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Timestamp: 2018-03-18 11:26:49+00:00

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Cartella di pagamento Equitalia: notifica, nuovi termini
Lo sai che? Cartella di pagamento Equitalia: notifica, nuovi termini
Termini di decadenza e prescrizione per Irpef, Iva, Irap, imposte indirette, contributi, multe e contravvenzioni, bollo auto, imposta sui rifiuti e sulla casa.
Equitalia: scattano, a partire dal 22 ottobre 2015, nuovi termini di decadenza per la notifica della cartella di pagamento, che si aggiungono alla normale prescrizione. In questo articolo spiegheremo quali sono, caso per caso, tutti i termini entro cui la cartella esattoriale deve essere spedita al contribuente: si parla, a riguardo, di termini di decadenza per distinguerli, invece, dai termini di prescrizione che costituiscono invece il tempo massimo di validità della cartella. In pratica:
– i termini di decadenza costituiscono il tempo massimo entro cui Equitalia deve notificare la cartella esattoriale al contribuente. Se la cartella viene notificata dopo tali termini, la cartella è nulla e non può più essere rinotificata (infatti, se è invalida la prima notifica, a maggior ragione lo saranno anche quelle successive);
– i termini di prescrizione costituiscono il tempo massimo entro cui, una volta notificata (correttamente) la cartella di pagamento, Equitalia deve riscuotere esecutivamente il proprio credito attraverso, per esempio, il pignoramento. In tal caso, la notifica della cartella è valida, ma ad essere invalido è il pignoramento, il fermo o l’ipoteca. Di fatto, quindi, è come se la cartella fosse ormai privata di ogni efficacia e farà bene Equitalia ad annullarla autonomamente, perché non più azionabile.
Se Equitalia non notifica la cartella entro la scadenza dei termini, decade dal diritto alla riscossione e la pretesa di pagamento è nulla. In pratica, si avrà la definitiva impossibilità per Equitalia di richiedere il pagamento del tributo iscritto a ruolo.
Termini generali di notifica della cartella di pagamento
Equitalia deve notificare la cartella, a pena di decadenza, entro termini predeterminati che a breve vedremo. Nel caso in cui la notifica debba raggiungere più persone (cosiddetti obbligati in solido), la tempestiva notifica ad uno dei coobbligati impedisce la decadenza anche nei confronti degli altri coobbligati [1].
Per verificare se la notifica sia avvenuta nel rispetto dei termini è necessario prendere a riferimento la data in cui Equitalia ha spedito la cartella e non il giorno in cui il destinatario l’ha ricevuta.
Qualora, nonostante il decorso del termine di decadenza, Equitalia notifichi ugualmente la cartella, il contribuente, per evitare che la stessa divenga definitiva e di subire il pignoramento, deve comunque impugnarla con ricorso al giudice. Eventualmente, in via preventiva, si può tentare la carta dell’istanza in autotutela da presentare alla stessa società Equitalia: soluzione di certo più agevole e meno costosa, ma che non garantisce un risultato certo, posta la nota inefficienza. Pertanto, poiché detta istanza non sospende i termini per la causa in tribunale, è sempre meglio, in assenza di risposta da parte dell’Esattore, procedere ugualmente per le vie giudiziarie prima che decorrano inesorabilmente i giorni concessi dalla legge per tale attività (di norma 60 giorni dalla notifica della cartella).
Irpef, Ires, IVA, Irap
Come anticipato, i termini di decadenza variano a seconda del tipo di imposta iscritta a ruolo. Iniziamo dalle imposte dirette, IVA e IRAP:
– in caso di controllo automatico della dichiarazione dei redditi, dell’IVA e dell’IRAP [2]: 31 dicembre del 3° anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione. Il termine decorre, se successivo, dall’anno di scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell’anno di presentazione;
– in caso di controllo e liquidazione della tassazione separata (dei redditi) sulle indennità di fine rapporto e altre [3]: 31 dicembre del 4° anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta
– in caso di controllo formale della dichiarazione dei redditi: 31 dicembre del 4° anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione;
– in caso di atto di recupero a seguito di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti [4]: 31 dicembre del 2° anno successivo a quello in cui l’atto è divenuto definitivo.
