Source: https://www.laleggepertutti.it/142922_danneggiare-sempre-lauto-del-vicino-e-stalking
Timestamp: 2018-09-24 04:36:58+00:00

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Danneggiare sempre l'auto del vicino è stalking
Danneggiare sempre l’auto del vicino è stalking
Chi se la prende sempre con le ruote o la vernice dell’auto del vicino, danneggiandola, commette reato di atti persecutori.
Il vicino di casa è la tua persecuzione? Niente di più vero se si accanisce sempre contro di te, ad esempio prendendo di mira la tua auto, forando o semplicemente sgonfiando le ruote, sporcandola o rigando la fiancata. In questi casi, non si tratta del semplice reato di danneggiamento, ma di quello ben più serio di atti persecutori o – per usare una terminologia più nota – di stalking. A chiarirlo è una sentenza della Cassazione di ieri [1].
Al centro della vicenda il comportamento di un vicino che, più volte, aveva danneggiato le ruote dell’auto di una donna: l’uomo è stato condannato per stalking avendo preso di mira, in modo ripetuto, la vettura di una sua vecchia conoscente.
Se la singola condotta costituisce un reato, non è detto che, se reiterata più volte, non possa integrare gli estremi di un reato più grave: quello di atti persecutori. È necessario, a tal fine, che la ripetizione ossessiva dei danneggiamenti sia tale da incutere ansia nella vittima, facendole temere per la propria incolumità o costringendola a modificare le proprie abitudini di vita. Per far scattare lo stalking, basterebbe, ad esempio, che il proprietario dell’auto sia portato a parcheggiare il mezzo da un’altra parte, lontano dal palazzo, per non farla vedere al vicino.
Circa l’elemento della ripetizione della condotta, la giurisprudenza ha ritenuto in passato che non è richiesto un lasso di tempo particolarmente ampio se i comportamenti vengono, anche in un frangente limitato, ripetuti spesso e non sporadicamente (ad esempio, tutti i giorni nell’arco di due settimane). A rilevare è quindi l’ossessività del comportamento (nel caso di specie ben cinquantuno volte nell’arco di due anni).
In sostanza, vengono posti in evidenza due elementi: «il numero esorbitante di danneggiamenti agli pneumatici» e «la loro reiterazione ossessiva». Ciò deve provare sulla vittima il duplice effetto di «molestia» e di «minaccia futura». Di conseguenza, si può parlare a ragion veduta di «atti persecutori», alla luce delle «paure» manifestate dalla donna.
[1] Cass. sent. n. 52616/16 del 13.12.2016.
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 23 settembre – 13 dicembre 2016, n. 52616
Presidente Savani – Relatore De Gregorio
Con la sentenza impugnata la Corte d’Appello di Torino ha confermato la sentenza di primo grado nei confronti dell’imputato, che lo aveva condannato a pena di giustizia, per il delitto di cui all’art. 612 bis cp, epoca del fatto da Novembre 2013 a Luglio 2014.
1.Ha presentato ricorso la difesa dell’imputato, che con il primo motivo ha lamentato la violazione di legge in relazione alla norma incriminatrice ex art 612 bis cp, poiché la sentenza aveva ritenuto che la reiterazione di più delitti di danneggiamento, qualificata alla stregua di molestie, avrebbe provocato nella vittima uno stato di ansia e quindi aveva integrato il delitto di stalking. Sostiene il ricorso che la semplice ripetizione dei danneggiamenti agli pneumatici della persona offesa non integrerebbe né le molestie, né potrebbe essere qualificata come attività minacciosa, come invece opinato erroneamente dalla Corte territoriale.
1.1 Tramite il secondo motivo, che richiama il primo sotto un diverso aspetto, si è censurata la violazione dell’art 15 cp, poiché l’imputato sarebbe stato condannato due volte per i medesimi fatti, poiché le condotte descritte nelle due imputazioni erano identiche.
1.2 Nel terzo motivo ci si è doluti del mancato riconoscimento delle attenuati generiche e della ancata sospensione condizionale della pena, entrambe giustificate con l’atteggiamento di contrapposizione mantenuto dall’imputato e con la violazione delle misura cautelare mentre non erano stati ponderati l’atteggiamento collaborativo fin dalla fase dell’arresto, la costante partecipazione al processo, la tenuità della trasgressione della misura e l’incensuratezza dell’imputato, che lo rendeva meritevole del beneficio della sospensione. All’odierna udienza il Pg,dr D.L., ha concluso per l’inammissibilità.
