Source: http://www.lavocecattolica.it/lettera16novembre2006.htm
Timestamp: 2020-08-11 06:42:06+00:00

Document:
“LUCE DI CRISTO”
PER LA DIFESA E LA PROPAGAZIONE DELLA FEDE CRISTIANA
ALLA VIGILIA DEL VIAGGIO DEL SANTO PADRE IN TURCHIA
E PER PRESERVARLO DA OGNI PERICOLO
LETTERA INFORMATIVA n°77
Domenica, 17 novembre 2012 dal “concepimento” di Gesù Cristo, Figlio di Dio, in Maria Vergine
Nel Signore mi sono rifugiato, come potete dirmi: «Fuggi come un passero verso il monte»? Ecco, gli empi tendono l'arco, aggiustano la freccia sulla corda per colpire nel buio i retti di cuore. Quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa può fare? Ma il Signore nel tempio santo, il Signore ha il trono nei cieli. I suoi occhi sono aperti sul mondo, le sue pupille scrutano ogni uomo. Il Signore scruta giusti ed empi, egli odia chi ama la violenza. Farà piovere sugli empi brace, fuoco e zolfo, vento bruciante toccherà loro in sorte; Giusto è il Signore, ama le cose giuste; gli uomini retti vedranno il suo volto.
(Dalla Seconda Lettera di San Giovanni apostolo: 3,4-9)
Io, il presbitero, alla Signora eletta ai suoi figli che amo nella verità: grazia, misericordia e pace siano con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell'amore. Mi sono molto rallegrato di aver trovato alcuni tuoi figli che camminano nella verità, secondo il comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre. E ora prego te, Signora, non per darti un comandamento nuovo, ma quello che abbiamo avuto fin dal principio, che ci amiamo gli uni gli altri. E in questo sta l'amore: nel camminare secondo i suoi comandamenti. Questo è il comandamento che avete appreso fin dal principio; camminate in esso. Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l'anticristo!
Fate attenzione a voi stessi, perché non abbiate a perdere quello che avete conseguito, ma possiate ricevere una ricompensa piena. Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi si attiene alla dottrina, possiede il Padre e il Figlio.
Il giorno 16 (sedici) del mese di Novembre dell’anno 2006 (duemilasei), a PARMA, nell’Ufficio dello Studio del Notaio SALSI MARIA PAOLA, in borgo Giacomo Tommasini n. 20;
si sono riuniti i signori
NIKIFOROVNA IVANOSKAIA TATIANA, nata a Semipalatinsk (Kazakistan - ex URSS) il giorno 7 dicembre 1954 e domiciliata a Colorno in Via Du Tillot n.65 (Cod. Fisc. NKF TTN 54T47 Z154Y);
SANDEI MAURIZIO, nato a Monchio delle Corti (PR) il giorno 16 gennaio 1949 e domiciliato a Colorno in Via Du Tillot n.65 (Cod. Fisc. SND MRZ 49A16 F340Z);
DAL POZZO FRANCESCO, nato a Bologna il giorno 26 novembre 1944 e domiciliato a Firenze in Via Vecchia Bolognese n.321 (Cod. Fisc. DLP FNC 44S26 A944U);
NICOLINI GIORGIO, nato ad Ancona il giorno 18 gennaio 1951 ed ivi domiciliato in Via Maggini n.230 (Cod. Fisc. NCL GRG 51A18 A271P);
SACCO PROILA FIORENZO, nato a Comelico Superiore (BL) il giorno 11 dicembre 1937 e domiciliato a Colorno in Via Martiri della Libertà n.67 (Cod. Fisc. SCC FNZ 37T11 C920U);
FERRABOSCHI LAURA, nata a Rubiera (RE) il giorno 10 novembre 1948 e domiciliata a Parma in Viale Matteotti n.1 (Cod. Fisc. FRR LRA 48S50 H628F);
FERRARONI FRIEDA, nata a Fontevivo (PR) il giorno 10 marzo 1946 e domiciliata a Parma in Via Venezia n.66 (Cod. Fisc. FRR FRD 46C50 D685P);
CALDERINI ARTURO, nato a Colorno (PR) il giorno 7 febbraio 1925 e domiciliato a Parma in Piazzale Santafiora n.3 (Cod. Fisc. CLD RTR 25B07 C904A);
