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IMPRESA SOCIALE QUADERNO 2
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Silvio Casali
1 IMPRESA SOCIALE QUADERNO 2 APRILE 20122 A cura della Commissione Analisi normativa, enti non lucrativi e impresa sociale Presidente Francesco Maria Perrotta Componenti Francesco Caizzone Gianni Mario Colombo Linda Faiola Giovanni Falsone Pier Luigi Foglia Alberto Kunz Gianluca Mezzasoma Simone Samperna Osservatori Adriano Propersi Ufficio Studi della Presidenza Cndcec Matteo Pozzoli Irdcec Lorenzo Magrassi Alberto Romolini Mandato Area di delega: Consigliere delegato: Consiglieri co-delegati: Settore non profit Domenico Piccolo Claudio Bodini Giovanni Gerardo Parente 23 SOMMARIO 1. ANALISI DELLO STATO DELL ARTE ATTO COSTITUTIVO E STATUTO QUADRO NORMATIVO: BREVI CENNI SCELTA DELLA FORMA GIURIDICA PER LA COSTITUZIONE DI UN IMPRESA SOCIALE L ATTO COSTITUTIVO L ISCRIZIONE NEL REGISTRO DELLE IMPRESE GOVERNANCE E PROCESSI INFORMATIVI PROCESSI INFORMATIVI AZIENDALI ELEMENTI DI GOVERNANCE IL COINVOLGIMENTO DEI LAVORATORI PROBLEMATICHE RELATIVE ALLA STRUTTURA PROPRIETARIA E ALLA GOVERNANCE LA STRUTTURA PROPRIETARIA (ART. 4) LE CARICHE SOCIALI (ART. 8) ORGANO DI CONTROLLO (ART. 11) PROBLEMATICA RELATIVA ALLA LEGGE 122/ OPERAZIONI STRAORDINARIE: LA TRASFORMAZIONE DELLE IMPRESE SOCIALI BREVI CENNI SULLE TRASFORMAZIONI IN AMBITO NON PROFIT NEL DIRITTO CIVILE LE TRASFORMAZIONI ETEROGENEE LE TRASFORMAZIONI ETEROGENEE ATIPICHE LE TRASFORMAZIONI (OMOGENEE) TRA ENTI NON LUCRATIVI BREVI CENNI SULLE TRASFORMAZIONI IN AMBITO NON PROFIT NEL DIRITTO TRIBUTARIO LA TRASFORMAZIONE NELL AMBITO DELLE IMPRESE SOCIALI L ART. 13, D.LGS 155/2006 E LE OPERAZIONI DI TRASFORMAZIONE LA DISCIPLINA DELLE TRASFORMAZIONI DI CUI ALL ART IL DECRETO 24 GENNAIO 2008 DEL MINISTERO DELLA SOLIDARIETÀ SOCIALE CONTENENTE LINEE GUIDA PER LE OPERAZIONI DI TRASFORMAZIONE, FUSIONE E SCISSIONE DELLE IMPRESE SOCIALI RIFLESSIONI SU PROFILI FISCALI NEUTRALITA' FISCALE DEL D.LGS 155/ QUALI EFFETTI SULLE ORGANIZZAZIONI NON LUCRATIVE DI UTILITA' SOCIALE (ONLUS)? L'INTERPRETAZIONE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE APPENDICE 1 MODELLI DI STATUTO DI IMPRESA SOCIALE A) MODELLO DI STATUTO DI IMPRESA SOCIALE COSTITUITA COME ASSOCIAZIONE B) MODELLO DI STATUTO DI IMPRESA SOCIALE COSTITUITA COME FONDAZIONE C) MODELLO DI STATUTO DI IMPRESA SOCIALE COSTITUITA COME SOCIETÀ COOPERATIVA A R.L4 D) MODELLO DI STATUTO DI IMPRESA SOCIALE COSTITUITA COME SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA APPENDICE 2 CASO DI STUDIO SULLA TRASFORMAZIONE A) POSSIBILI MOTIVAZIONI PER LA TRASFORMAZIONE DI UN ASSOCIAZIONE GIURIDICAMENTE RICONOSCIUTA IN COOPERATIVA SOCIALE.76 MOTIVAZIONI RELATIVE ALLA NATURA GIURIDICA DELL ENTE E ALL ATTIVITÀ ESERCITATA MOTIVAZIONI DI CARATTERE ORGANIZZATIVO E GESTIONALE MOTIVAZIONI FISCALI B) VERBALE DI ASSEMBLEA PER LA TRASFORMAZIONE DI ASSOCIAZIONE IN COOPERATIVA SOCIALE RIFERIMENTI NORMATIVI.E DELLA PRASSI CONTABILE DECRETO LEGISLATIVO 24 MARZO 2006, N DECRETO 24 GENNAIO 2008 MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO. DEFINIZIONE DEGLI ATTI CHE DEVONO ESSERE DEPOSITATI DA PARTE DELLE ORGANIZZAZIONI CHE ESERCITANO L'IMPRESA SOCIALE PRESSO IL REGISTRO DELLE IMPRESE, E DELLE RELATIVE PROCEDURE, AI SENSI DELL'ARTICOLO 5, COMMA 5, DEL DECRETO LEGISLATIVO 24 MARZO 2006, N DECRETO 24 GENNAIO 2008, MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO. DEFINIZIONE DEI CRITERI QUANTITATIVI E TEMPORALI PER IL COMPUTO DELLA PERCENTUALE DEL SETTANTA PER CENTO DEI RICAVI COMPLESSIVI DELL'IMPRESA SOCIALE, AI SENSI DELL'ARTICOLO 2, COMMA 3, DEL DECRETO LEGISLATIVO 24 MARZO 2006, N DECRETO 24 GENNAIO 2008, MINISTERO DELLA SOLIDARIETA' SOCIALE. ADOZIONE DELLE LINEE GUIDA PER LE OPERAZIONI DI TRASFOR- MAZIONE, FUSIONE, SCISSIONE E CESSIONE D'AZIENDA, POSTE IN ESSERE DA ORGANIZZAZIONI CHE ESERCITANO L'IMPRESA SOCIALE, AI SENSI DELL'ARTICOLO 13, COMMA 2, DEL DECRETO LEGISLATIVO 24 MARZO 2006, N DECRETO 24 GENNAIO 2008, MINISTERO DELLA SOLIDARIETA' SOCIALE, ADOZIONE DELLE LINEE GUIDA PER LA REDAZIONE DEL BILANCIO SOCIALE DA PARTE DELL'ORGANIZZAZIONE CHE ESERCITANO L'IMPRESA SOCIALE, AI SENSI DELL'ARTICOLO 10, COMMA 2, DEL DECRETO LEGISLATIVO 24 MARZO 2006, N5 1. ANALISI DELLO STATO DELL ARTE Premessa metodologica La presente sezione è dedicata all analisi dello stato dell arte dell impresa sociale con l obiettivo di realizzare un analisi complessiva del fenomeno a livello nazionale, così da costruire una base di dati su cui articolare le considerazioni di questo lavoro. Il Terzo Settore ha ormai assunto una notevole rilevanza nell economia nazionale ed europea ed il d.lgs 155/2006 ha rappresentato un punto di partenza fondamentale per lo sviluppo di tutto il non profit. L impresa sociale, in particolare, assume una sempre maggiore rilevanza per la crescente attenzione dedicatale dal mondo operativo, professionale ed accademico. La base di partenza dell analisi è costituita dalle imprese sociali iscritte presso il Registro delle imprese delle Camere di commercio. Alla data del 23 gennaio 2012 risultano iscritti in tale sezione 405 soggetti (dati Unioncamere). Se tali dati sono confrontati con la stessa rilevazione al 14 ottobre 2010, è possibile osservare che, a poco più di un anno di distanza, vi è stato un notevole incremento, in considerazione del fatto che le imprese sociali iscritte all epoca risultavano pari a 241. In sostanza, in circa due anni sono quasi raddoppiati i soggetti che hanno richiesto l iscrizione presso il compente Ufficio del Registro. Osservando la natura giuridica si può notare come la maggior parte delle imprese sociali appartenga alla forma delle società di capitali (37,04%) e delle cooperative (36,54%). Altre forme giuridiche rilevanti sono le società di persone, che raccolgono il 17,78% del numero complessivo delle imprese i- scritte nel Registro. Sussistono infine, seppur in numero minore, imprese sociali costituite in forme diverse come gli enti non lucrativi (7,16%) ed i consorzi (1,48%). Tavola 1 Le imprese sociali iscritte nel Registro delle Imprese. Ripartizione per forma giuridica 40,00% 35,00% 30,00% 25,00% 20,00% 15,00% 10,00% 5,00% 0,00% Società di persone Società di capitali Cooperative Enti non lucrativi Consorzi Per quanto riguarda la composizione delle categoria sopra individuate, si rileva che per le società di capitali la forma di società a responsabilità limitata è quella in assoluto maggiormente utilizzata (86%) con, in minima parte, la fattispecie del socio unico (13,33%). Le cooperative si distribuiscono in maggior parte tra società cooperative (59,46%) e, in misura minore, tra cooperative sociali (35,13%) e società cooperative a responsabilità limitata (5,41%). Le società di persone mostrano poi una