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Timestamp: 2018-09-22 19:46:32+00:00

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Art. 543 cod. proc. civile: Forma del pignoramento
Codice proc. civile Art. 543 cod. proc. civile: Forma del pignoramento
2) l’indicazione, almeno generica, delle cose o delle somme dovute (1) e l’intimazione al terzo di non disporne senza ordine di giudice (2);
3) la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale competente nonché l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata del creditore procedente;
4) la citazionen(3) del debitore a comparire davanti al giudice competente, con l’invito al terzo a comunicare la dichiarazione di cui all’articolo 547 al creditore procedente entro dieci giorni a mezzo raccomandata ovvero a mezzo di posta elettronica certificata; con l’avvertimento al terzo che in caso di mancata comunicazione della dichiarazione, la stessa dovrà essere resa dal terzo comparendo in un’apposita udienza e che quando il terzo non compare o, sebbene comparso, non rende la dichiarazione, il credito pignorato o il possesso di cose di appartenenza del debitore, nell’ammontare o nei termini indicati dal creditore, si considereranno non contestati ai fini del procedimento in corso e dell’esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione.
Quando procede a norma dell’articolo 492-bis, l’ufficiale giudiziario consegna senza ritardo al creditore il verbale, il titolo esecutivo ed il precetto, e si applicano le disposizioni di cui al quarto comma. Decorso il termine di cui all’articolo 501, il creditore pignorante e ognuno dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo possono chiedere l’assegnazione o la vendita delle cose mobili o l’assegnazione dei crediti. Sull’istanza di cui al periodo precedente il giudice fissa l’udienza per l’audizione del creditore e del debitore e provvede a norma degli articoli 552 o 553. Il decreto con cui viene fissata l’udienza di cui al periodo precedente è notificato a cura del creditore procedente e deve contenere l’invito e l’avvertimento al terzo di cui al numero 4) del secondo comma.
Pignoramento: [v. 492]; Notificazione: [v. 137]; Titolo esecutivo: [v. 474]; Precetto: [v. 480]; Residenza: [v. 489]; Elezione di domicilio: [v. 489]; Tribunale: [v. 9]; Competenza: [v. Libro I, Titolo I, Capo I, Sez. I]; Ufficiale giudiziario: [v. 59]; Nota di iscrizione a ruolo: [v. 165]; Fascicolo (dell’esecuzione): [v. 488]. Credito: è il diritto ad esigere una determinata prestazione. Terzo: soggetto estraneo al rapporto obbligatorio intercorrente tra creditore pignorante e debitore esecutato. Possesso: è il potere di fatto sulla cosa che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale (c.c. 1140): in questo caso il termine è usato in senso atecnico, per indicare la materiale disponibilità che il terzo abbia del bene esecutato.
(1) Tale indicazione può anche essere soltanto generica in quanto il terzo dovrà specificarla o integrarla, nel rendere giudizialmente la dichiarazione di cui all’art. 547. La mancata indicazione delle cose o somme dovute dal terzo al debitore esecutato, invece, rende l’atto di pignoramento inidoneo al raggiungimento del suo scopo e quindi nullo.
(2) L’intimazione, a differenza dell’ingiunzione, non è atto dell’ufficiale giudiziario, bensì atto di parte proveniente dal creditore pignorante. Il terzo, infatti, non essendo parte, nella procedura esecutiva, non potrebbe in nessun caso essere destinatario di un atto esecutivo. La sua funzione, secondo un certo orientamento, sarebbe di opposizione all’adempimento.
(3) La citazione a comparire dinanzi al giudice ora è rivolta esclusivamente al debitore, mentre al terzo è rivolto solo l’invito a comunicare entro dieci giorni la sua dichiarazione a mezzo raccomandata ovvero a mezzo di posta elettronica certificata, con il duplice avvertimento che, in caso di mancata comunicazione della dichiarazione, verrà fissata una apposita udienza e che, se il terzo non compare (o, seppur comparso, non rende la dichiarazione), il credito o il bene di cui si tratta, si considereranno non contestati ai fini del procedimento in corso e dell’esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione.
Aspetti generali; 1.1. Cessione del credito; 2. Oggetto; 2.1. In generale; 2.2. Esistenza del credito pignorato; 2.3. Crediti derivanti da rapporto di lavoro; 2.4. Pignoramento titoli ex art. 1997 c.c.; 3. Natura del credito nei confronti del terzo; 3.1. Credito impignorabile; 4. Partecipazione del terzo, natura processuale e conseguenze; 4.1. Partecipazione del terzo; 4.2. Giudizi di opposizione; 4.2.1. Opposizione all’esecuzione; 4.2.2. Opposizione agli atti esecutivi; 4.3. Legittimazione ad agire in opposizione; 5. Contenuto dell’atto; 5.1. Irregolarità della citazione; 6. Procedimento; 6.1 Costituzione in giudizio; 6.2. Spese processuali; 6.3. Sospensione feriale; 7. Giurisdizione; 8. Competenza; 8.1. Ufficiale giudiziario; 8.2. Ufficio giudiziario; 8.2.1. Pignoramento presso banche e poste; 8.2.2. Pignoramento di prestazioni pensionistiche; 8.2.3. Pignoramento presso persone fisiche; 9. Casi peculiari; 9.1. Enti pubblici e rapporto di tesoreria; 9.2. Titoli di credito; 9.2.1. Titoli dematerializzati; 9.3. Rapporti bancari.
Nel pignoramento di crediti del debitore verso terzi, il vincolo di indisponibilità si produce, ai sensi dell’art. 546 c.p.c., con la notificazione dell’atto di pignoramento. Tale vincolo genera l’inopponibilità, rispetto al creditore pignorante, di qualsiasi fatto sopravvenuto a detta notificazione, che determini l’estinzione totale o parziale del credito. L’esecuzione deve, perciò, proseguire, procedendosi all’assegnazione della somma oggetto del credito, con la conseguenza che il terzo pignorato dovrà effettuare il pagamento all’assegnatario. Cass. 29 maggio 2007, n. 12602.
Caratteristica del pignoramento presso terzi è il fatto che il suo perfezionarsi, a differenza del pignoramento mobiliare o immobiliare, presuppone l’accertamento che il debitore sia titolare del credito nei confronti del debitor debitoris, il che implica lo svolgersi di una fattispecie a formazione progressiva, di cui sono componenti essenziali l’atto complesso di cui all’art. 543 c.p.c. e il successivo accertamento del diritto del debitore realizzato a seguito di dichiarazioni ammissive del terzo ex art. 547 c.p.c. o, in mancanza di essa, a seguito di accertamento giurisdizionale ex art. 548 e 549 c.p.c. Cass. 9 dicembre 1992, n. 6580.
La dichiarazione positiva del terzo (o l’accertamento compiuto giudizialmente) completa l’oggetto dell’espropriazione presso terzi, oggetto che, a fini espropriativi, resta così definitivamente fissato, costituendo, per l’effetto, l’oggetto dell’ordinanza di assegnazione del credito. Cass. 6 novembre 2002, n. 15549.
Nel procedimento di espropriazione presso terzi, la notifica dell’atto consente di portare a conoscenza del terzo il vincolo di destinazione esistente sul credito del debitore esecutato, con conseguente insorgenza dell’obbligo del terzo di astensione da ogni atto pregiudizievole nei confronti del creditore procedente. Deve ritenersi che, determinatosi il vincolo di indisponibilità attraverso l’ingiunzione, l’inefficacia degli atti di disposizione del terzo conseguente opera dalla data della notifica del pignoramento al terzo e al debitore procedente. Trib. Bologna, 22 febbraio 2005.
Poiché il pignoramento presso terzi è una forma di esecuzione forzata prevista dall’ordinamento, il creditore procedente agisce sulla base di una posizione giuridica prevista dalla legge, e di conseguenza deve escludersi che possa porre in essere una violazione della legge n. 675 del 1996 a tutela del legittimo trattamento dei dati personali - che del resto non si applica generalizzatamente ad ogni situazione nell’ambito della quale possa aversi una divulgazione dei dati relativi alla persona, ma è volta a regolamentare l’accesso ai soli documenti relativi ai cosiddetti «dati sensibili» della persona - né è configurabile a carico del terzo che rende la dichiarazione una violazione del segreto professionale. Cass. 24 maggio 2003, n. 8239.
