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Timestamp: 2020-05-25 04:33:06+00:00

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Informativa ANC Napoli Nord n° 7-2019 – 23 febbraio 2019
Ora basta! Commercialisti decisi a proclamare lo sciopero a fine aprile.
Fattura elettronica. Continuano problemi e disagi, ma non per l’Agenzia delle Entrate.
I dati diffusi a livello geografico fotografano una situazione disomogenea, considerato che a fronte della Lombardia che guida la classifica con 81 milioni di fatture, ci sono regioni i cui numeri sono completamente diversi.
La platea dei soggetti obbligati alla fatturazione elettronica è di oltre 4 milioni, ci sono pertanto circa 2 milioni i contribuenti che continuano a restare fuori dalle nuove procedure e praticamente non fatturano, evidentemente però questo non è un fatto considerato rilevante.
Sicuramente il confronto con dati del 2018 aiuterebbe a comprendere l’andamento effettivo del nuovo sistema: quante sono state le fatture emesse nello stesso periodo del 2018?
Qual è l’ammontare dell’iva versata a febbraio del 2018 per le liquidazioni iva di gennaio rispetto all’iva versata per lo stesso periodo del 2019?
Al di là dei numeri, l’elenco del malfunzionamento e delle anomalie continua ad allungarsi con la segnalazione ogni giorno di nuovi problemi: differenza tra i dati fiscali esposti nel file PDF, messi a disposizione dalle piattaforme private, e quelli contenuti nel file XML; assenza di procedure minime di controllo sul sistema SDI che attualmente non impedisce di duplicare erroneamente l’invio di una fattura e addirittura consente l’invio di fatture di soggetti con partita iva cessata; difficoltà nella gestione dei documenti che arrivano allo SDI, per entrambi i canali utilizzati quali SDIFTP e SDICOOP, creando problemi di allineamento con le piattaforme private e di interi file di cui si ignora la collocazione; ritardi nella consegna delle notifiche al soggetto emittente, ben oltre il termine dei 5 giorni previsti dalla normativa (ci sono stati segnalati casi addirittura di 30 giorni), senza contare i ritardi e le interruzioni nel funzionamento del canale Fatture e Corrispettivi.
A tutto questo si aggiunge una totale inadeguatezza dell’assistenza tecnica, sia da parte dell’Agenzia delle Entrate sia delle piattaforme private, che addirittura gli utenti non riescono più a contattare per ricevere risposte e supporto.
“In un caos simile – conclude il Presidente Cuchel – ancora una volta i professionisti economici vengono lasciati soli e cercano quindi con le loro forze di arginare al meglio i tanti problemi che altri non si preoccupano di risolvere.”. Comunicato Stampa ANC 21.02.2019 – Fattura elettronica
Pubblicato il manuale operativo per il deposito del bilancio 2018.
Sui siti di unioncamere.gov.iteregistroimprese.it è stato pubblicato il manuale operativo per il deposito dei bilanci al Registro delle imprese, che descrive le modalità per la compilazione della modulistica elettronica e per il deposito telematico dei bilanci e degli elenchi soci, con specifico riferimento alla campagna bilanci 2019.
Pubblicate le liste di controllo per i bilanci 2018 da ASSIREVI.
ASSIREVI, l’Associazione Italiana Revisori Contabili, ha pubblicato le annuali liste di controllo relative ai principi di redazione del bilancio d’esercizio e consolidato delle imprese industriali, commerciali e di servizi secondo i principi contabili nazionali, aggiornati con gli emendamenti pubblicati dall’OIC a gennaio 2019.
Niente rinvio per gli Intrastat al 25 febbraio.
Resta fermo al 25 febbraio il termine per la presentazione degli elenchi Intrastat relativi al mese di gennaio. I soggetti obbligati con periodicità mensile hanno poco più di dieci giorni di tempo per effettuare l’invio all’agenzia delle Dogane mediante il Servizio telematico doganale Edi oppure all’Agenzia delle Entrate sempre mediante invio telematico, se non vogliono incorrere nella sanzione da 500 a 1.000 euro per ciascun modello non presentato. E’ bene ricordare che i soggetti che, per almeno uno dei quattro trimestri precedenti, hanno effettuato cessioni intraUe di beni per un totale trimestrale superiore a 50mila euro devono compilare l’Intra 1-bis, sia ai fini fiscali che statistici. Lo stesso vale per le prestazioni di servizi. Dal 1°gennaio 2018 sia per gli acquisti intraUe di beni che per le prestazioni di servizi ricevute, la presentazione dei modelli è dovuta solo ai fini statistici.
Pace fiscale, online i modelli per la domanda.
Con Provvedimento 18 febbraio 2019, n. 39209, l’Agenzia delle Entrate ha approvato il modello per presentare la domanda e leistruzioniper aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti prevista dal D.L. n. 119/2018; con la stessa possono essere definite le liti aventi ad oggetto atti impositivi in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio. In particolare, viene precisato che la domanda deve essere presentata per ciascuna controversia tributaria autonoma; in modalità telematica entro il 31 maggio 2019; l’importo dovuto non è compensabile con eventuali crediti.
