Source: http://www.associazionelavita.it/
Timestamp: 2018-05-25 18:46:51+00:00

Document:
Associazione La Vita | Solo un altro sito WordPress
Per vedere la “Giustizia” servono gli occhi del cuore.
La Chiesa difende, o no, “Il Diritto alla Vita umana” ?
Perché è stata istituita l’Associazione di Volontariato “LA VITA”.
Un incontro per la vita.
“ Non è compito dello Stato ergere a diritti i desideri delle persone” (Cardinale Agostino Vallini)
“Il mondo è un posto pericoloso non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma di quelli che osservano senza far nulla “ (Albert Einstain).
Il Nosocomio Dentale deve tornare ad essere per la Città di San Giorgio luogo di solidarietà per gli anziani poveri e per le persone bisognose.
L’Associazione di Volontariato “La Vita” inviando, a febbraio 2014 a nome di tutti i cittadini sangiorgesi, una petizione di mille firme al Cardinale pro tempore di Napoli che, in qualità di Amministratore, ha chiuso le porte del Nosocomio Dentale agli anziani poveri e bisognosi, non ha inteso farne una questione soggettiva ma oggettiva e, prima ancora che sociale, morale. E’ forse giusto far pagare agli anziani poveri, privandoli dei loro diritti umani fondamentali, gli errori commessi da una cattiva gestione? Essi che colpa ne hanno se l’amministrazione non ha gestito il Nosocomio Dentale coscienziosamente? Tanto più che, da una prospettiva morale, sono gli anziani poveri i veri proprietari del Dentale, infatti, la destinazione, stabilita dal testatore nell’atto di donazione, è l’accoglienza e la sussistenza delle persone povere e bisognose. Inoltre, essendo il Dentale fondato come “Ente Morale”, l’amministrazione è tenuta a considerare l’impegno preso verso i poveri alla luce del Vangelo: Cristo ha assunto la nostra carne proprio per essere riconosciuto e accolto nella carne della persona umana e in particolar modo in quella degli anziani poveri, dei sofferenti, degli emarginati ecc., è così che Egli adempie a ciò che ha annunziato: “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli (Mt 10,32-33). Pertanto, l’Associazione di volontariato “La Vita” nel ricordare l’importanza morale, culturale e sociale dei diritti umani fondamentali Istituiti da Cristo ( Mt 25,31-46), indìce per lunedì 9 Aprile (giorno dedicato all’Annunciazione del Signore) una marcia di protesta pacifica scandita dalla recita del Rosario per chiedere a Maria, alla mamma di Colui che ha fondato i diritti umani fondamentali, di ottenere giustizia a tutti gli anziani poveri e agli emarginati che, in sofferente attesa, aspettano di vedersi riconoscere i loro diritti umani fondamentali.
Pertanto, lunedì 9 Aprile 2018 l’associazione di volontariato “La Vita” indìce una marcia pacifica di protesta col seguente programma:
ore 16,30 ritrovo in Piazza Vittorio Emanuele II;
ore 17,00 partenza in direzione via Roma e intonazione del Rosario- breve presidio presso l’ingresso esterno del Dentale.
Ripresa del percorso in direzione Piazza Massimo Troisi;
Adunanza presso l’agorà di Piazza Troisi;
Brevi interventi degli organizzatori;
Entro le 18,00 termina la manifestazione.
Il Presidente dell’Associazione “La vita”
Diacono Giuseppe Cavallaro
Pubblicato in Diritto alla Vita e diritti umani	| Lascia un commento
La chiusura del Nosocomio Dentale è un fatto che interpella la coscienza di tutti i cittadini sangiorgesi, e non solo. Purtroppo, la stragrande maggioranza delle persone resta indifferente di fronte ai gravi episodi che violano i diritti umani fondamentali. Mentre, invece, i potenti di tutte le categorie approfittano proprio di questa apatia umana per realizzare i loro progetti personali. Ecco perché l’indifferenza di coloro che osservano senza far nulla diventa una sorta di complicità che permette di far prevalere il male sul bene, l’egoismo sull’altruismo e spiana la strada alle discriminazioni e alla disuguaglianze sociali. Per quanto riguarda, poi, la chiusura del Nosocomio Dentale, avendo a suo tempo il marchese Leopoldo Dentale intestato il Testamento del Nosocomio Dentale e di tutte le sue proprietà al Cardinale pro tempore di Napoli con l’unico obbligo di un rigoroso rispetto di accogliere e assistere i poveri e gli indigenti anziani, il problema della sua chiusura, prima ancora di essere di natura sociale è di natura morale, infatti, la Storia della Salvezza avverte che: la rovina sociale è sempre causata da carenze morali. Quindi, il Cardinale pro tempore di Napoli sapeva bene che accettando la piena responsabilità morale dell’amministrazione del Dentale accettava anche la piena responsabilità sociale del futuro del Dentale. E’ evidente, quindi, che la rovina sociale del Dentale è conseguente ad una carenza di responsabilità morale. Inoltre, sempre da una prospettiva morale, i veri proprietari del Nosocomio e di tutte le rendite annesse sono i poveri, infatti, “la destinazione” del Testamento è espressamente, in favore degli anziani poveri e indigenti. Pertanto, “l’Associazione di volontariato la Vita” chiede al Cardinale pro tempore di Napoli di onorare la volontà del testatore e di accollarsi, in primis, le responsabilità morali e, di conseguenza, quelle sociali restituendo, al più presto, il Nosocomio Dentale agli anziani poveri e indigenti di San Giorgio e dei comuni limitrofi.
Presidente dell’Associazione “La Vita” 25.3.2017 diacono Giuseppe Cavallaro
Da dove proviene la corruzione politica e sociale, la pedofilia, la criminalità organizzata, l’inquinamento del pianeta, le guerre, l’isis e ogni altro male sociale? Dal disprezzo, ossia, dalla mancanza di “rispetto”, provocato dalla carenza di “valore” che il mondo attribuisce alla vita della persona umana.
Se consideriamo, da un lato, il “rispetto” per la dignità della persona e, dall’altro, il “valore” che va riconosciuto alla vita umana ci rendiamo subito conto che il “rispetto” è consequenziale al “valore”, infatti, quanto più aumenta il valore della vita, tanto più cresce il rispetto per la persona umana e, quanto più diminuisce il valore della vita, tanto più decresce il rispetto per la persona umana. Ecco perché, le persone che danno valore alla vita umana hanno anche rispetto per la propria e per l’altrui dignità e assumono un comportamento consono alla loro concezione di persone rispettose: protendono alla stima, alla solidarietà, alla tolleranza ecc.. Anche le persone che danno poco valore alla vita umana e non hanno un gran rispetto per la loro e l’altrui dignità umana assumono un comportamento in linea con la loro concezione di persone irrispettose: sono incline alla violenza, al compromesso, alla corruzione, ecc.. Sicché, ciò che prevalentemente spinge ad un comportamento violento, ingiusto, egoista, prepotente, ipocrita ecc. di una parte, e forse la più numerosa, dell’umanità è la disistima per il valore della vita che non fa crescere il rispetto per la dignità umana. Ciò succede perché il mondo ha sempre adottato una concezione della vita umana di valore relativo, soggettivo, limitato, che giunge perfino ad uccidere le persone ricorrendo ad una legge fatta dalle persone. Perciò, la concezione della vita umana di valore relativo e la liceità della pena di morte si identificano. Ecco perché alcuni Paesi che, sotto l’influsso della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”, hanno eliminato dai loro ordinamenti giuridici la pena di morte diretta, benché possono sempre ripristinarla, non possono però eliminare la pena di morte indiretta che la concezione della vita umana di valore relativo riconosce ai potenti del mondo, i quali con il loro arbitrio continuano a comminarla a milioni di persone, allorquando per lo scarso rispetto che hanno per la dignità umana a motivo della disistima per il valore della vita, non riconoscono ad essi i diritti umani fondamentali che sono ordinati al bene e alla longevità della vita, quali: il cibo, l’acqua, le cure mediche, il lavoro, la casa ecc.: come il riconoscimento dei diritti umani fondamentali è fattore di vita per le persone, il non riconoscimento è causa di morte. La concezione della vita umana di valore relativo perciò è, per sua natura, inidonea ad eliminare le discriminazioni, le disuguaglianze sociali e le violazioni dei diritti umani fondamentali perché essa è portata, di fatto, a subordinare le persone al profitto economico e a tutte le altre realtà di potere: “la metà della popolazione più povera, circa 3,5 miliardi di persone ha un reddito annuale pari a quello degli 85 uomini più ricchi del pianeta” (Rapporto Oxfam del 2014). Per rendere, quindi, il mondo più umano e giusto, è necessario accantonare culturalmente e socialmente la concezione della vita umana di valore relativo e sostituirla con la concezione di valore assoluto che, al contrario della prima, subordina, in linea di principio, il profitto economico e tutte le altre realtà di potere alla persona umana. Tuttavia, ciò potrà aver luogo solo se, a motivo del suo compito di formare universalmente le coscienze umane, la Chiesa per prima ne dà l’esempio rinunciando alla sua concezione morale della vita umana di valore relativo, dal momento che essa “non esclude … il ricorso alla pena di morte” (Nuovo Catechismo art. 2267) per cui, alla stregua del mondo, sminuisce il valore della vita e riduce il rispetto per la dignità umana. Anche se, nella storia recente, alcuni papi si sono espressi per l’abolizione della pena capitale, ciò non ha comportato automaticamente la rinuncia del principio di liceità morale della pena di morte da parte della Chiesa e quando essa afferma nelle Encicliche, nel Catechismo e negli altri documenti di essere contraria alla pena capitale si riferisce sempre alle persone innocenti. Infatti, essa reputa che: “… il comandamento “non uccidere” ha valore assoluto quando si riferisce alla persona innocente” (Evangelium vitae n 57), per contro, ha valore relativo quando si riferisce alla persona colpevole, e ciò, nonostante che nella parabola evangelica del grano e della zizzania dove “Il campo è il mondo. Il grano sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno” (Mt 