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Timestamp: 2019-11-12 23:58:18+00:00

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Sergio Rinaldi – San Giorgio Caccamo
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Sentenza Yahoo! Italia, non è semplice hosting provider il portale che organizza e seleziona contenuti
DIRITTO D’AUTORE SUL WEB – GIURISPRUDENZA
Secondo il Tribunale di Milano un portale web che organizza, seleziona e controlla i contenuti video caricati dagli utenti non è configurabile come hosting provider che agisce da semplice intermediario, e non può quindi beneficiare delle norme sulla limitazione di responsabilità previste dal Decreto Legislativo n. 70/03.
Con la sentenza No. 10893/2011, depositata il 9 settembre 2011, il Tribunale di Milano, Sezione specializzata per la proprietà industriale ed intellettuale (nel seguito il tribunale), ha ordinato alla Yahoo! Italia di eliminare dal proprio portale brani di filmati tratti da alcune trasmissioni televisive in quanto lesivi dei diritti esclusivi detenuti dalla Reti Televisive Italiane S.p.A. (nel seguito la R.T.I.) e fissato una penale di 250 euro per ogni filmato non rimosso nonché per ogni giorno di ulteriore permanenza sul portale Yahoo! dei filmati in questione.
La R.T.I. aveva rilevato la presenza sul portale Yahoo! Italia di numerosi filmati riproducenti brani di trasmissioni televisive sulle quali essa detiene diritti esclusivi, e diffidato la Yahoo! Italia chiedendo la rimozione dal portale di un elenco specifico di contenuti. Constatata l’inefficacia della diffida, la R.T.I. si era rivolta al tribunale per ottenere, fra l’altro, la rimozione dal portale dei filmati.
Il tribunale ha essenzialmente ritenuto che sebbene i filmati in questione fossero stati caricati sul portale dagli utenti e non dal gestore del portale, la Yahoo! Italia si era resa responsabile della violazione dei diritti esclusivi della R.T.I. in base alla legge sul diritto d’autore nonché al Codice della Proprietà Industriale.
In particolare il tribunale ha escluso che la Yahoo! Italia …
Diritti di privativa su parti di ricambio, libera circolazione delle merci e libera concorrenza:
le conclusioni dell’Avvocato Generale nel caso Renault
Il 22 giugno 1999 l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia ha pronunciato le proprie conclusioni nella causa C-38/98 tra la Renault da un lato ed alcuni ricambisti italiani dall’altro.
La Corte d’Appello di Torino (Italia), cui la Renault aveva chiesto la declaratoria di efficacia in Italia di una sentenza della Corte d’Appello di Digione (Francia), aveva trasmesso gli atti alla Corte di Giustizia Europea affinché questa stabilisse se sia contraria all’ordine pubblico di cui all’art. 27 primo comma della Convenzione di Bruxelles una decisione di un giudice di uno Stato membro che riconosca un diritto di privativa industriale o intellettuale su delle parti di ricambio che integrano nel loro insieme la carrozzeria di un’automobile e tuteli il titolare di tale diritto vietando a terzi di un altro Stato membro (Italia) di fabbricare, importare o vendere tali parti di ricambio nello Stato dove la sentenza era stata emessa (Francia) o di esportare da tale Stato.
Secondo la Corte italiana, la contrarietà all’ordine pubblico potrebbe sussistere se:
(a) la sentenza della Corte d’Appello di Digione è contraria al recente orientamento della giurisprudenza italiana che ha negato che le singole componenti della carrozzeria di un’automobile possano essere oggetto di autonoma tutela;
(b) la sentenza è frutto di un’errata interpretazione degli artt. da 30 a 36 (sulla libera circolazione delle merci) e 86 (sulla libera concorrenza) Trattato CEE.
