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Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 8 febbraio 2017, n. 3319 - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2017 Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 8 febbraio 2017, n. 3319
Nella sottrazione internazionale del minore quest’ultimo ha diritto ad essere sentito e ad esprimere il suo parere sull’eventuale rimpatrio
sentenza 8 febbraio 2017, n. 3319
PUBBLICO MINISTERO DOTT. (OMISSIS), – SOSTITUTO PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE PER I MINORENNI DI CATANZARO;
avverso il decreto del TRIBUNALE PER I MINORENNI di CATANZARO, depositata il 21/01/2016;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 01/12/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO PIETRO LAMORGESE;
(OMISSIS) ha presentato, in data 18 settembre 2015, istanza di rimpatrio in Irlanda della figlia minore (OMISSIS), nata nel (OMISSIS) dall’unione con (OMISSIS); in quel paese viveva la famiglia fino a quando, essendo cessata la convivenza con il (OMISSIS), in data (OMISSIS), la (OMISSIS) si era trasferita con la figlia in Italia, a (OMISSIS), presso la sua famiglia di origine.
Il P.M. presso il Tribunale per i minorenni di Catanzaro ha chiesto di rigettare tale istanza, ritenendo il rimpatrio contrario all’interesse della minore, la quale, altrimenti sarebbe esposta al rischio di trovarsi in una situazione intollerabile, non essendo il padre in condizione di assicurarle una collocazione abitativa idonea, tenuto conto delle difficolta’ economiche dei genitori di reperire una stabile e remunerativa attivita’ lavorativa in Irlanda, visto l’imminente sfratto per morosita’ dalla casa di abitazione.
Il Tribunale adito, con decreto 21 gennaio 2016, ha disposto il rimpatrio sulla base delle seguenti ragioni: la (OMISSIS) aveva condotto con se’ la figlia in Italia senza il consenso preventivo e successivo del padre, in un momento in cui quest’ultimo si trovava provvisoriamente all’estero; in Irlanda la bambina aveva la sua abituale residenza e uno stabile assetto di vita, dal punto di vista delle relazioni sociali e scolastiche; non ricorrevano le ipotesi ostative previste dall’articolo 13, comma 2, lettera b), della Convenzione de L’Aja del 25 ottobre 1980, riguardante gli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori (fondato rischio per il minore di essere esposto, per il fatto del suo rientro, a pericoli fisici e psichici comunque di trovarsi in una situazione intollerabile); le problematiche suindicate non rendevano intollerabile la convivenza della bambina in Irlanda con il padre, come confermato dalla stessa (OMISSIS); il (OMISSIS) svolgeva una attivita’ lavorativa remunerativa e la stessa (OMISSIS) aveva dichiarato di poter trovare facilmente un’occupazione in Irlanda qualora vi rientrasse; in quel Paese vi era un sistema avanzato di welfare che assicurava interventi socio-assistenziali di sostegno alle famiglie.
Avverso questo decreto il P.M. in sede ha proposto ricorso per cassazione, notificato al (OMISSIS), il quale non ha svolto attivita’ difensiva, analogamente alla (OMISSIS), alla quale il ricorso e’ stato notificato.
Preliminarmente, si deve valutare se il P.M. presso il Tribunale per i minorenni di Catanzaro sia legittimato a proporre ricorso per cassazione avverso il decreto del medesimo tribunale che ha ordinato il rimpatrio in Irlanda di Sofia, figlia minore di (OMISSIS) ed (OMISSIS).
Il potere di impugnazione, com’e’ noto, spetta al P.M. presso il giudice a quo contro le sentenze emesse nelle cause previste dall’articolo 72 c.p.c., commi 3 e 4, nonche’ in quelle che egli stesso avrebbe potuto proporre (articolo 69 c.p.c.), non invece nelle cause in cui deve intervenire a pena di nullita’, pur se relative allo stato e alla capacita’ delle persone (v. Cass., sez. un., n. 27145/2008).
Tanto premesso, la L. 15 gennaio 1994, n. 64, articolo 7 (di ratifica ed esecuzione della Convenzione de L’Aja) dispone che, attivato il procedimento con la richiesta di ottenere il ritorno del minore presso l’affidatario al quale e’ stato sottratto, o di ristabilire l’esercizio effettivo del diritto di visita (comma 1), l’autorita’ centrale competente “trasmette senza indugio gli atti al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni (…)”, il quale “richiede con ricorso in via d’urgenza al tribunale l’ordine di restituzione o il ripristino del diritto di visita” (comma 2); il procedimento, regolato dal comma successivo, si conclude con un decreto del tribunale “immediatamente esecutivo” contro il quale “puo’ essere proposto ricorso per cassazione” (comma 4). Sebbene quest’ultima disposizione non lo specifichi, si deve ritenere che il P.M. sia legittimato a proporre il ricorso per cassazione, trattandosi di una causa che puo’ essere proposta dal P.M.
Con un unico articolato motivo, il P.M. ricorrente ha denunciato la violazione degli articoli 13 della Convenzione dell’Aja del 1980 e L. 15 gennaio 1994, n. 64, articolo 7 per avere disposto il rientro della minore in Irlanda in contrasto con il suo interesse, senza avere prima provveduto all’audizione della stessa e in mancanza di motivazione sul punto; per avere erroneamente valutato fatti che dimostravano l’intollerabilita’ della situazione in cui la minore si troverebbe in caso di rimpatrio, per il fatto che il padre era privo di una stabile e continuativa attivita’ lavorativa e non era in grado di garantirle una sicura abitazione in Irlanda, mentre in Italia la minore viveva nell’abitazione della madre, era utilmente inserita nell’ambiente scolastico ed era protetta da una rete parentale di riferimento.
Il motivo e’ fondato con riguardo al profilo preliminare concernente la mancata audizione del minore.
Nel procedimento per la sottrazione internazionale di minore, l’ascolto del minore (che puo’ essere espletato anche da soggetti diversi dal giudice, secondo le modalita’ da esso stabilite) costituisce adempimento necessario ai sensi dell’articolo 315 bis c.c., introdotto dalla L. 10 dicembre 2012, n. 219, senza che osti, in senso contrario, la mancata previsione normativa dell’obbligatorieta’ desumibile dalla L. n. 64 del 1994, articolo 7, comma 3; infatti, detta audizione, gia’ prevista nell’articolo 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, e’ divenuta un adempimento necessario, nelle procedure che li riguardino, ai sensi degli articolo 3 e 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la legge 20 marzo 2003, n. 77; tale adempimento e’, pertanto, necessario anche nel procedimento per la sottrazione internazionale di minori, essendo finalizzato, ex articolo 13, comma 2, della Convenzione de L’Aja, anche alla valutazione della eventuale opposizione del minore al ritorno, salvo che esistano particolari ragioni che il giudice di merito deve indicare specificamente – che ne sconsiglino l’audizione, nel caso in cui questa possa essere dannosa per il minore, tenuto conto anche del suo grado di maturita’ (v., in materia di sottrazione di minori, Cass. n. 7479/2014, 13241 e 17201/2011 e, in altra materia, n. 19327/2015).
Il decreto impugnato non ha fatto alcun cenno alle ragioni per le quali l’audizione della minore non e’ stata disposta. Pertanto, in accoglimento del motivo in esame ed assorbiti gli altri profili ivi esposti, il decreto e’ cassato con rinvio al giudice di merito che, nel decidere sulla richiesta di rimpatrio, dovra’ fare applicazione dell’enunciato principio.

References: sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 articolo 7
 articolo 7
 articolo 7
 articolo 3
 articolo 13
 Cass.