Source: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=OJ:L:2018:174:FULL&from=PL
Timestamp: 2020-03-28 19:18:41+00:00

Document:
Gazzetta ufficiale L 174/2018
Decisione (UE) 2018/966 del Consiglio, del 6 luglio 2018, relativa alla firma, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e il Giappone per un partenariato economico
Regolamento delegato (UE) 2018/967 della Commissione, del 26 aprile 2018, che modifica il regolamento (UE) n. 907/2014 per quanto riguarda il mancato rispetto dei termini di pagamento e il tasso di cambio applicabile per la redazione delle dichiarazioni di spesa
Regolamento delegato (UE) 2018/968 della Commissione, del 30 aprile 2018, che integra il regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le valutazioni dei rischi in relazione alle specie esotiche invasive
Regolamento (UE) 2018/969 della Commissione, del 9 luglio 2018, che modifica l'allegato V del regolamento (CE) n. 999/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le prescrizioni per la rimozione di materiale specifico a rischio da piccoli ruminanti ( 1)
Direttiva delegata (UE) 2018/970 della Commissione, del 18 aprile 2018, che modifica gli allegati II, III e V della direttiva (UE) 2016/1629 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce i requisiti tecnici per le navi adibite alla navigazione interna
Decisione di esecuzione (UE) 2018/971 della Commissione, del 9 luglio 2018, che modifica l'allegato della decisione di esecuzione 2014/709/UE recante misure di protezione contro la peste suina africana in taluni Stati membri [notificata con il numero C(2018) 4460] ( 1)
Rettifica del regolamento (UE) 2018/683 della Commissione, del 4 maggio 2018, che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di determinati pneumatici, nuovi o ricostruiti, di gomma, del tipo utilizzato per autobus o autocarri, con un indice di carico superiore a 121 originari della Repubblica popolare cinese e che modifica il regolamento di esecuzione (UE) 2018/163 ( GU L 116 del 7.5.2018 )
DECISIONE (UE) 2018/966 DEL CONSIGLIO
del 6 luglio 2018
relativa alla firma, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e il Giappone per un partenariato economico
visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 91, l'articolo 100, paragrafo 2, e l'articolo 207, paragrafo 4, primo comma, in combinato disposto con l'articolo 218, paragrafo 5,
Il 29 novembre 2012 il Consiglio ha autorizzato la Commissione ad avviare negoziati per un accordo di libero scambio con il Giappone.
I negoziati per un accordo tra l'Unione europea e il Giappone per un partenariato economico («accordo») sono stati conclusi con successo.
È pertanto opportuno firmare l'accordo,
È autorizzata, a nome dell'Unione, la firma dell'accordo tra l'Unione europea e il Giappone per un partenariato economico, con riserva della conclusione di tale accordo. (1)
Fatto a Bruxelles, il 6 luglio 2018
REGOLAMENTO DELEGATO (UE) 2018/967 DELLA COMMISSIONE
che modifica il regolamento (UE) n. 907/2014 per quanto riguarda il mancato rispetto dei termini di pagamento e il tasso di cambio applicabile per la redazione delle dichiarazioni di spesa
visto il regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 352/78, (CE) n. 165/94, (CE) n. 2799/98, (CE) n. 814/2000, (CE) n. 1290/2005 e (CE) n. 485/2008 (1), in particolare l'articolo 40 e l'articolo 106, paragrafo 6,
L'articolo 75, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1306/2013 dispone che i pagamenti di sostegno ai beneficiari nell'ambito del sistema integrato di gestione e di controllo (SIGC) siano eseguiti dagli Stati membri durante un periodo di tempo determinato. I pagamenti effettuati al di fuori di tale periodo non sono ammissibili al finanziamento unionale e non possono pertanto essere rimborsati dalla Commissione, conformemente all'articolo 40 del regolamento (UE) n. 1306/2013. Per quanto riguarda il sostegno concesso nell'ambito del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), tali termini di pagamento saranno applicabili a partire dall'anno di domanda 2019. È pertanto opportuno stabilire norme specifiche relative ai pagamenti del FEASR.
Considerando che in alcuni casi, a causa di controlli supplementari effettuati degli Stati membri su domande controverse, ricorsi e altri contenziosi giudiziari nazionali, i pagamenti del FEASR SIGC sono eseguiti dagli Stati membri dopo il 30 giugno, conformemente al principio di proporzionalità è opportuno stabilire un margine fisso relativo alla spesa entro il quale, per questi casi, non si applica nessuna riduzione dei pagamenti. Una volta superato tale margine, inoltre, per modulare l'impatto finanziario in proporzione al ritardo nel pagamento, è opportuno che la Commissione riduca i pagamenti dell'Unione in proporzione all'entità del ritardo nel pagamento.
L'articolo 5 del regolamento delegato (UE) n. 907/2014 della Commissione (2) stabilisce, con riguardo al Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA), norme sulle riduzioni proporzionali dei pagamenti mensili quando le spese sono state effettuate oltre la scadenza dei termini di pagamento. Per quanto riguarda il FEASR, le dichiarazioni di spesa e i rimborsi sono effettuati una volta per ogni trimestre dell'anno. Per ragioni di semplicità ed efficienza, ai pagamenti tardivi rimborsati dal FEASR per ciascun trimestre dovrebbe essere applicata una percentuale unica di riduzione.
L'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento delegato (UE) n. 907/2014 prevede il tasso di cambio applicabile dagli Stati membri non appartenenti alla zona euro per ogni operazione di pagamento o di recupero ai fini della redazione delle dichiarazioni di spesa. Tuttavia, le dichiarazioni annuali di spesa redatte dagli Stati membri includono importi che non comportano la registrazione di un pagamento o di un'operazione di recupero nei conti dell'organismo pagatore, come ad esempio le entrate con destinazione specifica risultanti dalle conseguenze finanziarie del mancato recupero, come previsto all'articolo 54, paragrafo 2, primo comma, del regolamento (UE) n. 1306/2013. Occorre pertanto stabilire il tasso di cambio applicabile alle operazioni diverse da quelle di cui all'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 907/2014.
