Source: http://win.gildavenezia.it/normativa/schede/incompatibilia_lavorative_professionali.htm
Timestamp: 2018-12-16 15:25:59+00:00

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da vivoscuola.it
L’art. 46 C.C.N.L. 4.8.1995, comma 9, prevede che “al personale [interessato] è consentito, previa motivata autorizzazione del capo di istituto, l'esercizio di altre prestazioni di lavoro che non arrechino pregiudizio alle esigenze di servizio e non siano incompatibili con le attività di istituto”. Inoltre, l’art. 27 C.C.N.L. 26.5.1999 evidenzia che “i docenti possono prestare la propria collaborazione ad altre scuole che, per la realizzazione di specifici progetti deliberati dai competenti organi, abbiano necessità di disporre di particolari competenze professionali non presenti nel corpo docente della istituzione scolastica. Tale collaborazione non comporta esoneri anche parziali dall'insegnamento nelle scuole di titolarità o di servizio ed è autorizzata dal competente capo d'istituto”.
L'art. 53 del D. Lgs. 165/2001[5] reca la disciplina per il conferimento e le autorizzazioni degli incarichi retribuiti ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e determinato, con esclusione dei dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione lavorativa non superiore al 50% di quella a tempo pieno.
Per il personale insegnante vige un regime speciale, il quale consente di svolgere la libera professione che “non sia di pregiudizio all'assolvimento di tutte le attività inerenti alla funzione docente e sia compatibile con l'orario di insegnamento e di servizio” [6].
l'esercizio di attività d’impresa[8], commerciale e professionale.
Nel termine "industria" va ricompresa anche l'attività artigianale[9] esercitata in modo continuativo, professionale e lucrativo. E' consentito l'esercizio dell'impresa agricola qualora ciò non avvenga a titolo principale o in qualità di coltivatore diretto;
l'assunzione di cariche in società di persone o di capitali aventi scopo di lucro, tranne società o enti la cui nomina è riservata allo Stato, previa autorizzazione del ministro competente e tranne le società cooperative[10].
L'amministrazione non può, comunque, conferire ai dipendenti incarichi non compresi nei compiti e doveri d'ufficio, che non siano espressamente previsti o disciplinati da norme giuridiche.
Insegnante o istruttore presso scuole - guida
Consiglio di Stato, sez. II, parere 06.02.1985, n. 302 e sez. VI , sent. 10.08.1989, n. 1080[12]
Gestione di farmacia
Consiglio di Stato, sez. VI, 31.12.1984, n. 737 e 21.11.1996, n. 1629[13]
Consiglio di Stato, sez. VI, 09.08.1981, n. 286 e T.A.R. Sicilia, sez. I, Palermo, 9 maggio 1991, n. 315[14]
Agente mandatario SIAE
Consiglio di Stato, sez. VI, 09.08.1981, n. 510 e T.A.R. Puglia, sez. I, Lecce, 5.2.1993, n. 38[15]
Titolarità o gestione di un laboratorio di analisi cliniche
Consiglio di Stato, sez. VI, 03.08.1989, n. 973 e T.A.R. Puglia, sez. II, Bari, 10.11.1993, n. 557[16]
Attività artigianale esercitata in maniera continuativa, professionale e lucrativa per la produzione di beni o la prestazione di servizi, restando irrilevante se l’impresa sia artigiana secondo la definizione dell’art. 2083 c.c. o rientri nella definizione dell’art. 2082 c.c., in quanto anche nell’impresa artigiana l’attività è organizzata ai fini della produzione
Consiglio di Stato, sez. V, 16.05.1989, n. 297 e sez. VI , 24.09.1993, n. 629[17]
Consiglio di Stato, sez. VI, 28.06.1994, n. 1080[18]
T.A.R Umbria 16.04.1986, n. 168[19]
Titolarità di una agenzia di viaggi
Consiglio Giustizia Amministrativa Regione Sicilia, 28.01.1998, n. 25[20]
2.3 LE ATTIVITÀ "AUTORIZZABILI"
I criteri in base ai quali l'attività può essere autorizzata sono:
la temporaneità e l'occasionalità dell'incarico[27]: sono autorizzabili le attività, non comprese nei compiti e doveri di ufficio, esercitate sporadicamente ed occasionalmente, anche se eseguite periodicamente e retribuite, qualora per l’aspetto quantitativo e per la mancanza di abitualità non diano luogo ad interferenze con l’impiego;
Pittura, scultura, musica ed, in genere, attività libere di espressione di personalità artistica, letteraria, di pubblicista, articolista, giornalista
Consiglio di Stato, sezione II, parere 14.01.1982, n. 1485[29]
T.A.R. Veneto, 05.11.1981, n. 674[30]
Consiglio di Stato, sezione VI, 10.10.1983, n. 720[31]
Consiglio di Stato, sezione VI, 29.07.1991, n. 487[32]
Consiglio di Stato, sezione VI, 21.05.1984, n. 297[33]
T.AR. Umbria, 9.6.1994, n. 368[34]
Rimane, invece, l'obbligo della richiesta di autorizzazione per il personale a tempo pieno e per coloro che svolgono attività part time con orario di lavoro superiore al 50% di quello intero.
