Source: http://nochiesa.blogspot.com/2007/02/
Timestamp: 2019-04-20 06:31:36+00:00

Document:
Axteismo, si tagli la testa a Dio. No alla chiesa, no alle religioni. Sito Ufficiale: febbraio 2007
La Chiesa ancora una volta fugge
Annullato dibattito tra Luigi Cascioli e i ministri della Chiesa
Il dibattito che doveva tenersi entro la prima decade di marzo presso la “Fondazione Filigrana” di Casarano (Lecce) è stato annullato. I preti don Luigi Manca e don Salvatore Mele, dichiaratisi l’uno teologo e l’altro storico religioso, che avevano accettato d'incontrare Luigi Cascioli in una pubblica disputa sulle “Origini del Cristianesimo”, hanno comunicato la loro rinuncia adducendo i seguenti motivi: mancanza di una preparazione adeguata per affrontare l’argomento e la certezza di non arrivare, comunque, ad una conclusione soddisfacente e costruttiva con un oppositore che, come Luigi Cascioli, mischia il profano con la religione come risulta dal suo sito nel quale si parla anche di sesso. Non si aggiunge altro lasciando a ciascuno le proprie conclusioni. Per risolvere eventuali dubbi che possono essere sorti da tale comunicazione, rivolgersi personalmente ai suddetti preti. In attesa che qualche altro ministro della Chiesa si faccia avanti per discolparsi dell’accusa di abuso di credulità popolare dimostrando in un pubblico dibattito che Cristo è storicamente esistito, cordialmente saluto.
Appello di Axteismo al Vaticano
ai cardinali Bertone, Ruini, Bagnasco e Tettamanzi
I due sacerdoti hanno rinunciato al dibattito ammettendo in sostanza che non si sentono abbastanza preparati ad affrontare un discorso sulle Origini del Cristianesimo e sul'esistenza di Gesù Cristo. Curioso il fatto che, benchè i sacerdoti mentre da un lato propagandando e indottrinano le persone sul personaggio Cristo, dall’altro lato non si sentano preparati sulla propria merce che “vendono”. E’ come se un venditore di aspirapolveri non sapesse come funziona il proprio prodotto ma, nonostante ciò, ne decanti i pregi andando nelle case affinchè venga comperato. Lanciamo un appello ai cardinali Tarcisio Bertone, Camillo Ruini, Angelo Bagnasco e Dionigi Tettamanzi affinchè designino loro stessi alcuni sacerdoti tra i migliaia di ministri della Chiesa cattolica affinchè si possa aprire un pubblico dibattito tra i sacerdoti e Luigi Cascioli sul tema “Origini del Cristianesimo”. Se Bertone, Ruini, Bagnasco e Tettamanzi volessero essi stessi affrontare il dibattito, Cascioli dà la propria disponibilità sin da subito. Chissà quante università italiane sarebbero liete di ospitare l’incontro. Chiunque volesse sollecitare il dibattito può chiamare il Vaticano al telefono: 06698921.
Nella foto, il cristologo Luigi Cascioli autore del libro denuncia
“La favola di Cristo - Inconfutabile dimostrazione della non esistenza di Gesù”
# posted by iodio @ 18:35
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L’oscurantismo dentro il quale siamo sprofondati si combatte anche in questo modo.
“Si comincia con l'ascoltare i preti e poi si finisce per credere che anche gli asini volano. E quando qualcuno cerca di spiegare la verità ai plagiati, il clero interviene prontamente con la "bava" alla bocca facendo loro credere che si tratta dell'incarnazione del "maligno": fu attraverso questo meccanismo perverso che masse di fedeli cattolici furono spinte a massacrare centinaia di migliaia di "eretici", colpevoli di non seguire la "santa" dottrina insegnata dall'altrettanto "santa" madre Chiesa!” Progressista
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# posted by iodio @ 22:51
Giudice Luigi Tosti: Denuncia penale per “Discriminazione religiosa”
Al Procuratore della Repubblica de L'Aquila
Al Ministro di Giustizia
On.le Clemente Mastella
On.le Romano Prodi
Oggetto: seguito denuncia penale per discriminazione religiosa ratificata il 12.1.2007.
Io sottoscritto Luigi Tosti ho presentato, il 12 gennaio 2007, una denuncia penale per il reato di discriminazione religiosa previsto e punito dall'art. 3 della legge n. 564 del 13.10.1975 perché i Ministri di Giustizia mi hanno imposto di esercitare le mie funzioni di giudice in aule giudiziarie addobbate con crocifissi cattolici e mi hanno contestualmente vietato di esporre la menorah ebraica.
Al termine di questa denuncia ho scritto che "rimanevo in attesa di verificare se la richiesta di un ebreo di esporre la propria menorah nei luoghi dove lo Stato italiano consente ai cattolici di esporre i loro crocifissi e, quindi, di avere gli stessi diritti e la stessa dignità della Superiore Razza Cattolica" sarebbe stata "qualificata come una pretesa "pretestuosa", magari perché "il Crocifisso della Superiore Razza Cattolica può essere esposto dal Ministro di Giustizia nei tribunali con semplici "circolari", peraltro dell'epoca fascista, mentre per i simboli dell'infima razza ebraica le circolari non sono sufficienti, necessitando la preventiva emanazione di ..... atti LEGISLATIVI del Parlamento".
Ebbene, quella che poteva sembrava una fantasiosa premonizione si è invece rivelata come una sconcertante verità perché -come mi accingo a segnalare al Procuratore della Repubblica di L'Aquila ed al Procuratore della Repubblica di Roma- il Ministro di Giustizia On.le Clemente Mastella, rispondendo il 7.2.2007 all'interrogazione dell'On.le Maurizio Turco, che gli aveva chiesto "per quale motivo avesse discriminato, sotto il profilo religioso, il Giudice di Camerino Luigi Tosti, imponendogli il simbolo del crocifisso, che non gli appartiene, e vietandogli di esporre a fianco dello stesso il simbolo della Menorah ebraica", ha appunto affermato che per poter esporre i crocifissi cattolici nelle aule giudiziarie italiane è sufficiente una semplice "circolare", per di più risalente al regime razzista della dittatura Fascista, mentre per poter esporre i simboli degli ebrei occorrerebbe -si badi bene- l'emanazione di ..... un'apposita legge da parte del Parlamento!
Il Ministro di Giustizia, per la precisione, ha dichiarato di "condividere" quella parte dell'ordinanza n. 12/2006 del Consiglio Superiore della Magistratura che ha dichiarato infondata la mia pretesa di esporre la menorah, perché occorrerebbe una legge, ma di "non condividere" quell'altra parte dell'ordinanza che sancisce che l'esposizione dei crocifissi nelle aule giudiziarie è da ritenere del tutto illegale per lo stesso identico motivo, cioè perché disposta con semplice circolare anziché con legge.
Con questa singolare motivazione, dunque, per il Ministro di Giustizia e per l'attuale Governo i Cattolici -la cui plurimillenaria storia è funestata da criminali atti di discriminazione e persecuzione razziale, da criminali ghettizzazioni e da criminali stermini ai danni degli ebrei- costituiscono una sorta di "Razza Superiore", da privilegiare attraverso la marcatura simbolica delle aule giudiziarie, mentre gli ebrei -o chi pratica o simpatizza per l'ebraismo- rappresentano invece un'infima sottospecie umana, da sottoporre ad odiose discriminazioni di stampo razzistico-religioso.
Mi sembra francamente grave che l'attuale Governo si renda artefice di siffatte discriminazioni di stampo razzistico-religioso, per di più utilizzando e condividendo le circolari del Regime Dittatoriale Fascista. Mi sembra ancor più grave che le discriminazioni vengano indirizzate proprio nei confronti dell'ebraismo, in palese contraddizione con la pubblicizzazione da parte del Guardasigilli della presentazione di disegni di legge anti-revisionismo e con i dictat delle guide spirituali dello Stato italiano, cioè il Pontefice e la CEI, che hanno caldeggiato l'inserimento delle radici radici giudaico-cristiane nel preambolo della Carta Costituzionale Europea ed hanno definito l'Ebraismo come il "fratello maggiore" del Cristianesimo.
Ebbene, resto in attesa di verificare, attraverso l'esito della mia denuncia penale, se queste statuizioni discriminatorie del Ministro di Giustizia saranno avallate e condivise dall'Autorità giudiziaria italiana.
Nel frattempo mi preme evidenziare quest'altro aspetto, e cioè che l'On.le Mastella, richiamando la sentenza del Consiglio di Stato n. 556/2006, ha ritenuto che il crocifisso si sia guadagnato sul campo l' "alto merito" di essere esposto nelle aule di giustizia, in quanto "simbolo idoneo ad esprimere valori quali la tolleranza, il rispetto reciproco ed il rifiuto di ogni discriminazione.... nonché espressione di rispetto per l'altro, di amore per la persona e di profonda solidarietà umana".
Orbene, se questo è il "criterio legale" col quale si decreta l' "idoneità" di un simbolo religioso a rappresentare la "laicità" dello Stato, mi preme evidenziare che la menorah ebraica vanta "meriti" infinitamente più elevati di quelli che vengono attribuiti al crocifisso cattolico: per i quali ultimi, peraltro, è opportuno e doveroso un sano richiamo al pudore, quantomeno alla luce di quello che mi accingo a documentare.
E, in effetti, a differenza di Santa Romana Chiesa Cattolica, gli ebrei e l'ebraismo non si sono innanzitutto macchiati dall'infame pagina di inciviltà criminale di cui il Cristianesimo si è invece macchiato con le "Sante Crociate", cioè col genocidio perpetrato a più riprese attraverso le cd. "guerre Sante" - al grido di "Dio lo vuole!"- per conquistare la Terra Santa e "liberarla", così, dagli "infedeli". Gli stermini degli infedeli (ma non solo di essi) che sono stati perpetrati in nome della "Croce" -quella che oggi campeggia legittimamente, ad avviso del Ministro Mastella, nelle aule giudiziarie italiane come "simbolo di tolleranza (!), di rispetto reciproco (!), di rifiuto di ogni discriminazione (!), di amore (!) e di profonda solidarietà umana (!)"- sono oramai arcinoti, anche se su di essi è calato un accurato "silenzio stampa" per occultare all'opinione pubblica (e tentare di cancellare dalla memoria) un'imbarazzante pagina della storia di Santa Romana Chiesa (il "giorno della memoria", in effetti, viene oramai sollecitato solo per i genocidi perpetrati dai nazisti, peraltro occultando la circostanza che i nazisti non erano "islamici", bensì "cristiani", e che Hitler era un devoto adoratore di reliquie cattoliche).
Ritengo, dunque, che attribuire al crocifisso quei valori di civiltà sia non solo un oltraggio alla Verità della Storia, ma anche un'offesa alla memoria e alla dignità dei milioni di poveri innocenti che sono stati massacrati sotto la nefasta incombenza di questo "simbolo di civiltà".
Cito la "Crociata dei Pezzenti" del 1096, che causò la strage di 4 mila persone (tutti cristiani!) nella città ungherese di Zemun, saccheggiata non dagli ebrei, mai dai "civilissimi" cristiani solo per scopi di "approvvigionamento", nonché i feroci saccheggi, nel corso dei quali vennero arrostiti, sugli spiedi, dei bambini. Cito la Crociata dell' Oca Santa (si credeva che l'animale fosse direttamente ispirato da Dio) guidata non dagli ebrei, ma da Emich di Leinsingen il quale, dopo essersi fatto venire le stigmate (evento miracoloso di cui verrà beneficiato da Dio anche Padre Pio da Pietrelcina), sterminò migliaia di ebrei a Worms, a Magonza e a Colonia, trucidando e stuprando coloro che non abiuravano dalla loro fede, i quali erano notoriamente accusati (e perseguitati) dai Cattolici perché ritenuti responsabili della morte del Figlio di Dio. Altre crociate antisemite, con relativi massacri di ebrei a Praga e Ratisbona, furono guidate da Volkmar. La Crociata dei Principi si distinse per la strage dei Peceneghi a Costantinopoli, per la strage dei Turchi ad Antiochia, per la strage di Maarat an-Numan (donne e bambini superstiti venduti come schiavi), per la strage di Gerusalemme del 14 e 15 luglio 1099, nel corso della quale 60 mila persone, tra le quali moltissimi ebrei, vennero trucidati. Si stima che solo la prima Crociata costò la vita ad oltre un milione di persone.
Dunque, sostenere che la Croce che campeggiava sugli scudi dei Crociati sia un "simbolo di civiltà", da ostentare con orgoglio nei tribunali, mi sembra francamente un tantinello azzardato: semmai si dovrebbe parlare di "simbolo di criminalità", dal momento che per l'umile "morale" di chi scrive, nonché per il vigente codice penale e per le Convenzioni Internazionali sui diritti umani, è un gesto di pura criminalità uccidere (o perseguitare o discriminare) altri uomini per il solo fatto che questi "la pensano in modo differente in materia religiosa".
A differenza di Santa Romana Chiesa Cattolica, poi, gli ebrei e l'ebraismo non si sono mai macchiati delle criminali persecuzioni, delle criminali torture, degli assassini e degli stermini di cui i Cristiani -sempre all'ombra della Santa Croce- si sono macchiati ai danni degli eretici, degli ebrei, delle streghe, degli omosessuali e degli scienziati, cioè dei "diversi", per cui ritengo oltraggioso che venga negato alla menorah ebraica -che è invece immune da siffatti precedenti criminali- di essere esposta nei tribunali.
A differenza di Santa Romana Chiesa Cattolica, poi, gli ebrei e l'ebraismo non si sono mai macchiati delle persecuzioni ai danni dei Catari, dei Valdesi, dei Patarini, degli Albigesi, dei Dolciniani, delle Beghine, dei Fraticelli, sterminandoli, ardendoli sui roghi e trucidandoli in nome del "Cristo in Croce".