È pertanto opportuno modificare di conseguenza il regolamento delegato (UE) n. 907/2014,
Il regolamento delegato (UE) n. 907/2014 è così modificato:
il titolo dell'articolo 5 è sostituito dal seguente:
«Inosservanza del termine ultimo di pagamento per quanto riguarda il Fondo europeo agricolo di garanzia»;
dopo l'articolo 5 è inserito il seguente articolo 5 bis:
Inosservanza del termine ultimo di pagamento per quanto riguarda il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale
1. Per quanto riguarda il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), in virtù delle eccezioni di cui all'articolo 40, primo comma, del regolamento (UE) n. 1306/2013 e in conformità con il principio di proporzionalità, le spese effettuate oltre il termine di pagamento prescritto sono ammissibili al finanziamento unionale alle condizioni stabilite ai paragrafi da 2 a 6 del presente articolo.
2. Quando le spese pagate oltre il termine di cui all'articolo 75, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1306/2013 rappresentano fino al 5 % delle spese pagate nel rispetto del termine non è operata alcuna riduzione dei pagamenti intermedi.
Quando le spese pagate oltre il termine di cui all'articolo 75, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1306/2013 superano il limite del 5 %, tutte le spese supplementari pagate oltre il termine sono ridotte per i periodi di cui all'articolo 22, paragrafo 2, del regolamento di esecuzione (UE) n. 908/2014 della Commissione (*1) secondo le seguenti modalità:
le spese effettuate tra il 1o luglio e il 15 ottobre dell'anno in cui scadeva il termine di pagamento sono ridotte del 25 %;
le spese effettuate tra il 16 ottobre e il 31 dicembre dell'anno in cui scadeva il termine di pagamento sono ridotte del 60 %;
le spese effettuate oltre il 31 dicembre dell'anno in cui scadeva il termine di pagamento sono ridotte del 100 %.
3. In deroga al paragrafo 2, quando il limite di cui al primo comma di tale paragrafo non è stato interamente utilizzato per pagamenti effettuati per l'anno civile N entro il 31 dicembre dell'esercizio N + 1 e la parte rimanente del limite supera il 2 %, questa parte rimanente è ridotta al 2 %.
4. Qualora si verifichino condizioni di gestione particolari per talune misure o se gli Stati membri presentano giustificazioni fondate, la Commissione applica ripartizioni temporali diverse da quelle previste ai paragrafi 2 e 3, o tassi di riduzione inferiori o nulli.
5. Il controllo del rispetto del termine di pagamento è effettuato una volta nel corso di ciascun esercizio di bilancio sulle spese effettuate fino al 15 ottobre.
Gli eventuali superamenti del termine di pagamento sono presi in considerazione al momento della decisione sulla liquidazione dei conti di cui all'articolo 51 del regolamento (UE) n. 1306/2013.
6. Le riduzioni di cui al presente articolo si applicano fatta salva la decisione successiva di verifica di conformità, di cui all'articolo 52 del regolamento (UE) n. 1306/2013.
(*1) Regolamento di esecuzione (UE) n. 908/2014 della Commissione, del 6 agosto 2014, recante modalità di applicazione del regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda gli organismi pagatori e altri organismi, la gestione finanziaria, la liquidazione dei conti, le norme sui controlli, le cauzioni e la trasparenza (GU L 255 del 28.8.2014, pag. 59).»;"
all'articolo 11, paragrafo 2, è aggiunto il comma seguente:
«Per le operazioni per le quali la normativa agricola settoriale non ha fissato un fatto generatore, il tasso di cambio applicabile è il penultimo tasso di cambio fissato dalla Banca centrale europea prima dell'ultimo mese del periodo per il quale è dichiarata la spesa o l'entrata con destinazione specifica.»
Fatto a Bruxelles, il 26 aprile 2018
(2) Regolamento delegato (UE) n. 907/2014 della Commissione, dell'11 marzo 2014, che integra il regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda gli organismi pagatori e altri organismi, la gestione finanziaria, la liquidazione dei conti, le cauzioni e l'uso dell'euro (GU L 255 del 28.8.2014, pag. 18).
REGOLAMENTO DELEGATO (UE) 2018/968 DELLA COMMISSIONE
che integra il regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le valutazioni dei rischi in relazione alle specie esotiche invasive
visto il regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, recante disposizioni volte a prevenire e gestire l'introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive (1), in particolare l'articolo 5, paragrafo 3,
La Commissione, in conformità dell'articolo 4 del regolamento (UE) n. 1143/2014, ha adottato un elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale («l'elenco dell'Unione»), che deve essere regolarmente aggiornato. Un prerequisito per l'inclusione di nuove specie nell'elenco dell'Unione è che sia stata effettuata la valutazione dei rischi di cui all'articolo 5 di detto regolamento («la valutazione dei rischi»). L'articolo 5, paragrafo 1, lettere da a) a h), del regolamento (UE) n. 1143/2014 stabilisce gli elementi comuni da prendere in considerazione nella valutazione dei rischi («gli elementi comuni»).
In conformità dell'articolo 4, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 1143/2014 gli Stati membri possono presentare richieste di iscrizione di specie esotiche invasive nell'elenco dell'Unione. Tali richieste devono essere corredate di una valutazione dei rischi. Esistono già diversi metodi e protocolli di valutazione che sono utilizzati e rispettati all'interno della comunità scientifica nel settore delle invasioni biologiche. Il loro valore e la loro solidità scientifica dovrebbero essere riconosciuti. Al fine di utilizzare in modo efficiente le conoscenze esistenti, qualsiasi metodo o protocollo che includa gli elementi comuni dovrebbe essere accettato per l'elaborazione della valutazione dei rischi. Tuttavia, per assicurare che tutte le decisioni relative all'inserimento delle specie nell'elenco siano basate su valutazioni dei rischi con livelli di qualità e solidità comparabili e per fornire orientamenti ai valutatori su come prendere adeguatamente in considerazione gli elementi comuni, è necessario descrivere dettagliatamente questi ultimi e la metodologia da utilizzare per la valutazione dei rischi a cui i metodi e i protocolli esistenti dovrebbero attenersi.
