Source: https://www.cosedelmondo.it/2016/06/15/referendum-perche-votare-si-perche-votare-no/
Timestamp: 2019-11-14 21:57:32+00:00

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REFERENDUM: Perché votare Sì, Perché votare No.
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Il nostro Parlamento poteva fare di meglio rendendo la norma Costituzionale più incisiva e stringente. Ma il compromesso che in politica ed in qualsiasi altra trattativa è necessario al fine di tutelare le esigenze della maggioranza e delle minoranze che, in una democrazia evoluta hanno (e devono avere) voce in capitolo, hanno portato alle risultanze sotto enunciate.
Il popolo italiano, in quanto popolo sovrano, avrà il potere di dire si o no alla riforma e non avrà, nel contesto referendario, il diritto di decidere la fine di un esecutivo secondo le idee circolate nel Paese in questo periodo. Tradotto: il referendum Costituzionale non è, nè deve essere considerato, uno strumento utile a mandare il governo a casa malgrado la personalizzazione imposta dal Primo Ministro. Erroneo è, a giudizio dello scrivente, il significato politico che è stato dato a questo referendum. La riforma comporta un profondo riassetto del testo costituzionale ma in più occasioni il premier ha ribadito il peso del risultato referendario: in caso di bocciatura della sua riforma, Renzi e Boschi annunceranno le dimissioni. Il referendum costituzionale si è così trasformato in un plebiscito sul presidente del Consiglio e, a prova di ciò, il fatto che la chiamata alle urne avverrà a poca distanza dalle amministrative di giugno è indicativo.
In poche parole, se le elezioni di giugno dovessero essere negative per il Pd, soprattutto a Roma, Milano e Napoli, il referendum di ottobre potrebbe essere per Renzi una sorta di “paracadute”, ossia l’ultima occasione per legittimare il suo governo e dimostrare alle opposizioni di godere del favore degli italiani. Cosa faranno allora gli italiani? Voteranno la nuova Costituzione con cognizione di causa o voteranno affinché il Presidente Del Consiglio si dimetta? Non dimentichiamo che nessuna norma costituzionale attuale impone al governo le dimissioni nel caso di vittoria del no. Le dimissioni sarebbero un atto esclusivamente “politico” che nessuno può imporre di compiere. Nessuno, poi, può garantire che la vittoria del no non porti ad un nuovo mandato per lo stesso Presidente del Consiglio attribuito dal Presidente della Repubblica che, nell’espletare il proprio potere di nomina, deve esclusivamente guardare alla presenza o all’assenza di una maggioranza parlamentare capace di intrattenere un rapporto fiduciario con il governo. Secondo l’attuale Costituzione, infatti, il Presidente della Repubblica conferisce l’incarico di formazione dell’esecutivo sentiti i gruppi parlamentari. Tradotto: il presidente del Consiglio, contrariamente a ciò che si dice e si vuol far pensare ai più, non è eletto dal popolo e per ricoprire il ruolo di Primo Ministro non deve obbligatoriamente essere un parlamentare. Deve avere l’appoggio di una maggioranza parlamentare che approvi i suoi provvedimenti e ne determini l’indirizzo politico. Solo nel caso in cui la formazione di una maggioranza parlamentare che sostenga il governo si riveli impossibile, il Presidente della Repubblica, sentiti i presidenti delle Camere, provvede al loro scioglimento. Da ciò deve determinarsi l’invito a non perdere una occasione fondamentale: quella di decidere del nostro futuro istituzionale. Renzi passa, la Costituzione resta e regolerà i rapporti giuridici futuri.
Fatte queste necessarie riflessioni, passiamo ora all’oggetto dell’articolo. Come sempre accade, ogni riforma divide ed aggrega. In questa fase saranno riportate le opinioni dei promotori del referendum e quelle dei contrari per una visione il più completa possibile. Successivamente saranno elencati gli articoli della riforma comparati con l’attuale normativa costituzionale vigente.
Lo scontro tra il Sì e il No è trasversale e attraversa tutti gli schieramenti politici ed ideologici. Ovviamente il leader naturale del partito del Sì è Matteo Renzi, ma a predicare le ragioni della riforma costituzionale c’è anche l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ha detto: “le due debolezze fatali della storia repubblicana sono state la minorità dell’esecutivo e il bicameralismo perfetto”.
