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Timestamp: 2018-04-24 14:42:52+00:00

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gennaio 28th, 2015Rassegna stampa0 comments
Alleghiamo di seguito alcuni articoli relativi alla vicenda delle protesi difettose PIP.
Gli estratti sono de La Stampa, Cronaca Qui e Il Giornale Del Piemonte del 27/01/2015.
E’ inoltre presente un articolo relativo alla class action per i risarcimenti, a cura di Elisa Sola, e il video dell’intervista degli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone al TGR Piemonte del 26/01/2015.
gennaio 27th, 2015Approfondimenti, Approfondimenti: Risarcimento danni – Responsabilità civile, In evidenza0 comments
Dal 1997 migliaia di donne italiane si sono sottoposte ad interventi di rifacimento del seno con protesi della ditta francese PIP (Poly Implant Prothèse), il cui silicone utilizzato era però industriale, di qualità inferiore a quello medico. A migliaia hanno dovuto sperimentare o la rottura delle protesi, o il rischio che ciò avvenisse e hanno dovuto sostenere costi per gli interventi chirurgici correttivi, di rimozione, cure e naturalmente angosce e paure.
Il Tribunale Commerciale di Tolone ha giudicato TÜV Rheinland, società tedesca che aveva certificato con marchio CE le protesi, colpevole insieme a PIP di tali danni, condannandola a liquidare per ognuna delle 1672 ricorrenti della prima causa francese, 3.000 Euro per i danni e 400 Euro per le spese legali per ogni donna, per il solo fatto di aver utilizzato silicone industriale per la produzione delle protesi. Oltre il maggior danno da provare ancora in giudizio.
Le donne italiane hanno gli stessi diritti in Francia ma per non incorrere in decadenze possono e devono costituirsi con analoghi ricorsi nei tribunali francesi entro il mese di marzo del 2015.
Le avvocatesse Alessandra Torreri e Ludovica Ambrosio sono a disposizione delle interessate per spiegare nel dettaglio gli aspetti legali.
Per maggiori informazioni: www.piplitigation.info
novembre 5th, 2013Rassegna stampa0 comments
La Repubblica – Il Giornale del Piemonte – Cronaca Qui
settembre 27th, 2013Rassegna stampa0 comments
settembre 7th, 2013Rassegna stampa0 comments
settembre 1st, 2013In evidenza, Russian0 comments
Le polizze di assistenza sanitaria
giugno 13th, 2013Approfondimenti: Risarcimento danni – Responsabilità civile0 comments
A cura del Prof. Avv. Roberto Calvo
Attenzione alle clausole: se vanificano la funzione indennitaria della polizza sono nulle.
Tanti di noi contraggono assicurazioni di assistenza ovvero contratti con i quali l’impresa di assicurazione, dietro pagamento di un premio (ed entro il massimale concordato), fornisce all’assicurato una prestazione di « aiuto immediato » qualora questi versi in una situazione di difficoltà per effetto di un accadimento fortuito (si pensi all’incidente stradale, al guasto meccanico, alle spese di soccorso medico, etc.).
In questa categoria contrattuale di inseriscono le polizze di assistenza sanitaria.
È importante verificare le condizioni generali di polizza. Molte di quelle generalmente inserite sono viziate da nullità per contrasto con la funzione indennitaria della polizza .
Lo è la clausola che subordina la valenza della polizza alla corretta comprensione della terminologia e dei limiti della garanzia assicurativa.
Lo è la clausola che limita la copertura assicurativa alle sole cure che hanno inizio entro ventiquattro ore dall’evento che le ha determinate come pure quella che dà diritto alla Compagnia di rifiutare la copertura del sinistro in caso di omessa denuncia entro le 24 ore.
È inoltre nulla la clausola contrattuale che oneri il medico o chi presta assistenza all’assicurato d’informare la compagnia dell’avvenuto ricovero.