Per poter essere funzionale al processo decisionale a livello dell'Unione, la valutazione dei rischi dovrebbe riferirsi a tutto il territorio unionale, a esclusione delle regioni ultraperiferiche («l'area della valutazione dei rischi»).
Affinché la valutazione dei rischi possa fornire una solida base scientifica e dati affidabili a sostegno del processo decisionale, tutte le informazioni in essa contenute, anche in relazione alla capacità di una specie di insediarsi e diffondersi nell'ambiente, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 3, lettera b), del regolamento (UE) n. 1143/2014, dovrebbero essere suffragate dalle migliori prove scientifiche disponibili. Tale aspetto dovrebbe essere affrontato nella metodologia da applicare nella valutazione dei rischi.
Le specie esotiche invasive costituiscono una grave minaccia ambientale, ma non tutte sono oggetto di studi ugualmente approfonditi. Qualora una specie non sia presente nell'area della valutazione dei rischi o sia presente solo in quantità limitate, le informazioni su di essa potrebbero mancare o essere incomplete. Nel momento in cui si raggiunge una conoscenza completa, la specie potrebbe essere già stata introdotta o essersi diffusa all'interno dell'area della valutazione dei rischi. Pertanto, la valutazione dei rischi dovrebbe poter tenere conto dell'assenza di conoscenze e di informazioni e far fronte al problema dell'elevato grado di incertezza per quanto riguarda le conseguenze di un'introduzione o diffusione della specie in questione.
Affinché possa fungere da base solida del processo decisionale, la valutazione dei rischi dovrebbe essere sottoposta a un rigoroso controllo di qualità,
Applicazione degli elementi comuni
L'allegato del presente regolamento contiene una descrizione dettagliata dell'applicazione degli elementi comuni di cui all'articolo 5, paragrafo 1, lettere da a) a h), del regolamento (UE) n. 1143/2014 («gli elementi comuni»).
Metodologia da applicarsi alla valutazione dei rischi
Fatto a Bruxelles, il 30 aprile 2018
Descrizione dettagliata degli elementi comuni
Articolo 5, paragrafo 1, lettera a) – la descrizione della specie, con relativi identità tassonomica, storia e areale naturale e potenziale
La descrizione della specie fornisce informazioni sufficienti a garantire che si possa comprendere l'identità della specie senza alcun riferimento a documenti supplementari.
L'ambito di applicazione della valutazione dei rischi è chiaramente delineato. Se, come regola generale, è opportuno elaborare una valutazione dei rischi per ogni specie, in determinati casi potrebbe essere giustificato elaborare una valutazione dei rischi che verta su più di una specie (ad esempio su specie appartenenti allo stesso genere aventi un impatto e caratteristiche comparabili o identici). Occorre indicare chiaramente se la valutazione dei rischi riguarda più di una specie, oppure se esclude o comprende soltanto alcune sottospecie, taxa inferiori, ibridi, varietà o razze (e, in caso affermativo, quali sottospecie, taxa inferiori, ibridi, varietà o razze). Tale scelta deve essere debitamente motivata.
La descrizione dell'identità tassonomica della specie contiene tutti i seguenti elementi:
la famiglia, l'ordine e la classe tassonomici a cui appartiene la specie;
l'attuale nome scientifico della specie e l'autore del nome;
l'elenco dei sinonimi più comuni dell'attuale nome scientifico;
i nomi usati nel commercio;
l'elenco delle sottospecie, dei taxa inferiori, degli ibridi, delle varietà o delle razze più comuni;
informazioni sull'esistenza di altre specie con un aspetto molto simile:
altre specie esotiche con caratteristiche invasive simili, da evitare come specie di sostituzione (nel qual caso si può prendere in considerazione la possibilità di elaborare una valutazione dei rischi per più di una specie, cfr. punto 2);
altre specie esotiche senza caratteristiche invasive simili che potrebbero essere utilizzate come potenziali specie di sostituzione;
specie autoctone, al fine di evitare possibili errori di identificazione e scelta delle specie destinatarie delle misure.
La descrizione della storia della specie comprende i dati sull'invasione, tra cui informazioni sui paesi invasi (nell'area della valutazione dei rischi e altrove, se del caso) e un'indicazione della cronistoria delle prime osservazioni, dell'insediamento e della diffusione.
La descrizione dell'areale naturale e potenziale della specie comprende l'indicazione del continente o parte di continente, della zona climatica e degli habitat in cui la specie è presente in natura. Se pertinente, si dovrebbe indicare se la specie potrebbe naturalmente diffondersi nell'area della valutazione dei rischi.
Articolo 5, paragrafo 1, lettera b) – la descrizione dei modi e delle dinamiche di riproduzione e di diffusione, valutando anche se sussistono le condizioni necessarie per la riproduzione e la diffusione
La descrizione dei modi di riproduzione e diffusione comprende elementi relativi alla storia della specie e ai suoi tratti comportamentali che ne possono spiegare la capacità di insediamento e diffusione, quali la strategia di riproduzione o crescita, la capacità di dispersione, la longevità, le esigenze ambientali e climatiche, le caratteristiche specifiche o generiche e altre informazioni pertinenti disponibili.
La descrizione dei modi e delle dinamiche di riproduzione comprende tutti i seguenti elementi:
l'elenco e la descrizione dei meccanismi di riproduzione della specie;
la valutazione dell'eventuale presenza di condizioni ambientali adeguate per la sua riproduzione nell'area della valutazione dei rischi;
l'indicazione della pressione dei propaguli della specie (ad esempio il numero di gameti, semi, uova o propaguli, il numero di cicli riproduttivi annuali) per ciascun meccanismo di riproduzione in relazione alle condizioni ambientali nell'area della valutazione dei rischi.
La descrizione dei modi e delle dinamiche di diffusione comprende tutti i seguenti elementi:
l'elenco e la descrizione dei meccanismi di diffusione della specie;
la valutazione dell'eventuale presenza di condizioni ambientali adeguate per la diffusione della specie nell'area della valutazione dei rischi;
l'indicazione del tasso di ciascun meccanismo di diffusione in relazione alle condizioni ambientali nell'area della valutazione dei rischi.