Contemporaneamente, si sono delineati anche i comitati del No, presieduti da costituzionalisti e opposizioni che hanno definito il referendum “l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo”.
1) il testo della riforma non è il frutto di un consenso maturato fra le forze politiche;
2) l’approvazione referendaria è presentata agli elettori come “decisione determinante ai fini della permanenza o meno in carica di un Governo”;
3) si esprimono dubbi per quanto riguarda l’assetto regionale così come viene proposto dalla riforma, che uscirebbe, secondo i costituzionalisti del No, fortemente indebolito e completamente diverso rispetto a quelli che erano gli obiettivi della riforma del 2001;
4) l’elettore viene costretto a un solo voto su un testo non omogeneo, facendo prevalere, in un senso o nell’altro, ragioni “politiche” estranee al merito della legge. Sarebbe, quindi, più giusto dare la possibilità di esprimersi su quesiti in maniera separata, così come è stato proposto dalla minoranza del Parlamento.
Il referendum costituzionale 2016 è molto importante perché si deciderà se cambiare oppure no alcuni punti cardine del testo della Costituzione così come lo conosciamo, quindi è bene arrivare preparati e consapevoli riguardo il DDL Boschi e le posizioni favorevoli e contrarie.
Visto che saranno i cittadini a decretare l’entrata in vigore del DDL Boschi sulla Costituzione, è bene che tutti sappiano come funziona il referendum e quali sono i quesiti a cui si dovrà rispondere Sì o No in sede di voto:
1) per questo tipo di referendum, chiamato anche confermativo o sospensivo, non è necessario il raggiungimento del quorum. Non servirà il 50% dei voti più uno e, a prescindere dal numero di partecipanti, vincerà l’opzione (Sì o No) che ha ottenuto la maggioranza dei voti.
2) gli aventi diritto al voto saranno chiamati a pronunciarsi in favore o contro tutto il testo della riforma, per cui o si accetta tutto o si respinge tutto. Qualcuno ha opposto la necessità di votare per singoli articoli. Si sarebbero dovute effettuare 41 scelte dato che gli articoli sottoposti a referendum sono 41.
Per i sostenitori del Sì, tra cui troviamo non solo esponenti PD ma anche professori di legge e studiosi della Costituzione, la riforma Boschi sarebbe un “salto di qualità” per il sistema politico italiano, al quale si dà respiro dopo decenni di procedure legislative lente, macchinose e costose.
La Costituzione, inoltre, non è una carta immutabile, e nei 70 anni dalla firma del testo costituzionale così come lo conosciamo si sono susseguiti tantissimi governi, segno di fragilità di un Paese che ora deve dimostrare di essere credibile e forte a livello internazionale.
Ecco alcune buone ragioni per votare Sì al referendum costituzionale di ottobre 2016:
• addio bicameralismo: si supera il meccanismo con cui le leggi vengono passate da Senato a Camera e tutte le lentezze e i ritardi che ne derivano;
• il fatto che solo la Camera debba concedere la fiducia al governo implica l’instaurazione di un rapporto di fiducia esclusivo con quest’ala del Parlamento;
• la diminuzione del numero dei parlamentari e l’abolizione del CNEL porterà notevoli risparmi;
• grazie all’introduzione del referendum propositivo e alle modifiche sul quorum referendario aumenterebbe la democrazia diretta;
• il Senato farà da “camera di compensazione” tra governo centrale e poteri locali, quindi diminuiranno i casi di contenzioso tra Stato e Regioni davanti la Corte costituzionale.
Tutte le ragioni anti-referendum sono dichiarate sul sito ufficiale del comitato del No.
I motivi per cui gli italiani dovrebbero opporsi all’approvazione della riforma Boschi-Renzi-Verdini si possono riassumere in 7 punti:
A noi popolo ora spetta rispondere Sì o No. In cabina dovremmo recarci con la mente libera da voglie di rivalsa o di vittoria nei confronti di questo o quel politico. Giudicare il lavoro del Parlamento con cognizione di causa, ciascuno limitatamente alle proprie competenze, è un nostro diritto-dovere. E’ un’occasione di democrazia diretta che non possiamo farci sfuggire. A nulla serve la critica per la quale “il testo della riforma non è il frutto di un consenso maturato fra le forze politiche” poiché nel caso in cui ciò accada, e può tranquillamente accadere, il potere di decidere è demandato al popolo dalla nostra Costituzione vigente.