netta 56 prevalenza delle forma di società in accomandita semplice (80,56%) rispetto alla società in nome collettivo (19,44%). Gli enti non lucrativi sono rappresentati da diverse tipologie di forme giuridiche tra cui le fondazioni, che costituiscono il 6,90% del totale. Infine, la categoria dei consorzi comprende, oltre ai consorzi in senso stretto (50%), anche le società consortili a responsabilità limitata (33,33%) e le società cooperative consortili (16,67%). Tavola 2 La composizione delle società di capitali, di persone, cooperative e altre forme* Società di capitali 37,04% di cui, Società a responsabilità limitata (S.r.l.) 86,00% S.r.l. a socio unico 13,33% Società per azioni (S.p.a.) 0,67% Cooperative 36,54% di cui, Società cooperativa 59,46% Cooperativa sociale 35,13% Società cooperativa a responsabilità limitata 5,41% Società di persone 17,78% di cui, Società in accomandita semplice (S.a.s.) 80,56% Società in nome collettivo (S.n.c.) 19,44% Enti non lucrativi 7,16% di cui, Altre forme 93,10% Fondazione 6,90% Consorzi 1,48% di cui, Consorzi 50,00% Società consortile a responsabilità limitata 33,33% Società cooperativa consortile 16,67% Occorre rilevare che l attuale quadro normativo consente di organizzare iniziative di impresa sociale anche attraverso l utilizzo di forme giuridiche commerciali; spesso si ritiene che i settori di attività considerati di utilità sociale coincidano in larga parte con gli ambiti nei quali la presenza di forme giuridiche lucrative è particolarmente modesta. Lo studio ha invece evidenziato una rilevante presenza delle forma di società di capitali, con una particolare prevalenza delle società a responsabilità limitata e delle cooperative, forme giuridiche di natura commerciale. Un interessante analisi è rappresentata dalla distribuzione regionale delle imprese sociali. La Regione Campania presenta la maggior concentrazione (ben il 39,51% a livello nazionale), seguita dalla Lombardia (10,12%), dal Lazio (7,16%) e dalla Toscana (6,91%). Complessivamente, le Regioni meridionali raccolgono da sole la metà delle imprese sociali iscritte nel registro dell impresa (55,56%) mentre la restante parte è ripartita tra il settentrione (23,21%) ed il centro (21,23%). 67 Tavola 3 L analisi delle imprese sociali in Italia Regioni Soggetti iscritti al Registro Impresa Sociale Campania 39,51% Lombardia 10,12% Lazio 7,16% Toscana 6,91% Puglia 5,43% Sicilia 5,19% Sardegna 4,20% Emilia-Romagna 3,46% Friuli Venezia Giulia 2,22% Piemonte 2,22% Liguria 1,98% Veneto 1,98% Abruzzo 1,73% Calabria 1,73% Marche 1,73% Molise 1,23% Trentino Alto Adige 1,23% Umbria 1,23% Basilicata 0,74% Totale 100,00% 60,00% 50,00% 40,00% 30,00% 20,00% 10,00% 0,00% Nord Centro Sud Dal nostro studio è emerso che, al momento, compaiono nel Registro delle imprese 549 soggetti che presentano il termine impresa sociale nella propria denominazione ma che non sono iscritti nell apposita sezione del Registro delle Imprese. A ben vedere le imprese che presentano la locuzione impresa sociale nella denominazione non iscritte nell apposita sezione del Registro delle Imprese (549) sono molte più di quelle che hanno già effettuato la corretta iscrizione (405). In particolare, 86 imprese (pari al 21,23%) risultavano già iscritte nel Registro prima dell emanazione del d.lgs 155/2006 mentre le restanti 319 (78,77%) sono state iscritte in un periodo successivo. Si sottolinea, quindi, la necessità che le Camere di commercio (CCIA), in quanto tenutarie del Registro dell Impresa, favoriscano la giusta collocazione delle imprese sociali. 78 2. ATTO COSTITUTIVO E STATUTO Premessa metodologica La presente sezione è dedicata all analisi di alcune delle principali problematiche che possono e- mergere nella definizione degli atti costitutivi e/o statuti delle imprese sociali. La prassi operativa ha infatti evidenziato talune ambiguità sia sotto l aspetto della scelta della migliore forma giuridica sia per quanto concerne la predisposizione di tali atti e la loro compatibilità con le disposizioni richieste per il rispetto delle norme previste per la sottostante forma giuridica. L Appendice 1 riporta alcune esemplificazioni pratiche di modelli di statuto. 2.1 QUADRO NORMATIVO: BREVI CENNI 1 La disciplina organica dell istituto dell impresa sociale è stata introdotta nel nostro ordinamento con il d.lgs 155/2006 e rappresenta la risposta alle istanze di ampliamento e maggiore definizione delle forme di imprenditorialità sociale che erano venute maturando a partire dall inizio degli anni 90. La soluzione offerta dal legislatore non è l elaborazione di un modello tipizzato di impresa sociale, bensì l introduzione di una qualifica da intendersi in termini di categoria organizzativa che può essere acquisita da parte di tutte le organizzazioni private che esercitano stabilmente e principalmente un attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale (art. 1, comma 1) senza alcuno scopo di lucro (art. 3). In buona sostanza, sulla base di un principio di tendenziale neutralità e idoneità astratta a produrre utilità sociali di tutte le tipologie organizzative esistenti, possono acquisire la qualifica di impresa sociale sia gli enti disciplinati dal libro I associazioni riconosciute e non, comitati e fondazioni sia quelli del libro V del codice civile società di persone, società di capitali, società cooperative e consorzi, restandone invece esclusi gli imprenditori individuali, le amministrazioni pubbliche (disciplinate dall art. 1, comma 2, del d.lgs 165/2000) e le organizzazioni i cui atti costitutivi limitino, anche indirettamente, l erogazione dei beni e servizi in favore dei soli soci, associati o partecipi. Per le amministrazioni pubbliche di cui sopra, il d.lgs 155/2006 pone, poi, l ulteriore divieto di esercitare attività di direzione e coordinamento 2, nonché di detenere il controllo dell impresa sociale, pena la possibilità di annullare ogni atto contrario (art. 4, comma 4, d.lgs 155/2006) e addirittura perdere la qualifica di impresa sociale (art. 16, comma 4, d.lgs 155/2006). Tale divieto viene esteso anche alle imprese private con finalità lucrative. 1 Per una più ampia disamina delle disposizioni del d.lgs 155/2006, si rinvia a: CNDCEC, Documento n. 1- Lineamenti tecnico operativi. Quaderni dell impresa sociale. 2 Il d.lgs 155/2006 prevede una specifica disciplina anche per i gruppi, consentendo l applicazione delle norme di cui al capo IX del titolo V del libro V e l art septies c.c. in quanto compatibili (quindi, le disposizioni in materia di direzione e coordinamento e di gruppo cooperativo paritetico), al fine di evitare non solo che si possano realizzare forme di controllo non finalizzate all attività svolta dal gruppo per il perseguimento della missione istituzionale, ma anche che possano essere lesi i diritti di coloro che subiscono le decisioni del gruppo. 