Source: https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=hotresaula&id=1&mod=1512600894000&part=doc_dc-allegatob_ab-sezionetit_tididsfndgdddln2801513&parse=no
Timestamp: 2017-12-13 05:38:37+00:00

Document:
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 2801 e sui relativi emendamenti
La Commissione Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti, relativi al disegno di legge in titolo, trasmessi dall'Assemblea, esprime per quanto di propria competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.2, 1.3, 1.413, 1.414, 1.416, 1.417, 1.419, 1.421, 1.422, 1.427, 1.428, 1.429, 1.430, 1.431, 1.436, 1.437, 1.438, 1.441, 1.442, 1.446, 1.447, 1.448, 1.451, 1.452, 1.454, 1.455, 1.456, 1.460, 1.467, 1.468, 1.470, 1.474, 1.475, 1.477, 1.480, 1.481, 1.482, 1.483, 1.487, 1.490, 1.491, 1.495, 1.496, 1.497, 1.499, 1.500, 1.505, 1.509, 1.510, 1.511, 1.514, 1.515, 1.516, 1.517, 1.522, 1.523, 1.527, 1.528, 1.529, 1.530, 1.531, 1.534, 1.539, 1.540, 1.541, 1.542, 1.546, 1.547, 1.548, 1.555, 1.559, 1.562, 1.563, 1.566, 1.569, 1.570, 1.574, 1.575, 1.576, 1.577, 1.578, 1.579, 1.585, 1.586, 1.587, 1.588, 1.591, 1.592, 1.596, 1.597, 1.599, 1.600, 1.608, 1.609, 1.613, 1.617, 1.618, 1.619, 1.622, 1.623, 1.624, 1.625, 1.626, 1.627, 1.629, 1.639, 1.640, 1.649, 1.651, 1.653, 1.654, 1.655, 1.662, 1.663, 1.664, 1.665, 1.666, 1.671, 1.674, 1.675, 1.676, 1.680, 1.682, 1.688, 1.700, 1.702, 1.704, 1.705, 1.706, 1.707, 1.708, 1.717, 1.718, 1.719, 1.720, 1.728, 1.729, 1.730, 1.733, 1.734, 1.737, 1.742, 1.743, 1.744, 1.749, 1.751, 1.753, 1.755, 1.759, 1.760, 1.761, 1.770, 1.771, 1.772, 1.773, 1.774, 1.777, 1.781, 1.782, 1.783, 1.784, 1.785, 1.786, 1.787, 1.788, 1.796, 1.797, 1.800, 1.804, 1.805, 1.806 e 1.807. Sui restanti emendamenti compresi tra 1.1 e 1.807, il parere è non ostativo, ad eccezione che sugli emendamenti 1.409 (testo 2), 1.410 e 1.411, sui quali il parere resta sospeso.
Il parere rimane altresì sospeso su tutti gli emendamenti premissivi all'articolo 1, nonché sugli emendamenti da 1.808 al termine e su tutti quelli di nuova presentazione in Assemblea.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti, relativi al disegno di legge in titolo, trasmessi dall'Assemblea, esprime per quanto di propria competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.1455, 1.1461, 1.1462, 1.1463, 1.1464, 1.1465, 1.1466, 5.0.100, 5.0.101, 5.0.102, 5.0.103, 7.1, 7.2, 7.3, 7.4, 7.5, da 01.40 a 01.161, 01.133, 01.135, 01.151, 01.153, 1.1816, 1.1817, 4.413a, 4.453, 4.454 (testo 2), 4.455, 4.456, 4.457, 1.409 (testo 2), 1.410, 1.411, 1.890, 1.1059, 1.1386, 1.1426, 4.34, 1.5001 e 1.5002.
Il parere è non ostativo su tutte le restanti proposte emendative.
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Disegno di legge n. 2801:
sull'emendamento 1.831, la senatrice Favero avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 1.972, il senatore Romano avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 1.977, la senatrice Pezzopane avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Sono in congedo i senatori: Inizio modulo
Anitori, Bianco, Broglia, Cantini, Cassinelli, Cattaneo, Chiavaroli, Chiti, Della Vedova, De Poli, Di Giorgi, Esposito Stefano, Formigoni, Gentile, Guerrieri Paleotti, Monti, Morgoni, Napolitano, Nencini, Olivero, Pagliari, Piano, Pizzetti, Rubbia, Santini, Scavone, Serafini, Sposetti, Stucchi e Vacciano.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Augello, Bellot, Casini, Ceroni, D'Ali', Del Barba, De Pin, Fabbri, Giannini, Girotto, Marcucci, Marino Mauro Maria, Martelli, Mirabelli, Molinari, Pagnoncelli, Sangalli, Tosato e Zeller, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario;Casson, Crimi, Esposito Giuseppe, Marton e Romani Paolo, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Battista, Migliavacca e Vattuone, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Corsini, Fazzone e Gambaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Sonego, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Iniziativa Centro Europea.
Con lettera in data 6 dicembre 2017, la Presidente del Gruppo parlamentare Alternativa Popolare - Centristi per l'Europa - NCD ha comunicato che il senatore Bruno Mancuso cessa dalla carica di tesoriere del Gruppo, a decorrere dal 14 novembre 2017.
Il Presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia - Il Popolo della Libertà XVII Legislatura ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
3a Commissione permanente: cessa di farne parte la senatrice De Pietro;
9a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice De Pietro;
14a Commissione permanente: entrano a farne parte la senatrice De Pietro e il senatore Piccoli.
Il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, con lettera in data 7 dicembre 2017, ha inviato la relazione sull'attività svolta, approvata dalla Commissione stessa nella seduta del 6 dicembre 2017.
Il predetto documento è stampato e distribuito (Doc. XXIII, n. 29).
In data 6 dicembre 2017, a nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, la senatrice Stefani ha presentato la relazione sulla domanda di autorizzazione all'utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche della senatrice Simona Vicari nell'ambito di un procedimento penale pendente nei confronti di terzi dinanzi all'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Palermo (Doc. IV, n. 16-A).
In data 6 dicembre 2017, a nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Cucca ha presentato la relazione sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti della senatrice Paola Taverna, pendente dinanzi al Tribunale di Roma (Doc. IV-ter, n. 13-A).
Onn. Romanini Giuseppe, Sani Luca, Oliverio Nicodemo Nazzareno, Galperti Guido, Senaldi Angelo, Agostini Luciano, Albanella Luisella, Amato Maria, Antezza Maria, Arlotti Tiziano, Borghi Enrico, Carella Renzo, Casati Ezio Primo, Cenni Susanna, Fedi Marco, Fontanelli Paolo, Gadda Maria Chiara, Ginoble Tommaso, Grassi Gerolamo, Guerini Giuseppe, Iori Vanna, Lacquaniti Luigi, Maestri Patrizia, Marchi Maino, Minnucci Emiliano, Montroni Daniele, Prina Francesco, Ribaudo Francesco, Rossi Paolo, Rubinato Simonetta, Tentori Veronica, Venittelli Laura, Zanin Giorgio, Sanga Giovanni, Carnevali Elena, Giacobbe Anna, Zaccagnini Adriano, Terrosi Alessandra, Boldrini Paola, Mongiello Colomba
Disposizioni in materia di produzione e vendita del pane (2996)
(presentato in data 07/12/2017)
C.3265 approvato dalla Camera dei deputati.
Senatore Di Maggio Salvatore Tito
Modifiche al codice penale relative all'introduzione dell'articolo 612-ter concernente il reato di diffusione di immagini e video sessualmente espliciti (2994)
(presentato in data 05/12/2017);
senatori Molinari Francesco, Bencini Alessandra, Romani Maurizio
Modifiche al decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, in materia di impresentabilità nelle liste elettorali (2995)
(presentato in data 29/11/2017);
senatori Gibiino Vincenzo, Conte Franco, Pelino Paola, Alicata Bruno, Di Biagio Aldo, Malan Lucio, Amidei Bartolomeo, Cassano Massimo, Mancuso Bruno, Bilardi Giovanni, Piccinelli Enrico, Perrone Luigi, Dalla Tor Mario, Floris Emilio, Villari Riccardo, Zizza Vittorio, Stefani Erika, Azzollini Antonio, Mauro Mario, Albertini Gabriele, Zuffada Sante, Fucksia Serenella, Arrigoni Paolo, Candiani Stefano, Spilabotte Maria, Caliendo Giacomo, Rizzotti Maria, Iurlaro Pietro
Disposizioni in materia di circolazione sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali di motocicli a motore elettrico (2997)
(presentato in data 12/12/2017).
Abrogazione dell'articolo 11 del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, in materia di occupazioni arbitrarie di immobili (2950)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 12/12/2017);
Sen. Centinaio Gian Marco, Sen. Arrigoni Paolo
Disposizioni volte a garantire la segretezza del voto (2953)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
Sen. Ginetti Nadia ed altri
Disposizioni volte alla rieducazione e al reinserimento dei detenuti nella società civile (2967)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
Sen. Taverna Paola ed altri
Disposizioni in materia di riduzione dell'aliquota IVA sulle bevande sostitutive del latte a base vegetale (2943)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea)
Sen. Battista Lorenzo ed altri
Modifica al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, in materia di responsabilità degli amministratori nelle crisi bancarie (2961)
Modifica all'articolo 2 della legge 23 marzo 1981, n. 91, in materia di professionismo sportivo (2955)
Modifiche all'articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, in materia di personale tecnico amministrativo delle università (2963)
Sen. Petraglia Alessia ed altri
Modifiche all'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni, al fine di sospendere fino al 31 dicembre 2022 l'adeguamento dell'età pensionabile agli incrementi della speranza di vita (2952)
(assegnato in data 12/12/2017).
Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 11 dicembre 2017, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 19, comma 2, della legge 20 novembre 2017, n. 167 - lo schema di decreto ministeriale recante "Disposizioni in materia di riduzioni delle tariffe a copertura degli oneri generali di sistema per imprese energivore" (n. 483).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, l'atto è deferito alla 10a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'11 gennaio 2018.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 13 novembre e 4 dicembre 2017, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi di livello dirigenziale generale:
all'ingegner Francesco Ricciardi, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'interno;
alla dottoressa Maria Assunta Palermo, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
La Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 29 novembre 2017, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 4, del Regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 luglio 2012, n. 168, il bilancio di previsione dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza per l'esercizio finanziario 2018, corredato dalla relativa nota illustrativa, nonché il bilancio pluriennale, allegato al bilancio 2018, relativo al triennio 2018-2020.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 1140).
La Commissione europea, in data 7 dicembre 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 92/66/CEE del Consiglio che istituisce misure comunitarie di lotta contro la malattia di Newcastle (COM (2017) 742 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 12a Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 18 gennaio 2018.
Le Commissioni 3a e 14a potranno formulare osservazioni e proposte alla 12a Commissione permanente entro l'11 gennaio 2018.
La Commissione europea, in data 8 dicembre 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di Regolamento del Parlamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il Regolamento (UE) 2017/825 per aumentare la dotazione finanziaria del programma di sostegno alle riforme strutturali e adattarne l'obiettivo generale (COM (2017) 825 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 5a Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 18 gennaio 2018.
Le Commissioni 3a e 14a potranno formulare osservazioni e proposte alla 5a Commissione permanente entro l'11 gennaio 2018.
La Commissione europea, in data 7 dicembre 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio per quanto riguarda il sostegno alle riforme strutturali negli Stati membri (COM (2017) 826 definitivo).
La Commissione europea, in data 8 dicembre 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di Regolamento del Consiglio sull'istituzione del Fondo monetario europeo (COM (2017) 827 definitivo).
il signor Salvatore Mare, di Piano di Sorrento (Napoli), e numerosissimi altri cittadini, chiedono la sollecita adozione di iniziative legislative atte a consentire l'esercizio del diritto di voto ai lavoratori marittimi italiani imbarcati (Petizione n. 1662).
Tale petizione, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, è stata deferita, in data 12 dicembre 2017, alla 1a Commissione permanente.
DI BIAGIO, DALLA TOR, CONTE, FAVERO, MASTRANGELI, SUSTA, VICECONTE, Luigi MARINO - Il Senato,
il Qatar è un emirato, retto dalla famiglia reale Al Thani, che governa lo Stato dal 1825, ossia dalle origini di tale dinastia;
dopo il referendum costituzionale del 2003, la forma di Stato è quella di una monarchia costituzionale, in cui è prevista l'elezione diretta di 30 dei 45 membri dell'Assemblea consultiva;
è recente la notizia che l'emiro del Qatar, lo sceicco Tamim Bin Hamad al-Thani, ha emesso un decreto che rinnova la nomina di alcuni membri del Consiglio dello Shura, inserendo per la prima volta quattro donne: Hessa al-Jaber, Aisha Yousef al-Mannai, Hind Abdul Rahman al-Muftah e Reem al-Mansoori;
nonostante il Paese sia ancora lontano dalla democrazia partecipata, cominciano ad esserci aperture che hanno portato la capitale Doha a dotarsi di un'amministrazione comunale eletta;
il piccolo Paese del golfo ha sviluppato negli ultimi anni relazioni commerciali a livello intercontinentale grazie alla presenza di importanti giacimenti petroliferi e soprattutto per la presenza dei più grandi giacimenti di gas naturali al mondo;
da circa un decennio, inoltre, il Qatar ospita importanti manifestazioni sportive, come il Motomondiale nel circuito di Losail ed il torneo internazionale di tennis ATP della categoria World tour 250;
la FIFA ha designato il Qatar come nazione ospitante del campionato mondiale di calcio 2022;
importante ruolo strategico è attribuito al Paese del golfo anche per la vicinanza geopolitica a numerosi Paesi ancora in fase di stabilizzazione politica; è presente, infatti, nel Paese arabo il quartier generale dello USA Central Command, che supervisiona le operazioni militari statunitensi in Afghanistan e nel Medio oriente;
nel Paese è situata inoltre la più grande base aerea USA di tutto il Medio oriente, ad Al Udeid, con circa 8.000 militari;
il 5 giugno 2017, con una mossa coordinata, Arabia saudita, Emirati arabi uniti, Bahrain, Egitto e altri Paesi musulmani, come le Maldive, hanno rotto i rapporti col Qatar, accusandolo del sostegno a gruppi integralisti;
l'isolamento del Qatar prevede l'applicazione di sanzioni economiche e l'espulsione di qatarioti dai Paesi del golfo;
questa situazione ha comportato gravi ripercussioni, soprattutto sul fronte degli approvvigionamenti interni, in quanto il Qatar dipende fortemente dalle importazioni per l'approvvigionamento di beni alimentari di cui necessita ed il suo territorio, in gran parte desertico, non consente di sviluppare in modo sufficiente né agricoltura, né allevamenti;
nei primi due mesi di embargo da parte dei vicini, il Qatar ha speso il 23 per cento del Pil per sostenere l'economia interna e ha dovuto ridurre le quote di partecipazione in alcuni gruppi aziendali importanti;
il Presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, dopo essersi recato personalmente in Qatar, nei giorni scorsi, all'Onu, ha chiesto ai Paesi arabi del "Quartetto" di rimuovere il blocco nei confronti del Qatar "anche alla luce degli insostenibili disagi causati a migliaia di famiglie";
reazioni diplomatiche sono arrivate da diversi Paesi del mondo come la Russia, che per mezzo del suo ministro degli esteri, Sergei Lavrov, ha dichiarato che "non vogliamo che le relazioni tra nostri partner si deteriorino", rendendosi pronti ad un'azione diplomatica per pacificare l'area e assumendosi il ruolo di facilitatori nella crisi che ha spaccato il Consiglio di cooperazione del golfo (CCG),
1) a farsi carico, in sede europea, di sostenere qualsiasi iniziativa in grado di allentare la tensione nel golfo;
2) ad adoperarsi, per quanto di competenza, per far sì che vengano annullate tutte le sanzioni economiche irrogate nei confronti del Paese;
3) ad assumere un'azione diplomatica volta a scongiurare la volontà di alcuni Paesi arabi di espellere il Qatar dal Consiglio di cooperazione del golfo (CCG);
4) a sostenere l'azione di mediazione diplomatica del sovrano del Kuwait, Sheikh Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, al fine di riunire tutti gli attori interessati per una soluzione pacifica e coordinata del problema.
(1-00867)
PAGLIARI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
dal precedente atto di sindacato ispettivo (3-04109), del 27 novembre 2017, continuano i disagi sulla linea ferroviaria Fidenza - Cremona, in assenza di qualsiasi contromisura;
continue soppressioni, nelle ore più utilizzate dai pendolari, accompagnati da ritardi, che non permettono ai cittadini di raggiungere il posto di lavoro o agli studenti di recarsi a scuola;
questi continui disservizi causano inoltre un problema per la viabilità con la segnalazione di sbarre abbassate ai passaggi al livello che causano continue file e disagi per gli automobilisti;
ciò comporta, inoltre, anche un aggravio del traffico veicolare sul territorio, in quanto molti sono costretti a servirsi di mezzi propri per spostarsi al lavoro;
a tale stato di cose si aggiunge la cattiva manutenzione del materiale viaggiante, carrozze spesso sporche e fredde, e della rete stessa, carente, a quanto viene riferito, di adeguati interventi sui binari per la messa in sicurezza. Ritardi di intervento che influiscono sulle soppressioni e i rallentamenti,
se il Ministro in indirizzo sia al corrente della situazione e quali interventi intenda intraprendere per porvi rimedio;
se intenda intervenire presso le Ferrovie dello Stato per sollecitare tempestivi e adeguati lavori di manutenzione della linea e di ammodernamento dei vagoni, in modo da rendere il traffico ferroviario più agevole, scorrevole e puntuale.