prevede la possibilità di rapporto di lavoro a tempo parziale - ossia un tipo di rapporto di lavoro che consente, seppur entro certi limiti, di esercitare attività extra-istituzionali generalmente non ammesse - solo per il personale con contratto a tempo indeterminato [45].
“Ove le esigenze di funzionamento della scuola lo richiedano, il direttore didattico o il preside possono vietare l'assunzione di lezioni private o interdirne la continuazione, sentito il consiglio di circolo o di istituto” (comma 3)[49].
fare ricorso a forme di lavoro non subordinato rispettando precisi limiti: la norma generale, contenuta nel comma 6 dell'art. 7 del D. Lgs. n. 29/93, consente il conferimento di "incarichi individuali ad esperti di provata competenza", solo per "esigenze cui [le PP.AA.] non possono far fronte con il personale in servizio " e "determinando preventivamente durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione" [58].
La collaborazione coordinata e continuativa presenta caratteristiche proprie sia del lavoro autonomo sia del lavoro subordinato: per questo è definita anche rapporto di lavoro “parasubordinato” o “atipico”. Una sua definizione si rinviene nell’art. 409, n. 3, c.p.c. che elenca, a titolo esemplificativo, alcune ipotesi di collaborazione coordinata e continuativa[59], che si concretino in una "prestazione d'opera coordinata e continuativa, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato".
La legge consente, quindi, in presenza di specifici presupposti e, comunque, in ipotesi ben circoscritte, di affidare lo svolgimento di determinate attività, solitamente a contenuto intellettuale, a soggetti esterni alla P.A. committente, mediante la stipulazione di contratti di lavoro autonomo, che hanno, appunto, ad oggetto incarichi di collaborazione e devono avere durata predeterminata[63]. E’, quindi, fondamentale che, nello svolgimento concreto del rapporto, i caratteri dell'autonomia siano sempre presenti, e che quindi l'inserimento nell'organizzazione del committente non determini, all'opposto, l'instaurarsi di un rapporto di lavoro dipendente, con conseguente sottoposizione al potere direttivo e di controllo del datore di lavoro[64].
- la professionalità che si intende acquisire deve essere, assolutamente, assente nella struttura dell'ente e l'affidamento esterno non deve comportare, dunque, una duplicazione delle funzioni svolte dal personale interno;
­ il collaboratore esterno deve essere, effettivamente, in possesso di competenze specifiche;
- il contratto di collaborazione deve contenere le informazioni indicate nell’art. 2 dell’intesa 30.8.2002;
­ l'oggetto dell'incarico non deve essere generico, né di durata indefinita.
Il Consiglio di Stato[70] ha, però, chiarito che “l’art. 91 D.P.R. 31 maggio 1974 n. 417, che stabilisce a carico degli insegnanti medi l'incompatibilità dello svolgimento di diverse attività che comportino l'assunzione di altro rapporto d'impiego, va interpretato in modo analogo a quello costantemente seguito per l'art. 65 T.U. 10 gennaio 1957 n. 3 che tale principio detta in via generale per tutti i dipendenti civili dello Stato, facendo però espressamente salve "le eccezioni stabilite da leggi speciali"; tra dette eccezioni è, quindi, anche qui da annoverare quella prevista dalle leggi universitarie, circa la possibilità di cumulo degli impieghi statali con gli incarichi universitari” [71].
