Source: https://www.avvocatoantoniocardella.it/LE-NOSTRE-VITTORIE-GIUDIZIARIE.htm
Timestamp: 2020-08-12 07:10:43+00:00

Document:
Alcune delle nostre vittorie giudiziarie
Ente Autonomo Volturno (ex Circumvesuviana) e Consorzio Unico Campania condannati in solido per mancata partenza treno 16-12-2016 19:09 - NEWS CONSUMATORI
POSTE ITALIANE CONDANNATA DAL TRIBUNALE DI TORRE ANNUNZIATA PER MANCATA RESTITUZIONE DELLA PROVVISTA NECESSARIA ALLA EMISSIONE DI VAGLIA POSTALI
Il Tribunale di Torre Annunziata, con sentenza n° 1633/2015 del 21/9/2015, ha condannato Poste Italiane s.p.a. al pagamento, in favore di D.D ed altri, nella qualità di eredi di M.A., della somma di ¤ 23.300, oltre interessi legali, nonchè risarcimento ex art. 96 comma 3 c.p.c. e spese legali per oltre 4.000 euro.
Una famiglia torrese, nella qualità di eredi di M.A., assistita dall'Avv. Antonio Cardella, chiede alle Poste Italiane s.p.a. la restituzione della provvista (capitali), pari ad ¤ 23.300,00, costituita per l'emissione di n° 4 vaglia postali, richiesta da M.A. prima del decesso, e non riscossi dal beneficiario.
Le Poste Italiane negano tale restituzione, eccependo la prescrizione del credito, ai sensi dell'art. 6 comma 3 d.p.r. 144/2001, e la mancata presentazione del titolo originale.
A questo punto alla "famiglia torrese", assistita dall'avv. Antonio Cardella, non resta altra scelta che quella di citare in giudizio le Poste Italiane innanzi al Tribunale di Torre Annunziata. Le argomentazioni e la documentazione dedotte e prodotte in giudizio dall'Avv. Cardella sono tali da convincere il Giudice ad autorizzare la discussione orale della causa e ad emettere la sentenza con estrema celerità (giudizio durato meno di un anno).
Orbene, a seguito della discussione, il Tribunale di Torre Annunziata, con la sentenza in oggetto, depositata in data 21/9/2015, respingendo totalmente le eccezioni e difese prospettate dai legali di Poste Italiane, costituitasi in giudizio, ha accolto la tesi argomentata dall'avv. Cardella, condannando Poste Italiane al pagamento, in favore della famiglia torrese, dell'importo di ¤ 23.300,00, a titolo di restituzione dei capitali impiegati dalla de cuius M.A., prima del decesso, per l'emissione di numero 4 vaglia postali, non riscossi dal beneficiario.
Nella fattispecie, M.A., prima del decesso, richiedeva alla Poste Italiane l'emissione di 4 vaglia postali, tutti intestati a D.D., per l'importo complessivo di ¤ 23.300,00.
A questo punto, presentati all'incasso, non venivano pagati da Poste Italiane che ne eccepiva la prescrizione.
La tesi difensiva delle Poste, però, contestata dall'avv. Cardella, non è stata ritenuta degna di accoglimento da parte del Tribunale Oplontino che, con la sentenza in oggetto, ha così argomentato:
Può pertanto ritenersi provata la qualità di eredi degli attori, avendo essi allegato l’avvenuta morte della de cuius e la loro successione mortis causa nella titolarità del credito, a seguito dell’accettazione dell’eredità loro devoluta, precisando di essere figli (i primi tre) e nipote (la quarta) della de cuius, e tali precise allegazioni non sono state contestate specificamente dalla convenuta, per cui, ai sensi dell’art. 115 comma 1 c.p.c., deve ritenersi adempiuto l’onere probatorio incombente sugli attori.
In particolare: ai sensi dell’art. 6 comma 1 d.p.r. 144/2001, il trasferimento della somma di denaro mediante vaglia postale si perfeziona con la consegna del vaglia postale al beneficiario; ai sensi del terzo comma di tale art. 6, il credito incorporato nel vaglia postale si prescriva il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di emissione; infine, in base al quarto comma del medesimo art. 6, ai vaglia postali si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni applicabili all’assegno circolare.
Per cui la richiesta del 20-8-2014 del beneficiario di incassare le somme, successiva a tali date, legittimamente era stata respinta dall’intermediario.
Per contro, la richiesta formulata il 16-10-2014 dagli eredi della emittente mediante l'avvocato Cardella - ivi compreso il beneficiario, che però aveva formulato la richiesta unitamente agli altri coeredi in tale comune veste di erede - e poi riproposta in questa sede, non è di ottenere il pagamento del credito incorporato nel titolo ormai prescritto ma il rimborso della somma di denaro che costituisce la provvista originariamente versata all’intermediario per promuovere l’attivazione del servizio di trasferimento fondi.
Invero, mentre la prescrizione eccepita dall’intermediario riguarda il titolo o, meglio ancora, il diritto di credito incorporato nel suddetto titolo, la quale può essere legittimamente opposta nei confronti del beneficiario del titolo, il medesimo termine di
prescrizione non vale, tuttavia, nei confronti del soggetto che agisce per il rimborso nella veste di richiedente l’emissione del vaglia. In tal caso, infatti, va applicato il termine ordinario di prescrizione dell’azione di arricchimento (decennale), di cui all’art. 2946 c.c..
Difatti, una volta accertato che il servizio trasferimento fondi mediante vaglia postale non sia andato a buon fine, non essendo stato pagato e non essendo più pagabile il credito incorporato nel vaglia postale, rimane del tutto priva di giustificazione l’appropriazione, da parte dell’intermediario, della somma di denaro originariamente versata per approntare la provvista necessaria a realizzare il servizio.
