Source: http://siapol.it/sezione.php?d=452
Timestamp: 2017-06-22 18:17:59+00:00

Document:
(T.A.R. Lombardia, sezione di Brescia, 28 aprile 2003, n. 462)
Designato, quale relatore alla pubblica udienza del 25.3.2003, il Dott. Gianluca Morri; Uditi i difensori delle parti;
A seguito dell'entrata in vigore della L.r. n. 14 del 8.8.1998, il ricorrente inoltrò, al comune di Solarolo Rainerio, istanza rivolta ad ottenere l'aggiornamento dell'invito contenuto della citata autorizzazione, in relazione a quanto disposto dall'art. 36 comma 3 di detta L.r., secondo cui: "Gli interventi finalizzati ad attuare bacini idrici per irrigazione, piscicoltura e pesca sportiva, ad esclusione della loro manutenzione, sono soggetti all'autorizzazione regionale ai fini della commercializzazione del materiale estratto".Con l'impugnato provvedimento l'Amministrazione intimata rigetta detta istanza, declinando in sostanza la propria competenza al rilascio dell'autorizzazione di cui agli artt. 17 e 21 della L.r. n. 33 del 1977, allegando al riguardo parere dell'Amministrazione provinciale di Cremona.
Occorre rilevare, sul punto, che lo stesso ordinamento degli locali ha introdotto importanti innovazioni, anche dal punto di vista gestionale, per garantire l'affettività del principio di distinzione tra organi di governo e organi gestionali, imponendo l'adozione di strumenti programmatori di lungo, medio e breve periodo, finalizzati a definire, con precisione progressiva, gli obiettivi assegnati all'apparato dirigenziale, i cui risultati vengono poi verificati attraverso il sistema dei controlli interni. È importante segnalare, sul punto, le disposizioni contenute nell'art. 40 del D.Lgs. n. 77 del 1995, ora art. 197 del D.Lgs. n. 267 del 2000 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli locali - Tuel), relativo alle modalità del controllo di gestione, il cui documento fondamentale per l'effettuazione di ogni tipo di controllo (compreso, ora, quello strategico) è costituito dal Piano dettagliato degli obiettivi. Appare evidente, pertanto, che in un modello gestionale tutto incentrato sulla definizione di obiettivi e sulla verifica dei risultati, l’esercizio delle funzioni dirigenziali, di cui all'art. 51 della Legge n. 142 del 1990, ora art. 107 del Tuel, non può non essere considerato in stretta correlazione con il conseguimento degli obiettivi assegnati dall'organo di governo, quali strumenti necessari per garantire la piena responsabilità dirigenziale di risultato.
Ciò risulta coerente con la logica della temporaneità dell'incarico dirigenziale per la direzione di strutture organizzative, indipendentemente dal fatto che detto incarico venga attribuito a un dipendente dell'ente con contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato. In sostanza l'attuale disciplina che regola la funzione dirigenziale è impostata sulla costituzione di due tipi di rapporti negoziali, come la dottrina ha posto in evidenza. Attraverso il c.d. contratto base l'amministrazione recluta la forza lavorativa, costituendo con essa rapporti a tempo determinato, indeterminato, di parasubordinazione o altre tipologie negoziali atipiche. Con il contratto di incarico l'amministrazione affida al dirigente, per un tempo determinato, uno specifico incarico dirigenziale, che può comportare la direzione di un ufficio o l'espletamento di attività d'ispezione, verifica, collaborazione o supporto. Attraverso il sistema di verifica dei risultati e di valutazione dell'attività e della prestazione dirigenziale, l'amministrazione decide poi se confermare o revocare il contratto di incarico, fermo restando il contratto base, che comunque risente anch'esso dei risultati del procedimento valutativo (risoluzione del rapporto per giusta causa a fronte di responsabilità particolarmente gravi o reiterate).
L’art. 51 della Legge n. 142 del 1990 (comma 7), prevedeva la possibilità di costituire collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità, mediante convenzioni a termine, per l'attuazione di obiettivi determinati. Tale possibilità è stata mantenuta con l'emanazione del Tuel, confluita nel relativo articolo 110, comma 6. Se sotto la vigenza del citato art. 51 potevano, comunque, sussistere dubbi sulla possibilità di utilizzare il relativo comma 7 per l'attribuzione di responsabilità di uffici e di servizi, come la dottrina ha messo in risalto, con la successiva emanazione del Tuel qualsiasi dubbio è stato superato, anche con valenza interpretativa delle norme pregresse confluite nel detto Testo Unico avendo lo stesso natura compilativa.
