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Timestamp: 2020-08-11 23:06:09+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 33434 del 18/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33434 del 18/12/2019
Cassazione civile sez. II, 17/12/2019, (ud. 24/10/2019, dep. 17/12/2019), n.33434
sul ricorso 26223-2015 proposto da:
AGRICOLA CAVANELLA DI D.M. & C SAS in persona
dell’Amministratore Unico, elettivamente domiciliata in ROMA, LARGO
GEN. GONZAGA DEL VODICE 2, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO
PAZZAGLIA, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato
FULVIA BACCOS;
G.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CRESCENZIO 2,
difende unitamente all’avvocato ALVISE CAPPELLARO;
avverso la sentenza n. 1604/2015 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,
24/10/2019 dal Consigliere ORICCHIO Antonio.
La società Agricola Cavanella, con atto affidato a due ordini motivi e resistito con controricorso di G.M., ricorre avverso la sentenza n. 195/15 della Corte di Appello di Venezia.
Con tale decisione venivano rigettati gli appelli interposti, in via principale, dalla odierna parte ricorrente ed, in via incidentale, dalla odierna parte controricorrente avverso la sentenza n. 51/2011 del Tribunale di Venezia.
Quest’ultima – all’esito di giudizio introdotto dalla G. – accoglieva la domanda della stessa parte attrice volta a sentirsi dichiarare proprietaria degli immobili in atti individuati, acquistati con scrittura privata del 22/5/1978 intervenuta con l’originario proprietario.
Hanno depositato memoria entrambe le parti.
1. – Con il primo motivo del ricorso si censura, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, il vizio di “violazione dell’art. 2644 c.c., comma 2, con riferimento all’art. 2295 c.c., n. 6” e per “violazione correlata, per quanto di ragione, all’art. 2697 c.c.”.
Parte ricorrente lamenta l’erroneità della decisione gravata della Corte di Appello in ordine al capo di gravame con cui si deduceva l’errore del Tribunale di prima istanza nell’aver ritenuto che “la C. non aveva mai acquistato la proprietà del fabbricato controverso”.
In realtà il medesimo fabbricato di via (OMISSIS) per cui è causa era, secondo le contrapposte prospettazioni delle parti, oggetto – rispettivamente- dell’atto di acquisto intervenuto in favore della G. da parte del dante causa S. ovvero ricompreso nel compendio aziendale acquisito dalla C. in quanto oggetto di conferimento in società da parte degli eredi S. all’atto della costituzione della società in accomandita semplice del 30/6/1988.
La controversia – quindi – si risolveva, in punto di fatto e di interpretazione, nella concreta individuazione della collocazione del suddetto fabbricato quale oggetto del negozio in favore della Guitto ovvero del conferimento del compendio in favore della società.
Orbene tale individuazione costituisce strettamente attività di interpretazione degli atti e dei titoli e, quindi, come tale non è sindacabile in sede di legittimità, ferma – peraltro – la correttezza di quanto svolto dai Giudici del merito deputati al precipuo accertamento interpretativo.
2. – Con il secondo motivo del ricorso si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 il vizio di “violazione e falsa applicazione degli artt. 1362,1363 e 1367 c.c., con riferimento all’art. 948 c.c.”.
Viene col motivo riproposta, in sostanza e sia pur sotto altri profilo, la medesima questione sollevata ovvero la ricomprensione del fabbricato controverso nell’atto in favore della G. ovvero in quello di conferimento alla suddetta s.a.s..
Nel motivo si fa riferimento alla questione della natura di vendita non a corpo, ma a misura della compravendita in favore della G..
E tanto al fine di sostenere la ricorrenza di un elemento del tutto originale qualificato come “coelemento di identificazione”, sempre al fine della pretesa ricostruzione dell’ambito dell’oggetto della scrittura privata di cessione in favore della G..
Al di là della circostanza che quest’ultima risultava aver acquistato il podere, di cui era parte il fabbricato controverso, “compendio”, non può che ribadirsi il carattere del tutto meritale della svolta censura qui in esame.
Il motivo non può, quindi, che essere ritenuto inammissibile.
3. – Con il terzo motivo parUe ricorrente lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo.
Il lamentato fatto che viene prospettato come omesso in motivazione sarebbe costituito dalla descrizione del fabbricato di via (OMISSIS) nei termini di cui alla perizia del geom. B..
Senonchè la sentenza per cui è ricorso non si esime affatto dall’esame della detta perizia di parte ed, anzi, dà conto specificamente (v. p. 16 della decisione stessa) del perchè “l’osservazione non viene qui condivisa”.
Il motivo, quindi, persegue – per di più attraverso l’impropria utilizzazione della pretesa omissione – il fine non ammissibile innanzi a questa Corte di una nuova valutazione in fatto.
4. – Alla affermata inammissibilità dei motivi non può che conseguire la declaratoria di inammissibilità, nel suo complesso, del proposto ricorso.
5. – Le spese seguono la soccombenza e si determinano così come da dispositivo.
6. – Sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.
La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente al pagamento in favore della controricorrente delle spese del giudizio, determinate in Euro 5.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 24 ottobre 2019.

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 art. 13