In tema di esecuzione forzata di beni mobili, possono essere sottoposte a pignoramento, nelle forme dell’espropriazione presso terzi, i crediti del debitore e le cose di sua proprietà che sono in possesso di terzi e delle quali non possa direttamente disporre; nel caso, invece, si tratti di cose che si trovino in luoghi non appartenenti al debitore ma delle quali questi possa direttamente disporne, la forma del pignoramento deve essere quella prevista dall’art. 513, comma 3, c.p.c. Pertanto, in caso di beni costituenti il patrimonio di una persona giuridica, la quale li possiede per il tramite necessario dei suoi organi rappresentativi persone fisiche, che li detengono per conto e nell’interesse dell’ente, la disponibilità esclusiva, richiesta dall’art. 513 cit. resta alla persona giuridica; conseguentemente il pignoramento in danno di quest’ultima deve seguire la forma dell’espropriazione mobiliare presso il debitore e non quella dell’espropriazione presso terzi prevista dall’art. 543 c.p.c. Cass. 22 maggio 2001, n. 6957; conforme Cass. 9 giugno 1994, n. 5617.
Sebbene il pignoramento presso terzi sia una fattispecie complessa, dalla notifica dell’atto di cui all’art. 543 c.p.c. al terzo, ogni atto di disposizione del credito diviene inefficace per il creditore procedente; pertanto da tale momento inizia l’esecuzione e decorre il termine per l’opposizione agli atti esecutivi da parte del debitore ex art. 617 c.p.c. Cass. 3 ottobre 1997, n. 9673.
Nella procedura di pignoramento mobiliare eseguito nelle forme dell’espropriazione presso terzi (artt. 543 ss. c.p.c.), se, da parte del debitore, si sostenga (dopo, ovvero anche prima che il terzo abbia reso positiva dichiarazione ai sensi del successivo art. 547) di aver venduto la cosa ad altri in epoca anteriore al pignoramento, contestualmente invocando una declaratoria di ineseguibilità del medesimo, deve ritenersi proposta, per l’effetto, una vera e propria opposizione all’esecuzione, sulla quale diviene obbligatoria una pronuncia la quale, peraltro, non potrà che dichiarare inammissibile detta opposizione, attesa la carenza di legittimazione, ex latere debitoris, ad eccepire che la cosa pignorata presso il terzo non gli appartiene, per competere tale interesse esclusivamente a quest’ultimo (cui è attribuito, ex art. 619 c.p.c., uno specifico rimedio per tutelarlo), nonché per effetto dell’intervenuto completamento del procedimento di individuazione della cosa assoggettata ad espropriazione all’esito della dichiarazione resa dal terzo medesimo, che consente al processo esecutivo di poter proseguire, escludendo la possibilità di un parallelo giudizio di accertamento promosso dal debitore (a diversa soluzione non essendo legittimo pervenire neanche se la cosa pignorata si trovi non già presso il terzo, bensì presso il debitore medesimo, e si segua, di conseguenza, il procedimento di cui agli artt. 513 ss. c.p.c.). Cass. 28 luglio 1997, n. 7059.
Il creditore munito di titolo esecutivo riguardo ad una sua pretesa creditoria, qualora il credito oggetto di questa pretesa sia stato assoggettato a pignoramento da un soggetto che a sua volta vanti un credito nei suoi confronti, mediante procedura di espropriazione presso terzi, con conseguente insorgenza a carico del suo debitore del vincolo di indisponibilità nascente dal pignoramento, non può minacciare con il precetto, a detto debitore, l’esecuzione forzata sulla base del titolo esecutivo e, qualora lo abbia fatto e il precetto sia stato opposto dal debitore, adducendosi il vincolo di indisponibilità nascente dal pignoramento presso terzi da lui subito come debitor debitoris, non può avere rilievo in tale giudizio (ai fini del riconoscimento del diritto di procedere esecutivamente fin dall’intimazione del precetto opposto e, quindi, dell’infondatezza dell’opposizione), la circostanza che la procedura esecutiva presso terzi sia, successivamente al precetto e nel corso dell’opposizione, venuta meno, con cessazione del vincolo di indisponibilità, anche se ciò sia dipeso da estinzione della procedura, a nulla rilevando in contrario il principio dell’inefficacia degli atti esecutivi compiuti, di cui al comma 2 dell’art. 632 c.p.c. (Sulla base di questi principi, la S.C. ha cassato la sentenza di appello che aveva rigettato l’opposizione al precetto in ragione della sopravvenienza, nel corso del giudizio, dell’estinzione della procedura di espropriazione presso terzi in danno del creditore opposto, e ha deciso nel merito rigettando l’opposizione). Cass. 22 settembre 2006, n. 20634.
1.1. Cessione del credito.
In tema di pignoramento di crediti e di accertamento dell’obbligo del terzo, qualora il credito sia successivamente ceduto a terzi, il debitore ceduto, ove opponga che detto credito, in data anteriore alla cessione, sia stato assoggettato a sequestro, ben può opporre la propria impossibilità ad adempiere, invocando la propria posizione di terzo, custode del credito. Cass. 18 marzo 2003, n. 3986.
Nel caso in cui un credito sia stato ceduto ad un factor e sia stata data notizia al debitore dell’avvenuta cessione tramite raccomandata con avviso di ricevimento, la cessione non è opponibile al terzo che abbia effettuato il pignoramento del credito, non essendo la cessione stata notificata a mezzo ufficiale giudiziario, né accettata con atto avente data certa. Trib. Perugia, 13 gennaio 1998.
La notifica dell’atto di pignoramento previsto dall’art. 543 c.p.c., al quale sono assoggettabili anche i crediti condizionati o, comunque, incerti ed eventuali, impedendo al terzo, che abbia reso dichiarazione positiva, di disporre del credito, determina la inopponibilità al creditore pignorante della transazione (o della compensazione) successivamente intervenuta in ordine a quel credito tra il debitore esecutato e lo stesso terzo. Cass. 26 settembre 1979, n. 4790.
2.1. In generale.
In tema di espropriazione forzata, la sentenza che definisce il giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, ex artt. 546 e ss. c.p.c., realizza il definitivo accertamento della valida costituzione del credito come del pignoramento, atteso che la dichiarazione positiva del terzo, o l’accertamento compiuto giudizialmente, completano l’oggetto della espropriazione presso terzi, oggetto che, a fini espropriativi, resta così definitivamente fissato, costituendo per l’effetto l’oggetto della ordinanza di assegnazione del credito, con la conseguenza che la sussistenza dei crediti pignorati deve essere valutata in relazione al momento della dichiarazione positiva del terzo, in difetto di questa ultima, a quello del loro accertamento in via giudiziale. Cass. 6 dicembre 2007, n. 25471.
Nell’espropriazione presso terzi, l’oggetto del pignoramento è costituito non dalla quota del credito per il quale l’esecutante agisce in forza del titolo esecutivo notificato (art. 543 c.p.c.), ma la somma di cui il terzo è debitore, costituendo il credito indicato dall’esecutante soltanto il limite della pretesa fatta valere in executivis, sicché l’intervento di altri creditori ai sensi dell’art. 551 c.p.c., incontra nella distribuzione l’unico limite delle somme dovute dal terzo, ma non anche l’ulteriore limite del credito per il quale ha agito in executivis il creditore pignorante. Tale principio trova applicazione anche a favore del creditore pignorante intervenuto. Cass. 14 dicembre 2006, n. 26850; conforme Cass. 4 gennaio 2000, n. 16.
Conf.: Nella esecuzione forzata per espropriazione mobiliare presso terzi di un credito, l’ammontare del credito per cui si procede non assume la funzione di limitare l’oggetto del pignoramento alla corrispondente parte del maggior credito indicato nell’atto di pignoramento come oggetto dello stesso, onde, qualora il terzo faccia dichiarazione positiva dell’esistenza del credito, i creditori intervenuti possono soddisfare i loro crediti sull’intera somma oggetto del credito pignorato. Nella specie il creditore procedente aveva genericamente pignorato le somme dovute dal terzo al debitore quale suo tesoriere, senza limitare il pignoramento all’ammontare corrispondente al suo credito. Cass. 29 gennaio 1999, n. 798.