13, 38) si precisa che: “I servi andarono dal padrone e gli dissero : Padrone, non hai seminato del buon grano nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania ? Egli rispose loro : Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero : Vuoi che andiamo ad estirparla? No, rispose, perché non succeda che estirpandola, con essa sradichiate anche il grano” (Mt 13,27-29): Gesù, quindi, vieta al mondo, e ancor più, alla sua Chiesa, di sradicare la zizzania umana ricorrendo alla liceità della pena di morte comminata alle persone giudicate colpevoli dalla legge umana e questo, per evitare proprio l’uccisione di persone innocenti. Se da una prospettiva etica, culturale e sociale il mondo spontaneamente ha adottato la pena di morte e la concezione della vita umana di valore relativo, non si può dire lo stesso per la Chiesa che, istruita dalla “Parola di Dio” e dalla “Tradizione Apostolica”, fin dalla sua nascita ha riconosciuto, come norma oggettiva della moralità, la concezione della vita umana di valore assoluto e aborrito la pena di morte: norma morale che Cristo stesso ha sancito con la sua “Incarnazione”, infatti, Gesù, assumendo la natura umana, nel seno della Vergine Maria, l’ha rinnovata, valorizzata e resa partecipe della sua vita divina. Perciò, la Chiesa, conformandosi al mondo e facendo sua, verso la fine del quarto secolo, la liceità della pena di morte che attribuisce alla vita umana valore relativo, ha rinunciato a formare il mondo secondo la norma oggettiva della moralità e ha interrotto il cammino di rinnovamento morale e culturale che avrebbe dovuto attuare per formare le coscienze ad una più alta stima del valore della vita e ad un maggiore rispetto della dignità umana. Quindi, se: “E’ in pericolo, di fatto, il futuro del mondo, a meno che non vengano suscitati uomini più saggi” (Gaudium et spes 15 d), lo è, perché la Chiesa, riportando il mondo alla concezione precristiana della vita umana di valore relativo, ha omesso di suscitare uomini più saggi che, valorizzando la vita, avrebbero fatto prevalere il rispetto sul disprezzo e, certamente, anteposto la persona umana all’economia, alla politica, alla scienza, alle leggi e a tutte le altre realtà di potere, non a caso, la storia della salvezza insegna che la rovina politica e sociale è sempre causata dalla decadenza morale. La Chiesa, perciò, non può limitarsi ad allertare il mondo ma, se davvero lo vuole salvare suscitando uomini saggi dediti alla verità, alla giustizia e alla pace, deve coraggiosamente e necessariamente ritornare all’insegnamento originario e rinunciare in modo assoluto alla liceità morale e sociale della pena di morte.
11 Febbraio 2017 diacono Giuseppe Cavallaro
Quando cade la stima per la vita della persona umana cade, inevitabilmente, anche il rispetto per essa.
La stragrande maggioranza delle persone è incline a compiere ogni genere di nefandezze a motivo della mancanza di “rispetto” verso se stessi e verso gli altri. Ha forse rispetto per se e per gli altri, chi approfitta della sua carica politica per appropriarsi di danaro pubblico? Chi si lega alle organizzazioni criminali? Chi inquina l’ambiente? Chi compie azioni terroristiche causando morte e distruzione? Chi abusa dei bambini? Chi per interesse corrompe o si fa corrompere? Chi viola i diritti umani fondamentali quali, il cibo, il lavoro, la casa, le cure mediche che sono ordinati alla qualità e alla durata della vita? Certamente no! Il “rispetto” è un valore che, non solo, orienta le coscienze delle persone alla solidarietà, alla tolleranza, alla verità, alla deferenza per la dignità umana, alle eliminazioni delle disuguaglianze sociali, al riconoscimento dei diritti e dei doveri umani, ma le fa anche astenere dal compiere azioni malvagie: è un valore necessario per rinnovare le coscienze delle persone e orientare l’umanità alla giustizia e alla pace. Dopo le guerre mondiali del Novecento, sull’onda dell’indignazione per i milioni di morti e per le atrocità commesse, nel 1948 quasi tutti gli Stati del mondo aderirono alla stesura della “Dichiarazione Universale dei Diritti umani” nell’intento di favorire uno sviluppo dell’umanesimo solidale che formasse le coscienze al ”rispetto” della vita umana. Ma dai segni dei tempi risulta chiaramente che l’umanità non ha recepito la lezione trasmessaci dalla storia del passato, infatti, non c’è area del mondo che, direttamente o indirettamente, non sia coinvolta in azioni di guerra e, nuovamente, milioni di persone soffrono e muoiono. Non a caso, persone autorevolissime sono giunte ad affermare che, di fatto, il mondo ha ingaggiato una terza guerra mondiale, benché non dichiarata ufficialmente. Come si spiega, dunque, che nonostante le tragiche esperienze del passato e l’universale desiderio espresso dalle nazioni con la “Dichiarazione Universale dei Diritti umani” e altri documenti universali , appunto, per educare l’umanità al “Rispetto” della dignità delle persone, oggi, nuovamente: “E’ in pericolo, di fatto, il futuro del mondo, a meno che, non vengano suscitati uomini saggi” (Gaudium et spes 15 d)? Lo si spiega evidenziando la ragione primordiale che genera la mancanza di “Rispetto” verso se stessi e verso gli altri, ossia, l’attuale concezione precristiana che attribuisce alla vita umana un valore relativo o soggettivo, cioè un valore a seconda del punto di vista di chi lo valuta, ma che i potenti, i violenti, gli egoisti e tutti gli irrispettosi della dignità umana impongono, attraverso l’esercizio della politica, dell’economia, delle leggi e di tutte le altre realtà umane, pervenendo così all’attuale status quo. Il “Rispetto” è in funzione della stima, cioè, del valore che si riconosce alla vita umana: se cresce il valore che si attribuisce alla vita, cresce anche il “Rispetto” per essa, per contro , se decresce il valore che si attribuisce alla vita, decresce anche il “Rispetto” per essa, appunto come avviene con l’attuale concezione precristiana, che accordando alla vita umana un valore relativo, considera di fatto, la persona umana meno importante del profitto economico e il potere umano regolatore della giustizia distributiva. La storia di tutti i tempi dimostra che l’attuale concezione della vita umana di valore relativo o soggettivo, non solo non ha contribuito a formare l’umanità al “Rispetto” della vita umana e , quindi, alla giustizia e alla pace ma, per sua natura, è fomentatrice di discriminazioni e disuguaglianze sociali, infatti, “La metà della popolazione più povera, circa 3,5 miliardi di persone ha un reddito annuale pari a quello degli 85 uomini più ricchi del pianeta” (Ultimo Rapporto Oxfam). Cosa fare, dunque, per rendere il mondo più umano, vivibile e sicuro dal momento che nemmeno lo straziante ricordo delle recenti tragedie e conflitti universali hanno potuto correggere questa sua condotta irresponsabile e temeraria? Mettere al primo posto la formazione delle coscienze umane per il “rispetto” della dignità della persona, tenendo ,però, presente che esso è consequenziale al “Valore” che si attribuisce alla vita umana. Perciò, per accrescere la deferenza al “Rispetto” è indispensabile , prima di tutto, valorizzare la vita umana, come? Sostituendo l’attuale concezione precristiana della vita di valore relativo, soggettivo e arbitrario con la concezione cristiana di valore assoluto, oggettivo e universale che riconosce alla dignità della persona “Rispetto” incondizionato. Il passaggio, dall’attuale concezione precristiana alla concezione cristiana è fondamentale per il rinnovamento dell’umanità, lo si può paragonare ad una sorta di rivoluzione copernicana di tipo morale, culturale e sociale che cambia completamente la prospettiva da cui osserva, stima e rispetta la persona umana il potere politico, economico, giudiziario, religioso ecc. che, allo status quo, subordina la persona umana al profitto economico e a tutte le altre realtà sociali, mentre la concezione cristiana insegna che: “La legge è stata fatta per l’uomo e non l’uomo per la legge” (Mc 2,27 ), cioè, non la persona umana deve essere assoggettato al profitto economico e tutte le altre realtà sociali, ma il profitto economico e tutte le realtà sociali alla persona umana perché “Principio, soggetto e fine di tutte le Istituzioni sociali è e deve essere la persona umana” (Gaudium et spes 25°). E questo per una validissima ragione storica- morale che deve diventare culturale e sociale: Dio “ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo” (Ef 1,5), il quale assumendo nel seno della Vergine Maria, la nostra natura umana l’ha resa partecipe della sua natura divina, per cui, il “rispetto” alla persona umana, coincide con il “rispetto” alla Persona di Dio: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più bisognosi, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Da ciò si comprende chiaramente che è compito della Chiesa educare l’umanità al “Rispetto” della persona umana. Compito che essa ha già esercitato in passato dalla sua istituzione fino al quarto secolo, infatti, la Chiesa originaria aborriva la pena di morte e riconosceva alla vita umana valore assoluto e rispetto incondizionato. Poi, lasciatasi, erroneamente condizionare dal mondo (Rm 12,2) ha condiviso con esso la pena di morte (Nuovo Catechismo art. n° 2267) e ha riportato il valore della vita umana dall’era cristiana a precristiana determinando, di fatto, il declassamento morale del valore della vita umana da assoluto a relativo e, di conseguenza, il declassamento del “rispetto” per la dignità della persona umana da incondizionato a condizionato essendo il quale in funzione del valore della vita, in pratica, con la sua adesione alla pena di morte la Chiesa ha interrotto il cammino di rinnovamento evangelico che avrebbe dovuto fondare il vero umanesimo cristiano che considera giustamente la persona umana “Principio, soggetto e fine di tutte le Istituzioni sociali”. Perciò, dal momento che essa riconosce che “E’ in pericolo, di fatto, il futuro del mondo”, e precisa, “a meno