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Timestamp: 2020-07-13 22:09:15+00:00

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PISA - Conti: la moschea si farà in un luogo idoneo - Toscana Today
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PISA – Conti: la moschea si farà in un luogo idoneo
by Aldo Belli - direttore Toscana Today Giugno 8, 2020
written by Aldo Belli - direttore Toscana Today Giugno 8, 2020
Il sindaco di Pisa Conti, con gli assessori Dringoli e La Trofa
Il sindaco di Pisa ha confermato oggi che la moschea a Pisa si farà, senza dover stravolgere la riqualificazione dell’area Stadio
Il sindaco di Pisa Michele Conti, insieme agli assessori Massimo Dringoli e Raffaelle Latrofa ha esposto questo pomeriggio la posizione del Comune di Pisa sulla Variante Stadio a seguito della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana che si è espresso sul ricorso presentato all’Associazione Culturale Islamica di Pisa.
La vicenda della moschea ha suscitato in questi giorni una polemica accesa, del resto già sorta pochi giorni dopo l’insediamento della nuova giunta leghista a Palazzo Gambacorti. Sul nostro giornale abbiamo dato conto delle reazioni alla sentenza del TAR che ha annullato la delibera contenente la cosiddetta Variante Stadio. Avremo modo di ritornarci. Premesso che Toscana Today per le ragioni liberali e libertarie stesse della sua nascita non retrocede mai sul principio delle libertà di espressione, incluso quindi la tolleranza religiosa, è non solo dovuto, ma anche interessante, conoscere il punto di vista del sindaco leghista Michele Conti e della sua amministrazione.
Il sindaco Conti: la riqualificazione dell’Arena Garibaldi Stadio Romeo Anconetani va avanti
«Ho ritenuto opportuno convocare una conferenza stampa insieme agli assessori competenti – ha dichiarato Michele Conti – per spiegare nel dettaglio i prossimi passi a seguito della sentenza del Tar. Mi preme subito chiarire, visto che sul tema c’è un po’ di confusione, che la Variante adottata va avanti e diverrà efficace in tutte le sue parti tranne quella annullata dal Tar che riguarda la Moschea. Non lo dice il sindaco Michele Conti, ma i tecnici che hanno studiato le carte e i legali che, dopo una meditata e ponderata lettura della sentenza, si sono espressi in tal senso: l’annullamento è senz’altro in parte qua. Quindi, come già avevo detto lunedì, il percorso per la riqualificazione dell’Arena Garibaldi Stadio Romeo Anconetani va avanti senza intoppi. E’ opinione degli avvocati, non solo del legale del Comune di Pisa, ma dell’avvocato del Pisa Sporting Club che, nel caso di annullamento dei piani urbanistici, la caducazione integrale del piano avviene soltanto ove si facciano valere vizi di carattere procedimentale estesi a tutta l’attività amministrativa coinvolta nel procedimento di formazione nel piano. Ma non è questo il caso. Quando si sia in presenza di censure e vizi di carattere ‘sostanziale’ relativi alla disciplina di una singola area, l’annullamento giurisdizionale conseguente è senz’altro in parte qua“.
Purtroppo, siamo in Italia dove il diritto funziona come il chewing gum, per cui più che la verità di ciò che è giusto secondo legge, ma di ciò che sara considerato giusto secondo il magico mondo dell’interpretazione della legge e della discrezione nella sua applicazione è un terno al lotto, staremo a vedere.
Conti non lo dice, ma lo fa capire: il TAR ha annullato perché il Comune non ha fornito una motivazione al cambio di destinazione dell’area della moschea
“La sentenza del Tar – prosegue Conti – che ovviamente rispettiamo e avverso alla quale ci riserviamo di valutare il ricorso al Consiglio di Stato, ha ritenuto che l’aspettativa della comunità islamica sia qualificata dalla mancata presentazione delle ragioni di interesse pubblico prevalenti, da parte dell’Amministrazione Comunale: che evidenziassero, cioè, perché la moschea non debba essere edificata in via del Brennero. Quello che ha pesato a giudizio del Tar è stata la mancanza da parte del Comune nel fornire una specifica motivazione al cambio di destinazione di zona in quella determinata area, dato che l’atto dell’amministrazione ha posto un “rilevante ostacolo” alla soddisfazione del diritto della comunità islamica”.
Mi permetto di osservare, senza attribuire particolari malemerenze al sindaco Conti che rimane pur sempre un amministratore e non un tecnico, che il punto, però, non è poi così marginale nella vicenda: la motivazione di interesse pubblico costituisce un requisito essenziale anche nelle scelte urbanistiche. Io non temo le moschee, non appartengo ai governanti degli Stati musulmani che temono le chiese cattoliche, e non voglio essere equiparato all’intolleranza accesa al di là del Mediterraneo verso i cattolici negando in Italia il diritto di manifestare la propria fede ai musulmani. Se l’Amministrazione Conti ha un motivo di interesse pubblico per ritenere errata la collocazione in quell’area della moschea avrebbe dovuto esplicitarlo se non l’ha esplicitato nella Variante Stadio approvata; se non l’ha fatto, lo faccia adesso.