L’atto di pignoramento del credito del debitore verso i terzi, e di cose del debitore che sono in possesso dei terzi, deve contenere a norma dell’art. 543 c.p.c. l’indicazione almeno generica delle cose e delle somme dovute; tale indicazione può essere anche assolutamente generica, giustificandosi ciò con la difficoltà che ha il creditore procedente di conoscere i dati esatti concernenti tali somme o cose, a cagione della sua estraneità ai rapporti tra debitore e terzo, e prevedendo il sistema tale genericità venga eliminata mediante la dichiarazione che il terzo è chiamato a rendere a norma dell’art. 547 c.p.c. Cass. 24 maggio 2003, n. 8239.
Nell’espropriazione presso terzi di somme di denaro o di prestazioni continuative di somme di denaro, oggetto del pignoramento è la somma, unitaria o frazionata nel tempo, di cui il terzo è debitore (nei confronti del creditore procedente e di quelli intervenuti), non la quota di essa pari al credito per il quale il creditore ha agito in via esecutiva. Cass. 22 aprile 1995, n. 4584.
2.2. Esistenza del credito pignorato.
Nell’espropriazione forzata presso terzi, il credito assoggettato al pignoramento dev’essere esistente al momento della dichiarazione positiva resa dal terzo ovvero, per il caso di dichiarazione negativa e di instaurazione del giudizio volto all’accertamento del suo obbligo, al momento in cui la sentenza pronunciata in tale giudizio ne accerta l’esistenza, restando invece irrilevante che il credito non esista al momento della notificazione del pignoramento e dovendosi escludere che l’inesistenza del credito in quel momento possa determinare una nullità del processo esecutivo. Tanto si desume, sia sulla base di una configurazione del diritto di azione esecutiva conforme al principio di effettività della tutela giurisdizionale, sia in relazione ad un indice normativo, emergente dall’art. 547 c.p.c., il quale prevede che il terzo debba specificare di quali cose o somme è debitore, così dando rilievo al momento della dichiarazione e non a quello della notificazione dell’atto di pignoramento. (Principi affermati dalla S.C. in relazione a fattispecie di pignoramento presso istituto di credito del conto relativo alla tesoreria di un comune, con riguardo alla deduzione dell’inconsistenza di somme pignorabili in giacenza al momento della notifica del pignoramento, nonché della non soggezione delle somme successivamente pervenutevi). Cass. 26 luglio 2005, n. 15615; conforme App. Milano, 3 giugno 2004, Cass. 9 dicembre 1992, n. 13021.
2.3. Crediti derivanti da rapporto di lavoro.
In sede di sequestro conservativo chiesto dalla procura regionale, la procedura di cui all’art. 547 c.p.c. (in relazione a stipendi od emolumenti maturati e maturandi di cui il convenuto sia eventualmente creditore, in ragione di un rapporto di servizio, anche di natura onoraria, nei confronti di una pubblica amministrazione) è ammissibile nelle sole ipotesi in cui l’Ente pubblico danneggiato sia diverso rispetto a quello di appartenenza del soggetto che ha cagionato il danno. Corte conti Campania, 22 febbraio 2006, n. 69.
In relazione alla disciplina dell’espropriazione presso terzi di cui agli artt. 543 ss. c.p.c., la dichiarazione resa dal terzo ai sensi dell’art. 547 c.p.c. deve includere, con riferimento alle posizioni giuridiche attive del lavoratore subordinato debitore esecutato, l’indicazione delle quote accantonate del trattamento di fine rapporto, in quanto intrinsecamente dotate di potenzialità satisfattiva futura, e corrispondenti ad un diritto certo e liquido di cui la cessazione del rapporto di lavoro determina solo l’esigibilità; qualora il terzo mantenga il silenzio in merito al trattamento di fine rapporto, dovuto per legge e di cui sono possibili anticipazioni soltanto parziali, la dichiarazione non va considerata come negativa, dovendo il giudice dell’esecuzione colmare la lacuna istruttoria in ordine al quantum debeatur chiamando il terzo a chiarimento onde ottenere risposta. Cass. 14 ottobre 2005, n. 19967.
2.4. Pignoramento titoli ex art. 1997 c.c.
L’art. 1997 c.c., nel disporre che il pignoramento ed ogni altro vincolo sul diritto menzionato in un titolo di credito o sulle merci da esso rappresentate non hanno effetto se non si attuano sul titolo, trova spiegazione nella circostanza che, se il pignoramento od il vincolo si attuassero con la mera ingiunzione al terzo in possesso del titolo di non pagare al debitore, il terzo - non risultando impedita la circolazione del titolo - si troverebbe esposto a pagare due volte, cioè al creditore procedente assegnatario del credito documentato dal titolo ed il suo portatore, legittimato a pretenderne il pagamento secondo la legge di circolazione del titolo. Cass. 28 febbraio 2007, n. 4653.
Natura del credito nei confronti del terzo.
La esigibilità del credito non è condizione della sua pignorabilità, poiché oggetto dell’espropriazione forzata non è tanto un bene suscettibile di esecuzione immediata quanto una posizione giuridica attiva dell’esecutato, sicché l’espropriazione presso terzi può configurarsi anche con riguardo a crediti illiquidi o condizionati ma suscettibili di una capacità satisfattiva futura (per via di assegnazione o di vendita e successiva aggiudicazione) concretamente prospettabile nel momento dell’assegnazione (nella specie, il credito indennitario insorto al momento del sinistro, con esigibilità condizionata all’espletanda procedura d’avaria prevista nel contratto di assicurazione). Cass. 15 marzo 2004, n. 5235; conforme Cass. 28 giugno 1994, n. 6206.
3.1. Credito impignorabile.
Nell’espropriazione forzata presso terzi, l’eccezione che il credito verso il terzo non è assoggettabile ad esecuzione forzata costituisce motivo di opposizione agli atti esecutivi e non di opposizione all’esecuzione, trattandosi di contestazione attinente non al diritto di procedere ad esecuzione forzata, ma alla procedibilità di questa, ed alla stessa qualificazione occorre pervenire quando l’eccezione riguardi il fatto che la dichiarazione resa dal terzo sia inficiata da errori, o che la somma da assegnare non sia stata determinata correttamente. Tali principi valgono anche quando il debitore (come nella fattispecie) sia un ente locale che si sia avvalso del potere di destinare a finalità specifiche le somme di sua competenza nei limiti indicati dall’art. 113 del D.Lgs. n. 77 del 1995 (modificato dall’art. 39 del D.Lgs. n. 336 del 1996 e riprodotto nell’art. 159, comma 2, del D.Lgs. n. 267 del 2000), con la conseguenza che le contestazioni con le quali, sotto profili diversi, l’ente locale fa valere ragioni concernenti il rispetto delle procedure di imposizione del vincolo di indisponibilità sulle predette somme, comportante l’impignorabilità delle stesse ad opera di terzi creditori, configurano motivi di opposizione agli atti esecutivi. Cass. 20 febbraio 2006, n. 3655.
Partecipazione del terzo, natura processuale e conseguenze.
4.1. Partecipazione del terzo.
Non è parte del processo esecutivo per espropriazione forzata il terzo pignorato al quale è notificato l’atto di pignoramento con la contestuale citazione davanti al pretore per rendere la dichiarazione di cui all’art. 547 c.p.c. Cass. 9 febbraio 1981, n. 798.
Nell’espropriazione presso terzi, il pignoramento impone al terzo di non compiere atti che determinino l’estinzione del credito o il suo trasferimento ad altri, sicché egli è interessato alle vicende processuali che riguardano la legittimità o validità del pignoramento in quanto possano comportare o meno la sua liberazione dal relativo vincolo. Cass. 1º luglio 2005, n. 14106.
4.2. Giudizi di opposizione.
Nell’espropriazione presso terzi il terzo detentore di cose o debitore di somme nei confronti del debitore presso il quale sia eseguito il pignoramento (art. 543, c.p.c.), non può ritenersi soggetto sottoposto all’esecuzione, in quanto egli è lo strumento necessario a consentire la realizzazione del credito insoddisfatto nei confronti del debitore e si trova a subire l’efficacia riflessa del titolo esecutivo, con la conseguenza che può proporre opposizione agli atti esecutivi, non anche opposizione all’esecuzione. Cass. 16 maggio 2003, n. 7710; conforme Cass. 2 agosto 1997, n. 7170.