che, non vengano suscitati uomini saggi” (Gaudium et spes 15 d) gli corre l’obbligo di ricreare le condizioni affinché la virtù della saggezza, che consiste nel seguire la retta coscienza nella condotta della vita, venga suscitata in tutte le coscienze umane e, in particolar modo, in quelle dei responsabili pubblici, dai quali dipende “di fatto il futuro del mondo”. Pertanto, essa deve uscire dall’ambiguità, ritornare alla dottrina originaria e difendere in modo assoluto, non solo la vita umana innocente, come d’altronde ha sempre fatto il mondo, ma anche quella colpevole perché agli Apostoli, cioè alla Chiesa nascente, Gesù ha espressamente vietato lo sradicamento umano dell’ erba cattiva (Mt 13,27-30), cioè, l’uccisione legale della persona colpevole. Essa deve riprendere ad insegnare al mondo la concezione morale della vita umana di valore assoluto perché la stima assoluta per la vita umana è il presupposto necessario per determinare il “rispetto” per la dignità della persona umana, di cui il mondo ne ha disperato bisogno. E’ questo il solo modo per formare una umanità solidale perché, come attesta da sempre la storia umana, il mondo è incapace di realizzare da solo una vera giustizia sociale, di disinquinare il pianeta, di rispettare i diritti umani fondamentali, perciò la Chiesa deve ricreare, e al più presto possibile, le condizioni morali che determinano nella persona umana il rispetto per se e per gli altri, poiché, dove non c’è rispetto c’è disprezzo e l’incombente pericolo per la vita umana e per l’intera umanità.
8 Maggio 2016 diac. Giuseppe Cavallaro
Il mondo cambia se cambia la Chiesa.
Solo se noi lo volessimo, questo mondo violento ed egoista, che ogni giorno di più accresce i disagi, i problemi e le sofferenze alla povera gente, potrebbe cambiare e diventare, finalmente, più tollerante, umano e giusto.
Bisogna, però, partire, dal riconoscimento della causa che determina tutti i guasti morali e sociali : la scarsa stima che il mondo nutre per la dignità della persona umana e alla cui vita conferisce un valore relativo e non assoluto.
Ecco la ragione per la quale i diritti umani: il lavoro, la casa, le cure mediche, la sicurezza sociale e tutti gli altri diritti umani, che sono in ordine alla vita, finalizzati al bene della vita, non sono sufficientemente apprezzati e adeguatamente applicati.
Ed è sempre questa la ragione per la quale un popolo per risolvere i contrasti e le divergenze con un altro popolo ricorre facilmente all’uso delle armi, incurante della morte di tante persone innocenti.
E’ necessario, dunque, che il mondo pervenga ad un vero riconoscimento del senso e valore della vita umana: senso che non essendo solo di natura fisica, ma anche morale, cioè illuminato e orientato dalla Parola di Dio, supera i confini della vita terrena e conferisce alla vita umana un valore assoluto.
Ma a chi spetta il compito di educare il mondo, e in particolare coloro che detengono il potere pubblico e privato, al rispetto assoluto della vita e di tutti gli altri diritti umani?
Non c’è alcun dubbio, questo compito spetta alla Chiesa! E’ un suo precipuo diritto-dovere difendere e diffondere i diritti umani (Mt 25,31-46).
La Chiesa è stata Istituita da Cristo, principalmente, per questo fine, non solo per annunciare, ma per realizzare il Regno di Dio, il quale si manifesta, concretamente, per mezzo delle opere di solidarietà, giustizia e pace.
Ma come può la Chiesa svolgere, correttamente, questo suo compito universale: difendere e diffondere i diritti umani nel mondo se, essa per prima, considerando moralmente e socialmente lecita la pena di morte (Nuovo Catechismo art. n° 2267) discredita il diritto alla vita e,di conseguenza, svalorizza tutti gli altri diritti umani che sono ad essa ordinati?
Ecco perché essa, per il bene dell’umanità, deve necessariamente rinnovarsi, ossia, liberarsi da tutti i condizionamenti mondani, soprattutto dalla sua propensione morale e culturale per la pena di morte che, non solo, viola il Comandamento “Non uccidere” e compromette irrimediabilmente il riconoscimento dei diritti umani, ma ne favorisce la mistificazione.
Per rendere il mondo più giusto e umano la Chiesa deve riscoprire il suo ruolo di responsabile universale per la formazione morale e sociale delle coscienze umane.
Essa, infatti, è la sola Istituzione al mondo in grado di eliminare il male alla sua radice, ossia, dal cuore delle persone: tutte le altre Istituzioni, nella migliore delle ipotesi, possono solo contrastarlo, perciò è grande la sua responsabilità nei confronti di coloro a cui vengono negati i diritti umani, soprattutto quello alla vita.
Invogliamola, dunque, a rinnovarsi perché da essa dipende il futuro di tutta l’umanità: mettiamo in campo iniziative appropriate come, ad esempio, andare a Roma, a San Pietro, con volantini e striscioni da esibire durante l’Angelus della prima domenica di febbraio : “Giornata Nazionale della Vita”, con la speranza che il papa possa notarli e prendere in esame il problema.
30 luglio 2014 diacono Giuseppe Cavallaro
www.associazionelavita.it gius-cavallaro@libero.it
Una Chiesa rinnovata per cambiare l’umanità
Una Chiesa rinnovata per salvare l’umanità
La Chiesa originaria, di tutte le epoche, è quella che ha espresso più fedelmente l’insegnamento della Chiesa Apostolica fondata da Cristo la quale, fino al quarto secolo, ha riconosciuto alla vita umana un valore assoluto e non relativo,infatti, aborriva la pena di morte.
Quindi, solo successivamente, obliando all’esortazione evangelica: “non uniformatevi nel vostro comportamento al mondo presente” (Rm 12,2) essa ha fatto suo il principio di liceità morale della pena di morte (Nuovo Cat. art. 2267) e destituito la vita umana di quel valore assoluto conferitole da Cristo con la sua incarnazione, morte e resurrezione.
Con questa sua conformazione al mondo essa ha, praticamente, riportato il valore della vita umana alla condizione precristiana di valore relativo e, autorizzando e comminando, la pena di morte, ha sporcato le sue mani di sangue umano, soprattutto innocente, inoltre, ha stoppato il processo universale di rinnovamento morale, culturale e sociale, introdotto da Cristo e praticato dalla Chiesa originaria finalizzato ad educare le coscienze umane al riconoscimento, secondo il quale, non la vita della persona umana è subordinata alla legge, alla politica, all’economia e ad ogni altra realtà, ma la legge, la politica, l’economia e ogni altra realtà, sono subordinate alla vita della persona umana (Mc 2,27).
Perciò, la storia ci consegna un quadro dell’umanità ininterrottamente dominata dal male, dall’ingiustizia, dalla sistematica violazione del diritto alla vita e di tutti gli altri diritti umani, proprio perché il mondo, e la Chiesa con esso, ha continuato a riconoscere alla vita umana un valore relativo, ossia, un valore sottoposto a condizioni, limiti, compromessi, un valore considerato diverso a seconda del punto di vista di chi lo considera.
E’ evidente che una tale concezione della vita, favorisce un comportamento arbitrario e ipocrita di quanti non avendo una coscienza retta, si servono, proprio, degli organismi di potere, ossia, della politica, della legge, dell’economia, della religione, della scienza ecc. per realizzare i loro progetti egoistici, invece che quelli finalizzati al bene comune.
Mentre la concezione evangelica riconoscendo valore assoluto alla vita umana, a priori, ne sancisce un rispetto incondizionato e un carattere sacro e inviolabile.
A tutti è dato di constatare come il rispetto sia “necessario” per suscitare attenzione, solidarietà, amore verso la persona umana, infatti, quando cala il rispetto, cala anche l’attenzione, la solidarietà, l’amore. Ora, essendo il rispetto determinato dalla stima ossia dal valore che si attribuisce alla vita, considerare la vita della persona umana di valore relativo, equivale a sottostimarla e screditarla a detrimento di quel rispetto assoluto che Dio stesso le ha conferito ponendola a fondamento di tutta la creazione.
Dunque, se la storia ci consegna un quadro dell’umanità dominata dall’ingiustizia, dalla corruzione e da una violenza tanto inaudita da compiacersi perfino delle sue nefandezze e crudeltà (vedi ISIS), significa che l’umanità è ormai giunta ad un bivio: o iniziare e al più presto, un cammino di rinnovamento morale e, di conseguenza, culturale e sociale delle coscienze dando vita ad un vero umanesimo cristiano, o rischiare una metastasi disumanizzante dalle conseguenze drammatiche e irreversibili.
La Chiesa, come la rivoluzione copernicana, che applicando correttamente le leggi astronomiche comprese che, non il sole gravita intorno alla terra, ma la terra intorno al sole e, pertanto, diede inizio ad un vero rinnovamento e progresso scientifico, così essa, applicando correttamente le leggi evangeliche, dimostrerà all’umanità che, non la persona umana gravita intorno ai pianeti della politica, dell’economia, della legge, delle religioni, della scienza ecc., ma queste realtà gravitano attorno alla persona umana, vero sole dell’umanità istituito da Dio.
E come per la concezione copernicana anch’essa, riconoscendo alla vita umana un valore assoluto e che, non la persona umana è ordinata alle realtà mondane, ma l’esatto contrario, favorirà il rinnovamento e il progresso della giustizia e della pace universale poiché il futuro dell’umanità dipende dal rispetto che le persone sapranno accordarsi.
Quindi, anche se la Chiesa da più di sedici secoli, ha omesso di educare le coscienze alla concezione evangelica, che riconosce alla vita umana valore assoluto, rendendosi così corresponsabile del degrado universale dominato dalla corruzione, dalla violenza e dall’ingiustizia è, e resta, un suo preciso diritto-dovere formare le coscienze all’osservanza del diritto e alla pratica della giustizia (Is 56,1) e di riprendere il cammino di rinnovamento morale dell’umanità, interrotto alla fine del quarto secolo, infatti, “Si tratta di salvare la persona umana, si tratta di salvare l’umana società” (Gaudium et spes, proemio 1,3b).
