Source: https://studiolegaleaulino.com/2020/07/
Timestamp: 2020-08-14 07:41:58+00:00

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luglio | 2020 | Studio legale giuseppe aulino
Diritto al risarcimento del danno in caso di ingiustificato ritardo aereo
Digressione luglio 29, 2020 prolocomarianella News, Risorse
Il Giudice di Pace di Napoli con la sentenza n° 19332/2020 ha riconosciuto il diritto del passeggero nei confronti di una nota Compagnia aerea “low cost” ad ottenere il risarcimento del danno subito per il ritardo nella esecuzione del trasporto.
Nella fattispecie si trattava di due passeggeri italiani in partenza dall’aeroporto internazionale di Parigi Orly per Napoli, il cui volo invece di partire alle ore 17.00, partì alle ore 22.00 dello stesso giorno.
Nella fattispecie il Regolamento CE 261/2004 prevede che la compagnia aerea debba una compensazione pecuniaria in favore del passeggero nella misura di €400,00 salvo che il ritardo non sia avvenuto per motivi e circostanze eccezionali e quindi sia stato causato da un evento casuale non dipendente da fattori imputabili al vettore.
Nella circostanza, il vettore aereo si difendeva sostenendo che una perturbazione improvvisa aveva colpito altro aeroporto da cui era in partenza l’aereo che avrebbe dovuto trasportare i passeggeri rimasti fermi all’aeroporto di Parigi Orly e chiedeva pertanto l’applicazione della esimente.
Poi però, a sostegno della sua tesi, forniva nel giudizio solo degli articoli di stampa relativi però ad un giorno diverso da quello in cui era avvenuto il trasporto aereo, mentre l’attore, diligentemente interpellato il servizio della Protezione Civile della Regione in cui avrebbe dovuto verificarsi l’evento casuale, forniva prova che le condizioni metereologiche in quella giornata erano state buone nella zona invocata dal vettore.
Il Giudice di Pace, pertanto, riteneva fondata la domanda di indennizzo proposta dall’attore, patrocinato dall’Avv. Aulino e dall’Avv. Iommelli Giovanna, e ritenendo accertato che la convenuta non fosse riuscita a dare la prova dell’adeguata diligenza dovuta in relazione alle circostanze concrete del caso nell’adempimento dell’obbligazione contrattuale assunta e, in particolare, alla diligenza qualificata di cui all’art. 1176 c.c., comma 2, che si estrinseca nell’adeguato sforzo tecnico, con impiego delle energie e dei mezzi normalmente ed obiettivamente necessari o utili, in relazione alla natura dell’attività esercitata, volto all’adempimento della prestazione dovuta ed al soddisfacimento dell’interesse creditorio, nonché ad evitare possibili eventi dannosi (Cass. civ., Sez. III, 15/02/2007, n., 3462; Cass., 31/05/2006 n. 12995), accoglieva la domanda e riconosceva l’indennizzo in favore dell’attore come previsto dall’art. 7 comma 1 del Regolamento CE 11/02/2004 n. 2004/261/CE, quale conseguenza immediata e diretta del ritardo del volo.
L’improcedibilità della domanda di risarcimento dei danni a persona da incidente stradale nel caso di mancato invio del certificato di guarigione della persona lesa
Digressione luglio 26, 2020 prolocomarianella News, Risorse
Con un’importante decisione n° 5235/2020, emessa dal Tribunale di Napoli in giudizio patrocinato dall’avv. Giuseppe Aulino, è stata affermata la procedibilità della domanda di risarcimento danni nei confronti del F.G.V.S. per i danni subiti da una persona lesa, nonostante non fosse stato inviato il certificato di guarigione.
Il Tribunale, riformando una sentenza emessa dal Giudice di Pace di Napoli, ha ritenuto che la decisione del Giudice di prime cure fosse errata per due profili.
Il primo, perché l’art. 287 D.Lgs. n. 209 del 2005, nel disciplinare la condizione di procedibilità, in relazione alla fattispecie di cui all’art. 283 co. 1, lett. a), si limita a richiedere che il danneggiato inoltri all’impresa designata ed alla CONSAP una richiesta di risarcimento del danno, senza, tuttavia, richiamare, quanto al contenuto della medesima, la previsione dettata dall’art. 148 del medesimo D.Lgs. n. 209 del 2005 con riguardo alle ipotesi di azione diretta del danneggiato ex art. 144 Cod. Ass..