RASTELLI PAOLA, nata a Parma il giorno 21 marzo 1957 ed ivi domiciliata in Piazza Sedro n.1 (Cod. Fisc. RST PLA 57C61 G337T);
PENNACCHIETTI DINO, nato a Parma il giorno 24 maggio 1969 ed ivi domiciliato in Via Aldo Moro n.3 (Cod. Fisc. PNN DNI 69E24 G337O);
i quali hanno dichiarato
1) - di costitituire, come con il presente atto costituiscono ad ogni effetto di ragione e di legge, un’Associazione denominata “Luce di Cristo”;
2) - che la Sede Legale dell’Associazione è fissata in PARMA, Via Verdi n.3; con sedi distaccate in Ancona, Via Maggini n.230 e a Firenze, Via Vecchia Bolognese n.321 ed altre che saranno autorizzate dal Consiglio Direttivo;
3) - che l’Associazione non ha fini di lucro, è libera, indipendente, apolitica, ed ha lo scopo di intervenire in qualsiasi evento pubblico, culturale, politico, storico, artistico e religioso, nella luce ed a difesa e propagazione della Fede Cristiana;
4) - che l’Associazione è retta dallo Statuto che si allega al presente atto;
5) - che, in deroga alle norme statutarie, il primo Consiglio Direttivo dell’Associazione viene così costituito dai sottoindicati signori, che assumono le cariche a fianco di ciascuno segnate e resteranno in carica sino al 31 (trentuno) dicembre 2009 (duemilanove), quando l’Assemblea dei Soci provvederà alla nomina triennale rinnovabile del nuovo Consiglio e delle altre cariche previste dallo Statuto:
* Presidente: NICOLINI GIORGIO;
* Vice-Presidente: NIKIFOROVNA IVANOVSKAIA TATIANA;
* Segretario: RASTELLI PAOLA;
* Tesoriere: SACCO PROILA FIORENZO;
* Consigliere: FERRABOSCHI LAURA;
6) - che, in deroga alle norme statutarie, il Collegio dei Revisori viene nominato nelle persone dei signori:
1) PENNACCHIETTI DINO;
2) FERRARONI FRIEDA.
7) - che la quota annuale di iscrizione degli associati che entreranno a far parte dell’Associazione è lasciata alla libera offerta individuale, con un minimo di Euro 10,00 (dieci).
8) - che il Presidente viene sin d’ora autorizzato: a compiere tutte le pratiche necessarie per il conseguimento del riconoscimento della Associazione presso le Autorità competenti; all’acquisto da parte dell’Associazione della personalità giuridica;
9) - ai soli effetti di cui al punto 8), viene data facoltà al Consiglio Direttivo di apportare all’allegato Statuto quelle modifiche che venissero richieste necessarie dalle competenti Autorità;
10) - che le spese del presente atto, della sua registrazione, delle spese annesse e/o dipendenti sono a carico dell’Associazione.
Si richiede la registrazione in esenzione di bollo e imposta di registro, ai sensi dell’art.8, comma 1, della Legge 266/1991.
Parma, sedici novembre duemilasei
Giorgio Nicolini, Presidente
Tatiana Nikiforovna Ivanoskaia, Vice-Presidente
Paola Rastelli, Segretaria - Fiorenzo Sacco Proila, Tesoriere - Laura Ferraboschi, Consigliere
Maurizio Sandei - Francesco Dal Pozzo - Frieda Ferraroni - Arturo Calderini - Dino Pennacchietti.
Art. 1) - E’ costituita, a tempo indeterminato, l’Associazione denominata “Luce di Cristo”.
Art. 2) - L’Associazione ha sede in PARMA, in Via Verdi n°3.
Art. 3) - L’Associazione non ha fini di lucro, è libera, indipendente, apolitica, ed ha lo scopo di intervenire in qualsiasi evento pubblico, culturale, politico, storico, artistico e religioso, nella luce ed a difesa e propagazione della Fede Cristiana.
