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Timestamp: 2020-06-02 10:56:44+00:00

Document:
TESTO AGGIORNATO ALL'11 LUGLIO 2011
Missioni valevoli nella seduta dell'8 ottobre 2009
Albonetti, Alessandri, Angelino Alfano, Balocchi, Berlusconi, Bindi, Bonaiuti, Bossi, Brambilla, Brancher, Brugger, Brunetta, Buonfiglio, Buttiglione, Caparini, Carfagna, Casero, Cicchitto, Cirielli, Colucci, Cosentino, Cossiga, Cota, Craxi, Crimi, Crosetto, D'Amico, Donadi, Fitto, Gregorio Fontana, Frattini, Gelmini, Gibelli, Alberto Giorgetti, Giancarlo Giorgetti, Giro, La Russa, Leone, Lo Monte, Lupi, Lusetti, Mantini, Mantovano, Maroni, Martini, Mazzocchi, Mecacci, Melchiorre, Meloni, Menia, Miccichè, Migliavacca, Migliori, Milanato, Molgora, Nucara, Leoluca Orlando, Pescante, Picchi, Prestigiacomo, Roccella, Romani, Ronchi, Rotondi, Saglia, Scajola, Soro, Stefani, Stucchi, Tremonti, Urso, Vito.
In data 7 ottobre 2009 sono state presentate alla Presidenza le seguenti proposte di legge d'iniziativa dei deputati:
NARDUCCI e DI BIAGIO: «Princìpi generali concernenti l'informazione italiana per l'estero e gli obblighi della società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo in materia di produzione e trasmissione di programmi realizzati presso le comunità italiane all'estero» (2776);
BARBIERI: «Dichiarazione dell'interesse nazionale della Villa Verdi in Sant'Agata di Villanova sull'Arda» (2777);
COLUCCI: «Norme in materia di produzione biologica» (2778);
BITONCI ed altri: «Disposizioni in favore delle vittime di delitti contro la persona o commessi mediante violenza alle persone» (2779);
MARIO PEPE (PdL): «Modifica della denominazione del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano» (2780);
VERSACE e ANTONINO FOTI: «Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'affondamento di navi con carichi di rifiuti tossici o radioattivi presso le coste e nel mare territoriale italiani» (2781).
La proposta di legge BINETTI ed altri: «Modifica dell'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, in materia di utilizzo di mezzi, anche aventi connotazione religiosa, atti a rendere irriconoscibile la persona» (627) è stata successivamente sottoscritta dal deputato Rubinato.
La proposta di legge CATANOSO ed altri: «Autorizzazione alla sepoltura delle salme dei Re d'Italia Vittorio Emanuele III e Umberto II nel Pantheon in Roma» (1892) è stata successivamente sottoscritta dal deputato Biancofiore.
La proposta di legge RAZZI ed altri: «Introduzione dell'insegnamento dell'educazione alimentare nei programmi scolastici» (2071) è stata successivamente sottoscritta dal deputato Biancofiore.
La proposta di legge POLLEDRI ed altri: «Disposizioni per la realizzazione del ponte sul Po tra le province di Piacenza e di Lodi» (2423) è stata successivamente sottoscritta dal deputato Libè.
In data 7 ottobre 2009 il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge:
S. 1773. - «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 settembre 2009, n. 131, recante ulteriore rinvio delle consultazioni elettorali amministrative nella provincia di L'Aquila» (approvato dal Senato) (2775).
CARLUCCI: «Modifica all'articolo 1 della legge 3 agosto 2004, n. 206. Benefìci in favore del personale ferito nell'adempimento del dovere a causa di azioni criminose e per i superstiti dei caduti per la medesima causa» (2733) Parere delle Commissioni II, IV, V, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, relativamente alle disposizioni in materia previdenziale) e XII;
PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE VIETTI: «Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione e altre disposizioni per la trasformazione delle province in organi amministrativi di secondo grado» (2761) Parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali;
COTA ed altri: «Modifica dell'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, in materia di tutela dell'ordine pubblico e di identificabilità delle persone» (2769) Parere delle Commissioni II (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni) e IX.
CARLUCCI: «Modifica all'articolo 157 del codice penale in materia di prescrizione di reati commessi nei confronti dei minori» (2731) Parere delle Commissioni I e XII;
CARLUCCI: «Disposizioni per favorire il reinserimento sociale dei condannati a pena detentiva non superiore a due anni» (2732) Parere delle Commissioni I, V, XI e XII.
DI VIRGILIO ed altri: «Disposizioni per la destinazione di una quota del monte premi del Superenalotto a iniziative in favore dei disabili e dei malati cronici non autosufficienti nonché della ricerca scientifica in ambito sanitario» (2677) Parere delle Commissioni I, V, VII e XII;
JANNONE: «Modifiche all'articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, in materia di contrasto dell'elusione fiscale e dell'abuso del diritto in materia tributaria» (2709) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento) e V.
LA LOGGIA ed altri: «Disposizioni in materia di età pensionabile dei professori universitari ordinari che prestano servizio nelle libere università private riconosciute dallo Stato» (2748) Parere delle Commissioni I, V e XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, relativamente alle disposizioni in materia previdenziale).
COSENZA ed altri: «Disposizioni per garantire la sicurezza e la corretta gestione degli impianti di depurazione delle acque nella regione Campania» (2644) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), IV, V, XII e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
LULLI ed altri: «Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale» (2653) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento) e V.
COSENZA ed altri: «Modifiche al decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, concernente l'etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari» (2645) Parere delle Commissioni I, X, XIII e XIV;
CARLUCCI: «Disposizioni per il riconoscimento della lingua italiana dei segni» (2734) Parere delle Commissioni I, II, V e VII.
NASTRI: «Istituzione dell'Agenzia per l'utilizzo delle risorse idriche nell'agricoltura» (2643) Parere delle Commissioni I, V, VIII, XI e della Commissione parlamentare per le questioni regionali;
COSENZA ed altri: «Disposizioni concernenti l'etichettatura dei prodotti agroalimentari e delega al Governo per l'introduzione di agevolazioni fiscali per la tutela e la promozione del consumo dei prodotti agroalimentari nazionali tipici» (2646) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), X, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
FRANZOSO: «Procedure straordinarie per il risanamento dei bilanci e programmi per lo sviluppo di comuni e province» (2534) Parere delle Commissioni II, VI, VIII, XI, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
GRIMOLDI ed altri: «Delega al Governo per l'adozione di norme in materia di tutela previdenziale e antinfortunistica in favore del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco» (2691) Parere delle Commissioni V e XII (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento).
Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettere del 28 settembre 2009, ha trasmesso due note relative all'attuazione data agli ordini del giorno: MARANTELLI n. 9/1875/18 e BOFFA n. 9/1875/37, accolti dal Governo nella seduta dell'Assemblea dell'11 dicembre 2008, riguardanti la promozione di campagne informative finalizzate alla riduzione della quantità dei rifiuti prodotti, MARTELLA n. 9/1875/11, concernente l'individuazione di meccanismi di controllo della produzione dei rifiuti, BOCCI n. 9/1875/13, riguardante il conseguimento degli obiettivi posti dalle direttive comunitarie in materia di rifiuti, FARINONE n. 9/1875/23 e PICIERNO n. 9/1875/36, concernenti la realizzazione di sistemi informativi territoriali applicati alla gestione dei rifiuti e la valutazione del ciclo di vita dei prodotti, accolti come raccomandazione dal Governo sempre nella seduta dell'Assemblea dell'11 dicembre 2008, BRAGA ed altri n. 9/2206/35, riguardante l'adeguamento al quadro normativo del sistema di gestione dei rifiuti, e VANNUCCI ed altri n. 9/2206/46, concernente l'attività di monitoraggio da parte del Comitato per la vigilanza dell'uso delle risorse idriche, accolti come raccomandazione dal Governo nella seduta dell'Assemblea del 26 febbraio 2009, MARGIOTTA ed altri n. 9/2206/42, accolto dal Governo nella medesima seduta dell'Assemblea, riguardante l'emanazione di decreti attuativi previsti dal codice dell'ambiente.