1.Deve, in primis, precisarsi che l’imputato è stato condannato per più condotte di danneggiamento nei confronti della parte civile, consistite nel forare una pluralità di volte gli pneumatici della sua auto, comportamenti tramite i quali i Giudici del merito hanno ritenuto integrato anche il delitto di cui all’art 612 bis cp, del quale pure doveva rispondere.
2.La Corte territoriale, nel replicare alle osservazioni difensive, ha tenuto conto della giurisprudenza di legittimità, che ha ravvisato il concorso di reati nel caso di attività persecutoria realizzata tramite comportamenti a loro volta integranti autonomi reati, quando le norme incriminanti tutelino beni/oggetti giuridici differenti. In tal senso, Sez. 5 Sentenza n. 51718 del 05/11/2014 Ud. (dep. 11/12/2014 ) Rv. 262635 :II delitto di atti persecutori, avendo oggetto giuridico diverso, può concorrere con quello di diffamazione anche quando la condotta diffamatoria rappresenta una delle molestie costitutive del reato previsto dall’art. 612 bis cod. pen. In senso conforme, Sez. 5, Sentenza n. 4011 del 27/10/2015 Ud. (dep. 29/01/2016) Rv. 265639: È configurabile il concorso tra il reato di violenza privata e quello di atti persecutori, trattandosi di reati che tutelano beni giuridici diversi, in quanto l’art. 610 cod. pen. protegge il processo di formazione e di attuazione della volontà personale, ovvero la libertà individuale come libertà di autodeterminazione e di azione; mentre l’art. 612 bis cod. pen. è preordinato alla tutela della tranquillità psichica – ed in definitiva della persona nel suo insieme – che costituisce condizione essenziale per la libera formazione ed estrinsecazione della predetta volontà. (In motivazione, la S.C. ha precisato che I”‘alterazione delle abitudini di vita” non può considerarsi una peculiare ipotesi di violenza privata, avendo la prima una ampiezza di molto maggiore rispetto al fare, omettere o tollerare qualcosa per effetto della coartazione esercitata sulla volontà della vittima).
2.2 La sentenza impugnata ha poi dato conto del verificarsi degli eventi alternativi, osservando che era stata raggiunta la prova del cambiamento di consuetudini di vita, per l’abitudine che la persona offesa aveva preso di farsi sempre accompagnare da qualcuno in grado di proteggerla e per l’insorgere di disturbi dell’umore, curati con apposita terapia, elemento che ha razionalmente valorizzato per ritenere provato lo stato d’ansia, altro evento previsto dall’ incriminazione ex art 612 bis cp.
3.Per tali chiare ragioni alcuna violazione del principio di specialità ex art 15 cp è ravvisabile nelle predette argomentazioni, né, per quanto ipotizzabile, nessuna doppia condanna per il medesimo fatto, come ha, invece, sostenuto il ricorrente nel secondo motivo ma un semplice caso di concorso di reati, correttamente ritenuto in armonia coi consolidato orientamento di legittimità innanzi ricordato.
4.Il terzo motivo è inammissibile, in quanto la censura sub 1.2 è stata svolta sul pieno merito dell’argomentazione riguardante il trattamento sanzionatorio, proponendo, tramite i riferimenti all’atteggiamento collaborativo dell’imputato, alla sua costante partecipazione al processo ed alla tenuità della trasgressione della misura cautelare, occasioni per una rivalutazione sul merito dei dati probatori, inammissibile in questa fase.
4.1 Deve, in ogni caso osservarsi che la Corte ha adeguatamente chiarito i motivi che avevano reso impossibile il riconoscimento delle attenuanti generiche, la diminuzione di pena e la sospensione ex art 163 cp, individuandoli razionalmente ed in modo aderente agli atti, nell’atteggiamento di contrapposizione con le vittime e nella violazione delle misura cautelare. La motivazione in proposito risulta plausibile, non illogica e coerente col disposto normativo di cui all’art 62 bis co 3 cp, per il quale l’assenza di precedenti penali non può da sola giustificare il riconoscimento delle circostanze attenuanti ex art 62 bis cp.
Ai sensi dell’art 52 dlgs 196/2003 va disposto l’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti in caso di diffusione del presente provvedimento.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali oltre alla somma di euro duemila in favore della cassa delle ammende. Dispone l’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi a norma dell’art 52 dlgs 196/2003

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