19 Aprile 2015 diacono Giuseppe Cavallaro
Il futuro dell’umanità dipende dal rinnovamento della Chiesa
L’associazione di volontariato “La Vita” mostrando a Roma, in Piazza San Pietro, in occasione della 36a “Giornata Nazionale della Vita”, uno striscione con la frase : “Solo rinunciando al “principio di liceità morale e culturale della pena di morte” la Chiesa difende in modo assoluto il diritto alla vita umana”, non ha inteso ricusare la Chiesa, ma solo criticare la sua dottrina morale che “non esclude… il ricorso alla pena di morte” (Nuovo Catechismo art. n° 2267).
Perciò, l’atteggiamento rigoroso assunto dalle forze dell’ordine che hanno imposto all’associazione di riporre lo striscione, fotografato il presidente dell’associazione e registrato le sue generalità è ingiustificato: ricusa la Chiesa, non chi in sintonia con il Concilio, la esorta al rinnovamento, ma chi tace la verità per il quieto vivere.
La critica, intesa come verifica di un principio al fine di comprenderne la vera natura, è necessaria per promuovere il rinnovamento della Chiesa e, di conseguenza, il bene dell’umanità, essendo essa preposta alla formazione delle coscienze umane e, in particolare modo, dei governanti che detengono il potere.
E’ vero che la Chiesa, in alcuni momenti contingenti, si è pronunciata contro alcune esecuzioni capitali, ma perché incalzata da movimenti e associazioni pacifiste, anche cattoliche, infatti, non solo, non ha mai fatto mea culpa per le tante persone da essa uccise con la pena capitale, soprattutto per quelle innocenti, ma perché il “Il principio di liceità morale e culturale della pena di morte” continua ad essere parte integrante della sua dottrina.
Essa affermando, con l’articolo n° 2261 del Nuovo Catechismo, che “La Scrittura precisa la proibizione del quinto comandamento: “Non far morire l’innocente e il giusto” (Es 23,7) insegna che la proibizione di uccidere una persona umana è riservata da Dio, esclusivamente, alle persone innocenti, ma non alle colpevoli, per le quali essa, appunto, “non esclude il ricorso… alla pena di morte”.
In realtà, “La Scrittura”, di cui parla il Catechismo, che “precisa la proibizione del quinto comandamento”, si riduce ad un versetto dell’Antico Testamento: <<Non far morire l’innocente e il giusto >>, formulato, peraltro, in modo incompleto, infatti, citato per intero : << Starai lontano dalla parola falsa e non ucciderai l’innocente e il giusto perché io non dichiaro giusto il colpevole >> (Es 23,7), rivela la vera intenzione dell’autore sacro, che non è certo quella di voler precisare la proibizione del quinto comandamento, come dichiara il Catechismo, ma formare le coscienze umane al giusto comportamento morale che devono assumere i soggetti giuridici nell’ambito di un processo penale: Dio vieta, categoricamente, ai giudici e ai testimoni, di ricorrere a parole false per deviare il corso della giustizia, provocando la condanna dell’innocente e l’assoluzione del colpevole.
Intenzione che, l’autore sacro sottolinea anche con il versetto precedente: << Non farai deviare il giudizio del povero, che si rivolge a te nel suo processo >> (Es 23,6).
Quindi, questa interpretazione, che non risponde affatto al pensiero dell’autore sacro di Esodo 23,7 e all’insegnamento della Chiesa originaria, favorisce la legalizzazione morale e sociale della pena di morte e compromette gravemente la natura della sua dottrina, circa la dignità della vita e i diritti umani ad essa ordinati.
E questo, benché la natura negativa del 5° Comandamento decreta che il divieto di uccidere una persona umana è assoluto e non relativo e, quindi, riguarda tanto per le persone innocenti, quanto le colpevoli, infatti, Dio considera grave l’uccisione di Abele da parte di Caino, ma considera gravissima l’uccisione di Caino da parte di terzi: “Chiunque ucciderà Caino, subirà la vendetta sette volte” (Gn 4, 15).
Inoltre, che senso ha, precisare che: “il comandamento <<non uccidere>> ha valore assoluto quando si riferisce alla persona innocente” (Evangelium vitae n 57) se Gesù stesso ha affermato che è oggettivamente impossibile in giudizio garantire, in modo assoluto, alla persona innocente il diritto alla vita (Mt 13, 29)?
Ecco perché Egli alla richiesta degli Apostoli, che presumevano di poter sradicare dalla faccia della terra la zizzania umana separandola, con assoluta certezza, dal grano umano, rispose: “No perché non avvenga che, raccogliendo la zizzania, sradichiate con essa anche il grano” (Mt 13,29).
E la storia umana, che non è sola maestra di vita, ma anche fonte teologica, attesta la veridicità delle sue parole: solo Dio conosce l’elenco infinito delle persone innocenti uccise con la pena di morte proprio da coloro, laici e religiosi, che hanno presunto di poter separare, con assoluta certezza, l’innocente dal colpevole.
L’unico modo, assolutamente certo, per garantire il diritto alla vita alla persona innocente è quello espresso da Gesù, ossia, garantirlo anche alle persone colpevoli: “Lasciate che l’una e l’altra crescano insieme” (Mt 13,30).
Perciò, la Chiesa alla fine del quarto secolo, inizio quinto, facendo suo “Il principio di liceità morale e sociale della pena di morte”ha fatto uscire dalla finestra del mondo ciò che Cristo, con la sua morte e resurrezione, ha fatto entrare per la porta: il valore assoluto della vita umana.
Essa, con “Il principio di liceità morale e sociale della pena di morte”, non solo ha declassato il valore della vita umana da assoluto a relativo e mortificato i diritti umani ad essa ordinati, ma l’ha subordinata alla legge, riconoscendo ad essa anche il potere di sopprimere legalmente la vita umana. Sta di fatto che, mentre la Chiesa insegna che la vita è al servizio della legge, il Vangelo afferma , che la legge è al servizio della vita (Mc 2,27), anzi, la considera “la forza del peccato” (1 Cor 15,56) e la “Lettera a Diogneto” precisa che i cristiani “Con il loro modo di vivere sono superiori alle leggi”.
Inoltre, subordinando la vita umana alla legge, essa ha favorito lo sviluppo di una concezione mondana e legalista della vita umana e, quindi, incline a ricorrere, non solo alla pena di morte, ma anche ad altri modi di uccidere: se alla legge umana è riconosciuto il potere di uccidere una persona con la pena capitale perché, poi, alla medesima legge umana, non le si dovrebbe riconoscere il potere di uccidere una persona ricorrendo ad altre pratiche: l’aborto, l’eutanasia o il suicidio volontario?
Prima ancora che dalla politica, dalla legge, dall’economia, la pace e la giustizia morale e sociale, dipendono dalla formazione delle coscienze al riconoscimento del valore assoluto della vita umana, non a caso, tutti i mali del mondo: egoismo, corruzione, disoccupazione, povertà, criminalità, razzismo ecc. hanno la loro radice nella mancanza di stima per l’altrui vita, perciò, la Scrittura insegna: “non fare a nessuno ciò che non piace a te” (Tb 4,15) e “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la legge ei Profeti” (Mt 7,12).
E a chi spetta, se non alla Chiesa, questo compito educativo universale: educare le coscienze dei singoli e dell’intera umanità, al rispetto assoluto della persona umana? “Si tratta di salvare la persona umana, si tratta di salvare l’umana società” (Gaudium et spes proemio 1,3b).
Ma come può essa esercitare questo compito correttamente se prima non si rinnova liberandosi dai conformismi umani, prima fra tutti, dalla sua propensione per la pena di morte?
Essa per difendere e diffondere i diritti umani di cui è depositaria (Mt 25,31-46) deve, prima, difendere assolutamente la vita umana, a cui tutti i diritti sono ordinati : la vita umana è vita stessa di Cristo, il quale l’ha nobilitata e resa immortale con la sua incarnazione : “Io sono…la vita” (Gv 14,6).
7 ottobre 2014 diacono Giuseppe Cavallaro
www.associazionelavita.it gius-cavallaro
Atto costitutivo e Statuto dell’Associazione “La Vita”
Il giorno 20 – 09 -2010 inSan Giorgio a Cremano si sono riuniti i seguenti cittadini italiani:
Sig. Cavallaro Giuseppe, nato a S. Giorgio a Cremano il 25-05-1946, ivi residente alla via A. Galante, 53 C. F. CVLGPP46E25H892D
Sig. Punzo Giorgio, nato a Napoli il 29-12-1964 e residente in S. Giorgio a Cremano, Corso Umberto I, 65 C.F. PNZGRG64T29F839H
Sig. Esposito Ernesto, nato Napoli il 9-02-1946 e residente in S. Giorgio a Cremano,
Via A. galante, 3 C. F. SPSRST46B09F839P
Sig. Scognamiglio Ciro, nato a Torre del Greco il 19-06-1964 e residente in S. Giorgio a Cremano, Corso Umberto I, 3 C.F. SCGCRI64H19L259R
Sig. Sannino Eduardo, nato a S. Giorgio a Cremano il 15-05-1965, ivi residente
Alla via Domenico Scarlatti, 8 C.F. SNNDRD65E15H892M
al fine di procedere alla costituzione ai sensi e per gli effetti della legge 266/91 e del decreto Legge N° 460/1997, di una Associazione Socio-Culturale di Volontariato, senza scopo di lucro.
Viene chiamato alla Presidenza il Sig. Cavallaro Giuseppe, che chiama a fungere da Segretario il Sig. Esposito Ernesto.
Il Presidente illustra al consesso le motivazioni che stanno alla base della volontà di dar vita ad una Associazione senza scopo di lucro e che risiedono nel fatto che tutti i presenti riconoscono l’importanza di ideare, promuovere e attuare iniziative sociali, culturali, sportive e ludiche sul territorio cittadino e provinciale offerte al fine di migliorare la vivibilità del territorio stesso e di incrementare il bagaglio culturale della cittadinanza.
Per perseguire questo scopo intendono riunirsi in una Associazione che si propone di ideare, promuovere ed attuare, anche attraverso l’attuazione di convegni, pubblicazioni, manifestazioni e qualunque strumento atto a sviluppare coscienza e conoscenza degli interlocutori, tutto quanto serva per incrementare il livello culturale, migliorare le condizioni sociali, aumentare la qualità di vita cittadina e provinciale.
Al termine della presentazione delle motivazioni il Presidente dà lettura dello Statuto ed apre la discussione tra i presenti.
Si attiva un dibattito che vede la partecipazione di tutti i convenuti.
