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Timestamp: 2017-06-27 00:27:38+00:00

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La cessione dei diritti audiovisivi del Campionato di calcio di Serie A, tra regolazione procompetitiva e tutela della concorrenza *
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1 La cessione dei diritti audiovisivi del Campionato di calcio di Serie A, tra regolazione procompetitiva e tutela della concorrenza * di Federico Ghezzi e Mariateresa Maggiolino a ABSTRACT In this paper we examine the Italian rules governing the selling of media premium rights by the Italian professional Soccer League. These rights are currently commercialized centrally, i.e. by the League itself for a three years period. We argue that in light of technological evolution and convergence, the practice of selling these rights per platform and according to a no single buyer rule may harm dynamic efficiency. Interplatform distribution exclusivity should thus prevail, unless these rights were to be considered not only significant in terms of audience and advertisement, but as an essential facility for downstream pay-tv markets. In this latter situation, a centralized broadcasting system, similar to those adopted in the United States by the major sports leagues, should represent a workable alternative. SOMMARIO: 1. La cessione dei diritti audiovisivi relativi ai campionati di calcio di serie A, il Decreto Melandri/Gentiloni e le possibili alternative di merito e metodo. 2. I mercati della distribuzione di contenuti audiovisivi: evoluzione tecnologica e convergenza. 3. I campionati di calcio: eventi premium, must have, o essential facilities? 4. I campionati tra interazione, cooperazione ed equilibrio competitivo. 5. La vendita collettiva dei diritti audiovisivi sportivi. 6. L impatto della vendita in esclusiva e i rimedi per evitare che il monopolio a monte si trasferisca a valle. 7. Alcune considerazioni sul disegno ottimale delle modalità di cessione dei diritti audiovisivi sportivi. * Il presente scritto riprende e in parte sviluppa il testo della relazione presentata da Federico Ghezzi al seminario Marketing dei diritti audiovisivi sportivi tra diritto europeo ed ordinamento interno: le evoluzioni del mercato dopo FAPL Università Bocconi, Milano, 9 maggio 2014, poi pubblicata con il titolo Cessione di diritti audiovisivi nel settore del calcio, esclusive e diritto della concorrenza in S. GOBBATO-O. POLLICINO, a cura di, Eventi sportivi e diritti audiovisivi: le esclusive tra concorrenza e regolazione, Aracne Ed., Ringraziamo in particolare Sara Gobbato per la documentazione, gli stimoli e le osservazioni formulate ad una precedente versione dello scritto, nonché Eugenio Bruti Liberati, Andrea Pezzoli, Giovanni Moglia e Antonio Nicita per gli utili suggerimenti (la responsabilità per quanto scritto rimane ovviamente esclusivamente nostra). a Sebbene il lavoro sia frutto di una ricerca comune, a Federico Ghezzi si devono attribuire i paragrafi da 2 a 4, a Mariateresa Maggiolino i paragrafi 5 e 6; i paragrafi 1 e 7 sono da attribuirsi ad ambedue gli autori. Fascicolo2 1. La cessione dei diritti audiovisivi relativi ai campionati di calcio di serie A, il Decreto Melandri/Gentiloni e le possibili alternative di merito e metodo In questi mesi si è a lungo discusso del modo in cui la Lega Nazionale Professionisti di Serie A ha organizzato e gestito il processo competitivo di assegnazione dei diritti audiovisivi per il Campionato di calcio di Serie A per le prossime tre stagioni Come è noto, l aggiudicazione avviene nell ambito della cornice normativa dettata dal decreto legislativo Melandri/Gentiloni (d.lgs. n. 9/2008) 2. In particolare, l art. 8 del d.lgs. n. 9/2008 disciplina l assegnazione di tali diritti con il fine di favorire un esito in cui non vi sia un unico vincitore che possa accaparrarsi l intera offerta. Infatti, l organizzatore della competizione nel nostro caso la Lega Calcio «è tenuto ad offrire i diritti audiovisivi mediante più procedure competitive, ai fini dell esercizio