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Timestamp: 2020-05-31 15:54:26+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 27258 del 24/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27258 del 24/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 24/10/2019, (ud. 16/05/2019, dep. 24/10/2019), n.27258
sul ricorso 18088-2018 proposto da:
B.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DI VILLA
PAMPHILI, 59, presso lo studio dell’avvocato MARIA SALAFIA,
rappresentato e difeso dall’avvocato RENATO BIANCHINI;
MINISTERO DELLA DIFESA (OMISSIS), in persona del Ministro pro
avverso la sentenza n. 1329/2017 del TRIBUNALE di MACERATA,
depositata il 12/12/2017;
partecipata del 16/5/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ALDO
Il Giudice di pace di Camerino, con sentenza n. 285/2014, rigettava l’opposizione proposta dal sig. B.V. avverso il verbale di accertamento in data 30 gennaio 2012 elevato dai Carabinieri di Visso in ordine alla violazione di cui all’art. 143 C.d.S., comma 12, per aver – con un autoveicolo dallo stesso condotto – circolato contromano in corrispondenza di diverse curve a visuale chiusa.
Decidendo sull’appello proposto dal suddetto opponente, il Tribunale di Macerata, nella costituzione dell’appellato Ministero della Difesa, con sentenza n. 1329/2017 (depositata il 12 dicembre 2017), rigettava il gravame, condannando l’appellante al pagamento delle spese del grado.
A sostegno dell’adottata pronuncia il giudice di secondo grado ravvisata l’infondatezza di tutti i motivi di appello formulati nell’interesse di B.V.. In particolare, il Tribunale di Macerata riteneva adeguatamente provata la sussistenza dell’illecito amministrativo contestato all’appellante sulla scorta delle risultanze dall’elevato verbale di accertamento e rilevava che i verbalizzanti avevano ritualmente proceduto alla contestazione immediata dell’accertata violazione.
Avverso la sentenza di secondo grado ha formulato ricorso per cassazione, affidato a due motivi, il B.V..
L’intimato Ministero della Difesa ha resistito con controricorso.
Con il primo motivo il ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 ed anche in relazione al n. 5 dello stesso articolo – la violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 14, sul presupposto dell’asserita mancata contestazione immediata della violazione amministrativa, pur essendo la stessa possibile.
Con il secondo motivo lo stesso ricorrente ha prospettato – in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – la violazione e falsa applicazione delle disposizioni in materia di testimonianza, nonchè di valutazione delle prove, deducendo che il giudice di secondo grado aveva illegittimamente ritenuto le circostanze indicate con l’articolazione della prova testimoniale irrilevanti (perciò non ammettendo il mezzo istruttorio).
Su proposta del relatore, il quale rilevava che entrambi i proposti motivi potessero essere ritenuti manifestamente infondati, in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5), il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.
Rileva il collegio che entrambe le censure sono destituite di fondamento, in tal senso trovando conferma la proposta approntata ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., precisandosi, peraltro, in via preliminare, che il riferimento – contenuto in ambedue i motivi – anche all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), è del tutto inconferente, siccome la sentenza di appello non è incorsa affatto nel vizio di omesso esame dei fatti decisivi ai quali sono rivolte propriamente le violazioni ricondotte al n. 3) dello stesso art. 360 c.p.c., proprio sul presupposto che il Tribunale di Macerata aveva adottato sugli stessi un’apposita ed adeguata motivazione.
Ciò premesso, la violazione di legge denunciata con il primo motivo è del tutto insussistente, avendo il giudice di appello espressamente motivato sulle modalità dell’avvenuto accertamento della violazione a carico del B.V. e, in particolare, sull’eseguita contestazione immediata della stessa, siccome il relativo verbale era stato redatto alla presenza del trasgressore solo entro cinque minuti dal momento dalla concreta verificazione della consumazione dell’infrazione al codice della strada, lasso temporale – dalla durata assolutamente ragionevole – resosi necessario in considerazione delle circostanze dell’indispensabilità di fermare il veicolo guidato dal B. e di evitare di creare pericoli alla circolazione stradale, senza trascurare il tempo minimo propriamente compatibile con l’attività di stesura del verbale.
Pertanto, deve ritenersi che la contestazione sia avvenuta immediatamente in conformità alla L. n. 689 del 1981, art. 14 oltre che, riguardando una violazione al codice della strada, nel rispetto dell’art. 200 C.d.S., comma 1.
Anche il secondo motivo è destituito di fondamento dal momento che il giudice di appello – nell’esercizio del suo prudente apprezzamento ai sensi dell’art. 116 c.p.c. e del suo potere selettivo nella scelta delle prove maggiormente attendibili sul piano della loro valutazione ai fini della formazione del suo convincimento in funzione della decisione – ha ritenuto risolutiva, a tal fine, l’univocità degli accertamento fattuali operati dai Carabinieri (quali pubblici ufficiali) così come emergenti dal verbale di contestazione (di cui non risulta specificamente contestata la rilevata efficacia probatoria privilegiata, non avendo alcuna influenza la dedotta circostanza della proposizione di una denuncia-querela in sede penale nei confronti degli agenti accertatori), così ritenendo implicitamente non indispensabile l’ammissione di altre prove costituende (per irrilevanza delle circostanze addotte), quale la prova testimoniale.
Vale la pena solo di ricordare che l’omessa ammissione della prova testimoniale o di altra prova può essere denunciata per cassazione solo nel caso in cui essa abbia determinato l’assenza di motivazione su un punto decisivo della controversia e, quindi, ove la prova non ammessa ovvero non esaminata in concreto sia idonea a dimostrare circostanze tali da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito. Tutto ciò senza obliterare la rilevanza della circostanza che, per operare detta valutazione, sarebbe stato necessario che il ricorrente avesse specificamente indicato, nel corpo del ricorso, i fatti o le circostanze oggetto della dedotta prova per testi, onere invece non adempiuto nel caso di specie.
E’, infatti, consolidata la giurisprudenza di questa Corte (cfr., ad es., Cass. n. 4178/2007 e Cass. n. 23194/2017) nell’affermare che, qualora con il ricorso per cassazione siano denunciati la mancata ammissione di mezzi di prova e vizi della sentenza derivanti dal rifiuto del giudice di merito di dare ingresso a mezzi istruttori ritualmente richiesti, il ricorrente ha l’onere di indicare specificamente i mezzi istruttori, trascrivendo le circostanze che costituiscono oggetto di prova, nonchè di dimostrare sia l’esistenza di un nesso eziologico tra l’omesso accoglimento dell’istanza e l’errore addebitato al giudice, sia che la pronuncia, senza quell’errore, sarebbe stata diversa, così da consentire al giudice di legittimità un controllo sulla decisività delle prove.
In definitiva, alla stregua delle svolte argomentazioni, il ricorso deve essere respinto, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento dei compensi del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nei sensi di cui in dispositivo.
Sussistono, inoltre, le condizioni per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, commi 1 e 17, che ha aggiunto il comma (Ndr: testo originale non comprensibile) del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, – dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione integralmente rigettata, non avendo egli dato la prova dell’ammissione al gratuito patrocinio, invece solo attestata, e dovendo, comunque, ottenere una nuova ammissione a tale beneficio per il giudizio di cassazione, (Ndr: testo originale non comprensibile) nei gradi di merito (così come evincibile dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 120).
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a pagamento dei compensi del presente giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 900,00, oltre eventuali spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della VI-2 Sezione civile della Corte di Cassazione, il 16 maggio 2019.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 14
 sentenza 
 art. 360
 art. 14
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 1
 art. 13
 art. 120