Source: https://www.laleggepertutti.it/171498_alunno-si-fa-male-quando-non-ce-il-professore
Timestamp: 2019-05-20 19:47:55+00:00

Document:
Alunno si fa male quando non c'è il professore
Alunno si fa male quando non c’è il professore
Responsabilità della scuola per l’infortunio dell’alunno durante e fuori l’orario delle lezioni, nella ricreazione o durante la gita scolastica.
La scuola è responsabile tutte le volte in cui l’alunno si fa male, per propria mano o per mano di un compagno, durante o fuori l’orario delle lezioni. Basta che il ragazzo sia entrato all’interno dei cancelli e, quindi, sia cessata la “supervisione” dei genitori per far scattare il diritto di questi ultimi a ottenere il risarcimento in caso di lesioni al proprio figlio. È proprio da questo momento, infatti, benché non sia ancora suonata la campanella o è in corso l’intervallo, che la famiglia, non potendo più esercitare il controllo sul minore, fa affidamento su quello che, invece, sono tenuti a fare gli insegnanti e il personale parascolastico. Anche il mancato controllo da parte di un bidello o di un supplente, essendo tali soggetti inseriti nell’organizzazione dell’istituto, fanno scattare la responsabilità della scuola e – se è pubblica – del ministero dell’Istruzione. Ma che succede se l’alunno si fa male quando non c’è il professore? A chiarirlo è stata la Corte di Appello di Palermo con una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine.
1 L’obbligo di sorveglianza della scuola
2 Cosa prevede la legge sull’infortunio dell’alunno a scuola
3 Che succede se l’alunno si fa male quando il professore non c’è
4 Il gesto improvviso e involontario di un compagno di classe
L’obbligo di sorveglianza della scuola
Nel momento in cui un alunno viene iscritto a scuola, si realizza un vero e proprio contratto tra la famiglia e l’istituto. Tra i compiti di quest’ultimo, oltre ovviamente all’istruzione, vi è anche quello di vigilare sulla sicurezza e sull’incolumità dell’allievo per tutto il tempo in cui lo stesso fruisce dei servizi scolastici.
La scuola deve predisporre ogni misura necessaria per evitare che l’alunno possa farsi male o procurare danni ai suoi compagni [3] sia all’interno della scuola che all’esterno, purché si tratti comunque di pertinenze dell’istituto (ad esempio, il cortile della scuola) [4].
Questo significa che devono essere adottati tutti gli accorgimenti necessari per prevenire e impedire i danni all’integrità fisica degli alunni [5].
L’unico caso in cui la scuola non è responsabile se l’alunno si fa male è quando dimostri di «non aver potuto impedire il fatto», ossia di aver adottato tutte le misure necessarie a evitare l’incidente e che questo si è verificato per un evento imprevedibile e inevitabile [6]. Ad esempio, nelle operazioni di uscita dalla scuola, l’istituto non è responsabile se dimostra di aver creato file ordinate di alunni, con spazi adeguati tra di loro in modo da evitare assembramenti e calche, e ciò nonostante un compagno dà uno spintone a quello che gli sta accanto facendolo cadere dalle scale; in questo caso, infatti, anche un professore collocato delle dirette vicinanze non avrebbe mai potuto evitare l’incidente.
Cosa prevede la legge sull’infortunio dell’alunno a scuola
I principi che abbiamo appena elencato sono il frutto dell’interpretazione dei giudici di una singola e molto semplice norma del codice civile di poche righe. Questa norma stabilisce che gli insegnanti (e di riflesso la scuola) sono responsabili del danno causato dal fatto illecito dei loro allievi nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza, sia che si tratti dell’orario di lezione, di svago e ricreazione, nonché durante le gite scolastiche o la settimana bianca organizzata dall’istituto. Il professore è tenuto a vigilare affinché gli alunni minorenni non arrechino danno ai compagni, a terzi o a se stessi (ad esempio un alunno che compie un’azione pericolosa e si fa male); diversamente la scuola deve risarcire il danno salvo provi di non aver potuto impedire il fatto.
Che succede se l’alunno si fa male quando il professore non c’è
Ci sono svariati momenti, durante l’orario delle lezioni, in cui per una ragione o per un’altra il professore non è presente all’interno della classe. Per esempio quando, alla fine dell’ora, un professore sostituisce un altro; oppure quando un docente abbia fatto sapere che, per una grave ragione, non può più recarsi al lavoro; oppure quando il maestro è costretto ad allontanarsi qualche minuto per accompagnare un alunno dal preside o al pronto soccorso. Che succede se l’alunno si fa male quando non c’è il professore?
Secondo la sentenza in commento, nonostante l’assenza dell’insegnante, la scuola è responsabile dell’incidente. L’istituto però non risarcisce l’infortunio dell’allievo se a causarlo sia stato un gesto improvviso e involontario di un compagno, che l’eventuale presenza dell’insegnante non avrebbe potuto evitare. Insomma, con o senza il maestro in classe, le regole sulla responsabilità della scuola non cambiano. E questo perché, pur in assenza del docente, l’istituto ha l’obbligo di predisporre la sostituzione nei controlli, con un altro docente, un supplente o un bidello.