degli stessi per singola piattaforma ovvero mettendo in concorrenza le diverse piattaforme, ovvero con entrambe le modalità. Nell ipotesi in cui vengano messe in concorrenza diverse piattaforme, l organizzatore della competizione è tenuto a predisporre più pacchetti. L organizzatore della competizione deve predisporre pacchetti tra loro equilibrati in modo da garantire la presenza, in ciascuno di essi, di eventi della competizione di elevato interesse per gli utenti». L art. 9, comma 4, d.lgs. n. 9/2008 prevede inoltre la c.d. no single buyer obligation secondo cui è «fatto divieto a chiunque di acquisire in esclusiva tutti i pacchetti relativi alle dirette, fermi restando i divieti previsti in materia di formazione di posizioni dominanti», laddove l art. 10, comma 1, d.lgs. n. 9/2008 dispone che i contratti di licenza tra la Lega Calcio e le emittenti televisive abbiano una durata massima di tre anni 3. E, per completare il panorama delle disposizioni rilevanti, si deve da ultimo segnalare che l organizzatore della competizione non è tenuto necessariamente a cedere a terzi i diritti audiovisivi. Infatti, se ed in quanto compatibile con la normativa antitrust, è possibile per l organizzatore realizzare una «propria piattaforma, previo ottenimento dell occorrente titolo abilitativo, ovvero realizzare prodotti audiovisivi e distribuirli direttamente agli utenti, attraverso i canali tematici ufficiali ovvero attraverso un proprio canale tematico, accedendo ai necessari servizi tecnici e commerciali a condizioni eque, trasparenti, non discriminatorie e orientate ai costi». 1 Più precisamente, oggetto di cessione sono stati (suddivisi in diversi pacchetti) il Campionato di Serie A, la Coppa Italia, la Supercoppa, il Campionato Primavera, la Coppa Italia Primavera, la Supercoppa Primavera. La ripartizione definitiva per i diritti nazionali è avvenuta nel giugno 2014, a seguito di un accordo tra i due principali operatori televisivi dopo che i risultati dell asta erano stati oggetto di forti critiche, diffide e contro diffide tra le parti. Si veda il resoconto di M. BELLINAZZO-A. BIONDI, Diritti Tv Serie A: Accordo raggiunto, a Sky tutti i match per 572 milioni e a Mediaset le big per 373 milioni, ne Il Sole 24 Ore del 26 giugno Al momento in cui si scrive, nessuna istruttoria antitrust è stata avviata per vagliare la tenuta concorrenziale degli accordi raggiunti tra i principali operatori e la Lega. 2 D.lgs. 9 gennaio 2008, n. 9, disciplina della titolarità e della commercializzazione dei diritti audiovisivi e relativa ripartizione delle risorse, in G.U. 1 febbraio 2008 (rettifica in G.U. 19 aprile 2008, n. 93). Per un analisi approfondita del Decreto Melandri si veda, per tutti, E. MORELLI, I diritti audiovisivi sportivi. Manuale giuridico, pratico e teorico sui diritti di trasmissione degli eventi sporti a seguito della riforma Melandri, Giuffrè, Milano, Si vedrà nei prossimi paragrafi come questi limiti cristallizzino in previsioni normative le condizioni imposte (e spesso ritenute eccezionali) in alcune decisioni della Commissione europea relative alla vendita congiunta dei diritti della Champions League e di alcuni campionati di calcio nazionali. Fascicolo3 In sintesi, il ventaglio delle alternative previste dal Decreto Melandri/Gentiloni è alquanto ampio. La Lega Calcio può decidere se offrire o meno i diritti tramite procedura competitiva. Nel caso in cui intenda offrirli, i vincoli principali sono quelli della durata massima e del divieto di attribuire tutti i pacchetti al medesimo soggetto. Infine, nel mettere all asta i diritti, la Lega Calcio può assegnare i diritti in funzione delle diverse piattaforme tecnologiche, oppure può mettere in concorrenza i vari operatori avendo però l accortezza di offrire a questi ultimi una pluralità di pacchetti tra loro equilibrati, ossia contenenti ciascuno eventi di elevato interesse per gli utenti 4. In questo lavoro non ci proponiamo di effettuare un esame delle singole disposizioni rilevanti del Decreto Melandri/Gentiloni, così come ci asterremo dal commentare il modo