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Timestamp: 2018-03-19 04:48:24+00:00

Document:
sul ricorso numero di registro generale 8098 del 2012, proposto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in persona del Ministro pro tempore e dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Salerno e Avellino, in persona del Soprintendente pro tempore, entrambi rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Il Comune di Controne, non costituito nelle presente fase di giudizio;
della sentenza del T.A.R. CAMPANIA - SEZ. STACCATA DI SALERNO: SEZIONE II n. 442/2012, resa tra le parti;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 8 marzo 2013 il Cons. Claudio Boccia e uditi l’avvocato dello Stato Santoro;
Coniderato che nel corso dell’udienza è stato rappresentato dal presidente del collegio che può essere definito con sentenza il secondo grado del giudizio;
1. Nel corso dell’anno 2003 il Comune di Controne stabiliva di appaltare i lavori per la “realizzazione di un parcheggio in via Uliveto”, dopo aver ottenuto, con la determina del 5 giugno 2002, la necessaria autorizzazione paesaggistica da parte dell’Ufficio Tecnico Comunale nonché, con il provvedimento del 2 luglio 2002, la conferma della medesima autorizzazione da parte della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Salerno e Avellino, cui l’autorizzazione stessa era stata trasmessa per il parere paesaggistico previsto dall’art.146 del d. Lgs n. 42 del 2004.
Con la deliberazione della giunta comunale n. 29 del 3 marzo 2004 veniva autorizzata, senza il parere della competente Soprintendenza, una variante progettuale al progetto assentito.
Successivamente, il Comune di Controne, avendo ottenuto dei finanziamenti regionali ai sensi della legge n. 3 del 2007, con le delibere n. 147 del 26 novembre 2009 e n.156 del 23 dicembre 2009 approvava il progetto preliminare e definitivo-esecutivo relativo a lavori di riqualificazione del parcheggio.
Con la determina n. 22 del 9 dicembre 2009, l’Ufficio Tecnico Comunale rilasciava, in seguito al parere favorevole della commissione comunale edilizia integrata, il nulla osta paesaggistico per la realizzazione dei lavori nel parcheggio de quo.
La Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Salerno e Avellino annullava, con il provvedimento del 3 giugno 2010, la predetta determina comunale, rilevando la mancata conformità del parcheggio, come rappresentato nel progetto da assentire, con quanto autorizzato nel 2002.
2. Con il ricorso n. 1551 del 2010, proposto al Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, il Comune di Controne impugnava la decisione assunta dalla Soprintendenza.
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali si costituiva in giudizio in data 18 ottobre 2010, chiedendo con la memoria difensiva del 29 settembre 2011 il rigetto dell’appello.
3. Con la sentenza n. 442 del 2012 il Tar per la Campania accoglieva il ricorso presentato dal Comune di Controne annullando, conseguentemente, l’atto impugnato.
4. Avverso la sentenza del Tar per la Campania il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Salerno e Avellino hanno proposto appello (ricorso n. 8098 del 2012), deducendo la legittimità del decreto soprintendentizio del 3 giugno 2010, in ragione della natura paesaggisticamente rilevante degli interventi in variante realizzati nel 2004, senza la necessaria autorizzazione, sul progetto originariamente assentito, nonché l’erroneità del nulla-osta paesaggistico comunale per “mancanza assoluta di motivazione”.
5. All’udienza dell’8 marzo la causa è stata trattenuta in decisione.
Con la prima delle due censure, le Amministrazioni appellanti hanno rilevato l’erroneità del convincimento del giudice di prime cure che, nel valutare le opere effettuate di “lieve” entità, le ha conseguentemente ritenute “sanabili in deroga” a norma dell’art. 167 del d. Lgs. n. 42 del 2004.
A questo riguardo il Collegio deve preliminarmente osservare che la zona in cui ricadono le opere per cui è causa è ricompresa in un area tutelata paesaggisticamente in quanto rientrante nella perimetrazione del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e che gli interventi in variante effettuati al progetto originale non possono essere considerati, come correttamente statuito anche dal giudice di primo grado, fra le categorie previste dalla lettera a) dell’art. 149 del d. Lgs. n. 42 del 2004 (interventi di “manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici”), per le quali non è richiesta l’autorizzazione disciplinata dall’art. 146 del medesimo decreto legislativo.
Dunque, senza alcuna eccezione il progetto delle opere doveva essere sottoposto all’esame della Soprintendenza: il solo fatto che sia mancato tale invio comporta la legittimità dell’atto con cui essa ha rilevato la indebita realizzazione di opere.
Le medesime opere, contrariamente a quanto rilevato nella sentenza appellata, non possono essere ricomprese neanche nel disposto dell’art.167, comma 4, del d. Lgs. n. 42 del 2004.
Da quanto risulta in atti (Relazione tecnica della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Salerno e Avellino, datata ottobre 2010), emerge che le opere oltre a “cambiare la sagoma planimetrica generale hanno incrementato l’altezza dei muri di contenimento (anche di circa 3 metri) ed il dislivello tra la quota del parcheggio e quella della strada provinciale contigua al lotto nel lato a monte (di almeno 1 metro).”
Nella fattispecie in esame, dunque, comunque non poteva farsi a meno di sollecitare l’esercizio dei poteri della Soprintendenza e comunque questa ha ben potuto rilevare che sono state realizzate opere in assenza di apposita autorizzazione paesaggistica: né in sede giurisdizionale si può rilevare la sussistenza di opere di “modesta entità”, tali da non far attivare il procedimento legislativamente previsto per l’eventuale sanatoria..
Con la seconda censura le Amministrazioni appellanti hanno rilevato l’erroneità della autorizzazione paesaggistica comunale per “mancanza assoluta di motivazione”.
A questo proposito deve rilevarsi che la determinazione comunale n.22 del 9 dicembre 2012 si limita a rinviare al parere reso dalla commissione edilizia comunale integrata, il quale, a sua volta, risulta aver motivato quanto in esso previsto con l’affermazione: “esprime parere favorevole”.
Osserva il Collegio che questa motivazione non può, ovviamente, essere considerata sufficiente a stabilire non solo l’adeguatezza dell’istruttoria posta in essere dal Comune appellato, ma anche se quest’ultimo abbia effettivamente valutato l’impatto degli interventi in variante sul progetto originario e la compatibilità di tali modifiche con il contesto paesaggistico tutelato, valutazione che deve essere effettuata anche nell’ipotesi di opere in variante, non rientranti nel disposto degli artt. 149 e 167 del d. Lgs. n. 42 del 2004, rispetto ad interventi già assentiti.
6. Per quanto sin qui esposto l’appello deve ritenersi fondato e va, pertanto, accolto, sicché, in riforma della sentenza impugnata, va respinto il ricorso di primo grado.
7. Il Collegio ritiene che in relazione ai particolari profili della causa le spese del doppio grado di giudizio possono essere compensate fra le parti.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sull'appello n. 8098 del 2012, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado n. 1551 del 2010.
http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%206/2012/201208098

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