Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-civile/art-93-cod-proc-civile-distrazione-delle-spese
Timestamp: 2018-11-16 17:05:18+00:00

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Art. 93 cod. proc. civile: Distrazione delle spese
Il difensore con procura può chiedere che il giudice, nella stessa sentenza in cui condanna alle spese, distragga in favore suo e degli altri difensori gli onorari non riscossi e le spese che dichiara di avere anticipate (1).
Finchè il difensore non abbia conseguito il rimborso che gli è stato attribuito, la parte può chiedere al giudice, con le forme stabilite per la correzione delle sentenze (2), la revoca del provvedimento, qualora dimostri di aver soddisfatto il credito del difensore per gli onorari e le spese.
(1) Per effetto della pronuncia di accoglimento dell’istanza di distrazione, il difensore diviene creditore diretto della controparte soccombente. Il suo diritto di credito è autonomo rispetto a quello preesistente nei confronti del proprio cliente, al quale si aggiunge. La pronuncia costituisce titolo esecutivo.
(2) Il giudice deve fissare, con decreto da notificarsi sia al difensore che al soccombente, l’udienza di comparizione delle parti, provvedendo sull’istanza con ordinanza, da annotarsi sull’originale del provvedimento.
Richiesta di distrazione delle spese.
La richiesta di distrazione delle spese in suo favore proposta dal difensore deve ritenersi validamente formulata anche nel caso in cui manchi l’esplicita dichiarazione del medesimo in ordine alla avvenuta anticipazione delle spese ed alla mancata riscossione degli onorari, dato che quest’ultima può ritenersi implicitamente contenuta nella domanda di distrazione delle spese. Cass. 6 aprile 2006, n. 8085.
In tema di spese processuali, il capo della sentenza che ne dispone la compensazione può essere impugnato dalla parte e non anche dal difensore distrattario, che è legittimato a proporre impugnazione soltanto ove sorga controversia sulla concessione o meno della distrazione. Cassa e decide nel merito, Catania, 04/06/2013Cassazione civile sez. VI 11 dicembre 2014 n. 26089
L’istanza di distrazione delle spese processuali consiste nel sollecitare l’esercizio del potere/dovere del giudice di sostituire un soggetto (il difensore) ad altro (la parte) nella legittimazione a ricevere dal soccombente il pagamento delle spese processuali e non introduce, dunque, una nuova domanda nel giudizio, perchè non ha fondamento in un rapporto di diritto sostanziale connesso a quello da cui trae origine la domanda principale; ne consegue da un lato che non sono applicabili le norme processuali sui rapporti dipendenti e che l’impugnazione della sentenza non deve essere rivolta anche contro il difensore distrattario, benchè il capo della sentenza reso sull’istanza di distrazione sia destinato a cadere nello stesso modo in cui cade quello sulle spese reso nell’ambito dell’unico rapporto processuale, dall’altro che il difensore distrattario subisce legittimamente gli effetti della sentenza di appello di condanna alla restituzione delle somme già percepite in esecuzione della sentenza di primo grado, benchè non evocato personalmente in giudizio. Cass. 15 aprile 2010, n. 9062.
L’istituto della distrazione delle spese processuali a favore del difensore antistatario ha carattere generale e può perciò trovare applicazione non solo nei procedimenti che si concludono con una sentenza di condanna nei confronti della parte soccombente, secondo la letterale formulazione dell’art. 93 c.p.c., ma in qualsiasi procedimento che comporti l’attribuzione definitiva del carico delle spese giudiziali, quale che sia il criterio al quale si informa la disciplina delle spese anticipate dal difensore e degli onorari non riscossi; tale istituto opera, pertanto, anche nel processo di esecuzione, dove il giudice, determinate le spese del processo esecutivo, deve disporre il pagamento in favore del difensore del creditore che abbia dichiarato di averle anticipate. Cass. 30 marzo 2000, n. 3879; contra Pret. Salerno, 20 luglio 1996.
In tema di spese giudiziali, il difensore della parte vittoriosa, a tutela del credito per gli onorari e le spese vantato quale difensore della parte vittoriosa nel giudizio, può proporre l’istanza di distrazione prevista dall’art. 93 c.p.c. nel processo stesso, sostituendosi alla parte difesa, mentre non può far valere il medesimo credito in un diverso giudizio, poiché tra il difensore della parte vittoriosa ed il soccombente non v’è alcun rapporto di diritto sostanziale. Cass. 14 gennaio 2011, n. 809.
