Source: https://renatodisa.com/corte-di-cassazione-sezione-ii-sentenza-16-febbraio-2016-n-2954-non-sussiste-la-responsabilita-professionale-dellavvocato-che-introduca-erroneamente-un-giudizio-di-impugnazione-con-cons/
Timestamp: 2019-01-20 17:45:54+00:00

Document:
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 16 febbraio 2016, n. 2954. Non sussiste la responsabilità professionale dell’avvocato che introduca erroneamente un giudizio di impugnazione (con conseguente inammissibilità della domanda) qualora la specifica materia oggetto dell’incarico implichi la risoluzione di problemi di speciale difficoltà proprio con riferimento all’individuazione del giudice competente per l’impugnazione - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2016 Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 16 febbraio 2016, n. 2954. Non...
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 16 febbraio 2016, n. 2954. Non sussiste la responsabilità professionale dell’avvocato che introduca erroneamente un giudizio di impugnazione (con conseguente inammissibilità della domanda) qualora la specifica materia oggetto dell’incarico implichi la risoluzione di problemi di speciale difficoltà proprio con riferimento all’individuazione del giudice competente per l’impugnazione
sentenza 16 febbraio 2016, n. 2954
(OMISSIS), in persona della procuratrice speciale Dott.ssa (OMISSIS), rappresentati e difesi dall’Avv.to (OMISSIS) del foro di Milano e dall’Avv.to (OMISSIS) del foro di (OMISSIS), in virtu’ di procura speciale apposta in calce al controricorso, ed elettivamente domiciliati presso lo studio di quest’ultimo in (OMISSIS);
In via prioritaria va esaminata l’eccezione di inammissibilita’ /improcedibilita’ del ricorso principale per nullita’ e/o inesistenza della procura rilasciata dal legale rappresentante dell’Ente locale per carenza di delibera autorizzativa della Giunta Comunale, stante il tenore dell’articolo 4, comma 5 dello Statuto del Comune di Monterotondo, e relativo difetto di legittimazione del Sindaco ad impugnare, con conseguente passaggio in giudicato della sentenza gravata, proposta sia dagli (OMISSIS) sia dalla (OMISSIS) nei rispettivi controricorsi. Va premesso che la giurisprudenza piu’ recente di questa Corte ritiene che la rappresentanza processuale del Comune spetta istituzionalmente al Sindaco, di modo che nessuna delibera della Giunta comunale e’ richiesta per la validita’ del conferimento del mandato difensivo (Cass. 10 giugno 2010 n. 13968; Cass. 17 febbraio 2007 n. 1516), con la conseguenza che e’ onere della parte eccipiente fornire congrua documentazione della esistenza nello statuto comunale di esplicita disposizione nel senso dell’autorizzazione, che ove prevista ha incidenza sulla legittimazione processuale dell’organo titolare della rappresentanza.
Passando all’esame del ricorso principale, con il primo motivo il Comune denuncia violazione e falsa applicazione dell’articolo 1176 codice civile, comma 2, e articolo 2236 codice civile, nonche’ dell’articolo 112 codice procedura civile, e vizio di motivazione, per non avere la corte di merito chiarito le ragioni della mancata applicazione nella specie dell’ipotesi di cui all’articolo 1176 codice civile, oltre ad avere errato nel ritenere che la prestazione affidata alla (OMISSIS) fosse di ardua soluzione e quindi di particolare complessita’. Inoltre, ad avviso del ricorrente, non e’ condivisibile l’articolato ragionamento sulla complessita’, essendo nella specie mancata una prestazione astrattamente idonea a raggiungere lo scopo, rappresentando la proposizione dell’appello a giudice non competente un tipico esempio di imperizia. L’illustrazione del mezzo e’ conclusa dalla formulazione del seguente quesito di diritto: “dica l’Ecc.ma Corte adita se il giudice d’Appello ha omesso di motivare le ragioni per le quali al caso de quo non e’ applicabile l’articolo 1176 codice civile, comma 2. Dica, inoltre, l’Ecc.ma Corte adita se in presenza di norme di legge (Legge 16 giugno 1927, n. 761, articolo 32) e di un consolidato orientamento giurisprudenziale anche a sezioni unite (secondo cui se oggetto d’impugnazione e’ una pronuncia del commissario per gli usi civici che riguarda questioni concernenti somme e compensi dovuti in esito ad operazioni liquidazione, va proposto ricorso per Cassazione), l’errata individuazione del giudice davanti a cui proporre impugnazione costituisca per l’avvocato ipotesi di violazione dei doveri di diligenza professionale ai sensi dell’articolo 1176 codice civile, comma 2. Dica, altresi’, se, nel caso sia ritenuto che l’assolvimento del mandato difensivo da parte della parte resistente integri la fattispecie la fattispecie di cui all’articolo 1176 codice civile, comma 2, si possa ritener applicabile anche il principio della perdita del diritto al compenso professionale per l’attivita’ svolta”.
