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Timestamp: 2018-06-18 11:21:13+00:00

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Dichiarazione di successione: come, chi e quando
Le Guide Dichiarazione di successione: come fare e quando
Le Guide Pubblicato il 22 gennaio 2018
> Le Guide Pubblicato il 22 gennaio 2018
Successioni: non è bello trovarsi, all’alba di un dolore, ad affrontare anche i problemi burocratici; eppure la dichiarazione di successione è un adempimento tutt’altro che semplice e lineare. Vediamo di che si tratta e come fare per “uscirne vivi”.
La dichiarazione di successione è un documento di natura fiscale a carico degli eredi del defunto e serve a informare l’Agenzia delle Entrate sull’ammontare e composizione del patrimonio ereditato per calcolare e pagare diverse imposte che variano a seconda del valore dello stesso e del grado di parentela.
1 Quando presentare la dichiarazione e sanzioni previste
2 Come e dove presentare la dichiarazione
3 Voltura automatica degli immobili al Catasto (novità)
4 Quali beni dichiarare nella successione?
5 Chi è obbligato a presentare la dichiarazione?
6 Chi non deve presentare la dichiarazione?
7 Quali documenti servono per la successione?
8 Chi è tenuto al pagamento?
9 Quali tributi pagare?
10 Come si paga l’imposta di successione?
11 Agevolazione prima casa
12 A quanto ammonta l’imposta di successione?
13 Passività deducibili
14 Che succede se non pago l’imposta di successione?
Quando presentare la dichiarazione e sanzioni previste
La dichiarazione deve essere presentata entro dodici mesi dalla data del decesso, che coincide con l’apertura della successione.
In caso di dichiarazione omessa si applica una sanzione che va dal 120% al 240% dell’imposta liquidata e se non è dovuta imposta si applica la sanzione amministrativa da 250 a 1.000 euro; se la dichiarazione è presentata con un ritardo non superiore a 30 giorni si applica la sanzione amministrativa dal 60% al 120% dell’imposta liquidata e se non è dovuta imposta si applica la sanzione amministrativa da 150 a 500 €.
Il mancato pagamento, in tutto o in parte, delle imposte ipotecarie, catastali e degli altri tributi “autoliquidati” comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pari al 30% di ogni importo non versato [1], tuttavia è possibile effettuare il pagamento dei tributi autoliquidati con una sanzione ridotta prima che avvenga l’accertamento da parte dell’ufficio (c.d. “ravvedimento operoso” [2]). La sanzione è pari ad una percentuale ridotta delle imposte dovute a secondo del ritardo:
pagamento effettuato entro 15 gg dalla scadenza la sanzione è pari allo 0,1% delle imposte dovute per ogni giorno di ritardo;
pagamento effettuato entro 30 gg dalla scadenza la sanzione è pari al 1,5%;
pagamento effettuato entro 90 gg dalla scadenza la sanzione è pari al 1,67%;
pagamento effettuato entro 1 anno dalla scadenza la sanzione è pari al 3,75%;
pagamento effettuato oltre 1 anno ma entro il 2° dalla scadenza la sanzione è pari al 4,29%;
pagamento effettuato oltre 2 anni dalla scadenza la sanzione è pari al 5%.
Il versamento della sanzione ridotta deve essere eseguito contestualmente al pagamento, in ritardo, del tributo, nonché al pagamento degli interessi moratori (al tasso legale) dovuti.
La dichiarazione va presentata esclusivamente in via telematica direttamente dal dichiarante ovvero da soggetti delegati quali un commercialista o un Caf (non è obbligatorio rivolgersi ad un notaio). L’Agenzia delle Entrate rende disponibile sul proprio sito internet un programma software gratuito per compilarla ed inviarla. Con lo stesso programma è possibile anche compilarla e stamparla, avvalendosi poi dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate per la trasmissione. È competente quello dove la persona defunta ha avuto l’ultima residenza. Se la residenza è sconosciuta o fuori dall’Italia, l’ufficio competente è l’Agenzia delle Entrate di “ROMA 6”, 00144 Roma, via Canton n. 20. Se il defunto ha avuto la residenza in Italia, prima di trasferirsi all’estero, l’ufficio è quello dell’ultima residenza italiana conosciuta.
Nel caso in cui il decesso sia avvenuto in data anteriore al 3.10.2006 deve essere utilizzato il modello cartaceo di dichiarazione precedente. Ciò vale anche per le dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative di una denuncia presentata con il precedente modello, ove continuerà ad essere utilizzata la modalità di presentazione cartacea.
