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Timestamp: 2016-10-25 05:11:42+00:00

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2P.313/2005 (14.05.2007)
Il 3 settembre 2004 il citato Ufficio ha respinto la richiesta. A sostegno del proprio rifiuto ha rilevato che, nell'ambito delle misure di contenimento delle spese concernenti il preventivo 2005, il Consiglio di Stato aveva modificato il 31 agosto 2004, con effetto dal 1� settembre successivo, il Regolamento dell'8 marzo 1995 sulle borse di studio (di seguito: Rbst), introducendo un limite di et�, 40 anni, oltre il quale l'assegno non veniva pi� concesso. In altre parole, il richiedente che iniziava una formazione dopo aver compiuto i 40 anni oppure li compiva nel corso dell'anno civile di inizio della formazione poteva beneficiare unicamente di un prestito di studio.
Il reclamo esperito contro detta decisione � stato respinto il 24 febbraio 2005.
Adito da A.________ il 28 febbraio successivo, il Consiglio di Stato ne ha respinto il gravame in data 4 ottobre 2005. Richiamati gli art. 19 a 22 della legge della scuola del 1� febbraio 1990 (Lsc) relativi agli assegni e ai prestiti di studio, esso ha rammentato che gli incombeva emanare il regolamento disciplinante le disposizioni di applicazione, ci� che gli conferiva la facolt� sia di stabilire la forma dell'aiuto sia d'instaurare un limite d'et�. Al riguardo ha precisato che se, nel passato, erano stati abrogati i limiti di et� esistenti per la concessione di assegni di studio, ci� non voleva ancora dire che non potevano essere reintrodotte norme che contemplassero dei limiti diversi per estensione da quelli abrogati. Ha poi aggiunto che la legge non doveva assicurare a tutti indistintamente la possibilit� di ottenere un assegno di studio e che, quindi, la forma dell'aiuto poteva essere definita anche a dipendenza dell'et� del richiedente. In proposito ha aggiunto che confrontato all'impellente necessit� di contenere le spese e all'altrettanta necessit� di evitare disagi supplementari ai giovani in formazione, aveva preferito limitare l'accesso agli assegni ai richiedenti che avrebbero gi� dovuto o potuto conseguire un'adeguata formazione professionale.
Pronunciandosi sul merito della controversia, il Consiglio di Stato ha considerato che il nuovo articolo 1b Rbst, che introduceva un limite di et� di 40 anni per l'ottenimento di un assegno di studio, non creava evidenti disparit� di trattamento, segnatamente tra uomo e donna. Inoltre non era stato provato o dimostrato che il medesimo colpiva in modo discriminatorio le fasce meno abbienti o quelle pi� bisognose di aiuto. Non si poteva pertanto considerare che tale norma violava l'art. 8 Cost., ancora meno l'art. 9 Cost. Ha poi rilevato che neanche il principio della buona fede era stato leso. Da un lato poich� quest'ultimo non proibiva modifiche legislative, salvo se violino diritti acquisiti o comportino un effetto retroattivo inammissibile, ci� che non si verificava nella fattispecie. Dall'altro perch� l'insorgente non poteva, sulla base di semplici informazioni a carattere generale ricevute prima della criticata modifica legale, esigere un trattamento che si scostava dal chiaro testo di legge. Al riguardo il Governo ticinese ha constatato che l'interessata non aveva provato di avere ottenuto delle assicurazioni o delle garanzie circa il diritto di ricevere un assegno da parte dell'Ufficio delle borse di studio, ed ancor meno di aver preso delle disposizioni irrevocabili o difficilmente revocabili in seguito alle informazioni ottenute; inoltre, aveva iniziato la formazione dopo l'entrata in vigore della nuova norma.
Infine, rilevato che la domanda di borsa di studio andava decisa in base al diritto applicabile al momento della decisione definitiva, il Consiglio di Stato ha osservato che l'insorgente aveva gi� superato i quarant'anni di et� quando era entrata in vigore la nuova norma: ella non poteva quindi pretendere ad un assegno di studio. Ha poi aggiunto che il 18 ottobre 2004 aveva ottenuto un prestito di studio.
Il 2 novembre 2005 A.________ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso di diritto pubblico, con cui chiede che sia annullata la decisione governativa e, di conseguenza, quelle di prima e seconda istanza. Adduce, in sostanza, la violazione degli art. 5 cpv. 1 (principio della legalit�), 8 cpv. 2 (parit� di trattamento) e 3 (uguaglianza di fatto tra uomo e donna) nonch� 9 (divieto dell'arbitrio, tutela della buona fede, principio della proporzionalit� e stato di diritto) Cost.
