Source: http://www.dirittolavorovariazioni.com/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=10&Itemid=310
Timestamp: 2018-12-10 09:21:31+00:00

Document:
Licenziamento per giusta causa: la Suprema Corte afferma che è illegittimo il licenziamento del lavoratore che offende il datore di lavoro nel corso di una conversazione su una chat privata di Facebook.
(nota di commento a Cass. 10 settembre 2018, n. 21965)
Cass. 10 settembre 2018, n. 21965 (Licenziamento per giusta causa)
di Dott.ssa Marta Selicorni
Licenziamento per giusta causa – diffamazione a mezzo Facebook – diritto di critica – fatto materiale privo del carattere di illiceità
Con la ordinanza in commento la Suprema Corte ha affrontato il tema della sussistenza della giusta causa di licenziamento nel caso in cui il lavoratore utilizzi espressioni volgari di dissenso e di offesa nei confronti del datore di lavoro su una chat del noto social network Facebook.
La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte territoriale, ritenendo illegittimo il licenziamento, per mancanza di antigiuridicità della condotta addebitata al lavoratore. Il dipendente (il quale, al tempo della condotta, rivestiva la carica di Rsa) era stato licenziamento per giusta causa, dopo che il datore di lavoro era venuto a conoscenza delle espressioni volgari e delle offese con le quali era stato apostrofato in una chat privata di Facebook.
Ancora, ma in senso opposto, sulla necessaria coerenza fra l’atto di avvio della procedura di licenziamento collettivo e l’accordo sindacale, anche qualora faccia riferimento al criterio della prossimità al godimento del trattamento pensionistico
(nota di commento a Cass. 6 ottobre 2018, n. 24755)
Cass. 6 ottobre 2018, n. 24755 (procedura di licenziamento collettivo)
Licenziamento collettivo – atto di avvio della procedura – contenuto dell’accordo sindacale
La sentenza cassa quella App. Firenze 6 settembre 2016, pubblicata su questo Sito. Si rinvia al relativo commento. A differenza della decisione di merito, quella di legittimità non persuade. L’ultima sentenza non recepisce il punto di vista della dottrina minoritaria (se si consente lo scherzo, minoritaria in assoluto, ma non in questo Sito), secondo cui l’accordo sindacale non può concorrere a definire l’ambito di comparazione (v. Carabelli; Gragnoli).
Quali spunti suggerisce la sentenza Bǎrbulescu nell’ambito della disciplina dei controlli a distanza?
Cedu, Grande Camera, 5 settembre 2017, C.-61496/2008 (controlli a distanza)
Lavoro subordinato (rapporto di) - controllo a distanza - privacy - illegittimità del licenziamento
SOMMARIO: 1. Introduzione. – 2. La sentenza Bǎrbulescu: il necessario bilanciamento tra la tutela del diritto alla privacy e i controlli sul luogo di lavoro. – 3. La disciplina dei controlli a distanza nell’ordinamento italiano: il nuovo art. 4 St. lav. – 4. Se il caso Bǎrbulescu fosse stato italiano?
L’interazione sempre più stretta tra la prestazione lavorativa e le tecnologie applicate ai processi produttivi realizza una nuova “complementarietà” tra il lavoro umano e l’informatica (P. TULLINI, La digitalizzazione del lavoro, la produzione intelligente e il controllo tecnologico nell’impresa, in Web e lavoro. Profili evolutivi e di tutela, Torino, Giappicchelli, 2017). La tecnologia incide sempre più sia sulla dimensione quantitativa, sia sulla dimensione qualitativa della prestazione: si verificano casi in cui lo spazio di volontà individuale diminuisce a favore di sistemi tecnologici intelligenti, ponendo in tensione il criterio della diligenza richiesta al prestatore di lavoro subordinato (art 2104 cod. civ.); la tecnologia indirizza e scandisce le operazioni, previene errori, etero – dirige i prestatori di lavoro subordinato (come proposto nel celeberrimo caso Amazon). Inoltre, gli strumenti tecnologici sono utilizzati per comunicare, indirizzare percorsi, confermare lo svolgimento di una singola prestazione. Di fronte a questi cambiamenti epocali anche il diritto del lavoro è chiamato a cambiare e a trovare nuovi schemi che bilancino l’interesse dell’imprenditore ad ottenere un’impresa sempre più tecnologica e, quindi, maggiormente produttiva e l’interesse del lavoratore a che la sua privacy sia rispettata e non inglobata nella dimensione tecnologica dell’impresa.

References: Cass. 

Cass. 
 Cass. 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4