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Timestamp: 2018-04-23 22:52:11+00:00

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Ordine Nuovo – sentenza ordinanza G.I. Salvini 1995 | La strage dell'Italicus - 4 agosto 1974
Ordine Nuovo – sentenza ordinanza G.I. Salvini 1995
Posted on 11 giugno 2014 by luca Standard
Prima di esporre gli elementi di prova concernenti i fatti oggetto dell’istruttoria e di illustrare le testimonianze e i documenti acquisiti, appare opportuno un breve richiamo alla storia politico/militare di Ordine Nuovo, organizzazione cui nel corso dell’istruttoria risultano attribuiti il maggior numero di episodi criminosi e che, dagli elementi via via raccolti, emerge certamente come una delle organizzazioni di destra caratterizzata dalle più vaste collusioni con gli Apparati dello Stato e dalla presenza di elementi dipendenti o a vario titolo in contatto con Servizi di sicurezza in una
misura che all’inizio dell’istruttoria certamente non appariva immaginabile.
Il gruppo Ordine Nuovo, denominato Centro Studi Ordine Nuovo, esce dal M.S.I. nel 1956 per iniziativa di un gruppo di militanti guidati da Pino
RAUTI, Clemente GRAZIANI, Paolo SIGNORELLI, Stefano SERPIERI e Stefano DELLE CHIAIE, quest’ultimo passato poi, nel 1960, a fondare Avanguardia Nazionale.
Le motivazioni che spingono il gruppo di RAUTI ad uscire dal M.S.I. sono legate ad un presunto venir meno della purezza dello slancio del partito
e all’allontanamento di questo dall’Idea dalla Causa del fascismo, sopratutto quello della R.S.I.
Negli anni seguenti i Centri Studi, ispirati fondamentalmente alle teorie evoliane, al mito dell’Europa e alla rielaborazione di concezioni hitleriane, si radicano nell’Italia settentrionale e soprattutto nel Veneto e in misura molto minore invece nell’Italia meridionale, ove è più presente Avanguardia Nazionale.
I militanti di Ordine Nuovo saranno presenti in modo massiccio, insieme a quelli di Avanguardia Nazionale, nell’attività del Fronte Nazionale di
Junio Valerio Borghese che deve costituire una federazione di gruppi al fine di realizzare l’atteso colpo di Stato. Tuttavia, nell’autunno 1969, i Centri Studi Ordine Nuovo rientrano nel M.S.I. allora guidato dall’on. Giorgio Almirante. Tale rientro, come più volte ricordato anche nel corso della presente istruttoria da testimoni come Sergio CALORE e Vincenzo VINCIGUERRA, ha peraltro solo carattere strumentale e il suo scopo è quello di costituire intorno ai militanti di Ordine Nuovo una sorta di ombrello protettivo al fine di difenderli da eventuali incisive azioni giudiziarie in vista
dell’aggravarsi dello scontro nel Paese ed in vista altresì dello svilupparsi della “strategia della tensione” e del progetto di golpe.
Nonostante tale rientro, Ordine Nuovo mantiene la sua identità e le persone che ne fanno parte continuano a mantenere i loro momenti di
incontro e i loro contatti personali e politici (cfr. int. Calore 21.10.1991, f.3).
Anche fra i militanti di Ordine Nuovo rientrati nel M.S.I. e coloro che non hanno approvato, come Clemente Graziani, tale scelta e hanno dato
vita al Movimento Politico Ordine Nuovo, rimangono praticamente intatti i rapporti politici e le differenze rimangono meramente apparenti (cfr.
int. Vinciguerra 4.10.1991, f.1).
L’ideologia di Ordine Nuovo si caratterizza nell’individuazione come nemico principale della democrazia parlamentare e del “letamaio
partitocratico”.
Il programma prevede l’eliminazione da tutta l’Europa delle influenze liberali, progressiste e materialiste, con la costruzione di una Europa
Nazione illuminata da una concezione antidemocratica, antisocialista, anticapitalista (almeno come petizione di principio), aristocratica ed
eroica della vita. Sotto questo profilo il programma del Movimento dovrebbe in teoria prevedere una lotta totale sia contro il colonialismo russo sia contro quello americano.
Nonostante le proclamate finalità antiborghesi e anticapitaliste, si nota tuttavia nell’organizzazione un ritegno a portare l’attacco contro lo Stato come se dovesse comunque prevalere il ruolo di difesa dello Stato contro le forze della sovversione comunista, ruolo che comporta una ben precisa empatia con settori dei pubblici Apparati e con i fautori di uno Stato forte e semplicemente reazionario e non organico e nazista.
