Source: http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/storico.asp?s=&m=&pagina=155&ordinamento=asc
Timestamp: 2019-08-23 20:18:26+00:00

Document:
.. japan rose ..... di Lunadicarta
Tutte le verità passano tre fasi. Primo: vengono ridicolizzate. Secondo: subiscono una opposizione violenta. Terzo: vengono accettate come ovvie.
FNSI su sospensione Vauro
Di Loredana Morandi (del 15/04/2009 @ 12:18:40, in Sindacato, linkato 993 volte)
Prot.n 91/c
“Preoccupa la via disciplinare verso l’informazione e la satira che sembra essere stata assunta oggi dalla Rai dopo le critiche all’ultima puntata di Annozero. Ieri il rimbrotto di un Ministro a Crozza, oggi la sospensione del vignettista Vauro, quasi che la satira sia un atto di lesa maestà.
La decisione del Direttore Generale è un atto sbagliato, tanto più perché correlato all’annuncio di una indagine interna su un’inchiesta di Report (che aveva il torto di non essere piaciuta a qualche ministro) e della richiesta a Santoro perché “siano attivati i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente in ordine ai servizi mandati in onda sull’Abruzzo”.
Su tutto questo c’erano state critiche e espressioni di favore. Discutere e affrontare le questioni con tutti i protagonisti è una cosa; tutt’altra è la via disciplinare all’informazione. Così la nuova dirigenza Rai non parte nel modo migliore”.
Tutta la mia solidarietà a Vauro, ma con questo antiberlusconismo la dovete finire. Intanto i nostri non sono meglio e poi, visto che Lui ci ride, lo spettacolino dobbiamo forse pensare che sia solo per noi? Se è così, allora non serve...
Colombo agli Studenti: "La Giustizia NON può Funzionare"
Di Loredana Morandi (del 15/04/2009 @ 12:40:28, in Magistratura, linkato 1124 volte)
VdA: Colombo agli studenti: "la giustizia non puo' funzionare"
L'ex pm di "Mani pulite" racconta l'addio alla magistratura
Aosta, 15 apr. (Apcom) - "Mi sono dimesso da giudice della Cassazione, dopo 33 anni in magistratura, perche' secondo me la giustizia non puo' funzionare". Con queste parole, Gherardo Colombo, ex magistrato del pool di "Mani pulite" ed ex giudice di Cassazione, ha spiegato agli studenti delle scuole di Aosta le motivazioni che lo hanno portato, nel 2007 a deporre la toga.
Colombo ha incontrato questa mattina gli studenti del triennio del liceo classico e la classe quinta dell'Istituto d'Arte di Aosta, che stanno seguendo un percorso di "cultura della legalita'" stimolandoli a ragionare su quanto possano influire sulla felicita' personale cambiamenti come il voto alle donne e la liberazione dalla schiavitu', situazioni in cui "un tempo si puniva la donna che voleva votare o il servo che fuggiva - commenta il magistrato - oggi e' il contrario".
Coincidenza vuole che, pochi metri di distanza, nello stesso orario, in Tribunale si stava svolgendo l'ultima udienza del processo per il caso di una famiglia di allevatori accusati di schiavitu' nei confronti di un operaio marocchino, ma Colombo preferisce attingere al terreno piu' neutro del contesto scolastico, suscitando interventi sempre piu' ravvicinati: "la Costituzione e' il modello del nostro stare insieme - spiega ancora il magistrato - poi pero' le leggi le facciamo noi, a partire dalla vita in famiglia, dai diversi diritti riconosciuti a fratelli maggiori e minori. Perche' una legge valga, e' necessaria l'applicazione da parte dei cittadini. Secondo me e' impossibile che ci sia giustizia se non si capisce il perche' delle regole, qual e' la conseguenza delle leggi sulla nostra vita, sulla nostra possibilita' di programmare il futuro e di essere felici: allora mi sono dimesso, mi dedico a cercar di comunicare questo aspetto importante della nostra vita".
ANM sui Trasferimenti d'Ufficio
Di Loredana Morandi (del 15/04/2009 @ 12:56:02, in Magistratura, linkato 1107 volte)
Trasferimenti d’ufficio dei magistrati: la soddisfazione dell’Anm
per l’inammissibilità dell’emendamento del Governo
Il presidente della Camera ha dichiarato inammissibile l’emendamento sui trasferimenti d’ufficio dei magistrati, che il Governo avrebbe voluto inserire nel decreto legge contro la violenza sessuale. La valutazione di uno dei massimi organi istituzionali, conferma la fondatezza delle perplessità immediatamente espresse dall’Associazione nazionale magistrati e respinte dal Governo con fastidio.
L’Anm esprime grande e rispettosa soddisfazione - dichiarano il presidente, Luca Palamara, e il segretario generale, Giuseppe Cascini - ma è ben consapevole che la decisione del presidente della Camera riguarda esclusivamente l’estraneità dell’ordinamento giudiziario rispetto alla materia del decreto. Pertanto prosegue l’attività di segnalazione, sensibilizzazione e, ove necessario, di denuncia, per evitare che all’emergenza della scopertura degli uffici di procura, soprattutto nelle sedi più disagiate, si risponda con misure inadeguate, incoerenti rispetto al divieto di attribuire le funzioni di pubblico ministero e di giudice monocratico ai giovani magistrati, e altresì incostituzionali per la violazione del principio di inamovibilità del magistrato.