Il pagamento può essere effettuato sia in unica soluzione tramite Mod. F24 se l’importo dovuto è inferiore ad euro 1.000,00, oppure ratealmente (massimo 20 rate trimestrali con interessi) per importi superiori ad euro 1.000,00.
La riduzione è destinata a contribuenti che hanno avviato cause fiscali per le quali il ricorso in primo grado sia stato notificato entro il 24 ottobre 2018. Sono comprese le liti pendenti per ogni grado di giudizio, incluse quelle in Cassazione.
Le somme variano a seconda della sentenza e del grado in cui si trovano e se l'Agenzia delle Entrate è soccombente o meno: si va dal 5% dell'importo della controversia al 100% della cifra contestata.
Pubblicata, inoltre, la Risoluzione 21 febbraio 2019, n. 29, con la quale l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite modello F24, delle somme dovute a seguito della definizione agevolata delle controversie tributarie prevista dal D.L. n. 119/2018.
PF30, denominato "IVA e relativi interessi - Definizione controversie tributarie - art. 6 DL n. 119/2018";
PF31, denominato "Altri tributi erariali e relativi interessi - Definizione controversie tributarie - art. 6 DL n. 119/2018";
PF32, denominato "Sanzioni relative ai tributi erariali - Definizione controversie tributarie - art. 6 DL n. 119/2018";
PF33, denominato "IRAP e addizionale regionale all’ IRPEF e relativi interessi - Definizione controversie tributarie - art. 6 DL n. 119/2018";
PF34, denominato "Sanzioni relative all’IRAP e all’addizionale regionale all’IRPEF - Definizione controversie tributarie - art. 6 DL n. 119/2018";
PF35, denominato "Addizionale comunale all’IRPEF e relativi interessi - Definizione controversie tributarie - art. 6 DL n. 119/2018";
PF36, denominato "Sanzioni relative all’addizionale comunale all’IRPEF - Definizione controversie tributarie - art. 6 DL n. 119/2018".
Aggio da giustificare con l’attività svolta dalla riscossione.
Con la sentenza n. 38, depositata lo scorso 12 febbraio, la C.T.P. Parma ha affermato che è illegittimo l’aggio richiesto nella cartella di pagamento se l’agente della riscossione non documenta le prestazioni eseguite e le spese sostenute.
Il caso riguardava una società che aveva impugnato una cartella di pagamento per imposte dichiarate e non versate. Tra i motivi del ricorso la contribuente eccepiva la mancata indicazione del calcolo degli interessi e la giustificazione degli aggi pretesi ritenuti sproporzionati rispetto all’attività svolta. L’agente della riscossione si costituiva in giudizio. In merito alla mancata indicazione del calcolo degli interessi i giudici parmensi hanno precisato che il contribuente deve essere messo nelle condizioni di verificare la correttezza della pretesa. Per quanto concerne l’aggio e la sproporzione della sua richiesta, spetta all’esattore fornire l’onere della prova e dimostrare la consistenza delle prestazioni eseguite e la rispondenza delle somme richieste per tali prestazioni.
Quantificazione del danno nell’ambito dell’azione di responsabilità esercitata contro l’amministratore di società fallita per l’aggravamento del dissesto.
Nell’ambito di un’azione di responsabilità esercitata contro l’amministratore di una società fallita per violazione degli obblighi ex artt.2484 ss. ed ex art.2486 c.c. (cd. obbligo di gestione conservativa), qualora sia concretamente impossibile ricostruire ex post le singole operazioni “non conservative” del valore e della integrità̀ del patrimonio sociale, espressamente vietate dall’art. 2486 c.c., il danno risarcibile è quantificabile attraverso l’utilizzo del criterio presuntivo della differenza dei netti patrimoniali (differenza fra il valore del patrimonio sociale al momento del verificarsi della causa di scioglimento e del valore dello stesso al momento della dichiarazione di fallimento, sottratto il valore delle perdite che si sarebbero comunque verificate se la società fosse stata posta in liquidazione al momento del verificarsi della causa di scioglimento). [Nel caso in esame, nonostante il verificarsi della causa di scioglimento, l’amministratore unico aveva proseguito l’attività̀ d’impresa per ulteriori dieci esercizi: non risulta pertanto possibile ricostruire le singole operazioni e il loro effetto sul patrimonio sociale].
Qualora sia accertato che l’amministratore di una società dichiarata fallita abbia effettuato dei pagamenti preferenziali e l’amministratore medesimo sia condannato in sede di azione di responsabilità al risarcimento del danno quantificato tramite il criterio dei netti patrimoniali, il danno derivante dai pagamenti preferenziali rimane “assorbito” nel danno già̀ calcolato in quanto esso rientra tra gli atti di gestione, non meramente conservativi.
Sono state pubblicate sul sito web istituzionale del Mef-Dipartimento delle Finanze le risposte fornite in occasione di “Telefisco 2019”, svoltosi lo scorso 31 gennaio 2019, in materia di Tributi locali.