Nel caso degli insegnanti, rispetto al resto del pubblico impiego, non rileva l’iscrizione ad albi ai fini dell’individuazione dell’incompatibilità/compatibilità. Infatti, a conferma di questo aspetto, il T.A.R. Toscana[78] ha precisato che “l’art. 92 D.P.R. 31 maggio 1974, n. 417, nel prevedere che al personale docente è consentito, previa autorizzazione (del direttore didattico e del preside), l'esercizio di libere professioni che non siano di pregiudizio all’assolvimento delle attività inerenti alla funzione docente e siano compatibili con l’orario di insegnamento e di servizio non si riferisce alle sole professioni per le quali sia richiesta iscrizione ad albi”. Il Consiglio di Stato[79], precedentemente, aveva, però, ritenuto che “le libere professioni delle quali l’art. 92, comma 6 del DPR 31 maggio 1974, n. 417 consente l’esercizio al personale docente sono le professioni liberali, richiedenti iscrizione in un albo professionale, cui possono essere ricondotte tutte le attività esercitate continuativamente al fine di conseguire i mezzi di sussistenza…”. A parere della scrivente, al concetto di libera professione vanno fatte risalire tutte le attività così come sono state intese dal T.A.R. Sicilia, nella sentenza sopra riportata, ossia quelle attività che richiedono una notevole qualificazione culturale e professionale ed accrescono l’esperienza culturale del docente ed il suo prestigio”, in base all’esame e valutazione del singolo caso concreto.
E’ fatto divieto di conferire incarichi professionali da parte dell’amministrazione di appartenenza[84]. Nel caso specifico dei docenti, non sono ammesse, ad esempio, eventuali consulenze a favore della scuola[85]. Tale divieto è inteso ad ovviare ai pericoli di possibili condizionamenti e favoritismi che possono configurarsi in relazione all’eventualità che l'amministrazione pubblica conferisca e, cioè, conceda discrezionalmente, incarichi professionali non d'ufficio a soggetti che sono contemporaneamente suoi dipendenti.
Tutto ciò non preclude completamente il conferimento di incarichi di natura professionale a dipendenti pubblici. Questa possibilità, per esempio, è esercitabile quando l’appartenenza ad una pubblica amministrazione sia elemento necessario e peculiare per lo svolgimento dell’incarico stesso oppure quando l’amministrazione adotti procedure concorsuali di scelta, dalle quali sarebbe improprio escludere a priori una categoria di partecipanti [87]. Il divieto di cui al punto 2), infatti, non è operante “nel caso in cui l'attribuzione dell'incarico professionale consegua, non già ad una scelta fiduciaria dell'amministrazione, bensì ad un meccanismo selettivo conseguente ad un procedimento di tipo concorsuale per il quale non hanno ragione di essere le preoccupazioni intese ad evitare i richiamati, possibili condizionamenti o favoritismi e per cui, quindi, non si poteva parlare di divieto di "conferimento" di incarico… si evince l'evidente intento del legislatore di introdurre ulteriori divieti per tutelare, innanzitutto, l'esigenza di assicurare e rendere visibile la correttezza e la trasparenza dell'attività amministrativa, esigenza che poteva risultare compromessa nell'eventualità che un incarico professionale esterno dovesse svolgersi nell'ambito territoriale dell'ufficio di appartenenza del professionista pubblico dipendente. Sicché si riteneva di dover vietare al pubblico dipendente l'espletamento, in tale ambito territoriale, di ogni incarico avente natura libero professionale, sia se affidato dalla propria amministrazione di appartenenza, sia se affidato da altre amministrazioni pubbliche; con la precisazione, tuttavia, che allo stesso restava comunque consentito (il che, peraltro, era già implicito nel sistema) l'espletamento delle attività corrispondenti a quelle proprie delle professioni, se riferite al rapporto di impiego e quindi prestate come dovere di ufficio all'interno dello svolgimento del rapporto medesimo” [88].
In ogni caso, il divieto posto all'impiegato dello stato o di altro ente pubblico di esercitare un'attività retribuita nell'ambito dell'impiego privato, assume rilevanza, ove venga violato, sotto il profilo disciplinare, mentre è inidoneo ad incidere in alcun modo sull'esistenza e validità del contratto di lavoro subordinato e sulla normale operatività del relativo rapporto[94].
