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Timestamp: 2019-04-26 10:31:39+00:00

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Art. 227 codice di procedura penale - Relazione peritale - Brocardi.it
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Articolo 227 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 227 Codice di procedura penale
1. Concluse le formalità di conferimento dell'incarico, il perito procede immediatamente ai necessari accertamenti e risponde ai quesiti con parere raccolto nel verbale [136].
3. Quando non ritiene di concedere il termine, il giudice provvede alla sostituzione del perito [231]; altrimenti fissa la data, non oltre novanta giorni, nella quale il perito stesso dovrà rispondere ai quesiti e dispone perché ne venga data comunicazione alle parti e ai consulenti tecnici [225, 233, 359, 360] (1).
4. Quando risultano necessari accertamenti di particolare complessità, il termine può essere prorogato dal giudice, su richiesta motivata del perito, anche più volte per periodi non superiori a trenta giorni. In ogni caso, il termine per la risposta ai quesiti, anche se prorogato, non può superare i sei mesi (2).
(1) Il perito può essere sostituito ex art. 231, come in ogni altra ipotesi di inerzia o di negligenza nell'espletamento dei suoi compiti.
(2) Una durata che assume risalto quale presupposto di ammissibilità dell'incidente probatorio ex art. 392, il quale al comma secondo prevede che in tale sede possa farsi luogo a perizia quando la stessa, se fosse disposta nel dibattimento, ne potrebbe determinare una sospensione superiore a sessanta giorni.
La disposizione in esame è diretta ad assicurare un pronto ed efficiente utilizzo di tale fondamentale mezzo di prova, che assicura attraverso la relazione finale il rispetto dei canoni di semplificazione formale, nonchè del principio di oralità.
Massime relative all'art. 227 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 44495/2004
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 44495 del 16 novembre 2004)
Cass. pen. n. 34379/2004
In tema di controllo sulla motivazione, il giudice che ritenga di aderire alle conclusioni del perito d'ufficio, in difformità da quelle del consulente di parte, non può essere gravato dell'obbligo di fornire autonoma dimostrazione dell'esattezza scientifica delle prime e dell'erroneità, per converso, delle altre, dovendosi al contrario considerare sufficiente che egli dimostri di avere comunque valutato le conclusioni del perito di ufficio, senza ignorare le argomentazioni del consulente; ne consegue che può ravvisarsi vizio di motivazione solo se queste ultime siano tali da dimostrare in modo assolutamente lampante e inconfutabile la fallacità delle conclusioni peritali.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 34379 del 11 agosto 2004)
Cass. pen. n. 11425/2003
L'omessa comunicazione da parte del perito nominato nel corso del dibattimento del giorno, ora e luogo di inizio delle operazioni peritali, incide sul diritto di difesa, in quanto pregiudica l'eventuale esercizio della facoltà di nomina di un consulente tecnico di parte, e determina perciò una nullità di ordine generale, che deve essere dedotta prima della deliberazione della sentenza di primo grado. (Nel caso di specie, la parte aveva immediatamente dedotto la nullità e pertanto la sentenza è stata annullata con rinvio in quanto fondata sui risultati della perizia dibattimentale).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 11425 del 11 marzo 2003)
In tema di perizia, l'art. 228, comma 1, c.p.p., nello stabilire che il perito «può essere autorizzato dal giudice a prendere visione degli atti, dei documenti e delle cose prodotti dalle parti dei quali la legge prevede l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento», deve intendersi come riferito non solo agli atti che siano inseribili nel fascicolo da formarsi, ai sensi dell'art. 431 c.p.p., all'esito dell'udienza preliminare, ma anche a tutti quelli di cui la legge non esclude, in astratto, la possibilità di inserimento in detto fascicolo, d'ufficio, a richiesta di parte o a seguito di contestazoni, durante tutto il corso del giudizio, anche successivamente al conferimento dell'incarico peritale (principio affermato con riguardo a perizia disposta in sede di incidente probatorio, sulla base del richiamo, contenuto nell'art.401, comma 5, c.p.p., alle «forme stabilite per il dibattimento.
Cass. pen. n. 13750/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 13750 del 1 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 2088/1996
In tema di sostituzione e revoca di misure cautelari personali, attesa la previsione, contenuta nell'art. 299, comma 4 ter, c.p.p., che gli accertamenti eventualmente necessari siano disposti senza formalità, deve escludersi che dia luogo a nullità, in caso di accertamento disposto mediante conferimento di incarico peritale, la mancata osservanza delle formalità previste dall'art. 226 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2088 del 17 giugno 1996)
Cass. pen. n. 5030/1994
Qualora l'espletamento di una perizia venga affidato ad un collegio di tre periti e uno di costoro non prenda parte alle operazioni onde sia redatta e poi depositata ed utilizzata una perizia a due e non a tre, la perizia è da considerarsi inesistente e, quindi, inutilizzabile ai fini della decisione. Ed infatti, poiché a norma dell'art. 221, comma 2, c.p.p. il giudice affida l'espletamento della perizia a più persone quando le indagini e le valutazioni risultano di notevole complessità ovvero richiedono distinte conoscenze in differenti discipline, la perizia che provenga da alcuni soltanto dei soggetti designati, è inidonea a conseguire lo scopo perseguito e, quindi, non è riconducibile nell'ambito dell'atto voluto.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 5030 del 2 maggio 1994)
In tema di prove, nell'ipotesi di lettura della relazione peritale la preventiva escussione del perito non è stabilita a pena di nullità: ed invero tali casi sono tassativamente previsti dalla legge.
In tema di perizia assunta con incidente probatorio, deve escludersi che costituisca causa di nullità il fatto che, acquisito l'elaborato peritale, il giudice abbia negato la fissazione di nuova udienza per l'esame orale del perito, ritenendo che a tale incombente potesse darsi luogo nel corso del dibattimento. (Mass. redaz.).

References: Articolo 227

Articolo 227
 art. 231
 art. 392

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