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Timestamp: 2020-04-02 04:37:24+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13704 del 31/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13704 del 31/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 31/05/2017, (ud. 09/02/2017, dep.31/05/2017), n. 13704
sul ricorso iscritto al n. 24368/2014 R.G. proposto da:
B.D., rappresentata e difesa dall’avvocato Roberto Galeani ed
elettivamente domiciliata in Roma, piazzale Clodio n. 13, presso lo
studio dell’avvocato Daniele Berardi;
pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Letizia Esposito
ed elettivamente domiciliata in Roma, piazza Antonio Mancini n. 4;
avverso la sentenza del Tribunale di Tivoli, sezione distaccata di
Castelnuovo di Porto, depositata il 18 luglio 2013.
B.D. propone ricorso, articolato in quattro motivi, per la cassazione della sentenza del Tribunale di Tivoli, sezione distaccata di Castelnuovo di Porto, che ha rigettato, in data 18 luglio 2013, l’appello della stessa proposto avverso la sentenza del 28 aprile 2010 del Giudice di pace di Castelnuovo di Porto con la quale, a sua volta, era stata rigettata la domanda risarcitoria proposta nei confronti di F.G. e della Unipolsai Assicurazioni s.p.a. per il risarcimento dei danni derivati da un incidente stradale verificatosi il 17 gennaio 2007.
La Unipolsai Assicurazioni s.p.a. resiste con controricorso, mentre la F. non ha svolto attività difensiva.
La ricorrente ha depositato memorie oltre il termine previsto dall’art. 380-bis cod. proc. civ., comma 1.
A fondamento del ricorso la B. espone i seguenti motivi:
– “art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, violazione del principio della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, art. 112 c.p.c., per omessa motivazione in ordine alla richiesta di ammissione delle richieste istruttorie avanzate dalla ricorrente, prova testimoniale e c.t.u. tecnico modale”;
– “art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, per violazione degli artt. 112 e 115 c.p.c. e art. 132 c.p.c., n. 4, per essere altresì la sentenza totalmente carente di motivazione”;
– “art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, per violazione degli artt. 2054 e 2700 c.c., artt. 140, 141 e 145 C.d.S.”;
– “art. 360 c.p.c., n. 3, violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., R.D.L. n. 1578 del 1933”.
I primi due motivi sono manifestamente inammissibili poichè a prescindere dal richiamo all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, – in realtà viene dedotto il vizio di motivazione del provvedimento impugnato; vizio che, com’è noto, non costituisce più motivo di ricorso per cassazione per le sentenze pubblicate in grado d’appello a partire dall’11 settembre 2012.
La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830).
Nella specie, la denuncia di carenza di motivazione contenuta nel secondo motivo di ricorso (in alcun modo riconducibile ai paradigmi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4) neppure lambisce il caso della mancanza assoluta di decisione, risolvendosi in una generica contestazione delle conclusioni cui è pervenuta la corte territoriale. Anche il primo motivo, relativo all’omessa motivazione del rigetto della richiesta di nuove prove in appello, è palesemente inammissibile in quanto, com’è noto, il rigetto delle richieste istruttorie può essere motivato tacitamente mediante l’assunzione della causa in decisione nel merito, condotta che esprime un giudizio di superfluità o, seconda dei casi, di non indispensabilità della prova.
Il terzo motivo di ricorso si risolve in una censura di merito in quanto, nell’ambito dello stesso, la ricorrente illustra la propria versione dei fatti, indicando poi quali norme del codice della strada dovrebbero applicarsi alla condotta da lei attribuita alla controparte. Ma, a prescindere dalla pretesa violazione o falsa applicazione di tali disposizioni, l’antecedente logico e giuridico della doglianza in esame è costituito da una ricostruzione alternativa in punto di fatto, come tale inammissibile in sede di legittimità.
Con il quarto motivo di ricorso si censura la regolamentazione delle spese processuali, nella parte in cui è stato riconosciuto, in favore della controparte, il diritto al rimborso di Euro 140,00 per spese, nonostante la parte appellata non avesse sostenuto alcun esborso.
Anche questo motivo è infondato. L’importo di Euro 140,00 oggetto di contestazione, infatti, non è liquidato a titolo di “spese vive” (come invece sostiene la ricorrente), bensì più genericamente di “spese”, in esse dovendosi quindi comprendere non soltanto le spese esenti D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 15 ma anche le c.d. spese imponibili, corrispondenti a qualsiasi esborso sostenuto in occasione e in conseguenza della pendenza della lite.
In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e le spese del giudizio di legittimità in favore della UnipolSai Assicurazioni s.p.a. vanno poste a carico della ricorrente, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 1, nella misura indicata nel dispositivo.
Ricorrono i presupposti perchè la ricorrente sia condannata d’ufficio – ai sensi dell’art. 96 c.p.c., comma 3, – al pagamento in favore della UnipolSai Assicurazioni s.p.a. di una somma, equitativamente determinata nella misura indicata in dispositivo in base al valore della controversia, in quanto ha agito in giudizio senza adoperare la normale diligenza e comunque senza compiere alcun serio sforzo interpretativo, deduttivo o argomentativo per sostenere l’impugnazione proposta.
Sussistono altresì i presupposti per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, sicchè va disposto il versamento, da parte dell’impugnante soccombente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione da lei proposta, senza spazio per valutazioni discrezionali (Sez. 3, Sentenza n. 5955 del 14/03/2014, Rv. 630550).
dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della UnipolSai Assicurazioni s.p.a., delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge, nonchè al pagamento – ai sensi dell’art. 96 cod. proc. civ., in favore della stessa controparte, della somma di Euro 1.500,00.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 112
 art. 132
 sentenza 
 art. 54
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 15
 art. 13
 art. 1
 Sentenza