Source: http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/html/2014/12/11/05/comunic.htm
Timestamp: 2019-06-26 12:19:21+00:00

Document:
﻿V Commissione - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - giovedì 11 dicembre 2014
Giovedì 11 dicembre 2014. — Presidenza del presidente Francesco BOCCIA. — Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Paola De Micheli.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 14 ottobre 2014.
Francesco BOCCIA, presidente, ricorda che nella seduta del 14 ottobre scorso il rappresentante del Governo si era riservato di fornire i chiarimenti richiesti, in attesa che la Ragioneria generale dello Stato verificasse la relazione tecnica sul provvedimento in esame, predisposta dal Dipartimento delle finanze.
Il sottosegretario Paola DE MICHELI annuncia che il Governo chiederà all'Assemblea di rinviare il provvedimento all'esame della Commissione di merito.
Rocco PALESE (FI-PdL) ricorda il grande lavoro svolto dalla Commissione di merito per giungere all'approvazione del provvedimento e sottolinea il fatto che il Governo vada in direzione contraria rispetto a quanto previsto dallo stesso provvedimento, atteso che il disegno di legge di stabilità 2015 intende eliminare l'esenzione dalle tasse automobilistiche per le auto d'epoca.
Francesco BOCCIA, presidente, prendendo atto delle dichiarazioni del rappresentante del Governo, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
(Seguito dell'esame e conclusione – Parere contrario – Parere su emendamenti).
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 30 ottobre 2014.
Paola BRAGANTINI (PD), relatore, ricorda che nella seduta del 30 ottobre scorso il rappresentante del Governo aveva consegnato la relazione tecnica sul provvedimento, accompagnata da una nota della Ragioneria generale dello Stato che verificava negativamente la medesima relazione tecnica.
Osserva in particolare che l'articolo 9 del provvedimento, relativo all'istituzione della Commissione nazionale per la prevenzione dei conflitti di interesse, sembra comportare, per i numerosi compiti e funzioni che sono attribuiti a detta Commissione, nuovi o maggiori oneri per la Pag. 86finanza pubblica, non quantificati e per i quali non è prevista alcuna copertura, anche in considerazione dell'amplissimo ambito soggettivo di applicazione del provvedimento, che riguarda anche i titolari di cariche di governo locali e gli esecutivi regionali. Pur apprezzando il lavoro svolto dalla Commissione affari costituzionali, propone che la Commissione bilancio, prendendo atto di tali criticità sul piano finanziario, esprima parere contrario sul provvedimento, nonché su tutte le proposte emendative ad esso riferite, contenute nel fascicolo n. 3.
Il sottosegretario Paola DE MICHELI concorda con quanto evidenziato dal relatore.
Girgis Giorgio SORIAL (M5S), invitando i colleghi a riflettere sulla circostanza che uno dei rari pareri contrari espressi dalla Commissione bilancio riguarderebbe proprio il provvedimento in esame, osserva che alcune delle questioni critiche evidenziate dalla documentazione depositata dal rappresentante del Governo sembrano riguardare aspetti di merito più che di natura finanziaria. Al riguardo ritiene che la Commissione di merito dovrebbe affrontare i problemi sostanziali, mentre la Commissione bilancio avrebbe la funzione di trovare una soluzione alle questioni attinenti la quantificazione e la copertura degli oneri recati dal provvedimento e quindi di agevolare il compito della Commissione di merito, non di contrastarlo.
Rocco PALESE (FI-PdL) propone che, analogamente a quanto avvenuto in passato in simili circostanze, la Commissione bilancio ponga in rilievo le criticità sul piano finanziario, segnalandole alla Commissione di merito per trovare i necessari correttivi.
Paolo TANCREDI (NCD) osserva che gli aspetti problematici del provvedimento riguardano proprio la quantificazione degli oneri e la relativa copertura finanziaria e che tali aspetti non possono che condurre all'espressione di un parere contrario.
Maino MARCHI (PD), pur comprendendo le osservazioni dell'onorevole Sorial, evidenzia come, nel caso in esame, sia inevitabile l'espressione di un parere contrario, in considerazione del fatto che il provvedimento è all'ordine del giorno dell'Assemblea e non è possibile intervenire in maniera «chirurgica» su singoli articoli.
Laura CASTELLI (M5S), ritiene assurdo esprimere un parere contrario sulla base di supposte criticità attinenti alla quantificazione degli oneri, poiché dovrebbe essere proprio la Commissione bilancio ad agevolare tale quantificazione e l'individuazione delle relative coperture finanziarie. Ricorda che in occasione dell'esame di altri provvedimenti si è provveduto a superare l'eventuale onerosità di commissioni o comitati di cui era disposta l'istituzione tramite apposite clausole di invarianza finanziaria, senza giungere all'espressione di un parere contrario. Ritiene quindi che tali problematiche sul piano finanziario siano sollevate ad arte da parte della maggioranza e del Governo per affossare il provvedimento per una scelta in realtà di carattere politico. Invita quindi il Governo ad un'ulteriore riflessione, ritenendo superabili con apposite modifiche i rilievi della Ragioneria generale dello Stato.
Il sottosegretario Paola DE MICHELI ribadisce che le valutazioni negative del Governo sono basate esclusivamente su aspetti finanziari del provvedimento, privo di quantificazione degli oneri e di previsioni delle relative coperture. Esprimendo inoltre dubbi sulla neutralità finanziaria dell'estensione dei compiti della Guardia di finanza, recata dall'articolo 8, osserva che il Governo affronterà gli aspetti sostanziali del provvedimento nelle sedi opportune, rappresentate dalla Commissione di merito e dall'Assemblea.
Francesco BOCCIA, presidente, evidenzia che alcuni problemi di carattere finanziario conseguono all'estensione dell'ambito dei soggetti da sottoporre a controllo, ai fini della valutazione dell'eventuale conflitto di interessi, ricomprendendovi i titolari Pag. 87delle cariche di governo locali. Osserva infatti che il provvedimento comporterebbe per l'Autorità garante della concorrenza e del mercato lo svolgimento di attività aggiuntive e quindi la necessità dell'assegnazione di ulteriori risorse finanziarie. Ricorda peraltro che, poiché nel corso dell'esame in sede referente la I Commissione ha svolto l'audizione di rappresentanti dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato prima dell'adozione del testo unificato che ha posto a carico dell'Autorità stessa i gravosi compiti di controllo dianzi citati, è mancata in quella fase del procedimento la necessaria interlocuzione tra la Commissione affari costituzionali e la citata Autorità riguardo alla sostenibilità dei nuovi compiti nell'ambito delle ordinarie risorse di bilancio.
Paola BRAGANTINI (PD), relatore, sottolineando che le valutazioni negative sul provvedimento sono di natura esclusivamente finanziaria, nel rispetto dei compiti della Commissione bilancio, preso atto di quanto emerso nel corso della discussione testé svolta, formula la seguente proposta di parere:
esaminato il progetto di legge C. 275-A, recante norme in materia di conflitti di interessi dei titolari delle cariche di Governo. Delega al Governo per l'emanazione di norme in materia di conflitti di interessi di amministratori locali, dei presidenti delle regioni e dei membri delle giunte regionali, e gli emendamenti ad esso riferiti contenuti nel fascicolo n. 3;
preso atto degli elementi di informazione risultanti dalla relazione tecnica, verificata negativamente dalla Ragioneria generale dello Stato, da cui si evince che:
l'articolo 9, nell'istituire la Commissione nazionale per la prevenzione dei conflitti di interessi e nell'attribuire ad essa una serie di compiti e funzioni, conformemente alle disposizioni di cui agli articoli 4, 6, 7, 8, 10, 11 e 12, potrebbe comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, anche in considerazione dell'amplissimo ambito soggettivo di applicazione del provvedimento, che riguarda anche i titolari di cariche di governo locali e gli esecutivi regionali;
le previsioni di cui agli articoli 9 e 14 che stabiliscono, rispettivamente, che la predetta Commissione per l'esercizio delle sue funzioni si avvale delle strutture e degli uffici dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato e della collaborazione di amministrazioni ed enti pubblici, non risultano sufficienti ad escludere la predetta onerosità, giacché i nuovi compiti previsti dovrebbero determinare – salvo diversa valutazione da parte dei citati organismi – lo svolgimento di attività aggiuntive e quindi la necessità dell'assegnazione di ulteriori risorse finanziarie;
i nuovi compiti affidati al Corpo della guardia di finanza dall'articolo 8, comma 4, risultando estranei a quelli istituzionali affidati al predetto Corpo dal decreto legislativo n. 68 del 2001, richiedono l'assegnazione di risorse finanziarie aggiuntive da destinare a tali nuovi compiti;
ritenuto pertanto che il provvedimento necessiti di ulteriori approfondimenti nella Commissione di merito, al fine di circoscriverne puntualmente l'impatto finanziario e di definirne conseguentemente le occorrenti coperture finanziarie;
Conseguentemente, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sopprimere gli articoli da 1 a 16.
sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi contenuti nel fascicolo n. 3, in quanto suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione e copertura Pag. 88ovvero non idonei ad eliminare gli effetti finanziari negativi derivanti dal provvedimento».
Francesco BOCCIA, presidente, ricorda che nella seduta del 4 dicembre 2014, la Commissione bilancio aveva avviato l'esame, in sede consultiva, del provvedimento, ai fini del parere alla XIII Commissione e che, in tale occasione, il relatore aveva chiesto alcuni chiarimenti in merito ai quali il rappresentante del Governo si era riservato di rispondere.
Il sottosegretario Paola DE MICHELI deposita agli atti della Commissione una nota della Ragioneria generale dello Stato relativa ai profili finanziari del provvedimento (vedi allegato).
Modifica all'articolo 635 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e altre disposizioni in materia di parametri fisici per l'ammissione ai concorsi per il reclutamento nelle Forze armate, nelle Forze di polizia e nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
C. 2295 e abb.-A, approvato dal Senato.
Marco MARCHETTI (PD), relatore, fa presente che il provvedimento, recante nuovi parametri fisici per l'ammissione ai concorsi per il reclutamento nelle Forze armate, nelle Forze di polizia e nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco, si compone di un solo articolo e non è corredato di relazione tecnica.
