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Timestamp: 2020-02-27 19:59:26+00:00

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Corte Suprema di Cassazione sentenza 9067/2018
Sentenza 9067/2018
Discrezionalità tecnica esercitata dalla CO.N.SO.B. – Responsabilità ex art. 2043 c.c.
L'attività della pubblica amministrazione, anche nel campo della discrezionalità tecnica (quale è quella esercitata dalla CO.N.SO.B. nell'esercizio della funzione di vigilanza), deve svolgersi nei limiti posti non solo dalla legge, ma anche dell'art. 2043 c.c., che sancisce il divieto del "neminem laedere", sicché detta discrezionalità non può mai estendersi alla scelta radicale tra l'attivarsi o meno, specie qualora siano emersi gravi indizi di irregolarità.
Responsabilità civile - Condotta omissiva
In tema di responsabilità civile, l'omissione di un certo comportamento rileva, quale condizione determinativa del processo causale dell'evento dannoso, quando si tratti di condotta imposta da una norma giuridica specifica, sicché il giudizio relativo alla sussistenza del nesso causale non può limitarsi alla mera valutazione della materialità fattuale, bensì postula la preventiva individuazione dell'obbligo specifico di tenere la condotta omessa in capo al soggetto.
Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 12 aprile 2018, n. 9067 (CED Cassazione 2018)
1. - Gli originari attori, in numero di 113, hanno agito nei confronti della Repubblica Italiana e della Consob dinanzi al Tribunale di Roma e, dopo aver riferito di essere stati clienti dello Studio (OMISSIS), di cui era titolare un agente di cambio, in un periodo compreso tra il 1990 e l'aprile del 1996, hanno chiesto condanna delle convenute al risarcimento del danno subito per effetto di condotte addebitate sia allo Studio (OMISSIS) che alla (OMISSIS) S.p.A., falliti nel (OMISSIS), i quali avrebbero distratto a vantaggio proprio e di terzi le somme da essi attori depositate per essere investite, dolendosi per un verso del tardivo recepimento della direttiva CEE n. 93/22 e per altro verso della mancata vigilanza da parte della Consob sull'attività degli intermediari mobiliari citati.
3. - Contro la sentenza hanno proposto appello principale la Consob ed incidentale gli originari attori, eccezion fatta per (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), (E ALTRI OMISSIS)
4. - Con sentenza del 5 maggio 2014 la Corte d'appello di Roma ha dichiarato inammissibile l'appello proposto dalla Consob nei confronti di (OMISSIS) e (OMISSIS) e respinto l'appello spiegato dalla stessa Consob nei confronti degli altri appellati ivi indicati, accogliendo per converso l'impugnazione incidentale di questi ultimi e liquidando in loro favore l'intera somma da ciascuno chiesta. A fondamento della decisione la Corte territoriale ha per quanto rileva osservato:
-) che la Consob aveva proposto l'appello nei confronti di (OMISSIS) e (OMISSIS), decedute nel corso del giudizio di primo grado, in violazione dell'onere di indirizzare l'impugnazione nei confronti dei loro eredi, senza che tale onere fosse subordinato alla conoscenza o conoscibilità dell'evento secondo criteri di ordinaria diligenza;
-) che, difatti, la Consob aveva atteso un anno e quattro mesi prima di disporre l'esecuzione dell'ispezione nei confronti dello Studio (OMISSIS), ispezione che era poi iniziata solo dopo altri sei mesi, sicchè era trascorso nel complesso quasi un biennio, ossia un arco temporale del tutto incompatibile con le esigenze di celerità imposte dai compiti di vigilanza attribuiti alla Commissione;
-) che lo Studio (OMISSIS), già insolvente dai primi anni 80, aveva continuato ad operare occultando lo stato di insolvenza sino alla dichiarazione di fallimento con la sistematica distrazione delle somme consegnate nel tempo dai clienti per un importo sottratto, anche nell'aprile 1996, in epoca prossima al fallimento, superiore ai 68 miliardi di lire, sicchè una tempestiva azione ispettiva avrebbe consentito di scoprire la gestione illecita dello Studio (OMISSIS), il che si desumeva dalla circostanza che l'intervento ispettivo della Consob aveva in effetti portato alla scoperta degli illeciti;
-) che l'appello non meritava accoglimento neppure in relazione alla erroneità dell'accertamento dell'effettiva sussistenza del danno in capo a ciascuno dei risparmiatori, dal momento che essi avevano prodotto fascicoli individuali contenenti la documentazione posta a supporto della domanda, ivi comprese le ricevute rilasciate dallo Studio (OMISSIS), sicchè l'appellante avrebbe dovuto argomentare con riferimento a ciascuna posizione sull'idoneità dei numerosissimi documenti prodotti a fornire la prova di cui gli attori erano onerati;
Ha in breve ritenuto la Corte territoriale la sussistenza degli errori revocatori denunciati dalla Consob per il fatto che la sentenza impugnata per revocazione non aveva tenuto conto, nel determinare le somme a ciascuno spettanti, nè della circostanza che essi avevano percepito per effetto di un riparto parziale dell'attivo del Fallimento dell'agente di cambio (OMISSIS) un importo pari all'1% della sorte capitale del danno preteso, nè della circostanza che la Consob aveva dato esecuzione alla sentenza di primo grado nei confronti della maggior parte degli appellati. Dopodichè la stessa Corte d'appello ha condannato la Consob a pagare agli originari attori ivi indicati le somme spettanti ad ognuno al netto di quanto già liquidato dal Tribunale e dell'1% percepito in sede fallimentare.