Il ministro ha altresì trasmesso una nota relativa all'attuazione data alla risoluzione ALESSANDRI ed altri n. 7/00064, accolta dal Governo ed approvata dalla VIII Commissione (Ambiente) nella seduta del 29 ottobre 2008, riguardante la nuova disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti.
Le suddette note sono a disposizione degli onorevoli deputati presso il Servizio per il Controllo parlamentare e sono trasmesse alla VIII Commissione (Ambiente) competente per materia.
Il ministro degli affari esteri, con lettere del 1o e 2 ottobre 2009, ha trasmesso tre note relative all'attuazione data agli ordini del giorno: COLOMBO ed altri n. 9/1713/154, accolto come raccomandazione dal Governo nella seduta dell'Assemblea del 13 novembre 2008, riguardante il contributo italiano al Fondo globale per la lotta all'AIDS, la tubercolosi e la malaria, FEDI ed altri n. 9/1714/5, DI BIAGIO ed altri n. 9/1714/8, e, per quanto attiene ai profili di propria competenza, FEDI ed altri n. 9/1713/166, accolti dal Governo nella seduta dell'Assemblea del 13 novembre 2008, Anna Teresa FORMISANO n. 9/1713/203, accolto come raccomandazione dal Governo nella medesima seduta dell'Assemblea, ZACCHERA n. 0/1714/III/1, accolto dal Governo nella seduta della III Commissione (Affari esteri) del 9 ottobre 2008, ZACCHERA n. 9/2198/5, accolto dal Governo nella seduta dell'Assemblea del 19 febbraio 2009, EVANGELISTI n. 9/1185/64, accolto dal Governo nella seduta dell'Assemblea del 26 giugno 2008, PORTA ed altri n. 9/1386/191 e NARDUCCI ed altri n. 9/1386/64, accolti come raccomandazione dal Governo nella seduta dell'Assemblea del 23 luglio 2008, riguardanti il recupero di risorse per le dotazioni destinate agli italiani nel mondo, nonché, per la parte di propria competenza, all'ordine del giorno TASSONE n. 9/1366/54, accolto dal Governo nella seduta dell'Assemblea del 16 luglio 2008, concernente gli accordi di riammissione di clandestini con tutti gli Stati extraeuropei che ancora non li abbiano siglati.
Il ministro ha altresì trasmesso una nota relativa all'attuazione data alla risoluzione conclusiva STEFANI ed altri n. 8/00049, accolta dal Governo ed approvata dalla III Commissione (Affari esteri) nella seduta del 21 luglio 2009, riguardante l'integrazione europea dei Balcani occidentali.
Il ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 1o ottobre 2009, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 30 della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, la relazione sulla stima del fabbisogno di cassa del settore pubblico e sulla situazione di cassa aggiornata al 31 marzo 2009, comprensiva del raffronto con i risultati del precedente biennio (doc. XXV, n. 5).
Iniziative del Governo in relazione alla presenza nei fondali marini in prossimità delle coste calabresi di navi con rifiuti tossici - 2-00480
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell'interno e della giustizia, per sapere - premesso che:
il ritrovamento nei giorni scorsi (12 settembre 2009) di un'imbarcazione di grandi dimensioni apparentemente senza identità, inabissata a meno di 20 miglia dalla costa e a 483 metri di profondità, a largo di Cetraro (Cosenza), in una zona indicata da un pentito di mafia, Francesco Fonti, accredita le denunce portate avanti da anni da Legambiente sulle cosiddette «navi dei veleni» e la ricostruzione fornita dal Fonti, che si è dichiarato diretto autore dell'affondamento di tre «navi a perdere», la Cunski, a largo di Cetraro (Cosenza), la Yvonne A a largo di Maratea (Potenza) e la Voriais Sporadais, a largo di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria);
secondo notizie di stampa, sarebbero oltre trenta le navi con le stive cariche di sostanze tossiche o radioattive mandate a picco sui fondali intorno alla Calabria tra gli anni '80 e'90. Sull'unica nave allo stato rinvenuta, grazie al lavoro svolto dalla procura di Paola (Cosenza), sotto la guida del procuratore capo, dottor Bruno Giordano, ed alla collaborazione prestata dalla regione Calabria, dovranno essere effettuati i necessari controlli per stabilire se si tratta effettivamente della Cunski (ufficialmente smantellata il 23 gennaio del 1992) e se, come dichiarato dal pentito, trasportava nella stiva 120 bidoni contenenti scorie radioattive. Le prime foto scattate confermano la presenza di fusti, due dei quali fuoriusciti dalla stiva probabilmente a seguito dell'impatto;
intanto, sempre nell'alto Tirreno cosentino, tracce di interramento di sostanze radioattive, da ricondurre, secondo l'ipotesi che si va accreditando, a materiale trasportato sulla motonave Rosso (ex Jolly Rosso), abbandonata il 14 dicembre 1990 a largo di Amantea ed arenatasi sulla spiaggia di Formiciche (Cosenza), sono state rilevate a pochi chilometri dalla predetta spiaggia, sulla strada provinciale n. 53, che sale verso la collina, nella zona di terreno percorsa dal torrente Olivo. Un'indagine epidemiologica, espletata su incarico della procura di Paola, sulla popolazione dei comuni vicini all'area oggetto di verifica ha accertato un incremento anomalo della mortalità per tumori maligni tra il 1992 ed il 2001;
le dichiarazioni del pentito, ex «santista», affiliato alla cosca Romeo di San Luca, Reggio Calabria, che è stato sentito dall'autorità giudiziaria ed ha anche rilasciato diverse interviste, fanno seguito e forniscono ulteriori dettagli in ordini al contenuto di un dossier che il pentito avrebbe depositato nel 2003 presso la direzione nazionale antimafia, in cui avrebbe ricostruito la vicenda delle «navi dei veleni», precisando il ruolo svolto dalla 'ndrangheta, che sarebbe stata coinvolta dai servizi segreti italiani per l'occultamento di rifiuti tossici e radioattivi;
secondo la ricostruzione del pentito, in particolare, le cosche avevano interesse ad incassare l'elevato compenso (si partiva da 4 miliardi di vecchie lire per un carico e si arrivava anche a 30), ma il contatto per i singoli affari veniva attivato da agenti dei servizi, che chiedevano la disponibilità e indicavano la quantità di materiale tossico che bisognava fare sparire. Il pentito, che afferma di aver avuto rapporti diretti anche con politici, riferisce che i soldi pattuiti venivano versati su conti correnti aperti su banche estere, intestati a persone inesistenti, e che più volte si era recato ad effettuare i prelievi con macchine fornite dai servizi, delle quali aveva conservato i numeri di matricola (Fiat Croma blindata con matricola VL 7214 A, CD-11-01; Audi con matricola BG 146-791; Mercedes con matricola BG 454-602, come riportato nell'articolo «Politici e 007 dietro le navi dei veleni» di Riccardo Bocca, pubblicato su L'Espresso n. 38, anno LV, del 24 settembre 2009), peraltro annotati nel dossier consegnato alla direzione nazionale antimafia;
da dichiarazioni rilasciate da magistrati che nel tempo si sono occupati delle cosiddette «navi dei veleni» in Calabria (in particolare a Reggio Calabria e a Paola), trova conferma il possibile coinvolgimento nella vicenda di agenti dei servizi di sicurezza (come risulta dall'articolo «Dai pm un argine al Sismi» di Roberto Galullo, pubblicato su Il Sole 24 ore del 18 settembre 2009). Emerge, altresì, che i predetti servizi, e in particolare il Sismi, avrebbero collaborato con il sostituto procuratore Franco Neri, primo titolare dell'inchiesta a Reggio Calabria, mentre sarebbero stati, invece, lasciati volutamente fuori dalle indagini da Alberto Cisterna, allora sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, al quale la collaborazione era stata espressamente offerta, e dal procuratore capo della procura di Paola Bruno Giordano;
se si sia predisposto quanto necessario per recuperare e smaltire il carico della motonave localizzata a largo di Cetraro in acque territoriali e per rintracciare le altre due motonavi di cui ha parlato il pentito;
se sia vero che nel dossier consegnato dal pentito Francesco Fonti alla direzione nazionale antimafia nel 2003, che, peraltro, secondo alcune fonti di stampa, risulterebbe già pubblicato, si fa riferimento ad agenti dei servizi segreti e, in particolare, se siano note al Governo le persone citate dal Fonti, se davvero appartenessero ai servizi di sicurezza e se appartengano tuttora ai servizi di sicurezza o ad altri apparati pubblici;
se ci siano garanzie in ordini al fatto che lo smaltimento dei rifiuti tossici e radioattivi non continui ad essere espletato illegalmente con lo stesso sistema dell'affondamento di navi e dell'interramento in zone interne sotto il controllo della criminalità organizzata;
«Lo Moro, Garavini, Amici, Bressa, Zaccaria, Mariani, Cuperlo, Bratti, Oliverio, De Micheli, Graziano, Cuomo, Bernardini, Giachetti, De Biasi, Pollastrini, Corsini, Concia, Codurelli, De Torre, Mastromauro, Ferrari, Piccolo, Carella, Tidei, Picierno, Bossa, Ferranti, Tempestini, Touadi, Fiorio, Cenni, Cirielli, D'Antoni, Laratta, Marchioni, Laganà Fortugno».
