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Timestamp: 2020-07-08 11:14:33+00:00

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agosto | 2018 | lo scommettitore
SEQUESTRO PUNTO SCOMMESSE, CASSAZIONE: ‘CARENZA DI MOTIVAZIONE’
22 agosto 2018 Riccardo Calantropio Senza categoria
Cassazione rinvia a tribunale ordinario per nuovo giudizio ordinanza su sequestro punto scommesse operante per bookmaker estero per mancato esame documentazione.
“Vi è una carenza di motivazione che dovrà essere colmata con un nuovo giudizio, che abbia per oggetto la reale situazione di fatto nella quale si trova l’indagato, in considerazione dei suoi rapporti con il bookmaker straniero per cui opera e della posizione di quest’ultimo rispetto al regime concessorio in essere. All’esito di tale giudizio, si valuterà, se necessario, il profilo autorizzatorio, con riferimento alle ragioni del diniego della licenza all’indagato”.
Questa la motivazione con cui la Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio al Tribunale di Foggia, l’ordinanza del 2017 con cui lo stesso tribunale ha rigettato la richiesta di riesame proposta dal titolare di un punto scommesse avverso il provvedimento di sequestro probatorio emesso dal pubblico ministero avente ad oggetto
attrezzature informatiche e locali, in relazione all’esercizio dell’attività di raccolta di scommesse sportive per conto di un bookmaker estero, in mancanza di licenza e concessione, per violazione dell’art. 4 della legge n. 401 del 1989.
“Il mancato esame della documentazione presentata in sede di riesame, deducibile quale profilo di omessa motivazione ai sensi dell’art. 325, comma 1, cod. proc. pen., assume rilevanza decisiva, perché ha comportato un travisamento del fatto da parte del Tribunale. La difesa ha, in particolare, evidenziato che la società estera,
operante in Austria, con cui l’indagato aveva sottoscritto un contratto di prestazione di
servizi, avrebbe subito discriminazioni in conseguenza del regime transitorio confermato
dalla circolare dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli del 9 giugno 2016, che consentiva di continuare ad operare ai titolari di concessioni scadute, senza invece consentire l’ingresso di nuovi operatori. Secondo quanto affermato dal Tribunale, le discriminazioni prospettate sarebbero, invece, legate al ‘Bando di gara Monti’, di cui all’art. 10 del d.lgs. n. 16 del 2012, che avrebbe posto condizioni tali da non rendere conveniente l’ottenimento della concessione, in contrasto con i principi comunitari della libera prestazione dei servizi e del diritto di stabilimento. Secondo il tribunale, l’oggetto della censura era la durata limitata delle concessioni in corso, con acquisizione coattiva e gratuita dal concessionario dei beni della rete di gestione e raccolta del gioco, sia in caso di cessazione dell’attività per scadenza del termine finale, sia in caso di provvedimenti di decadenza; censura resa sostanzialmente irrilevante, per la mancata partecipazione della società a tale bando.
Deve invece rilevarsi che la ricorrente ha evidenziato che la vicenda in esame è del tutto estranea rispetto al ‘Bando Monti’ del 2012, al quale la società non ha partecipato, perché ancora non costituita. L’oggetto dell’accertamento da effettuarsi da parte del Tribunaleavrebbe dovuto essere, dunque, la diversa questione della proroga delle concessioni in essere, conseguente alla mancata concreta adozione di un nuovo bando e, in particolare, il contenzioso aperto dalla società allo scopo di accedere al regime di proroga delle concessioni già in essere, in modo da non dover attendere le nuove assegnazioni e poter incominciare a operare”, conclude la sentenza della Cassazione.
Sole24Ore, nel giro di vite del Governo sulle concessioni potrebbero finire anche quelle di Bingo, scommesse e slot
Il Governo è pronto a rivedere tutte le concessioni. Non solo Autostrade, telecomunicazioni e acque, ma in generale l’obiettivo è quello di una revisione delle concessioni pubbliche.
“Incassare risorse e difendere gli interessi dei cittadini”, è quanto sintetizzano dal Governo per un’impresa che coinvolgerebbe 35mila concessioni. Secondo l’esecutivo, riporta oggi Il Sole24 Ore, c’è un rapporto squilibrato tra i canoni ed i profitti, a vantaggio dei privati. Si partirà quindi con una ricognizione delle concessioni in scadenza o scadute nei settori indicati da Giorgetti, quali acque minerali, idrocarburi, frequenze per tv e telefonia. Ma poi si andrà avanti e si deciderà caso per caso se aggiornare canoni e condizioni o non rinnovare alla scadenza. Senza escludere il rientro al pubblico quando ci siano competenze e strutture. E tra le 35mila concessioni attuali ci sono anche quelle del Bingo, slot e scommesse. lp/AGIMEG
Spero che non siano così FOLLI da pensare di nazionalizzare anche le Concessioni di Scommesse Sportive. Potrei capire quelle del BINGO, dove la probabilità è STOCASTICA come nel lotto e lotterie; ma non penso che in nessuna nazione occidentale le concessioni delle scommesse sportive siano nazionalizzate. …... Chi gestisce le scommesse illegali, potrebbe brindare per decenni, per l’inaspettato regalo dallo stato.
SIRACUSA: STRETTA AL GIOCO, SINDACO FIRMA PROVVEDIMENTO
16 agosto 2018 Riccardo Calantropio Senza categoria
Stretta al gioco a Siracusa, dove l’amministrazione ha adottato un provvedimento con limiti orari e distanze dai luoghi sensibili.
Divieto per il rilascio delle autorizzazioni per le sale giochi e scommesse situate a una distanza inferiore ai 500 metri dai luoghi sensibili. Lo ha deciso il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, firmando un provvedimento restrittivo per i locali di gioco. Oltre alle distanze, sono stati stabiliti anche dei limiti orari per l’apertura delle attività di gioco: dal 15 settembre al 15 giugno, durante il periodo scolastico, potranno aprire dal lunedì al sabato solo nel pomeriggio, dalle 13 alle 3, mentre la domenica e festivi l’orario è dalle 10 alle 3.
Dal 16 giugno al 14 settembre, l’apertura può essere fissata tutti i giorni dalle 10 alle 3. Gli orari valgono anche per i centri scommesse e le sale bingo e per i trasgressori sono previste sia sanzioni da 100 a 500 euro che il blocco degli apparecchi fino a sette giorni, si legge su alcuni quotidiani locali.
Decreto Dignità, Senato: accolto odg Laniece (Gruppo Per le Autonomie) su esenzione da divieti per stampa specializzata del settore gioco
7 agosto 2018 Riccardo Calantropio Senza categoria
07/08/2018 13:49
“Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all’articolo 9. Quanto agli ordini del giorno, accolgo come raccomandazione il G9.1, il G9.2, il G9.5, il G9.6, il G9.7, il G9.8, il G9.9, il G9.10, il G9.11, il G9.12, il G.13 e il G.14. Sull’ordine del giorno G9.16 esprimo parere favorevole”. E’ quanto detto da Laura Castelli (M5S), sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze, in Aula al Senato durante la discussione del Decreto Dignità. In particolare, si tratta dell’ordine del giorno del senatore Albert Laniece (Gruppo per le Autonomie) riguardante la pubblicità del gioco. “Il Senato, in sede di esame dell’AS 741 «Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese», impegna il Governo: a valutare l’opportunità di esentare dai divieti previsti dal comma 1, dell’articolo 9, del presente disegno di legge, la stampa specializzata destinata ai soli operatori di settore, individuata eventualmente dal Ministero dello Sviluppo economico, sentita l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge”, questo quanto proposto da Laniece. lp/AGIMEG
Accolti 21 ricorsi Stanleybet in Commissione Tributaria Provinciale Firenze: imposta unica non dovuta
3 agosto 2018 Riccardo Calantropio Senza categoria
3 agosto 2018 – 11:59
La Commissione Tributaria Provinciale di Firenze ha emesso in questi ultimi giorni ben 21 sentenze a favore di Stanleybet e dei titolari dei centri affiliati, difesi dall’avv. Daniela Agnello per le annualità dal 2007 al 2011.
