Source: http://skywalkerboh.blogspot.com/2011/03/
Timestamp: 2017-11-24 18:41:40+00:00

Document:
21 Cost.: marzo 2011
Pubblicato da Skywalkerboh a 13:56 Nessun commento:
Pubblicato da Skywalkerboh a 04:53 Nessun commento:
L'altra settimana a Ballarò il guardasigilli (o creaimpunità, che è meglio) Alfano ha cercato di fare lo splendido, citando a sproposito un testo di Falcone. A parte l'offesa alla memoria di Falcone, dovuta al fatto che le "riforme" della Giustizia di questa maggioranza stanno all'esatto opposto rispetto alla figura e all'attività di Falcone, Borsellino, e quanti sono stati trucidati dalla Mafia, perché creano ceppi all'attività di accertamento dei reati e alla punizione degli stessi, c'è da sottolineare che il ministro dell'Ingiustizia in realtà più che per il suo padrone sta lavorando per se stesso. E' voce di questi giorni, riportata da più giornali, che se il ducetto lampadato dovesse riuscire a prendere il posto di Napolitano, uno dei più accreditati suoi successori alla presidenza del Consiglio sarebbe proprio lui.
Angelino Alfano, come ogni avvocato marinato, usa le parole per dire tutto e il contrario di tutto, per cercare giustificazioni dove non ne esitono, e ha a buon cuore la sua immagine, oggi sdoganata come "candida" quando non lo è. Non lo è perché egli già nella sua pagina Fecbook cancella ogni commento lasciato dagli utenti che muovono una critica alla sua attività pestilenziale al Governo; non lo è perché da Guardasigilli egli non lavora per tutelare la Magistratura bensì per attaccarla, vilipenderla, umiliarla e minacciarla con l'invio di "ispettori" dove ravvisa un pericolo per il politico di turno; non lo è perché invece di fare la vera riforma di cui la Magistratura ha necessità, e cioé più fondi per le attività base dei giudici e pubblici ministeri (dai fogli per le fotocopie, alla manutenzione dei computer, oggi obsoleti e semi guasti, per fare due esempi lampanti dell'arretratezza in cui egli volutamente lascia questi importanti strumenti del lavoro dei magistrati), più assunzioni per gli uffici (pochi magistrati oggi gestiscono decine di migliaia di cause ognuno, da qui la lentezza della macchina Giustizia), più benzina per la polizia giudiziaria... egli invece interviene sulle norme del Diritto, mandando al camposanto centinaia di migliaia di processi per ogni tipo di reato, creando quindi seri danni e una palese ingiustizia ai danni delle persone offese dai reati, che attendono giustizia e non l'avranno mai. E tutto ciò perché occorre salvare il ducetto sessuomane.
Allora si passa da una finta di dialogo a un'accelerata delle norme che creano impunità, da proposte di legge a decreti legge (dove sta la "gravità ed urgenza" se si vuole favorire uno solo?) o all'uso della fiducia come forzatura istituzionale.
Il "buon" viso di Alfano è tutto a cattivo gioco: se accontenterà il padrone, salvandolo dai processi, avrà il meritato premio, la presidenza del Consiglio, un osso davvero dorato.
L'accelerata sul "processo breve" è giunta ieri con un golpe alla Camera. Mentre infatti le telecamere erano tutte puntate sulle false promesse di Sua Emittenza a Lampedusa (non ne realizzerà una, vedrete: è il suo marchio di fabbrica), Alfano con la maggioranza (erano tutti presenti, quindi c'era la premeditazione del golpe) ha votato e fatto passare di forza il cambio dell'elenco dell'ordine del giorno nei lavori, mettendo al primo posto l'Impunità del "processo breve". Un vero colpo di Stato.
"Non vedo l'ora di andare in udienza a difendermi". Quante volte Silvio Berlusconi ha usato queste parole nei momenti di pausa prima di una forzatura ad impunitatem in Parlamento? Il meccanismo è sempre lo stesso: quando arriva un processo il dittatore fa finta di mostrarsi disponibile, vengono pagate le claques (oggi l'osso che gli viene lanciato è 20€) per creare atmosfera davanti alle telecamere, e poi mentre Ghedini e Longo giocano a rinviare le udienze per arrivare alla prescrizione, questa viene ulteriormente accorciata. Lo fecero con la ex Cirielli, lo rifanno oggi col "processo breve", che manderà in vacanza i tre processi Mediatrade, Mediaset e soprattutto Mills. In quest'ultimo infatti era stata accertata la corruzione e fu dichiarato colpevole il corrotto, Mills (ma il reato fu dichiarato prescritto all'ultimo momento), egli venne condannato a risarcire 250 mila euro allo Stato. Ora manca la punizione del corruttore, e tutti sappiamo chi è. Salvate Silvio, vi ha messo in quelle belle e strapagte poltrone per quello, su!
Il "processo breve" è quindi l'illecita risposta del Governo all'attività lecita della Magistratura. Per il Ruby Gate c'è tempo: si sta già andando a colpi di richieste di proroga, fino a finte disponibilità per il solo lunedì che partoriscono automatici rinvii perché di punto in bianco Sua Emittenza ha a cuore i problemi del paese. Tutto ciò condito dalla solita panzana sulle toghe rosse, e sul fatto che Berlusconi sarebbe oggeto di attenzioni da parte della Giustizia solo da quando è "sceso in campo", notizia falsa perché già una da quindidicina di anni prima la Giustizia iniziava ad occuparsi di lui. Ma la gente va disinformata, perché il consenso popolare da estorcere con l'inganno è l'unica base che può permettere a questa masnada di delinquenti di stare in questo precario equilibrio. La gente non deve sapere come vanno le cose, altrimenti si incazza, com'è successo ieri davanti a Montecitorio (Vermilinguo-Minzolini guarda caso non ne ha parlato), e magari cambia idea.