Invitata a determinarsi sulle osservazioni formulate dall'UFU, la ricorrente ha dichiarato di aderire alle conclusioni ivi esposte. Da parte sua il Consiglio di Stato il quale, su richiesta del Tribunale federale, ha prodotto dati statistici sui richiedenti di 40 anni e pi�, ha asserito condividere le osservazioni elaborate, insieme ai menzionati dati statistici, dall'Ufficio delle borse di studio e dei sussidi, che conclude per l'assenza di una discriminazione vietata dall'art. 8 Cost.
1.6 La ricorrente censura la costituzionalit� dell'art. 1b Rbst, su cui � fondata la decisione di rifiutarle un assegno di studio. Nella misura in cui il ricorso � rivolto contro un atto di applicazione concreta del citato disposto cantonale, un suo eventuale accoglimento comporter� unicamente l'annullamento della decisione di applicazione, non della norma medesima (DTF 132 I 153 consid. 3; 131 I 313 consid. 2.2 e rispettivi riferimenti).
La ricorrente lamenta una violazione dei principi della buona fede e della proporzionalit�. Adduce innanzitutto che cambiamenti di legislazione sarebbero legali unicamente con un periodo transitorio adeguato. Nel caso concreto la modifica contestata � stata decisa il 31 agosto 2004 ed � entrata in vigore il 1� settembre successivo, allorch� la relativa pubblicazione � avvenuta solo il 3 settembre 2004; inoltre � stata prevista unicamente una norma transitoria per coloro che l'anno precedente avevano gi� iniziato una formazione, anche se avevano gi� compiuto il quarantesimo anno di et� (cfr. art. 24 cpv. 5 Rbst), nessuna disposizione invece per chi, come lei, aveva predisposto l'inizio della formazione per l'anno scolastico 2004/2005.
Sostiene poi di avere preso delle disposizioni difficilmente revocabili e di averlo fatto in buona fede. Al riguardo rileva di aver disdetto anticipatamente la propria attivit� lavorativa al 60% nonch� di avere anche rinunciato ad un probabile rinnovo del contratto di lavoro, dato che la persona che sostituiva aveva deciso di non riprendere la propria attivit�. Fa poi valere di aver dovuto stipulare un contratto di lavoro con un datore di lavoro che avrebbe funto da azienda di tirocinio, contratto che doveva essere trasmesso alla Divisione della formazione professionale entro il 31 luglio 2004 per la relativa ratifica, che valeva quale iscrizione alla scuola. Orbene, non le sarebbe certo possibile disdire da un giorno all'altro il contratto di tirocinio e in pi� ritrovare un posto di lavoro analogo a quello precedente. Sostiene infine di essersi informata tramite l'opuscolo informativo sulle borse di studio nonch� di avere chiamato l'Ufficio delle borse di studio e dei sussidi, il cui responsabile le avrebbe dato in modo competente ed esaustivo informazioni precise in base alla propria situazione, senza accennare ad una possibile modifica legislativa.
Premesse queste considerazioni, la ricorrente � dell'avviso che nulla giustificherebbe una modifica del regolamento sulle borse di studio cos� repentina e senza alcun termine di adeguamento per l'anno scolastico in corso. In proposito ricorda che, in Ticino, tutte le formazioni iniziano in settembre e che le occorreva avere il posto di tirocinio entro la fine del mese di luglio per presentare il relativo contratto alla Divisione della formazione professionale ed essere ammessa alla formazione. Ella non poteva prevedere n� doveva aspettarsi una simile modifica, dopo avere assunto tutte le informazioni del caso e predisposto tutto quanto necessario per il cambiamento di attivit�. Anche se la domanda di sussidio doveva ancora essere esaminata ed approvata, la ricorrente ritiene che sulla base del precedente regolamento e delle informazioni raccolte, tramite l'opuscolo informativo e chiamando l'ufficio preposto, poteva fare affidamento sul fatto che avrebbe ottenuto l'assegno richiesto.
Riguardo alla pretesa violazione del principio della proporzionalit�, va osservato che la ricorrente si limita a farne menzione, senza tuttavia motivare tale censura. La stessa � quindi inammissibile (cfr. art. 90 OG).
