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Timestamp: 2020-01-18 01:08:40+00:00

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La mediazione e il ricorso tributario | GAMACONSULTING
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La mediazione e il ricorso tributario
La mediazione in breve; Obbligo di assistenza tecnica sopra i 3000,00 €; Costi ipotetici della mediazione; Atti impugnabili; Tempistica per la presentazione del ricorso/reclamo; Svolgimento della mediazione; Costituzione in giudizio dinanzi alla Commissione tributaria Provinciale competente; Pagamento e rimborso somme pagate in pendenza di giudizio; Appello entro sei mesi avverso la sentenza di primo grado; Definitività dei punti non impugnati; Possibilità di sospendere l'esecuzione anche in secondo grado; Ricorso per Cassazione.
1 - La mediazione in breve
Il reclamo è nato come istituto per deflazionare il contenzioso contro gli atti emessi dall'Agenzia delle Entrate per importi non superiori ai 20.000 €. Con il reclamo si richiede all'Ufficio la riforma parziale o totale dell'atto emesso e deve possedere i medesimi requisiti di forma e di contenuto previsti dalla legge processuale tributaria. Dal 2 marzo 2014 il reclamo/mediazione è condizione di improcedibilità e non più come in precedenza di inammissibilità e quindi la mancanza della mediazione preventiva non comporta più la perdita del diritto di difesa del contribuente, in quanto in caso di costituzione in giudizio senza avvio preventivo della mediazione il Giudice concede un termine alle parti affinché instaurino la mediazione. Dalla data di notifica del ricorso con allegata l'istanza di mediazione all'AdE devono decorrere 90 giorni prima della costituzione in giudizio anche nel caso l'Ufficio risponda negativamente prima del decorrere dei 90 giorni. Durante la fase di mediazione sono sospesi gli obblighi di pagamento e anche per la mediazione vige la sospensione feriale. Terminata la fase della mediazione, senza accordo tra le parti, il contribuente entro 30 giorni deve costituirsi in giudizio, ossia deve depositare il ricorso presso la segreteria della Commissione Tributaria Provinciale competente. Di solito le udienze delle Commissioni Tributarie sono in camera di consiglio a meno che con apposita istanza, anche allegata al ricorso, non si faccia richiesta di pubblica udienza. La presentazione del ricorso non sospende il pagamento frazionato delle imposte dovute a meno che non si presenti alla Commissione una richiesta in tal senso.
La decisione di primo grado può essere impugnato dinanzi alla Commissione Regionale anche da entrambe le parti in caso di soccombenza reciproca. Chi propone l'appello è chiamato appellante, mentre chi lo riceve appellato. Quest'ultimo può proporre a sua volta appello incidentale qualora avesse interesse a riformare la sentenza di primo grado. La decisione di appello può a sua volta, ma per soli vizi di legittimità, essere impugnata dinanzi la Corte di Cassazione che salvo rari casi non decide nel merito.
2 - Obbligo di assistenza tecnica sopra i 3000,00 €.
Come già detto nel caso in cui la mediazione non vada a buon fine, l'atto di reclamo diventa il ricorso avverso l'atto emesso dall'Agenzia. Si deve segnalare in via preliminare che quando il valore della lite è superiore a 3000,00 il contribuente necessita dell'assistenza tecnica di uno dei soggetti abilitati elencati dal comma 2 dell'art. 12 del D. Lgsl. 546/92: avvocati, commercialisti, ragionieri, periti commerciali, consulenti del lavoro iscritti ai propri albi. Questi professionisti possono assistere il contribuente in qualsiasi tipo di contenzioso tributario.
L'elenco comprende anche altre figure professionali che possono prestare assistenza solo in determinati ambiti attinenti alle loro specifiche competenze: ingegneri, architetti, agronomi, geometri, agrotecnici, periti agrari che hanno però competenza per contenziosi riguardanti ad esempio il classamento o l'attribuzione di rendita. Nel caso in cui la mediazione non sfoci in un ricorso le spese sono a carico del contribuente (che risparmierà il solo contributo unificato). Il comma 10 dell'art. 17 del D. Lgsl, 546/92 regola le spese in caso di soccombenza della parte che non ha aderito all'accordo di mediazione. La parte che risulterà soccombente sarà condannata oltre alle normali spese di giudizio, ad una somma pari al 50% di queste ultime a titolo di rimborso spese èer il procedimento di reclamo. La norma specifica inoltre che salvo il caso di soccombenza reciproca la Commisione potrà compensare le spese di giudizio solo ove ricorrino giusti motivi.