(3-04143)
i pendolari sulla linea ferroviaria Pontremolese viaggiano in condizioni disagiate relativamente alla climatizzazione delle carrozze, troppo fredde o troppo calde; al funzionamento delle porte, alcune spesso non si aprono; agli orari, con la soppressione, senza preavviso, di corse destinate a lavoratori e studenti; ai tempi di percorrenza, troppo lenti;
ciò porta conseguentemente molti ad usufruire del mezzo privato, con aggravio dei costi personali e della situazione del traffico nella zona;
inoltre, le stesse stazioni ferroviarie, site lungo il percorso, si trovano in precarie condizioni igieniche, prive dei servizi igienici e con barriere architettoniche, relativamente all'accesso ai binari, insormontabili per i disabili,
se il Ministro in indirizzo sia al corrente della situazione e quale provvedimenti intenda assumere;
se intenda intervenire presso le Ferrovie dello Stato per sollecitare adeguati e tempestivi lavori di manutenzione della linea, di ammodernamento dei vagoni e delle stazioni ferroviarie, soprattutto dal lato dell'abbattimento delle barriere architettoniche, in modo da rendere il traffico ferroviario e il viaggio dei passeggeri più agevole e scorrevole, nonché puntuale.
(3-04144)
GIROTTO, CASTALDI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
alle ore 8.45 del 12 dicembre 2017, un'esplosione ha colpito la stazione di compressione gas a Baumgarten, alla frontiera tra Austria e Slovacchia, provocando un morto e almeno 18 feriti. La causa dell'incidente non è ancora chiara. Al momento si ipotizza un guasto tecnico;
l'incidente ha determinato il fermo dei flussi di gas russo, inclusi quindi quelli in ingresso in Italia a Tarvisio, impiegato per soddisfare i consumi nel nostro Paese;
secondo un articolo pubblicato il 12 dicembre 2017 dalla rivista "Staffetta Quotidiana", al momento non si è a conoscenza di quale sia stata la causa dell'esplosione, che è oggetto di approfondimento. Per il gestore dell'infrastruttura, Gas Connect, si ipotizza un "guasto tecnico", ma non è chiaro, attualmente, neppure quando i flussi potranno riprendere, anche se prime informazioni immediatamente dopo l'incidente parlavano di una possibile ripresa in tempi brevi, forse già in giornata;
i flussi di gas russo a Tarvisio ammontavano fino al giorno prima dell'esplosione a circa 112 milioni per metro cubo, pari a poco meno della metà dell'import totale in Italia e al 33 per cento della domanda complessiva di gas del giorno;
attualmente non risultano interessate dall'incidente porzioni del gasdotto TAG controllato da Snam, che collega Baumgarten con Tarvisio, come dichiarato dalla stessa TAG. Non sono state colpite nemmeno le infrastrutture del gasdotto WAG, che porta invece in Germania, collegando Baugarten con Oberkappel al confine tedesco;
secondo la "Staffetta Quotidiana", in seguito all'accaduto, il Ministero dello sviluppo economico ha dichiarato lo stato di emergenza gas in applicazione del decreto ministeriale 18 ottobre 2017, contenente le disposizioni di "Aggiornamento del piano di azione preventivo e del piano di emergenza per fronteggiare eventi sfavorevoli per il sistema del gas naturale",
quali siano le misure d'emergenza previste, e con quali tempi e in quale ordine il Ministro in indirizzo intenda applicarle;
quali interventi ritenga necessario intraprendere, al fine di ripristinare le forniture interrotte ed evitare eventuali ripercussioni di un incremento dei prezzi per i consumi civili e l'approvvigionamento delle famiglie italiane;
se abbia intenzione di chiedere la sostituzione della produzione di energia elettrica da gas con altre fonti o ritenga di incrementare l'import di gas da altri Stati, e, eventualmente con quali.
(3-04151)
BERTOROTTA, BUCCARELLA, GIARRUSSO, CATALFO, TAVERNA, SANTANGELO, PAGLINI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
negli anni più recenti una serie di norme regolano l'erogazione del microcredito attraverso il fondo di garanzia destinato alle PMI (piccole medie imprese) e alle start up nascenti, che non hanno garanzie reali per ottenere un prestito da un istituto di credito;
l'intervento del fondo mediante la concessione di una garanzia pubblica sulle operazioni di microcredito ha lo scopo di sostenere l'avvio e lo sviluppo della microimprenditorialità favorendone l'accesso alle fonti finanziarie:
il Ministero dello sviluppo economico, con i decreti del 24 dicembre 2014 e del 18 marzo 2015, ha integrato le disposizioni operative del fondo, introducendo per la garanzia del microcredito criteri di accesso significativamente semplificati e la possibilità per l'impresa di effettuare la prenotazione on line;
nella sezione dedicata alla garanzia del microcredito, il Ministero ha destinato per il 2017 30 milioni di euro, cui si aggiungono i versamenti volontari effettuati da enti, associazioni, società o singoli cittadini;
tali risorse non sono utilizzate per erogare direttamente i finanziamenti, ma per favorirne la concessione attraverso la garanzia pubblica;
le caratteristiche delle operazioni di microcredito sono stabilite dal testo unico bancario (TUB) di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993 e dal decreto del Ministero dell'economia e delle finanze n. 176 del 17 ottobre 2014;
per quanto riguarda i requisiti di ammissibilità alla garanzia, il fondo recepisce quanto previsto dalla citata normativa in tema di microimprenditorialità, fatto salvo che il fondo si limita a intervenire a favore di imprese e professionisti;
considerato che diverse banche e Confidi (consorzio di garanzia fidi) hanno aderito all'iniziativa, rendendosi disponibili all'erogazione di finanziamenti riguardanti il microcredito, in particolare, tra questi, Artigiancassa;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti Artigiancassa in ottemperanza alla garanzia dell'80 per cento (legge n. 662 del 1996), con cui le banche sono garantite e coperte, richiede un'ulteriore garanzia accessoria, quale la fidejussione. Fino alla prima metà di maggio 2017, tale garanzia accessoria non veniva richiesta dall'Artigiancassa, che accettava le pratiche di accesso al microcredito semplicemente con business plan, preventivi e partita IVA, anche se inattiva; dalla seconda metà di maggio 2017 le pratiche di microcredito sono state bloccate, o meglio, viene dato seguito soltanto a quelle con la suddetta garanzia accessoria. Pertanto, a parere degli interroganti, l'operazione di finanziamento viene snaturata e non può più essere utilizzata da start up senza alcuna garanzia;
considerato altresì che l'articolo 15 del citato decreto ministeriale 17 ottobre 2014, n. 176, prevede, a completamento del quadro normativo sugli operatori di microcredito, disposizioni di attuazione della Banca d'Italia con riferimento ai seguenti aspetti: a) iscrizione e gestione dell'elenco, ivi inclusa la dichiarazione di decadenza dell'esponente aziendale in caso di inerzia dell'operatore; b) la comunicazione di dati e notizie da parte degli operatori, con riguardo, tra l'altro, ai finanziamenti concessi e alla tipologia di servizi ausiliari previsti;
lo scopo del fondo per il microcredito è quello di coprire operazioni di PMI e start up senza garanzie reali;
i parlamentari e gli eletti del MoVimento 5 Stelle hanno versato ad oggi circa 24 milioni di euro del proprio compenso per finanziare le descritte operazioni,
quali iniziative di competenza intendano assumere al fine di verificare quali istituti di credito eroghino il microcredito secondo le modalità stabilite dalla normativa vigente;
se intendano attivarsi affinché sia garantita la corretta erogazione dei finanziamenti in questione;
se, nel rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza della Banca d'Italia, siano a conoscenza di eventuali istituti eroganti dichiarati decaduti per inerzia e, in caso affermativo, quale iniziative di competenza intendano assumere al fine di sostenere il microcredito;
se risulti che l'erogazione dei servizi ausiliari al beneficiario si svolga nel rispetto della normativa in materia e che l'istituto di vigilanza si stia adoperando al riguardo;
se siano stati informati dei dati a riscontro dell'esercizio di controllo da parte della Banca d'Italia e nel caso se intendano renderli pubblici.
(3-04153)
la nuova casa circondariale di Rovigo è stata inaugurata il 29 febbraio 2016 e il 22 maggio successivo è stato completato il trasferimento dei detenuti con la contestuale chiusura della struttura di via Verdi;
l'edificio ha una superficie coperta di 4.000 metri quadri, e scoperta di 4.300, ed è costituito da 4 corpi di fabbrica. La struttura richiede continui interventi di manutenzione sia con riferimento al sistema di automazione dei cancelli che al sistema di videosorveglianza poiché essi, già al momento dell'apertura della nuova struttura, risalivano a ben 10 anni prima;
ad oltre un anno dalla piena autonomia dell'istituto restano forti ed evidenti le criticità e le problematiche più volte segnalate dalla dirigenza dello stesso carcere e dalle forze di Polizia penitenziaria;
è solo grazie all'abnegazione e allo spirito di servizio dei 60 agenti di Polizia penitenziaria assegnati alla struttura che il carcere risulta ad oggi operativo; il personale impiegato presso le sezioni detentive e lo stesso personale impiegato presso gli uffici istituzionali viene continuamente distolto dai propri posti di servizio per assicurare lo svolgimento dei servizi di traduzione e piantonamento; i turni lavorativi vanno oltre il consentito, la struttura è fatiscente; l'attività amministrativa del carcere è spesso pregiudicata da esigenze di servizio che determinano la chiusura degli uffici per destinare il personale a servizi operativi imprevedibili;
ad esempio, continue infiltrazioni limitano sensibilmente l'utilizzo della biblioteca e l'uso della palestra è consentito raramente per mancanza di personale e assenza di telecamere di sorveglianza;
ad avviso dell'interrogante la situazione non è più sostenibile e si rischia il collasso. Ad essere fortemente pregiudicata è la stessa funzione rieducativa della pena, obiettivo fondamentale e sancito dalla Costituzione;
durante il mese di ottobre 2017 il sottosegretario di Stato Gennaro Migliore ha annunciato l'imminente arrivo di 20 nuove unità di Polizia penitenziaria,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;
quale sia la tempistica di assegnazione del nuovo personale;
se e quali interventi urgenti intenda mettere in atto al fine di assicurare la piena funzionalità del carcere di Rovigo.
(3-04145)
NUGNES, GIARRUSSO, CASTALDI, BUCCARELLA, PUGLIA, SANTANGELO, MORONESE, CAPPELLETTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:
con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 4458/QdV/M/DI/B dell'11 aprile 2008 viene individuato quale SIN (sito di interesse nazionale) ai fini della bonifica il sito di "Pianura", che comprende una vasta area ubicata nell'estrema periferia nordovest del comune di Napoli ed a nordest di quello di Pozzuoli, area che comprende anche la discarica abusiva "Caselle" in contrada "Pisani", la quale, per anni, sarebbe stata oggetto di sversamento illegale di rifiuti di varia natura;
con successivo decreto ministeriale n. 7 dell'11 gennaio 2013, il SIN di Pianura veniva declassato da sito di bonifica di interesse nazionale a sito di interesse regionale;
con delibera n. 317 del 4 maggio 2012 il Comune di Napoli ha affidato all'ANGiR (Associazione napoletana giovani ricercatori) la sperimentazione del progetto denominato "osservatorio oncologico" al fine di approfondire l'analisi della mortalità per cause oncologiche. I risultati del lavoro pubblicato sul sito dell'associazione, consultabili alla sezione "Divulgazione risultati e prevenzione oncologica", mostrano una rilevante incidenza e prevalenza di tumori nella popolazione maschile e femminile nel territorio della IX municipalità "Pianura-Soccavo"; in particolare da una scheda di sintesi, "Maggiore mortalità rispetto a Napoli città" (pag.12), emerge una rilevanza importante dell'istotipo "mesotelioma";
all'ingresso della discarica Caselle è installato un cartello informativo, su cui si legge: "Progetto BIOM - Messa in Sicurezza definitiva della discarica di Caselle - località Pisani", dove sono presenti anche i simboli degli enti che hanno collaborato all'opera e i ringraziamenti per una determinata società;
sulla pagina web "ifattidinapoli", in un articolo intitolato "Napoli: al via bonifica a costo zero della discarica contrada Pisani a Pianura" del 10 giugno 2015, è riportato: «Venerdì 12 giugno a partire dalle ore 10 presso l'ex discarica di Pianura in Contrada Pisani partirà un progetto sperimentale di bonifica a costo zero. Promotore e artefice dell'iniziativa è il consigliere comunale Marco Nonno, Vice-Presidente dell'Assemblea cittadina, che spiega: "Nella discarica verrà immesso un batterio in grado di 'mangiare' i gas tossici presenti nello sversatoio e ripulire l'aria. L'iniziativa ha la supervisione tecnica dell'Università di Agraria di Portici, il patrocinio morale dell'Asl Napoli 1, del Comune di Napoli e la collaborazione dell'Arpac, l'agenzia regionale per l'ambiente. La zona interessata dall'intervento per ora è di 400 metri quadri e riguarda l'ex discarica abusiva Caselle". Il progetto sostenuto dal Vice-Presidente del Consiglio comunale di Napoli Marco Nonno è attuato dalla società Bio V.I.T.A srl di Pagani insieme alla Green Innovations di Sanremo»;
sul sito di informazione on line "ilmattino", in un articolo del 3 luglio 2015 a firma di Marina Cappitti dal titolo "Discarica Pianura, arrivano i primi dati dell'Arpac sulla qualità dell'aria", si legge: «Nella discarica abusiva di Caselle Pisani a Pianura i camion che sversavano materiali di ogni tipo e provenienza non ci sono più, eppure la discarica è ancora attiva. Almeno in profondità, nel sottosuolo. È quanto emerge dalle analisi condotte dal laboratorio mobile dell'Arpac (Agenzia regionale per la protezione ambientale in Campania) per tre mesi - da aprile a luglio di quest'anno - sulla qualità dell'aria in una parte dell'ex sversatoio. Metano e idrocarburi non metanici hanno raggiunto rispettivamente anche picchi di concentrazione fino a 1000 e 2500 microgrammi al metro cubo. Valori importanti non tanto per la quantità, ma perché di fatto indicano che la discarica è attiva in profondità e questo a sua volta significa che ci sono sia delle emissioni nell'atmosfera, sia delle produzioni di percolato»;
è inoltre riportato che: «Superati inoltre per cinque volte i limiti per le polveri sottili, come si evince dal verbale della riunione tenutasi oggi cui erano presenti insieme ai rappresentanti dell'Arpac anche quelli di Biovita, la società che il mese scorso ha iniziato - gratuitamente - un progetto di bonifica sperimentale». Ed infine che: «Convinto della riuscita dell'operazione il vicepresidente del Consiglio comunale, Marco Nonno, presente sia alla riunione, sia durante le prime inoculazioni e che ha già annunciato che proporrà al Comune di mettere a disposizione una somma di circa 50mila euro con un bando e quindi una gara di appalto pubblica per estendere la sperimentazione all'intera area includendovi un servizio di vigilanza e il fornimento di piante speciali per il progetto di bonifica»;
le analisi dell'Arpac destano forti preoccupazioni per la salute dei cittadini che vivono nelle immediate vicinanze dell'ex sito di interesse nazionale ed evidenziano un forte calo di attenzione da parte delle istituzioni locali e nazionali sulla sempre attuale questione rifiuti in Campania che non si può dire di certo conclusa con la fine dell'emergenza;
in articolo intitolato "Al via il programma di messa di sicurezza e bonifica dell'ex discarica di Pianura", presente sulla pagina web "Napolitan" del 16 marzo 2016, è scritto che: «Il Piano prevede, come da convenzione tra il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e SOGESID, attività di indagini indirette (magnetometria, geoelettrica ecc.), di indagini ambientali dirette (sondaggi a carotaggio continuo), di realizzazione di piezometri per il monitoraggio delle acque di falda, di prelievo di campioni di top soil, suolo e sottosuolo, rifiuti e acque di falda e analisi chimiche di laboratorio sui campioni prelevati. Grazie a tali attività sarà possibile definire le modalità più adatte a poter procedere alla messa in sicurezza e bonifica dell'area». E ancora: «I siti interessati riguardano i suoli corrispondenti all'ex discarica comunale, all'ex discarica DI.FRA.B, all'ex discarica CITET, alla Località Spadari e alla discarica abusiva in località Caselle Pisani»;
a parere degli interroganti, alla luce della storicità dei fatti è possibile affermare che la Campania sia stata gravemente ferita nei decenni da intombamenti illeciti di rifiuti industriali e da gestioni al limite della liceità di discariche legali,
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e di quali ulteriori elementi dispongano al riguardo;
se non intendano promuovere iniziative per verificare la realizzazione della messa in sicurezza definitiva e la bonifica dell'ex discarica di Caselle, sollecitare la rimozione del cartello esposto all'ingresso e procedere, attraverso gli organi competenti, all'accertamento di eventuali responsabilità;
quali siano i risultati del progetto sperimentale avviato sulla discarica di Caselle, quali siano gli intendimenti futuri ed in che modo si intenda bonificare il sottosuolo dell'intera area gravemente inquinata;
se non ritengano opportuno verificare lo stato dei lavori del bando promosso dal consigliere comunale e quale potrebbe essere l'incidenza sulla grave situazione in cui versa l'ex discarica;
se non ritengano necessario promuovere uno screening mirato sulla popolazione dell'area in cui insistevano l'ex discarica abusiva o altre iniziative per la tutela della salute dei cittadini, anche al fine di acquisire dati indicativi relativi alle patologie locali;
se non ritengano opportuno fornire il report aggiornato sulle condizioni delle discariche del sito e se non intendano rendere noto il cronoprogramma di attuazione del piano previsto dalla convenzione con la Sogesid;
se non intendano promuovere iniziative di competenza finalizzate all'adozione di una campagna di informazione dell'intera popolazione locale su quali siano i reali rischi per la salute causati dalle esalazioni emesse dalla discarica;
quali provvedimenti intendano adottare al fine di intensificare il monitoraggio ed il controllo dello stato dell'inquinamento del territorio del sito di Pianura.
