Source: http://www.osservatoriosullalegalita.org/05/inchieste/009giuinfoita.htm
Timestamp: 2019-01-18 13:25:01+00:00

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NEW del 29 ottobre 2005
Italia e libertà di stampa : anche ONU , non solo Freedom House
di Giulia Alliani
IN QUESTI GIORNI, DOPO LA PUBBLICITA' DATA AL RAPPORTO SULLA LIBERTA' DI STAMPA DI FREEDOM HOUSE NELLA TRASMISSIONE DI ADRIANO CELENTANO, IN MOLTI SI SONO AFFANNATI A SMINUIRNE, O A ENFATIZZARNE, LA PORTATA, CERCANDO DI ATTRIBUIRE LA COLLOCAZIONE DELL'ITALIA NELL'AMBITO DEI PAESI PARZIALMENTE LIBERI SOLTANTO ALLA CONDANNA SUBITA DAL GIORNALISTA LINO JANNUZZI. FIATO E INCHIOSTRO SPRECATI PERCHE', SE NON BASTASSE IL RAPPORTO DI FREEDOM HOUSE, CHE CI COLLOCAVA FRA I PARZIALMENTE LIBERI GIA' PRIMA DELLA VICENDA JANUZZI, A SEGNALARE LE ANOMALIE DELLA SITUAZIONE ITALIANA, C'E' ANCHE IL RAPPORTO PRESENTATO A GINEVRA ALLA COMMISSIONE DELL'ONU SUI DIRITTI UMANI DAL RELATORE SPECIALE SULLA LIBERTA' D'OPINIONE AMEBYI LIGABO, CHE RIBADISCE LE OSSERVAZIONI DI FREEDOM HOUSE E RINCARA LA DOSE:
ANSA 4 aprile 2003 /NORME/ Jannuzzi, Biagi e Santoro in rapporto Onu.
I casi Jannuzzi, Biagi e Santoro sono menzionati in un rapporto presentato a Ginevra alla Commissione dell'Onu sui diritti umani dal relatore speciale sulla libertà d'opinione e d'espressione Ambeyi Ligabo. In un addendum di 197 pagine al rapporto generale, quasi due pagine sono dedicate all'Italia per descrivere i casi dei tre giornalisti e le risposte ricevute dal relatore da parte delle autorità italiane. Per Jannuzzi, il relatore afferma di essere ancora "in attesa di ricevere informazioni". (Ansa, ore 17.51)
ANSA 7 aprile 2003 /NORME/ Sul caso Jannuzzi una nota dell'Italia all'Onu.
In una nota al relatore dell'Onu sulla libertà d'opinione e d'espressione Ambeyi Ligabo, l'Italia ha fornito una risposta sul caso Jannuzzi e sulla libertà d'espressione nel Paese in generale. Sul caso Jannuzzi, "condannato dal Tribunale di Napoli a due anni e mezzo di prigione", l'Italia risponde che "le autorità competenti ritengono che non si può ragionevolmente parlare di delitti d'opinione, che sono ben diversi dall'oltraggio non giustificato e non giustificabile all'altrui reputazione". Quindi, la pena inflitta al giornalista e senatore è "il risultato di un accumulo di tre sentenze di condanna diverse, per fatti diversi e, in un caso, per un delitto nei confronti di un altro giornalista". (Ansa, ore 17.07)
CIVIL AND POLITICAL RIGHTS, INCLUDING THE QUESTION OF FREEDOM OF EXPRESSION Report of the Special Rapporteur on the promotion and protection of the right to freedom of opinion and expression, Ambeyi Ligabo Addendum MISSION TO ITALY:
"Questo rapporto presenta le conclusioni dell'inviato speciale per la promozione e la difesa del diritto alla liberta' di opinione ed espressione, Ambeyi Ligabo, dopo la sua missione in Italia effettuata dal 20 al 29 ottobre 2004. Lo scopo che si proponeva l'inviato speciale nella sua visita era quello di verificare se la concentrazione dei media, unita al conflitto di interessi, avesse avuto un impatto sul godimento del diritto alla liberta' di opinione ed espressione, e anche quello di condurre un'indagine sulle accuse a riguardo del deterioramento dell'ambiente di lavoro dei professionisti dell'informazione in Italia". "Il rapporto affronta i seguenti argomenti: l'insieme di leggi e istituzioni riguardanti il diritto alla liberta' di opinione ed espressione, i piu' importanti motivi di preoccupazione, e una serie di problemi di carattere piu' specifico".