In particolare, l’invito ad ascoltare i magistrati, anche in audizione, si rivolge ora alla commissione Giustizia del Senato, che ha appena iniziato l’esame del disegno di legge del Governo per la riforma del processo penale, il cui articolo 22 contiene le norme sui trasferimenti d’ufficio, riprodotte nell’emendamento dichiarato inammissibile. In quella sede ed in ogni altro luogo istituzionale vogliamo rinnovare le proposte dell’ANM tra cui in particolare il suggerimento di derogare temporaneamente al divieto di destinare i magistrati di prima nomina agli uffici di procura, prevedendo incentivi professionali per quanti permangano nelle sedi disagiate, ed estendendo l’istituto dell’applicazione dei magistrati, attraverso la modifica dell’articolo 110 dell’Ordinamento giudiziario.
L’Associazione Nazionale Magistrati ha più volte denunciato con forza la gravità della situazione di scopertura degli organici degli uffici di procura, in particolare nel sud Italia, determinata dalla introduzione del divieto di destinare ad uffici di procure o a funzioni giudicanti penali monocratiche i magistrati in prima nomina e dalla previsione dell’obbligo di mutamento di regione in caso di passaggio dalla funzione giudicante alla funzione requirente.
Sin dal primo incontro con il Ministro della Giustizia del 28 maggio 2008 l’ ANM ha chiesto la soppressione del divieto di destinare alle procure i magistrati di prima nomina o almeno la introduzione di deroghe a tale divieto.
Successivamente, anche a seguito degli incontri con i magistrati delle regioni con maggiori difficoltà (Calabria, Sicilia e Sardegna), l’ANM ha segnalato al Ministro e al CSM la drammaticità della situazione denunciando il rischio di imminente paralisi della funzione requirente in quelle regioni.
L’ANM ha ripetutamente sottolineato la assoluta inidoneità a risolvere il problema dell’intervento legislativo che ha introdotto benefici economici e di carriera per chi accetti di essere destinato a sedi disagiate.
Da ultimo l’ANM ha espresso assoluta contrarietà alla proposta del governo di prevedere il trasferimento di ufficio dalle regioni limitrofe di magistrati con quattro anni di anzianità, segnalando che si tratta di una misura incostituzionale, gravemente affittiva per i magistrati più giovani, del tutto incoerente con l’ostinato rifiuto di derogare al divieto di destinare in procura i magistrati di prima nomina.
Oggi constatiamo che questa misura, originariamente contenuta nel disegno di legge delega sulla riforma del processo penale, vorrebbe essere inserita dal Governo con un emendamento all’interno del decreto-legge in materia di violenza sessuale.
Si tratta di una iniziativa molto grave sul piano del metodo e del merito.
Si verrebbe, infatti, ad introdurre all’interno di un decreto legge che riguarda tutt’altra materia una disciplina che consentirebbe il trasferimento di ufficio di decine di giovani magistrati, in aperta violazione del principio costituzionale di inamovibilità dei magistrati e con effetti disastrosi sulla vita delle persone e sulla organizzazione degli uffici giudiziari.
L’ANM esprime la più ferma protesta contro l’iniziativa del Governo, chiede che l’emendamento sia ritirato e che il Governo e il Parlamento ascoltino la voce dei magistrati al fine di individuare in tempi rapidi soluzioni idonee a risolvere questa grave emergenza.
Roma, 4 aprile 2009
ANM Calabria: dalle sedi disagiate
Di Loredana Morandi (del 15/04/2009 @ 13:01:55, in Magistratura, linkato 1975 volte)
dalla Magistratura della Calabria
I Procuratori della Repubblica presso i Tribunali di Catanzaro, Cosenza, Crotone, Lamezia Terme, Locri, Palmi, Paola, Reggio Calabria, Rossano e Vibo Valentia, e i Procuratori della Repubblica presso i Tribunali per i minorenni di Catanzaro e Reggio Calabria si sono oggi riuniti in Catanzaro per dibattere sulla grave situazione concernente l’organico dei magistrati delle Procure della Calabria.
Per via dei trasferimenti dei magistrati attualmente in servizio, l’indice medio di scopertura delle Procure della Calabria sta per toccare il 40%, con punte dell’80 % o più (Palmi, Vibo Valentia, Procura per i Minorenni di Reggio Calabria).
Tale situazione è effetto della recente legge sull’ordinamento giudiziario che fa divieto di destinare agli uffici di procura i giovani magistrati vincitori di concorso. Ne consegue che l’unica fonte di approvvigionamento degli uffici giudiziari del Sud, da sempre costituita dall’invio di magistrati vincitori di concorso destinati d’ufficio, risulta, per i soli uffici di procura, del tutto inaridita.
Ad eccezione della prima destinazione, infatti, i magistrati possono essere trasferiti ad altra sede soltanto a loro domanda.
Le sedi di Procura tradizionalmente non ambite, perché situate in territori che non producono un numero sufficiente di magistrati tale da coprire gli organici, sono pertanto destinati a rimanere senza copertura man mano che i magistrati non del luogo, acquisito il necessario punteggio di anzianità, ottengono il trasferimento nelle sedi di loro provenienza.