Il processo breve regala uno sconto di sei mesi all'imputato Berlusconi, e dato che la difesa ha guarda caso trovato 19 testimoni da far ascoltare in udienza (parleranno di farfalle?), il PM De Pasquale non avrà neanche il tempo di fare la requisitoria, e sfumerà tutto. Repubblica lo racconta bene.
E' un colpo di Stato perenne: chi è forte e potente può delinquere, poi arriva subito qualche lodo incostituzionale che fa perdere un po' di tempo, e qualche altra leggina che cambia le regole del gioco, azzoppa la Giustizia e salva il Kaiser. In questo guazzabuglio di prescrizioni brevi, bavagli all'attività investigativa, riforme che asserviranno la magistratura inquirente al Parlamento e quant'altro, chi sorride (dopo il beneficiario principale) è la criminalità organizzata, largamente salvata e quindi ricompensata. Ma gli affari sono affari...
da Barbara Indovina (è avvocato a Milano e docente a contratto presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di “Informatica per Giurisprudenza”)
Il ddl n. 1880 presentato per la prima volta il 12 novembre 2009 intitolato "Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi" - in attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e dell'articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali - approvato dal Senato della Repubblica il 20 gennaio 2010 è tornato ieri, dopo oltre un anno “di giacenza” dall’approvazione del primo ramo del Parlamento, alla Camera dei deputati per la discussione.
Il testo del provvedimento, profondamente modificato nella sostanza, passa all’esame dell’Assemblea con la relazione dell’onorevole Maurizio Paniz.
Innanzi tutto balza all’evidenza la disposizione di cui all’art. 3 che recita “modifiche all’art. 161 del codice penale”: a pochi anni dall’entrata in vigore della c.d. “legge Cirielli”, legge che ha radicalmente mutato l’istituto della prescrizione (ossia della causa di estinzione del reato per il decorrere di limiti temporali), il legislatore modifica ulteriormente le disposizioni circa i termini necessari per poter dichiarare prescritto un reato.
L’istituto dell’interruzione della prescrizione ossia, più semplicemente, dell’allungamento dei termini di prescrizione a seguito di determinati atti o fatti che ne interrompono la decorrenza, con la Legge Cirielli veniva differenziato a seconda della incensuratezza o meno del prevenuto: da un minimo di 1/4 per gli incensurati fino ad un aumento apri al doppio del temine ordinario per le persone dedite alla delinquenza.
Orbene, l’emendamento proposto ieri consentirà aumenti differenti: in particolare per l’incensurato il tempo necessario a prescrivere non sarà più di 1/4 ma di 1/6 e, contestualmente, viene introdotto il “nuovo” aumento di 1/4 per i casi recidiva semplice (ossia per chi ha già commesso in precedenza un altro reato): quindi, riprendendo l’esempio poc’anzi fatto, in caso di imputazione per concussione il termine prescrizionale in caso di soggetto incensurato muterebbe da 15 anni (12 anni + 1/4 ovvero 3 anni) a 14 anni (12 anni + 1/6, ovvero 2 anni).
E’ il successivo art. 5 che è completamente difforme da quanto inizialmente presentato e lo si evince dalla lettura del titolo della norma che muta da “Estinzione del processo per violazione dei termini di durata ragionevoli” a “Durata ragionevole del processo e obbligo di segnalazione”.
Non più, quindi, l’introduzione del c.d. “processo breve” ma dell’obbligo di segnalazione in capo al dirigente dell’ufficio giudiziario di comunicare al Ministero della Giustizia e al procuratore generale presso la Corte di Cassazione circa la “lentezza” del giudice procedente ad emettere determinati provvedimenti:
- 3 anni dalla richiesta di giudizio del PM alla sentenza di primo grado
- 2 anni dalla sentenza di primo grado a quella di appello
- 1 anno e 6 mesi dalla sentenza di secondo Grado alla sentenza di Cassazione
- 1 anno dal provvedimento della Cassazione che demanda al Giudice di merito un nuovo giudizio.
Sparisce, quindi, la parte prevista nel testo approvato al senato un anno fa secondo la quale il decorso dei sopracitati termini avrebbe comportato l’estinzione del procedimento per violazione della durata ragionevole del processo: istituto, peraltro nuovo poiché l’estinzione del processo è propria del giudizio civile conoscendo il processo penale unicamente gli istituti dell’estinzione della pena e del reato.
In ogni caso, i termini indicati dal legislatore sono, allo stato, incompatibili con l’attuale lentezza della giustizia penale: la durata media di un processo penale in primo grado è, infatti, di circa tre anni e mezzo.
L’indicazione di termini che consentano di ritenere la durata del processo “adeguata” quantomeno agli standard europei e a quanto suggerito dalla Comunità Europea, è doverosa ma inefficace senza modifiche strutturali che intervengano alla base del problema della lentezza della giustizia e non successivamente con decadenze o sanzioni che pregiudicherebbero soltanto i diritti dei soggetti interessati.
Per le valutazioni finali dovremo attendere in ogni caso il testo che verrà approvato definitivamente specialmente in relazione alla durata del processo e alle conseguenze della mancata ottemperanza a quei termini definiti conformi ad un “giusto processo”: se la sanzione sarà, quindi, di tipo procedurale (con conseguente estinzione del processo) o soltanto “disciplinare” .
Pubblicato da Skywalkerboh a 00:13 Nessun commento:
Ora e sempre Lega Ladrona. Soldini alla moglie di Bossi
Altro che Roma ladrona. Non si sentono italiani e vanno a rubare gli stipendi principeschi, poi fra un affare e un maneggio, fra una sparata razzista e un po' di benzina sul fuoco, trovano anche il tempo di mettersi qualcosina di più in tasca.
La moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, riceve un trattamento previdenziale dal lontano 1992, da quando, cioè, alla tenera età di 39 anni, decideva di ritirarsi dall’insegnamento. Liberissima di farlo, ovviamente, dal punto di vista legale: un po’ meno da quello dell’opportunità politica, se è vero che suo marito tuona un giorno sì e l’altro pure contro i parassiti di Roma. E si sarebbe tentati quasi di non crederci, a questa storia, a questo ennesimo simbolo di incoerenza tra vizi privati e pubbliche virtù, se a raccontarcela non fosse un giornalista a cui tutto si può rimproverare ma non certo l’ostilità preconcetta alla Lega Nord e al suo leader. Eppure, nello scrivere il suo ultimo libro inchiesta (“Sanguisughe”, Mondadori, 18 euro, in uscita martedì prossimo), Mario Giordano deve essersi fatto una discreta collezione di nemici, se è vero che l’indice dei nomi di questo libro contiene personaggi noti e ignoti, di destra e di sinistra, gran commis e piccoli furbi, una vera e propria pletora di persone che a un certo punto della loro vita, anche se molto giovani, hanno deciso di vivere alle spalle della collettività e di chi lavora, approfittando dei tanti spifferi legislativi che il Palazzo ha generosamente concesso in questi anni.
La riproduzione dell’estratto conto di una pensione di 78 centesimi. Una incredibile “busta paga” autentica che nasce così: “Pensione lorda 402,12 euro, trattenute Irpef 106,64 euro, saldo Irpef 272.47, addizionale regionale 23.00, arrotondamento 0.78. Totale: 0.78”. Scrive Giordano: “Quando uno Stato si accanisce su una pensione minima di 402 euro (che è già una miseria) e la riduce a 0.78 centesimi (che è appunto un insulto) mentre lascia inalterati i supervitalizi dei parlamentari, il loro insindacabile diritto al cumulo, o gli assegni regalati a qualche burocrate d’oro, ebbene, noi non possiamo far finta di niente”. Allora, forse, si può leggere questo libro saltando da un assurdo all’altro . Dalla “pensione centesimale” a quella della signora Marrone in Bossi, che è – in Italia – non un caso isolato, ma una delle 495.000 persone, come racconta il direttore dell’agenzia NewsMediaset, “che ricevono da anni la pensione senza avere i capelli grigi e senza avere compiuto i sessant’anni di età”. Nel 1992, quando la Marrone aveva 39 anni, Bossi attaccava “la palude romana” e chiedeva di cambiare. “Come no? – chiosa Giordano – Il cambiamento, certo. E intanto la baby pensione, però”.
Pubblicato da Skywalkerboh a 23:58 Nessun commento:
Il Maresciallo non busserà più alla porta del P.M.
da: Movimento per la Giustizia
Pubblicato da Skywalkerboh a 23:44 Nessun commento:
La riforma epocale è finalmente arrivata, fra squilli di tromba, caute aperture e manifestazioni di indignazione. Verrà profondamente modificata la Costituzione e, si dice, finalmente avremo una giustizia che funziona. Si dice anche, lo dice il nostro premier, che con questa riforma i Pubblici Ministeri busseranno alla porta del Giudice con il cappello in mano.
Chi non è un tecnico del diritto si chiede come finora avvenivano gli incontri istituzionali fra P.M. e Giudice (che faceva il P.M.? Entrava senza bussare? Si stravaccava sulla poltrona mettendo i piedi sul tavolo? Raccontava al Giudice barzellette sconce?). Chi invece di mestiere interpreta le leggi e cerca di coglierne le conseguenze ha il compito di leggere la proposta con attenzione e senza pregiudizi...
Attualmente tutta la magistratura (giudici e pubblici ministeri) costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Non c’è separazione delle due carriere, ma divieti di passaggio da una funzione all’altra nell’ambito dello stesso distretto di Corte d’Appello.
Con la riforma le due carriere saranno separate. Due concorsi, due CSM. Se ci si fermasse a questo punto, se ne potrebbe discutere: la separazione (che non condivido) porta vantaggi e svantaggi, ma siamo ancora in un ambito accettabile.
Ma con la riforma non tutta la magistratura, ma solo i giudici “costituiscono un ordine autonomo e indipendente da ogni potere e sono soggetti soltanto alla legge”. Per il nuovo art. 104 Cost. invece “l’ufficio del pubblico ministero è organizzato secondo le norme dell’ordinamento giudiziario che ne assicurano l’autonomia e l’indipendenza”.
Ecco la differenza: i pubblici ministeri non saranno come ora “soggetti soltanto alla legge” ma sarà il Parlamento che con legge ordinaria riempirà di contenuto quel residuato di autonomia e indipendenza che rimane loro. Ergo, i pubblici ministeri saranno soggetti sia alla legge che ad altro.
Altra modifica: ora “il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”, cioè di procedere per ogni reato senza distinzione. Con la riforma, l’obbligo si eserciterà “secondo i criteri stabiliti dalla legge”.
Che accadrà? Il Parlamento potrà approvare norme che costringeranno il P.M. a procedere solo per alcuni reati e non per altri (immaginiamo, naturalmente per pura ipotesi, una maggioranza con un orientamento vagamente xenofobo che impone di occuparsi solo di reati commessi da stranieri) oppure che lo obbligheranno a informare il Ministro di ogni iniziativa penale presa. Il Ministro potrà interloquire sulle indagini, dire al P.M. di lasciare perdere un’inchiesta e di occuparsi di altro o contestargli che fare una certa indagine costa troppo.
Pensate a un Ministro che sa che un’indagine tocca un suo collega di partito: la farà continuare, dicendo bravo al P.M., o gli dirà che non è il caso?