8. - Hanno depositato memorie Consob e (OMISSIS) ed altri.
i) nullità della sentenza per violazione dell'articolo 82 c.p.c., articolo 163 c.p.c., comma 2, n. 2, articoli 164, 170, 285, 298, 299, 300, 303, 304, 327, 328 e 330 c.p.c., quanto alla erronea declaratoria di inammissibilità dell'appello spiegato dalla Consob nei confronti di (OMISSIS) e (OMISSIS), deceduta nel corso del giudizio di primo grado con evento interruttivo non dichiarato nè notificato dal procuratore costituito. In relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4;
ii) nullità della sentenza per violazione dell'articolo 112 c.p.c., quanto alla omessa pronuncia sull'appello proposto dalla Consob nei confronti di (OMISSIS). In relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4;
iii) violazione e/o falsa applicazione degli articoli 47 e 97 Cost., della L. n. 216 del 1974 e L. n. 1 del 1991, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 138 del 1975, del Decreto Legislativo n. 415 del 1996, della L. n. 402 del 1967, nonchè dell'articolo 2043 c.c., dell'articolo 40 c.p., comma 2, e dei principi in tema di elemento oggettivo e di nesso di causalità nell'illecito civile omissivo in relazione all'accertamento dell'omissione di vigilanza addebitata alla Consob quale causa concorrente del danno. In relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3;
iv) violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 2043 c.c., articolo40 c.p., comma 2, e articolo 110 c.p., nonchè dei principi desumibili dall'articolo 2055 c.c. in tema di unicità del fatto dannoso in presenza di serie causali autonome, una delle quali sia costituita dalla commissione di reati di natura appropriativa o distrattiva, in relazione all'accertamento di una condotta omissiva colposa di vigilanza della Consob e della sussistenza del nesso causale tra tale condotta e il danno da reato. In relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3;
v) violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 47 Cost., della L. n. 216 del 1974 e L. n. 1 del 1991, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 138 del 1975, del D.L.gs. n. 415 del 1996, della L. n. 402 del 1967, in relazione alla ritenuta, da parte del giudice d'appello, urgenza per la Consob di procedere ad attività ispettiva nei confronti dell'agente di cambio (OMISSIS). In relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3;
vi) violazione e/o falsa applicazione della L. n. 216 del 1974 e L. n. 1 del 1991, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 138 del 1975, del D.lgs. n. 415 del 1996, della L. n. 402 del 1967, e segnatamente del Decreto del Presidente della Repubblica n. 138 del 1975, articolo 7 nonchè dell'articolo 40 c.p., comma 2, e dei principi in tema di nesso di causalità dell'illecito civile omissivo in relazione alla idoneità dell'intervento ispettivo della Consob ad impedire la prosecuzione dell'attività illecita dell'agente di cambio e la causazione di gran parte del danno. In relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3;
vii) nullità della sentenza per violazione degli articoli 33, 40, 103, 274, 277 e 279 c.p.c. per aver trattato e deciso come un'unica controversia, con unitario giudizio di accoglimento/rigetto, oltre cento cause distinte e cumulate, in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4, e, in stretta relazione, violazione e falsa applicazione dei canoni fondamentali desumibili dagli articoli 2043 e 2697 c.c. per non aver conseguentemente tenuto conto nel formulare il giudizio dei diversi tempi in cui gli oltre cento attori avevano effettuato i loro versamenti di denaro all'agente di cambio (OMISSIS), vuoi quanto alla esistenza e alla quantificazione del danno patito da ciascuno degli oltre cento attori vuoi quanto all'onere di prova su ciascuno di essi gravante, in riferimento all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè, ancora in stretta relazione ai superiori motivi, nullità della sentenza per violazione dell'articolo 132 c.p.c., comma 2, n. 4, stante il difetto assoluto di motivazione con mancanza grafica, relativamente alla decisione di accoglimento delle domande, autonome e scindibili formulate uno actu, dagli oltre cento attori, in relazione all'articolo 360, comma 1, n. 4, c.p.c.;
viii) violazione/o falsa applicazione dell'articolo 97 Cost., articolo2043 c.c., e articolo 40 c.p., comma 2, avuto riguardo alla mancata individuazione del preciso momento a partire dal quale, dopo il luglio 1994, si sarebbe verificata l'omissione colposa della Consob qualificabile come ritardo nell'avvio dell'ispezione presso lo studio dell'agente di cambio (OMISSIS). In relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3;
