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IL LAVORO INTERMITTENTE NEL SETTORE TURISMO. terza edizione
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Isabella Marta Murgia
2 IL LAVORO INTERMITTENTE NEL SETTORE TURISMO terza edizione
3 Federalberghi Format Il lavoro intermittente nel settore turismo terza edizione di Alessandro Massimo Nucara, Angelo Giuseppe Candido e Federica Bentivoglio La rassegna della dottrina è stata curata da Federica Bentivoglio Una prima edizione di questo elaborato, redatta da Alessandro Massimo Nucara, è pubblicata in Come cambia il lavoro nel turismo, a cura di Alessandro Massimo Nucara e Angelo Giuseppe Candido, ISTA, 2006 Questo volume è stato realizzato in collaborazione con il Master in Economia e Management del Turismo dellʹuniversità la Sapienza di Roma EDIZIONI ISTA Istituto Internazionale di Studi e Documentazione Turistico Alberghiera Giovanni Colombo Roma via Toscana 1 copyright Federalberghi & Format La traduzione, l adattamento totale o parziale, la riproduzione con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm, i film, le fotocopie), nonché la memorizzazione elettronica, sono riservati per tutti i Paesi. 2
4 Il lavoro intermittente nel settore turismo Indice il lavoro intermittente... 5 finalità... 6 definizione... 8 casi di ricorso al lavoro intermittente: le c.d. ipotesi oggettive casi di ricorso al lavoro intermittente: i periodi predeterminati potere preclusivo dell autonomia collettiva casi di ricorso al lavoro intermittente: le c.d. ipotesi soggettive ipotesi individuate dalla contrattazione collettiva prima del 24 ottobre divieti...17 forma del contratto indennità di disponibilità indennità di disponibilità ed assunzione per periodi predeterminati temporanea impossibilità di rispondere alla chiamata rifiuto di rispondere alla chiamata pro e contro delle diverse soluzioni cumulo con altri contratti di lavoro compatibilità con il lavoro a tempo determinato il lavoro intermittente ed il lavoro a tempo parziale il lavoro intermittente e la somministrazione di manodopera comunicazione ai servizi per l impiego iscrizione nel libro unico ulteriori scritturazioni nel libro unico comunicazioni alle organizzazioni sindacali computo del lavoratore intermittente trattamento economico, normativo e previdenziale contributi versamento delle differenze contributive prestazioni assistenziali agevolazioni contributive regime fiscale dell indennità di disponibilità assicurazione contro gli infortuni sul lavoro modalità di compilazione della denuncia DM10/ appendice normativa legge 14 febbraio 2003, n decreto legislativo 10 settembre 2003, n decreto ministeriale 10 marzo Ministero del Lavoro nota 12 luglio decreto legislativo 6 ottobre 2004, n decreto ministeriale 23 ottobre
5 Federalberghi Format decreto ministeriale 30 dicembre Inps circolare 1 febbraio 2005, n Ministero del Lavoro circolare 3 febbraio 2005, n legge 14 maggio 2005, n Inail nota 10 giugno Ministero del Lavoro nota 22 dicembre 2005, n Inps circolare 8 febbraio 2006, n Ministero del Lavoro nota 8 marzo 2006, n Inps circolare 13 marzo 2006, n Inail circolare 12 aprile 2006, n Ministero del Lavoro nota 13 luglio 2006, n Ministero del Lavoro nota 7 settembre 2006, n legge 24 dicembre 2007, n Ministero del Lavoro circolare 25 marzo 2008, n Enpals circolare 13 maggio 2008, n decreto legge 25 giugno 2008, n legge 6 agosto 2008, n Ministero del Lavoro nota 1 settembre 2008, n Enpals circolare 30 settembre 2008, n Ministero del Lavoro nota 3 ottobre 2008, n Inps messaggio 6 novembre 2008, n Ministero del Lavoro nota 12 ottobre 2009, n bibliografia le guide degli alberghi
6 Il lavoro intermittente nel settore turismo il lavoro intermittente La legge Biagi 1 di riforma del mercato del lavoro si è proposta l obiettivo di creare un complesso di strumenti in grado di assicurare trasparenza ed efficienza al mercato del lavoro e migliorare la capacità di inserimento professionale dei disoccupati e di quanti sono in cerca di prima occupazione, nel rispetto delle indicazioni in materia di occupazione dell Unione Europea. In coerenza con tale obiettivo, il Governo è stato delegato ad adottare una serie di disposizioni volte alla disciplina o alla razionalizzazione delle tipologie di lavoro a chiamata, temporaneo, coordinato e continuativo, occasionale, accessorio e a prestazioni ripartite. In attuazione di tale delega, gli articoli 33 e seguenti del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 hanno dettato la disciplina del lavoro intermittente, detto anche lavoro a chiamata o job on call. La possibilità di utilizzare il lavoro intermittente è poi venuta meno per circa sei mesi, in seguito all abrogazione disposta dall articolo 1, comma 45, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, che dava seguito ai contenuti del Protocollo sul Welfare siglato il 23 luglio 2007 dal Governo e da alcune parti sociali. L istituto è stato riattivato dal decreto legge 25 giugno 2008, n , che ne ha anche esplicitamente chiarito l immediata e piena operatività 3. Ne è conseguita anche la conferma dei chiarimenti e delle indicazioni operative forniti in precedenza dal Ministero del Lavoro. Pertanto, dal 25 giugno 2008 possono essere nuovamente stipulati contratti di lavoro a chiamata sulla base della normativa di cui al decreto legislativo 276 del Questo volume passa in rassegna le disposizioni che disciplinano il funzionamento dell istituto, collazionando le interpretazioni fornite in materia dall amministrazione e dalla dottrina e fornendo indicazioni di carattere operativo utili ad agevolarne il corretto utilizzo. 1 legge 14 febbraio 2003, n. 30 (Gazzetta Ufficiale 26 febbraio 2003, n. 47) 2 convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n PAPA Danilo, Lavoro intermittente e contrattazione collettiva, in Guida al lavoro, Il Sole 24 ore, 2008, n. 35, pagine 50 e seguenti, secondo cui la precisazione è probabilmente dovuta alla esigenza di superare quegli orientamenti interpretativi secondo i quali, in diversa misura abrogata la legge abrogante, la legge abrogata non ritorna in vigore. In questo caso, comunque, la volontà di tornare al lavoro intermittente, non è in discussione. 5
