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Timestamp: 2018-03-18 07:36:24+00:00

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Art. 2727 codice civile: Nozione
Codice civile Art. 2727 codice civile: Nozione
Presunzione: risultato di un ragionamento che consente alla legge (presunzione legale) o al giudice (presunzione semplice) di risalire ad un fatto ignoto partendo dalla conoscenza di un fatto noto.
Le norme dettate in tema di presunzione sono applicazione del principio dell’id quod plerumque accidit, in virtù del quale si fa riferimento a ciò che normalmente accade in conseguenza di un determinato fatto.
In merito ai profili concernenti l'elemento soggettivo della "scientia decoctionis", nell'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare, non ponendo la legge alcun limite ai mezzi di prova esperibili da parte del curatore, gli elementi indicativi della concreta conoscibilità della situazione di insolvenza ben possono risultare indirettamente da semplici indizi, sul piano della logica concatenazione di eventi e condotte che, in base al criterio della "comune prudenza e avvedutezza" o della "normale e ordinaria diligenza" assunto a parametro di valutazione, consentano la prova presuntiva della "scientia decoctionis", purché a tali indizi sia attribuita l'efficacia probatoria delle cd. presunzioni semplici (e non assolute o legali), onde formare oggetto di una concreta valutazione da parte del giudice di merito, da compiersi in applicazione del disposto degli art. 2727 e 2729 c.c. (“ex multis" Cass. n. 11369 e n. 11060 del 1998).
Tribunale Napoli sez. fallimentare 09 gennaio 2015 n. 285
In tema di prova contraria della conoscenza dello stato di insolvenza, presunta nella revocatoria fallimentare ex art. 67, primo comma, n. 1, legge fall., la certezza della sua esclusione esige, anche mediante il ricorso a presunzioni, concreti collegamenti tra il convenuto ed i sintomi conoscibili, per una persona di ordinaria prudenza ed avvedutezza, del predetto stato; ne consegue che va attribuito rilievo alla contiguità territoriale del luogo in cui opera l'impresa, alla occasionalità ovvero alla continuità dei rapporti commerciali con essa ed alla loro importanza, all'epoca dell'atto rispetto alla dichiarazione di fallimento. Cassa con rinvio, App. Messina, 10/02/2006
Cassazione civile sez. I 30 luglio 2014 n. 17286
In tema di revocatoria fallimentare, la mera levata di protesti non rappresenta una circostanza idonea di per sé a rivelare lo stato di insolvenza dell'imprenditore giacché la conoscenza dello stesso da parte del terzo contraente deve essere effettiva, e non meramente potenziale, potendosi tuttavia la relativa dimostrazione basare anche su elementi indiziari caratterizzati dagli ordinari requisiti della gravità, precisione e concordanza, in applicazione del disposto degli art. 2727 e 2729 c.c. i quali conducono a ritenere che il terzo, facendo uso della sua normale prudenza e avvedutezza, rapportata anche alle sue qualità personali e professionali, nonché alle condizioni in cui egli si è trovato concretamente a operare, non possa non aver percepito i sintomi rivelatori dello stato di decozione del debitore.
Tribunale Bari sez. IV 16 giugno 2014 n. 2994
La fattura commerciale, stante la sua formazione unilaterale e la sua funzione (consistente far risultare documentalmente elementi relativi all'esecuzione di un contratto), si inquadra fra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, consistendo nella dichiarazione indirizzata all'altra parte di fatti concernenti un rapporto già costituito; per questo motivo, ove tale rapporto sia contestato fra le parti, la fattura non potrà costituire un valido elemento di prova delle prestazioni eseguite, potendone al massimo costituire un mero indizio.
Tribunale Milano sez. VII 02 dicembre 2014 n. 14364
Pur non essendo configurabile una generalizzata presunzione (relativa) di colpa dell'Amministrazione per i danni conseguenti ad un atto illegittimo o comunque ad una violazione delle regole, possono invece operare regole di comune esperienza e la presunzione semplice, di cui all'art. 2727 c.c., desunta dalla singola fattispecie.
T.A.R. Roma (Lazio) sez. I 07 novembre 2014 n. 11199
Al privato, che assume di essere stato danneggiato da un provvedimento illegittimo dell'Amministrazione, non è richiesto un particolare impegno per dimostrare la colpa della stessa, potendo egli limitarsi ad allegare l'illegittimità dell'atto e per il resto farsi applicazione, al fine della prova dell'elemento soggettivo, delle regole di comune esperienza e della presunzione semplice di cui all'art. 2727 c.c.; di conseguenza a quel punto spetta all'Amministrazione dimostrare, se del caso, che si è verificato un errore scusabile, il quale è configurabile in caso di contrasti giurisprudenziali sull'interpretazione di una norma, di formulazione incerta di norme da poco entrate in vigore, di rilevante complessità del fatto, d'influenza determinante di comportamenti di altri soggetti o di illegittimità derivante da una successiva dichiarazione d'incostituzionalità della norma applicata. Conferma TAR Campania, Napoli, sez. III, n. 7409 del 2007.
Consiglio di Stato sez. III 29 aprile 2014 n. 2202
In tema di ricorso per cassazione, qualora le deposizioni testimoniali, ancorché ritualmente portate all'esame del giudice di legittimità, affermino o neghino obiettivamente fatti costitutivi dei diritti controversi e non siano state esaminate dal giudice di merito, è configurabile il vizio di motivazione di cui all'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ. (nel testo anteriore alle modifiche apportate dall'art. 54, comma 1, lett. b), del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134), mentre qualora comportino comunque valutazioni ed apprezzamenti di fatto, ivi compresa la maggiore o minore attendibilità dei testi, suffragata da non illogici argomenti, ovvero presunzioni ex art. 2727 cod. civ., il motivo è inammissibile, soprattutto laddove si pretenda una valutazione atomistica delle singole deposizioni e non già il necessario esame complessivo delle stesse, non essendo consentito alla S.C. di procedere ad un nuovo esame di merito attraverso una autonoma valutazione delle risultanze degli atti di causa. Dichiara inammissibile, App. Bari, 21/01/2011
Cassazione civile sez. lav. 03 luglio 2014 n. 15205
In materia di detrazione IVA, liquidata nella fattura passiva emessa dal cedente e versata in rivalsa dal cessionario, qualora sia contestata la inesistenza soggettiva dell'operazione, grava sull'Amministrazione finanziaria l'onere di provare, anche in via presuntiva, ex art. 2727 cod. civ., la interposizione fittizia del cedente ovvero la frode fiscale realizzata a monte dell'operazione, eventualmente da altri soggetti, nonchè la conoscenza o conoscibilità da parte del cessionario della frode commessa; spetta, invece, al contribuente che intende esercitare il diritto alla detrazione o al rimborso, provare la corrispondenza anche soggettiva della operazione di cui alla fattura con quella in concreto realizzata ovvero l'incolpevole affidamento sulla regolarità fiscale, ingenerato dalla condotta del cedente. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Bologna, 02/07/2010
Cassazione civile sez. trib. 18 giugno 2014 n. 13803

References: Art. 2727
 art. 2727
 Cass. 
 art. 67
 art. 2727
 art. 2727
 art. 2727