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Timestamp: 2019-04-22 09:03:10+00:00

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Portale www.campanologia.it: Area I Arte Tecnico Scientifica - ATS.C03.05: Il suono delle campane: uso, normativa e disciplina concordataria (2012)
Capitolo ATS.C03: "Giurisprudenza - Deroga Decibel" - Pagina 05
Il suono delle campane: uso, normativa e disciplina concordataria (2012)
II rintocco delle campane Ã¨, da tempo immemorabile, una costante presenza nella vita della comunitÃ ecclesiale e civile, scandendone i momenti piÃ¹ significativi.
Destinate, anzitutto, a convocare i fedeli ad atti di religione e di culto, ed in particolare alla celebrazione dei sacramenti e dei riti liturgici, le campane, nel corso dei secoli, hanno acquistato ulteriori funzioni, quale strumento atto a richiamare i fedeli alla preghiera nel corso della giornata (l`Angelus), ma anche ad indicare particolari circostanze della vita della comunitÃ (come segno di festa o di pericolo imminente) o dei singoli (il lutto), ovvero a scandire lo scorrere delle ore (si pensi agli orologi campanari delle chiese).
L`utilizzo delle campane o, ad ogni modo, dei moderni strumenti di riproduzione sonora, meccanici ed elettronici, Ã¨, da tempo, al centro di un vivace dibattito in materia di inquinamento acustico ed immissioni sonore, come dimostrato, peraltro, dall`incremento del contenzioso giudiziario sul tema, dovuto essenzialmente al fatto che i campanili, situati per antica tradizione in pieno centro abitato, possono rivelarsi fonte di disturbo per i residenti delle zone limitrofe, specie se azionati in dati orari della giornata o con una certa frequenza, ovvero nel caso di suono particolarmente intenso dovuto all`installazione di potenziometri dell`amplificatore.
L`uso delle campane per scopi liturgici, in quanto espressione della libertÃ di esercizio del culto, Ã¨ tutelato dall`art. 2 dell`Accordo di revisione del Concordato Lateranense del 18 febbraio 1984 di cui alla Legge 25 marzo 1985 n. 121 e regolamentato dall`AutoritÃ ecclesiastica.
Tale riconoscimento, tuttavia, non significa che l`utilizzo delle campane non incontri dei limiti. Il rispetto della libertÃ religiosa, infatti, non puÃ² andare a detrimento dei beni fondamentali dei cittadini, ed in primis della salute, intesa come integritÃ psicofisica.
A tal fine, la Chiesa, in occasione della Conferenza Episcopale del maggio 2002, ha incaricato il Comitato per gli enti ed i beni ecclesiastici - Sezione I, di dettare le linee guida atte a disciplinare l`utilizzo delle campane a scopo di culto nel rispetto delle legittime esigenze della popolazione, al fine di realizzare un equo contemperamento fra la tutela dei valori garantiti dalla Carta Costituzionale, quali la proprietÃ e la salute, da un lato, ed il diritto di libertÃ e professione religiosa, dall`altro.
Il 13 maggio 2002 Ã¨ stata, quindi, emanata dalla C.E.I., la Circolare n. 33 con cui Ã¨ stata riconosciuta la competenza dei Vescovi delle diocesi ad assumere provvedimenti finalizzati a regolamentare lo scampanio a scopo liturgico e religioso, stabilendone, altresÃ¬, gli orari - e distinguendo i giorni festivi da quelli feriali -, le modalitÃ del suono, la durata, etc. - e ciÃ² anche in riferimento agli orologi campanari di parrocchie o di altri enti ecclesiastici -, con particolare attenzione al contesto sociale di riferimento e con la possibilitÃ , per le diocesi piÃ¹ estese e comprendenti ambienti molto differenti tra loro, di modulare le prescrizioni conformemente alle diverse realtÃ coesistenti.
In tal senso, la normativa statuale e la disciplina concordataria di cui all`art. 2 della Legge 25 marzo 1985 n. 121 - secondo cui alla Chiesa compete il potere di regolamentare l`uso delle campane in quanto attinente all`esercizio del culto - devono necessariamente coordinarsi. Per meglio comprendere il significato di tale coordinamento, occorre, anzitutto, distinguere se il suono delle campane sia, o meno, collegato all`esercizio del culto.