7 Federalberghi Format finalità Secondo il Ministero del Lavoro, la finalità della nuova tipologia contrattuale è quella di dare adeguata veste giuridica a prestazioni di lavoro discontinue e intermittenti, anche al fine di regolarizzare prassi esistenti e quantitativamente rilevanti di lavoro non dichiarato o comunque non regolare. Emblematico è, per esempio, il fenomeno del ʺlavoro a fatturaʺ, con lʹemissione di semplici note o fatture a titolo di lavoro autonomo da parte di soggetti a cui è in realtà richiesta una prestazione lavorativa a chiamata con caratteristiche tipiche del lavoro dipendente. Si tratta di prassi che ledono gravemente i diritti dei prestatori di lavoro e che risultano distorsive della stessa competizione corretta tra imprese 4. Inoltre, il ricorso a tali prassi espone il datore di lavoro al rischio del contenzioso, attivabile sia da parte degli organi di vigilanza sia da parte dei lavoratori. In proposito, è stato affermato che il legislatore delegato si è proposto di assorbire nel contratto intermittente tutte quelle situazioni che possono essere definite borderline 5. Non è tuttavia mancato chi ha sostenuto che tale obiettivo rischia di incontrare una serie di difficoltà legate alle caratteristiche della prestazione, soprattutto in alcuni settori, come quelli della ristorazione e dei pubblici esercizi, dove persisterà la tendenza a non sottoscrivere contratti discontinui; spesso i lavoratori sono soggetti impiegati altrove a tempo pieno e che sono interessati al quantum economico e non alla contribuzione 6. Al riguardo, non va peraltro sottovalutato il notevole interesse che riveste per le imprese la disponibilità di un istituto che potrebbe consentire di far fronte efficacemente alle esigenze derivanti dalle variazioni della domanda, che nel settore turismo spesso assumono carattere di imprevedibilità o si manifestano comunque in forma tale da non poter essere soddisfatte mediante la programmazione ed il ricorso ai tradizionali strumenti del mercato del lavoro. 4 Ministero del Lavoro, circolare 3 febbraio 2005, n. 4 5 DEL PUNTA Riccardo, Riforma Biagi: il contratto di lavoro intermittente, in Guida al Lavoro, 2003, n. 14, pagine 12 e seguenti; di tale avviso anche ROMEI Roberto, Brevi osservazioni sul contratto di lavoro intermittente, in Diritto del lavoro i nuovi problemi, Studi in onore di Mattia Persiani, Cedam, Padova, 2005, II, pag e seguenti; l autore, sottolinea, inoltre, che sarebbe frutto di ingenuità ritenere che solo perché si predispone uno schema contrattuale, questo sia in grado di dare una veste legale e una minima protezione a fenomeni di sfruttamento più o meno lecito. 6 MASSI Eufranio, Il contratto a chiamata dopo i chiarimenti ministeriali, 2005, in 6
8 Il lavoro intermittente nel settore turismo Nel settore turismo, l istituto del lavoro intermittente può costituire una valida alternativa all istituto del lavoro extra e di surroga, che le imprese del settore da sempre utilizzano per far fronte alle esigenze indotte dai picchi di brevissima durata, ancorché frequentemente ripetuti nel tempo. Si prospetta un opportunità per il lavoratore, al quale si propone, in luogo di una successione di singoli ed episodici contratti extra, la possibilità di una parziale stabilizzazione del rapporto di lavoro, dalla quale può derivare una maggiore tutela assistenziale 7 nonché la prospettiva di un percorso di carriera. Si realizza, nel contempo, anche una convenienza operativa per l impresa, oggi costretta a fare i conti con il notevole sovraccarico amministrativo che caratterizza la gestione del lavoro extra, che potrebbe essere di molto ridotto grazie al ricorso al nuovo istituto 8. Le opportunità che il lavoro intermittente può offrire a lavoratori e datori di lavoro sono quindi molteplici e molto interessanti. Pur in presenza di informazioni limitate sul grado di diffusione dell istituto, è possibile affermare che esso stia suscitando un significativo grado di interesse. Le rilevazioni eseguite dall ISFOL 9 nella seconda metà del 2006, hanno accertato che all epoca lo 0,7% dei lavoratori italiani era occupato con contratto di lavoro intermittente o a chiamata, per circa centosessantamila lavoratori intermittenti su un totale di ventidue milioni lavoratori, dipendenti ed autonomi. La diffusione dell istituto registrava un incidenza ancora maggiore al sud (1,41%) e tra le donne (1,22%). L ISFOL rileva altresì che il trend d utilizzo del lavoro intermittente è in rapida crescita. E inoltre interessante confrontare il peso complessivo del lavoro intermittente (0,70%) con i risultati che la medesima indagine ha fatto segnare per altri istituti, quali il lavoro a tempo determinato (4,75%), l apprendistato (1,53%), il contratto di inserimento (0,80%), la somministrazione di manodopera (0,65%), il contratto di formazione e lavoro (0,59%). Elevatissima sembra essere la polarizzazione settoriale: secondo i dati dei centri per l impiego del Veneto, circa due terzi delle assunzioni a chiamata risultano 7 il lavoratore intermittente può percepire l indennità di malattia, l indennità di maternità, gli assegni familiari, etc. 8 di tale avviso, PESSI Roberto, Bilancio di un anno tra bipolarismo e concertazione, Cedam, Padova, 2008, pag MANDRONE Emiliano, La riclassificazione del lavoro tra occupazione standard e atipica: l indagine Isfol Plus 2006, collana Studi Isfol, numero 2008/1 marzo, pag. 4 7
