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Timestamp: 2019-01-17 03:34:29+00:00

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Servizio Legale - Federazione Coldiretti Pavia
Federazione Coldiretti Pavia
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Avv. Daniele Moschini
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Consulenza, in sinergia con le rispettive U.O.L., per la stipula di contratti di affitto di fondi rustici e patti in deroga ex art. 45 L. 203/1982.
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APPEZZAMENTI DI TERRENO AGRICOLO DI PROPRIETÀ COMUNALE - BANDI DI GARA PER LA CESSIONE IN AFFITTO DEI TERRENI
Si segnala una recentissima pronuncia del Consiglio di Stato, 15 luglio 2013, n. 3824, di estrema attualità anche per il nostro territorio, in relazione alla legittimazione da parte della Federazione Provinciale Coldiretti di Trento ad impugnare un bando di gara, mediante asta pubblica, indetto dal Comune per la cessione in affitto di terreni agricoli.
Il Consiglio di Stato conferma la statuizione del TRGA di Trento, sull’estromissione dal giudizio della Federazione provinciale Coldiretti. Infatti, secondo l’orientamento costante del Consiglio, non può riconoscersi legittimazione a ricorrere alle associazioni sindacali quando l’interesse dedotto in giudizio riguardi una parte soltanto degli associati o in ogni caso in cui le posizioni delle categorie rappresentate possano essere tra loro contrapposte, sussistendo in questo caso un conflitto di interessi con alcuni dei suoi associati (Cons. St., Sez. VI, 18 aprile 2012, n. 2208; Id., Sez. IV, 30 maggio 2005, n. 2804; Id., 22 aprile 1996, n. 523). La potenziale contrarietà dell’azione spiegata dalla Federazione provinciale Coldiretti, che sagoma la sua reazione processuale su quella dei precedenti affittuari dei terreni, con l’interesse di quelli tra i suoi associati che hanno inteso partecipare alla procedura di gara, è sufficiente per ritenere sussistente una ragione di impedimento al riconoscimento della legittimazione a ricorrere, prescindendo dalla finalità statutaria di assistenza sindacale che la contraddistingue.
Nel giudizio amministrativo la legittimazione ad agire inoltre non può discendere automaticamente dalla pregressa partecipazione procedimentale, atteso che quest'ultima, a differenza della prima, può trovare piena giustificazione in una finalità collaborativa, che non presuppone la titolarità di una posizione giuridica qualificata e differenziata, requisito necessario, invece, per riconoscere in capo a chi agisce la legittimazione processuale
Ciò non toglie invece che ogni singola persona fisica che sia stata interessata alla procedura avrebbe potuto impugnare il bando pubblico qualora avesse ravvisato delle irregolarità. Cosi è stato fatto, in questo caso, da 46 coltivatori.
SANATORIA EX ART. 5 COMMA 3 L. 203/1982 – MOROSITA’ AFFITTUARIO
La recente sentenza della Cass. Sez. III Civ. 3 aprile 2013 concerne la sanatoria ex art .5 comma 3 L. 203/1982 esercitabile dall’affittuario.
In materia di affitto di fondi rustici il proprietario, prima di potere esperire l'azione di risoluzione per inadempimento, ha l'onere di contestare per iscritto l'inadempimento all'affittuario, ai sensi della L. n. 203 del 1982, art. 5 e successivamente, con separato atto, di invitarlo (insieme al rappresentate della propria Organizzazione professionale di categoria) al tentativo di conciliazione, ai sensi dell'art. 46 della citata legge, davanti all’Ispettorato Provinciale per l’Agricoltura.
L'invio di due atti distinti non è però necessario quando l'inadempimento dell'affittuario sia stato tale da non consentire alcuna possibilità di ripristino. Solamente in questi casi, pertanto, contestazione dell'inadempimento ed invito alla conciliazione possono essere compiuti contestualmente (Cassazione n. 106 del 1999).
Il mancato pagamento dei canoni di affitto rappresenta un tipico inadempimento sanabile, tale quindi da imporre la sua preventiva contestazione prima ancora dell’invito davanti all’ I.P.A.
Si tenga presente che la morosità del conduttore costituisce un grave inadempimento ai fini della risoluzione del contratto quando di concreti nel mancato pagamento del canone per almeno una annualità.
DECRETO INGIUNTIVO E TENTATIVO OBBLIGATORIO DI CONCILIAZIONE
Tra le ultime novità giurisprudenziali si segnala la sentenza del Trib. Parma, Sez. spec. agr. del 21 gennaio 2013 concernente la connessione tra procedimento per ingiunzione e tentativo obbligatorio di conciliazione.
Il Tribunale di Parma ha statuito che la proposizione di un ricorso per ingiunzione avente per oggetto il credito per i canoni di affitto di un fondo rustico deve necessariamente essere preceduto dal tentativo di conciliazione obbligatorio previsto dall’art. 11 della L. 150/2011 (il cui art. 34 ha abrogato l’art. 46 della L. 203/1982).
Nello stesso senso si era già pronunciato il Tribunale di Modena, Sez. spec. agr. 5 marzo 2012, n. 410 il quale in tema di controversie agrarie aveva dichiarato l’improcedibilità della domanda relativa all’ingiunzione per il pagamento di canoni di affitto per mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione.
La soluzione del giudice parmigiano appare dunque condivisibile. Il rilievo del mancato esperimento dell’incombente di cui all’art. 11 della L. 150/2011 impone la sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto ex art. 649 c.p.c. anticipando poi la declaratoria di improponibilità della domanda di ingiunzione di pagamento dei canoni arretrati e al conseguente accoglimento dell’opposizione spiegata dall’affittuario.
Il ricorso è ovviamente riproponibile previo esperimento del tentativo di conciliazione ispettoriale.
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Federazione Provinciale Coldiretti Pavia
(P.I. 00670410182)
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References: art. 45
 ART. 5
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 art. 5
 sentenza 
 art. 34
 art. 649