Orientamenti del Governo in materia di modifiche alle disposizioni concernenti il demanio marittimo - 2-00500
la Commissione europea ha avviato una moratoria nei confronti del Governo italiano sulla riforma del «diritto d'insistenza», che favorisce all'atto del rinnovo del titolo il concessionario del demanio pubblico marittimo uscente, sulla base dell'articolo 37 del codice della navigazione, restrizione giudicata incompatibile con gli obblighi derivanti dall'articolo 43 del Trattato che istituisce la Comunità europea;
il ministero delle infrastrutture e dei trasporti aveva assunto l'impegno, con la nota del 7 aprile 2009 dell'ufficio legislativo, a modificare senz'altro il quadro delle normative interne e, in particolare, l'articolo 37 del codice della navigazione;
la Presidenza del Consiglio dei ministri impugnava nella seduta del 18 settembre 2009 dinnanzi alla Corte costituzionale la legge regionale Emilia-Romagna n. 8 del 2009, attinente alla disciplina delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo;
con nota del 4 agosto 2009, la Commissione europea ha sollecitato le autorità italiane a far conoscere «la programmazione, precisa e dettagliata, degli interventi da adottare a livello nazionale» in ordine all'approvazione definitiva delle dovute modifiche legislative;
l'attività procedurale istruttoria è stata svolta, secondo gli interpellanti, dalle autorità italiane esclusivamente attraverso un carteggio formale e burocratico, evitando qualsiasi coinvolgimento immediato e diretto degli imprenditori interessati sia per la definizione degli elementi di conflitto, sia per la ricerca di un'intesa nella scelta delle regole nuove eventualmente da adottare;
non è possibile che sia sfuggito che l'intervento della Commissione europea finirà con il mettere in crisi non già un codicillo giuridico, ma un intero comparto, che pure svolge un ruolo primario e trainante nell'ambito dell'economia del Paese;
il settore turistico, afferente l'attività di balneazione, registra circa 30.000 aziende, con 250.000 addetti, costituisce un importante caposaldo delle attività economiche estive di tutta la costa italiana e rappresenta un rilevante volume di affari, soprattutto per i comuni rivieraschi;
la legge finanziaria per il 2007, all'articolo 1, comma 251, ha previsto l'abrogazione della norma che prevedeva l'aumento del 300 per cento dei canoni demaniali, stabilendo, però, un meccanismo moltiplicatore ancora più oneroso, ossia stabilendo la moltiplicazione della superficie complessiva del manufatto per la media dei valori mensili unitari minimi e massimi indicati dall'osservatorio del mercato immobiliare per la zona di riferimento, moltiplicandolo a propria volta per un indice di 6,5;
tale meccanismo non tiene conto degli investimenti fatti e non definisce in modo puntuale l'ambito delle pertinenze destinate ad attività direzionali e di produzione di beni e servizi, confondendole con le superfici destinate ad attività commerciali;
in occasione dell'approvazione da parte della Camera dei deputati della legge 9 aprile 2009, n. 33, è stato accolto dal Governo l'ordine del giorno 9/2187-A/77, che, tra l'altro, impegnava lo stesso Governo «ad adottare al più presto provvedimenti volti a raggruppare, semplificare e armonizzare le numerose norme che attualmente regolano la materia del demanio marittimo, provvedendo in particolare ad effettuare una verifica sul numero delle concessioni demaniali esistenti sul territorio nazionale e sulla reale consistenza delle rispettive strutture, a tutelare gli attuali rapporti concessori regolati con titoli di godimento in corso di validità, ad evitare disparità di trattamento tra i gestori di attività balneari su immobili acquisiti allo Stato e coloro che gestiscono le stesse attività in strutture amovibili, a definire in maniera precisa le pertinenze commerciali alle quali deve essere applicato il canone, a procedere ad una diversa e più ampia classificazione delle aree demaniali, onde commisurare l'effettiva entità del canone demaniale, tenendo conto delle particolari condizioni delle aree concesse, della natura pubblica o privata dei soggetti concessionari e del tempo di utilizzo dei beni; a valutare la possibilità di sospendere la riscossione dei contributi dovuti in attesa dei provvedimenti che saranno adottati»;
si rende necessario definire, come richiesto dalle imprese operanti nel settore della balneazione, parametri idonei a misurare il canone demaniale nel contesto reale del territorio dove l'operatore economico esercita la propria attività di impresa, al fine di misurare in modo sintetico e concreto le diversità esistenti negli 8.000 chilometri di costa italiana -:
quali siano gli orientamenti del Governo in materia;
se non ritenga necessario ed urgente incontrare le organizzazioni di categoria al fine di esplicitare una strategia sia per quanto attiene alla posizione da sostenere nei confronti della Commissione europea, sia per l'individuazione di una soluzione che tuteli le imprese balneari che operano sul demanio e che ne confermi il ruolo fondamentale che l'ordinamento italiano ha costruito negli ultimi decenni e che ha innegabilmente stimolato e favorito forme di effettivo e complessivo rinnovamento dell'intero settore, per la salvaguardia di un modello di turismo balneare unico al mondo e che ha dimostrato di essere virtuoso e affidabile;
se intenda adottare iniziative per semplificare ed armonizzare le numerose norme che attualmente regolano la gestione del demanio marittimo, con particolare riferimento ai canoni demaniali;
se intenda procedere ad una classificazione in più categorie delle spiagge italiane e delle relative strutture balneari;
se intenda mantenere il meccanismo dei rinnovi automatici alla scadenza dei relativi titoli concessori, così come previsto dall'articolo 10 della legge n. 88 del 2001;
se e come intenda regolare la procedura di pubblico incanto per l'ottenimento di nuove concessioni;
se intenda adottare iniziative per abrogare la norma relativa all'acquisizione dallo Stato delle opere di difficile rimozione.
(2-00500)
«Monai, Favia, Donadi, Evangelisti, Borghesi, Piffari, Scilipoti».
