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Timestamp: 2019-12-15 11:33:30+00:00

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Legislazione di riferimento del C.C. (Minorile) - 101Professionisti.it
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[1] La responsabilità penale è personale.
[2] L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
[3] Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
[4] Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.
art. 30 Cost.
La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità
[1] La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
[2] Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù favorendo gli istituti necessari a tale scopo.
Il decreto acquista efficacia quando è decorso il termine previsto nel quarto comma, senza che sia stato proposto reclamo
Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli1.
Art. 148 - Concorso negli oneri [1] [2]
1 La Corte Costituzionale, con sentenza interpretativa di rigetto 21 ottobre 2005, n. 394, ha dichiarato non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale del presente articolo, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 30 della Costituzione, dal Tribunale di Genova, con l'ordinanza 15 ottobre 2003.
[1] I coniugi devono adempiere l'obbligazione prevista nell'articolo precedente in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo [143 c. 2]. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti legittimi o naturali, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli [147, 324 c. 2].
[2] In caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l'inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell'obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all'altro coniuge o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione della prole [193 c. 2].
[3] Il decreto, notificato [c.p.c. 137 ss.] agli interessati ed al terzo debitore, costituisce titolo esecutivo [c.p.c. 474], ma le parti ed il terzo debitore possono proporre opposizione nel termine di venti giorni dalla notifica. [3]
[4] L'opposizione è regolata dalle norme relative all'opposizione al decreto di ingiunzione [c.p.c. 645], in quanto applicabili.
[5] Le parti ed il terzo debitore possono sempre chiedere, con le forme del processo ordinario, la modificazione e la revoca del provvedimento.
1 Articolo sostituito dall'art. 30, L. 19 maggio 1975, n. 151.
2 La Corte Costituzionale, con sentenza interpretativa di rigetto 21 ottobre 2005, n. 394, ha dichiarato non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale del presente articolo, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 30 della Costituzione, dal Tribunale di Genova, con l'ordinanza 15 ottobre 2003.
3 La Corte costituzionale con sentenza interpretativa di rigetto 14 giugno 2002, n. 236, ha dichiarato non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale del presente comma , sollevata in riferimento agliartt. 3, 24 e 30 della Costituzione.
«Art. 155. - (Provvedimenti riguardo ai figli) – Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice che pronuncia la separazione personale dei coniugi adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole. La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente. Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:
1) le attuali esigenze del figlio; 2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori; 3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore; 4) le risorse economiche di entrambi i genitori; 5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
L’assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice. Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi».
«Art. 155-bis. - (Affidamento a un solo genitore e opposizione all’affidamento condiviso) – Il giudice può disporre l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che
l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore.Ciascuno dei genitori può, in qualsiasi momento, chiedere l’affidamento esclusivo quando sussistono le condizioni indicate al primo comma. Il giudice, se accoglie la domanda, dispone l’affidamento esclusivo al genitore istante, facendo salvi, per quanto possibile, i diritti del minore previsti dal primo comma dell’articolo 155. Se la domanda risulta manifestamente infondata, il giudice può considerare il comportamento del genitore istante ai fini della determinazione dei provvedimenti da adottare nell’interesse dei figli, rimanendo ferma l’applicazione dell’articolo 96 del codice di procedura civile.
Art. 155-ter. - (Revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli) – I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’attribuzione dell’esercizio della potestà su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo. Art. 155-quater. – (Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza) – Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643. Nel caso in cui uno dei coniugi cambi la residenza o il domicilio, l’altro coniuge può chiedere, se il mutamento interferisce con le modalità dell’affidamento, la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici.
Art. 155-quinquies. - (Disposizioni in favore dei figli maggiorenni) – Il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all’avente diritto. Ai figli maggiorenni portatori di handicap grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, si applicano integralmente le disposizioni previste in favore dei figli minori.
Art. 155-sexies. - (Poteri del giudice e ascolto del minore) – Prima dell’emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all’articolo 155, il giudice può assumere, ad istanza di parte o d’ufficio, mezzi di prova. Il giudice dispone, inoltre, l’audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento. Qualora ne ravvisi l’opportunità, il giudice, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, può rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’articolo 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli».
Il minore ammesso a contrarre matrimonio è pure capace di prestare il consenso per tutte le relative convenzioni matrimoniali, le quali sono valide se egli è assistito dai genitori esercenti la potestà su di lui o dal tutore o dal curatore speciale nominato a norma dell'articolo 90.
Il marito è padre del figlio concepito durante il matrimonio
Si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato quando sono trascorsi centottanta giorni dalla celebrazione del matrimonio [e non sono ancora trascorsi trecento giorni dalla data dell'annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio.
La presunzione non opera decorsi trecento giorni dalla pronuncia di separazione giudiziale, o dalla omologazione di separazione consensuale, ovvero dalla data della comparizione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione o dei giudizi previsti nel comma precedente.
Possono analogamente provare il concepimento durante la convivenza quando il figlio sia nato dopo i trecento giorni dalla pronuncia di separazione giudiziale, o dalla omologazione di separazione consensuale, ovvero dalla data di comparizione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione o dei giudizi previsti nel comma precedente.
art. 235 - Disconoscimento di paternità
3) se nel detto periodo la moglie ha commesso adulterio o ha tenuto celata al marito la propria gravidanza e la nascita del figlio. In tali casi il marito è ammesso a provare che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre, o ogni altro fatto tendente ad escludere la paternità.
Basta in mancanza di questo titolo, il possesso continuo dello stato di figlio legittimo.
L'azione di disconoscimento della paternità da parte della madre deve essere proposta nel termine di sei mesi dalla nascita del figlio2 .
Il marito può disconoscere il figlio nel termine di un anno che decorre dal giorno della nascita quando egli si trovava al tempo di questa nel luogo in cui è nato il figlio; dal giorno del suo ritorno nel luogo in cui è nato il figlio o in cui è la residenza familiare se egli ne era lontano. In ogni caso, se egli prova di non aver avuto notizia della nascita in detti giorni, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto notizia3 e 4 .
L'azione può essere altresì promossa da un curatore speciale nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni, su istanza del figlio minore che ha compiuto i sedici anni, o del pubblico ministero quando si tratta di minore di età inferiore5 e 6 .
art. 249 - Reclamo della legittimità
L'azione per reclamare lo stato legittimo spetta al figlio; ma, se egli non l'ha promossa ed è morto in età minore o nei cinque anni, dopo aver raggiunto la maggiore età, può essere promossa dai discendenti di lui. Essa deve essere proposta contro entrambi i genitori, e, in loro mancanza, contro i loro eredi.
2 La Corte costituzionale, con sentenza del 14 maggio 1999, n. 170, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma c. nella parte in cui non prevede che il termine per la proposizione dell'azione di disconoscimento della paternità, nell'ipotesi di impotenza solo di generare di cui al numero 2) dell'art. 235 dello stesso codice, decorra per la moglie dal giorno in cui essa sia venuta a conoscenza dell'impotenza di generare del marito.
3 La Corte costituzionale, con sentenza del 6 maggio 1985, n. 134, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma c. nella parte in cui dispone, per il caso previsto dal n. 3 dell'art. 235 dello stesso codice, che il termine dell'azione di disconoscimento decorra dal giorno in cui il marito sia venuto a conoscenza dell'adulterio della moglie
4 La Corte costituzionale, con sentenza del 14 maggio 1999, n. 170, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma c. nella parte in cui non prevede che il termine per la proposizione dell'azione di disconoscimento della paternità, nell'ipotesi di impotenza solo di generare, contemplata dal n. 2) dell'art. 235 c.c., decorra per il marito dal giorno in cui esso sia venuto a conoscenza della propria impotenza di generare.
5 Comma sostituito dall'art. 81, L. 4 maggio 1983, n. 184
6 La Corte costituzionale, con sentenza interpretativa di rigetto del 27 novembre 1991, n. 429, ha dichiarato non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale del presente comma c. nel testo sostituito dall'art. 81 della legge 4 maggio 1983, n. 184, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 30 della Costituzione.
Art. 251 - Riconoscimento di figli incestuosi
Il riconoscimento del figlio naturale è fatto nell'atto di nascita, oppure con una apposita dichiarazione, posteriore alla nascita o al concepimento, davanti ad un ufficiale dello stato civile o in un atto pubblico o in un testamento, qualunque sia la forma di questo La domanda di legittimazione di un figlio naturale presentata al giudice o la dichiarazione della volontà di legittimarlo espressa dal genitore in un atto pubblico o in un testamento importa riconoscimento, anche se la legittimazione non abbia luogo.
art. 262 - Cognome del figlio
Se la filiazione nei confronti del padre è stata accertata, o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte della madre, il figlio naturale può assumere il cognome del padre aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre.
L'azione è imprescrittibile
art. 264 - Impugnazione da parte del riconosciuto
Colui che è stato riconosciuto non può, durante la minore età o lo stato di interdizione per infermità di mente, impugnare il riconoscimento.
Tuttavia, il giudice, con provvedimento in camera di consiglio su istanza del pubblico ministero o del tutore o dell'altro genitore che abbia validamente riconosciuto il figlio o del figlio stesso che abbia compiuto il sedicesimo anno di età, può dare l'autorizzazione per impugnare il riconoscimento, nominando un curatore speciale.
art. 271 - Legittimazione attiva e termine7
art. 272 - Dichiarazione giudiziale di maternità 8
art. 274 - Ammissibilità dell'azione9
La domanda per la dichiarazione di paternità o di maternità naturale deve essere proposta nei confronti del presunto genitore, o, in mancanza di lui, nei confronti dei suoi eredi.
Alla domanda può contraddire chiunque vi abbia interesse
7 Articolo abrogato dall'art. 115, L. 19 maggio 1975, n. 151.
8 Articolo abrogato dall'art. 115, L. 19 maggio 1975, n. 151
9 Articolo dichiarato illegittimo con sentenza della Corte Costituzionale n. 50 del 10 febbraio 2006
Il giudice può anche dare i provvedimenti che stima utili per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione del figlio e per la tutela degli interessi patrimoniali di lui
art. 280 - Legittimazione
art. 283 - Effetti e decorrenza della legittimazione per susseguente matrimonio
art. 284 - Legittimazione per provvedimento del giudice
1) che sia domandata dai genitori stessi o da uno di essi , e che il genitore abbia compiuto l'età indicata nel quinto comma dell'articolo 250;
art. 285 - Condizioni per la legittimazione dopo la morte dei genitori
Se uno dei genitori ha espresso in un testamento o in un atto pubblico la volontà di legittimare i figli naturali, questi possono, dopo la morte di lui, domandare la legittimazione se sussisteva la condizione prevista nel numero 2 dell'articolo precedente.
[In questo caso la domanda deve essere comunicata agli ascendenti, discendenti e coniuge o, in loro mancanza, a due tra i prossimi parenti del genitore entro il quarto grado.
art. 286 - Legittimazione domandata dall'ascendente
La domanda di legittimazione di un figlio naturale riconosciuto può in caso di morte del genitore essere fatta da uno degli ascendenti legittimi di lui, se il genitore non ha comunque espressa una volontà in contrasto con quella di legittimare
art. 288 - Procedura
L'adozione è permessa alle persone che non hanno discendenti legittimi o legittimati 10 che hanno compiuto gli anni trentacinque e che superano almeno di diciotto anni l'età di coloro che intendano adottare.
Quando eccezionali circostanze lo consigliano, il tribunale può autorizzare l'adozione se l'adottante ha raggiunto almeno l'età di trent'anni, ferma restando la differenza di età di cui al comma precedente.
Art. 293 - Divieto di adozione di figli nati fuori del matrimonio
[1] I figli nati fuori del matrimonio non possono essere adottati dai loro genitori [250 ss.].
[1] È ammessa l'adozione di più persone anche con atti successivi [1] [87 n. 7].
[2] Nessuno può essere adottato da più di una persona, salvo che i due adottanti siano marito e moglie.
[1] Il tutore non può adottare la persona della quale ha avuto la tutela, se non dopo che sia stato approvato il conto della sua amministrazione, sia stata fatta la consegna dei beni e siano state estinte le obbligazioni risultanti a suo carico o data idonea garanzia per il loro adempimento [385 ss.].
[1] Per l'adozione si richiede il consenso dell'adottante e dell'adottando [311 ss.].
1 Comma sostituito dall'art. 5, L. 8 marzo 1975, n. 39 e, successivamente, abrogato dall'art. 67, L. 4 maggio 1983, n. 184.
2 Comma abrogato dall'art. 67, L. 4 maggio 1983, n. 184.
Art. 297 - Assenso del coniuge o dei genitori [1]
[1] Per l'adozione è necessario l'assenso dei genitori dell'adottando e l'assenso del coniuge dell'adottante e dell'adottando, se coniugati e non legalmente separati [150].
[2] Quando è negato l'assenso previsto dal primo comma, il tribunale, sentiti gli interessati, su istanza dell'adottante, può, ove ritenga il rifiuto ingiustificato o contrario all'interesse dell'adottando, pronunziare ugualmente l'adozione, salvo che si tratti dell'assenso dei genitori esercenti la potestà o del coniuge, se convivente, dell'adottante o dell'adottando. Parimenti il tribunale può pronunziare l'adozione quando è impossibile ottenere l'assenso per incapacità o irreperibilità delle persone chiamate ad esprimerlo.
1 Articolo sostituito dall'art. 132, L. 19 maggio 1975, n. 151.
[1] L'adozione produce i suoi effetti dalla data del decreto che la pronunzia [313; disp. att. 35 c. 2].
[2] Finché il decreto non è emanato, tanto l'adottante quanto l'adottando possono revocare il loro consenso.
[3] Se l'adottante muore dopo la prestazione del consenso e prima dell'emanazione del decreto, si può procedere al compimento degli atti necessari per l'adozione.
[4] Gli eredi dell'adottante possono presentare al tribunale memorie e osservazioni per opporsi all'adozione [1] .
[5] Se l'adozione è ammessa, essa produce i suoi effetti dal momento della morte dell'adottante.
1 L'art. 3, L. 5 giugno 1967, n. 431 ha sostituito la competenza della corte d'appello con quella del tribunale nel cui circondario l'adottante ha la residenza.
10 La Corte Costituzionale, con sentenza 20 luglio 2004, n. 245, ha dichiarato l'illegittimità del presente articolo, nella parte in cui non prevede che l'adozione di maggiorenni non possa essere pronunciata in presenza di figli naturali, riconosciuti dall'adottante, minorenni o, se maggiorenni, non consenzienti nonché, con sentenza del 19 maggio 1988, n. 557, l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non consente l'adozione a persone che abbiano discendenti legittimi o legittimati maggiorenni e consenzienti.
Art. 299 - Cognome dell'adottato [1]
[1] L'adottato assume il cognome dell'adottante e lo antepone al proprio [6, 262].
[2] L'adottato che sia figlio naturale non riconosciuto [250 ss.] dai propri genitori assume solo il cognome dell'adottante. Il riconoscimento successivo all'adozione non fa assumere all'adottato il cognome del genitore che lo ha riconosciuto, salvo che l'adozione sia successivamente revocata [305 ss.]. Il figlio naturale che sia stato riconosciuto dai propri genitori e sia successivamente adottato, assume il cognome dell'adottante. [2]
[3] Se l'adozione è compiuta da coniugi, l'adottato assume il cognome del marito.
[4] Se l'adozione è compiuta da una donna maritata, l'adottato, che non sia figlio del marito, assume il cognome della famiglia di lei.
1 Articolo sostituito dall'art. 61, L. 4 maggio 1983, n. 184.
2 La Corte Costituzionale, consentenza 11 maggio 2001, n. 120, ha dichiarato l'illegittimità del presente comma c. nella parte in cui non prevede che, qualora sia figlio naturale non riconosciuto dai propri genitori, l'adottato possa aggiungere al cognome dell'adottante anche quello originariamente attribuitogli
Art. 300 - Diritti e doveri dell'adottato
[1] L'adottato conserva tutti i diritti [147] e i doveri [315 ss.] verso la sua famiglia di origine, salve le eccezioni stabilite dalla legge.
[2] L'adozione non induce alcun rapporto civile tra l'adottante e la famiglia dell'adottato, né tra l'adottato e i parenti dell'adottante [567 c. 2], salve le eccezioni stabilite dalla legge [87, 433].
[1] L'adozione non attribuisce all'adottante alcun diritto di successione.
[2] I diritti dell'adottato nella successione dell'adottante sono regolati dalle norme contenute nel libro II [468, 536 c. 2, 567].
[1] L'adozione si può revocare soltanto nei casi preveduti dagli articoli seguenti [disp. att. 35 c. 2, 567].
[1] La revoca dell'adozione può essere pronunziata dal tribunale su domanda dell'adottante, quando l'adottato abbia attentato alla vita di lui o del suo coniuge, dei suoi discendenti o ascendenti, ovvero si sia reso colpevole verso loro di delitto punibile con pena restrittiva della libertà personale non inferiore nel minimo a tre anni.
[2] Se l'adottante muore in conseguenza dell'attentato, la revoca dell'adozione può essere chiesta da coloro ai quali si devolverebbe l'eredità in mancanza dell'adottato e dei suoi discendenti
Art. 307 - Revoca per indegnità dell'adottante [1]
[1] Quando i fatti previsti dall'articolo precedente sono stati compiuti dall'adottante contro l'adottato, oppure contro il coniuge o i discendenti o gli ascendenti di lui, la revoca può essere pronunciata su domanda dell'adottato.
1 Articolo sostituito dall'art. 62, L. 4 maggio 1983, n. 184.
[1] Gli effetti dell'adozione [298 ss.] cessano quando passa in giudicato la sentenza di revoca [disp. att. 37 c. 2].
[2] Se tuttavia la revoca è pronunziata dopo la morte dell'adottante per fatto imputabile all'adottato, l'adottato e i suoi discendenti sono esclusi dalla successione dell'adottante [463 ss.].
[1] Il consenso dell'adottante e dell'adottando o del legale rappresentante di questo deve essere manifestato personalmente al presidente del tribunale nel cui circondario l'adottante ha residenza [disp. att. 35] [2] .
[3] L'assenso delle persone indicate negli articoli 296 e 297 può essere dato da persona munita di procura speciale rilasciata per atto pubblico [2699] o per scrittura privata autenticata [2703].
1 Titolo sostituito dall'art. 63, L. 4 maggio 1983, n. 184. Precedentemente, il titolo era il seguente: "Delle forme dell'adozione".
2 L'art. 3, L. 5 giugno 1967, n. 431 ha sostituito la competenza della corte d'appello con quella del tribunale nel cui circondario l'adottante ha la residenza.
3 Comma soppresso dall'art. 3, L. 5 giugno 1967, n. 431.
Art. 312 - Accertamenti del tribunale [1]
[1] Il tribunale, assunte le opportune informazioni, verifica:
1 Articolo sostituito dall'art. 64, L. 4 maggio 1983, n. 184.
Art. 313 - Provvedimento del tribunale [1]
[1] Il tribunale, in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero e omessa ogni altra formalità di procedura, provvede con sentenza decidendo di far luogo o non far luogo alla adozione.
[2] L'adottante, il pubblico ministero, l'adottando, entro trenta giorni dalla comunicazione, possono proporre impugnazione avanti la Corte d'appello, che decide in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero.
1 Articolo sostituito dall'art. 65, L. 4 maggio 1983, n. 184 e, successivamente, dall'art. 30, comma c. 1, L. 28 marzo 2001, n. 149, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 314 - Pubblicità [1]
[1] La sentenza definitiva che pronuncia l'adozione è trascritta a cura del cancelliere del tribunale competente, entro il decimo giorno successivo a quello della relativa comunicazione, da effettuarsi non oltre cinque giorni dal deposito, da parte del cancelliere del giudice dell'impugnazione, su apposito registro e comunicata all'ufficiale di stato civile per l'annotazione a margine dell'atto di nascita dell'adottato [disp. att. 37].
[2] Con la procedura di cui al primo comma deve essere altresì trascritta ed annotata la sentenza di revoca della adozione, passata in giudicato [c.p.c. 324].
[3] L'autorità giudiziaria può inoltre ordinare la pubblicazione della sentenza che pronuncia l'adozione o della sentenza di revoca nei modi che ritiene opportuni [c.p.c. 120].
1 Articolo modificato dall'art. 66, L. 4 maggio 1983, n. 184 e, successivamente, sostituito dall'art. 31, comma c. 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
art. 315 - Doveri del figlio verso i genitori
Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia, finché convive con essa.
art. 316 - Esercizio della potestà dei genitori
Il figlio è soggetto alla potestà dei genitori sino all'età maggiore o alla emancipazione.
Se sussiste un incombente pericolo di un grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili.
Il giudice, sentiti i genitori ed il figlio, se maggiore degli anni quattordici, suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell'interesse del figlio e dell'unità familiare. Se il contrasto permane, il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l'interesse del figlio
I genitori congiuntamente, o quello di essi che esercita in via esclusiva la potestà, rappresentano i figli nati e nascituri in tutti gli atti civili e ne amministrano i beni Gli atti di ordinaria amministrazione, esclusi i contratti con i quali si concedono o si acquistano diritti personali di godimento, possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore.
L'esercizio di un'impresa commerciale non può essere continuato se non con l'autorizzazione del tribunale su parere del giudice tutelare . Questi può consentire l'esercizio provvisorio dell'impresa, fino a quando il tribunale abbia deliberato sull'istanza
Art. 322 - Inosservanza delle disposizioni precedenti [1]
[1] Gli atti compiuti senza osservare le norme dei precedenti articoli del presente titolo possono essere annullati su istanza dei genitori esercenti la potestà o del figlio o dei suoi eredi o aventi causa [1441 ss.].
Art. 324 - Usufrutto legale [1]
[1] I genitori esercenti la potestà hanno in comune l'usufrutto dei beni del figlio.
[2] I frutti percepiti sono destinati al mantenimento della famiglia e all'istruzione ed educazione dei figli [147, 315].
[3] Non sono soggetti ad usufrutto legale:
1) i beni acquistati dal figlio con i proventi del proprio lavoro [315];
3) i beni lasciati o donati con la condizione che i genitori esercenti la potestà o uno di essi non ne abbiano l'usufrutto: la condizione però non ha effetto per i beni spettanti al figlio a titolo di legittima [536 ss.];
4) i beni pervenuti al figlio per eredità, legato o donazione e accettati nell'interesse del figlio contro la volontà dei genitori esercenti la potestà. Se uno solo di essi era favorevole all'accettazione, l'usufrutto legale spetta esclusivamente a lui.
Art. 330 - Decadenza dalla potestà sui figli [1]
[1] Il giudice [disp. att. 38, 51] può pronunziare la decadenza dalla potestà quando il genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio.
[2] In tale caso, per gravi motivi, il giudice può ordinare l'allontanamento del figlio dalla residenza familiare ovvero l'allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore. [2]
1 Articolo sostituito dall'art. 152, L. 19 maggio 1975, n. 151.
2 Comma modificato dall'art. 37, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 332 - Reintegrazione nella potestà [1]
[1] Il giudice [disp. att. 38, 51] può reintegrare nella potestà il genitore che ne è decaduto, quando, cessate le ragioni per le quali la decadenza è stata pronunciata, è escluso ogni pericolo di pregiudizio per il figlio.
1 Articolo sostituito dall'art. 154, L. 19 maggio 1975, n. 151.
[1] Quando la condotta di uno o di entrambi i genitori non è tale da dare luogo alla pronuncia di decadenza prevista dall'articolo 330, ma appare comunque pregiudizievole al figlio, il giudice [disp. att. 38, 51], secondo le circostanze può adottare i provvedimenti convenienti e può anche disporre l'allontanamento di lui dalla residenza familiare ovvero l'allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore.
Art. 334 - Rimozione dall'amministrazione [1]
[1] Quando il patrimonio del minore è male amministrato, il tribunale [disp. att. 38, 51] può stabilire le condizioni a cui i genitori devono attenersi nell'amministrazione o può rimuovere entrambi o uno solo di essi dall'amministrazione stessa e privarli, in tutto o in parte, dell'usufrutto legale .
[2] L'amministrazione è affidata ad un curatore, se è disposta la rimozione di entrambi i genitori.
1 Articolo sostituito dall'art. 156, L. 19 maggio 1975, n. 151.
[1] Il genitore rimosso dall'amministrazione ed eventualmente privato dell'usufrutto legale può essere riammesso dal tribunale [disp. att. 38, 51] nell'esercizio dell'una e nel godimento dell'altro, quando sono cessati i motivi che hanno provocato il provvedimento.
Art. 336 - Procedimento [1] [2]
[1] I provvedimenti indicati negli articoli precedenti sono adottati su ricorso dell'altro genitore, dei parenti o del pubblico ministero e, quando si tratta di revocare deliberazioni anteriori, anche del genitore interessato.
[2] Il tribunale provvede in camera di consiglio, assunte informazioni e sentito il pubblico ministero [c.p.c. 737 ss.]. Nei casi in cui il provvedimento è richiesto contro il genitore, questi deve essere sentito.
[3] In caso di urgente necessità il tribunale può adottare, anche di ufficio, provvedimenti temporanei nell'interesse del figlio.
[4] Per i provvedimenti di cui ai commi precedenti, i genitori e il minore sono assistiti da un difensore. [3]
1 Articolo sostituito dall'art. 157, L. 19 maggio 1975, n. 151.
2 Per la disciplina processuale applicabile ai procedimenti di cui al presente articolo fino alla emanazione di nuove disposizioni che regolano i predetti procedimenti e comunque non oltre il 30 giugno 2002 e, successivamente, il 30 giugno 2003, vedi l'art. 1, comma 2, D.L. 24 aprile 2001, n. 150, convertito, con modificazioni, dalla L. 23 giugno 2001, n. 240 e l'art. 1, comma 2, D.L. 1° luglio 2002, n. 126, convertito, con modificazioni, dallaL. 2 agosto 2002, n. 175.
3 Comma aggiunto dall'art. 37, comma 3, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U. e, successivamente, modificato dall'art. 299, comma 1, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, a decorrere dal 1° luglio 2002.
[1] Se entrambi i genitori sono morti o per altre cause [49, 330] non possono esercitare la potestà dei genitori [1] , si apre la tutela presso il tribunale del circondario dove è la sede principale degli affari e interessi del minore [43; disp. att. 129] [2] .
[2] Se il tutore è domiciliato o trasferisce il domicilio in altro circondario, la tutela può essere ivi trasferita [45 c. 2] con decreto del tribunale [3] .
1 Espressione sostituita a "patria potestà", dall'art. 146, L. 24 novembre 1981, n. 689.
2 Comma modificato dall'art. 139, comma 1, lett. a), D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, a decorrere dal centoventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella G.U. 20 marzo 1998, n. 66. Successivamente, l'art. 1, comma 1, L. 16 giugno 1998, n. 188, ha prorogato tale termine al 2 giugno 1999.
3 Comma modificato dall'art. 139, comma 1, lett. b), D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, a decorrere dal centoventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella G.U. 20 marzo 1998, n. 66. Successivamente, l'art. 1, comma 1, L. 16 giugno 1998, n. 188, ha prorogato tale termine al 2 giugno 1999.
[1] Presso ogni tribunale il giudice tutelare soprintende alle tutele e alle curatele ed esercita le altre funzioni affidategli dalla legge [389; disp. att. 43 ss.; c.p.c. 739 ss.] [1] .
[2] Il giudice tutelare può chiedere l'assistenza degli organi della pubblica amministrazione e di tutti gli enti i cui scopi corrispondono alle sue funzioni [354, 400 ss.].
1 Comma modificato dall'art. 140, comma 1, D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, a decorrere dal centoventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella G.U. 20 marzo 1998, n. 66. Successivamente, l'art. 1, comma 1, L. 16 giugno 1998, n. 188, ha prorogato tale termine al 2 giugno 1999.
[1] L'ufficiale dello stato civile, che riceve la dichiarazione di morte di una persona la quale ha lasciato figli in età minore ovvero la dichiarazione di nascita di un figlio di genitori ignoti, e il notaio, che procede alla pubblicazione di un testamento contenente la designazione di un tutore o di un protutore [348], devono darne notizia al giudice tutelare entro dieci giorni.
[2] Il cancelliere, entro quindici giorni dalla pubblicazione o dal deposito in cancelleria, deve dare notizia al giudice tutelare delle decisioni dalle quali derivi l'apertura di una tutela.
[3] I parenti entro il terzo grado [76] devono denunziare al giudice tutelare il fatto da cui deriva l'apertura della tutela entro dieci giorni da quello in cui ne hanno avuto notizia. La denunzia deve essere fatta anche dalla persona designata quale tutore o protutore [348] entro dieci giorni da quello in cui ha avuto notizia della designazione.
[1] Il giudice tutelare, appena avuta notizia del fatto da cui deriva l'apertura della tutela, procede alla nomina del tutore e del protutore [348, 354, 360, 389].
Art. 347 - Tutela di più fratelli [1]
[1] È nominato un solo tutore a più fratelli e sorelle, salvo che particolari circostanze consiglino la nomina di più tutori. Se vi è conflitto di interessi tra minori soggetti alla stessa tutela, il giudice tutelare nomina ai minori un curatore speciale [320 c. 6].
1 Articolo sostituito dall'art. 160, L. 19 maggio 1975, n. 151.
[1] Il giudice tutelare nomina tutore la persona designata dal genitore che ha esercitato per ultimo la potestà dei genitori [316] [1]. La designazione può essere fatta per testamento [587 c. 2], per atto pubblico [2699] o per scrittura privata autenticata [2703].
[2] Se manca la designazione ovvero se gravi motivi si oppongono alla nomina della persona designata, la scelta del tutore avviene preferibilmente tra gli ascendenti o tra gli altri prossimi parenti [74] o affini [78] del minore, i quali, in quanto sia opportuno, devono essere sentiti.
[3] Il giudice, prima di procedere alla nomina del tutore, deve anche sentire il minore che abbia raggiunto l'età di anni sedici.
[4] In ogni caso la scelta deve cadere su persona idonea all'ufficio, di ineccepibile condotta, la quale dia affidamento di educare e istruire il minore conformemente a quanto è prescritto nell'articolo 147.
[5] [2] .
1 Espressione sostituita a "patria potestà" dall'art. 146, L. 24 novembre 1981, n. 689.
2 Comma abrogato dall'art. 1, R.D.L. 20 gennaio 1944, n. 25 e, successivamente, dall'art. 3, D.Lgs.Lgt. 14 settembre 1944, n. 287.
[1] Il tutore, prima di assumere l'ufficio, presta davanti al giudice tutelare giuramento di esercitarlo con fedeltà e diligenza.
[1] Non possono essere nominati tutori e, se sono stati nominati, devono cessare dall'ufficio [disp. att. 129]:
2) coloro che sono stati esclusi dalla tutela per disposizione scritta del genitore il quale per ultimo ha esercitato la potestà dei genitori [1] ;
4) coloro che sono incorsi nella perdita della potestà dei genitori [1] o nella decadenza da essa [330], o sono stati rimossi da altra tutela [384];
[1] Sono dispensati dall'ufficio di tutore:
1) i Principi della Famiglia Reale, salve le disposizioni che regolano la tutela dei Principi della stessa Famiglia [1] ;
4) i Presidenti delle Assemblee legislative;
[2] Le persone indicate nei numeri 2, 3, 4 e 5 possono far noto al giudice tutelare che non intendono valersi della dispensa.
1 Numero abrogato per incompatibilità con la scelta istituzionale, espressa nella Costituzione, di sostituire la monarchia con la forma repubblicana.
[1] Hanno diritto di essere dispensati su loro domanda dall'assumere o dal continuare l'esercizio della tutela:
1 Numero abrogato dall'art. 161, L. 19 maggio 1975, n. 151.
[1] La domanda di dispensa per le cause indicate nell'articolo precedente deve essere presentata al giudice tutelare prima della prestazione del giuramento salvo che la causa di dispensa sia sopravvenuta.
[2] Il tutore è tenuto ad assumere e a mantenere l'ufficio fino a quando la tutela non sia stata conferita ad altra persona [360].
[1] La tutela dei minori, che non hanno nel luogo del loro domicilio parenti conosciuti o capaci di esercitare l'ufficio di tutore, può essere deferita dal giudice tutelare a un ente di assistenza nel comune dove ha domicilio il minore [45 c. 2] o all'ospizio in cui questi è ricoverato [402]. L'amministrazione dell'ente o dell'ospizio delega uno dei propri membri a esercitare le funzioni di tutela [355 c. 2].
[2] È tuttavia in facoltà del giudice tutelare di nominare un tutore al minore quando la natura o l'entità dei beni o altre circostanze lo richiedono.
[1] Chi fa una donazione o dispone con testamento a favore di un minore, anche se questi è soggetto alla potestà dei genitori [1] , può nominargli un curatore speciale per l'amministrazione dei beni donati o lasciati.
[2] Se il donante o il testatore non ha disposto altrimenti, il curatore speciale deve osservare le forme stabilite dagli articoli 374 e 375 per il compimento di atti eccedenti l'ordinaria amministrazione.
[3] Si applica in ogni caso al curatore speciale l'articolo 384.
[1] Il tutore ha la cura della persona del minore [45 c. 2, 147, 371], lo rappresenta in tutti gli atti civili [320, 1387] e ne amministra i beni [2048, 2941 n. 3].
[1] Il minore deve rispetto e obbedienza al tutore [315]. Egli non può abbandonare la casa o l'istituto al quale è stato destinato, senza il permesso del tutore.
[2] Qualora se ne allontani senza permesso, il tutore ha diritto di richiamarvelo, ricorrendo, se è necessario, al giudice tutelare.
[1] Prima che il tutore o il protutore abbia assunto le proprie funzioni, spetta al giudice tutelare di dare, sia d'ufficio sia su richiesta del pubblico ministero, di un parente [74] o di un affine [78] del minore, i provvedimenti urgenti che possono occorrere per la cura del minore o per conservare e amministrare il patrimonio. Il giudice può procedere, occorrendo, all'apposizione dei sigilli, nonostante qualsiasi dispensa.
[1] Il tutore, nei dieci giorni successivi a quello in cui ha avuto legalmente notizia della sua nomina, deve procedere all'inventario dei beni del minore, nonostante qualsiasi dispensa [disp. att. 46 c. 1].
[2] L'inventario deve essere compiuto nel termine di trenta giorni, salva al giudice tutelare la facoltà di prorogare il termine se le circostanze lo esigono
[1] L'inventario si fa col ministero del cancelliere del tribunale o di un notaio a ciò delegato dal giudice tutelare, con l'intervento del protutore e, se è possibile, anche del minore che abbia compiuto gli anni se
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References: art. 30

Art. 148
 sentenza 
 sentenza 
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Art. 155
 Art. 155

Art. 155

Art. 155

art. 235

art. 249
 sentenza 
 sentenza 
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Art. 251

art. 262

art. 264

art. 271

art. 272

art. 274
 sentenza 

art. 280

art. 283

art. 284

art. 285

art. 286

art. 288

Art. 293

Art. 297
 sentenza 
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Art. 299

Art. 300

Art. 307
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Art. 312

Art. 313
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Art. 314
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art. 315

art. 316

Art. 322

Art. 324

Art. 330

Art. 332

Art. 334

Art. 336

Art. 347