89 Oltre al criterio dell assenza dello scopo di lucro da intendersi ovviamente in termini di lucro soggettivo e non oggettivo per l osservanza del quale è fatto divieto di distribuire, anche in forma indiretta, utili e avanzi di gestione comunque denominati, nonché fondi e riserve a favore di amministratori, partecipanti, lavoratori o collaboratori, altre caratteristiche dell impresa sociale desumibili dal quadro normativo di riferimento 3 sono: la democraticità della gestione (gestione c.d. multistakeholder ), cioè la previsione di forme di coinvolgimento dei lavoratori e dei destinatari delle attività nella gestione dell impresa; la tendenziale apertura al coinvolgimento nell organizzazione di tutti coloro che siano portatori dei medesimi interessi perseguiti dall ente (principio di non discriminazione); la partecipazione dei beneficiari finali alla valutazione dei risultati; la rendicontazione sociale effettuata tramite il bilancio sociale, al fine di consentire a chiunque sia interessato la verifica del raggiungimento dei risultati. La scelta del legislatore è stata, dunque, quella di dettare una disciplina flessibile che lasci spazio all autonomia privata e consenta di attrarre le forme tipologiche più diverse, nel rispetto, tuttavia, dei limiti rigorosi della natura privata dell ente collettivo, dell assenza dello scopo di lucro e dell esercizio di un attività imprenditoriale public service, cioè a favore di tutti i potenziali fruitori 4. Peraltro, questa impostazione di fondo della normativa richiamata è certamente conforme al panorama del terzo settore presente in Italia, che vede la convivenza di soggetti orientati esclusivamente ad erogare servizi per la comunità di riferimento (Enti non profit puri, d ora in poi Enp) con soggetti che svolgono un attività produttiva a fini sociali (Enp misti). Considerato l attuale quadro normativo, si ritiene utile illustrare brevemente le procedure amministrative che devono essere espletate per la costituzione di un impresa sociale, partendo dalla scelta della forma giuridica. 2.2 SCELTA DELLA FORMA GIURIDICA PER LA COSTITUZIONE DI UN IMPRESA SOCIALE Il legislatore ha lasciato, come si è detto, nel disciplinare l impresa sociale ampi spazi all autonomia privata per la scelta della forma giuridica ritenuta più idonea per il raggiungimento delle finalità, di volta in volta, volute dai partecipanti. L organizzazione che assume la qualifica di impresa sociale può infatti essere strutturata giuridicamente in modi diversi e molte sono le variabili di cui tenere conto nella scelta della forma giuridica da attribuire, prima tra tutte la necessità di coniugare efficienza dell impresa e realizzazione delle finalità che si intendono perseguire. Pertanto, chi intende costituire un soggetto giuridico idoneo ad acquisire la qualifica di "impresa sociale" deve prima scegliere, nell'ambito delle figure previste dal codice civile, quale soggetto giuridico costituire. 3 Si rammenta che, a completamento del quadro normativo, in data 24 gennaio 2008 sono stati emanati dal Governo quattro decreti attuativi riguardanti, rispettivamente: la qualificazione dei ricavi per rientrare nell ambito dell impresa sociale; le linee-guida per le modalità relative a operazioni di trasformazione, fusione, scissione e cessione dell impresa; le linee-guida per la redazione del bilancio sociale; l elenco degli atti e documenti da depositare presso il Registro delle imprese. 4 Oltre al criterio dell utilità sociale, che si estrinseca in una lista predeterminata di settori di attività d impresa, la normativa in materia di impresa sociale prevede che possano acquisire la qualifica di impresa sociale le organizzazioni che esercitano attività d impresa al fine dell inserimento di lavoratori svantaggiati, a prescindere dall esercizio dell attività di impresa nei settori considerati di utilità sociale (art. 2, commi 2 e 4, d.lgs 155/2006) e a condizione che tali soggetti rappresentino almeno il 30% del personale. 910 Innanzitutto, occorre tenere presente che il novero delle forme collettive utilizzabili non è assolutamente omogeneo, in quanto composto da forme giuridico-organizzative tipicamente capitalistiche e forme non imprenditoriali. Al primo gruppo appartengono ovviamente gli enti societari del libro V del codice civile, ma occorre fin d ora rilevare che alla libertà di scelta della forma il legislatore contrappone alcuni vincoli di governance, i quali sostanzialmente privano la forma societaria di alcune delle caratteristiche tipiche dell organizzazione capitalistica. Segnatamente, si tratta: del divieto di distribuzione degli utili, destinabili solo allo svolgimento dell attività statutaria o ad incremento del patrimonio (art. 3); del principio di non discrezionalità (art. 9); dell obbligo di prevedere forme di coinvolgimento nelle decisioni dei lavoratori e dei destinatari dell attività (art. 12 e 14). Da un punto di vista operativo, la scelta di organizzare l impresa sociale nella forma di società di capitali potrebbe, ad esempio, adattarsi a quelle circostanze ove vi sia un gruppo di soggetti che partecipa all iniziativa mediante un investimento di capitale di rischio maggiore rispetto a quello di tutti gli altri stakeholder e si intenda garantire il potere di gestione nelle mani di questi. Nelle situazioni in cui, al contrario, non vi sia la preminenza di un gruppo di promotori rispetto ad un altro o si intendano avviare imprese sociali che non richiedono investimenti finanziari rilevanti, potrebbe essere preferito il modello di associazione, una delle forme, insieme alla fondazione e al comitato, di natura non imprenditoriale in grado di garantire un elevato tasso di democraticità nella gestione. In ogni caso e qualunque sia la forma giuridica prescelta, gli operatori, tenuto presente che l impresa sociale non è una nuova forma giuridica ma una qualifica che viene attribuita a modelli esistenti, dovranno tenere in debita considerazione anche la disciplina propria del modello giuridico adottato, che tuttavia continuerà a trovare applicazione solo in quanto compatibile. Per la circostanza che l impresa sociale non è un nuovo tipo organizzativo ma una qualifica, un cumulo di disciplina si realizza, in primo luogo, sotto il profilo procedurale: gli adempimenti necessari per l iscrizione dell impresa sociale nell apposita sezione del Registro delle imprese, infatti, non si sostituiscono, ma integrano quelli specificamente richiesti per la forma giuridica di volta in volta adottata. Ad esempio, una cooperativa che voglia qualificarsi come impresa sociale dovrà espletare gli adempimenti ad hoc ed integrare tale procedura con il percorso burocratico previsto per l acquisizione della qualifica