La Commissione di Firenze ha ritenuto meritevoli di accoglimento i ricorsi dell’avv. Agnello avverso gli avvisi di accertamento in materia di imposta unica.
«La Commissione ha ritenuto “decisiva” e di “assorbente importanza” la sentenza n. 27/2018 emessa dalla Corte Costituzionale e ha confermato l’illegittimità costituzionale dell’art. 3 del D. Lgs. 504/1998 e dell’articolo 1, comma 66 della L. Stabilità 2011, affermando che “non può aver luogo la traslazione dell’imposta, giacché l’entità delle commissioni pattuite fra ricevitore e bookmaker si era cristallizzata sulla base del quadro regolatorio, anche sotto il profilo tributario”.
La Commissione ha accolto i ricorsi presentati dalla Stanleybet e dalle ricevitorie affiliate e ha annullato gli avvisi di accertamento anche per l’annualità 2011.
Il Collegio ha, altresì, citato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana secondo la quale “l’obbligazione facente capo al coobbligato Stanleybet esiste solo in quanto esiste l’obbligazione principale facente capo all’altro soggetto […] e che, venuto meno l’obbligo solidale nel versamento dell’imposta del soggetto principale, viene meno anche l’obbligo nei confronti della società estera”.
Il contenzioso tributario impegna ormai numerose sedi giudiziarie e innumerevoli risorse, con provvedimenti spesso contrastanti. Si auspica l’intervento della Corte di Giustizia UE per accertare, in via definitiva, che l’imposta applicata ai centri Stanleybet è in contrasto con il diritto eurounitario».
Decreto Dignità, Servizio Bilancio: taglio del payout delle slot penalizzerà il gettito. Ecco la Relazione sulla Verifica delle Quantificazioni
2 agosto 2018 Riccardo Calantropio Senza categoria
02/08/2018 09:10
Il Governo dovrebbe quantificare in che modo un eventuale diminuzione del payout degli apparecchi influirebbe sull’andamento delle giocate, e quindi di conseguenza anche sul gettito erariale. Lo chiede il Servizio Bilancio dello Stato nella Relazione sulla Verifica delle Quantificazioni al Decreto Dignità, esaminando appunto la norma che prevede l’incremento del prelievo sugli apparecchi. Il Servizio Bilancio ricorda infatti che l’aumento del Preu – introdotto dalle Commissioni referenti della Camera – servirà a finanziare l’esonero contributivo per l’occupazione giovanile, e incremento del Fondo FISPE. Di seguito riportiamo integralmente i passaggi della Relazione sulla Verifica delle Quantificazioni che riguardano le norme sui giochi:
Interventi sui giochi e PREU
Le modifiche, introdotte dalle Commissioni di merito, intervengono sul testo originario dell’articolo 9 prevedendo:
– che il divieto generalizzato di pubblicità già previsto per i giochi e le scommesse con vincite di denaro si applichi anche al gioco d’azzardo (comma 1); inoltre, tale divieto resta applicabile – come già previsto dal testo originario – alla pubblicità “comunque effettuata e su qualunque mezzo”: fra le esemplificazioni, comunque, il riferimento originario a “internet” viene sostituito dal riferimento a “i canali informatici digitale e telematici, compresi i social media”;
– che nelle leggi e negli altri atti normativi nonché “negli atti e nelle comunicazioni comunque effettuate e su qualunque mezzo” i disturbi correlati ai giochi e alle scommesse con vincite in denaro siano definiti “disturbi da gioco d’azzardo (DGA)” (comma 1-bis); coerentemente, nel testo dell’articolo 9 e nella rubrica del Capo III l’espressione “ludopatia” è sostituita dall’espressione “disturbo da gioco d’azzardo”;