Non sono da attribuire agli ebrei -bensì ai cristiani- gli eccidi, nel 782, di 4.550 sassoni decapitati su ordine di Carlo Magno per aver rifiutato il battesimo cattolico. E neppure, nel 1096, gli 800 ebrei massacrati dai cattolici a Worms, in Germania o, nello stesso anno, gli altri 700 ebrei massacrati a Magonza dai cattolici o, nel 1145, i 120 ebrei massacrati dai Cattolici a Colonia e Spira in Germania o, nel 1191, i 2.700 prigionieri di guerra musulmani decapitati dai Crociati in Palestina o, nel 1208, i 20.000 catari massacrati dai Crociati a Beziers o, nel 1219, i 5.000 catari massacrati a Marmande o, il 16 marzo 1244, i 250 catari arsi vivi per ordine della Santa Inquisizione, o i 267 ebrei impiccati a Londra in seguito a false accuse di omicidio "rituale" ai danni di cattolici o i 200 catari e valdesi arsi "cristianamente" sui roghi nell'Arena di Verona, il 13.2.1278, per ordine della Santa Inquisizione o, nel 1370, i 20 ebrei arsi vivi dai cattolici a Bruxelles o i 2.500 Cesenati massacrati, il 3.2.1377, perché ribelli del Papa o, nel 1391, i 4.000 ebrei massacrati dai cattolici a Siviglia o i 100 valdesi impiccati e bruciati a Graz per ordine dell'Inquisizione, nel 1397, o, nel 1416, le 300 donne, accusate di "stregoneria", cristianamente arse sui roghi nel comasco per ordine dell'Inquisizione o, nel 1485, l' eguale sorte toccata a 41 "streghe" a Bormio o, nel 1505, le 14 streghe uccise a Cavalese o le 30 persone, accusate di stregoneria, arse vive a Logrono, in Spagna, nel 1507 o, nell'aprile del 1545, i 2.740 valdesi massacrati dai cattolici in Provenza o, nel 1561, i 2.000 valdesi massacrati dai cattolici in Calabria o, nel 1562, le 300 persone arse per stregoneria a Oppenau o le 63 donne arse vive a Wiesensteig o i 17.000 protestanti massacrati dai cattolici spagnoli nelle Fiandre, nel 1567, o i 5000 servi della gleba croati massacrati per ordine del vescovo Jurai Draskovic, nel 1573, o e 222 ebrei arsi sul rogo, nel 1580, per ordine dell'Inquisizione, in Portogallo, o, il 29.7.1620, i 600 protestanti trucidati dai cattolici in Valtellina o, nel 1680, i 20 ebrei bruciati vivi per ordine della Santa Inquisizione o, i 2.000 valdesi massacrati dai cattolici, nel maggio 1686, dai cattolici o i 37 ebrei bruciati sui roghi a Maiorca, nel 1691, per ordine dell'Inquisizione o, nel 1.782, l'ultima strega arsa viva in Svizzera o, nel 1783, l'ultima strega arsa in Polonia.
A differenza di Santa Romana Chiesa Cattolica, poi, gli ebrei e l'ebraismo non si sono mai macchiati delle orrende torture inflitte dai Tribunali della Santa Inquisizione contro eretici, streghe, omosessuali: torture che sono state inflitte sotto l'incombenza dei "Crocifissi" e che spaziavano dal dissanguamento al rogo, alla fanciulla di ferro (o Vergine di Norimberga), alle turcas, al triangolo, all'impalamento, alla strappata, alla culla della strega, alla garrota, al supplizio del trono, all'annodamento, al forno, alla pressa, alla cremagliera e via dicendo.
A differenza dei seguaci di Santa Romana Chiesa Cattolica, poi, gli ebrei e l'ebraismo non hanno fatto uso di raffinati strumenti di tortura come la "pera", che veniva inserita nell'ano o nella vagina delle donne accusate di intrattenere rapporti sessuali col "Maligno" e poi aperta gradualmente con giri di vite sino a che i rebbi mutilavano orrendamente queste cavità.
A differenza di Santa Romana Chiesa Cattolica, poi, gli ebrei e l'ebraismo non hanno fatto mercimonio di "indulgenze" a pagamento, contrabbandando ad esempio la "salvezza dell'anima" di "chi avesse commesso peccati contro natura con bambini o bestie col pagamento di 131 libbre, 15 soldi", né hanno ingannato il popolo dei "fedeli" con l'ostensione di reliquie come la Sacra Sindone, cioè il "sudario", spacciato come autentico, che avrebbe avvolto il corpo di Cristo dopo la morte, rimanendone "miracolosamente" impresso dei suoi lineamenti, o come i ben tredici prepuzi "autentici" di Gesù Cristo, venerati in altrettanti templi europei.
A differenza di Santa Romana Chiesa Cattolica, poi, gli ebrei e l'ebraismo non sono ricorsi alla pratica delle falsificazioni e della manipolazioni, magari per legittimare i propri poteri terreni: mi limito a ricordare la celebre DONAZIONE di COSTANTINO, un falso documentale fabbricato nell' VIII° sec. allo scopo di accreditare la tesi che Costantino avesse conferito al Papato la dignità e i diritti imperiali su Roma, sull'Italia e su tutto l' Occidente. Un falso poi smascherato e scoperto nel 1440 da Lorenzo Valla.
E certamente non è da attribuire agli ebrei o all'ebraismo -bensì ai Cristiani- il criminale antisemitismo che è poi sfociato nella persecuzione razziale e nella shoah.
Ricordo che la millenaria persecuzione razziale attuata dai cattolici ai danni degli Ebrei inizia nel quarto secolo e si fonda, principalmente, sull'accusa di "deicidio" di cui essi si sarebbero macchiati con l'uccisione di Cristo. Sul conto degli ebrei furono diffuse dai cristiani le più assurde ed infami credenze ed accuse, quali quelle che il giudaismo prescriveva sacrifici rituali di cristiani e che gli ebrei impastassero la matzah, il pane azimo pasquale, col sangue dei cristiani. Queste credenze furono sovente la causa di stragi e di linciaggi di ebrei, che vennero perpetrati sino alla fine del diciannovesimo secolo, anche grazie alle infamie ed alle criminali istigazioni razziali diffuse da Civiltà Cattolica, il giornale politico voluto e fondato da Pio IX nel 1850.
E non è stata sicuramente un'idea degli ebrei -bensì dei cattolici- quella di imporre la distinzione degli ebrei dai cristiani attraverso l'abbigliamento: la regola, fu decretata nel 1215 dal IV Concilio Lateranense ed imponeva un distintivo giallo da cucire sugli abiti, perché questo colore rappresentava, nel Medioevo, la cattiveria e l'invidia, caratteristiche che i cristiani attribuivano agli ebrei.
Anche il confino degli ebrei nei ghetti, poi, non è un'invenzione degli ebrei e neppure dei Nazisti, bensì un'invenzione, invero poco "pia", di Santa Romana Chiesa. Per la precisione, è stato grazie alla bolla papale del 1555 Cum numis absurdum che venne ordinato il confino degli ebrei nei ghetti, confino che trovava la "giustificazione" diretta nella teologia cattolica: "E' assurdo e sconveniente in massimo grado che gli ebrei, che per loro colpa sono stati condannati da Dio alla schiavitù eterna, possano, con la scusa di essere protetti dall'amore cristiano e tollerati nella loro coabitazione in mezzo a noi, mostrare tale gratitudine verso i cristiani".
Sarà forse utile rammentare che Papa Pio V fece dono del cimitero ebraico di Bologna alle suore del convento di San Pietro Martire, raccomandando loro di "distruggere qualunque sepolcro o cappella sepolcrale di ebrei sia morti che vivi....di prendere le iscrizioni, le memorie, le lapidi di marmo scolpite o meno, distruggendole completamente, demolendo, abradendo, raschiando e spezzando e in qualunque altra forma mutarle....ed i cadaveri, le ossa e le particole dei morti esumare e trasferire dovunque piacesse loro".
Sarà forse utile ricordare che grazie alle criminali leggi razziali imposte dai Cattolici -e non certo dagli ebrei- questi ultimi furono costretti a vivere rinchiusi nei ghetti, con obbligo di rientrarvi prima del tramonto.
Sarà forse utile ricordare che nella Roma papale del 1814 i rabbini romani dovevano ancora comparire, durante il carnevale, vestiti di nero, con calzoni corti, con mantellina e con una sorta di cravatta, per essere dileggiati e scherniti dalla folla dei "civilissimi" e "tolleranti" Cattolici.
Sarà forse utile ricordare che gli ebrei erano costretti da Santa Romana Chiesa, ogni sabato pomeriggio, a recarsi ad una vicina chiesa cattolica, per presenziare a "prediche coatte" miranti alla loro conversione, durante le quali venivano infamati per la loro abietta religione e per il "crimine" perpetrato dal popolo ebreo ai danni di Cristo.
Sarà sempre utile ricordare ancora che la Chiesa Cattolica ha diffuso sermoni contro gli ebrei, dove essi sono stati dipinti come "la peste dell'umanità, un branco di sporchi usurai e ruffiani, i quali ben meritavano la punizione divina che era loro riservata", che "gli ebrei nello Stato Ecclesiastico non erano che schiavi tollerati", che "le condizioni, sotto le quali è loro accordato un asilo dai Cristiani, sono del tutto necessarie per evitare gli effetti di una micidiale Religione".
Sarà forse utile ricordare che secondo l'editto sopra gli ebrei del 6.6.1733 dell'inquisitore domenicano di Bologna De Andujar gli ebrei dovevano rimanere nel ghetto, di notte, che non potevano leggere il Talmud né alcun testo proibito, che dovevano "gli ebrei dell'uno, e dell'altro sesso, portare il segno di color giallo, per cui vengano distinti dagli altri, e debbano sempre portarlo in ogni tempo, tanto dentro il Ghetto, quanto fuori. Gli uomini debbano portarlo sopra il cappello ben cucito sopra, e sotto la falda, senz'alcun velo o fascia.....e le donne lo debbano portare in capo scopertamente senza mettervi sopra il fazzoletto, o altra cosa, con cui venga nascosto."
Sarà forse utile ricordare che agli ebrei era fatto divieto di assumere personale cattolico alle proprie dipendenze, per evitare il rischio di contaminazione della religione cattolica.
Sarà forse utile ricordare che Santa Romana Chiesa Cattolica ha perpetrato abitualmente il crimine del rapimento dei bambini ebrei, che venivano sottratti ai genitori per indottrinarli coattivamente al culto della religione cattolica, sol che qualcuno asserisse di averli "battezzati" di nascosto. Sarà forse utile ricordare che uno di questi criminali rapimenti fu perpetrato dall'Inquisitore di Bologna, padre Feletti, ai danni di Edgardo Mortara, la notte del 23.6.1858, con la benedizione di Pio IX.
Questi rapimenti criminali -che violavano le leggi di natura più elementari e gettavano nella disperazione i genitori, che si vedevano sottrarre dagli sgherri pontifici i loro figli in tenera età- costituiscono una delle più infami pagine della storia recente del papato cattolico: ed è orripilante constatare come questi atti criminali, direttamente imputabili ai Papi, siano stati perpetrati a causa di superstizioni di stampo "religioso", e cioè perché si riteneva che poche gocce di acqua spruzzate da una domestica (magari ancora bambina) all'indirizzo di un bambino ebreo in fasce, con la contestuale fatidica pronuncia della "formula" del battesimo ("ti battezzo in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo") avesse il "magico" effetto di trasformare il piccolo ebreo in infante "cattolico", per ciò stesso da sottrarre immediatamente ai legittimi genitori per essere rinchiuso nella Casa dei Catecumeni sino a totale indottrinamento cattolico. Benito Mussolini, cioè l'Uomo inviato dalla Divina Provvidenza, farà (blandamente) tesoro di questa "prassi" criminale cattolica, sancendo in una delle leggi razziali che "Il genitore di razza ebraica può essere privato della patria potestà sui figli che appartengano a religione diversa da quella ebraica, qualora risulti che egli impartisca ad essi una educazione non corrispondente ai loro principi religiosi o ai fini nazionali".
Ed è estremamente significativo che la delirante storia di Edgardo Mortara, a noi così vicina nel tempo, sia pressoché sconosciuta alla totalità degli italiani, nonostante il clamore e l'indignazione che essa sollevò all'epoca dei fatti, non solo in Italia ma soprattutto in Francia, in Inghilterra e negli Stati uniti. La TV di Stato italiana -ovviamente "laica"- propina continuamente fiction su Padre Pio, su San Francesco, su Don Bosco, sui Dieci Comandamenti e diffonde quotidianamente le notizie che il Vaticano chiede di diffondere, cioè le pillole sui vari precetti e sulle varie direttive del Pontefice e della Conferenza Episcopale Italiana agli italiani: la storia di Edgardo Mortara, però, è stata oggetto di sapiente censura, acciocché gli Italiani, ai quali "l'Olocausto viene propinato come qualcosa di inconcepibile nella sua mostruosità, non abbiano a ricercarne le radici, dopo aver letto la storia di Edgardo Mortara, in territori fin troppo vicini a noi".
E che dire del razzismo antisemita, dell'olocausto nazi-fascista e dell'assordante silenzio col quale la Chiesa ha accompagnato la persecuzione, la deportazione e lo sterminio di milioni di ebrei e di rom da parte dei cattolici e dei cristiani fascisti e nazisti? Non è stato forse Pio XII a spianare la strada ad Hitler, sciogliendo le organizzazioni politiche cattoliche tedesche? Non è stata la Chiesa Cattolica ad accompagnare e ad appoggiare il nazismo e il fascismo nei loro tragitti, tutt'altro che commendevoli, rendendosene complice?
E non erano forse "ferventi cattolici" -e non ebrei- quei criminali fascisti che approvarono le vergognose leggi razziali? Non erano forse cattolici e cristiani -e non ebrei- gli assassini nazisti responsabili degli stermini degli ebrei e dei rom? Non c'era forse scritto, sulle cinture delle SS, Gott mit uns, Dio è con noi? Non è forse stato Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, a dire che "tutti gli assassini dell'Olocausto erano cristiani, e che il sistema nazista non comparve dal nulla, ma ebbe profonde radici in una tradizione inseparabile dal passato dell'Europa cristiana", quelle stesse "radici" che i Cattolici italiani vorrebbero inserire nel preambolo della Carta costituzionale europea per ritrarne qualche altro "privilegio" economico?
E che dire dei campi di sterminio organizzati dai cattolici ustascia in Croazia, negli anni 1942-43, agli ordini del dittatore Ante Pavelic, un cattolico praticante accreditato e ricevuto regolarmente da Pio XII? In questi campi -sicuramente non allestiti dagli ebrei ma dai cattolici- vennero soppressi serbi cristiano-ortodossi, ed anche un cospicuo numero di ebrei. Il più famigerato lager era quello di Jasenovac: il suo comandante fu Miroslav Filipovic, un frate francescano noto con l'appellativo di "Bruder Tod" (sorella morte). In questo campo gli ustascia cattolici bruciavano le loro vittime nei forni, ma vive, diversamente dai nazisti che, almeno, le uccidevano prima col gas. La maggior parte delle vittime venne comunque impiccata e fucilata: il loro numero è stimato tra i 300 e i 600mila. Molti degli ustascia erano monaci francescani e le loro nefandezze suscitarono addirittura le proteste delle SS tedesche. Pio XII, ben informato di queste atrocità, nulla fece per impedirle.