Articolo 5, paragrafo 1, lettera c) – la descrizione dei potenziali vettori d'introduzione e di diffusione delle specie, sia deliberati che accidentali, se del caso con l'indicazione delle merci alle quali le specie sono generalmente associate
Sono presi in considerazione tutti i pertinenti vettori di introduzione e di diffusione. Come base si utilizza la classificazione dei vettori elaborata dalla convenzione sulla diversità biologica (1).
La descrizione dei vettori di introduzione deliberati contiene tutti i seguenti elementi:
l'elenco e la descrizione dei vettori con l'indicazione della loro importanza e dei rischi connessi (come la probabilità di introduzione nell'area della valutazione dei rischi sulla base di tali vettori, la probabilità di sopravvivenza, riproduzione o aumento durante il trasporto e il magazzinaggio; la capacità e la probabilità di trasferimento da tali vettori a un habitat o un ospite adeguati), compresi, se possibile, dettagli sull'origine e il punto finale specifici dei vettori;
l'indicazione della pressione dei propaguli (come il volume o il numero di esemplari stimati o la frequenza del passaggio attraverso tali vettori), compresa la probabilità di una reinvasione dopo l'eradicazione.
La descrizione dei vettori di introduzione accidentali contiene tutti i seguenti elementi:
l'elenco e la descrizione dei vettori con l'indicazione della loro importanza e dei rischi connessi (come la probabilità di introduzione nell'area della valutazione dei rischi sulla base di tali vettori; la probabilità di sopravvivenza, riproduzione o aumento durante il trasporto e il magazzinaggio; la probabilità di una mancata individuazione in corrispondenza del punto di entrata; la capacità e la probabilità di trasferimento da tali vettori a un habitat o un ospite adeguati), compresi, se possibile, dettagli sull'origine e il punto finale specifici dei vettori;
La descrizione dei prodotti a cui è generalmente associata l'introduzione della specie comprende un loro elenco e una loro descrizione con l'indicazione dei rischi connessi (ad esempio il volume del flusso commerciale; la probabilità che le merci siano contaminate o agiscano da vettori).
La descrizione dei vettori di diffusione deliberati contiene tutti i seguenti elementi:
l'elenco e la descrizione dei vettori con l'indicazione della loro importanza e dei rischi connessi (come la probabilità di diffusione all'interno dell'area di valutazione dei rischi sulla base di tali vettori; la probabilità di sopravvivenza, riproduzione o aumento durante il trasporto e il magazzinaggio; la capacità e la probabilità di trasferimento da tali vettori a un habitat o un ospite adeguati), compresi, se possibile, dettagli sull'origine e il punto finale specifici dei vettori;
La descrizione dei vettori di diffusione accidentali contiene tutti i seguenti elementi:
l'elenco e la descrizione dei vettori con l'indicazione della loro importanza e dei rischi connessi (come la probabilità di diffusione all'interno dell'area di valutazione dei rischi sulla base di tali vettori; la probabilità di sopravvivenza, riproduzione o aumento durante il trasporto e il magazzinaggio; la facilità di individuazione; la capacità e la probabilità di trasferimento da tali vettori a un habitat o un ospite adeguati), compresi, se possibile, dettagli sull'origine e il punto finale specifici dei vettori;
La descrizione delle merci a cui è generalmente associata la diffusione della specie comprende un loro elenco e una loro descrizione con l'indicazione dei rischi connessi (ad esempio il volume degli scambi; la probabilità che le merci siano contaminate o agiscano da vettori).
Articolo 5, paragrafo 1, lettera d) – la valutazione approfondita dei rischi d'introduzione, insediamento, diffusione nelle pertinenti regioni biogeografiche alle condizioni climatiche attuali e a quelle conseguenti a ipotizzabili cambiamenti climatici
La valutazione approfondita analizza i rischi legati all'introduzione, all'insediamento e alla diffusione di una specie nelle pertinenti regioni biogeografiche nell'area della valutazione dei rischi, illustrando in che modo ipotizzabili cambiamenti climatici influenzeranno tali rischi.
La valutazione approfondita di tali rischi non comprende una serie completa di simulazioni in base a diversi scenari di cambiamenti climatici, purché sia fornita una valutazione dell'introduzione, dell'insediamento e della diffusione probabili in uno scenario a medio termine (ad esempio 30-50 anni) con una chiara spiegazione delle ipotesi.
I rischi di cui al punto 1) possono, ad esempio, essere descritti in termini di «probabilità» o «tasso».
Articolo 5, paragrafo 1, lettera e) – la descrizione della distribuzione attuale della specie, indicando anche se tale specie è già presente nell'Unione o nei paesi confinanti e includendo una proiezione della sua probabile distribuzione futura
La descrizione della distribuzione attuale nell'area della valutazione dei rischi o nei paesi limitrofi comprende tutti i seguenti elementi:
l'indicazione della o delle regioni biogeografiche oppure della o delle sottoregioni marine nell'area della valutazione dei rischi in cui la specie è presente e in cui si è insediata;
l'attuale situazione di insediamento della specie in ciascuno Stato membro e, se del caso, nei paesi limitrofi.
La proiezione della probabile distribuzione futura nell'area della valutazione dei rischi o nei paesi limitrofi comprende tutti i seguenti elementi:
l'indicazione della o delle regioni biogeografiche oppure della o delle sottoregioni marine nell'area della valutazione dei rischi in cui la specie potrebbe insediarsi, in particolare alle condizioni conseguenti a ipotizzabili cambiamenti climatici;
l'elenco degli Stati membri e, se del caso, dei paesi limitrofi in cui la specie potrebbe insediarsi, in particolare alle condizioni conseguenti a ipotizzabili cambiamenti climatici.
