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Timestamp: 2020-08-12 12:52:40+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23603 del 09/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23603 del 09/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 09/10/2017, (ud. 07/07/2017, dep.09/10/2017), n. 23603
sul ricorso 14746/2016 proposto da:
M.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TORQUATO
TARAMELLI, 5, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO PAOLINO,
rappresentato e difeso dagli avvocati CINZIA OPPEDISANO, MARCO
LEPORI;
REGIONE LAZIO, in persona del Presidente legale rappresentante,
avverso la sentenza n. 3027/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
La Corte d’appello di Roma, con sentenza 18 maggio 2015, ha rigettato il gravame di M.S. avverso la sentenza impugnata che lo aveva condannato a restituire alla Regione Lazio il contributo concessogli in conto capitale, in base alla L.R. 29 dicembre 1978, n. 82, poi revocato. La Corte ha ritenuto provato il versamento del contributo da parte della Regione ed infondata l’eccezione di prescrizione; il relativo termine decorreva dalla data della revoca del contributo (11 dicembre 1992) ed era stato interrotto da varie diffide con le quali la Regione ne aveva chiesto la restituzione (l’ultima pervenuta al M. il 10 luglio 2002, cui era seguita la notifica di un decreto ingiuntivo nel 2004).
Avverso questa sentenza il M. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi e a una memoria, cui la Regione Lazio si è opposta con controricorso.
Il ricorso consiste in tre motivi, da esaminare congiuntamente, con i quali complessivamente è denunciata l’erroneità della sentenza impugnata, per avere ritenuto provata la percezione del contributo regionale e l’infondatezza dell’eccezione di prescrizione.
Con riguardo al primo profilo, nel ricorso sono contenute generiche doglianze alla valutazione che il giudice di merito ha fatto di atti e documenti di causa, senza la formulazione di specifici motivi di censura ex art. 360 c.p.c. e senza osservare le prescrizioni dell’art. 366 c.p.c., n. 6. Di tali atti e documenti è offerta nel ricorso solo una parziale trascrizione del contenuto, risolvendosi le doglianze nella invocazione di una rivalutazione delle risultanze di causa, mentre il controllo di legittimità non equivale alla revisione del ragionamento decisorio nè costituisce occasione per accedere ad un terzo grado ove fare valere la ritenuta ingiustizia della decisione impugnata (Cass., sez. un., n. 8053/2014, n. 7931/2013).
Con riguardo al profilo della decorrenza del termine decennale di prescrizione della pretesa restitutoria della Ragione, il ricorrente vorrebbe farla risalire al momento della percezione del contributo, nel 1980, sulla base di un orientamento – quello secondo cui l’azione di ripetizione del corrispettivo contrattuale deve essere esercitata entro dieci anni dalla data del pagamento (ad es., Cass. n. 7749/2016) non pertinente. La fattispecie in esame, infatti, riguarda un contributo pubblico erogato (per l’incremento e il miglioramento degli esercizi ricettivi nonchè degli impianti ed attrezzature complementari per il turismo) e successivamente revocato dall’Amministrazione (in data 11 dicembre 1992) che ne ha chiesto la restituzione, avendo scoperto e accertato la falsità delle attestazioni rese dal privato per ottenerlo e, quindi, l’insussistenza delle condizioni per l’erogazione. In questa situazione il diritto alla restituzione non poteva sorgere nel momento della percezione del contributo da parte del privato, ma solo nel momento della revoca in cui, a seguito della scoperta e dell’accertamento dell’illegittimità dell’erogazione, l’indebito si è concretizzato.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente alle spese del presente giudizio, liquidate in Euro 4100,00, oltre SPAD.

References: Sentenza 
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 art. 360
 Cass.