Terminata la discussione, si decide all’unanimità quanto segue:
l. Con decorrenza da oggi e ad ogni effetto di legge è costituita l’associazione denominata ” LA VITA “ (d’ora in poi semplicemente Associazione).
2. L’anno sociale avrà inizio il 1 gennaio e si concluderà il 31 dicembre di ciascun anno.
3. La sede legale è sita provvisoriamente a San Giorgio a Cremano (NA) in via Antonio Gramsci n° 33 . Il domicilio legale degli associati per ogni rapporto con l’Associazione è la sede sociale. La sede legale e sociale potrà essere trasferita su decisione dell’Assemblea dei Soci a maggioranza semplice, come spiegato nello Statuto Sociale e della Associazione allegato in calce al presente Atto Costitutivo.
4. Regolano i rapporti fra gli associati le disposizioni del presente Atto Costitutivo, cosi come integrate dallo Statuto Sociale.
5. L’Associazione si propone di farsi ideatrice, promotrice e/o esecutrice di iniziative sul territorio, anche in collaborazione con enti pubblici o privati e/o in partnership con altre associazioni, di carattere sociale, culturale, sportivo e ludico e/o con associazioni di volontariato così come meglio specificato dallo Statuto Sociale allegato in calce al presente Atto costitutivo.
6. Per il perseguimento di tale scopo l’Associazione svolgerà attività culturali come:
• la creazione e la pubblicazione materiale informativo (cartaceo telematico o altro) sulle attività dell’ Associazione e dei partners con i quali l’Associazione collaborerà;
• collaborare con mezzi mediatici;
• sollecitare e favorire, nonché ideare, l’istituzione di corsi di formazione socio-culturale, anche in partnership con scuole, enti pubblici, soggetti privati, società, associazioni e quanti possano risultare compatibili negli interessi e nelle attività dell’ Associazione;
• istituire corsi di educazione religiosa, anche in collaborazione con enti pubblici e/o privati del settore, volti ad educare verso importanti, nonché basilari, tematiche assistenziali, verso la migliore conoscenza di patologie ad alta prevalenza e incidenza sul territorio e verso quant’ altro venga ritenuto utile ai fini di migliorare il rispetto e l’educazione alla salute.
• l’organizzazione di manifestazioni ed eventi;
• assistenza ai bisogni sociali;
• formare, preparare e gestire soggetti esperti in grado di operare nei diversi campi abbracciati dalle iniziative dell’ Associazione;
• realizzare centri di formazione, reti telematiche e strumenti di comunicazione quali newsgroup, mailing-list e forum (ed in generale qualsiasi strumento si ritenga o divenga necessario);
• gestire, organizzare e/o coordinare strutture polivalenti di interesse sociale, culturale, ludico, sportivo e/o giovanile;
• organizzare convegni, seminari, corsi e manifestazioni anche internazionali, intesi come strumento di formazione e valorizzazione delle energie e potenzialità socio-
culturali, così come momenti di elaborazione originale di idee, concetti ed istanze di arricchimento della sfera culturale;
• partecipare come associazione a convegni, seminari, corsi e manifestazioni, anche internazionali, intesi come strumento di formazione e valorizzazione delle energie e potenzialità socio-culturali degli associati e dei suoi sostenitori;
• organizzare mostre artistiche, di artisti locali, regionali, nazionali e internazionali.
• organizzare concorsi artistici, letterari, teatrali e riguardanti qualsiasi altra arte o abilità possa essere messa in competizione;
• organizzare corsi di arte, letteratura, teatro (e recitazione in generale); nonché corsi di informatica e quant’ altro gli associati, i sostenitori ed i collaboratori
dell’Associazione vogliano trasmettere;
• accedere, ove lo ritenga o sia necessario, a finanziamenti pubblici o privati fornendo tutte le garanzie che saranno richieste, al fine di raggiungere gli scopi sociali;
• esercitare, in via meramente marginale e senza scopi di lucro, attività di natura commerciale per autofinanziamento: in tal caso dovrà osservare le normative amministrative e fiscali vigenti.
7. L’Associazione non ha scopo di lucro e deve considerarsi, ai fini fiscali, ente non commerciale. Si esclude l’esercizio di qualsiasi attività commerciale che non sia svolta in maniera marginale e comunque ausiliaria, secondaria o strumentale perseguimento degli scopi istituzionali.
8. Le attività di cui al comma precedente sono svolte dall’ Associazione prevalentemente tramite le prestazioni fornite dai propri aderenti in regime di puro volontariato così come dettato dal D. Lgs 460/97. L’attività degli aderenti non può essere retribuita in alcun modo nemmeno da eventuali diretti beneficiari. Agli aderenti possono solo essere rimborsate dall’ Associazione le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata, previa documentazione ed entro limiti preventivamente stabiliti dal Consiglio Direttivo.
9. Il patrimonio dell’ Associazione è costituito da tutti i beni
mobili ed immobili di proprietà della Associazione stessa, dalle quote versate dai Soci, da qualsiasi provento derivante dall’attività svolta dall’Associazione stessa e da altri proventi come meglio specificato nello Statuto Sociale.
10. L’Associazione non pone nessuna restrizione di razza, sesso, religione, orientamento politico ai propri associati, nazionalità ed anzi rifiuta a priori ogni restrizione o distinzione basata su tali premesse.
11. L’Assemblea dei Soci Fondatori nomina quali componenti del Consiglio Direttivo, in sede di prima attuazione dello Statuto i sigg. :
Presidente… Sig. Cavallaro Giuseppe
Vicepresidente…Sig. Sannino Eduardo
Segretario… Sig. Esposito Ernesto
Tesoriere… Sig. Punzo Giorgio
Dirigente organizzativo… Sig. Scognamiglio Ciro
Tutti attestano la mancanza di cause di incompatibilità ed accettano la carica. Tale carica durerà per un arco di tempo di tre anni, allo scadere del quale si provvederà al rinnovamento del Consiglio Direttivo.
12. Il presidente del Consiglio Direttivo viene autorizzato a compiere tutte le pratiche necessarie per il riconoscimento dell’ Associazione presso le autorità competenti.
13. L’Associazione si estinguerà se l’insieme dei Soci Fondatori più i Soci Ordinari si ridurrà a meno di quattro. In caso di scioglimento dell’Associazione il patrimonio sociale verrà devoluto ad associazioni di volontariato o ad altre associazioni senza fini di lucro con fini analoghi, salvo diversa destinazione imposta dalla legge.
14. Per quanto riguarda gli aspetti organizzativi della vita dell’Associazione e delle attività svolte per raggiungere i fini istituzionali dell’Associazione stessa si rimanda allo Statuto Sociale dell’ Associazione “La Vita”, concordato all’unanimità fra i Soci Fondatori ed allegato in calce al presente atto Costitutivo.
San Giorgio a Cremano, lì 20-09-2010
Il Presidente……………………… Il Segretario………………………..
Vicepresidente………………………………………..
Tesoriere………………………………………………
Dirigente organizzativo………………………………
Art.1 -Denominazione e sede
E’ costituita l’associazione denominata “LA VITA”. La sede legale è sita in via A. Gramsci, 33 S. Giorgio a Cremano (NA). Un’eventuale modifica della sede non rappresenta modifica dello statuto. Il domicilio legale degli associati per ogni rapporto con l’Associazione è la sede sociale. La sede legale, come la sede sociale, potranno essere trasterite su decisione dell’Assemblea dei Soci a maggioranza
Art.2- Durata
L’Associazione ha durata illimitata e potrà essere sciolta con deliberazione dell’Assemblea straordinaria ai sensi dell’art. 29 del presente Statuto.
Art.3- Scopo e finalità
L’associazione è senza fini di lucro ed opera senza discriminazione di sesso, razza, etnia, nazionalità, opinioni politiche o confessioni religiose. Si propone di ideare, promuovere e/o attuare iniziative sociali, culturali, sportive e ludiche sul territorio cittadino e provinciale volte a migliorare la vivibilità del territorio, ad incrementare lo status culturale della cittadinanza e a tutelare nonché curare i bisogni sociali .
a. creare e pubblicare materiale informativo (cartaceo telematico o altro) sulle attività dell’Associazione, e dei partners con i quali l’Associazione collabora;
b. collaborare con mezzi mediatici;
c. assistere ai bisogni sociali;
d. sollecitare e favorire, nonché ideare, l’istituzione di corsi di formazione socio-culturale, anche in partnership con scuole, enti pubblici, soggetti privati, società, associazioni e quanti possano risultare compatibili negli interessi e nelle attività dell’Associazione;
e. ideare e/o attuare iniziative per le strade e in luoghi pubblici, anche in collaborazione con altri soggetti, atte a migliorare e caratterizzare gli eventi festivi che si celebrano durante l’anno nella cittadina al fine di coinvolgere i cittadini e renderli parte attiva del luogo in cui vivono;
f. istituire corsi di educazione sanitaria, anche in collaborazione con enti pubblici e privati del settore, volti ad educare verso importanti, nonché basilari, tematiche assistenziali, verso la migliore conoscenza di patologie ad alta prevalenza e incidenza sul territorio e verso quant’ altro venga ritenuto utile ai fini di migliorare il rispetto e l’educazione alla salute;
g. organizzare manifestazioni ed eventi sportivi;
h. formare, preparare e gestire soggetti esperti in grado di operare nei diversi campi
abbracciati dalle iniziative dell’Associazione;
i. realizzare, anche in collaborazione con altre associazioni e/o con enti pubblici e/o privati mercatini per promuovere la cultura ed il folkore locale;
j. organizzare convegni, seminari, corsi e manifestazioni, anche internazionali, intesi come strumento di formazione e valorizzazione delle energie e potenzialità socio-culturali, così come momenti di elaborazione originale di idee, concetti ed istanze di arricchimento della sfera culturale;
k. ideare, promuove e/o attuare iniziative rivolte a trasmettere le tradizioni regionali, attraverso il coinvolgimento di artigiani che lavorano i prodotti tipici in maniera tradizionale e di chiunque ( come ad es. associazione, ente pubblico c/o privato, comitati, altri), possa risultare affine all’ iniziativa stessa;