Nulla anche la clausola che esclude l’operatività della polizza qualora l’assicurato stesso abbia utilizzato un mezzo diverso da quello autorizzato dell’équipe medica.
Visualizza o scarica l’approfondimento.
Fallimento dell’impresa e rischi per gli acquirenti di immobili in costruzione
maggio 20th, 2013Approfondimenti: Persona e proprietà immobiliare0 comments
A cura dell’Avv. Stefano Commodo
La crisi economica che sta affliggendo tutta l’economia occidentale ed in modo particolarmente aggressivo il nostro Paese, incide pesantemente sul settore delle vendite immobiliari, con gravi effetti ai danni dell’edilizia che risulta pressoché bloccata, sommando le negatività della crisi occupazionale con l’inaridirsi delle linee di credito, al momento riservate a settori più sicuri per le redditività delle banche.
Il fenomeno della crisi delle maggiori imprese edili è di tutta evidenza, con molte aziende anche di antica tradizione costrette a ricorrere alle nuove procedure di ristrutturazione del debito, quando non direttamente coinvolte in fallimenti.
Uno degli effetti più dolorosi di questa situazione è il danno a carico di famiglie e piccoli risparmiatori che vedono messi a repentaglio i propri progetti e quanto versato in acconto per acquisti che rischiano di finire nel nulla.
Nei primi nove mesi del 2012 si conferma una spirale in continua crescita delle procedure fallimentari per le imprese di costruzione con un +6,1% rispetto allo stesso periodo del 2011, che corrisponde a un +2% nell’aumento complessivo dei fallimenti nel complesso dell’economia. Secondo i dati Cerved Group, rileva la Direzione centrale e centro Studi dell’ANCE, nelle costruzioni, le imprese entrate in procedura fallimentare sono passate da 2.216 nel 2009 a 2.776 nel 2011, con un aumento del 25,3%. Complessivamente in tre anni i fallimenti nel settore sono stati 7.552 su un totale di circa 33 mila nell’insieme di tutti i settori economici e tutti sappiamo che i dati 2012/2013 risulteranno ancora peggiori.
Come è noto, il Decreto Legislativo n. 122 del 20 giugno 2005 ha introdotto delle norme finalizzate a limitare rischi per gli acquirenti di case in costruzione, ma l’esperienza pratica sta ora evidenziando i limiti di tale normativa, in particolare l’inefficacia del rilascio a cura del costruttore di una fideiussione a garanzia delle proprie obbligazioni: spesso tale fideiussioni sono rilasciate da soggetti del tutto inaffidabili o comunque inconsistenti dal punto di vista finanziario.
Va anche detto che non vi è alcun controllo da parte dell’amministrazione che rilascia la concessione edilizia sul fatto che il costruttore consegni effettivamente la fideiussione ai promissari acquirenti, mentre ci sono stati diversi casi di completa riqualificazione di immobili già costruiti – per esempio da industriale a residenziale – in cui per una interpretazione restrittiva del Dlgs. 122/2005 si è ritenuto che in tali casi il costruttore/venditore non fosse tenuto al rilascio della fideiussione.
In questo quadro, gli Istituti di credito hanno continuato a svolgere un ruolo non sempre cristallino, concedendo credito ad operatori spregiudicati o in difficoltà, garantendosi con ipoteche di primo grado a volte in concreto e consapevolmente ai danni dei risparmiatori/investitori.
Tale condotta delle banche è ormai ben nota e si espone a comprensibili “punizioni” come quella adottata dal Tribunale di Venezia (Decreto 10-5/26-7-2012 della Sez. Fallimentare) che ha affermato la nullità del contratto di mutuo fondiario e la conseguente reiezione della domanda di insinuazione al passivo fallimentare fondata su tale titolo, per il mancato rispetto della normativa obbligatoria in materia di mutui fondiari alla luce della normativa comunitaria, in particolare della Direttiva 2000/12/CE.