L’Avvocato Generale ha ritenuto che l’ordine pubblico non può considerarsi violato per il semplice fatto che una decisione straniera sia stata assunta sulla base di un orientamento giuridico differente o sulla base di un’errata interpretazione di norme. Per ordine pubblico deve intendersi l’insieme dei principi fondamentali di diritto ai quali non è possibile rinunciare. La …
– Quanto ai ‘fortunati’ che un tetto sulla testa sono riusciti a procurarselo, tanti di …
mercoledì 10 marzo 2004, ore 18.09
Il presidente della Camera di Commercio Aldo Ferrari, il presidente di Legacoop Mauro Degola e il presidente di Oikos Felicia Bottino hanno presentato oggi il progetto “Qualità e sostenibilità urbana a Reggio Emilia”. Legacoop ha deciso di sviluppare un progetto di grande interesse per la città, con al centro il tema della “qualità urbana”, utilizzando anche la cultura e le esperienze delle grandi imprese di costruzioni ad essa associate. Da tempo queste cooperative si sono differenziate tra loro, sono diventate multibusiness, e naturalmente situano sempre più fuori Reggio Emilia la difesa delle posizioni di leadership settoriali che hanno raggiunto. Proprio per questo, e per l’ampio spettro di esperienze che hanno maturato, possono mettersi a disposizione del loro territorio di origine con un approccio non immediatamente utilitaristico. Questo progetto è poi stato accolto dalla Camera di Commercio di Reggio Emilia, perché ritenuto di interesse generale, quasi un indispensabile completamento delle iniziative di analisi, confronto e individuazione di soluzioni che vanno sotto il nome di ”Reggio regia”. La nuova Camera di Commercio, nata dalla riforma legislativa di dieci anni fa, ha progressivamente sperimentato uno stretto rapporto tra l’ente e le associazioni delle imprese. La legge fa della rappresentatività delle categorie economiche, certificata dalla Regione, l’elemento legittimante degli organi camerali. Ma, di più, si è naturalmente creato un proficuo rapporto di partenariato, nel senso che non è solo la Camera di Commercio a sviluppare iniziative rivolte all’economia provinciale: anche le associazioni economiche propongono progetti di proprio interesse che possono essere cogestiti insieme alla Camera di Commercio se ne viene riconosciuta l’ utilità generale e non solo settoriale. Il terzo soggetto che Legacoop e Camera di Commercio hanno coinvolto è Oikos, centro di studi e ricerche di urbanistica, presieduto da Felicia …
Centinaia di pezzi tra quadri di artisti contemporanei e libri d’arte dal valore piuttosto elevato. Una pelliccia, alcune scatole un tempo contenenti cravatte di un famoso stilista. E ancora scarpe e foto. Dovrà ora iniziare la stima di ciò che è stato trovato nel domicilio in centro storico a Reggio di Marco Lusetti, ex vicesindaco di Guastalla ed ex vicesegretario della Lega Nord Emilia. Tutte cose un tempo appartenenti ad Alberto Agazzani, il noto critico d’arte che il 16 novembre scorso si è tolto la vita a 48 anni nella sua casa di via Farini, cose che Lusetti ha trasferito nella propria abitazione dopo aver esibito ad un notaio quello che, a suo dire, era un testamento olografo del suo amico Agazzani nel quale veniva designato erede universale. Il sostituto procuratore Maria Rita Pantani ha ottenuto dal gip il sequestro preventivo di questi beni.
Secondo l’accusa infatti quello scritto non è autentico e Lusetti è indagato per falso in testamento olografo. Si era recato dal notaio il 23 dicembre, dicendo di aver trovato il testamento dentro un libro. Un foglio A4 datato gennaio 2015, poche righe in corsivo. Qualcuno, insospettito, ha segnalato la cosa. E’ stata fatta una perizia calligrafica di parte. Le analisi sull’inchiostro in particolare, inchiostro di un pennino, avrebbero fatto emergere discrepanze con la data riportata dal testamento. La carta poi non è quella intestata che Agazzani utilizzava sempre.
Lusetti, ascoltato dalla procura, avrebbe detto che Agazzani in vita gli aveva già annunciato questa nomina. Sono stati ascoltati anche la sorella di Agazzani e l’ex compagno, colui che ha fornito le lettere per i raffronti. Il perito ha analizzato scritti pre e post l’incidente di cui Agazzani era rimasto vittima nel luglio 2015 e che lo aveva costretto ad una lunga riabilitazione. A breve verrà fatto …
E’ un racconto per immagini che ha al suo centro il mito del cavallo, il suo rapporto con gli uomini, con gli Dei, la sua proiezione fantastica. L’evento si svilupperà a tappe, con un coinvolgimento crescente del pubblico, che potrà partecipare alle prove del sabato sera ed assistere nella giornata di domenica alla danza …
Nel rogo morì anche il loro figlio, Michele Milano, 14 anni appena. Ma ora dovranno risarcire con 164mila euro, questo dice la sentenza di primo grado del processo civile, la famiglia dell’altra vittima, Adil Chahar, 18 anni. Provvedimento choc a carico dei genitori di una delle due vite spezzate nel terribile incendio che nella notte tra il 22 e il 23 ottobre 2011 avvolse letteralmente un camper in via Neida, a Quercioli di Cavriago, dove quattro giovanissimi avevano deciso di dormire per terminare assieme il sabato sera passato in un locale di Reggio. I ragazzi per scaldarsi accesero una stufetta. Due di loro, Gaspare Di Marino e Raffaele Caruso, si svegliarono in tempo, riuscirono a uscire da uno dei finestrini. Gli altri no: morirono carbonizzati.
