Source: https://www.laleggepertutti.it/144270_se-lavvocato-incassa-somme-del-cliente
Timestamp: 2018-06-20 22:56:26+00:00

Document:
Se l'avvocato incassa somme del cliente
Lo sai che? Se l’avvocato incassa somme del cliente
L’avvocato deve mettere immediatamente a disposizione della parte assistita le somme riscosse per conto della stessa: l’azione disciplinare può essere avviata in qualsiasi momento.
L’avvocato che incassa una somma di denaro per conto del proprio cliente ha l’obbligo di comunicarglielo immediatamente e, su sua richiesta, consegnargliela. Diversamente, egli commette, oltre a un reato, anche un illecito deontologico. Questo illecito può essere fatto valere in qualsiasi momento, almeno finché le somme non vengono restituite al legittimo destinatario. È quanto chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione con una recente sentenza [1]. Non solo: se la sua parcella è stata oggetto di contestazione da parte del cliente, egli commette il reato di «appropriazione indebita» nel compensare il proprio credito con le somme riscosse per conto del proprio assistito. Ma procediamo con ordine.
1 L’obbligo di restituire subito le somme al cliente
2 L’avvocato rischia finché trattiene le somme del cliente
3 L’avvocato può essere denunciato per appropriazione indebita
L’obbligo di restituire subito le somme al cliente
L’avvocato è tenuto a versare, nelle mani del proprio assistito, le somme riscosse per conto di questi dalla controparte. Si pensi al caso in cui l’assicurazione versi un anticipo sul risarcimento, attendendo, per il residuo, l’esito della sentenza; oppure al caso in cui, avendo vinto il giudizio, il legale trattenga parte degli importi corrisposti dal soccombente a titolo di proprio onorario. Numerose sono le disposizioni del codice deontologico forense che vietano tale comportamento.
«L’avvocato deve mettere immediatamente a disposizione della parte assistita le somme riscosse per conto della stessa [2]».
Il che significa, che nel momento in cui ottiene dall’avversario di causa un pagamento, deve subito comunicarlo al proprio assistito e, se questi lo richiede, versarglielo.
«L’avvocato non deve subordinare al riconoscimento di propri diritti, o all’esecuzione di prestazioni particolari da parte del cliente, il versamento a questi delle somme riscosse per suo conto [3]».
Ciò vuol dire che, se anche l’avvocato non è stato ancora pagato, non può trattenere le somme riscosse dalla controparte per suo conto, ma deve comunque versargliele.
«L’avvocato non deve subordinare l’esecuzione di propri adempimenti professionali al riconoscimento del diritto a trattenere parte delle somme riscosse per conto del cliente o della parte assistita [3]».
Così, il legale non può mettere il proprio cliente dinanzi all’alternativa «O mi autorizzi a trattenere le somme riscosse oppure non mi presento alla prossima udienza».
La sanzione è la sospensione dall’esercizio della professione.
Tutto ciò che l’avvocato può fare è [2] trattenere le somme da chiunque ricevute a titolo di rimborso delle anticipazioni sostenute, ma resta comunque tenuto a darne immediato avviso al cliente.
Ciò vuol dire ad esempio che, se il legale ha pagato di tasca propria le tasse per l’avvio del giudizio, al primo pagamento che riceve dalla controparte ha diritto a trattenere tali importi a compensazione dell’anticipo.
Infine, l’avvocato ha diritto di trattenere le somme da chiunque ricevute imputandole a titolo di compenso:
quando abbia avuto l’autorizzazione del proprio cliente;
oppure quando si tratti di somme liquidate dal giudice a titolo di suo compenso, a carico della controparte, e l’avvocato non le abbia già ricevute dal proprio cliente;
quando abbia già formulato al proprio cliente una richiesta di pagamento del proprio compenso e quest’ultimo l’abbia accettata.
L’avvocato rischia finché trattiene le somme del cliente
Il termine per denunciare un avvocato al consiglio dell’Ordine per un illecito disciplinare è di sei anni dal fattaccio [4] (stabilisce la normativa, infatti, che «L’azione disciplinare si prescrive nel termine di sei anni dal fatto»); tuttavia tale termine decorre dal momento in cui l’illecito è cessato. Viceversa, se l’illecito permane, come appunto nel caso in cui l’avvocato continui a trattenere le somme dovute al cliente, senza comunicarglielo, l’azione disciplinare può essere sempre intrapresa. È quel che si definisce un illecito permanente, che può essere contestato cioè finché dura. Si tratta, quindi, di un illecito disciplinare che non si prescrive finché rimane in piedi, ossia fino a quando le somme non vengono consegnate (ossia dalla data di cessazione della condotta).
L’avvocato può essere denunciato per appropriazione indebita
Quando il credito dell’avvocato non è certo nel sul ammontare ed è oggetto di contestazione da parte del cliente, egli non può trattenere le somme riscosse a favore del cliente. Se lo fa commette appropriazione indebita. È quanto chiarito di recente dalla Cassazione [5]. Nel reato di appropriazione indebita non può essere fatto valere il principio della compensazione con credito preesistente, allorchè si tratti di crediti non certi nel loro ammontare, né liquidi o contestati dal debitore (fattispecie in cui un avvocato, ricevuta dal legale di controparte una somma a titolo di transazione, aveva trattenuto parte di tale importo per le spese della lite di primo grado per la quale non aveva svolto prestazioni, appropriandosi indebitamente di tale somma).
[1] Cass. S.U. sent. 13379/16 del 30.06.2016.
[2] Art. 31 cod. deontologico forense
[3] Art. 29 cod. deontologico forense
[4] L. n. 247/2012, art. 56.
[5] Cass. sent. 10977/2018.
Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 7 – 30 giugno 2016, n. 13379
E’ circostanza pacifica che il C. per conto del Banco di Sicilia s.p.a., attraverso mandati emessi a suo nome dal Cancelliere del Tribunale di Larino, abbia riscosso, in data 11/10/2006, la somma di € 161.151,61; e che tale somma non sia stata versata al Banco di Sicilia s.p.a. fino all’inizio del procedimento disciplinare – l’avv. C. avrebbe ripetutamente promesso la restituzione delle somme senza a ciò provvedere-.
Al sensi dell’art. 13 comma 1 quater decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, il ricorrente e tenuto a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

References: sentenza 
 Cass. 
 Art. 31
 Art. 29
 art. 56
 Cass. 
 sentenza