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Timestamp: 2019-12-12 08:49:39+00:00

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Sentenza Tar Lombardia 19 febbraio 2014, n. 497 > ReteAmbiente
Parole chiave: Energie rinnovabili | Energia | Autorizzazioni | Cogenerazione | Energie rinnovabili | Autorizzazioni | Cogenerazione | Procedure semplificate | Procedure semplificate
Sentenza Consiglio di Stato 13 marzo 2014, n. 1179 (24/04/2014)
Sentenza Consiglio di Stato 27 maggio 2014, n. 2699 (05/06/2014)
Dm Sviluppo economico 9 ottobre 2013, n. 139 (17/12/2013)
Sentenza Tar Piemonte 5 dicembre 2012, n. 1291 (25/01/2013)
Sentenza 19 febbraio 2014, n. 497
sul ricorso numero di registro generale 1045 del 2013, proposto da:
(omissis) Srl, (omissis) e (omissis) Srl, rappresentati e difesi dagli avvocati (omissis) ed (omissis);
Comune di Gordona, rappresentato e difeso dagli avvocato (omissis) e (omissis);
del provvedimento n. 734 in data 13 febbraio 2013 con il quale il Responsabile del Servizio tecnico del Comune di Gordona ha disposto "l'annullamento del titolo abitativo formatosi in seguito alla presentazione della Dia dell'11 giugno 2012" e avente ad oggetto l'intervento di costruzione ed esercizio di un impianto di cogenerazione
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Gordona;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 novembre 2013 la dott.ssa (omissis) e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con provvedimento del 13 febbraio 2013, il Comune di Gordona ha annullato in autotutela la denuncia di inizio attività presentata dalla (omissis) Srl l'11 giugno 2012, avente ad oggetto la realizzazione di un intervento di costruzione ed esercizio di un impianto di cogenerazione, in considerazione della non conformità dell'impianto alla destinazione T5 turistico-ricettiva prevista dal Pgt.
La (omissis) Srl, la (omissis) Srl ed il sig. (omissis) insorgono avverso tale determinazione ed avverso la comunicazione del 21 dicembre 2012 di avvio del procedimento, articolando le seguenti doglianze:
I. violazione dell'articolo 21-octies, legge n. 241/1990 in relazione all'articolo 12, Dlgs n. 387/2003, al Dm 10 settembre 2010 ed alla Dgr del 18 aprile 2012; errore sul presupposto di diritto, difetto di motivazione e carente istruttoria;
II. violazione dell'articolo 21-octies, legge n. 241/1990 in relazione all'articolo 42, legge regionale Lombardia, n. 12/2005; travisamento, errore nei presupposti, incoerenza e contraddittorietà;
III. violazione dell'articolo 21-octies, legge n. 241/1990; incoerenza, travisamento, difetto di motivazione e di istruttoria;
IV. violazione dell'articolo 21 octies, legge n. 241/1990 in relazione alla sopravvenuta adozione ed approvazione del Pgt; errore nei presupposti, travisamento;
V violazione dell'articolo 21-octies, legge n. 241/1990; superficiale istruttoria, travisamento e difetto di motivazione;
VI. violazione dell'art. 21-octies, legge n. 241/1990 in relazione all'articolo 12, Dlgs n. 387/2003, violazione delle nuove previsioni del Pgt;
VII. violazione dell'articolo 21-octies, legge n. 241/1990; difetto di motivazione e sviamento.
Si è costituito in giudizio il Comune di Gordona, deducendo, oltre all'infondatezza nel merito, l'inammissibilità del ricorso per difetto di interesse a ricorrere di (omissis) Srl e del sig. (omissis) e l'inammissibilità della impugnazione della nota del 21 dicembre 2012 di comunicazione di avvio del procedimento.
All'udienza del 21 novembre 2013, il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Il Collegio prescinde dall'esame dell'eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di interesse in capo a (omissis) Srl e al sig. (omissis) in quanto, anche in caso di sua fondatezza, il ricorso andrebbe comunque scrutinato nel merito, essendo incontestato l'interesse a ricorrere della (omissis) Srl.
È, poi, infondata l'eccezione di inammissibilità della impugnazione della nota del 21 dicembre 2012 di comunicazione di avvio del procedimento, in quanto gli atti endoprocedimentali ben possono essere impugnati unitamente al provvedimento conclusivo del procedimento.
Con il primo motivo, i ricorrenti deducono che il provvedimento impugnato, nel porre a fondamento del potere di autotutela la non conformità dell'impianto alla destinazione urbanistica T5 (turistico-ricettiva) conferita all'area interessata dal Pgt, contrasterebbe con l'articolo 12, Dlgs n. 387/2003 — norma che rimette alle Regioni la competenza in materia di autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli impianti stessi — e con il punto 2.2. delle linee guida approvate dalla Regione Lombardia con la Dgr 18 aprile 2012 (secondo cui le amministrazioni competenti per la tutela del territorio, ambiente e paesaggio non possono in via generale porre nei propri provvedimenti limitazioni, restrizioni o divieti di tipo generale volti a rallentare la realizzazione degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili).
