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Timestamp: 2020-08-04 03:35:32+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 10076 del 21/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10076 del 21/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 21/04/2017, (ud. 02/03/2017, dep.21/04/2017), n. 10076
sul ricorso 17882/2015 proposto da:
GIULIANA 66, presso lo studio dell’avvocato PIETRO PATERNO’ RADDUSA,
che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato DANIELE AIELLO;
ANAS SPA, (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VITTORIA COLONNA 32
presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE LO PINTO, (CINTIOLI &
ASSOCIATI), rappresentata e difesa dall’avvocato SANTO LO PINTO;
avverso la sentenza n. 570/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
1. C.G. convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Termini Imerese, l’ANAS s.p.a., chiedendo che fosse condannata al risarcimento dei danni da lui subiti in un sinistro stradale nel quale la vettura da lui condotta, mentre percorreva un tratto autostradale, era finita contro il guard-rail e poi, scavalcato questo, in un vallone sottostante. Assunse, a sostegno della domanda, che l’incidente era dovuto ad un esteso ed anomalo accumulo di acqua sul manto stradale, conseguente alle forti piogge in corso.
Espletata prova per testi e fatte svolgere due diverse c.t.u., il Tribunale rigettò la domanda e condannò il C. al pagamento delle spese di giudizio.
2. La pronuncia è stata appellata dall’attore soccombente e la Corte d’appello di Paleinio, con sentenza del 15 aprile 2015, ha rigettato l’appello ed ha condannato l’appellante al pagamento delle ulteriori spese del grado.
3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Palermo ricorre C.G. con atto affidato ad un solo articolato motivo. L’ANAS s.p.a. non ha svolto attività difensiva in questa sede.
Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli arti. 375, 376 e 380 bis c.p.c., ed il ricorrente ha depositato memoria.
1. Osserva la Corte che il ricorso è inammissibile per tardività.
1.1. Ed invero il ricorrente ha provveduto a spedire per la notifica il ricorso per la prima volta in data 8 luglio 2015, presso lo studio dell’Avv. Lo Pinto a (OMISSIS); quella notifica, certamente tempestiva, non risulta essere andata a buon fine, posto che l’ufficiale giudiziario l’ha restituita con la dicitura “sconosciuto”.
Il ricorrente aveva a quel punto la possibilità di riprendere il procedimento notificatorio senza bisogno di alcuna autorizzazione da parte di quest’Ufficio; ed infatti il Presidente di questa Sesta Sezione Civile, con provvedimento del 29 ottobre 2015, sollecitato dalla richiesta di rimessione in termini avanzata dal difensore del ricorrente, ha risposto che era in facoltà di quest’ultimo procedere ad una nuova notifica, impregiudicata rimanendo la valutazione circa la non imputabilità di tale ritardo (come già stabilito dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza 24 luglio 2009, n. 17352; v. pure la sentenza 19 ottobre 2012, n. 18074).
Il criterio generale della ripresa del procedimento di notificazione entro un tempo “ragionevole”, da valutarsi discrezionalmente da parte del giudice, è stato affrontato di nuovo dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza 15 luglio 2016, n. 14594. E’ stato in quella sede affermato il principio secondo cui, in caso di notifica di atti processuali non andata a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso dell’esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria deve riattivare il processo notificatorio con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325 c.p.c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa.
1.2. Facendo applicazione di questi principi al caso in esame, emerge che l’odierno ricorrente ha provveduto alla spedizione della nuova notifica solo in data 20 novembre 2015 ed il plico risulta ricevuto il successivo 25 novembre 2015; è evidente, quindi, che tale ripresa del procedimento di notificazione, certamente possibile, si è svolta secondo una cadenza temporale non rispettosa dei tempi indicati dalla richiamata pronuncia. Ed infatti, anche ammettendo, come osserva il ricorrente nella propria memoria, che la restituzione del plico attestante la non valida conclusione della prima notifica sia giunta a sua conoscenza solo il 21 agosto 2015, resta il fatto che tra questa data e quella del 20 novembre 2015, anche calcolando la sospensione feriale di trenta giorni, è decorso un termine ben più lungo rispetto a quello di trenta giorni che corrisponde alla metà del termine breve per proporre ricorso per cassazione (art. 325 c.p.c.), alla luce della suindicata giurisprudenza.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta – 3 Civile, il 2 marzo 2017.

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