in cui sono stati in concreto organizzati i pacchetti di diritti messi in competizione nell ultima tornata di assegnazione dei diritti, nonché la tenuta concorrenziale degli accordi tra operatori che sono stati assunti a seguito all esito della procedura 5. Intendiamo invece concentrarci sul problema in una chiave più prospettica, guardando cioè sia all evoluzione dei mercati della fruizione dei contenuti audiovisivi e, soprattutto, delle alternative relativamente ai modi di diffusione del segnale, sia alle principali esperienze europee, oltre che alle decisioni assunte in questo ambito dalla Commissione europea con particolare riferimento alla trasmissione di eventi sportivi premium 6. L idea di fondo che vorremmo sviluppare è che la convergenza tecnologica, la quale in altri paesi è già una realtà, e che anche nel nostro paese è comunque in atto, rende non più attuale una assegnazione dei diritti sulla base delle modalità tecniche con le quali il segnale televisivo è diffuso (le diverse piattaforme cui fa riferimento la legge italiana) 7. Le differenze, pur presenti, tra satellite, cavo, digitale e internettv sotto il profilo tecnologico e soprattutto del grado di penetrazione del segnale sono sempre più contenute e le varie modalità di distribuzione del segnale televisivo possono essere semplicemente integrate in un unico apparecchio 8. 4 Per una visione critica del d.lgs. n. 9/2008 sotto il profilo concorrenziale v. per tutti J.F. DIAZ-V. FORTI, La disciplina antitrust della nuova legislazione sui diritti di trasmissione: quid novi sub sole?, in Riv. dir. ec. sport., 2, 2008, p. 13 ss.; per una veloce rassegna dell evoluzione normativa nel campo dei diritti audiovisivi sportivi v. A. DE MARTINI, La disciplina dei diritti televisivi nello sport, in Riv. dir. ec. sport., 2011, 2, 32 ss. nonché E. APA, L evoluzione delle regole del mercato dei diritti del calcio in Italia e in Europa, I-com, 17 febbraio Una analisi dei pacchetti è offerta in L. SANTORO, La guerra dei diritti TV sul campionato di calcio ( 15/ 18), che si può leggere in 6 Nella nozione di contenuti premium, la prassi antitrust fa generalmente ricadere i contenuti cinema e sport particolarmente attrattivi che, in quanto tali, sono considerati un motore di abbonamenti e dunque una prerogativa essenziale per il successo delle offerte a pagamento. In Francia, l Autorité de la concurrence riconosce, tuttavia, che i contenuti premium non sono prerogativa della pay-tv ma rilevano anche per la televisione gratuita, per la quale generano maggiori audience e entrate pubblicitarie (in tal senso, con riferimento ai contenuti sport premium, si veda ad es. bein Sports/Canal Plus, decisione dell Autorité de la Concurrence n. 14- MC-01 del 30 luglio 2014, punti 76-77). Secondo questo approccio, dunque, nel mercato televisivo tutti gli operatori (quale che sia il modello di business prescelto, pay o free) competono tra loro per acquisire i contenuti attrattivi e, quindi, l attenzione degli spettatori con conseguenti maggiori entrate (siano esse da abbonamenti e/o pubblicitarie). 7 Questa strada era fortemente auspicata, dieci anni orsono, da G. CREA-A. GANNACCARI, Il binomio banda larga e industria dei contenuti tra innovazione, diritto antitrust e regolazione, in M.C.R., 2005, p. 77 ss., in particolare pp Più in particolare, se continuano ad esservi distinzioni, ad esempio in tema di grado di interattività, queste paiono meno rilevanti nel campo della diffusione di eventi sportivi in diretta. Cfr. sull argomento T. TOFT, Ec Competition Law asepcts: Sports Rights in a converging tech- Fascicolo4 In secondo luogo, occorre a nostro avviso prendere atto che, quando si vagliano gli accordi tra o con imprese che operano nel settore dello sport, la valutazione di determinate condotte, quali la cessione congiunta dei diritti di trasmissione di un campionato o di un torneo sportivo, deve tenere conto delle specificità dello sport, che possono modificare profondamente sia il modo in cui si apprezza una condotta, sia l esito di tale valutazione 9. Proprio in tema di