– Art. 1.
1. L’articolo 55 della Costituzione è sostituito dal seguente:
«Art. 55. –
Vecchio Articolo:
– Art. 2.
«Art. 57. –
Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati
alla circoscrizione Estero.
Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il
Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.
(Modifica all’articolo 59 della Costituzione).
È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini
che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.
– Art. 4.
«Art. 60. –
(Vecchio Articolo):
La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e
soltanto in caso di guerra.
– Art. 5.
Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’Ufficio
di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.
– Art. 6.
(Modifiche all’articolo 64 della Costituzione).
«I membri del Parlamento hanno il dovere di partecipare alle sedute dell’Assemblea e ai lavori delle Commissioni».
Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei
Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta
non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una
maggioranza speciale.
diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti
ogni volta che lo richiedono.
– Art. 7.
1. All’articolo 66 della Costituzione è aggiunto, in fine, il seguente comma:
Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e
delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.)
– Art. 8.
«Art. 67. –
I membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato».
– Art. 9.
All’articolo 69 della Costituzione, le parole: «del Parlamento» sono sostituite dalle seguenti: «della Camera dei deputati».
– Art. 10.
«Art. 70. –
L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro
delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge
Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di
almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.
– Art. 12.
(Modifica dell’articolo 72 della Costituzione).
«Art. 72. –
Ogni disegno di legge di cui all’articolo 70, primo comma, presentato ad una Camera, è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.
Esclusi i casi di cui all’articolo 70, primo comma, e, in ogni caso, le leggi in materia elettorale, le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali e le leggi di cui agli articoli 79 e 81, sesto comma, il Governo può chiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni dalla richiesta, che un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera dei deputati entro il termine di settanta giorni dalla deliberazione. In tali casi, i termini di cui all’articolo 70, terzo comma, sono ridotti della metà. Il termine può essere differito di non oltre quindici giorni, in relazione ai tempi di esame da parte della Commissione nonché alla complessità del disegno di legge. Il regolamento della Camera dei deputati stabilisce le modalità e i limiti del procedimento, anche con riferimento all’omogeneità del disegno di legge».
Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del
suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera
stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei
quali è dichiarata l’urgenza.
Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in
modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali
casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge
è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della
Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione
finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di
pubblicità dei lavori delle commissioni.
della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci
e consuntivi.
Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne
dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che
le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.
sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e
degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;
sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, e su quelli tra lo Stato
e le Regioni, e tra le Regioni;
sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma
– Art. 14.
(Modifica dell’articolo 74 della Costituzione).
«Art. 74. –
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.)
– Art. 15.
(Modifica dell’articolo 75 della Costituzione).
«Art. 75. –
È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente forza di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.)
– Art. 16.
(Disposizioni in materia di decretazione d’urgenza).
1. All’articolo 77 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:
1) al primo periodo sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « o, nei casi in cui il Presidente della Repubblica abbia chiesto, a norma dell’articolo 74, una nuova deliberazione, entro novanta giorni dalla loro pubblicazione»;
Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che
Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta,
sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge,
deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che,
anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro
I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge
entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non
– Art. 17.
1. L’articolo 78 della Costituzione è sostituito dal seguente:
«Art. 78. –
La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari».
necessari.)
– Art. 18.
All’articolo 79, primo comma, della Costituzione, le parole: «di ciascuna Camera,» sono sostituite dalle seguenti: «della Camera dei deputati,».
L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei
due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella
successivamente alla presentazione del disegno di legge.)
– Art. 19.
All’articolo 80 della Costituzione, le parole: «Le Camere autorizzano» sono sostituite dalle seguenti: «La Camera dei deputati autorizza» ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le leggi che autorizzano la ratifica dei trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea sono approvate da entrambe le Camere».
Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che
sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o
importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni
– Art. 20.
1. L’articolo 82 della Costituzione è sostituito dal seguente:
«Art. 82. –
modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione d’in-
chiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse li-
mitazioni dell’autorità giudiziaria.)
– Art. 21.
(Modifiche all’articolo 83 della Costituzione in materia di delegati regionali e di quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica).
1. All’articolo 83 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:
b) al terzo comma, il secondo periodo è sostituito dai seguenti: «Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea. Dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti».
Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei
regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La
Valle d’Aosta ha un solo delegato.
maggioranza di due terzi della assemblea. Dopo il terzo scrutinio è suffi-
ciente la maggioranza assoluta.
– Art. 22.
Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per
eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.
Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere
nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.
– Art. 23.
1. All’articolo 86 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:
Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non
possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.
In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del
Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice
la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni,
salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno
di tre mesi alla loro cessazione.)
– Art. 24.
1. All’articolo 88 della Costituzione, il primo comma è sostituito dal seguente:
Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le
Camere o anche una sola di esse.
Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato,
salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della
– Art. 25.
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata
e votata per appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere
per ottenerne la fiducia.
Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del
Governo non importa obbligo di dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre
giorni dalla sua presentazione.
(Modifica all’articolo 96 della Costituzione).
Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni,
alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della
Repubblica o della Camera dei Deputati, secondo le norme stabilite con
– Art. 27.
(Modifica all’articolo 97 della Costituzione).
1. Il secondo comma dell’articolo 97 della Costituzione è sostituito dal seguente:
«I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento, l’imparzialità e la trasparenza dell’amministrazione».
Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento
dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità
modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.)
– Art. 28.
L’articolo 99 della Costituzione è abrogato.
Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in
misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.
È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge
Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione
economica e sociale secondo i principî ed entro i limiti stabiliti dalla legge.
– Art. 29.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla
Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo
– Art. 30.
Il Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati
Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le
materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate
dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa
della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi
di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la
– Art. 31.
«Art. 117. –
La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto
della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.
a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti
dello Stato con l’Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della
concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile
dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; perequazione
delle risorse finanziarie;
elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e
degli enti pubblici nazionali;
m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il
Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti
civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali
e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse
rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente
spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione
dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non
espressamente riservata alla legislazione dello Stato.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di
loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli
atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli
accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle
norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione
esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle
Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane
hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena
parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche
La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi
Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con
Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
– Art. 32.
Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane,
Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed
materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela
– Art. 33.
«Art. 119. –
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia
inanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con
la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di
Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai
Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare
integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale,
per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale
interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare
spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione
sia rispettato l’equilibrio di bilancio. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui
– Art. 34.
All’articolo 120, secondo comma, della Costituzione, dopo le parole: «Il Governo» sono inserite le seguenti: «, acquisito, salvi i casi di motivata urgenza, il parere del Senato della Repubblica, che deve essere reso entro quindici giorni dalla richiesta,» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e stabilisce i casi di esclusione dei titolari di organi di governo regionali e locali dall’esercizio delle rispettive funzioni quando è stato accertato lo stato di grave dissesto finanziario dell’ente».
La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, né adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi
modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, né
limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio
Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane,
delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave
per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei
livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.
– Art. 35.
Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del
Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei
principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce
Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una
Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro
Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo.
diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto. Il Presidente eletto
nomina e revoca i componenti della Giunta.
– Art. 36.
Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di
legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto è adottato sentita una Commissione
di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti
con legge della Repubblica.
Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente
dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione
L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della
Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.
– Art. 37.
La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un
terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.
I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo
delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari
di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.
I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti
per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.
La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla
legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile,
L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del
Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di
avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.
Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono,
oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco
di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento
compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite
per la nomina dei giudici ordinari.
– Art. 38.
All’articolo 48, terzo comma, della Costituzione, le parole: «delle Camere» sono sostituite dalle seguenti: «della Camera dei deputati».
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne
, che hanno raggiunto la maggior età.
. Il voto è personale ed eguale,libero e segreto.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero
e ne assicura
l’effettività. A tal e fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
L’articolo 58 della Costituzione è abrogato.
«Art. 61. –
Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine
delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno
dalle elezioni.
Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e
Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto
Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio,
tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo econo-
Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli ef-
fetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata
a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi
Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per
Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto con-
suntivo presentati dal Governo.
L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per
legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti
ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibi-
lità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabi-
liti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di cia-
scuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale.
7. All’articolo 87 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:
b) all’ottavo comma, le parole: «delle Camere» sono sostituite dalle seguenti: «della Camera dei deputati. Ratifica i trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, previa l’autorizzazione di entrambe le Camere»;
Si rinvia alla consultazione del Titolo Quinto ART. 114 SS.
