Source: https://www.jvph.eu/it/come-spiegare.html
Timestamp: 2019-02-23 09:14:15+00:00

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Approfondimernti
Come spiegare e difendere
la scelta del nostro
Il pavimento sopraelevato accessibile è già ampiamente conosciuto ed utilizzato in ogni parte del mondo, ovviamente con livelli diversi di diffusione e di consapevolezza tecnica da parte di chi lo utilizza.
dire sempre la verità e non prospettare l'impossibile
spiegare le differenze ed illustrare le regole da seguire
Ogni nazione evoluta ha le sue regole interne ed i suoi produttori che, a volte, sollevano presunti problemi tecnici, enfatizzano esageratamente le prestazioni dei propri prodotti od i presunti difetti di quelli degli altri.
JVP ha scelto di certificare i propri prodotti secondo le norme internazionali più diffuse, accettate e rispettate.
JVP mette a disposizione di chiunque dovesse sentirne la necessità una serie di analisi, osservazioni, chiarimenti sulle norme in vigore e sugli argomenti tecnici più spesso affrontati.
i motivi di una scelta, valutiamoli
Durante la loro vita tecnica gli edifici costano, prima per la costruzione e poi per la manutenzione.
L'impiego di un pavimento tecnico sopraelevato con pannelli autoportanti come i nostri consente di ridurre l'altezza generale dell'edificio, perché parte degli impianti tecnologici troveranno alloggiamento ottimale nel suo plenum particolarmente ridotto, grazie anche all'assenza dei traversi che non sono necessari: così il pavimento sopraelevato occuperà meno spazio di quanto consentirà di farne risparmiare.
Un pavimento tecnico sopraelevato con pannelli nudi autoportanti come i nostri accelera i tempi di costruzione degli edifici, perché può essere posato immediatamente dopo la chiusura delle facciate.
Esso consente di eliminare il costo dei traversi e di minimizzare i rallentamenti normalmente dovuti alla posa degli impianti, all'asciugatura e lisciatura dei sottofondi, al livellamento per le pareti mobili, al transito dei trabattelli di cantiere.
Inoltre, il poter definire e soprattutto installare la finitura superficiale autoposante in un secondo tempo, evita la necessità di doverla acquistare immediatamente, oltre ad aumentarne la libertà di scelta da parte dell'utilizzatore finale dell'edificio.
Il nostro pavimento tecnico soparelevato è costituito da pannelli autoportanti completamente avvolti in lamiere d'acciaio zincato fissate tra loro, con giunto d'irrigidimento ottenuto per doppia piegatura meccanica lungo i bordi: già appena installato diviene una robustissima superficie di lavoro, sulla quale fa transitare e stoccare tutti gli altri materiali di cantiere.
L'esecuzione delle opere per l'impiantistica tecnologica interna viene così notevolmente sveltita, rendendo disponibili all'uso gli edifici in tempi assai più contenuti rispetto ai sistemi tradizionali di costruzione.
Oramai, una vastissima gamma di finiture autoposanti da applicare solo appena prima dell'ingresso degli utilizzatori è disponibile.
Oltre alle già collaudatissime coperture in moquette, gomme e pvc, grazie ad una tecnologia esclusiva da noi messa a punto, oggi possiamo immaginare di utilizzare ceramiche, graniti, marmi ed anche legno naturale di minimo spessore, tutti resi autoposanti, senza vincoli di dimensione, disegno e composizione.
Grazie a questo innovativo sistema il Cliente può decidere qualità, aspetto e tipologia dei pavimenti anche poco tempo prima di entrare nei suoi locali, e sarà comunque sicuro di avere un pavimento completamente nuovo, per nulla danneggiato dalle precedenti operazioni di cantiere: se poi, un giorno, dovrà o vorrà rinnovare l'immagine dei propri spazi, non sarà costretto a cambiare tutto il pavimento sopraelevato ma solo la sua finitura superficiale.
le portate meccaniche, analizziamo le normative
La normativa Europea UNI EN 12825 e la PSA MOB PF/2, note introduttive.
La normativa Europea UNI EN 12825 definisce anche le classi di carico per i pavimenti sopraelevati.
La portata ai carichi è indubbiamente uno degli elementi più significativi per ogni pavimento sopraelevato, perché stabilisce quale possa essere l’uso futuro dei locali, in funzione delle attività che vi potranno essere svolte.
