Source: http://www.cartellopoli.net/2012/08/il-tar-annulla-il-bando-di-gara-per.html
Timestamp: 2018-12-18 13:07:47+00:00

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CARTELLOPOLI: Il TAR annulla il bando di gara per l’affidamento del servizio di bike sharing: la vittoria di Pirro della ditta “SCI”
L’articolo si chiudeva facendo presente che “occorre ora attendere la pubblicazione della sentenza per conoscere quali motivi sono stati accolti dalla Sezione Seconda Ter del TAR del Lazio che, con tutta probabilità, ha valutato improcedibile una simile gara senza la definizione preventiva delle postazioni pubblicitarie e prima dell’approvazione del PRIP”.
Lo scorso 8 giugno sono state depositate le motivazioni della sentenza n. 5221, che per una completa conoscenza si rimettono in allegato e che lasciano capire come l’accoglimento del ricorso n. 668 del 30.1.2012 (vedi allegato dei dettagli) costituisca una vittoria di Pirro per la S.r.l. “SCI - Società Concessioni Internazionali” che l’ha presentato con un unico complesso motivo di censura, secondo il quale sarebbero illegittimi in particolare sia i requisiti di capacità economica e finanziaria che i requisiti di capacità tecnico-organizzativa indicati nel bando di gara.
1 - La Sezione Seconda Ter del Lazio ha voluto dapprima ricostruire il quadro in cui la questione si inserisce, riferendo più o meno le stesse vicissitudini del servizio di Bike Sharing così come da me raccontato nell’articolo pubblicato su questo blog il 2 maggio scorso.
3 - A fronte di un importo complessivo a base di asta di 21.400.000 euro, compreso il rinnovo eventuale per ulteriori 5 anni, il bando di gara richiedeva un fatturato globale non inferiore a 40.000.000 euro ed un fatturato da commercializzazione di spazi pubblicitari non inferiore ad euro 20.000.000 euro conseguito nel triennio antecedente: la “SCI” vi deduce l’illegittimità del requisito di capacità economica e finanziaria di cui al punto III 2.2., lett. a 1) e a 2) del bando di gara.
Riguardo ai requisiti di capacità economica e finanziaria secondo la Sezione Seconda Ter del Lazio, con riferimento al precedente punto 2 “la predetta ultima circostanza appare, comunque, non rilevante sia con riferimento al requisito di cui alla lett. a 1) in quanto interessante il fatturato globale dell’impresa (ossia senza alcuna indicazione relativamente all’attività specifica cui il fatturato è collegato), sia con riferimento al requisito di cui alla lett. a 2), essendo incentrato esclusivamente sul fatturato derivante dalla commercializzazione degli spazi pubblicitari, che costituisce un mercato che, sebbene connesso da tempo, soprattutto all’estero, al servizio di Bike Sharing, con funzione di integrazione del corrispettivo al fine di assicurarne la rimuneratività per l’operatore economico, comunque ha, indubbiamente, una valenza assolutamente autonoma dallo stesso. Peraltro, avuto riguardo alla base di asta - considerata la previsione del rinnovo del contratto per un nuovo quinquennio, che trova il proprio limite esclusivamente nel disposto di cui al comma 3 dell’articolo 4 del capitolato speciale, nel caso di mancata corretta esecuzione del servizio da parte dell’affidatario nel quinquennio iniziale - pari ad euro 21.400.000 ed all’ammantare del fatturato richiesto con le lett. a 1) e a 2) del punto III. 2.2, si ritiene che non sussista affatto la dedotta illogicità ed incongruenza.
5.B - Per quanto riguarda invece la capacità organizzativa, per la Sezione Seconda Ter del Lazio “non è dato ravvisare l’illogicità dedotta che viene, peraltro, affermata senza essere nemmeno adeguatamente argomentata nei suoi estremi; non viene, ad esempio effettuata una valutazione comparativa tra il fatturato e la spese per il personale per un operatore del settore.”
7 - Per la “SCI” sarebbe inoltre illegittima anche la clausola di cui al comma 2 dell’articolo 4 del Capitolato speciale nella parte in cui prevede la possibilità per l’amministrazione di non procedere al rinnovo per ulteriori 5 anni del contratto nel caso in cui il servizio non sia stato correttamente eseguito alla luce degli indicativi puntualmente rappresentati in allegato: sarebbe viziata di legittimità in quanto attribuirebbe all’amministrazione comunale un potere potestativo al riguardo e non consentirebbe all’operatore di procedere al calcolo dell’ammortamento dei costi ai fini degli investimenti da effettuarsi.