– che ai fini delle indicazioni obbligatorie previste dal DL n. 158/2012, art. 7, comma 4-bis, (secondo cui la pubblicità dei giochi con vincite in denaro deve riportare in modo chiaramente visibile la percentuale di probabilità di vincita) per le lotterie istantanee indette dal 1° gennaio 2019 o ristampate da tale data, i premi uguali o inferiori al costo della giocata non siano computati nella predetta probabilità di vincita (comma 1-ter);
– che il PREU sia incrementato – a copertura di parte degli oneri derivanti dall’art. 1-bis, commi 1 e 2 (come disposto dall’art. 1-bis, comma 4, lettera b)
– nelle seguenti misure:
– per gli apparecchi AWP o new slot (aliquota attuale: 19%): l’aliquota passa al 19,25% dal 1° settembre 2018, al 19,6 per cento a decorrere dal 1° maggio 2019, al 19,68 per cento a decorrere dal 1° gennaio 2020, al 19,75 per cento a decorrere dal 1° gennaio 2021 ed al 19,6 per cento a decorrere dal 1° gennaio 2023;
– per gli apparecchi VLT (aliquota attuale: 6%): l’aliquota passa al 6,25% dal 1° settembre 2018 al 6,65 per cento a decorrere dal 1° maggio 2019, al 6,68 per cento a decorrere dal 1° gennaio 2020, al 6,75 per cento a decorrere dal 1° gennaio 2021 e al 6,6 per cento a decorrere dal 1° gennaio 2023; (comma 6); – che entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, il Governo proponga una riforma complessiva in materia di giochi pubblici in modo da assicurare l’eliminazione dei rischi connessi al disturbo da gioco d’azzardo e contrastare il gioco illegale e le frodi a danno dell’erario, e comunque tale da garantire almeno l’invarianza delle corrispondenti entrate, ivi comprese le maggiori entrate derivanti dal comma 6 (comma 6-bis).
Le modificazioni, introdotte da emendamenti di iniziativa parlamentare, non sono corredate di relazione tecnica e di prospetto riepilogativo.
Al riguardo, con riferimento alle modificazioni di cui al comma 1, tenuto conto che l’espressione “gioco d’azzardo” potrebbe, almeno in parte, ritenersi già inclusa in quella, prevista dal testo originario del provvedimento, di “giochi e scommesse con vincite in denaro”, andrebbe acquisita conferma dal Governo che la predetta modifica non determini variazioni rispetto alla riduzione di gettito già scontata dalla relazione tecnica con riguardo al medesimo comma 1.
Analoga conferma appare utile con riferimento al comma 1-ter, che interviene sulle informazioni pubblicitarie obbligatorie per le lotterie istantanee dal 1° gennaio 2019. Con riferimento al comma 6-bis (che fa obbligo al Governo di presentare una proposta di riforma dei giochi leciti), non si formulano osservazioni tenuto conto che alla verifica delle quantificazioni e degli eventuali effetti finanziari si potrà adempiere in sede di esame del testo della proposta governativa che sarà presentata.
Con riferimento alle modifiche apportate dalle Commissioni di merito al comma 6 (che incrementano l’aumento del PREU già previsto dal testo originario del comma) si fa presente che le stesse sono state introdotte per far fronte agli effetti netti derivanti dai commi 1 e 2, in materia di esonero contributivo per l’occupazione giovanile, e dal comma 5 (incremento del Fondo FISPE) dell’art. 1-bis, come si evince dalla lettera b) del comma 4 del medesimo articolo.
Secondo tale ultima disposizione, infatti, quota parte delle maggiori entrate derivanti dal comma 6 concorre a coprire gli oneri derivanti dalla decontribuzione, nella seguente misura:
2019 2020 2021 2022 Dal 2023
38,8 84,2 117 117 46,8
La stima di questi ultimi effetti, imputabili agli ulteriori incrementi del PREU previsti dalle modifiche introdotte in sede referente, appaiono in linea con i parametri e il procedimento di calcolo definito dalla RT con riguardo alle norme del testo originario.