Tuttavia, ogni singolo impiego degli spazi ha sicuramente la prestazione ideale, che rappresentata il punto d’equilibrio tra costi economici e benefici tecnici. Utilizzare sistemi con prestazioni eccessivamente elevate rispetto alle esigenze reali può risultare un atteggiamento progettuale inadeguato.
Nella normativa Europea UNI EN 12825 non vengono precisamente analizzati e definiti i criteri secondo i quali abbinare la classe richiesta all’uso futuro dei locali, mentre nella più consolidata procedura K41 della Gran Bretagna, norma PSA MOB PF/2 esiste una sorta di indicazione di massima. In particolare, la procedura K41 definisce il carico concentrato medio che il pavimento sopraelevato può sostenere creando una freccia elastica, vale a dire una deformazione temporanea dei pannelli sollecitati non superiore ai 2,50 mm, legandola alla destinazione finale degli ambienti in cui il pavimento verrà posto in opera.
Secondo la procedura K41, norma PSA MOB PF/2 vengono prese in considerazione quattro classi di portata, e quindi d’utilizzo:
Light - classe leggera
normale predisposizione di uffici arredati con armadiature ed attrezzature leggere, con densità di occupazione media, senza alcuna previsione di installazione di strutture pesanti, in genere adatta agli uffici operativi di aziende private senza eccessivo afflusso contemporaneo di persone:
. almeno 1,50 kN concentrati per freccia inferiore ai 2,50 mm
. corrisponde all’incirca alle Classi 1 e 2 della normativa Europea UNI EN 12825
Medium - classe media
normale predisposizione di uffici arredati con armadiature ed attrezzature standard, già ipotizzando eventuali futuri sviluppi più impegnativi, in genere adatta ad uffici operativi privati e pubblici, librerie, banche, spazi di vendita, gallerie d’esposizione e musei, sale computers, anche con importante afflusso contemporaneo di persone:
. almeno 3,00 kN concentrati per freccia inferiore ai 2,50 mm
. corrisponde all’incirca alle Classi 3 e 4 della normativa Europea UNI EN 12825
Heavy - classe pesante
specifica predisposizione di spazi tecnici arredati con attrezzature pesanti come quadri elettrici, server, armadi telefonici, laboratori industriali e macchine per la produzione leggera, ove le attrezzature previste abbiano sempre carichi superiori a quelli eventualmente generati dalla presenza di persone:
. almeno 4,50 kN concentrati per freccia inferiore ai 2,50 mm
. corrisponde all’incirca alle Classi 5 e 6 della normativa Europea UNI EN 12825
Extra Heavy - classe extra pesante
necessaria per sale computer con attrezzature particolarmente pesanti ed impegnative
. non trova corrispondenza con le Classi della normativa Europea UNI EN 12825.
Ulteriore elemento contemplato dalla procedura K41 è quello del carico distribuito che i pavimenti debbono sostenere, mentre la normativa Europea UNI EN 12825 non se ne occupa. Effettivamente, il carico distribuito non è un valore sufficientemente descrittivo perché in ogni caso il limite della prestazione è dato dalla portata del solaio dell’edificio, in genere contenuto tra i 200 ed i 600 kg per metro quadrato, assai meno di quanto possa reggerne un pavimento sopraelevato anche di modeste prestazioni.
Di seguito si propone un’analisi con chiave di lettura degli articoli salienti della norma UNI EN 12825, volendo particolarmente sottolineare il limite minimo e massimo delle prestazioni:
per la norma UNI EN 12825 il risultato migliore ottenibile da un sistema è: 6/2,0/A/1
classe rottura 6, con fattore di sicurezza 2,0, con classe di flessione A e classe di scostamento 1
per la norma UNI EN 12825 il risultato minimo accettabile per un sistema è: 1/3,0/C/2
classe rottura 1, con fattore di sicurezza 3,0, con classe di flessione C e classe di scostamento 2
articolo 4.1 - riepilogo classi per rottura nel punto più debole
limite kN
la classe generale dipende dal carico di rottura, valutato nel punto più debole del pannello e paragonato per difetto al carico limite di ogni classe;
esempio:un carico di rottura di 9,18 kN ovunque sul pannello determina una classe 4, un carico di rottura di 4,82 kN ovunque sul pannello determina una classe 1;
per essere sufficientemente credibili, le prove devono essere effettuate almeno in tre punti, al centro del lato, al centro del pannello e sulla diagonale;
più elevata è la classe dichiarata, migliori sono le prestazione del sistema;
omettere qualche dato o dichiarare solo quello più conveniente fornisce informazioni incomplete!
