabbricazione, le tasse sugli affari, l’imposta sulla ricchezza mobile, le dogane e altre imposte (prevalevano le imposte indirette).
Alla vigilia della prima guerra mondiale il sistema fiscale italiano era inadeguato all’ingente compito che doveva assolvere; l’ordinamento tributario era, infatti, prevalentemente costituito dalle leggi del 1864 e del 1865 (approvate dal Governo della Destra storica). Si manteneva lo squilibrio tra imposte indirette e imposte dirette: queste ultime erano costituite solo da tre tributi reali e proporzionali sui redditi dei terreni, dei fabbricati e della ricchezza mobile. L'inizio dell'era fascista coincise con un profonda riforma del sistema tributario italiano. Nel 1923, soprattutto con una serie di regi decreti del 30 dicembre,
il Ministro De Stefani (1922) innovò tutti i tributi ed istituì, altresì, l'imposta complementare progressiva sul reddito delle persone fisiche. Aumentò con un decreto catenaccio il prelievo fiscale sul caffè e sullo zucchero. In generale la pressione fiscale aumentò e così la sua sperequazione: ci fu una maggiore tassazione dei redditi agrari e di lavoro e un incremento delle imposte indirette, specie sui consumi.
Nel 1927, con l'obiettivo di incentivare i matrimoni e favorire nuove nascite, fu introdotta la "tassa sul celibato". Seguì una significativa riforma delle sanzioni tributarie e un modesto ritocco della finanza locale . Successivamente, nel1940, vennero introdotti due importanti tributi: l’imposta ordinaria sul patrimonio e l’imposta generale sulle entrate (I.G.E.), che sostituì la precedente imposta sugli scambi.
La Costituzione della Repubblica Italiana, promulgata il 27 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1° gennaio 1948, ha codificato alcuni principi fondamentali a cui si ispira l'attuale sistema tributario e precisamente: il principio di solidarietà, articolo 2: il pagamento delle imposte (o tasse) rappresenta uno dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; il principio di uguaglianza, articolo 3: tutti i cittadini sono tenuti al pagamento delle imposte e delle tasse, poiché hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge; il principio di legalità, articolo 23: nessuna presta zione può essere imposta se non in base alla legge (riserva di legge); le imposte e le tasse possono essere disciplinate solo con atti aventi forza di legge (legge ordinaria, decreto legge, decreto legislativo); il principio della capacità contributiva, articolo 53, comma 1: tutti i cittadini sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva; il principio della progressività, articolo 53, comma 2: le aliquote aumentano con l'aumentare del reddito in maniera progressiva.
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References: e contrario
 articolo 2
 articolo 3
 articolo 23
 articolo 53
 articolo 53