Source: https://www.diritto.it/sentenza-del-30032009-del-giudice-di-pace-di-salerno-dr-luigi-vingiani-in-tema-di-risoluzione-contrattuale-a-seguito-di-acquisto-di-un-prodotto-rivelatosi-difettoso/
Timestamp: 2018-10-18 05:01:24+00:00

Document:
Sentenza del 30/03/2009 del Giudice di pace di Salerno, dr. Luigi Vingiani, in tema di risoluzione contrattuale a seguito di acquisto di un prodotto rivelatosi ‘difettoso’
Somma Marilisa
Nel caso in esame il consumatore non solo ha richiesto al Giudice la restituzione della somma spesa per l’acquisto del prodotto ‘difettoso’, ma anche il risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non, subiti.
A cura di Avv. Marilisa Somma
+++++++,rapp.ta e difeso, giusta mandato a margine dell’atto di citazione dall’Avv. Mariarosaria Di Costanza presso il cui studio elettivamente domicilia in Pagani (SA) alla Via Marconi,9;
+++++++++Via A.Scozia 15 –Salerno
++++++++.in persona legale rapp.te pro tempore con sede in ++++++++ n.24 ,rapp.ta e difesa gusta procura in atti, dall’avv.Marco D’Aragona con studio in Salerno al C.so V.Emanuele 58
In tal senso la sentenza del Tribunale di Genova 25 maggio 1974, rappresentò – anche sotto il profilo storico – il primo passo verso una impostazione metodologica volta a "spostare l’asse dell’attenzione" dal criterio patrimoniale al criterio della "ingiustizia" del danno.
Venendo al più recente passato, la definitiva stemazione dogmatica del "danno civile" è stata effettuata – come sopra anticipato – dalla giurisprudenza costituzionale e da quella civile del 2003.
In particolare la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto non più condivisibile la tradizionale restrittiva lettura dell’articolo 2059 c.c., in relazione all’articolo 185 Cp, come diretto ad assicurare tutela soltanto al danno morale soggettivo, alla sofferenza contingente, al turbamento dell’animo transeunte determinati da fatto illecito integrante reato. La Corte di Cassazione ha osservato che nel vigente assetto ordinamentale, nel quale assume posizione preminente la Costituzione – che, all’articolo 2, riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, – il danno non patrimoniale deve essere inteso come categoria ampia, comprensiva di ogni ipotesi in cui sia leso un valore inerente alla persona. La Corte ha precisato che si deve quindi ritenere ormai acquisito all’ordinamento positivo il riconoscimento della lata estensione della nozione di "danno non patrimoniale", inteso come danno da lesione di valori inerenti alla persona, e non più solo come "danno morale soggettivo".
Dal quadro "ridisegnato" nel recente passato emerge che al risarcimento del danno patrimoniale, sempre ancorato al paradigma dell’art. 2043 c.c., si accompagna il risarcimento del danno non patrimoniale, che trova tutela più ampia ed articolata nell’art. 2059 c.c., il quale non va più restrittivamente interpretato ed applicato in via esclusiva ai casi tradizionali del danno morale soggettivo (ex art. 185 c.p.), ma deve assicurare la riparazione delle ipotesi legali espresse di danno non patrimoniale risarcibile (art. 89 c.p.c., art. 2 l. n. 117/1988, art. 29 l. n. 675/1996, sostituito dall’art. 152 d.lvo 196/2003 art. 44 d.lgs. n. 286/1998, art. 2 l. n. 89/2001), e delle lesioni che, incidendo sui valori (della persona) costituzionalmente garantiti non possono non costituire figure di danno risarcibile, a prescindere da risvolti penalistici, non più condizionanti.
La successiva produzione giurisprudenziale, tuttavia, riconducendo il danno biologico nei confini della "patologia", determinò la necessità di definire – expressis verbis – una nuova categoria di danno idonea a ricomprendere tutte le ipotesi di lesione arrecata ai diritti della personalità (cfr., in particolare, le decisioni di merito Trib. Torino 8 agosto 1995, Trib. Verona 26 febbraio 1996).