l. sostenere, ideare e/o attuare iniziative di commercio equo e solidale;
m. ideare, promuovere e/o attuare iniziative, manifestazioni, convegni incontri, anche in collaborazione con altri soggetti al fine di educare al rispetto ed alla tutela degli animali;
n. promuovere e/o creare campagne di sensibilizzazione verso temi della natura, dell’inquinamento e del rispetto dei paesaggi, rivolte specialmente ai giovani;
o. ideare, promuovere e/o sostenere, anche attraverso associazioni, società, enti pubblici, e/o privati e/o comitati, manifestazioni, convegni, e quant’ altro sia rivolto a presentare culture, tradizioni, e civiltà diverse;
p. pubblicare giornali periodici o libri a stampa o telematici;
q. collaborare con le associazioni e/o i gruppi lobbistici;
r. partecipare come associazione a convegni, seminari, corsi e manifestazioni, anche internazionali, intesi come strumento di formazione e valorizzazione delle energie e potenzialità socio-culturali degli associati e dei suoi sostenitori;
S. organizzare mostre artistiche, di artisti locali, regionali, nazionali e internazionali;
t. organizzare concorsi artistici, letterari, teatrali e riguardanti qualsiasi altra arte o abilità possa essere in competizione;
u. organizzare e/o promuovere eventi di tipo intrattenitivo-ludico quali:
a. manifestazioni teatrali
b. proiezioni di film
c. cineforum
d. manifestazioni e/o eventi musicali
e, intrattenimento e spettacoli di “artisti strada”
v. organizzare corsi di arte, letteratura, teatro (e recitazione in generale), nonché corsi di informatica e quant’ altro gli associati, i sostenitori ed i collaboratori dell’Associazione vogliano trasmettere;
w. stipulare convenzioni con enti pubblici o privati fornendo tutte le garanzie richieste, per il raggiungimento dello scopo sociale;
x. accedere, ove lo ritenga o sia necessario, a finanziamenti pubblici o privati fornendo tutte le garanzie che saranno richieste, al fine di raggiungere gli scopi
y. esercitare, in via meramente marginale e senza scopi di lucro,attività di natura commerciale per autofinanziamento: in tal caso dovrà osservare le normative amministrative e fiscali vigenti;
z. realizzare centri di formazione, reti telematiche e strumenti di comunicazione quali newsgroup, mailing-list, forum e pubblicazioni (ed in generale qualsiasi strumento si ritenga o divenga necessario).
L’associazione ha facoltà di organizzare, anche in collaborazione con altri enti, società e associazioni, manifestazioni culturali connesse alle proprie attività, purché tali manifestazioni non siano in contrasto con l’oggetto sociale, con il presente Statuto Sociale e con l’Atto Costitutivo.
Le attività di cui sopra sono svolte dall’ Associazione prevalentemente tramite le prestazioni fornite dai propri aderenti. L’attività degli aderenti non può essere retribuita in alcun modo nemmeno da eventuali diretti beneficiari. Agli aderenti possono solo essere rimborsate dall’Associazione le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata, previa documentazione ed entro limiti preventivamente stabiliti dal Consiglio Direttivo.
II – ENTRATE, PATRIMONIO SOCIALE E QUOTE
Art. 4 -Risorse dell’Associazione
Le risorse economiche e finanziarie per il funzionamento e per lo svolgimento dell’attività dell’Associazione derivano da:
b) quote associative;
d) contributi dello Stato, di enti o di istituzioni pubbliche finalizzati esclusivamente
al sostegno di specifiche e documentate attività o progetti;
i) sponsor
Art. 5 – Divieto distribuzione utili e gratuità delle cariche L’Associazione non ha scopo di lucro e gli eventuali utili conseguiti dovranno essere utilizzati per il conseguimento degli scopi istituzionali dell’Associazione stessa. Si fa divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge. S’impone anche la gratuità delle cariche.
L’entità della quota associativa è definita annualmente dal Consiglio Direttivo tenuto conto del programma di attività previsto per l’anno successivo, approvata dall’
Assemblea dei Soci e comunicata per iscritto direttamente ai soci. Trascorsi trenta giorni dal termine di pagamento il Segretario invia un sollecito di pagamento ai soci che non hanno rinnovato la quota. In caso di ritardo nel pagamento della quota associativa di meno di trenta giorni rispetto al termine fissato, nessuna mora verrà applicata sulla quota sociale e nessun procedimento verrà attivato nei confronti del socio. In Caso di ritardo nel pagamento di più di trenta giorni e meno di sessanta giorni verrà applicata una mora decisa dal Consiglio Direttivo. In caso di ritardo di più di sessanta giorni rispetto al termine fissato si attiverà la procedura di esclusione del socio per morosità stabilita nell’articolo 11 punto a) del presente Statuto. In ogni caso la quota associativa è intrasmissibile.
III -I SOCI
Art.7 – Composizione dell’Associazione
Possono fare parte dell’ Associazione le persone le persone fisiche, le persone giuridiche, enti e associazioni che per il loro oggetto sociale, per la loro attività di lavoro, studio, svago, interesse culturale, siano interessate all’attività dell’ Associazione medesima e ne condividano gli scopi e le finalità. E’ espressamente esclusa ogni forma di temporaneità della partecipazione alla vita associativa. Tutti i Soci svolgono la loro attività a titolo gratuito, fatto salvo rimborso autorizzato dal Consiglio Direttivo come specificato nel precedente articolo 3. Sono previste le seguenti categorie di soci:
Sono Soci fondatori coloro che, riconoscendosi nei fini dell’Associazione, hanno sottoscritto l’atto costitutivo dell’Associazione. Salvo diverse indicazioni dettate dall’assemblea, i Soci Fondatori sono completamente equiparati, nei diritti e nei doveri, ai Soci Ordinari.
Sono Soci Ordinari tutti coloro che si riconoscono nei fini dell’Associazione, che sono disposti ad operare attivamente per il raggiungimento degli scopi istituzionali.
I Soci Sostenitori sono completamente equiparati ai Soci Ordinari; la sola distinzione è data dalla quota associativa, pari o superiore a cinque volte la quota dei Soci Ordinari.
Sono Soci Onorari quelle personalità che hanno reso o rendono servizi all’Associazione o, che per ragioni connesse alla loro professionalità o al loro prestigio, si ritiene che l’Associazione sia onorata di annoverarli fra i propri soci.
I Soci Onorari non sono tenuti al pagamento di alcuna quota. Essi sono nominati dall’Assemblea Ordinaria su proposta del Consiglio Direttivo. I soggetti che non siano persone fisiche possono associarsi solo come Soci Sostenitori.
Tutti i soci hanno diritto di accesso ai locali sociali, alle manifestazioni eventualmente organizzate dall’Associazione, alla frequenza di corsi eventualmente organizzati dall’Associazione e, in generale, a tutte le iniziative di cui l’Associazione si fa promotrice. I Soci Ordinari e quelli equiparati hanno diritto a partecipare alla gestione dell’ Associazione attraverso l’esercizio del diritto di voto in Assemblea.
Il diritto di voto può essere espresso trascorsi centoventi giorni dall’ iscrizione nel libro soci per l’Assemblea Ordinaria e trascorsi centoottanta giorni per l’Assemblea Straordinaria. Possono far parte dell’elettorato passivo i soci Ordinari ed equiparati iscritti da almeno un anno. Per l’anzianità elettorale, attiva e passiva, la fede la prima iscrizione in qualità di Socio. In mancanza di un numero sufficiente di Soci che abbiano maturato l’anzianità richiesta per ricoprire le cariche istituzionali, in compensazione sono ammessi all’elettorato passivo i Soci che abbiano maturato una maggiore anzianità sociale.
Art.9 – Doveri del socio
a) Rispettare le norme contenute nell’Atto Costitutivo, nello Statuto, negli eventuali Regolamenti ed in tutte le deliberazioni dell’Assemblea dei Soci e del Consiglio Direttivo;
b) Tenere una condotta irreprensibile ed evitare qualsiasi comportamento che possa gettare discredito sull’Associazione o sui suoi rappresentanti;
c) Pagare la quota sociale stabilita annualmente, entro il termine stabilito dal Consiglio Direttivo, con esclusione dei Soci Onorari;
I Soci, aderendo all’Associazione, accettano lo Statuto ed i regolamenti della stessa.
Art.10 – Criteri di ammissione del socio
Per ottenere la qualifica di socio, ogni aspirante deve presentare domanda firmata su
apposito modulo come da Regolamento; consegnandola direttamente oppure
inviandola a mezzo posta al Consiglio Direttivo dell’Associazione unitamente alla ricevuta di versamento della corrispondente quota associativa. Per qualsiasi
decorrenza dei termini, fa fede la data di consegna della domanda o la data del versamento se antecedente. Il Consiglio Direttivo deve esprimersi in merito alla domanda di ammissione entro trenta giorni dalla data di presentazione della stessa. La nomina a Socio Onorario avviene previa proposta del Consiglio Direttivo e successiva ratifica da parte dell’Assemblea Ordinaria.
Art.11 – Recesso, esclusione e decesso del socio
Il rapporto associativo può interrompersi per effetto del recesso, dell’esclusione o del decesso del socio. Il socio può recedere dall’Associazione in qualsiasi momento, dandone comunicazione scritta al Consiglio Direttivo in carta semplice firmata. Il socio può essere escluso dall’Associazione per i seguenti motivi:
a) per morosità in caso di mancato pagamento della quota sociale;
b) per ripetute violazioni delle norme dello statuto (o da questo richiamate) nonché di quanto disposto dal Consiglio Direttivo per il corretto raggiungimento degli scopi sociali;
c) per aver tenuto un comportamento tale da gettare discredito sull’ Associazione, sui suoi rappresentanti e suoi Soci.