In particolare, osserva che il comma 1 novella la lettera d) del comma 1 dell'articolo 635 del decreto legislativo n. 66 del 2010 (Codice dell'ordinamento militare), disponendo che ai fini del reclutamento nelle Forze armate occorre rientrare nei parametri fisici correlati alla composizione corporea, alla forza muscolare e alla massa metabolicamente attiva, secondo le tabelle stabilite dal regolamento, eliminando, quindi, l'attuale previsione relativa ad un limite minimo di altezza.
Il comma 2 rinvia ad un apposito regolamento, da trasmettere per il parere alle commissioni parlamentari competenti per materia, il compito di modificare le norme del testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare che prevedono un limite di altezza ai fini del reclutamento nelle forze armate, adeguandole al nuovo parametro legislativo.
Il comma 3 dispone che con il suddetto regolamento siano fissati parametri fisici unici e omogenei per il reclutamento del personale delle Forze armate e per l'accesso ai ruoli del personale della Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, potendo differenziarli esclusivamente in relazione al sesso maschile o femminile del candidato.
Infine, il comma 4 reca una disposizione di natura transitoria in base alla quale, fino all'entrata in vigore delle nuove disposizioni, continua a trovare applicazione la normativa attualmente vigente che fissa i richiamati limiti di altezza.
Rileva che il provvedimento non presenta profili di carattere finanziario e propone, pertanto, di esprimere nulla osta.
Nuovo testo C. 1803.
Paola BRAGANTINI (PD), relatore, fa presente che il progetto di legge prevede l'istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione e che oggetto di esame è il nuovo testo del provvedimento, come modificato dalla Commissione di merito, Affari costituzionali, nel corso dell'esame in sede referente.
Osserva che il testo, di iniziativa parlamentare, non è corredato di relazione tecnica. Rileva che il provvedimento non presenta profili problematici dal punto di vista finanziario e propone, pertanto, di esprimere parere favorevole.
Il sottosegretario Paola DE MICHELI concorda con la proposta di parere favorevole formulata dal relatore.
Edoardo FANUCCI (PD), relatore, fa presente che il disegno di legge in esame autorizza la ratifica e l'esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e il Giappone sulla sicurezza sociale, fatto a Roma il 6 febbraio 2009. Rileva che il provvedimento è costituito di 4 articoli ed è corredato di relazione tecnica, verificata positivamente dalla Ragioneria dello Stato, mentre l'Accordo è formato da 24 articoli.
Passando all'esame delle norme dell'Accordo considerate dalla relazione tecnica, nonché delle altre disposizioni che presentano profili di carattere finanziario, segnala quanto segue.
Rileva preliminarmente che l'Accordo sulla sicurezza sociale stipulato tra Italia e Giappone è sostanzialmente volto ad escludere il versamento dei contributi al sistema previdenziale del Paese straniero in cui lavorano temporaneamente i cittadini dei due Stati, qualora gli stessi siano autonomi o alle dipendenze di un datore di lavoro dello stesso Paese di origine. Da tale esclusione derivano – tenuto conto della diversa consistenza dei due gruppi dei lavoratori – minori entrate contributive complessive per il sistema previdenziale italiano, come evidenziato nella relazione tecnica.
Ciò premesso, per quanto riguarda i profili di quantificazione, osserva che la relazione tecnica ipotizza un trend decrescente nel numero di soggetti – sia italiani che lavorano in Giappone, sia giapponesi che lavorano in Italia – interessati, nonostante la stessa relazione tecnica indichi un andamento crescente dei lavoratori italiani in Giappone. In proposito, reputa necessario acquisire gli elementi sottostanti tali differenti andamenti.
Rileva inoltre un trend crescente delle minori entrate contributive previste, pur in presenza di un minor numero di soggetti interessati. Ritiene che andrebbe chiarito se tale andamento sia riferibile alla dinamica dei prezzi e delle retribuzioni, sia italiane sia giapponesi, e se, inoltre, risulti compatibile con il quadro macroeconomico aggiornato rispetto alle Pag. 90previsioni utilizzate dalla relazione tecnica; per la componente italiana, infatti, sono state utilizzate le previsioni contenute nella Nota di aggiornamento al Documento di finanza pubblica 2012.
Ritiene infine utile una conferma che l'applicazione di esenzioni o riduzioni di costi amministrativi o dei diritti consolari ai sensi dell'articolo 15 dell'Accordo non produca effetti finanziari di ammontare apprezzabile.
In ordine all'articolo 3 del disegno di legge di ratifica, recante la copertura finanziaria, ricorda che la norma, al comma 1, dispone che all'onere derivante dall'attuazione della presente legge, valutato in euro 9.685.000 per l'anno 2014, in euro 9.862.000 per l'anno 2015 e in euro 10.740.000 a decorrere dall'anno 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2014-2016, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2014, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. Sottolinea che il comma 2 reca una esplicita clausola di salvaguardia, secondo cui, ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) provvede al monitoraggio degli oneri di cui al comma 1 del presente articolo e riferisce in merito al Ministro del lavoro e delle politiche sociali e al Ministro dell'economia e delle finanze. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di spesa di cui al medesimo comma 1, fatta salva l'adozione dei provvedimenti di cui all'articolo 11, comma 3, lettera l), della citata legge n. 196 del 2009, il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, provvede con proprio decreto alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggiore onere risultante dall'attività di monitoraggio, in via prioritaria del Fondo nazionale per le politiche sociali, di cui all'articolo 20, comma 8, della legge 8 novembre 2000, n. 328, ed eventualmente del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla 28 gennaio 2009, n. 2. Rileva quindi che il comma 3 dispone che il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al comma 2 e che il comma 4 prevede che il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Al riguardo, ricorda che gli oneri derivanti dal presente provvedimento sono riconducibili, come indicato dalla relazione tecnica ad esso allegata, alle modifiche previste alla disciplina in materia di totalizzazione dei periodi di lavoro svolti in Giappone previste dall'Accordo. In merito alla norma di copertura finanziaria fa presente che l'accantonamento del fondo speciale di parte corrente relativo al Ministero degli affari esteri, del quale è previsto l'utilizzo, reca le necessarie disponibilità, osservando che il riferimento ai fondi speciali 2014-2016 appare idoneo nel presupposto che il provvedimento venga approvato, in via definitiva, entro il 31 dicembre 2014.
Con riferimento alla clausola di salvaguardia prevista dal comma 2, giudica opportuno che il Governo chiarisca se l'utilizzo del Fondo nazionale per le politiche sociali, in via prioritaria, ed eventualmente del Fondo sociale per l'occupazione e la formazione, possa pregiudicare gli interventi già previsti a legislazione vigente a valere sui medesimi fondi. Ritiene necessario tale chiarimento, con particolare riguardo al Fondo sociale per l'occupazione e la formazione – capitolo 2230 dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali – in considerazione della natura non rimodulabile del relativo capitolo.
Con riferimento alla formulazione dell'autorizzazione di spesa segnala l'opportunità Pag. 91di specificare che l'onere pari a 10,740 milioni di euro a decorrere dal 2016 ha carattere annuo.
Infine, ritiene che si dovrebbe valutare l'opportunità di modificare la decorrenza degli oneri del provvedimento e della relativa copertura finanziaria dal 2014 al 2015, giacché, ai sensi dell'articolo 23, l'Accordo «entrerà in vigore il primo giorno del terzo mese successivo a quello in cui gli Stati Contraenti avranno completato uno scambio di note diplomatiche con cui si informi l'altra Parte che le necessarie procedure costituzionali per l'entrata in vigore di questo accordo sono state completate».
Si augura infine una celere conclusione dell’iter del provvedimento, ricordando che il nostro Paese è l'unico, tra quelli appartenenti al G8, per cui non è ancora operativo un accordo di sicurezza sociale con il Governo giapponese.
Il sottosegretario Paola DE MICHELI, in relazione alle osservazioni formulate dal relatore, evidenzia che la quantificazione degli oneri per l'anno 2014, risultante dalla relazione tecnica, può considerarsi ormai superata, in considerazione del tempo ancora necessario per l'entrata in vigore dell'Accordo e che occorre pertanto aggiornare all'anno 2015 la decorrenza degli oneri derivanti dal provvedimento, imputando al medesimo anno, in via prudenziale, l'intero onere indicato per tale anno dalla relazione tecnica.
Edoardo FANUCCI (PD), relatore, formula pertanto la seguente proposta di parere:
esaminato il disegno di legge C. 2576 Governo recante ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e il Giappone sulla sicurezza sociale, fatto a Roma il 6 febbraio 2009;
la quantificazione degli oneri per l'anno 2014, risultante dalla relazione tecnica, può considerarsi ormai superata, in considerazione del tempo ancora necessario per l'entrata in vigore dell'Accordo;
occorre pertanto aggiornare all'anno 2015 la decorrenza degli oneri derivanti dal provvedimento, imputando al medesimo anno, in via prudenziale, l'intero onere indicato per tale anno dalla relazione tecnica;
all'articolo 3, sostituire il comma 1 con il seguente: 1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, valutato in euro 9.862.000 per l'anno 2015 e in euro 10.740.000 annui a decorrere dall'anno 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni per i medesimi anni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2014-2016, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2014, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri».
Edoardo FANUCCI (PD), relatore, fa presente che il disegno di legge in esame autorizza la ratifica e l'esecuzione dell'Accordo commerciale tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Colombia e la Repubblica di Perù, dall'altra, fatto a Bruxelles il 26 giugno 2012.
Osserva che la relazione illustrativa precisa che l'accordo commerciale in esame prevede una progressiva e reciproca liberalizzazione degli scambi grazie all'eliminazione dei dazi su tutti i prodotti industriali e della pesca e al miglioramento dell'accesso al mercato dei prodotti agricoli.
Evidenzia che l'Accordo si compone di 337 articoli e che allo stesso sono annessi 14 Allegati, che ne costituiscono parte integrante, così come espressamente previsto dall'articolo 327 dell'Accordo.
Rileva che il disegno di legge è corredato di relazione tecnica, sottolineando, in particolare, che gli oneri dalla stessa quantificati derivano dagli articoli 7 e 11 dell'Allegato V, mentre non si ascrivono effetti onerosi alle disposizioni dell'Accordo.
Passando all'esame delle disposizioni oggetto della relazione tecnica, segnala quanto segue.
