Source: https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioLegge.aspx?id=217634
Timestamp: 2017-09-23 19:46:57+00:00

Document:
Scarica la versione stampabile del BUR n. 65 del 11/08/2009
Bur n. 65 del 11 agosto 2009
LEGGE REGIONALE n. 17 del 07 agosto 2009
Art. 6 - Osservatorio permanente sul fenomeno dell’inquinamento luminoso
1. É istituito, presso la direzione generale dell’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto (ARPAV), di cui alla legge regionale 18 ottobre 1996, n. 32, l’Osservatorio permanente sul fenomeno dell’inquinamento luminoso, di seguito indicato come “Osservatorio”.
Art. 7 - Progetto illuminotecnico
Art. 8 - Disposizioni in materia di osservatori astronomici
9. Restano confermate le zone di protezione che, alla data di entrata in vigore della presente legge, risultino già individuate, mediante cartografia in scala 1:250.000, dalla Giunta regionale, in forza della disposizione di cui all’articolo 9, comma 5 della legge regionale 27 giugno 1997, n. 22, “Norme per la prevenzione dell’inquinamento luminoso” e successive modificazioni.
10. All’interno delle fasce di rispetto di cui al comma 7 da individuare, ai sensi del comma 8 e delle zone di protezione già individuate e confermate, ai sensi del comma 9, gli impianti d’illuminazione pubblica e privata esistenti che alla data di entrata in vigore della presente legge risultino non ancora conformi alle prescrizioni della legge regionale 27 giugno 1997, n. 22, “Norme per la prevenzione dell’inquinamento luminoso”, devono adeguarsi ai requisiti di cui all’articolo 9, comma 2, lettera a) entro due anni dalla data medesima.
11. All’interno delle fasce di rispetto di cui al comma 7 da individuare, ai sensi del comma 8 e delle zone di protezione già individuate e confermate, ai sensi del comma 9, gli impianti d’illuminazione pubblica e privata esistenti che alla data di entrata in vigore della presente legge risultino conformi alle prescrizioni della legge regionale 27 giugno 1997, n. 22, “Norme per la prevenzione dell’inquinamento luminoso”, sono dispensati dagli interventi di adeguamento alle prescrizioni di cui alla presente legge.
Art. 9 - Regolamentazione delle sorgenti di luce e dell'utilizzazione di energia elettrica da illuminazione esterna
Art. 12 - Disposizioni relative all'adeguamento degli impianti esistenti
Art. 14 - Norma di abrogazione
1. A far data dall’entrata in vigore della presente legge è abrogata la legge regionale 27 giugno 1997, n. 22, “Norme per la prevenzione dell’inquinamento luminoso”.
Venezia, 7 agosto 2009
Dati informativi concernenti la legge regionale 7 agosto 2009, n. 17
- La proposta di legge è stata presentata al Consiglio regionale in data 23 novembre 2007, dove ha acquisito il n. 277 del registro dei progetti di legge su iniziativa dei Consiglieri Ciambetti e Conte;
- La 7° commissione consiliare ha completato l’esame del progetto di legge in data 23 aprile 2009;
- Il Consiglio regionale, su relazione del consigliere Roberto Ciambetti, ha esaminato e approvato il progetto di legge con deliberazione legislativa 22 luglio 2009, n. 9880.
A causa dell’eccesso d’illuminazione pubblica e privata, anche nella nostra Regione diventa sempre più difficile trovare luoghi dove l'oscurità sia tale da permettere un’adeguata visione della volta celeste. In luoghi bui le stelle normalmente visibili ad occhio nudo sarebbero circa 3.000 e invece dalle zone urbane e sub-urbane del nostro territorio è ormai possibile ammirare solo poche centinaia di astri. Il diffondersi incontrollato dell’inquinamento luminoso costituisce, come vedremo, uno spreco energetico ingiustificato, un’alterazione dell’equilibrio dell’ecosistema e un impedimento, di fatto, all’osservazione del cielo. Alcuni studi hanno evidenziato i disturbi alla fauna e alla flora dovuti alla rottura dell’equilibrio luce/buio o giorno-notte nelle zone troppo illuminate; ad esempio è intuibile il danno per gli uccelli migratori, i quali usano le stelle per orientarsi nel volo notturno. Nella recente legislazione statale italiana, un riferimento preciso alla necessità di prevenire l’inquinamento luminoso è reperibile nella legge quadro sulle aree naturali protette - legge 6 dicembre 1991, n. 394 - laddove, all’articolo 11, si indicano anche le “emissioni luminose” tra le attività che il regolamento del parco deve disciplinare, allo scopo di garantire il perseguimento delle finalità di conservazione e protezione del patrimonio naturale.