Art. 4) - Sono “Associati” le persone od Enti la cui richiesta di ammissione verrà accettata dal Consiglio Direttivo e che verseranno, all’atto dell’ammissione, la quota associativa. Gli associati, che al 31 dicembre di ogni anno non saranno in regola con la relativa quota annuale di rinnovo per la partecipazione all’Associazione (prevista ed obbligatoria per Legge) saranno considerati estromessi.
Art. 5) - La qualità di Associato si perde per decesso, dimissione, per morosità e/o per indegnità; la morosità verrà dichiarata dal Consiglio; la indegnità verrà sancita dall’Assemblea degli Associati.
Art. 6) - Il patrimonio è costituito da eventuali erogazioni, donazioni e lasciti. Le entrate dell’Associazione sono costituite: a) dalle quote sociali; b) da ogni altra entrata che concorra ad incrementare l’attivo sociale.
Art. 7) - L’esercizio finanziario viene chiuso il 31 (trentuno) dicembre di ogni anno. Entro trenta giorni dalla fine di ogni esercizio verrà predisposto dal Consiglio Direttivo il bilancio consuntivo e quello presumibile per il successivo esercizio.
Art. 8) - L’Associazione è amministrata da un Consiglio Direttivo composto da n° 5 (cinque) membri, eletti dall’Assemblea degli Associati per la durata di tre anni. In caso di dimissione o decesso di un Consigliere, il Consiglio - alla prima riunione - provvederà alla sua sostituzione, chiedendone la convalida all’Assemblea riunita.
Art. 9) - Il Consiglio nomina nel proprio seno un Presidente, un Vice-Presidente, un Segretario, un Tesoriere ed un Consigliere, qualora a tali nomine non abbia già provveduto l’Assemblea degli Associati. Nessun compenso è dovuto ai membri del Consiglio.
Art. 10) - Il Consiglio si riunisce tutte le volte che il Presidente lo ritenga necessario o che ne sia stata fatta richiesta da almeno metà dei suoi membri e comunque almeno due volte all’anno, sia per deliberare in ordine al consuntivo ed al preventivo, che all’ammontare minimo della quota sociale annuale. Per la validità delle deliberazioni, occorre la presenza effettiva della maggioranza dei membri del Consiglio ed il voto favorevole della maggioranza dei presenti; in caso di parità prevale il voto di chi presiede. Il Consiglio è presieduto dal Presidente, in sua assenza dal Vice-Presidente; in assenza di entrambi è presieduto dal più anziano d’età dei presenti. Delle riunioni del Consiglio verrà redatto - su apposito libro - il relativo Verbale, che verrà sottoscritto dal Presidente e dal Segretario.
Art. 11) – Il Consiglio è investito dei più ampi poteri per la gestione ordinaria e straordinaria dell’Associazione, senza limitazioni. Esso procede pure alla compilazione dei bilanci preventivi e consuntivi ed alla loro presentazione all’Assemblea, alla nomina di eventuali dipendenti ed impiegati, determinandone la retribuzione e compila il Regolamento per il funzionamento dell’Associazione, la cui osservanza è obbligatoria per tutti gli Associati.
Art. 12) - Il Presidente - ed in sua assenza il Vice-Presidente - rappresenta legalmente l’Associazione nei confronti dei terzi ed in giudizio e cura l’esecuzione dei deliberati dell’Assemblea e del Consiglio. Nei casi di urgenza può esercitare i poteri del Consiglio, salvo ratifica da parte di questo alla prima riunione.
Art. 13) - Gli Associati sono convocati in assemblea dal Consiglio almeno due volte all’anno, mediante comunicazione scritta diretta a ciascun Associato e mediante affissione nell’albo dell’Associazione dell’avviso di convocazione, contenente l’Ordine del Giorno, almeno quindici giorni prima di quello fissato per l’adunanza. L’Assemblea deve pure essere convocata su domanda motivata e firmata da almeno un decimo degli Associati, a norma dell’art. 20 Codice Civile. L’Assemblea può essere convocata anche fuori della sede sociale.
Art. 14) - L’Assemblea delibera: sugli indirizzi e direttive generali dell’Associazione; sulla nomina dei componenti del Consiglio Direttivo e del Collegio dei Revisori; sulle modifiche dell’Atto Costitutivo e dello Statuto; e su tutto quant’altro a lei è demandato per legge o statuto.