Il gesto improvviso e involontario di un compagno di classe
Nella sentenza in commento si pone in luce l’eventualità di un danno a uno studente causato da un gesto improvviso e involontario di un compagno di classe. Se anche l’eventuale presenza dell’insegnante non avrebbe, di fatto, evitato l’evento, giacché repentino, la scuola non deve pagare il risarcimento del danno. Va tenuto indenne da responsabilità, quindi, l’insegnante incolpato dell’infortunio dell’allievo, ove causato da azioni imprevedibili [8].
Ebbene, se il dovere di vigilanza del professore si ripercuote sulla scuola – stante il dovere dell’istituto di organizzare il controllo dei ragazzi mediante l’adozione di opportune cautele, fin dal loro ingresso e durante tutta la permanenza nei locali scolastici [9] – e, indirettamente, sul ministero, tutte le volte in cui docente non è responsabile, neanche l’istituto e il ministero sono tenuti a risarcire il danno.
[1] C. App. Palermo, sent. n. 734/17 del 14.04.2017.
[2] Cass. sent. n. 3680 del 15.11.2011.
[3] Cass. sent. n. 1779 del 8.02.2012
[4] Cass. sent. n. 3680 del 15.02.2011; Cass. sent. n. 19160 del 6.11.2012
[5] Cass. sent. n. 577 dell’11.11.2008
[6] Cass. sent. n. 4632 del 24.05.1997.
[7] Art. 2048 cod. civ. co. 2.
[8] Trib. Trento, sent. n. 299/2016.
[9] Cass. sent. n. 14701/2016.
La Corte di Appello di Palermo, Prima Sezione Civile, composta dai signori:
1) Dott. ANTONIO NOVARA Presidente
2) Dott. GUIDO LIBRINO Consigliere
3) Dott. GIOACCHINO MITRA Consigliere
dei quali il terzo relatore ed estensore, riunita in. Camera di Consiglio, ha pronunciato la seguente
Nella causa civile iscritta al n. 853/2012 R.G. Coni. Civ. di questa Corte di Appello, posta in decisione nell’udienza collegiale del giorno 02.11.2016
(…) e residente in (…) Palermo, Piazza (…) n. 40 presso l’Avv. Gi.Ri., c.f.: (…)
MINISTERO ISTRUZIONE UNIVERSITÀ E RICERCA – succeduto ex lege al Ministero della Pubblica Istruzione (…), in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocaura Distrettuale dello Stato di Palermo presso i cui uffici per legge domicilia in via (…)
APPELLATO E
S.p.A. (leg. rapp. p.t.) c.f.: (…) domiciliata elettivamente a Palermo, in P.le (…), presso lo studio dell’Avv. Ig.Ca., che la rappresenta e difende per mandato in calce alla copia notificata dell’atto di citazione per chiamata di terzo in primo grado
Con sentenza del 30 giugno – 11 luglio 2011, il Tribunale di Palermo, in composizione monocratica, adottava le seguenti statuizioni:
– rigettava le domande proposte da In.Mi. (nella qualità di genitore esercente la potestà su In.Gi.), nei confronti del Ministero della Pubblica Istruzione, con conseguente assorbimento della domanda di garanzia proposta nei confronti della To. Spa; – dichiarava interamente compensate, tra le parti, le spese di lite.
Avverso l’anzidetta sentenza ha proposto appello In.Gi. (divenuto nel frattempo maggiorenne), chiedendone la riforma, con vittoria di spese per entrambi i gradi del giudizio.
In particolare, il suddetto appellante ha chiesto di:
– dichiarare la responsabilità del Ministero della Pubblica Istruzione per i danni subiti per effetto dell’incidente verificatosi in data 16 febbraio 2005, mentre si trovava in classe;
– condannare il Ministero appellato al risarcimento dei danni subiti (quantificati in Euro 45.000,00), oltre alla rivalutazione monetaria ed agli interessi legali.
In via istruttoria, l’appellante ha chiesto l’ammissione di C.T.U. medico legale. A sostegno del primo motivo di impugnazione, è stato evidenziato che:
– il Tribunale aveva erroneamente rigettato la domanda risarcito ria;
– i fatti posti a sostegno della pretesa erano stati dimostrati;
– al momento del fatto, l’insegnante di Educazione Fisica non era presente in aula e la sua assenza aveva contribuito a determinare l’evento dannoso;
– non poteva assumere rilievo decisivo la circostanza che l’evento dannoso si fosse verificato durante un periodo in cui gli allievi della scuola avevano proclamato (ed attuato) la cosiddetta “autogestione
– comunque, non era stata fornita la prova liberatoria richiesta dall’art. 2048 cod. civ.;
– era, quindi, ravvisabile la colpa dell’amministrazione scolastica, con il conseguente obbligo del Ministero di risarcire i danni, ai sensi dell’art. 2048 cod. civ.
