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Timestamp: 2019-12-09 05:17:01+00:00

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Art. 23 codice di procedura penale - Incompetenza dichiarata nel dibattimento di primo grado - Brocardi.it
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Articolo 23 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 23 Codice di procedura penale
1. Se nel dibattimento di primo grado [465-548, 549 - 567 c.p.p.] il giudice ritiene che il processo appartiene alla competenza di altro giudice, dichiara con sentenza la propria incompetenza per qualsiasi causa e ordina la trasmissione degli atti al giudice competente (1).
2. Se il reato appartiene alla cognizione di un giudice di competenza inferiore, l'incompetenza è rilevata o eccepita, a pena di decadenza, entro il termine stabilito dall'articolo 491 comma 1 (2). Il giudice, se ritiene la propria incompetenza, provvede a norma del comma 1 (3).
(1) La corte costituzionale è intervenuta più volte nel dichiarare l'illegittimità costituzionale di parte dell'articolo.
Una prima volta, con sentenza n. 76 dell'11 marzo 1993, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale nella parte in cui il giudice del dibattimento, quando rileva la propria incompetenza per materia, anzichè trasmettere gli atti al pubblico ministero presso il giudice competente, ordina con sentenza la trasmissione al giudice competente.
La seconda volta con sentenza n. 70 del 15 marzo 1996 ha effettuato una decisione analoga anche con riguardo all'ipotesi di incompetenza per territorio, dichiarando l'illegittimità costituzionale nella parte in cui il giudice dibattimentale, rilevando la propria incompetenza per territorio, anzichè trasmettere gli atti al pubblico ministero presso il giudice competente, li trasmette al giudice competente.
Pertanto, deve ritenersi quanto meno abnorme che il giudice dibattimentale, rilevando con sentenza la propria incompetenza, anzichè trasmettere gli atti al pubblico ministero presso il giudice competente, li trasmetta all'ufficiale giudiziario.
(2) La rilevabilità della incompetenza per materia è molto estesa; tuttavia il legislatore ha posto un limite temporale in due casi: sia i quello disciplinato dall'art. 21 c.p.p., comma III, relativo all'incompetenza per connessione; sia nel caso in cui il reato appartenga alla competenza di un giudice inferiore. In tali casi il limite temporale è quello indicato dall'art. 491 c.p.p. relativo alle questioni preliminari al dibattimento (ovvero alla regolare costituzione delle parti in giudizio).
(3) Qualora durante in giudizio di primo grado dovesse emergere un nuovo fatto appartenente alla competenza di un diverso giudice, quello procedente con sentenza, rileva la propria incompetenza e trasmette gli atti al pubblico ministero presso il giudice competente. E' diverso, dunque dall'ipotesi prevista dagli artt. 516, 517 e 518 c.p.p. : in tale caso infatti, sebbene dovesse emergere, nel corso del dibattimento, un fatto nuovo costituente reato, competente a decidere è il giudice davanti cui pende il processo originario.
In base al principio di tassatività delle impugnazioni stabilito dall'art. 568 c.p.p., le sentenze con cui il giudice dispone, in primo o in secondo grado, la propria incompetenza non sono ricorribili per Cassazione.
Spiegazione dell'art. 23 Codice di procedura penale
Perseguendo gli obiettivi suesposti, la norma in commento, unitamente a quella di cui all'articolo precedente, stabilisce i momenti in cui può essere eccepita l'incompetenza del giudice, oltre alla forma del provvedimento.
Invece, se il giudice si avvede della propria incompetenza dolo la chiusura delle indagini preliminari o durante il dibattimento di primo grado (comma 1) egli dichiara la propria incompetenza con sentenza ed ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice competente, di modo che si proceda come ritenuto opportuno.
Massime relative all'art. 23 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 47097/2014
La dichiarazione di incompetenza per materia del Tribunale per i reati previsti dall'art. 51, comma terzo bis, cod. proc. pen. di competenza della Corte di assise del medesimo ambito territoriale, impone la regressione del procedimento con trasmissione degli atti al pubblico ministero, essendo, invece, illegittima la diretta trasmissione degli atti al giudice ritenuto competente.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 47097 del 13 novembre 2014)
Cass. pen. n. 1415/2014
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1415 del 15 gennaio 2014)
Cass. pen. n. 18710/2013
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 18710 del 26 aprile 2013)
Cass. pen. n. 1883/2012
L'illegalità della pena applicata all'esito del patteggiamento rende invalido l'accordo su di essa concluso tra le parti e ratificato dal giudice, comportando l'annullamento senza rinvio della sentenza che l'abbia recepito con esclusione della procedura di rettificazione dell'errore materiale.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1883 del 18 gennaio 2012)
Cass. pen. n. 10947/2011
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10947 del 16 marzo 2011)
Cass. pen. n. 12317/2004
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 12317 del 15 marzo 2004)
Cass. pen. n. 25657/2003
