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Timestamp: 2020-07-10 21:24:21+00:00

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Arresti Domiciliari - Cassazione Penale 22/04/2016 N° 16964 - Legge semplice
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Arresti Domiciliari – Cassazione Penale 22/04/2016 N° 16964
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Numero: 16964
Testo completo della Sentenza Arresti domiciliari – Cassazione penale 22/04/2016 n° 16964:
1. Con ordinanza del 16/10/2015 il Tribunale di Palermo, in funzione di giudice del riesame, rigettava l’appello proposto nell’interesse di M.G., sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, avverso l’ordinanza emessa in data 22/09/2015 dalla Corte di Assise di Appello con la quale era stata negata l’autorizzazione ad allontanarsi dal domicilio durante i fine settimana, dalle 16,30 del sabato alle 21,30 della domenica, al fine di trascorrere tale arco di tempo con la figlia minore.
2. Avverso l’ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il M. tramite difensore di fiducia lamentando la violazione dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e) per violazione di legge, con riferimento all’applicazione ed interpretazione del disposto dell’art. 284 c.p.p. , comma 3 nonchè per vizio di motivazione, ritenuta illogica e contraddittoria in ordine alle ragioni a base del rigetto dell’appello.
2. Deve premettersi che la Suprema Corte ha con argomentazioni condivisibili chiarito che l’autorizzazione ad assentarsi dal luogo ove si esegue la misura degli arresti domiciliari, prevista dall’art. 284 c.p.p. , comma 3, risolvendosi in una modalità di carattere permanente che incide in misura apprezzabile sul regime cautelare, deve qualificarsi come “ordinanza in materia di misure cautelari”; e che conseguentemente, avverso detto provvedimento deve ritenersi ammissibile l’impugnazione di merito e quindi il ricorso in cassazione (cfr. Cass. sez. 6, sent. n. 4418 del 18.11.1994, dep. 25.01.1995, Rv. 200858; di recente Cass. sez. 4, sent. n. 29918 del 10/06/2014 – dep. l’08/07/2014 non mass.).
3. In realtà tale affermazione non ha precluso l’esame nel merito dell’appello definito tuttavia sulla base dell’erronea applicazione dell’art. 284 c.p.p., comma 3 (nell’ordinanza impugnata l’indicazione dell’art. 274 c.p.p. è evidentemente una svista).
Non considera tuttavia quel giudice come non possa escludersi in linea astratta che “le indispensabili esigenze di vita” di cui all’art. 284 c.p.p. , comma 3 possano riguardare bisogni non solo materiali, ma anche spirituali (cfr. Cass. sez. 5, sent. del 02/04/2015 – dep. il 23/09/2015 non massim.), nel cui ambito potrebbe rientrare il rapporto con un figlio minorenne per il limitato arco temporale, solitamente coincidente con il fine settimana, previsto dall’atto di separazione personale.
– la prospettata necessità di mantenere contatti con la figlia minore (resi oltremodo difficili dall’allontanamento del padre dal nucleo familiare sia per esigenze di tutela personale, attesa la sua collaborazione per fini di giustizia, sia per la separazione dal coniuge) costituisce espressione del diritto ad espletare le funzioni genitoriali e di coltivare uno dei rapporti fondamentali nella vita di relazione, la cui attuazione non può in linea di principio essere ostacolata ma va anzi favorita, in virtù del principio di solidarietà espresso dalla seconda parte dell’art. 2 Cost.
4. Tale interpretazione della norma si pone lungo una linea di continuità con l’orientamento di questa Corte che ha già affermato che è principio di civiltà che a colui che subisce una restrizione carceraria – preventiva o definitiva – sia comunque riconosciuta la titolarità di situazioni soggettive attive e sia garantita quella parte di diritti della personalità che neppure la pena detentiva può intaccare. Tra questi è certamente annoverabile il diritto al mantenimento di relazioni familiari e sociali, comprimibili solo ove ricorrano specifiche e motivate esigenze di sicurezza pubblica o intramuraria o, per i detenuti in attesa di giudizio, d’ordine processuale (in termini, in motivazione, Cass. sez. 2, n. 23760/2015 che, anche in tal caso, ha richiamato il rispetto delle esigenze personali del detenuto quale applicazione dell’art. 2 Cost. , come norma fondamentale intesa ad assicurare all’individuo l’esplicazione della propria personalità nelle formazioni sociali e familiari di riferimento, salve le limitazioni ragionevolmente imposte dalla condizione carceraria).
5. In definitiva, l’erronea valutazione in diritto del tribunale ha precluso l’analisi in fatto della fattispecie dovendosi esaminare se le esigenze cautelari – peraltro garantite con una misura in ambiente esterno al carcere, affidate all’autocontrollo dell’imputato – siano compatibili con la richiesta in esame o, al contrario, se debbano ritenersi ad essa ostative.
5. L’ordinanza impugnata va pertanto annullata con rinvio al tribunale di Palermo per un nuovo esame dell’appello basato sui principi indicati, nella corretta interpretazione ed applicazione dell’art. 284 c.p.p. , comma 3.
Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al tribunale di Palermo sezione per il riesame dei provvedimenti coercitivi e dispone l’integrale trasmissione degli atti allo stesso tribunale.
figlio-minore
figlio-minorenne

References: sentenza 
 Sentenza 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 Cass. sez.