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Timestamp: 2020-03-29 18:53:19+00:00

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Anno Compilazione 2008
Contado di Cocconato. Vedi mappa.
562 (censimento 2001) [ISTAT]; 533 (dati comunali 2006) [BDDE Regione Piemonte].
1216 ha. (12,16 kmq.) [dati ISTAT, BDT Regione Piemonte].
Montiglio, Cocconato (At), Brozolo, Verrua Savoia (To), Odalengo Grande, Murisengo (Al).
Cavallo Bianco, Cavallo Grigio, Cortiglione. Vedi mappa.
«Revorbella» (a. 1164), «Robella» (a. 1288) [Massia 1925, 17; Sella 1880, III, 816 Gasca Queirazza 1997, p. 543].
Fino al 1805: Vercelli, [vd. PIEVE] provincia ecclesiastica di Milano [Capellino 2008]; 1805-1817: Asti; [Bosio 1894, p.136; Chiuso 1887, vol. II, pp. 387-388] dal 1817 a oggi: Casale Monferrato, suffraganea della sede metropolitana di Vercelli (istituzione: 1817), regione ecclesiastica del Piemonte (istituzione: 1889). [Bullarium 1854, DCCXL, § 19, p. 1495; Ferrero 2008; Orsenigo 1909, p. 21].
Nell’attuale territorio comunale ebbe sede la pieve di Cortiglione. Assente dall’ordinamento plebano attestato dalla bolla «Cum ex iniuncto» di Urbano III al vescovo di Vercelli Alberto del 1186, [Orsenigo 1909, p. 23], essa compare nelle «rationes decimarum» della diocesi di Vercelli redatte tra la fine del secolo XIII e la metà del secolo XV sotto le dizioni: «ecclesia de corteono et est plebs cum ecclesia castri curtis rancij» (1298 o 1299); «plebs de corteono» (1348 e 1355); «ecclesia de Corteono et est plebs ecclesia castri Turris rancij» (1440) [ARMO I, docc. XVIII, p. 41, XXXIV, p. 115, CIX, p. 238; Cognasso 1929, p. 232]. Corteranzo è oggi frazione del comune di Murisengo. Fino al secolo XIII, la chiesa di Cortiglione apparteneva probabilmente alla circoscrizione pievana di Industria. [Settia 1970, pp. 98-99] Le altre chiese localizzabili nell’attuale territorio di Robella che figurano nelle «rationes decimarum» sembrano dipendere dalla pieve di Cocconato. [vd. Scheda COCCONATO] Dalla seconda metà del secolo XVI, le parrocchie del territorio di Robella fecero capo al vicariato foraneo di Cocconato, [Orsenigo 1909, p. 23] mentre, durante la parentesi napoleonica, in cui furono aggregate alla diocesi di Asti, al vicariato foraneo di Montiglio [Bosio 1894, p. 136].
«ecclesia de oxenengo» (a. 1298/1299) o «ecclesia sancti petri de oregio» (a. 1348 e a. 1355/1361) o «ecclesia de Auxnengo» (a. 1440); «ecclesia de parano» o «de parayna» (a. 1298/1299) o «ecclesia sancte Marie de parolla» (a. 1348 e a. 1355/1361), «de Parona vel de Braida» (a. 1428); «ecclesia sancti zennoni de roverbella» (1348). Per le tre chiese, la «ratio decimarum» del 1348 fornisce un estimo comune [ARMO I, docc. XVIII (1298/1299), p. 41, XXXIV (1348), p. 115, CIX (1440), p. 238; Cognasso 1929 (1355/1361), p. 232; Settia 1973, p. 918]. Per «Oregium» e «Parola» vd. LUOGHI SCOMPARSI. Secondo quanto riferì il pievano di Cortiglione al visitatore Fieschi nel 1428, esse risultavano, insieme a un’altra chiesa intitolata a San Marziano, «dirupte et devastate» e così «tenues et exiles» di redditi da non potersi permettere un rettore. All’origine del loro stato di abbandono, oltre a «guerrae et pestes», la fortificazione del luogo di Robella e il concentrarsi in esso degli abitanti un tempo insediati nell’area collinare circostante, nei pressi delle chiese, che le avrebbe private dei fedeli. La cura d’anime sarebbe perciò stata, «da tempo immemorabile» – cioè, presumibilmente, dalla metà del secolo XIV – da assicurata dal solo pievano, che ora proponeva di formalizzare l’unione di tutte queste chiese con quella di San Giacomo, sita presso il castello di Robella, da lui officiata quotidianamente (ed elevata in tal modo a sede di fatto della stessa pieve). Un «oratorium S. Martiani», menzionato negli atti della visita pastorale svoltasi nel 1606 come sito nel territorio di Cortiglione («super finibus dicti loci»), è tuttora esistente con dedicazione a San Marcelliano [cit. relazione pievano di Cortiglione 15 luglio 1428 (ARMO II, col. 88, p. 44) e ACAV, Vis. Past. (1606), f. 133v in Ferraris 1975, pp. 63-64, nota 193; Settia 1973, pp. 918-919; Settia 1984, pp. 621-622]. Dall’età moderna, le due chiese principali, entrambi parrocchiali, sono San Giacomo, nel concentrico di Robella, di giuspatronato dei signori, e Sant’Eusebio, a Cortiglione [Vd. Assetto insediativo; Casalis 1847, p. 470: Cortiglione in "Monferratoarte", Associazione Casalese Arte e Storia.Sito web (2013)].
Un castello era presente nel 1277 [AST SB; Settia 1973, pp. 906, nota 4, e 919], mentre la fortificazione del «locus» e la concentrazione in esso degli abitanti del territori si potrebbe far risalire alla metà del secolo XIV, sulla base della testimonianza fornita nel 1428 dal pievano di Cortiglione [Settia 1973, p. 919], o forse, al secolo XIII, quantomeno in una fase iniziale, se si considera la reggenza comune delle chiese di Robella attestata dalla «ratio decimarum» del 1298/1299 [Ferraris 1975, pp. 63-64, nota 193]. In età moderna, fonti della Perequazione generale del Piemonte (1698-1731) ci restituiscono l’immagine di un assetto insediativo strutturato su due livelli di organizzazione territoriale, che appare infatti nello stesso tempo accentuatamente policentrica e polarizzata intorno alle due parrocchie di San Giacomo, con sede nel «recinto del luogo», e di Sant’Eusebio, situata nel «cantone» di Cortiglione. «Non sendovi nel Luogo, ove veramente si dice Robella, che il Castello, la Parochia, e due altri fuochi», la quasi totalità degli abitanti vivrebbe «dispersa» in quindici «membri» (tutti «allodiali»), classificabili però in due gruppi che fanno riferimento alle parrocchie. Così, «sotto la parrocchia di San Giacomo», troviamo elencati: Mandola (la cui consistenza demografica è calcolata in 8 «fuochi»), Casa de Barberi (8 fuochi), Il Bricco (4 fuochi), La Rossa (7 fuochi), Il Valese (3 fuochi), Le Cassine (27 fuochi), Monte alto (5 fuochi), Le Balme (6 fuochi), Roncini (4 fuochi). «Sotto la parrocchia di Sant’Eusebio», si contano: Avernasso (5 fuochi), Li Mazini (9 fuochi), Valese (6 fuochi), La Castella (7 fuochi), Cortiglione (28 fuochi), Cà del Bosco (16 fuochi): come si vede, le due aggregazioni che, attraverso l’organizzazione parrocchiale, fanno capo rispettivamente al luogo di Robella e a Cortiglione rivelano una consistenza demografica assai bilanciata, una caratteristica che si ritrova nei dati otto- e novecenteschi. [AST RN; Relazione 1753, ff. 180v-181r; Bordone 1977, p. 204] La relazione dell’intendente provinciale Balduini, di alcuni decenni più tarda (1753), sceglie invece di registrare solo il livello superiore di articolazione del territorio, proponendo per Robella l’immagine semplificata di «luogo [...] diviso in due borgate: una del recinto del luogo e l’altra del Cantone di Cortiglione» [Relazione 1753, f. 180r]. I censimenti postunitari offriranno la stessa rappresentazione. Fa eccezione il censimento del 1955, che al di sotto delle due «frazioni geografiche» registra diverse «località abitate», alcune delle quali corrispondono nel nome a quelle già rilevate dai funzionari della Perequazione, come Le Cascine e Montaldo (Robella), Ca’ del Bosco Chimone, Case Masino, Castella e Vallese (Cortiglione). [Censimenti]
Al processo di accentramento insediativo in corso nel secolo XIV, si può invece, probabilmente, far risalire la scomparsa dei centri di «Oregium» e «Parola». [Settia 1973, p. 929] Nel 1428 si affermava infatti che i due piccoli insediamenti un tempo esistenti, con i loro cimiteri, presso le rispettive chiese («nonnulli parochiani morabantur et eorum corpora sepeliebantur»), sarebbero scomparsi con il trasferimento degli abitanti nel «luogo» di Robella, una volta che questo venne fortificato. [Settia 1975b, pp. 275-276] Nei documenti relativi alle liti confinarie che nella prima età moderna opposero Robella a Montiglio e Murisengo compare poi un toponimo, Rosengana, qualificato indifferentemente come «contrada» e come «villa», cui sembra corrispondere una realtà insediativa, almeno in parte, ancora esistente alla fine del secolo XVI. Un altro toponimo associato a tali contenziosi è quello di Mestiola, indicante di volta in volta un «bosco», un rilievo («dorsum», «serra»), una strada, un «luogo» o una «contrada» situati nell’area interessata dalle controversie. [vd. LITI TERRITORIALI]. Nel 1305, secondo quanto narra il cronista Guglielmo Ventura, gli astigiani, in guerra con il marchese di Monferrato e i suoi alleati ghibellini (la città era da poco tornata in mani guelfe, dopo una breve parentesi ghibellina), dopo avere occupato e devastato Montiglio, Colcavagno e Murisengo, reinsediarono la popolazione di Murisengo e parte di quella di Montiglio («aliquos forenses de Montilio») in una villanova eretta sul colle di Mostiola («super montem Mustiolae»), che tuttavia, in breve volgere di tempo, fu a sua volta presa e distrutta dalle forze ghibelline e monferrine. Bric Mostiola è voce presente nella toponomastica odierna della zona collinare posta tra Montiglio e Murisengo. [Bordone 2004, pp. 436-437; Marzi 2003, pp. 70-71; Settia 1973, pp. 915 e n. 37, 932].