cessione di diritti di trasmissione televisiva, la circostanza che una lega o un associazione di squadre e team sportivi venda congiuntamente i diritti di trasmissione ad un certo prezzo, vietando al contempo alle singole associate di trattare singolarmente i medesimi diritti, dovrebbe essere equiparata ad un cartello di vendita, ossia ad un intesa hard core certamente vietata. La specificità dello sport e del modo in cui i team sportivi competono nell ambito di un campionato o di un torneo consente, a certe condizioni, di raggiungere una conclusione radicalmente diversa 10. In terzo luogo, pensiamo che sotto il profilo della concorrenza la questione circa l assegnazione dei diritti televisivi dipenda criticamente dal rilievo che l evento sportivo assume nell ambito del palinsesto offerto dalle televisioni a pagamento. In alcuni paesi europei si ritiene che il campionato nazionale di calcio sia un must have, ossia rappresenti il principale e più potente motore trainante degli abbonamenti e della raccolta pubblicitaria di una emittente a pagamento, tanto da causarne financo l uscita dal mercato in caso di un suo mancato ottenimento. In Italia, vi sono alcuni indicatori secondo i quali, sotto un profilo economico, per le televisioni a pagamento il Campionato nazionale di calcio di Serie A potrebbe addirittura assimilarsi ad una essential facility 11. È evidente come quest ultima considerazione rilevi ai fini della scelta e della valutazione competitiva delle modalità distributive. Nella situazione descritta l assegnazione in esclusiva, che pure renderebbe massimi i profitti dell organizzatore e gli incentivi dell assegnatario ad investire al fine di migliorare la qualità dei prodotti ofnology environment, relazione presentata al convegno su Broadcasting & EC Competition Law, London, 30 March Che il diritto della concorrenza possa applicarsi anche all attività sportiva, se ed in quanto qualificabile come attività economica, è risultato da tempo acquisito nella giurisprudenza europea. Cfr. Corte di giustizia, 12 dicembre 1974, causa 36/74, Walrave & Koch c. Union Cycliste Internationale, in Raccolta, 1405; 14 luglio 1976, causa 13/76, Dona v. Mantero, in Raccolta, Per un utile esame dei principali problemi riguardanti la relazione tra sport e concorrenza cfr. COMMISSIONE EUROPEA, The White paper on Sport, Com(2007)391final, Bruxelles 2007; si veda altresì il documento di discussione in COMMISSIONE EUROPEA, The EU and Sport: Background and Context, Commission Staff Working Paper accompanying the White Paper on Sport, SEC(2007)935, Bruxelles, Su questo tema si vedano, ad esempio, A.C.T. SMITH-B. STEWART, The Special Features of Sport: A Critical Revisit, in 13 Sport Management Review, 2010, pp. 1-13; A. SANTA MARIA, Professional Sport and Competition, in Antitrust between EC Law and National Law, a cura di E.A. RAFFAELLI, 2005, ; L. ROSSI-LINDSTROM-S. DEWAELE-D. VAIGAUSKAITE, Application of EC Antitrust Rules in the Sports Sector: An Update, in Competition Policy Newsletter, 2005, 3, pp ; O. BUDZINSKI, The Institutional Framework for Doing Sports Business: Principles of EU Competition Policy in Sports Markets, Int. Ass n of Sports Economist W.P. Series, No V. inoltre A. PEZZOLI-P. BUCCIROSSI, Calcio, diritti televisivi, e concorrenza, in Conc. Merc., 1996, pp Anche se i dati sembrano indicare una lieve perdita di rilevanza del Campionato di Calcio di Serie A quale driver degli abbonamenti delle Pay TV. Cfr. A. PRETA, Televisione e mercati rilevanti, Milano, 2012, ove si indica che gli utenti che avevano incluso il calcio nel loro pacchetto in abbonamento nel 2010 erano il 45% (mentre erano il 50% nel 2004); e più del 60% se si considerano il calcio e altri sport (mentre erano più del 70% nel 2004). Fascicolo5 ferti 12, potrebbe determinare la monopolizzazione dei mercati a valle 13. Di conseguenza, laddove si intendesse preservare la concorrenza tra emittenti televisive a pagamento bisognerebbe consentire loro l accesso alla risorsa Campionato nazionale di calcio a condizioni eque e non discriminatorie. Tra questi