9 Federalberghi Format attivate dalle imprese del comparto alberghi e ristorazione, mentre altri due addensamenti di rilievo si riconoscono nel commercio e nei servizi culturali e ricreativi; modestissimo risulta l utilizzo da parte dell industria 10. definizione Il contratto di lavoro intermittente, noto anche come contratto a chiamata 11 è il contratto mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro per lo svolgimento di prestazioni a carattere discontinuo, o, appunto, intermittente 12. Tali prestazioni sono rese secondo le necessità del datore di lavoro, nel rispetto delle causali di utilizzo individuate dalla contrattazione collettiva o dalla legge. Caratteristica principale del lavoro intermittente è lʹalternarsi di fasi in cui non vi è effettiva prestazione lavorativa ma semplice attesa della chiamata da parte del datore di lavoro (la cosiddetta disponibilità) e fasi in cui vi è effettiva prestazione di lavoro. Il lavoratore pur rendendosi disponibile a tale tipologia di lavoro non è però sempre obbligato a rispondere alla chiamata del datore di lavoro, ma può scegliere se vincolarsi o meno. Esistono, infatti, due tipologie di contratto di lavoro intermittente: a) lavoro intermittente con espressa pattuizione dell obbligo di disponibilità: il lavoratore si obbliga a restare a disposizione del datore di lavoro, a tempo indeterminato o a termine, per effettuare prestazioni lavorative in maniera intermittente, cioè quando il datore stesso le richieda. In cambio del vincolo di disponibilità assunto, egli riceve una indennità di disponibilità. 10 Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Aggiornamento del quadro informativo sulle politiche del lavoro, luglio 2006, pag. 114, in ANASTASIA Bruno, Quando il lavoro è intermittente, pag. 2, in 11 BELLOCCHI Paola, Le aporie del lavoro intermittente, in Diritto del lavoro i nuovi problemi, Studi in onore di Mattia Persiani, Cedam, Padova, 2005, II, pag. 868, secondo l autrice, non c è accordo sul vocabolario, come è documentato dal passaggio da lavoro a chiamata (secondo la terminologia usata nella legge delega, che poteva comportare confusione con il part time a chiamata) a lavoro intermittente e il contemporaneo impiego di entrambe le denominazioni in concorrenza tra loro 12 BROLLO Marina, Contratti di lavoro flessibile e contratti formativi, vol. III, Commentario al D. Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, coordinato da F. Carinci, Ipsoa, Milano, 2004, pagine 4 e seguenti; l autrice ritiene che la definizione contenuta nell articolo 33 è incompleta, sia perché l articolo rinvia al successivo per l individuazione dei limiti dell utilizzazione della prestazione, sia perché le caratteristiche del lavoro intermittente sono diverse da quelle che emergono dalla sola lettura dell articolo 33 e vanno ricercate nell insieme delle norme che lo regolano 8
10 Il lavoro intermittente nel settore turismo b) lavoro intermittente senza obbligo di disponibilità: in questa fattispecie il prestatore non si impegna contrattualmente ad accettare la chiamata del datore di lavoro, e dunque non matura il diritto allʹindennità correlata allʹimpegno di disponibilità, bensì solo la retribuzione per il lavoro eventualmente prestato. Secondo una parte della dottrina, il lavoratore non si obbliga a lavorare, ma a stare a disposizione. La disponibilità rappresenta quindi l obbligazione del contratto posta a carico del lavoratore 13. Secondo un altra parte, la definizione si pone a disposizione ha una funzione essenzialmente descrittiva e non vincolante, dato che la disponibilità non necessariamente deve essere garantita. Il fulcro della norma sta nella seconda parte, cioè nel fatto che il datore di lavoro può chiedere e utilizzare la prestazione in modo intermittente 14. Alcuni autori ritengono che la fattispecie tipica sia rappresentata dal lavoro intermittente senza obbligo di disponibilità, in quanto il legislatore costruisce l altra fattispecie come eventuale e soprattutto collegata ad un accordo accessorio tra le parti 15. Secondo altri autori 16, invece, la peculiarità dell istituto è rappresentata proprio dall obbligo di disponibilità e dalla garanzia di ricevere l indennità in caso di vincolo a rispondere alla chiamata. 13 BAVARO Vincenzo, Sul lavoro intermittente. Note critiche, in Il lavoro tra progresso e mercificazione. Commento critico al decreto legislativo n. 276/2003, a cura di G. Ghezzi, Ediesse, Roma, 2004, pag. 225; BELLOCCHI Paola, Art. 4, comma 1) lettere a), c), d), e), f). Le nuove tipologie di lavoro: il lavoro a chiamata; il lavoro coordinato e continuativo; il lavoro occasionale e accessorio; il lavoro ripartito, in La legge delega in materia di occupazione e mercato del lavoro, a cura di M. T. Carinci, Ipsoa, Milano, 2003, pag. 195 Per un analisi delle varie ipotesi, ROMEI Roberto, Brevi osservazioni sul contratto di lavoro intermittente, cit. pag e ss. 14 BROLLO Marina, Contratti di lavoro flessibile e contratti formativi, cit., pag. 4 e ss. 15 ALES Edoardo, I paradossi della tipizzazione: i contratti di lavoro intermittente, in Diritto del lavoro i nuovi problemi, Studi in onore di Mattia Persiani, Cedam, Padova, 2005, II pag. 865, secondo il quale una tale interpretazione è derivabile dalla lettera della norma la quale, nell indicare gli elementi che devono essere presenti nel contratto, afferma la mera natura eventuale dell obbligo di disponibilità. Questo, in contrasto con quanto disposto nella legge delega, dove la disponibilità ad eseguire la prestazione sembrava rappresentare l elemento tipizzante del contratto. Dello stesso avviso, BELLOCCHI Paola, Le aporie del lavoro intermittente,cit., pag. 868; BOLLANI Andrea, Flessibilità e nuovi rapporti di lavoro, in Mariella Magnani, Pier Antonio Varesi, Organizzazione del mercato del lavoro e tipologie contrattuali. Commentario ai decreti legislativi n. 276/2003 e n. 251/2004, Giappichelli, Torino, 2005, pag. 416; BROLLO Marina, Contratti di lavoro flessibile e contratti formativi, cit., pag. 8. MATTAROLO Maria Giovanna, Lavoro intermittente, in M. Brollo, M. G. Mattarolo, L. Menghini, Contratti di lavoro flessibili e contratti formativi, Commentario al D. Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, coordinato da F. Carinci, tomo III, Ipsoa, Milano, 2005, pagine 7 e seguenti; contra MOBIGLIA, Il lavoro intermittente (cosiddetto lavoro a chiamata), in Guida lav. 2003, n. 4, pag De ANGELIS Luigi, Lavoro intermittente senza obbligo di risposta alla chiamata: contratto senza contratto, in Argomenti dir. lav., 2004, pag. 885, secondo il quale l obbligo di disponibilità scaturirebbe dal contratto di lavoro intermittente e sarebbe cosa distinta dall obbligo di risposta alla chiamata, che, invece, intensifica, il vincolo. 9
