Source: https://issuu.com/dimitribigoni/docs/materiali_per_la_comprensione_ddl_lavoro_governo
Timestamp: 2017-04-27 23:15:44+00:00

Document:
Materiali per la comprensione del ddl lavoro by undefined - issuu
“Alcide De Gasperi” - BolognaLavoro e flessibilità dell’occupazioneIl Disegno di Legge del Governo
Documentazione(“Disegno di Legge recante disposizioni
in materia di riforma del mercato del lavoro
in una prospettiva di crescita”, 5 aprile 2012)Viene preso in considerazione solo il
Capo 2 del provvedimento.
Intitolato “Tipologie contrattuali”,
esso detta nuove norme in tema di
flessibilità in “entrata”.
Per ogni tipo di contratto flessibile
coinvolto dal provvedimento
vengono riassunte le novità
introdotte e poi presentato il relativo
testo normativo modificato.
Le parti sostituite o abrogate
in nero barrato,
quelle nuove in rosso grassetto.Forme di lavoro
(modifiche apportate dall’art.3 del DDL governativo)D. lgs. 6 settembre 2001, n. 368 (disciplina generale)
Legge 4 novembre 2010, n. 183, art. 32 (impugnazione di un contratto a termine illegittimo)Per il primo rapporto a tempo determinato di durata non superiore a sei mesi concluso con il singolo
datore di lavoro (e per la prima missione nell’ambito di un contratto di somministrazione) non è più
necessaria una vera e propria esigenza produttiva di carattere temporaneo né di conseguenza è più
richiesta la sua specificazione in contratto. Tale primo rapporto non è soggetto a proroga.
Prosecuzione del rapporto di lavoro oltre la scadenza del termine inizialmente fissato o prorogato ai
sensi di legge: la sanzione della trasformazione del contratto temporaneo in contratto a tempo
indeterminato scatta se il rapporto di lavoro prosegue per più di trenta giorni (erano venti) nel caso di
contratto di durata inferiore a sei mesi, per più di 50 giorni (erano trenta) per contratti di durata
Intervallo da rispettare tra due contratti successivi: la sanzione della trasformazione a tempo
indeterminato del secondo contratto scatta quando l’intervallo è inferiore a sessanta giorni (erano
dieci) per i contratti di durata fino a sei mesi, a 90 giorni (erano venti) per i contratti di durata
Successione di contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti: nel computo dei 36
mesi comprensivi di proroghe e rinnovi da non superare per non incorrere nella sanzione della
trasformazione del rapporto temporaneo in rapporto a tempo indeterminato, vengono considerati i
periodi di missione aventi ad oggetto mansioni equivalenti, svolti fra i medesimi soggetti,
nell’ambito di un contratto di somministrazione..
Modalità di impugnazione di un contratto a termine: l’impugnazione vera e propria da manifestarsi al
datore di lavoro deve essere effettuata entro 120 giorni (erano 70) dalla cessazione del rapporto di
lavoro, il deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro entro il
successivo termine di 180 giorni ( erano 270). Queste disposizioni si applicano alle cessazioni dei
rapporti a tempo determinato in essere dal 1 gennaio 2013.Testo completo del D. Lgs. 368/2001 come modificato dal DDL governativo: clicca qui.
Testo dell’art. 32 della Legge 183/2010 come modificato dal DDL governativo: clicca qui
Pag. 2Forme di lavoro
Somministrazione di lavoroForme di lavoro
subordinate(modifiche apportate dall’art.3 del DDL governativo)D. lgs. 10 settembre 2003, n 276, artt. 20-30.
Parità di trattamento tra i lavoratori dell’agenzia di somministrazione e i dipendenti di pari livello
dell’utilizzatore: abrogata la norma che consente un’eccezione alla regola paritaria per le agenzie di
somministrazione che assumono lavoratori svantaggiati nell’ambito di specifici programmi di
formazione, inserimento e riqualificazione professionaleTesto completo D.Lgs. 276/2003, artt. 20-30 come modificati dal DDL governativo: clicca qui
Pag. 3Forme di lavoro
Contratto di inserimentoForme di lavoro
subordinate(modifiche apportate dallâ&#x20AC;&#x2122;art. 4 del DDL governativo)D. lgs. 10 settembre 2003, n 276, artt. 54-59.ď&#x201A;ˇTipologia contrattuale interamente soppressa. Le disposizioni abrogate continuano ad applicarsi alle
assunzioni effettuate fino al 31 dicembre 2012Testo completo delle disposizioni abrogate D.Lgs. 276/2003, artt. 54-59, clicca qui
Pag. 4Forme di lavoro
(modifiche apportate dall’art. 5 del DDL governativo)D. lgs. 14 settembre 2011, n. 167.
Previsione di una durata minima dell’apprendistato vero e proprio (periodo di formazione) non
Aumento del rapporto massimo consentito tra apprendisti e maestranze specializzate e qualificate in
servizio presso il datore di lavoro da 2 contro 2 a 3 contro due.
L’assunzione di nuovi apprendisti viene subordinata alla stabilizzazione, nei trentasei mesi precedenti
le nuove assunzioni, di almeno il 50% degli apprendisti dipendenti dallo stesso datore di lavoro
(esclusi i rapporti cessati). Gli apprendisti assunti in violazione sono considerati lavoratori a tempo
indeterminato dalla data di costituzione del rapporto.Testo completo D.Lgs. 167/2011 come modificato dal DDL governativo: clicca qui
Pag. 5Forme di lavoro
Contratto a tempo parziale.
(modifiche apportate dall’art. 6 del DDL governativo)D. lgs. 25 febbraio 2000, n. 61
I contratti collettivi potranno stabilire condizioni e modalità di ripensamento da parte del lavoratore delle
clausole contrattuali di variazione della collocazione temporale della prestazione lavorativa nonché di
quelle relative alla variazione in aumento della sua durata.
Indipendentemente dalle statuizioni dei contratti collettivi, a certe categorie di lavoratori verrà
riconosciuta la facoltà di revocare l’iniziale consenso alle predette clausole. Si tratta dei malati
oncologici con ridotta capacità lavorativa con diritto alla trasformazione del rapporto a tempo pieno
in rapporto a tempo parziale nonché dei lavoratori studenti con diritto a turni di lavoro che agevolino
la frequenza ai corsi e la preparazione degli esami.Testo completo D.Lgs. 61/2000 come modificato dal DDL governativo: clicca qui
Pag. 6Forme di lavoro
(modifiche apportate dall’art. 7 del DDL governativo)D. lgs. 10 settembre 2003, n 276, artt. 33-40.
Questa forma contrattuale diventa possibile per tutti (cade la limitazione a soggetti con meno di 25
anni o lavoratori con più di 45 anni, anche pensionati).
Il datore di lavoro, prima dell’inizio della prestazione lavorativa, avrà l’obbligo di comunicarne la
durata con modalità semplificate. alla Direzione territoriale del lavoro.
Per le prestazioni da rendersi il fine settimana o nei periodi delle ferie estive o delle vacanze natalizie
e pasquali viene cancellata la previsione di non corresponsione dell’indennità di disponibilità se non
in caso di effettiva chiamata da parte del datore di lavoro.
Viene cancellata l’invasiva procedura di sostituzione del Ministro del Lavoro all’autonomia collettiva
nell’eventualità che la contrattazione collettivo nazionale non proceda alla definizione dei casi
ammessi di ricorso a prestazioni di lavoro intermittente.Testo completo D.Lgs. 276/2003 artt.30-40 come modificato dal DDL governativo: clicca qui
Pag. 7nForme di lavoro non
subordinateCollaborazioni coordinate e continuative, ricondotte a progetto.
(modifiche apportate dall’art. 8 del DDL governativo)D. lgs. 10 settembre 2003, n 276, artt. 61-69.
Ai fini della qualificazione del “progetto” cadono i termini “programmi di lavoro” e “fasi di esso”.
Viene richiesta una tangibile determinatezza del risultato finale cui è proteso il progetto, che
comunque non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente. Il
progetto non può poi comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi.
Risoluzione del contratto prima della scadenza del termine: come prima le parti potranno recedere
entrambe per giusta causa (senza preavviso) ma il committente anche qualora emergano inidoneità di
rilievo del collaboratore; il collaboratore invece potrà recedere dandone preavviso quando tale facoltà
sia prevista dal contratto individuale di lavoro.
Viene precisato che, salvo prova contraria a carico del committente, i rapporti di collaborazione sono
considerati rapporti di lavoro subordinato sin dalla data di costituzione del rapporto, - oltre che in
assenza di uno specifico progetto - quando l’attività del collaboratore sia svolta con modalità
analoghe a quella svolta dai lavoratori dipendenti dell’impresa committente (fatte salve prestazioni di
elevata professionalità eventualmente individuate dalla contrattazione collettiva).Testo completo D.Lgs. 276/2003 artt.61-69 come modificati dal DDL governativo: clicca qui
Pag. 8Forme di lavoro non
(previsione dell’articolo 9 del DDL governativo)Nuovo articolo 69-bis del D. lgs. 10 settembre 2003, n 276
Salvo prova contraria fornita dal committente, in via presuntiva il collaboratore con partita Iva verrà
assimilato a collaboratore coordinato e continuativo quando a) la collaborazione abbia una durata
superiore ad almeno sei mesi nell’arco dell’anno; b) il corrispettivo costituisca più del 75% dei
corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore; c) il collaboratore disponga di una
Tale presunzione comporta tra l’altro che, in mancanza di progetto, il rapporto di collaborazione
coordinata e continuativa venga trasformato in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato
sin dalla data di costituzione del rapporto.
Quando la prestazione del lavoratore con partita Iva si configura come collaborazione coordinata e
continuativa, gli oneri contributivi dell’iscrizione alla gestione separata dell’Inps sono a carico per
due terzi del committente e per un terzo del lavoratore.Testo completo del nuovo articolo 69-bis del D.Lgs. 276/2003, previsto dal DDL governativo: clicca qui
Pag. 9Forme di lavoro non
subordinateContratto di associazione in partecipazione,
con apporto di lavoro.
(art. 10 del DDL governativo)
Codice civile. Artt. 2549-2555
Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276. Art. 86Qualora il conferimento dell’associato consista in una prestazione di lavoro, il numero degli associati
non può essere superiore a tre, con l’unica eccezione di associati legati da rapporto coniugale o di stretta
parentela o affinità. In caso di violazione, il rapporto con tutti gli associati si considera di lavoro
In ogni caso, si presumono rapporti di lavoro a tempo indeterminato i rapporti di associazione in
partecipazione con apporto di lavoro instaurati o attuati senza che vi sia stata un’effettiva
partecipazione dell’associato agli utili dell’impresa o affare, ovvero senza consegna del rendiconto
dell'affare compiuto o di quello annuale della gestione se questa si protrae per più di un anno.Testo completo degli artt. 2549-2555 del Codice Civile come modificati dal DDL governativo e altre
disposizioni del DDL governativo: clicca qui
Pag. 10Forme di lavoro non
subordinateLavoro occasionale accessorio
(modifiche apportate dall’art. 11 del DDL governativo)D. Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, artt. 70-74Viene “asciugata” la definizione di lavoro accessorio, in definitiva riconducibile al modesto
compenso annuo del lavoratore, con riferimento alla totalità dei suoi committenti. Sono escluse dal
ricorso al lavoro accessorio le prestazioni rese nei confronti di “committenti imprenditori commerciali
o professionisti”. Prestazioni di lavoro accessorio possono comunque essere rese “nell’ambito di
attività agricole di carattere stagionale svolte anche in forma imprenditoriale”.
Lavoratori stranieri: i compensi percepiti (con le modalità degli appositi buoni acquistati presso le
rivendite autorizzate) sono computati al fine della determinazione del reddito necessario per il rilascio
o rinnovo del permesso di soggiorno.Testo completo degli artt. 70-74 del D.Lgs. 276/2003 come modificati dal DDL governativo: clicca qui
Pag. 11Relazioni giuridiche che
non costituiscono
Tirocini di formazione ed orientamento (stages)
(Delega al Governo di uno o più decreti delegati prevista dall’art. 12 del DDL governativo)Prevista una generale revisione della disciplina, anche per non sottrarre opportunità ad altre forme
contrattuali a contenuto formativo considerate strategiche (apprendistato); per prevenire e contrastare
l’uso distorto dell’istituto, anche attraverso la puntuale individuazione delle modalità con le quali il
tirocinante presta la propria attività; infine per individuare gli elementi qualificanti del tirocinio e, in
assenza, le sanzioni amministrative del caso.
Sarà riconosciuta al tirocinante una indennità, anche in forma forfettaria.Testo del vigente D.M. 25 marzo 1998 n.142: clicca qui
Testo della delega al Governo prevista dall’art. 12 del DDL governativo: clicca qui
Pag. 12Art. 3 (Contratti a tempo determinato: disciplina generale)DECRETO LEGISLATIVO del 6 settembre 2001, n. 368
Attuazione della direttiva del Consiglio del 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE relativa all’accordo quadro
CES, UNICE, CEEP sul lavoro a tempo determinato”.VISTI gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
VISTA la direttiva 1999/70/CE, del Consiglio del 28 giugno 1999, relativa all'accordo quadro sul lavoro a
tempo determinato concluso dalla CES, dall'UNICE e dal CEEP;
VISTA la legge 29 dicembre 2000, n. 422 ed, in particolare, l’articolo 1, commi 1 e 3 e l'allegato B;
ACQUISITI i pareri delle permanenti Commissioni parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato
VISTA la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 9 agosto 2001;
SULLA PROPOSTA del Ministro per le politiche comunitarie, del Ministro del lavoro e delle politiche
sociali e del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro degli affari esteri e con il
0. Il contratto di lavoro subordinato è stipulato di regola a tempo indeterminato.
Diventa: 0 “Il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto
di lavoro”;
1. E' consentita l'apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato a fronte di ragioni
di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attivita' del datore
“1-bis. Il requisito di cui al comma 1 non è richiesto nell’ipotesi del primo rapporto a tempo
determinato di durata non superiore a sei mesi, concluso fra un datore di lavoro o utilizzatore e un
lavoratore, per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, sia nella forma del contratto a tempo
determinato, sia nel caso di prima missione di un lavoratore nell’ambito di un contratto di
somministrazione a tempo determinato ai sensi del comma 4 dell’articolo 20 del decreto legislativo 10
settembre 2003, n. 276”;
Pag. 132. La apposizione del termine è priva di effetto se non risulta, direttamente o indirettamente, da atto scritto
nel quale sono specificate le ragioni di cui al comma 1. . “le ragioni di cui al comma 1, fatto salvo quanto
previsto dal comma 1-bis relativamente alla non operatività del requisito della sussistenza di ragioni di
carattere tecnico, organizzativo, produttivo o sostitutivo”;
3. Copia dell'atto scritto deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque giorni
lavorativi dall'inizio della prestazione.
4. La scrittura non è tuttavia necessaria quando la durata del rapporto di lavoro, puramente occasionale, non
sia superiore a 12 giorni.
1. E' consentita l'apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato quando
l'assunzione sia effettuata da aziende di trasporto aereo o da aziende esercenti i servizi aeroportuali ed abbia
luogo per lo svolgimento dei servizi operativi di terra e di volo, di assistenza a bordo ai passeggeri e merci,
per un periodo massimo complessivo di sei mesi, compresi tra aprile ed ottobre di ogni anno, e di quattro
mesi per periodi diversamente distribuiti e nella percentuale non superiore al quindici per cento dell'organico
aziendale che, al 1° gennaio dell'anno a cui le assunzioni si riferiscono, risulti complessivamente adibito ai
servizi sopra indicati. Negli aeroporti minori detta percentuale può essere aumentata da parte delle aziende
esercenti i servizi aeroportuali, previa autorizzazione della Direzione provinciale del lavoro, su istanza
documentata delle aziende stesse. In ogni caso, le organizzazioni sindacali provinciali di categoria ricevono
comunicazione delle richieste di assunzione da parte delle aziende di cui al presente articolo.
b) salva diversa disposizione degli accordi sindacali, presso unità produttive nelle quali si sia proceduto,
entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991,
n. 223, che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro a
tempo determinato, salvo che tale contratto sia concluso per provvedere a sostituzione di lavoratori assenti,
ovvero sia concluso ai sensi dell’articolo 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero abbia una
durata iniziale non superiore a tre mesi;
c) presso unità produttive nelle quali sia operante una sospensione dei rapporti o una riduzione dell’orario,
con diritto al trattamento di integrazione salariale, che interessino lavoratori adibiti alle mansioni cui si
d) da parte delle imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi ai sensi dell'articolo 4 del
decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni.