A differenza del danno biologico, tale voce di danno sussiste indipendentemente da una patologia (lesione fisica o psichica) suscettibile di accertamento e valutazione medico-legale; diversamente dal danno patrimoniale, prescinde da una diminuzione della capacità reddituale; rispetto al danno morale, inteso come turbamento dello stato d’animo della vittima, non consiste in una sofferenza od in un dolore, ma in un peggioramento della qualità di vita derivante dalla lesione del valore costituzionale "uomo".
Nel caso in esame, il fatto della illegittimità del comportamento e del successivo ricovero ospedaliero consente di risalire al fatto ulteriore del peggioramento della qualità dell’esistenza.
Sul punto è intervenuta la Corte cost., che nella decisione 11/07/2003, n.233 ha sancito: “Nell’astratta previsione della norma di cui all’art. 2059 c.c. deve ricomprendersi ogni danno di natura non patrimoniale derivante da lesione di valori inerenti alla persona: sia il danno morale soggettivo, inteso come transeunte turbamento dello stato d’animo della vittima; sia il danno biologico in senso stretto, inteso come lesione dell’interesse, costituzionalmente garantito, all’integrità psichica e fisica della persona, conseguente ad un accertamento medico (art. 32 Cost.); sia infine il danno (spesso definito in dottrina ed in giurisprudenza come esistenziale) derivante dalla lesione di (altri) interessi di rango costituzionale inerenti alla persona”.
Quando il danneggiato chiede il risarcimento del danno non patrimoniale la domanda va cioè intesa come estesa a tutti gli aspetti di cui tale ampia categoria sì compone, nella quale vanno d’altro canto riassorbite le plurime voci di danno nel corso degli anni dalla giurisprudenza elaborate proprio per sfuggire agli an­gusti lìmiti della suindicata restrittiva interpreta­zione dell’art. 2059 cc.
A detto importo devono aggiungersi gli interessi al tasso legale diretti a coprire ed a compensare l’ulteriore pregiudizio costituito dal mancato godimento dei frutti di un bene.Tali interessi, dato questo loro fondamento, decorrono dalla data della perdita del godimento del bene e del correlativo verificarsi dell’arricchimento e comunque dal fatto «giorno» e fino all’effettivo soddisfo.
1. Dichiara risolto per inadempimento il contratto di vendita del climatizzatore per cui è causa e condanna i convenuti ++++++++. in persona legale rapp.te pro tempore, in solido tra loro, alla restituzione in favore dell’attore ++++++++ dell’importo da questi versato pari ad Euro 600,00 oltre gli interessi legali dal fatto fino al saldo.
2. Condanna inoltre ++++++++ in persona legale rapp.te pro tempore , in solido tra loro, al risarcimento dei danni in favore di ++++++++ nella misura di complessivi euro 250,00 oltre gli interessi legali dal fatto fino al saldo;
3. Condanna ++++++++ in persona legale rapp.te pro tempore, in solido tra loro, alla rifusione in favore di ++++++++ delle spese processuali da quest’ultimo sostenute per il presente procedimento, che liquida in complessivi €., 500,00 di cui Euro 50,00 per spese Euro 250,00 per diritti ed €. 200,00 per onorari, oltre al rimborso forfettario per spese generali ai sensi del D.M. Grazia e giustizia 5/10/94 n.585 e successive modificazioni (soltanto sull’importo di diritti ed onorari), nonché oltre accessori previdenziali e tributari, se documentati a mezzo fattura e non detraibili con attribuzione all’avv. Mariarosaria Di Costanza dichiaratosi antistataria.
Così deciso in SALERNO lì 30/03/2009

References: sentenza 
 art. 185
 art. 2
 art. 29
 art. 44
 art. 2