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Timestamp: 2018-02-23 22:37:33+00:00

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Amianto. Sentenza INPS
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Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile. Ordinanza del 6 maggio 2009, n. 10437
La giurisprudenza della Corte ha ripetutamente enunciato fin dalla sentenza 3 aprile 2001, n. 4913 (e, successivamente, tra tante, 27 febbraio 2002, n. 2926, 15 maggio 2002, n. 7084, 11 luglio 2002, n. 10114, 12 luglio 2002, n. 10185, 23 gennaio 2003, n. 997; 29 ottobre 2003, n. 16256; 13 febbraio 2004, n. 2849), il principio secondo il quale l'attribuzione dell'eccezionale beneficio della rivalutazione contributiva di cui alla Legge 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8, nel testo risultante dalle modifiche apportate dal Decreto Legge 5 giugno 1993, n. 169, articolo 1, comma 1, e dalla successiva Legge Conversione 4 agosto 1993, n. 271, presuppone l'adibizione ultradecennale del lavoratore a mansioni comportanti, per il lavoratore medesimo, un effettivo e personale rischio morbigeno, tale da costituire un pericolo concreto per la salute a causa della presenza, nei luoghi di lavoro, di una concentrazione di fibre di amianto superiore ai valori limite indicati nella legislazione di prevenzione di cui al Decreto Legislativo 15 agosto 1991, n. 277, e successive modifiche.
Si e' osservato tra l'altro che, se si ha riguardo alle altre misure di sostegno apprestate per i lavoratori nelle varie disposizioni dello stesso articolo 13, appare piu' che giustificata, per coloro che siano stati semplicemente esposti all'azione della sostanza nociva, la necessita' di una doppia "soglia" (riguardante cioe' sia la durata che la intensita' della esposizione) di accesso al beneficio previdenziale, tenuto conto della diversita' del rischio che, nel caso considerato dal comma 8, e' solo eventuale, mentre e' certo e ormai verificato nel caso (della malattia professionale) previsto dal comma 7, ed e' ancora eventuale ma con probabilita' massima di manifestazione nel caso (dei lavoratori delle miniere o delle cave di amianto) descritto nel comma 6; che la Corte costituzionale, nella sentenza n. 5 del 2000, ha ritenuto non fondata la questione di costituzionalita' dell'articolo 13, comma 8 - sollevata (anche) sotto il profilo che la mancata determinazione del fattore rischio, cioe' della misura di esposizione rilevante, avrebbe portato, in violazione dell'articolo 3 Cost., a trattare in maniera uniforme situazioni di concreto pericolo e non - proprio in base ad un'interpretazione della norma atta a escludere l'intento di introdurre una indiscriminata rilevanza di qualsiasi tipo di esposizione, anche minima, purche' protrattasi per oltre dieci anni, presupponendo la norma stessa, invece, il superamento di una specifica soglia di rilevanza del rischio (quella appunto indicata dal Decreto Legislativo n. 277 del 1991 e successive modifiche), in quanto tale da connotare le lavorazioni di qualificate potenzialita' morbigene; che la necessita' di subordinare l'applicazione della tutela alla presenza di un simile, piu' concreto rischio morbigeno, il rischio, cioe', per il lavoratore "esposto" di subire danni all'organismo per la obiettiva, qualificata, pericolosita' dell'attivita' lavorativa svolta, e' stata ribadita da C. cost. n. 127 del 2002 ed ancora il giudice delle leggi, nell'escludere che le provvidenze in questione abbiano carattere risarcitorio-indennitario per i lavoratori comunque esposti all'amianto, ha ravvisato la ratio del beneficio nell'intento di favorire il raggiungimento del diritto alla pensione per i lavoratori coinvolti nel processo di dismissione delle lavorazioni comportanti l'uso dell'amianto (C. cost. n. 369 del 2003), confermando cosi' la necessaria rilevanza di un'esposizione "qualificata".

References: Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 articolo 13
 articolo 1
 articolo 13
 sentenza