Articolo 5, paragrafo 1, lettera f) – la descrizione degli effetti negativi sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici collegati, ivi compreso sulle specie autoctone, sui siti protetti, sugli habitat a rischio, sulla salute umana, sulla sicurezza e sull'economia, accompagnata dalla valutazione del potenziale effetto futuro in base alle prove scientifiche disponibili
Nella descrizione si opera una distinzione tra l'effetto noto e il potenziale effetto futuro sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici collegati. È opportuno descrivere l'effetto noto per l'area della valutazione dei rischi e per i paesi terzi, se pertinente (ad esempio con condizioni eco-climatiche analoghe). Il potenziale effetto futuro è valutato solo per l'area della valutazione dei rischi.
La descrizione dell'effetto noto e la valutazione del potenziale effetto futuro si basano sui migliori dati quantitativi o qualitativi disponibili. L'entità degli effetti è misurata (con l'attribuzione di un punteggio) o classificata altrimenti. Il sistema di misurazione o di classificazione degli effetti utilizzato comprende un riferimento alle pubblicazioni che lo avvalorano.
La descrizione dell'effetto noto e la valutazione del potenziale effetto futuro sulla biodiversità contengono riferimenti a tutti i seguenti elementi:
le diverse regioni biogeografiche o sottoregioni marine in cui la specie potrebbe insediarsi;
le specie autoctone interessate, comprese quelle della lista rossa, quelle di cui agli allegati della direttiva 92/43/CEE del Consiglio (2) e quelle disciplinate dalla direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (3);
gli habitat interessati, compresi quelli della lista rossa e quelli di cui agli allegati della direttiva 92/43/CEE;
i siti protetti interessati;
le caratteristiche chimiche, fisiche o strutturali interessate e il funzionamento degli ecosistemi;
lo stato ecologico interessato degli ecosistemi acquatici o lo stato ambientale interessato delle acque marine.
La descrizione dell'effetto noto e la valutazione del potenziale effetto futuro sui servizi ecosistemici collegati contengono riferimenti a tutti i seguenti elementi:
i servizi di approvvigionamento;
i servizi di regolazione;
La descrizione dell'effetto noto e la valutazione del potenziale effetto futuro sulla salute umana, sulla sicurezza e sull'economia includono, se del caso, informazioni su:
malattie, allergie o altri affezioni per gli esseri umani che possono derivare, direttamente o indirettamente, dalla specie;
danni provocati, direttamente o indirettamente, dalla specie con conseguenze per la sicurezza di persone, beni o infrastrutture;
interruzione diretta o indiretta di un'attività economica o sociale, o altre conseguenze per tali attività, dovute alla presenza della specie.
Articolo 5, paragrafo 1, lettera g) – la valutazione dei costi potenziali dei danni arrecati
La valutazione, economica o in altri termini, dei costi potenziali dei danni arrecati alla biodiversità e ai servizi ecosistemici descrive tali costi in termini quantitativi e/o qualitativi a seconda delle informazioni disponibili. Qualora le informazioni disponibili non siano sufficienti a valutare i costi per l'intera area della valutazione dei rischi, se disponibili sono utilizzati dati qualitativi o studi di casi diversi provenienti da tutto il territorio dell'Unione o da paesi terzi.
La valutazione dei costi potenziali dei danni arrecati alla salute umana, alla sicurezza e all'economia descrive tali costi in termini quantitativi e/o qualitativi a seconda delle informazioni disponibili. Qualora le informazioni disponibili non siano sufficienti a valutare i costi per l'intera area della valutazione dei rischi, se disponibili sono utilizzati dati qualitativi o studi di casi diversi provenienti da tutto il territorio dell'Unione o da paesi terzi.
Articolo 5, paragrafo 1, lettera h) – la descrizione degli usi noti delle specie e dei vantaggi sociali ed economici derivanti da tali usi
La descrizione degli usi noti della specie enumera e illustra gli usi noti nell'Unione e altrove, se del caso.
La descrizione dei vantaggi sociali ed economici derivanti dagli usi noti della specie illustra la rilevanza economica, ambientale e sociale di ciascuno di tali usi e indica i beneficiari associati, in termini quantitativi e/o qualitativi a seconda delle informazioni disponibili. Qualora le informazioni disponibili non siano sufficienti a descrivere i vantaggi per l'intera area della valutazione dei rischi, se disponibili sono utilizzati dati qualitativi o studi di casi diversi provenienti da tutto il territorio dell'Unione o da paesi terzi.
(1) UNEP/CBD/SBSTTA/18/9/Add.1. – I riferimenti alla classificazione dei vettori sviluppata dalla convenzione sulla diversità biologica si intendono fatti all'ultima versione modificata.
(3) Direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici (GU L 20 del 26.1.2010, pag. 7).
REGOLAMENTO (UE) 2018/969 DELLA COMMISSIONE
del 9 luglio 2018
che modifica l'allegato V del regolamento (CE) n. 999/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le prescrizioni per la rimozione di materiale specifico a rischio da piccoli ruminanti
Il regolamento (CE) n. 999/2001 definisce il materiale specifico a rischio (MSR) come i tessuti specificati nell'allegato V e dispone che l'MSR sia rimosso ed eliminato conformemente all'allegato V del suddetto regolamento e al regolamento (CE) n. 1069/2009 (2). La rimozione del MSR è una misura volta a ridurre il rischio di BSE nei bovini, ovini e caprini. L'elenco del MSR negli ovini e nei caprini figura nell'allegato V, punto 1, lettera b), del regolamento (CE) n. 999/2001.
Le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità animale (OIE) relative alla BSE, di cui al capo 11.4 del Codice sanitario degli animali terrestri dell'OIE (3), si applicano solo all'agente della BSE nei bovini. Di conseguenza, per quanto riguarda gli ovini e i caprini, l'OIE non stabilisce alcun elenco di tessuti che non dovrebbero essere commercializzati a causa del loro rischio di BSE.