Il nuovo meccanismo varato dal Legislatore, orientato a garantire che tutti i magistrati facciano un’esperienza nel settore giudicante prima di assumere le funzioni di pubblico ministero, risulta incompleto nella parte in cui nulla prevede per assicurare la necessaria copertura degli uffici di procura. Esso infatti, nella sostanza, prevede l’immissione nel sistema giudiziario di soli magistrati destinati al settore giudicante e non assicura più la destinazione di magistrati alle procure.
I magistrati dirigenti delle Procure della Calabria intendono sottolineare con forza la gravissima situazione che si sta progressivamente determinando negli uffici da essi diretti, molti dei quali presto non saranno in grado di funzionare per la mancanza di magistrati, impedendo sia lo svolgimento delle indagini, sia l’esercizio dell’azione penale, sia la stessa celebrazione dei processi, e questo in un territorio caratterizzato da ogni forma di illegalità e dalla presenza della ‘ndrangheta, oggi unanimemente riconosciuta come la più pericolosa e potente della organizzazioni criminali.
Auspicano che, nel brevissimo periodo, l’emergenza possa essere fronteggiata con il ricorso ai meccanismi incentivanti di cui alla legge N. 181 del 2008, di cui sollecitano l’urgente attuazione.
Chiedono che Governo e Parlamento adottino tutte le necessarie iniziative di competenza perché siano presto apportate le necessarie modifiche alla legge sull’ordinamento giudiziario in modo da consentire di nuovo, nel rispetto dei principi costituzionali, di rifornire di magistrati gli uffici di procura.
Catanzaro, 6 aprile 2009
Catanzaro: Antonimo Vincenzo Lombardo - Cosenza, Dario Granieri - Crotone, Raffaele Mazzotta - Lamezia Terme, Elio Romano (ff) - Locri, Giuseppe Carbone - Palmi, Giuseppe Creazzo - Paola, Bruno Giordano - Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone - Rossano, Leonardo De Castris - Vibo Valentia, Mario Spagnolo - Procuratore per i minorenni di Catanzaro, Beniamino Calabrese - Procuratore per i minorenni di Reggio Calabria, Carlo Macrì.
Ha aderito anche il Procuratore della Repubblica di Castrovillari, Giacomantonio, impedito a partecipare.
TAVOLA SINOTTICA CON LA SITUAZIONE DELL’ORGANICO DI CIASCUNA PROCURA A TRASFERIMENTI AVVENUTI
ORGANICO DEI SOSTITUTI PROCURATORI
SOSTITUTI IN SERVIZIO DOPO
PERCENTUALE DI SCOPERTURA
PROCURA PER I MINORENNI DI CATANZARO
PROCURA PER I MINORENNI DI REGGIO CALABRIA
Bari: Boss scarcerati, si muove il Csm
Di Loredana Morandi (del 16/04/2009 @ 10:45:17, in Magistratura, linkato 2079 volte)
Saranno ascoltati i presidenti della Corte d'appello, del tribunale e della sezione gip-gup
Boss scarcerati, si muove il Csm
«Convocati i magistrati di Bari»
L'istruttoria sui 21 presunti mafiosi e trafficanti di droga scarcerati per il mancato deposito della motivazione
ROMA - Parte a tambur battente l'istruttoria del Csm sul caso dei 21 presunti mafiosi e trafficanti di droga scarcerati per effetto del mancato deposito della motivazione della loro condanna da parte del giudice Anna Rosa De Palo, attualmente presidente del tribunale per i minorenni.
LA CONVOCAZIONE - La Prima Commmissione di palazzo dei Marescialli, presieduta dal laico dell'Udc Ugo Bergamo, ha convocato per il 28 aprile prossimo i vertici degli uffici giudiziari baresi. In particolare, saranno ascoltati i presidenti della Corte d'appello, del tribunale e della sezione gip-gup, alla quale apparteneva il magistrato quando pronunciò la sentenza. Del caso si sta interessando anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano che mercoledì ha ordinato un'ispezione.
DDA - Intanto la Dda di Bari precisa che non ha alcun elemento per poter riarrestare i 21 presunti mafiosi e trafficanti di droga del clan Strisciuglio scarcerati mercoledì perché il giudice che il 16 gennaio 2008 li ha condannati non è riuscito finora a depositare le motivazioni della sentenza di primo grado a carico di 160 imputati, 150 dei quali condannati. I primi 21 scarcerati erano infatti detenuti dal 23 gennaio 2006, assieme agli altri 30 condannati che saranno scarcerati nell'ottobre prossimo. Negli ultimi tempi le indagini della procura antimafia - a quanto è dato sapere - hanno riguardato i nuovi affiliati al clan mafioso, ritenuto il più pericoloso ed agguerrito di Bari che può contare su circa 300 «arruolati», tra uomini, donne e ragazzini. In procura c'è incredulità mista a rassegnazione per le scarcerazioni perché - viene fatto notare - gli 80 faldoni del maxiprocesso erano informatizzati con collegamento ipertestuale ai singoli atti di indagine. Fatti questi che non sono bastati al gup Rosa Anna De Paolo, ora presidente del Tribunale per i minorenni di Bari, a depositare la sentenza nei termini previsti dalla legge.