Nel Triveneto, ad esempio, e cioè Veneto, Trentino e Friuli-Venezia Giulia, esiste un reggente quasi per ciascuna città e il dr. Carlo Maria
MAGGI di Venezia svolgeva, negli anni ’70, la funzione di reggente per l’intero Triveneto, rispondendo direttamente per il proprio operato alla
direzione di RAUTI e SIGNORELLI a Roma.
L’intera struttura è ispirata a principi di rigida compartimentazione e di rapporti di reciproca affidabilità fra pochi militanti in modo tale
che fossero garantite la riservatezza e il livello qualitativo dei militanti più che l’estensione quantitativa del Movimento. Vincenzo VINCIGUERRA, ad esempio, ha ricordato che Ordine Nuovo era almeno tendenzialmente, nella sua organizzazione clandestina diviso in cellule che avevano adottato la struttura a stella. Tale struttura, adottata dall’esperienza dell’O.A.S., che a sua volta l’aveva mutuata dallo stesso F.L.N. clandestino algerino, prevedeva l’esistenza di cellule di cinque persone in cui il capocellula era in contatto con due coppie di persone che formavano la semicellula e che fra
loro non si conoscevano e solo il capocellula era in contatto con gli altri capicellula (cfr. int. Vinciguerra 6.6.1991, f.2).
L’attività eversiva di Ordine Nuovo è stata oggetto di numerosi procedimenti condotti dalle Autorità Giudiziarie di varie città d’Italia.
In particolare il livello illegale di Ordine Nuovo è stato qualificato come banda armata e associazione sovversiva nell’ambito del procedimento
a carico di ADDIS Mauro ed altri condotto dall’A.G. di Roma e divenuto definitivo in data 12.10.1993. Si tratta del procedimento da cui è
originata la presente istruttoria a seguito della sentenza di incompetenza territoriale da parte del G.I. di Roma di quella parte
dell’istruttoria che riguardava il gruppo “La Fenice”. Tale vastissimo procedimento riguardava non solo la struttura associativa a Roma di
Ordine Nuovo, ma anche numerosissimi reati specifici come rapine di autofinanziamento, attentati dimostrativi e accumulo di armi ed esplosivi
nella prima metà degli anni ’70 e vedeva imputati personaggi quali il prof. Paolo SIGNORELLI, Sergio CALORE e Massimiliano FACHINI.
L’ordinanza di rinvio a giudizio, stralci della sentenza di primo grado e dispositivi delle sentenze successive sono stati acquisiti in copia a
questa istruttoria (vedi vol.26).
E’ divenuta definitiva con analoghe conclusioni sul piano della qualificazione del reato associativo la sentenza della Corte d’Assise di Venezia che riguardava il tentativo di ricostituzione in Veneto del gruppo Ordine Nuovo tra il 1978 e il 1980 e che vedeva quali imputati, fra gli altri, il dr. Carlo Maria MAGGI, Marcello SOFFIATI, Carlo DIGILIO, Cinzia DI LORENZO e, per reati commessi durante lo stato di detenzione, Giancarlo ROGNONI.
Anche in tale contesto, il gruppo ordinovista aveva ammassato armi ed esplosivi ed è emerso che un notevole quantitativo di armi era stato
ceduto al gruppo di Gilberto Cavallini. Anche tale sentenza è stata acquisita in copia (vedi vol.31). Inoltre Pierluigi CONCUTELLI e Gianfranco FERRO, il primo definitosi “comandante militare di Ordine Nuovo”, sono stati condannati per l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio avvenuto a Roma il 10.7.1976. Infine, e sempre per rimanere ai procedimenti di maggiore rilievo, la Corte d’Assise d’Appello di Firenze, nel procedimento relativo alla strage sul treno Italicus dell’agosto 1974, pur assolvendo gli imputati ha rilevato che gli autori della strage devono comunque individuarsi in
soggetti militanti dell’articolazione toscana di tale organizzazione.
