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Timestamp: 2020-06-04 05:24:46+00:00

Document:
Società inquinante incorporata durante il regime anteriore alla modifica del diritto societario: la società incorporante è direttamente responsabile dell’inquinamento? Ordinanza di rimessione all'adunanza plenaria n. 2928 7 maggio 2019 | Sentenze
Ordinanza n. 2928 7 maggio 2019
[…]il Collegio concorda con le argomentazioni svolte nel precedente citato* in ordine alle differenze ontologiche fra art. 17 del decreto Ronchi ed il blocco normativo degli articoli 2043 e ss. c.c., che, unitariamente considerate, impediscono di poter qualificare il primo come mera species delle ipotesi codicistiche di responsabilità civile.
Il Collegio, piuttosto, dubita della conclusione cui perviene il citato precedente, secondo cui una società che abbia incorporato un’altra società (direttamente o tramite incorporazioni intermedie) nel regime anteriore alla modifica del diritto societario non possa essere considerata essa stessa, ai sensi e per gli effetti dell’applicazione dell’art. 17 del “decreto Ronchi” (e, in seguito, degli articoli 242 e ss. del d.lgs. n. 152 del 2006), soggetto direttamente responsabile dell’inquinamento.
Ciò premesso, l’applicazione della traiettoria argomentativa tracciata dal precedente in commento alla presente controversia determinerebbe la formulazione del seguente assunto: poiché il “decreto Ronchi” introduce disposizioni sostanzialmente innovative dell’ordinamento e, come tali, non applicabili retroattivamente, e poiché l’incorporazione di Omissis da parte di Omissis (e, a fortiori, quella di OMISSIS da parte di Omissis) è avvenuta in epoca anteriore alla modifica del diritto societario, ergo Omissis non potrebbe essere succeduta nell’obbligo di bonifica, in radice non esistente allorché l’incorporazione, concretante fenomeno di successione in universum jus con contestuale estinzione dell’incorporata, ebbe luogo.
Nel caso di specie, la responsabilità per la compromissione ambientale è, dunque, divenuta parte del complessivo patrimonio giuridico lato sensu inteso della società che ha causato la contaminazione (nel caso di specie, sia OMISSIS sia Omissis).
– si affianca alle ordinarie forme di tutela civile (articoli 2043, 2050 e 2058 c.c.) attingibili dai privati lesi nella propria sfera giuridica (tanto patrimoniale quanto non patrimoniale) dalla condotta di inquinamento;
– plasma un istituto a tutela dell’interesse pubblico alla preservazione del bene ambiente, attribuendo (significativamente) agli Enti esponenziali della collettività locale la potestà di ordinare al responsabile l’adozione di condotte tese alla bonifica dell’area (che, da un punto di vista funzionale, sono esattamente contrarie a quelle precedentemente poste in essere).
9. Orbene, riannodando i fili della questione, si ha che se l’istituto delineato dall’art. 17 d.lgs. n. 22 del 1997 (e, poi, dagli articoli 242 e ss. d.lgs. n. 152 del 2006) può trovare applicazione anche a fenomeni di inquinamento verificatisi prima della sua entrata in vigore, alla sola condizione che l’evento “compromissione dell’ambiente” sia – come nella specie – ancora attuale, l’unico diaframma che, adottando l’ottica interpretativa tratteggiata dalla sentenza n. 6055, impedirebbe di attingere con il provvedimento in esame Omissis è rappresentato dal fatto che l’incorporazione di Omissis si è verificata nel vigore di un’esegesi giurisprudenziale che vedeva nella fusione un fenomeno di estinzione della società incorporata e di successione in universum jus da parte dell’incorporante.
Altrimenti argomentando, si ritiene, non solo si potrebbe consentire un commodus discessus per eludere le norme imperative a tutela del bene ambiente, ma – da un punto di vista sistematico – si ammetterebbe la possibilità di una sorta di limitazione extra ordinem della responsabilità giuridica per la commissione di condotte illecite produttive di un danno ancora attuale.
Sotto altro aspetto, potrebbe altresì circoscriversi praeter legem (se non addirittura contra legem) la pienezza contenutistica del fenomeno successorio a titolo universale, funzionale proprio a consentire – a tutela non tanto delle parti interessate, quanto soprattutto dei terzi e dell’interesse generale alla certezza delle situazioni giuridiche – la prosecuzione a tutti gli effetti giuridici del patrimonio del soggetto estinto, salve solo specifiche e tassative eccezioni (ad esempio, i cd. “diritti intrasmissibili”).
Il Collegio ribadisce che con coeva sentenza non definitiva sono già stati respinti tutti i restanti motivi di doglianza avanzati da Omissis.
Pertanto, l’eventuale adesione da parte dell’Adunanza Plenaria all’indirizzo espresso da questo Consiglio nel precedente del 2008 imporrebbe di riconoscere la fondatezza della censura svolta da Omissis sub a), con conseguente accoglimento del ricorso in appello ed annullamento del provvedimento gravato in prime cure.
* I richiami giurisprudenziali del Collegio:
Ciò premesso, la ricorrente sostiene, per quanto di interesse ai fini della presente ordinanza, che:
– il d.lgs. n. 22 del 1997 (cd. “decreto Ronchi”), il cui art. 17 avrebbe per la prima volta introdotto nell’ordinamento l’obbligo di procedere a bonifica in capo al soggetto responsabile di eventi di contaminazione, non potrebbe essere applicato “in relazione ad episodi di inquinamento verificatisi anteriormente alla propria vigenza”, alla luce del carattere di novità dell’istituto de quo, che non si porrebbe in un rapporto di continuità normativa con le previgenti ipotesi di responsabilità civile;
– ove si ritenga diversamente, comunque l’ordine di bonifica non potrebbe essere indirizzato né a Omissis e Omissis, che si sarebbero irrevocabilmente estinte rispettivamente nel 1981 e nel 1991, né ad Omissis, che non avrebbe mai direttamente posto in essere alcuna condotta inquinante;
– per altro verso, Omissis non avrebbe trasferito ad Omissis alcuna situazione soggettiva di obbligo di facere, sia perché la condotta di contaminazione non avrebbe avuto alcun “disvalore giuridico al momento in cui è stata commessa” (cfr. memoria depositata in data 15 ottobre 2018, pag. 19), sia, comunque, perché la legislazione vigente ratione temporis non avrebbe in radice conosciuto l’istituto dell’ordine di bonifica.
A tale elenco di differenze, che potrebbe ancora continuare, va aggiunta la circostanza – estranea all’intima struttura delle due fattispecie, ma di per sé significativa della loro irriducibile alienità – della diversa giurisdizione competente, di regola, a conoscere delle eventuali controversie”.
La sentenza n. 6055 ha premesso che “la Sesta Sezione, nel respingere l’appello dell’ex-concessionario (soccombente anche in primo grado), affermò – espressamente adeguandosi ad un precedente della Cassazione (sez. III pen., 28.4.2000, n. 1783) – tre importanti principi, ossia:
ordinanza 2928 2019, Responsabilità inquinamento decreto Ronchi, inquinamento
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References: art. 17
 sentenza 
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 art. 17
 sentenza 
 Art. 614
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