Art. 15) – Hanno diritto di intervenire all’Assemblea tutti gli Associati in regola nel pagamento della quota annua minima di associazione. Gli Associati possono farsi rappresentare da altri Associati anche se membri del Consiglio, salvo - in questo caso - per l’approvazione di bilanci e le deliberazioni in merito a responsabilità di consiglieri.
Art. 16) - L’Assemblea è presieduta dal Presidente del Consiglio Direttivo; in mancanza del Presidente, dal Vice-Presidente; in mancanza di entrambi l’Assemblea nomina il proprio Presidente. Il Presidente dell’Assemblea nomina un Segretario e – se lo ritiene il caso - anche due scrutatori. Spetta al Presidente dell’Assemblea constatare la regolarità delle deleghe ed in genere il diritto di intervento all’Assemblea. Delle riunioni di Assemblea si redige un verbale, firmato dal Presidente e dal Segretario ed eventualmente dagli scrutatori.
Art. 17) - Le Assemblee - validamente costituite - deliberano con le maggioranze previste dall’art.21 del Codice Civile.
Art. 18) - La gestione dell’Associazione è controllata da un Collegio di Revisori, costituito da due membri eletti dall’Assemblea degli Associati ogni tre anni. I Revisori dovranno accertare la regolare tenuta della contabilità sociale; redigeranno una relazione ai bilanci annuali; potranno accertare la consistenza di cassa e l’esistenza dei valori e di titoli di proprietà e potranno procedere in qualsiasi momento ad atti di ispezione e di controllo.
Art. 19) - Lo scioglimento dell’Associazione è deliberato - ai sensi dell’ultimo comma dell’art.21 del Codice Civile – dall’Assemblea, la quale provvederà alla nomina di uno o più liquidatori e delibererà in ordine alla devoluzione del patrimonio.
Art. 20) - Tutte le eventuali controversie sociali tra Associati, tra questi e l’Associazione o i suoi Organi, saranno sottoposte - in tutti i casi non vietati dalla legge e con esclusione di ogni altra giurisdizione - alla competenza di un Collegio di tre Probiviri da nominarsi dall’Assemblea; essi giudicheranno “ex bono et aequo”, senza formalità di procedura. Il loro lodo sarà inappellabile.
Associazione Onlus “LUCE DI CRISTO”
* Sede di PARMA
Via Verdi, 3 - 43100 PARMA - Cell. 340.7190085 (Tatiana Nikiforovna Ivanoskaia)
Cell. 338.8702045 (Fiorenzo Sacco Proila) - Facs. 0521.813424
* Sede di ANCONA:
Via Maggini, 230 - 60127 ANCONA - Tel. e Facs. 071.83552 - Cell. 339.6424332 (Giorgio Nicolini)
* Sede di FIRENZE:
Via Vecchia Bolognese, 321 - 50010 FIRENZE - Tel. e Facs. 055.400700 - Cell. 349.2101400 (Francesco Dal Pozzo)
PER LA RICORRENZA CENTENARIA DELLA ORIENTALIUM DIGNITAS DI PAPA LEONE XIII
I nostri fratelli orientali cattolici sono ben coscienti di essere i portatori viventi, insieme con i fratelli ortodossi, di questa tradizione. E’ necessario che anche i figli della Chiesa Cattolica di tradizione latina possano conoscere in pienezza questo tesoro e sentire così, insieme con il Papa, la passione perché sia restituita alla Chiesa e al mondo la piena manifestazione della cattolicità della Chiesa, espressa non da una sola tradizione, né tanto meno da una comunità contro l'altra; e perché anche a noi tutti sia concesso di gustare in pieno quel patrimonio divinamente rivelato e indiviso della Chiesa universale [cfr. Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sulle Chiese Orientali Cattoliche Orientalium Ecclesiarum, I; Decr. sull'ecumenismo Unitatis Redintegratio, 17] che si conserva e cresce nella vita delle Chiese d'Oriente come in quelle d'Occidente.
