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Timestamp: 2018-08-18 19:44:49+00:00

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Il “gioco” dei d(eriv)ati fra intermediari e clienti: note su alcuni punti innovativi della sentenza della corte d’appello di milano n. 3459 del 18 settembre 2013 - Studio Legale Tidona e Associati
18 dicembre 2013 | By Studio In Diritto finanziario
Come, infatti, a più riprese chiaramente affermato[5], l’Organo di Vigilanza è ben consapevole che l’intermediazione finanziaria “avviene in un contesto di asimmetrie informative” considerando come “complessità, costi dell’informazione e grado di cultura finanziaria determinano un deficit informativo in capo alla clientela degli intermediari, la cui intensità è direttamente legata alla tipologia dell’operazione ed alla natura del cliente medesimo”.
Proprio in virtù di questa notevole complessità, prosegue Consob, “la disciplina comunitaria prevede specificatamente il dovere per gli intermediari di agire “in modo onesto, equo e professionale per servire al meglio gli interessi dei loro clienti” (art. 19.1 della MiFID). In coerenza con ciò, la normativa primaria nazionale pone esplicitamente quale obiettivo dell’agire trasparente, corretto e diligente degli operatori, e quale criterio guida delle loro condotte, il soddisfacimento, nel miglior modo possibile, degli interessi dei propri clienti (cfr. art. 21 del TUF). L’attività di intermediazione mobiliare tratteggiata dalla nuova normativa di derivazione comunitaria, assume così i contorni di un servizio svolto nell’interesse del cliente, perdendo i connotati di mera attività di vendita di prodotti per conto di altre categorie di soggetti terzi (le società prodotto, gli emittenti).”
All’acceso dibattito giurisprudenziale e dottrinale che si scatenò dopo la comparsa nel mercato italiano di questi strumenti finanziari, la cui genesi – è bene tenerlo sempre presente! – è di matrice anglo-sassone (essendo essi nati, quindi, nell’alveo del common law e non già del civil law), pose fine il legislatore con il d.lgs. n. 415 del 23/07/1996, al cui art. 18, comma 4[11] venne sciolto il nodo gordiano, stabilendo la inapplicabilità dell’eccezione di gioco a tutti i contratti finanziari derivati.
Ciò che risulta di massimo interesse nella sentenza della Corte d’Appello di Milano in esame, quindi, è andare a vedere come tale disciplina sia stata recepita ed interpretata dai giudici meneghini, i.e. se sia stata accolta la tesi di una palese diversità sostanziale tra contratti derivati e scommesse ovvero se la norma sopra richiamata sia stata interpretatat come il tentativo di sancire un’immunità, che non sarebbe stato possibile dedurre in un’altra maniera, posto la sostanziale coincidenza di natura fra gioco d’azzardo e “gioco” in derivati.
D’altronde, precedentemente alla sentenza in commento, la Corte d’Appello meneghina aveva precisato che si ricade nell’ambito di operatività dell’eccezione quando «il contratto soddisfa esclusivamente l’interesse a conseguire un guadagno per mero effetto di un’attività di tipo ludico o puramente aleatoria». In pratica si riteneva che solo «qualora il contratto realizzi anche interessi ritenuti dall’ordinamento meritevoli di tutela, i diritti di credito che ne derivano possono essere fatti valere in giudizio»[17].
[4] Art. 21 (Criteri generali) – 1. Nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e accessori i soggetti abilitati devono:
[5] Cfr. la Comunicazione CONSOB n. DIN/9019104 del 2/3/2009, Livello 3 – Regolamento Intermediari – Il dovere dell’intermediario di comportarsi con correttezza e trasparenza in sede di distribuzione di prodotti finanziari illiquidi.
[8] Trib. Milano 26/05/94: «..le parti si sono assoggettate all’alea delle variazioni del tasso degli interessi non per la necessità di coprire effettivi rischi di impresa, ma solo per collegare l’attribuzione di un vantaggio patrimoniale (lucro) alla sorte..».
[9] Trib. Milano 24/11/93, in Giurisprudenza Commerciale, 1994, II, 455, «..si deve escludere che lo swap sia finalizzato all’esigenza di coprire concreti rischi d’impresa dipendenti dalle variazioni nel tempo del tasso degli interessi, considerato che l’operatività del contratto prescinde dall’esistenza di obbligazioni (per mutui o finanziamenti) della X S.p.A. verso terzi».
[10] Art. 1345 (Motivo illecito) – Il contratto è illecito quando le parti si sono determinate a concluderlo esclusivamente per un motivo illecito comune ad entrambe.
[11] Recepito nell’ambito del d. lgs. 58 del 1998 (TUF) all’art. 23 comma 5°, col quale si sancisce l’inapplicabilità dell’eccezione di gioco o scommessa alla generalità degli strumenti finanziari negoziati nell’ambito della prestazione dei servizi di investimento.
2. Il perdente tuttavia non può ripetere quanto abbia spontaneamente pagato dopo l’esito di un giuoco o di una scommessa in cui non vi sia stata alcuna frode. La ripetizione è ammessa in ogni caso se il perdente è un incapace.
[16] Cfr. GABRIELLI, Operazioni su derivati: contratti o scommesse?, in Contratto e Impresa, 2009, p. 1133, che similmente vede assolutamente attuale e presente lo “spettro” dell’applicabilità dell’eccezione di cui all’art. 1933 c.c. nei casi in cui il derivato non sia uniforme (i.e. standard ovvero trattato nei mercati regolamentati), ma venga trattato e negoziato OTC.
[22] Art. 23 (Contratti) – 1. I contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento, escluso il servizio di cui all’articolo 1, comma 5, lettera f), e, se previsto, i contratti relativi alla prestazione dei servizi accessori sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti. La Consob, sentita la Banca d’Italia, può prevedere con regolamento che, per motivate ragioni o in relazione alla natura professionale dei contraenti, particolari tipi di contratto possano o debbano essere stipulati in altra forma. Nei casi di inosservanza della forma prescritta, il contratto è nullo.
[23] Art. 1709 (Presunzione di onerosità) – Il mandato si presume oneroso. La misura del compenso, se non è stabilita dalle parti, è determinata in base alle tariffe professionali o agli usi; in mancanza è determinata dal giudice.

References: sentenza 
 art. 21
 art. 18
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 21
 Art. 1345
 Art. 23
 Art. 1709