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Timestamp: 2020-05-26 05:30:03+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19452 del 18/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19452 del 18/07/2019
Cassazione civile sez. VI, 18/07/2019, (ud. 17/04/2019, dep. 18/07/2019), n.19452
sul ricorso 15972-2018 proposto da:
S.P., SC.ET., C.B.,
C.A., P.T.M., L.M., D.I.,
I.S., Z.F., Z.A., ZE.AN.,
F.M., R.A., R.R., R.L., P.E.;
avverso la sentenza n. 3388/23/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
partecipata del 17/04/2019 dal Consigliere Relatore Dott. GORI
– Con sentenza n. 3388/23/17 depositata in data 17 novembre 2017 la Commissione tributaria regionale della Puglia, sez. staccata di Lecce, previa riunione, rigettava gli appelli proposti dall’Agenzia delle entrate avverso le sentenze nn. 1987/3/14, 2006/4/14, 2007/4/14, 3484/2/14, 4090/5/14, 4092/5/14, 3002/5/15, 3170/2/15 della Commissione tributaria provinciale di Lecce che aveva accolto il ricorso di S.P., S.E., C.B., C.A., P.T.M., L.M., D.I., I.S., Z.F., Z.A., Ze.An., F.M., R.A., R.R., R.L. e P.E., contro avvisi di accertamento emessi a seguito di rideterminazione del classamento catastale 2012;
– I contribuenti non si sono difesi, restando intimati.
– Con il primo motivo – presumibilmente in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 -, l’Agenzia delle Entrate deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, per avere la sentenza impugnata erroneamente omesso di disporre la sospensione del processo ex art. 295 c.p.c., in considerazione della pendenza di altro giudizio dinanzi al Consiglio di Stato, riguardante la revisione di classamento di unità immobiliari ubicate nel territorio comunale di Lecce, per le quali era stato rilevato lo scostamento significativo;
-Il processo tributario può essere sospeso ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, comma 1, che regola i rapporti tra processo tributario e processi non tributari (cd. pregiudizialità esterna) solo ove sia stata presentata querela di falso o debba essere risolta una questione sullo stato o sulla capacità delle persone diversa dalla capacità di stare in giudizio, ipotesi non ricorrenti nel caso di specie: tale norma dispone una deroga – in ipotesi predeterminate – al criterio secondo cui le questioni pregiudiziali sono risolte, “incidenter tantum”, dal giudice munito di giurisdizione sulla domanda. Inoltre, la sentenza impugnata è stata pubblicata in un momento successivo all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 156 del 2015 – 10 gennaio 2016 – e in cui quindi non ricorreva più un’ipotesi di sospensione necessaria, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., essendo eventualmente applicabile l’art. 337 c.p.c., comma 2, che, in caso di impugnazione di una sentenza la cui autorità sia stata invocata in un separato processo, prevede soltanto la possibilità della sospensione facoltativa di quest’ultimo (Cass. n. 29553 del 2017). Di conseguenza, anche a voler superare la considerazione che con il vizio denunciato non si censura l’art. 337 c.p.c., comma 2, resta il fatto che tale norma non obbliga il giudice a procedere alla sospensione. Infine, il successivo art. 39, comma 1-bis – aggiunto dal D.Lgs. n. 156 del 2015, art. 9, comma 1, lett. o), (“La commissione tributaria dispone la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altra commissione tributaria deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa”) non è evidentemente applicabile al caso di specie, essendo la pregiudizialità invocata rispetto al Consiglio di Stato (Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 17413 del 2018);
– Con il secondo motivo – presumibilmente in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – l’Agenzia delle entrate censura la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, laddove intende l’avviso carente di motivazione pur se lo stesso richiama nella parte motiva il contenuto generale, il provvedimento di attivazione del procedimento revisionale nonchè le ragioni che hanno giustificato, nello specifico, il riclassamento effettuato;