Con l’ausilio del T.A.R. Veneto[100] è possibile fornire una spiegazione della rigidità di tale incompatibilità. Infatti, “il regime delle incompatibilità previsto per i pubblici dipendenti fonda la propria 'ratio' sull’opportunità di evitare le disfunzioni e gli inconvenienti che deriverebbero all’amministrazione dal fatto che il proprio personale, anche rivestendo cariche sociali, si dedichi ad attività imprenditoriali, caratterizzate da un nesso tra lavoro, rischio e profitto”. La medesima sentenza prosegue, poi, sostenendo, in linea con quanto appena riportato nel testo, che “pertanto, non sussiste la detta incompatibilità tra lo 'status' di pubblico dipendente e la carica sociale in società cooperativa, quale quella di consigliere di amministrazione di banca di credito cooperativo”[101]
Pertanto, la partecipazione a cariche sociali è consentita, sempre previa autorizzazione, qualunque sia la natura e l’attività della società cooperativa[102]: autorizzazione che sarà rilasciata secondo gli usuali criteri della quantità dell’impegno e delle modalità di svolgimento, senza trascurare “l’esame delle specifiche funzioni svolte dal dipendente e delle competenze dell’amministrazione. Gli atti gestionali posti in essere - ad esempio - come amministratore di casse rurali potrebbero avere, infatti, un notevole impatto esterno ed entrare in rapporto d’interferenza con i compiti istituzionali”[103].
In merito alle società cooperative merita particolare attenzione la recente Legge 3 aprile 2001, n. 142, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 94 del 23 aprile 2001, avente ad oggetto "Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore", le cui principali novità consistono proprio nel rapporto di lavoro da instaurare da parte del socio (autonomo o dipendente) e nella distinzione del rapporto di lavoro da quello di tipo associativo.
[4] Consiglio di Stato, Sez. V, 13 gennaio 1999, n. 24. A tal proposito, sempre il Consiglio di Stato, sez. VI, 5 febbraio 1994, n. 102, ha dichiarato che “è legittimo il provvedimento di diniego di autorizzazione all’esercizio di libera attività professionale motivato dal capo d’istituto con riguardo al minor rendimento del docente in conseguenza della condizione di affaticamento del docente stesso nell’espletamento del servizio e dell’esercizio professionale”. Può, infatti, considerarsi ancora vigente quanto indicato nell’art. 11, R.D. 6 maggio 1923, n. 1054 il quale sostiene che “anche delle professioni libere consentite dalle leggi può essere vietato l'esercizio, se il professore vi si dedichi così da essere distratto dallo studio della propria disciplina o in modo sconveniente alla dignità sua e della scuola”.
[7] Il cumulo di impieghi pubblici costituisce una delle ipotesi rientranti nell’ambito delle incompatibilità. In base all’art. 91, D.P.R. 31 maggio 1974, n. 417, “l’ufficio di docente, di direttore didattico, di preside, d’ispettore tecnico e di ogni altra categoria di personale … non è cumulabile con altro rapporto d’impiego pubblico. Il predetto personale che assuma altro impiego pubblico è tenuto a darne immediata notizia all’amministrazione. L’assunzione del nuovo impiego importa la cessazione di diritto dall’impiego precedente, salva la concessione del trattamento di quiescenza eventualmente spettante ai sensi delle disposizioni in vigore”. A differenza della verificata incompatibilità con un rapporto di lavoro privato, che esige la previa diffida a cessare dall’attività incompatibile, il provvedimento dichiarativo di cessazione dall’impiego precedente, nel caso di cumulo di impieghi pubblici, è un atto dovuto con effetto dal momento stesso in cui è instaurato il nuovo rapporto (Consiglio di Stato, sez. V, 11 maggio 1989, n. 287: “Nell'ambito del rapporto di pubblico impiego costituisce principio generale - di cui sono specificazione l'art. 65, comma 1, D.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3 per gli impiegati civili dello Stato e l'art. 91 comma 1 D.P.R. 31 maggio 1974 n. 417 per il personale docente, direttivo e ispettivo delle scuole statali - il divieto di cumulo nella stessa persona di più impieghi pubblici, salvo le eccezioni previste dalla legge. Ove, pertanto, un impiegato di un'amministrazione statale svolga altresì attività di insegnamento in un pubblico istituto e non abbia dichiarato di optare per uno dei due impieghi conferitigli, legittimamente viene disposta la decadenza dall'impiego pubblico di docente conseguito per ultimo (nella specie un dipendente di un'amministrazione statale che prestava altresì servizio come docente in un liceo linguistico legalmente riconosciuto, a seguito di licenziamento operato dall'istituto privato aveva ottenuto dal giudice del lavoro la reintegrazione in servizio; successivamente alla trasformazione della scuola in istituto pubblico, per effetto della cessione a favore di un consorzio di comuni, l'amministrazione consortile aveva provveduto ad emanare il provvedimento risolutivo del rapporto sulla base della normativa statale applicabile in virtù del rinvio operato da una disposizione del regolamento della scuola stessa)”.