L’inchiesta penale aperta dalla procura di Reggio venne chiusa qualche mese dopo: non c’erano responsabili, venne detto, per quella tragedia. Solo due le possibilità, secondo gli accertamenti dei vigili del fuoco, per spiegare l’incidente: un surriscaldamento della stufetta o che la stessa stufetta fosse stata coperta con un panno o con qualcos’altro. La famiglia Chahar nel 2012 ha intentato causa civile nei confronti dei Milano, proprietari del camper e della stufetta. E il giudice ha riconosciuto questi ultimi responsabili patrimonialmente in quanto custodi. La richiesta di risarcimento era stata di 385mila euro.
‘Chiederemo la sospensiva in attesa di ricorrere in appello – dice l’avvocato della famiglia Milano, Gianni Franzoni, che li assiste assieme al collega Enrico Della Capanna – A nostro parere è una sentenza ‘emotiva’. Nessuna prova tecnica ha definito con precisione la causa del rogo. Abbiamo dimostrato che la stufa era certificata, che era stata utilizzata svariate volte dalla famiglia Milano. Quella sera, con il consenso dei genitori degli altri ragazzi, tutto era stato predisposto per accogliere gli adolescenti al ritorno della …
Manovra, Tria: Infrazione Evitabile Ma Scelta Politica Conte: Convinceremo L’ue
«Confidiamo» di convincere l’Europa sulla bontà della manovra: così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine dell’informativa al Senato sul prossimo vertice Ue. «Non vado a Bruxelles con un libro dei sogni ma presenterò uno spettro concreto del progetto riformatore dell’Esecutivo», e «mi confronterò sui numeri» ha spiegato Conte anticipando i contenuti dell’incontro di mercoledì a Bruxelles a con il presidente Juncker e gli altri membri della Commissione. Conte ha sottolineato «la consapevolezza di essere in possesso dei dati macroeconomici per dimostrare che la manovra è stata strutturata per rispondere alle esigenze del Paese certamente all’interno del perimetro tracciato dai vincoli e dalle regole di finanza pubblica che derivano dall’adesione all’Ue e dall’appartenenza all’Eurozona». Ma «né domani a Bruxelles né ancora di più oggi davanti al Parlamento – ha rimarcato il capo del Governo – mi posso limitare ai meri dati contabili». Il dito puntato rimane contro quel «rigorismo miope che pretende di combattere un’instabilità con misure che finiscono per favorirla». In realtà non è ancora chiaro se l’incontro, a cui Conte parteciperà insieme al ministro dell’Economia Giovanni Tria, porterà ad un accordo per evitare la procedura di infrazione dell’Europa contro l’Italia per violazione della regola di riduzione del debito. Al momento tutte le ipotesi sono possibili: in mancanza di un’intesa su qualità della manovra e saldi di bilancio l’Ue è pronta a lanciare la procedura il 19 dicembre.
«Le prossime 24-48 ore sono cruciali- conferma il vicepremier Luigi Di Maio- perché saranno per il governo quelle più intense nell’interlocuzione con l’Unione europea, per raggiungere due obiettivi: mantenere le promesse e evitare la procedura di infrazione». E anche Tria, che lunedì sera ha visto Conte a Palazzo Chigi, è fiducioso: «Entro la giornata si arriverà a determinare i possibili saldi» della manovra, sostenendo che …
TREVISO – Otto anni in un attico al quarto piano della Questura di Treviso senza versare un quattrino. Un sogno per tutti, che un ex funzionario dell’Agenzia delle Entrate, diventato giudice di pace dopo il pensionamento, è riuscito a realizzare. Una permanenza ostacolata già nel 2002 dall’Avvocatura dello Stato e dal Demanio, che di quell’ospite proprio non volevano saperne e avevano avviato l’iter per rientrare in possesso dei locali. Tutto vano, fino ad ora. «Ma dopo tante pressioni sull’Agenzia delle Entrate siamo riusciti a sfrattarlo da quell’alloggio che occupava abusivamente», dice il questore Carmine Damiano.
