Source: http://www.anaao.it/anaao/contenuto.php?currYear=2003&categoria=4&gruppo=3
Timestamp: 2019-09-19 15:51:22+00:00

Document:
Corte Costituzionale - sentenza n. 359/2003
Illegittima la legge della Regione Lazio sul mobbing
La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della legge della Regione Lazio numero 16 del 2002 che ha dettato disposizioni per contrastare il fenomeno del mobbing nei luoghi di lavoro. La Corte, pur escludendo che alle regioni sia precluso di legiferare laddove manchi una disciplina statale contenente i principi fondamentali di una materia, ha negato che tale potere legislativo possa osservarsi in via provvisoria ed illimitatamente. Nella fattispecie, infatti, la Regione Lazio ha fornito un'autonoma nozione giuridica di un fenomeno già per molti versi disciplinato nell'ordinamento, anche se non in modo unitario.
Corte Costituzionale - sentenza n. 353/2003
Professioni sanitarie di competenza statale e comunitaria
Le professioni sanitarie sono di competenza statale e comunitaria. L'iniziativa della Regione Piemonte, che con la legge regionale del 24 ottobre 2002, n.25 “Regolamentazione delle pratiche terapeutiche e delle discipline non convenzionali”, mirava a fare ordine nel campo attualmente occupato da “agopuntura, fitoterapia, omeopatia, omotossicologia, e omologhe , è stata dichiarata incostituzionale. La materia della sanità , compresa l'individuazione delle figure professionali in essa operative, “deve osservare sia i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario, sia i principi fondamentali stabiliti dalla legge dello Stato. Pertanto il legislatore piemontese ha invaso la competenza superiore che è quella dello Stato e della Comunità europea.
Corte Costituzionale - sentenza n. 338/2003
Non si possono vietare terapie per scelte politiche
Le Regioni non possono determinare terapie sanitarie sulla base di semplici valutazioni politiche, senza una adeguata verifica delle conoscenze scientifiche e sperimentali acquisite. Sulla base di tale principio la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di due norme di una legge piemontese motivando che “le scelte legislative dirette a limitare o vietare il ricorso a determinate terapie non sono ammissibili ove nascano da pure valutazioni di discrezionalità politica e non prevedano l'elaborazione di indirizzi fondati sulla verifica dello stato delle conoscenze scientifiche e delle evidenze sperimentali acquisite.”
Corte Costituzionale - sentenza n. 329/2003
Ospedali Universitari: le Regioni possono disciplinare l'assistenza
Le Regioni possono sostituire con proprie norme le disposizioni dettate dallo Stato relative alle intese con le Università per lo svolgimento delle attività assistenziali delle aziende ospedaliere universitarie in virtù del nuovo Titolo V della Costituzione.
Corte Costituzionale - sentenza n. 274/2003
Pubblico impiego: ci vuole il concorso per il passaggio a mansioni superiori
L'accesso dei dipendenti della pubblica amministrazione in funzioni più elevate non sfugge alla regola del concorso pubblico. Sono ammesse deroghe solo se situazioni particolari ne “dimostrano la ragionevolezza”. Sono illegittime le norme che prevedano scivolamenti automatici verso posizioni superiori e concorsi interni per la copertura della totalità dei posti vacanti.
Corte Costituzionale - sentenza n. 275/2003
La partecipazione a società di gestione municipali è incompatibile con l'attività di distribuzione
Dichiarato incostituzionale l'art. 8 della legge 361/1991 di riordino del servizio farmaceutico, “nella parte in cui non prevede che la partecipazione a società di gestione di farmacie comunali è incompatibile con qualsiasi altra attività nel settore della produzione, distribuzione, intermediazione e informazione scientifica del farmaco”.Il regime delle incompatibilità per l'attività del singolo farmacista privato è stato posto “dal legislatore al fine di salvaguardare l'interesse pubblico al corretto svolgimento del servizio farmaceutico e in ultma analisi alla salvaguardia del bene salute”. La Corte viene quindi a riconoscere alla norma “il valore di un principio generale applicabile a tutti i soggetti che, in forma singola o associata, siano titolari o gestori di farmacie.” L'estensione di tale incompatibilità anche alla farmacie comunali è finalizzata ad evitare conflitti di interesse che possano ripercuotersi negativamente “sullo svolgimento del servizio farmaceutico e quindi sul diritto alla salute”.