Del resto, a conforto di quanto sostenuto, milita la differente entità dello spatium deliberandi, che, nell’ipotesi di azione contro il Fondo di garanzia, è di 60 giorni, mentre in caso di azione diretta del danneggiato contro l’impresa assicurativa del responsabile, ove sussistano lesione personali, è di 90 giorni.
La seconda ragione è costituita dal fatto che secondo il prevalente orientamento giurisprudenziale, la richiesta di risarcimento che la vittima di un sinistro stradale deve inviare all’assicuratore del responsabile, a pena di improponibilità della domanda giudiziale ex art. 145 cod. ass., è idonea a produrre il suo effetto in tutti i casi in cui contenga gli elementi necessari e sufficienti perché l’assicuratore possa accertare le responsabilità, stimare il danno e formulare l’offerta, essendo pertanto irrilevante, ai fini della proponibilità suddetta, la circostanza che la richiesta sia priva di uno o più dei contenuti previsti dall’art. 148 c.ass., qualora gli elementi mancanti siano superflui ai fini della formulazione dell’offerta risarcitoria da parte dell’assicuratore (cfr. Cass. n. 19354/2016).
Conseguentemente, la condizione di proponibilità della domanda deve ritenersi rispettata, in linea generale, ogni qualvolta il danneggiato presenti una richiesta risarcitoria contenente gli elementi essenziali volti a consentire da parte dell’assicuratore una valutazione della richiesta, secondo un giudizio da svolgersi non già -formalisticamente- ex ante, bensì ex post, alla luce del contegno di entrambe le parti da valutare ex fide bona.
Nel caso concreto all’esame del Tribunale di Napoli, poiché la parte danneggiata aveva inviato una richiesta di risarcimento contenente tutti gli elementi previsti dal decreto l.vo 209/05 e tale da consentire da parte dell’assicuratore una valutazione della richiesta: essendo descritte le circostanze di tempo e di luogo nonché la dinamica del sinistro, ed i danni lamentati mediante produzione di documentazione medica (certificato ospedaliero prime cure di Prono Soccorso) idonee alla loro descrizione. L’improponibilità della domanda va pertanto certamente esclusa, perché non può essere fatta discendere dalla semplice mancanza dell’attestazione medica che dimostri l’avvenuta guarigione, posto che tale mancanza non impedisce affatto all’assicuratore di adempiere ai suddetti obblighi di formulare l’offerta, eventualmente avvalendosi del potere di disporre gli accertamenti strettamente necessari alla valutazione del danno alle cose, o del danno alla persona, da parte dell’impresa (in tal senso, Trib. Napoli n. 2261/2019; Trib. Torre Annunziata n. 1563/2016; Trib. Torino n. 1717/2013). Ne deriva che, anche sulla base di un’interpretazione costituzionalmente orientata, oltre che letterale delle disposizioni normative sopra richiamate, l’improponibilità non poteva essere dichiarata anche per tale motivo.
Con tale decisione finalmente si ribadisce anche che la lettura del complesso normativo, che come sempre nella sua complessità pone dei problemi interpretativi, deve essere fatta nel senso di tutelare il diritto di difesa e non di limitarlo per una interpretazione rigida e formale del codice delle assicurazioni, secondo cui si dovrebbe attendere prima la certificazione di guarigione completa della persona lesa e poi azionare il diritto.
Le dichiarazioni rese dalla parte in sede di risposte anamnestiche nel referto di pronto soccorso pur costituendo una confessione stragiudiziale possono essere superata da altri elementi istruttori di senso contrario
Con una importante e innovativa decisione, il Tribunale di Napoli con la sentenza n° 5235/2020, patrocinato dall’avv. Giuseppe Aulino, ha affermato che le dichiarazioni anamnestiche rilasciate dalla parte lesa al Pronto Soccorso hanno valore fidefacente del fatto storico della avvenuta dichiarazione e non si estendono anche alla verità dei fatti dichiarati.
Il referto del Pronto Soccorso, ai sensi dell’art. 2700 c.c., fa piena prova del fatto dichiarato al medico di turno, non prova anche la veridicità e l’esattezza delle dichiarazioni rese, le quali pertanto, possono essere contrastate ed accertate con tutti i mezzi di prova consentiti dalla legge.
Ne consegue che sotto tale profilo il referto non è vincolante e il dichiarante ben potrebbe dimostrare di avere riferito ai sanitari circostanze non veritiere.
Le dichiarazioni e le risposte anamnestiche assumono pertanto la portata di confessione stragiudiziale fatta ad un terzo che, come noto, non ha valore di prova legale, come la confessione giudiziale o stragiudiziale fatta alla parte, e può, quindi, essere liberamente apprezzata dal giudice, a cui compete, con valutazione non sindacabile in cassazione se adeguatamente motivata, stabilire la portata della dichiarazione rispetto al diritto fatto valere in giudizio.