3 - Costi ipotetici della mediazione.
Le tariffe professionali di avvocati e commercialisti non prevedono una voce specifica per la mediazione tributaria. Il procedimento della mediazione tributaria rientra in una fase extragiudiziale, si potrebbero quindi prospettare per analogia alla mediazione civile per gli avvocati i seguenti costi:
270 € per lo scaglione fino a 1100 €;
1215 € per lo scaglione da 1100,01€ fino a 5200 €;
1890 € per lo scaglione da 5200,01 € fino a 26000 €.
Le tariffe previste per i dottori commercialisti variano tra l% e il 5% del valore della pratica a seconda della complessità della pratica stessa.
4 - Atti impugnabili.
Sono atti impugnabili mediante reclamo/ricorso gli avvisi di accertamento, gli avvisi di liquidazione, gli atti d'irrogazione sanzione, i rifiuti espressi o taciti di rimborsi, i dinieghi e le revoche di agevolazioni, le cartelle di pagamento emesse da Equitalia a seguito dell'invio degli avvisi bonari da parte dell'Agenzia dell'Entrate.
Tuttavia, nel caso della cartella di pagamento il cui valore della lite non è superiore a 20000 €, occorre distinguere l'impugnazione della stessa per vizi propri (nel qual caso vige la regola dell'impugnazione ordinaria contro anche l'agente della riscossione), dall'impugnazione della stessa per vizi di merito (contro l'AdE) nel qual caso si deve tener presente il limite dei 20000 per instaurare prima del ricorso il reclamo. Nel primo caso ci si dovrebbe costituire in giudizio entro 30 giorni dalla notifica alla parte del ricorso. Nel secondo caso vige invece la sospensione dei 90 giorni, il che determina che se si depositasse il ricorso oltre i 30 giorni nei confronti di Equitalia (non essendo prevista un'analoga sospensione) ci sarebbe una costituzione in giudizio tardiva.
Con circolare 1/e/2014 e 9/e/2012 l'Agenzia delle Entrate ha precisato che il reclamo all'Ufficio consente di costituirsi in ritardo anche nei confronti dell'Agente della riscossione.Per determinare il limite dei 20000 € (al di sotto del quale la mediazione è obbligatoria) occorre far riferimento a ciascun atto impugnato e all'importo chiesto a titolo di tributo con esclusione di interessi, contributi previdenziali e sanzioni. Queste ultime si considerano nel solo caso di atti irroganti solo sanzioni. Allo stesso modo, laddove con un unico atto l'Ufficio dovesse contestare un tributo relativo a più annualità, il limite di cui tener conto sarà dato dalla somma del tributo per i vari anni. Nel caso di riduzione o azzeramento di una perdita dichiarata, il limite è dato dalla imposta virtuale che si otterrebbe applicando le aliquote vigenti per l'anno d'imposta. Infine se si è in presenza di un diniego di rimborso il limite da considerare è l'importo chiesto a rimborso al netto degli interessi.
5 - Tempistica per la presentazione del ricorso/reclamo.
Una volta ricevuto l'accertamento o altro atto impugnabile da parte dell'Agenzia delle Entrate (per un valore non superiore a 20000 €) il contribuente, entro il termine previsto per la presentazione del ricorso (60 giorni o 150 giorni se si è presentata istanza di accertamento con adesione) deve notificare istanza di reclamo/mediazione alla Direzione Provinciale delle Entrate competente per territorio.
