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Timestamp: 2019-10-16 06:02:28+00:00

Document:
Nella causa C‑700/17,
Wolf‑Henning Peters,
– per la Commissione europea, da B.‑R. Killmann e J. Jokubauskaitė, in qualità di agenti,
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra il Finanzamt Kyritz (ufficio delle imposte di Kyritz, Germania; in prosieguo: l’«ufficio delle imposte») e il sig. Wolf‑Henning Peters, in merito al rifiuto di esentare dall’imposta sul valore aggiunto (IVA) le prestazioni mediche effettuate da quest’ultimo in qualità di medico specialista in chimica clinica e in diagnostica di laboratorio.
14) a) le prestazioni mediche effettuate nell’esercizio della medicina umana quale medico, dentista, naturopata, fisioterapista, ostetrica o di altra simile attività di cura. (…)
e si tratta di prestazioni alle quali, per loro natura, si applicano rispettivamente l’autorizzazione, il contratto o le regole di cui al Sozialgesetzbuch (…)».
13 Il sig. Peters ha impugnato la succitata decisione dinanzi al Finanzgericht Berlin‑Brandenburg (Tribunale tributario di Berlino‑Brandeburgo, Germania), il quale ha accolto il suo ricorso e modificato gli avvisi di accertamento controversi, ritenendo che l’esenzione di cui all’articolo 4, punto 14, lettera a), prima frase, dell’UStG non richieda l’esistenza di un rapporto di fiducia tra il medico e la persona in cura.
18 Va anzitutto rilevato che l’articolo 13, parte A, paragrafo 1, lettere b) e c), della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme (GU 1977, L 145, pag. 1; in prosieguo: la «sesta direttiva»), e l’articolo 132, paragrafo 1, lettere b) e c), della direttiva 2006/112, la cui formulazione è sostanzialmente identica, devono essere interpretati allo stesso modo e che, quindi, la giurisprudenza della Corte relativa alla prima di tali disposizioni si presta a servire da fondamento per interpretare la seconda (v., in tal senso, sentenza del 10 giugno 2010, Future Health Technologies, C‑86/09, EU:C:2010:334, punto 27).
20 Dalla giurisprudenza della Corte risulta che le nozioni di «cure mediche», di cui all’articolo 132, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2006/112, e di «prestazioni mediche», ai sensi dell’articolo 132, paragrafo 1, lettera c), della stessa, riguardano entrambe prestazioni che hanno lo scopo di diagnosticare, di curare e, nella misura del possibile, di guarire malattie o problemi di salute (sentenza del 2 luglio 2015, De Fruytier, C‑334/14, EU:C:2015:437, punto 20 e giurisprudenza ivi citata).
21 È altresì opportuno rilevare che il criterio in base al quale va delimitato l’ambito di applicazione delle due fattispecie di esenzione previste dalle suddette disposizioni non è tanto la natura della prestazione, quanto, piuttosto, il luogo della sua erogazione. Infatti, l’articolo 132, paragrafo 1, lettera b), della direttiva in questione riguarda prestazioni compiute in ambito ospedaliero, mentre l’articolo 132, paragrafo 1, lettera c), della medesima direttiva riguarda prestazioni fornite al di fuori di un tale ambito, tanto nello studio privato del prestatore quanto nel domicilio del paziente o altrove (v., in tal senso, sentenze dell’8 giugno 2006, L.u.P., C‑106/05, EU:C:2006:380, punto 22, e del 2 luglio 2015, De Fruytier, C‑334/14, EU:C:2015:437, punto 19).
23 Per quanto riguarda l’applicazione dell’articolo 132, paragrafo 1, lettera b), della direttiva in parola a simili prestazioni, la Corte ha già dichiarato che un laboratorio o un ente individualizzato che compie una funzione analoga possono costituire un istituto «della stessa natura» degli «istituti ospedalieri» e dei «centri medici e diagnostici», ai sensi dell’articolo 132, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2006/112 (v., in tal senso, sentenza del 2 luglio 2015, De Fruytier, C‑334/14, EU:C:2015:437, punto 35 e giurisprudenza ivi citata).
