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Esproprionline.it -TAR CALABRIA 24/12/2003 - ILLEGITTIMA UNA PERIZIA DI VARIANTE SU UN PROGETTO ANNULLATO-Dopo un annullamento giudiziale di un atto, esso può essere rinnovato, purché sulla base di ragioni diverse da quelle che cagionarono l’annullamento. Dopo un annullamento giudiziale di un atto, esso può essere rinnovato, purché sulla base di ragioni diverse da quelle che cagionarono l’annullamento." />
Dopo un annullamento giudiziale di un atto, esso può essere rinnovato, purché sulla base di ragioni diverse da quelle che cagionarono l’annullamento.
Dopo un annullamento giudiziale di un atto, esso può essere rinnovato, purché sulla base di ragioni diverse da quelle che cagionarono l’annullamento. “Se è vero che la decisione del giudice amministrativo, particolarmente quando sia pervenuta all'annullamento dell'atto per vizi formali, non preclude all'Amministrazione il riesame e l'eventuale rinnovazione dell'atto caducato, purché siano rispettati i termini essenziali della pronuncia già intervenuta ed il nuovo provvedimento sia sorretto da ragioni diverse rispetto a quelle che dettero luogo all'annullamento, occorre rilevare che nella specie non di rinnovazione dell’azione amministrativa si è trattato, bensì di prosecuzione di un’attività che è andata ad innestarsi su di una procedura già sanzionata dal giudice. In altri termini, non vi è stata una rinnovazione del progetto, ma una perizia di variante di un progetto annullato in sede giurisdizionale”.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
TAR CALABRIA Catanzaro 24 dicembre 2003 n. 3621
(Mezzacapo pres., rel.)
La controversia inerisce ai lavori di costruzione del nuovo ponte sul fume Ancinale in prosecuzione alla variante di Soverato e dello svincolo con la trasversale delle Serre. L’ANAS redige un primo progetto, n. 4705/430, il 26 marzo 1998. Il progetto è approvato con provvedimento n. 1778 del 25 settembre 1998 dell’Amministrazione dell’ente citato. Sulla scorta del detto progetto il Prefetto della provincia di Catanzaro autorizza l’occupazione di urgenza delle aree interessate, ivi comprese quelle di proprietà della odierna ricorrente. Successivamente le stesse aree sono restituite dall’ANAS alla odierna ricorrente giusta comunicazione della prima n. 19654 del luglio 2001. Peraltro, con sentenza n. 332 del 21 marzo 2000 questo Tribunale, su ricorso di altro soggetto interessato alla medesima vicenda espropriativa, ha annullato il provvedimento con cui l’ANAS aveva approvato il progetto dei lavori di cui è questione. Quindi l’ANAS approva, con provvedimento n. 5469 del 26 novembre 2002, anche agli effetti della dichiarazione di pubblica utilità nonché di urgenza ed indifferibilità, una perizia di variante tecnica contrassegnata dal n. 8211/471 e redatta in data 11 aprile 2002 ed originata dall’esigenza di apportare alcune variazioni al progetto originario. Ed è sulla scorta della richiamata perizia di variante che è adottato dal Prefetto di Catanzaro, in data 16 aprile 2003, il decreto di occupazione di urgenza avversato in questa sede.
Avverso il detto decreto e gli atti ad esso presupposti è dunque proposto il presente ricorso a sostegno del quale si deduce l’illegittimità dell’operato dell’intimata Amministrazione per aver riproposto identico progetto già annullato in sede giurisdizionale, travisamento dei fatti, nullità dell’intera procedura espropriativa per mancanza di V.I.A..
Si sono costituiti in giudizio l’Ufficio territoriale del Governo di Catanzaro e l’ANAS s.p.a. affermando l’infondatezza del proposto ricorso e concludendo perché lo stesso venga respinto.
