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Timestamp: 2020-06-06 09:10:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 28292 del 04/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28292 del 04/11/2019
Cassazione civile sez. lav., 04/11/2019, (ud. 26/06/2019, dep. 04/11/2019), n.28292
sul ricorso 11377/2017 proposto da:
L.V., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA GIOVANNI
RANDACCIO N. 1, presso lo studio dell’avvocato LEONARDO MUSA, che lo
avverso la sentenza n. 1884/2016 della CORTE D’APPELLO di LECCE,
depositata il 08/11/2016 R.G.N. 1177/2014;
L.V., titolare di azienda agricola, premesso di
aver aderito al contratto provinciale di riallineamento retributivo del
20.9.2004 valido nella provincia di Brindisi per il periodo 2004-2007,
si oppose al verbale di accertamento col quale l’Inps aveva preteso
differenze contributive sulla base del diverso parametro del salario
medio convenzionale, di importo maggiore rispetto al minimale
contributivo parametrato al minimale retributivo di fonte contrattuale;
accolse il ricorso ed annullò l’atto impugnato (verbale di accertamento
con conseguente avviso di addebito); impugnata tale decisione da parte
dell’Inps (anche in rappresentanza della società di cartolarizzazione
dei crediti inps S.C.C.I. s.p.a.), la Corte d’appello di Lecce (sentenza
dell’8.11.2016) ha accolto il gravame ed ha rigettato la domanda di
L.V., dopo aver ravvisato la violazione della L. n. 608 del 1996,
art. 5, comma 5, che consentiva una sola variazione ai programmi di
riallineamento contributivo, compresi quelli già stipulati, per cui
nella fattispecie si era avuta una deroga non consentita alla generale
obbligatorietà di corresponsione ai lavoratori dipendenti dei
trattamenti retributivi conformi ai minimi salariali previsti dai
L.V. con tre motivi, illustrati da memoria, cui resiste l’Inps con
controricorso; il P.G. ha concluso per il rigetto del ricorso.
1. col primo motivo il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 5, comma 5, convertito dalla L. 28 novembre 1996, n. 608 e del D.Lgs. n. 375 del 1993, art. 20, come sostituito dal D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 9 ter, comma 3, oltre che della L. 23 dicembre 1999, n. 488, art. 63, comma 3, L. n. 388 del 2000, art. 116,artt. 1362 c.c. e segg., nonchè degli artt. 2697 e 1175 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3;
2. in pratica il ricorrente contesta la decisione della Corte
d’appello nella parte in cui ha ritenuto illegittimo il programma di
riallineamento contributivo del 2004 per ritenuta contrarietà al
disposto del D.L. n. 510 del 1996, art. 5, comma 5, convertito nella L. n. 608 del 1996;
3. secondo la tesi di L.V. la normativa da prendere a riferimento è non solo quella di cui alla D.L. n. 510 del 1996, art. 5, convertito nella L. n. 608 del 1996, richiamata dalla Corte di merito, ma anche quella di cui alla L. n. 488 del 1999, art. 63,
comma 3 (vigente all’epoca della stipula dei contratti in discussione)
che aveva espressamente prorogato al 31 dicembre 2000 il termine per la
sottoscrizione di validi accordi territoriali di riallineamento;
4. l’assunto difensivo verte, quindi, sulla considerazione che in
base a quest’ultima normativa l’azienda agricola L. aveva
aderito alla gradualità per il periodo 2000/2003 e alla successiva
rimodulazione (la prima e sola) per gli anni 2004/2007, per cui non
poteva essere condivisa la conclusione cui era giunta la Corte leccese,
secondo la quale l’accordo del 2000 costituiva già la prima variazione
del precedente contratto di gradualità del 1996;
5. aggiunge il ricorrente che l’art. 16 del CPL di Brindisi del
18.12.2000 non richiamava alcun precedente accordo di riallineamento,
proprio perchè non costituiva prosecuzione e/o rimodulazione di alcun
accordo precedente, a differenza dell’art. 19 del CPL di Brindisi del
20.9.2004 che faceva esplicito riferimento al precedente CPL scaduto il