11 Federalberghi Format La nozione di prestazione intermittente o discontinua non viene specificata dal legislatore; quindi, secondo una parte della dottrina, è necessario procedere ad un analisi di tale nozione, in quanto quest ultima rappresenta l unico elemento di qualificazione del contratto in esame 17. In particolare, è stato affermato che non sussiste alcun criterio per misurare l alternanza fra lavoro e non lavoro, ossia fra prestazione e disponibilità, in quanto la definizione di tale alternanza spetta al datore di lavoro. In tale circostanza, l intermittenza, più che un elemento costitutivo della nuova figura negoziale, rappresenta piuttosto una modalità di utilizzo della relativa prestazione 18. casi di ricorso al lavoro intermittente: le c.d. ipotesi oggettive Il comma 1 dell articolo 34 del decreto legislativo n. 276 del 2003 stabilisce che il contratto di lavoro intermittente può essere concluso per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale 19. E stato notato che mentre la legge delega attribuiva ai contratti collettivi la responsabilità di individuare le prestazioni di carattere discontinuo o intermittente il legislatore delegato si è riferito, invece, alle esigenze individuate dai contratti collettivi 20. Tale salto è evidente: infatti se oggetto di rinvio fosse stata l individuazione delle prestazioni, si sarebbe dovuto dedurre che solo alcune mansioni fossero destinare ad entrare nel circuito del lavoro a chiamata, mentre, l aver posto l accento sulle esigenze significa che a priori qualsiasi attività lavorativa può essere svolta in modalità intermittenti, qualora sussistano le concrete necessità. Nonostante siano passati diversi anni dall entrata in vigore della riforma Biagi, la contrattazione collettiva si è di fatto astenuta dallo svolgere le 17 VOZA Roberto, La destrutturazione del tempo di lavoro: part time, lavoro intermittente e lavoro ripartito, in Curzio (a cura di), Lavoro e diritti, Cacucci, Bari, 2004, pag VOZA Roberto, I contratti di lavoro ad orario ridotto, modulato o flessibile (part time, lavoro intermittente e lavoro ripartito), in WP C.S.D.L.E Massimo D Antona, 2005, n. 37, in 19 articolo 34, comma 1, decreto legislativo n. 276 del 2003, così come modificato dall articolo 10, comma 1 del decreto legislativo del 6 ottobre 2004, n. 251; decreto ministeriale 23 ottobre PERULLI Adalberto, Il lavoro intermittente, in Impiego flessibile e mercato del lavoro, a cura di A. Perulli, Giappichelli, Torino, 2004, pag
12 Il lavoro intermittente nel settore turismo funzioni che le erano state affidate in relazione alla disciplina del lavoro intermittente. L ostilità di molte associazioni dei lavoratori ha fatto sì che in occasione di molti rinnovi contrattuali le organizzazioni sindacali abbiano richiesto di non inserire alcuna disposizione relativa a tale istituto, offrendo, come contropartita, maggiori flessibilità nella gestione dei contratti a tempo parziale 21. Al riguardo è stato affermato che tra tutte le misure riguardanti le tipologie d impiego, il lavoro a chiamata sia il più inaccettabile, in quanto si trasforma il lavoratore in appendice dell attività produttiva. Conseguentemente, l obiettivo che una delle organizzazioni maggiormente rappresentative assegna alla contrattazione è quello di mirare alla sostanziale cancellazione di questa tipologia 22. E quindi subentrato il meccanismo previsto dall articolo 40 del decreto legislativo n. 276 del 2003, in virtù del quale, in assenza di un accordo collettivo che regoli la materia, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali individua in via provvisoria con proprio decreto i casi 23 in cui è ammissibile il ricorso al lavoro intermittente. In applicazione di tale previsione, il decreto ministeriale 23 ottobre 2004 ha individuato nelle occupazioni che richiedono un lavoro discontinuo 24 elencate 21 MASSI Eufranio, Il lavoro intermittente tra cancellazioni e reintroduzioni, 2008, in il contratto di lavoro intermittente è visto con ostilità anche da alcuni autori, fra cui ROCCELLA Massimo, una Repubblica contro il lavoro, in che considera l istituto l ultima spiaggia della precarizzazione del mercato del lavoro 22 TREVES Claudio, Prime considerazioni e prime indicazioni operative della CGIL sul decreto legislativo n. 276 del 2003, in La Riforma Biagi del mercato del lavoro, a cura di Michele Tiraboschi, Giuffrè, Milano, PERULLI Adalberto, Il lavoro intermittente, cit., pag. 145, secondo il quale il termine casi allude ad un insieme analitico di ipotesi predeterminate, precisate ed enumerate che mal si collega con la formulazione di un unica causale generale; in tal senso sussiste un vincolo all operare dell autonomia collettiva e del Ministero del Lavoro; inoltre se il legislatore avesse voluto consentire una sostanziale liberalizzazione del contratto di lavoro intermittente avrebbe optato immediatamente per la formulazione di una clausola generale, come è avvenuto per altri contratti flessibili. In senso contrario MATTAROLO Maria Giovanna, Lavoro intermittente, cit., pag VOZA Roberto, I contratti di lavoro ad orario ridotto, modulato o flessibile, cit., secondo l autore il Ministro, nell utilizzare la tabella del regio decreto, si è lasciato ingannare dall assonanza, puramente lessicale, fra la discontinuità delle prestazioni di lavoro a chiamata, e la discontinuità delle occupazioni individuate dal regio decreto. Nella normativa del 23 i lavori discontinui o di semplice attesa o custodia individuano quelle attività caratterizzate da una ridotta intensità lavorativa, tale da non richiedere un continuo e costante dispendio di energie psico fisiche, il che riduce (ma non annulla) i rischi di pregiudizio per la sua salute. Il legislatore del 23, come quello del 2003, ne fa menzione nella specifica ed esclusiva prospettiva di operare una deroga ai vincoli in tema di durata (giornaliera o settimanale che sia) del tempo di lavoro. In sostanza, nel caso dei lavori discontinui o di semplice attesa o custodia, il lavoratore si trova sempre e comunque al lavoro, pur senza svolgere una costante ed assidua attività di sforzo. Nella fattispecie del lavoro a chiamata, la questione è completamente diversa. Si tratta, infatti, di una relazione contrattuale che comporta un alternanza secca fra lavoro e non lavoro. Se negli intervalli tra una chiamata ed un altra il lavoratore intermittente non è al lavoro, nei periodi in cui è chiamato a lavorare, egli svolge normalmente la propria attività ad una intensità standard, tanto è vero che il legislatore non ha previsto alcuna deroga alla disciplina sulla durata massima della prestazione. 11