A sostegno del secondo motivo di impugnazione, l’appellante ha dedotto che era, comunque, ravvisabile la responsabilità contrattuale del Ministero, ai sensi dell’art. 1218 cod. civ.
Si è costituito in giudizio il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (succeduto “ex lege” al Ministero della Pubblica Istruzione), con il patrocinio dell’Avvocatura dello Stato, chiedendo il rigetto dell’appello, per la sua infondatezza, con vittoria di spese.
In subordine, il Ministero appellato ha chiesto la condanna della To. S.p.A. a tenerlo indenne dalle eventuali somme di denaro dovute all’appellante.
Si è costituita in giudizio anche la To. S.p.A., chiedendo il rigetto dell’appello, per la sua infondatezza, con vittoria di spese. All’udienza del 2 novembre 2016, la causa è stata posta in decisione sulle conclusioni delle parti, trascritte in epigrafe.
Tanto premesso, si ritiene di esaminare in un unico contesto le censure dedotte dall’appellante, per comodità di ragionamento e per la loro connessione logico – giuridica.
La Corte osserva che l’impugnazione è infondata, giacché le argomentazioni esposte nell’atto di impugnazione non valgono a confutare le condivisibili considerazioni poste a sostegno della sentenza appellata.
In tale situazione, ci si può limitare ad evidenziare quanto segue:
– è emerso, alla stregua delle deposizioni dei testi esaminati in primo grado (tre compagne di scuola di In.Gi., che hanno assistito ai fatti, verificatisi quando i medesimi si trovavano in classe), che il 16 febbraio 2005, verso le ore 13.50 (pochi minuti prima della fine dell’orario scolastico) Pace Salvatore, girandosi all’improvviso, colpiva al volto, con il polso, il proprio compagno In.Gi., il quale, pur accusando dolore, preferiva tornare a casa;
– al momento del fatto, la professoressa di educazione fisica si trovava fuori dall’aula, anche perché era stata proclamata la cosiddetta “autogestione” e l’attività didattica, di fatto, non veniva svolta.
Così ricostruiti i fatti, deve verificarsi se sia stata fornita la prova liberatoria prevista dall’ultimo comma dell’art. 2048 cod. civ.
Nel caso di specie, a giudizio della Corte, nessun addebito di omessa o carente sorveglianza può ascriversi all’amministrazione scolastica.
Infatti, deve ritenersi che l’evento verificatosi (ossia il colpo al volto inferto, con il polso, da Pace Salvatore all’In.) sia stato improvviso e (secondo quanto allegato dalla difesa dell’In., nel giudizio di primo grado) anche involontario.
Peraltro, non risulta che il gesto improvviso ed estemporaneo del Pace sia maturato nell’ambito di una situazione caratterizzata da irrequietezza degli allievi della classe (soggetti quindicenni, all’epoca dei fatti), come tale riconducibile all’assenza di controllo da parte della insegnante.
Deve, dunque, ritenersi che la presenza in classe della insegnante non avrebbe potuto evitare il verificarsi dell’evento dannoso (secondo quanto normalmente avviene in situazioni analoghe).
Le esposte considerazioni radicano il convincimento che sia stata fornita la prova liberatoria richiesta dall’art. 2048, ultimo comma, cod. civ. ed hanno carattere assorbente sulla circostanza (pure menzionata nella sentenza di primo grado) che il fatto sia avvenuto in una giornata nella quale era stata proclamata la cosiddetta “autogestione”, per cui l’attività didattica, di fatto, non veniva svolta.
La ricostruzione dei fatti effettuata in precedenza induce la Corte a ritenere infondata anche l’azione contrattuale, ex art. 1218 cod. civ.
Peraltro, non può neppure sottacersi che l’azione contrattuale è stata proposta dall’appellante solo nel giudizio di secondo grado.
Le considerazioni esposte assorbono le altre questioni dedotte dalle parti ed inducono a rigettare l’appello proposto dall’In.
Per la sua soccombenza, l’In. è tenuto a rifondere le spese di lite sostenute dagli appellati nel giudizio di secondo grado, che vengono liquidate come in dispositivo, tenuto conto del valore della causa e dell’effettivo impegno richiesto per i difensori degli appellati.
La Corte, sentiti i procuratori delle parti costituite, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione;
rigetta l’appello proposto da (…) avverso la sentenza pronunciata il 30 giugno – 11 luglio 2011 dal Tribunale di Palermo, in composizione monocratica, anche nei confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nonché della To. Spa;
condanna il suddetto appellante a rifondere al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in persone del Ministro “pro tempore”, le spese processuali sostenute nel giudizio di secondo grado, liquidate in Euro 3.240,00, oltre le spese prenotate a debito;
condanna il suddetto appellante a rifondere alla To. Spa, in persona del legale rappresentante “pro tempore”, le spese processuali sostenute nel giudizio di secondo grado, liquidate in Euro 3.180,00, oltre al rimborso forfetario per le spese generali, a CPA e IVA come per legge.
Così deciso in Palermo il 10 marzo 2017. Depositata in Cancelleria il 14 aprile 2017.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 2048
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1218
 sentenza