4.2.1. Opposizione all’esecuzione.
In tema di opposizione agli atti esecutivi nell’espropriazione presso terzi, il comma 2 dell’art. 617 c.p.c., nella parte in cui stabilisce che le opposizioni si propongono “dal giorno in cui i singoli atti furono compiuti”, deve essere interpretato non con riferimento al pignoramento inteso quale fattispecie complessa ex art. 543 c.p.c. (che, in quanto tale, si completa soltanto nel momento in cui il terzo rende la dichiarazione non contestata di quantità o con la sentenza di accertamento dell’obbligo del terzo), bensì con riferimento a ciascuno degli atti di cui si compone la fattispecie stessa, poiché ognuno di essi costituisce quei “singoli atti di esecuzione” avverso i quali l’art. 617 c.p.c. consente di proporre opposizione, ogniqualvolta il vizio che li inficia non abbia impedito alla parte del processo esecutivo di averne legale conoscenza. Cass. 23 marzo 2011, n. 6666.
Nel giudizio di opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi il terzo pignorato non può in linea di principio ritenersi parte necessaria, perché per assumere tale qualità deve avere interesse all’accertamento della estinzione del suo debito - come nel caso in cui egli abbia soddisfatto il suo creditore prima della notifica del pignoramento e della opposizione agli atti esecutivi proposta dal creditore procedente avverso l’ordinanza del giudice dell’esecuzione che abbia respinto l’istanza di assegnazione del credito ed il terzo invochi l’inoppugnabilità di detta ordinanza - per non esser costretto a pagare di nuovo al creditore, mentre non può assumere la posizione di parte in relazione alla sua qualità di custode, ancorché interessato alle vicende del processo per adeguarvi il suo comportamento (e cioè pagare al suo creditore a processo estinto, ovvero al creditore indicato nell’ordinanza di assegnazione, se non ne è stata sospesa l’efficacia a seguito dell’opposizione). Cass. 25 maggio 2006, n. 11928; conforme Cass. 16 maggio 2006, n. 11360, Cass. 1º luglio 2005, n. 14106, Cass. 25 luglio 2003, n. 11558.
Conf.: Il terzo pignorato non è parte necessaria del giudizio di opposizione all’esecuzione proposto dal debitore contro il creditore, volto ad accertare la sussistenza del diritto di quest’ultimo a procedere ad esecuzione forzata. Cass. 8 agosto 2003, n. 11976.
È fatta salva l’ipotesi in cui il giudizio di opposizione abbia ad oggetto la validità o l’efficacia del pignoramento, e che possa quindi comportare la liberazione del terzo dal relativo vincolo d’indisponibilità. Cass. 8 agosto 2003, n. 11976; conforme Cass. 23 aprile 2003, n. 6432, Cass. 15 gennaio 2003, n. 493.
Il processo esecutivo promosso sulla base di pignoramento presso terzi non si svolge nei confronti del terzo e, quindi, quest’ultimo non è coinvolto dalla situazione determinata dal precedente giudizio di esecuzione, che è condotto a carico di soggetti diversi da lui. Il terzo, quindi, non è soggetto passivo della sanzione esecutiva. Discende, da ciò, pertanto, da un lato, che gli unici soggetti legittimati sono il debitore esecutato o il creditore, dall’altro, che il terzo indicato dall’art. 543 c.p.c., non essendo legittimato a proporre opposizione all’esecuzione nel procedimento corrispondente, non è litisconsorte necessario nel giudizio di opposizione e la sentenza non deve essere pronunciata anche nei suoi confronti. Cass. 5 giugno 2007, n. 13069.
Contra: nell’espropriazione presso terzi il terzo pignorato è parte necessaria nel giudizio di opposizione avverso il pignoramento, essendo egli interessato alle vicende processuali che riguardano la legittimità e validità del pignoramento. Tale principio, peraltro, non è applicabile qualora l’interesse del terzo pignorato venga meno a seguito della intervenuta assegnazione della somma in sede esecutiva e riscossione della medesima. (Nella specie, la controversia, avente a oggetto la nullità di un primo pignoramento conservava rilevanza pratica solo per l’incidenza delle spese processuali e per la Cassazione della pronuncia sulle spese contenuta nella sentenza impugnata, per cui si è ritenuto che il terzo debitor debitoris, il cui debito si era ormai estinto a seguito dell’assegnazione e della riscossione del credito, in forza di un successivo pignoramento, era carente di interesse a partecipare al detto giudizio). Cass. 19 maggio 2003, n. 7763.
Nell’espropriazione presso terzi, il pignoramento impone al terzo di non compiere atti che determinano l’estinzione del credito o il suo trasferimento ad altri, di guisa che il terzo è interessato alle vicende processuali che riguardano la legittimità o validità del pignoramento in quanto possono comportare o meno la liberazione dal relativo vincolo. Ne consegue che il terzo pignorato è parte necessaria nei processi di opposizione all’esecuzione o di opposizione agli atti esecutivi in cui si contesti la validità del pignoramento, e deve essere chiamato in causa dall’opponente ed in mancanza il giudice deve ordinare l’integrazione del contraddittorio nei suoi confronti. Cass. 1º ottobre 1997, n. 9571.
4.2.2. Opposizione agli atti esecutivi.
Rispetto all’opposizione agli atti esecutivi, invece è configurabile un interesse del terzo a che il processo si svolga correttamente anche nei suoi riguardi, con la conseguenza che egli è legittimato a promuovere o a partecipare al giudizio di opposizione nel quale si discute delle forme legittime del procedimento esecutivo. Cass. 8 agosto 2003, n. 11976.
4.3. Legittimazione ad agire in opposizione.
Il terzo pignorato è legittimato a proporre opposizione all’esecuzione per far valere la dichiarata improcedibilità del processo esecutivo nei confronti del suo creditore, sopravvenuta all’ordinanza di assegnazione di tale credito. Cass. 7 febbraio 2000, n. 1339.
Le opposizioni all’esecuzione che si possono svolgere nell’espropriazione presso terzi sono caratterizzate dall’oggetto, costituito dalla contestazione del diritto di procedere ad esecuzione forzata per mancanza del titolo esecutivo o del credito e per impignorabilità dei beni. Consegue che gli unici soggetti legittimati a proporre l’opposizione sono il debitore esecutato o il creditore e non il terzo che ha reso la dichiarazione di cui all’art. 547 c.p.c. Cass. 21 gennaio 2000, n. 687; conforme Cass. 29 novembre 1996, n. 10650.
Nell’espropriazione di crediti, il terzo debitore del debitore esecutato non è legittimato a far valere la non pignorabilità del bene - neanche sotto il profilo dell’esistenza di vincoli di destinazione, in caso di somme depositate presso istituto di credito tesoriere di un ente pubblico - la questione attenendo al rapporto tra creditore esecutante e debitore esecutato, il quale ultimo si può avvalere dell’opposizione all’esecuzione, prevista dall’art. 615 c.p.c., Correlativamente l’indicazione dell’esistenza di un vincolo di destinazione, in occasione della dichiarazione resa dal terzo ai sensi dell’art. 547 c.p.c., non fa venir meno alla dichiarazione il carattere della positività. Cass. 15 novembre 1994, n. 9623.
La legittimazione a proporre opposizione agli atti esecutivi non spetta soltanto al debitore ed al terzo assoggettato all’esecuzione, ma spetta in proprio a tutti coloro che, partecipanti al procedimento esecutivo, siano interessati al suo regolare svolgimento allo scopo di evitare il danno derivante dal compimento di atti con conformi alla legge. (Nell’affermare il suddetto principio la Suprema Corte ha ritenuto, in una procedura di espropriazione presso terzi, la legittimazione del terzo - nella specie una Banca - a proporre opposizione agli atti esecutivi, avendo riconosciuto l’interesse della stessa ad opporsi all’ordinanza di assegnazione della metà della somma esistente in un conto corrente, perché cointestato al debitore e ad un soggetto estraneo alla procedura esecutiva, nonché di altra somma depositata su un libretto al portatore, perché sottoposta a vincolo, ai sensi dell’art. 6 della l. 30 luglio 1951, n. 948, avendo il debitore intestatario del libretto denunciato lo smarrimento dello stesso). Cass. 17 agosto 1990, n. 8370.
