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Timestamp: 2017-11-18 02:35:32+00:00

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La biografia di Luciano Moggi
Luciano Moggi (Monticiano, 10 luglio 1937) è un ex dirigente sportivo e manager calcistico italiano. Personaggio controverso e discusso del calcio italiano, è stato dirigente di Roma, Lazio, Torino, Napoli e Juventus. Soprannominato Lucianone , attualmente collabora con il quotidiano Libero e per il sito web del settimanaleTempi, è opinionista per la trasmissione Diretta Stadio in onda sull'emittente 7 Gold, nonché di trasmissioni calcistiche su Sportitalia.
Nel maggio 2006 è stato coinvolto nello scandalo sportivo noto come Calciopoli; il relativo processo penale è in corso a Napoli e arrivato alla sentenza di primo grado l'8 novembre 2011. L'altro processo penale a carico di Moggi, quello relativo alla questione Gea, è giunto al secondo grado di giudizio con la condanna a un anno di reclusione per violenza privata e l'assoluzione per quanto riguarda l'accusa di associazione a delinquere . Nell'ambito della giustizia sportiva è stato squalificato dalla FIGC per cinque anni (a partire da luglio 2006) ed è in corso il processo per decidere sull'eventuale radiazione. Nell'ambito della giustizia penale, invece, l'8 novembre 2011 è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Napoli a 5 anni e 4 mesi di reclusione (oltre al Daspo di 5 anni e all'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici), per promozione della associazione a delinquere .
Nato da una famiglia di ceto modesto, fin da piccolo è innamorato del calcio. La passione gliela trasmette Graziano Galletti, un panettiere di Grosseto che ogni domenica si porta Luciano in giro per gli stadi toscani e successivamente sarà suo collaboratore. Prova anche a giocare, militando per quaranta giorni nell'Akragas nella stagione 1963-1964.
Una volta terminate le scuole medie inizia a lavorare. Trova un posto alle Ferrovie dello Stato e si stabilizza in breve tempo a Civitavecchia. Nel frattempo continua a coltivare la sua passione, giocando da stopper in squadre di categorie inferiori.
La carriera di Moggi inizia alla fine degli anni sessanta. Insoddisfatto del suo lavoro e stanco di giocare a calcio senza introiti, Moggi intravede un futuro come talent scout: scoprire le giovani promesse del calcio minore.
Sia a Monticiano, che a Civitavecchia è conosciuto da sempre come grande tifoso della Juventus.
GLI INIZI DA CONSULENTE ALLA JUVE E ALLA ROMA
Organizza una ragnatela di collaboratori alla continua ricerca di giovani talenti nei campi di periferia. Poi è lui che li segnala e li sistema quando è il momento opportuno. Tra i suoi colpi ci sono il sedicenne Paolo Rossi nel 1972, Claudio Gentile nel 1973 e Gaetano Scirea nel 1974. Per quest'ultimo si fa convincere da Galletti che vede in lui un sostituto di Sandro Salvadore.
Pochi anni dopo Allodi lascia la società e Moggi assume un ruolo più importante. Non si limita a lavorare per la Juventus, ma allaccia contatti anche con le altre squadre e muove trattative. Finché è costretto, causa la rottura con il presidente Giampiero Boniperti che non gli consente neppure l'accesso in sede, a cambiare società.
La sua prossima tappa è alla Roma del nuovo presidente Gaetano Anzalone. Grazie all'aiuto di qualche giornalista, è proprio lui a farsi avanti e a conoscere Anzalone che decide per il suo impiego di consulente di mercato. Nel periodo romanista è autore dell'acquisto di Roberto Pruzzo, “soffiato” proprio alla Juventus del suo vecchio padrone Boniperti. Le sue quotazioni salgono sempre di più.
Il suo allontanamento avviene pochi giorni dopo che Dino Viola (succeduto ad Anzalone, come nuovo presidente della Roma) viene a conoscenza del fatto che “Lucianone”, alla vigilia della partita con l'Ascoli, è stato a cena con l'arbitro dell'incontro Pieri. È il 25 novembre 1979 e si gioca la decima giornata di campionato. La Roma vince la partita 1-0 ed il presidente ascolano Costantino Rozzi si infuria per un arbitraggio, secondo lui, filo-romanista. Negli spogliatoi incontra il presidente giallorosso, al quale non risparmia critiche nei confronti di Moggi, colto in flagrante - dal segretario bianconero Armillei, dal consigliere Sabatini e dall'avvocato della società Girardi - al ristorante in compagnia dell'arbitro e dei due guardalinee. È questa la goccia che fa traboccare il vaso e Viola decide di liberarsene.
