Source: https://www.ilcommercialistainrete.com/search/label/Fattura
Timestamp: 2020-06-02 23:59:15+00:00

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Il Commercialista in Rete: Fattura
Emissione anticipata della fattura: l’Iva deve essere comunque versata.
Ai sensi di quanto disposto dal comma 4 dell’articolo 6 del Dpr 633/1972, se l’emissione della fattura da parte del cedente interviene in un momento antecedente la cessione del bene, l’operazione si considera effettuata, ai fini Iva, al momento dell’emissione del documento contabile, limitatamente all’importo fatturato.
Ferma restando la validità del principio appena richiamato, con la sentenza 16873/2014, la Corte di cassazione ha chiarito che, anche in caso di fatturazione anticipata, ciò che rileva ai fini della valutazione della effettività di un’operazione, in funzione della liceità della detrazione operata dal cessionario e dell’obbligo di versamento dell’imposta incombente sul cedente, è sempre il momento in cui interviene la reale consegna del bene ceduto.
Di conseguenza, secondo la Corte, l’articolo 21 del Dpr 633/1972, secondo il quale in caso di fatture emesse per operazioni inesistenti l’imposta è dovuta per l’intero ammontare indicato in fattura, va interpretato nel senso che il corrispondente tributo viene considerato “fuori conto” e la relativa obbligazione rimane isolata da quella riguardante l’intera massa di operazioni effettuate, senza che in tal caso possa operare il meccanismo della compensazione fra l’Iva “a valle” e quella “a monte”. In sostanza, l’anticipata emissione della fattura non consente all’emittente di sottrarsi all’obbligo di versamento dell’imposta, così come non gli consente di detrarre l’Iva già corrisposta in rivalsa per le operazioni “a monte”.
Con specifico riferimento, poi, alla fattispecie sub iudice, la Corte ha ulteriormente evidenziato che a nulla rileva l’eccezione sollevata dalla contribuente con riferimento al fatto che, nel caso di specie, si sarebbe trattato di cessioni all’esportazione non imponibili Iva ex articolo 8, lettera a), del Dpr 633/1972.
Infatti, per beneficiare della non imponibilità Iva dettata per queste operazioni, è necessario che la destinazione della merce all’esportazione venga provata dalla documentazione doganale ovvero dalla vidimazione apposta dall’ufficio doganale sulla fattura o su un esemplare della bolla di accompagnamento o del documento di trasporto. In mancanza di questi elementi, risulta comunque illegittima l’inclusione nel plafond Iva di operazioni la cui esistenza è riferibile unicamente all’anticipata emissione della fattura e alle movimentazioni bancarie successivamente intervenute fra le parti.
Ai sensi di quanto disposto dal comma 4 dell’articolo 6 del Dpr 633/1972, se l’emissione della fattura da parte del cedente interviene in un...
Fattura e mezzi di pagamento vari non bastano a provare l’operazione.
La Corte richiama il proprio costante orientamento (cfr Cass. n. 24426/2013), secondo il quale in tema di operazioni oggettivamente inesistenti passa sul contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate, ma quest’ultima prova “non potrà consistere ... nella esibizione della fattura, né nella sola dimostrazione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, i quali vengono normalmente utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia (tra le altre, Cass. nn. 15228 del 2001, 12802 del 2011)”.
Sentenza n. 11155 del 21 maggio 2014 (udienza 28 marzo 2014)
Cassazione civile, sezione V - Pres. Virgilio Biagio - Est. Iofrida Giulia
Iva – Operazioni oggettivamente inesistenti – Onere del contribuente di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni – Non sono sufficienti l’esibizione della fattura, né la sola dimostrazione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati
La Corte richiama il proprio costante orientamento (cfr Cass. n. 24426/2013), secondo il quale in tema di operazioni oggettivamente inesiste...
alle giovedì, giugno 12, 2014
Quesito: impostazione fattura.
Il mio commercialista è in ferie io devo fare una fattura che non so se è corretta:ricevo fatt. da A per consegna di mangime con ddt a B. Io che ho un contratto con Z affinchè acquisti il mangime da A, emetto fattura a Z a fronte di quel ddt emesso a B. Spero di essere stata chiara..Scusate e grazie !
Il mio commercialista è in ferie io devo fare una fattura che non so se è corretta:ricevo fatt. da A per consegna di mangime con ddt a B. Io...
Le fatture non mostrate prima, senza “scusa”, sono inservibili poi.
