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Timestamp: 2017-10-22 13:27:27+00:00

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DISCIPLINA DEL COLLOCAMENTO ORDINARIO | Francesco Colaci's BLOG
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I.N.L. :NON PUNIBILE FAMIGLIA PER SOMMINISTRAZIONE ILLECITA DOMESTICI »
DISCIPLINA DEL COLLOCAMENTO ORDINARIO
Il collocamento ordinario presente nell’ordinamento giuridico italiano ha subito nel tempo un profondo e continuo mutamento, rispetto al sistema originario delineato dalla legge n. 264/1949, con riferimento alla sua funzione ed alle relative strutture organizzative, delle quali di sdeguito si illustra sinteticamente la disciplina ed il funzionamento.
Definizione del collocamento ordinario
Il collocamento può essere definito come l’insieme di regole che presiedono all’incontro fra domanda e offerta di lavoro e rappresenta uno degli strumenti con cui lo Stato ha cvercato di attuare il precetto costituzionale contenuto nell’art. 4 Cost. ,in cui viene riconosciuto il diritto al lavoro come uno dei diritti fondamentali a contenuto sociale assegnando alla Repubblica il compito di favorire le condizioni che lo rendano effettivo.
I principi cardine sui quali si è retto per quasi mezzo secolo il collocamento italiano ,contenuti nella l. 29.4.1949, n. 264 ,sono stati i seguenti:
a) il monopolio pubblico del collocamento inteso come funzione burocratica di distribuzione imparziale di posti di lavoro ( sulla base della precedenza attestata dall’iscrizione nella lista di collocamento;
b) l’avviamento al lavoro mediante chiamata numerica, cioè con mera indicazione all’ufficio competente del numero, della categoria e della qualifica professionale dei lavoratori da assumere ;
c) l’esplicito divieto della mediazione privata, espressione di una atavica diffidenza culturale per il ruolo dei privati
Falliti i tentativi di riforma, per porre rimedio alla cronica inefficienza di quel sistema disciplinato dalla legge n.264/1949 (cfr. artt. 33 e 34 l. 20.5.1970, n. 300 e l. 28.2.1987, n. 56, per i quali . si avvia un processo di graduale deregolamentazione che porta, alla fine degli anni ’90, alla riforma del collocamento,che colpisce uno dei cardini fondamentali del vecchio collocamento,costituito dall’avviamento per chiamata numerica. ,che,gia’ messo in discussione dall’ammissione della chiamata nominativa per il contratto di formazione e lavoro (art. 6, l. 19.12.1984, n. 863), viene, dapprima, sostituito con il principio della chiamata nominativa (art. 25, l. 23.7.1991, n. 223) e, poi, completamente superato dal meccanismo dell’assunzione diretta con obbligo di comunicazione agli uffici competenti (art. 9 bis, d.l. 1.10.1996, n. 510, conv. con mod. in l. 28.11.1996, n. 608
Con il superamento dell’avviamento per chiamata numerica si spalancano le porte alla riforma della disciplina del collocamento che, varata con il d.lgs. 23.12.1997, n. 469, è costruita essenzialmente attorno a tre principi guida:
a) il decentramento amministrativo del collocamento e delle politiche attive del lavoro;
b) il superamento del monopolio pubblico del collocamento con l’ammissione della mediazione privata fra domanda e offerta di lavoro;
c) il superamento della concezione del collocamento come funzione burocratica di distribuzione imparziale di posti di lavoro.
Il d.lgs. n. 469/1997 rappresenta solo la prima tappa di costruzione del nuovo sistema, la quale prosegue, negli anni successivi, con una serie di significative riforme affidate ai seguenti provvedimenti legislativi:
-.lgs. 21.4.2000, n. 181, modificato dal d.lgs. 19.12.2002, n. 297
– l. 28.6.2012, n. 92
-artt. 3 e ss. d.lgs. 10.9.2003, n. 276.
Si realizza lungo questa via legislativa il superamento del diritto al lavoro di cui all’art. 4 Cost. come diritto sociale condizionato ad una prestazione esclusiva dello Stato e si apre, anche in Italia, una nuova prospettiva, tesa ad esaltare il diritto al lavoro come diritto all’erogazione di servizi per l’impiego regolati ed organizzati in modo efficiente nell’ambito di un mercato del lavoro aperto ad operatori, pubblici e privati, chiamati a concorrere e cooperare fra loro .
2. L’organizzazione pubblica del collocamento
La vigente disciplina del collocamento va inquadrata alla luce della nuova ripartizione delle competenze legislative fra Stato e regioni attuata con la l. cost. 18.10.2001, n. 3) la quale ha suggellato la scelta del decentramento amministrativo dallo Stato alle regioni e agli enti locali delle funzioni e dei compiti in materia di collocamento e politiche attive del lavoro.
L’impianto complessivo della riforma è caratterizzato, da una parte, dalla attribuzione alle regioni del ruolo di definire, mediante un proprio atto legislativo, le linee portanti del nuovo sistema, e, dall’altra, dall’assegnazione delle funzioni e dei compiti relativi all’avviamento al lavoro alle province, tenute a gestire ed erogare i servizi per l’impiego attraverso apposite strutture denominate centri per l‘impiego (nonché ad istituire una commissione tripartita permanente quale organo di consultazione e concertazione delle parti sociali)
Il ruolo di “regia” delle regioni è stato confermato dall’assegnazione alle regioni, della competenza concorrente sulla materia della tutela e sicurezza del lavoro e quindi sul collocamento e sulle politiche attive del lavoro
Va tuttavia precisato che anche la nuova ripartizione delle competenze permette alla normativa statale di determinare, ai sensi dell’art. 117, co. 2, lett. m) cost., i livelli essenziali dei servizi pubblici per l’impiego
2.1 I centri per l’impiego
I centri per l’impiego, da istituire per bacini di utenza non inferiori a centomila abitanti (art. 4, lett. f, d.lgs. n. 469/1997), sono i soggetti pubblici deputati per antonomasia a svolgere l’attività di collocamento
Tale attività deve essere svolta sulla base degli obiettivi e degli indirizzi operativi determinati autonomamente dalle regioni, le quali, nel determinarli, devono garantire il rispetto dei livelli minimi delle prestazioni delineati dalla legge statale ai sensi dell’art. 117, co. 2, lett. m) Cost.
I centri per l’impiego, ai quali compete in via esclusiva rispetto a tutti gli altri operatori del mercato del lavoro l’accertamento dello stato di disoccupazione, svolgono due funzioni essenziali:
1)una funzione di monitoraggio del mercato del lavoro
2una funzione di servizio rivolta sia ai datori di lavoro che ai lavoratori.
Infatti ei confronti dei primi i centri per l’impiego possono svolgere, su richiesta, servizi di consulenza e selezione del personale,
Nei confronti dei lavoratori, invece, i centri per l’impiego sono tenuti ad erogare servizi non inferiori a quelli minimi stabiliti dall’art. 3 d.lgs. n. 181/2000.
