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Timestamp: 2020-07-04 19:33:27+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3728 del 13/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3728 del 13/02/2017
Cassazione civile, sez. lav., 13/02/2017, (ud. 24/11/2016, dep.13/02/2017), n. 3728
sul ricorso 3168-2011 proposto da:
avverso la sentenza n. 6757/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 28/09/2010 R.G.N. 2170/2009;
Con sentenza del 28 settembre 2010, la Corte d’Appello di Roma, confermava la decisione resa dal Tribunale della stessa sede e rigettava la domanda proposta da P.M. nei confronti di Poste Italiane S.p.A., avente ad oggetto, la declaratoria di nullità dell’apposizione del termine al contratto concluso tra le parti per il periodo 1.4/30.6.2006 ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1 bis, come modificato dalla L. 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, comma 558.
Per la cassazione di tale decisione ricorre il P. affidando l’impugnazione ad un unico motivo, cui resiste, con controricorso, la Società, che ha poi presentato memoria.
Con l’unico motivo, parte ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, nonchè della clausola n. 8.3 dell’accordo quadro recepito dalla direttiva 99/70/CE, dei principi comunitari di non discriminazione e di uguaglianza, dell’art. 1, comma 3 del Regolamento CE n. 1/03 del Consiglio del 16.12.2002, della Legge Comunitaria n. 422 del 2000 e dell’art. 117 Cost., deduce, in contrasto con il pronunciamento della Corte territoriale, l’inapplicabilità della norma al caso di specie, da un lato in relazione alla circostanza per cui il contratto concluso aveva riguardo ad un lavoratore da adibire ad attività estranee ai servizi propri delle imprese concessionarie del settore postale contemplati dalla disposizione del D.Lgs. n. 368 del 2001, dall’altro in quanto non consentita, anche in forza della clausola di non regresso, dalla disciplina comunitaria in materia quale recepita, in base al dettato costituzionale, con la legge di attuazione in termini tali da richiedere ai fini della legittima apposizione del termine la ricorrenza di ragioni obiettive. Premessa l’inammissibilità per difetto di autosufficienza del ricorso delle censure volte a sostenere la non riconducibilità della fattispecie all’ambito di applicazione della disposizione di cui al D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1 bis, a motivo dell’impossibilità di qualificare Poste Italiane S.p.A. come società concessionaria del servizio postale e dell’ adibizione del ricorrente ad attività non rientranti nel c.d. servizio universale, non essendo neppure indicato in atti se tali eccezioni fossero state tempestivamente sollevate in giudizio e se le stesse fossero state adeguatamente corredate di allegazioni e prove, è a dirsi come le ulteriori censure afferenti all’interpretazione della predetta norma ed alla sua coerenza con il diritto comunitario debbano ritenersi infondate. In effetti le questioni di diritto a riguardo sottoposte sono state già risolte da questa Corte con pronunzia a sezioni unite (sentenza del 31/05/2016 n. 11374) e per alcuni aspetti dalla Corte di Giustizia UE.
Nella stessa ordinanza il giudice europeo ha chiarito che la clausola 5 dell’accordo quadro, la quale riguarda la prevenzione contro l’uso abusivo di una successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato, verte unicamente sul rinnovo dei contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione e non si applica, pertanto, alla conclusione di un primo èi unico contratto di lavoro a tempo determinato; da ciò discende la infondatezza del dubbio di compatibilità con la clausola 5 dell’accordo quadro recepito dalla direttiva europea, sollevato in relazione al primo ed unico contratto a termine concluso nella fattispecie di causa.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 1
 art. 2