È quanto affermato dalla Corte di cassazione con l’ordinanza del 6 maggio 2013, la n. 10448.
I giudici di legittimità ribadiscono il principio secondo cui il divieto di utilizzo, in sede giudiziaria, dei documenti non prodotti in sede amministrativa opera anche se il contribuente, involontariamente, sottragga all’ispezione documenti in suo possesso perché caduto in errore non scusabile, sia esso di fatto o di diritto (ad esempio, dimenticanza, disattenzione).
La Corte di legittimità, in più occasioni, ha affermato che, per la preclusione probatoria, non è necessario che il contribuente abbia dolosamente opposto il rifiuto, essendo sufficiente che egli “dichiari, contrariamente al vero, di non possedere i documenti in suo possesso, o li sottragga all'ispezione, non allo scopo di impedire la verifica, ma per errore non scusabile, di diritto o di fatto (dovuto a dimenticanza, disattenzione, carenze amministrative, ecc.” (cfr Cassazione, pronunce 14027/2011, 21967/2009 e 7269/2009).
Il comma 5 dell'articolo 52 del Dpr 633/1972, legittima i verificatori fiscali a richiedere, durante l'attività ispettiva al soggetto passivo d'imposta, l'esibizione della documentazione contabile di cui sia prescritto l'obbligo della tenuta e della conservazione: “i libri, registri, scritture e documenti di cui è rifiutata l'esibizione non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell'accertamento in sede amministrativa o contenziosa. Per rifiuto di esibizione si intende anche la dichiarazione di non possedere libri, registri, documenti e scritture e la sottrazione di essi all'ispezione”.
Alle stesse conclusioni è giunta la Corte suprema che, nel rigettare le doglianze della ricorrente, ha condiviso la posizione dei giudici di merito argomentando che, in materia di accertamento dell’Iva, la preclusione probatoria, prevista dal quinto comma dell'articolo 52 del Dpr 633/1972, opera anche nei casi in cui il contribuente dichiari di non avere i documenti richiesti “per errore non scusabile, di diritto o di fatto (dovuto a dimenticanza, disattenzione, carenze amministrative, ecc)”.
In definitiva, non occorre che l'omissione sia intenzionalmente diretta a ostacolare l’attività di controllo, chiedendosi al contribuente un comportamento diligente, conforme ai canoni di correttezza e buona fede, che sia di ausilio all’espletamento dell’attività di controllo.
In materia di contenzioso tributario, per superare la preclusione probatoria posta dall’articolo 52, comma 5, del Dpr 633/1972, il contribu...
sonomun giovane consulente ed ho appena aperto una partita IVA a tasso agevolato (in quanto non ritengo di raggiungere i 30.000 euro). Alcune mie consulenze devono essere fatturate all'estero (Spagna, Svizzera,...).
Posso fatturare ? Non devo applicare IVA ? A quali obblighi o documentazione sono soggetto ?
sonomun giovane consulente ed ho appena aperto una partita IVA a tasso agevolato (in quanto non ritengo di raggiungere i 30.000 euro). Alc...
alle venerdì, febbraio 15, 2013
La fattura emessa con fini sospetti non è una testimone attendibile.
In materia di IVA, la fattura è documento idoneo a provare un costo dell’impresa; nell’ipotesi di fatture che l’amministrazione ritenga relative ad operazioni in tutto o in parte inesistenti per le quali la stessa fornisca sufficienti elementi per sostenerne il carattere totalmente o parzialmente fittizio, l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza e consistenza di tali operazioni si sposta sul contribuente (Cass. 31.03.2008, n. 8247). Il contribuente, a fronte della contestazione dell’Amministrazione circa l’inesistenza di un’operazione, ha l’onere di dimostrare la effettività del contratto e non può limitarsi a dar prova dell’emissione della fattura (Cass. 27 ottobre 2010 n. 21949). Va, infatti, ribadito che la fattura commerciale non è prova documentale circa l’esistenza dell'operazione, infatti, la fattura commerciale, per la sua formazione unilaterale e la sua inerenza a un rapporto già formato tra le parti, ha natura di atto partecipativo e non di prova documentale.
Ordinanza n. 23533 del 20 dicembre 2012 (udienza 19 settembre 2012)
Cassazione civile, sezione V – Pres. D’alonzo Michele – Est. Chindemi Domenico
Iva – Fatture relative ad operazioni inesistenti – Gravi elementi indiziari – Onere della prova a carico del contribuente
In materia di IVA, la fattura è documento idoneo a provare un costo dell’impresa; nell’ipotesi di fatture che l’amministrazione ritenga rel...