L’atto di pignoramento presso terzi ha la funzione di imporre sul credito del debitore esecutato un vincolo di destinazione in favore del procedente all’espropriazione, e pertanto sono requisiti essenziali dell’atto, in difetto dei quali il pignoramento è giuridicamente inesistente, solo gli elementi indicati nell’art. 543 c.p.c. la cui mancanza impedisce la costituzione del vincolo di destinazione (Cass. 17 luglio 1997, n. 6580; Cass. 21 giugno 1995, n. 7019). Fuori da questa ipotesi, la mancanza di uno degli altri elementi indicati dall’art. 543 c.p.c. può dar luogo soltanto alla nullità del pignoramento, alla quale si applica la regola generale contenuta nell’art. 156 c.p.c., costituita dalla impronunciabilità di essa se l’atto ha comunque raggiunto il suo scopo. (In applicazione di tale principio di diritto, la S.C. ha ritenuto nullo e non inesistente l’atto di pignoramento presso terzi nel quale non erano indicati gli estremi del titolo esecutivo, sul presupposto che tale indicazione non costituisse elemento indispensabile per imporre sul credito esistente presso il terzo il vincolo di destinazione, ed ha ritenuto sanata la nullità dal fatto che l’atto di pignoramento contenesse gli estremi del precetto, regolarmente notificato alla parte, all’interno del quale erano riportati gli estremi del titolo esecutivo). Cass. 24 maggio 2003, n. 8239.
Nell’atto di pignoramento presso terzi la mancanza dell’ingiunzione al debitore esecutato prevista dall’art. 492 c.p.c. comporta una nullità formale dell’atto, da far valere con l’opposizione agli atti esecutivi, mentre non ne determina l’inesistenza. Cass. 23 gennaio 1998, n. 669; parz. contra: Cass. 17 luglio 1997, n. 6580, Cass. 21 giugno 1995, n. 7019.
Parz. contra: Nell’atto di pignoramento presso terzi l’ingiunzione al debitore esecutato ex art. 492 c.p.c. costituisce un requisito essenziale per la funzione dell’atto, giacché soltanto attraverso tale ingiunzione acquista inequivoca certezza e piena rilevanza giuridica l’obbligo di astenersi da ogni atto pregiudizievole sancito dalla norma richiamata. Cass. 20 dicembre 1988, n. 6941.
Nel procedimento di espropriazione presso terzi, la nullità della notificazione della citazione del debitore e del terzo per la dichiarazione sul credito pignorato, che ha la funzione di provocare la dichiarazione del terzo ai soli fini esecutivi e nell’ambito, quindi, della procedura esecutiva, e non quella di introdurre una domanda giudiziale, è sanata, ai sensi dell’art. 156, comma ultimo, c.p.c., dal raggiungimento dello scopo dell’atto, quando il soggetto al quale la notifica è diretta si costituisce in giudizio o impugna l’atto o vi propone opposizione perché il compimento di una qualsiasi di queste attività da parte della persona cui la notificazione è diretta dà la certezza del raggiungimento dello scopo di questa. Cass. 16 ottobre 1992, n. 11344.
5.1. Irregolarità della citazione.
Nel pignoramento presso terzi, la fissazione dell’udienza per la dichiarazione dell’obbligo del terzo senza il rispetto del termine di cui agli artt. 543-ter, comma 3 e 501 c.p.c., non dà luogo, nei confronti del terzo, a nullità dell’atto di pignoramento, atteso che se tale termine non gli consente di organizzare la propria condotta in vista della dichiarazione da rendere, non gli impedisce tuttavia di farla in prosieguo, con effetti identici, cioè nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, rilevando in tal caso il mancato rispetto del termine suddetto solo come elemento da tenere in considerazione ai fini della regolazione delle spese processuali. Cass. 5 giugno 1993, n. 6312.
Poiché la citazione del terzo per la dichiarazione sul credito pignorato non dà, di per sé, luogo ad un procedimento di natura contenziosa, il computo del termine assegnato per comparire trova disciplina non nelle regole del processo di cognizione bensì nella norma generale dell’art. 156 c.p.c., con la conseguenza che l’eventuale irregolarità del termine assegnato rispetto alla prescrizione dell’art. 501 c.p.c. non determina, di regola, nullità dell’atto. Cass. 1º febbraio 1991, n. 983.
Nel processo esecutivo che si svolge con le forme del pignoramento presso terzi, sono parti necessarie solo i creditori ed il debitore esecutato. Cass. 10 settembre 1998, n. 8966.
6.1. Costituzione in giudizio.
La costituzione del creditore pignorante nel processo di espropriazione presso terzi può avvenire, giusta il rinvio recettizio effettuato dall’art. 543 c.p.c. all’art. 314 c.p.c. nella sua originaria formulazione, fino all’udienza fissata per la dichiarazione del terzo pignorato, non potendosi pertanto applicare, in seguito all’intervenuta abrogazione dell’art. 314 c.p.c., il termine dettato dall’art. 165, comma 1, c.p.c., per la costituzione dell’attore nel processo di cognizione innanzi al tribunale. Trib. Campobasso, 3 maggio 2002.
Nell’espropriazione forzata presso terzi, l’udienza di comparizione del terzo e del creditore, fissata nell’atto di pignoramento, va tenuta anche se il creditore pignorante non si sia costituito depositando il titolo esecutivo ed il precetto né la mancata costituzione e comparizione del creditore pignorante all’udienza determinano l’improseguibilità dell’azione esecutiva e l’estinzione del processo dichiarabili d’ufficio, ma solo impongono che il giudice dell’esecuzione fissi nuova udienza ai sensi del comma 1 dell’art. 631 c.p.c., con conseguente estinzione del processo, da dichiararsi d’ufficio in base al disposto del comma 2 dello stesso articolo, ove il creditore pignorante non si presenti anche alla nuova udienza. Cass. 8 marzo 1991, n. 2477.
È irrilevante la mancata indicazione della residenza del creditore procedente nell’atto di pignoramento presso terzi, quando vi sia stato da parte di lui elezione di domicilio presso il procuratore legale che lo rappresenta. Cass. 4 maggio 1963, n. 1097.
Nelle procedure di pignoramento presso terzi il deposito esecutivo e del precetto è un atto rilevante solo ai fini della costituzione delle parti ma non per la validità del pignoramento. Cass. 17 ottobre 1962, n. 3002.
6.2. Spese processuali.
In caso di procedimento di espropriazione presso terzi conclusosi per effetto di dichiarazione negativa del terzo non contestata dal creditore esecutante, nessuna norma assicura a quest’ultimo il recupero delle spese processuali, dato che l’art. 95 c.p.c., nel porre a carico del soggetto che subisce l’esecuzione le spese del relativo procedimento, presuppone espressamente un’esecuzione fruttuosa e, d’altra parte, non può farsi riferimento neanche all’art. 306 c.p.c., operante nel giudizio di cognizione nel caso in cui si verifichi la volontaria desistenza dall’azione. (Nella specie, l’interessato aveva ottenuto l’accoglimento in sede di merito della domanda al riguardo proposta con un autonomo giudizio di cognizione; la S.C. ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, rilevando che la domanda avrebbe dovuto essere dichiarata inammissibile sotto il profilo della assoluta carenza di tutela giudiziaria). Cass. 12 maggio 1999, n. 4695.
6.3. Sospensione feriale.
La sospensione del termine processuale disposta dalla l. 14 luglio 1965, n. 818 è inapplicabile ai giudizi di espropriazione presso terzi, come a tutti i giudizi di esecuzione forzata in genere; detta inapplicabilità si estende anche al giudizio di accertamento incidentale dell’obbligo del terzo insorto nel corso dell’espropriazione forzata presso terzi. Cass. 19 febbraio 1973, n. 499.
Con riguardo ad esecuzione forzata per espropriazione, che sia promossa, nei confronti della PA, in forza di sentenza di condanna al pagamento di una somma di denaro, deve essere riconosciuta la giurisdizione del giudice ordinario, vertendosi in tema di tutela di posizioni di diritto soggettivo in materia sottratta a discrezionalità dell’amministrazione, mentre non rileva, ai fini della giurisdizione, che insorgano questioni circa l’espropriabilità del bene sottoposto ad esecuzione, ovvero, nel caso di espropriazione presso terzo, circa la configurabilità di una situazione debitoria del terzo medesimo (nella specie, contestata nell’ambito del rapporto fra due ministeri), trattandosi di problemi influenti sulla realizzabilità, in concreto, della suddetta tutela, e, quindi, sul merito dell’azione esecutiva. Cass., Sez. Un., 27 ottobre 1989, n. 4505.