LA PARENTESI NELLA LAZIO
Nel 1980, dopo lo scandalo del calcio scommesse viene assunto col ruolo di direttore sportivo dalla Lazio per gestire il difficile periodo successivo al coinvolgimento nell'inchiesta. La fallita promozione della squadra biancoceleste, che a seguito dello scandalo era stata retrocessa in Serie B, ed una gestione societaria disastrosa, lo costringono a "cambiare aria" dopo due anni di lavoro sulla sponda biancoceleste del Tevere.
DIRIGENTE A TORINO E A NAPOLI
Nel 1982 si trasferisce al Torino del presidente Sergio Rossi e dell'amministratore delegato Luciano Nizzola. Al Torino rimane per cinque anni, subendo anche la contestazione dei tifosi forse a causa dei disastrosi colpi di mercato portati a termine (come l'argentino Patricio Hernández) o saltati (lo jugoslavo Safet Sušić ed il catanzarese Carlo Borghi).
Dal Torino passa al Napoli, di Ferlaino e Maradona, subito dopo la vittoria del primo scudetto della squadra partenopea, nel 1987, succedendo ad Italo Allodi. Insieme a Moggi arrivano anche Francini e Careca, mentre si dimette Pierpaolo Marino dall'incarico di Direttore sportivo spiegando che dopo la vittoria di uno scudetto tanto atteso era giusto ricercare nuovi stimoli altrove. A Napoli ottiene alcune vittorie importanti: la Coppa UEFA nel 1989, lo Scudetto e la Supercoppa Italiana nel 1990 Nel 1991 torna al Torino del presidente Gian Mauro Borsano. Moggi viene inquisito insieme al suo collaboratore Luigi Pavarese per illecito sportivo e favoreggiamento della prostituzione per le “squillo” fornite agli arbitri in occasione delle partite di Coppa UEFA della squadra granata . Lo stesso Borsano e il contabile Giovanni Matta testimoniano il fatto, specificando che era Moggi ad occuparsi personalmente dell'ospitalità nei confronti degli arbitri e di procurare loro le prostitute per le partite casalinghe. La sentenza è però di proscioglimento anche perché Pavarese si è assunto tutte le responsabilità. Anche dal lato sportivo, la frode non sussiste in quanto la frode sportiva non si applica alle gare UEFA, che chiude velocemente le proprie indagini. Il Torino vinse Coppa Italia nel 1993.
GLI ANNI DELLA TRIADE
Lasciato il Torino, Moggi torna alla Roma di Franco Sensi. Nel 1994 dalla capitale Luciano Moggi passa alla Juventus dell'amministratore delegato Antonio Giraudo e dove verrà definito dall'avvocato Gianni Agnelli «lo stalliere del re, che deve conoscere tutti i ladri di cavalli». Qui rimane fino al maggio 2006 quando viene collegato ad un'inchiesta giudiziaria in ambito sportivo, detta Calciopoli. I dodici anni bianconeri sono quelli più vincenti della sua intera carriera dirigenziale, e lo pongono tra i dirigenti calcistici più importanti a livello nazionale ed internazionale; in questi 12 anni la Juventus vince 7 scudetti (di cui 2 revocati), 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe italiane, 1 Champions League, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa UEFA ed 1 Coppa Intertoto. Inoltre, la squadra bianconera raggiunge altre due finali di Coppa Italia, tre di Champions League, e una di Coppa UEFA.
Sotto la sua gestione, sono stati acquistati molti calciatori, alcuni semisconosciuti divenuti poi di grande livello, quali Ciro Ferrara, Didier Deschamps, Zinedine Zidane, Christian Vieri, Edgar Davids, Filippo Inzaghi, Thierry Henry, Edwin van der Sar, Gianluca Zambrotta, Gianluigi Buffon, Lilian Thuram, Pavel Nedvěd, Mauro Germán Camoranesi, David Trezeguet, Fabio Cannavaro, Emerson, Zlatan Ibrahimović, Patrick Vieira, Adrian Mutu, Giorgio Chiellini, tutti con abili mosse di mercato molto vantaggiose per la squadra bianconera, oltre a tre allenatori divenuti poi di fama mondiale, quali Marcello Lippi (campione del mondo poi con la Nazionale italiana di calcio nel 2006), Carlo Ancelotti e Fabio Capello. Questa gestione verrà ricordata con il termine "triade", il gruppo dirigenziale juventino che oltre al Direttore generale Moggi comprendeva l'Amministratore Delegato Antonio Giraudo e, seppur in maniera minore, il Vicepresidente Roberto Bettega.
