Source: https://exitostyle.com/alessandro-biancardi-prima-da-noi-diritto-alloblio-morte-del-giornalismo/
Timestamp: 2020-04-06 02:01:24+00:00

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Alessandro Biancardi Prima Da Noi: Diritto all’oblio, morte del giornalismo – Exito Style
Alessandro Biancardi Prima Da Noi: Diritto all’oblio, morte del giornalismo
Nel vuoto legislativo che regola ( o meglio non regola) la materia, un giornale online abruzzese, Primadanoi, uno dei più attenti e prestigiosi e non solo a livello regionale, rischia la chiusura dopo la pesante sentenza di un giudice.
Primadanoi dovrà pagare una multa di circa 17 mila euro in nome di uno strano “diritto all’oblio” invocato dal tribunale per conto di un ricorrente.
“Il giudice unico del Tribunale di Ortona, Rita Di Donato, con una sentenza fotocopia rispetto a quella firmata dal giudice Rita Carosella, dello stesso tribunale, a marzo del 2011”, riferisce Ossigeno per l’informazione,l’Osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia promosso dalla Federazione italiana della stampa e dall’Ordine dei giornalisti, “ha condannato PrimaDaNoi.it al pagamento di oltre 17mila euro (tra risarcimento danni e spese legali) riconoscendo il diritto all’oblio, che in Italia non è ancora regolamentato da nessuna legge, e la prevalenza del diritto alla privacy sul diritto di cronaca”.
Sembra incredibile, ma “il giudice ha accolto la domanda dei ricorrenti sostenendo che la notizia, pur essendo vera e corretta”, andava cancellata dal sito, in contrasto con la tesi del giornale e del suo direttore Alessandro Biancardi, “che ha invece affermato l’interesse pubblico di conoscere i fatti anche a distanza di tempo”.
L’Espresso si è già occupato della questione e della sua pericolosità per l’esercizio pieno della libertà di informazione e del diritto dei cittadini ad essere informati, nel disinteresse generale dei politici e, soprattutto, dei giornalisti.
Già, perché il silenzio degli addetti ai lavori è quello che fa più scandalo. Pensate alle conseguenze se passasse in tutti i tribunali la linea dei magistrati abruzzesi: in pochi anni vedremmo sparire dagli archivi online le malefatte di tutti i mascalzoni italiani, a cominciare dai più noti che si annidano nei rami alti delle nostre screditate istituzioni e che non vedono l’ora di rifarsi una verginità cancellando il passato.
Cosa aspettano la Federazione della stampa e l’Ordine dei giornalisti a promuovere, magari proprio a Pescara, una manifestazione nazionale sul tema per sollecitare l’attenzione dei cittadini e magari pure quella, cosi distratta, dei politici, a cominciare da quelli abruzzesi?
Di mezzo non c’è solo il destino di una testata giornalistica, ma i principi fondamentali del nostro ordinamento.
La candanna:
Il quotidiano PrimaDaNoi.it è stato condannato dal tribunale di Ortona per aver tenuto on line un articolo vero e corretto (17 mila euro tra risarcimento danni e spese legali)». A comunicarlo, attraverso una nota, è il direttore e editore della testata Alessandro Biancardi.
«La notizia contestata – spiga il giornalista – era relativa ad un fatto di cronaca avvenuto nel 2008 all’interno di un locale pubblico pescarese che ha avuto anche un risvolto penale. I personaggi coinvolti, titolari dell’impresa, avevano chiesto la rimozione dell’articolo.
Il giudice ha accolto la domanda dei ricorrenti sostenendo che la notizia (vera e corretta, si ribadisce) andava cancellata a differenza di quanto sostenuto dal giornale che ne ha sempre riconosciuto l’interesse pubblico, anche a distanza di tempo dai fatti».
Secondo quanto riferito da Biancardi il giudice avrebbe ritenuto che «Il persistere dei dati personali dei titolari del ristorante e il nome dell’esercizio abbia determinato una lesione al diritto alla riservatezza e della reputazione in relazione alla peculiarità dell’operazione di trattamento, caratterizzata da sistematicità e capillarità della divulgazione dei dati e alla natura degli stessi dati trattati, particolarmente sensibili attenendo a vicenda».
«Questa sentenza ci condanna per aver voluto difendere il diritto di ogni cittadino di conoscere e di sapere», commenta la redazione in un articolo. «Ci condanna perché siamo convinti che se un fatto è accaduto debba essere anche ricordato a beneficio di tutti. Ci spiace per i giudici ma la storia, i fatti, la memoria non si cancellano a colpi di sentenze. Siamo stati condannati perché ci hanno detto che quello che scriviamo ha una data di scadenza ma nessuno sa dirci qual è questa data. Il Ddl sul diritto all’oblio, pure messo a punto dalla politica di casa nostra ma mai divenuto legge, viene già applicato: chi vuole ripulire la propria immagine da notizie scomode può stare tranquillo».