Il documento di strategia della Commissione sulle encefalopatie spongiformi trasmissibili per il periodo 2010-2015 (4) prevede la possibilità di riesaminare l'attuale elenco di MSR sulla base di dati scientifici e tenendo conto degli sviluppi della situazione epidemiologica della BSE. La situazione epidemiologica della BSE nell'Unione è migliorata significativamente. Nel 2016 nell'Unione sono stati registrati cinque casi di BSE nei bovini rispetto ai 2 166 casi del 2001. Tale miglioramento della situazione della BSE nell'Unione è illustrato dal fatto che, in base al livello di rischio di BSE riconosciuto dall'OIE, ventiquattro Stati membri e due regioni di uno Stato membro sono ormai riconosciuti come aventi un rischio di BSE trascurabile in conformità della decisione 2007/453/CE della Commissione (5).
Per quanto riguarda l'MSR da piccoli ruminanti, il documento di strategia della Commissione sulle encefalopatie spongiformi trasmissibili per il periodo 2010-2015 indica una valutazione del rischio in corso riguardante la pertinenza dell'elenco del MSR per i piccoli ruminanti. L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pubblicato tale valutazione del rischio il 2 dicembre 2010, in un parere scientifico sull'infettività delle BSE/TSE nei tessuti di piccoli ruminanti («parere dell'EFSA del 2010») (6). In tale parere l'EFSA ha stimato che è molto limitato il numero di piccoli ruminanti affetti da BSE che possono entrare nella catena alimentare dell'Unione ogni anno e ha confermato che tali stime non sostengono l'ipotesi di una diffusa epidemia di BSE nella popolazione dei piccoli ruminanti nell'Unione. Questa conclusione dell'EFSA è valida per tutta l'Unione, a prescindere dalla qualifica sanitaria degli Stati membri in relazione al rischio di BSE.
Come indicato nel parere scientifico congiunto sulla possibile associazione epidemiologica o molecolare tra le TSE negli animali e negli esseri umani, adottato dall'EFSA e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie il 9 dicembre 2010 (7), a livello mondiale sono stati segnalati solo due casi di BSE nei caprini verificatisi in condizioni naturali e non sono stati segnalati casi di BSE negli ovini verificatisi in condizioni naturali. Nei due casi di BSE naturale nei caprini gli animali erano nati prima dell'introduzione del divieto di somministrare proteine animali trasformate agli animali di allevamento e in un momento in cui l'epidemia di BSE nei bovini era ai massimi livelli.
Il 5 agosto 2015 l'EFSA ha pubblicato un parere scientifico su una richiesta di riesame di una pubblicazione scientifica relativa al potenziale zoonotico dei prioni della scrapie degli ovini («parere dell'EFSA del 2015») (8). In tale parere l'EFSA ha concluso che non vi è alcuna prova di un nesso di causalità tra la scrapie e le TSE negli esseri umani e ha confermato che l'unico agente di TSE che si è dimostrato zoonotico è l'agente responsabile della BSE classica. Inoltre l'EFSA ha evidenziato che non esiste alcuna prova epidemiologica che la scrapie sia zoonotica, soprattutto perché l'incidenza della malattia di Creutzfeldt-Jakob sporadica negli esseri umani è simile sia nei paesi con un'incidenza minima di scrapie che in quelli con un'incidenza elevata.
È pertanto opportuno modificare le prescrizioni esistenti per la rimozione del MSR nei piccoli ruminanti in modo che solo i tessuti che concentrano i più alti livelli di infettività da BSE in piccoli ruminanti infetti siano designati come MSR. Secondo il parere dell'EFSA del 2010, dati sperimentali dimostrano che i più elevati livelli di infettività negli ovini inoculati con BSE si riscontrano nel cervello e nel midollo spinale.
Date le difficoltà pratiche a garantire l'assenza di contaminazione delle ossa del cranio con i tessuti cerebrali, il cranio degli ovini e dei caprini di età superiore ai 12 mesi o ai quali è spuntato un incisivo permanente, dovrebbe rimanere nell'allegato V del regolamento (CE) n. 999/2001 in quanto MSR.
Di conseguenza solo il cranio, compresi il cervello e gli occhi, nonché il midollo spinale degli animali di età superiore ai 12 mesi o ai quali è spuntato un incisivo permanente, dovrebbero essere considerati come MSR negli ovini e nei caprini.
Visto il carattere specifico dell'allevamento di ovini e caprini, è raramente possibile determinare con esattezza la data di nascita di tali animali; quindi tali dati non sono inclusi nel registro aziendale prescritto dal regolamento (CE) n. 21/2004 del Consiglio (9). Ne consegue che attualmente è prescritta la rimozione di cervello, cranio e occhi dagli ovini e dai caprini, se l'animale ha un'età superiore ai 12 mesi o se all'animale è spuntato un incisivo permanente.
La stima dell'età degli ovini e dei caprini sulla base della dentizione è solo un'approssimazione, poiché la data di apparizione del primo incisivo permanente negli ovini e nei caprini può variare di diversi mesi da un animale all'altro. Anche altri metodi per determinare se gli ovini e i caprini destinati alla macellazione siano di età superiore ai 12 mesi possono fornire un livello equivalente di garanzia circa l'età degli animali. Poiché tali metodi possono dipendere dalle particolarità delle pratiche di abbattimento degli ovini e dei caprini a livello nazionale, l'affidabilità di tali metodi dovrebbe essere valutata dall'autorità competente dello Stato membro di macellazione. È pertanto opportuno modificare l'allegato V, punto 1, lettera b), del regolamento (CE) n. 999/2001 al fine di prevedere la possibilità di valutare se un animale ha un'età superiore ai 12 mesi in base a un metodo approvato dall'autorità competente dello Stato membro di macellazione.
È opportuno modificare di conseguenza l'allegato V del regolamento (CE) n. 999/2001.
All'allegato V, punto 1, del regolamento (CE) n. 999/2001, la lettera b) è sostituita dalla seguente:
per quanto riguarda gli ovini e i caprini: il cranio, compresi il cervello e gli occhi, e il midollo spinale degli animali di età superiore ai 12 mesi o ai quali è spuntato un incisivo permanente, o di età superiore ai 12 mesi in base a un metodo di calcolo approvato dall'autorità competente dello Stato membro di macellazione.»