A differenza di Santa Romana Chiesa Cattolica, poi, gli ebrei e l'ebraismo non si sono macchiati dei crimini di emarginazione e discriminazione sessuale nei confronti delle donne, della riduzione in schiavitù dei negri africani e degli indios americani, dei crimini di discriminazione e persecuzione degli omosessuali (che venivano evirati o arsi sul rogo), né dell'oscurantismo intollerante nei confronti degli scienziati e della scienza.
A differenza di Santa Romana Chiesa Cattolica, poi, gli ebrei e l'ebraismo non si sono macchiati, con direttive segrete imposte col Crimen Sollicitationis, della copertura omertosa dei preti resposabili di pedofilia, minacciando addirittura la scomunica dei prelati che avessero osato denunciarli all'autorità giudiziaria.
Ebbene, alla luce di questi peraltro parziali "precedenti" del Cristianesimo, è semplicemente ingiurioso che lo Stato Italiano -per bocca del Ministro di Giustizia- affermi oggi che la menorah ebraica "non meriti di essere esposta nei tribunali" e che, al suo posto, meriti invece di essere esposto il simbolo degli aguzzini che hanno perseguitato, discriminato e trucidato gli ebrei, e questo perché si tratterebbe -si badi bene- di un "simbolo idoneo ad esprimere valori quali la tolleranza, il rispetto reciproco ed il rifiuto di ogni discriminazione.... nonché espressione di rispetto per l'altro, di amore per la persona e di profonda solidarietà umana": io credo che un limite al pudore dovrebbe pur esistere.
Di fronte ad un quadro storico così terribile e sconcertante per l'Umanità, trovo estremamente ingiurioso che Autorità dello Stato italiano affermino che la menorah ebraica -che è immune da tutti questi crimini- non meriti di essere esposta nei tribunali e che, al suo posto, meriti invece di essere ostentato un simbolo che, in realtà, gronda di sangue, di genocidi, di torture, di assassini, di infanticidi, di razzismo, di strupri, di intolleranza, di superstizione, di oscurantismo, di prevaricazione dei diritti umani, di truffe, e via dicendo.
Senza considerare, poi, l'immoralità del messaggio che scaturisce dal mito della crocifissione del supposto figlio di Dio al fine di "redimere" e "salvare" l'Umanità "peccatrice". Alla semplice luce del codice penale, della Costituzione Italiana e di tutte le Convenzioni internazionali sui diritti umani, è squisitamente grottesco che il concepimento di un figlio, da far poi "immolare" come "sacrificio umano" ad opera di uomini iniqui, possa essere contrabbandato come "atto di amore" anziché per quello che realmente é, cioè un concorso in omicidio. Nulla vi è di più immorale e diseducativo del messaggio che inculca il legittimo convincimento che la morte di un innocente possa salvare terze persone, per di più colpevoli.
Esporre pertanto nelle aule di giustizia il crocifisso ed escludere la menorah significa identificarsi nella storia tutt'altro che commendevole di quel simbolo, offendendo la dignità di chi crede realmente nei valori dell'eguaglianza, della libertà, della tolleranza, del rispetto reciproco, del rispetto dei diritti umani e della laicità ed offendendo, altresì, la memoria e la dignità dei milioni di poveri disgraziati che sono stati assassinati, torturati, discriminati, inquisiti, ghettizzati, schiavizzati, prevaricati ed emarginati, proprio in nome di quel simbolo, durante 1.700 anni di nefasta storia della Chiesa Cattolica.
Un Ministro della Giustizia e un Capo del Governo, che realmente intendano praticare i valori della tolleranza, del rispetto reciproco e del rifiuto di ogni discriminazione -sui quali tutte le persone civili concordano- non potrebbero mai, a mio giudizio, contraddirsi al punto tale da imporre a chi non crede alla loro religione -cioè alla religione cattolica- il loro simbolo, negando il pari diritto di esporre i propri simboli: questo comportamento discrimininatorio è ingiustificabile alla luce della legge penale, al pari del comportamento di chi consente ai bianchi il diritto di salire sugli autobus, negandolo ai neri.
La risibile e blasfema alchimia giuridica -attraverso la quale il Crocifisso è stato trasformato addirittura in simbolo "culturale" e "laico"- non ha nulla di geniale, se non agli occhi degli allocchi: dal momento, infatti, che la mia menorah ebraica vanta -come ho sopra dimostrato- credenziali di gran lunga superiori a quelle del Crocifisso cattolico, non vedo perché ad essa sia stato negato e venga negato il diritto di essere affiancata al crocifisso, trattandosi di un "simbolo idoneo ad esprimere valori quali la tolleranza, il rispetto reciproco ed il rifiuto di ogni discriminazione.... nonché espressione di rispetto per l'altro, di amore per la persona e di profonda solidarietà umana".
Vi chiedo: cosa avete contro gli ebrei e contro l'ebraismo? Forse la vista della menorah ebraica turba la vostra sensibilità di Cattolici? Non vi bastano le persecuzioni, le ghettizzazioni, le discriminazioni e gli stermini che avete perpetrato ai loro danni per quasi duemila anni? Su, rispondete, una buona volta.
Nell'attesa -sicuramente vana- di ricevere queste risposte, reitero -anche al Premier Romano Prodi- la richiesta di esporre la menorà ebraica a fianco del crocifisso nelle aule di Giustizia, utilizzando lo stesso strumento giuridico adottato dal tanto "vituperato" (quando fa comodo) regime fascista, cioè la "circolare".
Copia di questa lettera indirizzo al Presidente della Repubblica, al quale chiedo di inviarmi, con onere delle spese a mio carico, quattro Sue fotografie che intendo poi esporre nelle aule del Tribunale di Camerino a suggello del principio di laicità della Repubblica Italiana. A tal proposito rappresento che, avendo io giurato fedeltà alla Costituzione della Repubblica Italiana, mi identifico nei soli simboli dell'unità nazionale e mi rifiuto, pertanto, di calpestare il principio supremo di laicità che, come sancito dalla Corte Costituzionale, si sostanzia nell'obbligo dei funzionari di essere imparziali, neutrali ed equidistanti.
Rappresento, con rammarico, che analoghe mie richieste -indirizzate al Suo predecessore On.le Ciampi- sono state disattese.
Non avendo nulla da nascondere né, tantomeno, da vergognarmi, questa lettera sarà pubblicizzata affinché in Italia ed all'estero si abbia la percezione del fondamentalismo cattolico e dell'anacronistica ingerenza della Chiesa che condizionano, in negativo, la vita politica, il progresso e i diritti civili di questo Paese, non a caso ironicamente ribattezzato come Repubblica Pontificia Italiana e come Colonia del Vaticano.
Rimini, 15 febbraio 2007
mobile 3384130312 - tel. 0541789323
via Bastioni Orientali 38 - 47900 Rimini
Nella foto il giudice Luigi Tosti
# posted by iodio @ 11:37
Luigi Cascioli a dibattito coi Ministri della Chiesa cattolica
Entro la prima decade di Marzo 2007 presso la Fondazione Filograna di Casarano (Lecce) ci sarà un dibattito, aperto al pubblico, tra Luigi Cascioli e i sacerdoti Don Luigi Manca e Don Salvatore Mele sull’argomento:
“Origini del Cristianesimo”
Comunicheremo tempestivamente data e ora dell’incontro. Finalmente i Ministri della Chiesa cattolica hanno accettato un diretto confronto con Luigi Cascioli.
Tel. 0761910283
# posted by iodio @ 11:39
Per il Guardasigilli Mastella l'ebraismo è religione di serie "B"
Per esporre legittimamente il crocifisso cattolico nelle aule giudiziarie è sufficiente una semplice circolare del Ministro di Giustizia, anche se risalente all'epoca fascista: per poter esporre, invece, la menorà degli ebrei occorrerebbe -si badi bene- l'emanazione di un'apposita legge da parte del Parlamento!
Con questa singolarissima motivazione il Ministro di Giustizia Clemente Mastella ha liquidato, durante il question time del 7 febbraio scorso, l'On.le Maurizio Turco che gli chiedeva come mai il suo Ministero avesse vietato al Giudice di Camerino Luigi Tosti di esporre, a fianco del crocifisso, il suo simbolo, cioè la menorà ebraica. Il Guardasigilli Clemente Mastella ha ritenuto infondata la pretesa dei dipendenti ebrei di godere della stessa dignità e degli stessi diritti religiosi che lo Stato accorda ai dipendenti cattolici, richiamando l'ordinanza n. 12/2006 del Consiglio Superiore della Magistratura con la quale la pretesa del giudice Tosti di esporre la menorà è stata ritenuta "infondata".
"Evidentemente il Ministro di Giustizia Mastella non ha letto con la dovuta attenzione quell'ordinanza -così commenta il diretto interessato dr. Tosti- perché non ha considerato che il CSM ha sì affermato che la menorà non potrebbe essere esposta se non dopo l'emanazione di una legge, ma partendo dal presupposto che "anche" l'esposizione dei crocifissi nelle aule giudiziarie è da ritenere del tutto illegale, appunto perché disposta con semplice circolare, anziché con legge. Il CSM, dunque, non ha fatto quell'assurda discriminazione tra la religione cattolica e l'ebraismo che ha invece fatto il Ministro Mastella. Mi sembra alquanto grave che il Guardasigilli, dopo aver pubblicizzato la presentazione di disegni di legge anti-revisionismo nella giornata della memoria, si renda artefice di discriminazioni di stampo razzistico-religioso proprio nei confronti dell'ebraismo. Mi sembra altrettanto grave che il Ministro non si adegui alle pronunce della Cassazione e del CSM, che hanno "bocciato" la presenza dei "suoi" crocifissi nelle aule giudiziarie, e preferisca invece condividere le circolari di un regime dittatoriale razzista come il Fascismo: di fronte a tanta coerenza sarà forse opportuno che la celebrazione annuale della shoah venga ribattezzata, in Italia, come "giornata della memoria corta".
tosti.luigi@alice.it
# posted by iodio @ 21:42
Tassa obbligatoria per la chiesa per disoccupati senza confessione in Germania
La redazione di Axteismo riceve l’ennesima richiesta di aiuto. Questa volta arriva dagli amici tedeschi di Bund Gegen Anpassung (Lega contro il conformismo). Una storia molto importante quanto incredibile che riguarda tutti i Paesi d’Europa. Ecco la lettera ricevuta che pubblichiamo e invitiamo a diffondere.
“Il progresso è la realizazione dell'Utopia”. Oscar Wilde
Il caso dott. Nittmann davanti alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo
Attraverso il caso del dott. Nittmann è stato reso noto per la prima volta al pubblico internazionale: sulla base del concordato concluso dal terzo Reich con il Vaticano nel 1933, che fino ad oggi viene mandato avanti dalla Repubblica Federale Tedesca come unico contratto di politica estera di Hitler come diritto valido (!), dal 1975 in Germania milioni di disoccupati senza confessione sono stati obbligatoriamente sottomessi alla tassa per la chiesa. Sotto violazione della costituzione lo stato tedesco riscuoteva sistematicamente la tassa per la chiesa, cioè le quote associative delle due grandi chiese (romano-cattolica ed evangelica) dal loro sussidio per disoccupati, che spetta loro per legge, e che viene finanziato solo dai loro contributi all'assicurazione contro la disoccupazione. Le somme che in questo modo sono state rubate come tassa obbligatoria per la chiesa ad atei disoccupati, musulmani, o appartenenti a diverse confessioni minori in Germania, ammontano a miliardi di Euro.
Parecchie migliaia di vittime hanno sporto querela contro questa violazione della costituzione su cui la stampa tedesca ha sempre taciuto, ma sono state respinte dai tribunali tedeschi con la "motivazione" incredibile, ma da decenni ripetuta come uno stereotipo, che la grande maggioranza dei lavoratori in Germania sono membri della chiesa e quindi la non-riscossione della tassa per la chiesa da disoccupati senza confessione comporta "troppo dispendio di amministrazione". Questa "motivazione" schernisce e oltraggia il testo della costituzione tedesca, che garantisce la libertà di religione e vieta qualunque favoritismo o svantaggiamento per via dell'appartenenza alla religione (Art. 4 par. 1, 3 par. 3 e 33 par. 3). Si aggiunge che in realtà in Germania già da parecchi anni solo una piccola maggioranza, nel frattempo addirittura soltano circa la metà di tutti i lavoratori appartiene alle chiese cristiane.
L'ateo tedesco dott. Peter Nittmann era diventato un disoccupato da redattore editoriale più di 20 anni dopo il suo abbandono della chiesa. In quattro anni di processi logoranti anche la sua richiesta di rimborso della tassa obbligatoria per la chiesa a lui riscossa - solo nel suo caso circa 900 Euro - è stata respinta da quattro istanze giudiziarie tedesche fino al Corte Costituzionale Federale con le solite frasi, rimasticate da decenni.
Nell'ottobre 2005 il dott. Nittmann in seguito a ciò ha sporto per la prima volta querela contro la tassa obbligatoria per la chiesa contro la Germania davanti alla Corte Europea di Giustizia per i diritti umani a Strasburgo (Francia). Con la querela va accertato che la Germania ha violato gli articoli 9 (libertà di religione) e 14 (parità di trattamento) della convenzione europea per i diritti umani e l'articolo 1 (diritto di proprietà) del protocollo addizionale della convenzione ed è obbligata a ripagare al dott. Nittmann i soldi rubati come tassa obbligatoria per la chiesa.
Sotto la pressione delle proteste internazionali nel caso dott. Nittmann - nel suo caso numerose organizzazioni e migliaia di singole persone di tutti i continenti protestavano con il governo e la giustizia tedeschi contro questo scandaloso furto delle tasse sulla base del concordato di Hitler - dall'inizio del 2005 la Germania ha dovuto abolire la tassa obbligatoria per la chiesa a carico dei disoccupati non membri della chiesa. Il pubblico, l'unica protezione contro l'ingiustizia dello stato, ha mostrato il suo effetto! Ma fino ad oggi nessuna delle vittime ha riottenuto anche solo un centesimo dei soldi rubati, e il governo tedesco sostiene fino ad oggi che la tassa obbligatoria per la chiesa, che grava con miliardi di Euro, sia stata completamente legale.