Nel reclamo il contribuente potrà richiedere l'annullamento totale o parziale della pretesa tributaria o formulare una proposta di mediazione completa della rideterminazione dell'ammontare della pretesa. Trascorsi 90 giorni dalla notifica dell'istanza di mediazione senza che l'Ufficio accolga le doglianze esposte o che la mediazione si concluda positivamente il contribuente ha 30 giorni per la costituzione in giudizio presso la Commissione Tributaria Provinciale competente mediante il deposito del reclamo, senza dover notificare un ulteriore ricorso. Ciò determina che:
i motivi esposti nella istanza di reclamo devono coincidere integralmente con quelli esposti nell'istanza di reclamo (pertanto tutte le difese e le eccezioni andranno puntualmente argomentate in sede di redazione dell'istanza di reclamo);
non è possibile integrare i motivi esposti nel reclamo (con l'eccezione determinata dal deposito di documenti non conosciuti ad opera di altre parti o su ordine della Commissione);
il ricorso depositato deve essere conforme al reclamo consegnato o spedito all'Ufficio a pena di inammissibilità.
Nell'istanza di reclamo vanno indicati:
la direzione nei cui confronti è avviato il reclamo, a cui spetta la legittimazione in giudizio;
il contribuente e il suo legale rappresentate, la residenza/sede legale e/o il domicilio eletto, il codice fiscale e la pec del difensore abilitato;
l'atto impugnato e l'oggetto dell'istanza;
i motivi dell'impugnazione;
il valore della controversia entro i 20000 €.
Al reclamo andranno allegati copia dell'atto impugnato e copia di tutti gli atti a sostegno delle proprie ragioni.
6 - Svolgimento della mediazione.
Una volta presentata l'istanza l'Ufficio valuta tutte le ragioni esposte nel ricorso allegato e formula un proprio parere in proposito. La mediazione si definisce solo quando il contribuente accetta l'eventuale nuova proposta dell'Ufficio e versa le imposte, unitamente a interessi e sanzioni (al 40%) ricalcolate.Il versamento può avvenire in unica soluzione o in 8 rate trimestrali di pari importo. Con il perfezionamento della mediazione la pretesa tributaria è definitivamente rideterminata nella misura fissata dall'accordo di mediazione e il rapporto giuridico tributario si intende definito e non ulteriormente contestabile.
In caso di accordo raggiunto la mediazione si conclude con la sottoscrizione dell'accordo da parte del contribuente e dell'Ufficio e con il versamento entro 20 giorni dalla conclusione dell'accordo della intera somma rideterminata o della prima rata. In assenza del perfezionamento l'atto originario avverso il quale il contribuente ha proposto l'istanza continua a produrre effetti, quindi il contribuente può decidere di agire in giudizio o di soccombere alla pretesa tributaria. A prescindere dalla proposta di mediazione, l'Ufficio può anche comunicare di non condividere le doglianze del contribuente e di non volerle accogliere.
7 - Costituzione in giudizio dinanzi alla Commissione tributaria Provinciale competente.
In caso di esito negativo della mediazione, dal momento della costituzione in giudizio dinanzi alla Commissione tributaria gli adempimenti da svolgere e e le fasi del giudizio sono gli stessi indipendentemente dal fatto che la costituzione sia stata preceduta o meno dall'istanza di mediazione.Sarà pertanto necessario depositare copia del ricorso con attestazione di conformità, attestazione della notifica, copia dell'atto impugnato e di tutti gli atti allegati al reclamo, nota di iscrizione a ruolo ed attestazione del pagamento del contributo unificato. In sede di costituzione in giudizio, se non lo si è già fatto in sede di presentazione della mediazione, si potrà fare richiesta di sospensione dell'atto impugnato dimostrando la parvenza della fondatezza delle proprie ragioni (fumus boni iuris) e il danno grave e irreparabile (periculum in mora) che subirebbe il contribuente in caso di mancato sospensione dell'atto.
