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Timestamp: 2018-07-21 19:29:14+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 14/07/2017, Sentenza n.34522 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 14/07/2017 (ud. 16/03/2017), Sentenza n.34522
RIFIUTI - Gestione impianto - Inosservanza delle prescrizioni contenute nel provvedimento autorizzatorio - Subordine l'attività autorizzata all'accettazione della polizza fideiussoria - Art. 256, c. 3 e 4 D.Lgs. n. 152/2006.
Integra il reato di cui all'art. 256, c. 3 e 4 del D.Lgs. n. 152 del 2006 l'inosservanza delle prescrizioni contenute nel provvedimento autorizzatorio da parte del gestore di un impianto sia quelle, ad esempio, relative alla fase post-operativa di una discarica autorizzata (così Sez. 3, n. 40318 del 16/6/2016, P.M. in proc. Strazzer), che quelle relative alla fase pre-operativa di un impianto di deposito, ovvero messa in sicurezza e trattamento di rifiuti, come nel caso di specie, ove la prescrizione violata era quella che subordinava l'esercizio dell'attività autorizzata all'accettazione della polizza fideiussoria.
RIFIUTI - Qualità di rifiuto - Elementi positivi e negativi - Accordo di cessione a terzi - Effetti.
La qualità di rifiuto, una volta acquisita in base ad elementi positivi (il fatto che si tratti di beni residuo di produzione di cui i detentori si siano voluti disfare) e negativi (res non avente in sé il requisito di sottoprodotto), non viene meno in ragione dì un accordo di cessione a terzi, né del valore economico del bene conferito che sia stato riconosciuto nel medesimo accordo, in quanto va fatto riferimento alla volontà dei cedenti di disfarsi del bene e non già all'utilità che potrebbe ritrarne il cessionario (Cass. Sez.3, n. 5442/17 del 15/12/2016, P.M. in proc. Zantonello).
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Scusabilità dell'ignoranza della legge penale invocata dall'operatore professionale - Limiti della inevitabilità.
Il principio che la scusabilità dell'ignoranza della legge penale, può essere invocata dall'operatore professionale di un determinato settore solo ove dimostri, da un lato, di aver fatto tutto il possibile per richiedere alle autorità competenti i chiarimenti necessari e, dall'altro, di essersi informato in proprio, ricorrendo ad esperti giuridici, così adempiendo il dovere di informazione (così Sez.3, n. 35694 del 05/04/2011, Pavanati), in quanto i limiti della inevitabilità, e quindi della non colpevolezza, dell'ignoranza della legge penale, che scusa l'autore dell'illecito, debbono essere in ogni caso individuati in relazione allo specifico soggetto agente: mentre per il cittadino comune è sufficiente l'ordinaria diligenza nell'assolvimento di un dovere di informazione di tipo generico, attraverso la corretta utilizzazione dei normali mezzi di informazione, di indagine e di ricerca dei quali disponga, tale obbligo è particolarmente rigoroso per tutti coloro che svolgono professionalmente una determinata attività, i quali rispondono dell'illecito anche in virtù di una "culpa levis'' nello svolgimento dell'indagine giuridica. Per l'affermazione della scusabilità dell'ignoranza, occorre, cioè, che da un comportamento positivo degli organi amministrativi o da un complessivo pacifico orientamento giurisprudenziale, l'agente abbia tratto il convincimento della correttezza dell'interpretazione normativa e, conseguentemente, della liceità del comportamento tenuto. (Cass.. SSUU, n. 8154 del 10/6/1994, P.G. in proc. Calzetta, Sez. 5, n. 41476 del 25/9/2003, Izzo, Sez. 3, n. 172 del 06/11/2007, Picconi).
(riforma sentenza del 30/09/2016 del TRIBUNALE di BRESCIA) Pres. AMORESANO, Rel. ROSI, Ric. Bulgarini
sul ricorso proposto da BULGARINI ANGELO nato il 11/04/1966 a LONATO DEL GARDA;
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Dott. Paola Filippi.
IL PROC.GEN. CONCLUDE PER IL RIGElTO DEL RICORSO
1. Con sentenza del 30 settembre 2016 il Tribunale di Brescia in composizione monocratica ha condannato Bulgarini Angelo alla pena di duemila euro di ammenda ritenendolo responsabile del reato di cui all'art. 256, c. 4, in relazione al c.1, lett. a) del D.Lgs. n. 152 del 2006, perchè, nella qualità di amministratore unico della società Metalservice srl, esercitava un'attività di recupero e messa in riserva di rifiuti speciali non pericolosi prodotti da terzo senza osservare le prescrizioni imposte dall'atto dirigenziale della prov. di Brescia n. 3613 del 12/6/2014, che autorizzava la realizzazione e l'esercizio dell'attività e, nello specifico:
a) accettava presso l'impianto anche rifiuti provenienti da privati, in violazione delle limitazioni previste nell'atto autorizzativo;
b) avviava l'attività di messa in riserva e trattamento di rifiuti speciali in data antecedente all'accettazione da parte della provincia di Brescia della dovuta garanzia finanziaria, in violazione del punto 4 dell'atto autorizzativo, fatto accertato in Desenzano del Garda il 25 luglio 2014.
2. Avverso la sentenza l'imputato, per mezzo del difensore di fiducia, ha proposto ricorso per cassazione chiedendone l'annullamento per i seguenti motivi:
1) Mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione sul punto della responsabilità del ricorrente, considerato che la società della quale egli era amministratore ha ricevuto il materiale ferroso a seguito di acquisto da fornitori e non risulta che tale materiale potesse essere classificato quale rifiuto; infatti nessuna attività di trattamento del materiale era stata effettuata prima dell'accettazione della polizza fideiussoria alla quale era stata subordinata l'autorizzazione (accettazione intervenuta il 24 luglio 2014), mentre dal 30 giugno 2014 al 24 luglio 2014 la società ha unicamente effettuato la messa in riserva di tale materiale, come desumibile dal contenuto dell'autorizzazione stessa (sez. B, punto 1.3, allegato A);
2) Violazione di norme processuali e penali e mancanza e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla sussistenza di errore di fatto ex art. 47 c.p., in ordine al contenuto della menzionata autorizzazione, trattandosi di errore non già afferente norme extra- penali come ritenuto dal Tribunale, ma connesso ad un contenuto descrittivo equivoco circa i contenuti dell'autorizzazione;
3) Mancanza di motivazione in ordine al giudizio di offensività della condotta, non avendo la sentenza fornito indicazioni in ordine all'offensività concreta che sarebbe derivata, considerata la successiva accettazione della polizza fideiussoria ed il fatto che tale aspetto dell'autorizzazione ha natura esclusivamente economica e nulla ha a che vedere con la gestione dei rifiuti e la tutela dell'ambiente;
4) Violazione della legge penale e contraddittorietà ed illogicità della motivazione, quanto all'esclusione dell'applicabilità dell'art. 131 bis c.p., per mancanza di condotta riparatoria, atteso che tale motivazione non ha tenuto conto della mancata incidenza della violazione ascritta rispetto al bene tutelato dalla fattispecie ed ha trascurato la considerazione della successiva accettazione della polizza fideiussoria da parte dell'ente locale in data 25 luglio 2014 che ha legittimato anche l'attività svolta anteriormente.
1. Va rilevato che i primi tre motivi di ricorso non sono fondati. Innanzitutto va affermata la qualità di rifiuto del materiale ferroso conferito da terzi alla società amministrata dal ricorrente, in quanto la qualità di rifiuto, una volta acquisita in base ad elementi positivi (il fatto che si tratti di beni residuo di produzione di cui i detentori si siano voluti disfare) e negativi (res non avente in sé il requisito di sottoprodotto), non viene meno in ragione dì un accordo di cessione a terzi, né del valore economico del bene conferito che sia stato riconosciuto nel medesimo accordo, in quanto va fatto riferimento alla volontà dei cedenti di disfarsi del bene e non già all'utilità che potrebbe ritrarne il cessionario (in tal senso, cfr. Sez.3, n. 5442/17 del 15/12/2016, P.M. in proc. Zantonello, Rv. 269249).
5. Infatti va ribadito il principio che la scusabilità dell'ignoranza della legge penale, può essere invocata dall'operatore professionale di un determinato settore solo ove dimostri, da un lato, di aver fatto tutto il possibile per richiedere alle autorità competenti i chiarimenti necessari e, dall'altro, di essersi informato in proprio, ricorrendo ad esperti giuridici, così adempiendo il dovere di informazione (così Sez.3, n. 35694 del 05/04/2011, Pavanati, Rv. 251225), in quanto i limiti della inevitabilità, e quindi della non colpevolezza, dell'ignoranza della legge penale, che scusa l'autore dell'illecito, debbono essere in ogni caso individuati in relazione allo specifico soggetto agente: mentre per il cittadino comune è sufficiente l'ordinaria diligenza nell'assolvimento di un dovere di informazione di tipo generico, attraverso la corretta utilizzazione dei normali mezzi di informazione, di indagine e di ricerca dei quali disponga, tale obbligo è particolarmente rigoroso per tutti coloro che svolgono professionalmente una determinata attività, i quali rispondono dell'illecito anche in virtù di una "culpa levis'' nello svolgimento dell'indagine giuridica. "Per l'affermazione della scusabilità dell'ignoranza, occorre, cioè, che da un comportamento positivo degli organi amministrativi o da un complessivo pacifico orientamento giurisprudenziale, l'agente abbia tratto il convincimento della correttezza dell'interpretazione normativa e, conseguentemente, della liceità del comportamento tenuto". (cfr. SSUU, n. 8154 del 10/6/1994, P.G. in proc. Calzetta Rv. 197885, Sez. 5, n. 41476 del 25/9/2003, Izzo, Rv. 227042, Sez. 3, n. 172 del 06/11/2007, Picconi, Rv. 238600).
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 Art. 256
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 art. 47
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