8 - Per la “SCI” i costi che rimangono a carico dell’affidatario secondo le indicazioni di cui all’articolo 6 del capitolato speciale (quali i costi per l’ottenimento delle autorizzazioni, i costi di installazione e i costi per l’allacciamento alla rete elettrica) sarebbero eccessivi e sproporzionati e soprattutto del tutto incerti ed aleatori, tanto è vero che la stessa “Roma Servizi”, all’articolo 5 del capitolato, premette che la stima dei costi da sostenere al riguardo deve ritenersi puramente indicativa.
Per la Sezione Seconda Ter del Lazio “peraltro negli atti di gara sono specificate alcune delle caratteristiche degli impianti in questione - i quali devono rispondere ai requisiti di cui al richiamato comma 1 bis dell’articolo 6 della deliberazione C.C. n. 37 del 2009, ossia deve trattarsi di manufatti di arredo urbano funzionali al servizio di mobilità alternativa, devono essere localizzati nell’ambito della Città Storica e devono avere le dimensioni indicate di mt. 120x180, per una superficie complessiva espositiva di mq. 1.500, con applicazione delle deroghe di cui al comma 5 dell’articolo 4 della deliberazione C.C. n. 37 del 2009 - nonché le modalità di rilascio delle relative autorizzazioni, che verrà effettuato, come specificato in sede di risposta ai quesiti degli operatori interessati alla partecipazione del 23.12.2011, con una unica contestuale determinazione dirigenziale.
La panchina è l’esempio più significativo di arredo urbano ma ci sono da annoverare nella categoria anche i lampioni, gli orologi e le pensiline, che sono esempi molto visibili, nonché oggetti invisibili, come gli scansaruote, i mascheroni erogatori d’acqua, le fontane e le cassette postali. Comunque l’arredo urbano, oggi, rappresenta la forma pubblicitaria in outdoor maggiormente pianificata, sia perché aumenta la frequenza del messaggio pubblicitario, ma soprattutto perché offre allo stesso la possibilità di accedere a zone della città che con altri veicoli sarebbe impossibile raggiungere. Solo a titolo esemplificativo la pensilina ha una sua caratteristica peculiare in quanto i formati pubblicitari utilizzabili al suo interno sono vari, ed i più comuni sono il 100X140, 140X200 e 120X180; gli orologi, che sono presenti in molte località, e che si presentano diversi per colore, forma e grandezza, supportano il formato prevalentemente del 100X140; la cabina telefonica, ove ancora presente, permette lo sfruttamento del formato prevalente del 100X140; le fioriere, infine, caratteristico esempio di arredo urbano utile per abbellire la città, normalmente supportano il formato 100X140. Il manufatto di arredo urbano è non qualificato, nel caso di specie, nelle sue esatte caratteristiche ma ne viene invece indicata la localizzazione, od almeno l’ambito territoriale nel quale possano essere installati. Ed infatti l’articolo 6, comma 1 bis, in precedenza richiamato, e sulla base del quale si è proceduto con il bando, limita la deroga ai limiti per il rilascio dell’autorizzazione dei nuovi impianti all’installazione “su manufatti costituenti elementi di arredo urbano, funzionali a servizi di mobilità alternativa, collocati nell’ambito della città storica, come definitiva in sede di pianificazione del territorio.” Costituisce, pertanto, elemento determinante per l’operatività della deroga anche la localizzazione degli impianti che non è limitata al solo municipio I-Centro storico; e, infatti, con l’approvazione del nuovo strumento urbanistico, si è assistito al passaggio dal Centro Storico alla Città Storica, la quale si estende, secondo la perimetrazione del Nuovo P.R.G., ben oltre il solo centro storico strettamente inteso.