articolo 4.2.2 - fattori di sicurezza
il carico limite di ogni classe diviso il fattore di sicurezza determina il valore minimo di kN che il pannello deve sopportare nel suo punto più debole generando una certa freccia;
esempio: il carico limite minimo di 9 kN della classe 4 diviso il fattore di sicurezza 3,0 determina un carico minimo di almeno 3,00 kN per creare una freccia limite nel punto più debole del pannello;
in nessun caso il fattore di sicurezza adottato può migliorare la classe generale del sistema, che è legata in via principale al carico di rottura contemplato nel punto 4.1;
articolo 4.2.2 - classi di flessione nel punto più debole
limite mm
il carico limite di ogni classe diviso il fattore di sicurezza determina il valore minimo di kN che il pannello può accettare nel suo punto più debole secondo il fattore di sicurezza previsto;
esempio: la classe di flessione A di un pannello in classe di carico 4 con fattore di sicurezza 3,0 prevede una portata nel punto più debole del pannello di almeno 3 kN
con lo stesso carico la classe B prevede una freccia accettabile massima di 3,00 mm e la classe C ne consente una di 4,00 mm;
le prove devono essere effettuate almeno in tre punti, al centro del lato, al centro del pannello e sulla diagonale;
più è elevata la classe di flessione, meno portata hanno i pannelli e chi dichiara classi B o C lo fa perché i suoi prodotti hanno prestazioni limitate;
articolo 4.4 - riepilogo classi scostamento dimensionale +/- in mm
fattore valutato per pannello
ortogonalità dei lati
rettilineità dei lati
spessore, con o senza rivestimento
incurvatura verticale dei lati
differenza di altezza tra i bordi e la superficie
la classe di scostamento dimensionale determina le tolleranze in dimensione, spessore, squadratura, planarità, convessità ecc. dei pannelli;
esempio: una Classe 1 per lunghezza dei lati accetta una tolleranza massima di 0,2 mm, una tolleranza massima in lunghezza dei lati di 0,4 mm inserisce i pannelli nella Classe 2;
più elevata è la Classe di tolleranza e meno regolari saranno le dimensioni dei pannelli, con ricadute negative durante la posa e l'utilizzo;
il fuoco, analizziamo le normative
La normativa Europea UNI EN 13501-1 e 13501-2, note introduttive.
La normativa Europea UNI EN 13501 definisce le classi di appartenenza dei materiali in funzione del loro comportamento al fuoco.
Questa normativa, nelle sue due sottonorme 13501-1 per la reazione al fuoco e 13501-2 per la resistenza al fuoco, a seguito dell’ acquisizione dello status di norma nazionale Italiana del 5 luglio 2007, nella forma UNI EN 13501.2007, è stata completamente recepita dal nostro ordinamento, ed ha di fatto sostituito tutta la precedente normativa con le vecchie classificazioni in merito che, conseguentemente, non sono più valide.
Per tutti gli elementi delle costruzioni, e quindi anche per pavimenti sopraelevati di cui queste note introduttive si occupano, le caratteristiche di comportamento al fuoco sono divenute materia di grande rilevanza, anche se le diverse Nazioni appuntano variamente l’attenzione sugli aspetti distinti di resistenza e reazione al fuoco.
La norma UNI EN 13501-1 si occupa della reazione al fuoco, valuta e codifica cioè cosa accade quando un materiale od un manufatto vengono esposti alla fiamma, andando ad analizzare quanto eventualmente possano contribuire ad aumentare il volume generale di un incendio che dovesse malauguratamente svilupparsi.
La norma UNI EN 13501-2 si occupa della resistenza al fuoco, valuta e codifica cioè quanto un materiale od un manufatto siano in grado di fermare il propagarsi da uno spazio ad un altro delle fiamme di un incendio che dovesse malauguratamente svilupparsi.
Entrambe queste norme identificano sostanzialmente una gerarchia di prestazioni, mentre le modalità di esecuzione delle prove necessarie per ottenere i risultati che contribuiscono alla loro valutazione sono oggetto di altre norme correlate; le certificazioni relative a queste norme sul fuoco sono valide solo se emesse da Istituti Autorizzati.
Quella che segue è un’analisi con chiave di lettura degli elementi della norma UNI EN 13501.
