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Timestamp: 2019-02-18 00:29:46+00:00

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Novità fiscali del 19 gennaio 2010: compensazioni IVA: crediti 2008 senza limiti; cartella di pagamento: mancata indicazione del responsabile del procedimento; Legge Finanziaria 2010: agevolazioni IVA per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio abitativo; beni immobili ad utilizzo promiscuo: spese detraibili solo per la parte di uso ai fini professionali | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 19 gennaio 2010: compensazioni IVA: crediti 2008 senza limiti; cartella di pagamento: mancata indicazione del responsabile del procedimento; Legge Finanziaria 2010: agevolazioni IVA per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio abitativo; beni immobili ad utilizzo promiscuo: spese detraibili solo per la parte di uso ai fini professionali
1) Compensazioni Iva: Crediti 2008 senza limiti
2) Cartella di pagamento: Mancata indicazione del responsabile del procedimento
3) Legge finanziaria 2010: Agevolazioni IVA per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio abitativo
4) Beni immobili ad utilizzo promiscuo: Spese detraibili solo per la parte di uso ai fini professionali
5) L’Amministrazione Finanziaria può contestare le richieste di rimborso Irap fatte dai professionisti solo presso il giudizio di merito e non in Cassazione
6) Notifiche a mezzo posta: Quando la raccomandata viola i diritti di difesa del destinatario
7) Tutela del contribuente contro il diniego alla disapplicazione di norme antielusive specifiche
E’ stata diramata dalle Entrate la circolare (n. 1 del 15.01.2010) sciogli-nodi operativi.
Vecchie regole per i vecchi crediti. Niente limiti alla compensazione di crediti Iva residui maturati nel 2008.
Niente attese per l’uso dei crediti Iva 2009 fino al tetto di 10mila euro annui, compensabili anche prima della presentazione della dichiarazione, anche se il credito complessivo supera tale importo.
Diverso il caso per chi supera il tetto, che può portare in compensazione il credito solo a partire dal giorno sedici del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione Iva annuale o dell’istanza trimestrale.
Sono alcuni dei chiarimenti contenuti nella citata circolare che ha fornito nuove precisazioni sugli adempimenti in tema di compensazioni Iva in vigore dal primo gennaio di quest’anno, alla luce delle novità introdotte dall’ultimo decreto 78/2009.
L’Agenzia è, quindi, tornata a soffermarsi sugli accorgimenti normativi messi in campo per la lotta alle compensazioni indebite in F24 di crediti Iva inesistenti.
In particolare, sul fronte dei crediti Iva trimestrali, la circolare precisa che il rispetto del tetto fissato a 10mila euro annui deve essere verificato facendo riferimento alla somma degli importi maturati nei tre trimestri.
Inoltre, nel caso in cui il credito Iva infrannuale compensabile superi la soglia dei 15mila euro, non c’è l’obbligo di apporre il visto di conformità sull’istanza trimestrale (modello Iva TR), che resta comunque fermo per le dichiarazioni da cui emerge il credito.
Gioco d’anticipo per la dichiarazione Iva, sganciata da Unico
I contribuenti che vogliono portare in compensazione o chiedere a rimborso il credito Iva risultante dalla dichiarazione annuale possono accelerare i tempi presentandola in via autonoma, non all’interno di Unico, dal 1° febbraio al 30 settembre.
L’obbligo di “agganciare” la dichiarazione Iva al modello di dichiarazione unificata resta in piedi per i soli contribuenti che hanno un saldo Iva a debito. Inoltre, adempimenti più leggeri per i contribuenti (a credito) che presentano la dichiarazione annuale Iva autonomamente entro febbraio.
Per loro, infatti, scompare l’obbligo di presentare la “comunicazione dati Iva”.
Sono annullabili le cartelle di pagamento, relative a ruoli formati prima del 01.06.2008, emesse senza l’indicazione del responsabile del procedimento.
L’assenza di specifica previsione legislativa che sanzioni di nullità e quindi di invalidità le cartelle di pagamento prive dell’indicazione del responsabile del procedimento, relative a ruoli formati prima del 1 giugno 2008, non significa che le stesse siano legittime sul piano interpretativo e non esclude la sanzione meno grave dell’annullamento delle stesse ai sensi dell’art. 7 comma 2 della L. n. 212/2000 (Statuto del contribuente).