Prima di procedere all’esclusione di un Socio, devono essergli contestati per iscritto gli addebiti che gli vengono mossi, consentendogli facoltà di replica. Il provvedimento diventa effettivo dopo trenta giorni dalla data di comunicazione. L’esclusione è deliberata dal Consiglio Direttivo. Qualora il socio contestasse il provvedimento, si rimetterà come ultima istanza di riammissione all’Assemblea dei Soci. L’ex socio, che non sia stato radiato, può rientrare a far parte dell’Associazione secondo le modalità d’iscrizione di un nuovo Socio al quale egli è equiparato. In tutti i casi di interruzione del rapporto associativo la quota associativa non può essere restituita né può essere trasmessa e il Socio perde automaticamente ed immediatamente tutti i diritti, doveri, qualifiche e cariche sociali.
IV - ORGANI SOCIALI
Nel caso divenga necessario, l’Assemblea provvederà a nominare un revisore dei conti. In ogni caso tutte le cariche sociali sono a titolo gratuito e incompatibili tra loro.
Art.13 -Composizione dell’ Assemblea
L’Assemblea dei soci è massimo organo deliberante dell’Associazione. Essa si può riunire in sessione ordinaria o straordinaria. Hanno diritto a parteciparvi tutti i Soci Ordinari ed equiparati in regola con il pagamento della quota annuale, ove in regola si intende chi ha già pagato la quota associativa annuale al momento dell’inizio dell’assemblea. Hanno diritto di voto i Soci Ordinari ed equiparati, secondo le modalità illustrate nell’articolo Art. 8.
Art.14 – Competenze dell’Assemblea Ordinaria
L’Assemblea Ordinaria ha poteri programmatici e di indirizzo della vita associativa, pertanto delibera:
b) Su1 bilancio di previsione;
d) Sul termine per il pagamento della quota associativa;
e) Sulla decisione del numero dei componenti del Consiglio Direttivo, dell’eventuale Collegio dei Revisori;
f) Sulla nomina dei componenti del Consiglio Direttivo e dell’ eventuale Collegio dei Revisori o del revisore unico;
g) Su quanto proposto dal Consiglio Direttivo, che non debba essere deciso dall’Assemblea Straordinaria (Art. 15).
Art.15 -Competenze Straordinaria
L’Assemb1ea Straordinaria delibera: a) le eventuali modifiche del presente Statuto con eccezione del presente articolo (salvo diversa numerazione) che devono essere approvate dai tre quarti dei Soci Ordinari ed equiparati;
c) Sullo scioglimento dell’Associazione, la relativa messa in liquidazione e la nomina del liquidatore
Art.l6 -Convocazione dell’Assemblea
L’Assemblea deve essere convocata presso la sede sociale ovvero presso un locale ragionevolmente accessibile dalla maggior parte dei soci. L’Assemblea Ordinaria si riunisce almeno due volte l’anno (Assemblea Programmatica ed Assemblea Consuntiva), su convocazione del Presidente; può richiedere la convocazione dell’Assemblea ordinaria anche il revisore dei conti o un terzo dei membri del Consiglio Direttivo e la metà dei soci. L’Assemblea Straordinaria si riunisce su convocazione del Presidente; può richiedere la convocazione anche il revisore dei conti, la metà dei membri del Consiglio Direttivo o la metà dei Soci. La convocazione avviene mediante avviso affisso presso la sede sociale, mediante avviso pubblicato su un eventuale sito web gestito dall’ Associazione e mediante e-mail indirizzata ai singoli Soci Ordinari ed equiparati. L’avviso di convocazione è spedito almeno quindici giorni prima dell’Assemblea, e indica il luogo, la data, l’ora in cui si terrà l’Assemblea stessa, sia in prima sia in seconda convocazione, con il relativo ordine del giorno. Nel corso dell’Assemblea si potrà deliberare solamente sui temi previsti nell’ordine del giorno. E’ validamente costituita anche l’assemblea totalitaria in cui presente la totalità dei soci, dei componenti il Consiglio Direttivo, e i presenti si manifestino adeguatamente preparati sugli argomenti da trattare.
Art.17 – Costituzione dell’Assemblea
L’Assemblea ordinaria in prima convocazione si considera validamente costituita con la presenza della maggioranza dei Soci Ordinari ed equiparati e la totalità dei componenti il Consiglio Direttivo. In seconda convocazione si considera validamente costituita, qualsiasi sia il numero dei presenti previa presenza obbligatoria di almeno tre membri del Consiglio Direttivo. L’Assemblea Straordinaria si considera costituita dalla metà più uno dell’insieme formato dai Soci Ordinari ed equiparati sia in prima che in seconda convocazione.
Art.18 -Verbalizzazione
Presiede l’Assemblea il Presidente del Consiglio Direttivo, e in caso di sua assenza le sue veci verranno assunte dal Vicepresidente, ed in caso anche egli sia assente, viene eletto al suo posto un “presidente di Assemblea” temporaneo. Il segretario provvede a redigere i verbali delle deliberazioni dell’Assemblea, in caso di assenza del suddetto,
si provvederà ad eleggerne uno temporaneo tra i soci presenti. I verbali devono essere sottoscritti dal presidente e dal segretario. L’approvazione del verbale, se necessaria, sarà il primo punto all’ordine del giorno della successiva Assemblea.
Art.l9 – Delibere Assembleari
Sia l’Assemblea Ordinaria che l’Assemblea Straordinaria possono deliberare validamente solo su argomenti in maniera esplicita all’ordine del giorno. L’Assemblea Ordinaria delibera a maggioranza semplice (la metà più uno) o qualificata (due terzi) sull’insieme dei Soci Ordinari ed equiparati. Nel presente Statuto, dove non indicato espressamente, per “maggioranza” si intende “maggioranza semplice”. Le delibere dell’Assemblea Straordinaria richiedono la maggioranza qualificata dell’insieme dei Soci Ordinari ed equiparati presenti o rappresentati mediante delega. Le votazioni in Assemblea Ordinaria e Straordinaria avvengono per alzata di mano, per appello nominale o per voto scritto, a palese ed insindacabile scelta del presidente dell’Assemblea, fatta eccezione per votazioni riguardanti persone fisiche per le quali è necessaria la segretezza del voto.
VI – CONSIGLIO DIRETTIVO
Art.20 -Nomina e composizione
Il Consiglio Direttivo è formato da un numero di 5 consiglieri. Il suo mandato dura tre anni dal momento della sua elezione. Ogni votante deve esprimere un numero di preferenze pari al numero delle cariche stabilite. Qualsiasi socio può candidarsi. Per farlo deve presentare domanda scritta almeno una settimana prima della votazione, per permettere l’affissione e la pubblicazione sul sito dell’Associazione di una lista di persone eleggibili. Verranno eletti i candidati che riceveranno il maggior numero di preferenze. In caso di parità si procederà per ballottaggio. Il Consiglio Direttivo, alla prima seduta utile, provvede a eleggere il Presidente, e, su proposta del neo eletto presidente nomina Vicepresidente, Tesoriere, Segretario e Dirigente organizzativo. In caso di dimissioni da parte di consiglieri prima della scadenza del mandato, il Consiglio Direttivo provvede alla sostituzione provvisoria, con l’impegno di
sottoporre la nomina alla notifica dell’Assemblea alla prima seduta utile. Il mandato dei nuovi eletti dall’Assemblea Ordinaria scadrà comunque alla scadenza del mandato del Consiglio Direttivo di cui entrano a far parte. I consiglieri svolgono la loro attività a titolo gratuito.
Art.21 - Presidente
Al Presidente spetta la firma e la rappresentanza legale dell’Associazione di fronte ai terzi e a qualsiasi autorità giudiziaria e amministrativa. Il Presidente, coadiuvato dai Consiglieri, provvede a che le finalità dell’Associazione vengano perseguite, assumendosi la responsabilità delle attività tecniche ed organizzative di fronte all’Associazione. La carica di Presidente scade con quelle del Consiglio di cui fa parte. Egli tuttavia può essere rimosso con delibera della maggioranza qualificata del Consiglio Direttivo o dell’ Assemblea ordinaria. In tale caso rimane in carica fino alla nomina di un nuovo Presidente per il disbrigo degli affari ordinari. In caso di dimissioni del Presidente del Consiglio Direttivo, ne fa le veci a tutti gli effetti il Vicepresidente, fino alla fine del mandato del Consiglio Direttivo che l’ha nominato e di cui fa parte.
Art.22 – Il Tesoriere
Il tesoriere è responsabile dei fondi messi a disposizione per le attività dell’associazione. Il Tesoriere è tenuto ad aggiornare il Presidente del Consiglio Direttivo ed i vari consiglieri dello stato dei conti dell’ associazione in qualunque momento venga richiesto, presentando un rendiconto finanziario ed economico accompagnato da tutti i documenti relativi alle entrate e alle uscite. Il Tesoriere ha l’obbligo di redigere annualmente il rendiconto economico e finanziario del bilancio dell’Associazione, che deve essere approvato dall’assemblea ordinaria. La carica di Tesoriere scade con quella del consiglio da cui è stato nominato. Può essere rimosso su decisione della metà dei membri del consiglio Direttivo o con delibera a maggioranza qualificata dell’assemblea Ordinaria. In tale caso rimarrà in carica fino alla nomina di un nuovo Tesoriere.
Art.23 – Il Segretario
Il Segretario verbalizza le decisioni prese nelle Assemblee dei Soci e del Consiglio Direttivo. Il Segretario collabora con il Presidente per la progettazione di tutta l’attività dell’Associazione. Vigila sulla condotta dei soci rispetto alle direttive dello Statuto e degli eventuali regolamenti interni. Il Segretario è il responsabile del registro dei Soci; provvede ad aggiornarlo, prendendo visione delle dimissioni e delle esclusioni dei Soci esistenti e vigilando sul pagamento delle quote sociali. Inoltre è responsabile delle attività di mailing, promozionali e di pubbliche relazioni che
l’attività dell’Associazione richiede. Il Segretario è tenuto ad aggiornare il Presidente ed i Consiglieri sullo stato dei progetti dell’ Associazione in qualunque momento venga richiesto. Il Segretario, d’accordo con il Consiglio Direttivo, ha la facoltà di creare appositi comitati operativi, ognuno coordinato da un Responsabile Aggiunto, allo scopo di meglio organizzare ed articolare le attività dell’ Associazione. Non è necessario che il personale operativo di questi comitali sia composto solo da Consiglieri. La carica di Segretario scade con quella del Consiglio da cui è stato nominato. Può essere rimosso su decisione della metà dei membri del Consiglio Direttivo o con delibera a maggioranza qualificata dell’assemblea Ordinaria. In tal caso rimarrà in carica fino alla nomina di un nuovo Segretario.