Circa gli articoli 1-337 dell'Accordo e gli articoli 7 e 11 dell'Allegato V, rileva che gli oneri per l'assistenza e la cooperazione amministrativa sono riferiti dalla relazione tecnica alle sole attività di cui agli articoli 7 e 11 dell'Allegato V. Considerato che le norme impongono un'ampia collaborazione tra le autorità amministrative nazionali e le corrispondenti autorità dei paesi che hanno sottoscritto l'Accordo nonché numerosi adempimenti amministrativi, ritiene che andrebbe confermato che le ulteriori attività amministrative a carico delle autorità nazionali, previste dal testo in esame, possano essere svolte utilizzando le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. Con riferimento alle esenzioni dalle tariffe doganali, osserva che la relazione tecnica non ipotizza effetti onerosi, nel presupposto che i mancati introiti siano compensati dal venire meno delle corrispondenti spese. Ritiene che andrebbe precisato a quali spese la relazione tecnica faccia specificamente riferimento e quali siano i dati che suffraghino tale ipotesi di compensatività.
Per quanto attiene al venir meno di introiti per la tassa di ancoraggio, non ha osservazioni da formulare, alla luce di quanto riferito dalla relazione tecnica circa l'entità trascurabile della riduzione di gettito.
Riguardo all'articolo 3 del disegno di legge di ratifica, recante la copertura finanziaria, ricorda che la norma, al comma 1, dispone che all'onere derivante dall'attuazione della presente legge, valutato in euro 25.840 annui a decorrere dall'anno 2014, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2014-2016, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2014, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. Segnala che il comma 2 reca una esplicita clausola di salvaguardia, secondo cui, ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministero dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui alla presente legge. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di spesa di cui al comma 1 del presente articolo, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede per gli oneri relativi alle spese di missione mediante riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggiore onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente, aventi la natura di spese rimodulabili ai sensi dell'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, destinate alle spese di missione nell'ambito del programma «Regolazione, giurisdizione e coordinamento del sistema della fiscalità» e, comunque, della missione Pag. 93«Politiche economico-finanziarie e di bilancio». Si intende corrispondentemente ridotto, per il medesimo anno, di un ammontare pari all'importo dello scostamento, il limite di cui all'articolo 6, comma 12, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010. Rileva quindi che il comma 3 dispone che il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere, con apposita relazione, in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al comma 2 e che il comma 4 prevede che il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
In proposito, osserva che gli oneri derivanti dal presente provvedimento sono riconducibili, come indicato dalla relazione tecnica ad esso allegata, alle spese di missioni di cui agli articoli 7 e 11 del Protocollo allegato all'Accordo, finalizzate ad acquisire informazioni e ad assistere alle indagini di controparte nell'ambito della esecuzione delle domande di assistenza amministrativa reciproca nel settore doganale, nonché all'eventuale comparizione di esperti e testimoni in procedimenti giudiziari e amministrativi.
Ciò premesso, in primo luogo, rileva che l'accantonamento del fondo speciale di parte corrente relativo al Ministero degli affari esteri, a cui vengono imputati i predetti oneri, reca le necessarie disponibilità; in secondo luogo, osserva che il riferimento ai fondi speciali 2014-2016 appare idoneo nel presupposto che il provvedimento venga approvato, in via definitiva, entro il 31 dicembre 2014.
Inoltre, con riferimento alla clausola di salvaguardia prevista dal comma 2, giudica opportuno che il Governo chiarisca, anche in considerazione delle numerose disposizioni che hanno previsto riduzioni delle dotazioni di bilancio, se l'eventuale utilizzo delle dotazioni finanziarie di parte corrente, aventi la natura di spese rimodulabili, destinate alle spese di missione nell'ambito del programma «Regolazione, giurisdizione e coordinamento del sistema della fiscalità» della missione «Politiche economico-finanziarie e di bilancio», possa pregiudicare gli interventi già previsti a legislazione vigente a valere sui medesimi stanziamenti.
Ritiene infine che si dovrebbe valutare l'opportunità di modificare la decorrenza degli oneri del provvedimento e della relativa copertura finanziaria dal 2014 al 2015, giacché, ai sensi dell'articolo 330 dell'Accordo, esso entrerà in vigore «il primo giorno del mese successivo alla data di ricevimento, da parte del depositario, dell'ultima notifica di cui al paragrafo 1», con cui ciascuna delle parti attesta il completamento delle procedure interne necessarie ai fini dell'entrata in vigore dell'Accordo medesimo.
Il sottosegretario Paola DE MICHELI si riserva di fornire i chiarimenti richiesti dal relatore.
Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/99/UE sull'ordine di protezione europeo.
Atto n. 117.
Gianfranco LIBRANDI (SCpI), relatore, fa presente che lo schema di decreto legislativo in esame reca disposizioni per l'attuazione della direttiva 2011/99/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2011 sull'ordine di protezione europeo, osservando altresì che il provvedimento è corredato di una clausola di non onerosità per la finanza pubblica e della relazione tecnica positivamente verificata dalla Ragioneria generale dello Stato.
Passando all'esame delle disposizioni considerate dalla predetta relazione tecnica che presentano profili di carattere finanziario, segnala quanto segue.
Riguardo agli articoli 1-16, recanti disposizioni per l'applicazione dell'ordine di protezione europeo, non ha nulla da osservare, nel presupposto, sul quale reputa opportuna una conferma del Governo, che le amministrazioni interessate possano effettivamente far fronte agli adempimenti previsti nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente.
Il sottosegretario Paola DE MICHELI, nell'evidenziare l'assenza di oneri derivanti dall'attuazione del provvedimento, conferma che le amministrazioni interessate potranno far fronte agli adempimenti previsti dallo schema di decreto legislativo in esame nell'ambito delle risorse già disponibili a legislazione vigente.
esaminato, per quanto di competenza, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 2, del Regolamento, lo Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/99/UE sull'ordine di protezione europeo (atto n. 117);
preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo, da cui si evince che le amministrazioni interessate potranno far fronte agli adempimenti previsti dallo schema di decreto legislativo in esame nell'ambito delle risorse già disponibili a legislazione vigente;
lo schema di decreto legislativo in esame».
Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante adozione delle note metodologiche e dei fabbisogni standard per ciascun comune delle regioni a statuto ordinario relativi alle funzioni di istruzione pubblica; nel campo della viabilità; nel campo dei trasporti; riguardanti la gestione del territorio e dell'ambiente, al netto del servizio di smaltimento dei rifiuti; del servizio di smaltimento dei rifiuti; nel settore sociale, al netto del servizio degli asili nido; del servizio degli asili nido.
Fulvio BONAVITACOLA (PD), relatore, fa presente che i fabbisogni standard sono stati introdotti nell'ordinamento con il decreto legislativo 26 novembre 2010, Pag. 95n. 216, emanato in attuazione della delega in materia di federalismo fiscale disposta con la legge n. 42 del 2009 e che essi costituiscono i nuovi parametri cui ancorare il finanziamento delle spese fondamentali di comuni, città metropolitane e province, al fine di assicurare un graduale e definitivo superamento del criterio della spesa storica.
Osserva che la metodologia per la determinazione dei fabbisogni costituisce un'operazione tecnicamente complessa, per la cui effettuazione il decreto definisce una serie di elementi da utilizzare, ed in particolare: l'individuazione dei modelli organizzativi e dei livelli quantitativi delle prestazioni, determinati sulla base di un sistema di indicatori in relazione a ciascuna funzione fondamentale e ai relativi servizi; l'analisi dei costi finalizzata alla individuazione di quelli più significativi e alla determinazione degli intervalli di normalità; l'enucleazione di un modello di stima dei fabbisogni sulla base di criteri di rappresentatività attraverso la sperimentazione di diverse tecniche statistiche; la definizione di un sistema di indicatori per valutare l'adeguatezza dei servizi e consentire agli enti locali di migliorarli.
Evidenzia che la procedura di messa in pratica di tale metodo è affidata alla Società per gli studi di settore, ora Soluzioni per il Sistema Economico – SO.S.E. s.p.a., società per azioni che opera per la elaborazione degli studi di settore. A tal fine la società potrà avvalersi dell'Istituto per la finanza e per l'economia locale (IFEL), nonché dell'ISTAT.
Osserva che le metodologie risultanti dall'attività della SO.S.E. dovranno essere sottoposte alla valutazione della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica (COPAFF), nonché del Ministero dell'economia e delle finanze.
Rileva, inoltre, che viene prevista una specifica procedura per la pubblicazione sia della nota metodologica della procedura di calcolo sia dei fabbisogni standard per ciascun ente locale, ai cui fini si dispone che ciascun schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, verificato dai competenti organi del Ministero dell'economia e delle finanze e corredato di relazione tecnica che ne evidenzi gli effetti finanziari, venga sottoposto, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, al parere della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale ed a quello delle Commissioni bilancio delle due Camere.
Osserva che i termini di conclusione del procedimento per i fabbisogni erano inizialmente stabiliti secondo una scansione lineare, in base alla quale essi avrebbero dovuti essere determinati: entro il 2011 per un terzo delle funzioni fondamentali, per entrare in vigore nel 2012; per un ulteriore terzo entro il 2012, con entrata in vigore nel 2013 e, per il restante terzo entro il 2013, con entrata in vigore nel 2014. Per ciascuna di tali fasi era previsto un processo di gradualità diretto a garantirne l'entrata a regime nell'arco di un triennio, in modo da concludere la fase transitoria entro il 2017.
Rileva che, via via che questa tempistica si dimostrava non realizzabile, le prime due fasi sono state eliminate, senza tuttavia modificarsi conseguentemente anche il termine finale, per cui allo stato la normativa vigente, dettata dall'articolo 2 del decreto legislativo n. 216 del 2010, dispone che, fermo restando il triennio di gradualità nell'entrata a regime: entro il 31 marzo 2013 dovevano essere determinati i fabbisogni standard per almeno due terzi delle funzioni fondamentali, che entrano in vigore nello stesso anno; entro il 2013 deve essere determinato il restante terzo, sebbene la norma rechi una formulazione più generica, e non del tutto precisa, riferita a tutti i fabbisogni standard, che entreranno in vigore nel 2014.
Rileva che il sistema delineato dal decreto legislativo n. 216 del 2010 peraltro prevede, all'articolo 7, una fase di aggiornamento dei dati con conseguente rideterminazione dei fabbisogni non oltre il terzo anno successivo alla loro adozione.