Corte Costituzionale - ordinanza n. 279/2003
La salvaguardia dei conti del SSN va contemperata con il diritto alla salute
La necessità di salvaguardare i conti del SSN va contemperata con il diritto alla salute. Occorre bilanciare l'esigenza di non far ricadere sul SSN il peso economico di libere scelte individuali circa il trattamento e la tutela del diritto alla salute dei soggetti nei cui confronti sia documentato che i farmaci in questione riescono motivatamente a sortire gli effetti benefici. Il SSN paga le cure insostituibili.
Corte Costituzionale - sentenza n. 220/2003
Il primario può ricoprire la carica di sindaco
La carica di sindaco non è incompatibile con quello di primario ospedaliero. Lo ha deciso la Corte Costituzionale con sentenza n. 220/2003, secondo cui l'assenza dell'incompatibilità, non configura né un eccesso di delega, né una violazione dei principi di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione.
Corte Costituzionale - sentenza n. 211/2003
Ristabilita l'uguaglianza del trattamento dei crediti verso Enti locali ed Asl
Stante la omogeneità delle situazioni giuridiche riferibili, rispettivamente, alle unità sanitarie locali edagli enti locali, del tutto irragionevole risulta la disparità di trattamento della disciplina censurata nella parte in cui dispone la impignorabilità delle somme di danaro destinate alla realizzazione degli scopi essenziali degli enti locali senza condizionarla, in conformità a quanto previsto per le unità sanitarie locali, alla inesistenza di pagamenti c.d. preferenziali e cioè effettuati da tali enti senza l'osservanza di un determinato ordine cronologico. Per effetto di tale disparità si determina, in violazione della garanzia della par condicio creditorum, la identica, irragionevole, disparità di trattamento fra ente locale ed azienda sanitaria, già dichiarata incostituzionale da questa Corte con sentenza 69 del 1998, nessun rilievo avendo la circostanza – evidenziata dalla Avvocatura dello Stato – che nell'ordinamento sanitario vigente le unità sanitarie locali siano state sostituite dalle aziende sanitarie locali.
Corte Costituzionale - ordinanza n. 174/2003
Opzione per l'esercizio della LPI per i medici universitari
Con l'Ordinanza n. 174/2003, la Corte Costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità degli art. 3 (Organizzazione interna delle aziende) e 5 (Norme in materia di personale) del Decreto Legislativo 517/1999 "Disciplina dei rapporti fra Servizio Sanitario nazionale ed università, a norma dell'articolo 6 della legge 30 novembre 1998, n. 419". La Consulta si è limitata a respingere le questioni prospettate, perché i Tar non hanno considerato le possibili interferenze nella disciplina contestata ad opera della recente normativa (d.gls.254/2000 e Dpcm 24 maggio 2001). Resta dunque irrisolto il nodo della legittimità costituzionale delle norme che disciplinano l'opzione dei medici universitari per l'esercizio della libera professionale intramuraria.
Corte Costituzionale - ordinanza n. 160/2003
Illegittima l'equiparazione di status giuridico tra tecnici laureati e ricercatori universitari
I tecnici laureati in medicina non possono essere equiparati ai ricercatori universitari perché, nonostante la parziale coincidenza di compiti riguardante l'attività didattica, persiste la differenziazione delle funzioni assegnate loro prioritariamente: la direzione e gestione di laboratori ai primi, la ricerca ai secondi. "Accanto alla parziale sovrapposizione di compiti didattici – si legge nell'ordinanza – continua a sussistere l'essenziale differenziazione di fondo tra la ricerca e la direzione e gestione di laboratori, che dà ragione dell'esistenza delle due categorie".
Corte Costituizionale - sentenza n. 113/2003
Giudizio per conflitto di attribuzioni tra enti
Sono inammissibili i ricorsi per conflitto di attribuzione promossi dalla Regione Friuli-Venezia Giulia e dalla Regione Siciliana, in relazione all'art. 2, comma 2, del DPCM 16 ottobre 1998, n. 486. Deve essere, infatti, affermato - contrariamente all'avviso delle ricorrenti - il valore meramente esecutivo del decreto impugnato rispetto alla legge 23 dicembre 1996, n. 662, dalla quale esso non si discosta, costituendo anzi uno strumento meramente attuativo della stessa legge: e sotto il profilo della destinazione all'erario statale, e non a quello regionale, degli importi corrispondenti alla riduzione dei compensi corrisposti da pubbliche amministrazioni a dipendenti pubblici (componenti di organi di Amministrazione, di revisione e di collegi sindacali) - come è desumibile dalla chiara formulazione dell'art. 3, comma 216, della legge n. 662 del 1996 - e sotto il profilo dell'inclusione delle Regioni a statuto speciale nella nozione di "Amministrazioni Pubbliche" di cui al decreto legislativo n. 29 del 1993.
