Source: https://www.diritto.it/reato-omesso-versamento-iva-basato-debito-dichiarato-non-effettivo-tenuita-del-difficoltosa/
Timestamp: 2020-06-07 01:02:03+00:00

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Omesso versamento IVA e particolare tenuità del fatto
La causa di non punibilità della “particolare tenuità del fatto” è applicabile soltanto alla omissione per un ammontare vicinissimo alla soglia di punibilità (fissata a 250.000 euro) poiché il grado di offensività che dà luogo a reato è già stato valutato dal legislatore nella determinazione della soglia di rilevanza penale; uno scostamento di oltre 4 mila euro non può affatto definirsi esiguo.
Decisione: Sentenza n. 14595/2018 Cassazione Penale – Sezione III
Ai fini della integrazione del reato di cui all’art. 10-ter, d.lgs. n. 74 del 2000 è necessario e sufficiente che l’imposta sul valore aggiunto non versata sia quella «dovuta in base alla dichiarazione annuale»: Il debito erariale rilevante ai fini del reato è solo quello oggetto della dichiarazione annuale, che costituisce un presupposto necessario ai fini della consumazione del reato.
La causa di non punibilità della “particolare tenuità del fatto”, prevista dall’art. 131-bis codice penale, è applicabile soltanto alla omissione per un ammontare vicinissimo alla soglia di punibilità, fissata a 250.000 euro, in considerazione del fatto che il grado di offensività che dà luogo a reato è già stato valutato dal legislatore nella determinazione della soglia di rilevanza penale, e uno scostamento di 4.345,00 euro non può affatto definirsi esiguo.
La Cassazione ha ricordato anche che la circostanza che l’imputato non fosse il legale rappresentante della società nell’anno di imposta oggetto della dichiarazione annuale non ha alcuna rilevanza: quel che rileva, ai fini della sussistenza del dolo (generico), è la consapevole omissione del versamento dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione annuale che, nel caso di specie, era stata da lui stesso presentata l’anno prima.
Nel rideterminare il trattamento sanzionatorio (otto mesi di reclusione) la Corte di appello aveva valutato, a favore dell’imputato, il modesto superamento della soglia di punibilità e, a suo sfavore, i precedenti penali specifici (quattro condanne di cui due per il reato di omesso versamento di contributi previdenziali e assistenziali, due per il reato di omesso versamento). Anche per questa ragione aveva negato la applicazione delle circostanze attenuanti generiche e la concessione dei doppi benefici.
La Suprema Corte ha anche precisato che le circostanze attenuanti generiche non sono oggetto di un diritto con il cui mancato riconoscimento il giudice di merito si deve misurare poiché, non diversamente da quelle “tipizzate”, la loro attitudine ad attenuare la pena si deve fondare su fatti concreti.
Ai fini di tale giudizio, infatti, occorre aver riguardo «alle circostanze indicate nell’art. 133» (art. 164, cod. pen.) e, dunque, anche alla capacità a delinquere come desumibile da tutti gli elementi di cui al secondo comma, non solo i precedenti penali e giudiziari, ma anche dalla condotta e dalla vita del reo antecedenti al reato. Il fatto che l’imputato abbia reiteratamente posto in essere condotte analoghe a quella per la quale si procede rende non manifestamente illogica la prognosi negativa di futura astensione dal reato, a prescindere dalla sopravvenuta penale irrilevanza di tali condotte.
Cass. SS.UU. 37424/2013
Cass. 44071/2014
Cass. 3529/2013
Cass. 34682/2005
Vigente al: 27-10-2018
Aggiornamento: lLa Corte Costituzionale, con sentenza 7 – 8 aprile 2014, n. 80 (in G.U. 1a s.s. 16/4/2014, n. 17), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 10-ter del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nella parte in cui, con riferimento ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011, punisce l’omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla relativa dichiarazione annuale, per importi non superiori, per ciascun periodo di imposta, ad euro 103.291,38”.
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References: Sentenza 

Cass. 

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