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Timestamp: 2020-05-31 17:40:43+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11546 del 06/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11546 del 06/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 06/06/2016, (ud. 28/04/2016, dep. 06/06/2016), n.11546
sul ricorso 732/2014 proposto da:
FALLIMENTO NEW MAC GREGORY DI D.L.S. & C SAS;
avverso la sentenza n. 513/1/2012 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di NAPOLI del 8/10/2012, depositata i107/11/2012;
La CTR di Napoli (come giudice del rinvio a seguito della sentenza di codesta Corte n. 25616/2010) ha respinto l’appello dell’Agenzia avverso la sentenza della CTP di Caserta n. 236/05/2001 che aveva accolto il ricorso della parte contribuente “New Mac Gregory sas” (in fallimento) – ed ha così annullato l’avviso di accertamento per ILOR anno 1994 a mezzo del quale era stato induttivamente rideterminato il reddito di impresa, alla luce del riscontrato difetto di contabilità e della rilevata sproporzione tra ricavi e reddito dichiarato.
La predetta CTR – dato atto che il giudizio era stato riassunto dalla curatela della società contribuente, che aveva anche richiamato il favorevole giudicato esterno della sentenza della CTR Napoli n. 19/52/2003 relativa all’esercizio 1995 – ha motivato la decisione nel senso che la Suprema Corte ha già chiarito che la legittima adozione della tipologia dell’accertamento induttivo non legittima a sua volta l’applicazione di una indiscriminata percentuale di redditività, dovendo tale applicazione basarsi su specifici riscontri obiettivi. A questo proposito, nulla di concreto era stato allegato dall’Ufficio che si era limitato a genericamente richiamare le percentuali di aziende similari, assumendo di avere anche tenuto conto della situazione critica della società, che era poi fallita nel 1997.
Con il motivo di impugnazione (centrato sulla violazione degli artt. 383 e 392 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7 e artt. 115, 191 e 213 c.p.c.) la parte ricorrente si duole del fatto che la Commissione Regionale – quale giudice del rinvio – abbia annullato in toto l’accertamento, così esorbitando dalla statuizione della Suprema Corte che costituisce un preciso vincolo per la decisione in sede di rinvio, statuizione con cui la Corte aveva disposto che si provvedesse al “riesame di merito della vicenda giudiziaria, limitatamente alla quantificazione dell’imposta e agli oneri conseguenti”, e perciò in relazione solo al quantum della pretesa fiscale, dovendosi ritenere accertato “l’an debeatur”. Ai fini della quantificazione la CTR avrebbe dovuto avvalersi di tutti gli strumenti di cui il giudice può dispone, dal fatto notorio alla consulenza tecnica alla richiesta di informazioni alle PP.AA..
La censura appare inammissibilmente formulata, per più di un verso.
La parte ricorrente (salvo menzionare genericamente una molteplicità di norme di legge) non ha chiarito quale di esse sia stata specificamente violata dal giudicante di merito, limitandosi a postulare un obbligo di quest’ultimo di cui non ha chiarito in alcun modo nè il contenuto nè i riferimenti.
Invero, del tutto contraddittoriamente – oltre che vagamente, nell’ottica del canone di autosufficienza che regola il ricorso per cassazione – la parte ricorrente assume – da un lato – che sarebbe già stato accertato nel processo l’an debeatur e che si tratterebbe di accertare soltanto il quantum dell’imposta dovuta, mentre –
d’altro lato – invoca il dovere del giudicante di fare ricorso “agli strumenti di cui il giudice può dispone”.
D’altronde, gli strumenti a cui la parte ricorrente si riferisce nella sua prospettazione sono in realtà strumenti di indagine officiosa, dei quali ultimi non è chiaro in che termini il giudicante avrebbe dovuto servirsi se nella specie di causa si assume essere mancata la sola quantificazione dell’oggetto dell’obbligazione tributaria, e perciò un semplice procedimento matematico di determinazione.
Pertanto, oltre che carente di autosufficienza, il ricorso si palesa anche privo del requisito di specificità e determinatezza.
Non guasta peraltro evidenziare che “gli strumenti” ai quali la parte ricorrente accenna costituiscono oggetto di un potere discrezionale di esercizio da parte del giudice del merito, del cui omesso utilizzo “tout court” le parti non possono perciò dolersi, salvo che non abbiano identificato gli specifici elementi di fatto con riguardo ai quali gli strumenti di indagine officiosa avrebbero potuto costituire fonte del dovere di rielaborazione tecnica delle informazioni già acquisite. Neppure nella specie di causa – come ha già correttamente evidenziato il giudice del merito – risultano acquisiti (ad onere dell’Ufficio che ne ha interesse) quei riscontri obiettivi che avrebbero potuto offrire fondamento degli elementi di riscontro rimessi all’iniziativa officiosa del giudicante.

References: Sentenza 
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 art. 7