Source: http://www.brunocervone.it/2019/01/
Timestamp: 2019-03-26 10:21:03+00:00

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gennaio | 2019 | Bruno Cervone
gennaio 25, 2019 Comments (0) Uncategorized Like
Omesso versamento ritenute: paga chi era amministratore quando è nato il debito
La terza sezione penale della Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n.1511 ha stabilito che, risponde per l’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali chi era legale rappresentante della società quando è nato il debito, anche se nel frattempo ha perso la carica.
In particolare, la Cassazione afferma il principio che è responsabile dell’omissione chi era tenuto al versamento nel momento in cui è sorto il debito, anche se “medio tempore” ha perso la rappresentanza o la titolarità dell’impresa. L’imputato non può obiettare che era nell’impossibilità di provvedere essendo ormai fuori della società, perché poteva, ai fini della non punibilità, fare il suo dovere secondo lo schema dell’adempimento da parte del terzo previsto dal codice civile (articolo 1180) sollecitando i (terzi) nuovi amministratori.
Né, tantomeno, il dolo può essere escluso dalla conclusione di un piano di rientro del debito concordato con l’Inps. E questo perché il reato proprio “ovvero la consapevolezza dell’omissione dei contributi Inps, deve sussistere al momento della scadenza dell’obbligazione e dunque rispetto a questo momento che deve essere apprezzato il dolo del reato, a nulla rileva il successivo piano di rientro del debito”.
Avvocato Bruno Cervone
gennaio 22, 2019 Comments (0) News Like
E’“indebita” la compensazione di crediti tributari inesistenti mediante “accollo”.
Art.10 quater, D.l.gs. n.74/2000
La compensazione dei crediti tributari inesistenti mediante accollo fiscale perfeziona il delitto di cui all’art.10 quater perché l’art. 17, D.lgs. n. 241 del 1997 non solo non prevede l’ipotesi dell’accollo, ma richiede che la compensazione avvenga unicamente tra i medesimi soggetti.
La Corte di Cassazione Penale(Cass.Pen. sez.III, 3 luglio 2018 n. 29870-Pres.Cavallo-Rel.Scarcella P.M. Cuomo) ha ribadito il principio secondo il quale “non versare le somme dovute, utilizzando in compensazione crediti inesistenti, per un importo annuo superiore a cinquantamila euro, è soggetto alla alla pena della reclusione da sei mesi a due anni “ (art. 10quater Dlgs 74/200)” e si riferisce a soggetti legittimati, ex art.17ss.,Dlgs.n. 241/97, ad effettuare pagamenti di imposta utilizzando in compensazione crediti verso l’Erario, ed in tale categoria devono farsi necessariamente rientrare anche coloro che, in virtù del contratto di accollo, agiscono come debitori proprio in virtù del fatto che, con l’accollo, si sono volontariamente fatti carico dei debiti altrui”.
avv. Bruno Cervone
gennaio 10, 2019 Comments (0) News Like
No al sequestro con sgravio di cartella
Va revocato il sequestro preventivo se l’agenzia delle Entrate sgrava integralmente la cartella per la quale è pendente il giudizio in commissione tributaria ed anche se la relativa decisione non è definitiva. A confermare questo principio è la Corte di cassazione, terza sezione penale, con la sentenza n. 355 depositata ieri.
La Suprema corte, ha confermato l’orientamento sul punto. In caso di annullamento della cartella esattoriale da parte della commissione tributaria, con sentenza anche non definitiva e di relativo provvedimento di sgravio da parte dell’Ufficio non è possibile disporre o mantenere il sequestro funzionale alla confisca (tra le altre Cassazione 19994/2017 e 39187/2015).
La decisione conferma così l’orientamento sulla valenza del debito risultante presso l’Agenzia delle Entrate.
Peraltro, in tale contesto, va segnalato che la Cassazione (32213/2018) aveva già precisato che nei delitti tributari il profitto del reato da sottoporre a misura cautelare è rappresentato da quanto preteso dalle Entrate.
Va da sé quindi che se l’indagato ha corrisposto quanto preteso negli atti tributari è irrilevante che l’imposta calcolata dal pm nel procedimento penale sia superiore.
Tali conclusioni non contrastano con cd “doppio binario”, poiché esso trova applicazione solo per la valutazione delle prove sull’illecito, ma non per la determinazione del profitto del reato.
gennaio 9, 2019 Comments (0) News Like
Effetti penali e tributari: il perimetro delle misure premiali per la «gestione precoce» delle crisi d’impresa
Il parere della commissione permanente giustizia sul decreto attuativo di riforma della disciplina di crisi ed insolvenza interviene, invitando il Governo a precisare il perimetro di contenimento degli effetti penali della crisi, anche sulle misure premiali, concepite come incentivo alla gestione precoce della crisi e quindi riconosciute ai soli debitori che tempestivamente ricorrano a uno degli strumenti codificati di composizione.
Entro sei mesi dal verificarsi di talune circostanze, il debitore deve aver fatto ricorso a una delle procedure previste dal nuovo codice, incluse quelle di allerta. Si tratta di debiti per retribuzioni scaduti da più di sessanta giorni, di debiti nei confronti di fornitori scaduti da più di centoventi giorni e superiori al non scaduto e del superamento nel bilancio, o comunque per tre mesi, degli indici di cui all’articolo 13, funzionali alla identificazione dei fondati indizi di crisi. L’impostazione è apprezzabile per oggettività, anche se spesso il dato dello scaduto conclama una condizione di crisi già consolidata e prossima all’insolvenza che dovrebbe, perlomeno nelle intenzioni, divergere dalle elaborazioni informative più sofisticate richiamate dall’articolo 13, che quella condizione sarebbero chiamate ad anticipare. Si tratterà quindi di capire come i tre indici convivano.
Le misure premiali
Con riferimento alla natura delle misure premiali, l’attuale testo del decreto prevede benefici in termini di responsabilità personale del debitore, di riduzione di sanzioni e interessi sul debito tributario, ed infine processuali.
Il debitore tempestivo beneficerebbe della non punibilità per i reati di bancarotta e ricorso abusivo al credito se il danno cagionato è di speciale tenuità, o della riduzione sino alla metà della pena ove il valore dell’attivo superi il quinto dei debiti. Sul punto il parere della commissione invita a prevedere un limite massimo del danno (2 milioni di euro) e a precisare come il quinto debba riferire ai creditori chirografari.
Lo «sconto» tributario
Modesti invece gli effetti in termini di riduzione degli oneri sul debito tributario. Non sembrano decisivi ed efficaci il contenimento al tasso legale degli interessi maturati nel corso della procedura di allerta, la riduzione al minimo delle sanzioni se la domanda di accesso a una delle procedure di regolamentazione della crisi sia depositata entro il termine di pagamento che ne consentirebbe l’applicazione in misura ridotta e la riduzione alla metà di interessi e sanzioni quando il debito trattato con uno degli strumenti codificati sia stato precedentemente oggetto della procedura di composizione assistita. Lo schema non prevede, purtroppo, la semplificazione dell’accesso alla rateazione straordinaria in centoventi mesi di cui all’articolo 19, comma 1-quinquies, Dpr 602/1973, da più parti auspicata in quanto foriera di un alleggerimento finanziario che molto spesso nella soluzione della crisi pesa più della riduzione dell’onere.
Dal punto di vista processuale, il debitore tempestivo potrà beneficiare del raddoppio dei termini della proroga della fase prenotativa del concordato o della richiesta di omologa di accordo di ristrutturazione del debito, e della riduzione al 20% della soddisfazione offerta ai creditori chirografari che escluda le proposte concorrenti.
gennaio 8, 2019 Comments (0) News Like
Omesso versamento delle ritenute: no alla tenuità del fatto se si sfora del 10 per cento la soglia penale
Lo scostamento del 10 per cento dalla soglia di punibilità, nel caso di omesso versamento delle ritenute certificate sulle retribuzioni dei lavoratori, non si può considerare vicinissimo al valori limite, ai fini della particolare tenuità del fatto. La Corte di cassazione, con la sentenza 58442 del 28 dicembre scorso, respinge il ricorso teso a far valere la scriminante della crisi dell’impresa per ragioni estranee alla volontà e alla condotta del ricorrente o, in subordine, a ottenere l’applicazione dell’articolo 131-bis del Codice penale che consente la non punibilità per la particolare tenuità del fatto. Ma la Suprema corte respinge entrambe le richieste. Non passa la “giustificazione” del crisi di liquidità, dovuta sia al mancato pagamento da parte dei clienti sia alla decisione della banca di interrompere i rapporti di “fido” aperti in precedenza con la Srl. Sul punto i giudici ricordano che la violazione dell’articolo 10-bis del Dlgs 74/2000 scatta quando il sostituto d’imposta non rispetta il suo dovere di accantonare la provvista necessaria per adempiere l’obbligazione tributaria.
Un’operazione di “messa in riserva” che va fatta, in linea con una prudente gestione delle risorse finanziarie, ogni volta che vengono fatti i pagamenti oggetto di tassazione. Caduta dunque la prima “giustificazione”, non passa neppure la richiesta della non punibilità. Nello specifico la somma non versata era di 167.686 mila euro, a fronte di un tetto di rilevanza penale di 150 mila euro. La Cassazione sottolinea come la giurisprudenza, pur con delle oscillazioni nelle cifre, si sta orientando al riconoscimento della particolare tenuità del fatto nei casi in cui l’omissione sia vicinissima alla soglia di punibilità. E per i giudici non si può ritenere di lieve entità un valore superiore, come nel caso esaminato, al 10 per cento del limite.
gennaio 7, 2019 Comments (0) News Like

References: sentenza 

Art.10
 art.17
 sentenza 
 sentenza 
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