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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 07/01/2016Diritti Europa
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Posted by: Marco Occhipinti in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 7 gennaio 2016
Oggi, 7 gennaio 2016, .la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso sei sentenze: in cinque ha accertato le responsabilità di Lettonia, Croazia e dell'”ex Repubblica iugoslava di Macedonia” per aver violato la Convenzione europea; in un altro caso, la Germania ha superato indenne lo scrutinio internazionale. Nei casi contro la Macedonia, il Giudice europeo ha accolto i ricorsi promossi da cinque ex magistrati macedoni rimossi dal proprio incarico. Per essi, il Giudice europeo ha riscontrato che ora il CSM macedone, che li aveva licenziati, ora la Corte Suprema, investita dell’appello contro quei licenziamenti, non erano stati né imparziali né indipendenti.
Vrtar c. Croazia 39380/13 3
Tena Vrtar e' una cittadina croata che ha atteso per 13 anni che la giustizia croata obbligasse suo padre a pagarle l'assegno di mantenimento dovuto decurtandolo direttamente dal suo stipendio. Gia' nel gennaio 2001, quando lei aveva soltanto 3 anni, sua madre si era rivolta con tale intento al Tribunale di Vinkovci, affermando che il padre non pagava nulla e da tempo per la figlia, contrariamente a quanto disposto da una precedente sentenza. Nel conseguente processo di esecuzione, il padre si oppose ed il Giudice croato congelo' l'esecuzione e chiese piu' volte negli anni alla Sig.ra Vrtar di chiarire e provare quanto esattamente il padre non avesse pagato, prima di procedere nell'esecuzione. Soltanto nel giugno del 2012 il Giudice croato accolse il ricorso della Sig.ra Vrtar e chiari' che spettava al padre, in altro evenutale processo, provare che e quanto avesse pagato. L'esecuzione presso terzi fu pienamente eseguita soltanto nel novembre 2014.
La Sig.ra Vrtar denuncio' anche l'eccessiva durata del procedimento davanti al Giudice competente croato, ma questi le riconobbe un indennizzo pari a 1.070,00 euro. Vani sono stati successivi ricorsi per il riconoscimento di una somma piu' elevata.
Oggi la Sig.ra Vrtar, rappresentata dalla madre, lamenta davanti alla Corte europea l'eccessiva durata del procedimento svolto in Croazia - ben 13 anni - e afferma che l'indennizzo ricevuto di 1.070,00 euro non e' una riparazione sufficiente al suo diritto.
Bergmann c. Germania 23279/14 1
Karl-Heinz Bergmann e' un cittadino tedesco condannato nel lontano 1986 a 15 anni di reclusione per due tentati omicidi e ad oggi ancora in prigione. Allo scadere della pena quindicinnale, infatti, egli rimase detenuto per altri 10 anni: il Giudice tedesco ritenne di applicargli la detenzione preventiva sulla base di due perizie mediche: i dottori lo avevano valutato pericoloso e ad alto rischio di recidiva in ragione dell'abuso che faceva degli alcolici. Tuttavia nel 2013 entro' in vigore una nuova legge, che consentiva di estendere la detenzione preventiva oltre il termine massimo di 10 anni, previsto dalla precedente normativa: il Giudice tedesco applico' allora retroattivamente quella legge e dispose la detenzione preventiva del Sig. Bergmann fino ad oggi. Egli e' detenuto dal 2013 in una struttura creata ad hoc per le persone sottoposte a detenzione preventiva, fornita di unita' abitative singole e di ampi programmi terapeutici.
Oggi il Sig. Bergmann accusa la Germania di privarlo illegittimamente della sua liberta' dal 2013: egli ritiene illegale e contrario al principio di irretroattivita' della legge penale - che si applicherebbe anche alle modalita' di esecuzione della pena - sottoporlo ad una detenzione preventiva di durata superiore ai 10 anni, limite massimo previsto dalla legge in vigore quando e' stato condannato nel 1986, sulla base di una legge entrata in vigore soltanto nel 2013.
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione; procedura prescritta dalla legge; art 5-1-e - persone non sane di mente)
Nessuna violazione dell'articolo 7 - Nessuna pena senza legge (articolo 7-1 - pena piÃ¹ grave, condanna, reato penale)
Davidsons e Savins c. Lettonia 17574/07, 25235/07 3
Raitis Davidsons e Ruslans Savins sono due detenuti lettoni che lamentano davanti alla Corte europea che non c'e' stata imparzialita' nell'esame delle loro impugnazioni, perche' sono stati giudicati da Giudici che in passato, per i medesimi reati, ne avevano disposto la detenzione cautelare.
Nel caso del Sig. Davidsons, in appello egli e' stato giudicato da un collegio giudicante in cui siedeva lo stesso giudice che anni prima ne aveva disposto la detenzione cautelare in carcere temendo che potesse fuggire; nel caso del Sig. Savins, i tre giudici dell'appello erano i medesimi che ne avevano disposto la custodia in carcere anni addietro.