Ecco allora il P.M., solo nella sua stanza e seppellito, come sempre, da fascicoli, che sente bussare alla porta: è un imprenditore che viene a denunciare che un pubblico amministratore pretende una tangente. Ora non gli si dice nulla: lui sa che indagheremo, senza guardare in faccia a nessuno. In futuro gli diremo “forse”, forse potrà avere giustizia: se il Parlamento quell’anno ha messo il reato di concussione fra le priorità, se il Ministro non pretenderà di essere informato, vanificando indagini a sorpresa, se non verranno inserite norme in base alle quali la Polizia Giudiziaria potrà infischiarsene delle direttive di indagine del P.M..
Diremo “forse” alle vittime di concussione, di usura, di violenza di ogni tipo, di disastri ambientali. Lo diremo soprattutto alle vittime deboli, che non hanno i mezzi per muovere l’opinione pubblica o per attivare qualche lobby parlamentare. Ci vergogneremo di non assicurare giustizia, e allora ci verrà un pensiero: “forse” chiedendo al Procuratore della Repubblica di telefonare al Procuratore Generale della Corte d’Appello perché telefoni al Procuratore Generale della Cassazione perché telefoni al Sottosegretario perché lo chieda al Ministro, “forse” potremo eccezionalmente fare un’indagine che non rientra fra le priorità.
Ecco. Ecco il P.M. con il cappello in mano. Ma non per andare dal Giudice, ma per chiedere ad altri poteri se per caso, solo per questa volta, se non disturbo, si possa fare un’eccezione e procedere con determinazione perché c’è una persona che vuole giustizia.
E allora mi chiedo se davvero si può volere un P.M. così. Anche ora il P.M. si toglie idealmente il cappello, si scopre la testa, non per chiedere ma per rispetto: lo fa di fronte alla Legge, di fronte alla Costituzione, di fronte a ogni cittadino (comunitario o extracomunitario) che ha davanti. E come ogni cittadino che si rispetti, lo fa davanti ai simboli dello Stato Italiano.
dal sito web del Movimento per la Giustizia
Pubblicato da Skywalkerboh a 08:40 Nessun commento:
Tragica ovvietà. Il muso e la bile di Berlusconi a Bruxelles
Quanta amarezza per Noi italiani sapere che non contiamo niente per colpa sua.
Abbiamo davvero un pagliaccio al governo. Un pagliaccio avviato sul viale del tramonto. Per carità: lo sapevamo, ma averne una conferma così agghiacciante fa male, non per lui, ma per noi cittadini. A Bruxelles si è appena svolto un importante meeting fra i vertici dei paesi della Comunità Europea in riferimento alla questione libica, e Berlusconi ancora una volta ha fatto fare una figuraccia all'Italia, raccogliendo solo quello che si merita... il niente.
Le cronache riferiscono del suo arrivo al vertice: muso lungo, livido in volto, non ha salutato nessuno e si è seduto sulla sua poltroncina leggendo non si sa che cosa in silenzio, ciò per evidenziare che non aveva interesse a dialogare sulla questione Gheddafi, e che era offeso (soprattutto con la Francia). Poi davanti ai cronisti ha iniziato a sparare a zero: "Questo è un vertice fatto di chiacchiere. Io sto zitto e aspetto il momento giusto per passare ai fatti", "Non avete ancora capito che governare è fare, non dichiarare" (fare cosa, Silvio? tenere il piede in due staffe come stai facendo tu?). Poi gli insulti a Sarkozy e Cameron, giusto per mantenere buoni i rapporti con loro: "Quei due fanno finta di non conoscere il nostro ruolo a Tripoli, non conoscono il diritto internazionale, le loro iniziative non vanno da nessuna parte".
Povero Berlusconi: abituato a riunioni farsa qui in Italia, dove chi vi è ammesso china il capo in segno di assenso e spesso con un chilo di vergogna sulle spalle; abituato a fare quello che gli pare, arraffare tutto e svillaneggiare tutti, non sopporta che altrove ciò non possa metterlo in atto. Perché all'estero, alla Comunità Europea come alla NATO o all'ONU, la platea non c'è, i cortigiani che gli danno retta per tornaconto personale non esistono.
Cosa può pretendere un leader di una coalizione retta sula razzismo, sulla corruzione, sulla ipocrisia della Chiesa? Cosa può pretendere uno che ha preso in giro tutti i leader del mondo (Obama compreso, "l'abbronzato"), e ha fatto amicizia coi più terribili dittatori che fingono - come lui - di essere democratici, i vari Gheddafi, Putin eccetera? Come può pensare, data la patetica figura che grazie a lui fa il nostro paese nel mondo, che d'improvviso a lui venga affidato un ruolo di rilievo nella questione libica? Nessuno considera importante il suo parere: era chiaro da settimane.
Non può essere affidabile, entrando nello specifico della questione, un leader che da solo firma un trattato con Gheddafi in cui (fra le altre porcherie) c'è l'impegno (preso in nome del paese) a non fare da base di appoggio ad operazioni militari, oltre che l'impegno a non intraprenderne, quando poi nei fatti non lo rispetta per niente questo trattato? Questo è ciò che sta succedendo.
Accontentare tutti, da buon piazzista qual é Berlusconi, porta ad entrare facilmente in contraddizione: e infatti egli prima si è dichiarato "amico" di Gheddafi, poi, non appena gli USA hanno lasciato intendere che appoggiano la risoluzione ONU, subito si è messo all'ombra del più forte. Coerenza: questa sconosciuta! Per forza allora i leader europei non lo consultano, non lo cercano neanche, e preferiscono dialogare con Frattini o La Russa. E Berlusconi si lamenta? "Mavalà!".
Come può essere affidabile nelle importanti decisioni di queste ore un politico di cui tutto il mondo sa che va a puttane nei suoi festini, e manda a puttane il paese, un politico che adotta provvedimenti legislativi che curano solo i propri interessi (oltre che quelli della cricca e della criminalità organizzata) e non quelli della generalità dei cittadini?