motivazioni in ritardo
Mafiosi scarcerati, arrivano gli ispettori
di Alfano e il Csm avvia un'istruttoria
Maroni: «Sono molto preoccupato». Mantovano domani a Bari per un vertice sull'ordine pubblico in prefettura
BARI — Come era prevedibi­le il ministro della Giustizia, An­gelino Alfano, ha voluto veder­ci chiaro sul 'lodo scarcerazio­ni' a Bari. E per questo ha mobi­­litato gli ispettori del ministero per «accertamenti preliminari» sul corretto operato dei magi­strati. In particolare, sul ritardo del giudice, Rosa Anna De Palo, nel deposito delle motivazioni della sentenza di condanna pro­nunciata nei confronti di 21 pre­sunti affiliati del clan Strisciu­glio, che ne ha determinato la scarcerazione. Il Guardasigilli ­specifica una nota inviata ieri - «ha in­caricato l’ispettora­to di verificare, con tempestività, i motivi per i quali la sentenza, emes­sa nei confronti de­gli imputati, all’esi­to di un giudizio abbreviato, celebra­to nel gennaio del 2008, non sia stata ancora deposita­ta ». Inoltre, l’ispet­torato ha «immediatamente» ri­chiesto al presidente della Cor­te d’Appello di Bari, Vito Mari­no Caferra, di procedere ad una verifica «e di riferirne al più pre­sto gli esiti, al fine di valutare l’eventuale sussistenza di con­dotte negligenti, rilevanti sotto il profilo disciplinare».
Va da sè che la vicenda ha fatto molto scalpore e su di essa si è appun­tata l’attenzione dell’intero Pae­se. Lo stesso ministro dell’Inter­no, Roberto Maroni, ha telefo­nato al ministro Alfano, ieri, per esprimergli il proprio scon­certo. «Sono molto preoccupa­to - ha detto - poichè si tratta di un fatto grave, che rischia di avere conseguenze ancor più gravi». Venerdì, intanto, sarà a Bari anche il sottosegretario al­l’Interno, Alfredo Mantovano, per partecipare in Prefettura e nella sede del comando della Guardia di finanza, ad una serie di riunioni tecniche con i verti­ci delle forze dell'ordine, del­l'autorità giudiziaria e delle isti­tuzioni per fare il punto della si­tuazione della sicurezza nel ter­ritorio barese. Intanto, anche il Csm ha deciso di scendere diret­tamente in campo con una sua istruttoria sul caso. Ad annun­ciarlo è stato, ieri, il presidente della Prima commissione, Ugo Bergamo. «Ho intenzione di far aprire un fascicolo. Chiedere­mo informazioni alla procura generale» ha spiegato il laico dell’Udc, secondo cui la Com­missione che lui presiede po­trebbe cominciare a discutere del caso già in giornata. Sulla vi­cenda si moltiplicano già le pre­se di posizione.
Per il presiden­te dell’ufficio gip-gup del tribu­nale di Bari, Gio­vanni Leonardi, «la procura dovrebbe evitare di istruire i maxi-processi. Non è possibile per un solo giudice, del quale sono note le straordinarie capa­cità tecniche, giudi­care 160 persone ac­cusate di 53 capi d’imputazione nei tempi previsti dal Codice». Per il capogruppo Pdl in commis­sione Giustizia della Camera, Enrico Costa, «è un’ulteriore conferma dell’esigenza della ri­forma del Csm. In 15 mesi il ma­gistrato non ha depositato le motivazioni, causando le scar­cerazioni, ma frattanto è stato promosso dal Csm. Il cittadino non può che rimanere stupefat­to ». E per Pierfelice Zazzera, co­ordinatore regionale di Idv: «E’ un fatto gravissimo ed inaccet­tabile quello che si è verificato perchè vanifica anni di indagi­ni e di attività delle forze dell’or­dine e non garantisce la certez­za della pena, il diritto e la sicu­rezza dei cittadini. Il rischio che possa esplodere una guerra tra clan sul territorio a questo pun­to è elevatissimo».
Mafia: Scarcerazioni Bari, Scontro Procura e Ufficio Gip
Di Loredana Morandi (del 16/04/2009 @ 13:56:57, in Magistratura, linkato 1174 volte)
2009-04-16 19:54
MAFIA:SCARCERAZIONI BARI, SCONTRO PROCURA E UFFICIO GIP
BARI (Ansa)- E' scontro sulle scarcerazioni dei 21 presunti malavitosi a Bari. Tra procura e ufficio gip del tribunale della città è il giorno dei distinguo e delle polemiche alle quali non è indifferente il Csm che ha subito aperto un'istruttoria e ha convocato per il 28 aprile prossimo i presidenti di Corte d'appello, tribunale e ufficio gip. Quest'ultimo ha già consegnato in Corte d'appello la relazione contenente la cronistoria dei fatti che sarà subito inviata agli ispettori del ministero della Giustizia.
I pubblici ministeri non hanno gradito le dichiarazioni del presidente dell'ufficio del giudice per le indagini preliminari, Giovanni Leonardi, che ieri aveva espresso perplessità sull'utilità, da parte degli inquirenti, di istruire maxiprocessi come quello a carico degli Strisciuglio che il 16 gennaio 2008 ha portato a 150 condanne e a dieci assoluzioni e, da ieri, alla scarcerazione di 21 presunti mafiosi e trafficanti di droga solo perché il gup che li ha giudicati con rito abbreviato, Rosa Anna De Palo, non è stata in grado di depositare in 15 mesi le motivazioni della sentenza di primo grado.
