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Timestamp: 2020-05-26 18:42:41+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22908 del 29/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22908 del 29/09/2017
Cassazione civile, sez. II, 29/09/2017, (ud. 22/06/2017, dep.29/09/2017), n. 22908
CAMPANIA GAS S.R.L., in persona del suo legale rappresentante pt,
rappresentata in difesa in forza di procura speciale rilasciato in
calce al ricorso dall’avvocato Roberto Antonio Iglio, elettivamente
domiciliata in Roma, V.le G. Cesare 21, presso lo studio
dell’avvocato Francesco Malatesta;
avverso la sentenza n. 2845/2012 della Corte d’appello di Napoli,
depositata il 2 agosto 2012;
che la Thermoedile s.n.c. si costituiva in giudizio deducendo che il materiale fornito era privo di difetti e che i vizi denunciati sarebbero stati causati dagli operai della ditta Campania Gas s.r.l., allorchè avevano provveduto alla installazione dei tubi. In ogni caso, chiedeva di essere autorizzata a chiamare in giudizio la Jannone Arm s.p.a., società costruttrice dei tubi in questione, al fine di essere garantita dalla pronuncia di condanna. Formulava, altresì, domanda riconvenzionale nei confronti della Campania Gas per il pagamento della somma di Lire 5.100.000 a saldo della fornitura dei tubi;
che, con sentenza depositata il 21 luglio 2004, il Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Afragola, dichiarava risolto il contratto intercorso tra la Campania Gas e la Thermoedile s.n.c.; condannava la Thermoedile al pagamento in favore della Campania Gas, a titolo di risarcimento dei danni, della somma di Euro 6.400,00, oltre interessi legali dal deposito della sentenza fino al soddisfo; rigettava la domanda riconvenzionale proposta dalla Thermoedile s.n.c. nei confronti della Campania Gas; rigettava la domanda riconvenzionale proposta dalla Thermoedile s.n.c. nei confronti della Jannone Arm; in accoglimento della domanda riconvenzionale proposta dalla Jannone Arm, condannava la Thermoedile al pagamento in favore di quest’ultima della somma di euro 3.274,74, oltre interessi al saggio legale dal 22 maggio 1996; condannava la Thermoedile alla integrale rifusione all’attrice delle spese di giudizio;
che la Corte d’appello di Napoli, con sentenza depositata il 2 agosto 2012, in parziale accoglimento del gravame proposto dalla Thermoedile s.n.c. di L.F. &amp; C. e in parziale riforma della pronuncia di prime cure, dichiarando la risoluzione del contratto intercorso fra la Campania Gas s.r.l. e la Thermoedile, ordinava alla Campania Gas s.r.l. la restituzione dei tubi viziati oggetto della fornitura in favore della Thermoedile. Rigettava la domanda di risarcimento danni avanzata dalla Campania Gas s.r.l. nei confronti di Thermoedile e, in parziale accoglimento della domanda riconvenzionale, condannava la Campania Gas s.r.l. al pagamento in favore della Thermoedile della somma di Euro 1350,38 oltre interessi legali di mora dalla domanda giudiziale al saldo effettivo, a titolo di residuo saldo della fattura n. (OMISSIS). Compensava le spese processuali del primo grado di giudizio fra la Campania Gas s.r.l. e la Thermoedile e le spese processuali del secondo grado di giudizio fra la Thermoedile e la Campania Gas s.r.l. Condannava la Thermoedile al pagamento delle spese processuali del grado d’appello a favore di Jannone Arm s.p.a.;
che con il primo motivo di ricorso si denuncia l’omesso esame di un punto o fatto decisivo per il giudizio, avendo la corte d’appello del tutto trascurato di esaminare il punto decisivo della sentenza impugnata, che concerne la liquidazione equitativa del danno operata dal giudice di prime cure. Il Tribunale di Napoli, infatti, dovendo decidere su una domanda di risarcimento dei danni, non assistita da un’adeguata prova volta a determinarne l’ammontare, aveva fatto ricorso alla liquidazione equitativa, ritenendo provato il danno. La corte d’appello non avrebbe effettuato alcuna considerazione in ordine alla legittimità o meno dell’operato del giudice di prime cure; che l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella formulazione, applicabile ratione temporis, risultante dalle modifiche introdotte dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, prevede la “omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione”, come riferita a “un fatto controverso e decisivo per il giudizio” ossia a un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, non assimilabile in alcun modo a “questioni” o “argomentazioni” che, pertanto, risultano irrilevanti, con conseguente inammissibilità delle censure irritualmente formulate, come nel caso di specie (Cass. 8 ottobre 2014, n. 21152);
che con il secondo motivo di ricorso si deduce l’omesso o errato esame della documentazione relativa all’avvenuto pagamento della somma di Euro 1.350,38 a favore della Thermoedile s.n.c.. La Corte d’appello di Napoli avrebbe erroneamente ritenuto che la somma di Lire 5.229.384, di cui alla fattura n. (OMISSIS), sarebbe stata pagata per sole Lire 2.614.492, per cui residuerebbe un credito a favore della Thermoedile di Lire 2.614.699, pari ad Euro 1350.38. Il giudice del gravame, secondo quanto prospettato, è caduto in errore per non aver esaminato in maniera approfondita la ricevuta di pagamento n. (OMISSIS), recante, tra l’altro, chiara specificazione che l’importo, riferito alla fattura n. (OMISSIS), era stato versato “a saldo”. Si deduce, inoltre, che la parte attrice ha provato per tabulas (documenti allegati al relativo fascicolo di parte) che la somma di Lire 5.229.384, pari ad Euro 2.700,75, di cui al detto documento contabile, è stata corrisposta in due tranche di importo equivalente, e precisamente: Lire 2.614.692 (Euro 1.350,37) a titolo di acconto (richiamando l’imputazione contenuta nella missiva del 10 maggio 1995 inviata alla Thermoedile) e Lire 2.614.692 (Euro 1.350,37) mediante ricevuta n. (OMISSIS), recante specificazione che l’importo era versato “a saldo”;
che con il terzo motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c., contestandosi la mancata ammissione della prova testimoniale diretta a provare il quantum del danno. In particolare, contrasterebbe con le risultanze istruttorie del giudizio di primo grado l’affermazione contenuta nella pronuncia d’appello secondo cui in origine la prova non era stata ammessa dal giudice di prime cure, che si era riservato di provvedere all’esito dell’espletamento delle altre prove, così come la considerazione che tale prova non era stata più richiesta in sede di precisazione delle conclusioni, laddove la Campania Gas ebbe a precisare analiticamente le proprie istanze conclusive, così da doversi ritenere che la stessa fu implicitahiente rinunziata da parte di questa. Nella comparsa di costituzione, inoltre, la Campania Gas aveva chiesto, in via del tutto subordinata, di essere ammessa alla prova testimoniale diretta a provare il quantum del danno, qualora la liquidazione fatta in via equitativa dal giudice di primo grado fosse stata ritenuta non congrua oppure inammissibile;

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