due modelli puri (esclusiva e accesso generalizzato) vi sono poi altre soluzioni intermedie, come il tentativo di promuovere la concorrenza mediante l imposizione di rimedi, la previsione di clausole no single-buyer, o la assegnazione dei diritti tramite esclusive per piattaforma. Questo per quanto riguarda le possibili soluzioni di merito ai problemi concorrenziali che si incontrano nel mercato della distribuzione dei contenuti e relativi diritti sportivi. Sotto altro profilo, più di metodo, occorre comprendere come si dovrebbero adottare le suddette soluzioni, ossia bisogna stabilire quale ruolo dovrebbero giocare nel mercato tanto la regolazione economica di rango primario e secondario, quanto il diritto antitrust. Tradizionalmente, infatti, la regolazione non solo protegge anche interessi altri da quelli meramente concorrenziali (quali il pluralismo dell informazione o la stabilità dei mercati finanziari, bancari e monetari) ma, quando chiamata a promuovere la concorrenza, abbraccia comunque una prospettiva generalista per creare nel presente quelle condizioni di mercato che incentiveranno le imprese a competere nel futuro 14. Diversamente, il diritto antitrust ha un raggio di azione ben più limitato, dovendo infatti tutelare hic et nunc il corretto funzionamento del mercato, ossia vietando solo quelle condotte (e, nello specifico, intese, abusi e concentrazioni) che nelle circostanze del caso concreto determinano un impatto negativo sulle variabili prezzo, quantità, varietà, qualità e innovazione che segnalano l andamento del consumer welfare nel breve e nel lungo periodo. Certo, questa distinzione teorica non trova un riscontro completo nella pratica, anche perché negli anni i legislatori hanno dotato le autorità della concorrenza di misure alquanto diverse dai più tradizionali strumenti di intervento inibitorio e sanzionatorio. Si pensi, ad esempio, alle decisioni con impegni in materia di intese e di abusi di posizione dominante o alle autorizzazioni condizionate delle concentrazioni che, alla stregua di svariate disposizioni regolamentari, si propongono non solo di tutelare nel presente il bene pubblico concorrenza, ma soprattutto di creare le condizioni affinché questo bene non venga più minacciato nel futuro. Tuttavia, la necessità di scegliere se affidare anche la stessa promozione 12 Cfr. già M. AMSTRONG, Competition in the Pay-TV market, in Journal of Japanese and International Economies, 1999, p. 257 ss. 13 Per una analisi sotto il profilo della teoria economica si veda A. NICITA-G.B. RAMELLO, Exclusivity and antitrust in media markets: the case of pay-tv in Europe, in 12 Int. Journal of the Economics of Business, 2005, p. 371 ss. 14 Assai chiaramente sul punto B. TONOLETTI, Convergenza tecnologica e pluralismo informativo nelle comunicazioni elettroniche, in AA.VV., Percorsi di diritto dell informazione, Giappichelli, Torino, 2006, p. 313, dove la regolazione viene appunto descritta come «una produzione normativa di carattere strategico, pragmatico e adattativo, orientata non a produrre coercitivamente certi risultati (ad esempio imporre determinati prezzi), ma a far sì che questi risultati si producano per via di modificazioni spontanee dei comportamenti dei soggetti interessati, che agiscono adattandosi alle nuove condizioni (gli incentivi) definite dalla regolazione». Sempre in questa prospettiva cfr., dello stesso A., Il mercato come oggetto della regolazione, in questa Rivista, 1, 2014, 5 ss. Sul punto si veda inoltre M. MAGGIOLINO, The regulatory breakthrough of competition law: definitions and worries, in F. DI PORTO-J. DREXL, Competition law as Regulation, Cheltenham, in corso di pubblicazione 2015, per una rappresentazione delle maggiori linee lungo le quali si distinguono gli interventi regolatori da quelli antitrust. Fascicolo6 (e non la mera tutela) della concorrenza al legislatore o alla regolamentazione, piuttosto che a una autorità antitrust resta cruciale, perché ciò che rimane diversa è la veste giuridica delle soluzioni così adottate. Più esplicitamente, è ben possibile che un