Per raggiungere un risarcimento delle vittime e per imporre il mantenimento del diritto umano elementare di libertà di religione in Europa esortiamo a sostenere la querela del dott. Nittmann con lettere alla Corte Europea per i diritti umani. Ne va di una decisione di massima per l'Europa: da qualche tempo le chiese, in cui il numero dei membri cala continuamente, vogliono introdurre in tutta Europa delle tasse obbligatorie per la chiesa camuffate per i non-membri della chiesa, press'a poco - secondo il modello del diritto oggi già valido in Spagna - sotto forma di una tassa straordinaria, che dovrebbe essere pagata da tutti i cittadini e che giungerebbe alle chiese direttamente o attraverso delle organizzazioni della chiesa camuffate (con presunto "scopo comune" o simili). Che le vittime tedesche della tassa obbligatoria per la chiesa vengano riconosciute come tali e risarcite non è solo una norma della più semplice giustizia, per questo è esemplare per il nostro continente.
Per favore indirizzare le lettere di protesta
alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo
indicando il seguente numero di protocollo:
ricorso No. 36798/05
Nittmann./.GERMANIA
Al Cancelliere della
Consiglio di Europa
67075 Strasbourg (Cedex)
E per favore una copia a noi:
http://www.bund-gegen-anpassung.com > c’è anche la sezione in italiano
bund-gegen-anpassung@gmx.net
si invita alla pubblicazione e alla massima diffusione
# posted by iodio @ 22:02
Sono ammalato, il rumore delle campane fa male alla mia salute!
Se noi cittadini italiani andassimo in Vaticano vicino alle finestre di Ratzinger a suonare ad ogni ora del giorno e della notte tamburi assordanti e diffondere la canzone “Ma che ce frega, ma che ce ‘mporta”, lo potremmo fare?
“La legge in Italia è come l’onore delle puttane”.
Lettere raccomandate inviate ai due preti:
don Piero Arvigo
Parrocchia della chiesa di San Siro
16167 Nervi (Genova)
don Vincenzo De Pascale
Parrocchia della chiesa di San Giuseppe
Rev. do Don Piero Arvigo,
mi sono trasferito da Pavia nel luglio scorso, per motivi di salute, così da poter essere più vicino al Centro Trapianti del S. Martino, dove sono in cura. Mi sono infatti sottoposto a trapianto di fegato, a seguito di un carcinoma. Nonostante l’intervento la malattia ha ripreso ad avanzare.L’opzione abitativa per questa contrada è dovuta principalmente al confortevole silenzio della zona: le mie condizioni di salute mi costringono a un’alternanza veglia-sonno nelle 24 ore frequente e tribolata. Il suono delle campane che proviene dalla Chiesa di S. Siro a Lei affidata mi procura un’ulteriore peso da sostenere. Vengo a chiederLe se è attuabile una riduzione dei rintocchi, magari soprassedendo alla cadenza dei 30 minuti, e una attenuazione delle emissioni sonore soprattutto nei giorni festivi, quando si dilatano lungo l’intero corso della giornata. Le chiedo inoltre, se praticabile, la soppressione della duplice diffusione quotidiana della “Ora ch’è pia”, almeno il tempo di tornare tra le braccia del Signore nella quiete possibile. Nell’ambito della discrezionalità consentita, mi appello alla Sua sensibilità per vedere se può in qualche modo portarmi sollievo.
Nervi, 30 ottobre 2006
Gualtiero Massa
erg.on@tiscali.it
Via Colle degli Ulivi 10A/3
Tel. 0103725683
Commento della redazione di Axteismo:
Alla cortese lettera di Gualtiero Massa, ci risulta che i due preti non hanno dato, ad oggi 5 febbraio 2007, alcuna risposta. Le campane continuano a suonare imperterrite. I due preti sembrerebbero fregarsene altamente della salute di una persona dichiaratamente ammalata e sofferente. A questo punto, cosa altro deve fare il cittadino? Facciamo parte sì o no della Repubblica Italiana? siamo davvero tutelati dallo Stato Italiano? oppure siamo una colonia alla mercè dello Stato Papalino?
# posted by iodio @ 13:05
La legge in Italia è come l’onore delle puttane
“Fare una legge e non farla rispettare equivale ad autorizzare la cosa che si vuole proibire”.
# posted by iodio @ 12:49
Resoconto udienza del 30.1.2007 dinanzi al GUP del Tribunale del L'Aquila
Crocifisso, menorà ebraica e dintorni
Questo il breve resoconto dell'udienza che si è tenuta martedì, 30 gennaio, dinanzi al GUP dell'Aquila, al quale avevo prospettato -con una memoria che è pubblicata sul sito- l'esigenza di sollevare un conflitto di attribuzione nei confronti del Ministro di Giustizia che si ostina a non rimuovere i crocifissi dalle aule: l'imposizione del crocifisso, infatti, lede i diritti di libertà religiosa e di eguaglianza degli "imputati", nonché il loro diritto di essere giudicati da giudici "visibilmente imparziali", cioè non assoggettati a crocifissi che valgono a connotare di cristianità l'esercizio delle loro funzioni giurisdizionali.
Ebbene, il GUP dott. Cappa ha respinto questa mia istanza, senza minimamente motivare "perché" dissentiva dalle pronunce della Cassazione e del Consiglio Superiore della Magistratura, che hanno condiviso la mia tesi. Il Gup si è infatti limitato ad affermare, in modo apodittico, che "non sussistono le condizioni e i presupposti per sollevare il conflitto di attribuzioni, per la considerazione che si ritiene del tutto insussistente ogni lesione delle prerogative per il corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali in questa sede e nel corso del presente procedimento". Con questa immotivata decisione sono state eluse e glissate le decine e decine di pagine di motivazione, scritte dai Giudici della Cassazione da quelli del CSM, con le quali si è affermato l'esatto contrario. A nulla è valso che io abbia prodotto al GUP l'ordinanza del CSM che ha così affermato: "Alla luce dei rilievi ora svolti appare convincente la tesi dell'incolpato (cioè: Tosti Luigi, n.d.r.) secondo la quale l'esposizione del crocifisso nelle aule di giustizia, in funzione solenne di "ammonimento di verità e giustizia", costituisce un'utilizzazione di un simbolo religioso come mezzo per il perseguimento di finalità dello Stato. Del pari persuasiva sembra l'affermazione che l'indicazione di un fondamento religioso dei doveri di verità e giustizia, ai quali i cittadini sono tenuti, può provocare nei non credenti "turbamenti, casi di coscienza, conflitti di lealtà tra doveri del cittadino e fedeltà alle proprie convinzioni" e pertanto può ledere la libertà di coscienza e di religione."
L'aspetto più grave del comportamento del GUP è che egli è venuto meno all'obbligo di motivare il "suo" dissenso rispetto alle decisioni della Cassazione e del CSM, organo di autogoverno dei Giudici, che avevano affermato l'esatto contrario. Se si considera, infatti, che la Cassazione ha il compito, istituzionale, di interpretare le leggi, non si può giustificare che un semplice giudice di merito possa disapplicare le sentenze della Cassazione senza fornire le motivazioni del "perché", a suo giudizio, la Cassazione avrebbe "sbagliato". Posso con coscienza affermare che nell'esercizio della mia professione di magistrato non mi sono mai permesso di disapplicare deliberatamente la giurisprudenza della Cassazione, senza fornire alle parti le ragioni del mio dissenso: i cittadini, infatti, fanno affidamento sulla giurisprudenza della Cassazione e, quindi, hanno il diritto di sapere "perché" un semplice giudice di merito applica la legge in modo difforme da quanto stabilito dalla Cassazione. La "certezza" del diritto consiste proprio in questo.
Il GUP ha tra l'altro affermato che la mia "questione era irrilevante....atteso che nell'aula GUP...non è appeso alcun crocifisso" e che, infine, "la circolare del ministro Rocco non ha valore normativo, ma si concretizza in un mero precetto di natura organizzativa, che non ha alcun potere vincolante".
Anche queste affermazioni sono in aperto contrasto con quanto stabilito dalla Cassazione in due sentenze, da me segnalate al GUP, che hanno affermato che l'occasionale assenza del crocifisso in un'aula non ha alcun rilievo ai fini dell'esercizio del diritto di libertà di coscienza e che la circolare del Ministro di Giustizia ha efficacia normativa e non può essere disapplicata da nessun giudice.
Amaramente concludendo, è perfettamente inutile che la Cassazione e il CSM abbiano sentenziato che la circolare del ministro Rocco è illegittima e che la presenza dei crocifissi nelle aule di giustizia sia altrettanto illegale: i giudici di merito, infatti, seguitano a disaplicare queste sentenze.
Il GUP ha comunque disposto il mio rinvio a giudizio per l'udienza del 19 ottobre prossimo. Il che significa che, mentre il primo processo è stato sbrigato nel tempo record di appena due mesi, per questa coda di processo, che poteva essere sbrigata in due settimane, siamo già arrivati a ben due anni di pendenza. Il sospetto di una strategia di sfiancamento è più che legittimo, dal momento che alcune circolari del CSM impongono la celere celebrazione dei processi a carico del magistrati.
Ringrazio tutti coloro che si sono sobbarcati i disagi e le spese del viaggio all'Aquila per sostenere questa comune battaglia di civiltà e.......alla prossima puntata!
Al Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione
Dott. MARTUSCIELLO Vittorio
Oggetto: Interrogatorio dell' 1.2.2007: memoria difensiva nel procedimento disciplinare n. 14.753/37/06 SD4A a carico di Tosti Luigi.
Egregio dott. Martusciello,
La ringrazio per aver fissato con sollecitudine l'udienza di mia audizione. Peraltro, dal momento che l'incolpazione è imperniata su frasi estrapolate da una lettera, e dal momento che le condizioni economiche non mi permettono di sobbarcarmi ulteriori spese di viaggi e di difensori, che giammai mi verranno rimborsate, le preannuncio che quasi sicuramente non mi presenterò per l'udienza del 1° febbraio, ritenendo sufficiente addurre, a mia discolpa, quanto segue.
L'accusa che mi viene mossa è la seguente:
"per avere, essendo tuttora sospeso dalle funzioni e dallo stipendio nel quadro del procedimento disciplinare a suo carico n. 22/05/SD4A P.G. Cass., gravemente mancato ai doveri, tenendo comportamento non corretto nei confronti dei giudici del Tribunale di L'Aquila, precipuamente esprimendosi, in taluni passaggi dell'esposto in data 5/09/2006, in violazione dei criteri di equilibrio e di misura, in guisa da compromettere la credibilità personale, il proprio prestigio e decoro, nonché il prestigio dell'istituzione giudiziaria.
Afferma, nel dettaglio, tra l'altro, il dott. Tosti: "Ribadisco, poi, che nella mia qualità di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel "loro" idolo.
Ribadisco che non accetto di essere processato da giudici che sono indotti a condannarmi per non correre il rischio, in caso contrario, di essere sottoposti a procedimenti disciplinari da parte del Ministro di Giustizia, nonché al linciaggio pubblico da parte delle più Alte cariche istituzionali, politiche e "religiose" dello Stato Cattolico Italiano."
Concludendo, poi, il predetto magistrato, trasgredendo a dismisura i menzionati doveri di correttezza ed equilibrio:
"Complimenti alla "logica" ed all'impudenza. Credo proprio che per chiudere "degnamente" i processi a mio carico in quel de L'Aquila sarebbe opportuno che la futura formazione dei Collegi giudicanti fosse demandata al Vaticano, alla C.E.I. ed all'Opus Dei: sempreché, ovviamente, non si voglia scomodare la Divina Provvidenza in persona".
Preliminarmente contesto che possa esservi una qualche "pertinenza" ed un qualche "nesso" tra l'addebito che mi viene mosso e la circostanza che esso sarebbe stato commesso "essendo io sospeso dalle funzioni e dallo stipendio nel quadro del procedimento disciplinare a suo carico n. 22/05/SD4A P.G.". Mi chiedo se nell'ottica dell'incolpante si tratti di un'aggravante: e gradirei chiarimenti sul punto.
Secondariamente rilevo che la mia lettera del 5 settembre 2006 non è un "esposto", ma una "richiesta", quale PRIVATO CITTADINO, di rimozione del simbolo cattolico da tutte le aule giudiziarie italiane, nonchè di accesso agli atti relativi ad un precedente esposto" che ho indirizzato al Ministro di Giustizia Castelli.
Questa mia puntualizzazione non ha intenti cavillosi, ma serve per evidenziare la superficialità con la quale la mia "richiesta" è stata letta e gli intenti puramente ritorsivi che sono scaturiti dalla sua lettura. Non si giustificano, altrimenti, la non curanza nei confronti delle mie istanze di cittadino -non ho infatti ricevuto alcuna risposta in merito alle mie istanze- e che la mia lettera, per contro, sia stata utilizzata al solo scopo di congetturare cervellotiche accuse disciplinari, dopo averla sottoposta alla meticolosa e mirata analisi degli ispettori.
Chiusa questa premessa, respingo nel modo più categorico l'accusa di aver tenuto un comportamento non corretto nei confronti dei "giudici del tribunale dell'Aquila" attraverso le due frasi che sono state estrapolate dalla lettera del 5.9.2006.
In realtà è ben evidente -e l'ho già denunciato nello scritto precedentemente indirizzatole- che questa incolpazione scaturisce dalla circostanza che il Ministro di Giustizia On.le Clemente Mastella, cattolico, compulsato dall' On.le Francesco Storace, anch'egli cattolico, non ha verosimilmente gradito che io abbia preso le difese del Giudice dell'Aquila dott. Mario Montanaro, che è stato vittima di un ingiusto linciaggio anche da parte di Alte istituzioni statali, per aver osato rispettare la Costituzione italiana e i diritti costituzionali di eguaglianza e di libertà religiosa di un cittadino "musulmano".