Lamentati pure quanto vuoi, Silvio: tu non conti niente. E purtroppo non contiamo niente anche noi: questo è il grave.
Visto che l'avvocato Ghedini ha querelato Il Fatto Quotidiano perché si è documentato e ha pubblicato la notizia, a noi il compito di diffonderla per bene.
Il fidanzato Luca Risso. Una schiera di legali. I milioni e l'ombra del Caimano. La rete di protezione che salva B. e vuole sabotare l'inchiesta
Pubblicato da Skywalkerboh a 01:56 Nessun commento:
L'ANM reagisce alle leggi pro-delinquenti e Alfano glissa
Angelino Alfano, il guardasigilli che cancella dalla sua pagina Facebook i commenti non graditi (attenzione: non sto parlando di insulti, ma di critiche precise mosse da tanti utenti, spesso dei legali, tutte cancellate e senza risposta) oggi ha il suo bel da fare. Poverino, non ha mai un attimo di pace, lui che per la Giustizia non ha mai fatto niente, anzi qualcosa l'ha fatta: l'ha sempre attaccata quando si occupava del suo lampadato padrone e le ha mandato ispettori ministeriali quando essa si occupava di altri esponenti del PDL.
Oggi l'Associazione Nazionale Magistrati ha lanciato un grido di aiuto ma anche di accusa, mettendo in evidenza ancora una volta l'aspetto peculiare della legislazione in tema di Giustizia da parte del governo satrapico cui appartiene il guardasigilli. Esso consiste nel legiferare non per garantire e tutelare gli interessi di tutti i cittadini, ma solo di alcuni. Le leggi "ad personam" in materia penale si sono sprecate nel corso degli anni, i lodi dichiarati incostituzionali sono tornati al mittente con un sonoro ceffone. Ma non è solo una questione di leggi "ad personam", attenzione... Leggiamo con attenzione quanto dichiarato dall'ANM.
"La norma recente sulla prescrizione breve appare palesemente in contrasto con i principi costituzionali di eguaglianza e di ragionevolezza". Ma non solo. Le toghe puntano il dito anche contro il giro di vite sulla responsabilità dei giudici approvato in commissione giustizia alla Camera: "Nel giro di pochi giorni la maggioranza di governo ha dimostrato quale era il vero obiettivo dell'annunciata riforma epocale della giustizia, vale a dire risolvere situazioni legate a singole vicende processuali, direttamente con una norma sulla prescrizione e indirettamente con una modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati punitiva e intimidatoria".
Ancora: "Gli unici processi che potranno essere portati a termine con questa norma saranno quelli nei confronti dei recidivi, mentre gli incensurati avranno ottime probabilità di restare tali per sempre". Secondo Luca Palamara, Antonello Ardituro e Giuseppe Cascini, presidente, vicepresidente e segretario dell'Associazione magistrati, "è impensabile che il processo per una truffa di milioni di euro nei confronti di un incensurato si estingua, mentre debba proseguire quello per una truffa da cinque euro commessa da una persona già condannata, magari anni prima, per altro reato". Da qui l'incostituzionalità, evidentissima, di questa porcheria.
"La prescrizione del reato è una sconfitta per tutti: per lo Stato che non riesce ad accertare la responsabilità dei reati; per le vittime che non ottengono giustizia per il torto subito; per l'imputato che, se innocente, non vuole la scappatoia della prescrizione, ma un'assoluzione nel merito".
"La modifica della legge sulla responsabilità civile appare talmente assurda e disorganica da potersi spiegare soltanto come atto di aggressione nei confronti della Magistratura, diretto ad influenzarne la serenità di giudizio". Per i vertici dell'associzione "l'interpretazione della legge e la valutazione del fatto e delle prove rappresentano il cuore dell'attività giudiziaria: pensare di sottoporre a censura tale attività con la generica e incomprensibile formula della 'manifesta violazione del diritto' è davvero irragionevole prima ancora che profondamente sbagliato".
Gli avvocati (anche loro scontenti) hanno annunciato 4 giorni di sciopero, oltre che un serie di manifestazioni e riunioni di protesta.
E l'avvocato Alfano che dice? Sposta il discorso sul denaro! Per Lui la "riforma" sta nel cambio di queste regole, non nell'aiutare gli organici con fondi, azzoppando tutti gli uffici in cui lavorano sempre meno magistrati. "Soldi non ce ne sono, la congiuntura internazionale e' complicata - ha detto Alfano - Chi mi chiede piu' soldi e piu' personale mi chiede la luna. Non sono cattivo io, e neanche lo e' Tremonti, semplicemente non ci sono soldi, e mica non ci sono solo in Italia ma anche in Europa. C'e' una congiuntura internazionale" e a fronte di questa situazione "ho riflettuto su come fare funzionare meglio la giustizia civile in Italia, cosa che significa contribuire al buon funzionamento dell'intero sistema".
E infatti la sua riforma imbastardisce tutte le regole, in pieno aiuto dei delinquenti su materie precise, propri quelle che toccano i politici e in primis il suo capo, che ha lanciato un sorriso alla Mafia nominando pochi giorni fa Romano come ministro, e che ora le fa un altro grosso favore con questa scellerata "riforma". Una schifezza totale.
Pubblicato da Skywalkerboh a 11:37 Nessun commento:
La RAI isola Minzolini e Masi. Finalmente la rivolta?
Eh sì, la RAI alza la testa, stufa di essere castrata da gentaglia messa lì a rovinarla. Minzolini e Masi sono sempre più soli, travolti da scandali da essi stessi creati ad arte per distruggere l'informazione e per fare scendere lo share della trasmissioni, il tutto a vantaggio del padrone un osso lo getta sempre.