Nell’esecuzione forzata nei confronti della pubblica amministrazione, promossa in virtù di una sentenza di condanna al pagamento di una somma di denaro, la natura del bene appartenente all’amministrazione e colpito con l’azione esecutiva non incide sulla giurisdizione del giudice ordinario, ma dà luogo ad una questione di pignorabilità del bene, rilevante solo al fine dell’eventuale fondamento nel merito dell’opposizione proposta dall’amministrazione stessa per contestare l’espropriabilità delle cose staggite. Cass., Sez. Un., 19 maggio 1988, n. 3474; conforme Cass., Sez. Un., 18 dicembre 1987, n. 9407.
Con riguardo alle somme depositate su conto corrente bancario intestato ad un’ambasciata straniera, e quindi destinate a finanziare le funzioni istituzionali di Stato estero, deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano, in ordine all’adozione di misure cautelari od esecutive, alla stregua di conforme norma consuetudinaria internazionale e dell’adeguarsi ad essa dello Stato italiano, ai sensi dell’art. 10 Cost. (Enunciando il riportato principio, le SU, hanno anche precisato che, nella specie, non era invocabile l’art. 31 della convenzione di Vienna del 18 aprile 1961, ratificata con l. 9 agosto 1967, n. 804, riguardante l’immunità per gli atti che l’agente diplomatico compie quale privato, e che, inoltre, difettava anche il decreto ministeriale di autorizzazione dell’esecuzione forzata previsto dall’art. 1 del R.D. 30 agosto 1925, n. 1621). Cass., Sez. Un., 4 maggio 1989, n. 2085.
8.1. Ufficiale giudiziario.
In tema di esecuzione forzata, il pignoramento - quale atto dell’ufficiale giudiziario - che venga eseguito da ufficiale giudiziario territorialmente incompetente non è inesistente (per tale dovendosi intendere l’atto del processo privo degli elementi essenziali indicati nel modello delineato dalla legge e, pertanto, esorbitante dallo schema legale, come nel caso di atto esecutivo compiuto da soggetto che non condivide in alcun modo le funzioni proprie dell’ufficiale giudiziario, come accade per i commessi addetti all’UNEP) bensì affetto da nullità, da farsi valere con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. Cass. 9 aprile 2003, n. 558.
In tema di esecuzione forzata, gli atti di esecuzione compiuti dall’aiutante ufficiale giudiziario inserito nell’ordine giudiziario (tra i cui compiti rientra la notificazione degli atti, attività che condivide con l’ufficiale giudiziario, ma non il compimento degli atti di esecuzione, a quest’ultimo riservato dall’art. 165 del D.P.R. n. 1229 del 1959), sono nulli e non già inesistenti, dovendo l’ipotesi dell’inesistenza ravvisarsi solamente nel caso in cui l’atto esecutivo sia compiuto da soggetto che non condivide in alcun modo - e non già con attribuzioni limitate, come appunto gli aiutanti ufficiali giudiziari - le funzioni proprie dell’ufficiale giudiziario (come accade, ad es., per i commessi addetti all’UNEP) ovvero da soggetto addirittura del tutto estraneo all’UNEP Ne consegue che siffatta nullità del pignoramento, rilevabile dall’esecutato in base all’esame del verbale di pignoramento, deve essere denunciata con l’opposizione agli atti esecutivi entro il termine, a pena di preclusione, di cinque giorni dal compimento dell’atto. Cass. 9 aprile 2003, n. 5583.
Contra: Il pignoramento di crediti del debitore verso terzi o di cose del debitore che sono in possesso di terzi è validamente eseguito ad opera dell’aiutante ufficiale giudiziario mediante notifica al terzo ed al debitore, ad istanza del creditore procedente, di un atto contenente le indicazioni di cui all’art. 543 c.p.c., atteso che l’attività di notificazione degli atti «in materia civile», senza alcun limite, è testualmente compresa nelle attribuzioni degli aiutanti ufficiali giudiziari, ai sensi dell’art. 165, primo ed ultimo comma, del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229, e che il momento centrale e determinante del pignoramento presso terzi, ancorché atto composto da una pluralità di elementi, è costituito dalla notificazione dell’atto sopraindicato. Cass. 27 agosto 1996, n. 7862.
8.2. Ufficio giudiziario.
8.2.1. Pignoramento presso banche e poste.
Nell’espropriazione presso terzi di crediti (e di azioni qualora queste siano custodite dal terzo con modalità tali da escludere la diretta disponibilità del bene da parte del titolare) la competenza per territorio nel caso in cui il terzo sia un istituto bancario va individuata, in alternativa al luogo della sede, in base al luogo in cui detto istituto abbia la filiale o succursale o agenzia che abbia in carico il rapporto da dichiarare. Ne consegue che in caso di espropriazione forzata condotta con le forme del pignoramento presso enti pubblici che si avvalgono del servizio di tesoreria unica svolta da un istituto bancario, il foro competente è quello stabilito dal comma 2 dell’art. 26 c.p.c. e corrisponde al luogo dove ha sede la banca tenuta al pagamento del credito. Cass. 6 aprile 2006, n. 8122.
Poiché l’esecuzione forzata su cose mobili, che si trovino presso un soggetto diverso dal debitore, è espropriazione presso terzi, disciplinata, al pari dell’espropriazione forzata di crediti presso terzi, dagli artt. 543 ss. c.p.c., competente territorialmente nel caso in cui il terzo debitore sia una banca è il giudice dell’esecuzione del luogo in cui è posta la sede legale, o, in via alternativa, del luogo in cui sono ubicate la filiale o l’agenzia presso la quale i beni materialmente si trovino, a condizione che vi sia un rappresentante autorizzato a rendere la corrispondente dichiarazione di terzo. (Nella specie, relativa a titoli obbligazionari detenuti da una banca presso una filiale sita in un circondario diverso da quello della sede legale, la S.C. ha accolto il ricorso, affermando la competenza del giudice della sede legale, radicatosi per effetto della scelta fatta dal creditore procedente). Cass. 19 giugno 2002, n. 8920; conforme Cass. 20 febbraio 2001, n. 2465, Cass. 8 ottobre 1999, n. 11314.
In tema di espropriazione forzata di crediti presso terzi, qualora il terzo sia l’ente Poste, deve ritenersi territorialmente competente, ai sensi degli artt. 19, 26 e 543 c.p.c., il giudice del luogo ove l’istituto ha la sede legale o, alternativamente, quello del luogo in cui l’ufficio o l’agenzia dell’ente stesso abbia in carico il rapporto da cui scaturisce il credito, ed abbia altresì un rappresentante che, avendo potere di gestione del rapporto de quo (e, dunque, potere di rappresentanza sostanziale), sia autorizzato a rendere la dichiarazione di terzo ex art. 547 c.p.c. Cass. 21 febbraio 2002, n. 2520.
Il pignoramento di una somma depositata presso un ufficio postale e risultante da un libretto di deposito postale deve essere effettuato con atto notificato, oltre che al debitore, al dirigente dell’ufficio postale. Cass. 19 maggio 2003, n. 7830.
Per il giudizio di espropriazione forzata di crediti, se il terzo è un’agenzia di un istituto bancario, territorialmente competente, ai sensi degli artt. 19, 26 e 543 c.p.c., è o il giudice del luogo ove l’istituto ha la sede legale, o il giudice del luogo in cui detta agenzia ha in carico il rapporto da cui scaturisce il credito, pur se il soggetto autorizzato a rendere la relativa dichiarazione non è legittimato a stare in giudizio per il medesimo rapporto, ovvero l’agenzia è priva di rappresentante, perché il terzo rimane estraneo all’esecuzione ed è soltanto strumento necessario per consentire la prosecuzione del procedimento nei confronti del debitore diretto. Cass. 20 febbraio 2001, n. 2465.
8.2.2. Pignoramento di prestazioni pensionistiche.
Foro territorialmente competente nella procedura di espropriazione forzata presso terzi, relativamente ai crediti per prestazioni pensionistiche del soggetto esecutato nei confronti di un ente pubblico previdenziale, è esclusivamente quello dell’ubicazione dell’ufficio competente per l’erogazione della pensione (e non, neanche in via alternativa, quello della sede legale dell’ente), in base a quanto previsto dall’art. 4 del D.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180, interpretato alla luce dei principi enunciati dalla sentenza della Corte cost. n. 231 del 1994, nel dichiarare l’illegittimità dell’art. 3 del medesimo decreto. (Fattispecie relativa a pignoramento di credito pensionistico di ex dipendente di un’unità sanitaria locale nei confronti dell’INPDAP, subentrato al Ministero del tesoro, direzione generale istituti di previdenza - CPDEL). Cass. 19 luglio 2000, n. 9495; conforme Cass. 6 giugno 2000, n. 7630, Cass. 17 febbraio 2000, n. 1758, Cass. 7 ottobre 1999, n. 11251.