UNI EN 13501-1.2007 reazione al fuoco, art. 12 + tab. 2: classificazione per pavimenti sopraelevati
in generale, le classi di reazione la fuoco vengono espresse in lettere alfabetiche decrescenti, considerando A la migliore, cioè quella che identifica l’incombustibilità, ed F la peggiore, cioè quella che neppure può venire determinata;
per definire i pavimenti, che hanno una specifica tabella comparativa, viene utilizzata una sigla aggiuntiva fl che sta per floor (pavimento in Inglese);
ulteriore elemento indicativo della sola classe A è un numero, 1 o 2, che caratterizza l’assoluta e totale incombustibilità senza produzione di fumi ed in subordine la difficile combustibilità: tutte le altre classi non hanno e non richiedono alcuna numerazione;
altro ed ultimo elemento indicativo è quello legato alla produzione di fumi derivanti dalla combustione, considerando s1 legato ad una contenuta precisa emissione ed s2 tutto quello che non rientra in s1;
per quanto sopra, la migliore prestazione per un pavimento sarà la classe A1fl, la seconda sarà A2fl-s1, la terza sarà Bfl-s1 e così via fino alla Ffl-s2 che sarà la peggiore;
come viene chiaramente riportato, per esteso nel testo dell’articolo 12 ed in via riassuntiva nella tabella 2, l’attribuzione di ogni singola classe è strettamente legata al rispetto di precisi limiti che debbono essere considerati e valutati tutti insieme;
il solo fatto di utilizzare componenti che singolarmente potrebbero essere classificati in A1 non comporta automaticamente l’appartenenza di un manufatto composito alla medesima classe A1;
per fare un semplice esempio, la presenza di qualsiasi quantità, anche minima, di colla a base organica derivata dal petrolio esclude del tutto la possibile acquisizione della classe A1, dato che il potere calorifico apportato e la conseguente generazione di fumi sono inevitabili;
analogamente, anche la presenza di un qualsiasi bordo o finitura in materiale plastico di origine organica ha come inevitabile conseguenza l’impossibilità di attribuzione della classe A1;
tutta la gamma dei pannelli JVP 4x4 con anima inerte è certificata in classe A1fl e/o A2fl-s1, mentre tutta la gamma con anima in legno particellare e resine è certificata in classe Bfl-s1;
le prove tecniche per determinare la reazione al fuoco vengono eseguite seguendo una normativa di attuazione che ne descrive scrupolosamente processi e fasi, queste norme sono la EN ISO 1716, EN ISO 1182a, EN 13823 ed EN ISO 11925-2;
dalla acquisizione dello status di norma nazionale Italiana del 5 luglio 2007, la UNI EN 13501-1.2007 ogni classificazione basata su normative precedenti è superata e quindi non più valida;
omettere qualche dato o dichiarare solo quello più conveniente o, ancora, utilizzare terminologie e normative superate significa fornire informazioni incomplete!
UNI EN 13501-2.2008 resistenza al fuoco, art. 7.3.4: classificazione per pavimenti sopraelevati
in generale, per i pavimenti sopraelevati le classi di resistenza al fuoco vengono espresse con sigle composte da una o più lettere alfabetiche quali, R, E ed I;
R sta per resistenza meccanica dell’elemento testato sotto carico e soggetto all’azione della fiamma, nel caso del pavimento sopraelevato si tratta di un carico pari a 50 kg posto sulla superficie superiore non esposta di ogni singolo pannello: durante tutta la durata della prova non deve verificarsi alcun cedimento;
E sta per emissione di fiamma attraverso le connessioni dell’elemento testato, nel caso del pavimento sopraelevato si tratta di non consentire l’attraversamento di fiamme dirette tra le giunture dei pannelli: durante tutta la prova non deve verificarsi alcun passaggio;
I sta per isolamento termico assicurato dall’elemento testato, nel caso del pavimento sopraelevato si tratta di limitare la quantità di calore che passa dalla superficie inferiore esposta alle fiamme a quella superiore non esposta: durante tutta la prova la temperatura misurata non deve superare il limite stabilito;
secondo elemento di composizione delle classi è un numero che indica i minuti di durata della prestazione, per il pavimento sopraelevato sono previsti esclusivamente 15 e 30 minuti;
terzo elemento, non sempre presente, è una ulteriore lettera che individua una specifica limitazione, nel caso particolare del pavimento sopraelevato si tratta della lettera minuscola r che segnala prove eseguite con forno a temperatura limitata a 500°;
per quanto sopra, la migliore prestazione per un pavimento sopraelevato sarà la classe REI30, la seconda sarà RE30, la terza sarà I30 mentre la peggiore ed l’ultima sarà I15;