Infatti, solo nel caso in cui l`uso delle campane abbia attinenza con le manifestazioni di culto rileva la normativa concordataria, mentre per l`impiego non liturgico (come ad esempio nel caso di orologio campanario), l`uso non differisce da quello di qualsiasi altro strumento sonoro e non gode di particolare tutela, non potendosi invocare nÃ© l`applicazione del citato art. 2, nÃ© l`applicazione dei regolamenti ecclesiastici locali (Pret. Messina, 15 marzo 1976).
L`uso funzionale all`esercizio del culto, comunque, non si sottrae all`applicazione della normativa statuale, e, in particolare, al giudizio di cui all`art. 844 cod. civ., il quale stabilisce il discrimine tra le immissioni lecite e quelle illecite, sulla base del criterio della â€œnormale tollerabilitÃ â€� delle immissioni sonore.
PiÃ¹ specificatamente, l`art. 844 del codice civile, regolamentando i rapporti tra proprietari di fondi confinanti, statuisce che â€œIl proprietario di un fondo non puÃ² impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilitÃ , avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.
Nell`applicare questa norma l`autoritÃ giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietÃ . PuÃ² tener conto della prioritÃ di un determinato usoâ€�.
Non esiste, tuttavia, nel codice civile una misura in base alla quale aritmeticamente stabilire il limite oltrepassato il quale le immissioni - nella specie, acustiche - devono considerarsi intollerabili, giacchÃ©, in questa materia, domina il criterio della relativitÃ e del â€œcaso per casoâ€�, essendo affidato al giudice di merito un compito moderatore ed equilibratore, da esercitarsi di volta in volta, con equo e prudente apprezzamento, sulla base delle singole situazioni particolari, ovverosia delle condizioni dei luoghi, delle attivitÃ normalmente svolte in un determinato contesto, del sistema di vita e delle correnti abitudini della popolazione in un dato momento storico, nonchÃ© della destinazione della zona ove sono situati gli immobili (Cass. 5697/2001; Cass. 11 ottobre 1995, n. 10588; Cass. 20 dicembre 1985, n. 6534).
Tutti i predetti elementi devono essere valutati in modo obiettivo, cioÃ¨ in relazione alla sensibilitÃ dell`uomo medio e, quindi, prescindendo da considerazioni attinenti le singole persone interessate dalle immissioni (condizioni fisiche o psichiche, assuefazioni o meno alla rumorositÃ , etc.).
Al criterio della normale tollerabilitÃ , l`art. 844, secondo comma, cod. civ. ne aggiunge un altro, costituito dalla necessitÃ , in caso di immissioni connesse all`espletamento di attivitÃ produttive, di contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietÃ .
Il dovere del giudice di effettuare tale contemperamento consente di elevare la soglia di tollerabilitÃ delle immissioni (Cass. 1226/1993; Cass. 1616/1973), le quali, pertanto, devono considerarsi lecite anche quando superano il criterio della normale tollerabilitÃ , se non eliminabili o riducibili (Cass. n. 5697/2001; Cass. n. 13334/1999).
In particolare, nel caso del suono delle campane limitato all`annuncio delle celebrazioni religiose, il giudizio di normale tollerabilitÃ deve essere effettuato â€œconciliandoâ€� le ragioni della proprietÃ con le esigenze non giÃ della produzione, ma della vita religiosa, sul presupposto che tale suono non Ã¨ modificabile a piacimento. Ne consegue che il problema che si pone per l`utilizzatore Ã¨ solo quello di farne un uso moderato e conforme alle regole, con possibile sacrificio, quindi, purchÃ© di lieve entitÃ , del riposo individuale dei soggetti direttamente coinvolti (Pret. Mantova, 16 agosto 1991). Deve, in ogni caso, escludersi la tollerabilitÃ delle immissioni, secondo i principi di cui all`art. 844 cod. civ., allorquando esse siano nocive alla salute (Cass. 14 dicembre 1968, n. 3971; Cass. 9 agosto 1989, n. 3675). Anche il suono delle campane puÃ² assumere rilievo come eventuale causa di lesione del diritto alla salute tutelato dall`art. 32 Cost., risarcibile ai sensi dell`art. 2043 c.c. ((Pret. Castrovillari, 16 febbraio 1991). In tali circostanze non si Ã¨ esitato ad inibire la diffusione dei rintocchi, disponendo, con provvedimento d`urgenza, il sigillo del potenziometro dell`amplificatore al fine di contenere, nei limiti della normale tollerabilitÃ , la relativa attivitÃ sonora (Pret. Verona, 29 giugno 1984).