1. Il termine del contratto a tempo determinato può essere, con il consenso del lavoratore, prorogato solo
quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni. In questi casi la proroga è ammessa una sola
volta e a condizione che sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisca alla stessa attività lavorativa per la
quale il contratto è stato stipulato a tempo determinato. Con esclusivo riferimento a tale ipotesi la durata
complessiva del rapporto a termine non potrà essere superiore ai tre anni.
Pag. 142. L'onere della prova relativa all'obiettiva esistenza delle ragioni che giustificano l'eventuale proroga del
termine stesso è a carico del datore di lavoro.
“2-bis. Il contratto a tempo determinato di cui all’articolo 1, comma 1-bis del presente decreto non può
essere oggetto di proroga”;
(Disposizione transitoria concernente l'indennizzo per la violazione delle norme in materia di apposizione
e di proroga del termine)
Con riferimento ai soli giudizi in corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione, e fatte salve
le sentenze passate in giudicato, in caso di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 1, 2 e 4, il datore di
lavoro e' tenuto unicamente a indennizzare il prestatore di lavoro con un'indennita' di importo compreso tra
un minimo di 2,5 ed un massimo di sei mensilita' dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai
criteri indicati nell'articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni.
1. Se il rapporto di lavoro continua dopo la scadenza del termine inizialmente fissato o successivamente
prorogato ai sensi dell'articolo 4, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al lavoratore una maggiorazione
della retribuzione per ogni giorno di continuazione del rapporto pari al venti per cento fino al decimo giorno
successivo, al quaranta per cento per ciascun giorno ulteriore.
2. Se il rapporto di lavoro continua oltre il ventesimo giorno “oltre il trentesimo giorno” in caso di
contratto di durata inferiore a sei mesi nonché decorso il periodo complessivo di cui al comma 4-bis, ovvero
oltre il trentesimo giorno “oltre il cinquantesimo giorno” negli altri casi, il contratto si considera a tempo
indeterminato dalla scadenza dei predetti termini.
“2-bis. Nelle ipotesi di cui al comma 2, il datore di lavoro ha l’onere di comunicare al Centro per
l’impiego territorialmente competente, entro la scadenza del termine inizialmente fissato, che il
rapporto continuerà oltre tale termine, indicando altresì la durata della prosecuzione. Le modalità di
comunicazione sono fissate con decreto di natura non regolamentare del Ministero del lavoro e delle
politiche sociali da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.”;
3. Qualora il lavoratore venga riassunto a termine, ai sensi dell'articolo 1, entro un periodo di dieci giorni
sessanta giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a sei mesi, ovvero venti giorni novanta
giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore ai sei mesi, il secondo contratto si considera a
4. Quando si tratta di due assunzioni successive a termine, intendendosi per tali quelle effettuate senza alcuna
soluzione di continuità, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato dalla data di stipulazione del
4-bis. Ferma restando la disciplina della successione di contratti di cui ai commi precedenti e fatte salve
diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale con le
organizzazioni sindacali comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale, qualora per effetto di
successione di contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti il rapporto di lavoro fra lo
stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore abbia complessivamente superato i trentasei mesi comprensivi di
proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l'altro, il
rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato ai sensi del comma 2. viene aggiunto: ; ai fini del
computo del periodo massimo di trentasei mesi si tiene altresì conto dei periodi di missione aventi ad
oggetto mansioni equivalenti, svolti fra i medesimi soggetti, ai sensi del comma 1-bis dell’articolo 1 e
dei commi 3 e 4 dell’articolo 20 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276”.
Pag. 15In deroga a quanto disposto dal primo periodo del presente comma, un ulteriore successivo contratto a
termine fra gli stessi soggetti può essere stipulato per una sola volta, a condizione che la stipula avvenga
presso la Direzione provinciale del lavoro competente per territorio e con l'assistenza di un rappresentante di
una delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale cui il lavoratore
sia iscritto o conferisca mandato. Le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro
comparativamente più rappresentative sul piano nazionale stabiliscono con avvisi comuni la durata del
predetto ulteriore contratto. In caso di mancato rispetto della descritta procedura, nonché nel caso di
superamento del termine stabilito nel medesimo contratto, il nuovo contratto si considera a tempo
4-ter. Le disposizioni di cui al comma 4-bis non trovano applicazione nei confronti delle attività stagionali
definite dal decreto del Presidente della Repubblica 7 ottobre 1963, n. 1525, e successive modifiche ed
integrazioni, nonché di quelle che saranno individuate dagli avvisi comuni e dai contratti collettivi nazionali
stipulati dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative.
4-quater. Il lavoratore che, nell'esecuzione di uno o più contratti a termine presso la stessa azienda, abbia
prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi, ha diritto di precedenza, fatte salve diverse
disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni
sindacali comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale, nelle assunzioni a tempo indeterminato
effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi con riferimento alle mansioni già espletate in
esecuzione dei rapporti a termine.
4-quinquies. Il lavoratore assunto a termine per lo svolgimento di attività stagionali ha diritto di precedenza,
rispetto a nuove assunzioni a termine da parte dello stesso datore di lavoro per le medesime attività
4-sexies. Il diritto di precedenza di cui ai commi 4-quater e 4-quinquies può essere esercitato a condizione
che il lavoratore manifesti in tal senso la propria volontà al datore di lavoro entro rispettivamente sei mesi e
tre mesi dalla data di cessazione del rapporto stesso e si estingue entro un anno dalla data di cessazione del
Al prestatore di lavoro con contratto a tempo determinato spettano le ferie e la gratifica natalizia o la
tredicesima mensilità, il trattamento di fine rapporto e ogni altro trattamento in atto nell'impresa per i
lavoratori con contratto a tempo indeterminato comparabili, intendendosi per tali quelli inquadrati nello
stesso livello in forza dei criteri di classificazione stabiliti dalla contrattazione collettiva, ed in proporzione al
periodo lavorativo prestato sempre che non sia obiettivamente incompatibile con la natura del contratto a
1. Il lavoratore assunto con contratto a tempo determinato dovrà ricevere una formazione sufficiente ed
adeguata alle caratteristiche delle mansioni oggetto del contratto, al fine di prevenire rischi specifici connessi
alla esecuzione del lavoro.
2. I contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi
possono prevedere modalità e strumenti diretti ad agevolare l'accesso dei lavoratori a tempo determinato ad
opportunità di formazione adeguata, per aumentarne la qualificazione, promuoverne la carriera e migliorarne
la mobilità occupazionale.
1. Ai fini di cui all'articolo 35 della legge 20 maggio 1970, n. 300, i lavoratori con contratto a tempo
determinato sono computabili ove il contratto abbia durata superiore a nove mesi.
Pag. 16Art. 9
1. I contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi
definiscono le modalità per le informazioni da rendere ai lavoratori a tempo determinato circa i posti vacanti
che si rendessero disponibili nell'impresa, in modo da garantire loro le stesse possibilità di ottenere posti
duraturi che hanno gli altri lavoratori.
2. I medesimi contratti collettivi nazionali di lavoro definiscono modalità e contenuti delle informazioni da
rendere alle rappresentanze dei lavoratori in merito al lavoro a tempo determinato nelle aziende.
1. Sono esclusi dal campo di applicazione del presente decreto legislativo in quanto già disciplinati da
specifiche normative:
c) i rapporti di apprendistato nonché le tipologie contrattuali legate a fenomeni di formazione attraverso il
lavoro che, pur caratterizzate dall'apposizione di un termine, non costituiscono rapporti di lavoro.
2. Sono esclusi dalla disciplina del presente decreto legislativo i rapporti di lavoro tra i datori di lavoro
dell'agricoltura e gli operai a tempo determinato così come definiti dall'articolo 12, comma 2, del decreto
legislativo 11 agosto 1993, n. 375.
3. Nei settori del turismo e dei pubblici esercizi è ammessa l'assunzione diretta di manodopera per
l'esecuzione di speciali servizi di durata non superiore a tre giorni, determinata dai contratti collettivi stipulati
con i sindacati locali o nazionali aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano
nazionale. Dell’avvenuta assunzione deve essere data comunicazione al Centro per l'impiego entro cinque
giorni. Tali rapporti sono esclusi dal campo di applicazione del presente decreto legislativo.
4. In deroga a quanto previsto dall'articolo 5, comma 4-bis, è consentita la stipulazione di contratti di lavoro a
tempo determinato, purché di durata non superiore a cinque anni, con i dirigenti, i quali possono comunque
recedere da essi trascorso un triennio e osservata la disposizione dell'art. 2118 del codice civile. Tali rapporti
sono esclusi dal campo di applicazione del presente decreto legislativo salvo per quanto concerne le
previsioni di cui agli articoli 6 e 8.
5. Sono esclusi i rapporti instaurati con le aziende che esercitano il commercio di esportazione, importazione
ed all'ingresso di prodotti ortofrutticoli.
6. Restano in vigore le discipline di cui all'articolo 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, all'articolo
10 della legge 8 marzo 2000, n. 53, ed all'articolo 75 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
7. La individuazione, anche in misura non uniforme, di limiti quantitativi di utilizzazione dell'istituto del
contratto a tempo determinato stipulato ai sensi dell’articolo 1, comma 1, è affidata ai contratti collettivi
nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi. Sono in ogni caso esenti da
limitazioni quantitative i contratti a tempo determinato conclusi:
a) nella fase di avvio di nuove attività per i periodi che saranno definiti dai contratti collettivi nazionali di
lavoro anche in misura non uniforme con riferimento ad aree geografiche e/o comparti merceologici;
b) per ragioni di carattere sostitutivo, o di stagionalità, ivi comprese le attività già previste nell’elenco
allegato al decreto del Presidente della Repubblica 7 ottobre 1963, n. 1525, e successive modificazioni;
Pag. 17c) per specifici spettacoli ovvero specifici programmi radiofonici o televisivi;d) con lavoratori di età superiore a 55 anni.
8. Sono esenti da limitazioni quantitative i contratti a tempo determinato non rientranti nelle tipologie di cui
al comma 7, di durata non superiore ai 7 mesi, compresa la eventuale proroga, ovvero non superiore alla
maggiore durata definita dalla contrattazione collettiva con riferimento a situazioni di difficoltà
occupazionale per specifiche aree geografiche. La esenzione di cui al precedente periodo non si applica a
singoli contratti stipulati per le durate suddette per lo svolgimento di prestazioni di lavoro che siano identiche
a quelle che hanno formato oggetto di altro contratto a termine avente le medesime caratteristiche e scaduto
da meno di 6 mesi.
9. E’ affidata ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più
rappresentativi, la individuazione di un diritto di precedenza nella assunzione presso la stessa azienda e con
la medesima qualifica, esclusivamente a favore dei lavoratori che abbiano prestato attività lavorativa con
contratto a tempo determinato per le ipotesi già previste dall’articolo 23, comma 2, della legge 28 febbraio
1987, n. 56. I lavoratori assunti in base al suddetto diritto di precedenza non concorrono a determinare la base
di computo per il calcolo della percentuale di riserva di cui all’articolo 25, comma 1, della legge 23 luglio
10. In ogni caso il diritto di precedenza si estingue entro un anno dalla data di cessazione del rapporto di
lavoro ed il lavoratore può esercitarlo a condizione che manifesti in tal senso la propria volontà al datore di
lavoro entro tre mesi dalla data di cessazione del rapporto stesso.
1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo sono abrogate la legge 18 aprile 1962, n.
230, e successive modificazioni, l'articolo 8-bis della legge 25 marzo 1983, n. 79, l'articolo 23 della legge 28
febbraio 1987, n. 56, nonché tutte le disposizioni di legge che sono comunque incompatibili e non sono
espressamente richiamate nel presente decreto legislativo.
2. In relazione agli effetti derivanti dalla abrogazione delle disposizioni di cui al comma 1, le clausole dei
contratti collettivi nazionali di lavoro stipulate ai sensi dell’articolo 23 della citata legge n. 56 del 1987 e
vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, manterranno, in via transitoria e salve
diverse intese, la loro efficacia fino alla data di scadenza dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
3. I contratti individuali definiti in attuazione della normativa previgente, continuano a dispiegare i loro
effetti fino alla scadenza.
4. Al personale artistico e tecnico delle Fondazioni di produzione musicale previste dal decreto legislativo 29
giugno 1996, n. 367, non si applicano le norme di cui agli articoli 4 e 5.
1. Nei casi di inosservanza degli obblighi derivanti dall’articolo 6, il datore di lavoro è punito con la sanzione
amministrativa da lire 50.000 (pari a 25,82 euro) a lire 300.000 (pari a 154,94 euro). Se l’inosservanza si
riferisce a più di 5 lavoratori, si applica la sanzione amministrativa da lire 300.000 (pari a 154,94 euro) a lire
2.000.000 (pari a 1.032,91 euro).Pag. 18Art. 3 (Contratti a tempo determinato: impugnazione di contratto illeggitimo)
Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e
permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di
tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoroCollegato lavoro
«Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua
comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch'essa in forma scritta, dei motivi, ove non
contestuale, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore
anche attraverso l'intervento dell'organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso.
L'impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di duecentosettanta giorni, dal
deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione
alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilità di
produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Qualora la conciliazione o l'arbitrato
richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l'accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice
deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo».
1-bis. In sede di prima applicazione, le disposizioni di cui all'articolo 6, primo comma, della legge 15 luglio
1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, relative al termine di sessanta giorni per
l'impugnazione del licenziamento, acquistano efficacia a decorrere 31 dicembre 2011.
2. Le disposizioni di cui all'articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del
presente articolo, si applicano anche a tutti i casi di invalidità del licenziamento.
3. Le disposizioni di cui all'articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del
presente articolo, si applicano inoltre:
a) ai licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di
lavoro ovvero alla legittimità del termine apposto al contratto; viene sostituito da: “ai licenziamenti che
presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro ovvero alla
nullità del termine apposto al contratto di lavoro, ai sensi degli articoli 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6
settembre 2001, n. 368. Laddove si faccia questione della nullità del termine apposto al contratto, il termine
di cui al comma 1 del predetto articolo 6, che decorre dalla cessazione del medesimo contratto, è fissato in
120 giorni, mentre il termine di cui al secondo comma del medesimo articolo 6 è fissato in 180 giorni”;
(Queste disposizioni trovano applicazione in relazione alle cessazioni di contratti a tempo determinato
verificatesi a decorrere dal 1° gennaio 2013.)
b) al recesso del committente nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche nella modalità a
progetto, di cui all'articolo 409, numero 3), del codice di procedura civile;
c) al trasferimento ai sensi dell'articolo 2103 del codice civile, con termine decorrente dalla data di ricezione
della comunicazione di trasferimento;
d) all'azione di nullità del termine apposto al contratto di lavoro, ai sensi degli articoli 1, 2 e 4 del decreto
legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e successive modificazioni, con termine decorrente dalla scadenza del
medesimo. (abrogato)
Pag. 194. Le disposizioni di cui all'articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del
presente articolo, si applicano anche:
a) ai contratti di lavoro a termine stipulati ai sensi degli articoli 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6 settembre
2001, n. 368, in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore della presente legge, con decorrenza dalla
b) ai contratti di lavoro a termine, stipulati anche in applicazione di disposizioni di legge previgenti al decreto
legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e già conclusi alla data di entrata in vigore della presente legge, con
decorrenza dalla medesima data di entrata in vigore della presente legge;presente legge, con decorrenza dalla
medesima data di entrata in vigore della presente legge;
c) alla cessione di contratto di lavoro avvenuta ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile con termine
d) in ogni altro caso in cui, compresa l'ipotesi prevista dall'articolo 27 del decreto legislativo 10 settembre
2003, n. 276, si chieda la costituzione o l'accertamento di un rapporto di lavoro in capo a un soggetto diverso
dal titolare del contratto.
5. Nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al
risarcimento del lavoratore stabilendo un'indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di
2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati
(Questa disposizione “si interpreta nel senso che l’indennità ivi prevista ristora per intero il pregiudizio
subito dal lavoratore, ivi comprese le conseguenze retributive e contributive relative al periodo compreso
fra la scadenza del termine e la pronuncia del provvedimento con il quale il giudice abbia ordinato la
ricostituzione del rapporto di lavoro”.)
6. In presenza di contratti ovvero accordi collettivi nazionali, territoriali o aziendali, stipulati con le
organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, che prevedano
l'assunzione, anche a tempo indeterminato, di lavoratori già occupati con contratto a termine nell'ambito di
specifiche graduatorie, il limite massimo dell'indennità fissata dal comma 5 è ridotto alla metà.
