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Newsletter n. 16 del 18 ottobre 2016, Studio Lana – Lagostena Bassi
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Newsletter n. 16 del 18 ottobre 2016
Sangue infetto: nuovo allegato alla proposta dei 100.000,00 euro a titolo di equa riparazione prevista dall’art. 27 bis del decreto legge 90/2014.
Sangue infetto: a seguito di decesso del danneggiato, dal risarcimento del danno riconosciuto iure proprio o iure hereditatis viene decurtato quanto ricevuto a titolo di una tantum ai sensi dell’art. 5 L. 210/92.
Il Tribunale di Cassino condanna un papà a risarcire 52mila euro alla figlia ormai adolescente per il c.d. illecito endofamiliare.
Revocata l’assegnazione della casa la ex rifonde l’indebita occupazione anche se pagò il mutuo.
Firenze, 28 ottobre 2016 – Convegno sull’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Incontro con la delegazione degli avvocati pakistani.
Sin da gli ultimi mesi del 2014 il Ministero della salute sta inviando ai soggetti danneggiati da trasfusione con sangue infetto, da emoderivati infetti o da vaccinazioni obbligatorie o ai loro eredi, la proposta, a titolo di equa riparazione, di una somma pari ad € 100.000,00 versata in un’unica soluzione.
Ai sensi dell’art. 27 bis del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, detto importo, è riconosciuto a coloro che hanno presentato entro il 19 gennaio 2010 la domanda di adesione alla procedura transattiva di cui all’art. 2, comma 361, della legge 24 dicembre 20017 e a condizione che siano rispettati i requisiti individuati dall’art 2, lettera a) e lettera b) del regolamento del 28 aprile 2009, n. 132: esistenza di un danno con ascrizione t abellare (tabella A annessa al DPR 834/1981) e nesso di causa tra il danno e la trasfusione con sangue infetto o la somministrazione di emoderivati infetti.
Ai sensi del richiamato art. 27 bis la corresponsione dell’equa riparazione è subordinata alla formale rinuncia da parte del danneggiato o dei suoi eredi all’azione risarcitoria intrapresa, ivi comprese le procedure transattive, e a ogni ulteriore pretesa di carattere risarcitorio nei confronti dello Stato anche in sede sovranazionale. La corresponsione è effettuata al netto di quanto già percepito a titolo di risarcimento del danno a seguito di sentenza esecutiva.
Nella raccomandata che gli aventi diritto stanno ricevendo sono contenuti due moduli da compilare e sottoscrivere a pena di sanzioni penali in caso di dichiarazione mendace. Nel modulo dove si dichiara formalmente di accettare la proposta di equa riparazione è stata aggiunta negli ultimi mesi anche una ulteriore dichiarazione: il dichiarante deve infatti specificare se ha già percepito somme a titolo di risarcimento del danno da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti o da vaccinazioni a seguito di sentenza o atto transattivo.
Nella sentenza del 4 ottobre 2016 la Corte di Appello di Firenze, confermando quanto previsto dalla sentenza del Tribunale di Firenze, ha riconosciuto il risarcimento di oltre € 700.000,00 a titolo di danno iure proprio alla vedova e alle figlie, ma ha previsto la compensazione con l’importo di € 77.000,00 ricevuto dalla coniuge a titolo di indennizzo una tantum.
La Corte fiorentina, pur non ritenendo di approfondire le motivazioni sottese all’accoglimento dell’eccezione di compensazione sollevata dall’Amministrazione erariale, conferma l’orientamento che vede nell’importo versato a titolo di una tantum una forma di ristoro del danno parentale.
Nessuna pronuncia specifica sul punto si è ancora registrata da parte della Suprema Corte di Cassazione.
Il tribunale di Cassino, con la recente e interessante sentenza n. 832/2016, ha condannato un papà a risarcire alla figlia naturale, ormai adolescente, 52mila euro a titolo di danno non patrimoniale per non essere stato praticamente mai presente nel corso della sua vita, pur essendo in regola con il pagamento del mantenimento.
Ed infatti, se il padre risulta assente dalla vita del figlio è tenuto al risarcimento del danno fin dalla nascita.
