Source: https://www.6sicuro.it/news/referendum-costituzionale-riforma-spiegata
Timestamp: 2018-03-23 01:27:13+00:00

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Il Referendum Costituzionale del 4 dicembre è alle porte, ma c'è ancora tempo per capire ogni dettaglio della riforma prima del voto. Ecco la riforma costituzionale spiegata.
Modifiche al titolo I, parte II della Costituzione
Referendum costituzionale e riforma: riassumiamo
Ormai ce lo ricordano ogni 5 minuti, su radio, televisione e manifesti: domenica 4 dicembre saremo tutti chiamati a esprimere il nostro voto, favorevole o contrario, al Disegno di Legge di riforma costituzionale del 12.04.2016. Si tratta forse della riforma costituzionale più ampia ad oggi proposta, sicuramente la più discussa, nota soprattutto per proporre la trasformazione della nostra Repubblica da un sistema bicamerale perfetto ad un sistema in cui una Camera (quella dei Deputati) prevale nettamente in importanza e potere sull’altra (Senato).
Uno snellimento del percorso di formazione delle leggi e un risparmio in termini di costi della burocrazia, dice il fronte per il sì. Una pericolosa diminuzione di democrazia e un eccessivo accentramento di poteri, dice il fronte per il no. Ma cosa dice veramente la legge? Vediamolo insieme, articolo per articolo.
Di seguito riportiamo un testo “spiegato” (quindi non quello ufficiale del disegno di legge) degli articoli della riforma. Il testo che la Costituzione potrebbe avere dopo il 4 dicembre, ma esposto in alcuni punti in maniera più semplice. Puoi confrontare anche il testo integrale della riforma e il testo attuale della Costituzione.
Art. 1 Funzioni delle Camere
L’articolo 55 della Costituzione verrebbe così sostituito:
Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali (comuni, regioni) ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica.
Art. 2 Composizione ed elezione del Senato della Repubblica
Il testo di questo articolo sostituirebbe l’art. 57 della Costituzione come segue:
La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua, fatto salvo il numero minimo di due, in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
Art. 3 Modifica all’articolo 59 della Costituzione
Questo articolo andrebbe a sostituire il secondo comma dell’art. 59:
Art. 4 Durata della Camera dei deputati
L’articolo 60 della Costituzione verrebbe sostituito così:
Art. 5 Modifica all’articolo 63 della Costituzione
L’articolo 63 della Costituzione avrebbe come secondo comma il seguente:
Art. 6 Modifiche all’articolo 64 della Costituzione
Introduce le seguenti modifiche:
a) dopo il primo comma sarebbe inserito il seguente:
I regolamenti delle Camere garantiscono i diritti delle minoranze parlamentari. Il regolamento della Camera dei deputati disciplina lo statuto delle opposizioni;
I membri del Governo hanno diritto, e se richiesti l’obbligo, di assistere alle sedute delle Camere. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono;
Art. 7 Titoli di ammissione dei componenti del Senato della Repubblica
All’articolo 66 della Costituzione sarebbe aggiunto, in fine, il seguente comma:
Art. 8 Vincolo di mandato
Art. 9 Indennità parlamentare
Art. 10 Procedimento legislativo
La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma (leggi per l’attribuzione di seggi e l’elezione di senatori tra i membri dei Consigli e i Sindaci), 80, secondo periodo (leggi che ratificano trattati discendenti dall’appartenenza dell’Italia alla Unione Europea), 114, terzo comma (leggi relativa a Roma capitale della nazione e al suo ordinamento), 116, terzo comma (leggi che attribuiscono ulteriori forme particolari di autonomia alle Regioni), 117, quinto e nono comma (rispettivamente, leggi che disciplinano le modalità di attuazione, da parte delle Regioni e della Provincia autonoma di Trento e Bolzano, di accordi internazionali e atti normativi della Unione Europea, nonché leggi che disciplinano casi e forme in cui le Regioni, nelle materie di loro competenza, possono concludere accordi con altri Stati o enti di altri stati), 119, sesto comma (leggi che attribuiscono un patrimonio a ciascuna Regione), 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma.
Art. 11 Iniziativa legislativa
Art. 12 Modifica dell’articolo 72 della Costituzione
Art. 13 Modifiche agli articoli 73 e 134 della Costituzione
Art. 14 Modifica dell’articolo 74 della Costituzione
Art. 15. Modifica dell’articolo 75 della Costituzione
Art. 16 Disposizioni in materia di decretazione d’urgenza
Art. 17 Deliberazione dello stato di guerra
Art. 18 Leggi di amnistia e indulto
Art. 19 Autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali
Art. 20 Inchieste parlamentari
Referendum costituzionale: la riforma spiegata https://bit.ly/2gYe7mf via @6sicuro
Gli obiettivi dichiarati della riforma, che si voterà domenica con referendum costituzionale, sono noti: snellimento del procedimento di approvazione delle leggi (con la Camera dei Deputati che predomina rispetto al Senato, al contrario di quanto avviene ora dove hanno uguali ruoli e poteri), lotta alle “magagne locali” (con la riduzione delle autonomie regionali e il ritorno di alcuni poteri in mano allo Stato), taglio dei costi del sistema (riduzione del numero di Senatori, eliminazione di Province e Cnel, controllo sugli enti locali).
