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Timestamp: 2020-06-05 20:22:02+00:00

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Suprema Corte di Cassazione sezione II civile sentenza 10 aprile 2017, n. 9192 – Studio Legale Avvocato Carmela Ruggeri – Vicenza
Suprema Corte di Cassazione sezione II civile sentenza 10 aprile 2017, n. 9192
Con citazione del 21 gennaio 1991 (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) (al quale ultimo succedeva, poi, nel corso del giudizio, (OMISSIS)) convenivano davanti al Tribunale di Massa (OMISSIS) e (OMISSIS), domandando la divisione delle comunioni ereditarie di (OMISSIS) e di (OMISSIS) (genitori di (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), quest’ultimo a sua volta deceduto, lasciando quali eredi (OMISSIS) e (OMISSIS)), previa collazione delle donazioni effettuate in favore di (OMISSIS), dante causa dei convenuti, nonche’ rendiconto dell’amministrazione dei beni ereditari da questi posseduti. Dopo una prima sentenza non definitiva del 27 ottobre 1992, il Tribunale di Massa pronunciava sentenza sempre non definitiva n. 58/2008 in data 23 gennaio 2008, con la quale rigettava la domanda proposta dagli attori (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) nei confronti dei convenuti (OMISSIS) e (OMISSIS) limitatamente all’eredita’ di (OMISSIS), disponendo il prosieguo istruttorio della causa. Il Tribunale assumeva che il testamento olografo in favore di beneficiari diversi dagli attori, allegato dai convenuti, escludesse la successione legittima posta a fondamento della domanda di divisione. Il giudice di primo grado condivideva, inoltre l’”eccepita tardivita’ della domanda di riduzione delle disposizioni testamentarie… in ordine alla quale non risulta, anche implicitamente, alcuna accettazione del contraddittorio da parte dei convenuti”. Il Tribunale, inoltre, evidenziava la diversita’ delle azioni di divisione e di riduzione, si’ che non potesse intendersi la seconda implicita nella prima.
Il primo motivo del ricorso R.G. 18203/2012 deduce violazione dell’articolo 112 c.p.c., vizio di ultrapetizione, in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 4. Vi si contesta che la Corte di Genova, nella sentenza n. 612/2011, abbia ritenuto ritualmente proposta la domanda di riduzione sulla base dell’espressione “intendere esercitare, come esercitano, l’azione di riduzione”, contenuta nella memoria depositata il 9 luglio 1991, senza che ne fosse indicato il petitum ne’ la causa petendi. Peraltro, la stessa domanda, ove pur la si ritenesse cosi’ proposta in tale memoria, si sarebbe poi dovuta avere per rinunciata, avendo gli attori, alla successiva udienza di precisazione delle conclusioni del 30 aprile 1992, insistito per la declaratoria di invalidita’ del testamento olografo ed abbandonato cosi’ quella, appunto, di riduzione, a nulla rilevando che ancora di seguito i medesimi attori avessero poi nuovamente concluso per l’accoglimento di questa.
L’unico motivo del ricorso R.G. 411/2015 proposto da (OMISSIS) (erede di (OMISSIS)), (OMISSIS) e (OMISSIS) deduce violazione e falsa applicazione dell’articolo 2697 c.c. e degli articoli 554 e 555 c.c., nonche’ nullita’ della sentenza per violazione dell’articolo 115 c.p.c., comma 1, con riguardo alla sentenza n. 1454/2013. Si pone in evidenza come, con la memoria di controdeduzioni del 9 luglio 1991, gli originari attori, non appena venuti a conoscenza dell’esistenza del testamento olografo del (OMISSIS) di (OMISSIS), avessero percio’ proposto la domanda di riduzione, poi precisata nella comparsa conclusionale del 13 maggio 2005. Tale domanda era stata inoltre comprovata mediante produzione documentale della dichiarazione di successione, di copie degli atti di donazione a (OMISSIS) del 9 febbraio 1971 ed a (OMISSIS) del 16 agosto 1969, ed, infine, confortata dalle conclusioni del CTU, il quale aveva stimato pari a Lire 63.527.027 il valore del patrimonio di (OMISSIS) e dunque pari a Lire 21.175.676 il valore della porzione disponibile, laddove era stato donato complessivamente il valore di Lire 31.730.297 e disposto per testamento del residuo importo di Lire 31.796.530. Questi accertamenti dovevano portare all’accoglimento della domanda di riduzione con riguardo sia alla disposizione testamentaria che all’ultima donazione.