13 Federalberghi Format nella tabella allegata al regio decreto 6 dicembre 1923, n le ipotesi oggettive per le quali in via provvisoriamente sostitutiva 25 della contrattazione collettiva è possibile stipulare i contratti di lavoro intermittente. Tra tali attività, risultano di particolare interesse per il settore turismo le seguenti: custodi, guardiani diurni e notturni, portinai, fattorini (esclusi quelli che svolgono mansioni che richiedono una applicazione assidua e continuativa), uscieri e inservienti; camerieri, personale di servizio e di cucina negli alberghi, trattorie, esercizi pubblici in genere, carrozze letto, carrozze ristoranti e piroscafi, a meno che nelle particolarità del caso, a giudizio dellʹispettorato dellʹindustria e del lavoro, manchino gli estremi di cui allʹarticolo 6 del regolamento 10 settembre 1923, n. 1955; impiegati di albergo le cui mansioni implichino rapporti con la clientela e purché abbiano carattere discontinuo (così detti ʺimpiegati di bureauʺ come i capi e sottocapi addetti al ricevimento, cassieri, segretari con esclusione di quelli che non abbiano rapporti con i passeggeri), a meno che nella particolarità del caso, a giudizio dellʹispettorato dellʹindustria e del lavoro, manchino gli estremi di cui allʹarticolo 6 del regolamento 10 settembre 1923, n (prestazioni discontinue o di semplice attesa o custodia). Il rinvio operato dal decreto ministeriale 23 ottobre 2004 alle ipotesi previste nella tabella indicata nel regio decreto n del 1923 costituisce un rinvio puramente materiale. Il rinvio è fatto al contenuto della tabella vigente al momento in cui il decreto è entrato in vigore; in tal modo, le integrazioni effettuate nel corso degli anni e le abrogazioni operate dal decreto legge 112 del 2008 non avrebbero alcun effetto sull utilizzo del lavoro intermittente PAPA Danilo, Lavoro intermittente e contrattazione collettiva, cit., pag. 50 e ss.: lo stesso legislatore precisa che la regolamentazione del decreto ministeriale è adottata in via provvisoria. Si può ritenere che, una volta intervenuta la contrattazione collettiva, le previsioni del decreto ministeriale cessino di operare nella loro totalità con riferimento al settore disciplinato in via contrattuale. Non sembra immaginabile una ultrattività del decreto per quelle ipotesi di ricorso al lavoro intermittente che la disciplina contrattuale non ha recepito. Una volta che le parti sociali intervengono, il decreto ministeriale cesserebbe di avere efficacia, senza che vi sia una commistione di discipline. Di tale avviso anche BOLLANI Andrea, Flessibilità e nuovi rapporti di lavoro, cit., pag. 419, secondo il quale la previsione di un tale potere intende stimolare le parti ad intraprendere e concludere il negoziato, e quindi l intervento sostitutivo può produrre solo effetti provvisori. 26 PAPA Danilo, Lavoro intermittente e contrattazione collettiva, cit., pag. 50 e ss. 12
14 Il lavoro intermittente nel settore turismo Il Ministero 27 ha precisato che le attività indicate nella predetta tabella devono essere considerate unicamente come parametro di riferimento oggettivo per sopperire alla mancata individuazione da parte delle fonti contrattuali delle esigenze di carattere discontinuo o intermittente specifiche di ogni settore, cosicché non devono ritenersi operanti, ai fini dell individuazione della tipologia di attività lavorativa oggetto del contratto di lavoro intermittente, i requisiti dimensionali e le altre limitazioni alle quali il regio decreto fa riferimento (es. autorizzazione dellʹispettore del lavoro). Non rileva pertanto neppure un giudizio caso per caso circa la natura intermittente o discontinua della prestazione essendo questo compito rinviato ex ante alla contrattazione collettiva o, in assenza, al decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali cui spetta il compito di individuare, mediante una elencazione tipologica o per clausole generali, quelle che sono le esigenze che consentono la stipulazione dei contratti di lavoro intermittente. Il Ministero del Lavoro ha altresì chiarito che il contratto di lavoro intermittente non si applica ai lavoratori da occupare nellʹambito di strutture residenziali assistenziali per anziani, in quanto la loro attività non è espressamente descritta nella tabella approvata con regio decreto n del 1923 e non è riconducibile, neanche in via interpretativa, alle tipologie descritte nei punti 13 e 21 della stessa 28. casi di ricorso al lavoro intermittente: i periodi predeterminati Il contratto di lavoro intermittente può essere concluso anche per periodi predeterminati nellʹarco della settimana, del mese o dellʹanno 29. Tale possibilità riguarda le prestazioni da rendersi il fine settimana, nonché nei periodi delle ferie estive o delle vacanze natalizie e pasquali 30 che, secondo il Ministero del Lavoro 31 sono individuate come segue: 27 Ministero del Lavoro, circolare 3 febbraio 2005, n Ministero del Lavoro, nota 13 luglio 2006, n articolo 34, comma 1, decreto legislativo n. 276 del Tale ipotesi, come chiarito dal Ministero del Lavoro, con nota del 12 luglio 2004, e come confermato con decreto legislativo 276 del 2003, articolo 34, comma 1, così come modificato dall articolo 10 del decreto legislativo 251 del 2004, è di immediata applicabilità. Tale modifica ha fornito al lavoro intermittente per periodi predeterminati una configurazione autonoma rispetto alle ipotesi soggettive. Questa è, infatti, la prima forma di intermittente che nel corso dell estate 2004 ha preso concretamente avvio. 30 articolo 37, comma 1, decreto legislativo n. 276 del Ministero del Lavoro, circolare 3 febbraio 2005, n. 4 13