Con riferimento ai comuni, osserva che l'articolo 3 del decreto legislativo n. 216 del 2010 prevede che siano calcolati i fabbisogni standard relativamente alle seguenti Pag. 96funzioni fondamentali: le funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo, nella misura complessiva del 70 per cento delle spese come certificate dall'ultimo conto del bilancio disponibile alla data di entrata in vigore della legge n. 42 del 2009; le funzioni di polizia locale; le funzioni di istruzione pubblica, ivi compresi i servizi per gli asili nido e quelli di assistenza scolastica e refezione, nonché l'edilizia scolastica; le funzioni nel campo della viabilità e dei trasporti; le funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell'ambiente, fatta eccezione per il servizio di edilizia residenziale pubblica e locale e piani di edilizia nonché per il servizio idrico integrato; le funzioni del settore sociale.
Sottolinea che il comma 1-bis del citato articolo 3, introdotto in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 174 del 2012, ha precisato che, ai fini della determinazione dei fabbisogni standard, le modifiche nell'elenco delle funzioni fondamentali, indicate all'articolo 14 del decreto-legge n. 78 del 2010, come modificato dall'articolo 19 del decreto-legge n. 95 del 2012, sono prese in considerazione dal primo anno successivo all'adeguamento dei certificati di conto consuntivo alle suddette nuove elencazioni, tenuto conto anche degli esiti dell'armonizzazione degli schemi di bilancio disposta dal decreto legislativo n. 118 del 2011. Alla luce di ciò, SOSE e IFEL hanno determinato le note metodologiche e i fabbisogni standard relativamente alle funzioni fondamentali come indicate dall'articolo 3 del decreto legislativo n. 216 del 2010.
Relativamente ai comuni, osserva che con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 dicembre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 aprile 2013, sono stati approvati definitivamente la nota metodologica e i fabbisogni standard delle funzioni fondamentali di polizia locale, mentre con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 luglio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 15 ottobre 2014, sono stati approvati quelli relativi alle funzioni generali di amministrazione, gestione e controllo.
Con riguardo alle note metodologiche e ai fabbisogni standard oggetto del presente provvedimento, concernenti le funzioni di istruzione pubblica, viabilità e trasporto pubblico locale, gestione del territorio e ambiente, settore sociale e asili nido, evidenzia che le stesse sono state adottate nel dicembre 2013 e successivamente approvate in via preliminare dal Consiglio dei ministri nella seduta del 23 luglio 2014 e che su di esse si è espressa la Conferenza Stato-città ed autonomie locali nella seduta del 16 ottobre 2014, esprimendo parere favorevole con raccomandazioni.
Ricorda, infine, che la legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013), all'articolo 1, comma 730, nel modificare la disciplina relativa al Fondo di solidarietà comunale, dispone, con l'introduzione di un nuovo comma 380-quater all'articolo 1 della legge di stabilità per il 2013 (legge n. 228 del 2012), in merito alle modalità di ripartizione del Fondo, prevedendo che almeno il 10 per cento del Fondo sia prioritariamente ripartito sulla base delle capacità fiscali e dei fabbisogni standard, approvati dalla Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale di cui all'articolo 4 della legge n. 42 del 2009, entro il 31 dicembre dell'anno precedente a quello di riferimento. La norma suddetta prevede, altresì, che le modalità e i criteri di attuazione di tale disposizione avrebbero dovuto essere stabiliti mediante intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da adottare entro il 15 aprile 2014. Osserva tuttavia che tale intesa non risulta al momento ancora raggiunta.
Rileva, inoltre, che il disegno di legge di stabilità per il 2015, attualmente all'esame del Senato, all'articolo 2, comma 161, eleva tale percentuale del Fondo di solidarietà comunale dal 10 al 20 per cento.
Ciò premesso, ricorda che con il provvedimento in esame viene sottoposto al parere della Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale e delle Commissioni bilancio di Camera e Senato Pag. 97lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante l'adozione delle note metodologiche e dei fabbisogni standard per ciascun comune delle regioni a statuto ordinario relativi alle seguenti funzioni: istruzione pubblica, viabilità, trasporti, gestione del territorio e dell'ambiente, al netto del servizio di smaltimento dei rifiuti, servizio di smaltimento dei rifiuti, settore sociale, al netto del servizio degli asili nido, servizio degli asili nido.
Rispetto alle sei funzioni considerate dall'articolo 3 del decreto legislativo n. 216 del 2010, le funzioni relative a «Viabilità e trasporti», «Gestione del territorio e dell'ambiente» e «Settore sociale» sono state suddivise in due servizi. In particolare, per le funzioni «Gestione del territorio e dell'ambiente» e «Settore sociale» sono stati esposti in maniera autonoma, rispettivamente, i servizi di «Smaltimento dei rifiuti» e degli «Asili nido», con conseguente elaborazione di autonome note metodologiche per la determinazione dei relativi fabbisogni standard.
Ricorda che ciascuna nota metodologica evidenzia il procedimento seguito per la determinazione dei rispettivi fabbisogni standard, secondo le cinque fasi indicate dall'articolo 4 del decreto legislativo n. 216 del 2010: identificazione delle informazioni e dei dati di natura strumentale e contabile, acquisiti sia da banche-dati ufficiali, sia tramite rilevazione diretta tramite appositi questionari somministrati da SOSE a comuni e unioni di comuni; individuazione dei modelli organizzativi e dei livelli quantitativi delle prestazioni, determinati sulla base di un sistema di indicatori in relazione a ciascuna funzione fondamentale e ai relativi servizi; analisi dei costi finalizzata all'individuazione dei quelli più significativi e alla determinazione degli «intervalli di normalità»; individuazione di un modello di stima dei fabbisogni standard sulla base di criteri di rappresentatività attraverso la sperimentazione di diverse tecniche statistiche; definizione di un sistema di indicatori per valutare l'adeguatezza dei servizi e consentire agli enti locali di migliorarli.
Come riportato nella relazione illustrativa i fabbisogni standard stimati attraverso le procedure di calcolo indicate dalla singole note metodologiche non hanno diretta valenza dal punto di vista finanziario, rappresentando piuttosto un ausilio per il calcolo dei coefficienti di riparto relativi a ciascuna funzione.
Sottolinea che i dati sui fabbisogni possono fornire agli amministratori locali informazioni ed indicatori utili sui modelli organizzativi che garantiscono le migliori performance sia in termini di costo che in termini di qualità dei servizi, attraverso la consultazione della banca dati OpenCivitas e le relative elaborazioni comparative.
Ricorda, altresì, che lo schema di decreto in esame è composto di due articoli. In particolare, fa presente che l'articolo 1 dispone l'adozione delle note metodologiche relative alla procedura di calcolo per la determinazione dei fabbisogni standard e alla determinazione del fabbisogno standard per ciascun comune delle regioni a statuto ordinario. In riferimento a tale disposizione, rileva che ciascuna nota metodologica è composta di una prima parte illustrativa dell'ambito di riferimento, del contesto teorico, delle modalità di rilevazione dei dati, seguita da numerosi allegati tecnici. In particolare, nell'Allegato 7 di ciascuna nota sono riportati tutti i comuni delle regioni a statuto ordinario, articolati per regioni e province, con l'indicazione per ciascuno di essi del «Coefficiente di riparto relativo al Fabbisogno Standard esposto in dodici cifre decimali.
Con riguardo all'articolo 2, osserva che esso dispone che i comuni diano adeguata pubblicità del presente decreto sul proprio sito istituzionale, nonché attraverso ulteriori forme di comunicazione del proprio bilancio.
Ricorda infine che la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, nell'esprimere parere favorevole sullo schema di decreto in titolo nella seduta del 16 ottobre 2014, ha raccomandato al Governo di dare massima pubblicità possibile presso i comuni, anche con circolari esplicative, a quanto Pag. 98disposto nel provvedimento e di dare la massima gradualità possibile all'applicazione dello stesso.
Il sottosegretario Paola DE MICHELI dichiara di non avere nulla da osservare sullo schema di decreto in esame, al quale non sono ascrivibili effetti di carattere finanziario.
Maino MARCHI (PD) ritiene auspicabile che i lavori della Commissione bilancio tengano conto dell'esame dello schema di decreto in corso presso la Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, anch'essa assegnataria del provvedimento, dal momento che il predetto organo appare comunque la sede più idonea in seno alla quale svolgere gli eventuali approfondimenti sul merito delle disposizioni.
Simonetta RUBINATO (PD) fa presente che nella seduta del 10 dicembre scorso i relatori sul provvedimento presso la Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale hanno formulato una proposta di parere, che sarà sottoposta al vaglio del medesimo organo nel corso della prossima settimana.
Fulvio BONAVITACOLA (PD), relatore, ferma restando la specifica competenza di merito sul provvedimento in capo alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, ritiene tuttavia che, qualora su ciò vi fosse il consenso dei diversi gruppi parlamentari, la Commissione bilancio sarebbe nelle condizioni di procedere già nella seduta odierna all'espressione del proprio parere, atteso il carattere essenzialmente metodologico delle disposizioni recate dallo schema di decreto.
Maino MARCHI (PD), nel ribadire quanto in precedenza dichiarato, concorda tuttavia con le valutazioni da ultimo espresse dal relatore, anche in considerazione del fatto che allo schema di decreto non sono ascrivibili effetti finanziari, dal momento che la percentuale della quota del Fondo di solidarietà comunale da ripartire sulla base delle capacità fiscali e dei fabbisogni standard risulta già stabilita, in una misura pari al 10 per cento, dall'articolo 1, comma 730, della legge di stabilità per il 2014. A tale specifico riguardo, osserva come la predetta percentuale sia stata elevata al 20 per cento dal disegno di legge di stabilità per il 2015, attualmente all'esame del Senato, ciò nell'ottica, a suo avviso auspicabile, di incrementare progressivamente la quota del citato Fondo da ripartire secondo il criterio dei fabbisogni standard.
Francesco BOCCIA, presidente, prende atto della disponibilità da parte dei gruppi parlamentari di procedere all'espressione del parere di competenza sullo schema di decreto in esame già nel corso della seduta odierna.
Fulvio BONAVITACOLA (PD), relatore, formula quindi una proposta di parere favorevole sullo schema di decreto in oggetto.
Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante adozione delle note metodologiche e dei fabbisogni standard per ciascuna provincia delle regioni a statuto ordinario relativi alle funzioni di istruzione pubblica e alla funzioni riguardanti la gestione del territorio.