(3-04146)
NUGNES, MORONESE, CASTALDI, PUGLIA, GIARRUSSO, CAPPELLETTI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
nello scorso mese di luglio 2017, diverse testate giornalistiche hanno dato ampio risalto alla notizia del propagarsi di numerosi incendi sul vulcano Vesuvio che hanno comportato la distruzione di un'area di migliaia di ettari di terreno provocando una catastrofe ambientale di una gravità incommensurabile;
gli incendi, che con molta probabilità potrebbero essere di origine dolosa e su cui sono in corso indagini della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, oltre a danneggiare un contesto ampiamente antropizzato, mettendo in pericolo persone e animali, avrebbero distrutto una vasta area della straordinaria pineta impiantata nel 1939 dalla Milizia forestale e conclusa a fatica, solo in piena guerra, nel 1942;
in un articolo intitolato "Il Vesuvio brucia senza tregua da una settimana 'Dietro tutto questo c'è un disegno criminale'" a firma della giornalista Amalia De Simone, in data 11 luglio 2017, pubblicato on line sul "Corriere della Sera", è riportato l'allarme lanciato dall'associazione "Salute e ambiente Vesuvio" e dal parroco Marco Ricci: "Ci sono rifiuti tossici che fanno propagare le fiamme e avvelenano l'aria. Il fumo infatti è nero. Dietro tutto questo c'è un disegno criminale". Mentre altri cittadini locali aggiungono: "Ormai non dormiamo più, abbiamo gola e occhi irritati. Non è giusto perché in molti tra la nostra gente hanno già pagato lo scotto di essersi ammalati di tumore a causa dello sversamento dei rifiuti";
il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con il decreto 11 gennaio 2013, recante "Approvazione dell'elenco dei siti che non soddisfano i requisiti di cui ai commi 2 e 2-bis dell'art. 252 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e che non sono più ricompresi tra i siti di bonifica di interesse nazionale" (Gazzetta Ufficiale n. 60 del 12 marzo 2013), trasferiva il sito "aree del litorale vesuviano" sotto le competenze della Regione Campania inserendolo nel censimento dei siti potenzialmente contaminati del PRB (piano regionale bonifica) e dei siti inquinati della Campania;
la legge della Regione Campania 7 maggio 1996, n. 11, recante "Modifiche ed integrazioni alla legge Regionale 28 febbraio 1987, n. 13, concernente la delega in materia di economia, bonifica montana e difesa del suolo", persegue, tra le altre, le finalità di conservazione, miglioramento ed ampliamento del patrimonio boschivo regionale, l'incremento della produzione legnosa, la difesa del suolo e la sistemazione idraulico-forestale, la prevenzione e la difesa dei boschi dagli incendi, la conservazione ed il miglioramento dei pascoli montani;
per il conseguimento di tali finalità vengono previsti degli indirizzi pianificatori da attuare attraverso il "piano forestale generale" (PFG) ed i "piani di assestamento forestale" (PAF);
in una segnalazione consultabile nella sezione "News" del sito web del Consiglio nazionale delle ricerche, pubblicata il 31 luglio 2017, dal titolo "Incendio boschivo del Vesuvio: in aumento il rischio idrogeologico", si legge: "Non solo perdita del patrimonio forestale: una delle conseguenze dell'incendio boschivo del Vesuvio consiste nell'aumento del rischio idrogeologico per la potenziale invasione di flussi fangoso-detritici nelle aree urbane, a valle dei versanti devastati dal fuoco";
i geologi firmatari evidenziano inoltre che: "Questi flussi incanalati di tipo fangoso-detritico, soprattutto nelle parti più inclinate, possono evolvere rapidamente in flussi catastrofici rapidi in grado di causare danni considerevoli a manufatti e persone. Dall'inizio del nubifragio al sopraggiungere di flussi incanalati nelle aree urbane a valle, ci vogliono alcune decine di minuti come verificato in altre zone precedentemente devastate da flussi fangoso-detritici";
sul sito di informazioni on line "ilmattino" del 5 dicembre 2017, in un articolo dal titolo " Un patto per il recupero del Vesuvio: il ministro Galletti firma l'intesa con il Parco", è riportata la notizia che "Il ministro Galletti al palazzo Mediceo di Ottaviano ha firmato la convenzione EnteParco - Sogesid per sviluppo e legalità. Recupero dei suoli dopo gli incendi di questa estate";
nel testo della citata convenzione, all'art. 2, rubricato "Oggetto della Convenzione", sono previste azioni che, a parere degli interroganti, sarebbero solo di "mappatura" degli effetti degli incendi avvenuti nell'area del parco mentre le azioni concrete sarebbero possibili solo attraverso una successiva convenzione attuativa da stipulare sulla base degli esiti delle attività previste come indicato al comma 3 del medesimo articolo; ovvero potranno realizzarsi dopo un periodo non inferiore ad un anno in quanto la stessa convenzione ha una durata di 12 mesi dalla data della sottoscrizione prorogabile in accordo tra le parti;
l'accordo, così come pubblicato sul sito del parco del Vesuvio, risulta ancora mancante del POD (piano operativo di dettaglio) previsto all'art. 3 della convenzione, e delle indicazioni di azioni immediate e concrete rispetto al problema delle cave utilizzate come siti di discarica nel corso delle emergenze rifiuti in Campania. In tal senso, continua a permanere il grave stato di inquinamento nei vuoti della complessa area del sito vulcanico, nonostante l'ente parco del Vesuvio abbia stimato in 450.000 euro (art. 5) il fabbisogno delle attività previste nel testo sottoscritto;
l'articolo intitolato "Sedici associazioni insieme per rilanciare il parco nazionale del Vesuvio" del 7 dicembre 2017, pubblicato sul sito di informazione on line "ilmattino", dà ampio spazio alla notizia della costituzione della "Rete civica per il parco" che avrebbe come obiettivo quello di discutere ed elaborare politiche efficaci per la tutela dell'ambiente, la qualità della vita dei cittadini e lo sviluppo economico-sostenibile del territorio;
si legge che: "'Le associazioni (…) si riconoscono ed hanno sottoscritto un manifesto per la rinascita del parco nazionale del Vesuvio che, partendo da un'analisi severa del comportamento delle istituzioni nella disastrosa vicenda degli incendi, si interroga sulle cause storiche che hanno portato al mancato decollo del parco nazionale a più di venti anni dalla sua istituzione'. Non mancano nel manifesto le indicazioni programmatiche, tra le quali la richiesta di interventi urgenti coordinati dall'ente parco per mitigare il rischio idrogeologico, aggravatosi dopo gli incendi della scorsa estate";
sulla pagina web "Corriere del Mezzogiorno", con un articolo pubblicato in data 7 novembre 2017 dal titolo "Maltempo, rischio evacuazioni nel Salernitano. E sul Vesuvio frana il terreno", viene evidenziato che: "Si lavora in Campania per limitare i danni del maltempo che in queste ore sta interessando il territorio: volontari e tecnici operano per liberare da fango e detriti le zone in cui si sono registrati eventi alluvionali o dissesti idrogeologici". È evidenziato inoltre che: "Intanto anche sul Vesuvio si registrano i primi smottamenti dopo gli incendi di questa estate che hanno devastato la zona";
la tutela del territorio, sia montano che rurale, paga la colpevole insensibilità politica e culturale che ha favorito il degrado delle aree di montagna e delle sue zone interne, intese come luoghi di vita e non solo di utilizzo;
non vi è dubbio, a parere degli interroganti, che tale contesto ambientale risenta delle conseguenze di una serie di provvedimenti governativi e legislativi che nel tempo hanno, di fatto, smantellato presìdi e strutture portanti preposti alla prevenzione e alla tutela del territorio montano, agrario e rurale, in primis attraverso la "riforma Madia" (di cui alla legge n. 124 del 2015) che, disponendo il riassorbimento del Corpo forestale da parte dell'Arma dei Carabinieri e dei Vigili del fuoco, ha comportato inefficienze ed una risposta inadeguata a fronte di situazioni di emergenza straordinaria;
nella convenzione tra l'ente parco del Vesuvio e la Sogesid società in house del Ministero dell'ambiente, non è prevista la collaborazione dell'Arpac mentre non risulta agli interroganti alcuna specifica competenza nel settore da parte della Sogesid, considerato anche che per le attività che si impegna a svolgere potrà avvalersi di esperti esterni come prevede l'art. 11 (Contratti a terzi) della convenzione;
a parere degli interroganti, pur essendo, dopo l'incendio, aumentato il rischio idrogeologico per gli abitanti della zona pedemontana, sui quali potrebbero riversarsi i flussi fangosi e detritici qualora i versanti incendiati siano interessati da un nubifragio di 40-50 millimetri in un'ora circa, la convenzione non interviene nella direzione di garantire la sicurezza degli stessi cittadini ma, a quanto si legge, prende in considerazione soltanto i suoli, i sentieri e le aree siti all'interno dell'area perimetrale del parco,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e di quali ulteriori elementi disponga al riguardo;
se non consideri opportuno accertare lo stato di elaborazione del piano di assestamento forestale previsto dalla citata legge regionale n. 11 del 1996 e nel caso sollecitare, anche tramite la Regione Campania, la sua immediata attuazione;
quali siano stati i criteri di valutazione alla base della scelta di affidare a Sogesid la realizzazione delle prime fasi di ricognizione e riqualificazione della vasta area avvolta dagli incendi;
quali attività di vigilanza e controllo intenda mettere in atto al fine di monitorare tutte le aree a rischio di incendi dolosi e quali azioni di competenza intenda assumere per salvaguardare il vasto e complesso habitat dell'intero litorale vesuviano;
se non intenda, nell'ambito delle proprie attribuzioni, sollecitare il processo di integrazione istituzionale tra ente parco e Comuni del litorale vesuviano;
se non intenda fornire un quadro aggiornato dello stato del rischio idrogeologico dell'intera area vesuviana, con particolare riferimento a quella devastata dagli incendi;
quali iniziative intenda adottare per ripristinare l'intero ecosistema nelle cave interessate dai rifiuti e con quali modalità ritenga di espletare le attività di caratterizzazione nel caso di rifiuti tossici;
se non ritenga doveroso assumere iniziative, per quanto di competenza, affinché la Regione Campania proceda alle improcrastinabili opere di bonifica delle discariche abusive nell'area del parco nazionale del Vesuvio e al rafforzamento delle attività di prevenzione che evitino la realizzazione di nuove discariche, escludendo che da tali attività derivino forme di lucro da parte della criminalità organizzata;
quali azioni ritenga necessarie, anche di concerto con la Regione, per la conservazione della biodiversità dei luoghi e se non intenda adottare ulteriori provvedimenti per garantire la tutela e la salvaguardia dell'area.
(3-04147)
ALBANO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'articolo 13 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, recante "Disposizioni urgenti per la crescita l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", aveva previsto l'entrata in vigore dell'imposta municipale propria (IMU) di cui al decreto legislativo n. 23 del 2011 che ridefiniva il regime fiscale degli immobili agricoli, siano essi terreni o fabbricati, imponendo un aggravio fiscale in particolare sugli immobili utilizzati per lo svolgimento dell'attività agricola;
come previsto da numerose associazioni di categoria del mondo agricolo, l'IMU agricola applicata ai Comuni della provincia di Imperia si è rivelata particolarmente gravosa ed insostenibile per i coltivatori, in quanto gli estimi catastali dei Comuni costieri sono nettamente superiori a quelli applicati ad altri Comuni, come ad esempio quello di Imperia o di Albenga, classificate allora come "zone disagiate", per non parlare di quelli applicati in altre zone floricole in Italia come la zona di Ercolano e Pompei;
in considerazione di ciò, le stesse associazioni di categoria avevano chiesto da subito ai sindaci dell'imperiese di attivarsi per ottenere la revisione degli estimi e l'applicazione di un'aliquota minima;
finalmente nel 2013 ha avuto avvio il processo di riduzione degli estimi catastali dell'imperiese e, sempre su sollecitazione delle diverse associazioni di categoria, molti di questi Comuni hanno proceduto all'approvazione delle relative delibere ai fini della richiesta di revisione presso l'Agenzia del territorio;
con il decreto-legge n. 95 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2013, è stata approvata l'esenzione della seconda rata IMU per i proprietari e coltivatori diretti iscritto all'INPS e per gli imprenditori agricoli professionali, mentre per i Comuni che applicato l'aliquota superiore al 7,6 per mille invece occorreva pagare il 40 per cento della parte eccedente al 7,6 per mille;
nel mese di febbraio 2014 la direzione regionale dell'Agenzia del territorio ha dato il proprio assenso alla revisione degli estimi catastali per le categorie orto irriguo, roseto e colture floricole in provincia di Imperia e l'Agenzia del territorio di Imperia ha proceduto al relativo studio sull'utilizzo dei terreni e sul dimensionamento e redditività delle imprese agricole su detti terreni, per poi inviare una relazione esaustiva alla Direzione centrale catasto e cartografia; questo lavoro, svolto tramite interviste e raccolta dati, si è concluso nell'estate 2015;
considerato che dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 9 del 13 gennaio 2015 del decreto legislativo n. 198 del 2014, recante "Composizione, attribuzioni e funzionamento delle commissioni censuarie, a norma dell'articolo 2, comma 3, lettera a), della legge 11 marzo 2014, n. 23", entrato in vigore il 28 gennaio 2015, che prescrive i criteri per definire le competenze, la composizione e il funzionamento delle commissioni censuarie, centrale e locali, il Tribunale di Imperia ha formato nel 2016 la commissione censuaria locale cui è stata trasmessa l'indagine dell'Agenzia del territorio di Imperia. Si resta sempre in attesa della nomina da parte del Ministero dell'economia e delle finanze dei componenti della commissione censuaria centrale, come deciso nel Consiglio dei ministri n. 37 del 10 novembre 2014, per portare a compimento questo processo di revisione, in quanto spetta alla commissione centrale, il compito di ratificare o variare le tariffe relative alle qualità e classi dei terreni, e ha facoltà di sostituirsi alle commissioni locali in caso di inerzia,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover procedere con la massima urgenza alla nomina dei componenti della commissione censuaria centrale, in assenza della quale è impossibile portare a compimento i processi di revisione degli estimi catastali in tutta Italia, atti a sanare situazioni di grande disparità di trattamento fiscale tra territori omogenei.
(3-04148)
LAI, ANGIONI, CUCCA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
da notizie diffuse su alcuni organi di informazione locali si è venuti a conoscenza del fatto che nei fondali marini della banchina della diga foranea del bacino industriale di Porto Torres (Sassari) si troverebbero depositate centinaia di tonnellate di carbone. La presenza di tale materiale nella zona dove avviene l'attracco delle navi carboniere è stata accertata dalla società EP Produzione nei mesi scorsi e successivamente comunicata alle autorità locali e agli organi di vigilanza regionali e provinciali;
dalle prime ricostruzioni effettuate sembra che il materiale fossile si sia depositato nel fondale durante le operazioni di scarico nei primi anni di utilizzo del carbone nella centrale di Fiumesanto, e dunque dal 2003. Si tratterebbe dunque di uno sversamento avvenuto non di recente;
sul punto i responsabili di EP Produzione hanno dichiarato alla stampa che "il carbone non è una sostanza pericolosa per l'ambiente e non rilascia sostanze inquinanti." Diversamente, i rappresentanti di alcune associazioni ambientaliste hanno espresso forte preoccupazione per la presenza di tale materiale sui fondali marini di Porto Torres e hanno chiesto che venga fatta chiarezza su come sia avvenuto lo sversamento e su come si intenda procedere per il recupero dei fondali;
pur rilevando positivamente l'immediata comunicazione dello sversamento alle autorità locali e di vigilanza da parte della società EP Produzioni, è sicuramente necessario a parere degli interroganti fornire con la massima urgenza ai cittadini notizie dettagliate e certezze riguardo alla presenza di tale materiale sui fondali del bacino industriale di Porto Torres, nonché sul suo grado di tossicità e dunque di pericolosità per la salute e per l'ambiente;
è necessario, inoltre, individuare eventuali responsabilità da parte di chi era preposto alla verifica e al controllo delle operazioni di scarico e di trasporto del carbone dalle navi alla centrale,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto emerso nei giorni scorsi riguardo alla accertata presenza di centinaia di tonnellate di carbone depositate nei fondali della banchina della diga Foranea del bacino industriale di Porto Torres e quali siano le sue valutazioni in merito;
se e quali verifiche ed accertamenti abbia avviato o intenda avviare per conoscere l'attuale stato di inquinamento dei fondali interessati dallo sversamento, il grado di tossicità del materiale presente e le modalità previste per il recupero dell'area;
se e quali iniziative abbia avviato o intenda avviare per individuare le responsabilità di quanto avvenuto;
infine, se non ritenga necessario avviare una complessiva opera di bonifica dell'area interessata dallo sversamento, che, oltre a rassicurare le popolazioni interessate, possa salvaguardare le prospettive di una valorizzazione turistica e ambientale del territorio e della pesca.
