Source: https://www.laleggepertutti.it/227791_sinistro-chi-sceglie-la-carrozzeria-a-cui-rivolgersi
Timestamp: 2019-11-18 04:31:06+00:00

Document:
Sinistro: chi sceglie la carrozzeria a cui rivolgersi?
23 Maggio 2018 | Autore: Gloria Mariani
Polizza auto: è legittima la clausola che indica la carrozzeria alla quale deve rivolgersi il danneggiato?
La tua polizza auto contiene una clausola che ti obbliga, in caso di sinistro stradale, a rivolgerti alla carrozzeria convenzionata con l’assicurazione. Tu invece, per il ripristino del mezzo, vorresti rivolgerti alla carrozzeria di tua fiducia e ti stai chiedendo se sia possibile precluderti tale libertà di scelta? In altre parole, ti stai chiedendo: chi sceglie la carrozzeria a cui rivolgersi in caso di sinistro? Bene, questo è l’articolo che fa per te.
Scopriamo insieme ciò che può legittimamente essere oggetto di un contratto assicurativo, quali sono i diritti dell’assicurato danneggiato in materia di responsabilità civile automobilistica e come farli valere nei confronti della compagnia assicurativa.
1 Polizza Rca: cos’è e come funziona
2 Sinistro: risarcimento dei danni in forma diretta
3 Sinistro: risarcimento Rca in forma specifica
4 Sinistro: natura vessatoria delle clausole
5 Sinistro: chi sceglie la carrozzeria a cui rivolgersi?
6 Polizza auto: è legittima la clausola che indica la carrozzeria alla quale deve rivolgersi il danneggiato?
Polizza Rca: cos’è e come funziona
La polizza Rca, quale abbreviazione di Responsabilità Civile Automobilistica, non è nient’altro che il contratto che viene concluso tra l’assicurato e la compagnia assicurativa. L’accordo ha ad oggetto, dietro il pagamento del premio da parte dell’assicurato, una copertura per i danni provocati dal veicolo dell’assicurato a persone, animali o cose, a seguito di un sinistro. Diversamente, non garantisce la copertura di eventuali danni fisici conseguiti al guidatore responsabile. L’assicurazione Rc Auto è obbligatoria per legge e, pertanto, non è consentito circolare in sua assenza. Ciò salvo che l’autovettura risulti custodita in un luogo privato; di contro, se l’auto è parcheggiata in un luogo pubblico tale astensione non vale.
Ciò posto, in virtù della copertura assicurativa, tutti i danni cagionati a causa di un sinistro stradale sono risarciti dalla compagnia, nei limiti del massimale, vale a dire la cifra massima concordata al momento della stipula del contratto, superato il quale l’assicurato sarà chiamato a risponderne di tasca propria [1].
Le compagnie assicurative, comunque, possono offrire massimali anche più alti di quelli consueti, a fronte però del pagamento di un premio più alto da parte dell’assicurato. Nelle Condizioni Contrattuali, consegnate unitamente alla copia del contratto di assicurazione, sono elencate le casistiche che non risultano essere coperte dall’assicurazione ed i cosiddetti casi di rivalsa, ove l’assicurazione cioè può pretendere la restituzione di quanto pagato.
In sintesi, si può affermare che la polizza Rc Auto “copre” il conducente contro il rischio di dover lui stesso risarcire i danni provocati a persone e cose dalla circolazione del veicolo assicurato, con la possibilità di aggiungere ulteriori garanzie accessorie, non incluse nella Rca.
Sinistro: risarcimento dei danni in forma diretta
Negli ultimi anni, il Codice delle Assicurazioni Private è stato interessato da una importante modifica [2], che ha visto l’introduzione del cosiddetto “indennizzo o risarcimento diretto” [3], quale procedura alternativa di liquidazione dei danni derivanti da sinistro stradale.
Nel dettaglio, tale tipologia di risarcimento si caratterizza per il fatto di consentire al danneggiato di ottenere quanto dovuto direttamente dalla propria compagnia assicurativa, piuttosto che da quella del responsabile. Si tratta di una tipologia alternativa di risarcimento di cui può avvalersi il danneggiato e che va a sommarsi a quella tradizionale, ove è la compagnia del responsabile della verificazione del sinistro a risarcire i danni derivati al danneggiato.