di impresa sociale. Un altro esempio di coordinamento tra normativa generale e speciale è rappresentato dal regime patrimoniale delle obbligazioni dettato dal codice civile per le associazioni non riconosciute: queste ultime, come è noto, sono escluse dal beneficio della responsabilità limitata e rispondono delle obbligazioni sia con il proprio patrimonio, il c.d. fondo comune, sia con quello delle persone che hanno a- gito in nome e per conto dell associazione (art. 38 c.c.). Questa disciplina, tuttavia, trova applicazione solo nelle organizzazioni il cui patrimonio non sia superiore a ventimila euro, soglia al superamento della quale la disciplina dell impresa sociale connette l ammissione al beneficio della responsabilità limitata a partire dal momento dell iscrizione nell apposita sezione del Registro delle imprese (art. 6, comma 1, d.lgs 155/2006). Su questo specifico punto, si rende tuttavia necessario svolgere qualche breve riflessione. Come noto, all interno della normativa speciale dedicata all impresa sociale non è dato rinvenire alcuna previsione volta ad imporre uno specifico obbligo di attestazione dell avvenuto versamento della somma di capitale sociale pari (o eventualmente superiore) a quella cui il legislatore riconnette il regime della responsabilità limitata al momento dell iscrizione nel Registro delle imprese, con il risultato che il 1011 riconoscimento di tale beneficio viene accordato in assenza di qualsivoglia forma di controllo. Pur ribadendo che la previsione della limitazione della responsabilità per le associazioni non riconosciute rappresenta per gli enti non commerciali un incentivo del tutto condivisibile allo svolgimento di attività non profit, si ritiene che un controllo circa l avvenuto versamento della somma di ventimila euro dovrebbe essere effettuato già in sede di costituzione dell impresa sociale, non potendo viceversa essere ritenuta in alcun modo accettabile una certa prassi che, in sede di costituzione, si limita a richiedere all impresa un autocertificazione. Inoltre, anche in assenza di una specifica disposizione in tal senso, si ritiene che la sanzione posta dall art. 6, comma 2, d.lgs 155/2006, dell assunzione di responsabilità personale e solidale per le obbligazioni assunte dall impresa sociale da parte di coloro che hanno agito in nome e per conto di questa connessa al verificarsi di perdite che riducano il patrimonio di oltre un terzo rispetto all'importo di ventimila euro, debba giocoforza estendersi in via analogica all ipotesi di mancato versamento ab initio del capitale sociale. 2.3 L ATTO COSTITUTIVO Passando ad esaminare gli adempimenti relativi all iscrizione nel Registro delle imprese di tutte le organizzazioni che intendano acquisire la qualifica di impresa sociale a prescindere dalla forma giuridica adottata, il legislatore relativamente alla costituzione prescrive la forma dell atto pubblico 5. Questa previsione assume particolare rilievo rispetto agli enti per i quali non è previsto alcun obbligo di forma, quali le associazioni non riconosciute e i comitati. Per quanto riguarda il contenuto, oltre a quanto specificamente previsto per ciascuna forma giuridica, l atto costitutivo deve essere redatto in conformità alle norme del d.lgs 155/2006, indicando in particolare: 1. la locuzione impresa sociale nella denominazione (art. 7, d.lgs 155/2006) 6 ; 2. l oggetto sociale, con riferimento ai settori ammessi dalla normativa di particolare rilevanza etico-sociale, secondo le tipologie previste dall art. 2, d.lgs 155/2006; 3. l assenza dello scopo di lucro (art. 3, d.lgs 155/2006); 4. il modello di governance adottato dall impresa sociale, tenendo conto nell organizzazione dei seguenti vincoli legislativi: a. devono essere previsti specifici requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza per coloro che assumono le cariche sociali (art. 8, comma 3, d.lgs 155/2006); b. non possono coprire cariche sociali soggetti nominati da enti pubblici o da imprese private con finalità lucrative, in linea con l impossibilità normativa per questi soggetti di e- sercitare attività di direzione e coordinamento; c. la nomina della maggioranza dei componenti delle cariche sociali non può essere riservata a soggetti esterni all organizzazione che esercita l impresa sociale, ad eccezione di 5 L utilizzo della forma della scrittura privata autenticata è possibile solo per il regolamento adottato dagli enti ecclesiastici e dagli enti delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti o accordi. 6 Ad accezione degli enti ecclesiastici e degli enti delle confessioni religiose con cui lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese. 1112 quanto specificamente previsto per ogni tipo di ente dalle norme legali e statutarie e compatibilmente con la sua natura (art. 8, comma 1, d.lgs 155/2006); d. nel caso di superamento di due dei limiti indicati dall art bis c.c. ridotti della metà, la legge obbliga a nominare uno o più sindaci con funzione di vigilanza, salvo diversa previsione legislativa; e. nel caso di superamento per due esercizi consecutivi di due dei limiti indicati dall art bis c.c., scatta l obbligo di nomina di uno o più revisori iscritti nell apposito Registro, salva la possibilità che l attività di revisione legale dei conti 7 possa essere esercitata dallo stesso collegio sindacale qualora i componenti siano iscritti al Registro dei revisori; f. la regolamentazione delle modalità di ammissione e di esclusione dei soci deve essere sorretta dal principio di non discriminazione compatibilmente con la natura giuridica dell ente e deve essere prevista la possibilità per il soggetto non ammesso o escluso di deferire all assemblea il provvedimento di mancata ammissione o esclusione (art. 9, comma 2, d.lgs 155/2006); g. devono essere previste specifiche modalità di coinvolgimento dei lavoratori e dei destinatari dell attività sociale, attraverso, ad esempio, meccanismi di informazione, consultazione o partecipazione, per specifiche decisioni gestionali, concernenti le condizioni di lavoro e la qualità dei beni e dei servizi prodotti o scambiati (art. 12, d.lgs 155/2006); 5. l indicazione dei modi di devoluzione del patrimonio in caso di cessazione dell attività, secondo le modalità contenute nell art. 13, comma 3, d.lgs 155/2006. Giova rilevare che quanto riportato sub g) è un indicazione di carattere meramente eventuale, in quanto in alternativa possono essere redatti appositi regolamenti aziendali o accordi ad hoc tra organi di amministrazione e rappresentanze dei lavoratori. Lo statuto e il regolamento possono prevedere anche nuove ed ulteriori modalità di coinvolgimento dei lavoratori e dei destinatari interni ed esterni all organizzazione 8. Infine, si osserva che, nelle ipotesi in cui gli enti di cui al libro I e le società decidano di acquisire la qualifica di impresa sociale mantenendo il proprio status giuridico, sarà necessario effettuare un a- deguamento dell atto costitutivo e dello statuto con le maggioranze previste dalle norme di legge e dallo statuto stesso. Viceversa, qualora questi soggetti intendano variare il proprio status e contestualmente acquisire la qualifica di impresa sociale, diventa obbligatorio attivare una procedura di trasformazione. 2.4 L ISCRIZIONE NEL REGISTRO DELLE IMPRESE Entro trenta giorni dalla costituzione, l atto costitutivo, le sue eventuali modificazioni e gli altri fatti e documenti relativi all organizzazione devono essere depositati a cura del notaio o degli amministratori presso l Ufficio del Registro delle imprese della Camera di Commercio nella cui circoscrizione è stabilita la sede legale, per l iscrizione nell apposita sezione. La domanda di iscrizione nella sezione ad 7 L art. 11, comma 4, d.lgs 155/2006 parla di «revisione contabile», espressione da intendersi ormai espunta dall ordinamento in virtù dell entrata in vigore del d.lgs 39/2010 Attuazione della direttiva 2006/43/CE, relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE, e che abroga la direttiva 84/253/CEE. (10G0057). 8 Si veda l approfondimento presentato nel paragrafo13 hoc deve essere firmata digitalmente e presentata per via telematica o su supporto informatico. Unitamente all atto costitutivo, al momento dell iscrizione, deve essere depositato lo statuto recante le regole generali di funzionamento dell impresa sociale e dei relativi organi. Si osserva che per le forme giuridiche i cui termini di iscrizione nella sezione ordinaria sono diversi da trenta giorni si verifica una discrasia temporale tra il termine per l iscrizione nella sezione ordinaria e quello (di trenta giorni) previsto per l iscrizione nella sezione speciale. È il caso delle società di capitali, delle società cooperative e delle società consortili 9, per le quali il legislatore prescrive che l atto costitutivo debba essere depositato presso il Registro delle imprese entro il termine di venti giorni. In queste ipotesi, si ritiene opportuno effettuare la presentazione contestuale della domanda di iscrizione e dell atto costitutivo nella sezione ordinaria del Registro e della domanda di iscrizione nella sezione speciale delle imprese sociali entro il termine di venti giorni. 9 Si vedano gli articoli 2330, 2454, 2463, 2523 e 2615-ter del codice civile. 1314 3. GOVERNANCE E PROCESSI INFORMATIVI Premessa metodologica La sezione in oggetto analizza alcune tematiche legate alla governance. Il dettato normativo lascia, infatti, la possibilità di interpretare in diverso modo alcuni aspetti cruciali per il funzionamento della vita aziendale, come i processi informativi, il coinvolgimento dei lavoratori, il ruolo e la funzione dell organo di controllo. 3.1 PROCESSI INFORMATIVI AZIENDALI La funzione economico-sociale riconducibile all impresa è stata da sempre oggetto di interessanti trattati di studio nelle discipline economico-aziendali. Negli ultimi anni sono emerse molteplici situazioni di conclamata fraudolenza e di iniquità comportamentale nell attività aziendale in molti Paesi europei e d oltreoceano, circostanza che ha favorito la riflessione sul ruolo dell impresa nella società, con particolare riguardo al controllo degli interessi di stakeholder aziendali e alle interdipendenze tra il rispetto delle norme, il comportamento economico, sociale e ambientale e la strategia di acquisizione del consenso e delle risorse. Tale nuova concezione dei comportamenti aziendali implica inevitabilmente l esigenza di rivisitare e di ridefinire i meccanismi e i limiti delle strutture di governance aziendale, le modalità di interazione tra organi di governo e di management, nonché la necessità di considerare nuovamente la portata quantitativa e qualitativa delle performance aziendali. Peraltro, rivisitare i principi e le procedure di governance non significa sminuire l importanza di alcuni valori fondamentali della cultura aziendale di mercato, quali la capacità di creazione di valore e la soddisfacente remunerazione dei conferenti il capitale di rischio; ma è evidente che ormai occorra altresì contemperare le strategie di acquisizione delle risorse e il perseguimento dei risultati economici e non economici con le attività tese allo sviluppo dell immagine aziendale, della trasparenza gestionale e della legittimazione sociale, anche attraverso la soddisfazione di specifiche esigenze informative (interne ed esterne all azienda), cui corrisponde un dovere informativo da parte dell organizzazione, unitamente all utilizzo di strumenti di rendicontazione adeguati alle peculiarità di diversi portatori d interesse. Tali doveri informativi possono discendere dai rapporti che intercorrono tra l azienda e i propri portatori di interesse (stakeholder) ovvero soggetti detentori a vario titolo di peculiari aspettative o da disposizioni normative emanate dallo Stato, da enti pubblici territoriali, da enti o agenzie di controllo, da strutture associative alle quali l'azienda debba fare riferimento. L esigenza di rendere conto dei processi attuati e dei risultati prodotti da parte di coloro che hanno ruoli di responsabilità nei confronti dell impresa o delle parti interessate al loro operato e alle loro 1415 azioni (anche al fine di accrescere la propria legittimazione sociale) viene definito da parte della dottrina di riferimento come accountability 10. Il termine, che non ha un suo equivalente nella lingua italiana, esprime in sintesi la responsabilità informativa dell azienda cui corrisponde, dall altra parte, una titolarità di diritti morali e, in specie, di un diritto all informazione di talune categorie di soggetti. In altri termini, il principio di accountability consiste, in buona sostanza, in un dovere informativo posto a carico di qualsiasi organizzazione produttrice di beni e servizi; a tale dovere si correlano corrispettivi diritti degli stakeholder di riferimento di ottenere informazioni adeguate per poter valutare la correttezza nel reperimento e nell impiego delle risorse e l efficacia nel perseguimento degli obiettivi da parte di un organizzazione. In questa prospettiva, il dovere informativo di un azienda si lega a un più generale principio di responsabilità sociale, del quale l'accountability costituisce l architrave su cui fondare le relazioni informative tra azienda, istituzioni e gruppi sociali. In questa sede, l'obiettivo conoscitivo che si intende esaminare inerisce ai processi informativi dell'impresa sociale, come definita dalla legge 118/2005 e dal d.lgs 155/2006. L analisi fa dunque riferimento a una configurazione aziendale propria del mondo non profit i cui connotati poggiano su disposizioni di legge anziché su enunciazioni dottrinali. Occorre quindi, in via preliminare, identificare i caratteri aziendali fondamentali dell impresa sociale, così come emergono dall analisi del dettato normativo. 