problema di natura competitiva, come quello qui esaminato, possa risolversi nel merito con l imposizione di un obbligo ex ante a condividere i diritti audiovisivi. Nondimeno, altro è contemplare questa imposizione all interno di un testo di legge o di altro regolamento, concependola in termini generali e preventivi, evidentemente rivolgendola alla totalità del mercato e attribuendole lunga vita in ragione di quelle che dovrebbero essere le normali caratteristiche del processo legislativo-regolatorio; altro è invece fare di questa imposizione un rimedio ad una infrazione alle regole della concorrenza un infrazione che, per sua natura, è non solo immediatamente connessa alle specifiche circostanze economiche e giuridiche del caso concreto, ma altresì collocata in un tempo preciso, risultando peraltro non automaticamente vincolante rispetto a simili provvedimenti futuri. Ecco che allora pur proponendosi questo lavoro di considerare soprattutto i contenuti delle scelte che si dovrebbero adottare per rispondere alle esigenze competitive del mercato dei diritti audio-sportivi, intende altresì indagare, seppur brevemente, le ragioni per cui alcuni strumenti giuridici potrebbero apparire più opportuni di altri nel realizzare detti contenuti. 2. I mercati della distribuzione di contenuti audiovisivi: evoluzione tecnologica e convergenza Il settore televisivo ha conosciuto un evoluzione tecnologica e una trasformazione costanti nel corso del tempo. Se si dovesse individuare la linea di tendenza più attuale, questa sembrerebbe essere quella del bundle tra servizi voce, internet e televisivi, favorita in prospettiva dalla diffusione della banda larga, delle smart tv e delle nuove generazioni di telecomandi, più completi, intuitivi e soprattutto interattivi 15. Lo schermo televisivo rimarrà importante anche in futuro, se non altro per la diversa esperienza che suscita vivere e vedere insieme e quindi condividere determinati eventi, siano essi un film o soprattutto un evento sportivo; tuttavia, grazie alla banda larga le televisioni tradizionali (via cavo, satellite e digitali) subiranno sempre più acutamente la concorrenza di provider internet e over the top (si pensi ai vari Netflix, Nowtv, mytv, PrismTV) che in alcuni segmenti dell offerta, quali quello dei film, ma anche dei documentari, dei cartoni animati, delle serie tv, e delle news hanno rapidamente conquistato la scena e, soprattutto, guadagnato notevolissime quote di mercato. In Inghilterra sono nati servizi quali YouView, che combina tecnologie IP e TV e include nella medesima interfaccia operatori quali BBC, ITV, Channel 4 e Channel 5, British Telecom, TalkTalk, e il Network Service Provider Arqiva (3 milioni di utenti stimati nel dicembre 2014) Cfr. OECD, Global Forum on Competition Competition Issues in Television and Broadcasting Background Note DAF/COMP/GF(2013)2, 7; per uno sguardo alla situazione italiana cfr. D. MESSINA, Il pluralismo radiotelevisivo nel panorama della convergenza tecnologica: il caso della Web Tv e delle Over-the-Top TV, in Diritto Mercato Tecnologia, n. 4, 2013, p. 85 ss. 16 La stima è indicata in ACCENTURE, The eyes have it. Guess who controls the future of TV, 2013, p. 4. Fascicolo7 Gli stessi operatori voce e internet si sono affacciati di prepotenza nel settore televisivo, lanciando propri canali e piattaforme e non limitandosi più a veicolare pacchetti altrui. Esemplare è il caso di British Telecom in Inghilterra, che ha avviato i propri canali sportivi e, partecipando all asta per i diritti UEFA Champions League ed Europa League, si è assicurata l esclusiva triennale a partire dal 2015, con una offerta di quasi 900 milioni di sterline, rompendo pertanto il dominio ventennale di BSkyB 17. Ancora, si può osservare l evoluzione del mercato negli Stati Uniti, in cui le televisioni via satellite stanno arrendendosi all attacco degli operatori voce ed internet, acconsentendo a fusioni con questi ultimi per potere adeguarsi al mercato e offrire servizi interattivi combinati voce, internet e televisivi. È del 1 maggio 2014 la notizia