E’ poi attribuibile con certezza al gruppo di Udine di Ordine Nuovo l’attentato di Peteano del 31.5.1972 di cui Vincenzo VINCIGUERRA si è assunto la responsabilità e per il quale è stato condannato all’ergastolo unitamente a Carlo CICUTTINI, latitante in Spagna. Tale attentato, tecnicamente più attentato che strage in quanto non finalizzato a colpire un numero indiscriminato di civili, costituisce tuttavia un episodio particolare in quanto, come Vincenzo Vinciguerra ha sempre coerentemente sostenuto, si trattava – forse unico tra gli episodi più gravi attribuiti ad Ordine Nuovo – di un’azione diretta contro lo Stato e non commessa in collusione con Apparati dello Stato o per obbedirne alle finalità. Tuttavia, anche in questo caso, la strategia del parallelismo fra tali Apparati e i civili di Ordine Nuovo è comparsa subito dopo l’attentato in quanto, come accertato nella sentenza ormai definitiva, alti ufficiali dei Carabinieri, pur a conoscenza della responsabilità del gruppo ordinovista di Udine, hanno depistato le indagini su piste all’epoca politicamente più “redditizie” e manomesso i corpi di reato proprio a tal fine. Le indagini sono state infatti indirizzate prima su una inesistente pista in direzione di Lotta Continua (pista inventata dal colonnello Santoro, allora in servizio a Trento) e in seguito, vista l’inconsistenza e l’insostenibilità di tale prima ipotesi, verso un gruppo di aderenti alla piccola delinquenza comune del tutto estraneo ai fatti e ingiustamente sottoposto a giudizio.
Vincenzo VINCIGUERRA, dopo essersi assunto la piena responsabilità di tale attentato proprio al fine di smascherare tale manovra, aveva
dichiarato ai G.I. di Venezia e Bologna:
“”””Intendo fin d’ora affermare che tutte le stragi che hanno insanguinato l’Italia a partire dal 1969 appartengono ad un’unica matrice organizzativa. L’unica che organizzativamente è riferibile a persone non appartenenti a tale struttura, e cioè la strage di Peteano, tuttavia nella struttura organizzativa predetta ha trovato copertura…. faccio presente che tale struttura organizzativa obbedisce ad una logica secondo cui le direttive partono da Apparati inseriti nelle Istituzioni e per l’esattezza in una struttura parallela e segreta del Ministero dell’Interno più che dei Carabinieri. Quanto alla strage di Peteano, il meccanismo di copertura scattò automaticamente all’insaputa del responsabile della strage””””.
(cfr. int. Vinciguerra 20.6.1984)
A tale importantissima dichiarazione, che ha trovato piena conferma negli esiti del processo per i fatti di Peteano e in molti episodi emersi in
questa e in precedenti istruttorie, Vincenzo Vinciguerra aveva fatto seguire poche settimane dopo la ricostruzione di un organigramma completo
delle persone di Ordine Nuovo coinvolte nella “strategia della tensione”:
“”””Posso oggi indicare i nominativi di persone che dal 1960 o da ancora prima sino ad oggi sono rimasti in collegamento fra di loro, provenendo
da uno stesso ceppo ed essendo un gruppo politicamente ed umanamente omogeneo. Si tratta infatti del gruppo che dette vita o aderì
successivamente al Centro Studi Ordine Nuovo di Pino Rauti. Tale gruppo, in buona parte, nel 1969 rientrò per ragioni meramente tattiche nel
M.S.I., ma non cessò per questo di essere sostanzialmente un gruppo con capacità operative autonome al servizio degli Apparati dello Stato””””.
Tale gruppo, ha continuato Vinciguerra:
“”””… ha il suo baricentro nel Veneto, ma ha naturalmente agito anche a Roma e a Milano. E’ composto, fra gli altri, da queste persone: a Trieste
da Francesco Neami, Claudio Bressan e Manlio Portolan; a Venezia-Mestre da Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Giancarlo Vianello; a Verona da
Marcello Soffiati e Amos Spiazzi nonchè a Treviso da Roberto Raho. A Padova l’intero gruppo Freda, con Fachini e Aldo Trinco; a Trento De Eccher Cristano; a Milano Rognoni Giancarlo; a Udine Turco Cesare dal 1973 in poi; a Roma Enzo Maria Dantini e il gruppo di Tivoli di Paolo Signorelli””””.
(cfr. int al G.I. di Bologna 9.8.1984).
Tale elencazione,con la sola eccezione di Giancarlo Vianello, persona il cui ruolo è stato certamente sopravvalutato da Vincenzo Vinciguerra e
risulta invece essersi staccato nel 1969 da Ordine Nuovo proprio per non essere coinvolto in gravi episodi di violenza, costituisce quasi un
sommario dei soggetti che sono comparsi con un ruolo di rilievo in numerosi episodi e numerose deposizioni facenti parte della presente
Marco Affatigato dichiarazioni 26.04.1977 – G.I. Vella Italicus

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