in dettaglio, acquisire la classe REI30, cioè la migliore che possa venire richiesta ad un pavimento sopraelevato significa che dopo almeno 30 minuti di fiamme costanti che bruciano al disotto del pavimento sopraelevato non si è verificato alcun crollo di pannelli caricati con 50 kg ciascuno, non sono passate fiamme libere tra i giunti tra pannello e pannello e la temperatura superficiale non ha superato i limiti previsti;
le caratteristiche di reazione al fuoco dei materiali impiegati sono importanti ma non essenziali ai fini della resistenza al fuoco: non è detto che materiali in classe A1 per la reazione al fuoco garantiscano la classe di resistenza REI30, così come accade invece che materiali in classe Bfls1 siano ampiamente in grado di raggiungerla, perché i buoni risultati dipendono da una serie complessa ed articolata di fattori;
tutta la gamma dei pannelli JVP 4x4 con anima inerte e/o in legno particellare e resine è certificata in classe REI30r;
le prove tecniche per determinare la resistenza al fuoco vengono eseguite seguendo una normativa di attuazione che ne descrive scrupolosamente processi e fasi, questa norma è la UNI EN 1366-6;
dalla acquisizione dello status di norma nazionale Italiana del 27 marzo 2008, la UNI EN 13501-2.2008 ogni classificazione basata su normative precedenti è superata e quindi non più valida.
la conduttività e messa a terra, valutiamo i fatti
Il pavimento sopraelevato JVP 4x4, conduttività elettrica.
Grande attenzione è stata posta alle caratteristiche elettriche del nostro sistema di pavimento sopraelevato, così da garantire la massima sicurezza in ogni occasione e corrispondere appieno alle richieste della Commissione Europea nella parte 5 ( sicurezza in uso) della direttiva Europea 106 per la sicurezza nelle costruzioni, specificata nel dettaglio dalla 17° edizione e successive delle norme EEC per la sicurezza delle dispersioni elettriche e la loro continuità a terra.
I nostri pannelli, completamente incapsulati il lamiere d’acciaio zincate, a prescindere dalla natura dei materiali che ne costituiscono l’anima, sono per propria costruzione e composizione perfettamente conduttivi, intendendo con ciò che il contatto metallico delle lamiere assicura una completa equipotenzialità per qualsiasi punto della superficie dei fondi, delle superficie dei bordi.
I nostri piedini di supporto, completamente realizzati in acciaio zincato, completi di fissaggio a vite maschio femmina, o nella versione leggera con dado di fissaggio a pieno contatto con la testa del tubo di regolazione del supporto, sono per propria natura e composizione perfettamente conduttivi.
Punto di forza del sistema sono le nostre guarnizioni in pvc che contengono rivetti passanti in ottone: anche quando sono presenti sono capaci di mettere in diretto e continuo contatto le superfici metalliche dei pannelli con le teste dei supporti.
Di fatto, ogni singolo pannello del nostro sistema è in collegamento elettrico con ogni pannello adiacente e con ogni piedino di supporto su cui poggia.
Conseguentemente, ogni piedino di supporto è in collegamento elettrico con ogni altro piedino attraverso ogni pannello del quale condivida l’appoggio, oltre che con il pannello stesso.
Il tutto garantisce all’insieme del sistema una perfetta conducibilità, che richiede semplicemente di trovare idoneo collegamento con i sistemi di messa a terra equipotenziale di cui ogni edificio deve essere dotato secondo la sopramenzionata normativa Europea.
In ultima analisi, nel pieno rispetto delle richieste dell’EEC nella sua diciassettesima edizione, il pavimento sopraelevato JVP garantisce una semplice e facile messa a terra soddisfacendo la specifica esigenza di scaricare a massa ogni componente metallico che possa entrare in contatto con una dispersione elettrica.
Caso, questo, abbastanza specifico se si pensa e si valuta la pericolosità di altre tipologie di pavimento sopraelevato che non garantiscono la messa a terra dei singoli supporti qualora non ci siano i traversi di irrigidimento che mettano in contatto le teste dei supporti o non sia presente una treccia di messa a terra che colleghi tutte le basi dei supporti.
Per quanto sopra esposto JVP oggi è in grado di offrire un sistema capace di scaricare, in linea generale,alle prese di terra con impedenze inferiori a 0,5 Ohm nel caso in cui una connessione di terra sia stabilita tra una base del supporto circa ogni 30 metri quadri di superficie di pavimento installato, naturalmente lasciando le scelte di dettaglio ai professionisti.