(3-04150)
TAVERNA, AIROLA, BERTOROTTA, BUCCARELLA, CASTALDI, CIOFFI, GAETTI, GIARRUSSO, LUCIDI, MONTEVECCHI, MORONESE, PAGLINI, PUGLIA, SANTANGELO - Al Ministro della salute - Premesso che, in base agli elementi informativi in possesso degli interroganti:
l'art. 1, comma 1, della legge n. 119 del 2017, ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto-legge n. 73 del 2017, recante "Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci", di iniziativa del Ministro in indirizzo;
l'art. 1 del decreto-legge, come modificato in sede di conversione, prevede che, al fine di assicurare la tutela della salute pubblica e il mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale, "per i minori di età compresa tra zero e sedici anni e per tutti i minori stranieri non accompagnati sono obbligatorie e gratuite, in base alle specifiche indicazioni del calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita, le vaccinazioni di seguito indicate: a) anti-poliomielitica; b) anti-difterica; c) anti-tetanica; d) anti-epatite B; e) anti-pertosse; f) anti-Haemophilus influenzae tipo b" (comma 1). Agli stessi fini, "sono altresì obbligatorie e gratuite (...) le vaccinazioni di seguito indicate: a) anti-morbillo; b) anti-rosolia; c) anti-parotite; d) anti-varicella" (comma 1-bis);
nel corso della trattazione in 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato, in data 14 giugno 2017 è pervenuta la documentazione dell'Istituto superiore di sanità (ISS) in relazione ai quesiti dei componenti della Commissione circa l'importanza dell'obbligo per le 12 vaccinazioni;
la relazione dell'ISS sottolinea l'importanza di prevedere l'obbligatorietà per 12 vaccinazioni, sostenendo: il successo delle strategie vaccinali; il progressivo e inesorabile trend in diminuzione del ricorso alle vaccinazioni che si è registrato dal 2013, che ha determinato una copertura vaccinale al di sotto del 95 per cento, ossia sotto la soglia raccomandata dall'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) per garantire l'"immunità di gregge"; l'aumento delle coperture di complessivi 5 punti percentuali nei due anni scolastici successivi all'introduzione in California del "Senate Bill 277" voluto dal governatore dopo la constatazione del calo delle coperture e la riaccensione di focolai epidemici come quello di morbillo a Disneyland;
l'attuale presidente dell'ISS è il professor Gualtiero Ricciardi, il quale in più occasioni ha manifestato pubblicamente il suo favore all'introduzione dell'obbligatorietà per 12 vaccini;
sia nella relazione depositata in 12ª Commissione, sia nelle interviste rilasciate, egli si è spinto fino a sostenere la necessità che sia reso obbligatorio anche un tredicesimo vaccino, quello contro lo pneumococco, come si legge on line su "quotidianosanita" il 16 giugno 2017;
in data 15 settembre 2017 il professor Ricciardi, intervenendo alla "Festa della sanità" del Partito democratico a Firenze, rivendicava la sua parte da protagonista nella legge che ha imposto 10 vaccini obbligatori, affermando che: "Ho fatto presente alla ministra Lorenzin la situazione preoccupante in cui ci trovavamo, lei è stata molto reattiva e insieme abbiamo fatto la nuova legge", come si può leggere su "il Fatto quotidiano" il 7 dicembre 2017;
l'ISS ha svolto un ruolo significativo nella predisposizione del piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019, in particolare all'interno del gruppo di lavoro interistituzionale "strategie vaccinali";
con atto di sindacato ispettivo 3-03869, pubblicato in data 11 luglio 2017, presentato dalla sen. Dirindin, si evidenzia il potenziale conflitto di interessi esistente tra il ruolo propulsore assunto dal professor Ricciardi nella formulazione del piano nazionale vaccinale 2017-2019, nonché della legge che dispone l'obbligatorietà di 10 vaccini e il suo incarico presso l'università Cattolica con finanziamento a carico della Merck Sharp & Dohme, una delle maggiori aziende farmaceutiche al mondo leader nella lotta contro le malattie prevenibili con vaccinazione;
l'interrogazione riporta, altresì, che dal 1° settembre 2015 il professor Ricciardi è in aspettativa senza assegni a seguito del conferimento di incarico a presidente dell'ISS e che, ciò nonostante figura ancora in alcune pagine del sito "Unicatt" come direttore dell'Istituto;
il professor Ricciardi ha risposto pubblicamente rispetto alle preoccupazioni sollevate dall'interrogazione, precisando che da quando ha assunto la carica presidente dell'ISS è in aspettativa dall'università; tale circostanza, già menzionata nel suddetto atto di sindacato ispettivo, a parere degli interroganti, non esclude in radice l'eventualità che vi sia la situazione di conflitto di interesse prima enucleata;
considerato, inoltre, che, per quanto risulta:
il professor Ricciardi è stato nominato presidente dell'Istituto superiore di sanità con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro in indirizzo, dopo che per un anno (luglio 2014-luglio 2015) ha svolto il ruolo di commissario straordinario dell'istituto stesso, sempre su nomina del Ministro;
peraltro, durante il commissariamento il professor Ricciardi non si è limitato, come l'istituto impone, a porre in essere tutte le azioni necessarie al raggiungimento dell'equilibrio finanziario, ma ha proceduto ad una riorganizzazione interna dell'ISS e all'approvazione dei relativi regolamenti, come già rilevato nell'atto di sindacato ispettivo 3-01935 del 14 maggio 2015 presentato dalla prima firmataria della presente interrogazione;
in data 28 luglio 2015, in sede di acquisizione del parere della I Commissione permanente (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni) della Camera, al fine dell'approvazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di nomina del presidente dell'ISS, a norma dell'art. 4 del decreto legislativo n. 106 del 2012, il deputato Massimo Baroni ha rilevato che sulla proposta del relatore alla nomina del professor Ricciardi alla luce dei numerosi incarichi ricoperti da lui, vi sia il fondato sospetto che ricorrano condizioni di incompatibilità o di inconferibilità, ricordando anche la candidatura da parte del soggetto designato alle ultime elezioni politiche;
le contrarietà del gruppo MoVimento 5 Stelle alla proposta del relatore poggiano, come sostenuto dal deputato Baroni nel corso della seduta della Commissione del 5 agosto 2015, su diversi motivi, di legittimità, di metodo e di merito. Baroni rileva che, riguardo alla legittimità, la nomina del professor Gualtiero Ricciardi a commissario straordinario dell'Istituto superiore di sanità, effettuata ai sensi dell'articolo 15 del decreto-legge n.98 del 2011, già inibisce o comunque rende di per sé problematica la candidatura e la nomina a presidente del medesimo Istituto, per quattro motivi. Emergono, infatti, dubbi di legittimità sull'avvenuta nomina a commissario di un soggetto che, non avendo le competenze contabili e finanziarie, era deputato esclusivamente ad un risanamento finanziario ma che di fatto ha travalicato tali compiti approvando anche lo statuto con una procedura sulla quale vi sono dubbi rilevanti di illegittimità. Rileva, inoltre, che il ruolo di commissario straordinario è stato svolto dal professor Ricciardi senza collocazione in aspettativa, ciò in probabile violazione della normativa vigente. Tale fatto espone il soggetto designato ed i soggetti che lo hanno nominato a possibili giudizi e contenziosi dinanzi agli organi amministrativi e contabili, con effetti imprevedibili sulle amministrazioni coinvolte. Risulta infatti che il professor Ricciardi, come da lui stesso confermato in sede di audizione, dopo la nomina a commissario abbia continuato a ricoprire sia il ruolo di professore universitario sia il ruolo di direttore del Dipartimento per l'assistenza sanitaria di sanità pubblica del policlinico universitario "A. Gemelli", oltre al ruolo di direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva. Fa presente, inoltre, che in costanza della carica di commissario non risultava rinvenibile sul sito dell'ISS la pubblicazione, obbligatoria, né della dichiarazione dei redditi né dei compensi e dei rimborsi a carico della finanza pubblica, in palese violazione delle norme sulla trasparenza e sulla prevenzione della corruzione. Ricorda che l'incarico di commissario straordinario implica numerose e diffuse incompatibilità ai sensi della normativa vigente, a cominciare dal decreto legislativo n. 39 del 2013, evidenziando che generalmente per tutte le nomine di commissario straordinario vige un'inconferibilità successiva ad assumere l'incarico di presidente. A tale proposito richiama anche un recente orientamento dell'ANAC del 6 maggio 2015. Sottolinea, al riguardo, la ragionevolezza di separare, per ovvi motivi d'imparzialità e di appropriatezza delle motivazioni sottese alla nomina, l'incarico commissariale straordinario dalla nomina di presidente. Relativamente al metodo seguito per la nomina, sottolinea due elementi di criticità: l'incomprensibilità di un'inversione di tendenza rispetto alla procedura di nomina del precedente presidente dell'ISS avvenuta a seguito di interpello pubblico, con una commissione di valutazione costituita con decreto e susseguente individuazione di una rosa di ben 27 candidati; il contrasto con le procedure utilizzate negli altri enti pubblici di ricerca analoghi all'ISS nel mondo (National institute of health americano, Imperial college inglese), che istruiscono procedimenti pubblici di interpello e di valutazione comparativa tra più candidati. In relazione al merito, rileva la diffusa sussistenza di numerosi conflitti d'interesse risultanti da una commistione con case farmaceutiche o simili, laddove, ad esempio, il professor Ricciardi ricopre oppure ha ricoperto l'incarico di membro dell'European steering group sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e relatore del libro bianco europeo, iniziativa finanziata dalla casa farmaceutica "AbbVie", e l'incarico di responsabile scientifico del primo libro bianco sull'Health technology assessment in Italia e del progetto ViHTA (Valore in health technology assessment), iniziative finanziate da GlaxoSmithKline. Ricorda che già da commissario il professor Ricciardi, al di fuori delle competenze richieste, ha avanzato la proposta di creare all'interno dell'ISS un centro nazionale per l'health technology assessment, i cui obiettivi sembrano coincidere con quelli di GlaxoSmithKline nel programma ViHTA;
in tale sede, il M5S ha ritenuto assolutamente non opportuna la nomina proposta dal Governo, anche a tutela dello stesso Ministero e dell'ISS, che è un organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale che persegue la tutela della salute pubblica, a salvaguardia del principio universalistico di cura e di equità, apprezzato in tutto il mondo;
considerato, infine, che, per quanto risulta agli interroganti:
nel mese di novembre 2017 è stato pubblicato il libro inchiesta "Vaccini-Nazione. I vaccini in Italia. La prima indagine giornalistica che supera pregiudizi e ignoranza" di Giulia Innocenzi. L'autrice si sofferma sull'eventuale conflitto di interessi del presidente Ricciardi nella promozione della normativa sulla prevenzione vaccinale;
in particolare, sottolinea come dal maggio 2013 egli sia membro del panel europeo sull'efficacia degli investimenti in sanità presso la Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare della Commissione europea, come riporta il suo curriculum vitae pubblicato sul sito dell'Istituto superiore di sanità;
dalle dichiarazioni di interessi presentate per tale incarico emerge che Ricciardi ha svolto, dal 2007 al 2012, l'incarico di consulente per diverse case farmaceutiche relativamente all'health technology assessment (HTA) su numerosi fra farmaci e vaccini;
l'autrice del libro mette in luce come vi sia corrispondenza tra alcuni dei vaccini per i quali il professor Ricciardi ha svolto consulenza e quelli che successivamente vengono inseriti nel piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019 (PNPV), alla cui stesura egli ha contribuito in qualità di presidente dell'ISS e di membro del gruppo di lavoro interistituzionale "strategie vaccinali";
in data 7 dicembre 2017, "il Fatto quotidiano" ha pubblicato un estratto del suddetto libro e riportato le domande poste al professor Ricciardi prima della medesima pubblicazione: "Quelle collaborazioni con le multinazionali che si occupano di vaccini rappresentano un conflitto di interessi per chi poi scrive il piano vaccinale? Che ordine di grandezza avevano le remunerazioni per il contributo? La procedura di nomina alla testa del più importante organismo tecnico di supporto al ministro è stata corretta?"; ai suddetti quesiti il presidente dell'ISS si è limitato a rispondere: "Posso confermarle che ho da sempre impostato e condotto le mie attività didattiche, scientifiche e professionali nel segno del massimo rigore e della più completa trasparenza e accountability";
il giorno successivo, 8 dicembre, il professor Ricciardi ha rilasciato un'intervista alla testata giornalistica "Il Foglio", nella quale ha confermato le consulenze alle case farmaceutiche asserendo che "Sono valutazioni che ho fatto molti anni fa come scienziato. Sono stato il primo ad applicare un tipo di valutazione nel 2006, un approccio metodologico inventato da me che ha fatto il giro del mondo, e per questo diverse aziende si sono rivolte a me per fare queste valutazioni";
tra le consulenze menzionate nelle dichiarazioni di interesse ce n'è una svolta nel 2012 per l'azienda farmaceutica Novartis in relazione all'HTA del vaccino anti meningococco B;
questo vaccino è stato inserito nel piano nazionale vaccini 2017-2019, tra i vaccini obbligatori nel decreto-legge n. 73, mentre in sede di conversione viene inserito tra le vaccinazioni fortemente raccomandate;
a parere degli interroganti, molteplici perplessità suscita l'inserimento del vaccino anti meningococco B in questi provvedimenti alla luce della relativa consulenza svolta da Ricciardi presso la Novartis; ciò soprattutto in quanto l'ISS aveva espresso parere contrario all'inserimento del vaccino nel calendario vaccinale predisposto nel piano nazionale;
invero, nel 2014 l'ISS (ed in particolare, il centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute), viene incaricato dal Ministro, su richiesta del coordinamento interregionale della prevenzione, di condurre un'istruttoria tecnico-scientifica per fornire ai decisori elementi condivisi per valutare l'opportunità di includere il nuovo vaccino antimeningococco B nel calendario vaccinale;
nel documento conclusivo l'ISS rappresenta come quello contro il meningococco B sia un vaccino ancora sottoposto a monitoraggio addizionale, e cioè un medicinale per cui i dati di esperienza post commercializzazione sono limitati e che al momento non sono disponibili dati sufficienti sulla frequenza di reazioni avverse;
la relazione prosegue spiegando che l'Italia presenta un'incidenza di malattia invasiva da meningococco più bassa rispetto agli altri Paesi europei. Tra i Paesi esaminati solo il Regno Unito ha raccomandato l'introduzione della vaccinazione universale per tutti i nuovi nati, ma a condizione che il vaccino sia disponibile a basso costo. Altri Paesi, come Germania, Spagna e Francia, hanno valutato di utilizzare il vaccino solo in presenza di focolai epidemici o per singoli ad alto rischio di contrarre la malattia. Ciò a causa dell'assenza di dati di efficacia clinica del vaccino, sulla durata della protezione e per la difficolta? di integrare il nuovo vaccino nel calendario vaccinale;
la nota dell'ISS conclude il capitolo sulla strategia vaccinale segnalando pero? che l'incremento delle sedute vaccinali conseguente all'introduzione del vaccino antimeningococco B potrebbe avere ripercussioni sull'accettabilità e sull'adesione della vaccinazione da parte dei genitori. Questo anche perché, se cosomministrato coi vaccini di routine, aumenta considerevolmente la probabilità? di febbre, per cui e? consigliato l'utilizzo profilattico del paracetamolo;
in conclusione, l'Istituto superiore di sanita? si era espresso favorevolmente verso l'uso del vaccino nel corso di focolai epidemici e sull'offerta a gruppi ad alto rischio di contrarre la malattia (ad esempio i soggetti immunodepressi), mentre si è riservato alcune cautele rispetto alla vaccinazione di massa, per la quale si sarebbe resa necessaria la conduzione di un'indagine finalizzata a comprendere la percezione dei genitori sulla gravita? della malattia e l'eventuale accettabilità della vaccinazione;
secondo l'ISS, inoltre, la circostanza che il vaccino sia ancora sotto monitoraggio addizionale dovrebbe indurre le Regioni e Asl che offrono la vaccinazione a prevedere un sistema di sorveglianza attiva per monitorare le reazioni avverse alla vaccinazione; attività svolta sino ad allora soltanto dalla Regione Veneto;
analogamente, il professor Ricciardi, come risulta dalle dichiarazioni di interessi, ha svolto consulenze anche per il vaccino contro il papilloma virus di GlaxoSmithKline e di Sanofi Pasteur, inserito nel calendario vaccinale, nonché per il vaccino anti pneumococcico, sia per la Pfizer che per la Wyeth Lederle. Questo vaccino è stato inserito nella legge n. 119 del 2017 tra quelli fortemente raccomandati e secondo il presidente Ricciardi, alla luce delle interviste rilasciate e della relazione depositata dall'ISS in 12ª Commissione permanente, come sopra esplicitato, sarebbe dovuto diventare obbligatorio;
dal luglio 2012 al luglio 2014, il professor Ricciardi, inoltre, è stato membro dell'European advisory committee on health research (EACHR) presso l'Organizzazione mondiale della sanità. Al fine di assumere tale incarico, lo stesso ha dovuto depositare la sua dichiarazione di interessi, in cui ha negato di aver ricevuto negli ultimi 4 anni una remunerazione da un'entità commerciale o altra organizzazione correlata con un argomento relativo all'oggetto di discussione dell'incontro o del lavoro;
cionondimeno, l'oggetto del quinto incontro dell'EACHR tenutosi a Copenhagen dal 7 all'8 luglio 2014 era proprio relativo alla pratica vaccinale;
tra l'altro, dal report dell'incontro risulta che "Nessun conflitto di interessi è stato dichiarato. Diversi membri ricevono finanziamenti di ricerca da organizzazioni governative o filantropiche, ma queste non costituiscono conflitti di interesse";
ne discenderebbe che in quell'occasione il professor Ricciardi non avrebbe comunicato le consulenze svolte negli anni pregressi per diverse case farmaceutiche, tanto meno quelle relative ai vaccini, oggetto dell'incontro;
in base alle linee guida dell'OMS se "un interesse dichiarato può diventare potenzialmente o chiaramente significativo", possono essere applicate tre misure: "ammette la piena partecipazione [dell'esperto] con relativa pubblicazione degli interessi"; ordina un'"esclusione parziale" (la persona viene esclusa per la parte dell'incontro o del lavoro che riguarda l'interesse dichiarato); ordina un'"esclusione totale" (la persona non potrà partecipare in alcuna fase dei lavori);
tali linee guida non hanno un corrispondente cogente nel nostro Paese. L'ISS ha introdotto soltanto nel Codice etico una norma che prevede tale dichiarazione. Tanto che nel curriculum vitae pubblicato dal presidente Ricciardi sul sito dell'ISS nessuna di quelle consulenze viene menzionata;
esse, come già evidenziato, sono indicate soltanto nelle dichiarazioni d'interesse presentate presso la Commissione europea. In tali dichiarazioni, tuttavia, parrebbero mancare due incarichi che il professor Ricciardi avrebbe svolto: editore scientifico della rivista "Italian health policy brief" dal novembre 2011 fino al quarto numero del 2015 e della rivista "Public health and health policy" per due numeri del 2015;
a giudizio degli interroganti, molte preoccupazioni desta una tale omissione, anche perché tali incarichi sono stati parzialmente coevi alla presidenza dell'ISS; ma soprattutto perché le due riviste sono edite dalla Altis Omnia Pharma Service Srl, una società che si occupa di assistere le case farmaceutiche in tutte le fasi legate ai suoi prodotti, dall'accreditamento presso le autorità sanitarie fino al lancio promozionale,
se non consideri di dover verificare se sussista una potenziale situazione di conflitto di interessi in capo al presidente dell'ISS, professor Ricciardi, in relazione alla posizione assunta dal medesimo nella stesura del piano nazionale vaccinale 2017-2019 e del decreto-legge n. 73 del 2017 e quali misure urgenti di competenza intenda assumere per rimuovere tale eventuale conflitto d'interessi e per impedire che situazioni analoghe si possano verificare nuovamente;
se ritenga ragionevole che nei documenti pubblicati dal presidente Ricciardi sul sito dell'ISS non siano menzionate le evidenziate consulenze ed elencate in parte nelle dichiarazioni di interessi depositate dal medesimo presso la Commissione europea;
se possa escludere con certezza che vi sia una connessione tra le consulenze espletate negli ultimi anni dal professor Ricciardi relativamente a taluni vaccini e l'introduzione dei medesimi nel piano nazionale prevenzione vaccinale o nella normativa recante disposizioni urgenti in materia vaccinale;
quali siano i motivi alla base dell'inclusione del vaccino anti meningococco B nel piano tra i vaccini obbligatori di cui al decreto-legge n. 73 del 2017 e tra i vaccini fortemente raccomandati di cui alla legge n. 119 del 2017 alla luce del parere contrario espresso dall'ISS nel 2014;
se vi sia una connessione tra tale inclusione e la consulenza prestata dal professor Ricciardi presso la Novartis nel 2012 proprio sul vaccino anti meningococco B.
