Source: https://www.laleggepertutti.it/81753_assegno-di-divorzio-a-carico-delleredita-quando-e-come-ottenerlo
Timestamp: 2018-04-25 04:42:59+00:00

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Assegno di divorzio a carico dell'eredità: quando e come ottenerlo
Lo sai che? Assegno di divorzio a carico dell’eredità: quando e come ottenerlo
Il coniuge divorziato, dopo la morte dell’ex, può presentare al giudice una domanda diretta ad ottenere un assegno successorio: una guida su requisiti e presupposti occorrenti.
Di norma, con il divorzio, vengono meno tutti i diritti ereditari che la legge collega allo stato di coniuge. Ciò significa che il divorziato ha la possibilità di partecipare alla successione dell’ex, ormai defunto, solo se questo lo abbia nominato nel proprio testamento.
Esiste, però (anche in mancanza di una espressa disposizione testamentaria) la possibilità per il divorziato superstite di partecipare alla successione dell’ex consorte, ricevendo un assegno a carico dell’eredità (altrimenti detto assegno successorio). Vediamo nello specifico di cosa si tratta e a quali condizioni è possibile ottenerlo.
Natura e finalità dell’assegno
L’assegno successorio [1] è un assegno periodico che il giudice, dopo la morte dell’ ex coniuge, può porre a carico degli eredi (legittimi o testamentari) in favore dell’ex superstite, purché sussistano determinate condizioni (che vedremo a breve).
Tale assegno vuole garantire quel regime di solidarietà familiare nato con il matrimonio tutte le volte in cui non sia possibile sostenere in altro modo l’ex coniuge che si trovi in stato di bisogno [2].
Si tratta, in pratica, di un assegno con una natura alimentare, finalizzato ad assicurare all’ex di sopperire al venir meno dell’assegno di divorzio conseguente alla morte dell’obbligato. Esso comunque non rappresenta una trasformazione dell’assegno divorzile ma un obbligo autonomo degli eredi che deve essere espressamente riconosciuto dal giudice [3].
Dalla natura alimentare dell’assegno successorio, derivano alcune conseguenze, quali:
– l’indisponibilità (e perciò l’impossibilità di trasmetterlo ad altri soggetti);
– l’imprescrittibilità (cioè la possibilità di richiederlo in qualsiasi momento ove ne ricorrano i presupposti);
– la possibilità di chiederne la rivalutazione monetaria.
Per aver diritto all’assegno successorio, occorre che l’ex coniuge superstite si trovi al contempo nelle seguenti condizioni:
1) gli sia stato già riconosciuto il diritto a un assegno di mantenimento divorzile;
2) versi in stato di bisogno;
3) dopo il divorzio non si sia risposato e non lo faccia in seguito;
4) non abbia già ricevuto con il divorzio il mantenimento attraverso una erogazione in unica soluzione (cosiddetto una tantum).
Nell’ambito dei suddetti presupposti, merita un approfondimento quello relativo allo stato di bisogno, trattandosi di una condizione che può essere oggetto di diverse interpretazioni.
Tale stato, pur non coincidendo con quello di assoluta povertà, viene – di norma – individuato in una situazione peggiore rispetto a quella in cui manchino le disponibilità idonee a conservare il precedente tenore di vita (presupposto, invece, per il riconoscimento di un assegno divorzile). Esso, infatti, deriva dall’insufficienza delle risorse economiche del superstite in rapporto alle sue esigenze esistenziali primarie “che non possono rimanere insoddisfatte se non a costo di deterioramento fisico e psichico” [4].
In altre parole, nonostante la natura di tale assegno sia analoga a quella degli alimenti, l’entità del bisogno va valutata in relazione al contesto socio – economico del superstite e del defunto e non con riferimento alle norme generali in tema di sostegno dell’indigenza [5].
Di conseguenza, tale stato di bisogno sarebbe configurabile anche nei casi in cui l’ex coniuge possa far fronte in modo temporaneo alle proprie esigenze di vita, alienando beni mobili di valore (come gioielli, argenteria, ecc.) [6].
In ogni caso, spetta al giudice la prudente valutazione in merito alla sussistenza o meno di tale condizione che, tuttavia, deve essere dedotta e provata dal soggetto interessato ad ottenere il predetto beneficio.