3.2 Il principio della buona fede, sancito dall'art. 9 Cost., tutela innanzitutto la fiducia riposta dal cittadino in un'informazione ricevuta dall'autorit� quando quest'ultima sia intervenuta in una situazione concreta, quando tale autorit� era competente a rilasciare l'informazione o il cittadino poteva ritenerla competente sulla base di fondati motivi, quando affidandosi all'esattezza dell'informazione questi abbia preso delle disposizioni non reversibili senza subire un pregiudizio (DTF 131 II 627 consid. 6.1; 129 II 361 consid. 7.1) e quando non siano intervenuti mutamenti legislativi posteriori al rilascio dell'informazione stessa (DTF 130 I 26 consid. 8.1; 129 I 161 consid. 4.1; 121 II 473 consid. 2c).
3.3 Come gi� esposto, la ricorrente afferma che, oltre ad aver consultato l'opuscolo edito dall'Ufficio delle borse di studio, avrebbe ricevuto precise assicurazioni da parte del responsabile del medesimo riguardo la concessione dell'assegno di studio. In primo luogo, occorre precisare che un opuscolo informativo, distribuito spontaneamente da un'autorit� amministrativa ad una cerchia indeterminata di persone e che contiene informazioni generali (in concreto sugli assegni e prestiti di studio), non � vincolante dal profilo della protezione della buona fede (cfr. DTF 109 V 54 consid. 3b). Va poi osservato che, per quanto riguarda le informazioni fornite dall'autorit�, la ricorrente non ha suffragato le proprie dichiarazioni da alcun elemento probatorio concreto quale, ad esempio, una lettera o una conferma scritta da parte dell'Ufficio delle borse di studio e dei sussidi attestante che le sarebbe stato accordato l'assegno di studio richiesto. Inoltre, nulla negli atti di causa in possesso di questa Corte permette di considerare che i ragguagli ricevuti sono pi� che delle informazioni generali e presentano quel grado di precisione e di concretezza richiesto dalla prassi per essere qualificati come delle assicurazioni o delle garanzie vincolanti. Orbene, per prassi constante, incombe a chi vuole dedurre un diritto da determinati fatti fornirne la prova, la quale deve peraltro permettere di concludere almeno per la verosimiglianza dell'esistenza di quanto addotto, la semplice possibilit� non essendo a tale fine sufficiente (cfr. DTF 125 V 193 consid. 2 e riferimenti ivi citati). Ne deriva che, in mancanza di una prova rigorosa atta a corroborare le allegazioni della ricorrente, � da ritenere carente una delle condizioni cumulativamente esatte dalla prassi per tutelare la buona fede dell'interessata, ossia quella secondo cui l'intervento dell'autorit� deve avvenire in una situazione concreta nei confronti di persone determinate: la censura va quindi respinta.
3.5 A titolo abbondanziale va poi aggiunto che gli atti di causa forniscono informazioni divergenti dalle dichiarazioni della ricorrente sullo svolgere delle pratiche da lei intraprese. Dagli stessi emerge, infatti, che ella si � iscritta alla scuola cantonale per operatori sociali il 23 febbraio 2004 (mentre il Consiglio di Stato nel proprio giudizio ha ritenuto la data dell'8 giugno 2004), allorch� il colloquio telefonico con il responsabile dell'Ufficio delle borse di studio ha avuto luogo nel corso del mese di marzo successivo. Per quanto concerne poi la sua precedente attivit� professionale, a seconda dei documenti forniti dall'interessata stessa, il relativo contratto scadeva rispettivamente il 30 settembre o il 31 dicembre 2004. Infine, il contratto di tirocinio non risulta essere stato firmato il 31 luglio 2004, bens� il 20 settembre successivo ed approvato solo il 14 ottobre 2004. Non va poi tralasciato che la ricorrente appariva decisa ad intraprendere la formazione scelta: quando le � stata rifiutata la borsa di studio, ella non ha cercato un nuovo lavoro ma, al contrario, ha persistito nel proprio intento e ha continuato la formazione, ci� che peraltro ha potuto fare grazie al prestito ottenuto nell'ottobre 2004.
3.6 Come accennato in precedenza, non essendo adempiuta una della condizioni cumulative poste dalla giurisprudenza affinch� la ricorrente possa appellarsi al principio della buona fede, non occorre ancora vagliare se la modifica legislativa contestata sia illegale, poich� carente di un periodo transitorio adeguato.
