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Timestamp: 2020-07-14 13:05:56+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1910 del 25/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1910 del 25/01/2017
Cassazione civile, sez. lav., 25/01/2017, (ud. 08/11/2016, dep.25/01/2017), n. 1910
sul ricorso 14782-2014 proposto da:
CENTERS CROSS S.R.L., P.I. (OMISSIS), in persona del legale
PIETRO DE CRISTOFARO 40, presso lo studio dell’avvocato CYNZIA
PITTARI, rappresentata e difesa dagli avvocati PASQUALE FALDUTO,
NATALE FALDUTO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 195/2014 della CORTE D’APPELLO di REGGIO
CALABRIA, depositata il 24/02/2014 R.G.N. 255/2013;
udito l’Avvocato CALIGIURI MAURIZIO per delega orale Avvocato FALDUTO
PASQUALE e Avvocato FALDUTO NATALE;
Con sentenza del 24 febbraio 2014, la Corte d’Appello di Reggio Calabria, confermava la decisione resa dal Tribunale della stessa sede e accoglieva la domanda proposta da N.F. nei confronti della Center Cross S.r.l., avente ad oggetto, la declaratoria di illegittimità del licenziamento da questa intimato al primo per superamento del periodo di comporto.
La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto l’inefficacia del recesso per mancata comunicazione dei motivi L. n. 604 del 1966, ex art. 2.
Per la cassazione di tale decisione ricorre la Società affidando l’impugnazione a due motivi. L’intimato non ha svolto alcuna attività difensiva.
La corte ha autorizzato la motivazione semplificata della presente sentenza.
Con il primo motivo, la Società ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione di norme di legge e di contratto collettivo lamenta l’erroneità del convincimento della Corte territoriale circa la ricorrenza nella specie di una richiesta da parte del lavoratore di specifica richiesta di specificazione dei periodi di assenza cui la Società stessa non avrebbe dato riscontro, derivandone l’ammissibilità di una sua difesa in giudizio illegittimamente esclusa per la mancata ammissione delle prove richieste.
Nel secondo motivo la Società ricorrente, denunciando il vizio di omesso esame su punti decisivi della controversia, censura le statuizioni rese dalla Corte territoriale in ordine a tutte le questioni ulteriori rispetto a quella della mancata comunicazione dei motivi dalla stessa Società sollevate in sede di gravame.
Il primo motivo è palesemente infondato non potendosi dubitare della conformità a diritto di una pronunzia volta a censurare la violazione da parte della Società ricorrente di un obbligo formale espressamente imposto dalla disciplina all’epoca vigente, per il quale in ipotesi di richiesta da parte del lavoratore dei motivi del licenziamento (tale è infatti l’obbligo di cui la Corte territoriale sancisce l’inadempimento), che include la facoltà di questi di chiedere al datore di lavoro di specificare anche l’aspetto relativo all’indicazione delle singole giornate di assenza, il licenziamento stesso diviene inefficace ove la richiesta medesima non sia, con le modalità di legge, tempestivamente riscontrata dal soggetto datore (cfr. Cass. 10.7.2012, n. 11549 e Cass. 3.8.2004, n. 14873).
E si tratta indubbiamente di una autonoma ratio decidendi idonea a definire la vertenza, rendendo così superfluo l’esame di ogni altra questione dedotta in giudizio, come correttamente ha ritenuto la Corte territoriale, cosicchè anche il secondo motivo qui formulato dalla Società ricorrente deve ritenersi infondato.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 Cass. 
 Cass.