Si conosce poco della più antica organizzazione comunitaria di Robella. E’ ipotizzabile che, come in altri luoghi compresi nel contado di Cocconato, il suo sviluppo abbia risentito a lungo di un rapporto fortemente asimmetrico con un organismo signorile particolarmente coeso e strutturato. Fra il tardo medioevo e la prima età moderna, Robella riesce comunque a esprimere, in modo coordinato con gli altri luoghi del Contado di Cocconato, una soggettività collettiva riconosciuta dai superiori feudali dei propri signori. Così, nel 1475, gli abitanti di Robella, Primeglio e Passerano, ottengono, con l’intervento del marchese di Monferrato, l’affrancazione da alcuni oneri che limitano, in particolare, la disponibilità dei loro possessi («successioni, terze vendite, fitti perpetui, ed altre servitù») [AST AF]. Circa settant’anni dopo, nel 1549, le comunità di Robella, Aramengo, Brozolo e Cocconato, insieme, contestano ai signori che hanno in comune le «bannalità» della caccia e della pesca, oltre a reclamare il diritto di «estrazione delle loro vettovaglie da un luogo all’altro»: la causa si discute di fronte a «delegati cesarei», nella persona di due senatori dello stato monferrino [AST ES]. Le istituzioni comunitative esistenti a Robella sullo scorcio dell’età moderna sembrano imperniate sulla polarizzazione insediativa e cultuale intorno al capoluogo e al «cantone» di Cortiglione. Fino a circa il 1780, rimane in vigore una consuetudine in virtù della quale gli amministratori di comunità (il sindaco e due consiglieri) vengono espressi alternativamente da Robella e da Cortiglione, con avvicendamento semestrale. In seguito, prevale un criterio di rappresentanza mista, che riservare a Cortiglione nella terna degli amministratori due consiglieri oppure il sindaco. Questi accorgimenti istituzionali, sempre sottoposti alle tensioni esistenti tra le due entità territoriali, vengono periodicamente rimessi in discussione, come accade nel periodo del governo francese e alla fine del terzo decennio del secolo XIX. [AST RP; AST RS; Relazione 1753, f. 181r].
Non attestati.
Fonti della Perequazione generale del Piemonte menzionano un catasto del 1670, in cui la ripartizione dell’imposizione fiscale «regolata sovra la bontà dei terreni» [AST RN]. Nel corso della stessa Perequazione, il territorio di Robella risulta essere stato sottoposto a «misura generale» nel 1703 [AST NA]. Fino ai nostri giorni si sono conservati un catasto o «Libro figurato» del 1740 [AC Robella LF] e un «Libro delle mutazioni di proprietà» avvenute negli anni1740-1789 [AC Robella LM].
Nessun atto risalente all’antico regime: gli «ordinati», «deliberazioni», «verbali» del Consiglio Comunale si conservano dal 1838 [AC Robella O].
Nel quadro della distrettuazione carolingia, quello che oggi è il territorio del Comune di Robella era probabilmente compreso un distretto minore di cui si hanno indizi in carte risalenti alla seconda metà del secolo IX e ai primi anni del secolo successivo, che lo identificano variamente come «comitatus/iudiciaria Torrensis» (rispettivamente, aa. 869, 892), «fines Torrenses» (aa. 880, 909), o con altre espressioni assimilabili, dal centro eponimo, di «Castrum Turris» (località scomparsa, sede plebana, situabile nel territorio di Villadeati). Come si può desumere da testimonianze più tarde, in specie astigiane, della seconda metà del secolo XIII, che si riferiscono a un’area, molto probabilmente corrispondente, designata come «Turrexana» (un nome che però affiora anch’esso nella documentazione dal secolo IX), l’antica circoscrizione doveva estendersi a nord del comitato di Asti, tra le propaggini orientali della collina torinese e la confluenza del Po e del Tanaro. Alla «Torresana» del tardo secolo XIII risultano, in particolare, ascrivibili i signori di Cocconato e i luoghi sui quali si esercitava il loro dominio, tra i quali Robella.. Essa sembra avere perso un’autonoma caratterizzazione pubblicistica già intorno alla metà del secolo X, quando fu probabilmente smembrata a favore dei comitati cittadini limitrofi di Torino, Asti e Vercelli, per divenire infine, nel secolo successivo, oggetto delle contrastanti ambizioni territoriali degli Aleramici e dei vescovi di Asti e di Vercelli [Settia 1974, in particolare p. 30 e n. 81]. Robella («Rouorbella») figura tra i «castra, possessiones et villae» dei quali Federico I investì, probabilmente ex novo, [Gramaglia 1981, pp. 413-414] il marchese Guglielmo V di Monferrato, in uno dei due diplomi indirizzatigli da Belforte il 5 ottobre 1164 [M.G.H., doc. 466; Daviso, Benedetto 1965, p. 12 e nota 18; Settia 1975a, p. 243].
Diritti su Robella figurano nel 1277 nell’eredità di Uberto «di Cocconato», cardinale di Sant’Eustachio, morto forse l’anno precedente. [AST SB] Questo personaggio, con altri di Cocconato che furono detentori in quegli anni di importanti cariche e prebende ecclesiastiche (due di loro furono vescovi di Asti, tra il 1243 ca. e il 1282), sembra avere contributo in maniera decisiva all’ampliamento dei possessi della casata e a promuoverne il «forte associazionismo» che la caratterizzerà nei secoli a venire. Le prime sicure attestazioni documentarie relative a personaggi identificati dal predicato «di Cocconato» risalgono alla metà circa del secolo XII, mentre il primo di cui si abbiano notizie biografiche abbastanza ampie, Uberto di Cocconato, detto il Conte Grasso, fiorì tra il 1181 e il 1207. In quest’epoca, i di Cocconato, come altri signori territorialmente contigui, appaiono prevalentemente impegnati in una politica di «pluralità degli omaggi» e delle alleanze con i vicini potentati: i vescovi di Vercelli e di Asti, i rispettivi comuni, i marchesi di Monferrato. Dal primo decennio del secolo XIV, con progressiva regolarità, gli esponenti della casata cominciarono ad assumere anche il titolo di «conti di Radicata» (il primo esempio è del 1305). Lo «hospicium (consortile) de Radicata» era nato da un’associazione giurata costituitasi dapprima tra i vari rami dei signori di San Sebastiano Po (succeduti ai primitivi signori di Radicata, di cui non si hanno più notizie dopo il 1178), la cui prima attestazione esplicita risale al 1290, ma di cui vi è forse già un indizio nel 1258. Questa compagine signorile, tra la fine del secolo XIII e gli inizi del secolo XIV, accolse, in seguito a vicende che non è possibile ricostruire, anche i signori di Cocconato, i quali finirono con il prevalervi. Dopo il secolo XVI, il predicato «de Radicata» assunse la forma del cognome «Radicati», finendo con il sostituirsi del tutto all’originario toponimico «di Cocconato». Quest’ultimo rimase tuttavia corrente, nella prima età moderna, per designare i Radicati in quanto membri del loro consortile, per l’appunto come «conti” o «consignori» o «consorti» di Cocconato. Gli statuti di cui tale consortile si dotò nel 1342 (in cui esso, designato come «ius», si configura ancora come unione giurata facoltativa), conobbero redazioni successive, del 1352 (in cui si afferma la dizione «hospicium et domus dominorum Coconati») e del 1459. Già la versione del 1352 configura un organismo particolarmente strutturato e vincolante, retto da un «capitano» scelto tra i consorti, con una procedura elettiva indiretta, improntata a un criterio rappresentativo dei «terzieri» o «colonnellati» (o anche: «cespiti»), di Brozolo, di Casalborgone e di Robella, in cui si era intanto articolata la casata, e che, verso la metà del secolo XV, diedero a loro volta origine ai rami di Brozolo, Casalborgone, Passerano, Primeglio, Robella e Ticineto. [Daviso, Benedetto 1965; Settia 1975a, pp. 122-151, 237-244; Settia 1982] Nel 1619, il duca di Savoia Carlo Emanuele I investì di alcuni punti di giurisdizione del feudo di Robella, già appartenenti al conte Costantino Radicati, a Carlo Emanuele Curtet, signore di Grosso. [Guasco 1911, p. 1356].