ix) nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione degli articoli 115 e 116 c.p.c. e degli articoli 2043, 2697, 1223 c.c. e ss., articoli 2702 c.c. e ss. nonchè della L. n. 216 del 1974 e L. n. 1 del 1991, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 138 del 1975, del Decreto Legislativo n. 415 del 1996 e della L. n. 402 del 1967, quanto all'accertamento e liquidazione del danno asseritamente patito dagli attori. In relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4;
x) violazione/o falsa applicazione degli articoli 2043, 2056 e 1223 c.c. e della L. n. 1 del 1991, articolo 15, commi 1 e 3, e articolo 19 e del Decreto Ministeriale 30 settembre 1991, articolo 2, comma 2, e articolo 5, commi 2-3, avuto riguardo alla mancata detrazione, in sede di liquidazione del danno, di un importo pari al credito vantato per indennizzo verso il Fondo Nazionale di Garanzia pari al 25% della perdita patrimoniale subita. In relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3;
xi) violazione e falsa applicazione degli articoli 2043, 2055, 1292, 1294 c.c. per avere la Corte d'appello giudicato che ai fini dell'affermazione della responsabilità passiva risarcitoria della Consob è irrilevante l'esistenza di condebitori solidali, in tal modo omettendo l'accertamento della fattispecie della responsabilità imputata alla stessa Consob. In relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3;
xii) nullità della sentenza per violazione degli articoli 112, 345 e 352 c.p.c., in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4, nonchè per violazione degli articoli 2043, 2056 e 1223 c.c. e ss., in relazione all'articolo 360 c.c., comma 1, n. 3, per avere la Corte d'appello illegittimamente duplicato la condanna a favore degli attori portata dalla sentenza di primo grado con omesso esame, rilevante ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, circa un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti (intervenuto pagamento da parte di Consob dopo il rigetto, in appello, dell'istanza di inibitoria) ovvero con omessa pronuncia sull'eccezione di pagamento, rilevabile anche d'ufficio e comunque contenuta nella domanda di restituzione, in ogni caso con violazione e falsa applicazione delle norme emarginate sulla liquidazione del danno;
xiii) nullità della sentenza per violazione degli articoli 112, 345 e 352 c.p.c. avuto riguardo alla mancata detrazione, in sede di liquidazione del danno, delle somme conseguite per effetto del secondo riparto parziale eseguito dal Curatore del Fallimento di (OMISSIS) nel corso del giudizio di appello, in relazione all'articolo360 c.p.c., comma 1, n. 4, e/o all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio e è stato oggetto di discussione tra le parti.
3. - Il ricorso incidentale condizionato proposto da (OMISSIS) ed altri contro la stessa sentenza del 5 maggio 2014 contiene due motivi così rubricati:
i) violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 2043 c.c. e della L. n. 216 del 1974, articolo 3, lettera g),; Decreto del Presidente della Repubblica n. 138 del 1975, articoli 1, 3, 4, 7, 10 e 13; Decreto del Presidente della Repubblica n. 252 del 1979, articoli24, 25, 37 e 38; L. n. 1 del 1991, articoli 11, 12 e 19; L. n. 289 del 1986, articoli 2 e 10 con riguardo al Regolamento Consob n. 2723/1987; Decreto Ministeriale 30 settembre 1991, articolo 14 con riguardo alla valutazione del comportamento posto in essere dalla Consob prima del luglio 1994. Art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio. Art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5";
ii) violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 2043 c.c. e della L. 2 gennaio 1991, n. 1, articoli 2, 6, 9, 11 e 12 con riguardo alla omessa valutazione del ruolo giocato, rispetto al danno lamentato dai controricorrenti, dalla negligente attività di vigilanza posta in essere dalla Consob nei confronti della Sim. Art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio. Art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
i) nullità della sentenza per violazione degli articoli 99, 112, 189, 359, 400 e 402 c.p.c., in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4, quanto alla dichiarazione di "cessazione della materia del contendere" e alla contestuale pronuncia di "condanna" a carico della Consob;
ii) nullità della sentenza per violazione degli articoli 99 e 112, 189, 359, 398, 400 e 402 c.p.c., in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4, a proposito della quantificazione della condanna pronunciata a carico della Consob con l'effetto sostitutivo, quanto al dispositivo, rispetto alla pronuncia d'appello in parte qua revocata;
iii) nullità della sentenza per violazione degli articoli 398, 400 e 402 c.p.c., in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4 per avere essa pronunciato la condanna a carico della Consob, con effetto sostitutivo, quanto al dispositivo, rispetto alla pronuncia di appello, in modo incoerente con il vizio da essa stessa accertato.