7. Le disposizioni di cui ai commi 5 e 6 trovano applicazione per tutti i giudizi, ivi compresi quelli pendenti
alla data di entrata in vigore della presente legge. Con riferimento a tali ultimi giudizi, ove necessario, ai soli
fini della determinazione della indennità di cui ai commi 5 e 6, il giudice fissa alle parti un termine per
l'eventuale integrazione della domanda e delle relative eccezioni ed esercita i poteri istruttori ai sensi
dell'articolo 421 del codice di procedura civile.Pag. 20Art.3 (Contratto di somministrazione)Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276Titolo III
Somministrazione di lavoroArt. 20
1. Il contratto di somministrazione di lavoro può essere concluso da ogni soggetto, di seguito denominato
utilizzatore, che si rivolga ad altro soggetto, di seguito denominato somministratore, a ciò autorizzato ai sensi
delle disposizioni di cui agli articoli 4 e 5.
2. Per tutta la durata della somministrazione i lavoratori svolgono la propria attività nell'interesse nonché
sotto la direzione e il controllo dell'utilizzatore. Nell'ipotesi in cui i lavoratori vengano assunti con contratto
di lavoro a tempo indeterminato essi rimangono a disposizione del somministratore per i periodi in cui non
svolgono la prestazione lavorativa presso un utilizzatore, salvo che esista una giusta causa o un giustificato
motivo di risoluzione del contratto di lavoro.
3. Il contratto di somministrazione di lavoro può essere concluso a termine o a tempo indeterminato. La
somministrazione di lavoro a tempo indeterminato è ammessa:
a) per servizi di consulenza e assistenza nel settore informatico, compresa la progettazione e manutenzione di
reti intranet e extranet, siti internet, sistemi informatici, sviluppo di software applicativo, caricamento dati;
c) per servizi, da e per lo stabilimento, di trasporto di persone e di trasporto e movimentazione di macchinari
e merci;
g) per la gestione di call center, nonché per l'avvio di nuove iniziative imprenditoriali nelle aree Obiettivo 1
di cui al regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, recante disposizioni generali sui
h) per costruzioni edilizie all'interno degli stabilimenti, per installazioni o smontaggio di impianti e
macchinari, per particolari attività produttive, con specifico riferimento all'edilizia e alla cantieristica navale,
le quali richiedano più fasi successive di lavorazione, l'impiego di manodopera diversa per specializzazione
da quella normalmente impiegata nell'impresa;
i) in tutti gli altri casi previsti dai contratti collettivi di lavoro nazionali o territoriali stipulati da associazioni
dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative.
Pag. 214. La somministrazione di lavoro a tempo determinato è ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico,
produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all'ordinaria attività dell'utilizzatore.
“E’ fatta salva la previsione di cui al comma 1-bis dell’articolo 1 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n.
368.”; [“1-bis. Il requisito di cui al comma 1 non è richiesto nell’ipotesi del primo rapporto a tempo determinato
di durata non superiore a sei mesi, concluso fra un datore di lavoro o utilizzatore e un lavoratore, per lo
svolgimento di qualunque tipo di mansione, sia nella forma del contratto a tempo determinato, sia nel caso di
prima missione di un lavoratore nell’ambito di un contratto di somministrazione a tempo determinato ai sensi del
comma 4 dell’articolo 20 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276”; ]La individuazione, anche in misura non uniforme, di limiti quantitativi di utilizzazione della
somministrazione a tempo determinato è affidata ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da
sindacati comparativamente più rappresentativi in conformità alla disciplina di cui all'articolo 10 del Decreto
n. 223, che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di
somministrazione ovvero presso unità produttive nelle quali sia operante una sospensione dei rapporti o una
riduzione dell'orario, con diritto al trattamento di integrazione salariale, che interessino lavoratori adibiti alle
stesse mansioni cui si riferisce il contratto di somministrazione;
c) da parte delle imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi ai sensi dell'articolo 4 del
decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modifiche.
c) i casi e le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo di cui ai commi 3 e 4
dell'articolo 20;
d) l'indicazione della presenza di eventuali rischi per l'integrità e la salute del lavoratore e delle misure di
prevenzione adottate;
h) assunzione da parte del somministratore della obbligazione del pagamento diretto al lavoratore del
trattamento economico, nonché del versamento dei contributi previdenziali;
i) assunzione dell'obbligo dell'utilizzatore di rimborsare al somministratore gli oneri retributivi e
Pag. 22previdenziali da questa effettivamente sostenuti in favore dei prestatori di lavoro;
j) assunzione dell'obbligo dell'utilizzatore di comunicare al somministratore i trattamenti retributivi
applicabili ai lavoratori comparabili;
k) assunzione da parte dell'utilizzatore, in caso di inadempimento del somministratore, dell'obbligo del
pagamento diretto al lavoratore del trattamento economico nonché del versamento dei contributi
previdenziali, fatto salvo il diritto di rivalsa verso il somministratore.
2. Nell'indicare gli elementi di cui al comma 1, le parti devono recepire le indicazioni contenute nei contratti
3. Le informazioni di cui al comma 1, nonché la data di inizio e la durata prevedibile dell'attività lavorativa
presso l'utilizzatore, devono essere comunicate per iscritto al prestatore di lavoro da parte del
somministratore all'atto della stipulazione del contratto di lavoro ovvero all'atto dell'invio presso
4. In mancanza di forma scritta, con indicazione degli elementi di cui alle lettere a), b), c), d) ed e) del
comma 1, il contratto di somministrazione è nullo e i lavoratori sono considerati a tutti gli effetti alle
dipendenze dell'utilizzatore.
1. In caso di somministrazione a tempo indeterminato i rapporti di lavoro tra somministratore e prestatori di
lavoro sono soggetti alla disciplina generale dei rapporti di lavoro di cui al codice civile e alle leggi speciali.
2. In caso di somministrazione a tempo determinato il rapporto di lavoro tra somministratore e prestatore di
lavoro è soggetto alla disciplina di cui al Decreto Legislativo 6 settembre 2001, n. 368, per quanto
compatibile, e in ogni caso con esclusione delle disposizioni di cui all'articolo 5, commi 3 e 4. Il termine
inizialmente posto al contratto di lavoro può in ogni caso essere prorogato, con il consenso del lavoratore e
per atto scritto, nei casi e per la durata prevista dal contratto collettivo applicato dal somministratore.
3. Nel caso in cui il prestatore di lavoro sia assunto con contratto stipulato a tempo indeterminato, nel
medesimo è stabilita la misura della indennità mensile di disponibilità, divisibile in quote orarie, corrisposta
dal somministratore al lavoratore per i periodi nei quali il lavoratore stesso rimane in attesa di assegnazione.
La misura di tale indennità è stabilita dal contratto collettivo applicabile al somministratore e comunque non
è inferiore alla misura prevista, ovvero aggiornata periodicamente, con decreto del Ministro del Lavoro e
delle Politiche Sociali. La predetta misura è proporzionalmente ridotta in caso di assegnazione ad attività
lavorativa a tempo parziale anche presso il somministratore. L'indennità di disponibilità è esclusa dal
computo di ogni istituto di legge o di contratto collettivo.
4. Le disposizioni di cui all'articolo 4 della Legge 23 luglio 1991, n. 223, non trovano applicazione anche nel
caso di fine dei lavori connessi alla somministrazione a tempo indeterminato. In questo caso trovano
applicazione l'articolo 3 della Legge 15 luglio 1966, n. 604, e le tutele del lavoratore di cui all'articolo 12.
5. In caso di contratto di somministrazione, il prestatore di lavoro non è computato nell'organico
dell'utilizzatore ai fini della applicazione di normative di legge o di contratto collettivo, fatta eccezione per
quelle relative alla materia dell'igiene e della sicurezza sul lavoro.
6. La disciplina in materia di assunzioni obbligatorie e la riserva di cui all'articolo 4-bis, comma 3, del
Decreto Legislativo n. 181 del 2000, non si applicano in caso di somministrazione.
Pag. 231.. I lavoratori dipendenti dal somministratore hanno diritto a un trattamento economico e normativo
complessivamente non inferiore a quello dei dipendenti di pari livello dell'utilizzatore, a parità di mansioni
svolte. Restano in ogni caso salve le clausole dei contratti collettivi nazionali di lavoro stipulate ai sensi
dell'articolo 1, comma 3, della Legge 24 giugno 1997, n. 196.
2. La disposizione di cui al comma 1 non trova applicazione con riferimento ai contratti di somministrazione
conclusi da soggetti privati autorizzati nell'ambito di specifici programmi di formazione, inserimento e
riqualificazione professionale erogati, a favore dei lavoratori svantaggiati, in concorso con Regioni, Province
ed enti locali ai sensi e nei limiti di cui all'articolo 13. (Abrogato)
3. L'utilizzatore è obbligato in solido con il somministratore a corrispondere ai lavoratori i trattamenti
retributivi e i contributi previdenziali.
4. I contratti collettivi applicati dall'utilizzatore stabiliscono modalità e criteri per la determinazione e
corresponsione delle erogazioni economiche correlate ai risultati conseguiti nella realizzazione di programmi
concordati tra le parti o collegati all'andamento economico dell'impresa. I lavoratori dipendenti dal
somministratore hanno altresì diritto a fruire di tutti i servizi sociali e assistenziali di cui godono i dipendenti
dell'utilizzatore addetti alla stessa unità produttiva, esclusi quelli il cui godimento sia condizionato alla
iscrizione ad associazioni o società cooperative o al conseguimento di una determinata anzianità di servizio.
5. Il somministratore informa i lavoratori sui rischi per la sicurezza e la salute connessi alle attività produttive
in generale li forma e addestra all'uso delle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento della attività
lavorativa per la quale essi vengono assunti in conformità alle disposizioni recate dal Decreto Legislativo 19
settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni. Il contratto di somministrazione può
prevedere che tale obbligo sia adempiuto dall'utilizzatore; in tale caso ne va fatta indicazione nel contratto
con il lavoratore. Nel caso in cui le mansioni cui è adibito il prestatore di lavoro richiedano una sorveglianza
medica speciale o comportino rischi specifici, l'utilizzatore ne informa il lavoratore conformemente a quanto
previsto dal Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni.
L'utilizzatore osserva altresì, nei confronti del medesimo prestatore, tutti gli obblighi di protezione previsti
nei confronti dei propri dipendenti ed è responsabile per la violazione degli obblighi di sicurezza individuati
dalla legge e dai contratti collettivi.
6. Nel caso in cui adibisca il lavoratore a mansioni superiori o comunque a mansioni non equivalenti a quelle
dedotte in contratto,l'utilizzatore deve darne immediata comunicazione scritta al somministratore
consegnandone copia al lavoratore medesimo. Ove non abbia adempiuto all'obbligo di informazione,
l'utilizzatore risponde in via esclusiva per le differenze retributive spettanti al lavoratore occupato in
mansioni superiori e per l'eventuale risarcimento del danno derivante dalla assegnazione a mansioni inferiori.
7. Ai fini dell'esercizio del potere disciplinare, che è riservato al somministratore, l'utilizzatore comunica al
somministratore gli elementi che formeranno oggetto della contestazione ai sensi dell'articolo 7 della Legge
20 maggio 1970, n. 300.
8. In caso di somministrazione di lavoro a tempo determinato è nulla ogni clausola diretta a limitare, anche
9. La disposizione di cui al comma 8 non trova applicazione nel caso in cui al lavoratore sia corrisposta una
adeguata indennità, secondo quanto stabilito dal contratto collettivo applicabile al somministratore.
1. Ferme restando le disposizioni specifiche per il lavoro in cooperativa, ai lavoratori delle società o imprese
di somministrazione e degli appaltatori si applicano i diritti sindacali previsti dalla Legge 20 maggio 1970, n.
300, e successive modificazioni.
Pag. 242. Il prestatore di lavoro ha diritto a esercitare presso l'utilizzatore, per tutta la durata della somministrazione,
i diritti di libertà e di attività sindacale nonché a partecipare alle assemblee del personale dipendente delle
imprese utilizzatrici.
3. Ai prestatori di lavoro che dipendono da uno stesso somministratore e che operano presso diversi
utilizzatori compete uno specifico diritto di riunione secondo la normativa vigente e con le modalità
specifiche determinate dalla contrattazione collettiva.
4. L'utilizzatore comunica alla rappresentanza sindacale unitaria, ovvero alle rappresentanze aziendali e, in
mancanza, alle associazioni territoriali di categoria aderenti alle confederazioni dei lavoratori
comparativamente più rappresentative sul piano nazionale:
a) il numero e i motivi del ricorso alla somministrazione di lavoro prima della stipula del contratto di
somministrazione; ove ricorrano motivate ragioni di urgenza e necessità di stipulare il contratto, l'utilizzatore
fornisce le predette comunicazioni entro i cinque giorni successivi;
b) ogni dodici mesi, anche per il tramite della associazione dei datori di lavoro alla quale aderisce o
conferisce mandato, il numero e i motivi dei contratti di somministrazione di lavoro conclusi, la durata degli
stessi, il numero e la qualifica dei lavoratori interessati.
1. Gli oneri contributivi, previdenziali, assicurativi ed assistenziali, previsti dalle vigenti disposizioni
legislative, sono a carico del somministratore che, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 49 della Legge 9
marzo 1989, n. 88, è inquadrato nel settore terziario. Sulla indennità di disponibilità di cui all'articolo 22,
comma 3, i contributi sono versati per il loro effettivo ammontare, anche in deroga alla vigente normativa in
materia di minimale contributivo.
2. Il somministratore non è tenuto al versamento della aliquota contributiva di cui all'articolo 25, comma 4,
della Legge 21 dicembre 1978, n. 845.
3. Gli obblighi per l'assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali previsti dal Decreto del
Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni, sono determinati in
relazione al tipo e al rischio delle lavorazioni svolte. I premi e i contributi sono determinati in relazione al
tasso medio, o medio ponderato, stabilito per la attività svolta dall'impresa utilizzatrice, nella quale sono
inquadrabili le lavorazioni svolte dai lavoratori temporanei, ovvero sono determinati in base al tasso medio, o
medio ponderato, della voce di tariffa corrispondente alla lavorazione effettivamente prestata dal lavoratore
temporaneo, ove presso l'impresa utilizzatrice la stessa non sia già assicurata.
4. Nel settore agricolo e in caso di somministrazione di lavoratori domestici trovano applicazione i criteri
erogativi, gli oneri previdenziali e assistenziali previsti dai relativi settori.
1. Nel caso di somministrazione di lavoro l'utilizzatore risponde nei confronti dei terzi dei danni a essi
arrecati dal prestatore di lavoro nell'esercizio delle sue mansioni.
1. Quando la somministrazione di lavoro avvenga al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui agli articoli 20
e 21, comma 1, lettere a), b), c), d) ed e), il lavoratore può chiedere, mediante ricorso giudiziale a norma
dell'articolo 414 del codice di procedura civile, notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la
Pag. 25prestazione, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest'ultimo, con effetto dall'inizio
2. Nelle ipotesi di cui al comma 1 tutti i pagamenti effettuati dal somministratore, a titolo retributivo o di
contribuzione previdenziale, valgono a liberare il soggetto che ne ha effettivamente utilizzato la prestazione
dal debito corrispondente fino a concorrenza della somma effettivamente pagata. Tutti gli atti compiuti dal
somministratore per la costituzione o la gestione del rapporto, per il periodo durante il quale la
somministrazione ha avuto luogo, si intendono come compiuti dal soggetto che ne ha effettivamente
utilizzato la prestazione.
3. Ai fini della valutazione delle ragioni di cui all'articolo 20, commi 3 e 4, che consentono la
somministrazione di lavoro il controllo giudiziale Ă¨ limitato esclusivamente, in conformitĂ ai principi generali
dell'ordinamento, all'accertamento della esistenza delle ragioni che la giustificano e non puĂ˛ essere esteso
fino al punto di sindacare nel merito valutazioni e scelte tecniche, organizzative o produttive che spettano
(Somministrazione fraudolenta)
1. Ferme restando le sanzioni di cui all'articolo 18, quando la somministrazione di lavoro Ă¨ posta in essere
con la specifica finalitĂ di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicato al lavoratore,
somministratore e utilizzatore sono puniti con una ammenda di 20 euro per ciascun lavoratore coinvolto e
ciascun giorno di somministrazione.Pag. 26Art. 4 (Contratto di inserimento)
Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276Articoli abrogati.Continuano a trovare applicazione per le assunzioni effettuate fino al 31 dicembre 2012.
