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Timestamp: 2020-04-06 13:21:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2121 del 27/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2121 del 27/01/2017
Cassazione civile, sez. II, 27/01/2017, (ud. 08/11/2016, dep.27/01/2017), n. 2121
sul ricorso 9676-2013 proposto da:
C.M.D. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA SIACCI 2/B, presso lo studio dell’avvocato CORRADO DE MARTINI,
DABORMIDA;
R.A.M., R.A., R.E.,
R.G., R.M., R.R., C.G.D.;
avverso la sentenza n. 1171/2012 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
udito l’Avvocato DABORMIDA Renato, difensore del ricorrente che ha
depositato nota spese e ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
Con atto di citazione notificato, il 5 agosto 2005, C.M. conveniva in giudizio, davanti al Tribunale di Torino, R.M.F., assumendo che: il (OMISSIS) era deceduto in (OMISSIS) suo fratello C.F.; la moglie del defunto aveva chiesto la pubblicazione di un testamento olografo del marito che la nominava erede universale, con la previsione di un legato in favore del nipote, C.G., pari ad Euro 30.000,00; tale testamento era apocrifo, con la conseguenza che si era aperta la successione legittima;
la convenuta era nel possesso dei beni ereditati.
L’attore chiedeva, quindi, che fosse accertata la non autenticità del testamento e che si procedesse alla divisione, con ordine alla convenuta di corrispondere i frutti e i vantaggi relativi agli immobili goduti.
La convenuta si costituiva e chiedeva il rigetto della domanda attrice.
In corso di causa era disposta l’integrazione del contraddittorio nei confronti di C.G., il quale si costituiva e si associava alle difese dell’attore.
Il Tribunale di Torino, istruita la causa a mezzo di Ctu, con sentenza 1/2009, rigettava la domanda attrice.
Con citazione notificata il 15 febbraio 2010 C.M. proponeva appello. R.M.F. si costituiva e chiedeva la conferma della sentenza impugnata.
In seguito al decesso dell’appellata, si costituivano i suoi eredi A.M., An., E., G., M. e R.R..
C.G. non si costituiva.
La Corte di Appello di Torino, con sentenza n. 1171/2012, rigettava l’appello. Secondo la Corte di Torino, la CTU non meritava censure perchè attenta e fondata su rilevazioni che non erano parziali. Per altro parte appellante non solo avrebbe promesso prove extra grafologiche affermate, ma mai offerte, ma imputerebbe al CTU di non aver svolto l’attività probatoria di cui la stessa parte era onerata.
La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da M.. C. con ricorso affidato a due motivi. A.M., An., E., G., M. e R.R., nonchè C.G. non si costituivano.
1. Con i suoi due motivi di ricorso che, stante la loro stretta connessione, possono essere trattati congiuntamente, C.M. lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 196 c.p.c., nonchè l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo del giudizio, in quanto la corte territoriale non aveva accolto la sua richiesta di rinnovazione della Ctu.
Per costante giurisprudenza, rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito la valutazione dell’opportunità di disporre indagini tecniche suppletive o integrative, di sentire a chiarimenti il consulente tecnico d’ufficio sulla relazione già depositata ovvero di rinnovare, in parte o integralmente, le indagini, sostituendo l’ausiliare del giudice. L’esercizio di tale potere non è sindacabile in sede di legittimità, ove ne sia data adeguata motivazione, immune da vizi logici e giuridici (Cass., Sez. 3, n. 27247 del 14 novembre 2008, Rv. 605391).
Nella specie, la Corte territoriale, dopo avere rilevato la genericità delle doglianze dell’attuale ricorrente, il quale si era limitato a riportare nell’atto di appello le considerazioni del suo consulente di parte, ha evidenziato l’infondatezza della censura, in quanto:
non erano state indicate le rilevazioni pretermesse dal Ctu; non erano state presentate prove extragrafologiche dell’evoluzione del tratto grafico del testatore; tale tratto grafico non era in contrasto con la scioltezza e l’informalità delle scritture di comparazione, dovendo ritenersi che il de cuius avesse redatto il testamento con particolare serietà ed impegno calligrafico.
Se ne ricava che la Corte di Appello di Torino ha motivato la sua decisione di rigetto in maniera logica e completa, non sindacabile nella presente sede di legittimità.
In definitiva, il ricorso va rigettato. Non deve essere assunta alcuna statuizione sulle spese di lite dato che le parti intimate non hanno svolto alcuna attività giudiziale.
Il Collegio, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma 1 quater da atto che sussistono i presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma del comma 1 – bis dello stesso art. 13.
La Corte rigetta il ricorso, attesta che sussistono i presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

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 art. 13
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