Gli effetti degli ulteriori incrementi del PREU sono infatti ricostruibili applicando le aliquote differenziali alle basi imponibili indicate nella RT allegata al testo originario. In proposito appare comunque necessario acquisire elementi di conferma dal Governo.
Andrebbe altresì acquisita la valutazione del Governo in merito ad eventuali effetti di riduzione della base imponibile – derivanti da modificazioni del payout (percentuale di vincite sul giocato riconosciuta ai giocatori) – che potrebbero impattare sulle maggiori entrate erariali attese dall’incremento dell’aliquota impositiva: simili effetti sono stati infatti prefigurati sia dalla relazione tecnica riferita al testo originario dell’articolo 9 sia da quella riferita all’ultimo incremento del PREU medesimo, introdotto dal DL 50/2017.
La norma, introdotta dalle Commissioni di merito, prevede che, al fine di assicurare un costante monitoraggio dell’offerta di gioco con particolare riferimento alle aree del territorio a maggior rischio di concentrazione di giocatori affetti da disturbo da gioco d’azzardo, anche attraverso una banca dati sull’andamento del volume di gioco e sulla sua distribuzione nel territorio, il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con il Ministro della salute, riferisca annualmente al Parlamento sui risultati del monitoraggio.
Le norme, introdotte durante l’esame in sede referente, non sono corredate di relazione tecnica e di un prospetto riepilogativo degli effetti finanziari.
Nel corso dell’esame presso le Commissioni di merito l’emendamento – che nel testo originario prevedeva l’accesso diretto dei comuni alla banca dati sopra menzionata – è stato riformulato sulla base delle indicazioni del rappresentante del Governo per eliminare profili di onerosità.
In particolare4, il rappresentante del Governo ha osservato che l’accesso diretto dei comuni alla banca dati sull’andamento del volume di gioco e sulla sua distribuzione nel territorio avrebbe determinato un costo attualmente non sostenibile, e ha, pertanto, proposto – al fine di poter esprimere parere favorevole sull’emendamento – di sopprimere le parole: «alla quale possono accedere i Comuni» (riferite alla banca dati medesima). L’emendamento è dunque stato approvato nel testo così riformulato.
Al riguardo, si rileva che la norma prevede, a carico del Governo, un obbligo informativo nei confronti del Parlamento, per il cui adempimento si presuppone l’utilizzo “anche” di una banca dati sull’andamento del volume di gioco e sulla sua distribuzione nel territorio.
Si rileva in proposito che dati sul gioco lecito, anche in forma elaborata e disaggregati a livello territoriale (si considerino, ad esempio, le banche dati rese pubbliche periodicamente dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, nella sezione “I dati sul gioco legale in Italia”, riferite a ciascun singolo comune e alla categoria di gioco) sono già nella disponibilità delle amministrazioni competenti.
Andrebbero peraltro acquisiti elementi di valutazione dal Governo volti ad escludere oneri aggiuntivi per le strutture competenti derivanti dal monitoraggio previsto dalla norma in esame e dal riferimento ad un’apposita banca dati.
ARTICOLO 9-ter
La norma, introdotta dalle Commissioni di merito, prevede che l’accesso agli apparecchi del tipo newslot e videolottery sia consentito esclusivamente mediante l’utilizzo della tessera sanitaria, al fine di impedire l’accesso ai giochi da parte dei minori. Dal 1° gennaio 2020 i predetti apparecchi privi di meccanismi idonei ad impedire l’accesso al gioco ai minori di età devono essere rimossi dagli esercizi. La violazione dell’obbligo di rimozione è punita con la sanzione amministrativa di euro diecimila per ciascun apparecchio.
