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Timestamp: 2020-05-25 11:44:55+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 31987 del 06/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31987 del 06/12/2019
Cassazione civile sez. VI, 06/12/2019, (ud. 02/10/2019, dep. 06/12/2019), n.31987
sul ricorso 23750-2018 proposto da:
E.O., elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE ANGELICO 38,
avverso la sentenza n. 149/2018 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
partecipata del 02/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott.ssa TRICOMI
Con ricorso del D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35, E.O., nato in Nigeria, chiedeva al Tribunale di Perugia che gli venisse riconosciuta una delle diverse misure di protezione internazionale, erroneamente denegate dalla Commissione territoriale. Il giudice adito rigettava la domanda.
Il ricorrente aveva narrato di essere fuggito dalla Nigeria perchè, a seguito della morte del padre, lo zio gli aveva richiesto insistentemente i titoli di proprietà di alcuni terreni e, al suo rifiuto, lo aveva aggredito con un machete.
La Corte territoriale, pur confermando la valutazione compiuta in primo grado di non particolare attendibilità delle dichiarazioni del richiedente in quanto generiche e non circostanziate, ha escluso che le ragioni addotte potessero rientrare nelle fattispecie normativamente previste per il riconoscimento della protezione in quanto riconducibili a vicende familiari e private. Ha valutato quindi le condizioni socio/politiche della Nigeria, escludendo la sussistenza di una situazione di violenza generalizzata nel Paese ed ha negato la protezione umanitaria non ravvisando peculiari situazioni personali di vulnerabilità.
2.1. Con il secondo motivo si deduce, in relazione alla mancata concessione della protezione sussidiaria, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, individuato nella condizione di pericolosità e nella situazione di violenza generalizzata esistenti in Nigeria, oltre che l’omessa consultazione e valutazione delle fonti informative
2.4. I motivi, che trattato tutti temi connessi alla domanda di protezione sussidiaria, possono essere trattati congiuntamente e vano dichiarati inammissibili per difetto di specificità e perchè non rispondono al modello legale.
La decisione impugnata ha confermato, sul punto, quanto accertato dal Tribunale ed ha respinto la domanda di protezione sussidiaria ribadendo la prima decisione: ebbene le censure, formulate in termini del tutto astratti, mediante la riproduzione di norme e precedenti giurisprudenziali, ma non dei pregressi atti di giudizio nei loro passaggi significati ed individualizzanti il tema in esame, non consentono di comprendere se la questione posta circa il mancato esame delle fonti informative, la critica alla ritenuta non credibilità della dichiarazioni ed alla valutazione della situazione socio/politica del Paese di provenienza sia stata tempestivamente proposta con i motivi di appello avverso la prima decisione, ed in che termini, ovvero se le stesse siano nuova.
Il ricorrente inoltre formula la doglianza in termini del tutto astratti, senza indicare da quale fonte -dallo stesso tempestivamente dedotta – i giudici del merito avrebbero potuto trarre informazioni rilevanti al fine del riconoscimento della protezione sussidiaria, con evidenti ricadute sulla ammissibilità del motivo.
Va richiamata per tutti la giurisprudenza di legittimità secondo la quale il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dev’essere dedotto, a pena d’inammissibilità del motivo, giusta la disposizione dell’art. 366, n. 4, c.p.c., non solo con l’indicazione delle norme che si assumono violate e/o della giurisprudenza di cui si sollecita l’applicazione, ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intellegibili ed esaurienti, intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella decisione impugnata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornite dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendo alla corte regolatrice di adempiere al suo compito istituzionale di verificare il fondamento della lamentata violazione (Cass. n. 24298 del 29/11/2016).
A ciò va aggiunto che, in disparte dagli effetti del D.L. n. 113 del 4 ottobre 2018, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 10 dicembre 2018, n. 132, art. 1, comma 1, risulta dirimente il difetto di qualsivoglia allegazione individualizzante in punto di vulnerabilità nel giudizio di merito, senza che la insussistenza dei presupposti accertata dalla Corte di appello trovi una adeguata e puntuale replica nell’illustrazione del motivo di ricorso, formulato in termini generali.
Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis (Cass. S.U. n. 23535 del 20/9/2019).
– Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115,mart. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 35
 sentenza 
 art. 1
 art. 13
 art. 1
 art. 13
 art. 13