che DirectTV, la seconda televisione a pagamento americana con 20 milioni di utenti, starebbe trattando con ATT per fondere le rispettive attività 18. Di fatto, molti di questi operatori in bundle sono o diverranno piattaforme di produzione e distribuzione di contenuti, anche premium, che tenderanno a scardinare i modelli attuali, poco interattivi e in cui l utente è mero fruitore di un palinsesto predeterminato. Basterebbe al riguardo pensare all effetto di un sistema come Netflix, con la sua enorme library cinematografica, integrato in una smarttv, sulla propensione ad abbonarsi ai tradizionali canali dedicati al cinema. Ora, per molti motivi queste evoluzioni toccheranno il nostro Paese gradualmente e in ritardo. In Italia, la banda larga e le connessioni veloci sono una realtà che riguarda ancora oggi una fetta di popolazione e soprattutto aree del territorio nazionale limitate, con costi di accesso non indifferenti. Lo stesso digitale terrestre ha una diffusione non del tutto uniforme sul territorio, soprattutto in termini di varietà dell offerta. Tuttavia, anche in Italia si stanno insediando e consolidando realtà importanti e integrate, quali Infinity, del gruppo Mediaset, TIMvision, del gruppo Telecom, Skyonline, del gruppo Sky, ma anche Chili TV, che, con formule diverse e tra loro competitive, offrono via internet contenuti in streaming che spaziano dal cinema alle serie tv, dai concerti ai cartoni animati e ai documentari, dai canali televisivi ai contenuti delle web TV, fruibili su computer, tablet, smartphones, smart tv, ma anche televisioni tradizionali, con un semplice cavo HDVI di connessione 19. La convergenza, ove vi sia una sufficiente diffusione della banda larga, significa pertanto progressiva eliminazione delle barriere all entrata di natura fi- 17 La notizia è stata riportata con molta enfasi dai principali quotidiani britannici (si veda ad es. il sito on line della BBC: del 9 novembre 2013). British Telecom ha formulato un offerta quasi doppia rispetto a quella che BSkyB aveva presentato nella passata asta per l assegnazione dei diritti. 18 Si veda il Wall Street Journal del 1 maggio 2014, 13. Un analogo matrimonio si è consumato tra Comcast e Time Warner Cable, suscitando numerose perplessità sotto il profilo competitivo. Si veda FCC (Jan. 20, 2011), In the Matter of Applications of Comcast Corporation, General Electricity Company and NBCUniversal Inc for Consent to Assign Licenses and Transfer Licenses, MB Docket No L operazione è stata infine autorizzata con un Consent Decree nel quale sono stati imposti numerosi impegni. V. United States District Court for the District of Columbia (September 1, 2011), United States of America, State of California, State of Florida, State of Missouri, State of Texas and State of Washington Final Judgment, Case 1:11-cv Judge Leon, Richard J. 19 Per una analisi dei mercati televisivi in Italia si veda A. PRETA, Television and Relevant Markets, Elements for a critical insight in the light of the ongoing changes, Florence, 22 March Fascicolo8 sica, una maggiore interattività e libertà di scelta per il consumatore 20, che può crearsi il suo palinsesto, ma significa pure concorrenza tra modalità diverse di fruizione (schermo televisivo tradizionale, computer, tablet, smartphones), le quali sono peraltro tra loro dialoganti e interconnesse, come le smart tv dimostrano chiaramente. Ciò comporta che perde progressivamente senso offrire separatamente i diritti in funzione della modalità o piattaforme di trasmissione (ad esempio via satellite, via cavo, via internet o digitale). Le televisioni di nuova generazione sono infatti abilitate a ricevere tutti questi segnali e la fruizione e la qualità di ricezione non cambiano in modo significativo per gli utenti 21. Questo è insomma il motivo per cui le c.d. esclusive per piattaforma rappresentano un modello di non esclusiva e, peraltro, hanno avuto l effetto di contribuire a creare o mantenere in vita artificialmente un duopolio 22, talvolta a detrimento del benessere del consumatore 23. Questo è poi il motivo per