Iniziative per garantire i livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione in Veneto, con riferimento alla scuola dell'infanzia - 2-00453
alla direzione generale dell'ufficio scolastico per il Veneto sono pervenute con riferimento al prossimo anno scolastico 2009/2010 numerose richieste di nuove sezioni per la scuola dell'infanzia da parte di dirigenti scolastici, sindaci e genitori, che tuttavia ad oggi non è stato possibile soddisfare per mancanza di posti disponibili;
il contingente di posti di insegnamento che è stato assegnato ad ogni regione per l'anno scolastico 2009/2010 è decurtato, infatti, rispetto all'organico di diritto dell'anno scolastico 2008/2009 di 42.100 posti, in applicazione delle misure di contenimento previste dall'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008;
il contingente assegnato alla regione Veneto, in particolare, è stato ridotto di oltre 2.000 posti e ciò non permette di soddisfare le numerose richieste di istituzione di nuove sezioni di scuola dell'infanzia, tenuto anche conto del fatto che con molti meno posti a disposizione, rispetto all'anno scolastico precedente, è stato necessario accogliere nelle classi delle scuole di ogni ordine e grado circa 8.000 alunni in più, di cui una buona percentuale stranieri;
è stato, pertanto, confermato l'organico della scuola dell'infanzia relativo all'anno scolastico 2008/2009, che ammonta a 3.688 posti;
le sezioni richieste e non accolte, con riferimento al prossimo anno scolastico, sono 40, per un numero di bambini in lista di attesa pari a 885 e precisamente:
a) n. 2 sezioni in provincia di Belluno, per n. 50 bambini in lista d'attesa;
b) n. 3 sezioni in provincia di Padova, per n. 34 bambini in lista d'attesa;
c) n. 9 sezioni in provincia di Treviso, per n. 235 bambini in lista d'attesa;
d) n. 8 sezioni in provincia di Venezia, per n. 170 bambini in lista d'attesa;
e) n. 11 sezioni in provincia di Verona, per n. 224 bambini in lista d'attesa;
f) n. 7 sezioni in provincia di Vicenza, per n. 172 bambini in lista d'attesa;
per far fronte alle sezioni richieste e soddisfare bisogni primari delle famiglie, sarebbero necessari 80 posti (due insegnanti per ogni sezione), tenendo conto che la situazione illustrata riguarda:
a) le realtà locali in cui i comuni hanno ristrutturato gli edifici scolastici, proprio per poter accogliere i sempre più numerosi bambini che ogni anno chiedono di frequentare la scuola dell'infanzia;
b) le realtà locali in cui non esiste il servizio, nemmeno comunale o paritario, o la scuola paritaria chiude per mancanza di fondi;
c) le scuole d'infanzia con sezioni già funzionanti, ma che non sono in grado di accogliere altri bambini in quanto già sature;
è doveroso considerare che, mentre nel Centro-Sud la percentuale di scuole dell'infanzia statali supera il 63 per cento sul totale, in Veneto le scuole dell'infanzia statali costituiscono solo un terzo dell'offerta, trovando la popolazione scolastica dai tre ai sei anni accoglienza per due terzi presso le scuole dell'infanzia paritarie, con i conseguenti maggiori esborsi a carico delle famiglie, oggi ancora più gravosi, sia per effetto dei tagli e dei ritardi nell'erogazione delle risorse da parte dello Stato e della regione a queste scuole, sia per effetto della crisi recessiva in atto;
va, altresì, considerato che in Veneto, dove la percentuale di frequenza delle scuole materne paritarie è la più elevata d'Italia, la percentuale di bambini stranieri è del 7,3 per cento, ma nelle zone ad alta intensità industriale, come, ad esempio, la provincia di Treviso, tale percentuale raggiunge anche il 20-25 per cento, ponendo problemi complessi di integrazione scolastica e sociale, con costi aggiuntivi per le scuole paritarie -:
se il Ministro interpellato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali urgenti misure intenda adottare per porre immediato rimedio a tale situazione e garantire i livelli essenziali delle prestazioni in materia di assistenza e di istruzione alle famiglie del Veneto ed alla popolazione scolastica dai tre ai sei anni per il prossimo anno scolastico 2009/2010.
«Rubinato, Mogherini Rebesani, Fogliardi, Garofani, Rigoni, Pedoto, Farinone, Viola, Baretta, Pizzetti, Murer, Strizzolo, Braga, Sbrollini, Tempestini, Pistelli, Donadi, Martella, Federico Testa, Miotto, Calearo Ciman, Tenaglia, Borghesi, De Poli, Poli, Rossomando, Giulietti, Scarpetti, Naccarato, Benamati, Calgaro».
Problematiche relative all'avvio dell'anno scolastico - 2-00467
il nuovo anno scolastico è appena iniziato, eppure già si vedono gli effetti, secondo gli interpellanti, devastanti dei tagli attuati a seguito del decreto-legge n. 112 del 2008, del decreto-legge n. 137 del 2008 e della legge finanziaria per il 2009 alla scuola, alla qualità dell'istruzione nel nostro Paese e, di fatto, al nostro futuro, per cui si inizia un anno scolastico nel segno dei pesanti tagli, delle riduzioni orarie e di risorse;
si tratta delle conseguenze, già più volte denunciate dal Partito democratico, dai sindacati e da tanta parte della società civile, di quello che gli interpellanti considerano un attacco senza precedenti alla scuola pubblica, che viene privata delle garanzie necessarie perché possa offrire un'istruzione efficace e di qualità;
è indispensabile, vista la gravità della situazione, che il Governo riferisca con precisione e renda conto ai cittadini del reale ammontare dei tagli effettuati, anche a seguito della legge di assestamento 2009 e, quindi, delle relative cifre in ordine alle diverse voci colpite dalle riduzioni;
è indispensabile, inoltre, che il Governo renda note le conseguenze che siffatte scelte di diminuzione degli investimenti nella scuola comporteranno per la formazione e l'istruzione dei nostri ragazzi e per la loro sicurezza, per l'intero sistema sociale nel nostro Paese, per la ricerca innovativa che consentirebbe di rispondere con ulteriori prospettive alla crisi, di creare di conseguenza anche nuova occupazione (così come in questi giorni ci ricorda l'Ocse) e di ingenerare un benefico impatto sul nostro «patrimonio comune» -:
quante migliaia di unità di personale docente e non docente siano rimaste senza lavoro rispetto allo scorso anno scolastico;
in quante province del Paese ed in quante scuole ancora non siano stati nominati i docenti ed il personale ausiliario tecnico ed amministrativo, con la conseguenza di un avvio dell'anno scolastico caotico e che non garantisce la qualità dell'istruzione e l'espletamento del regolare numero di giorni di reale insegnamento;
quanto sia aumentato il numero di alunne/i per ogni classe e per questo quante classi in meno, rispetto al precedente anno scolastico, e rispetto all'aumento di richieste di iscrizione da parte dei bambini e delle bambine, siano state aperte nella scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado;
in quante aule scolastiche non vengano più rispettate le norme di sicurezza a causa del sovraffollamento determinato dall'indiscriminato aumento degli alunni per classe;
rispetto al precedente anno scolastico, quante ore in meno di insegnamento siano state autorizzate nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado, in particolare, in quest'ultimo ordine di scuola, quante ore in meno di insegnamento di lettere e di tecnologia, per laboratori o recuperi o arricchimenti, per supporto ad alunni disabili con meno ore di sostegno, per attività alternative o insegnamento dell'italiano agli stranieri, per le supplenze dei colleghi assenti;
quante classi in meno a «tempo pieno» effettivo, quale sistema metodologico di didattica di qualità e non snaturato mediante la soppressione delle ore di compresenza siano stati autorizzati rispetto allo scorso anno scolastico e, di conseguenza, quante ore di compresenza siano state soppresse;
quante classi di scuola dell'infanzia non siano state attivate, a causa dei tagli in organico, lasciando a casa decine di migliaia di bambini e bambine, le cui famiglie ne avevano richiesto l'iscrizione;
quanti insegnanti specialisti di lingua inglese in meno, rispetto al precedente anno scolastico, siano stati assegnati alle scuole primarie;
a quanto ammonti la prima tranche di tagli lineari al personale ausiliario tecnico ed amministrativo, considerando che, a causa di ciò, i ragazzi e le ragazze rimarranno nei plessi scolastici senza alcuna sorveglianza, numerose scuole avranno difficoltà persino nell'apertura e nella chiusura dello stabile e nel mantenimento di una dignitosa pulizia dello stesso, le segreterie dovranno effettuare orari ridotti a causa della mancanza di personale e i laboratori delle scuole, spesso modelli di tecnologia per i notevoli investimenti ivi effettuati, rimarranno chiusi a causa della mancanza di assistenti tecnici;
quante classi in scuole di piccoli comuni di montagna e delle piccole isole non siano state riaperte o siano state accorpate a quelle dei comuni più vicini, obbligando così i ragazzi/e a percorrere ogni giorno numerosi chilometri spesso in situazioni estremamente disagiate;
quante sezioni primavera non siano ancora state attivate;
quale sia l'ammontare totale dei debiti che le nostre scuole possiedono e che non stanno consentendo loro di garantire più un servizio di qualità, anche perché dall'ottobre del 2008 non hanno più ricevuto fondi per il proprio funzionamento, per le supplenze, per l'offerta formativa, per il supporto all'autonomia, per l'implementazione di una feconda ricerca/azione che genera crescita culturale di istruzione e di innovazione, dato che sono stati solo accreditati fondi irrisori per i corsi di recupero obbligatori che hanno funzionato con orari ridotti ed accorpati per più ambiti disciplinari;
quanti corsi per gli adulti siano stati drasticamente tagliati e quanti investimenti in meno siano stati stanziati per l'istruzione e la formazione destinate agli adulti;
quanti fondi in meno siano stati erogati per l'edilizia scolastica rispetto a quelli che il Governo Prodi aveva stanziato al fine di attivare un lungimirante piano pluriennale, di concerto con le regioni, per la messa a norma e la modernizzazione dei plessi scolastici e perché non siano stati ancora assegnati quelli previsti nel mese di marzo 2009 dalle delibere Cipe che hanno riprogrammato i fondi per le aree sottoutilizzate.