Il consortile dei Radicata, quale si venne configurando tra i secoli XIV e XVI, controllava territori e prerogative, sui quali il vescovo di Vercelli e i marchesi di Monferrato vantavano antichi diritti di superiorità. Nel secolo XIV, i di Cocconato, ormai conti di Radicata, appaiono schierati al fianco dei marchesi di Monferrato, figurando spesso in ruoli eminenti nella loro clientela vassallatica e nella loro «famiglia», a partire dalla morte di Guglielmo VII (1296) e dalla crisi di successione nel marchesato (1305-1310), poi durante le lotte che videro impegnati i marchesi dapprima, alleati degli Acaia, contro lo schieramento guelfo piemontese (comprendente i comuni di Asti, di Chieri e gli Angiò), in seguito, dal 1338, contro gli stessi Acaia e i Visconti. Il più antico documento nel quale membri del consortile si riconoscano esplicitamente vassalli dei marchesi di Monferrato, che non nomina i singoli luoghi infeudati, risale al 1340. Il primitivo sostegno ai nuovi principi della dinastia paleologa venne meno tuttavia di fronte alla loro volontà di conseguire una stabile affermazione di superiorità feudale sui territori in mano ai di Cocconato. Nel 1355, a questi come ad altri esponenti di robuste formazioni signorili del Piemonte meridionale, l’imperatore Carlo IV intimò di prestare il giuramento di fedeltà a Giovanni di Monferrato per tutti i feudi che riconoscevano come dipendenti dall’impero. Il rinnovo dell’investitura imperiale ai marchesi di Monferrato comprendeva infatti i luoghi sui quali si esercitava la signoria dei di Cocconato, tra i quali Robella. Recalcitranti ad assumere la veste di vassalli dei marchesi di Monferrato, i signori del Contado cercarono protezione in meno vincolanti rapporti di colleganza, dapprima con i Visconti (la prima “aderenza” risale al 1369) e, più tardi, anche con i Savoia. Nel 1437, il marchese di Monferrato avrebbe comunque formalmente rinunciato alla fedeltà dovutagli per Robella, occupata e poi restituita nel 1435 ai suoi signori. Robella seguì, fra il tardo medioevo e la prima età moderna, le più generali vicende del consortile dei signori di Cocconato alle prese con le potenze regionali: figura infatti tra i luoghi elencati nell’atto di aderenza dei di Cocconato al duca di Milano Gian Galeazzo Visconti del 1399, nell’atto di (condizionata) dedizione compiuto (dalle casate di Primeglio, Casalborgone, Passerano e Ticineto) verso il duca Ludovico di Savoia nel 1446 e nelle successive aderenze, stipulate nel 1455 con Francesco Sforza, e nel 1458 ancora con il duca sabaudo (rinnovata nel 1467) e con il duca di Milano, contestualmente allo scioglimento, previsto dalle clausole della pace di Lodi (1454), del legame vassallatico stabilito con il primo nel 1446; è presente, infine, nell’aderenza prestata nel 1499 al Trivulzio, in qualità di luogotenente del re di Francia a Milano. Intanto, permangono i legami vassallatici stretti nel passato con il vescovo di Vercelli, come testimoniano le investiture che nel secolo XV confermano a gruppi di membri del consortile il possesso di decime e diritti di giurisdizione, alcuni dei quali riguardano Robella: nel 1438, il «castello e villa»; nel 1459 e nel 1471, la «sesta parte» del luogo e un’altra «porzione» non specificata. Nel secolo successivo, questo rapporto parrebbe incrinarsi: nel 1505, una sentenza di scomunica sanziona la mancata prestazione del giuramento feudale, mentre nel 1555, decime, redditi, luoghi, tra cui Robella, e «ogni altra cosa compresa nelle antiche investiture concesse alli Conti di Coconato», già devoluti alla mensa vescovile, vengono reinfeudati al nipote dell’ordinario in carica. Ma soprattutto, con il secolo XVI cresce la pressione sabauda sui territori controllati dal consortile, mentre l’influenza milanese è neutralizzata dalla crisi di successione nel ducato: l’ultima alleanza, con Francesco II Sforza, è del 1513. Il legame di aderenza sarà riallacciato solo nel 1565, con Filippo II di Spagna in quanto duca di Milano. Di fronte alle pretese sabaude, i signori di Cocconato si fanno forti della loro qualità di feudatari immediati dell’impero, diretti «fideles imperii». Tra le investiture che essi potevano vantare, non tutte erano autentiche. Era autentica quella concessa da Enrico VII, nel 1310, a Guido di Cocconato, che, al seguito del marchese di Monferrato Teodoro I Paleologo, aveva accompagnato il re da Chieri a Milano. Ad essa erano seguite, nel secolo successivo, quelle di Sigismondo (1413) e Federico IV (1469), mentre le più antiche, attribuite a Federico I (1186) e a Federico II (1249), al pari di un «privilegio» di Carlo d’Angiò del 1280, sono quasi sicuramente dei falsi, fabbricati probabilmente sul finire del secolo XV o agli inizi del secolo XVI. Il falso diploma di Federico I, con la sua enumerazione puntigliosa e ridondante di luoghi e diritti, serviva in particolare a rafforzare le rivendicazioni avanzate dai conti sul Piovanato di Meirate e in rapporto ad altre situazioni contenziose con il Monferrato, mentre quello attribuito a Federico II sottraeva in perpetuo i loro feudi all’autorità dei vicari imperiali, precisamente quell’autorità della quale si fregiavano i duchi di Savoia. Nuove investiture imperiali giunsero da Massimiliano I (1512), che però mantenne anche in seguito (1518) l’infeudazione dei possessi dei di Cocconato a Filiberto di Savoia decretata una prima volta nel 1503, da Carlo V (1530) e infine da Rodolfo II (1585), il cui diploma riproduce l’intera serie degli atti precedenti, autentici e falsi. Questi ultimi ebbero probabilmente anche un ruolo nel promuovere la dizione «Contado di Cocconato» («comitatus Coconati»), ancorando in tal modo la connotazione pubblicistica del titolo comitale associato al predicato di Radicata all’ambito territoriale sul quale si esercitava allora concretamente il potere del consortile. Tra i diplomi di sicura autenticità che enumerano i singoli possessi confermati dagli imperatori al consortile, Robella compare in quelli quelli di Enrico VII («Robella cum pedagio salvo eo quod ibidem tenetur ab ecclesia Vercellensi») e di Massimiliano I; non compare, ma probabilmente solo per una svista, in quello di Carlo V. Nel 1584, una «transazione», o «convenzione» che assoggettava al dazio generale del Monferrato alcune strade del Contado, fino ad allora caparbiamente difese come «imperiali» e «franche» da ogni prelievo (eccettuato il pedaggio riscosso dal consortile sui transitanti forestieri), scatenò una sollevazione delle comunità del Contado contro i loro signori, colpevoli di aver ceduto alle pressioni monferrine, violando i diritti di libero transito dei loro sudditi. Il malumore fu aggravato dal tentativo di scaricare sulle comunità stesse il peso delle contribuzioni imperiali dovute dai conti, sostenuto da azioni giudiziarie e sequestri. Anche facendo leva sulla rivolta, che verosimilmente contribuì a orchestrare, nel 1586, il duca di Savoia Carlo Emanuele I riuscì infine a negoziare con i signori del consortile di Cocconato una «transazione», in cui essi accettavano di sottoscrivere una «aderenza» per i loro feudi di Brozolo, Passerano e Robella, e un condizionato riconoscimento di superiorità feudale per Aramengo, Capriglio, Cocconato, Cocconito, Marmorito, Primeglio e Schierano. L’approvazione accordata a quest’atto nel 1588 dall’imperatore Rodolfo II ne restrinse allo stesso tempo la portata. L’imperatore, infatti, escluse il carattere «ligio» del giuramento di fedeltà al quale i conti si erano piegati verso il duca di Savoia e negò di fatto a quest’ultimo, pur riconfermandolo suo vicario, lo «ius de non appellando» nei confronti dei feudatari imperiali, cioè l’inappellabilità di fronte alla giustizia imperiale delle sentenze emanate dalle magistrature sabaude. [AST AA; AST AE; AST AO; AST AT; AST AV; AST IC; AST IV; AST O; AST RF; AST TA; AST TB; AST TC; AST TD; Daviso, Benedetto 1965; Settia 1975a, pp. 122-151, 237-244; Settia 1982] Furono gli anni delle guerre del Monferrato, tra il 1612 e il 1631, a segnare la definitiva integrazione del Contado di Cocconato nella compagine degli stati sabaudi e l’inizio del progressivo disfacimento del consortile. Il consolidarsi della giurisdizione sabauda su Robella andò di pari passo con la sua integrazione nella provincia di Asti, confermata dall’ordinamento settecentesco relativo alle intendenze, alle prefetture e alle assise dei giudici (1723, 1724, 1729, 1730 e 1749). [Cassetti 1996; Duboin 1818-1869, III, pp. 58, 72, 79, 98, 133, 160] Anche all’interno della maglia amministrativa francese, Robella seguì le sorti del territorio della vecchia provincia di appartenenza, aggregato, senza sostanziali alterazioni, a una circoscrizione di livello dipartimentale o circondariale, avente per capoluogo Asti. Inizialmente, si trattò del dipartimento del Tanaro, creato durante il primo effimero periodo di occupazione (1799). Con il ritorno dei Francesi e in seguito alla riorganizzazione amministrativa del 1805, Asti fu a capo di un circondario («arrondissement») compreso nel dipartimento di Marengo (capoluogo: Alessandria). Al termine della parentesi napoleonica, Robella tornò, nel 1814, a far parte della ricostituita provincia di Asti che, dopo alcune instabili riorganizzazioni mandamentali nel 1818, fu ridotta a circondario della divisione amministrativa, poi provincia di Alessandria nel 1859. [Cassetti 1996; Sturani 1995; Sturani 2001] Nel quadro di questa distrettuazione, Robella fu compresa nel «cantone» di Cocconato, continuando, dopo la Restaurazione, a far parte del suo «mandamento», ossia circoscrizione di pretura. [Casalis 1847, p. 470; Tartaglino 1966, pp. 161-162, 195-197] Nel 1926, il circondario di Asti, come gli altri circondari della provincia di appartenenza, confluì nel circondario di Alessandria, a sua volta soppresso (1927), «costituendo il suo territorio l’intera provincia di Alessandria». [Variazioni 1925-1927, p. 1] Infine, nel 1935, 105 comuni, tra i quali Robella, furono staccati dalla provincia di Alessandria e riuniti alla neoistituita provincia di Asti. [Variazioni 1934-1936, pp. 7, 8-11; Bordone 2006; Gamba 2002, p. 50]. Robella ha aderito alla Comunità collinare “Unione Versa Astigiana”.
