Source: http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/html/2014/12/11/01/comunic.htm
Timestamp: 2019-08-19 10:12:42+00:00

Document:
﻿I Commissione - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - giovedì 11 dicembre 2014
Giovedì 11 dicembre 2014. — Presidenza del presidente Alessandro NACCARATO.
Emendamenti C. 348-1622-A.
Nuovo testo C. 1949 Molea.
Daniela Matilde Maria GASPARINI (PD), relatore, fa presente che la proposta di legge – come modificata durante l'esame in sede referente – intende assicurare il tesseramento dei minori stranieri residenti in Italia presso le società sportive appartenenti alle federazioni nazionali, le discipline sportive associate, gli enti di promozione sportiva, con le stesse procedure previste per i cittadini italiani. In particolare, l'articolo 1, comma 1, prevede la possibilità di tesseramento prima indicata per minori di 18 anni che non sono cittadini italiani e che risultano regolarmente residenti nel territorio italiano almeno da quando hanno compiuto 10 anni. In base a quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 1, il tesseramento resta valido dopo il compimento del diciottesimo anno di età fino al completamento delle procedure per l'acquisizione della cittadinanza italiana da parte di coloro che ne abbiano fatto richiesta. L'articolo 117, terzo comma, della Costituzione include l’«ordinamento sportivo» fra le materie di legislazione concorrente. Pertanto, in tale ambito, lo Stato può emanare i «principi fondamentali», spettando poi alle regioni la disciplina di dettaglio.
Nuovo testo C. 2679-quater Governo.
Alessandro NACCARATO, presidente, in sostituzione del relatore, impossibilitato a partecipare alla seduta, ricorda che il disegno di legge in esame – recante un'autorizzazione di spesa per la prosecuzione dell'impiego di personale militare per la prevenzione dei delitti di criminalità organizzata e ambientale in Campania – trae origine dallo stralcio dell'articolo 17, comma 20, del disegno di legge di stabilità disposto dal Presidente della Camera e comunicato all'Assemblea nella seduta del 30 ottobre 2014
Fa presente che il disegno di legge autorizza la spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2015-2017 per le esigenze connesse al possibile utilizzo da parte dei Prefetti delle province della regione Campania, nell'ambito delle operazioni di sicurezza e di controllo del territorio finalizzate alla prevenzione dei delitti di criminalità organizzata e ambientale, di un contingente di personale militare delle Forze armate, posto a loro disposizione dalle competenti autorità militari.Pag. 25
La disposizione in esame fa salve anche per il triennio 2015-2017 le disposizioni di cui ai commi 2-bis, 2-ter e 2-quater dell'articolo 3 del decreto legge n. 136 del 2013 (che ha dettato una serie di misure per l'emergenza ambientale e sanitaria nella cosiddetta Terra dei fuochi), in base ai quali: nel corso delle operazioni di cui al comma 2 i militari delle Forze armate agiscono con le funzioni di agenti di pubblica sicurezza (comma 2-bis); il personale di cui al comma 2 è posto a disposizione dei prefetti interessati fino al 31 dicembre 2014 (comma 2-ter); agli ufficiali, sottufficiali e militari di truppa delle Forze armate compresi nel contingente in esame è attribuita un'indennità onnicomprensiva, determinata con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell'interno e della difesa, nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili di cui al comma. La predetta indennità onnicomprensiva, aggiuntiva al trattamento stipendiale o alla paga giornaliera, non può superare il trattamento economico accessorio previsto per il personale delle Forze di polizia (comma 2-quater).
Evidenzia che talune disposizioni riguardanti la possibilità di fare ricorso a personale militare delle Forze armate per lo svolgimento di compiti di sicurezza e controllo del territorio, nonché di prevenzione dei reati di criminalità organizzata e ambientale in Campania. La base giuridica del provvedimento appare riconducibile alla potestà legislativa esclusiva dello Stato ai sensi ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione lettere d) (Difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi) ed h) (ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale). Formula quindi una proposta di parere favorevole (vedi allegato 2).
Giovedì 11 dicembre 2014. — Presidenza del presidente Francesco Paolo SISTO, indi del vicepresidente Roberta AGOSTINI. – Intervengono i sottosegretari di Stato per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Luciano Pizzetti e Ivan Scalfarotto.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 10 dicembre 2014.
Comunica, poi, che sono pervenuti i pareri della Commissione per le questioni regionali e delle Commissioni IV (Difesa) e XIII (Agricoltura).
Avverte, inoltre, che è stato ritirato l'articolo aggiuntivo Mazziotti Di Celso 26.03 e che si procederà ora all'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 28.
Emanuele FIANO (PD), relatore, anche a nome del presidente e relatore Sisto, invita al ritiro di tutti gli emendamenti presentati all'articolo 28, esprimendo altrimenti parere contrario.
Alfredo D'ATTORRE (PD) illustra le finalità del suo emendamento 28.3, volto a ripristinare l'originario testo dell'articolo 114 della Costituzione, in vigore prima della riforma costituzionale del titolo quinto, approvata nel 2001. Chiede, pertanto, la motivazione del parere contrario espresso dai relatori e dal Governo.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, fa presente che il parere contrario è motivato dall'opportunità di mantenere l'attuale formulazione dell'articolo 114 della Costituzione, che contiene la parola «Stato».
Rocco BUTTIGLIONE (PI-CD), pur condividendo l'attuale formulazione della Costituzione in relazione alla presenza della parola «Stato», propone di accantonare l'emendamento in discussione, al fine di riflettere su una sua eventuale riformulazione.
Andrea GIORGIS (PD), nel ritenere che non sia sostenibile l'equiparazione tra Stato e Repubblica, sottolinea la necessità che solo ed esclusivamente lo Stato sia l'unico ente sovrano. Giudica, pertanto, ragionevole l'emendamento D'Attorre 28.3.
Francesco SANNA (PD), nel sottolineare la rilevanza del tema affrontato dall'emendamento D'Attorre 28.3, ritiene opportuno mantenere la distinzione, nel testo della Costituzione, tra Stato e Repubblica, constatato peraltro che il termine Stato viene utilizzato nella Carta costituzionale con diversi significati a seconda della sua collocazione.
Il sottosegretario Ivan SCALFAROTTO fa presente che lo spirito della riforma in esame, che non è di stampo centralista, è volto a superare le difficoltà provocate dalla riforma del 2001 e a fare in modo che la compresenza tra Stato e regioni funzioni in modo armonico. Conferma, pertanto, il parere contrario precedentemente espresso sull'emendamento D'Attorre 28.3.
Danilo TONINELLI (M5S), intervenendo sull'ordine dei lavori, dopo aver sottolineato il forte senso di responsabilità dimostrato dai deputati appartenenti al suo gruppo, richiama l'opportunità di concentrarsi sugli articoli più importanti del testo della riforma in esame.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, dando atto al deputato Toninelli del fatto che il suo gruppo ha mostrato senso di responsabilità nel corso dello svolgimento dell'esame della riforma costituzionale, sottolinea l'importanza dei temi finora affrontati, aventi dignità pari a quelli che saranno discussi in seguito.
