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Timestamp: 2020-07-11 13:47:57+00:00

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diritti | Solleviamoci's Weblog | Pagina 2
in diritti, informazione, italia, proteste, società
LIBERTA’ D’INFORMAZIONE – Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo’ di chiosa…
Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo’ di chiosa…
Se Yoani Sánchez è stata bravissima a costruire la propria immagine come una sorta di Biancaneve dell’opposizione anticubana, chi può essere così stupido da travestirsi da strega cattiva? Chi può minimamente pensare che uno solo dei presenti al Festival del Giornalismo potesse simpatizzare per chi si presentava come aggressore rispetto all’aggredita?
Ci sono poche cose insopportabili più del “come volevasi dimostrare”. Eppure… Già lo scorso 5 aprile avevo avvisato (dissociandomene senza malintesi possibili) dell’atto di ripudio contro Yoani Sánchez, puntualmente verificatosi in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.
Avevo ingenuamente offerto in alternativa la mia disponibilità a tenere a Perugia un seminario universitario sulla figura dello scomparso presidente venezuelano Hugo Chávez, che studio da molti anni e sul quale ritengo di aver molto da dire, sulla recente campagna elettorale, che ho vissuto in prima persona a Caracas, su Nicolás Maduro, che ho avuto occasione di conoscere proprio nel mio ultimo viaggio, magari arricchendolo con le mille conversazioni con amici cubani sulle difficili riforme nell’isola. Cose complesse, non contenibili in slogan, come non è contenibile in slogan lo iato tra la storia della Cuba di oggi, pienamente parte del processo integrazionista latinoamericano e quella dei vetero-procubani a prescindere. Questi pretenderebbero che Cuba non cambiasse mai in un revanscismo uguale e contrario a quello dei banditi amici di Yoani che stanno a Miami. La differenza è che i primi sono innocui e a Yoani fanno gioco permettendole di passare da vittima. I secondi sono pericolosissimi come testimoniò il caso di Fabio di Celmo, l’italiano assassinato a Cuba e per l’assassino del quale nessun governo italiano si è mai degnato di chiedere l’estradizione.
Hanno preferito cancellare il seminario. Smaniavano per l’atto di ripudio, che noia un’occasione di condivisione di conoscenza. E così si sono fatti il loro spettacolino retrò a base di “yankee go home” offrendo un pessimo servizio innanzitutto alla Rivoluzione cubana, che può fare a meno di tali pasdaran che ne umiliano la complessità e le persistenti ragioni per riproporre una stantia contrapposizione frontale dalla quale Cuba in ogni modo tenta di sfuggire e che riesce perfino a far fare bella figura ad un personaggio opaco come Yoani Sánchez. Io ovviamente ero già lontano da Perugia, nonostante qualche disinformatore antilatinoamericano abbia provato diffamatoriamente a chiamarmi in causa.
Se Yoani Sánchez è stata bravissima a costruire la propria immagine come una sorta di Biancaneve dell’opposizione anticubana, chi può essere così stupido da travestirsi da strega cattiva? Chi può minimamente pensare che uno solo dei presenti al Festival del Giornalismo potesse simpatizzare per chi si presentava come aggressore rispetto all’aggredita? Neanche l’ultimo dei miei studenti in scienze della comunicazione sarebbe stato così grossolano come i contestatori di Yoani. Neanche il più dogmatico dei difensori cubani della rivoluzione poteva pensare che fosse utile a quella causa il solo fumo del sospetto di voler mettere a tacere Yoani. Chi ha dato il passaporto a Yoani se non il governo cubano? Anche induttivamente come vi salta in mente di impedirle di parlare? Bisognerebbe essere addentro a certi dibattiti, alle sofferte riflessioni di un Abel Prieto e di decine di intellettuali cubani sulla voglia di aprire, di liberare, anche il sistema mediatico e il dramma delle difficoltà di farlo rispetto ad un nemico che resta pericolosissimo.
Rispetto alla cappa oppressiva della disinformazione e della propaganda mainstream contro il grande continente progressista, che contributo credevano di dare i protagonisti della gazzarra della Sala de’ Notari? Rispetto alla verità su quella Yoani che Ruggero Po di Radio Rai chiama “Olgiata Habanera”, la ricca signora che fa la dissidente negandosi al telefono e facendo rispondere dalla cameriera credono di avere aggiunto qualcosa? È così che pensate di diffondere informazione contro-egemonica? Sarà il destino cinico e baro il responsabile del fatto che le vostre istanze siano del tutto marginali?
Risultano -e chiudo- particolarmente tristi ed irricevibili le critiche al Festival Internazionale del Giornalismo e ad Arianna Ciccone. Non è forse la rassegna perugina ad aver rotto lo scorso anno il neo-maccartismo italiano contro Gianni Minà che ho potuto intervistare nella bella cornice del Teatro del Pavone facendone uno degli eventi chiave del Festival 2012? Arianna Ciccone andava bene lo scorso anno e invece è una nemica del popolo quest’anno? Ma per favore!