Evidentemente, il Ministro di Giustizia e l'On.le Francesco Storace non hanno gradito che io abbia riportato, fedelmente, le gravi, gratuite ed offensive dichiarazioni della Chiesa, di numerosi politici italiani e di personaggi istituzionali con le quali si è ignobilmente bistrattata la dignità e la professionalità del Giudice de L'Aquila dott. Mario Montanaro, la cui unica colpa, ribadisco, è quella di aver fatto applicazione della Costituzione italiana e di aver accordato ad un cittadino musulmano la stessa dignità e gli stessi diritti che lo Dittatura Fascista, allora, e lo Stato democratico, oggi, accordano ai cattolici.
Denuncio, pertanto, la palese persecutorietà del presente procedimento disciplinare, che appare strutturato sul sistema, pluricollaudato, dell'estrapolazione gratuita delle frasi e della censura della libertà di pensiero e di critica, approfittando della circostanza che qualsiasi magistrato può essere accusato, grazie alla assoluta indeterminatezza dell'art. 18 della legge sulle guarentigie, anche di comportamenti riferibili alla SFERA PRIVATA, ivi incluso l'esercizio di diritti costituzionali e di diritti inviolabili che, sino a prova contraria, competono "anche" ai magistrati.
Estremamente significativa è la circostanza che, non potendo io essere attaccato sotto il profilo della professionalità e dell'onestà (non sono né un corrotto né un incapace), si sia cavalcata l'onda del supposto difetto dei "criteri di equilibrio e di misura" e delle FALSE (ribadisco: FALSE) accuse di "OFFESE" alla categoria dei Magistrati, recentemente utilizzate in sede di formulazione di un parere negativo per la mia progressione economica.
Estremamente significativa è la circostanza che la "tecnica" dell'estrapolare frasi scritte in lettere PRIVATE, che poi vengono connotate di "sconvenienza", sia stata già utilizzata -ai miei danni- dai SOLI Ministri di Giustizia (GIAMMAI DALLA PROCURA GENERALE DELLA CASSAZIONE), nell'ambito di uno stillicidio persecutorio che si è protratto, per almeno sette anni, per aver io osato denunciare FATTI ASSOLUTAMENTE VERI, cioè abusi e falsità perpetrate da inquirenti nell'ambito di intercettazioni telefoniche ed ambientali.
Estremamente significativa è la circostanza che il Primo Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione dott. Zucconi Galli Fonseca, oggi in pensione, mi abbia fatto sapere a suo tempo, per il tramite dell'Avv. Corrado Zucconi Galli Fonseca, che era meglio che stessi tranquillo perché al Ministero di Giustizia c'era qualcuno che non mi voleva particolarmente bene.
Estremamente significativa è la circostanza che un ispettore del Ministero di Grazia e Giustizia, parlando con sollievo della sua decisione di andare in pensione, abbia esternato a me e a mia moglie, Protti Emilia, la sua nausea per le modalità, mirate a colpire personaggi-bersaglio già individuati, con le quali venivano disposte certe ispezioni in alcuni uffici giudiziari. In pratica: caro ispettore, vai a fare un'ispezione al Tribunale di Canicattì: lì c'è il dipendente "Rossi", vedi di trovare qualcosa a suo carico.
Chiusa questa premessa, passo alla disamina, separata, delle due frasi che sono state estrapolate da una lettera PRIVATA e che si asseriscono offensive e denigratorie dei giudici del Tribunale dell'Aquila.
PRIMA FRASE INCRIMINATA:
"Ribadisco, poi, che nella mia qualità di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel "loro" idolo.
Innanzitutto respingo -siccome assolutamente gratuita ed infondata- l'accusa che io abbia "offeso" (??) i "giudici dell'Aquila" (??) perché, nella mia qualità di IMPUTATO -e non di giudice- ho chiesto nella mia lettera del 5 settembre scorso al Ministro di Giustizia Mastella -così come peraltro avevo più volte chiesto al precedente Ministro Castelli- di rimuovere i crocifissi da tutte le aule di giustizia italiane (e non dal solo tribunale dell'Aquila!!) perché, altrimenti, mi sarei rifiutato "di farmi processare (id est: di comparire e presenziare all'udienza) da giudici partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel "loro" idolo".
Sottolineo, innanzitutto, che questa mia frase descrive la VERITA' della situazione delle aule dei Tribunali italiani e rispetta, inoltre, i requisiti della pertinenza e della continenza: quindi essa è priva di qualsiasi valenza "diffamatoria".
Essa è stata poi espressa e formulata nell'ambito dell'esercizio del mio diritto di difesa, riconosciutomi sia a livello costituzionale (art. 24) che nell'ambito della Convenzione per la salvaguardia dei diritti del'uono (art. 6 L. 848/1955), senza che sussista alcuna deroga di legge che limiti questo mio diritto fondamentale, ex art. 15 L. n. 848/1955. E, in effetti, la mia richiesta di rimozione dei crocifissi mirava e mira, come ho ampiamente e diffusamente argomentato nella memoria difensiva che ho poi indirizzato al GUP dell'Aquila ed alla S.V. (e che indirizzerò alla Corte di Appello), a precostituire la prova documentale del rifiuto di rimozione dei crocifissi da parte dell'attuale Ministro di Giustizia: presupposto, questo, necessario ai fini del caldeggiato conflitto di attribuzione. Come la S.V. ha potuto infatti constatare, io ho esposto, nella memoria che ho indirizzato al GUP e a Lei per conoscenza, le motivazioni giuridiche per le quali, intendendo io legittimamente rifiutarmi di presenziare all'udienza a causa della presenza generalizzata dei crocifissi nelle aule di giustizia italiane, il GUP dovrebbe sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale.
La richiesta di rimozione dei crocifissi del 5.9.2006, pertanto, nient'altro è se non la reiterazione, pedissequa, di altrettante identiche richieste che avevo inoltrato al precedente Ministro di Giustizia On.le Roberto Castelli che, guarda caso, giammai si è sognato di promuovere procedimenti disciplinari.
Ribadisco, poi, che la stessa identica frase che mi viene "censurata" è stata da me usata, per ben due volte e nella stessa identicissima formulazione, nella memoria difensiva che ho inoltrato al GUP ed alla S.V., sicché logica e coerenza imporrebbero che io venga nuovamente incolpato per aver ripetuto che "nella mia qualità di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro testa....etc. etc.".
Ma c'è di più. La frase che è stata "censurata" è stata in realtà da me scritta in numerosi precedenti atti (lettere, ricorsi, memorie, etc.), senza che alcuno abbia avuto OVVIAMENTE nulla da ridire.
Cito per ora questi brani, che sono stati tratti dai seguenti 4 documenti:
1°) memoria per l'udienza dibattimentale del 18.11.2005:
A pag. 19 così mi esprimo: "mi è stato imposto di esercitare le mie funzioni pubbliche e le mie attività lavorative "in nome di un simbolo religioso nel quale non solo non si identifico, ma dal quale mi sono dissociato apertamente per tutte le gravissime implicazioni di criminalità, di genocidio, di intolleranza, di torture, di assassini, di razzismo, di schiavismo, di superstizione, di abuso della credulità popolare, di oscurantismo e di prevaricazione dei diritti umani e politici dei cittadini legati alla nefasta storia della Chiesa cattolica Romana"; mi è stata imposta l'osservanza della circolare fascista del 1926, cioè la "venerazione e il solenne ammonimento di verità e giustizia" del "crocifisso", presente in aula ed incombente sulla mia testa, in totale spregio della mia avversione religiosa nei confronti di qualsiasi forma di assurda, inconcepibile ed anacronistica "idolatria";
A pag. 33: "Il crocifisso e il suo valore simbolico. La legge dispone che gli unici simboli nazionali che debbono essere esposti nei locali pubblici sono la "bandiera tricolore" e l' "effige del Presidente della Repubblica". La ratio evidente dell'esposizione dei simboli nazionali nei luoghi pubblici -ove i poteri pubblici esercitano, pubblicamente, funzioni pubbliche- è quella di evocare e trasmettere, appunto in forma simbolica, un messaggio solenne di questo tenore: "in questo luogo istituzionale la funzione pubblica è esercitata dal pubblico funzionario, nei confronti dei cittadini italiani, in nome del popolo italiano, il quale popolo si identifica, appunto, nella sua bandiera e nel ritratto del suo Capo supremo, il Presidente della Repubblica. Esporre, pertanto, nei luoghi pubblici i "crocifissi" -cioè i simboli religiosi "partigiani" che identificano solo i cattolici- significa, necessariamente, evocare, affermare e trasmettere quest'altro messaggio solenne: "in questi luoghi pubblici i pubblici funzionari esercitano i loro poteri pubblici, nei confronti di tutti i cittadini italiani (anche) in nome del Dio dei cattolici". Questo valore evocativo del messaggio può legittimamente risultare intollerabile, sia per i cittadini non cattolici che lo subiscono sia per i funzionari non cattolici che sono costretti a trasmetterlo: infatti, l'esercizio delle pubbliche potestà deve essere, in uno Stato non confessionale, del tutto neutro ed imparziale. L'intollerabilità ideologica di "questo" messaggio, evocato dal crocifisso, può essere parificata a quella che sarebbe evocata dall'esposizione, nei luoghi pubblici, di qualsiasi altro simbolo "partigiano". Si ipotizzi, ad esempio, il caso estremo della "croce" uncinata nazista e ci si interroghi, poi, se non sarebbe lecito che "coloro che non si identificano in quel simbolo" ne possano chiedere a buon diritto la rimozione e, in caso contrario, possano rifiutarsi di partecipare agli atti pubblici compiuti in suo nome.";
2°) Atto di appello del 27.1.2006:
A pag. 6 così mi esprimo: "con riferimento alla mia veste di "imputato" ho dedotto che l'amministrazione della "giustizia" da parte di giudici organizzati in modo "partigiano" -che cioè esercitano le funzioni giurisdizionali identificandosi in modo plateale nel crocefisso cattolico appeso sopra la loro testa come "simbolo venerato, ammonimento di verità e giustizia" (tra l'altro proprio in relazione a fatti collegati all'imposizione del crocifisso nel luogo di lavoro)- viola il principio di laicità dello Stato e, quindi, il mio diritto ad essere giudicato da strutture giudiziarie imparziali ed indipendenti";
A pag. 37: "io non accetto, nella mia qualità di magistrato, di subire la lesione delle mie prerogative costituzionali di imparzialità, di neutralità e di indipendenza a causa dell'imposizione, da parte del Ministro di Giustizia, di un simbolo religioso partigiano, che cioè non identifica affatto lo Stato italiano e l'unità nazionale: ho prestato giuramento alla Costituzione Repubblicana -e non al Pontefice- e non intendo pertanto calpestarla né, tantomeno, intendo subire la limitazione della mia prerogativa di indipendenza o la violazione del principio supremo della laicità dello Stato, soggiogandomi supinamente all'imposizione coattiva del crocifisso da parte del Ministro di Giustizia";
A pag. 40: "Il crocefisso che mi viene imposto come "simbolo venerato, solenne ammonimento di verità e giustizia", non può essere parificato al crocifisso che qualsiasi frequentatore delle aule può legittimamente portare al collo, ma è il crocefisso che fa parte integrante della struttura pubblica e che serve per connotare le mie funzioni giurisdizionali, agli occhi del pubblico e di tutti gli operatori giudiziari (avvocati, imputati, testimoni etc.), di cristianità: sicché io appaio ai loro occhi come colui che sta amministrando la giustizia, oltre che in nome del popolo italiano, anche in nome del crocifisso";
A pag. 42: "io non tengo a casa mia i crocifissi e detesto qualsiasi forma di idolatria: esigo dunque di non essere costretto dal mio datore di lavoro a subire l'imposizione del crocifisso nel luogo di lavoro, peraltro pubblico, anche perché detesto il crocifisso per tutti i gravissimi misfatti che sono stati perpetrati, in suo nome, dalla Chiesa Cattolica e dai cristiani in millenni di storia; io non tollero di dovermi ideologicamente identificare nel Dio dei cattolici, che mi viene imposto al di sopra della mia testa quale "solenne ammonimento di verità e di giustizia".
3°) Lettera al Ministro di Giustizia Castelli 1.5.05:
Così mi esprimo a pag. 10: "Esporre, pertanto, nei luoghi pubblici i "crocifissi" -cioè i simboli religiosi "partigiani" che identificano solo i cattolici, significa, concretamente, evocare, affermare e trasmettere quest'altro messaggio solenne: "in questi luoghi pubblici i pubblici funzionari esercitano i loro poteri pubblici, nei confronti di tutti i cittadini italiani (cattolici e non cattolici), in nome del Dio dei cattolici". Questo valore evocativo del messaggio è intollerabile, sia per i cittadini non cattolici che lo subiscono sia per i funzionari non cattolici che sono costretti a trasmetterlo: infatti, l'esercizio delle pubbliche potestà deve essere, in uno Stato non confessionale, neutro ed imparziale. L'intollerabilità ideologica di "questo" messaggio evocato dal crocifisso può essere parificata a quella che sarebbe evocata dall'esposizione, nei luoghi pubblici, di qualsiasi altro simbolo "partigiano" (si ipotizzi il caso estremo della "croce" uncinata nazista)";
A pag. 16: "dal momento che ho giurato fedeltà alla Repubblica Italiana ed al Popolo Italiano -e non al Papa, cioè ad un Monarca di uno Stato straniero- non intendo più esercitare le mie funzioni e le mie mansioni sotto l'incombenza di un idolo cattolico e in nome di un Dio nel quale non mi identifico minimamente: i simboli ai quali ho prestato giuramento di fedeltà sono la bandiera tricolore e l'effige del Presidente della Repubblica. Solo in questi mi identifico e solo in nome di questi intendo svolgere le mie pubbliche funzioni. Ribadisco, peraltro, che a casa mia non espongo, non tengo, non venero e non adoro alcun idolo cattolico. Pretendo, pertanto, di non essere costretto, nel luogo di lavoro e nell'esercizio di pubbliche funzioni, a soggiacere all'imposizione di crocifissi, di madonne, di santi o di reliquie "miracolose".
E allora? Perché mai -mi chiedo e chiedo- il Ministro Mastella e l'On.le Storace si sarebbero infiammati e "indignati" per questa mia frase e per questo mio pensiero, che avevo già esposto in numerosi altri scritti? Quale cervellotica valenza "diffamatoria" si è voluta cogliere in questa frase, che è stata scritta in numerose altre lettere ed atti defensionali, con i quali non ho fatto altro che ribadire quello che la Corte di Cassazione e, oggi, anche lo stesso CSM hanno sentenziato: e cioè che il crocifisso, quale simbolo "partigiano" -e cioè " di parte"- pregiudica la neutralità e l'imparzialità dei luoghi dove la Giustizia è amministrata e, quindi, lede il principio supremo di laicità dello Stato che si sostanzia, appunto, nella neutralità, imparzialità ed equidistanza dei funzionari e, a maggior ragione, dei giudici?
