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Timestamp: 2018-09-24 22:15:12+00:00

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Minore straniero albanese affidato con atto notarile a parente residente in Italia e competenza per la nomina del tutore.
Minore straniero di nazionalità albanese affidato con atto notarile a parente entro il quarto grado residente in Italia - Nomina del tutore - Competenza del Giudice Tutelare - Sussistenza.
Il minore di nazionalità albanese affidato con atto notarile dai suoi genitori a parente entro il quarto grado residente in Italia deve ritenersi privo di rappresentanza nel territorio italiano ma non di assistenza sicché lo stesso non può considerarsi minore straniero non accompagnato ai sensi dell’art. 2 della legge 7-4-2017 n. 47: ne consegue che competente alla nomina del tutore è il Giudice Tutelare ai sensi dell’art. 343 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 July 2018.
Associazione di avvocati specializzata nella tutela di categoria di soggetti a differente orientamento sessuale e ambito di applicazione della tutela antidiscriminatoria.
Tutela antidiscriminatoria - Associazione di avvocato specializzata nella tutela di categoria di soggetti a differente orientamento sessuale - Legittimazione processuale - Questioni pregiudiziali.
2) Se rientri nell'ambito di applicazione della tutela antidiscriminatoria predisposta dalla direttiva n. 2000/78/CE, secondo l'esatta interpretazione dei suoi artt. 2 e 3, una dichiarazione di manifestazione del pensiero contraria alla categoria delle persone omosessuali, con la quale, in un'intervista rilasciata nel corso di una trasmissione radiofonica di intrattenimento, l'intervistato abbia dichiarato che mai assumerebbe o vorrebbe avvalersi della collaborazione di dette persone nel proprio studio professionale, sebbene non fosse affatto attuale né programmata dal medesimo una selezione di lavoro. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 July 2018, n. 19443.
Incostituzionale la norma che prevede solo per gli immigrati il certificato storico di residenza di almeno 10 anni, ai fini del contributo locativo.
Assistenza e solidarietà sociale - Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione - Stranieri immigrati - Requisiti minimi necessari per beneficiare dei contributi integrativi previsti - Previsione del possesso del certificato storico di residenza da almeno dieci anni nel territorio nazionale ovvero da almeno cinque anni nella medesima Regione - Illegittimità costituzionale - Sussiste.
E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 11, comma 13, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133 («[a]i fini del riparto del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, di cui all’articolo 11 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, i requisiti minimi necessari per beneficiare dei contributi integrativi come definiti ai sensi del comma 4 del medesimo articolo devono prevedere per gli immigrati il possesso del certificato storico di residenza da almeno dieci anni nel territorio nazionale ovvero da almeno cinque anni nella medesima regione»). La norma prevede solo per gli «immigrati» una certa durata della residenza, tanto a livello nazionale quanto in territorio regionale; per i cittadini italiani ed europei tale requisito non è richiesto, mentre restano fermi i criteri di carattere economico e l’attestazione di un contratto di locazione registrato, come si desume dall’art. 2 della citata legge n. 431 del 1998. Alla luce di quanto sopra esposto, risulta che la disposizione censurata introduce una irragionevole discriminazione a danno dei cittadini di paesi non appartenenti all’Unione europea, richiedendo solo ad essi il possesso del certificato storico di residenza da almeno dieci anni nel territorio nazionale ovvero da almeno cinque anni nella medesima regione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 20 July 2018, n. 166.
Protezione internazionale: se manca la videoregistrazione dell'audizione del richiedente asilo è necessario fissare l'udienza di comparizione delle parti.
Protezione internazionale - Videoregistrazione dell'audizione del richiedente asilo - Udienza di comparizione delle parti - Nullità.
In materia di protezione internazionale, ai sensi dell'articolo 35-bis del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, come inserito dal decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13, convertito con modificazioni dalla legge 13 aprile 2017, n. 46, ove non sia disponibile la videoregistrazione con mezzi audiovisivi dell'audizione del richiedente la protezione dinanzi alla Commissione territoriale, il Tribunale, chiamato a decidere del ricorso avverso la decisione adottata dalla Commissione, è tenuto a fissare l'udienza di comparizione delle parti a pena di nullità del suo provvedimento decisorio, salvo il caso dell'accoglimento dell'istanza del richiedente asilo di non avvalersi del supporto contenente la registrazione del colloquio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 July 2018, n. 17717.