Giancarlo GIORGETTI (LNA), nell'esprimere apprezzamento per l'intervento del sottosegretario Scalfarotto, invita il Governo a svolgere coerentemente una riflessione sul contenuto dei successivi articoli della Costituzione, in particolare quelli concernenti l'autonomia finanziaria delle regioni.
Riccardo FRACCARO (M5S), preso atto del cambiamento di atteggiamento da parte del rappresentante del Governo, invita questi a continuare ad interloquire con i commissari.
Alfredo D'ATTORRE (PD) accetta l'invito a ritirare il suo emendamento 28.3, pur ritenendo che tale proposta emendativa, che riprende il testo originario dell'articolo 114 della Costituzione, avrebbe meritato una maggiore attenzione, in quanto migliorativa rispetto alla formulazione del predetto articolo recata dal provvedimento in esame.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) sottoscrive gli emendamenti Russo 28.2, Parisi 28.6 e Russo 28.7 e li ritira. Ritira, altresì, gli emendamenti Bianconi 28.4 e 28.5, di cui è cofirmataria, facendo presente che verranno ripresentati nel corso dell'esame in Assemblea.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritira il suo emendamento 28.1.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che si passerà all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 29.
Anche a nome del relatore Fiano, invita, quindi, al ritiro di tutte le proposte emendative presentate all'articolo 29, esprimendo altrimenti parere contrario.
Laura RAVETTO (FI-PdL) sottoscrive l'emendamento Parisi 29.7 e lo ritira.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, constata l'assenza del presentatore dell'emendamento Di Lello 29.1: s'intende che vi abbia rinunciato.
Paolo RUSSO (FI-PdL) ritira il proprio emendamento 29.4.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) ritira il suo emendamento 29.6.
Simonetta RUBINATO (PD) illustra la ratio della sua proposta emendativa 29.5. Ricorda, in particolare, che, nonostante sia stato riscritto il terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione, con la possibilità di poter attribuire a regioni ordinarie ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia concernenti il governo del territorio, debbano essere attribuite forme e condizioni particolari di autonomia «responsabile», nelle materie oggetto dell'autonomia propria delle regioni a statuto speciale, anche alle regioni che presentino idonei indici di virtuosità sulla base di parametri oggettivi. Osserva, in particolare, che tale innovazione, contenuta nell'emendamento in discussione, consentirebbe di respingere le spinte secessionistiche, che sono particolarmente evidenti nel Veneto. Ricorda, quindi, che secondo recenti studi il movimento indipendentista di questa regione avrebbe un consenso di oltre il 50 per cento degli elettori, proprio in quanto essa è confinante con due regioni a statuto speciale, con le quali non è più in grado di competere, in ragione della loro amplissima autonomia legislativa e amministrativa.
Matteo BRAGANTINI (LNA) dichiara di voler sottoscrivere l'emendamento Rubinato 29.5, essendo anch'egli favorevole ad un regionalismo differenziato. Ricorda, quindi, che il suo movimento politico è a favore dell'autodeterminazione dei popoli del Veneto e di altre regioni, avendo sostenuto, in alcuni periodi, l'indipendenza degli stessi, e promuovendo comunque sempre un vero federalismo. Ricorda, altresì, che il Veneto, regione dalla quale lui proviene, è assai cresciuto economicamente nel secondo dopoguerra, ma non è riuscito a portare avanti, come «popolo», le proprie istanze politiche, a differenza di altre regioni italiane. Osserva, quindi, che il principio di autodeterminazione dei popoli è riconosciuto anche a livello internazionale e che attribuire alle regioni nuove funzioni, senza che si attribuiscano alle stesse le necessarie risorse proprie, non realizza un vero federalismo.
Emanuele FIANO (PD), relatore, concorda con la collega Rubinato sull'importanza, per l'autonomia delle regioni a statuto ordinario, della nuova formulazione del terzo comma dell'articolo 116 della Carta costituzionale. Dissente, invece, dal collega Bragantini, quando parla di «popolo veneto», in quanto ritiene che esista solo il popolo italiano, il quale è rappresentato in questo Parlamento e nella Carta costituzionale. Reputa, quindi, possibile modificare la medesima Carta, come d'altronde è stato fatto nella presente nuova formulazione del terzo comma dell'articolo 116 della stessa, solo affinché le regioni possano meglio governare, influendo sulla loro capacità legislativa e amministrativa a livello territoriale. Conferma, quindi, il suo invito al ritiro dell'emendamento Rubinato 29.5.
Il sottosegretario Ivan SCALFAROTTO sottolinea come il nuovo terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione, così come licenziato dal Senato, trasforma quella che è attualmente una enunciazione di principio in uno strumento realmente attivabile. Rileva, in particolare, che per attribuire a regioni diverse da quelle a statuto speciale ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, specificamente indicate in tale norma, non è più richiesta la maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, bensì l'approvazione di una legge statale a maggioranza semplice, approvata sia dalla Camera dei deputati, sia da quello che sarà il Senato delle autonomie.
Con riferimento, poi, alla formulazione dell'emendamento Rubinato 29.5, rileva che la locuzione «idonei indici di virtuosità», ivi contenuta, si presta a difficoltà interpretative, richiedendo ulteriori specificazioni. Pur comprendendo, quindi, le ragioni politiche indicate dalla collega Rubinato, conferma il parere contrario del Governo sul predetto emendamento.
Rocco BUTTIGLIONE (PI-CD), intervenendo sull'emendamento Rubinato 29.5, rileva preliminarmente che la parola «nazione» è integrativa e non divisiva delle realtà territoriali: abbiamo quindi la nazione italiana che è formata da entità minori che sono le regioni, le quali a loro volta sono costituite da altri enti territoriali minori. Invita, poi, il Governo, con riferimento al processo di riforma costituzionale in atto, a valutare con attenzione le istanze provenienti da molti soggetti tese a realizzare un vero federalismo. Ricorda, quindi, che, per realizzare un federalismo adeguatamente differenziato, si possono seguire tre strade. La prima è quella di definire in maniera ampia le competenze delle regioni, con la possibilità di poterle successivamente ridurre: nel caso fosse necessario, si invierebbe, quindi, un soggetto proveniente dal Governo centrale per gestire la situazione locale e rimettere in ordine i conti. Aggiunge che la seconda strada potrebbe essere quella di attribuire competenze più limitate alle regioni, con la possibilità di ampliarle successivamente. Rileva, poi, che la terza strada potrebbe essere quella di delegare le competenze amministrative, che sarebbero in parte esercitate, come competenze proprie, da parte delle regioni.
Florian KRONBICHLER (SEL) osserva come il collega Buttiglione abbia indicato adeguatamente quale sia il senso di un vero federalismo. Ricorda, quindi, di essere a favore di un federalismo differenziato con l'attribuzione di un'autonomia responsabile, ricordando che coloro che, come lui, provengono dalla regione a statuto speciale del Trentino Alto Adige, sono a favore di una maggiore autonomia per il vicino Veneto.
