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Timestamp: 2019-11-13 02:13:28+00:00

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Una sentenza di Cassazione del 2013 riconosce l’alienazione parentale e toglie i figli al padre manipolatore – Alienazione Genitoriale
Area giuridica, Italia, Mamme alienate
Una sentenza di Cassazione del 2013 riconosce l’alienazione parentale e toglie i figli al padre manipolatore
Le sentenze che decidono su casi in cui il concetto di alienazione parentale fa parte della controversia portata davanti al giudice sono numerose e non si limitano ai casi eclatanti che guadagnano la prima pagina dei giornali. Un elenco molto attendibile per completezza è quello tenuto da www.alienazioneparentale.it nella sezione dedicata alla giurisprudenza. Alla data di questo post sono state censite ben 16 sentenze di primo grado, 5 sentenze di appello, 12 sentenze di Cassazione e 7 sentenze della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo. Tutte queste sentenze, tranne 3, ricononoscono l’alienazione parentale. Ma anche per quanto riguarda le 3 che a prima vista non la riconoscono si deve leggere con attenzione il dispositivo, perchè non sempre dice una parola definitiva sulla controversia esistenza/inesistenza promossa dai cosiddetti “negazionisti”. (Fonte: https://richardalangardner.wordpress.com/)
Il padre che distrugge la figura materna agli occhi dei figli perde il diritto all’affidamento congiunto.
La Cassazione, con la sentenza 5847 depositata l’8 marzo, nega a un padre non solo l’affidamento congiunto di due figli minori ma anche il diritto di vederli fino al verdetto del tribunale dei minori chiamato a esprimersi sulla richiesta di disconoscimento di paternità avanzata dall’ex moglie.
Ad aprire le ostilità era stato però l’uomo che aveva messo in atto un’opera di demolizione della figura materna, ostacolando anche gli incontri dei ragazzi, di nove e 15 anni, con la loro madre. L’obiettivo era stato raggiunto, al punto che ai minori era stata riscontrata una sindrome di alienezione parentale (Pas) con danni irreversibili.
Il ricorrente era riuscito a mettere la sua ex in cattiva luce anche con i giudici di primo grado, ottenendo un verdetto favorevole su tutta la linea. Il tribunale aveva, infatti, disposto l’affidamento condiviso dei figli, collocandoli presso il padre e limitando gli incontri con la madre. All’uomo era andata anche la casa coniugale e un assegno, firmato dalla sua ex, per il mantenimento dei minori.
Un verdetto completamente ribaltato dalla Corte d’appello che, affidandosi a una perizia psichiatrica, ha verificato che l’ostilità dei ragazzi verso la madre non nasceva dall’inadeguatezza della donna o da suoi presunti problemi psichici come pretendeva l’ex marito, ma dall’ostruzionismo e dalla denigrazione costante dell’uomo.
La Cassazione, chiarito il quadro, respinge tutte le obiezioni del ricorrente. A cominciare da una presunta violazione di legge per la sospensione del diritto di vedere i figli fino alla pronuncia del tribunale dei minori sulla decadenza della potestà genitoriale. La violazione è esclusa grazie all’autonomia delle due giurisdizioni: il tribunale dei minorenni, competente sui provvedimenti che incidono sulla potestà genitoriale e quello ordinario come giudice della separazione che si esprime sulle modalità di esercizio di quest’ultima. Questo anche quando l’affidamento è richiesto a causa di un grave pregiudizio per i minori.
Legittimo anche il no alla richiesta di audizione dei figli. L’accertata sindrome di alienazione parentale, causata dalle pressioni paterne, avrebbe “inficiato i risultati dell’audizione”.
Tuttavia i giudici hanno auspicato una ripresa dei rapporti tra il padre e i figli. Risultato su cui devono lavorare gli psichiatri della Asl competente.
Il testo completo della sentenza: www.lavorofisco.it
Sentenza 12 febbraio – 8 marzo 2013, n. 5847
(Presidente Luccioli – Relatore Lamorgese)
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9 comments for “Una sentenza di Cassazione del 2013 riconosce l’alienazione parentale e toglie i figli al padre manipolatore”
9 Marzo 2013 at 12:24
Finalmente una bella notizia. Vorrei sapere se vale per figli che sono stati influenzati dal padre contro la madre, in eta’ maggiorenne. Un padre padrone…
9 Marzo 2013 at 13:00
Penso di no. Il giudice non può decidere il destino dei figli maggiorenni, sono liberi di stare con l’uno o con l’altro. Poi si scopre però che la posta in gioco è la casa. Dovrebbe essere su questo che i giudici dovrebbero inventare uno schema diverso che metta fine ai conflitti pretestuosi.
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19 Aprile 2013 at 11:57
Bella notizia assolutamente…ho avuto la stessa situazione …mia figlia è andata a vivere dal padre creando delle problematiche anche all’altro figlio, che invece viveva da me.