Fatture 2013: inizio da 1 o da X+1, si può ricominciare o continuare.
Non ci sono limiti alle modalità di numerazione progressiva delle fatture emesse a partire dal primo giorno del nuovo anno, a condizione ch...
alle venerdì, gennaio 11, 2013
Quesito: fattura di importo inferiore alle 50 euro.
Sentivo della possibilità di omettere il nome cui viene emessa fattura di importo inferiore a 50 euro. E' vero tutto ciò? Dove potrei trovare informazioni ufficiali a riguardo?
Sentivo della possibilità di omettere il nome cui viene emessa fattura di importo inferiore a 50 euro. E' vero tutto ciò? Dove potrei tr...
alle lunedì, novembre 19, 2012
Fattura e cedente effettivo.
In caso di interposizione fittizia, non spetta all’Agenzia delle Entrate dare prova dell’accordo simulatorio tra l’effettivo fornitore dell...
La questione del contenuto della fattura ricevuta da un soggetto passivo Iva al fine di consentirgli la detrazione dell’imposta corrisposta...
Come contabilizzare le fatture di acquisto oggetto di successiva ri-fatturazione?
Un soggetto esegue delle manutenzioni straordinarie su immobile di terzi; parte dei lavori vengono rifatturati alla proprietà e per altri la stessa intende partecipare alle spese riconoscendo un contributo, oggetto di compensazione con i canoni di locazione. Si chiede se sia corretto contabilizzare le fatture di acquisto oggetto di successiva rifatturazione alla proprietà quali crediti diversi salvo poi chiuderli con l'emissione della fattura; mentre per gli altri lavori sostenuti, iscriverli tra le immobilizzazioni immateriali da ammortizzare, iscrivendo poi il contributo ricevuto tra gli altri ricavi del conto economico.
Per quanto concerne la procedura di contabilizzazione delle fatture di acquisto che verranno poi/contestualmente interamente rifatturate al proprietario del bene immobile, si concorda con la soluzione prospettata nel quesito. La procedura indicata, infatti, appare pienamente sostituibile alla "normale" procedura di contabilizzazione con rilevazione del debito a SP e del costo a CE e dalla successiva iscrizione di un credito a SP e di un ricavo a CE. Le scritture in oggetto risultano, infatti, avere un impatto nullo sul conto economico e possono, pertanto, essere contabilizzate direttamente nello Stato Patrimoniale tramite la procedura indicata nel quesito, ottenendo una sensibile semplificazione e riduzione delle scritture contabili.
Anche per quanto concerne la contabilizzazione delle spese a fronte delle quali la proprietà riconoscerà un contributo si ritiene di concordare con la soluzione proposta nel quesito. La classificazione di tali spese tra le altre immobilizzazioni immateriali risulta, infatti, suffragata dal documento OIC n. 24 il quale dispone che "I costi sostenuti per migliorie e spese incrementative su beni presi in locazione dall'impresa (anche in leasing) sono capitalizzabili ed iscrivibili in questa voce se le migliorie e le spese incrementative non sono separabili dai beni stessi (ossia non possono avere una loro autonoma funzionalità); altrimenti sono iscrivibili tra le "Immobilizzazioni materiali" nella specifica categoria di appartenenza", quale sembra essere il caso in oggetto, in quanto i lavori eseguiti attengono all'ampliamento e ammodernamento dell'intero immobile.
Infine anche per quanto concerne la rilevazione contabile del contributo riconosciuto dal proprietario dell'immobile, si ritiene condivisibile la soluzione contabile prospettata nel testo del quesito, che porta alla contabilizzazione dell'importo del contributo tra gli altri ricavi.
Domanda Un soggetto esegue delle manutenzioni straordinarie su immobile di terzi; parte dei lavori vengono rifatturati alla proprietà e pe...
alle giovedì, giugno 28, 2012
Nelle cessioni di beni direttamente a terzi effettuate secondo le istruzioni impartite dal cessionario (che a sua volta ha ceduto a terzi i ...
alle venerdì, febbraio 24, 2012
Per la fattura rettificata la prova di ricezione può essere "alternativa".