Agli inizi del secolo XVIII, la comunità risultava in possesso di circa 223 giornate di incolti e boschi, suddivisi in piccoli appezzamenti sparsi in vari punti del suo territorio. Si trattava di beni «non mai stati affetti ad alcun Catastro», utilizzati per il pascolo del bestiame degli abitanti, alla riserva di circa 80 giornate di bosco, che, affittate per il taglio periodico degli alberi, fornivano un reddito impiegato «in deduzione del registro», ossia nel pagamento di una parte del contingente di imposta prediale («tasso») gravante sulle terre accatastate nella comunità [AST SC]. Fra il tardo medioevo e la prima età moderna, l’area di controversa giurisdizione corrispondente alla sponda destra del torrente Stura, occupata prevalentemente da boschi e incolti, costituì lo scenario, spesso conflittuale, di pratiche di uso collettivo da parte degli abitanti di Robella, Cocconato, Montiglio e Murisengo. [vd. LITI TERRITORIALI] Si conserva una rappresentazione cartografica ottocentesca di parte dei boschi e incolti comunali: Tipo regolare rappresentante la località dei boschi e gerbidi divisi in diversi lotti che la Comunità di Robella possiede sul di lei territorio e che intende di concedere in enfiteusi all'incanto, del 1831. [AC Robella T].
Intorno alla metà del secolo XIII, una questione concernente lo sfruttamento delle acque del torrente Stura opponeva i signori di Robella ai signori e alla comunità di Montiglio («quaestio quae vertebat inter eos occasione cuiusdam canalis seu clusiae, vel alterius operae quod fiebat, vel fieri sperabat in Sturia, seu super Sturia»). Nel 1257, in ottemperanza del lodo pronunciato da arbitri designati dalle due parti, fu conclusa una «transazione» («amicabilis compositio»), in forza della quale le sponde destra e sinistra del torrente avrebbero segnato i limiti rispettivamente del territorio di Montiglio e di quello di Robella, mentre le acque avrebbero costituito una sorta di risorsa condivisa, con il riconoscimento formale degli usi consolidati dalla consuetudine e la sanzione della costruzione della chiusa e del mulino intrapresa in tempi recenti da Robella [AST AS; AST SA; AST VS-CT 1257]. L’accordo raggiunto nel 1257 non sarebbe bastato, tuttavia, a stabilizzare il confine tra i due luoghi, corrispondente nello stesso tempo al confine tra il Marchesato di Monferrato e il Contado di Cocconato. Il conflitto giurisdizionale sull’intera fascia di territorio compresa fra i torrenti Stura e Versa, pur tra fasi di apparente latenza e momenti di riacutizzazione, e assumendo punti focali mutevoli, ebbe infatti durata plurisecolare. Possiamo ricostruirne alcuni aspetti grazie a incartamenti la cui formazione risale alla prima età moderna, che contengono copie o riferimenti tratti da documentazione anteriore. Un corposo addensamento documentario riguarda in particolare il contenzioso che si incentrò sulla «villa» o «contrada» di Rosengana, il cui avvio, o meglio il cui riaprirsi, fu occasionato dal sequestro di alcune proprietà situate nel territorio della villa, decretato dal giudice di Montiglio nel 1547 o poco prima, in seguito al mancato pagamento di «censi et altre cose» che i suoi signori ritenevano di loro spettanza [AST AM]. L’esecuzione della sentenza era però nei fatti inattuabile, perché il controllo su Rosengana era esercitato in quel momento dai signori di Robella, membri del consortile dei conti di Cocconato. In quanto vassalli del marchese di Monferrato, i signori di Montiglio sollecitarono l’intervento del loro superiore feudale, rappresentato in quegli anni dalla reggente Anna d’Alençon. Quest’ultima scelse apparentemente di adottare una posizione poco assertiva riguardo alla titolarità della giurisdizione su Rosengana, e propose al capitano e ai conti di Cocconato una ricognizione del luogo affidata a «commissari» delle due parti, in vista di una soluzione consensuale. Nel frattempo, la reggente esortava i conti a non impedire la riscossione dei «fitti e censi» dovuti ai propri vassalli, a loro volta invitati a rilasciare uomini e bestie di Robella sequestrati per rappresaglia. [AST VS-CL] I signori di Montiglio sostenevano di essere in grado di documentare «l’esercizio della giuridizione sulla villa di Rosengana» con un lodo del 1305 e con registri del catasto e ruoli delle taglie che avrebbero illustrato la continuità del loro potere di imposizione fiscale sulle terre del luogo «per anni 142», fino cioè al 1447. Riguardo al periodo successivo, citavano una «sentenza arbitramentale in possessorio» del 1452 [ASAt S-AR; AST AC; AST VS-M] e la «transazione» conclusa con i signori di Robella nel 1483, che aveva nuovamente fissato il confine tra i due luoghi, riconoscendo e ripristinando i «termini» divisori ne indicavano il tracciato [ASAt S-CI; AST TM; AST VS-CT 1483]. Sappiamo però da altre fonti che nel primo decennio del secolo XVI non erano mancati scontri e violenze lungo i confini [AST AQ; AST P; AST SP]. In ogni caso, nel 1547, alle autorità monferrine risultò evidentemente impossibile ricomporre il conflitto, visto che un nuovo addensamento documentario in corrispondenza degli anni 1563-1564 ne segnala la permanenza. In questa fase del loro intricato rapporto, se da un lato il Contado di Cocconato e il Monferrato appaiono ufficialmente impegnati al provvisorio mantenimento dello status quo territoriale, in attesa dell’avvio di una procedura di definizione concordata, sul terreno, l’iniziativa locale mette a segno rappresaglie e atti di possesso, attività in cui si distinguono gli uomini di Cocconato e di Robella, i quali, sindaci in testa, organizzano spedizioni armate di mietitori ai danni delle proprietà di notabili di Montiglio. I rappresentanti delle parti si incontrano dopo varie dilazioni, ma disputano sulla «mira», «per transverso» contro «per dritta linea», dei termini di confine e mettono reciprocamente in dubbio l’attendibilità dei documenti esibiti. Intanto, le azioni di fatto compiute sul terreno alimentano un’altra strategia perseguita a livello dei contatti al vertice, quella della nominazione. Secondo quanto scrivevano i signori del Contado alla reggente Margherita Gonzaga, le proprietà del messer Pettenato di Montiglio colpite dalla «esecuzioni» (taglio e sequestro di messi) per il mancato pagamento di taglie pretese dalla comunità di Cocconato, in quanto iscritte nel suo catasto «tanto vecchio come novo», erano situate nella «contrada dell’Isola», non compresa nella «proibizione» che, per comune accordo imponeva alle parti di astenersi da iniziative unilaterali nel territorio conteso, e soprattutto mai toccata dalle rivendicazioni dei signori di Montiglio. La prova migliore l’avrebbe fornita un elenco delle «possessioni di Rosengana» descritte «ciascuna particularmente sotto le sue coerenze» e «domandate al loro registro» prodotto dagli stessi signori di Montiglio nel corso di «un processo fatto al tempo del Re di Francia in Torino». [AST AD; AST VS-DL] Come si vede, dal lato del Contado, il contenzioso sulle terre di Rosengana coinvolge, in maniera non facilmente districabile, ma apparentemente sinergica e non conflittuale, almeno per quanto ci lasciano scorgere le fonti sulla base delle quali possiamo ricostruirla, tanto la comunità di Robella quanto quella di Cocconato, accanto al consortile che riunisce i loro signori. Gli abitanti di Cocconato risultano peraltro possedere beni in Rosengana, e a Montiglio se ne è fatta la «consegna». [ASAt S-CF; ASAt S-CM] Un altro aspetto della contesa tra le formazioni signorili di Montiglio e di Cocconato intorno alla giurisdizione sulla sponda destra del torrente Stura riguardò una porzione di territorio situata presso i confini di Montiglio