La presentazione cartacea del modello all’ufficio territoriale competente, tramite raccomandata o altro mezzo equivalente è consentita in via eccezionale solo per i residenti all’estero, se impossibilitati alla trasmissione telematica.
Con la presentazione della dichiarazione di successione il dichiarante è tenuto contestualmente al pagamento (se dovute) delle imposte ipotecarie e catastali, dell’imposta di bollo, delle tasse ipotecarie e dei tributi speciali che si pagano in “autoliquidazione” ovvero vengono autonomamente calcolate e versate dal contribuente, contestualmente alla presentazione della dichiarazione. Le modalità di pagamento delle somme autoliquidate sono le seguenti:
dichiarazione presentata direttamente dal dichiarante: il pagamento deve essere effettuato mediante addebito diretto sul conto corrente;
dichiarazione presentata tramite intermediario abilitato: il pagamento deve essere effettuato mediante addebito on line disposto dall’intermediario sul conto corrente del dichiarante;
dichiarazione presentata tramite l’ufficio dell’Agenzia delle entrate, il pagamento può essere effettuato in banca, all’ufficio postale o all’agente della riscossione, utilizzando il modello F24 oppure mediante addebito sul conto corrente.
Successivamente ai controlli effettuati dall’ufficio, il sistema dell’Agenzia delle Entrate, rilascia una ricevuta (con una copia semplice della dichiarazione di successione) contenente gli estremi di registrazione che sarà resa disponibile nel “cassetto fiscale” del dichiarante e di tutti i beneficiari indicati in dichiarazione.
Per ottenere il rilascio di copia conforme della dichiarazione (spesso richiesta dalle banche per il trasferimento dei depositi e conti correnti) il contribuente potrà effettuare una richiesta in qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, pagando le relative somme dovute per il ritiro.
Voltura automatica degli immobili al Catasto (novità)
Con la presentazione del nuovo modello di dichiarazione non sarà più necessario effettuare le volture catastali di fabbricati e terreni che avverranno in automatico, salvo diversa opzione del contribuente. Ciò non è possibile, tuttavia, nel caso di immobili ricadenti nei territori ove vige il “Sistema Tavolare”, per quelli gravati da “oneri reali” e nei casi di eredità giacente oppure eredità amministrata e di trust. In questi ultimi casi dal momento della registrazione della dichiarazione decorrono 30 giorni per presentare la domanda di voltura degli immobili. Il sistema telematico fornirà una ricevuta, contenente l’esito della domanda di volture catastali, indicando se tutti o solo parte degli immobili sono stati volturati. In caso di voltura parziale saranno indicati i dati degli immobili ove sono state riscontrate incongruenze che non consentono la voltura.
Quali beni dichiarare nella successione?
La dichiarazione di successione ricomprende tutti i beni e i diritti di cui il defunto era titolare in vita che corrispondono al suo patrimonio, anche conosciuto tecnicamente come “attivo ereditario” dal quale sarà possibile dedurre anche i debiti (c.d. passivo ereditario). Tra i beni e diritti vi rientrano:
beni immobili e quindi fabbricati e terreni (agricoli ed edificabili)
denaro, gioielli, preziosi e mobilia (tra cui quadri ed opere d’arte): si presumono compresi nell’attivo ereditario per un importo pari al 10% del valore globale netto imponibile dell’asse ereditario anche se non dichiarati o dichiarati in misura inferiore, salvo che da un inventario analitico [3];
rendite, pensioni e crediti (tra cui anche rimborsi fiscali): tra questi rientra il diritto alla liquidazione delle quote di società semplici, in nome collettivo (Snc) e in accomandita semplice (Sas); il valore è determinato in base al valore, alla data dell’apertura della successione, del patrimonio netto della società, risultante dall’ultimo inventario regolarmente redatto ovvero in mancanza di questo, dal valore complessivo dei beni e diritti appartenenti alla società al netto delle passività;
aziende (agricoli e commerciali), quote sociali, azioni o obbligazioni;
È sempre consigliabile indicare in dichiarazione, anche se esenti dall’imposta di successione per legge, i titoli del debito pubblico (ivi compresi BOT e CCT), anche se emessi dagli Stati appartenenti all’Unione Europea e gli altri titoli di Stato, garantiti dallo Stato o equiparati nonché ogni altro bene o diritto similare dichiarato per legge esente.