10. All’articolo 121, secondo comma, della Costituzione, le parole: «alle Camere» sono sostituite dalle seguenti: «alla Camera dei deputati».
Sono organi della Regione: il Consiglio regionale, la Giunta e il suo
Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e
le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere.
Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della
Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione,
conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica.
11. All’articolo 122, secondo comma, della Costituzione, le parole: «ad una delle Camere del Parlamento» sono sostituite dalle seguenti: «alla Camera dei deputati».
si rinvia sopra.
12. All’articolo 132, secondo comma, della Costituzione, le parole: «della Provincia o delle Province interessate e» sono soppresse e le parole: «Province e Comuni,» sono sostituite dalle seguenti: «i Comuni,».
Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione
di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.
Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della
Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interes-
sati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i
Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano ri-
chiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra.
Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove
Provincie nell’ambito d’una Regione sono stabiliti con legge della Repubblica,
su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.
La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel
proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.
«Art. 5. – 1. L’autorizzazione prevista dall’articolo 96 della Costituzione spetta alla Camera dei deputati, anche se il procedimento riguardi altresì soggetti che non sono membri della medesima Camera dei deputati»;
16. All’articolo 3 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2, al primo periodo, le parole: «da questo in seduta comune delle due Camere» sono sostituite dalle seguenti: «da ciascuna Camera» e le parole: «componenti l’Assemblea» sono sostituite dalle seguenti: «propri componenti»; al secondo periodo, le parole: «l’Assemblea» sono sostituite dalle seguenti: «di ciascuna Camera».
– Art. 39.
1. In sede di prima applicazione e sino alla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, per l’elezione del Senato della Repubblica, nei Consigli regionali e della Provincia autonoma di Trento, ogni consigliere può votare per una sola lista di candidati, formata da consiglieri e da sindaci dei rispettivi territori. Al fine dell’assegnazione dei seggi a ciascuna lista di candidati si divide il numero dei voti espressi per il numero dei seggi attribuiti e si ottiene il quoziente elettorale. Si divide poi per tale quoziente il numero dei voti espressi in favore di ciascuna lista di candidati. I seggi sono assegnati a ciascuna lista di candidati in numero pari ai quozienti interi ottenuti, secondo l’ordine di presentazione nella lista dei candidati medesimi, e i seggi residui sono assegnati alle liste che hanno conseguito i maggiori resti; a parità di resti, il seggio è assegnato alla lista che non ha ottenuto seggi o, in mancanza, a quella che ha ottenuto il numero minore di seggi. Per la lista che ha ottenuto il maggior numero di voti, può essere esercitata l’opzione per l’elezione del sindaco o, in alternativa, di un consigliere, nell’ambito dei seggi spettanti. In caso di cessazione di un senatore dalla carica di consigliere o di sindaco, è proclamato eletto rispettivamente il consigliere o sindaco primo tra i non eletti della stessa lista.
9. Fino all’adeguamento del regolamento della Camera dei deputati a quanto previsto dall’articolo 72, settimo comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 12 della presente legge costituzionale, in ogni caso il differimento del termine previsto dal medesimo articolo non può essere inferiore a dieci giorni.
11. In sede di prima applicazione, nella legislatura in corso alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, su ricorso motivato presentato entro dieci giorni da tale data, o entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o un terzo dei componenti del Senato della Repubblica, le leggi promulgate nella medesima legislatura che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte al giudizio di legittimità della Corte costituzionale. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni. Anche ai fini di cui al presente comma, il termine di cui al comma 6 decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.
Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano conformano le rispettive disposizioni legislative e regolamentari a quanto ivi stabilito.
– Art. 40.
– Art. 41.
Aggiorniamo l’articolo aggiungendo il consiglio di leggere la pagina cui riporta il link sottostante: perché votare sì o perché votare no? Da qui:
http://www.controcampus.it/2016/11/referendum-costituzionale-2016-perche-votare-si-o-no/
15 Giugno 2016 administrator articoli costituzione vigente articoli legge riforma Referendum riforma costituzionale scelte politiche votare no votare si

References: Art. 1
 Art. 2
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 Art. 5
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 Art. 8
 Art. 9
 Art. 10
 Art. 12
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 Art. 32
 Art. 33
 Art. 34
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 Art. 38
 ART. 114
 Art. 39
 Art. 40
 Art. 41