Deve in via preliminare rilevare il Collegio l’infondatezza della eccezione di inammissibilità del proposto ricorso sollevata dall’ANAS s.p.s. L’intimata società, infatti, fonda la detta inammissibilità sulla mancata impugnazione, da parte della odierna ricorrente, del decreto di approvazione, anche ai fini della pubblica utilità, del progetto di perizia di variante del 26 novembre 2002. E ciò, afferma, “è comprensibile in quanto l’eventuale impugnativa sarebbe stata comunque irricevibile per tardività perché il suddetto provvedimento del 26.11.2002 era stato già comunicato alla Sig.ra Scalamandrè con raccomandata A.R. del 3.6.2002”. A ben considerare, infatti, con la citata nota prot. n. 12881 del 3 giugno 2002 l’ANAS Spa ha comunicato all’odierna ricorrente l’avvio del procedimento, che ha poi condotto all’approvazione della perizia di variante redata l’11 aprile 2002. Sarebbe stato, invero, singolare comunicare nel mese di giugno un provvedimento che sarebbe stato adottato solo nel successivo mese di novembre. Del resto, è la stessa ricorrnete che muove nella sua premessa in fatto proprio dall’avviso di avvio del procedimento del 3 giugno 2002. Piuttosto alla stessa, pur notiziata dell’avvio del procedimento, l’atto di questo conclusivo, e cioè l’approvazione del progetto, anche ai fini della dichiarazione di pubblica utilità, intervenuta il 26 novembre 2002 non risulta essere stato notificata ovvero comunicata e comunque non dimostra la resistente ANAS spa la conoscenza dello stesso atto in data che renda tardivo il proposto ricorso.
Il ricorso deve, dunque, essere riguardato nel merito.
Ad avviso del Collegio lo stesso risulta fondato e va, pertanto, accolto.
Decisivo ed assorbente risulta, al riguardo, il dato concernente l’avvenuto annullamento da parte di questo Tribunale, con pronuncia confermata in appello, dell’originario progetto di opera pubblica di cui è questione. Se è vero che la decisione del giudice amministrativo, particolarmente quando sia pervenuta all'annullamento dell'atto per vizi formali, non preclude all'Amministrazione il riesame e l'eventuale rinnovazione dell'atto caducato, purché siano rispettati i termini essenziali della pronuncia già intervenuta ed il nuovo provvedimento sia sorretto da ragioni diverse rispetto a quelle che dettero luogo all'annullamento, occorre rilevare che nella specie non di rinnovazione dell’azione amministrativa si è trattato, bensì di prosecuzione di un’attività che è andata ad innestarsi su di una procedura già sanzionata dal giudice. In altri termini, non vi è stata una rinnovazione del progetto, ma una perizia di variante di un progetto annullato in sede giurisdizionale. Verosimilmente l’Amministrazione non ha colto la portata caducante della pronuncia del giudice amministrativo, atteso che nel decreto del 7 novembre 2002 del Capo dipartimento del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti si legge che con la sentenza del TAR Calabria, confermata in appello, sono state annullate le determinazioni assunte nella Conferenza di servizi del 21 luglio 1997, laddove con la citata sentenza n. 332 del 21 marzo 2000 questo Tribunale ha ritenuto inammissibile l’impugnativa all’epoca proposta avverso gli esiti della citata Conferenza di serivizi ed ha invece espressamente annullato la disposizione dell’ANAS del 25 settembre 1998 con cui era approvato il progetto dell’opera pubblica di cui trattasi. E che si tratti di integrazione e modifica dell’originario progetto (annullato) lo conferma la stessa ANAS negli scritti approntati per la difesa da parte dell’Avvocatura (pag. 3). Anzi, in detto ultimo scritto l’ANAS espressamente afferma (pag. 6) che la sopra citata sentenza del TAR Calabria n. 332 del 2000 non avrebbe annullato il progetto (originario) dell’opera pubblica, avendo questo come atto tecnico mantenuto la sua piena validità, ma avrebbe annullato “di fatto, il decreto che dichiarava la pubblica utilità del progetto per omessa pubblicità ex legge 241/90”. Sembra di capire che la valutazione dell’ANAS sia nel senso che, essendo stata la disposizione approvativa del progetto annullata da questo giudice per mancata comunicazione dell’avvio del procedimento conducente ad atto dichiarativo della publica utilità, sia stata annullata solo la dichiarazione di pubblica utilità e non anche il progetto. L’argomentare, pur suggestivo, non convince. Che la ragione dell’annullamento sia stata la omessa comunicazione di avvio del procedimento non leva che l’intervento cassatorio del