Per effetto delle recenti modifiche (v. art. 4, co. 33, lett. c) l. n. 92/2012) accanto ad interviste periodiche e altre misure di politica attiva, colloquio di orientamento iniziale e proposta di adesione a iniziative di inserimento lavorativo o sono stati posti i servizi di formazione professionale, destinati, sia ai beneficiari di trattamenti previdenziali ed infine sono stati previsti anche servizi di orientamento collettivo sulle modalità di ricerca di una nuova occupazione e proposte di adesione ad azioni di inserimento lavorativo
Risulta confermato, da questa pur sintetica descrizione, che la funzione dei centri per l’impiego ha cessato di essere meramente passiva e burocratica ed ha acquistato il carattere attivo e dinamico del servizio;
Tabelle riassuntive dei bacini di utenza dei centri per l’impiego
Legge regionale n. 76 del 28 aprile 2000 – Norme in materia di servizi …
Bacino di impiego n. 1L’ Aquila Acciano, Barato, Barisciano, Cagnano Amiterno, Calascio, Campotosto, Capestrano, Capitignano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio, Collepietro, Fagnano Alto, Fontecchio, Fossa, L’Aquila, Lucoli, Montereale, Navelli, Ocra, Ofena, Pizzoli, Poggio Picenze, Prata d’Ansidonia, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, San Benedetto in Perillis, San Demetrio ne’ Vestini, San Pio della Camere, Sant’Eusanio Forconese, Santo Stefano di Sessanio, Scoppito, Tione degli Abruzzi, Tornimparte, Villa S. Angelo, Villa S. Lucia.
Bacino di impiego n. 2 Avezzano Aielli, Avezzano, Balsorano, Bisegna, Canistro, Capistrello, Cappadocia, Carsoli, Castellafiume, Celano, Cerchio, Civita d’Antino, Civitella Roveto, Collarmela, Collelongo, Gioia dei Marsi, Lecce nei Marsi, Luco dei Marsi, Massa d’Alba, Morino, Oricola, Ortona dei Marsi, Ortucchio, Ovindoli, Pereto, Pescina, Rocca di Botte, San Benedetto dei Marsi, San Vincenzo Valle Roveto, Sante Marie, Scurcola Marsicana, Tagliacozzo, Trasacco, Villavallelonga.
Bacino di impiego n. 3 Sulmona Anversa degli Abruzzi, Bugnara, Campo di Giove, Cansano, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Cocullo, Corfinio, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Introdacqua, Molina Aterno, Pacentro, Pettorano sul Gizio, Pratola Peligna, Prezza, Raiano, Rocca Pia, Roccacasale, Scanno, Secinaro, Sulmona, Villalago, Vittorito.
Bacino di impiego n. 4CVastel di Sangro Alfedena, Ateleta, Barrea, Castel di Sangro, Civitella Alfedena, Opi, Pescasseroli, Pescocostanzo, Rivisondoli, Roccaraso, Scontrone, Villetta Barrea.
Bacino di impiego n. 1Chieti Bucchianico, Casalincontrada, Chieti, Francavilla al Mare, Ripa Teatina, San Giovanni Teatino, Torrevecchia Teatina, Villamagna.
Bacino di impiego n. 2 Ortona Ari, Arielli, Canosa Sannita, Casacanditella, Crecchio, Fara Filiorum Petri, Filetto, Giugliano Teatino, Guardiagrele, Miglianico, Orsogna, Ortona, Pennapiedimonte, Poggiofiorito, Pretoro, Rapino, Roccamontepiano, San Martino sulla Marrucina, Tollo, Vacri.
Bacino di impiego n. 3
Lanciano Altino, Archi, Atessa, Bomba, Borrello, Casoli, Castelfrentano, Civitaluparella, Civitella Messer Raimondo, Colledimacine, Colledimezzo, Fallo, Fara San Martino, Fossacesia, Frisa, Gamberale, Gessopalena, Montebello sul Sangro, Monteferrante, Montelapiano, Montenerodomo, Mozzagrogna, Paglieta, Palena, Palombaro, Pennadomo, Perano, Pietraferrazzana, Pizzoferrato, Quadri, Rocca S.Giovanni, Roccascalegna, Roio del Sangro, Rosello, San Vito Chietino, Sant’Eusanio del Sangro, Santa Maria Imbaro, Taranta Peligna, Torino di Sangro, Tornareccio, Torricella Peligna, Treglio, Villa Santa Maria.
Bacino di impiego n. 4Vasto Carpineto Sinello, Cartinchio, Casalanguida, Casalbordino, Castelguidone, Castiglione Messer Marino, Celenza sul Trigno, Cupello, Dogliola, Fraine, Fresagrandinaria, Furci, Gissi, Gialmi, Lontella, Liscia, Montazzoli, Monteodorisio, Palmoli, Pollutri, Roccaspinalveti, San Buono, San Giovanni Lipioni, San Salvo, Scerni, Schiavi d’Abruzzo, Torrebruna, Tufillo, Vasto, Villalfonsina.
Bacino di impiego n. 1 Pescara Montesilvano, Pescara, Spoltore
Bacino di impiego n. 2 Scafa Abbateggio, Alanno, Bolognano, Bussi sul Tirino, Caramanico, Castiglione a Casauria, Cepagatti, Corvara, Cugnoli, Lettomanoppello, Manoppello, Pescocostanzo, Pianella, Pietranico, Popoli, Roccamorice, Rosciano, S.Eufemia a Maiella, Salle, San Valentino in A.C., Scafa, Serramonacesca, Tocco Casauria, Torre de’ Passeri, Turrivalignani, Vicoli.
Bacino di impiego n. 3 Penne Brittoli, Cappelle sul Tavo, Carpineto, Catignano, Città Sant’Angelo, Civitaquana, Civitella Casanova, Collecorvino, Elice, Farindola, Loreto Aprutino, Montebello di Bertona, Moscufo, Nocciano, Penne, Picciano, Villa Celiera.
Bacino di impiego n. 1
Teramo Basciano, Campli, Canzano, Castel Castagna, Castelli, Colledara, Corfino, Crognaleto, Fano Adriano, Isola del Gran Sasso, Montorio al Vomano, Penna S.Andrea, Pietracamela, Rocca Santa Maria, Teramo, Torricella Sicura, Tossicia, Valle Castellana.
Bacino di impiego n. 2
Roseto Arsita, Atri, Bisenti, Castellalto, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Cermignano, Montefino, Morro d’Oro, Notaresco, Pineto, Roseto degli Abruzzi, Silvi.
Bacino mpiego n.3 di Giulianova
Alba Adriatica, Bellante , Giulianova, Martinsicuro, Mosciano s.Angelo, , Torano Nuovo, Tortoreto.
Bacino Impiego n.4 di Nereto
Ancarano, Civitella del Tronto, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Martinsicuro, Nereto, Sant’Egidio alla Vibrata, Sant’Omero, Torano Nuovo
3. La disciplina della mediazione
L’ingresso dei privati nel mercato del lavoro non ha determinato, a ben vedere, una vera e propria liberalizzazione delle funzioni di collocamento. A tal scopo è stata predisposta una complessa disciplina dei soggetti che possono essere abilitati a svolgere le attività di mediazione delle modalità con cui queste attività devono essere svolte e, infine, dell’apparato sanzionatorio, penale ed amministrativo, per il loro svolgimento illegale o non autorizzato (artt. 18 e 19, d.lgs. n. 276/2003).
Peraltro, l’art. 11 l. n. 264/1949 non è mai stato abrogato e sia nel ’97 che, poi, nel 2003 il legislatore ha preferito limitarsi a circoscrivere le attività di mediazione che possono essere svolte anche dai privati.
Queste attività sono state ridefinite e distinte in tre tipi:
l’attività di intermediazione che comprende la mediazione fra domanda e offerta di lavoro intesa in senso ampio (vi si ricomprende, ad es., anche l’orientamento professionale e la progettazione e erogazione di attività formative finalizzate all’inserimento lavorativo);
– l’attività di ricerca e selezione del personale che consiste nella consulenza finalizzata a selezionare la candidatura più idonea ad una specifica esigenza organizzativa
–l’attività di supporto alla ricollocazione professionale che comprende tutte le attività finalizzate alla ricollocazione professionale nel mercato del lavoro.