Sulla base di questo presupposto il Tribunale di Napoli, riformando una ingiusta decisione del Giudice di Pace di Napoli, ha ritenuto che quest’ultimo avesse omesso di valutare il materiale probatorio nella sua interezza, in particolare le dichiarazioni rese dai testimoni che portano a superare le dichiarazioni rese dalla parte al Pronto Soccorso.
La sentenza emessa dal Giudice di prime cure è stata riformata perché emessa sulla base di un assioma generale, senza invece procedere ad una valutazione complessiva del giudizio e di tutto il materiale probatorio.
In questo modo il Giudice onorario ha commesso un evidente errore, perché ha applicato una valutazione generale evitando il raffronto con il caso al suo esame.
Il Tribunale, invece, ha ritenuto che se l’esame delle dichiarazioni testimoniali consente di ricostruire la dinamica del sinistro in modo preciso sia in ordine alla responsabilità del conducente, sia in ordine alla impossibilità di identificare il veicolo investitore, si deve operare una diversa valutazione del contenuto delle dichiarazioni rese al P.S., considerando soprattutto che la loro portata confessoria sarebbe limitata alla omissione di alcuni segni grafici riportati sotto le voci incidente stradale, omissione di soccorso e omettendo pure di considerare il grado di consapevolezza avuta dalla parte al momento della resa dichiarazione.
Invece, deve essere tenuta in debita considerazione la circostanza che l’attrice giunse presso il Pronto Soccorso del nosocomio mediante il servizio Ambulanza 118, come risultava dal Verbale di Pronto Soccorso non trovandosi nelle condizioni di recarsi da sola, poiché nell’immediatezza del fatto presentava contusioni e la frattura apicale del malleolo tibiale ed era quindi alle prese con i dolori e gli effetti negativi della caduta subita piuttosto che preoccuparsi di procedere agli accertamenti relativi all’investimento subito.
Va pertanto ritenuto altamente probabile che la vittima si sia trovata in uno stato confusionale post-traumatico tale da non rendere dichiarazioni attendibili e rispondenti alla reale dinamica dei fatti.
Da ultimo il Tribunale ha ritenuto che tale valutazione era suffragata anche dalla denunzia querela presentata dalla danneggiata all’autorità di Polizia Giudiziaria, che pur non potendo portare alla invalidazione della confessione stragiudiziale ex art. 2735 c. 1 secondo alinea c.c., costituisce elemento di sicuro segno contrario alla portata della confessione stragiudiziale resa al terzo.
IL GIUDICATO PENALE E’ VINCOLANTE ANCHE PER IL GIUDICE CIVILE
Digressione luglio 15, 2020 prolocomarianella News, Risorse
La Corte di Appello di Napoli, con la decisione n° 2370/2020 del 26/06/2020, in un giudizio patrocinato dall’Avv. Giuseppe Aulino, ha riformato una sentenza emessa dal Tribunale di Napoli affermando il principio che non vi può essere contrasto di pronunce tra l’accertamento fatto dal giudice penale e quello, anche successivo, del giudice civile.
Richiamando il contenuto dell’articolo 651 c.p.p., la Corte di Appello di Napoli ha ribadito, contrariamente a quanto fatto dal giudice di prime cure, che “la sentenza penale irrevocabile di condanna ha efficacia di giudicato nel processo civile di risarcimento del danno quanto all’accertamento della sussistenza del fatto e della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso, con esclusione della colpevolezza, il cui esame è autonomamente demandato al giudice civile.
Detta sentenza non è, inoltre, vincolante con riferimento alle valutazioni e qualificazioni giuridiche attinenti agli effetti civili della pronuncia, quali sono quelle che riguardano l’individuazione delle conseguenze dannose che possono dare luogo a fattispecie di danno risarcibile” (cfr. Cass. n. 8468/2019).”.
Nella fattispecie trattavasi di un sinistro stradale nel quale era stata riconosciuta la responsabilità concorsuale anche della costituita parte civile, divenuta irretrattabile per l’intervenuto giudicato in sede penale, non poteva essere oggetto di applicazione discrezionale nella valutazione in sede civile del danno, ma anche sotto tale aspetto vincolava il giudice civile, che non poteva assolutamente intervenire e modificare il riparto della responsabilità riconosciuta, definitivamente, in sede penale, confermando con tale pronuncia l’orientamento espresso anche dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 30311/19.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 144
 art. 145
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2735
 sentenza 
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 Cass. 
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