e Robella con Murisengo, nota nelle fonti tardomedievali e della prima età moderna come «Serra di Mestiola», nella quale i Coccastello di Montiglio e i signori di Robella si disputavano il diritto di riscuotere un pedaggio sulle merci in transito. La questione, che affiora per la prima volta in documenti del 1477 [AST AG; AST EF], torna a occupare le cancellerie tra il 1661 e il 1665, quando lo spostamento verso est dei confini del Ducato di Savoia, seguito al trattato di Cherasco del 1631, sembra riacuire le controversie di confine tra Montiglio e Robella, sulla quale, come sul resto del Contado di Cocconato, si esercita ormai da tempo la superiorità sabauda. In questi anni, le concorrenti pretese di prelievo in un’area di transito si intrecciano alla competizione per lo sfruttamento di risorse collettive. Scenario di atti possessori più o meno clamorosi e di visite concordate tra le parti, ma senza esito, Mestiola è descritto come «luogo e zerbo comune» o «bosco». La riapertura ufficiale del contenzioso sembra nascere da un’iniziativa di Montiglio, i cui abitanti, nel 1661, su ordine del loro podestà, iniziarono a riattare la strada «pubblica» (un tratto dell’importante asse Chieri-Casale [AST SM]) che passava per il bosco, diradando i cespugli «quali servivano a ladri, che sotto pretesto di corridori privavano li viandanti del proprio», cioè alle squadre armate dei signori di Robella e conti di Cocconato che «qualche volta» venivano «mandati furtivamente sopra il luogo controverso» a «estorcere» il pedaggio agli ignari viandanti forestieri [AST VS-AL; AST VS-RC]. Mentre i negoziati registravano un lungo stallo, nel 1665 le milizie del Contado, appoggiate da una numerosa truppa al comando del governatore sabaudo di Verrua, attraversarono il torrente Stura in corrispondenza del «luogo detto il guado franco» ed effettuarono un’incursione dimostrativa nel territorio contestato, accampandovisi per un giorno; intanto, nell’Astigiano e nella Riviera del Po, i sabaudi ostentavano i preparativi di un’invasione in grande stile. Al seguito degli armati, gli abitanti di Robella parteciparono al clamoroso atto possessorio percorrendo in processione (secondo il rituale delle Rogazioni) la strada di Mestiola fino al «luogo delle forche», al confine tra Montiglio e Murisengo (altra comunità del Monferrato). [AST VS-RC] Le successive testimonianze della interminabile vicenda dei confini tra Robella e Montiglio ci portano alla fine del secolo XVII e oltre, al pieno secolo XVIII, quando anche Montiglio fa ormai parte dello stato sabaudo: nel 1688, il podestà di Montiglio impone unilateralmente il ripristino di un termine divisorio con Robella [ASAt S-TD]; nel 1736, viene richiesto ed emesso un «attestato giudiziale» concernente i diritti che regolano il passaggio della Stura tra i due luoghi [ASAt S-AG; ASAt S-CR]. Sembra invece essersi definitivamente risolto nel 1504 un contenzioso territoriale con Murisengo, vertente sulla «contrata de versus Mestiolae appellata contrata Gamanellae», area, come la stessa Mestiola, di incolti e di «ronchi» (dissodamenti, almeno in origine, temporanei) effettuati da abitanti delle due comunità. Il confine tra Robella e Murisengo venne fissato idealmente al centro del torrente Stura, mentre le parti si impegnavano a mantenere «liberum et expeditum» il passaggio attraverso il Vadum Parenae, come veniva chiamato a Murisengo, o «Vadum Gamanellae», secondo la dizione preferita a Robella [AST VS-SA]. Sempre sul fronte del Monferrato, una transazione del 1572 definì i confini tra Robella e la comunità di Corteranzo [ASAt S-AC].
AC Robella LF: AC Robella (Archivio Storico del Comune di Robella). Vedi inventario.
AC Robella LF, Fald. 1, Sez. I, Serie I, Atti, Registri, Titoli e Carte riflettenti all’Era antica sino a tutto l’anno 1799, Sottoserie 1, Misure territoriali, libri di trasporto, ed atti relativi alle territorialità, Libro figurato [1740].
AC Robella LM: ASCR, Fald. 1, Sez. I, Serie I, Atti, Registri, Titoli e Carte riflettenti all’Era antica sino a tutto l’anno 1799, Sottoserie 1, Misure territoriali, libri di trasporto, ed atti relativi alle territorialità, Libro delle mutazioni di proprietà [1740-1789].
AC Robella O: ASCR, Fald. 17, Fasc. 1, Sez. I, Serie IV, Atti, Registri, Titoli e carte riflettenti il periodo 1839-1897, sottoserie 82, Ordinati e deliberazioni originali: Registro degli ordinati e deliberazioni consolari [1838-1845]; Registro degli ordinati originali [1845-1847]; Registro delle deliberazioni originali del Consiglio Comunale [1865-1876]; Atti orginali del Consiglio Comunale [1888-1893]; Fald. 30, Sez. II, Cat. Amministrazione, Cl. 7, Deliberazioni, repertori e contratti: Registro dei verbali di deliberazione originali del Consiglio Comunale [1894-1922]; Registro dei verbali di deliberazione originali del Consiglio Comunale [1918-1931]; Verbali di deliberazione in copia del Podestà [1932-1946]; Registro dei verbali di deliberazione del Consiglio Comunale [1946-1953]; Verbali di deliberazione in copia del Consiglio Comunale e della Giunta Municipale [1945-1950].
AC Robella T: ASCR, Fald. 16, Fasc. 8, Sez. I, Serie III, Atti, Registri, Titoli e carte riflettenti all’attuale Governo, Sottoserie 75, Vendita del taglio dei boschi e delle piante comunali, Tipo regolare rappresentante la località dei boschi e gerbidi divisi in diversi lotti che la Comunità di Robella possiede sul di lei territorio e che intende di concedere in enfiteusi all'incanto [1831].
ASAt S: ASAt (Archivio di Stato di Asti), Archivio Cocconito di Montiglio, m. 24 (v.s. 17), nn. 1368-1386, Serie di atti riguadanti i confini di Montiglio con Robella, Murisengo, Cunico, Cocconato, Piovà, Corteranzo [1452-1736]:
ASAt S-AC: n. 1380, 1572. Atti fra le Comunità di Corteranzo, e Robella per li confini terminati... atti per Transaz.e qui inserta;
ASAt S-AG: n. 1384, Attestato giudiciale riguardo al passaggio della Stura tra Montiglio, e Robella [9 luglio 1736];
ASAt S-AR: n. 1374, 1452, 9 Giugno. Alia rattificatio d.nor. Montilj absentium;
ASAt S-CF: n. 1375, 1547, 4 Marzo. Consegnamento fatto dagl’Uomini di Cocconato d’alcuni beni posseduti nel Territorio di Montiglio Contrada di Rosingana;
ASAt S-CI: n. 1368, 1482... Ottobre. Copia imperfetta, e non autentica di transaz.e seguita tra i s.ri di Montiglio, e la Comunità di Robella per li confini de’ respettivi Territorj;
ASAt S-CM: n. 1376, Coconato, e Montiglio. Confini. 1557 alli 3 di febraro. Memoria delle scriture che Gio. Jacomo Crosa deve lassar al s.r Dalboscho in Turino;
ASAt S-CR: n. 1385, Confini di Montiglio con Robella, e Coconato [s. d.];
ASAt S-T: n. 1383, 1688. Termine divisorio de’ Territorj di Montiglio, e Robella, e Coconato. Podestà Beccaria.
AST AA: AST (Archivio di Stato di Torino), Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 12, Cocconato 1186 in 1505, n. 24, 1467, 12 Marzo. Aderenza fatta da Gio. di Ticineto, et Iberto di Primeglio de’ Sig.ri di Coconato […] a loro nome, et degl’altri Sig.ri di Coconato al Duca Amedeo di Sav.a per li Castelli del Contado di Coconato.
AST AB: AST, Camerale, Camera dei conti, art. 773, vol. 2, n. 46, 1616. Atti fatti per li frutti de beni che possedono quelli di Cocconato e Robella sopra le fini di Montiglio.
AST AC: AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 12, Cocconato 1186 in 1505, n. 15, 1452. Atti Compromissorij seguiti nanti Nicolino d’Altavilla Arbitro eletto s.a le differenze vertenti trà li Sig.ri e Comm.tà di Coconato, et li Sig.ri e Comm.tà di Montiglio per li Confini di d.i Luoghi di Coconato e Montiglio con la sentenza à fav.e di d.i SS.ri di Montiglio et Appellazione de’ Sig.ri di Coconato al Duca Lud.co di Sav.a.