Il 4 maggio 2006 furono pubblicate su alcuni giornali alcune intercettazioni telefoniche di un'inchiesta archiviata dal tribunale di Torino (i cui faldoni erano stati trasmessi all'allora presidente della FIGC Franco Carraro) in cui alcuni dirigenti si informavano con il designatore arbitrale Pierluigi Pairetto, delegato arbitrale UEFA, sui nomi di alcuni direttori di gara che dovevano essere sorteggiati per dirigere le partite della successiva Coppa dei Campioni. Da qui, l'uscita a cadenza giornaliera sui quotidiani di ulteriori intercettazioni provenienti da un'inchiesta ancora in corso della Procura di Napoli (Indagine Offside) aperta nel 2004 per indagare su un giro di scommesse clandestine.
Scoppiò quindi uno scandalo mediatico che portò l'11 maggio alle dimissioni di Moggi e degli altri due dirigenti Antonio Giraudo e Roberto Bettega, in un'inchiesta che teorizzava il reato di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Inoltre, stando alle accuse, Moggi intratteneva singolari rapporti con alcuni soggetti (tra cui Fabio Baldas, ex arbitro e all'epoca moviolista de Il processo di Biscardi, trasmissione che andava in onda su LA7) che gravitavano attorno al giornalismo sportivo italiano, grazie alla condiscendenza dei quali poteva esercitare pressioni atte a mettere in buona o cattiva luce l'operato di arbitri e società a seconda delle convenienze del caso. A luglio, la Corte Federale della FIGC conferma la squalifica di Moggi per cinque anni con proposta di radiazione.
Il 28 marzo 2010 la FIGC dichiara che Moggi, viste le vicende dello scandalo, è soggetto a radiazione. . Poco dopo Moggi comunica che al momento nessuna comunicazione in tal senso gli è stata rinvenuta. .
Dopo qualche problema all'interno della FIGC per determinare quale fosse l'organo competente per la radiazione, questo è stato determinato nella Commissione disciplinare nazionale. La Commissione ha emanato la sentenza di primo grado il 15 giugno 2011 condannando Moggi, Giraudo e Mazzini alla "sanzione della preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC", ovvero alla radiazione . Il 9 luglio 2011 la Corte Federale si è espressa confermando la sentenza in primo grado . Il 4 Aprile 2012 sarà confermata la sentenza anche dall'Alta Corte del Coni (terzo e ultimo grado della giustizia sportiva).
È stato accusato di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minacce e violenza privata nell'ambito dell'inchiesta sulla Gea World. Secondo i pm romani Palaia e Palamara, Luciano e Alessandro Moggi, nonché Franco Zavaglia, sarebbero stati i promotori del sistema di potere che avrebbe portato la Gea ad esercitare una funzione dominante nel mondo del calcio. Nel capo di imputazione si afferma che i tre avrebbero creato la Gea per "acquisire il maggior numero di procure sportive, tramite esse, ottenere un potere contrattuale in grado di incidere in maniera determinante sul mercato calcistico, per condizionare la gestione dei calciatori e, di riflesso, quella di svariate squadre del campionato di calcio". Il 3 ottobre 2008 è stato rinviato a giudizio insieme ad altri ventiquattro imputati nell'inchiesta. Al relativo processo, l'11 novembre 2008 il PM ha chiesto una condanna a 6 anni per Moggi per associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minaccia e violenza privata, senza le attenuanti del caso per il pessimo comportamento tenuto in aula. 5 anni di condanna sono stati richiesti per suo figlio.
L'8 gennaio 2009 la X sezione del tribunale di Roma ha condannato Luciano Moggi a 1 anno e 6 mesi di reclusione per violenza privata nei confronti dei calciatori Manuele Blasi, indotto ad abbandonare il procuratore Stefano Antonelli per passare alla Gea, e Nicola Amoruso, anch'egli per fatti relativi alla sua procura. Con Luciano Moggi è stato condannato anche il figlio Alessandro. Ha invece assolto Luciano Moggi, Alessandro Moggi e tutti gli altri componenti della Gea dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza, non accogliendo la richiesta di condanna a 4 anni e 8 mesi del procuratore generale Alberto Cozzella.