Contratto di inserimentoArt 54
(Definizione e campo di applicazione)1. Il contratto di inserimento è un contratto di lavoro diretto a realizzare, mediante un progetto individuale di
adattamento delle competenze professionali del lavoratore a un determinato contesto lavorativo, l'inserimento ovvero il
reinserimento nel mercato del lavoro delle seguenti categorie di persone:
d) lavoratori che desiderino riprendere una attività lavorativa e che non abbiano lavorato per
e) donne di qualsiasi età residenti in una area geografica in cui il tasso di occupazione femminile determinato con
apposito decreto del Ministro dei Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro dell'Economia e delle
Finanze entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sia inferiore almeno del 20 per cento
di quello maschile o in cui il tasso di disoccupazione femminile superi del 10 per cento quello maschile;
3. Per poter assumere mediante contratti di inserimento i soggetti di cui al comma 2 devono avere mantenuto in
servizio almeno il sessanta per cento dei lavoratori il cui contratto di inserimento sia venuto a scadere nei diciotto mesi
precedenti. A tale fine non si computano i lavoratori che si siano dimessi, quelli licenziati per giusta causa e quelli che,
al termine del rapporto di lavoro, abbiano rifiutato la proposta di rimanere in servizio con rapporto di lavoro a tempo
indeterminato, i contratti risolti nel corso o al termine del periodo di prova, nonché i contratti non trasformati in
rapporti di lavoro a tempo indeterminato in misura pari a quattro contratti. Agli effetti della presente disposizione si
considerano mantenuti in servizio i soggetti per i quali il rapporto di lavoro, nel corso del suo svolgimento sia stato
trasformato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
4. La disposizione di cui al comma 3 non trova applicazione quando, nei diciotto mesi precedenti alla assunzione del
lavoratore, sia venuto a scadere un solo contratto di inserimento.
Pag. 275. Restano in ogni caso applicabili, se più favorevoli, le disposizioni di cui all'articolo 20 della Legge 23 luglio 1991, n.
223, in materia di contratto di reinserimento dei lavoratori disoccupati.
(Progetto individuale di inserimento)
1. Condizione per l'assunzione con contratto di inserimento è la definizione, con il consenso del lavoratore, di un
progetto individuale di inserimento, finalizzato a garantire l'adeguamento delle competenze professionali del lavoratore
stesso al contesto lavorativo.
2. I contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente
più rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle rappresentanze sindacali aziendali
di cui all'articolo 19 della Legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, ovvero dalle rappresentanze
sindacali unitarie determinano, anche all'interno degli enti bilaterali, le modalità di definizione dei piani individuali di
inserimento con particolare riferimento alla realizzazione del progetto, anche attraverso il ricorso ai fondi
interprofessionali per la formazione continua, in funzione dell'adeguamento delle capacità professionali del lavoratore,
nonché le modalità di definizione e sperimentazione di orientamenti, linee-guida e codici di comportamento diretti ad
agevolare il conseguimento dell'obiettivo di cui al comma 1.
3. Qualora, entro cinque mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, non sia intervenuta, ai
sensi del comma 2, la determinazione da parte del contratto collettivo nazionale di lavoro delle modalità di definizione
dei piani individuali di inserimento, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali convoca le organizzazioni sindacali
interessate dei datori di lavoro e dei lavoratori e le assiste al fine di promuovere l'accordo. In caso di mancata
stipulazione dell'accordo entro i quattro mesi successivi, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali individua in via
provvisoria e con proprio decreto, tenuto conto delle indicazioni contenute nell'eventuale accordo interconfederale di
cui all'articolo 86, comma 13, e delle prevalenti posizioni espresse da ciascuna delle due parti interessate, le modalità di
definizione dei piani individuali di inserimento di cui al comma 2.
4. La formazione eventualmente effettuata durante l'esecuzione del rapporto di lavoro dovrà essere registrata nel
5. In caso di gravi inadempienze nella realizzazione del progetto individuale di inserimento di cui sia esclusivamente
responsabile il datore di lavoro e che siano tali da impedire la realizzazione della finalità di cui all’articolo 54, comma
1, il datore di lavoro è tenuto a versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al
livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di
inserimento, maggiorata del 100 per cento. La maggiorazione così stabilita esclude l’applicazione di qualsiasi altra
sanzione prevista in caso di omessa contribuzione.
1. Il contratto di inserimento è stipulato in forma scritta e in esso deve essere specificamente indicato il progetto
individuale di inserimento di cui all'articolo 55.
1. Il contratto di inserimento ha una durata non inferiore a nove mesi e non può essere superiore ai diciotto mesi. In
caso di assunzione di lavoratori di cui all'articolo 54, comma 1, lettera f), la durata massima può essere estesa fino a
trentasei mesi.
2. Nel computo del limite massimo di durata non si tiene conto degli eventuali periodi dedicati allo svolgimento del
servizio militare o di quello civile, nonché dei periodi di astensione per maternità.
3. Il contratto di inserimento non è rinnovabile tra le stesse parti. Eventuali proroghe del contratto sono ammesse entro
il limite massimo di durata indicato al comma 1.
Pag. 28Art 58
1. Salvo diversa previsione dei contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati da associazioni dei datori e prestatori
di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e dei contratti collettivi aziendali stipulati dalle
rappresentanze sindacali aziendali di cui all'articolo 19 della Legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive
modificazioni, ovvero dalle rappresentanze sindacali unitarie, ai contratti di inserimento si applicano, per quanto
compatibili, le disposizioni di cui al Decreto Legislativo 6 settembre 2001, n. 368.
2. I contratti collettivi di cui al comma 1 possono stabilire le percentuali massime dei lavoratori assunti con contratto di
(Incentivi economici e normativi)
1. Durante il rapporto di inserimento, la categoria di inquadramento del lavoratore non può essere inferiore, per più di 2
livelli, alla categoria spettante, in applicazione del contratto colletto nazionale di lavoro, ai lavoratori addetti a
mansioni o funzioni che richiedono qualificazioni corrispondenti a quelle al conseguimento delle quali è preordinato il
progetto di inserimento oggetto del contratto. Il sotto inquadramento non trova applicazione per la categoria di
lavoratori di cui all’art. 54, comma 1, lett. e), salvo non esista diversa previsione da parte dei contratti collettivi
nazionali o territoriali sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più
2. Fatte salve specifiche previsioni di contratto collettivo, i lavoratori assunti con contratto di inserimento sono esclusi
dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l'applicazione di particolari normative e
3. In attesa della riforma del sistema degli incentivi alla occupazione, gli incentivi economici previsti dalla disciplina
vigente in materia di contratto di formazione e lavoro trovano applicazione con esclusivo riferimento ai lavoratori di
cui all'articolo 54, comma, 1, lettere b), c), d), e) ed f) nel rispetto del regolamento (CE) n. 2204/2002 della
Commissione del 5 dicembre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee il 13 dicembre 2002.Pag. 29Art. 5 (Contratto di apprendistato)DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2011, n. 167
Testo unico dell'apprendistato, a norma dell'articolo 1, comma 30,
della legge 24 dicembre 2007, n. 247. (11G0209)IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Vista la legge 24 dicembre 2007, n. 247, ed in particolare l'articolo 1, comma 30, lettera c), come sostituito
dall'articolo 46, comma 1, lettera b), della legge 4 novembre 2010, n. 183, nonche' i commi 33 e 90;
Visto l'articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, come sostituito dall'articolo 33, comma 1,
della legge 4 novembre 2010, n. 183, nonche' l'articolo 14 del citato decreto legislativo 124 del 2004;
Viste le preliminari deliberazioni del Consiglio dei Ministri, adottate nelle riunioni del 5 maggio e del 19
Acquisita l'intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e Bolzano nella seduta del 7 luglio 2011;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della
Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali;Emana
1. L'apprendistato e' un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla
1. La disciplina del contratto di apprendistato e' rimessa ad appositi accordi interconfederali ovvero ai
contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro
comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale nel rispetto dei seguenti principi:
a) forma scritta del contratto, del patto di prova e del relativo piano formativo individuale da definire, anche
sulla base di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali, entro trenta
Pag. 30giorni dalla stipulazione del contratto;
â&#x20AC;&#x153;a-bis) previsione di una durata minima del contratto, non inferiore a sei mesi, fatto salvo quanto previsto
dallâ&#x20AC;&#x2122;art. 4, comma 5, del presente decreto legislativo;â&#x20AC;?;b) divieto di retribuzione a cottimo;
c) possibilita' di inquadrare il lavoratore fino a due livelli inferiori rispetto alla categoria spettante, in
applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro, ai lavoratori addetti a mansioni o funzioni che
richiedono qualificazioni corrispondenti a quelle al conseguimento delle quali e' finalizzato il contratto
ovvero, in alternativa, di stabilire la retribuzione dell'apprendista in misura percentuale e in modo graduale
alla anzianita' di servizio;
e) possibilita' di finanziare i percorsi formativi aziendali degli apprendisti per il tramite dei fondi paritetici
interprofessionali di cui all'articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 e all'articolo 12 del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e successive modificazioni anche attraverso accordi con le Regioni;
f) possibilita' del riconoscimento, sulla base dei risultati conseguiti all'interno del percorso di formazione,
esterna e interna alla impresa, della qualifica professionale ai fini contrattuali e delle competenze acquisite ai
fini del proseguimento degli studi nonche' nei percorsi di istruzione degli adulti;
g) registrazione della formazione effettuata e della qualifica professionale a fini contrattuali eventualmente
acquisita nel libretto formativo del cittadino di cui all'articolo 2, comma 1, lettera i), del decreto legislativo
h) possibilita' di prolungare il periodo di apprendistato in caso di malattia, infortunio o altra causa di
sospensione involontaria del rapporto, superiore a trenta giorni, secondo quanto previsto dai contratti
i) possibilita' di forme e modalita' per la conferma in servizio, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica, al termine del percorso formativo, al fine di ulteriori assunzioni in apprendistato, fermo restando
quanto previsto dal comma 3 del presente articolo;
l) divieto per le parti di recedere dal contratto durante il periodo di formazione in assenza di una giusta causa
o di un giustificato motivo. In caso di licenziamento privo di giustificazione trovano applicazione le sanzioni
m) possibilita' per le parti di recedere dal contratto con preavviso decorrente dal termine del periodo di
formazione ai sensi di quanto disposto dall'articolo 2118 del codice civile. â&#x20AC;&#x153;2118 del codice civile; nel
periodo di preavviso continua a trovare applicazione la disciplina del contratto di apprendistato.â&#x20AC;?
Se nessuna delle parti esercita la facolta' di recesso al termine del periodo di formazione, il rapporto prosegue
come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
2. Per gli apprendisti l'applicazione delle norme sulla previdenza e assistenza sociale obbligatoria si estende
alle seguenti forme:
3- Il numero complessivo di apprendisti che un datore di lavoro puo' assumere con contratto di apprendistato,
Pag. 31direttamente o indirettamente per il tramite delle agenzie di somministrazione di lavoro ai sensi dell'articolo
20, comma 3, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, non puo' superare il 100 per cento delle
maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il datore di lavoro stesso. Il datore di lavoro che non
abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero
inferiore a tre, puo' assumere apprendisti in numero non superiore a tre. La disposizione di cui al presente
comma non si applica alle imprese artigiane per le quali trovano applicazione le disposizioni di cui
all'articolo 4 della legge 8 agosto 1985, n. 443.
Così sostituita (con applicazione del nuovo comma “esclusivamente con riferimento alle assunzioni
decorrenti dal 1 gennaio 2013”. Le imprese artigiane sono escluse dal campo di applicazione):
“3. Il numero complessivo di apprendisti che un datore di lavoro può assumere, direttamente o
indirettamente per il tramite delle agenzie di somministrazione di lavoro ai sensi dell'articolo 20, commi 3 e
4, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, non può superare il rapporto di 3 a 2 rispetto alle
maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il medesimo datore di lavoro. Il datore di lavoro che
non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero
inferiori a tre, può assumere apprendisti in numero non superiore a tre. Le disposizioni di cui al presente
all’articolo 4 della legge 8 agosto 1985, n. 443.Viene poi aggiunto:
“3-bis. L’assunzione di nuovi apprendisti è subordinata alla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine
del periodo di apprendistato, nei trentasei mesi precedenti la nuova assunzione, di almeno il cinquanta per
cento degli apprendisti dipendenti dallo stesso datore di lavoro. Dal computo della predetta percentuale
sono esclusi i rapporti cessati per recesso durante il periodo di prova, per dimissioni o per licenziamento
per giusta causa. Gli apprendisti assunti in violazione dei limiti di cui al presente comma sono considerati
lavoratori subordinati a tempo indeterminato, al di fuori delle previsioni del presente decreto, sin dalla
data di costituzione del rapporto.”
(Per un periodo di trentasei mesi decorrente dalla data di entrata in vigore del DDL governativo sul
mercato del lavoro, la percentuale di cui al primo periodo del comma 3-bis è fissata nella misura del trenta
per cento.)Art. 3
1. Possono essere assunti con contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, in tutti
i settori di attivita', anche per l'assolvimento dell'obbligo di istruzione, i soggetti che abbiano compiuto
quindici anni e fino al compimento del venticinquesimo anno di eta'. La durata del contratto e' determinata in
considerazione della qualifica o del diploma da conseguire e non puo' in ogni caso essere superiore, per la sua
componente formativa, a tre anni ovvero quattro nel caso di diploma quadriennale regionale.
2. La regolamentazione dei profili formativi dell'apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale
e' rimessa alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, previo accordo in Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano, e sentite le
associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente piu' rappresentative sul piano
a) definizione della qualifica o diploma professionale ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;b) previsione di un monte ore di formazione, esterna od interna alla azienda, congruo al conseguimento della
qualifica o del diploma professionale in funzione di quanto stabilito al comma 1 e secondo standard minimi
formativi definiti ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;
Pag. 32c) rinvio ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale da associazioni
dei datori e prestatori di lavoro comparativamente piu' rappresentative per la determinazione, anche
all'interno degli enti bilaterali, delle modalita' di erogazione della formazione aziendale nel rispetto degli
1. Possono essere assunti in tutti i settori di attivita', pubblici o privati, con contratto di apprendistato
professionalizzante o di mestiere per il conseguimento di una qualifica professionale a fini contrattuali i
soggetti di eta' compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni. Per i soggetti in possesso di una qualifica
professionale, conseguita ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, il contratto di apprendistato
professionalizzante o di mestiere puo' essere stipulato a partire dal diciassettesimo anno di eta'.
2. Gli accordi interconfederali e i contratti collettivi stabiliscono, in ragione dell'eta' dell'apprendista e del
tipo di qualificazione contrattuale da conseguire, la durata e le modalita' di erogazione della formazione per
l'acquisizione delle competenze tecnico-professionali e specialistiche in funzione dei profili professionali
stabiliti nei sistemi di classificazione e inquadramento del personale, nonche' la durata, anche minima, del
contratto che, per la sua componente formativa, non puo' comunque essere superiore a tre anni ovvero cinque
per le figure professionali dell'artigianato individuate dalla contrattazione collettiva di riferimento.
3. La formazione di tipo professionalizzante e di mestiere, svolta sotto la responsabilita' della azienda, e'
integrata, nei limiti delle risorse annualmente disponibili, dalla offerta formativa pubblica, interna o esterna
alla azienda, finalizzata alla acquisizione di competenze di base e trasversali per un monte complessivo non
superiore a centoventi ore per la durata del triennio e disciplinata dalle Regioni sentite le parti sociali e tenuto
conto dell'eta', del titolo di studio e delle competenze dell'apprendista.
4. Le Regioni e le associazioni di categoria dei datori di lavoro possono definire, anche nell'ambito della
bilateralita', le modalita' per il riconoscimento della qualifica di maestro artigiano o di mestiere.
5. Per i datori di lavoro che svolgono la propria attivita' in cicli stagionali i contratti collettivi di lavoro
stipulati a livello nazionale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente piu'
rappresentative sul piano nazionale possono prevedere specifiche modalita' di svolgimento del contratto di
1. Possono essere assunti in tutti i settori di attivita', pubblici o privati, con contratto di apprendistato per
attivita' di ricerca, per il conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore, di titoli di studio
universitari e della alta formazione, compresi i dottorati di ricerca, per la specializzazione tecnica superiore di
cui all'articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144, con particolare riferimento ai diplomi relativi ai
percorsi di specializzazione tecnologica degli istituti tecnici superiori di cui all'articolo 7 del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2008, nonche' per il praticantato per l'accesso alle
professioni ordinistiche o per esperienze professionali i soggetti di eta' compresa tra i diciotto anni e i
ventinove anni. Per soggetti in possesso di una qualifica professionale conseguita ai sensi del decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, il contratto di apprendistato di alta formazione puo' essere stipulato a
partire dal diciassettesimo anno di eta'.