QUESTI I 4 PUNTI IN CUI SI ARTICOLA LA RELAZIONE: A. Il sistema della "lottizzazione" nella tv pubblica B. La concentrazione dei media e il conflitto di interessi C. Il deterioaramento della situazione dei professionisti dell'informazione D. Altri argomenti.
ALCUNI STRALCI: DAL CAPITOLO DEDICATO ALLA LOTTIZZAZIONE: "Secondo le informazioni giunte all'inviato speciale, la rete televisiva pubblica Rai e' stata fortemente politicizzata fin dalla sua istituzione nel 1954. Allora, e fino agli importanti cambiamenti politici avvenuti alla fine degli anni'80, la tv pubblica italiana era controllata dal partito politico al governo, la Democrazia Cristiana. All'inizio degli anni '90, il controllo della Rai e' passato dai Democristiani al cosiddetto sistema di "lottizzazione", per cui ad ognuno dei maggiori partiti politici venne attribuito il controllo di uno dei tre canali televisivi pubblici".
"L'inviato speciale ritiene che un sistema simile, collegando direttamente ai partiti politici i dirigenti dei tre canali pubblici, e influenzando quindi i giornalisti che lavorano nella rete pubblica, non consente la piena indipendenza della Rai. E' inoltre degno di nota il fatto che un sistema simile potrebbe portare alla marginalizzazione di quei gruppi politici che non hanno responsabilita' dirette nella gestione della Rai. Di conseguenza il sistema della lottizzazione ha un fortissimo impatto sul pieno godimento del diritto alla liberta' di espressione, come anche sul diritto dei cittadini a ricevere un'informazione adeguata".
DAL CAPITOLO DEDICATO A CONCENTRAZIONE DEI MEDIA E CONFLITTO DI INTERESSI: APPRESE LE NOTIZIE RIGUARDANTI LA HOLDING FININVEST, IL GRUPPO MEDIASET, LA SOCIETA' PUBLITALIA, IL METODO PER LE NOMINE DEI DIRIGENTI RAI, LA LEGGE GASPARRI E I MECCANISMI DELLA LEGGE SUL CONFLITTO DI INTERESSI, "tenendo presente che in Italia la televisione rappresenta la piu' importante fonte d'informazione, l'inviato speciale richiama le autorita' competenti ad assicurarsi che tutti gli interessati abbiano accesso a tale mezzo di comunicazione e al mercato, per assicurare pluralismo e democrazia".
INOLTRE, SUL PUNTO DEL CONFLITTO DI INTERESSI "l'inviato speciale ritiene che, soprattutto per quanto riguarda il presidente del Consiglio dei ministri, esso non sia ancora stato affrontato dal Governo con provvedimenti adeguati"
DAL CAPITOLO DEDICATO AL DETERIORAMENTO DELLA SITUAZIONE DEI PROFESSIONISTI DELL'INFORMAZIONE "Secondo notizie raccolte dall'inviato speciale, la concentrazione del controllo dell'informazione nelle mani del presidente del Consiglio ha intaccato gravemente la liberta' di opinione e di espressione in Italia, come dimostrano parecchi casi, verificatisi da quando e' in carica l'attuale governo, in cui i giornalisti sono stati licenziati o rimossi. Anche se le decisioni di cancellare i programmi e di licenziare i giornalisti non sono state prese direttamente dal presidente del Consiglio, ma dal suo Governo, l'inviato speciale e' stato informato del fatto che esse sono state il risultato di una pressione diretta da parte sua.
IL RAPPORTO RICORDA POI IN DETTAGLIO L'EPISODIO DI SOFIA E DEDICA SPAZIO A OGNUNO DEI PERSONAGGI COINVOLTI: MICHELE SANTORO, ENZO BIAGI, E DANIELE LUTTAZZI. VIENE RICORDATO ANCHE L'EPISODIO DELLE CRITICHE A LILLI GRUBER PER I SERVIZI DALL'IRAK. UN LUNGO PARAGRAFO E' INFINE DEDICATO ALLA CANCELLAZIONE DI "RAIOT" DALLA PROGRAMMAZIONE, E ALLE QUERELE DI MEDIASET NEI CONFRONTI DELLA RAI, DELL'ATTRICE SABINA GUZZANTI E DEL GIORNALISTA MARCO TRAVAGLIO, AUTORI DELLA SCENEGGIATURA.
