Source: https://www.laleggepertutti.it/140866_come-evitare-la-condanna-con-i-lavori-di-pubblica-utilita
Timestamp: 2019-04-22 23:10:02+00:00

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27 Febbraio 2019 | Autore: Sabina Coppola
Per alcuni tipi di reati, puoi chiedere di accedere alla messa alla prova che evita il processo e sostituisce la condanna con i lavori di pubblica utilità.
Ti è stato notificato un decreto di citazione diretta a giudizio con il quale ti vengono indicati il giorno e l’ora in cui dovrai presentarti in tribunale per essere sottoposto a processo in quanto imputato del reato di ricettazione; ti viene imputato, cioè, di aver ricevuto un cellulare che era stato rubato al legittimo proprietario. Che fare?
Se commetti un reato punito con la pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni (o uno di quelli per i quali si procede con il decreto di citazione diretta a giudizio), puoi ricorrere all’istituto della messa alla prova. Ma cerchiamo di capire meglio come funziona e come evitare la condanna con i lavori di pubblica utilità.
1 Cos’è la messa alla prova?
2 Come si chiede la messa alla prova?
3 La messa alla prova è una condanna?
4 Quando tali lavori non evitano la condanna?
La messa alla prova è un istituto introdotto nel nostro ordinamento da pochi anni: prevede la sospensione del procedimento penale in corso ed evita la condanna sostituendola con i lavori di pubblica utilità [1].
Essa consiste nell’affidamento dell’imputato all’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (il cosiddetto U.E.P.E) affinchè vi svolga attività che consistono nello svolgimento di lavori di pubblica utilità (naturalmente a titolo gratuito) in favore dell’intera collettività, nonché nella riparazione delle conseguenze dannose derivanti dalla commissione del reato.
Il codice di procedura penale individua le condizioni per accedere a tale istituto e chiarisce chi può chiedere la sospensione del processo con messa alla prova.
Può accedere a tale istituto chi è indagato o imputato [2]:
per un reato punito con la sola pena edittale pecuniaria;
per un reato punito con la pena edittale non superiore nel massimo ai quattro anni (sola congiunta o alternativa alla pena pecuniaria);
per uno dei seguenti reati [violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, resistenza a un pubblico ufficiale, oltraggio a un magistrato in udienza, violazione di sigilli aggravata, rissa aggravata (con esclusione delle ipotesi in cui nella rissa taluno sia rimasto ucciso o abbia riportato lesioni gravi o gravissime), lesioni personali stradali (anche se aggravate), furto aggravato, ricettazione] [3].
Può accedervi solo chi:
manifesti la volontà di svolgere lavori di pubblica utilità presso un’associazione o un ente (compatibilmente con la propria attività lavorativa e per il tempo stabilito dal giudice);
si impegni a risarcire la persona offesa nei limiti del danno e delle proprie possibilità;
sia privo di precedenti penali o ha precedenti tali da far ipotizzare che si asterrà dal commettere ulteriori reati;
non abbia mai richiesto né beneficiato dell’istituto della messa alla prova.
Come si chiede la messa alla prova?
Il reato per cui sei stato citato a giudizio – la ricettazione – rientra tra quelli per i quali il legislatore ha previsto la possibilità di chiedere la sospensione del processo con la messa alla prova. Cosa bisogna fare concretamente, quindi, per accedere a tale istituto?
La messa alla prova si chiede personalmente o attraverso il difensoremunito di procura speciale e la richiesta può essere avanzata sia oralmente che per iscritto.
Il legislatore ha previsto termini precisi entro cui presentare la richiesta: è possibile chiedere la sospensione con messa alla prova sino all’apertura del dibattimento (ossia prima che abbia inizio la cosiddetta attività istruttoria durante la quale vengono acquisite le prove nel processo di pimo grado tramite, ad esempio, l’ascolto di testimoni, di consulenti o il deposito di documenti).