Al riguardo, si rileva che la norma prescrive l’accesso agli apparecchi da intrattenimento di tipo AWP e VLT mediante tessera sanitaria, al fine di impedire il gioco ai minori. Considerato che – per i minori – il divieto di gioco con vincita in denaro è già previsto, a legislazione vigente, dall’art. 24, comma 20, del DL 98/2011, la norma non appare volta ad introdurre una nuova limitazione di accesso ai giochi (con possibile riduzione della base imponibile) bensì a dare attuazione ad una prescrizione già prevista. In tal senso, non si formulano osservazioni per i profili di quantificazione.
Sarebbe peraltro utile acquisire l’avviso del Governo in merito all’eventualità che l’accesso agli apparecchi tramite tessera sanitaria possa comportare – anche per il pubblico per il quale non vige il divieto – effetti disincentivanti con eventuali riflessi sui volumi di gioco.
ARTICOLO 9-quater
Logo No Slot e campagne di sensibilizzazione
La norma, introdotta dalle Commissioni di merito, prevede l’istituzione, presso il Ministero dello sviluppo economico, del logo “no slot” (comma 1). I comuni possono prevedere il rilascio e il diritto d’uso del logo per i titolari di esercizi pubblici e circoli privati che eliminano o non installano gli apparecchi AWP (o newslot) e VLT (di cui all’art. 110, comma 6, del TULPS) (comma 2). Il Ministero dello sviluppo economico definisce le condizioni per il rilascio del diritto d’uso del logo e per la revoca (comma 3). Si prevede che dall’attuazione dell’articolo in esame non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (comma 4).
Al riguardo, si rileva che la norma istituisce un logo “no slot”, che potrà essere utilizzato dagli esercizi privi di apparecchi da gioco AWP (o new slot) e VLT e prevede un’apposita clausola di invarianza. Non si formulano osservazioni per i profili di quantificazione considerato che la norma non appare suscettibile di incidere in via diretta sulle entrate erariali da gioco.
Per quanto attiene alla clausola di invarianza riportata nell’articolo in esame, probabilmente riferita ad adempimenti di carattere amministrativo, appare utile chiarire a quali attività la stessa faccia specificamente riferimento, atteso che tale clausola non è consentita per le spese di carattere obbligatorio. es/AGIMEG
Scommesse: diritti Phoenix, i 53 punti pronti ad entrare nella rete Sisal
1 agosto 2018 Riccardo Calantropio Senza categoria
Dovrebbe essere Sisal ad essersi aggiudicata i diritti legati alla concessione della Phoenix International LTD, società maltese che operava in Italia con il marchio B2875. Si tratta di 53 punti scommesse legati alla concessione della società di proprietà dell’imprenditore Benedetto Bacchi, posta sotto sequestro nell’ambito dell’operazione “Game Over”. L’operazione dovrebbe costare a Sisal una somma di circa 750mila euro, il prezzo minimo per l’acquisto del pacchetto dei 53 punti, secondo quanto stabilito nel bando disposto dal Tribunale di Palermo. lp/AGIMEG
1 agosto 2018 – 17:47
Il governo Conte non prevede alcuna riduzione dell’offerta di gioco d’azzardo almeno per i prossimi 5 anni, ma soprattutto non cosidera minimamente la possibilità di abolire le slot e le videlotterie. Smentiti quindi i proclami del vicepremier Luigi Di Maio e gli annunci di altri esponenti del Movimento Cinque Stelle che tanto si sono spesi in questi giorni nell’illustrare i contenuti (meglio definiti come conquiste) del decreto Dignità.
Almeno fino al 2024, e quindi nei prossimi cinque anni, sarà lo stesso governo a doversi preoccupare affinchè non ci sia una riduzione del volume della spesa su slot e videolotterie. Qualora questo dovesse succedere significherebbe non poter garantire la copertura finanziaria alle misure a titolo di incentivi per l’occupazione giovanile.