Al Convegno organizzato a Venezia con il patrocinio dell’UNESCO e della Regione Veneto nel Maggio 2002, “Venezia: salvare la notte”, venne presentata una richiesta sostenuta da oltre 6000 firme di cittadini veneti, dove si chiedeva ai governanti di adottare leggi contro l’inquinamento luminoso, contenenti provvedimenti analoghi a quelli della regione Lombardia - legge n. 17/2000 - e del relativo regolamento di attuazione, apprezzate dalle organizzazioni impegnate nella tutela dall’inquinamento luminoso.
Nella nostra Regione sono attive numerose associazioni astronomiche che dedicano, con passione e impegno, le loro energie alla divulgazione dell’astronomia, presso il pubblico e presso le scuole (dalle elementari all’Università della terza età), ed hanno un ruolo anche nella ricerca scientifica ufficiale. L’attività di tali associazioni è fortemente frustrata dall’incontrollato diffondersi dell’inquinamento luminoso.
La tutela dall’inquinamento luminoso è dunque anche esigenza di tutela del patrimonio culturale (oltre che turistico e paesaggistico) che è il cielo stellato.
2. Cos’ è l’inquinamento luminoso
L'inquinamento luminoso, inteso come aumento della luminanza del cielo, è causato dalla diffusione in atmosfera del chiarore prodotto dalle luci degli insediamenti urbani. L’origine del problema, sta nel fatto che spesso la progettazione degli impianti d’illuminazione e il disegno dei punti luce, non tiene conto delle possibili dispersioni luminose all’esterno dell’area da illuminare.
L’assenza di una legislazione efficace in materia favorisce, infatti, un’incontrollata (e talvolta controproducente) illuminazione ed un conseguente spreco d’energia, da parte di enti pubblici, enti privati e singoli cittadini.
L’inquinamento luminoso, inteso come alterazione dei livelli naturali di luce presenti in ambiente notturno, ha purtroppo documentati effetti negativi su tutto l’ecosistema, alterando, tra le altre cose, le abitudini di caccia e di alimentazione degli animali, il comportamento riproduttivo, le migrazioni, comportando la morte diretta di miliardi di insetti e, di conseguenza, modificando la catena alimentare degli animali superiori che di essi si cibano. Da non trascurare gli effetti che nuove ricerche stanno dimostrando cagioni sulla salute umana, modificando i ritmi circadiani.
Studi condotti in questi anni su alcune città italiane, hanno evidenziato che la dispersione media del flusso luminoso prodotto dagli impianti di illuminazione è compresa tra il 15 ed il 25 per cento. Questo dato, rapportato all’intero territorio nazionale, evidenzia che il flusso totale disperso è stimabile in oltre 50 miliardi di lumen, corrispondenti ad uno spreco di energia valutabile in circa 3 miliardi di kWh (circa 300 milioni di euro, al costo medio di 0,10 euro/kWh). Questo è il solo spreco della luce inviata in cielo. Evitare il sovrailluminare comporterebbe aggiuntivi risparmi, spesso superiori al 50 per cento. L’ottimizzazione e la corretta progettazione degli impianti permetterebbe una ulteriore diminuzione dei consumi. Migliorando con ciò la qualità dell’illuminazione esterna.
In comuni di medie dimensioni (circa 50.000 abitanti), mediante interventi di solo uso razionale dell’energia ai fini dell’illuminazione pubblica, si possono conseguire risparmi valutabili in oltre 200.000 euro annui, diminuendo al contempo i livelli di inquinamento luminoso e realizzando anche un risparmio di combustibile e una minor emissione in atmosfera di anidride carbonica (CO2), la maggior responsabile dell’effetto serra”.
