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Timestamp: 2020-05-25 02:58:54+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 32145 del 12/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32145 del 12/12/2018
Cassazione civile sez. II, 12/12/2018, (ud. 19/07/2018, dep. 12/12/2018), n.32145
sul ricorso 29923-2017 proposto da:
C.I., CA.SA., CA.FR., tutti eredi
dell’Arch. CA.Gi. elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
DEI GRACCHI 39, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCA GIUFFRE’,
rappresentati e difesi dall’avvocato FEDERICO BERGAMO;
18/05/2017, R.G.n. 53047/2012;
C.I., Ca.Sa. e Ca.Fr., quali eredi di Ca.Gi., ebbe a proporre istanza di riconoscimento dell’equo indennizzo per l’eccessiva durata di procedimento, avviato dal de cujus, avanti la Giustizia amministrativa – appello avverso sentenza TAR Campania – ancora pendente al momento della proposizione dell’istanza ex lege n. 89 del 2001.
I consorti C.- Ca. hanno proposto ricorso per cassazione fondati su quattro motivi.
Il Ministero delle Finanze, regolarmente evocato,non ha resistito in questo giudizio di legittimità, mentre i ricorrenti in prossimità dell’adunanza hanno depositato scritto difensivo.
Il ricorso proposto dai consorti Ca.- C., quali eredi di Ca.Gi., s’appalesa siccome fondato e va accolto.
Con il primo mezzo d’impugnazione i ricorrenti denunziano la violazione degl’artt. 6 e 13 Convenzione dei diritti dell’Uomo, e correlate norme costituzionali, dell’art. 2909 c.c., nonchè del disposto in L. n. 89 del 2001, art. 2 ed D.Lgs. n. 112 del 2008, art. 54 poichè la Corte capitolina non ebbe a considerare che,nel procedimento presupposto, fu depositata istanza sollecitatoria la sua pronta definizione.
Inoltre il Collegio romano non aveva rilevato come la norma che imponeva,quale presupposto essenziale per agire ex lege n. 89 del 2001, l’avvenuta presentazione dell’istanza di prelievo avanti il Giudice amministrativo fosse in contrasto con l’insegnamento desumibile dalla giurisprudenza della Corte Edu proprio in subiecta materia.
Con la seconda doglianza i consorti Ca.- C. deducono nullità del provvedimento o del procedimento per violazione della norma in L. n. 89 del 2001, art. 3, comma 5 poichè la Corte romana,non solo, non ebbe a rilevare il deposito della documentazione attestante la presentazione di più istanze di prelievo,ma neppure ha provveduto, benchè puntualmente sollecitata ad acquisire gli atti necessari all’uopo presso il Giudice amministrativo.
Con la terza doglianza i ricorrenti hanno dedotto vizio di nullità del procedimento o del provvedimento per motivazione apparente in relazione all’istanza di assunzione della documentazione presente nel fascicolo del procedimento avanti il Giudice amministrativo.
Con il quarto mezzo d’impugnazione i ricorrenti rilevano vizio di nullità del decreto adottato dal Collegio romano poichè non rispettato il termine L. n. 89 del 2001, ex art. 3, comma 6 previsto per la definizione del procedimento ex lege Pinto.
Il primo mezzo d’impugnazione appare fondato,anche se non nella prospettiva formale della violazione di legge – vizio denunziato dalla parte in ricorso -, bensì sotto il profilo dell’omesso esame di fatto decisivo, che in effetti si ricava siccome denunciato nella concreta argomentazione critica esposta in ricorso.
L’accoglimento del primo mezzo d’impugnazione comporta l’assorbimento delle ulteriori censure di nullità proposte dai consorti C.- Ca..
La Corte capitolina ha escluso che nel procedimento presupposto, avviato da Ca.Gi., venne presentata l’istanza di prelievo ed un tanto sulla base della documentazione dalla stessa parte istante depositata e dall’osservazione che in ricorso detto fatto nemmeno era affermato.
I ricorrenti contestano detta conclusione sottolineando come vennero presentate varie istanze di prelievo ed avanti il T.A.R. Campania ed in sede d’appello avanti il Consiglio di Stato, ma reputano che il Collegio romano abbia operata qualificazione errata circa la natura di dette istanze ritenute in fatto non “di prelievo”.
In effetti l’istanza di prelievo non ha forma appositamente individuata, sicchè le istanze,effettivamente presentate nel corso della pendenza del procedimento giurisdizionale avanti il Giudice amministrativo dai ricorrenti devono esser puntualmente esaminate non risultando uno schema tipico dell’atto citato.
Difatti, a leggere il dato testuale delle norme, che nel tempo hanno regolato l’istanza di prelievo nell’ambito del procedimento giurisdizionale avanti il Giudice amministrativo – R.D. n. 647 del 1907, art. 51, comma 2 ed D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 71, comma 2 -, è ben vero che l’istanza di prelievo risulta positivamente differenziata dall’istanza di fissazione udienza, ma detta prima istanza non risulta tipizzata quanto alla forma nelle due norme citate, bensì ne viene esclusivamente descritta la sua funzione ossia segnalare al Giudice l’urgenza della definizione del procedimento pendente.
Di conseguenza, come già rilevato da questa Corte – Cass. sez. 2 n 4323/2018 – era onere del Giudice di merito, non già, limitasi a recepire la formale denominazione dell’istanze – pacificamente presentate al Giudice amministrativo dai ricorrenti – per quanto desumibile da attestazioni burocratiche – ruolo cancelleria Tar bensì rilevare attraverso l’esame diretto di dette istanze, se anche portavano espressa istanza di sollecitazione alla definizione del procedimento, segnalandone l’urgenza, in armonia con il tenore letterale e lo scopo desumibile dal D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 71.
Non soccorre l’insegnamento di questa Corte Suprema – da ultimo Cass. sez. 2 n 16404/16 – riguardo alla rilevanza dell’istanza di prelievo nel giudizio avanti il Giudice amministrativo, poichè non appare attenere alla specifica questione dibattuta in questa causa.
Accoglie il primo motivo di ricorso assorbiti gli altri, cassa il provvedimento impugnato e rinvia alla Corte d’Appello di Roma, altra sezione, che provvederà anche a regolare le spese di questo giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 54
 art. 3
 art. 3
 art. 51
 art. 71
 Cass. sez. 
 art. 71
 Cass. sez.