Minzolini, su cui la Guardia di Finanza sta indagando per un uso a quanto pare "creativo" di carte di credito intestate e quindi pagate dalla RAI, ora che il consiglio di redazione del TG1 cambia componenti, si vede totalmente sputtanato sul modo in cui ha pilotato le notizie nel telegiornale a uso e consumo della Propaganda: Alessandra Mancuso, Claudio Pistola e Alessandro Gaeta hanno presentato un “libro bianco” basato sulle segnalazioni dei colleghi sulle tecniche di disinformazione del direttore Augusto Minzolini dal giugno 2009 ad oggi.
Se volete scaricarlo cliccate QUI.
Masi invece è stato isolato da tutto il CDA della RAI nella sua illecita lotta contro Santoro, in una riunione del consiglio stsso che è stata bollente e che Garimberti ha pure dovuto sospendere. A volte pare che la Giustizia possa trionfare. Le altre marionette del Regime sono avvisate: la rivolta della Società Civile ha raggiunto la RAI, e sconfinerà dappertutto. A noi tutti il compito di unirci ad essa e salvare il paese dai delinquenti che lo stanno insozzando, succhiando e rovinando, col placet della Chiesa Cattolica e l'aiuto di Mafia, Camorra, 'Ndrangheta, Massoneria e Loggia P2, a quanto pare sempre viva e vegeta, visto che il "disegno di rinascita democratica" viene applicato con certosina cura da questi infimi ed abietti servi.
Ecco i due articoli: buona lettura e buona condivisione. Teniamo alta la guardia, ok?
dalla Redazione del Fatto Quotidiano
Nel giorno del passaggio delle consegne al nuovo comitato di redazione del Tg1, Alessandra Mancuso, Claudio Pistola e Alessandro Gaeta hanno presentato un “libro bianco” basato sulle segnalazioni dei colleghi sulle tecniche di disinformazione del direttore Augusto Minzolini dal giugno 2009 ad oggi. Notizie importanti che mancano, notizie di intrattenimento che si moltiplicano: “Vasetti per la pupù dei bambini”, “tornano di moda gli occhiali di Cavour.” Ieri i giornalisti del telegiornale di Raiuno hanno eletto il nuovo cdr: Simona Sala (82 voti), Attilio Romita (75) e Alessio Rocchi (64).
Ecco alcuni degli esempi riportati nel volume
6 luglio 2009 – Riferendosi chiaramente al caso escort a Palazzo Chigi, il Segretario generale della Cei (Conferenza dei vescovi), Monsignor Crociata: “il libertinaggio gaio e irresponsabile è un atto grave non un fatto privato” (praticamente l’identikit di Berlusconi). Il Tg delle 20 gli dedica ancora solo una notizia letta dal conduttore, la seguente: “lo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile a cui oggi si assiste e il disprezzo del pudore non devono far pensare che non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori: lo ha detto il segretario della Cei, monsignor Crociata, ad una celebrazione in memoria di santa Maria Goretti”.
9 ottobre 2009 – (Già bocciato il Lodo Alfano) si apre il processo di Appello per David Mills, l’avvocato inglese condannato per corruzione per aver ricevuto 600 milioni da conti Fininvest. Processo di primo grado che si aprirà a carico di Berlusconi dopo la bocciatura del lodo Alfano.
28 ottobre 2010 – Su tutti i giornali articoli sulle Stragi e il pentito Spatuzza che riconosce uno 007. Il Tg1 dà una notizia alle 13.30. Nessuna alle 20.
Allo stesso modo solo alle 13.30 viene data la notizia (e nulla alle 20 della richiesta di 12 anni di reclusione per l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e 10 anni per l’ex numero due del servizio segreto Marco Mancini al processo d’appello a Milano sul sequestro di Abu Omar.
Alle 13.30 un servizio su Ruby: la vicenda sulle presunte dichiarazioni di una minorenne marocchina che ha raccontato di alcune cene nella residenza di Silvio Berlusconi. Vicenda per cui sarebbero indagati a Milano per l’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione Lele mora ed Emilio Fede. In realtà un comizio della Santanchè, al Tg delle 20 viene così presentato dal conduttore: “Il caso di Ruby, una marocchina minorenne che avrebbe parlato di alcune feste nella residenza di Silvio Berlusconi. Sulla vicenda ci sarebbe un presunto coinvolgimento di Emilio Fede e Lele Mora”.
Nel servizio si parla del “presunto coinvolgimento di Palazzo Chigi (senza dire della telefonata giunta alla Questura di Milano per rilasciare la giovane marocchina fermata per furto) con il premier che replica con questa dichiarazione “sono una persona di buon cuore”. Non si dice che Fede è indagato: “Sul presunto coinvolgimento di Emilio Fede e Lele Mora, Fede replica così…estratto dal TG4.
Nervi tesi al Cda della televisione di Stato con il presidente Garimberti che ha dovuto sospendere la seduta per calmare il direttore generale che non ritirerà il ricorso che chiede la sospensione del reintegro del giornalista.
“Difendo la libertà editoriale dell’azienda”, ha urlato Mauro Masi, fumante in viso e con la cravatta più stretta del solito. Il direttore generale della Rai, in un consiglio di amministrazione teso come sempre, ieri ha provato a scaricare le proprie responsabilità nell’ennesimo “scontro” con Annozero e Michele Santoro.