Protagonista della vicenda, non un pensionato qualunque ma un ex dirigente per anni giudice di pace: Francesco Visconti, già componente nella commissione tributaria provinciale. L’uomo, secondo quanto sostiene la questura, aveva titolo di occupare l’appartamento di proprietà del demanio pubblico fino all’età della pensione versando un prezzo calmierato. Al raggiungimento dell’età pensionabile avrebbe dovuto lasciare l’alloggio che sarebbe immediatamente tornato nella disponibilità del Demanio, e quindi dell’Ufficio stranieri della polizia, che aveva estrema necessità di quelle stanze.
«Un vero e proprio attico da quattrocento metri quadri in via Commenda, quindi in pieno centro, con un terrazzo favoloso», spiega il capo della polizia trevigiana. Una permanenza indigesta quella dell’ex funzionario, già all’epoca del questore Filippo Lapi che si era prodigato per avviare l’iter dello sfratto. Un procedimento, tra ricorsi e contro ricorsi, che non aveva tuttavia portato ad alcun risultato immediato, tanto da costringere il questore Carmine Damiano a prendere nuovamente in esame la vicenda.
Del resto l’appartamento sarebbe stato di estrema utilità all’ufficio immigrazione costretto a lasciare gli stranieri, in attesa delle pratiche di regolarizzazione, sotto il sole cocente in estate, e al freddo nel periodo invernale. «Abbiamo semplicemente usato gli strumenti previsti dalla legge – ha spiegato Damiano – mettendo assieme …
Nel caso specifico, la Corte ha stabilito che il brevetto Giuliani, rispetto al brevetto precedente, copriva l’applicazione locale piuttosto che sistemica di una sostanza identica, rilasciata nella stessa parte dell’intestino secondo meccanismi analoghi. L’invenzione descritta nel brevetto Giuliani era dunque l’uso di un farmaco che doveva considerarsi simile all’uso descritto nel brevetto precedente. Sebbene in teoria tale applicazione potesse considerarsi nuova, l’oggetto del brevetto Giuliani non dava luogo a un diverso rapporto fra la formula strutturale del farmaco ed il suo uso con riferimento allo stato della tecnica, e pertanto non rispondeva al …
2005: bilanci record per armani
I bilanci relativi al 2005 segnano per il Gruppo Armani un anno record. Il fatturato netto consolidato risulta in crescita del 10%, raggiungendo quota 1.428 milioni di euro, mentre l utile operativo ammonta a 191 milioni di euro, in crescita del 18%. Questi risultati appaiono ancora più sorprendenti in considerazione del fatto che i ricavi del gruppo sono pressochè triplicati in dieci anni (nel 1995 il giro d affari era di poco inferiore ai 500 milioni di euro), e soprattutto senza ricorrere ad acquisizioni di altri marchi. L espansione del gruppo Armani, per lo scorso anno, ha raggiunto risultati straordinari anche sul piano internazionale, e soprattutto in Asia, dove al mercato giapponese si è prepotentemente affiancato quello cinese (+24%, con l apertura di oltre 60 tra monomarca e shop in shops). Metà del fatturato del Gruppo Armani deriva dall abbigliamento, mentre i profumi e la cosmesi hanno raggiunto quasi il 30% del fatturato totale. Ma i settori che presentano i margini e le potenzialità di ulteriore sviluppo sono gli accessori e l arredamento.
Aprirà il 21 aprile, per concludersi il 25, la XV edizione del Fashion Vintage Show, presso il Castello di Belgioioso. La manifestazione, con i suoi 50 selezionatissimi partecipanti, resta il salone di vintage più importante e ammirato d Europa. Il grande pubblico, gli addetti ai lavori, i collezionisti e i semplici curiosi potranno cercare e trovare abiti ed accessori, vissuti ma perfettamente conservati, di provenienze ed epoche diverse, dal Settecento fino agli anni ´80. Parallelamente al Salone, si svolgerà la mostra Volate con noi! che ripercorrerà, tramite immagini appartenenti all´archivio fotografico di diverse compagnie aeree, l´evoluzione stilistica e funzionale della figura della hostess, a partire dagli anni Trenta, fino agli anni Settanta.