4. I successivi tre motivi di ricorso possono essere trattati congiuntamente, in quanto connessi fra loro poiché censurano la motivazione e il contenuto del provvedimento impugnato sotto diversi profili.Al riguardo il ricorrente deduce eccesso di potere per contradditorietà e incongruità della motivazione, in quanto il Comune avrebbe recepito acriticamente il parere espresso dalla Provincia senza svolgere le proprie considerazioni in relazione a risultato da raggiungere. Inoltre sarebbe stato violato dell'art. 36 comma 3 della L.r. n. 14 del 1998, in quanto l'Amministrazione avrebbe semplicemente confermato l'invito contenuto nell'autorizzazione edilizia senza tenere conto delle normativa sopravvenuta. Infine è prospettato eccesso di potere per sviamento, in quanto il provvedimento impugnato non si sarebbe limitato alla valutazione degli aspetti più strettamente urbanistico-edilizi e concretizzerebbe elusione dell’ordinanza cautelare n. 384 del 1995 emessa da questa Sezione. Anche tali censure non possono essere condivise.
Occorre rilevare, sul punto, che detto invito, ancorché contenuto del provvedimento autorizzatorio in oggetto, non costituisce una prescrizione idonea ad influire sugli affetti dell'autorizzazione comunale, in quanto attinente a materia del tutto diversa e rimessa alla competenza di altro ente pubblico. La citata L.r. n. 33 del 1977, assume come finalità la tutela dei luoghi di particolare interesse naturalistico locale, di alcune specie animali, del loro ambiente di vita, di alcune specie della flora spontanea, ivi compresi i funghi, e regola gli interventi pubblici e privati a tali beni connessi, ai fini della garanzia dell'assetto ambientale (art. 1).
L’art. 17, di tale Legge, prescrive che la vegetazione spontanea prodottasi nei corpi d'acqua e sui terreni di ripa soggetti a periodiche sommersioni, non può essere danneggiata o distrutta, salvo quanto previsto dal precedente art. 9. Tuttavia, sugli stessi terreni, sono ammessi interventi di modifica della vegetazione volti alla migliore difesa ambientale, ivi compreso l'impianto di pioppeti artificiali o di altre colture arboree a rapido accrescimento, previa autorizzazione dell'autorità competente. Il ricorrente, pertanto, potrà eseguire i lavori autorizzati dall'Amministrazione comunale con il citato provvedimento n. 2/92, chiedendo alla Provincia, qualora ne ricorrano i presupposti, l’autorizzazione di cui al detto art. 17 della L.r. n. 33 del 1977. Il fatto che l'autorizzazione comunale contenga un esplicito invito al riguardo non esonererebbe, in ogni caso, il ricorrente dal doversi premunire di tale autorizzazione, anche se tale parte dell’atto venisse modificata o rimossa come dal medesimo richiesto. Inoltre, qualora il ricorrente dovesse eseguire i lavori autorizzati dal Comune, senza ottenere la preventiva autorizzazione provinciale in relazione alle all'eliminazione di eventuale vegetazione spontanea protetta, non risponderà per abuso edilizio, ma sarà soggetto alle sanzioni amministrative di cui all'articolo 28 della citata L.r. n. 33 del 1977.
Sono quindi da respingere tutte le censure prospettate, in quanto il Comune di Solarolo Rainerio si è limitato, nella sostanza, a ribadire la propria incompetenza nella materia regolata dalla citata L.r. n. 33 del 1977, poiché, come si è detto, il richiamo alla stessa contenuta nell’autorizzazione edilizia non ha valore prescrittivo, ed è pertanto ininfluente sugli affetti dell'autorizzazione comunale, ancorché la mancanza di tale titolo, in presenza di vegetazione spontanea protetta, possa risultare ostativa all'esecuzione dei lavori. Esistono tuttavia giustificati motivi per disporre la compensazione delle spese fra le parti.
il T.A.R. per la Lombardia - Sezione staccata di Brescia - definitivamente pronunciando respinge il ricorso in epigrafe.

References: art. 197
 art. 107
 articolo 110
 art. 51
 art. 9
 provvedimento n. 
 art. 17