«La Redazione da questo momento proclama uno sciopero a tempo indeterminato e nelle prossime ore si deciderà se riprendere gli aggiornamenti o concludere per sempre questa esperienza editoriale – commenta il direttore della testata – PrimaDaNoi.it è nato a settembre del 2005. Conta ogni giorno oltre 25 mila utenti ed è uno dei punti di riferimento dell’informazione abruzzese. In archivio ha oltre 90 mila articoli, inchieste e approfondimenti».
L’ORDINE DEI GIORNALISTI –
«Per la seconda volta lo stesso Tribunale, quello di Ortona (Chieti), con due sentenze di due giudici diversi, nello spazio di poco meno di un anno, ha condannato la stesso testata on line, primadanoi.it, per aver conservato una notizia di cronaca nel suo archivio elettronico.
Per la seconda volta l’ Ordine dei giornalisti d’ Abruzzo, nell’ esprimere solidarietà non formale ai colleghi della testata, ribadisce il concetto che in assenza di norme di legge sul diritto all’ oblio nel mondo di Internet, il vuoto legislativo non può essere colmato da una giurisprudenza territoriale che finora non ha trovato riscontri di sorta a livello nazionale. Se anche primadanoi.it avesse tolto la notizia il giorno successivo alla sua pubblicazione i motori di ricerca l’ avrebbero indicizzata ed oggi sarebbe comunque nella disponibilità dei fruitori della rete. Se anche primadanoi.it avesse accolto immediatamente la richiesta degli interessati ad oscurare la notizia dal proprio sito essa sarebbe comunque rintracciabile in rete nei siti di altre decine di organi di informazione.
Come si comporterebbe il tribunale di Ortona di fronte agli archivi elettronici che, a pagamento, consentono di accedere alle notizie di decenni addietro? Il diritto dei cittadini ad essere informati sui fatti della vita è un valore universale indiscutibile, come lo è quello del dovere dei giornalisti a non nascondere le notizie in loro possesso. Nel caso specifico tale diritto-dovere non è neppure mitigato dal vulnus alla persona o alla riservatezza del dato sensibile poiché si è trattato di un fatto di cronaca nera che attiene al più generale interesse pubblico. Siamo, dunque, in presenza, di una sentenza, reiterata, che colpisce con una certa ostinazione un mezzo di informazione che sta svolgendo correttamente la sua funzione pubblica».
SOLIDARIETÀ DI ASSOSTAMPA – «Il Sindacato giornalisti abruzzesi, pur non entrando nel merito della vicenda giudiziaria che ha visto soccombere in giudizio Primadanoi, esprime solidarieta’ al direttore e al corpo redazionale scesi in sciopero per difendere il diritto di cronaca rispetto al diritto della privacy, allorquando sono correttamente riportati i fatti anche in base a risultanze processuali.
Allo stesso modo il Sindacato giornalisti abruzzesi solleva con forza la necessita’ di una normativa chiara e senza zone d’ombra che disciplini il giornalismo sul web, per evitare in futuro il ripetersi di situazioni come quella di Primadanoi, che augura di vedere al più presto nuovamente a far sentire la sua voce indipendente e libera».
PAISSAN, LA PRIVACY NON C’ENTRA NULLA – «O è uno scherzo o è un attacco al diritto-dovere di informare». Non ha dubbi Mauro Paissan, docente di Deontologia del giornalismo alla Sapienza di Roma e per undici anni componente del Garante privacy, nel commentare la sentenza con cui il Tribunale di Ortona ha condannato la testata on line primadanoi.it.
Secondo Paissan «la normativa sulla privacy viene tirata in ballo a sproposito per imporre una data di scadenza a un servizio giornalistico. Neanche fosse un medicinale. Chi stabilisce, e con quale criterio, che dopo un certo periodo di tempo (dieci anni, due mesi, due giorni?) una certa informazione non può più essere mantenuta nell’archivio di un giornale? Una cosa è sottrarre la reperibilità di un articolo ai motori di ricerca per tutelare i diritti di una persona, tutt’altra cosa è intaccare l’intangibilità degli archivi storici, siano essi cartacei o on line. Nessuna decisione del Garante privacy e nessuna sentenza emessa al di fuori della provincia di Chieti è mai arrivata a tanto. Secondo la logica adottata dal magistrato di Ortona – osserva Paissan – dovrebbero essere chiusi tutti gli archivi elettronici dei maggiori quotidiani italiani (e delle maggiori testate internazionali), che rendono accessibili le pagine di svariati decenni, pagine che inevitabilmente contengono notizie sgradite a questo o a quello». «Mi auguro che la sentenza contro primadanoi.it possa essere rapidamente riformata», conclude Mauro Paissan.
Scritto il 5 Settembre 2018 5 Settembre 2018 Autore RedazioneCategorie HOME, LEGGETag legge
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