A nulla è valso il tentativo di difesa dell’uomo che sosteneva di aver sempre ottemperato agli obblighi di mantenere la figlia, di cui anni prima il tribunale aveva accertato la paternità naturale, ma di non poter trascorrere più tempo con la stessa, sia per i continui impedimenti frapposti dalla madre, sia per il timore che il suo nucleo familiare (moglie e figli) venisse a conoscenza dell’esistenza della figlia avuta con u n’altra donna.
Il giudice, infatti, prendendo atto che il padre si era totalmente disinteressato della bambina, muovendosi nel solco dell’orientamento della giurisprudenza di legittimità, accoglieva le richieste della madre.
Il tribunale ha affermato che “è noto che l’obbligo del genitore naturale di concorrere al mantenimento del figlio nasce proprio al momento della sua nascita“.
L’obbligazione, prosegue la sentenza, trova la sua ragione giustificatrice nello status di genitore, la cui efficacia retroattiva è datata appunto al momento della nascita del figlio, ed anzi l’obbligo di mantenere i figli sussiste per il solo fatto di averli generati e prescinde da qualsiasi domanda.
Da ciò deriva “il diritto del figlio naturale ad essere mantenuto, istruito ed educato, nei confronti di entrambi i genitori, è sorto fin dalla sua nascita“.
Quanto invece alla richiesta di risarcimento danni per abbandono del minore, da tempo, la giurisprudenza ha enucleato la nozione di “illecito endofamiliare”, secondo la quale, la violazione dei relativi doveri familiari nel caso in cui la stessa provochi la lesione di diritti costituzionalmente protetti, può integrare gli estremi dell’illecito civile e dare luogo ad un’autonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell’art. 2059 c.c. E in tale ambito non può che rientrare il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti di un figlio, che, ha spiegato il tribunale, “determina un’immancabile ferita di quei diritti nascenti dal rapporto di filiazione, che trovano nella carta costituzionale e nelle norme di natura internazionale recepite nel nostro ordinamento un elevato grado di riconoscimento e di tutela”.
Nel caso di specie, sebbene la minore apparisse serena e con un percorso evolutivo sostanzialmente regolare, ha osservato il giudice, “il Ctu ha sottolineato le possibili problematiche nell’evoluzione della crescita psicologica e quelle, nella vita da adulta, attinenti alla formazione di rapporti sani e durevoli con l’altro sesso”. La bambina ascoltata, fra l’altro, aveva riferito di non aver incontrato il padre non più di cinque volte precisando che non le piaceva stare con lui soltanto per un paio d’ore.
Per cui, la liquidazione di siffatto danno non patrimoniale non può che essere equitativa stante “l’obiettiva impossibilità o particolare difficoltà di fornire la prova del quantum debeatur” e va liquidata, ha concluso la sentenza in 52 mila euro, pari a 4 mila euro all’anno dalla nascita ad oggi.
Il coniuge che occupa la casa in comproprietà con l’ex è tenuto a rilasciarla e a risarcire i danni. È questo in sintesi quanto emerge dalla sentenza n. 20476 dell’11 ottobre 2016 (consultabile cliccando qui), con la quale la seconda sezione civile della Cassazione ha accolto il ricorso di un uomo che chiedeva un’in dennità per l’occupazione all’ex moglie che aveva occupato, nel periodo successivo alla revoca dell’assegnazione, l’ex casa coniugale.
La Cassazione torna a ribadire il principio secondo cui, in assenza di un provvedimento di assegnazione, il coniuge – anche se paga le rate di mutuo dell’immobile originariamente adibito a casa coniugale – deve rilasciare l’immobile e metterlo a disposizione della comunione. Per il periodo in cui il coniuge occuopa sine titulo il predetto immobile deve pagare l’indennità di occupazione poiché non ha titolo per occupare stabilmente l’immobile.
La Cassazione, infatti, si è espressa in linea con i principi di diritto da tempo invalsi in giurisprudenza (cfr. Cass. n. 7197/2014; Cass. n. 19929/2008).
Il prossimo 28 ottobre, presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Firenze, si svolgerà un convegno sull’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’UE nell’ordinamento interno.
L’evento ha l’obiettivo di presentare e discutere i risultati di un progetto europeo, CharterClick! (http://www.charterclick.eu/), che si propone di individuare strumenti volti ad agevolare gli operatori nazionali sia nella individuazione delle situazioni rientranti nel campo applicativo della Carta, sia riguardo ai rapporti tra la Carta e le altre fonti di protezione, quali la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e le costituzioni nazionali.