5. - I ricorsi proposti contro l'una e l'altra sentenza vanno riuniti. Difatti, i ricorsi per cassazione proposti, rispettivamente, contro la sentenza d'appello e contro quella che decide l'impugnazione per revocazione avverso la prima, devono, in caso di contemporanea pendenza in sede di legittimità, essere riuniti in applicazione (analogica, trattandosi di impugnazioni avverso distinti provvedimenti) della norma dell'articolo 335 c.p.c., che impone la trattazione in un unico giudizio di tutte le impugnazioni proposte contro la stessa sentenza. Ed invero, la riunione di detti ricorsi, pur non essendo espressamente prevista dalla citata norma del codice di rito, discende dalla connessione esistente tra le due pronunce, atteso che sul ricorso per cassazione proposto contro la sentenza revocanda può risultare determinante la pronuncia di cassazione riguardante la sentenza resa in sede di revocazione (Cass. 5 agosto 2016, n. 16435; Cass. 29 novembre 2006, n. 25376; Cass. 29 luglio 2004, n. 14350; Cass. 3 febbraio 2004, n. 2818; Cass. 19 aprile 2003, n. 6328; Cass. 6 agosto 2001, n. 10835).
6. - Effettuata la riunione, occorre considerare che l'esame del ricorso per cassazione avverso la sentenza oggetto di impugnazione per revocazione si pone in posizione di subordinazione logica rispetto a quella pronunciata in detta sede (Cass. 20 marzo 2009, n. 6878; Cass. 20 maggio 2008, n. 14442;Cass. 29 luglio 2004, n. 14350; Cass. 13 febbraio 2004, n. 2818; Cass. 2 febbraio 2004, n. 1814).
7. - (OMISSIS) ed altri hanno formulato eccezione di inammissibilità del ricorso ora in esame per carenza di interesse, sul presupposto, in buona sostanza, che la Consob sarebbe risultata vincitrice nel giudizio di revocazione.
Nel caso in esame la Consob ha denunciato dinanzi alla Corte d'appello di Roma un duplice errore revocatorio della sentenza revocanda, consistente in ciò, che essa, nel pronunciare a suo carico la condanna al pagamento delle somme dovute singolarmente a ciascun attore, non aveva tenuto conto nè di quanto corrisposto in esecuzione della sentenza di primo grado, nè di quanto da essi attori percepito per effetto di un riparto parziale eseguito nell'ambito del fallimento (OMISSIS), chiedendo darsi atto di tali circostanze ed accertarsi e dichiararsi "che la condanna della Consob... nei confronti di ciascuno di essi deve essere ritenuta come ridotta dell'1%... e, inoltre, dichiarare che tale sentenza è esecutiva limitatamente al pagamento di un ammontare pari al 49% degli importi nummari indicati nel dispositivo della stessa sentenza".
Ed ancora, sotto il secondo aspetto (secondo e terzo motivo di ricorso contro la sentenza resa in sede di revocazione), è parimenti evidente che la Corte d'appello, nel revocare la sentenza impugnata, condannando la Consob al pagamento delle minori somme effettivamente dovute, ha semplicemente inteso ottemperare al precetto dettato dall'articolo 402 c.p.c., che, una volta accolta la domanda di revocazione sotto l'aspetto rescindente, investe il giudice della fase rescissoria, imponendo di adottare una nuova decisione di merito sulla domanda originaria destinata a sostituire quella impugnata. Difatti la revocazione travolge completamente i capi della sentenza che sono frutto di errore, sicchè il giudice della fase rescissoria, chiamato nuovamente a decidere, deve procedere ad un nuovo esame della controversia. Il giudizio ex articolo 402 c.p.c. è cioè nuovo e non è la mera correzione di quello precedente, per cui la nuova decisione sul merito è del tutto autonoma e non può certo essere la risultante di singoli elementi correttivi nell'iter logico-giuridico espresso dalla decisione revocata (Cass. 15 febbraio 2001, n. 2181; Cass. 16 maggio 2017, n. 12215).
10. - (OMISSIS) ha formulato eccezione di improcedibilità o inammissibilità del ricorso per inesistenza-nullità della notifica, e ciò per violazione della L. n. 53 del 1994, articoli 1, 3 e 7giacchè il difensore della Consob non avrebbe indicato il numero dell'autorizzazione alla notifica degli atti giudiziari ed il numero di cronologico, non avrebbe utilizzato un plico recante la dicitura "notifica ex L. n. 53 del 1994", non avrebbe indicato l'ufficio postale presso cui era stata effettuata la notifica, non avrebbe indicato che la spedizione del plico era effettuata con posta raccomandata, non avrebbe indicato il numero della raccomandata della notifica, attribuendosi inoltre la veste di ufficiale giudiziario.
E che si tratti di nullità e non di inesistenza è del resto espressamente previsto dalla L. 21 gennaio 1994, n. 53, articolo 11 recante "Facoltà di notificazioni di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati e procuratori legali", secondo cui: "Le notificazioni di cui alla presente legge sono nulle e la nullità è rilevabile d'ufficio, se mancano i requisiti soggettivi ed oggettivi ivi previsti, se non sono osservate le disposizioni di cui agli articoli precedenti e, comunque, se vi è incertezza sulla persona cui è stata consegnata la copia dell'atto o sulla data della notifica".