giudice ha colpito la complessiva approvazione del progetto, la cui idoneità quale atto tecnico a nulla rileva sul piano della sua “tenuta” giuridica”. E’ il progetto, quale approvato, ad essere stato annullato, anche se in ragione di vizi formali specificamente interessanti il profilo della dichiarazione di pubblica utilità. Né si può immaginare, prima di tutto sul piano logico, un annullamento dell’approvazione del progetto nella sola parte parte in cui reca la dichiarazione di pubblica utilità. Privato di questa è lo stesso progetto a non avere più alcun rilievo giuridico, altro essendo l’insieme di elaborati tecnici che costituiscono il “progetto” di un’opera dal punto di vista tecnico-ingiegneristico. Non vi sono dubbi, quindi, che la perizia di variante con cui è sostanzialmente riavviata la procedura espropriativa di cui trattasi poggia su di un atto oramai inesistente, essendo certo l’avvenuto annullamento del progetto originario. Piuttosto è da considerare che il ricorso conducente al più volte citato annullamento in sede giurisdizionale dell’originario progetto del ponte di cui è questione è stato a suo tempo proposto da altro ricorrente anch’esso evidentemente coinvolto dalla procedura espropriativa avviata dall’Amministazione. E’ però vero che l'efficacia soggettiva di una sentenza amministrativa di annullamento passata in giudicato si estende sicuramente erga omnes per la parte cassatoria dell'atto, mentre per la parte prescrittiva vale la regola dell'efficacia inter partes desumibile dall' art. 2909 Cod. civ. La stessa giurisprudenza del Consiglio di Stato ha osservato che l'annullamento giurisdizionale assume un ambito di efficacia soggettiva erga omnes allorquando il provvedimento abbia contenuto inscindibile proprio con riferimento all’ipotesi del progetto di realizzazione di un'opera pubblica con connessa indicazione delle aree da espropriarsi (cfr. IV Sezione, 7 dicembre 2000 n. 6512). Ed infatti, la sfera di efficacia soggettiva di una pronuncia giurisdizionale amministrativa di annullamento va differenziatamente individuata a seconda che si abbia riguardo alla sua parte dispositivo cassatoria dell'atto ovvero a quella ordinatorio prescrittiva, statuente limiti e vincoli per la successiva azione dell'Amministrazione.
In ordine alla prima parte, in quanto portante l'eliminazione dal mondo giuridico di una entità obiettiva quale il provvedimento impugnato, la pronuncia non può che necessariamente fare stato erga omnes, essendo l'istituto dell'annullamento ontologicamente insuscettibile di produrre la caducazione di un atto per taluni e non per altri (cfr. Cons. Stato, V Sez., 28 dicembre 1989 n. 910; V Sez., 1 marzo 1989 n. 153; V Sez., 25 novembre 1988 n. 749; VI Sez., 12 maggio 1981 n. 211).
Viceversa, relativamente alla parte ordinatorio prescrittiva, la pronuncia si atteggia come tipicamente inerente al rapporto giuridico dedotto in giudizio (al rapporto, cioè, corrente tra la potestà pubblica riguardata, segnatamente, nei limiti di legittimità imposti alla sua esplicazione e l'interesse legittimo della parte privata azionato), che viene esaminato ed in ordine al quale prescrizioni e vincoli sono posti negli stretti limiti degli interessi sostanziali fatti valere dall'istante, delle censure dedotte e delle contrapposte eccezioni sollevate. Donde l'estensibilità in parte qua, per ragioni ermeneutico sistematiche suffragate dal canone costituzionale di cui all'art. 24, primo comma, Cost., del principio proprio delle pronunce giurisdizionali civili - pur esse, di norma, tipicamente inerenti a rapporti - secondo cui il giudicato fa stato unicamente fra le parti, i loro eredi ed aventi causa (art. 2909 Cod. civ.; cfr. in questo senso: Cons. Stato, IV Sez., 6 marzo 1990 n. 169). E dunque anche sotto questo profilo non vi è bubbio che il disposto annullamento, con pronuncia confermata in appello, del progetto originario dell’opera pubblica di cui è questione, ha efficacia anche nei confronti della odierna ricorrente.
Dall’insieme delle esposte considerazioni consegue la fondatezza del proposto ricorso dovendosi condividere, per quanto innanzi rilevato, la censura di illegittimità dell’operato della resistente Amministrazione per aver questa sostanzialmente agito avendo a riferimento e base di azione un progetto già annullato dal giudice. In ragione del disposto accoglimento vanno annullati gli atti avversati con il presente ricorso.

References: provvedimento n. 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 2909