Il giudice verificherà che il ricorso non sia infondata e nel caso di esito posito dovrà fissare la discussione di merito nel termine di 90 giorni. Prima dell'udienza di merito è possibile produrre memorie illustrative eal fine anche di replicare a quanto sostenuto dall'Ufficio nelle proprie controdeduzioni. Il termine per il deposito delle memorie illustrative è 10 giorni liberi prima dell'udienza se si depositano nuove sentenze on si allega nulla. Il termine è di 20 giorni invece se si depositano nuovi documenti. Nella sola ipotesi di trattazione in camera di consiglio è possibile il deposito di memorie scritte fino a 5 giorni liberi prima dell'udienza.
La fissazione dell'udienza deve essere comunicata alle parti almeno 30 giorni liberi prima della stessa. La discussione della causa innanzi alla commissione può avvenire sia in camera di consiglio che in pubblica udienza. Nel primo caso i giudici decidono senza aver sentito le parti (basandosi sugli scritti depositati), nel secondo caso ci sarà una vera e proprio discussione orale in cui prima il contribuente poi l'Ufficio esporranno le proprie ragioni. Si rammenta che la pubblica udienza non è automatica ma va richiesta o inserendo la richiesta nel reclamo/ricorso o presentando apposita istanza entro 10 giorni liberi prima della trattazione dell'udienza. La scelta della discussione in pubblica udienza è sempre consigliabile in quanto in questo modo si potranno esporre in modo chiaro e sintetico le proprie ragioni e si potrà inoltre rispondere ad eventuali chiarimenti chiesti dai giudici. Alla fine della discussione si dovrà solo attendere la comunicazione del deposito della sentenza che è resa pubblica, nel testo integrale originale, mediante deposito nella segreteria della commissione entro trenta giorni dalla data della deliberazione.
L'articolo 37 del Dlgs 546/1992 prevede che il dispositivo della sentenza è comunicato alle altre parti costituite entro dieci giorni dal deposito nella segreteria. La pubblicazione della sentenza tributaria è importante perchè fino a quel momento, la commissione non solo può modificare la propria decisione ma ha anche l'obbligo di applicare lo ius superveniens, nonché di tener conto di eventuali pronunce di incostituzionalità pubblicate dopo la deliberazione che incidano sul diritto oggetto della decisione. Dalla data di pubblicazione decorre inoltre il termine semestrale per l'impugnazione (cd termine lungo).
È bene notare che i termini per il deposito della sentenza (30 giorni dalla data della deliberazione) hanno solo natura ordinatoria e questo vuol dire che le sentenze potrebbero essere depositate con gravi ritardi, senza che ci siano conseguenze giuridiche. A tal proposito è da segnalare che la Cassazione con la sentenza 6048/2013 ha stabilito che in tema di processo tributario, nelle controversie in cui non risulti applicabile l'articolo 153 del Codice di procedura civile comma 2, (introdotto dalla legge 69 del 2009), il termine “lungo” per l'impugnazione delle sentenze, di cui al primo comma dell'art 327 del CpC, decorre, per la parte cui non sia stato debitamente comunicato né l'avviso di trattazione di cui al Dlgs 546/1992, articolo 22, né il dispositivo della sentenza, (articolo 37l stesso decreto), dalla data in cui essa ha avuto conoscenza di tali sentenze.
8 - Pagamento e rimborso somme pagate in pendenza di giudizio.
Il comma 9bis dell'art. 17Bis ha introdotto una tutela per il contribuente nelle more della mediazione. Le somme oggetto di reclamo non possono essere riscosse se non trascorsi i 90 giorni per la costituzione in giudizio. La proposizione del ricorso non sospende invece la riscossione di quanto dovuto a seguito dell'atto emanato e quindi in assenza di un provvedimento di sospensione da parte della Commissione, il contribuente deve versare le imposte pretese.
Per quanto riguarda gli avvisi di accertamento notificati per imposte diritte e iva, l'art 15 del Dpr 602/1973 dispone che sono dovute nella misura di un terzo le maggiori imposte accertate, oltre agli interessi. Fanno eccezione alla regola generale gli accertamenti emessi per contestare la violazione della norma antielusiva prevista dall'art 37bis del Dpr 602/1973, nel qual caso il comma 6 prevede che si proceda all'iscrizione delle imposte, interessi e sanzioni solo a seguito della decisione della Commissione. Analogamente non si procede alla riscossione provvisoria in caso di irrogazione di sole sanzioni.
