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Timestamp: 2018-12-09 19:27:22+00:00

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Newsletter n. 2 del 29 luglio 2014, Studio Lana – Lagostena Bassi
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Newsletter n. 2 del 29 luglio 2014
Transazione in materia di sangue infetto: arriva il “salva esclusi”?
Sangue infetto: rinviata al 3 ottobre 2014 la prima udienza del processo penale di Napoli per omicidio plurimo colposo.
Strasburgo: Lo Studio Lana – Lagostena Bassi intraprende una nuova azione collettiva contro l’Italia.
TAR Lazio: arrivano i primi ridab positivi.
Sangue infetto: Il TAR Lazio dichiara inammissibile il ricorso per il danno da ritardo ma la causa prosegue davanti al giudice civile.
Novità giurisprudenziali in materia di diritto di famiglia: no alla delibazione della sentenza di nullità del matrimonio canonico se la convivenza coniugale è durata almeno 3 anni.
La I Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, nella seduta di venerdì 25 luglio u.s., ha approvato un emendamento, presentato dal Ministro della Salute, On. Beatrice Lorenzin, volto a riconoscere a coloro che hanno proposto domanda di adesione alla procedura di transazione una somma a titolo di equa riparazione, ammontante a 100 mila euro per i danneggiati da trasfusione con sangue infetto e da somministrazione di emoderivati infetti e a 20 mila euro per i danneggiati da vaccinazione obbligatoria. Una volta che il disegno di legge nel quale l’emendamento è stato introdotto sarà definitivamente approvato dalla Camera, passerà all’esame del Senato della Repubblica, per l’eventuale approvazione entro il 23 agosto 2014. Con l’approvazione da parte del Senato, il testo diventerà legge dello Stato. Tale somma dovrà essere corrisposta in unica soluzione, entro il 31 dicembre 2017, al netto di quanto già eventualmente percepito a seguito di sentenze esecutive che hanno riconosciuto il risarcimento del danno. Il diritto a percepire la somma prevista spetterebbe – da quel che emerge dal testo dell’emendamento – indipendentemente dalla prescrizione e presuppone la rinuncia ai giudizi di risarcimento danni pendenti innanzi all’Autorità giudiziaria, comprese le procedure di transazione, e ad ogni ulteriore pretesa a carattere risarcitorio nei confronti dello Stato, anche in sede sovranazionale. Ovviamente, la scelta se accettare o meno questa somma spetta a ciascun danneggiato, ma prima di effettuare qualsiasi valutazione in merito dovremo attendere che il testo divenga legge.
Il 9 maggio 2014 il Giudice per l’Udienza Preliminare presso il Tribunale di Napoli, Dott. Francesco De Falco Giannone, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero, Dott. Lucio Giugliano, ha rinviato a giudizio nove imputati: Guelfo Marcucci, Enzo Bucci, Giovanni Rinaldi, Faustino Boschi, Enrico Romano, Roberto Passino, Carlo Grassi, Anna Maria Tonsa e Francesco Degli Onofri. Tra loro, molti dirigenti e amministratori di importanti aziende farmaceutiche italiane, quali il Gruppo Marcucci, l’Aima Derivati, la Farmabiagini e la Sclavo. Per Roberto Morini, deceduto nel corso del procedimento penale, è stato dichiarato non doversi procedere in quanto i reati a lui ascritti sono estinti per morte dell’imputato.
Tra i capi d’imputazione per i quali si procede, vi è anche l’omicidio colposo plurimo aggravato, per fatti collegati ai danni causati dall’utilizzo di sangue e farmaci emoderivati infetti. Per un altro imputato eccellente, Duilio Poggiolini, ex direttore generale del servizio farmaceutico nazionale del Ministero della Sanità, a causa di un difetto di notifica, sarà celebrata un’altra udienza preliminare.
Questo procedimento penale ha avuto un iter molto travagliato: iniziato presso la Procura della Repubblica di Roma, è stato trasferito dapprima a Trento e, successivamente, a Napoli.
All’udienza dell’11 luglio scorso, prima udienza dibattimentale, il giudice monocratico del Tribunale di Napoli, Dott. Vincenzo Caputo, ha disposto il rinvio al prossimo 3 ottobre per un difetto di notifica del decreto che ha disposto il rinvio a giudizio di alcuni imputati. In tale udienza, lo Studio Legale Associato Lana – Lagostena Bassi, il primo ad aver intrapreso la battaglia a fianco dei danneggiati, sempre in prima linea nella difesa dei loro interessi, rappresenterà alcune delle persone offese che si costituiranno parti civili nel processo. Si sottolinea che possono costituirsi parte civile solo quei soggetti, circa dieci, per i quali non sia stato dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del diritto.