Roger DE MENECH (PD) ricorda che la politica è un'attività nella quale non ci si accontenta mai di raggiungere nuovi obiettivi e che, in questo caso, si sta cercando di costruire un sistema di federalismo responsabile. Rileva che, a tal fine, si può anche ridurre l'ambito di autonomia a quelle realtà territoriali che non sono virtuose. Ricorda, quindi, la sua provenienza dalla provincia di Belluno, dove diversi comuni hanno chiesto di entrare a far parte del Trentino Alto Adige. Rileva, Pag. 29tuttavia, che la questione oggi in discussione non è di sostenere una sorta di «venetismo», bensì quella di creare modelli che coniughino l'autonomia e la responsabilità di chi gestisce i territori, ponendo dei limiti che sono riferiti, ad esempio, ai costi standard e all'efficacia dei servizi resi. Ricorda, infine, che in aree geomorfologicamente analoghe dell'arco alpino, ove non vi è un'autonomia speciale, si è verificato un crollo demografico, non presente in aree analoghe di regioni a statuto speciale, il che dimostra la necessità di intervenire efficacemente.
Simonetta RUBINATO (PD) ribadisce che il suo emendamento 29.5 è volto a estendere a tutte le regioni che presentino idonei indici di virtuosità, sulla base di determinati parametri, forme e condizioni particolari di autonomia responsabile, concernenti le materie oggetto di autonomia speciale le materie oggetto di autonomia speciale. Nel dichiararsi disponibile al ritiro di tale emendamento, ai fini di una ripresentazione dello stesso nel corso dell'esame del provvedimento in Assemblea, chiede ai relatori e al Governo di effettuare una nuova valutazione della tematica affrontata dall'emendamento stesso.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, ritiene che, in considerazione dell'importanza della tematica posta dall'emendamento Rubinato 29.5, possa esserne utile il ritiro in vista di una sua ripresentazione durante la discussione del provvedimento in Assemblea.
Simonetta RUBINATO (PD) ritira il suo emendamento 29.5.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, fa presente che l'emendamento Bianconi 29.36 è stato ritirato dai presentatori.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) sottoscrive l'emendamento Biancofiore 29.24 e lo ritira.
Matteo BRAGANTINI (LNA), con riferimento all'emendamento Gianluca Pini 29.25, evidenzia come esso, nel fare riferimento all'Emilia e alla Romagna, ponga la più ampia questione del riconoscimento dei diversi popoli che convivono nel nostro Paese. Ritiene, infatti, che vada riconosciuta l'esistenza di un popolo laddove vi sia una comunanza e omogeneità di lingua, tradizioni e usi, anche in assenza di un territorio di riferimento, e cita, in tal senso, la vicenda del popolo ebraico.
Nel ricordare come il sistema statale centralizzato si sia dimostrato fallimentare, avendo condotto a una forte deresponsabilizzazione delle amministrazioni locali e, quindi, a un aumento del debito pubblico, ritiene che nel caso dell'Emilia e della Romagna sussistano tutti i requisiti che dovrebbero condurre al riconoscimento di un maggior grado di autonomia ai suddetti territori.
Rocco BUTTIGLIONE (PI-CD), pur condividendo parzialmente le considerazioni svolte dal deputato Bragantini, preannuncia il suo voto contrario sull'emendamento Gianluca Pini 29.25. Ritiene, infatti, che l'attenzione per l'identità culturale omogenea che accomuna i cittadini residenti in talune zone del Paese non debba condurre a un'eccessiva parcellizzazione del territorio, attraverso la creazione di nuove regioni.
Marco DI MAIO (PD), nel preannunciare il proprio voto contrario sull'emendamento Gianluca Pini 29.25, evidenzia come l'Emilia-Romagna, da sempre esempio di buon governo, tragga dalla sua complessiva omogeneità territoriale la propria peculiarità. In tale ambito, ritiene che la riforma costituzionale in esame dia risposta alle vere esigenze della popolazione ivi residente, accentuando il processo di semplificazione e di buona organizzazione dei servizi che già caratterizzano la gestione amministrativa di tale regione.
Emanuele FIANO (PD), relatore, replicando al deputato Bragantini, fa presente Pag. 30che, pur comprendendo la ratio del suo intervento, ritiene che la questione del riconoscimento del popolo ebraico da parte della comunità internazionale non possa essere accostata a quella del riconoscimento della specificità di altre comunità di cittadini, avendo presupposti storici e culturali assolutamente differenti.
Enzo LATTUCA (PD), con riferimento all'emendamento Gianluca Pini 29.25, si associa alle considerazioni espresse dal deputato Di Maio.
La Commissione respinge l'emendamento Gianluca Pini 29.25.
Simonetta RUBINATO (PD) illustra il suo emendamento 29.29, finalizzato ad ottenere il riconoscimento di una maggiore autonomia per la regione Veneto, in vista di una fusione della stessa con le altre regioni confinanti del nord est del Paese, le quali già godono di tale regime.
Ritira, altresì, il suo emendamento 29.35.
La Commissione respinge l'emendamento Rubinato 29.29.
Matteo BRAGANTINI (LNA), nell'illustrare il suo emendamento 29.28, ne raccomanda l'approvazione.
A tale proposito, sottolinea come la regione Veneto possieda tutti i requisiti di buon governo, nonché di omogeneità storica e culturale, che dovrebbero condurre al riconoscimento di un'autonomia speciale a favore della stessa. Nel sottolineare come tale esigenza sia fortemente sentita dalla popolazione della suddetta regione, si augura che il Governo ne prenda atto e vi dia risposta, al fine di scongiurare il rischio che lo scontro si sposti dall'alveo politico-ideologico al livello dello scontro violento.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Matteo Bragantini 29.28, Allasia 29.26 e Invernizzi 29.27.
Matteo BRAGANTINI (LNA) illustra le finalità dell'emendamento Invernizzi 29.21, di cui è cofirmatario, volto a inserire al primo comma dell'articolo 116 della Costituzione le province interamente montane di Sondrio e di Belluno tra i territori che dispongono di autonomia speciale, in considerazione delle peculiarità culturali e linguistiche che caratterizzano i territori stessi.
Roger DE MENECH (PD) desidera riallacciarsi al suo precedente intervento per sottolineare che la battaglia per il riconoscimento dell'autonomia deve essere di merito e non un riconoscimento di privilegi. Riguardo all'emendamento 29.21, ricorda che il riconoscimento dell'autonomia alla provincia di Belluno faceva parte degli accordi italo-austriaci, ma la volontà dei cittadini di quel territorio, espressa con un referendum, fu in quel momento contraria, mentre adesso molti comuni tendono all'autonomia, mirando all'aggregazione a regioni a statuto speciale.
Fa osservare ai colleghi della Lega Nord che la legge n. 56 del 2014 prevede che le regioni di appartenenza trasferiscano funzioni alle province di Sondrio, Belluno, ma questo finora non è avvenuto.
