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Timestamp: 2019-08-17 21:02:22+00:00

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Cambio appalto e rapporti di lavoro nella “Legge Europea 2015-2016”. – Soluzioni Lavoro.it
Cambio appalto e rapporti di lavoro nella “Legge Europea 2015-2016”.
L’art. 30 della L. 7 luglio 2016, n. 122, recante «Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea», in vigore dal 23 luglio scorso, ha riformato il comma 3 dell’art. 29 del D.Lgs. 10 settembre2003, n. 276 (c.d. «Decreto Biagi»). La nuova norma ha introdotto delle novità in materia di c.d. «cambio appalto», quando cioè si verifica la successione di un imprenditore ad un altro nella gestione, con propria organizzazione, di uno specifico servizio in affidamento.
Per comprendere le modifiche apportate alla disciplina dei rapporti di lavoro in caso di cambio appalto, è opportuno analizzare brevemente i tratti salienti della normativa in vigore prima dell’intervento della L. n. 122/2016.
Secondo il testo dell’art. 29, co. 3 del D.Lgs n. 276/2003 in vigore fino al 22 luglio scorso «l’acquisizione del personale già impiegato nell’appalto a seguito di subentro di un nuovo appaltatore, in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto d’appalto, non costituisce trasferimento d’azienda o parte d’azienda».
Peraltro, alcuni contratti collettivi (si v., ad esempio, quelli per le imprese di pulizia, per le imprese di igiene ambientale e smaltimento rifiuti, e per i gestori di mense aziendali) hanno previsto speciali procedure di informazione e consultazione sindacale, nonché l’obbligo dell’impresa subentrante di assumere, alle stesse condizioni, i lavoratori già addetti all’appalto da parte dell’impresa uscente. Si tratta comunque di obblighi a contrarre, la cui esecuzione dà origine ad un nuovo rapporto di lavoro distinto dal precedente, con conseguente differenza rispetto alla disciplina legale del trasferimento d’azienda ed esclusione di qualsiasi responsabilità del nuovo appaltatore per i crediti del lavoratore nei confronti del vecchio appaltatore.
In realtà, sulla spinta della giurisprudenza della Corte Europea di Giustizia, la Corte di Cassazione aveva già individuato alcune ipotesi in cui, nonostante il cambio appalto ed il comma 3 dell’art. 29, risultava configurabile un trasferimento d’azienda: e cioè quando, oltre all’assunzione da parte del nuovo appaltatore dei dipendenti già addetti all’appalto, si verificava anche il passaggio di beni di non trascurabile entità, tali da concretizzare il passaggio di una vera e propria organizzazione economica (così, Cass. 16 maggio 2013, n. 11918; Cass. 15 ottobre 2010, n. 21278; Cass. 8 ottobre 2007, n. 21023; Cass. 13 gennaio 2005, n. 493; Cass. 18 marzo 1996, n. 2254). In questi casi, infatti, il subentrante non si limita a rimpiazzare l’appaltatore uscente nella gestione e cura di un servizio, bensì acquisisce i mezzi e gli strumenti essenziali per l’esercizio della specifica impresa di cui era titolare l’imprenditore precedente: un vero e proprio trasferimento d’azienda, dunque, e non un semplice cambio appalto, con la conseguente applicazione delle garanzie legali previste dall’art. 2112 cod. civ.
3. Il contenuto delle modifiche del 2016.
Le modifiche del 2016, come anticipato, hanno introdotto nel testo dell’art. 29 del D.Lgs n. 276/2003 due elementi innovativi: è infatti escluso il trasferimento d’azienda quando l’imprenditore subentrante sia «dotato di propria struttura organizzativa e operativa» e «siano presenti elementi di discontinuità che determinano una specifica identità di impresa». Secondo il dettato del nuovo comma 3 dell’art. 29, dunque, la successione nell’appalto integra trasferimento d’azienda ogniqualvolta ci sia sostanziale continuità tra la struttura organizzativa ed operativa dell’appaltatore subentrante e quella dell’appaltatore uscente e cioè quando vi sia identità d’impresa tra l’attività del primo e quella del secondo, con mera mutazione della titolarità della stessa.
Tag: art. 29 cambio appalto d.lgs. n. 276/2003. Legge Europea 2015-2016 rapporto di lavoro trasferimento d'azienda
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 art. 29