24 Ciò posto, al fine di valutare se determinate prestazioni mediche siano esenti dall’IVA a norma dell’articolo 132, paragrafo 1, lettera b), della suddetta direttiva, si deve tener conto di tutti i requisiti previsti da tale disposizione nonché da altre disposizioni pertinenti del titolo IX, capi 1 e 2, della stessa direttiva (v., in tal senso, sentenza del 21 marzo 2013, PFC Clinic, C‑91/12, EU:C:2013:198, punto 37 e giurisprudenza ivi citata).
29 La Corte ha peraltro precisato, nel caso di analisi mediche prescritte da medici generici, che il principio di neutralità fiscale non sarebbe rispettato qualora simili prestazioni fossero soggette a un regime IVA diverso a seconda del luogo in cui sono effettuate laddove la loro qualità è equivalente tenuto conto della formazione dei soggetti che le erogano (v., in tal senso, sentenza dell’8 giugno 2006, L.u.P., C‑106/05, EU:C:2006:380, punto 32).
32 Occorre rilevare, a tale riguardo, che da un’interpretazione letterale dell’articolo 132, paragrafo 1, lettera c), della direttiva in parola deriva che una prestazione deve essere esentata se soddisfa due condizioni, vale a dire, da un lato, se costituisce una prestazione medica e, dall’altro, se è effettuata nell’esercizio delle professioni mediche e paramediche quali definite dallo Stato membro interessato (v., in tal senso, sentenze del 10 settembre 2002, Kügler, C‑141/00, EU:C:2002:473, punto 27, e del 27 aprile 2006, Solleveld e van den Hout‑van Eijnsbergen, C‑443/04 e C‑444/04, EU:C:2006:257, punto 23).
34 L’aggiunta di una simile condizione non si giustifica, del resto, alla luce dell’obiettivo perseguito dalla medesima disposizione di ridurre il costo delle cure sanitarie e di rendere tali cure più accessibili ai singoli (v., in tal senso, sentenza del 13 marzo 2014, Klinikum Dortmund, C‑366/12, EU:C:2014:143, punto 28 e giurisprudenza ivi citata), nella misura in cui dette cure presentano un livello di qualità sufficiente (v., in tal senso, sentenza del 27 aprile 2006, Solleveld e van den Hout-van Eijnsbergen, C‑443/04 e C‑444/04, EU:C:2006:257, punto 37), senza che l’esistenza di un rapporto di fiducia tra il paziente e il prestatore di assistenza sanitaria rivesta, al riguardo, un carattere decisivo.
35 È vero che la Corte ha dichiarato che, contrariamente all’articolo 13, parte A, paragrafo 1, lettera b), della sesta direttiva, l’esenzione prevista all’articolo 13, parte A, paragrafo 1, lettera c), della medesima si applica a prestazioni effettuate al di fuori degli istituti ospedalieri e nell’ambito di un rapporto di fiducia tra il paziente e il prestatore di assistenza sanitaria, rapporto che normalmente si svolge nello studio privato del prestatore stesso (v., in tal senso, sentenze del 23 febbraio 1988, Commissione/Regno Unito, 353/85, EU:C:1988:82, punto 33, e del 10 settembre 2002, Kügler, C‑141/00, EU:C:2002:473, punto 35).
39 Analogamente, l’esistenza di un rapporto di fiducia tra il paziente e il prestatore di assistenza sanitaria è stata evocata dalla Corte al punto 35 della sentenza del 10 settembre 2002, Kügler (C‑141/00, EU:C:2002:473), al fine di sottolineare la contrapposizione tra le due fattispecie di esenzione previste all’articolo 13, parte A, paragrafo 1, lettere b) e c), della sesta direttiva quanto al luogo in cui le prestazioni devono essere fornite, illustrando il contesto nel quale le prestazioni di cui all’articolo 13, parte A, paragrafo 1, lettera c), della stessa direttiva sono generalmente fornite.

References: sentenza 
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