INFINE, SECONDO IL RAPPORTO, "L'inviato speciale e' preoccupato che la concentrazione dei media privati nelle mani del presidente del Consiglio, e la sua influenza su quelli pubblici, porti ad un clima di intimidazione, in cui gli amministratori pubblici potrebbero esercitare la censura, limitando gravemente la liberta' di opinione ed espressione nel paese. L'inviato speciale porta all'attenzione delle autorita' italiane il fatto che un simile clima potrebbe indurre una situazione di autocensura, in cui le persone, e in particolar modo i giornalisti, si asterrebbero "volontariamente" da affermazioni che potessero essere interpretate come critiche nei confronti delle autorita'. E' quindi necessario creare nel settore dei media un ambiente di professionalita' e indipendenza, in cui i giornalisti possano lavorare senza l'indebita influenza dello Stato.
IN CODA AL RAPPORTO L'INVIATO SPECIALE DICHIARA DI VOLER RIVOLGERE ALCUNE RACCOMANDAZIONI. FRA QUESTE IL FORTE AUSPICIO "che il Governo riveda le sue leggi allo scopo di assicurare una pluralita' di partecipanti nel settore televisivo", "che l'assegnazione delle frequenze avvenga sulla base di criteri di oggettivita' e trasparenza, che non portino a discriminazioni", "che le autorita' adottino le misure necessarie a depoliticizzare il settore dei media", "che il problema del conflitto di interessi del presidente del Consiglio venga ulteriormente analizzato in modo da ridurre l'influenza della politica sui media"
INOLTRE L'INVIATO SPECIALE "desidera far presente al Governo che la difesa dell'attivita' dei giornalisti da ogni pressione indebita e' un elemento chiave in una democrazia. Di conseguenza raccomanda ai rappresentanti del Governo di astenersi dal fare dichiarazioni che potrebbero avere effetti sull'indipendenza dei giornalisti e degli altri professionisti dell'informazione. Inoltre sollecita il Governo ad intraprendere tutti i passi necessari ad impedire l'allontanamento e/o l'emarginazione di giornalisti, in seguito alla manifestazione di opinioni critiche.
Per i casi che si sono gia' verificati, l'inviato chiede che il Governo adotti le misure appropriate per il reintegro delle persone interessate. L'inviato speciale, nell'accogliere con favore l'adozione della nuova legge sulla depenalizzazione della diffamazione, desidera portare all'attenzione dei professionisti dell'informazione l'articolo 19 della Convenzione sui Diritti Civili e Politici, che stabilisce che l'esercizio del diritto alla liberta' di opinione ed espressione comporta doveri e responsabilita' speciali, in particolare a riguardo del rispetto dovuto ai diritti e alla reputazione altrui".
QUEST'ULTIMA RACCOMANDAZIONE DELL'INVIATO DELL'ONU SEMBRA CUCITA SU MISURA PER IL CASO DEL GIORNALISTA LINO JANNUZZI, CITATO FREQUENTEMENTE IN QUESTI GIORNI A PROPOSITO DEL RAPPORTO FREEDOM HOUSE 2005. DA NOTARE IL FATTO CHE FRA I CRITERI CHE HANNO GUIDATO LA REALIZZAZIONE DEL RAPPORTO DI FREEDOM HOUSE E' STATO VOLUTAMENTE IGNORATO QUELLO CHE RIGUARDA IL SENSO DI RESPONSABILITA' E I PRINCIPI ETICI DEI GIORNALISTI:
"Questo rapporto [SI TRATTA DEL RAPPORTO DI FREEDOM HOUSE, ndt] non valuta il grado in cui la stampa di ciascun Paese lavora in modo responsabile, secondo un alto standard dal punto di vista etico. Il problema della "responsabilita' della stampa" spesso viene evocato a difesa del controllo esercitato dal governo sulla stampa. Non c'e' dubbio che una stampa veramente irresponsabile non rende un servizio, ma un disservizio al pubblico, e abbassa il proprio livello di credibilita', ma il tentativo da parte di un governo di mettere le briglie alla stampa, con il pretesto di renderla "responsabile", nella maggior parte dei casi, produce dei risultati di gran lunga peggiori".