In attesa di avere risposte, ovviamente scritte, ricordo che i crocefissi non sono oggetti di arredamento ma simboli religiosi che valgono ad identificare una sola religione: quindi i giudici che giudicano sotto l'incombenza dei crocifissi, imposti dal Ministro di Giustizia, si identificano necessariamente in quel simbolo partigiano, così come si identificherebbero nell'ideologia "partigiana" del nazismo o del comunismo, nell'ipotesi in cui il Ministro imponesse loro la svastica o la falce ed il martello.
E' quindi nient'altro che una constatazione banale il fatto che l'imposizione, da parte del Ministro di Giustizia, dei crocifissi ai giudici ha l'effetto di renderli "partigiani" perché -come ho chiaramente detto in termini esplicitissimi- questo fa sì che i giudici finiscano per identificarsi in questi simboli partigiani, appesi sopra la loro testa.
Non accetto, dunque, che questa mia frase e questo mio pensiero -che sono stati scritti e ribaditi in numerosissimi altri atti difensivi- vengano capziosamente utilizzati dall'On.le Storace e dal Ministro Mastella per asserire che essi suonano offensivi nei confronti dei "giudici del tribunale dell'Aquila".
In realtà è di un'evidenza a dir poco lapalissiana che la frase si riferisce, innanzitutto, a tutti i giudici italiani, ME INCLUSO -e cioè all'intera amministrazione della Giustizia- e non ai "soli" giudici dell'Aquila: prova ne è che la stessa identica questione preliminare avrei prospettato -e prospetterei- se dovessi subire processi in altri uffici giudiziari italiani.
Sottolineo ancora la circostanza che ANCHE IO, nella mia qualità di giudice, ho lungamente accettato, anche se obtorto collo, di identificarmi nei crocifissi impostimi dal Ministro di Giustizia e, quindi, di esercitare le mie funzioni giurisdizionali in modo "visibilmente" "partigiano": questo, almeno sino al 9 maggio del 2005, data in cui ho iniziato a rifiutarmi, per legittimo esercizio del "diritto alla libertà di coscienza", di tenere le udienze a causa dell'esposizione generalizzata dei crocifissi e del diniego di esporre il mio simbolo religioso/culturale.
Dunque, se qualcuno vuole attribuire a questa frase una valenza diffamatoria nei confronti dei giudici del Tribunale dell'Aquila, questo qualcuno non solo dovrà spiegare "perché" essa sia "offensiva" (peraltro dei soli giudici dell'Aquila!) ma dovrà anche giustificare "perché" essa non suoni offensiva anche nei miei stessi confronti, dal momento che anch'io, sino al 9.5.2005, ho accettato di identificarmi platealmente nei crocifissi appesi sopra la mia testa.
Che poi io abbia opposto un rifiuto per "libertà di coscienza", a partire dal 9 maggio 2005, è una mia questione personale, dal momento che io ho ritenuto che fosse per me doveroso esercitare il "diritto di libertà di coscienza" accordatomi dall'art. 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo: il che, tra l'altro, non esclude che altri magistrati possano fare altrettanto, anche alla luce della recente decisione del CSM.
Mi corre anche l'obbligo di ricordare -visto che nessuno sembra volerne tenere conto- che la Convenzione per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali dell'uomo (L. n. 848/1955) fu "partorita", all'indomani della fine della seconda guerra mondiale, proprio allo scopo di evitare che si ripetessero i crimini contro l'umanità che erano stati perpetrati dai nazisti e dai fascisti. Fu infatti per ovviare al ripetersi di simili atrocità che gli Stati contraenti pattuirono che qualsiasi essere umano fosse titolare di diritti individuali inviolabili e che, quindi, i singoli Stati contraenti non potessero più "permettersi" di uccidere, torturare, discriminare o violare o limitare i diritti fondamentali alla libertà di religione, pensiero, comunicazione, associazione etc. etc.
Ebbene, l'art. 9 della Convenzione -che attribuisce a qualsiasi uomo il "diritto di libertà di coscienza" (che nulla ha a che vedere con l "obiezione di coscienza", che non è neppure un diritto!)- nient'altro è se non la necessaria norma di chiusura che mira a rendere effettiva la tutela di tutti i diritti inviolabili riconosciuti dalla Convenzione.
Ribadisco, infatti, che il "diritto di libertà di coscienza" -così come poi giustamente recepito nella giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Cassazione- nient'altro è se non il "diritto di rifiutarsi di obbedire" ad atti normativi degli Stati contraenti che determinino, con nesso causale immediato e diretto, la lesione di diritti inviolabili. Con questa norma, in altri termini, è stato ripudiato l'opposto principio dell' "obbedir tacendo" e si è accolto, invece, quello del "diritto di libertà di coscienza", cioè del diritto di disobbedire ad atti normativi di qualsiasi genere (leggi, regolamenti, circolari, ordini etc.) che determinino la lesione di diritti inviolabili.
Il che significa -dal punto di vista pratico- che a qualsiasi uomo -e quindi (e soprattutto) ai funzionari che agiscono in nome e per conto degli Stati contraenti- è data la facoltà di disobbedire a leggi, atti amministrativi, circolari od ordini che li costringerebbero a violare diritti fondamentali altrui o propri: e questo per evitare che si ripetano le atrocità dell'ultimo conflitto mondiale, quando accadde che personale militare e civile, costretto ad "obbedire tacendo" a leggi, regolamenti, circolari o ordini dei Nazisti e dei Fascisti, consumò efferati crimini contro l'umanità.
E non è fuor di luogo ricordare che anche la Magistratura italiana "obbedì", "tacendo", alle leggi razziali, ai rastrellamenti degli ebrei e alla loro deportazione, poi sfociata negli stermini.
Pertanto, la circostanza che solo io (almeno per quel che mi consta) mi sia rifiutato di identificarmi nel simbolo "partigiano" del crocifisso, cioè di calpestare il diritto fondamentale dei cittadini di essere giudicati da giudici (visibilmente) "imparziali", non può essere addotta a mio carico come circostanza infamante né, grottescamente, come mia personale offesa contro non meglio identificati "giudici del Tribunale di L'Aquila".
Io ho in realtà agito rispettando la mia "coscienza". Gli altri giudici, se vogliono, sono liberi di seguitare a giudicare sotto l'incombenza dell'idolo cattolico, appeso sopra la loro testa. Non sarò certo io a biasimarli, viste le conseguenze perniciose che ho dovuto subire per il mio rifiuto.
Concludendo, del tutto infondata è l'accusa di aver diffamato i "giudici del Tribunale dell'Aquila".
Chiedo di conoscere, in ogni caso, le generalità esatte dei "giudici" del tribunale dell'Aquila che, a giudizio dell''On.le Storace e del Ministro Mastella, io avrei offeso. Mi chiedo: si tratta forse al dott. Mario Montanaro? Non mi sembra proprio, dal momento che ne ho preso le difese, definendolo giuridicamente preparato, coraggioso, imparziale e indipendente, a dispetto della stragrande maggioranza dei politici italiani, delle più Alte cariche istituzionali dello Stato, del Papa, della Chiesa e degli stessi consiglieri laici della Casa della Libertà del CSM, che hanno invece bersagliato questo magistrato con critiche diffamatorie, denigratorie, virulente e, soprattutto, avventate e prive di un supporto critico conferente.
L'incongruità dell'accusa che mi viene mossa balza ancor più evidente se si raffronta questa frase col brano che la precede.
Così, in effetti, mi sono espresso subito prima:
"Ribadisco che nella mia qualità di magistrato mi rifiuto di violare il mio obbligo giuridico di essere e di apparire imparziale, perché ritengo di dover rispettare sia il comma 2° dell'art. 111 della Costituzione che l'art. 6, 1° comma, della Convenzione sui diritti dell'Uomo e, pertanto, mi rifiuto di calpestare il diritto dei cittadini non cattolici e dei cittadini non credenti di essere giudicati da giudici "visibilmente imparziali".
Appare dunque evidente che io sono partito dalla circostanza -affermata dalla Cassazione e dallo stesso CSM- che un giudice che giudica sotto l'incombenza di un crocifisso è un giudice "visibilmente parziale": da tale circostanza ho tratto la necessità di rifiutarmi di giudicare i cittadini in modo "visibilmente parziale".
"Stranamente", questa mia frase, pur facendo anch'essa riferimento ad un "giudice parziale", non è stata censurata dagli On.li Storace e Mastella.
E allora mi chiedo: perché dovrebbe essere "censurato" come diffamatorio nei confronti dei giudici dell'Aquila (?!) il proposito, che ho formulato nella frase immediatamente successiva, che "nelle mie vesti di "imputato" mi rifiutavo di farmi processare da giudici "partigiani", che cioè a causa dell'ostensione del crocifisso sopra la loro testa erano "visibilmente parziali"?
Questa contraddizione degli incolpanti Storace e Mastella è a dir poco grottesca. Quel che è grave, però, è che questa palese contraddizione tradisce quello che ho sopra denunciato: e cioè l'uso strumentale e deviato della potestà disciplinare del Ministro di Giustizia per finalità persecutorie.
Ma c'è molto di più: non posso infatti giustificare che io venga accusato dall'On.le Storace di comportamenti offensivi nei confronti dei magistrati che, semmai, debbono essere attribuiti a lui.
Evidenzio, infatti, che l'On.le Storace, nel propalare a RAI News 24 la notizia che il suo collega ed amico "Ministro di Giustizia Mastella gli aveva assicurato la promozione di azione disciplinare nei miei confronti", ha anche dichiarato che "nel suo furore Tosti aveva anche scritto il 5 settembre a Mastella la volontà di non farsi processare -beato lui- da giudici partigiani e parziali".
Orbene, se c'è da ravvisare in questa vicenda qualcosa di offensivo nei confronti dell'intera categoria dei magistrati, questo è da ricercare proprio nell' intervista rilasciata dall'On.le Storace, peraltro in spregio del mio diritto alla riservatezza: asserire e rimarcare, infatti, che il dott. Tosti ha espresso la volontà, "beato lui", di non essere processato da giudici "partigiani e parziali", significa affermare, in modo implicito ma assolutamente chiaro ed inequivocabile, che i giudici, in Italia, sono di regola partigiani e parziali, al punto tale che suonerebbe come ingiustificabile priviliegio la "pretesa" del sottoscritto di essere giudicato da giudici...... imparziali.
E allora mi chiedo e chiedo: sarebbe questo il "pulpito" dal quale proviene la predica nei miei confronti? Sarei io, cioè, quello che si dovrebbe vergognare, al cospetto dell'On.le Storace, per aver affermato che un "giudice che giudica sotto l'incombenza dei crocifissi è un giudice partigiano", che cioè -come ho cura di puntualizzare- è "visibilmente inserito in un'Amministrazione giudiziaria connotata di cristianità e, quindi, confessionale"? Ma siamo pazzi? Ma esiste o no -mi chiedo- un limite alla decenza ed al pudore?
Mi viene però un dubbio: non è, per caso, che l'On.le Storace si è sentito offeso perché ho usato la parola "partigiani"? Forse questa parola gli ha evocato i combattenti -notoriamente antagonisti della sua ideologia politica- che nell'ultimo conflitto mondiale imbracciarono gli stenn e i moschetti per liberare l'Italia, intonando sui monti la canzone "bella ciao"?
Non posso nascondere la mia indignazione di fronte a questa accusa, che è stata peraltro assurdamente sbandierata ai quattro venti dall'On.le Storace, ancor prima che mi venisse contestata, e per la cui comunicazione "in via riservata" sono stato costretto ad allontanarmi dal capezzale di mia madre morente. Vergognatevi Voi: io non mi vergogno.
E non posso esimermi dal rimarcare come il precente Ministro di Giustizia, On.le Roberto Castelli, si sia ben guardato dal promuovermi analoga azione disciplinare, pur avendo io scritto ed espresso le stesse identiche frasi, con gli stessi identici pensieri e con gli stessi propositi, in altre lettere e in altri scritti a lui indirizzati. Il che mi induce ad elogiare pubblicamente il Ministro Castelli che si è rivelato, sotto questo profilo, come un vero gentiluomo.
Ma veniamo alla disamina dell'ultimo brano, che così suona: "Ribadisco che non accetto di essere processato da giudici che sono indotti a condannarmi per non correre il rischio, in caso contrario, di essere sottoposti a procedimenti disciplinari da parte del Ministro di Giustizia, nonché al linciaggio pubblico da parte delle più Alte cariche istituzionali, politiche e "religiose" dello Stato Cattolico Italiano."
Primo commento: ah, come mi vergogno! Mi chiedo: potrò mai impetrare perdono per cotante "offese" che ho arrecato ai "giudici del Tribunale di L'Aquila", scrivendo un frase così ricca e piena di triviali insulti, bestemmie e vilipendi?
Messo da parte il sarcasmo, osservo e deduco:
a) è di lapalissiana evidenza che con questa frase ho espresso, nella mia qualità di IMPUTATO e con parole che non integrano turpiloquio, bestemmia o vilipendio, il mio disappunto e la mia preoccupazione per il fatto di dover essere giudicato da giudici che, a causa del linciaggio pubblico, delle pressioni e delle gravissime intimidazioni di cui era stato in precedenza vittima il dott. Mario Montanaro -anche da parte di Alte cariche istituzionali- per aver egli osato affermare l'illiceità dell'ostensione dei crocifissi, subivano fortissime pressioni e fortissimi condizionamenti nella serenità di giudizio nei processi a mio carico, dove avrebbero dovuto decidere la stessa identica questione, col palessimo rischio, dunque, di essere "indotti a condannarmi per non correre loro il rischio, in caso contrario, di essere sottoposti a procedimenti disciplinari da parte del Ministro di Giustizia, nonché al linciaggio pubblico da parte delle più alte cariche istituzionali, politiche e religiose dello Stato cattolico italiano";
b) di questa mia legittima preoccupazione ho poi immediatamente fornito una prova documentale schiacciante riferendo, peraltro in modo parziale, la cronologia delle incredibili, vigliacche, allucinanti e vergognose intimidazioni, minacce ed insulti (tutte perpetrate col classico coraggio del branco) di cui era rimasto vittima il povero dott. Mario Montanaro, "reo" di aver "osato" pronunciare una motivatissima e ponderatissima ordinanza con la quale, facendo tra l'altro giustizia di criminali atti di discriminazione religiosa di cui era stato vittima il sig. Emilio Smith, aveva ordinato la rimozione dei crocifissi dalla scuola elementare di Ofena.