L'articolo 12, Dlgs n. 387/2003 non trova applicazione nel caso di specie in quanto oggetto del provvedimento di autotutela impugnato non è un'autorizzazione unica rilasciata ai sensi di tale disposizione ma una denuncia di inizio attività (necessaria, ai sensi dell'articolo 12, Dlgs n. 387/2003 per gli impianti aventi capacità di generazione inferiore a determinate soglie). Ugualmente non si applica quanto previsto dalle linee guida approvate dalla Regione Lombardia con la Dgr 18 aprile 2012.
L'Amministrazione comunale in sede di rilascio della denuncia di inizio attività è chiamata a verificare la compatibilità urbanistica dell'intervento edilizio e la medesima valutazione può essere effettuata nell'esercizio del potere di secondo grado, quale è quello di annullamento in autotutela del titolo edilizio.
Nel caso di specie l'Amministrazione ha, per l'appunto, ritenuto l'impianto in contrasto con la destinazione turistica della zona.
La P.a. non ha, dunque, invocato un generale divieto di installazione degli impianti in questione sul territorio comunale ma una incompatibilità con una specifica destinazione.
Non venendo dunque in rilievo restrizioni generalizzate previste dallo strumento urbanistico alla realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, le norme e i principi giurisprudenziali richiamati sono inconferenti.
Con il secondo motivo i ricorrenti contestano il provvedimento impugnato nella parte in cui afferma che la precedente denuncia di inizio attività, presentata il 19 gennaio 2011, si sarebbe perfezionata solo decorsi trenta giorni dal rilascio del nulla osta paesaggistico, ex articolo 42, comma 13, legge regionale Lombardia, n. 12/2005.
A loro avviso, la Dia riguarderebbe solo opere interne alla preesistente struttura edilizia.
La censura è infondata trovando smentita nella relazione tecnica allegata alla Dia in cui vengono indicati elementi tecnologici visibili esternamente, quali, un camino per lo scarico dei fumi, un dissipatore di calore dell'acqua di raffreddamento del motore e una torre evaporativa di raffreddamento.
Né in capo alla P.a. gravava un onere di contestazione della mancanza dell'autorizzazione paesaggistica, stante il mancato perfezionarsi della Dia in mancanza di tale atto, ai sensi dell'articolo 42, comma 13, legge regionale Lombardia, n. 12/2005.
Con il secondo, il terzo ed il quinto motivo di ricorso — che possono essere trattati congiuntamente perché strettamente connessi sul piano logico e giuridico — viene contestato che il provvedimento di annullamento non inciderebbe sui precedenti titoli abilitativi presentati ma solo sulla Dia dell'11 giugno 2012, la quale costituirebbe un mero aggiornamento progettuale: essa avrebbe ad oggetto unicamente una modifica relativa ai camini, prevedendo la realizzazione di un solo camino — in luogo dei tre precedentemente previsti — sistemato in posizione arretrata rispetto alla linea di demarcazione del vincolo paesaggistico.
I ricorrenti hanno presentato ben quattro denunce di inizio attività aventi tutte ad oggetto la realizzazione del medesimo intervento, con alcune modifiche progettuali.
Era, quindi, loro onere, in forza del principio di autoresponsabilità del denunciante, chiarire il rapporto tra tali atti, se cioè i successivi avessero ad oggetto una mera variante o importassero rinuncia ai precedenti titoli abilitativi, senza che possa pretendersi che fosse l'amministrazione comunale a dover verificare la sussistenza di eventuali differenze progettuali e ad inferire da ciò una volontà dei privati.
Ai sensi dell'articolo 23, Dpr n. 380/2001, la denuncia di inizio attività deve, difatti, contenere una "dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato e dagli opportuni elaborati progettuali": essa deve cioè indicare chiaramente il proprio oggetto e cioè quale sia l'intervento edilizio cui il denunciante vuole dare avvio.
Pertanto, in mancanza di una espressa indicazione del denunciante circa la natura di mera variante rispetto ad un precedente titolo edilizio, con precisa individuazione nella relazione e nelle tavole progettuali della parte di opere modificata, la presentazione di una Dia che ha ad oggetto (con qualche modifica progettuale) la realizzazione delle medesime opere già previste da una precedente denuncia di inizio attività, non può che importare una rinuncia per fatti concludenti al precedente titolo abilitativo.