Ogni normale apparecchio d’illuminazione da 150 W funziona ad energia elettrica, per produrre la quale immettiamo in atmosfera tanto biossido di carbonio quanto ne immagazzinano, crescendo, circa 10-20 alberi. Per mantenere positivo il bilancio dei gas serra sarebbe quindi necessario piantare una ventina di alberi per ogni nuovo lampione.
Si può calcolare che l’ipotetico abbattimento dell’inquinamento luminoso su tutto il territorio italiano comporterebbe un risparmio di 430.000 tonnellate di combustibile in un anno; di conseguenza non sarebbero immesse in atmosfera 1.356.000 tonnellate di anidride carbonica e non verrebbero bruciati 1.480.000 tonnellate di ossigeno.
All’ingente sperpero di denaro pubblico, e al danno ambientale provocati dall’inquinamento luminoso, si unisce il danno irreparabile per la ricerca astronomica e la cultura. L’importanza della ricerca astronomica è dimostrata dai finanziamenti che a questo settore della ricerca scientifica dedicano tutti i paesi industrializzati avanzati, il nostro compreso. Il danno alla cultura è più generale infatti, l’inquinamento luminoso impedisce alla popolazione in genere e alle nuove generazioni in particolare, uno degli accessi privilegiati alla scienza.
Bisogna altresì rilevare la vetustà di molti impianti basati sull’utilizzo di lampade ad incandescenza e a vapori di mercurio, altamente inquinanti su tutto lo spettro del visibile; queste ultime, tra l’altro, sono anche considerate rifiuti speciali dalla normativa vigente, con più elevati costi di smaltimento. In ambito locale il problema è ulteriormente aggravato dall’installazione di fari rotanti pubblicitari utili, forse, a pochi privati ma dannosi certamente per l’intera collettività costretta a subire, senza alcun vantaggio, un nuovo tipo di degrado paesaggistico. Tali fari inoltre violano palesemente l’articolo 23 del Nuovo Codice della Strada che ne vieta, per motivi di sicurezza, l’installazione.
Da queste considerazioni si evince l’importanza e l’urgenza di approvare una legge regionale che sia al passo con i tempi e tragga vantaggio dalle esperienze maturate in questa ed altre regioni, nonché delle nuove evidenze scientifiche dei danni provocati dalla luce artificiale immessa nell’ambiente notturno.
3. Rimedi e soluzioni
È importante evidenziare che il problema dell’inquinamento luminoso è tecnicamente risolvibile, senza compromettere la richiesta dei cittadini ad avere le strade illuminate in modo adeguato. Ad esempio si possono adottare lampade diverse da quelle abitualmente impiegate sostituendole, ove possibile, con lampade ad alta efficienza, come quelle al sodio a bassa pressione, le meno inquinanti e le più efficienti; si potrebbero inoltre limitare le dispersioni verso l’alto con sistemi full cut-off (totalmente schermati) oppure con fari asimmetrici e appropriate schermature, dirigendo con la giusta angolatura il fascio luminoso, dall’alto verso il basso (evitando perciò i proiettori a pavimento). Altrettanto importante sarebbe attenersi ai valori di luminanza indicati dalle normative, evitando di raddoppiarli o triplicarli inutilmente. I suggerimenti sono numerosi ed anche i produttori d’impianti offrono, nei loro cataloghi, soluzioni al riguardo purché qualcuno le richieda. L’adozione di questi accorgimenti potrebbe portare ad un risparmio annuo di denaro pubblico per punto luce, anche superiore al 40 per cento, che moltiplicato per migliaia di punti luce costituisce un ingente risparmio. Ciò in armonia con il criterio della reale e congrua esigenza di cui alla legge n. 10/1991 "Norme per l’attuazione del Piano Energetico Nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili di energia".
Va, infine, osservato - sul piano delle finalità della presente proposta di legge - che ridurre l’inquinamento luminoso mediante l’adozione di criteri progettuali più moderni, significa anche avere città meglio illuminate: infatti, evitare che una parte di luce prodotta dagli impianti di illuminazione vada dispersa verso lo spazio, vuol dire renderla immediatamente disponibile per una migliore visibilità dei corpi al suolo.
4. La proposta di legge
La Regione Veneto è stata la prima in Italia a prendere coscienza del fenomeno dell’inquinamento luminoso, a tal proposito approvando, nel giugno 1997, la legge n. 22, “Norme per la prevenzione dell’inquinamento luminoso”. A distanza di dieci anni dall’entrata in vigore di quel testo se ne costata la sua parziale disapplicazione. Il Piano regionale di prevenzione dell’inquinamento luminoso che avrebbe dovuto disciplinare le attività regionali e comunali di prevenzione dell’inquinamento luminoso non è stato infatti mai approvato. La legge regionale peraltro appare ormai invecchiata, in ragione delle nuove tecnologie intervenute nel campo dell’illuminazione a consentire qualità dell’illuminazione, contenimento della dispersione di luce e del consumo energetico.
La presente proposta di legge guarda ai più evoluti testi normativi approvati da altre Regioni, in particolare alla recentissima legge regionale del Friuli, per consentire al Veneto una risposta legislativa al fenomeno dell’inquinamento luminoso efficace ed al passo coi tempi.
Se ne espongono di seguito i contenuti essenziali:
- l’articolo 1 ne indica le finalità di riduzione dell’inquinamento luminoso ed ottico nel territorio regionale e di contenimento dei consumi energetici;
- l’articolo 2 offre le definizioni di inquinamento luminoso ed ottico, di abbagliamento, di piano comunale per il contenimento dell’inquinamento luminoso, di osservatorio astronomico e di fascia di rispetto;
- l’articolo 3 individua i compiti essenzialmente di vigilanza sull’applicazione della legge e di promozione della formazione e dell’aggiornamento professionale per tecnici dell’illuminazione, propri della Regione;
- l’articolo 4 si occupa dei compiti delle province, il principale dei quali è quello di individuare gli impianti di grande inquinamento luminoso rispetto ai quali prevedere le priorità di bonifica;
- l’articolo 5 ha ad oggetto i compiti dei comuni, veri soggetti della prevenzione del fenomeno dell’inquinamento luminoso. I comuni si dotano del Piano dell’illuminazione per il contenimento dell’inquinamento luminoso (PICIL). Il PICIL è atto di programmazione per la realizzazione dei nuovi impianti di illuminazione e per ogni intervento di modifica, adeguamento, manutenzione.I comuni sottopongono al regime dell'autorizzazione comunale tutti gli impianti di illuminazione esterna, svolgono un’attività di controllo periodico della conformità dei nuovi e vecchi impianti ai requisiti ed ai criteri tecnici antinquinamento previsti dal testo e provvedono alla bonifica degli impianti e delle aree di grande inquinamento luminoso presenti nel loro territorio;
- l’articolo 6 istituisce presso l’Arpav l’Osservatorio permanente sul fenomeno dell’inquinamento luminoso, con compiti di segnalazione ai soggetti competenti dei siti che richiedono interventi di bonifica, di acquisizione di dati, di informazioni in ordine al fenomeno in questione, allo stato di attuazione della legge e di predisposizione di una relazione biennale al Consiglio regionale su quest’ultimo punto;
- l’articolo 7 si occupa del progetto illuminotecnico degli impianti d’illuminazione esterna, dall’obbligo del quale sono esclusi gli impianti di modesta entità e quelli temporanei;
- l’articolo 8 detta disposizioni a tutela degli osservatori astronomici professionali e non e dei siti di osservazione. Si considerano, ai fini di tutela dall’inquinamento della legge, siti di osservazione anche le aree naturali protette. All’interno delle fasce di rispetto degli osservatori e dei siti di osservazione si applicano ancor più rigorosamente i requisiti ed i criteri tecnici cui debbono adeguarsi gli impianti per rispondere ai principi di contenimento dell’inquinamento luminoso;
- l’articolo 9 individua per l’appunto detti requisiti e criteri tecnici;
- l’articolo 10 dispone contributi regionali favore di comuni per gli adempimenti in attuazione della legge;
- l’articolo 11 prevede le sanzioni applicabili in caso di mancata realizzazione dei nuovi impianti o adeguamento degli impianti esistenti alle disposizioni della legge;
- l’articolo 12 detta disposizioni relative all’adeguamento degli impianti esistenti;
- l’articolo 13 è la norma finanziaria;
- l’articolo 14 abroga la legge regionale n. 22/1997.
Seguono gli allegati A e B alla legge, con l’elenco degli osservatori professionali (A) e non professionali (B) esistenti. Gli allegati sono i medesimi della legge regionale n. 22/1997, con integrazione, nell’allegato B di ulteriori osservatori astronomici non professionali.
Per quanto riguarda l’iter istruttorio si ricorda che il progetto di legge, licenziato dalla Settima commissione consiliare nella seduta del 2 dicembre 2008, con parere favorevole all’unanimità dei presenti, è stato riassegnato alla Commissione per supplemento di istruttoria, dal Consiglio regionale nella seduta n. 164 del 5 marzo 2009.
Nella fase di riesame da parte della Commissione sono stati sentiti il Sindaco del comune di Teolo e l’assessore all’ambiente del comune di Ponte nelle Alpi che hanno illustrato le esperienze dei propri comuni sull’argomento.
Il dato sicuramente più significativo emerso nel corso dell’incontro è riferito all’interesse non solo ambientale ma anche a quello economico. Gli accorgimenti tecnici adottati hanno consentito, infatti, notevoli risparmi dei consumi elettrici con conseguenti risparmi per i bilanci comunali.
Nel corso dell’istruttoria sono stati, in particolare, approfonditi e rivisti alcuni temi riguardanti l’articolo 9 - “Regolamentazione delle sorgenti di luce e dell’utilizzazione di energia elettrica da illuminazione esterna”.
Il nuovo testo elaborato dalla Commissione si differenzia dal primo testo per quanto riguarda i seguenti contenuti:
- articolo 9, primo comma: è stata estesa la sola obbligatorietà di predisposizione di sistemi che garantiscano la non dispersione verso l’alto anche agli impianti il cui progetto sia stato approvato all’entrata in vigore della legge, è stato, inoltre, eliminato l’obbligo di adeguamento entro quattro anni ai requisiti di cui al comma 2 del medesimo articolo;
- articolo 9, quarto comma: per le tipologie di sorgente di luce ivi indicate è stata estesa la concessione di deroga a tutti i requisiti indicati al comma 2 del medesimo articolo. Alle lettere e), f), g) ed h) sono state ridefinite le descrizioni delle tipologie di sorgente di luce soggette a deroga, in particolare le originarie categorie contemplate alle lettere g) ed h) sono state riunite in un’unica tipologia alla lettera g);
- articolo 9, undicesimo comma: sono state meglio specificate le condizioni necessarie per favorire impianti ad alta efficienza;
- articolo 13, primo e secondo comma: è stata modificata la norma finanziaria prevedendo il reperimento di fondi nel bilancio regionale per l’attuazione della legge.
La Settima Commissione consiliare permanente, nella seduta del 23 aprile 2009, concluso l’esame dell’argomento indicato in oggetto, ha espresso all’unanimità (presenti e rappresentati i gruppi Forza Italia - Verso il nuovo partito dei moderati e dei liberali, Liga Veneta - Lega Nord - Padania, Alleanza Nazionale e L’Ulivo - Partito Democratico Veneto) parere favorevole in ordine alla sua approvazione da parte del Consiglio regionale nel testo modificato dalla Commissione.
- Il testo dell’art. 134 del decreto legislativo n. 42/2004 è il seguente:
“134. Beni paesaggistici.
a) gli immobili e le aree di cui all'articolo 136, individuati ai sensi degli articoli da 138 a 141;
b) le aree di cui all'articolo 142;
c) gli ulteriori immobili ed aree specificamente individuati a termini dell'articolo 136 e sottoposti a tutela dai piani paesaggistici previsti dagli articoli 143 e 156.”.
- Il testo dell’art. 23 del decreto legislativo n. 285/1992 è il seguente:
“23. Pubblicità sulle strade e sui veicoli.
3. [Lungo le strade, nell'ambito e in prossimità di luoghi sottoposti a vincoli a tutela di bellezze naturali e paesaggistiche o di edifici o di luoghi di interesse storico o artistico, è vietato collocare cartelli e altri mezzi pubblicitari].
7. È vietata qualsiasi forma di pubblicità lungo e in vista degli itinerari internazionali, delle autostrade e delle strade extraurbane principali e relativi accessi. Su dette strade è consentita la pubblicità nelle aree di servizio o di parcheggio solo se autorizzata dall'ente proprietario e sempre che non sia visibile dalle stesse. Sono consentiti i cartelli indicanti servizi o indicazioni agli utenti purché autorizzati dall'ente proprietario delle strade. Sono altresì consentite le insegne di esercizio, con esclusione dei cartelli e delle insegne pubblicitarie e altri mezzi pubblicitari, purché autorizzate dall'ente proprietario della strada ed entro i limiti e alle condizioni stabilite con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
11. Chiunque viola le disposizioni del presente articolo e quelle del regolamento è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 389 a euro 1.559.
12. Chiunque non osserva le prescrizioni indicate nelle autorizzazioni previste dal presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 155 a euro 624.
13-bis. In caso di collocazione di cartelli, insegne di esercizio o altri mezzi pubblicitari privi di autorizzazione o comunque in contrasto con quanto disposto dal comma 1, l'ente proprietario della strada diffida l'autore della violazione e il proprietario o il possessore del suolo privato, nei modi di legge, a rimuovere il mezzo pubblicitario a loro spese entro e non oltre dieci giorni dalla data di comunicazione dell'atto. Decorso il suddetto termine, l'ente proprietario provvede ad effettuare la rimozione del mezzo pubblicitario e alla sua custodia ponendo i relativi oneri a carico dell'autore della violazione e, in via tra loro solidale, del proprietario o possessore del suolo. Chiunque viola le prescrizioni indicate al presente comma e al comma 7 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 4.351 a euro 17.405; nel caso in cui non sia possibile individuare l'autore della violazione, alla stessa sanzione amministrativa è soggetto chi utilizza gli spazi pubblicitari privi di autorizzazione.
13-ter. [Non è consentita la collocazione di cartelli, di insegne di esercizio o di altri mezzi pubblicitari nelle zone tutelate dalla legge 1° giugno 1939, n. 1089, e legge 29 giugno 1939, n. 1497, dal decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431, e dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394]. In caso di inottemperanza al divieto, i cartelli, le insegne di esercizio e gli altri mezzi pubblicitari sono rimossi ai sensi del comma 13-bis. Le regioni possono individuare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione le strade di interesse panoramico ed ambientale nelle quali i cartelli, le insegne di esercizio ed altri mezzi pubblicitari provocano deturpamento del paesaggio. Entro sei mesi dal provvedimento di individuazione delle strade di interesse panoramico ed ambientale i comuni provvedono alle rimozioni ai sensi del comma 13-bis.
13-quinquies. [Se il manifesto riguarda l'attività di soggetti elencati nell'articolo 20 del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, e successive modificazioni, il responsabile è esclusivamente colui che materialmente è colto in flagranza nell'atto di affissione. Non sussiste responsabilità solidale].”.
Nota all’articolo 8:
- Il testo dell’art. 9, comma 5 della legge regionale n. 22/1997 è il seguente:
“Art. 9 - Misure minime di protezione dall’inquinamento luminoso degli osservatori astronomici.
5. Entro centoventi giorni dall’entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale provvede a individuare, mediante cartografia in scala 1:25.000, le zone di protezione di cui al comma 2, nonché la fascia di cui al comma 4; copia della documentazione cartografica è inviata ai Comuni interessati.”.
L’art. 14 abroga la legge regionale 27 giugno 1997, n. 22
Unità complessa tutela dell’atmosfera

References: Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 12

Art. 14
 articolo 9
 articolo 9
 articolo 9
 articolo 13