Cosa succede adesso? La moschea lì non è possibile, ma altrove sì
“Per effetto della sentenza del TAR” prosegue Conti, “torna in vigore la normativa preesistente. Ma il permesso a costruire la moschea, alla luce degli approfondimento svolti da tecnici e legali, non è possibile rilasciarlo: perché il progetto presentato dalla comunità islamica contrasta con il Regolamento Urbanistico; un contrasto che deriva dal primo parere reso dalla Soprintendenza: che si era espressa in maniera favorevole, ma con prescrizioni; e per effetto dell’annullamento dell’atto di autotutela, adesso il parere originario della Soprintendenza ritorna in vigore. Resta la questione del vincolo archeologico: dunque la Soprintendenza dovrà rifare l’istruttoria e giungere ad una conclusione sul vincolo, emettendo un parere definitivo. Le soluzioni ipotizzabili adesso adesso sono due. La prima è quella di eseguire totalmente la sentenza, abdicando ad un potere regolatorio del Comune e far procedere alla realizzazione della moschea in via del Brennero, fatto salvo l’esito dell’istruttoria tecnica. L’altra soluzione è quella di spiegare che l’area in questione non è idonea alla costruzione di un edificio di culto, e che pertanto il Comune consentirà la realizzazione della moschea in un’altra area, da individuarsi di comune accordo con la comunità. Accordo che potrebbe essere meglio definito alla luce degli elaborati della stessa variante annullata in parte qua, che già, nelle controdeduzioni degli uffici sulle osservazioni, individuavano aree utilizzabili allo scopo, senza necessità di una variante. Su questo punto sono disponibile a un confronto con i rappresentanti della comunità islamica, per arrivare a una soluzione condivisa”.
Sempre cercando di essere coerente nel pensiero, non posso ignorare la dichiarazione di Conti che non dice: no, niente moschea a Pisa. Il sindaco manifesta la sua disponibilità a dialogare con la comunità musulmana per individuare un’area ritenuta idonea, tenuto conto – lo ripeto io – del sempre superiore interesse pubblico. Una domanda mi viene però spontanea: il sindaco ha dialogato con la comunità musulmana nel corso della predisposizione della Variante Stadio? Se non lo ha fatto, male ha fatto. Se, viceversa, lo ha fatto deve darne conto pubblicamente. I pisani hanno il diritto di conoscere ciò che appare davanti, ma anche dietro le quinte.
Certo è che la posizione del sindaco Conti si fa assai più complicata se le dichiarazioni che ho letto dell’on. Susanna Ceccardi – candidata per il centro-destra alla presidenza della Toscana e amica di partito di Michele Conti – corrisponsdano al suo pensiero: “Sono 10 anni che raccolgo firme dei cittadini pisani contro l’idea del Pd di costruire una moschea a Pisa. Abbiamo fatto incontri, dibattiti, conferenze, battaglie e campagne elettorali. Per le elezioni comunali del 2018 persino i manifesti. Finalmente abbiamo vinto le elezioni a Pisa, anche con i voti di quelli che ci hanno dato fiducia perché con la Lega a Pisa non sarebbe stata costruita nessuna moschea. Quella promessa per me è sacrosanta e per quanto mi riguarda la battaglia continua. Nessuna trattativa, nessuna discussione: la moschea a Pisa con la Lega non si fa!
Capite bene, che se questo fosse l’esempio vero di cosa significhi “interesse pubblico” (dei pisani in questo caso, ma in generale), sarebbe un bel casino! Eppure, ho la sensazione che Michele Conti – anche per la sua formazione associativa alle spalle – non sia un uomo da Crociate. Nella sua dichiarazione odierna ha dichiarato l’esatto contrario dell’on.Ceccardi: forse perché è convinto di ciò che ha detto, o forse perché ha capito che un conto è l’oratoria politica e altro governare una città che impone un equilibrio ed un rispetto generale anche quando, probabilmente, non si possa essere intimamente del tutto d’accordo.