E allora mi chiedo, innanzitutto: che "ci azzeccano" i "giudici del Tribunale di L'Aquila con questa mia frase "incriminata"? Non è forse evidente che questa mia preoccupazione si riferisce a qualsiasi giudice italiano, e non ai SOLI giudici dell'Aquila?
In che cosa consisterebbe, poi, il disvalore deontologico che gli On.li Storace e Mastella hanno ravvisato in questa mia frase? Non è forse VERO che il dott. Mario Montanaro è stato fatto oggetto di intimidatorie ispezioni ministeriali, di minacce di morte e di un coro di avventante ed oltraggiose critiche per aver osato ordinare la rimozione dei crocifissi? E non è forse vero che in seguito a quella ordinanza si sono innescate incomposte reazioni di fanatismo religioso che hanno condizionato l'esito di quel giudizio e di altri analoghi giudizi? Ma si può tollerare che in un Paese che pretende di essere considerato "civile" i giudici debbano subire pressioni ed intimidazioni esterne che li costringono ad emanare sentenze "già scritte" dal furore del Popolo, dei politici, della Chiesa, del Vaticano o della cd. opinione pubblica?
Ma mi chiedo anche: con quale legittimazione morale i politici On.li Storace e Mastella osano contestarmi l'addebito di aver "offeso" i giudici del tribunale aquilano, quando sono gli stessi politici, la stessa Chiesa, lo stesso Vaticano e le stesse alte cariche dello Stato che hanno vilipeso ingiustamente ed avventatamente il giudice Mario Montanaro?
Esiste o non esiste, mi chiedo, un limite alla decenza e all'impudenza?
Ma non hanno letto, gli On.li Storace e Mastella le ben cinque pagine dove ho snocciolato le incredibili, vigliacche, allucinanti e vergognose intimidazioni, minacce ed insulti, perpetrati col coraggio del branco, di cui è stato fatto oggetto il giudice del Tribunale de L'Aquila dott. Mario Montanaro, anche da parte di illustri politici che rivestivano alte cariche istituzionali?
Ma come: il Ministro della Giustizia Castelli ha disposto un'intimidatoria ispezione a carico di un giudice che ha osato affermare che la presenza dei crocifissi è illegale, anche nei tribunali, bollando l'ordinanza di questo giudice come un "provvedimento abnorme" e "ricordando di aver ricevuto da Adel Smith la strampalata richiesta -cui ovviamente non ha dato seguito- di togliere i crocifissi dalle aule giudiziarie", ed io vengo "censurato" dagli On.li Storace e Mastella perché avrei infangato il prestigio dell'Ordine Giudiziario nell'affermare che non accetto il fatto di essere processato da giudici che, a causa, delle "minacce intimidatrici" del Ministro di Giustizia e delle "censure preventive" di decisioni che possano confliggere con i dictat del Ministro, del Papa e della Chiesa, sono indotti a condannarmi, e cioè a ritenere che la presenza dei crocifissi è legittima e non lede, dunque, i miei diritti di libertà di coscienza? Ma siamo pazzi? Ma è vero o non è vero che il dott. Mario Montanaro è stato vittima di assurdi ed ingiustificabili atti di ingerenza da parte del Ministro di Giustizia, delle Alte Cariche dello Stato, dei politici, della Chiesa, del Papa?
Come si può lontanamente giustificare che una decisione di un giudice, anziché essere criticata -magari aspramente- per i supposti ERRORI che essa contiene, venga vilipesa con toni ed apprezzamenti diffamatori che sono del tutto scollegati dalla disamina e dalla analisi tecnico-giuridica delle sue reali MOTIVAZIONI?
E sarei io quello che si deve vergognare? Di chi si fanno paladini gli On.le Storace e Mastella: forse del Ministro di Giustizia Castelli e del suo comportamento tenuto nei confronti del giudice dott. Mario Montanaro? E sarei io, secondo il "pulpito" di Storace e Mastella, quello che "diffama" ed "offende" i giudici dell'Aquila? Suvvia, fatevi un esame di coscienza ed andate a rispolverare, magari consultando un dizionario, il significato italiano delle parole "decenza" e "pudore".
Comunque, se sono io il "criminale" che si dovrebbe vergognare dinanzi alla levatura morale, all' "equilibrio" ed alla "misura" di cui sono dotati i miei accusatori On.li Storace e Mastella, mi piace evidenziare che risulto essere in nutrita e qualificata compagnia.
Così, ad esempio, si è espresso l'Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti: "Il movimento d'azione giustizia e libertà esprime stupore e sgomento per le incomposte reazioni di fanatismo religioso che hanno accolto la decisione del Tribunale di L'Aquila che ha condannato l'Istituto Navelli a rimuovere il crocifisso esposto nelle aule della scuola......Dopo la decisione del Tribunale di L'Aquila, il Governo Berlusconi, recidivo nella violazione del principio di separazione dei poteri, nella persona del Ministro Castelli ha disposto gravissima iniziativa che costitutisce oggettiva e illegittima interferenza nell'attività giurisdizionale, disponendo l'invio a L'Aquila di ispettori ministeriali per dare corso ad inammissibile procedimento disciplinare a carico del magistrato che ha emesso la decisione. L'indebita interferenza del Ministro nell'attività giurisdizionale appare altresì come un'inquietante e inammissibile anticipazione del progetto di riforma dell'ordinamento giudiziario approvato dal Governo, per cui dovrebbe divenire illecito disciplinare l'attività di interpretazione di norme di diritto che palesemente e inequivocabilmente sia contro la lettera e la volontà della legge o abbia contenuto creativo. Suona inoltre particolarmente dolorosa la presa di posizione del Capo dello Stato Ciampi che su questa questione pare aver abbandonato il ruolo di garante dell'autonomia e dell'indipendenza della funzione giudiziaria, preannunciando il certo annullamento della sentenza del Giudice aquilano".
La qual ultima profezia -guarda caso- si è puntualmente verificata e -sempre guarda caso- proprio con le "motivazioni" suggerite dal Capo dello Stato: il che dimostra quanto siano "sensibili" i magistrati, quando sono chiamati a decidere questioni che sono state già decise dal furore del Popolo e delle cosiddette "Istituzioni", alle cui direttive è "opportuno" allinearsi, se non si vuole correre il rischio di fare la fine di chi scrive.
E allora dovrei essere io a "vergognarmi" di aver scritto nella lettera censurata dagli On.li Storace e Mastella che "persino il Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi ha scagliato i suoi strali contro il giudice Montanaro, caldeggiando pubblicamente la riforma della sua ordinanza ("si tratta di una decisione non definitiva, suscettibile di impugnazione") e censurandola, nel merito, sino al punto di affermare che "il crocifisso nelle scuole è sempre stato considerato non solo come segno distintivo di un determinato credo religioso, ma soprattutto come simbolo di valori che stanno a base della nostra ("nostra"???) identità", dimenticandosi forse di rivestire la carica istituzionale di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e, quindi, di garante dell' indipendenza e dell'imparzialità dei giudici (estremamente significativa è la circostanza che le "motivazioni" "suggerite" da questo dictat Presidenziale siano poi state pedissequamente recepite dai giudici amministrativi, al pari del dictat del Cardinal Ruini, presidente della Confer. Episc. Italiana, che ha affermato che "il crocifisso esprime l'anima profonda del nostro Paese e deve dunque rimanere come segno dell'identità della nostra nazione. La decisione del giudice Montanaro ci ha sorpreso sia per il contenuto che per le ragioni addotte")????
E che dire dell'On.le Pierluigi Castagnetti, che ha offeso l'onore, il prestigio e la professionalità del dott. Montanaro, bollando la sua ordinanza come "una sentenza priva di intelligenza, buonsenso e legittimità"?
E che dire dell'On.le Roberto Maroni, che ha offeso il giudice Montanaro bollando la sua ordinanza come "una sentenza aberrante, che va cancellata al più presto perché un giudice non può cancellare millenni di storia").
E che dire di Roberto Calderoli che ha offeso il giudice Montanaro bollando la sua ordinanza come "una bestemmia, le cui motivazioni gli appaiono ancor più gravi"?
E che dire del Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Virginio Rognoni, che ha censurato l'operato e la professionalità del giudice del tribunale de L'Aquila Montanaro, dichiarando di "essere disorientato e preoccupato"?
E che dire del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri Fini, che ha offeso l'onore e la professionalità del giudice Montanaro, bollando il suo provvedimento come una "decisione assurda e sconcertante, operata da un magistrato evidentemente in cerca di notorietà, che offende i sentimenti profondi della stragrande maggioranza degli italiani"?
E che dire del Ministro dell'Interno Pisanu, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro, dichiarando di "sentirsi offeso dalla sentenza del giudice Montanaro, sia come cristiano che come cittadino: il crocifisso, infatti, non è solo il simbolo della mia religione, ma anche l'espressione più alta di 2000 anni di civiltà"?
E che dire del segretario dell'UDC Follini, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro bollando il suo provvedimento come un "errore clamoroso, che colpisce i sentimenti delle persone senza aggiungere nulla alla piena autonomia delle istituzioni"?
E che dire del capogruppo centrista alla Camera Volonté, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro definendo la sua ordinanza come "sconcertante, oltre che sbagliata e invitando l'Avvocatura di Stato e il Ministro Moratti ad intervenire in sede giudiziaria per tutelare le leggi e la morale civile???.
E che dire del Sindaco DS di Roma Veltroni, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro, bollando il suo provvedimento come "sentenza priva di intelligenza, che non aiuta l'integrazione"?
E che dire dell'On.le Sandro Bondi di Forza Italia, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro invocando addirittura "l'intervento del Parlamento (non, per fortuna, quello dell'ONU) per ristabilire la sovranità popolare e la democratica rispetto a decisioni come quella assunta da un funzionario dell'ordine giudiziario che offendono i valori fondamentali della nostra(?) storia, della nostra (?) cultura e della nostra (?) identità nazionale"?
E che dire dell'On.le Francesco Storace, Presidente della regione Lazio, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro, dichiarando di aver "provato una fortissima indignazione per la sentenza dell'Aquila, che è la logica conseguenza di una grave tendenza che punta alla negazione di valori che fanno parte della tradizione italiana ed europea. E' bene che si cominci a dire forte e chiaro che i cattolici non possono essere considerati ospiti (???) in Italia"?
E che dire dell'On.le Gianni Alemanno, ministro delle politiche agricole, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro esprimendo pubblica "indignazione per la sentenza del giudice Montanaro: aprire alle altre culture non può e non deve significare la cancellazione (????????) della nostra (????) identità italiana"?
E che dire del Sottosegretario all'interno On.le Alfredo Mantovano, che ha offeso in modo ignobile l'onore e la professionalità del dr. Montanaro, dichiarando che "la sua sentenza è indicativa non solo del grado di impudenza raggiunto nella distorsione del diritto positivo, ma, di più, dell'ansia di onnipotenza che anima taluni giudici"?
E che dire dell' Avv. perugino Giacomo Perrone e del dott. Gianfranco Sassi, magistrato in pensione, che hanno offeso in modo ignobile l'onore e la professionalità del dr. Montanaro, invitando il Ministro di Giustizia Castelli a promuovere azione disciplinare nei suoi confronti e "denunciando la natura prettamente politica della decisione, che contrasta con i principi dell'ordinamento dello Stato e con la normativa vigente, emessa per di più su ricorso del Presidente dell'Unione Musulmani d'Italia, autore di un grave atto di ostilità, e bollandola come un' "abnorme pronuncia giudiziaria, chiaramente parziale, e come tale lesiva del prestigio della magistratura (esiste un giudice a Berlino, ma, non certo, nella specie, a L'Aquila"?
E che dire dell'inaccettabile ingerenza del Segretario della Conferenza Episcopale Italiana Mons. Betori che, intervenendo su questione relativa a crocifissi di proprietà italiana, installato in scuole di proprietà italiana, ha redarguito l'ordinanza del dr. Montanaro dichiarando che "la Croce è un simbolo irrinunciabile per il popolo italiano e che la sentenza del giudice Montanaro è in contraddizione con una legge vigente dello Stato, che nessun Parlamento ha mai cambiato, tanto meno la Costituzione"?
E che dire delle ignobili e vigliacche minacce di morte formulate all'indirizzo del giudice Montanaro da parte di vigliacchi quanto anonimi accoliti della setta cristiana?
E che dire dell'allora Vice Presidente della Camera On.le Clemente Mastella, che ha offeso la professionalità e l'indipendenza del giudice Montanaro bollando la sua ordinanza come "un errore storico e culturale, che non aiuta l'integrazione e interpreta in modo sbagliato il pluralismo religioso. Togliere oggi il crocifisso dalle aule delle scuole significa non avere rispetto per valori che per noi sono fondamentali"?
E che dire dell'obbrobrioso crocifisso in ferro, alto tre metri, fatto erigere dal Sindaco di Ofena dinanzi l'ingresso della scuola elementare, nel tempo record di un giorno, per sfregio razzistico nei confronti di Emilio Smith e dei suoi figli minori?
E che dire degli altrettanto obbrobriosi e giganteschi murales dipinti sulle facciate delle case del centro storico di Ofena, e financo sui due lati dell'ingresso della Casa Comunale, per ostentare, con la fattiva complicità dell'Amministrazione comunale, obbrobriosi crocifissi ed immagine sacre, quale reazione di razzismo e di sfregio nei confronti dell'infedele musulmano Emilio Smith?
E che dire della "Via Crucis", realizzata anch'essa nell'abitato di Ofena per sfregio e scherno contro l'infedele musulmano Emilio Smith?
E allora? Sarei io quello che, ad avviso degli On.li Storace e Mastella, "ha tenuto un comportamento scorretto nei confronti del Tribunale di L'Aquila, esprimendosi in violazione dei doveri di equilibrio e di misura"?