Emanuele FIANO (PD), relatore, interviene su un passaggio di un precedente intervento del collega Bragantini concernente il rischio che la protesta politica di alcune regioni per il riconoscimento della loro autonomia possa diventare una protesta violenta. Stigmatizza tale posizione, pur essendo consapevole che sicuramente non è la posizione del collega Bragantini. Ricorda che la nuova formulazione del terzo comma dell'articolo 116 conferisce maggiore potestà legislativa alle regioni economicamente virtuose ed è su quella base che si deve ragionare di autonomia, non su una base identitaria e che, ragionando in modo diverso, ci si pone al di fuori dei confini della Costituzione.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, ritiene che quella indicata dal collega Bragantini fosse solo una mera Pag. 31ipotesi, formulata come invito alla ragionevolezza.
Federico D'INCÀ (M5S) invita i colleghi del gruppo della Lega Nord a una maggiore serietà e a non prendere in giro i cittadini della provincia di Belluno con «norme manifesto», quando nei fatti il presidente della regione Veneto non trasferisce funzioni a quella provincia, come prescritto dalla legge dello Stato.
La Commissione respinge l'emendamento Invernizzi 29.21.
Matteo BRAGANTINI (LNA) illustra l'emendamento Invernizzi 29.23, di cui è cofirmatario, volto al riconoscimento di un'autonomia speciale per la sola provincia di Belluno.
Replicando al collega De Menech, osserva che la legge n. 56 del 2014 ha sì riconosciuto il trasferimento di funzioni alle province in questione, grazie anche al contributo del gruppo della Lega Nord nell'esame in Commissione, ma non ha previsto il trasferimento di risorse alle regioni per l'attuazione di tale trasferimento. È questo il motivo che ritarda l'azione delle regioni interessate: una legge inefficace, i cui rischi di spesa erano stati già evidenziati dalla Corte dei conti.
Rispetto alle considerazioni svolte dal collega Fiano, osserva che il suo certamente non era un auspicio, bensì la semplice rappresentazione dei rischi che si potrebbero correre.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Invernizzi 29.23 e Matteo Bragantini 29.22.
Rudi Franco MARGUERETTAZ (LNA) illustra il suo emendamento 29.19. Osserva che l'emendamento, al pari della sua stessa presenza in Parlamento, sono riconducibili a un vero e proprio vincolo di mandato, come rappresentante della Valle d'Aosta. L'emendamento prende spunto da una risoluzione del 24 ottobre scorso del consiglio regionale sul testo della riforma costituzionale, come approvato dal Senato. Ricorda, in particolare, che tale risoluzione è stata approvata all'unanimità. L'emendamento prevede, quindi, l'inserimento del principio dell'intesa con la regione o la provincia autonoma sui testi degli statuti speciali adottati con legge costituzionale, come prevede lo stesso disegno di legge in esame nelle norme transitorie, con riferimento al solo testo della riforma costituzionale.
Con l'auspicio di un'ulteriore riflessione dei relatori e del Governo, ritira l'emendamento 29.19, al fine di una ripresentazione in Assemblea.
Giancarlo GIORGETTI (LNA) ritira l'emendamento Matteo Bragantini 29.30, di cui è cofirmatario.
Ettore ROSATO (PD) sottoscrive gli emendamenti Lauricella 29.32, 29.34 e 29.33 e li ritira.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) sottoscrive l'emendamento Biancofiore 29.20 e lo ritira.
La Commissione respinge l'emendamento Matteo Bragantini 29.31.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, constata l'assenza dei presentatori dell'emendamento Gigli 29.18: s'intende che vi abbiano rinunciato.
La Commissione respinge l'emendamento Matteo Bragantini 29.2.
Simonetta RUBINATO (PD) non comprende la posizione contraria dei relatori e del Governo sul suo emendamento 29.8, teso a inserire il principio della responsabilità virtuosa in Costituzione. Ritira comunque tale emendamento al fine di una sua ripresentazione in Assemblea.
Daniela Matilde Maria GASPARINI (PD) ritira gli emendamenti De Menech 29.3 e 29.9, di cui è cofirmataria, tesi a riconoscere maggiore autonomia alle regioni ordinarie per ragioni di equità e per la constatazione che sono le economie Pag. 32territoriali a essere competitive sul mercato internazionale.
Simonetta RUBINATO (PD) ritira i suoi emendamenti 29.10 e 29.11.
Stefano QUARANTA (SEL) illustra l'emendamento Scotto 29.12, di cui è cofirmatario, teso a sopprimere il criterio freddo di equilibrio di bilancio stabilito dal testo del disegno di legge. Il problema, a suo avviso, sussiste invece nell'eliminazione del principio del pareggio di bilancio in Costituzione.
La Commissione respinge l'emendamento Scotto 29.12.
Albrecht PLANGGER (Misto-Min.Ling.) sottoscrive l'emendamento Dellai 29.13 e lo ritira.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritira l'emendamento 29.14, di cui è primo firmatario.
Matteo BRAGANTINI (LNA) illustra l'emendamento 29.16, di cui è primo firmatario, teso a prevedere la consultazione dei cittadini sul riconoscimento della concessione di speciali gradi di autonomia. Questo per superare lo stallo che, ad esempio, si è creato con l'impugnazione da parte del Governo di due leggi regionali che prevedevano un referendum su tale materia. Osserva che ascoltare i cittadini è vitale per la democrazia.
Federico D'INCÀ (M5S) fa osservare al collega Bragantini che, non essendoci ancora una sentenza della Corte costituzionale, il presidente della regione avrebbe potuto indire il referendum al quale è stato fatto riferimento.
La Commissione respinge l'emendamento Matteo Bragantini 29.16.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che l'emendamento Attaguile 29.17 è stato ritirato dal presentatore.
Comunica, altresì, che sono pervenuti i pareri delle Commissioni Giustizia, Esteri, Finanze, Cultura, Ambiente, Attività produttive, Lavoro, Affari sociali e Politiche dell'Unione europea. I suddetti pareri riguardano, in gran parte, la modifica dell'articolo 117 della Costituzione, trattata dall'articolo 30, all'esame del quale si dovrebbe procedere. Pertanto, al fine di consentire una riflessione sul contenuto dei pareri da parte dei relatori e dei componenti della Commissione, ritiene opportuno sospendere la seduta.
La seduta, sospesa alle 18.10, è ripresa alle 19.50.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che la Commissione procederà all'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 30.
Invita quindi al ritiro, esprimendo altrimenti parere contrario, anche a nome del relatore Fiano, i presentatori di tutti gli emendamenti, ad eccezione delle seguenti proposte emendative: Famiglietti 30.66 e Gasparini 30.60, sulle quali esprime parere favorevole.
Propone, inoltre, l'accantonamento degli identici emendamenti Giancarlo Giorgetti 30.140 e Naccarato 30.5, nonché degli emendamenti Mazziotti Di Celso 30.13, Dorina Bianchi 30.145, Ascani 30.142, Mazziotti Di Celso 30.15, Braga 30.28, Russo 30.39, Quaranta 30.110, Bindi 30.44, degli identici emendamenti Bianconi 30.43, Toninelli 30.99 e Giorgis 30.62; nonché degli emendamenti Costantino 30.121, Toninelli 30.100, Costantino 30.125, Quaranta 30.124, Toninelli 30.101, De Mita 30.70 e Mazziotti Di Celso 30.46.