In questo quadro risulta urgente una modifica dell’attuale normativa, al fine di correggerne i limiti, introducendo una più concreta tutela per quei cittadini che con le proprie risorse finanziarie, e talvolta con quelle del proprio nucleo familiare, si siano impegnati per l’acquisto di una casa in costruzione – spesso prima abitazione – da imprese poi dichiarate fallite o sottoposte a procedure esecutive immobiliari.
Questi acquirenti rischiano infatti di trovarsi privati della possibilità di acquisire la effettiva proprietà della casa da loro acquistata, con la concreta possibilità di perdere anche il denaro versato in acconto per tale operazione, sia nel caso di fallimento del costruttore che in seguito alla eventuale revocatoria del contratto concluso con impresa successivamente caduta in fallimento, ovvero anche nel caso di incanto del bene oggetto del preliminare di acquisto disposto nelle more della costruzione.
Tre sono le situazioni più ricorrenti in cui gli incolpevoli cittadini possono essere coinvolti:
1) si stipula il preliminare per l’acquisto di un immobile in costruzione ed il promissario venditore viene dichiarato fallito prima della stipula del definitivo rogito notarile.
In tal caso, ove ne ricorrano i presupposti di legge, il Curatore del Fallimento può sciogliersi dal preliminare ed il promissario acquirente dovrà insinuarsi al passivo del fallimento per il recupero degli acconti già versati, con scarse possibilità di soddisfazione del credito vantato, in quanto non assistito dal privilegio. Ed è il caso più ricorrente, perché la tutela per gli acquirenti della “prima casa” introdotta con il combinato disposto degli artt. 72 e 72 bis L.F. e dell’art. 2645 bis del C.C. nella pratica è poco fruibile, perché da un lato i promessi acquirenti non conoscono tale opportunità e non la utilizzano, non ricevendo ovviamente alcuna informativa sul punto dal venditore, dall’altro difficilmente ricorrono le condizioni richieste dal n. 4 dell’art. 2645 bis C.C. per la efficace trascrizione.
Chi si troverà a subire un fallimento in un simile caso e vorrà comunque comprare l’immobile, già oggetto del preliminare con l’impresa in bonis, dovrà quindi acquistare il cespite in sede di incanto, ove disposto nell’ambito della procedura fallimentare, versando nuovamente il prezzo per l’intero.
Quanto già versato per l’acquisto molto difficilmente potrà essere recuperato dalla procedura fallimentare, poiché abitualmente nulla resta per i creditori non muniti di privilegio.
2) il venditore viene dichiarato fallito nei due anni successivi alla stipula del rogito di compravendita dell’immobile.
In tal caso, ove ne ricorrano i presupposti di legge, il rogito potrà essere sottoposto alla c.d. revocatoria fallimentare, ed anche in questo caso il cittadino dovrà insinuarsi al passivo del fallimento per il recupero di quanto versato come corrispettivo, con scarse possibilità di soddisfazione del credito vantato dalla massa fallimentare in quanto non provvisto di privilegio.
Il cittadino a questo punto se vorrà ri-comprare la casa dovrà anche in questo caso acquistare il cespite in sede di incanto che sarà disposto nell’ambito della procedura fallimentare, versando di nuovo il prezzo per l’intero.
3) dopo la stipula del preliminare o del rogito di compravendita, il promittente venditore o il venditore non provvede al frazionamento del mutuo, che sia stato concluso per finanziare la costruzione.
In tal caso il promissario acquirente o l’acquirente dovrà quindi provvedere a proprie spese agli incombenti necessari per la cancellazione dell’ipoteca gravante sull’immobile a garanzia del mutuo stipulati dal promissario acquirente o dal venditore .
I rischi ed in molti casi i concreti danni a carico di risparmiatori e famiglie rendono ormai il problema dell’acquisto di case in costruzione una vera e propria emergenza sociale a danno dei cittadini schiacciati tra l’incapacità patrimoniale delle imprese e le tutele a favore del sistema bancario.