5.4 La Costituzione ticinese non esclude la delega legislativa (cfr. art. 51, 59 cpv. 1 lett. c e 70 lett. b Cost./TI nonch� gli art. 76 e segg. della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato, del 17 dicembre 2002, Lgc). Rimane quindi da appurare se le relative condizioni siano adempiute. Giusta l'art. 19 della legge della scuola, il Cantone favorisce l'accesso alla formazione scolastica e professionale postobbligatoria, il perfezionamento e la riqualificazione professionali con la concessione di assegni e di prestiti di studio per l'assolvimento di un tirocinio, per la continuazione degli studi nelle scuole pubbliche ticinesi, per la frequenza di istituti superiori e di istituti specializzati, per il perfezionamento e la riqualificazione professionali, se il richiedente � in possesso del certificato di studi adeguato (cpv. 1). L'aiuto finanziario � concesso in via principale nella forma dell'assegno e, in casi particolari, come prestito (cpv. 2). L'art. 21 prevede al riguardo che gli assegni e i prestiti di studio sono concessi dal Consiglio di Stato anno per anno e per la durata minima del ciclo di studi, quale aiuto complementare alla famiglia per la formazione dei figli (cpv. 1). Gli assegni e i prestiti di studio sono commisurati alle spese derivanti dagli studi e alle possibilit� economiche del richiedente e della sua famiglia (cpv. 2). In casi particolari pu� essere considerata la sola situazione economica del richiedente (cpv. 3). A studi ultimati il prestito di studio pu� essere trasformato in assegno a dipendenza della situazione socio-economica del beneficiario e della possibilit� pratica del rimborso (cpv. 4). Infine, l'art. 22 stabilisce che il Consiglio di Stato emana per regolamento le disposizioni di applicazione del presente capitolo (cpv. 1). Esso determina segnatamente la forma dell'aiuto: assegno di studio oppure prestito di studio oppure combinazione delle due prestazioni (cpv. 2). Da quanto test� esposto discende che le condizioni poste in materia di delega legislativa (cfr. consid. 5.3) sono soddisfatte in concreto. L'art. 22 Lsc costituisce pertanto una base legale sufficiente affinch� il Consiglio di Stato possa, nell'ambito delle proprie competenze, limitare la concessione degli assegni di studio a richiedenti di meno di 40 anni (art. 1b Rbst), quelli di pi� di 40 anni potendo beneficiare di prestiti (art. 12 cpv. 1 ultima frase Rbst). Al riguardo va osservato che anche se, nel 1986, il Consiglio di Stato aveva abolito, in seguito all'adesione del Gran Consiglio ad un'iniziativa parlamentare generica che andava in tal senso, la norma che fissava a trent'anni il limite d'et� per poter beneficiare di un assegno di studio, ci� non gli impedisce oggi, considerate sia le mutate circostanze sia le misure di contenimento delle spese da attuare, di riesaminare la situazione e di reintrodurre un limite di et�, tanto pi� che quest'ultimo � stato portato da trenta a quarant'anni.
La ricorrente afferma poi che l'introduzione del limite d'et� contestato creerebbe delle distinzioni arbitraire fondate sull'et� e sulla posizione sociale e che il Consiglio di Stato, nell'addurre che le borse di studio sono essenzialmente destinate al sostegno delle famiglie, avrebbe arbitrariamente omesso che nella legge � stato inserito il concetto di aiuto alla "riqualificazione professionale" la quale avviene dopo una prima formazione. Sennonch� dette censure sono di natura meramente appellatoria e, quindi, inammissibili (art. 90 cpv. 1 lett. b OG). A titolo del tutto abbondanziale si pu� comunque osservare che la decisione di includere i richiedenti di pi� di 40 anni tra i casi particolari di cui all'art. 19 cpv. 2 Lsc (per i quali sono previsti i prestiti di studio), cos� come di riservare gli assegni di studio ai giovani in formazione, i quali potranno esercitare su un periodo molto pi� lungo la formazione acquisita, non appare manifestamente sprovvista di senso o di scopo n�, di conseguenza, inficiata d'arbitrio. Visto quanto precede, su questi aspetti il ricorso, nella misura in cui � ammissibile, si rivela infondato e va pertanto respinto.