Avverte, quindi, che l'emendamento Lattuca 30.45 è stato ritirato dal presentatore.
Stefano QUARANTA (SEL), intervenendo sul suo emendamento 30.112, soppressivo Pag. 33dell'articolo 30, evidenzia come la formulazione dell'articolo 117 della Costituzione, prevista dal provvedimento in esame, sia a suo avviso peggiorativa rispetto al testo introdotto a seguito della riforma costituzionale del Titolo V della Costituzione del 2001. Ritiene, in particolare, che la soppressione della competenza legislativa concorrente sia una scelta sbagliata, che finirà in quanto tale con il provocare un aumento del contenzioso tra Stato e regioni, essendo inevitabile che, in numerose materie, alla legislazione statale spetti la determinazione dei principi e delle regole fondamentali e che sia affidata alla competenza delle singole regioni, invece, la fissazione delle norme di dettaglio. Reputa, altresì, poco comprensibili le «norme di chiusura» previste che contribuiscono a creare un'architettura eccessivamente complessa, che non potrà non tradursi in un maggiore grado di conflittualità.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, interrompendo l'intervento del deputato Quaranta e scusandosi con l'interessato, intima ai deputati del Movimento 5 Stelle di interrompere immediatamente le riprese video dei lavori della Commissione, che non sono in alcun modo consentite.
Danilo TONINELLI (M5S) ricorda che già nella seduta di ieri, da parte di deputati del suo gruppo, era stata richiesta la trasmissione sulla web-tv dei lavori della Commissione e che era stata data notizia di una lettera inviata al Presidente della Camera sul medesimo tema, senza che, al momento, sia pervenuta una risposta.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, ricorda che, da parte della presidenza della I Commissione, era stata data risposta negativa alla richiesta formulata dal Movimento 5 Stelle, sulla base di quanto prevede il parere della Giunta per il Regolamento del 14 luglio 2004, integrato dal parere del 26 giugno 2013, nonché di precedenti concernenti altre Commissioni permanenti.
Danilo TONINELLI (M5S) insiste sulla predetta richiesta, non accedendo all'invito ad interrompere le riprese dei lavori della Commissione.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, a fronte dell'insistenza del gruppo Movimento 5 Stelle, sospende la seduta.
La seduta, sospesa alle 20.10, è ripresa alle 20.20.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che i lavori della Commissione possono riprendere, avendo ricevuto rassicurazioni in ordine all'interruzione delle riprese video dei lavori stessi da parte dei deputati del Movimento cinque stelle. Dà, quindi, la parola al deputato Quaranta affinché possa completare il proprio intervento.
Stefano QUARANTA (SEL) conclude l'intervento svolto prima dell'interruzione della seduta, facendo notare la contraddittorietà del provvedimento in discussione che, da un lato, istituisce il Senato della autonomie, e, dall'altro, attribuisce minori poteri alle regioni.
Danilo TONINELLI (M5S) interviene sull'emendamento 30.90, di cui è cofirmatario, identico all'emendamento Quaranta 30.112, stigmatizzando la scelta di eccessiva centralizzazione compiuta attraverso le norme recate dal nuovo articolo 117 della Costituzione, che le citate proposte emendative sono, pertanto, volte a sopprimere.
Riccardo FRACCARO (M5S) rileva che uno dei principali elementi critici connessi al nuovo articolo 117 della Costituzione riguarda il fatto che, attraverso la nuova ripartizione delle competenze tra Stato e regioni, non si attenua il rischio di conflittualità che ha comportato l'insorgere di numerosi conflitti di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale. Un altro elemento di criticità è costituito dall'eccessivo sbilanciamento a favore dello Stato nella ripartizione delle competenze, sottolineando Pag. 34come questa tendenza alla centralizzazione sia stata fatta notare dalla gran parte dei soggetti auditi nel corso delle audizioni svolte presso la I Commissione. Ritiene, inoltre, che sia grave la previsione della cosiddetta «clausola di supremazia», l'attivazione della quale è rimessa al Governo. In tal modo, a suo avviso, si accentuerebbe il rapporto di sudditanza già riscontrabile nei rapporti tra Parlamento e Governo.
Giancarlo GIORGETTI (LNA) dichiara il suo voto favorevole sugli identici emendamenti 30.112 e 30.90. L'approccio della modifica dell'articolo 117 operato dal disegno di legge è quello di una controriforma basata sull'individuazione di fronte all'opinione pubblica di capri espiatori per le disfunzioni delle istituzioni, come è avvenuto prima con le province e ora con le Regioni. L'impianto di tale controriforma è di accentrare il potere nelle mani dello Stato con l'illusione di trovare un monarca illuminato. Lo dimostra l'inserimento della clausola di supremazia.
Ritiene opportuno un intervento sull'articolo 117, ma fondato sulle indicazioni della giurisprudenza costituzionale consolidatasi dopo il 2001.
Rocco BUTTIGLIONE (PI-CD) dichiara il suo voto contrario sugli identici emendamenti 30.112 e 30.90. Ritiene infatti il testo del disegno di legge migliorativo del vigente articolo 117, anche se non del tutto soddisfacente. In particolare condivide l'inserimento della clausola di supremazia come clausola di chiusura del sistema. Osserva, infatti, che ad esempio nell'ambito dell'Unione europea solo l'intervento dello Stato con leggi apposite ha permesso di superare le inadempienze delle Regioni nel recepire direttive sulle materie di loro competenza e ad evitare procedimenti di infrazione. È poi a suo avviso implicito che la clausola disponga l'intervento dello Stato fino a quando non interviene la Regione, secondo i dettati della Corte costituzionale.
Alan FERRARI (PD) approfitta dell'esame di emendamenti integralmente soppressivi, a cui è contrario, per svolgere alcune considerazioni sul progetto di riforma dell'articolo 117 attuato dal Governo. Non bisogna prima di tutto dimenticare che uno degli obiettivi della riforma è la maggiore efficienza del Paese con l'adeguamento dell'assetto istituzionale e va, quindi, verificato se questo obiettivo è stato raggiunto.
Osserva che la delega conferita alle Regioni con la riforma del 2001 non ha funzionato, con la conseguenza di velocità differenti delle Regioni nel fornire servizi ai cittadini, cosa a cui è stato corretto trovare una correzione. La soluzione individuata dal Governo da una parte desta preoccupazione perché costituisce un passo indietro con un ritorno a una visione centralista. Va però considerata positiva perché permette al Governo e al Parlamento di riappropriarsi della necessità di un'uguaglianza di servizi. È una fase transitoria che presuppone un forte coordinamento ma anche una forte collaborazione tra enti dello Stato. E in questo senso un ruolo fondamentale lo ricopre il coordinamento finanziario.
La Commissione respinge gli identici emendamenti Quaranta 30.112 e Dadone 30.90.