Chiedo, di grazia: se le mie parole -che esprimono soltanto VERITA' DOCUMENTATE e non contengono bestemmie, turpiloqui e vilipendi- sono "diffamatorie" di non meglio identificati "giudici del Tribunale di L'Aquila, tutte le frasi e tutti i comportamenti sopra descritti che cosa sono? Di fronte a chi dovrei "vergognarmi"? Forse di fronte agli On.li Storace, Mastella, Fini, Mantovano, Pisanu, Alemanno, Bondi, Follini e via dicendo? E' questo il "pulpito" dal quale proviene la "predica"? Sono questi i soggetti dinanzi a quali mi dovrei prostrare e inginocchiare, occhi e testa bassa, per impetrare perdono per la mia scarsa correttezza deontologica nei confronti dei...... "giudici del Tribunale di L'Aquila"?
Suvvia, prendete un dizionario di lingua italiana e consultate il significato delle parole "impudenza" e "indecenza".
SECONDA FRASE: "Complimenti alla "logica" ed all'impudenza. Credo proprio che per chiudere "degnamente" i processi a mio carico in quel de L'Aquila sarebbe opportuno che la futura formazione dei Collegi giudicanti fosse demandata al Vaticano, alla C.E.I. ed all'Opus Dei: sempreché, ovviamente, non si voglia scomodare la Divina Provvidenza in persona".
Con questa frase, anch'essa riferita ad atto scritto al di fuori dell'esercizio delle mie funzioni, mi si imputa addirittura di aver trasgredito a dismisura i menzionati doveri di correttezza ed equilibrio nei confronti dei "giudici del tribunale dell'Aquila".
Anche qui rilevo che gli incolpanti si arrampicano sugli specchi per dar sfogo ad una libidine accusatoria che scaturisce -come già detto- da ben altre motivazioni: la frase in questione, in effetti, è stata estrapolata in un modo tanto assurdo da rimanere incomprensibile. Essa va peraltro scissa in due proposizioni ben distinte, nessuna delle quali può essere riferita ai giudici del Tribunale aquilano.
La prima proposizione è la seguente: "Complimenti alla logica e all'impudenza". Essa è totalmente scollegata dal resto della frase "incriminata" e, per comprendere il reale significato, deve essere necessariamente collegata a queste frasi, che la precedono:
"Come dire: la superiore razza ariana è l'unica che merita di vivere, perché si è particolarmente distinta -soprattutto durante il ventennio nazi-fascista- nella lotta contro la discriminazione razziale. E' dunque giusto che solo gli ariani seguitino a vivere e che, al contrario, gli ebrei e i rom seguitino ad entrare nelle camere a gas e nei forni crematori. Oppure: la Superiore Razza Cristiana si è particolarmente distinta -come testualmente afferma il Consiglio di Stato- nella lotta per l'affermazione dei valori della "tolleranza", dell' "eguaglianza", del "rispetto reciproco" e del "rifiuto di ogni discriminazione". E' dunque "giusto" che seguiti a godere del privilegio di marcare, in regime di monopolio, le pareti degli uffici pubblici, discriminando ed escludendo tutte le altre religioni e chi non crede".
In altre parole, i "complimenti alla logica e all'impudenza", da me espressi, si riferiscono alle IPOTESI di chi, seguendo l'iter logico-argomentativo seguito dal TAR del Veneto e dal Consiglio di Stato, avesse argomentato che è giusto che la razza ariana è l'unica che merita di vivere -mentre gli ebrei debbono essere sterminati- perché gli ariani si sono particolarmente distinti nella lotta contro il razzismo; oppure che è giusto che i cristiani, che si sono particolarmente distinti nella loro storia per la loro "tolleranza" (ad esempio: crociate, inquisizioni, roghi su cui Giordano Bruno e decine di migliaia di eretici, streghe ed omosessuali arsero cristianamente), per il "rispetto reciproco e la valorizzazione della persona" (ad esempio: imposizione dei simboli distintivi agli ebrei, ghettizzazione degli ebrei, imposizione delle prediche coatte, rapimento dei bambini ebrei battezzati di nascosto, leggi razziali ed olocausto praticati dai cristiani fascisti e nazisti), per il "rifiuto di ogni discriminazione" (ne sanno qualcosa gli ebrei, le donne, gli omosessuali, gli schiavi), seguitino a godere del privilegio di marcare in piena solitudine i luoghi pubblici col loro simbolo.
Orbene, la circostanza che io sia costretto a "discolparmi" per questo mio ragionamento giuridico, che si avvale di comparazioni ipotetiche per far risaltare l'illogicità e la carenza di pudore delle tesi contrapposte, è a dir poco delirante. E' come affermare, infatti, che "bravo magistrato" è quello che ragiona in senso opposto, cioè quello che sentenzia che "è giusto" che gli ebrei seguitino ad essere sterminati con le camere a gas, in ossequio alla superiore razza ariana, che si è particolarmente distinta nella lotta contro il razzismo.
Anche qui il mio consiglio è di andare a consultare un dizionario per verificare il significato delle parole "decenza" e "pudore", dal momento che ritengo che questa incolpazione travalichi i limiti della decenza e del pudore.
Ovviamente mi auspico che questa augusta incolpazione degli On.li Storace e Mastella determini il mio rinvo a giudizio.
Mi preme però riportare il seguente commento, che fu espresso dal giudice amministrativo dott. Emilio Rosini subito dopo aver letto la sentenza del TAR del Veneto:
"Il risultato di questa stravagante argomentazione è evidentementeparadossale. Con una logica di questo genere (non vale ciò che si fa ma ciò che si dovrebbe essere) si può sostenere anche che nelle aule scolastiche deve essere esposto il simbolo della falce e martello. I valori fondamentali del comunismo non sono, come quelli del cristianesimo, la libertà, la uguaglianza, la fraternità, la dignità umana, la laicità? E se la croce resta indenne dai massacri compiuti in suo nome perché i massacratori non sarebbero stati veri cristiani anche se dichiaravano (e credevano) di esserlo, come scrive il TAR, si potrebbe fare la stessa operazione con la falce e il martello: Stalin e Pol Pot non erano veri comunisti anche se dichiaravano (e credevano) di esserlo."
A buon intenditor poche parole. In ogni caso segnalo che questa mia frase è stata scritta in numerosissimi altri precedenti atti per i quali guarda caso- il Ministro di Gisutizia Castelli nulla ha obiettato.
Per quanto riguarda, infine, il resto della frase "incriminata", è anche qui ben chiaro che i giudici del tribunale dell'Aquila non ci azzeccano nulla e che, al contrario, si tratta di una evidentissima battuta nei confronti dell'ingiustificabile ingerenza della Chiesa e del Vaticano nelle questioni interne italiane e, in particolare, nella questione relativa dell'ostensione dei crocifissi negli uffici pubblici italiani.
Questa battuta, per la precisione, si ricollega all'esposto del 26 febbraio 2006, indirizzato al CSM, al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione ed al Ministro, col quale ho denunciato indebite pressioni da parte dell'Arcivescovo dell'Aquila Giuseppe Molinari, nonché gravi irregolarità nell'assegnazione dei fascicoli e nella formazione dei collegi giudicanti, civili e penali, in merito a cause relative all'ostensione dei crocifissi nei seggi elettorali ed alla mia causa penale.
Il Ministro di Giustizia, evidentemente, non solo non si è curato di rispondere né a me né all' On.le Turco Maurizio in merito alle gravi irregolarità denunciate nell'esposto, ma non l'ha neppure letto.
Se lo avesse letto, infatti, avrebbe capito che l'iter logico della frase incriminata è questo:
1°) Visto che il Vescovo dell'Aquila Mons. Giuseppe Molinari si è assurdamente ingerito nella decisione di un ricorso d'urgenza per la rimozione dei crocifissi dai seggi elettorali, promosso dall'avv. Dario Visconti ed assegnato al Presidente del Tribunale Aquilano dott. Villani, cattolico ed amico dell'Arcivescovo stesso, sino al punto di definirlo, con toni diffamatori, come "un'iniziativa stupida e vergognosa, che poteva portare solo disistima nei confronti della città dell'Aquila";
2°) Visto che nel Tribunale dell'Aquila viene normalmente celebrata la messa in occasione del Natale e che il Vescovo dell'Aquila Mons. Giuseppe Molinari l'ha personalmente celebrata nel Natale 2005;
3°) Visto che il Papa e la C.E.I. si sono continuamente ingeriti -e seguitano ad ingerirsi- nella questione relativa all'esposizione dei crocifissi italiani negli uffici pubblici italiani, affermando che il loro Dio-Uomo debba essere presente;
4°) Visto che sono state commesse gravissime irregolarità nella composizione del collegio che mi ha giudicato, nonché in altri collegi civili che hanno giudicato in merito alla legittimità o meno della presenza dei crocifissi nei seggi elettorali, facendo sì che si creasse un collegio prevenuto nei miei confronti;
in considerazione di tutto ciò, ho concluso con battuta ironica: "Credo proprio che per chiudere "degnamente" i processi a mio carico in quel de L'Aquila sarebbe opportuno che la futura formazione dei Collegi giudicanti fosse demandata al Vaticano, alla C.E.I. ed all'Opus Dei: sempreché, ovviamente, non si voglia scomodare la Divina Provvidenza in persona".
E allora? Quale sarebbe il crimine? Che cosa c'entrano i giudici dell'Aquila? Semmai è evidente che la battuta è all'indirizzo del Vaticano, della C.E.I. e dell'Opus Dei. Ma allora il Ministro Mastella si vuol far paladino delle sue istituzioni religiose, e non dei giudici aquilani. Ma allora occorre chiarezza nell'incolpazione, perché se qualcuno vuole incolparmi di aver "indebitamente" accusato la Chiesa di ingerenza negli affari interni dell'Italia, allora ricorderò a questo qualcuno che occorre una notevole dose di impudenza, di sfrontatezza e di strafottenza per negare quello che è sotto gli occhi di tutti.
I nostri politici e i nostri organi istituzionali si son sempre ben guardati dall'ingerirsi nelle cose interne della Chiesa per reclamare, ad esempio, il rispetto dei diritti dei preti alla piena sessualità, il rispetto delle donne e dei gay al diritto fondamentale all'eguaglianza, il rispetto dei non cattolici e degli atei ai diritti fondamentali alla libertà di religione, di pensiero e di eguaglianza, il rispetto dei cittadini del vaticano al diritto di costituire partiti politici e via dicendo. Egual comportamento, guarda caso, la Chiesa non ha mai tenuto nei confronti dell'Italia, pretendendo addirittura di ingerirsi nelle cause civili relative ai crocifissi italiani nei seggi italiani ed alla presenza dei crocifissi italiani nelle scuole italiane, nei tribunali italiani e negli ospedali italiani.
E allora? Mi è forse vietato fare una battuta, priva di connotazioni triviali, sull'ingerenza della Chiesa in Italia, per di più in una lettera scritta al di fuori dell'esercizio delle mie funzioni?
Ma non c'è un limite all'impudenza? Ma come: l'Italia è stata ribattezzata come "colonia del Vaticano" e come "Repubblica Pontificia Italiana" e siamo divenuti lo zimbello dell'Europa e del Mondo a causa di questa assoggettazione grottesca, ed il Ministro Mastella si indigna perché ho detto la VERITA'?
Ma come? Luciana Littizzetto sta sfruttando da anni il filone dell'ingerenza inaudita della Chiesa nelle nostre questioni interne e nella nostra vita quotidiana, indirizzando con cadenza settimanale degli sfottò all'indirizzo di Sua Eminenza Mons. Ruini, e Mastella mi viene ad appioppare questa "incolpazione"?
Basta: ho scritto troppo.
Ritengo che non esista il benché minimo elemento per censurare le frasi che ho peraltro scritto al di fuori dell'esercizio delle mie funzioni pubbliche: chiedo, quindi, che l'incolpazione venga archiviata o che, in subordine, venga disposto l'immediato rinvio a giudizio.
P.S.: l'incolpazione che mi viene mossa si profila assolutamente infondata alla luce del Decreto Legislativo 23.2.2006 n. 109, pubblicato sulla G.U. n. 67 del 21.3.2006 ed entrato in vigore il 19 giugno del 2006, col quale lo Stato si è deciso ad emanare una disciplina organica in materia di illeciti disciplinari, tipizzando finalmente i comportamenti, tenuti dal magistrato fuori dall'esercizio delle funzioni, che possono integrare illeciti disciplinari, arginando in tal modo l'illimitatezza della potestà disciplinare, che indubbiamente confliggeva col principio cardine di diritto (e di civiltà) della "certezza" del diritto.
Rammento che l'Italia, proprio a cagione dell'assoluta "genericità e non prevedibilità" dell'art. 18 del R.D. Lgvo n. 511 del 1946, ora abrogato, ha subito condanne da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per sanzioni inflitte a magistrati per comportamenti che integravano il legittimo esercizio di diritti fondamentali riconosciuti dalla Convenzione ratificata con legge n. 848/1955 (ad esempio: adesione a logge massoniche).
Orbene, l'art. 1 del d. l.vo 109/2006 sancisce, al comma 2°, che "il magistrato, anche fuori dall'esercizio delle proprie funzioni, non deve tenere comportamenti, ancorché legittimi, che compromettano la credibilità personale, il prestigio e il decoro del magistrato o il prestigio dell'istituzione giudiziaria". Il comma immediatamente successivo, poi, stabilisce che "le violazioni dei doveri d cui ai commi 1 e 2 costituiscono illecito disciplinare perseguibile nelle ipotesi previste agli artt. 2, 3 e 4".
L'art. 3, infine, sancisce che "costituiscono illeciti disciplinari al di fuori dell'esercizio delle funzioni: a).. b)..c)..d). e)..f)..g)..) i)..l)..".
Ebbene, l'incolpazione che mi è stata ascritta -che indubbiamente è del tutto scollegata dall'esercizio delle mie funzioni- non rientra in nessuna delle ipotesi contemplate dall'art. 3: neppure in quella, residuale, che parla di "ogni altro comportamento tale da compromettere l'indipendenza, la terzietà e l'imparzialità del magistrato (cioè mia), anche sotto il profilo dell'apparenza".
L'incolpazione dell'On.le Ministro Mastella, dunque, si profila del tutto infondata ed arbitraria, essendo stata formulata per comportamento "non perseguibile", perché non rientrante "nelle ipotesi previste dall'art. 3": il che avalla gli intenti persecutori dell'incolpazione, da me denunciati.
Rimini, li 17 gennaio 2007
# posted by iodio @ 20:53

References: sentenza 
 art. 15
 sentenza 
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