15 Federalberghi Format a) week end 32 : il periodo che va dal venerdì pomeriggio, dopo le ore 13.00, fino alle ore 6.00 del lunedì mattina; b) vacanze natalizie: il periodo che va dal 1 dicembre al 10 gennaio 33 ; c) vacanze pasquali: il periodo che va dalla domenica delle Palme al martedì successivo il Lunedì dellʹangelo; d) ferie estive: i giorni compresi dal 1 giugno al 30 settembre 34. Il Ministero del Lavoro ha chiarito che la possibilità di ricorrere al lavoro intermittente in occasione di tali periodi opera anche in assenza di un preventivo intervento della contrattazione collettiva 35. In tali casi, infatti, è il legislatore stesso ad individuare le ragioni intermittenti o stagionali che giustificano la deroga al principio generale secondo il quale lʹindividuazione dei casi di ricorso al lavoro intermittente è largamente rimessa allʹautonomia collettiva o al decreto ministeriale. I contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale possono comunque individuare ulteriori periodi predeterminati 36 o modificare quelli sopra indicati, per adeguarli alle effettive necessità di ogni comparto produttivo 37. Tale ipotesi di lavoro intermittente presenta delle caratteristiche particolari che la differenziano dalla tipologia generale: in tal caso, il periodo temporale in cui eventualmente si dovrà svolgere la prestazione risulta contrattualmente 32 MASSI Eufranio, Il contratto a chiamata dopo i chiarimenti ministeriali, cit.: la definizione utilizzata per il week end appare sufficientemente ampia da venir incontro alle esigenze operative di molte realtà aziendali, come per esempio la ristorazione, i locali da ballo, i bar. 33 tale interpretazione appare coerente con la constatazione che questo rappresenta in molti settori commerciali il periodo di maggior attività; da un lato, si tenta di rendere tale tipologia più appetibile e, dall altro, di renderla più vicina a quelle che sono le esigenze aziendali. 34 VOZA Roberto, I contratti di lavoro ad orario ridotto, modulato o flessibile, cit.: l autore afferma che la circolare ministeriale, nel definire tali periodi, ha seguito un arbitraria inventiva. Per esempio, indicando per ferie estive, i giorni compresi dal 1 giugno al 30 settembre è andata addirittura ben oltre la nozione astronomica di estate. MASSI Eufranio, Il contratto a chiamata dopo i chiarimenti ministeriali, cit., secondo il quale, il legislatore delegato ha adoperato il termine vacanze che è un po improprio, in quanto, nel comune gergo, si riferisce più al settore scolastico che a quello del lavoro. Per quanto riguarda il periodo, dal 1 giugno al 30 settembre, questo sembra essere in linea con le esigenze aziendali le quali, sovente, programmano il periodo feriale a mesi interi. 35 Ministero del Lavoro, nota 12 luglio articolo 37, comma 2, decreto legislativo n. 276 del Ministero del Lavoro, circolare n. 4 del
16 Il lavoro intermittente nel settore turismo predeterminato e quindi si viene a ridurre quello stato di incertezza che caratterizza la fattispecie generale 38. potere preclusivo dell autonomia collettiva Il Ministero del Lavoro ha fornito alcuni chiarimenti in merito alla legittimità delle clausole contrattuali con le quali si esclude l applicabilità del contratto di lavoro intermittente a determinati comparti. Occorre sottolineare che il legislatore affida prima di tutto alla contrattazione collettiva il compito di individuare le esigenze che consentono lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, indicando solo in un secondo momento le altre ipotesi di utilizzo del contratto 39. Fermo restando il ruolo primario della contrattazione collettiva, il Ministero del Lavoro sottolinea che il lavoro intermittente è sempre ammesso nelle ipotesi soggettive e per periodi predeterminati (di cui, rispettivamente, agli articoli 34, comma 2, e 37, comma 1, del decreto legislativo n. 276 del 2003). Va, quindi, sottolineato che, rispetto a tali casi, l autonomia collettiva sembra avere un potere integrativo ed ampliativo ma non già preclusivo. In particolare, all articolo 37, comma 2, alla contrattazione collettiva è demandata esclusivamente la possibilità di individuare ulteriori periodi predeterminati 40. casi di ricorso al lavoro intermittente: le c.d. ipotesi soggettive Il contratto di lavoro intermittente può in ogni caso essere concluso con riferimento a prestazioni rese da soggetti con meno di venticinque anni di età ovvero da lavoratori con più di quarantacinque anni di età, anche pensionati PERULLI Adalberto, Il lavoro intermittente, cit., pag. 143., secondo il quale si tratta di un ipotesi assai prossima al lavoro a tempo parziale verticale, senza però la certezza circa l effettiva erogazione della prestazione di lavoro nei periodi predeterminati dell anno. 39 PAPA Danilo, Lavoro intermittente e contrattazione collettiva, cit. 40 Ministero del Lavoro, nota 3 ottobre 2008, n articolo 34, comma 2, decreto legislativo n. 276 del 2003, così come modificato dall articolo 1 bis della legge n. 80 del 14 maggio 2005, di conversione del decreto legge n. 35 del 2005; a decorrere dall entrata in vigore di questa norma, non si richiede più il requisito della disoccupazione o inoccupazione per i soggetti con meno di 25 anni di età, e non è più previsto per i lavoratori con più di 45 anni di età l avvenuta espulsione dal ciclo produttivo ovvero l iscrizione nelle liste di mobilità e di collocamento; in seguito alla modifica sono venute, quindi, meno: il carattere sperimentale inizialmente previsto per le causali soggettive e la necessità dell esistenza di un particolare status di non occupazione; sembra che il legislatore abbia individuato nell età un requisito già sufficiente per indicare la debolezza del soggetto e quindi, per sottolineare una finalità occupazionale; si tratta dei pensionati a qualsiasi titolo: invalidità, anzianità o vecchiaia; per i pensionati, non si pone più il problema del cumulo dei redditi (ad eccezione dei percettori delle pensioni di invalidità e 15