Assistenti sociali asl…tutto inutile …tempistiche lunghissime, solo un accordo in termini economici svantaggioso per me è stata la soluzione, ma mia figlia credo che si porterà le problematiche derivate da tutto questo per tutta la vita..
11 Novembre 2015 at 12:31
e quando è la madre che fa tutto questo? ovvero che mette in cattiva luce il padre facendo chiamare al figlio papà il suo compagno? cosa succede? sono sempre le mamme le vittime? e i papà al quale si chiede solo il mantenimento e nient’altro?
11 Novembre 2015 at 20:52
Sono d’accordo con Nadia ma solo nei casi in cui le donne fanno chiamare papa al nuovo compagno, ma rimango molto sorpresa nei criteri che le madri devono consegnare i bambini a dei padri seriamente narcisisti, malvagi e manipolatori, che sopratutto quando si tratta di bambine le creano problemi devastanti. Un padre così disturbato dovrebbe essere indirizzato in un percorso rieducativo di se stesso, per potere interagire in maniera sana con i figli e ancora di più con le figlie.
Scusate ma ultimamente non se ne può più nei salotti televisivi la denigrazione constante delle madri e delle donne descrivendole quasi come delle streghe malefiche, per giustificare i diritti violati dei padri che nella maggiore parte dei casi dovrebbero andarsene a curare e di corsa. Adesso cercano de inventarsi una sindrome inesistente che causerà più danni ai bambini ed alle bambine…e fondamentalmente alle tasche dei genitori, un genitore che non collabora con l’educazione e il benessere dei figli va allontanato, nei mio caso in particolare non c’era una volta che mia figlia tornasse senza un schiaffo o una scenata di strilli in luoghi pubblico….che bisogna fare? continuare a mandarla a subire? le risposte:” ah comunque è il padre!!” che vuol dire? da quando il padre ha diritto di vita e di morte sui figli? e ha il diritto di maltrattarli al suo piacimento perchè… in tanto è la prima cosa è che ” E’ IL PADRE!!!” mi sono sempre domandata questo…fino a dove arriva questo diritto del padre de menare o maltrattare i figli?
28 Aprile 2016 at 07:36
Purtroppo è quello che sta capitando a me. Mia figlia dopo anni di violenze psicologiche perpetrate dal padre ha finito in età maggiorenne di non vedermi più e di andare a vivere dal padre e questo ha influito anche sul fratello che oggi ha 15 anni e mi è stato “alienato” dal padre che ha iniziato con aggressioni dal punto di vista legale e facendo sì che senza motivi (peraltro non dichiarati dal figlio) questi andasse a vivere da lui prima di un giudizio del giudice previsto a breve. Tutto questo per dimostrare le paranoie che dichiara da anni e per le quali non ci sono prove.
Io verrei che il minore fosse visto da personale specializzato (psicologi, assistenti sociali o quant’altro) ma la legge in questo caso non aiuta.
Ha potuto fare un abuso ed io non vedo più mio figlio e non trovo un aiuto adeguato.
ANNALISAMARCHESE
2 Febbraio 2019 at 00:50
DA 11 ANNI NON POSSO FREQUENTARE I MIEI FIGLI A CAUSA DELL’ALIENAZIONE GENITORIALE. LA CASSAZIONE MI HA REINTEGRATA MA IL PADRE MALEVOLO HA OTTENUTO IL SUO SCOPO…
NONOSTANTE UNA CORPOSA SENTENZA DELLA CASSAZIONE CHE HA RICONOSCIUTO L’ESISTENZA DI UNA GRAVE ALIENAZIONE PARENTALE NON E’ STATO POSSIBILE , A TUTT’OGGI, FREQUENTARE SERENAMENTE I MIEI FIGLI.
DOPO PIU’ DI DIECI ANNI SUBISCO LE PRESSIONI PSICOLOGICHE DEL MIO EX CHE, PER VENDETTA, AIZZA I FIGLI E DENUNCIA PER STALKING.
CIO’ CAUSA MALESSERE NEI RAGAZZI E DOLORE A UNA MADRE CHE SPERAVA IN UNA FUTURA RIPRESA DEI RAPPORTI FILIALI. MA L’EX, MALEVOLO, HA IMPEDITO, ANCORA UNA VOLTA, TALE POSSIBILITA’ FUORVIANDO LA LEGGE E UTILIZZANDO I SOLITI STRUMENTI ESSENDO PSICOTERAPEUTA. LA GIUSTIZIA DEVE POTER VAGLIARE LE SITUAZIONI SINGOLARMENTE IMPEDENDO AI SOGGETTI ALIENANTI DI CONTINUARE L’OPERA DI DEMOLIZIONE. SI EVITEREBBERO COSI’ COSTOSI PROCESSI E SOPRATTUTTO SI CAUTELEREBBERO I FIGLI CHE GIA’ HANNO ALTRO DA AFFRONTARE NELLA SOCIETA’ ODIERNA..

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