(Comm.Trib. Reg. Puglia, Sezione XI, Sentenza del 11.12.2009 n. 89)
La legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191 del 2009, in Suppl. Ord. n. 243 alla G.U. n. 302 del 30 dicembre 2009) stabilisce (art. 2, comma 11) l’applicabilità non più in via transitoria ma permanente dell’aliquota IVA ridotta del 10% per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, in adeguamento alle disposizioni della direttiva 2009/47/CE del 5 maggio 2009 del Consiglio dell’Unione europea, che ha consentito agli Stati membri di applicare a regime l’aliquota IVA ridotta, tra l’altro, ai servizi c.d. ad alta intensità di lavoro, tra i quali la ristrutturazione di case d’abitazione.
L’agevolazione era stata più volte prorogata, da ultimo al 31 dicembre 2011 dalla legge finanziaria 2009.
L’ambito applicativo dell’agevolazione risulta invariato rispetto a quanto già previsto dalle analoghe, precedenti norme in materia; rimangono validi, pertanto, i chiarimenti già forniti al riguardo dall’amministrazione finanziaria nelle circolari n. 247/E del 29 dicembre 1999 e n. 71/E del 7 aprile 2000.
In particolare, continuano ad usufruire del beneficio anche le forniture di beni effettuate negli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria, purché si tratti di beni forniti dal prestatore nell’ambito della realizzazione dell’intervento.
Per determinati beni di valore “significativo”, individuati dal D.M. 29.12.1999, forniti nell’ambito dell’intervento, l’aliquota del 10% si applica entro determinati limiti parametrati al valore della prestazione in cui si concretizza l’intervento stesso.
Viene, infine, ricordato che per gli interventi di restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia ed urbanistica su qualsiasi tipologia di fabbricato e per quelli di manutenzione straordinaria su fabbricati di edilizia residenziale pubblica l’applicabilità dell’aliquota IVA ridotta del 10% era già stabilita in via ordinaria dal D.P.R. n. 633/72.
(Assonime nota del 14.01.2010)
La detrazione delle spese relative ad un bene immobile facente parte del patrimonio dell’impresa di un soggetto passivo e da questi destinato all’attività dell’impresa e al proprio uso privato o all’uso del suo personale o, più in generale, a fini estranei a quelli dell’impresa è ammissibile solo limitatamente alla parte di uso del bene ai fini delle attività dell’impresa del soggetto passivo.
(Direttiva Consiglio CE 22.12.2009, n. 2009/162/UE, in G.U.U.E. 15.01.2010, n. L10)
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24802 del 26.11.2009 ha riconosciuto il diritto al contribuente ai rimborso dell’IRAP per i periodi d’imposta richiesti poiché ha ritenuto infondato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate sulla base del principio affermato dalla medesima Suprema Corte secondo cui, in tema d’IRAP, l’esercizio dell’attività di lavoro autonomo di cui all’ex art. 49, comma 1 dei T.U.I.R. e all’ex art. 54, comma 1 del medesimo T.U.I.R. è esclusa dall’applicazione dell’Irap se sì tratti di attività non autonomamente organizzata, il cui accertamento spetta al giudice del merito ed é insindacabile in sede di legittimità ove sia stato congruamente motivato.
La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 140 cod. proc. civ., nella parte in cui prevede che la notifica si perfeziona, per il destinatario, con la spedizione della raccomandata informativa, anzichè con il ricevimento della stessa o, comunque, decorsi dieci giorni dalla relativa spedizione.
È evidente che la disposizione denunciata, così come interpretata dal diritto vivente, facendo decorrere i termini per la tutela in giudizio del destinatario da un momento anteriore alla concreta conoscibilità dell’atto a lui notificato, viola i parametri costituzionali invocati dal rimettente, per il non ragionevole bilanciamento tra gli interessi del notificante, su cui ormai non gravano più i rischi connessi ai tempi del procedimento notificatorio, e quelli del destinatario, in una materia nella quale, invece, le garanzie di difesa e di tutela del contraddittorio devono essere improntate a canoni di effettività e di parità, e per l’ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla fattispecie, normativamente assimilabile, della notificazione di atti giudiziari a mezzo posta, disciplinata dall’art. 8 della legge n. 890/1982.