L’indennità di fine rapporto (c.d. TFR) in caso di morte del prestatore di lavoro [4] e l’indennità spettante per diritto agli eredi in forza di assicurazioni previdenziali obbligatorie o stipulate dal defunto (c.d. assicurazioni sulla vita) non devono essere dichiarate nella successione (e quindi non si pagano imposte).
L’imposta di successione è dovuta per i beni e diritti, anche se esistenti all’estero, nel caso in cui alla data di apertura della successione la persona deceduta era residente in Italia. In caso contrario, l’imposta è comunque dovuta limitatamente ai beni e diritti esistenti in Italia.
Sono tenuti alla presentazione della dichiarazione di successione:
i chiamati all’eredità ovvero tutti i soggetti (persona fisica o giuridica), che non hanno ancora accettato l’eredità, ai quali potenzialmente può essere trasmesso il patrimonio del defunto oppure una sua quota;
gli eredi: la qualità di erede, secondo legge, si acquista con l’accettazione (espressa o tacita) dell’eredità, il cui effetto risale al momento del decesso (data di apertura della successione);
i legatari: sono destinatari di uno o più beni oppure uno o più diritti, determinati dal defunto con testamento (ad esempio la persona a cui il defunto lascia un appartamento è un legatario e non un erede). Il legato si acquista senza bisogno di accettazione.
gli immessi nel possesso temporaneo dei beni dell’assente: questo si verifica quando una persona è scomparsa e non se ne hanno più notizie da almeno due anni; può essere così richiesto, al tribunale della sua ultima residenza o domicilio, che ne sia dichiarata l’assenza. Dopo questa sentenza, chi sarebbe stato erede o legatario del soggetto dichiarato assente può domandare al tribunale di entrare in possesso temporaneo dei beni dello scomparso;
gli amministratori dell’eredità. L’amministratore dell’eredità è previsto in casi particolari, come ad esempio, quando il testamento designa un erede sotto condizione: se per diventare “erede” occorre che accada un evento futuro ed incerto previsto nel testamento;
i curatori dell’eredità giacente. Il curatore dell’eredità giacente è nominato dal Tribunale quando il “chiamato” non ha accettato l’eredità e non è nel possesso dei beni ereditari; il curatore ha il compito di amministrare il patrimonio ereditario fino a quando l’eredità viene accettata;
gli esecutori testamentari. L’esecutore testamentario è il soggetto a cui il defunto può dare il compito di curare le sue ultime volontà, espresse nel testamento.
i trustee. Il trust è un istituto giuridico nel quale vengono trasferiti i beni del disponente (o settlor), nel caso di specie il defunto, affinché vengano amministrati e gestiti in favore di altri soggetti (beneficiari), a cui l’amministratore (trustee) dovrà trasferirli dopo un periodo di tempo o una volta raggiunto uno scopo.
Chi non deve presentare la dichiarazione?
La dichiarazione non deve essere presentata se l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto e l’attivo ereditario (valore dei beni) non è superiore a 100.000 € e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari (fabbricati e terreni). La dichiarazione non deve essere presentata anche se tutti gli aventi diritto rinunciano all’eredità o al legato, oppure, non essendo nel possesso dei beni ereditari, chiedono la nomina di un curatore dell’eredità, prima del termine previsto per la presentazione della dichiarazione.
Con la dichiarazione di successione deve essere obbligatoriamente indicato l’albero genealogico, dal quale risulti il nome, cognome, luogo e data di nascita del coniuge e dei soggetti beneficiari legati al defunto da vincoli di parentela. Per predisporre in modo corretto la dichiarazione di successione è necessari acquisire i seguenti documenti o informazioni:
autocertificazione stato di famiglia alla data del decesso
nel caso vi siano conti correnti, libretti di risparmi, titoli, etc. è necessario farsi rilasciare dagli istituti finanziari i certificati di consistenza liquidità
certificati di destinazione urbanistica quando in successione ricadono dei terreni edificabili
se vi è testamento copia del testamento pubblicato
sapere se almeno uno degli eredi può usufruire dell’agevolazione prima casa e quindi richiesta e dichiarazione per agevolazione prima casa
dati anagrafici del defunto compreso codice fiscale
ultima residenza del defunto
se vi era la comunione dei beni o la separazione: nel caso di comunione dei beni prestare attenzione a quando sono stati acquistati gli immobili (fabbricati e terreni) ossia se sono stati acquistati prima o dopo il matrimonio. I beni acquistati durante il matrimonio per legge (dal 1975 in poi) sono da considerarsi di entrambi i coniugi, salvo non ci siano particolari disposizioni nell’atto notarile e i coniugi abbiano optato per il regime di separazione di beni.
dati anagrafici di tutti gli eredi, compreso codice fiscale
indirizzi di residenza di tutti gli eredi
sapere se vi è qualcuno che rinuncia all’eredità: in tal caso il rinunciante dovrà recarsi dal notaio o in cancelleria del tribunale per redigere verbale di rinuncia all’eredità che andrà allegato alla dichiarazione.
