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Timestamp: 2020-08-04 23:02:51+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18579 del 10/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18579 del 10/07/2019
Cassazione civile sez. VI, 10/07/2019, (ud. 07/06/2019, dep. 10/07/2019), n.18579
sul ricorso 30262-2018 proposto da:
O.K., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA
rappresentato e difeso dall’avvocato CERIO ENNIO;
MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS)5;
avverso il decreto n. R.G. 2454/2017 del TRIBUNALI di CAMPOBASSO,
depositato il 06/09/2018;
partecipata del (.17/06/2(119 dal Consigliere Relatore Dott. TRICOMI
Il Tribunale di Campobasso, con il decreto depositato il 6/9/2018 in epigrafe indicato, ha rigettato la domanda di riconoscimento della protezione internazionale presentata da O.K., proveniente dalla Nigeria. Questi ha proposto ricorso per cassazione il 6/10/2018 con due mezzi; il Ministero dell’Interno è rimasto intimato.
Sono stati ritenuti sussistenti i presupposti per la trattazione camerale ex art. 380-bis c.p.c..
1. Con il primo motivo si denuncia la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, lamentando che l’esame delle domande del richiedente non era avvenuto previa acquisizione e considerazione di informazioni precise ed aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine del richiedente e nella zona del Delta State di sua provenienza, nell’assolvimento dell’obbligo di cooperazione istruttoria posto in capo alle autorità decidenti.
Si lamenta, quindi, che il giudice abbia valutato in maniera apodittica la situazione del Delta State, limitandosi ad escludere la presenza dell’organizzazione di Boko Haram sulla base del solo rapporto Amnesty International; si sostiene inoltre che l’inverosimiglianza del racconto del richiedente circa le ragioni del suo allontanamento dal Paese di origine non possono essere motivo di esclusione della protezione sussidiaria allorquando la situazione del Paese sia fuori dal controllo delle autorità statuali, senza la necessità di una individualizzazione della minaccia o del pericolo.
Con il secondo motivo si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 e della Circolare n. 3716 del 30/7/2015 della Commissione Nazionale per il Diritto di asilo, e si sostiene che il Tribunale, una volta esclusa la riconoscibilità dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, avrebbe dovuto verificare se le circostanze dedotte dal richiedente, ai fini della concessione delle due misure maggiori, giustificassero il riconoscimento della protezione umanitaria. Si sostiene, all’uopo che il livello generale di insicurezza del Paese di provenienza ben può determinare una temporanea impossibilità di rimpatrio, non dovendosi ritenere il beneficio limitato ai soli casi considerati dal Tribunale di Campobasso, che ne ha escluso la riconoscibilità sulla considerazione che il richiedente era in età adulta, non aveva malattie ed era privo di legami specifici e personali con l’Italia.
Invero, il Tribunale ha ricordato il racconto del ricorrente che aveva riferito alla Commissione di essere fuggito dalla Nigeria perchè il nuovo compagno della madre, dopo averlo tenuto prigioniero per quattro anni, avrebbe tentato di ucciderlo – ed ha condiviso la valutazione di inattenibilità del racconto compiuta dalla Commissione, ritenendolo talmente astratto da non sembrare attenere ad esperienze di vita realmente vissuta dal ricorrente, senza che sul punto il ricorrente abbia formulato alcuna contestazione od offerto spiegazioni.
Ha inoltre rimarcato che la zona di provenienza del ricorrente non rientra tra quelle connotate da una situazione di generalizzata ed indiscriminata violenza derivante da un conflitto armato o a causa degli attacchi di Boko Haram, richiamando il rapporto di Amnesty International 2017/2018.
I motivi, quantunque prospettino una violazione di legge, non si confrontano affatto con la statuizione impugnata, ma si limitano ad invocare in modo generico l’applicazione delle norme e ad elencare precedenti giurisprudenziali senza illustrare -con riferimento alla concreta fattispecie – in cosa sia consistita la violazione attribuita al giudicante di merito (Cass. n. 5001 del 02/03/2018; Cass. n. 24298 del 29/11/2016).
A ciò va aggiunto che il ricorrente vanamente invoca l’attenuazione dell’onere probatorio a carico del richiedente la protezione, desumibile in particolare dal D.Lgs. n. 251 del 2017, art. 3, comma 5, avendo l’interessato pur sempre l’onere di compiere ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda (art. 3, comma 5, lett. a), solo nel quale caso (e in presenza delle ulteriori condizioni poste dalla norma) è possibile considerare “veritieri” i fatti narrati. La valutazione di non credibilità del racconto, che integra una delle ratio decidendi della decisione impugnata, costituisce un apprezzamento di fatto che è riservato al giudice di merito, al quale compete di valutare se le dichiarazioni del richiedente la protezione siano coerenti e plausibili (lett. c), ma pur sempre a fronte di dichiarazioni sufficientemente specifiche e circostanziate (Cass. n. 27503 del 30/10/2018) e che è censurabile in cassazione esclusivamente sul piano motivazionale (Cass. n. 3340 del 5/2/2019).
La decisione impugnata ha comunque accertato, – dando conto delle fonti consultate, contrariamente a quanto assume il ricorrente che, peraltro, manca di indicare altre fonti e di precisare quando ed in che termini siano state sottoposte al giudice del merito, – l’insussistenza di condizioni di insicurezza nella zona della Nigeria di sua provenienza, idonee ad integrare le fattispecie legali per il riconoscimento della protezione internazionale, con riguardo sia al pericolo di atti persecutori nei suoi confronti, sia alla violenza indiscriminata derivante da conflitto armato, sia implicitamente al rischio di subire la violazione dei diritti fondamentali. Si tratta, anche in tal caso, di un apprezzamento di fatto, con il quale è stata esclusa la sussistenza delle condizioni sostanziali per il riconoscimento della protezione richiesta, che impropriamente il ricorrente vorrebbe sovvertire.
Quanto alla richiesta di protezione umanitaria, in disparte dagli effetti del D.L. 4 ottobre 2018, n. 113 convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 10 dicembre 2018, n. 132, art. 1, comma 1, risulta dirimente il difetto di qualsivoglia allegazione individualizzante in punto di vulnerabilità, senza che la insussistenza dei presupposti accertata dal Tribunale trovi una adeguata e puntuale replica nell’illustrazione del motivo di ricorso.
Sussistono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater.
– Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 art. 380
 art. 8
 art. 32
 Cass. 
 art. 3
 art. 1
 art. 13
 art. 13
 art. 13