Per questo, quasi certamente, un'altra trentina di affiliati al clan, condannati a pene superiori a dieci anni di reclusione, lascerà il carcere nell'ottobre prossimo.
Il primo a replicare ai rilievi mossi dal giudice Leonardi è il coordinatore della Dda, Marco Dinapoli, che spiega ai cronisti che "il compito della procura è di raccogliere prove e di sostenere l'accusa in giudizio. Le strategie processuali sono di nostra competenza e crediamo di operare nel migliore dei modi". "Se delinquono in tanti - afferma il procuratore aggiunto Dinapoli - non è colpa nostra. Cosi come non è colpa nostra se il sistema giudiziario non è in grado di gestire queste situazioni". Perché accade tutto ciò? Perché - conclude - "c'é una debolezza del sistema giustizia che è evidente.
E' l'organizzazione che non riesce a gestire una domanda di giustizia così elevata, soprattutto da quando il rito abbreviato è diventato un diritto dell'imputato e non è più vincolante il nostro parere".
Rompe il silenzio anche il pubblico ministero della procura antimafia che ha istruito il processo al clan Strisciuglio, Desiré Digeronimo, che sottolinea che "la Dda ha concluso il maxiprocesso nel rispetto dei termini di custodia cautelare. E che eventuali problemi ricollegabili a carenze del sistema giudiziario o ai carichi di lavoro di altri uffici non competono a chi deve esercitare l'azione penale e concludere i processi".
Resta zitto, invece, il giudice De Palo, da qualche mese promossa dal Csm alla presidenza del tribunale per i minorenni di Bari. Chi l'ha sentita riferisce che è avvilita, mortificata e stupita dal clamore suscitato dalla vicenda. Lei forse si aspettava le scarcerazioni e, forse anche per questo, nei mesi scorsi aveva cominciato a concedere ad alcuni condannati gli arresti domiciliari.
Terremoto: Prove a Rischio, Procura Sequestra Tribunale
Di Loredana Morandi (del 16/04/2009 @ 14:03:48, in Magistratura, linkato 1197 volte)
2009-04-15 22:15
dell'inviato Vincenzo Sinapi
L'AQUILA (Ansa) - I magistrati temono ora l'inquinamento delle prove, che qualcuno possa tentare cioé di occultare le proprie responsabilità nel crollo dei palazzi dell'Aquila. Per questo, dopo i reperti, hanno deciso di sequestrare intere aree: quelle degli edifici di via XX settembre dove i morti sono state decine, ciò che resta della casa dello studente, alcune parti dell'ospedale. Hanno sequestrato perfino casa loro: il tribunale.
L'inchiesta della Procura dell'Aquila registra oggi un'accelerazione per molti inattesa: dopo il prelievo di una gran quantità di reperti in una ventina di immobili del capoluogo (reperti che carabinieri e polizia hanno accumulato in un capannone "blindato"), arriva ora il sequestro delle aree stesse dei fabbricati. Duplice, secondo quanto si apprende da fonti vicine all'inchiesta, il motivo alla base del decreto: lasciare lavorare i periti tranquilli e, soprattutto, scongiurare il rischio di contaminazione della "scena del crimine", sia alterandola dolosamente, sia con il prelievo di materiale da parte di estranei.
Il procuratore capo Alfredo Rossini quest'ultimo rischio lo ha paventato esplicitamente: "Abbiamo il sospetto che qualcuno possa portare via ciò che resta degli edifici crollati, magari con dei camioncini". E a chi osserva che sono solo macerie, risponde: "E' vero, apparentemente si tratta di macerie senza valore, ma per le nostre indagini potrebbero essere fondamentali". Il loro esame, conferma, è già cominciato. "I periti sono al lavoro, hanno fatto i primi esami e sicuramente qualcosa piano piano verrà fuori. Bisogna aspettare". Tempi lunghi? "No, ragionevolmente brevi" assicura Rossini.
Sui primi risultati delle perizie il riserbo è totale, anche se sembra che in alcuni casi sia stata riscontrata l'eccessiva friabilità del cemento e la scarsa o nulla presenza di staffe e di ferro nei pilastri portanti. Solo indiscrezioni, al momento, che nessuno conferma ufficialmente. Così come nessuno conferma (il procuratore Rossini anzi smentisce) che siano stati sentiti oggi i primi testimoni.
Carmela Tomassetti, la 23enne fuggita dalla casa dello studente una settimana prima del sisma dopo aver lanciato, inascoltata, l'allarme, afferma di non essere stata ancora convocata. E lo stesso dicono altri suoi colleghi su cui é pure incentrata l'attenzione dei magistrati.
Del resto, sulla sottovalutazione del pericolo, altro filone dell'inchiesta aquilana, il procuratore Rossini va con i piedi di piombo. "Certo, valuteremo anche questo. Ma non bisogna dimenticare che siamo in una zona sismica, ci sono sempre stati terremoti e non possiamo dire che siccome ci sono state un paio di scosse bisognava svuotare la città. Sono discorsi senza senso".