La domanda di pronuncia pregiudiziale fa riferimento al procedimento pendente tra l’Amministrazione finanziaria e una società di diritto polacco e riguarda l'interpretazione della direttiva 2006/112/CEE, i principi di neutralità e proporzionalità dell’Iva.
La società opera nel settore della produzione e distribuzione di generi alimentari; con riferimento alla vendita dei suoi prodotti alle controparti, emette un rilevante numero di fatture e fatture rettificate. Le fatture rettificate sono tra l’altro emesse per la concessione di sconti, la restituzione di prodotti e nel caso di errori.
Le operazioni della società e il ricorso al giudice
La società riceve di frequente con significativo ritardo, o non riceve affatto, le conferme del ricevimento di fatture rettificate da parte dei destinatari; in un parere rilasciato alla società, l’Amministrazione fiscale polacca ha rilevato che la riduzione dell’importo dell’Iva dovuta dal venditore è subordinata, in base alla normativa fiscale nazionale, al possesso da parte di quest’ultimo di una conferma di ricezione della fattura rettificata consegnata dall’acquirente.
L’autorità giurisdizionale adita a seguito del ricorso presentato dalla società rilevava che la normativa interna appare in contrasto con la disciplina recata dalla direttiva Iva 2006/112/CE, dato che l’obbligo di disporre la conferma di ricevimento di una fattura rettificata non è previsto dalla direttiva. Pertanto, l’introduzione dell’obbligo tramite una normativa nazionale si pone in contrasto con i principi di neutralità e proporzionalità dell’imposta.
L’Amministrazione finanziaria ha pertanto presentato ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione polacca, che ha sospeso la questione rimettendola al vaglio della Corte di Giustizia.
Il giudice del rinvio ha in sostanza chiesto agli eurogiudici di conoscere se l’esigenza di subordinare la riduzione della base imponibile quale risultante da una fattura iniziale al possesso da parte del soggetto passivo, della conferma di ricevimento di una fattura rettificata rimessa dal destinatario dei beni e dei servizi, rientri nella nozione contemplata all’articolo 90 della direttiva Iva e se i principi i neutralità e proporzionalità ostino a tale esigenza.
L’articolo 90 prevede che in caso di annullamento, recesso, risoluzione, non pagamento totale o parziale o riduzione di prezzo dopo il momento in cui si effettua l’operazione, la base imponibile è ridotta secondo le condizioni previste dagli Stati membri.
L’articolo 29 della legge polacca relativa all’imposta sui beni e sui servizi prevede che il soggetto passivo possa diminuire la base imponibile stabilita nella fattura, a condizione di disporre prima del decorso del termine di presentazione della dichiarazione fiscale relativa al periodo di imposta in cui il destinatario del bene o del servizio ha ricevuto la fattura rettificata, della conferma, da parte del destinatario del bene o del servizio per cui è stata emessa la fattura, del ricevimento della fattura rettificata.
Secondo la Corte l’’articolo 90 della direttiva IVA è espressione di un potere discrezionale, che concerne le formalità che i soggetti passivi devono adempiere dinanzi alle autorità fiscali degli Stati membri, per procedere, in caso di riduzione del prezzo dopo il momento in cui si effettua l’operazione, a una debita riduzione della base imponibile.
Con riferimento alla fattispecie in esame, in caso di riduzione del prezzo dopo il momento in cui si effettua l’operazione, la normativa polacca subordina la riduzione della base imponibile, al possesso, da parte del soggetto passivo, della conferma di ricezione di una fattura rettificata rimessa dal destinatario di beni o servizi. Ciò al fine di assicurare l’esatta riscossione dell’Iva e di contrastare fenomeni di evasione.
Tale requisito rientra nella nozione di condizione, come contemplata dall’articolo 90 della direttiva Iva.
La Corte rileva inoltre che qualora il rimborso dell’Iva divenga impossibile o eccessivamente oneroso, in base alle condizioni nelle quali le domande di rimborso delle imposte possono essere esercitate, il principio di neutralità dell’Iva impone agli Stati membri di stabilire gli strumenti e le modalità procedurali necessari a consentire al soggetto passivo di recuperare l’imposta indebitamente fatturata.
Nel caso di specie, il possesso da parte del fornitore di beni o servizi, di una conferma di ricevimento da parte del destinatario dei medesimi, è idoneo a provare che quest’ultimo è informato del fatto che deve calcolare il suo eventuale diritto alla detrazione dell’Iva sulla base della fattura rettificata.
