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Timestamp: 2020-05-29 04:56:49+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 30770 del 26/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30770 del 26/11/2019
Cassazione civile sez. trib., 26/11/2019, (ud. 07/03/2019, dep. 26/11/2019), n.30770
sul ricorso iscritto al n. 19189/2014 R.G. proposto da:
CAD SERNAV s.r.l. rappresentata e difesa dagli avv.ti Sara Armella e
Maria Antonelli ed elettivamente domiciliata presso lo studio di
quest’ultima in Roma, piazza Gondar n. 22, giusta procura speciale a
Liguria n. 109/14, depositata il 31 gennaio 2014.
Uditi l’Avv.to dello Stato d.ssa Francesca Subrani per la ricorrente
e l’avv. Marina Milli (su delega scritta dell’avv. Sara Armella) per
il Cad Sernav s.r.l..
Il Cad Sernav s.r.l. impugnava l’avviso di accertamento n. 26661/RU/2010 emesso dall’Agenzia delle Dogane di La Spezia per il recupero di dazi doganali antidumping relativi alle importazione dalla Cina di chiusini in ghisa non malleabile, a seguito della revoca, disposta dalla Commissione Europea con decisione n. 389 del 13 luglio 2010, delle precedenti riduzioni ed esenzioni doganali concesse con decisione n. 109/2006. La Commissione Tributaria Provinciale di La Spezia con sentenza n. 57/4/12 del 21.3.2012 respingeva il ricorso proposto dalla Sernav s.r.l., che proponeva appello. La Commissione tributaria regionale della Liguria, con sentenza n. 109/2014 depositata il 31 gennaio 2014 in riforma della sentenza di primo grado, accoglieva l’appello del contribuente, con la motivazione che la decisione della CE di revoca dei benefici doganali concessi non avesse effetto retroattivo. Avverso tale sentenza ricorre per cassazione l’Agenzia delle dogane e dei monopoli e chiede la cassazione della sentenza impugnata con ogni conseguenza di legge. Il Cad Sernav deposita controricorso e memoria ex art. 378 c.p.c..
2. Inammissibilità del controricorso.
Il controricorso del Cad Sernav è inammissibile perchè proposto tardivamente, in violazione del termine di gg. 20 previsto dall’art. 370 c.p.c.. Infatti il ricorso principale dell’Agenzia delle
dogane e dei monopoli è stato notificato alla controparte il 24 luglio 2014, mentre il controricorso è stato notificato tardivamente in data 12 gennaio 2015. La sanzione di inammissibilità travolge anche la possibilità di depositare memorie scritte, che pertanto vanno considerate tamquam non essent.
3.1 Sono applicabili al caso, ratione temporis, le seguenti norme: a) Regolamento CE 25 luglio 2005 n. 1212/2005 con cui sono stati istituiti dazi antidumping definitivi sulla importazione nella Comunità di alcuni tipi di pezzi fusi originari della Repubblica popolare cinese. b) Decisione della Commissione Europea n. 109 del 19 gennaio 2006, con cui “è stato accettato l’impegno offerto dalla camera di Commercio cinese per l’importazione e l’esportazione di macchinari e prodotti elettronici (CCCME) e dai produttori che hanno collaborato, indicati di seguito, in relazione al procedimento antidumping relativo alle importazioni di alcuni tipi di pezzi fusi originari della Repubblica popolare cinese”. c) Regolamento CE n. 268/2006 del 14 febbraio 2006 con cui sono state esentate sotto condizione dal dazio antidumping “le importazioni dichiarate per l’immissione in libera pratica e fatturate dalle società che hanno offerto impegni accettati dalla Commissione…” d) Decisione della Commissione Europea n. 389 del 13 luglio 2010, con cui, a seguito dell’accertamento di reiterate violazioni dell’impegno precedentemente assunto si procede a “revocare l’accettazione dell’impegno e abrogare la decisione 2006/109/CE. Alle importazioni di tali società relative al prodotto in esame deve pertanto applicarsi il dazio antidumping definitivo stabilito”.
4. Esame dei motivi di ricorso.
4.1-Il ricorso è fondato. Le sbrigative considerazioni su cui si fonda la decisione impugnata non reggono alle osservazioni dell’Agenzia ricorrente, che evidenziano l’errore di diritto in cui è incorso il giudice dell’appello nel ritenere non applicabile al caso in esame la revoca del beneficio doganale in quanto non avente efficacia retroattiva. La decisione impugnata, infatti, si basa unicamente su considerazioni sull’efficacia della legge nel tempo di cui non viene specificata la fonte, e che non tengono conto della particolare natura e della origine dei provvedimenti di concessione e di revoca del beneficio doganale.
4.2- Occorre invece considerare la fonte unionale della regola di diritto applicabile ed il carattere condizionato del beneficio accordato dalla UE. Va premesso a tal fine che nel trattato istitutivo della C.E. non è formulata alcuna regola generale sull’efficacia della legge nel tempo assimilabile a quella di cui all’art. 11 disp. gen. c.c..
4.3- Per altro verso, l’esame della normativa unionale applicabile evidenzia la natura condizionata fin dall’origine del beneficio doganale concesso agli operatori economici cinesi, che per ottenere l’esenzione dal dazio avevano assunto l’impegno di praticare dei prezzi minimi all’esportazione tali da eliminare gli effetti pregiudizievoli del dumping. Infatti, al fine di assicurare il rispetto dell’impegno la C.E. aveva prescritto l’osservanza di precise condizioni, fra cui l’obbligo di trasparente fatturazione (considerando n. 6 della Decisione CE n. 109 del 19 gennaio 2006), la estensione a tutti i firmatari dell’impegno congiunto delle conseguenze delle violazioni da parte di uno di essi (considerando n. 3 della predetta Decisione), l’applicazione retroattiva del dazio antidumping per le pertinenti transazioni in caso di violazione dell’impegno (considerando nn. 7 e 8 della predetta Decisione), in conformità al considerando n. 9 del Regolamento CE n. 268 del 14 febbraio 2006: “per garantire inoltre l’effettivo rispetto dell’impegno è opportuno che gli importatori siano consapevoli che un’eventuale violazione dell’impegno può comportare l’applicazione retroattiva del dazio antidumping per le pertinenti transazioni”.
4.4- In base alle considerazioni che precedono appare evidente, dunque, che il beneficio dell’esenzione dal dazio antidumping era stato concesso dalla CE sotto condizione del rispetto dell’impegno assunto da parte degli operatori economici firmatari, e con la sanzione in caso di inosservanza dell’impegno, di applicazione retroattiva del dazio sulle transazioni nel frattempo effettuate, rischio di cui gli operatori erano stati portati preventivamente a conoscenza e che, sottoscrivendo l’impegno, avevano implicitamente accettato. Di conseguenza la revoca della esenzione doganale concessa in precedenza, disposta con la decisione della CE n. 389 del 13 luglio 2010 ha operato con effetto risolutivo ex tunc, per cui è legittima la ripresa a tassazione delle transazioni pertinenti nel frattempo effettuate.
5.- Decisioni finali.
In base alle considerazioni che precedono, il ricorso deve essere accolto ed il controricorso dichiarato inammissibile, con la conseguente cassazione della sentenza impugnata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Liguria, in diversa composizione, per un nuovo giudizio in cui verranno esaminate anche le questioni ritenute assorbite dalla sentenza impugnata, su cui non vi è stata alcuna decisione, ed a cui si demanda il regolamento delle spese processuali.
La Corte accoglie il ricorso, dichiara inammissibile il controricorso cassa la sentenza impugnata e rinvia per un nuovo giudizio, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Liguria, in diversa composizione.

References: Sentenza 
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 art. 378
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