-Il motivo è destituito di fondamento. Va reiterato che “La revisione della classificazione di un immobile deve essere motivata in termini che esplicitino in maniera intellegibile le specifiche giustificazioni della riclassificazione concretamente operate. La conoscenza di tali presupposti deve mettere in grado il contribuente di valutare l’utilità di impugnare l’atto impositivo e, in tal caso, di specificare, come richiesto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, i motivi di doglianza. Il contribuente deve avere contezza delle ragioni dell’Amministrazione, deve essere messo in grado di valutare l’opportunità di fare o meno acquiescenza al provvedimento, e, in caso di ricorso, di approntare le proprie difese con piena consapevolezza, nonchè per impedire all’Amministrazione, nel quadro di un rapporto di leale collaborazione, di addurre in un eventuale successivo contenzioso ragioni diverse rispetto a quelle enunciate.” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 11477 del 5 aprile 2018). Da tale insegnamento, affermato da questa Corte proprio con riferimento alla procedura di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, in relazione alla L. n. 212 del 2000, art. 7, non vi sono ragioni per discostarsi nel caso di specie;
– Con il terzo motivo di ricorso, presumibilmente in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 o 4, l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, e del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 61,in quanto non sarebbe necessario indicare nell’atto di classamento specifiche caratteristiche del singolo immobile, essendo sufficiente fare riferimento a medie dei valori riscontrati per microzone in cui l’immobile è inserito;
-Il motivo – al di là dell’incerta individuazione del pertinente parametro dell’art. 360 c.p.c., comma 1 – non può essere accolto. Va rammentato che “Quando si procede all’attribuzione di ufficio di un nuovo classamento ad un’unità immobiliare a destinazione ordinaria, l’Agenzia competente deve specificare se il mutamento è dovuto a una risistemazione dei parametri relativi alla microzona in cui si colloca l’unità immobiliare e, nel caso, indicare l’atto con cui si è provveduto alla revisione dei parametri relativi alla microzona, a seguito di significativi e concreti miglioramenti del contesto urbano (ex multis Cass., sez. trib., n. 9629 del 2012), trattandosi di uno dei possibili presupposti del riclassamento (ex multis Cass., sez. trib., n. 11370 del 2012).” (Cass. Sez. U, Sentenza n. 7665 del 18/04/2016). “Nè può ritenersi sufficiente a tal fine il riferimento a non meglio precisati “interventi pubblici effettuati per la riqualificazione della viabilità interna e dell’arredo urbano” nonchè ad “interventi da parte dei privati per la ristrutturazione degli edifici”. E ciò anche considerando che l’attribuzione di una determinata classe è correlata sia alla qualità urbana del contesto in cui l’immobile è inserito (infrastrutture, servizi, eccetera), sia alla qualità ambientale (pregio o degrado dei caratteri paesaggistici e naturalistici) della zona di mercato immobiliare in cui l’unità stessa è situata, sia infine alle caratteristiche edilizie dell’unità stessa e del fabbricato che la comprende (l’esposizione, il grado di rifinitura, eccetera). Di talchè le espressioni surriportate non sono tali da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni a base della pretesa impositiva, così da consentirgli sia di valutare l’opportunità di esperire l’impugnazione giudiziale, sia, in caso positivo, di contestare efficacemente l’an ed il quantum debeatur (cfr. Cass. n. 3156 21/01/2015)” (Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 22900 del 29/09/2017);
-Va poi tenuto conto del fatto che la Corte costituzionale, con la pronuncia n. 249 del 2017, ha da un lato affermato che “la scelta fatta dal legislatore con il censurato L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, non presenta profili di irragionevolezza (in quanto) la decisione di operare una revisione del classamento per microzone si basa sul dato che la qualità del contesto di appartenenza dell’unità immobiliare rappresenta una componente fisiologicamente idonea ad incidere sul valore del bene”, evidenziando però che “la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento”;
-La sentenza impugnata va dunque confermata, in quanto ha rispettato i principi di diritto sopra richiamati, e al rigetto non segue il regolamento delle spese di lite, in assenza di costituzione dei contribuenti. La Corte dà atto che, ai sensi della legge 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013), data la soccombenza della parte ammessa alla prenotazione a debito, per effetto del presente provvedimento non sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore contributo unificato di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-bis, testo unico spese di giustizia.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 39
 sentenza 
 art. 295
 art. 39
 sentenza 
 sentenza 
 art. 39
 art. 9
 art. 7
 art. 18
 Sentenza 
 art. 1
 art. 7
 art. 1
 art. 61
 Sentenza 
 Cass. 
 art. 1
 sentenza 
 art. 1
 art. 13