Atto n. 121.
Paolo TANCREDI (NCD), relatore, rinviando a quanto già detto dall'onorevole Pag. 99Bonavitacola sull'atto del Governo n. 120 con riferimento alla ricostruzione normativa sui fabbisogni standard, evidenzia che, con riferimento alle province, l'articolo 3 del decreto legislativo n. 216 del 2010 prevede che siano calcolati i fabbisogni standard relativamente alle seguenti funzioni fondamentali: le funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo, nella misura complessiva del 70 per cento delle spese come certificate dall'ultimo conto del bilancio disponibile alla data di entrata in vigore della legge n. 42 del 2009; le funzioni di istruzione pubblica, ivi compresa l'edilizia scolastica; le funzioni nel campo dei trasporti; le funzioni riguardanti la gestione del territorio; le funzioni nel campo della tutela ambientale; le funzioni nel campo dello sviluppo economico relative ai servizi del mercato del lavoro.
Ricorda che con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 dicembre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 aprile 2013, sono stati approvati definitivamente la nota metodologica e i fabbisogni standard dei servizi del mercato del lavoro, mentre con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 luglio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 15 ottobre 2014, sono stati approvati quelli relativi alle funzioni generali di amministrazione, gestione e controllo.
Ricorda, inoltre, che il 3 luglio 2013 la Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale (COPAFF) ha approvato le note metodologiche per la determinazione dei fabbisogni standard per le province relativi alle funzioni di istruzione pubblica e di gestione del territorio, elaborate dalla SO.S.E. s.p.a., con la consulenza scientifica dell'IFEL. Tali note sono state approvate in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 23 luglio 2014 ed hanno avuto il parere favorevole dalla Conferenza Stato-città ed autonomie locali nella seduta dell'11 settembre 2014.
Sottolinea che nel dicembre 2013 la COPAFF ha adottato le restanti note metodologiche e i fabbisogni standard per ciascun provincia relative alle funzioni nel campo dei trasporti, della tutela ambientale e della polizia provinciale. Tuttavia, tali residue note metodologiche non sono ancora state sottoposte all'esame preliminare da parte del Consiglio dei ministri, in quanto è stato effettuato un supplemento istruttorio a seguito delle modifiche alle funzioni fondamentali delle province disposte dalla legge n. 56 del 2014.
Evidenzia che con l'atto del Governo n. 121 è sottoposto al parere della Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale e delle Commissioni bilancio di Camera e Senato lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante l'adozione delle note metodologiche e dei fabbisogni standard per ciascuna provincia delle regioni a statuto ordinario relativi alle seguenti funzioni: istruzione pubblica e gestione del territorio.
Ciascuna nota metodologica evidenzia il procedimento seguito per la determinazione dei rispettivi fabbisogni standard, secondo le cinque fasi indicate dall'articolo 4 del decreto legislativo n. 216 del 2010: identificazione delle informazioni e dei dati di natura strumentale e contabile, acquisiti sia da banche dati ufficiali, sia tramite rilevazione diretta tramite appositi questionari somministrati da SO.S.E. s.p.a. a comuni e unioni di comuni; individuazione dei modelli organizzativi e dei livelli quantitativi delle prestazioni, determinati sulla base di un sistema di indicatori in relazione a ciascuna funzione fondamentale e ai relativi servizi; analisi dei costi finalizzata all'individuazione dei quelli più significativi e alla determinazione degli «intervalli di normalità»; individuazione di un modello di stima dei fabbisogni standard sulla base di criteri di rappresentatività attraverso la sperimentazione di diverse tecniche statistiche; definizione di un sistema di indicatori per valutare l'adeguatezza dei servizi e consentire agli enti locali di migliorarli.
Sottolinea che i servizi realizzati dalle province nell'ambito delle funzioni in esame sono posti a servizio di tutto l'ente e degli enti locali ricadenti nel territorio provinciale ed interessano, per la funzione riguardante la gestione del territorio, la Pag. 100viabilità nonché l'urbanistica e la programmazione territoriale, e per la funzione di istruzione pubblica, gli istituti di istruzione secondaria, gli istituti gestiti direttamente dalla provincia, nonché la formazione professionale ed altri servizi inerenti l'istruzione.
Ricorda che sono state individuate delle variabili in grado di valutare gli aspetti socio-economici necessari a catturare le preferenze/necessità locali circa la domanda di servizi pubblici (variabili di contesto relative alla domanda) e delle variabili in grado di cogliere le caratteristiche ambientali che influiscono sulla produttività totale dei fattori e che modificano, a parità di domanda, il costo di fornitura del servizio (variabili di contesto relative all'offerta).
In particolare, sono state utilizzate variabili di contesto desumibili da fonti ufficiali, variabili di contesto desumibili dai questionari somministrati alle province, il livello dei prezzi dei fattori produttivi, con precipuo riferimento al livello delle locazioni immobiliari ad uso ufficio, alla spesa media del personale per addetto, al livello delle retribuzioni del settore privato, nonché variabili relative a fattori esogeni di carico.
Per quanto concerne i modelli organizzativi adottati, è emerso che, per entrambe le funzioni, nove province fanno elevato ricorso a forme di esternalizzazione per l'erogazione dei servizi, laddove 77 province presentano un basso ricorso a forme di esternalizzazione.
Evidenzia che per la determinazione della «Funzione dei fabbisogni standard» si è ricorso alla tecnica statistica della regressione lineare multipla, individuando la relazione tra la spesa corrente procapite (variabile dipendente) e l'insieme delle variabili indipendenti precedentemente indicate (variabili di contesto relative alla domanda; variabili di contesto relative all'offerta; livello dei prezzi dei fattori produttivi; tipologia di servizio offerto; fattori esogeni di carico). Nel modello di stima della «Funzione dei fabbisogni standard» la spesa corrente è stata rapportata alla popolazione residente al 31 dicembre 2010.
Ricorda, come riportato nella relazione illustrativa, che i fabbisogni standard stimati attraverso le procedure di calcolo indicate dalla singole note metodologiche non hanno diretta valenza dal punto di vista finanziario, rappresentando piuttosto un ausilio per il calcolo dei coefficienti di riparto relativi a ciascuna funzione.
Rileva che i dati sui fabbisogni possono fornire agli amministratori locali informazioni ed indicatori utili sui modelli organizzativi che garantiscono le migliori performance sia in termini di costo che in termini di qualità dei servizi, attraverso la consultazione della banca dati OpenCivitas e le relativi elaborazioni comparative.
Evidenzia che la relazione illustrativa sottolinea che, nonostante il tempo trascorso dall'approvazione delle note metodologiche in COPAFF, il decreto in oggetto mantiene carattere di assoluta attualità e necessità, anche con riferimento al processo in atto di revisione della spesa pubblica, né lo stesso appare in alcun modo interferire con le modifiche in itinere circa l'assetto istituzionale e le funzioni fondamentali degli enti territoriali interessati dalla determinazione dei fabbisogni standard.
Come noto, infatti, il disegno di legge costituzionale recante «Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione» prevede, per quanto di interesse, l'eliminazione delle province dal novero degli enti di cui si compone la Repubblica. Evidenzia, peraltro, che la soppressione delle province non produrrebbe alcun riflesso sul processo di standardizzazione dei fabbisogni relativi alle funzioni fondamentali degli enti locali: infatti, l'eliminazione del soggetto istituzionale non comporta anche la rimozione delle funzioni da questi esercitate. In altri termini, anche laddove venissero soppresse le province, rimarrebbero le funzioni da Pag. 101queste esercitate, le quali, semmai, dovrebbero essere redistribuite e trasferite ad altro livello di governo.
Ricorda che lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri all'esame è composto di due articoli.
In particolare, fa presente che l'articolo 1 dispone l'adozione delle note metodologiche relative alla procedura di calcolo per la determinazione dei fabbisogni standard e alla determinazione del fabbisogno standard per ciascuna provincia delle regioni a statuto ordinario. In riferimento a tale disposizione, sottolinea che ciascuna nota metodologica è composta di una prima parte illustrativa dell'ambito di riferimento, del contesto teorico, delle modalità di rilevazione dei dati, seguita da numerosi allegati tecnici. Avverte che nell'Allegato 6 di ciascuna nota sono riportate tutte le province delle regioni a statuto ordinario, articolate per regioni, con l'indicazione per ciascuna di esse del «Coefficiente di riparto relativo alla spesa utilizzata per la stima dei fabbisogni standard», posto a raffronto con il «Coefficiente di riparto relativo al fabbisogno standard», esposti in dodici cifre decimali.
Osserva, altresì, che l'articolo 2 dispone che le province delle regioni a statuto ordinario diano adeguata pubblicità del presente decreto sul proprio sito istituzionale, nonché attraverso ulteriori forme di comunicazione del proprio bilancio.
Il sottosegretario Paola DE MICHELI dichiara di non avere nulla da osservare sullo schema di decreto in esame, attesa l'assenza di effetti finanziari ad esso ascrivibili.
Rocco PALESE (FI-PdL) lamenta l'inerzia del Parlamento, come peraltro ha già avuto occasione di fare in passate circostanze, rispetto all'esigenza, ampiamente avvertita anche dall'opinione pubblica, di giungere, attraverso gli strumenti del procedimento di revisione costituzionale, ad una rapida abolizione delle province.
Paolo TANCREDI (NCD), relatore, formula quindi una proposta di parere favorevole sullo schema di decreto in oggetto.
Sergio BOCCADUTRI (PD), relatore, ricorda che nella precedente seduta ha avuto luogo l'illustrazione dei contenuti del provvedimento.
Francesco BOCCIA, presidente, nel dichiarare concluso l'esame preliminare, non essendovi obiezioni al riguardo, fissa il termine per la presentazione degli emendamenti sul provvedimento in titolo per le ore 9.30 di martedì 16 dicembre 2014.
Giovedì 11 dicembre 2014. — Presidenza del presidente Francesco BOCCIA.
Sul seminario ad Alto livello dei parlamentari dei Paesi membri dell'OCSE, svoltosi a Parigi il 2 ottobre 2014.
Giampaolo GALLI (PD) riferisce che il 2 ottobre scorso si è svolto a Parigi, presso l'OCSE, il seminario di Alto livello sulla situazione economica globale, rivolto ai rappresentanti dei Parlamenti nazionali, nell'ambito del quale il Segretario generale dell'OCSE, Angel Gurrìa, ha introdotto i temi dell'incontro, esponendo i punti salienti dello scenario che emerge dall'ultimo aggiornamento dell’outlook economico curato dall'OCSE e diffuso il 15 settembre scorso.