Il sottosegretario al Mef Laura Caselli ha ricordato proprio in queste ore come il testo del decreto risulti migliorato prestando “una particolare attenzione ai giovani, scegliendo di puntare fortemente sugli under 35”. “Ecco il Governo del Cambiamento” annuncia il sottosegretario in quota M5S. Escudiamo quindi che la stessa non si sia accorta della provenienza di questi soldi.
In una relazione del Ministero delle Finanze, Ragioneria dello Stato, del 31 luglio scorso, che Jammaha potuto visionare, si riporta nero su bianco che lo stesso Ministero stima un ammontare delle somme giocate ‘costante, negli anni 2019 e seguenti. Per l’esattezza si parla di 24 miliardi di giocate alle AWP e di 22,8 miliardi di giocate alle videolotterie.
Tale previsione si riferisce al periodo compreso tra il 2018 e il 2024.
A questo punto, a patto che il contenuto del documento in questione non sia un banale tentativo per attribuire credibilità e fondatezza agli interventi previsti dal decreto Dignità (compreso quello che introduce un divieto assoluto di pubblicità al gioco lecito) , risulta davvero difficile credere che il governo possa pensare ad un futuro #noslot (usando un hashtag caro a Di Maio) senza garantire la loro presenza sul territorio. Qualora riuscisse a farlo dovremmo considerarlo un incredibile numero di magia.
Ma torniamo ai ‘numeri’.
Con l’approvazione delle disposizioni così come da testo attuale (ovvero salvo possibili modifiche in fase di conversione) del decreto Dignità, dal 1 settembre prossimo il Preu sulle slot passerà al 19,25% ( quello sulle Vlt al 6,25%) della raccolta.
Dal 1 maggio 2019 al 31 dicembre 2019 la percentuale passa al 19,6% per le slot e al 6,65% per le Vlt con un maggiore introito per lo Stato di 16 milioni dalle slot e di 22,8 milioni dalle videolotterie. Questo significa un totale di 38,8 milioni.
Nel 2020, fa sapere il Mef, non è prevista una riduzione delle somme giocate, ma il Preu aumenterà a 19,68% per le slot e 6,68% per le videolotterie. Quindi almeno 84,2 milioni di maggiori entrate.
Nel 2021 ancora un ritocchino delle imposte: 19,75% per le slot e 6,75% per le videolotterie. Lo Stato incasserà 117 milioni di imposte in più, senza ovviamente prevedere alcuna riduzione delle giocate.
Nel 2022 nessuna variazione sia per la tassazione che per il volume delle giocate ( e quindi, come sembrerebbe logico, nemmeno del numero degli apparecchi) , quindi altri 117 milioni di entrate erariali in più.
Siamo al 2023 quando il prelievo erariale subisce un ritocchino verso il basso: 19,6% per le slot e 6,6% per le videolotterie. Gli italiani, secondo il ministero delle Finanze, non mostrano alcuna disaffezione alle slot, ma soprattutto non è intervenuta alcuna modifica normativa che potrebbe in qualche modo determinare una riduzione delle giocate, perchè lo Stato incasserà senza problemi 46,8 milioni di euro in più rispetto alle somme che ogni anno vengono proprio garantite da questi apparecchi.
Stessa situazione nel 2024 e poco meno di 50 milioni che sia aggiungono a quelli incassati in questi anni.
Tutti questi numeri per una domanda, semplicissima: quando questo governo finirà di parlare di gioco lecito attraverso gli slogan prendendo in giro gli italiani e comincerà a ragionare?
In un bilancio dello Stato non si possono buttare numeri a caso, a meno che non si voglia rischiare di aprire delle voragini, e guarda caso con le slot il rischio è davvero serio. Basti pensare alle clausole di savaguardia garantite dalle entrate dai giochi e perfino la ricostruzione del post terremoto dell’Abruzzo con le entrate dalle Vlt secondo un programma che dovrebbe concludersi nel 2023. Oggi il governo Conte sposta il termine ancora oltre: a tutto il 2024.
