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Timestamp: 2020-05-29 08:40:12+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8802 del 15/04/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8802 del 15/04/2011
Cassazione civile sez. I, 15/04/2011, (ud. 12/01/2011, dep. 15/04/2011), n.8802
sul ricorso 19859/2006 proposto da:
M.I., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LUDOVISI
difeso dall’avvocato BALDASSINI Rocco, quale procuratore
antistatario, giusta procura speciale in calce al ricorso;
avverso il decreto n. 50907/04 della CORTE D’APPELLO di ROMA
dell’11/04/05, depositato il 10/06/2005;
M.I., con ricorso del 19 giugno 2006, ha impugnato per cassazione – deducendo due motivi di censura -, nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, il decreto della Corte d’Appello di Roma depositato in data 10 giugno 2 005, con il quale la Corte d’appello, pronunciando sul ricorso del M. – volto ad ottenere l’equa riparazione dei danni non patrimoniali ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1, in contraddittorio con il Presidente del Consiglio dei ministri – il quale ha concluso per l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso -, ha condannato il resistente a pagare al ricorrente la somma di Euro 6.000,00 a titolo di equa riparazione;
che, in particolare, la domanda di equa riparazione del danno non patrimoniale per l’irragionevole durata del processo presupposto, proposta con ricorso del 2004, era fondata sui seguenti fatti: a) il M., asseritamente creditore di differenze retributive nei confronti della Regione Lazio, aveva proposto, con ricorso del 2 marzo 1990, la relativa domanda dinanzi al Tribunale amministrativo regionale del Lazio; b) il Tribunale adito aveva deciso la causa con sentenza dell’11 giugno 1992 in senso favorevole al ricorrente; c) l’appello della Regione Lazio era stato definito dal Consiglio di Stato con sentenza di rigetto del 26 settembre 2001; d) sulla base di dette sentenze, il M. aveva promosso il giudizio di ottemperanza dinanzi al Tribunale amministrativo regionale del Lazio con ricorso del 19 novembre 2003; d) tale giudizio non si era ancora concluso alla data della proposizione della domanda di equa riparazione;
a) la durata dei giudizi dinanzi al Tribunale amministrativo ed al Consiglio di Stato e quella del giudizio di ottemperanza possono essere cumulati; b) la durata ragionevole del giudizio di appello va determinata in tre anni, con la conseguenza che dalla durata complessiva di tutti i giudizi, pari a quattordici anni circa, vanno detratti sei anni (tre per il primo grado e tre per l’appello), con l’ulteriore conseguenza che la durata irragionevole di tutti detti giudizi (fino alla proposizione della domanda di equa riparazione) va determinata in otto anni circa; e) l’indennizzo va equitativamente determinato in complessivi Euro 6.000,00 “attesa la modestia della pretesa fatta valere e il modesto patema d’animo che la vicenda processuale può aver cagionato, considerato che non tocca i beni fondamentali della persona e della vita”;
che il Procuratore generale ha concluso per l’accoglimento del primo motivo del ricorso.
che, con i motivi di censura – i quali possono essere esaminati per gruppi di questioni -, vengono denunciati come illegittimi, anche sotto il profilo del vizio di motivazione: a) la determinazione in concreto (otto anni anzichè nove anni) della durata irragionevole del giudizio presupposto, sulla base dell’affermata cumulabilità – ai fini di detta determinazione della durata complessiva del processo presupposto – della durata del processo di cognizione e di quella del processo di ottemperanza; b) l’entità dell’indennizzo liquidato;
che, pronunciando sul ricorso, il decreto impugnato deve essere annullato senza rinvio, in quanto deve essere preliminarmente dichiarata – d’ufficio – l’improponibilità della domanda di equa riparazione, tardivamente proposta con ricorso alla Corte d’Appello di Roma del 2004;
che inoltre, secondo il costante orientamento di questa Corte, in tema di equa riparazione per superamento della durata ragionevole del processo, quando si verifichi la causa di decadenza per il mancato rispetto del termine semestrale per la proposizione della relativa domanda, di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 4, il giudice è tenuto a rilevarla, anche d’ufficio ed anche in sede di legittimità, ed a dichiarare l’improponibilità dell’azione, in quanto, mentre il diritto all’equa riparazione spettante al privato ricorrente in base alla citata legge è disponibile, non è, invece, disponibile rispetto a tale diritto la posizione del soggetto passivo, cioè dell’amministrazione pubblica chiamata a corrispondere il richiesto indennizzo, non potendo l’amministrazione, soggetta alle norme sulla contabilità pubblica ed agli specifici vincoli di bilancio richiamati dalla citata L. n. 89 del 2001, art. 7, rinunciare alla decadenza, avuto riguardo agli interessi pubblici sottesi alla erogazione delle spese gravanti sui pubblici bilanci, con la conseguenza che, in tale ipotesi, non opera il limite che preclude la prospettazione, con il motivo di ricorso, di questioni nuove in sede di legittimità, giacchè tale preclusione non opera allorquando si tratti di questioni rilevabili d’ufficio in ogni stato e grado del processo (cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 13287 del 2006 e 19976 del 2009);
che, applicando tali principi – distinzione ed autonomia dei giudizi ordinari di cognizione e di esecuzione, nonchè dei giudizi amministrativi di cognizione e di ottemperanza, e rilevabilità di ufficio anche in sede di legittimità della decadenza dal diritto di proporre la domanda di equa riparazione per decorso del termine semestrale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 4, la fattispecie in esame è caratterizzata, come risulta dal decreto impugnato, dalle circostanze che il giudizio amministrativo di cognizione si è concluso con la sentenza del Consiglio di Stato in data 26 settembre 2 001, mentre la domanda di equa riparazione è stata proposta con ricorso depositato nel 2004, ben oltre il termine semestrale di decadenza di cui alla cit. L. n. 89 del 2001, art. 4 e che nel 2004 non era comunque ancora decorso il termine triennale di durata ragionevole del giudizio amministrativo di ottemperanza, promosso con ricorso del 19 novembre 2003;

References: Sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 art. 7
 art. 4
 sentenza 
 art. 4