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Timestamp: 2020-02-27 19:16:42+00:00

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Cassino. «Non creiamo allarmismo sui permessi premio ai mafiosi» | www.linchiestaquotidiano.it
Foto di gruppo per i relatori del convegno
Parte della platea
L'affollatissima sala della casa circondariale
Cassino. «Non creiamo allarmismo sui permessi premio ai mafiosi»
— Martedì 21 gennaio 2020 - 15:16
Non è stato solo un prezioso confronto tra addetti ai lavori in materia di diritto costituzionale e procedura penale. L’affollatissimo convegno dal titolo “Verso il superamento dell’ergastolo ostativo?” ieri mattina ha fatto varcare i cancelli del carcere San Domenico di Cassino ad una folla di docenti universitari, magistrati, avvocati e operatori del settore penitenziario, tra cui il Garante dei diritti dei detenuti Stefano Anastasia, oltre a tutti i vertici delle forze dell’ordine, del tribunale e della procura di Cassino, il Vescovo Mons. Antonazzo, il presidente del consiglio regionale Buschini, il consigliere regionale Ciacciarelli e il presidente del consiglio comunale Di Rollo.
L’evento ha permesso alla foltissima platea di ascoltare le puntualizzazioni in merito alla recente sentenza della Corte Costituzionale. Con la presenza, al tavolo dei relatori, dello stesso estensore del pronunciamento, ossia il Giudice Nicolò Zanon. Ad aprire i lavori, dopo il saluto del direttore della Casa Circondariale, Francesco Cocco, l’avvocato Sarah Grieco, che con l’Università di Cassino e del Lazio meridionale e in qualità di delegato del rettore per il polo universitario penitenziario, all’interno del carcere si è fatta promotrice dell’apertura dello Sportello dei diritti del detenuto e di ulteriori attività di servizio cui collaborano gli studenti. A queste attività si uniranno a breve, grazie alla convenzione siglata ieri dal Rettore Giovanni Betta con l’Associazione Nazionale Magistrati, sottosezione di Cassino presieduta dal giudice Salvatore Scalera e Ordine degli avvocati presieduto da Gianluca Giannichedda, ulteriori attività formative, in nome di un diritto allo studio che è principio di garanzia dell’azione rieducativa del carcere. Non sono pochi, infatti, i detenuti di Cassino prossimi alla laurea.
Una formazione a tutto campo, dunque, che - come hanno ricordato sia Scalera che Grieco - vede operativi i magistrati e gli avvocati, insieme al corpo docente Unicas. «Qui a Cassino - ha aggiunto il rettore Betta - siamo anche andati oltre il diritto allo studio - aprendo al recupero e alla costruzione di un futuro che va oltre la detenzione». Sul tema specifico, ossia la sentenza sull’ergastolo ostativo è entrato Andrea Pugiotto, professore di diritto costituzionale all’Università di Ferrara. Pugiotto ha parlato diffusamente della sentenza n.253/2019 emessa dalla Corte Costituzionale e fatta oggetto, come lui stesso ha dichiarato «di una contraerea giornalistica, tanto da arrivare a criticarla senza prima conoscerla. Tante le differenze tra chi ha commesso stragi o conflitti a fuoco, chi dirige una cosca, chi rinnega i familiari collaboranti. Il reo non collaborante che ottiene un permesso dovrà rigare dritto, altrimenti tornerà alla condizione pregressa».
A più riprese, dunque, è stato sottolineato che qui non si tratta di “regalare” permessi né «creare allarmismo, perché questa sentenza non smantella il meccanismo premiale e non scalfisce il regime del 41 bis. Anzi, è proprio la possibilità “di assaggiare la libertà” che potrebbe spingere il detenuto a collaborare». Dunque, non c’è nessuna deriva preoccupante - si è sottolineato - dopo la sentenza che giudica incostituzionale negare permessi premio ai mafiosi, anche se non collaborano. L’importante è che non abbiano più legami con l’associazione criminale e che abbiano scontato almeno una parte della pena in modo proficuo. A Pugiotti ha fatto seguito l’intervento del professore di procedura penale all’Unicas, Giuseppe Della Monica, che ha sollevato più di qualche quesito tecnico e specifico all’indirizzo del giudice Zanon, che tuttavia al momento di intervenire ha sottolineato di essere in una posizione delicata, che gli impediva di replicare. Come su quel «qual è il senso, sul piano della coerenza, di reati non considerati ostativi?» avanzato da Della Monica. Il Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, non poteva non ricordare che l’art. 4 bis, per contrastare le mafie e tenere i mafiosi a regime detentivo senza alcun beneficio, è stato introdotto da Giovanni Falcone e poi modificato, con l’introduzione dei benefici in caso di collaborazione con la giustizia. Con potere di veto delle procure antimafia. «Chi è mafioso resta mafioso, non dobbiamo alimentare dubbi, così come non dobbiamo negare Cosa Nostra e ‘Ndrangheta. Ora, serve ed infatti siamo in attesa, di una legge successiva alla sentenza che dia indicazioni conformi ai dettami della Corte Costituzionale, affinché si possa continuare a dare serietà al contrasto all’apparato delle mafie».
Un intervento molto apprezzato dal giudice Zanon, che nel prendere la parola ha ricordato quella «legge, la 306/93 citata da De Raho, una legge molto sofferta, successiva alla strage di Capaci, che contiene un compromesso e imposta i problemi di oggi: l’esigenza di una politica criminale e la costruzione di trattamenti penitenziari individualizzati. E’ giusto premiare chi collabora, quello che non si può fare è l’aggravamento della pena per chi “non” collabora. Perché non poter accedere è già una maggiore afflizione». Un tema, dunque, che ha appassionato la platea, interessando in modo particolare i numerosi studenti di Giurisprudenza presenti all’importante appuntamento formativo.
«È stato un incontro a cui capita poche volte di poter assistere e questo grazie allo straordinario spessore dei relatori, che generosamente si sono prestati ad un confronto onesto, su un tema scomodo». E’ questo il commento a caldo dell’avvocato Sarah Grieco, che si e’ spesa oltremodo per la realizzazione dell’evento. «Come Università - ha aggiunto la docente - credo che stiamo svolgendo il ruolo istituzionale che ci compete: da un lato, mettere in connessione istituzioni diverse; dall’altro offrire formazione, e quindi speranza, anche in realtà come quelle carcerarie».
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