Tuttavia, la società ha rilevato che l’Amministrazione finanziaria polacca accetta quale unica modalità di conferma di ricevimento, una copia della fattura rettificata su cui il destinatario dei beni e dei servizi ha apposto il timbro.
Peraltro, posto che la conferma di ricevimento consente al fornitore di beni e di servizi di calcolare l’Iva dovuta sulla base degli importi indicati sulla fattura rettificata e/o di recuperare l’integralità dell’eccedenza Iva versata all’Amministrazione fiscale, detto requisito non mette in discussione, in linea di principio, la neutralità dell’Iva.
Tuttavia, la neutralità dell’Iva è lesa quando è impossibile o eccessivamente difficile per il fornitore di beni o di servizi ottenere una conferma di ricevimento entro un termine ragionevole.
Secondo gli eurogiudici in linea generale, i principi di neutralità dell’Iva e proporzionalità non ostano a un requisito che subordina la riduzione della base imponibile al possesso, da parte del soggetto passivo, di una conferma di ricevimento di una fattura rettificata rimessa dal destinatario di beni o servizi.
Tuttavia, qualora risultasse impossibile o eccessivamente difficile per il soggetto passivo, farsi rimettere in un termine ragionevole, la conferma di ricevimento, non può essergli negato di provare con altri mezzi, dinanzi alla competente autorità fiscale, di aver usato la diligenza necessaria ad accertare che il destinatario di beni o servizi sia in possesso della fattura rettificata e che ne abbia preso conoscenza e dall’altra, che l’operazione sia stata effettivamente realizzata in conformità delle condizioni enunciate nella fattura rettificata.
La domanda di pronuncia pregiudiziale fa riferimento al procedimento pendente tra l’Amministrazione finanziaria e una società di diritto pol...
Etichette: Fattura, Onere della prova
Sono titolare di una ditta individuale con oggetto "noleggio imbarcazione da
diporto"
Ho acquistato anche un posto barca (diritto d'uso);
quest'ultimo nei periodi di navigazione della mia unità viene ceduto in
L'imbarcazione che si è ormeggiata nel periodo marzo/settembre 2011 è di
proprietà di una Srl che opera in esenzione Iva (art. 8 bis)
La Srl mi ha rilasciato la dichiarazione d'intento che ho poi citato nelle
fatture emesse all'incasso del corrispettivo, provvedendo poi ad inviare all'Ag
Entrate la comunicazione.
Dovrò poi compilare nell'Unico/IVA 2012 l'importo nel quadro VC.
Quali altri adempimenti sono obbligatori per detta operazione ?
Sono titolare di una ditta individuale con oggetto "noleggio imbarcazione da diporto" Ho acquistato anche un posto barca (diritto ...
alle martedì, gennaio 24, 2012
L’equa indennità vuole la fattura se è l’avvocato a dare “sostegno”.
Per assistere le persone affette da menomazioni fisiche o psichiche che si trovano nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di occu...
alle martedì, gennaio 10, 2012
La fattura non supera l’esame Solo l’attore può invertire l’esito.
In tema di accertamento dell’Iva (ma il medesimo discorso vale anche per le imposte dirette) qualora l’Amministrazione fornisca validi elementi di prova per affermare che talune fatture sono state emesse per operazioni inesistenti, è onere del contribuente dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni. Inoltre, in materia di Iva l’ufficio può procedere a rettifica della dichiarazione indipendentemente dalla previa ispezione della contabilità del contribuente, qualora l’esistenza di operazioni imponibili risulti da verbali relativi a ispezioni eseguite nei confronti di altri contribuenti, nonché da altri atti e documenti in suo possesso (Dpr n. 633 del 1972, art. 54) qualora, in caso di accertamenti compiuti presso terzi, emergano indizi di evasione del tributo.
Sentenza n. 19332 del 22 settembre 2011 (ud. del 19 maggio 2011)
Corte di cassazione, sezione tributaria – Pres. Pivetti, Rel. Didomenico
Iva – Regolarità delle scritture – Fatture e operazioni inesistenti – Onere della prova da parte del contribuente
Rettifica della dichiarazione – Informazioni assunte presso terzi - Validità
In tema di accertamento dell’Iva (ma il medesimo discorso vale anche per le imposte dirette) qualora l’Amministrazione fornisca validi eleme...
alle lunedì, ottobre 10, 2011

References: sentenza 
 articolo 8
 Cass. 
 Cass. 

Sentenza 
 Cass. 
 art. 54

Sentenza