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Timestamp: 2020-05-31 13:20:54+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26012 del 16/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26012 del 16/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 16/12/2016, (ud. 21/10/2016, dep.16/12/2016), n. 26012
sul ricorso 8171-2016 proposto da:
A.R.M., R.G., elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA DEI PREFETTI, 17 – STUDIO PERRONI, presso lo studio
dell’avvocato FILIPPO SARCI’, rappresentati e difesi dall’avvocato
UMBERTO SEMINARA giusta procura in calce al ricorso;
P.M.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
GIUSEPPE FERRARI 4, presso lo studio dell’avvocato SALVATORE
CORONAS, rappresentata e difesa dall’avvocato NINO SALVATORE
GIOVANNI BULLARO giusta procura speciale in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 55/2016 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
emessa il 20/11/2015 e depositata il 18/01/2016;
21/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LOMBARDO LUIGI GIOVANNI.
– P.M.G. convenne in giudizio la figlia A.M. e il di lei marito R.G., chiedendo l’esecuzione in forma specifica del contratto preliminare in forza dei quali i convenuti si erano obbligati a trasferirle la proprietà di un appartamento per civile abitazione;
– i convenuti resistettero alla domanda, eccependo la prescrizione dell’azione;
– il Tribunale di Palermo accolse la domanda, disponendo il trasferimento coattivo dell’immobile;
– sul gravame proposto dai convenuti, la Corte di Appello di Palermo confermò la pronuncia di primo grado;
– per la cassazione della sentenza di appello ricorrono A.M. e R.G. sulla base di tre motivi;
– resiste con controricorso P.M.G.;
– il primo motivo di ricorso è inammissibile, perchè con esso si lamenta la violazione e la falsa applicazione di norme di diritto non indicate (neppure nel corpo del motivo) e – secondo la giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non v’è ragione di discostarsi – quando nel ricorso per cassazione è denunziata violazione o falsa applicazione di norme di diritto, il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deve essere dedotto, a pena di inammissibilità, non solo mediante la puntuale indicazione delle norme asseritamente violate, ma anche mediante specifiche argomentazioni, intese motivatamente a dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto, contenute nella sentenza gravata, debbono ritenersi in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla dottrina e dalla prevalente giurisprudenza di legittimità (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 635 del 15/01/2015, Rv. 634359).
– il secondo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e la falsa applicazione dell’art. 2932 c.c., per avere la Corte di Appello ritenuto che il contratto preliminare sottoscritto dalle parti sia proprio quello prodotto dell’attrice), appare inammissibile, in quanto si risolve in una censura circa un accertamento di fatto, insindacabile in sede di legittimità;
– il terzo motivo di ricorso (col quale si deduce, testualmente, “la discordanza tra le testimonianze e le risultanze della perizia grafologica”), è parimenti inammissibile, trattandosi di censura non ascrivibile ad alcuno dei motivi tassativamente previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1;
Ritenuto che il ricorso può essere avviato alla trattazione camerale, per essere ivi dichiarato inammissibile”;
– il Collegio condivide la proposta di definizione contenuta nella relazione ex art. 380 – bis c.p.c., alla quale non sono stati mossi rilievi critici;
il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile;
ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17) applicabile catione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis;
La Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 4.200,00 (quattromiladuecento), di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta-2 Sezione Civile, il 21 ottobre 2016.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 380
 art. 13
 art. 1
 art. 13