31.12.2003, del quale costituiva, pertanto, prima ed unica variazione;
6. nè poteva ritenersi condivisibile, secondo la presente tesi
difensiva, l’interpretazione secondo cui per “variazione” poteva
intendersi anche la sospensione del percorso di gradualità, atteso che
la stessa – da sola – non incideva nè sui tempi, nè sulle percentuali di
riallineamento, necessitando della riattivazione (nel caso di specie
intervenuta con l’accordo del 20.9.2004) per spiegare effetti di
variazione dei tempi;
invero, il D.L. n. 510 del 1996, art. 5, convertito, con modificazioni, in L. n. 608 del 1996, ha introdotto, al dichiarato fine di sospendere “la condizione di corresponsione dell’ammontare retributivo di cui al D.L. 9 ottobre 1989, n. 338, art. 6, comma 9, lett. a), b) e c), convertito, con modificazioni, dalla L. 7 dicembre 1989, n. 389”,
richiamato nell’incipit del più volte richiamato art. 5;
8. è bene ricordare che il D.L. n. 510 del 1996, art. 5, comma 5, convertito dalla L. n. 608 del 1996,
testualmente recita quanto segue: “E’ ammessa una sola variazione ai
programmi di riallineamento contributivo, compresi quelli già stipulati,
limitatamente ai tempi ed alle percentuali fissati dagli accordi
provinciali, purchè tale modifica sia oggettivamente giustificata da
intervenuti rilevanti eventi non prevedibili e che incidano
sostanzialmente sulle valutazioni effettuate al momento della
9. orbene, la L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 116,
10. inoltre, in ossequio al dettato della Commissione Europea, la
tempo. Così della L. n. 608 del 1996,
art. 5, comma 2, aveva concesso 12 mesi di tempo per stipulare gli
11. si è, quindi, avuta l’esplicita previsione normativa, introdotta solo con la L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 116,
12. la citata Decisione della Commissione Europea in materia di
anno di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 1, per il recepimento, da parte delle imprese, dei contratti di riallineamento, regolati ai sensi e alle condizioni del D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 5, scadeva il 17.10.2001;
13. ne consegue che è, altresì, fondato il rilievo dell’Inps
contemplante all’art. 19 il programma di riallineamento retributivo, era
da considerare nella specie illegittima, posto che detto accordo era
stato sottoscritto tre anni dopo il termine ultimo di efficacia
dell’istituto del riallineamento invocato ai fini dei pretesi sgravi
14. erra, quindi, il ricorrente L. nel ritenere che tale
accordo fosse da considerare valido in quanto attraverso lo stesso era
stata attuata la prima ed unica rimodulazione al programma di
riallineamento già definito dal precedente contratto provinciale di
lavoro 2000 – 2003, in quanto una tale interpretazione trascura il dato
normativo rilevante dell’osservanza del termine di un anno (scadente il
17.10.2001), di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 1, per il
recepimento, da parte delle imprese, dei contratti di riallineamento,
regolati ai sensi e alle condizioni del D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 5;
15. ne consegue che l’applicazione, ai fini dei relativi sgravi,
del contratto provinciale di riallineamento retributivo sottoscritto il
20.9.2004, ovverosia a circa tre anni di distanza dalla predetta
scadenza del 17.10.2001, è da ritenere eseguita in evidente violazione
di quanto previsto dal combinato disposto di cui al D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 5, comma 5, convertito con L. n. 608 del 1996 e della L.n. 388 del 2000, art. 116, comma 1;
16. col secondo motivo il ricorrente deduce la violazione e/o falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dell’art. 1175 c.c. e del D.Lgs. n. 375 del 1993, art. 6,
comma 1, che nel settore agricolo impone in via preliminare le
verifiche, gli accertamenti e la liquidazione dei contributi da parte
dell’Inps, che predispone ed invia i modelli di pagamento trimestrali,
non essendo ammessa l’autoliquidazione;
17. in sostanza, il ricorrente si duole del fatto che dalla visione
delle copie dei prospetti di modello di richiesta di pagamento relativi
agli anni 2004 e 2005 prodotti in primo grado (modello “DMAG”) era
possibile riscontrare che aveva pagato l’intero importo contributivo
calcolato e richiesto dall’Inps, per cui non poteva essere incorso in
alcuna violazione prevista per i casi di omesso o parziale pagamento dei
contributi richiesti;
18. il motivo denota, anzitutto, un profilo di inammissibilità,
stante la novità della questione esposta che non risulta essere stata
affrontata in sede d’appello, non essendovene traccia nell’impugnata
sentenza; nè il ricorrente ha fornito elementi atti a far ritenere che
la stessa sia stata dibattuta in prime cure; in ogni caso la censura è
infondata, posto che il calcolo del montante contributivo è stato
eseguito sulla base degli elementi forniti dal medesimo contribuente
all’ente di previdenza tramite l’invio telematico dell’apposito modello
“DMAG”; infatti, attraverso tale modello vengono denunciati
periodicamente i lavoratori occupati alle dipendenze di aziende agricole
con la dichiarazione dei dati retributivi e contributivi degli stessi
dipendenti ai fini dell’accertamento e della riscossione dei contributi;
19. col terzo motivo si assume che la sentenza è viziata ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione ed erronea applicazione di norme di legge (L. n. 338 del 2000, art. 116 e D.L. n. 338 del 1989, art. 6, conv. in L. n. 389 del 1989)
in relazione agli importi richiesti a titolo di somme aggiuntive e alla
revoca dei benefici contributivi e fiscalizzazioni nel settore
20. in particolare si addebita all’impugnata sentenza l’errata
applicazione delle sanzioni, contestandosi il presupposto della
sussistenza di una ipotesi di evasione contributiva; inoltre, si
contesta la revoca dei benefici contributivi, deducendosi al riguardo
l’insussistenza di un’ipotesi di colpa dell’azienda agricola;
21. il motivo è, anzitutto, inammissibile in considerazione della
novità delle questioni prospettate rispetto a quelle affrontate
nell’impugnata sentenza; in ogni caso trattasi di censure infondate, sia
perchè l’accertata illegittimità dell’applicazione di un contratto di
riallineamento retributivo ai fini del conseguimento di sgravi
contributivi integra un’ipotesi di evasione del pagamento dei contributi
dovuti, in assenza di una prova della sussistenza del diritto alla
fruizione dei suddetti sgravi da parte del soggetto interessato ad
avvalersene, sia perchè la rilevata insussistenza del diritto al
conseguimento di tali sgravi legittimava la revoca del relativo
beneficio indebitamente usufruito;
22. il ricorso va, pertanto rigettato, con condanna del ricorrente
al pagamento in favore dell’Inps delle spese del presente giudizio,
liquidate come da dispositivo, in base al principio della soccombenza;
non va, invece, adottata alcuna statuizione nei confronti della società
Equitalia Sud s.p.a. che è rimasta solo intimata; sussistono, infine, i
presupposti per la condanna del soccombente al pagamento dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso, a norma del
D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento
delle spese in favore dell’Inps nella misura di Euro 4200,00, di cui
Euro 4000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13,
comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il
versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello
stesso art. 13, comma 1-bis.

References: Sentenza 
 sentenza 

art. 5
 art. 5
 art. 20
 art. 9
 art. 63
 art. 116
 art. 5
 art. 5
 art. 63
 art. 5
 art. 6
 art. 5
 art. 5
 art. 116

art. 5
 art. 116
 art. 116
 art. 5
 art. 116
 art. 5
 art. 5
 art. 116
 art. 6
 sentenza 
 art. 360
 art. 116
 art. 6
 sentenza 
 art. 13
 art. 13
 art. 13