E riguardo alla costruzione in zone sismiche, come ad esempio Pettino, risponde: "tutta questa dorsale è sismica: il problema non è questo, è che bisogna costruire in maniera da farvi fronte". I magistrati della procura dell'Aquila affermano che "é ancora prestissimo per parlare di indagati. Dobbiamo prima capire". E, per farlo, si rivolgono anche alla gente: "chiunque abbia materiale utile all'inchiesta sui crolli, in particolare filmati, ce lo consegni" dicono. "Noi - afferma Rossini - raccogliamo tutto quello che è pertinente all'inchiesta, non certo i pettegolezzi, ma tutto ciò che può esserci utile per portarci alla verità. Per questo abbiamo anche offerto la possibilità a quei cittadini che casualmente erano al corrente di cose che potevano essere utili all'indagine, che avevano visto o saputo qualcosa, che hanno girato dei video, di dare la loro collaborazione. E infatti ce li manderanno. Abbiamo già un bel filmato sulla consistenza dei materiali utilizzati". Altri video amatoriali sarebbero già agli atti.
Da parte di cittadini, intanto, sono arrivate alla polizia le prime denunce. Si tratta, secondo quanto si è appreso, di esposti scritti in cui si fa riferimento ad allarmi che sarebbero rimasti inascoltati e di segnalazioni in cui si denuncia il crollo di abitazioni progettate e costruite con criteri presentati come antisismici. Tutte queste denunce, viene sottolineato, dovranno ora essere verificate. Ma dalle denunce alle iscrizioni nel registro degli indagati, se non altro come atto dovuto, il passo di solito è breve.
Pirateria e Cinema: Buco da 537 Milioni
Di Loredana Morandi (del 16/04/2009 @ 14:08:05, in Osservatorio Famiglia, linkato 1094 volte)
2009-04-16 16:26
PIRATERIA E CINEMA, BUCO DI 537 MILIONI
ROMA [Ansa] - Le cifre sono spaventose, ma i criteri per affrontare il fenomeno della pirateria dell'audiovisivo non potrebbero essere più diversi. C'é chi parla di colpire penalmente il fenomeno e chi invece suggerisce di cavalcarlo. E' quanto emerso oggi alla Casa del cinema di Roma con registi (Giuseppe Tornatore, Paolo Virzì, Enrico Vanzina e Leonardo Pieraccioni), politici (il sottosegretario Paolo Romani) e addetti ai lavori per la presentazione, da parte della Fapav (Federazione Anti-pirateria audiovisiva), della prima ricerca sulla pirateria cinematografica in Italia.
Queste alcune cifre: 537 milioni di euro il danno che crea annualmente la pirateria nelle sue diverse forme (dalla copie fisiche alla quella digitale fino a quella indiretta); ben 355 milioni di copie illegali vengono fruite ogni anno; circa 250 mila i lavoratori a rischio grazie a questo fenomeno e ben il 32% del campione intervistato negli ultimi 12 mesi che riconosce di essere entrato in contatto con film piratati.
E' per la linea dura Paolo Romani, sottosegretario con delega alla comunicazioni, convinto che il fenomeno del downloading (tra le varie forme di pirateria quello maggiormente in crescita) vada perseguito con sistemi di warning (avviso che si sta commettendo un illecito che appare sul proprio pc) e la successiva disconnessione forzata. Importante per lui anche agire sul fronte educativo visto che solo il 60 per cento degli intervistati sa di violare la legge. Gaetano Blandini direttore generale cinema del Mibac annuncia invece che chiederà a Presidenza del Consiglio e al Dipartimento Funzione pubblica una direttiva, che obblighi tutte le amministrazioni pubbliche a inserire filtri per non permettere ai propri dipendenti di scaricare i film sul lavoro.
Mentre tra i registi c'é chi la butta in polemica come Virzì che accusa gli Internet Provider - Telecom, Infostrada e Fastweb -, di guadagnarci soldi con lo scarico illegale di film, soldi che potrebbero anche essere condivisi. E chi come Enrico Vanzina pensa che tutto possa risolversi con un sfruttamento breve del prodotto film con un offerta in contemporanea su Internet, sala e Dvd. Infine anche, Riccardo Tozzi presidente dei produttori Anica e patron della Cattleya, vede in Internet più che un nemico un potenziale mercato e questo "rendendo disponibile un'offerta legale appetibile sul Web con prezzi bassi e giusti".
Pirateria cinematografica: sintesi della ricerca
ANM Bari: sul Maxiprocesso Eclissi e le 22 scarcerazioni
Di Loredana Morandi (del 17/04/2009 @ 12:27:37, in Magistratura, linkato 1422 volte)
Giunta Distrettuale BARI
Una sentenza di condanna riguardante un ponderoso processo di mafia (c.d. processo "eclissi") a carico di 160 imputati del noto clan Strisciuglio non è stata depositata a distanza di oltre un anno e, stante la decorrenza dei termini massimi di carcerazione preventiva relativi alla fase processuale, sono state eseguite 22 scarcerazioni.
Si sono susseguite dichiarazioni di esponenti anche del mondo politico che, intercettando il comprensibile sconcerto dell'opinione pubblica, hanno additato la dr.ssa Rosanna Depalo, GUP nel relativo procedimento, quale responsabile dell'accaduto.
Trattasi di lettura degli accadimenti fuorviante per l'opinione pubblica.
La Giunta distrettuale dell'Anm avverte il dovere di segnalare che tale impostazione non solo è semplicistica, ma ingenerosa nei confronti di una Collega da tutti apprezzata per le sue elevate qualità umane e professionali.
Avverte altresì il dovere di segnalare, per una più corretta informazione dell'opinione pubblica, che la radice del problema è ben più complessa.