Secondo la Sezione Seconda Ter del Lazio “per quanto attiene al concetto della funzionalità deve ritenersi che il bando di gara ed il capitolato speciale rimandino al riguardo alla deliberazione n. 284/2011, atteso l’esplicito rinvio ai fini della definizione delle controprestazioni di cui al punto n. 1 del capitolato, ultimo periodo. Nella predetta deliberazione, invero, come in precedenza riportato, viene fornita una definizione della funzionalità che consente di ricomprendere tra gli impianti pubblicitari concedibili anche impianti non coincidenti e quindi anche disgiunti dalle postazioni di Bike Sharing. É ritenuto, infatti, che la funzionalità è da ravvisarsi non nel mero dato fattuale della localizzazione dell’impianto quanto nella sua necessità di assicurare l’equilibrio economico contrattuale attraverso l’indicazione del servizio nell’impianto stesso. Non si ritiene che, tuttavia, le prescrizioni del bando di gara violino il disposto di cui al richiamato articolo 6, comma 1 bis, nella parte in cui, pur disgiunti, i predetti impianti possano essere considerati effettivamente funzionali al servizio di Bike Sharing. Ai predetti fini, tuttavia, non può ritenersi che assuma valenza decisiva l’aspetto economico; in altre parole non si ritiene che possa qualificarsi in termini di funzionalità un impianto pubblicitario per il solo fatto che il suo sfruttamento economico assicura all’operatore del servizio di Bike Sharing la copertura dei costi ed il guadagno da attività d’impresa. Assume, invece, valenza decisiva la funzione che, in concreto, i predetti impianti possono svolgere in favore del servizio di cui trattasi in termini strettamente operativi; qualora, pertanto, gli impianti costituiscano il mezzo attraverso il quale sia possibile pubblicizzare l’esistenza del servizio al fine di attirare una maggiore utenza ed incrementare il giro di affari e dare indicazioni operative in ordine alle modalità di gestione dello stesso e di accostamento allo stesso da parte dell’utenza, allora, non appaiono sussistere dubbi in ordine alla ricorrenza del requisito in questione. E, nel caso di specie, nella richiamata deliberazione, l’amministrazione si è premurata di specificare che le postazioni pubblicitarie ‘recheranno uno spazio dedicato al riconoscimento dell’impianto come facente parte del servizio di bike sharing’; è vero che non viene ulteriormente specificato in cosa esattamente debba consistere il contenuto del predetto spazio né viene indicata la misura dello stesso in relazione all’intera superficie dell’impianto, ma tuttavia, non può negarsi che, in qualunque modo, almeno viene assicurata la funzione minima di dare pubblicità ad un servizio sostanzialmente nuovo nelle sue prospettate dimensioni nella città di Roma dopo un periodo di incertezze notevoli in ordine al suo effettivo svolgimento a seguito delle disposte proroghe del servizio sperimentale a favore della società Cemusa. Tanto premesso dal punto di vista degli impianti pubblicitari, si ritiene che possa fondatamente sostenersi che l’oggetto del contratto sia indeterminato, e tale da ingenerare dubbi in ordine alle caratteristiche degli impianti di cui trattasi, attesa la mancata esatta localizzazione degli impianti da effettuarsi, comunque, in un ambito territoriale abbastanza esteso, attesa la perimetrazione della Città Storica nel Nuovo P.R.G. del 2008 e considerato che la diversa localizzazione di un impianto ha indubbiamente riflessi essenziali relativamente all’entità dello sfruttamento economico che può farsene plausibilmente derivare. In sostanza l’amministrazione non ha ottemperato all’onere di procedere all’esatta individuazione delle postazioni di installazione degli impianti pubblicitari di cui trattasi all’interno, comunque, del perimetro urbanistico della Città Storica, atteso che, soltanto procedendo in detta direzione, avrebbe consentito all’operatore economico di avere piena contezza degli effettivi probabili introiti conseguenti al detto sfruttamento economico. Per quanto attiene, poi, all’aspetto economico specificatamente in contestazione in questa sede, deve rilevarsi che il capitolato speciale, al punto n. 1 “Premesse”, rinvia al contenuto sul punto della più volte richiamata deliberazione della Giunta Comunale n. 284 del 3.8.2011. E nella suddetta deliberazione viene indicato quale è stato il percorso seguito da parte dell’amministrazione al fine di individuare i termini contrattuali delle prestazioni in oggetto. In particolare viene evidenziato, alla pag. 5, che si è partiti dallo studio del progetto sperimentale di Roma Servizi e dall’analisi del mercato di analoghi sistemi in Italia ai fini della quantificazione delle controprestazioni ritenute necessarie al fine di garantire l’equilibrio economico-finanziario del servizio in questione”. Per la Seconda Sezione Ter del Lazio “quanto al secondo profilo, valgono le considerazioni che seguono. Al riguardo deve guardarsi alla disciplina di cui al combinato disposto degli articoli 3 e 38 del D. Lgs. n. 507 del 1993. …. Va subito premesso che, alla stregua della disciplina appena richiamata, l'installazione di impianti pubblicitari è soggetta ad un provvedimento autorizzatorio da parte del Comune ai sensi del combinato disposto degli articoli 3, comma 3, del D.lg. n. 507 del 1993 e 23, comma 4, del D.lgs n. 285 del 1992, e che ogni comune è tenuto ad adottare non solo il regolamento per l'applicazione dell'imposta con il contenuto specifico ivi determinato, ma anche il piano generale fino all’adozione dei quali, ai sensi del comma 8 richiamato, l'amministrazione comunale non può autorizzare l'installazione di nuovi impianti pubblicitari.