(3-04152)
MORRA, SERRA, MORONESE, PUGLIA, CRIMI, ENDRIZZI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
per l'anno 2015 il fondo nazionale per le politiche sociali ha destinato alla Regione Calabria una cifra di 11.628.465,43 di euro, pari al 4,18 per cento dell'intero fondo (decreto interministeriale 4 maggio 2015), tuttavia gli interroganti ravvisano una notevole carenza nel sistema socio-assistenziale regionale;
la quota sociale pro capite è la più bassa d'Italia, pari a 27 euro contro una media nazionale di oltre 110 euro. La rete territoriale di prossimità è estremamente lacunosa, con il risultato di non sopperire ai livelli essenziali dei bisogni dei cittadini;
nel territorio calabrese sono ad oggi presenti 52 case famiglia; 87 centri diurni; 6 centri socio-educativi, per un totale di 1.439 posti occupati dai minori per tutte le tipologie di strutture;
in particolare, solo nella provincia di Cosenza sono presenti circa 900 minori accolti e seguiti da 36 case famiglia e da 54 centri diurni, con oltre 600 operatori impegnati, tra educatori, assistenti sociali e psicologi;
per ogni minore viene corrisposta, per i giorni di effettiva presenza, una retta di 31 euro per le case famiglia rispetto ad una media nazionale che oscilla tra i 60 e i 90 euro, e di 11 euro per i centri diurni. Si tratta di una retta omnicomprensiva dalla quale si devono ricavare tutte le spese: stipendi, fitti, spese scolastiche, utenze, vitto. Con una retta così esigua è facilmente intuibile la precarietà nella quale versano le strutture socio-assistenziali del territorio calabrese con il conseguente abbassamento della qualità della vita dei bambini ospitati;
inoltre si ravvisano notevoli ritardi nell'erogazione delle rette. Relativamente ad un campione di 23 strutture socio-assistenziali, collocate nella provincia di Cosenza, non si registrano pagamenti dal mese di giugno 2014, ad eccezione dell'unica erogazione relativa al primo trimestre dell'anno 2015 a favore di pochissimi organismi, mettendo a rischio il sostentamento, nonché il buon funzionamento di tali strutture;
come testimoniano numerosi articoli giornalistici, nonché una lettera inviata al Ministero del lavoro e delle politiche sociali da parte del coordinamento dei servizi per minori della Calabria, molte sono state le lamentele e gli appelli delle strutture socio-assistenziali della Regione Calabria, rimaste, tuttavia, inascoltate;
si tratta dell'ennesimo caso di inefficienza che riguarda la Regione, protagonista di numerosi casi di dissesto ed instabilità. Si ricorda infatti che la Calabria, ad esempio, è la Regione con il più alto tasso di drop out e di dispersione scolastica d'Italia; non ha mai provveduto a recepire la legge 5 febbraio 1992, n. 104, legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate; non ha ottemperato alle disposizioni di legge riguardanti i servizi specifici e differenziati per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle persone tossicodipendenti;
gli interroganti hanno riscontrato, inoltre, difficoltà nel reperimento dei documenti ufficiali, situati sia nel sito internet della Regione Calabria, che nei siti comunali;
a parere degli interroganti, è evidente la notevole discriminazione ed ingiustizia, soprattutto ai sensi dell'art. 3 della Costituzione, secondo cui: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (...). E'compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (...)"; nonché la mancata applicazione della Convenzione ONU 2009 sull'infanzia e l'adolescenza, ratificata dall'Italia con la legge n. 176 del 1991;
la normativa regionale in materia di servizi sociali fa riferimento alla legge regionale del 5 dicembre 2003, n. 23, recante "Realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali nella Regione Calabria (in attuazione della Legge n. 328/2000)", che, all'art.1, disciplina e riordina gli interventi ed il servizio pubblico in materia sociale ed assistenziale, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia;
inoltre, la deliberazione della Giunta regionale del 15 aprile 2002, n. 262, recante "Strutture socio-assistenziali per anziani e disabili, per donne in difficoltà, gestanti e/o con figli, per adulti in difficoltà, strutture residenziali e semiresidenziali per minori ? Determinazione della misura della retta per l'anno 2002", stabilisce le rette da destinare ad ogni struttura socio-assistenziale;
a livello nazionale, si fa riferimento alla legge n. 328 del 2000, recante "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali", che determina le funzioni statali e regionali per l'accreditamento e la gestione delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale di accoglienza per i minori, e al decreto ministeriale del 21 maggio 2001, n. 308, con cui si fissano i requisiti minimi strutturali ed organizzativi per l'autorizzazione e l'esercizio delle suddette strutture. Con tale decreto, inoltre, si intende armonizzare la normativa nazionale e quella regionale e, seppur lasciando alle regioni il compito di regolamentare la materia, tracciare dei punti comuni nella definizione delle comunità di tipo familiare e dei gruppi appartamento;
l'entità della retta erogata in favore delle suddette strutture dovrebbe essere calcolata in riferimento ai parametri/criteri standard individuati e richiesti; se definiti con chiarezza, i costi sarebbero desumibili in relazione al numero dei minorenni accolti e dagli oneri derivanti per il rispetto dei criteri di qualità individuati;
considerato infine che a parere degli interroganti, deve essere garantito, in materia di trasparenza amministrativa, il rispetto della normativa in materia ovvero della legge del 7 agosto 1990, n. 241, recante "Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi", integrata e modificata dalla legge 11 febbraio 2005, n. 15, recante " Modifiche ed integrazioni alla legge 7 agosto 1990, n. 241, concernenti norme generali sull'azione amministrativa" nonché al decreto legislativo del 14 marzo 2013, n. 33, recante "Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni",
quali siano i motivi per cui le rette erogate dalla Regione Calabria per ogni minore ospitato nelle strutture socio-assistenziali sono le più basse d'Italia, ponendo in essere una notevole disparità di trattamento dei suddetti e degradandone la qualità della vita;
quali iniziative di competenza intendano adottare, affinché siano chiarite le ragioni degli impedimenti della Regione Calabria e dei Comuni nell'erogazione puntuale dei pagamenti, nonché siano verificati i motivi per cui gli investimenti della Regione Calabria in materia di politiche sociali sono spesso carenti o addirittura insufficienti;
quali provvedimenti di competenza si intendano assumere, al fine di garantire al cittadino di poter visionare agevolmente la normativa e gli atti amministrativi, in virtù del principio di trasparenza amministrativa.
(4-08501)
PAGLIARI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
a quanto si apprende dalla stampa, l'amministrazione comunale di Monchio delle Corti (Parma), nella persona del sindaco, ha fatto presente alla Telecom che la frazione di Rigoso si trova sprovvista di linea telefonica fissa, dalla nevicata (abbondante, ma non straordinaria) del 13 novembre 2017;
questo ha determinato una situazione di sostanziale isolamento della frazione sia dei suoi cittadini, per lo più persone anziane, che non hanno una particolare dimestichezza con i telefoni cellulari, la cui rete comunque funziona già a singhiozzo, sia delle attività economiche del territorio, che senza linea telefonica non possono garantire ai clienti la possibilità dei pagamenti tramite bancomat;
ciò crea quindi, un disagio, ma soprattutto un problema di sicurezza, anche in vista di previsioni del tempo che danno altro maltempo per il prossimo fine settimana, in quanto non permette all'amministrazione comunale di raggiungere con celerità i propri cittadini e rispondere alle loro richieste ed esigenze,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda e quali provvedimenti intenda adottare;
se si stia valutando l'opportunità di sollecitare Telecom, già intervenuta, ma senza esito, relativamente alla celere ripresa del servizio e alla predisposizione di un adeguato piano di manutenzione della linea stessa.
(4-08502)
DE POLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
da fonti di stampa si è appreso, non senza costernazione, che l'annosa vicenda della autostrada Valdastico continua a presentare impedimenti: questa importante opera infrastrutturale, sia nord che sud, è inserita nei corridoi strategici dell'Europa, ma trova da sempre ostinati incomprensibili ostacoli dei quali ci si è occupati in numerose precedenti interrogazioni: del 20 maggio 2015, 4-04010, dell'8 settembre 2015, 4-04449 e del 24 febbraio 2016, 4-05340;
nonostante il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) abbia dato il via libera alla prosecuzione dei lavori, sembra che invece la Corte dei conti abbia bloccato tutto: indirettamente, il motivo risalirebbe ad una mancanza di documenti necessari sequestrati fin dal 2013 dalla Guardia di finanza presso la struttura tecnica del Ministero delle infrastrutture e trasporti nell'ambito di una indagine giudiziaria su un suo dirigente per presunte irregolarità nella gestione di alcuni appalti riguardanti la costruzione di opere pubbliche viarie;
parallelamente, la stampa registra anche le forti resistenze della Provincia autonoma di Trento, che pare osteggiarne in tutti i modi la realizzazione nel proprio territorio;
inoltre, la Valdastico è una delle poche autostrade in Italia progettata e realizzata con criteri innovativi, quali: asfalto fonoassorbente e idro-drenante, parapetti a tripla onda, fibre ottiche collegate a spire magnetiche e sensori, sistemi di rilevazione meteo, telecamere, pannelli a messaggio variabile, corsie di servizio realizzate quasi come delle mini complanari, utili in caso d'emergenza, ma anche in grado di ospitare i mezzi destinati alla manutenzione del verde, evitando il restringimento della carreggiata e aumentando, di conseguenza, la sicurezza del traffico,
si chiede di sapere se il Governo ed il Ministro in indirizzo, vista la inderogabile necessità di riordinare e di ammodernare la viabilità tuttora difficoltosa nei territori del Nord-Est, siano a conoscenza della grave situazione di stallo e se intendano disporre opportune misure per sbloccare la prosecuzione dei lavori di completamento di un'opera pubblica tanto strategicamente rilevante per il Nord-Est, inserita nei corridoi strategici dell'Europa e che permette all'Italia di stare al passo e di competere con gli altri Paesi dell'Unione europea.
(4-08503)
FATTORI, GAETTI, BLUNDO, CAPPELLETTI, PUGLIA - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
l'ente attualmente denominato "consorzio di Lavinio S. Olivo e S. Anastasio", è stato costituito con deliberazione del consiglio comunale di Anzio (Roma) del 25 luglio 1951 con il diverso nome "Consorzio di Lavinio S. Olivo";
nella seduta del 7 aprile 1970 della Camera dei deputati, durante la discussione parlamentare, su richiesta dell'onorevole Averardi, riguardante la natura giuridica del Consorzio di Lavinio e S. Olivo, il Ministro degli interni pro tempore Restivo, dichiarò che le opere realizzate dal Consorzio non presentavano le caratteristiche specificatamente e analiticamente richieste dall'articolo 21 del testo unico 25 luglio 1904 n. 523 per l'attribuzione della qualifica di consorzio. Ciò perché l'attività svolta dal citato consorzio è quasi esclusivamente indirizzata alla costruzione di strade e di altri servizi che si riferiscono ad opere di urbanizzazione/lottizzazione della zona. In quell'occasione precisò, inoltre, che anche la Prefettura di Roma aveva accertato che gli scopi prefissi e riportati dallo statuto consortile configuravano finalità estranee alla ragion d'essere di un consorzio di natura pubblica; di conseguenza, su parere dell'Avvocatura dello Stato, la stessa Prefettura, con nota del 6 marzo 1964 n. 1750, aveva già comunicato al consorzio la sua natura di ente di diritto privato;
dal contesto della citata delibera comunale non risultano approvati dal competente Consiglio comunale di Anzio: l'elenco degli utenti, il piano di spesa ed il piano di ripartizione di quest'ultima, come tassativamente stabilito dall'articolo 2 del decreto luogotenenziale 1° settembre 1918 n. 1446 e dall'articolo 21 del testo unico 25 luglio 1904, n. 523. Inoltre, non esiste traccia dell'omologazione da parte del Prefetto della indicata deliberazione comunale, nonostante il chiaro disposto dell'ultimo comma del citato articolo 21 del testo unico 25 luglio 1904 n. 523; testo unico espressamente richiamato nella deliberazione comunale. Lo stesso Comune di Anzio, a chi chiede delucidazioni sulla liceità di tali "tributi", risponderebbe di non essere a conoscenza di questi ruoli e se gli stessi siano dovuti, implicitamente ammettendo di non esercitare alcun controllo. Cosa, però, che non gli evita di elargire, mediante convenzione approvata solo con delibera di Giunta, un contributo annuale che varia dagli 85.000 ai 180.000 euro;
da più di 50 anni il suddetto Consorzio incasserebbe da cittadini proprietari di immobili, prime e seconde case, ignari o consapevoli, erroneamente definiti associati, somme di danaro, che verrebbero, secondo la versione di parte, utilizzate per effettuare la manutenzione delle strade. Al riguardo vengono emesse cartelle di pagamento per oneri consortili aventi tributo 0810;
le suddette cartelle esattoriali riportano importi che comprendono spese non meglio identificate ed emesse direttamente dalle organizzazioni consortili, contrariamente a quanto sancito dal decreto luogotenenziale n. 1446/1918, affidando la loro riscossione direttamente ad Equitalia, ora Agenzia delle entrate-riscossione. Tale processo, compresa la preventiva verifica dei bilanci del Consorzio, dovrebbe invece essere di assoluta pertinenza del Comune di riferimento;
i cittadini coinvolti, riuniti in Comitato, contestano l'utilizzo improprio del tributo 0810 da parte dei Consorzi, dal momento che soltanto i Comuni potrebbero ricorrere a tale forma di riscossione; osservano, altresì, che i consorzi obbligatori stradali, qualora fossero realmente costituiti e riconosciuti (e questo non sarebbe il caso in questione), non sono assolutamente definibili come enti impositori, poiché hanno natura pubblicistica e non pubblica;
a rafforzare ulteriormente la natura non pubblica del suddetto consorzio è in seguito intervenuta la sentenza del TAR Lazio n. 1653/1997, che ha nuovamente ribadito la sua natura privatistica;
a parere degli interroganti, si viola il principio dell'uguaglianza territoriale, in quanto solo chi ha delle proprietà nella cosiddetta area consortile è costretto a pagare, oltre alle normali tasse, anche un'ulteriore quota con cadenza annuale. Inoltre, è sconosciuto il metodo di formulazione dell'importo delle cartelle esattoriali e chi ne controlli la correttezza;
il consorzio non risulterebbe legalmente costituito; la denominazione "consorzio di Lavinio S. Olivo e S. Anastasio" è inesistente. L'unico ente consortile legalmente costituito è il "Consorzio di Lavinio S. Olivo" con sede in Roma; consorzio volontario che nasceva nel 1950 dall'unione di tre cooperative con scopi di lottizzazione del territorio ed a tale attività fu attribuita la sua partita IVA;
a giudizio degli interroganti, i destinatari delle cartelle esattoriali inviate da Equitalia, ora Agenzia delle entrate-riscossione, per conto del consorzio, subiscono di fatto lo status di "consorziati coatti", non esistendo documenti che stabiliscano il pagamento di una tassa, a seguito dell'acquisto di un immobile o terreno, ad un ente che è stato dichiarato di diritto privato, volontario e che nel corso degli anni ha autonomamente cambiato denominazione e confini e che, inoltre, non è sottoposto a nessun tipo di controllo. È utile sottolineare che negli anni sono stati ripetutamente richiesti, da molti consorziati, senza alcuna risposta, i documenti che dimostrino la giustezza dell'imposizione e come quest'ultima venisse formulata. A tal proposito si richiama quanto disposto dall'art. 23 della Costituzione, che stabilisce che "Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge";
il consorzio ed Equitalia, pur a conoscenza dell'evidenziata situazione, perseverano nell'invio di cartelle esattoriali;
a parere degli interroganti, è grave che Equitalia, ora Agenzia delle entrate-riscossione, esegua quanto richiesto senza entrare nel merito di chi le stia commissionando tale incarico e senza minimamente valutare se si tratti di un soggetto pubblico o privato opponendo, qualora si chiedano informazioni in merito, problemi di riservatezza;
risulta agli interroganti che verrebbero applicati, in maniera casuale e dopo diversi mesi dall'emissione dell'ultima cartella, alcuni "fermi amministrativi" senza che sia comunicata l'avvenuta effettuazione agli interessati, creando, in tal modo, uno stato d'animo di prostrazione perché il cittadino, soggetto a tale incertezza e limitazione della propria libertà personale, si sente vessato, minacciato e privato della propria autonomia e tranquillità. Ciò risulterà, a parere degli interroganti, ancor più dirompente in futuro alla luce dei rafforzati poteri impositivi attribuiti all'Agenzia delle entrate-riscossione;
a giudizio degli interroganti, è utile verificare se sia lecito che un ente, con natura pubblica disconosciuta direttamente o indirettamente, possa imporre in maniera impropria il "tributo 0810", senza che venga esercitato alcun controllo sui suoi atti, e senza che si conosca come vengano formati i ruoli di cui s'impone il pagamento, anche in considerazione del fatto che è tale aspetto che più lascia perplessi circa il "sodalizio" Consorzio-Equitalia su cui sarebbe opportuno verificare se esistano o meno profili di illegalità e/o abuso o quanto meno di inopportunità,
se un ente, la cui natura pubblica è disconosciuta direttamente o indirettamente, possa imporre, a giudizio degli interroganti in maniera impropria, il tributo 0810, utilizzando la collaborazione e di conseguenza le procedure esecutive/coercitive di Equitalia, ora Agenzia delle entrate-riscossione, senza che nessuno eserciti il benché minimo controllo sui suoi atti e, addirittura, senza che si conosca come vengano formati i ruoli di cui s'impone il pagamento;
se i Ministri in indirizzo intendano attivarsi, nei limiti delle proprie attribuzioni, affinché sia chiarito a chi sia devoluto il controllo di un ente come il consorzio di Lavinio S. Olivo e S. Anastasio, in considerazione del fatto che sia la Prefettura di Roma, che la Regione Lazio, che il Comune di Anzio non eserciterebbero di fatto alcun tipo controllo su di esso;
se considerino legittimo che il Comune di Anzio stipuli con deliberazione di Giunta convenzioni che comportano l'erogazione di cospicui contributi al consorzio in questione.