Sicchè, anche ad ammettere la sussistenza della dedotta nullità, essa sarebbe rimasta sanata per effetto del deposito del controricorso da parte del (OMISSIS).
La Consob ha proposto appello nei confronti di (OMISSIS) e (OMISSIS), decedute nel corso del giudizio di primo grado senza che l'evento interruttivo fosse stato dichiarato ovvero notificato ai sensi dell'articolo 300 c.p.c..
In proposito la Corte d'appello, come si è visto, ha ritenuto, uniformandosi all'indirizzo giurisprudenziale all'epoca condiviso, che l'appellante, nella situazione verificatasi, fosse onerato della proposizione dell'impugnazione nei confronti della "giusta parte", ossia degli eredi delle (OMISSIS).
Ma, le Sezioni Unite di questa Corte, riprendendo una soluzione già precedentemente accolta, hanno da ultimo riaffermato il c.d. principio dell'ultrattività del mandato, in forza del quale, in caso di evento interruttivo che, durante lo svolgimento del primo grado del giudizio, abbia colpito la parte costituita e non sia stato dichiarato o notificato, l'impugnazione notificata alla parte deceduta presso il procuratore costituito, ai sensi dell'articolo 330 c.p.c., è ammissibile (Cass., Sez. Un., 4 luglio 2014, n. 15295).
Sicchè la pronuncia impugnata va cassata con rinvio nella parte in cui ha ritenuto inammissibile l'appello proposto nei confronti di (OMISSIS) e (OMISSIS).
11.2. - È fondato il secondo motivo.
Quantunque l'appello fosse stato proposto nei confronti anche di (OMISSIS), la Corte d'appello non ha nei suoi riguardi pronunciato, non essendo ella menzionata nè nell'intestazione, nè nel dispositivo della sentenza, nè altrove.
Sicchè la pronuncia impugnata va cassata con rinvio nella parte in cui ha omesso di pronunciare sull'appello spiegato nei confronti di (OMISSIS).
-) e perchè, trattandosi di responsabilità omissiva, sarebbe stato insussistente l'obbligo giuridico, in capo alla Consob, di impedire l'evento, ai sensi dell'articolo 40 c.p., comma 2;
Già nella seconda metà degli anni 90 del secolo scorso, tuttavia, alcune decisioni hanno ammesso la condanna di autorità indipendenti al risarcimento dei danni ex articolo 2043 c.c., individuando la posizione soggettiva lesa nel diritto soggettivo del risparmiatore all'integrità del patrimonio nonchè all'autodeterminazione nello svolgimento dell'attività negoziale (Cass., Sez. Un., 27 ottobre 1994, n. 8836, in materia di diffusione di informazioni inesatte e di omissioni o negligenze commesse dall'amministrazione nell'esercizio dei poteri di vigilanza;Cass., Sez. Un., 18 maggio 1995, n. 5477, in materia di ritardo nella pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di un decreto con cui era stata revocata l'autorizzazione ad una società a svolgere la sua attività).
I termini della questione, come è noto, si sono in seguito radicalmente modificati per effetto della decisione delle Sezioni Unite di questa Corte che ha riconosciuto la risarcibilità ai sensi dell'articolo 2043 c.c. del danno causato dall'esercizio illegittimo della funzione pubblica (Cass., Sez. Un., 22 luglio 1999, n. 500). È sulla scia di questa decisione che si colloca l'ormai remoto riconoscimento della responsabilità della Consob, tenuta all'osservanza del principio del neminem laedere, per omissione di controllo, nella specie sui dati contenuti in un prospetto informativo falso (Cass. 3 marzo 2001, n. 3132), secondo una linea che successivamente risulta aver ricevuto soltanto conferme (Cass. 25 febbraio 2009, n. 4587, concernente la medesima vicenda; Cass. 23 marzo 2011, n. 6681, anch'essa pronunciata nei confronti della Consob; ma v. pure p. es. la più recente Cass. 20 febbraio 2015, n. 3458, concernente omessa verifica da parte dell'Ufficio Italiano Cambi della sussistenza dei requisiti per l'iscrizione nell'elenco degli intermediari finanziari comunitari; ed ancora v.Cass. 9 maggio 2008, n. 11556, che, ricostruiti i termini della questione nella linea di cui si è detto, ha confermato la decisione di merito che aveva in concreto escluso profili di colpa in capo alla Consob).