Tuttavia, poiché l'attività economica dei privati non può essere impedita a causa di ingiustificate inerzie del comune, da un lato, deve ritenersi che vada tutelato l'interesse della ricorrente e vada dichiarato l'obbligo dell'Amministrazione di dotarsi degli strumenti di cui al citato articolo 3 .., e, dall’altro lato, il comma 8 deve essere messo in relazione, ai fini della sua compatibilità costituzionale, con l'articolo 41 della Costituzione e con l'articolo 2 della legge n. 241 del 1990 che impone all'amministrazione l'onere di determinare, per ciascun tipo di procedimento, il termine per la relativa conclusione, stabilendo in via suppletiva il termine di trenta giorni oltre i quali l'amministrazione medesima diviene inadempiente.
Deve di conseguenza ritenersi che il regolamento comunale adottato ai sensi dell'articolo 3 che inibisca sine die le installazioni pubblicitarie comporti violazione dei principi costituzionali di iniziativa economica anche di derivazione comunitaria .. e che il termine di trenta giorni, oltre il quale l’amministrazione diviene inadempiente, sia applicabile anche al procedimento concernente l'adozione, da parte del comune, del piano generale degli impianti pubblicitari, necessario presupposto del rilascio delle singole autorizzazioni. Sotto tale profilo, il diritto di iniziativa economica risulta adeguatamente protetto e sottoposto ad un limite non irragionevole, preordinato com'è alla salvaguardia di una pluralità di beni di rilievo costituzionale, quali l'ambiente, l'arte, il paesaggio, la sicurezza della viabilità (Corte costituzionale, 17 luglio 2002, n. 355).
Come si può ben vedere, la Seconda Sezione Ter del Lazio ha rigettato sostanzialmente tutti i motivi di censura su cui la ditta “SCI” ha fondato il suo ricorso, accogliendo solo quello riguardante l’assenza di una localizzazione ex-ante delle postazioni pubblicitarie (quanto meno di 347 pannelli pubblicitari bifacciali di mt. 1,20 x 1,80): la sentenza viene così a costituire una vittoria di Pirro per la ditta “SCI” perché - per ottemperare ai requisiti tanto di capacità economica e finanziaria quanto di capacità tecnico-organizzativa richiesti dal Comune di Roma e confermati dal TAR del Lazio - non sarà presumibilmente in grado di partecipare da sola al bando di gara e si vedrà costretta a gareggiare in raggruppamento di imprese (se caso mai ci riuscirà), avvalendosi dell’istituto dell’avvalimento.
Da voci raccolte ma non ufficialmente confermate, sembrerebbe che il Comune di Roma non intenda impugnare al Consiglio di Stato la sentenza del TAR del Lazio n. 4707 del 16 maggio 2012 e che la “Agenzia Roma Servizi per la Mobilità” abbia predisposto un dossier con circa 400 postazioni pubblicitarie ora sul tavolo dell’assessore Davide Bordoni per l'approvazione.
Dettaglio Ricorso SCI n. 668 del 30 gennaio 2012.doc
si parla di bike-sharing, bosi-segnala, Sci
Anonimo 17 agosto 2012 09:59
Da voci di corridoio pare che bordoni, a fronte delle 400 postazioni (di cui si sente davvero bisogno a Roma...) ne abbia autorizzate 40.000 al cubo.
Anonimo 17 agosto 2012 10:03
ho visto che gli è stato dedicato un Post alcuni giorni fa ma è bene rinnovare la segnalazione
Massimiliano Tonelli 17 agosto 2012 10:06
Eccellente lavoro, altre riflessioni in giornata su bike-sharing roma
Anonimo 17 agosto 2012 15:06
la SCI ha piantumato sue 2 nuove cagate (quegli 1x 1 neri in alluminio e vetro tutti uguali con cui sta nuovamente bombardando Roma) su Via Cristoforo Colombo angolo Circonvallazione Gianicolense direzione fuori Roma e sull'aiuola all'incrocio tra Via Cristoforo e Via Giustiniano mperatore sempre direzione fuori Roma.
LA CRISTOFORO COLOMBO E' MORTA, SEPOLTA E MARTIRIZZATA DA UNA GIUNGLA ININTERROTTA DI CARTELLI E CARTELLONI. BENVENUTI A ROMA,OH VOI CHE ARRIVATE ALL?AEROPORTO INTERCONTINENTALE LEONARDO DA VINCI!
Anonimo 17 agosto 2012 15:13
NUOVO INCIDENTE CONTRO CARTELLONE:
Sullo svincolo che dalla Cristoforo Colombo porta al Viadotto della Magliana (passando davanti a Sheraton) stamani un cartello 1x 1 posizionato a "bordo carreggiata" ed in curva era quasi spezzato in due e circondato da nastro "di emergenza" bianco e rosso. Evidentemente un auto lo ha preo in pieno ed effettivamente è stato posto in posizione davvero CRIMINALE!
Purtroppo ero nel traffico e non ho potuto fare foto. Basta un sopralluogo per verificare.

References: sentenza 
 sentenza 
 articolo 6
 articolo 3
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