2. La regolamentazione e la durata del periodo di apprendistato per attivita' di ricerca, per l'acquisizione di un
diploma o per percorsi di alta formazione e' rimessa alle Regioni, per i soli profili che attengono alla
formazione, in accordo con le associazioni territoriali dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro
comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale, le universita', gli istituti tecnici e professionali e
altre istituzioni formative o di ricerca comprese quelle in possesso di riconoscimento istituzionale di
Pag. 33rilevanza nazionale o regionale e aventi come oggetto la promozione delle attivita' imprenditoriali, del lavoro,
3. In assenza di regolamentazioni regionali l'attivazione dell'apprendistato di alta formazione o ricerca e'
rimessa ad apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di lavoro o dalle loro associazioni con le
Universita', gli istituti tecnici e professionali e le istituzioni formative o di ricerca di cui al comma che
precede, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
1. Entro dodici mesi dalla entrata in vigore del presente decreto, il Ministero del lavoro e delle politiche
sociali, di concerto con il Ministero dell'istruzione, della universita' e della ricerca, e previa intesa con le
Regioni e le province autonome definisce, nel rispetto delle competenze delle Regioni e province autonome e
di quanto stabilito nell'intesa tra Governo, Regioni e parti sociali del 17 febbraio 2010, gli standard formativi
per la verifica dei percorsi formativi in apprendistato per la qualifica e il diploma professionale e in
apprendistato di alta formazione.
2. Ai fini della verifica dei percorsi formativi in apprendistato professionalizzante e in apprendistato di
ricerca gli standard professionali di riferimento sono quelli definiti nei contratti collettivi nazionali di
categoria o, in mancanza, attraverso intese specifiche da sottoscrivere a livello nazionale o interconfederale
anche in corso della vigenza contrattuale. La registrazione nel libretto formativo del cittadino della
formazione effettuata e della qualifica professionale a fini contrattuali eventualmente acquisita e' di
competenza del datore di lavoro.
3. Allo scopo di armonizzare le diverse qualifiche professionali acquisite secondo le diverse tipologie di
apprendistato e consentire una correlazione tra standard formativi e standard professionali e' istituito, senza
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali
il repertorio delle professioni predisposto sulla base dei sistemi di classificazione del personale previsti nei
contratti collettivi di lavoro e in coerenza con quanto previsto nelle premesse dalla intesa tra Governo,
Regioni e parti sociali del 17 febbraio 2010, da un apposito organismo tecnico di cui fanno parte il Ministero
dell'istruzione, della universita' e della ricerca, le associazioni dei datori e prestatori di lavoro
comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale e i rappresentanti della Conferenza Stato-regioni.
4. Le competenze acquisite dall'apprendista potranno essere certificate secondo le modalita' definite dalle
Regioni e Provincie Autonome di Trento e Bolzano sulla base del repertorio delle professioni di cui al
comma 3 e registrate sul libretto formativo del cittadino sulla base del repertorio delle professioni di cui al
comma 3 e nel rispetto delle intese raggiunte tra Governo, Regioni e parti sociali nell'accordo del 17 febbraio
2010. Nelle more della definizione del repertorio delle professioni di cui al comma 3, si fa riferimento ai
sistemi di standard regionali esistenti.
1. In caso di inadempimento nella erogazione della formazione di cui sia esclusivamente responsabile il
datore di lavoro e che sia tale da impedire la realizzazione delle finalita' di cui agli articoli 3, 4 e 5, il datore
di lavoro e' tenuto a versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al
livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del
periodo di apprendistato, maggiorata del 100 per cento, con esclusione di qualsiasi altra sanzione per omessa
contribuzione. Qualora a seguito di attivita' di vigilanza sul contratto di apprendistato in corso di esecuzione
emerga un inadempimento nella erogazione della formazione prevista nel piano formativo individuale, il
personale ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali adottera' un provvedimento di
disposizione, ai sensi dell'articolo 14 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, assegnando un congruo
termine al datore di lavoro per adempiere.
Pag. 342. Per ogni violazione delle disposizioni contrattuali collettive attuative dei principi di cui all'articolo 2,
comma 1, lettere a), b), c) e d), il datore di lavoro e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100
a 600 euro. In caso di recidiva la sanzione amministrativa pecuniaria varia da 300 a 1500 euro. Alla
contestazione delle sanzioni amministrative di cui al presente comma provvedono gli organi di vigilanza che
effettuano accertamenti in materia di lavoro e previdenza nei modi e nelle forme di cui all'articolo 13 del
decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, come sostituito dall'articolo 33 della legge 4 novembre 2010, n.
183. Autorita' competente a ricevere il rapporto ai sensi dell'articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689
e' la Direzione del lavoro territorialmente competente. 3. Fatte salve specifiche previsioni di legge o di
contratto collettivo, i lavoratori assunti con contratto di apprendistato sono esclusi dal computo dei limiti
numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l'applicazione di particolari normative e istituti.
4. Ai fini della loro qualificazione o riqualificazione professionale e' possibile assumere in apprendistato i
lavoratori in mobilita'. Per essi trovano applicazione, in deroga alle previsioni di cui all'articolo 2, comma 1,
lettera i), le disposizioni in materia di licenziamenti individuali di cui alla legge 15 luglio 1966, n. 604,
nonche' il regime contributivo agevolato di cui all'articolo 25, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223 e
5. Ai fini del presente decreto legislativo per enti bilaterali si intendono esclusivamente quelli definiti
all'articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
6. Ferma restando la disciplina di regolazione dei contratti di apprendistato gia' in essere, con l'entrata in
vigore del presente decreto sono abrogati la legge 19 gennaio 1955, n. 25, gli articoli 21 e 22 della legge 28
febbraio 1987, n. 56, l'articolo 16 della legge 24 giugno 1997, n. 196 e gli articoli da 47 a 53 del decreto
7. Per le Regioni e i settori ove la disciplina di cui al presente decreto non sia immediatamente operativa,
trovano applicazione, in via transitoria e non oltre sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
le regolazioni vigenti. In assenza della offerta formativa pubblica di cui all'articolo 4, comma 3, trovano
8. La disciplina del reclutamento e dell'accesso, nonche' l'applicazione del contratto di apprendistato per i
settori di attivita' pubblici, di cui agli articoli 4 e 5 del presente decreto, e' definita con decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite
le parti sociali e la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo n. 281 del 1997, entro
dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
9. In attesa della riforma degli incentivi alla occupazione, restano fermi gli attuali sistemi di incentivazione
economica dell'apprendistato. I benefici contributivi in materia di previdenza e assistenza sociale sono
mantenuti per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di formazione, con
esclusione dei lavoratori assunti ai sensi del comma 4 del presente articolo.
10. I datori di lavoro che hanno sedi in piu' Regioni possono fare riferimento al percorso formativo della
Regione dove e' ubicata la sede legale e possono altresi' accentrare le comunicazioni di cui all'articolo 1,
commi 1180 e seguenti, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 nel servizio informatico dove e' ubicata la sede
11. Restano in ogni caso ferme le competenze delle Regioni a Statuto speciale e delle Province Autonome di
Trento e di Bolzano ai sensi dello statuto speciale e delle relative norme di attuazione.
della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.Pag. 35Art. 5 (contratto a tempo parziale)
"Attuazione della direttiva 97/81/CE relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale
concluso dall’UNICE, dal CEEP e dalla CES".
a) per "tempo pieno" l'orario normale di lavoro di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 8 aprile
2003, n. 66, o l'eventuale minor orario normale fissato dai contratti collettivi applicati;
b) per "tempo parziale" l’orario di lavoro, fissato dal contratto individuale, cui sia tenuto un lavoratore, che
risulti comunque inferiore a quello indicato nella lettera a);
c) per "rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale" quello in cui la riduzione di orario rispetto al
tempo pieno è prevista in relazione all’orario normale giornaliero di lavoro;
d) per "rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale" quello in relazione al quale risulti previsto che
l’attività lavorativa sia svolta a tempo pieno, ma limitatamente a periodi predeterminati nel corso della
settimana, del mese o dell’anno;
d-bis) per "rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo misto" quello che si svolge secondo una combinazione
delle due modalità indicate nelle lettere c) e d).";
e) per "lavoro supplementare" quello corrispondente alle prestazioni lavorative svolte oltre l’orario di lavoro
concordato fra le parti ai sensi dell’articolo 2, comma 2, ed entro il limite del tempo pieno.
3. I contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro
comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle
modificazioni, ovvero dalle rappresentanze sindacali unitarie possono determinare condizioni e modalità
della prestazione lavorativa del rapporto di lavoro di cui al comma 2. I contratti collettivi nazionali possono,
altresì, prevedere per specifiche figure o livelli professionali modalità particolari di attuazione delle discipline
rimesse alla contrattazione collettiva ai sensi del presente decreto.
4. Le assunzioni a termine, di cui al decreto legislativo 9 ottobre 2001, 368, e successive modificazioni, di cui
all'articolo 8 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 26 marzo 2001 n.
151, possono essere effettuate anche con rapporto a tempo parziale, ai sensi dei commi 2 e 3.
Art. 2 - Forma e contenuti del contratto di lavoro a tempo parziale
1. Il contratto di lavoro a tempo parziale è stipulato in forma scritta ai fini e per gli effetti di cui all’articolo 8,
comma 1. Fatte salve eventuali più favorevoli previsioni dei contratti collettivi di cui all’articolo 1, comma 3,
il datore di lavoro è altresì tenuto ad informare le rappresentanze sindacali aziendali, ove esistenti, con
cadenza annuale, sull’andamento delle assunzioni a tempo parziale, la relativa tipologia ed il ricorso al lavoro
2. Nel contratto di lavoro a tempo parziale è contenuta puntuale indicazione della durata della prestazione
lavorativa e della collocazione temporale dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e
all’anno. Clausole difformi sono ammissibili solo nei termini di cui all’articolo 3, comma 7.
Pag. 36Art.3 - Modalità del rapporto di lavoro a tempo parziale.
1. Nelle ipotesi di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale, anche a tempo determinato ai sensi dell'articolo
1 del decreto legislativo 9 ottobre 2001, 368, il datore di lavoro ha facoltà di richiedere lo svolgimento di
prestazioni supplementari rispetto a quelle concordate con il lavoratore ai sensi dell'articolo 2, comma 2, nel
rispetto di quanto previsto dai commi 2, 3 e 4.
2. I contratti collettivi stipulati dai soggetti indicati nell'articolo 1, comma 3, stabiliscono il numero massimo
delle ore di lavoro supplementare effettuabili e le relative causali in relazione alle quali si consente di
richiedere ad un lavoratore a tempo parziale lo svolgimento di lavoro supplementare, nonché le conseguenze
del superamento delle ore di lavoro supplementare consentite dai contratti collettivi stessi.
3. L'effettuazione di prestazioni di lavoro supplementare richiede il consenso del lavoratore interessato ove
non prevista e regolamentata dal contratto collettivo. Il rifiuto da parte del lavoratore non può integrare in
nessun caso gli estremi del giustificato motivo di licenziamento.
4. I contratti collettivi di cui al comma 2 possono prevedere una percentuale di maggiorazione sull’importo
della retribuzione oraria globale di fatto, dovuta in relazione al lavoro supplementare. In alternativa a quanto
previsto in proposito dall’articolo 4, comma 2, lettera a), i contratti collettivi di cui al comma 2 possono
anche stabilire che l’incidenza della retribuzione delle ore supplementari sugli istituti retributivi indiretti e
differiti sia determinata convenzionalmente mediante l’applicazione di una maggiorazione forfettaria sulla
retribuzione dovuta per la singola ora di lavoro supplementare.
5. Nel rapporto di lavoro a tempo parziale verticale o misto, anche a tempo determinato, è consentito lo
svolgimento di prestazioni lavorative straordinarie. A tali prestazioni si applica la disciplina legale e
contrattuale vigente ed eventuali successive modifiche ed integrazioni in materia di lavoro straordinario nei
6. (abrogato da Dlgs 276/2003)
7. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 2, comma 2, i contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni
sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale possono stabilire, nel rispetto di quanto
previsto dai commi 8 e 9 clausole flessibili relative alla variazione della collocazione temporale della
prestazione stessa. Nei rapporti di lavoro a tempo parziale di tipo verticale o misto possono essere stabilite
anche clausole elastiche relative alla variazione in aumento della durata della prestazione lavorativa. I
predetti contratti collettivi stabiliscono:
1) condizioni e modalità in relazione alle quali il datore di lavoro può modificare la collocazione temporale
della prestazione lavorativa;
2) condizioni e modalità in relazioni alle quali il datore di lavoro può variare in aumento la durata della
“4) condizioni e modalità che consentono al lavoratore di richiedere la eliminazione ovvero la modifica
delle clausole flessibili e delle clausole elastiche stabilite ai sensi del presente comma.”.8. L'esercizio, ove previsto dai contratti collettivi di cui al comma 7 e nei termini, condizioni e modalità ivi
stabiliti, da parte del datore di lavoro del potere di variare in aumento la durata della prestazione lavorativa,
nonché di modificare la collocazione temporale della stessa, comporta in favore del prestatore di lavoro un
Pag. 37preavviso, fatte salve le intese fra le parti, di almeno cinque giorni lavorativi, nonché il diritto a specifiche
compensazioni, nella misura ovvero nelle forme fissate dai contratti collettivi di cui all'articolo 1, comma 3.
9. La disponibilità allo svolgimento del rapporto di lavoro a tempo parziale ai sensi del comma 7 richiede il
consenso del lavoratore formalizzato attraverso uno specifico patto scritto, anche contestuale al contratto di
lavoro, reso, su richiesta del lavoratore, con l’assistenza di un componente della rappresentanza sindacale
aziendale indicato dal lavoratore medesimo. L'eventuale rifiuto dello stesso non integra gli estremi del
giustificato motivo di licenziamento.
“Ferme restando le ulteriori condizioni individuate dai contratti collettivi ai sensi del comma 7, al
lavoratore che si trovi nelle condizioni di cui all’articolo 12-bis ovvero in quelle di cui all’articolo 10, primo
comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, è riconosciuta la facoltà di revocare il predetto consenso.”.10. L'inserzione nel contratto di lavoro a tempo parziale di clausole flessibili o elastiche ai sensi del comma 7
è possibile anche nelle ipotesi di contratto di lavoro a termine.
11. (abrogato da Dlgs 276/2003)
12. (abrogato da Dlgs 276/2003)
13.(abrogato da Dlgs 276/2003)
14. I centri per l’impiego e i soggetti autorizzati all’attività di mediazione fra domanda ed offerta di lavoro, di
cui rispettivamente agli articoli 4 e 10 del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, sono tenuti a dare, ai
lavoratori interessati ad offerte di lavoro a tempo parziale, puntuale informazione della disciplina prevista dai
commi 3, 7, 8, 9, 10, 11, 12 e 13 preventivamente alla stipulazione del contratto di lavoro. Per i soggetti di
cui all’articolo 10 del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, la mancata fornitura di detta
informazione costituisce comportamento valutabile ai fini dell’applicazione della norma di cui al comma 12,
lettera b), del medesimo articolo 10.
15. (abrogato da Dlgs 276/2003)
Art. 4 - Principio di non discriminazione
1. Fermi restando i divieti di discriminazione diretta ed indiretta previsti dalla legislazione vigente, il
lavoratore a tempo parziale non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore a tempo
pieno comparabile, intendendosi per tale quello inquadrato nello stesso livello in forza dei criteri di
classificazione stabiliti dai contratti collettivi di cui all’articolo 1, comma 3, per il solo motivo di lavorare a
a) il lavoratore a tempo parziale benefici dei medesimi diritti di un lavoratore a tempo pieno comparabile in
particolare per quanto riguarda l’importo della retribuzione oraria; la durata del periodo di prova e delle ferie
annuali; la durata del periodo di astensione obbligatoria e facoltativa per maternità; la durata del periodo di
conservazione del posto di lavoro a fronte di malattia; infortuni sul lavoro, malattie professionali;
l’applicazione delle norme di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro; l’accesso ad
iniziative di formazione professionale organizzate dal datore di lavoro; l’accesso ai servizi sociali aziendali; i
criteri di calcolo delle competenze indirette e differite previsti dai contratti collettivi di lavoro; i diritti
sindacali, ivi compresi quelli di cui al titolo III della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive
modificazioni. I contratti collettivi di cui all’articolo 1, comma 3, possono provvedere a modulare la durata
del periodo di prova e quella del periodo di conservazione del posto di lavoro in caso di malattia qualora
l’assunzione avvenga con contratto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale;
b) il trattamento del lavoratore a tempo parziale sia riproporzionato in ragione della ridotta entità della
Pag. 38prestazione lavorativa in particolare per quanto riguarda l’importo della retribuzione globale e delle singole
componenti di essa; l’importo della retribuzione feriale; l’importo dei trattamenti economici per malattia,
infortunio sul lavoro, malattia professionale e maternità. Resta ferma la facoltà per il contratto individuale di
lavoro e per i contratti collettivi, di cui all’articolo 1, comma 3, di prevedere che la corresponsione ai
lavoratori a tempo parziale di emolumenti retributivi, in particolare a carattere variabile, sia effettuata in
misura più che proporzionale.