E’ quindi obbligatorio mettere mano alla modifica della disciplina vigente che non garantisce i valori costituzionali espressi dall’art. 42 Cost., ovvero la funzione sociale e l’accessibilità a tutti della proprietà privata, e dall’art. 47 Cost., secondo il quale la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme, valori che debbono ispirare una tutela dei cittadini più efficace di quella prevista dall’attuale normativa.
Finalmente è legge: i figli naturali sono equiparati ai figli legittimi.
maggio 20th, 2013Approfondimenti: Famiglia – Separazioni – Eredità0 comments
È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.293 del 7 dicembre 2012, la legge 10 dicembre 2012 n.219 recante “Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali” che sancisce il superamento di ogni discriminazione personale e/o patrimoniale nei confronti dei figli nati fuori dal matrimonio rispetto a quelli nati in costanza di matrimonio, introducendo un unico status di figlio in adempimento dei dettati costituzionali (art. 3 e 30 Cost) e delle Convenzioni internazionali.
La legge prevede, tra l’altro, l’estensione della parentela anche nel caso in cui la filiazione sia avvenuta fuori dal matrimonio come pure laddove il figlio sia adottivo eliminando la distinzione tra adozione legittimante ed adozione in casi particolari.
La legge delega il governo ad adottare, entro dodici medi dal 1°gennaio 2013, data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi di modifica delle disposizioni vigenti in materia di filiazione con la finalità di eliminare ogni discriminazione tra figli.
Sino ad oggi lo stato di figlio legittimo non poteva essere assimilato a quello di figlio illegittimo. Benchè la legge n.151 del 1975 avesse portato al superamento di molte delle differenze tra lo status di figli legittimi e naturali, erano stati mantenuti privilegi dei primi nei confronti dei secondo.
La legge 219/2012 mira ad una completa parificazione.
La legge modifica il codice civile e le disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie nei seguenti punti:
L’articolo 74 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 74 (Parentela). – La parentela e’ il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione e’ avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui e’ avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio e’ adottivo. Il vincolo di parentela non sorge nei casi di adozione di persone maggiori di eta’, di cui agli articoli 291 e seguenti»;
Figli nati da relazioni parentali
L’articolo 251 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 251 (Autorizzazione al riconoscimento). – Il figlio nato da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinita’ in linea retta, puo’ essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice avuto riguardo all’interesse del figlio e alla necessita’ di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio. Il riconoscimento di una persona minore di eta’ e’ autorizzato dal tribunale per i minorenni»;
L’articolo 276 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 276 (Legittimazione passiva). – La domanda per la dichiarazione di paternita’ o di maternita’ naturale deve essere proposta nei confronti del presunto genitore o, in sua mancanza, nei confronti dei suoi eredi. In loro mancanza, la domanda deve essere proposta nei confronti di un curatore nominato dal giudice davanti al quale il giudizio deve essere promosso. Alla domanda puo’ contraddire chiunque vi abbia interesse»;
Stato giuridico dei figli
L’articolo 315 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 315 (Stato giuridico della filiazione). – Tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico»;
Dopo l’articolo 315 del codice civile, come sostituito dal comma 7 del presente articolo, e’ inserito il seguente: «Art. 315-bis (Diritti e doveri del figlio). – Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacita’, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti»;
L’articolo 38 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, e’ sostituito dal seguente: «Art. 38. – Sono di competenza del tribunale per i minorenni i provvedimenti contemplati dagli articoli 84, 90, 330, 332, 333, 334, 335 e 371, ultimo comma, del codice civile. Per i procedimenti di cui all’articolo 333 resta esclusa la competenza del tribunale per i minorenni nell’ipotesi in cui sia in corso, tra le stesse parti, giudizio di separazione o divorzio o giudizio ai sensi dell’articolo 316 del codice civile»;
L’articolo 35 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, e’ sostituito dal seguente: «Art. 35 (Nome). – 1. Il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso e puo’ essere costituito da un solo nome o da piu’ nomi, anche separati, non superiori a tre. 2. Nel caso siano imposti due o piu’ nomi separati da virgola, negli estratti e nei certificati rilasciati dall’ufficiale dello stato civile e dall’ufficiale di anagrafe deve essere riportato solo il primo dei nomi».
