Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2016/09/la-violazione-dellimposta-di-bollo-gioca-ai-fini-della-sussistenza-di-una-contabilita-in-nero.html
Timestamp: 2018-09-25 09:51:44+00:00

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La contabilità in nero, costituita da appunti personali ed informazioni dell'imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario che legittima l'accertamento induttivo | Commercialista Telematico
Con la sentenza n. 11957 del 10 giugno 2016 la Corte di Cassazione ha confermato che “In tema di accertamento delle imposte sul redditi, la ‘contabilità in nero’, costituita da appunti personali ed informazioni dell’imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dall’art. 39 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, dovendo ricomprendersi tra le scritture contabili disciplinate dagli artt. 2709 e ss. cod. civ. tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d’impresa, ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell’imprenditore ed il risultato economico dell’attività svolta. Ne consegue che detta ‘contabilità in nero’, per il suo valore probatorio, legittima di per sé, ed a prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, il ricorso all’accertamento induttivo di cui al citato art. 39, incombendo al contribuente l’onere di fornire la prova contrarla, al fine di contestare l’atto impositivo notificatogli. (Fattispecie relativa alla ricostruzione di redditi di persona fisica derivanti da collaborazione coordinata e continuativa in favore di una società, operata mediante il ricorso ai ‘brogliacci’ reperiti presso la sede di quest’ultima, nonché presso l’abitazione dell’amministratore e dei soci) (Cass. n. 24051/11, 2217/06, 19329/06, 25610/06)”.
Nel caso di specie, “il documento extracontabile, sulla cui base l’ufficio si è determinato ad emettere l’avviso d’accertamento per violazione dell’imposta di bollo, è stato allegato agli atti di causa dal controricorrente, e dallo stesso può desumersi (anche se il documento è informale e la tenuta non obbligatoria, ma è stato reperito presso la sede della società contribuente nel corso di un accesso della GdF, come risulta pacificamente dagli atti di causa), la data di emissione, la data d’incasso, e il numero dei diversi assegni. Alla luce di ciò, sulla base della giurisprudenza sopra indicata, incombe al contribuente l’onere di fornire la prova contraria, e nel caso di specie, i giudici d’appello hanno erroneamente ritenuto idonea quella costituita dalle fotocopie degli assegni incassati, quando è noto che la banca consente di negoziare il titolo solo a partire dal giorno della sua formale emissione da parte dell’emittente (salvo che non sia assolta l’imposta di bollo, atteso che in questo caso, l’assegno assolve la diversa funzione di pagherò cambiario)”.
La sentenza che si annota si pone sulla scia di precedenti pronunce. Proprio di recente, con la sentenza n. 19424 del 30 settembre 2015 (ud. 23 giugno 2015) la Corte di Cassazione ha confermato che la cd. “contabilità in nero” (nel caso di specie, un quadernone) “è da ricomprendersi tra le scritture contabili dell’impresa disciplinate dall’art. 2709 e seguenti c.c., che essa fa conseguentemente prova di quanto vi è scritto nei confronti dell’imprenditore, che costituisce perciò un valido supporto indiziario a cui può appellarsi il fisco nella sua azione accertatrice, che spetta quindi al contribuente dare la prova contraria in grado di sovvertirne il responso e infine che ‘le situazioni di dubbio non si possono risolvere in danno dell’ufficio’”. Inoltre, “fermo il valore indiziario delle annotazioni extracontabili e che competa perciò al contribuente fornire la prova del contrario”, osserva la Corte che “le situazioni di dubbio non si possono risolvere in danno dell’ufficio”. E pertanto, la cd. “contabilità in nero”, rappresenta “un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39”, e quindi “compete al contribuente l’onere di fornire la prova contraria, mentre le situazioni di dubbio devono essere risolte in senso favorevole all’ufficio”.
E con la sentenza n. 24270 del 27 novembre 2015 ha ritenuto legittimo l’avviso fondato su una …

References: sentenza 
 art. 39
 sentenza 
 sentenza 
 art. 39
 sentenza