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Timestamp: 2020-04-05 03:23:37+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2318 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2318 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. III, 31/01/2017, (ud. 17/05/2016, dep.31/01/2017), n. 2318
sul ricorso 1922-2015 proposto da:
B.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA A. BERTOLONI
41, presso lo studio dell’avvocato MAURO MORELLI, che lo rappresenta
lege dell’Inpdap, in persona del Dott. M.A., Direttore
dell’Ufficio di Segreteria della Presidenza dell’Istituto Nazionale
della Previdenza Sociale, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA C.
BECCARIA 29C-O, presso lo studio dell’avvocato FLAVIA INCLETOLLI,
avverso la sentenza n. 3274/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
udito l’Avvocato MAURO MORELLI;
udito l’Avvocato GIUSEPPE FIORENTINO per delega non scritta;
B.E. propose opposizione tardiva, ex art. 650 c.p.c., al decreto con il quale gli era stato imposto il pagamento, in favore dell’INPDAP, della somma di oltre 71 mila Euro per canoni di locazione non corrisposti.
Il giudice di primo grado, previa revoca del decreto, accolse solo in parte l’opposizione, riducendo a 62.453 Euro l’importo dovuto dall’opponente all’istituto.
La corte di appello di Roma, investita delle impugnazioni, principale e incidentale, hinc et inde proposte, le rigettò entrambe.
Avverso la sentenza della Corte capitolina B.E. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di 2 motivi di censura.
Con il primo motivo, si denuncia omesso esame circa un fatto decisivo, ex art. 360 c.p.c., n. 5.
L’art. 348 ter, comma 5, codice di rito, nel testo introdotto dalla legge 134/2012, prevede che la disposizione di cui al precedente quarto comma si applichi anche al ricorso per Cassazione avverso la sentenza di appello confermativa della pronuncia di primo grado.
Il principio della cd. “doppia conforme” è stato specificato da questa Corte di legittimità (Cass. 5528/2014, ex aliis) nel senso che la pronuncia di inammissibilità del motivo è condizionata all’adesione, da parte del giudice di appello, al giudizio di fatto contenuto nella sentenza di primo grado, così da costituirne, specularmente, il fondamento della relativa decisione.
Che è quanto accaduto nel caso di specie, avendo entrambi i giudici di merito ritenuto che, a fronte dell’eccezione di prescrizione sollevata dall’opponente, l’istituto opposto avesse depositato (e così conseguentemente provato) copia di validi atti interruttivi della prescrizione, dei quali o non era stata contestata l’efficacia, ovvero (con riferimento alla lettera del 23 maggio 2003) la si era contestata tardivamente – e perciò inammissibilmente.
Con il secondo motivo, si denuncia, ex art. 360 c.p.c., n. 4, l’omessa pronuncia su un motivo di appello in violazione dell’art. 112 c.p.c..
Sia pur implicitamente, la Corte territoriale ha preso in esame (e conseguentemente rigettato, passando all’esame del merito) l’eccezione di nullità assoluta dell’atto interruttivo della prescrizione, così implicitamente confermando, in parte qua, la motivazione adottata dal Tribunale che, evocando la norma di cui all’art. 1335 c.c. sulla presunzione di conoscenza delle comunicazioni inviate all’indirizzo del destinatario, aveva rilevato come la raccomandata fosse stata inviata e recapitata proprio all’indirizzo relativo all’immobile dove l’odierno ricorrente aveva comunicato di essersi trasferito e di voler ricevere la corrispondenza, senza che quest’ultimo avesse fornito la prova di essere stato, senza sua colpa, nell’impossibilità di avere notizia della comunicazione inviatagli.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione, che si liquidano in complessivi Euro 7800, di cui 200 per spese.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 650
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360