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Timestamp: 2018-04-26 15:15:48+00:00

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Avvocati: quando le sanzioni del CNF si impugnano in Cassazione
Editoriali Avvocati: quando le sanzioni del CNF si impugnano in Cassazione
Editoriali Pubblicato il 29 agosto 2016
> Editoriali Pubblicato il 29 agosto 2016
Le Sezioni Unite specificano che, in ordine alle sanzioni disciplinari inflitte dal CNF all’avvocato, la Cassazione può essere chiamata solo per esprimere un giudizio di congruità sull’adeguatezza e sull’assenza di vizi logici della motivazione.
Le sanzioni del CNF non possono essere oggetto di nuova valutazione in Cassazione poiché la Suprema Corte può spingersi solo a valutare la congruità delle motivazioni del giudice di merito: è quanto chiarito dalle Sezioni Unite con una recente e importante sentenza [1].
Secondo la pronuncia in commento il potere di applicare o meno, a carico degli avvocati, la sanzione disciplinare – sanzione comunque adeguata alla gravità e alla natura dell’offesa arrecata al prestigio dell’ordine professionale – è riservato ai soli organi disciplinari (nella fattispecie il Consiglio Nazionale Forense). Pertanto, la sanzione inflitta all’incolpato dal Cnf non può essere impugnata davanti alla Cassazione, salvo il caso di assenza di motivazione o di vizi logici della motivazione stessa. In pratica la Suprema Corte può essere chiamata ad esprimersi solo sulla congruità o meno dei motivi dati dal CNF nell’applicazione della sanzione, mentre invece non può sindacare il merito delle valutazioni fatte del giudice disciplinare.
Risultato: la decisione del Consiglio nazionale forense circa l’idoneità di un determinato comportamento di un avvocato a ledere il decoro e la dignità professionale secondo l’ordinamento della professione di avvocato e procuratore è incensurabile davanti alla Cassazione, se sorretto da adeguata motivazione [2].
Già quest’anno sempre la Suprema Corte aveva offerto questa interpretazione: iIn tema di ricorso per cassazione avverso le decisioni emanate dal Consiglio Nazionale Forense in materia disciplinare, l’inosservanza dell’obbligo di motivazione su questioni di fatto integra una violazione di legge, denunciabile con ricorso alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, solo ove essa si traduca in una motivazione completamente assente o puramente apparente, vale a dire non ricostruibile logicamente ovvero priva di riferibilità ai fatti di causa [3].
Il codice deontologico forense non ha carattere normativo ma è costituito da un insieme di regole che gli organi di governo degli avvocati si sono date per attuare i valori caratterizzanti la professione e garantire la libertà, la sicurezza e la inviolabilità della difesa, con la conseguenza che la violazione di detto codice rileva in sede giurisdizionale, solo in quanto si colleghi all’incompetenza, l’eccesso di potere o la violazione di legge, cioè ad una delle ragioni per le quali la legge [4], consente il ricorso alle sezioni unite della Cassazione, che è possibile esclusivamente in caso di uso del potere disciplinare dagli ordini professionali per fini diversi da quelli per cui la legge lo riconosce [5].
[1] Cass. S.U. sent. n. 15203/2016.
[2] Cass. sent. n. 7273/1990.
[3] Cass. sent. n. 3734/2016.
[4] R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, art. 56, co. 3.
[5] Cass. sent. n. 19246/2015.

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 56
 Cass.