AST AD: AST, Camerale, Camera dei conti, art. 773, vol. 2, n. 40, Atti di Giorgio Meschiavino, Domenico de Cocastello e Francesco Malpassuto Consignori di Montiglio, a loro nome e come procuratori delli altri Consorti in detto feudo contro Alberto Ticinetto e Giovanni Battista di Robella, dei SS.i di Cocconato, a loro nome e come procuratori degli altri Consorti in detto feudo per fatto di Confini [1564].
AST AE: AST, Corte, Paesi, Monferrato , Feudi per A e B, m. 26, n. 17, 15 Marzo 1435. Atti di restituzione fatta dal Marchese Gio. Giacomo di Monferrato in esecuzione della pace fatta col Duca di Milano, ad Antonio di Primeglio, e Giovanni di Casalborgone de' Signori di Cocconato, ed ad Enrietto di Robella delle loro parti de' Castelli, e Luoghi di Cagliano, Robella, e la Piovà, sotto le riserve ivi espresse.
AST AF: AST, Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, m. 26, n. 22. 1, 24 Febbrajo 1475. Affranchimento fatto dal Marchese Guglielmo di Monferrato, e da Giovanni di Robella fu Enrietto, e Giovanni di Ticinetto fu Guidetto, Capitano della Casata di Cocconato, a suo nome, e degli altri feudatarj di Robella, Primeglio, e Passerano suoi Consorti nella Piovà, dalle Successioni, terze vendite, fitti perpetui, ed altre servitù a’ quali erano sottoposti gli Uomini, e Particolari di Robella, Primeglio, e Passerano sotto l'osservanza di varj Patti, e condizioni.
AST AG: AST, Camerale, Camera dei conti, art. 773, vol. 1, n. 16, Atti del Signor Giovanni di Cocconato de Conti Radicati, e dei Signori di Robella a nome suo, e dei suoi fratelli, contro il Nobile Guglielmo de Cocastello, a nome suo, e come procuratore degli altri Signori di Montiglio, per il pagamento del pedaggio di Robella e per pretesa giurisdizione dei Territori verso la Stura [1477].
AST AM: AST, Camerale, Camera dei conti, art. 773, vol. 2, n. 33, Atto di missione in possesso in esecuzione di Sentenza proferta contro li particolari di Cocconato ad instanza di Tommaso e Giovanni Domenico de Cocastello e Guglielmo de Braida ed altri Signori di Montiglio di certa proprietà pretesa nelle fini di Montiglio e massime nella Contrada di Rosingana [1547].
AST AO: AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 12, Cocconato 1186 in 1505, n. 31, 1505. Atti di Ottobono di Passerano, Thomaso di Passerano, Gio. di Casalborgone, Antonio di Primeglio, Cesare, e Bonifacio di Brosolo contro la Mensa Episcopale di Vercelli d’Appellazione della Sentenza di Scomunica proferta contro d.ti ss.ri p. non esser comparsi personalmente avanti il Vescovo di Vercelli a prestar la fedeltà p. li feudi da medemi posseduti nel Contado di Coconato.
AST AQ: AST, Camerale, Camera dei conti, art. 773, vol. 1, n. 28, 1509, 17 agosto. Atti di querela data avanti il Podestà di Montiglio instanti Giacomo Durando, figlio di Piero, seco giunti li Signori di detto luogo di Montiglio, contro il Signor Brandalisio de’ Consignori di Robella ed altri seguaci, per causa d’abduzione di bovi con barozza del suddetto Durando, passando per li Confini di Montiglio e Robella verso la Stura, luogo contenzioso.
AST AR: AST, Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, m. 26, n. 18, 3 Ottobre 1437. Atto di remissione, e liberazione del Marchese Giovanni Giacomo di Monferrato della fedeltà prestatagli da Antonio di Primeglio, e Gabriele di Passerano per Li Luoghi, Casalborgone, Robella, e Brozolo, restituendogli nello Stato, in cui erano prima della Guerra.
AST AS: AST, Camerale, Camera dei conti, art. 773, vol. 1, n. 4, Autentico di Sentenza arbitramentale proferta nelle differenze vertenti tra li SS.ri e Comunità di Montiglio da una parte e li SS.ri di Robella dall’altra per causa dell’acqua del fiume Stura [1257].
AST AT: AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 12, Cocconato 1186 in 1505, n. 10, 1438 in 1499. Volume continente li seguenti Titoli […] 1499, 10 8bre. Aderenza fatta da Ottobone di Passerano de’ Conti Radicati, e Consig.re di Coconato […] a loro nome, e Proc.ri di tutti gli altri Consig.ri di d.o Contado di Radicati, e Coconato al Luogoten.te Gen.le e Maresciale di Fr.a Gio. Giac.o Triulzio per li Castelli, e Luoghi di Coconato Coconato, Brosolo, Robella, Ceretto, La Piovà, Castelvechio, Bagnasco, Capriglio, Meynito, Berzano, Casalotto, Passerano, Primeglio, Schierano, Gracetto, Marmorito, Aramengo, La Torre, Casalborgone, S.Sebastiano, Piazzo, Monteu, Ticinetto e loro dipendenze.
AST AV: AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 12, Cocconato 1186 in 1505, n. 6, 1399, 5 Maggio. Aderenza fatta al Duca di Milano Gio. Galeazzo Visconti da Pietro di Primeglio fu Oberto del tezero di Casalborgone […] per li Castelli, e Luoghi di Coconato, Casalborgone, Robella, Brosolo, Aramengo, Primeglio, Schierano, Passerano, Marmorito, La Piovà, Cerretto, Bagnasco, Capriglio, Corzione, Maynito, Cerialio, e Casalotto.
AST D: AST, Corte, Paesi, Monferrato, Confini per A e B, P, n. 6, 1240-1673. Documenti e Lettere risguardanti le pendenze territoriali che vi furono tralli Duchi di Monferrato, e li Signori di Passerano quand’erano Feudatarj dell’Impero; E l’acquisto, che de’ loro feudi fu offerto dal Duca Carlo Emanuele I.
AST EF: AST, Camerale, Camera dei conti, art. 773, vol. 1, n. 4, Esame fatto nella causa del Signor Giovanni di Cocconato dei Conti Radicati e dei Signori di Robella a nome suo e de suoi fratelli, contro il Signor Guglielmo de Cocastello a nome suo e come procuratore delli altri Signori del Consortile di Montiglio per causa del pedaggio di Robella, e per pretesa giurisdizione di Territorio dalla Serra di Mestiola verso la Stura [1477].
AST ES: AST, Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, m. 26, n. 26, 1549. Esame seguito ad instanza della Comunità di Cocconato, Aramengo, Brozolo, e Robella in una causa vertente nanti il Senatore Giovanni Paolo Berzio, e Giovanni Battista Alberiggio Delegati Cesarei, contro Branda, ed altri Consorti Consignori di detti Luoghi per la Bannalità da questi pretesa della Caccia, e pesca ed estrazione delle loro Vettovaglie da un Luogo all’altro, e per l’appellazione da una Sentenza dell’ordinario di Condanna, ed esecuzione di due Para Bovi.
AST IC: AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 12, Cocconato 1186 in 1505, n. 10, 1438 in 1499. Volume continente li seguenti Titoli: 1438, 12 9mbre. Investitura concessa dal Vescovo di Vercelli […]; 23 Giugno 1459. Altra [scil.: investitura concessa dal Vescovo di Vercelli] […]; 30 Marzo 1471. Altra [scil.: investitura concessa dal Vescovo di Vercelli] […].; 25. Ap.le 1471. Altra [scil.: investitura concessa dal Vescovo di Vercelli] […].
AST IV: AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 13, Cocconato 1506 in 1585, 1555, n. 32, 31 Agosto. Investitura concessa dal Vescovo di Vercelli à favore di Federico Ferrero suo Nipote del Castello e Luogo di Coconato, giurid.ne e redditi dal med.o dipendenti, Luoghi di Schierano, Robella, Corsione e Brosolo […].
AST NA: AST, Camerale, II Archiviazione, Capo 21, n. 1, Nota Alfabetica de’ territorii stati misurati coll’indicazione dell’annata nella quale seguì la misura [s. d., ma ca. 1731], c. 16r.
AST O: AST, Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, m. 26, Ordine dell’Imperatore Carlo IV alli Conti di Coconato di prestare la fedeltà al Marchese Giovanni di Monferrato per gli feudi, che riconoscevano dall’Impero (1355).
AST P: AST, Camerale, Camera dei conti, art. 773, n. 27, 1507, 27 settembre. Processo fiscale formato dal Podestà di Montiglio di suo mero officio ed alla querela delli procuratori dei Consignori di detto luogo contro il Nobile Enrietto e Giovanni Francesco di Cocconato dei Consignori di Robella e prete Giovanni Maria fu Giovanni, dei Consignori di Robella contro altri loro complici e massime Giovanni Mauro, Giovanni di Monale ed altri, per asserta violenze usate per causa dei confini di Montiglio.
AST RF: AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 13, Cocconato 1506 in 1585, n. 35, 1565, 14 aprile. Aderenza fatta dalli Conti di Cocconato al Re Filippo di Spagna come Duca di Milano a tenore di quella fatta p. li d.ti Conti al Duca Francesco Sforza sotto li 28 9mbre 1458 ivi tenorizata.