(4-08504)
PETRAGLIA - Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
il 5 dicembre 2017, a Livorno, un giovane immigrato, che lavorava in nero su un'imbarcazione da pesca, sarebbe stato gettato in mare dal proprietario, utilizzatore sistematico di manodopera irregolare, per paura di un controllo a bordo da parte della Guardia costiera e dei Carabinieri;
sempre lo scorso 5 dicembre, a Santa Croce sull'Arno (Pisa), due senegalesi che avevano lavorato in modo irregolare, presso una conceria di Castelfranco di Sotto sarebbero stati vittime di un agguato da parte del proprietario della conceria, che, insieme al figlio ed altre 4 persone, li avrebbero picchiati con spranghe e catene, come comunicato dalla Filctem Cgil;
l'errata gestione di migranti e richiedenti asilo sta provocando, ormai da anni, sull'intero territorio nazionale, continui episodi di sfruttamento lavorativo a danno di persone, che si trovano appunto nelle difficili condizioni di marginalità e che non riguardano più solo settori tradizionali come l'agricoltura e l'edilizia, ma qualsiasi contesto lavorativo;
modalità e tempistiche di riconoscimento inadeguate e conseguenti criticità di integrazione sono la causa del fenomeno del caporalato e della violenza nei confronti di persone che si trovano in uno status, indefinito per lo Stato italiano;
questi episodi sono anche la dimostrazione di mancanza di controlli da parte delle autorità competenti rispetto a datori di lavoro che sistematicamente occupano manodopera irregolare,
si chiede di sapere se il Governo intenda o meno intervenire sulle criticità esposte rispetto alle modalità ed alle tempistiche di riconoscimento ed integrazione e verificare direttamente gli episodi narrati in premessa.
(4-08505)
MUNERATO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
ha suscitato clamore la notizia di una dipendente del colosso Ikea, licenziata per non aver rispettato i turni dei nuovi reparti, cui era stata assegnata;
la vicenda riguarda Marica Ricutti, 39 anni, madre separata con due figli, di cui uno disabile, che aveva accettato il cambio di reparto nel punto vendita alle porte di Milano, chiedendo, tuttavia, all'azienda il mantenimento dell'orario che già faceva, con inizio turno alle 9;
all'inizio l'azienda sembrava aver dato l'assenso, ma poi avrebbe adottato un atteggiamento diverso, contestandole in ben due occasioni l'orario di inizio turno e licenziandola in tronco;
"Ikea dà un segnale a tutti: se non rispetti gli orari te ne vai" sono le parole del segretario milanese della Filcams Cgil, Marco Beretta;
in segno di solidarietà alla donna, e di protesta contro la decisione assunta da Ikea, i colleghi hanno indetto uno sciopero,
se e quali azioni, nell'ambito delle proprie competenze, incluse iniziative di moral suasion, il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, per tutelare la dipendente, di cui in premessa;
se e quali iniziative, anche di carattere normativo, intenda adottare, per garantire alle lavoratrici madri la necessaria e dovuta conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, specie con riguardo alle imprese estere attive sul nostro territorio.
(4-08506)
l'articolo di venerdì 1° dicembre 2017, pubblicato sul quotidiano "Libero", dal titolo "Adesso gli extracomunitari ci rubano anche l'Inps", contraddice quanto ripetuto da tempo dal presidente Boeri circa l'importanza del lavoro delle persone extracomunitarie per le casse dell'ente previdenziale e, purtroppo, conferma i timori e le preoccupazioni dei pensionandi italiani;
in realtà, a contraddire le dichiarazioni di Boeri sono i dati diffusi dallo stesso istituto, che presiede (osservatorio sui lavoratori extracomunitari), secondo i quali nel 2007 solo l'1,3 per cento degli immigrati giunti in Italia viveva di assistenza sulle spalle dell'istituto previdenziale, mentre dieci anni dopo la percentuale è triplicata;
i percettori delle prestazioni di sostegno al reddito sembra siano cresciuti, dal 2007 al 2017, da 20.000 a 108.000, con un salto percentuale dall'1,3 al 5 per cento, mentre i pensionati sono saliti da 28.000 a 88.000, con una percentuale balzata dall'1,8 per cento al 4,1 per cento;
tali dati evidenziano, dunque, che gli extracomunitari, più che una risorsa, come il presidente Boeri vuol far credere, costituiscono una spesa, peraltro di rilevante entità,
se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, in qualità di vigilante sull'ente previdenziale, nei riguardi del presidente Boeri per le affermazioni non rispondenti al vero;
se ed in che termini intenda tutelare i contributi dei lavoratori italiani e le pensioni dei cittadini italiani dalle fuoriuscite di cassa dell'Inps per sostenere i costi sociali degli extracomunitari.
(4-08507)
D'AMBROSIO LETTIERI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
l'alta formazione artistica musicale e coreutica (AFAM) comprende il settore dell'istruzione artistica del nostro sistema universitario;
l'AFAM, di cui fanno parte le accademie di belle arti e i conservatori statali, rappresenta oggi l'eccellenza nell'ambito di varie discipline per le arti figurative, plastiche, sceniche, per la decorazione e la grafica, per la musica, con riferimento al mondo degli interpreti della composizione, della direzione, e, ancora, per lo spettacolo nelle sue molteplici declinazioni, dal teatro di prosa al cinema e alla televisione, dalla danza alle arti visive;
l'alta formazione artistica musicale e coreutica ha una valenza primaria anche per la preparazione di tutte quelle figure professionali che, nei vari settori della produzione industriale, uniscono le competenze tecnico-specialistiche alla creatività;
la cultura artistica e musicale italiana, esportata ed apprezzata anche e soprattutto all'estero, annovera la più alta percentuale di studenti stranieri nell'ambito dell'istruzione terziaria;
in queste istituzioni si sono formati artisti, designer e musicisti con un bagaglio inestimabile di conoscenze e competenze specifiche che li hanno resi famosi in tutto il mondo;
questo importante settore dell'alta formazione artistica è stato, purtroppo, mortificato, nell'ultimo ventennio, da un prolungato oblio normativo e da un oggettivo blocco del reclutamento a livello centrale causato dalla mancanza di percorsi concorsuali nazionali;
tale stato di cose ha obbligato le singole istituzioni AFAM ad indire e gestire direttamente concorsi a carattere nazionale, secondo il regolamento del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (nota 9 giugno 2011, protocollo n. 3154) al fine di coprire i posti in organico vacanti e disponibili;
pertanto, attraverso continui e periodici concorsi per titoli artistici, culturali e professionali, nel tempo, si è formato un corpo docente con contratti a tempo determinato, selezionato per merito e composto da stimati professionisti, che svolge attività di docenza, ricerca, produzione artistica, coordinamento al pari dei colleghi di ruolo con contratto a tempo indeterminato;
il decreto ministeriale 30 giugno 2014, n. 526, in attuazione dell'art. 19, comma 2, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, ha posto temporaneo rimedio a tale anomalia prevedendo, esclusivamente per i candidati già inclusi nelle graduatorie di merito dell'AFAM, che avessero svolto almeno 3 anni di attività di docenza all'interno delle istituzioni dell'alta formazione, il rinnovo del contratto per l'anno accademico;
tale procedura ha interrotto la ventennale consuetudine normativa che prevedeva l'utilizzo delle graduatorie nazionali per contratti a tempo indeterminato, già disattesa dalle graduatorie nazionali ad esaurimento approvate con decreto direttoriale 16 ottobre 2001 e dalle graduatorie nazionali costituite in attuazione dell'articolo 2-bis del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143;
la mancata attuazione della legge 21 dicembre 1999, n. 508, non ottemperando al dettato dell'art. 33 della Costituzione italiana, che recita: "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento", e la mancata politica sul reclutamento hanno comportato un aumento sconsiderato del precariato che, alla luce della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 26 novembre 2014, dovrebbe al più presto essere assorbito nell'organico;
le graduatorie nazionali relative al decreto ministeriale n. 526, in vigore dal 2014, non sono sufficienti a coprire tutti i posti vacanti disponibili attualmente;
altri e numerosi posti si renderanno vacanti con gli imminenti pensionamenti;
è necessario che tali posti vacanti siano coperti con nuove regole di reclutamento solo dopo che saranno riconosciuti, a tutti gli effetti, i diritti acquisiti dai docenti precari dell'ultima graduatoria nazionale (n. 128), ovvero di coloro che per anni (in molti casi si arriva anche a 14 annualità) hanno lavorato con contratti a termine;
è necessario, quindi, un atto di giustizia, coscienza e condivisione che ponga fine all'annosa questione dei docenti vittime della contrattualizzazione a tempo determinato, realizzata in violazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e, in particolare, in assenza di effettiva temporaneità e delle esigenze di eccezionalità;
a conclusione dei contenziosi avviati negli anni, numerosi giudici del lavoro, oramai in tutta Italia, hanno emesso sentenze di condanna del Ministero al risarcimento del danno subito dai precari della graduatoria nazionale n. 128 e al pagamento delle differenze stipendiali;
in aggiunta, è doveroso rilevare che tutti i lavoratori precari della pubblica amministrazione con la "legge Madia", di cui alla legge 7 agosto 2015, n. 124, hanno avuto il giusto riconoscimento dei propri diritti: per quanto concerne la scuola, per esempio, solo i precari storici dell'AFAM (poco più di un migliaio di docenti della graduatoria nazionale n. 128) attendono ancora la risoluzione del problema legato all'immissione in ruolo;
la mancata immissione in ruolo sarebbe un grave atto di ingiustizia e disparità di trattamento tra lavoratori della medesima pubblica amministrazione,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato;
se e quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di procedere al graduale completamento del processo di statizzazione e razionalizzazione del personale AFAM, fatti salvi i percorsi già avviati dalle singole accademie;
se e attraverso quali criteri intenda procedere al processo di statizzazione e razionalizzazione del personale AFAM ovvero quale numero di anni di servizio ritenga necessari per pervenire al completamento del processo di statizzazione;
se e quali entità di finanziamenti intenda destinare a tale processo a partire dall'anno accademico 2017/2018.
(4-08508)
FABBRI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
con atto di sindacato ispettivo 5-11104 dell'11 aprile 2017, presso la Camera dei deputati, gli interroganti hanno chiesto chiarimenti in merito allo stato economico e patrimoniale dell'immobile sito a Roma, in viale Ciamarra 139, in uso anche all'Agenzia delle entrate;
in particolare, gli interroganti, avendo appreso da notizie giornalistiche che l'immobile risulta inutilizzato e parzialmente inagibile, in quanto è in corso un'operazione di ristrutturazione e di bonifica dei locali, chiedevano notizie in ordine alla congruità dell'affitto a tutt'oggi corrisposto e previsto fino al 2022;
il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, riportando quanto dichiarato dall'Agenzia delle entrate, nella risposta all'interrogazione del 12 aprile 2017, ha riferito che: l'immobile sito in viale Ciamarra n. 139/144, sede sino al 7 ottobre 2016 dell'Ufficio provinciale di Roma, servizi catastali, è un immobile di proprietà del fondo comune di investimento immobiliare denominato "FIP - Fondo Immobili Pubblici"; l'Agenzia del demanio (in qualità di conduttore unico) ha sottoscritto con il fondo (gestito, in nome e per conto, dalla società Investire SGR SpA) un apposito contratto di locazione e successivamente ha provveduto, mediante "disciplinare di assegnazione", ad assegnare gli immobili alle amministrazioni che li avevano in uso (enti assegnatari e utilizzatori) ai canoni e alle condizioni fissate dal Ministero, secondo parametri di mercato; le clausole relative alla durata, alla disdetta, al recesso dal contratto e alla manutenzione dei fabbricati risultano disciplinate in toto dal "decreto operazione", decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2004, ed inserite nel contratto di locazione o nel disciplinare di assegnazione. In particolare, la durata della locazione e dell'assegnazione in uso è di 9 anni, decorrenti dal 28 dicembre 2004, rinnovabili automaticamente alla scadenza per altri 9 anni, fatta salva la disdetta da parte dell'Agenzia del demanio in qualità di conduttore unico per l'intero asset immobiliare conferito. L'immobile è inoltre inserito tra quelli "esclusi", per i quali non è possibile esercitare il diritto di recesso ed è pertanto fatto obbligo alle amministrazioni utilizzatrici di mantenere l'uso dell'immobile fino alla scadenza del contratto (dicembre 2022);
anche se non vi fossero spazi assegnati ad alcuna amministrazione, l'Agenzia del demanio sarebbe comunque tenuta a versare il canone annuo di locazione sino alla concessione del contratto di locazione stipulato con FIP, che non è un soggetto pubblico ma un fondo privato gestito da Investire SGR SpA nell'interesse di investitori privati; inoltre, il canone di locazione annuo corrisposto dall'Agenzia delle entrate (percentuale di occupazione pari al 74,96 per cento) alla proprietà, per il tramite dell'Agenzia del demanio, pari a 3.659.291,82 euro, è stato determinato a valori di mercato nell'ambito dell'operazione di cartolarizzazione di immobili pubblici realizzata dallo Stato a dicembre 2004, ed è stato ritenuto congruo dall'allora Agenzia del territorio (oggi Agenzia delle entrate). E, sulla base del contratto di locazione, non può essere oggetto di revisione in base ai correnti valori di mercato;
il contratto di locazione prevede inoltre che l'immobile, alla scadenza, sia riconsegnato in buone condizioni manutentive ed in conformità alle disposizioni di legge o provvedimenti amministrativi vigenti alla data di efficacia, conformemente a quanto previsto anche dal disciplinare di assegnazione;
l'Agenzia delle entrate ha altresì da poco liberato la porzione in uso al fine di avviare i lavori di messa a norma previsti dal contratto di locazione; tali interventi comportano un'importante ristrutturazione dell'immobile per la quale, valutata la complessità delle opere da realizzare, l'Agenzia ha ritenuto opportuno coinvolgere il competente Provveditorato interregionale per le opere pubbliche, con il quale sta perfezionando una specifica convenzione che riguarderà tutte le lavorazioni relative alla ristrutturazione dell'immobile, comprensive degli interventi di bonifica che si renderanno necessari a seguito del ritrovamento, durante la fase preliminare alla progettazione dei lavori, di fibre di amianto e fibre artificiali vetrose (FAV);
l'Agenzia delle entrate ha pertanto avviato le attività di verifica ambientale. L'indagine si è svolta dapprima con il prelievo di campioni massivi di materiali finalizzato a verificare la presenza in microscopia ottica a scansione (SEM) di fibre di amianto e FAV, quindi è proseguita con l'esecuzione di appositi monitoraggi ambientali. Pur essendo stata confermata la presenza di fibre di amianto nei campioni di pavimenti e di colla vinilica e di FAV in alcuni materiali ricoprenti i cavedi, nella quasi totalità dei risultati dei monitoraggi ambientali è stata riscontrata una concentrazione di FAV sotto il limite di rilevabilità strumentale, mentre per l'amianto la totalità dei campioni è risultata sotto tale limite (e quindi ben al di sotto dei limiti previsti dalla legislazione vigente);
le analisi condotte permettono di evidenziare come, al momento, non sia presente contaminazione ambientale e di conseguenza un rischio per la salute dei lavoratori. L'Agenzia delle entrate, per cautelarsi maggiormente in merito ad eventuali rischi per la salute dei propri dipendenti, ha avviato una parallela attività di consulenza specialistica tecnico-medica con l'INAIL che è ancora in corso,
quali siano gli immobili facenti parte dell'asset immobiliare e chi siano i soggetti conduttori;
perché per gli immobili dell'asset non sia stata prevista una clausola di recesso specifica, singola;
a quanto ammonti l'impegno di spesa per tutto l'asset immobiliare oggetto del contratto di affitto dell'Agenzia delle entrate;
se vi sia già, e a quanto ammonti, la previsione di spesa per gli interventi di ristrutturazione dell'immobile per la messa a norma previsti dal contratto di locazione;
quali siano i risultati dell'attività di consulenza specialistica tecnico-medica condotta dall'INAIL;
in mancanza di alternative, se il Ministro in indirizzo non ritenga di utilizzare comunque l'immobile per ospitare un altro ente statale fino al termine di recesso dal contratto.