cui in tutti i principali paesi europei (ma non invece in Italia) la tendenza, in risposta ai cambiamenti tecnologici, consiste nel vendere i diritti di trasmissione sulla base del principio di neutralità della piattaforma, e tenendo conto delle finestre temporali 24. Diviene invece più importante offrire servizi dise- 20 Ad esempio, molti eventi sportivi minori sono visibili gratuitamente sul portale Youtube, nell ambito della piattaforma video Sport Hub. Per molti sport olimpici che non hanno una copertura diffusa al di fuori delle Olimpiadi, quali il ping pong, la lotta libera, la pallamano, la scherma, lo judo, l atletica, ecc., la piattaforma consente di trasmettere in diretta e in differita tutti i principali eventi. 21 Se l abbonamento ad un canale televisivo via internet costasse la metà del medesimo abbonamento via digitale, con la banda larga sarebbe possibile ricevere lo stesso segnale con un cavo connettore da PC a televisore (se si possiede una televisione tradizionale), oppure direttamente con una smarttv. Per quanto concerne i film, le piattaforme internet consentono di vedere i lungometraggi in streaming in versione HD. Sotto il profilo tecnico e qualitativo il segnale trasmesso via IPTV non è ancora comparabile con quello della televisione digitale e via satellite. Tuttavia, gli operatori IPTV «are continuously introducing changes, which are meant not only to improve their coverage, but also to bring the level and reliability of their TV services closer to the quality offered by the traditional digital TV operators». OECD, Background Note to Global Forum on Competition: Competition issues in television and broadcasting, DAF/COMP/ GF/WD(2013)2, Paris, 2013, 25. Soprattutto, guardando al contesto nazionale, se si considerano esclusivamente il satellite e il digitale, non sembra avere alcuna ragione d essere la differenziazione delle offerte sotto il profilo economico (come noto, nell assegnazione dei diritti , è stato calcolato che i costi per l operatore satellitare fossero pari al doppio di quelli sopportati dell operatore del digitale terrestre, ciò che non pareva assolutamente giustificato dalla diversa composizione dei pacchetti: v. G. GANGEMI-B. ZAMBARDINO, Un calcio al futuro. Diritti televisivi della Serie A e rilancio del Sistema, cit.). 22 Quanto detto è vero a livello Europeo. Cfr. ASSER INSTITUTE, Study on sports organisers rights in the European Union, Amsterdam 2014, pp , ove la comparazione tra i maggiori paesi per quanto concerne il periodo porta a concludere che «the most valuable media rights, i.e. the live rights for pay TV exploitation, are usually acquired by two operators. At least in these markets, the main vertical effect of the chosen remedies has been that in the downstream market a duopoly emerged in the place of a monopoly». In compenso, quando si è trattato di vendere i pacchetti in un contesto platform-neutral, la battaglia competitiva per aggiudicarsi i pacchetti migliori da parte di due concorrenti forti ha condotto ad un incremento esponenziale del valore di aggiudicazione dei pacchetti stessi. 23 Ciò soprattutto laddove gli utenti siano stati costretti ad acquisire più di un abbonamento per assicurarsi la visione di tutti gli eventi desiderati. Ciò ha ad esempio portato il regolatore inglese, Ofcom, a imporre a BSkyB di offrire i propri canali sportivi agli utenti delle altre piattaforme di trasmissione. Cfr. OFCOM, Pay TV Statement, In Italia, invece, secondo talune fonti, la concorrenza interpiattaforma ha condotto ad una riduzione dei prezzi degli abbonamenti, indotta dalla concorrenza tra digitale e satellite. Si veda G. GANGEMI-B. ZAMBARDINO, Un calcio al futuro. Diritti televisivi della Serie A e rilancio del Sistema, Roma, 17 febbraio 2014, p ASSER INSTITUTE, Study on sports organisers rights in the European Union, cit., p. 72, ove Fascicolo Vedere altro
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 articolo 82
 articolo 101
 Provvedimento n. 
 Provvedimento n. 
 art. 28
 articolo 101
 articolo 54
 Provvedimento n. 
 articolo 101
 art. 6
 art. 6