fonte gennarocarotenuto.it
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DIRITTI – È reato spacciarsi per un altro in chat. Il nickname entra nella giurisdizione
Il nickname, nel caso in cui “non vi siano dubbi sulla sua riconducibilità ad una persona fisica”, assume infatti “lo stesso valore – conclude la Cassazione – dello pseudonimo ovvero di un nome di fantasia, la cui attribuzione, a sè o ad altri, integra pacificamente il delitto di cui all’articolo 494 cp.”, ovvero il reato di sostituzione di persona. (29 aprile 2013)
in diritti, giustizia, informazione, iniziative, libertà, proteste, società
Articolo 21: 120mila firme contro querele anti-Gabanelli
Articolo 21: 120mila firme
contro querele anti-Gabanelli
Centoventimila firme «per dire no ai nuovi bavagli e a quelli che già ci sono» e per una nuova legge sulla diffamazione che fermi le intimidazioni tramite legali e al tempo stesso rispetti la privacy dei cittadini: è il risultato della petizione on line lanciata da Articolo21 e da Change.org con Libera informazione dopo la stratosferica richiesta di danni avanzata dall’Eni contro Report e la sua autrice e conduttrice Milena Gabanelli per un’inchiesta giornalistica andata in onda lo scorso dicembre.
Le associazioni hanno presentato l’iniziativa presso la Federazione nazionale della stampa (Fnsi), il cui segretario, Franco Siddi, ha manifestato «timori per questa legislatura» e ha sottolineato che serve una legge «che apra le porte alla libera informazione, non che le chiuda». Beppe Giulietti di Articolo 21 ha messo l’accento sulla preoccupazione per il programma dei ‘saggi’ che «non contiene nulla sul conflitto di interessi e non ha una riga sul diritto di cronaca. C’è molto, invece, sulla limitazione delle intercettazioni. Fateci scalare posizioni dal 57mo posto nel mondo, nella classifica della libertà di informazione». Le querele “temerarie vengono fatte da chi querela per intimidire con cifre che preoccupano qualsiasi editore, preoccuperebbero anche Mondadori, senza dimenticare che servono a colpire giornalisti precari che guadagnano 5 euro ad articolo”, ricorda Stefano Corradino, il direttore di Articolo 21.
«Come si fa – si legge nell’incipit della petizione – per impedire a un giornalista di indagare e permettere ai cittadini di conoscere la verità? Fascismo, stalinismo e logge massoniche avevano i loro metodi coercitivi. Oggi la censura preventiva e l’intimidazione si attuano con espedienti più moderni, e solo apparentemente meno perversi e repressivi. Ad esempio intentando una causa nei confronti di una giornalista e chiedere un risarcimento milionario perché una sua inchiesta ha cercato di fare luce sulle zone d’ombra di una multinazionale».
Le 120mila firme vengono consegnate oggi alla presidente della Camera Laura Boldrini da una delegazione dei promotori, della quale farà parte anche Milena Gabanelli.
in diritti, estero, giustizia, manifestazione, sessualità, società
Nozze gay, Parigi invasa dai cortei pro e contro a due giorni dal varo della legge francese
Nozze gay, Parigi invasa dai cortei pro e contro
a due giorni dal varo della legge francese
Il Parlamento si appresta a dire sì ai matrimoni ed alle adozioni per le coppie omosessuali e nella capitale si confrontano le manifestazioni dei contrari e dei favorevoli con decine di migliaia di persone nelle strade
Il corteo delle associazioni che si battono contro il riconoscimento dei matrimoni e delle adozioni per le coppie omosessuali (ap)
ROMA – A due giorni dal voto finale sul progetto di legge francese sui matrimoni gay, migliaia di oppositori, ma anche altrettanti sostenitori, sono scesi in piazza oggi a Parigi in due cortei differenti. Il primo corteo è partito dalla piazza di Denfert-Rochereau in direzione Invalides nella zona sud della capitale francese al grido di “Hollande, non vogliamo la tua legge”. A due chilometri di distanza, in piazza della Bastiglia, sfilano i sostenitori della legge, in un raduno indetto “per la legalità e contro l’omofobia”.
Complessivamente sono stati mobilitati duemila agenti, fra poliziotti e gendarmi. Secondo gli organizzatori della “Manifestazione per tutti” – il collettivo che si oppone al progetto di legge – alla marcia stanno partecipando 270mila persone; secondo la polizia invece, i dimostranti sono circa 45mila. Rispetto al corteo del 24 marzo scorso, che aveva riunito tra le 300mila e un milione e mezzo di persone, alla protesta di oggi non era prevista la partecipazione di manifestanti dai dipartimenti fuori Parigi. I simboli portati in piazza dalle persone sono sempre gli stessi: bandiere tricolore, magliette rosa e blu e cartelli con immagini di una coppia formata da un uomo e una donna con bambini. Ad aprire la sfilata è un lungo striscione sul quale è scritto “Ogni nato ha bisogno di una mamma e di un papà”.
Sul tragitto della ‘Manifestazione per tutti’, tre persone sono state fermate dalle forze dell’ordine per possesso di bombe lacrimogene, manganelli e tirapugni. Diverse centinaia di persone stanno invece sfilando alla marcia “Matrimonio per tutti”. In corteo sfilano bandiere arcobaleno e prevalgono gli slogan a favore del progetto di legge. “Coloro che sono a favore dell’uguaglianza devono farsi sentire”, ha detto dal palco della Bastiglia il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, socialista e apertamente gay.
La legge che legittima i matrimoni omosessuali e le adozioni da parte delle coppie gay è stata già approvata dalla Camera e, nelle sue parti fondamentali, anche dal Senato. La Camera dovrà riesaminarla per alcuni articoli secondari e dunque il varo non dovrebbe subire ulteriori rinvii. (21 aprile 2013)
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Articolo 21

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