(4-08509)
BLUNDO, PUGLIA, GIARRUSSO, SANTANGELO, CATALFO, PAGLINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la legge 12 marzo 1999, n. 68, recante "Norme per il diritto al lavoro dei disabili", e successive modifiche e integrazioni, all'articolo 1, recita: "La presente legge ha come finalità la promozione dell'inserimento e dell'integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato";
stabilisce che i datori di lavoro privati e pubblici, con più di 15 dipendenti al netto delle esclusioni, siano tenuti ad avere alle proprie dipendenze lavoratori appartenenti alle categorie protette (disabili) iscritti in appositi elenchi gestiti dall'agenzia del lavoro della provincia di riferimento;
l'articolo 18 prevede che i datori di lavoro, che occupano oltre 50 dipendenti, hanno l'obbligo di assumere vedove e orfani del lavoro, per servizio, di guerra e i profughi italiani, nella misura di un'unità, nel caso di aziende che occupano da 51 a 150 dipendenti e nella misura dell'1 per cento per le restanti; tale percentuale si aggiunge al 7 per cento previsto per l'assunzione dei disabili;
l'articolo 7 disciplina le modalità delle assunzioni obbligatorie;
l'articolo 9 (rubricato "Richieste di avviamento") prevede, al comma 6, che "I datori di lavoro, pubblici e privati, soggetti alle disposizioni della presente legge sono tenuti ad inviare in via telematica agli uffici competenti un prospetto informativo dal quale risultino il numero complessivo dei lavoratori dipendenti, il numero e i nominativi dei lavoratori computabili nella quota di riserva di cui all'articolo 3, nonché i posti di lavoro e le mansioni disponibili per i lavoratori di cui all'articolo 1";
la direttiva 2000/78/CE ha delineato un quadro generale per la lotta alla discriminazione in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, svolgendo un ruolo importante per l'integrazione dei lavoratori disabili sul posto di lavoro. In particolare, all'articolo 5, impone ai datori di lavoro di prendere i provvedimenti appropriati per consentire alle persone disabili "di accedere ad un lavoro, di svolgerlo o di avere una promozione o perché possano ricevere una formazione";
il centro per l'impiego di Chieti, per il suo bacino di competenza, ha pubblicato offerte di lavoro presso i datori di lavoro privati, relativi al mese di novembre 2017 riservate ai soggetti di cui all'articolo 1 e all'articolo 18 della legge n. 68 del 1999 da coprire con avviamenti numerici;
negli avvisi di pubblicazione sono elencate mansioni incompatibili con una condizione di disabilità, in quanto i destinatari del collocamento mirato non sono evidentemente in possesso dei requisiti fisici necessari allo svolgimento di tali prestazioni di lavoro;
detti avvisi di pubblicazione non risulterebbero conformi a quanto previsto dal comma 6 dell'articolo 9 della legge n. 68 del 1999 e apparirebbero fortemente discriminatori nei confronti di soggetti portatori di handicap psicofisici;
l'art. 4 della Costituzione dispone: "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società",
quali iniziative intenda assumere al fine di accertare se i comportamenti descritti siano conformi alla disciplina del collocamento mirato previsto dalla legge n. 68 del 1999 e dalla direttiva 2000/78/CE, anche alla luce di quanto sancito dall'art. 4 della Costituzione.
(4-08510)
CANDIANI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
con ordinanza sindacale contingibile e urgente n. 6 del 18 agosto 2017, relativa ai contratti tra "privati" e "prefettura ovvero altro organo dello Stato italiano" a ciò deputato in relazione all'emergenza richiedenti lo status di profugo secondo le normative internazionali ed europee, il sindaco di Gallarate (Varese) disponeva a carico dei proprietari, gestori o conduttori di immobili siti nel comune la preventiva e tempestiva comunicazione all'amministrazione comunale stessa della sottoscrizione di contratti di locazione, di comodato ovvero di concessione di qualsivoglia diritto reale o personale di utilizzo, con soggetti che avessero tra le possibili finalità l'ospitalità di richiedenti asilo, nonché della partecipazione a bandi indetti al fine dell'ospitalità e gestione dell'emergenza richiedenti asilo, e, successivamente, del contratto stipulato con la Prefettura, o con altro organo dello Stato a ciò deputato, con allegazione di copia della conformità degli impianti dell'immobile, come rilasciati da professionista incaricato;
infine, l'ordinanza prevedeva l'obbligo di comunicare, attraverso una relazione quindicinale, l'organizzazione interna della struttura, contenente la dichiarazione del numero dei soggetti alloggiati, della loro provenienza nonché di ogni altra informazione riguardante la loro salute;
difatti, l'ordinanza veniva emanata dal sindaco di Gallarate ai sensi dell'articolo 50, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il quale dispone che "in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale", sia in qualità di autorità sanitaria locale ai sensi dell'art. 32, comma 3, della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e dell'art. 117, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonché come autorità di pubblica sicurezza ai sensi dell'art. 1 del testo unico della legge di pubblica sicurezza di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773;
con nota del 10 ottobre 2017 (protocollo n. 26502-2) inviata al sindaco di Gallarate, il prefetto di Varese evidenziava, con riguardo all'ordinanza, l'insussistenza dei presupposti di necessità e urgenza ai sensi dell'articolo 50, comma 5, del decreto legislativo n. 267 del 2000, in particolare non ritenendo motivata la sussistenza dei presupposti di emergenza sanitaria;
in risposta al prefetto, con nota del 17 ottobre 2017 (protocollo n. 0062174) il sindaco di Gallarate dava riscontro alle osservazioni e, dopo aver evidenziato come la Prefettura non avesse revocato in dubbio la causa del potere esercitato dal Sindaco medesimo, ossia la perimetrazione normativa offerta dall'articolo 50, comma 5, del decreto legislativo n. 267 del 2000, sottolineava, in particolare, come la situazione assunta a presupposto dell'ordinanza trovasse, in realtà, riscontro dell'evidente situazione nella quale versa il comune di Gallarate, ove, come peraltro in tanti altri comuni interessati all'affluenza continua di migranti, la collettività amministrata è continuamente esposta al rischio di contatti con soggetti che, provenendo da contesti non assistiti da controlli sanitari, possono ben essere portatori di malattie da tempo debellate o non pienamente conosciute nei loro effetti;
difatti e nello specifico, il sindaco argomentava di aver esercitato legittimamente il potere riconosciutogli dall'articolo 50, comma 5, citato, essendo, come noto, il sindaco responsabile di tutta la comunità amministrata nel predisporre i mezzi ritenuti più idonei a evitare l'insorgenza di situazioni che, se non adeguatamente prevenute, possono esporre la popolazione a rischio sanitario, menzionando a tale proposito e a titolo esemplificativo anche un recente caso di malaria che aveva determinato la necessità di effettuare idonei trattamenti di profilassi igienica e la situazione nella quale versa il centro di accoglienza di via Rachel;
con ricorso al Tribunale amministrativo regionale di Milano, RG 30 ottobre 2017, il prefetto di Varese e il Ministero dell'interno proponevano ricorso per l'annullamento previa adozione di idonee misure cautelari dell'ordinanza n. 6 del 18 agosto 2017 e successivamente con deliberazione della Giunta comunale di Gallarate n. 144 del 29 novembre 2017 si decideva la costituzione in giudizio del sindaco e dell'amministrazione e la nomina del legale;
con ordinanza del 4 dicembre 2017 il TAR per la Lombardia ha accolto la domanda cautelare e sospeso l'ordinanza impugnata, fissando per la trattazione di merito del ricorso l'udienza del 23 maggio 2018;
i comuni italiani, e in particolare quelli lombardi ove si concentra la più alta percentuale di richiedenti asilo rispetto a quella accolta nelle altre regioni, in questo momento storico stanno ospitando diverse migliaia di richiedenti; l'attuale sistema di accoglienza non tiene assolutamente conto delle conseguenze di ciò e dell'impatto sulle comunità locali, relativamente sia a questioni igienico-sanitarie sia a problemi di tutela della sicurezza pubblica;
mentre le connesse problematiche hanno ricadute dirette sui comuni ospitanti i richiedenti asilo, sussistendo inoltre specifiche competenze e obblighi con relativi oneri in capo agli organi comunali in ambito di igiene, sanità, assistenza sanitaria e sociale, il Governo, tramite le Prefetture, attiva direttamente accordi e convenzioni con i privati per la gestione e ospitalità dei migranti, per i quali non è previsto il parere o l'acquiescenza delle amministrazioni comunali, risultando spesso queste addirittura all'insaputa di tali accordi;
l'allocazione di immigrati deve garantire comunque il rispetto delle norme igienico-sanitarie, le quali sono fortemente compromesse dalla presenza di soggetti in evidente condizione di fragilità sociale i quali, se ospitati in strutture non pienamente confacenti o comunque inadatte, possono determinare l'insorgenza di emergenze igieniche;
il provvedimento contingibile e urgente n. 6 del 2014 è stato adottato a specifica tutela della salute dei soggetti immigrati e delle relative condizioni igieniche, che sono compromesse in caso di allocazione presso strutture, comunque denominate, inidonee a tale scopo;
dunque, il caso del comune di Gallarate mette pienamente in risalto come il "decreto Minniti" (di cui al decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 aprile 2017, n. 46) nella sua fase attuativa sia di fatto privo di incisività ed anzi come, nonostante la sbandierata responsabilità e autorità attribuita ai sindaci, sia sostanzialmente inibita loro qualsiasi possibilità di gestire i problemi di salute e sicurezza sul territorio, oltre alla mancanza di informazioni,
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e più corretto riconoscere al sindaco la responsabilità della tutela della salute delle comunità da lui amministrata e, conseguentemente, la possibilità di adottare al riguardo i provvedimenti ritenuti più idonei;
quali siano i motivi per i quali al sindaco venga sostanzialmente negato di ottenere informazioni relativamente agli stranieri ospitati nel proprio comune, così come invece veniva richiesto nell'ordinanza impugnata.
(4-08511)
LUMIA - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
al XXIII vertice antimafia, organizzato dalla fondazione "Antonino Caponnetto" a Bagno a Ripoli (Firenze) il 1° dicembre 2017, è stato trattato il caso dell'esclusione della fondazione "Mediterraneo", un anno prima della scadenza naturale, come capofila della rete italiana della fondazione "Anna Lindth";
tale ad avviso dell'interrogante discutibile esclusione avveniva durante la manifestazione "KIMYYA, LES FEMMES ACTRICES DU DIALOGUE", organizzata dalla fondazione Mediterraneo dall'11 al 15 settembre 2017, che ha, tra l'altro, ricevuto la medaglia d'oro del Presidente della Repubblica;
il 16 novembre 2017 veniva pubblicata una pagina su "la Repubblica" (cronaca di Roma) ed il 17 novembre 2017 su "la Repubblica" (cronaca di Napoli) in cui i rappresentanti di 604 organismi ed istituzioni aderenti alla rete italiana della fondazione Anna Lindth, richiedevano, il rispetto della democrazia interna e manifestavano il loro disappunto per l'operato dei funzionari del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, che avrebbero escluso la fondazione Mediterraneo come capofila delle rete italiana della fondazione Anna Lindth;
la decisione così assunta dagli uffici dal Ministero sembra contrastare con i principi democratici e di governance stabiliti dagli stessi trattati europei;
la questione non è solo "interna italiana", ma coinvolge la Commissione europea, i cui valori si basano sul rispetto dei principi di base del Trattato di Lisbona (articolo 10.3), della democrazia, della governance e della trasparenza;
la lotta alle mafie passa anche attraverso una sfida alla loro capacità di internazionalizzazione. Ci si trova infatti di fronte ad una vera e propria realtà rappresentata dalle "mafie globalizzate", che in tempo reale scambiano servizi criminali e riciclano proventi di ingenti dimensioni finanziarie. Mafie globalizzate che assumono caratteristiche organizzative e strategie sempre più comuni;
è necessario pertanto far crescere un'antimafia globalizzata, capace di interconnettere i diversi approcci e progettualità, valorizzando non solo i livelli di cooperazione istituzionale, ma anche quelle reti di tipo sociale e culturale, come la fondazione Mediterraneo,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda affrontare tale situazione per evitare un danno alla fondazione Anna Lindth, privata del prezioso lavoro di rete che in Italia ha portato avanti la fondazione Mediterraneo.
(4-08512)
RICCHIUTI, CORSINI, DIRINDIN, CAMPANELLA, GRANAIOLA, SONEGO, GATTI - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:
risulta in stato di avanzata elaborazione il "progetto Predappio" ovvero l'ipotesi di realizzazione di un "centro studi" su dittature e totalitarismi del '900 nella città in provincia di Forlì;
l'iniziativa, seppure animata da conclamate finalità scientifiche di conoscenza e approfondimento dei fenomeni totalitari del '900 e in particolare del fascismo italiano, appare agli interroganti del tutto inopportuna sia per il contesto, cioè la città natale di Mussolini, sia per il clima di revanscismo fascista e violento che ha investito il nostro Paese, come attestato da troppi episodi recenti;
a giudizio degli interroganti, ogni tentativo di scindere scientificità e contesto storico-culturale appare, ove non ingenuo e infondato, senz'altro inopportuno, essendo notoriamente la città di Predappio da sempre meta di pellegrinaggi di fascisti di tutte le provenienze e di tutte le età, sicché l'apertura del centro studi ed annesso museo potrebbe facilmente risultare corriva con uno spirito dei tempi a rischio di degenerazione;
inoltre, che già l'Associazione nazionale partigiani d'Italia, pur non contestando la legittimità di un nuovo centro studi sul fascismo e i totalitarismi, ha lamentato sia di non essere stata coinvolta nella elaborazione del progetto, sia proprio la collocazione nella città natale di Mussolini, dati i rischi congeniti di strumentalizzazione,
quale sia l'opinione del Ministro in indirizzo in ordine al progetto di allestimento museografico presso l'ex casa del fascio e dell'ospitalità di Predappio;
se non ritenga opportuno intervenire perché il progetto, laddove se ne valuti ancora l'utilità, trovi sistemazione in altra città;
se non ritenga di dover intervenire per assicurare il coinvolgimento dell'ANPI e di tutte le associazioni del partigianato e dell'antifascismo nell'organizzazione ed eventuale gestione del progetto.
(4-08513)
LUMIA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
l'anno scolastico 2017/2018 ha avuto inizio alla metà di settembre e le istituzioni scolastiche hanno aggiornato i propri piani triennali dell'offerta formativa, ma, purtroppo, ancora non risultano ripartiti i fondi, fra i quali quelli destinati al finanziamento dei progetti di educazione alla cittadinanza e alla legalità;
l'educazione alla legalità costituisce una delle migliori iniziative educative e culturali della scuola italiana, con dei risultati straordinari soprattutto per le ripercussioni positive nella lotta alle mafie;
si sta attraversando una fase delicata della riorganizzazione mafiosa che cerca di riprendere in tutti i modi il filo della propria identità criminale attraverso un'abile unione tra tradizione ed innovazione;
il lavoro educativo nelle scuole acquista pertanto un significato particolare per bloccare nella nuova generazione il "sentire mafioso" che sul piano culturale ha bisogno di una sistematica azione di contrasto, strutturata e permanente, progettuale e credibile;
nel 2016 dal bando del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca "Cittadini si cresce. Promozione delle pratiche di cittadinanza attiva e partecipazione democratica" sono risultate vincitrici 76 istituzioni scolastiche di cui ben 24 (31,57 per cento) di Roma e provincia. Le istituzioni di Roma e provincia hanno ricevuto finanziamenti per complessivi 849.245,12 euro pari al 34,89 per cento, le restanti 52 hanno preso 1.584.954,93 euro, pari al 65,11 per cento. Le altre province non sono da meno per attività e percorsi educativi per cui non si comprende lo squilibrio territoriale della ripartizione dei fondi;
il Ministero sottoscrive protocolli d'intesa con associazioni, fondazioni e altri soggetti del terzo settore. Il protocollo d'intesa sottoscritto con la fondazione "Antonino Caponnetto" per la prima volta è datato 4 febbraio 2010. È stato rinnovato una prima volta il 4 febbraio 2013 e, alla sua seconda scadenza, il 3 febbraio 2016, la fondazione ha richiesto il rinnovo. Nonostante un fitto scambio di e-mail e di contatti con gli uffici ad oggi il protocollo non è stato ancora rinnovato, a giudizio dell'interrogante stranamente;
in questi anni la fondazione Caponnetto ha svolto un lavoro capillare e serio nelle scuole. Alcuni dati lo testimoniano. Dall'anno scolastico 2009/2010 è attivo il progetto "Giovani sentinelle della legalità" che trae ispirazione dall'impegno, nell'ultima parte della sua vita, del giudice Antonino Caponnetto. A tale progetto hanno preso parte 800 istituzioni scolastiche di ogni parte d'Italia, coinvolgendo complessivamente 100.000 ragazze e ragazzi, 24.000 genitori, associazioni e gruppi impegnati nella lotta alla mafia e alla criminalità organizzata. Studenti e studentesse hanno lavorato lungo l'intero anno scolastico sui temi della legalità e della cittadinanza, incontrando amministratori locali e parlamentari e facendo esperienza della discussione pubblica e del confronto quali strumenti del protagonismo. Di questo lavoro sono testimonianza i volumi "Idee e proposte dei giovani" (224 pagine a colori) pubblicati annualmente che raccolgono i progetti dei giovani, ciascuno dei quali inviato appena stampato al Ministro. In breve un lavoro serio e documentato che la scuola italiana apprezza e chiama a proseguire,
se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di prevedere dei bandi dedicati all'educazione alla legalità e alla cittadinanza e se sia intenzionato ad investire sugli insegnanti e sulle scuole che si occupano di questa delicata disciplina;
se ritenga che vada superato lo squilibrio territoriale nella ripartizione dei fondi per valorizzare egualmente tutti i territori e le regioni;
se sia a conoscenza di qualche ragione ostativa al rinnovo del protocollo sottoscritto con la fondazione Caponnetto e se sia a conoscenza dei tempi dell'istruttoria di rinnovo.