Più complicata la questione in materia di liquidazione dell'imposta di registro. In questo caso se si tratta di imposta principale o complementare essa è dovuta al 100%. Se si tratta di imposta complementare, sul maggior valore accertato è prevista la riscossione frazionata nella misura di un terzo. Se si tratta di imposta suppletiva questa è riscossa per intero dopo l'ultima decisione non impugnata. I ricorsi avverso le cartelle esattoriale (impugnabili per solo vizi propri) comportano il pagamento dell'intera somma. L'art 68 detta poi le regole da seguire nei gradi successivi al primo. E' cosi disposto che, nel caso di riscossione frazionata il tributo e i relativi interessi devono essere pagati per 2/3 ovvero per l'ammontare risultante dalla sentenza della commissione di primo grado e comunque non oltre i 2/3 della pretesa originaria, per il residuo ammontare previsto dalla sentenza della commissione regionale. Le sanzioni non possono essere riscosse fino alla sentenza di primo grado dopo si riscuotono per 2/3 dopo la sentenza di primo grado e per la differenza in seguito alla decisione di appello.
Ma cosa succede se in primo grado il contribuente dovesse risultare vittorioso e quindi vantare nei confronti dell'Amministrazione il credito di quanto corrisposto?
Quando è l'Amministrazione ad essere soccombente, l'art. 68 del D. Lgsl. 546/92 prevede che il tributo corrisposto in eccedenza rispetto a quanto statuito dalla Commissione debba essere rimborsato d'ufficio entro 90 giorni dalla notifica della sentenza. La circolare 49/e/2010 detta i principi per dare esecuzione ai rimborsi dovuti per effetto di sentenze nei giudizi tributari. Vi si ribadisce che il rimborso deve aver luogo anche senza necessità di notifica, specifica richiesta o sollecito da parte del contribuente.
9 - Appello entro sei mesi avverso la sentenza di primo grado.
Nel caso di sentenza di primo grado negativa, contro la stessa è possibile proporre appello alla commissione tributaria regionale.Il termine per proporre appello varia a seconda che la sentenza sia stata notificata o meno, potendosi avere un termine breve o lungo. Per termine breve si intende quello di 6o giorni dalla data di notifica della sentenza. Il termine lungo ha subito una riduzione e, per i giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 è passato da un anno a sei mesi.
Il ricorso in appello è proposto con le stesse modalità del ricorso in primo grado e quindi può essere notificato tramite ufficiale giudiziario, a mezzo raccomandata a/r in plico o portandolo direttamente alla controparte. Se l'atto di appello non viene stato notificato per il tramite di ufficiale giudiziario, l'appellante deve, a pena di inammissibilità, depositare copia dell'appello stesso presso la segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata. Pur non prevedendo l'art. 53 del Dlgs 546/92 un termine entro il quale si debba fare tale adempimento, tuttavia la giurisprudenza ha stabilito che esso deve essere fatto nel termine perentorio di trenta giorni dalla notifica. Entro trenta giorni dalla notifica l'appellante deve costituirsi in Commissione tributaria regionale depositando il proprio fascicolo contenente il ricorso notificato, copia della sentenza impugnata ed i documenti di cui intende avvalersi. L'articolo 58 al comma 2 prevede invece che è fatta salva la facoltà delle parti di produrre nuovi documenti a condizione che avvenga entro e non oltre 20 giorni liberi prima dell'udienza di trattazione.
Le parti diverse dall'appellante debbono costituirsi in giudizio entro sessanta giorni dal giorno in cui l'appello è stato notificato. Nello stesso atto si può proporre a pena di inammissibilità, appello incidentale. L'appello incidentale pone qualche problema nell'ambito del versamento del contributo unificato. Il giudizio dinanzi alla Ctr è soggetto al pagamento del contributo unificato tributario che è diverso negli scaglioni di valore e negli importi rispetto a quel-lo civile. Con la direttiva n. 2/Dgt del 14 dicembre 2012 il ministero dell'Economia e delle Finanze si è espresso nel senso che se anche se il valore dell'appello incidentale è compreso nel valore dell'appello principale allo stesso modo l'appellante incidentale è tenuto al pagamento del contributo unificato, in quanto risulta ampliato il “thema decidendum” della controversia.