Art. 5 - Tutela ed incentivazione del lavoro a tempo parziale
1. Il rifiuto di un lavoratore di trasformare il proprio rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo
parziale, o il proprio rapporto di lavoro a tempo parziale in rapporto a tempo pieno, non costituisce
giustificato motivo di licenziamento. Su accordo delle parti risultante da atto scritto, convalidato dalla
direzione provinciale del lavoro competente per territorio, è ammessa la trasformazione del rapporto di
lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale. Al rapporto di lavoro a tempo parziale risultante dalla
trasformazione si applica la disciplina di cui al presente decreto legislativo.
2. Il contratto individuale può prevedere, in caso di assunzione di personale a tempo pieno, un diritto di
precedenza in favore dei lavoratori assunti a tempo parziale in attività presso unità produttive site nello stesso
ambito comunale, adibiti alle stesse mansioni od a mansioni equivalenti rispetto a quelle con riguardo alle
quali è prevista l'assunzione.
3. In caso di assunzione di personale a tempo parziale il datore di lavoro è tenuto a darne tempestiva
informazione al personale già dipendente con rapporto a tempo pieno occupato in unità produttive site nello
stesso ambito comunale, anche mediante comunicazione scritta in luogo accessibile a tutti nei locali
dell'impresa, ed a prendere in considerazione le eventuali domande di trasformazione a tempo parziale del
rapporto dei dipendenti a tempo pieno. I contratti collettivi di cui all'articolo 1, comma 3, possono provvedere
ad individuare criteri applicativi con riguardo a tale disposizione.
4. Gli incentivi economici all'utilizzo del lavoro a tempo parziale, anche a tempo determinato, saranno
definiti, compatibilmente con la disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato, nell'ambito della riforma
del sistema degli incentivi all'occupazione.
Art. 6 - Criteri di computo dei lavoratori a tempo parziale
1. In tutte le ipotesi in cui, per disposizione di legge o di contratto collettivo, si renda necessario
l’accertamento della consistenza dell’organico, i lavoratori a tempo parziale sono computati nel complesso
del numero dei lavoratori dipendenti in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno così come
definito ai sensi dell’articolo 1; ai fini di cui sopra l’arrotondamento opera per le frazioni di orario eccedenti
la somma degli orari individuati a tempo parziale corrispondente a unità intere di orario a tempo pieno.
2. (abrogato da Dlgs 276/2003)
Art. 7 - Applicabilità nel settore agricolo (abrogato da Dlgs 276/2003)
1. Nel contratto di lavoro a tempo parziale la forma scritta è richiesta a fini di prova. Qualora la scrittura
risulti mancante, è ammessa la prova per testimoni nei limiti di cui all’articolo 2725 del codice civile. In
difetto di prova in ordine alla stipulazione a tempo parziale del contratto di lavoro, su richiesta del lavoratore
potrà essere dichiarata la sussistenza fra le parti di un rapporto di lavoro a tempo pieno a partire dalla data in
cui la mancanza della scrittura sia giudizialmente accertata. Resta fermo il diritto alle retribuzioni dovute per
le prestazioni effettivamente rese antecedentemente alla data suddetta.
2. L'eventuale mancanza o indeterminatezza nel contratto scritto delle indicazioni di cui all'articolo 2, comma
2, non comporta la nullità del contratto di lavoro a tempo parziale. Qualora l'omissione riguardi la durata
della prestazione lavorativa, su richiesta del lavoratore può essere dichiarata la sussistenza fra le parti di un
rapporto di lavoro a tempo pieno a partire dalla data del relativo accertamento giudiziale. Qualora invece
Pag. 39l'omissione riguardi la sola collocazione temporale dell'orario, il giudice provvede a determinare le modalità
temporali di svolgimento della prestazione lavorativa a tempo parziale con riferimento alle previsioni dei
contratti collettivi di cui all'articolo 3, comma 7, o, in mancanza, con valutazione equitativa, tenendo conto in
particolare delle responsabilità familiari del lavoratore interessato, della sua necessità di integrazione del
reddito derivante dal rapporto a tempo parziale mediante lo svolgimento di altra attività lavorativa, nonché
delle esigenze del datore di lavoro. Per il periodo antecedente la data della pronuncia della sentenza, il
lavoratore ha in entrambi i casi diritto, in aggiunta alla retribuzione dovuta, alla corresponsione di un
ulteriore emolumento a titolo di risarcimento del danno, da liquidarsi con valutazione equitativa. Nel corso
del successivo svolgimento del rapporto, è fatta salva la possibilità di concordare per iscritto clausola
elastiche o flessibili ai sensi dell'articolo 3, comma 3. In luogo del ricorso all'autorità giudiziaria, le
controversie di cui al presente comma ed al comma 1 possono essere risolte mediante le procedure di
conciliazione ed eventualmente di arbitrato previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro di cui
3. In caso di violazione da parte del datore di lavoro del diritto di precedenza di cui all’articolo 5, comma 2, il
lavoratore ha diritto al risarcimento del danno in misura corrispondente alla differenza fra l’importo della
retribuzione percepita e quella che gli sarebbe stata corrisposta a seguito del passaggio al tempo pieno nei sei
mesi successivi a detto passaggio.
4. La mancata comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro, di cui all’articolo 2, comma 1, secondo
periodo, comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa di lire trentamila per ciascun lavoratore
interessato ed ogni giorno di ritardo. I corrispondenti importi sono versati a favore della gestione contro la
disoccupazione dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).
Art. 9 - Disciplina previdenziale
1. La retribuzione minima oraria, da assumere quale base per il calcolo dei contributi previdenziali dovuti per
i lavoratori a tempo parziale, si determina rapportando alle giornate di lavoro settimanale ad orario normale il
minimale giornaliero di cui all’articolo 7 del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con
modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, e dividendo l’importo così ottenuto per il numero delle
ore di orario normale settimanale previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a
2. Gli assegni per il nucleo familiare spettano ai lavoratori a tempo parziale per l’intera misura settimanale in
presenza di una prestazione lavorativa settimanale di durata non inferiore al minimo di ventiquattro ore. A tal
fine sono cumulate le ore prestate in diversi rapporti di lavoro. In caso contrario spettano tanti assegni
giornalieri quante sono le giornate di lavoro effettivamente prestate, qualunque sia il numero delle ore
lavorate nella giornata. Qualora non si possa individuare l’attività principale per gli effetti dell’articolo 20 del
testo unico delle norme sugli assegni familiari, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30
maggio 1955, n. 797, e successive modificazioni, gli assegni per il nucleo familiare sono corrisposti
direttamente dall’INPS. Il comma 2 dell’articolo 26 del citato testo unico è sostituito dal seguente: "Il
contributo non è dovuto per i lavoratori cui non spettano gli assegni a norma dell’articolo 2.".
3. La retribuzione da valere ai fini dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali
dei lavoratori a tempo parziale è uguale alla retribuzione tabellare prevista dalla contrattazione collettiva per
il corrispondente rapporto di lavoro a tempo pieno. La retribuzione tabellare è determinata su base oraria in
relazione alla durata normale annua della prestazione di lavoro espressa in ore. La retribuzione minima oraria
da assumere quale base di calcolo dei premi per l’assicurazione di cui al presente comma è stabilita con le
modalità di cui al comma 1.
4. Nel caso di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale e
viceversa, ai fini della determinazione dell’ammontare del trattamento di pensione si computa per intero
l’anzianità relativa ai periodi di lavoro a tempo pieno e proporzionalmente all’orario effettivamente svolto
l’anzianità inerente ai periodi di lavoro a tempo parziale.
Art. 10 - Disciplina del part-time nei rapporti di lavoro alle dipendenze
Pag. 401. Ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, le disposizioni del
presente decreto si applicano, ove non diversamente disposto, anche ai rapporti di lavoro alle dipendenze
delle amministrazioni pubbliche, con esclusione di quelle contenute negli articoli 2, comma 1, 5, commi 2 e
4, e 8, e comunque fermo restando quanto previsto da disposizioni speciali in materia ed, in particolare,
dall’articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, dall’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449,
dall’articolo 22 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e dall’articolo 20 della legge 23 dicembre 1999, n. 488.
a) l’articolo 5 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
dicembre 1984, n. 863;
b) la lettera a) del comma 1 dell’articolo 7 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, limitatamente alle parole: "alla data di entrata in vigore del
presente decreto ovvero sulla base di accordi collettivi di gestione di eccedenze di personale che contemplino
la trasformazione di contratti di lavoro da tempo pieno a tempo parziale", nonché l’articolo 13, comma 7,
Art. 12 - Verifica
1. Entro il 31 dicembre 2000 il Ministro del lavoro e della previdenza sociale procede ad una verifica, con le
organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano
nazionale, degli effetti delle disposizioni dettate dal presente decreto legislativo, con particolare riguardo alle
previsioni dell’articolo 3, comma 2, in materia di lavoro supplementare e all’esigenza di controllare le
ricadute occupazionali delle misure di incentivazione introdotte, anche ai fini dell’eventuale esercizio del
potere legislativo delegato di cui all’articolo 1, comma 4, della legge 5 febbraio 1999, n. 25.
1. I lavoratori del settore pubblico e del settore privato affetti da patologie oncologiche, per i quali residui una
ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, accertata da una
commissione medica istituita presso l'azienda unità sanitaria locale territorialmente competente, hanno diritto
alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale verticale od orizzontale.
Il rapporto di lavoro a tempo parziale deve essere trasformato nuovamente in rapporto di lavoro a tempo
pieno a richiesta del lavoratore. Restano in ogni caso salve disposizioni più favorevoli per il prestatore di
2. In caso di patologie oncologiche riguardanti il coniuge, i figli o i genitori del lavoratore o della lavoratrice,
nonché nel caso in cui il lavoratore o la lavoratrice assista una persona convivente con totale e permanente
inabilità lavorativa, che assuma connotazione di gravità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5
febbraio 1992, n. 104, alla quale è stata riconosciuta una percentuale di invalidità pari al 100 per cento, con
necessità di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, ai sensi di
quanto previsto dalla tabella di cui al decreto del Ministro della sanità 5 febbraio 1992, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 1992, è riconosciuta la priorità della
trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale. (L247/2007) 3. In caso di richiesta
del lavoratore o della lavoratrice, con figlio convivente di età non superiore agli anni tredici o con figlio
convivente portatore di handicap ai sensi dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, è riconosciuta la
priorità alla trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.
Art. 12ter - Diritto di precedenza
1. Il lavoratore che abbia trasformato il rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo
parziale ha diritto di precedenza nelle assunzioni con contratto a tempo pieno per l'espletamento delle stesse
mansioni o di quelle equivalenti a quelle oggetto del rapporto di lavoro a tempo parziale.Pag. 41Art. 7 (Lavoro intermittente)
(I contratti di lavoro intermittente già sottoscritti alla data di entrata in vigore del DDL governativo, che non
siano compatibili con le disposizioni recate dal medesimo, cessano di produrre effetti decorsi dodici mesi dalla
data di entrata in vigore del DDL.)Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276
1. Il contratto di lavoro intermittente è il contratto mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un
datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa nei limiti di cui all'articolo 34.
1. Il contratto di lavoro intermittente può essere concluso per lo svolgimento di prestazioni di carattere
discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei
datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale ovvero
per periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese o dell'anno ai sensi dell’articolo 37.
Il seguente comma 2 viene abrogato.
2. Il contratto di lavoro intermittente può, in ogni caso, essere concluso con riferimento a prestazioni rese da
soggetti con meno di 25 anni di età ovvero da lavoratori con più di 45 anni di età, anche pensionati.
entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24 27 della Legge 23 luglio
1991, n. 223, che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di
lavoro intermittente ovvero presso unità produttive nelle quali sia operante una sospensione dei rapporti o
una riduzione dell'orario con diritto al trattamento di integrazione salariale, che interessino lavoratori adibiti
alle mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente;
a) indicazione della durata e delle ipotesi, oggettive o soggettive, previste dall'articolo 34 che consentono la
Pag. 42stipulazione del contratto;
b) luogo e la modalità della disponibilità, eventualmente garantita dal lavoratore, e del relativo preavviso di
chiamata del lavoratore che in ogni caso non può essere inferiore a un giorno lavorativo;
c) il trattamento economico e normativo spettante al lavoratore per la prestazione eseguita e la relativa
indennità di disponibilità, ove prevista, nei limiti di cui al successivo articolo 36;
d) indicazione delle forme e modalità, con cui il datore di lavoro è legittimato a richiedere l'esecuzione della
collettivi ove previste.
3. Fatte salve previsioni più favorevoli dei contratti collettivi, il datore di lavoro è altresì tenuto a informare
con cadenza annuale le rappresentanze sindacali aziendali, ove esistenti, sull'andamento del ricorso al
“3-bis. Prima dell’inizio della prestazione lavorativa il datore di lavoro è tenuto a comunicarne la
durata con modalità semplificate alla Direzione territoriale del lavoro competente per territorio,
mediante fax o posta elettronica certificata. Con decreto di natura non regolamentare del Ministero del
lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la
semplificazione, da adottarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
sono individuate ulteriori modalità semplificate di comunicazione. In caso di violazione degli obblighi
di cui al presente comma trova applicazione la sanzione amministrativa da euro 1.000 ad euro 6.000 in
relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. Non trova applicazione la
procedura di diffida di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124.”;
1. Nel contratto di lavoro intermittente è stabilita la misura della indennità mensile di disponibilità, divisibile
in quote orarie, corrisposta al lavoratore per i periodi nei quali il lavoratore stesso garantisce la disponibilità
al datore di lavoro in attesa di utilizzazione. La misura di detta indennità è stabilita dai contratti collettivi e
comunque non è inferiore alla misura prevista, ovvero aggiornata periodicamente, con decreto del Ministro
del Lavoro e delle Politiche Sociali, sentite le associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro
anche in deroga alla vigente normativa in materia di minimale contributivo.
4. In caso di malattia o di altro evento che renda temporaneamente impossibile rispondere alla chiamata, il
lavoratore è tenuto a informare tempestivamente il datore di lavoro, specificando la durata dell'impedimento.
5. Ove il lavoratore non provveda all'adempimento di cui al comma che precede, perde il diritto alla indennità
di disponibilità per un periodo di quindici giorni, salva diversa previsione del contratto individuale.
6. Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 5 si applicano soltanto nei casi in cui il lavoratore si obbliga
contrattualmente a rispondere alla chiamata del datore di lavoro. In tal caso, il rifiuto ingiustificato di
rispondere alla chiamata può comportare la risoluzione del contratto, la restituzione della quota di indennità
Pag. 43di disponibilità riferita al periodo successivo all'ingiustificato rifiuto, nonché un congruo risarcimento del
danno nella misura fissata dai contratti collettivi o, in mancanza, dal contratto di lavoro.
7. Con Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell'Economia e
delle Finanze, è stabilita la misura della retribuzione convenzionale in riferimento alla quale i lavoratori
assunti ai sensi dell'articolo 33 possono versare la differenza contributiva per i periodi in cui abbiano
percepito una retribuzione inferiore rispetto a quella convenzionale ovvero abbiano usufruito della indennità
di disponibilità fino a concorrenza della medesima misura.
Il successivo articolo viene abrogato
(Lavoro intermittente per periodi predeterminati
nell'arco della settimana, del mese o dell'anno)
Nel caso di lavoro intermittente per prestazioni da rendersi il fine settimana, nonché nei periodi delle ferie
estive o delle vacanze natalizie e pasquali l'indennità di disponibilità di cui all'articolo 36 è corrisposta al
prestatore di lavoro solo in caso di effettiva chiamata da parte del datore di lavoro.
Ulteriori periodi predeterminati possono esser previsti dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei
datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale.
Principio di non discriminazione)
1. Fermi restando i divieti di discriminazione diretta e indiretta previsti dalla legislazione vigente, il
lavoratore intermittente non deve ricevere, per i periodi lavorati, un trattamento economico e normativo
complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello, a parità di mansioni svolte.
2. Il trattamento economico, normativo e previdenziale del lavoratore intermittente è riproporzionato, in
ragione della prestazione lavorativa effettivamente eseguita, in particolare per quanto riguarda l'importo della
retribuzione globale e delle singole componenti di essa, nonché delle ferie e dei trattamenti per malattia,
infortunio sul lavoro, malattia professionale, maternità, congedi parentali.
3. Per tutto il periodo durante il quale il lavoratore resta disponibile a rispondere alla chiamata del datore di
lavoro non è titolare di alcun diritto riconosciuto ai lavoratori subordinati né matura alcun trattamento
economico e normativo, salvo l'indennità di disponibilità di cui all'articolo 36.
1. Il prestatore di lavoro intermittente è computato nell'organico dell'impresa, ai fini della applicazione di
normative di legge, in proporzione all'orario di lavoro effettivamente svolto nell'arco di ciascun semestre.
L’articolo successivo viene abrogato.