6.1 La ricorrente fa valere in seguito la violazione dell'art. 8 cpv. 3 Cost., in quanto la modifica in questione darebbe luogo ad una discriminazione indiretta basata sul sesso. Al riguardo osserva che � riconosciuto e ampiamente documentato che spesso le donne accedono ad una prima formazione, a una riqualificazione professionale o a un perfezionamento professionale dopo un periodo in cui si sono dedicate alla famiglia, accantonando o addirittura abbandonando per tal motivo una carriera professionale, e ci� in un momento ove i loro coetanei da tempo sono nel pieno della carriera. Di conseguenza sono proprie le donne che necessiterebbero di una formazione a un'et� pi� avanzata, dopo i 40 anni, per potersi reinserire nel mondo del lavoro. In altre parole sono le donne, come lei, che a quell'et� riprendono o possono portare avanti con maggior impegno la carriera. Fissare un'et� limite di 40 anni per potere beneficiare di borse di studio sarebbe discriminatorio e lesivo dell'art. 8 cpv. 3 Cost. Ella afferma poi che l'esistenza della censurata discriminazione � stata riconosciuta sia dal Fondo nazionale svizzero, il quale ha tolto dai propri regolamenti sulle borse di ricerca i limiti di et� per le donne, sia dall'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo che, nel "Piano d'Azione della Svizzera sulla parit� tra donna e uomo", ingloba tra le misure idonee ad assicurare la parit� d'accesso all'educazione il fatto che i Cantoni valutano se non sia il caso di rendere pi� flessibili i limiti di et� per la concessione delle borse di studio, soprattutto verso candidati e candidate aventi obblighi familiari. Sottolinea poi che anche nel "Primo e Secondo rapporto della Svizzera concernente l'attuazione della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW)" viene rilevato che "per le donne che interrompono o prolungano la formazione per dedicarsi ai compiti familiari, l'esistenza di limiti di et� rigidi o di una regolamentazione restrittiva della durata massima del sostegno si rivela particolarmente perniciosa (...). La crescente tendenza a concedere contributi di formazione sotto forma di prestiti rimborsabili grava soprattutto sulle beneficiarie e i beneficiari che, dopo aver terminato la formazione, non esercitano un'attivit� lucrativa a tempo pieno, per esempio per dedicarsi ai compiti familiari. Dato che il livello di reddito delle donne � generalmente pi� basso, l'obbligo di rimborso rappresenta per loro comunque un peso pi� consistente". A parere della ricorrente il Consiglio di Stato, ristabilendo un limite di et� per l'accesso alle borse di studio e, di riflesso alla formazione, avrebbe di conseguenza disatteso l'art. 8 cpv. 3 Cost.
6.3 Conformemente alla prassi vi � discriminazione indiretta, vietata dall'art. 8 cpv. 3 Cost. (cos� come dal previgente art. 4 cpv. 2 vCost.), quando una regolamentazione formalmente neutra da questo punto di vista sfavorisce maggiormente o in misura preponderante gli appartenenti a un sesso rispetto a quelli dell'altro, senza che vi siano fondati motivi (DTF 132 I 167 consid. 3; 125 I 71 consid. 2a; 125 II 541 consid. 2a, 530 consid. 2a, 385 consid. 3b; 124 II 409 consid. 7 e rispettivi riferimenti giurisprudenziali nonch� dottrinali). Per stabilire se ci� sia il caso, si pu� prendere spunto dal Messaggio del Consiglio federale relativo alla legge federale sulla parit� dei sessi del 24 febbraio 1993, ove si osserva che, per valutare se un provvedimento pu� avere l'effetto di sfavorire una pi� forte proporzione di persone di un dato sesso, ci si deve scostare del caso concreto e considerare l'esperienza generale di vita e, se del caso, ricorrere a dati statistici (cfr. FF 1993 I 987 segg., segnatamente 1028).
6.5 Occorre ora vagliare se la modifica normativa adottata dal Consiglio di Stato induce a una discriminazione vietata dall'art. 8 cpv. 3 Cost., rammentando all'uopo che, dal momento che il ricorso � rivolto contro un atto di applicazione concreta della norma legale cantonale, se ne fosse accertata l'incostituzionalit�, la stessa non comporta l'annullamento dell'art. 1b Rbst, peraltro nemmeno chiesto, ma solo della decisione del Consiglio di Stato che vi si fonda (DTF 132 I 153 consid. 3; 131 I 313 consid. 2.2 e rispettivi richiami).
Al riguardo si pu� osservare che la presente fattispecie presenta una differenza essenziale con i regolamenti sulle borse di ricerca del Fondo nazionale svizzero, ove sono stati soppressi i limiti di et� per le donne. Innanzitutto va osservato che i limiti in questione, cio� 33 anni per le ricercatrici principianti e 35 anni per quelle avanzate, erano molto bassi trattandosi di scienziati i cui studi sono spesso molto lunghi. Va poi aggiunto che tale soppressione � stata limitata nel tempo (cio� inizio 2002 - fine 2007). Infine non va trascurata la disproporzione esistente in tale ambito tra i richiedenti di sesso maschile e femminile: ad esempio, per il 2005, per la categoria dei meno di 35 anni, sono state presentate 121 richieste di borse di studio, di cui 92 - cio� il 78% - provenivano da uomini e 29 - cio� il 22% rimanente - da donne. Le due fattispecie (quella ticinese e quella appena esposta) non sono quindi minimamente paragonabili.