(4-08514)
MATTEOLI - Ai Ministri dell'interno, dell'economia e delle finanze e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
nel marzo 2014 il Comune di Rosignano Marittimo (Livorno) ha costituito la Rosignano Impianti e Tecnologie Srl (RIT) e nel luglio 2015 ha deliberato l'affidamento della concessione del polo impiantistico a RIT;
ad ottobre 2015 RIT ha acquistato da R.E.A. SpA il 100 per cento delle quote di R.E.A. Impianti, alla quale RIT ha affidato la gestione del polo di Scapigliato;
R.E.A. Impianti, società a responsabilità limitata unipersonale, risulta essere, quindi, una società di proprietà di Rosignano Impianti e Tecnologie Srl che si occupa della gestione del polo impiantistico di Scapigliato (Livorno), di un impianto di recupero nel Comune di Cecina e della manutenzione del verde pubblico nel Comune di Rosignano Marittimo;
R.E.A. Impianti ha predisposto un progetto di ampliamento-rialzamento della discarica di Scapigliato;
Alessandro Giari, amministratore unico di R.E.A. Impianti, in risposta ad una formale richiesta da parte del Comune di Rosignano Marittimo, ha precisato che il maggior credito nei confronti della società da lui amministrata è ascrivibile ad un'unica società, la Lonzi Metalli SpA, con quasi 13 milioni di euro;
sulla base di documenti forniti dall'amministratore unico, la società R.E.A. Impianti risulta a sua volta debitrice nei confronti del Comune di Rosignano Marittimo di oltre 14 milioni di euro;
rispetto alla gran parte degli altri conferitori, per materiali similari, la società debitrice continua a conferire nella discarica di Scapigliato rifiuti con costi inferiori del 15/20 per cento;
sarebbero stati sottoscritti e firmati accordi commerciali, con una o più società debitrici, funzionali a garantire il recupero del credito da parte della società R.E.A. Impianti,
come R.E.A. Impianti intenda sanare il debito verso il Comune di Rosignano Marittimo;
se risponda al vero che nel 2016 R.E.A. Impianti abbia rilevato le quote di una società privata per un importo di 7 milioni di euro, e che da allora R.E.A. risulti essere totalmente pubblica;
se rispondano al vero che le notizie fornite dall'amministratore unico di R.E.A. Impianti, relative a debiti e crediti, siano conformi ai bilanci della società;
se risponda al vero che la società rilevata da R.E.A. Impianti nel 2016 rientrerebbe tra quelle maggiormente debitrici;
in caso affermativo, se la società sia stata rilevata versando alla stessa la cifra di 7 milioni di euro, oppure se l'importo sia stato defalcato, almeno in parte, dal credito della società R.E.A. Impianti nei confronti della stessa;
se risponda al vero che esisterebbero accordi tra R.E.A. Impianti e società fortemente debitrici atti a recuperare il credito, e, in caso affermativo, chi abbia sottoscritto tali accordi;
se risponda al vero che R.E.A. Impianti avrebbe presentato alla stampa un progetto di ampliamento-rialzamento della discarica di Scapigliato sostanzialmente diverso da quello prescritto ed autorizzato dalla Regione Toscana;
se non si ritenga opportuno intervenire, attraverso un'urgente ispezione ministeriale, al fine di verificare se i fatti descritti rispondano al vero e se R.E.A. Impianti abbia agito secondo quanto previsto dalle leggi.
(4-08515)
SANTANGELO, TAVERNA, DONNO, PUGLIA, CRIMI, MARTON, BERTOROTTA, BUCCARELLA, MORONESE, LUCIDI, PAGLINI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
recentemente alcuni giornali on line, tra questi "itacanotizie" con l'articolo dell'8 dicembre 2017 intitolato "Marsala: la visita di Renzi al Liceo Pascasino diventa un caso politico", hanno sollevato l'inopportunità che nelle scuole si faccia propaganda elettorale;
in particolare al suddetto incontro, realizzato presso il liceo "Pascasino" di Marsala (Trapani) per osservare il lavoro realizzato dalla comunità scolastica nell'ambito del progetto "La Costituzione per immagini" e le classi dipinte dagli studenti, hanno partecipato il segretario nazionale del Partito democratico, Matteo Renzi, il sottosegretario alla salute, Davide Faraone, il sindaco di Marsala, Alberto Di Girolamo, nonché l'assessore della Giunta Di Girolamo, la professoressa Anna Maria Angileri, che ricopre anche il ruolo di dirigente scolastico del liceo medesimo;
il primo firmatario della presente interrogazione ha precedentemente presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-06466, in data 6 ottobre 2016, segnalando che proprio il liceo "Pascasino" di Marsala era già stato sede di eventi o dibattiti su temi riguardanti anche il tema della riforma, denominata "Buona Scuola" con l'esclusiva presenza di relatori e partecipanti di chiara appartenenza al Partito democratico;
Anna Maria Angileri è stata eletta consigliere provinciale della ex Provincia di Trapani tra le fila del Partito democratico e, in seguito, si è candidata alle elezioni amministrative del 2012 per la carica di sindaco di Marsala. Successivamente, nel 2013, era presente nella lista dei candidati alle primarie del PD per le elezioni politiche del 2013 e nel 2015 è stata candidata alle primarie del Partito democratico, sezione di Marsala, per la candidatura a sindaco della città. Attualmente è assessore nella Giunta del sindaco Alberto Di Girolamo del PD con deleghe assessoriali (pubblica istruzione, edilizia scolastica, progetti ed eventi formativi, politiche giovanili e pari opportunità), nonché componente dell'assemblea nazionale del Partito democratico;
Piero Calamandrei, in un intervento ad un'assemblea degli studenti, disse: "La scuola è un organo costituzionale perché forma il cittadino di domani, è la precondizione dell'esercizio della democrazia";
l'evento "La Costituzione per immagini" e le classi dipinte dagli studenti doveva essere una vera e propria operazione di educazione alla legalità e di cittadinanza attiva che ha trasformato la scuola in un luogo dell"I care", sicuramente poteva e doveva essere allargato anche ad altri esponenti politici, proprio a garanzia della osannata pluralità;
il confronto tra rappresentanti delle istituzioni e cittadini deve salvaguardare la funzione fondamentale della scuola e cioè la formazione di persone che si relazionano con la realtà in modo critico e consapevole;
nella scuola pubblica dovrebbero liberamente convivere diverse posizioni culturali e ideali per la formazione e l'educazione delle giovani generazioni. Rincresce notare che la cosiddetta "pluralità" viene meno quando ad entrare nelle scuole, tra i relatori figurino, per quanto concerne l'ambito politico, esponenti o militanti del PD appartenenti alla maggioranza parlamentare, mentre questo non accade quando si tratta di altre forze politiche, in particolare all'opposizione,
se intenda adottare le opportune iniziative affinché venga verificato se, all'epoca dell'evento programmato presso il liceo "Pascasino" di Marsala, la dirigente scolastica Anna Maria Angileri abbia ottemperato a tutte le richieste e ottenute tutte le autorizzazioni previste per lo svolgimento dell'evento stesso e se non ritenga che la stessa, nell'esercizio delle sue funzioni, non abbia aperto un dibattito sulla scuola, con la chiara e sottintesa connotazione politica del Partito democratico;
se ritenga che la scuola, luogo di educazione e formazione ed altresì spazio di condivisione e di confronto, possa essere aperta, anche per momenti di dibattito e riflessione, alla partecipazione di esponenti politici diversi dai rappresentanti dei partiti di maggioranza e a tutti i cittadini, nel rispetto delle istituzioni, specialmente se ciò avviene, come nel caso descritto, al di fuori degli orari delle lezioni.
(4-08516)
DONNO, GIARRUSSO, PUGLIA, SANTANGELO, MORONESE, BUCCARELLA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
Comdata è un gruppo industriale con diverse sedi in Italia e operante nel settore dei servizi alle imprese, con particolare riferimento alle aree dell'assistenza clienti, della gestione dei processi di back office e di gestione del credito;
in data 2 dicembre 2017, "ilcorrieresalentino" con un articolo intitolato "Scioperano i lavoratori di Comdata Lecce per una settimana", rendeva noto che "le segreterie provinciali di SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM unitamente alla RSU di Comdata Lecce, hanno proclamato (...) lo sciopero di tutti i lavoratori e le lavoratrici di Comdata Lecce. Lo sciopero è stato programmato per una settimana, dal 4 al 10 dicembre e sarà articolato per tipologia di contratto: i lavoratori con contratto full time e part time a trenta ore si asterranno dal lavoro nelle ultime due ore di ogni turno, mentre le altre tipologie contrattuali nell'ultima ora di ogni turno";
veniva, altresì, precisato che la "rottura del tavolo è maturata nell'incontro del 28 novembre a seguito dell'indisponibilità aziendale a non recepire le esigenze dei lavoratori rappresentate dalle OO.SS. nei vari incontri che si sono susseguiti. In particolare riguardo a turni di lavoro imposti dall'azienda già da alcuni mesi, che non garantiscono una sostenibile coniugazione dei tempi di vita e di lavoro";
in data 6 novembre 2017, la medesima fonte, con un articolo dal titolo "Comdata, la "rivolta" degli operatori call-center si estende a macchia d'olio" evidenziava che "dopo lo sciopero indetto dai lavoratori di Lecce, arriva la solidarietà dei colleghi di Ivrea, Rende e Torino",
quali urgenti iniziative, alla luce delle espresse evidenze, intendano assumere al fine di tutelare le condizioni lavorative delle risorse umane di Comdata;
se ritengano opportuno intervenire affinché si organizzi a breve un tavolo aziendale congiuntamente alle organizzazioni e alle rappresentanze di categoria, volto ad individuare soluzioni che, oltre a recepire le istanze sinora avanzate, salvaguardino concretamente i diritti dei lavoratori coinvolti, in ossequio alle legittime richieste di conciliazione dei tempi di lavoro e di vita.
(4-08517)
FABBRI - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
nella giornata di domenica 10 dicembre 2017, il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, avrebbe denunciato di essere stato minacciato di morte sul suo profilo del social network "Facebook" da parte di estremisti di destra, quale reazione alla mancata concessione di una sala pubblica all'associazione "Molo 4", legata a CasaPound Italia, da parte del Comune per un'iniziativa;
il primo cittadino ha provveduto a cancellare, dopo averne salvato le immagini, le oscenità e gli insulti rivoltigli e a denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine;
si tratta, purtroppo, dell'ennesimo episodio di una lunga serie verificatasi nel Paese e contrari alla nostra Costituzione;
solo nelle ultime settimane si è assistito prima ad atti vandalici presso la scuola "Anna Frank" della stessa Pesaro imbrattata con svastiche e slogan inneggianti alla guerra; successivamente, all'irruzione di "Veneto Fronte SkinHeads" nella sede di "Como Senza Frontiere", mentre era in corso una riunione della stessa associazione, che si dedica a promuovere politiche di integrazione e diritti dei migranti; e, ancora, a Forlì, dove un gruppo di militanti di Forza nuova ha aggredito degli studenti e un sindacalista,
se il Ministro in indirizzo abbia ulteriori notizie di episodi analoghi, che possano contribuire a chiarire il quadro preoccupante, che si sta delineando in merito ad una recrudescenza di attività legate a gruppi di estrema destra, in particolare, ma non solo, CasaPound e Forza nuova, come fotografato dalla cronaca;
se non ritenga opportuno valutare se, in base agli strumenti legislativi attuali, sia possibile procedere allo scioglimento di dette formazioni;
se gli stessi strumenti legislativi, in particolare la legge n. 645 del 1952 (cosiddetta legge Scelba) e la legge n. 205 del 1993 (cosiddetta legge Mancino), non debbano essere oggetto di una valutazione, che risponda alla crescente difficoltà di efficacia applicativa da queste presentata.
(4-08518)
GRANAIOLA, CASSON, BATTISTA, DIRINDIN, GATTI, FORNARO, RICCHIUTI, CAMPANELLA, CORSINI, BUBBICO, LO MORO, PEGORER, GOTOR - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
il giorno 25 settembre 2017, all'interno dello scalo ferroviario di Novara-Boschetto, è deragliato un carro merci, trasportato dalla società ferroviaria SBB Cargo Italia, a causa della rottura di un asse;
solo per una fortuita circostanza lo spezzamento dell'asse e il deragliamento sono avvenuti all'interno dello scalo merci e non durante la normale marcia del treno, in un punto qualsiasi della rete ferroviaria nazionale o europea;
la rottura di un asse e il conseguente, inevitabile, deragliamento sono tra gli eventi di maggior rischio per la sicurezza ferroviaria e l'incolumità delle persone, siano essi dipendenti, viaggiatori o anche persone estranee all'ambito ferroviario;
a seguito di un deragliamento, le conseguenze possono essere gravissime, poiché il veicolo coinvolto, nel momento della rottura potrebbe trovarsi in qualsiasi punto della linea ferroviaria, anche in velocità, trovarsi in centri abitati, vicino a strade, su ponti, eccetera;
potrebbe impattare con un altro treno merci o viaggiatori sul binario attiguo, con effetti imprevedibili, che possono anche assumere dimensioni catastrofiche, nel caso, non improbabile, che risultassero coinvolti anche carri di merci pericolose;
la dinamica di questo incidente è la medesima verificatasi il 29 giugno 2009, quando per la rottura di un asse ad un carro merci che trasportava gpl, vi fu quella che viene ormai ricordata come la "strage di Viareggio", con 32 morti e centinaia di feriti, dovuti alle esplosioni e al violento incendio che investì il quartiere di Via Ponchielli, adiacente alla stazione;
la gravità dei potenziali effetti conseguenti alle rotture meccaniche ai treni è tale da richiedere rigidi controlli all'origine e interventi preventivi, mediante accuratissime e severe procedure di manutenzione;
dalle prime notizie pubblicate dall'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria (ANSF) e da quanto riportato dalla stampa ("Il Tirreno" del 6 e 10 ottobre 2017), nel caso dell'incidente del settembre 2017 risulterebbe che la rottura dell'asse, costruttore Rafil, fosse dovuta a un difetto di costruzione e all'inadeguatezza della manutenzione e dei controlli, attività queste affidate alla compagnia RAlpin con sede a Friburgo, quale "detentore" del carro e responsabile della sua manutenzione;
l'ultimo intervento manutentivo risulta del 21 dicembre 2015 e da allora il carro ha percorso ben 216.471 chilometri;
è molto probabile che la rottura sia stata determinata da un originario difetto della colata di acciaio e/o da una cricca che si è propagata nel tempo e che non è stata individuata durante i protocolli manutentivi, esattamente come accertato dal Tribunale di Lucca per il treno che ha causato la strage di Viareggio;
ciò pone in evidenza l'inadeguatezza delle norme vigenti in materia o la loro mancata applicazione da parte dei soggetti responsabili, quali il detentore, il responsabile della manutenzione e la stessa impresa ferroviaria che prende in carico il rotabile;
ma, evidenzia, altresì, l'inadeguatezza del ruolo dell'ANSF e dello stesso ufficio investigazioni del Ministero;
assume particolare rilevanza il fatto che il 17 marzo 2017 vi sia stato un incidente analogo al treno n. 41200 di Mercitalia SpA, nella stazione di Giulianova (Teramo), causato dalla rottura di una ruota, prodotta dal medesimo costruttore (Rafil) dell'asse spezzatosi a Novara-Boschetto e che anche in questo caso, solo una fortuita coincidenza di eventi positivi abbia evitato il verificarsi di conseguenze disastrose;
in conseguenza di queste gravi circostanze l'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, pur avendo diramato un cosiddetto "alert" su questo genere di fatti si è limitata ad invitare i soggetti interessati, ovvero "i detentori d'intesa con i responsabili della manutenzione ad effettuare le verifiche necessarie e stabilire a quali condizioni e dopo quali ulteriori verifiche tali veicoli possono continuare a circolare", consentendo alle imprese ferroviarie di "far circolare i veicoli del tipo incidentato e quelli assimilabili, sulla base delle indicazioni ricevute dai detentori e dai soggetti responsabili della manutenzione";
in questo modo, però, l'ANSF ha affidato i controlli alle medesime società che gestiscono, sia il materiale rotabile, sia la manutenzione, avallando una sorta di "autogestione della sicurezza ferroviaria" in capo alle stesse imprese interessate,
quali risultino essere le cause accertate dall'organismo investigativo dei due incidenti da ultimo verificatisi;
quali misure urgenti di tutela, organizzative e normative, il Ministro in indirizzo intenda adottare, al fine di prevenire il verificarsi di ulteriori incidenti ferroviari determinati da difetti e lacune manutentive dei treni merci;
se non ritenga opportuno ed indifferibile emanare, a tutela dell'incolumità pubblica e dell'ambiente, nell'ambito delle proprie prerogative di indirizzo, vigilanza e controllo sull'ANSF, disposizioni più cogenti in merito al divieto di circolazione dei rotabili ferroviari interessati a criticità di questa natura, stante il permanere di un altissimo rischio di incidenti potenzialmente catastrofici.
(4-08519)
8ª Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):
3-04143, del senatore Pagliari, sui disagi lungo la linea ferroviaria Fidenza-Cremona;
3-04144, del senatore Pagliari, sui disagi lungo la linea ferroviaria Pontremolese;
3-04151, dei senatori Girotto e Castaldi, sull'esplosione nella stazione di compressione gas di Baumgarten, tra Austria e Slovacchia.
È stata ritirata l'interrogazione 4-08450 del senatore Gasparri.
È stata ritirata l'interrogazione 4-08497 della senatrice Fucksia.

References: e contrario
e contrario
e contrario
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 articolo 21
 sentenza 
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