Nell’ipotesi in cui l’INPS debba rendere la dichiarazione di terzo di cui all’art. 543 c.p.c., dovendosi eseguire il pignoramento non presso la sede legale dell’istituto, ma presso la sede bancaria che cura la gestione dello specifico rapporto retributivo da cui sorge il credito pignorando, la competenza territoriale va individuata con riferimento all’anzidetta sede. Cass. 17 febbraio 2000, n. 1803; conforme Cass. 27 luglio 1999, n. 8152, Cass. 8 ottobre 1999, n. 11314.
Contra: La competenza territoriale per il procedimento di esecuzione appartiene, con riguardo ad espropriazione forzata dei crediti, al giudice del luogo di residenza del terzo debitore, che coincide, ove questo sia un istituto di credito, con la sede dell’agenzia che abbia in carico il rapporto da dichiarare, senza che rilevi, nel caso in cui debitore esecutato sia l’INPS, la circostanza della mancata corrispondenza territoriale tra la sede provinciale del predetto istituto onerata del debito per il quale viene svolta la procedura esecutiva, e la filiale della banca terza debitrice, trattandosi di questione che attiene al merito della controversia, e non già alla competenza. Cass. 12 settembre 1997, n. 9016.
8.2.3. Pignoramento presso persone fisiche.
In tema di espropriazione forzata di crediti, la competenza territoriale inderogabile determinata dal luogo di residenza del terzo debitore, richiamata dall’art. 543, comma 2, n. 4, c.p.c., non viene meno se il terzo effettui la propria dichiarazione avanti a pretore incompetente, in quanto il procedimento non si esaurisce con la dichiarazione stessa, ancorché positiva, ma prosegue con gli atti ulteriori indicati dal successivo art. 552 c.p.c. Cass. 2 ottobre 1996, n. 8623.
In seguito alla sentenza della Corte cost. n. 231 del 1994, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 3, D.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180, nella parte in cui prevede che i sequestri ed i pignoramenti a carico dei dipendenti dello Stato si eseguono presso l’Ispettorato generale per il credito dei dipendenti dello Stato del Ministero del tesoro, anziché presso l’organo dell’amministrazione che, in concreto, è titolare del potere di disporre la spesa, la competenza per l’espropriazione forzata dei crediti di lavoro del dipendente statale appartiene, anche per i processi in corso alla data della predetta declaratoria di illegittimità costituzionale (che, essendo meramente ricognitiva di un vizio originario ed intrinseco della norma, ha effetto retroattivo), al giudice del luogo in cui ha sede l’organo o l’ufficio dell’amministrazione tenuto ad erogare il trattamento retributivo, senza che a ciò osti, per i processi in corso, la nuova formulazione dell’art. 5 del c.p.c. (così come modificato dalla l. 26 novembre 1990, n. 353) che ha solo rafforzato il principio della perpetuatio iurisdictionis. Cass. 30 maggio 1996, n. 5004; conforme Cass. 22 aprile 1996, n. 3813.
La competenza territoriale per il procedimento di esecuzione - che è inderogabile, onde le violazioni della relativa disciplina sono rilevabili (ai sensi dell’art. 38 c.p.c., nel testo previgente alla novella di cui alla legge n. 353 del 1990) anche di ufficio in ogni stato e grado del processo appartiene, con riguardo ad espropriazione forzata dei crediti, al pretore del luogo di residenza del terzo debitore (equivalendo, peraltro, la nozione di residenza, ove il debitore sia un istituto di credito, a quella della sede dell’agenzia che abbia in carico il rapporto da dichiarare, salva la prova che si tratti di articolazione aziendale non autorizzata alla rappresentanza dell’istituto medesimo). Non rilevano, ai fini dell’individuazione di diverso giudice, né l’elezione, con l’atto di precetto, di domicilio in altro foro da parte del creditore procedente; né la circostanza che alcuni, fra i più debitori chiamati a rendere la dichiarazione ex art. 548 c.p.c., abbiano residenza in luogo diverso da quello proprio del debitore con riguardo al quale sussiste la competenza territoriale del giudice adito - potendo il radicamento di siffatta competenza essere escluso solo quando sia dimostrato che l’indicazione di quest’ultimo debitore abbia carattere fittizio, per la totale estraneità del soggetto alla causa e per la strumentalità dell’indicazione stessa alla elusione del giudizio del giudice naturale - né, infine, il contenuto delle dichiarazioni resa dal detto terzo davanti al pretore. Cass. 26 maggio 1994, n. 5180.
Casi peculiari.
9.1. Enti pubblici e rapporto di tesoreria.
In tema di esecuzione forzata, il termine previsto dall’art. 14 D.L. 31 dicembre 1996 n. 669, convertito, con modificazioni, nella l. 28 febbraio 1997 n. 30, nel testo modificato da ultimo dall’art. 44 D.L. 30 settembre 2003 n. 269, convertito, con modificazioni, nella l. 24 novembre 2003 n. 326 in forza del quale il creditore non ha diritto di procedere ad esecuzione forzata, né di porre in essere atti esecutivi, prima del termine di centoventi giorni dalla notifica del titolo esecutivo concesso alle amministrazioni dello Stato ed agli enti pubblici non economici per completare le procedure preordinate al pagamento di somme di denaro, conseguenti all’esecuzione di provvedimenti giurisdizionali o di lodi arbitrali non si applica allorquando gli anzidetti enti ed amministrazioni siano citati quali terzi in procedure espropriative ex art. 543 c.p.c. Cass. 30 novembre 2011, n. 25567.
Nell’espropriazione presso terzi di crediti, la competenza per territorio da determinarsi in base alla residenza del “debitor debitoris” nel caso in cui il terzo sia la Banca d’Italia va individuata tenuto conto che essa gestisce la sezione di Tesoreria della provincia nella quale il creditore è domiciliato, senza che assumano rilievo la sede legale (posta a Roma) ovvero il luogo ove sussiste il rapporto del terzo con il debitore esecutato (nella specie, il Ministero dell’economia e delle finanze); per la ricerca di tale sede agli effetti dell’art. 543 c.p.c., trovano invero inderogabile applicazione le norme della pubblica contabilità, che assegnano la competenza per territorio, per le domande di pagamento contro la p.a., ai sensi degli art. 1182, comma 3, c.c., 54 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440, 278, comma 1, lett. d, 287 e 407 R.D. 23 maggio 1924 n. 827, proprio al giudice del luogo in cui ha sede la predetta sezione di Tesoreria; alla concreta dotazione di provvista per i pagamenti, deve, infatti, escludersi ogni rilevanza, sul piano della competenza, la quale va così individuata, sia per la cognizione di domande di pagamento che per l’accertamento dell’obbligo del terzo di effettuare, come delegato “ex lege”, il pagamento di un debito della stessa p.a., nella medesima sede, la sezione di Tesoreria provinciale gestita dalla Banca d’Italia. Cass. 10 maggio 2011, n. 10198.
Quando il creditore pignori un credito vantato dal proprio debitore nei confronti della p.a. e l’atto di pignoramento sia notificato anche al concessionario del servizio di tesoreria di quest’ultima, il tesoriere è direttamente obbligato nei confronti del creditore procedente a non eseguire il pagamento del credito pignorato senza ordine del giudice, rispondendo personalmente verso il creditore pignorante della violazione di tale obbligo. Cass. 6 aprile 2011, n. 7853.
In tema di espropriazione forzata presso terzi, qualora una banca che eserciti il servizio di tesoreria per conto di un Comune proceda al pignoramento di un credito vantato dal proprio debitore nei confronti di detto ente, che faccia parte del patrimonio indisponibile di quest’ultimo, deve osservare le forme del pignoramento presso terzi, dovendo la dichiarazione di cui all’art. 547 c.p.c., essere resa dal tesoriere, poiché sussiste per i crediti indisponibili una scissione tra debitor debitoris e soggetto tenuto a rendere siffatta dichiarazione, restando quindi esclusa l’ammissibilità del pignoramento a mani proprie ex art. 513, quarto comma, c.p.c. Cass. 5 maggio 2003, n. 6795.