AST RN: AST, Camerale, II Archiviazione, Capo 21, n. 161, Registro delle notizie prese da Commissarj deputati per la verificaz.ne de Contratti a Corpo de beni dal 1680 al 1711 inclusive circa la qualità delle Misure e Registro de beni di caduna Comunità del Piemonte, e denominaz.ne de Cantoni Membri, e Cassinali, s. d.
AST RP: AST, Corte, Paesi, Paesi per A e B, R 17, fasc. 4 (Robella), n. 9: 1799. Ricorso dei particolari del Cantone di Cortiglione circa il concorso di questo cantone all’amministrazione municipale di Robella . Riscontro del Commissario Gambini.
AST RS: AST, Corte, Paesi, Paesi per A e B, R 17, fasc. 4 (Robella), n. 12, 1827. Robella (Consiglieri) rappresentanza circa la scelta del Sindaco di quel comune.
AST SA: AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 12, Cocconato 1186 in 1505, n. 3, 1257, 15 Mag.o. Sentenza arbitram.le proferta s.a le differenze che vertivano trà li Sig.ri e Comm.tà di Montiglio, e li Sig.ri di Robella per riguardo di certo Canale, Chiusa, ed altre opere da farsi sovra la Stura per quale è stato dichiarato che ciasc.a di d.e parti possa estender il loro territorio sino a d.o fiume, e possa sovra d'esso far construer molini, ed altri Ingegni à loro libero piacere.
AST SB: AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 12, Cocconato 1186 in 1505, n. 3, 2°, 1277, 2 aprile. Sentenza arbitram.le proferta da Bonifacio di Cocconato Arbitro eletto per terminare le differenze, che vertivano trà Allamano, e Manuele suoi fratelli da una parte, et Uberto, e Bonifacio suoi Nipoti per riguardo all'Eredità, ed acquisti del fù Card.le Uberto di Cocconato loro fratello, e Patruo rispettivam.te […] delli 2 Aprile 1277. Col Compromesso fatto nella persona del sud.to Arbitro, delli 19 Marzo d.to anno.
AST SC: AST, Camerale, II Archiviazione, Capo 21, n. 73, Spoglio del Consigna.to fatto dal Sig.r Teodoro Monte li 28 maggio 1715 […], Robella, c. 202.
AST SM: AST, Corte, Paesi, Monferrato, Ducato, Giovanni Giacomo Saletta, Storia del Monferrato, vol. 1, p. 2a (Caliano - Fubine), n. 2 di catena, Montiglio, cc. 235r-300r.
AST SP: AST, Camerale, Camera dei conti, art. 773, vol. 1, n. 29, Sentenza proferta nella causa delli Nobili di Montiglio contro quelli di Cocconato per fatto di confini [1511].
AST TA: AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 12, Cocconato 1186 in 1505, n. 22, 1458, 14 8bre. Transonto aut.co dell’Aderenza fatta alli Duchi di Sav.a e di Milano da Gabriele figlio di Ottobone di Passerano… tutti Radicati de’ Consignori di Coconato per li Castelli, e feudi di Coconato, Ticineto, Robella, Cerretto, Piovata, Castelvechio, Bagnasco, Capriglio, Maynito, Ceriale, Casalotto, Passerano, Primeglio, Schierano, Marmorito, Aramengo, Casalborgone, S.Sebastiano, Piazzo, Monteu et altri luoghi da’ med.i posseduti sotto l’osservanza delle condizioni, e patti ivi espressi [14 ottobre 1458].
AST TB: AST, Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, m. 26, Investitura concessa dal Marchese Giovanni di Monferrato a Tholomeo, e Brandalisio Conti di Coconato […] de’ feudi, ch’essi, e loro Antecessori hanno riconosciuto da’ Marchesi di Monferrato in feudo retto, e gentile [25 agosto 1340].
AST TC: AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 14, Cocconato 1586 in 1713, n. 4, 1588, 31 Marzo. Transunto della Confirmazione fatta dall’imp.r Rodolfo della Transazione passata tra ’l Duca Carlo Emanuel Primo, e li Conti di Radicati, e Coconato per il Giuramento di Fedeltà dovuto a d.i Conti ad esso Duca.
AST TD: AST, Corte, Paesi, Provincia di Asti, m. 14, Cocconato 1586 in 1713, n. 1, 1586, 8 Febbrajo. Transazione tra il Duca Carlo Em.le P.mo, Percivale Pallavicino di Passerano, Conrado, Marco Emiglio, et Ercole Padre, e fig.li, Giaco. di Passerano a suo nome, e di Alessandro, Gabriele, e Gio. Batt.a suoi fratelli, e Tolomeo, e Massimigliano suoi Nipoti, Percivale di Robella, Gio. Matteo di Brosolo, e Luca pure di Brosolo a suo nome, e di Anto. suo fratello tutti de Conti di Cocconato, p. quale d.ti Conti si sono sottomessi alla fedeltà verso d.to Duca p. li Castelli, e Luoghi di Passerano, Robella, Brosolo, Cocconato, Aramengo, Cocconito, Primeglio, Schierano, Marmorito, e Craviglio, sotto l’osservanza de patti, e condi.ni ivi specificate colli Giuramenti di Fedeltà prestata dalli sud.ti Conti al Duca Carlo Em.le p. li sud.ti Luoghi sotto li 8 Feb.ro, 21 Marzo, 26 Giugno, 11, e 12 luglio d.to anno […].
AST TM: AST, Camerale, Camera dei conti, art. 773, n. 22, Transazione tra il medesimo e li Signori di Robella, con divisione de’ Territori [1483].
AST TO: AST, Camerale, Camera dei conti, art. 773, n. 6, c. 29, Testimoniali d’oblazione di vendita di porzioni di Robella ed Aramengo fatta dal Signor Conte Percivalle Cocconato alli SS.ri Conti Giovanni Francesco e Pompeo, Consorti in detti feudi [8 ottobre 1606];
AST TP: AST, Camerale, Camera dei conti, art. 773, n. 6, c. 31, Testimoniali di protesta del Conte Giovanni Francesco Cocconato di Robella in seguito all’obblazione di vendita di Porzioni di Robella ed Aramengo, fatta dal Conte Percivalle Cocconato alli Conti Giovanni Francesco e Pompeo, Consorti in detti feudi [22 ottobre 1606].
AST VS: AST, Corte, Paesi, Monferrato, Confini, M, 11, 1257 a 1665. Vol.e di Scritture sopra le diferenze territoriali tra Montiglio, e Robella, e Cocconato spezialm.te sulla Contrada di Rosengana tral p.mo e l’ultimo di d.i Luoghi, e sulla Contrada della Mestiola tral secondo e l’ultimo:
AST VS-CT 1257: Copia di Transazione tralli SS.i di Robella, a mediazione d’Oberto Tonengo, ed Amaldo Castelletto, per cui resta convenuto estendersi l’un e l’altro territorio sin alla Stura, come linea di divisione, cc. 10r-10v [1257];
AST VS-CL: Copia di Lettere della Marchesa Anna d’Alencon di Monferrato alli SS.i di Cocconato, colle Risposte di questi, sulla controversia loro colli SS.i di Monteglio circa alcuni fondi stati aggiudicati a questi ultimi per diffetto del pagam.to de’ pesi, cc. 1-8v [aprile-agosto 1547];
AST VS-M: 1305 a 1547. Memoria, colla quale si dimostra che Monteglio per tutto il controscritto tempo fu sempre nell’esercizio della giurisdizione sulla Villa di Rossengana, cc. 11r-11v;
AST VS-CT 1483: 1483, 9 8bre. Copia di Transazione tralli SS.ri di Robella e li SS.i di Monteglio, p. virtù di cui si determinano Confini de’ loro Territorj, colla specificazione de’ Termini divisorj, cc. 12r-13v;
AST VS-DL: 1563. 1564. Diverse Lettere concernenti queste diferenze, cadenti sopra la Contrada denominata Rossengana, quali diferenze non si veggono sin qui finite, ma solo diffuggj per una parte, e per l’altra, cc. 19-38r;
AST VS-AL: 1661 a 1665. Alcune Lettere riguard.ti le succenn.e controversie, ed altre insorte tra Robella e Monteglio, delle quali però non se ne vede quivi il proseguim.to […], cc. 46r-51v;
AST VS-RC: 1665, 12 Mag.o. Relazione siccome un Corpo di Truppa del Duca di Savoja si fosse portato in Robella, ed avvanzato sin al Bosco della Mestiola, che dicesi delle fini di Monteglio, cc. 52r-58r.
AST VS-SA: 1504, 6 Marzo. Sentenza Arbitram.le del Presid.e S. Giorgio Commess.o del March.e di Monferr.o e de’ SS.i di Robella, colla quale si compongono le controversie territoriali tra Robella e Murisengo, coll’assegnazione de’ siti per il piantam.to de’ termini divisorj, cc. 14r-18v.