Giancarlo GIORGETTI (LNA) illustra l'emendamento Matteo Bragantini 30.134 di cui è cofirmatario.
Condivide altresì quanto affermato dal collega Ferrari, ma rileva che è stato lo Stato a non attivare gli indicatori necessari affinché le Regioni potessero agire nel senso da lui indicato. Inoltre il modello da prendere come riferimento non è un immaginifico standard medio nazionale, ma le Regioni che rispondono nel modo più efficace ai bisogni dei cittadini.
Riccardo FRACCARO (M5S) chiede spiegazioni alla maggioranza e al Governo sul perché nel procedimento di applicazione della clausola di supremazia non sia coinvolto il Senato, chiamato ad intervenire Pag. 35dall'articolo 116, ma non quando lo Stato toglie competenze alle Regioni.
Danilo TONINELLI (M5S) chiede ai colleghi della Lega, gruppo che ha nel suo nome anche la parola «Autonomie» perché nel loro emendamento, interamente sostitutivo dell'articolo 30, sia prevista la clausola di supremazia.
Matteo BRAGANTINI (LNA) prende atto dell'obiezione, chiarendo, tuttavia, che la clausola di supremazia nasce dall'esigenza di trovare, cosa non del tutto facile, una soluzione a un contrasto tra Stato e Regioni.
La Commissione respinge l'emendamento Matteo Bragantini 30.134.
Danilo TONINELLI (M5S) illustra l'emendamento 30.149, di cui è primo firmatario, che riscrive l'articolo 117 della Costituzione in base a quella giurisprudenza costituzionale che ha messo riparo ai guasti provocati dalla riforma del tutto errata del 2001 e reinserisce la materia concorrente.
Con riguardo alla clausola di supremazia, rileva che almeno si poteva prevedere la proposta di iniziativa parlamentare e non esclusivamente l'iniziativa del Governo. Osserva che, inserendo le disposizioni generali comuni tra le materie di competenza esclusiva dello Stato, il Governo ha operato in maniera subdola e così la Corte costituzionale, in caso di contenzioso, sarà costretta a far prevalere le ragioni dello Stato.
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 30.149.
Danilo TONINELLI (M5S), nell'illustrare il suo emendamento 30.95, chiarisce che il suo fine è di ristabilire la superiorità della Costituzione italiana sul diritto europeo, la quale è oggi venuta meno, con l'eccezione dei cosiddetti «controlimiti» che sono tuttavia solo enunciazioni di principio. Tanta è la soggezione dell'Italia alle istituzioni europee che il nostro Paese ha inserito nella Costituzione, senza che i trattati europei lo prevedessero come obbligatorio, il principio del pareggio di bilancio. L'emendamento chiede quindi che gli atti di diritto europeo e internazionale si coordinino con la Costituzione italiana e siano dichiarati illegittimi quando in contrasto con essa.
Matteo BRAGANTINI (LNA), rilevato che l'emendamento Toninelli 30.95 persegue la stessa finalità politica del suo emendamento 30.135, osserva che affermare che gli atti internazionali in contrasto con la Costituzione sono illegittimi è probabilmente superfluo, in quanto dovrebbe già essere così. Tuttavia è utile ribadirlo, in quanto il principio enunciato dall'emendamento è quello che l'Italia deve rivendicare la propria autonomia nei confronti dell'Unione europea.
Rocco BUTTIGLIONE (PI-CD) ricorda che in dottrina sussiste un consenso pacifico sulla gerarchia delle fonti, in base al quale sovraordinati a tutto sono i principi costituzionali, i quali sono tuttavia condivisi dai Paesi membri dell'Unione europea e sono confluiti nel cosiddetto acquis comunitario. Per questo l'emendamento Toninelli 30.95 ha un contenuto in parte superfluo e in parte irragionevole. La Costituzione è formata infatti di norme di principio e di norme di dettaglio. Pensare che sia illegittimo qualunque contrasto tra le norme comunitarie e le norme costituzionali – quindi non solo quelle di principio, ma anche quelle di dettaglio – è irragionevole. Nessun Paese europeo sostiene una tesi del genere, neppure la Germania. Inoltre occorre ricordare che il diritto europeo è immediatamente vigente e non deve essere recepito negli ordinamenti nazionali. Questo è vero senza condizioni per i regolamenti comunitari, ma è vero anche per le direttive, che, se non recepite nei termini, sono direttamente applicabili e costituiscono parametro di legittimità nei ricorsi contro atti amministrativi.
Alfredo D'ATTORRE (PD), pur comprendendone lo spirito, ritiene difficilmente Pag. 36condivisibile l'emendamento in esame, il cui contenuto è perfino tautologico. È evidente, infatti, che, in caso di contrasto tra le norme del diritto costituzionale e quelle di diritto europeo, la Corte costituzionale non potrebbe non intervenire. A suo avviso, il punto è un altro e richiede una soluzione differente, alla quale si dovrà eventualmente lavorare in un altro momento. Infatti la limitazione delle prerogative di sovranità da parte degli Stati nazionali è avvenuta in Europa in modo diverso e asimmetrico. È vero che i principi comuni sono ormai sovraordinati a tutte le Costituzioni, ma il punto è che alcune Corti costituzionali – e si riferisce in particolare a quella tedesca – sono state più vigili di altre nella difesa della sovranità politica dei rispettivi Parlamenti nazionali, stabilendo precisi limiti agli obblighi di recepimento dei trattati europei.
Ritiene pertanto che in futuro l'Italia dovrebbe ridiscutere le modifiche introdotte all'articolo 81 della Costituzione in materia di pareggio di bilancio e porsi il problema di regolare in modo chiaro nella stessa Costituzione il trasferimento di elementi essenziali della sovranità nazionale ad organismi europei.
Inoltre occorre, a suo giudizio, riflettere sul fatto che l'indebolimento della sovranità democratica non è dovuto solo alla cessione di poteri verso l'alto, al livello comunitario, ma anche alla cessione di poteri verso il basso, al livello regionale e locale, che ha comportato una destrutturazione dei poteri pubblici.