Nel caso di specie, come correttamente affermato nel provvedimento impugnato, la Dia dell'11 giugno 2012 non può qualificarsi quale mera variante delle precedenti Dia; ciò in quanto nella relazione tecnica allegata l'oggetto del titolo edilizio è indicato nella “realizzazione dell'impianto di cogenerazione” e non nella sola modifica delle canne fumarie.
La Dia del 19 gennaio 2011 è stata quindi rinunciata con la presentazione delle successive Dia: di ciò si trae conferma anche dalla circostanza che alla prima Dia non abbia fatto seguito la comunicazione di inizio lavori.
I ricorrenti non possono quindi invocare, ora, la validità della Dia del gennaio 2011, né l'amministrazione era tenuta ad intervenire in autotutela anche su di essa.
Irrilevante è, poi, la questione attinente la presentazione o meno di una Dia in data 26 settembre 2011, in quanto si tratta di un aspetto che non incide sulla motivazione addotta dalla P.a. a fondamento dell'esercizio del potere di autotutela.
Né può poi ritenersi che il provvedimento abbia ad oggetto una Dia inefficace, non avendo i ricorrenti fornito prova di avere presentato al Comune un atto di rinuncia al titolo abilitativo.
Per quanto affermato circa la rinuncia alla Dia del 19 gennaio 2011, per effetto del comportamento dei ricorrenti, non assume rilievo alcuno valutare la sussistenza o meno di un contrasto della stessa Dia con le previsioni del Pgt.
In ogni caso, quanto opposto dal Comune è corretto, stante il perfezionarsi di tale Dia solo dopo il decorso del termine di trenta giorni dal rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, ai sensi dell'articolo 43, comma 13, legge regionale Lombardia, n. 12/2005.
La destinazione produttiva dell'impianto in questione non può, poi, ritenersi priva di carattere innovativo e meramente conservativa dell'originaria destinazione commerciale dell'immobile. La modifica della destinazione d'uso dell'immobile, da commerciale a produttiva è, infatti, rilevante, comportando un passaggio tra due categorie funzionalmente autonome dal punto di vista urbanistico: essa necessitava, pertanto, di un titolo edilizio che avrebbe potuto essere rilasciato solo sul presupposto della conformità con il nuovo strumento urbanistico.
Inoltre, quanto affermato dai ricorrenti circa la non necessità di un titolo edilizio diverso da quello conservativo dell'originaria destinazione dell'immobile interessato, trova smentita nella circostanza che essi stessi hanno ritenuto necessario munirsi di un titolo abilitativo.
Né può ritenersi sussistente un affidamento dei ricorrenti nella legittimità del titolo edilizio, per avere il Sindaco rilasciato il parere favorevole in relazione alla domanda di autorizzazione alle emissioni in atmosfera prevista dall'articolo 269 del Tu dell'ambiente: la mancata asseverazione, da parte del progettista, della conformità dell'intervento edilizio agli strumenti urbanistici palesa, invero, la consapevolezza della illegittimità della Dia.
È parimenti esente da vizi la motivazione circa l'interesse pubblico all'annullamento del titolo edilizio contenuta nel provvedimento impugnato: la volontà dei ricorrenti di intraprendere un'attività edilizia non conforme allo strumento urbanistico, esclude, invero, ad avviso del Collegio, la necessità di una ponderazione tra un interesse pubblico attuale e concreto e l'interesse privato.
La carenza del presupposto essenziale, richiesto dall'articolo 23, Dpr n. 380/2001, della asseverazione del progettista della conformità dell'intervento edilizio allo strumento urbanistico porta finanche a ritenere che il titolo edilizio non si sia neppure perfezionato (Tar Sezione I Roma , Lazio, 2 dicembre 2010, n. 35023).
Per quanto affermato circa la rinuncia della Dia del gennaio 2011, i ricorrenti non possono, infine, invocare il lasso di tempo intercorso tra tale atto ed il provvedimento di autotutela.
Per le ragioni esposte il ricorso è dunque infondato.
Condanna i ricorrenti al pagamento, a favore del Comune di Gordona, delle spese di giudizio, che liquida in euro 2.000,00 (duemila/00), oltre oneri di legge.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 21 novembre 2013 con l'intervento dei Magistrati:
Depositata in segreteria il 19 febbraio 2014.

References: Sentenza 

Sentenza 

Sentenza 

Sentenza 
 provvedimento n. 
 articolo 42