Da: IUSTITIA - SETTIMANALE DI INFORMAZIONE ON LINE 4 luglio 2005/ anno XII numero 25:
Jannuzzi inventa notizie, i giornali pagano i danni
NON C'È STATO nessun incontro svizzero tra il pm di Milano Ilda Boccassini, il magistrato elvetico Carla Del Ponte, l'ex giudice Elena Paciotti e il magistrato spagnolo Carlos Castresana. Non c'è stato un "gioco dei quattro congiurati" con "un summit a Lugano per pm italiano, svizzero e spagnolo con l'obiettivo di incastrare Berlusconi". Lo ha stabilito un tribunale della Repubblica italiana.
In calce alle diciotto pagine della sentenza c'è la firma del giudice Carlo Montella, presidente della prima sezione civile del tribunale di Napoli, che ha ritenuto diffamatori gli articoli del senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi, pubblicati dal settimanale Panorama (in edicola il 13 dicembre 2001 con data di copertina 20 dicembre), edito dalla Mondadori, società presieduta da Marina Berlusconi; dal quotidiano il Giornale (il 14 dicembre 2001), di proprietà di Paolo Berlusconi; dal Velino (il 13 e 14 dicembre 2001), agenzia di stampa fondata dallo stesso Jannuzzi nel novembre del '98.
Negli articoli, esplosi, con tecnica da attentato terroristico, in maniera pressoché contemporanea dalle ammiraglie della carta stampata della galassia Berlusconi e dall'agenzia il Velino, si racconta di "strategie in toga" riferendo che, "allo scopo di trovare il modo per arrestare Berlusconi", "in un albergo di Lugano si erano riuniti quattro personaggi di punta".
"La settimana scorsa - scrive Jannuzzi nella rubrica settimanale 'Tazebao', su Panorama del 13 dicembre 2001 - sono stati visti riuniti discretamente in un albergo di Lugano quattro personaggi di punta: Elena Paciotti, già presidente dell'Associazione magistrati e ora parlamentare europeo dei Democratici di sinistra, principale fautrice e fattrice del mandato di cattura europeo; Ilda Boccassini, il pm che sostiene l'accusa nei processi contro Cesare Previti e Silvio Berlusconi; Carla Del Ponte, la procuratrice europea che sta processando Slobodan Milosevic e che è stata a lungo la corrispondente svizzera in rogatorie del pool di Milano; e Carlos Castresana, il capo della procura anti corruzione di Madrid".
Una tesi che Jannuzzi ha sostenuto su Panorama anche dopo lo 'scoop'. Sette giorni dopo il primo articolo, il giornalista, "pur ammettendo, - è scritto nella sentenza - a seguito delle smentite dei diretti interessati, che la notizia del summit era falsa, insinuava che comunque esisteva una lobby giudiziaria che lavorava in Italia per incastrare Berlusconi". Nella decisione di Montella viene anche ricordato che su Panorama veniva pubblicato un altro articolo di Jannuzzi che, "lungi dallo smentire le precedenti false notizie, affermava che avrebbe in futuro dimostrato che l'incontro di Lugano era effettivamente avvenuto".
Le tre magistrate si sono sentite diffamate dagli articoli di Jannuzzi e, assistite dagli avvocati milanesi Salvatore e Nicola Morvillo e dal professore Valerio Tozzi del foro di Napoli, hanno presentato una richiesta di risarcimento danni al tribunale partenopeo, sede competente perché il senatore di Forza Italia ha a Napoli la sua residenza. Contro Panorama e il Giornale, Carla Del Ponte e Elena Paciotti, difese dall'avvocato Salvatore Morvillo, si sono rivolte al tribunale civile di Milano. Il rito ambrosiano, si sa, è molto più veloce di quello partenopeo e le sentenze sono state depositate da tempo. Stesso giudice, Stefano Bonaretti della prima sezione, ma giudizi distinti contro l'editore del Giornale, la Società europea di edizioni, e il direttore responsabile Maurizio Belpietro, assistiti dagli avvocati Francesco Gatti e Alessandro Munari.