Riccardo FRACCARO (M5S), anche a voler ammettere che la cessione di sovranità verso l'Europa sia stata avviata nell'interesse degli italiani, evidenzia che il problema è che i Governi italiani hanno compiuto il percorso solo a metà: si è fatta l'Europa delle banche, ma non quella dei popoli. Anche questa riforma costituzionale è, a suo avviso, un'opera incompiuta. Esprime l'auspicio che per una volta si porti il lavoro fino in fondo, invece di lasciarlo a metà per rispettare accordi segreti negoziati tra le forze politiche della maggioranza senza trasparenza: e che manchi la trasparenza è evidente dal fatto che i lavori della Commissione non possono essere resi pubblici e trasmessi via web perché i cittadini possano seguirli.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritiene che l'emendamento in discussione non sia convincente. Fa presente che l'Europa nasce dall'adesione a trattati che prevedono determinati impegni per le parti contraenti. La Corte costituzionale ha già stabilito con chiarezza che le norme comunitarie non possono violare i principi fondamentali della Costituzione e incidere sui diritti essenziali. D'altra parte, le norme comunitarie, essendo adottate in una cornice giuridica che non è in contrasto, ma è in consonanza con la Costituzione italiana, non sono lesive di questi principi fondamentali e diritti essenziali. Non è quindi accettabile che l'Italia, dopo aver aderito e anzi promosso i trattati europei, pretenda ora di scegliersi le parti di diritto europeo a seconda del gradimento che ne abbia. Ciò è contrario ai più elementari principi del diritto. La fonte delle norme europee sono i trattati e, se questi non piacciono, la via è quella di denunciarli ed eventualmente rinegoziarli. Fa presente, poi, che le eccezioni di sovranità, nei Paesi che le hanno sollevate, sono state frutto di azioni politiche dei Governi. Sono state, in altre parole, scelte politiche, e queste non si provocano attraverso norme, neanche costituzionali: il che significa che questo emendamento non ha alcuna utilità.
Marco MELONI (PD) esprime forte preoccupazione per il futuro percorso di adesione dell'Italia all'Unione europea: un'Unione cui l'Italia stessa ha dato vita con progressive cessioni di sovranità e che costituisce un'istituzione sovraordinata rispetto agli Stati. È quindi non solo un controsenso giuridico, ma anche un problema politico pretendere ora di valutare la coerenza dell'ordinamento italiano rispetto a quello europeo. Oggi l'unica strada possibile è quella di andare avanti in direzione del rafforzamento dell'Unione Pag. 37europea con nuove e crescenti cessioni di sovranità; l'alternativa è minare alle basi la costruzione politica cui l'Italia lavora da decenni e che rappresenta l'unica prospettiva per dare all'Europa un ruolo a livello mondiale e per aprire una via di uscita dalla crisi economica. Preannuncia pertanto il suo voto contrario sull'emendamento in esame.
Giancarlo GIORGETTI (LNA) ricorda al deputato D'Attorre che la devoluzione di poteri verso il basso è uno dei principi fondamentali dell'Unione europea. È vero che le istituzioni europee e l'Italia non sono state capaci di realizzare la cosiddetta sussidiarietà, ma tentare oggi di ritornare al centralismo dello Stato o dell'Unione europea non aiuta a risolvere i problemi. Forse di qualche aiuto sarebbe un'Europa con un Governo europeo davvero forte e in grado di assumere una posizione unitaria di politica estera.
Quanto alla possibile revisione dell'articolo 81 della Costituzione, di cui ha fatto cenno il deputato D'Attorre, ricorda che l'Italia non era obbligata a introdurre in Costituzione il principio del pareggio di bilancio e che lo ha fatto unicamente a causa del condizionamento dei mercati finanziari, i quali hanno fatto capire che si sarebbero sentiti più garantiti e fiduciosi verso il nostro Paese se quel principio fosse stato stabilito come obbligo costituzionale. Toglierlo dalla Costituzione provocherebbe quindi reazioni all'estero da parte di quegli stessi soggetti, che in Italia non votano, ma nondimeno condizionano pesantemente la vita economica del nostro Paese.
Conclude ricordando che la Lega è stata contraria ad entrare nell'euro ed è rimasta contraria all'euro, e quindi non sta ritrattando posizioni assunte in passato.
Rocco BUTTIGLIONE (PI-CD), intervenendo per una precisazione, fa presente che la Corte costituzionale federale tedesca, con riferimento all'adesione al cosiddetto fiscal compact, ha ritenuto che il diritto dello Stato di imporre nuove tasse sia vincolato dalla Costituzione.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Toninelli 30.95, Matteo Bragantini 30.135, gli identici emendamenti Bianconi 30.64 e Toninelli 30.94, nonché l'emendamento Toninelli 30.93.
Ettore ROSATO (PD) sottoscrive l'emendamento Bindi 30.2 e lo ritira.
Dorina BIANCHI (NCD) ritira il suo emendamento 30.144.
Danilo TONINELLI (M5S), intervenendo sul suo emendamento 30.89, rileva come sia più corretto specificare che, tra le materie rientranti nella legislazione esclusiva dello Stato, vi siano la moneta e la politica monetaria anziché solo la prima, secondo quanto prevede attualmente la lettera e) del nuovo articolo 117, secondo comma, della Costituzione.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Toninelli 30.89 e Nuti 30.91 e approva l'emendamento Famiglietti 30.66 (vedi allegato 3).
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritira il suo emendamento 30.4.
Giancarlo GIORGETTI (LNA) interviene sul suo emendamento 30.140, accantonato, evidenziando la necessità di specificare che lo Stato abbia potestà legislativa esclusiva in materia di «coordinamento generale della finanza pubblica». Fa presente, al riguardo, che tale formulazione è idonea a stabilire che lo Stato non può entrare in qualunque dettaglio della finanza pubblica, pur rientrando la materia del coordinamento nella potestà legislativa esclusiva statale.
Simonetta RUBINATO (PD) sottoscrive l'emendamento Naccarato 30.5, accantonato, identico all'emendamento Giancarlo Giorgetti 30.140.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Costantino 30.106 e Quaranta 30.107.
Teresa PICCIONE (PD) ritira il suo emendamento 30.65.
Ettore ROSATO (PD) sottoscrive l'emendamento Naccarato 30.9 e lo ritira.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Matteo Bragantini 30.133 e Fraccaro 30.76.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritira i suoi emendamenti 30.10 e 30.11.
Marco DI MAIO (PD) sottoscrive l'emendamento Naccarato 30.12 e lo ritira.
Albrecht PLANGGER (Misto-Min.Ling.) ritira il suo emendamento 30.54.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Scotto 30.123, Quaranta 30.113, Toninelli 30.75, Matteo Bragantini 30.132, Toninelli 30.78 e Fraccaro 30.92.
Marco DI MAIO (PD) ritira il suo emendamento 30.52.
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 30.74.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, rileva che, in assenza di obiezioni, l'emendamento Franco Bordo 30.114 sia da accantonare, in quanto di contenuto analogo all'emendamento Mazziotti Di Celso 30.13, già accantonato.
Anna Margherita MIOTTO (PD), intervenendo sull'emendamento Costantino 30.119, ne chiede l'accantonamento, facendo notare che esso corrisponde ad un'osservazione contenuta nel parere espresso dalla Commissione Affari sociali, competente in sede consultiva sul provvedimento in esame. Fa altresì presente che il tema dell'inserimento delle politiche sociali tra le materie di cui alla lettera m) del nuovo articolo 117, secondo comma, della Costituzione, è stato oggetto di un ordine del giorno, accolto dal Governo, nel corso dell'esame al Senato.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, fa presente che, in assenza di obiezioni, l'emendamento Costantino 30.119 si intende accantonato.
Rocco BUTTIGLIONE (PI-CD) sottoscrive l'emendamento De Mita 30.72 e lo ritira.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) ritira il suo emendamento 30.17.
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 30.82.