Nell’espropriazione di crediti, il terzo debitore del debitore esecutato non è legittimato a far valere la non pignorabilità del bene - neanche sotto il profilo dell’esistenza di vincoli di destinazione, in caso di somme depositate presso istituto di credito tesoriere di un ente pubblico -, la questione attenendo al rapporto tra creditore esecutante e debitore esecutato, il quale ultimo si può avvalere dell’opposizione all’esecuzione, prevista dall’art. 615 c.p.c. Correlativamente, l’indicazione dell’esistenza di un vincolo di destinazione, in occasione della dichiarazione resa dal terzo ai sensi dell’art. 547 c.p.c., non fa venire meno il carattere di positività della dichiarazione. Cass. 29 aprile 2003, n. 6667; conforme Cass. 23 febbraio 2007, n. 4212.
L’obbligazione dell’istituto di credito avente ad oggetto il versamento, in favore della PA, delle somme ricevute, quale delegato al pagamento di tributi, pur non avendo natura tributaria per mancanza di qualsiasi presupposto impositivo, conserva natura pubblicistica in quanto avente per oggetto somme acquisite in pagamento di imposte, con la conseguenza della impignorabilità delle somme stesse. Cass. 15 gennaio 2003, n. 493.
L’espropriazione presso terzi ha inizio con la notifica al terzo e al debitore dell’atto contenente l’ingiunzione di cui all’art. 492 c.p.c., il cui effetto è quello di rendere inefficaci rispetto al creditore procedente gli atti di disposizione del credito compiuti dal terzo. Consegue che la dichiarazione resa da un comune, a norma dell’art. 113 del D.Lgs. n. 77 del 1995, che le somme di sua pertinenza giacenti presso il tesoriere comunale sono vincolate a fini speciali, così creando un vincolo d’indisponibilità esecutiva delle somme stesse, non è opponibile al creditore procedente ove sia successiva alla notificazione dell’atto contenente l’ingiunzione di cui all’art. 492 c.p.c. Cass. 18 gennaio 2000, n. 496.
Il creditore munito di titolo esecutivo deve fare ricorso alle forme dell’espropriazione presso terzi per assoggettare a pignoramento le somme di denaro di proprietà del comune debitore, giacenti presso l’istituto di credito gestore del servizio di esattoria comunale (la Corte ha escluso che tali somme, non rientrando nella «disponibilità diretta» del comune debitore, possano venire pignorate secondo le modalità previste dall’art. 513 comma 3 c.p.c.). Cass., Sez. Un., 18 dicembre 1987, n. 9407.
9.2. Titoli di credito.
L’art. 351, l. n. 2248 del 1865, all. F, prevede esclusivamente il divieto di sottoporre a sequestro e non anche a pignoramento le somme dovute dall’amministrazione all’appaltatore. Trib. Firenze, 6 maggio 1999.
L’opposizione con la quale il debitore fa valere la irregolarità del pignoramento di un credito incorporato in un titolo di credito emesso da un terzo, perché eseguito con le forme del pignoramento presso terzi, anziché con quelle del pignoramento presso il debitore (mediante, cioè, la materiale apprensione del titolo) ha natura di opposizione agli atti esecutivi e deve essere, pertanto, proposta nel termine di cinque giorni dalla ingiunzione al debitore di astenersi dal compimento di atti diretti a sottrarre alla garanzia i beni che si assoggettano all’espropriazione. Cass. 6 dicembre 2004, n. 22876; conforme Cass. 7 luglio 1993, n. 7394.
Contra: Il pignoramento di un credito incorporato in un titolo cambiario che, anziché nella forma del pignoramento presso il debitore diretto (prenditore o giratario del titolo), con materiale acquisizione del medesimo (artt. 1997 c.c. e 513 c.p.c.), venga irritualmente eseguito nella forma del pignoramento presso terzi ai sensi dell’art. 543 c.p.c., cioè presso l’obbligato cambiario, è affetto da nullità radicale ed insanabile, la quale si riflette sugli atti successivi, ad esso collegati direttamente e necessariamente, e così anche sull’assegnazione del credito. Cass. 7 aprile 1990, n. 2917.
Il certificato di deposito è titolo sorretto da regime di circolazione diverso da quello dei titoli cambiari quando non addirittura privo di fisico supporto a mani del titolare, per cui il sequestro conservativo ed il pignoramento del certificato devono essere eseguiti nelle forme del pignoramento presso terzi e segnatamente presso l’emittente o presso la relativa emanazione che abbia in deposito il titolo. App. Milano, 13 marzo 2001.
9.2.1. Titoli dematerializzati.
Allorquando il titolo di credito sia in possesso di un terzo in forza di un rapporto che non gli attribuisca la titolarità del credito, ma solo la legittimazione ad esercitare per conto del titolare i diritti nascenti dal titolo, come accade nel caso di deposito di titoli in amministrazione ed in particolare in relazione ai titoli che, in base al D.Lgs. n. 213 del 1998, sono assoggettati alla disciplina della dematerializzazione, il pignoramento si può eseguire presso il terzo, essendo il titolo una cosa del debitore posseduta dal terzo stesso. (Sulla base di tali principi la S.C. ha cassato la sentenza che aveva rigettato l’opposizione agli atti esecutivi proposta dal creditore avverso le ordinanze del giudice dell’esecuzione, che avevano dichiarato nullo il pignoramento di titoli in deposito ai sensi del detto D.Lgs. perché eseguito con le forme dell’espropriazione presso terzi, anziché in quelle dell’espropriazione presso il debitore. A seguito della Cassazione la S.C. ha anche deciso nel merito, accogliendo l’opposizione e dichiarando la nullità dell’ordinanza del giudice dell’esecuzione, che aveva dichiarato nullo il pignoramento). Cass. 28 febbraio 2007, n. 4653.
9.3. Rapporti bancari.
Il creditore - che ben può direttamente pignorare le somme che siano nella disponibilità del proprio debitore - non può, una volta che esse siano invece affluite sul conto corrente bancario, pignorare i singoli versamenti, ma solo l’eventuale saldo positivo del conto, posto che il pignoramento non risolve il contratto in questione. Cass. 25 febbraio 1999, n. 1638.
In caso di pignoramento presso terzi, a norma dell’art. 543 c.p.c., possono ritenersi vincolate a favore del terzo pignorante le sole somme a saldo positivo e non tutte quelle che affluiscono sul conto corrente bancario, assistito da apertura di credito, in costanza di pignoramento. Conseguentemente la banca mandataria, nel caso in cui disponga di somme pervenute mediante bonifico sul conto corrente del cliente che presenti un saldo negativo, incorre in responsabilità contrattuale per violazione degli obblighi di diligenza del buon banchiere ex art. 1856 c.c. Pret. Napoli, 5 febbraio 1998.
Conf.: Nel contratto bancario di apertura di credito, i versamenti effettuati dal titolare del conto corrente «affidato» per ridurre od estinguere il saldo debitore del conto medesimo hanno funzione semplicemente ripristinatoria della provvista, non rappresentando tali rimesse un obbligo restitutorio della banca verso il titolare del conto. Conseguentemente, il creditore del correntista non può agire in executivis, sottoponendo a pignoramento, con la procedura ex artt. 543 e ss. c.p.c., le somme oggetto di tali rimesse. Trib. Roma, 20 ottobre 1997.
In tema di pignoramento di crediti, qualora prima dell’intimazione, il terzo pignorato abbia girato al debitore diretto un assegno bancario in adempimento dell’obbligazione corrispondente al credito poi pignorato, l’estinzione dell’obbligazione del terzo pignorato è opponibile al creditore pignorante solo se anche il pagamento dell’assegno sia seguito prima dell’intimazione. Cass. 5 febbraio 1997, n. 1108.
Quando oggetto di pignoramento sia una somma depositata dal debitore presso un ufficio postale (nella specie: libretto postale infruttifero), l’atto di pignoramento deve essere notificato, oltre che al debitore, anche al dirigente dell’ufficio postale e, parallelamente, siccome il libretto postale non è un titolo di credito ma un documento di legittimazione, l’ordinanza di assegnazione non può essere emessa a carico di chi ha la mera detenzione del libretto (nella specie: il cancelliere di una sezione del tribunale), bensì dell’amministrazione postale presso la quale è depositata la somma oggetto del credito pignorato. Cass. 15 luglio 1987, n. 6242.

References: Art. 543
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 art. 547
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