GESU’ DI FRONTE A CAIFA
O Gesù, che hai voluto essere trascinato presso il Sommo Sacerdote come un blasfemo che predica menzogne, dacci la grazia di essere miti e pazienti quando saremo insultati da oltraggi, maldicenze o calunnie.
Considerate Gesù che ha voluto presentarsi strettamente legato dinanzi a Caifa; questi dopo averlo interrogato con molta arroganza e disprezzo, gli comandò di rispondergli appellandosi all’autorità di Dio. Gesù infatti taceva; ma poi, per onorare l’autorità del Padre suo, rispose di essere veramente il Messia e che un giorno vedendolo arrivare sulle nubi del cielo per giudicare i vivi e i morti, tutti lo avrebbero riconosciuto. Caifa, insieme al suo Consiglio, in base a queste parole, lo giudicò degno della pena riservata ai bestemmiatori, aggiungendo che non v’era bisogno d’altre prove per condannarlo alla pena di morte.
Considerate a questo punto la grande ignoranza di questo ambizioso Pontefice e insieme la cecità colpevole di coloro che aveva consultato. Non avrebbero dovuto far altro che rileggere bene le Scritture che dichiaravano tanto dettagliatamente le forme e le circostanze della venuta e della vita del Messia; bisognava essere tanto ciechi ed ignoranti per non concludere che il Messia era proprio Colui che stava loro dinanzi. (…)
San Giovanni Battista era stato riconosciuto da tutto il popolo come un prodigio di virtù e miracolo di penitenza, come un uomo di così alta perfezione da farlo ritenere senz’altro il Messia. Come si spiega che pur avendolo riconosciuto uomo irreprensibile, anzi un gran Santo, non abbiano dato credito alle sue parole, non abbiano voluto vedere il Messia in Gesù Cristo, sebbene questo grande Oracolo della verità l’avesse pubblicamente proclamato indicandolo a dito? “Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me” (Gv.1,29-30), “… e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali” (Mc.1,7).
Se essi avessero considerato attentamente la carità, la dolcezza, la pazienza, l’umiltà e la modestia di Gesù e soprattutto la sua altissima sapienza sostenuta da numerosi e strepitosi miracoli, non avrebbero avuto difficoltà a giudicare che quell’uomo era veramente Dio, giacché ne compiva le opere mentre lo annunziava pubblicamente. Non sarebbe stato possibile infatti che Dio guarisse i malati, cacciasse i demoni, precipitandoli nell’inferno, facesse camminare gli zoppi, vedere i ciechi e risuscitasse i morti in favore di un semplice uomo che, se non fosse stato Dio, gli avrebbe rapito la facoltà e la gloria che sono propri a Lui solo.
Tuttavia Caifa, insieme ai suoi Sacerdoti, immersi nell’orgoglio, accecati dall’ambizione, insensati, furibondi nelle loro passioni e destituiti da ogni competenza nelle Sacre Scritture, colpe di cui Gesù ebbe più volte a rimproverarli come causa della loro riprovazione, osarono accusare di bestemmia e di falsità le parole del Signore allorché confessava loro di essere il Messia. (…)
Considerate poi la caduta di San Pietro. Egli aveva trascurato nel momento opportuno di pregare per chiedere a Dio la forza per non offenderlo. Trascorse invece quel tempo prezioso a dormire, nonostante l’avvertimento del Maestro; ed eccolo soccombere, trovandosi sprovvisto di fronte alla tentazione. La sua debolezza giunse al punto di fargli giurare di non conoscere Colui che lo aveva scelto come suo primo Apostolo e destinato a farlo conoscere al mondo intero.
O mio Dio, quale triste caduta! E chi può illudersi dopo questo caso di perseverare nella tua grazia? Chi potrà ormai essere tanto temerario, vedendo cadere questo grande Apostolo per le sole parole di una serva, lui che era stata animato da santi propositi, educato nella virtù e nella perfezione da un Maestro tanto saggio come Gesù? Chi potrà essere tanto superbo, ripeto, da non temere dopo tutto ciò di fare miseramente naufragio nella virtù se non chiede incessantemente a Dio il dono della perseveranza? (…).