La procedura per l'appellato è molto semplificata in quanto è sufficiente depositare le controdeduzioni ovvero l'appello incidentale in tante copie quante sono le controparti, presso la segreteria della commissione regionale, non essendo necessari depositi o notifiche alle altre parti in causa. È bene ricordare che l'appello è comunque un atto con il quale devono essere rilevati eventuali vizi o errori commessi dai giudici di prima istanza e, in presenza di determinate condizioni, il collegio di appello deve rimettere la decisione alla commissione provinciale. L'articolo 59 del Dlgs 546/1992 elenca tassativamente i casi in cui la commissione regionale deve rimettere la causa alla commisione provinciale, al di fuori dei quali, il giudice di appello decide nel merito. In particolare è previsto che sia rimessa al collegio di prime cure quando:
dichiara la competenza declinata o la giurisdizione negata dal primo giudice;
riconosce che nel giudizio di primo grado il contraddittorio non è stato regolarmente costituito o integrato;
riconosce che la sentenza impugnata, erroneamente giudicando, ha dichiarato estinto il processo in sede di reclamo contro il provvedimento presidenziale;
riconosce che il collegio della commissione tributaria provinciale non era legittimamente composto;
manca della sottoscrizione della sentenza da parte del giudice di primo grado.
Se invece non ricorre una delle citate ipotesi, il giudice di secondo grado esamina il processo anche nel merito. La Corte costituzionale, con l'ordinanza n. 166/2013 ha chiarito che l'appello principale, in assenza dei vizi che consentono la rimessione alla commissione provinciale, deve necessariamente contenere le questioni di merito.
10 - Definitività dei punti non impugnati.
L'articolo 56 del Dlgs 546/1992 dispone che “le questioni ed eccezioni non accolte nella sentenza della commissione provinciale e che non sono specificamente riproposte in appello, s'intendono rinunciate”. Ciò significa che ciò che non è riproposto al vaglio del giudice di secondo grado, si intende rinunciato e quindi diventa definitiva la decisione sul punto. Sia l'appellante sia l'appellato non potranno pero limitarsi a frasi di rinvio o generiche essendo necessaria la specifica indicazione dei motivi e delle doglianze che si vogliono sottoporre all'esame del giudice di secondo grado.
La mancata riproposizione delle domande o delle eccezioni respinte, comporta che in capo alle parti si verifichi una vera e propria decadenza, con conseguente formazione del giudicato implicito (Cassazione civile sentenze 25368/2007, 413/2006, 9878/2005). Secondo la prevalente giurisprudenza in appello vige un effetto devolutivo limitato e non automatico (Cassazione civile, sezioni unite 28498/2005; Cassazione civile 16128/2009, 14622/2009, 18691/2007, 6935/2007). Opera, cioè sulle specifiche censure che possono essere avanzate dalle parti onde evitare il giudicato formale (se si vuole evitare il fenomeno dell'acquiescenza) . L'appellato, dunque, dovrà riscontrare le eccezioni riproposte nell'appello rispetto a quanto contenuto nella sentenza impugnata e conseguentemente evidenziare eventuali giudicati formatisi o presentare appello incidentale per quanto non accolto.
11 - Possibilità di sospendere l'esecuzione anche in secondo grado.