Art.24 – Competenze e convocazione del Consiglio
Al Consiglio Direttivo compete l’ordinaria amministrazione dell’Associazione, l’organizzazione e la direzione tecnica delle attività istituzionali, l’organizzazione interna. Il Consiglio Direttivo predisporrà appositi comitati (con particolare riferimento, ma non limitatamente, agli aspetti didattico, promozionale, logistico, editoriale) che seguiranno i vari aspetti organizzativi ed esecutivi dei settori di loro competenza. Entro Novembre di ogni anno il Consiglio Direttivo approva i progetti di bilancio preventivo dell’esercizio successivo e stabilisce l’ammontare delle quote associative per l’anno a venire. Tale bilancio e tale quota dovranno essere approvati in sede di Assemblea Programmatica dei soci entro il mese di Dicembre.
Entro il mese di Maggio il Consiglio Direttivo dovrà approvare il rendiconto finanziario ed economico, da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea Consuntiva entro la fine di Giugno. Il Consiglio si riunisce ogni qualvolta si debba deliberare su una questione inerente la gestione sociale, su iniziativa del Presidente o iniziativa di almeno un terzo dei consiglieri.
Art.25 – Delibere del Consiglio
Le deliberazioni del Consiglio Direttivo sono prese a maggioranza di voti dei consiglieri presenti. In caso di parità di voti, quello del presidente vale doppio. Le deliberazioni del Consiglio sono valide se alla riunione prende parte la maggioranza qualificata dei consiglieri. Le riunioni del Consiglio Direttivo e le relative Delibere devono essere verbalizzate dal Segretario o, in sua assenza, dal consigliere più anziano di età anagrafica. I verbali del Consiglio Direttivo devono essere messi a disposizione dei soci che ne fanno richiesta.
Art.26 – Strumenti informatici e telematici
Per meglio coordinare l’attività del Consiglio Direttivo e per sviluppare un rapporto più stretto con gli associati, il Consiglio Direttivo stesso provvederà a usare o creare
appositi strumenti e canali informatici e telematici come ad esempio:
b) o più mailing Iist (pubbliche o private);
c) uno o più news server;
d) uno o più canali irc;
e) appositi canali tramite cui tenere le riunioni del Consiglio Direttivo;
L’uso di questi strumenti fatto con attenzione rispetto agli eventuali regolamenti interni promulgati dal Consiglio Direttivo ed in generale all’insieme dì regole non scritte ma universalmente considerate sintomo di buona creanza in rete chiamate generalmente Netiquette. L’uso di questi strumenti è da considerarsi fonte primaria di dialettica e democrazia all’interno della Associazione, oltre che approfondimento culturale di strumenti che saranno sempre più importanti nella società.
Il Consiglio Direttivo, inoltre, si renderà garante della perfetta osservanza delle disposizioni contenute nel D. Lgs.I96/2003 sulla riservatezza nel trattamento dei dati personali.
VII-IL REVISORE DEI CONTI
Art.27 - Il revisore dei Conti
Il Revisore dei Conti, qualora venga eletto, rimane in carica per tre anni e non può essere eletto per più di due mandati consecutivi. Al Revisore sono demandati gli obblighi e le competenze previsti dalla legge e specificamente: accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, verificare e controfirmare il bilancio consuntivo, redigere la loro relazione da presentare all’Assemblea, accertare la consistenza di cassa e l’entità dei depositi presso istituti di credito, effettuare in qualsiasi momento, anche individualmente, atti di ispezione e controllo. Il Revisore assiste alle riunioni del Consiglio Direttivo.
VIII- NORME FINALI
Art.28 – Scioglimento
L’Associazione si può sciogliere nei seguenti casi:
1. se il numero dei Soci Ordinari ed equiparati è inferiore 5;
2. su delibera dell’Assemblea Straordinaria a maggioranza qualificata.
L’Assemblea che delibera lo scioglimento dell’Associazione provvede alla nomina di uno o più liquidatori determinandone i poteri. In caso di scioglimento dell’Associazione per qualsiasi causa, il patrimonio sociale verrà devoluto ad associazioni di volontariato o ad altre associazioni senza fini di lucro con fini analoghi o ai fini di pubblica utilità, sentito l’organo di controllo di cui all’art. 3, comma 190 della legge 23/12/1996 n. 662, salvo diversa destinazione imposta dalla legge.
Art. 29 - Bilancio Consuntivo e Preventivo
Gli esercizi dell’associazione si chiudono il 31 dicembre di ogni anno. Per ogni esercizio è predisposto un bilancio preventivo e un bilancio consuntivo. I bilanci preventivi e consuntivi devono essere approvati entro i termini disposti dall’Art.24. I bilanci devono restare depositati presso la sede dell’associazione nei 15 giorni che precedono l’Assemblea convocata per la loro approvazione. La richiesta di copie è soddisfatta dall’ Associazione a spese del richiedente.
Per tutto quanto non stabilito dal presente statuto si osservano le disposizioni del Codice Civile, titolo II, capo III in materia di associazionismo.
S. Giorgio a Cremano (Na) 20 – 11 – 2010
Presidente………………………………….
Vicepresidente……………………………..
Segretario…………………………………..
Tesoriere……………………………………
Dirigente organizzativo……………………. 17
35a “Giornata della vita”
In occasione della 35a “Giornata della vita” (3 febbraio 2013) , l’Associazione di Volontariato “La Vita”, chiede al papa di escludere la liceità morale della pena di morte dal “Catechismo” ( art. 2267) e da tutta la Dottrina cattolica.
Con la venuta di Cristo, fatto uomo mortale, la persona umana ha riacquistato l’immortalità fisica e spirituale. Con la sua incarnazione, morte e resurrezione Gesù ha unito a sè, in maniera indissolubile ed eterna, la natura umana dell’uomo, perciò, giustamente, il Vangelo afferma : “Colui che ha resuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo dello Spirito che abita in voi” (Rm 8,11) e “Questo corpo corruttibile si vestirà di incorruttibilità e questo corpo mortale di immortalità (1 Cor 15,54). Il fatto che, questa Parola di Dio avrà pieno compimento solo alla fine dei tempi, come affermiamo anche nel “Credo” : “Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”, non toglie che, già adesso, qui ed ora, la persona umana è stata da Cristo ricostituita immortale, infatti, “ciò che sarà già è” (Qoèlet 3,15).
E allora, se Cristo, con il suo sacrificio ha distrutto per sempre la morte e ha trasformato il suo veleno mortifero, che la provoca, in un sonnifero temporaneo, perché “La Chiesa non esclude…il ricorso alla pena di morte” (Nuovo Cat. n° 2267) e richiama in vita, con la sua dottrina, la nemica di Dio (1 Cor 15,26)?
Con la liceità morale della pena di morte essa, rema contro la volontà di Dio, riedifica ciò che Cristo ha distrutto con il suo sacrificio e lede la dignità dei sacramenti, in particolare del Battesimo, per mezzo del quale la persona umana rinasce alla vita eterna per i meriti di Cristo. �
Il “senso” che Cristo ha conferito con la sua incarnazione alla vita umana, non va considerato dal concepimento alla morte naturale, ma dal concepimento all’eternità, e la vita umana, che sfocia nell’eternità, non ha valore relativo, come insegna la Chiesa, ma assoluto. La liceità morale della pena di morte, che consente al potere pubblico di distruggere vite umane anche innocenti, discredita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. “La Chiesa è l’universale sacramento della salvezza che svela e insieme realizza il mistero dell’amore di Dio verso l’uomo” (Gaudium et spes n°45), ma come lo svela e lo realizza? “Rinnovando se stessa e purificandosi senza posa sotto l’azione dello Spirito Santo” (Gaudium et spes n°21e). Il futuro dell’umanità, la pace, la giustizia, la verità, prima ancora che dalla politica, dall’economia, dalle religioni o dalla scienza, dipende dalla Chiesa, dalla sua capacità di rinnovarsi e di conformarsi sempre più a Cristo “autore della vita” (At 3,15) e suscitare nelle coscienze umane il riconoscimento del vero senso e valore della vita umana.
Una Chiesa giusta in un mondo giusto
E allora, se Cristo, con il suo sacrificio ha distrutto per sempre la morte e ha trasformato il suo veleno mortifero, che la provoca, in un sonnifero temporaneo, perché “La Chiesa non esclude…il ricorso alla pena di morte” (Nuovo Cat. n° 2267) e richiama in vita, con la sua dottrina, la nemica di Dio (1 Cor 15,26)? Con la liceità morale della pena di morte essa, rema contro la volontà di Dio, riedifica ciò che Cristo ha distrutto con il suo sacrificio e lede la dignità dei sacramenti, in particolare del Battesimo, per mezzo del quale la persona umana rinasce alla vita eterna per i meriti di Cristo. Il “senso” che Cristo ha conferito con la sua incarnazione alla vita umana, non va considerato dal concepimento alla morte naturale, ma dal concepimento all’eternità, e la vita umana, che sfocia nell’eternità, non ha valore relativo, come insegna la Chiesa, ma assoluto. La liceità morale della pena di morte, che consente al potere pubblico di distruggere vite umane anche innocenti, discredita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. “La Chiesa è l’universale sacramento della salvezza che svela e insieme realizza il mistero dell’amore di Dio verso l’uomo” (Gaudium et spes n°45), ma come lo svela e lo realizza? “Rinnovando se stessa e purificandosi senza posa sotto l’azione dello Spirito Santo” (Gaudium et spes n°21e). Il futuro dell’umanità, la pace, la giustizia, la verità, prima ancora che dalla politica, dall’economia, dalle religioni o dalla scienza, dipende dalla Chiesa, dalla sua capacità di rinnovarsi e di conformarsi sempre più a Cristo “autore della vita” (At 3,15) e suscitare nelle coscienze umane il riconoscimento del vero senso e valore della vita umana.
diac. Giuseppe Cavallaro
Chiesa e pena capitale
Diritto alla Vita e diritti umani

References: art. 2267
 art. 2267

Art.1

Art.2

Art.3

Art. 4

Art. 5

Art.7
 articolo 3

Art.9

Art.10

Art.11

Art.13
 Art. 8

Art.14

Art.15

Art.17

Art.18

Art.20

Art.21

Art.22

Art.23

Art.24

Art.25

Art.26

Art.27

Art.28

Art. 29
 art. 2267