L’interdetto può presentare domanda di separazione dalla moglie.
Interdizione – Interdetto – Domanda di separazione – Ammissibilità – Rappresentanza del tutore – Sussiste.
Secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata degli artt. 357 e 414 c., all’interdetto è consentito, per il tramite del rappresentante legale, il compimento anche di atti personalissimi, come la presentazione della domanda di separazione personale (a meno che, come nel caso dell’art. 85 c.c., non gli siano espressamente vietati), ben potendo l’esercizio del corrispondente diritto rendersi necessario per assicurare la sua adeguata protezione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 June 2018, n. 14669.
Inserimento del beneficiario in casa di ricovero nonostante il suo dissenso.
L’inserimento del beneficiario in casa di ricovero è operazione sicuramente lecita e ammissibile nell’ambito della amministrazione di sostegno, e ciò anche indipendentemente dal dissenso del beneficiario, ove pretestuoso; infatti, l’art. 358 c.c. - norma che dispone che il minore in tutela (dunque l’interdetto) non può abbandonare l’istituto cui è stato destinato senza il permesso del tutore – disciplina una limitazione, o comunque un effetto, della interdizione, ed è dunque estensibile al beneficiario di ADS ex art. 411, u.c., c.c., non essendovi ragioni letterali per ritenere il contrario. (Carlo Bianconi) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli, 08 March 2018.
ADS e legittimazione ad agire del beneficiario che intende contestare le scelte terapeutiche.
Misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia – Amministrazione di sostegno – Consenso agli accertamenti e ai trattamenti sanitari – Art. 3, comma 5, L. 219/2017 – Presupposti – Legittimazione ad agire del beneficiario che intende contestare le scelte terapeutiche – Sussiste.
L’art. 3, comma 5, L. 219/2017 pare limitare il proprio campo di applicazione, e la conseguente possibilità di rivolgersi al Giudice, all’ipotesi di rifiuto (da parte dell’ADS nuncius investito di poteri di rappresentanza esclusiva) delle cure proposte dal sanitario; devesi ritenere che il Legislatore sia incorso in una emendabile svista, consistente nel non aver previsto un analogo meccanismo al ricorrere dei casi di adesione del rappresentante alle cure proposte, per l’evenienza che il rappresentato-paziente – ossia proprio il soggetto della cui salute e della cui autodeterminazione si discute – intenda contestare la scelta terapeutica; tale possibilità, in capo al beneficiario (ma, dovrebbe dirsi, in capo a qualsiasi persona incapace di agire, purché capace di discernimento), deve e può essere prevista in via pretoria, sulla scorta di una interpretazione costituzionalmente conforme della legge, oltre che dell’applicazione estensiva dell’art. 410 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli, 31 May 2018.
La nozione di 'coniuge' è neutra dal punto di vista del genere e può comprendere quindi il coniuge dello stesso sesso del cittadino dell’Unione interessato.
Cittadinanza dell’Unione – Articolo 21 TFUE – Diritto dei cittadini dell’Unione di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri – Direttiva 2004/38/CE – Articolo 3 – Aventi diritto – Familiari del cittadino dell’Unione – Articolo 2, punto 2, lettera a) – Nozione di “coniuge” – Matrimonio tra persone dello stesso sesso – Articolo 7 – Diritto di soggiorno per un periodo superiore a tre mesi – Diritti fondamentali.
2) L’articolo 21, paragrafo 1, TFUE deve essere interpretato nel senso che, in circostanze come quelle di cui al procedimento principale, il cittadino di uno Stato terzo, dello stesso sesso del cittadino dell’Unione, che abbia contratto matrimonio con quest’ultimo in uno Stato membro conformemente alla sua normativa, dispone di un diritto di soggiorno per un periodo superiore a tre mesi nel territorio dello Stato membro di cui il cittadino dell’Unione ha la cittadinanza. Tale diritto di soggiorno derivato non può essere sottoposto a condizioni più rigorose di quelle previste all’articolo 7 della direttiva 2004/38. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE, 05 June 2018, n. .
Applicabilità diretta in Italia della misura del kafalah disposta da tribunale algerino.
Kafalah – Applicabilità diretta in Italia di tale misura stabilita da tribunale algerino ex artt. 65 e 66 della legge n. 218/1995 – Ammissibilità – Apertura di tutela in Italia – Esclusione.