Proseguendo la propria battaglia in difesa delle vittime della somministrazione di sangue ed emoderivati infetti, lo scorso 10 luglio lo Studio Lana – Lagostena Bassi ha presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per conto degli eredi dei soggetti deceduti a seguito della contrazione di virus quali HBV, HCV e HIV causata dalla somministrazione, da parte del Ministero della Salute, di prodotti emoderivati denominati farmaci “salva vita”. Nel 1994 erano state sporte le prime denunce nei confronti delle persone ritenute responsabili della fornitura di sangue infetto ed iniziava l’indagine condotta dalla procura della Repubblica di Trento che proseguiva con successive e molteplici proroghe su una ipotesi di epidemia dolosa e colposa. In questo nuovo ricorso, i ricorrenti lamentano la violazione, da parte delle autorità italiane, dell’obbligo di sollecita definizione dell’azione penale nella quale erano costituiti come parti civili al fine di veder riconosciuta la responsabilità dei massimi esponenti delle case farmaceutiche, nonché del personale addetto alla raccolta, distribuzione e commercializzazione del plasma, per le infezioni letali contratte dai loro congiunti. Lo Studio Lana – Lagostena Bassi ha inoltre richiesto la trattazione prioritaria del ricorso in ragione dell’estrema gravità delle violazioni in esso denunciate che attengono al rispetto, da parte dello Stato italiano, dei propri obblighi positivi di protezione del diritto alla vita, sanciti dall’art. 2 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo.
La Cancelleria della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha comunicato di aver ricevuto il ricorso proprio nei giorni scorsi. Allo stesso è stato assegnato il numero di riferimento 51019/2014.
Conformemente alla nuova procedura, in vigore dal 1° gennaio 2014, essendovi un numero di ricorrenti superiore a cinque, lo Studio Legale Lana – Lagostena Bassi a breve provvederà a compilare e a fornire alla Cancelleria la tabella ufficiale della Corte contenente l’elenco completo dei ricorrenti. Non appena saranno noti ulteriori sviluppi relativi al predetto ricorso, lo Studio Legale Lana – Lagostena Bassi ne darà prontamente comunicazione ai diretti interessati.
Siamo lieti di comunicare che, a seguito della sentenza positiva n. 1682/2012 emessa dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, il nominato commissario ad acta, Dott.ssa Raffaela Moscarella, ha inviato i primi dieci ridab positivi con i quali viene formalmente comunicato che le domande di adesione alla procedura transattiva sono state accolte. I dieci danneggiati inseriti nella transazione sono stati già informati dal nostro Studio. La fase di stipula dell’atto transattivo, subordinata al visto dell’Avvocatura dello Stato, ci verrà comunicata nei prossimi mesi.
Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal nostro Studio, per conto di alcuni clienti, diretto a ottenere il risarcimento del danno conseguente al ritardo con il quale la Pubblica Amministrazione sta portando avanti la transazione. Il TAR, infatti, riprendendo una recentissima sentenza del Consiglio di Stato, emessa molto dopo l’inizio del processo in oggetto, ha ritenuto che tale domanda di risarcimento vada proposta di fronte al giudice civile. Lo Studio Lana – Lagostena Bassi – in questi giorni – sta predisponendo la domanda di risarcimento di fronte al Tribunale civile; in quella sede si agirà altresì per il risarcimento del danno da ritardo.
Il 17 luglio scorso la Corte di Cassazione a Sezioni Unite si è pronunciata con l’importante sentenza n. 16379. La Suprema Corte ha affermato il principio di diritto secondo cui: “la convivenza coniugale che si sia protratta per almeno tre anni dalla data di celebrazione del matrimonio concordatario, crea una situazione giuridica disciplinata da norme costituzionali, convenzionali e ordinarie di ordine pubblico italiano, che sono fonti di diritti inviolabili, di doveri inderogabili, di responsabilità, anche genitoriali, e di aspettative legittime tra i componenti della famiglia. Pertanto non può essere dichiarata inefficace nella Repubblica Italiana la sentenza definitiva di nullità del matrimonio pronunciata dal Tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico accertato e dichiarato dal giudice ecclesiastico per contrarietà all’ordine pubblico italiano. La relativa eccezione deve però essere sollevata dalla parte nel giudizio di delibazione a pena di decadenza”.
Il testo integrale della sentenza è consultabile cliccando QUI.

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