L’assessore all’urbanistica Dringoli
“L’obiettivo che ci siamo posti fin dall’inizio con l’adozione della variante Stadio – ha spiegato l’assessore all’urbanistica Massimo Dringoli – è stato quello di sfruttarla come occasione per riqualificare un intero quartiere, migliorandone l’accessibilità, il sistema di sosta, privilegiando la mobilità sostenibile con l’aumento di piste ciclopedonali e aree verdi, con ricadute positive per tutta la città. È stato dato incarico alla società Tages per fare uno studio sulla mobilità, studio mai fatto prima, che per la nostra amministrazione era essenziale per apportare un miglioramento della qualità della vita del quartiere, che in occasione degli eventi sportivi subisce la pressione del traffico e della sosta indisciplianata. Dagli studi fatti, che sono serviti poi per l’elaborazione della variante, sono emerse criticità lungo le vie di accesso alla città che rendevano inammissibile aumentarne il carico, in particolare sulla via del Brennero e soprattuto nei giorni di mercato. L’eliminazione dei nuovi carichi urbanistici si è posta quindi come condizione essenziale perchè l’intero piano, che prevede un sistema di parcheggi diffuso, non destinati esclusivamente allo stadio ma a servizio del quartiere e di tutta la città, e per i residenti un sistema simile ad una Ztl da attivare in ocasione degli eventi sportivi, eliminando le limitazioni attuali per i residenti. La collocazione della moschea – ha concluso Dringoli – all’ingresso della città, in una zona già fortemente congestionata, ci è sembrata subito non idonea. Quando è stato fatto uno studio delle aree che potevano servire per la sosta intorno allo stadio, si è tracciato una circonferenza di un chilometro e si è visto che ci rientrava anche l’area della moschea. A quel punto, portare avanti due varianti ci sembrava un lavoro inutile, superfluo, uno spreco di tempo e le abbiamo riunite in un procedimento e in un piano complessivo che rispondesse ad una unica visione urbanistica”.
Il dottor Dringoli sarà un fascista, leghista, immondo riflusso dell’oltretomba ideologico (in verità, confesso la mia ignoranza sulle sue provenienze politiche), ma è difficile contestare la logica pubblica del suo ragionamento. A me pare molto interessante e meritoria (indipendentemente da giudizi politici sul pregresso, che in questo momento non mi interessano). La domanda sulla quale interrogarsi, quindi, è se questo suo quadro di riqualificazione dell’area prossima a Piazza dei Miracoli mostra un senso propositivo corrispondente all’interesse pubblico della città, o no. E se in questo quadro, una moschea dell’importanza che sicuramente ha e avrebbe a Pisa sia congeniale o meno a questo quadro. Qui non si tratta di tolleranza o intolleranza religiosa: ma di costruzione logica e sana del tessuto urbanistico sensibile, come quello del centro di Pisa.
L’assessore Raffaele Latrofa
“Quando abbiamo iniziato questo percorso – ha aggiunto l’assessore Raffaele Latrofa – abbiamo avuto un approccio che non puntasse mai a dividere i cittadini, non ci siamo mai appellati ai tifosi, ma abbiamo sempre parlato di riqualificazioni a vantaggio del quartiere e di tutta la città. La nostra Giunta comunale si è e sempre mostrata compatta su questo punto. L’apporto mio e dell’assessore Dringoli al lavoro del sindaco è sempre stato dettato dalla nostra professionalità e dedizione nel portare a termine un risultato che riteniamo importante per l’intera città. Chi è contro la Variante Stadio è contro la città e chi, dopo la sentenza del Tar, ha iniziato a gioire del fatto che saltasse tutto, non va contro l’Amministrazione Conti, ma contro tutta la città. È normale che in un procedimento così lungo e complesso ci siano dei ricorsi e che seguano diversi gradi di giudizio. Escludendo l’area della moschea, tutto il resto della variante che non riguarda solo lo Stadio ma parcheggi, aree verdi e altro oggetto di tutte le osservazioni, prosegue, rimane intatto e andrà avanti senza rallentamenti”.
A governare Palazzo Gambacorti è Conti e non è la sinistra: se ne facciano una ragione. Anziché urlare ai quattro venti, gli amici e compagni della sinistra pisana si sforzino piuttosto di capire perché dopo una lunghissima tradizione di sinistra della città di Pisa ha vinto le elezioni la Lega e la destra, con un candidato che in campagna elettorale che deridevano. La realizzazione di una moschea a Pisa rappresenta prima ancora che un diritto costituzionale, un esempio della civiltà che Pisa ha esportato nel mondo durante la sua storia millenaria. Dove collocare la moschea è un diritto che appartiene alla comunità pisana rappresentata da chi la governa perché liberamente e democraticamente eletto. Sono felice che Michele Conti abbia oggi dichiarato che a Pisa la Moschea si farà, nel sito frutto di un comune dialogo con la comunità musulmana: e a me tanto basta. Nella misura in cui, ovviamente, Conti dimostrerà con i fatti di essere conseguente alla sua dichiarazione. E, ovviamente, non per Toscana Today, ma per l’alto e buon nome di Pisa in Italia e nel mondo.
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