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Timestamp: 2020-08-09 14:32:06+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8599 del 03/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8599 del 03/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 03/04/2017, (ud. 13/12/2016, dep.03/04/2017), n. 8599
sul ricorso 22559-2014 proposto da:
avverso la sentenza non definitiva n. 370/2014 della CORTE D’APPELLO
di SALERNO, depositata il 20/03/2014 R.G.N. 2020/2011;
P.C. adiva il Tribunale di Salerno per sentir accogliere le seguenti conclusioni: “Dichiarare la illegittimità del licenziamento irrogatogli in data 23.11.2009, ordinando l’immediata reintegra nel posto di lavoro, con condanna della resistente Consorzio Gestione Servizi Salerno s.r.l. (d’ora in avanti C.G.S.) al pagamento in favore del ricorrente del risarcimento dei danni in misura pari alla retribuzione globale di fatto relativa al periodo dal giorno del licenziamento all’effettiva reintegra e comunque in misura non inferiore a 5 mensilità”.
Asseriva, inoltre, che con comunicazione del 30.12.2008, vari dipendenti, tra cui esso ricorrente, erano stati posti in CIGS senza rotazione.
Il P. esponeva ancora che l’azienda, ritenendo insufficiente l’utilizzo della CIGS, con nota del 7.9.2009 aveva comunicato di voler procedere ad una nuova riduzione del personale di 12 unità.
Il ricorrente denunciava, quindi, tre vizi che avrebbero comportato la illegittimità della procedura: 1) la inadeguatezza della comunicazione di avvio della mobilita del 7.9.09; 2) la disapplicazione nei suoi confronti del criterio della non opposizione al licenziamento enunciato nella suddetta nota; 3) la contraddittorietà tra quanto addotto dal C.G.S. nella nota di avvio ed i comportamenti successivi.
Con sentenza depositata il 20 marzo 2014, la Corte d’appello di Salerno rigettava il gravame, compensando le spese.
La Corte, pur ritenendo che il ricorrente, nel ricorso introduttivo, aveva fatto riferimento a due procedure di mobilità: una avviata il 10.9.2008 (relativa a 23 unità lavorative in esubero) ed un’altra avviata il 7.9.2009 (relativa a 12 unità lavorative); che lo stesso si dolse ritualmente, sin dal ricorso introduttivo del giudizio ed anche con riferimento alla seconda procedura, conclusasi col licenziamento che lo interessò del 23.11.2009, della violazione, nei suoi confronti, dei criteri di scelta adottati; tuttavia accertava, sulla base della documentazione acquisita anche ex art. 437 c.p.c., che tale violazione non vi fu, posto che il P. sarebbe stato in ogni caso il primo lavoratore del settore manutenzione da licenziare, in quanto in possesso di carichi di famiglia inferiori rispetto ai colleghi di reparto; che non potevano essere rilevate d’ufficio altre questioni non esplicitamente dedotte, pervenendo così al rigetto del gravame.
Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso il P., affidato a due motivi, poi illustrati con memoria.
1.-Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 420 e 414 c.p.c.
Lamenta che la sentenza impugnata ritenne erroneamente che il ricorrente solo nelle note autorizzate, e dunque tardivamente, propose la questione della mancata indicazione (e modalità di applicazione) dei criteri di scelta dei licenziandi, senza considerare che non trattavasi di mutatio libelli, essendo rimasta identico il petitum (la declaratoria di illegittimità del licenziamento) nonchè la causa petendi (la violazione dell’obbligo di informazione anche quanto ai criteri da seguire nella scelta dei licenziandi).
Ed invero risulta che la corte di merito abbia ritenuto rituale, ma infondata, la doglianza circa l’indicazione ed applicazione in concreto dei criteri di scelta del personale da licenziare, e segnatamente del P..
2.- Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 223 del 1991, art. 4 sempre con riferimento all’osservanza dei criteri di scelta, oltre all’omesso esame del relativo fatto storico decisivo.
Il motivo è infondato. Premesso che la violazione dell’art. 4 non è supportata da alcun pertinente sviluppo argomentativo, deve considerarsi che il denunciato omesso esame non sussiste, avendo la Corte di merito adeguatamente esaminato la questione dell’applicazione dei criteri di scelta nel caso di specie. La censura risulta quindi diretta ad un inammissibile riesame dell’accertamento di fatto svolto dalla sentenza impugnata circa il rispetto degli invocati criteri di scelta nei confronti del ricorrente.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 100,00 per esborsi, Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e c.p.a. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 437
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 sentenza 
 art. 13
 art. 13