(Sostegno e valorizzazione della autonomia collettiva)
1. Qualora, entro cinque mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, non sia
intervenuta, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e dell'articolo 37, comma 2, la determinazione da parte del
contratto collettivo nazionale dei casi di ricorso al lavoro intermittente, il Ministro del Lavoro e delle
Politiche Sociali convoca le organizzazioni sindacali interessate dei datori di lavoro e dei lavoratori e le
assiste al fine di promuovere l'accordo. In caso di mancata stipulazione dell'accordo entro i quattro mesi
successivi, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali individua in via provvisoria e con proprio decreto,
tenuto conto delle indicazioni contenute nell'eventuale accordo interconfederale di cui all'articolo 86, comma
13, e delle prevalenti posizioni espresse da ciascuna delle due parti interessate, i casi in cui è ammissibile il
ricorso al lavoro intermittente ai sensi della disposizione di cui all'articolo 34, comma 1, e dell'articolo 37,
comma 2.Pag. 44Art. 8 (Lavoro a progetto)
Tipologie contrattuali a progetto e occasionali(Le disposizioni del DDL governativo di riforma del mercato del lavoro trovano applicazione per i contratti di
collaborazione stipulati successivamente alla data di entrata in vigore del DDL medesimo)Capo I
Comma soppresso
1. Ferma restando la disciplina per gli agenti e i rappresentanti di commercio, i rapporti di collaborazione
coordinata e continuativa, prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione, di cui all'articolo
409, n. 3, del codice di procedura civile devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici o
programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in
funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con la organizzazione del committente e
indipendentemente dal tempo impiegato per l'esecuzione della attività lavorativa.
e così sostituito:
“1. Ferma restando la disciplina degli agenti e rappresentanti di commercio, i rapporti di collaborazione
coordinata e continuativa prevalentemente personale senza vincolo di subordinazione, di cui all’articolo
409 n. 3, del codice di procedura civile, devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici
determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore. Il progetto deve essere
funzionalmente collegato a un determinato risultato finale e non può consistere in una mera riproposizione
dell’oggetto sociale del committente, avuto riguardo al coordinamento con l’organizzazione del
committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa. Il progetto
non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi, che possono essere
individuate dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più
rappresentative sul piano nazionale.”;2. Dalla disposizione di cui al comma 1 sono escluse le prestazioni occasionali, intendendosi per tali i
rapporti di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell'anno solare con lo stesso
committente, salvo che il compenso complessivamente percepito nel medesimo anno solare sia superiore a 5
mila euro, nel qual caso trovano applicazione le disposizioni contenute nel presente capo.
3. Sono escluse dal campo di applicazione del presente capo le professioni intellettuali per l'esercizio delle
quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali, esistenti alla data di entrata in vigore del presente
decreto legislativo, nonché i rapporti e le attività di collaborazione coordinata e continuativa comunque rese e
utilizzate a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle
federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva
riconosciute dal CONI, come individuate e disciplinate dall'articolo 90 della Legge 27 dicembre 2002, n. 289.
Sono altresì esclusi dal campo di applicazione del presente capo i componenti degli organi di
amministrazione e controllo delle società e i partecipanti a collegi e commissioni, nonché coloro che
percepiscono la pensione di vecchiaia.
Pag. 454. Le disposizioni contenute nel presente capo non pregiudicano l'applicazione di clausole di contratto
individuale o di accordo collettivo più favorevoli per il collaboratore a progetto.
1. Il contratto di lavoro a progetto è stipulato in forma scritta e deve contenere, ai fini della prova, i seguenti
b) indicazione del progetto o programma di lavoro, o fasi di esso, individuata nel suo contenuto
caratterizzante, che viene dedotto in contratto;
lettera così sostituita:
“b) descrizione del progetto, con individuazione del suo contenuto caratterizzante e del risultato finale che
si intende conseguire”;
c) il corrispettivo e i criteri per la sua determinazione, nonché i tempi e le modalità di pagamento e la
disciplina dei rimborsi spese;
d) le forme di coordinamento del lavoratore a progetto al committente sulla esecuzione, anche temporale,
della prestazione lavorativa, che in ogni caso non possono essere tali da pregiudicarne l'autonomia nella
esecuzione dell'obbligazione lavorativa;
e) le eventuali misure per la tutela della salute e sicurezza del collaboratore a progetto, fermo restando quanto
disposto dall'articolo 66, comma 4.
1. Il compenso corrisposto ai collaboratori a progetto deve essere proporzionato alla quantità e qualità del
lavoro eseguito, e deve tenere conto dei compensi normalmente corrisposti per analoghe prestazioni di lavoro
autonomo nel luogo di esecuzione del rapporto.
1. Salvo diverso accordo tra le parti il collaboratore a progetto può svolgere la sua attività a favore di più
2. Il collaboratore a progetto non deve svolgere attività in concorrenza con i committenti n è, in ogni caso,
diffondere notizie e apprezzamenti attinenti ai programmi e alla organizzazione di essi, n è compiere, in
qualsiasi modo, atti in pregiudizio della attività dei committenti medesimi.
(Invenzioni del collaboratore a progetto)
1. Il lavoratore a progetto ha diritto di essere riconosciuto autore della invenzione fatta nello svolgimento del
2. I diritti e gli obblighi delle parti sono regolati dalle leggi speciali, compreso quanto previsto dall'articolo
12-bis della Legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni.
Pag. 46(Altri diritti del collaboratore a progetto)
1. La gravidanza, la malattia e l'infortunio del collaboratore a progetto non comportano l'estinzione del
rapporto contrattuale, che rimane sospeso, senza erogazione del corrispettivo.
2. Salva diversa previsione del contratto individuale, in caso di malattia e infortunio la sospensione del
rapporto non comporta una proroga della durata del contratto, che si estingue alla scadenza. Il committente
può comunque recedere dal contratto se la sospensione si protrae per un periodo superiore a un sesto della
durata stabilita nel contratto, quando essa sia determinata, ovvero superiore a trenta giorni per i contratti di
durata determinabile.
3. In caso di gravidanza, la durata del rapporto è prorogata per un periodo di centottanta giorni, salva più
favorevole disposizione del contratto individuale.
4. Oltre alle disposizioni di cui alla Legge 11 agosto 1973, n. 533, e successive modificazioni e integrazioni,
sul processo del lavoro e di cui all'articolo 64 del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive
modificazioni, ai rapporti che rientrano nel campo di applicazione del presente capo si applicano le norme
sulla sicurezza e igiene del lavoro di cui al Decreto Legislativo n. 626 del 1994 e successive modifiche e
integrazioni, quando la prestazione lavorativa si svolga nei luoghi di lavoro del committente, nonché le
norme di tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, le norme di cui all'articolo 51,
comma 1, della Legge 23 dicembre 1999, n. 488, e del decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza
Sociale in data 12 gennaio 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 71 del marzo 2001.
(Estinzione del contratto e preavviso)
1. I contratti di lavoro di cui al presente capo si risolvono al momento della realizzazione del progetto o del
programma o della fase di esso che ne costituisce l'oggetto.
2. Le parti possono recedere prima della scadenza del termine per giusta causa ovvero secondo le diverse
causali o modalità, incluso il preavviso, stabilite dalle parti nel contratto di lavoro individuale.
Comma così sostituito:
“2. Le parti possono recedere prima della scadenza del termine per giusta causa. Il committente può altresì
recedere prima della scadenza del termine anche qualora siano emersi profili di inidoneità professionale del
collaboratore tali da rendere impossibile la realizzazione del progetto. Il collaboratore può recedere prima
della scadenza del termine, dandone preavviso, nel caso che tale facoltà sia prevista nel contratto
individuale di lavoro.”;
1. Nella riconduzione a un progetto , programma di lavoro o fase di esso dei contratti di cui all’articolo 61,
comma 1, i diritti derivanti da un rapporto di lavoro già in essere possono essere oggetto di rinunzie o
transazioni tra le parti in sede di certificazione del rapporto di lavoro di cui al Titolo VIII secondo lo schema
dell’articolo 2113 del codice civile.
(Divieto di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa atipici e conversione
1. I rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza l'individuazione di uno specifico
progetto, programma di lavoro o fase di esso ai sensi dell'articolo 61, comma 1, sono considerati rapporti di
lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto.
(Il soprastante comma “si interpreta nel senso che l’individuazione di uno specifico progetto costituisce
Pag. 47elemento essenziale di validità del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, la cui mancanza
determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.”)2. Qualora venga accertato dal giudice che il rapporto instaurato ai sensi dell'articolo 61 sia venuto a
configurare un rapporto di lavoro subordinato, esso si trasforma in un rapporto di lavoro subordinato
corrispondente alla tipologia negoziale di fatto realizzatasi tra le parti.
Viene aggiunto questo periodo:
“Salvo prova contraria a carico del committente, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa,
anche a progetto, sono considerati rapporti di lavoro subordinato sin dalla data di costituzione del
rapporto, nel caso in cui l’attività del collaboratore sia svolta con modalità analoghe a quella svolta dai
lavoratori dipendenti dell’impresa committente, fatte salve le prestazioni di elevata professionalità che
possono essere individuate dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente
più rappresentative sul piano nazionale.”;3. Ai fini del giudizio di cui al comma 2, il controllo giudiziale è limitato esclusivamente, in conformità ai
principi generali dell'ordinamento, all'accertamento della esistenza del progetto, programma di lavoro o fase
di esso e non può essere esteso fino al punto di sindacare nel merito valutazioni e scelte tecniche,
organizzative o produttive che spettano al committente.Pag. 48Art. 9 (Altre prestazioni lavorative rese in regime di lavoro autonomo – Partite Iva)
Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276Titolo VII (Tipologie contrattuali a progetto e occasionali)
Capo I (Lavoro a progetto e lavoro occasionale)Viene aggiunto questo nuovo articolo:
1. Le prestazioni lavorative rese da persona titolare di posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore
aggiunto sono considerate, salvo che sia fornita prova contraria da parte del committente, rapporti di
collaborazione coordinata e continuativa, qualora ricorrano almeno due dei seguenti presupposti:
a) che la collaborazione abbia una durata complessivamente superiore ad almeno sei mesi nell’arco
dell’anno solare;
b) che il corrispettivo derivante da tale collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al
medesimo centro d’imputazione di interessi, costituisca più del settantacinque per cento dei corrispettivi
complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco dello stesso anno solare;
2. La presunzione di cui al comma 1, che determina l’integrale applicazione della disciplina del presente
Capo, ivi compresa la disposizione dell’articolo 69, comma 1, trova applicazione con riferimento ai rapporti
instaurati successivamente all’entrata in vigore della presente disposizione. Per i rapporti in corso a tale
data, al fine di consentire gli opportuni adeguamenti, le predette disposizioni si applicano decorsi dodici
mesi dall’entrata in vigore della presente legge.
3. Quando la prestazione lavorativa di cui al comma 1 si configura come collaborazione coordinata e
continuativa, gli oneri contributivi derivanti dall’obbligo di iscrizione alla gestione separata dell’Inps in
forza dell’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, sono a carico per due terzi del
committente e per un terzo del collaboratore, il quale, nel caso in cui la legge gli imponga l’assolvimento dei
relativi obblighi di pagamento, avrà il relativo diritto di rivalsa nei confronti del committente.”.
4. La disposizione di cui alla prima parte del primo periodo del comma 3 dell’articolo 61 del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276, si interpreta nel senso che l’esclusione dal campo di applicazione del
Capo I del Titolo VII del medesimo decreto riguarda le sole collaborazioni coordinate e continuative il cui
contenuto concreto sia riconducibile alle attività professionali intellettuali per l’esercizio delle quali è
necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali. In caso contrario, l’iscrizione del collaboratore ad albi
professionali non è circostanza idonea di per sé a determinare l’esclusione dal campo di applicazione del
presente Capo.Pag. 49Art. 10 (Associazione in partecipazione con apporto di lavoro)
Dell'associazione in partecipazioneArt. 2549. Nozione.
Con il contratto di associazione in partecipazione l'associante attribuisce all'associato una partecipazione agli
utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto.
Aggiunto: “Qualora il conferimento dell’associato consista anche in una prestazione di lavoro, il numero
degli associati impegnati in una medesima attività non può essere superiore a tre, indipendentemente dal
numero degli associanti, con l’unica eccezione in cui gli associati siano legati da rapporto coniugale, di
parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo. In caso di violazione del divieto di cui al
presente comma, il rapporto con tutti gli associati si considera di lavoro subordinato a tempo
indeterminato.”.Art. 2550. Pluralità di associazioni.
Salvo patto contrario, l'associante non può attribuire partecipazioni per la stessa impresa o per lo stesso affare
ad altre persone senza il consenso dei precedenti associati.Art. 2551. Diritti ed obbligazioni dei terzi.
I terzi acquistano diritti e assumono obbligazioni soltanto verso l'associante.Art. 2552. Diritti dell'associante e dell'associato.
La gestione dell'impresa o dell'affare spetta all'associante. Il contratto può determinare quale controllo possa
esercitare l'associato sull'impresa o sullo svolgimento dell'affare per cui l'associazione è stata contratta.
In ogni caso l'associato ha diritto al rendiconto dell'affare compiuto o a quello annuale della gestione se
questa si protrae per più di un anno.Art. 2553. Divisione degli utili e delle perdite.
Salvo patto contrario, l'associato partecipa alle perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili, ma le
perdite che colpiscono l'associato non possono superare il valore del suo apporto.Art. 2554. Partecipazione agli utili e alle perdite.
Le disposizioni degli articoli 2551 e 2552 si applicano anche al contratto di cointeressenza agli utili di una
impresa senza partecipazione alle perdite, e al contratto con il quale un contraente attribuisce la
partecipazione agli utili e alle perdite della sua impresa, senza il corrispettivo di un determinato apporto.
Pag. 50***Il DDLdel Governo dispone poi che:
I rapporti di associazione in partecipazione con apporto di lavoro instaurati o attuati senza che vi sia stata
un’effettiva partecipazione dell’associato agli utili dell’impresa o dell’affare, ovvero senza consegna del
rendiconto previsto dall’articolo 2552 del codice civile, si presumono, salva prova contraria, rapporti di
lavoro subordinato a tempo indeterminato.***
Abroga inoltre:Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276
2. Al fine di evitare fenomeni elusivi della disciplina di legge e contratto collettivo, in caso di rapporti di
associazione in partecipazione resi senza una effettiva partecipazione e adeguate erogazioni a chi
lavora, il lavoratore ha diritto ai trattamenti contributivi, economici e normativi stabiliti dalla legge e
dai contratti collettivi per il lavoro subordinato svolto nella posizione corrispondente del medesimo
settore di attività, o in mancanza di contratto collettivo, in una corrispondente posizione secondo il
contratto di settore analogo, a meno che il datore di lavoro, o committente, o altrimenti utilizzatore
non comprovi, con idonee attestazioni o documentazioni, che la prestazione rientra in una delle
tipologie di lavoro disciplinate nel presente decreto ovvero in un contratto di lavoro subordinato
speciale o con particolare disciplina, o in un contratto nominato di lavoro autonomo, o in altro
contratto espressamente previsto nell'ordinamento.Pag. 51Art. 10 (Lavoro accessorio)
(Resta fermo l’utilizzo, secondo la previgente disciplina, dei buoni già richiesti al momento dell’entrata in
vigore del DDL governativo e comunque non oltre il 31 maggio 2013.)Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276
Prestazioni occasionali di tipo accessorio rese da particolari soggettiArt 70
(Definizione e campo di applicazione)1. Per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative di natura meramente occasionale rese
da soggetti a rischio di esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro, ovvero in
procinto di uscirne, nell'ambito:
a) dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresa la assistenza domiciliare ai bambini e alle
persone anziane, ammalate o con handicap;
e) della collaborazione con enti pubblici e associazioni di volontariato per lo svolgimento di lavori di
emergenza, come quelli dovuti a calamità o eventi naturali improvvisi, o di solidarietà
e bis) dell’impresa familiare di cui all’art. 230 bis del CC, limitatamente al commercio, al turismo e ai
e ter) dell'esecuzione di vendemmie di breve durata e a carattere saltuario, effettuata da studenti e pensionati).
2. Le attività lavorative di cui al comma 1, anche se svolte a favore di più beneficiari, configurano rapporti di
natura meramente occasionale e accessoria, intendendosi per tali le attività che non danno complessivamente
luogo con riferimento al medesimo committente, a compensi superiori a 5.000 euro nel corso di un anno
3. Le imprese familiari possono utilizzare prestazioni di lavoro accessorio per un importo complessivo non
superiore, nel corso di ciascun anno fiscale, a 10.000 euro.
Articolo così sostituito:
1. Per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative di natura meramente occasionale
che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 5.000 euro
nel corso di un anno solare, annualmente rivalutati sulla base della variazione annuale dell'indice
ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno
precedente. Sono escluse dal ricorso al lavoro accessorio le prestazioni rese nei confronti di
committenti imprenditori commerciali o professionisti.