Equitalia deve notificare la cartella di pagamento entro termini che, secondo la giurisprudenza, sono differenti se la definitività dell’atto deriva dalla mancata impugnazione o dal rigetto (integrale o parziale) del contenzioso:
– per mancata impugnazione: la notifica deve essere effettuata entro il termine il 31 dicembre del 2° anno successivo a quello in cui l’atto è divenuto definitivo [5].
– a seguito di sentenza: in questo caso, secondo una parte della giurisprudenza, la notifica deve essere effettuata entro il termine di decadenza del 31 dicembre del 2° anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo con il passaggio in giudicato della sentenza [6].
Tuttavia, in senso contrario, altra giurisprudenza ritiene invece applicabile il termine di prescrizione di 10 anni decorrente dal passaggio in giudicato della sentenza [7].
Si tratta di ipotesi previste per alcuni casi particolari che vanno a integrare quelli, invece, previsti dalla disciplina generale.
In caso di contribuente che abbia ottenuto da Equitalia la dilazione (cosiddetta rateazione) del debito, qualora questi sia successivamente decaduto dal beneficio (per il mancato pagamento di 5 rate anche non consecutive) per somme dovute a seguito di controllo e accertamento, Equitalia deve notificare la cartella entro il 31 dicembre del terzo anno successivo alla scadenza dell’ultima rata del piano [8].
In caso di procedure per la risoluzione della crisi d’impresa, Equitalia deve notificare la cartella entro il 31 dicembre del terzo anno successivo:
– alla pubblicazione del decreto di revoca o mancata approvazione del concordato preventivo, ovvero alla pubblicazione della sentenza che dichiara la risoluzione o l’annullamento del concordato, per i crediti anteriori alla data di pubblicazione del ricorso per l’ammissione al concordato;
– alla pubblicazione della sentenza che dichiara l’annullamento, per i crediti rientranti negli accordi di ristrutturazione dei debiti non ancora iscritti a ruolo alla data di presentazione della proposta di transazione fiscale;
– alla pubblicazione del decreto che dichiara la risoluzione o l’annullamento dell’accordo o della proposta di piano del consumatore, per quanto riguarda i crediti non ancora iscritti a ruolo anteriori alla data di pubblicazione dell’accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento o della proposta.
Conoscere la prescrizione della cartella di Equitalia equivale, un po’, a rispondere alla domanda: “Dopo quanto tempo scade la cartella di pagamento dalla sua notifica?”. Ebbene, anche in questo caso la risposta non è la stessa, ma tutto dipende dal tributo iscritto a ruolo.
Per le imposte locali come quella sui rifiuti (oggi la Tari), l’Imu, l’Ici, la tosap, la prescrizione è di cinque anni.
Anche per i contributi dovuti all’Istituto di previdenza la prescrizione è di cinque anni.
Parimenti, per le cartelle notificate a seguito di contravvenzioni stradali la prescrizione è di cinque anni.
La prescrizione, in questo caso, è breve e corrisponde a tre anni.
Imposte sui redditi, Irap e IVA
Per Irpef, Ires, Irap e IVA la prescrizione è di 10 anni.
È decennale anche la prescrizione tutte le volte in cui la cartella esattoriale sia stata emessa a seguito di un giudizio in tribunale con condanna del contribuente.
[1] Cass. sent. n. 27005/2007.
[2] Art. 36 bis DPR 600/73 e 54 bis DPR 633/72
[3] Artt. 19 e 20 DPR 917/86
[4] Art. 36 ter DPR 600/73.
[5] Art. 25 c. 1 lett. c) DPR 602/73.
[6] Applicando l’art. 25 c. 1 lett. c) DPR 602/73, Cass. sent. n. 23614/2011, n. 1126/2009 e n. 8998/2007.
[7] Cass. sent. n. 8380/2013.
[8] Art. 4 D.Lgs. 159/2015.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Art. 36
 Art. 36
 Art. 25
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 4