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Timestamp: 2020-06-05 13:46:13+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 15252 del 22/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15252 del 22/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 22/07/2016, (ud. 22/06/2016, dep. 22/07/2016), n.15252
sul ricorso 26305-2014 proposto da:
L.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NOMENTANA 76,
presso lo studio dell’avvocato MARCO SELVAGGI, rappresentato e
difeso dall’avvocato FABIO ROSSI giusta procura a margine del
avverso la sentenza n. 313/16/2013 della COMMISSIONE DISTACCATA di
SIRACUSA 16/04/82013, depositata il 09/09/2013;
udito l’Avvocato Marco Selvaggi (delega avvocato Fabio Rossi)
La CTR della Sicilia respingeva l’appello proposto dall’Ufficio avverso la sentenza della CTP di Siracusa che aveva accolto il ricorso proposto da L.E. avverso il silenzio rifiuto sull’istanza di rimborso presentata il 3.12.2007 per ottenere il 90 % dell’IRPEF versata per gli anni 1990, 1991 e 1992. La CTR, rilevato che la richiesta era stata avanzata da soggetto colpito dal sisma del 1990 e che in forza della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17 era stata introdotta la possibilità di definire in maniera automatica la posizione relativa al triennio 1990/1992 con il versamento dei tributi dovuti diminuito del 10 % nel termine prorogato al 31 marzo 2008 dalla L. n. 31 del 2008, riteneva infondata l’eccezione di decadenza avanzata dall’Ufficio, traendo la pretesa origine dall’art. 36 bis aggiunto dalla L. n. 31 del 2008. Aggiungeva che tale soluzione trovava conferma nella giurisprudenza di questa Corte (sent. n. 20641/2007, Cass. ord. n. 9577/2012).
L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo; resiste con controricorso il L..
La censura che prospetta l’Agenzia ricorrente volta a ritenere che, in parte qua, il termine di decadenza del diritto al rimborso decorre dal momento del pagamento o al più dalla L. n. 289 del 2002, non potendosi considerare le successive proroghe concesse per perfezionare la posizione debitoria non ancora definita dai contribuenti interessati dal sisma del 1990, è infondata sulla base delle considerazioni di seguito esposte.
La questione rilevante agitata dall’Agenzia è quella di stabilire se le disposizioni introdotte fra il 2006 ed il 2008 ( D.L. n. 300 del 2006, art. 3 quater, conv. con modificazioni dalla L. n. 17 del 2007, art. 1, comma 1 e D.L. n. 248 del 2007, art. 36 bis, conv. nella L. n. 31 del 2008 ) abbiano inteso differire unicamente la possibilità di definizione condonistica a suo tempo prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17 riportandola, con l’ultima disposizione appena ricordata, alle medesime condizioni previste dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17 senza incidere sulla posizione dei soggetti che avevano adempiuto le obbligazioni tributarie relative ai medesimi anni, ovvero se dette disposizioni possano applicarsi anche ai contribuenti che avevano invece versato i tributi per gli anni già contemplati dal ricordato art. 9, comma 17, in modo da consentire loro di ottenere il rimborso di quanto corrisposto a partire dall’entrata in vigore delle stesse e secondo le modalità già fissate dalla giurisprudenza di questa Corte nel vigore della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17.
Detta tematica, che questa sottosez. aveva rimesso al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite rilevando un contrasto interpretativo fra diverse pronunzie di questa Corte in materia (Cass. (ord.) n.17369/2014) è stata risolta per il tramite di una norma di interpretazione autentica.
Ed infatti, la L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665 (Legge di stabilità 2015, vigente dall’1 gennaio 2015) ha stabilito che “I soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990, che ha interessato le province di Catania, Ragusa e Siracusa, individuati ai sensi dell’art. 3 dell’ordinanza del Ministro per il coordinamento della protezione civile 21 dicembre 1990, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 299 del 24 dicembre 1990, che hanno versato imposte per il triennio 1990-1992 per un importo superiore al 10 per cento previsto dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9, comma 17, e successive modificazioni, hanno diritto, con esclusione di quelli che svolgono attività d’impresa, per i quali l’applicazione dell’agevolazione è sospesa nelle more della verifica della compatibilità del beneficio con l’ordinamento dell’Unione Europea, al rimborso di quanto indebitamente versato, a condizione che abbiano presentato l’istanza di rimborso ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 21, comma 2, e successive modificazioni. Il termine di due anni per la presentazione della suddetta istanza è calcolato a decorrere dalla data di entrata in vigore della L. 28 febbraio 2008, n. 31, di conversione del D.L. 31 dicembre 2007, m 248…”.
Tali considerazioni, già espresse da questa Corte – Cass. n. 18179/2015 – rendono dunque manifesta l’infondatezza del ricorso dell’Agenzia, la quale non ha posto in discussione la legittimità della pretesa azionata dalla parte contribuente dovendosi ritenere, in relazione alla posizione del contribuente che aveva formulato istanza di rimborso in data 3.12.2007 per il triennio 1990/1992, la tempestività della richiesta proprio in relazione alla natura biennale del termine per la presentazione dell’istanza ed alla decorrenza dello stesso siccome individuati dalla normativa di interpretazione autentica.
V’è da dire, peraltro, che la disposizione normativa sopra rammentata, in forza del comma 665, oltre ad individuare il termine di decorrenza dell’istanza di rimborso, aggiunge per i contribuenti esercenti attività d’impresa che “…l’applicazione dell’agevolazione è sospesa nelle more della verifica della compatibilità del beneficio con l’ordinamento dell’Unione Europea” per quei contribuenti “che svolgono attività d’impresa”. E poichè nel caso di specie non risulta dagli atti esaminabili da questa Corte che il contribuente fosse esercente attività d’impresa, nè tale elemento è stato addotto dall’Agenzia, non occorre esaminare gli effetti della decisione n C(2015) 5549 del 14.8.2015 con la quale la Commissione, per quel che qui interessa, ha deciso che le misure di aiuto di Stato in oggetto (L. 27 dicembre 2012, n. 289, art. 9, comma 17, e successive modifiche e integrazioni)e tutti gli atti esecutivi pertinenti ivi previsti che riducono tributi e contributi dovuti da imprese in aree colpite da calamità naturali in Italia dal 1990 e cui l’Italia ha dato effetto in maniera illegale in violazione dell’articolo 108, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, sono incompatibili con il mercato interno.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sesta sezione civile, il 22 giugno 2016.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 9
 Cass. 
 art. 3
 art. 1
 art. 36
 art. 9
 art. 9
 art. 9
 art. 9
 art. 1
 art. 9
 art. 21
 Cass. 
 art. 9