Una così elevata conduttività permette così di lavorare in assoluta sicurezza senza dover necessariamente collegare a terra tutti i supporti e / o la base dei pannelli qualora questa fosse in materiale metallico.
la dispersione dello zinco, il presunto fenomeno zincwhiskers
Il pavimento sopraelevato JVP 4x4, elettrozincatura e zincatura a caldo.
I pavimenti sopraelevati con pannelli metallici in acciaio, tipologia costruttiva ampiamente maggioritaria nel mercato mondiale, posati ovunque annualmente per molti milioni di metri quadrati, possono avere vari tipi di trattamento protettivo superficiale, quali la verniciatura, l’elettrozincatura a freddo (electroplating), e la zincatura a caldo metodo sendzimir (hot deep galvanization).
La protezione con verniciatura comporta possibili rischi di emissione di fumi pericolosi in caso d’incendio, mentre gli altri due trattamenti sono del tutto incombustibili.
Alcuni studi di parte sui “zincwhiskers”, peraltro non confermati da alcuna documentazione scientifica o confortati da limitazioni poste da normative tecniche Nazionali, Europee od Internazionali armonizzate, insinuano dubbi sulla ipotetica pericolosità rappresentata dalle particelle di zinco aggregate che dovessero prima crearsi e poi distaccarsi per sollecitazioni meccaniche dalle superfici trattate.
Mentre, in via del tutto teorica, si potrebbe forse ipotizzare una possibile problematica per quanto riguarda il trattamento dei elettrozincatura a freddo (electroplating) che si esegue su pezzi in acciaio grezzo già finiti, il trattamento di zincatura a caldo (hot deep galvanization), eseguito direttamente dai produttori di lamiera, lo esclude in via assoluta.
Tulle le lamiere utilizzate nella produzione dei pannelli per pavimento sopraelevato JVP 4x4 sono del tipo DX51Z100, cioè in acciaio con trattamento di zincatura a caldo (hot deep galvanization) e successiva passivazione eseguito alla fonte, quindi esenti da qualsivoglia possibile rischio, ancorché ipotetico, di creazione di “zincwhiskers”.
le strutture senza traversi, valutiamone la stabilità
Il pavimento sopraelevato JVP 4x4, resistenza strutture incollate.
La struttura portante del nostro sistema per pavimento sopraelevato JVP 4x4 si caratterizza per l’inutilità dell’uso di traversine di collegamento tra le teste dei supporti.
Infatti, il particolare disegno e la conseguente lavorazione realizzata sui perimetri dei pannelli assicurano agli stessi una notevole portata meccanica quando soggetti a carico, quindi escludono la necessità di aumentarne le prestazioni mediante l’uso di traversi d’irrigidimento.
Il sistema risulta così molto più efficacemente ispezionabile, perché dopo il sollevamento dei pannelli non è necessario anche rimuovere i traversi ed, inoltre, il “plenum” sottopannello è completamente utilizzabile, senza le limitazioni in altezza generate dalla sezione dei traversi stessi.
Questa serie di vantaggi porta con se un’unica necessità, quella di dover incollare saldamente la base dei supporti alla superficie della soletta su cui poggiano: incollare i supporti ne assicura la stabilità verticale durante il normale uso del pavimento sopraelevato, oltre a garantirne il perfetto posizionamento anche durante le operazioni d’ispezione o modifica.
La qualità dell’incollaggio è fondamentale per la buona riuscita dei lavori di posa e manutenzione, quindi vengono utilizzati collanti ad alta adesività e resistenza.
I risultati dell’incollaggio e della conseguente tenuta vengono ben descritti nella normativa Britannica PSA MOB, specificatamente dedicata ai pavimenti sopraelevati, mentre la normativa Europea UNI EN 12825 non risulta essere altrettanto esaustiva in materia: il nostro sistema JVP 4x4 è tuttavia certificato con entrambe le normative e supera agevolmente ogni richiesta.
Per maggior informazione sono disponibili (originale in lingua Inglese con sommaria traduzione in Italiano per il T15.00) copia degli articoli T14.00 e T15.00 della norma PSA MOB PF PS/SPU, completi degli schemi di prova. scarica pdf

References: articolo 4

articolo 4

articolo 4

articolo 4
 art. 12
 art. 7