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Timestamp: 2020-08-06 10:57:20+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9035 del 07/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9035 del 07/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 07/04/2017, (ud. 15/02/2017, dep.07/04/2017), n. 9035
sul ricorso 19958-2012 proposto da:
G.E., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
avverso la sentenza n. 110/2012 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
depositata il 19/05/2012 R.G.N. 418/2011.
che con sentenza in data 7 marzo 2012 la Corte di Appello di Perugia, adita dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), in riforma della sentenza di primo grado, ha respinto tutte le domande proposte da G.E., collaboratrice scolastica, volte, in via principale, alla dichiarazione di nullità dei termini apposti dal Ministero ai contratti a tempo determinato stipulati in successione e alla conseguente conversione in rapporto a tempo indeterminato, D.Lgs. n. 368 del 2001, ex art. 5 e, in via subordinata, alla condanna dell’Amministrazione al risarcimento del danno, quantificato in Euro 5.000,00 per ogni contratto a termine illegittimamente stipulato, in applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36.
che avverso tale sentenza la G. ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi e seguito da memoria; il MIUR resiste con controricorso.
che con il primo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, “violazione e/o falsa applicazione del considerando n. 16, dell’art. 2 della Direttiva del Consiglio 1999/70/CE del 28 giugno 1999, nonchè del preambolo (commi 2, 3 e 4 dei punti 6, 7, 10 delle considerazioni generali, della clausola 1, lettera b, della clausola 2, punto 1), della clausola 5, punto 1, dell’Accordo Quadro CES – UNICE – CEEP sul lavoro a tempo determinato del 18 marzo 1999, recepito e allegato alla direttiva comunitaria 1999/70/CE; violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, artt. 1, 4, 5 (commi 4 e 4 bis), 10 e 11, anche in combinato disposto con la L. 4 giugno 1999, n. 124”. Deduce, in estrema sintesi, che le supplenze disciplinate dalla L. n. 124 del 1999, art. 4 sono volte a soddisfare esigenze permanenti sia nell’ipotesi in cui attengano a vacanze sul cosiddetto organico di diritto, sia qualora si riferiscano a posti disponibili di fatto. Sostiene che la normativa speciale sarebbe stata abrogata dal D.Lgs. n. 368 del 2001 e che il sistema di reclutamento del personale a termine della scuola viola la direttiva richiamata in rubrica, perchè consente la reiterazione del contratto a tempo determinato in assenza di ragioni oggettive;
che con il secondo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 36 oltre che della direttiva comunitaria e del già richiamato D.Lgs. n. 368 del 2001. Sostiene che, una volta accertata l’illegittimità della reiterazione, dovrebbe essere disposta la trasformazione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato, non ostandovi il principio costituzionale del pubblico concorso. Aggiunge che la giurisprudenza della Corte di Giustizia è chiara nell’affermare che l’abuso può essere represso e sanzionato anche attraverso una misura diversa dalla conversione, purchè quest’ultima sia effettiva, dissuasiva ed equivalente;
che con il terzo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e/o falsa applicazione del diritto comunitario, con riguardo Direttiva del Consiglio 1999/70/CE del 28 giugno 1999 ed all’art. 6/1 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Asserisce che il comma 18 del D.L. n. 70 del 2011, art. 9 sarebbe in contrasto con la Direttiva 1999/70/CE del 28 giugno 1999;
che questa Corte, con le sentenze pronunciate all’udienza del 18.10.2016 (dal n. 22552 al n. 22557 e numerose altre conformi), ha affrontato tutte le questioni che qui vengono in rilievo e, dopo avere ricostruito il quadro normativo e dato atto del contenuto delle pronunce rese dalla Corte di Giustizia (sentenza 26 novembre 2014, Mascolo e altri, relativa alle cause riunite C-22/13; C-61/13; C-62/13; C-63/13; C-418/13), dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 187 del 20.7.2016) e dalle Sezioni Unite di questa Corte (sentenza n. 5072 del 15.3.2016), ha affermato i seguenti principi di diritto:
A) La disciplina del reclutamento del personale a termine del settore scolastico, contenuta nel D.Lgs. n. 297 del 1994, non è stata abrogata dal D.Lgs. n. 368 del 2001, essendone stata disposta la salvezza del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 70, comma 8, che ad essa attribuisce un connotato di specialità.
C) Ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, dell’art. 36 (originario comma 2, ora comma 5) la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma restando ogni responsabilità e sanzione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 36
 sentenza 
 art. 4
 art. 360
 art. 36
 art. 9
 art. 70