Con il terzo motivo l’Amministrazione lamenta la violazione e falsa applicazione dell’articolo 2236 codice civile, e dell’articolo 12 del codice deontologico degli avvocati per non avere la corte territoriale prestato attenzione a taluni elementi che per la giurisprudenza di legittimita’ integrano il precetto normativo di cui all’articolo 2236 codice civile. In particolare, per il codice deontologico nel puntuale adempimento degli obblighi di diligenza rientra l’attivita’ informativa nei confronti del cliente anche quanto alla propria competenza a svolgere l’incarico. Del resto al momento della introduzione del giudizio avanti la Corte d’Appello la (OMISSIS) non era ancora abilitata al patrocinio dinanzi alla Corte di Cassazione. Ne’ risulta che avesse in qualche modo reso edotto il Comune di non poterlo correttamente tutelarlo. Aggiunge che di tutto cio’ avrebbe dovuto fornire la prova la professionista per andare esente da responsabilita’. Anche a corollario di detto mezzo viene formulato il quesito di diritto del seguente tenore: “Dica l’adita Corte se l’obbligo informativo di cui all’articolo 12 del codice deontologico sia stato perfettamente adempiuto dall’Avv. (OMISSIS), per quanto emerge dalla lettura della sentenza impugnata e dagli atti processuali, cosi’ come richiamati nel presente ricorso. Dica altresi’ l’Ecc.ma Corte se l’aver omesso di comunicare al proprio cliente le cause ostative al corretto espletamento dell’incarico da svolgere, o che comunque ne mettano a rischio il favorevole esito, costituisca per l’avvocato, oltre che violazione di specifiche norme deontologiche, anche violazione del dovere di diligenza ex articolo 1176 codice civile, comma 2, ovvero configurino un’ipotesi di colpa grave in caso di applicazione dell’articolo 2236 codice civile. Dica altresi’, se, nel caso fosse ritenuto che l’assolvimento del mandato difensivo da parte della parte resistente integri la fattispecie di cui all’articolo 1176 codice civile, oppure articolo 2236 codice civile, e pertanto la stessa parte resistente debba rispondere dei danni, si possa ritener applicabile anche il principio della perdita del diritto al compenso professionale per l’attivita’ svolta”.
Percio’, la responsabilita’ del professionista, di regola, e’ disciplinata dai principi comuni sulla responsabilita’ contrattuale e puo’ trovare fondamento in una gamma di atteggiamenti subiettivi, che vanno dalla semplice colpa lieve al dolo. A meno che la prestazione professionale da eseguire in concreto involga la soluzione di problemi tecnici di particolare difficolta’: in tal caso la responsabilita’ del professionista e’ attenuata, configurandosi, secondo l’espresso disposto dell’articolo 2236 codice civile, solo nel caso di dolo o colpa grave, con conseguente esclusione nell’ipotesi in cui nella sua condotta si riscontrino soltanto gli estremi della colpa lieve (Cass. 11 aprile 1995 n. 4152; Cass. 18 ottobre 1994 n. 8470). L’accertamento se la prestazione professionale in concreto eseguita implichi o meno la soluzione di problemi tecnici di particolare difficolta’ (cioe’ se la perizia richiesta trascenda o non i limiti della preparazione e dell’abilita’ professionale del professionista medio), giudizio da compiere sulla base di una valutazione necessariamente probabilistica, comportando di regola l’apprezzamento di elementi di fatto e l’applicazione di nozioni tecniche, e’ rimesso al giudice del merito e il relativo giudizio e’ incensurabile in sede di legittimita’, sempre che sia sorretto da motivazione congrua ed esente da vizi logici ed errori di diritto (cosi’, fra le altre, Cass. 9 giugno 2004 n. 10966; Cass. 27 marzo 2006 n. 6967; Cass. 26 aprile 2010 n. 9917; Cass. 5 febbraio 2013 n. 2638). Occorre soltanto aggiungere, in proposito, che nelle cause di responsabilita’ professionale nei confronti degli avvocati, la motivazione del giudice di merito in ordine alla valutazione prognostica circa il probabile esito dell’azione giudiziale che e’ stata malamente intrapresa o proseguita e’ una valutazione in diritto, fondata su di una previsione probabilistica di contenuto tecnico giuridico. Ma nel giudizio di cassazione tale valutazione, ancorche’ in diritto, assume i connotati di un giudizio di merito, il che esclude che questa Corte possa essere chiamata a controllarne l’esattezza in termini giuridici.
La censura va accolta per quanto di ragione: questa Corte ha precisato al riguardo che… “se e’ vero che, in tema di liquidazione di diritti ed onorari di avvocato e procuratore a carico del cliente, la disposizione comune alle tre tariffe forensi (civile, penale e stragiudiziale), contenuta nel Decreto Ministeriale 14 febbraio 1992, n. 238, prevede che gli interessi di mora decorrano dal terzo mese successivo all’invio della parcella, quando tuttavia insorge controversia tra l’avvocato ed il cliente circa il compenso per prestazioni professionali, il debitore non puo’ essere ritenuto in mora prima della liquidazione del debito, che avviene con l’ordinanza che conclude il procedimento Legge 13 giugno 1942, n. 794, ex articolo 28, (che e’ di particolare, sollecita definizione), sicche’ e’ da quella data – e nei limiti di quanto liquidato dal giudice – e non da prima che va riportata la decorrenza degli interessi (Cass. 29 maggio 1999 n. 5240; Cass. 7 giugno 2005 n. 11777; di recente v. Cass. 2 febbraio 2011 n. 2431).
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 7 marzo 2016, n. 4444....

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 articolo 2236
 articolo 32
 sentenza 
 articolo 1176
 articolo 2236
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 articolo 28
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza