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Timestamp: 2018-02-20 00:14:01+00:00

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﻿CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 4246 del 3 marzo 2016 - L’amministratore, il sindaco o il consulente di azienda non paga l’Irap quando adempie alla sua funzione mediante l’organizzazione dell’impresa senza ricorrere a un’autonoma struttura organizzativa - Studio Cerbone
CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 4246 del 3 marzo 2016 – L’amministratore, il sindaco o il consulente di azienda non paga l’Irap quando adempie alla sua funzione mediante l’organizzazione dell’impresa senza ricorrere a un’autonoma struttura organizzativa
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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 4246 del 3 marzo 2016
AMMINISTRATORE DI SOCIETA’ – PRELIEVO FISCALE – LIMITI
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti di B.B. (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Friuli – Venezia Giulia n. 514/09/2014, depositata in data 11/12/2014, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione del silenzio-rifiuto, opposto dall’Amministrazione finanziaria ad istanze di rimborso dell’IRAP versata negli anni dal 2003 al 2009, con riferimento all’attivita’ di sindaco, amministratore e revisore di societa’ di capitali, svolta dal contribuente (commercialista) – e’ stata parzialmente riformata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente.
In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere il gravame dell’Agenzia delle Entrate solo limitatamente al diniego di rimborso dell’Irap versata per l’anno 2009 (in quanto il relativo credito era stato gia’ utilizzato in compensazione dal contribuente), hanno sostenuto che, per le restanti annualita’, i compensi percepiti dal B. e derivanti dall’attivita’ di amministratore, revisore e sindaco non sono soggetti ad IRAP, sia in quanto “non ricompresi nel comma 1 dell’art. 49 del TUIR” e sia in quanto “la modalita’ operativa per lo svolgimento di queste funzioni comporta un’attivita’ personale e diretta senta avvalersi di particolari mezzi e di collaboratori”.
1. L’Agenzia delle Entrate ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2, 3, 8, 27 e 36 e L. n. 662 del 1996, art. 3, comma 1444, in quanto i compensi derivanti dagli uffici di amministratore, sindaco o revisore di societa’ dovevano ritenersi attratti, in virtu’ dell’indubbia “connessione”, nella sfera dei redditi da lavoro autonomo esercitata dal contribuente, con ovvia rilevanza ai fini IRAP, laddove il professionista sia dotato di un’autonoma organizzazione. Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta, sempre ex art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., avendo i giudici d’appello escluso la sussistenza di un’autonoma organizzazione in capo al contribuente, sulla sola base della descrizione, da parte del contribuente, dell’attivita’ esercitata.
2. La due censure, da esaminare congiuntamente, sono infondate. Questa Corte ha affermato che l’IRAP coinvolge una capacita’ produttiva “impersonale ed aggiuntiva” rispetto a quella propria del professionista (determinata dalla sua cultura e preparazione professionale) e colpisce un reddito che contenga una parte aggiuntiva di profitto, derivante da una struttura organizzativa “esterna”, cioe’ da “un complesso di fattori che, per numero, importanza e valore economico, siano suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attivita’ intellettuale supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al know-how del professionista (lavoro dei collaboratori e dipendenti, dal numero e grado di sofisticazione dei supporti tecnici e logistici, dalle prestazioni di terzi, da forme di finanziamento diretto ed indiretto etc.)”, cosicche’ e’ “il surplus di attivita’ agevolata dalla struttura organizzativa che coadiuva ed integra il professionista … ad essere interessato dall’imposizione che colpisce l’incremento potenziale, o quid pluris, realizzabile rispetto alla produttivita’ auto organizzata del solo lavoro personale” (Cass. Trib. 15754/2008).
In sostanza, a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attivita’ di lavoro autonomo di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 49, comma 1, e’ escluso dall’applicazione dell’IRAP solo qualora si tratti di attivita’ non autonomamente organizzata ed il requisito della autonoma organizzazione – il cui accertamento spetta al giudice di merito ed e’ insindacabile in sede di legittimita’ solo se congruamente motivato – ricorre quando il contribuente, per quanto qui interessa, impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attivita’ in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui (S. U. n. 12109 del 2009).
Nella pronuncia di questa Corte n. 3434/2012 (citata dalla ricorrente) e’ stato invece ritenuto legittimo il diniego del rimborso di imposta al dottore commercialista “che, in presenta di autonoma organizzazione ed espletando congiuntamente anche gli incarichi connessi di sindaco, amministratore di societa’ e consulente tecnico, svolga sostanzialmente un’attivita’ unitaria, nella quale siano coinvolte conoscenze tecniche direttamente collegate all’esercizio della professione nel suo complesso, allorche’ non sia possibile scorporare le diverse categorie di compensi eventualmente conseguiti e di verificare l’esistenza dei requisiti impositivi per ciascuno dei settori in esame”, a causa del mancato assolvimento dell’onere probatorio gravante sul contribuente. Nella specie, la C.T.R., ha accertato che l’attivita’ in oggetto (amministratore, revisore e sindaco di societa’) veniva svolta “senza avvalersi di particolari mezzi e collaboratore”, in assenza dunque di un’autonoma organizzazione, e la ricorrente Agenzia delle Entrate non ha addotto elementi probatori contrari (rispetto all’assunto del contribuente, condiviso dai giudici di appello), limitandosi a dedurre che anche l’attivita’ in contestazione e’ svolta dal professionista, dottore commercialista, presso uno “studio professionale”, il che tuttavia non appare sufficiente ad integrare il requisito dell'”autonoma organizzazione”, necessaria ai fini dell’assoggettamento dei compensi derivati dall’attivita’ di amministratore, revisore e sindaco di societa’ ad IRAP.
Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza. Non sussistono i presupposti per il versamento del doppio contributo unificato da parte della ricorrente, poiche’ il disposto del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, non si applica all’Agenzia delle Entrate (Cass. SSUU 9938/2014).

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 3
 art. 360
 art. 2
 art. 3
 art. 49
 art. 13