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Timestamp: 2020-08-12 19:05:34+00:00

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CORTE COSTITUZIONALE - Sentenza 13 dicembre 2017, n. 264 - Imposte sui redditi delle società - Determinazione della base imponibile - Sopravvenienze attive - Previsione che non si considerano sopravvenienze attive i versamenti dei soci in denaro o in natura a fondo perduto o in conto capitale - Interpretazione della Corte di cassazione - Studio Cerbone
CORTE COSTITUZIONALE – Sentenza 13 dicembre 2017, n. 264 – Imposte sui redditi delle società – Determinazione della base imponibile – Sopravvenienze attive – Previsione che non si considerano sopravvenienze attive i versamenti dei soci in denaro o in natura a fondo perduto o in conto capitale – Interpretazione della Corte di cassazione
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CORTE COSTITUZIONALE – Sentenza 13 dicembre 2017, n. 264
Imposte e tasse – Imposte sui redditi delle società – Determinazione della base imponibile – Sopravvenienze attive – Previsione che non si considerano sopravvenienze attive i versamenti dei soci in denaro o in natura a fondo perduto o in conto capitale – Interpretazione della Corte di cassazione
1.- Con ordinanza del 16 novembre 2016, la Commissione tributaria regionale di Venezia ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 88, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi» (di seguito: TUIR), in riferimento agli artt. 3 e 53, primo comma, della Costituzione.
La questione è sorta nel corso di un giudizio d’appello promosso dall’Agenzia delle entrate – direzione provinciale di Padova avverso la sentenza con la quale la Commissione tributaria provinciale di Padova, accogliendo il ricorso presentato da H.I.A. spa (di seguito: H.I.), ha annullato un avviso di accertamento relativo all’anno 2010 in materia di imposta sul reddito delle società e di imposta regionale sulle attività produttive.
H.I. fa parte di un gruppo controllato da una società holding con sede all’estero. Con l’avviso di accertamento impugnato, l’Agenzia delle entrate ha sottoposto a tassazione la somma di 6.283.671 euro, erogata a H.I. nel 2010 da altre società che appartengono al suo stesso gruppo, ma non sono sue socie. I versamenti risultano iscritti nel bilancio di H.I. come “debiti verso altri finanziatori”. Dall’analisi della contabilità è emerso che analoghe operazioni sono state effettuate in altri anni e che parte delle somme è servita per coprire le perdite di esercizio della società stessa, la cui gestione è costantemente negativa. Alla copertura delle perdite è corrisposta la rinuncia parziale ai crediti, mentre i residui importi sono rimasti iscritti a bilancio tra i debiti a breve termine. H.I. non ha mai restituito, nemmeno in parte, i finanziamenti ricevuti nel corso del tempo.
2.- Secondo il giudice a quo, l’interpretazione data dal giudice di primo grado all’art. 85, comma 1, lettera g), del TUIR, è condivisibile, cosicché i versamenti dovrebbero essere qualificati come sopravvenienze attive ai sensi del successivo art. 88 del TUIR. Esse tuttavia non dovrebbero essere tassate in base a un’interpretazione «estensiva» del comma 4 dello stesso art. 88, trattandosi di versamenti fatti da società appartenenti al medesimo gruppo. Il gruppo di società si configurerebbe come un’unitaria struttura d’impresa, alla quale corrisponde una pluralità di società coordinate e dirette dalla capogruppo, con la conseguenza che i contributi erogati dalle società appartenenti allo stesso gruppo al fine di coprire il passivo di un’altra società del gruppo sarebbero orientati al medesimo obiettivo che muove i soci a versare denaro a fondo perduto o in conto capitale alla società. In entrambi i casi, i contributi sarebbero privi del carattere della liberalità e svolgerebbero la diversa funzione di fornire e mantenere le risorse patrimoniali della società, in un’ottica di continuità dell’attività sociale.
3.- Con atto depositato nella cancelleria di questa Corte il 9 maggio 2017, è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l’inammissibilità e comunque per la manifesta infondatezza della questione.
4.- Nel corso del giudizio, con nota depositata in cancelleria l’11 maggio 2017, la Commissione tributaria regionale di Venezia ha trasmesso a questa Corte copia dell’accordo conciliativo del 16 marzo 2017, con cui le parti del processo principale hanno posto fine alla controversia ai sensi dell’art. 48 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), nonché copia della quietanza di pagamento della prima rata delle somme dovute dalla contribuente sulla base della conciliazione.
1.- La Commissione tributaria regionale di Venezia dubita della legittimità costituzionale dell’art. 88, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi» (di seguito: TUIR), in riferimento agli artt. 3 e 53, primo comma, della Costituzione.
La questione è sorta nel corso di un giudizio d’appello promosso dall’Agenzia delle entrate – direzione provinciale di Padova avverso la sentenza con la quale la Commissione tributaria provinciale di Padova, accogliendo il ricorso presentato da H.I.A. spa (di seguito: H.I.), aveva annullato un avviso di accertamento relativo all’anno 2010 in materia di imposta sul reddito delle società e di imposta regionale sulle attività produttive. L’Agenzia delle entrate aveva sottoposto a tassazione somme erogate a H.I. da altre società che appartengono al suo stesso gruppo, ma non sono sue socie, ritenendo che non si sarebbe trattato di somme date a mutuo con obbligo di restituzione, come risulta dal bilancio di H.I., ma di ricavi tassabili quali «contributi in denaro […] in base a contratto», ai sensi dell’art. 85, comma 1, lettera g), del TUIR.
2.- L’intervenuta conciliazione fra le parti del processo principale – comunicata a questa Corte dalla Commissione tributaria regionale di Venezia con la trasmissione di copia dell’accordo conciliativo del 16 marzo 2017 – dovrebbe condurre a una pronuncia di cessazione della materia del contendere nel giudizio a quo, ex art. 48, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413).
3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto in giudizio, ha eccepito l’inammissibilità della questione riferita all’art. 53, primo comma, Cost., per mancanza di motivazione delle relative censure.
4.1.- Questa Corte si è trovata più volte a vagliare la legittimità costituzionale di disposizioni che prevedono agevolazioni, benefici ed esenzioni fiscali e, in questo contesto, ha affermato che «norme di tale tipo, aventi carattere eccezionale e derogatorio, costituiscono esercizio di un potere discrezionale del legislatore, censurabile solo per la sua eventuale palese arbitrarietà o irrazionalità (sentenza n. 292 del 1987; ordinanza n. 174 del 2001); con la conseguenza che la Corte stessa non può estenderne l’ambito di applicazione, se non quando lo esiga la ratio dei benefici medesimi (sentenze n. 6 del 2014, n. 275 del 2005, n. 27 del 2001, n. 431 del 1997 e n. 86 del 1985; ordinanze n. 103 del 2012, n. 203 del 2011, n. 144 del 2009 e n. 10 del 1999)» (sentenza n. 177 del 2017; nello stesso senso, sentenze n. 242 e n. 153 del 2017, n. 111 del 2016).

References: Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 88
 art. 88
 sentenza 
 art. 48