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Calcolo del termine della prescrizione - page 3 - [ Penale :: Da collega a Collega ] - FORUM AVVOCATI & Praticanti Avvocati
Autore Topic: Calcolo del termine della prescrizione (Letto 57091 volte)
« Risposta #50 il: 09 Dic 2013, 12:38 »
scusatemi, ma avevo letto che la notifica della citazione diretta fosse nel 2007.
Pertanto al secondo quesito rispondo io.
Ma mi sarebbe utile un conforto sulle date di prescrizione
« Risposta #51 il: 09 Dic 2013, 15:01 »
si prescrive in 10 anni e il termine lo computi dal giorno della consumazione.
« Risposta #52 il: 09 Dic 2013, 15:19 »
10 anni pure il 648 co 2?
« Risposta #53 il: 09 Dic 2013, 15:26 »
il 157 co 2 cp mi sembra che escluda tale possibilità.
« Risposta #54 il: 09 Dic 2013, 15:31 »
Cogli nel segno: mi chiedo tuttavia se il 648 co 2 possa considerarsi già di per se' circostanza attenuante oppure reato autonomo dal 1 comma.
Visto che la giurisp, o parte di essa, concede anche il 62 co 4 nel 648 co 2
« Risposta #55 il: 09 Dic 2013, 15:38 »
direi che al 100% il co. 2 sia circostanza attenuante del reato di ricettazione.
« Risposta #56 il: 09 Dic 2013, 15:58 »
Cassazione sezione II, udienza 10.01.2013 n. 4032
In tema di ricettazione, l’ipotesi attenuata di cui al comma II dell’art. 648 c.p. non costituisce un’autonoma previsione incriminatrice bensì una circostanza attenuante speciale che incide sul regime sanzionatorio del reato base, secondo un rapporto di specie a genere che si realizza tra la fattispecie circostanziata e quella semplice di reato per la presenza di un requisito specializzante, ossia la particolare tenuità del fatto.
Ne consegue che, poiché l’art. 157 c.p. come novellato dalla legge n. 251 del 05.12.2005 impone di aver riguardo alla pena stabilita per il reato consumato o tentato, senza tener conto della diminuzione per le attenuanti o aggravanti, salvo che prevedano una pena di specie diversa ovvero siano ad effetto speciale, bisogna fare riferimento alla pena stabilita per il reato base, e non per l’ipotesi attenuata.
« Risposta #57 il: 09 Dic 2013, 16:16 »
« Risposta #58 il: 09 Dic 2013, 16:22 »
Ingenuo magari sì lo sono stato, ma sono in buona compagnia di Tribunali e pm vista l'impugnazione nella sentenza in parola da parte del P.G. contro l'assoluzione per prescrizione nel reato di ricettazione lieve
« Risposta #59 il: 10 Dic 2013, 10:46 »
anche a me sorprende sta sentenza, di cui, confesso, non conoscevo l'esistenza. E' vero ciò che dice "flownaway" : in molti tribunali riqualificano e dichiarano l'intervenuta prescrizione...sta sentenza mi lascia un po' perplesso...
p.s. riporto il testo di quella del 2008 poichè quella del 2013 citata da flown richiama quel precedente
Sez. 2, Sentenza n. 38803 del 2008 - Visualizza immagine visualizza file pdf
Data udienza: 01/10/2008 Data Deposito: 14/10/2008
N. Registro Generale: 010133/2007
Provv.orig.: 006833/2006 CORTE APPELLO NAPOLI
Presidente: PAGANO FILIBERTO
Relatore: MELIADO' GIUSEPPE
Consigliere: CASUCCI GIULIANO
Consigliere: DAVIGO PIERCAMILLO
Consigliere: GALLO DOMENICO
Consigliere: PAGANO FILIBERTO
P.M.: FRATICELLI MARIO
Imputato: GEMINIANI CIRO
Riferimenti normativi: Cod. Pen. art. 648
Dott. PAGANO Filiberto - Presidente - del 01/10/2008
Dott. CASUCCI Giuliano - Consigliere - SENTENZA
Dott. GALLO Domenico - Consigliere - N. 1049
Dott. DAVIGO Piercamillo - Consigliere - REGISTRO GENERALE
Dott. MELIADÒ Giuseppe - Consigliere - N. 010133/2007
1) GEMINIANI CIRO N. IL 23/05/1966;
avverso SENTENZA del 08/01/2007 CORTE APPELLO di NAPOLI;
udita in PUBBLICA UDIENZA la relazione fatta dal Consigliere Dott. MELIADÒ GIUSEPPE;
Con sentenza in data 9.1.2006 il Tribunale di Torre Annunziata in composizione monocratica dichiarava Ciro Geminiani colpevole del delitto di ricettazione e lo condannava alla pena di anni due di reclusione ed Euro 600,00 di multa.