I chiarimenti forniti sui Tributi locali, che hanno riguardato Imu, Icp e Tari puntuale, si sono posti in contrasto con quanto diffuso a livello nazionale da alcune Associazioni di categoria e da parte della dottrina, in particolare per quanto riguarda la Tari puntuale.
“La Corte di Cassazione, con Sentenza 2901/2017, ha sostenuto che gli effetti dell’attribuzione della qualifica di edificabilità decorrono dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione dello strumento urbanistico generale. Tanto, in ragione del fatto che l’art. 5, D.lgs. n. 504/1992, individua come base imponibile il valore di mercato esistente al 1° gennaio di ciascun anno. Pertanto, se il Prg è stato adottato ad esempio nel corso del 2018, poiché al 1° gennaio 2018 l’area non era considerata edificabile, non potrebbe applicarsi il suddetto criterio di determinazione della base imponibile e pertanto la stessa sarà considerata edificabile solo a partire dal 2019. Si asserisce altresì che l’Ici (e quindi l’Imu) non sarebbe un’imposta frazionabile ad anno salve le eccezioni tassativamente previste nella legge. Poiché una simile affermazione contrasta tra l’altro con le Istruzioni ministeriali alla compilazione del Modello di dichiarazione Imu, si chiede di sapere se le stesse devono ritenersi revocate in ragione del suddetto Pronunciamento della Suprema Corte”
Il Ministero non ritiene che le Istruzioni ministeriali per la compilazione della Dichiarazione Imu siano in contrasto con la Sentenza della Corte di Cassazione n. 2901/2017. Invero, l’art. 5, comma 5, del D.lgs. n. 504/1992, prevede che “per le aree fabbricabili, il valore è costituito da quello venale in comune commercio al 1° gennaio dell’anno di imposizione, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all’indice di edificabilità, alla destinazione d’uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche”.
Secondo i Giudici di legittimità il Legislatore, adottando tale criterio specifico per la determinazione della base imponibile del Tributo, ha ritenuto di non dover applicare il principio della frazionabilità dello stesso. Ciò premesso, il Mef fa presente che le Istruzioni ministeriali alla compilazione del Modello di Dichiarazione Imu nel punto 2.2, dedicato al “Valore delle aree fabbricabili”, appaiono in linea con l’art. 5, comma 5, del D.lgs. n. 504/1992, in quanto non affermano il Principio di frazionabilità dell’Imposta relativa ad un anno, ma si limitano a riprendere il contenuto della disposizione in argomento. Le Istruzioni Imu non ostano quindi a una compilazione del modello che sia coerente con l’interpretazione affermata dalla Corte di Cassazione.
“Con riferimento all’art. 1, comma 919 della Legge n. 145/2018, il quale prevede che, ‘a decorrere dal 1° gennaio 2019, le tariffe e i diritti di cui al Capo I del D.lgs. n. 507/1993, possono essere aumentati dagli Enti Locali fino al 50% per le superfici superiori al metro quadrato e le frazioni di esso si arrotondano a mezzo metro quadrato’, si chiede:
Se per il Diritto sulle pubbliche affissioni possa essere disposto l’aumento per le superfici superiori al mq. In tal senso, e per l’analoga disposizione recata dall’art. 11 del D.lgs. n. 449/1997, si è espresso il Ministero delle Finanze con Circolare 1/2001;
Conferma che l’aumento del 50% delle tariffe base possa essere disposto anche per la pubblicità che non viene quantificata al metro quadro, come ad esempio, la pubblicità varia di cui all’art. 15, commi dal 2 al 5, del D.lgs. n. 507/1993”.
Con riferimento al primo quesito, il Ministero afferma che gli aumenti tariffari, introdotti a partire dal 1° gennaio 2019, sono applicabili anche al Diritto sulle pubbliche affissioni, come espressamente previsto dalla disposizione in commento. Per cui, il limite del metro quadrato deve essere preso in considerazione anche per il Diritto sulle pubbliche affissioni. La circostanza che la relativa tariffa non è parametrata, come quella dell’Imposta sulla pubblicità, al metro quadrato di superficie espositiva ma al “foglio di dimensione fino a cm. 70 x 100”, ai sensi dell’art. 19, comma 2, del D.lgs. n. 507/1993, richiede solo di effettuare la conversione della misura dei fogli di cui si compone il manifesto in metri quadrati, corrispondente a 0,7 metri quadrati.
Per quanto riguarda le fattispecie pubblicitarie per le quali non è previsto il riferimento al limite dimensionale del metro quadrato, invece, la maggiorazione introdotta dalla “Legge di bilancio 2019” non è applicabile in virtù del riferimento alle “superfici superiori al metro quadrato”.
A questo proposito, vengono richiamate le fattispecie disciplinate nell’art. 15 del D.lgs. n. 507/1993 relativo alla pubblicità varia.
Si riporta l’elenco provvisorio delle ultime procedure concorsuali la cui pubblicazione è disponibile sui portali di servizio a curatori e creditori che operano in collaborazione con il Tribunale di Napoli Nord. L’elenco è relativo alle ultime procedure dichiarate, disponibili sino alla n°13/2019.

References: sentenza 
 art. 6
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 art. 6
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 sentenza 
 art.2486
 Sentenza 
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