Il termine di mesi tre (prorogabile in caso di procedimenti eccezionalmente complessi a mesi sei) per la stesura della motivazione del "maxiprocesso" di mafia con imputazioni plurime e articolate a carico di 160 imputati, con oltre 200 faldoni di atti processuali, è di per sè inattuabile, e forse sarebbe stato possibile rispettare i termini solo se la dr.ssa Depalo non avesse avuto altra attività professionale da compiere che quella di redigere la detta motivazione che si annuncia presumibilmente di migliaia di pagine.
In ogni caso, pur ipotizzando che la sentenza fosse stata depositata nei sei mesi stabiliti per legge, l'esperienza insegna che molto probabilmente sarebbe stato assai improbabile riuscire a celebrare nei termini previsti dalla legge, anche il processo di appello, stendendo la motivazione della relativa sentenza.
Non è in contestazione l'utilizzo dello strumento processuale da parte degli organi inquirenti che svolgono le loro legittime opzioni investigative, ma è evidente che il sistema processuale, per com'è congegnato e rapportato agli organici attuali, non può funzionare: ed è ciò che l'ANM va ripetendo da sempre, evidenziando come non può avere senso parlare di sicurezza dei cittadini senza fornire ai Magistrati uno strumento processuale efficiente ed efficace per l'accertamento dei reati ed organici e mezzi necessari e sufficienti.
Tutto ciò chiama in causa altre responsabilità, altri soggetti istituzionali.
Ed ancora, la Giunta avverte il dovere di rimarcare che l'organico dell'ufficio GIP-GUP, come anche di altri uffici del Tribunale di Bari, è gravemente sottodimensionato.
Ciò induce i magistrati -e sono la stragrande maggioranza- animati da profondo spirito di servizio a farsi carico di impossibili obbligazioni di risultato, esponendosi ingiustamente oltre ogni ragionevolezza.
La denuncia di sottodimensionamento degli organici, che non è evidentemente meno veritiera solo perché la terra di Bari non è la Sicilia o la Calabria, è stata più volte indirizzata agli organi centrali istituzionalmente preposti a decidere l'aumento delle piante organiche; queste sono ferme dal 1969 nonostante la nota crescita esponenziale dei carichi di lavoro.
Bari 17 aprile 2009
Pirate Bay: ai 4 gestori 1 anno di carcere e 2,7 milioni di multa
Di Loredana Morandi (del 18/04/2009 @ 02:41:29, in Osservatorio Famiglia, linkato 1018 volte)
Cari Signori del P2P,
questa sentenza è determinante. Lo è per molteplici ragioni e la prima è che i 4 condannati non sono "ragazzi", ma si tratta di 4 affaristi senza scrupoli, perché dal loro sito è possibile scaricare di tutto, soprattutto quello che fa inorridire il 99% della popolazione civile. Sì, mi riferisco proprio alla pedopornografia e al sesso estremo.
Qui in Italia abbiamo una situazione molto diversa. Sfruttatela.
A) Per sfruttarla occorre un solenne allontanamento alla Associazione portavoce dei Pirati (con i loro avvocati cagliaritani, per i quali è storia che basti io a fare opinione) e/o un ridimensionamento molto serio.
A.2) Occorre un codice deontologico, subito. Che sia largamente condiviso dai gestori e dalla popolazione di tutte le board.
A.3) Attenzione agli Avvocati. Quelli che avete ora considerano business la pornografia e vi accompagnerebbero in galera divenendo ricchi e famosi. Non si tratta di gente capace di supportare una rivoluzione sociale finalizzata allo "sviluppo sostenibile". Uso questo termine e lo virgoletto, ma è esattamente come se avessi parlato di rivoluzione del proletariato, che con gli orologi sul polsino non ha niente a che spartire.
B) Potrebbe farsene carico la gerenza di P2P Forum, ma avrebbe effetto esclusivamente se un simile codice deontologico fosse iniziato sulle grandi Board del file sharing.
I «pirati della baia» sconfitti dalla loro stessa bandiera
di Laura Turini
Dopo la decisione della Corte di Stoccolma che ha condannato Peter Sunde, Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm e Carl Lundström, gestori del sito The Pirate Bay ad un anno di reclusione ciascuno e ad una pesante sanzione ammontante complessivamente a 2,7 milioni di euro, sembra essersi creata una ennesima scissione tra buoni e cattivi, laddove è difficile stabilire chi siano gli uni e chi siano gli altri.
I quattro responsabili del sito The Pirate Bay, di cui tre i tecnici creativi ed il quarto il loro finanziatore, hanno creato volutamente il caso "pirateria", manifestando già con il proprio nome l'intenzione di violare le regole per dimostrare che su internet le leggi devono cambiare e ciò che fino ad oggi non era legalmente possibile dovrà necessariamente diventarlo. Hanno realizzato un sito che si fonda su un'idea vecchia, quella del file sharing ed hanno anche sapientemente sfruttato l'esperienza dei loro predecessori. In origine Napster aveva commesso l'"errore" di rendere disponibili sul proprio server i materiali da condividere con gli utenti e per questo era stato condannato, ma dopo di lui gli altri sistemi di condivisione, quali Kazaa o E-mule, avevano corretto il tiro e creato dei sistemi che consentivano agli utenti di comunicare tra loro, di scambiarsi i materiali, protetti o meno, in modo che il trasferimento avvenisse da utente ad utente senza che nulla venisse copiato sui server che gestivano il peer-to-peer. In questo modo si evitava ogni contatto con i file illeciti ed i siti risultavano dei grandi motori di ricerca, indifferenti rispetto alla commissione dell'illecito che, del resto, era presentato come un fatto solo eventuale.