È illegittima la statuizione con cui il giudice di appello condanni alle spese del grado il difensore che abbia proposto appello, in proprio, per ottenere la riforma della sentenza emessa dal giudice di prime cure, limitatamente al capo in cui aveva omesso di provvedere sulla richiesta di distrazione delle spese ex art. 93 cod. proc. civ., atteso che il difensore non assume in tale giudizio - a meno che esso non investa la sussistenza dei presupposti per la distrazione delle spese - la qualità di parte, sicché non può considerarsi soccombente in ragione dell'assorbimento della domanda di distrazione per il rigetto delle pretese della parte da lui assistita. Cassa e decide nel merito, Trib. Taranto, 21/12/2010
Cassazione civile sez. III 04 novembre 2014 n. 23444
Posizione processuale del difensore antistatario.
3.1. Assunzione della qualità di parte nelle controversie sulla distrazione.
Il procuratore distrattario è parte limitatamente al capo della pronuncia con il quale gli sono state attribuite le spese ed alle censure che investono specificamente e direttamente tale capo; egli, pertanto, è legittimato a partecipare in proprio al giudizio di impugnazione soltanto se, con questa, si contesti il capo della pronuncia concernente la distrazione, e non la questione relativa all’entità delle spese e/o alla compensazione di esse. Cass. 6 marzo 2006, n. 4792.
In virtù del provvedimento di distrazione delle spese processuali in favore del difensore con procura della parte vittoriosa (art. 93 c.p.c.), si instaura, fra costui e la parte soccombente, un rapporto autonomo rispetto a quello fra i contendenti che, nei limiti della somma liquidata dal giudice, si affianca a quello di prestazione d’opera professionale fra il cliente vittorioso ed il suo procuratore. Rimane pertanto integra la facoltà di quest’ultimo non solo di rivolgersi al cliente anche per la parte del credito professionale che ecceda la somma liquidata dal giudice che gli sia stata corrisposta dalla parte soccombente, ma anche di richiedere al proprio cliente l’intera somma dovutagli, per competenze professionali e spese, nonostante la distrazione disposta. In tale ultima evenienza, tuttavia, la parte, anche se ha provveduto al pagamento per intero delle competenze dovute al proprio difensore, per quanto distrattario, non può agire esecutivamente nei confronti della controparte per essere soddisfatta delle somme oggetto di distrazione se non dopo aver richiesto la revoca della distrazione, ai sensi dell’art. 93 c.p.c., provando di aver soddisfatto il credito del difensore prima della distrazione o anche successivamente; ne consegue che, finché non sia intervenuta tale revoca, il difensore distrattario è l’unico legittimato ad intimare il precetto di pagamento dell’importo delle spese e degli onorari. Cass. 12 novembre 2008, n. 27041.
In tema di spese giudiziali ed in relazione all’impugnazione della sentenza di condanna alle spese con distrazione in favore del difensore, quest’ultimo può assumere la qualità di parte, sia attivamente che passivamente, soltanto quando sorga controversia sulla distrazione, cioè quando la sentenza impugnata non abbia pronunciato sull’istanza o l’abbia respinta ovvero quando il gravame investa la pronuncia stessa di distrazione. Ne consegue che, allorché l’impugnazione riguardi invece l’adeguatezza della liquidazione delle spese, la legittimazione spetta esclusivamente alla parte rappresentata. Cass. 30 luglio 2004, n. 14637; conforme Cass. lav., 10 settembre 2003, n. 13290; Cass., Sez. Un., 2 agosto 1995, n. 8458.
L’impugnazione incidentale tardiva è concessa soltanto alle parti contro le quali e stata proposta l’impugnazione principale: tra esse non può esser compreso il difensore che si dolga del mancato accoglimento della sua domanda di distrazione delle spese. Cass. 3 gennaio 2008, n. 13.
3.2. Obbligo di restituzione di quanto ricevuto in esecuzione di una sentenza di condanna successivamente annullata.
Nel caso di riforma o annullamento della sentenza, costituente titolo esecutivo, di condanna al pagamento delle spese e degli onorari in favore del difensore della parte già vittoriosa, il quale abbia reso la dichiarazione di cui all’art. 93 c.p.c., tenuto alla restituzione delle somme pagate a detto titolo è lo stesso difensore distrattario, il quale, come titolare di un autonomo rapporto instauratosi direttamente con la parte già soccombente, è l’unico legittimato passivo rispetto all’azione di ripetizione d’indebito oggettivo proposta da tale parte, in favore della quale la restituzione di dette somme può essere disposta, oltre che in un giudizio autonomamente instaurato a tal fine, anche dal giudice dell’impugnazione o, in caso di cassazione, dal giudice di rinvio ai sensi dell’art. 389 c.p.c. Cass. 20 settembre 2002, n. 13752.