6.7 La ricorrente, in ci� seguita dall'UFU, incentra la maggior parte della sua argomentazione sul fatto che le persone discriminate dall'introduzione del limite d'et� litigioso sarebbero sia le donne che hanno rinunciato temporaneamente ad un'attivit� professionale per dedicarsi alla famiglia sia quelle che devono occuparsi da sole dei figli (famiglie monoparentali). Nella fattispecie concreta, detta argomentazione, in gran parte appellatoria (cfr. art. 90 OG), non � tuttavia corroborata dai documenti in possesso di questa Corte: dai dati statistici forniti dall'Ufficio delle borse di studio e dei sussidi emerge infatti che - per quanto concerne il 2005/2006 (ossia due anni dopo l'introduzione del limite d'et�) - 6 delle 24 donne alle quali era stato rifiutato un assegno di studio erano nubili e senza famiglia a carico. E neanche una di queste faceva parte delle 7 donne le quali, indipendentemente dal limite di et�, non avrebbero in ogni caso potuto beneficiare di un assegno di studio.
6.8 Premesse queste considerazioni, i motivi addotti dal Consiglio di Stato a sostegno della modifica contestata cio�, vista l'impellente necessit� di contenere le spese e di effettuare dei risparmi, l'avere deciso di evitare disagi supplementari ai giovani in formazione (dalla fine della scuola media sino alla conclusione degli studi accademici) limitando, di riflesso, l'accesso agli assegni di studio (e non alla formazione, dato che permane comunque la possibilit� di ottenere un prestito di studio) alle persone che avrebbero gi� dovuto o potuto conseguire un'adeguata formazione non appaiano sprovvisti di fondamento e risultano oggettivi. � vero che la modifica in esame non � esente da difetti (si pensi alle difficolt� finanziarie che potrebbero derivarne per le persone con pi� di 40 anni) e che forse un'altra soluzione, che considerasse di pi� la situazione dei richiedenti, segnatamente delle donne con a carico la famiglia, o che prevedesse un'eccezione allorquando si tratta di una prima formazione, era ipotizzabile (cfr. ad esempio la legislazione bernese la quale, se prevede un limite di et� pi� basso per ottenere una borsa di studio, instaura per� delle eccezioni, segnatamente per chi vuole inserirsi o reinserirsi nel mondo del lavoro dopo un periodo consacrato alla famiglia [cfr. art. 14 cpv. 4 lett. a della "loi sur l'octroi de subsides de formation, du 18 novembre 2004"]. Oppure quella sangallese la quale prevede anche delle eccezioni per chi ha avuto obblighi familiari, istituendo comunque che la nuova formazione deve poter essere esercitata durante un determinato lasso di tempo prima del pensionamento [cfr. art. 9 cpv. 1 lett. a e art. 10 del "Stipendienverordnung vom 13. Mai 2003"]). Sennonch� dette mancanze non sono sufficienti per ritenere la modifica in questione incostituzionale.
6.9 Per quanto concerne pi� concretamente la ricorrente, risulta dai dati forniti dall'Ufficio delle borse di studio e dei sussidi che la stessa, nata nel 1962, � al beneficio di una maturit� liceale e ha lavorato dal mese di novembre 2002 al mese di settembre 2004. Separata e in attesa di divorzio, ha 2 figli a carico, il primo studente all'UNIL, il secondo al Liceo cantonale. I suoi figli avevano cio� 22 rispettivamente 17 anni quando ella ha presentato la propria richiesta di borsa di studio e quindi da tempo non necessitavano pi� della presenza continua del genitore, poich� sufficientemente autonomi: in queste condizioni non sono dati da vedere motivi - n� peraltro la ricorrente stessa ne fa valere - che le avrebbero oggettivamente impedito di iniziare una formazione prima del 2004/2005.

References: art. 19
 articolo 1
 art. 5
 art. 24
 art. 90
 DTF 
 DTF 
 art. 51
 art. 76
 art. 4
 art. 90
 art. 14
 art. 9
 art. 10