17 Federalberghi Format La formulazione della norma lascia intendere che, in presenza dei requisiti di età, il contratto di lavoro intermittente possa essere stipulato anche al di fuori delle ipotesi previste dalla contrattazione collettiva. Tale interpretazione è stata condivisa dal Ministero del Lavoro, secondo cui in questo caso si ha riguardo al ricorso al lavoro intermittente di tipo a causale in funzione cioè delle sole condizioni soggettive del prestatore di lavoro 42. Relativamente al limite di età, il Ministero del Lavoro ha sempre inteso, con riferimento ad altri istituti e tipologie le parole fino a... (termine ultimo), come il giorno del compleanno. Appare ragionevole ritenere che la locuzione con meno di venticinque anni di età debba essere intesa nel senso che il lavoratore deve avere al massimo ventiquattro anni e trecentosessantaquattro giorni, anche se una lettura diversa scaturente dalla circolare 30 del 2005 sull apprendistato potrebbe portare ad una interpretazione di 25 anni e 364 giorni 43. E stato inoltre sostenuto che il giovane under 25 che abbia stipulato il contratto prima del compimento degli anni, possa continuare a fornire le proprie prestazioni intermittenti oltre tale limite 44. Una siffatta lettura, seppur compatibile con il testo della disposizione, non appare condivisibile, a causa degli effetti paradossali che è suscettibile di comportare. Infatti, se tale tesi venisse accolta, il contratto di lavoro intermittente a tempo indeterminato stipulato da un soggetto con meno di venticinque anni potrebbe proseguire sine die, sino all età della pensione. Per tal via, la previsione legislativa, che prevede un eccezione volta a favorire la possibilità di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, risulterebbe applicata in modo tale da trasformare una deroga iniziale e temporanea in una condizione definitiva. di reversibilità per i quali restano in vigore le riduzioni individuate dalla legge n. 335 del 1995), in quanto l articolo 19 della legge n. 133 del 2008 ha abolito, a partire dal 1 gennaio 2009, il divieto di cumulo con i redditi da lavoro sia esso dipendente che autonomo. 42 Ministero del Lavoro, nota 12 luglio 2004; Ministero del Lavoro, decreto 23 ottobre 2004; Ministero del Lavoro, circolare 3 febbraio 2005, n. 4. L esistenza di specifici requisiti soggettivi rende possibile la conclusione di un contratto di lavoro intermittente indipendentemente dalla verifica delle esigenze aziendali. 43 MASSI Eufranio, Il contratto a chiamata dopo i chiarimenti ministeriali, cit. 44 MASSI Eufranio, Il lavoro intermittente tra cancellazioni e reintroduzioni, cit. 16
18 Il lavoro intermittente nel settore turismo ipotesi individuate dalla contrattazione collettiva prima del 24 ottobre 2003 La disciplina legislativa del lavoro intermittente è stata preceduta da alcuni tentativi di introdurre per via contrattuale strumentazioni di segno analogo. Al riguardo, il Ministero del lavoro ha ritenuto opportuno precisare che. salvo diversa previsione della contrattazione collettiva e in attesa delle determinazioni ivi contemplate, la regolamentazione del lavoro intermittente di cui agli articoli 33 e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, non pregiudica lʹapplicazione delle clausole contenute nei contratti collettivi, in vigore prima del 24 ottobre 2003, che già disciplinavano lʹesecuzione di prestazioni di lavoro intermittente o a chiamata 45 In questi settori, dunque, le previsioni contrattuali devono ritenersi ancora valide sempreché, tuttavia, esse siano rispettose delle nuove regole legali introdotte dal decreto legislativo n. 276 del In caso di incompatibilità le stesse devono ritenersi automaticamente sostituite dalla disciplina legale 46. divieti L articolo 34, terzo comma, del decreto legislativo n. 276 del 2003 elenca tassativamente i casi 47 in cui è vietato il ricorso al lavoro intermittente: a) per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero; b) salva diversa disposizione degli accordi sindacali 48, presso unità produttive nelle quali si sia proceduto, entro i sei mesi 49 precedenti, a licenziamenti collettivi che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni 50 cui si 45 articolo 1, comma 2, decreto ministeriale 23 ottobre DE FUSCO Enzo, La disciplina del lavoro a chiamata, in Guida al Lavoro, Pirola, n. 45 del 12 novembre VOZA Roberto, I contratti di lavoro ad orario ridotto, modulato o flessibile, cit., tali casi sono coincidenti con quelli in cui è vietato il contratto di lavoro di somministrazione (articolo 20, comma 5, del decreto legislativo 276 del 2003). 48 BOLLANI Andrea, Flessibilità e nuovi rapporti di lavoro, cit., pag. 422, secondo il quale la derogabilità della norma di legge, da parte dell autonomia collettiva, appare di ampia portata, vista la mancanza di limiti legati alla rappresentatività dei soggetti stipulanti e di limiti legati al contenuto degli accordi sindacali. 49 MASSI Eufranio, Il contratto a chiamata dopo i chiarimenti ministeriali, cit., il quale afferma che lo stop alla stipula di un contratto intermittente opera se nel semestre di riferimento ci sono lavoratori licenziati disponibili ad essere riassunti (essi, infatti, potrebbero essersi riallocati presso altro datore o aver monetizzato, il proprio diritto di precedenza); MASSI Eufranio, Il lavoro intermittente tra cancellazioni e reintroduzioni, cit., il quale precisa inoltre che tale diritto di precedenza del lavoratore licenziato deve essere azionato dall interessato. 50 MASSI Eufranio, Il contratto a chiamata dopo i chiarimenti ministeriali, cit., La disposizione si riferisce alle stesse mansioni : questo potrebbe essere interpretato nel senso che, nel caso di mansioni simili il contratto a chiamata sia agibile, come, del resto, stando al tenore letterale della norma, potrebbe risultare agibile in tutte quelle ipotesi in cui la sospensione o la riduzione di orario non comporti un esborso da parte dell INPS. 17