Dopo settant’anni arriva la riforma del condominio
A cura dell’Avv. Valeria Albera
Nuove regole a partire dal 18 giugno 2013
La legge 11 dicembre 2012 n. 220 ha introdotto rilevanti modifiche all’originario corpus normativo previsto dal Legislatore italiano, accogliendo definitivamente alcuni istituti non previsti originariamente (come il supercondominio) e recependo come norme orientamenti giurisprudenziali consolidati nel tempo: se, infatti, negli anni ’40 erano poche migliaia le famiglie che vivevano in condominio – e la normativa rifletteva questa situazione – oggi non è più così, atteso che la realtà condominiale coinvolge quasi la metà della popolazione italiana.
Le innovazioni modificano gran parte della parte degli articoli del Codice civile dedicate al condominio (dal 1118 al 1139 c.c.), oltre alle disposizioni di attuazione del Codice civile (dall’articolo 61 al nuovo 71 quater) e alcune disposizioni contenute nelle leggi speciali, riguardando anche prettamente tecnici (a titolo meramente esemplificativo, come la costituzione assemblea e validità delle deliberazioni, la convocazione assemblea, la rappresentanza in assemblea).
Più in dettaglio, ecco le undici principali novità che interessano amministratori e condomini:
1. Nomina e revoca dell’amministratore (art. 1129 c.c. – art. 9 L. 220/2012): la nuova disciplina prevede che la nomina sia obbligatoria se i condomini sono più di otto; qualora l’assemblea non vi provveda, la nomina viene disposta dall’Autorità Giudiziaria su ricorso di uno o più condomini o dall’amministratore dimissionario. L’incarico ha durata di un anno e si intende rinnovato per uguale data: con la cessazione dell’incarico l’amministratore è tenuto alla consegna di tutta la documentazione in suo possesso afferente al condominio e ai singoli condomini, ed a eseguire le attività urgenti al fine di evitare pregiudizi.
La revoca può essere deliberata in ogni tempo dall’assemblea (con la maggioranza prevista per la nomina, oppure secondo le norme del regolamento condominiale) o dall’autorità giudiziaria su ricorso anche di un singolo condomino per mancata presentazione del conto di gestione o in caso di gravi irregolarità (in base alla nuova disposizione vengono – ad esempio – considerate tali l’omessa convocazione dell’assemblea per l’approvazione del rendiconto condominiale, il ripetuto rifiuto di convocare l’assemblea per la revoca e per la nomina del nuovo amministratore; la mancata esecuzione di provvedimenti giudiziari e amministrativi, nonché di deliberazioni dell’assemblea; la gestione secondo modalità che possono generare possibilità di confusione tra il patrimonio del condominio e il patrimonio personale dell’amministratore o di altri condomini; qualora sia stata promossa azione giudiziaria per la riscossione delle somme dovute al condominio, l’aver omesso di curare diligentemente l’azione e la conseguente esecuzione coattiva).
Tuttavia, nei casi in cui siano emerse gravi irregolarità fiscali o in caso di mancata apertura del Conto Corrente intestato al condominio, i condomini, anche singolarmente, possono chiedere la convocazione dell’assemblea per far cessare la violazione e revocare il mandato all’amministratore.
Da ultimo, al momento di accettare la nomina o in occasione del rinnovo, l’amministratore deve specificare analiticamente l’importo dovuto a titolo di compenso per l’attività svolta. Rimarrà tuttavia, in via complementare al compenso pattuito, la facoltà dell’amministratore di ottenere dal condominio il rimborso previsto ai sensi dell’art. 1720 c.c. per le anticipazioni e il risarcimento dei danni che abbia subito a causa dell’incarico.