Il ricorso R.G. 411/2015 avverso la sentenza definitiva n. 1454/2013 della Corte d’Appello di Genova, che ha rigettato la domanda di riduzione proposta da (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), e’ infondato, e cio’ assorbe l’esame dei motivi di ricorso R.G. 18203/2012, relativo alla sentenza n. 612/2011, in quanto concernenti tutti questioni pregiudiziali di rito in ordine all’ammissibilita’ dell’azione stessa di riduzione. L’interesse alla pronuncia su tali questioni, decise dalla sentenza non definitiva nel senso dell’ammissibilita’ della domanda di reintegrazione, ed oggetto del primo ricorso, deve, invero, intendersi ormai condizionato all’accoglimento del secondo ricorso inerente la sentenza definitiva che ha comunque poi rigettato nel merito la medesima domanda.
Questa Corte ha avuto in passato gia’ occasione di affermare, con orientamento che merita di essere tuttora condiviso, che l’azione di divisione (quale quella in origine proposta da (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) con la citazione del 17 gennaio 1991), e l’azione di reintegrazione di quota legittima o di riduzione (quale quella che si vuole contenuta nella memoria depositata dagli stessi attori all’udienza del 9 luglio 1991) presentano una netta differenza sostanziale, perche’ l’esercizio della prima ha come condizione imprescindibile l’esistenza di una comunione tra gli aventi diritto all’eredita’, comunione che non sussiste, invece, quando il de cuius abbia esaurito il suo patrimonio a favore di alcuni di costoro con esclusione degli altri, mediante atti di donazione o con disposizioni testamentarie. Percio’, il legittimario, che sostenga di essere stato leso nei suoi diritti, deve, in tal caso, domandare anzitutto la riduzione del testamento o delle donazioni, mentre, nell’eventualita’ che l’istanza sia accolta, puo’ poi essere presa in esame la domanda di divisione, che egli abbia anche proposto; domanda che, pur non essendo incompatibile con la prima, costituisce, tuttavia, un posterius rispetto a questa, dato che, soltanto nella menzionata eventualita’, viene a stabilirsi una comunione tra il legittimario ed i beneficiari delle predette attribuzioni patrimoniali relativamente a quei beni che, oggetto di tali attribuzioni, sono in tal modo ricondotti nel patrimonio ereditario (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 1443 del 09/06/1962). Allorche’ il de cuius abbia, allora, attribuito con testamento, alle persone in questo indicate, tutto il suo patrimonio, pretermettendo alcuni legittimari, questi non partecipano, de jure, alla comunione per il semplice fatto che si sia aperta la successione, giacche’ il loro diritto sui beni ereditari puo’ realizzarsi soltanto mediante l’esperimento dell’azione di riduzione. Per ragioni di economia processuale, viene tuttavia consentito, in ipotesi del genere, che le azioni di riduzione e di divisione siano proposte cumulativamente nello stesso processo, la seconda in subordine all’accoglimento della prima, la quale ha di certo carattere pregiudiziale (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 2367 del 11/11/1970). Da tali premesse di carattere sostanziale inevitabilmente discende, sotto il versante processuale, che la domanda di reintegrazione della quota di riserva non puo’ ritenersi implicitamente contenuta in quella di divisione e, se proposta nel corso del giudizio di scioglimento della comunione, essa va considerata come domanda nuova, per diversita’ di causa petendi e di petitum rispetto a quella di divisione che sia stata inizialmente sperimentata (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 866 del 12/02/1981; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 3821 del 29/03/2000).
Conseguono il rigetto del ricorso R.G. 411/2015, l’assorbimento del ricorso R.G. 18203/2012 e la regolazione secondo soccombenza delle spese del giudizio di cassazione in favore di (OMISSIS) e (OMISSIS).

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