A seguito di appello dell'imputato, la Corte di appello di Napoli con sentenza resa l'8.1.2007, ritenuta l'ipotesi attenuata di cui all'art. 648 cpv c.p., rideterminava la pena nella misura di anni uno di reclusione ed Euro 300,00 di multa, confermando nel resto. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione l'imputato, con due motivi.
Con il primo motivo, svolto ai sensi dell'art. 606 c.p.p., lett. e), il ricorrente lamenta che la consapevolezza della illecita provenienza del ciclomotore è stata erroneamente tratta dalla sola circostanza del possesso di un certificato di conformità "palesemente contraffatto".
Con il secondo motivo, il ricorrente deduce che, riconosciuta l'ipotesi attenuata di cui all'art. 648 cpv c.p., il giudice avrebbe dovuto dichiarare l'intervenuta prescrizione, essendo stato il reato contestato il 6.1.1996.
Deve, al riguardo, premettersi che il sindacato del giudice di legittimità sul discorso giustificativo della decisione impugnata è circoscritto alla verifica dell'assenza in quest'ultima di argomenti viziati da evidenti errori di applicazione della logica o fondati con dati contrastanti con il senso di realtà degli appartenenti alla collettività o connotati da vistose ed insormontabili incongruenze, oppure inconciliabili con "atti del processo" specificamente indicati dal ricorrente, che siano dotati autonomamente di forza esplicativa o dimostrativa tale che la loro rappresentazione disarticoli l'intero ragionamento svolto, determinando al suo interno radicali incompatibilità così da vanificare o da rendere manifestamente incongrua la motivazione.
Conclusioni che restano ferme pur dopo la novella della L. n. 46 del 2000, che consente di denunciare i vizi di motivazione con riferimento ad "altri atti del processo", dal momento che alla Corte di cassazione restano precluse la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l'autonoma adozione di nuovi o diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, ritenuti maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa, dovendosi essa limitare a controllare se la motivazione dei giudici di merito sia intrinsecamente razionale e capace di rappresentare e spiegare l'iter logico seguito, (cfr., ad es. Cass., sez. 1^, n. 42369/2006; Cass. Sez. 6^, n. 35495/2006). Il che vale quanto dire che, pur dopo la novella, non hanno rilevanza le censure che si limitano ad offrire una lettura alternativa delle risultanze probatorie, dal momento che il sindacato della Corte di Cassazione si risolve pur sempre in un giudizio di legittimità, restando escluso che la verifica sulla correttezza e completezza della motivazione possa essere confusa con una nuova valutazione delle risultanze acquisite, non dovendo accertare la Corte se la decisione di merito proponga la migliore ricostruzione dei fatti, ne' deve condividerne la giustificazione, ma piuttosto verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento, (v. ad es. Cass., sez. 6^, n. 36546/2006; Cass. sez. 2^, n. 7380/2007; Cass. Sez. 4^, n. 4842/2003).
