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Timestamp: 2017-11-23 05:44:29+00:00

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Sentenza n. 700/2017 pubblicata il 16/02/2017 del Consiglio di Stato “Sentenza sulla sospensione dell’attività imprenditoriale” | ILA - Ispettori del Lavoro Associati
Sentenza n. 700/2017 pubblicata il 16/02/2017 del Consiglio di Stato “Sentenza sulla sospensione dell’attività imprenditoriale”
Inviato da redazione il Mar, 23/05/2017 - 20:43
ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA, segnala la Sentenza n. 700/2017 pubblicata il 16/02/2017 del Consiglio di Stato “Sentenza sulla sospensione dell’attività imprenditoriale”<
Sentenza n. 700/2017 pubblicata il 16/02/2017 del Consiglio di Stato<
Sentenza n. 700/2017 pubblicata il 16/02/2017 del Consiglio di Stato N. 00700/2017REG.PROV.COLL. N. 04384/2010 REG.RIC. “Sentenza sulla sospensione dell’attività imprenditoriale”<
Xxxxxxxx Xxxxxx, rappresentato e difeso dall'avvocato Angelo Clarizia C.F. YYYYYYYYYYYYYYYY, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Principessa Clotilde, 2;
della sentenza del T.A.R. LIGURIA - GENOVA: SEZIONE II n. 00322/2009, resa tra le parti, concernente sospensione di un’attivita' imprenditoriale.
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Xxxxxxxx Xxxxxx;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 febbraio 2017 il Cons. Carlo Deodato e uditi per le parti l’avvocato dello Stato Tidore e l’avvocato Clarizia;
Con la sentenza impugnata il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria annullava il provvedimento in data 7 marzo 2008 con cui la direzione provinciale del lavoro di Genova aveva disposto, in esito all’ispezione che aveva permesso di riscontrare la violazione della normativa a tutela del lavoro regolare, la sospensione dell’attività imprenditoriale dell’autofficina “Xx Xxxxxx” del sig. Xxxxxxxx Xxxxxx (poi revocata solo quattro giorni dopo) e dichiarava inammissibile la domanda risarcitoria.
Resisteva il sig. Xxxxxx, contestando la fondatezza dell’appello dell’Amministrazione, del quale chiedeva il rigetto, e concludendo per la conferma della decisione impugnata.
1.- Deve preliminarmente circoscriversi l’ambito del thema decidendum alle sole questioni ritualmente devolute all’esame del giudice d’appello, precisando, in particolare, che risulta passato in giudicato il capo di decisione sulla inammissibilità della domanda risarcitoria, in quanto, ancorché autonomamente lesivo, non è stato impugnato in via incidentale dalla parte oneratavi (il sig. Xxxxxx).
2.- Ancora in via pregiudiziale dev’essere disattesa la censura con cui il Ministero appellante deduce l’insussistenza della giurisdizione amministrativa sulla presente controversia, siccome attinente a un provvedimento preordinato all’emanazione di una sanzione amministrativa e, come tale, attribuita alla potestà cognitiva del giudice ordinario ai sensi degli artt. 22 e 22-bis l. n.689 del 1981.
La giurisdizione attribuita all’autorità giudiziaria ordinaria dalle suddette disposizioni resta, infatti, circoscritta alle sole opposizioni avverso le ordinanze-ingiunzione di irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie, e non anche a provvedimenti diversi, ancorché attinenti alla medesima funzione repressiva di illeciti amministrativi (Cons. St., sez. V, 3 febbraio 2015, n.506).
Ne consegue che controversie, quale quella in esame, aventi ad oggetto atti aventi contenuto dispositivo diverso dall’ingiunzione di un sanzione pecuniaria devono intendersi estranee all’ambito della giurisdizione ordinaria descritto (con un lessico chiaro, tassativo e insuscettibile di esegesi estensive o analogiche) dagli artt. 22 e 22-bis l. n.689 del 1981.
3.- Resta, quindi, controversa, la legittimità del provvedimento di sospensione dell’attività dell’autofficina dell’odierno appellato, per il limitatissimo periodo di efficacia di quattro giorni, disposta sulla base del rilievo dell’impiego di un addetto non regolarizzato, sotto il peculiare profilo del rispetto delle garanzie partecipative dell’interessato.
Dev’essere, innanzitutto, esclusa l’applicabilità alla fattispecie controversa della clausola legislativa di esonero dal rispetto delle disposizioni di cui alla legge n.241 del 1990 per i provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale finalizzati al contrasto del fenomeno del lavoro sommerso o irregolare, atteso che il decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, che la contiene, è entrato in vigore dopo l’adozione dell’atto controverso (in data 7 marzo 2008), che, infatti, risulta adottato sulla base del previgente art.5 della legge 3 agosto 2007, n.123 (e non del d.lgs. n.81 del 2008).
Quanto, invece, alla tesi secondo cui il carattere urgente e cautelare della sospensione impediva il rispetto dell’onere procedimentale consacrato all’art. 7 della legge n.241 del 1990, è sufficiente osservare che, ai fini che qui rilevano, la celerità del procedimento resta ravvisabile solo nella fase dell’ispezione, quale accertamento a sorpresa e funzionalmente incompatibile con il rispetto delle garanzie partecipative, e non anche in quella (logicamente successiva) della sospensione, che, per quanto connotata da profili latu sensu cautelari, non può intendersi, di per sé e in assoluto, confliggente con l’osservanza delle regole stabilite a presidio del contraddittorio procedimentale.
Non solo, ma, nel caso in esame, la partecipazione del sig. Xxxxxx sarebbe valsa (probabilmente) a scongiurare la sospensione (infatti, poi, revocata dall’amministrazione pochissimi giorni dopo), nella misura in cui avrebbe consentito all’interessato di addurre plausibili ragioni intese a escludere la qualità di dipendente irregolare del sig. Ttttttttt Tttt.
4.- L’ultimo motivo di appello, con cui si invoca l’art.21-octies, comma 2, l. n.241 del 1990, a sostegno della tesi della non annullabilità del provvedimento, quand’anche ritenuto viziato da violazioni formali, dev’essere, infine, respinto sulla base della dirimente considerazione che non può certo ritenersi assolto, da parte dell’Amministrazione, l’onere della dimostrazione che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello adottato, se anche avesse comunicato l’avvio del procedimento, risultando, al contrario, che la partecipazione del sig. Xxxxxx avrebbe verosimilmente evitato la sospensione (infatti revocata dalla stessa direzione provinciale del lavoro di Genova solo quattro giorni dopo il provvedimento di sospensione).
5.- Alle considerazioni che precedono conseguono, in definitiva, la reiezione dell’appello e la conferma della decisione impugnata.
6.- Sussistono, nondimeno, ragioni di equità, ai fini della compensazione delle spese del presente grado di giudizio.
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