Per poter accedere alla messa alla prova è indispensabile chiedere all’U.E.P.E. il rilascio di un programma di trattamento da allegare alla domanda di sospensione del processo. Se l’U.E.P.E. non è in grado di predisporre immediatamente tale programma, rilascia un’attestazione da presentare al giudice al momento della richiesta: tale attestazione serve a provare che è stata già presentata la domanda di programma da parte dell’imputato. Se la richiesta di ammissione alla messa alla prova viene presentata senza il programma o l’attestazione di richiesta di programma, il giudice rigetta la domanda di sospensione del processo.
Una volta presentata la richiesta all’ U.E.P.E., quest’ultimo avvierà una vera e propria indagine finalizzata alla predisposizione del programma che dovrà contenere le indicazione circa la modalità di coinvolgimento dell’imputato, le prescrizioni comportamentali, le attività di riparazione o di risarcimento del danno ed il lavoro di pubblica utilità da svolgere.
Con riferimento al risarcimento del danno, la Corte di Cassazione ha chiarito che non bisogna ritenere che la sospensione del procedimento con messa alla prova sia necessariamente subordinata all’integrale risarcimento del danno:è necessario verificare, piuttosto, se il risarcimento del danno sia o meno possibile, se l’eventuale impossibilità derivi da fattori oggettivi (ossia estranei alla volontà dell’imputato) o meno; l’impossibilità può ritenersi ingiustificata solo nel caso in cui sia dipendente dalla volontà dell’imputato e, solo in tal caso, non renderà possibile la sospensione del processo. [4]
Il giudice, quindi, acquisisce le informazione dall’U.E.P.E., sente l’imputato, la persona offesa e valuta se sussistono le condizioni per sospendere il processo.
La decisione viene presa con ordinanza che stabilisce la durata della prova, le prescrizioni che l’imputato deve seguire, il termine entro cui porre in essere le attività di riparazione. In caso di esito positivo della prova, il giudice, con sentenza, dichiara estinto il reato.
L’esito positivo si realizza:
con il risarcimento del danno nella somma prevista;
nello svolgimento dei lavori di pubblica utilità, nei modi e nei tempi prestabiliti dallo stesso (e sotto l’osservazione dell’assistente sociale che gli sarà assegnato).
Deve, quindi, dichiararsi di non doversi procedere nei confronti dell’imputato per esito positivo della messa alla prova, laddove questi abbia svolto con motivazione e impegno l’attività di volontariato concordata nel programma di trattamento elaborato dall’UEPE e abbia provveduto a risarcire il danno nei confronti della parte civile. [5]
La messa alla prova è una condanna?
La messa alla prova è un istituto che sospende il processo in corso, il quale si concluderà (in caso di esito positivo dei lavori di pubblica utilità) con l’estinzione del reato. Non vi sarà, dunque, alcuna condanna!
Di recente la Corte Costituzionale è intervenuta in merito al tema della annotazione del provvedimento di sospensione del processo con messa alla prova nel certificato del casellario giudiziale (un certificato che attesta l’esistenza o meno di condanne).
Prima dell’intervento della Corte, il legislatore aveva previsto che venissero annotati nel certificato del casellatio giudiziale sia l’ordinanza di sospensione del processo con messa alla prova, sia la sentenza con la quale veniva dichiarata l’estinzione del reato 8in caso di esito positivo).
La Corte Costituzionale, però, ha ritenuto irragionevole e contraria al principio della finalità rieducativa della pena quanto stabilito dalla legge; secondo la Corte, la menzione nel certificato del casellario giudiziale costituisce un ostacolo al reinserimento sociale del soggetto che abbia ottenuto e poi concluso con successo la messa alla prova, in quanto potrebbe creargli difficoltà nell’accesso a nuove opportunità lavorative. Inoltre, sottolinea la Corte Costituzionale che l’annotazione nel certificato del casellario giudiziale contraddice la stessa ragion d’essere della dichiarazione di estinzione del reato, che è l’esclusione di qualunque effetto pregiudizievole per l’imputato, anche in termini di reputazione. [6]
Per tali ragioni la Corte ha dichiarato la normativa costituzionalmente illeggittima nella parte in cui non prevedeva che nel certificato generale e nel certificato penale del casellario giudiziale richiesti dall’interessato non fossero riportate le iscrizioni dell’ordinanza di sospensione del processo con messa alla prova dell’imputato e della sentenza che dichiara l’estinzione del reato.