A tale ultimo proposito, fa presente quanto segue. Il quadro congiunturale prospettato nel rapporto OCSE rivede al ribasso – rispetto alle precedenti stime di maggio – le previsioni di crescita delle economie dei Paesi del G7 per il biennio 2014-2015, con l'unica eccezione del Regno Unito. Complessivamente l'economia mondiale continua ad espandersi ad un ritmo moderato, in linea con quello registrato negli ultimi tre anni, ma ben al di sotto dei livelli pre-crisi. La crescita globale dovrebbe essere, in una certa misura, più vigorosa nella seconda parte del 2014 e nel 2015 per effetto delle politiche economiche di supporto, di condizioni finanziarie favorevoli e del complessivo miglioramento del clima di fiducia.
Per quanto riguarda l'Eurozona, la Germania dovrebbe continuare a guidare la ripresa, ma a ritmi più contenuti di quanto indicato nelle precedenti previsioni (1,5 per cento nel 2014 e nel 2015), mentre la Francia si attesterebbe ad appena lo 0,4 per cento quest'anno, per poi raggiungere l'1 per cento di crescita nel prossimo anno. L'Italia rimarrebbe ancora in recessione nel 2014 (-0,4 per cento) e tornerebbe a sperimentare tassi di crescita positivi nel 2015 (ma ad un tasso di appena lo 0,1 per cento). La revisione delle proiezioni di crescita, rispetto alle stime elaborate nel maggio 2014, penalizzano particolarmente l'Italia che, tra le economie avanzate, registra le più vistose revisioni al ribasso (-0,9 per cento nel 2014 e –1 per cento nel 2015).
Potrebbero incidere negativamente rispetto agli scenari ipotizzati i bassi livelli di inflazione nell'Eurozona, anche se le aspettative di lungo periodo sarebbero garantite dalle politiche di stabilità dei prezzi della Banca Centrale Europea.
Ulteriori criticità potrebbero derivare dalle tensioni geopolitiche legate ai conflitti in Ucraina e nel Medio-Oriente, dal permanere della vulnerabilità delle economie emergenti rispetto a possibili shock dei mercati finanziari per il livello di debito accumulato negli anni più recenti e dalla graduale uscita degli Stati Uniti dalle misure straordinarie adottate di politica monetaria. Tra gli elementi che potrebbero influire invece positivamente sulle prospettive dell'economia mondiale, l'OCSE annovera un possibile esito favorevole dell'esercizio di valutazione in corso sulla salute del sistema bancario europeo e il suo conseguente impatto positivo sul credito.
Fa altresì presente che il Segretario Angel Gurria, nel suo intervento introduttivo, ha evidenziato come la ripresa complessiva mostri di essere ancora inadeguata per molti aspetti. Persiste una stasi economica ed il potenziale di crescita è diminuito. Permangono inoltre in molte aree squilibri esterni, minacce per la stabilità finanziaria e situazioni critiche su alcuni mercati finanziari che non erogano credito a sufficienza. I rischi geopolitici e l'epidemia di ebola complicano ulteriormente la situazione.
Si riscontra comunque un'evidente asimmetria nelle condizioni di crescita nelle diverse aree geopolitiche. In generale, in Europa si registrano condizioni di sviluppo lento sia nel campo del commercio che degli investimenti e del credito. La Pag. 103disoccupazione di lunga durata si sta riducendo negli Stati Uniti, ma molto più lentamente in altri Paesi, compresi quelli europei, che stentano quindi a tornare ai livelli di occupazione pre-crisi.
La crisi ha avuto un rilevante impatto sociale, alimentando le disuguaglianze e colpendo soprattutto i giovani e coloro che sono in possesso di scarse competenze lavorative. A tali condizioni, fa riscontro un generale affievolimento del clima di fiducia dovuto alla diffusa percezione dell'incapacità della politica di dare risposte efficaci ai drammatici problemi scaturiti dalla congiuntura economica.
In questo contesto giocano un ruolo essenziale le misure volte ad accrescere la competitività. In particolare, in Paesi come l'Italia, che hanno un'economia orientata verso le esportazioni, è impossibile non tener testa agli standard internazionali di competitività.
Riferisce inoltre che il Segretario Gurria ha evidenziato l'importanza di rafforzare la cooperazione reciproca, soprattutto nelle politiche da adottare per stimolare la ripresa economica e l'occupazione. I problemi, spesso interconnessi, di cui soffrono le economie dei paesi OCSE possono essere in buona parte affrontati con politiche di riforma strutturale che sono parte essenziale di strategie volte ad una crescita forte ed inclusiva. La debole performance dell'economia globale nel generare una crescita robusta ed equilibrata mette in evidenza l'urgenza di questi sforzi ambiziosi di riforma e molti Stati sono già impegnati in progetti incisivi, tra cui l'Italia, con la riforma del mercato del lavoro, e il Cile, con la riforma fiscale e quella dell'istruzione.
Il rafforzamento della competizione aiuterà a stimolare l'innovazione e a migliorare l'efficienza allocativa delle risorse in molte economie. A tal fine, la riduzione delle barriere al commercio e l'allentamento dei vincoli amministrativi sulle imprese saranno particolarmente importanti per le economie emergenti, mentre la liberalizzazione dei servizi costituisce una comune priorità tra le economie avanzate. Per ridurre l'incidenza della disoccupazione di lunga durata ed evitare che si traduca in una crescita della disoccupazione strutturale, in molti Paesi occorrerà attivare adeguate politiche di razionalizzazione del mercato del lavoro e rafforzare quelle in essere, rimuovendo le barriere alla partecipazione delle donne all'istruzione e alla forza lavoro. Sviluppare competenze adeguate attraverso l'istruzione e la formazione degli adulti costituisce la nuova sfida da affrontare, mentre adeguate riforme fiscali e del mercato del lavoro potranno aiutare a fronteggiare le diseguaglianze, i cui ritmi di crescita sono particolarmente preoccupanti in alcuni Stati.
Inoltre, nell'area dell'euro il completamento dell'unione bancaria e una credibile valutazione complessiva delle banche aiuterà a ripristinare i meccanismi di trasmissione della politica monetaria, rendendo più efficaci le misure di stimolo economico.
Altre sfide provengono dal settore dell'energia e dai cambiamenti climatici in atto. Anche se tali problemi appaiono in parte offuscati da quelli, ritenuti prioritari, sollevati dalla crisi economica, sussiste una responsabilità intergenerazionale che impone di tener conto dell'ambiente e del clima.
Le strategie di sostegno alla crescita non devono peraltro interrompere o ritardare il percorso di consolidamento fiscale. Il dilemma tra crescita e deficit è un falso problema tenuto conto che permangono condizioni di rischio per la stabilità finanziaria e che, di fronte ad elevati livelli di debito, i mercati potrebbero mostrarsi riluttanti a rifinanziarlo alle scadenze programmate.
Alcuni delegati intervenuti nel dibattito hanno peraltro manifestato perplessità sulle politiche di austerity in atto nell'Eurozona, chiedendo se queste possano ritenersi idonee a consentire livelli di crescita comparabili con quelle degli Stati Uniti e del Giappone. Altri hanno invece evidenziato come la crescita non possa essere promossa con politiche che accrescano i deficit, non comprendendo quindi il parziale disallineamento tra le indicazioni Pag. 104dell'OCSE – che invita a rispettare i piani di consolidamento, puntando a riforme strutturali che innalzino il potenziale di crescita e a sfruttare i margini di flessibilità consentiti dalla nuova governance europea – e quelle provenienti da Stati Uniti e FMI, che sembrano invece inclini a suggerire politiche di più incisivo sostegno alla domanda per favorire la ripresa economica nell'Eurozona.
Il Segretario Generale GURRIA, replicando, ha invitato ad un approccio realistico alle tematiche dell’austerity, considerato che i mercati finanziari hanno mostrato di non essere sempre tolleranti e di non attribuire la stessa credibilità ai diversi Paesi, indipendentemente dai livelli effettivi di debito pubblico raggiunti. Esistono peraltro soluzioni strutturali che costano poco e favoriscono la crescita. Riforme strutturali che puntino, in particolare, su istruzione, innovazione, adeguamento dei sistemi fiscali e corretta regolamentazione dei mercati rappresentano valide modalità per stimolare la crescita in modo sostenibile, mentre le politiche di deficit spending incontrano limiti nell'impossibilità di aumentare il debito a dismisura.
Un altro terreno per politiche di promozione della crescita è quello della lotta all'elusione fiscale. L'OCSE ha sviluppato un programma di scambio automatico di informazioni per il recupero a tassazione dei profitti di imprese multinazionali che, operando su più mercati, attraverso politiche elusive di delocalizzazione riescono a godere di trattamenti fiscali particolarmente favorevoli e talvolta di un'esenzione pressoché totale. Gli sforzi compiuti hanno già consentito di coinvolgere nell'iniziativa molti Stati, anche non appartenenti all'OCSE, e di recuperare circa 37 mld. di euro di base imponibile. Si tratta di un risultato importante perché consente di tassare imprese che godrebbero altrimenti di un ingiusto vantaggio fiscale rispetto alle piccole e medie imprese, tale da alterare la competizione e rendere impossibili politiche adeguate.
Alcuni delegati hanno evidenziato la necessità di guadagnare competitività e dare slancio all'economia, soprattutto nel settore dell'energia e delle reti, ma senza intervenire ulteriormente su stipendi e salari. Non sussistono infatti i margini per futuri tagli salariali se non si vuole incrementare la perdita di capitale umano, già considerevole. Gurria ha replicato evidenziando che ovunque la produttività è cresciuta meno dei salari tranne che in alcuni Paesi, quali Germania e Usa, che, agendo proprio sulla competitività, hanno reagito meglio alla crisi. Se è vero quindi che c’è un limite alla riduzione dei salari, l'unico modo per aumentarli è quello di aumentare la produttività. Occorre inoltre agire sulla qualità dei lavori ed anche sulla credibilità nell'attuare le necessarie riforme.
