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Timestamp: 2020-08-13 08:51:23+00:00

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Coordinatore della sicurezza: la Cassazione penale assolve l’operato del CSE
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CSE: cosa dice la sentenza 34398
ComplianceMarzo 29, 2020
Il coordinatore della sicurezza non risponde di reati derivanti dalla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro se il datore di lavoro agisce in violazione delle prescrizioni da questo disposte.
La Cassazione, chiamata ad esprimersi per un reato di lesioni gravi verificatosi in un cantiere edile, ha annullato la sentenza pronunciata in appello nei confronti del coordinatore della sicurezza, confermandola invece per tutti gli altri imputati.
Il coordinatore della sicurezza nella fase di esecuzione dei lavori (art. 92 T.U. Sicurezza sul Lavoro – D.Lgs 81/2008), è una figura che, all’interno di cantieri mobili o temporanei, è incaricata dal responsabile dei lavori del coordinamento delle varie operazioni; il compito precipuo di questa figura è quello di prevenire possibili violazioni delle norme di sicurezza ed eventuali infortuni.
È inoltre chiamato alla verifica dell’idoneità del Piano Operativo di Sicurezza (P.O.S.).
Si tratta quindi di una figura particolarmente delicata ed importante per la tutela della salute dei lavoratori all’interno dei cantieri.
I fatti, in breve: un dipendente impiegato in un cantiere edile subisce, gravi lesioni derivanti da un’operazione dallo spostamento di una gru, effettuato in modo non corretto; in particolare, viene colpito alle spalle dalla gru spostata attraverso una pala meccanica, e una volta caduto a terra per l’impatto, subiva lo schiacciamento di un piede ad opera della ruota della pala.
Per il fatto vengono ritenuti responsabili dal giudice di merito il legale rappresentate della società che gestiva il cantiere, per violazione dell’art. 97, c. 3 del D.Lgs 81/2008 (“per non avere coordinato preventivamente le operazioni interferenti che dovevano eseguire gli operatori delle varie ditte interessate per lo spostamento in altro luogo della gru installata nel cantiere”), il legale rappresentante della ditta individuale di installazione e manutenzione della gru e il conduttore del mezzo, entrambi per la violazione dell’art. 21 del D.Lgs 81/2008 (rispettivamente, “per aver disatteso le indicazioni fornite dal costruttore della gru che ne vietano il trasporto – traino su di una pubblica via con i mezzi non abilitati” e per avere utilizzato come mezzo di traino della gru una pala meccanica gommata inidonea al trasporto, sia in termini di tipologia che di peso”), e infine il coordinatore della sicurezza per violazione dell’art. 92 del D.Lgs. 81/2008 (“per non aver organizzato tra i datori di lavoro, ivi compresi i lavoratori autonomi, la cooperazione ed il coordinamento delle attività, nonché la loro reciproca informazione”).
In appello, la sentenza viene parzialmente riformata, assolvendo il manovratore del mezzo perché il fatto non costituisce reato, e riducendo le pene inflitte agli altri imputati, riconosciute le attenuanti generiche.
Contro la sentenza in appello viene proposto ricorso per Cassazione dai tre imputati, ognuno propone ricorso separato.
I ricorsi del manutentore della gru e del gestore del cantiere vengono ritenuti inammissibili, per genericità e manifesta infondatezza.
I due ricorsi si erano infatti limitati a riprodurre pedissequamente i motivi proposti in appello, senza indicare con argomentazioni idonee l’illegittimità dell’atto impugnato (in questo caso, la sentenza in appello).
Inoltre, esaminati i ricorsi, la Cassazione conferma quanto stabilito dai giudici di merito, ossia che la testimonianza della parte offesa era attendibile, che il sinistro è pacificamente avvenuto su una strada pubblica, e che l’individuazione delle posizioni di garanzia rivestite dai due ricorrenti e le correlative violazioni erano state individuate in modo corretto.
I ricorrenti avevano poi motivato il ricorso riscontrando un vizio motivazionale, sulla base del fatto che una corretta valutazione delle risultanze probatorie avrebbe condotto ad un giudizio di inattendibilità delle dichiarazioni rilasciate dalla parte offesa, fatto idoneo ad interrompere il nesso causale ai sensi dell’art. 41, c. 2 c.p.; ma la Corte, ha ritenuto tale richiamo non pertinente, dal momento che perché si possa parlare di cause idonee all’interruzione del nesso causale, è necessario che si tratti di cause che innescano un processo causale del tutto autonomo rispetto a quello determinato dalla condotta dell’agente. Devono essere quindi eventi assolutamente anomali ed eccezionali, del tutto imprevedibili.
Per quanto riguarda invece il ricorso presentato dal coordinatore della sicurezza, egli aveva proposto i seguenti motivi:
1) l’inosservanza e l’erronea applicazione dell’art. 92 del T.U. Sicurezza in relazione alla posizione di garanzia da lui esercitata; secondo il ricorrente, nonostante il P.O.S. adottato nel cantiere prevedesse che il trasporto delle attrezzature e dei materiali fosse svolto solo dalla società gestente il cantiere, egli aveva provveduto in ogni caso alla redazione di un documento apposito, secondo il quale, qualsiasi modifica in questo senso, avrebbe dovuto essergli comunicata con un preavviso di cinque giorni, cosa che non era avvenuta.
2) l’erronea applicazione dell’art. 113 c.p., sulla base del fatto che la sentenza impugnata non aveva motivato in modo puntuale il nesso di causalità intercorrente tra la sua condotta e l’evento prodottosi.
3) violazione ed erronea applicazione dell’art. 43 c.p. in relazione all’art. 113 c.p., dal momento che non è dato comprendere, date le particolari modalità del fatto e l’adempimento corretto dei suoi obblighi.
La Cassazione ha accolto il ricorso, accogliendo i motivi proposti: secondo la Corte, il gestore del cantiere ha agito in violazione delle prescrizioni imposte dal coordinatore della sicurezza.
Se egli fosse stato prontamente avvisato, come da lui stesso diligentemente previsto, avrebbe potuto verificare la pericolosità dell’operazione e coordinare l’attività in modo idoneo ad evitare il verificarsi dell’evento.
Per evitare sanzioni derivanti dalla violazione del T.U. Sicurezza sul Lavoro non è quindi sufficiente rispettare le previsioni della norma: è altrettanto necessario osservare le indicazioni e le disposizioni indicate dai differenti soggetti coinvolti e ricoprenti posizioni di garanzia.

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