3.2 ELEMENTI DI GOVERNANCE Al fine di approfondire le tematiche relative all accountability dell'impresa sociale, così come definito dalla normativa di riferimento, occorre procedere a una riflessione circa l ampiezza (quantità dei flussi informativi) e la complessità (varietà dei flussi informativi) del dovere informativo di tale soggetto aziendale. Analizzando il d.lgs 155/2006 con riferimento ai contenuti della mission e alla struttura della governance aziendale definibili come tipiche dell impresa sociale, è possibile desumere quale dovere informativo le sia imposto e quali processi informativi debba conseguentemente realizzare (il cosiddetto perimetro dell accountability legale). La lettura della norma fa configurare tale perimetro così come definito in dottrina, in quanto incentrato sulla realizzazione di obiettivi di utilità collettiva o individuale, attraverso una struttura di governance costruita sulla base sia di caratteristiche di democraticità interna sia di iniziative di apertura nei confronti degli stakeholder esterni. Da tale interpretazione deriva un dovere informativo ampio e articolato, che alimenta l'esigenza di adottare strumenti e procedure volti ad assicurare condizioni di trasparenza istituzionale, gestionale e amministrativa. L accountability dell impresa sociale (come di ogni altra organizzazione) è strettamente correlata al sistema di governance che la contraddistingue. Come è noto, con governance aziendale ci si riferisce alla configurazione degli organi di governo e degli organi di controllo e alle loro reciproche relazioni; a tali relazioni vanno poi aggiunti i rapporti che gli organi di governo e di controllo istituiscono con gli organi rappresentativi delle varie tipologie 10 La rendicontazione può essere considerata in questo senso come un attività strumentale alle esigenze di accountability di un impresa. 1516 di stakeholder aziendali di riferimento (quali, ad esempio, i titolari di formali diritti di voto,) e con gli organi direzionali. In prima battuta sono quindi rilevanti l identificazione e la classificazione dei soggetti che, in base alle disposizioni di legge e alle scelte organizzative implementate nelle singole realtà aziendali, rivestano ruoli in seno ai processi decisionali e nell ambito dei processi di controllo o siano comunque portatori di interessi specifici e/o destinatari diretti o indiretti dell attività esercitata. In questa prospettiva vanno quindi evidenziate le difformità che si possono riscontrare nelle strutture di governance in funzione delle diverse classi di imprese sociali e delle differenti forme giuridiche adottate (associazione, cooperativa sociale, società di capitali, ecc.) per esercitarne l attività. Un comune denominatore può tuttavia essere identificato nel disposto dell art. 12, comma 1, del più volte menzionato decreto laddove si prevede che nei regolamenti aziendali o negli atti costitutivi devono essere previste forme di coinvolgimento dei lavoratori e dei destinatari delle attività, e dove si precisa, al comma 2, che per coinvolgimento deve intendersi qualsiasi meccanismo, ivi comprese l informazione, la consultazione o la partecipazione, mediante il quale lavoratori e destinatari delle attività possono esercitare un influenza sulle decisioni che devono essere adottate nell ambito dell impresa, almeno in relazione alle questioni che incidano direttamente sulle condizioni di lavoro e sulla qualità dei beni e dei servizi prodotti o scambiati. Dalla lettura della norma sembrerebbe emergere un profilo di governance orientata in senso multistakeholder, anche se la scelta delle categorie è operata in modo selettivo, attraverso la definizione di modalità di partecipazione con differenti livelli d intensità. D altra parte, per alcune categorie è previsto semplicemente un obbligo informativo senza ulteriori dettagli, circostanza che di fatto sembra allontanare l efficacia della norma rispetto a una logica multistakeholder. Nel delineare il perimetro di accountability dell impresa sociale, un ulteriore elemento di interesse è poi rappresentato dal ruolo dei lavoratori nel sistema di governance così come disegnato dal legislatore, ruolo che li investe in generale e non soltanto in qualità di soggetti svantaggiati o disabili ai quali si fa riferimento nel decreto nell ambito della verifica dei requisiti di utilità sociale dell attività ai fini dell accesso alla qualifica di impresa sociale. In tal senso, l impresa sociale deve poter fornire ai lavoratori informazioni in grado di dare concreta attuazione ai meccanismi ed agli strumenti di coinvolgimento e partecipazione dei lavoratori alla vita dell impresa e di influenzare le decisioni della società. Altri caratteri dell impresa sociale, rilevanti per la qualificazione e la quantificazione dei suoi obblighi informativi, sono la soddisfazione degli utenti, la realizzazione dell utilità collettiva e l adeguato livello dimensionale (l adeguatezza andrebbe definita in funzione del volume di affari, dei lavoratori impiegati, dell articolazione sul territorio). 3.3 IL COINVOLGIMENTO DEI LAVORATORI Dall analisi del passaggio dalla normativa di riferimento (d.lgs 188/2005, Attuazione della direttiva 2001/86/CE che completa lo statuto della società europea per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori ) alla normativa diretta (d.lgs 155/2006) è possibile rilevare alcuni adattamenti nel testo piuttosto significativi. Nel testo di riferimento della direttiva europea, destinata al coinvolgimento dei soli lavoratori, all art. 2, Definizioni, lett. h, per coinvolgimento dei lavoratori si intende, qualsiasi meccanismo, ivi comprese l'informazione, la consultazione e la partecipazione mediante il quale i rappresentanti dei lavoratori possono esercitare un'influenza sulle decisioni che devono essere adottate nell'ambito della società ; nel testo della normativa diretta, all art. 12, Coinvolgimento dei lavo- 1617 ratori e dei destinatari delle attività, il testo identifica come coinvolgimento qualsiasi meccanismo, ivi comprese l'informazione, la consultazione o la partecipazione mediante il quale lavoratori e destinatari delle attività possono esercitare un'influenza sulle decisioni che devono essere adottate nell'ambito dell'impresa. Intanto, nella normativa diretta, la categoria dei soggetti di riferimento viene estesa anche ai destinatari delle attività, sebbene manchino precise indicazioni al riguardo su quali siano i destinatari o i criteri per individuare le pertinenti categorie. E ragionevole prima definire la categoria di destinatari e poi disciplinarne il coinvolgimento nei regolamenti aziendali o negli atti costitutivi ai sensi dell art. 12, d.lgs 155/2006; e quindi, in funzione delle specifiche tipologie di destinatari, sarebbe possibile strutturare diversi tipi di regolamenti aziendali o atti costitutivi. Inoltre, a questa prima differenza sostanziale se ne aggiunge una seconda: nella norma di riferimento la locuzione che identifica il coinvolgimento dei lavoratori intende specificamente qualsiasi meccanismo, ivi comprese l'informazione, la consultazione e la partecipazione..., mentre nella normativa diretta, all art. 12, si legge testualmente qualsiasi meccanismo, ivi comprese l'informazione, la consultazione o la partecipazione [...]