2. Obblighi in capo all’amministratore (art. 1129 c.c. – art. 9 L. 220/2012): è stata introdotta la previsione di una serie di dati ed elementi che devono essere resi pubblici al fine di consentire al Condominio la valutazione delle qualifiche e dell’operato dell’amministratore.
In particolare, è stato previsto l’obbligo – per l’amministratore che ne sia richiesto – di presentare una polizza per la responsabilità civile (i cui costi sono da porsi a carico del Condominio)a garanzia degli atti compiuti nell’espletamento del mandato, i cui massimali dovranno essere adeguati, in caso di lavori straordinari, all’importo della spesa deliberata dall’assemblea per l’esecuzione degli stessi.
Altra novità è l’obbligo di far transitare le somme ricevute a qualunque titolo dai condomini o da terzi, nonché quelle a qualsiasi titolo erogate per conto del condominio, su uno specifico conto corrente, postale o bancario, intestato al condominio: ciascun condomino, per il tramite dell’amministratore, può chiedere di prendere visione ed estrarre copia, a proprie spese, della rendicontazione periodica.
Infine, è stato previsto l’obbligo – salvo espressa dispensa da parte dell’assemblea – di agire per la riscossione forzosa delle somme dovute dagli obbligati entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio nel quale il credito è esigibile.
3. Attribuzioni dell’amministratore (art. 1130 c.c. – art. 10 L. 220/2012): il nuovo testo dell’art. 1130 c.c. prevede – integrando il precedente – che l’amministratore debba altresì convocare annualmente l’assemblea per l’approvazione del rendiconto condominiale e debba curare la tenuta del registro di anagrafe condominiale e di quelli dei verbali delle assemblee, di nomina e revoca dell’amministratore e del registro di contabilità. Inoltre, l’amministratore è tenuto fornire al condomino che ne faccia richiesta attestazione relativa allo stato dei pagamenti degli oneri condominiali e delle eventuali liti in corso.
4. Requisiti necessari per la nomina dell’amministratore (introduzione art. 71 bis Disp. Att. C.c. – art. 25 L. 220/2012): La nuova norma prevede che, per poter svolgere il proprio incarico, l’amministratore abbia il godimento dei diritti civili; non debba essere stato condannato per delitti contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio o per ogni altro delitto non colposo per il quale la legge commina la pena della reclusione non inferiore, nel minimo, a due anni e, nel massimo, a cinque anni; non debba essere sottoposto a misure di prevenzione divenute definitive (salvo che non sia intervenuta la riabilitazione) e che non sia interdetto o inabilitato.
Inoltre, il suo nominativo non deve risultare annotato nell’elenco dei protesti cambiari; deve aver conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado e deve aver frequentato un corso di formazione iniziale e svolgere attività di formazione periodica in materia di amministrazione condominiale.
Tuttavia, restando salvo l’obbligo di formazione periodica, è consentito lo svolgimento dell’attività di amministratore anche in assenza del diploma di scuola secondaria di secondo grado ed in assenza di formazione iniziale, a patto che sia stata svolta attività di amministrazione condominiale per almeno un anno nell’arco dei tre anni precedenti l’entrata in vigore della legge.
La perdita dei summenzionati requisiti comporta la cessazione dall’incarico: in tale evenienza, ciascun condomino può convocare senza formalità l’assemblea per la nomina del nuovo amministratore.
5. Attivazione del sito internet del condominio (introduzione art. 71- ter Disp. Att. C.c. – art. 25 L. 220/2012): su richiesta dell’assemblea, con deliberazione a maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio, l’amministratore è tenuto ad attivare un sito internet del condominio (con costi a carico dei condomini) per la consultazione ed estrazione di copia dei documenti previsti dalla delibera condominiale.