Albrecht PLANGGER (Misto-Min.Ling.) ritira l'emendamento Gebhard 30.55, di cui è cofirmatario.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritira il suo emendamento 30.16.
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 30.79.
Marco MELONI (PD) sottoscrive l'emendamento Ascani 30.19 e lo ritira.
Ritira, altresì, l'emendamento Ascani 30.20, di cui è cofirmatario, volto ad inserire, tra le materie oggetto della competenza legislativa esclusiva dello Stato, la promozione del diritto allo studio, anche universitario.
Matteo BRAGANTINI (LNA) non condivide l'impostazione dell'emendamento Ascani 30.20, testé ritirato dal deputato Marco Meloni, in quanto ritiene che la suddetta materia debba essere più propriamente oggetto della competenza legislativa regionale.
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 30.83.
Albrecht PLANGGER (Misto-Min.Ling.) ritira il suo emendamento 30.56.
Roger DE MENECH (PD) interviene sui suoi emendamenti 30.22 e 30.23, chiedendone l'accantonamento, concernendo essi la materia dell'ordinamento degli enti locali, compresi quelli di area vasta, tema sul quale è intervenuto il parere espresso dalla Commissione Ambiente, competente in sede consultiva sul provvedimento in esame.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, fa presente che, in assenza di obiezioni, gli emendamenti De Menech 30.22 e 30.23 si intendono accantonati.
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 30.84.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritira l'emendamento 30.24 di cui è primo firmatario.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, anche a nome del relatore Fiano, propone l'accantonamento degli emendamenti Scotto 30.127, Fabbri 30.68, Centemero 30.25, Quaranta 30.150 che trattano il tema dell'area vasta, oggetto degli emendamenti De Menech 30.22 e 30.23 precedentemente accantonati.
Matteo BRAGANTINI (LNA) illustra l'emendamento 30.136 di cui è primo firmatario, teso a riportare in capo alle Regioni parte della competenza del commercio con l'estero, dato il rilevante ruolo dell'economia territoriale nel contesto del mercato internazionale.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'emendamento Matteo Bragantini 30.136 e gli identici emendamenti Matteo Bragantini 30.131 e Toninelli 30.85.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritira l'emendamento Quintarelli 30.26 di cui è cofirmatario.
Albrecht PLANGGER (Misto-Min.Ling.) ritira l'emendamento 30.57 di cui è primo firmatario.
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 30.105.
Roger DE MENECH (PD) ritira l'emendamento 30.27 di cui è primo firmatario.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Toninelli 30.86 e Giancarlo Giorgetti 30.138.
Matteo BRAGANTINI (LNA) ritira l'emendamento 30.137 di cui è primo firmatario.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritira l'emendamento 30.30 di cui è primo firmatario, identico all'emendamento 30.137.
Rocco BUTTIGLIONE (PI-CD) sottoscrive l'emendamento De Mita 30.71 e lo ritira.
La Commissione respinge l'emendamento Costantino 30.118.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) ritira l'emendamento Bianconi 30.32 di cui è cofirmataria.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Toninelli 30.88 e Matteo Bragantini 30.130.
Albrecht PLANGGER (Misto-Min.Ling.) ritira l'emendamento 30.58 di cui è primo firmatario.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritira l'emendamento 30.31 di cui è primo firmatario.
Dorina BIANCHI (NCD) ritira l'emendamento 30.143 di cui è prima firmataria.
Marco DI MAIO (PD) ritira il suo emendamento 30.53.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Pellegrino 30.115, Toninelli, 30.104, Matteo Bragantini 30.129, Paglia 30.116, Toninelli 30.103, Matteo Bragantini 30.128, Quaranta 30.120 e Toninelli 30.102.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritira l'emendamento 30.34 di cui è primo firmatario.
La Commissione respinge l'emendamento Scotto 30.126.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, constata l'assenza dei presentatori dell'emendamento Merlo 30.69; s'intende che vi abbiano rinunciato.
La Commissione respinge l'emendamento Costantino 30.117.
Giuseppe LAURICELLA (PD) ritira il suo emendamento 30.37.
Alfredo D'ATTORRE (PD) ritira l'emendamento 30.36 di cui è primo firmatario.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritira l'emendamento 30.35 di cui è primo firmatario
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 30.98.
Dorina BIANCHI (NCD) ritira l'emendamento 30.146 di cui è prima firmataria in seguito al parere favorevole espresso dai relatori sull'emendamento Gasparini 30.60.
Albrecht PLANGGER (Misto-Min.Ling.) ritira l'emendamento 30.59 di cui è primo firmatario.
Ettore ROSATO (PD) sottoscrive l'emendamento Gasparini 30.61 e lo ritira.
Rocco BUTTIGLIONE (PI-CD) sottoscrive l'emendamento Nicoletti 30.63 e lo ritira.
Ettore ROSATO (PD) sottoscrive l'emendamento Gasparini 30.60.
La Commissione approva l'emendamento Gasparini 30.60, sottoscritto dal deputato Rosato (vedi allegato 3).
Elena CENTEMERO (FI-PdL) ritira l'emendamento Bianconi 30.40 di cui è cofirmataria.
La Commissione respinge l'emendamento Matteo Bragantini 30.139.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) ritira gli emendamenti Bianconi 30.38 e 30.42 di cui è cofirmataria.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) illustra l'emendamento 30.47, di cui è primo firmatario, teso a prevedere leggi che intervengono quando le Regioni si dimostrano inadempienti, e lo ritira.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, anche a nome del relatore Fiano, propone l'accantonamento degli identici emendamenti Dorina Bianchi 30.147 e Matteo Bragantini 30.141 che trattano il tema della clausola di salvaguardia, oggetto di emendamenti precedentemente accantonati.
Ettore ROSATO (PD) sottoscrive l'emendamento Bindi 30.48 e lo ritira.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) ritira l'emendamento Bianconi 30.49 di cui è cofirmataria.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Toninelli 30.97 e 30.96.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) sottoscrive l'emendamento Biancofiore 30.50 e lo ritira.
Roberta AGOSTINI (PD) chiede l'accantonamento dell'emendamento 30.51, di cui è prima firmataria, identico all'emendamento Scotto 30.109, che inserisce all'articolo 117 una formulazione sulla parità di genere diversa da quella inserita dal testo del disegno di legge all'articolo 57 della Costituzione.
Rocco BUTTIGLIONE (PI-CD) sottoscrive l'emendamento Dellai 30.73 e lo ritira.
Ettore ROSATO (PD) sottoscrive l'emendamento Bindi 30.1 e lo ritira.
Dorina BIANCHI (NCD) ritira l'emendamento 30.148 di cui è prima firmataria.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 354 del 10 dicembre 2014, a pagina 13, prima colonna, ottava riga, deve leggersi: «poiché vi è accordo che il tema sotteso agli stessi potrà essere proficuamente affrontato in Assemblea ancorché faccia presente che nel merito il mantenimento della figura dei senatori a vita debba ritenersi discutibile.» invece di: «ritenendo che il tema sotteso agli stessi potrà essere proficuamente affrontato in Assemblea.».

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