In ordine di importanza, poi, ove ne ricorrano le condizioni devono essere presentati i seguenti documenti:
copia dei documenti di prova delle passività;
copia autentica del documento, con data anteriore all’apertura della successione, comprovante i debiti del defunto preesistenti, ovvero del provvedimento giurisdizionale definitivo: se il debito non è certificato dai suddetti documenti, deve risultare da attestazione redatta sul modello conforme “dichiarazione di sussistenza di debito” presente sul sito dell’Agenzia delle entrate, sottoscritto da uno dei soggetti obbligati alla dichiarazione di successione, nonché dai creditori del defunto (tranne che per i debiti verso i dipendenti);
in caso di successione testamentaria, la copia degli atti di ultima volontà del defunto, nonché la copia del verbale di pubblicazione del testamento, ove è regolata la successione;
copia del documento d’identità di chi sottoscrive le dichiarazioni sostitutive di atto notorio da allegare alla dichiarazione di successione (qualora rese dai beneficiari diversi dal dichiarante);
nel caso di documenti redatti in lingua straniera, traduzione in italiano da un perito iscritto presso il tribunale ed asseverata con giuramento, unitamente alla dichiarazione sostituiva di atto notorio attestante che la stessa costituisce copia dell’originale. (Gli atti redatti nella lingua straniera vigente nei territori in cui per legge è riconosciuto il “bilinguismo” non hanno bisogno di essere tradotti se presentati agli uffici territoriali di competenza che fanno parte dei suddetti territori, ad esempio nella provincia di Bolzano [5]).
la copia della sentenza dichiarativa dell’assenza o della morte presunta;
la copia dell’atto di rinuncia all’eredità;
la copia dell’atto costitutivo dell’unione civile;
la dichiarazione sostitutiva di atto notorio dalla quale risulti la destinazione urbanistica dei terreni.
Chi presenta il modello di successione, deve conservare i seguenti documenti, oltre a quelli citati nel precedente paragrafo:
la copia cartacea, sottoscritta, del modello trasmesso, oppure il file da conservare in modo conforme alle disposizioni normative vigenti in materia di conservazione dei documenti informatici;
gli originali delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rese in allegato alla dichiarazione (se non sottoscritte con firma digitale o non trasformate in copie informatiche di documenti analogici la cui conformità all’originale è attestata da un pubblico ufficiale), unitamente alla copia dei documenti d’identità dei soggetti che le hanno sottoscritte;
Se la presentazione della dichiarazione avviene tramite da un commercialista o un Caf, questi deve aver cura di conservare l’originale della dichiarazione di successione trasmessa e firmata dal dichiarante, gli originali delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rese dagli eredi o legatari, nonché copia dei relativi documenti d’identità. Se la presentazione avviene tramite l’Ufficio territoriale competente, gli originali della dichiarazione sottoscritta dal contribuente, delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rese dagli altri beneficiari, nonché copia dei relativi documenti d’identità dovranno essere conservati dall’Ufficio.
L’obbligo di presentare la dichiarazione di successione grava, di regola, sugli eredi e sui legatari (vi sono poi casi specifici nei quali l’obbligo grava su altri soggetti, come il curatore dell’eredità giacente o l’esecutore testamentario). Ma anche i semplici «chiamati all’eredità» (vale a dire coloro che possono divenire eredi se accettano l’eredità) sono obbligati a presentare la dichiarazione di successione.
Tuttavia, i «chiamati», a differenza degli eredi, rispondono solidalmente dell’imposta di successione nel limite del valore dei beni ereditari rispettivamente posseduti; mentre gli eredi sono obbligati solidalmente al pagamento dell’imposta nell’ammontare complessivamente dovuto da loro e dai legatari. Quanto ai legatari, essi sono obbligati al pagamento dell’imposta relativa ai rispettivi legati.
