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Timestamp: 2017-11-19 10:35:27+00:00

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Sentenza della Corte di Cassazione n. 43807/2014 del 02.10.2014 “I verbali degli ispettori del lavoro non costituiscono mera informativa di reato, sono atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria, ai sensi dell’art. 431, lett. b) c.p.p.; ... | ILA - Ispettori del Lavoro Associati
ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA segnala la Sentenza della Corte di Cassazione n. 43807/2014 del 02.10.2014 “I verbali degli ispettori del lavoro non costituiscono mera informativa di reato, sono atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria, ai sensi dell’art. 431, lett. b) c.p.p.; come tali, vanno inseriti nel fascicolo per il dibattimento e ne va data lettura a richiesta di parte o su iniziativa del giudice, essendo utilizzabili come fonti di prova.”<
Sentenza n. 43807/2014 del 02.10.2014 della Corte di Cassazione<
Sentenza della Corte di Cassazione n. 43807/2014 del 02.10.2014 “I verbali degli ispettori del lavoro non costituiscono mera informativa di reato, sono atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria, ai sensi dell’art. 431, lett. b) c.p.p.; come tali, vanno inseriti nel fascicolo per il dibattimento e ne va data lettura a richiesta di parte o su iniziativa del giudice, essendo utilizzabili come fonti di prova.”<
Penale Sent. Sez. 3 Num. 43807 Anno 2014 Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE Relatore: ORILIA LORENZO Data Udienza: 02/10/2014<
XXXXXXX XXXXXXXXX N. IL 22/02/1963
avverso la sentenza n. 507/2012 TRIBUNALE di UDINE, del 04/12/2013
udita in PUBBLICA UDIENZA del 02/10/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LORENZO ORILIA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Vito D’Ambrosio
che ha concluso per il rigetto
1. Il Tribunale di Udine con sentenza 4.12.2013 ha condannato Xxxxxxx xxxxxxxxx alla pena di C. 1.200 di ammenda, ritenendolo colpevole della contravvenzione di cui all'art. 14 comma 1 del D. Lvo n. 66/03 per avere occupato, quale presidente di un circolo privato in Pozzuolo del Friuli (denominato "Xxxx xxxx xxxxxxx") una lavoratrice notturna in assenza di preventiva visita medica di idoneità. Per giungere a tale conclusione il Tribunale ha considerato la documentazione trasmessa dal pubblico ministero e, in particolare il verbale contenente le dichiarazioni rese agli Ispettori del Lavoro dalla lavoratrice Yyyyyyyy yyyyyyy la sera stessa dell'ispezione nel locale nonché le affermazioni dell'imputato.
2. Il difensore ricorre per cassazione denunziando, ai sensi dell'art. 606 comma 1 lett. c) e lett. e) cpp la violazione di norme processuali (artt. 512 e 512 bis cpp) e il vizio di motivazione, dolendosi innanzitutto del fatto che il giudice ha utilizzato le dichiarazioni rese durante le indagini preliminari da una teste (la Yyyyyyyyy yyyyyyyy) mai sentita in dibattimento e in assenza delle condizioni di cui agli artt. 512 e 512 bis cpp perché la donna risultava residente ancora in Italia.
Denunzia inoltre il vizio di motivazione perché la teste Sssssssss in dibattimento aveva dichiarato che nel circolo non esistevano né orari, né dipendenti né stipendi e che la somma di C. 500,00 veniva data alla yyyyyyyyy a titolo di donazione da un socio e non come retribuzione; infine, ad avviso del ricorrente, manca la prova che la yyyyyyyyy svolgesse un lavoro con orario predeterminato e seguisse le direttive del Xxxxxxx, presidente del club.
Il verbale dell'ispettore del lavoro non costituisce mera informativa di reato ai sensi dell'art. 347 cod. proc. pen., poiché contiene l'accertamento o la descrizione di una situazione di fatto suscettibile di modifica nel tempo, per effetto di comportamenti umani o di eventi naturali. Esso va, pertanto, annoverato tra gli atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria (art. 431, lett. b) cod. proc. pen.); come tale, va inserito nel fascicolo per il dibattimento e ne va data lettura a richiesta di parte o su iniziativa del giudice (art. 511, primo comma cod. proc. pen.), essendo utilizzabile come fonte di prova (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 7083 del 26/04/1994 Ud. dep. 16/06/1994 Rv. 199004).
In ogni caso dalla sentenza impugnata risulta che la colpevolezza dell'imputato è stata affermata non esclusivamente sulla base delle dichiarazioni fatte all'ispettore del lavoro in occasione del controllo dalla Xxxxxxxx (dichiarata irreperibile all'udienza 25.3.2013 senza peraltro alcuna opposizione del difensore), ma anche sulla scorta delle affermazioni dello stesso imputato nella parte in cui "ha ammesso che la ragazza in questione riceveva periodicamente una somma di danaro", mentre invece sono state ritenute prive di riscontro probatorio le ulteriori precisazioni (e cioè che si trattava di un contributo versato per conto di un socio ammiratore della ragazza che non voleva figurare direttamente).
Ciò esclude quindi qualunque violazione del principio di cui all'art. 526 cpp e di quelli contenuti nell'art. 6 della CEDU come interpretati dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (nel senso che può astrattamente concepirsi una deroga al principio della formazione della prova in contraddittorio purché, naturalmente, la condanna non si sia basata esclusivamente sulle dichiarazioni rese in fase anteriore al dibattimento su cui non si è avuto modo di replicare: cfr. tra le varie, sentenza del 03 dicembre 2013 nr. 35842/2005, Vararu c/Romania).
Pertanto, non merita censura la sentenza che, con riferimento alla posizione della Xxxxxxxx, ha desunto l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato sulla scorta delle dichiarazioni rese a verbale dalla donna, e sulle dichiarazioni dell'imputato.
Così deciso in Roma, il 2.10.2014.
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