Con un significativo ampliamento rispetto al passato, queste attività possono ora essere svolte, oltre che dai centri per l’impiego dalle agenzie private per il lavoro dagli altri operatori, pubblici o privati, autorizzati ai sensi dell’art. 6 ovvero da quelli accreditati dalle regioni ai sensi dell’art. 7
Il significativo ampliamento dei soggetti ammessi ad operare nel mercato del lavoro (valutato in modo discorde dalla dottrina: è stato accompagnato da una rigorosa disciplina che li seleziona all’ingresso e che ne regolamenta, poi, il comportamento nel mercato.
3.1 Le agenzie per il lavoro
Il d.lgs. n. 276/2003 ha rivisitato significativamente la disciplina dell’attività di mediazione svolta dai privati, inquadrandola nella figura generale dell’agenzia per il lavoro,
Le agenzie per il lavoro, se autorizzate ed iscritte in apposito albo tenuto presso il Ministero del lavoro, sono abilitate, su tutto il territorio nazionale, a svolgere (oltre all’attività di somministrazione) le attività di intermediazione, di ricerca e selezione del personale e di supporto alla ricollocazione professionale
Ad ognuna di queste attività di mediazione corrisponde una specifica tipologia di agenzia (art. 4, co. 1, lett. c, d ed e) ed una apposita sezione dell’albo istituito presso il Ministero del lavoro nel quale le agenzie devono essere iscritte, in ragione del tipo di attività svolta, dopo il rilascio dell’autorizzazione.
Il regime per il rilascio dell’autorizzazione allo svolgimento delle attività di mediazione è unico ed è articolato in due fasi: la prima è finalizzata all’ottenimento di un’autorizzazione provvisoria che viene rilasciata entro 60 giorni dalla richiesta ed abilita l’agenzia ad operare per un biennio; la seconda, invece, è finalizzata alla concessione dell’autorizzazione definitiva, che viene rilasciata, trascorso il biennio, entro 90 giorni dalla richiesta previa verifica della regolarità dell’attività svolta nel corso del biennio, nonché del rispetto degli obblighi di legge e del contratto collettivo (art. 4, co. 2).
L’autorizzazione all’esercizio delle attività di mediazione è subordinata alla sussistenza di una serie di rigorosi requisiti giuridici e finanziari (art. 5) che hanno la funzione di garantire l’affidabilità, la professionalità e la solidità dei soggetti che verranno ammessi ad operare nel mercato del lavoro
La concessione dell’autorizzazione comporta anche l’assunzione di obblighi di collaborazione e cooperazione con gli altri operatori e con gli uffici pubblici, che fanno delle agenzie una costola informativa del sistema pubblico dei servizi per l’impiego. Si pensi, ad esempio, all’obbligo di interconnessione con la borsa continua nazionale del lavoro ce all’obbligo di invio all’autorità concedente, pena la revoca dell’autorizzazione, di ogni informazione utile per il funzionamento efficace del mercato del lavoro
3.2 Gli altri operatori
Meritano infine un breve cenno gli altri operatori, pubblici e privati, che possono svolgere, accanto alle agenzie per il lavoro e ai centri per l’impiego, solamente l’attività di intermediazione. Si tratta in particolare di istituti scolastici di secondo grado ed università, enti bilaterali, camere di commercio, associazioni datoriali e dei lavoratori, comuni e unioni di comuni, patronati, associazioni senza scopo di lucro, gestori di siti internet. Una menzione a parte va riservata,
Per tali operatori lo svolgimento dell’attività di intermediazione non ha carattere principale, bensì complementare rispetto alla loro attività tipica ) ed è sottoposto ad un regime particolare di autorizzazione con la previsioner di un’autorizzazione ope legis subordinata all’iscrizione in un’apposita sezione dell’albo delle agenzie per il lavoro, nonché all’interconnessione con la borsa continua nazionale del lavoro ed al rilascio alle autorità competenti di ogni informazione utile per l’efficace funzionamento del mercato del lavoro
4. L’assunzione diretta e gli obblighi di comunicazione
Il superamento del cosiddetto avviamento per chiamata numerica, come già osservato, ha aperto definitivamente le porte alla riforma del collocamento, il quale, oggi, è caratterizzato dal meccanismo dell’assunzione diretta.
Già introdotto dall’art. 9 bis d.l. n. 510/1996 conv. con mod in l. n. 608/1996 e, poi, ribadito dall’art. 4 bis del d.lgs. n. 181/2000, questo meccanismo esprime il pieno riconoscimento della libertà negoziale delle parti nella stipulazione del contratto, che può avvenire senza l’intervento dei pubblici uffici.
Sul datore di lavoro non gravano più limiti nella scelta del lavoratore da assumere, salvo l’eventuale obbligo per gli enti pubblici di assunzione mediante concorso, nonché i limiti che possano derivare dal diritto di precedenza all’assunzione vantato, in forza di speciali disposizioni di legge, da un determinato lavoratore (v. ad esempio: per i lavoratori a termine per i lavoratori licenziati per riduzione di personale ; per i lavoratori a tempo parziale
Con l’introduzione dell’assunzione diretta il legislatore non ha rinunciato ad esercitare forme di controllo delle assunzioni ed ha a tal uopo previsto l’obbligo di comunicare ai centri per l’impiego l’instaurazione del rapporto, indicando i dati anagrafici del lavoratore, la data di cessazione del rapporto a tempo determinato, la tipologia contrattuale, la qualifica professionale ed il trattamento economico e normativo applicato.
Inizialmente successivo all’assunzione, l’obbligo di comunicazione deve essere ora assolto in modo completo almeno ventiquattro ore prima del giorno effettivo di inizio del rapporto, salvo casi eccezionali di urgenza legati ad esigenze produttive nei quali è comunque necessario trasmettere, con comunicazione avente data certa, le generalità delle parti e la data di inizio della prestazione
Peraltro, oltre all’instaurazione del rapporto, il datore di lavoro è tenuto a comunicare ai centri per l’impiego una serie di vicende modificative dello stesso nonché la sua cessazione.
Tutte queste comunicazioni obbligatorie – che, invero, devono essere assolte anche per i rapporti di lavoro autonomo continuativo e coordinato ; di associazione in partecipazione; di tirocinio, di formazione e di orientamento – consentono ai centri dell’impiego di assolvere ad un’importante funzione di monitoraggio del mercato del lavoro.
Va al riguardo ricordato che l’introduzione del meccanismo dell’assunzione diretta ha reso superflue le liste di collocamento, soppresse espressamente e sostituite da un elenco anagrafico alimentato sia dalle informazioni messe a disposizione direttamente dai lavoratori che da quelle che i centri per l’impiego ricavano, appunto, dalle comunicazioni obbligatorie All’elenco anagrafico, gestito con tecnologie informatiche, si affianca la scheda professionale (che ha sostituito il vecchio libretto di lavoro) rilasciata dai centri per l’impiego e contenente, oltre alle informazioni presenti nell’elenco anagrafico, anche quelle relative ad esperienze professionali e formative ed alle disponibilità del lavoratore (art. 5 d.P.R. n. 442/2000).
L’insieme delle informazioni raccolte nelle scheda anagrafico-professionale costituisce la base del Sistema Informativo Lavoro (art. 11 d.lgs. n. 469/1997) al quale, con la riforma del 2003, si è affiancata la Borsa continua nazionale lavoro (artt. 15-17 d.lgs. n. 276/2003).