Articolo 6 Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - giudice imparziale)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - giudice imparziale)
Gerovska Popcevska c. ex Repubblica jugoslava di Macedonia 48783/07 2
I ricorrenti di questo e dei seguenti casi contro la ex Repubblica di Macedonia sono cinque ex magistrati macedoni rimossi dal loro incarico tra il 2007 ed il 2009 su decisione del Consiglio superiore della magistratura macedone. Essi si sono opposti a tale decisione, ricorrendo davanti alla Corte suprema macedone. Tuttavia ora alcuni membri del CSM macedone, ora alcuni dei Giudici della Corte Suprema, non erano a loro dire ne' imparziali ne' indipendenti.
Nel caso della Sig.ra Gerovska Popcevska, ella e' stata rimossa dal suo incarico per aver riesaminato un caso che ella stessa aveva deciso in primo grado. Ella fu rimossa dal suo incarico nel 2007, con una decisione del Consiglio superiore della magistratura macedone a cui prese parte il Presidente della Corte Suprema, che aveva espresso precedentemente ben due pareri favorevoli alla sua rimozione, ed il ministro della Giustizia, che aveva avviato il procedimento di rimozione.
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - tribunale imparziale; tribunale indipendente)
Jaksovski e Trifunovski c. ex Repubblica jugoslava di Macedonia 56381/09, 58738/09 2
Goce Jaksovski e Miroslav Trifunovski sono due ex magistrati macedoni rimossi dal loro incarico, il primo, per negligenza in un processo civile, il secondo, per non aver indagato diligentamente sulla morte di un prigioniero. Essi lamentano che il loro appello contro la rimozione dall'incarico e' stata esaminata da un collegio composto da membri dello stesso Consiglio superiore della magistratura macedone, la cui decisione era ora appellata. Inoltre, accusano tali soggetti di essere dipendenti dal Consiglio superiore perche' ad esso devono le proprie carriere.
Poposki e Duma c. ex Repubblica jugoslava di Macedonia 69916/10,
36531/11 3
Ivo Poposki e Violeta Duma sono due ex magistrati macedoni rimossi dal loro incarico, lui, per aver violato in un processo civile le norme sulle rappresentanza della parti, lei, per non aver identificato correttamente la persona condannata in un procedimento penale e per non essersi astenuta, in presenza di conflitto di interessi, in un altro procedimento. Entrambi lamentano che il loro appello contro la rimozione sia stato esaminato e deciso da un collegio composto da membri del Consiglio superiore della magistratura macedone.
Articolo 6 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - giudice imparziale)
Andrey Zakharov c. Ucraina 26581/06 3
Andrey Yevgenyevich Zakharov e' un cittadino ucraino condannato a 15 anni di reclusione per il sequestro di tre persone, di cui due poi decedute; secondo la ricostruzione giudiziaria, egli attirava dei compratori dell'appartamento, li rapiva dentro l'abitazione e li tratteneva il tempo necessario per realizzare la vendita illegale dell'appartamento. Nel corso delle indagini, egli confesso' agli investigatori di aver rapito nel luglio 2003 un uomo, imprigionandolo nella propria abitazione, e di averlo rilasciato un mese dopo; nonche' di aver rapito un uomo e una donna nel settembre del 2003 e di averli seppelliti in giardino dopo due mesi di prigionia, una volta morti per il freddo del seminterrato dove erano reclusi. Egli confermo' tali confessioni in due occasioni salvo poi rinnegarle una volta cambiato avvocato: egli denuncio' tre agenti investigatori di averlo maltratto e di avergli estroto la confessione. La sua denuncia venne poi archiviata. Infine il Sig. Zakharov e' stato condannato sulla base delle dichiarazioni rese da lui, dalla sua fidanzata, dall'unico sopravvissuto al rapimento, dagli investigarori e da alcuni esperti.
Oggi il Sig. Zakharov accusa gli agenti investigatori di averlo maltrattato per estorcergli la confessione e che su tale episodio non sono state svolte indagini effettive; inoltre accusa i propri difensori nominati d'ufficio di non averlo difeso correttamente ed i Giudici che lo hanno condannato di non essere imparziali e di averlo condannato senza esaminare tutti i testimoni utili. Infine, lamenta che la Corte d'Appello di Kyiv non gli ha inviato nel maggio del 2007 quei documenti sul suo caso che gli erano stati richiesti dalla stessa Corte europea.
Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data giovedì 7 gennaio 2016, si è inserito, per ciascuna decisione:
Andrey Zakharov c. Ucraina Bergmann c. Germania Croazia Davidsons e Savins c. Lettonia Germania Gerovska Popčevska c. ex Repubblica jugoslava di Macedonia Jakšovski e Trifunovski c. ex Repubblica jugoslava di Macedonia Lettonia Macedonia Poposki e Duma c. ex Repubblica jugoslava di Macedonia Tutte le sentenze Ucraina Vrtar c. Croazia	2016-01-07
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Articolo 6
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