Fatto a Bruxelles, il 9 luglio 2018
(2) Regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano e che abroga il regolamento (CE) n. 1774/2002 (GU L 300 del 14.11.2009, pag. 1).
(4) Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio — Piano per le TSE — 2a edizione — Documento di strategia sulle encefalopatie spongiformi trasmissibili per il periodo 2010-2015; COM(2010) 384 definitivo.
(5) Decisione della Commissione, del 29 giugno 2007, che fissa la qualifica sanitaria con riguardo alla BSE di uno Stato membro, di un paese terzo o di una delle loro regioni sulla base del loro rischio di BSE (GU L 172 del 30.6.2007, pag. 84).
(6) EFSA Journal (2010); 8(12):1875 [92 pagg.].
(7) EFSA Journal (2011); 9(1):1945 [111 pagg.].
(8) EFSA Journal (2015); 13(8):4197 [58 pagg.].
(9) Regolamento (CE) n. 21/2004 del Consiglio, del 17 dicembre 2003, che istituisce un sistema di identificazione e di registrazione degli animali delle specie ovina e caprina e che modifica il regolamento (CE) n. 1782/2003 e le direttive 92/102/CEE e 64/432/CEE (GU L 5 del 9.1.2004, pag. 8).
DIRETTIVA DELEGATA (UE) 2018/970 DELLA COMMISSIONE
che modifica gli allegati II, III e V della direttiva (UE) 2016/1629 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce i requisiti tecnici per le navi adibite alla navigazione interna
vista la direttiva (UE) 2016/1629 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 settembre 2016, che stabilisce i requisiti tecnici per le navi adibite alla navigazione interna, che modifica la direttiva 2009/100/CE e che abroga la direttiva 2006/87/CE (1), in particolare l'articolo 31, paragrafi 1, 3 e 4,
La direttiva 2006/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (2) è abrogata dalla direttiva (UE) 2016/1629 con effetto a decorrere dal 7 ottobre 2018. L'allegato II della direttiva (UE) 2016/1629 stabilisce che i requisiti tecnici applicabili alle unità navali sono quelli stabiliti nella norma ES-TRIN 2015/1.
Le attività dell'Unione nel settore della navigazione interna dovrebbero essere mirate a garantire l'elaborazione uniforme di requisiti tecnici per le navi adibite alla navigazione interna da applicare nell'Unione.
Il Comitato europeo per l'elaborazione di norme per la navigazione interna (CESNI) è stato istituito il 3 giugno 2015 nell'ambito della Commissione centrale per la navigazione sul Reno (CCNR) al fine di elaborare norme tecniche per la navigazione interna in vari settori, in particolare per quanto riguarda le navi, le tecnologie dell'informazione e gli equipaggi.
Il CESNI ha adottato, durante la riunione del 6 luglio 2017, la norma europea che fissa i requisiti tecnici per le navi adibite alla navigazione interna, la norma ES-TRIN 2017/1 (3).
La norma ES-TRIN stabilisce i requisiti tecnici uniformi necessari a garantire la sicurezza delle navi adibite alla navigazione interna. Essa include disposizioni concernenti la costruzione, l'allestimento e l'equipaggiamento delle navi adibite alla navigazione interna, disposizioni particolari riguardanti categorie di navi specifiche, come le navi da passeggeri, i convogli spinti e le navi portacontainer, disposizioni riguardanti le attrezzature per il sistema di identificazione automatica, disposizioni in materia di identificazione delle navi, un modello di certificati e registri, disposizioni transitorie nonché istruzioni per l'applicazione della norma tecnica.
La CCNR modificherà il proprio quadro legislativo, i regolamenti di ispezione delle navi sul Reno, in modo da fare riferimento alla nuova norma, rendendola obbligatoria nel quadro dell'applicazione della convenzione riveduta per la navigazione sul Reno.
È pertanto opportuno modificare di conseguenza la direttiva (UE) 2016/1629.
Ai fini della coerenza, le disposizioni modificate dovrebbero essere recepite e applicate a decorrere dalla stessa data, come inizialmente previsto per il recepimento e l'applicazione della direttiva (UE) 2016/1629,
l'allegato II è sostituito dal testo contenuto nell'allegato I della presente direttiva;
l'allegato III è modificato conformemente all'allegato II della presente direttiva;
l'allegato V è modificato conformemente all'allegato III della presente direttiva.
(1) GU L 252 del 16.9.2016, pag. 118.
(2) Direttiva 2006/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, che fissa i requisiti tecnici per le navi della navigazione interna e che abroga la direttiva 82/714/CEE del Consiglio (GU L 389 del 30.12.2006, pag. 1).
(3) Risoluzione 2017-II-1 del CESNI
Certificato/attestato di una società di classificazione riconosciuta»;
è aggiunto il seguente paragrafo 8:
Certificato/attestato di una società di classificazione riconosciuta».
un esperto di navigazione titolare di licenza per la conduzione di navi adibite alla navigazione interna, che autorizza il titolare a condurre l'unità navale da ispezionare;»
un esperto di imbarcazioni tradizionali per l'ispezione di imbarcazioni tradizionali.»
DECISIONE DI ESECUZIONE (UE) 2018/971 DELLA COMMISSIONE
[notificata con il numero C(2018) 4460]
La decisione di esecuzione 2014/709/UE della Commissione (4) stabilisce misure di protezione contro la peste suina africana in taluni Stati membri nei quali sono stati confermati casi di tale malattia nei suini domestici o selvatici («gli Stati membri interessati»). L'allegato di tale decisione di esecuzione delimita ed elenca, nelle parti da I a IV, alcune zone degli Stati membri interessati differenziate secondo il livello di rischio in base alla situazione epidemiologica riguardante tale malattia. L'allegato della decisione di esecuzione 2014/709/UE è stato ripetutamente modificato per tener conto dei cambiamenti della situazione epidemiologica nell'Unione riguardo alla peste suina africana, cambiamenti che devono appunto riflettersi in tale allegato. L'allegato della decisione di esecuzione 2014/709/UE è stato modificato da ultimo dalla decisione di esecuzione (UE) 2018/950 della Commissione (5) a seguito dell'insorgere di focolai di peste suina africana nei suini domestici nei distretti di Tulcea e Satu Mare in Romania e in taluni altri Stati membri nel giugno 2018.