È appena il caso di osservare che, nel quadro dell'orientamento giurisprudenziale così stabilizzatosi, l'inerzia o il ritardo della Consob, non possono mai ed in nessun caso trovare giustificazione nella discrezionalità tecnica che connota la sua attività, fermo essendo l'insegnamento di questa Corte secondo cui la discrezionalità relativa al quomodo della vigilanza non può mai estendersi anche alla scelta radicale tra l'attivarsi o non, soprattutto qualora - come nel caso di specie, secondo quanto ritenuto, come si vedrà, dal giudice del merito con apprezzamento che si sottrae al sindacato di questa Corte -sussistano gravi indizi di irregolarità (Cass. 3 marzo 2001, n. 3132). Resta da dire, in generale, che, per i fini del riconoscimento della responsabilità aquiliana della Consob, non occorre, in effetti, enucleare un diritto soggettivo del risparmiatore all'integrità del patrimonio, e dunque cimentarsi con la discussa figura del danno "meramente patrimoniale", giacchè l'ingiustizia del danno ricorre alla condizione necessaria e sufficiente della sussistenza di una lesione inferta ad una posizione soggettiva tutelata dall'ordinamento sulla base di specifici indici normativi, quali nella specie quelli che imponevano alla Consob l'attività di sorveglianza di cui si dirà (e v. successivamente, con grado di inequivocità ancor maggiore, il testo del Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, articolo 91 testo unico della finanza, secondo cui la Consob, "esercita i poteri previsti dalla presente parte avendo riguardo alla tutela degli investitori nonchè all'efficienza e alla trasparenza..."), letti attraverso la lente unificante del dettato costituzionale ritratto dall'articolo 47 Cost., e dunque del rilievo della tutela del risparmio.
11.3.2. - Ciò premesso, quanto alla prima delle due direttrici lungo la quale le censure in esame si sviluppano (quella dell'insussistenza dell'obbligo giuridico, in capo alla Consob, di impedire l'evento, ai sensi dell'articolo 40 c.p., comma 2), non coglie nel segno l'assunto della Consob secondo cui essa non sarebbe stata titolare, all'epoca dei fatti, di poteri di vigilanza tali da giustificare l'addebito di un illecito aquiliano perpetrato mediante condotta omissiva, assunto sviluppato, per l'appunto, sul presupposto dell'assenza di un obbligo giuridico di impedire l'evento di danno denunciato dagli attori, obbligo rilevante per i fini dell'integrazione del nesso di causalità materiale scrutinato in applicazione dell'articolo 40 c.p., comma 2.
Resta da dire che la disciplina così riassunta non è stata intaccata dalla L. 2 gennaio 1991, n. 1, che ha attribuito alla Consob specifici compiti di vigilanza nei riguardi delle società di intermediazione mobiliare incrementando altresì i poteri di vigilanza nei confronti degli agenti di cambio, dovendo questi ultimi osservare le disposizioni dettate per le società di intermediazione mobiliare in materia di svolgimento dell'offerta fuori sede (articolo 5), di modalità di negoziazione dei valori mobiliari (articolo 11) e di modalità di esecuzione degli ordini (articolo 12).
Ne deriva che la Consob, nella veste ad essa riconosciuta dal legislatore di "organo di garanzia del risparmio", era assoggettata già all'epoca ad un vero e proprio obbligo giuridico di impedire o circoscrivere, nei limiti del possibile, il danno poi verificatosi a carico degli originari attori mediante l'esercizio dei propri poteri di vigilanza, danno scaturente da una condotta dell'agente di cambio di cui la Consob, alla stregua del parametro di diligenza di cui all'articolo 1176 c.c., comma 2 a seguito della "notizia di irregolarità risalente al 1994" di cui dà conto la sentenza impugnata (pag. 14), avrebbe dovuto avvedersi, adottando, nel più breve tempo giustificabile in termini di osservanza del menzionato parametro di diligenza, le possibili contromisure.
Orbene, la Corte territoriale, facendo applicazione dei principi della condicio sine qua non e della causalità adeguata te pervenuta alla conclusione che un tempestivo e corretto esercizio dei poteri di vigilanza della Consob - poteri che la Corte d'appello, rifacendosi anche alla decisione del primo giudice, ha riconnesso al quadro normativo ricordato e non soltanto, come sostenuto dalla ricorrente, all'articolo 47 Cost. - avrebbe consentito "di scoprire la gestione illecita dello Studio (OMISSIS)", dissuadendo evidentemente gli investitori dalle operazioni compiute.
11.3.3. - Quanto, poi, al secondo aspetto su cui le ridondanti censure in esame si incentrano, la Consob ha in breve ribadito ed ulteriormente sostenuto che la Corte d'appello avrebbe errato nel ritenere la sussistenza del nesso di causalità tra la sua condotta ed il danno lamentato dagli attori giacchè, trattandosi di causalità omissiva, sarebbe mancata l'identificazione di un preciso obbligo giuridico di impedire il verificarsi della condotta dell'agente di cambio, avuto riguardo al rilievo, svolto in relazione al precetto posto dall'articolo 2055 c.c., che detta condotta avrebbe dato luogo alla commissione di reati - reati che non alla Consob spetterebbe di prevenire e perseguire - da parte dell'agente di cambio medesimo, tali da integrare un'autonoma serie causale rispetto alla quale non avrebbe potuto essere predicata una sua corresponsabilità discendente da un'omissione colposa, tanto più che la Corte d'appello avrebbe erroneamente ritenuto l'idoneità dell'espletamento della vigilanza da parte sua, peraltro tempestivamente posta in essere, ad impedire il verificarsi del danno secondo il principio della regolarità causale.