(2-00467)
«De Pasquale, Ghizzoni, Coscia, Trappolino, Esposito, Brugger, Nicco, D'Incecco, Gnecchi, Lo Moro, Nicolais, Siragusa, Misiani, Miotto, Rampi, Portas, Gianni Farina, Sarubbi, Braga, Mariani, Rossa, Bindi, Motta, Mosella, Bachelet, Realacci, Ventura, Fluvi».
Orientamenti del Governo in materia di docenza universitaria e di requisiti quantitativi e qualitativi necessari per l'attivazione dei corsi di laurea - 2-00496
l'articolo 33 della Costituzione prevede che «L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento» e che «Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato», concretizzati in autonomia didattica, scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile;
a partire dalla legge n. 168 del 1989, con la quale veniva istituito il ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, le riforme successive hanno cercato di valorizzare la responsabilità dei singoli atenei per garantire la qualità dell'offerta formativa, con l'obiettivo di adeguarla alla domanda di competenze richiesta dallo sviluppo della cultura e dall'evoluzione del mercato delle professioni;
al termine del decennio di applicazione delle riforme previste dal decreto ministeriale n. 509 del 1999, recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei, risulta evidente il mancato raggiungimento degli obiettivi indicati ed il verificarsi di gravi distorsioni del sistema universitario, provocate, soprattutto, dalla frantumazione dei curricula accademici irresponsabilmente operata dal cosiddetto «3+2»;
la constatazione del fallimento del decreto ministeriale n. 509 del 1999 avrebbe dovuto produrre una decisa azione del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per sanarne le distorsioni, proprio a partire dal superamento del dannoso modello «3+2», primo responsabile della moltiplicazione del fabbisogno di docenti destinati a sostenere la struttura delle migliaia di inutili corsi di laurea creati con l'applicazione del suddetto decreto ministeriale;
per rimediare a questa incontrollata proliferazione di corsi e, quindi, al crescente fabbisogno di docenti, ci si è in gran parte affidati ai discussi concorsi universitari e, solo in minima parte, a contratti annuali di docenza, ai sensi dell'articolo 1, comma 10, della legge n. 230 del 2005;
ora il ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, anziché intervenire con decisione dettando parametri di compatibilità basati sulla domanda (un numero di studenti di almeno 250 per corso) e ristabilire la continuità curriculare con la prescrizione di corsi unitari di quattro o cinque anni, intende ricorrere al principio generalizzato dell'incardinamento in ruolo, che già allo stato attuale incide gravemente sulle già esauste casse dello Stato;
a tale scopo si intende procedere aggravando le norme relative alle risorse di docenza (cosiddetti requisiti minimi) fissate per l'attivazione dei corsi di laurea, secondo procedure affidate ad astruse tabelle di ambiti, settori e crediti, elaborate sulla base di parametri che non hanno nulla a che fare con la programmazione delle competenze necessarie per una moderna formazione degli operatori professionali, mentre, ad avviso degli interpellanti, rispecchiano piuttosto gli articolati interessi della corporazione accademica;
del resto l'obiettivo di pervenire ad una composizione del corpo docente affidata alla sola qualifica di professore di ruolo è decisamente impensabile sotto il profilo economico, dati i costi dei relativi adeguamenti stipendiali; ma è anche pericolosamente evocativa, secondo gli interpellanti, di una concezione cupamente statalista da democrazia popolare, intesa a privilegiare un'idea di funzionario docente del tutto privo di autonomia dal potere amministrativo;
corollario di tale principio, di cui si riconosce facilmente la natura ideologica, è l'abolizione, ora anticipata dalle linee di indirizzo del 4 settembre 2009, del fecondo sistema di scambio tra il sistema universitario e il sistema produttivo, tra il mondo della ricerca e della cultura e il sistema delle attività sociali, che oggi è ancora garantito proprio da quel contratto annuale di docenza, che costituisce anche il residuo di autonomia didattica che ancora resta agli atenei virtuosi;
con il complesso di tali norme si delinea una concezione certamente in controtendenza rispetto alle timide aperture contenute nello stato giuridico di cui alla legge n. 230 del 2005, poiché l'università finisce per costituire, a giudizio degli interpellanti, sostanzialmente un «ufficio di collocamento», che provvede a costruire un sistema assolutamente autoreferenziale, chiuso in se stesso e del tutto isolato dai processi di innovazione che costituiscono il seme vitale delle dinamiche sociali del cambiamento, senza il quale viene meno il modello stesso dell'universitas studiorum -:
quali iniziative il Ministro interpellato intenda assumere per evitare che l'università assuma sempre più la connotazione di quello che agli interpellanti appare un «ufficio di collocamento», con conseguente svilimento per la professione docente, che richiede, invece, una vocazione per una vita di sacrifici e impegni sul piano personale ma di profonde soddisfazioni sul piano culturale ed intellettuale che non tutti riescono a cogliere, e per impedire, altresì, che si verifichi un sostanziale aggravamento della disciplina dei requisiti quantitativi e qualitativi necessari all'attivazione dei corsi di studio, peraltro già gravosa, che vanificherebbe proprio gli obiettivi di qualificazione del corpo docente degli atenei disciplinati dalla normativa in vigore.
«Marinello, Gioacchino Alfano, Traversa, Osvaldo Napoli, Pagano, Vincenzo Antonio Fontana, Franzoso, Ventucci, Fallica, Dima, Catanoso, De Angelis, Savino, Germanà, Mariarosaria Rossi, Toccafondi, Girlanda, Nola, Cristaldi, Romele, D'Ippolito Vitale, Marsilio, Rosso, Taddei, Mussolini, Polidori, Antonione, Lo Presti, Soglia, Biancofiore, Polledri, Bernardo, Porcu, Zorzato».
Orientamenti del Governo in materia di difesa della maternità e della vita - 2-00439
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
nella seduta del 15 luglio 2009, la Camera dei deputati ha approvato molte delle mozioni attraverso le quali il Governo si è impegnato a promuovere una risoluzione delle Nazioni Unite, volta a condannare l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico e ad affermare il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire;
nel nostro Paese la legge n. 194 del 1978 è largamente disapplicata in molte parti e, soprattutto, negli articoli che sostengono la maternità e la vita;
nella seduta di presentazione del programma del Governo, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri erano state annunciate nuove misure «per la vita», a partire dalle risorse per la tutela della maternità -:
quali misure e quali risorse siano state destinate o si intendano destinare per dare attuazione ai sopra ricordati impegnativi propositi delle linee programmatiche dell'Esecutivo e dello stesso Presidente del Consiglio dei ministri e se non ritengano opportuno garantire una più puntuale applicazione delle disposizioni contenute nella legge n. 194 del 1978, soprattutto per ciò che concerne la difesa della maternità e della vita.
(2-00439) «Volontè, Vietti».