Poiché al provvedimento di kafalah -istituto contemplato dall'art. 20 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo nonché dagli artt. 3, lett. e), e 33 della Convenzione dell'Aja del 19 ottobre 1996 e consistente in un affido in virtù del quale un soggetto detto “kafil” s'impegna a curare, educare e mantenere il minore detto “makfoul”, come se fosse proprio figlio, sino al raggiungimento della maggiore età, senza tuttavia che il makfoul entri giuridicamente a far parte della famiglia del kafil- emesso da un tribunale dello stato di Algeria deve riconoscersi piena e diretta efficacia nel nostro ordinamento ai sensi degli artt. 65 e 66 l. n. 218/95 e tenuto conto del fatto che l’art. 121 del Codice di Famiglia dell’Algeria (di cui alla legge n. 11 del 9 giugno 1984) prevede espressamente che “L’affidamento legale conferisce al beneficiario la tutela legale e gli da diritto alle medesime prestazioni famigliari e scolastiche di un bambino legittimo”, non deve essere disposta l’apertura della tutela, avendo la minore in Italia, per effetto del provvedimento in questione, un legale rappresentante. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 10 May 2018.
Fine vita: violazione del diritto all’autodeterminazione, onere della prova e risarcimento del danno con liquidazione equitativa.
Diritto all’autodeterminazione personale – Diagnosi di patologia ad esito certamente infausto – Risarcimento danni – Sussistenza.
La violazione del diritto di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali, in una condizione di vita affetta da patologie ad esito certamente infausto, coincide con la lesione di un bene di per sé autonomamente apprezzabile sul piano sostanziale, tale da non richiedere, una volta attestato il colpevole ritardo diagnostico della condizione patologica, l'assolvimento di alcun ulteriore onere di allegazione argomentativa o probatoria, potendo giustificare una condanna al risarcimento del danno con liquidazione equitativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 23 March 2018, n. 7260.
Responsabilità del genitore per mancato riconoscimento del figlio naturale.
Il danno da privazione della figura paterna determina una grave lesione della sfera dei diritti della persona tutelati dalle previsioni costituzionali, e può essere provato attraverso il ricorso a presunzioni semplici nonché attraverso il ricorso a nozioni di comune esperienza. Esso deve essere quantitativamente determinato con il criterio equitativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 04 July 2017.
Se la tortura in patria è riservata ai dissidenti politici, il delinquente comune non ha diritto allo status di rifugiato in Italia.
Cittadinanza – Riconoscimento dello status di rifugiato – Possibile incarcerazione del richiedente in patria – Assenza di rischi documentati per l’incolumità psicofisica del richiedente – Inesistenza dei presupposti per il riconoscimento – Affermazione – Stabile occupazione lavorativa in Italia – Irrilevanza.
[Nella fattispecie, la Corte ha confermato il giudizio dei giudici d’appello riguardo ala irrilevanza del rischio dell’esposizione a tortura o a trattamenti inumani e degradanti nelle carceri senegalesi (segnalati esclusivamente in riferimento ad oppositori politici) per il ricorrente, il quale aveva dedotto di essere ricercato in patria perché ingiustamente denunciato per un ammanco di cassa.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 March 2018, n. 6874.
La sottrazione illecita del minore impedisce al giudice dello Stato di rifugio di avere giurisdizione sulla responsabilità genitoriale.
(L’article 10 du règlement (CE) no 2201/2003 et l’article 3 du règlement (CE) no 4/2009 doivent être interprétés en ce sens que, dans une affaire telle que celle en cause au principal, dans laquelle un enfant qui avait sa résidence habituelle dans un État membre a été déplacé par l’un de ses parents de manière illicite dans un autre État membre, les juridictions de cet autre État membre ne sont pas compétentes pour statuer sur une demande relative au droit de garde ou à la fixation d’une pension alimentaire à l’égard dudit enfant, en l’absence de toute indication selon laquelle l’autre parent aurait acquiescé à son déplacement ou n’aurait pas présenté de demande de retour de celui-ci). Corte Giustizia UE, 10 April 2018, n. .
Applicazione uniforme della normativa nel caso di contrasto tra fiduciario del soggetto debole e medico.
Tribunale Mantova, 13 April 2018.
Se il PM è parte per il diritto nazionale, lo è anche ai fini del regolamento 2001/2003; e in tema di rappresentanza del minore in materia successoria.