[14] “E' legittimo il provvedimento col quale l'amministrazione procede alla revoca dell'incarico di insegnamento al docente che esplichi, in violazione dell'art. 60 DPR 10 gennaio 1957 n. 3, attività di agente assicurativo "a gestione libera", qualifica che è riconducibile nella figura di ausiliario del commercio ex art. 2195, n. 5 c.c.”. “L’attività di agente di assicurazione, ancorché disciplinata mediante l’istituzione del relativo albo nazionale, non è compatibile con quella di insegnante, in quanto, indipendentemente da ogni qualificazione giuridica, la medesima è considerata tale dalla Legge 7 febbraio 1979, n. 49, istitutiva dell’albo nazionale degli agenti di assicurazione”.
[15] “Ai sensi del DPR 31 maggio 1974 n. 417, art. 92, comma 6, deve ritenersi consentito, previa autorizzazione del capo dell'istituto, al personale docente l'esercizio di libere professioni, compatibilmente con l'esplicazione dell'attività d'insegnamento, ma non anche l'esercizio di prestazioni atipiche di carattere intellettuale connesse a rapporto di mandato (nella specie in esecuzione di contratto di mandato retribuito a rivolgere compiti di agenzia della SIAE)”. “L’attività di agente mandatario della SIAE non è riconducibile all’attività professionale, della quale l’art. 92 del DPR 31 maggio 1974, n. 417 consente l’esercizio al personale docente; pertanto legittimamente è dichiarato decaduto dall’impiego un insegnante, che malgrado diffida, abbia continuato a svolgere detta attività”.
[21] Ai sensi dell’art. 1, comma 58, della legge n. 23.12.1996, n. 662, “il dipendente è tenuto, inoltre, a comunicare, entro quindici giorni all'amministrazione nella quale presta servizio, l'eventuale successivo inizio o la variazione dell'attività lavorativa”.
[22] Circolare n. 6/97, che così continua: “situazioni del genere - riguardanti, per esempio, articoli su quotidiani o riviste- sono senz’altro superabili rilasciando la relativa autorizzazione non necessariamente per singoli atti, ma sulla base di una richiesta di breve – medio periodo, sia pure previsionale. Il dipendente è, comunque, sempre tenuto a fornire indicazioni non generiche sulle condizioni di svolgimento delle attività ulteriori…”.
[27] A titolo indicativo l'attività non può avere, di norma, durata superiore ad un anno o, comunque, comportare un impegno eccessivamente gravoso e prolungato nel tempo tale da far venir meno il requisito dell'occasionalità. Dal sito Internet http://www.unibo.it/avl/vita/personal/gestione/circolare_nulla_osta_incarichi.htm, circolare n. 4580 del 25 settembre 2001, Università di Bologna. E’ ammessa, pertanto, anche la collaborazione coordinata e continuativa sempre che siano esplicitamente definite, in via preventiva, ossia all’atto della stipulazione di tale contratto, durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione. Il medesimo orientamento è stato adottato anche dalla P.A.T. che ammette tali collaborazioni, sempre nel rispetto dei limiti generali sull’incompatibilità e purché la collaborazione coordinata e continuativa abbia carattere di “occasionalità”.
[28] Si ha il conflitto di interessi quando concretamente si realizza l’inconciliabilità fra l'attività svolta ordinariamente presso l'amministrazione di appartenenza e quella ulteriore, determinando, ad esempio, situazioni di concorrenza.