Se i principi sono, come sempre, una bella cosa, vediamo in concreto come si traduce tutto ciò in riforma della Costituzione.
Se le due Camere, Senatori e Deputati, oggi hanno uguali poteri e compiti all’interno della Costituzione (entrambe concorrono alla funzione legislativa e ad altri compiti importanti, come deliberare lo stato di guerra e votare la fiducia al Governo), dopo il 4 dicembre la situazione potrebbe essere molto diversa. Con la vittoria del sì e l’approvazione del disegno di legge di modifica costituzionale il potere di legiferare spetterebbe in maniera quasi esclusiva alla Camera dei Deputati, che è anche l’unica a votare la fiducia al Governo e a deliberare lo stato di guerra a maggioranza assoluta. Al Senato la possibilità di concorrere in alcune leggi più importanti (vedi più avanti) e, per il resto, la possibilità di intervenire chiedendo un riesame dei disegni di legge della Camera dei Deputati (un approfondimento lo trovi nell’articolo dedicato alle obiezioni del no).
Ora la Costituzione ne prevede 315, eletti a suffragio universale, cioè direttamente da tutti i cittadini italiani che hanno diritto al voto. Con la vittoria del sì diventerebbero 100, di cui 5 nominati dal Presidente della Repubblica e 95 votati dai Consigli delle Regioni italiane e dal Consiglio della Provincia Autonoma di Trento e Bolzano, scelti tra i loro membri e, nella misura di 1 per ogni consiglio, tra i Sindaci dei propri comuni. Il voto utilizzerebbe il metodo proporzionale, la ripartizione di seggi avverrebbe in virtù della popolazione regionale che risulta all’ultimo censimento, fermo il numero minimo di due senatori per regione. Per i senatori nessuna indennità aggiuntiva, ma godranno dell’immunità parlamentare. Restano senatori a vita gli ex Presidenti della Repubblica.
Al Senato resterebbe il potere di iniziativa legislativa (oggi spetta soltanto al Governo e al popolo), oltre a legiferare in tema di riforme costituzionali, ratifiche dei trattati internazionali relative all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, leggi elettorali degli enti locali e quelle sui referendum popolari.
L’elezione del capo dello Stato è affidata a 630 deputati e 100 senatori. Per i primi tre scrutini sono richiesti i due terzi dei componenti, dal quarto bastano i tre quinti, mentre dal settimo scrutinio basterà la maggioranza dei tre quinti dei votanti.
Oggi bastano cinquantamila firme di cittadini per presentare un progetto di legge redatto in articoli. Con la riforma costituzionale ne occorreranno centocinquantamila. Il referendum: oggi può essere chiesto da 500.000 elettori ed è valido se ha partecipato la maggioranza degli aventi diritto al voto. Con la riforma in realtà cambia poco: occorrono sempre 500.000 firme per chiederlo. Se però a richiederlo sono almeno 800.000 elettori, il referendum è valido con la partecipazione al voto della maggioranza di coloro che hanno votato all’ultima elezione della Camera dei Deputati. Quindi, più sono i cittadini che richiedono il referendum, più sarà facile che sia valido.
Oggi eletti dal Parlamento in seduta comune, da domenica potrebbero essere scelti separatamente dalle due Camere, due dal Senato e tre dalla Camera. Per la votazione ai primi due scrutini è necessaria la maggioranza dei due terzi dei componenti, mentre dagli scrutini successivi è sufficiente la maggioranza dei tre quinti.
Oggi la Costituzione prevede all’art. 99 il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, quale consulente delle Camere e del Governo. La riforma cancella l’art. 99 e il Cnel, prevedendo una ridistribuzione dell’organico. Ugualmente scompaiono le Province, con personale ridistribuito tra gli Enti locali esistenti.
La riforma introduce indicatori di costi e fabbisogni per per migliorare l’efficienza di comuni, città metropolitane e Regioni. Se viene accertato lo stato di dissesto degli enti territoriali gli amministratori regionali e locali vengono allontanati dall’incarico. Viene inoltre posto un limite al compenso dei dirigenti di organi regionali, non superiore a quello dei sindaci dei capoluoghi di Regione.
La legge elettorale: ricorso preventivo alla Consulta
Con la riforma, le leggi che disciplinano l’elezione dei parlamentari potranno essere sottoposte al giudizio preventivo di legittimità della Corte Costituzionale. Per accedere al giudizio occorrerà il ricorso motivato di almeno un quarto dei componenti della Camera o almeno un terzo dei Senatori, da presentare entro 10 giorni dall’approvazione della norma. La Consulta avrà 30 giorni per esprimersi e, in caso di dichiarazione di illegittimità, la legge non sarà promulgata.
L’equilibrio nella rappresentanza
L’articolo 55 della Costituzione acquista un nuovo comma: “Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”. Il principio vale anche per gli organi regionali, in base ai principi fondamentali stabiliti dalla legge statale.

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7
in fine

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20