Con riferimento al rapporto OCSE Education at a Glance, riferisce che i dati in esso riportati evidenziano che, negli anni dal 1995 al 2011, si è verificato un generale innalzamento dei livelli di istruzione nei paesi OCSE, ma non sempre ciò si è tradotto in un rafforzamento di capacità di base e nell'acquisizione di competenze che rappresentino un reale vantaggio nella ricerca di lavoro. Appare quindi necessario sviluppare, attraverso l'istruzione, competenze che aumentino effettivamente le performances lavorative, conferendo un vantaggio significativo ai fini dell'ingresso e della permanenza nel mercato del lavoro.
Inoltre, nonostante i livelli crescenti di istruzione, la cosiddetta educational mobility – percentuale di soggetti adulti più istruiti dei rispettivi genitori – nella maggior parte dei Paesi OCSE evidenzia valori più bassi nelle nuove generazioni. Appare in controtendenza il caso italiano che registra più elevate percentuali di adulti più istruiti dei genitori nella fascia di età tra i 25 e i 35 anni di età, nella quale la percentuale di laureati è aumentata, tra il 2000 ed il 2012, dall’ 11 al 22 per cento, di cui il 62 per cento donne.
Nonostante questi dati positivi, dal rapporto emerge che i giovani italiani hanno mediamente livelli di istruzione inferiori ai Pag. 105valori medi dei paesi OCSE riferiti alle stesse fasce di età. Per quanto attiene alla spesa pubblica per l'istruzione, tra il 2008 e il 2011, soltanto sei Stati, tra cui l'Italia, in corrispondenza di consistenti riduzioni del prodotto interno lordo, hanno evidenziato diminuzioni più che proporzionali della spesa pubblica verso le istituzioni scolastiche, riducendo quindi la quota di tale spesa in rapporto al Pil (per l'Italia dal 4,6 al 4,3 per cento del PIL). Tuttavia, complessivamente il livello di spesa annua per studente nei settori dell'istruzione primaria e secondaria non si discosta molto, per l'Italia, dalla media OCSE registrata nel 2011, risultando, per la primaria, di poco più elevata e per la secondaria meno elevata di tale media.
Inoltre, benché la retribuzione media annua degli insegnanti risulti inferiore alla media OCSE, il costo per studente imputabile a stipendi degli insegnanti, espresso in USD, si mantiene sostanzialmente in linea con la media degli altri Stati, con valori più bassi rispetto a tale media solo per la scuola secondaria superiore.
Nel 2011 i Paesi OCSE hanno speso in media l'1,6 per cento del PIL in educazione terziaria con un concorso di risorse private particolarmente elevato in Canada, Stati Uniti, Cile, Giappone e Australia. In Italia la quota complessiva è stata di circa l'1 per cento, mentre l'apporto di risorse private è aumentato tra il 2008 ed il 2011, anno in cui ha assunto valori prossimi al 30 per cento. È stato osservato che, a fronte di risorse pubbliche decrescenti, la sfida per i policy makers consiste nel mobilizzare risorse private evidenziando i vantaggi economici derivanti dall'investimento in educazione superiore.
Con riferimento all’Employment Outlook, fa presente che il direttore per l'occupazione, il lavoro e gli affari sociali dell'OCSE, Stefano Scarpetta, ha illustrato il rapporto sull'occupazione predisposto dall'OCSE per il 2014. Dal rapporto si evince che la ripresa economica sta acquisendo energia e che la disoccupazione ha cominciato a ridursi, ma la ripresa del mercato del lavoro rimane incompleta e i livelli di occupazione in molti Paesi sono ben lontani da quelli pre-crisi. In particolare, deludenti appaiono le statistiche relative agli occupati rispetto alla popolazione in età da lavoro, al di sopra dei 15 anni di età. Tale percentuale è particolarmente bassa per l'Italia, che registra valori decisamente inferiori alla Francia e alla media dell'Eurozona.
Tra i disoccupati dei Paesi OCSE un crescente numero di persone è privo di lavoro per più di 12 mesi, periodo durante il quale si riducono le capacità lavorative e aumenta il rischio di esclusione definitiva dal mercato del lavoro. La disoccupazione di lungo termine rimane alta anche in Paesi con una buona performance economica come la Germania, mentre la disoccupazione giovanile compresa tra i 15 e i 24 anni ha raggiunto livelli molto elevati in molti Paesi OCSE, ad esempio circa il 45 per cento in Italia, che ha visto quasi raddoppiata tale percentuale dal 2007. I contratti a tempo determinato sono utilizzati in misura crescente per le nuove assunzioni e non sempre rappresentano un automatico trampolino di lancio per forme di occupazione di tipo stabile: in Italia la quota di nuovi assunti con tale tipologia contrattuale è pari a circa il 70 per cento, percentuale tra le più elevate dei Paesi OCSE.
L'acquisizione di adeguate competenze rappresenta un elemento chiave per aumentare le opportunità nell'ambito del mercato del lavoro. Non è peraltro in gioco soltanto il livello di istruzione, ma l'acquisizione di competenze effettive. Desta preoccupazione in proposito l'aumento in Italia dei giovani inattivi non impegnati in progetti di istruzione, i cosiddetti NEET, che, in controtendenza rispetto ai coetanei della maggior parte dei Paesi OCSE, non reagiscono alle ridotte prospettive occupazionali con un maggior investimento in istruzione. Tale tendenza potrebbe comportare una riduzione permanente di capacità professionali ed un aumento del rischio di esclusione dal mercato del lavoro.
Tra coloro invece che conservano il posto di lavoro, si registra un costante declino nel potere di acquisto di stipendi Pag. 106e salari. L'aumento dei costi per unità di lavoro è rallentato, in particolare, in un certo numero di economie dell'Eurozona, con conseguenti vantaggi sul fronte della competitività esterna, ma con una crescita dei livelli di diseguaglianza e, talvolta, di povertà.
Il rapporto indica divergenze nel livello di protezione tra lavoratori stabilizzati e lavoratori temporanei, con una segmentazione del mercato del lavoro che riduce le prospettive occupazionali per i lavoratori a tempo determinato. La riduzione di questi divari potrebbe essere ottenuta con l'introduzione di un contratto singolo o unificato. Nel corso del dibattito è stato peraltro osservato che il contratto unico, se rappresenta senza dubbio una formula di successo nei sistemi di cultura anglo-sassone, implica invece notevoli difficoltà di tipo giuridico ed applicativo in altri sistemi, specialmente laddove i livelli di protezione per contratti a tempo indeterminato sono particolarmente elevati. Inoltre, i cosiddetti mini-jobs hanno rappresentato, in alcuni sistemi economici, tra cui la Germania, anche uno strumento per contrastare il lavoro sommerso. Il direttore dell'OCSE Scarpetta ha replicato che il contratto unificato non implica necessariamente un'unica tipologia contrattuale: uno strumento utile potrebbe essere quello di individuare un livello comune di protezione e prevedere il raggiungimento graduale nel tempo di tale livello, ad esempio il contratto a tutele crescenti.
Per far fronte alle differenze, in termini di qualità del lavoro, tra diversi gruppi socio-economici, è necessario anche favorire l'acquisizione di esperienza lavorativa e di abilità di base che incidano positivamente sulla stabilità dell'occupazione e sul livello dei salari, aggiornando tali abilità nel tempo. La performance in termini di qualità del mercato del lavoro va inoltre valutata tenendo conto anche di altri elementi, quali il livello e le modalità di distribuzione dei guadagni, i meccanismi di sicurezza per far fronte alle conseguenze alla perdita del lavoro in termini di mancato reddito, la qualità dell'ambiente in cui si svolge la prestazione lavorativa.
Nel corso del dibattito è stato sottolineato come un elevato numero di disoccupati comporti una crescita delle diseguaglianze. Anche in Germania, nonostante i bassi livelli di disoccupazione, le percentuali di disoccupati di lungo periodo restano elevate ed il passaggio dal lavoro precario a quello stabile è ancora critico. La flessibilità quindi dovrebbe essere associata a forme di sicurezza, quale ad esempio il salario minimo, per non cadere nella spirale della precarietà, che alimenta la riduzione dei salari e le disparità di reddito. Altri interventi hanno evidenziato come l'aumento dei livelli di competitività attraverso la riduzione dei salari non sia più sostenibile; andrebbero quindi sperimentate forme di contenimento del costo del lavoro attraverso lo spostamento del carico fiscale verso altri cespiti. Tuttavia, secondo quanto evidenziato dal direttore Scarpetta, tale manovra appare particolarmente complessa nelle economie europee, che già sperimentano elevati livelli di pressione fiscale, a meno di non ricorrere a forme consistenti di recupero di base imponibile attraverso la lotta all'elusione e all'evasione fiscale.
L'innovazione resta un elemento chiave per evitare il circolo vizioso bassi salari-bassa domanda-bassa crescita. Inoltre, per promuovere il passaggio a forme di lavoro più stabili ed evitare le conseguenze negative dei lavori precari, appare utile intervenire anche su benefici di carattere fiscale oltre che attraverso l'individuazione di minimi salariali.
Fondamentale è promuovere una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro e ridurre il gender pay gap. Nelle nuove generazioni il divario educativo di genere appare ormai annullato; persistono tuttavia differenze nelle retribuzioni (-19 per cento) e nel tasso di partecipazione al mercato del lavoro (-26 per cento). Annullare le differenze di genere darebbe, secondo le proiezioni OCSE, un forte contributo alle dinamiche complessive di crescita e al benessere delle popolazioni.
Altri aspetti rilevanti riguardano gli interventi sulle procedure di licenziamento, Pag. 107volti ad introdurre forme di mediazione ed altri istituti idonei a ridurre il contenzioso e l'incertezza sull'esito dei licenziamenti economici.
Con riferimento al secondo meeting del gruppo parlamentare OCSE sulla politica fiscale, fa presente che il direttore del Centro per le politiche fiscali e le amministrazioni dell'OCSE, Pascal Saint-Amanz, ha fornito aggiornamenti sulle iniziative in corso in materia di scambio automatico di informazioni in materia fiscale: le iniziative si innestano nel progetto BEPS (Base Erosion and Profit Shifting) diretto a contrastare l'erosione della base imponibile dovuta a comportamenti elusivi delle imprese multinazionali che, sfruttando il principio del divieto di doppia imposizione, delocalizzano i profitti verso ordinamenti caratterizzati da regimi fiscali più favorevoli. Al progetto partecipano anche i paesi del G20 non membri dell'OCSE e due paesi in fase di adesione.