Quando tali lavori non evitano la condanna?
Avrete sentito, spesso, che i condannati per guida in stato di ebbrezza [7] o per guida sotto l’effetto di sostanza stupefacente [8] possono sostituire la pena con i lavori di pubblica utilità.
In questo caso, però, a differenza di quanto avviene per la messa alla prova:
si fa il processo;
c’è una condanna;
solo che la pena sarà convertita con un periodo di lavori di pubblica utilità.
Potrà accedere a tale conversione solo l’indagato o imputato:
che non abbia prestato lavori di pubblica utilità in precedenza;
che non abbia provocato un incidente stradale.
La durata dei lavori è commisurata alla durata della pena inflitta; in particolare un giorno di arresto corrisponde ad un giorno di lavoro di pubblica utilità, mentre un giorno di lavoro viene ragguagliato con duecentocinquanta euro di ammenda.
Se sei imputato, per esempio, del reato di ricettazione, o per furto aggravato, appropriazione indebita, truffa e vuoi evitare una condanna penale, puoi ricorrere all’istituto della messa alla prova e svolgendo lavori di pubblica utilità per un periodo di tempo (deciso dal giudice) non avrai nessuna pena da scontare.
[1] L. n.67 del 28.4.2014
[3] Art. 550 cod. proc. pen
[4] Art. 186 codice della strada
[5] Art. 187 codice della strada
Cassazione penale, SS.UU., sentenza 29/07/2016 n° 33216
L’ordinanza di rigetto della messa alla prova non è impugnabile in Cassazione in via autonoma.
Cassazione Penale, Sez. V, 3 febbraio 2016 (ud. 18 dicembre 2015), n. 4610.
E’ ingiustificato ritenere che la messa alla prova sia subordinata all’integrale risarcimento del danno.
02/03/2018 @ 22:16
Salve ho un problema da esporre.
Nel 2011 ho venduto uno smartphone su eBay
Sono stato pagato con bonifico,Dopo aver spedito non ho più guardato l’account perché non lo usavo…
Dopo circa 7 mesi ricevo dai carabinieri una notifica in quando il pacco non è mai arrivato a destinazione e mi hanno indagato per truffa.
Il problema è che ho perso la ricevuta di spedizione e praticamente non ho nessuna prova.
Adesso ad’aprile 2018 ci sarà il processo.
Sono in buona fede ma so che non conta.
Oltre tutto dopo tanti tentativi sono riuscito ad avere un colloquio con una ditta di vigilanza e stavo facendo tutti di documenti per fare la guardia giurata, adesso con questa cosa rischio di non essere più assunto?
03/03/2018 @ 09:41
Il tuo e’ un caso specifico e, per poter rispondere bene, e’ necessario leggere l’imputazione e fare degli approfondimenti. Per questo e’ previsto il servizio di consulenza che, ad una cifra modica, ti consente di avere dei consigli privati.
26/07/2018 @ 13:28
Salve,nel aprile del 2017 sono accusato del articolo 73,mi hanno dato una condanna a 3 anni,vorrei sapere come funziona i lavori socialmenti utili,e se posso evitare il carcere o gli arresti domiciliari…vorrei la risposta su questa email fabio.lorenzo1987@libero.it grazie in anticipo

References: sentenza 
 sentenza 
 Art. 550
 Art. 186
 Art. 187
 sentenza 
 articolo 73