Se più soggetti sono obbligati alla presentazione della dichiarazione in relazione alla medesima successione, è sufficiente che la presenti uno solo di essi.
Gli eredi e i chiamati all’eredità, che non hanno ancora accettato ma che sono in possesso di beni ereditari, rispondono solidalmente delle somme dovute (da loro e dai legatari). Il coerede che ha accettato l’eredità con beneficio d’inventario è obbligato solidalmente al pagamento nel limite del valore della propria quota ereditaria. I legatari sono, invece, obbligati solo al pagamento delle somme relative al loro legato. Ciò significa che il Fisco può agire per la riscossione dell’intero anche nei confronti di un erede soltanto il quale successivamente potrà rivalersi sugli altri in proporzione alle loro quote di eredità.
Quali tributi pagare?
Se l’attivo ereditario comprende terreni o fabbricati, in relazione agli immobili e ai diritti reali immobiliari indicati nella dichiarazione di successione occorre pagare (calcolando e versando i relativi importi):
l’imposta ipotecaria: dovuta per le formalità di trascrizione presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate – Territorio con un importo che si ottiene applicando al valore delle quote degli immobili (calcolato secondo il valore catastale) l’aliquota del 2% [6];
l’imposta catastale: è dovuta per un importo che si ottiene applicando al valore delle quote degli immobili (calcolato secondo il valore catastale) l’aliquota del 1% [7].
Le imposte ipotecarie e catastali, salvo eccezioni, sono dovute in misura proporzionale (rispettivamente 2% e 1%) al valore dell’immobile o dei diritti reali sugli stessi ed è nella prassi l’imposta che viene generalmente pagata da tutti, non essendo previste particolari esenzioni, salvo il caso più frequente della c.d. “prima casa”. Le agevolazioni previste per l’imposta ipotecaria si estendono generalmente anche all’imposta catastale. Sono sempre esclusi dall’imposta ipotecaria e catastale gli immobili esteri.
Esistono diverse agevolazioni (oltre al caso di immobili e pertinenze “prima casa”) che prevedono riduzioni o applicazione dell’imposta in misura fissa. Per le successioni aperte dal 1.01.2014 l’imposta ipotecaria e catastale in misura fissa è pari a 200€, mentre per quelle aperte tra il 3.10.2006 ed 31.12.2013, l’imposta ipotecaria e catastale in misura fissa, è pari a 168€.
Per i beni dell’azienda agricola (anche se condotta in forma di società di persone) oggetto di successione tra ascendenti e discendenti entro il terzo grado (a condizione che i beneficiari siano in possesso di particolari requisiti soggettivi e si obblighino a coltivare o condurre direttamente i fondi rustici per almeno sei anni) l’agevolazione comporta il versamento dell’imposta ipotecaria in misura fissa e l’esenzione dalla imposta catastale e di bollo.
l’imposta di bollo: è dovuta nella misura di € 85,00 in relazione agli immobili compresi nelle “conservatorie” ovvero circoscrizioni o sezioni staccate dei competenti uffici dell’Agenzia delle entrate.
la tassa ipotecaria: è dovuta per la trascrizione e voltura presso competenti uffici dell’Agenzia delle entrate nella misura di € 90,00 per ciascuna “conservatoria” nella quale sono presenti gli immobili oggetto di successione (di cui euro 35 per la trascrizione ed euro 55 per le volture catastali).
i tributi speciali per le formalità ipotecarie;
Per la determinazione dei tributi speciali dovuti in relazione agli adempimenti connessi alla presenza di immobili e diritti reali immobiliari indicati nella dichiarazione di successione, si fa riferimento alla Tabella A, Titolo II prevista da una particolare norma [8]. In particolare, sulla base di quanto previsto ai numeri d’ordine 1, 2 e 4 dalla citata tabella, gli importi dei tributi speciali sono così determinati:
(n. d’ordine 1) € 7,44 per diritto di ricerca;
(n. d’ordine 2) € 3,72 per ogni nota di trascrizione.
(n. d’ordine 4) € 18,59 per ogni richiesta di formalità ipotecaria.
Il pagamento dei tributi dovuti per la voltura deve essere effettuato, all’atto della presentazione della dichiarazione di successione, salvo casi speciali e quando non si vuole dar corso alla voltura automatica.
Come si paga l’imposta di successione?
Il pagamento dei tributi dovuti alla presentazione di una dichiarazione di successione si articola in due momenti. Anzitutto, per registrare la successione all’agenzia delle Entrate, il contribuente deve prima autoliquidare le imposte ipotecaria e catastale e i tributi speciali con le seguenti modalità:
se la dichiarazione è presentata in forma cartacea o online dal contribuente, il pagamento va fatto con addebito sul proprio conto corrente aperto presso una delle banche convenzionate con l’agenzia delle Entrate o Poste italiane;
se la dichiarazione è presentata online tramite un pubblico ufficiale o intermediario abilitati, il pagamento va fatto mediante addebito online disposto dal pubblico ufficiale o intermediario sul proprio conto corrente o su quello del dichiarante (aperto presso una banca convenzionata con le Entrate o presso Poste Italiane);
se la dichiarazione è presentata mediante consegna del modulo digitale all’ufficio Entrate territoriale competente, il pagamento va fatto dal contribuente in banca, all’ufficio postale o all’agente della riscossione, utilizzando il modello F24 oppure con addebito sul proprio conto corrente (aperto presso una banca convenzionata con le Entrate o Poste italiane).
Una volta che la dichiarazione di successione è registrata, l’ufficio notifica un avviso di liquidazione dell’imposta di successione dovuta che il contribuente deve pagare entro 60 giorni. Questa notifica va effettuata entro tre anni dalla presentazione della dichiarazione di successione. Dal pagamento dell’imposta l’ufficio ha due anni per notificare un avviso di accertamento e contestare il contenuto della dichiarazione (ad esempio, elevare il valore dichiarato di un’area edificabile). Se la dichiarazione di successione è del tutto omessa, il fisco ha cinque anni (dalla data entro la quale la dichiarazione avrebbe dovuto essere registrata) per la registrazione d’ufficio.
Ai trasferimenti del diritto di proprietà o di diritti immobiliari relativi a case di abitazione con categorie catastali diverse da A/1, A/8 e A/9, derivanti da successioni, sono applicate le imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa (200 € per ciascuna), quando, in capo al beneficiario ovvero, in caso di pluralità di beneficiari, in capo ad almeno uno di essi, sussistano i requisiti e le condizioni previste in materia di acquisto della “prima abitazione”.
I beneficiari non possono cedere, a titolo oneroso o gratuito, gli immobili per cui si usufruisce dell’agevolazione “prima casa” prima dei 5 anni successivi all’apertura della successione, altrimenti decadono dal beneficio richiesto. La decadenza non si verifica qualora il richiedente proceda al riacquisto di altra unità immobiliare, da destinare ad abitazione principale, entro un anno dalla cessione.
Nel caso in cui il richiedente sia già nella titolarità di altro immobile acquisito con i benefici “prima casa”, potrà richiedere l’agevolazione sull’immobile caduto in successione qualora si impegni a trasferire l’abitazione posseduta entro un anno dall’apertura della successione.
Per fruire dell’agevolazione l’immobile acquisito in successione, oltre a dover essere una casa di abitazione con categoria catastale diversa da A/1, A/8 e A/9, deve essere:
ubicato nel territorio del Comune in cui il beneficiario (erede/legatario) svolge la propria attività (qualora diverso dalla residenza);
ubicato nel territorio del Comune in cui in cui ha sede o esercita l’attività il proprio datore di lavoro, se il beneficiario (erede/legatario) si è trasferito all’estero per ragioni di lavoro;
“prima casa” sul territorio italiano, se il beneficiario è un cittadino italiano emigrato all’estero o appartiene al personale in servizio permanente delle forze armate, delle forze di polizia a ordinamento militare e/o civile.
Inoltre, il beneficiario ovvero, in caso di più beneficiari, almeno uno di essi:
non deve essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge di diritti di proprietà, usufrutto, uso o abitazione di altra casa nel territorio del Comune in cui è situato l’immobile acquisito;
non deve essere titolare esclusivo dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà, neppure per quote, anche in regime di comunione legale, su tutto il territorio nazionale di altra casa acquisita da lui stesso o dal coniuge con le agevolazioni ‘prima casa’, salvo che non si impegni a trasferirla entro 1 anno dal decesso.
L’agevolazione, quindi, viene applicata sul bene indicato come “Prima casa” al quale possono essere collegate fino a 3 pertinenze. Sono ricomprese tra le suddette pertinenze, limitatamente a una per ciascuna categoria, le unità immobiliari classificate o classificabili nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, che siano destinate al servizio della casa di abitazione oggetto dell’acquisto agevolato.
Le agevolazioni ‘prima casa’, sussistendone le condizioni, si applicano anche per le ipotesi in cui oggetto della successione sono abitazioni contigue, destinate a costituire un’unica unità abitativa, oppure se oggetto di successione è un immobile ad uso abitativo contiguo ad altra casa di abitazione già acquistata dallo stesso soggetto fruendo dei benefici ‘prima casa’, sempreché entrambe costituiscano un’unica unità abitativa. Per poter fruire dell’agevolazione, l’immobile risultante dalla riunione delle suddette unità immobiliari dovrà essere una casa di abitazione accatastata, ricorrendone i presupposti, nelle categorie che possono beneficiare dell’agevolazione, con esclusione, dunque, delle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. Il richiedente l’agevolazione ha l’obbligo di unire catastalmente gli immobili contigui entro 3 anni dalla presentazione della dichiarazione, impegnandosi in tal senso rendendo specifica dichiarazione sostitutiva di atto notorio.
Per usufruire dell’agevolazione prevista per la “prima casa” è necessario riportare i dati dell’immobile principale e delle relative pertinenze (Provincia, Comune amministrativo, Indirizzo, Sezione urbana, Foglio, Particella, Subalterno). Con l’apposizione della firma in calce alla dichiarazione cartacea il richiedente, consapevole delle sanzioni penali in tema di dichiarazioni false o mendaci, attesta di avere i requisiti per fruire dell’agevolazione prima casa.
A quanto ammonta l’imposta di successione?
L’imposta di successione, diversamente dalle altre imposte, viene liquidata dall’ufficio in base ai dati indicati nella dichiarazione tenendo conto anche delle eventuali dichiarazioni sostitutive che danno diritto a riduzioni o agevolazioni. Il pagamento dell’imposta di successione deve essere effettuato entro 60 giorni dalla data in cui è stato notificato l’avviso di liquidazione. Scaduto tale termine si rendono applicabili, oltre alle sanzioni, anche gli interessi di mora. Il suddetto tributo è commisurato al grado di parentela degli eredi rispetto al defunto. Tuttavia, il Fisco prevede considerevoli esoneri dal suo pagamento, detti in gergo tecnico “franchigie”.
4% per il coniuge e i parenti in linea retta (Coniuge, Figlio/a, Genitore, Nipote in linea retta, Nonno/a ramo paterno, Nonno/a ramo materno, Pronipote in linea retta, Bisavo ramo paterno, Bisavo ramo materno, Figlio/a di pronipote in linea retta, Trisavo ramo paterno, Trisavo ramo materno) per i patrimoni di valore superiore a € 1.000.000;
6% per i fratelli e sorelle (Fratello/sorella germano, Fratello/sorella unilaterale) per i patrimoni di valore superiore a € 100.000;
6% per i parenti fino al 4° grado, affini in linea retta ed affini in linea collaterale fino al 3° grado (genitore del coniuge, cognato/a, nonno/a del coniuge, nipote, zio/a nipote, zio/a del coniuge, bisavo del coniuge, figlio/a di nipote, cugino/a, prozio/a, figlio/a di nipote, figlio/a del coniuge, figlio/a del cognato/a, nuora/genero, etc.) In questo caso non è prevista alcuna franchigia;
8% per tutti gli altri soggetti (nipote di nipote, figlio/a di cugino/a, 2° cugino/a, fratello/sorella di bisavo, altro cugino/a, figlio di 2° cugino/a, nipote di trisavo, nipote di cugino/a, estraneo/a). Anche in questo caso non è prevista franchigia.
Se l’erede è portatore di handicap grave riconosciuto la franchigia è aumentata ad un milione e mezzo di euro.
Dall’ammontare del valore dei beni ereditati sono deducibili (per il calcolo dell’imposta di successione) determinate passività:
debiti del defunto esistenti alla data di apertura della successione, purché risultino da atto scritto avente data certa anteriore all’apertura della successione o da provvedimento giurisdizionale definitivo. Se il debito non è certificato dai suddetti documenti, esso deve risultare da attestazione redatta sul modello conforme “dichiarazione di sussistenza di debito” presente sul sito internet dell’Agenzia delle entrate (MOD. 237) sottoscritto da uno dei soggetti obbligati alla dichiarazione di successione, nonché dai creditori del defunto (tranne che per i debiti verso i dipendenti). I debiti del defunto sono deducibili se sono stati contratti per l’acquisto di beni o diritti compresi nell’attivo ereditario.
spese mediche e chirurgiche relative al defunto negli ultimi sei mesi di vita sostenute dagli eredi, comprese quelle per ricoveri, medicinali e protesi, a condizione che risultino da regolari quietanze;
spese funerarie risultanti da regolari quietanze, deducibili per un importo non superiore a 1.032,91 euro.
