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Timestamp: 2018-05-25 20:41:30+00:00

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Aree marine protette, per la Corte di Cassazione non è necessaria la “tabellazione” dei confini e delle zone di protezione
Ha avuto un esito disastroso il ricorso alla Corte di Cassazione per il pescatore subacqueo che era stato condannato a pagare 200 euro di ammenda per aver praticato la pesca illegalmente nella zona “A” di riserva integrale all’interno dell'area marina protetta “Parco archeologico sommerso di Baia”.
I giudici della Suprema Corte, infatti, hanno confermato la sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Napoli sezione distaccata di Pozzuoli e posto a carico del condannato anche le spese processuali.
Nella sentenza della Corte di Cassazione si legge che «Secondo la giurisprudenza costante di questa Corte (vedi, tra le decisioni più recenti, Cass., sez. 3, 6.8.2007, n. 32021, Marciano e altri), inoltre, in tema di tutela delle aree protette, dette aree sono sottratte alla necessità di perimetrazione tabellare in quanto istituite e delimitate con appositi provvedimenti, completi di tutte le indicazioni tecniche e topografiche necessarie per l'individuazione, la cui conoscenza è assicurata dalla loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Dal momento di tale pubblicazione sorge la presunzione di conoscenza dell'estensione dell'area protetta da parte di tutti i consociati e costituisce onere di chi si introduce nella zona di prendere cognizione degli esatti confini dell'area, onde evitare comportamenti di rilevanza penale. Ne consegue che non può considerasi scusabile, a norma dell'art. 5 cod. pen. (come interpretato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 364/1988), l'ignoranza colpevole circa l'esatta perimetrazione dell'area protetta, stante l'irrilevanza del difetto di perimetrazione tabellare e tenuto conto della mancata ottemperanza del dovere di informazione e di conoscenza incombente ad ogni soggetto che intraprende una attività normativamente regolata in vista della osservanza dei precetti penali». (Sentenza Cassazione Penale sez. III del 21 aprile 2010 n. 27683).
Il subacqueo riteneva insufficiente l’installazione di boe di segnalazione di delimitazione dell’area protetta e il suo legale aveva fatto ricorso, chiedendo alla Capitaneria di Porto di specificare a quale distanza erano collocate le boe rispetto alla spiaggia dalla quale il pescatore abusivo si era presumibilmente buttato in acqua. La Capitaneria faceva rilevare che la zona protetta è «indicata nelle carte nautiche come zona di riserva integrale marina e ritualmente segnalata da boe e da cartelli apposti anche sulla terraferma. Essa, inoltre, era raggiungibile solo dal mare».
Il tribunale chiariva: «Qualora il prevenuto non avesse percepito la segnalazione o non ne avesse compreso il significato, sarebbe ugualmente responsabile perché l'ignoranza sarebbe derivata da sua colpa. Invero, colui il quale esercita la pesca sportiva subacquea, anche come principiante, ha il dovere di informarsi sulle norme che regolano tale attività e sulle zone in cui la stessa può essere esercitata liberamente e senza divieti».
Nella sentenza La Suprema Corte specifica che «Non è rilevante, nella specie, la previsione della L. n. 394 del 1991, art. 2, comma 9 bis (introdotto dalla L. 8 luglio 2003, n. 172, art. 4, comma 1 - Disposizioni per il riordino e il rilancio della nautica da diporto e del turismo nautico), secondo la quale “i limiti geografici delle aree protette marine entro i quali è vietata la navigazione senza la prescritta autorizzazione sono definiti secondo le indicazioni dell'Istituto idrografico della Manna ed individuati sul territorio con mezzi e strumenti di segnalazione conformi alla normativa emanata dall’Association Internazionale de Signalisation Marittime - International Association of Manne Aids to Navigation and Lighthouse Authorities (Aism - Iala)”. La vicenda in esame, invero, non riguarda la nautica da diporto, sicché l'anzidetta normativa non può svolgere alcuna influenza sulla configurabilità della contravvenzione contestata».
La massima della Sentenza della Corte di Cass. pen. sez. III n. 27683 del 21 aprile 2010 : “Le aree marine protette sono sottratte alla necessità di perimetrazione tabellare giacché istituite e delimitate con appositi provvedimenti, completi delle indicazioni tecniche e topografiche necessarie per l'individuazione, la cui conoscenza è assicurata dalla loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, sicché l’ignoranza colpevole circa l’esatta perimetrazione dell’area non è scusabile. (Nella specie, relativa ad illecita attività di pesca subacquea, la Corte ha sottolineato l’irrilevanza della disciplina che, con riferimento al divieto di navigazione, prescrive, invece, la necessità di individuazione, con mezzi e strumenti di segnalazione, delle aree protette)”. (fonte: De Jure - Giuffrè).
Vedi anche: Cass. pen. n. 6745 del 2006, Cass. pen., sez. III, 3 febbraio 2005 n. 15586

References: sentenza 
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 art. 2
 art. 4
 Sentenza 
 Cass. 
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