Come a dire: lunga vita alle slot. mc
DISSEQUESTRATI CTD STANLEYBET, TRIBUNALE DI AGRIGENTO: ‘NON È CONFIGURABILE REATO’
– Slot illegali ‘a comando’, 115mila euro di multa ad un bar
Dissequestrati i centri Stanleybet di Aragona (Ag) sequestrati per due volte dai carabinieri, per il tribunale di Agrigento non è configurabile il reato.
Gli agenti della Legione Carabinieri Sicilia, Stazione di Aragona (Ag), hanno sottoposto a
sequestro i centri Stanleybet.
Il Tribunale di Agrigento, sezione del riesame, ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Daniela Agnello, ha disapplicato la sanzione penale e ha dissequestrato il centro.
Il Tribunale ha statuito che “Ne consegue la sussistenza dei presupposti per disapplicare la normativa interna e, per l’effetto, ritenere non sussistente il fumus commissi delicti, atteso che il Ctd del prevenuto deve ritenersi un centro autorizzato dalla Stanleybet non in possesso di concessione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e, conseguentemente, neppure di licenza di Pubblica sicurezza solo perché illegittimamente esclusa dai precedenti bandi di gara.
“Costituisce, infatti, un dato ormai notorio che la società Stanleybet, abilitata in uno stato dell’Unione Europea, non abbia ottenuto le necessarie concessioni e autorizzazioni a causa di illegittima esclusione dalle gare e che alle successive non abbia partecipato nonostante il manifesto interesse: fatti, questi, che conseguentemente hanno precluso ai suoi agenti di ottenere l’autorizzazione di polizia di cui all’art. 88 Tulps con la conseguenza che non è configurabile il reato provvisoriamente contestato nei confronti del prevenuto. In accoglimento della richiesta di riesame proposta, annulla il decreto di sequestro e per l’effetto ordina la restituzione dei beni all’avente diritto”, ricorda il legale.
Dopo pochi giorni gli stessi agenti della Legione Carabinieri Sicilia, Stazione di Aragona
hanno sottoposto nuovamente a sequestro il medesimo centro.
Il Gip del Tribunale di Agrigento ha rigettato la convalida di sequestro e ha accolto la
richiesta dell’avvocato Agnello disponendo la restituzione di quanto in sequestro. In particolare il Gip di Agrigento ha statuito che: “Come stabilito più volte dal Supremo Collegio (v., tra gli altri, Cass. Pen. sez. III, 6 luglio 2016, n.27864 e, proprio con riferimento a Stanleybet Malta, Cass. Pen., sez. III, 18 ottobre 20216, n.43955, deve, nella specie, disapplicare la normativa italiana per contrasto con quella comunitaria, e, per l’effetto,escludersi la sussistenza del reato oggetto di addebito, essendo dipesi la mancata partecipazione al bando di gara e il mancato ottenimento della concessione da parte di Stanleybet Malta da un comportamento discriminatorio dello Stato italiano. Di conseguenza, vanno ordinati il dissequestro e la restituzione all’avente diritto di quanto in sequestro”.
Si rammenta che “la piena legittimità dei Centri Stanleybet è stata riconosciuta dalla
costante giurisprudenza nazionale e comunitaria. L’attività dei Centri trasmissione dati
costituisce, infatti, la legittima modalità attraverso cui Stanleybet esercita le libertà
fondamentali di stabilimento e di prestazione dei servizi riconosciute ai cittadini e alle
imprese dagli artt. 49 e 56 del Trattato Fue così come interpretati nelle sentenze Gambelli del 06.11.2003, causa C-243/01, Placanica del 06.03.2007, cause riunite C-338/04, C-339/04 e C-360/04, Costa e Cifone del 16.02.2012, cause riunite C-72/10 e C-77/10 e da ultimo Laezza del 28.01.2016 nella causa C-375/14”, conclude il legale.
780.020 visite, anche da altre 137 Nazioni

References: sentenza 
e contrario
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7

ARTICOLO 9

ARTICOLO 9
 Cass. 
 Cass.