Nel giudizio promosso dalla Paciotti, il 25 gennaio 2005 Bonaretti ha condannato la See e il direttore responsabile a pagare un risarcimento di 35mila euro (oltre gli interessi), e più di diecimila euro per le spese legali, e a pubblicare a proprie spese il dispositivo della sentenza sul Giornale e sul Corriere della sera "'su due colonne e a caratteri doppi del normale". Anche la sentenza relativa a Carla Del Ponte è stata emessa il 25 gennaio 2005, con la condanna per editore e direttore a pagare un risarcimento di 48mila euro e oltre diecimila euro di spese legali, con la pubblicazione del dispositivo, "su due colonne a caratteri doppi del normale", sul Giornale, sul Corriere della sera e sul Corriere del Ticino.
Processo unico invece contro il direttore Carlo Rossella e la Mondadori affidato al giudice Stefano Rosa, della prima sezione del tribunale di Milano. Il 22 gennaio 2004 Rosa ha condannato la casa editrice e il direttore responsabile a risarcire il danno della diffamazione con centomila euro a favore della Paciotti e 150mila euro alla Del Ponte, oltre gli interessi, e a pagare più di ottomila euro di spese legali a ciascuna delle parti. In tutti i giudizi (anche in quello partenopeo), i magistrati hanno stralciato la posizione di Jannuzzi in attesa delle decisioni della giunta per le autorizzazioni del Senato. Tutt?altra musica a Napoli, nelle stanze di Castelcapuano.
Con una decisione sorprendente il giudice Montella, che aveva ereditato i fascicoli dall'ex presidente Gaetano Annunziata passato in corte d'appello, ha deciso di accorpare le cinque richieste di risarcimento danni: tre presentate dalla Boccassini contro Panorama, il Giornale e il Velino; una a testa dalla Del Ponte e dalla Paciotti contro il Velino. "Si tratta di una decisione sorprendente - commenta un civilista napoletano esperto in diffamazioni - perché Montella non ha differenziato le posizioni delle parti offese, dei media utilizzati per diffamare, del loro peso, della loro diffusione".
"Il senatore Jannuzzi - riconosce Montella nella sentenza - (a prescindere da ogni valutazione di competenza del Senato della Repubblica, circa la perseguibilità per le opinioni da lui espresse), autore di vari articoli, ha sempre usato toni sconvenienti e particolarmente suggestivi, ha riferito fatti non veritieri, così come in sostanza riconosciuto da tutti i convenuti, ha usato espressioni offensive e denigratorie. È ovvio quindi che il discredito ingenerato nelle attrici, costituisce fatto illecito". Poi, con coerenza, da premesse sorprendenti arriva a conclusioni ancora più sorprendenti.
Il 31 maggio Carlo Montella, napoletano, sessantacinque anni, da quaranta in magistratura, ha emesso la sentenza (depositata il 20 giugno) con la quale condanna per diffamazione la Mondadori, editore di Panorama, e il direttore Carlo Rossella (difesi dagli avvocati Giovanni Ciappa, Antonello Martinez e Claudio Novebaci); la Società Europea Edizioni, che pubblica il Giornale, e il direttore Maurizio Belpietro (assistiti dai legali Eliana Marfoglio, Alessandro Munari e Francesco Gatti); il legale rappresentante del Velino srl e il direttore Roberto Chiodi (difesi dagli avvocati Mario Monticelli e Giuseppe Cosentino). Giudizio unificato, condanne unificate e unificate anche le liquidazioni per le spese legali, con somme lontanissime da quelle decise dai giudici milanesi: per ogni giudizio il risarcimento è stato fissato in dodicimila euro, con 3200 euro di spese legali e la pubblicazione per estratto della sentenza su ognuno dei giornali "nelle pagine di cronaca".