Accolta, dal primo giudice, la domanda attrice con condanna del convenuto al pagamento delle spese in favore del difensore dell’attore che ne aveva chiesto la distrazione, correttamente il giudice di appello qualora riformi la pronuncia di primo grado, pronunciando condanna della parte vincitrice in primo grado alla restituzione di quanto percepito in forza di quella sentenza condanna alla restituzione delle spese il difensore antistatario e non la parte. Cass. 11 maggio 2007, n. 10287.
3.3. Diritti dell’avvocato antistatario.
La normativa italiana che neghi all’avvocato antistatario il diritto autonomo di esigere dalla controparte soccombente il pagamento dei suoi onorari ai sensi dell’art. 93 c.p.c. non assurge ad una privazione della proprietà, ma piuttosto ad una eccessiva (e perciò vietata) ingerenza nel diritto dell’avvocato antistatario al rispetto dei suoi beni, nel senso previsto dalla prima frase del comma 1 dell’art. 1 del Protocollo n. 1 addizionale alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 4 novembre 1950. Corte dir. uomo, 19 ottobre 2000.
L’avvocato distrattario non può richiedere alla parte soccombente solamente l’importo dovuto a titolo di onorario e spese processuali e non anche l’importo dell’Iva che gli sarebbe dovuta, a titolo di rivalsa, dal proprio cliente, abilitato a detrarla. Invero, in materia fiscale costituisce principio informatore l’addebitabilità di una spesa al debitore solo se sussista il costo corrispondente e non anche qualora quest’ultimo venga normalmente recuperato, poiché non può essere considerata legittima una locupletazione da parte di un soggetto altrimenti legittimato a conseguire due volte la medesima somma di denaro. Cass. 21 febbraio 2012, n. 2474.
In caso di rigetto dell’istanza, avanzata dal difensore della parte, di distrarre in suo favore gli onorari non riscossi e le spese che dichiara di avere anticipate, il rimedio esperibile è costituito dal procedimento di correzione degli errori materiali, di cui agli artt. 287 e 288 c.p.c., e non dagli ordinari mezzi di impugnazione. Cass. 30 gennaio 2012, n. 1301.
In caso di omessa pronuncia sull’istanza di distrazione delle spese proposta dal difensore è ammissibile - anche valorizzando il disposto del secondo comma dell’art. 93 c.p.c. - il procedimento di correzione degli errori materiali, poiché la suddetta omissione si configura, ordinariamente, come il frutto di una mera svista o dimenticanza in relazione all’adozione di un provvedimento sul quale il giudice non può, di norma, esercitare alcun sindacato, con l’applicabilità, in sede di legittimità, dello stesso procedimento come richiamato dall’art. 391-bis c.p.c. Cass., Sez. Un., 7 luglio 2010, n. 16037; conforme Cass. 12 luglio 2011, n. 15346.
A fronte della mancata pronuncia sull’istanza di distrazione delle spese processuali a favore del difensore, ai sensi dell’art. 93 c.p.c., è esperibile il procedimento di correzione degli errori materiali, il quale, rispetto al ricorso in cassazione, risulta più idoneo a salvaguardare “l’effettività del principio di garanzia della durata ragionevole del processo”, che impone al giudice di evitare inutili dispendi di attività processuali non giustificate. L’omissione in questione, secondo la pronuncia, è ricollegabile ad una mera disattenzione del giudice e, di conseguenza, la medesima rimane sottratta ad una qualunque forma di valutazione giudiziale. Sono configurabili, pertanto, i presupposti che giustificano il ricorso al procedimento di correzione degli errori e delle omissioni materiali. Cass., Sez. Un., 7 luglio 2010, n. 16037.
In caso di omessa pronuncia sull’istanza di distrazione delle spese avanzata dal difensore, sussiste un vero e proprio vizio della pronuncia, suscettibile di doglianza dinanzi al giudice del grado successivo per effetto dell’impugnazione della sentenza viziata. Cass. 8 luglio 2010, n. 16135.
Il difensore, che lamenti l’omessa distrazione delle spese da parte del giudice del merito, è legittimato al ricorso in cassazione nei confronti della parte soccombente in quel giudizio, sussistendo, ai sensi dell’art. 93 c.p.c., un autonomo diritto del richiedente alla distrazione nei confronti della parte in questione. Cass. 13 novembre 2009, n. 24106.

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