(Corte Costituzionale, sentenza n. 3 del 14.01.2010)
Al fine di ridurre il contenzioso fiscale, il legislatore ha progressivamente ampliato la tipologia ed il campo d’applicazione degli “interpelli tributari”.
Sotto il medesimo termine “interpello”, confluiscono oggi istituti e procedimenti in realtà tra loro assai eterogenei.
La Fondazione centro studi dell’U.N.G.D.C., con la circolare n. 9 del 19.11.2009, resa nota nel mese di gennaio 2010, non ha inteso illustrare le varie tipologie di interpello attualmente previste dall’ordinamento tributario, quanto, invece, trattare la materia dell’interpello per la disapplicazione delle norme antielusive specifiche, contemplato dall’art. 37 bis, comma 8, D.P.R. n. 600/1973, e dal DM n. 259/1998, e dall’ammissibilità, per il contribuente, di procedere all’impugnazione del relativo atto amministrativo di diniego.
Tale documento ha prima rilevato come la problematica esaminata sia oggetto di un sempre più cospicuo numero di pronunce giurisprudenziali di merito, le quali tuttavia non possono essere ricondotte ad un orientamento consolidato.
A ciò si contrappone, la univoca posizione dell’Amministrazione finanziaria, la quale ha più volte negato che tale atto provvedimentale possa costituire oggetto di autonoma impugnazione.
Questo di seguito è l’indice degli argomenti trattati (nel documento composto da circa 25 pagine):
– Il novero degli atti impugnabili di cui all’art. 19, d.lgs. n. 546/92 ed il diniego di disapplicazione;
– caratteri strutturali del diniego di disapplicazione: la natura di atto provvedimentale a contenuto impositivo;
– l’interesse giudizialmente tutelabile in capo al contribuente;
– profili di incostituzionalità dell’impostazione che nega la diretta ed immediata impugnabilità del diniego di disapplicazione.
– Nel giudizio fiscale l’atto notorio rileva solo come indizio
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 149 del 08.01.2010, ha stabilito che l’atto notorio può essere ammesso nel contenzioso tributario solo come indizio e non ha, quindi, valore di piena prova.
In particolare, la Corte Suprema ha precisato che il giudizio fiscale si deve svolgere nell’effettivo contraddittorio delle parti, vale a dire che le prove si devono formare nel corso del suddetto giudizio.
Pertanto, l’atto notorio, non assumendo valore di prova non è idoneo a dimostrare la congruenza tra costi e ricavi.
– Indice di rivalutazione del TFR del mese di dicembre 2009
L’Istat ha reso noto che l’indice di rivalutazione del TFR del mese di dicembre 2009 é stato pari a 2,224907.
– L’Albo pretorio passa sul web
Dal mese di luglio 2010, e non più dal 1° gennaio 2010, le Amministrazioni Comunali saranno obbligate a pubblicare online l’Albo pretorio.
Sui siti comunali saranno quindi disponibili e consultabili una serie di atti che interessano direttamente i cittadini, come gli avvisi delle comunicazioni dirette a persone che sono risultate irreperibili al proprio domicilio, gli avvisi relativi al cambiamento di nome e cognome, le pubblicazioni di matrimonio e tutti gli altri atti che, in base alla normativa, devono essere affissi all’Albo pretorio.
Dal quel momento la tradizionale bacheca cartacea perderà valore ai fini legali.
– Documenti non esibiti in verifica: Decide il giudice
Se, durante una verifica fiscale, il contribuente ha dichiarato di non possedere libri, registri, scritture e documenti richiesti dai funzionari del fisco, il giudice di merito, al fine di considerarli inutilizzabili in sede contenziosa, deve verificare la sussistenza dei presupposti che configurano “il rifiuto di esibizione” (veridicità della dichiarazione, coscienza e volontà nonché dolo del dichiarante), previsti dal comma 5 dell’art. 52 del D.P.R. n. 633/1972.
(Corte di Cassazione, ordinanza n. 27556 del 29.12.2009)
– Operazioni Inesistenti: E’ valida la rettifica della detrazione Iva
In presenza di fatture per operazioni inesistenti, L’ufficio fiscale può rettificare la detrazione dell’Iva sulle base delle risultanze acquisite nei confronti di terzi, sottoposti a verifica, diversi dal contribuente destinatario dell’atto di rettifica.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 28057 del 30.12.2009)

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 49
 art. 54
 sentenza 
 sentenza