. Altra diversità rilevante è che il decreto di attuazione della direttiva europea specifica che il coinvolgimento si riferisce a meccanismi di partecipazione mediante il quale i rappresentanti dei lavoratori possono esercitare un'influenza sulle decisioni che devono essere adottate nell'ambito della società ; nel d.lgs 155/2006, art. 12, comma 2, il coinvolgimento può di fatto venire limitato alle questioni che incidano direttamente sulle condizioni di lavoro e sulla qualità dei beni e dei servizi prodotti o scambiati. Oltre alla criticità della definizione del perimetro (obiettivi del coinvolgimento, categorie di stakeholder rilevanti e modalità di coinvolgimento) è altresì essenziale impostare un idoneo sistema informativo. L implementazione del sistema informativo deve essere fondato su quanto previsto dalla normativa, secondo i principi del decreto di attuazione della direttiva di seguito riportati: h) coinvolgimento dei lavoratori, qualsiasi meccanismo, ivi comprese l'informazione, la consultazione e la partecipazione, mediante il quale i rappresentanti dei lavoratori possono esercitare un'influenza sulle decisioni che devono essere adottate nell'ambito della società; i) informazione, l'informazione dell'organo di rappresentanza dei lavoratori ovvero dei rappresentanti dei lavoratori, da parte dell'organo competente dell impresa sociale, sui problemi che riguardano la stessa SE e qualsiasi affiliata o dipendenza della medesima situata in un altro Stato membro, o su questioni che esorbitano dai poteri degli organi decisionali di un unico Stato membro, con tempi, modalità e contenuti che consentano ai rappresentanti dei lavoratori di procedere ad una valutazione approfondita dell'eventuale impatto e, se del caso, di preparare consultazioni con l'organo competente dell impresa sociale; l) consultazione, l'apertura di un dialogo e d'uno scambio di opinioni tra l'organo di rappresentanza dei lavoratori ovvero i rappresentanti dei lavoratori e l'organo competente dell impresa sociale, con tempi, modalità e contenuti che consentano ai rappresentanti dei lavoratori, sulla base delle informazioni da essi ricevute, di esprimere circa le misure previste dall'organo competente un parere di cui si può tener conto nel processo decisionale all'interno dell impresa sociale; m) partecipazione, l'influenza dell'organo di rappresentanza dei lavoratori ovvero dei rappresentanti dei lavoratori nelle attività di una società mediante: 1718 1) il diritto di eleggere o designare alcuni dei membri dell'organo di vigilanza o di amministrazione della società, o 2) il diritto di raccomandare la designazione di alcuni o di tutti i membri dell'organo di vigilanza o di amministrazione della società ovvero di opporvisi. Quindi condizione indispensabile per costruire un sistema di comunicazione è quella di organizzare un circuito informativo che rispetti quanto previsto dalla normativa, in primo luogo definendo il tipo di coinvolgimento che declini il profilo di responsabilità sociale dell impresa. 3.4 PROBLEMATICHE RELATIVE ALLA STRUTTURA PROPRIETARIA E ALLA GOVERNANCE LA STRUTTURA PROPRIETARIA (ART. 4) La formulazione dell art. 4 del d.lgs 155/2006 prevede, al comma 3, che le imprese private con finalità lucrative e le Pubbliche amministrazioni non possano esercitare attività di direzione e detenere il controllo di un impresa sociale. Tale principio trova fondamento nel voler scongiurare una governance interna di apparenza, a fronte di un reale controllo dell impresa sociale, con possibilità di elusione degli obiettivi peculiari dell impresa stessa da parte di soggetti esterni. Tutto ciò acquista particolare rilievo nelle realtà dove l utilizzo di risorse pubbliche per finalità altruistiche richiedano la massima attenzione nell evitare intenti di carattere speculativo anche indiretti. La limitazione però, seppur comprensibile nell ottica sopra considerata, di fatto può scoraggiare l assunzione della qualifica di impresa sociale. Si pensi al caso in cui un ente pubblico desideri privatizzare parzialmente un attività, ma intenda mantenerne il controllo sulla gestione, oppure all ipotesi di collaborazione tra un ente non profit e un soggetto commerciale che intendano dare vita, nel rispetto delle finalità e delle disposizioni previste dalla legge, ad un impresa sociale, consentendo al soggetto profit di avere una partecipazione adeguata all impegno che intende assumere. Non vi è dubbio che, persistendo l attuale normativa, le due ipotesi evidenziate appaiano difficilmente praticabili. Peraltro non è del tutto comprensibile l esclusione dei soggetti for profit e della Pubblica amministrazione dal diritto-dovere di esercitare un attività di direzione e di detenzione del controllo nell ambito dell impresa sociale, la cui attività si estrinseca nell esercizio in via stabile e principale di un attività economica ai fini della produzione e dello scambio di beni e servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale. L art. 4, comma 4, prevede l annullabilità dell atto nel caso di decisione assunta con il voto o l influenza determinante dei soggetti in questione (soggetti profit e Pubblica amministrazione). La legittima tutela dei diritti dei soci e dei terzi, attuata con le limitazioni all assunzione di posizioni di controllo, potrebbe essere esercitata, più che in via preventiva, in una fase successiva alla costituzione attraverso un attenta vigilanza sulle corrette disposizioni previste per l impresa sociale LE CARICHE SOCIALI (ART. 8) All art. 8, comma 1, si prevede che negli enti associativi la nomina della maggioranza dei componenti delle cariche sociali non può essere riservata a soggetti esterni alla organizzazione che esercita l impresa sociale, salvo quanto specificatamente previsto per ogni tipo di ente dalle norme legali e statutarie e compatibilmente con la sua natura. 