Dati e modalità di ricorso all'aborto farmacologico attraverso la procedura d'importazione del farmaco prevista dal decreto ministeriale 11 febbraio 1997 - 2-00488
il 30 luglio 2009 l'Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) ha approvato la commercializzazione della pillola Ru486, che induce l'aborto senza bisogno di interventi chirurgici. Rimangono ancora da definire le procedure per l'impiego della pillola abortiva in coerenza con la legge 22 maggio 1978, n. 194, «Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza», nonché per la fissazione del prezzo di rimborso del farmaco;
nel 2005 è stata avviata la sperimentazione della pillola abortiva Ru486 presso l'ospedale Sant'Anna di Torino, a condizione che le donne rimanessero ricoverate per un periodo minimo di tre giorni nel rispetto della legge n. 194 del 1978 sull'interruzione volontaria della gravidanza, che richiede che l'aborto avvenga all'interno della struttura ospedaliera. Nello stesso periodo sono state avviate sperimentazioni anche in Liguria, Toscana, Emilia Romagna e, nel 2006, in Puglia;
il progetto di sperimentazione della Ru486 torinese è stato poi interrotto l'anno successivo in seguito a un'indagine della magistratura, insospettita dai troppi aborti avvenuti fuori dall'ospedale;
in questi anni le sperimentazioni avviate in diversi ospedali sono continuate, diventando prassi regolare, di cui, però, poco si conosce;
il magazine Tempi ha pubblicato il giorno 3 settembre 2009 un'inchiesta giornalistica sull'uso della pillola abortiva in alcuni ospedali italiani. Dall'inchiesta giornalistica è emerso come troppo spesso il ricorso all'aborto farmacologico aggiri le procedure di ospedalizzazione della paziente, come sancito dalla normativa vigente in materia;
prima della delibera dell'Agenzia italiana per il farmaco sulla commercializzazione nel nostro Paese della pillola abortiva Ru486, il ricorso all'interruzione di gravidanza farmacologia negli ospedali italiani avveniva attraverso la procedura d'importazione dall'estero del farmaco. L'articolo 2 del decreto ministeriale dell'11 febbraio 1997 prevede, infatti, la possibilità per i medici di importare direttamente un medicinale non commercializzato in Italia o temporaneamente carente, inviando al ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali una documentazione specifica e dettagliata, riportante i dati del medico, il tipo di medicinale, l'uso terapeutico e altro;
lo scopo dichiarato della legge 22 maggio 1978, n. 194, non è quello di garantire un (inesistente) diritto di aborto, ma piuttosto quello di prevenire l'aborto, favorendo la nascita dei figli già concepiti, con l'invito alle madri a svolgere un'adeguata riflessione sul valore della vita umana, e offrendo alternative al dramma (per il concepito e per la donna) dell'interruzione della gravidanza. Questa è l'interpretazione ripetutamente formulata dalla Corte costituzionale italiana, la quale ritiene che l'interruzione volontaria della gravidanza sia intesa soltanto come risposta a uno stato insuperabile di necessità;
la Ru486 è imprevedibile nei suoi effetti: l'aborto si può prolungare per oltre due settimane, con nausea, perdite di sangue, vomito e contrazioni dolorose. Una donna su dieci avrà comunque bisogno di un intervento per portare a termine l'aborto;
è importante evidenziare come nell'interruzione chirurgica della gravidanza un ruolo centrale sia di fatto svolto dal medico (come confermato anche dalle disposizioni sull'obiezione di coscienza), che assume una funzione di vero e proprio co-autore nei confronti della donna; tale figura viene, invece, a mancare nell'aborto farmacologico, nel quale è la donna l'unica responsabile-artefice dell'interruzione di gravidanza, con tutti i problemi psicologici che questo comporta;
durante l'aborto con la pillola Ru486 le donne possono vedere l'embrione abortito: sono loro, infatti, a dover controllare personalmente il flusso emorragico, in ospedale o anche a casa. In uno studio del 1998 pubblicato sul British journal of obstetrics and gynecology, il 56 per cento delle donne sottoposte ad aborto chimico dichiara di aver riconosciuto l'embrione e il 18 per cento ne denuncia come conseguenza incubi, flash-back e pensieri ricorrenti;
l'inchiesta giornalistica condotta dal magazine Tempi ha preso in esame anche alcune strutture ospedaliere presenti nella regione Emilia Romagna. Per questo motivo, a livello regionale, alcuni consiglieri di opposizione hanno chiesto l'istituzione di una commissione regionale di inchiesta, che verifichi se l'operato degli ospedali emiliani in merito al ricorso all'aborto farmacologico sia avvenuto nel rispetto della normativa vigente in materia;
il presidente della regione Emilia Romagna, che attualmente presiede anche la conferenza Stato-regioni, intervenendo sulla questione, ha sottolineato come su tale materia né il Governo, né tanto meno il Parlamento possano indicare «linee guida», ma dovranno essere la scienza, l'esperienza, le competenze professionali, le scelte personali delle donne a stabilire le modalità di ricovero, somministrazione e assistenza a tutela della massima sicurezza -:
se il ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali abbia ricevuto dalle regioni i dati e le modalità di ricorso all'aborto farmacologico attraverso la procedura d'importazione del farmaco, ai sensi dell'articolo 2 del decreto ministeriale dell'11 febbraio 1997 e se questi siano stati riportati nelle relazioni annuali al Parlamento sull'attuazione della legge 22 maggio 1978, n. 194;
Iniziative normative per una sospensione delle sanzioni previste per il mancato rispetto del patto di stabilità interno da parte dei comuni che intendono adottare misure a sostegno delle imprese - 2-00482
il comparto dei comuni dall'anno 2004 all'anno 2008, secondo dati Istat, ha migliorato il saldo di 2 miliardi e 500 milioni di euro;
il saldo di comparto dei comuni per l'anno 2008 è positivo e ammonta a circa 1 miliardo di euro;
lo stock di debito della pubblica amministrazione è pari, a luglio 2009, a 1.753 miliardi di euro, mentre quello dei comuni è pari a 48 miliardi di euro, cioè il 2,7 per cento del totale;
il 60 per cento della spesa per investimenti del Paese è sostenuta dai comuni, che all'interno della pubblica amministrazione sono l'unico comparto che presenta un avanzo;
il comparto dei comuni partecipa, nel 2009, al risanamento dei conti pubblici per un importo pari ad 1 miliardo e 340 milioni di euro. Per gli anni successivi il contributo dei comuni è, addirittura, molto più pesante: 2 miliardi e 370 milioni di euro per il 2010 e 4 miliardi e 145 milioni per il 2011; complessivamente, quindi, ai comuni nel triennio 2009-2011 è richiesto, in termine di miglioramento dei saldi, un contributo pari a 4 miliardi e 145 milioni di euro;
per rispettare i vincoli imposti dal patto di stabilità i comuni potrebbero essere costretti nel triennio 2009-2011 a ridurre la spesa per investimenti di almeno il 30 per cento;
i comuni potrebbero dare un forte impulso al rilancio dell'economia, liberando risorse immediatamente spendibili;
l'articolo 9-bis del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, prevede che i comuni in regola con il patto di stabilità 2008 possano escludere per il solo 2009 dal saldo utile ai fini del patto il 4 per cento dei residui passivi in conto capitale risultanti dal conto consuntivo 2007, che ammontano a circa 1,7 miliardi su un totale di 44 miliardi di euro;
la percentuale dei residui passivi sbloccata è esigua e assolutamente insufficiente a far fronte agli impegni;
l'articolo 9, comma 1, lettera a), numero 2, del citato decreto-legge n. 78 del 2009, inoltre, obbliga il responsabile finanziario ad accertare preventivamente che il programma dei pagamenti sia compatibile con i relativi stanziamenti di bilancio e con le regole di finanza pubblica e che la violazione di tale obbligo comporta responsabilità disciplinare ed amministrativa del suddetto funzionario, con la conseguenza di «frenare» l'avvio di procedure che comportino spese di investimento;
i comuni si trovano, pertanto, di fronte ad una alternativa: bloccare i pagamenti alle imprese, così rispettando le regole imposte dal patto di stabilità, ovvero ottemperare agli obblighi contrattuali precedentemente assunti, anche in deroga alle disposizioni previste dalla normativa vigente, accelerando i pagamenti per la spesa in conto capitale e così facendo fronte al generale ristagno dell'economia e alle ricadute occupazionali;
molti sindaci, prevalentemente nei territori del Centro-Nord, si sono già espressi in tal senso, dichiarando l'intenzione di non rispettare le regole previste dal patto di stabilità interno, al fine di sostenere l'economia dei propri territori e, quindi, di procedere comunque al pagamento di tutte le spese previste, sia in conto competenza che in conto residui, senza tener conto dei limiti di cui al patto di stabilità 2009;
il consiglio nazionale dell'Anci ha approvato il 10 luglio 2009 a Cernobbio un documento in cui ribadisce la propria volontà di sostenere l'azione dei comuni che intendano adottare misure a sostegno delle imprese, qualora queste misure causassero lo sforamento delle regole del patto di stabilità, e, pertanto, chiedendo al Governo il superamento delle sanzioni previste e la revisione del sistema di regole finanziarie, nel senso di consentire agli enti virtuosi l'utilizzo delle risorse per le spese in conto capitale per un limitato periodo di tempo;
peraltro, tale circostanza rischia di determinare una situazione di difficile gestione da parte dello stesso Governo: infatti, laddove molti comuni, come annunciato, dovessero dar seguito all'intenzione di non rispettare le regole del patto di stabilità 2009, una rigida applicazione delle sanzioni previste non sembra realistica; al contrario, la mancata attuazione delle sanzioni determinerebbe un'ingiusta sperequazione tra amministrazioni locali -:
come valuti la situazione che si è venuta a determinare e, soprattutto, se non ritenga di assumere le opportune iniziative normative urgenti per disporre una sospensione di tutte le sanzioni per il mancato rispetto del patto di stabilità interno, al contempo eliminando la responsabilità disciplinare ed amministrativa del responsabile finanziario di cui all'articolo 9, comma 1, lettera a), numero 2, del decreto-legge n. 78 del 2009.