Tale stato di bisogno deve, inoltre, perdurare nel tempo, sicché il diritto all’assegno successorio si estingue col suo venir meno e sorge nuovamente, ove tale stato si ripresenti.
Per determinare la misura dell’assegno, il giudice deve tener conto non solo dei criteri previsti dalla normativa in tema di diritto agli alimenti [7] quali la proporzione del bisogno di chi li domanda e le condizioni economiche di chi deve somministrarli, ma anche di specifici ulteriori elementi, espressamente previsti dalla legge [1]:
– il numero, la qualità e le condizioni economiche degli eredi: con possibile valutazione e attribuzione dell’obbligazione in misura differenziata per i singoli eredi ;
– il tenore di vita che era garantito dall’assegno divorzile;
– l’eventuale godimento da parte del richiedente della pensione di reversibilità;
– il valore dell’asse ereditario.
Tutti questi elementi devono essere valutati con riferimento alla situazione esistente al momento in cui la ripartizione deve essere effettuata [8].
In ogni caso, poiché tale assegno deve considerarsi un onere a carico degli eredi, il suo ammontare non potrà mai superare il valore delle sostanze ereditarie; sicché, se vi sia una eredità passiva (cioè costituita da debiti), l’ex superstite nulla potrà pretendere.
Su accordo delle parti – ed è quello che in genere avviene nella prassi – la corresponsione dell’assegno a carico dell’eredità può avvenire in un’ unica soluzione: ove ciò avvenga al beneficiario sarà preclusa la possibilità di avanzare qualsiasi richiesta futura, anche nel caso in cui subentri nuovamente lo stato di bisogno.
Come proporre la domanda
Poiché il diritto al mantenimento da parte dell’ex coniuge (attuato tramite il riconoscimento di un assegno divorzile) ha natura strettamente personale e si estingue con la morte dell’obbligato, al verificarsi di questo evento non sorge in via automatica alcun trasferimento a carico degli eredi di corrispondere l’assegno all’ex superstite.
Occorre, quindi, che l’interessato si faccia parte attiva e formuli una espressa domanda giudiziale (con l’assistenza di un avvocato) in tal senso; sicché la sentenza che accerta il diritto ad un assegno successorio non ha effetti retroattivi, ma li produce a partire da quel momento.
La domanda va proposta davanti al tribunale (in composizione collegiale) del luogo di apertura della successione e , avendo ad oggetto un diritto di natura alimentare, può essere quindi presentata in qualunque momento sopravvenga l’eventuale stato di bisogno (non ha, quindi, termini di prescrizione).
Essa non richiede, ai fini di una valida proposizione, la necessità di esperire un preventivo tentativo di mediazione o di negoziazione assistita.
L’assegno dovrà essere corrisposto in misura proporzionale alle rispettive quote ereditarie.
In caso di morte di uno dei soggetti obbligati a corrispondere l’assegno, il beneficiario potrà presentare una nuova domanda al giudice al fine di ad ottenere un aumento della quota a carico degli altri obbligati.
[1] Art. art.9-bis delle l. 898/70: “1. A colui al quale è stato riconosciuto il diritto alla corresponsione periodica di somme di denaro a norma dell’art. 5, qualora versi in stato di bisogno, il tribunale, dopo il decesso dell’obbligato, può attribuire un assegno periodico a carico dell’eredità tenendo conto dell’importo di quelle somme, della entità del bisogno, dell’eventuale pensione di reversibilità, delle sostanze ereditarie, del numero e della qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche. L’assegno non spetta se gli obblighi patrimoniali previsti dall’art. 5 sono stati soddisfatti in unica soluzione. 2. Su accordo delle parti la corresponsione dell’assegno può avvenire in unica soluzione. Il diritto all’assegno si estingue se il beneficiario passa a nuove nozze o viene meno il suo stato di bisogno. Qualora risorga lo stato di bisogno l’assegno può essere nuovamente attribuito”.
[2] Cass. sent. n. 1253 del 27.01.2012.
[3] Cass. 10557/96; Cass. n. 6045/81.
[4] Così Cass., 17 giugno 1992.
[5] Cass. sent. n 1253/12 e n. 9185/04.
[6] Trib. Pavia, 13 maggio 1993.

References: sentenza 
 art.9
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.