A norma dell'art. 38 legge 10 aprile 1951, n. 287, di riordinamento dei giudizi di assise, quando nelle leggi di procedura penale si fa riferimento a giudice di competenza superiore o a giudice superiore, la corte di assise si considera giudice di competenza superiore agli altri giudici di primo grado; l'art. 23 c.p.p. dispone che, se nel dibattimento di primo grado il giudice ritiene che il processo appartiene alla competenza di altro giudice, dichiara con sentenza la propria incompetenza e se il reato appartiene alla cognizione di un giudice di competenza inferiore, l'incompetenza è rilevata ed eccepita, a pena di decadenza, entro il termine stabilito dal primo comma del successivo art. 491. Dal combinato disposto di tali norme consegue l'inapplicabilità della preclusione, posta dall'art. 491 c.p.p. nella fase di giudizio che si sia svolta dinanzi al tribunale, essendo la corte di assise giudice considerato superiore dall'art. 38 citato.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 25657 del 12 giugno 2003)
Cass. pen. n. 4125/1998
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4125 del 5 ottobre 1998)
Cass. pen. n. 1787/1998
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1787 del 8 aprile 1998)
Cass. pen. n. 609/1998
Il provvedimento dispositivo del giudizio innanzi al giudice ritenuto competente (nel caso di incompetenza per territorio dichiarata ex art. 23 c.p.p.) in mancanza di rinnovata richiesta del decreto di citazione da parte del P.M. al Gup competente, deve essere annullato trattandosi di atto introduttivo del giudizio da parte di un giudice funzionalmente incompetente e sussistendo il diritto degli imputati alla regressione del procedimento nella fase delle indagini preliminari. Tale principio è di immediata applicazione ai rapporti processuali non ancora esauriti al momento della pronuncia n. 70/1996 della Corte Costituzionale, intendendosi per tali, ove sussistano nullità rilevabili d'ufficio, quelli non ancora definiti con la formazione del giudicato.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 609 del 20 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 5302/1997
Deve considerarsi abnorme, e quindi immediatamente ricorribile per cassazione, la pronuncia con la quale il giudice dichiara la propria incompetenza per materia e trasmette gli atti, in violazione dell'art. 23 c.p.p., all'organo giudiziario ritenuto competente anziché al pubblico ministero presso detto organo; tale decisione, infatti, si pone per il suo contenuto al di fuori dell'ordinamento processuale sia per quanto concerne la violazione dei diritti della difesa sia con riferimento all'esercizio dell'azione penale, la cui titolarità spetta esclusivamente al pubblico ministero presso il giudice competente a norma dell'art. 51 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5302 del 28 febbraio 1997)
Cass. pen. n. 4367/1996
In considerazione del principio di tassatività dei mezzi di impugnazione, è inammissibile il ricorso avverso la sentenza con la quale il giudice di primo grado, ai sensi dell'art. 23, comma 1, c.p.p., abbia dichiarato la propria incompetenza per qualsiasi causa ed abbia ordinato la trasmissione degli atti al giudice ritenuto competente.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4367 del 14 agosto 1996)
Cass. pen. n. 108/1996
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 108 del 5 marzo 1996)
Cass. pen. n. 3063/1995
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3063 del 15 settembre 1995)
Cass. pen. n. 2253/1995
Poiché, ai fini della validità degli atti e provvedimenti del giudice, occorre aver riguardo alla loro sostanza ed agli effetti che essi sono idonei a produrre, in linea con la funzione pratica ad essi assegnata, esplicitamente o implicitamente, dal legislatore, deve escludersi che sia qualificabile come «abnorme» il provvedimento con il quale il giudice, ai sensi del combinato disposto degli artt. 23 e 521, comma secondo, c.p.p., abbia dichiarato la propria incompetenza adottando la forma dell'ordinanza anziché quella della sentenza. (Nella specie, in applicazione di detti principi, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal pubblico ministero avverso l'ordinanza - asseritamente abnorme - con la quale il giudice si era dichiarato incompetente).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2253 del 31 maggio 1995)
Cass. pen. n. 4146/1995
In base al principio di tassatività dei mezzi di impugnazione deve ritenersi inammissibile il ricorso per cassazione avverso la sentenza dichiarativa di incompetenza non essendo previsto alcun mezzo preventivo per regolare la competenza mediante intervento immediato della Suprema Corte, che può essere chiamata a pronunciare sulla stessa solo in esito a conflitto. Né può ricorrersi deducendo violazione del diritto di difesa per mancato avviso al difensore dell'udienza in cui la sentenza in questione è stata pronunciata: ciò in quanto, pur conservando gli atti assunti dal giudice incompetente la loro efficacia, peraltro non residua per l'interessato alcuna situazione deteriore e irreparabile; infatti le eccezioni sono deducibili e vanno esaminate nel giudizio dinnanzi al giudice competente e d'altro canto l'utilizzo dell'atto affetto da nullità pregiudicherebbe la decisione in detto giudizio.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4146 del 19 aprile 1995)
Cass. pen. n. 534/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 534 del 20 gennaio 1995)
Cass. pen. n. 4542/1993
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4542 del 5 maggio 1993)

References: Articolo 23

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