Il risarcimento in forma diretta, può trovare impiego solamente in presenza dei seguenti casi:
se il sinistro stradale vede il coinvolgimento di sole 2 vetture, entrambe immatricolate e coperte con assicurazione italiana;
se l’incidente è avvenuto tra un’auto ed una motocicletta e quest’ultima sia dotata di una targa regolamentata;
se il conducente, a seguito del sinistro, ha riportato una lesione permanente non superiore al 9%.
Con la procedura in esame, dunque, è l’assicurazione del danneggiato ad anticipargli quanto dovuto a titolo di risarcimento, salvo poi il diritto di richiedere un conguaglio forfettario alla compagnia del danneggiante, secondo quanto disposto dalla Convenzione stipulata tra gli Assicuratori, rispetto alla quale entrambe le compagnie interessate debbono avere aderito.
Per azionarla è necessario che il danneggiato inoltri la richiesta di risarcimento danni, mediante lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, alla propria compagnia ed attendere, a seguito dell’iter previsto per legge, la formulazione dell’offerta.
Sinistro: risarcimento Rca in forma specifica
Ciò posto, non resta che dare una definizione chiara all’espressione “risarcimento in forma specifica”, che spesso e volentieri l’assicurato trova menzionata nel contratto di assicurazione sottoscritto.
E’ bene sapere che, proprio nell’ambito della procedura di risarcimento diretto dei danni, l’assicurato ha la possibilità di optare per un risarcimento che non sia in denaro (“risarcimento per equivalente”), bensì in forma specifica. Quest’ultimo, si caratterizza per il fatto di garantire una riparazione gratuita ad opera delle officine convenzionate con la propria compagnia assicurativa.
Il cosiddetto risarcimento in forma specifica rappresenta una garanzia accessoria che può essere inserita nel pacchetto assicurativo a richiesta del diretto interessato, il quale, per beneficiarne, dovrà farne espressa richiesta al momento della sottoscrizione del contratto o del rinnovo annuale dello stesso.
Si tratta di una tipologia di risarcimento in grado di offrire diversi vantaggi, quali:
abbreviazione dei tempi di riparazione e restituzione del veicolo;
maggiore rapidità nelle tempistiche di liquidazione;
disponibilità di servizi ulteriori, come ad esempio l’auto sostitutiva;
garanzie sugli interventi di riparazione.
Oltre a quelli precedentemente elencati, che giovano in particolar modo all’assicurato, c’è anche la possibilità di effettuare un controllo più scrupoloso sulle procedure di rimborso e la capacità di sventare condotte fraudolente ai danni dell’impresa assicurativa.
Tale modalità di risarcimento, tuttavia, implica che il danneggiato si possa rivolgere solo alla carrozzeria convenzionata dalla compagnia assicurativa. Tale clausola, dunque, qualora risulti nel contratto di Rca regolarmente sottoscritto, vincola l’assicurato, al momento del verificarsi di un sinistro stradale ed al fine di ottenere il risarcimento dei danni, a rivolgersi alle officine indicate dalla compagnia assicurativa.
Ci si domanda allora se una simile clausola possa considerarsi vessatoria.
Sinistro: natura vessatoria delle clausole
Si definiscono clausole vessatorie quelle che, apposte in un contratto, producono a carico di un contraente, di norma il più debole, un particolare squilibrio dei diritti e degli obblighi che ne conseguono [4].
Secondo quanto disposto dalla legge, le stesse non hanno effetto se non vengono specificatamente approvate per iscritto [5].
Proprio in virtù della crescente diffusione di contratti “per adesione”, per lo più stipulati da banche o da assicurazioni, che assumono la forma di moduli o formulari, il nostro Legislatore ha ritenuto opportuno, proprio a tutela dell’utente-consumatore, disciplinare scrupolosamente la natura vessatoria delle clausole, al fine di far fronte allo squilibrio che ne può conseguire a danno del contraente debole [6].
Non a caso, secondo quanto dettato dal Codice del Consumo, si considerano vessatorie tutte quelle clausole che malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore uno squilibrio significativo dei diritti e degli obblighi derivati dal contratto [7]. Le stesse, in quanto tali, sono sanzionate con la nullità, circoscritta a loro stesse, posto che il contratto resta comunque valido [8].