Mentre il SIL è un software a disposizione dei soli operatori,
la borsa del lavoro è una piattaforma informatica liberamente accessibile dagli utenti, nella quale vengono immesse informazioni utili da tutti i soggetti, pubblici e privati, operanti nel mercato del lavoro.
5 Gli altri collocamenti speciali
Nella competenza della regioni rientra anche la disciplina dei cosiddetti collocamenti speciali
La precedente disciplina di queste forme non ordinarie di collocamento, introdotta in passato per particolari categorie di lavoratori, deve ritenersi superata per effetto della generalizzazione del principio dell’assunzione diretta e della soppressione delle vecchie liste di collocamento.
Sono in particolare superati:
a) il collocamento in agricoltura, la cui disciplina speciale (l. 11.3.1970, n. 83) è stata quasi integralmente abrogata dall’art. 8 del d.lgs. n. 297/2002;
b) il collocamento dei lavoratori dello spettacolo, che è stato abrogato dal d.l. 25.6.2008, n. 112 conv. con modif. in l. 6.8.2008, n. 133, fatta eccezione per le relative liste di collocamento (cfr. art. 1 bis, co. 3, d.lgs. n. 181/2000).
Esistono, invero, anche dei particolari settori dell’ordinamento nei quali opera ancora uno speciale intervento pubblicistico.
Sotto questo profilo viene anzitutto in rilievo il reclutamento del personale delle pubbliche amministrazioni afferente a qualifiche e profili per i quali sia richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo: l’assunzione, in tal caso, si effettua ancora mediante avviamento al lavoro degli iscritti nelle liste di collocamento (art. 35, co. 1, lett. b d.lgs. 30.3.2001, n. 165).
In secondo luogo, vengono in rilievo alcuni collocamenti speciali la cui disciplina è stata espressamente fatta salva dall’art. 4 bis, co. 1, d.lgs. n. 181/2000. Si tratta in particolare
: a) del collocamento dei lavoratori italiani da impiegare in un paese extra-comunitario, regolato dal d.l. 31.7.1987 n. 317 conv. con mod. in l. 3.10.1987 n. 398, che prevede una particolare procedura di avviamento al lavoro fondata sulla chiamata nominativa di soggetti iscritti in speciali liste di collocamento che possono essere assunti solo previo rilascio dell’autorizzazione del Ministero del Lavoro nonché del nulla-osta della Direzione regionale del lavoro;
b) del collocamento dei lavoratori extra-comunitari di cui al d.lgs. 25.7.1998, n. 286, che possono essere regolarmente assunti solo nel rispetto delle cosiddette quote-flussi e previa stipulazione del contratto di soggiorno, con il quale il datore si assume, tra gli altri, l’obbligo di garantire la disponibilità, da parte dello straniero, di un alloggio conforme ai parametri di legge, nonché quello di sostenere le spese per il ritorno del lavoratore nel paese di origine; c) del collocamento dei lavoratori disabili di cui alla l. 12.3.1999, n. 68.
Un cenno a parte, infine, merita la speciale disciplina del collocamento della gente del mare, ossia del personale marittimo di cui all’art. 115 cod. nav. Il d.P.R. 18.4.2006, n. 231, in attuazione dei principi stabiliti in materia dal d.lgs. n. 181/2000, ha previsto che l’arruolamento della gente del mare avvenga mediante assunzione diretta con contestuale obbligo di comunicazione (art. 11)
. I lavoratori interessati – iscritti, ad opera degli uffici di collocamento della gente del mare (art. 5), nell’anagrafe della gente del mare (art. 7) – devono rendere una dichiarazione di disponibilità all’impiego che deve essere rinnovata entro 30 giorni dalla cessazione di ogni rapporto
Si conclude la presente analisi sul collocamento ordinario ,evidenzxiando che le piu’ recenti modifiche sulla disciplina dell’incontro tra domanda ed offerta di lavoro sono state operate con le disposizioni del dec. legvo n.150/15 e del succesivo dec.legvo n.185/15,i cui principali aspetti sono trattati a seguire con specifico riferimento agli indirizzi operativi forniti in materia dal MLS e resi operativi dalla Regione Abruzzo con nota del 9 maggio 2016 rimessa alle Province ed alle strutture territoriali dell’impiego
COSA SONE LE COMUNICAZIONI OBBLIGATORIE
Cosa comunicare e quando – SINT
-CONFERMATE LE ISTRUZIONI OPERATIVE REGIONE ABRUZZO CIRCA DISCIPLINA STATO DISOCCUPAZIONE PREVISTA IN D.LVO N.150/15 ANCHE DOPO DEC.LEGVO N.185/15
Tra le modifiche apportate dal decreto l.gvo 150/15, in vigore dal 24.09.2015, alle disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive ,in attuazione della legge delega n.183/2014, figurano ,tra le altre,quelle concernenti lo ” stato di disoccupazione” , che la Regione Abruzzo ha reso operative, fornendo primi indirizzi operativi ai Centri Impiego, tramite le rispettive Province, con la nota del 9 maggio 2016,il cui contenuto , appare confermato anche dopo l’art.4 del dec.legvo n. 185/16, in vigore dall’8 ottobre 2016.che ha inserito alcune modifiche al dec.legvo 150/15
Preliminarmente appare confacente ricordare che , in tempi antecedenti al dec.legvo 150/15 ed all’art.4 del dec.legvo 185/16, in Abruzzo l’organizzazione ed i compiti dei servizi dell’impiego ,nonché le linee guida per favorire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro hanno trovato regolamentazione in modo specifico nei seguenti provvedimenti :
– Dec.Lgs. 21 aprile 2000, n. 181 ,modificato dec.lergvo n.2002
– Legge regionale n.76/03
– DGRA n.157/2006
Prima di porre a confronto le citate vecchie e nuove disposizioni sulla regolamentazione dello” stato di disoccupazione ” , si evidenzia che il CDM nella riunione del 10 giugno 2016 aveva approvato in via preliminare un nuovo provedimento delegato contenente ,tra l’altro , le seguenti variazioni al dec.legvo 150/15:
A) la modifica delle funzioni attribuite all’ANPAL. ,nel senso che:
1) da un lato, sono state precisati i servizi per il lavoro rientranti nelle competenze dell’ANPAL, tramite il rinvio alle funzioni ed alle misure di politica attiva elencate nell’articolo 18 dello stesso decreto legislativo n. 150 del 2015;
2) dall’altro, sono state aggiunte la competenze relative al coordinamento dei programmi formativi destinati alle persone prive di impiego, ai fini della qualificazione e riqualificazione professionale, dell’autoimpiego e dell’immediato inserimento lavorativo, secondo le competenze attribuite alle regioni e province autonome.
B) la reintroduzione della previsione che lo stato di disoccupazione è compatibile con lo svolgimento di rapporti di lavoro( autonomo , parasubordnato o subordinato),dai quali il lavoratore ricava redditi di ammontare esiguo,ossia tali da non superare la misura del reddito c.d. non imponibile (corrispondente ad un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917)., corrispondente ad 8.000 euro per redditi da lavoro dipendente ed assimilati ,compresi quelli da collaborazioni coordinate e continuative, ed a euro 4800 per redditi da lavoro autonomo .
Tuttavia , va puntualizzato che le modifiche riguardanti il dec.legvo 150/15 decise in via provvisoria dal CDM nella riunione del 10.6.2016 ,così come riportate nelle precedenti lettere A) e B),solo in parte sono state poi confermate definitivamente dal Governo nella riunione del 23 settembre 2016 ed inserite nell’art.4 del nuovo decreto delegato n.185/16 ,entrato in vigore dall’8.10.2016.