Corte Costituzionale - sentenza n. 115/2003
Lo svolgimento di mansioni superiori da parte del dipendente pubblico non implica l'automatica applicazione del corrispondente trattamento economico, ben potendo essere non pienamente omogenee le prestazioni lavorative effettuate.
Corte Costituzionale - sentenza n. 103/2003
Limiti ai sopralluoghi sanitari dello Stato nelle Provincie autonome di Trento e di Bolzano
La norma statale che attribuisce al Ministro della Salute il potere di effettuare “sopralluoghi” per verificare la sussistenza di “requisiti minimi” nei laboratori di analisi non deve essere applicata alle Province autonome di Trento e Bolzano, né può superare la ripartizione di competenze tra Stato e Regioni a statuto speciale. Lo ha deciso la Corte Costituzionale con la sentenza n. 103 in risposta al ricorso della Provincia di Bolzano e Trento riguardante l'art.10 comma 3 della legge 21 dicembre 1999, n. 526, con la quale s'introducono talune disposizioni (contenute nel decreto legislativo 26 maggio 1997, n.155) attuative della normativa CEE in tema di "igiene dei prodotti alimentari".
I Giudici della Corte hanno ribadito la riserva di competenza in materia d'igiene e sanità, a favore delle Province autonome. Fatta eccezione - naturalmente - per le violazioni riguardanti il codice penale, la esclusività del Legislatore provinciale in argomento è intoccabile. E non sarà concesso al potere di vigilanza statale di sostituire quello che dovrà essere demandato all'autorità locale.
Corte Costituzionale - sentenza n. 88/2003
Annulato il DM sui Sert: invade le competenze locali
La Corte Costituzionale ha annullato il Decreto ministeriale14 giugno 2002 recante “Disposizioni di principio sull'organizzazione e sul funzionamento dei servizi per le tossicodipendenze delle aziende sanitarie locali – Sert.T.”, in quanto il provvedimento, andava ad incidere sul funzionamento dei servizi assegnati alle aziende-unità sanitarie locali (particolarmente, nell'ambito di "Sert.T"), limitando in maniera sensibile "l'autonomia organizzativa di Regioni e Province autonome in materia sanitaria". “Non spetta allo Stato determinare ulteriori limiti organizzativi e funzionali in materia di Sert.T. con forme e modalità non riconducibili alla speciale procedura di determinazione dei livelli essenziali di assistenza nel settore sanitario legislativamente stabilita”.
Corte Costituzionale - sentenza n. 89/2003
Il rapporto di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione non è assimilabile a quello svolto alle dipendenze di datori di lavoro privato
Con la sentenza n. 89 la Corte ha fatto chiarezza nel merito su alcuni aspetti del processo di privatizzazione dell'impiego pubblico. In diverse sedi era stato ritenuto che a seguito della “privatizzazione” derivante dalla riforma del 1993, il rapporto di lavoro alle dipendenze della PA. fosse stato assimilato al rapporto di lavoro privato. In particolare, pur essendo state introdotte nei vari contratti di lavoro, come è il caso del comparto sanità e del settore della Dirigenza medica del Ssn, diverse norme che sembravano riprodurre quelle già proprie dei dipendenti privati (il preavviso, il recesso, l'orario di servizio etc.), la Corte ha affermato il principio che non sussiste un'assimilabilità fra i due settori, né una esigenza di uniformità di trattamento tra impiego pubblico e privato: tale affermazione viene ulteriormente confermata dalla inesistenza, nell'ambito della disciplina del rapporto di lavoro privato, del principio costituzionale per cui ”Agli impieghi nelle Pubbliche Amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Pertanto, laddove le amministrazioni pubbliche dovessero assumere personale con rapporto a tempo determinato, non saranno obbligate trasformare, tale rapporto, ex legge, in un rapporto a tempo indeterminato. Le eventuali conseguenze potranno essere solo di carattere risarcitorio.
Corte Costituzionale - sentenza n. 27/2003
Sono legittime le leggi regionali che vietano orari prolungati alle farmacie
La normativa che prevede per le farmacie il contingentamento, le piante organiche e precise limitazioni sugli orari, risponde a esigenze di tutela della salute valide oggi come in passato e non può essere considerata in contrasto con gli articoli della Costituzione che assicurano la libertà di iniziativa economica. Con queste argomentazioni la Corte costituzionale (sentenza n. 27/2003 depositata il 4 febbraio) ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tar della Lombardia nei confronti di alcuni passaggi della legge regionale n. 21/2000 che disciplina appunto le limitazioni di orario, i turni e le ferie per le farmacie della Regione.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza