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Timestamp: 2018-03-20 11:46:26+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 09 gennaio 2018, n. 270 - Pensione di anzianità secondo il sistema retributivo e retribuzione svizzera da riparametrare alla retribuzione italiana secondo un calcolo proporzionale - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 09 gennaio 2018, n. 270 – Pensione di anzianità secondo il sistema retributivo e retribuzione svizzera da riparametrare alla retribuzione italiana secondo un calcolo proporzionale
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 09 gennaio 2018, n. 270
Pensione di anzianità secondo il sistema retributivo – Retribuzioni percepite dall’assicurato in Svizzera – Convenzione tra Italia e Svizzera del 4 luglio 1969 – Minore aliquota contributiva applicata in Svizzera – Retribuzione svizzera da riparametrare alla retribuzione italiana secondo un calcolo proporzionale – Interpretazione autentica dell’art. 5 del D.P.R. n. 488/1968
Con sentenza n. 1533/2008 la Corte d’appello di Lecce accoglieva l’appello proposto dall’Inps avverso la sentenza con la quale era stato riconosciuto il diritto di M.F.C. a percepire la pensione di anzianità secondo il sistema retributivo, come previsto dall’articolo 5 del d.p.r. 27 aprile 1968 n. 488, ai sensi dell’accordo aggiuntivo alla convenzione tra l’Italia e la Svizzera del 4 luglio 1969, ratificato e reso esecutivo con la legge 18 maggio 1973 n. 283; tenuto conto, ai fini del calcolo della retribuzione annua pensionabile, delle retribuzioni percepite dall’assicurato in Svizzera, a nulla rilevando che per la legislazione svizzera l’aliquota contributiva fosse stata minore rispetto a quella prevista dalla legislazione italiana.
A fondamento della decisione di riforma la Corte osservava che il richiamato art. 5 del d.p.r. n. 488/1968 era stato interpretato autenticamente con l’articolo 1 comma 777 della legge n. 297 del 27 settembre 2006 il quale era chiaro nel senso che per l’assicurato la retribuzione corrisposta in Svizzera non potesse essere conteggiata per intero ai fini del calcolo della retribuzione annua pensionabile, perché minore era stata l’aliquota contributiva applicata in Svizzera rispetto a quella vigente in Italia nello stesso periodo; pertanto, secondo la norma, la retribuzione Svizzera doveva essere parametrata alla retribuzione italiana secondo un calcolo proporzionale che tenesse conto delle diverse aliquote, moltiplicando per cento i contributi versati secondo l’aliquota svizzera e dividendo tale importo per l’aliquota italiana e ciò al fine di equiparare le retribuzioni ai contributi versati.
Osservava inoltre la Corte d’appello che la Corte Costituzionale con sentenza n. 172 del 6-19 maggio 2008 aveva dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale della norma, proposta sul presupposto che la norma potesse avere introdotto un nuovo criterio contabile non ricavabile dalla disposizione asseritamente interpretata, in contrasto anche con il diverso significato univocamente attribuito dalla stessa Corte di Cassazione all’art. 5 del D.P.R. n. 488/1968.
In definitiva, secondo la Corte d’Appello, il sistema retributivo di calcolo della pensione di anzianità era principio di generale applicazione, a parità di aliquote contributive, dovendosi, invece, riparametrare la retribuzione per il lavoro prestato all’estero, se differenti le aliquote contributive e ciò al fine di consentire identiche prestazioni pensionistiche a parità di contributi versati.
Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione M.F.C. con un motivo di censura nel quale formula questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 comma 777 legge 27.12.2006 in relazione all’art. 117 Cost.
L’INPS ha resistito con controricorso, illustrato da memoria ex art. 378 c.p.c.
1.- Preliminarmente deve essere respinta l’eccezione di inammissibilità del ricorso per la mancata formulazione di motivi e del quesito di diritto. In realtà entrambi i requisiti devono ritenersi insiti nel contenuto del ricorso con il quale il ricorrente censura la sentenza d’appello per aver ritenuto applicabile al caso di specie l’art. 1, comma 777 della legge 296/2007, pur essendo la norma sospettata di illegittimità costituzionale; talchè lo stesso quesito di diritto si sostanzia nella pretesa applicabilità alla fattispecie della disciplina precedentemente in vigore e sulla quale è intervenuta quella asseritamente incostituzionale.
2. Nel merito il ricorso è infondato atteso che la censura mira a sostenere che la norma non abbia natura interpretativa bensì innovativa, secondo una tesi che è stata confutata dalla Corte Cost. con la sentenza n. 172/08 nella quale è stato osservato che la norma in questione ha reso invece esplicito un precetto già contenuto nelle disposizioni oggetto dell’interpretazione autentica, nell’ambito di un sistema previdenziale tendente alla corrispondenza fra le risorse disponibili e le prestazioni erogate.
3. Non è privo di rilievo osservare inoltre che con successiva pronuncia (sent. n. 264 del 2012 ) la stessa Corte Costituzionale ha affermato che, nel bilanciamento tra la tutela dell’interesse sotteso all’art. 6, paragrafo 1, CEDU, e la tutela degli altri interessi costituzionalmente protetti complessivamente coinvolti nella disciplina recata dall’art. 1, comma 777, I. n. 296/2006, sussistevano quei preminenti interessi generali che giustificavano il ricorso alla legislazione retroattiva, trattandosi in specie di assicurare che il sistema previdenziale risponda a criteri di corrispondenza tra le risorse disponibili e le prestazioni erogate e di impedire alterazioni della disponibilità economica a svantaggio di alcuni contribuenti ed a vantaggio di altri, così garantendo il rispetto dei principi di uguaglianza e di solidarietà che occupano una posizione privilegiata nel bilanciamento con gli altri valori costituzionali, ha dapprima rilevato come l’art. 1, comma 777, cit., sia ispirato ai principi di uguaglianza e di proporzionalità, in quanto, tenendo conto della circostanza che i contributi versati in Svizzera sono notevolmente inferiori a quelli versati in Italia, si limita ad operare una riparametrazione diretta a rendere i contributi proporzionati alle prestazioni, in modo da livellare i trattamenti per evitare sperequazioni e rendere sostenibile l’equilibrio del sistema previdenziale a garanzia di coloro che usufruiscono delle sue prestazioni.
4. Inoltre con recente pronuncia (sent. n. 166/2017) la Corte Costituzionale ha pure dichiarato inammissibile l’ulteriore questione di legittimità costituzionale della disposizione in esame, sollevata da questa Corte, con ordinanza n. 4881 del 2015, per contrasto con l’art. 117, comma 1°, Cost. in relazione all’art. 6, par. 1, e all’art. 1, Protocollo n. 1 allegato alla CEDU, per come interpretato dalla Corte EDU nella sentenza 15.5.2014 (Stefanetti ed altri c/ Italia): ha osservato, infatti, il giudice delle leggi che la citata sentenza della Corte EDU non evidenzia «un profilo di incompatibilità, con l’art. 1 del Protocollo addizionale alla CEDU, che sia riferito, o comunque riferibile, alla disposizione nazionale in esame, in termini che ne comportino, per interposizione, il contrasto – nella sua interezza – con l’art. 117, primo comma, Cost.», quanto piuttosto «l’esistenza di una più circoscritta area di situazioni in riferimento alle quali la riparametrazione delle retribuzioni percepite in Svizzera, in applicazione della censurata norma nazionale retroattiva, può entrare in collisione con gli evocati parametri convenzionali e, corrispondentemente, con i precetti di cui agli artt. 3 e 38 della Costituzione», e – dato atto che tale area non è stata delineata in termini generali nella sentenza della Corte EDU, il cui giudizio tiene invece conto, «quali “elementi pertinenti”, dei lunghi periodi da quei soggetti trascorsi in Svizzera, della entità dei contributi ivi versati, della loro categoria lavorativa di appartenenza e della qualità dei rispettivi stili di vita» – ha concluso nel senso che «l’indicazione di una soglia (fissa o proporzionale) e di un non superabile limite di riducibilità delle “pensioni svizzere” […] come pure l’individuazione del rimedio, congruo e sostenibile, atto a salvaguardare il nucleo essenziale del diritto leso, […] presuppongono, evidentemente, la scelta tra una pluralità di soluzioni rimessa, come tale, alla discrezionalità del legislatore».
5.- La proposta questione di costituzionalità deve essere quindi ritenuta manifestamente infondata ed il ricorso deve essere rigettato. In considerazione della novità e straordinaria complessità della questione trattata, per il cui esito ultimo è stato necessario attendere il citato pronunciamento del giudice delle leggi, sussistono giusti motivi per compensare le spese del giudizio di legittimità.
CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 17446 depositata il 31 agosto 2016 – In tema di assegno mensile di invalidità previsto dall’art. 13 della l. 118/1971, è sempre necessario, ai fini dell’accoglimento della domanda, che venga accertata la sussistenza di tutti i requisiti previsti dalla legge per l’insorgenza di tale diritto
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 28 novembre 2017, n. 28405 – Cassa di Previdenza Forense – Riconoscimento di periodo di contribuzione – Lasso di tempo intercorso tra la fine del praticantato ed il conseguimento dell’abilitazione

References: Sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 sentenza 
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 art. 378
 sentenza 
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