In particolare, Garimberti contesta a Masi d’aver citato nel ricorso l’esposto firmato dal ministro Paolo Romani e indirizzato all’Agcom. Un esposto peraltro ignorato dalla stessa Autorità di garanzia che, infatti, ancora non ha aperto un’istruttoria. La tattica ricorda il “metodo Trani”, scoperto dall’inchiesta che svelò i rapporti stretti tra l’allora commissario Agcom, Giancarlo Innocenzi (poi dimessosi) e Silvio Berlusconi, con un ruolo attivo di Masi. I consiglieri d’opposizione Giorgio Van Straten e Nino Rizzo Nervo hanno sollevato il problema in Cda ed è stato proprio questo a scatenare la reazione di Masi. Oltre lo scontro Garimberti-Masi, però, l’opposizione non ha armi per costringere il dg a ritirare il ricorso, anche se lo Statuto aziendale prevede che la collocazione dei dipendenti sia materia esclusiva del Cda. E quindi il prossimo 4 aprile la Corte di appello si riunisce per discutere la singolare richiesta di Masi: annullare la sentenza che permette a Santoro di lavorare e garantisce la messa in onda di Annozero. Qualora Masi dovesse vincere, per il programma di Rai2 la fine sarebbe vicina.
Questa Chiesa non mi rappresenta. Il mondo va avanti, la Chiesa va indietro, e semina razzismo e odio a piene mani. Questo è NAZISMO!
Il Vaticano: “Essere contro l’omosessualità è un diritto fondamentale”
85 Paesi hanno sottoscritto alle Nazioni Unite la risoluzione per la fine della discriminazione e degli atti di violenza nei confronti della comunità LGBT. Il Vaticano però si oppone a questo testo dell’Onu, e l’ambasciatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite ha attaccato pesantemente l’iniziative che mira a riconoscere la dignità e l’uguaglianza di chi ama persone dello stesso sesso.
ONU PER I GAY - Alle Nazioni Unite prosegue l’impegno per porre fine alla discriminazione contro l’omosessualità. Dopo la proposta di risoluzione firmata da 68 paesi, ieri a Ginevra alla Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite è stata depositata, da parte della Colombia, un’altra proposta di Risoluzione, che chiede di mettere fine alle violenze e discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere delle persone, sostenuta da 83 Stati”. Nel testo introdotto dal Paese sudamericano si esprime grande preoccupazione per le discriminazione della comunità LGBT in ogni regione del mondo. Le violazioni dei diritti umani nei loro confronti includono omicidi, stupri, torture e persecuzioni penali. La risoluzione riconosce come il tema dell’omosessualità sia visto con diverse sensibilità nelle varie società mondiali, ma evidenzia come la comunità mondiale si debba impegnare per porre fine alle discriminazioni di ogni minoranza. Il documento è stato appoggiato da tutti i grandi Stati europei e Nord e Sudamericani, mentre è stato snobbato dalle potenze con diritto di veto Russia e Cina. Particolarmente entusiasta la nota di Hillary Clinton, che ha fatto del riconoscimento dell’uguaglianza dei gay un obiettivo della politica estera americana. “I diritti per la comunità di LGBT sono diritti umani, e i diritti umani sono i diritti per la comunità LGBT”.
VATICANO SI SCHIERA CONTRO - Durante la presentazione del documento alcuni dei paesi firmatari hanno preannunciato di voler presentare il testo di una Risoluzione di condanna agli 80 paesi del mondo che perseguitano penalmente l’omosessualità”. L’Arcivescovo Silvano Tomasi dell’Osservatorio Permanente del Vaticano presente alle Nazioni Unite, ha invece attaccato chi vuole proporre la fine della discriminazione per i gay.
Pubblicato da Skywalkerboh a 05:24 Nessun commento:
Vile baratto dei "responsabili": sì al conflitto di attribuzioni perchè arriva la poltrona
In questo blog l'abbiamo scritto sempre e continueremo a farlo: la coscienza va messa in cantina se si vuole partecipare alla grande abbuffata-circo del PDL. Ieri si è verificato un atto di una gravità impressionante, soprattutto perché le motivazioni di quanto è successo erano alla luce del sole, non c'è stato neanche un tentativo di intorbidire le acque.
Ma il popolo della rete è vigile ed attento, e il tam tam ha informato tutti: i "responsabili" che fanno parte della giunta per le autorizzazioni si sono presentati alla riunione in ritardo, ed esattamente solo dopo che Berlusconi ha sciolto le riserve su chi mettere al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, salendo dal presidente Napolitano col nominativo di Saverio Romano. In quel momento i "responsabili" si sono magicamente materializzati alla riunione della giunta per le autorizzazioni e il loro voto è stato determinante per sollevare il conflitto di attribuzioni sui magistrati del Tribunale di Milano nel processo Ruby (da 9 contro 10 si è passati a 11 contro 10). Ora la palla passa alla Corte di Cassazione, e il processo prende un calcio in faccia.
Ricordate? "Non vedo l'ora di andare in udienza a difendermi e raccontare la mia verità!", come se la verità avesse molte facce, quando invece essa è una sola.
Napolitano ha espresso forti dubbi. Prima a Berlusconi, poi con un comunicato ufficiale del Colle in cui ritiene di dover "assumere informazioni" sul procedimenti a carico di Romano: uno per concorso in associazione mafiosa, un altro per corruzione con l’aggravante del metodo mafioso. Il neoministro si è detto "dispiaciuto dalla nota del Colle, non sono mai stato imputato", ha sottolineato. Ma la replica del Colle non è fatta attendere: pur non commentando le affermazioni di Romano, Napolitano invita a una lettura "più attenta" della nota "nella quale non viene attribuita la qualificazione di 'imputato'". Un modo per sottolineare come il Quirinale non si senta chiamato in causa dalle frasi del neoministro. Ma soprattutto per dimostrare che Romano ha fatto la vittima e poteva pure stare zitto.
