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Timestamp: 2020-03-28 21:56:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25512 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25512 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. trib., 10/10/2019, (ud. 05/06/2019, dep. 10/10/2019), n.25512
sul ricorso 1115-2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 536/2014 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
05/06/2019 dal Consigliere Dott. ANNA MARIA BASANO;
Le società Immobiliare Bi.Gi. di B.G.P. & C. s.a.s e Immobiliare M.M.R. & C. s.a.s. impugnavano gli avvisi di accertamento ICI, notificati dalla società Teateservizi S.r.l. per conto del Comune di Chieti, relativi all’anno 2004, con cui veniva richiesta la corresponsione della maggiore imposta, oltre sanzioni ed interessi, con riferimento a terreni di cui erano proprietarie pro indiviso.
Le società contribuenti denunciavano l’intervenuta decadenza dell’ente impositore dal potere di accertamento, il difetto di motivazione degli atti e l’infondatezza della pretesa basata su un valore attribuito alle superfici ritenuto incongruo rispetto alle effettive pontenzialità edificatorie delle stesse, oltre al difetto di prova. La Commissione Tributaria Provinciale di Chieti, con sentenza n. 292/1/10, rigettava il ricorso, sul presupposto della natura edificabile delle aree in quanto inserite nel P.R.G., ritenendo non dimostrato il minore valore di mercato rispetto a quanto risultante dalla perizia di stima richiamata negli avvisi di accertamento. Le contribuenti proponevano appello, che veniva rigettato dalla Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo, con sentenza n. 536/06/2014.
Le società ricorrono per la cassazione della sentenza, svolgendo due motivi. Teateservizi S.r.l. si è costituita con controricorso.
L’eccezione è infondata. La sentenza della Commissione Tributaria Regionale è stata pubblicata il 15.5.2014, e quindi al termine lungo di sei mesi (nella fattispecie applicabile trattandosi di giudizio iniziato successivamente al 3.11.2009, come precisato in ricorso a pag.1), occorre aggiungere il periodo di 46 giorni per la sospensione feriale. Nel caso in esame, infatti, non è applicabile la nuova formulazione della L. n. 742 del 1969, art. 1, disposta con il D.I. n. 132 del 2014, art. 16, comma 1, conv. con modifiche dalla L. n. 162 del 2014, trattandosi di impugnazione proposta anteriormente al 1 gennaio 2015 (v. Cass. n. 27338 del 2016; Cass. n. 24887 del 2016). Ciò premesso, come rilevato nel controricorso, il termine di decadenza per l’impugnazione scadeva il 31.12.2014, e risulta dal timbro del cronologico in atti (20493) che il ricorso per cassazione è stato consegnato per la notifica all’UNEP presso il Tribunale di Pescara, in data 30.12.2014, sicchè nessuna decadenza si è configurata. A tale riguardo va ricordato che in tema di notifica a mezzo posta, opera il principio della scissione degli effetti della notificazione per il notificante e per il notificato, sicchè occorre avere riguardo alla data di spedizione dell’atto e non a quella di ricezione dello stesso da parte del destinatario.
2. Con il primo motivo si censura la sentenza impugnata denunciando la violazione dell’art. 2909 c.c. e dell’art. 324 c.c. in relazione all’art. 330 c.p.c., n. 4, in quanto i giudici di appello non avrebbero riconosciuto efficacia determinante, ai fini della risoluzione della controversia, al giudicato intervenuto tra le medesime parti in relazione a questione identica a quella oggetto del presente giudizio con riferimento a diverse annualità (anno di imposta 2006). Si argomenta che la sentenza della CTP di Chieti n. 181/4/2012, passata in giudicato, relativa all’annualità 2006, riguardante una situazione identica a quella oggetto di controversia, ha concluso nel senso della sostanziale inedificabilità delle aree, con conseguente congruità del valore dichiarato e preso quale base imponibile dalle parti. Pertanto, i giudici di appello, edotti del predetto giudicato, avrebbero dovuto applicarlo alla fattispecie, facendo discendere l’annullamento anche degli avvisi di accertamento impugnati.
La Corte ha, infatti, precisato che perchè possa ritenersi applicabile il principio di ultrattività del giudicato esterno è necessario che il giudizio introdotto per secondo investa il medesimo rapporto giuridico che ha già formato oggetto del primo, sic-chè, in difetto di tale presupposto, a nulla può rilevare la circostanza che la lite successiva richieda accertamenti di fatto già compiuti nel corso di quella precedente, in quanto l’efficacia oggettiva del giudicato non può riguardare singole questioni di fatto o di diritto (Cass. n. 4383 del 2011, Cass. n. 1198 del 2011, Cass. n. 25598 del 2010, Cass. n. 23401 del 2010, Cass. n. 27896 del 2009).
Nella fattispecie, l’accertamento sulla inedificabilità del terreno compiuto dalla CTP di Chieti con sentenza n. 181/4/2012, sul cui passaggio in giudicato non vi è contestazione, con riferimento all’anno di imposta 2006, non può essere esteso agli anni precedenti, nella specie anno 2004, tenuto conto che tale valutazione non investe un elemento costitutivo della fattispecie a carattere tendenzialmente permanente e comune ai vari periodi di imposta, posto che la situazione di fatto relativa alla asserita inedificabilità dei terreni poteva non sussistere negli anni precedenti, rilevato che periodi temporalmente distinti possono presupporre fatti differenti, tanto più quando la sentenza definitiva si ponga in contrasto con la consolidata giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 857 del 2010). Invero, con riferimento alla “edificabilità” del terreno, occorre tenere conto dei principi espressi da questa Corte, secondo cui: “In tema di ICI, a seguito dell’entrata in vigore del D.L. n. 203 del 2005, art. 11 quaterdecies, comma 16, conv., con modif., dalla L. n. 248 del 2005, e dal D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 2, conv., con modif., dalla L. n. 248 del 2006, che hanno fornito l’interpretazione autentica del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. b), l’edificabilità di un’area, per l’applicabilità del criterio di determinazione della base imponibile fondato sul valore venale, deve essere desunta dalla qualificazione ad essa attribuita nel piano regolatore generale adottato dal comune, indipendentemente dall’approvazione dello stesso da parte della regione e dall’adozione di strumenti urbanistici attuativi, tenuto altresì conto che il detto D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, prevedendo che un terreno sia considerato edificatorio anche ove esistono possibilità effettive di costruzione, delinea, ai fini fiscali, una nozione di area edificabile ampia ed ispirata alla mera potenzialità edifica-toria” (Cass. n. 4952 del 2018).
3. Con il secondo motivo, si censura la sentenza impugnata denunciando violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, lamentando che trattasi di una sentenza del tutto priva di motivazione, laddove i giudici di appello sostengono che le società appellanti non avrebbero fornito alcun elemento di prova a sostegno delle proprie doglianze, essendosi limitata ad eccepire la sfavorevole posizione della aree oggetto di accertamento e l’assenza di opere di urbanizzazione, senza dare prova dell’impossibilità edificatoria dell’area.
Orbene, nella specie, non è in contestazione che i terreni siti in Chieti Scalo erano qualificati come edificabili dal Piano Regolatore Generale, ed erano ricomprese nella P.P. Chieti Scalo (v. pg.8 ricorso).

References: Sentenza 
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 art. 1
 art. 16
 Cass. 
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 art. 11
 art. 36
 art. 2
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