Mariella Burani ha deciso di dare sfogo alle proprie passioni …
Ottimo il riscontro presso il pubblico. Nei mesi estivi un vero e proprio “boom” che ha portato il mercato delle scommesse ippiche a far registrare segni positivi
Il mercato delle scommesse ippiche ha trovato nei mesi estivi riscontri positivi per quanto riguarda le corse estere trasmesse in diretta TV nelle Agenzie Ippiche. Il pubblico ha promosso a pieni voti l’iniziativa che, oltre a proporre tutti i grandi appuntamenti internazionali, ha portato i bilanci di giugno, luglio e agosto a far registrare segni positivi. Particolarmente significativo il dato di agosto che ha prodotto un notevole +20% rispetto allo stesso mese del ’96 con il totale delle scommesse nelle Agenzie Ippiche Esterne passate dai 160 miliardi di lire del ’96 ai 193 del ’97.
Ippodromo di Chantilly. Nello sfondo costruzione del duca di Aumale
In Francia le corse dei cavalli sono le regine degli sport
E il motivo dell’ottimo trend è da ricercarsi proprio nel grande successo riscosso dalle corse estere, che nei mesi estivi hanno fatto registrare vere e proprie vincite record (ne sono un esempio i 45 milioni vinti con una Trio sulla 7a corsa di Deaville). La qualità dei convegni (come il “Prix Morny”, il meeting di “Royal Ascot”, le “King George”, le mitiche “Hambletonian” d’America), i campi di partenti sempre ricchi e, come si è detto, le conseguenti quote interessanti hanno contribuito, dunque, alla piena riuscita dell’esperimento.
Le splendide riprese televisive e lo sforzo delle Agenzie Ippiche, organizzatesi per offrire ai loro clienti tutte le informazioni tecniche necessarie per scommettere al meglio su queste corse, hanno fatto il resto.
I numeri, pur nella loro crudezza, sono i migliori testimoni di questo successo. Sovente i convegni internazionali hanno superato abbondantemente il miliardo di lire di movimento. Le cifre parlano chiaro e, ovviamente, le corse estere non possono e non …
Riduzione di durata per i certificati complementari di protezione Il Decreto Legge riduce il termine di validità dei CCP depositati prima del 2 gennaio 1993 e con una durata superiore a quella consentita dal Regolamento comunitario n. 1768/92, ma dovrà ora passare all’esame del Parlamento, che entro due mesi potrà convertire in legge, modificare o lasciar decadere il provvedimento.
Il Governo ha varato un Decreto Legge per ridurre la durata dei Certificati Complementari di Protezione (CCP) concessi in base alla Legge n. 349 del 19 ottobre 1991 (domande depositate prima del 2 gennaio 1993). La riduzione è notevole, e porterà la durata massima di un CCP da 18 a 5 anni – il limite previsto dal Regolamento comunitario n. 1768/92, che ha sostituito la Legge 349/1991. La durata dei CCP interessati dalle modifiche sarà ridotta secondo criteri di gradualità. L’uso del Decreto Legge sembra legato all’urgenza di ridurre le spese sostenute dalla sanità pubblica per l’acquisto di farmaci. La Farmindustria sta protestando con forza.
Il Decreto Legge (n. 63 del 15 aprile 2002, pubblicato nella G.U. n. 90 del 17 aprile 2002) è in vigore dal 18 aprile 2002 ma dovrà ora passare all’esame del Parlamento, che entro due mesi potrà convertire in legge, modificare o lasciar decadere questo provvedimento.
Abbiamo riassunto nel seguito i punti salienti del Decreto Legge.
Riduzione della durata dei CCP
La durata dei CCP concessi in base alla Legge n. 349/1991 era pari al periodo intercorso fra il deposito della domanda di brevetto e la data di concessione dell’autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale, con un tetto di 18 anni.
La durata dei CCP concessi in base alla Legge n. 349/1991 sarà ora adeguata a quella prevista dal Regolamento comunitario 1768/92, con un tetto di cinque anni dalla scadenza del brevetto. …

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