La sentenza del processo d'appello del il 25 marzo 2011 ha ridotto la condanna a un anno di reclusione a causa della prescrizione dei fatti inerenti a Nicola Amoruso, ha inoltre condannato Moggi al risarcimento del danno nei confronti del procuratore Stefano Antonelli e della Figc e ha confermato l'assoluzione per associazione a delinquere. L'avvocato di Moggi ha annunciato il ricorso in Cassazione. La pena di un anno non verrà comunque scontata in quanto coperta dall'indulto del 2006. .
Il processo a Napoli
Il 20 gennaio 2009 è iniziato a Napoli il processo di Calciopoli che vede Moggi come imputato. Una svolta nel processo in corso ha avuto luogo con la scoperta, da parte dei legali di Moggi, e la successiva acquisizione, di nuove intercettazioni mai ascoltate né precedentemente trascritte. Esse dimostrerebbero infatti l'esistenza di contatti diretti di altri dirigenti mai indagati con arbitri e designatori, facendo venir meno l'ipotesi accusatoria di unicità di rapporti tra Bergamo e Pairetto e gli imputati.
L'8 novembre 2011 è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Napoli a 5 anni e 4 mesi di reclusione (oltre al Daspo di 5 anni e all'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici), per promozione della associazione a delinquere .
Nell'aprile 2007, gli atti relativi all'ipotesi di sequestro di persona di Luciano Moggi ai danni dell'arbitro Gianluca Paparesta furono trasmessi per competenza alla Procura di Reggio Calabria. Dopo aver svolto le indagini, la procura archiviò il caso perché "il fatto non sussiste". .
Il 21 gennaio 2009, il GUP di Milano ha assolto Luciano Moggi dall'accusa di diffamazione nei confronti dell'Inter. Moggi era accusato di aver diffamato la società nerazzurra, in quanto aveva dichiarato che la società nerazzurra si era salvata patteggiando il caso del passaporto falso di Recoba, senza conseguenze rilevanti, a differenza di quanto accaduto alla Juventus nel caso Calciopoli. Gabriele Oriali, all'epoca dirigente dell'Inter, aveva effettivamente patteggiato una pena di 6 mesi di reclusione per ricettazione e concorso in falso. Il GUP di Milano ha ritenuto che le parole di Moggi fossero solo "espressione del diritto di critica, al massimo imprecise, ma non penalmente rilevanti".
Il 14 maggio 2009 il Giudice di Pace di Lecce ha assolto Luciano Moggi e l'arbitro Massimo De Santis accusati di frode sportiva, in concorso per aver alterato l'andamento delle gare Lecce-Juventus e Lecce-Fiorentina del campionato 2004-2005, come sancito dalle sentenze sportive. In particolare il giudice ha stabilito che: «non è stato in alcun modo prova­to il fatto descritto», «il Giudicante non ri­tiene inoltre pienamente util­izzabili le sentenze rese da­gli organi di giustizia sporti­va essendo quest'ultimo giu­dizio strutturalmente diver­so rispetto al giudizio ordina­rio. Né si ritiene che le intercettazioni telefo­niche richiamate nel corso del giudizio possano avere valenza pro­batoria, non essendo utilizzabili in un procedimento di­verso da quello nel quale es­se sono disposte» .
Il 24 novembre 2009 a Torino Moggi, insieme a Giraudo, Bettega ed alla società Juventus, è stato assolto "perché il fatto non sussiste" dalle accuse riguardanti la gestione dei conti della società bianconera durante il periodo dellatriade. I PM avevano chiesto tre anni di reclusione per l'ex DG . Inoltre l'11 novembre 2010 la Juventus Football Club ha ritirato la querela contro Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Roberto Bettega, presentata nell'ambito dello stesso processo per i bilanci della vecchia gestione finanziaria della società. .
Il 14 settembre 2010 Moggi, insieme a Giraudo, Bettega, Blanc e Giovanni Cobolli Gigli, è stato prosciolto dall'accusa di violazioni fiscali sui bilanci del club bianconero dal 2005 al 2008. Il giudice torinese Eleonora Montserrat Pappalettere ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla stessa Procura della Repubblica e chiuso il caso aperto da un accertamento della Guardia di Finanza.
L'11 novembre 2011 il Giudice monocratico di Roma condanna Moggi a 4 mesi di reclusione e al pagamento di un risarcimento danni di 7 000 euro a Franco Baldini, vittima di minacce durante un processo in cui doveva testimoniare, quindi nelle vesti di pubblico ufficiale .

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