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Timestamp: 2020-05-28 01:01:06+00:00

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Informativa ANC Napoli Nord n° 17-2019
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Informativa ANC Napoli Nord n° 17-2019 – 4 maggio 2019
Probabile riapertura rottamazione cartelle per gli atti notificati entro il 31 dicembre 2018.
Rottamazione cartelle per gli atti notificati entro il 31 dicembre 2018 e nuova edizione del saldo e stralcio con la possibilità di inviare le istanze fino al 31 maggio o metà giugno 2019.
Sono queste, secondo quanto ItaliaOggi è in grado di anticipare, le novità che trascina con sé la riapertura dei termini dell’adesione agevolata per le cartelle dell’Agenzia delle entrate- Riscossione.
Considerato l’enorme successo e la scadenza del 30 aprile in coincidenza con le festività pasquali e i ponti, per andare ancora ulteriormente incontro alle esigenze dei contribuenti, e nello spirito della pace fiscale, è stato proposto al ministro la riapertura del termine ultimo. Gli obiettivi di gettito, soprattutto per quanto riguarda la rottamazione, secondo gli addetti ai lavori sono stati centrati se non superati tanto da guardare con ottimismo alla nuova riapertura. La riapertura, dunque, non riguarderà una mera riproposizione delle disposizioni già in essere ma, considerato il maggior tempo a disposizione, punterà a coinvolgere un bacino più ampio di utenti, prendendo a riferimento anche gli atti notificati entro il 31 dicembre 2018 per la rottamazione e un perimetro in avanti per il saldo e stralcio attualmente fermo agli atti notificati al 2000.
La decisione sull’assetto della quarta rottamazione e del secondo saldo e stralcio spetterà comunque al Parlamento che dovrà esaminare il decreto crescita e provvedere alla conversione in legge.
Nei giorni a ridosso della scadenza, la confederazione ANC – ADC e gli Ordini professionlai (consiglio nazionale dei dottori commercialisti e consulenti del lavoro in testa) avevano scritto al ministero dell’economia per la richiesta di una proroga.
OIC: pubblicati i documenti interpretativi su valutazione titoli non immobilizzati e rivalutazione beni d'impresa.
Il 29 aprile 2019, l’OIC ha pubblicato la versione definitiva del documento interpretativo n. 4 "Aspetti contabili relativi alla valutazione dei titoli non immobilizzati", applicabile ai bilanci relativi all’esercizio in corso alla data di entrata in vigore del D.L. n. 119/2018 convertito con modificazioni dalla Legge n. 136/2018 e il documento interpretativo n. 5 "Aspetti contabili della rivalutazione dei beni d’impresa" che si applica al primo bilancio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017, ossia al bilancio in cui trova applicazione la rivalutazione prevista dalla Legge di Bilancio 2019.
Gdpr: dal 20 maggio arrivano le sanzioni.
A distanza di otto mesi dall'entrata in vigore del D.Lgs. 101/2018 che ha adeguato la normativa nazionale alle disposizioni del GDPR, ovvero il Regolamento n. 679-2016-UE, il 19 maggio scadono i termini per adeguarsi alla nuova disciplina sulla privacy. Dal 20 maggio quindi chi non è in regola potrà essere sanzionato pesantemente se non si è adeguato. Una bella pretesa considerato che il GDRP rimette ai destinatati della normativa la responsabilità del processo di adeguamento, meglio noto come "accountability". Un'autoresponsabilità che, se in otto mesi non è stata all'altezza degli oltre 90 adempimenti da rispettare rischia di far chiudere bottega ai ritardatari. Non si parla infatti di spiccioli, ma di sanzioni astronomiche che possono raggiungere i 200 milioni di euro o il 4% del fatturato.
Parecchio fumoso il quadro di riferimento su cui fondare i necessari giudizi, considerato che al momento i garanti privacy dei vari stati stanno ancora lavorando ai parametri da impiegare per valutare l'adeguamento al GDPR. I Garanti quindi possono ritardare, ma le imprese no?
Non si può trascurare il fatto che per loro l'incubo delle sanzioni è imminente, e per molte, se il nostro garante non terrà conto di questa situazione, potrebbe presto trasformarsi in realtà.
L'assenza di criteri precisi di valutazione necessari all'irrogazione delle sanzioni e in assenza di regole precise, ma soprattutto della difficoltà di adeguarsi a una normativa così complessa che richiede un numero di adempimenti "esagerato", si auspica che il nostro Garante si attenga al principio principe della ragionevolezza.
Si ricorda agli Associati che ANC Napoli Nord ha stipulato apposite convenzioni per assolvere l’adempimento. Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
“Bonus Sud” dal 1° maggio per chi assume giovani a tempo indeterminato.
Esoneri contributivi per le imprese che assumono (con contratto di lavoro a tempo indeterminato, anche parziale, oppure trasformano contratti a tempo determinato) nel Mezzogiorno, a partire dal primo maggio e solo fino al 31 dicembre 2019.
Restano quindi esclusi, al momento e salvo rettifiche del decreto, i contratti firmati da gennaio ad aprile e le aziende e i datori di lavori privati che hanno assunto in questo periodo. Cosi è stabilito nel decreto emanato dall’Anpal che sblocca l’incentivo «Occupazione Sviluppo Sud» previsto dalla manovra che ha di fatto prorogato il bonus Sud del 2018.
Lo sgravio arriva fino a 8.060 euro all’anno ed è destinato ai datori privati che assumono giovani svantaggiati tra i 16 e i 34 anni oppure disoccupati over 35 che non hanno un lavoro retribuito da almeno sei mesi. L’agevolazione è erogabile per chi ha un’attività in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia e nelle regioni «in transizione» Abruzzo, Molise, Sardegna. Lo sgravio è cumulabile con altri incentivi, anche con quelli previsti dal decreto dignità, che spinge l’occupazione stabile under 35 con lo sconto contributivo del 50% per tre anni, fino a un massimo di 3mila euro annui. Oltre al bonus Sud, U governo ha messo in atto nel 2019 una serie di novità per tamponare l’«emergenza disoccupazione»: l’esonero contributivo per l’assunzione dei giovani laureati con no e lode ed entro la durata legale del corso di studi, prima del compimento dei 30 anni d’età; la decontribuzione per chi stabilizza dottorati di ricerca under 34; gli sgravi contributivi per l’assunzione di disoccupati beneficiari del reddito di cittadinanza.
Mentre rimangono sempre validi l’incentivo Neet per l’assunzione di giovani che hanno aderito al Programma Garanzia Giovani e gli sgravi contributivi per l’assunzione di donne, di over 50 e di lavoratori in Cigs.
Bagnoli Jazz Festival 2019 a Napoli tra musica e divertimento.
Dal 10 al 12 Maggio 2019 torna il Bagnoli Jazz Festival, che si svolgerà al viale Campi Flegrei, 22, nello spazio antistante la pregiata Enoteca, a ridosso dei giardinetti di Viale Campi Flegrei, a Napoli. L’evento giunto alla sua sesta edizione vanta un ricchissimo programma musicale con più di 50 musicisti tra giovani alle prime armi e musicisti affermati, per passare una serata all’insegna del divertimento, della cultura e della condivisione. Il Bagnoli Jazz Festival nasce come occasione d’incontro e confronto di una comunità artistica, con l’obiettivo di promuovere la cultura della musica, dell’arte e della creatività che da sempre caratterizza la città partenopea.
10 maggio: gli AMA Jazz, giovani jazzisti ancora allievi, apriranno il Festival; Mario Nappi, con il suo talento riconosciuto in tutta Europa, suonerà in duo con Federico Luongo e concluderà poi in Trio con il guest sax america napoletano di Enzo Anastasio, che ha già omaggiato Pino Daniele; Sasà Mendoza, presenza costante del Festival.
12 maggio: Mirko Gisonte ed il suo Taranta Flamenco e gli Hermanos a Virtuoso Guitar Trio.
Dalle ore 18:00 alle 23:00, ingresso gratuito.Evento facebook
Agenzia Entrate Riscossione non può affidarsi ad avvocato del libero foro. Ennesima pronuncia della Cassazione
La Cassazione, con l’ordinanza 11.130 del 19/04/2019, ribadisce che l’Agenzia delle Entrate Riscossione, ove si costituisca formalmente in giudizio in un nuovo processo, come in uno già pendente alla data della propria istituzione, deve avvalersi del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato a pena di nullità del mandato difensivo, salvo che alleghi le fonti del potere di rappresentanza ed assistenza dell’avvocato del libero foro prescelto, fonti che devono essere congiuntamente individuate sia in un atto organizzativo generale contenente gli specifici criteri legittimanti il ricorso ad avvocati del libero foro, sia in un’apposita delibera, da sottoporre agli organi di vigilanza, la quale indichi le ragioni che, nel caso concreto, giustificano tale ricorso alternativo ai sensi dell’art. 43 del regio decreto n. 1611/1933.
La carenza di una valida delibera di tal fatta comporta quindi il difetto dello ius postulandi del difensore, rilevabile anche d’ufficio.
Va dichiarato inammissibile, per difetto di ius postulandi del difensore, il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate Riscossione.
Conformi: Cassazione Civile ordinanza 10.547 e 10549 del 15-04-2019; Cassazione Civile ordinanza 10064 del 10-04-2019; Cassazione Civile ordinanza 1992 del 24-01-2019; Cassazione Civile ordinanza 33639 del 28-12-2018; Cassazione Civile ordinanza 28741 del 09-11-2018; Cassazione Civile sentenza 28684 del 09-11-2018.
L'adesione alla definizione agevolata estingue il giudizio.
Il giudizio di cassazione deve essere dichiarato estinto se il debitore, sia in qualità di ricorrente che di resistente, ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge 172/2017.
La Cassazione, con l’Ordinanza 11540 del 2 maggio 2019, ha dichiarato estinto il giudizio a seguito di rottamazione della cartella esattoriale dell’INPS, per rinuncia o estinzione della materia del contendere, tanto più se il contribuente nelle more del giudizio ha pagato integralmente il debito rateizzato.
Recesso "ad nutum" da srl a tempo indeterminato.
Per effetto di quanto disposto dall’art. 2473, comma 2, C.C., il socio di una srl contratta a tempo indeterminato può recedere dalla stessa in ogni momento, con un preavviso di 180 giorni, salvo che l’atto costitutivo non preveda un periodo maggiore, comunque non superiore all’anno.
Nelle società di persone tale diritto è previsto, ai sensi dell’art. 2285, C.C., “ad nutum”, non soltanto qualora la società sia contratta a tempo indeterminato, ma anche quando sia contratta per tutta la vita di uno dei soci. Tali società, infatti, se il termine di durata previsto dall’atto costitutivo è superiore a quello della vita umana, sono considerate a tempo indeterminato.
L’individuazione della durata, come affermato dalla Corte di Cassazione nella Sentenza 9662 del 22.4.2013, assolve allo “scopo di optare per una determinazione dell’aspettativa di vita di una società in funzione della possibilità che il progetto di attività, che con essa si intende perseguire, possa essere, sia pure indicativamente, determinato”. Una data “lontana nel tempo ha … l’effetto di far perdere qualsiasi possibilità di ricostruire l’effettiva volontà delle parti circa l’opzione fra una durata a tempo determinato o indeterminato della società”.
Tale indicazione si risolve, secondo i Giudici, “o in un mero esercizio delimitativo che equivale nella sostanza al significato della mancata determinazione del tempo di durata della società ovvero in un sostanziale intento elusivo degli effetti che si produrrebbero con la dichiarazione di una durata a tempo indeterminato”.
Per le srl, con la Riforma societaria di cui al D.Lgs. n. 6/2003, si è determinato il passaggio da una disciplina del recesso che rinviava a quella delle spa ad un regime specifico, con elencazione dei casi in cui lo stesso è ammesso.
In tali società, il recesso “ad nutum” è riconosciuto in caso di società contratta a tempo indeterminato ovvero, secondo quanto affermato nella pronuncia in esame, “la ragionevole data di compimento del progetto imprenditoriale”, non risultando invece rilevante l’aspettativa di vita o la durata media di vita del socio persona fisica.
Il venir meno della continuità aziendale non integra una causa legale di scioglimento della società quanto piuttosto una situazione di insolvenza o, quantomeno, di crisi.
Tale situazione costituisce, quindi, uno dei più rilevanti e ricorrenti presupposti per avviare una delle procedure di regolarizzazione della crisi o dell’insolvenza previste dal nuovo Codice della crisi.
Al verificarsi della fattispecie in esame il bilancio, come indirettamente previsto dall’art. 2423-bis, comma 11, n. 1), C.C., va redatto non sulla base dei principi ex art. 2426, C.C., bensì di quelli imposti dalla prospettiva liquidatoria in cui la società, anche prima della formale constatazione di una causa di scioglimento, deve necessariamente porsi. Innanzitutto i cespiti dell’attivo patrimoniale devono essere valutati a presumibile valore di realizzo e con espunzione dal bilancio di ogni posta (quali, i costi di impianto, avviamento e sviluppo capitalizzati come immobilizzazioni finanziarie ovvero di converso gli ammortamenti periodici iscritti tra i costi del Conto economico incompatibile con l’imminente liquidazione).
Ai sindaci che hanno reso parere favorevole alla revoca dello stato di liquidazione, ancorché in assenza di nuovi elementi di natura economico-aziendale tali da sovvertire il giudizio iniziale che ha condotto alla cessazione del c.d. “going concern” in base al quale la società è stata posta in liquidazione volontaria, è imputabile l’aggravamento del dissesto della società successivamente dichiarata fallita e, più concretamente, la perdita verificatasi tra la revoca della liquidazione e la formulazione della proposta di concordato.
In particolare il nuovo Collegio sindacale non ha verificato se la situazione della società che ha condotto alla liquidazione fosse stata superata da sopravvenuti elementi tali da sovvertire il giudizio dei sindaci precedenti.
Bilancio di previsione 2019-2021: la Conferenza Stato-Città autorizza una nuova proroga al 31 luglio per i Comuni in “Pre-dissesto”.
La Conferenza Stato-Città, riunitasi in seduta straordinaria il 24 aprile 2019, ha dato parere favorevole ad un nuovo rinvio, stavolta al 31 luglio 2019, del termine per la deliberazione del bilancio di previsione 2019-2021 per i Comuni che abbiano adottato la “Procedura di riequilibrio finanziario pluriennale” e che abbiano riformulato o rimodulato i “Piani di riequilibrio” ai sensi dell’art. 1, comma 714, della Legge n. 208/2015.
La scadenza era già stata posticipata dal 31 marzo al 30 aprile 2019 dal Dm. Interno 28 marzo 2019, pubblicato sulla G.U. n. 82 del 6 aprile 2019.
Incompatibile l’avanzo di amministrazione con il piano di riequilibrio pluriennale.
La Corte costituzionale, con la sentenza 105 del 02/05/2019, nell’evidenziare il carattere “parzialmente eccentrico” della disposizione contenuta nell’art. 5, comma 11-septies, del convertito D.L. 244/2016, statuisce che la preesistenza di unavanzo di amministrazione è del tutto incompatibile con la preesistenza o l’avviamento di un piano pluriennale di riequilibrio finanziario.
La norma consente agli enti locali che abbiano avviato la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale ma che non siano riusciti a rispettare il termine specificamente fissato (non conseguendo, così, l’accoglimento del piano di riequilibrio), di poter deliberare un nuovo piano di riequilibrio finanziario pluriennale nel caso in cui gli stessi abbiano conseguito “un miglioramento”.
La disposizione censurata, ossia, condiziona la deroga al principio di decadenza, per decorso del termine, all’avvenuto “conseguimento di un miglioramento, inteso quale aumento dell’avanzo di amministrazione o diminuzione del disavanzo di amministrazione, registrato nell’ultimo rendiconto approvato dall’ente locale”.
Secondo la Consulta, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale di questa previsione, se anche la norma in esame non presenta “aporie logiche” per l’ipotesi della diminuzione del disavanzo di amministrazione, altrettanto non potrebbe dirsi per il caso dell’aumento dell’avanzo di amministrazione.
In quest’ultima ipotesi, difatti, si presuppone la preesistenza di un avanzo di amministrazione che, in realtà, è del tutto incompatibile con la preesistenza o l’avviamento del piano pluriennale di riequilibrio.
Una contraddizione in termini, questa, che i giudici costituzionali hanno ritenuto non innocua, posto che già in passato “l’ambigua formulazione normativa inerente al concetto di avanzo di amministrazione ha indotto alcuni enti territoriali a introdurre disposizioni in materia di bilancio costituzionalmente illegittime”.
Da qui la precisazione che l’avanzo di amministrazione non può essere confuso con il saldo attivo di cassa e neppure con un risultato di esercizio annuale positivo.
Non è assolutamente configurabile, conclude la Corte, la compatibilità di un avanzo di amministrazione con un piano di riequilibrio finanziario pluriennale.
Interpello articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n.212 – Numerazione delle fatture - pdf
Interpello articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 - Rettifica della detrazione IVA per spese incrementative del valore di beni ammortizzabili - articolo 19-bis2 del d.P.R. n. 633 del 1972 - pdf

References: sentenza 
 Sentenza 
 art. 2426
 sentenza 
 articolo 11
 articolo 11
 articolo 19