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Timestamp: 2020-05-26 13:36:30+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22637 del 27/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22637 del 27/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 27/09/2017, (ud. 19/07/2017, dep.27/09/2017), n. 22637
sul ricorso 21707/2016 proposto da:
avverso la sentenza n. 1869/34/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 01/03/2016;
C.F. propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che si costituisce al solo fine di partecipare all’udienza di discussione), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania n. 1869/34/2016, depositata in data 1/3/2016, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di avviso di accertamento emesso, a carico del contribuente, “titolare della ditta individuale “Studio di Architettura C.F.”, per IRPEF, IRAP ed IVA dovute in relazione all’anno d’imposta 2009, a seguito di rideterminazione, D.P.R. n. 600 del 1973, ex artt. 32 e 38, del reddito imponibile, sulla base di indagini bancarie dalle quali erano emersi, secondo l’ufficio erariale, “prelevamenti e versamenti ingiustificati”, è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso del contribuente.
1. Il ricorrente lamenta, con unico motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, n. 2 e art. 2697 c.c., deducendo di avere, in sede di appello, a fronte della sentenza n. 228/2014 della Corte Costituzionale, intervenuta dopo la pubblicazione della decisione di primo grado, invocato la non applicabilità ai liberi professionisti (lavoratori autonomi) della “presunzione “prelievi non giustificati uguale ricavi o compensi non dichiarati” posta dall’Agenzia delle Entrate a fondamento della rettifica in contestazione”, laddove i giudici della C.T.R. hanno disatteso i principi dell’onere probatorio (gravante sull’Amministrazione finanziaria), sia in relazione ai prelevamenti, in virtù dell’interpretazione data dalla Consulta, sia in relazione alle operazioni bancarie di versamento.
Come di recente chiarito da questa Corte (Cass. 1519/2017): “La presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito,desumibile dalle risultanze dei conti bancari a norma del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32, comma 1 n. 2, non è riferibile ai soli titolari di reddito di impresa o di reddito di lavoro autonomo, ma si estende alla generalità dei contribuenti come è reso palese dal richiamo, operato dal citato art. 32, anche all’art. 38 del medesimo D.P.R., riguardante l’accertamento del reddito complessivo delle persone fisiche (attinente ad ogni tipologia di reddito di cui esse siano titolari). La presunzione legale in oggetto si articola secondo due diverse modalità, distintamente previste nella prima e nella seconda parte, secondo periodo, comma primo del citato art. 32: a) i “dati ed elementi” attinenti ai rapporti bancari possono essere utilizzati nei confronti di tutti i contribuenti destinatari di accertamenti previsti dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, artt. 38,39,40 e 41 (persone fisiche, titolari di reddito determinato in base alle scritture contabili, redditi di soggetti diversi dalle persone fisiche, redditi accertati d’ufficio); b) la presunzione legale secondo cui i versamenti ed i prelevamenti sono considerati ricavi o compensi può essere utilizzata nei confronti dei soli titolari di reddito di impresa o di reddito di lavoro autonomo, soggetti all’obbligo di tenuta delle scritture contabili (con la correzione apportata dalla Corte Cost. con la sentenza n. 228 del 2014 che ha dichiarato l’illegittimità della presunzione di maggiori compensi desumibile dai prelevamenti effettuati dai titolari di reddito di lavoro autonomo). Mentre l’operazione bancaria di prelevamento conserva validità presuntiva nei confronti dei soli titolari di reddito di impresa, le operazioni bancarie di versamento hanno efficacia presuntiva di maggiore disponibilità reddituale nei confronti di tutti i contribuenti, i quali possono contrastarne l’efficacia adempiendo l’onere di dimostrare che “ne hanno tenuto conto ai fini della determinazione del reddito soggetto ad imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine” (in senso conforme Cass. Sez. 5 n. 22514 del 2013 ha ritenuto “priva di qualsivoglia riscontro normativo” la limitazione dell’ambito applicativo degli accertamenti bancari ai soli soggetti esercenti attività di impresa, artistica o professionale)”.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.R. della Campania in diversa composizione, ci demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio ditlegittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 32
 art. 51
 art. 2697
 sentenza 
 art. 32
 art. 32
 art. 32
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 sentenza