6. Riscossione dei contributi – comunicazione ai creditori (art. 70 disp. Att. C.c. – art. 18 L. 220/2012): L’amministratore è tenuto a comunicare ai creditori non ancora soddisfatti che lo interpellino, i dati dei condomini morosi. Ad ulteriore garanzia e tutela dei condomini diligenti, il comma II prevede che i creditori non possano agire nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti, se non dopo l’escussione degli altri condomini.
7. Applicazione di sanzioni in caso di infrazioni al regolamento di condominio (art. 70 Disp. Att. C.c. – art. 24 L. 220/2012): Le sanzioni per le infrazioni al regolamento di condominio possono essere previste fino ad € 200 e in caso di recidiva fino ad € 800: le somme riscosse a titolo di sanzione vengono devolute al fondo di cui l’amministratore dispone per le spese ordinarie.
8. Impianti non centralizzati di ricezione radiotelevisiva e di produzione di energia da fonti rinnovabili (introduzione art. 1122-bis e ter C.c. – art. 7 L. 220/2012): in ordine alle installazioni di impianti non centralizzati per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, si prevede che i relativi collegamenti fino al punto di diramazione per le singole utenze siano realizzati in modo da recare il minor pregiudizio alle parti comuni e alle unità immobiliari di proprietà individuale, preservando in ogni caso il decoro architettonico dell’edificio, salvo quanto previsto in materia di reti pubbliche.
Viene altresì riconosciuta la possibilità di installare impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinate al servizio di singole unità nel condominio, consentendone l’installazione sul lastrico solare, su ogni altra superficie comune idonea e sulle parti di proprietà individuale.
Infine, è disciplinata anche l’ipotesi di installazione delle parti comuni di impianti volti a consentire la videosorveglianza: è tuttavia richiesto il voto favorevole della maggioranza degli interventi e almeno la metà del valore dell’edificio.
9. Impianto di riscaldamento o condizionamento centralizzato (art. 1118 c.c. – art. 3 L. 220/2012): nella nuova formulazione dell’art. 1118 c.c., il comma IV prevede che il condomino possa rinunciare all’utilizzo dell’impianto centralizzato, se dal suo distacco non derivino notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini (in tal caso il rinunziante resta tenuto a concorrere al pagamento delle sole spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma).
10. Divieto di limitare il possesso o la detenzione di animali domestici (art. 1138 c.c. – art. 16 L. 220/2012): la vera novità, in relazione alle modifiche che verranno apprestate all’art. 1138 c.c., è l’introduzione dl divieto assoluto di limitare il possesso o la detenzione di animali domestici.
11. Tutela delle destinazioni d’uso (art. 1117 quater c.c. – art. 2 L. 220/2012): il nuovo art. 1117 quater prevede che in caso di attività che incidono negativamente e in modo sostanziale sulle destinazioni d’uso delle parti comuni, l’amministratore o i condomini, anche singolarmente, possono diffidare l’esecutore e possono chiedere la convocazione dell’assemblea per far cessare la violazione, anche mediante azioni giudiziarie.
Secondo i primi commentatori della riforma, con la nuova legge e le modifiche che questa ha apportato alla normativa vigente, si litigherà di più. La riforma – pur con i suoi lati positivi – ha comunque cancellato decenni di Giurisprudenza e travolto prassi ormai consolidate, in particolare sui cambi di destinazione d’uso delle parti comuni. Se prima il cambio di destinazione era (per orientamento costante) considerato un’innovazione, e richiedeva un quorum più basso, ora – con l’introduzione dell’art. 1117 ter c.c. – vengono richiesti quorum maggiori.

References: art. 9
 art. 9
 art. 10
 art. 71
 art. 25
 art. 71
 art. 25
 art. 18
 art. 24
 art. 1122
 art. 7
 art. 3
 art. 16
 art. 2
 art. 1117