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Timestamp: 2019-06-17 13:28:41+00:00

Document:
Corte Suprema di Cassazione sentenza 11335/2019
Ordinanza 11335/2019
Corte di Cassazione, Sezione 6 L civile, Ordinanza 26 aprile 2019, n. 11335 (CED Cassazione 2019)
la Corte d'appello di Genova, in riforma della decisione di primo grado, accolse l'opposizione all'intimazione di pagamento riguardante due pregresse cartelle aventi ad oggetto crediti INPS per contributi e sanzioni dovuti da (OMISSIS);
a fondamento della decisione la Corte territoriale, richiamando il dictum di Cass. S.U. n. 23397 del 18 novembre 2016, rilevò la prescrizione dell'azione diretta all'esecuzione del titolo, essendo decorsi oltre cinque anni tra la data della notifica della cartella di pagamento sottesa al preavviso e la notifica dell'atto di intimazione;
avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione Agenzia delle Entrate - (OMISSIS), subentrata a (OMISSIS) S.p.A., sulla base di due motivi, illustrati con memoria;
(OMISSIS) ha resistito con controricorso, mentre l'Inps si è costituita con procura a margine del ricorso;
la proposta del relatore, ai sensi dell'articolo 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell'adunanza in camera di consiglio non partecipata.
Con il primo motivo la ricorrente deduce, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3., violazione e falsa applicazione degli articoli 2946 e 2953 c.c. (applicabilità del termine decennale di prescrizione dopo la notifica della cartella), rilevando che ciò che può prescriversi a seguito della mancata opposizione della cartella è solo l'azione diretta all'esecuzione del titolo definitivamente formatosi, riguardo alla quale, in difetto di diverse disposizioni (e in sostanziale conformità a quanto previsto per l'actio iudicati ai sensi dell'articolo 2953 c.c.), trova applicazione il termine di prescrizione decennale ordinario di cui all'articolo 2946 c.c.;
osserva, inoltre, che con la formazione del ruolo e il contestuale ingresso nel rapporto dell'Agente della Riscossione si determina un effetto novativo delle singole obbligazioni originariamente dovute a separate ragioni di credito e, a seguito della creazione del ruolo, inglobate in un unico credito pecuniario cumulativo così trasformato debba trovare applicazione, in assenza di diverse previsioni per l'azione di riscossione, il termine di prescrizione decennale;
con il secondo motivo deduce violazione o falsa applicazione delle norme di diritto (articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3), in particolare del Decreto Legislativo n. 112 del 1999, articolo 20 e del Decreto Legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, articolo 17, osservando che dall'articolo 20 cit., emerge che il legislatore ha individuato nel termine di dieci anni la prescrizione generale del diritto alla riscossione dei crediti, una volta che sia stato attivato il procedimento di iscrizione a ruolo e affidato il ruolo medesimo all'Agente della riscossione, a prescindere dalla natura di detti crediti;
le censure sono inammissibili ai sensi dell'articolo 360 bis c.p.c., poichè sui punti contestati la Corte territoriale ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte di legittimità e l'esame dei motivi non offre elementi nuovi rispetto all'elaborazione giurisprudenziale consolidata (ex plurimis Cass. n. 26013 del 29/12/2015, Cass. n. 10327 del 26/04/2017);
in relazione al primo motivo, soccorre il principio di diritto enunciato da questa Corte a Sezioni Unite (Sez. U. n. 23397 del 17/11/2016), secondo il quale: "La scadenza del termine - pacificamente perentorio - per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui al Decreto Legislativo n. 46 del 1999, articolo 24, comma 5, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l'effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. "conversione" del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo la L. n. 335 del 1995, articolo 3, commi 9 e 10,) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell'articolo 2953 c.c.Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell'attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l'avviso di addebito dell'INPS, che, dall'1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (Decreto Legge n. 78 del 2010, articolo 30, conv., con modif., dalla L n. 122 del 2010)";
in linea con il richiamato principio, con riferimento al preteso effetto novativo derivante dalla formazione del ruolo, questa Corte è intervenuta affermando che "In tema di riscossione di crediti previdenziali, il subentro dell'Agenzia delle Entrate quale nuovo concessionario non determina il mutamento della natura del credito, che resta assoggettato per legge ad una disciplina specifica anche quanto al regime prescrizionale, caratterizzato dal principio di ordine pubblico dell'irrinunciabilità della prescrizione; pertanto, in assenza di un titolo giudiziale definitivo che accerti con valore di giudicato l'esistenza del credito, continua a trovare applicazione, anche nei confronti del soggetto titolare del potere di riscossione, la speciale disciplina della prescrizione prevista dalla L. n. 335 del 1995, articolo 3, invece che la regola generale sussidiaria di cui all'articolo 2946 c.c. (Cass. n. 31352 del 04/12/2018), e ciò in conformità alla natura di atto interno all'amministrazione attribuita al ruolo (Cass. n. 14301 del 19/06/2009)";
allo stesso modo, quanto al secondo motivo, non assume rilievo il richiamo al Decreto Legislativo n. 112 del 1999, articolo 20, comma 6, che prevede un termine di prescrizione strettamente inerente al procedimento amministrativo per il rimborso delle quote inesigibili, che in alcun modo può interferire con lo specifico termine di prescrizione previsto dalla legge per azionare il credito nei confronti del debitore (Sez. U. n. 23397 del 17/11/2016, Cass. n. 31352 del 04/12/2018);
in base alle svolte argomentazioni il ricorso va dichiarato inammissibile, con liquidazione delle spese in favore della (OMISSIS), mentre nessun provvedimento va adottato nei confronti dell'Inps, in mancanza di attività difensiva ad opera dell'intimato.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore di (OMISSIS) delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 3.000,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge. Nulla sulle spese nei confronti dell'Inps.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 articolo 20
 articolo 17
 Cass. 
 Cass. 
 articolo 24
 articolo 3
 articolo 30
 articolo 3
 articolo 20
 Cass. 
 articolo 13
 articolo 13