2. Le prestazioni di cui al comma 1 possono comunque essere rese nell’ambito di attività agricole di
carattere stagionale svolte anche in forma imprenditoriale.
Pag. 523. Il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio da parte di un committente pubblico è consentito nel
rispetto dei vincoli previsti dalla vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di personale
e, ove previsto, dal patto di stabilità interno.
4. I compensi percepiti dal lavoratore secondo le modalità di cui all’articolo 72 sono computati ai fini
della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.”
(Prestatori di lavoro accessorio)
d) lavoratori extracomunitari, regolarmente soggiornanti in Italia, nei sei mesi successivi alla perdita del
2. l soggetti di cui al comma 1, interessati a svolgere prestazioni di lavoro accessorio, comunicano la loro
disponibilità ai servizi per l'impiego delle province, nell'ambito territoriale di riferimento, o ai soggetti
accreditati di cui all'articolo 7. A seguito della loro comunicazione i soggetti interessati allo svolgimento di
prestazioni di lavoro accessorio ricevono, a proprie spese, una tessera magnetica dalla quale risulti la loro
1. Per ricorrere a prestazioni di lavoro accessorio, i beneficiari acquistano presso le rivendite autorizzate uno
o più carnet di buoni per prestazioni di lavoro accessorio il cui valore nominale è fissato con decreto del
Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali da adottarsi entro trenta giorni e periodicamente aggiornato.
2. Tale valore nominale è stabilito tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le attività
lavorative affini a quelle di cui all’articolo 70, comma 1, nonché del costo di gestione del servizio.
3. Il prestatore di lavoro accessorio percepisce il proprio compenso presso il concessionario, di cui al comma
5, all’atto della restituzione dei buoni ricevuti dal beneficiario della prestazione di lavoro accessorio. Tale
compenso è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del
4. Fermo restando quanto disposto dal comma 4 bis, il concessionario provvede al pagamento delle spettanze
alla persona che presenta i buoni, registrandone i dati anagrafici ed il codice fiscale, effettua il versamento
per suo conto dei contributi, per fini previdenziali, all’INPS, alla Gestione Separata di cui all’art. 2, comma
26, della Legge 8 agosto 1995, n. 335, in misura pari al 13% del valore del buono e per fini assicurativi
contro gli infortuni all’INAIL, in misura pari al 7% del valore nominale del buono e trattiene l’importo
autorizzato, dal Decreto di cui al comma 1, a titolo di rimborso spese.
Viene aggiunto il periodo seguente:
“La percentuale relativa al versamento dei contributi previdenziali è rideterminata con decreto del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali in funzione degli incrementi delle aliquote contributive per gli
iscritti alla gestione separata dell’Inps.”.4 bis. Con riferimento all’impresa familiare, di cui all’art. 70, comma 1, lett e bis), trova applicazione la
Pag. 53normale disciplina contributiva e assicurativa del lavoro subordinato.
5. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, con proprio decreto, individua le aree metropolitane e il
concessionario del servizio attraverso cui avviare una prima fase di sperimentazione delle prestazioni di
lavoro accessorio e regolamenta criteri e modalità per il versamento dei contributi di cui al comma 4 e delle
relative coperture assicurative e previdenziali. Il termine per l’adozione del decreto di cui al comma 1,
dell’art. 72, del decreto legislativo 10 settembre 2003 n. 276, decorre dalla data di entrata in vigore del
(Coordinamento informativo a fini previdenziali)
1. Al fine di verificare, mediante apposita banca dati informativa, l'andamento delle prestazioni di carattere
previdenziale e delle relative entrate contributive, conseguenti allo sviluppo delle attività di lavoro accessorio
disciplinate dalla presente legge, anche al fine di formulare proposte per adeguamenti normativi delle
disposizioni di contenuto economico di cui all'articolo che precede, l'INPS e l'INAIL stipulano apposita
convenzione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
2. Decorsi diciotto mesi dalla entrata in vigore del presente provvedimento il Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali predispone, d'intesa con INPS e INAIL, una relazione sull'andamento del lavoro occasionale
di tipo accessorio e ne riferisce al Parlamento.
(Prestazioni che esulano dal mercato del lavoro)
1. Con specifico riguardo alle attività agricole non integrano in ogni caso un rapporto di lavoro autonomo o
subordinato le prestazioni svolte da parenti e affini sino al terzo grado in modo meramente occasionale o
ricorrente di breve periodo, a titolo di aiuto, mutuo aiuto, obbligazione morale senza corresponsione di
compensi, salvo le spese di mantenimento e di esecuzione dei lavori.Pag. 54Art. 12 (Tirocini formativi)Decreto Ministeriale 25 marzo 1998 n.142.
legge 24 giugno 1997, n.196, sui tirocini formativi e di orientamento.IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE DI CONCERTO CON IL
MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE E CON IL MINISTRO DELL'UNIVERSITÀ E
Vista la legge del 24 giugno 1997, n. 196, recante disposizioni in materia di promozione dell'occupazione e
in particolare l'art. 18 della predetta legge 24 giugno 1997, n. 196, contenente disposizioni in materia di
tirocini formativi e di orientamento, il cui primo comma stabilisce che, con decreto del Ministro del Lavoro e
della Previdenza Sociale di concerto con il Ministro della Pubblica Istruzione e con il Ministro dell'Università
e della Ricerca Scientifica e Tecnologica da adottarsi ai sensi dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400,
sono emanate disposizioni attuative;
UDITO il parere del Consiglio di Stato reso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 9
marzo 1998;
CONSIDERATO che criteri e modalità dei rimborsi di cui all'art. 9, comma 1, lettera a) e b), del presente
regolamento non possono costituire oggetto di disciplina regolamentare, essendo per essi prevista separata
decretazione successiva al regolamento medesimo, a norma dell'art. 18, comma 1, lettera g), e) dell'art. 26,
comma 6, della sopracitata legge n. 196 del 1997, anche in considerazione della necessità di verificare le
risorse finanziarie preordinate allo scopo;
1. Al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro nell’ambito dei processi formativi e di
agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, sono promossi tirocini
formativi e di orientamento a favore di soggetti che abbiano già assolto l’obbligo scolastico ai sensi della
legge 31 dicembre 1962, n. 1859 2. I rapporti che i datori di lavoro privati e pubblici intrattengono con i
soggetti da essi ospitati ai sensi del comma 1, non costituiscono rapporti di lavoro 3. I datori di lavoro
possono ospitare tirocinanti in relazione all’attività dell’azienda, nei limiti di seguito indicati:
b) con un numero di dipendenti a tempo indeterminato compreso tra sei e diciannove, non più di due
tirocinanti contemporaneamente;
c) con più di venti dipendenti a tempo indeterminato, tirocinanti in misura non superiore al dieci per cento dei
suddetti dipendenti contemporaneamente.
Pag. 55Modalità di attivazione
1. I tirocini formativi e di orientamento sono promossi, anche su proposta degli enti bilaterali e delle
associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, da parte dei seguenti soggetti, anche tra loro
a) agenzie per l’impiego istituite ai sensi degli artt. 24e 29 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, sezioni
circoscrizionali per l’impiego di cui all’art. 1 della medesima legge, ovvero strutture, aventi analoghi compiti
e funzioni individuate dalle leggi regionali;
d) istituzioni scolastiche statali e non statali che rilascino titoli di studio con valore legale, anche nell’ambito
dei piani di studio previsti dal vigente ordinamento;
e) centri pubblici o a partecipazione pubblica di formazione professionale e/o orientamento nonché centri
operanti in regime di convenzione con la regione o la provincia competente, ovvero accreditati ai sensi
dell’art. 17 della legge 24 giugno 1997, n. 196;
f) comunità terapeutiche, enti ausiliari e cooperative sociali purchè iscritti negli specifici albi regionali, ove
2. I tirocini possono essere promossi anche da istituzioni formative private, non aventi scopo di lucro, diverse
da quelle indicate in precedenza, sulla base di una specifica autorizzazione, fatta salva la possibilità di
revoca, della regione.
1. I soggetti promotori sono tenuti ad assicurare i tirocinanti contro gli infortuni sul lavoro presso l’Istituto
nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nonché presso idonea compagnia
assicuratrice per la responsabilità civile verso terzi. Le coperture assicurative devono riguardare anche le
attività eventualmente svolte dal tirocinante al di fuori dell’azienda e rientranti nel progetto formativo e i
orientamento. Le regioni possono assumere a proprio carico gli oneri connessi a dette coperture assicurative.
2. Nel caso in cui i soggetti promotori delle iniziative di cui all’art. 1 siano le strutture pubbliche competenti
in materia di collocamento e di politica attiva del lavoro, il datore di lavoro che ospita il tirocinante può
assumere a proprio carico l’onere economico connesso alla copertura assicurativa INAIL.
3. Ai fini dell’assicurazione contro gli infortuni del lavoro, il premio assicurativo è calcolato sulla base del
calcolo della retribuzione minima annua valevole ai fini del calcolo delle prestazioni INAIL e sulla base del
tasso del nove per mille corrispondente alla voce 0720 della tariffa dei premi, approvata con decreto
ministeriale del 18 giugno 1988.
1. I soggetti promotori garantiscono la presenza di un tutore come responsabile didattico organizzativo delle
attività; i soggetti che ospitano i tirocinanti indicano il responsabile aziendale dell’inserimento dei tirocinanti
cui fare riferimento .
Pag. 562. I tirocini sono svolti sulla base di apposite convenzioni stipulate tra i soggetti promotori e i datori di lavoro
pubblici e privati. Alla convenzione, che può riguardare più tirocini, deve essere allegato un progetto
formativo e di orientamento per ciascun tirocinio, contenente:
a) obiettivi e modalità di svolgimento del tirocinio assicurando, per gli studenti, i raccordo con i percorsi
formativi svolti presso le strutture di provenienza;
c) gli estremi identificativi delle assicurazioni di cui all’art. 3;
4. Qualora le esperienze si realizzino presso una pluralità di aziende, le convenzioni possono essere stipulate
tra il titolare della struttura che promuove i tirocini e l’associazione di rappresentanza dei datori di lavoro
interessati. E’ ammessa la stipula di "convenzioni quadro" a livello territoriale fra i soggetti istituzionali
competenti a promuovere i tirocini e le associazioni dei datori di lavoro interessate.
5. I modelli di convenzione e di progetto formativo e di orientamento cui fare riferimento sono allegati al
1. I soggetti promotori sono tenuti a trasmettere copia della convenzione e di ciascun progetto formativo e di
orientamento alla regione, alla struttura territoriale del Ministero del lavoro e della previdenza sociale
competente per territorio in materia di ispezione nonché alle rappresentanze sindacali aziendali ovvero in
mancanza, agli organismi locali delle confederazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano
1. Le attività svolte nel corso dei tirocini di formazione e orientamento, possono avere valore di
credito formativo e, ove debitamente certificato dalle strutture promotrici, possono essere riportate nel
curriculum dello studente o del lavoratore ai fini dell’erogazione da parte delle strutture pubbliche dei servizi
per favorire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro.
a) non superiore a quattro mesi nel caso in cui i soggetti beneficiari siano studenti che frequentano la scuola
b) non superiore a sei mesi nel caso in cui i soggetti beneficiari siano lavoratori inoccupati o disoccupati ivi
compresi quelli iscritti alle liste di mobilità;
c) non superiore a sei mesi nel caso in cui i soggetti beneficiari siano allievi degli istituti professionali di
Stato, di corsi di formazione professionale, studenti frequentanti attività formative post-diploma o postlaurea, anche nei diciotto mesi successivi al termine degli studi;
Pag. 57d) non superiore a dodici mesi per gli studenti universitari, compresi coloro che frequentano corsi di diploma
universitario, dottorati di ricerca e scuole o corsi di perfezionamento e specializzazione nonché di scuole o
corsi di perfezionamento e specializzazione post-secondari anche non universitari, anche nei diciotto mesi
successivi al termine degli studi;
e) non superiore a dodici mesi nel caso in cui i soggetti beneficiari siano persone svantaggiate ai sensi del
comma 1 dell’art. 4 della legge 8 novembre 1991, n. 381, con l’esclusione dei soggetti individuati al
successivo punto f):
2. Nel computo dei limiti sopra indicati non si tiene conto degli eventuali periodi dedicati allo svolgimento
del servizio militare o di quello civile, nonché dei periodi di astensione o periodi di astensione obbligatoria
3. Le eventuali proroghe del tirocinio sono ammesse entro i limiti massimi di durata indicati nel
presente articolo, ferme restando le procedure previste agli artt. 3, 4 e 5.
1. Le presenti disposizioni sono estese ai cittadini comunitari che effettuino esperienze professionali in
Italia, che nell’ambito di programmi comunitari, in quanto compatibili con a regolamentazione degli
stessi, nonché ai cittadini extracomunitari secondo principi di reciprocità e criteri e modalità da
definire mediante decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il
Ministro dell’interno, il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca
a) le modalità e i criteri di ammissione delle imprese al rimborso totale o parziale degli oneri finanziari
connessi all’attuazione dei progetti di tirocinio previsti dall’art. 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, a
favore dei giovani del mezzogiorno presso imprese di regioni del centro e del nord, ivi compresi, nel caso in
cui i progetti lo prevedano, quelli relativi alle spese sostenute per il vitto e l’alloggio del giovane. Alle finalità
del presente comma si provvede nei limiti delle risorse finanziarie preordinate allo scopo, nell’ambito del
Fondo di cui all’art. 1 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge
19 luglio 1993, n. 236;
b) le modalità e i criteri per il rimborso, ai sensi dell’rt. 26, comma 6, della legge n. 196 del 1997, degli oneri
sostenuti, a titolo di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, dai soggetti ospitanti nel caso in cui i
soggetti promotori dei tirocini siano le strutture individuate all’art. 2, comma 1, punto a) del presente decreto;
c) le modalità e le condizioni per la computabilità, ai fini della legge 2 aprile 1968, n. 482 e successive
modificazioni, dei soggetti portatori di handicap impiegati nei tirocini, purché questi ultimi siano finalizzati
all’occupazione e siano oggetto di convenzione ai sensi degli artt. 5 e 17 della legge 28 febbraio 1987, n. 56
2. I rimborsi di cui ai punti a) e b) sono previsti prioritariamente per i progetti di tirocinio di orientamento e
di formazione definiti all’interno di programmi quadro predisposti dalle regioni, sentite le organizzazioni
sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale.
3. Resta ferma la possibilità, per le istituzioni scolastiche, di realizzare esperienze di stage e di tirocinio
Pag. 58incluse nei piani di studio previste dal vigente regolamento.
1. Si intendono abrogate con effetto dalla data di entrata in vigore del presente regolamento le seguenti
norme: i commi 14;15;16;17 e 18, dell’art. 9, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito,
con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, il comma 13, dell’art. 3, del decreto-legge 30
ottobre 1984, n. 726, convertito con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, nonché
l’art. 15, della legge 21 dicembre 1978, n. 845.
IL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, IL MINISTRO DELL'UNIVERSITA' E DELLA
RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA BERLINGUERPag. 59Delega al Governo
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con le
modalità di cui al comma 90 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247, e successive modificazioni,
su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca, d’intesa con la Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e Bolzano, uno o più decreti legislativi finalizzati ad individuare principi
fondamentali e requisiti minimi dei tirocini formativi e di orientamento, nel rispetto dei seguenti princìpi e
a) revisione della disciplina dei tirocini formativi, anche in relazione alla valorizzazione di altre forme
contrattuali a contenuto formativo;
b) previsione di azioni e interventi volti a prevenire e contrastare un uso distorto dell’istituto, anche
attraverso la puntuale individuazione delle modalità con cui il tirocinante presta la propria attività;
c) individuazione degli elementi qualificanti del tirocinio e degli effetti conseguenti alla loro assenza, anche
attraverso la previsione di sanzioni amministrative, in misura variabile da mille a seimila euro, in conformità
alle disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689;
d) previsione di non assoluta gratuità del tirocinio, attraverso il riconoscimento di una indennità, anche in
forma forfetaria, in relazione alla prestazione svolta.Pag. 60All pages:123456789101112131415161718192021222324252627282930313233343536373839404142434445464748495051525354555657585960InfoSaveLikeShareDownloadMoreMateriali per la comprensione del ddl lavoro Published on Apr 12, 2012 Vi proponiamo un testo e un documento prodotti dall'Istituto Regionale di studi sociali e politici "A. De Gasperi" di Bologna che propongono...See MoredimitribigoniFollowAdvertisementRead moreRead moreSimilar toPopular nowJust for youGo explore

References: art. 32
 articolo 69
 articolo 69
 Art. 86
 articolo 6
 articolo 6

Art. 2
 articolo 10

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 9

Art. 10

Art. 12

Art. 12
 articolo 36