[33] Professione ammessa solo per il personale docente e non anche per il personale direttivo: “l’art. 2, l. 16 febbraio 1913 n. 89, in forza del quale la professione di notaio deve ritenersi compatibile con gli impieghi di insegnamento pubblico, è applicabile, previa autorizzazione del preside o del direttore didattico, al solo personale docente, dovendosi ritenere abrogato detto articolo per il personale direttivo della scuola dall'art. 92, comma penult. D.P.R. 31 maggio 1974 n. 417”.
Art. 5, D. Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38 (“Disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, a norma dell'articolo 55, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n. 144”)
Art. 34, Legge 21 novembre 2000 n. 342 ("Nuove misure in materia fiscale")
[58] Alcuni limiti previsti da normative speciali sono ravvisabili nell’art. 110 comma 6 del t.u. sugli EE.LL., che prevede che possano essere affidati incarichi ad esperti esterni alla P.A., in base alle procedure previste dal regolamento del singolo ente, purché il conferimento dell'incarico avvenga "per obiettivi determinati e con convenzioni a termine ", e in relazione a contributi "ad alto contenuto di professionalità". Analogamente, l'art. 14, comma 2, D.Lgs.29/93 e s.m.i. stabilisce che i ministri possono affidare incarichi di collaborazione coordinata e continuativa a "esperti e consulenti per particolari professionalità e specializzazioni ". Limiti specifici al conferimento di incarichi di progettazione sono posti dal D.P.R. 554 del 1999. Indirizzo Internet www.funzionepubblica.it/lavoroflessibile
[60] La coordinazione è l'elemento distintivo rispetto al lavoro subordinato. In quest'ultimo, infatti, la prestazione lavorativa è svolta sotto le direttive ed il controllo del datore di lavoro; nella parasubordinazione, invece, il lavoratore ha autonomia quanto alle modalità di esecuzione della prestazione, con il limite rappresentato dalla necessità di coordinazione con il processo produttivo del committente: il risultato dell'attività del collaboratore, infatti, deve essere utile, cioè strumentale alla realizzazione del programma produttivo. La coordinazione consiste, allora, nel collegamento funzionale tra l'attività del collaboratore e quella del committente, stabilito nel programma negoziale.
E’ più problematico individuare il requisito della continuità in quei rapporti ove al collaboratore, più che lo svolgimento di un'opera, si chiede il raggiungimento di un risultato. La giurisprudenza, più volte intervenuta in materia, ravvisa la continuità nella reiterazione della stessa prestazione o nel susseguirsi di prestazioni diverse, frutto di accordi tra le parti e disciplinate da uno specifico contratto individuale. Ha, inoltre, rilevato il carattere della continuità anche nel caso di esecuzione di un'unica opera, quando però il rapporto sia di durata apprezzabile”.
Infine, “il requisito della prestazione prevalentemente personale serve a differenziare il contratto di collaborazione da quello di appalto, richiedendosi che la prestazione non si limiti all'organizzazione degli uomini e dei mezzi necessari per l'esecuzione dell'opera. Si deve, pertanto, parlare di rapporto di collaborazione anche quando la prestazione sia resa grazie ad una organizzazione di uomini e mezzi, ma l'apporto personale del collaboratore risulti comunque decisivo. Tratto dal sito Internet: www.funzionepubblica.it/lavoroflessibile.
[69] Presso l’Università degli Studi di Trento, vi sono due principali tipologie di ex lettori: quelli che sono stati assunti a tempo sia indeterminato sia determinato, in base ad un rapporto di lavoro subordinato, e quelli che, invece, stipulano contratti di collaborazione, occasionale o coordinata continuativa. Al C.I.A.L. lavorano, inoltre, gli “esercitatori linguistici” - distinti dalla figura dei C.E.L - che stipulano dei contratti di collaborazione, senza alcun tipo di subordinazione. E’ interessante specificare che la prima tipologia di lettori non è equiparata ai professori universitari, ma costituisce una figura a se stante. A tal proposito, anche a livello nazionale, è notevole il malcontento in merito, in quanto si chiede una valorizzazione della figura del lettore/C.E.L., soprattutto, attraverso un contratto che li inquadri nel profilo professionale dei docenti, che corrisponde alle reali attività e mansioni svolte.