Per quanto concerne il rapporto tra la disciplina privatistica di cui all`art. 844 cod. civ. e quella pubblicistica, la giurisprudenza ritiene che, alla materia delle immissioni sonore atte a turbare il bene della tranquillitÃ nel godimento degli immobili adibiti ad abitazione, non sia applicabile la Legge quadro sull`inquinamento acustico del 26 ottobre 1995, n. 447. Tale normativa, infatti, come quella contenuta nei regolamenti locali, Ã¨ rivolta alla tutela della quiete pubblica, disciplinando, quindi, non giÃ i rapporti tra i privati, bensÃ¬ i rapporti verticali fra privati e Pubblica Amministrazione con riferimento ai livelli di accettabilitÃ delle immissioni sonore al fine di assicurare alla collettivitÃ il rispetto dei livelli minimi di quiete (Cass. 27 gennaio 2003, n. 1151; Trib. Milano, 28 marzo 2002).
La dottrina, pur condividendo la regola della non interferenza tra le due specie di norme, ritiene, tuttavia, che gli standards massimi di tollerabilitÃ , contenuti nelle leggi o nei regolamenti comunali, costituiscano inevitabilmente un punto di riferimento per il giudice civile, anche se il loro mancato superamento (stante la minor rigorositÃ dei suddetti parametri rispetto a quelli applicabili nei singoli casi ai sensi dell`art. 844 cod. civ.) non comporta sempre un giudizio positivo sulle immissioni subite.
PiÃ¹ specificatamente, come una recente sentenza della Corte d`Appello di Genova ha sottolineato con riferimento al suono delle campane ad uso liturgico, tra le due discipline esiste un rapporto â€œnon biunivocoâ€�, nel senso che se l`immissione riscontrata supera i livelli pubblicistici, essa Ã¨ certamente intollerabile ex art. 844 cod. civ., ma, di contro, il rispetto di detti livelli non Ã¨ sufficiente ad affermare che l`immissione sia tollerabile (App. Genova, Sez. I, 30 marzo 2006).
In relazione al diritto penale, la condotta immissiva puÃ² essere sanzionata ricorrendo, almeno nelle ipotesi meno gravi, all`art. 659 c.p. (disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone).
Per la sussistenza di tale reato occorre, tuttavia, verificare in concreto l`esistenza di un disturbo della quiete pubblica, alla luce di tutte le circostanze del caso specifico. Ãˆ necessario, cioÃ¨, che i rumori superino la normale tollerabilitÃ ed abbiano, anche in relazione alla loro intensitÃ , l`attitudine a propagarsi e a disturbare una pluralitÃ indeterminata di persone, e ciÃ² a prescindere dal fatto che, in concreto, alcune persone siano state effettivamente disturbate.
Ne consegue che la contravvenzione non Ã¨ configurabile nei casi in cui siano offesi solamente i soggetti che si trovano in un luogo contiguo a quello da cui provengono i rumori (Cass. sez. I, 7 giugno 1996, n. 5714).
In linea generale, deve, tuttavia, escludersi che le campane costituiscano, di per sÃ©, fonte rumorosa con riferimento al suono prodotto per richiamare i fedeli ai culto. Lo scampanio, infatti, rientra nelle consuetudini della vita della comunitÃ , e costituisce fatto periodico e di breve durata, normalmente privo di intensitÃ tale da porre problemi inerenti al disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone a norma del citato articolo del codice penale. (Cass. n. 848/1995).
Bib-TS-039 - Monografia di Avv. Salvatore Pasculli

References: art. 2
 Cass. 
 Cass. 
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 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 844