19 Federalberghi Format riferisce il contratto di lavoro intermittente (la procedura si applica solo alle imprese con più di quindici unità); ovvero presso unità produttive nelle quali sia operante una sospensione dei rapporti o una riduzione dell orario, con diritto al trattamento di integrazione salariale, che interessino lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a chiamata; in questo caso, è necessario sottolineare che la disposizione normativa è flessibile, in quanto derogabile ad opera della pattuizione collettiva; c) da parte delle imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi 51 ai sensi dell articolo 4 del decreto legislativo n. 626 del La legge non prevede che, nel caso in cui il contratto venga concluso al di fuori delle tre ipotesi previste o contravvenendo ad uno dei divieti legali, il contratto di lavoro intermittente si converta in un altra tipologia di contratto di lavoro subordinato. Sul punto, la dottrina ha espresso una articolata varietà di opinioni. Secondo un interpretazione 52, come per altre fattispecie contrattuali, anche in questo caso, varrebbe il principio generale secondo il quale l intero contratto è inficiato da nullità in caso di accertata volontà negativa sulla conservazione dello stesso senza la clausola di intermittenza (articolo 1419 codice civile). Tale affermazione è supportata dalla considerazione che, in altre circostanze, il decreto prevede espressamente l effetto legale sostitutivo, come nei casi di somministrazione irregolare e lavoro a progetto. Secondo una tesi intermedia, una possibile alternativa alla nullità totale possa essere rappresentata dalla conversione nella tipologia negoziale di fatto realizzatasi tra le parti 53. Una ulteriore ipotesi 54 prevede che si possa parlare di nullità parziale (riferita alla giornata in cui, ad esempio, il lavoratore è stato utilizzato per sostituire uno 51 DE FUSCO Enzo, La disciplina del lavoro a chiamata, cit., in questo caso sembrerebbe che lʹazienda che invece, ha effettuato la valutazione del rischio ma di contro non si sia adeguata alle norme di sicurezza potrà in ogni caso beneficiare delle nuove disposizioni. 52 VALLEBONA Antonio, La Riforma dei lavori, Cedam, Padova, 2004, pag. 58. Contra BOLLANI Andrea, Flessibilità e nuovi rapporti di lavoro, cit., pag. 423, secondo il quale seguire tale tesi comporta un effetto (cioè la nullità del contratto) che è contrario alle finalità garantistiche perseguite dalla norma imperativa violata e comporterebbe un risultato paradossale: il soggetto protetto dalla norma rimarrebbe privo di occupazione. 53 DEL PUNTA Riccardo, Riforma Biagi: il contratto di lavoro intermittente, cit., pag MASSI Eufranio, Il contratto a chiamata dopo i chiarimenti ministeriali, cit.; BOLLANI Andrea, Flessibilità e nuovi rapporti di lavoro, cit., pag. 423, secondo il quale si deve escludere l automatica conversione del contratto di lavoro intermittente in contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato, ma si potrebbe partire dal considerare un contratto part time con la conseguenza che il rapporto si potrà trasformare a tempo pieno solo se richiesto dal lavoratore. 18
20 Il lavoro intermittente nel settore turismo scioperante) e che il contratto di lavoro intermittente si possa trasformare in contratto a tempo determinato (se il rapporto è a termine) o a tempo indeterminato (se non è stata fissata una data finale), o a tempo parziale: tale trasformazione del rapporto non opererebbe di diritto, ma presupporrebbe un ricorso in tal senso al giudice del lavoro. Tale interpretazione, infatti, potrebbe discendere da una applicazione dell articolo 27, comma 1, del decreto legislativo 276 del 2003 dettata per la somministrazione irregolare, ove, il lavoratore può chiedere, mediante ricorso giudiziale la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze del datore di lavoro che ha utilizzato la somministrazione. E ovvio che il discorso rimane aperto in quanto tale interpretazione presenta, comunque, dei punti deboli, non ultimo quello che il ricorso giudiziale è previsto espressamente per la somministrazione irregolare e non per il contratto a chiamata svoltosi in una delle ipotesi vietate dalla legge. La legge non prevede neanche disposizioni sanzionatorie nei confronti del datore di lavoro 55. Conseguentemente, non sarebbe neppure applicabile la sanzione amministrativa prevista per il contratto di somministrazione dall articolo 18 del citato decreto; infatti, trattandosi di pene pure pecuniarie, non è possibile farvi ricorso per via analogica 56. forma del contratto Il contratto di lavoro intermittente deve essere stipulato in forma scritta ʺad probationemʺ57 e deve contenere i seguenti elementi essenziali, espressamente indicati dal decreto 58 : a) indicazione della durata 59 e delle ipotesi, oggettive, o soggettive, che consentono la stipulazione del contratto; b) individuazione del luogo di svolgimento della prestazione 60 e della modalità 61 della disponibilità, eventualmente garantita dal lavoratore, e del relativo 55 VOZA Roberto, I contratti di lavoro ad orario ridotto, modulato o flessibile, cit. 56 MASSI Eufranio, Il contratto a chiamata dopo i chiarimenti ministeriali, cit 57 ROMEI Roberto, Brevi osservazioni sul contratto di lavoro intermittente, cit. pag. 1205, nel senso della doppia valenza del requisito della forma, sia ai fini della prova ma anche degli obblighi di contenuto. In tal senso anche, MATTAROLO Maria Giovanna, Lavoro intermittente, cit., pag articolo 35, comma 1, decreto legislativo n. 276 del BAVARO Vincenzo, Sul lavoro intermittente, cit., pag. 218, secondo cui non si deve equivocare l articolo 35, comma 1, lettera a) quando stabilisce che il contratto di lavoro deve indicare la durata; si tratta della durata del contratto di lavoro intermittente, se a tempo indeterminato o determinato e non la durata della prestazione di lavoro, la cui determinazione è rimessa al datore di lavoro. 60 nel caso in cui il datore di lavoro disponga di più unità produttive, il contratto deve indicare per quale di queste il lavoratore si rende disponibile. 19
Capitolo I... 4. La riforma del rapporto di lavoro a tempo parziale... 4. Capitolo II... 20
INDICE Capitolo I... 4 La riforma del rapporto di lavoro a tempo parziale... 4 1.1 Il dibattito sul lavoro a tempo parziale prima della legge n. 863 del 1984... 5 1.2 La vecchia disciplina-base: art. 5
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LA CERTIFICAZIONE DEI RAPPORTI DI LAVORO 1 Autore: dott.ssa Rossella Schiavone Le seguenti considerazioni sono frutto esclusivo del pensiero dell autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo

References: articolo 1
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 Art. 4
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