[87] Circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica, 18 luglio 1997, n. 6/1997
[98] “Ai sensi dell'art. 92, comma 1 DPR 31maggio 1974 n. 417 non è incompatibile con la posizione di stato giuridico del personale docente, direttivo e ispettivo della scuola materna, elementare, secondaria e artistica dello Stato, l'assunzione della qualità di socio accomandante di una società in accomandita semplice, allorché alla titolarità della quota sociale non sono connessi compiti di gestione per la realizzazione dell'appello sociale”. Consiglio di Stato sez.VI, 4 giugno 1985, n. 271.
[110] Circolare Funzione Pubblica n. 3/97 e L. 662/96, c. 61: “la violazione del divieto di cui al comma 60, la mancata comunicazione di cui al comma 58, nonché le comunicazioni risultate non veritiere anche a seguito di accertamenti ispettivi dell'amministrazione costituiscono giusta causa di recesso per i rapporti di lavoro disciplinati dai contratti collettivi nazionali di lavoro e costituiscono causa di decadenza dall'impiego per il restante personale, sempreché le prestazioni per le attività di lavoro subordinato o autonomo svolte al di fuori del rapporto di impiego con l'amministrazione di appartenenza non siano rese a titolo gratuito, presso associazioni di volontariato o cooperative a carattere socio-assistenziale senza scopo di lucro. Le procedure per l'accertamento delle cause di recesso o di decadenza devono svolgersi in contraddittorio fra le parti”.
[111] “La decadenza dall’impiego di un insegnante medio per contemporaneo esercizio di attività incompatibile con l’insegnamento, ai sensi dell’art. 92 DPR 31 maggio 1974, n. 417, è illegittima se non sia stata preceduta dalla diffida ad interrompere l’attività incompatibile”. Consiglio di Stato, sez. VI, 29 ottobre 1996, n. 1416. Inoltre, “il provvedimento di decadenza dall’impiego di un pubblico dipendente che non ha fatto cessare lo stato di incompatibilità, avendo effetto dalla sua adozione e non retroattivo alla data alla quale era riferibile la situazione di incompatibilità rilevata, non ha natura di atto dovuto e necessita, quindi, di un’adeguata motivazione”. Consiglio di Stato, Sez. VI, 23 settembre 1999, n. 1249. Ed ancora, “nessuna norma prescrive che la decadenza dall’impiego per incompatibilità debba essere dichiarata entro un termine perentorio dall’intervenuta diffida, sicché quest’ultima non può considerarsi soggetta a caducazione; non è, pertanto, configurabile l’eccesso di potere tutte le volte che tra diffida e decadenza sia frapposto un periodo più lungo di quello assegnato nell’intimazione”. T.A.R. Lazio, sez. II, 16 dicembre 1987, n. 1897. Infine, “l'incompatibilità di un docente, per esercizio professionale abusivo, malgrado diffida, produce "de jure" la decadenza dall'impiego alla scadenza del termine di 15 giorni dalla diffida, ai sensi dell'art. 92 del D.P.R. 31 maggio 1974 n. 417; pertanto, nel caso che l'amministrazione abbia notificato una seconda diffida, la decadenza va pronunziata alla scadenza di quindici giorni dalla prima diffida, essendo la seconda diffida priva di effetti giuridici”. Consiglio di Stato, sez. VI, 13 dicembre 1990, n. 1050. Vedi anche nota n. 7.
[115] Corte di Cassazione civile, n. 2171/2000. In tal senso anche la Corte di Cassazione, sent. n. 13393, 12.12.1991, la quale afferma che “ l'art. 92 l. 31 maggio 1974 n. 417, che commina la decadenza dal servizio di presidi, direttori didattici ed ispettori scolastici nel caso di svolgimento di attività professionale da parte di costoro, non comporta, in difetto di espressa previsione, l'ulteriore sanzione della nullità dei contratti in tale vesti conclusi, giacché il divieto di quell'attività opera essenzialmente a tutela dell'interesse particolare della p.a. (non di un interesse della collettività), il quale resta soddisfatto da detta decadenza”.
[116] “...Nella specie, la sezione ha ritenuto che le suddette caratteristiche non ricorrevano nell’attività di un dipendente che coadiuvava la propria moglie mediante recapito saltuario con automezzo di campionari di merci, nel lavoro di tappezzeria presso il negozio a lei stessa intestato”. Corte dei Conti, sez. contr., 21 maggio 1984, n. 1450

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 2195
 art. 92

Art. 5

Art. 34