(2-00482)
«Fontanelli, Tempestini, Vannucci, Miglioli, Agostini, Sani, Bressa, Pierdomenico Martino, Verini, Losacco, Genovese, Baretta, Calvisi, Fadda, Ferrari, Piccolo, Causi, Ceccuzzi, Fogliardi, Fiorio, Cuperlo, Beltrandi, Tocci, D'Incecco, Sbrollini, Fassino, Rugghia, Zaccaria, Dal Moro, Brandolini, Vaccaro, Lucà, Cardinale, Lovelli, Nicolais, Bonavitacola, Sereni, Boffa, Duilio, Zucchi, Misiani, Lolli, Cesario, Marco Carra, Barbi, Narducci, Ginoble, Mattesini, Cuomo, D'Antoni, Velo, Rubinato, Codurelli, De Pasquale, Lenzi, Graziano, Merloni, Zampa».
Iniziative di competenza volte a chiarire l'effettiva portata applicativa della disciplina relativa al reato di immigrazione clandestina - 2-00474
da notizie giornalistiche ed anche da comunicati Ansa, in particolare del 13 settembre 2009, emerge che il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Torino Caselli ha dichiarato: «stiamo valutando una alternativa contestando la clandestinità come aggravante di altro reato e non come reato a sé»;
altre notizie di stampa parlano di «ala militante della magistratura italiana», intendendo chiaramente militanza politica e riferendosi chiaramente al procuratore Caselli, giudice che ostenta, ad avviso degli interpellanti, con manifestazioni pubbliche, il suo essere di sinistra;
le dichiarazioni del procuratore Caselli sarebbero motivate dalla finalità di pervenire ad una diminuzione dei carichi di lavoro degli uffici giudiziari;
la diffusione di tale orientamento appare agli interpellanti come un'azione politica contro l'attuale maggioranza;
inoltre, la diffusione di tale orientamento, che si configura come un'azione politica autonoma del pubblico ministero, non appare in alcun modo legittima e coerente con il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale -:
ove condivida le considerazioni esposte in premessa, se non intenda adottare iniziative ispettive, anche al fine dell'esercizio dell'azione disciplinare;
se non intenda adottare ogni iniziativa utile a chiarire l'effettiva portata applicativa della disciplina relativa al reato di immigrazione clandestina.
(2-00474)
«Brigandì, Dal Lago, Pini, Cota, Allasia, Nicola Molteni, Luciano Dussin».
Iniziative di competenza del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in merito alla presunta presenza nei fondali al largo delle coste liguri di navi con carichi di rifiuti tossici - 2-00486 e 2-00487
sabato 12 settembre 2009, al largo di Cetraro, la regione Calabria e la procura di Paola, su segnalazione dell'ex boss della 'ndrangheta Francesco Fonti, oggi collaboratore di giustizia, hanno trovato a quattrocentottanta metri di profondità un mercantile lungo circa centoventi metri e largo una ventina, con alcuni bidoni nella stiva;
il sopra citato Fonti afferma di essersi sempre occupato dello smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi, in Italia e all'estero;
sul quotidiano La Nazione del 22 settembre 2009, si legge che Fonti avrebbe rettificato le sue precedenti dichiarazioni e che una nave sarebbe stata affondata, non già come precedentemente sostenuto al largo delle coste spezzine, ma al largo del Tigullio, mentre due sarebbero state affondate al largo della provincia di Genova;
le aree coinvolte hanno un altissimo pregio ambientale e paesaggistico e fondano parte consistente delle loro attività sul turismo;
lo scempio quale quello prospettato dal suddetto collaboratore di giustizia nelle sue dichiarazioni potrebbe devastare un territorio, che, tra l'altro, è stato inserito nel Patrimonio dell'umanità dall'Unesco;
altresì, il semplice sospetto di un simile disastro può danneggiare in maniera gravissima le attività turistiche della zona -:
quali iniziative di competenza intenda adottare il Ministro interpellato in relazione a quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia, nelle more della conclusione del procedimento giudiziario, e, in particolare, quali mezzi e metodi voglia utilizzare per un rapido ed efficace intervento a tutela della salute pubblica e dell'ambiente.
«Andrea Orlando, Tempestini, Pizzetti, Tullo, Marchignoli, Martella, Boccia, Marantelli, Marchi, Recchia, Peluffo, Veltroni, Luongo, Mondello, Mastromauro, Rossa, Naccarato, Murer, Vassallo, Scarpetti, Siragusa, Realacci, Giorgio Merlo, Capodicasa, Zunino, Fiano, Evangelisti, Vico, Letta, Melandri, Boffa, Tidei, Carella, Albonetti, Berretta, Bersani, Bocci, Bucchino, Enzo Carra, Cavallaro, Ciriello, Colaninno, Fedi, Gasbarra, Laganà Fortugno, Lenzi, Cesare Marini, Marrocu, Meta, Migliavacca, Mosca, Pompili, Porta, Quartiani, Antonino Russo, Samperi, Sanga, Sposetti, Livia Turco, Villecco Calipari».
sono state riportate dalla stampa segnalazioni dell'ex boss della 'ndrangheta Francesco Fonti, oggi collaboratore di giustizia, relative alla presenza di scorie radioattive in prossimità di tratti di costa italiana;
«Scandroglio, Del Tenno, Barbieri, Mazzuca, Biasotti, Garagnani, Petrenga, Pizzolante, Cassinelli, Minasso, Barbareschi, Holzmann, Stasi, Bernardo, Osvaldo Napoli, Aracu, De Girolamo, Palmieri, Formichella, Mussolini, Di Centa, Gava, Pagano, Abrignani, Berruti, Paolo Russo, Mario Pepe (PdL), Stracquadanio, Lainati, Contento, Lamorte, Torrisi, Mariarosaria Rossi, Costa, Paniz, Beccalossi, Bocciardo, Castellani, Abelli, Caparini, Mistrello Destro, Pelino, Dell'Elce, Nola, Foti».