Quanto alla circostanza che i danni sarebbero derivati da fatti reato, è sufficiente richiamare il principio affermato da questa Corte secondo cui l'unicità del fatto dannoso richiesta dall'articolo2055 c.c., ai fini della configurabilità della responsabilità solidale degli autori dell'illecito, va intesa in senso non assoluto, ma relativo, sicchè ricorre tale responsabilità, volta a rafforzare la garanzia del danneggiato e non ad alleviare la responsabilità degli autori dell'illecito, pur se il fatto dannoso sia derivato da più azioni o omissioni, dolose o colpose, costituenti fatti illeciti distinti, e anche diversi, sempre che le singole azioni od omissioni, legate da un vincolo di interdipendenza, abbiano concorso in maniera efficiente alla produzione del danno, a nulla rilevando, a differenza di quanto accade nel campo penalistico, l'assenza di un collegamento psicologico tra le stesse. Deve infatti escludersi, a norma dell'articolo 41 c.p., comma 2, l'imputabilità del fatto dannoso a taluno degli autori delle condotte illecite esclusivamente nel caso in cui a uno solo degli antecedenti causali debba essere riconosciuta efficienza determinante ed assorbente, tale da escludere il legame eziologico tra l'evento dannoso e gli altri fatti, relegati al rango di mere occasioni, mentre non contrasta con tale principio la disposizione dell'articolo 187 cpv. c.p., la quale, statuendo per i condannati per uno stesso reato l'obbligo in solido al risarcimento del danno, non esclude ipotesi diverse di responsabilità solidale di soggetti che non siano colpiti da alcuna condanna o siano colpiti da condanna per reati diversi o siano taluni colpiti da condanna e altri no (Cass. 12 marzo 2010, n. 6041; Cass. 8 agosto 2007, n. 17397; Cass. 7 giugno 2006, n. 13272).
La Corte territoriale, una volta affermata la responsabilità della Consob nell'an, ha sbrigativamente argomentato come segue: "Gli attori hanno prodotto in primo grado (e poi ridepositato in appello), divisa in fascicoletto di individuali, tutta la documentazione, comprese le ricevute rilasciate allo studio (OMISSIS), relativa alle operazioni di investimento e ai conferimenti in numerarlo operati dai singoli risparmiatori. Il giudice di primo grado non ha quindi accertato il danno solo sulla base dell'ammissione dei crediti al passivo fallimentare dell'agente di cambio. L'impugnazione avrebbe quindi dovuto argomentare, con riferimento a ciascuna posizione, sull'inidoneità dei numerosissimi documenti prodotti a fornire la prova di cui gli attori erano onerati".
E però, una volta che il giudice d'appello ha escluso ogni addebito alla Consob fino al momento della propalazione delle notizie risalenti al luglio 1994, per ciò stesso la Corte territoriale - importando tale decisione qui confermata il venir meno della base logica della liquidazione operata dal primo giudice - avrebbe dovuto provvedere a rideterminare quanto spettante a ciascuno degli attori, senza poter tenere in alcun conto la pregressa statuizione del Tribunale e dovendo invece procedere ex novo all'esame delle singole pretese risarcitorie, in ossequio all'ordinario riparto degli oneri probatori, che pone a carico del danneggiato, secondo la previsione dell'articolo 2697 c.c., comma 1 la prova del danno: tutto ciò, beninteso, non "a spanna", ma attraverso una dettagliata disamina, effettuata singolarmente, della posizione di ognuno di essi, mercè l'indicazione specifica delle perdite occorse nell'arco temporale entro il quale fosse predicabile il ritardo della Consob nel dispiegare l'esercizio dei suoi poteri di vigilanza, detratte tutte le somme percepite in qualunque sede dagli stessi attori a ristoro del pregiudizio subito, e con la chiara indicazione delle ragioni per le quali, in applicazione del congegno del giudizio controfattuale, il sollecito intervento della Consob avrebbe impedito il verificarsi del danno.
Resta da dire dell'undicesimo motivo, con cui la Consob ha sostenuto che la Corte d'appello, come pure il Tribunale, avrebbe ritenuto la responsabilità solidale della Consob, senza identificare il condebitore in solido, che, secondo la ricorrente, potrebbe essere non soltanto l'agente di cambio, ma anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell'economia e delle Finanze, nonchè la Banca d'Italia: motivo destituito di qualunque fondamento, essendo del tutto evidente, salvo a non prospettare una lettura del tutto speciosa della sentenza impugnata, che la Corte d'appello, nel ritenere la responsabilità della Consob per non aver vigilato sulla condotta dell'agente di cambio, ha inteso affermare che il danno patito dagli attori era stato cagionato, nel quadro di applicazione del richiamato articolo 2055 c.c., dal sinergico comportamento di quest'ultimo e, sotto il profilo dell'omessa vigilanza, della Commissione.