Nel settembre 2014, l'OCSE ha rilasciato la sua prima serie di raccomandazioni per un approccio coordinato nella lotta a schemi fiscali elusivi da parte delle imprese multinazionali. Nell'ambito di tale progetto si inquadra il rilascio di una versione completa degli standard per lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale, approvato dal Consiglio OCSE nel luglio scorso e presentato ai Ministri delle finanze del G20. Si stanno ora raccogliendo gli impegni degli Stati ad implementare lo standard entro la fine del 2018.
La questione è di cruciale importanza: infatti, i sistemi di cooperazione finora sviluppati in ambito internazionale appaiono idonei ad eliminare la doppia tassazione, ma non l'elusione fiscale che nel caso delle multinazionali può raggiungere livelli molto elevati. L'OCSE ha individuato 15 azioni da sviluppare in modo coordinato; altre 8 saranno adottate entro il 2015. Alcune potrebbero necessitare di modifiche legislative e, in ogni caso, dell'introduzione di innovazioni che richiedono un supporto politico.
La risposta al fenomeno elusivo deve tuttavia essere globale. Ecco perché nel quadro delle azioni già definite è compreso lo sviluppo di una strategia per promuovere il più possibile la partecipazione di altri Paesi allo scambio automatico di informazioni secondo lo standard comune e lo sviluppo di metodologie per la raccolta dei dati. Sussiste un problema di protezione della riservatezza che viene tuttavia affrontato nell'ambito delle elaborazione degli standard. Controlli saranno inoltre effettuati sul rispetto degli standard medesimi. Quanto ad eventuali problemi di natura applicativa per i Paesi in via di sviluppo, potranno essere elaborati progetti pilota di assistenza tecnica.
Nel corso del dibattito è stato chiesto se, per prevenire forme di elusione, non sia più utile intervenire sul coordinamento delle legislazioni in materia fiscale. È difficile peraltro stabilire uno standard uniforme che sottenda precise indicazioni riguardo alle migliori forme di tassazione possibili. È complesso altresì indurre gli Stati sovrani a cambiare i propri regimi. Nell'immediato si può quindi agire prevalentemente su standard minimi informativi e sulle regole relative alla localizzazione del prelievo fiscale.
È importante infine sviluppare metodologie per misurare chi beneficerà e in quale misura del recupero di base imponibile (stakeholders, consumatori e via dicendo).
Indubbi ostacoli al recupero di base imponibile provengono dalle attività che si esplicano nel quadro dell'economia digitale il cui raggio d'azione è per definizione l'economia mondiale.
Con riferimento alle sessioni del G20, e più specificatamente alle National growth strategies, fa presente che sono state quindi illustrate le modalità di supporto dell'OCSE a sostegno delle strategie di promozione della crescita elaborate nell'ambito del G20, che hanno posto un obiettivo di incremento del PIL globale nei prossimi 5 anni superiore del 2 per cento rispetto alle proiezioni a politiche invariate. A tal fine i paesi del G20 stanno elaborando strategie di intervento che dovranno Pag. 108confluire nel piano di azione che sarà approvato dai leaders a Brisbane il prossimo novembre.
L'OCSE è impegnato ad identificare le aree in cui, attraverso riforme strutturali, sarà possibile conseguire un impatto positivo sul PIL in misura compatibile con il conseguimento dell'obiettivo complessivo programmato. L'OCSE ha anche predisposto una valutazione degli impegni di riforma indicati nelle strategie di crescita dei diversi Paesi. L'ulteriore passo sarà quello di sviluppare metodi di quantificazione dell'impatto macroeconomico delle strategie delineate, utilizzando gli indicatori OCSE riferiti alla struttura fiscale, alla ricerca e sviluppo, alla spesa per politiche attive del lavoro e ad altri settori di intervento, nonché il modello FMI (G20 MOD) che tiene conto anche degli effetti di spill over tra i diversi paesi. Ci sono difficoltà di tipo metodologico da affrontare, in particolare nel distinguere gli effetti tra vecchi e nuove misure, nel valutare gli impegni che ricadono al di fuori delle aree per le quali sussistano indicatori OCSE ovvero nel valutare misure che ricadano al di là dell'orizzonte 2013-2018.
L'OCSE e il Fondo Monetario Internazionale hanno elaborato una prima stima (September Assessment) – la cui metodologia è comunque in corso di perfezionamento – dell'effetto delle strategie già definite, che indica un possibile impatto intorno all'1,8 per cento di crescita aggiuntiva. Le riforme dei mercati dei prodotti contribuirebbero per la quota più elevata al conseguimento di tale crescita aggiuntiva nel periodo 2013-2018. È stato peraltro rilevato che nel medio-lungo periodo l'istruzione gioca un ruolo essenziale nelle strategie di crescita.
Dal 2015 il focus si sposterà sul monitoraggio dell'implementazione delle strategie. Il G20 ha anche richiesto all'OCSE di esaminare gli effetti in termini di crescita che scaturiscono dalla diversa composizione delle strategie tra le entrate e le spese.Tali valutazioni sono importanti per conseguire una crescita equa e inclusiva che costituisca anche una garanzia di sostenibilità sociale dei processi di crescita, in termini di benessere complessivo e di realizzazione di nuovi posti di lavoro.
Con riferimento alle politiche del G20 per il lavoro e l'occupazione, con specifico riguardo alla dimensione sociale, fa presente che il 10 e l'11 settembre 2014 i ministri del lavoro e dell'occupazione del G20 si sono riuniti a Melbourne per discutere delle strategie per prevenire la disoccupazione strutturale, migliorare la qualità del lavoro e dare impulso alla partecipazione al mercato del lavoro. La task force che ha preparato l'incontro si è concentrata in particolare sui seguenti punti: sviluppare specifici piani di azione, anche con riguardo alla disoccupazione di lungo termine; incentivare la partecipazione al mercato del lavoro, in particolare, dei giovani e delle donne.
Molti Stati hanno assunto impegni e sviluppato azioni, a tal riguardo, in particolare, azioni di lungo periodo per migliorare le abilità e l'accesso ad occupazioni di qualità. Un importante ruolo può essere assunto da forme di apprendistato e di tirocinio di adeguato livello qualitativo e nella promozione di una maggiore eguaglianza di genere.
In risposta a tali problemi, la riunione dei ministri del lavoro del G20 ha consentito di enunciare alcuni impegni ed attuare politiche in grado di prevenire la disoccupazione strutturale, migliorare il funzionamento dei mercati del lavoro, sviluppare la formazione di lungo periodo per far fronte al divario tra abilità richieste e abilità e competenze effettivamente acquisite. Inoltre sono stati formulati l'impegno alla riduzione delle differenze di genere del 25 per cento entro il 2025 e quello a monitorare i progressi nell'attuazione delle strategie e a promuoverne un ulteriore sviluppo.
Con riferimento alle Global Value Chains, ed alle connesse sfide, opportunità ed implicazioni per le politiche, fa presente che l'OCSE, in collaborazione con il WTO, l'Unctad e la Banca Mondiale, svolge un'azione di supporto all'agenda del G20 relativa al commercio nella specifica area del global value chains (GVC, ossia processi Pag. 109produttivi che si svolgono in differenti parti del mondo, con aggiunta, in ciascun contesto, di valore ai beni e si servizi finali da produrre), al fine di migliorare e comprendere l'impatto di tali fattori sulla crescita, sulla struttura industriale, lo sviluppo e la creazione di posti di lavoro. Tra il 1995 e il 2008 è cresciuta in quasi tutti i Paesi, (con poche eccezioni) la percentuale di posti di lavoro nei settori sostenuti dalla domanda estera. Tale percentuale è in media cresciuta nei paesi OCSE tra il 1995 ed il 2008 , con poche eccezioni: nel 2008 risulta particolarmente elevata in Germania (circa il 35 per cento), Corea (30 per cento), e in Italia (poco meno del 30 per cento). L'OCSE ha sviluppato alcuni indicatori che riguardano le facilitazioni al commercio internazionale e che sono in grado di delineare un profilo delle nazioni in questo campo. Gli indicatori riguardano ad esempio la disponibilità di informazioni, le forme di governance, il grado di automazione per gli adempimenti richiesti, la regolamentazione complessiva della materia, la presenza di barriere di tipo economico, ecc. I risultati dimostrano che i Paesi con elevate barriere in termini di regolamentazione registrano un contenuto livello di importazione ed esportano anche meno servizi. È stato quindi elaborato l'indice relativo alle restrizioni nel commercio dei servizi che fornisce un'istantanea delle singole nazioni rispetto ai livelli medi ed alle best practises. Tale indice dovrebbe aiutare i Governi ad identificare opportunità per migliorare le proprie prestazioni per quanto attiene alle politiche dei servizi. È stata infine sottolineata l'importanza di politiche complementari in grado di migliorare l'efficienza delle GVC.
Con riferimento al quadro delle future iniziative, ritiene, in conclusione, che l'attività svolta dall'OCSE, attraverso seminari ed incontri rivolti ai parlamentari degli Stati membri, appare un utile strumento di diffusione di comuni standard e best practices per l'elaborazione di politiche pubbliche volte ad affrontare aspetti di comune interesse. A suo avviso, sarebbe pertanto opportuno che i Parlamenti interagissero attivamente con l'OCSE, proponendo temi sui quali sviluppare prioritariamente una riflessione in ambito internazionale. A questo riguardo, segnala che il Senato della Repubblica sta valutando di ospitare, nel corso del 2015, un incontro della rete mondiale dell'OCSE. In proposito, comunica che il Presidente del Senato ha quindi chiesto alla Presidente Boldrini che la Camera dei deputati possa condividere con il Senato l'organizzazione dell'evento. Nel ritenere che si tratti di un'iniziativa pienamente condivisibile, assicura fin d'ora alla Presidente della Camera, in qualità di focal point di questo ramo del Parlamento, la sua massima collaborazione.
FRANCESCO BOCCIA, presidente, nel prendere atto della relazione svolta dall'onorevole Giampaolo Galli sui temi di estremo interesse affrontati nel corso del seminario, assicura la disponibilità ed il sostegno, anche da parte della Commissione bilancio, circa l'ipotesi, da ultimo richiamata, che il Parlamento italiano possa ospitare, nel corso del 2015, un incontro della rete mondiale dell'OCSE.

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