1819 La relazione di accompagnamento al decreto chiarisce che il riferimento alla compatibilità con la sua natura riguarda gli enti confessionali, nei quali la nomina delle cariche sociali è riservata alle autorità ecclesiastiche. Non è chiarito se rientrino nell eccezione al divieto le ipotesi di nomina esterna da parte delle associazioni che demandino la nomina di parte degli amministratori ad altre associazioni o enti; mentre pare assodato che sia in ogni caso vietata la nomina esterna della maggioranza degli amministratori da parte degli enti pubblici, e ciò in parziale deroga a quanto previsto dall art. 2440, c.c.: se lo Stato o gli enti pubblici hanno partecipazioni in una società per azioni, lo statuto può ad essi conferire la facoltà di nominare uno o più amministratori o sindaci ovvero componenti del consiglio di sorveglianza. Il comma 2 dell art. 8 prevede che non possono rivestire cariche sociali soggetti nominati dagli enti di cui all art. 4, comma 3 (vale a dire soggetti con finalità lucrative e Pubbliche amministrazioni). La norma potrebbe anche prestarsi a differenti interpretazioni. La citata relazione di accompagnamento al decreto sembra avere chiarito che sia esclusa la possibilità di nomina degli amministratori designati da soggetti profit e dalla Pubblica amministrazione e non la possibilità che i suddetti soggetti partecipino alle assemblee ai fini della deliberazione del quorum, interpretazione peraltro in sintonia con quanto previsto dall art. 4 in tema di struttura proprietaria. In proposito appare opportuno muovere alcune riflessioni anche di carattere critico. In primo luogo occorre evidenziare che l individuazione dell incompatibilità della nomina dell amministratore non riguarda un aspetto soggettivo dello stesso ma il modo in cui si è formata la maggioranza dei soci che hanno proceduto alla nomina, circostanza verificabile solo dopo l avvenuta nomina. In ogni caso, tale limitazione costituisce un ostacolo allo sviluppo dell impresa sociale in quanto impedisce l esercizio della governance da parte dei soggetti effettivamente interessati alla stessa. Ma anche l interpretazione che dispone la limitazione del diritto di voto nella nomina delle cariche sociali creerebbe problemi di coordinamento con i principi in tema di libertà di voto, elemento invece presente nelle norme societarie. Si rende pertanto necessario un intervento del legislatore su un tema che ha rilevanza notevole e che, di fatto, può condizionare, in senso sfavorevole, la scelta di adozione della qualifica di impresa sociale ORGANO DI CONTROLLO (ART. 11) Pare opportuno sottolineare che, anche in relazione ai codici etici di comportamento adottati da alcune Regioni in tema di Enp, particolare attenzione vada posta dall organo incaricato del controllo sui seguenti punti: a. settore di utilità sociale delle attività esercitate dall impresa sociale; b. requisiti sostanziali di natura costitutiva; c. natura dei ricavi conseguiti; d. struttura e funzionamento della governance; e. altre disposizioni di carattere specifico. Il comma 2 dell art. 8, relativo al rispetto delle nomine degli organi sociali, è espressamente richiamato quale attività prevista dall organo di controllo. 1920 3.4.4 PROBLEMATICA RELATIVA ALLA LEGGE 122/2010 L art. 6, comma 2, della legge 122/2010, che ha convertito il d.l. 78/2010, prevede che, a partire dalla data di entrata in vigore del decreto (31 maggio 2010) la partecipazione agli organi collegiali, anche di amministrazione, degli enti, che comunque ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche, nonché la titolarità di organi dei predetti enti è onorifica; essa può dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute ove previsto dalla normativa vigente; qualora siano già previsti i gettoni di presenza non possono superare l importo di euro 30 a seduta giornaliera.. La norma prosegue La violazione di quanto previsto dal presente comma determina responsabilità erariale e gli atti adottati dagli organi degli enti e degli organismi pubblici sono nulli. Gli enti privati che non si adeguano a quanto disposto dal presente comma non possono ricevere, neanche indirettamente, contributi o utilità a carico delle pubbliche finanze [...]. Sono previste alcune esclusioni, le principali riguardano: a. le Università ed enti e le fondazioni di ricerca; b. le Camere di commercio; c. gli enti del servizio sanitario nazionale; d. le ONLUS; e. le associazioni di promozione sociale; f. gli enti pubblici economici; g. le società. La Circolare n. 40/2010 della Ragioneria Generale dello Stato ha stabilito che l ambito applicativo delle norma, con le esclusioni espressamente previste, è costituito da tutti gli enti (con personalità giuridica di diritto pubblico e privato, anche non ricompresi nel conto economico consolidato della Pubblica amministrazione) che ricevono, non una tantum, contributi a carico delle finanze pubbliche. Ad un prima lettura del testo, poteva risultare che tutti gli organi collegiali degli enti e quindi non soli i consiglieri di amministrazione, bensì anche i componenti degli organi di controllo dovessero svolgere il proprio incarico a titolo onorifico. La loro attività svolta a favore degli Enp indicati all art. 6 della citata legge, a partire dal 1 giugno 2010, in sostanza, non risultava più retribuibile. È contemplato il solo diritto al rimborso delle spese sostenute, nonché, ove previsto, il gettone di presenza nel limite di euro 30 giornalieri. Gli enti pubblici hanno provveduto, quindi, a richiedere, in presenza di erogazione di un contributo, un apposita attestazione del legale rappresentante circa il rispetto del dispositivo normativo sopra indicato, ingenerando non pochi problemi all interno dell ente non profit. La città di Torino, ad esempio, ha inviato in data 8 novembre 2010 una comunicazione con la quale, dopo avere ricordato le disposizioni di cui all art. 6, commi 2 e 5, della legge 122/2010, introduceva un interessante interpretazione in merito ai collegi dei revisori precisando che la disposizione de qua non si applichi ai Collegi dei Revisori perché, pur trattandosi di organi collegiali, essi costituiscono imprescindibili organi di controllo dell ente, la cui remunerazione per l attività svolta è prevista dal d.lgs 139/2005 ed è definita con decreto del Ministero Giustizia del 2 settembre Si prevede per loro solo la riduzione dei compensi, a qualunque titolo erogati, di cui al comma 3 (ove ne sussistano i presupposti) e la riduzione numerica di cui al comma 5. 20 Vedere altro
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 art. 2
 art. 12
 art. 12
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 art. 4
 art. 8
 art. 2440
 art. 8
 art. 4
 art. 4
 art. 8
 art. 6
 art. 6
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 art. 26
 Articolo 1
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 Art. 2325
 ART. 4
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 art. 6
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