Infatti , nel citato art.4 ,.mentre sono riportato le variazioni alle disposizioni del dec.legvo n.150/15 di cui ai nn.1) e 2) della lettera A) , mancano quelle previste dalla lettera B), concernente” lo stato di disoccupazione” ,che,appunto , in sede di approvazione definitiva , il C.d. M ha ritenuto di stralciare .
Pertanto,”lo stato di disoccupazione ” ,anche dopo il dec.legvo 185/16 , continua ad essere operativa la regolamentazione contenuta nelle disposizioni del dec.legvo 150/15. che sono state illustrate dal MLPS con la circolare n.34/2015 e rese operative dalla Regione Abruzzo con la nota del 9 maggio 2016 , indirizzata ai Centri Impiego tramite le rispettive Province
Premesso quanto sopra , si procede di seguito all’analisi degli indirizzi operativi sullo” stato di disoccupazione” che la Regione Abruzzo con la nota citata ha fornito ai Servizi impiego delle quattro Province.
1) LO STATO DI DISOCCUPAZIONE
a) Secondo dec.legvo 181/00( art.1 c.2) e la Dgra 157/06
La definizione dello stato di disoccupazione , stabilita dall’art.1,c.2,lett.c, del d.legvo 181/00 ,come modificato dal d.legvo n.297/02, ripresa in Abruzzo dalla DGRA n.157/06 , dispone:
“Ad ogni effetto, si intende per: “stato di disoccupazione”, la condizione del soggetto privo di lavoro, che sia immediatamente disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di una attività lavorativa secondo modalità definite con i servizi competenti “, individuati dalla successiva lett.g) ne “i centri per l’impiego di cui all’articolo 4, comma 1, lettera e) del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, e gli altri organismi autorizzati o accreditati a svolgere le previste funzioni, in conformità delle norme regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano. ”
A sua volta,l’art.15 della richiamata DGRA n.157/06 , circa lo ” stato di disoccupazione ” ha precisato che esso concerne le persone ,che, in eta’ fissata dalla legge, sono in cerca di un’occupazione , senza aver precedentemente svolto un’attività lavorativa ovvero essendo rimaste prive di lavoro , oppure siano occupate con un reddito personale non superiore ad 8.000 € (in caso di lavoro subordinato ,pensione o cococo ) ovvero a 4.800 € (in caso di lavoro autonomo), “nell’anno solare” ,che ,malgrado la terminologia errata usata, invece di quella appropriata di “anno civile”, da intendersi riferita al periodo che va dall’1 gennaio al 31 dicembre di ciascun anno.
Infatti, è notorio che per “anno solare” si considera un periodo di 365 giorni, che può decorrere da qualsiasi giorno del calendario (si veda a tal proposito Cass. n.6599/1993, Cass. civ. sez. lavoro n. 27/05/1995, n, 5969, circ min. Lav n. 2/2001, n. 18/2012)
Inoltre , nella DGRA si stabilisce essere fondamentale che dette persone abbiano reso la dichiarazione di immediata disponibilita’ alla ricerca di un posto di lavoro
Peraltro, va ricordato che l’iscrizione all’elenco anagrafico dei Centri Impiego dalle fonti normative sopra citate risulta consentito pure alle” persone occupate”,che essendo in cerca di diversa occupazione si affidano a tale scopo ai servizi delle predette strutture,che ,tuttavia,sono impegnate a dedicare l’impegno istituzionale di competenza ,laddove lo stato di disoccupazione non è previsto quale requisito essenziale , con priorita’ ad inoccupati e disoccupati regolarmente iscritti come tali. .
b) Secondo dec.legvo n.150/15 (art.19)
Il D.Lgs. 150/2015 ,che si occupa delle politiche attive per l’impiego negli artt .da 18 a 28),definisce all’art. 19 ( che , a fronte delle modifiche introdotte dal dec.legvo 185/16 , è rimasto, nella sostanza uguale (riguardando l’unica novità il comma 1, ove la parola “lavoratori” è stata sostituita da “soggetti”) la condizione di disoccupazione , definendo disoccupati i lavoratori “privi di impiego” che dichiarano, in forma telematica, al Portale Nazionale delle politiche del lavoro, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il Centro per l’impiego.
In proposito , la Circolare Mlps n. 34 del 23 dicembre 2015,dedicata ad dec.legvo 150/15 ,evidenzia che :
occorre essere privi di impiego , vale a dire non svolgere alcuna attività lavorativa ,sia di tipo subordinato ,che di tipo autonomo. ,risultando l’unica attività lavorativa compatibile quella svolta con il lavoro accessorio per esplicita previsione normativa (art. 49, c. 4, del D.Lgs. n. 81/2015).
secondo la nota del Ministero del Lavoro . n. 2866 del 26/02/2016 si consente di essere considerati privi di impiego anche ai soggetti in possesso di partita IVA non movimentata negli ultimi 12 mesi.;
inoltre, si conferma che sono da considerare privi di impiego, coloro che sono interessati da fattispecie ,che pur se remunerate, non costituiscono rapporto di lavoro, come, ad esempio: tirocini, borse di studio, borse lavoro, servizio civile ed attività di pubblica utilità.
infine, necessita dichiarare la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro.concordata con i servizi impiego La Circolare del Mlps n. 34 del 23 dicembre 2015 conferma che ,ai fini dell’accesso ai servizi e alla misure di politica attiva del lavoro, lo stato di disoccupazione non rappresenta un requisito esclusivo, e ciò nel rispetto della convenzione dell’OIL n. 122/1964, nonché del principio di non discriminazione e di quanto previsto dall’art. 29 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE; sicché l’accesso a questi servizi e misure non può non essere accordato a coloro che lo richiedano, anche se impegnati in attività lavorative .Lo stato di disoccupazione è, peraltro , considerato come requisito per la partecipazione a specifici programmi di inserimento lavorativo ovvero concorrere alla definizione del requisito di partecipazione (come avviene, ad esempio, per lo stato di NEET (ossia i giovani che on studiano,non frequentano corsi di formazione e non lavorano),che,appunto,presuppone lo stato di disoccupazione) , che in questi casi lo stato di disoccupazione andrà verificato esclusivamente con riferimento a due momenti:
1)al momento dell’inizio del servizio o della misura di politica attiva.:
L’assenza di lavoro subordinato o di altro rapporto rientrante tra le tipologie soggette a comunicazione obbligatoria è verificata d’ufficio, sulla base delle informazioni registrate nella Scheda anagrafico-professionale (SAP).
L’assenza di attività lavorativa autonoma od’ impresa individuale, con o senza regime di partita IVA o comunque di altro reddito da lavoro non riconducibile a lavoro subordinato, deve essere autocertificata,.ex dpr n.445/2000
A nulla, invece, rileverà se la condizione di disoccupazione sia stata perduta in momenti intermedi tra la registrazione e l’inizio del servizio o della misura di politica attiva. Si applicherà la normativa vigente al momento dell’evento da verificare (di volta in volta il momento della registrazione ovvero dell’inizio della misura).
2) al momento della registrazione al Programma,
Invece , si conferma il criterio di priorità per i soggetti disoccupati, nella offerta dei servizi e delle misure di politica attiva del lavoro.
Lo stato di disoccupazione costituisce requisito necessario per avere accesso alla NASPI e all’ASDI (articoli 3 e 16, D.Lgs. n. 22/2015), alla DIS-COLL (art. 15, D.Lgs. n. 22/2015), oltre che per l’iscrizione nell’elenco tenuto dai servizi per il collocamento mirato (art. 8, L. n. 68/1999, cosi come modificato dal decreto legislativo n. 151/2015).
2) Lavoratore a rischio disoccupazione
Un’ulteriore situazione , citata nell’art. 19, c.4,del D.Lgs. 150/2015 , fa riferimento al “Lavoratore a rischio disoccupazione” , riferendosi ai lavoratori dipendenti che, per accelerare la presa in carico da parte dei CPI, possono effettuare la relativa dichiarazione al Portale nazionale delle politiche del lavoro sin dal momento del ricevimento della comunicazione di licenziamento, risultando in corso l’eventuale periodo di preavviso.
Resta stabilito che in questo caso il lavoratore acquisisce lo status di disoccupato dal momento della perdita effettiva del rapporto di lavoro.
3)La modalità di rilascio della DID
-Secondo dec.legvo 181/00(art 2.c.1) e DGRA 157/06(art.15, c.1,lett.c)
La condizione di disoccupato deve essere comprovata dalla presentazione da parte dell’interessato presso il centro per l’impiego nel cui ambito si trovi il suo domicilio, della dichiarazione (DID) resa ai sensi del DPR n. 445/2000 e attestante l’attività lavorativa svolta in precedenza e l’immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa.
La dichiarazione (DID) può essere presentata:
direttamente dal soggetto interessato, recandosi al Centro per l’impiego;
utilizzando i servizi informatici messi a disposizione dalla Regione;
mediante i servizi di cooperazione applicativa dell’Inps.
b) Secondo dec.levo 150/15 (art.20)
a)Entro 30 gg. dalla dichiarazione telematica il lavoratore disoccupato, conferma lo status contattando il CPI (art. 20 c.1). I percettori di sostegno al reddito, invece, contattano i CPI entro 15 giorni (art.21 c. 2).
b)Spetta, al CPI definire le modalità con cui essere contattato dal lavoratore disoccupato e comunque, nel caso in cui non vi fosse una attivazione diretta del medesimo nei primi 30 gg. dalla registrazione, spetta al CPI stesso a contattarlo per la profilazione ,che ne valuta il livello di occupabilità ,(non appena verrà reso disponibile il servizio dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) e per la stipula del patto di servizio
c)La nuova disciplina modifica i criteri dell’identificazione del CPI “competente”-,In generale, infatti, deve essere garantita al lavoratore, la facoltà di scegliere il CPI con cui stipulare il Patto di Servizio Personalizzato. ,tuttavia ,in via transitoria, nelle more della predisposizione del sistema informativo unico, il lavoratore disoccupato rilascia la DID, conferma lo status e sottoscrive il Patto di Servizio, presentandosi personalmente al CPI.Per i cd. percettori di sostegno al reddito il CPI competente è quello del domicilio indicato nella domanda inoltrata all’INPS.Per i beneficiari di ASDI il CPI competente come specificato nel decreto MLPS del 29 ottobre 2015 è quello di residenza.La nuova disciplina non prevede ulteriori conferme periodiche, poiché è delegato al Patto di Servizio Personalizzato il compito di stabilire le modalità con cui si sostanzia e si rende effettiva la disponibilità del lavoratore.
4)Accesso ai servizi competenti ed alle misure di politica attiva
a) Secondo dec.legvo n.181/00(Art.3) e Dgra 157/06 (art.17)
L’art.3 d.lvo 181/00 recita:
1.Le Regioni definiscono gli obiettivi e gli indirizzi operativi delle azioni che i servizi competenti, di cui all’articolo 1, comma 2, lettera g), effettuano al fine di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e contrastare la disoccupazione di lunga durata, sottoponendo i soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, ad interviste periodiche e ad altre misure di politica attiva secondo le modalità definite ed offrendo almeno i seguenti interventi
a) colloquio di orientamento entro tre mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione
b) proposta di adesione ad iniziative di inserimento lavorativo o di formazione o di riqualificazione professionale od altra misura che favorisca l’integrazione professionale:
1) nei confronti degli adolescenti, dei giovani e delle donne in cerca di reinserimento lavorativo, non oltre quattro mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione;
2) nei confronti degli altri soggetti a rischio di disoccupazione di lunga durata, non oltre sei mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione.
1-bis. Nei confronti dei beneficiari di ammortizzatori sociali per i quali lo stato di disoccupazione costituisca requisito, gli obiettivi e gli indirizzi operativi di cui al comma 1 devono prevedere almeno l’offerta delle seguenti azioni:
colloquio di orientamento entro i tre mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione
azioni di orientamento collettive fra i tre e i sei mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione, con formazione sulle modalità più efficaci di ricerca di occupazione adeguate al contesto produttivo territoriale
formazione della durata complessiva non inferiore a due settimane tra i sei e i dodici mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione, adeguata alle competenze professionali del disoccupato e alla domanda di lavoro dell’area territoriale di residenza
proposta di adesione ad iniziative di inserimento lavorativo entro la scadenza del periodo di percezione del trattamento di sostegno del reddito
1-ter Nei confronti dei beneficiari di trattamento di integrazione salariale o di altre prestazioni in costanza di rapporto di lavoro, che comportino la sospensione dall’attività lavorativa per un periodo superiore ai sei mesi, gli obiettivi e gli indirizzi operativi di cui al comma 1 devono prevedere almeno l’offerta di formazione professionale della durata complessiva non inferiore a due settimane adeguata alle competenze professionali del disoccupato
Si aggiunge che l‘art.17 della Dgra n.157/06 dispone circa un “Colloquio di orientamento” ,prevedendo che:
Il primo colloquio di orientamento è svolto dal Centro per l’impiego entro tre mesi dalla dichiarazione di sussistenza dello stato di disoccupazione.
Nel corso del primo colloquio di orientamento il Centro per l’impiego:
a) accerta e registra le effettive disponibilità del lavoratore;
b) illustra le opportunità offerte dal mercato del lavoro e le concrete possibilità di avvalersi di servizi pubblici e privati per la ricerca attiva del lavoro;
c) prescrive obblighi di ripresentazione .
Al fine di rendere maggiormente efficienti i meccanismi di incontro tra domanda ed offerta di lavoro, il lavoratore e l’operatore del servizio per l’impiego sottoscrivono, entro e non oltre sessanta giorni dal primo colloquio, un patto di servizio integrato in cui sono riportate le risultanze del colloquio stesso. Mediante il patto di servizio integrato il lavoratore si impegna a svolgere le azioni concordate nel piano individuale di attività con funzione di orientamento, formazione, riqualificazione professionale, tirocinio e e ogni altra iniziativa proposta dal servizio per l’impiego volta a favorire l’integrazione professionale o a migliorare le possibilità di inserimento lavorativo.
b) secondo dec.legvo n.150/15
Con particolare riguardo alla richiesta dei servizi e all’accesso alle misure di politica attiva del lavoro, la platea degli “utenti”, oltre ai soggetti espressamente individuati dalsuddetto articolo 18 (disoccupati, lavoratori beneficiari di strumenti di sostegno al reddito incostanza di rapporto di lavoro e a rischio disoccupazione), comprende anche tutti coloro cheseppur già occupati, siano in cerca di altra occupazione. Resta fermo, comunque, il criterio di
priorità nei confronti dei soggetti disoccupati sopra evidenziato.
Con riferimento, invece, all’assegno di ricollocazione, si precisa che, a norma dell’articolo 23 del
decreto legislativo n. 150/2015, lo stesso sarà riconosciuto, con le modalità definite dall’ANPAL,
solo ai disoccupati percettori della NASPI, la cuidurata di disoccupazione ecceda i quattro mesi.
In merito alla stipulazione del patto di servizio,con riferimento ai soggetti percettori di NASPI,ASDI e DIS-COLL e indennità di mobilità, lo stesso andrà sottoscritto presso il centro per l’impiegodi domicilio indicato nella domanda inoltrata all’Inps, mentre la generalità degli utenti potràscegliere, su tutto il territorio nazionale, il centro per l’impiego di riferimento, stante il principiosecondo cui i servizi e le misure di politica attiva del lavoro sono disponibili a tutti i residenti sulterritorio nazionale, a prescindere dalla regione oprovincia autonoma di residenza (articolo 11,comma 1, lett. c) del decreto legislativo n. 150/2015.
5) La sospensione dello stato di disoccupazione
a) Secondo dec.legvo 181/00 /art.4 ,c.1,lett.c) e Dgra 157/06(art.18)
La sospensione dello stato di disoccupazione trova applicazione in riferimento allo svolgimento di attività a tempo determinato non superiore a 4 mesi (se il soggetto è giovane di età non superiore ai 25 anni) ovvero a 29 se laureato), a 8 mesi, se adulto, a condizione che il reddito annuo di tale attività superi i limiti prima indicati(8000 ovvero 4800 euro) : in tal caso viene mantenuta la data di decorrenza dello stato didisoccupazione ,mentre non viene conteggiato ,nel periodo complessivamente maturato prima e dopo il rapporto a termine in questione , il numero dei mesi riferiti alla singola attività lavorativa che, nell’anno solare, ha comportato il superamento dei limiti di reddito
b) Secondo dec.legvo 150/15(art.19, comma 4)
In continuità con la previgente normativa , l’art.19,comma 4 del dec.legvo 150/15 prevede che , ,lo stato di disoccupazione è sospeso in caso di rapporto di lavoro subordinato di durata fino a sei mesi.
La Nota del Ministero del Lavoro, Prot. n. 2866 del 26/02/2016 chiarisce che:
1) in caso di attribuzione di una CO (a prescindere dalla durata del rapporto di lavoro) ad un soggetto che abbia rilasciato la DID, verrà prevista “in automatico” la sospensione dello stato di disoccupazione, per la durata massima di sei mesi.Qualora il contratto di lavoro abbia ab origine una durata superiore ai sei mesi e nel termine di sei mesi non interviene una C.O. di cessazione del rapporto di lavoro, si procederà alla decadenza dallo stato di disoccupazione, a far data dall’inizio del rapporto di lavoro.
2) Laddove, invece, intervenga una C.O. di cessazione entro il termine di sei mesi (ad esempio, entro tre mesi), la sospensione dello stato di disoccupazione terminerà dopo i tre mesi. e la durata della disoccupazione ricomincia a decorrere da tale termine.
6)Conservazione dello stato di disoccupazione
a)Secondo dec.legvo 181/00 )(art.4) e Dgra 157/06(art.18)
La conservazione dello stato di disoccupazione, nel d.lvo 181/00 e’ previsto dall’art.4 e dall’art 18 della Dgra 157/06 ,stabilendo che la stessa opera per coloro che svolgono un’attività lavorativa tale da assicurare un reddito non superiore al reddito minimo annuale(1gennaio-31 dicembre di ciascun anno)personale escluso da imposizione fiscale(8000 euro per dipendente, cococo o pensionato .ovvero 4800 euro per lavoratore oautonomo)
b) Secondo dec.legvo 150/15
Il D.Lgs. n. 150/2015.,che non prevede più l’istituto della conservazione dello stato di disoccupazione per conseguimento del reddito di cui all’art.4 del dec.legvo n.181/00, stabilisce ,invece ,che il soggetto che ha rilasciato la DID, ha sottoscritto il Patto di servizio personalizzato e continua ad essere privo di impiego, per mantenere lo stato di disoccupazione deve presentarsi al CPI quando viene convocato e partecipare alle misure di politiche attive concordate nel Patto di servizio.
Un’eventuale assenza deve essere causata da un “giustificato motivo” che ricorre nei casi specificati dalla Nota del Ministero del Lavoro, Prot. n. 2866 del 26/02/2016 e deve essere addotta nelle tempistiche indicate nella Nota medesima.
Pertanto , il “giustificato motivo”, ricorre in caso di:
documentato stato di malattia o di infortunio;
servizio civile o servizio di leva o richiamo alle armi;
stato di gravidanza, per i periodi di astensione previsti dalla legge;
citazioni in tribunale, a qualsiasi titolo, dietro esibizione dell’ordine di comparire da parte del magistrato;
gravi motivi familiari documentati e/o certificati;
casi di limitazione legale della mobilità personale;
ogni comprovato impedimento oggettivo e/o cause di forza maggiore, cioè ogni fatto o circostanza che impedisca al soggetto di presentarsi presso gli uffici, senza possibilità di alcuna valutazione di carattere soggettivo o discrezionale da parte di quest’ultimi.
Le ipotesi di giustificato motivo dovranno essere comunicate e documentate, di regola, entro la data e l’ora stabiliti per l’appuntamento, e comunque entro e non oltre il giorno successivo alla data prevista, pena l’applicazione delle sanzioni previste in tema di condizionalità.
Laddove il Centro per l’impiego abbia la necessità di ricevere chiarimenti, in merito a fattispecie specifiche relative alla sussistenza o meno di un giustificato motivo, potrà presentare una richiesta di parere, per il tramite dei competenti uffici regionali e mediante comunicazione via pec, alla Direzione Generale, all’indirizzo di posta dgpoliticheattive@pec.lavoro.gov.it (e successivamente all’ANPAL, una volta che la stessa sia stata costituita), prospettando nella richiesta la possibile soluzione da adottare.
Decorsi venti giorni dalla ricezione della richiesta, senza che la Direzione Generale (e, in seguito, l’ANPAL) si sia pronunciata, si produrrà il silenzio assenso verso la soluzione indicata dal Centro per l’impiego.
7)Calcolo dell’anzianità di disoccupazione
a)Secondo dec.legvo 181/00(art. 2 ,c.6) ) e Dgra 157/06 (art.21)
L’anzianità di disoccupazione viene calcolata a partire dalla data di rilascio della DID. Essa viene calcolata in mesi commerciali, per cui i periodi fino a quindici giorni all’interno di un unico mese non si computano, mentre i periodi superiori a 15 giorni si computano come mese intero
Si conferma, come è ribadito anche nella Nota del Ministero del Lavoro, Prot. n. 2866 del 26/02/2016 che , ai fini del calcolo della durata sia dello stato di disoccupazione ,che dei periodi di sospensione, il calcolo è giornaliero e si utilizza il criterio delle giornate di calendario..
8)La perdita dello stato di disoccupazione
a) Secondo dec.legvo 181/00 (art.4,lett b) e c)), Dgra 157/06 (art.19)
Essa interviene :
a)a seguito di attività lavorativa a tempo indeterminato oppure a tempo determinato superiore ai 4 mesi, se il soggetto è giovane,ovvero agli 8 mesi se adulto, che comporti un reddito annuo (1gennaio/31 dicembre) conseguito, con riferimento alla singola attività , superiore ai limiti annui di 8000 ovvero 4800 euro ;
b) in caso di mancata presentazione senza giustificato motivo alla convocazione del servizio competente nell’ambito delle misure di prevenzione di cui all’articolo 3 del dec.legvo 181/00;
c) in caso di rifiuto senza giustificato motivo di una congrua offerta di lavoro a tempo pieno ed indeterminato o determinato o di lavoro temporaneo ai sensi della legge 24 giugno 1997, n. 196, con durata del contratto a termine o, rispettivamente, della missione, in entrambi i casi superiore almeno a otto mesi, ovvero a quattro mesi se si tratta di giovane , considerando congrua l’offerta che prevede un profilo profesionale equivalente ,ossia comportante un medesimo inquadramento contrattuale rispetto a quello previsto dal patto di servizio sottoscritto mentre il lavoro e’ previsto nell’ambito dei bacini, distanza dal domicilio e tempi di trasporto con mezzi pubblici, stabiliti dalle Regioni ,ricordando che per l’Abruzzo sono fissati sedi di lavoro distanti entro 50 km dal domicilio e comunque raggiungibili entro 80 minuti con mezzi pubblici
b) Secondo il d.legvo 150/15
Si perde lo stato di disoccupazione nei seguenti casi:
1)Avvio di un’attività lavorativa, con contratto a tempo indeterminato e a tempo determinato della durata superiore a 6 mesi: la perdita è automatica e regolata dai meccanismi della sospensione (art. 19, c. 1, del D.lgs. n. 150/2015).
2)Avvio di un’attività di lavoro autonomo di qualsiasi durata :la perdita viene accertata nel momento in cui, come da Patto di Servizio Personalizzato, vi è una comunicazione con autocerticazione da parte dell’utente (art. 19, c. 1, del D.Lgs. n. 150/2015).
3)In caso di mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua in assenza di giustificato motivo (art. 20, c. 3, lett. c, D.Lgs. n. 150/2015
Per quanto concerne la definizione dell’ “Offerta di lavoro congrua”,si deve tener conto che l’art.25 del dec.legvo n.150/15 ,che non ha subito modifiche dal dec,.legvo n.185/16,recita:
“1. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali provvede alla
definizione di offerta di lavoro congrua, su proposta dell’ANPAL,
sulla base dei seguenti principi:
a) coerenza con le esperienze e le competenze maturate;
b) distanza dal domicilio e tempi di trasferimento mediante mezzi
di trasporto pubblico;
c) durata della disoccupazione;
d) retribuzione superiore di almeno il 20 per cento rispetto alla
indennita’ percepita nell’ultimo mese precedente, da computare senza
considerare l’eventuale integrazione a carico dei fondi di
solidarieta’, di cui agli articoli 26 e seguenti del decreto
legislativo attuativo della delega di cui all’articolo 1, comma 2,
della legge n. 183 del 2014.
2.I fondi di solidarieta’ di cui agli articoli 26 e seguenti del
decreto legislativo attuativo della delega di cui all’articolo 1,
comma 2, della legge n. 183 del 2014, possono prevedere che le
prestazioni integrative di cui all’articolo 3, comma 11, lettera a),
della legge n. 92 del 2012, continuino ad applicarsi in caso di
accettazione di una offerta di lavoro congrua, nella misura massima
della differenza tra l’indennita’ complessiva inizialmente prevista,
aumentata del 20 per cento, e la nuova retribuzione.
Fino alla data di adozione del provvedimento di cui al comma 1,
trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 4, comma 41,
e 42 della legge 28 giugno 2012, n. 92. ,che di seguito si riportano:
“41. Il lavoratore destinatario di una indennita’ di mobilita’ o di indennita’ o di sussidi, la cui corresponsione e’ collegata allo stato di disoccupazione o di inoccupazione, decade dai trattamentimedesimi, quando:
a) rifiuti di partecipare senza giustificato motivo ad unainiziativa di politica attiva o di attivazione proposta dai servizi competenti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera g), del decretolegislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni, o non vi partecipi regolarmente;
b) non accetti una offerta di un lavoro inquadrato in un livelloretributivo superiore almeno del 20 per cento rispetto all’importolordo dell’indennita’ cui ha diritto.
42. Le disposizioni di cui ai commi 40 e 41 si applicano quando leattivita’ lavorative o di formazione ovvero di riqualificazione sisvolgono in un luogo che non dista piu’ di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore, o comunque che e’ raggiungibile mediamente in 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblici.”
Pertanto ,in relazione alla perdita dello Stato di disoccupazione, il D.lgs. 150/2015 inasprisce, attraverso i nuovi meccanismi di condizionalità per i percettori il regime sanzionatorio in caso di mancata partecipazione alle misure di politica attiva concordate, prevedendo la decurtazione progressiva delle indennità prima della decadenza del trattamento e dallo stato di disoccupazione.
9) Occupati in cerca di altra occupazione
1) nella previgente normativa
L’argomento di cui al titolo ,non e’ una novita’ assoluta ,perche’ prevista ache dalla previgente normativa, secondo cui, ad esempio ,gli occupati iscritti nell’elenco anagrafico,partecipano alle graduatorie ( cc .dd.sui presenti o di giornata) per le assunzioni presso le pp.aa.
2) nel decreto legvo 150/15
La persona occupata in cerca di altra occupazione che si rivolge al CPI, pur non sottoscrivendo un Patto di Servizio, è presa in carico dal Centro medesimo ed è identificata e distinta dalle altre categorie di lavoratori.
La presa in carico, che avviene esclusivamente su richiesta del lavoratore, comporta per lo stesso, a seconda delle aspirazioni e delle esigenze, la possibilità di accedere ai servizi di incontro domanda e offerta di lavoro, alla consulenza orientativa finalizzata alla ricerca di lavoro più mirata e calibrata sulle proprie esperienze e/o aspirazioni, ma anche ad altri servizi erogati dai CPI, purché compatibili con l’orario di lavoro dell’utente.
10) La Condizione di “Non occupazione”
Tra le novità introdotte dal D.Lgs. 150/2015 risalta la cosi’ detta” Condizione di Non occupazione” (art. 19, c.7): ossia, la condizione dei soggetti non disponibili allo svolgimento dell’attività lavorativa.
Questa fattispecie è stata inserita per evitarne l’ingiustificata registrazione come disoccupati, specificando che, dalla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 150/2015, le norme nazionali o regionali ed i regolamenti comunali che condizionavano prestazioni di carattere sociale allo stato di disoccupazione, si intendono oggi riferite alla condizione di “non occupazione”.
La Circolare n. 34/2015 chiarisce che, in analogia alle disposizioni dell’art. 9 e 10 del D.Lgs. n. 22/2015 (dettate con riferimento alla NASpI) a tutela del diritto alla prestazione, per coloro che svolgono una attività lavorativa di “scarsa intensità” si intendono in condizione di “non occupazione” anche coloro che pur svolgendo una attività lavorativa ne ricavino un reddito annuo minimo escluso da imposizione (inferiore a € 8.000 per lavoro subordinato o parasubordinato e € 4.800 per lavoro autonomo).
Le amministrazioni interessate provvederanno, a verificare che il soggetto, che faccia richiesta di prestazioni sociali/assistenziali, risulti privo di impiego o svolga attività lavorativa da cui derivi un reddito che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi del DPR 917/1986.
Nelle more della stipula delle Convenzioni tra Anpal e le amministrazioni interessate, si rinvia a quanto previsto dal D.P.R. n. 445/2000 in tema di dichiarazioni sostitutive e di idonei controlli che le amministrazioni sono tenute ad effettuare sulla veridicità delle dichiarazioni
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References: art. 4
 art. 1
 art.4
 art.1
 Cass. 
 Cass. 
 articolo 18