Tempi di adozione del regolamento di esecuzione previsto dall'articolo 8 della legge n. 458 del 1967, al fine di riconoscere l'assenza del lavoro per malattia nel caso di donazione di organi da persona vivente - 2-00493
come riportato dagli organi di stampa nazionale e locale, in data 19 agosto 2009, presso l'ospedale di Pisa, l'équipe del professor Ugo Boggi ha effettuato un trapianto di rene su un bambino di 5 anni, Tommaso R., affetto fin dalla nascita da insufficienza renale cronica;
l'organo trapiantato è stato donato dal padre del bambino, Pier Enrico R., che, per aiutare il figlio, si è licenziato dal lavoro, perché - ha dichiarato - in Italia non esiste una norma che tuteli la donazione da vivente, cioè che non è riconosciuta l'assenza dal lavoro per malattia a chi doni un organo in favore di un'altra persona;
l'articolo 5 della legge 26 giugno 1967, n. 458, «Trapianto del rene tra persone viventi», equipara lo stato giuridico del donatore a quello del paziente e precisamente: «Per l'intervento chirurgico del prelievo del rene, il donatore è ammesso a godere dei benefici previsti dalle leggi vigenti per i lavoratori autonomi o subordinati in stato di infermità; è altresì assicurato contro i rischi immediati e futuri inerenti all'intervento operatorio e alla menomazione subita»;
l'articolo 8 della citata legge prevede l'emanazione di un regolamento ministeriale di esecuzione entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge;
in questi quarantadue anni non sono stati fatti passi avanti in tal senso;
la conferenza Stato-regioni nella seduta dell'8 aprile 2009 ha dato parere favorevole allo schema di decreto recante «Regolamento per lo svolgimento delle attività di trapianto di organi da donatore vivente» -:
se e in quali tempi il Ministro intenda adottare il tanto atteso regolamento di esecuzione, così come previsto dall'articolo 8 della legge 26 giugno 1967, n. 458, onde tradurre in realtà le disposizioni dell'articolo 5, evitando così il ripetersi di situazioni incresciose come quella avvenuta a Pisa nell'estate 2009, che penalizzano ulteriormente coloro che compiono gesti di così elevato valore morale, oltre che di salvaguardia della salute del singolo e della collettività, nonché quali iniziative intenda adottare per fare in modo che ai cittadini che hanno subito espianti vengano riconosciuti i diritti pregressi lesi da tali gravi omissioni da parte dello Stato e dei Governi che si sono via via succeduti.
(2-00493)
«Pedoto, Fontanelli, Realacci, Livia Turco, Binetti, Bocci, Bossa, Cesario, De Pasquale, Ferranti, Fioroni, Fogliardi, Froner, Gatti, Genovese, Giacomelli, Grassi, Iannuzzi, Lenzi, Losacco, Madia, Margiotta, Martella, Pierdomenico Martino, Giorgio Merlo, Merloni, Murer, Pes, Rubinato, Sanga, Strizzolo».
Intendimenti del Governo in merito all'esclusione della ricerca sulle cellule staminali embrionali umane dal bando del 26 febbraio 2009 riguardante il finanziamento per la ricerca sulle cellule staminali - 2-00497
nel giugno 2008 il Vice Ministro Ferruccio Fazio istituisce un comitato di esperti per elaborare un bando riguardante il finanziamento per la ricerca sulle cellule staminali;
il 26 febbraio 2009 la conferenza Stato-regioni ed il Vice Ministro Fazio firmano il bando per la ricerca sulle cellule staminali elaborato dal suddetto comitato;
il testo approvato esclude la ricerca sulle cellule staminali embrionali, divergendo da quello fornito dal comitato di esperti che non conteneva nessuna preclusione, come affermato da un autorevole componente del comitato stesso, il dottor Giulio Cossu, biologo del San Raffaele di Milano, che ha partecipato ai lavori, con la rassicurazione che il bando non avrebbe contenuto nessuna preclusione per la ricerca;
il Vice Ministro Fazio ha affermato che la modifica che esclude dal bando la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane è stata richiesta dalla conferenza delle regioni;
l'assessore Enrico Rossi, coordinatore degli assessori regionali alla sanità, ha smentito pubblicamente la ricostruzione del Vice Ministro Fazio, precisando che le regioni non hanno avanzato nessuna proposta di modifica del bando e tanto meno la richiesta di esclusione dal finanziamento della ricerca sulle staminali embrionali umane;
il 24 giugno 2009 le ricercatrici dottoresse Elena Cattaneo (Università di Milano), Elisabetta Cerbai (Università di Firenze) e Silvia Garagna (Università di Pavia) hanno fatto ricorso al tribunale amministrativo regionale del Lazio contro la decisione del Governo di escludere dal finanziamento le ricerche sulle cellule staminali embrionali umane, in quanto decisione contraria alla libertà di ricerca sancita dalla Costituzione;
sulla vicenda del bando e sul ricorso al tribunale amministrativo regionale del Lazio si sviluppa una attenzione del mondo scientifico internazionale, a partire dalla autorevole rivista Nature;
il 16 luglio 2009 il tribunale amministrativo regionale del Lazio, boccia il ricorso delle ricorrenti, con la seguente motivazione: «tenuto conto del quadro normativo di riferimento desumibile dalla legge n. 40/2004, che pone specifici limiti alla sperimentazione sugli embrioni umani, considerato che non appare comprovata la legittimazione attiva delle ricorrenti con riguardo alla impugnazione della clausola interdittiva dell'invito a partecipare, atteso che il ricorso non risulta proposto né dai destinatari istituzionali, né da istituzioni esterne collegate con i primi da specifici accordi, il Tar del lazio, Sez. III-Quater, respinge l'istanza di sospensione del provvedimento impugnato»;
le suddette ricercatrici hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato;
nell'interpretazione del tribunale amministrativo regionale del Lazio il ricercatore universitario non solo non è funzionario delle regioni ma neppure istituzione esterna, cioè università in senso stretto, e ciò appare discutibile poiché implica che la progettazione e la proposizione della ricerca spetti all'ente pubblico e non al ricercatore stesso, contraddicendo una serie di leggi in merito all'autonomia universitaria e dei ricercatori, ed è in palese contrasto con gli statuti delle università, esso inoltre viola e contraddice regolamenti e procedure esistenti che attribuiscono al ricercatore il ruolo di soggetto proponente e responsabile delle ricerche e, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980, alle università ed alle strutture in cui operano i ricercatori, quello di promotori e coordinatori, ferma restando l'autonomia di ogni singolo docente ricercatore;
il ricercatore e gli scienziati non sono autonomi ed indipendenti nella scelta delle loro linee di ricerca e quello che possono o non possono fare è preventivamente sottoposto ad un controllo politico da parte degli enti di ricerca;
ad avviso degli interpellanti, il bando prodotto dal Governo è a rischio di illegittimità, in quanto il Governo non può introdurre una limitazione che non è giustificata dalla legge in vigore, legge n. 40 del 2004, che vieta la distruzione di embrioni residui, ma non di fare ricerche in Italia con cellule staminali embrionali già esistenti ed ottenibili dai laboratori internazionali;
il Sottosegretario Roccella, in un articolo del 10 luglio 2009 pubblicato su Il Foglio, dice che il Governo può fare quello che vuole e che la libertà di ricerca va distinta dalle politiche di finanziamento, mettendo così gravemente in discussione, ad avviso degli interpellanti, la libertà di ricerca e subordinandola ad un presunto principio etico -:
chi abbia introdotto la modifica al bando escludendo la ricerca sulle cellule staminali embrionali;
quali iniziative intenda adottare il Governo per far applicare la legge n. 40 del 2004 che non prevede tale divieto, superando l'illegittimità del bando prodotto;
quali iniziative intenda assumere il Governo per tutelare la libertà di ricerca e l'autonomia del ricercatore, che è garantita dall'articolo 33 della Costituzione italiana.
(2-00497)
«Mattesini, Gnecchi, De Biasi, Bratti, Ghizzoni, Tidei, Bachelet, Causi, Santagata, Brandolini, Corsini, Cuomo, Graziano, Ginoble, Miglioli, Colombo, Zampa, Servodio, Sposetti, Schirru, Tempestini, Scarpetti, Luongo, Fedi, Giulietti, Laganà Fortugno, D'Incecco, De Micheli, Pollastrini, Bellanova, Zaccaria, Vernetti, Velo».

References: articolo 73
 articolo 73
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