Considerate da ultimo l’infelice Giuda: conoscendo le conseguenze terribili del suo tradimento, cadde nella disperazione. Egli conosce l’enormità della sua perfidia, ma è tanto cieco da non vedere che la bontà di Dio supera la malizia più perversa del peccatore e che il cuore penetrato da un sincero dolore di averlo offeso, trova sempre in questo Padre celeste un fondo inesauribile di misericordia. Se è vero che la sua piaga è grave, molto superiore è la medicina; se incomprensibile è la sua malvagità, la grazia e gli influssi salvifici sono come il Cielo senza misura. Invece, quel traditore di Giuda se ne va a trovare coloro che gli avevano dato trenta monete d’argento e gettandole a terra dice loro: “«Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!»” (Mt.27,4).
E’ la risposta che i demoni daranno al momento della morte. “Ahimé! - uno dirà -, ho consegnato questo figlio o questo servo al demonio quando ho dato loro cattivi esempi. Ho peccato e sono perduto: il mio delitto è troppo grande per essere perdonato”. E il demonio risponderà: Peggio per te, perché l’hai fatto? perché mi hai obbedito? E’ affare tuo”. (…). Un altro dirà: “Oh, mio Dio, ho peccato, non c’è misericordia per me; ho dato il mio corpo alla dannazione eterna perché non ho lavorato che per esso, per procurarmi ogni piacere o per ricavarne dei beni”. I demoni diranno burlandosi di lui: “E che ci importa che tu sia dannato? Al contrario, ne siamo ben contenti. Perché l’hai fatto? E’ una cosa che riguarda soltanto te”. Un altro ancora dirà:” Infelice me! Eccomi senza speranza di perdono! Ho tradito il Sangue del giusto, ho consegnato l’anima mia riscattata dal Sangue adorabile di Gesù Cristo; non ho minimamente pensato a santificarla; al contrario: mi sono servito dei Sacramenti per macchiarla di più quando mi sono confessato male, nascondendo i miei peccati in confessione, quando non mi sono sinceramente pentito dei miei peccati e non ho fatto il fermo proposito di non più offenderti, mio Dio!”. Ma i demoni risponderanno: “Tutto ciò riguarda te solo, è colpa tua se sei perduto perché hai creduto a noi, perché hai seguito le nostre ispirazioni! Tu ne eri consapevole, perciò è colpa tua se ti sei sbagliato”.
Tutto questo ci risponderanno i nostri nemici al momento della morte, quando vedranno distintamente insieme a noi tutte le nostre colpe, i nostri tradimenti passati; giacché è un tradire Dio quando fingiamo di essere veri cristiani, di essere dalla parte della Chiesa, di gettarci anche ai piedi di un confessore e poi non osservare la Legge di Dio. (…).
O mio Divin Salvatore, quale dolore per un Padre buono come te quando vedesti che Pietro, il tuo primo Apostolo, ritenuto come il primogenito della tua famiglia, ti rinnegava assicurando con giuramento di non conoscerti! Ma quale tristezza profonda non provasti quando vedesti la perdita irreparabile di Giuda, che tu consideravi come un figlio carissimo, avendolo scelto a tuo Apostolo! Se David piangeva in modo tanto miserevole, che nessuno riusciva a consolarlo, quando vide la perdita fatale di suo figlio Assalonne, quale dovette essere la tua afflizione, o mio Signore, quando nel tuo spirito consideravi la perdita di uno dei tuoi discepoli che amavi molto più di quanto David amasse suo figlio?
O mio Dio, dammi te ne prego, un cuore pieno di compassione nel vedere la perdita di tanti peccatori, che dovrei considerare come miei carissimi fratelli essendo tu il Padre di tutti!
Ti chiedo ancora la grazia di imitare la tua modestia e dolcezza davanti a Caifa nel momento in cui ti ricoprivano di obbrobri, d’insulti, di calunnie crudeli.
AFFIDARSI ALLA VERGINE LAURETANA “CONFERMANDO” LA VERITA’
DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA!!!...
UN PELLEGRINAGGIO PAPALE (8-10 dicembre 2006)
www.lavocecattolica.it/lettera16novembre2006.htm
dal 16 novembre 2006
domenica, 19 novembre 2006 00.39

References: Art. 1

Art. 2

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