Per tenere il piede in due staffe, il Capo dello Stato ha espresso "riserve sulla ipotesi di nomina dal punto di vista dell’opportunita’ politico-istituzionale", prosegue la nota. "A seguito della odierna formalizzazione della proposta da parte del Presidente del consiglio, il Presidente della Repubblica ha proceduto alla nomina non ravvisando impedimenti giuridico-formali che ne giustificassero un diniego. Egli ha in pari tempo auspicato che gli sviluppi del procedimento chiariscano al più presto l’effettiva posizione del ministro".
Chi è Saverio Romano potete leggerlo QUI e sui nuovi procedimenti potete leggere QUI. Forse questa nomina ha un altro aspetto da considerare: i ministri sono praticamente intoccabili, e Romano rischiava grosso col Tribunale, da qui la nomina.
Comunque sono tutti contenti: Romano per la poltrona, Berlusconi per il conflitto di attribuzioni, i "responsabili" per aver iniziato ad incassare i dividendi. La politica della maggioranza e dei "responsabili" è un vile baratto, dove ognuno pensa ai propri interessi in barba alle esigenze del paese. Uno scambio di favori fa piacere e comodo a tutti questi burattini del circo Italia. Ma non è stata solo una festa, infatti li squali si sono subito azzuffati: il gruppo, secondo quanto letto, si è riunito per festeggiare l'ingresso di Romano nell'esecutivo. Ma da parte di alcuni deputati sarebbe partita la richiesta delle promesse nuovo nomine: "Ora è arrivato il tempo per la nomina dei sottosegretari". E' a questo punto che sarebbero emerse le contrapposizioni tra le varie componenti del gruppo: i Popolari dell'Italia di domani, fedeli a Romano, avrebbero rinnovato l'interesse per alcuni "incarichi di responsabilità" ma la richiesta sarebbe stata giudicata "eccessiva" dai presenti. A quel punto si sarebbe scatenata la 'bagarre': Pid contro il resto dei gruppi.
Benvenuti al circo Italia: sete di potere e denaro, maneggi, affari, impunità, corruzione, e nel frattempo il paese va a rotoli.
Altri due articoli interessanti dal sito dell'Antimafia:
Romano ministro dell'Agricoltura. La forzatura di Berlusconi in barba alle indagini per mafia
Rapporti Saverio Romano e mafia: inchiesta ancora aperta
Pubblicato da Skywalkerboh a 01:18 Nessun commento:
Se l'argomento non fosse importante e grave, ci sarebbe da ridere. Alcuni fra i più furbi esponenti del PDL, capito che la gente non vuole il nucleare sotto casa, si lanciano (in questi ultimi anni) in iperboli comiche e patetiche. Da una parte l'esigenza di non far arrabbiare il capo, che ha fatto comprare all'Italia il know-how per le centrali dalla "amica" Francia (un know-how vecchio di decenni), dall'altra il non voler scontentare l'elettorato. Una follia, una lucida follia. Pietosi...
Ritengo che nel Lazio non ci sia bisogno di nuove centrali.
Io credo che il Veneto abbia già dato per quanto riguarda il territorio, è delicatissimo per molte situazioni del sottosuolo, e credo anche che con le cave, con il rigassificatore, con la centrale a Porto Tolle il Veneto abbia già dato.
La centrale nucleare invece non si addice alla visione strategica di sviluppo del nostro territorio.
(Giuseppe Scopelliti, governatore della Calabria, PdL, 19 aprile 2010)
Con Renata Polverini già abbiamo espresso la volontà di non avere centrali nucleari nel Lazio, perché nella nostra regione c'è già autosufficienza energetica.
Il nucleare è una buona tecnologia, ma se aggiungiamo anche gli aspetti sismici usciamo del tutto da una possibilità di una candidatura del Veneto a ospitare un sito. Il nucleare in mezzo al deserto o in una zona molto stabile ha un senso.
Le centrali nucleari che si fanno oggi danno grandi garanzie di sicurezza, superiori a quelle di molte industrie. Ciò detto, occorre individuare i siti giusti: la provincia di Mantova paga già un prezzo troppo alto sul fronte della produzione di energia.
Le condizioni morfologiche della Campania non lo consentono: decideranno gli esperti, ma non mi risulta che il governo pensi a una centrale da noi.
Il terremoto e lo tsunami ci confermano che non è piacevole creare centrali nucleari in aree sismiche, e noi lo siamo, quindi ribadisco che qui non ci sarebbero in ogni caso le condizioni.
In questo momento non c'è bisogno di centrali di nessun tipo in Lombardia, perché la regione ha raggiunto l'autosufficienza energetica.
Per quello che riguarda il territorio pontino, come emerge dal piano energetico, è più che autosufficiente, per questo motivo, e anche in considerazione del fatto che abbiamo come provincia altre vocazioni, in primis quella turistica, non ritengo che nuove servitù debbano ricadere né su questo territorio né, tanto meno su questa popolazione.
Sono sulla linea del presidente Formigoni: no al nucleare in Lombardia. non abbiamo bisogno di impianti nucleari.
Il Piemonte non è tra i possibili siti per una centrale atomica.
Siamo una regione a rischio sismico. Costruire una centrale qui da noi sarebbe troppo pericoloso.
(Gianpaolo Bottacin, presidente della provincia di Belluno, Lega Nord, 16 marzo 2011)
La contrarietà al nucleare non è una scelta ideologica ma è la ferma volontà di imboccare un'altra strada: quella di un modello di sviluppo che punti sulla valorizzazione del paesaggio, sul turismo, sulle energie rinnovabili e sulla green economy.
Credo che il territorio milanese sia talmente conurbato da non essere l'ideale per una centrale nucleare.
La Provincia, con deliberazione del Consiglio provinciale tenuto lo scorso 27 novembre, ha approvato una mozione per manifestare la propria contrarietà all'eventuale insediamento di un sito nucleare sul nostro territorio.
Pubblicato da Skywalkerboh a 06:51 Nessun commento:

References: art. 5
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 104
 sentenza