Tra le passività riconosciute, in generale, vi rientrano:
mutui (contratti per l’acquisto di immobili compresi nell’attivo ereditario),
debiti verso banche spesso rappresentati dai saldi passivi su conti correnti (nella determinazione del saldo di conto corrente non bisogna considerare quelle somme relative ad assegni portati all’incasso nei quattro giorni prima dell’apertura della successione),
debiti inerenti l’esercizio di imprese (tali debiti sono deducibili se risultano dalle scritture contabili obbligatorie del defunto regolarmente tenute a norma di legge. Se il defunto non era obbligato alla tenuta delle scritture contabili, sono deducibili quelle somme che risultano nelle scritture contabili dei creditori),
debiti cambiari
debiti verso lo Stato, enti pubblici territoriali ed enti pubblici che gestiscono forme obbligatorie di previdenza e di assistenza sociale. Tali debiti sono deducibili qualora il presupposto da cui essi sono derivati si sia verificato anteriormente alla data di apertura della successione.
debiti per rapporto di lavoro subordinato (TFR, trattamenti previdenziali integrativi). I debiti derivanti da rapporti di lavoro subordinato, compresi quelli relativi al trattamento di fine rapporto ed ai trattamenti previdenziali integrativi sono deducibili anche se il rapporto continua con gli eredi o i legatari.
debiti tributari. essi sono deducibili anche se accertati dopo la data di apertura della successione, purché riguardanti un periodo anteriore a tale data.
somme dovute al coniuge divorziato, a seguito di sentenza di scioglimento di matrimonio o di cessazione di effetti civili dello stesso (o in caso di sentenza di separazione, passata in giudicato, per colpa del coniuge superstite o di entrambi).
legato o altro onere che grava su una quota ereditaria o sul legato stesso.
Che succede se non pago l’imposta di successione?
entro 15 giorni dalla scadenza, la sanzione è ridotta a un 1/10 della metà (1,5%) e ulteriormente ridotta di 1/15 per ogni giorno di ritardo (in sostanza, la sanzione è dello 0,1% per ogni giorno di ritardo);
entro 30 giorni dalla scadenza, la sanzione è pari a 1/10 della metà (e, quindi, all’1,5%);
entro 90 giorni dalla scadenza, la sanzione è pari a 1/9 della metà (e, quindi, all’1,67%);
entro 1 anno dalla scadenza, la sanzione è pari a 1/8 (e, quindi, al 3,75%);
entro 2 anni dalla scadenza, la sanzione è pari a 1/7 (e, quindi, al 4,29%);
oltre 2 anni dalla scadenza, la sanzione è pari a 1/6 (e, quindi, pari al 5%).
[1] art. 13 del d.lgs. n. 471/1997
[2] art. 13 del d.lgs. n. 472/1997
[3] artt. 769 e seguenti cod. proc. civ.
[4] artt. 1751 e 2122 cod. civ.
[5] art. 11, commi 5 e 6, del D.P.R. n. 131/1986
[6] art. 1 tariffa allegata al d.lgs. 347/1990
[7] art. 10 tariffa allegata al d.lgs. 347/1990
[8] d.l. 533/1954
luigia melis ha detto:
27/05/2016 alle 21:53
buonasera nella successione di un fratello che non ha lasciato testamento noi abbiamo dichiarato solo l’officina meccanica ma non abbiamo messo 6 fabbricati di cui lui era proprietario ce li siamo divisi tra noi fratelli a parole incorriamo in penalità? grazie
marco paolotto ha detto:
vorrei sapere se un terreno destinato a verde pubblico con piano regolatore adottato ai fine della successione di un genitore se ha un valore economico da presentare all’agenzia delle entrate.
Giacomo Laurel ha detto:
14/10/2016 alle 15:12
secondo me e meglio fare un conto in 2 perchè come leggo le banche parassite del sistema monetario cercano sempre di fregarti…
antonella corciulo ha detto:
17/10/2016 alle 12:48
salve… se la successione non è stata ancora effettuata, devo comunque dichiarare i redditi relativi ai beni ereditati?

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 13
 art. 11
 art. 1
 art. 10