Privo di alcuna giustificazione, quindi, si presenta il rifiuto, che l’intermediario ha opposto nel caso di specie, alla richiesta degli attori di ritirare la provvista originariamente versata dalla emittente de cuius.
Neppure è fondata l’eccezione della convenuta relativa alla mancata restituzione del titolo da parte del beneficiario, quale condizione alla quale è subordinato il rimborso in favore del mittente in caso di mancata consegna o ritiro da parte del beneficiario, ai sensi dell’art. 6 (e 9) delle condizioni di servizio vigenti all’epoca della transazione, norma sostanzialmente analoga a quella di cui all’art. 49, co. 9, del d.lgs. 231/2007, secondo il quale “Il richiedente di assegno circolare, vaglia cambiario o mezzo equivalente, intestato a terzi ed emesso con la clausola di non trasferibilità, può chiedere il ritiro della provvista previa restituzione del titolo all'emittente”. Infatti, gli attori, nel richiedere il rimborso dei titoli, avevano proceduto alla restituzione dei vaglia, per come risulta dalla nota dell’intermediario del 20-10-2014, inviata all'avv. Cardella, con la quale aveva rifiutato il rimborso e restituito i titoli in questione".
Sulla scorta di tali motivazioni, Poste Italiane s.p.a è stata condannata al pagamento, in favore di D.D ed altri, nella qualità di eredi di M.A., della somma di ¤ 23.300, oltre interessi legali, nonchè risarcimento ex art. 96 comma 3 c.p.c. e spese legali per oltre 4.000 euro.
ANCORA UNA CONDANNA PER ILLECITO COMPORTAMENTO
27/6/2014 Tribunale di Torre del Greco: esemplare sentenza di condanna nei confronti di SKY per nullità della clausola penale
Con atto di citazione, Sky Italia s.r.l. conveniva innanzi al Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Torre del Greco, il sig. P. B. per ivi sentir accertare e dichiarare la violazione della clausola n. 5 del contratto Sky Italia s.r.l. relativo alle modalità di fruizione del servizio e, per l’effetto, condannare il convenuto al pagamento della penale contrattuale di euro 6.960,00, oltre interessi e con vittoria di spese.
Nel merito, Sky Italia s.r.l. accusava il P.B. , abbonato ai servizi televisivi della società in oggetto, di aver violato la clausola n. 5 del relativo contratto, ovvero di aver utilizzato la smart card, acquistata per uso domestico, in un locale commerciale (ristorante) ad uso pubblico, per la visione di una partita di calcio. Per tale violazione, a dire della società SKY, vi era l'applicazione di una sanzione pari ad euro 6.960,00, oltre alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da € 2.582,00 a 15.493,00, per violazione della legge sul Diritto d'Autore.
Il P. B., ricevuta la notifica dell'atto di citazione, decideva di costituirsi in giudizio.
Rappresentato e difeso dall'Avv. Antonio Cardella, contestava sia la descrizione dei fatti prospettata dalla società Sky, carente e non veritiera, sia l'applicazione della penale per la nullità della clausola medesima in quanto vessatoria.
Espletata e chiusa l'istruttoria, la causa veniva discussa e riservata in decisione.
Con la sentenza in oggetto, come innanzi evidenziato, il Tribunale di Torre del Greco ha accolto in pieno le argomentazioni difensive dedotte e discusse dall'avv. Cardella e, per l'effetto, con esemplare provvedimento, ha condannato SKY s.r.l al pagamento delle spese e competenze di causa per circa 4.000,00.
Torre del Greco, 18.06.2012: UNC
F.C., ritenendo assurda la sentenza, difeso dall´avvocato Antonio Cardella dell´Unione Nazionale Consumatori, ricorre alla Corte di Appello di Napoli, chiedendo la totale riforma della decisione del Tribunale di Torre del Greco.
TELECOM CONDANNATA DAL TRIBUNALE DI TORRE DEL GRECO
TELECOM ITALIA CONDANNATA
Il Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Torre del Greco, con sentenza depositata in data 21.01.2012, ha accolto la domanda di una consumatrice torrese, L.B., difesa dall´avv. Antonio Cardella dell´Unione Nazionale Consumatori, condannando la Telecom Italia al pagamento della somma di € 875,00, oltre le spese del giudizio quantificate in € 2.100,00.
La vicenda risale a qualche anno fa, quando L.B. aveva stipulato con Telecom Italia un contratto ADSL ALICE FREE senza, però, ricevere l´attivazione del servizio.
La consumatrice, pertanto, dopo diverse segnalazioni, aveva deciso di rivolgersi a noi per richiedere il risarcimento del danno.
Risarcimento che è stato riconosciuto alla consumatrice torrese, nella misura di € 875,00, con condanna della società al pagamento delle spese legali.
MIRABILANDIA CONDANNATA A RISARCIRE 9 TURISTI
Con la sentenza n. 726/2007 Il Giudice di Pace di Torre del Greco ha accolto la richiesta di un utente torrese, A.F., difeso dall´avv. Antonio Cardella dell´Unione Nazionale Consumatori, relativa alla restituzione delle spese di spedizione delle bollette telefoniche, illegittimamente addebitate all´utente per tutta la durata del rapporto.
Il Giudice di Pace ha così condannato la Fasteweb, costituitasi in giudizio, alla restituzione delle somme indebitamente incamerate, nonchè al pagamento delle spese del giudizio.
Torre del Greco, aprile 2007
form di richiesta informazioniPERCHE´ LA CONSULENZA LEGALE ON LINEEEEE

References: sentenza 
 art. 96
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 6
 art. 96
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