E tale giudizio di compatibilità deve ritenersi nel caso di specie sussistente, essendo la ricostruzione dei fatti operata dalla Corte territoriale del tutto coerente con le acquisizioni probatorie esistenti in atti, sicché nessuna censura, e tanto meno nessuna diversa ricostruzione, può essere in questa sede di legittimità prospettata. Ed invero i giudici di merito hanno correttamente posto in rilievo il dato obiettivo che l'imputato si trovava in possesso di un certificato di conformità palesemente contraffatto, in quanto redatto con caratteri di stampa del tutto difformi da quelli originali e tale, quindi, da ingenerare la consapevolezza (in relazione alla rilevante funzione di certificazione svolta da tale documentazione) della provenienza furtiva del mezzo. In conformità al consolidato insegnamento di questa Suprema Corte che, in tema di ricettazione, esclude che, con riferimento all'elemento soggettivo del reato, la consapevolezza della provenienza illecita del bene si estenda alla precisa e completa conoscenza delle circostanze di tempo, di modo e di luogo del reato presupposto, potendo desumersi da qualsiasi elemento, anche indiretto, e da qualunque indizio giuridicamente apprezzabile, ivi compresi il comportamento dell'imputato o l'omessa - o non attendibile - indicazione della provenienza della cosa ricevuta (v, ad es. Cass. Sez. 1^, n. 13502/2008; Cass., sez. 4^, n. 4170/2006;
Cass. sez. 2^, n. 2436/1997) e che la relativa indagine costituisce accertamento di fatto, che si sottrae al sindacato di legittimità, quando il giudice di merito abbia dato ragione del proprio convincimento con congrua motivazione (v. ad es., Cass. 31 gennaio 1990, Masaracchio; Cass. 29.4.1988, Ciardi).
Manifestamente infondato è anche il secondo motivo. Basti, al riguardo, osservare che l'inammissibilità del ricorso per cassazione preclude ogni possibilità sia di far valere sia di rilevare di ufficio l'estinzione del reato per prescrizione, pur maturata in data anteriore alla sentenza di appello, ma non dedotta e rilevata da quel giudice (cfr. SU n. 23428/2005).
Non senza rilevare che, peraltro, nemmeno tale presupposto si è realizzato nel caso in esame.
Ed invero, l'ipotesi attenuata di ricettazione prevista dall'art. 648 c.p., comma 2 non configura una autonoma previsione incriminatrice, quanto una circostanza attenuante speciale, destinata ad incidere sul regime sanzionatorio del reato-base, secondo quel rapporto di "specie" a "genere" che si realizza fra la fattispecie circostanziata e quella semplice di reato, per la presenza di qualche requisito specializzante (nella specie, la particolare tenuità del fatto criminoso).
Ne discende che, ai fini dell'applicazione del nuovo regime della prescrizione, quale risultante dal testo novellato dell'art. 157 c.p. (che impone di aver riguardo "alla pena stabilita per il reato consumato o tentato, senza tener conto della diminuzione per le circostanze attenuanti e dell'aumento per le circostanze aggravanti, salvo che per le circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria e per quelle ad effetto speciale"), bisogna aver riguardo alla pena stabilita per il reato base, e non per l'ipotesi attenuata. Sicché non può ritenersi maturata alcuna prescrizione, ne' alla data della sentenza di primo grado, ne' di quella impugnata, tenuto anche conto dei periodi di sospensione del processo (per complessivi anni due e giorni uno) risultanti agli atti.
Il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile con conseguente condanna alle spese processuali e a pena pecuniaria, potendosi ravvisare profili di colpa nella causa di inammissibilità. P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 1000,00 alla Cassa delle ammende.
« Risposta #60 il: 23 Mar 2014, 13:09 »
Ne approfitto della discussione già aperta per porvi una domanda sulla prescrizione della ricettazione e sulla eventuale appropriazione indebita.
Reato previsto dall'art. 648 c.p. commesso il 30.04.2007.
Ad oggi è stato notificato solo l'avviso di conclusione indagini (quindi non c'è atto interruttivo).
Quando si prescrive il reato ?
Infine, nell'ipotesi in cui i l reato da ricettazione venga riqualificato in appropriazione indebita, il reato si è prescritto il 30 aprile 2013?
« Risposta #61 il: 25 Mar 2014, 20:47 »
Grazie mille e scusate la domanda magari banale per voi.
« Risposta #62 il: 25 Mar 2014, 22:04 »
Hai provato ad aprire il codice prima di porre la domanda?
« Risposta #63 il: 26 Mar 2014, 00:00 »
si l'ho letto il codice, qui cercavo se possibile, una conferma semplice dei miei calcoli.
Nel caso di ricettazione commessa il 30.04.2007, il reato si prescrive il 30.04.2015:
In caso di ricettazione ex. art. 648 comma 2 e di appropriazione indebita commessa il 30.04.2007, il reato si è prescritto il 30.04.2013.
« Risposta #64 il: 26 Mar 2014, 10:53 »
648 c. 2: prescrizione di 8 anni, perchè le attenuanti non contano mai.
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Roma: udienze ai fini della pratica
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 Sentenza 
 art. 648
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