"Anche i dettagli - commenta il già citato avvocato civilista - rinnovano la sorpresa; basti pensare che secondo la sentenza l'estratto deve essere pubblicato nelle pagine di cronaca, mentre l'aggressione alla Boccassini, alla Del Ponte e alla Paciotti, con la notizia falsa dell'incontro di Lugano, il 14 dicembre 2001 era stata collocata dal Giornale in apertura di prima pagina. Senza contare che l'importo per il risarcimento del danno è stato fissato in diecimila euro, ai quali vengono aggiunti duemila euro per "la comminazione - scrive Montella - della pena pecuniaria prevista dall'articolo 12 della legge numero 47 del 1948, in proporzione alla gravità dell'offesa e alla diffusione della pubblicazione".
Dal momento che la gravità dell'offesa viene ritenuta uguale per i tre organi d'informazione, se ne deduce che è ritenuta uguale anche la capacità di penetrazione e diffusione della notizia presso l'opinione pubblica di due media molto diversi: da una parte un'agenzia di stampa conosciuta da un ristrettissimo gruppo di addetti ai lavori della cronaca parlamentare, dall'altra il primo newsmagazine italiano con una tiratura settimanale media nel 2001 superiore alle 750mila copie?
Aggiungerei una considerazione monetaria: per i cinque articoli diffamatori di cui si è occupato il giudice partenopeo l'importo complessivo, tra risarcimento e spese legali, ammonta a 76mila euro, largamente meno della metà dei 158mila euro liquidati, tra risarcimento e spese legali, dal giudice Stefano Rosa a Carla Del Ponte per il solo articolo di Panorama. Eppure la Boccassini è, con tutta evidenza, il principale obiettivo del fuoco di articoli del dicembre 2001, come risulta dalle sue foto poste sempre a corredo dei servizi di Panorama e del Giornale?
Nel maggio scorso il quotidiano di Paolo Berlusconi è stato assolto in sede penale dall'accusa di diffamazione per gli articoli che aveva dedicato a Sharifa, la mamma somala finita sotto inchiesta con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Le indagini su Sharifa erano state coordinate dalla Boccassini, che aveva poi presentato querela per gli articoli del quotidiano milanese. Il 10 maggio 2005 l'esito del processo è finito sulla prima pagina del Giornale: "Caso Sharifa / Il Giornale assolto / Boccassini sconfitta".
Sarà ora interessante vedere la collocazione in pagina che il direttore Maurizio Belpietro assegnerà alla sentenza napoletana. Altrettanto istruttivo sarà seguire le scelte del vertice di Panorama dopo la condanna partenopea, anche perché il periodico nel diffamare la Boccassini è recidivo. Nel maggio del 2000 il settimanale della Mondadori aveva già dedicato grande attenzione a 'Ilda la rossa', con ampie anticipazioni del libro 'Strettamente riservato', edito da Mondadori e firmato da Paolo Cirino Pomicino con lo pseudonimo di Geronimo. Nel giugno del 2003 il giudice Giuseppe De Tullio, della prima sezione civile del tribunale di Napoli, ha condannato 'in solido' Pomicino, l'allora direttore di Panorama Roberto Briglia e la Mondadori a un risarcimento di 40mila euro, oltre cinquemila euro di spese per gli avvocati.
Sul 'summit di Lugano', inventato dal senatore di Forza Italia, all'interno del settimanale milanese ci sono già state polemiche aspre. Dieci mesi dopo la pubblicazione degli articoli di Jannuzzi l'allora comitato di redazione di Panorama (composto da Manuela Grassi, Francesca Oldrini e Bianca Stancanelli) indirizzò una lettera al direttore Carlo Rossella, scrivendo tra l'altro: "I fiduciari avvertono l'esigenza di ricordare che dal dicembre 2001 i giornalisti e, soprattutto, i lettori di questo giornale attendono che il senatore Lino Jannuzzi rechi le prove dell'asserito incontro svizzero fra magistrati descritti come ostili a Silvio Berlusconi. Il differimento di questo impegno, riconosciuto come inderogabile dalla stessa direzione in un fondo sulla vicenda, indebolisce l'immagine di Panorama".
Pronta e breve la risposta di Rossella: "Il caso Jannuzzi è aperto e resta valido l'impegno a dare chiarimenti non appena ve ne sarà la possibilità". Ora bisogna attendere le mosse, se ce ne saranno, di Pietro Calabrese, che nel novembre scorso ha raccolto l'eredità di Rossella passato alla guida del Tg5, e del cdr di Panorama, formato da Gianni Colussi, Francesca Oldrini e Antonio Padalino.
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