Le clausole che si presumono vessatorie, fino a prova contraria, sono quelle dirette a escludere o limitare:
la responsabilità del professionista in caso di danno alla persona del consumatore, dovuta ad un’azione o omissione dello stesso;
le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista, in caso di inadempimento (totale o parziale) o di adempimento inesatto;
l’opportunità del consumatore di avvalersi della compensazione, allorquando vanti un credito a favore del professionista che, diversamente, assume la veste, nei suoi confronti, di debitore [9].
Non solo, si definiscono vessatorie anche quelle clausole che, ad esempio, consentono solo al professionista di recedere dal contratto, di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali e via discorrendo. Non vi rientrano, quelle che riproducono disposizioni di legge o norme e principi contenuti in convenzioni internazionali [10], nonché quelle che sono state oggetto di una trattativa tra le parti.
Alla luce di tutto quanto precede, viene da chiedersi se la clausola presente nella polizza auto che vincola l’assicurato, in sede di risarcimento dei danni conseguiti ad un sinistro stradale, a rivolgersi ad una carrozzeria convenzionata, piuttosto che ad una di sua fiducia, possa qualificarsi come vessatoria o, di contro, lecita.
Stante la normativa sopra richiamata, non è affatto assurdo pensare che una clausola così imposta possa rappresentare una limitazione della libertà di scelta dell’assicurato, a favore dell’assicuratore, creando uno squilibrio tra la parte debole e forte.
Ma recenti pronunce della Suprema Corte hanno dipanato qualsivoglia dubbio in suddetta materia.
Nel dettaglio, si è avuto modo di precisare che, in tema di contratti di assicurazione, debbono essere considerate clausole limitative della responsabilità, e dunque vessatorie [11], quelle che limitano le conseguenze della colpa o dell’inadempimento, o che escludono il rischio garantito.
Al contrario, attengono all’oggetto del contratto, tutte quelle clausole che riguardano il contenuto ed i limiti della garanzia assicurativa e che specifichino il rischio garantito.
Proprio nel precisare ciò, la Suprema Corte ha concluso ritenendo che la clausola che lega il ristoro del pregiudizio da parte dell’assicuratore alla reintegrazione in forma specifica, ovvero a rivolgersi ad un carrozziere convenzionato, precludendogli la libera scelta, non può ritenersi vessatoria, bensì delimitativa dell’oggetto del contratto e del rischio dell’assicuratore [12].
Sulla scorta del principio di diritto riproposto, è stato altresì affermato che la clausola in questione non determina alcuno squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, in quanto il contraente assicurato, al momento della stipula della polizza, non fa altro che assumere una libera scelta, in forza della quale ottiene vantaggi, così come ivi descritti, contro l’imposizione di rivolgersi ai soggetti facenti parte del servizio, che, senza alcun aggravio, limitazione o compromissione del suo diritto, provvedono ai necessari ripristini del mezzo [13].
Pertanto, le clausole così come redatte risultano legittime, a maggior ragione se di facile e pronta conoscibilità da parte dell’assicurato, in virtù di una loro collocazione evidente (ad esempio nel frontespizio della polizza), e non necessitano di alcuna approvazione scritta.
[1] D.Lgs. 198/2007
[2] D.L. n. 223/2006 (Decreto Bersani)
[3] art. 149 Cod. Ass.
[4] art. 1341 Cod. Civ.
[5] Cass. Civ., sent. n. 11594/2010.
[6] cfr. art. 1341 Cod. Civ. ed artt. 33 – 38 e 139 -141 D.Lgs. 206/2005.
[7] art. 33 D.Lgs. 206/2005.
[8] art. 36 D.Lgs. 206/2005.
[9] art. 33 D.Lgs. 206/2005.
[10] art. 34 D.Lgs. 206/2005.
[11] art. 1341 Cod. Civ.
[12] cfr. Cass. Civ., sent. n. 2469/2015; Cass. Civ., sent. n. 14280/2017
[13] Cass. Civ., sez. III, sent. n. 11757/2018

References: art. 149
 art. 1341
 Cass. 
 art. 1341
 art. 33
 art. 36
 art. 33
 art. 34
 art. 1341
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.