Il rischio di diffusione della peste suina africana nella fauna selvatica è connesso alla naturale lenta diffusione della malattia tra le popolazioni di suini selvatici nonché ai rischi legati all'attività umana, come dimostrato dalla recente evoluzione epidemiologica della malattia nell'Unione e come documentato dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) nel parere del gruppo di esperti scientifici sulla salute e sul benessere degli animali, pubblicato il 14 luglio 2015, nella relazione scientifica sulle analisi epidemiologiche della peste suina africana nei paesi baltici e in Polonia, pubblicata il 23 marzo 2017, e nella relazione scientifica sulle analisi epidemiologiche della peste suina africana negli Stati baltici e in Polonia, pubblicata il 7 novembre 2017 (6).
Dalla data di adozione della decisione di esecuzione (UE) 2018/950 il virus della peste suina africana si è diffuso in Romania. Nei mesi di giugno e luglio 2018 sono stati rilevati più di 200 focolai di peste suina africana nei suini domestici nel distretto di Tulcea in Romania. Inoltre, nel luglio 2018 sono stati rilevati numerosi focolai di peste suina africana nei suini domestici nei distretti di Braila e Costanza in Romania. Tali focolai di peste suina africana nei suini domestici determinano un aumento del livello di rischio che dovrebbe riflettersi nell'allegato della decisione di esecuzione 2014/709/UE. A seguito delle azioni rafforzate adottate dalla Romania per controllare gli spostamenti di suini vivi, prodotti suini, sottoprodotti di origine animale e altri prodotti (che potrebbero contribuire a un'ulteriore diffusione della malattia dalle zone colpite dalla febbre suina africana a quelle zone in cui non sono stati notificati focolai di detta malattia), la zona della Romania compresa tra il fiume Danubio e la costa rumena, dal delta del Danubio fino alla città di Costanza, dovrebbe figurare nell'elenco di cui alla parte III di detto allegato. Di conseguenza, le parti della zona succitata che figuravano anteriormente nell'elenco di cui alla parte I di tale allegato dovrebbero ora figurare nell'elenco di cui alla parte III del medesimo.
Al fine di tenere conto dei recenti sviluppi dell'evoluzione epidemiologica della peste suina africana nell'Unione e far fronte in maniera proattiva ai rischi associati alla diffusione di tale malattia, è opportuno che siano delimitate nuove zone ad alto rischio di dimensioni sufficienti in Romania e che tali zone siano debitamente inserite negli elenchi di cui all'allegato della decisione di esecuzione 2014/709/UE. È pertanto opportuno modificare di conseguenza il suddetto allegato.
(5) Decisione di esecuzione (UE) 2018/950 della Commissione, del 3 luglio 2018, che modifica l'allegato della decisione di esecuzione 2014/709/UE recante misure di protezione contro la peste suina africana in taluni Stati membri (GU L 167 del 4.7.2018, pag. 11).
Rettifica del regolamento (UE) 2018/683 della Commissione, del 4 maggio 2018, che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di determinati pneumatici, nuovi o ricostruiti, di gomma, del tipo utilizzato per autobus o autocarri, con un indice di carico superiore a 121 originari della Repubblica popolare cinese e che modifica il regolamento di esecuzione (UE) 2018/163
( Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 116 del 7 maggio 2018 )
Pagina 20, considerando 119:
«Per quanto riguarda una filiale di Aeolus Group (Pirelli Tyre Co., Ltd.), la Commissione non ha ricevuto i dati necessari a stabilire il prezzo all'esportazione entro il termine prestabilito. Il 23 marzo 2018 la Commissione ha informato la società che i questionari forniti dai suoi importatori collegati erano incompleti ed è stato richiesto di rivedere e ripresentare le risposte ai questionari. La società è stata informata del fatto che, in caso di mancata presentazione di informazioni complete e corrette entro il termine prestabilito, la Commissione sarebbe potuta tornare a basarsi sui fatti disponibili in conformità all'articolo 18 del regolamento di base. Il 4 aprile 2018 la società in questione ha fornito le risposte rivedute. Tuttavia, la Commissione le ha ritenute comunque incomplete e non ha pertanto potuto elaborarle ai fini dell'analisi del dumping e del pregiudizio. Di conseguenza, la Commissione ha stabilito il margine di dumping sulla base delle informazioni verificate pervenute dalle altre società verificate di Aeolus Group, segnatamente Aeolus Tyre e Chonche Auto Double Happiness Tyre. Aeolus Group è stato invitato ad aggiornare i dati relativi a Pirelli per la restante parte del procedimento.»
«Per quanto riguarda Pirelli Tyre Co., Ltd., la Commissione non ha ricevuto i dati necessari a stabilire il prezzo all'esportazione entro il termine prestabilito. Il 23 marzo 2018 la Commissione ha informato la società che i questionari forniti dai suoi importatori collegati erano incompleti ed è stato richiesto di rivedere e ripresentare le risposte ai questionari. La società è stata informata del fatto che, in caso di mancata presentazione di informazioni complete e corrette entro il termine prestabilito, la Commissione sarebbe potuta tornare a basarsi sui fatti disponibili in conformità all'articolo 18 del regolamento di base. Il 4 aprile 2018 la società in questione ha fornito le risposte rivedute. Tuttavia, la Commissione le ha ritenute comunque incomplete e non ha pertanto potuto elaborarle ai fini dell'analisi del dumping e del pregiudizio. Di conseguenza, la Commissione ha stabilito il margine di dumping sulla base delle informazioni verificate pervenute dalle altre società verificate di Aeolus Group, segnatamente Aeolus Tyre e Chonche Auto Double Happiness Tyre. Aeolus Group è stato invitato ad aggiornare i dati relativi a Pirelli per la restante parte del procedimento.»
Pagina 45, allegato:
«Quindao GRT Rubber Co., Ltd.
«Qingdao GRT Rubber Co., Ltd.

References: articolo 5

Articolo 5

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