Il sito The Pirate Bay ha utilizzato questo stesso sistema post-Napster per cui , pur proponendosi come il grimaldello di una rivoluzione intellettuale, si è posto in una condizione tale da potere evitare un'accusa di violazione di diritti d'autore. Il sito ha raggiunto i 25 milioni di navigatori, di cui oltre 3 milioni gli iscritti, ed è un ottima macchina per fare soldi, sotto forma di introiti pubblicitari e di elargizioni da parte degli utenti. Tutto questo rende The Pirate Bay un caso strano, un'ipotesi di rivoluzione in cui i rivoluzionari sfruttano il sistema per non violare le sue leggi e per trarne profitto, facendosi al tempo stessi paladini del suo cambiamento.
The The Pirate Bay è stato definito da Los Angeles Times "uno dei più grandi facilitatori al mondo di download illegali" e questo non poteva passare inosservato. Il sito, utilizzando i sistemi di condivisione di tipo Bit Torrent, prevalentemente anche se non esclusivamente utilizzati per lo scambio di materiali illegali, mette in contatto direttamente gli utenti che possono trovare qualsiasi tipo di materiale e scaricarlo sulle proprie macchine. Secondo la difesa dei quattro indagati l'80% del materiale scaricato dagli utenti sarebbe legale, ma questo aspetto non è stato ritenuto provato o comunque sufficiente ad evitare la condanna. Collegandosi al sito chiunque può ricercare materiale e scaricarlo come avviene in un qualsiasi motore di ricerca quale Google, sostengono Peter Sunde, Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm e Carl Lundström, ma i giudici svedesi non sono dello stesso avviso. La Corte ha infatti affermato che il sito The Pirate Bay è progettato allo scopo di consentire l'interscambio di files pirata. Secondo i giudici i gestori del sito sono perfettamente consapevoli del fatto che tramite il loro sistema vengono trasmesse opere che violano il diritto d'autore ed il sito ha lo scopo di facilitare detta violazione al punto da rappresentare quasi una sorta di istigazione a delinquere. Al momento il testo della sentenza è pubblicato solo in svedese, ma quello che si apprende dai primi comunicati i giudici avrebbero affermato che "i quattro indagati lavorano come un'organizzazione, sono consapevoli del fatto che usando The Pirate Bay gli utenti scambiano materiale illegale ed essi rendono più facile questa operazione assistendo gli utenti nella commissione dell'illecito". A commettere l'illecito sono gli utenti, ma il sito ha lo scopo di assisterli e facilitarli. I condannati si difendono e dichiarano di volere ricorrere in appello, ritenendo la decisione una decisione politica.
Il dilemma giuridico è stabilire se il mezzo utilizzato sia di per sé neutro o sia finalizzato alla realizzazione dell'illecito. Chi vende un coltello da cucina, se pure tagliente, non può essere condannato se qualcuno lo usa per uccidere il vicino, si potrebbe dire, ma qui la situazione sembra un pò diversa. Il mezzo, ovvero il sito, non è stato considerato neutro, utilizzabile per fini leciti o illeciti, ma è stato visto come un sistema strutturato appositamente e prevalentemente, se non esclusivamente, alla commissione di un illecito, ovvero allo scambio di files che violano il diritto d'autore. Mentre con Google si trova di tutto e l'utente scegliere il comportamento da tenere, attraverso il sito The Pirate Bay si cercano prevalentemente i materiali protetti e chi lo utilizza lo utilizza a tale scopo, scopo che è anche del resto espressamente dichiarato dagli stessi creatori del sito e già evidente dal nome del dominio. The Pirate Bay era già finita nel mirino dei giudici italiani lo scorso anno, quando il Tribunale di Bergamo aveva oscurato il sito per alcuni giorni, ordinando ai provider di negarne l'accesso ai sensi dell'art. 14, comma 3 del decreto legislativo che ha recepito la direttiva sul commercio elettronico. Il provvedimento fu impugnato ed il Tribunale del riesame decretò la riapertura del sito ma per motivi procedurali più che sostanziali. Si discusse, infatti, dell'utilizzabilità dello strumento del sequestro preventivo per oscurare un sito i cui dati, oltretutto, si trovavano in Svezia e si discusse di vizi di giurisdizione ma ben poco si disse nel merito.
Anche in Italia, dopo il discusso Decreto Urbani, esiste una norma penale piuttosto severa, l'art. 171-ter L.A. in base al quale "è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da Euro 2.582 a Euro 15.493 chiunque, in violazione dell'art. 16 a fini di lucro comunica al pubblico immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere un'opera dell'ingegno protetta dal diritto d'autore o parte di essa". Oltre alla legge ci sono anche gli autori che realizzano opere e che vogliono essere remunerati per questo. Tentare di non pagare i diritti sbandierando la libertà di espressione in rete appare eccessivo ed in questo The Pirate Bay è per certi vesti anacronistico e molto meno rivoluzionario dei suoi pr
23/08/2019 @ 22.18.24
script eseguito in 515 ms

References: articolo 22
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza