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COMUNE DI ANZOLA Giovedì, 24 aprile PDF
COMUNE DI ANZOLA Giovedì, 24 aprile 2014
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1 COMUNE DI ANZOLA Giovedì, 24 aprile 20142 Giovedì, 24 aprile 2014 Cronaca 24/04/2014 Il Resto del Carlino (ed. Bologna) Pagina 20 Ladro messo ko dallo spray al peperoncino 1 24/04/2014 Il Resto del Carlino (ed. Bologna) Pagina 17 TERRE D' ACQUA 2 Politica locale 24/04/2014 Il Resto del Carlino (ed. Bologna) Pagina 20 BARBETTI ENRICO Ladre sporche di fuliggine 3 24/04/2014 Pagina 1 GUIDO GENTILI L' ambizione del premier, la dura realtà dei numeri 4 24/04/2014 Pagina 1 Sui conti correnti tassa da 755 milioni 6 24/04/2014 Pagina 2 Aiuti anti default per le Regioni 7 24/04/2014 Pagina 2 GIORGIO SANTILLI Editoria e bandi, risparmi non per la Pa 9 24/04/2014 Pagina 2 CARMINE FOTINA I pagamenti Pa si fermano a 5 miliardi 11 24/04/2014 Pagina 3 MARCO ROGARI Dai tagli di spesa meno di 3 miliardi nel /04/2014 Pagina 3 EUGENIO BRUNO, MARCO MOBILI Sui conti correnti tassa da 755 milioni 15 24/04/2014 Pagina 4 DAVIDE COLOMBO Più merito e mobilità nella Pa 17 24/04/2014 Pagina 5 Renzi: ora giù le tasse per pensionati e titolari di partita Iva 19 24/04/2014 Pagina 14 ANDREA BIONDI, MARCO MELE Meno risorse per la fiction 21 24/04/2014 Pagina 15 Nuova sovrattassa sull' autoconsumo 23 24/04/2014 Pagina 27 Se Hera taglia del 20% lo stipendio ai consiglieri 25 24/04/2014 Pagina 42 GUGLIELMO SAPORITO Centro storico off limits per slot machine e bingo 26 24/04/2014 Italia Oggi Pagina 2 DI EDOARDO NARDUZZI La burocrazia sta trascinando il paese verso il fondo. Renzi da solo che /04/2014 Italia Oggi Pagina 10 TINO OLDANI La versione riduttiva di Bini Smaghi sulla lettera della Bce contrasta con /04/2014 Italia Oggi Pagina 26 FRANCESCO CERISANO Riforme, senato elettivo e bicameralismo variabile 32 24/04/2014 Italia Oggi Pagina 27 ROBERTO ROSATI La compensazione si allarga 34 24/04/2014 Italia Oggi Pagina 27 SIMONA D' ALESSIO Sconto 80? decrescente tra 24 mila e 26 mila euro 363 Pagina 20 Il Resto del Carlino (ed. Bologna) Cronaca VOLEVA DERUBARE UNA SQUILLO. Ladro messo ko dallo spray al peperoncino ANZOLA UN QUARANTENNE di Bologna ha tentato maldestramente di rapinare una prostituta lungo la via Emilia in una frazione di Anzola, ma la lucciola ha reagito e gli ha spruzzato in faccia dello spray al peperoncino. L' uomo è finito prima in ospedale poi è stato arrestato dai carabinieri della locale stazione. E' successo l' altra notte intorno alle 23,30 nella località Ponte Samoggia. Qui un uomo di 41 anni, residente a Bologna, incensurato alla guida della sua Fiat Panda, si è fermato affiancando la donna, una romena di 24 anni, ai margini della carreggiata. L' ha abbordata con la scusa di un rapporto sessuale, ma durante la?trattativa' ha cercato di strapparle la borsetta. La ragazza allora ha reagito prontamente tirando fuori una bomboletta contenente spray urticante che aveva con sé e ha spruzzato il prodotto irritante in faccia all' aggressore. Proprio in quell' attimo una pattuglia di carabinieri di passaggio è stata attirata dalla giovane che gesticolava in mezzo alla strada vicino all' utilitaria ferma e così per l' uomo sono scattate le manette. Il 41enne inoltre è stato costretto a ricorrere alle cure mediche del pronto soccorso dell' ospedale Maggiore di Bologna. Lo spray al peperoncino aveva funzionato fin troppo bene finendo negli occhi del maldestro aggressore. Per l' uomo, che si trova già in libertà, l' accusa è di tentato furto. 14 Pagina 17 Il Resto del Carlino (ed. Bologna) Cronaca TERRE D' ACQUA AD ANZOLA alle 9 in Comune consegna delle tessere ad honorem ai familiari dei caduti. A seguire in piazza Giovanni XXIII con la banda corteo al cimitero e benedizione ai Caduti. In piazza Grimandi discorsi del sindaco Loris Ropa e del rappresentate Anpi. A Calderara alle 7,30 in piazza Marconi partenza camminata per Monte Sole a seguire l' orazione ufficiale e la premiazione concorso dei ragazzi di terza media. Omaggio alla lapide di Dante Lodi. A Crevalcore dalle 9,20 al Chiesolino delle Fosse deposizione corona; in piazza Malpighi, discorso del vice sindaco Reggente Rita Baraldi e intervento di Dario Vassallo. Benedizione alla lapide dei Caduti, deposizione corone anche nelle frazioni. A Sala alle 10 ritrovo nella piazzetta della scuola Ferri. Deposizione delle corone al Monumento ai Caduti e benedizione. A Persiceto e Decima dalle 9 cortei; intervento del sindaco Renato Mazzuca, intrattenimento della banda, nel parco Pettazzoni partenza di un pullman per Lorenzatico e Cavezzo. A Sant' Agata alle 10 ritrovo in municipio per la sfilata e posa delle corone. In piazza dei Martiri, letture. A seguire, intervento del sindaco Daniela Occhiali e del rappresentante locale Anpi. Ritrovo e partenza da piazza dei Martiri in bicicletta e a piedi lungo i luoghi locali della Resistenza. 25 Pagina 20 Il Resto del Carlino (ed. Bologna) Politica locale PERSICETO LA STRUTTURA VENNE DANNEGGIATA DA UN DEVASTANTE ROGO. Ladre sporche di fuliggine Maxi furto di cosmetici dal centro commerciale?poligono' PERSICETO HANNO fatto razzia di profumi e cosmetici nel negozio del centro commerciale?il poligono', devastato da un incendio lo scorso 2 marzo. Un vero e proprio atto di sciacallaggio, aggravato dal fatto che la struttura è sotto sequestro per le indagini della Procura, con i sigilli bene in vista. TRE DONNE nomadi sono state denunciate per ricettazione in concorso dagli agenti del commissariato di San Giovanni in Persiceto, dopo essere state trovate in possesso di ben 350 confezioni di prodotti, fra cosmetici, deodoranti e profumi, provenienti dal Mercatone CL, negozio di proprietà di un cinese, gravemente danneggiato dal rogo di quasi due mesi fa. L' intervento della volante del commissariato è scattato alle 14 di martedì, quando una donna, scesa dal pullman della linea 576 proveniente da Bologna, ha segnalato al 113 che sul mezzo pubblico erano appena salite tre nomadi, tutte sporche di fuliggine, che avevano al seguito borse piene di merce. La polizia ha rintracciato rapidamente il pullman, fermandolo alla stazione ferroviaria. A bordo erano ancora presenti le tre donne indicate con tutta la mercanzia. Le 350 confezioni erano anch' esse annerite da uno strato di fuliggine e pochi rapidi accertamenti hanno permesso di risalire alla provenienza della merce: il negozio del centro commerciale di via Bologna, ancora sotto sequestro. IL TITOLARE, un cinese di 34 anni, è stato avvisato dalla polizia e ha riconosciuto la refurtiva come propria. Le tre donne sono state accompagnate in commissariato per l' identificazione e sono risultate tutte già note alle forze dell' ordine per reati contro il patrimonio. Sono rumene di 34, 30 e 15 anni. Dell' accompagnamento è stato informato quindi anche il pm Flavio Lazzarini della procura per i minorenni. Non è stato possibile rintracciare i genitori della ragazzina, che è stata quindi affidata a una comunità. Enrico Barbetti. BARBETTI ENRICO 36 Pagina 1 I TAGLI NECESSARI. L' ambizione del premier, la dura realtà dei numeri Guido Gentili A fronte di un' onda montante su Twitter, con le risposte live del presidente del Consiglio Matteo Renzi in maniche di camicia e un finale «ciao a tutti, ci vediamo alla prossima», la relazione tecnica che accompagna un decreto legge (il dl spending review) fa la parte dello scoglio impossibilitato ad arginare il mare. Come da celebre canzone di Lucio Battisti, quella delle "discese ardite" e delle "risalite". Eppure anche questo testo arido, nel giorno in cui il capo del governo s' impegna ad abbassare le tasse per le partite Iva, gli incapienti e i pensionati, mantiene una sua utilità, a ben vedere niente affatto marginale. Serve a riportare tutti coi piedi per terra e, segnalando paradossi e dettagli significativi, disegna l' impegnativo futuro dei prossimi mesi che sfocerà, a metà ottobre, nella presentazione della legge di stabilità. Quella obbligata a sigillare il raccordo tra la manovra di "breve periodo" per il 2014, come l' ha definita il ministro dell' Economia Pier Carlo Padoan (centrata in particolare in vista delle elezioni europee sul decreto che stanzia a partire da maggio il bonus da 80 euro ai lavoratori dipendenti con reddito fino a 24/26 mila euro), e la manovra "strutturale" con coperture finanziarie (sperabilmente) solide, stabili nel tempo e ottenute per la gran parte con tagli e revisioni della spesa pubblica. Ieri Renzi ha fatto bene a specificare che quella disposta dal decreto «non è una detrazione ma un bonus di 80 euro». A regime sarà «un intervento sui contributi sociali». Ma la relazione tecnica ci dice qualcosa di più, e cioè che la classificazione dell' operazione è imputata nella voce "minori entrate tributarie". Scende insomma la pressione fiscale? Non proprio, per il Si avverte che «trattandosi di una fattispecie particolare» (col bonus non siamo nel campo della curva delle detrazioni Irpef da lavoro dipendente) la classificazione definitiva verrà poi stabilita dall' Istat. E non si esclude che «una parte degli sgravi possa essere contabilizzata dal lato della spesa (trasferimenti alle famiglie) alla stregua di altri crediti d' imposta». Risultato paradossale, e che comunque esclude una diminuzione della pressione fiscale così come sarebbe arrivata con una manovra classica sulle detrazioni Irpef. Non mancano, poi, altri particolari. Tipo il dato, relativo all' aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 26%, che cifra in 755 milioni per il 2015 l' impatto delle ritenute sugli interessi su conti correnti, depositi, libretti postali e certificati di deposito. O la conferma che per il 2014 lo sgravio Irap per le Continua > 47 Pagina 1 < Segue imprese ammonta a soli 700 milioni e che verranno nei fatti sbloccati a motivo dei vincoli fissati dal patto di stabilità interno pagamenti della Pa per 5 miliardi (si era partiti indicando 13 miliardi poi se ne sono stanziati sulla carta 8,77). Infine, non sono stimati né i risparmi né le platee interessate su capitoli ad altissima sensibilità mediatica come le mitiche auto blu e il tetto a 240mila euro degli stipendi dei manager e dei civil servant pubblici. Segno che l' impatto previsto è meno che modesto. L' iniezione di realismo si completa con la constatazione che i tagli di spesa, per il 2014, sono meno di 3 miliardi, pari al 44% della copertura dei 6,65 miliardi messi in pista per dare una scossa al Pil. Vuol dire che la partita vera, per il governo Renzi, deve ancora cominciare, tanto più ora che è stato già stato preso l' impegno di abbassare le tasse per i pensionati, gli incapienti e le partite Iva. Con la prossima legge di stabilità due conteggi verranno subito a galla: quello sui risultati in termini di ripresa della manovra sugli 80 euro per il 2014 e quello dei numeri che servono per il Si parte, solo per rendere "strutturale" ciò che si è fatto quest' anno, da non meno di 10 miliardi. E sullo sfondo, come monito preventivo, dovrebbe così suonare il caso Imu, che ci siamo trascinati dietro per mesi alla ricerc a delle coperture. Bisognerà decidere di tagliare, e tanto. Questa sì operaz ione molto GUIDO GENTILI 58 Pagina 1 DECRETO RENZI Il testo al Colle: il peso dell' aliquota al 26% sui depositi nel 2015, pagamenti Pa a 5 miliardi. Sui conti correnti tassa da 755 milioni Bonus pieno di 80 euro per i redditi tra 8 e 24mila. Dei 3 miliardi attesi nel 2015 dalla stretta sulle rendite finanziarie, 755 milioni arriveranno da interessi per depositi e conti correnti. È quanto emerge dal decreto sul cuneo fiscale, al Quirinale per la firma: bonus pieno di 80 euro per i redditi tra 8mila e 24mila euro. Sui pagamenti Pa 5 miliardi in più. u pagine 2, 3 e9 Pagina 2 Debito locale. Ristrutturazione per 17,3 miliardi. Aiuti anti default per le Regioni Lo Stato scende in campo e mette a disposizione gli strumenti per una maxi ristrutturazione dei debiti delle Regioni, che può cancellare bond (spesso accompagnati da derivati) per 8,7 miliardi e riposizionare un debito complessivo che sfiora i 17,3 miliardi: un' enorme operazione anti default, destinata a concentrarsi su un gruppo di Regioni più in difficoltà. A dirlo è la relazione tecnica che accompagna il decreto Renzi, e che fa la radiografia dei debiti "difficili" delle Regioni e dell' impatto realizzabile con le soluzioni messe a disposizione dalla norma. Nel capitolo obbligazioni, la strada individuata vede le Regioni riacquistare i propri bond, cancellando gli swap sottostanti e finanziando il tutto con un mutuo concesso dallo Stato a condizioni calmierate: trenta scadenze annuali a rate costanti, e rendimento pari ai Btp di durata più vicina a quella del mutuo (il dato sarà quello registrato sulla piattaforma Mts nel giorno della firma del contratto). Su questa scialuppa di salvataggio potranno salire i bond regionali che hanno un valore nominale delle obbligazioni sul mercato superiore ai 250 milioni di euro e una vita media residua di almeno cinque anni. Titoli di questo tipo, rileva il ministero dell' Economia, sono nel portafoglio di nove Regioni, e valgono in tutto 8,73 miliardi di euro. In genere si tratta di vecchie operazioni di tipo bullet, cioè con rimborso in soluzione unica a scadenza e quindi strutturati con regole poi superate dall' evoluzione della finanza locale. L' avvicinarsi della scadenza può rappresentare una minaccia per i fragili equilibri delle Regioni già in difficoltà, e i derivati che li accompagnano, "arricchiti" da diverse tipologie di opzioni (anche queste vietate dagli sviluppi successivi delle regole di finanza locale), aumentano le incognite. Una serie di clausole fanno sì che le rinegoziazioni dovranno essere neutre sul debito e vantaggiose per per le Regioni in termini di rata, evitando un impatto negativo sul debito pubblico. Ma sulla giostra della ristrutturazione possono salire anche altri 8,5 miliardi di euro di debito più "tranquillo", sotto forma di mutui a suo tempo concessi dal ministero dell' Economia o da Cassa depositi e prestiti. In questo caso l' operazione è più semplice, perché i contratti sono tutti interni alla Pubblica amministrazione (Regioni da un lato e ministero o Cdp dall' altro), e serve a a dare un po' di respiro finanziario alle amministrazioni con il fiatone. La ristrutturazione potrà riguardare i mutui che hanno una vita residua superiore ai cinque anni e un debito ancora da pagare superiore ai 20 milioni: questi contratti, per i quali le otto Regioni interessate pagano rate per 680 milioni all' anno, potranno essere trasformati in mutui fissi a 30 anni, anch' essi ancorati al Btp di pari durata, con un taglio complessivo per le rate di oltre il 27% (185 milioni di risparmio). La decisione se aderire o meno all' offerta è lasciata alle Regioni, ma è probabile che la possibilità di evitare guai peggiori e di ampliare un po' le risorse disponibili per il Patto si rivelerà attraente. G.Tr. Continua > 710 Pagina 2 < Segue RIPRODUZIONE RISERVATA. 811 Pagina 2 Edicola cartacea e digitale. Editoria e bandi, risparmi non per la Pa Giorgio Santilli Il presidente del Consiglio è tornato ieri sulla norma del decreto Irpef che cancella l' obbligo per le stazioni appaltanti di pubblicare i bandi di gara sui quotidiani. E rispondendo ai suoi follower su twitter ha ribadito che l' operazione è giusta perché si va verso un mondo digitale e il risparmio per la Pa sarà di 100 milioni. Nel mondo digitale ci sono anche i quotidiani che oggi si possono fruire in versione cartacea e digitale, con servizi e possibilità di archiviazioni utili al mercato e alla sua trasparenza, mentre le performance dei siti della Pa (anche i due citati nel decreto del ministero Infrastrutture e dell' Osservatorio appalti) non sempre sono brillanti e non miglioreranno attribuendo loro un monopolio di fatto. È forse con qualche imbarazzo che la relazione tecnica del provvedimento racconta comunque un' altra verità rispetto a quella del premier. E trova una formulazione di compromesso forse per dare una copertura piuttosto "zoppicante" alle intuizioni del premier. Anzitutto, la relazione tecnica stima i risparmi per la Pa in 75 milioni di euro e non nei 100 più volte indicati da Renzi. Inoltre, 27 milioni di quei 75 riguardano la pubblicazione dei bandi sulla Gazzetta ufficiale e solo 48 milioni riguardano la pubblicazione sui quotidiani. Non finisce qui. Il documento svela quello che finora il governo aveva evitato di esplicitare ma che gli addetti ai lavori sanno bene: una norma del decreto «sviluppo bis» del governo Monti (è il comma 35 dell' articolo 34 del decreto legge 179/2012) ha già previsto che per le gare avviate dopo il 1 gennaio 2013 tutti gli oneri per la pubblicazione dei bandi e gli avvisi relativi all' aggiudicazione siano «rimborsati alla stazione appaltante dall' aggiudicatario entro il termine di sessanta giorni dall' aggiudicazione». Il primo onere per chi vince una gara di appalto è quindi quello di rimborsare l' amministrazione appaltante per la spesa di pubblicazione dei bandi su giornali e Gazzetta ufficiale. Lo sanno bene le imprese e anche chi si occupa di appalti visto che la gran parte dei bandi pubblica ormai esplicitamente questa clausola. Non è finita. La relazione tecnica spiega che il risparmio è previsto perché solo il 60% delle Pa si fa rimborsare gli oneri per la pubblicazione dei bandi. Su questo rimanente 40% che non si fa rimborsare si stimano i 48 milioni di minore spese. Ma perché questo 40% di amministrazioni pubbliche non si fa rimborsare gli oneri di pubblicazione dei bandi? Concorrono vari fattori. Probabilmente i dati riguardano il Probabilmente non tutte le amministrazioni pubbliche hanno adottato ancora la norma a loro favore. Ma soprattutto è difficile che Continua > 912 Pagina 2 < Segue nel 2013 cui fanno riferimento i dati si aggiudichino già gare avviate dopo il 1 gennaio 2013 (solo a queste si applica la norma del governo Monti). Oggi tra il momento di avvio di una gara e l' aggiudicazione passa mediamente un anno e si può arrivare a due o più, considerando aggiudicazioni provvisorie, ricorsi al Tar, ecc. Lo dicono le inchieste del nostro giornale, ma anche gli Osservatori di Cresme e Ance. Appare quindi evidente che quel 40% è un dato residuale di un vecchio sistema e che via via che le stazioni appaltanti si adegueranno, tenderà a scomparire. Perché la norma citata del governo Monti vale per tutti i bandi, senza eccezioni. La morale della vicenda è che forse il danno per gli editori sarà di 120 milioni (la stima citata dalla relazione tecnica e attribuita a Fieg) ma il risparmio per le Pa sarà di gran lunga inferiore e tenderà a zero, via via che la norma del governo Monti andrà a regime. L' operazione è davvero così valida come dice il presidente del Consiglio? E non sarebbe stato meglio portare a completa attuazione una norma già esistente? Qualcuno dal governo potrebbe fare un' ultima obiezione: che le imprese usino scaricare (o traslare) sul prezzo di aggiudicazione dell' appalto il costo di pubblicazione dei bandi. Chi vince una gara, piccola o grande che sia, da centinaia di migliaia di euro a decine di milioni, si preoccupa di poche migliaia di euro per la pubblicità su un giornale? Il costo della pubblicazione dei bandi è di 120 milioni annui. Il mercato degli appalti vale fra i 27 e i 30 miliardi annui. L' obiezione non appare decisiva. RIPRODUZIONE RISERVATA. GIORGIO SANTILLI 1013 Pagina 2 Imprese. Degli 8,8 miliardi stanziati una parte è bloccata dai vincoli del Patto Emissioni di titoli di Stato per coprire gli anticipi agli enti. I pagamenti Pa si fermano a 5 miliardi Carmine Fotina ROMA Il dato più sorprendente, che di sicuro farà poco piacere ai creditori, riguarda i pagamenti della Pa. La relazione tecnica del decreto spiega che molto probabilmente nel 2014 potranno essere pagati solo 5 miliardi. È vero infatti che le risorse messe a disposizione, come anticipazione di liquidità agli enti debitori, ammontano a 8,77 miliardi, ma va considerata «l' eventualità che il patto di stabilità interno, in particolare per le Regioni, possa non consentire un completo utilizzo di tali risorse». Sulla carta, si arriva a 8,77 miliardi sommando 6 miliardi per Regioni ed enti locali, 2 miliardi per le società partecipate degli enti locali e 770 milioni per la sanità (a parte, è autorizzata la spesa di 550 milioni per i ministeri). La stima, però, è che si possano realmente pagare solo 5 miliardi di spese correnti lasciando ancora una volta nel guado le spese in conto capitale, relative cioè agli investimenti. Di qui, ipotizzando un' aliquota media Iva del 15%, il maggiore gettito fiscale connesso di 650 milioni. Per coprire gli anticipi agli enti debitori, sono previste nuove emissioni di titoli di Stato per l' importo pari al maggior fabbisogno determinato dai pagamenti (9,3 miliardi considerando anche le spese autorizzate per i ministeri). L' aumento della spesa per interessi passivi, spiega la relazione, sarà in parte compensato dagli interessi attivi che dovranno essere corrisposti a partire dal 2015 dagli enti beneficiari delle anticipazioni. Per il 2014 gli interessi passivi saranno di 53 milioni, per poi crescere fino a 267 milioni nel 2018 (quando gli interessi attivi saranno pari a 158,7 milioni). Novità anche per il capitolo sul taglio dell' Irap. La misura, considerando l' effetto di cassa, per il 2014 vale solo 700 milioni di euro. Minori entrate che si concretizzano con gli acconti che si pagheranno a fine novembre. L' effetto pieno del taglio del 10%, stimato in 2,9 miliardi, si avrà dunque solo dal prossimo anno con l' applicazione delle nuove aliquote. Cambiano intanto, nella versione del decreto inviata al Quirinale, le aliquote di riferimento per la determinazione dell' acconto: l' ordinaria al 3,75%, per le imprese concessionarie al 4%, per le imprese agricole all' 1,8%, per le assicurazioni al 5,7%, per le banche al 4,5%. La relazione quantifica anche gli effetti che vengono determinati dall' aumento della tassazione sulle rendite finanziarie ma, nell' ambito di un' analisi complessiva sui "conti" per le imprese, va ovviamente Continua > 1114 Pagina 2 < Segue considerato che in alcuni casi l' onere ricade anche sulle famiglie. Ad esempio per i conti correnti e i depositi. Come noto, il pacchetto sulle rendite finanziarie prevede l' incremento di 6 punti percentuali, a partire dal 1 luglio 2014, dell' aliquota attualmente fissata al 20% (non rientrano nella misura titoli di Stato e buoni fruttiferi postali). Sulle imprese peserà soprattutto l' effetto di cassa dei versamenti relativi alle obbligazioni, che in totale è stimato in 259 milioni. Dagli incassi da redditi dei fondi esteri, il governo si attende invece 98 milioni nel 2014 per arrivare al gettito pieno di 187 milioni dal Quanto alla ritenuta sugli utili distribuiti dalle società, si calcola un maggior gettito di 144 milioni, ridotto a 36 milioni per il primo anno. Quanto al taglio delle agevolazioni, il pacchetto è uscito notevolmente modificato rispetto alle ipotesi iniziali. Accantonata la riduzione dei trasferimenti diretti e dei crediti d' imposta, che minacciava in quota maggiore l' autotrasporto, sono sopravvissuti l' intervento sulla rivalutazione dei beni d' azienda e quello sull' agricoltura. Nel primo caso, prevedendo il versamento delle imposte sostitutive in un' unica soluzione a giugno 2014 anziché in tre rate annuali, si attende un maggior gettito di 607,6 milioni, somma delle quote inizialmente previste per il 2015 e il 2016 (303,8 milioni ciascuna). Cambia invece il capitolo sull' agricoltura. Scompare infatti la norma che nelle prime bozze prevedeva la cancellazione dell' esonero Iva per i cosiddetti minimi, aziende agricole marginali con fatturato inferiore ai 7mila euro. La misura avrebbe consentito un recupero di gettito di 31,5 milioni. Confermato invece il nuovo regime per gli agricoltori che producono energia da fonti rinnovabili: attualmente il reddito è agrario, mentre sarà ora calcolato sul 25% dei ricavi (33,8 milioni di maggior gettito nel 2014 e 45 milioni dal 2015). La relazione tecnica, infine, stima in 350 milioni a decorrere dal 2014 il maggior gettito che potrà derivare dalla cancellazione dell' esenzione Imu per i terreni di collina e per una parte di quelli montani, da definire con successivo decreto ministeriale. RIPRODUZIONE RISERVATA. CARMINE FOTINA 1215 Pagina 3 Gli effetti della spending. Salta la stretta sui fondi per l' università ma sale a 240 milioni quella sui ministeri Non «cifrati» gli interventi su dirigenti pubblici, immobili e municipalizzate. Dai tagli di spesa meno di 3 miliardi nel 2014 Marco Rogari ROMA Meno di 3 miliardi di euro nel Con le ultime limature tecniche al decreto tagliacuneo fiscale l' asticella degli effettivi tagli alla spesa si è ulteriormente abbassata. L' ultima versione del testo prevede per quest' anno interventi riconducibili a una reale "spending" per circa 2,9 miliardi, considerando anche i 75 milioni attesi dalla riduzione dei costi a carico dello Stato per la riscossione fiscale (le commissioni bancarie sui modelli F24). Le misure che producono maggiori entrate assicurano una dote di 3,7 miliardi. Dai tagli quindi arriva non più del 44% della copertura dei 6,65 miliardi, in termini di effetto sull' indebitamento della Pa, necessari per garantire quest' anno il bonus Irpef da 80 euro mensili. Con la rinuncia in extremis alla riduzione di 30 milioni dei fondi per università e ricerca. E l' aumento, sempre sul filo di lana, della stretta su ministeri e Presidenza del consiglio che sale da 200 a 240 milioni. Diventa poi più ad ampio raggio l' intervento sulle partecipate (non solo quelle a totale partecipazione diretta dello Stato), che sono chiamate a ridurre i costi del 2,5% nel 2014 e del 4% nel 2015 con un risparmio stimato in 50 milioni per quest' anno e 80 milioni per quello successivo. Per conoscere gli effetti della "potatura" delle municipalizzate occorrerà invece attendere il 2015 quando decollerà il piano che il commissario Carlo Cottarelli dovrà stendere entro il 31 ottobre. A non essere cifrato è anche il nuovo tetto di 240mila euro lordi annui per gli stipendi dei dirigenti pubblici. Che riguarderà anche le Authority e le società partecipate ma non la Banca d' Italia per la quale la versione finale del decreto prevede solo una norma d' indirizzo: l' Istituto di via Nazionale dovrà autonomamente adeguarsi alle regole introdotte dal decreto. Nello schema di relazione tecnica si afferma che l' intervento lascia immutato il quadro di riferimento a normativa vigente, pertanto le risorse recuperate vanno convogliate nel Fondo di ammortamento dei titoli di Stato. Il Governo non quantifica neppure la platea dei dirigenti che saranno interessati dal tetto. Sempre lo schema di relazione tecnica evidenzia che non si registrano risparmi effettivi neppure dalla stretta sulle auto blu: le esigue risorse recuperabili vengono considerate assorbite dal maxi intervento sugli acquisti di beni e servizi della Pa dal quale dovranno arrivare, come annunciato, 2,1 miliardi quest' anno ripartiti equamente, 700 milioni a testa, tra Regioni, enti locali e ministeri. Proprio i ministeri in ogni caso dovranno far scattare un giro di vite sulle forniture facendo leva sulla Consip da 200 milioni nel 2014 in termini di competenza e cassa (300 milioni dal 2015), che graverà soprattutto su Difesa (75,3 milioni), Economia (41,9 milioni) e Interno (35,1). Al capitolo dei beni e servizi vengono associati i 400 milioni derivanti dalla rideterminazione dei programmi di spesa per la Difesa nazionale. Ieri nel corso di un' audizione parlamentare il commissario Continua > 1316 Pagina 3 < Segue Carlo Cottarelli ha detto di aver proposto al Governo di ridurre la spesa per la difesa di 2,5 miliardi entro il Il decreto conferma il taglio di 150 milioni alla Rai e anche la contabilizzazione dei 100 milioni legati alla riforma delle Province. Come previsto la spending scatta anche per Quirinale, Camere e Corte costituzionale: 50 i milioni attesi con misure autonomamente deliberate. Cura dimagrante di 5,5 milioni anche per gli organi di rilevanza costituzionale: gli stanziamenti si ridurranno di 3,1 milioni per la Corte dei conti, di 1,7 milioni per Consiglio di Stato e Tar, di 428mila euro per il Csm e di 195mila per il Cnel. Un' altra voce significativa è l' intervento sulla remunerazione dei conti di tesoreria e sulle provvigioni di collocamento dei titoli che garantirà quest' anno 250 milioni. Tornando al personale pubblico, dal nuovo giro di vite su consulenze e ricorso ai co.co.co. arriveranno, rispettivamente, 20,1 e 11,3 milioni nel 2014 (60,5 e 33,9 milioni nel 2015). Altri 75 milioni l' anno sono previsti dall' obbligo di pubblicazione telematica di avvisi e bandi di gara senza utilizzare più i quotidiani. Nell' elenco delle voci ancora non cifrate compaiono la fatturazione obbligatoria della fatturazione elettronica e della razionalizzazione dei costi e delle spese di locazione degli immobili pubblici che andrà a regime nel RIPRODUZIONE RISERVATA. MARCO ROGARI 1417 Pagina 3 SPECIALE IRPEF, IRAP E RISPARMIO. Sui conti correnti tassa da 755 milioni È l' effetto sugli interessi per il 2015, nel 2016 sale a 1,1 miliardi Il bonus potrebbe valere come nuova spesa. Eugenio Bruno Marco Mobili ROMA La stangata sulle rendite finanziarie presenta il conto a cittadini e imprese. Dei circa 3 miliardi prodotti nel 2015 dall' aumento della tassazione dal 20 al 26%, ben 755 milioni arriveranno dal prelievo sugli interessi per depositi e conti correnti. A rivelarlo è la relazione tecnica al decreto sul cuneo fiscale approvato dal Consiglio dei ministri di venerdì scorso, che ieri è stato inviato al Colle e che oggi dovrebbe approdare sulla Gazzetta Ufficiale. Da quel momento partirà la corsa ad aggiornare i software per attribuire ai lavoratori dipendenti i "mitici" 80 euro in busta paga. Che, altra novità rispetto alle bozze circolate nei giorni scorsi, saranno riconosciuti a tutti i contribuenti con redditi fino a 24mila euro. Una misura da cui il ministro dell' Economia, Pier Carlo Padoan, si attende un impatto positivo sul Pil al punto che potrebbe essere rivista al rialzo la stima dello 0,8% di crescita. Dall' incrocio tra il testo definitivo del dl e la relazione tecnica si delineano meglio i contorni dell' intera operazione cuneo fiscale. A cominciare dagli effetti attesi dall' incremento del prelievo sugli strumenti finanziari (esclusi i titoli di Stato) che scatterà dal 1 luglio Per quest' anno l' impatto sarà contenuto in 720 milioni necessari a coprire la riduzione delle aliquote Irap con gli acconti di fine novembre. Dal prossimo anno la curva dell' imposizione sulle rendite è destinata a salire. Passando, al netto delle ritenute sulle imposte dirette, dai 2,3 miliardi del 2015 ai 2,9 del 2016 per poi assestarsi ai 2,6 dal 2017 in poi. Dalle tabelle emerge che lo stesso andamento riguarderà il peso sui conti correnti: nel 2014 sarà pari a zero perché i versamenti degli istituti di credito sono commisurati alle ritenute effettuate nell' anno precedente con la vecchia aliquota del 20%; nel 2015 l' impatto salirà a 755 milioni con un saldo 2014 versato a febbraio dalle banche di 378 milioni e un acconto per il 2015 versato a giugno di pari importo; il top verrà raggiunto nel 2016 quando famiglie e imprese si vedranno prelevare oltre 1,1 miliardi. A bilanciare la stretta per i contribuenti interverrà il credito di 80 euro in busta paga. Alla fine l' ha spuntata il premier Matteo Renzi. Rispetto alle simulazioni iniziali che prevedevano una progressività del bonus gli 80 euro saranno erogati a tutti i dipendenti che guadagnano fino a 24mila euro lordi. Per poi diminuire, fino ad azzerarsi, a 26mila euro. Il costo di tale misura che sarà valida solo per il Continua > 1518 Pagina 3 < Segue 2014 mentre per il 2015 toccherà alla legge di stabilità renderla strutturale, ndr sarà di 5,8 miliardi quest' anno. Una cifra che, stando alla stessa relazione tecnica, non appare certo un taglio della pressione fiscale. Forse per effetto di un artificio contabile alla fine il bonus risulterà a bilancio, almeno per una parte, dal lato della spesa, come avviene già oggi per i crediti d' imposta. Rinviando all' articolo qui sotto per il reale impatto dei tagli contenuti nel dl Irpef, la relazione tecnica e il testo definitivo confermano la stangata sulle banche che hanno quote di Bankitalia e che dovranno versare l' imposta sostitutiva del 26% e non più del 12% come prevedeva la legge di stabilità entro metà giugno prossimo. Per gli istituti di credito va registrata anche una riduzione (pari a 75 milioni per il 2014 e 100 milioni per gli anni a seguire) delle commissioni riconosciute dallo Stato con la liquidazione dei modelli F24 per il pagamento dei tributi. Mentre un sospiro di sollievo possono tirarlo i piccoli produttori agricoli che sul filo di lana si vedono confermare il regime agevolato Iva per chi ha un volume d' affari non superiore a 7mila euro annui. Tra le voci di maggiori entrata necessarie per coprire il bonus Renzi spicca la lotta all' evasione. Che viene cifrata in via prudenziale per 300 milioni quest' anno e per ben 2 miliardi nel Introiti peraltro aggiuntivi rispetto ai 13 incassati nel Il che porta l' obiettivo del contrasto al sommerso alla quota record di 15 miliardi. Un accenno infine lo meritano le risorse per pagare i debiti della Pa. Degli oltre 8 miliardi stanziati dal dl soltanto 5 potranno arrivare, complici i vincoli del patto di stabilità, nelle casse delle imprese. Con un ritorno nelle casse dello Stato, sotto forma di maggiore Iva, per 650 milioni. RIPRODUZIONE RISERVATA. EUGENIO BRUNO, MARCO MOBILI 1619 Pagina 4 Le vie della ripresa. Più merito e mobilità nella Pa Vertice a palazzo Chigi per le misure sulla dirigenza e le nuove semplificazioni. Davide Colombo ROMA Una lunga riunione a palazzo Chigi con Matteo Renzi, i ministri Marianna Madia e Maria Elena Boschi, il sottosegretario Graziano Delrio e diversi tecnici per mettere a punto i dettagli dell' intervento di riforma della Pa che il premier vuole varare entro la fine del mese, con buone probabilità martedì prossimo, 29 aprile, data indicata per un possibile Consiglio dei ministri. Un pacchetto di misure sul quale il riserbo resta assoluto ma che sicuramente riguarderà la dirigenza, come ha confermato indirettamente lo stesso Matteo Renzi nel corso della diretta twitter che ha preceduto l' incontro. «Più merito, più mobilità, più qualità» sono le parole chiave. «Studieremo la possibilità che i dirigenti pubblici vengano valutati per i meriti anche dal personale e dai colleghi» ha scritto in un tweet il presidente del Consiglio rispondendo alla proposta di un follower. «Intanto da Chigi ha poi aggiunto Renzi abbiamo iniziato a innovare. Una parte della retribuzione sarà legata alle performance del Paese», con riferimento all' annunciato Dpcm che introdurrà una prima mini riforma dei criteri di premialità della dirigenza legando parte dell' ammontare dei riconoscimenti economici al realizzarsi di indicatori macro come per esempio l' andamento del Pil. Sull' intervento più generale si resta alle volontà politiche manifestate fin qui dal nuovo Governo e che prevedono la possibile introduzione del ruolo unico e un ridisegno del sistema dei concorsi e dei corsi concorsi. Cuore della riforma dovrebbe essere anche quello della razionalizzazione dell' attuale sistema delle scuole di formazione. A tutt' oggi sono ancora cinque: la Scuola superiore di economia e finanze, la Scuola superiore della pubblica amministrazione, quella dell' amministrazione locale, quella dell' Interno e l' istituto diplomatico Mario Toscano. Strutture simili che moltiplicano per cinque spese di funzionamento, stipendi per i docenti e per i dirigenti e magari anche affitti d' oro per le sedi. L' obiettivo strategico è quello di realizzare un modello di reclutamento capace di garantire una vera mobilità intercompartimentale dei dirigenti, rafforzando i limiti di mandato già previsti dalla normativa attuale. Possibile anche un ulteriore intervento sulle retribuzioni, magari con un ripensamento dell' indennità i posizione, anche se il tema dovrebbe esser stato chiuso con il tetto massimo a 240mila euro introdotto con il decreto del 18 aprile. Altro fronte di possibili interventi riguarda le semplificazioni: potrebbero arrivare misure come il codice unico per l' accesso ai certificati online (legato all' attuazione Continua > 1720 Pagina 4 < Segue dell' Agenda digitale), nuovi interventi in materia di trasparenza e, forse, il famoso "sforbicia Italia", pure evocato dal premier e che potrebbe comportare la chiusura di enti inutili. Sul pubblico impiego l' attesa è altissima. Il ministro Madia ha parlato nelle scorse settimane di "staffetta generazionale" in riferimento a un possibile superamento dell' attuale blocco del turn over associato anche in questo caso a nuovi modelli di mobilità e, nella fase transitoria, a una nuova gestione degli esuberi che la spending review farà emergere. Il numero di partenza è quello indicato dal commissario straordinario, Carlo Cottarelli, 85mila dipendenti, una cifra «non molto elevata in rapporto all' occupazione nella Pa» ha ripetuto ieri davanti alle commissioni Difesa riunite di Camera e Senato. Sempre ieri intanto si sono dimessi i vertici dell' Autorità nazionale anticorruzione (ex Civit): il presidente Romilda Rizzo e i due componenti, Antonio Martone ed Alessandro Natalini. Dopo la nomina del nuovo presidente, il magistrato Raffaele Cantone, il passo indietro dei tre dovrebbe consentire l' immediato avvio della nuova gestione. Il ministro Madia dovrà ora selezionare i consiglieri sulla base delle manifestazioni d' interesse raccolte tramite una pubblica consultazione via web. RIPRODUZIONE RISERVATA. DAVIDE COLOMBO 18 Vedere altro
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References: articolo 34
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 Articolo 24
 Articolo 1
 Art. 27
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Art. 5
 Art. 6
 Art. 7
 Art. 8
 Art. 9
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 art. 26
 articolo 9
 Art.1
 Art.2
 Articolo 17

Articolo 17
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 art. 67