Invero, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la Carta dei diritti fondamentali dell’UE ha acquistato efficacia vincolante per i Paesi membri dell’UE, ampliando le fonti internazionali applicabili anche dagli stessi giudici nazionali nella tutela dei diritti umani.
Tuttavia, gli operatori nazionali (avvocati e magistrati) incontrano ancora molte difficoltà nell’individuare quali violazioni ricadono nell’ambito di applicazione della Carta. Il progetto CharterClick!, cofinanziato dalla Commissione europea, mira a fornire strumenti che possano agevolare la corretta applicazione della Carta negli ordinamenti nazionali.
Fondandosi sui risultati del progetto, il Convegno offrirà, dunque, una visione aggiornata sul valore della Carta, individuando le principali caratteristiche emerse nella sua applicazione giudiziale in un ampio numero di Stati membri.
Nel corso della sessione mattutina, saranno esposti i risultati del progetto, sia illustrando gli strumenti informatici elaborati (tra i quali una banca dati e una checklist), sia attraverso la presentazione dei principali risultati della ricerca da parte dei responsabili delle varie unità nazionali.
Seguirà, dunque, un key-note speech del Prof. Giorgio Gaja sul rapporto della Carta con gli altri strumenti di tutela dei diritti umani.
Nel pomeriggio, si terranno una sessione istituzionale – con la partecipazione di esponenti delle istituzioni europee, presieduta dal Prof. Antonio Tizzano – ed una tavola rotonda, alla quale interverranno organizzazioni ed enti interessati dalla applicazione della Carta ed impegnati in iniziative di formazione.
L’Avv. Prof. Anton Giulio Lana, in qualità di Presidente dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani, parteciperà alla tavola rotonda con un intervento che, muovendo dalle difficoltà applicative della Carta, consideri le esigenze di formazione degli avvocati al riguardo, anche valutando l’utilità degli strumenti elaborati dal progetto.
Venerdì 21 ottobre 2016, presso la sede del Consiglio nazionale Forense in Roma, alla via del Governo Vecchio, 3, l’Avv. Prof. Anton Giulio Lana parteciperà all’incontro che si terrà – per la prima volta in Europa dopo i tragici attentati dell’agosto scorso – con gli avvocati Pakistani, simbolo della democrazia e della libertà nel loro Paese. L’8 agosto 2016, a Quetta, molti avvocati hanno subito un attentato presso l’ospedale della città dove si erano recati per rendere omaggio al collega Bilal Anwar Kasi, Presidente dell’Ordine di Balouchistan, assassinato la mattina stessa mentre si recava in Tribunale a Quetta.
La delegazione del Pakistan Bar Council sarà in visita a Roma dal 19 al 23 ottobre 2016 e sarà composta da Abdul Fayaz, Presidente esecutivo (Chairman executive) del Pakistan Bar Council e dall’Avv. Bashir Khan. Interverrà anche il sig. Amjed Ali, Giornalista del Jang group of News. Parteciperanno all’incontro rappresentanti delle Istituzioni, giornalisti e magistrati. Inoltre saranno presenti gli esponenti del Consiglio Nazionale Forense francese e di quello spagnolo nonchè dell’Ordine di Parigi, componenti insieme al CNF dell’OIAD (Observatoire International des Avocats en Danger).
Il prossimo 21 ottobre si terrà dalle ore 14.30 alle ore 18.00 , presso la sala del Parlamentino dell’Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale – UNAR (Roma, Via Ferratella in Laterano, 51 – piano terra), un convegno intitolato “Unioni civili: profili nazionali ed europei” organizzato dall’Unione forense per la tutela dei diritti umani. Al convegno parteciperanno, fra gli altri, l’Avv. Anton Giulio Lana e l’Avv. Mario Melillo.
L’incontro sarà un’occasione per approfondire la nuova legislazione italiana in tema di unioni civili e la più recente giurisprudenza in materia, ma anche per passare in rassegna le diverse modalità attraverso cui tale istituto è disciplinato in altri ordinamenti europei.
Il corso si articola in una serie di quattro incontri, della durata di tre ore ciascuno, che si terranno il venerdì a partire dal 11 novembre 2016 presso la Cassa forense in Via Ennio Quiri no Visconti 6/8, Roma.

References: art. 27
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