In una situazione come quella di cui al procedimento principale, in cui i genitori di un minore, abitualmente residenti con quest’ultimo in uno Stato membro, hanno presentato, per conto di tale minore, una domanda di autorizzazione alla rinuncia di un’eredità dinanzi a un giudice di un altro Stato membro, l’articolo 12, paragrafo 3, lettera b), del regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000, deve essere interpretato nel senso che: 1) il deposito effettuato congiuntamente dai genitori del minore dinanzi all’autorità giurisdizionale da loro scelta costituisce accettazione univoca di tale giudice da parte degli stessi; 2) un pubblico ministero che, a norma del diritto nazionale, è per legge parte al procedimento instaurato dai genitori è parte al procedimento ai sensi dell’articolo 12, paragrafo 3, lettera b), del regolamento n. 2201/2003. L’opposizione mossa da tale parte contro la scelta dell’autorità giurisdizionale effettuata dai genitori del minore successivamente alla data in cui tale autorità è stata adita osta a riconoscere che a detta data tutte le parti al procedimento abbiano accettato la proroga di competenza. In mancanza di una siffatta opposizione, l’accordo di tale parte può considerarsi implicito e la condizione relativa all’accettazione della proroga di competenza, in modo univoco da tutte le parti al procedimento alla data in cui tale giudice è adito, può ritenersi soddisfatta, e 3) la circostanza che la residenza del de cuius alla data del suo decesso, il suo patrimonio, oggetto della successione, e le passività dell’asse ereditario si trovassero nello Stato membro cui appartiene il giudice adito consente, in mancanza di elementi che dimostrino che la proroga di competenza rischierebbe di incidere negativamente sulla situazione del minore, di considerare che una siffatta proroga di competenza è conforme all’interesse superiore del minore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE, 19 April 2018, n. .
No alla protezione del pastore che sfugge a Boko Haram senza avere atteso le disposizioni della Chiesa di appartenenza.
Protezione internazionale - Pastore pentecostale che emigri dalla Nigeria per sfuggire al terrorismo islamista di Boko Haram - Disposizioni della Chiesa di appartenenza in ordine all'emigrazione o all'eventuale trasferimento in altra sede.
Non ha diritto alla protezione internazionale il pastore pentecostale che emigri dalla Nigeria per sfuggire al terrorismo islamista di Boko Haram senza avere l'intento di cessare la sua attività sacerdotale, che anzi vorrebbe continuare in Italia, e tuttavia senza avere atteso le disposizioni della Chiesa di appartenenza in ordine all'emigrazione o all'eventuale trasferimento in altra sede. (Vittorio Gaeta) (riproduzione riservata) Appello Bari, 24 January 2018.
La pronuncia ex art. 250 c.c. ha come effetto il riconoscimento del figlio, senza necessità di alcun successivo comportamento del ricorrente.
Riconoscimento del figlio – Art. 250 c.c. – Sentenza che accoglie il ricorso – Autorizzazione al riconoscimento – Esclusione – Effetti della sentenza: riconoscimento del figlio.
Alla pronuncia giudiziale ex art. 250 c.c., da intendersi non meramente autorizzativa del riconoscimento ma pienamente sostitutiva dello stesso, consegue l’annotazione della paternità a margine dell’atto di nascita: il riconoscimento paterno è, infatti, costituito dallo stesso esercizio dell’azione giudiziale ex art. 250 c.c. e la volontà di riconoscere il minore è stata ribadita dalla parte anche in udienza dinanzi al giudice. Del resto, la disposizione appena citata perderebbe di significato ove si ritenesse che, pronunciata la sentenza che tiene luogo del consenso mancante del genitore che per primo ha riconosciuto, fosse necessario formalizzare il riconoscimento del secondo genitore innanzi all’Ufficiale di stato civile, e ciò anche sulla scorta della considerazione per cui solo così ragionando si è in grado di scongiurare le problematiche che potrebbero verificarsi allorché il genitore, pur autorizzato al riconoscimento ex art. 250 c.c., non potesse poi procedere a detto incombente, anche per cause dallo stesso indipendenti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 26 May 2017.

References: art. 411
 Art. 3
 Articolo 21
 Articolo 3
 Articolo 2
 Articolo 7
 art. 250
 Art. 250
 Sentenza 
 art. 250
 art. 250
 sentenza 
 art. 250