Nel processo tributario un’esecuzione parziale di quanto dovuto dal contribuente, come abbiamo già visto, è già possibile durante il primo grado. La sentenza di appello è titolo esecutivo per riscuotere non solo del 100% delle imposte ma anche delle sanzioni, anche se nel frattempo si è presentato ricorso per Cassazione. È l’articolo 373 del Codice di procedura civile a contemplare la possibilità di proporre una istanza di sospensione della riscossione avverso la sentenza di secondo grado. Tale disposizione si è ritenuta applicabile al processo tributario dalla Cassazione solo dal 201, di conseguenza pur pendenza di ricorso in Cassazione, la sospensione della sentenza può essere concessa dal giudice che ha emanato la sentenza di secondo grado. L’istanza di sospensione va presentata alla Commissione tributaria regionale che ha già valutato le questioni di merito. È necessario presentare un ricorso in calce, al quale il presidente della Ctr poi apporrà il decreto che ordina la comparizione delle parti davanti al collegio in camera di consiglio. Copia del ricorso e del decreto sono notificate alla parte che stava in giudizio nella sentenza impugnata. Non ci sono termini perentori per la proposizione dell’istanza potendosi presentare nel momento in cui incomincia un’esecuzione dalla quale possa derivare un danno grave ed irreparabile. Il periculum in mora è quindi il requisito essenziale e necessario per la concessione della sospensione. La Cassazione, con la sentenza 2845/2012, ha richiesto una valutazione fatta con particolare rigore anche del fumus boni iuris ovvero una valutazione probabilistica sui motivi di diritto e sul positivo esito del giudizio di legittimità. L’accoglimento della istanza dipende molto dalla documentazione con cui si dimostra in maniera evidente il danno derivante dall’esecuzione della sentenza di appello. La Ctr può disporre con ordinanza non impugnabile che l’esecuzione sia sospesa o che la sospensione sia sottoposta alla presentazione di una cauzione rimborsabile ai sensi dell’articolo 8 dello statuto del contribuente in caso di sconfitta del fisco in Cassazione. Bisogna inoltre dimostrare che la sentenza è stata impugnata e pende un giudizio in Cassazione. Non è necessario versare il contributo unificato in quanto in tale circostanza lo stesso viene assolto con l’iscrizione del ricorso in Cassazione e l’istanza di sospensiva va considerata tutti gli effetti come una fase incidentale di quel giudizio.
12 - Ricorso per Cassazione.
Quali vizi si possono fare valere con il ricorso in Cassazione? Non è una domanda di secondaria importanza visto anche che i motivi di inammissibilità in questi ultimi anni si erano ampliati sempre di più senza che si avessero delle regole certe. In aiuto ci viene la Corte di Cassazione con la sentenza 8053/14 emessa a sezioni unite. Il legislatore, modificando l'articolo 360 com. 1 n. 5, ha escluso la possibilità di denunciare un vizio di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione consentendo la denuncia soltanto per un “omesso esame” circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti. Altra novità riguarda la totale insindacabilità della motivazione, anche sotto l'aspetto dell'omesso esame di un fatto, nel caso in cui la decisione di secondo grado fosse fondata sulle medesime ragioni inerenti alla questione di fatto che si trovava nella sentenza di primo grado (cosiddetta doppia conforme). La Cassazione a sezione unite ha chiarito che le ipotesi di “mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico”, di “motivazione apparente”, di «contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili”, di “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile” si potranno far valere come violazione di legge costituzionalmente rilevante che attiene all'esistenza della motivazione in sé, prescindendo dal confronto con le risultanze processuali. In definitiva con la modifica apportata all'articolo 360, com. 1, n.5 sparisce è vero il vizio di insufficiente motivazione ma rimane - secondo le sezioni unite - la possibilità di fare valere il vizio di violazione di legge quando una motivazione non è stata formulata affatto o quando essa può rientrare in una delle ipotesi sopra riportate, ovvero non solo quando la motivazione è totalmente assente ma anche quando essa è fortemente illogica o è meramente apparente, tanto da essere incomprensibile. Le sezioni unite, infine, hanno spiegato il significato che bisogna attribuire al concetto di “omesso esame” di un fatto storico, discusso dalle parti e decisivo per il giudizio, ma non esaminato dal giudice. Hanno precisato, quindi, che si deve trattare di un fatto importante che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia. Sia chiaro che non si può trattare di un fatto storico qualsiasi, in quanto i Supremi Giudici hanno quindi precisato che chi deduce l'omesso esame deve indicare il fatto storico pretermesso, quando tale fatto è stato oggetto di discussione e la sua decisività ai fini del giudizio.
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