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La vicenda storica di Robella tra il basso medioevo e la prima età moderna appare largamente plasmata dalla secolare appartenenza del luogo al Contado di Cocconato. Robella, come gli altri territori più stabilmente aggregati al Contado, si trovarono infatti tempo esposti a pressioni secolari in buona parte uniformi, derivanti dalla forma altamente coordinata sviluppata precocemente dall’associazione di signori che li governava e dai condizionamenti imputabili alla loro comune e peculiare collocazione geopolitica.
Il consortile dei Radicata, poi Radicati, nella forma raggiunta intorno alla metà del secolo XIV, fu un organismo coeso, gerarchizzato, retto da ufficiali dotati di forti poteri coercitivi sui singoli membri, vincolati, tra le altre cose, a una politica concertata sia in caso di alienazione o acquisto di beni e diritti di giurisdizione sia nel rapporto con i sudditi [Daviso, Benedetto 1965, pp. 40-45]. Inoltre, almeno alle soglie della prima età moderna, singoli membri del consortile risultano spesso titolari di diritti reali e personali sparsi in punti diversi del Contado – non di rado, parrebbe, attraverso il controllo di specifici «fuochi» o «capi di casa». I «terzieri» o «colonnellati» in cui si articolava il consortile appaiono organizzati su basi di lignaggio o parentela, e ormai privi di una proiezione territoriale coerente. In un contesto dunque, nello stesso tempo, di frammentazione e di intreccio, anche per le transazioni interne al consortile su quote di proprietà terriera, giurisdizione o sudditi, si richiedeva un largo consenso. Nel 1606, ad esempio, contro la vendita di porzioni del feudo di Robella e di quello di Aramengo da parte del conte Percivalle di Cocconato ai conti Giovanni Francesco e Pompeo di Cocconato si levò l’opposizione del conte Giovanno Francesco Cocconato di Robella, compartecipe dei diritti sui due feudi, per non essere stato preventivamente consultato [AST TO; AST TP].
Alla compattezza del fronte signorile corrispondevano comunità locali caratterizzate in generale da un basso profilo di complessità istituzionale e di autonomia amministrativa: una condizione che si riverbera oggi sul fronte archivistico, con particolare evidenza, ad esempio, nella estrema esiguità e nella datazione non risalente al di là della metà del secolo XVIII delle fonti di antico regime conservate presso l’Archivio Storico del Comune di Robella, ma rilevabile anche nell’origine di molta documentazione conservata presso gli Archivi di Stato di Asti e di Torino. Consoli e «consigli di credenza» sono dappertutto assenti o tardivi: la capacità di rappresentanza degli abitanti del Contado risiedette a lungo esclusivamente o principalmente nelle assemblee di «capita domorum» [Daviso, Benedetto 1965, pp. 36-40]. Nello stesso tempo, le caratteristiche di “sovralocalità” o piuttosto “translocalità” associate al dominio signorile potevano suscitare risposte collettive coordinate tra sudditi residenti in luoghi diversi, ma dipendenti da un medesimo signore o gruppo di signori, piuttosto che solidarietà rigidamente circoscritte a singoli insediamenti [vd. AST ES per un esempio riguardante, tra le altre comunità, anche Robella].
Per quanto riguarda la collocazione geopolitica di Robella e dell’intero Contado di Cocconato, essa si può definire, insieme con l’intera fascia collinare situata a nord e nord-ovest di Asti, tra la conca astigiana e le sponde del Po, come una permanente situazione di frontiera: un’area segnata per secoli dall’intersezione di forme di inquadramento territoriale diverse e perlopiù concorrenti. Dapprima si trattò dell’incontro, non privo di tensioni territoriali, tra circoscrizioni plebane appartenenti a diocesi diverse, quali le pievi vercellesi di «Industria» (Monteu da Po) e di Pino (Pino d’Asti), quella eporediese di San Sebastiano (San Sebastiano da Po) e quella astigiana di «Meirate» (Piovà Massaia). In seguito, tra il secolo XII e il secolo XIII l’area fu teatro dell’affermazione dei poteri temporali dei vescovi di Vercelli e di Asti, quindi dell’espansionismo di comuni cittadini, quali Chivasso, Chieri e Asti. Più avanti nel corso del secolo XIII, a condizionarne gli sviluppi politici, intervenne la costruzione conflittuale di un confine tra le sfere d’influenza del comune di Asti e del Marchesato del Monferrato [Gramaglia 1981; Settia 1975b]. Infine, a partire dal tardo secolo XIV, vi si affrontarono lo stesso Marchesato del Monferrato e gli stati regionali in gestazione dei Savoia e dei duchi di Milano [Daviso, Benedetto 1965, pp. 16-29].
Questo territorio risultò tra il secolo XI e il secolo XIII particolarmente propizio al radicamento e all’espansione di dinamiche formazioni signorili, organizzate in forma di consortile su base familiare o tra diverse famiglie più o meno strettamente imparentate o anche semplicemente legate da rapporti e accordi di vicinia. Internamente, questo tipo di assetto dava vita a una sorta di condominio patrimoniale, fondiario e giurisdizionale, in grado di limitare efficacemente la frammentazione successoria altrimenti inevitabile nella generale assenza di un principio e di una pratica coerente di primogenitura [Daviso, Benedetto 1965, pp. 44-45]. Sul versante esterno, consentiva di assorbire, conservando un alto livello di autonomia politica, i legami di cittadinatico, alleanza, clientela vassallatica, affiliazione fazionaria, che vari associati erano spinti o costretti a stringere con i principali poteri che si affacciavano di volta in volta nell’area. Il Contado di Cocconato fu la più salda e duratura di queste formazioni territoriali che si svilupparono in uno spazio, geografico e politico, interstiziale, fra poteri territoriali che inseguivano concorrenti aspirazioni egemoniche. Ai suoi confini, mostrarono caratteri e potenzialità in parte simili i domini del consortile costituito dai signori di Montiglio, sebbene già nel corso del secolo XIII cadessero sotto il controllo dei marchesi di Monferrato [vd. scheda MONTIGLIO MONFERRATO].
Un altro elemento che contraddistinse il Contado di Cocconato – così come, in forma meno autonoma o meno duratura, anche la signoria dei Montiglio e la rete di feudi, in gran parte ecclesiastici, controllati poco più a sud fra i secoli XIV e XV dalla potente famiglia astigiana dei Pelletta [vd. scheda COSSOMBRATO] - fu la sua spiccata vocazione al controllo della fitta trama stradale, sorta attorno ai grandi assi di comunicazione, di impianto romano longitudinali al Po, tra Asti e la Pianura Padana, o paralleli al fiume, tra Casale e Chieri, o Torino [Daviso, Benedetto 1965; Settia 1970]. Fino dal 1232, ad esempio, tra il comune di Genova e il Marchese di Monferrato, e tra quest’ultimo e i signori di Cocconato, San Sebastiano, Tonengo, Cocconito, Montiglio e Aramengo, esistevano convenzioni che garantivano ai mercanti genovesi la praticabilità e la sicurezza di un tratto stradale, passante per il territorio di quei luoghi, appartenente all’asse Genova-Asti-Torino. Gli Ordinamenta et mandata, emanati nel 1260, alle origini degli statuti del consortile di Cocconato, stabilirono pedaggi per le merci in transito su tale strada, che ebbero validità fino al secolo XVIII [Daviso, Benedetto 1965, p. 8 e nota 13, pp. 51-54; Settia 1970, pp. 55-66]. Durante la prima età moderna, le principali tensioni di confine insorte tra il Contado di Cocconato e lo Stato del Monferrato riguardarono, direttamente o indirettamente, diritti su strade, dazi e pedaggi. Sullo scorcio del secolo XVI, questo scenario locale di intrecci e conflitti di giurisdizione su strade e territori costituì un elemento non secondario del complesso gioco politico e diplomatico che portò all’assoggettamento del Contado ai duchi di Savoia [AST D; AST VS].
Il Contado aveva del resto confini esterni tradizionalmente porosi e, in parte, indefiniti, ai quali faceva riscontro, al suo interno, uno sviluppo debole e frammentato di territori comunitari compatti, ostacolato dall’apparente mancanza di una catastazione precisa e dall’esistenza di vasti possedimenti dei signori, che si configuravano come veri e propri «tenimenti separati», caratterizzati da un opaco inquadramento territoriale. Né, d’altro canto, l’incastellamento sembra accompagnarsi a effetti duraturi di accentramento insediativo: nei singoli luoghi, anche in presenza di un castello, questo non definisce il territorio circostante, ricchissimo di nuclei di tipo cantonale, anche molti piccoli. A sua volta, il frazionamento cantonale si rivela funzionale a definire e incanalare capillarmente i percorsi e i punti di prelievo dei pedaggi, assicurando una sorta di controllo diffuso sulle strade.
A Robella, in particolare, il policentrismo emerge come dato storicamente significativo sottostante alla polarizzazione tra il capoluogo e il cantone di Cortiglione, che nei secoli XVIII e XIX rappresenta la principale linea di tensione territoriale interna. Robella e Cortiglione si rivelano infatti unità “politiche” più che insediative, piccole configurazioni di tipo, per così dire, “federativo”, che organizzano una pluralità, mutevole nel tempo, di microinsediamenti.

References: § 19
 sentenza 
 sentenza 
 art. 773
 sentenza 
 art. 773
 art. 773
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 Sentenza 
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 art. 773
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 art. 773
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 art. 773
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