12. - Il ricorso incidentale condizionato di (OMISSIS) ed altri va respinto.
12.1. - È infondato il primo motivo.
Orbene, la decisione della Corte di merito è conforme al principio, al quale va data continuità, secondo cui: "L'attività di vigilanza e controllo richiede una prestazione vigile, e cioè che il controllo si attivi in presenza di indici di anomalia e di esposti e segnalazioni circa la sussistenza di situazioni anomale o patologiche, ma anche che, per evitare una paralisi, sia dell'attività dell'organo, sia del mercato, questi proceda osservando regole di normale prudenza, onde evitare che segnalazioni fondate soltanto su giudizi soggettivi, eventualmente anche riconducibili a contrasti e mere delusioni di aspettative in ordine all'esito dell'investimento, possano pregiudicare la stessa efficacia ed efficienza dell'organo di controllo" (Cass. 9 maggio 2008, n. 11556). Principio del resto conforme alle regole operanti in materia di causalità omissiva, come già in precedenza esaminate, le quali richiedono che la responsabilità dell'agente debba essere ricollegata alla violazione di uno specifico obbligo giuridico di attivarsi, obbligo che non può essere fatto genericamente discendere dalla previsione di poteri di vigilanza in capo alla Consob, in mancanza del verificarsi di condizioni tali da innescare il doveroso esercizio di essi: se così non fosse, difatti, si finirebbe per ricollegare la responsabilità aquiliana per omissione non alla preesistenza di uno specifico dovere di azione, come è richiesto dall'articolo 40 c.p., e dalla costante giurisprudenza di questa Corte, pur con una tendenza alla dilatazione in fattispecie peculiari che non mette conto richiamare in questa sede, ma al generale dovere del neminem laedere di cui all'articolo 2043 c.c., che - pur constando isolate opinioni dottrinali di segno diverso - ha invece senso richiamare nel solo campo della responsabilità commissiva. Ed invero, come questa Corte ha da tempo affermato, "il rispetto del principio del neminem laedere richiede l'astensione da ogni attività e cioè, propriamente, da un facere che possa recar danno ad altri; ma da esso non deriva che, sempre e necessariamente, sussista colpa in relazione ad un non facere, per il solo fatto che l'eventuale attività del soggetto avrebbe potuto impedire l'evento dannoso. Non la semplice inattività può dar luogo a responsabilità per colpa, ma soltanto quella inattività che si risolve in una vera e propria omissione, cioè nel mancato compimento di un'attività specificatamente dovuta" (Cass. 9 gennaio 1979, n. 116; sulla necessit).
12.2. - Palese è poi l'inammisibilità del secondo motivo di ricorso incidentale, se non altro per carenza di interesse, giacchè neppure risulta dagli atti - che in ogni caso non son indicati, con conseguente difetto di autosufficienza - che gli originari attori fossero stati clienti della (OMISSIS) S.p.a..
13. - In definitiva, è dichiarato inammissibile il ricorso di Consob contro la sentenza del 15 giugno 2016; è respinto il ricorso incidentale condizionato di (OMISSIS) ed altri contro la sentenza del 5 maggio 2014; sono respinti i motivi 3, 4, 5, 6 e 11 e dichiarati inammissibili i motivi 12 e 13 del ricorso principale Consob contro la stessa sentenza; sono accolti nei termini in precedenza indicati i motivi 1, 2, 7, 8, 9 e 10 di tale ultimo ricorso; la sentenza è cassata in relazione ai motivi accolti e la causa rinviata per nuovo esame alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione, la quale, oltre a provvedere nei confronti di (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), individuato l'esatto momento a partire dal quale configurare come colposo l'omesso esercizio dei poteri spettanti alla Consob, provvederà a quantificare il danno, individuando, con riguardo alla posizione di ciascun singolo investitore, le perdite che un tempestivo esercizio di detti poteri avrebbe impedito, detratte le somme a qualunque titolo percepite a ristoro del pregiudizio subito, nonchè liquidando le spese di questo giudizio di legittimità.
dichiara inammissibile il ricorso proposto da Consob contro la sentenza della Corte d'appello di Roma del 15 giugno 2016, rigetta il ricorso incidentale condizionato proposto da (OMISSIS) ed altri contro la sentenza della Corte d'appello di Roma del 5 maggio 2014, rigetta il terzo, quarto, quinto, sesto e undicesimo motivo e dichiara inammissibili il dodicesimo e tredicesimo del ricorso principale proposto dalla Consob contro la stessa sentenza, accoglie come in motivazione il primo, secondo, settimo, ottavo e decimo motivo del medesimo ricorso, cassa la sentenza del 5 maggio 2014 in relazione ai motivi accolti e rinvia anche per le spese alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione.

References: sentenza 

Sentenza 
 art. 2043
 Sentenza 
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 articolo 163
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 articolo40
 articolo 110
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 articolo 2
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 articolo 360
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 articolo 11
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