Source: https://renatodisa.com/2017/04/06/corte-di-cassazione-sezione-tributaria-sentenza-3-marzo-2017-n-5406/
Timestamp: 2017-09-20 02:11:24+00:00

Document:
Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 3 marzo 2017, n. 5406 – Avvocato Renato D'Isa
Il meccanismo della detrazione I.V.A. postula una necessaria correlazione fra i beni e i servizi acquistati e l’attività esercitata, nel senso che essi devono inerire all’impresa, anche se si tratti di beni non strumentali in senso proprio, purché risultino in concreto destinati alla finalità della produzione o dello scambio nell’ambito dell’attività dell’impresa stessa
sentenza 3 marzo 2017, n. 5406
sul ricorso 28280-2010 proposto da:
(OMISSIS) SAS in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS) giusta delega in calce;
avverso la sentenza n. 67/2009 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di LIVORNO, depositata il 12/10/2009;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 24/10/2016 dal Consigliere Dott. MARULLI MARCO;
1. L’Agenzia delle Entrate ricorre per cassazione avverso la sentenza in atti della CTR Toscana, che, rigettandone l’appello, ha confermato la decisione che in primo grado, pronunciandosi su un’istanza di rimborso, aveva riconosciuto la detraibilita’ dell’IVA assolta dalla parte sulle opere di ristrutturazione afferenti ad un immobile da destinarsi all’attivita’ di affittacamere.
La CTR, motivando il rigetto, ha giudicato corretta la decisione di prime cure, non essendovi “dubbio alcuno” sulla natura imprenditoriale dell’attivita’ di affittacamere esercitata dalla parte e sulla sussistenza nella specie dei requisiti di inerenza e di strumentalita’ delle opere effettuate rispetto alla detta attivita’ imprenditoriale, a nulla rilevando in contrario il richiamo dell’ufficio al Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, articolo 19 bis, lettera i), in quanto la richiesta di rimborso aveva ad oggetto “non tanto la detrazione dell’imposta relativa all’acquisto dell’immobile…. quanto piuttosto la detrazione dell’imposta assolta in occasione degli interventi di ristrutturazione di detto immobile”.
Il mezzo proposto dall’erario si vale di un solo motivo, al quale ha replicato la parte con controricorso.
2.1. Con l’unico motivo del proprio ricorso l’Agenzia delle Entrate assume la contrarieta’ dell’impugnata decisione al Decreto del Presidente della Repubblica 633 del 1972, articoli 19 e 19 bis, in ragione del fatto che, diversamente da quanto con essa statuito, l’ipotesi di indetraibilita’ oggettiva di cui alla seconda delle norme richiamate “non si applica, per legge, soltanto alle immobiliari di rivendita e a quelle di ricostruzione e ripristino che abbiano acquistato, costruito o ristrutturato l’immobile per la successiva rivendita”, mentre trova applicazione “nei confronti dei soggetti IVA che svolgano attivita’ di tipo diverso” e riguarda espressamente “anche i contratti relativi alla locazione o alla manutenzione recupero e gestione” degli immobili posseduti, sicche’ e’ conseguentemente errata la pronuncia che nella specie ha riconosciuto la detraibilita’ dell’IVA versata in relazione a contratti di ristrutturazione di immobile pacificamente accatastato ad uso abitativo.
2.3. Come questa Corte ha da ultimo osservato (8628/15), in relazione ad una fattispecie esattamente identica a quella qui in discorso, l’assunto erariale secondo cui l’IVA, ancorche’ afferente nella specie ad opere di ristrutturazione, non sarebbe detraibile non svolgendo la parte attivita’ immobiliare ed avendo l’immobile interessato destinazione abitativa, non trova giustificazione, sul filo della centralita’ che nel funzionamento dell’imposta riveste il principio di detraibilita’, ne’ nella giurisprudenza di questa Corte, secondo la quale il meccanismo della detrazione IVA postula una necessaria correlazione fra i beni e i servizi acquistati e l’attivita’ esercitata, nel senso che essi devono inerire all’impresa, anche se si tratti di beni non strumentali in senso proprio, purche’ risultino in concreto destinati alla finalita’ della produzione o dello scambio nell’ambito dell’attivita’ dell’impresa stessa, con la precisazione che “il nesso oggettivo che deve sussistere tra acquisto e impiego di beni e servizi… non e’ quello di diretta e meccanica utilizzazione, ma… si riassume in una necessaria relazione di inerenza tra la singola operazione di acquisto e l’esercizio dell’attivita’ economica del soggetto passivo IVA” (3458/14, 6785/09, 9452/97); ne’ in quella unionale avendo la Corte di Giustizia CE ritenuto, per un verso, che accertare “se un soggetto passivo, in un caso specifico, abbia acquistato beni per le esigenze delle sue attivita’ economiche ai sensi dell’articolo 4 della sesta direttiva costituisce una questione di fatto, che va valutata tenendo conto di tutti i dati della fattispecie, fra i quali figurano la natura dei beni considerati e il periodo di tempo intercorso tra l’acquisto degli stessi e il loro uso ai fini delle attivita’ economiche del soggetto passivo”; per altro verso, che “una norma o una prassi amministrativa nazionale che imponga una restrizione generale del diritto alla deduzione in caso di uso professionale limitato, ma pur sempre effettivo, costituisce una deroga all’articolo 17 della sesta direttiva ed e’ valida solo se sono soddisfatte le condizioni prescritte dall’articolo 27, n. 1, o dall’articolo 27, n. 5, della sesta direttiva” (Corte giust. 11 luglio 1991, causa C-97/90, Lennartz contro Finanzamt Munchen).
2.4. Essendosi il giudice d’appello conformato a questi principi, in ragione dei quali la valutazione della strumentalita’ di un acquisto rispetto all’attivita’ imprenditoriale va effettuata in concreto – come qui e’ stato fatto rilevando la natura imprenditoriale dell’attivita’ di affittacamere esercitata dalla parte e la sussistenza nella specie dei requisiti di inerenza e di strumentalita’ delle opere effettuate – tenendo conto dell’effettiva natura del bene in correlazione agli scopi dell’impresa, non gia’ in termini puramente astratti, la decisione impugnata non risulta meritevole di censure in punto di riconoscimento della detraibilita’ dell’IVA ed il ricorso va per questo conseguentemente rigettato.
Respinge il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 3500,00 per compensi, oltre il 15% per spese generali ed accessori di legge
Con tag:detrazione IVA,IVA,Necessità di inerenza tra acquisto e attività economica del soggetto passivo d'iva,opere di ristrutturazione,Presidente BIELLI Stefano,Relatore MARULLI Marco
Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 3 marzo 2017, n. 5392

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